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Arcana Coelestia

spiegazione degli arcani celesti contenuti nella Parola del Signore,
a partire dal libro della Genesi

Volume 2 (paragrafi 1114­2134)

EMANUEL SWEDENBORG

Traduzione a cura di fondazioneswedenborg.wordpress.com dalla versione inglese di John
Clowes/Potts 
2018 No copyright – Public domain  (apporre il diritto d'autore sul significato interiore della
Parola, è offendere il Signore e il cielo)

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INDICE

Genesi 10

La più antica chiesa, denominata Uomo o Adamo

Genesi 10

I popoli antidiluviani che perirono

Genesi 11

La posizione del grandissimo uomo.

Luoghi e distanze nell'altra vita

Genesi 11

Seguito dei luoghi, degli spazi, delle distanze e del tempo nell'altra vita

Genesi 12

Della percezione degli spiriti e degli angeli e delle sfere nell'altra vita

Genesi 12

Seguito della percezione e delle sfere nell'altra vita

Genesi 13

La luce in cui vivono gli angeli

Genesi 13

Seguito della luce in cui sono gli angeli, dei loro scenari e delle loro dimore

Genesi 14

Il linguaggio degli spiriti e degli angeli

Genesi 14

Seguito del linguaggio degli spiriti e della sua varietà

Genesi 15

Della Sacra Scrittura o Parola, in cui è custodito ciò che è Divino, che è svelato agli
spiriti buoni e agli angeli

Genesi 15

Seguito della Sacra Scrittura o Parola
Prefazione [al volume 2 dell'edizione originale in latino]

Genesi 16

Visioni e sogni compresi quelli profetici contenuti  nella Parola

Genesi 17

Ultimo giudizio
Genesi 10
La più antica chiesa, denominata Uomo o Adamo
     1114.  Angeli e spiriti, vale a dire gli uomini dopo la morte, quando  è consentito dal
Signore, possono incontrare tutti coloro che hanno conosciuto in questo mondo, o di cui
hanno sentito parlare ­ chiunque essi desiderino – possono vederli, come se fossero in loro
presenza, e possono conversare con loro. Ciò che è meraviglioso a dirsi, è che essi sono a
portata di mano in un momento e sono intimamente presenti, in modo che  è possibile
dialogare non solo con gli amici, che di solito si cercano reciprocamente, ma anche con gli
altri   che   sono   stati   rispettati   e   stimati.   Per   misericordia   Divina   del   Signore   mi   è   stato
concesso di dialogare non solo con quelli che avevo conosciuto nel mondo, ma anche con
quelli di cui è fatta menzione nella Parola; anche con coloro che appartenevano alla chiesa
più   antica,   denominata  Uomo  o  Adamo,   e   con   alcuni   che   appartenevano   alle   chiese
successive. Questo, in modo che io potessi sapere che con i nomi citati nei primi capitoli
della Genesi sono intese le chiese; e affinché potessi conoscere quale era il carattere degli
uomini di quelle chiese. Di seguito dunque è esposto ciò che mi è stato dato di conoscere
delle chiese più antiche.

   1115. Coloro che appartenevano alla chiesa più antica, che fu chiamata Uomo o Adamo, ed
erano uomini celesti, dimorano molto in alto, sopra la testa, e abitano insieme lì nella più
grande felicità. Essi hanno affermato che raramente altri giungono presso di loro, tranne a
volte,   qualcuno,   proveniente   –   come   essi   hanno   detto   –   dall'universo.   Il   fatto   che   essi
fossero in alto, sopra la testa non dipende dalla loro nobiltà di spirito, ma allo scopo di
governare quelli che sono lì.

     1116.  Mi sono state mostrate le dimore di quelli che erano della seconda e della terza
discendenza   della   chiesa   più   antica.   Queste   erano   magnifiche,   si   estendevano   per   una
grande lunghezza, ed erano variegate in mirabili tonalità dei colori porpora e azzurro.
Infatti gli angeli abitano in magnifiche dimore, tali che non possono essere descritte, come
spesso ho potuto vedere. Ai loro occhi è così reale l'aspetto di tali abitazioni che nulla può
essere   più   tangibile.   Ma,   quale   sia   l'origine   di   queste   apparenze   reali   ­   per   Divina
misericordia del Signore ­ verrà mostrato di seguito. Essi vivono in un'aura, per così dire,
di   luce   perlacea,   talvolta   adamantina.   Invero,   ci   sono   splendide   aure   nell'altra   vita,   di
varietà inesprimibile. Sbagliano enormemente coloro che non credono all'esistenza di tali
cose lì; e indefinitamente più di chiunque non abbia mai concepito, o non possa concepire
tali  idee. Queste aure sono  infatti rappresentazioni, come quelle cose viste talvolta dai
profeti; e nondimeno, sono  così reali che coloro che sono  nell'altra vita le considerano
indiscutibilmente reali; viceversa considerano le cose che sono nel mondo, relativamente
irreali.
     1117.  Essi vivono nella luce più intensa. La luce di questo mondo difficilmente può
essere paragonata a quella in cui essi vivono. Quella luce mi  è stata mostrata attraverso
una luce come di fiamma che, per così dire, scorreva verso il basso, davanti ai miei occhi; e
quelli che erano della chiesa più antica chiesa hanno sostenuto che così è la luce presso  di
loro, ma ancora più intensa.

     1118. Mi è stato mostrato da un certo influsso che non posso descrivere, quale fosse la
natura del loro linguaggio, quando vivevano in questo mondo. Il loro linguaggio non era
articolato, come il discorso vocale del nostro tempo, ma era muto; ed era prodotto non da
una respirazione esterna, ma da una respirazione interna. Mi è stato inoltre concesso di
percepire   la   natura   della   loro   respirazione   interna,   che   procede   dall'ombelico   verso   il
cuore, e quindi attraverso le labbra, senza suono; essa non entra nell'orecchio in modo
esterno,  né colpisce  il  timpano, ma  internamente,  dalla  bocca,  attraverso   un passaggio
denominato tromba d'Eustachio. E mi è stato mostrato che con tale linguaggio potevano
esprimere più compiutamente i sentimenti e le idee di pensiero, di quanto si possa fare con
i suoni articolati, o con le parole vocali, che ugualmente sono veicolate dalla respirazione,
ma in modo esterno. Perché non vi è nulla in qualsiasi parola che non sia veicolato dalla
respirazione.   Ma   presso   di   loro   questo   è   stato   fatto   in   modo   eccelso,   perché   dalla
respirazione interna che, essendo interiore, è al tempo stesso più perfetta e più coerente e
conforme   alle   stesse   idee   di   pensiero.   Inoltre,   essi   comunicavano   anche   con   leggeri
movimenti delle labbra, e con variazioni corrispondenti nell'espressione del volto. Perché,
essendo uomini celesti, ogni loro pensiero traspariva dai loro volti e dagli occhi, la cui
espressione era mutevole in modo corrispondente. Essi non potevano in alcun modo avere
un'espressione del volto che non fosse in armonia con i loro pensieri. La simulazione, e
ancor più l'inganno, erano per loro una iniquità mostruosa.

     1119. Mi è stato mostrato dal vivo, in che modo la respirazione interna dei popoli più
antichi scorresse silenziosamente in una sorta di esterno e quindi in un discorso tacito,
percepito da un altro, nel suo uomo interno. Essi hanno affermato che questa respirazione
varia presso di loro, secondo lo stato del loro amore e della fede nel Signore. Hanno detto
anche che non potrebbe essere altrimenti, perché essi erano in comunicazione con il cielo;
questo   perché   essi  respiravano  con   gli   angeli   delle   società   con   le   quali   erano   in
comunicazione.   Gli   angeli   hanno   una   respirazione   a   cui   corrisponde   la   respirazione
interna; e varia allo stesso modo presso di loro. Invero, quando tutto ciò accade presso di
loro   è   contrario   all'amore   e   alla   fede   nel   Signore,   la   loro   respirazione   è   trattenuta;
viceversa, quando sono nella felicità dell'amore e della fede, la loro respirazione è libera e
piena. Vi è di simile anche presso tutti gli uomini, ma secondo i loro amori corporei e
mondani e anche secondo i loro principi. Quando qualsiasi cosa si oppone a questi, vi  è
una limitazione della respirazione; e quando sono favoriti, la respirazione è libera e piena.
Queste, tuttavia, sono variazioni della respirazione esterna. Ma riguardo alla  respirazione
degli angeli, per Divina misericordia del Signore, si dirà qui di seguito.
     1120  È stato anche mostrato che la respirazione interna degli uomini della chiesa più
antica ­ che procedeva dall'ombelico verso l'interna, nel petto ­ nel corso del tempo, o nella
loro posterità, è mutata, ed è arretrata verso la regione posteriore, e verso l'addome, quindi
più   verso   l'esterno   e   verso   il   basso.   E   nell'ultima   posterità   di   quella   chiesa,   esistita
immediatamente prima del diluvio, non era rimasto quasi nulla della respirazione interna.
E quando alla fine non rimase nulla di questa respirazione nel petto, furono soffocati di
propria iniziativa. Poi presso alcuni ha avuto inizio una respirazione esterna, e con essa
l'articolazione   del   suono,   ovvero   il   linguaggio   articolato   in   parole   pronunciate.   Così,
presso gli uomini prima del diluvio la respirazione era in accordo con lo stato del loro
amore e della loro fede. E alla fine, quando non c'era l'amore, né la fede, ma le persuasioni
delle falsità, la respirazione interna è cessata; e con essa è cessata anche la comunicazione
diretta con gli angeli, e la percezione.

   1121. Sono stato informato dai figli della chiesa più antica, riguardo allo stato della loro
percezione, che avevano percezione di tutte le cose che appartengono alla fede, quasi come
gli angeli con i quali erano in comunicazione; perché il loro uomo interno, ovvero il loro
spirito, anche attraverso la respirazione interna, era congiunto con il cielo. E l'amore per il
Signore e l'amore verso il prossimo erano parte di questa congiunzione; perché l'uomo è
così congiunto con gli angeli attraverso la loro vita autentica, che consiste in un tale amore.
Essi  hanno sostenuto  che la legge era impressa in loro, perché erano  nell'amore per il
Signore e verso il prossimo; ed in virtù di ciò, quali che fossero i precetti stabiliti dalle
leggi, questi concordavano con la loro percezione, e tutto ciò che le leggi vietavano erano
in contrasto con essa Né essi dubitavano del fatto che tutte le leggi, sia quelle umane, sia
quelle Divine, fossero fondate sull'amore per il Signore e la carità verso il prossimo, e
consideravano queste come il loro principio fondamentale. E poiché avevano fatto proprio
questo principio fondamentale in loro, dal Signore, non potevano non conoscere tutte le
cose che procedevano da esso. Essi credono anche che coloro che vivono nel mondo nel
tempo presente, che amano il Signore e il prossimo, hanno anche la legge impressa in loro,
e sono i cittadini graditi ovunque sulla terra, e allo stesso modo, nell'altra vita.

   1122. Sono stato inoltre informato che gli uomini della chiesa più antica avevano i sogni
più piacevoli, ma anche visioni, e che era ispirato in loro, allo stesso tempo il significato.
Di   qui   le   loro   rappresentazioni   paradisiache,   e   molte   altre   cose.   Gli   oggetti   dei   sensi
esterni, pertanto, che erano terreni e mondani, erano nulla per loro; né provavano alcuna
gioia per questi, ma solo per ciò che significavano e rappresentavano. Quando dunque
guardavano agli oggetti terreni non pensavano minimamente ad essi, ma unicamente alle
cose che questi significavano e rappresentavano, che erano più attraenti per loro; perché
erano le cose così come sono nel cielo, attraverso cui essi vedevano il Signore stesso.

     1123. Ho conversato con la terza generazione della chiesa più antica. Questi mi hanno
detto che nel loro tempo, quando vivevano nel mondo attendevano il Signore, che avrebbe
salvato l'intero genere umano; e che allora era un modo di dire comune tra loro che il seme
della   donna   avrebbe   calpestato   la   testa   del   serpente.   Essi   hanno   affermato   che   a   quel
tempo la più grande gioia della loro vita era avere figli; in modo che la loro maggiore
felicità era amare il proprio consorte, per il bene della prole, che hanno definito la più
piacevole delle delizie e la delizia delle delizie, aggiungendo che la percezione di queste
delizie derivava dall'influsso proveniente dal cielo, circa il fatto che il Signore dovesse
venire al mondo.

     1124.  Erano vicino a me alcuni appartenenti alle generazioni successive a coloro che
vissero prima del diluvio, non di quelli che perirono, ma di quelli che erano di un'indole
migliore.   In   un   primo   momento   avvertivo   la   loro   presenza   delicatamente   e
impercettibilmente. Ma mi è stato dato di percepire che interiormente erano malvagi, e che
agivano   interiormente   in   opposizione   all'amore.   Emanava   da   loro   una   sfera   di   odore
cadaverico, tale che gli spiriti che erano intorno a me sono fuggiti via. Consideravano se
stessi così sottili che nessuno avrebbe percepito i loro pensieri. Ho parlato con loro del
Signore,   se   ne   attendevano   o   no   la   venuta,   come   i   loro   padri.   Hanno   risposto   che   si
figuravano il Signore come un vecchio, santo, con una barba grigia; ed inoltre che sono
diventati santi da lui, e allo stesso modo, con la barba. Di qui nacque tale venerazione per
la barba tra i loro posteri. Hanno aggiunto che ora anche essi sono in grado di adorarlo,
ma da loro stessi. Poi è venuto un angelo, la cui presenza non poteva essere sopportata da
questi spiriti.

     1125.  Mi è stato anche concesso di parlare con quelli che appartenevano alla chiesa
denominata Enosh, di cui in Genesi 4:26. Il loro influsso era dolce, e la loro conversazione
amichevole. Hanno detto che vivono reciprocamente nella carità, e usano l'amicizia verso
gli   altri   che   vengono   in   mezzo   a   loro.   Ed   era   evidente   che   la   loro   carità   era   la   carità
dell'amicizia. Essi vivono in pace, come cittadini retti, e non recano danno ad alcuno.

     1126. Mi è apparsa una stanza stretta; ed essendo la porta aperta, era visibile un uomo
alto, vestito di bianco, di un candore intenso. Mi chiedevo chi fosse, e mi è stato detto che
un uomo vestito di bianco significava coloro che furono chiamati Noè, che è stata la prima
di tutte le chiese antiche, che fu la chiesa dopo il diluvio. Essi sono stati così rappresentati
perché erano in pochi.

   1127. E mi è stato concesso di parlare con quelli della chiesa antica, ovvero della chiesa
dopo il diluvio, che sono stati chiamati Sem. Essi sono avvertiti delicatamente attraverso la
regione della testa nella regione del petto, verso il cuore, ma non nel cuore. La qualità di
ogni spirito può essere conosciuta dal loro influsso.

     1128.  Mi è apparso uno spirito velato sopra come da una nuvola; e intorno al volto
apparivano  molte  stelle  vaganti, che  significano  le falsità. Mi  è  stato  detto  tali erano  i
discendenti  della chiesa antica quando  iniziarono  a perire, specialmente tra coloro che
istituirono il culto attraverso sacrifici e immagini.

     1129.  Alla   fine   di   questo   capitolo   segue   qualche   resoconto   degli   antidiluviani   che
perirono. 
Genesi 10

 1. Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam, e Jafet, ai quali nacquero dei figli dopo il
diluvio.

 2. I figli di Jafet: Gomer, Magog, Madai, Javan, Tubal, Mesec e Tiras.

 3. I figli di Gomer: Ashkenaz, Rifat e Togarma.

 4. I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, Kittim e Dodanim.

 5. Da questi si diffusero le isole delle nazioni nei loro territori, ciascuna secondo la propria lingua,
e secondo le loro famiglie, nelle rispettive nazioni.

 6. I figli di Cam: Etiopia, Misraim, Put e Canaan.

 7. I figli di Cush: Seba, Avila, Sabta, Raamah e Sabteca. E  i figli di Raama: Saba e Dedan.

 8. E Cush generò Nimrod. Egli era potente sulla terra.

  9. Era potente nella caccia davanti al Signore. Perciò è stato detto, Come Nimrod, potente nella
caccia davanti al Signore.

 10. E l'inizio del suo regno fu Babele, Erech, Accad e Calne, nel paese di Sennaar.

 11. Da quella terra si diresse ad Assur e costruì le città di Ninive, Rehoboth, e Calah.

 12. E Resen, tra Ninive e Calah; questa è la grande città.

 13 E Misraim generò Ludim, Anamim, Lehabim e Naphtuhim.

 14. E Pathrusim, e Casluhim, da cui ebbero origine i Filistei, e i Caphtorim.

 15. E Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet.

 16. E il Gebuseo, l'Amorreo e il Gergeseo.

 17. E l'Eveo, l'Archita e il Sineo.

 18. E l'Arvadita, il Semarita e il Camatita. E in seguito si diffusero le famiglie dei Cananei.

 19. Il confine dei Cananei andava da Sidone, verso Gerar fino a Gaza; poi da Sodoma, Gomorra,
Adma e Seboim, fino a Lasha.

 20. Questi sono i figli di Cam, secondo le loro famiglie e secondo le loro lingue, nei rispettivi paesi e
nelle loro nazioni.

  21. Anche a Sem nacque una discendenza. Egli  è il padre di tutti i figli di Eber, e il fratello
maggiore di Jafet.
 22. I figli di Sem: Elam, Assur, e Arphacsad, Lud, e Aram.

 23. I figli di Aram: Uz, Ul, Gheter, e Mash.

 24. E Arphacsad generò Selach; e Selach generò Eber.

  25 E ad Eber nacquero due figli; il nome del primo fu Peleg, perché nei suoi giorni la terra fu
divisa; e il nome di suo fratello fu Joktan.

 26. E Joktan generò Almodad, Sheleph,  Hazarmaveth e Jerah.

 27. E Hadoram, Uzal e Diklah.

 28. E Obal,  Abimael e Saba.

 29. E Ofir, Avila e Iobab. Tutti questi furono i figli di Joktan.

 30. Il loro territorio si estendeva da Mesa fino  a Sefar, la montagna d'Oriente.

 31. Questi sono i figli di Sem, secondo le loro famiglie e secondo le loro lingue, nei rispettivi paesi e
nelle loro nazioni.

32. Queste sono le famiglie dei figli di Noè, secondo le loro nascite, nelle rispettive nazioni; e da
queste si diffusero le nazioni sopra la terra, dopo il diluvio.

Contenuti
     1130.  Il tema trattato in tutto di questo capitolo è la chiesa antica, e la sua diffusione
(versetto 1).

     1131. Coloro che aveva culto esterno corrispondente al culto interno sono i figli di Jafet
(versetto 2). Quelli il cui culto era il più lontano dal culto interno sono i figli di Gomer e di
Javan (versetti 3­4). E quelli il cui culto era ancora più remoto sono le isole delle le nazioni
(versetto 5).

   1132. Coloro che coltiva conoscenze, le scienze e i riti, e separatamente dalle cose interne,
sono i  figli di Cam  (versetto 6). Coloro che coltivavano la conoscenza delle cose spirituali
sono i  figli di Cush; e coloro che coltivano la conoscenza delle cose celesti sono i  figli di
Raamah (versetto 7).

   1133. Tra questi che sono nel culto esterno, che interiormente sono nei mali e nelle falsità,
Nimrod è denominato tale culto (versetti 8­9). I mali di tale culto (versetto 10). Le falsità di
tale culto (versetti 11­12).

   1134. Di coloro che modellano per loro stessi nuovi tipi di culto attraverso le conoscenze
mondane per mezzo di ragionamenti (versetti 13­14); e di coloro che fanno delle mere
conoscenze mondane, le conoscenze della fede (versetto 14).
   1135. Riguardo al culto esterno senza l'interno, denominato Canaan, e alle derivazioni di
questo culto (versetti 15­18); e alla sua estensione (versi 19­20). 

   1136. Riguarda al culto interno, denominato Sem, e alla sua estensione fino alla seconda
chiesa antica (versetto 21). Il culto interno e le sue derivazioni, che essendo dalla carità
sono derivazioni di sapienza, intelligenza, scienza e conoscenza, che sono rappresentate
dalle nazioni (versetti 22­24).

      1137.  Riguarda   una   certa   chiesa   che   sorse   in  Siria,   istituito   da   Eber,   denominata   la
secondo chiesa antica, il cui culto interno è chiamato Peleg e il culto esterno Ioctan (versetto
25). I suoi riti sono le nazioni citate nei versetti da 26 a 29. L'estensione di questa chiesa
(versetto 30). 

   1138. Vi erano differenti tipi di culto nella chiesa antica, secondo l'indole di ogni nazione
(versetti 31­32).

Significato interiore
   1139. È  stato già affermato che ci sono quattro diversi stili nella Parola. Il primo, che era
quello   della   chiesa   più   antica,   ricorre   dal   primo   capitolo   della   Genesi   fino   a   quello
corrente. Il secondo è lo stile storico, come nei seguenti libri, in Mosè e nel resto dei libri
storici. Il terzo è lo stile profetico. Il quarto è intermedio tra lo stile profetico e il linguaggio
comune. Riguardo a questi stili si veda al n. 66.

     1140.  In questo capitolo, e nel successivo riguardo a Eber, la trattazione  è nello stile


antico; ma qui è lo stile è intermedio tra la storia inventata, e la realtà storica. Infatti, per
Noè  ed i suoi figli,  Sem, Cam, Jafet  e  Canaan,  nient'altro era inteso che la chiesa antica in
relazione   al   suo   culto;   cioè   per  Sem,  il   culto   interno,   per  Jafet,   il   corrispondente   culto
esterno,   per  Cam,  il   culto   interno   corrotto   e   per  Canaan  il   culto  esterno   separato
dall'interno.   Tali   persone   non   sono   mai   esistite;   ma   i   vari   tipi   di   culto   erano   così
denominati perché erano differenti tra loro, con peculiari differenze di ciascuno rispetto
agli altri. Per Noè, si intendeva semplicemente l'antica chiesa in generale, come un genitore
comprendere tutti. E nondimeno, con i nomi in questo capitolo, ad eccezione di quelli di
Eber   e   della   sua   posterità,   si   intendono   altrettante   nazioni;   e   queste   stesse   nazioni
costituivano la chiesa antica, che era ampiamente diffusa in tutta la terra di Canaan.

     1141.  Quelli che sono  qui denominati  figli di Jafet  erano coloro che avevano il culto


esterno corrispondente al interno; cioè vivevano in semplicità, amicizia e nella reciproca
carità.   Né   essi   conoscevano   altri   insegnamenti   dottrinali   diversi   dai   riti   esterni.   Quelli
denominati figli di Cam erano coloro che avevano il culto interno corrotto. Coloro che sono
chiamati  figli   di   Canaan  erano   quelli   che   avevano   il   culto   esterno   separato   da   quello
interno.   Quelli   denominati  figli   di   Sem  erano   uomini   interni,   adoravano   il   Signore   e
amavano il prossimo, la cui chiesa era simile alla nostra autentica chiesa cristiana.

   1142. Che sorta di uomini fossero nello specifico, non è esposto in questo capitolo, poiché
vi è una mera esposizione dei loro nomi. Ma ciò emerge dagli scritti dei profeti, dove i
nomi di queste nazioni ricorrono in luoghi diversi, e ovunque con il medesimo significato;
sebbene talvolta si fa riferimento al significato autentico e talaltra al suo opposto.

     1143.  Anche   se   questi   erano   i   nomi   delle   nazioni   che   costituivano   la   chiesa   antica,
nondimeno, nel senso  interno, esse rappresentano un soggetto specifico, vale a dire, il
culto stesso. Nel cielo non vi è alcuna cognizione di nomi, paesi, nazioni, e simili; gli angeli
non hanno alcuna idea di queste cose, ma delle cose da questi rappresentate. La Parola del
Signore vive in virtù del senso interno. Questo  è come l'anima, il cui esterno è come il
corpo. E proprio come presso l'uomo quando il suo corpo muore l'anima seguita a vivere,
e quando l'anima vive, egli ignora ciò che attiene al corpo, così quando egli giunge tra gli
angeli non conosce il senso letterale della Parola, ma solo ciò che è la sua anima. Tale era
l'uomo della chiesa più antica, il quale, se vivesse e leggesse la Parola in uso nel tempo
presente, non sarebbe minimamente in grado di comprenderne il senso letterale; sarebbe
come se fosse cieco; ciò nondimeno, comprenderebbe il solo senso interno, astrattamente
dalla lettera, esattamente come se la lettera non esistesse. Dunque egli sarebbe nella vita,
ovvero nell'anima della Parola.  È lo stesso ovunque nella Parola, anche nelle sue parti
storiche, che erano esattamente come sono state narrate, e nondimeno non vi è la piccola
parola in esse che non contenga, nel senso interno, profondi arcani che non appaiono mai
a coloro che relegano la mente al mero contesto storico. Così in questo capitolo, con i nomi,
nel senso letterale o storico, sono intesi i popoli che costituivano la chiesa antica, ma nel
senso interno si intendono i fondamenti della loro dottrina.

     1144.  Versetto 1.  Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam, e Jafet, ai quali


nacquero   dei   figli   dopo   il   diluvio.  Questa   è   la   discendenza   dei   figli   di   Noè,  significa   le
derivazioni delle dottrine e dei culti della chiesa antica, che in generale è denominata Noè;
Sem, Cam  e  Jafet, significano rispettivamente,  Sem,  l'autentico  culto interno,  Cam,  il culto
interno corrotto e Jafet, il culto esterno corrispondente a quello interno. Ai quali nacquero dei
figli significa dottrine derivanti da essi. Dopo il diluvio significa dal tempo in cui sorse una
nuova chiesa.

     1145.  Questa è la discendenza dei figli di Noè. Che questo significhi le derivazioni delle
dottrine   e   dei   culti   della   chiesa   antica,   denominata   in   generale  Noè,  è   evidente   dal
significato di  discendenza  (di cui sopra). Nel senso esterno discendenza o nascite sono le
generazioni di uno dall'altro; viceversa nel senso interno ogni cosa fa riferimento a ciò che
è celeste e spirituale, cioè, alle cose della carità e della fede. Così qui la discendenza è quella
della chiesa, di conseguenza, concerne questioni dottrinali, come sarà più chiaro in ciò che
segue.
     1146.  Sem, Cam  e  Jafet.  Che questi significhino qui come prima,  Sem,  l'autentico  culto
interno,  Cam,  il   culto   interno   corrotto   e  Jafet,  il  culto   esterno   corrispondente   a   quello
interno, è evidente da ciò che è stato detto di essi in precedenza; dove è stato mostrato,
non solo che Sem, Cam e Jafet significano quei tipi di culto, ma anche ciò che s'intende  per
autentico   culto   interno,   o  Sem;  per   culto   interno   corrotto,   o  Cam;   e   per   culto   esterno
corrispondente a quello interno, o Jafet. Pertanto non occorre soffermarsi ulteriormente su
questi soggetti.

     1147.  Ai   quali   nacquero   dei   figli.   Che   questo   significhi   i   principi   della   dottrina   di   là
derivati, è evidente dal significato di figli nel senso interno, vale a dire, le verità della fede,
e anche le falsità; di conseguenza, le questioni dottrinali; con essi si intendono dunque sia
le verità, sia le falsità, perché tali sono i principi dottrinali delle chiese. Che figli abbia un
tale significato può essere visto sopra, n. 264, 489, 491, 535. 

   1148. Dopo il diluvio. Che questo significhi dal tempo in cui è sorta questa nuova chiesa è
evidente da ciò che è stato detto nei precedenti capitoli; perché la fine delle chiese più
antiche è descritta dal diluvio, e anche l'inizio della chiesa antica. Si deve osservare che la
chiesa prima del diluvio è chiamata la chiesa più antica, e la chiesa dopo il diluvio, chiesa
antica.

     1149. Versetto 2. I figli di Jafet: Gomer, Magog, Madai, Javan, Tubal, Mesec e Tiras. I
figli Jafet rappresentano coloro che erano nel culto esterno corrispondente a quello interno.
Gomer, Magog,  Madai, Javan, Tubal, Mesec e Tiras erano le nazioni presso le quali esisteva
tale   culto.   Nel   senso   interno   s'intendono   altrettanti  differenti  principi   dottrinali   da   cui
derivavano gli stessi riti che essi osservavano devotamente.

     1150.  I   figli   di   Jafet.  Che   questi   significhino   coloro   che   sono   nel   culto   esterno
corrispondente   a   quello   interno   è   stato   spiegato   prima.   Il   culto   esterno   si   dice   che
corrisponda   a   quello   interna   quando   quest'ultimo   è   l'essenziale   del   culto.   Questo
essenziale è l'adorazione del Signore dal cuore; che non è in alcun modo possibile a meno
che non vi sia la carità, ovvero l'amore per il prossimo. Nell'amore verso il prossimo il
Signore è presente nella carità, e allora può essere adorato dal cuore. Quindi, l'adorazione
è dal Signore, perché il Signore dà a tutti la capacità di essere in adorazione. Ne consegue
che,   come   è   la   carità   in   un   uomo,   tale   è   la   sua   adorazione,   o   il   culto.   Tutto   culto   è
adorazione, perché l'adorazione del Signore deve essere in esso affinché possa definirsi
culto. I  figli di Jafet, ovvero le nazioni e i popoli denominati  figli di Jafet, vivevano nella
reciproca carità, in amicizia, cortesia, e semplicità; e pertanto, il Signore era presente nel
loro culto. Perché quando il Signore è presente nel culto esterno, c'è un culto interno in
quello esterno, vale a dire, vi è una corrispondenza dal culto esterno a quello interno. In
passato   vi   erano   molte   di   queste   nazioni.   Ma   nel   tempo   presente   ci   sono   quelli   che
riducono il culto a ciò che è esteriore e non sanno cosa sia il culto interno, o quand'anche lo
conoscano, non lo tengono in considerazione. Se queste persone riconoscono il Signore e
amano il prossimo, il Signore è nel loro culto, e sono figli di Jafet; ma se negano il Signore, e
amano solo se stessi, e non si preoccupano per il prossimo, soprattutto se questi nutrono
odio verso di lui, il loro culto è esterno separato dal culto interno, e sono figli di Canaan, o
Canaaniti.

   1151. Gomer,  Magog,  Madai, Javan, Tubal, Mesec e Tiras. Che queste fossero le nazioni fra
le quali era in uso tale culto, e che in senso interno significhino distinti principi dottrinali,
che erano gli stessi riti, che essi osservavano devotamente, è chiaramente evidente dalla
Parola, in cui queste nazioni sono spesso menzionate; perché ovunque significano il culto
esterno,   talvolta   corrispondente   a   quello   interno,   talvolta   l'opposto.   Il   motivo   per   cui
significano anche l'opposto è che tutte le chiese, ovunque si trovino, nel corso del tempo
hanno subito dei cambiamenti, anche fino a divenire il loro opposto. Che le nazioni qui
nominate significhino nient'altro che il culto esterno, di conseguenza i fondamenti della
loro dottrina, che erano riti, può essere dimostrato, come si è detto, attraverso la Parola, in
altri luoghi, specialmente nei profeti. 

   [2] Così, di Magog, Mesech, Tubal e Gomer, è scritto in Ezechiele:

Figlio dell'uomo, volgi la tua faccia verso Gog del paese di Magog, il principe a capo di Mesech
e Tubal; e profetizza contro di lui: Così dice Jehovih il Signore, Ecco io sono contro di te, o Gog,
principe, capo di Mesech e Tubal. Ti metterò ganci alle mascelle e ti farò uscire con tutto il tuo
esercito, cavalli e cavalieri, tutti ben equipaggiati, tutti muniti di spada, truppa immensa con
scudi grandi e piccoli. La Persia, l'Etiopia e Put sono con loro, tutti con scudi ed elmi. Gomer e
tutte le sue schiere, la casa di Togarmà, le estreme regioni del settentrione e tutte le loro schiere.
Popoli numerosi sono con te. Alla fine degli anni tu andrai contro una nazione che è sfuggita
alla spada, che in mezzo a molti popoli si è radunata sui monti d'Israele, rimasti a lungo nella
desolazione. (Ez. 38:2­6, 8)

Questo intero capitolo tratta della chiesa, che divenne perversa, e alla fine ridusse il culto
in ciò che è esteriore, ovvero i rituali, essendo la carità, rappresentata dai monti d'Israele,
nella desolazione. Qui Gog del paese di Magog, principe e capo di di Mesech e Tubal, è il culto
esteriore. Chiunque può vedere non si tratta di Gog e Magog, perché la Parola del Signore
non tratta delle cose del mondo, ma contiene all'interno cose Divine. 

   [3] Nello stesso profeta:

Profetizza su Gog: Così dice Jehovih il Signore, Ecco io sono contro di te, o Gog, principe, capo
di Mesech e Tubal. Ti ridurrò alla sesta parte di te, e ti spingerò fino al confine settentrionale; e
ti porterò sui monti d'Israele; tu cadrai sui monti d'Israele, con tutte le tue orde, e le genti che
sono con te (Ez. 39:1­2, 4)
The tutto questo capitolo, allo stesso modo, tratta del culto esterno separato da quello
interno e divenuto idolatra, qui rappresentato da Gog, Mesech e Tubal, con cui s'intendono
anche i principi  dottrinali che essi accoglievano e poi confermavano dal senso letterale
della Parola; e quindi falsificavano le verità e distruggevano il culto interno. Infatti, come
si è detto, l'opposto è anche inteso delle stesse nazioni.

   [4] In Giovanni: 

Quando saranno trascorsi mille anni, satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per sedurre
le nazioni che sono ai quattro angoli della terra; Gog e Magog, li raduneranno per la guerra.
Salirono sulla valle della terra, e assediarono l'accampamento dei santi e la città amata (Ap.
20:7­9); 

dove Gog e Magog, hanno un significato simile. Il culto esterno separato da quello interno,
cioè separato dall'amore per il Signore e dall'amore verso il prossimo, non  è altro  che
idolatria, che assedia l'accampamento dei santi e la città amata. 

   [5] Di Mesech e di Tubal si dice in Ezechiele:

C'è Mesech, Tubal, e tutta la sua moltitudine intorno al suo sepolcro; tutti incirconcisi, trafitti
dalla spada; perché avevano seminato terrore nella terra dei viventi (Ez. 32:26) 

Il  soggetto   qui  è  l'Egitto,  ovvero   le  conoscenze  mondane  con  le  quali  l'uomo  desidera
esplorare   le   cose   spirituali.  Mesech  e  Tubal,   rappresentano   principi   dottrinali   che   sono
rituali, i quali, quando difettano dell'amore sono chiamati incirconcisi. Di conseguenza, essi
sono trafitti con la spada, e terrore nella terra dei viventi.

   [6] Di Javan si dice in Gioele: 

I figli di Giuda e i figli di Gerusalemme, avete venduto ai figli degli Javaniti affinché fossero
allontanati dai loro confini (Gioele 4:6) 

I  figli di Giuda  indicano le cose celesti della fede, i  figli di Gerusalemme, le cose spirituali


della fede; quindi le cose inerenti il culto interno. I figli degli Javaniti rappresentano il culto
esterno separato da quello interno. Poiché questo culto è così lontano da quello interno, si
dice che sono stati allontanati dai loro confini.
   [7] Javan e Tubal indicano il culto esterno autentico, in Isaia:

Vengo per radunare tutte le nazioni di tutte lingue. Esse verranno e vedranno la mia gloria.
Porrò un segnale fra loro, e manderò i superstiti tra loro, alle nazioni, a Tarsis, a Pul e a Lud che
tirano d'arco, a Tubal e a Javan, alle isole lontane, che non hanno udito il mio nome, né hanno
visto la mia gloria; ed essi proclameranno la mia gloria fra le nazioni (Isaia 66:18­19)

Il soggetto qui trattato è il regno del Signore e la sua venuta .Tubal e Javan indicano coloro
che sono nel culto esterno corrispondente a quelli interno, che devono essere istruiti in
ordine alle cose interne.

    1152. Versetti 3, 4. I figli di Gomer: Ashkenaz, Rifat e Togarma. I figli di Iavan: Elisa,
Tarsis, Kittim e Dodanim.  I  figli di Gomer  qui rappresentano coloro che erano nel culto
esterno, derivato da quello in uso presso la nazione di  Gomer.  Ashkenaz, Rifat  e  Togarma
erano   altrettante   nazioni   presso   le   quali   vi   era   tale   culto,   con   cui   anche   s'intendono
altrettanti distinti indirizzi dottrinali, che erano rituali derivati dal culto esterno in uso
presso  Gomer:  I  figli di Javan  rappresentano altri che erano nel culto esterno derivato dal
culto che era in uso nella nazione di Javan. Elisa, Tarsis, Kittim e Dodanim erano altrettante
nazioni tra le quali esisteva tale culto, con cui s'intendono anche distinti indirizzi dottrnali,
che erano rituali, derivati dal culto esterno in uso presso Javan.

   1153. I figli di Gomer. Che per essi s'intendano coloro che erano nel culto esterno, derivato
da quello in uso presso la nazione di  Gomer,  segue da ciò che è stato esposto prima in
ordine al significato di  figli;  e anche dal  fatto che  Gomer  era una di quelle nazioni che
avevano il culto esterno corrispondente a quello interno. Ci sono sette nazioni nominate
nel precedente versetto che erano in tale culto. Qui ancora ci sono sette nazioni, che sono
chiamate figli di Gomer e di Javan; ma quali fossero le differenze specifiche tra di esse, non
può essere detto, perché qui esse sono semplicemente nominate. Nei profeti invece, dove
questi culti sono trattati in modo più particolareggiato, possono apprezzarsi le differenze.
In   generale,   tutte   le   differenze   nel   culto   esterno,   come   anche   nel   culto   interno,   sono
conformi all'adorazione del Signore nel culto; e l'adorazione è conforme all'amore per il
Signore e all'amore verso prossimo. Perché il Signore è presente nell'amore, e quindi, nel
culto. Le differenze di culto dunque fra le nazioni qui menzionate erano di questa natura.

     [2]  Affinché la questione della diversità di culto, tra le vari nazioni della chiesa antica
possa essere spiegata più chiaramente, deve essere noto che ogni culto autentico consiste
nell'adorazione del Signore; l'adorazione del Signore consiste nella umiliazione di sé; e
l'umiliazione di sé consiste nel riconoscere che non c'è nulla della vita, e nulla del bene in
se stessi, ma che ogni cosa in se stessi  è morta, anzi, cadaverica; e specularmente, nel
riconoscere che tutto ciò che è vivente e tutto il bene viene dal Signore. Più un uomo
riconosce queste cose ­ non con la bocca, ma con il cuore ­ tanto più egli è nell'umiliazione;
e di conseguenza, maggiormente è nell'adorazione, cioè, nell'autentica adorazione, tanto
più è nell'amore e nella carità, e ancor più nella felicità. L'una è nell'altra, e sono così
congiunte da essere inseparabili. Da ciò è evidente quali siano e di quali natura siano tali
differenze di culto. 

   [3] Quelli qui denominati figli di Gomer e Javan, sono coloro che avevano il culto esterno
corrispondente a quello interno, ma era qualcosa di più remoto rispetto a coloro che sono
stati   nominati   nel   versetto   precedente.   Per   questo   motivo   sono   chiamati  figli.   Le
generazioni successive, ovvero le derivazioni, qui procedono dall'interno verso l'esterno.
Più  sensuali  diventa   l'uomo,  più  esterno  diviene  il  suo   culto,  e  di  conseguenza,  è  più
lontana dall'autentica adorazione del Signore, perché in essa gioca un ruolo preponderante
il   mondo,   il   corpo   e   la   terra,   piuttosto   che   lo   spirito;   e   quindi   è   più   remota.   Questi
denominati figli di Gomer e Javan, essendo più sensuali, resero il culto ancora più esteriore
di   quanto   facessero   i   loro   predecessori.   Essi   quindi   costituiscono   qui   una   categoria
subalterna.

