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Migranti

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Migranti | bondeno.com
marted, 19 maggio 2015, 11:45 m.

Migranti
By afenice

Cercando di lasciar perdere i (falsi) moralismi e le reazioni emotive, diamo unocchiata


alla legislazione in materia estraendola principalmente dallarticolo del giornalista Stefano
Liberti, riportato da LInternazionale.

Nel 2011 il numero dei cosiddetti sbarchi stato definito eccezionale: la rivoluzione in
Tunisia prima, la guerra in Libia poi, avevano fatto lievitare gli arrivi fino alla cifra mai
toccata prima di 63mila persone.

Questo aveva spinto il governo di allora alla presidenza del consiglio Silvio Berlusconi, al
ministero dellinterno Roberto Maroni a decretare la cosiddetta emergenza Nordafrica e
approntare un sistema daccoglienza straordinario, in cui accanto a quello ordinario si
dava mandato alle prefetture di identificare palestre, alberghi, palasport e luoghi di vario
genere da adibire a strutture per i migranti arrivati via mare.

In tutta la penisola si sviluppato un sistema diffuso di centri, con cooperative,


associazioni, soggetti vari gi operanti nel terzo settore oppure del tutto
improvvisati che hanno risposto allappello, accogliendo migranti a fronte di una
retta media di 45 euro al giorno. Lemergenza stata chiusa per decreto il 28 febbraio
2013 dal ministro dellinterno Anna Maria Cancellieri, durante il governo presieduto da
Mario Monti. I migranti che ancora erano dentro le strutture sono stati invitati ad andar via,
con una buonuscita di 500 euro. Arrivederci e grazie.

Sono passati tre anni dallinizio dellemergenza Nordafrica e oggi siamo al punto di
partenza. Nellultimo anno complici la guerra in Siria e la situazione drammatica sul
terreno in Libia i flussi via mare sono ricominciati. Dallinizio del 2014 a oggi, in Italia
sono arrivati 160mila immigrati, la maggior parte soccorsa dai mezzi navali delloperazione
Mare nostrum, inaugurata il 18 ottobre 2013 dal governo italiano dopo la morte di circa
600 migranti in due naufragi al largo di Lampedusa e chiusa ufficialmente il 1 novembre
scorso.

Di quelli che sono arrivati, molti si sono dispersi in giro per lEuropa, anche grazie a
unapplicazione permissiva da parte del governo italiano dellobbligo di identificarli
mediante le impronte digitali perch la convenzione di Dublino prevede che il rifugiato
debba rimanere nel paese di primo approdo.

1 di 7 19/05/2015 11.50
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http://www.viewsoftheworld.net/

Ma per gli altri si approntato un sistema del tutto analogo a quello del 2011 con tre tipi di
centri : i Cas, parcheggi in cui il migrante vive in una dimensione dindeterminatezza e di
servizi scarsi o inesistenti. I Cara, luoghi in cui i richiedenti asilo dovrebbero stare fino a
35 giorni in attesa che la loro pratica sia esaminata dalla commissione territoriale
competente e dove invece rimangono in media tra i 9 e i 12 mesi. E i centri dello Sprar :
delle 61.238 persone attualmente in accoglienza, pi della met (32.335) sono nei Cas,
10.206 nei Cara e 18.697 in strutture afferenti allo Sprar.

35 euro per ospite sono corrisposti agli enti gestori di tutti i centri (al migrante ne toccano
2,5). Per le strutture con grande capienza e pochi servizi, come i Cara e buona parte dei
Cas, si tratta di unopportunit di business non indifferente: il centro di Mineo, che ha
ufficialmente duemila posti ma che arriva a ospitare anche quattromila persone, frutta a
chi lo gestisce tra i 70mila e i 140mila euro al giorno. Il contratto di assegnazione,
recentemente confermato, prevede una spesa di 97,9 milioni di euro per tre anni, da
corrispondere allente gestore, un consorzio di aziende e cooperative che vanta forti
legami con la politica siciliana, tanto a destra che a sinistra.

Quali sono le cifre che ruotano intorno allaccoglienza? Tra i 700 e gli 800 milioni
allanno, afferma Morcone. Di questi, una porzione minima arriva dallUnione europea,
attraverso il Fondo asilo, migrazione e integrazione (Fami), che destina allItalia per il
periodo 2014-2020 poco pi di 320 milioni di euro, ossia circa 45 milioni lanno. Il resto lo
mette il governo centrale.

2 di 7 19/05/2015 11.50
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Tags: immigrazione

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This entry was posted on marted, aprile 21st, 2015 at 11:10 and is filed under Societ, diritto, economia, politica.
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11 Responses to Migranti

afenice 22 aprile 2015 alle 12:01

I principali leader europei e americani dovrebbero essere mandati davanti a un tribunale


internazionale, processati e puniti duramente. Chi ha destabilizzato la Libia? Chi ha abbattuto il
colonnello Gheddafi provocando questa situazione? Adesso inutile piangere lacrime di
coccodrillo. La Libia era un Paese relativamente tranquillo, sotto un dittatore non
particolarmente feroce, con cui avevamo rapporti. Siamo noi i responsabili. Non si tiene conto
che tra i migranti ci sono molti che fuggono dalle guerre in Siria e in Iraq, i cui presupposti
ancora una volta li abbiamo creati noi, ma ci sono neri del centro Africa, del Ghana, della
Costa dAvorio dove non c nessuna guerra in corso. Fuggono perch c la fame, fino al
1971 lAfrica era alimentarmente autosufficiente al 98% perch viveva della sua produzione,
poi penetrato il modello occidentale. Allorigine di queste migrazioni ci sono responsabilit
occidentali e islamiche, perch hanno distrutto le culture africane. Queste responsabilit non
vengono mai richiamate.

Massimo Fini

http://www.intelligonews.it/articoli/20-aprile-2015/25606/strage-migranti-m-fini-il-futuro-
sar-nero-vanno-processati-i-leader-occidentali

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#1222 REPLICARE

afenice 22 aprile 2015 alle 12:12

Larrivo dei migranti una strategia per indebolire lEuropa. Si pu avere e si deve avere tutta
la cura umanitaria, ma non si deve dimenticare chi lha provocata: sono stati gli USA, stata la
Nato, siamo stati noi con Sigonella. Arrivano da noi e non possono non creare lacerazioni
sociali, oneri finanziari in un paese indebolito, ma tutto questo serve a mantenere lEuropa in
una situazione si subalternit, per condizionarla alla serie di imprese che gli Usa hanno in
mente contro la Russia. Ma anche la condizione per continuare al modello neo-liberista che
Renzi segue bene. Basta pensare al TTIP, segretamente negoziato ai nostri danni. Tutti i
nostri standard che ancora sopravvivono per le forze dopposizione del passato saranno rasi al
suolo.

Fulvio Grimaldi

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11351

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#1223 REPLICARE

3 di 7 19/05/2015 11.50
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afenice 22 aprile 2015 alle 13:04

Buonismo= Si cos alimentata una mentalit basata sulla esasperazione dei diritti, proprio da
parte delle minoranze svantaggiate, le quali si son viste, cos, incoraggiate a trasformare il loro
svantaggio in un vantaggio, a brandirlo come unarma, a pretendere che gli altri, tutti gli altri, i
fortunati, si inchinino davanti a loro, si proclamino colpevoli, o, comunque, si sentano in
difetto, in debito, e dunque in obbligo di risarcirle indefinitamente.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=50853

Essendo i ricchi, come documentato in altri nostri articoli, soltanto l1% della popolazione, ecco
perch ci facciamo in quattro per accontentarli in ogni loro esigenza.

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#1224 REPLICARE

afenice 22 aprile 2015 alle 13:15

I barconi che arrivano sulle nostre coste pieni di disperati sono il frutto avvelenato di due fattori
principali: gente in fuga da guerre innescate, fatte o pilotate dagli USA e dai suoi alleati,
gente in fuga da paesi ricchi di materie prime, le cui classi dirigenti si sono fatte comprare dalle
multinazionali, senza contare il peso dei debiti contratti con il FMI e la Banca Mondiale e che i
Fondi sovrani di vari stati hanno acquistato terreni fertili in Africa, di fatto sottraendoli agli
agricoltori locali. Questa situazione genera un eterno sottosviluppo che si chiama
neocolonialismo.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=50859

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#1225 REPLICARE

afenice 22 aprile 2015 alle 13:28

Qui da noi non c alcuna felicit. C solo un po meno fame, e molta pi alienazione sociale e
angoscia esistenziale. Il problema non tanto la buona fede e la legittima volont di chi
reagisce allimpoverimento emigrando. E la logica schiavistica di cui i disperati si fanno
strumento, non intravedendo altro modo per uscire dal vicolo cieco in cui li ha condotti il
neo-colonialismo soft, imposto con le baionette della penetrazione commerciale, con le Onlus
importatrici di bisogni prima ignoti, e con limmaginario diffuso via televisione e Internet,
riducendoli alla fame e scatenandone lansia da cittadinanza globale. E stato scritto che
questa logica di sfruttamento permette ai Paesi ricchi di saccheggiare il capitale umano di
quelli poveri. Esatto: gli Usa, lEuropa e le nazioni dimmigrazione arruolano un marxiano
esercito industriale di riserva che fornisce un serbatoio di schiavi salariati a buon mercato.
Altro che felicit. Se non muoiono in mare, completano la disumanizzazione iniziata gi in
patria, dove il blob dellimmaginario global e delle multinazionali sommerge ed erode le identit
venendo a fare la miseria qui. Miseria umana morale e politica, prima che economica.

Alessio Mannino in Il ribelle

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#1226 REPLICARE

afenice 23 aprile 2015 alle 09:35


#1227

4 di 7 19/05/2015 11.50
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Vorrei segnalare alla Redazione quanto segue:

una signora moldava stata regolarmente assunta e stipendiata presso la casa di mio padre,
gravemente malato, in qualit di badante, per alcuni mesi del 2014. Improvvisamente,
adducendo gravi motivi di salute del coniuge, mai appurati, si assentata dal lavoro ed
tornata (pare) in Moldavia, senza dare pi notizie di s e senza che fosse pi possibile
contattarla in alcun modo. MI sono visto costretto a licenziarla, pagandole i 15 gg di preavviso,
le ferie non godute e lindennit di licenziamento.

Mio padre nel frattempo deceduto, ed ho scoperto a distanza di 5/6 mesi che la signora
risulta ancora residente presso la casa dei miei genitori, che mia madre obbligata a pagare
la quota dei servizi CMV (nettezza urbana) come se fosse ancora presente in casa, a meno
che non si possa dimostrare che la ex-badante ha preso altra residenza. Da controlli e ricerche
effettuate ho saputo da INPS Ferrara che le viene versata regolarmente la indennit di
disoccupazione su un c.c. in Italia, ma le sue conoscenti moldave mi hanno assicurato che vive
in Moldavia, ove si resa irreperibile.

Oltre a segnalare questo fatto inaccettabile allINPS di Modena, ho pensato di condividere


questa vicenda coi lettori per una riflessione: questi lavoratori/trici stranieri hanno dallo stato
lautorizzazione a manipolare le famiglie per cui lavorano, sfruttare al massimo tutte le opzioni
che magari ad altri lavoratori italiani non sono consentite, e prendersi pure beffa di noi. Sino a
quando?

Secondo episodio

La Polizia Municipale del paese dove risiedo si presentata a casa di mia madre per verificare
se effettivamente la badante moldava non pi residente nella sua casa, come da lei
comunicato allanagrafe con la dichiarazione di irreperibilit. Allora siamo a posto? chiede
ingenuamente la mia mamma, un po sollevata. No, le viene risposto, la Polizia torner altre
2-3 volte nel corso dei 12 mesi successivi alla dichiarazione, per ri-verificare (a sorpresa) che
la badante non si fosse nascosta che so, sotto al letto, con la complicit di mia mamma,
naturalmente non mi meraviglierei se un giorno mi sentissi borbottare tra me e me viva
Salvini!

Carlo Polastri

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PP 23 aprile 2015 alle 18:10

Vorrei rispondere a Carlo Polastri raccontandogli la mia storia con unaltra


donna straniera. Lho conosciuta per caso, al parco Bihac , mentre spingeva
una carrozzina con una bimbetta di pochi mesi. In un italiano stentatissimo
mi ha raccontato che era in Italia da pochi mesi, insieme alla sua famiglia:
marito muratore , un figlio di otto anni malato e una bimba di pochi mesi.
Erano venuti in Italia, soprattutto per avere cure pi adeguate alla malattia
del figlio. Mi disse che avrebbe tanto desiderato trovare qualche lavoretto
domestico , magari solo per qualche ora la settimana . Il suo racconto mi
colp, mi sono piaciuti i suoi occhi profondi e il suo bel portamento e cos,
sue due piedi, le proposi di venire a lavorare a casa mia e fu una decisione
fortunata per me e mi sento di dire anche per lei, visto il bellissimo rapporto
che poi si instaurato fra noi. Un giorno, con grande dignit, senza lagnarsi
in alcun modo e senza chiedermi nulla, mi disse che il marito era stato
#1228 licenziato.

5 di 7 19/05/2015 11.50
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La cosa mi fece star male al punto che in famiglia decidemmo di darci da


fare per trovargli un altro lavoro, cosa che fortunatamente ci riusc nel giro di
poco tempo. Informai subito linteressato , il quale , con aria candida, mi
rispose: ti ringrazio molto, ma per il momento sono in cassa integrazione e
quindi prima aspetto di sfruttare tutto quello che posso avere dallInps e poi
andr a lavorare .

Non so dire cosa mi pass per la mente in quellistanteDecisi comunque di


non mettermi a discutere con un ometto del genere, ma di chiedere
spiegazioni alla moglie che tanto stimavo. Lei mi disse che avevo ragione,
che aveva cercato di convincere il marito ad accettare il lavoro, ma che il
suo parere in casa sua non contava nulla. Lei era una donna e una donna
doveva accettare le decisioni del marito, altrimenti per lei sarebbero stati
guai seri.

Inutile dire che terminata la cassa integrazione, limprenditore si guard


bene dall assumere quellincosciente fannullone che riusc a vivere per un
anno intero senza far nulla, alle spalle degli italiani.

Tutto questo per dire che essere poveri e bisognosi e migranti non significa
necessariamente essere persone perbene , responsabili e riconoscenti.
Purtroppo lignoranza e la scaltrezza possono albergare in ogni luogo e
paese. Mi ha confortato comunque il percorso positivo che invece ha fatto la
moglie , negli anni. Ha imparato benissimo litaliano, ha preso la licenza
media, ha trovato altri lavoretti qua e l, segue i suoi figli e la sua famiglia
con cura e amore, guida lauto, sa usare il computer e la sua povert la vive
con una dignit e un coraggio che manca a tante di noi.

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afenice 23 aprile 2015 alle 18:47

Giusto per completezza, il marito che fine ha fatto?

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PP 23 aprile 2015 alle 19:29

Il marito stato senza lavoro per


tantissimo tempo e ancora adesso ha
un lavoro precario, mal retribuito e
sempre in procinto di perderlo
definitivamente. Avendo poi smesso di
pagare le rate del mutuo per lacquisto
del loro appartamentino, la banca (dal
cuore doro!) gli ha messo allasta la
casa per diverse volte, per fortuna
senza mai riuscire a venderla. Quando
finalmente il nostro Incosciente
riuscito a trovare un lavoro, ha ripreso a
pagare la rata del mutuo, anche se in
forma ridotta e dilazionata nel tempo.
Cos, al momento, hanno evitato lo
#1229 #1230 sfratto e di finire sotto un ponte.

