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UN BUON FREEZER E’ SEMPRE UN

BUON FREEZER
Le lancette dell’orologio stavano sovrapposte come due braccia giunte per la preghiera
nell’annunciare il mezzogiorno, avviso che lasciava un poco perplesso Giovanni appenna desto
dalla sua pennica. Possibile che avesse dormito solo cinque minuti? Perchè a mezzogiorno la
luce attraversava a cavallo di un poderoso raggio di sole il vetro della sua finestra invece di
scorrerle parallelamente come l’astro allo zenith avrebbe dovuto imporle?
La mente non ancora completamente ripresa dal sonno stava perdendosi tra queste
contrddittorie informazioni, fintantoche il gendarme della razionalità non ebbe anch’egli
terminato il suo sonno fornendo l’unica spiegazione possibile della situazione corrente:
QUELLA CAZZO DI SVEGLIA SI E’ FERMATA ANCORA!!!. Che palle pensò Giovanni,
con tutto il lavoro che lo aspettava perdersi un pomeriggio in sonno per via di una cazzo di
sveglia da diecimilalire al mercato, certo che quella di prima era una radiosveglia con tutti i
controcazzi della situazione pagata un sacco di quattrini e anche lei l’aveva piantato in asso
tale e quale. Era da considerarsi come un segno dell’effimera essenza delle sveglie , sono come
le donne si ritrovò a pensare è bello averle vicine ma non si può farci affidamento a lungo,
sul più bello ti mollano non come il congelatore, lui si che mi semplifica la vita.
Giovanni era orgogliosissimo del suo congelatore quattro stelle che aveva comprato nove mesi
prima in un grande magazzino di elettrodomestici, orgoglio che possiamo intendere solo se
capiamo il netto miglioramento del suo stile di vita apportato dall’ingresso di quel baule del
freddo tra le pareti del suo appartamento. Giovanni era uso a dire che la sua vita poteva
tranquillamente essere suddivisa in due epoche Ante Congelatore e Dopo Congelatore tanto
pesante era il ricordo della difficolta della sua attività su materiale a temperatura ambiente.
I vicini dicevano che era uno strano, i colleghi magari lo pensavano ma Giovanni non badava
alla gente, li lasciava alle loro paranoie, alle loro automobili acquistate a rate, ai loro
straordinari fatti per poter pagare l’abbonamento alla tv satellitare o ad allestire un home
theatre coi controcazzi. Cosa ne sapevano loro, cosa ne potevano sapere poveri meschini
della bellezza di un congelatore quattro stelle.
L’aveva piazzato a ridosso della parete piu grande del salotto, il principe tra il suo mobilio,
proprio sotto alla foto della povera mamma e del povero babbo e al suo attestato di laurea in
Economia e commercio alla Bocconi di Milano. Laurea anch’essa inutile nella sua vita
quotidiana se paragonata al suo freezer ed inservibile anche sul lavoro. Giovanni era stato
assunto da ormai quattro anni come autista di autobus all’ ATM ed era contento del suo
lavoro. Quante volte aveva sentito amici colleghi parenti e compagnia cantante stupirsi del
fatto che un laureato in economia e commercio si fosse adattato ad una così dura e stressante
mansione ed ancora Giovanni li lasciava dire. Poverini, non potevano capire.
Come avrebbe potuto chiudersi in un doppiopetto blu magari firmato da qualcuno di quei
debosciati miliardari che sono gli stilisti famosi e insozzarsi da mane a sera con tassi,
investimenti, warrants,stock options impegolarsi in lunghe querelle su Milan e Juventus con
brand managers, chiefs executieves, chairmen of the board e gentaglia di egual risma convinti
che il lavoro consista in un susseguirsi di parole sputate in un cellulare o scritte in una E-mail.
Soprattutto come avrebbe potuto abbandonare il suo bestione arancio che lancia ogni mattina
a velocità follemente basse in un gorgo di vetri lamiere e plastiche tra un coro di rombanti e
puzzolenti motori, clacson e immancabili bestemmie.
Gli orari degli studenti con il loro allegro chiasso che in più di un occasione quasi gli aveva
quasi procurato una perforazione al timpano.
Come avrebbe potuto abbandonare le tratte periferiche dove ciurme di brutti ceffi salivano
ignorando completamente l’obliteratrice e minacciando di botte qualche bravo ragazzo se non
gli avesse ceduto il posto a sedere.
Come avrebbe potuto abbandonare tutto quel fingersi sordo muto e cieco per salvaguardare la
salute.
Come avrebbe potuto abbandonare i turni serali quando saltuariamente gruppi di ubriachi
salivano sul suo mezzo barcollando e lanciando nei piu svariati idiomi pesanti apprezzamenti
alle donne che incontravano. Come avrebbe potuto abbandonare quelle donne che ogni tanto
si rompevano ciò che la natura non le aveva fornito e assestavano tremendi calci tra i coglioni
dei succitati ubriachi.
Come avrebbe potuto abbandonare quei rientri in rimessa spesso interrotti da una breve pausa
perchè, voi non vi potete immaginare quanta gente si addormenta su un autobus...Sì, direte voi
gli ubriachi, qualche sbandato che ricerca un filo di riparo dai rigori dell’inverno, sì,
certamente, ma anche giovani distrutti da una giornata di sport, casalinghe spossate dal peso
della spesa, turnisti infermieri piegati dal lavoro , impiegati di banca distrutti dagli aperitivi o
tecnici dei computer di ritorno da qualche intervento piu lungo del previsto.
Nel frattempo Giovanni era sceso dal letto, si era lavato e sbarbato e, coperto solo da un telo
arrotolato intorno ai fianchi alla maniera dell’antico oriente aveva posto la moka sul fuoco.
Piccolo sfizio che spesso si concedeva lasciò cadere mezzo cucchiaino di cacao nella tazzina e,
prima di versare l’infuso, lo mescolò accuratamente con lo zucchero così che i cristalli del
secondo si insinuarono tra la fine polvere del primo rendendolo così perfettamente solubile.