   1154. : Ashkenaz, Rifat e Togarma. Che queste fossero altrettante nazioni tra le quali vi era
tale culto, e che esse significassero determinate cose dottrinali che erano rituali, derivate
dal culto esterno in uso presso Gomer, è evidente dai profeti, dove anche sono menzionate
le  stesse  nazioni; e con esse sono  ovunque  intesi indirizzi dottrinali o  rituali, come di
consueto, in entrambi i sensi, talvolta in senso genuino, a volte nel suo opposto. Ashkenaz,
in Geremia:

Stabilite una regola nel paese, suoni la tromba tra le nazioni, si consacrino le nazioni contro di
lei, stiano all'erta contro i regni di Ararat, Minni e Ashkenaz (Ger 51:27)

Il   soggetto   qui   trattato   è   la   distruzione   di   Babele,   dove  Ashkenaz  indica   il   suo   culto
idolatrico, o culto esterno separato da quello interno, che distrugge Babele. In particolare,
esso indica i falsi principi dottrinali, e perciò è menzionato in senso opposto. Togarma, in
Ezechiele:

Javan, Tubal e Mesech, questi erano i tuoi mercanti nell'anima dell'uomo, e commerciavano in
vasi di bronzo. Quelli della casa di Togarma fornivano assistenza, cavalli, cavalieri, e muli (Ez.
27:13­14).

Questo è detto di Tiro, con cui erano rappresentati coloro che possedevano la conoscenza
delle   cose   celesti   e   spirituali.  Javan,   Tubal,  e  Mesech,   indicano,   come   prima,   vari   riti
rappresentativi o corrispondenti. La casa di Togarma ha lo stesso significato. I riti esterni dei
primi   fanno   riferimento   alle   cose   celesti;   and   quelli   di   quest'ultimo,   ovvero  la   casa   di
Togarma,   alle   cose   spirituali,   come   è   evidente   dal   significato   delle   cose   in   cui   essi
commerciavano. Qui queste chiese sono intese nel senso genuino. Nello stesso profeta:

Gomer e tutte le sue schiere, la casa di Togarma ai confini settentrionali, con tutte le sue schiere
(Ez 38:6)

I   confini   settentrionali   indicano   i   principi   dottrinali   perversi.   Qui   queste   nazioni   sono
intese in senso opposto.

   1155. E i figli di Javan. Che per essi siano significati ancora altri presso i quali era in uso il
culto esterno, derivato da quello diffuso nella nazione di Javan, può essere visto nei profeti,
dove essi sono nominati in connessione con le ciò che è reale, e ivi non significano altro
che queste stesse cose. La ragione per la quale i figli di Gomer e i  figli di Javan  sono i soli
menzionati, e non i figli degli altri nominati nel secondo versetto – dove ricorrono i nomi
di sette nazioni ­ è che i figli della prima nazione sono in relazione alle cose spirituali, e i
figli dell'altra nazione sono in   relazione alle cose celesti.  È evidente che i  figli di Gomer
siano in relazione con la categoria delle cose spirituali, dai passaggi citati appena sopra; e
che i  figli di Javan siano in relazione con la categoria delle cose celesti, appare da quanto
segue. La categoria delle cose spirituali si distingue dalla categoria delle cose celesti da ciò,
che la prima riguarda le verità di fede, e l'altra concerne i beni della fede, che sono quelli
della carità. Sebbene queste distinzioni siano completamente sconosciute nel mondo, ciò
nondimeno esse sono perfettamente note nel cielo, non solo riguardo alla differenza in
generale, ma anche riguardo alle specifiche differenze. Perché nel cielo non c'è la minima
differenza che non sia apprezzabile secondo il più perfetto ordine. Nel mondo non si sa
altro che vi è una varietà di culti, e che esteriormente ­ perché nient'altro al di là di questo
è noto ­ differiscono gli uni dagli altri. Ma nel cielo le differenze, che sono innumerevoli,
appaiono tangibilmente, così come esse sono interiormente.

   1156. Elisa, Tarsis, Kittim e Dodanim. Che queste fossero altrettante nazioni, presso le quali
vi era tale culto, e che esse significassero distinti orientamenti dottrinali, che erano rituali,
derivati   dal   culto   esterno   in   uso   presso  Javan,   può   essere   visto   dai   seguenti   passi   nei
profeti. Di Elisa, è scritto in Ezechiele:

Di lino ricamato in Egitto era la tua vela, che ti serviva da vessillo; di giacinto e porpora delle
isole di Elisa eri rivestito (Ez. 27:7)

 
Qui il tema trattato è Tiro è, con cui s'intendono le ricchezze celesti e spirituali, ovvero le
tali conoscenze. ; i ricami dall'Egitto indicano le scienze, e quindi i riti rappresentativi delle
cose spirituali. Giacinto e porpora delle isole di Elisa, i rituali corrispondenti al culto interno,
quindi rappresentativi delle cose celesti. I nomi delle nazioni sono qui utilizzati in senso
genuino. Di Tarsis in Isaia:

Manderò i loro superstiti alle nazioni, a Tarsis, a Pul e a Lud che tiran d'arco, a Tubal, a Javan e
alle isole lontane (Is. 66:19)

Gemete, navi di Tarsis, perché Tiro è devastata, e non ci sono più case dove entrare; dalla terra
di Kittim giunse loro la notizia (Is. 23:1, 14) 

Ed ancora riguardo a Tarsis, in Isaia 40:9; Ger. 10:9; Ezechiele 27:12; Salmi 48:7, dove si fa
riferimento ai rituali, cioè agli orientamenti dottrinali. Di Kittim in Geremia:

Passate oltre le isole di Kittim, e osservate; e in Arabia; e considerate accuratamente, se vi fu mai
qualcosa di simile (Ger. 2:10) 

E in Isaia:

Cesserai di rallegrarti, o tu vergine oppressa figlia di Sidone; sorgi, passa oltre Kittim; anche lì
ne avrai riposo (Is. 3312) 

dove Kittim indica i riti. In Ezechiele:

Dalle querce di Basan hanno hanno i tuoi remi;con l'avorio delle isole di Kittim hanno fatto la
tolda (Ez. 27:6) 

Questo si dice di Tiro. La  tolda di una fatta con il legno delle isole di Kittim,  indica il culto


esteriore, quindi i riti, che fanno riferimento alla categoria delle cose celesti. In Mosè: 

Le navi giungeranno dalla costa di Kittim, e affliggeranno Assur; e affliggeranno Eber (Num.
24:24)
dove anche Kittim denota il culto esterno, o i riti. Quindi è evidente che nel senso interno
per questi nomi s'intendono cose reali, distinte secondo il loro ordine e secondo la loro
connessione.

   1157. Versetto 5. Da questi si diffusero le isole delle nazioni nei loro territori, ciascuna
secondo la propria lingua, e secondo le loro famiglie, nelle rispettive nazioni. Da questi si
diffusero le isole delle nazioni nei loro territori significa che i culti di molte nazioni nacquero
da   questi.  Isole  sono   particolari   regioni  e   quindi   particolari  culti   che   erano   ancora   più
lontani dal culto interno. Territori sono i culti in generale. Ciascuna secondo la propria lingua,
e secondo le loro famiglie, nelle rispettive nazioni, significa che esse erano secondo la rispettiva
inclinazione;  secondo la propria lingua  significa secondo l'opinione di ciascuna;  secondo la
propria famiglia,  significa in base alla loro rettitudine;  nelle  rispettive nazioni,  significa in
relazione a tutte quante esse in generale.

   1158. Da questi si diffusero le isole delle nazioni nei loro territori. Che questo significhi che i
culti di molte nazioni ebbero origine da questi; che isole siano particolari regioni e quindi
particolari culti che erano ancora più remoti e che territori sono i loro culti in generale, è
evidente dal significato di  isole  nella Parola. Finora si è trattato di coloro che avevano il
culto esterno corrispondente all'interno. Per i sette figli di Jafet sono intesi coloro che erano
prossimi all'autentico culto interno; Per i  sette figli di  Gomer  e allo stesso tempo di  Javan,
sono intesi coloro che erano più lontani dall'autentico culto interno. Per le isole delle nazioni
sono intesi coloro che erano ancora più lontani, e specialmente coloro che hanno vissuto
nella reciproca carità, e nondimeno, nell'ignoranza del Signore, della dottrina della Chiesa
e   del   culto   interno;   e   tuttavia,   avevano   un   certo   culto   esterno   che   osservavano
religiosamente. Questi sono chiamati isole nella Parola. Quindi per isole, nel senso interno,
ivi è significato il culto più remoto dal culto interno. 

     [2]  Coloro che sono nel senso interno della Parola, come gli angeli, non hanno alcuna
conoscenza delle isole, perché non hanno più alcuna idea di esse; ma in luogo di esse
percepiscono un culto più remoto, come ad esempio è quello delle nazioni al di fuori della
chiesa. E, allo stesso modo, per  isole  percepiscono quelle cose all'interno della chiesa che
sono un po' distanti dalla carità, come l'amicizia e la cortesia. L'amicizia non è carità, e
ancor meno lo è la cortesia; esse sono categorie subalterne alla carità; e quanto più esse
derivino dalla carità, più sono sincere.

     [3]  Che tali cose siano significate per le  isole  può essere visto dai seguenti passi nella


Parola. In Isaia:

Mantenete il silenzio dinanzi a me, o isole; e lasciate che il popolo rinnovi la sua forza, lasciate
che si avvicinino. Le isole hanno visto, e ne hanno paura; gli estremi confini della terra tremano;
e si avvicinano (Is. 41:1, 5) 
Qui isole indicano le nazioni al di fuori dalla chiesa che osservavano religiosamente il loro
culto esterno. I limiti più nascosti della regione in cui è la chiesa sono chiamati gli estremi
confini della terra. Nello stesso profeta: 

Egli non si oscurerà, né farà a pezzi alcunché fino a quando non sarà fatto giudizio nella terra, e
le isole aspetteranno la sua legge. Cantate a Jehovah un canto nuovo, la sua lode dall'estremità
della terra, voi che scendete fino al mare, tutto ciò che esso contiene, le isole e i loro abitanti.
Diano gloria al Signore, proclamino la sua lode nelle isole (Is. 42:4, 10, 12)

Qui anche isole indica le nazioni al di fuori della chiesa, che hanno vissuto nell'ignoranza,
semplicità e rettitudine

   [4] Nello stesso profeta:

Ascoltatemi, o isole, e udite, voi popoli da lontano (Is. 49:1) 

allo stesso modo, qui si fa riferimento a quelle nazioni che sono più lontane dal culto del
Signore,   e   dalla   conoscenza   della   fede.   Perciò   è   detto,  da   lontano.   Ancora   nello   stesso
profeta: 

In me sperano le isole e nel mio braccio confidano (Is. 51:5)

dove il significato è lo stesso. Perché essi sono tali in quanto vivono in rettitudine, è detto
che essi sperano in me e nel mio braccio confidano. In Geremia:

Ascoltate la parola dell'Eterno, o voi nazioni, e proclamatela nelle isole lontane (Ger. 31:10)

dove il significato è lo stesso. In Sofonia: 

Jehovah   sarà   terribile   contro   di   loro,   perché   consumerà   tutti   gli   dei   della   terra;   ed   essi   si
prostreranno davanti a lui, ognuno dal suo luogo, fino a tutte le isole delle nazioni (Sof. 2:11)

Le isole delle nazioni indicano le nazioni più lontane dalla conoscenza della fede.
   [5] In Davide: 

Regna   il   Signore,   esulti   la   terra;   si   rallegri   la   moltitudine   delle   isole.   Nubi   e   oscurità   sono
intorno a lui (Salmi 97:1­2)

Dove il significato è lo stesso. La loro ignoranza è qui rappresentata da  nuvole e oscurità;
ma siccome sono nella semplicità e nella rettitudine si dice intorno a lui. Perché per le isole
s'intendono quelle cose che sono più lontane. Anche Tarsis, Pul, Lud, Tubal e Javan – con
cui è inteso il culto esterno – sono chiamate isole (Is. 66:19). Così pure Kittim (Ger 2:10; Ez.
27: 6). Se messe a confronto con terre o montagne, le  isole significano anche le verità della
fede, in virtù del fatto che sono in mezzo al mare; dunque significano gli orientamenti
dottrinali che sono rituali.

   1159. Ciascuna secondo la propria lingua, e secondo le loro famiglie, nelle rispettive nazioni. Che
questo significhi che erano secondo secondo la rispettiva inclinazione;  secondo la propria
lingua, cioè secondo l'opinione di ciascuna; secondo la propria famiglia, cioè in base alla loro
rettitudine; nelle rispettive nazioni, cioè in relazione a tutte quante esse in generale, si può
vedere   dal   significato   di  lingua,   famiglie  e  nazioni  nella   Parola   di   cui,   per   Divina
misericordia del Signore, si dirà qui di seguito. Che lingua o linguaggio, nel senso interno,
significhi l'opinione e quindi i principi e le convinzioni, è perché vi è una corrispondenza
della lingua con la parte intellettuale dell'uomo, ovvero con il suo pensiero, come di un
effetto con la sua causa. Tale è non solo l'influsso dei pensieri dell'uomo nei movimenti
della lingua nell'articolare le parole, ma anche l'influsso del cielo, riguardo al quale,  per la
Divina misericordia del Signore, saranno esposte altrove alcune cose tratte dall'esperienza.

   [2] Che le famiglie nel senso interno significano rettitudine, e anche carità e amore, deriva
dal fatto che nei cieli, tutte le cose che appartengono all'amore reciproco sono ordinate allo
stesso modo dei legami di sangue e di quelli contratti per matrimonio, dunque come le
famiglie (si veda il n. 685). Nella Parola quindi le cose che riguardano l'amore o la carità,
sono   espresse   dalle  case,   e   anche   dalle  famiglie,   di   cui   in   questa   sede   non   occorre
soffermarsi per ulteriori conferme. (Che tale sia il significato di casa può essere visto al n.
710.) 

   [3] Che nazioni qui significano tutte quante esse in generale, è evidente dal significato di
nazione o nazioni, nella Parola. In un senso autentico nazioni significano cose appartenenti
alla nuova volontà e all'intelletto, di conseguenza i beni dell'amore e le verità della fede;
ma in senso opposto significano i mali e le falsità; e allo stesso modo anche le  case, le
famiglie  e le  lingue, come può essere confermato in molti passi della Parola. La ragione è
che la chiesa più antica era distinta in case, famiglie e nazioni. Una coppia sposata con i
loro figli e i loro personale di servizio, costituiva una casa; un certo numero di case non
lontano l'una dall'altra costituivano una famiglia; e  un numero di famiglie, una nazione.
Quindi nazioni, significavano tutte le famiglie considerate in forma aggregata. È all'incirca
lo stesso nel cielo; ma i legami tra tutti sono secondo l'amore e la fede verso il Signore (si
veda il n. 685).

     [4] Da ciò deriva il significato di nazioni, nel senso interno, come termine generico che
comprende sia le cose della volontà, sia le cose dell'intelletto, o ciò che è lo stesso, sia ciò
che attiene all'amore, sia ciò che attiene alla fede, ma riguardo alle famiglie e alle case di cui
sono composte. (Si veda anche ciò che è stato detto prima, relativamente a questo soggetto,
n.   470,   471,   483).   È   evidente   da   queste   considerazioni   che   le  nazioni  significano   sia   le
opinioni, sia la rettitudine in generale; e che ciascuna secondo la propria lingua, e secondo le
loro famiglie, nelle rispettive nazioni significa secondo l'inclinazione di ogni uomo, famiglia e
la nazione il cui cui culto è stato derivato dalla chiesa antica.

   1160. Versetto 6. I figli di Cam: Cush, Misraim, Put e Canaan. Con Cam, è significata, qui
come   prima,   la   fede   separata   dalla   carità;   con    i   figli   di   Cam,   s'intendono   le   cose   che
appartengono   a   questa   fede   separata.  Cush,   Misraim,   Put   e   Canaan  erano   altrettante
nazioni, con le quale sono significate, nel senso interno, conoscenze, le scienze e i culti che
sono della fede separata dalla carità.

   1161. Che a fede Cam sia intesa la fede separata dalla carità, è evidente da ciò che è stato
detto e mostrato riguardo a Cam nel precedente capitolo.

   1162. Che per i figli di Cam s'intendano le cose che inerenti  questa separazione della fede,
segue da questo. Affinché possa essere noto che cosa si intenda per Cam, e quindi per i figli
di Cam, deve prima essere noto cosa sia la fede separata dalla carità. La fede separata dalla
carità non è la fede. Dove non c'è fede, non c'è il culto, né interno né esterno. Se c'è un
qualche culto esso è completamente corrotto, e quindi per  Cam  s'intende  il culto interno
corrotto.   Essi   sono   depositari   di   una   falsa   persuasione   che   essi   chiamano   la   mera
conoscenza delle cose celesti e spirituali, separata dalla carità. Perché talvolta i peggiori tra
gli   uomini   possiedono   questa   conoscenza   più   di   altri,   come   quelli   coloro   che   vivono
continuamente nell'odio, nella vendetta e nell'adulterio, e sono perciò infernali, e dopo la
vita del corpo diventano diavoli. Da ciò può essere visto che la mera conoscenza non è la
fede. Fede è il riconoscimento delle cose che appartengono alla fede; e tale riconoscimento
non   ha   affatto   luogo   per   mezzi   esteriori,   ma   interiori,   ed   è   opera   del   Signore   solo,
attraverso la carità in un uomo. E il riconoscimento non è affatto una cosa della bocca, ma
della vita. Dalla vita di ciascuno può essere noto quale sia tutti quale sia la qualità del
riconoscimento. Tutti quelli che sono chiamati figli di Cam che possiedono la mera scienza
delle conoscenze della fede, e non hanno la carità, sia che si tratti di conoscenza esteriore,
sia che si tratti delle conoscenze interiori della Parola e dei suoi autentici arcani, o della
mera conoscenza del senso letterale della Parola, o di altre verità, qualunque sia il loro
nome, da cui queste possono essere considerati, o la conoscenza di tutti i riti del culto
esterno, se non hanno la carità, sono figli di Cam. Che quelli che che sono chiamati figli di
Cam siano di questa indole è evidente dalle nazioni di cui ora si è trattato.

     1163.  Che  Cush, Misraim, Put e Canaan  erano altrettante nazioni, con le quali nel senso


interno  sono intese le conoscenze esterne e i rituali che sono  della fede separata dalla
carità, si può vedere dalla Parola, in cui queste nazioni ricorrono spesso; perché queste
cose sono significate da esse, vale a dire, per  Cush, o  Etiopia, s'intendono le conoscenze
interiori della Parola, da cui questi uomini confermano falsi principi; per Misraim, o Egitto,
le   conoscenze   esteriori,   o   varie   questioni   attinenti   alla   memoria,   con   cui   gli   uomini
desiderano esplorare gli arcani della fede, da cui essi confermano falsi principi; per Put, o
Libia, s'intendono la conoscenza del senso letterale della Parola, da cui, nello stesso modo
essi confermano falsi principi; E per Canaan o Cananei, s'intendono i riti, o le cose del  culto
esterno separato da quello interno. Tutti questi culti, quando sono separati dalla carità,
sono   chiamati  figli   di   Cam.  Con   le   stesse   nazioni   sono   anche   intese   le   scienze   e   le
conoscenze   esteriori;   per  Cush,   le   conoscenze   interiori   della   Parola;   per  Egitto,   le
conoscenze esteriori; per Put, la mera conoscenza dal senso letterale della Parola. Questo è
il motivo per cui sono considerate ­  come si può vedere dai seguenti passi ­ sia nel senso
autentico, sia nel senso opposto.

   1164. Che per Cush o Etiopia siano significate le conoscenze interiori della Parola, con la
quale tali uomini confermano falsi principi, può essere visto in Geremia:

L'Egitto irrompe come un fiume, le cui acque sono tumultuose. Egli dice: mi gonfierò, coprirò la
terra, e distruggerò la città ed i suoi abitanti. Caricate, cavalli, avanzate, carri! Avanti o prodi,
uomini di Etiopia e di Put, voi che impugnate lo scudo (Ger. 46:8­9)

Egitto qui indica coloro che non credono a nulla a meno che non lo abbiano appreso dalla
conoscenza esteriore, per cui ogni cosa viene avvolta nel dubbio, nella negazione e nella
falsità, che è rappresentato dal gonfiarsi, coprire la terra e distruggere la città. Cush qui indica
le conoscenze più universali e interiori della Parola, da cui essi traevano conferma dei loro
falsi principi. Put indica il senso letterale della parola, che è secondo mere apparenze della
conoscenza che derivano dalla percezione dei sensi.

   [2] In Ezechiele:

La spada verrà sull'Egitto, e ci sarà dolore in Cush, quando i trafitti cadranno in Egitto; le loro
genti e le loro fondamenta saranno distrutte. Cush, Put e Lud, e quelli di Ereb e Cub, e i figli
della terra dell'alleanza cadranno con essi di spada (Ez. 30:4­5) 
Nessuno può affatto sapere che cosa significano queste cose se non attraverso il senso
interno; e se i nomi non significassero cose reali, difficilmente vi sarebbe un senso. Qui per
Egitto  s'intendono   le  conoscenze  esteriori,  attraverso   cui  gli  uomini  desiderano   entrare
negli arcani della fede.  Cush  e  Put  sono chiamati  le loro fondamenta  in quanto significano
quelle conoscenze dalla Parola.

   [3] Nello stesso profeta

In quel giorno partiranno da me messaggeri su navi, per insinuare il terrore nella sicurezza di
Cush; e ci sarà dolore su di loro, come nel giorno dell'Egitto (Ez 30:9).

Cush  indica   quelle   conoscenze   dalla   Parola   che   confermano   le   falsità   suscitate   dalle
conoscenze esteriori. Nello stesso profeta:

Ridurrò   il   paese   d'Egitto   in   rovina,   un   luogo   di   desolazione,   dalla   torre   di   Sevene,   fino   al
confine di Cush (Ez. 29:10)

Qui  Egitto  indica   le   conoscenze   esteriori;   e  Cush,   le   conoscenze   interiori   della   Parola,
delimitate all'angusto spettro di osservazione delle conoscenze esteriori. 

   [4] In Isaia: 

Il re d'Assiria condurrà i prigionieri d'Egitto e di Cush; giovani e vecchi, nudi e scalzi, con le
natiche scoperte, nudità d'Egitto. Ed essi saranno nell'agitazione e vergogna per aver riposto le
loro speranze in Cush e la loro gloria nell'Egitto (Is. 20:4­5) 

Cush  qui indica le conoscenze dalla Parola, da cui sono confermate le falsità emergenti
dalle conoscenze esteriori. Assur, è il ragionamento che conduce gli uomini in cattività. In
Naum:

Cush e l'Egitto erano la sua forza, senza limiti; Put e Lubim erano i tuoi alleati (Naum 3:9)

Questo è detto della chiesa in rovina, e qui allo stesso modo, Egitto indica le conoscenze
esteriori, e Cush, i saperi. 
   [5] Cush ed Egitto qui indicano le conoscenze esteriori ed i saperi, che sono le verità utili a
coloro   che   sono   nella   fede   della   carità;   quindi   essi   vengono   qui   utilizzati   in   un   senso
genuino. In Isaia:

Così dice il Signore,  le opere  dell'Egitto e  le mercanzie  di  Cush e  dei Sabei, uomini di alta


statura,   passeranno   a   te,   e   saranno   tue;   esse   verranno   a   te   in   catene,   si   prostreranno   e   ti
supplicheranno, dicendo: solo in te è Dio, non c'è altro Dio oltre (Is. 45:14)

Le  opere   dell'Egitto  significano   le   conoscenze   esteriori.   Le  mercanzie   di   Cush   e   dei   Sabei,


indicano   le   conoscenze   delle   cose   spirituali   che   sono   utile   a   coloro   che   riconoscono   il
Signore, perché ogni scienza e conoscenza esteriore non ha altro scopo che questo.

   [6] In Daniele: 

Il re del settentrione avrà il dominio sui tesori nascosti di oro e argento, e sopra tutte le cose
desiderabili d'Egitto. E Lubim (Put) e Cush saranno ai tuoi piedi (Dan. 11:43) 

Put  e  Cush  qui indica le conoscenze dalla Parola.; ed  Egitto, le conoscenze esteriori. In


Sofonia:

Dall'incrocio dei fiumi di Etiopia, verranno i miei fedeli (Sof. 3:10)

che indica coloro che sono privi di conoscenze, cioè i pagani. In Davide:

Ricchi doni vengono dall'Egitto; Cush accorre e innalza le mani a Dio (Salmi 68:31)

Egitto qui indica le conoscenze esteriori; e Cush i saperi.

   [7] Nello stesso libro:

Annovererò anche Rahab e Babele tra coloro che mi conoscono; ecco Filiste, Tiro e Cush; queste
sono nate lì (nella città di Dio) (Salmi 87:4) 

 Cush indica le conoscenze dalla Parola, quindi è detto che queste sono nate nella città di Dio.
In virtù del fatto che Cush, significa le conoscenze interiori della Parola e l'intelligenza che
ne deriva è detto che il secondo fiume che scorre dal giardino dell'Eden comprendeva tutto
il paese di Cush, di cui si veda al n. 117. 

     1165. Che per Misraim, o Egitto, nella Parola, siano intese le conoscenze esteriori, vale a
dire tutto ciò che concerne la memoria, con cui gli uomini desiderano esplorare gli arcani
della fede, e per confermare falsi principi così concepiti; e che alo stesso tempo significano
le conoscenze esteriori che sono utili,  è evidente non solo dai passi già addotti, ma da
moltissimi altri ancora che, se citati tutti citata, riempirebbero pagine intere. In proposito,
si veda: Isaia 19:1 fino alla fine; 30:1­3; 31:1­3; Geremia 2:18, 36; 42:14 fino alla fine; 46:1
fino alla fine; Ezechiele 16:26; 23:3, 8; 29:1 fino alla fine; 30:1 fino alla fine; Osea 7:11; 9:3, 6;
11:1, 5, 11; Michea 7:5; Zaccaria 10:10­11; Salmi 80:8 e ss.). 

   1166. Che per Put, e Libia, sia intesa la conoscenza del senso letterale nella Parola, da cui
allo stesso modo i falsi principi sono confermati, e anche semplicemente tali conoscenze, è
evidente   dai   passi   citati   sopra,   dove   si   tratta   di  Cush.  Perché   esso   rappresenta   quelle
conoscenze che sono più interiori. Put e Cush sono menzionati insieme nella Parola, come
si può vedere nei passi sopra citati (Geremia 46:8,9; Ezechiele 30:4, 5; Naum 3:9; Daniele
11:43).

     1167.  Che   per  Canaan,   o  Cananei  nella   Parola,   siano   significati  i   rituali,   cioè   le   cose
inerenti il culto esterno separato da quello interno, è evidente da molto passi, soprattutto
nella   parte   storica.   Poiché   i   Cananei   erano   di   questa   indole,   al   tempo   in   cui   i   figli   di
Giacobbe   furono   introdotti  nel   loro   paese,   fu  permesso   che   fossero   sterminati.   Ma  nel
senso interno della Parola, per Cananei s'intendono tutti coloro che hanno il culto esterno
separato da quello interno. E come gli ebrei e israeliti più di altri erano di questa natura,
essi s'intendono specificamente per i  Cananei  nella Parola profetica, come si può vedere
semplicemente da questi due passi:

Essi  hanno   versato   sangue   innocente,   perfino   il  sangue   dei  loro   figli  e   delle  loro  figlie,  che
hanno   sacrificato   agli   idoli   di   Canaan.   E   la   terra   fu   profanata   dal   sangue,   ed   essi   si   sono
contaminati con le loro opere, e sono andati a prostituirsi nelle loro azioni. (Salmi 106:38­39) 

spargere il sangue dei figli e figlie  qui significa nel senso interno che essi estinsero tutte le
verità della fede e i beni della carità.  Sacrificare figli e figlie agli idoli di Canaan  significa
profanare le cose che sono della fede e della carità attraverso il culto esterno separato da
quello interno, che non è altro che idolatria. Così essi si sono contaminati con le loro opere, e
sono andati a prostituirsi nelle loro azioni. In Ezechiele:

Così dice Jehovih il Signore a Gerusalemme, Le tue origini e la tua nascita vengono dal paese di
Canaan; tuo padre era un amorreo, e tua madre un'ittita (Ez 16: 3). .

Qui si dice chiaramente che essi appartengono alla terra di Canaan. Che Canaan significhi il
culto esterno separato da quello interno può essere visto sopra, n. 1078, 1094.

     1168.  Versetto 7.  I figli di Cush: Seba, Avila, Sabta, Raamah e Sabteca. E i figli di


Raamah:   Saba   e   Dedan.  Per   i  figli   di   Cush  s'intendono   coloro   che   non   avevano   culto
interno, ma che avevano le conoscenze della fede, in cui consisteva il loro culto.  Seba,
Avila,   Sabta,   Raamah   e   Sabteca  sono   altrettante   nazioni   presso   le   quali   vi   erano   tali
conoscenze. Nel senso interno con esse s'intendono queste conoscenze stesse. Per i figli di
Raamah, allo stesso modo, s'intendono coloro che non avevano culto interno, ma avevano
le conoscenze della fede, in cui consisteva il loro culto.  Seba  e  Dedan  erano nazioni che
avevano tali conoscenze. Anche con tali nazioni nel senso interno sono significati queste
conoscenze stesse, ma con la differenza che i figli di Cush s'intende la conoscenze delle cose
spirituali, e per i figli di Raamah, la conoscenza delle cose celesti. 

     1169.  Che   per   i  figli   di  Cush  siano   intesi   coloro   che   non  avevano   culto   interno,   ma
avevano le conoscenze della fede, in cui consisteva il loro culto, è evidente da Cush, i cui
figli rappresentano la conoscenza interiore delle cose spirituali, come sopra indicato, così
come dalla Parola, dove ricorrono i nomi di queste nazioni.  

   1170. Che Seba, Avila, Sabta, Raamah e Sabteca siano altrettante nazioni in cui vi erano tali
conoscenze, e che in senso interno queste stesse conoscenze s'intendono con tali nazioni,
può essere visto dai passi della Parola che saranno addotti di seguito.

     1171.  Che per  i figli di Raamah s'intendono allo stesso modo, quelli che non avevano il


culto interno, ma le conoscenze della fede, in cui consisteva il loro culto. Che Seba e Dedan
siano  nazioni  che  avevano   tali  conoscenze;   e  che   nel  senso   interno   significhino  queste
conoscenze stesse, è evidente dai seguenti passi nei profeti. Riguardo a Seba, Saba, e Raama,
da questi passi in Davide:

I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte; i re Saba e di Seba offriranno doni. Tutti i re si
prostreranno a lui (Salmi 72:10­11)

Questo è detto riguardo al Signore, al suo regno e alla chiesa celeste. Chiunque può vedere
che qui per offerte e doni sono significati i culti; ma cosa fossero questi culti erano, e di che
qualità fossero, non può essere compreso, a meno che non sia noto cosa si intende per
Tarsis e le isole, e per Saba e Seba. È stato già mostrato che per Tarsis e le isole sono intesi i
culti esterno corrispondenti a quelli interni. Da ciò ne consegue che, per  Saba e Seba  si
intendono i culti interni, vale a dire, per  Saba,  le  cose celesti del culto, e per  Seba  le cose
spirituali del culto.

   [2] In Isaia:

Ho dato l'Egitto per il tuo riscatto, Kush e Seba al tuo posto (Is. 43:3).

Kush e Seba indicano qui le cose spirituali della fede. Nello stesso profeta:

Le opere d'Egitto, e la mercanzie di Cush, e dei Sabei, uomini di alta statura, passeranno a te (Is.
45:14).

Le  opere   d'Egitto  indicano   le   conoscenze   esteriori,   e   le  mercanzie   di   Cush   e   dei   Sabei,   le
conoscenze delle cose spirituali, che sono utili a coloro che credono nel Signore.

   [3] Nello stesso profeta:

Una moltitudine di cammelli ti coprirà, dromedari di Midian e di Efa, tutti verranno da Saba;
essi porteranno oro e incenso e proclameranno le lodi di Jehovah. Tutti le greggi d'Arabia si
raduneranno presso di te (Isaia 60: 6­7)

Per Saba qui s'intendono le cose celesti e quelle spirituali che ne derivano, rappresentate da
oro e incenso"; ed è detto che queste sono le lodi del Signore, cioè che queste costituiscono il
culto interno.

   [4] In Ezechiele:

I mercanti di Saba e Raamah, commerciavano  in  ogni genere  di  spezie, e  pietre preziose,  e


davano oro in cambio del tuo aiuto (Ez. 27:22­23)

Questo si dice di Tiro. Ciò che è significato qui da  Saba  e  Raamah  è evidente dalle loro


mercanzie, che si dice siano le spezie, le pietre preziose e l'oro. Spezia, nel senso interno è la
carità; la  pietra preziosa  è la fede dalla carità; e  oro  è l'amore per il Signore. Tutte le cose
celesti   sono   rappresentate   da  Saba.  Specificamente,   le   conoscenze   di   tali   cose   sono
rappresentate da Saba; e perciò sono qui chiamate mercanzie, con le quali tutti coloro che
stanno diventando uomini della chiesa sono impregnati; perché nessuno può diventare un
uomo di chiesa senza conoscenze.

   [5] Simili cose sono state rappresentate dalla regina di Saba, che andò da Salomone e gli
offrì   spezie,   oro   e   pietre   preziose   (1   Re   10:1­3);   e   anche   dai   saggi   da   oriente   che
presenziarono alla natività di Gesù, si prostrarono, lo adorarono, e offrirono in dono oro,
incenso e mirra (Matteo 2:1, 11) con cui è stato rappresentato il bene celeste, spirituale e
naturale. In Geremia:

 
A che giova l'incenso che giunge a me da Saba, e il dolce calamo da un paese lontano? I vostri
olocausti non sono graditi (Ger 6:20) 

Qui anche è evidente che per Saba sono intesi i saperi e per incenso e calamo, le adorazioni;
ma in questo passo, siccome sono privi della carità, non sono graditi.

     1172. Che per Dedan è significata la conoscenza delle cose celesti inferiori, che sono nei
rituali, è evidente dai seguenti passi nella Parola. In Ezechiele:

I figli di Dedan erano i tuoi mercanti; il commercio di molte isole era nelle tue mani; essi ti
hanno portato in dono corna di avorio ed ebano (Ez. 27:15)

corna di avorio ed ebano sono ­ nel senso interno – i beni esteriori che sono del culto o dei riti.
Nello stesso profeta:

Dedan  era  il  tuo   mercante   di  abiti  di libertà  per  il  carro,  Arabia  e  tutti  i principi  di  Kedar
(Ezechiele 27:20­21) 

Qui allo stesso modo abiti di libertà per il carro sono i beni esteriori ovvero i beni dei rituali.
In Geremia: 

La loro saggezza è diventata ripugnante; fuggite o abitanti di Dedan; essi hanno voltato le spalle
e si sono precipitati a dimorare nel profondo (Ger. 49:7­8) 
Qui  Dedan  in senso proprio indica riti in cui non vi è il culto interno o l'adorazione del
Signore dal cuore, di cui si dice che essi hanno voltato le spalle e si sono precipitati a dimorare
nel   profondo.  Da   questi   passi   è   ora   evidente   che   la   conoscenza   delle   cose   spirituali   è
rappresentata dai figli di Cush; e  e la conoscenza delle cose celesti, dai figli di Raamah. 

   1173. Versetti 8, 9. E Cush generò Nimrod. Egli era potente sulla terra. Era potente nella
caccia   davanti   al   Signore.   Perciò   è   stato   detto,   Come   Nimrod,   potente   nella   caccia
davanti a Jehovah.  Per  Cush  sia significata qui come prima la conoscenza interiore delle
cose spirituali e celesti; per  Nimrod  s'intendono coloro che hanno reso esteriore il   culto
interno; così per  Nimrod  è significato tale culto esterno.  Cush generò Nimrod  significa che
coloro che avevano la conoscenza delle cose interne istituirono tale culto. Egli era potente
sulla terra, significa che un tale religione  prevalse nella chiesa, essendo la terra,  la chiesa,
come si è detto prima. Egli era potente nella caccia davanti a Jehovah, significa che aveva una
grande   forza   persuasiva.  Perciò   è   stato   detto,   Come   Nimrod   potente   nella   caccia   davanti   a
Jehovah, significa che, poiché molti furono persuasi, tale locuzione è diventata proverbiale;
ed inoltre significa che tale religione affascina facilmente le menti degli uomini.

   1174. Che per Cush siano significate le conoscenze interne delle cose spirituali e  celesti è
evidente da quanto è stato detto e mostrato prima riguardo a Cush.

     1175. Che per Nimrod siano significati coloro che hanno reso esterno il culto  interno, e
che  Nimrod  rappresenti quel culto esterno, può essere visto da quanto segue. Ma, deve
essere   premesso,   cosa   si   intenda   per   rendere   esterno   il   culto   interno.   È   stato   detto   e
mostrato in precedenza che il culto interno, che è dall'amore e dalla carità, è il culto in sé; e
che il culto esterno, senza questo culto interno non è culto. Rendere esterno il culto interno
significa rendere essenziale il culto esterno, piuttosto che quello interno, che è esattamente
l'opposto del primo, poiché è come se il culto interno senza l'esterno non fosse il culto,
mentre   la   verità   è   che   il   culto   esterno   senza   quello   interno   non   è   un   culto.   Tale   è   la
religione di chi separa la fede dalla carità, e antepone le cose che sono della fede a quelle
che appartengono alla carità, ovvero le conoscenze della fede prima di quelle della vita,
quindi le cose formali prima di quelli essenziali. Tutto il culto esterno  è una forma del
culto interno, perché il culto interno è il vero essenziale; e ridurre il culto in ciò che è
formale, senza il suo essenziale,  è rendere esterno il culto interno. Come per esempio,
sostenere che se uno vivesse dove non vi è alcuna chiesa, né predicazione, né sacramenti,
né   sacerdozio,   non   potrebbe   essere   salvato,   ovvero   non   potrebbe   avere   alcun   culto;
quando tuttavia si può adorare il Signore da ciò che è interno. E nondimeno, questo non
significa che non ci debba essere il culto esterno. 

     [2]  Per  rendere  ancora  più  chiara la  questione,  si prenda  come  ulteriore  esempio   il
considerare essenziale del culto la frequentazione delle chiese, l'osservanza dei sacramenti,
l'ascolto delle prediche, la preghiera, l'osservanza delle festività, e molte altre cose che
sono   esteriori   e   cerimoniali   esterno,   mentre   della   fede,   gli   uomini   si   persuadono   che
questo – cioè tutto ciò che costituisce elementi formali del culto –  è sufficiente. Invero,
anche coloro che considerano essenziale il culto dall'amore e dalla carità, agiscono nello
stesso   modo,   cioè   frequentano   chiese,   osservano   i   sacramenti,   ascoltano   le   prediche,
pregano,   osservano   le   feste,   e   altre   simili   cose;   e   fanno   questo   molto   seriamente   e
diligentemente; ma non considerano queste cose l'essenziale del culto. Nel culto esterno di
questi uomini vi è ciò che è santo e vivente, perché in esso c'è il culto interno. Viceversa
nel culto esterno di quelli cui si è fatto cenno prima, non vi è ciò che è santo né ciò che è
vivente. Perché è ciò che è autenticamente essenziale che santifica e vivifica la formula
cerimoniale.  Ma  la  fede  separata  dalla  carità  non  può  santificare  né vivificare  il  culto,
perché   l'essenza   e   la   vita   sono   assenti.   Tale   culto   è   chiamato  Nimrod;   ed   è   nato   delle
conoscenze che appartenevano a  Cush, in quanto queste erano sorte dalla fede separata
dalla carità; e tale fede è Cam. Da Cam, ovvero la fede separata, attraverso le conoscenze
che appartengono alla fede separata, nessun altro culto poteva sorgere. Questo è ciò che
s'intende per Nimrod. 