6 di 7 19/05/2015 11.50
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Speriamo bene.

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afenice 24 aprile 2015 alle 18:19

Gli ultimi due interventi mettono in luce il problema di fondo: il nostro sistema previdenziale e
sanitario fu pensato per una popolazione prevalentemente impiegata con continuit e da
giovane et, il che oggi non accade pi; pertanto il sistema destinato a collassare per la
gioia dei fautori delle privatizzazioni (oligarchia finanziaria).

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#1231 REPLICARE

afenice 18 maggio 2015 alle 17:33

Pubblico di seguito la risposta che ho appena inviato al Resto del Carlino in merito alla lettera
apparsa ieri da parte di una signora che chiedeva preoccupata come volessi affrontare il tema
immigrazione a Bondeno.Ne approfitto pertanto per rispondere anche allassessore Marco
Vincenzi che sulle pagine di facebook mi poneva la stessa preoccupata domandaCara
lettrice, in merito alle sue preoccupate osservazioni relativamente al tema immigrazione, vorrei
anzitutto informarla di come da parte mia non ci sia stato nessun silenzio, anzi come potr
benissimo confermare chiunque fosse presente al primo dibattito pubblico tra candidati
sindaci, sono stato lunico a parlare del tema immigrazione legato ad una specifica domanda
sulla sicurezza a Bondeno. In quelloccasione ho chiaramente espresso la mia linea in maniera
semplice e chiara: limmigrazione va governata e non subita, governata non con slogan
populisti ma con azioni serie e programmate. Va sempre tenuto presente il binomio diritti-
doveri, chi arriva in Italia (e quindi di conseguenza anche a Bondeno) deve pertanto seguire le
nostre leggi come ogni altro cittadino, se non lo fa e le infrange doveroso che la giustizia
faccia il suo corso e che il soggetto di turno, come estrema ratio venga anche allontanato
verso il suo paese dorigine. Qui non centra lappartenenza politica, ma solo luso della
ragione e del buon senso. Si ad unimmigrazione controllata e calmierata fatta di persone,
donne e uomini che vengono in Italia per lavorare e per accrescere il benessere sociale della
collettivit, no ad unimmigrazione incontrollata fatta di persone che vengono in Italia per
delinquere. Mi permetto di suggerirle inoltre di affinare le sue fonti quando parla di temi cos
delicati; a Bondeno, infatti, soggiorna gi un gruppo di profughi; i dati aggiornati al 21\04\2015
vedono la presenza di 21 profughi sul territorio. Questo dato fa di Bondeno pertanto il terzo
comune della Provincia di Ferrara per numero di profughi ospitati.

Massimo Sgarbi, candidato sindaco PD, estratto da FB

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#1249 REPLICARE

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7 di 7 19/05/2015 11.50
Migrante, participio presente del verbo migrare. Grammaticalmente, la parola indica
unazione che in corso, che si sta svolgendo in questo momento, senza riguardo al passato o al
futuro. Indica quello che stai facendo ora, non ci che hai fatto o ci che farai.Non c n origine
n destinazione in un participio presente. Forse per questo che il termine stato scelto come
definizione ufficiale delle masse sradicate che muovono il grande business dellimmigrazione.

Finch la lingua italiana ha avuto una sua logica esistevano gli emigrati (chi lasciava una terra
per andare altrove) e gli immigrati (chi si era mosso da casa sua e raggiungeva un nuovo luogo),
che potevano anche essere le stesse persone ma viste da prospettive differenti. Lemigrato
andato da qui verso altrove, limmigrato arrivato qui da altrove. Resta comunque lidea di un
punto di partenza e di arrivo, lo spostamento una parentesi limitata al fatto di raggiungere un
determinato luogo.

Nei primi anni Ottanta, tuttavia, comincia a comparire nei documenti ufficiali della Cee la parola
migrante. Il giornalismo italiano recepisce la novit a partire dalla fine di quel decennio, ma
in questi ultimi anni che la parola entra nel linguaggio comune, sospinta anche dalleugenetica
linguistica operata dal politicamente corretto.

I motivi del cambio sono spiegati dallAccademia della Crusca:

Rispetto a migrante, il termine emigrante pone laccento sullabbandono del proprio paese
dorigine dal quale appunto si esce (composto con il prefisso ex via da) per necessit e
mantenendo un senso profondo di sradicamento su cui proprio quel prefisso ex sembra insistere
[]. Migrante sembra invece adattarsi meglio alla condizione maggiormente diffusa oggi di chi
transita da un paese allaltro alla ricerca di una stabilizzazione: nei molti transiti, questo il
rischio maggiore, si pu perdere il legame con il paese dorigine senza acquisirne un altro
altrettanto forte dal punto di vista identitario con il paese darrivo, restare cio migranti.

Lemigrante, nel nostro immaginario collettivo, litalo-americano o litaliano che si stabilito in


Belgio o Germania per trovare lavoro. Persone che, per quanto siano riuscite a integrarsi, spesso
solo dopo diverse generazioni, per noi restano sempre italiani allestero, con un legame anche
solo solo virtuale che non si spezza. Ma legami e appartenenze non sono visti di buon occhio
oggi, potrebbero essere portatrici o suscitatrici di razzismo.

Aggiunge il sito della Treccani:

Emigrante, come dice letimo, sottolinea il distacco dal paese dorigine, calca sullabbandono da
parte di chi ne esce, come segnala anche letimologico e- da ex- latino. Ad emigrante, proprio per
via di quel prefisso, ma anche a causa del precipitato storico che si sedimentato nelluso della
parola, si associa lidea del permanere di unidentit segnata dal disagio del distacco, e dunque
lallusione a una certa difficolt di inserimento nella nuova realt di vita []. In ogni caso,
migrante sembra adattarsi meglio alla definizione di una persona che passa da un Paese allaltro
(spesso la catena include pi tappe) alla ricerca di una sistemazione stabile, che spesso non viene
raggiunta. In tal senso, il senso di durata espresso dal participio presente che sta alla base del
sostantivo viene sottolineato: il migrante sembra sottoposto a una perpetua migrazione, un
continuo spostamento senza requie e senza un approdo definitivo.

Una perpetua migrazione: questo il concetto chiave. E va interpretato alla luce di un


ragionamento illuminante fatto a suo tempo da Laura Boldrini, secondo la quale il
migrante lavanguardia dello stile di vita che presto sar lo stile di vita di moltissimi di noi.
Anzi, secondo la Boldrini gli immigrati sono molto pi contemporanei di noi. Di me ad esempio
che sono nata in Italia, sono cresciuta in Italia, ho anche lavorato fuori ma poi continuer come
tanti di noi a vivere in questo Paese.
Ecco quindi perch dire migrante anzich immigrato: perch indica una condizione di
sradicamento generale, di continuo movimento, di nomadismo spirituale in cui forgiare il nuovo
cittadino del mondo, rappresentato dallimmigrato ma al cui modello tutti ci dobbiamo ispirare.
Limmigrazione un esperimento di laboratorio, la creazione di un uomo nuovo a cui tutti prima
o poi ci dovremo conformare, eliminando il peccato originale del radicamento per essere anche
noi pi contemporanei e cessare di pensarci come italiani, marocchini, cinesi o romeni. A quel
punto, finalmente, nascer lhomo boldrinicum, senza pi origini n radici.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=51126

Il filosofo marxista Diego Fusaro sull'immigrazione


3 giugno 2014 alle ore 13.16

Limmigrazione oggi promossa strutturalmente dal capitale e difesa


sovrastrutturalmente dalla retorica del migrante propria delle sinistre antiborghesi e
ultracapitalistiche, che la retorica stessa del capitale che ci vuole tutti migranti apolidi,
senza cultura e senza identit, senza lingua e senza coscienza oppositiva, senza diritti e
senza stabilit.
Limmigrazione deve essere combattuta e non favorita, contro la tendenza dominante
delle sinistre che hanno abbandonato la lotta per la difesa dei lavoratori e degli oppressi
per aderire al mito del sans-papirisme favorito dalle stesse logiche deterritorializzanti
del fanatismo delleconomia. Lesaltazione acritica dei migranti, in stile lacrimevole e
compassionevole.., serve a legittimare la deterritorializzazione, ossia ancora una volta
la rimozione di ogni limite al dominio absolutus del capitale.
Lodierno regno animale dello spirito necessita dellesercito industriale di riserva dei
migranti per poter DISTRUGGERE i diritti sociali ancora sussistenti,
ANNIENTARE la residua forza organizzativa dei lavoratori e ABBASSARE
drasticamente i costi del lavoro.
Il capitale ha bisogno dell'immigrazione.
Il capitale non mira a integrare i migranti: aspira, invece, a DISINTEGRARE,
TRAMITE I MIGRANTI, I NON-MIGRANTI, riducendo anche questi ultimi al
rango dei primi. Limmigrazione si pone, pertanto, come uno strumento dei dominanti
nella lotta di classe.
Nella retorica dell'immigrazione, nell'elogio a priori dell'immigrazione, emerge
l'oscena complicit di sinistra e capitale.
Non si tratta qui del problema dell'accoglienza dei singoli migranti, che opera in s
umana e giusta, ma del macrofenomeno dell'immigrazione.
Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell'immigrazione un fesso;
proprio come chi critica il fenomeno dell'immigrazione senza criticare il capitale. La
soluzione sta nella lotta incondizionata contro il capitale come contraddizione principale
da cui le altre discendono.

-Diego Fusaro, professore, ricercatore,studioso e filosofo marxista-.


https://www.facebook.com/notes/di-sinistra-e-antirazzista-ma-contro-linvasione-straniera/diego-
fusaro-sullimmigrazione/631671206911304
http://www.neodemos.info/i-numeri-della-presenza-straniera-...

Pubblicato su NEODEMOS.it il 6 novembre 2015

I numeri della presenza straniera


nel Dossier Statistico
Immigrazione 2015
PIETRO DEMURTAS

Il focus sui richiedenti asilo

Unattenzione particolare riservata alle migrazioni forzate, che si stima abbiano raggiunto per la prima
volta il numero di 80 milioni di migranti a livello mondiale, per due terzi costituiti da sfollati interni e per
un terzo da richiedenti asilo. In Europa, nel corso del 2014, questi ultimi sono stati 627.790, per lo pi
provenienti da Siria (112.115), Afghanistan (41.370), Kosovo (37.895), Eritrea (36.925) e Serbia (30.840);
lItalia stato il terzo tra i paesi daccoglienza, preceduto solo da Germania e Svezia e seguito da Francia e
Ungheria (fig.1). Lincidenza delle persone accolte sulla popolazione (0,2%) per relativamente bassa se
confrontata alla media europea (0,3%) o a paesi come la Svezia (2,1%), Malta (1,5%), Austria (0,9%) e
Cipro (0,9%).

Delle 64.625 richieste dasilo registrate in Italia nel 2014, a


cui si sommano le 30.535 dei primi sei mesi del 2015, la
gran parte stata effettuata da persone provenienti
dallAfrica Sub-Sahariana, ma anche dallAsia e, per
quanto riguarda il continente europeo, dallUcraina (fig.2).
Gli sbarchi
avvenuti nel
corso del
2014 hanno
portato
sulle coste
meridionali
170 mila tra
migranti economici e richiedenti asilo (molti dei quali hanno proseguito il proprio percorso verso altri
paesi), ai quali si sommano le persone arrivate mediante i canali regolari, prevalentemente al fine di
ricongiungersi coi propri familiari. Per contro, il sistema dellaccoglienza non sembra ancora adeguato
alle necessit dei tempi e appare essere frammentato: alla fine di luglio 2015 erano presenti in Italia 4
Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), 10 Centri di Accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e di
accoglienza (Cda), a cui si sommano la rete del Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo
(Sprar) e i Centri di accoglienza temporanea (Cas). La maggior parte dei richiedenti asilo e titolari di
protezione internazionale alloggia attualmente nelle strutture di accoglienza temporanea (62%), mentre
la rete Sprar non ne accoglie pi di un quarto (sebbene dal 2012 al 2014 il numero delle persone accolte
in questi ultimi centri sia aumentato da 7.823 a 22.961).

1 di 2 07/11/2015 17.47
http://www.neodemos.info/i-numeri-della-presenza-straniera-...

Una crescita rallentata ma progressiva

Con riferimento alla presenza complessiva degli stranieri in Italia, allinizio del 2015 il numero dei
residenti giunto a quota 5.014.000, con un incremento pari a 92.000 persone avvenuto nel corso del
2014 che, tra laltro, inferiore allaumento registrato tra gli italiani residenti allestero (+155.000),
confermando come per lItalia sia ancora importante lemigrazione. Le stime dellIDOS descrivono un
paese in cui la presenza straniera incide sulla popolazione complessiva per un valore superiore a quello
medio europeo (8,2% contro 6,2%) e che, considerando anche i soggiornanti non comunitari in attesa di
registrazione, si stima possa contare 5.421.000 persone, per pi della met provenienti da paesi europei
(2,6 mln). Le comunit pi numerose sono quella romena (1.131.839), albanese (490.483), marocchina
(449.058), cinese (265.829) e ucraina (226.060).

Un aumento nei processi di inserimento

I segni di una tendenza verso un insediamento stabile sono evidenti, in primo luogo se si considera che
pi della met dei permessi di soggiorno rilasciati agli stranieri non comunitari sono per lungo-
soggiornanti, ovvero a tempo indeterminato (2.260.000). Oltre a ci, nel 2014, le acquisizioni di
cittadinanza italiana sono state 129.887, il 29% in pi rispetto al 2013 (anno in cui si era gi registrata una
forte crescita), mentre le unioni tra stranieri rappresentano il 3,8% di quelle celebrate durante lanno ( i
matrimoni misti appaiono invece in leggera diminuzione).

Anche il numero dei nuovi nati da entrambi i genitori stranieri rimane stabile ed pari al 14,9% delle
nascite avvenute nel corso dellanno. I minori con cittadinanza non italiana residenti sono oramai quasi 1
milione e 100 mila e la gran parte in et scolare: nel corso della.s. 2014/2015 gli alunni e gli studenti
stranieri sono stati 814.187, con un incremento pari a 11.343 unit rispetto allanno precedente e
unelevata incidenza di quelli nati in Italia (i quali hanno registrato il maggiore incremento rispetto alla.s.
2013/14, pari al +8,4%). Il dato in controtendenza rispetto a quanto avviene per gli alunni italiani i
quali, al contrario, continuano a diminuire (-0,6%).

Occupazione straniera in ripresa

I lavoratori stranieri sono oggi 2.294.000 (il 46% sono donne) e rappresentano il 10,3% degli occupati
complessivi: il 2014 segna quindi un miglioramento che compensa solo in parte quelle perdite nei posti di
lavoro che, a partire dallinizio della crisi economica, hanno colpito pi gli stranieri che gli italiani.

Secondo una stima del Dossier, per le casse dello stato i vantaggi derivanti dalloccupazione degli
stranieri sono particolarmente evidenti e sono quantificabili in 3 miliardi di euro: nel 2013 persiste infatti
il bilancio positivo tra le entrate fiscali e previdenziali assicurate dai lavoratori stranieri e la spesa
pubblica sostenuta nei loro confronti.

Mass Media e discriminazioni

Nonostante i vantaggi reciproci, permangono atteggiamenti e comportamenti discriminatori verso gli


stranieri: su un totale di 1.193 segnalazioni fatte, lUnar ne ha considerate fondate 990 e i mass-media,
Internet in testa, si confermano quale ambito in cui questi episodi si verificano pi di frequente.