Fu pronto per cominciare la sua attività principe. Prese la cassetta dei ferri e la poggiò sul
tavolino posto all’uopo. Sul tavolo da cucina accuratamente pulito stese con cura una tovaglia
cerata unica precauzione che poteva permettersi di prendere da quando il freezer era entrato a
far parte della sua vita. Finalmente il momento. Avvicinò il tavolo al congelatore, aprì il
coperchio del suo amato elettrodomestico e, sollevando prima un capo poi l’altro del
voluminoso pacco lo depose sul tavolo. Sfilò con cura il sacco di plastica e pose mano alla
cassetta dei ferri, tutti i movimenti erano controllati, aveva stabilito un tempo per ogni cosa.
Il tutto doveva terminare entro mezz’ora circa quando altrimenti il corpo avrebbe cominciato a
sgelarsi e sarebbe stato un disastro di sangue e poltiglie varie che ci sarebbero voluti giorni per
ripulire casa, proprio come nell’era ante congelatore.
Prese il seghetto dalla cassetta dei ferri e cominciò a separare la testa dal resto del corpo.
Ammirava la lama che procedeva lungo il collo del soggetto come se fosse un bastone di legno
dolce, che ne so un pioppo o un salice, senza spargere nessun liquido invadente neppure
quando la sega squarciò l’aorta e si ripeteva non ce n’è, un buon freezer è sempre un buon
freezer.
CINQUANTASETTE MORTO CHE PARLA

Il traffico sulla Cassanese era veramente pesante e Robertino dopo cinque chilometri di strada
si era già ampiamente rotto i coglioni di quella giornata lavorativa che, ufficialmente sarebbe
iniziata solo dopo altri tredici chilometri di sofferenza.
Già la sveglia quel mattino era stata uno strazio. La sera prima si era lasciato un poco andare
ad efferati massacri con la beta version di infinite bloodsheed IV e, grazie alla complicità del
suo PC di recente upgradato con un processore 1.4 Ghz e rimpinguato da qualche DIMM
aggiuntiva per un totale di 1 Gb, aveva raggiunto il quinto quadro che, per essere la prima
volta che prendeva in esame questo prodotto poteva considerarsi un vero record. Ma, il
tumultuoso fiume di una notte brava è inevitabilmente destinato a sfociare in una disastrosa
stanchezza la mattina seguente. Robertino riusciva a muoversi solo ad una esasperante
lentezza tanto che si stupì guardandosi le mani che vi spuntassero cinque dita umane invece dei
tre artigli propri del bradipo.
Il tragico risultato di questo stato d’animo si concretò quando, nell’accendere la tv notò che la
puntata mattutina dei Simpson’s era ormai giunta alla metà circa del suo svolgimento e Roby
odiava il non capire i monologhi di Lisa.
Chi bene inizia è alla metà dell’ opera quindi sarebbe volentieri rimasto a casa con la scusa di
qualche malanno se non avesse avuto una lunga serie di downloads da fare in ufficio.
Tutto questo era comunque ben celato all’interno della sorridente scorza del nostro così
quando entrò in ufficio tutti pensarono ch’egli altro non poteva sentire che allegra
spensieratezza. Fu probabilmente di tal guisa il pensiero di Giuseppina la biondina che
avendolo incontrato alla macchinetta del caffè gli aveva lanciato un largo sorriso.
Il nostro, dopo un attimo di smarrimento dovuto al dover recuperare le proprie pupille perse
una tra la scollatura della maglietta e l’altra al di sotto di una svolazzante minigonna ingollò il
suo caffè e proseguì spedito alla sua postazione. Aveva un sacco di lavoro da fare, doveva
downloadare la demo di babies’ slayer III la nuova spettacolare uscita della brainwashin’
games inc. Non solo, aveva anche una pista da seguire , basandosi sulle volutamente fumose
indicazioni di un amico di chat, aveva intenzione di recuperare il crack di Alien extasy IV che
si era procurato in versione masterizzata. Troppo da fare, assolutamente non aveva tempo da
perdere con biondine di sorta . In effetti la vita è una questione di priorità e babies’ slayer
nonché alien extasy l’avevano altissima. Non che Robertino fosse insensibile alla Giuseppina,
anzi, spesso la poneva al centro di alcune sordide fantasie erotiche. La immaginava con una
cinghietta fissata ad ogni articolazione del corpo un po' come i dummy actors di space jam . La
piccola differenza stava nel fatto che da queste fascette sarebbero partite delle robuste funi
che, dopo essere passate in un complesso sistema di carrucole andavano a finire in un
dispositivo elettromeccanico a camme che Robertino aveva progettato e realizzato in prima
persona interfacciato al suo pc attraverso la porta usb. Il tutto era gestito da un programma
che il nostro si era realizzato allo scopo. Per mezzo del quale con pochi tocchi di mouse
avrebbe potuto disporre la Giuseppina nella posa che più gli aggradava quindi di abusarne
fugacemente dopo una stressante partita a sfinteroids XII rilassando così la mente per poter
meglio affrontare un match di intergalactic soccer 2008 .
Una linea blu scorreva lentamente in una finestra del computer annunciando che i tempi del
download ancora non erano trascorsi che per la loro metà. Robertino staccò a forza il suo
sguardo da quella linea prima che l’effetto pseudo ipnotico in lui generato lo condusse in uno
stato di pre-rincoglionimento e si tuffò in varie attività sussidiarie che il grande mondo del web
poteva offrirgli come ad esempio gli annunci online. Fico!!!! Un pocket translator giapponese
italiano con word sounder incorporato e la possibilità di connessione a internet per scaricare
neologismi e aggiornamenti vari a soli 256 € imperdibile!!!! Detto. Fatto. In breve tempo
prese i contatti e un appuntamento per la sera stessa, dopo il lavoro.
La situazione traffico era resa più demenziale del solito da un paio di schianti sulle tangenziali
e un mare di auto si era riversato in città paralizzandone il flusso. R questo lo sapeva, in
internet c’erano aggiornamenti in tempo reale cosicchè decise di servirsi dei mezzi.
Connessione al sito dell’ ATM per il percorso.... Ecco ... La verde fino a Cadorna....la 57 , un
paio di fermate e ci sono. Pronti, via.
Una sofferenza il tragitto sul metro senza neanche una consolle portatile per passare il tempo.
Si ridusse a maltrattare i tasti del telefonino per giocare a Snake .Sapete che palle!