     1176.  Cush generò Nimrod.  Che questo significhi che coloro che avevano la conoscenza


delle cose interiori istituirono tale culto,  è evidente da ciò che è stato appena detto. La
conoscenza delle cose interiori  è ciò che loro intendono per i principi dottrinali, che si
distinguono dai riti. Il loro principio dottrinale capofila  è che la sola fede è salvifica; e
tuttavia essi ignorano che l'amore per il Signore e l'amore verso il prossimo sono la fede
stessa; e che le conoscenze che essi chiamano fede esistono al solo scopo che gli uomini,
per mezzo di esse, possano ricevere dal Signore l'amore per lui e l'amore verso il prossimo.
E   che   questa   è   la   fede   salvifica.   Questi   sono   coloro   che   riducono   la   fede   alle   sole
conoscenze, che generano e istituiscono tale culto come è stato detto sopra.

   1177. Egli era potente sulla terra. Che questo significhi che una tale religione prevalse nella
chiesa, può essere visto da ciò che ora segue. Che la terra sia la chiesa è stato mostrato in
precedenza (n. 620, 636, 662, e altrove)

     1178.  Egli   era   potente   nella   caccia   davanti   al   Signore.   Che   questo   significhi   che   aveva
persuaso molti è evidente dal fatto che la sua fede era separata dalla carità; e anche dal
significato di  caccia nella Parola. La fede separata dalla carità è di natura tale che l'uomo
facilmente si lascia persuadere. La maggior parte degli uomini ignorano l'esistenza delle
cose   interiori,   e   conoscono   solo   le   cose   esteriori;   e   gran   parte   di   essi   tengono   in
considerazione solo ciò che percepiscono con i sensi del corpo, nei piaceri, nelle cupidità, e
hanno in vista se stessi e il mondo; e quindi sono facili prede di tale religione. Caccia, nella
Parola significa persuasione, in generale; in particolare, affascinare le menti degli uomini,
favorendo le loro inclinazioni sensuali, i piaceri e le cupidità, attraverso principi dottrinali
che essi interpretano a loro piacimento, in conformità della loro indole e di quella degli
altri, al fine dell'arricchimento e dell'esaltazione di sé, quindi con la persuasione. 
   [2] Come è reso evidente in Ezechiele: 

Guai a quelli che cuciono nastri ai miei polsi e che fanno veli sul capo, di ogni misura, per dare
la caccia alle anime. Voi date la caccia alla mia gente, pensando così di salvare le vostre anime?
Voi mi profanate tra il mio popolo per poche manciate d'orzo e per qualche pezzo di pane,
facendo   morire   le   anime   che   non   dovrebbero   morire,   e   facendo   vivere   le   anime   che   non
dovrebbero vivere, mentendo al mio popolo che crede alle menzogne. Ecco, io sono contro i
vostri lacci con cui date la caccia alle anime e le irretite; io le strapperò dalle vostre braccia, e
lascerò andare le anime cui voi date la caccia e irretite. E anche i vostri veli strapperò, e libererò
il mio popolo dalle vostre mani, e non saranno più vostre prede (Ez. 13:18­21) 

Cosa   s'intenda   per  caccia  è   qui   spiegato,   cioè   l'affascinare   attraverso   persuasioni   e
conoscenze che  pervertono  e interpretano  in favore di  esse e  secondo  l'inclinazione di
un'altra persona. 

   [3] In Michea: 

L'uomo misericordioso, è scomparso dalla terra, e non vi sono più giusti tra gli uomini; tutti
sono in agguato desiderosi di spargere sangue; ogni uomo con la rete da' la caccia al proprio
fratello. Quando fanno il male con le mani invece che agire rettamente, il principe interroga e
giudica per rendere la ricompensa, e il grande uomo, fa udire la perversità della sua anima, e la
lacera (Michea 7:2­3) .

Qui allo stesso modo è spiegato ciò che si intende per caccia, cioè il mentire per il bene di
sé,   o   per   chiamare   falso   il  vero,  e   pronunciare   perversità,   e   distorcere,   e   in  tal   modo,
persuadere. In Davide:

L'uomo di lingua non duri sulla terra; il male spinga l'uomo violento fino alla rovina (Salmi
140:11) 

Questo è detto degli empi che irretiscono per mezzo di falsità, pensando malvagiamente e
parlando in modo blando con lo scopo di ingannare; lingua qui indica le falsità.

     1179.  Perciò è stato detto, come Nimrod potente nella caccia davanti a Jehovah.  Che questo


significhi che, perché molti furono persuasi, una tale locuzione è diventata proverbiale, e
che inoltre significhi che tale religione affascina facilmente le menti degli uomini, può
essere visto da tutto ciò che è stato detto, e dallo stesso senso letterale. Inoltre, siccome nei
tempi antichi davano nomi alle cose reali, hanno dato questo nome a tale culto, dicendo
che Nimrod, cioè, questo culto era potente nella caccia, cioè affascinava le menti di uomini. È
detto, davanti a Jehovah perché erano in tale culto chiamato fede separata Jehovah, o uomo­
Jehovah, come è evidente da quanto è stato detto prima (n. 340) riguardo a Caino, con cui,
allo stesso modo è significata la fede separata dalla carità. Ma la differenza tra Caino e Cam
è che il primo era nella chiesa celeste che aveva la percezione, e il secondo nella chiesa
spirituale che non aveva la percezione, e pertanto, il primo era più atroce dell'altro. Nei
tempi antichi, questi sono stati chiamati potenti, come in Isaia:

Tutta la gloria di Kedar sarà consumata, e ciò che resta, gli archi dei potenti dei figli di Kedar
saranno ridotti (Is. 21:16­17) 

E in Osea: 

Avete seminato malvagità e avete mietuto l'ingiustizia, avete mangiato il frutto della menzogna,
per riponete la fiducia nelle vostre vie, nella moltitudine dei vostri potenti uomini (Os. 10:13)

e in altri luoghi. Essi si definiscono  uomini  e  potenti, dalla fede; per c'è un termine nella


lingua originale che esprime l'idea di forza e allo stesso tempo di uomo [vir], termine che
nella Parola fa riferimento alla fede; e questo in entrambi i sensi.

     1180. Versetto 10. E l'inizio del suo regno fu Babele, Erech, Accad e Calne, nel paese di
Sennaar. L'inizio del suo regno  significa che così   ha avuto inizio tale culto;  Babele,  Erech,
Accad e Calne, nel paese di Sennaar significa che vi erano tali culti in quella regione; e allo
stesso   tempo   significa   quei   culti   stessi,   i   quali   esteriormente   appaiono   santi,   ma
interiormente sono profani.

     1181.  L'inizio del suo regno. Che questo significhi che così ha avuto inizio tale culto è
evidente dal significato di Babele nel paese di Sennaar di cui si dirà qui di seguito.

   1182. Babele, Erec, Accad e Calne, nel paese di Sennaar. Che ciò significhi che tali culti erano
in quella regione, e che allo stesso tempo, essi significhino i culti stessi, che esteriormente
appaiono, mentre interiormente sono profani, si evince dal significato di Babele, e di paese
di Sennaar. Babele è un nome molto ricorrente nella Parola, e ovunque s'intende il culto da
esso   rappresentato,   vale   a   dire   ciò   che   appare   santo   esteriormente,   mentre   è   profano
interiormente. Ma, siccome nei seguenti capitoli si tratterà di  Babele, in quella sede verrà
mostrato ciò che s'intende per  Babele; e che in principio tale culto non era profano come
divenne   in   seguito.   Perché   la   qualità   del   culto   esteriormente   è   esattamente   conforme
all'interiore; più innocente è l'interiore, più innocente è il culto l'esteriore. E specularmente,
più perverso è l'interiore, allo stesso modo perverso è il culto esteriore. E più profano è
l'interiore, e maggiormente profano è il culto esterno. In una parola, maggiore è l'amore
del mondo e l'amore di sé in un uomo, maggiormente questi è in tale culto esterno, e tanto
meno vi è nel suo culto ciò che è vivente e santo. Più odio verso il prossimo vi è nel suo
amore di sé e del mondo, maggiore profanità vi è nel suo culto; più malizia vi è nel suo
odio, ancora più profanità vi è nel suo culto; e più inganno vi è nella sua malizia, ancor più
profanità vi è nel suo culto. Quegli amori e questi mali sono gli interiori del culto esterno
rappresentato da Babele, di cui si dirà nel seguente capitolo.

   1183. Ciò che s'intende, in particolare, per Erec, Accad e Calne, nel paese di Sennaar non può
così   bene   essere   visto   compiutamente,   perché   essi   non   ricorrono   in   altri   luoghi   della
Parola, ad eccezione di Calne (in Amos 6:2); nondimeno, essi costituiscono le varietà di
tale   culto.   Riguardo   al  paese   di   Sennaar  in   cui   erano   questi   culti,   che   essi   nella   Parola
significhino ciò che è profano del culto esterno è evidente dal suo significato nel capitolo
successivo (Genesi 11:2), e anche in Zaccaria 5:11; e soprattutto in Daniele, dove ricorre
questa espressione:

Il Signore ha lasciato Jehoiakim, re di Giuda, nelle mani di Nabucodonosor, re di Babele, con
una parte degli utensili del tempio di Dio. Ed egli li ha portati nel paese di Sennaar, nel tempio
del suo dio; e ha deposto gli utensili nel tesoro del tempio del suo dio (Dan.1:2)

con ciò s'intende che le cose sante sono state profanate. Gli utensili del tempio di Dio sono le
cose sante. La casa del dio di Babele, nel paese di Sennaar rappresenta le cose profane, in cui
sono condotte le cose sante. Anche se questi fatti sono storici, nondimeno, celano questi
arcani,   come   tutti   i   fatti   storici   della   Parola.   Lo   stesso   è   ancora   più   evidente   dalla
profanazione   degli   stessi   utensili   (Dan.   5:   3­5).   Se   le   cose   sacre   non   fossero   state
rappresentate da essi, tali eventi non avrebbero avuto luogo.

     1184.  Versetti 11, 12.  Da quella terra si diresse ad Assur e costruì le città di Ninive,


Rehoboth, e Calah. E Resen, tra Ninive e Calah; questa è la grande città. Da quella terra si
diresse ad Assur significa che coloro che erano in tale culto esterno, iniziarono a ragionare
sugli   interiori   del   culto.  Assur  rappresenta   il  ragionamento.  E   costruì   le   città   di  Ninive,
Rehoboth, e Calah significa che in tal modo istituirono principi dottrinali per loro stessi. Per
Ninive s'intendono le falsità di questi principi dottrinali. Per Rehoboth e Calah, si intendo lo
stesso da un'altra origine. Resen, tra Ninive e Càlach, significa anche che essi istituirono per
se   stessi   orientamenti   dottrinali   di   vita.   Con  Resen  sono   intese   le   falsità   dei   principi
dottrinali di là derivati.  Ninive, è la falsità dai ragionamenti; Calah è la falsità che discende
dalle cupidità. Tra Ninive e Calah è la falsità da entrambi. L'espressione, questa è la grande
città, significa i principi dottrinali, che questi culti incrementano e rendono preponderanti 
   1185. Da quella terra si diresse ad Assur. Che questo significhi che quelli che erano in tale
culto esterno iniziarono a ragionare sugli interiori del culto, può essere visto dal significato
di Assur nella Parola, vale a dire la ragione e il ragionamento. C'è un duplice significato in
queste parole; cioè che Assur uscì da quel paese, e che Nimrod andò da quel paese in Assur,
o  Assiria.  È detto così perché s'intendono entrambe le cose, vale a dire, il ragionamento
riguardo alle cose spirituali e celesti che nasce da tale culto (Assur uscì dal paese di Sennaar),
e che tale culto mette in discussione con il ragionamento le cose spirituali e celesti ( Nimrod
si diresse da quella terra in Assur o Assiria). 

     1186.  Che  Assur  sia il ragionamento è evidente dal significato di Assur o Assiri nella


Parola, in cui si fa sempre riferimento alle cose che appartengono alla ragione, in entrambi
i sensi, vale a dire, ciò che è inerente alla ragione, e i ragionamenti. Per la ragione e per le
cose   razionali   s'intende   propriamente   ciò   che   è   vero;   e   per   il   ragionamento   ed   i
ragionamenti,   ciò   che   è   falso.   Poiché  Assur  significa   ragione   e   ragionamento,   è   molto
spesso in relazione con  l'Egitto, che significa le scienze mondane; perché la ragione e il
ragionamento derivano da esse. Che Assur significhi il ragionamento è evidente in Isaia:

Guai   ad   Assur,   verga   della   mia   ira;   egli   non   medita   ciò   che   è   giusto,   né   agisce   rettamente
secondo il giudizio del suo cuore. Egli dice, Con la forza della mia mano ho agito, e in virtù
della mia saggezza, perché sono intelligente (Is. 10: 5, 7, 13)

dove Assur indica il ragionamento, di cui dunque si dice che egli non medita ciò che è giusto
né agisce rettamente: e anche, in virtù della sua saggezza, perché è intelligente.

   [2] In Ezechiele:

Due donne, le figlie di una stessa madre, si sono prostituite in Egitto; si sono prostituite nella
loro gioventù. La prima si prostituì e si invaghì dei suoi amanti, in Assur, (gli Assiri) suoi vicini
di casa, vestiti di blu, governatori e magistrati, tutti giovani attraenti e agili cavalieri. I figli di
Babele sono giunti fino a lei, e la hanno contaminata con le loro fornicazioni (Ez. 23:2­3, 5­6, 17)

Qui  Egitto  rappresenta le scienze mondane;  Assur, il ragionamento; e  i figli di Babele, le


falsità che derivano dalle cupidità.

[3] Nello stesso profeta: 

Gerusalemme, tu ti sei prostituita con i figli d'Egitto, ti sei prostituita anche con i figli di Assur,
e hai moltiplicato le tue prostituzioni, anche nella terra di Canaan, fino in Caldea (Ez. 16:26, 28­
29)
dove, allo stesso modo, Egitto rappresenta le scienze mondane; Assur, il ragionamento. Il
ragionamento   attraverso   le   scienze   mondane   intorno   alle   cose   spirituali   e   celesti   è
denominato prostituzione, sia qui, sia altrove nella Parola. Che non s'intenda in alcun modo
la prostituzione con gli Egizi e gli Assiri, chiunque può comprenderlo.

[4] In Geremia:

Israele, cosa vai a fare sulla via per l'Egitto, per bere le acque di Sihor? E cosa vai a fare sulla via
per Assur, per bere le acque del fiume [Eufrate]? (Ger. 2:18, 36)

Anche qui  Egitto  rappresenta le scienze mondane;  Assur, il ragionamento. Nello stesso


profeta:

Israele è una pecora smarrita, i leoni hanno lo scacciato; prima il re di Assur l'ha divorato, e poi
il re di Babele ha frantumato le sue ossa (Ger. 50:17­18)

Assur qui è il ragionamento intorno alle cose spirituali.

[5] In Michea:

Questa sarà la pace, quando Assur entrerà nella nostra terra, e metterà piede nei nostri palazzi,
noi manderemo contro di lui lui sette pastori e otto principi. Ed essi governeranno sul paese di
Assur  con   la  spada,  e   la  terra   di   Nimrod,   nelle   sue  vicinanze.  Ed   egli  li  libererà   da  Assur,
quando verrà nella nostra terra, e quando oltrepasserà il nostro confine (Michea 5:5­6)

Il tema qui è Israele, ovvero la chiesa spirituale, di cui si dice che Assur non entrerà in essa,
cioè,   che   il   ragionamento   non   prevarrà   in   essa.   La  terra   di   Nimrod    indica   tale   culto,
rappresentato da Nimrod, i cui interni sono il male e il falso.

   [6] Che Assur nella Parola significhi anche la ragione, che è nell'uomo della chiesa, da cui
egli discerne la verità e il bene, è evidente in Osea:

Essi torneranno come uccelli dall'Egitto e come colombe dal paese di Assur (Os. 11:11)

Egitto qui indica le scienze dell'uomo della chiesa; e Assur, la sua ragione. Che uccello sia
l'intelletto e colomba la ragione retta, è stato mostrato prima. 

   [7] In Isaia: 

In quel giorno ci sarà un sentiero dall'Egitto verso Assur, e Assur entrerà in Egitto, e l'Egitto in
Assur, e gli egiziani saranno al servizio di Assur. In quel giorno Israele, tra l'Egitto e Assur, sarà
una benedizione in mezzo alla terra, che il Signore Zebaoth benedirà dicendo: Benedetto sia
l'Egitto mio popolo, e Assur opera delle mie mani, e Israele mia eredità (Is. 19:23­25)

Il soggetto qui è la chiesa spirituale, cioè Israele, la cui ragione è Assur, e la cui scienza è
l'Egitto. Questi tre costituiscono le cose intellettuali dell'uomo della chiesa spirituale, che
seguono una dopo l'altra in questo ordine. Anche in altri luoghi, dove ricorre il nome
Assur, significa la ragione, sia quella falsa, sia quella autentica, come in Isaia 20:1 fino alla
fine;   23:13;   27:13;   30:31;   31:8,   36­37;   52:4;   Ezechiele.   27:23­24;   31:3   fino   alla   fine;   32:22;
Michea 7:12; Sofonia 2: 13; Zaccaria 10:11; Salmi 83:8. Assur indica il ragionamento in Osea
5:13;   7:11;   10:6;   11:5;   12:1;   14:3;   e   in   Zaccaria   10:10,   dove   ricorre   il   nome   di  Ephraim
s'intende l'intelletto pervertito.

     1187.  Costruì   le   città   di   Ninive,   Rehoboth,   e   Calah.  Che   questo   significhi   che   essi
svilupparono dei principi dottrinali di fede per loro stessi,  è evidente dal significato di
Ninive, Rehoboth e Calah, riguardo alle quale si dirà qui di seguito, e dal significato di città,
nella Parola, vale a dire, dottrina, sia essa autentica o eretica, come è stato mostrato prima,
al n. 402. 

     1188.  Che le  falsità  della dottrina s'intendano  per  Ninive, e anche  le stesse  cose, da


un'altra origine per  Rehoboth  e  Calah,  è  evidente dal significato di  Ninive  nella Parola. Le
falsità di questo genere sono da tre origini. La prima è dalla fallacia dei sensi nell'oscurità
dell'intelletto non illuminato, nonché dall'ignoranza; di qui discende la falsità denominata
Ninive. La seconda origine è dalla stessa causa, ma in presenza di una cupidità dominante,
come quella per l'innovazione, o per la preminenza. Le falsità da questa sono denominate
Rehoboth. La terza origine è dalla volontà, e quindi dalle bramosie, in cui gli uomini non
sono disposti a riconoscere alcunché di vero se non favorisce le loro aspirazioni; di qui
discendono le falsità denominate  Calah.  Tutte queste falsità nascono da  Assur, ovvero il
ragionamento intorno alle verità e ai beni della fede. 

     [2] Che Ninive significhi la falsità dalla fallacia dei sensi nell'oscurità dell'intelletto non
illuminato, nonché dall'ignoranza, è evidente in Giona, che fu mandato a Ninive, città che
fu graziata in ragione della sua indole. Ed è altrettanto evidente dai riferimenti in Giona
concernenti, Ninive, di cui per Divina misericordia del Signore si dirà altrove. I riferimenti
che sono storici, e nondimeno profetici, coinvolgono e rappresentano tali arcani, al pari di
tutti gli altri riferimenti storici nella Parola. 

     [3]  Allo stesso modo in Isaia, dove si dice del re d'Assiria che rimase a Ninive, e che
quando si inchinò nella casa di Nisroch, suo dio, i suoi figli lo uccisero con la spada (37: 37,
38). Anche se queste sono narrazioni storiche, ciò nondimeno sono profetiche in quanto
coinvolgono e rappresentando arcani simili. Qui per Ninive s'intende il culto esterno in cui
sono le falsità; e a causa di ciò, per la sua idolatra, fu ucciso dai suoi figli con la spada. I figli
qui   sono   le   falsità,   come   è   stato   mostrato   in   precedenza.   La  spada  è   la   punizione   che
accompagna la falsità, come ovunque nella Parola. 

   [4] In Sofonia anche:

  Jehovah   stenderà   la   mano   sul   settentrione,   e   distruggerà   Assur,   e   ridurrà   Ninive   nella
desolazione e nella siccità come nel deserto. E greggi giaceranno in mezzo a lei, ogni animale
selvatico   della   sua   specie;   anche   il   cormorano   e   il   tarabuso   passeranno   la   notte   sui   loro
melograni. Una voce canta alle finestre, rovinate nelle soglie, perché egli ha messo a nudo il loro
cedro (Sof. 2:13­14) 

Ninive viene qui descritta, ma in stile profetico; e la falsità rappresentata da Ninive. Questa
falsità, in quanto adorata, è chiamata settentrione, bestia selvatica della sua specie, cormorano e
tarabuso sui melograni, ed è descritta da una voce che canta alle finestre, e nel mettere a nudo il
cedro, che è la verità  intellettuale. Tutte queste espressioni sono rappresentative di tale
falsità.

   1189. Che le falsità derivanti dalle bramosie sono rappresentate da Calah non può essere
confermato dalla parte profetica, ma solo dalla parte storica della Parola, in cui il re di
Assur deportò i figli d'Israele in Assur, ovvero l'Assiria, e li fece dimorare in Calah e in
Habor, presso il fiume Gozan, e nelle città della Media (2 Re 17:6; 18:11). I fatti storici qui
non sottendono altro che questo, perché come è stato detto prima, tutta la parte storica
della   Parola   è   significativa   e   rappresentativa.   Così  Israele  qui   è   la   chiesa   spirituale
pervertita; Assur è il ragionamento; e Calah è tale falsità.

     1190. E Resen, tra Ninive e Calah. Che questo significhi che svilupparono per loro stessi
principi dottrinali di vita; e che la falsa dottrina di là derivate è rappresentata da  Resen,
può essere visto da ciò che è stato appena mostrato riguardo a Ninive e Calah; e anche dalla
connessione   delle   cose,   in   quanto   nel   versetto   precedente   si   tratta   delle   falsità   della
dottrina, e qui delle falsità della vita. Perché tale è lo stile della Parola, in particolare lo
stile   profetico;   quando   si   tratta   delle   cose   dell'intelletto,   si   tratta   anche   di   quelle   della
volontà. Nel versetto precedente, le cose dell'intelletto, ovvero le falsità della dottrina; qui
invece le falsità della vita, che sono  rappresentate da  Resen. Siccome non vi sono altri
riferimenti a Resen nella Parola, ciò non può essere ulteriormente argomentato, se non per
il fatto che Resen è tra Ninive e Calah, cioè tra la falsità dal ragionamento e la falsità e dalle
bramosie, che produce la falsità della vita. E dal fatto che sia chiamata la  grande  città,
perché essa è dalle falsità sia dell'intelletto, sia della volontà.

     1191.  Questa è la grande città.  Che questo faccia riferimento ai principi dottrinali che


incrementarono e prevalsero, è evidente dal significato di  città, vale a dire   dottrina, sia
essa falsa o autentica (come è stato mostrato al n. 402). Ed è chiamata la grande città, perché
tutte le falsità della dottrina, e del culto che ne deriva, sfociano in falsità della vita.

   1192. Nel versetto 10, appena sopra, si fa riferimento ai mali nel culto rappresentato da
Babele, Erec, Accad e Calne, nel paese di Sennaar. In questi due versetti si fa invece riferimento
alle   falsità   del   culto,   rappresentate   da  Ninive,   Rehoboth,   Calah,   e   Resen.   Le   falsità
appartengono  ai principi emergenti dai ragionamenti; i mali alle bramosie, dall'amore del
mondo e dall'amore di sé.

     1193.  Versetti   13,   14.  E   Misraim   generò   Ludim,   Anamim,   Lehabim   e   Naphtuhim.   E
Pathrusim, e Casluhim, da  cui ebbero origine i Filistei, e i Caphtorim.  Misraim generò
Ludim, Anamim, Lehabim e Naphtuhim sono le nazioni che rappresentano altrettanti tipi di
rituali;  Mizraim  sono   le   scienze   mondane;  Ludim,   Anamim,   Lehabim   e   Naphtuhim  sono
altrettanti rituali che costituiscono mere questioni di scienza; Pathrusim e Casluhim sono le
nazioni per le quali s'intendono i rituali discendenti da un stessa origine, che sono mere
questioni di scienza. Da cui ebbero origine i Filistei, significa una nazione di lì discendente,
con cui s'intende la mera cognizione delle cose inerenti la fede e la carità. Il fatto che sia
detto   che   essi  ebbero   origine,  significa   che   presso   di   loro   la   conoscenza   era   meramente
mondana.

     1194.  Misraim   generò   Ludim,   Anamim,   Lehabim   e   Naphtuhim.   Che   questo   significa   le
nazioni, con cui sono rappresentati altrattanti rituali, può essere visto da ciò che è stato
mostrato in precedenza di Misraim ovvero dell'Egitto al versetto 6 di questo capitolo; e cioè
che Egitto significa la scienza mondana o le materie ad essa appartenenti. Ciò di cui è detto
abbia  origine da esso non può essere altro che i rituali del culto esterno. Perché la Parola
del Signore nel suo seno e nei suoi recessi, cioè nel suo senso interno, non tratta di nulla
che non abbia a che fare con il suo regno, e quindi con la chiesa. Pertanto ciò che qui ha
avuto origine dalle scienze mondane, non attiene ad altro se non ai rituali.

   1195. Che Misraim ovvero Egitto è la scienza mondana, è stato mostrato al versetto 6 del
presente capitolo. Che  Ludim, Anamim, Lehabim e Naphtuhim  siano altrettanti rituali che
sono meri saperi mondani  è evidente da quanto appena affermato. Di essi  è detto che
hanno rituali che sono mere conoscenze mondane, che esplorano le cose spirituali e celesti
per mezzo dei ragionamenti, e perciò escogitano un culto per se stessi. I rituali di questo
culto,   essendo   derivati   dai   ragionamenti   e   dalle   conoscenze   mondane,   sono   chiamati
rituali della conoscenza mondana, nei quali non vi è nulla di spirituale, né celeste, perché
sono da loro stessi. Di qui sono venuti gli idoli d'Egitto, e la sua magia. E poiché i loro
rituali avevano questa origine, essi hanno completamente rifiutato, anzi, odiato, i riti della
chiesa antica, come si evince da ciò che è detto in Genesi 43:32, 46:34; Esodo 8:22. Siccome
queste   cose   sono   significate,   si   dice   che   essi   siano   stati   generati   da  Misraim,  ovvero
dall'Egitto, cioè dalle scienze mondane. E siccome le loro scienze erano diverse, ne sono
sortiti   altrettanti   distinti   rituali.   Queste   diversità,   in   generale,   sono   significata   da
altrettante nazioni. Che tali cose s'intendano per Ludim, ovvero la Lidia, appare in Geremia:

L'Egitto irrompe come il fiume; e come per i fiumi le acque sono impetuose. Ed egli dice, mi
leverò,   sommergerò   la   terra,   distruggerò   le   città   ed   i   suoi   abitanti.   Avanti   cavalli   e   carri,
irrompete   e   lasciate   che   i   prodi   avanzino,   Cush   e   Put,   che   tengono   lo   scudo,   e   i   Lidi,   che
impugna e tirano d'arco (Ger. 46: 8­9) 

I  fiumi d'Egitto  qui significano le varie conoscenze che sono false.  Levarsi e coprire la terra


significa entrare nelle cose che appartengono alla chiesa o alla fede attraverso le scienze
mondane.   Per  distruggere   le  città  s'intende  distruggere   le   verità.  Cush   e   Put  sono   le
conoscenze. I Lidi sono i rituali esterni di cui si è detto sopra. Per impugnare e tirare d'arco,
s'intende il ragionare.

   1196. Che per Patrushim e Casluhim s'intendano le nazioni che significano rituali da una
simile origine, che erano materie inerenti le conoscenze mondane, è evidente da ciò che è
stato detto, e da ciò che segue nel,l'ordine. Riguardo a Pathrusim si veda in Isaia 11:11­12;
Ezechiele 29:13­15; 30:13­14; Geremia 44:1, 15.

   1197. Da cui ebbero origine i Filistei. Che questo significhi una nazione di là derivata, e che
questa  nazione   significhi  la  mera   conoscenza   mondana  delle  cose  inerenti  la  fede   e  la
carità,   è   evidente   dalla   Parola,   dove   ricorrono   di   frequente   i  Filistei.   Nell'antica   chiesa
erano chiamati Filistei coloro che parlavano copiosamente della fede, e sostenevano che la
salvezza fosse nella fede, ma non ha avevano la vita della fede. Perciò essi erano chiamati
specialmente  incirconcisi, che significa coloro che sono privi della carità. Che essi fossero
chiamati incirconcisi può essere visto in 1 Sam. 14:6; 17:26, 36; 31:4; 2 Sam. 1:20, ed in altri
luoghi. Poiché erano tali, non potevano che ridurre le materie della fede a conoscenze
mondane; perché la conoscenza delle cose spirituali e celesti, e gli stessi misteri della fede
divengono nulla se non materie mondane, quando l'uomo che ha familiarizzato con esse è
privo della carità. La conoscenza esteriore della fede è come materie morta, a meno che
l'uomo è tale che dalla coscienza vive in accordo con essa. Quando egli agisce così, nello
stesso tempo le cose che sono della memoria sono anche cose della vita; e solo allora esse
restano presso di lui per il suo uso e la salvezza dopo la vita del corpo. Tali conoscenze
sono di alcuna utilità per uomo nell'altra vita, anche se avesse conosciuto tutti gli arcani
che sono stati rivelati, a meno che non abbiano influenzato la sua vita. 

     [2] Questi s'intendono ovunque per i Filistei nelle parti profetiche della Parola, e anche
nella parte storica, come per esempio, quando Abramo soggiornò nella terra dei Filistei, e
fece un patto con Abimelech, re dei Filistei (Genesi. 20:1 fino alla fine; 21:22 fino alla fine;
26:1­34).   Siccome   le   conoscenze   della  fede   sono   qui   significate   dai   Filistei,   Abramo,  in
quanto rappresentava le cose celesti della fede, soggiornò lì, ed fece un'alleanza con loro; e
allo stesso modo Isacco, con cui erano rappresentate le cose spirituali della fede; ma non
Giacobbe, perché egli rappresentava gli esterni della chiesa.

   [3] Che i Filistei significhino, in generale, la mera conoscenza mondana delle cose inerenti
la fede, e specialmente quelli che riducono la fede e la salvezza nelle sole conoscenze, che
essi fanno materie della memoria, può essere visto in Isaia:

Non rallegratevi voi Filistei, perché la verga che ti ha percosso è stata spezzata, perché dalla
radice del serpente uscirà un basilisco, e il suo frutto sarà come un serpente ardente che vola
(Isaia 14:29)

Qui la radice del serpente indica le conoscenze mondane; il basilisco, il male dalla falsità che
ne deriva; e il frutto di un serpente ardente che vola, sono le loro opere, che sono chiamate,
serpente ardente che vola, perché esse provengono delle bramosie.

   [4] In Gioele:

Che cosa avete a che fare con me voi Tiro e Sidone, e tutta la Filistea? Osereste vendicarvi su di
me? La mia vendetta incombe sul vostro capo, nella misura in cui avete preso il mio argento e il
mio oro, e avete portato nei vostri templi i miei tesori più ragguardevoli. Avete anche venduto i
figli anche di Giuda e i figli di Gerusalemme ai figli degli Javaniti, per allontanarli dai loro
confini (Gioele 3:4­6)

Qui è evidente cosa si intenda con i  Filistei, e per tutta la  Filistea, o tutti i suoi confini.


Argento  e  oro  qui sono le cose spirituali e celesti della fede. I  tesori ragguardevoli  sono le
conoscenze di tali cose. Che le hanno portate nei loro templi, significa che le possedevano e le
proclamavano. E che  avevano venduto  i figli di Giuda e i figli di Gerusalemme, significa che
non avevano né amore, né fede. Giuda nella Parola è il celeste della fede e Gerusalemme è lo
spirituale della fede che ne deriva, che sono  stati condotti  lontano dai loro confini. Così
anche in altri luoghi nei profeti, come in Geremia 25:20; 47:1 fino alla fine; Ezechiele 16:27,
57; 25:15­16; Amos 1:8; Abdia. 19; Sofonia 2:5; Salmi 83:7; 87:4. E riguardo a Caphtorim in
Deut. 2:23; Geremia 47:4; Amos 9:7.

   1198. Che essi hanno avuto origine significhi che presso di loro le conoscenze erano meri
saperi mondani, è evidente da quanto è stato detto. Non si dice che sono stati generati dalle
genti d'Egitto, ma che hanno avuto origine da loro, perché essi non erano tali da meditare
dalle cose naturali alle cose spirituali e celesti, e in tal modo hanno frapposto una dottrina
per   loro   stessi,   come   quelli   di   cui   si   è   detto   prima.   Ed   erano   tali   da   apprendere   le
conoscenze   di   fede   da   altre   cognizioni,   e   le   custodivano   nella   memoria,   al   solo   scopo
dell'apprendimento, senza tenere quegli insegnamenti in alcuna considerazione, salvo per
la ragione che potessero essere sfoggiati per ottenerne onori o simili ragioni. Così distinta è
tale mera cognizione delle conoscenze della fede dalla conoscenza delle cose naturali, che
esse non hanno quasi nulla in comune; e quindi è detto non che erano stati generati, ma che
hanno   avuto   origine  da   loro.   Essendo   tale   il   carattere   dei  Filistei,   essi   non   possono   che
pervertire   anche   le   conoscenze   della   fede   dai   ragionamenti   intorno   ad   esse,   e   quindi
costruiscono   per   loro   stessi   falsi   principi   dottrinali;   e   quindi   sono   tra   coloro   che
difficilmente possono essere rigenerati e ricevere la carità, sia perché sono incirconcisi nel
cuore, sia perché i principi di falsità, e di conseguenza la vita del loro  intelletto, sono
d'impedimento e si oppongono.

     1199. Versetto 15. E Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet. Canaan, qui come
prima, significa il culto esterno in cui non vi  è nulla di quello interno.  Sidone  indica le
conoscenze   esterne   delle   cose   spirituali;   e   perché   sono   le   cose   principali   di   tale   culto
esterno, si dice che Sidone era  il primogenito di Canaan;  Chet  indica le conoscenze esterne
delle cose celesti.

   1200. Che Canaan, qui come prima, significa il culto esterno in cui non vi è nulla di quello
interno, è stato mostrato  prima dove si è trattato di  Canaan. Il culto esterno denominato
Canaan era in uso presso gli ebrei sia prima, sia dopo la venuta del Signore. Essi avevano
un culto esterno che osservavano rigorosamente, ma erano talmente ignoranti in ordine a
ciò che è interno da supporre che la loro vita fosse confinata alla sola vita del corpo. Erano
completamente   all'oscuro   della   natura   dell'anima,   della   fede,   del   Signore,   della   vita
spirituale e celeste, della vita dopo la morte. E quindi alla venuta del Signore moltissimi di
loro hanno negato la risurrezione, come  è evidente in Matteo 22:22­33; Marco 12:18­28;
Luca 20:27­41. Quando un uomo è tale da non credere che egli vivrà dopo la morte, egli
non crede ugualmente che esista qualcosa di interiore che è spirituale e celeste. Di questa
indole sono coloro che vivono di mere bramosie, perché vivono una confinata nel corpo e
nel mondo; soprattutto quelli che sono immersi nella più ripugnante avarizia. Essi hanno
tuttavia un culto, frequentano le loro sinagoghe, o le loro chiese, e osservano i riti, alcuni
molto rigorosamente. E nondimeno, essi non credono che ci è una vita dopo la morte, il
loro culto non può essere diverso dal culto esterno in cui non vi è nulla di interno, come
un guscio senza il seme, o un albero sul quale non ci sono frutti, né foglie. È tale culto
esterno che s'intende per  Canaan. Gli altri tipi di culto esterno, di cui si è fatto cenno sopra,
erano culti che avevano in sé ciò che è interno.

   1201. Che Sidone significhi le conoscenze esterne delle cose spirituali è evidente dal fatto
che   è   chiamato  primogenito   di   Canaan.  Perché   il   primogenito   di   ogni   chiesa,   nel   senso
interno,  è la fede (n. 352, 367). Ma qui, dove non c'è fede, in quanto manca ciò che  è
interiore, ci sono solo le conoscenze esterne delle cose spirituali in luogo di fede; quindi le
conoscenze che esistevano tra gli ebrei, che sono conoscenze non solo dei i riti del culto
esterno, ma anche di molte cose, come ad esempio i principi dottrinali, che appartengono a
quel culto. Che questo sia il significato di  Sidone  è evidente anche dal fatto che  Tiro  e
Sidone erano i gli estremi confini della Filistea, oltre al mare. Quindi per Tiro s'intendono le
conoscenze interne delle cose spirituali; e per Sidone, quelle esterne. Ciò è evidente anche
dalla Parola. In Geremia:

Nel giorno che incombe piomba la rovina su tutti i Filistei, e Tiro e Sidone restano senza alleati;
perché Jehovah sterminerà i Filistei, ciò che resta dell'isola di Caftor (Ger. 47:4)

Qui i Filistei rappresentano la semplice memoria delle conoscenze della fede e della carità.
Tiro indica le conoscenze interne delle cose spirituali, e Sidone, quelle esterne.

   [2] In Gioele:

Che cosa avete a che fare con me voi Tiro e Sidone, e tutta i confini della Filistea? Avete preso il
mio   argento   e   il  mio   oro,   e   avete   portato   nei  vostri  templi   i  miei   tesori  più   ragguardevoli.
(Gioele 3:4­5)

Qui  Tiro  e  Sidone, evidentemente indicano le conoscenze, e sono chiamate  i confini della


Filistea. Argento e oro e tesori ragguardevoli, sono le conoscenze. In Ezechiele:

I   principi   del   settentrione,   tutti   loro,   e   quelli   di   Sidone   giacciono   nella   fossa   con   i   caduti.
Giacciono tra gli incirconcisi e i trafitti dalla spada, il faraone e tutto il suo esercito (Ez. 32:30,
32)

Quelli di Sidone qui indicano le conoscenze esterne, le quali senza le cose interne non sono
altro che conoscenze mondane e sono quindi nominati insieme al faraone, o Egitto, con cui
s'intendono propriamente le conoscenze mondane. In Zaccaria:
Anche Amat sua confinante; e Tiro e Sidone, ricche di sapienza (Zacc. 9:2)

Il soggetto qui è Damasco; Tiro e Sidone, indicano le conoscenze.

   [3] In Ezechiele:

Gli abitanti di Sidone e di Arvad erano i tuoi vogatori; uomini savi, Tiro, erano tra le tue fila,
essi erano i tuoi timonieri (Ez. 27:8)

Qui  Tiro  indica le conoscenze interne; perciò i suoi savi sono chiamati  timonieri; e  Sidone


indica le conoscenze esterne, e quindi i suoi abitanti sono chiamati vogatori; perché tale è la
relazione tra le conoscenze interne ed esterne. In Isaia:

Ammutoliscano gli abitanti dell'isola; il mercante di Sidone, che solca il mare, è stato da questi
rifornito. E in grandi acque il seme di Sichor, il raccolto del fiume era la sua ricchezza e il
commercio delle nazioni. Vergognati Sidone, perché il mare ha parlato, la fortezza del mare, ha
detto: Io non ho doglie, né ho partorito, non ho allevato giovani, né vergini (Is.23:2­4)

Sidone  qui   indica   le   conoscenze   esterne,   le   quali   essendo   prive   di   quelle   interne,   sono
chiamate  seme di Sichor, raccolto del fiume, sua ricchezza e commercio delle nazioni, e anche
mare e fortezza del mare; ed è detto che le acque non hanno avuto le doglie, né hanno partorito.
Ciò  non   può  essere  compreso  nel  senso   letterale,  ma  è  perfettamente  chiaro  nel  senso
interno, come in altri passi, nei profeti. Siccome Sidone significa le conoscenze esteriori, si
dice che che  circonda Israele, cioè, è intorno alla chiesa spirituale (Ez 28:24, 26); perché le
conoscenze esterne  sono per così dire una cornice di quelle interne.

