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RACCHI PURACCHI

Il mondo vivo e reale tentava di intromettersi in un corpo conquistato dal sonno iniettandovi stimoli sensoriali. Il sovrano onirico che lo stava governando cercava di rimandare il momento della propria abdicazione confondendo quegli stimoli tra l'improbabile trama dei sogni. Si veniva cos a creare quell'interregno tra la fantasia della notte e l'algida logicit del giorno laddove tutto sembra possibile. Sembra possibile ad esempio che il rumore dello sciacquone, esageratamente prolungato dal vicino del piano di sopra che evidentemente non considerava il sonno altrui come degno di rispetto, diventasse lo sfiatatoio di una gigantesca balena appena uscita dal funtanen del prev. Ed ecco che un ricordo casualmente estratto dall'urna dell'inconscio ag come grimaldello affinch i fantasmi potessero entrare in quell' universo temporaneo ed instabile. casomai dal funtanen del prev pu uscirci anche una balena disse il primo fantasma cos come aveva detto nel mondo vero pi di quaranta anni prima e sempre come allora un padre sorrideva compiaciuto di quello slancio di fantasia . Il mondo vero stava mandando altri segnali e la veglia cosciente stava riprendendo il possesso del corpo disteso mentre la sua coscienza onirica gridava ai due spettri di non andarsene, di tornare, ma non erano loro ad andarsene bens lui ad essere risucchiato dal vortice della veglia. Il corpo si svegli piangendo al ricordo di un padre che non pot godersi la pensione perch gettato tra i pi dalla malattia dopo tre anni di inenarrabili sofferenze e ancor pi di un fratello, travolto dal male di vivere, che scelse di appendere la propria vita ad una corda. Nei primi attimi di veglia ancora non capiva dove fosse finch una voce non lo trasse definitivamente alla realt. Fortunatamente non era solo, Marta era con lui, si era alzata per prima e, nel vedere le lacrime solcare il volto di Primo si era preoccupata -che c' ? cos' successo?- gli chiese accarezzandolo. Racchi Puracchi, runchitrunchitranchi sparatatrunca furono le prime tre parole che gli venne in mente di usare, tre parole che nell'infanzia suo fratello aveva ideato come le prime tre parole di una nuova lingua. La razionalit ormai tornata in possesso del suo corpo glielo sconsigli, sarebbe stato troppo complicato da spiegare niente .- si limit a dire -solo un sogno - alz la testa e la baci, ringraziando il fato di avergliela fatta trovare a fianco . Lei aveva gi preparato la sigaretta per il dopo caff, ma decise di accenderla subito perch scacciasse quel momento di malinconia. Dopo il caff ne avrebbero confezionata un'altra che la gangia non gli mancava ma prima fecero all'amore, per pochi minuti, visto che di primo mattino Primo era sempre precoce . Prima che il mattino morisse erano in macchina direzione Malpensa, Marta era in partenza e i due non si sarebbero rivisti, forse, che qualche mese dopo dall'altra parte del mondo.

IL BANCO PIANGE Lanciato in quarta corsia ben oltre il limite legale di velocit Giorgio stava inveendo contro un automobilista reo di ostacolare la sua corsa. Con voce sguaiata url una singolare congettura riguardo la professione della madre del conducente del veicolo giudicato troppo lento. -Tua madre fa i pompini col culo a cinque euro!!! - ascolt quella frase stupito di essere stato lui stesso a pronunciarla. Non l'aveva pensata, non era nel suo stile, non era sua. L'uscita dal tabagismo si stava rivelando pi dura del previsto tanto che mentalmente aveva gi accettato l'idea della resa. Aveva il pacchetto in tasca e vaffanculo, ne avrebbe acceso una. Ma non in macchina, il presidente non sopportava l'odore di fumo e gli avrebbe fatto un culo quadro. Attese di essere arrivato a Malpensa, di aver accostato in un area riservata alle forze dell'ordine per uscire ed accendersi il suo agognato veleno. Fece appena in tempo a godersi la prima boccata di fumo che ecco comparire Il presidente. Diede la tirata pi forte che i suoi polmoni gli potevano permettere ma dovette gettare almeno mezza sigaretta. Il Presidente era in splendida forma rilassato e abbronzato tornava dai Caraibi, Giorgio apr lo sportello posteriore salutando con un buongiorno e bentornato Presidente - Questi non interruppe la conversazione con il suo amico dirigente di cliniche private nemmeno per un cenno di risposta, salirono entrambi sul sedile posteriore. Solo una volta accomodato si rivolse all'autista- Giorgio, portaci in ufficio- poi, rivolto all'amico dirigente cos ti firmo subito la nomina e ce ne andiamo a dormire- - alla faccia del Desantis - - si, buono quello, alla sua et non ha ancora capito che non si possono dare le carte quando il banco piange . Risero alla battuta di un ghigno sinistro, come fossero due iene che avevano appena avvistato una carogna. Continuarono poi i loro discorsi senza far caso alla presenza di una terza persona nell'auto. Si misero a rievocare le loro avventure vacanziere con particolare riferimento ad una certa Marisol a quanto pare una splendida fanciulla con una spanna di sorpresa. Giorgio si mise a cantare mentalmente tanto per non ascoltare che gi l'astinenza da nicotina lo stava rendendo nervoso e i discorsi di quei due loschi figuri ingrassati dalle sue tasse lo avrebbero potuto indurre a gesti inconsulti.