2 di 2 07/11/2015 17.47
DOCUMENTO DELLARS SULLIMMIGRAZIONE Documento per
lAssemblea Nazionale del 7 giugno 2015 | Appello al Popolo - E-zine
risorgimentale Organo del partito che ancora non c'e'
T a c c u in o : Taccuino di pgiatti
C re at o : 24/05/2015 16.21 A g g io r n a 24/05/2015 16.23
U RL : http://www.appelloalpopolo.it/?p=13601

Pubblichiamo il documento sullimmigrazione votato allassemblea nazionale dellARS


Associazione Riconquistare la Sovranit, che si terr Domenica 7 giugno 2015, a
Roma, presso il Centro Convegni Carte Geografiche (Via Napoli 36)

ANALISI

Sovranit dello Stato nelle politiche sullimmigrazione

Il potere di disciplinare limmigrazione una manifestazione essenziale della sovranit dello


Stato, la quale comporta il controllo del territorio (Corte Costituzionale, sent. n.
250/2010): Lo Stato non pu () abdicare al compito, ineludibile, di presidiare le proprie
frontiere: le regole stabilite in funzione di un adeguato flusso migratorio vanno dunque
rispettate, e non eluse () essendo poste a difesa della collettivit nazionale e, insieme, di
tutti coloro che le hanno osservate e che potrebbero ricevere danno dalla tolleranza di
situazioni illegali (sent. n. 353/1997).

La potest legislativa dello Stato in tema di immigrazione si esprime non soltanto nelle
regole dingresso e di soggiorno, ma anche nelle sanzioni previste per la violazione di
queste regole e nella disciplina dei procedimenti necessari per la loro applicazione.

Il potere di ammettere o di escludere gli stranieri dal territorio nazionale inoltre conforme
al diritto internazionale consuetudinario, al quale larticolo 10 comma 2 della Costituzione
rinvia, poich in questa materia opera il pieno principio della sovranit territoriale. Nel
principio di sovranit implicita la piena libert dello Stato di stabilire la propria politica nel
campo dellimmigrazione, permanente o temporanea che sia: alla luce di questo, lItalia pu
e deve riacquistare il controllo sui flussi migratori, anche attraverso il pattugliamento delle
proprie frontiere terrestri e marittime.

I dati sullimmigrazione in Italia

Per cittadini stranieri si intendono persone che non hanno cittadinanza italiana, ma che
dimorano abitualmente sul territorio nazionale in quanto possessori di un regolare titolo a
soggiornare. Vi fanno parte anche gli apolidi.

Nel corso dellultimo decennio intercensuario 2001/2011 la popolazione straniera residente


in Italia triplicata, passando da poco pi di 1 milione e 300 mila persone nel 2001 a oltre
4 milioni nel 2011 (dati Istat). Due stranieri su tre risiedono nel Nord; in particolare, il 35%
vive nellItalia Nord-Occidentale, il 27% nel Nord-Est, il 24% nel Centro e il 13% risiede nel
Mezzogiorno. A fine 2013 si registrato un incremento del 12,2%, rispetto ai dati del
2011, che ha portato i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese a 4.922.085 unit, pari
all8,1% della popolazione residente totale. Un numero crescente di stranieri residenti
inoltre cittadino di stati aderenti agli Accordi di Schengen: 1.108.000 unit, secondo il
Dossier immigrazione ISTAT del 2013.
Bisogna distinguere tra immigrati economici, ovvero tutte quelle comunit straniere
attratte dalle opportunit economiche offerte dal nostro Paese, e immigrati che fuggono
da situazioni di conflitto e violazione di diritti fondamentali. Del primo gruppo fanno parte,
ad esempio, i cinesi, comunit in continuo aumento anche grazie alla presenza delleuro. La
moneta unica europea offre, infatti, attraverso la possibilit di rimesse nel paese dorigine
dei lavoratori stranieri, indubitabili vantaggi derivanti dal cambio con valute pi deboli.

Per quanto riguarda limmigrazione illegale, i dati raccolti dallagenzia europea Frontex
mostrano come la costa greca e quella italiana rimangano i territori dingresso pi
importanti. Recentemente si aggiunta una nuova rotta che passa per i Balcani, sfruttata
da cittadini siriani che oltrepassano la Turchia e la Bulgaria.

Secondo i dati del Ministero dellInterno, nel 2014 sono sbarcati 170.100 immigrati, con un
incremento del 296% rispetto allanno precedente (nel 2013 furono 42.925). Si tratta del
77% sul totale degli sbarchi nei paesi dellUnione Europea. L83% proviene dalle coste
libiche, la restante parte dalle coste egiziane e turche. I paesi di origine di questi immigrati
sono Siria (42.323), Eritrea (34.329) e, a seguire, Mali, Nigeria, Gambia, ecc.. Limprovviso
afflusso di siriani dovuto al perdurare della guerra civile.

La Libia resta lo snodo principale specie dopo lanarchia generata dallabbattimento del
regime di Gheddafi -, ma il traffico di esseri umani nasce nellAfrica sub-sahariana.

La rete dei trafficanti muove un fiume di denaro, spesso drenato da economie in miseria.
I trafficanti non pianificano in una continua situazione emergenziale, come accade ai
governi europei: studiano le vulnerabilit geografiche, normative e fisiche dei vari paesi da
raggiungere, sfruttandole e modificando rapidamente, alloccorrenza, modalit operative e
rotte.

Il meccanismo delle accettazioni/espulsioni

Attualmente le espulsioni sono in realt nemmeno il 50% del totale dei procedimenti
avviati, poich risultano, da un lato, molto costose in termini di personale e mezzi di
trasporto (situazione ancor pi esasperata dai vincoli di bilancio europei), dallaltro,
difficoltose per la mancata stipula di accordi con i paesi di provenienza degli immigrati
clandestini.

Per quanto riguarda le persone provenienti da paesi in guerra, come nel caso somalo o
eritreo, i tassi di accettazione sono molto elevati per via degli obblighi umanitari: lobbligo di
accoglienza umanitaria, a volte temporanea, altre volte ipso iure, non aggirabile
(Convenzione di Ginevra del 1951).

Diverso e pi complesso il caso dei migranti economici. Si pensi che nel 2005 il 60% degli
stranieri dotati di autorizzazioni temporanee al soggiorno, i cosiddetti overstayers (dati del
Ministero dellInterno), alla scadenza del visto ha fatto perdere le proprie tracce rimanendo
illegalmente nel territorio nazionale e finendo per alimentare leconomia sommersa.

Gli attuali indirizzi neo-liberisti delle politiche sullimmigrazione

I vari governi che si sono succeduti nel nostro Paese hanno emanato sette leggi di
sanatoria negli ultimi venticinque anni (si ricordi, ad esempio, il Decreto Flussi del 2006),
oltre ad altri provvedimenti minori. LIstat ha calcolato che nel corso degli anni 90 pi del
60% dellincremento della presenza straniera regolare in Italia da riferirsi allesito di
provvedimenti di sanatoria: non si trattato, dunque, di nuovi arrivi ma della emersione di
persone che gi v ivevano e lavoravano nel Paese da irregolari. Pertanto la bassa
percentuale di immigrati irregolari nel nostro Paese (6%, dato Ismu del 2013) non da
ricondurre a un nostro efficiente controllo delle frontiere o da un ridimensionamento dei
flussi migratori.

Le procedure di sanatoria, ricordiamo, sono una costante delle politiche europee


sullimmigrazione.

Dal confronto sui flussi degli ultimi anni emerge che i nuovi permessi rilasciati per lavoro
sono il 43,1% in meno rispetto al precedente periodo di riferimento (dato tendenziale in
perfetta opposizione alle sanatorie che i governi hanno giustificato sulla base di un
insussistente bisogno di manodopera aggiuntiva in piena fase di recessione economica),
cos come si sono ridotti, anche se in misura inferiore (del 17%), i permessi per i
ricongiungimenti familiari.

Lassenza di controllo dei flussi migratori degli ultimi anni stata una precisa volont
politica, di indirizzo neoliberista, per esercitare pressioni al ribasso sui diritti sociali dei
cittadini italiani.

Un processo accelerato di insediamento di popolazione non nativa cos articolato non un


progetto umanistico, ma unarma al servizio del grande capitale: servirsi di forza lavoro
straniera in condizioni disumane ha infatti lunica finalit di proseguire agevolmente
nellindirizzo economico prioritario della deflazione salariale, attraverso lincremento artificiale
dellofferta di lavoro a bassissimo costo.

Tra gli argomenti utilizzati dalla pubblicistica italiana a sostegno della necessit di avere ampi
flussi migratori di manodopera non qualificata, c anche quello per cui gli immigrati
andrebbero a svolgere mansioni che i nativi rifiutano. In realt, se i salari fossero pi
elevati, i nativi sarebbero del tutto disposti a lavorare in ambiti di scarsa qualificazione
professionale, ma leccesso di offerta di lavoro causato dallimmigrazione incontrollata
tende, appunto, a deprimere oltre ogni limite i salari orari in tali ambiti.

Inoltre, i lavoratori immigrati tendono ad inviare in patria la quasi totalit dei propri
guadagni, anzich spenderli sul mercato domestico.

Esternalit negative elevate in termini di spesa pubblica, inoltre, sono connesse al


fenomeno immigratorio, e lillusione di prospettiva del presunto sostegno dei contributi
degli immigrati al sistema previdenziale data dal fatto che siamo nei primi anni di anzianit
contributiva dei medesimi. Quando otterranno il diritto alle prestazioni graveranno
pesantemente sul sistema.

Popolazione carceraria straniera

Una societ neoliberista, organizzata sui processi di atomizzazione, di separazione e di


diseguaglianza, finisce per etnicizzare le contraddizioni sociali al punto che, per un
immigrato irregolare, lunica rete di riferimento spesso quella della microcriminalit.

Esaminando la situazione italiana emerge che la popolazione carceraria straniera passata


dal 29,3% del 2000 al 34,9% del 2013 (dato Istat in diminuzione dal 2007), valore
nettamente superiore al tasso medio europeo e di gran lunga superiore alla percentuale di
stranieri presenti nella societ italiana in generale.

La diminuzione della popolazione carceraria tra il 2011 ed il 2013 dovuta allampio ricorso
alle misure alternative al carcere, come laffidamento in prova ai servizi sociali (50,2%), la
detenzione domiciliare (il 46%) o la semilibert (3,8%).

Il profilo di cittadinanza

Lacquisto della cittadinanza italiana deve tornare ad essere non un semplice processo
burocratico, ma la certificazione di una radicale volont di aderire ad una nuova comunit
nazionale.

Il cittadino italiano tale in quanto appartenente allo Stato costituzionale, ne condivide gli
ideali democratici con impegno, riflessione, consapevolezza e unit in vista di un obiettivo
ed un progetto c omune al popolo al quale appartiene. Viceversa, la rottura del
collegamento nazionalit-cittadinanza-diritto di voto (introdotto dallart. 8, comma 1, del
Trattato di Maastricht riguardante la cosiddetta cittadinanza dellUnione) altera lesercizio
dei diritti politici del cittadino italiano. Si torni, dunque, ad una configurazione tradizionale
della cittadinanza superando la dimensione ambigua e problematica rappresentata dalla
cosiddetta cittadinanza duale dellUnione Europea.

PROPOSTE

1. Agli immigrati regolari va riconosciuto lo stesso livello di prestazioni destinato ai cittadini.


Tuttavia limpegno solidaristico non include il diritto al lavoro del quale, per larticolo 4 della
Costituzione, sono titolari i soli cittadini, in quanto destinatari delle sovrane politiche di
piena occupazione.

2. La portata dei flussi migratori deve essere determinata annualmente tenendo conto del
fine di perseguire la piena occupazione dei cittadini (articolo 4, primo comma Cost.), della
necessit di garantire forza lavoro in tutti i settori strategici (lingresso di nuova
manodopera specializzata e selezionata servirebbe essenzialmente laddove vi siano
capacit produttive inespresse a causa dellassenza di personale), dei problemi connessi
alladeguamento del livello dei servizi (tecnici, sociali, infrastrutturali), dei tempi necessari a
una reale integrazione.

3. Nelle attuali fasi di crisi, al fine di promuovere e difendere i diritti dei lavoratori italiani sar
necessario limitare fortemente il fenomeno immigratorio. Saranno agevolati i
ricongiungimenti familiari con esclusione degli ascendenti, qualora il richiedente dimostri di
avere uno stabile reddito minimo e di poter accogliere adeguatamente la famiglia.

4. Immigrazione regolare: con luscita dallarea Schengen lo Stato italiano recuperer il


potere di disciplinare sovranamente lingresso di tutte le persone straniere. Dovr
necessariamente essere rivalutata la posizione dei cittadini dellex area Schengen che non
abbiano dimostrato in un congruo periodo di tempo di poter provvedere al proprio
sostentamento.

5. Immigrazione irregolare: lospitalit deve avere carattere essenziale ma di eccellenza. I


non aventi diritto a protezione devono essere identificati ed espulsi. I centri di accoglienza
e di identificazione necessitano di una ridenominazione, riconversione e di una modifica
delle funzioni ad essi destinata. Dopo il secondo mese di soggiorno, il vitto e lalloggio
saranno pagati dagli immigrati mediante lo svolgimento di 4 ore giornaliere di lavori in
favore della collettivit (ad esempio pulizia degli argini di fiumi e canali, di spiagge pubbliche,
eliminazione di discariche abusive, ecc.), con espulsione in caso di rifiuto o di
danneggiamento delle strutture.
Sar prevista lintroduzione di sanzioni molto onerose (decine di migliaia di euro) a carico di
chiunque conceda in locazione immobili ad immigrati irregolari o commissioni lavoro a
questi ultimi. Lo straniero regolare che violi i suddetti divieti verr anche espulso.

6. Si dovr valorizzare e potenziare la Guardia Costiera affidandole il monopolio delle


funzioni di intelligence e pattugliamento in mare. Si dovr altres rafforzare il controllo delle
frontiere terrestri a mezzo della Polizia di Stato. Possibilmente con il consenso delle autorit
locali, o subordinatamente dietro mandato ONU, dovranno essere demoliti i barconi
utilizzati dai trafficanti e che non sia possibile requisire.

Di vitale importanza sar listituzione di accordi con stati quali Turchia ed Egitto, che
rappresentano snodi importanti per il traffico di esseri umani, allo scopo di colpire trafficanti
e intermediari.

7. LItalia dovr impegnarsi a non interferire negli affari interni di altri Paesi, n
direttamente, n indirettamente, con azioni e provvedimenti che possano limitarne la
sovranit economica e politica: la maggioranza degli immigrati che attraversano
attualmente il Mediterraneo, infatti, proviene dalla Siria, dalla Somalia e dallEritrea, paesi
che stanno vivendo delle gravi crisi interne che sono state esacerbate dallinterferenza
occidentale.

Eventuali accordi internazionali finalizzati alla gestione comune delle emergenze umanitarie
dovranno assicurare condizioni di parit tra gli stati contraenti.

8. Affinch i detenuti stranieri espiino la pena carceraria nel proprio paese di origine,
saranno promossi accordi internazionali e rinnovate convenzioni gi esistenti con paesi
come il Marocco, la Romania, la Tunisia (tra i principali paesi interessati).

9. Lo straniero regolare pu diventare cittadino, per residenza, in presenza dei seguenti


requisiti:

che abbia proposto domanda dopo che siano trascorsi 10 anni di regolare soggiorno;

che abbia superato un serio esame di lingua italiana;

che abbia superato un serio esame di diritto costituzionale;

che non abbia riportato sentenze penali di condanna. In caso contrario, la concessione
della cittadinanza sar sospesa fino alleventuale annullamento della sentenza.