Era sulla cinquantasette quando sotto la potente azione di Morfeo il display sembrò sfocarsi,
sdoppiarsi, confondersi...... L’autista si avvicinò al dormiente, delicatamente sussurrò al suo
orecchio un GAME OVER prima di , con un movimento deciso, fargli saltare le vertebre.
SANT’ AMBROEUS FACCE ‘A GRAZIA

Mauro si era svegliato proprio bene quel mattino era sveglio e lucido, malgrado il tempo
trascorso a dormire non sarebbe dovuto essere stato sufficiente. - finalmente un tipo con della
bamba come si deve- disse tra se e se mentre davanti allo specchio si fece e disfece per
almeno tre volte il nodo alla sua cravatta delle grandi occasioni. Clelia non si era ancora
vestita, continuava a mettersi e togliersi abitini delle piu svariate fogge. Quello blu non era
male si trovò a pensare, ma era piu corto della sottoveste. Niente panico, via la sottoveste e..
La mutanda non quadrava, senza sottoveste avrebbe lasciato le righe sul culo portata sotto il
tubino blu. Via anche la mutanda ed ecco un tanga a sostituirla. A questo punto però le era
passata l’ispirazione per il blu e si rituffò nell’armadio alla ricerca di qualcosa d’altro. Mauro
controllava il tutto con la coda dell’occhio e , malgrado avesse già abbondantemente dato
nottetempo, il suo bigolo stava tornando in posizione di lavoro. Non fosse stato per la riunione
con i committenti per valutare tutto il suo progetto di riconversione dei processi di delivery le
sarebbe saltato addosso almeno fino al mattino dopo. Purtroppo quella mattinata era più che
decisiva per lui, ne dipendeva la sua stessa presenza all’interno del cosiddetto management
selezionato. Era la prima volta che sarebbe stato valutato per qualcosa che aveva lui stesso
partorito. Fino a quel punto la sua carriera di brillante manager si era limitata a un guardaroba
ben fornito, una lunga serie di si a chi gli stava sopra ed una ancor più lunga serie dino a chi gli
stava sotto. Era nervoso ne conseguiva che le lungaggini della Clelia oltre che fargli tirare il
cazzo gli fecero girare i coglioni. Affondò il braccio nella montagna di abiti gia scartati dalla
bella bionda ne afferrò uno totalmente a caso, faceva veramente cagare come la maggior parte
di quei costosissimi pezzi di pezza , lo stese di fronte a lei , la baciò e le sussurrò ti voglio così
sarai bellissima e concluse con una bella pacca sul di lei culo. - Lo pensi veramente? Non ti
pare un colore un po troppo aggressivo....- - No, sei stupenda, credimi!- Clelia indossò il capo
e sebbene non fosse del tutto convinta lo tenne. Mauro pensò tra se e se - fà cagare ma se non
prendevo una decisionbe io avremmo fatto notte ..-.
Il tempo di scendere in strada schiacciare un poco di bottoni tascabili da cui Mauro non si
staccava mai ed ecco aprirsi in ordine il cancello, la serranda del box e le porte del suo
fiammante BMW serie XYZ.
Sarà stata la bamba della sera prima che ancora faceva effetto o quella seriie di spogliarelli
spontanei a cui aveva assistito da poco ma Mauro si sedette sul suo sedile ergonomico
autoriscaldante e elettrostabilizzato con il cazzo decisamente duro. Non ci mise molto a
convincere la buona Clelia ad allungare una mano verso il belino e giochicchiarci un poco.
Non per altro, non voleva mica arrivare in ufficio e presentarsi davanti a li peggio capoccia
della company con il pantalone a tendone da circo. Sì cazzo la riunione doveva iniziare alle
10.00 in punto e con tutto quel cazzo di traffico col cazzo che ci sarebbe arrivato. Mauro si
chiese per un attimo come mai quando era nervoso continuava a pensare col cazzo. Nel senso
che intercalava ogni suo pensiero con un cazzo. Solo perchè il suo ruolo di brillante manager
in carriera lo aveva totalmente disabituato ad usare il cervello in modo logico e razionale non
giunse alla conclusione più naturale, aveva pensieri del cazzo.
L’unica conclusione che quel cervello reso anemico da cravatte troppo strette intorno al collo
seppe trarre era che se non si fosse dato una mossa col cazzo che arrivava in tempo al
meeting.
Si buttò sulla sinistra malgrado lo spazio non bastasse e si lanciò in un sorpasso multiplo della
colonna quasi ferma del traffico di via Padova. Era convinto che il gregge degli astanti si
sarebbe aperto come il mar Rosso davanti al bastone di mosè al sol udire il rombo della sua
XYZ nuova di pacca. Non aveva considerato un furgoncino con il cassone aperto di quelli che
di solito trovano largo impiego tra gli edili dell’orobia. Il furgone nel pieno dei suoi diritti
procedette dritto e lo scontro fu inevitabile.
Paolino Signori, detto El Pirù per via di un suo forte legame affettivo con il cibo mise i piedi
sull’asfalto cosa che non faceva più fin dalla lontana Albino e si diresse verso il pirata della
strada. - Ma che cazzo fa!!!- si setì urlare da un finestrino appositamente abbassato . -perchè
cazzo non ti sei levato dai coglioni testa di cazzo!!!-. A Paolino i prepotenti stavano un
pochino in sii ball così mentre si dava la briga di rispondere un laconico - Rumpa no i bal
OSTIA!!!!!!- allungò il suo braccio allargato dalla gastronomia e tornito dall’edilizia dentro il
finestrino afferrò il fighetto ivi contenuto per il bavero e, senza preoccuparsi di levare la mano
sinistra dalla tasca estrasse tutto il fagotto dallo spazio lasciato libero dal vetro abbassato. I
pantaloni di Mauro erano ancora abbassati dal lavoretto a cui Clelia si era tanto
premurosamente dedicata rimasero quindi impigliati all’interno della vettura mentre il resto del
corpo viaggiava verso l’esterno.Gli amici del Paolino ebbero un idea...