IL CANTO DEL GEKO Giacomo apr gli occhi ben prima che l'apposita funzione del suo cellulare ricordasse che l'ora era giunta. Carlotta al suo fianco era ancora assopita. Fuori il buio di una notte senza luna era squarciato dall'onomatopea rettile del canto del geko. - ghee- ko, ghee koo, ghe-koo -. La barca che li avrebbe portati via da quel luogo dove avevano deciso dieci giorni prima di lasciar agonizzare quel che restava del viaggio partiva prima dell'alba, dovettero paccare gli zaini alla sola luce della torcia elettrica immersi nella paura di perdere qualcosa di importante rimasto celato dalle tenebre. Si imbarcarono scambiandosi poche parole ammutoliti dalla malinconia del ritorno. La luce del sole fece capolino da dietro i monti della vicina Flores trasformando cielo e mare in una tavolozza di colori violenti che sembravano salutare i due viaggiatori come un saluto sembrava essere quello di una coppia di delfini che saltavano in mezzo ad un mare rosso fuoco. Lasciavano un isola di quelle che ti portavano ad ammetter che s, esiste una remota possibilit che un dio ci sia veramente ad aver creato tutto questo. Fede assai effimera, persa in un ora di navigazione, all' approssimarsi della citt di Labuanbajo e al conseguente avvistamento di comunit di immondizia che felici solcavano il mare. Lasciato il loro luogo li attendeva un tunnel di non-luoghi destinato a durare tutto il giorno. Il piccolo aeroporto di Labuanbajo da cui partirono con un piccolo aereo in direzione del pi grande aeroporto di Denpasar laddove un aereo pi grande li avrebbe condotti ad un aeroporto ancora pi grande Jakarta ivi li attendeva un aereo ancora pi grande destinato ad un aeroporto sterminato, Bangkok. Carlotta aveva intenzione di fermarsi alcuni giorni in Thailandia approfittando per acquistare merci per quello che generosamente usava definire il suo business. Giacomo invece trascorse una sola notte nella megalopoli asiatica da dove il giorno dopo un altro aereo l'avrebbe riportato alla sua routine normata dal contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici. Durante le tre ore di scalo a Dubai, approfittando dei computer che qualche sponsor metteva a disposizione dei viaggiatori in attesa riusc anche a trovare anche un passaggio da Malpensa a casa. Il suo vecchio e buon amico Antonio si offr di venirlo a prelevare all'aeroporto visto che, in contratto di solidariet, aveva del tempo a disposizione. Un buon amico sempre un buon amico ed il buon Antonio ne diede ulteriore prova quando, una volta in auto estrasse un joint extra size per addolcire il ritorno del suo compare. Si stavano godendo il sigarettone finnquando Antonio non fren di colpo e il joint cade atterra. Erano riusciti a salvarsi da un'immane catarsi automobilistica per una questione di pochi centimetri. Si guardarono in faccia, Giacomo raccolse il joint e lo terminarono prima di uscire a verificare se potevano rendersi utili .

SPARATATRUNKA Giada fece un'immane fatica ad alzarsi dal letto. La sera prima aveva esagerato con il bere, si ricordava di sei cuba libre e di una sorsata di una bevanda calda viscosa e vagamente salata ma quest'ultima non era che una conseguenza delle prime sei. Dimostrando notevole forza di volont e spirito d'abnegazione, indoss la sua uniforme arancione e and al lavoro. Alla sede della croce turchese trov Claudia, erano di turno assieme quel mattino come assieme erano state perlomeno per la prima parte della sera precedente. Bevvero il caff silenziose davanti alla macchinetta a cialde e presero il loro posto sull'autolettiga. Nessuna delle due se la sentiva di guidare e al volante si mise Piero. Avevano un breve tragitto da compiere prima di raggiungere il loro punto base, Claudia parl per prima ci sei andata gi pesante ieri eh ?- Giada non rispose ma il suo sguardo fu pi esaustivo di mille parole -...senti ma ad un certo punto te ne sei andata con quel biondino dimmi un po'.... com' andata insomma gliel'hai data?-- sai che io non la do a nessuno, al massimo la presto -quindi?- -quindi bho ero completamente in bolla- - non dirmi che non ti ricordi - no, no mi ricordo.... pi o meno che sinceramente mi ricordo pi il suo cazzo che la sua faccia- - certo,- rispose Claudia in tono da canzonatura quando bevi ti comporti proprio come come un uomo - - bh almeno non hai detto da troia lo stesso, lo sai che gli uomini sono tutte puttane- La radio interruppe questa conversazione sui massimi sistemi con una chiamata urgente, un incidente, qualcosa di grosso. Si trattava di qualcosa di realmente grosso, una decina di auto accartocciate le une contro le altre. Forte odore di carburante e di gomma bruciata, ovunque briciole di vetro e sangue, sangue sull'asfalto, sangue che colava dalle lamiere delle auto. Piero Claudia e Giada scesero dall'ambulanza e rimasero bloccati. Sebbene la loro professione avrebbe dovuto abituarli a macabre visioni questo era troppo anche per loro. - Qua ! Svelti, questo ancora vivo!- url un uomo abbronzato vestito troppo leggero per la stagione. Giada fu la prima a portarsi al capezzale del ferito ma non pot fare altro che raccogliere le sue ultime parole, dapprima confuse, qualcosa come racchipuracchi runchitrunchiqualcosa l'ultima invece chiaramente sparatatrunka.