     1202.  Che  Sidone  sia chiamato  primogenito di Canaan  perché queste conoscenze sono le


cose più importanti di tale culto  esterno, in cui non vi  è culto interno, è appena stato
mostrato, nel precedente paragrafo.

     1203.  Che  Chet  significhi   le   conoscenze   esterne   delle   cose   celesti   è   evidente   di
conseguenza.   È   consuetudine   nei   profeti   che   le   cose   spirituali   e   quelle   celesti   siano
congiunte, cioè dove si tratta delle cose spirituali, sono anche trattate le cose celesti, per la
ragione che le prime sono dalle altre, e vi è una certa carenza di perfezione se esse non
sono congiunte; affinché vi sia un immagine del matrimonio celeste, in ciascuna ed in tutte
le cose della Parola. È evidente anche da questo, oltre che in altri luoghi della Parola, che
per Sidone s'intendono le conoscenze esterne delle cose spirituali, e per Chet, le conoscenze
esterne delle cose celesti, in entrambi i sensi, vale a dire, senza le cose interne, e con le cose
interne, e anche le conoscenze meramente esteriori. Le cose spirituali, come  è stato più
volte detto in precedenza, sono quelli che attengono alla fede; e le cose celesti sono quelli
che attengono all'amore; e ancora, le cose spirituali appartengono all'intelletto, e le cose
celesti, alla volontà. Che  Chet  significhi le conoscenze esteriori senza quelle interiori,  è
evidente in Ezechiele: 

Così dice Jehovih il Signore a Gerusalemme, i tuoi commerci e la tua origine sono del paese di
Canaan; tuo padre era un amorreo, e tua madre un'ittita. Tu sei la figlia di tua madre, che
detestava suo marito ed i suoi figli; e sorella delle tue sorelle, che detestavano i loro mariti e i
loro figli. Tua madre era un'ittita, e tuo padre un amorreo (Ez. 16:3, 45) .

Qui il culto esterno senza l'interno è Canaan; detestare il marito e i figli significa respingere i
beni e le verità. Di qui sua madre è chiamata ittita. Per Chet s'intendono anche nella Parola
le conoscenze esteriori autentiche delle cose celesti, come anche tutti i nomi di paesi, città,
nazioni e persone, per una ragione già esposta. Riguardo a questo significato di Chet, per
Divina misericordia del Signore si dirà qui di seguito. La conoscenza delle cose  spirituali,
concerne la fede, e di conseguenza, la dottrina; e la conoscenza delle cose celesti concerne
l'amore, e quindi la vita.

     1204.  Versetti 16­18.    E il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, l'Eveo, l'Archita, il Sineo,


l'Arvadita, il Semarita e il Camatita. E in seguito le famiglie dei Cananei si diffusero. Il
Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, l'Eveo, l'Archita, il Sineo, l'Arvadita, il Semarita e il Camatita,
erano ditinte nazioni, con cui s'intendono altrettante idolatrie.  E in seguito le famiglie dei
Cananei  si diffusero,  significa che tutte le altre forme di culto idolatrico sono derivate da
questi.

   1205. Il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, l'Eveo, l'Archita, il Sineo, l'Arvadita, il Semarita e il
Camatita  erano  distinte  nazioni, ed esse significano  altrettante  distinte idolatrie.  Che le
idolatrie fossero rappresentate da queste nazioni è evidente in molti luoghi della Parola,
perché erano gli abitanti della terra di Canaan, e in ragione delle loro idolatrie furono
scacciati, e in parte estirpati. Ma nel senso interno della Parola, non s'intendono queste
nazioni, bensì le stesse idolatrie, in generale, presso chiunque e ovunque esse siano; in
particolare,  tra   gli  ebrei.  Perché  coloro  che   riducono   il  culto   a  qualcosa  di  meramente
esteriore, e non desiderano conoscere alcunché di interiore e qualora istruiti al riguardo,
rifiutano tali insegnamenti, sono completamente proni verso tutte queste idolatrie, come è
chiaramente evidente dagli ebrei. Unicamente nel culto interno c'è un legame che trattiene
l'uomo dall'idolatria; e quando legame è sciolto, non vi è nulla che trattiene. Tuttavia, ci
sono idolatrie interiori, così come idolatrie esteriori. Quelli che hanno il culto esterno senza
quello   interno   si   precipitano   nelle   idolatrie   esteriori;   mentre   coloro   che   hanno   il   culto
esterno   in   cui   vi   è   un   interno   impuro   si   precipitano   nelle   idolatrie   interiori.   Entrambi
questi due tipi di idolatria s'intendono con queste nazioni. Le idolatrie interiori sono le
differenti bramosie e falsità che gli uomini amano e adorano, e che sono quindi in luogo
degli dei  e idoli che esistevano  presso  i gentili. Ma quali specie particolari di falsità e
bramosia   sono   quelle   adorate,   e   che   sono   rappresentate   da   queste   nazioni,  Gebuseo,
Amorreo, Gergeseo, Eveo, Archita, Sineo, Arvadita, Semarita e Camatita  sarebbe troppo lungo
da spiegare qui; ma per Divina misericordia del Signore, sarà esposto nei luoghi in cui
ricorrono i loro nomi.

   1206. In  seguito le famiglie dei Cananei si diffusero. Che ciò significhi che tutte le altre forme
di culto idolatrico sono derivate da queste, è evidente, senza ulteriore spiegazione.

   1207. Versetto 19. Il confine dei Cananei andava da Sidone, verso Gerar fino a Gaza; poi
da   Sodoma,   Gomorra,   Adma   e   Seboim,   fino   a   Lasha.  Per  Sidone,   qui   come   prima,
s'intendono le conoscenze esterne; per Gerar s'intendono le cose che sono rivelate in ordine
alla fede; per  Gaza,  le cose che sono rivelate in ordine alla carità.  Il confine dei Cananei
andava da Sidone, verso Gerar fino a Gaza significa l'estensione delle conoscenze della verità e
del   bene,   presso   coloro   che   avevano   il   culto   esterno   senza   quello   interno.  Da   Sodoma,
Gomorra, Adma e Seboim, fino a Lasha. significa le falsità e i mali in cui esse terminano.

     1208. Che per Sidone s'intendano le conoscenze esterne è evidente da quello che è stato
mostrato in precedenza, al versetto 15.

     1209.  Che per  Gerar s'intendano delle cose che sono state rivelate riguardo alla fede, e


quindi   in   generale,   la  fede  stessa,   è  evidente   dai  passi  in  cui   è  nominato  Gerar  (come
Genesi 20:1; 26:1,17). Riguardo al significato di Gerar, per Divina misericordia del Signore,
si dirà di seguito.

   1210. Che per Gaza s'intendano le cose che sono state rivelate della carità è evidente dal
fatto che laddove sono trattate le cose spirituali nella Parola, le cose celesti sono trattate
congiuntamente, vale a dire, quando sono trattate le cose della fede, così pure le cose della
carità.   E   lo   stesso   è   evidente   dalla   Parola,   laddove   ricorre  Gaza;   e   anche   dalla
considerazione che le conoscenze si estendono alla fede, e anche alla carità, che è il loro
ultimo limite.

   1211. Il confine dei Cananei andava da Sidone, verso Gerar fino a Gaza. Che questo significhi
l'estensione     della   conoscenza   presso   coloro   che   avevano   il   culto   esterno   senza   quello
interno, è evidente dal significato di Gerar e di Gaza. Così si estendono i confini di tutte le
conoscenze che si riferiscono al culto, sia esso esterno o interno ; per ogni culto è dalla e
dalla carità. Ciò che non è da queste non è culto, ma idolatria. Poiché Canaan, cioè, il culto
esterno e le sue derivazioni, è il soggetto qui trattato, i confini e le estensioni qui intese
sono quelli non del culto, ma delle conoscenze.
   1212. Da Sodoma, Gomorra, Adma e Seboim, fino a Lasha. Che questi significhino le falsità e i
mali in cui essi terminano può essere visto dal significato degli stessi nelle parti storica e
profetica della Parola. Ci sono, in generale, due origini delle falsità; una è dalle bramosie
che appartengono all'amore di sé e del mondo; l'altra è dai saperi mondani, attraverso i
ragionamenti.   Le   falsità   così   originate,   quando   hanno   il   dominio   sulle   verità,   sono
rappresentate da Sodoma, Gomorra, Adma e Seboim. Che le falsità e i mali che ne derivano
sono i confini del culto esterno che è privo del culto interno, chiunque può vederlo. In tale
culto non c'è null'altro se non ciò che è morto; e pertanto, in qualunque modo si volga,
l'uomo che è in tale culto affonda nelle falsità. Non vi è nulla di interiore che lo mantiene
nella   via   della   verità,   ma   solo   ciò   che   è   esteriore,   che   lo   porta   dovunque   lo   guidino
cupidigia   e   fantasia.   Poiché  Sodoma,   Gomorra,   Adma   e   Seboim  ricorrono   sia   nelle   parti
storiche, sia nelle parti profetiche della Parola, che cosa significhino ciascuna di esse in
particolare, sarà illustrato in quei luoghi, per Divina misericordia del Signore.

   1213. Versetto 20. Questi sono i figli di Cam, secondo le loro famiglie e secondo le loro
lingue, nei rispettivi paesi e nelle loro nazioni.  I figli di Cam  significano derivazioni di
principi dottrinali e di culti, dal culto interno corrotto che è Cam. Secondo le loro famiglie e
secondo   le   loro   lingue,  nei  rispettivi   paesi   e   nelle   loro   nazioni,  significa  secondo   l'indole   di
ciascuno,   in   particolare   e   in   generale;  secondo   le   loro   famiglie,   significa   secondo   i   loro
costumi; secondo le loro lingue, significa secondo le loro opinioni; nei rispettivi paesi, significa
le   opinioni   generalmente   condivise;  nelle   loro   nazioni,  significa   i   costumi  generalmente
condivisi.

   1214. Che i figli di Cam significhino derivazioni di principi dottrinali e di culti, dal culto
interno corrotto che è Cam, è evidente dal significato di figli, cioè i principi dottrinali; e dal
significato di Cam, vale a dire il culto interno corrotto, di cui si è detto più sopra.

     1215. Secondo le loro famiglie e secondo le loro lingue, nei rispettivi paesi e nelle loro nazioni.
Che questo significhi secondo l'indole di ciascuno, in particolare e, in generale,  è stato
spiegato sopra (al versetto 5), dove ricorrono le stesse parole, ma in un altro ordine. Il tema
lì è i figli di Jafet, e da questi si diffusero le isole delle nazioni nei loro territori, ciascuna secondo la
propria lingua, e secondo le loro famiglie, nelle rispettive nazioni,  con i quali è inteso il culto
esterno  in cui vi era quello interno. In quel passo quindi le cose che appartengono alla
dottrina hanno la precedenza; ma qui quelle che appartengono ai costumi, ovvero alla vita.

     1216. Che secondo le loro famiglie significhi in base ai loro costumi; secondo le loro lingue,
significhi secondo le loro opinioni;  nei rispettivi paesi, significhi le opinioni generalmente
condivise;  nelle loro nazioni,  significhi i costumi  generalmente condivisi, può essere visto
dal significato di ciascun termine nella Parola, cioè famiglia, lingua, terra e nazione, riguardo
ai quali si veda ciò che è stato detto sopra, al versetto 5. 

   1217. Versetto 21. Anche a Sem nacque una discendenza. Egli è il padre di tutti i figli di
Eber, e il fratello maggiore di Jafet. Per Sem s'intende la chiesa antica in generale. Anche a
Sem nacque una discendenza,  significa che sorse una nuova chiesa dalla chiesa antica. Per
Eber, s'intende questa nuova chiesa, che deve essere chiamata la seconda chiesa antica. Egli
è   il   padre   di   tutti   i   figli   di   Eber  significa   che   questa   seconda   chiesa   antica,   e   ciò   che
apparteneva  a questa  chiesa, nacque dalla chiesa  antica, come da suo  padre.  Il  fratello
maggiore di Jafet, significa che il suo culto era esterno.

   1218. Che per Sem qui sia intesa la chiesa antica in generale si evince dal fatto che il tema
qui trattato è Eber, cui Sem ora fa riferimento; e dal suo essere chiamato in questo verso, il
fratello maggiore di Jafet.

     1219. Che  a Sem nacque una discendenza  qui significhi che una nuova chiesa sorse dalla


chiesa antica, è evidente dal contenuto di questo versetto, che tratta di Eber, con cui  è
intesa la nuova chiesa, di cui qui di seguito.

   1220. Che per Eber s'intenda una nuova chiesa è significata, che deve essere denominata
la seconda chiesa antica, è evidente da quanto segue, in cui si tratta specificamente di Eber.
Eber è nominato qui perché quella nuova chiesa era da lui. Di questa seconda chiesa, per
Divina misericordia del Signore, si dirà qui di seguito.

   1221. Egli è il padre di tutti i figli di Eber. Che questo significhi che questa seconda chiesa
antica, e ciò che apparteneva ad essa, scaturì dalla prima chiesa antica, come da suo padre,
sarà comprensibile da quanto segue riguardo a Eber, e a questa chiesa; perché nei versetti
da 24 a 30 di questo capitolo si tratta di Eber, nonché dal versetto 11 alla fine del seguente
capitolo.

     1222.  Il  fratello  maggiore  di  Jafet.  Che  questo   significhi che  il  suo  culto   era  esterno   è
evidente dal significato di Jafet, cioè chiesa esterna, di cui si è detto nel precedente capitolo,
versetto 18 e seguenti; e soprattutto, in questo capitolo, versetti da 1 a 5. Qui Sem, fratello
maggiore di Jafet indica specificamente che la chiesa interna e la chiesa esterna sono fratelli;
perché tale è la relazione tra culto interno e culto esterno in cui vi è quello interno. Si tratta
di un legame di sangue, perché in ciascuno di essi l'essenziale è la carità. Ma la chiesa
interna è il fratello maggiore, perché è la principale ed interiore. Il fratello maggiore di Jafet,
qui implica anche che la secondo chiesa antica, chiamata Eber, era come un fratello per la
prima chiesa antica. Perché per  Jafet, nel senso interno, non s'intende altro che il culto
esterno in cui vi è l'interno, in ogni chiesa; quindi anche il culto di questa nuova chiesa
antica, che era principalmente esterno. Tale è il senso interno della Parola che i riferimenti
storici nel senso letterale, non sono seguiti da ciò che è universale, e che è estratto dal
senso letterale; poiché questi guardano l'uno all'altro in modo contrario. Quindi il fratello
maggiore di Jafet, qui significa, nel senso interno, il culto della nuova chiesa antica, che era
esterno. Se non fosse sotteso questo significato, non avrebbe alcun altro senso dire qui che
egli era il fratello maggiore di Jafet.
     1223. Versetto 22.  I figli di Sem: Elam, Assur, e Arphacsad, Lud, e Aram. Per Sem, qui
come prima, s'intende, una chiesa interna; per i figli di Sem, le cose che appartengono alla
sapienza;  Elam, Assur, e Arphacsad, Lud e Aram  erano distinte nazioni, con le quali sono
rappresentate le cose che appartengono alla sapienza. Per  Elam  la fede dalla carità; per
Assur,  la  ragione   che   ne   deriva;  per   Arphacshad,   il   sapere   che   ne   deriva;   per  Lud,  la
conoscenza della verità; e per Aram, la conoscenza del bene.

   1224. Da tutto ciò è evidente cosa questi nomi significano nel senso interno, vale a dire,
che   la   chiesa   antica,   che   era   interiore,   era   dotata   di   sapienza,   intelligenza,   scienza   e
conoscenza della verità e del bene. Queste cose sono contenute nel senso interno, anche se
qui sono solo nomi, dai quali nient'altro emerge nel senso letterale, se non che vi furono
numerosi stirpi o padri di nazioni, quindi nulla di dottrinale, e ancor meno di spirituale e
celeste. Così anche nei profeti, in cui, ogni volta che ricorre una serie di nomi, che nel
senso interno significano cose reali, essi seguono l'uno dopo l'altro in un mirabile ordine.

   1225. Che per Sem s'intenda una chiesa interna è stato affermato e mostrato nel capitolo
precedente, al versetto 18 e seguenti.

     1226.  Che   per  i   figli   di   Sem  s'intendano   le   cose   che   sono   della   sapienza   è   evidente
semplicemente dal fatto che Sem è una chiesa interna, i cui figli non possono essere altro
che cose inerenti la sapienza. Tutto ciò che è inerente la sapienza è generato della carità,
perché procede per mezzo della carità, dal Signore, da cui è tutta la sapienza, perché egli è
la   sapienza   stessa.   Di   qui   procede   l'autentica   intelligenza,   e   l'autentico   sapere   e   ogni
autentica conoscenza, tutte figlie della carità, cioè figlie del Signore attraverso la carità. E
poiché sono figlie del Signore attraverso la carità, la sapienza è in relazione con ciascuna di
esse, perché la sapienza è in loro, ed esse traggono la loro vita da essa, e questo in modo
tale che né l'intelligenza né il sapere né la conoscenza hanno vita tranne che dalla sapienza
che è della carità, che è del Signore.

     1227.  Che  Elam, Assur, Arphacsad, Lud e Aram  siano state altrettante nazioni è evidente


dalle parti storiche e profetiche della Parola in cui esse ricorrono. E che significhino cose
inerenti   la   sapienza   è   evidente   da   quanto   detto   sopra,   e   da   quanto   segue.   Tra   queste
nazioni vi era  una chiesa interna; presso altri, che sono stati chiamati figli di Jafet, vi era
una chiesa esterna; presso coloro che sono stati chiamati  figli di Cam, vi era  una  chiesa
interna corrotta; e con quelli che erano i  figli di Canaan  c'era una chiesa esterna corrotta.
Dire culto interno ed esterno, è lo stesso che dire chiesa interna ed esterna.

     1228.  Che per  Elam  s'intenda la fede  dalla carità è evidente dall'essenza di una chiesa


interna. Una chiesa è interna quando il suo essenziale è la carità, da cui discende il suo
pensiero e la sua azione. La prima discendenza della carità non è altro che la fede; perché
la fede è da essa, e da nessun'altra fonte. Che Elam sia la fede dalla carità, o la fede stessa,
che costituisce una chiesa interna, è evidente anche in Geremia:
La parola di Jehovah che fu rivolta a Geremia il profeta, riguardo a Elam: Ecco, io spezzo l'arco
di Elam, il capo della loro forza. E su Elam posso farò abbattere i quattro venti dai quattro
confini del cielo, e li disperderò verso quei venti. E non vi sarà nazione, dove gli emarginati di
Elam non giungeranno. E farò tremare Elam davanti ai loro nemici, e davanti a quelli che danno
la caccia alla sua anima; e farò piombare la sventura su di loro, la mia ira furente; e manderò la
spada ad inseguirli finché non li avrò consumati. Porrò il mio trono in Elam, e distruggerò di là
re e principi. Ma avverrà negli ultimi giorni che muterò la sorte di Elam (Ger. 49:34­39).

     [2] In questo passo Elam indica la fede, o ciò che è lo stesso, la chiesa interna, divenuta
perversa   e   corrotta;   e   successivamente,   la   stessa   chiesa   restaurata.   Proprio   come   nella
parola, Giuda, Israele, e Giacobbe, sono frequentemente nominati, e con essi s'intendono le
chiese.  Giuda, la  chiesa celeste,  Israele, la  chiesa spirituale e  Giacobbe,  la chiesa esterna. In
ragione del fatto che divennero perverse si dice allo stesso modo che essi furono dispersi; e
dopo   essere   stati   dispersi   dai   loro   nemici,   essi   furono   radunati   e   liberati   dalla   loro
schiavitù, con cui s'intende la creazione di una nuova chiesa. Così qui si dice di  Elam,
ovvero   la   chiesa   interna   pervertita   e   corrotta,   che   debba   essere   dispersa,   e   poi
successivamente radunata; e poi che Jehovah debba porre il suo trono in Elam, cioè nella
chiesa interna, ovvero negli interni della chiesa, che non sono altro che le cose della fede,
dalla carità.

   [3] In Isaia: 

Presagio del mare in rovina. Viene dal deserto, da una terra orribile. Una visione dolorosa mi è
stata   mostrata;   un   malfattore   che   agisce   con   inganno   e   un   distruttore   che   porta   la   rovina.
Accorra Elam, porti l'assedio Madai; farò cessare ogni gemito (Is. 21:1­2) 

Qui si fa riferimento alle rovine della chiesa di Babele; Elam è la chiesa interna; Madai è la
chiesa esterna, o culto esterno in cui vi è il culto interno. Che Madai sia una tale chiesa, o
culto, è stato mostrato al versetto 2 di questo capitolo, in cui si dice che  Madai  è figlio di
Jafet.

     1229.  Che per  Assur  s'intenda la ragione,  si evince da ciò che è stato detto sopra al


versetto 11 del presente capitolo.

     1230.  Quel   per  Arphacshad  s'intendano   i   saperi,   non   può   essere   compiutamente
confermato dalla Parola, ma si evince dalla serie di cose che precedono e che seguono.

     1231.  Che   per  Lud  siano   intese   le   conoscenze   della  verità   si   evince   dal   fatto   che   le
conoscenze della verità sono da quella sorgente, cioè dal Signore attraverso la carità, e
quindi attraverso la fede, per mezzo della ragione e dei saperi. Così anche in Ezechiele:

Persia, Lud e Put erano nel tuo esercito, tuoi uomini d'armi; essi appendevano lo scudo e l'elmo
in te; e ti davano lustro (Ez. 27:10)

Questo è detto di  Tiro.  Lud  e  Put  indicano le conoscenze, di cui si dice che sono  nel suo


esercito  e sono  uomini d'armi, perché sono al servizio della verità e la difendono con con
l'aiuto della ragione. Ciò vale anche per  appendere  lo scudo e l'elmo.  Che  Put  significhi le
conoscenze esterne della Parola, può essere visto sopra al versetto 6 del presente capitolo.

     1232. Che per Aram, o Siria, sono intese le conoscenze del bene ne consegue; e si vede
anche dalla Parola, come in Ezechiele: 

Aram   era   il   tuo   mercante,   nella   moltitudine   delle   tue   opere;   essi   commerciavano   con   te   in
crisoprasio, cremisi, stoffe ricamate, bisso, corallo e carbonchio (Ez. 27:16)  

dove   si   fa   riferimento   a  Tiro,  o   al   possesso   delle   conoscenze.   Qui  opere,   crisoprasio,


cremisi, stoffe ricamate, bisso, corallo e carbonchio, non significano altro che le conoscenze
del bene. In Osea:

Giacobbe   fuggì   nel   campo   di   Aram,   e   Israele   servì   per  una   moglie,   per   una   moglie   fece   il
guardiano del bestiame; e per mezzo un profeta il Signore ha portato Israele fuori dall'Egitto, e
per mezzo di un profeta lo ha custodito. Efraim ha suscitato ira e amarezza (Os. 12:12­14)

Giacobbe  qui   indica   la   chiesa   esterna,   e  Israele,   la   chiesa   interna   spirituale;  Aram,   le
conoscenze del bene;  Egitto  i saperi mondani  pervertiti;  Efraim, l'intelligenza pervertita.
Ciò che questi significano in serie non può essere visto dal senso letterale, ma solo dal
senso interno, in cui i nomi indicano cose reali della chiesa, come si è detto. In Isaia:

Ecco Damasco è stata esclusa dal novero delle città, ed è diventata cumulo di rovine. Anche la
fortezza di Efraim capitolerà; e il regno di Damasco, e ciò che resta di Aram sarà come la gloria
dei figli d'Israele (Is. 17:1, 3)

Ciò che resta di Aram qui indica le conoscenze del bene, che sono chiamate la gloria di Israele.
Aram,  o la  Siria, nel senso opposto, indicano le conoscenze del bene pervertite; perché è
usuale nella Parola che le espressioni siano utilizzate in entrambi i sensi (Is. 7:4­6; 9:11­12;
Deut. 26:5)

   1233. Versetto 23. I figli di Aram: Uz, Ul, Gheter, e Mash. Aram qui, come prima, indica
le conoscenze del bene. I figli di Aram sono le conoscenze che ne derivano, e che procedono
da queste conoscenze; Uz, Ul, Gheter e Mash, significano distinti tipi di queste conoscenze.

     1234. Che Aram significhi le conoscenze del bene, è stato mostrato appena sopra. Che i
figli di Aram siano le conoscenze che ne derivano, e i saperi ad esse inerenti, ne consegue.
Queste conoscenze derivate sono le verità naturali; e le cose inerenti le conoscenze sono
conformi ad esse. Che queste cose siano rappresentate, non può essere compiutamente
confermato dalla Parola, perché questi nomi non sono tra quelli più ricorrenti. Solo  Uz  è
menzionato,   in   Geremia   25:20,   e   Lam.   4:21.   Ne   consegue   che  Uz,   Ul,   Gheter   e   Mash
significano distinti tipi di queste conoscenze, e di azioni ad esse conformi.

     1235. Versetto 24. E Arphacsad generò Selach; e Selach generò Eber. Arphacsad era una
nazione così chiamata, con la quale s'intendono i saperi mondani; Selach allo stesso era una
nazione   così   così   denominata,   con   cui   s'intende   ciò   che   è   derivato   da   questi   saperi
mondani; per  Eber  s'intende anche una nazione, il cui padre era  Eber, colui che è stato
chiamato con questo nome, con cui s'intende una seconda chiesa antica, che era separata
dalla prima.

     1236.  Che  Arphacsad  sia   una   nazione,   con   cui   s'intende   la   conoscenza   mondana,   è
evidente da ciò che è stato detto appena sopra, al versetto 22.

     1237. Che Selach fosse allo stesso modo una nazione, e che con essa s'intende ciò che è
derivato da questa conoscenza mondana, ne consegue, perché si dice che Arphacsad generò
Selach.

     1238.  Che per  Eber  s'intenda anche una nazione, il cui padre fu  Eber, colui che è stato


chiamato con questo nome, deve essere compreso in questo modo. Quelli citati fino ad ora
erano i popoli presso i quali esisteva la chiesa antica, e sono stati tutti chiamati  figli di Sem,
di Cam, Jafet e di Canaan, perché per  Sem, Cam, Jafet e Canaan  s'intendono vari culti della
chiesa.  Noè,   Sem,   Cam,   Jafet   e   Canaan  non   sono   mai   esistiti,   come   uomini;   ma   siccome
l'antica chiesa in particolare, e ogni chiesa in generale,  è tale da essere autenticamente
interiore, interiormente corrotta, autenticamente esteriore, esteriormente corrotta, quindi i
suddetti  nomi sono stati attribuiti in modo che tutte le differenze in generale possano
essere riferite ad essi e ai loro figli, e alle loro stirpi. Inoltre le nazioni qui nominate in
origine avevano tale culto; e quindi sono chiamate figlie di uno dei figli di Noè. E per la
stessa ragione, tali culti stessi s'intendono con questi nomi nella Parola. 

   [2] Questa prima chiesa antica, denominata Noè e i suoi figli, non era limitata a pochi, ma
si estendeva su molti regni, come è evidente dalle nazioni menzionate, vale a dire, Assiria,
Mesopotamia, Siria, Etiopia, Arabia, Libia, Egitto, Filistea, come anche Tiro e Sidone, e
tutto il paese di Canaan, su questo lato e oltre la riva del Giordano. Ma poi in Siria una
sorta   di   culto   esterno   ebbe   inizio,   e   da   lì   si   diffuse   ampiamente   in   molte   nazioni,
specialmente in Canaan, ed era diverso dal culto della chiesa antica. E siccome qualcosa di
separato emersa dalla chiesa antica, di lì sorse di una nuova chiesa, che può quindi essere
chiamata la seconda chiesa antica. Il primo ad istituire questa chiesa è stato Eber, e perciò
essa  porta  il  suo  nome.  A quel  tempo,  come   è  stato  detto, tutti  erano  distinti  in  case,
famiglie e nazioni. Ogni nazione riconosceva un padre, da cui anche prendeva il nome,
come si vede in vari luoghi della Parola. Così la nazione che ha riconosciuto Eber come suo
padre fu chiamata nazione ebraica.

   1239. Che per Eber sia intesa una seconda chiesa antica distinta dalla prima è evidente da
quanto è stato appena detto.

     1240. Versetto 25. E ad Eber nacquero due figli; il nome del primo fu Peleg, perché nei
suoi giorni la terra fu divisa; e il nome di suo fratello fu Joktan.  Eber  è stato il primo
istitutore della seconda chiesa antica; e con il suo nome s'intende questa chiesa. Ad egli
nacquero due figli, con i quali s'intende due distinti tipi di culto, cioè quello interno e quello
esterno. i suoi due figli sono stati chiamati  Peleg  e  Joktan.  Per  Peleg  è significato il culto
interno di tale chiesa; e per Joktan, il suo culto esterno. Perché nei suoi giorni la terra fu divisa,
significa che una nuova chiesa sorse allora.  Terra  qui come prima significa la chiesa.  Il
nome di suo fratello era Joktan significa il culto esterno di quella chiesa.    

     1241.  Riguardo   a  Eber,  il   primo   istitutore   della   seconda   chiesa   antica,   il   cui   nome
rappresenta questa chiesa, il caso è questo. La prima chiesa antica, così largamente diffusa,
come è stato affermato, in particolare attraverso il mondo asiatico, nel corso del tempo è
degenerata,   come   avviene   solitamente   presso   tutte   le   chiese   nel   mondo;   ed   è   stata
adulterata dagli innovatori, sia in quanto al suo culto esterno, sia in quanto al suo culto
interna, e questo in vari luoghi; e soprattutto per il fatto che tutte le cose significative e
rappresentative, che la chiesa antica aveva ereditato per tradizione orale dalla chiesa più
antica – le quali fanno riferimento al Signore e il suo regno ­ sono state trasformate in cose
idolatriche, e presso alcune nazioni, in cose magiche. Affinché tutta la chiesa non andasse
in   rovina,   è   stato   permesso   dal   Signore   che   il   culto   rappresentativo   potesse   essere
ristabilito da qualche parte, e ciò è stato fatto con Eber. Questo culto consisteva soprattutto
in ciò che è esteriore, vale a dire, l'uffici sacerdotali e ciò che apparteneva ad esso, le alture,
i boschetti, le statue, le unzioni, e molte altre cose chiamate statuti. Gli interni di culto
erano   le   cose   dottrinali   tramandate   da   prima   del   diluvio,   in   particolare   da   coloro   che
furono denominati Enoch, che  raccolsero gli insegnamenti della chiesa più antica chiesa, e
ne trassero una dottrina. Questa era la loro Parola; e da questi interni e quegli esterni  è
derivato   il   culto   di   questa   chiesa,   un   culto   istituito   da  Eber,   in   una   forma   integrata   e
modificata. Soprattutto si cominciarono a considerare preminenti i sacrifici rispetto agli
altri riti. Nell'autentica chiesa antica i sacrifici erano sconosciuti, tranne che presso alcuni
tra i discendenti di  Cam  e  Canaan, che erano idolatri. Presso di essi i sacrifici sono stati
permessi per evitare che sacrificassero i loro figli e le loro figlie. Da tutto questo emerge
con chiarezza la qualità di questa seconda chiesa antica, istituita da Eber e continuata tra i
suoi discendenti, denominati ebrei. 

     1242.  Che per i due figli di  Eber,  Peleg  e  Joktan, s'intendano due tipi di culto di quella


chiesa,   il   culto   interno   e  quello   esterno;  il  culto  interno  per  Peleg  e  quello   esterno  per
Joktan, si evince soprattutto da questo, che nel senso interno questa seconda chiesa antica è
rappresentata da  Eber e dalla nazione ebraica; e che in ogni chiesa vi è un interno ed un
esterno. Perché senza l'interno non vi è alcuna chiesa, né può essere chiamata così, ma
idolatria. Perciò, figli essendo qui riferito alla chiesa, significa è evidente che per un figlio
s'intende l'interno della chiesa, e per l'altro  figlio,  l'esterno; come in diversi altri luoghi
della Parola; e così pure per Ada e Zilla, le due mogli di Lamech (si veda il n. 409.); per Lea e
Rachele; per Giacobbe e Israele, di cui qui di seguito; e per altri. Della discendenza di Joktan si
tratterà in questo capitolo; di quella di Peleg, nel capitolo seguente.

   1243. Perché nei suoi giorni la terra fu divisa. Che questo significhi che sorse a quel tempo
una nuova chiesa, ne consegue; perché per  terra  non è inteso altro che la chiesa, come è
stato mostrato chiaramente sopra (n. 662, 1066).

     1244.  E il nome di suo fratello era Joktan. Che questo significhi il culto esterno di quella
chiesa, è stato mostrato appena sopra. Che il culto esterno sia chiamato fratello può essere
visto   sopra,   al   versetto   21   di   questo   capitolo,   in   cui   si   dice   di  Sem  che   era   il   fratello
maggiore di Jafet. Questo è il motivo per cui il nome di fratello è qui aggiunto.

     1245.  Versetti   26­29.  E   Joktan   generò   Almodad,   Sheleph,     Hazarmaveth   e   Jerah.   E


Hadoram, Uzal e Diklah. E Obal, Abimael e Saba. E Ofir, Avila e Iobab. Tutti questi
furono i figli di Joktan. Questi erano distinte nazioni della famiglia di Eber, con la quale
s'intendono distinti rituali. 

   1246. Che queste fossero tante nazioni, delle famiglie di Eber, si può vedere dallo stato in
cui vivevano in quel periodo. Nei tempi più risalenti, come si è detto prima, le nazioni
erano distinte in famiglie, e queste in case. Ogni nazione riconosceva un patriarca, dal
quale prendeva il nome. Siccome si moltiplicavano, i figli allo stesso modo costituivano le
famiglie, e le famiglie, le nazioni; e così via. Così anche per i figli di Joktan, come abbiamo
potuto vedere presso i figli di Giacobbe, che moltiplicandosi costituivano le tribù, ognuna
delle   quali   riconosceva   uno   dei   figli   di   Giacobbe,   da   cui   ha   preso   il   nome,   quale   suo
patriarca. E nondimeno, nel loro insieme, discendono da Giacobbe, e sono stati chiamati
Giacobbe.   Esattamente   come   queste   nazioni   discendono   da  Eber,  e   sono   stati   chiamati
Ebrei.

     1247.  Che per tali nazioni s'intendano altrettanti rituali, si evince dal fatto che nella
Parola i nomi non significano altro che cose reali; perché nel suo senso interno la Parala fa
riferimento unicamente al Signore, e al suo regno nei cieli e sulla terra, e di conseguenza
alla chiesa e alle cose inerenti la chiesa. E siccome Joktan – uno dei figli di Eber ­ significa il
culto esterno di questa nuova chiesa, come si è detto prima, così i suoi figli non possono
significare   altro   che   cose   inerenti   il  culto   esterno,  che   sono   i   rituali,   e   quindi   con   essi
s'intendono altrettanti tipi di rituali. Ma, quali siano questi tipi di rituali,  è impossibile
dirlo, perché sono determinati dalla loro relazione con il culto stesso; e finché questo non è
noto, nulla si può dire dei suoi riti; né sarebbe di alcuna utilità conoscerli. Né i nomi
ricorrono nella Parola, fatta eccezione per Saba, Ofir e Avila; ma non sono tra queste genti;
perché di Saba e Avila si parlato altrove nella Parola, tra quelli denominati  figli di Cam,
come è evidente al versetto 7 di questo capitolo; e il caso è lo stesso per Ofir.

     1248.  Versetto 30.  Il loro territorio si estendeva da Mesa fino a Sefar, la montagna


d'Oriente. Con queste parole s'intende l'estensione del culto, dalla verità della fede al bene
della carità. Mesa significa la verità; Sefar, il bene; la montagna d'oriente, la carità.

     1249.  Che con queste parole s'intenda l'estensione del culto, dalla verità della fede al
bene della carità; e che Mesa significhi la verità, e Sefar il bene, non può essere confermato
dalla Parola, perché non si fa menzione di  Mesa e di  Sefar nei profeti. Ciò nondimeno, si
può scorgere, quale conclusione da ciò che accade prima, e in particolare dal fatto che
montagna d'Oriente è la chiusura del versetto precedente, e nella Parola montagna a oriente
significa la carità dal Signore ­ come verrà mostrato in ciò che segue ­ e lo stesso può essere
visto   dal   fatto   che   ogni   cosa   inerente   la   chiesa   ha   per   fine   la   carità.   Da   tutto   ciò   ne
consegue che  Mesa  significa verità ovvero il termine da cui ha inizia l'estensione. E  Sefar
significa il bene, e quindi la carità, che  è la  montagna d'Oriente, che  è il termine finale
dell'estensione. 

     1250.  Che  montagna d'oriente  significhi carità e, segnatamente, la carità dal Signore, è


evidente dal significato di  montagna  nella Parola, vale a dire, l'amore per il Signore e la
carità   verso   il   prossimo,   come   è   stato   mostrato   in   precedenza   (n.   795).   E   che  oriente
significhi il Signore, e le cose celesti da lui, che sono dell'amore e della carità, può essere
visto sopra (n. 101), così come dai seguenti passi. In Ezechiele: 

I cherubini spiegarono le loro ali, e la gloria di Jehovah si elevò dal mezzo della città, e si fermò
sul monte che è a oriente della città (Ez. 11:22­23)

Qui la montagna che è a oriente, non significa altro che ciò che è celeste, che è dell'amore e
della carità, e che è dal Signore, perché si dice che la gloria del Signore era lì. Nello stesso
profeta:

Mi ha condotto alla porta, fino alla porta che guarda sulla via a oriente; ed ecco la gloria del Dio
d'Israele, venne dalla via ad oriente (Ez. 43:1­2) 

dove oriente ha un significato simile. 

   [2] Nello stesso profeta:

Mi ha portato indietro per la via della porta esterna del santuario, rivolta a oriente verso est, ed
essa era chiusa. E Jehovah mi disse, Questa porta rimarrà chiusa, non sarà aperta, né alcun
uomo entrerà attraverso essa; ma Jehovah Dio di Israele entrerà per essa (Ez. 44:1­2)

Qui allo stesso modo  oriente  indica ciò che è celeste, che è dell'amore, che è dal Signore


solo. Nello stesso profeta:

Quando il principe farà un'offerta, un olocausto e un'offerta di pace, un'offerta al Signore,si
aprirà per lui la porta che guarda a oriente, ed egli farà il suo olocausto e la sua offerta di pace,
come egli fare nel giorno di sabato (Ez. 46:12)

intendendo allo stesso modo ciò che è celeste, che appartiene all'amore per il Signore. 

   [3]. E in un altro luogo: 

Egli mi ha portato indietro fino alla porta di casa, ed ecco, le acque sono fuoriuscite da sotto la
soglia della casa verso oriente, perché la facciata della casa era verso oriente (Ez 47:. 1, 8) 

facendo riferimento alla nuova Gerusalemme. oriente indica il Signore, e quindi ciò che è
celeste, che è l'amore; acque, sono le cose spirituali. Lo stesso s'intende nel versetto corrente
con  montagna   d'oriente.  Inoltre   coloro   che   abitavano   in   Siria   sono   stati   chiamati   figli
d'oriente, di cui, per Divina misericordia del Signore, si dirà di seguito.