Ambrogio se ne stava andando al lavoro assorto nella lettura del quotidiano e in vari cazzi
suoi. Diffondeva lo sguardo fuori dal suo guscio giusto giusto per lanciare qualche occhiata
alle più fighette dell’autobus, neanche tanto spesso a dire il vero perchè come sostiene il
vecchio adagio alla lunga anche la figa stanca. Ambrogio a dir la verità non si sentiva ancora
stanco della cosa ,sebbene avesse dato un notevole contributo durante i suoi primi
cinquantatrè anni, solo non vi sprecava molte energie. Si rese conto con un attimo di ritardo
che l’autobus aveva smesso di muoversi. Risalì la fusoliera fino all’autista per scrutare la
situazione. Alla guida un suo vicino di casa. - ciao giuanin, non m’ero mica accorto che eri te
che mi stavi dando uno strappo- - Se hai voglia di arrivare prima di sera ti conviene rifiutare il
passaggio e continuare a piedi qui la vedo grigia- . In effetti tutta la parte di colonna visibile
era bloccata sulle sue posizione da almeno una decina di minuti .
Ambroeus apprezzò il suggerimento, salutò e partì a piedi. Dopo la curva ecco aprirsi al suo
sguardo la causa di tale stallo. Un incidente con relativo scazzo avrebbe detto l’ignaro
passante, ma non il nostro. Gli occhi di Ambrogio forgiati da una storia personale di impegno
e di lotte negli anni in cui queste cose si facevano ancora seppero andare oltre quella possibile
interpretazione . L’immagine cioè di alcuni lavoratori che stavano fratazzando del cemento a
presa rapida su per il culo di un capitalista assumeva un significato di rivincita classista. Una
temporanea inversione della suddivisione dell’umanità nelle due caste principali, i mettinculi e i
piglianculi. Ad Ambrogio ricordava addirittura quella grande parola che ai suoi tempi era sulla
bocca di tutti ma, ora ,grazie al lavaggio del cervello multimediatico di massa che l’imperante
neonazismo solo formalmente democratico ha imposto, appare impronunciabile. Rivoluzione.
Basta poco per mettere un po’ di buon umore nella mattina. C’era pure il sole. Ambrogio
proseguì a piedi, camminando a passo spedito, con le mani in tasca, canticchiando alconi
vecchi slogan degli anni settanta. - Come mai come mai sempre in culo agli operai
Prima o poi prima o poi al potere andremo noi..oppure è ora è ora potere a chi lavora.......
-Che è tutto sto sorriso ambrog! Hai dato la semestrale ieri sera?- Fù il saluto di Nicola che
assieme a Ciro attendeva al bar dello spaccio AMSA il ricomporsi della squadra. - Ambrog
Ambrog ... Ma com’è che siete qui da vent’anni e non avete ancora imparato come mi
chiamo?- - L’è che ien tuch teruni Ambroeus - Spiegò Yussuf da dietro il sou bianchissimo
sorriso aperto su una faccia color caffe.
La discussione si avviò poi come ogni lunedì che si rispetti verso il campionato di calcio. Ciro
e Nicola erano del Milan yussuf della Juve. Ambrogio era dell’Inter e, trovandosi in testa alla
classifica, avrebbe potuto dirne di tutte le risme ma, abituato ad anni di silenzi sull’argomento
imposti dalle circostanze, si trovava ora senza più argomenti. Poi in fondo non è che gliene
fregasse più di tanto, nel senso sì, quando l’Inter vinceva era contento ma quest’anno sotto
sotto tifava per il Chievo. Sì sì sarebbe stato un colpaccio se il chievo avesse vinto il
campionato alla facia dei vari Cavalieri, avvocati , petrolieri e tanti altri figli di baldracca come
loro.
All’arrivo di Gisella la squadra fu completa. Prima di partire tirarono a sorte per chi avrebbe
guidato il camion. Vinse Gisella. Che culo! Fù il commento del Ciro - E sì, prprio un bel culo-
aggiunse Ambrogio mentre con lo sguardo le soppesava i lineamenti del fondoschiena.
La Gisella apprezzò il complimento anche perchè non è che ne sentisse tanti. Il massimo del
romanticismo che aveva preso suo marito negli ultimi tempi era un - uè, stasera me lo fai
diventare duro- e visti i tempi era già qualcosa.
Arrivarono alla via di Ambrogio. Gisella procedeva alla guida, Ciro e Nicola facevano il
marciapiedi di destra, Ambrogio e Yussuf quello di sinistra.
Un sacco era più pesante degli altri e lo dovettero sollevare in due. Il sacco si impigliò il un
qualche ammennicolo del camion e si ruppe - CAZZO!!!!- - se ghè- - UN CAZZO!!!!-
-Alura?- -C’è un CAZZO!!! Un CAZZO VERO che esce dal sacco!!!!-
La giornata finì in questura a firmare dichiarazione faticosamente editate a video dagli agenti.
Fuori di lì una sosta al bar per qualche giro di campari col bianco.
Una volta fuori Yussuf tirò sù una sigarettona con l’erbetta del paese suo e la fumarono
assieme. Consci di aver accostato il meglio delle rispettive culture si mossero verso casa.
Alcuni testimoni dissero di averli visti allontanarsi a braccetto che intonavano in coro un -
Lasa pur che ‘l mund el disa ma Dakar l’è un gran Dakar...-.
Ambroeus prese il bus e, sopraffatto dalla dura giornata chiuse le palpebre e si lasciò andare.
Giovannino si accorse sulla via di ritorno alla rimessa di un passeggero addormentato, fermò il
mezzo, e gli si avvicinò. Gli pose una mano su una spalla e lo scosse. - Ambroeus....sveglia.- -
oh...., casu mi sono addormentato come un pirla..- -...non ti preoccupare ti accompagno io a
casa con la macchina- - durante il tragitto parlarono del fattaccio. Una volta arrivati Ambrogio
lo invitò a cenare da loro - Grazie, ma non posso, ho ancora il freezer pieno......-
LAVORI IN PELLE E LAVORI CHE PALLE!!!!