Martina Carletti per Associazione Riconquistare la Sovranit (documento


approvato dal Comitato Direttivo allunanimit con modifiche e integrazioni)

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W ritten by: Andrea Franceschelli on May 21, 2015.


http://www.neodemos.info/i-numeri-della-presenza-straniera-...

Pubblicato su NEODEMOS.it il 6 novembre 2015

I numeri della presenza straniera


nel Dossier Statistico
Immigrazione 2015
PIETRO DEMURTAS

Il focus sui richiedenti asilo

Unattenzione particolare riservata alle migrazioni forzate, che si stima abbiano raggiunto per la prima
volta il numero di 80 milioni di migranti a livello mondiale, per due terzi costituiti da sfollati interni e per
un terzo da richiedenti asilo. In Europa, nel corso del 2014, questi ultimi sono stati 627.790, per lo pi
provenienti da Siria (112.115), Afghanistan (41.370), Kosovo (37.895), Eritrea (36.925) e Serbia (30.840);
lItalia stato il terzo tra i paesi daccoglienza, preceduto solo da Germania e Svezia e seguito da Francia e
Ungheria (fig.1). Lincidenza delle persone accolte sulla popolazione (0,2%) per relativamente bassa se
confrontata alla media europea (0,3%) o a paesi come la Svezia (2,1%), Malta (1,5%), Austria (0,9%) e
Cipro (0,9%).

Delle 64.625 richieste dasilo registrate in Italia nel 2014, a


cui si sommano le 30.535 dei primi sei mesi del 2015, la
gran parte stata effettuata da persone provenienti
dallAfrica Sub-Sahariana, ma anche dallAsia e, per
quanto riguarda il continente europeo, dallUcraina (fig.2).
Gli sbarchi
avvenuti nel
corso del
2014 hanno
portato
sulle coste
meridionali
170 mila tra
migranti economici e richiedenti asilo (molti dei quali hanno proseguito il proprio percorso verso altri
paesi), ai quali si sommano le persone arrivate mediante i canali regolari, prevalentemente al fine di
ricongiungersi coi propri familiari. Per contro, il sistema dellaccoglienza non sembra ancora adeguato
alle necessit dei tempi e appare essere frammentato: alla fine di luglio 2015 erano presenti in Italia 4
Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), 10 Centri di Accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e di
accoglienza (Cda), a cui si sommano la rete del Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo
(Sprar) e i Centri di accoglienza temporanea (Cas). La maggior parte dei richiedenti asilo e titolari di
protezione internazionale alloggia attualmente nelle strutture di accoglienza temporanea (62%), mentre
la rete Sprar non ne accoglie pi di un quarto (sebbene dal 2012 al 2014 il numero delle persone accolte
in questi ultimi centri sia aumentato da 7.823 a 22.961).

1 di 2 07/11/2015 17.47
http://www.neodemos.info/i-numeri-della-presenza-straniera-...

Una crescita rallentata ma progressiva

Con riferimento alla presenza complessiva degli stranieri in Italia, allinizio del 2015 il numero dei
residenti giunto a quota 5.014.000, con un incremento pari a 92.000 persone avvenuto nel corso del
2014 che, tra laltro, inferiore allaumento registrato tra gli italiani residenti allestero (+155.000),
confermando come per lItalia sia ancora importante lemigrazione. Le stime dellIDOS descrivono un
paese in cui la presenza straniera incide sulla popolazione complessiva per un valore superiore a quello
medio europeo (8,2% contro 6,2%) e che, considerando anche i soggiornanti non comunitari in attesa di
registrazione, si stima possa contare 5.421.000 persone, per pi della met provenienti da paesi europei
(2,6 mln). Le comunit pi numerose sono quella romena (1.131.839), albanese (490.483), marocchina
(449.058), cinese (265.829) e ucraina (226.060).

Un aumento nei processi di inserimento

I segni di una tendenza verso un insediamento stabile sono evidenti, in primo luogo se si considera che
pi della met dei permessi di soggiorno rilasciati agli stranieri non comunitari sono per lungo-
soggiornanti, ovvero a tempo indeterminato (2.260.000). Oltre a ci, nel 2014, le acquisizioni di
cittadinanza italiana sono state 129.887, il 29% in pi rispetto al 2013 (anno in cui si era gi registrata una
forte crescita), mentre le unioni tra stranieri rappresentano il 3,8% di quelle celebrate durante lanno ( i
matrimoni misti appaiono invece in leggera diminuzione).

Anche il numero dei nuovi nati da entrambi i genitori stranieri rimane stabile ed pari al 14,9% delle
nascite avvenute nel corso dellanno. I minori con cittadinanza non italiana residenti sono oramai quasi 1
milione e 100 mila e la gran parte in et scolare: nel corso della.s. 2014/2015 gli alunni e gli studenti
stranieri sono stati 814.187, con un incremento pari a 11.343 unit rispetto allanno precedente e
unelevata incidenza di quelli nati in Italia (i quali hanno registrato il maggiore incremento rispetto alla.s.
2013/14, pari al +8,4%). Il dato in controtendenza rispetto a quanto avviene per gli alunni italiani i
quali, al contrario, continuano a diminuire (-0,6%).

Occupazione straniera in ripresa

I lavoratori stranieri sono oggi 2.294.000 (il 46% sono donne) e rappresentano il 10,3% degli occupati
complessivi: il 2014 segna quindi un miglioramento che compensa solo in parte quelle perdite nei posti di
lavoro che, a partire dallinizio della crisi economica, hanno colpito pi gli stranieri che gli italiani.

Secondo una stima del Dossier, per le casse dello stato i vantaggi derivanti dalloccupazione degli
stranieri sono particolarmente evidenti e sono quantificabili in 3 miliardi di euro: nel 2013 persiste infatti
il bilancio positivo tra le entrate fiscali e previdenziali assicurate dai lavoratori stranieri e la spesa
pubblica sostenuta nei loro confronti.

Mass Media e discriminazioni

Nonostante i vantaggi reciproci, permangono atteggiamenti e comportamenti discriminatori verso gli


stranieri: su un totale di 1.193 segnalazioni fatte, lUnar ne ha considerate fondate 990 e i mass-media,
Internet in testa, si confermano quale ambito in cui questi episodi si verificano pi di frequente.

2 di 2 07/11/2015 17.47
Pubblicato su NEODEMOS.it il 10 novembre 2015

Stranieri in patria. Daltri.*


GUSTAVO DE SANTIS, SALVATORE STROZZA

Alle questioni demografiche difficile guardare con il distacco e con la memoria storica che pur
sarebbero necessari per capire meglio i problemi, le possibili soluzioni e i loro tempi, comunque
lunghi. E, nellambito delle questioni demografiche, le migrazioni costituiscono forse il nervo pi
scoperto, almeno in tempi moderni, probabilmente perch riguardano il nostro sentimento di
appartenenza, e quindi anche il senso stesso della nostra esistenza, e perch riflettono la nostra
istintiva paura dellignoto e del diverso. Ma anche, diciamocelo, perch c chi queste paure le
alimenta, per fini politico-elettorali.

Prendiamoci allora un momento di riflessione per capire meglio il fenomeno, il che significa per, lo
anticipiamo subito, riconoscerne la complessit: i contorni del problema sono sfumati e cambiano
continuamente, e le semplici dicotomie (noi-loro; dentro-fuori), se mai hanno avuto un senso, lo
stanno perdendo sempre pi.

Uno sguardo dinsieme

Le migrazioni sono sempre esistite, e sono sempre state forti: le Americhe (non solo quella del nord),
si sono popolate, dal 500 in poi, per larrivo e linsediamento degli europei; le citt hanno sempre
avuto un saldo naturale negativo (pi morti che nati), ma nonostante questo sono molto cresciute, e
assorbono oggi pi della met della popolazione mondiale, per il continuo afflusso di migranti, a
breve e a lungo raggio; guerre, persecuzioni e sconvolgimenti naturali (tellurici, climatici, ) hanno
sempre avuto una coda di fughe di massa, con riallocazioni, a volte temporanee ma spesso definitive,
di larghe porzioni di popolazione.

Cos cambiato, dunque, in questi ultimi anni? Intanto, linformazione: sappiamo prima e pi
facilmente che cosa avviene, in Italia e nel resto del mondo; e il resto del mondo sa di noi. Sa in
particolare che siamo ricchi, con un Pil pro-capite che, rispetto ai paesi di provenienza pu
facilmente essere 10 o 20 volte pi alto, e pu rapidamente stimare i potenziali vantaggi economici
di una migrazione.

Poi sono cambiati i mezzi di trasporto: con minor spesa, sarebbe possibile oggi muoversi
rapidamente e con facilit da un punto allaltro del continente. Qui il condizionale per dobbligo,
perch di fronte a unaccresciuta facilit tecnica della mobilit si trova invece unaccresciuta
difficolt politica: i controlli alle frontiere, nati allingrosso un secolo fa, con lo scoppio della prima
guerra mondiale, sono da allora diventati sempre pi capillari e stringenti.

Poi cambiato il mondo: non ci sono pi spazi vuoti da occupare pi o meno liberamente. (Invero, si
trattato pi spesso semi-vuoti, che sono stati occupati a danno di popolazioni indigene
sparsamente insediate e poco organizzate). Il miliardo di abitanti del pianeta del 1800 (circa) si
moltiplicato per sette, e in tutti i paese del mondo, o quasi, prevale ormai la sensazione del siamo
gi troppi cos, non c posto per altri. Questo cambiamento stato causato dalla transizione
demografica, ossia dalla riduzione della mortalit e, successivamente, della fecondit, che, in tutto
il mondo, ha prodotto intanto la crescita del numero di abitanti, e poi, tipicamente unondata di
ringiovanimento della popolazione, seguita per, a una cinquantina danni di distanza,
dallinvecchiamento e, in prospettiva, dal decremento demografico. Solo che queste ondate non sono
state sincrone nei vari paesi: per lItalia e lEuropa nel suo complesso, la fase di invecchiamento e
potenziale declino gi iniziata; il vicino oriente, lAmerica Latina, lAfrica mediterranea, e quasi
tutta lAsia sono di qualche decennio indietro rispetto a noi, e la loro popolazione in et attiva
ancora in crescita, sia pur rallentata; lAfrica sub-sahariana in piena espansione.

Infine, i tempi dei cambiamenti sono accelerati: le crisi economiche e politiche possono colpire quasi
da un giorno allaltro, e nuove emergenze (economiche o umanitarie) appaiono ormai spesso, e
allimprovviso.

Lemergenza umanitaria

Lemergenza umanitaria degli ultimi due anni (2014-


2015), ad esempio, stata particolarmente forte, con un
totale di circa 300 mila sbarchi sulle nostre coste, e
migliaia di morti in mare (figura 1). Per trovare una
crisi internazionale di proporzioni simili bisogna risalire
ai primi anni 90 e alla guerra civile nella ex Iugoslavia.
Ma l gli spostamenti sono stati prevalentemente
terrestri, e lItalia ha avuto un ruolo solo marginale
nellaccoglienza dei profughi.

Poco prima di allora, nel 1991, fortissima stata londata migratoria arrivata dallAlbania, con le
navi cariche di migranti attraccate nei porti di Brindisi e di Bari. Ma si trattava, in quel caso, di
quelli che oggi definiremmo migranti economici. Complessivamente arrivarono in 40-50 mila, una
parte fu distribuita tra le province italiane, unaltra parte rimpatriata. In migliaia richiesero lo status
di rifugiato che solo in pochissimi casi fu concesso. Ma il flusso non si arrest e annualmente
continuarono ad arrivare decine di migliaia di albanesi, unimmigrazione silenziosa, lontana dal
clamore delle cronache, che a seguito delle ripetute regolarizzazioni ha portato la comunit albanese
residente in Italia a sfiorare le 500.000 persone e a collocarsi al secondo posto nella graduatoria
delle nazionalit straniere residenti in Italia.

La figura 1 evidenzia una correlazione piuttosto stretta tra il numero di sbarchi e il numero di
richiedenti asilo, anche se questi ultimi sono quasi sempre numericamente inferiori ai primi. Nel
2014 si contano ad esempio, 170.000 sbarcati e solo 63.000 richiedenti asilo. Complessivamente, dal
1997 al 2014, sono stati registrati oltre 600 mila stranieri sbarcati in Italia, un po meno di 400 mila
richiedenti asilo e un totale di 145 mila riconoscimenti (33 mila rifugiati, 77 mila protezioni
umanitarie e 35 mila protezioni sussidiarie), su 342 mila casi esaminati.

Quelli degli ultimi due anni sono numeri alti, per carit. Ma lItalia non il solo paese ad affrontare
questi problemi, e non neppure la pi colpita da essi. Nel periodo 2010-14, ad esempio, ai paesi
dellUE28 sono arrivate quasi 2 milioni di domande di asilo, di cui meno di 160 mila in Italia (8%
circa). Finora i richiedenti asilo si sono rivolti prevalentemente ad altri paesi europei e in Italia negli
ultimi 18 anni abbiamo accolto appena 8.000 persone allanno, tra rifugiati e beneficiari di
protezione umanitaria o sussidiaria.

Pi immigrazione normale che sbarchi e rifugiati

Gli immigrati che arrivano sulle carrette del mare sono


giustamente oggetto di unattenzione continua da parte
dei mass media. Rischiano la loro vita per raggiungere
lEuropa, e gi in migliaia sono morti nel Mediterraneo.
Spesso sono richiedenti asilo ed hanno bisogno di aiuto
ed assistenza immediati. Sbarchi e richieste di asilo,
nonostante la grande copertura mediatica che viene
loro riservata, non sono per i fenomeni numericamente
prevalenti, nel quadro migratorio complessivo. La figura
2 ci aiuta a capire che non sono la componente pi
importante neppure oggi, in questo periodo di
emergenza, e meno ancora lo sono stati negli ultimi 10 o 20 anni. La maggioranza degli immigrati
non arrivata via mare sui barconi degli scafisti, ma a piedi attraversando i confini terrestri, in
pullman, in treno o in aereo. Limmigrazione che sempre ha prevalso, e che ancora prevale, quella
che segue altre vie: la pi tipica delle quali quella o dei cittadini comunitari, ad esempio dalla
Romania o dalla Polonia, che hanno ormai da anni diritto di muoversi liberamente sul nostro
territorio, oppure degli overstayers, persone cio che sono entrate in Italia con un visto
temporaneo (ad esempio per studio o per turismo) e che poi sono rimaste, per cercare di costruire
qui la loro vita. Favorite in questo dal nostro frequente ricorso a sanatorie e cambi di legislazione,
come in parte ricordato nella stessa Figura 2.

dal 1973 che lItalia, che per un secolo era stata un importante paese di emigrazione, si
trasformata (anche) in un paese di immigrazione. Ma allinizio prevalevano i ritorni degli italiani
precedentemente emigrati, soprattutto in Europa, ed espulsi dal mercato del lavoro con la crisi dei
primi anni 70, e poi, poco a poco, hanno preso il sopravvento gli arrivi di stranieri. La novit del
fenomeno ha creato anche non poche difficolt di misurazione, che sono state per
progressivamente affrontate e (quasi) superate, bench le varie fonti parlino ancora linguaggi
diversi.
Se ci
riferiamo allanagrafe, si contano oggi oltre 5 milioni di
stranieri iscritti, che corrispondono a pi dell8% del
totale dei residenti (figura 3). Non poco, ma non un record in Europa: ci battono non soltanto due
fuoriclasse come Lussemburgo (45% di stranieri) e Svizzera (24%), ma anche paesi comparabili a
noi per dimensione demografica, come Spagna e Germania (figura 4). Ma questi numeri non dicono
tutto: la tabella 1, ad esempio, ci aiuta a comprendere
che gli stranieri in Italia sono un po pi dei 5 milioni
dellanagrafe. Ci sono ancora circa 400 mila stranieri
con regolare permesso di soggiorno, ma non iscritti in
anagrafe, e ci sono pure gli irregolari, il cui numero
ignoto per definizione, ma che si possono stimare
nellordine dei 400 mila (ISMU, 2015).

