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[Pafropogfi/S"#S-BBndenos 21 set.

20i6]

Italo Calvino "costruttore" - Lo strano caso di: [e cjHa jnvisjbj/J-. La "narrazione let-
teraria" come strumento di edfflcazi.one culturale.
di Pier Giorgio Massaretti

Quando, cost caramente, Fabrizio Resca mi ha invitato a tengre questa disser-


tazione sul tema generale dell"`Architettura", coerentemente alla vocazjone lettera-
ria dei vostri bellissimi e partecipatj incontri, l'objettjvo jmmediato che mi sono pro-
posto a stato quello di rintracciare nella mia biblioteca dei volumi di architetti] pith o
meno famosi.. che avessero riflettuto e scritto.. pitl o meno efficacemente, sul «fare
architetfurai>, comunemen±e intesa - e quindi proprio su ]oro stessi {ma ecco pera
un fatale pericolo!)

lnvero, come architetto e come specialistica in storia dell'architettura, presso


UniBo, «mi guadagno da \inreTe i. . .]» iacendo lo storico`. deu' aTchitettura, delta tha,
del paesaggio.
Ma I'jmmaginario comune sedimentato jntomo alle parole "architetto e/o archjtettu-
ra" ha una connotazione pia strettamente tecnico-operativa, on Ground, sul campo,
in campagna; per cui la mia cara mamma -rammentando le scampagnate profes-
stenali del ".mitico" marito] il geometra Arfuro REassarctti -, anche dago oHre un tren-
tennio di militanza univers.haria, ancora proprio nan capisee perche passo cost fan-
te ore in studio, al computer, a scrivere; o perche «[. ..I ho riempito la casa di libri»
(come spesso mi rimprovera, decisamente scandalizzata). Ma rimango anche dolo-
rosamente trafitto dalle candide domande di un'adorabile conoscente: «Ma li hal
letti tutti questi [ibri?»; oppure: «Ma perche impegnarti ancora hello sfudi.a: nan ti sei
gia laureate?».

Quindi non a mia intenzione -schivati i colleghi che amano molto fare della tri-
onfale letteratura su se stessi -, di non travolgervi con dotte riflessioni "sul costruire
oggi", o incuricrsirvi con vane nctizie di gossip su quegli "archistar che, cost facil-
merite, scatenano vani desideri di emulazione da parte dei nostri giovani studenti di
Architettura e/o lngegneria (e se riesco a ritagliarmi un po' di tempo, alla fine, af-
frontefo quest'irrisolto dilemma disciplinare: per cui ai nostri giovani insegniamo a
riprodlfmedelleaTchitetture"allamoda'',punostocheimparareainmaginareuno
spazio che abbja un senso proprio).
E proprio da questo mio parficolare, per certi versi privilegiato, osservatorio discipli-
nare (Ia "storia"), la mia riflessione scientifica oggi si concentrera nel disvelare co-
me un non ordinario i.mpegno "cosfm#/'vo" sia il risultato, simultaneamente, sia di un
salido statute JSmaterialep {edfficanB, ifeicamenfe, case e ci±±a}, rna anche di un raffF
nato statute &immateriale" (the senso ha arabitare"? quali mefafore mi racconta il
vivere in citta? Ed io come partecipo, nella mia quotidianita, a narrare il "poetico
farsi" della casa o del pitl ampio spazio della citta?).
[Patopoeti/SOMSLBondeno, 21 sat. 2016]

Tale ibrida rappresentazione dell'opera e/o dell'operatore architettonici, legjtti-


ma percid una radicale inversione del processo interpretativo dj questi termini; una
ve ra e propria sfida ermeneutico-discipLj.mare 1 quindi: scatenata dalLa LetterafroaT al
fine di attualizzare [a rafflnata immaterl.aljta - creativa e spjrituale - defla pratjca co-
struttiva.
E il titolo che ho scelto (forse immediatamente un po' criptico), va proprio in questa
direzione: Italo Calvino "costruttore" -Lo strano caso di: [e c/.ffa /.nyi.sl.b/./I.. La
ffnarrazi-one TetEerari'a" come srfumenfo dl- edi#cazi.one cufturaTe.

]talo Calvino, I'assai noto scrittore nazionale -certamente il pith conosciuto e


tradotto in campo internazionale -, che c'entra -vi sarete certamente chiesti - con
la rude pratica materjale del costruire? Ma mi auguro che, nello sviluppo del mjo in-
tervento -proprto con l'aiuto di ltalo Ca[VI.no - riso[vefo quests fisioFogico coffffltto
tra la faticosa durezza materiale di edificare uno Spazio (spazio di vita e d'incontro;
uno spazio da abitare e frequentare) e [a leggera rna illuminante "spiritualita" di iml
maginare-interpretare-narrare quegli stessi spazi.
Ma prima di buttarwh sul tema programmato, come educafore oLi\turale e forma-
tore professionale, permettetemi un pensiero da Professors universitario, proprio su
Calvino (un abile costruttore di Mondi!). Una rapida interlocuzione, proprio per lan-
ciare ai miei pazienti ascoltatori -e questo un irrimandabile, a volte decisamente
noioso e invasivo dovere etico di noi educatori! -, brevi suggerimenti di lavoro: si,
proprio a voi, nonni a genitch, operatori ou!tura!i a del!a/neLla informazione e forma-
zione. Perche conclusisi questi, mi auguro non noiosi, 90 minuti, possiate ritornare
da nipoti, figli, alunni e/o studenti, dai vostri lettori, addirittura con una nuova voglia
di educare e formare. Obiettivo di fondo di questa sfida velleitaria: Ia voglia di ripor-
tare a[la luce quella creativita e inventivita che ogni "cucciolo" intrinsecamente pos-
siede e quotidianameme esperimema per cresceTe., immaginazione e visionariefa
che, fisiologicamente, maturano e si evolvono nel periodo adolescenziale della cre-
scita del nostro cucciolo d'uomo; "post-adolescenti" (come li definisco scherzosa-
mente) che oggi per6, nel nostro universo iperconsumistico, vengono tragicamente
surTogat da ormipolerfu applicatwi tndormatct, the progressivamende riducono le
autonome capacita del singolo di percepire il mondo, e quindi di interpretarlo, in au-
tonomia e con intelligenza.