Nel momento in cui la campana suonò la maggior parte degli studenti della quarta A dell’ITIS
Archimede Pitagorico del Giambellino era già pronta a schizzare fuori tranne Giampiero che
se ne stava controvoglia alla lavagna ad illustrare una funzione. Fu quindi l’ultimo a lasciare il
campo. E questa combinazione permise di vedere la Rosyca (diminutivo in uso per la Rosalia
Carmela Provenzano della terza B) salire sul retro del sellino lungo del garellino taroccato di
quel tazzaurro del Maco (alias Massimo Cosimo pluriripetente alle prese con l’ultimo tentativo
possibile con la seconda E ). Gianpi ne rimase oltremodo deluso.
Aveva cercato nei giorni precedenti di invitare la Rosyca pressappoco dappertutto in vari
pomeriggi dal cinema al mc donald, dalla sala giochi al bowling, aveva addirittura cercato di
rivederla in biblioteca ma lei gli aveva sempre posto dei dinieghi motivati di volta in volta da
coincidenze diverse. Il giovane mancante dell’esperienza necessaria per qualificare il tutto
come due di picche aveva nutrito fino ad allora speranze residue ma quella vista delle
strepitose tette della Rosy contro la schiena del Maco gli fece girare talmente le balle che si
sentiva un elicottero.
Una volta a casa, nel suo solitario pomeriggio andò a rovistare tra le cassette dei suoi per
cercare qualcosa per passare il tempo.... Blade Runner ne aveva sentito parlare ma non l’aveva
mai visto e non aveva nulla di meglio da fare. Da principio non è che ci capisse gran che aveva
solo notato un bel figotto proprio come piacevano a lui che botta quando capì che si trattava
di un androide, un lavoro in pelle... Un figone bionico. Quando la vide combattere con quella
sua particolare tecnica che sfruttava i muscoli inguinali per cercare di strozzare il suo
avversario Giampi ebbe una poderosa erezione e non poté far altro che lasciarsi andare ad una
vigorosa masturbazione. Caso probabilmente più unico che raro di uno che si fa' una sega
eccitato da Blade Runner.
Chissà se nel profondo del suo inconscio questo episodio sia stato determinante nella scelta
della facoltà che fece di lì ad un anno ingegneria , con indirizzo biomeccanico. Chissà se nelle
più remote lande del suo cervello non fosse convinto della sua sacra missione, la realizzazione
della figona bionica.
L’ipotesi venne fatta dal suo amico Giovanni una sera in birreria non appena Giampi lo
informò della sua scelta - Ingegneria biomedicale??? Sti cazzi!!! Ma...., che cazzo significa
che vai a progettare fighe bioniche ?- -Sì - rispose senza farci troppo caso. Giovanni invece
aveva scelto economia e commercio e sembrava avere le idee chiare su cosa l’aspettasse, soldi
, soldi altrui da far girare sperando di trattenerne il più possibile nelle proprie tasche.
Col tempo i due amici si persero di vista ognuno intento a seguire i propri interessi, le proprie
amicizie, le proprie fidanzate insomma i cazzi propri. Si sà tutto cambia col passare del tempo
.. Gli anni aumentano, i capelli calano.... Solo il numero degli esami passati da giampi rimase
per un lungo tempo lo stesso, un segno di stabilità, una delle poche certezze immutabili
dell’esistenza.
Logica conseguenza fu un lavoro che il nostro dovette giocoforza ricercare. Trovò un posto a
metà strada tra il tecnico e l’impiegatizio in una grossa società di informatica ... Due palle di
lavoro con tutta sincerità l’unico lato positivo era la possibilità di risucchiare dalla rete tutto il
freeware possibile e soprattutto tutto il non freeware reso però tale da quei santi crackatori
che illuminano l’altrimenti oscuro mondo del web.
Ben presto diventò un maestro nello schivare quelli che nel gergo aziendale venivano descritti
come cazzi volanti ad altezza culo ovvero compiti gravosi e noiosi che attenevano alla sua
funzione.
Da quando aveva traslocato ricominciò a vedere il suo amico Giovanni quasi tutti i giorni lo
accompagnava al lavoro. Giovanni si era già laureato, anzi aveva chiuso con un anno di
anticipo alla Bocconi e , dopo qualche timido affacciarsi al mondo che gli si parava dinanzi
aveva deciso di cambiare vita ed eccolo li al volante della 57 . Ad ogni modo pareva
soddisfatto, buon per lui. Una mattina di pioggia la 57 resa stracolma dalle targhe alterne si
prestò ad una estemporanea riunione di classe, in fatti oltre al passeggero Giampi e al
conducente Giovannino il fato condusse sul mezzo anche Clelia ai vecchi tempi la più figa
della classe. Gli anni l’avevano per quanto possibile migliorata anche i capelli tagliati corti a
caschetto le donavano. Per non parlare della strepitosa minigonna che si intravedeva
dall’apertura del cappotto . A Giampi venne duro e se ne preoccupò visto la carenza di spazio
dell’autobus. Clelia di solito andava sempre al lavoro in macchina ma aveva la targa dispari
quindi si era trovata costretta a condividere la promiscuità dell’autobus con i comuni mortali.
Un lavoro che non le piaceva ma che sperava di abbandonare presto per dedicarsi al ruolo
esclusivo di moglie svampita e spendacciona . Il suo fidanzato era un manager e, se non fosse
stato per uno strano incidente con del cemento che Giampi non riusciva a comprendere che lo
costringeva a letto da quasi un mese si sarebbero già sposati. Insomma, pensò giampi tra le sue
tempie, di trombare non se ne parla.
Scese alla sua fermata e lasciò Clelia in compagnia di Giovanni ancora per un paio.
Verso sera Pierino Specie un ex collega nonché amico di Giampiero si presentò a salutare i
suoi vecchi compari d’avventura. Cercando aiuto per una serata ad alto contenuto alcolico.
Giampi rifletté bene e, visto e considerato che le due donne che in quel periodo erano use
concedergli i loro favori si trovavano una a cento chilometri di distanza, l’altra a quasi
seicento, partì col suo amico alla ricerca dei migliori cocktail dei più equivoci bar della città in
una nottata che sarebbe stata pesante.
Givannino era in straordinario quel giorno e giunto finalmente al momento di riportare il
bestione arancio in rimessa si accorse dagli specchietti di due sagome rimaste impigliate tra i
sedili. Già vedeva il suo scrigno a quattro stelle riempito fino all’orlo.