Forse si potrebbe per continuare a contare: eh gi,


perch (relativamente) facile attribuire unetichetta
giuridica di italiano o straniero a una persona, ma la

realt spesso assai pi sfumata.


Abbiamo anche circa un milione di italiani per acquisizione (in passato prevalentemente per
matrimonio, ma ormai sono pi numerose le acquisizioni per residenza ultradecennale, oltre che
quelle dei minori per trasferimento della cittadinanza dai genitori diventati italiani e dei giovani neo-
maggiorenni figli di stranieri ma nati e residenti da sempre in Italia; figura 5) e circa 400 mila figli di
coppie miste, che sono italiani a tutti gli effetti legali, ma che sono nondimeno portatori di una certa
parte di innovazione, o alterit a seconda di come la si vuol guardare (figura 6). E c anche un
numero imprecisato di figli di coppie non pi miste: coppie, cio formate in origine da italiani e
stranieri, ma nelle quali il partner straniero ha successivamente (anche grazie al matrimonio)
acquisito la nazionalit italiana.

Gli stranieri e noi


La presenza straniera in Italia ha moltissime facce, che
non possono essere tutte trattate qui. Limitiamoci alle
pi evidenti. La prima che larrivo degli immigrati ha
in certa misura compensato la nostra bassa natalit e
rallentato il processo di invecchiamento della
popolazione italiana (Gesano e Strozza 2011).
Ignorando la componente intermedia di cui si
parlato prima (italiani con origine straniera che
comunque, se considerati, rafforzerebbe le
argomentazioni che stiamo qui portando, di contributo
al minor invecchiamento) e limitandoci ai soli stranieri
veri e propri, possiamo dare unocchiata alla piramide per et dei residenti in Italia allinizio del
2014 (figura 7). Ebbene, si vede chiaramente che la base sarebbe ancora pi stretta, e
lingrossamento nelle et adulte meno marcato, se non fosse per la presenza degli stranieri. La loro
et media infatti molto minore (33 anni, contro i 45 degli italiani doc), per la quasi assoluta
mancanza (per ora) di stranieri anziani in Italia.

Per ragioni anagrafiche, quindi, gli stranieri praticamente non compaiono tra i pensionati (e, per
ragioni legislative, sono comunque spesso destinati a perdere i soldi che hanno versato in contributi:
v. INPS 2015), e sono poco presenti anche tra i beneficiari di cure mediche o ospedaliere, ma sono
invece robustamente presenti, e in crescita, tra coloro che lavorano (e pagano tasse e contributi),
anche se spesso in posizioni lavorative pi deboli (a reddito pi basso, e pi precarie). Questa loro
maggiore precariet spiega anche la loro sovra-rappresentazione tra i disoccupati (figura 8).

In ogni caso, il bilancio anche solo economico della loro


presenza per lItalia largamente positivo: la
Fondazione Moressa (2015), ad esempio, ha
recentemente stimato, per il solo anno 2012, un saldo
attivo per lo stato italiano di quasi 4 miliardi di euro
attribuibile alla presenza straniera. Infatti, a fronte di
circa 16,5 miliardi di entrate pubbliche (tra imposte,
tasse e contributi), la spesa pubblica a favore degli
stranieri (comprensiva di tutte le voci: sanit, scuola,
servizi sociali, casa, giustizia, Ministero degli Interni e
trasferimenti) stata di appena 12,6 miliardi. Un bel business per noi ma un vantaggio di cui, a
quanto pare, non sappiamo renderci pienamente conto.

*Articolo pubblicato anche su www.prometeia.it

Per saperne di pi

De Rose Alessandra, Strozza Salvatore (a cura di) (2015) Rapporto sulla popolazione. LItalia nella
crisi economica, il Mulino, Bologna

Fondazione Moressa (2015) Rapporto 2015 sullEconomia dellimmigrazione


Gesano Giuseppe, Strozza Salvatore (2011) Foreign migrations and population aging in Italy,
Genus, vol. LXVII, n. 3,

INPS (2015) LINPS e le pensioni allestero

ISMU (2015) Ventunesimo Rapporto sulle migrazioni 2015, FrancoAngeli, Milano

Istat, sito www.demoistat.it

Istat (2015), Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza,
Statistiche report, 22 ottobre,

Livi Bacci Massimo (2007) Popolazione: storia ed evoluzione, Enciclopedia Treccani della Scienza e
della Tecnica

Livi Bacci Massimo (2015), La quarta globalizzazione, Limes, 6/2015 Chi bussa alla nostra porta,
http://www.limesonline.com/cartaceo/la-quarta-globalizzazione?prv=true

Neodemos (2015) Lintegrazione delle comunit immigrate e limprenditoria straniera


Siccome lo Stato attuale non si pone la domanda, deve porla un privato. Il che vergognoso non per
il privato, ma per lo Stato. Siccome so che lo stato non si porr la domanda, non prender mai la
decisione, provatevi ad immaginare cosa faranno i profughi che arrivano troppo numerosi e
troppo rapidamente per sperare di integrarli, e arrivano sapendo bene che li manteniamo, li
paghiamo persino per la nostra civilt. Nei primi due mesi dellanno sono arrivati in Italia gi in 131
mila; a fine anno saranno un milione (che si aggiunge ai cinque che gi vivono qui). Provatevi a
immaginare quando saranno 3, 5, quindici milioni. Saranno senza lavoro. Accampati dove capita,
dentro le metropolitane come ad Atene, o sotto le tende come a Calais. Come l, cacheranno dove
capita e cominceranno a rubacchiare, a minacciare; ci vedranno deboli, e capiranno a volo che
possono fare di tutto. Come s gi visto nelle residenze improvvisate in Germania, porteranno via
ai soccorritori quello che, caritatevoli, portano; non aspetteranno la disciplinata distribuzione della
roba, arrafferanno. In gruppi abbastanza numerosi da far paura alla polizia (lavete visto a
Capodanno) faranno la spesa nei supermercati senza pagare a Calais avevano cominciato.
Porteranno via il borsellino alle vecchiette. Presto, andare a fare la spesa sar difficile. Forse
impossibile, perch i supermercati chiuderanno a meno di non fornirsi di vigilantes armati.
Naturalmente si prenderanno le ragazze. Lo stanno gi facendo. Ammazzeranno, diventando sempre
pi audaci.
Magari in quaranta entreranno a casa nostra e ci manderanno sulla strada noi. Saremo in grado di
difenderci? I giudici ci impediranno di usare le armi. Forse sar troppo tardi loro saranno troppi, pi
di noi. Pi giovani, pi affamati, pi adusi alla violenza.
Naturalmente si dir che esagero. Va bene, non pongo la domanda. Ma un giorno si dovr
cominciare a sparare, e forse sar tardi, perch loro saranno pi di noi, e pi armati di noi.

L'articolo Bisogner cominciare a sparare. Quando? tratto da Blondet & Friends, che mette a
disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.
Limmigrazione, a torto o a ragione, diventata uno dei temi pi dibattuti nellattuale scontro
politico in Europa e Nord America. Forse esagerando, il ruolo dellimigrazione considerato un
fattore centrale per la scelta del Brexit nel Regno Unito, e per lascesa del movimento America
First di Trump negli Stati Uniti. Sembra oggi impossibile poter discutere serenamente
sullimmigrazione, senza che nel dibattito entrino in gioco ogni sorta di ordini del giorno,
preconcetti, insinuazioni e ricriminazioni. Attori e interessi di ogni tipo rivendicano una voce nel
dibattito, dallidentit e sicurezza nazionale al multiculturalismo, ai diritti umani, al
cosmopolitismo globalista. Al contrario, ci che viene generalmente ignorato nei dibattiti pubblici
una discussione della politica economica dellimmigrazione ed in particolar modo una critica del
ruolo dellimmigrazione nel sostenere il sistema capitalista.
Prima di proseguire, dobbiamo innanzitutto smontare alcune tattiche di distrazione, spesso usate nel
dibattito pubblico, che purtroppo confondono troppe persone. Primo: essere contrario
allimmigrazione non rende una persona razzista. Le due cose non sono consequenzali. Essere
razzista significa adottare una visione dellumanit ordinata in base a delle differenze biologiche,
che si immagina stabiliscano una gerarchia. Preferire i propri simili (qualsiasi cosa significhi)
potrebbe essere la base di un certo etnocentrismo, ma non necessariamente del razzismo in quanto
tale. E importante non scattare sempre istericamente sui termini pi provocatori e sconcertanti solo
perch la vis polemica richiede una vittoria immediata. In realt, non si vince nulla, si d solamente
limpressione di non sapere di cosa si sta parlando. Similmente, la xenofobia non implica n
razzismo n etnocentrismo, perch pu andare oltre si luno che laltro nellessere una paura o una
repulsione nei confronti di chiunque sia straniero o diverso. Al contrario, uno pu essere
fermamente razzista ma allo stesso tempo a favore dellimmigrazione, a condizione che
limmigrazione sia consentita solamente ai membri della propria razza (politica ufficialmente
seguita dallAustralia fino alla seconda guerra mondiale). Altre forme di politiche razziste favoreli
allimmigrazione includono la schiavit propriamente detta, il lavoro forzato, fino al razzismo
spicciolo di chi dice facciamo venire i Messicani, sono cos bravi come giardinieri. Bisogna
aggiungere che alcuni sondaggi condotti negli Stati Uniti suggeriscono che lopposizione
allimmigrazione negli Stati Uniti non sia legata al razzismo, bens alla paura che gli immigrati
meno qualificati non possano mantenersi senza usufruire di vari programmi assistenziali (Medicaid,
SNAP [buoni pasto, ndT], crediti dimposta,). Reihan Salam aggiunge credo che se la politica
migratoria non fosse discussa in termini razziali, lopposizione allimmigrazione sarebbe in realt
molto pi forte. Bisogna altres distinguere tra opinioni anti-immigrati e politiche anti-
immigrazione, anche se tra le due ci possono essere punti di contatto. In definitiva, tutte queste cose
oscurano le domande essenziali che non vengono, in genere, mai poste: 1) Razzismo, identit ed
apertura sono le questioni pi importanti in tema di immigrazione? 2) Perch i lavoratori
dovrebbero essere a favore dellimmigrazione?
Se rivolgiamo la nostra attenzione allattuale politica economica dellimmigrazione in Europa e
Nord America, e prestiamo attenzione alla relazione fra immigrazione e capitale, potremmo scoprire
due strane assenze. La prima che coloro i quali, a sinistra, negli anni passati erano apertamente
critici nei confronti dellimmigrazione di massa, in particolar modo quella illegale, ora non si
pronunciano su questo tema, o hanno cambiato opinione senza spiegare perch. La seconda che
molti intellettuali Marxisti, pur avendo tutti gli strumenti concettuali ed empirici per farlo, non
collegano immigrazione e capitale nei loro lavori, evitando di fornire delle basi per una critica
allimmigrazione. La mia spiegazione per entrambe le assenze la paura di essere stigmatizzati
come xenofobi o, peggio ancora, razzisti, anche se, come detto prima, tale paura illogica e
dovrebbe essere superata.

La sinistra in passato: critica pubblica dellimmigrazione


In un passato non molto remoto, attivisti e politici di sinistra come Naomi Klein e Bernie Sanders si
erano pronunciati pubblicamente contro limmigrazione per il suo ruolo nella depressione dei salari,
nellaumento della disoccupazione e della miseria tra le classi meno abbienti, e nella promozione di
una forma elitista di distacco cosmopolita da ogni luogo. Concentriamoci su questi due autori.
Naomi Klein sosteneva che le persone legate alle proprie origini fossero la piu grande minaccia per
il capitalismo neoliberista, perch hanno radici e storie alle spalle, mentre il capitalismo globale
preferisce assumere persone disposte a muoversi con facilit. Klein riconosceva anche che questo
modello economico crea eserciti di lavoratori in surplus e che i lavoratori migranti sono utili a
tenere i salari molto, molto bassi. Naomi Klein si pronunciata anche sulla ricostruzione di New
Orelans in seguito alluragano Katrina, in cui coloro che hanno perso le loro case, soprattutto
afroamericani, non sono stati quelli che hanno ottenuto i lavori per ricostruirle, lavori per cui sono
stati utilizzati invece lavoratori immigrati.
Bernie Sanders, che avrebbe in seguito denunciato le politiche a favore delle frontiere aperte come
un piano degli oligarchi di destra, dei fratelli Koch [famosi affaristi americani, ndT], nel
2007 dichiarava:
Se la povert aumenta e i salari diminuiscono, non capisco perch abbiamo bisogno di milioni di
persone che entrano in questo paese come lavoratori temporanei, che lavoreranno per stipendi pi
bassi di quelli dei lavoratori americani e porteranno ad un ulterore abbassamento dei salari, pi di
quanto non stia gi accadendo ora.
E lintervistatore aggiungeva:
E come sappiamo, le principali industrie che assumono la maggior parte degli immigrati illegali,
industrie di costruzioni, di giardinaggio, dello svago, del turismo, sono tutte industrie in cui i salari
stanno diminuendo Questo punto non viene discusso al Senato da chi propone la regolarizzazione
degli immigrati.
A cui Sanders rispondeva:
E vero, non hanno una risposta coerente a riguardo. []

Immigrazione: al servizio dei detentori del capitale.