[E adesso finalmente parto!] Da subito eviteto erudite rna noiosissime disquisi-


zioni sulta biografia umana e suila stori®grafia tetteraria dad nostro ltalo; vi rispar-
mier6 inoltre anche una colta rna inefficace rendicontazione dei molti autori (pin
stranieri che italiani, invero; e questo risulta quanto mai interessante!) che hanno
lavorato con passione ed attaccamento su/ nostro ltalo.
Per injziare jn velocjta ed efficienzat voglio invece fare con voi un diverfente "gioco
statjstjco" che, mj auguro, risuftj utjfe e convenjente per fa vostra comprensfone def-

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{Patiopceti/SONS-Bondeno, 2'1 §ct. 2016|

Ie mie osservazioni. Voglio perci6 partire da quel patrimonio, di o su Calvino, con-


cretamente raggiungibile, proprio presso la biblioteca della nostra natia Bondeno.
Cost, cQnsultato il catalogQ informatico de[la nostra bibliQteca comunale alla vQce
"ltalo Calvino", con piacere ho potuto verificare una nutrita dotazione dei testi auto-

grafi d/. Italo Calvino (mentre non ho qui verificato i volumi su Calvino: il lavoro criti-
co sulle sue opere, sulla sua produzione artistica, Io voglio lasciare a quei volente-
rosi lettori che non si accontenteranno delle mie scarne considerazioni di oggi).
una faei[e consu{rm.One, qudia prodotfa, the mi ha permesso di- mettere a bilanci.a
una serie di informazioni quanto mai interessanti, sia in termini statistico-
quantitativi, sia cultural-qualitativi. E poich6 il faticoso impegno intellettuale a cui
qualsiasi lettura ci obbliga -anche quella del quotidiano o della rivista; quella car-
tacea, rna anche quella informatica -, perch6 tale lettura «non sia una inutile perdj-
ta di tempo» - come spesso si lamentano i nostri studentl. obb[igati, da un odioso
programma scolastico, a leggere un autore sconosciuto e fisiologicamente lontano
dal loro mondo -, per questo spererei che questa proposta di ricerca che vi consi-
glio, si possa trasformare in un'appassionante esplorazione letteraria: e che per
ognuno si trasformi in rna dura rna indirnentieabile ocmquista.

AIIa voce citata, il catalogo elettronico della biblioteca di Bondeno, ha ordinato


in sequenza un totale di esazfamenfe settanta titoli (una fortuita o magica precisione
numerica che, ne sono certo, avrebbe incuriosito lo stesso Calvino).
Di questo gruppo dj volumj, 55 sono testi autografi e 15, jrivece, sono ; volumj a cuj
Calvino - come curatore, come critico, con un suo testo introduttivo o di bilancio -,
ha attivamente partecipato.
Eccovi quindi glj stringenti risultati statistici che emergono dallo screening dell'intera
scheda OPAC (Ia "Online Public Access Catalogue")., dedicata appunto a "Calvino
ltalo". Informazioni certamente utili, a mio parere, per tratteggiare una sintetica bio-
grafia letteraria del Nostro, rna soprattutto (lo voglio sottolineare), per individuarne
la fruizione corrente che il lettore medio bondenese ha o ha avuto rispetto il nostro
patrimonio librario calviniano.

1 -il primo elenco comprende 15 i volumj a cuj Calvino partecjpa attjvamente -


lo evidenziavo prima -, anche se non come autore;
1.1 -tutti gli autori qui rintracciati, non casualmente, Calvino li inserisce nel[a
categoria dei "Classici" (in un voluminoso capitolo del primo volume dei suoi Sagg/.
-efficacemente raccolti nell'elegante collana "I Meridiani" della Mondadori; due vo-
Iumi, di 3095 pagine totali, che per6 non ho trovato nella raccolta calviniana della
nostra biblioteca).
1.2 -Alcuni celebri "Classici stranieri" (in ordine cronologico): Defoe, Balzac,
Fourier (su questo ci ritorneremo specificatamente), Cortazar, Borges (uno dei pa-
dri delta letteratura "fautastica" Eel nosfro ltalo), Raymond Queneau (uno spedmeri-

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|Patopoeti/SOMSLBondeno, 21 sat. 2$16i

tatore letterario, un caro amico dell'autore, durante il suo soggiorno parigino, nella
seconda meta degli anni Settanta).
1.3 - Per i "Classici italiani": da OvidiQ si passa a diverst saggi su AriQsto (lQ
stesso Fabrizio mi rammentava che il prof. Cazzola, nella sua recente conferenza
sull'On/ando fur/.oso, concludeva il suo intervento citando proprio Calvino; inoltre
nella nostra biblioteca, e reperibile proprio il testo dell'Einaudi Scuola (del 2009): /-
fa/o Ca/v/'no racconfa /'Or/ando furl.oso); rna anche Primo Levi, Edmondo De Amicis,
sino a Natalia Gi2buTg (un'infeHigenza [eiferar`.a veramente encicfopedica, la Sua! ).
Ma le serie pid nutrita di questi saggi e esemplarmente dedicata alla figura di Cesa-
re Pavese: il primo "maestro" del Calvino romanziere; il suo tutor, sia umano (Cal-
vino, negli anni '50, si sposta a Torjno), sja professionale (e Pavese che presenta il
giovane ltalo a Giulio Einaudi; e da qui parte un prolifico rapporto di lavoro con la
nota casa editrice torinese che dufo oltre un trentennio).
2 -Ecco poi i 55 i testj rintracciabili presso la biblioteca ``Meletti", firmati espres-
samente da Calvino.
2.1 -Per i lettori pid impegnati e attenti sono qui disponibili gli elegantissimi testi
critict dej "Meridiani" de«a Mondedch: i {re esaurienti vofumj dei Romanzr. e racooutr.
(2005); l'appassionante volume: Le#ere 7940-7985 (2000) (che sono certamente
utili per un disvelamento, attraverso la quotidianita della corrispondenza personale,
delle passioni, manie, sogni, vjsioni del mondo di Calvino); sopra poi evidenziavo
un modesto "consjglio per glj acquisti": i Sagg/. 7945-7985 (prima edizione, nella
collana,1995): I'altro jndjspensabjle percorso di "esp'orazjone narratjva" sullo stes-
so Autore; indispensabile per svelarcj, per esteso, Ia mjsteriosa e complessa meta-
foricita della Sua scrittura.
2.2 -Per i lettori pid voraci e/o caotici rimangono quindi 53 volumi monografici;
una raccolta non completa o criticamente esauriente come l'apera omn/.a dei "Meri-
diani", owiamente; rna tale paiziale e personalizzata raccolta ci suggerisce invece
moltissime informazioni illuminanti ed utili; indispensabili per guidarci in una lettura
coscienziosa dello stesso Calvino:
2.3) le opere pitl note e accreditate, quasi tutte compaiono nella sequenza tern-
pora}e progressiva di Ire diversi ec}itori tine contraddistinguono le differenziate sta-
gioni letterarie della produzione calviniana (e la presenza multipla di tali diverse e-
dizioni della stessa opera, per editori diversi, tutte conservate nella nostra bibliote-
ca, certamente accredita l'affettuoso attaccamento che diverse stagioni di lettori
bondenesi hanno dedicato all'Autore:
•1) 1950-1982: la stag.lone Einaud'i {-il trentenn.io p.iti proriflco e produttivo, c]i "for-

mazione", di "sperimentazione", il pitl virtuoso in termini di qualita produttiva; al net-


to delle contingenti diseconomie che nel '82 investirono l'editore, e che indussero
Calvino a lasciare "Einaudi", sarebbe comunque utilissimo diagnosticare le "filosofie
narrative" calviniane, attraverso mirati sondaggi storiografici inerenti I'articolato uni-
verso culturale della "mitica" casa editrice torinese);