     1251.Versetto 31. Questi sono i figli di Sem, secondo le loro famiglie e secondo le loro
lingue, nelle loro terre e nelle loro nazioni. Questi sono i figli di Sem, significa derivazioni
del culto interno, che è Sem. Secondo le loro famiglie e secondo le loro lingue, nei rispettivi paesi
e   nelle   loro   nazioni,  significa   secondo   l'indole   di   ciascuno   in   particolare   e   in   generale.
Secondo le loro famiglie, è secondo le loro differenze rispetto alla carità; secondo le loro lingue,
è secondo le differenze in relazione alla fede; nelle loro terre, significa in relazione alle cose
della   fede,   in   generale;  nelle   loro   nazioni  significa   in   relazione   alle   cose   della   carità,   in
generale.

    1252. Che questo è ciò che s'intende non necessita di ulteriori conferme, perché sono le
stesse parole che ricorrono sopra (si veda al versetto n. 20); vedere ciò che viene detto lì. Il
significato di famiglie, lingue, terre e nazioni  è determinato dalla relazione con le cose cui
fanno riferimento. Lì fanno riferimento a Cam, ovvero il culto interno corrotto; qui invece
fanno   riferimento   a  Sem,   ovvero   al   culto   interno   autentico;   e   quindi  famiglie  e  nazioni
riguardano i costumi, e terre e lingua, le opinioni, di una chiesa interna corrotta; mentre qui
famiglie e delle nazioni si riferiscono alla carità, e terre e lingua, alla fede di una chiesa interna
autentica.  Riguardo   al  significato   di  nazioni  e  famiglie,  si  veda  ciò   che   segue   in  questo
capitolo.

   1253. Versetto 32. Queste sono le famiglie dei figli di Noè, secondo le loro nascite, nelle
rispettive nazioni; e da queste si diffusero le nazioni sopra la terra, dopo il diluvio.  Queste
sono le famiglie dei figli di Noè significa i culti della chiesa antica in particolare. Secondo le loro
nascite, significa nella misura in cui potevano essere riformati. Nelle loro nazioni, significa i
culti di quella chiesa in generale.

   1254. Queste sono le famiglie dei figli di Noè. Che questo significhi ai culti della chiesa antica
in particolare, è evidente dal significato di famiglia, e di famiglie dei figli, vale a dire, il culto
e le specie dei culti. Le  nazioni  nominate nei versetti precedenti di questo capitolo non
significano   altro   che   distinti   culti   della   chiesa   antica,   e   quindi   le  famiglie  di   cui   erano
composte le  nazioni,  hanno un simile significato. Nel senso interno non s'intendono altre
famiglie se non quelle delle cose spirituali e celesti.

     1255.  Secondo le loro nascite. Che questo significhi nella misura in cui potevano essere
riformati,   si   evince   dal   significato   di  nascite,  cioè  riforma.   Quando   un   uomo   nasce   di
nuovo, ovvero viene rigenerato dal Signore, ciascuna e tutte le cose che riceve ex novo sono
le  nascite.  Così  essendo   il  soggetto   qui  trattato  la  chiesa   antica   le  nascite  significano   la
misura   in   cui  potevano  essere  riformati.  Riguardo   alla  riforma  delle  nazioni,  esse   non
erano tutte nello stesso culto, né nella stessa dottrina, per la ragione che non erano tutte
della   stessa   indole,   e   non   sono   state   tutte   educate   e   istruite   allo   stesso   modo   fin
dall'infanzia. I principi che un uomo apprende dall'infanzia, non sono infranti dal Signore,
ma flessi. Se sono cose che l'uomo considera sante, e non sono contrarie all'ordine Divino
né a quello naturale, ma sono semplicemente su un piano di indifferenza, il Signore il
Signore permette che l'uomo rimanga in esse. Così è stato per molte cose nella seconda
chiesa antica di cui, per Divina misericordia del Signore, si dirà di seguito.

     1256.  Nelle loro nazioni.  Che queste  nazioni  significhino i vari culti di quella chiesa, in


generale, è evidente da quanto è stato detto prima circa le nazioni, e da ciò che segue.

   1257. E da queste si diffusero le nazioni sopra la terra dopo il diluvio. Ciò significa che da esse
sono derivati tutti i culti della chiesa, in relazione ai beni e ai mali, che sono rappresentati
dalle nazioni. Terra è la chiesa; Dopo il diluvio significa dal principio della chiesa antica.

   1258.  E da queste si diffusero le nazioni sopra la terra. Che questo significhi che da esse sono
derivati tutti i culti della chiesa, in relazione ai beni e ai mali, che sono rappresentati dalle
nazioni, si evince dal significato di nazioni. Per nazione, come è stato spiegato in precedenza,
s'intende un insieme di famiglie. Nella chiesa più antica e nella chiesa antica, le collettività
delle   famiglie   che   riconoscevano   uno   stesso   patriarca   costituivano   una   nazione.   Ma
siccome le nazioni nel senso interno significano il culto della chiesa, e questo in relazione ai
beni o ai mali del culto, quando le famiglie e le nazioni sono visualizzate dagli angeli, essi
non   concepiscono   l'idea   di   una   nazione,   ma   unicamente   del   culto   in   essa;   perché
considerano ogni cosa a partire dalla qualità che la caratterizza, vale a dire, da ciò che è in
sé. La qualità o carattere di un uomo, attraverso il quale è considerato nel cielo, è la sua
carità  e la sua fede. Questo chiunque può comprenderlo chiaramente se considera che
quando  guarda ad ogni uomo, famiglia o nazione, pensa per lo  più alle qualità che li
caratterizzano, secondo quella che è dominante in loro in quel momento. L'idea della loro
qualità affiora immediatamente nella sua mente, e in se stesso egli li stima da essa. Ancora
di   più   è   questo   il  caso   presso   il   Signore;   e   da   lui,  presso   gli  angeli,   che   non   possono
considerare un uomo, una famiglia e una nazione, in nessun modo differente dalla loro
qualità rispetto alla carità e alla fede. Perciò nel senso interno per  nazioni  non s'intende
altro che il culto della chiesa, e ciò in relazione alla sua qualità, che è il bene della carità e
la verità della fede che ne deriva. Quando il termine nazioni ricorre nella Parola, gli angeli
non si soffermano in alcun modo nell'idea di nazione, secondo il senso storico della lettera,
ma nell'idea del bene e della verità rappresentati da quella nazione.

     1259. Inoltre, riguardo alle nazioni, con le quali s'intendo sia i mali, sia i beni nel culto,
nei tempi più antichi, come è stato detto prima, gli uomini vivevano distinti in nazioni,
famiglie   e   case,   in   modo   che   la   chiesa   sulla   terra   potesse   rappresentare   il   regno   del
Signore, in cui tutti sono distinti in società, le società, società maggiori, e queste in società
ancora   più   grandi,   seconda   le   differenze   nell'amore   e   nella   fede,   in   generale   e   nel
particolare; riguardo a ciò si veda i n. 684, 685. Quindi anche questi, allo stesso modo si
distinguono, per così dire, in case, famiglie e nazioni. E, quindi, nella Parola case, famiglie e
nazioni significano i beni dell'amore e della fede che ne deriva; e una distinzione accurata è
lì operata tra nazioni e persone. Una nazione significa il bene o il male, e un popolo, la verità o
la falsità, e questo in modo costante ed invariabile come si può vedere dai seguenti passi. 

   [2] In Isaia:
In quel giorno una radice di Iesse, sarà elevata a vessillo dei popoli; ad essa guarderanno le
nazioni, e il la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà la sua mano una
seconda volta per radunare ciò che resta del suo popolo, in Assiria, Egitto, Patros, Cush, Elam, e
da Sinar e Amat e dalle isole del mare. Ed egli porrà un segno tra le nazioni, raccoglierà gli esuli
d'Israele, e radunerà insieme i dispersi di Giuda (Is. 11:10­12)

Qui popoli indica le verità, e nazioni, i beni della Chiesa; e vi è un'evidente distinzione tra
loro. Il soggetto trattato è il regno del Signore e la chiesa, e in un senso universale, ogni
uomo rigenerato. Del significato dei nomi, si è detto sopra; per Israele s'intendono le cose
spirituali della chiesa, e per Giuda quelle celesti. Nello stesso profeta:

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce. Tu hai moltiplicato la nazione,
tu hai aumentato la loro gioia (Is.9:2­3)

Popoli  qui indica le verità; perciò è detto che esso  camminare nell'oscurità,  e  vedere la luce.


Nazione indica i beni.

   [3] Nello stesso profeta:

Quale risposta sarà data ai messaggeri della nazione? Che Jehovah ha fondato Sion, e in lei
confidano gli oppressi del popolo (Is. 14:32)

Qui allo stesso modo la nazione indica il bene, e popolo, la verità. Nello stesso profeta:

Jehovah  Sebaoth  strapperà su questa montagna il velo che copre i volti di tutti i popoli, e la


coltre distesa su tutte le nazioni (Is. 25:7)

Qui si fa riferimento ad una nuova chiesa, o la chiesa delle nazioni;  popoli  sono le  sue


verità, e nazioni i suoi beni. Nello stesso profeta:

Aprire le porte, affinché la nazione retta che agisce con fedeltà possa entrare (Is. 26:2) 

dove nazione indica i beni. Nello stesso profeta:

Tutte le nazioni saranno radunate insieme, ed i popoli saranno riuniti (Is. 43:9) 
Qui anche si fa riferimento alla chiesa delle nazioni; nazioni, sono i suoi beni e popoli, le sue
verità.   E   poiché   essi   sono   distinti   l'uno   dall'altro,   sono   trattati   insieme;   altrimenti   vi
sarebbe una vana ripetizione. Nello stesso profeta:

 
Così dice Jehovih il Signore, Ecco, io leverò la mia mano sulle nazioni e innalzerò il mio vessillo
ai popoli; ed essi porteranno i tuoi figli in braccio, e le tue figlie sulle loro spalle (Is. 49:22) 

Questo è detto del regno del Signore. Le nazioni indicano i beni, e i popoli, le verità. 

   [4] Nello stesso profeta:

Irromperai a destra e a sinistra, e la tua discendenza erediterà le nazioni, ed abiterà le città
deserte(. Isaia 54: 3)

facendo riferimento al regno del Signore, e alla chiesa che è chiamata chiesa delle nazioni.
Che le  nazioni indichino i beni della carità, o ciò che è lo stesso, quelli in cui sono i beni
della carità, si evince dal fatto che è detto che la discendenza [seme] ovvero la fede erediterà
le nazioni; le città, indicano le verità. Nello stesso profeta:

Ecco, io l'ho dato come testimonio ai popoli, principe e maestro dei popoli. Ecco, tu chiamerai
una nazione che non conosci, e una nazione che non ti conosce accorrerà a te (Is. 55:4­5)

Questo si dice del regno del Signore. I popoli indicano le verità; le nazioni i beni. Coloro che
nella Chiesa sono dotati del bene della carità sono le nazioni, e coloro che sono dotati delle
verità   della   fede   sono   i  popoli;   perché   i   beni   e   le   verità   sono   nominati   in   relazione   ai
soggetti cui si riferiscono. Nello stesso profeta:

Le nazioni cammineranno nella tua luce, e i re allo splendore della tua aurora. Allora, quando li
vedrai affluire insieme, e il tuo cuore si dilaterà e sarà in estasi; perché la moltitudine del mare
si convertirà a te; l'esercito delle nazioni verrà a te (Is. 60:3, 5) 

questo si dice del regno del Signore, e della chiesa delle nazioni. Le nazioni qui indicano i
beni; i re, che appartengono ai popoli, le verità. 

   [5] In Sofonia: 
I resti del mio popolo li manderà in rovinare, e il resto della mia nazione ne avrà il dominio
(Sof. 2: 9)

In Zaccaria: 

Molti   popoli   e   numerose   nazioni   verranno   a   cercare   Jehovah   degli   eserciti   a   Gerusalemme
(Zaccaria 8:22)

Gerusalemme  indica il regno del Signore, e la chiesa; i  popoli  coloro che sono nelle verità


della fede. Nazioni sono coloro che hanno il bene della carità; e pertanto, sono menzionati
distintamente. In Davide:

Tu mi salvasti dalle contese del popolo; tu mi ponesti alla testa delle nazioni; un popolo che non
ho conosciuto mi servirà (Salmi 18:43.) 

Qui allo stesso modo, popolo indica coloro che sono nelle verità; e nazioni coloro che sono
nel bene; e sono menzionati insieme perché costituiscono l'uomo della chiesa. Nello stesso
libro:

Ti lodino i popolo, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Gioiscano le nazioni ed esultino, perché tu
giudichi i popoli nella rettitudine, e governi le nazioni della terra (Salmi 67:4­5 )

Qui  popoli  indicano   manifestamente   coloro   che   sono   nelle   verità,   ovvero   nella   fede;   e
nazioni coloro che sono nel bene della carità.

   [6] In Mosè: 

Ricorda i giorni dell'eternità, comprendi gli anni di generazione in generazione. Interroga tuo
padre,   ed   egli   ti   mostrerà;   i   tuoi   anziani,   ed   essi   ti   diranno.   Quando   l'Altissimo   diede   alle
nazioni la loro eredità e separò i figli dell'uomo, egli fissò i confini dei popoli in base al numero
dei figli di Israele (Deut. 32: 7­8)

Questo è detto della chiesa più antica e delle chiese antiche, che sono i giorni dell'eternità, e
gli anni di generazione in generazione,  in cui essi, che erano nel bene della carità sono stati
chiamati nazioni, alle quali fu data un'eredità; e coloro che erano nelle verità della fede di lì
discendenti erano chiamati figli dell'uomo, e poi popoli. È in virtù del fatto che i beni della
chiesa sono rappresentati dalle  nazioni, e le sue verità dai  popoli, che fu detto  riguardo a
Esaù e Giacobbe, mentre erano ancora nel grembo materno, 

Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli saranno separati dalle tue viscere (Gen. 25:23) 

Da questi passi si può ora comprendere cosa sia la chiesa delle nazioni, nel suo senso
autentico. La chiesa più antica era un'autentica chiesa delle nazioni, e così dopo la chiesa
antica.

   [7] Perché coloro che sono nella carità sono chiamati nazioni, e coloro che sono nella fede,
popoli,   il   sacerdozio   del   Signore   fa   riferimento   alle   nazioni,   perché   si   tratta   delle   cose
celesti, che sono beni. E la sua regalità fa riferimento ai popoli, perché si tratta di cose
spirituali, che sono le verità. Questo è stato rappresentato anche nella chiesa ebraica, dove
prima di avere un re, erano una nazione. Ma dopo che ebbero i re, sono diventati un
popolo.

   1260. Poiché nella chiesa più antica e nella chiesa antica, le nazioni significavano i beni  o
gli uomini retti, nel senso opposto significano i mali, o gli uomini malvagi. Allo stesso
modo, i  popoli, che significano le verità; e in senso opposto significano le falsità. Perché
nella chiesa perversa il bene si trasforma in male, e le verità in falsità. Di qui discende il
significato di  nazioni  e di  popoli  in senso opposto in molti luoghi la Parola, come in Isaia
13:4; 14:6; 18:2, 7; 30:28; 34:1­2; Ezechiele 20:32; e in molti altri luoghi.

     1261. Siccome le nazioni significavano i beni, così anche le famiglie, perché ogni nazione
consisteva   di   famiglie;   e   così   allo   stesso   modo   le   famiglie,   perché   ogni   famiglia   era
composta da un numero di case. Riguardo alle case, si veda sopra, n 710. Famiglie, tuttavia,
indicano i beni quando fanno riferimento alle nazioni, e le verità quando fanno riferimento
ai popoli, come in Davide:

  Tutte   le   famiglie   delle   nazioni   si   prostreranno   davanti   a   te;   perché   il   regno   appartiene   a
Jehovah, e lui è il sovrano sulle nazioni (Salmi 22:27­28)

Date al Signore, voi famiglie dei popoli, date a Jehovah gloria e potenza ( Salmi 96:7)

Nel verso corrente e anche nel versetto precedente di questo decimo capitolo della Genesi,
famiglie fa riferimento ai beni, perché erano le famiglie delle nazioni.
   1262. Da quanto è stato detto si può ora comprendere che terra qui significava la chiesa;
perché quando ricorre il termine  terra  non può che esservi una percezione del popolo o
nazione che vi risiede; e quando è percepita l'idea di una nazione o di un popolo, vi è una
percezione della loro qualità. Quindi per  terra  non s'intende altro che la chiesa, come  è
stato mostrato in precedenza (n. 662, 1066). 

     1263.  Che  dopo il diluvio  significhi a partire dall'inizio della chiesa antica, si evince dal


fatto che il diluvio ha coinciso con la fine della chiesa più antica e l'inizio della chiesa
antica, come si è visto in precedenza (n. 705, 739, 790).

   1264. Da tutto ciò può ora essere visto che, anche se in questo capitolo ricorrono semplici
nomi   di  nazioni  e  famiglie,   nondimeno,   esso   contiene,   in   generale,   non   solo   tutte   le
differenze di  culto riguardo ai beni della carità e alle verità della fede che erano nella
chiesa antica, ma anche tutti quelli che sono in ogni chiesa. Invero, esso contiene più di
quanto ogni uomo possa mai credere. Tale è la Parola del Signore.
I popoli antidiluviani che perirono
   1265. Ad una certa altezza sopra la testa c'erano un numero di spiriti che influivano nei
miei pensieri e li tenevano, per così dire, legati in modo che ero in una fitta oscurità. Questi
premevano  pesantemente  su  di me.  Gli spiriti  che  erano   presso   di me  erano  anch'essi
tenuti legati dai primi, in modo che potevano a malapena pensare, eccetto ciò che influiva
da quegli altri spiriti, e questo ad un grado tale da suscitare la loro indignazione. È stato
detto che gli spiriti in questione erano di quelli che avevano vissuto prima del diluvio; ma
non   di   coloro   che   sono   chiamati   Nephilim,   e   che   perirono,   perché   non   erano   così
fortemente persuasivi.

   1266. Gli antidiluviani che sono periti sono in un certo inferno sotto il tallone del piede
sinistro. Vi è un tipo di roccia nebbiosa dalla quale sono coperti, che viene proiettata dalle
loro terribili fantasie e persuasioni, e con la quale sono separati dagli altri inferni, e sono
tenuti lontani dal mondo degli spiriti. Essi sono nello sforzo perenne di innalzarsi e uscire
di   lì,   ma  non  possono   andare   oltre   tale   sforzo;  perché   sono   di   una   natura   tale   che   se
giungessero nel mondo degli spiriti, a causa delle loro terribili fantasie e delle velenose
esalazioni delle loro persuasioni, sottrarrebbero a tutti gli spiriti che incontrano la facoltà
di pensare, fatta eccezione per gli spiriti retti. E a meno che il Signore, non fosse venuto nel
mondo,   e   non   avesse   liberato   il   mondo   degli   spiriti   da   questa   orda   nefasta,   il   genere
umano sarebbe perito; per nessuno spirito avrebbe potuto essere presso l'uomo. E quando
gli spiriti e gli angeli sono separati dall'uomo, questi non può vivere neppure per un solo
istante.

     1267.  Quelli tra questi spiriti che cercano ostinatamente di emergere da quell'inferno
sono   trattati   crudelmente   dai   loro   compagni;   poiché   essi   sono   posseduti   da   un   odio
mortale contro tutti, anche contro i loro compagni. La loro gioia più grande consiste nel
sottomettere   l'altro   e   seviziarlo.   Coloro   che   persistono   ostinatamente   nel   tentativo   di
forzare la via d'uscita sono condotti ancora più in profondità, sotto la roccia nebbiosa;
perché   è   il   loro   innato   e   folle   ardore   di   distruggere   tutto,   che   li  fa   precipitare;   di   qui
scaturiscono i loro sforzi per emergere. Essi avvolgono tutti quelli che incontrano in un
panno, allo scopo di imprigionarli, e li gettano in una sorta di mare, come appare ai loro
occhi, oppure li trattano selvaggiamente. 

   1268. Sono stato portato, in uno stato di protezione, verso quella roccia nebbiosa (essere
condotti da tali spiriti tali spiriti non è essere guidati da un luogo all'altro; è lo spirito che
è condotto attraverso società intermedie di spiriti e angeli. L'uomo resta nello stesso luogo,
pur avendo la sensazione di andare in profondità). Non appena sono giunto nei pressi di
quella roccia ho avvertito una sensazione di freddo intenso nel fondo schiena. Da lì ho
parlato con questi spiriti delle loro convinzioni, e su ciò che avevano creduto nella vita del
corpo riguardo al Signore. Hanno risposto che avevano pensato molto su Dio, ma si erano
persuasi che non esiste alcun è Dio, ma che gli uomini sono dei, e quindi essi stessi erano
dei; e si erano consolidati in queste persuasioni attraverso le loro fantasie. Di tali fantasie
contro il Signore si dirà qui di seguito.

   1269. Affinché io potessi conoscere più accuratamente che tipo d'uomini fossero, è stato
permesso, dal Signore, ad alcuni di loro di ascendere nel mondo degli spiriti. Prima che ciò
avesse luogo è apparso un bambino incantevole, in lucenti vesti bianche. Poi, da una porta
aperta, è apparso un altro bambino in un abito verde; e poi due ancelle con copricapi
bianchi. Ma non mi è stato comunicato quale fosse il significato di queste cose.

     1270. In quel momento alcuni spiriti sono fuoriusciti da quell'inferno; ma il Signore ha
provveduto per mezzo di spiriti intermedi e angeli, affinché questi non potessero farmi
alcun male. Da quella profondità sono giunti di fronte a me, facendosi strada attraverso
caverne ascendenti. Infine sono apparsi in alto verso sinistra, in modo che da lì, e così da
lontano, potessero influire su di me. Mi è stato detto che era permesso a loro di influire nel
lato destro del capo, ma non nel lato sinistro; e dal lato destro del capo nel lato sinistro del
petto. Non era in alcun modo consentito loro di influire nel lato sinistro del capo, perché se
questo fosse avvenuto io sarei stato annientato, perché essi avrebbero influito con le loro
terribili e mortali persuasioni; mentre se fluivano nella destra del capo, e di qui nel lato
sinistro   del   petto,   ciò   avrebbe   avuto   luogo   per   mezzo   di   cupidità.   In   ciò   si   esplica
l'influsso.

     [2] Le loro persuasioni sono di natura tale da estinguere tutta la verità e ogni bene, in
modo   che   coloro   in   cui   esercitano   il   loro   influsso   non   sono   in   grado   di   percepire
assolutamente nulla, e di conseguenza non sono capaci di di pensare alcunché; per tale
ragione sono rimossi e confinati. Quando quegli spiriti hanno cominciato ad agire con il
loro influsso, sono caduto nel sonno. E mentre dormivo fluivano in me delle bramosie, e
questo con una tale violenza che, se fossi stato sveglio non avrei potuto resistere loro. Nel
sonno avvertivo la veemenza di questo influsso, che non si può descrivere, ad eccezione
del fatto che ho conservato il ricordo che hanno provato ad uccidermi attraverso un afflato
soffocante,   che   era   come   un   terribile   incubo.   Poi,   al   risveglio,   ho   osservato   che   erano
presso di me; e quando hanno percepito che ero sveglio, sono fuggiti via, ritornando nel
luogo in alto da cui hanno esercitato il loro influsso.

   [3] Quando erano lì mi sembrava di essere come avvolto in un panno, come è stato detto
più sopra (n. 964). Ho pensato di essere stato così avvolto, ma erano altri che quegli spiriti
stavano avvolgendo. Questo avviene mediante fantasie; ciò nondimeno gli spiriti contro i
quali è esercitato questo influsso, per mezzo di fantasie, ignorano di essere effettivamente
avvolti. Appare come se coloro che sono così avvolti rotolino giù da una sorta di declivio
roccioso. Ma coloro che sono così avvolti, sono sciolti e rimessi in libertà. Questi erano
spiriti che non hanno ceduto, e che sono stati preservati dal Signore, perché altrimenti
sarebbero stati soffocati, anche se avrebbero potuto ritornare alla vita, ma dopo grandi
sofferenze. Gli spiriti di quell'inferno  tornarono dal declivio  roccioso; e si udì di lì un
suono fastidioso, come il suono disarmonico di molti strumenti; ed  è stato percepito che
ciò   derivava   dalle   loro   crudeli   farneticazioni   contro   il   Signore.   Essi   sono   stati   poi
precipitati attraverso caverne oscure nel loro inferno profondo di roccia nebbiosa. Mentre
erano nel mondo degli spiriti, la consistenza, ovvero l'ordine della sfera è stato modificato.

   1271. Dopo questo, vi erano alcuni spiriti ingannevoli che desideravano che quegli spiriti
potessero emergere, e ispiravano questi nel sostenere che essi erano innocui, allo scopo di
farli uscire di lì. Poi si è udito un tumulto in quell'inferno, come una rivolta turbolenta,
causata   dall'agitazione   tra   coloro   che   volevano   forzare   la   via   d'uscita;   così   è   stato
nuovamente permesso che alcuni di essi salissero di lì, finché sono stati visti emergere
nello   stesso   luogo   di   prima.   Da   lì,   aiutati   da   quei   geni   ingannevoli,   hanno   tentato   di
esercitare il loro influsso su di me con mortali persuasioni; ma invano, perché ero protetto
dal Signore. Ciò nondimeno, ho chiaramente percepito che la loro influenza persuasiva era
soffocante. Essi credevano di essere onnipotenti, e capaci di togliere la vita a chiunque. E
poiché credevano di essere onnipotenti, sono stati spinti in basso da un bambino piccolo,
alla cui presenza vacillavano ed erano esitanti, e si lamentavano di essere in uno stato di
dolorosa   angoscia   fino   al   punto   di   supplicare.   Anche   gli   spiriti   ingannevoli   sono   stati
puniti, prima sono stati quasi soffocati dagli antidiluviani, e poi sono stati incollati tra loro,
al fine di dissuaderli da tali azioni, ma successivamente sono stati liberati.

     1272. Mi è stato poi mostrato come erano vestite le loro donne. Indossavano sulla testa
un cappello nero rotondo, della forma di una torretta, e avevano una piccola faccia, mentre
gli uomini erano arruffati e peloso. Mi è stato mostrato anche il modo in cui si vantavano
del gran numero dei loro figli, che portavano con loro ovunque andassero, e camminavano
davanti a loro in linea curva. Ma è stato detto che i bruti, anche il peggiore, hanno tutti
l'amore per i loro piccoli; e che questo non è assolutamente una prova che vi sia qualcosa
di buono in essi; ma che se avessero amato i bambini, non dall'amore per se stessi e per la
propria gloria, ma affinché la società potesse essere incrementata, per il bene comune; e
specialmente se li avessero amati in modo che il cielo potesse essere moltiplicato, quindi
per il bene del regno del Signore, allora il loro amore per i bambini sarebbe stato autentico.
Genesi 11
La posizione del grandissimo uomo.
Luoghi e distanze nell'altra vita
   1273. Le anime novizie che giungono dal mondo, dopo aver lasciato la compagnia degli
angeli spirituali, sono ammesse tra gli spiriti, e infine entrano in una società con la quale
erano in relazione durante la loro vita nel corpo. Sono guidati dagli angeli verso molte
dimore, cioè società che sono distinte e tuttavia congiunte tra loro; in alcune di esse sono
ricevuti,   mentre   in   altri   casi   sono   condotti   ad   altre   società,   e   questo   per   un   tempo
indeterminato, finché non raggiungono la società in cui erano stati mentre hanno vissuto
nel corpo; e lì rimangono. Da questo momento sperimentano un nuovo inizio della vita. Se
l'uomo   è   un   dissimulatore,   un'ipocrita   o   è   ingannevole,   tale   da   poter   assumere   una
condizione, a disposizione apparentemente angelica, talvolta è ricevuto dagli spiriti retti;
ma dopo un breve periodo di tempo è allontanato, e poi vaga, privo della compagnia degli
angeli, e chiede di essere ricevuto, ma viene respinto, e a volte punito, e alla fine viene
condotto verso il basso tra gli spiriti infernali. Coloro che sono accolti tra gli angeli dopo
essere passati attraverso uno stato cd. di  distruzione1  passano da una società all'altra; ma
quando ciò ha luogo, essi sono respinti con cortesia e carità, e questo fino a quando non
entrano in una società angelica che è in sintonia con la qualità distintiva o natura della loro
carità, pietà, probità o lealtà. Anche io nello stesso modo sono stato condotto attraverso tali
dimore, e ho intrattenuto conversazioni con coloro che vi abitavano, affinché potessi essere
edotto su questo argomento. Mi è stato dato il modo di riflettere sui cambiamenti di luogo,
e di vedere che non erano altro che cambiamenti di stato, giacché il mio corpo è rimasto
sempre nello stesso luogo.

   1274. Tra le cose meravigliose nell'altra vita vi è in primo luogo, il fatto che le società di
spiriti   e   angeli   appaiono   distinte   l'una   dall'altra   per   posizione,   anche   se   i   luoghi   e   le
distanze non sono altro che variazioni di stato. In secondo luogo, che i luoghi e le distanze
sono determinate secondo la loro relazione con il corpo umano; così coloro che sono a
destra appaiono sulla destra, in qualsiasi modo il corpo  è orientato; ed  è lo stesso per
coloro che sono a sinistra e in tutte le altre direzioni. Terzo, nessuno spirito, né angeli è ad
una distanza così remota da non poter essere visto; ciò nondimeno, il campo visivo di
ciascuno è stabilito dal Signore. Quarto, gli spiriti che sono presenti nei pensieri di altri ­
come ad esempio le persone conosciute nella loro nella vita del corpo ­ quando il Signore
lo permette, sono presenti istantaneamente, ed in modo così ravvicinato che sono a portata
1 La  distruzione  è quella fase del processo di rigenerazione in cui il Signore opera sugli spiriti che sono
preparati per il cielo in modo che i mali e le falsità che essi hanno acquisito nel mondo siano confinati
alla periferia della loro vita e resi innocui, affinché questi spiriti possano essere in armonia con i membri
della società angelica cui sono destinati (ndt).
di  orecchio, o in contatto, oppure ad una certa distanza; non importa se sono distanti
migliaia di miglia, o anche tra le stelle. La ragione è che la distanza tra i luoghi non è reale
nell'altra vita. Quinto, presso gli angeli il concetto del tempo è sconosciuto. Queste cose
sono così nel mondo degli spiriti, e lo sono ancora più compiutamente nel cielo. A maggior
ragione così è innanzi al Signore a cui tutto, sia in generale, sia nel particolare, non può che
essere presente, e sotto la sua visione e provvidenza. Queste cose sembrano incredibili,
eppure sono vere.

   1275. Ero in una società in cui vi era la tranquillità, vale a dire, una società di coloro il cui
stato era sereno, e prossimo in qualche misura ad uno stato di pace, e nondimeno, non era
la   pace.   Ho   parlato   lì   dello   stato   dei   neonati;   e   anche   dello   spazio,   dicendo   che   il
cambiamento di luogo e la distanza è solo un'apparenza, conforme allo stato di ciascuno, e
secondo il suo cambiamento di stato. Quando sono stato traslato là, gli spiriti intorno a me
sembravano essere stati rimossi, e li ho visti sotto di me; e tuttavia, li sentivo parlare.

   1276. Gli angeli sono alla destra del Signore; alla sua sinistra sono spiriti maligni; davanti
sono quelli del cielo intermedio; nella parte posteriore sono i malvagi; sopra la testa sono
quelli  che elevano lo  spirito e mirano  a cose elevate; sotto i piedi sono  gli inferni  che
corrispondono a quelli che sono in alto. Quindi tutti hanno una determinata posizione
rispetto al Signore; in tutte le direzioni e a tutte le altitudini, in un piano orizzontale e
verticale,   e   in   ogni   direzione   obliqua.   La   loro   posizione   è   costante,   e   non   varia   per
l'eternità. I cieli costituiscono per così dire, un solo uomo, che viene quindi chiamato il
grandissimo uomo; a cui tutte le cose che sono nell'uomo corrispondono. Riguardo a tale
corrispondenza, per Divina misericordia del Signore, si dirà di seguito. Di qui discende
che c'è una simile posizione di tutte le cose intorno a ogni angelo; e presso ogni uomo al
quale il cielo è aperto dal Signore; perché la presenza di Dio  è accompagnata da questa
singolarità. Non sarebbe così se il Signore non fosse onnipresente nel cielo.

   1277. È così anche presso gli uomini, in quanto alle loro anime, che sono continuamente
in relazione una società di spiriti e di angeli. Anche loro hanno una posizione nel regno del
Signore secondo la natura della loro vita, e secondo il loro stato. Non importa quanto siano
distanti   l'uno   dall'altro   sulla   terra   anche   se   si   tratti   di   migliaia   di   miglia,   possono
nondimeno, stare insieme nella stessa società; quelli che vivono nella carità, in una società
angelica,   e   quelli   che   vivono   nell'odio   e   in   simili   mali,   in   una   società   infernale.   È
ugualmente irrilevante che ci siano molti insieme sulla terra in un luogo, perché sono tutti
distinti  secondo la natura della loro  vita e del loro stato, e ognuno può  essere in una
differente   società.   Gli   uomini   che   sono   distanti   tra   loro   alcune   centinaia   o   migliaia   di
miglia, quando appaiono interiormente possono essere così vicini tra loro fino a toccarsi,
secondo la loro posizione. Quindi se ci fosse un numero di persone sulla terra la cui vista
spirituale fosse aperta, essi potrebbero stare insieme e conversare insieme, anche se uno
abitasse in India e un altro in Europa, il che mi è stata anche mostrato. Così è per tutti gli
uomini della terra, sia in generale, sia nel particolare, essi sono distintamente presenti al
cospetto del Signore, e sotto la sua visione e provvidenza.

     1278.  Il   seguito   della   trattazione   dei   luoghi   degli   spazi,   della   distanza   e   del   tempo
nell'altra vita, è alla fine di questo capitolo.
Genesi 11
 1. Tutta la terra aveva una sola lingua, e le stesse parole.

  2.   E   avvenne   che   muovendosi   da   oriente,   trovarono   una   valle   nel   paese   di   Sennaar   e   vi   si
stabilirono.

 3. E si dissero l'un l'altro, Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli a fuoco. E avevano mattoni per
la pietra, e bitume al posto dell'argilla.

 4. Poi dissero: Venite, costruiamoci una città e una torre, e la sua cima nel cielo; e facciamoci un
nome, per evitare di essere dispersi sulle facce della terra.

 5. E Jehovah scese a vedere la città e la torre che i figli dell'uomo stavano costruendo.

 6. E Jehovah disse: Ecco, essi sono un popolo, e parlano tutti la stessa lingua; e questo è ciò che essi
cominciano a fare. Ora nulla sarà precluso loro di tutto quello che hanno in animo di fare.

 7. Scendiamo dunque, e confondiamo la loro lingua, affinché non comprendano più l'uno la lingua
dell'altro.

 8. E Jehovah li disperse di là sulle facce di tutta le terra; ed essi cessarono di costruire la città.

  9. Perciò essa fu chiamata Babele, perché lì Jehovah confuse la lingua di tutta la terra; e di là
Jehovah li disperse sulle facce di tutta le terra.

 10. Questa è la discendenza Sem: Sem era un figlio di cento anni quando generò Arphacsad, due
anni dopo il diluvio.

 11. E Sem visse, dopo aver generato Arphacsad cinquecento anni, e generò figli e figlie.

 12. E Arphacsad aveva trentacinque anni quando generò Selach.

 13. E Arphacshad visse, dopo aver generato Selach, quattrocentocinquantatré anni, e generò figli e
figlie.

 14. E Selach aveva trent'anni quando generò Eber.

 15. E Selach visse, dopo aver generato Eber, quattrocentotré anni, e generò figli e figlie.

 16. E Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg.

 17. E Eber visse, dopo aver generato Peleg, quattrocentotrenta anni, e generò figli e figlie.

 18. E Peleg aveva trent'anni quando generò Reu.

 19. E Peleg visse, dopo aver generato Reu,  duecentonove anni, e generò figli e figlie.

 20. Reu aveva trentadue anni quando generò Serug.

 21. E Reu visse, dopo aver generato Serug, duecentosette anni, e generò figli e figlie.
 22. E Serug aveva trent'anni quando generò Nachor.

 23. E Serug visse, dopo aver generato Nachor, duecento anni, e generò figli e figlie.

 24. E Nachor aveva ventinove anni quando generò Terach.

 25. E Nachor visse, dopo aver generato Terach, centodiciannove anni, e generò figli e figlie.

 26. Terach aveva settant'anni quando generò Abramo, Nachor e Haran.

 27. E questa è la discendenza di Terach: Terach generò Abramo, Nachor e Haran; e Haran generò
Lot.

 28. E Haran morì sulle facce di Terach suo padre, nel suo paese natale, in Ur dei Caldei.

 29. Abramo e Nachor si presero delle mogli; il nome della moglie di Abramo era Sarai; e il nome
della moglie di Nachor, Milca, figlia di Haran, padre di Milca e padre di Isca.

 30. E Sarai era sterile, non aveva figli.

 31. E Terach prese Abramo suo figlio; e Lot, figlio di Haran, figlio di suo figlio; e Sarai sua nuora,
moglie di Abramo; e lasciarono Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a
Charan, e vi si stabilirono.

 32. E i giorni di Terach furono duecentocinque anni; e Terach morì in Charan.

Contenuti
   1279. Il tema trattato è la prima chiesa antica, che fu dopo il diluvio (versi 1­9).

   1280. Nel primo stato, tutti avevano un'unica dottrina (versetto 1); nel suo secondo stato,
iniziò il suo declino (versetto 2); nel terzo stato, le falsità dalle cupidità, cominciarono a
regnare   (versetto   3);   nel   quarto,   gli   uomini   cominciarono   a   esercitare   un   dominio   per
mezzo del culto Divino (versetto 4) e quindi lo stato della chiesa fu mutato (versetti 5­6); in
modo che nessuno aveva il bene della fede (versetti 7­9).

   1281. A seguire, è trattata la seconda chiesa antica, denominata Eber, le sue derivazioni e
il suo stato, che sfociò nell'idolatria (versetti 10­26).

     1282.  Poi è trattata l'origine di un terza chiesa antica che, dall'essere idolatra divenne
rappresentativa (versetti 27­32).

Significato interiore
   1283. La chiesa antica in generale è ora trattata, ed è mostrato che nel corso del tempo il
suo   culto   interno   è   stato   falsificato   e   adulterato;   e   di   conseguenza,   anche   il   suo   culto
esterno,   perché   la   qualità   del   culto   esterno   è   determinata   dal   culto   interno.   La
falsificazione e l'adulterazione del culto interno s'intendono qui per Babele. Che gli eventi
storici   qui   riportati   non   siano   reali,   tranne   ciò   che   è   detto   riguardo   a  Eber,  ma   sono
allegorici, può essere visto da ciò che qui è della torre babilonese, nella cui costruzione gli
uomini si erano cimentati, e la cui cima doveva essere nel cielo, e le loro lingue erano così
confuse che l'uno non avrebbe compreso la lingua dell'altro, e che fu Jehovah a confondere
le loro lingue; e anche dal fatto che si dica che questa è stata l'origine di Babele, mentre nel
capitolo precedente (versetto 10) si dice che  Babele  fu costruita da  Nimrod. È evidente da
tutto ciò che  Babele  non significa una città, ma una qualcosa di specifico e reale, cioè un
culto interiormente profano, che esteriormente appare santo.

   1284. Versetto 1. Tutta la terra aveva una sola lingua, e le loro parole erano una.  Tutta
la terra aveva una sola lingua,  significa che ovunque c'era una stessa dottrina in generale;
una lingua è la dottrina, terra è la chiesa. E le loro parole erano una, significa che vi era una
stessa dottrina in particolare.