Una delle due era Clelia, dormiva di gusto e russava pure, le si avvicinò, sembrò appena
accarezzarla ma un secco clack proveniente dall’interzona tra la sesta e la settima vertebra
cancellò all’istante i progetti di matrimonio della bella bionda. Imboscò il fardello nel baule
della macchina e risalì al cospetto del secondo corpo. Ance lei era una donna, molto diversa
dalla prima, era vestita molto semplicemente senza cose particolarmente ricercate, i capelli
castani lunghi, lisci non dovevano aver ricevuto cure di sorta almeno negli ultimi mesi, li
portava raccolti con una coda di cavallo. Al collo una collana d’argento che correva verticale
ai lati del collo per poi drizzarsi prima del ricongiungimento appoggiata su un notevole
terrazzo di tette. Giovannino le si avvicinò, le carezzò la guancia col dorso della mano e la
baciò delicatamente. Si svegliò. Era molto preoccupata, era finita molto lontano dalla sua
meta. Giovanni le disse di non preoccuparsi che l'avrebbe volentieri accompagnata lui con la
macchina, giusto il tempo di lasciare il bestione in rimessa. Le disse di aspettarlo al bar di
fronte e che non si doveva preoccupare che non gli dava nessun disturbo.
Non appena poté raggiungerla si bevvero un uno in due , l’aveva ordinato lei e fece di tutto
per pagarlo. Lei faceva un lavoro che non le piaceva, pallosissimo e per giunta era circondata
da colleghi serpenti, anche quelli da cui non se lo sarebbe mai aspettato. Ma non ci sarebbe
stata molto, ancora massimo tre anni poi, a mutuo saldato, si sarebbe licenziata e avrebbe
aperto una bancarella di prodotti naturali con una sua amica avrebbe guadagnato
probabilmente meno ma a sufficienza per tirare avanti e avrebbe potuto impostare l’ attività in
modo da ritagliarsi lunghi periodi per viaggiare.... Insomma, tra una chiacchiera e l’altra, tra
un campari e l’altro, Giovanni riuscì a convincerla ad accettare un piatto di pasta a casa sua
che stava giusto dietro l’angolo.
Aveva del salmone surgelato non nel gran freezer ma nello scomparto gelo del frigo, se ne
servì per condire un piatto di fettuccine. Aveva anche una bottiglia di vino bianco. Non
riuscirono a prendere il caffè perché prima di accendere il fuoco sotto la moka stavano già
amandosi. La bottiglia di vino cadde ormai vuota nel momento in cui Giovanni sollevò il
corpo di Vanessa, perché questo era il suo nome, sulla tavola imbandita e, approfittando della
caduta degli abiti avvenuta ai primi preliminari si mise ad accarezzare con la lingua l’interno
delle cosce , le labbra della pota per poi concentrarsi sulla parte superiore della stessa quando
riconobbe il leggero gonfiarsi del clitoride tentò di risucchiarlo per un attimo come in un
micropompino lei ansimando le lanciò un ma che fai... La bocca si riempì dell’acidulo sapore
delle secrezioni, senza smettere il suo gurmet infilò delicatamente prima un dito poi due in
quella morbida e umida magione e con movimenti improvvisati ne tastò i bordi . Lei cominciò
a urlare ‘ sto venendo... Sto venendo’ poi gli prese i capelli e gli sollevò la faccia e si
baciarono a lungo. Quindi lo fece rialzare e lo spinse contro il mobile della cucina. Mi son
sempre piaciute le donne che mi sbattono contro un muro disse Giovanni parafrasando uno
stereotipo femminile. Vanessa rise, ma tornò fortunatamente seria nel momento di accogliere il
bigolo di Giovanni tra le proprie labbra fino ad ingoiarne il succo. Si rialzò, si baciarono a
lungo mescolando nelle loro bocche alte i frutti di quelle basse.
Non riuscirono a staccarsi dai baci e gli abbracci finche il ritorno dell’erezione consentì a che i
due si unissero. Lui era in piedi, la sollevò , lei gli cinse i fianchi con le gambe quindi si
unirono. Giovanni mosse alcuni faticosi passi affinché l’essere bicefalo poté abbandonarsi sul
letto che sarebbe stato il teatro delle loro evoluzioni successive.
Decisamente più tardi vanessa si dispiacque molto ma disse non poteva dormire li perché
aveva un sacco di cosa da prendere a casa che le sarebbero state indispensabili per il lavoro,
quindi Giovanni a malincuore si offerse di accompagnarla. Si sarebbero rivisti non l’indomani
perché come disse Giovanni dopo aver dato uno sguardo al freezer doveva lavorare fino a
tardi ma bensì venerdì sera, si sarebbero comunque sentiti per telefono.
Vanessa abitava a mezza città di distanza ma ad un certo orario non c’è più traffico ed in meno
di 15 minuti arrivarono, ce ne mise un po' di più Giovanni a tornare, preso dalla malinconia
guidò più lentamente . Non appena trovato parcheggio quasi sotto casa notò un ubriaco che
barcollante cercava la via di casa. Gli si avvicinò da dietro e con un sapiente gioco di mano gli
fece saltare l’osso del collo. Ora il freezer poteva essere veramente pieno.
Guardò il volto della sua vittima - Cazzo Giampi!
ROUTINES

- Allora, novantuno fino a ripamonti poi il ventiquattro fino al capolinea quindi veloce al
terzo piano a litigare con gli impiegati però in fretta perché alle dieci e mezza devo per forza
essere al lavoro è un casino - un sommesso borbottio annunciava lo scorrere del caffè
all’interno della caffettiera - Il caffè, vado io, tu prepari un cannino?- - quasi pronto Porta pure
il caffè - . Canna , caffè, canna era quasi una formula rituale nei risvegli di quei giorni . Gloria
bevve il caffè in un sorso, lo allungava con l’acqua, Marco cominciò invece a sorseggiarlo Lei
aveva un sacco di cose da fare , lui doveva solo andare al lavoro ma aveva ancora un poco di
tempo e se lo prendeva, sapeva in ogni caso che non sarebbe stato d’impaccio a Gloria visto
che in media dalla prima volta che lei diceva sono pronta a quando lo era realmente passava
abbastanza tempo perché Marco si potesse preparare e vestire da principio. Si godeva quindi i
suoi tiri con calma mentre lei si muoveva vorticosamente nell’appartamento tutta presa in
decisioni fondamentali tipo come mi vesto o alla ricerca di questo o quel foglietto che le era
fondamentale e che non sapeva più dove aveva messo.