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|Pat.iopoet.I/SONS-Bondeno, 21 set. 20161

ii) il triennio 1982-1985 (la data della sua morte): l'editore Garzanti stampa so-
lamente tre volumi: Ia raccolta di saggi: Co//ez/.on/. d/. sabb/.a (esplorazioni geografi-
che a di mondi artistici "paralleli", su owl poi tometo); le Cosmi.comt.che veccht.e e
nwove (un pregevole ritorno ad un fortunato esperimento letterario calviniano degli
anni '60); in fine, un'opera non conclusa, editata post morfem per la cura della mo-
glie: le notissime Lez/.on/. amer/.cane: i testi delle conferenze che Calvino doveva te-
nere alla Harvard University di New York nell'anno accademico 1985-'86, con un ti-
toto originate assai pith evocativo: Si.x Memos for the Next Mi.ifeni.Lim.
iii) dal 1985, la premurosa ed attenta moglie Chichita, apre un fecondo rapporto
editoriale con la Mondadori; qui viene inaugurata la collana degli "Oscar" apposita-
mente dedicata a Calvino, che contiene quasi tutta la sua produzione letteraria; nel
1995, e inaugurata la pin volte citata collezione di "I Meridiani": in otto volumi, diret-
ta da C[audio Milanini e curata principalmente da: Luca Baranelli, Mario Barenghi e
Mario Lavagetto.
2.4) Ma e soprattutto la produzione calviniana per "l'infanzia", o per ``i ragazzi" o
per "la scuola" (oltre 20 opere), che ora pitl mi interessa: proprio per sottolineare
che tjina de{le domande dj {ettura pid consolidate a Bondeno provenjva (ed ancora
proviene?) proprio dal mondo scolastico e dell'educazione.
E non e un caso che i titoli qui pid accreditati e letti siano, quasi simultaneamente, i
seguenti:
i) le F/.abe /.£a//.ane; storicamente jl prjmo incarico professionale ricevuto espres-
samente da CaMno da parfe dell'edi'tore Ejnaudl.; obiettjvo, la rafflnafa "traduzione"
in italiano corrente di 200 fiabe dialettali di tutta ltalia, editate nel 1956 -e risultato
un faticoso impegno di ricerca "sul campo" di quasi tre anni (1953-1956): quanto
mai formativo per la futura produzione letteraria di Calvino stesso, rna soprattutto
che ha dato al giovane autore una notorieta internazionale.;
ii) la trilogia "mitologica" (una valutazione "genealogica", "fondativa", che non e
solo mia), Ia trilogia: / nosfr/. anfenaf/. -nella versione Einuadi (1969) e Garzanti
(1985) -, che raccoglie in un unico volume i tre pitl noti esperimenti di letteratura "a-
raldica" (esemplari persino nei titoli) e/a ariostesco-classicheggiante di Calvino
(chissa se il professor Cazzola sarebbe d'accordo?); in ordine di apparizione, ne}la
prima edizione Einaudi: 1952, W vi.sconte dt.mezzafo; 1957: W barons rampanfe («H
pia celebre romanzo di Calvino», mi suggerisce Mario Barenghi, nelle sue note al
testo); 1959: // cava/t'ere /.nesi'stente (il Iavoro critico su ognuno di questi romanzi ha
prodotto delle dense bibliografie; partire da qui per affrontare la lettura del nostro
autore a quasi un obbligo);
iii) non ho tempo di soffermarmi, nemmeno sommariamente, sullo sconcertante
mondo iperuranico raccontato nelle Cosm/.com/.che; opera fantastico-Ietteraria an-
che questa che anticipa solo di un anno la prima edizione delle nostre C/.#a /.nw.s/.b/.//.
(e su tale prossimita, la critica si e scatenata; rna interpretate questa informazione
come un amichevole consiglio di lettura.

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[Patiopoeti/SONS-Bondeno, 21 set. 2016]

Le Ci-ffa i'nv/.s/-b/'//.-con un significativo inciso, rna cominciamo a parlarne, finalmen-


te! - e l'opera che non a caso, insieme con il fantastico e straniante sguardo "civi-
co" del romanzo: MaroQva/de, owero /e sfagi.on!. in ct.ffi, in biblicteca a BondenQ a
rintracciabile anche in una versions sonorizzata: i ritmi ordinati della sua trama,
l'esemplare sintesi della sua narrazione, Ia folgorante chiarezza dello schema delle
descrizioni e delle sue osservazioni, rendono certamente queste due opere pitl fa-
cilmente sonorizzabili, ad alta voce "raccontabili" -proprio esattamente come le
fiabe1)-

Perch6 «Ie citta...»? Qual e la "pratica costruttiva" che impegna il nostro ltalo
Calvino?
Dopo questo, mi auguro non nol'oso, screening statistico, affrontiamo risoluti il
tema in esame.
L'epifanica risposta al discriminante interrogativo del titolo: «Perch6 la citta?», la si
rintraccia espressamente proprio nell'ultima opera di Calvino; quella specie di te-
stamento culturale e spirituale rappresentato dalle citate: Lez/.on/' amer/'cane del
1985. Qui, nel capitolo: "Esattezza", infatti cost ci suggerisce l'Autore:

Un simbolo pid complesso, che mi ha dato la maggiore possibilita di esprimere la tensione


tra razjonalita geometrjca e groviglio di esistenze umane e quello della citta I. . .I A partire
da Marcova/do owero /e stag/.oni. /.n c/.#a - racconti scritti a partire dal 1951, raccolti, nel
1963, nella collana "Librj per ragazzi" dj Einaudi; obiettivo di tali esplorazioni urbane, delle
16ggere "prove di lettura" di quelle fenomenologje mentali e materialj della citta stessa, che
anticipano il mio primo dichjarato volume "civico", [a g/.omafa d/. uno scmfafore, del 1963;
insieme ad alcuni altri disorganici o occasionali ``spunti urbani" delle Cosm/.com/.che, del
1965.
MaWmioljbrojncujcredod'averdettopjucoseresta[ecl.#a/.nwisj.dr./I.,perch6hopo{uto
concentrare su un unico simbolo - «il groviglio urbano, appunto» -, tutte le mie riflessioni,
Ie mie esperienze, le mje congetture; e perche ho costruito una struttura sfaccettata in
cui ogni breve testo sta vicino agH altri in una successione che nan implica una conse-
quenzialita a una gerarchia, rna una rete entro la quale si possono tracciare molte-
plici percorsi e ricavare conGlusioni plurime e Stratificate.
[Ofr.I.Calvino,Esa#ezza,inidem,fez;on;amefoane,Meridiani/Saggi1,pp.689-690}