     1285.  Tutta la terra aveva una sola lingua. Che questo significhi che ovunque c'era una
stessa dottrina, in generale, si evince dal significato di  lingua, nella Parola, riguardo al
quale si dirà in ciò che segue. In questo versetto, e con queste poche parole, è descritto lo
stato della chiesa antica, che aveva una dottrina in generale; e nel versetto seguente  è
descritto   in   che   modo   tale   dottrina   iniziò   ad   essere   falsificata   e   adulterata;   e   da
quest'ultimo   al   nono   versetto,   è   descritto   in   che   modo   la   dottrina   fu   completamente
pervertita, da non avere più alcun culto interni. Più avanti, il soggetto trattato è la seconda
chiesa antica, che ebbe inizio con Eber; e, infine, la terza chiesa antica, che fu il principio
della chiesa ebraica. Perché dopo il diluvio vi furono tre chiese in successione. 

     [2]  Riguardo alla prima chiesa antica la quale, sebbene fosse così ampiamente diffusa
sulla   terra,   era   accomunata   dalla   stessa  lingua  e   dalle   stesse  parole,   cioè   da   una   stessa
dottrina in generale e in particolare, quando invece il suo culto sia interno, sia esterno era
ovunque differente, come mostrato nel capitolo precedente, dove per ogni nome attribuito
ad   una   nazione   s'intendevano   differenti   principi   dottrinali   e   differenti   riti.   Nel   cielo
esistono innumerevoli società, l'una diversa dall'altra, e nondimeno, esse sono uno, perché
sono tutte ricondotte all'unanimità dal Signore; riguardo a tale soggetto si veda quanto
detto in precedenza (n. 457, 551, 684, 685, 690). Il caso è simile a ciò che avviene presso
l'uomo in cui, anche se ci sono tanti visceri, e tanti visceri minori all'interno dei primi,
organi e membri, ciascuno dei quali agisce modo differente, nondimeno, tutti e ciascuno
sono governati da una sola anima; o come con il corpo, dove le forze e i movimenti in
gioco sono differenti, ma tutti sono regolati dal movimento del cuore e dal movimento dei
polmoni, con i quali fanno uno. Che questi possano agire come uno, deriva dal fatto che
nel  cielo c'è un solo influsso, che viene ricevuto da ogni individuo secondo la propria
indole; e tale influsso è un influsso di affezioni dal Signore, dalla sua misericordia e dalla
sua vita; e nonostante vi sia un solo influsso, tutte le cose seguono nell'ordine in modo
unanime. Questo è l'effetto dell'amore reciproco che accomuna coloro che sono in cielo.

     [3] Così era anche presso la prima chiesa antica; perché sebbene vi fossero molti tipi di
culto ­ alcuni interni e altri esterni ­ come in generale, vi furono nazioni distinte, e vi erano
distinte   famiglie   nelle   nazioni,   e   più   in   particolare,   come   vi   furono   distinti   uomini   di
chiesa, ciò nondimeno tutti ebbero una stessa lingua e le stesse  parole; cioè, tutti avevano
una dottrina, in generale e in particolare. La dottrina  è unanime quando tutti sono nel
reciproco amore e nella carità. L'amore reciproco e la carità determinano questa unanimità,
seppure essi siano diversi, perché essi fanno uno dalla varietà. Tutti gli uomini, per quanto
essi siano numerosi, perfino miriadi di miriadi, se sono nella carità o nell'amore reciproco,
condividono lo stesso fine, vale a dire, il bene comune, il regno del Signore, e il Signore
stesso. Le varietà in materia di dottrina e di culto sono simili alle varietà dei sensi e dei
visceri nell'uomo che, come è stato detto, contribuiscono alla perfezione del tutto. Perché
allora, attraverso la carità, il Signore opera in molteplici modi, secondo la disposizioni di
ciascuno; e quindi, in generale e in particolare, dispone tutto nell'ordine, in terra come nel
cielo. E così si compie la volontà del Signore, come lui stesso insegna, come in cielo, così in
terra.

   1286. Che lingua significhi dottrina, si evince dai seguenti passi nella Parola. In Isaia:

 I serafini proclamarono, Santo, Santo, Santo, il Signore degli eserciti. E il profeta disse, Ahimè!
Sono perduto, perché sono un uomo dalla lingua impura, e abito in mezzo a un popolo dalla
lingua impura; eppure i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti. Poi un serafino
volò verso di me, e toccato la mia bocca, e disse: Ecco, ha toccato tue labbra; la tua iniquità è
tolta e il tuo peccato è espiato (Is. 6:3, 5­7).

 Bocca qui indica le cose interiori dell'uomo, quindi il culto interno, da cui è l'adorazione,
come è qui rappresentato con il profeta. Che la sua bocca sia stati toccata, e che quindi la
sua iniquità sia stata rimossa e il suo peccato espiato, chiunque può comprendere che si fa
riferimento alle cose interiori rappresentate dalla  bocca, che sono le cose della carità e la
sua dottrina. 

   [2] Nello stesso profeta:

Jehovah colpirà la terra con la verga della sua bocca, e con il soffio delle sue labbra ucciderà
l'empio (Is. 11:4) .
Nel   senso   interno   questo   non   significa   che   il   Signore   percuote   con   la   verga   della   sua
bocca , e uccide l'empio con il soffio delle sue labbra, ma che l'empio fa questo a se stesso.
Il soffio delle labbra è la dottrina, che presso gli empi è falsa. Nello stesso profeta:

Promuovo la diffusione della lingua, pace, pace, a colui che è lontano, e a colui che è vicino, dice
Jehovah; e lo guarisco (Is. 57:19)

L'incremento della lingua indica la dottrina.

   [3] In Ezechiele:

Figlio dell'uomo, va', raggiungi la casa d'Israele, e riferisci loro le mie parole. Poiché non a un
popolo dal labbro pesanti e dalla lingua oscura, sei inviato,, ma alla casa d'Israele. Non ti ho
inviato   a   quei   tanti   popoli   dalle   labbra   pesanti   e   dalla   lingua   oscura,   le   cui   parole   tu   non
comprenderesti. Se ti avessi mandato a loro, ti avrebbero ascoltato. Ma la casa d'Israele non
vuole darti ascolto, perché non vuole ascoltare me; perché tutta la casa d'Israele, è ostinata nella
fronte e indurita, nel cuore (Ez 3:4­7) 

Pesanti   di   labbro  si   riferisce  alle   nazioni   che   anche   sebbene   fossero   nella   falsità   della
dottrina   nondimeno   erano   ancora   nella   carità,   e   sono   quindi   si   dice   che   lo  avrebbero
ascoltato, ma di coloro che non sono nella carità si dice che sono ostinati nella fronte e
induriti nel cuore. 

   [4] In Sofonia:

Darò al popolo un labbro puro, affinché essi possano invocare il nome di Jehovah, e servirlo
sotto la stessa spalla. (Sof. 3:9) 

Un labbro puro è un chiaro riferimento alla dottrina. In Malachia:

La legge della verità era nella sua bocca, e la perversità non è stata trovata nelle sue labbra.
Perché le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e devono cercare la legge dalla sua
bocca; perché lui è l'angelo del Signore degli eserciti (Mal. 2:6­7)

Questo si dice di Levi, con il quale è rappresentato il Signore; le labbra indicano la dottrina,
dalla carità. In Davide:
Coloro che dicono, Con la nostra lingua prevarremo; le nostre labbra sono con noi (Salmi 12:4)

Qui labbra indica le falsità. Nello stesso libro:

L'anima mia sarà saziata come con il midollo e con il grasso; e la mia bocca ti loderà con labbra
melodiose (Salmi 63:5)

In Isaia:

In quel giorno ci saranno cinque città nel paese d'Egitto che parleranno la lingua di Canaan e
giureranno fedeltà al Signore degli eserciti (Is. 19:18)

lingua sta per dottrina.

   1287. Che terra significhi la chiesa è stato mostrato in precedenza (n. 662, 1066).

     1288.  Le   loro   parole   erano   una.   Che   questo   significhi   che   c'era   un'unica   dottrina   in
particolare   è   evidente   da   quanto   detto   in   precedenza;   per  lingua  significa   dottrina   in
generale, come  è stato mostrato; e  parole  significa dottrina in particolare, o i particolari
della dottrina. Infatti particolari non erano causa di disaccordo, perché miravano ad uno
stesso fine, cioè amare il Signore sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi; perché allora
i particolari sono conformi a ciò che è generale.

     [2] Che parola significhi tutta la dottrina riguardante la carità e la fede che ne deriva, e
che le parole significhino le cose che sono della dottrina, si evince in Davide:

Ti loderò con cuore sincero, quando avrò appreso i responsi della tua giustizia. Osserverò i tuoi
statuti. In che modo il bambino manterrà puro il suo percorso? Osservando la tua parola. Con
tutto il mio cuore ti ho cercato; non farmi deviare dai tuoi precetti. La tua parola ho nascosto nel
mio cuore, in modo che non peccassi contro di te. Benedetto sei tu, Signore, insegnami i tuoi
statuti. Con le mie labbra ho pronunciato tutti i giudizi della tua bocca. Ho gioito nel modo
delle tue testimonianze. Medito sui tuoi comandamenti, e guardo alle tue vie. Mi diletto nei tuoi
statuti; non dimenticherò la tua parola (Salmi 119:7­16) 

Parola  qui   è la dottrina in generale.  È evidente la distinzione fatta in questo passo tra


precetti,   giudizi,   testimonianze,   comandamenti,   statuti,   vie   e   labbra.  E   anche   che   essi
appartengono   alla   Parola,   ovvero   alla   dottrina.   E   ovunque   altro   nella   Parola   essi
significano le stesse distinte cose.

   [3] Nello stesso libro: 

Canto d'amore. Liete parole effonde il mio cuore; la mia lingua è come stilo di uno scriba veloce.
Tu sei il più incantevole tra i figli dell'uomo; le tue labbra sono ricolme di grazia. Cavalca su
parole di verità, mitezza e giustizia; la tua destra ti mostrerà prodigi (Salmi 45:1­2, 4) 

Per cavalcare parole di verità, mitezza e giustizia s'intende insegnare la dottrina della verità e
del bene. Qui, come altrove nella Parola, i termini  parola, labbro e lingua  significano cose
distinte. Che si tratti di cose inerenti la dottrina della è evidente, perché il passo esordisce
con, canzone d'amore. A questa dottrina fa riferimento la bellezza sopra tutti i figli dell'uomo,
la grazia delle labbra e la destra che mostra prodigi.

   [4] In Isaia:

Il Signore mandò una parola contro Giacobbe, ed essa si è abbattuta su Israele ((Is. 9:8)

Una  parola  indica   la   dottrina   del   culto   interno   ed   esterno.  Giacobbe  qui   indica   il   culto
esterno, e Israele, quello interno. In Matteo: 

Gesù disse, L'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Matteo
4:4)

Quando uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è
stato seminato nel suo cuore (Matteo 13:19) 

riguardo alla  parola,  si veda anche  in questo stesso capitolo i versetti 20­23. Nello stesso


libro: 

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Matteo 24:35) 
In questi passaggi parola indica la dottrina del Signore; e parole, le cose che appartengono
alla sua dottrina. 

     [5]  Poiché l'espressione  parole  indica tutte le cose della dottrina, i comandamenti del


Decalogo sono stati chiamati parole, in Mosè:

Jehovah ha scritto sulle tavole le parole del patto, le dieci parole (Es. 34:28)

Egli ha annunziato a voi la sua alleanza e vi ha comandato di osservare le dieci parole; e le ha
scritte su due tavole di pietra (Deut. 4:13; 10:4)

Ponete   attenzione   su   voi   stessi   e   vegliate   diligentemente   sulle   vostre   anime,   affinché   non
dimentichiate le parole che i vostri occhi hanno visto (Deut. 4:9)

oltre ad altri luoghi.

   1289. Versetto 2. E avvenne che muovendosi da oriente, trovarono una valle nel paese di
Sennaar e vi si stabilirono. Muovendosi da oriente, significa quando essi retrocedettero dalla
carità.  Oriente  è   la   carità   del   Signore.   Che   essi  trovarono   una   valle   nel   paese   di   Sennaar
significa che il loro culto era diventato impuro e profano. E vi si stabilirono, significa che la
loro dimorava lì.

     1290.  Muovendosi   da   oriente.  Che   questo   significhi   che   retrocedettero   dalla   carità   è
evidente dal significato di  cammino  e di  oriente  nella Parola. Che  cammino  qui  significhi
retrocedere, si evince dal fatto che sia detto in relazione alla carità, che è l'oriente, da cui si
allontanarono.

     1291.  Che  oriente  sia  la carità del Signore, è evidente da ciò che è stato mostrato in


precedenza (n. 101, 1250).

     1292. Trovarono una valle nel paese di Sennaar. Che questo significhi che il loro culto era
diventato più impuro e profano, si evince dal significato di valle, e paese di Sennaar. Nella
Parola, le  montagne, significano amore o carità, perché sono i siti più elevati, ovvero, ciò
che è lo stesso, le cose più intime del culto, come mostrato in precedenza (n. 795). Quindi
valle significa ciò che sta sotto le montagne, cioè ciò che è più infimo del culto, ovvero ciò
che in esso è esteriore. Il paese di Sennaar significa il culto esterno, in cui è ciò che è profano,
come mostrato in precedenza (n. 1183). Dunque in questo passo, l'aver trovato una  valle
nel paese di Sennaar significa che il loro culto era diventato più impuro e profano.

   [2] Nel primo versetto è detto della chiesa che vi era una sola lingua e che le sue parole erano
uno, il che significa che aveva una stessa dottrina in generale e nel particolare. In  questo
versetto si tratta del declino della chiesa, in quanto si dice che essi partirono da oriente, cioè
cominciarono a retrocedere dalla carità. Nella misura in cui la chiesa, o un uomo della
chiesa, si allontana dalla carità, allo stesso modo il suo culto si allontana da ciò che è sacro,
ovvero si avvicina a ciò che è impuro e profano. Che l'aver trovato una  valle nel paese di
Sennaar  significhi il declino della chiesa, o del culto, verso ciò che è profano, è perché la
valle è posta in basso tra le montagne, con le quali s'intendono le cose sacre dell'amore o
della carità nel culto, come prima detto. Questo può essere visto anche dal significato di
valle nella Parola, dove nel linguaggio originale sono utilizzati alcuni termini che in questo
contesto indicano ciò che è più o meno profano nel culto. 

   

   [3] Che valle abbia un tale significato si evince in Isaia:

Oracolo sulla valle della visione. Poiché è un giorno di tumulto, di distruzione e di smarrimento
viene dal Signore degli eserciti, nella valle della visione (Is. 22:1, 5)

La valle della visione indica le fantasie e i ragionamenti, da cui il culto è falsificato e infine
profanato. In Geremia: 

Come puoi tu dire: non mi son contaminata, non ho inseguito i Ba al? Guarda le tue tracce nella
valle (Ger. 2:23)

 La valle indica il culto impuro. Nello stesso profeta:

Hanno costruito gli alti luoghi di Toppete, che è nella valle del figlio di Hinnom. Ecco dunque,
vengono i giorni, dice il Signore, che non si dirà più Tophet, nè valle del figlio di Hinnom, ma
valle della strage (Ger. 7:31­32; 19:6)

La valle di Hinnom rappresenta l'inferno, e anche la profanazione della verità e del bene.

   [4] In Ezechiele:
Così dice Jehovih il Signore ai monti e ai colli, ai corsi d'acqua e alle valli, Ecco, io porto una
spada su di voi e distruggerò i vostri alti luoghi (Ez. 6:3)

Darà a Gog un sepolcro là, in Israele, la valle di coloro che attraverso a oriente del mare, che essi
chiameranno valle della moltitudine di Gog (Ez. 39:11, 15)

Questo è detto del culto esteriore. La valle  indica un tale culto. Ma quando il culto non è
ancora diventato così profano, ciò è espresso dalla parola ebraica che sta per  valle,  che
ricorre nel versetto che precede (Gen. 11:2) e anche in Isaia: 

Farò sgorgare fiumi dalle pendici, e sorgenti nel mezzo delle valli,  specchi d'acqua nel deserto,
e ruscelli dalla terra arida (Is. 41:18) 

Questo è detto di coloro che sono nell'ignoranza, o che sono al di là della conoscenza della
e fede e della carità, e nondimeno, sono nella carità. Valle qui rappresenta questo genere di
uomini. Nello stesso significato ricorre il termine valle in Ezechiele 37:1.

     1293. E si stabilirono lì. Che questo significhi la vita che ne deriva, può essere visto dal
significato di  dimorare nella Parola, che sta vivere. La parola dimorare ricorre spesso nelle
parti profetica e storica della Parola, e nel senso interno di solito significa vivere. Il motivo
è che le genti più antiche vivevano nelle tende, e ivi officiavano il loro culto più sacro;
perciò nella Parola le  tende  significano ciò che è santo nel culto, come  è stato mostrato
sopra   (n.   414).   E   poiché   le  tende  significavano   il   santo   nel   culto,  dimorare,   anche,   nel
significato genuino sta per vivere, o vita. E siccome le genti più antiche viaggiavano con le
loro tende, nel senso interno della Parola viaggiare significa abitudini e ordine della vita.

     1294.  Versetto 3.  E si dissero l'un l'altro, Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al


fuoco. E avevano mattoni per la pietra, e bitume al posto dell'argilla.  E si dissero l'un
l'altro,  significa che una nuova chiesa ebbe inizio.  Venite, facciamoci mattoni,  significa le
falsità che modellarono per se stessi. E cuociamoli al fuoco significa i mali dall'amore di sé. E
avevano mattoni per la pietra, significa che avevano le falsità invece della verità. E bitume al
posto dell'argilla significa che essi avevano il male della cupidità in luogo del bene.

     1295.  E si dissero l'un l'altro.  Che questo significhi che era iniziata una nuova chiesa,


segue dalla successione di ciò che è stato fin qui detto. In questo verso è trattato il terzo
stato della chiesa, quando iniziarono a regnare le falsità derivanti dalle cupidità. L'origine
delle falsità è duplice, una dall'ignoranza della verità, l'altra dalle cupidità. La falsità che
origina   dall'ignoranza   della   verità   non   è   così   dannosa   come   quella   che   origina   dalle
cupidità. Per la falsità causata dall'ignoranza emerge da una mancanza d'istruzione, fin
dall'infanzia,   o   dall'essere   stati   distolti   da   varie   occupazioni   che   hanno   impedito   di
vagliare se ciò che si ritiene essere vero, sia effettivamente tale; ovvero dalla mancanza
della necessaria capacità di giudizio riguardo a ciò che è vero e ciò che è falso. Le falsità
provenienti   da   queste   fonti   non   sono   particolarmente   dannose,   purché   l'uomo   non   si
consolidi e non si persuada in queste, essendo a ciò sollecitato da una qualche cupidità che
si   erge   a   difesa   delle   falsità.   Se   l'uomo   cedesse   alle   cupidità,   renderebbe   la   nube
dell'ignoranza densa, fino a trasformarla in oscurità, tale che non riuscirebbe a vedere la
verità. 

     [2] Invece, la falsità dalle bramosie emerge quando l'origine delle falsità è la cupidità o
l'amore di sé e del mondo; come quando ci si appropria di un certo principio della dottrina
e lo si professa al fine di imprigionare e manipolare le menti, piegando o pervertendo la
dottrina a proprio favore, con argomenti a conferma tratti sia dai ragionamenti, sia dalle
conoscenze mondane e dal senso letterale della Parola. Il culto che deriva da ciò è profano,
per quanto possa apparire santo esteriormente; perché interiormente non  è il culto del
Signore, ma il culto di sé. Né un uomo riconosce nulla come vero se non ciò che può
spiegare in modo da favorire se stesso. Tale culto è ciò che è s'intende per Babele. Ma il caso
è differente per coloro che sono nati e cresciuti in tale culto, che ne ignorano la falsità e che
vivono nella carità. Nella loro ignoranza vi è l'innocenza, e nel loro culto vi è il bene dalla
carità. Il blasfemo nel culto non è tanto nel culto stesso, quanto nella qualità dell'uomo che
è in quel culto.

   1296. Venite, facciamoci mattoni. Che mattone significhi la falsità che essi modellano per se
stessi, si evince dal significato di  pietra  nella Parola, cioè la verità, e quindi  mattone, in
quanto   fatto   dall'uomo,   significa   falsità;   perché   il  mattone  è   una   pietra   fabbrica
artificialmente. Che mattone  abbia ha questo significato può essere ulteriormente visto dai
dai seguenti passi. In Isaia:

Ho   steso   le   mie   mani   tutto   il   giorno   su   un   popolo   refrattario,   che   camminano   su   una   via
perversa inseguendo i loro pensieri, che fa sacrifici nei giardini e brucia incenso sui mattoni (Is.
65:2­3)

Bruciare incenso sui mattoni indica il culto da ciò che è artefatto e falso; e quindi si dice che
inseguono i loro pensieri. Nello stesso profeta:

Nell'arroganza e superbia del cuore di Efraim e degli abitanti di Samaria, essi dicono, I mattoni
sono caduti, ma noi ricostruiremo con pietre squadrate (Is. 9:9­10)
Efraim  indica una persona intelligente che cade nelle perversità e reputa o rende vere le
cose che sono false. Mattoni e pietra squadrata indica ciò che viene fabbricato. In Nahum: 

Fate provviste d'acqua, per prepararvi all'assedio, rinforzate le vostre difese, pestate l'argilla,
impastate mattoni, riparate la fornace. Eppure il fuoco vi divorerà, e la spada vi sterminerà
(Naum 3:14­15) 

Qui impastate i mattoni indica la falsità; riparate la fornace, denota il culto che ne derivato. Il
fuoco" è la punizione delle bramosie. La spada è la punizione delle falsità. In Ezechiele:

Prendi un mattone, ponilo davanti a te, e scolpisci su di esso la città di Gerusalemme (Ez. 4: 1),

e   gli   fu   comandato   di   assediarla.   In   questo   passo   profetico   il   significato   sotteso   è   la


falsificazione   del   culto   .   Che  mattone  significhi   la   falsità,   può   essere   maggiormente
compreso dal significato di pietra, che è la verità, riguardo alla quale si è fatto cenno qui.

     1297.  E cuociamoli al fuoco. Che questo significhi i mali dall'amore di sé, è evidente dal
significato di bruciare, incendio, fuoco, zolfo e bitume, nella Parola che fanno tutti riferimento
alle cupidità, soprattutto quelle che appartengono alla amore di sé. Come in Isaia:

La nostra casa di santità, il nostro tempio dove i nostri padri ti hanno lodato, brucia nel fuoco; e
tutte le nostre cose desiderabili sono in rovina (Is. 64:11)

Avete concepito fieno, partorirete paglia; il vostro soffio  è un fuoco che vi divorerà.   I popoli


saranno fornaci per la calce, spini tagliati da bruciare nel fuoco. (Is. 33:11­12)

Per non parlare di molte altre espressioni simili.  Essere bruciato  e  fuoco  fanno entrambi


riferimento alle cupidità. 

   1298. E avevano mattoni per la pietra. Che questo significhi che avevano la falsità al posto
della verità, è evidente dal significato di  mattone, di cui correntemente è stato mostrato
essere la falsità; e dal significato di pietra, che in senso lato è la verità, riguardo alla quale si
è detto più sopra (n. 643). Le pietre significano la verità per la ragione che i confini delle
genti più antiche erano delimitati dalle pietre, e che l'installazione di pietre testimoniava lo
stato del luogo, ovvero ciò che è autentico. Come è evidente dalla pietra che Giacobbe pose
come colonna (Gen. 28:22; 35:14), e dalla colonna di pietre tra Labano e Giacobbe (Gen.
31:46, 47, 52), e dall'altare costruito dai figli di Ruben, Gad e Manasse, vicino al Giordano,
come   testimonianza   (Giosuè   22:10,   28,   34).   Pertanto   le   verità   nella   Parola   sono
rappresentate dalle pietre; tanto non solo con le pietre degli altari, ma anche con le pietre
preziose   sulle   spalle   dell'efod   di   Aronne   e   sul   pettorale   del   giudizio,   sono   state
rappresentate le sante verità che appartengono all'amore.  

     [2]  Riguardo   all'altare,   quando   il   culto   dei   sacrifici   sugli   altari   ebbe   inizio,   l'altare
significava   il   culto   rappresentativo   del   Signore   in   generale;   e   le   pietre   stesse
rappresentavano  le  sante verità  di quel culto. Perciò  è  stato  ordinato  che l'altare fosse
costruito  con   pietre  intatte,   non  tagliate,  ed  era  proibito   lavorare  la  pietra  con  il  ferro
(Deut. 27:5­7; Giosuè 8:31). Questo perché le pietre squadrate, e pietre lavorate con il ferro,
significano ciò che è artificiale, e quindi ciò che nel culto è fittizio; vale a dire ciò che è dal
proprio dell'uomo oppure il parto della sua mente e del cuore. Questo è profanare il culto,
come è detto chiaramente in Esodo 20:25. Per lo stesso motivo il ferro non è stato utilizzato
sulle pietre del tempio (1 Re 6:7).

    [3]. Che le pietre preziose sulle spalle dell'ephod di Aronne, e sul pettorale del giudizio,
significassero le sante verità, è stato mostrato prima (n. 114). Lo stesso è evidente in Isaia:

Ecco io pongo sul granato le tue pietre e sugli zaffiri le tue fondamenta, e pongo rubini quali
soli delle tue finestre, e pietre preziose ai tuoi cancelli, e pietre preziose in tutti i tuoi confini. E
tutti i tuoi figli saranno istruiti da Jehovah, e grande sarà la pace dei tuoi figli (Is. 54:11­13) 

Le   pietre   qui   nominate   rappresentano   le   sante   verità,   e   perciò   si   dice,  tutti   i   tuoi   figli
saranno istruiti da Jehovah. Perciò si dice in Giovanni che  le fondamenta delle mura della
città, la santa Gerusalemme, erano adorne di ogni pietra preziosa, e sono elencate le pietre
(Ap. 21:19­20). La santa Gerusalemme rappresenta il regno del Signore nel cielo e sulla terra,
le cui fondamenta sono le sante verità. Allo stesso modo le tavole di pietra, su cui sono
stati scritti i comandamenti della legge, ovvero le  dieci parole, rappresentavano le sante
verità; e perciò erano di pietra, o il loro fondamento era in pietra, riguardo al quale si veda
in Esodo 24:12, 31:18, 34:1; Deut. 5:22, 10:1, perché gli stessi comandamenti non sono altro
che le verità della fede.

     [4]  Poiché dunque nei tempi antichi le verità erano rappresentate dalle pietre, e poi
quando il culto iniziò ad essere officiato su colonne e altari, e nei tempi, le sante verità
sono state rappresentate dalle colonne, dagli altari, e nei tempi; di qui, il Signore  è stato
anche chiamato pietra; come in Mosè: 

Il Potente di Giacobbe, il pastore, la roccia d'Israele (Gen. 49:24) 
In Isaia:

Così dice il Signore Jehovih Ecco, io pongo in Sion una pietra per fondamento, una pietra scelta,
angolare, preziosa e solida (Isaia 28:16.) 

In Davide: 

La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d'angolo (Salmi 118:22)

Lo stesso s'intende in Daniele con  la pietra tagliata nella roccia  che frantuma la statua di


Nabucodonosor (Dan. 2:34­35, 45) 

   [5] Che le pietre significhino le verità si evince anche in Isaia: 

Così l'iniquità di Giacobbe sarà espiata, e questo sarà tutto il frutta per la rimozione del suo
peccato: non appena posate le pietre dell'altare come calce diverranno polvere (Is. 27:9)

le pietre dell'altare rappresentano le verità nel culto, che sono disperse. Nello stesso profeta:

Preparate la via al popolo; appiattire, spianate la strada e liberatela dalle pietre (Is. 62:10) 

via e pietre rappresentano la verità. In Geremia: 

Io sono contro di te, o montagna della distruzione. Ti farò rotolare giù dalle rocce, e farò di te
una   montagna   bruciata.   Da   te   non   sarà   più   estratta   la   pietra   d'angolo,   né   la   pietra   da
fondamenta (Ger. 51:25­26) 

Questo è detto di Babele. Una montagna bruciata è l'amore di sé. Il fatto che nessuna pietra
debba essere più estratta da essa significa che vi è più alcuna verità.

     1299.  E   bitume   al   posto   dell'argilla.   Che   questo   significhi   che   avevano   il   male   della
cupidigia in luogo del bene si evince dal significato  di  bitume  e di  argilla  nella Parola.
Siccome   il   soggetto   qui   trattato   è   la   costruzione   della   torre   babilonese,   questi   termini
ricorrono  in  quanto  sono  utilizzati  nelle costruzioni. Qui,  il  bitume, essendo  sulfureo  e
infiammabili, nella Parola rappresenta le bramosie, in particolare quelli che appartengono
all'amore di sé. Bitume significa sia i mali della cupidigia, sia le falsità che ne derivano; che
sono anche i mali con i quali la torre fu edificata; di cui si dirà qui di seguito. Che siano
significate tali cose si evince in Isaia: 

Il giorno della vendetta del Signore; i torrenti diventeranno pece, e la loro polvere in zolfo, e
loro la terra diverrà pece ardente (Is. 34:8­9) 

 Pece e zolfo rappresentano le falsità e mali della cupidigia. E così anche in altri luoghi.

     1300.  Che  argilla  significhi il bene da cui è formato l'animo dell'uomo della chiesa, si


evince anche dalla Parola. Così in Isaia:

Signore, Padre nostro; noi siamo l'argilla e tu il nostro vasaio, e tutti noi siamo opera delle tue
mani (Is. 64:8)

l'argilla rappresenta l'uomo stesso della chiesa, che si sta formando, e quindi il bene della
carità, da cui discende tutto la formazione dell'uomo, cioè la sua riforma e rigenerazione.
In Geremia: 

Come l'argilla nelle mani del vasaio, così siamo nella tua mano, casa d'Israele (Ger. 18:6), 

il significato di questo passo è simile. Costruire con argilla, e modellare hanno lo stesso
significato.

   1301. Che queste cose siano significate, chiunque può comprenderlo, sia dal significato di
tutte le cose esposte in questo versetto, sia dal fatto che siano nominate particolari tipi di
pietre e l'argilla, che non vi sarebbe ragione di menzionare nella Parola del Signore, a
meno che questi contengano al loro interno degli arcani.

   1302. Versetto 4. Poi dissero: Venite, costruiamoci una città e una torre, e la sua cima nel
cielo; e facciamoci un nome, per evitare di essere dispersi sulle facce della terra. Poi dissero,
significa   che   così   avvenne.  Venite,   costruiamoci   una   città   e   una   torre,  significa   che   essi
avevano introdotto una dottrina e un culto. Una città è la dottrina; e una torre è il culto di
sé. La sua cima nel cielo significa che volevano estendere il loro dominio fino alle cose che
sono   nel   cielo.  Facciamoci   un   nome,   significa   che   da   tale   opera   potevano   acquisire   la
notorietà necessaria per ambire al potere. Per evitare di essere dispersi sulle facce della terra,
significa che altrimenti non sarebbero stato riconosciuto il loro valore.

   1303.  Poi dissero. Che questo significa che così avvenne, segue dal contesto, esattamente
come   nel   versetto   precedente,  E   si   dissero   l'un   l'altro,   dove   s'intende   un   inizio.   Perché
Babele è qui descritta, in relazione alla sua qualità, attraverso la torre. 

   1304. Costruiamoci una città e una torre. Che ciò significhi che istituirono una dottrina e un
culto, può essere visto dal significato di città, e da quello di torre, riguardo ai quali, si dirà
qui di seguito. La chiesa è di natura tale che, quando la carità verso il prossimo si estingue,
e   ad   essa     succede   l'amore   di   sé,   la   dottrina   della   fede   non   è   tenuta   in   alcuna
considerazione, eccetto quando essa è per il bene di sé, cioè quando si trasforma nel culto
di sé. Tutto l'amore di sé è così orientato; perché colui che ama se stesso più degli altri, non
solo odia tutti coloro che sono al suo servizio, e non concede loro alcun favore, tranne
quando essi sono sottomessi ma, nella misura in cui sia libero da vincoli, si precipita fino
ad esaltarsi al di sopra di Dio. Che questa sia la natura dell'amore di sé quando le redini
sono sciolte, mi è stato mostrato dal vivo. Questo è ciò che s'intende per  una città e una
torre.  L'amore di sé e ogni cupidigia che ne discende, tra tutte le cose,  è il più sudicio,
profano e squisitamente infernale. E da ciò chiunque può concludere quale sia la qualità di
quel culto che contenga al suo interno una dannazione così assoluta.

   1305. Che città significhi dottrina, o ciò che è dottrinale, sia autentico, sia eretico, è stato
mostrato in precedenza (n. 402) .

     1306.  Che  torre  sia il culto di sé, si evince dal significato di  torre. Il culto di sé esiste


quando un uomo esalta se stesso al di sopra degli altri, fino al punto di pretendere di
essere adorato. E quindi l'amore di sé, che è arroganza e orgoglio, è chiamato altezza, rango
e essere innalzato. Ed è descritto da tutte le cose che sono elevate. Come in Isaia: 

Gli occhi superbi dell'uomo saranno umiliati, e la boria degli uomini sarà precipitata, e soltanto
Jehovah sarà esaltato in quel giorno. Per il giorno di Jehovah Sebaoth è sopra ogni orgoglio e
superbia; sopra chiunque si innalza, per umiliarlo, e sopra tutti i cedri del Libano che sono alti
ed elevati, e sopra tutte le querce di Basan; e sopra tutti gli alti monti, e su tutte le colline
elevate, e sopra ogni torre eccelsa, e su ogni fortificazione (Is. 2:11­18) 

il riferimento qui è all'amore di sé, che è descritto attraverso cedri, querce, montagne, colline e
torri che sono alte ed elevate. 

   [2] Nello stesso profeta:

Vi saranno fiumi e torrenti di acque, nel giorno della grande strage, quando le torri cadranno
(Is. 30:25) 

allo stesso modo, è descritto l'amore di sé, e l'esaltazione di sé nel culto. E ancora:

Ecco   il   paese   dei   Caldei;   questa   nazione   non   esisteva;   Assur   l'ha   abbandonato   alle   bestie
selvatiche. Essi allestirono le loro torri di guardia, eressero i loro palazzi, e tutto è in rovina (Is.
23:13)

questo si dice di Tiro e della sua distruzione. Le torri di guardia, rappresentano le fantasie
da esse. In Ezechiele: 

Manderò contro di te molte nazioni, o Tiro, ed esse manderanno in rovina le mura di Tiro, e
distruggeranno le sue torri. Spazzerò via da essa anche la polvere e la ridurrò a un arido scoglio
(Ez. 26:3­4)

con un simile significato.

   [3] L'amore di sé nel culto, o il culto di sé, è chiamato torre, per la ragione che una città
indica   la   dottrina   (come   è   stato   mostrato   in   precedenza,   n.   402)   e   le   città   sono   state
fortificate con torri, in cui c'erano sentinelle; e c'erano torri anche ai confini, che per tale
motivo sono state chiamate torri di sentinelle (Re 2 9:17; 17:9; 18:8), e torri di guardia (Is.
23:13). Ed inoltre, quando la chiesa del Signore  è paragonata ad una  vigna, le cose che
appartengono al culto e alla sua conservazione sono paragonate ad un  torchio  e ad una
torre nella vigna, come si evince in Isaia 5:1, 2. Matteo 21:33; Marco 12:1.

   1307. E la cima nel cielo. Che questo significhi che pretendevano di avere il dominio sulle
cose che sono  nei cieli,  segue  da ciò  che  è  stato  detto. Perché  avere  la  cima nel cielo"  è
esaltare  se stessi oltre  ogni limite, come  è  evidente dalla descrizione  di Babele in  altri
luoghi della Parola; e da ciò che è già stato detto riguardo al  sollevare la testa  (n. 257).
L'amore di sé è ciò che è più lontano dall'essere in accordo con la vita celeste; perché tutti i
mali vengono da esso, non solo odi e vendette ma anche, crudeltà e adulteri. E si accorda
ancor mono quando entra nel culto e lo profana esso. Perciò gli inferni sono costituiti da
tali   persone,   le   quali   quanto   più   aspirano   ad   elevare   la   testa   al   cielo,   tanto   più   si
precipitano verso il basso, e più terribile sono le punizioni in cui si precipitano.

     1308.  E facciamoci un nome.  Che questo significhi che di lì essi potevano acquisire una


reputazione per ambire al potere, può essere visto dal significato di farsi un nome. Perché
essi sapevano che ognuno desidera essere in qualche culto; per questo è comune a tutti, ed
esiste tra tutte le nazioni. Per chiunque chiunque contempla l'universo, e ancor più chi
considera   l'ordine   dell'universo,   riconosce   qualche   essere   supremo   o   entità.   E   siccome
desidera la propria prosperità, in funzione di ciò adora a quella entità. Inoltre c'è qualcosa
nell'intimo che favorisce questa disposizione, perché tale dettato fluisce dal Signore per
mezzo degli angeli che sono presso ciascun uomo. L'uomo che non è di questa indole, e
che   non   riconosce   un   Dio,   è   sotto   il   dominio   degli   spiriti   infernali.   Di   qui   coloro   che
costruirono le torri babilonesi, si fecero un nome per mezzo della dottrina e delle cose
sante, perché altrimenti non avrebbero potuto essere adorati, che è il significato di ciò che
segue, cioè che altrimenti sarebbero stati dispersi sulle facce di tutta la terra, cioè non sarebbero
stati riconosciuti. E da ciò ne consegue che più in alto tali uomini elevano la testa al cielo,
più si fanno un nome. Il loro dominio è più grande sopra coloro che hanno una qualche
coscienza;   perciò   essi   li   dirigono   ovunque   vogliono;   ma   sopra   coloro   che   non   hanno
coscienza, essi governano per mezzo di vari vincoli esteriori.

   1309. Per evitare di essere dispersi sulle facce della terra. Che ciò significhi che altrimenti non
sarebbero stati riconosciuti, segue da quanto è stato appena detto; perché essere dispersi
sulle facce della terra, significa non essere più in vista, e quindi non essere più riconosciuti.

1310. Versetto 5. E Jehovah scese a vedere la città e la torre che i figli dell'uomo stavano
costruendo. Jehovah scese, significa il giudizio su di loro. A vedere la città e la torre, significa a
causa del fatto che avevano pervertito la dottrina e profanato il culto. Che i figli dell'uomo
stavano costruendo, significa che avevano ideato per se stessi. 

     1311. E Jehovah scese. Che questo significhi il giudizio su di loro è evidente da quanto è
accaduto prima e da quanto segue, e anche dal significato di scendere riferito a Jehovah. Da
ciò che è accaduto prima, perché il soggetto qui trattato è la costruzione della città e della
torre di Babele. Da quanto segue, vale a dire la confusione delle lingue e la dispersione.
Dal   significato   di  scendere,   quando   riferito   a   Jehovah,   per   questa   espressione   ricorre
quando ha luogo il giudizio. Jehovah ovvero il Signore è ovunque presente e conosce tutte
le cose dall'eternità; dunque non può dirsi di lui che sia sceso a vedere, eccetto che nel senso
letterale, ove tali espressioni ricorrono in quanto conformi alle apparenze presso l'uomo.
Ma nel senso interno non è così, perché in questo senso il soggetto è esposto come è in sé, e
non secondo le apparenze. Dunque nel passo corrente scendere a vedere significa il giudizio.