[] In Diciassette contraddizioni Harvey [celebre antropologo inglese, ndT] nota che, per molti
Marxisti, la contraddizione tra capitale e lavoro la principale contraddizione del capitalismo, ma,
seppur egli stesso Marxista, non pensa che questa contraddizione possa spiegare da sola tutte le crisi
del capitale. La sua definizione di capitale, e il modo in cui lo distingue dal capitalismo, lasciano
molto a desiderare. Avendo fissato il ruolo del lavoro nello sviluppo storico del capitalismo
(fondamentale o no, il lavoro rimane centrale), Harvey personifica il capitale dicendo che il
capitale si sforza di produrre un paesaggio geografico favorevole alla sua riproduzione e successiva
evoluzione, anche se sono i capitalisti che lo fanno, e non il capitale in quanto tale. Avrebbe potuto
aggiungere che rimaneggiare un paesaggio geografico implica considerare come gli esseri umani si
inseriscono in questo paesaggio, e che spostare lavoratori in giro per il mondo significa senza
dubbio rimaneggiare la geografia. Avendo stabilito la centralit della contraddizione capitale-lavoro,
Harvey aggiunge il terzo elemento essenziale della sua analisi: che uneconomia basata sulla
spoliazione il nocciolo di quello che davvero il capitalismo. Come procede questa spoliazione
dei lavoratori?
Lutilit dellimmigrazione nel sistema capitalistico sta nellabilit, da parte dei capitalisti, di
usarla per rompere il potere monopolistico del lavoro. Sostanzialmente, i lavoratori possono
avere un monopolio virtuale sul loro lavoro, specialimente se il lavoro specializzato e il numero
dei lavoratori ridotto. Il flusso di migranti pu spezzare questo monopolio, creando competizione
tra i diversi lavoratori. Harvey spiega questo concetto in dettaglio, ma senza mai parlare
esplicitamente di immigrazione, utilizzando un esempio che si rivela molto importante per la
situazione americana odierna:
Sullagenda del capitale non c labolizione delle specializzazioni di per s, ma labolizione delle
specializzazioni monopolizzabili. Quando nuove competenze diventano importanti (ad esempio, il
saper programmare al computer), allora il problema per il capitale non necessariamente abolire
queste abilit (cosa che alla fin fine potrebbe ottenere grazie allintelligenza artificiale), ma minare
il loro aspetto potenzialmente monopolizzabile finanziando una sovrabbondanza di opportunit per
acquisire quella specializzazione. Quando, da un numero esiguo, la forza lavoro con competenze di
programmazione cresce fino ad essere sovrabbondante, il potere del monopolio si rompe, facendo
crollare il costo di quello specifico lavoro. Una volta che i programmatori possono essere pagati una
pipa di tabacco, allora il capitale certamente felice di riconoscere questa come forma di lavoro
specializzato di cui si serve
Oggi possiamo aggiornare questa spiegazione in termini di immigrazione. Harvey sottolinea che
laumento dellaccesso alleducazione porta ad un aumento del numero di lavoratori specializzati,
ma non nota, e suona molto strano, dato che ha lavorato nelluniversit per gran parte della sua vita,
che un altro metodo per aumentare quel numero importare studenti stranieri perch seguano un
corso di studi, e poi trattenere quegli studenti stranieri. In altre parole, importare specialisti
dallestero attraverso limmigrazione. Questo un punto cruciale del programma di Hillary Clinton
in vista delle elezioni presidenziali del 2016, ma non se parla, proprio per quella tattica diversiva del
politicamente corretto a cui accennavo precedentemente. Infatti, nel Programma di Hillary Clinton
su tecnologia e innovazione, si legge:
Attirare e far restare i migliori talenti da tutto il mondo: Il nostro sistema di immigrazione
minato da visti, burocrazia e altre barriere che impediscono ai lavoratori specializzati e agli
imprenditori di venire, restare, e creare lavoro negli Stati Uniti. Troppo spesso imponiamo a persone
provenienti da altri Paesi e formate negli Stati Uniti di ritornare a casa, senza dare loro la possibilit
di rimanere e di continuare a contribuire alla nostra economia. Nel contesto di una soluzione pi
ampia per limmigrazione, Hillary garantirebbe il visto (green card) a tutti i laureati e i dottorati in
discipline scentifiche presso istituzioni accreditate, permettendo agli studenti stranieri che hanno
finito il loro percorso di studi di accedere alla green card. Hillary sosterr inoltre i visti start-up,
che permettono ai migliori imprenditori stranieri di venire negli Stati Uniti, costruire imprese nei
settori tecnologici pi competitivi a livello globale, e creare posti di lavoro e opportunit per i
lavoratori americani. Prima di ottenere il visto, gli imprenditori immigrati dovranno ottenere un
impegno di copertura finanziaria da parte di investitori americani, e per ottenere la green card
dovranno creare un certo numero di posti di lavoro e ottenere determinati risultati.
A questo punto, per gli studenti americani, gravati di debiti contratti per ottenere i loro diplomi nelle
discipline scientifiche, sar sempre pi difficile spuntarla quando dovranno competere con gli
immigrati per un numero finito di posti di lavoro, oppure quando i loro stipendi diminuiranno, man
mano che il numero di lavoratori dello stesso settore aumenter. Quello che la Clinton sta
proponendo, in effetti, non niente di nuovo: formalizzerebbe e renderebbe pi efficiente la
competizione dei colletti bianchi stranieri che gi esiste. (Munro, 2016)
La chiave del potere dei capitalisti di diminuire i salari sta nella diminuizione delle opportunit di
lavoro. Nel caso degli Stati Uniti, non solo il fatto che i lavoratori immigrati competono per i posti
di lavoro, ma anche che si stanno appropriando di una fetta sproporzionata delle opportunit di
lavoro disponibili. Infatti, anche se i lavoratori nati in un altro paese costituiscono solo il 15% della
forza lavoro, si sono per accaparrati il 31% dei nuovi posti di lavoro (vedi Kummer, 2015).
Nellanalisi di Marx, i capitalisti sono interessati a possedere un vasto esercito industriale di
riserva in modo tale da contenere le ambizione dei lavoratori. E, come aggiunge Harvey, se tale
surplus di lavoro non esistesse, il capitale dovrebbe crearlo. E come pu farlo? Harvey identifica
due modi per creare un surplus di lavoro: disoccupazione causata dalla tecnologia (automazione) e
accesso a nuove fonti di lavoro (ad esempio delocalizzare in Cina). E ancora una volta peculiare
che Harvey non elenchi unaltra ovvia opzione: espandere lofferta di lavoro interna importando
lavoratori (immigrazione). Dato che limmigrazione pu avere un ruolo importante per la creazione
di un surplus di lavoro, perch non dirlo?
Fino adesso abbiamo parlato di come limmigrazione venga usata per rompere il potere
monopolistico del lavoro, espandendo lofferta interna di lavoro o attraverso la delocalizzazione.
Harvey, a onor del vero, dice, di passaggio, che limmigrazione serve da aggiustamento geografico
del sistema capitalista, redistribuendo il surplus di lavoro dove pi necessario. Ma
laggiustamento geografico odierno appare in due forme, una quella che chiamiamo
delocalizzazione o outsourcing. La delocalizzazione essenzialmente fa sovvenzionare il capitale
ai lavoratori; una delle assurdit del libero mercato contemporaneo che qualsiasi sussidio
governativo ai lavoratori sia vietato, mentre i lavoratori possono essere iper-sfruttati per salari
atrocemente bassi che riflettono il basso prezzo dei loro prodotti dovuto alla competizione sul
mercato globale. Questo un sussidio, solo che non volontario, e non statale. In ogni caso, la
delocalizzazione, con cui i posti di lavoro vanno allestero, solo uno dei modi in cui si pu
aumentare la competizione tra i lavoratori. Il secondo metodo lo potremmo chiamare
rilocalizzazione, con cui non sono i lavori che vanno incontro ai lavoratori allestero, ma sono i
lavoratori allestero che migrano per trovare i lavori, limmigrazione. Sfortunatamente, Harvey non
fa riferimento alla rilocalizzazione come parte di una coppia di opzioni assieme alla
delocalizzazione.
Storicamente, limmigrazione stata usata per deprimere i salari dei lavoratori nella nazione
che li riceve. Questo particolarmente vero nel caso degli Stati Uniti. Come Paul Street ha
recentemente spiegato:
Il fatto che la domanda e lofferta di forza lavoro sia in continuo cambiamento un fattore non
trascurabile nei trionfi, difficolt e tribolazioni delle classi lavoratrici americane presenti e passate.
Come spiega uno dei massimi economisti di sinistra americani, Richard Wolff, la lunga crescita dei
salari reali negli Stati Uniti finita pi di 30 anni fa grazie alla combinazione di
computerizzazione, delocalizzazione, entrata delle donne nel mercato del lavoro, ed una nuova
ondata migratoria questa volta soprattutto dallAmerica Latina, specialmente dal Messico e
dallAmerica Centrale I capitalisti da Main Street a Wall Street capirono rapidamente che i datori
di lavoro potevano rallentare o fermare laumento dei salari, perch lofferta ora superava la
domanda nel mercato del lavoro
Se non credete che limmigrazione sia usata dai datori di lavoro per ridurre gli standard di vita e di
lavoro negli Stati Uniti, allora potete andare a lavorare in una qualsiasi fabbrica americana che ha
un numero significativo di mansioni spiacevoli e che non richiedono qualificazioni. Vedrete il
vostro capo-capitalista che mantiene i salari bassi e i lavoratori intimiditi ed oppressi assumendo, tra
le varie cose, degli immigrati la cui esperienza di povert estrema, violenza, e altre forme di miseria
nei loro paesi di origine, rende disposti a lavorare in una manifattura moderna con obbedienza e
senza proteste per 10$ allora o meno.
Ci nonostante, l'opinione degli esperti continua a creare il mito che limmigrazione non abbia
impatti negativi sui lavoratori.
Un altro modo importante in cui limmigrazione sostiene il capitale legato al potere dacquisto dei
salari. Come abbiamo visto, nellinteresse del capitalista di tenere i salari pi bassi possibili. La
contraddizione che per sorge, e Harvey vi presta notevole attenzione, che salari pi bassi
significano meno denaro per fare acquisti. Ci riduce le dimensioni del mercato, e riduce i margini
di profitto dei capitalisti. Quindi, se i lavoratori hanno tutti meno soldi, chi sostiene la domanda?
Una opzione aumentare gli stipendi: male. Laltra aumentare il credito, cosa che si sta facendo.
La terza opzione aumentare la massa totale dei lavoratori, cosa che si sta anche facendo. I
lavoratori possono anche avere meno denaro da spendere singolarmente ma, importando pi
lavoratori, ci saranno pi persone che spendono (anche se poco). Quindi limmigrazione pu aiutare
a sostenere o perfino aumentare la domanda, senza aumentare i salari.
Un fenomenale aumento della forza lavoro totale, scrive Harvey, potrebbe aumentare la
massa di capitale che viene prodotta anche se il tasso di remunerazione individuale
diminuisce. Ci che per Harvey non dice che un modo per ottenere un aumento fenomenale
della forza lavoro totale quello di promuovere limmigrazione di massa, o consentire tacitamente
che grandi numeri di persone entrino illegalmente. Ci che Harvey invece dice che
limmigrazione pu aiutare a sostenere lo sviluppo economico futuro, ma non chiaro come, perch
poco dopo dice che, nel caso degli Stati Uniti, la creazione di posti di lavoro dopo il 2008 non si
evoluta parallelamente allespansione della forza lavoro e che lapparente declino del tasso di
disoccupazione riflette invece una riduzione della proporzione di cittadini attivi che cerca
effettivamente lavoro. Nuovamente, non considera limpatto di milioni di persone che entrano a far
parte della forza lavoro arrivando dallestero.
[] Harvey avrebbe potuto trovare un approccio pi fruttuoso, nel suo discorso, nel punto in cui
scrive gli affari pi lucrativi del capitalismo contemporaneo sono il traffico di donne, lo spaccio
di droga o la vendita clandestina di armi. Traffico di donne? Perch non traffico di lavoratori,
com il caso dellimmigrazione clandestina, che sfruttata da trafficanti di esseri umani in numero
di gran lunga maggiore del traffico solamente di donne? In ogni caso, le frontiere aperte o
permeabili sono una pacchia per i tre affari pi lucrativi del capitalismo contemporaneo. Il
miglior modo per massimizzare la crescita della forza lavoro totale precisamente attraverso vie
illegali, perch, com ovvio, essendo illegale implica che 1) non regolata dallo stato, e non
soggetta a dibattito politico, 2) non limitata in volume e 3) esclude che i lavoratori possano
avvalersi dei diritti garantiti dalle leggi sul lavoro.
[] Harvey fornisce anche una prospettiva interessante sul fatto che siamo testimoni di un conflitto
tra politica ed economia sul tema dellimmigrazione. Con politica, intende lo stato, con il suo
potere su di un determinato territorio, e con economia intende gli interessi del capitale. Come
Harvey osserva: la lealt dei cittadini nei confronti dei loro Stati, costruita dagli Stati stessi,
fondamentalmente in conflitto con la peculiare lealt del capitale nei confronti del fare soldi, e
nientaltro. In quella che ancora una volta avrebbe potuto essere, per Harvey, unoccasione di
riflettere sullimmigrazione, egli dice: affetto e lealt verso luoghi e forme culturali specifici sono
visti come un anacronismo, aggiungendo poi: non forse questo quello che la diffusione
delletica neoliberista poponeva e, alla fine, ha ottenuto? Si potrebbero qui andare a rileggere i
commenti di Naomi Klein di cui parlavamo allinizio. []