Una riflessione "costruttiva", questa, che alimentava [a cultura letteraria del['Autore


gia da molto tempo.
Questoeilsuo:/ngegne"edemo/i.forr.(scrittonel1948perlarivistadell'alloraPcl,
«Rinascita», in un momento topico della storia d'Italia in cui tutti gli italiani si senti-
vano impegnati -al netto della loro rappresentanza politica -nella ricostruzione di
un'ltalia dilaniata dalla guerra, sia da un punto di vista strettamente materiale, rna
anche da un versante pio strettamente morale e culturale):

Hcompitodi«Ingegneredianime»chelasocietasocialistadaalloscrittoreeunagrande
consegna[....]dasentirsenetremareveneaipolsi.I...]perprimacosanonvengadapen-

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

sare ai cantieri, alle fabbriche, rna alle case crollate, alle macerie, da ricostruire certo,
rna poi, in un secondo tempo; e per ora a da studiare, nelle sezioni dei muri crollati,
nelle leggi che governano I'aprirsi delle crepe. [. ..] amiamo pitl le macerie che le ca-
priate e i ponti; la coscienza dei mali della nostra societa ci ha preso fino al midollo rna e
rimasta stagnante, lo studio assiduo di questi mali ci ha legato ad essi d'una segreta o
scoperta affezione.
(Una riflessione di sconcertante e scandalosa attualita, proprio in quei momenti in cui la ri-
costruzione -dopo una delle tante tragedie geo-ambientali che dilaniano il territorio nazio-
nale -, tende a consolidare una pitl forte domanda civica).
[Meridiani/Saggi.1 (capitolo: "Altri discorsi di letteratura e societa. Per una letteratura
dell'impegno") -/ngegnen. e demo//.fort. («Rinascita», nov.1948), pp.1480-1482]

OItre la militanza politica che la citazione precedente narra il Calvino, ormai e-


sperto letterato, in una sua recensione sui "Classici" della letteratura internazionale
(1957), riflette sul binomio Defoe-F{obinson Crusoe: con quello stesso /mpn/'r]£/ng
"costruttivo" gia sperimentato dieci anni prima.

Minuziose sino allo scrupolo sono le descrizioni delle operazioni manua[i di Robinson: co-
me egli si scava la casa nella roccia, Ia cinge con una palizzata, so costruisce una barca
che poi non riesce a trasportare sino al mare, impara a modellare e cuocere vasi e matto-
ni. Per questo suo impegno e piacere nel riferire le tecniche di Robinson, Defoe e giunto
fiino a nofi come .il poefa ddia paziente lotta dell'uomo con la materia, dell'umilta e difficolta
e grandezza del fare, della gioia di vedere nascere le cose dalle nostre mani.
(Una sottoljneatura, Ia mia, in quest'ultjma cjtazione per evjdenziare un patologico atteg-
gjamento della progettazione "post-moderna": quell'escamotage mimetico di forme e mate-
rjali "falsamente arcal.ci" che, nella fantasmagoria del design contemporaneo, ho ribattez-
zato come la "Sindrome di Robinson").
[Meridiani/Saggi.1 (capitolo ``Narratori, poetici, saggjsti. Cla§sici") -Defoe.. "Roti/.nson Cmsoe", /./
g/.oma/e de//e vim mercanf/.//. (ed. or., AZ Panorama: Enciclopedia monografica della letteratura,
i/b„. de/ fempo] Editoriale Aurora Zanichelli, Torino 1957, pp.163-166). pp. 830-836]

Ma dopo questa, mi auguro proficua e piacevole passeggiata per meglio cono-


scere I'Autore, ora addentriamoci con maggiore precisione nella presentazione-
interpretazione del volumetto in esame, con l'indispensabile contributo delle "Note e
notazione sul testo" che Mario Barenghj fa neglj allegati conclusivi del secondo vo-
lume, Romanz/-e racconf/.. dei "Meridiani", e dedicate appunto a, Le c/'#a i.nv/.s/b/.//.
(pp. 1359 e ss.).
-LCI appaiono nel 1972, nella collana letteraria «Super Coralli» di Einaudi. In co-

perta la riproduzjone del dipinto di Ren6 Magritte] // casfe//o dei. PI.renei. (cito H ri-
svolto di copertina; autografo di Calvino?): in cui, «[.. .] con levita ariostesca posa
un turrito maniero in cima a una roccia sospesa (o fluttuante) a mezz'aria sul ma-
re»)
-L'edizione tascabile (1977, nella collana «Nuovi Coralli», sempre di Einaudi), ri-

porta in coperta l'altrettanto "impensabile" (impossibile, surreale) architettura sferica


della Mai.son des gardes agrt.co/es, di C.N. Ledoux, del 1785. In questo caso non
sono d'accordo con l'appunto di Barenghi in proposito, che definisce l'illustrazl'one

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

«uno slancio immaginativo pin "sorvegliato"»; invece, l'impeccabile-visionaria geo-


metria «par/anfe [parlante]» del Ledoux, evoca perfettamente l'utopica magicita di
quell'«archi.fecfure fevo/ufi.onnai're» della Francia illuminista che CaMno tanto ama-
va: proprio perche utopica, visionaria, surreale.
-[Ora mi affianco, pith pedissequamente, allo sviluppo dell'attento sguardo critico-
Ietterario del Barenghi, nel testo succitato].
Maturato (cito) «I'inquieto sperimentalismo della produzione cosmjcomica I .... ]»,
l'invenzione ``costruttivista" di tall spazi visionari riprende un habitus espressivo e un
controllo narrativo che sono addirjttura "Classici" (quella sintagmatica classicita che
precedentemente lo stesso Calvino illustrava).
- Una esauriente «Compiutezza formale» (e che trova il suo genealogico impianto
nella reiterazione particellare delle fiabe?); «racconti "deduttivi"» (cito ancora Ba-
renghi) che, nel piccolo e leggero testo in esame, si moltiplicano in una topica qua-
drettatura di 64 caselle, esattamente come in una scacchiera (l'identico gioco cata-
Iografico-narrativo sviluppato nell'esigesi letteraria dei tarocchi cartomantici del Ca-
ste//o de/. desf/.n/. /.ncroc/.afi., Einaudi, 1973); tappe, scansioni, che ordinano -«cata-
Iogano» -, glj svelti appunti-affreschj-notere«e-brevi raccontj sulle citta dell'impero
di Kublai Kan, "esplorate" e poi a lui "raccontate" dal giovane Marco Polo.