   [2] Il giudizio ha luogo quando il male raggiunge il suo apice o, come si dice nella Parola,
quando viene consumato, o quando l'iniquità è consumata. Perché ogni male incontra il suo
limite, in ciò oltre il quale non gli è permesso spingersi. Ma quando va al di là di questi
limiti, insorge la punizione del male. Così è in particolare e in generale2. La punizione del
2 Il male che l'uomo compie è permesso dal Signore, entro limiti a lui solo noti. Il fatto che il male sia permesso non
significa in alcun modo né acquiescenza, né adesione del Signore al male dell'uomo. Il permesso - sia pure
condizionato e confinato nei limiti imposti – di fare ciò che è male è un corollario della legge fondamentale del
Divino amore, in quanto non c'è amore dove non c'è libertà, anche quando tale libertà sia la libertà di agire il male.
Ulteriore corollario della legge fondamentale del Divino amore, concatenato al libero arbitrio è la Divina volontà
del Signore di salvare e accogliere tutti gli uomini nel cielo, non per atto d'imperio, né per misericordia tout court, a
prescindere da quale sia la vita dell'uomo, ma nel rispetto della libertà di azione dell'uomo; libertà che si coniuga
male è ciò che s'intende per il  giudizio. Poiché dapprima sembra come se il Signore non
veda né osservi che esiste il male ­ quando un uomo fa il male senza subire punizione –
egli suppone che il Signore non si curi della questione. Ma quando subisce la punizione,
egli comincia a pensare che il Signore vede, e anche che il Signore infligge la pena. Perciò è
detto, secondo queste apparenze, che Jehovah scese a vedere.

     [3]  Scendere a vedere,  si dice di Jehovah, perché egli è l'Altissimo ed è nella sommità,


secondo l'apparenza, perché egli non in ciò che è più elevato ma in ciò che è più intimo; e
questo è il motivo per cui nella Parola, ciò che è più elevato e ciò che è più intimo hanno lo
stesso significato. D'altra parte, il giudizio o la punizione del male, ha luogo in basso e
nelle cose più infime. Questo è il motivo per cui si dice, scendere; come anche in Davide:

O Jehovah, piega i tuoi i tuoi cieli e discendi; tocca le montagne ed esse fumeranno; scaglia le
folgori e disperdili (Salmi 144:5­6)

dove s'intende la punizione del male, o giudizio. In Isaia:

Jehovah degli eserciti scenderà a combattere sul monte Sion, e sulla sua collina (Is. 31:4)

Tu scendesti, e davanti a te sussultarono i monti (Is. 64:1)

Qui, in maniera simile scendere indica la pena, ovvero il giudizio, inflitto al male. In Michea:

Jehovah esce dalla sua dimora, scende, e cammina sulle alture della terra, e le montagne si
sciolgono sotto di lui (Michea 1: 3­4)

   1312. Per vedere la città e la torre. Che queste parole significhino che avevano pervertito la
dottrina e profanato il culto, si evince dal significato di città" e di torre, di cui si è detto più
sopra.

con la potenzialità riformatrice del male compiuto dall'uomo. Ciascuno di noi nel corso della propria vita fa
esperienza di ogni genere di male compiuto ai danni di altri (oltre che naturalmente, subito), e non di rado da questo
particolare vissuto si fa strada nell'intimo di ciascuno la necessità di cambiare la propria condotta e di riformarsi.
Evidentemente qui entrano in gioco i mezzi Divini, vale a dire la Divina provvidenza che mitiga e piega il male –
nel rispetto della libertà dell'uomo – verso il bene, quando ciò è possibile. Il male, al pari di ogni malattia, può avere
un decorso benigno, che sfocia nella riforma e nella rigenerazione dell'uomo, ovvero un decorso infausto che sfocia
nella dannazione e nell'allontanamento definitivo dell'uomo dal Signore, quando il primo consolida e conferma
volontariamente la propria vita nel male. Più in generale, che siano imposti dei limiti al male, si evince
indirettamente dalla costante storica della decadenza e del sistematico avvicendamento di regni e imperi in ogni
epoca storica (ndt).
   1313. Che i figli dell'uomo stavano costruendo. Che questo significhi che avevano ideato per
se stessi, è chiaro, senza ulteriore spiegazione. I  figli degli uomini, qui sono i figli della
chiesa; perché coloro che non sono della chiesa e non hanno le conoscenze della fede, non
possono elaborare queste cose. Che questi ultimi non possano profanare le cose sante,  è
stato mostrato in precedenza (n. 301­303, 593).

     1314.  Versetto 6.  E Jehovah disse, Ecco, essi sono un popolo, e parlano tutti la stessa


lingua; e questo è ciò che essi cominciano a fare. Ora nulla sarà precluso loro di tutto
quello che hanno in animo di fare. E Jehovah disse, significa che così era. Ecco, essi sono un
popolo, e parlano tutti la stessa lingua significa che tutti avevano una stessa fede e dottrina. E
questo è ciò che essi cominciano a fare significa che ora cominciano ad essere diversi. Ora nulla
sarà precluso loro di tutto quello che hanno in animo di fare , significa a meno che ormai il loro
stato era mutato.

   1315. E Jehovah disse. Che questo significhi che così era, si evince dal fatto che qui, come è
stato mostrato in precedenza, la storia non è autentica ma costruita; dunque quando si dice
che Jehovah disse, non può significare altro che così era, come è stato mostrato più sopra.

   1316. Ecco, essi sono un popolo, e parlano tutti la stessa lingua. Che questo significhi che tutti
avevano una stessa fede e dottrina, si evince dal significato di popolo, cioè verità della fede,
e dal significato di lingua, cioè dottrina. È stato mostrato prima che popolo significa la verità
della fede, cioè coloro che sono nella verità della fede (n 1259). E che  lingua  significa la
dottrina della fede è stato mostrato appena sopra (versetto 1). Si dice che il popolo sia uno, e
che la loro lingua sia una, quando tutti condividono lo stesso fine del bene comune della
società,   del   bene   comune   della   chiesa,   e   il  regno   del   Signore;   quando   ciò   ha   luogo,  il
Signore è il, e tutti sono uno da lui. Ma il Signore non può in alcun modo  essere presente
presso un uomo il cui fine sia il suo proprio bene. Il proprio dell'uomo allontana il Signore,
perché in tal modo uomo torce e trasforma il bene comune della società e della chiesa, e
anche il regno del Signore, in funzione di se stesso, come se questi esistessero unicamente
per lui. Cosi egli allontana dal Signore ciò che gli appartiene, e pone se stesso al suo posto.
Quando   questa   condizione   regna   nell'uomo,   vi   è   una   somiglianza   di   essa  in   ogni   suo
singolo pensiero, e perfino nei minimi particolari dei suoi pensieri; perché tale è il caso in
qualsiasi cosa che è dominante in ogni uomo.

     [2]  Questo non appare così manifestamente nella vita del corpo come nell'altra vita,
perché tutto ciò che è dominante nell'intimo di qualcuno si manifesta attraverso una certa
sfera che viene percepito da chi gli è intorno, e che è di questo carattere perché esala da
ogni singolo particolare in lui. La sfera di colui che ha ha cuore solo se stesso in ogni cosa,
assimila il proprio dell'uomo e, per così dire, assorbe ogni cosa che è favorevole al sé, e
quindi riesce ad assorbire la gioia degli spiriti circostanti, e distrugge tutta la loro libertà, e
perciò   una   tale   persona   no   può   che   essere   bandita   dalla   società.   Viceversa,   quando   il
popolo è uno, e la lingua una, cioè quando il bene comune è tenuto in considerazione, una
persona non si appropria mai per se stesso dell'altrui gioia, né distrugge l'altrui libertà;
tutt'altro, nella misura in cui può la favorisce e incrementa. Questo è il motivo per cui le
società celesti sono come uno, e questo solo attraverso l'amore reciproco dal Signore. E il
caso è lo stesso nella chiesa.

     1317. E questo è ciò che essi cominciano a fare. Che questo significhi che cominciarono ad
essere diversi, si evince dal contesto. Cominciare a fare, qui significa le intenzioni del loro
pensiero, e di conseguenza il loro fine, come è anche evidente dalle parole che seguono,
ora nulla sarà precluso loro di tutto quello che hanno in animo di fare. Che nel senso interno
s'intenda il loro fine è perché il Signore tiene ha in considerazione nient'altro che il fine
dell'uomo.   Quali   che   siano   i   suoi   pensieri   e   le   sua   azioni   ­   che   sono   variamente
innumerevoli – purché il fine sia il bene, essi sono benigni; ma se il fine è il male, essi sono
malvagi. È il fine che regna in tutto ciò che un uomo pensa e mette in atto. Gli angeli che
sono presso un uomo, essendo angeli dal Signore, non governano altro in lui se non i suoi
fini; perché quando governano questi, essi governano anche i suoi pensieri e le sue azioni,
visto che tutti questi sono conformi al fine. Il fine in un uomo è la sua stessa vita; e tutte le
cose che lui pensa e fa, prendono corpo dal fine, perché, come si è detto, sono conformi al
fine. Dunque quale è la fine, tale è la vita dell'uomo. Il fine non è altro che l'amore; perché
un uomo non considera nulla come fine se non ciò che egli ama. Colui che pensa in un
modo ed agisce in un altro, ciò nondimeno ha come fine ciò che ama; nella dissimulazione
stessa, o nell'inganno, vi è il fine, che è l'amore di sé o l'amore del mondo, e la gioia della
vita che ne deriva. Da queste considerazioni chiunque può concludere che come è l'amore
di un uomo, tale è la sua vita. Questo dunque è ciò che s'intendo con cominciano a fare.

     1318.  Ora nulla sarà precluso loro di tutto quello che hanno in animo di fare. Che questo
significhi che il loro stato è ora mutato si può rilevare da quanto segue. Il senso interno
della Parola è di natura tale che da tenere costantemente in vista le cose che seguono, e
anche la conclusione, anche se ciò non appare nel senso letterale. Riguardo a coloro che
sono  del  carattere descritto  sopra, a meno  che il loro  stato  non sia cambiato, essi  non
possono essere trattenuti dall'agire secondo le loro intenzioni . Ma che il loro stato era
cambiato è evidente da quanto segue. Il pensiero di agire non è altro che l'intenzione, cioè
il fine. Il fine di un uomo non può mai essere messo da parte, cioè cambiato, a meno che
non sia  cambiato il suo stato; perché il fine è la vita stessa di un uomo, come è stato detto.
Quando lo stato è cambiato, anche il fine anche muta; e con esso il pensiero. La natura del
cambiamento   di   stato   che   ebbe   luogo   presso   l'uomo   di   questa   chiesa,   per   Divina
misericordia del Signore sarà mostrata in quanto segue.

     1319.  Versetto   7.  Scendiamo   dunque,   e   confondiamo   la   loro   lingua,   affinché   non


comprendano più l'uno la lingua dell'altro. Scendiamo dunque, significa che un giudizio ha
avuto  luogo.  E  confondiamo  la  loro   lingua  significa  qualcuno   difettava  della  verità   della
dottrina.  Affinché   non   comprendano   più   l'uno   la   lingua   dell'altro  significa  che   tutti   erano
reciprocamente in disaccordo.

     1320. Scendiamo dunque. Che questo significhi che un giudizio ha avuto luogo, si evince
da quanto è stato detto sopra (versetto 5) circa il significato di scendere. Il motivo per cui
l'espressione è al plurale,  Scendiamo dunque  e confondiamo la loro labbra  è perché s'intende
l'esecuzione del giudizio, che viene effettuata per mezzo degli spiriti, ed in particolare, per
mezzo degli spiriti maligni.

   1321.  E confondiamo la loro lingua. Che questo significa che qualcuno è privo della verità
della dottrina, può essere visto dal significato di lingua, cioè dottrina, riguardo alla quale si
veda sopra (versetto 1). Ne consegue che a  confondere la lingua  è confondere le cose che
sono della dottrina, cioè le verità della dottrina. Nel senso interno confondere significa non
solo   oscurare,   ma   anche   cancellare   e   dissipare,   in   modo   che   non   resta   alcuna   verità.
Quando il culto di sé prende il posto del culto del Signore, allora tutta la verità non solo è
pervertito, ma è anche rimossa, e alla fine la falsità è riconosciuta al posto della verità, ed il
male in luogo del bene. Perché tutta la luce della verità è dal Signore, e tutta l'oscurità è
dall'uomo; e quando l'uomo prende il posto del Signore nel culto, la luce della verità si
trasforma in fitte tenebre; e allora la luce viene vista dagli uomini come densa oscurità, e la
densa oscurità è vista come la luce

   [2] Esattamente così è la vita di queste persone dopo la morte. La vita della falsità è per
loro come se fosse luce; viceversa, la vita della verità è per loro come densa oscurità. E
quando si avvicinano verso il cielo, la luce di una tale vita si trasforma in buio totale.
Finché   sono   nel   mondo,   possono   infatti   affermare   la   verità,   anche   con   eloquenze   e
apparente zelo; e siccome tutte le persone di questa indole si soffermano costantemente a
riflettere su di sé, sembrano a se stessi nell'atto di pensare quando parlano; ma poiché il
loro unico fine è il culto di sé, i loro pensieri derivano da quel fine, in modo che essi non
riconoscono la verità se non nella misura in cui il sé è nella verità. Quando un uomo di una
tale indole pronuncia una qualche verità,  è evidente che egli non possiede la verità; e
nell'altra   vita   questo   è   chiaramente   evidente,   perché   questi   uomini   non   solo   non
riconoscono  la verità che  hanno  professato  nella vita del  corpo, ma provano  odio  e si
scagliano contro di essa; e questo nella misura in cui la loro superbia o culto di sé non
viene rimossa.

     1322.    Affinché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro.  Che questo significhi che


erano tutti in disaccordo, o che l'uno era contro l'altro, è evidente dalle parole stesse. Non
comprendere più l'uno la lingua dell'altro, significa non riconoscere ciò che un altro dice, e
nel senso interno, non riconoscere ciò che un altro insegna, cioè, la sua dottrina, perché
lingua   è   la   dottrina,   come   è   stato   mostrato   in   precedenza   (versetto   1).   Essi   infatti
riconoscono con la bocca, ma non con il cuore; e l'accordo con la bocca è nulla quando vi è
il disaccordo con il cuore. Il caso  è analogo a ciò che avviene presso gli spiriti maligni
nell'altra vita che, nello stesso modo degli spiriti retti, si distinguono in società, ma sono
tenuti insieme dalle fantasie e dalle bramosie che condividono, in modo che essi agiscono
come uno  nella persecuzione delle verità  e dei beni. Vi  è quindi una sorta di comune
interesse da cui sono tenuti insieme; ma non appena questo legame comune  è sciolto, si
precipitano uno sopra l'altro, e allora la loro gioia consiste nel tormentare gli spiriti a loro
associati. Il caso è simile con la dottrina e il culto in questo mondo; coloro che sono in esso
riconoscono   ciò   che   appartiene   alla   dottrina   e   i   rituali   che   ne   derivano;   ma   l'interesse
comune che li tiene insieme è il culto di sé; nella misura in cui essi possono condividere
questo interesse comune, essi riconoscono quella dottrina. Ma quando non possono o  non
mirano a condividere questo interesse, sono disuniti; per la ragione già esposta sopra, che
nessuna persona di tale indole possiede alcuna verità, ma ognuno ha falsità al posto della
verità, e il male in luogo del bene. Questo dunque è ciò che s'intende per non comprendere
più l'uno la lingua dell'altro.

   1323. Versetto 8. E Jehovah li disperse di là sulle facce di tutta le terra; ed essi cessarono
di costruire la città.  E Jehovah li disperse di là sulle facce di tutta la terra,  significa, come
prima, che non furono riconosciuti.  Ed essi cessarono di costruire la città  significa che tale
dottrina non fu ricevuta.

     1324.  E Jehovah li disperse di là sulle facce di tutta la terra.  Che  ciò significhi che essi non


furono riconosciuti si evince da ciò che è stato detto prima (versetto 4), dove ricorrono le
stesse parole. Ed essi cessarono di costruire la città. Che ciò significa che tale dottrina non fu
ricevuta si evince dal significato di città, cioè dottrina (come si è visto sopra, n. 402); e da
ciò che è stato detto nei versetti 4 e 5 riguardo alla costruzione di una città e una torre. Da
tutto questo è evidente che tale dottrina ovvero tale culto, in cui interiormente vi è l'amore
di  sé, o il culto di sé, non fu permesso a questa antica chiesa, e questo per la ragione
esposta nel versetto seguente.

   1325. Versetto 9. Perciò essa fu chiamata Babele, perché lì Jehovah confuse la lingua di
tutta la terra; e di là Jehovah li disperse sulle facce di tutta le terra. Perciò essa fu chiamata
Babele, significa tale culto. Perché lì Jehovah confuse la lingua di tutta la terra, significa lo stato
di   questa   chiesa  antica,   il  cui   culto   interno   ha   cominciato   ad  estinguersi.   La  terra  è   la
chiesa. E di là Jehovah li disperse sulle facce di tutta le terra, significa che il culto interno era
estinto.

   1326. Perciò essa fu chiamata Babele. Che questo significhi tale culto, vale a dire, il genere di
culto rappresentato da Babele, si evince da quanto è stato detto finora; cioè il culto in cui
interiormente c'è l'amore di sé, e quindi tutto ciò che è sudicio e profano. L'amore di sé
non è altro che il proprio dell'uomo; e quanto sia sudicio e profano lo si può vedere da
quanto è stato detto in precedenza riguardo al proprio dell'uomo (n. 210, 215.). Dall'amore
di sé, ovvero dal proprio dell'uomo fluiscono tutti i mali, come ad esempio odi, vendette,
crudeltà, adulteri, inganni, ipocrisie, l'empietà. E così quando l'amore di sé, o il proprio
dell'uomo è nel culto, tali mali sono in esso, secondo la diversità e il grado di intensità e
qualità che sono da quell'amore. Di qui deriva ogni profanazione del culto. Nella misura
in cui qualunque cosa dall'amore di sé, o dal proprio dell'uomo, viene introdotta nel culto,
nella stessa proporzione il culto interno affievolisce fino ad estinguersi. Il culto interno
consiste nell'affezione per il bene e per il riconoscimento della verità, e nella misura in cui
l'amore di sé, cioè il proprio dell'uomo, si avvicina o entra nel culto, l'affezione e per il
bene e per il riconoscimento della verità si allontana. Ciò che è santo non può mai essere
insieme a ciò che è profano, esattamente come il cielo non può essere con l'inferno, ma
l'uno deve necessariamente allontanarsi dall'altro. Tale è lo stato e l'ordine nel regno del
Signore. Questo è il motivo per cui non vi è alcun culto interno tra uomini come quelli il
cui culto si chiama Babele, ma solo qualcosa di morto, ed interiormente cadaverico, che è
adorato. Da ciò è evidente quale sia essere la qualità del culto esterno che contiene un tale
culto interno in sé.

   [2] Che tale culto sia Babele, si evince dalla Parola in vari luoghi in cui è descritta Babele,
come in Daniele, dove la statua che Nabucodonosor, re di Babilonia, vide in sogno ­ il cui
capo era d'oro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di
ferro, e i piedi in parte di ferro e in parte d'argilla ­ significa che dal culto autentico si
passò   a  tale  culto  denominato  Babele;  perciò  la  pietra  staccatasi   dalla  roccia  ridusse   in
frantumi  il ferro, il bronzo, l'argilla, l'argento e l'oro (Dan. 2:31­33, 44, 45). L'idolo che
Nabucodonosor, re di Babilonia fece erigere, e che essi adorarono, ha lo stesso significato
(Dan. 3:1 fino alla fine). Lo stesso s'intende per il re di Babilonia e la sua corte che bevvero
vino nelle coppe d'oro che erano state sottratte al tempio di Gerusalemme, lodando gli dei
d'oro, d'argento, di bronzo, di ferro e d'argilla, riguardo ai quali apparvero degli scritti
sulla   parete   del   palazzo   (Dan.   5:1   alla   fine).   Lo   stesso   s'intende   anche   per   Dario,
comandante dei Medi, che voleva essere adorato come un dio (Dan. 6:7 alla fine). E lo
stesso s'intende per le bestie viste in sogno da Daniele (Dan. 7:1 fino alla fine) e le bestie e
Babilonia descritte da Giovanni in Apocalisse. 

   [3] Che tale culto fosse stato inteso e rappresentato è particolarmente evidente, non solo
in Daniele e Giovanni, ma anche nei profeti. Come in Isaia: 

I loro volti sono volti di fiamma. Le stelle dei cieli e le costellazioni non brillano della loro luce;
il sole è oscurato nel suo procedere, e la luna non da' la sua luce. Lì fanno il loro nido gli Ziim, e
le loro case sono piene di Ochim; e le figlie della civetta, dimorano lì, e i satiri danzano lì, e gli
Iim echeggiano nei suoi palazzi, e i dragoni nelle case di piacere (Isa.13:8, 10, 21­22)

Questo si dice di Babilonia, e l'intimo di tale culto è descritto dai volti di fiamma, che sono le
bramosie, dalle stelle, che sono le verità della fede, che non danno la loro luce; dal sole, che
è il santo dell'amore, che è oscurato; dalla  luna, che è la verità della, che non da' la sua
luce; da Ziim, Ochim, figlie della civetta, satiri, Iim e dragoni, essendo di tale qualità l'intimo
del loro culto. Perché queste cose procedono dall'amore di sé, cioè dal proprio dell'uomo.
Perciò anche Babilonia è chiamata in Giovanni la madre di prostitute e abomini (Ap. 17:5).
E anche dimora di dragoni, covo di ogni spirito immondo e rifugio di ogni uccello impuro e odioso
(Ap   18:2).   Da   tutto   ciò   è   evidente   che   in   presenza   di   queste   cose,   non   vi   può   essere
alcunché del bene, o della verità della fede; e che nella misura in cui l'affezione del bene e
delle verità della fede si allontanano, queste cose subentrano. Queste stesse sono chiamate
anche le immagini scolpite degli dei di Babilonia (Is. 21:9).

   [4] Che l'amore di sé, o il proprio dell'uomo, sia in tale culto, ovvero che tale sia il culto
di sé, si evince chiaramente in Isaia:

Pronuncerai questa parabola sul re di Babilonia: Tu hai detto in cuor tuo, io salirò fino ai cieli,
innalzerò il mio trono sopra le stelle di Dio; e mi siederò sul monte dell'adunanza, alle estremità
settentrionali.   Salirò   sulla   sommità   della   nube,   e   diverrò   simile   all'Altissimo.   Eppure   sarai
precipitato nell'inferno (Is. 14:4,13­15) 

Qui è evidente che Babilonia rappresenta chi desidera essere adorato come un dio; vale a
dire, che è il culto di sé.

   [5] Nello stesso profeta:

Scendi, e siedi sulla polvere, o vergine figlia di Babilonia. Siedi per terra, senza trono, figlia dei
Caldei. Tu hai confidato nella tua malvagità; tu hai detto, Nessuno mi vedrà; la tua sapienza e la
tua scienza, ti hanno sedotta. Tu hai detto nel tuo cuore, Io, e non c'è nessun altro come me (Is.
47:1, 10)

In Geremia: 

Io sono contro di te, o montagna della distruzione. Ti farò rotolare giù dalle rocce, e farò di te
una montagna bruciata. Anche se Babilonia si innalzasse fino al cielo, e anche se fortificasse la
sommità della sua fortezza, nondimeno, da me giungerebbero a lei quelli che la ridurrebbero in
rovina (Ger. 51:25, 53)

Da questo passo è anche evidente che Babilonia è il culto di sé.

     [6] Che tali persone non abbiano la luce della verità, ma la totale oscurità, cioè che non
hanno alcuna verità di fede, è descritto in Geremia:

Parola che Jehovah ha pronunciato contro Babilonia, contro il paese dei Caldei. Da settentrione
piomberà su di lei una nazione che ridurrà il suo paese alla desolazione, e nessuno vi abiterà
più; uomini e bestie si dileguano e scompaiono (Ger. 50:1, 3)

il settentrione rappresenta le tenebre fitte, ovvero la mancanza della verità. Né uomini, né
bestie significa la mancanza del bene. (Riguardo a Babele, si veda ulteriormente di seguito,
al versetto 28, dove è trattata la Caldea).

     1327. Lì Jehovah confuse la lingua di tutta la terra Che questo significhi lo stato di questa
chiesa antica, il cui culto interno iniziava ad estinguersi, è evidente dal fatto che si dica, la
lingua di tutta la terra, e non come prima al versetto 7,  la lingua di coloro che iniziarono a
costruire una città e una torre. Con  la faccia di tutta la terra  s'intende lo stato della chiesa,
perché la terra è la chiesa (come è stato mostrato prima, n. 662, 1066). Riguardo alle chiese
dopo il  diluvio, vi furono tre di queste chiese che sono specificamente nominate nella
Parola;   vale   a   dire,   la   prima   chiesa   antica   denominata  Noè;   la   seconda   chiesa   antica,
denominata Eber; e la terza chiesa antica, denominata Giacobbe, e successivamente, Giuda e
Israele.

     [2] Riguardo alla prima di queste chiese, che è stata denominata Noè, quella chiesa era
come il padre di quelle che le succedettero. E, come è usuale per le chiese ai loro inizi, essa
era   più   integra   ed   esente   da   colpa   delle   chiese   successive,   come   si   evince   dal   primo
versetto di questo capitolo, in quanto aveva una lingua, cioè una dottrina, in conseguenza
del fatto che tutti i suoi membri consideravano la carità quale essenziale del culto. Ma nel
corso   del   tempo,  come  per  le  altre  chiese,  questa  prima   chiesa  antica  ha  cominciato  a
degradarsi, e questo principalmente a causa del fatto che molti dei suoi membri hanno
cominciato a volgersi verso il culto di sé, e a voler primeggiare sugli altri; come si evince
dal versetto 4, perché dicevano:  Costruiamoci una città e una torre, con la cima nel cielo; e
facciamoci   un  nome.  Tali  uomini  nella  chiesa   non  poteva  che   essere,  come   una  sorta   di
fomentatori, o agitatori che causano un incendio. Poiché il pericolo della profanazione di
ciò che è santo incombeva di là (si vedano i n. 571, 582),per provvidenza del Signore lo
stato   di   questa   chiesa   è   stata  mutato,   in   modo   che   il  suo   culto   interno   si   estinguesse,
mentre il suo culto esterno è rimasto; questo s'intende con l'espressione, Jehovah confuse la
lingua   di   tutta   la   terra.   È   anche   evidente   da   ciò   che   tale   culto,   denominato  Babele  non
prevalse nella prima chiesa antica, ma nella successiva, quando gli uomini cominciarono
ad essere adorati come divinità, soprattutto dopo la loro morte, da cui sono sorto i molti
dei tra le nazioni.

   [3] Il motivo per cui è stato permesso che il culto interno perisse, restando intatto il culto
esterno, è che ciò che è santo non deve essere profanato; perché la profanazione di ciò che
è santo è causa di dannazione eterna. Nessuno può profanare ciò che è santo, tranne colui
che   è   in   possesso   delle   conoscenze   della   fede,   e   che   ne   riconosce   la   loro   verità.   Una
persona che non possiede queste conoscenze non può riconoscerle, né può profanarle. Solo
ciò   che   è   interiore   può   essere   profanato,   perché   ciò   che   è   santo   ha   la   sua   dimora
interiormente,   e   non   in   ciò   che   è   esteriore.   Il   caso   è   simile   ad   un   uomo   che   agisca
empiamente, ma non lo fa intenzionalmente; a questi non può essere imputato il male che
non abbia fatto deliberatamente, o a causa del fatto che sia incapace d'intendere. Pertanto,
un uomo che non creda nell'esistenza di una vita dopo la morte, e nondimeno, osservi un
culto esterno, non può profanare le cose che appartengono alla vita eterna, perché non
crede che vi sia una tale vita; diverso è il caso per coloro che conoscono e che riconoscono
questa materia. 

     [4]  Questa   è   il  motivo   per   cui   è   permesso  a  un   uomo   di  vivere  nei  piaceri   e  nelle
bramosie e, per mezzo di questi, sottrarsi dalle cose interiori, piuttosto che acquisire la
conoscenza ed il riconoscimento delle cose interne, per poi profanarle. Per questa ragione
tutt'oggi è permesso agli ebrei di immergersi nell'avarizia, in modo che possono essere
ulteriormente sottratti dal riconoscimento delle cose interiori, perché sono di un carattere
tale   che   se   le   riconoscessero,   non   potrebbero   non   profanarle.   Nulla   allontana
maggiormente   gli   uomini   dalle   cose   interiori   che   l'avarizia,   perché   è   la   più   vile   delle
cupidità   mondane.   Il   caso   è   lo   stesso   presso   molti   all'interno   della   chiesa   e   presso   le
nazioni   al   di   fuori   della   chiesa,   i  cui   membri   sono   del   tutto   incapaci   di  profanazione.
Questo poi è il motivo per cui qui è detto che  Jehovah confuse la lingua di tutta la terra, e
perché queste parole significano che lo stato della chiesa fu modificato, in modo che il
culto divenne esterno, e privo di tutto il culto interno.

     [5] Lo stesso è stato rappresentato e significato dalla schiavitù in cui furono ridotti gli
israeliti, e poi gli ebrei dai babilonesi, riguardo alla quale così è scritto in Geremia: 

E avverrà, che la nazione e il regno che non si sottometteranno al re di Babilonia, e chiunque
non piegherà il suo collo sotto il giogo del re di Babilonia, sarà da me visitata con la spada, con
la fame e con la peste, finché io non li abbia sterminati per mano sua (Ger. 27:8)

sottomettersi   al   re   di   Babilonia   e   piegare   il   collo   sotto   il   suo   giogo,  significa   essere   privati
totalmente della conoscenza e della capacità di riconoscere il bene e la verità di fede, e
quindi il culto interno.

   [6] Questo è ancora più chiaramente evidente nella stesso profeta:

Così ha detto Jehovah a tutto il popolo che abita in questa città, ai vostri fratelli non sono stati
ridotti in schiavitù come voi, così ha detto Jehovah Zebaoth Ecco, io mando su di loro la spada,
la fame e la peste, e li renderò come fichi cattivi (Ger. 29:16­17)

Per  abitare nella città e non essere ridotti in schiavitù dal re di Babilonia  sono rappresentati e


s'intendono quelli che erano nelle conoscenze delle cose interiori o delle verità di fede, e
che le profanarono, dei quali è detto che sarebbe stata mandata la spada, la carestia e la
peste,   che   sono   le   punizioni   della   profanazione;   e   che   sarebbero   diventati   come   fichi
cattivi. 

     [7] Che per Babele s'intendono coloro che privano gli altri di tutta la conoscenza e della
capacità di riconoscere la verità è stato anche rappresentato e significato da queste cose
nello stesso profeta:

Darò tutto Giuda nelle mani del re di Babilonia, ed egli li deporterà in Babilonia , e li colpirà con
la spada. Darò tutte le ricchezze di questa città, tutti i suoi guadagni, tutte le loro cose preziose e
tutti i tesori dei re di Giuda, in mano ai loro nemici, ed essi li spoglieranno e li ridurranno in
schiavitù (Ger. 20:4­5)

Qui per  tutte le ricchezze, tutti i guadagni, tutte le cose preziose e tutti i tesori dei re di Giuda
sono le conoscenze della fede. 

   [8] Nello stesso profeta:

Io mando le famiglie del nord con il re di Babilonia su questa terra, e sopra i suoi abitanti, e su
tutte queste nazioni intorno, e li condannerò alla rovina e all'eterna desolazione; e questo paese
sarà completamente devastato (Ger. 25:9, 11) 

Qui è descritta attraverso Babilonia, la devastazione delle cose interiori della fede, ovvero
il culto interiore. Perché l'uomo che adora se stesso non possiede la verità di fede, come è
stato mostrato in precedenza. Ogni cosa autentica  è distrutta e ridotta in rovina. Perciò
Babilonia è chiamata montagna della distruzione (Ger. 51:25). Si veda ulteriormente ciò che è
stato detto più sopra di Babele, n. 1182.) 

   1328. E di là il Signore li disperse sulle facce di tutta la terra. Che questo significhi che il culto
interno fu annientato, lo si può vedere dal significato di dispersione, cioè allontanare. Nel
senso   interno,   la  dispersione   sulle   facce   della   terra,   significa   la   dispersione   di   coloro   che
desiderano costruire la città di Babele; ma poiché questi sono quelli che privano gli altri di
ogni conoscenza della verità, come prima è stato detto, le parole significano, allo stesso
tempo, la privazione del culto interno; perché l'una è conseguenza dell'altra; e qui abbiamo
la conseguenza, perché ciò è detto per la terza volta. Che la prima chiesa antica fu privata
delle conoscenze della verità e del bene, è evidente dal fatto che le nazioni che costituivano
quella chiesa antica divennero per la maggior parte idolatre, e nondimeno, avevano un
certo culto. La maggior parte di questi idolatri che sono al di fuori della chiesa è migliore
di   quegli   idolatri   che   si   trovano   all'interno   della   chiesa;   perché   i   primi   sono   idolatri
esteriormente, mentre gli altri sono idolatri interiormente. Che la maggior parte dei primi
è migliore, si evince dalle parole del Signore in Luca 13:23, 28­30; Matteo 8:11­12. Questa
dunque è la ragione per cui lo stato di questa chiesa antica fu cambiato.

     1329.Versetto 10. Questa è la discendenza Sem: Sem era un figlio di cento anni quando
generò   Arphacsad,   due   anni   dopo   il   diluvio.  Questa   è   la   discendenza   Sem,  significa   le
derivazioni della seconda chiesa antica. Sem è il culto interno in generale. 100 anni indica lo
stato di  quella chiesa, all'inizio.  Arphacsad  era una nazione così chiamata, con la quale
s'intendono le scienze mondane. Due anni dopo il diluvio significa la chiesa.

     1330.  Questa  è la discendenza Sem. Che questo  significhi le derivazioni della seconda


chiesa antica, si evince dal significato di  discendenza, cioè l'origine e le derivazioni delle
cose della dottrina e del culto (come è stato detto più sopra, n. 1145). Qui e altrove nella
Parola, la  discendenza  si riferisce alla chiesa, cioè alle cose dottrinali e al culto. Il senso
interno della Parola contiene nient'altro che questo; quando dunque sorge una chiesa, si
dice che  questa è la sua discendenza,  come quando è nata la chiesa più antica:  Questa è la
discendenza dei cieli  e  della terra  (Genesi 2:4). E allo  stesso  modo  per  le altre chiese che
seguirono, prima del diluvio:  Questo  è  il  libro della  discendenza  (Genesi 5:1). Allo  stesso
modo per le chiese dopo il diluvio, che erano tre, la prima delle quali denominata Noè, la
seconda Eber, la terza Giacobbe e dopo, Giuda e Israele. Quando la prima di queste chiese è
descritta, l'esposizione inizia in un modo simile (Genesi 10:1). Così anche questa seconda
chiesa, denominata Eber, in questo verso: Questa è la discendenza Sem. E anche la terza, nel
ventisettesimo versetto di questo capitolo: Questa è la discendenza Terah. Dunque le nascite
non significano altro che le origini e derivazioni delle cose dottrinali e dei culti della chiesa
che viene descritta. Il motivo per cui la discendenza di questa seconda chiesa è derivata da
Sem, o perché il suo principio è descritto attraverso  Sem, è perché  Sem  significa il culto
interno, qui il culto interno di questa chiesa. Non che il culto interno di questa chiesa fosse
lo   stesso   culto   interno   della   chiesa   rappresentata   da  Sem  nel   precedente   capitolo,   ma
semplicemente il culto interno di quella chiesa.

     1331.  Da quanto è stato detto fin qui è ora evidente che  Sem  indica il culto interno in


generale. La qualità del culto interno di questa chiesa è evidente dai nomi che si succedono
nell'ordine dopo Sem, i  quali si caratterizzano dall'essere legati alle conoscenze mondane,
come   confermano   i   numeri   degli   anni,   quando   vengono   esaminati   nel   loro   reale
significato.
   1332. Che cento anni indichi lo stato di tale chiesa in generale, si evince da ciò che è stato
detto e mostrato in precedenza riguardo ai numeri e agli anni (n. 482, 487­488, 493, 575,
647­648, 755, 813, 893), vale a dire, che essi significano tempi e stati. Ma quali fossero e di
quale qualità fossero gli stati rappresentati da numero cento e dai numeri degli anni citati
nei versetti seguenti di questo capitolo, sarebbe troppo laborioso da esporre nel dettaglio;
per di più , il soggetto è intricato.

   1334. Che Arphacsad fosse una nazione così denominata, e che per essa fossero  intese le
conoscenze mondane, è stato affermato al versetto 24 del capitolo precedente (n. 1236). 

     1335.  Due anni dopo il diluvio.  Che questo significhi la seconda chiesa dopo il diluvio,


risulta dal fatto che da per anno nella Parola, come anche per giorno e settimana s'intende
un intero periodo, più o meno lungo, di pochi o più anni, ed in particolare, un periodo in
astratto,   come   si   può   vedere   nei   paragrafi   che   precedono   (n.   488,   493).   Pertanto,   con
l'espressione  due   anni   dopo  il   diluvio,  s'intende   il  secondo  periodo   della  chiesa,   quando
questa seconda chiesa ebbe inizio.

   1336. Versetto 11. E Sem visse, dopo aver generato Arphacsad, cinquecento anni, e generò
figli e figlie. E Sem visse, dopo aver generato Arphacsad, cinquecento anni, significa un periodo
e uno stato. Sem qui significa, come prima, il culto interno in generale. Arphacsad significa
le conoscenze mondane. E generò figli e figlie, significa ciò che è inerente la dottrina.

      1337.  Che   questo   sia   ciò   che   s'intende   in   questo   versetto,   non   necessita   di   alcuna
conferma, essendo evidente dal significato stesso delle parole. Mi limito ad affermare che
il   culto   interno   di   questa   chiesa   non   fu   altro   che   una   sorta   conoscenza   esteriore,   una
parvenza di amore per la verità. Perché quando questa chiesa ebbe inizio, era rimasto ben
poco della carità, e quindi della fede; come è anche evidente da ciò che è stato detto prima
della città e della torre di Babele, in cui Jehovah confuse la lingua di tutta la terra (versetto
9) 

   1338. E generò figli e figlie. Che questo significhi cose dottrinali, si evince dal significato di
figli, di cui sopra (n.264, 489­491, 533).

     1339.  Versetto   12.  E   Arphacsad   aveva   trentacinque   anni   quando   generò   Selach.  E
Arphacsad aveva trentacinque anni, significa l'inizio del secondo stato di questa chiesa, così
come   quel   secondo   stato   stesso.  Arphacshad  significa   qui,   come   prima,   la   conoscenza
mondana.  Generò   Selach,  significa   la   derivazione   da   lì.  Selach  era   una   nazione   così
denominata, con la quale s'intende ciò che attiene alla conoscenza mondana.

   1340. Che queste cose siano qui significate non necessita di ulteriori conferme. Che Selach
fosse una nazione così denominata, con la quale s'intende ciò che attiene alla conoscenza
mondana, è stato affermato in precedenza, al versetto 24 del precedente capitolo.

   1341. Versetto 13. E Arphacsad visse, dopo aver generato Selach, quattrocentotré anni, e
generò   figli   e   figlie.  "  E   Arphacsad   visse,   dopo   aver   generato   Selach,   quattrocentotré   anni,
significa   un   periodo   e   uno   stato.  Arphacsad  qui   come   prima   significa   la   conoscenza
mondana. Selach è ciò che attiene alla conoscenza mondana. E generò figli e figlie, significa le
cose inerenti la dottrina.

      1342.  Versetto   14.  E   Selach   aveva   trent'anni   quando   generò   Eber.  E   Selach   aveva
trent'anni,  significa   l'inizio   di   un   terzo   stato.  Selach  qui   come   prima,   significa   ciò   che
appartiene alla conoscenza mondana.  Quando generò Eber,  indica la sua derivazione da
esso. Eber era una nazione così denominata da Eber, capostipite della nazione ebraica, con
cui s'intende il culto della seconda chiesa antica, in generale. 