-E poi mi vengono a chiedere perché parti perché resto dovrebbero chiedermi - - cercavi
questo ? - - sii ecco ora sono pronta - era solo la seconda volta che lo diceva ce ne sarebbe
voluta ancora un’altra per prenderla sul serio. Marco la osservava aggirarsi alla ricerca delle
chiavi - eccole - disse dopo aver perquisito le tasche del giubbotto della sera prima - ora sono
pronta - allora Marco le prese il volto tra le mani e le diede un bacio. Le due bocche rimasero
una per un istante di quelli in cui il tempo sembra arrestarsi poi si staccarono - dobbiamo
andare, è tardi - disse lei scollandosi il compagno di dosso ma con una faccia che tradiva tutto
il rammarico per quella decisione. Nel momento di separasi si baciarono ancora - non so
perché ma ti amo - disse Marco - io invece lo so il perché - disse lei accarezzandogli
delicatamente il cazzo che cominciava a gonfiarsi al di sotto della patta dei jeans - perché mi
scopi troppo bene -. Sono quelle frasi che un uomo si commuove a sentirsi dire indipendente
dalla veridicità o meno, così marco cominciò la sua giornata con aria soddisfatta. Gloria si
mise le auricolari e accese khaled nelle sue orecchie. Partì per le sue tribolazioni quotidiane ma
avrebbe voluto restare a casa a fare l’amore almeno fino a mezzogiorno.

Gino era già sveglio quando l’aggeggio che teneva sul comodino cominciò a suonare. Non che
il suo organismo si sentisse riposato a sufficienza, no, neanche per idea si trattava di un
fastidiosissimo mal di schiena che lo perseguitava dopo aver passato sdraiato un cinque o sei
ore. Malgrado la stanchezza mal assimilata trovò sollievo nell’alzarsi sentì il dolore lenirsi.
Del resto non trovava una grande attrattiva per quello spazio tra le lenzuola dove, negli ultimi
tempi, solo alcuni sparuti acari mitigavano la sua solitudine. Senza sapere come si ritrovò in
macchina lento tra il traffico, intento a rollarsi il cannino del buongiorno e diretto, senza fretta,
laddove la sua opera era richiesta. Nell’ affiancarsi ad un autobus notò un gesto d’assenso
dell’autista nei suoi confronti o meglio nei confronti delle sue operazioni manuali, rispose
ammiccando con il capo dopodiché il differenziale di velocità tra le due corsie allontanò
verosimilmente per sempre i due muti dialoganti.
- van, per favore vai te a prendere il tecnico che sono al telefono - un attimo di sorpresa
quando riconobbe la stessa persona che non più tardi di una mezz’ora prima Giovannino gli
aveva fatto notare dai finestrini del suo bus mentre pacifico si rollava un prizzo tra il traffico
della circonvallazione. - Contro il logorio della vita moderna un carciofone- era stato il
commento di Giovanni della cui ironia Vanessa non poté essere del tutto consapevole per
ragioni anagrafiche.
La strana combinazione portò Vanessa a considerare l’ospite con un filo di simpatia e, anzi
lanciò per un attimo il suo sguardo tra i suoi occhi esplorando i capillari che rendevano rosino
l’ altrimenti bianco contorno della pupilla.
Gino da parte sua era già innamorato, niente di così grave , succedeva almeno una decina di
volte al giorno, comunque lo era e stranamente per lui si era innamorato guardandola negli
occhi, prima ancora di notarne le tette che, una volta esaminate non fecero che accrescere i
suoi sentimenti. Rimase solo in una stanza fredda a maneggiare strani oggetti, smontandoli e
rimontandoli, accendendoli e guardandoli. Prima che il tutto fosse finito Vanessa si fece viva
per invitarlo ad un caffè. Per principio accettava sempre il caffè offerto dai clienti. Si premurò
prima di andarsene di avvisarli che alcuni livelli di microcodice rasentavano l’obsolescenza e
che avrebbero dovuto prendere un appuntamento per sistemare la faccenda. - lavorare per
lavorare è meglio farlo da una bella fighetta - penso Gino tra se e se e riprese la sua giornata.

-Pronto.... Cercavo Gloria, sono -....- Daria!!!- . Gloria fu contenta di sentire la voce
dell’amica conosciuta in lande lontane e persa di vista da un sacco di tempo. Si sarebbe
trattenuta a Milano solo fino al giorno dopo e si sarebbero potute vedere solo quella sera ed
era un’occasione da non perdere perché avevano un sacco di cose da raccontarsi.

Il telefonino prese a suonare quando Marco era già bellamente sotto la doccia sebbene il suo
orario di lavoro ufficiale non glielo avrebbe permesso. Ovvio che non prese a correre tutto
insaponato per il corridoio allo scopo di dare un segno a chi lo cercava, se è un conoscente
vedrò il numero nel display se non lo è richiamerà. Pulito ed asciugato, ma non ancora vestito
raggiunse l’ aggeggio e lesse nella lista delle chiamate perse il nome di Gloria, un paio di tasti
e le stava già parlando. Insomma, Daria era a Milano e si sarebbero viste non sapevano dove
andavano e se si piazzavano in qualche posto l’avrebbe richiamato e magari se non era
possibile si sarebbero visti sul tardi a casa sua.
Nel frattempo le salamelle e le patate che aveva messo in forno prima della doccia erano
ormai chimicamente modificate dal calore e pronte ad essere riclassificate come cibo umano.
La bozza di birra aperta e cominciò a rimpinzarsi. La radio era accesa e tra una notizia uno
spot ed una canzone passò l’annuncio di una seratina low charge in un nuovo centrosociale
occupato a base del più noto ragga dj del’ underground urbano. Per quello che aveva da fare
poteva anche farci un salto. Prese il telefono e chiamò un amico.

La caffettiera era una moka da tre ma Gino aveva appena versato l’intero contenuto in una
sola tazza quando squillò il telefono. Era Marco - Vecchio bastardo, quando non hai da
ciulare ti fai sentire!- - vedo che capisci le cose... Tu hai da fare?- - solo una pippa, ma più
tardi , alle due- .