I Iettori esperti o appassionati gis ben conoscono la trama di questo "quasi-romanzo" in


esame; rna per tutto il pubblico forse e opportuno tratteggiarne alcune informazioni costitu-
tEV:u(:sTaeug*!::ir:v:°vS:::.givee!:|e#%SnaetudriaMdaer'ct:S::|o?certamenteHcontesto(unfavo-

Ioso «Lontano Oriente») ed i personaggi (la celebre famiglia Polo di mercantj venezianj,
ricevuti da Kublai Kan, favoloso jmperatore del «Lontano Oriente»), questi elementi sono
gli stessi. Ma l'obiettjvo narrativo di Calvino a un altro: nessun misterjco disvelamento di
una terra ignota e lontana -tipica della letteratura e dell'iconografia medioevale -, rna
bensiquasiunostringatorendicontocommercjale;"pienodjmetaforeefantasmagorie",
del giovane Marco ad un Potente Kublai Kan; curioso per6 di meglio "conoscere", "ap-
prendere" - e nan solo in termini materiaH -, quell'interminabile territorio che governa; e di
cui il Marco-Esploratore e capace dj farne emergere, non solo informazjoni statjstjco-
commerciali, rna soprattutto dj Spirito e di Umanita.

-Questorigidomeccanismogeometrico"ascacchiera"delromanzoordinaledi-
versetipologielrubriche,inunpalinsesto«noiosamenteschematicoedartificioso»,
sempre come ci suggerisce Barenghi [a p.1360]; un impianto che addirittura legit-
tim6 Claudio Milanini (H prjncipale curatore dei «Meridiani» su Calvino), a ricavarne
u.na"tramatatabella"amatricematematica(inalternativapefomichiedo:eseCal-
vlno, con quest'esoterico diagramma alfanumerico, volesse invece ridisegnare la
criptica e narrativa trama di un tappeto orientale?).
Comunquetalerigiditanarrativarisultainforteconflittoconnumerosedichiarazioni
dellostessoAutore(testualmenteriportatedalleappositeIVotediBarenghi[p.
1361]):«[....]unlibronatounpo'allavoltanelcorsodeg"anni,gradualmente,con
intervalli anche lunghi fra un brano e I'altro I...I Era djventato un po' come un diario

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

che seguiva i miei umori e le mie riflessioni: tutto finiva per trasformarsi in immagini
di citta. Ma tutte queste pagine insieme non facevano ancora un libro».
-[Barenghi,1362] Un diverso, meno estrinseco criterio per orientarsi nel "labirinto"
delle Ci.ire /.nvisi.bi./i. -perche e l'insanabile e mitologica vocazi.one /abi.rt.nfi.ca che qui
orienta [a narrazione di Calvino -, non e per6 certamente ispirato (come certa criti-
ca militante suggeriva) dalla tragica visione apocalittica, che allora (agli inizi degli
anni '70) ispirava le catastrofiche profezie degli urbanisti del periodo: [a crisi del
modello di vita urbana; la distruzione dell'ambiente; I'implosione tecnologica e dei
macrosistemi metropolitani. Invece «Quello che sta a cuore al mio Marco Polo (cita
Calvino in un'intervista statunitense del 1980), e scoprire le ragioni segrete che
hanno portato gli uomini a condividere l'esistenza nelle citta. Le citta sono un in-
sieme (ne rappresentano la materializzazione) di tante cose: di memoria, di deside-
ri, di segni d'un linguaggio; Ie citta sono luoghi di scambio, come spiegano tuttj i [ibri
di storia; rna questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di pa-
role, di desideri, di ricordi. 11 mio libro s'apre e si chiude su immagini di citta felici
che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle citta infelici».
- lllumjnanti contenuti immateriali che rjmbalzano, giocherellano, nella stravolta
matericita "cosmicomica" di quei paradossali affreschi metropo]itani (il riferimento a
Cornelius Escher che, con lungimiranza, l'amico Fabrizio mi ha consigliato di inseri-
re anche nella locandina). Corretto interpretarle come misteriose ed eclettjche ope-
re grafico-pittoriche; e forse non safe un caso che I'ultima organica raccolta lettera-
ria di Calvino, prima delle inconcluse Lez/.on/' amer/'cane (1988), sia proprio un dia-
rio di viaggio, un taccuino di appunti delle sue esplorazioni geo-mentali di architet-
ture famose o di importanti eventi artistici: quei Caste///. d/. sabb/-a (1984), espressio-
ne folgorante dell'onnivora curiosita enciclopedica dell'Autore. Una polimorfica, ge-
niale, potenza di diagnosi narrativa che gli permetteva, reiteratamente, infinitamen-
te, dt. costrtjt+e un mondo, attraverso il trattamento costruttivo di memorie e testimo-
nianze, raccolte ed appuntate durante questi suoi «viaggi dell'anima» (Milanini che,
nei «Meridiani», cost annota su quest'ultima opera saggistico-Ietteraria).
- Ma a bensi in un saggio, sempre di Calvino, apparso sull'«Almanacco Bompiani
1974» (Milano,1973; pubblicato cioe l'anno successivo alla prima edizione della
C/'ffa /.nv/.s/b/I//'), in cui l'autore stila un tragico bilancio delle sue sperimentazioni an-
tecedenti; forse addirittura ispirato proprio dalle fiabesche e catastrofiche narrazioni
orientali di Marco Polo al suo Kublai Kan.
Un titolo esemplare, quello dell'«Almanacco»: Qua/e ufapi.a?; inglobato, nel 1980,
nella prima raccolta calviniana di scritti saggistici, presso Einaudi (1955-1980): Una
p/.efra sopra. D/.scors/. c//. /e#erafura e soc/.eta. 11 testo di riferimento costituisce
I'ultima tranche di tre saggi [Meridiani/Saggi.1, 2007], tutti dedicati a Charles Fou-
rier -rieccolo! un non meglio definitivo «Ariosto degli utopisti» (poetico toponomino
anche questo di Calvino)? -. Qui mi riferisco a tre brevi testi, in sequenza: Per Fou-
rier.1. La societa amorc>sa (led. or,,I del 1971, |pp. 2]4-278|)-, Per -Fourier 2.