Immigrazione: al servizio dei detentori dei voti


Se si daccordo con Marx, che sia nellinteresse dei capitalisti di possedere un vasto esercito di
riserva di lavoratori disoccupati per tenere bassi i salari e magari per spezzare le organizzazioni
collettive dei lavoratori, allora non si pu in nessun modo pensare che la creazione di lavoratori usa-
e-getta sia un fenomeno nuovo. (E non serve essere Marxisti per essere daccordo con quella che
in effetti unosservazione della realt.) In ogni caso, dovrebbe essere chiaro che negli Stati Uniti, in
Canada e parti dellEuropa, la deindustrializzazione causata dai trattati di libero scambio ha creato
molti pi disoccupati che in passato. Il fenomeno dellaumento della disoccupazione a causa del
libero scambio globalizzato una peculiarit del capitalismo neoliberale. A quelli che beneficiano di
questa situazione (le elites politiche ed economiche che governano il sistema a proprio vantaggio),
risulta chiaro che una crisi iniziata. Vedono oggi una reazione da parte di coloro che hanno
espropriato. La democrazia liberale, come sistema di potere, era consentita nel momento in cui la
politica era stata separata dalleconomia, ed il voto non sembrava poter mettere in discussione il
sistema economico. Quando, invece, i lavoratori sfruttati trovano un modo per far sentire le loro
proteste attraverso le elezioni, allora quella separazione inizia a rompersi. Nessuno stupore, quindi,
che le elite democratiche ora proclamino ad ogni occasione che assistiamo al suicidio della
democrazia, scrivendo perfino con tono apocalittico chela fine imminente e che la tirannia si
avvicina. Ci che al capolinea, perch deve esserlo, essendo stato cos ovviamente irrazionale e
insostenibile, il sistema dellelitismo democratico che i governanti avevano creato e che speravano
avrebbe preservato il sistema economico esistente eliminando ogni forma di politica popolare.
(Bachrach, 1980). Gli elettori, invece, ora realizzano che in casi eccezionali possono effettivamente
esprimere un voto sulla globalizzazione, il libero mercato ed il neoliberismo, come nel caso del voto
per il Brexit nel Regno Unito e come nel caso del movimento di Trump negli Stati Uniti.
(Ma chi lavrebbe mai detto che le elite fossero cos sensibili, ed isteriche? Ora che sono pi ricche
di sempre nella storia delluomo qualsiasi discorso di una riduzione della loro abilit di avere di pi
visto come un suicidio ed unapocalisse?)
Altrimenti, la democrazia liberale non sottopone mai a giudizio questioni che riguardino il libero
mercato o limmigrazoione. Non ha mai voluto farlo, perch i lavoratori sono tenuti in grande
disprezzo (vedi Krugman, 2016; Confessore, 2016). Nel caso del Brexit, vi stato un aperto
disdegno della democrazia da parte di quelli che hanno votato Remain, che andato dallesortare il
Parlamento ad ignorare, semplicemente, il risultato del referendum, sino a chiedere un secondo
referendum con una soglia pi alta, necessaria a sancire una vittoria del Brexit. Entrambe le
iniziative hanno fallito. Membri della sinistra metropolitana hanno voltato le spalle alle classi
lavoratrici. Il fatto che alcun sostenitori del Remain fossero motivati dalla prospettiva di nuove
quantit di lavoro a basso prezzo non passato inosservato. Gli oligarchi sono profondamente
preoccupati, e vorrebbero che noi altri li salvassimo.
Un sistema oligarchico in crisi cerca, ovviamente, rimedi. Avendo reso la maggioranza dei
lavoratori superflui, la chiave sta nel trovare il modo per renderli superflui anche come elettori.
Fortunatamente per gli oligarchi, la storia offre delle soluzioni. Sul sito del dipartimento degli Stati
Uniti si trovano delle lezioni su come far sopravvivere un regime importando migranti che, per
ringraziare, lo sosterranno. Uno di questi casi riguarda la Guyana sotto il governo di Forbes
Burnham e del Peoples National Congress (PNC). Con una classe lavoratrice spaccata tra Afro-
Guyanesi ed Indo-Guyanesi, questi ultimi sostenitori del partito dopposizione e in maggioranza,
quello che Burnham fece fu importare immigrati neri dalle vicine isole pi piccole dei Caraibi,
che avrebbero poi votato PNC per ringraziare Burnham del sostegno. Cose simili accaddero
a Trinidad e Tobago, sotto il governo sostenuto da Washington di Eric Williams e del peoples
National Movement (PNM). In questo caso vi furono sospetti diffusi che la grossa crescita della
popolazione immigrata da Grenada e St. Vincent portasse ad un aumento della base del PNM.
Negli Stati Uniti, sembra che si provi un sollievo che sconfina in sollucchero quando i Democratici
possono dichiarare il declino nel numero dei loro sostenitori tra i lavoratori bianchi, e la crescita del
numero di voti dagli Ispanici, grazie allimmigrazione, sia legale che illegale, che le loro politiche
hanno aiutato a promuovere. Non voglio sostenere che gli odierni governanti degli Stati Uniti
abbiano preso suggerimento diretto da regimi che hanno usato limmigrazione per costruire una
nuova base demografica di sostegno, n penso che questa sia un logica cos esotica da dover essere
importata. Al contrario, il punto capire come limmigrazione sia usata come uno strumento per far
sopravvivere un regime in una nazione divisa sul piano etnico. Un elemento di inusuale saggezza
emerso da un partecipante di destra ad un dibatitto radiofonico negli Stati Uniti che, volendo
ironizzare sulla pratica politicamente corretta di chiamare gli immigrati illegali lavoratori senza
permesso, li ha invece chiamati Democratici senza documenti.
Abbattere i confini offre lopportunit di allungare la vita di un regime impopolare. Le elite
dominanti capiscono che (a) i lavoratori a disposizione sono votanti a didposizione e (b) che
possono sempre importare una nuova base di votanti che sar riconoscente per lappoggio, almeno
finch il discorso pro-immigrazione rimane in piedi. Questo il momento in cui si rivolgono alle
politiche identitarie, al lobbismo neo-tribale ed al narcisismo morale che sfrutta calcolate
espressioni di sdegno. Mentre gli oligarchi ci chiedono di salvarli, in molti rimangono affascinati
dalla politica dellidentit e del moralismo, seducente e sfruttatrice. Alcuni lo fanno nellillusione di
essere in qualche eterna lotta al fascismo ed entrano nella lotta appropriatamente muniti di foto,
postate sui social media, di testi classici del Marxismo dell800 e inizi 900 che stanno
orgogliosamente leggendo. Altri si fanno sedurre perch ancora una volta lasciano che reazioni
emotive a caldo li guidino verso obiettivi che a malapena intuiscono.
E istruttivo notare che il fascismo reale prese piede in una nazione che non aveva alti livelli di
immigrazione. Era, invece, una delle pi grandi produttrici di emigranti: lItalia, dove lidea stessa
di fascismo fu inventata. In effetti, il fascismo, cos come realmente esistito nella storia, includeva
un piano di colonizzazione per stabilire e impiegare a casa una popolazione in forte crescita. Nulla
di tutto questo fa parte dellagenda di Trump.
Mentre limmigrazione pu far sopravvivere un regime dentro i confini, pu essere un fattore di
destabilizzazione quando causata da un cambio di regime allestero. Limmigrazione stata uno
dei fattori determinanti che ha portato alla vittoria del Brexit (vedi Kummer, 2016). Come alcuni
hanno osservato, la societ Britannica stata trasformata du unondata migratoria senza precedenti
nella sua storia: dallavvento di Tony Blair al governo, sono arrivati in Gran Bretagna circa due
volte gli immigrati che erano arrivati nei cinquantanni precedenti. Alcuni sostengono che, di
conseguenza, la vittoria del Brexit sia una vittoria delle classi lavoratrici.
Nel caso dellEuropa, le conseguenze del forte afflusso, nel corso degli ultimi due anni, di rifugiati
e migranti che hanno viaggiato attraverso Turchia, Grecia e Libia, non hanno portato stabilit alla
classe politica dominante. Si vedono i governi europei, alcuni dei quali hanno attivamente sostenuto
(o magari ancora sostengono) le campagne statunitensi per il cambio di regime in Iraq, Afghanistan,
Libia e Siria, che fronteggiano ora il conseguente afflusso di rifugiati. Avendo indebolito, o reso
praticamente inesistenti, le strutture statali dellAfghanistan, dellIraq e della Libia, ed avendo
severamente compromesso la Siria, il livello di violenza senza precedenti in queste nazioni ha
generato un fortissimo afflusso di rifugiati. Per un po, stato possibile scaricare il barile a paesi
poco o pochissimo in grado di ospitare dei rifugiati, come la Giordania e la Turchia, o perfino la
Grecia, gi profondamente fragile. La stessa Siria ha ospitato centinaia di migliaia di Iracheni, dopo
linvasione statunitense. Una volta che una porzione dei rifugiati di queste regioni ha iniziato a
spostarsi verso nord, dentro lUnione Europea, le elite al governo hanno a tutti gli effetti trasferito i
costi sulle classi pi povere, sovraccaricando uno stato sociale gi immiserito dallausterit, ed
esigendo un atteggiamento benevolente. Le proteste di questi strati sociali sono state bollate come
razziste e xenofobe, specialmente dai cosiddetti progressisti. Il punto qui non dovrebbe essere
se quelli che meno possono permetterselo debbano accogliere a braccia aperte o no i rifugiati ed i
migranti. Il punto innanzitutto che loccidente non avrebbe dovuto creare quelle masse di rifugiati,
come ha invece fatto con le sue invasioni, occupazioni e bombardamenti.

Conclusioni: la scomparsa della sinistra?


Abbiamo raccolto una serie di casi in cui la sinistra, a grandi linee, ha abbandonato qualsiasi
tentativo di articolare una prospettiva critica sullimmigrazione. Lo vediamo in casi come:
la ritirata di Naomi Klein e Bernie Sanders e, in generale, di politici ed attivisti di sinistra,
che o si sono chiusi nel silenzio o hanno proprio cambiato posizione;
la chiara riluttanza di accademici Marxisti, come David Harvey, a trarre le ovvie conclusioni
dal loro stesso lavoro;
esponenti della sinistra che rifiutano le rimostranze delle classi lavoratrici, nel momento in
cui viene loro imposta unulteriore austerit dovuta al fatto che sanit, istruzione e servizi
sociali devono occuparsi dei migranti;
le elite politiche che cercano un appoggio da sinistra, fingendosi progressiste, mentre
sostengono limmigrazione dal Messico e dallAmerica Centrale.
Data, per, la stretta relazione tra immigrazione e capitalismo neoliberista, e dato lattuale collasso
dellordine neoliberale, la sinistra si sta condannando allestinzione seguendo le tracce dei politici
neoliberali. Non voto per un razzista o un bigotto si pu facilmente tradurre con sto salvando
loligarchia. Nelloccidente, potremmo quindi essere di fronte ad un punto di svolta storico ancora
pi grande di quanto avremmo potuto immaginare: un futuro plasmato dallassenza della sinistra dal
futuro stesso. Volendo essere meno pessimisti, la sinistra potrebbe diventare poco pi che un
residuo, uneredit, che a volte riappare in forma di apparizioni superficiali, o di frasi fatte, piuttosto
che una vera forza sociale.
Senza una sinistra, lattuale distinzione destra-sinistra (che sta gi sfumando ed evaporando da
entrambi i lati) perder ancor pi senso, in special modo nel momento in cui la destra inizia ad
appropriarsi di tematiche e preoccupazioni che per la sinistra una volta erano cruciali. []
La cosa pi importante da fare ora, in termini politici generali, mettere le politiche migratorie al
centro del dibattito democratico. Bisogna discuterne a fondo, e dovrebbe esserci una vasta
consultazione pubblica. Biasimare semplicemente le persone per zittirle, con laiuto di facili e a
volte ipocrite accuse di razzismo, non pu essere un sostituto della democrazia. Il pubblico deve
sapere come limmigrazione colpisce i salari, i prezzi, le opportunit di lavoro, i servizi sociali, le
organizzazioni sindacali, dato che questo tema cos profondamente legato alla politica economica,
commerciale, e dello stato sociale. Sospetto che, al momento, negli Stati Uniti, secondo troppe
persone di sinistra, il governo degli Stati Uniti dovrebbe rispondere pi agli stranieri che ai
cittadini americani, per quanto riguarda la politica migratoria. Questo un approccio dannoso ed
irrazionale. Oltre a ci, troppo spesso le decisioni sullimmigrazione sono state prese a porte chiuse
da comitati legati ad interessi privati, producendo programmi per limmigrazione contorti e loschi, e
deviando il dibattito fino al punto che le posizioni politiche sono cos polarizzate che il discorso
procede solo su posizioni che non ammettono alcuna obiezione. Infine, in termini di politica estera
statunitense, serve uninversione di rotta della pratica pluridecennale di promozione allestero degli
Stati Uniti come un faro, un modello, il punto pi alto dello sviluppo e ricchezza umane, cosa che li
rende la destinazione pi ovvia per cos tante persone che compiono delle scelte senza farsi troppe
domande e senza sapere a cosa vanno incontro.

Note
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Innovation. HillaryClinton.com, June 27.
Confessore, Nicholas. (2016). How the G.O.P. Elite Lost Its Voters to Donald Trump. The New
York Times, March 28.
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apocalypse. The Globe and Mail, July 24.
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good. Guyana Times, December 14.
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West, Patrick. (2016). The post-Brexit ugliness of the left: Money-obsessed and anti-working class
the liberal left has revealed its ugly side. Spiked, July 8.
Pubblicato su NEODEMOS.it il 6 dicembre 2016

Il ventiduesimo Rapporto ISMU


sullimmigrazione in Italia: aspetti
statistici
GIAN CARLO BLANGIARDO

Lo scorso 2 dicembre stato presentato a Milano, a cura della Fondazione Ismu, il Ventiduesimo
Rapporto sulle migrazioni (2016), con cui si fatto il punto sulla realt della presenza straniera nel
nostro Paese con un approccio multidisciplinare che considera sia le caratteristiche e le dinamiche
del fenomeno sul piano quantitativo e qualitativo, sia le condizioni di contesto, nazionale e
internazionale, entro cui esso va muovendosi.

Sul fronte statistico, il Rapporto indica il poco meno di 5,9 milioni la stima della popolazione
straniera presente in Italia (regolari e non) al 1 gennaio 2016, con un aumento di 52 mila unit
(+0,9%) rispetto allanno precedente e di 150 mila rispetto al 1 gennaio 2014. Lincremento
osservato nel 2015 sembra per lo pi dovuto alla componente irregolare (+31 mila), mentre pi
modesta risulta la crescita sia dei residenti regolarmente iscritti in anagrafe (+12 mila unit) sia dei
regolari non residenti (+9 mila). A prima vista lincremento della popolazione immigrata
sembrerebbe dunque modesto, ma se teniamo conto anche delle acquisizioni di cittadinanza
avvenute nel 2015, il giudizio e i numeri della effettiva crescita cambiano radicalmente.

Poich nel 2015 i nuovi italiani sono indicati in 178 mila (contro i 130 mila del 2014 e i 101 mila
del 2012), se ai 52 mila stranieri presenti conteggiati in pi (regolari e non) si aggiungono i coloro
che hanno acquisito la cittadinanza italiana, la crescita reale del numero complessivo di presenti sale
a 230 mila, segnando un aumento del 4% di poco inferiore al 5% del precedente anno.

Tale rivisitazione del dato sulla crescita trova un interessante riscontro anche in corrispondenza di
alcune importanti collettivit. Ad esempio, il bilancio anagrafico del 2015 segnala circa 23 mila
albanesi in meno, ma ne dichiara 36 mila divenuti italiani, lasciando intendere una crescita di 13
mila unit effettivamente riconducibile al saldo dei flussi di mobilit e di movimento naturale. Del
tutto simile il conteggio relativo ai marocchini che da una crescita registrata come negativa per
12 mila unit passano a una ricalcolata in termini positivi per 21 mila e ai tunisini (da -367 a
+4974). Mentre per i peruviani leffetto cittadinanza vale semplicemente a spiegare il consistente
calo dei residenti (-5 mila), ma non consente di sostenere lesistenza di un saldo attivo sul fronte dei
movimenti (naturale e migratorio).

La crescita che c ma non si vede rappresenta dunque la vera novit nel panorama migratorio che
ci viene descritto dal Rapporto Ismu attraverso lanalisi dei dati statistici del 2015. Ma la sorpresa
non sta tanto nella dimensione numerica del fenomeno che certo non si ripropone con i valori degli
anni pre-crisi quanto nelle modalit con cui si andato formando, e occultando. Nel fatto che i
circa 200 mila residenti stranieri aggiuntisi nel 2015 alimentati da un mix di saldo migratorio e
naturale dosati nella proporzione di 3 a 2 hanno trovato quasi identica contropartita nel flusso di
transizione alla cittadinanza italiana. Ossia in quello che pu ritenersi il punto di arrivo di un
percorso migratorio che porta alla definitiva appartenenza alla societ ospite. Certo, i dati statistici
di questi ultimi anni hanno gi da tempo segnalato la progressione, con o senza crisi, della sequenza:
accesso al titolo di soggiorno (regolari), stabilit dello stesso (lungo soggiornanti), naturalizzazione
(nuovi cittadini). Ma singolare osservare come laccelerazione di questi ultimi tempi avvenga in un
contesto che crea nel popolo degli stranieri oggi presenti in Italia una polarizzazione netta: tra chi ce
lha fatta (o almeno sta andando avanti) e chi ancora arranca alla ricerca di un luogo in cui fermarsi
a vivere.

La dicotomia particolarmente eloquente nella contrapposizione tra la folta schiera dei circa 66 mila
minorenni che nel 2015 sono diventati italiani spesso in un contesto familiare e con buona pace
delle continue critiche alla legge n. 91 del 1992 e gli oltre 12 mila minori stranieri non
accompagnati (Msna) sbarcati nello stesso anno e collocati, nel migliore di casi, entro una struttura
di accoglienza, mentre le statistiche ufficiali, sempre a fine 2015, ricordano lesistenza di oltre 6 mila
Msna divenuti irreperibili.

Daltra parte, la legittima soddisfazione per aver conteggiato nel 2015 pi approdi alla cittadinanza
che sbarchi sulle coste non deve indurci a credere che tutto sia e sar sempre sotto controllo sul
fronte delle migrazioni. I numeri esposti dal Rapporto Ismu lasciano forse intendere per lItalia un
nuovo corso del fenomeno migratorio, fatto di flussi governabili e di crescita sul piano
dellintegrazione, ma le dinamiche di un mondo globalizzato e sempre pi in movimento possono
riservarci sorprese, non necessariamente esenti da problemi.
Rapporto sui gommoni dei migranti libici:
facciamo chiarezza.
di Nuke - 22/01/2017

Fonte: Rischio Calcolato


Facciamo chiarezza sui strani gommoni utilizzati dai migranti centroafricani (non certo libici) che
partono dalle coste di Misurata per dirigersi verso Litalia, provvidenzialmente assistiti da
organizzazioni ben finanziate e da marine militari assortite.