Il bicchiere di coca e rum di Gino si era già ristretto di un buon cinquanta per cento quando
Marco comparse alla porta. Trangugiò il rimanente in una botta e, rivolto verso il bar - me ne
fai altri due?- .
Il giro successivo toccò a Marco che, tra una notizia e l’altra su conoscenti comuni, aveva
anche rollato un cannino.
-svizzera?- chiese Gino ammiccando. - no, oltrepò, la pianta un tipo che conosco niente male
e?- Intanto era passato il secondo giro di cuba e puntuale come un orologio i nando martellini
contenuti nell’animo dei due amici si svegliarono all’unisono e si lanciarono nel commentare
gli spettacoli che la natura aveva posto loro dinnanzi. Marco toccò Gino col gomito per
attirare la sua attenzione su un bel vedere che proprio in quel momento entrava nell’ambiente.

Lo sguardo di gino si focalizzò e ebbe un breve istante di stallo nel vedere il suo amore delle
nove e quarantacinque lambire il suo mondo delle ventitre e trenta.
- che storia cisca!... Vedi quel tipo al bar col giubbotto di jeans?- - chi quello un Po stempiato
che ti fissa?- - be è il tecnico che è venuto oggi a riparare il computer,.. Pensa che l’avevo
visto anche prima dall’ autobus che si rollava una canna mentre andava in macchina-.

Non fù una bella cosa per Gino ,qualche cuba e alcuni joints, dopo sentirsi ricordare
quell’episodio in quanto, seppur involontariamente, Vanessa aveva comunicato l’esistenza di
un qualche legame con l’autista .
Col procedere della serata il buon Gino aveva inequivocabilmente maturato la convinzione che
non avrebbe ciulato, nemmeno a parlarne, comunque ci stava dentro tranqui e non se la
sarebbe passata poi troppo male. Si mise anche a ballare, attività che non riusciva a concepire
disgiunta dallo stato di ubriachezza e/o alla presenza di figa nei paraggi, ed entrambe le
condizione potevano dirsi soddisfatte quella serata. Marco invece sembrava avere l’obbiettivo
di non bollirsi troppo e dopo il quarto cuba ingurgitò solo acqua. Non voleva finire in gaina a
tal punto da non poter più ciulare e, da qualche parte in se trovò la forza di volontà necessaria
A resistere alle tentazioni. Era circa l’una una e mezza quando Marco decise di mollare il
colpo Gino lo accompagnò fino alla macchina che si erano prefissi di fare uno scambio di
ciocchettini tra l’erbetta dell’uno ed il fumo dell’ altro, giusto per variare un po' le fragranze.
Seduti sul marciapiedi si rollavano il joint della buona notte - ma vai a cagare la minchia da
un’altra parte!- inveì Marco contro uno spennacchiato cane rompicoglioni che non la finiva di
strusciarsi nei paraggi. Con un grado di intelligenza che solo i bastardi sono in grado di
sviluppare il nostro quadrupede sfigato ma libero cercò altre occupazioni per riempire la sua
serata. - Minchia Gino guarda quell’esaurito!!- - Che cazzo sta facendo?!- - Molla un sacco
nero ad ogni mucchietto, dev’essere un portinaio che vuole risparmiare sulla tassa dei rifiuti-
Non faceva ridere ma i due erano a braso e si misero a ghignare come due deficienti fino a che
il bastardo di prima non si accanì su di un sacco appena lasciato dallo strano automobilista su
di un mucchietto di suoi compari lacerandone l’involucro di plastica ed estraendone quello
che i due riconobbero essere un braccio umano . Rimasero un poco di merda ma conclusero
che non erano poi tanto cazzi loro e si separarono l’uno per rientrare a farsi ancora una bevuta
prima di ritrovare il letto e l’altro per casa di Gloria.
Daria aveva una r4 rossa modello cadavere di moro, aveva tanti anni che tutti si stupivano
come quella macchina camminasse ancora , non era un segno del destino e che senza fare
troppa pubblicità al fatto lei si intendeva non male di meccanica e, a tempo perso era sempre a
dietro ad infilare le mani in quel cazzo di cofano e finiti i lavoretti che lei sapeva fargli il ferro
ripartiva sempre come nuovo. Era ferma sotto casa di gloria, le due si stavano salutando
- guarda c’è qualcuno che dorme sotto casa tua- difatti in una macchina parcheggiata li a
fianco qualcuno era caduto nell’abbraccio di morfeo - cazzo è Marco, gli avevo detto che ci
saremmo trovati qua sul tardi ma non pensavo che si sarebbe fatto così tardi- - la prossima
volta lasciagli le chiavi- - non sono quella che lascia le chiavi ad un uomo ....non si sa mai
potrebbe piombarti a casa in momenti inopportuni- risero....
Una volta che l’amica ripartì Gloria bussò sul vetro del finestrino e riportò tra i coscienti il
dormiente . Erano tutti e due stanchissimi, si ragguagliarono sulla serata molto in sintesi e
filarono in fretta a letto troppo stanchi per trombare si abbracciarono sotto le lenzuola per
qualche tenero bacio della buona notte che non volle finire troppo presto e che si mosse anche
al di la della bocca , via via fino alla bocca della vita e la notte si chiuse con i due amanti
intenti ad assaggiarsi nelle loro più celate essenze.
Gino passata la porta si diresse diretto al bar per l’ennesimo cuba, quindi la brutta sorpresa,
era arrivato il tipo di Vanessa e... Era lui cazzo, era proprio lui, quel fuso che buttava pezzi di
cadavere sulla monnezza !!! Buttò il cuba in un sorso e chiese un paio di 7 anni lisci che
finirono giù in un attimo. Salutò le nuove amiche e partì per i suoi lidi un po' scosso dai drink
e da certe donne che pur di non darla a lui si facevano trombare anche da li peggio serial killer.
Salito in macchina diede un occhio al portafogli, si era bevuto quasi tutto, niente da fare, tornò
a casa e, prima di cadere in un sonno ristoratore si sparò una sega, le due erano ormai passate
da un pezzo ma faceva lo stesso.

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