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

L'ordi.nafore c/ei. des/.dent. ([ed. or.,I anche questo c/e/ 7977, [pp. 279-306]; e qui si fa
un esplicito riferimento alla "amorosa" macchina per abitare foureriana: il teorico
Falansterio, [p. 281]) -; in fine permettetemi di rimandare il lettore pith volenteroso
ad una lettura pitl attenta dell'opera di questo outsider (un vero e proprio "beat-
ni'cks" anfe //.#eram del serioso illuminismo francese settecentesco), e al suo quasi-
maoflco testo.. Teoria dei Quattro Movimenti- 11 nuovo mondo amoroso e altri scritti
sul lavoro, I'educazione, I'architettura |add-ir-lttural.I nella societa d'Armonia.. nel 1971
editato da Einaudi, con [a cura e la nutrita introduzione di Calvino, prima citata:
Siamo arrivati, in fine, al saggio Bompiani inizialmente citato -, qui editato con
l'evocativa titolazione decisamente anti-utopica -: Per Four/'er. 3. Comm/.afo.
L'utopia pulviscolare (pp. SOT-314).

Cost Calvino predice la sua Ufop/.a puiv/'sco/are: [p. 311]:


Nel nostro ieri del dopoguerra, Ie premesse per rivisitare l'utopia nascevano dallo stesso
terreno in cui l'urbanistica si poneva come la disciplina pilota che avrebbe dato forma so-
ciale tecnica estetica al teatro delle nostre vite. Dopo tutti gli scacchi che la fiducia nella
progettazione e previsione razionale ha subito da allora, dopo che tante intenzioni si sono
ottuse contro il muro d'inerzia degli interessi e dei comportamenti condizionati, dopo che le
reti di tanti piani regolatori hanno visto le loro maglie stappate da pesci troppo grossi, ora
che l'orizzonte della cultura capitalista ruota intorno ad un'immagine di catastrofe, concen-
trando su di essa tutte le fantasie (previsione / prevenzione / amministrazione della cata-
strofe), proprio adesso si rivisita l'utopia.

Ed ancora, poco dopo: [p. 312]


La macchina logica-fantastica autonoma -l'irriducibjle meraviglia inventiva delle macchine
di Leonardo -, mi sta a cuore in quanto (e se) serve a qualcosa di insostituibile: ad allar-
garci la sfera di cid che possiamo rappresentarci, a introdurre nella limitatezza delle nostre
scelte la «scarto assoluto» d'un mondo pensato jn tutti i suoi dettagli secondo altrj valori e
altri rapporti. Insomma I'utopja come cjt(a che non pot fa essere fondata da noi rna
fondare se stessa dentro di noi, costruirsi pezzo per pezzo nella nostra capacita di
immaginarla, di pensarla fino in fondo, citta che pretende d'abitare noi, nan d'essere
abitata, e cosi fare di noi i possibili abitanti d'una terza citta, diversa dall'utopia e
diversa da tutte le citta bene a male abjtabili oggj, nata dall'urto Ira nuovi condizio-
namenti interiori ed esteriori. H lato dell'utopia che ha pin case da dirci i dunque
quello che vo]ta le spalle alla realizzabilita.

Esaltataquell'epocaleu-fop/.a(quel"non-luogo")cheilluminavale«magnifichesor-
ti progressive» di un'epocale, tragicomica Modernita. Non rimane perci6 che
l'innamoramento per quel "poietico (paradigmatico) costruire" che Socrate ci ram-
menta nell'Eupa/i.no o /Jarch/.fe#o (di Paul Valery, del 1921 ): «[. . .I quando penso
una dimora (sia essa per gli dei o per un uomo) quando ne ricerco una forma con
amore, studiandomi di creare un oggetto che ricrei lo sguardo, conversi con lo spiri-
to, s'accordi colla ragione e le numerose convenienze[. . .]; allora ti dir6 una cosa

Ffy#nnba^?:^T!..S£.P_b:fd_i_S,r_egr_3.Coptuttp.ilm.iocorp-;.:-.--di=.;i;r;.:'=piur:,;uoy;.
Impegnarsi, quindi, nella costruzione di una nuova eu-fop/.a (cioe il "luogo della feli-
cita"): un'utopia "pulviscolare", dunque, in cui e esplosa la refrattaria egemonia di

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

un'onnipotente Tecnologia e, in alternativa, si va invece metabolizzando un arcipe-


Iago-costellazione-galassia di catastrofici e creativi pensieri "comunitari".

Lascio a miei pazienti e volenterosi uditori il piacere di scoprire le "novelline" di


Calvino -che Marco Polo racconta al sempre stupefatto Gran Kan.
La sequenza ininterrotta della descrizione di 55 citta -tutte identificate da un nome
al femminile; nomi di donne mascolinizzati come sovente accadeva nella letteratura
mitologica rinascimentale a cui l'Autore fa espresso riferimento -, rna in cui (a lo
stesso Calvino che, nel 1983, lo dichiara alla rivista americana «Columbia», allac-
ciandomi alla precedente citazione): «Tutte queste pagine insieme non facevano
ancora un libro. Un libro (io credo) e qualcosa con un principio ed una fine (anche
se non a un romanzo in senso stretto), e uno spazio in cui il lettore deve entrare, gi-
rare, magari perdersi, rna a un certo punto trovare un'uscita, o magari parecchie
uscite, la possibilita d'aprirsi una strada per venirne fuori».
La strategia impiegata dall]Autore per uscire da questo groviglio-labirinto a percid
quella di incorniciare ognuno degli undici compatti blocchi narrativi -la rendiconta-
zione visionariolletteraria di cinque, differenziati, episodi urbani, seppur privi di una
sequenzialita tematica e/o stilistica -, ponendo in apertura e in chiusura di ogni ru-
brica un fantasmagorico colloquio tra il Gran Kan (il Potere) e Marco Polo
(l'Immaginazione); un utile escamotage, questo, per dare senso, ricucire in un fan-
tasioso e multiforme puzzle quelle 55 piccole intrusioni fantastiche.
Pefo, per chiarezza, fafo solo un breve accenno esemplificativo a due di tali
brevissime novellette, appositamente selezionate per la loro evocativa titolazione:
Le cilfa e /a memort.a [la 1., p. 362; Ia 2., p. 363]; lampeggianti racconti che, mi au-
guro, siano capaci di illuminarvi sullJuso cost evocativo che l'autore fa di visionari
nuclei urbani, per costruire poeticamente ambienti e spazi umani: veri, antropologi-
camente crudi, spesso crudelj.

[Le citta e la memoria. 1.]


Partendosi di la e andando tre giornate verso levante, I'uomo si trova a Diomira, citta con
Sessanta cupole d'argento, statue di bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro
di cristallo, un gallo d'oro che canta ogni mattina su una torre. [folgorante paradosso!] Tut-
te queste bellezze il viaggiatore gia conosce per averle viste in altre citta [magjco esotismo
orientale? raffinato 6scamotage letterario?I. Ma la proprieta di questa e che chi vi arriva
una sera di settembre, quando le giornate s'accorciano e le lampade multicolori
s'accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie [vividi e fedeli descrizioni di un nu-
cleo abitato cinese a giapponese] e da una terrazza una voce di donna grida: uh! gli viene
da invidiare quelli che ora pensano d'aver gis vissuto una sera uguale a questa e d'esser
stati quella volta felici [un tortuoso e paradossale corto circuito di memorie, testimonianze,
sensazioni, che oniricamente si aggrovigliano in questo non-Iuogo].