Chi parte

Parlo per la zona di Misurata, ovvero la costa est della Libia. In massima parte, per non dire tutti , si
tratta di giovani esponenti della classe media centrafricana, schiacciati dalla mancanza di
prospettive e dalla situazione geopolitica complicata. A parte alcune zone del Mali, della Nigeria e
della Somalia, costoro sono sicuramente rifugiati economici, ovvero gente in cerca di welfare e
NON di lavoro. Persone che spendono diverse migliaia di euro per arrivare sulle coste libiche e poi
pagano il passaggio. Si calcola che ciascuno di loro spenda almeno lequivalente di 5000 euro in
totale per il viaggio (spesa minima). Bisogna ricordare che nessuno di costoro neanche
lontanamente arabo o siriano, checch ne dicano i giornaloni e le puttanazze che li scrivono. I pi
intelligenti si chiederanno come mai costoro non si paghino il viaggio in aereo per arrivare comodi
in italia, magari con qualche soldino risparmiato per ripartire da zero. Il problema che le
ambasciate italiane nei paesi centroafricani e quelle occidentali in generale controllano molto
bene chi chiede un visto: se lindividuo in esame non dispone di molto denaro, di una famiglia e di
una attivit nel paese, difficilmente ne permetteranno la partenza. Il motivo per cui in molti
scelgono di arrivare e rimanere in italia chiaro, oltre a cominciare una nuova vita sono interessati a
prestazioni come pensioni di anzianit, invalidit e sanit gratuita (autentici miraggi dalle zone da
cui provengono). Infatti dopo poco tempo iniziano a richiedere i ricongiungimenti familiari: parenti
ammalati e anziani bisognosi di cure speciali. Altrimenti non si spiega il perch la loro famiglia
avrebbe dovuto prestargli i soldi per il viaggio, cinquemila euro sono tanti soldi dalle loro parti. E
nessuno fa niente per niente, neanche i milionari che pagano per salvare i rifugiati, ma questo lo
vedremo pi avanti.
Da dove partono
Partono dalla zona di Misurata, da Bengasi o dalla Turchia, ma spesso questi viaggiatori sono diretti
altrove, infatti sono coordinati da altre organizzazioni e balza allocchio che non sono centrafricani
diretti in Italia. Stavolta i siriani sono tali solo in parte, infatti questi rifugiati sono pi pallidi
perch provenienti da Bangladesh, Pakistan, Iraq e Afghanistan. NESSUNO di loro un rifugiato di
guerra ad esclusione di alcune zone di questi paesi in cui si combatte e sono sempre viaggiatori
paganti. Tutti! Praticamente nessuno di questi finisce in Italia e se ci finisce per errore di sicuro
non ci rimane trattasi infatti di musulmani appartenenti alla classe media, gente che ha sempre
lavorato, che vuole continuare a lavorare e che ha una solida rete di parenti e amici in Nord Europa
che li attende. Quindi lItalia non interessa (PS: si sparsa la voce che in Italia non c pi lavoro
per nessuno e che una nazione con gravi problemi).
Chi organizza
Ritorniamo a Misurata, zona della Libia ancora non completamente pacificata, presa tra apposite
fazioni. Chi organizza il tutto non abita pi l, ma vive comodamente nella vicina Tunisia. Ricchi e
potenti libici che quando hanno annusato lodore della rivolta sono fuggiti nel vicino paese.
Curiosamente in Tunisia le quotazioni delle ville di lusso sono cresciute a dismisura negli anni
scorsi. Dato che la Libia ancora una nazione sostanzialmente tribale, dove letnia e la famiglia
hanno un valore significativo, a coordinare la Ditta EMIGRAZIONE DEGLI ABBONDANTI DI
PIGMENTO SPA (la parola negro e negritudine esiste nel vocabolario Crusca docet ma se
la uso passo per razzista) sono rimasti i parenti poveri del clan, quelli che prima svolgevano
lavori come poliziotto o funzionario di basso rango.
I gommoni
Prendo spunto da un post pubblicato su Linkiesta, dove si lascia intendere che i gommoni utilizzati
dai migranti sono fabbricati in Cina. Nuova serie di notizie lanciate inizialmente dalla puttanazze
anglosassoni, che con linsediamento di Trump allenteranno un attimo le redini alla Russia e
punteranno le antenne sulla Cina scopri e inventa nefandezza: il Nuovo Supernemico
Statunitense.

Ho contattato una delle aziende sospettate. Il referente mi assicura che linteresse c, ma questi
gommoni vanno forte in Turchia e MAI nessun libico dellovest ha mai neanche sognato di
comprarne, se non piccole campionature. E ci credo, fare arrivare un gommone in Libia non deve
essere affatto facile, a meno di non attraversare il deserto di nascosto
Un occhio attento, poi potrebbe scoprire alcune piccole differenze, dalle foto di rifugiati siriani
provenienti dai giornaloni.
Oserei dire che il tubolare casualmente uno di quelli che avete visto nella foto prima, un 27 piedi
(circa 9 metri) stretto un metro e 40 allinterno dei tubolari. Il motore il solito 40 cavalli
fuoribordo, con un piccolo serbatoio di benzina, in grado di fare attraversare un piccolo tratto di
mare, anche moderatamente agitato, di notte. Infatti notate che i tubolari sono provvidenzialmente
grigio molto scuro (e non nero, che di notte si risalterebbe nelloscurit!!!), i siriani sono
evidentemente mediorientali molto ben coperti e indossano un giubbotto di salvataggio. Con tutta
evidenza sono partiti dalla Turchia e diretti in Grecia. Le dimensioni relativamente contenute del
battello pneumatico sono anche utili per poterlo gonfiare e trasportare di nascosto, anche se
relativamente. Il gommone pesa circa 200 Kg e altri cinquanta minimo il motore. I migranti, tutti
insieme possono facilmente trasportarlo e montarlo, magari possono anche comprarlo da un
ignaro commerciante locale, insieme ai giubbotti di salvataggio che indossano. Che cosa
centrano i cinesi? Un commerciante li ha chiesti e loro li hanno prodotti, cosa gliene frega?

Altro gommone, proveniente dalla Libia e pieno di persone di colore. Noterete le imponenti
dimensioni del tubolare, e la strana forma della prua, studiata per non fare entrare acqua se si
incoccia una onda neanche tanto grande. Noterete alcune differenze (oltre alla nazionalit dei
migranti): il battello evidentemente molto pi grande, i tubolari sono enormemente dimensionati,
il fondo piatto, e ci sono tante ma tante persone in pi a bordo. Il colore chiaro, dato che in mare
il colore scuro risalterebbe di pi, e destate i tubolari scuri surriscaldati potrebbero gonfiarsi troppo
ed esplodere, sotto il sole. Sussiste anche un limite dimensionale.

Per svariati motivi i cinesi usano tessuti economici ma professionali, di solito realizzati in colori
scuri, ma che non permettono di ottenere tubolari di grosse dimensioni, per vincoli che sarebbe
troppo lungo spiegare. Per realizzare un gommone serio ci si deve limitare come lunghezza fuori
tutto e la larghezza alla poppa. Cosa che i cinesi fanno, dato che non sono capaci di realizzare le
poppe composite studiate dagli italiani anni fa, per i battelli smontabili utilizzati dei contrabbandieri
di sigarette. I tessuti chiari impiegati in questi strani gommoni grigio chiaro non sono materiali per
gonfiabili, ma semplici tessuti per teloni da camion molto meno costosi perlomeno da alcuni
campioni che il mio amico A. mi ha fatto osservare.
Fuoribordo
Altro giro di telefonate in Tunisia, alla ricerca di fuoribordo di occasione. Scopro, come laltra
volta, che i rivenditori non si stupiscono affatto di essere contattati da acquirenti stranieri che
parlano un pessimo francese, e che i prezzi dei Tohatsu e di altri modelli fuoribordo sono ancora
altissimi. Continuo nella ricerca e forse ho trovato la strada giusta: per un 25 cavalli decente si parte
da 2000 euro e si arriva tranquillamente a 4000 euro. Infatti solo i motori fino a 45 cavalli circa
possono essere guidati a barra, ovvero con quella manopola che fuoriesce dal motore stesso. I
motori pi potenti necessitano della timoneria, quel volante che vediamo nelle imbarcazioni.

.
Per fabbricare i mega-gommoni smontabili non ci sono problemi, fin dal 1970 valenti e talentuosi
artigiani del sud Italia li producevano per i contrabbandieri. Larghi e lunghi oltre dieci metri, adatti
per essere scaricati di notte in una spiaggia solitaria e per correre veloci verso la nave appoggio, per
poi tornare carichi di tonnellate di sigarette.
Ovviamente diverse aziende italiane si sono trasferite in Tunisia da tempo per fabbricare gommoni.
In loco esiste ormai la seconda generazione di artigiani tunisini, pronti a fabbricare battelli per i
migranti. Arrivare a Misurata con un camion, scaricare gommoni e motori sulla costa un attimo.
Modelli appositamente realizzati per le esigenze locali: devono costare poco, portare un gran
numero di persone e se affondano poco male
Leggi tutto: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58155

Un punto importante
1)imbarcare un minimo di sessanta persone 2)su un gommone realizzato con tessuti non
adatti 3)con un motore ridicolo 4)dirigerli verso lItalia 5)con poco carburante a bordo
Un vero affare!! Entro un giorno o al massimo due, sarebbero tutti affogati. Morti affogati a
poche miglia dalla costa perch senza benzina. Eppure partono e arrivano in Italia lo
stesso. E come fanno?
Il mistero del salvataggio
A parte alcune navi commerciali, che spesso cambiano rotta quando vedono lontano
lontano il gommone stipato di persone, il salvataggio inizialmente veniva effettuato da navi
militari. Purtroppo i capitani delle navi magari potevano sbagliarsi e salvare i migranti a
cinquanta o sessanta miglia dalle coste libiche, in luoghi dove il tempo trascorso avrebbe
provvidenzialmente risolto il problema.
Ci ha pensato da solo questo signore qui: Cristopher Catrambone. Finanziere maltese
che ha investito otto milioni di soldi suoi per avviare una societ di salvataggio, la
MOAS (Migrant Offshore Aid Station). In pratica la ONG da lui creata si occupata di
armare la Phoenix, una nave di salvataggio che si occupa in concerto con le navi da
guerra addette al pattugliamento FRONTEX di salvare i migranti prelevandoli anche a
pochi chilometri dalle coste libiche, ovvero allinterno delle acque territoriali di quel paese.
Lisola di Malta, come vedete , in posizione strategica per accogliere facilmente migliaia
di migranti, e le sue passeggiate sul mare sono zeppe di alberghi lussuosi dove poter
ospitare profughi clandestini eccessivamente pigmentati in ciabatte e maglietta.

Cristopher Catrambone, osserviamolo da vicino. Il nostro benafattore nato in Luisiana,


abitante a Malta, dirigente di societ maltesi e con il core business a La Valletta, non si
sogna neppure per errore di portare i migranti salvati nel porto pi vicino, ovvero le coste
tunisine o maltesi. Li porta tutti in Italia, ovviamente! Scortato dalle navi da guerra
italiane mentre presta i primi soccorsi ai centroafricani salvati, una stranezza su cui pochi
hanno indagato. Ma guardiamo di cosa si occupa questo benefattore: le sue aziende
(Tangiers Group e Tangiers Intenational) si occupano principalmente di servizi medici ed
assicurativi. La Tangiers International si occupa di fornire assistenza medica e supporto ai
contractors occidentali, ovvero i mercenari impiegati nelle tante piccole guerre in corso.
Se lassicurato muore si occupano del trasporto della salma a casa e risarciscono le
famiglie, se rimane ferito si occupano delle spese mediche. Inoltre si occupa di servizi
assicurativi, gestendo le polizze dellaeroporto maltese e di tante altre societ statali.
Non solo , alcune sue aziende, vagolano nel torbido, occupandosi di servizi detti piano B
e del servizio detto battleface, niente assicurazione, stavolta, ma specialisti armati che
intervengono in caso di rapimento o se devono scortare al sicuro i clienti paganti. Inoltre
una sua azienda, la OBS si occupa anche di analisi, ovvero spionaggio e raccolta di
informazioni per conto del governo USA dei privati abbonati al servizio.
Difficile credere che un assicuratore americano, arrivato a Malta perch l si parla
inglese, come lui stesso racconta, diventi ad un tratto Madre Teresa di Calcutta e spenda
parte della sua fortuna per salvare dallannegamento dei centroafricani che non ha
neanche mai visto. Pi facile ipotizzare che il governo di La Valletta gli abbia consigliato
di utilizzare parte dei suoi introiti per armare una nave, riempirla di migranti ed assicurarsi
che a Malta non ci arrivi MAI nessuno. Alla fine si risparmia, e il governo Maltese tanto
TETRAGONO allarrivo dei migranti pu tirare un sospiro di sollievo. Infatti, a seguito
della sua filantropia, Cristopher venne ringraziato con la concessione di tanti appalti
pubblici maltesi. Ah, la generosit ripaga sempre!!! E il conto lo pagano quei boccaloni
degli italiani.
Ma non finita, ovvio, vedrete nella prossima parte

by NUKE http://liberticida.altervista.org/
Fonti:
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/20/cerchi-un-gommone-per-il-traffico-di-migranti-i-
cinesi-hanno-pronto-un/32945/
https://www.outsideonline.com/2012536/african-middle-eastern-refugee-sea-rescue-
catrambone-phoenix
http://www.tangiersinternational.com/#
http://www.tangiersgroup.com/
http://www.obs.com.mt/

Nel frattempo apprendiamo:


Arrestato subito dopo la rapina dai carabinieri, tra gli applausi dei cittadini. Le manette sono
scattate a Serramazzoni, comune dellAppennino in provincia di Modena. Il giovane italiano nel
pomeriggio di mercoled era entrato al Centrofrutta di via Margherita, impugnando un lungo
coltello per farsi consegnare lincasso della giornata. Sul posto si sono precipitati i carabinieri, che
hanno cominciato a perlustrare le vie in prossimit dellattivit commerciale e cos sono riusciti ad
arrestare il rapinatore, trovato a quanto pare con ancora alcune banconote in tasca. Mentre i
carabinieri cercavano il malvivente, diversi cittadini su Facebook si sono confrontati sullaccaduto,
preoccupati per la possibile presenza delluomo vicino alle loro abitazioni. In ogni caso alla fine
sono scattate le manette, nella frazione di Ligorzano, con i residenti che hanno applaudito i
carabinieri, dopo il loro passaggio casa per casa per scovare il rapinatore. Lo riporta lAnsa.
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Meno male che era italiano, altrimenti sarebbero scattate le accuse di razzismo e non gli applausi!

Arrivati i primi richiedenti asilo a Finale Emilia. Si tratta di cinque uomini sbarcati qualche mese fa
dallAfrica e in attesa di ricevere il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Si sono sistemati
nellappartamento appena ristrutturato e arredato di via per Mirandola preso in affitto per loro dalla
cooperativa Caleidos che si aggiudicata lappalto per Modena e provincia. Per loro sono a
disposizione anche delle biciclette che hanno parcheggiato sul terrazzo dellabitazione. I cinque, che
arrivano dalla Guinea, parlano poco e si confrontano praticamente per nulla con i finalesi. Chi ci ha
parlato riferisce che gli abbiano detto che scappano dalla guerra, che stanno quasi sempre in casa
e che si vedono ogni tanto sulla terrazza a guardare per strada e a pulire. Solo uno inforca la
bicicletta e fa una passaggiata ogni tanto. Si tratta dei primi 5 richiedenti asilo dei 50 che
complessivamente Finale dovr accogliere nellambito del piano di ripartizione previsto per la
Bassa di un totale di 278 per questanno.
Fai clic qui per vedere lo slideshow.
A parit di bisogno ed emergenza, non si risolve, invece, la situazione della coppia di finalesi
che non ha pi, da domenica, un tetto sulla testa. Ora vivono in una roulotte senza bagno, cucina,
luce o acqua corrente.
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