[Le citta e la memoria. 2]


AIl'uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene il desiderio di un citta [questo
a Calvino, I'autore?]. Finalmente giunge ad lsidora, citta [co§truita con paradossali caco-
fonie!] dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fab-

ll
[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

bricano a regola d'arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero e incerto tra due
donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose
tra gli scommettitori. A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una citta. Isidora
a dunque la citta dei suoi sogni: con una differenza. La citta sognata conteneva lui giova-
ne; a lsidora arriva in tarda eta. Nella piazza c'e il muretto dei vecchi che guardano passa-
re la gioventa; lui e seduto in fila con loro. I desideri sono gia ricordi
[ma come risolvere l'illogico groviglio di "autospecchiamenti"? riandando con la mente ai
nitidi paradossi grafico-urbani di Cornelius Escher?I.

(Questi inserti scatenato una serie di domande preliminari) Raffinatezza intellet-


tuale e leggerezza letteraria tenute insieme, come vi suggerivo, dai colloquiali in-
termezzi, ironici e/o anacronistici, tra il Gran Kan e Marco Polo. Sono mondi pitl re-
ali, quelli tratteggiatati nel loro sempre gravoso dialogare? E lo sguardo abbacinato
del Potere che attorno a s6 vorrebbe costruire una mitica realta "sovra-umana"? Ma
di contro, l'umile raccontatore invece che, sapendo leggere le storie delle cose co-
struite o di quelle solo sognate, dipana l'infernale groviglio del presente in visioni
del futuro non radiose rna possibili?

[Prima cornice d'aperiura dell'intera opera, p. 361]


Non a detto che Kublai Kan creda a tutto quel che dice Marco Polo quando gli descrive le
citta visitate nelle sue ambascerie, rna certo l'imperatore dei tartari continua ad ascoltare il
giovane veneziano con pin curiosita ed attenzione che ogni suo altro messo o esploratore.
Nella vita degli imperatori c'e un momento, che segue all'orgoglio per l'ampiezza stermina-
ta dei territori che abbiamo conquistato, alla malinconia ed al sollievo di sapere che presto
rinunceremo a conoscerli e a comprenderli; un senso come di vuoto che ci prende una se-
ra con I'odore degli elefanti dopo la pioggia e della cenere di sandalo che si raffredda nei
bracieri; una vertigine che fa tremare i fiumi e le montagne istoriate sulla fulva groppa dei
planisferi, arrotola uno sull'altro i dispacci che ci annunciano il franare degli ultimj eserciti
nemici di sconfitta in sconfitta, e scrosta la ceralacca dei sigillj di re mai sentjti nominare
che implorano la protezione delle nostre armate avanzanti in cambio di tributi annuali in
metalli preziosj, pellj concjate e guscj dj testuggjne: e il momento djsperato jn cuj si scopre
che quest'impero che ci era sembrato la somma di tutte le meraviglje a uno sfacelo senza
fine n6 forma, che la sua corruzione e troppo incancrenita perche il nostro scettro po§sa
mettervj riparo, che il trionfo sui sovrani avversari cj ha fatto eredj della loro lunga rovina.
Solo nei resoconti di Marco Polo, Kublai Kan riusciva a discernere, attraverso le muraglie
e le torri destinate a crollare, la filigrana d'un disegno cost sottile da sfuggire al morso delle
termiti.

La sgangherata grandezza del Potere - che s'illude di tenere sotto il suo inappella-
bile controllo un impero fissandolo, immobile, nella convenzione di una mappa, nel-
Ia monumentalita di un atlante -, facilmente si sminuzza nei tanti piccoli "racconti"
umani che I'inesaurjbile immaginazione di Marco "costruisce"

[,Pprnice.d'aperfu.ra .della rubrica IX, p. 473]


11 Gran Kan possiede un atlante, dove tutte le citta dell'impero e dei reami circonvicini sono
disegnate palazzo per palazzo, strada per strada, con le mura, i fiumi, i ponti, le scogliere.
Sa che dai resoconti di Marco Polo e inutile aspettarsi notizie di quei luoghi che del resto
(fisicamente, aggiungo) egli ben conosce.

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

I. . .I Alle volte mi pare che la tua voce mi giunga da lontano, mentre sono prigioniero di un
presente vistoso ed invivibile, in cui tutte le forme della convivenza umana sono giunte ad
un estremo del loro ciclo e non si pud immaginare qual nuove forme prenderanno. E a-
sco[to dalla tua voce le ragioni invisibili di cui le citta vivevano, e per cui forse, dopo la
morte, rivivranno.

[Comice di chiusura della rubrica IX, p. 497]


L'atlante del Gran Kan contiene anche le terre promesse visitate nel pensiero rna non an-
cora scoperfe o fondate: La Nuova Atlantide, Utopia, La Citta del Sole, Oceana, Tamoe,
Ne-Lanark, Icaria.
Chiese a Marco Kublai: «Tu che esplori intorno e vedi segni, saprai dirmi verso quali futuri
ci spingono i venti corposi?».
«Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta n6 fissare la data dell'approdo. AI-
Ie volte mi basta uno scorcio che s]apre nel bel mezzo di un paesaggio incongruo, un afflo-
rare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s'incontrano nel viavai, per pensare
che partendo dj n mettefo insieme pezzo a pezzo la citta perfetta, fatta di frammenti me-
scolati col resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li
raccoglie. Se ti dico che la citta cui tende il mio viaggio e discontinua nello spazio e nel
tempo, ora pitl rada ora pitl densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.
Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintrac-
ciaria, rna a quel modo che t'ho detto.
I. ..I Dice allora il Gran Kan: tutto e inutile: l'ultimo approdo non pub essere che la citta in-
fernale, ed a la in fondo che, in una spirale sempre pitl stretta, ci risucchia la corrente.
E Polo: L'inferno dei viventi nan a qualcosa che safe; se ce n'e uno, a quello che a gia qui,
I'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per
non soffrirne, 11 primo riesce facile a molti: accettare I'inferno e diventarne parte fino al
punto di non vederlo pitl. 11 secondo a rischjoso ed esige attenzione e apprendl-menfo
continui; cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non e inferno, e far-
lo durare, e dargli spazio.

Vanj ed inefficaci i molti tentatjvi degli architetti (me compreso) di dare materjci-
fa, tecnologica e dimensionale, a quel[e visioni; rna nemmeno pittori e/o scultori di
fama sono riusciti a materializzare - esaurientemente, efflcacemente - quelle me-
ta fore letterarie in due o tre dimensioni.
Vane duplicazioni quelle che emergono da tali abortiti esperimenti; perch6 sempre
privi di ciuella sonorita espressiva, di quell'umanita -favolosa, metaforica -, che
tracciava la materializzazione e/o la scomparsa di quelle citta: costruite solo di
memorie, desideri, illusjoni, spesso di refrattari miraggi.

Come vi avevo timidamente suggerito all'inizio, compito del mio intervento non
sarebbe stato quello di svelarvi innovative istruzioni tecniche o cangianti procedure
professionali. Vi avevo invece anticipato l'immane fatica che faccio, come docente
di Storia, ad Architettura e/o ad lngegneria, per sintonizzarmi con le giovani e desi-
derose intelligenze dei nostri studenti; tutti presi nella loro illusoria ed eroica attesa
di ri-progettare il Mondo (soprattutto attraverso I'utilizzo di rafflnate tecnologie co-
struttive e/o comunicative).

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

Indispensabile invece safe -anzitutto per capire la parziale inefficacia di tali magi-
che Tecnologie -, portare alla luce quell'interminabile e creativo g/.oco
d'assoc/.az/.one Ira /e part/.: quello che connette una comunitaria Domanda insediati-
va, con un]Offerta tecnico-costruttiva sostenibile ed efflciente, ed il cui sviluppo spe-
rimentale non e destinato a suggerire delle ordinate e didascaliche soluzioni proget-
fuatii, quanto .irIvece ad allenarsi ad una diversa progettualita "mentale".
Un'Abitudine intellettuale, un instancabile e gratuito esercizio mentale, utile a raffi-
nare un senso profondo del Progettare (con la P maiuscola), quell'umana azione
costruttiva che la materializza; cioe: per educarsi, allenarsi, misurarsi, con una lun-
gimirante vocazione d/.§ve/afrjce di un progettante «prendersi cura» (e che sia, in-
sieme, illuminante, profetico, visionario).
Un'azione «pro-jettante» -che "Iancia in avanti" azioni umane, materiali e/o imma-
teriali -; un progettare «in-vista-di-cui» [come ci suggerisce la sensibilita esistenzia-
Iista di M. Heidegger]; un'azione alimentata, prioritariamente, non da un immediato
consenso culturale e collettivo, o da un'esaltante visibilita pubblica, ad esempio;
quanto invece [e qui ancora I'esistenzialismo heideggeriano ci aiuta] orientata da
una «sperimentale interpretazione esistenziale [per leggere il Mondo, cioe]: un re-
sponsabile prendersene cura, per una sua sostenibile riproducibilita per le genera-
zioni future».
AIlenarsi quindi ad attualizzare - in una forma impegnativa rna insieme jnnovatjva
-, «cj6 che e senza espressjone» (W. Benjamin,1924); quello, cioe, che ordina-
rjamente non e visibile o viene rimosso, per speciflche ragioni culturali e sociali. 11
tuttosmontandounaStoria,chesipresentacomeegemone,inattaccabile(elo
stessoBenjaminche,primadisuicjdarsjnel1940,ragionasu/conce#od/."sfor7.a');
per evidenziarne invece, della Storia, uno statuto djscontjnuo, fatto di «salti» ina-
spettati,tenutainsieme-comeinunfilm-daunsapientemontaggioditante,pic-
cole,insignificantistorie:«stracciorifiuti»[insistosuBenjamln,chepasseggjadi-
strattoperParigiincompagniadiBaudelaire],diun'umanitasempresofferente,in
gradoper6,conlasuamemoria-unpassatoacujsemprerivolgelosguardo-,di
costruire "futuri possjbilj".

Vanaedincomprensibileletteraturaquellachevihofinqujproposto?
Daunpuntodivistapitlstrettamenteprofessionaleeesemplare,inproposito,
I'esperienzaprogettuale,attivata"sulcampo",cheRenzoPianohaefficacemente
lanciatonell'jmpresa"G124"(notadallacronaca,mjauguro"unaprogettualitai-
nerenteH«"rammendo"dellenostrecitta,apartjredallacaoticasituazionedellepe-
riferie»(cosicomelostessoRenzoPjanocirammentanellapresentazionedella
Suaopera).Un'impresaquestacheper6,selimitataadunaschematicariproposi-
zlonetecnjco-architettonicadisedicenti"rigenerazionidelleperiferie",pu6produrre
awolgentiespettacolarieffettid'jmmagine,manonsaracosicapacedj"djsvelare",
nellasuarudetecnicitamaterico-dimensionale,ildisordinatoespessoinvisibile

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[Patiopoeti/SOMS-Bondeno, 21 set. 2016]

groviglio di espress/.oni. comuni-fan.e -esattamente come testimoniava Benjamin; o


come ci suggerisce Calvino? -che, comunque, in quelle caotiche periferie sono
ospitate; owero, che quelle parti marginali della citfa odierna comunque abitano e
vivono, spesso ferocemente.
Per questo la diversa e pith articolata /.mpresa proge#ua/e in cui impegnarsi, non
si potra pid accontentare di materici e/o eleganti gesti formali (concrete proposte
progettuali, pur indispensabili per portare a sintesj e materializzare delle decisioni
pubbliche in merito).
Quindi, non occorrera tecnologizzare ulteriormente il progetto/progettare, quanto
invece, moltiplicare gli obiettivi im-materiali, intercettare esigenze e desideri dei
molti attori in grado di dare profondita ad un progettare virtuoso.
Ed infatti cosi Michel De Certeau, esemplarmente conclude il suo: L'invenz/.one c/e/
quofid/.ano (2001 ): «Eliminare pertanto I'imprevisto o espungerlo dal calcolo come
un accidente illegittimo o sowertitore della razionalita, signjfica impedire una pra-
tica viva rna soprattutto "mitica" della citta [. ..] Una pratica "accidentata" (quella
alternativa al progetto alfanumerico), a quella che si racconta nel discorso effettivo
della citta: una favola indeterminata, meglio articolata sulle pratiche metaforiche e
su luoghi stratificati rispetto all'impero dell'evidenza nella tecnocrazia funzionali-
sta». [ancora tanto pensiero calviniano, anche se non dichiarato].
Si tratta quindi, concludendo, di pensare jn alternativa ad una "comunita progeti
tante", che non ha certo bjsogno dj esperti che elaborino fantasmagoricj spazi finiti
eljmitati,maincuiognunodinoi,ognicittadino,sisentaresponsabjlmenteimpe-
gnato a misurarsi con quelle quotjdiane esplorazionj della "condjvjsjone umana e
comunitaria"dicuiltaloCalvino,nelleSuelec/.#a/.nVI.s/b/./I.,ciinsegnaunpidincisi-
vo e poetico modello "costruttjvo".

GRAZIE PER LA PAZIENZA E L'ATTENZIONE!

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