     1343.  Che  Eber  sia   una   nazione   così   denominata   da   Eber,   capostipite   della   nazione
ebraica, con cui s'intende il culto della seconda chiesa antica, in generale, si evince dalle
parti storiche della Parola in cui ricorre tale nome. Da quella nazione, essendo il nuovo
culto iniziato di lì, tutti coloro che avevano un tale culto, furono chiamati ebrei. Il loro
culto era simile a quello instaurato tra i discendenti di Giacobbe, e la sua caratteristica
principale   consisteva   nel   fatto   che   chiamassero   il   loro   Dio,   Jehovah,   e   che   officiassero
sacrifici. La chiesa più antica riconosceva unanimemente il Signore, e lo chiamava Jehovah,
come è evidente dai primi capitoli della Genesi, e altrove nella Parola. Anche la chiesa
antica,   cioè   la   chiesa   dopo   il   diluvio,   riconosceva   il   Signore,   e   lo   chiamava   Jehovah,
soprattutto coloro che avevano il culto interno, e sono stati chiamati figli di Sem. Anche gli
altri, che erano nel culto esterno, riconoscevano il Signore, e lo adoravano. Ma quando il
culto interno è diventato esterno, e ancor più quando e diventato idolatria, e quando ogni
nazione   ha   cominciato   ad   avere   il   proprio   dio   che   adoravano,   la   nazione   ebraica   ha
mantenuto   il   nome   Jehovah,   e   ha   chiamato   il   proprio   Dio   Jehovah;   e   di   qui   si
distinguevano dalle altre nazioni. 

   [2] Insieme al loro culto esterno, i discendenti di Giacobbe in Egitto persero anche ciò che
chiamavano il loro Dio, Jehovah; anzi, lo stesso Mosè fece così. Perciò furono istruiti sul
fatto che in primo luogo Jehovah era il Dio degli ebrei, e il Dio di Abramo, di Isacco e di
Giacobbe; come si può vedere da queste parole in Mosè: 

Jehovah ha detto a Mosè, Tu e gli anziani d'Israele andrete dal re d'Egitto, e gli direte, Jehovah,
il Dio degli ebrei si è manifestato a noi. Ci sia permesso di incamminarci per tre giorni nel
deserto, per offrire un sacrificio a Jehovah nostro Dio (Es. 3:18) 

Il  faraone   disse,   Chi  è   Jehovah,  perché  io  debba dare   ascolto   alla sua  voce  e  lasciar partire
Israele? Io non conosco Jehovah , e non lascerò andare Israele. Ed essi dissero: Il Dio degli ebrei
si è manifestato a noi. Ci sia permesso di incamminarci per tre giorni nel deserto, per offrire un
sacrificio a Jehovah nostro Dio (Es. 5: 2­3).
     [3]  Che insieme al culto la discendenza di Giacobbe perse in Egitto anche il nome di
Jehovah, può essere visto da queste parole in Mosè:
Mosè disse a Dio: Ecco, quando andrò dai figli d'Israele, e dirò loro: Il Dio del vostro padri ha
mi mandato a voi essi mi diranno, Qual è il suo nome? Che cosa dirò loro? E Dio disse a Mosè:
Io sono Colui che È. Ed egli disse: Così dirai ai figli d'Israele, Io Sono, mi ha mandato a voi. E
Dio disse ancora a Mosè: Così dirai ai figli d'Israele, Jehovah il Dio dei vostri padri, il Dio di
Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi; questo  è il mio nome in
eterno (Esodo 3:13­15) 

   [4] Da queste parole è evidente che anche Mosè non conosceva Jehovah; e che essi erano
distinti dagli altri per il nome di Jehovah, il Dio degli ebrei. Quindi anche in altri luoghi
Jehovah è chiamato il Dio degli ebrei: 

Tu dirai al faraone, Jehovah il Dio degli ebrei mi ha mandato a te (Es. 7:16)

Va dal faraone, e digli, Così dice Jehovah il Dio degli ebrei (Es. 9:1, 13)

E Mosè e Aronne andarono dal faraone, e gli dissero: Così dice Jehovah il Dio degli ebrei (Es. 10:
3)

E in Giona: 

Sono ebreo; e temo Jehovah, il Dio dei cieli (Giona 1:9)

E anche in Samuele: 

I filistei udirono un frastuono si domandarono, Cosa sono queste forti grida nel campo degli
Ebrei? E seppero che l'arca di Jehovah era entrata nel campo. E i filistei dissero: Guai a noi! Chi
ci libererà dalla mano di queste divini? Queste sono le divinità che colpirono duramente gli
egiziani con le piaghe nel deserto. Siate uomini, o voi filistei, affinché non siate servi degli ebrei
(1 Sam. 4:6, 8­9)

Qui inoltre è evidente che le nazioni si distinguevano secondo gli dei che invocavano, e gli
ebrei erano noti in quanto adoravano Jehovah.
     [5]  Che   il   secondo   elemento   essenziale   del   culto   ebraico   consistesse   nei   sacrifici,   è
evidente anche dai passi citati sopra (Es. 3:18, 5:2, 3); così come dal fatto che gli egiziani
consideravano abominevole la nazione ebraica a causa di questo culto, come è evidente da
queste parole di Mosè:

Mosè disse, Non è opportuno far così, perché quello che noi sacrifichiamo a Jehovah, nostro
Dio, è abominio per gli egiziani. Se noi facessimo, sotto i loro occhi, un sacrificio abominevole
per gli egiziani, potrebbero lapidarci (Es. 8:22)

Per   questo   motivo   gli   egiziani   detestavano   la   nazione   ebraica   al   punto   che   non
desideravano mangiare il pane con loro (Genesi 43:32). Da tutto ciò è anche evidente che la
posterità di Giacobbe non fu solo la nazione ebraica, ma tutti coloro che avevano tale culto;
perciò al tempo di Giuseppe la terra di Canaan fu chiamata la terra degli ebrei: 

Giuseppe disse, sono stato portato via dal paese degli ebrei (Gen. 40:15)

   [6] Che ci fossero sacrifici tra gli idolatri nella terra di Canaan può essere visto da molti
passi, perché  essi facevano  sacrifici ai loro  dei, ai Ba  al e altri; ed inoltre Balaam,  che
proveniva Siria, dove Eber dimorava, e dove ebbe origine la nazione ebraica, non solo
offriva sacrifici prima che dei discendenti di Giacobbe nella terra di Canaan, ma chiamava
anche Jehovah suo Dio. Riguardo a Balaam che proveniva dalla Siria, da dove ebbe origine
la nazione ebraica, si veda Numeri 23:7. Che questi offrisse sacrifici, Numeri 22: 39­40; 23:
1­3, 14, 29. Che chiamasse Jehovah suo Dio, Numeri 22:18, e in tutto il capitolo. Ciò che è
detto   di   Noè   (Gen.   8:20),   che   fece   olocausti   a   Jehovah,   non   è   reale,   ma   è   una   storia
rappresentativa,   perché   per   gli   olocausti   s'intende   la   santità   del   culto   come   si   può
facilmente arguire. Da tutto ciò è ormai evidente ciò che è significato per Eber, ovvero per
la nazione ebraica.

   1344. Versetto 15. E Selach visse, dopo aver generato Eber, quattrocentotré anni, e generò
figli e figlie. E Selach visse, dopo aver generato Eber, quattrocentotré anni, indica un periodo e
uno stato. Selach, qui come prima, significa ciò che riguarda la conoscenza mondana. Eber,
qui come prima, significa il culto di questa chiesa in generale. E generò figli e figlie, significa
le cose inerenti la dottrina.

     1345.  Versetto 16.  E Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg.  Eber aveva


trentaquattro anni, significa l'inizio del quarto stato di questa chiesa. Eber, qui come prima,
significa il culto di questa chiesa in generale. Generò Peleg, significa una sua derivazione.
Peleg era una nazione così denominata dal suo capostipite, con cui è inteso il culto esterno.
Che Peleg qui significhi il culto esterno segue dalla successione delle derivazioni del culto,
e quindi dalla sua derivazione. Nel precedente capitolo, al versetto 25, questo nome ricorre
con un differente significato, poiché è detto che nei suoi giorni la terra fu divisa, e perché lì
egli è citato insieme al fratello Joktan che rappresenta la seconda chiesa antica.

     1346.  Versetto 17.  E Eber visse, dopo aver generato Peleg, quattrocento trenta anni, e


generò figli e figlie. E Eber visse dopo aver generato Peleg quattrocentotrenta anni, significa un
periodo e uno stato; Eber e Peleg hanno lo stesso significato qui come prima. E generò figli e
figlie, significa cose inerenti la dottrina, che sono riti.

      1347. Versetto 18.  E Peleg aveva trent'anni quando generò Reu. Peleg aveva trent'anni,
significa l'inizio del quinto stato. Peleg significa la stessa cosa qui come prima. Generò Reu,
significa una sua derivazione.  Reu  era una nazione così denominata dal suo capostipite,
con non s'intende altro che un culto ancora più esteriore. 

     1348.  Versetto 19.  E Peleg visse, dopo aver generato Reu, duecentonove anni, e generò


figli e figlie. E Peleg visse, dopo aver generato Reu, duecentonove anni indica un periodo
e uno stato;.  Peleg  e  Reu  significano la stessa cosa qui come prima. E  generò figli e figlie,
significa i riti.

   1349. Versetto 20. Reu aveva trentadue anni quando generò Serug. E Reu aveva trentadue
anni, significa l'inizio del sesto stato. Reu significa la stessa cosa qui come prima. E generò
Serug,   significa   una   sua   derivazione.  Serug  era   una   nazione   così   denominata   dal   suo
capostipite, con cui s'intende il culto esteriore.

     1350. Versetto 21.  E Reu visse, dopo aver generato Serug, duecentosette anni, e generò
figli e figlie. E Reu visse dopo aver generato Serug, duecentosette anni, indica un periodo e uno
stato. Reu e Serug significano la stessa cosa qui come prima. E generò figli e figlie, indica i riti
di tale culto. 

     1351.  Versetto   22.  E   Serug   aveva   trent'anni   quando   generò   Nachor.    Serug   aveva
trent'anni, significa l'inizio del settimo stato di questa chiesa. Serug significa la stessa cosa
qui come prima. Generò Nachor, significa una sua derivazione. Nachor era una nazione così
denominata dal suo capostipite, con cui s'intende il culto tendente verso l'idolatria. 

   1352. Versetto 23. E Serug visse, dopo aver generato Nachor, duecento anni, e generò figli
e figlie.  E Serug visse, dopo aver generato Nachor, duecento anni,  significa un periodo e uno
stato. Serug e Nachor significano la stessa cosa qui come prima. E generò figli e figlie, indica i
riti di quel culto. 

   1353. Versetto 24. E Nachor aveva ventinove anni quando generò Terach. E Nachor visse
ventinove anni, significa l'inizio dell'ottavo stato di questa chiesa; Nachor significa qui come
prima, il culto tendente verso l'idolatria.  E generò Terach  significa una sua derivazione.
Terach  era   una   nazione   così   denominata   dal   suo   capostipite,   con   cui   s'intende   il   culto
idolatrico.

     1354. Versetto 25.  E Nachor visse, dopo aver generato Terach, centodiciannove anni, e
generò figli e figlie. E Nachor visse dopo aver generò Terach centodiciannove anni, significa un
periodo e uno stato. Nachor significa qui, come prima, il culto tendente all'idolatria; Terach
significa il culto idolatrico. E generò figli e figlie, significa riti idolatrici. 

   1355. Il versetto 26. Terach aveva settant'anni quando generò Abramo, Nachor e Haran.
E Terach visse settant'anni, significa l'inizio del nono stato, che fu l'ultimo. Terach  significa
qui, come in precedenza, il culto idolatrico.  Generò Abramo, Nachor e Haran,  indica le sue
derivazioni. Abramo, Nachor, e Haran erano persone, con cui s'intendono anche le nazioni
idolatriche così denominate.

   1356. Che per Terach s'intenda il culto idolatrico, può essere visto dalle derivazioni di cui
si parla dal ventesimo versetto a quello corrente. Questo seconda chiesa antica Chiesa era
una sorta di culto interno degenerato, ed era così adulterato che divenne infine idolatrico.
Come avviene usualmente nelle chiese, dalle cose interiori, declinano in ciò che è esteriore,
e infine terminano nelle cose meramente esterne, essendo cancellate quelle interne. Che
così fosse il caso presso questa chiesa, tanto che una gran parte di essi non riconoscevano
Jehovah come Dio, ma adoravano altri dei, è evidente in Giosuè: 

Giosuè disse a tutto il popolo, Così ha detto Jehovah, il Dio d'Israele, I vostra padri abitarono
dai tempi antichi al di là del fiume, anche Terach, il padre di Abramo e di Nachor; e servivano
altri dei. Ora dunque temete il Signore, e servitelo con integrità e verità. Togliete dimezzo gli
dei che i vostri padri servirono di là dal fiume, e in Egitto, e servite Jehovah. E se è male ai
vostri   occhi   servire   Jehovah,   scegliete   oggi   chi   volete   servire;   se   gli   dei   che   i   vostri   padri
servirono al di là del fiume, o gli dei degli morrei (Giosuè 24:2, 14­15). 

Qui è palese che Terach, Abramo e Nachor erano idolatri. 

     [2]  Che  Nachor  fosse una nazione in cui c'era un culto idolatrico, è evidente anche da


Labano il siro, che abitava nella città di Nachor, e adorava le immagini o i teraphim che
Rachele aveva portato via (Genesi 24:10, 31:19, 26, 32, 34). E che vi fosse un dio di Abramo,
un altro dio di Nachor, e un altro dio del loro padre, cioè di Terach, è evidente da Genesi
31:53. È anche affermato chiaramente da Mosè di Abramo, che non conosceva Jehovah:

Io   Jehovah   sono   apparso   ad   Abramo,   Isacco   e   Giacobbe,   in   God   Shaddai;   ma   il   mio   nome
Jehovah non era noto a loro (Es. 6:3) 
Da   tutto   ciò   è   evidente   quanto   questa   chiesa   si   precipitò   nel   culto   idolatrico   qui
rappresentato   da  Terach;   e   poiché   essa   s'intende   con  Terach,   è   anche   rappresentata   da
Abramo, Nachor, e Haran.

   1357. Ci sono tre tipi universali di idolatria. Il primo deriva dall'amore di sé; il secondo,
dall'amore  del  mondo; il terzo, dall'amore  dei piaceri.  Ogni culto  idolatrico  ha uno  di
questi tre quale proprio fine. Il culto degli idolatri non può avere altri scopi, perché essi
ignorano o non si preoccupano per la vita eterna; essi arrivano anche negarne l'esistenza.
Questi tre tipi di idolatria s'intendono per i tre figli di Terach.

   1358.  Che Abramo, Nachor, e Haran fossero i capostipiti delle nazioni che portano il loro
nome e che fossero idolatre, è evidente dalle parti storiche della Parola. Riguardo a Nachor,
ciò è stato già mostrato; perché la città fu chiamata Nachor (Genesi 24:10). A quel tempo le
città   non   erano   altro   che   insediamenti   di   famiglie   che   abitavano   insieme;   e   un   certo
numero di famiglie costituivano una nazione. Che un certo numero di nazioni nacque da
Abramo è evidente non solo dalla posterità di Ismaele, cioè gli ismaeliti, ma anche dai suoi
diversi figli avuti con sua moglie Kheturah, citata in Genesi 25:1­4.

   1359. Versetto 27. E questa è la discendenza di Terach: Terach generò Abramo, Nachor e
Haran;   e   Haran   generò   Lot.  E   questa   è   la   discendenza   di   Terach  significa   le   origini   e   le
derivazioni   dell'idolatria   da   cui   è   sorta   la   chiesa   rappresentativa.  Terach  era   figlio   di
Nachor, ed  era  anche  una  nazione  così  denominata  dal  suo   capostipite,  con  la quale  è
rappresentato   il   culto   idolatrico.  Abram,   Nachor   e   Haran  erano   figli   di  Terach,   e   anche
nazioni   così   denominate   dal   loro   rispettivo   capostipite,   con   cui   qui   s'intendono   i   culti
idolatrici derivati dal primo. Anche da Lot sono derivate due nazioni idolatriche.

     1360.  E   questa   è   la   discendenza   di   Terach.   Questo   significa   le   origini   e   le   derivazioni


dell'idolatria da cui è sorta la chiesa rappresentativa. È stato mostrato sopra (versetto 10 di
questo capitolo) che le  nascite [discendenza]  significano origini e derivazioni. Qui ora si
tratta della terza chiesa dopo il diluvio è trattato di, che succedette alla seconda quando
questa divenne idolatrica con Terach. È stato mostrato che Terach, Abramo, Nachor e Haran
erano idolatri, così come le nazioni che derivarono da essi, come gli ismaeliti, i medi e altri
discendenti di Abramo; nonché altri in Siria, discendenti di Nachor; e anche i moabiti e gli
ammoniti, discendenti di Lot.

     1361.  Che da essere idolatra la chiesa divenne rappresentativa, nessuno può saperlo,
salvo   che   si   sappia   cosa   sia   una   chiesa   rappresentativa.   Le   cose   che   sono   state
rappresentate   nella   chiesa   ebraica,   e   nella   Parola,   sono   il   Signore   e   il   suo   regno,   di
conseguenza le cose celesti dell'amore, e le cose spirituali della fede: questo  è ciò che è
stato   rappresentato,   oltre   a   molte   cose   appartenenti   alle   prime,   come   tutti   le   cose   che
appartengono alla chiesa. Gli oggetti rappresentativi sono costituiti da persone  o cose che
sono nel mondo, vale a dire, tutto ciò che è percepibile con i sensi, tanto che non vi è alcun
oggetto   che   non   sia  rappresentativo   di   qualcosa.   Ma   è   una   legge   generale   della
rappresentazione  che   non   vi   sia   alcuna   relazione   tra   persona   o   cosa   interposta   come
elemento rappresentativo e ciò che che essa rappresenta.

     [2]  Ad  esempio, ogni re, chiunque egli fosse, in Giuda e Israele, e anche in Egitto e


altrove,   poteva   rappresentare   il   Signore.   La   loro   regalità   in   sé   aveva   tale   tenore
rappresentativo.   Così   anche   il   peggiore   di   tutti   i   re,   poteva   assumere   tale   veste
rappresentativa, come ad esempio il faraone che pose Giuseppe al governo dell'Egitto,
Nabucodonosor   in   Babilonia   (Dan.   2:37­38),   Saul,   e   altri   re   di   Giuda   e   di   Israele,   di
qualunque indole fossero stati. L'unzione stessa, da cui sono stati chiamati consacrati di
Jehovah   implica   tale   rappresentazione.   Allo   stesso   modo   tutti   i   sacerdoti,
indipendentemente   dal   loro   numero,   rappresentavano   indistintamente   il   Signore.   Il
sacerdozio in sé ha tale tenore rappresentativo; dunque è irrilevante che i sacerdoti fossero
malvagi e impuri; perché ciò che è rappresentato non ha alcuna relazione con la qualità del
rappresentante. E non solo gli uomini fungevano da soggetti rappresentativi, ma anche
animali, come quelli offerti in sacrificio. Gli agnelli e le pecore rappresentavano le cose
celesti; le colombe e le tortore, le cose spirituali; e allo stesso modo, montoni, capre, buoi e
vitelli rappresentavano cose celesti e spirituali subordinate.

     [3]  E non solo le cose animate erano usate come soggetti rappresentativi, ma anche le
cose inanimate, come l'altare e anche le pietre dell'altare, l'arca e il tabernacolo con tutto
ciò che era al loro interno, e come tutti sanno, il tempio con tutto ciò che era contenuto in
esso, come ad esempio le candele, il pane e le vesti di Aronne. Né soltanto queste cose, ma
anche   tutti   i   riti   della   chiesa   ebraica   erano   rappresentativi.   Nelle   chiese   antiche,   gli
elementi rappresentativi si estendevano a tutti gli oggetti percepibili dai sensi, vale a dire
monti, colline, valli, pianure, fiumi, ruscelli, sorgenti, laghi, boschi e alberi in generale, e
ogni albero in particolare, tanto che ogni albero aveva qualche preciso significato. Tutti
questi   oggetti,   in   seguito,   quando   è   cessata   nella   chiesa   la   conoscenza   delle
corrispondenze, sono diventati meri elementi rappresentativi. Da tutto ciò si può vedere
cosa si intende per tali elementi rappresentativi. E poiché le cose celesti e spirituali, cioè le
cose del regno del Signore nei cieli, e del regno del Signore sulla terra possono essere
rappresentate non solo dagli uomini, quale che sia la loro indole, ma anche dalle bestie, e
anche dalle cose inanimate, si può ora scorgere cosa è una chiesa rappresentativa. 

     [4] I soggetti rappresentativi erano di una tale efficacia che tutte le cose che sono state
fatte secondo i riti comandati, apparivano sante davanti agli spiriti e agli angeli, come ad
esempio quando il sommo sacerdote si lavava con acqua, quando indossava le vesti di
ministro   del   culto,   quando   presenziava   con   le   candele   accese,   non   importa   che   tipo
d'uomo fosse, anche se impuro e idolatra nel suo cuore. E così allo stesso modo per tutti gli
altri sacerdoti. Infatti, come è stato detto prima, nel soggetto rappresentativo non viene in
rilievo la persona, ma solo ciò che in sé, è stato astrattamente rappresentato, senza alcuna
relazione dunque con la persona, o con i buoi e gli agnelli che erano sacrificati, o con il
sangue che era versato intorno all'altare; e anche astrattamente dall'altare; e così via.

     [5]  Questa   chiesa   rappresentativa   è   stata   istituita   ­   dopo   che   il   culto   interno   si   è
completamente estinto, diventando non solo meramente esterno, ma anche idolatrico ­
affinché vi potesse essere una qualche congiunzione del cielo con la terra, cioè del Signore
attraverso il cielo, con l'uomo, anche quando la congiunzione attraverso le cose interiori
del culto era estinta. Ma che genere di congiunzione fosse questa, attraverso meri soggetti
rappresentativi,   per   Divina   misericordia   del   Signore,   si   dirà   in   ciò   che   segue.   A   tali
soggetti rappresentativi si fa riferimento nel seguente capitolo, e nel successivo, in cui,
tutte le cose esposte, in generale e nel particolare, sono puramente rappresentative. Qui, il
soggetto trattato è lo stato di coloro che sono stati i capostipiti, prima che alcuni di loro e i
discendenti   divennero   chiese   rappresentative;   ed   è   stato   mostrato   sopra   che   i   primi
professavano un culto idolatrico. 

     1362. Che  Terach fosse figlio di  Nachor, oltre che una nazione così denominata dal suo


capostipite, con la quale s'intende il culto idolatrico, è stato mostrato in precedenza. Che
Terach era una nazione, può essere visto dal fatto che le nazioni che hanno avuto origine
dai suoi figli, lo riconoscevano come il padre, esattamente come i figli di Giacobbe, o gli
ebrei e gli israeliti, e anche gli ismaeliti, e medi e altri, riconosciuto Abramo; e i moabiti e gli
ammoniti riconoscevano Lot. Sebbene queste nazioni non abbiano preso il loro nome, ma
quello   dei   loro   figli,   ciò   nondimeno,   quando   tutti   riconoscono   uno   stesso   padre   e   si
definiscono suoi figli, come i figli di  Terach, i figli di  Abramo, o i figli di  Lot,  in generale
s'intende una nazione per ognuno di essi, come qui  Terach, Abramo, Nachor  e  Lot; perché
essi sono i ceppi o le radici delle nazioni. Così dunque per i discendenti di Giacobbe, che
prendono il nome dei suoi dodici figli, e nondimeno sono stati chiamati Giacobbe e Israele,
e anche il seme e i figli di Abramo (Giovanni 8:33, 39).

   1363. Che Abram, Nachor e Haran fossero figli di Terach, e hanno dato il nome alle nazioni
di cui sono i capostipiti, e che con essi s'intendessero dei culti idolatrici, si evince dalle
spiegazioni fornite in precedenza; e anche dal fatto che l'idolatria è significata per Terach,
di cui erano figli. Ma ciò che s'intende per i culti idolatrici rappresentati dai tre figli di
Terach, e poi da Lot, figlio di Haran, può essere compreso a condizione che i culti idolatrici
siano esaminati secondo la loro specie. Ci sono in generale quattro culti idolatrici, uno più
interiore dell'altro. I tre più interiori sono i figli di uno stesso genitore; il quarto è il figlio
del   terzo.   I   culti   idolatrici   sono   interiori   ed   esteriori.   Quelli   interiori   sono   quelli   che
condannano l'uomo; quelli esteriori, non altrettanto. Più interiore è il culto idolatrico, più è
dannoso; viceversa più è esteriore, meno è dannoso. Gli idolatri interni non riconoscono
Dio, ma adorano se stessi e il mondo, e fanno idoli di tutte le loro cupidità; mentre gli
idolatri   esterni   sono   in   grado   di   riconoscere   Dio,   anche   se   non   sanno   chi   sia   il   Dio
dell'universo.  Gli  idolatri   interni  si  riconoscono  dalla   vita  che  hanno  acquisito;  e   nella
misura in cui questa vita è lontana dalla vita della carità, nella stessa proporzione essi sono
idolatri   interni.   Gli   idolatri   esterni   sono   noti   esclusivamente   dal   loro   culto   e,   sebbene
idolatri, possono ancora avere la vita della carità. Gli idolatri interni possono profanare le
cose sante, viceversa gli idolatri esterni non possono; perciò l'idolatria esterna è tollerata,
per evitare la profanazione delle cose sante; come può essere visto da ciò che è stato detto
prima (n. 571, 582, e al versetto 9, n.1327). 

     1364.  Che da  Lot  ebbero origine due nazioni che erano idolatre si evince dai suoi due


figli, Moab e  Ben­Ammi, e dalle sue figlie (Gen. 19:37, 38), da cui discesero i moabiti e gli
ammoniti, che, come è evidente dalla Parola , erano idolatri. Lot è menzionato qui come il
padre dei culti idolatrici rappresentati da Moab e Ben­Ammi.

   1365. Versetto 28. E Haran morì sulle facce di Terach suo padre, nel suo paese natale, in
Ur dei caldei. E Haran morì sulle facce di Terach suo padre, nel suo paese natale, in Ur dei caldei,
significa che il culto interno si era estinto, ed era diventato un culto idolatrico; per Haran
s'intende un culto interno idolatrico; per Terach, suo padre," come prima, s'intende il culto
idolatrico in generale; per il suo paese natale, l'origine da cui è derivato; per Ur dei caldei, il
culto esterno in cui sono le falsità.

   1366. E Haran morì sulle facce di Terach suo padre, nel suo paese natale, in Ur dei caldei.  Che
questo significhi che il culto interno si era estinto, rimanendo il solo culto idolatrico si
evince dal significato di Haran, di Terach, di natività e di Ur dei caldei; e anche dal fatto che
si   dica   che  Haran   morì   sulle   facce   di   Terach   suo   padre.  Riguardo   all'estinzione   del   culto
interno il caso è questo. Non può venire ad esistenza una nuova chiesa presso qualsiasi
nazione finché dalla distruzione di essa non sia rimasto nulla del male e della falsità nel
suo culto interno. Fino a quando c'è il male nel suo culto interno, le cose che appartengono
al bene e alla verità, che costituiscono il suo culto interno, sono ostacolati. Questo perché
fintantoché i mali e le falsità sono presenti, i beni e le verità non possono essere ricevuti.
Questo può essere visto dal fatto che coloro che sono nati in qualsiasi eresia e si sono
consolidati nelle sue falsità fino ad esserne completamente persuasi, possono con estrema
difficoltà, essere guidati a ricevere le verità che sono opposte alle loro falsità. Ma presso le
nazioni che ignorano quale sia la verità della fede, e nondimeno, vivono nella carità, il
caso è differente. Questa  è stata la ragione per la quale la chiesa del Signore non poté
essere restaurata presso gli ebrei, ma tra le nazioni che non avevano le conoscenze della
fede. I primi, con le loro falsità, avevano interamente oscurato, e quindi spento la luce
della verità; non così i  gentili  perché non conoscono la verità della fede; e ciò che non
conoscono, non possono oscurarlo, né spegnerlo. 

     [2]  Poiché   una   nuova   chiesa   fu   era   istituita,   di   essa  ne   fecero   parte   coloro   ai   quali
potevano   essere   impiantati   i   beni   e   le   verità,   essendosi   estinta   presso   di   loro   ogni
conoscenza del bene e della verità, e come i gentili, erano diventati idolatri esterni. Di
Terach  e di  Abramo, è stato mostrato che fossero di questo personaggio, vale a dire, che
adoravano altri dei, e non avevano alcuna conoscenza di Jehovah, né di conseguenza, di
cosa fossero il bene e la verità della fede. Essi erano disposti a ricevere il seme della verità
più di altri in Siria, tra coloro presso i quali tali conoscenze erano ancora rimaste. Che si
fossero conservate tali conoscenze presso alcuni, è evidente da Balaam, che era originario
della Siria, e che non solo adorava Jehovah, ma offriva anche sacrifici, e allo stesso tempo
era un profeta. Queste dunque sono le cose contenute questi versi, vale a dire, che il culto
interno era stato cancellato ed era degradato ad un culto meramente idolatrico.

   1367. Che per Haran s'intenda il culto interno idolatrico, e per Terach, il culto idolatrico,
in generale, è stato affermato e mostrato prima. Che l'origine s'intenda per il  suo paese
natale; e che il loro culto idolatrico derivasse da lì, si evince dal significato di natività, cioè
origine e derivazione, riguardo al quale si veda nei versi 10 e 27.

     1368.  Che per  Ur dei caldei  s'intenda il culto esterno in cui sono le falsità si evince dal


significato  di  caldei  nella Parola. È stato  mostrato in precedenza, al versetto 9, che per
Babele s'intende il culto nel quale interiormente ci sono i mali, e per Caldea s'intende il culto
in   cui   interiormente   ci   sono   le   falsità.   Di   conseguenza   per  Babele  s'intende   il   culto
interiormente non vi è nulla del bene; e per Caldea, il culto in cui interiormente non vi nulla
della verità. Un culto in cui interiormente non vi è alcun bene, né alcuna verità è un culto
che interiormente è profano e idolatrico. Che tale culto s'intenda per  Caldea  può essere
visto dai seguenti passi. In Isaia:

Ecco la terra dei caldei; questo popolo non è più; Assur lo fondò in Ziim; essi ne edificano le
torri di guardia fino suoi palazzi. Egli li ne farà un cumulo di rovine (Is. 23:13) 

La  terra   dei   Caldei,   che   non   è   un   popolo,   significa   la   falsità.  Assur   la   fondò,  significa   i
ragionamenti. Le torri di guardia, le fantasie. Nello stesso profeta: 

Così   ha   detto   Jehovah,   il   tuo   Redentore,   il   Santo   d'Israele,   Per   il   tuo   bene   ho   mandato   un
esercito contro Babilonia, e ho fatto cadere le loro difese, e sulle navi dei caldei risuonano grida
di lutto (Is. 43:14)

Babilonia  indica   il   culto   nel   quale   interiormente   c'è   il   male.   I  caldei,   il   culto   nel   quale
interiormente c'è la falsità. Le navi sono le conoscenze della verità che sono state corrotte.

   [2] Nello stesso profeta:
Siedi in silenzio e nasconditi nelle tenebre, o figlia dei caldei; perché essi non ti chiamano più
signora dei regni. Ero adirato con il mio popolo, e ho lasciato che la mia eredità fosse profanata,
e li abbandonai nelle tue mani. Un giorno, due cose ti accadranno improvvisamente, perderai i
tuoi   figli   e   rimarrai   vedova.   Queste   due   disgrazie   piomberanno   su   di   te   a   causa   della
moltitudine delle tue stregonerie, e a causa dei tuoi incantesimi (Is. 47:5­6, 9) 

Qui è evidente che  Caldea  è la profanazione della verità, cui si fa riferimento con le sue


stregonerie e incantesimi. Nello stesso profeta:

Andate via da Babilonia, fuggite dai Caldei! (Is. 48:20) 

cioè dalla profanazione del bene e della verità nel culto. In Ezechiele:

Fa' conoscere a Gerusalemme i suoi abomini; tuo padre era un amorreo, e tua madre una ittita;
ti sei prostituita con i figli di Egitto; ti sei prostituita con i figli di Assur; e hai moltiplicato le tue
prostituzioni anche nella Caldea (Ez. 16:2­3, 26, 28­29). 

Questo è detto in particolare della chiesa ebraica. I  figli di Egitto,  indicano le conoscenze


mondane. I  figli di Assur, i ragionamenti. La  Caldea  in cui Gerusalemme  ha moltiplicato la
sua prostituzione, la profanazione della verità. Chiunque può comprendere che qui non si fa
riferimento ai paesi d'Egitto, Assiria e Caldea, né in alcun modo alla prostituzione.

   [3] Nello stesso profeta: 

Ohola si è prostituita. Ella stravedeva per i suoi amanti, gli assiri, suoi vicini; e non rinunciò a
prostituirsi in Egitto. Ella ha moltiplicato le sue prostituzioni; e vide uomini, ritratti sui muri,
immagini di caldei dipinti di vermiglio, con cinture ai fianchi, con ampi turbanti sulle loro teste,
dall'aspetto di grandi capi, rappresentanti i figli di Babilonia, della Caldea, la loro terra natia.
Non appena li vide se ne innamorò, e mandò loro messaggeri in Caldea. I figli di Babilonia la
contaminarono con le loro fornicazioni (Ez. 23:5, 8, 14­17)

Qui i caldei sono chiamati figli di Babilonia, e indicano la verità profanata nel culto. Ohola
indica la chiesa spirituale, che è chiamata Samaria. 

   [4] In Abacuc: 

Ecco,  io  faccio  sorgere  i Caldei,  popolo   feroce  e  impetuoso,  che  percorre   ampie  regioni  per
occupare territori altrui. È feroce e terribile; e da lui esce il suo giudizio e la sua grandezza. Più
veloci dei leopardi sono i suoi cavalli, più agili  dei lupi della  sera.  Balzano i suoi destrieri,
venuti da lontano, volano come l'aquila che piomba per divorare. Tutti avanzano per la rapina.
La loro faccia è infuocata come il vento d'oriente (Ab. 1:6­9)

La   nazione   caldea   è   qui   descritta   attraverso   molte   rappresentazioni   che   significano   le


profanazioni della verità nel culto 

 [5] Inoltre, Babilonia e la Caldea sono descritte in due interi capitoli in Geremia (capitoli 50
e 51), in cui ciò che s'intende per ciascuno di essi è chiaramente evidente, vale a dire, per
Babilonia  la   profanazione   delle   cose   celesti,   e   per   la  Caldea,  la   profanazione   delle   cose
spirituali, nel culto. Da tutto questo è evidente ciò che è significato per Ur dei Caldei, cioè il
culto   esterno   che   interiormente   è   profano   e   idolatrico.   Inoltre   mi   è   stato   permesso   di
sapere direttamente da loro stessi, che tale era la qualità del loro culto.

     1369.  Versetto 29.  Abramo e Nachor si presero delle mogli; il nome della moglie di


Abramo era Sarai; e il nome della moglie di Nachor, Milca, figlia di Haran, padre di Milca
e padre di Isca. Abramo e Nachor si presero delle mogli; il nome della moglie di Abramo era Sarai;
e il nome della moglie di Nachor, Milca, figlia di Haran, padre di Milca e padre di Isca, significa il
matrimonio del male con il falso nel culto idolatrico, che stanno in tale relazione. Con i
mariti s'intendono o mali; con le mogli, le falsità.

     1370. Che queste cose siano significati richiederebbe troppo tempo per esporlo; perché
occorrerebbe definire i generi e le specie del culto idolatrico. Ciò non può essere noto se
non attraverso i loro opposti, vale a dire, la profanazione, può essere compresa dalle cose
celesti   dell'amore,   dalle   sue   cose   spirituali,   dalle   sue   cose   razionali   e   infine   dalla
conoscenze mondane. Le profanazioni di queste  cose costituiscono  i generi e le  specie
dell'idolatria. Ma non i culti degli idoli, che sono idolatrie esterne; tali culti possono essere
congiunti con le affezioni del bene e della verità, e quindi con la carità, come avviene
presso i gentili che vivono nella carità reciproca. Nella Parola con i culti idolatrici esterni,
s'intendono i culti idolatrici interni. Le nascite, le generazioni, e anche i matrimoni tra loro,
inerenti il male e il falso, sono circostanziati esattamente come lo sono queste relazioni e
questi matrimoni descritti nel versetto 27, ed anche nel versetto corrente.

     1371. Versetto 30. E Sarai era sterile, non aveva figli. Queste parole significano che ciò
che è male e falso non si riprodusse ulteriormente.

     1372.  Questo può essere visto dal significato di  sterile, esposto altrove. Infatti, come è


stato   mostrato   prima,   un   figlio   e   una   figlia   significano   la   verità   e   il   bene;   e   in   senso
opposto,   il   male   e   la   falsità.   Quindi  sterile,   significa   che   il   male   e   la   falsità   del   culto
idolatrico non si riprodussero ulteriormente.
   1373. Versetto 31. E Terach prese Abramo suo figlio; e Lot, figlio di Haran, figlio di suo
figlio; e Sarai sua nuora, moglie di Abramo; e lasciarono Ur dei Caldei per andare nel
paese di Canaan. Arrivarono fino a Charan, e vi si stabilirono. Queste parole significano
che coloro che erano stati nel culto idolatrico furono istruiti nelle cose celesti e spirituali
della fede, affinché una chiesa rappresentativa potesse derivare da quella origine.

   1374. Che questo sia il significato può essere visto da ciò che è stato detto più sopra, e da
ciò che è detto nel capitolo seguente.

     1375.  Versetto 32.  E i giorni di Terach furono duecentocinque anni; e Terach morì in


Charan. E i giorni di Terach furono duecentocinque anni, indica la durata e lo stato del culto
idolatrico, che s'intende per Terach. E Terach morì in Charan, significa la fine dell'idolatria, e
l'inizio di una chiesa rappresentativa attraverso Abramo.
Seguito dei luoghi, degli spazi, delle distanze e del
tempo nell'altra vita
     1376. Spesso ho conversato con gli spiriti, circa la loro idea di luogo e di distanza, che
non sono sono assolutamente reali, ma appaiono come se lo fossero, essendo nient'altro
che   una   manifestazione   dei   loro   stati   del   pensiero   e   dell'affezione,   che   sono   quindi
molteplici, e così appaiono nel mondo degli spiriti. Ma non è così nel cielo fra gli angeli, in
quanto questi non sono nelle idee del luogo e del tempo, ma in quelle degli stati. Gli spiriti
ai quali aderiscono le idee corporee e mondane, non hanno acquisito questa conoscenza,
perché essi suppongono che le cose siano esattamente come le vedono. Tali spiriti possono
difficilmente essere portati a credere il contrario di ciò che hanno vissuto nel corpo, né
sono  disposti ad accettare il fatto  che essi siano  spiriti; e quindi  difficilmente possono
essere   persuasi   dell'esistenza   di   un'apparenza   o   fallacia   in   questo   ambito,   perché   essi
desiderano   vivere   nelle   fallacie.   Così   facendo,   si   precludono   la   facoltà   di   conoscere   e
riconoscere le verità ed i beni, che sono quanto di più lontano ci sia dalle fallacie. È stato
mostrato loro molte volte che il mutamento del luogo non è altro che un'apparenza ed una
fallacia dei sensi. Perché ci sono due tipi di mutamento del luogo nell'altra vita; uno  è
quella che è stato esposto in precedenza, quando si dice che tutti gli spiriti e gli angeli nel
grandissimo   uomo  mantengono   costantemente   la   propria   posizione   in   esso;   il   che   è
un'apparenza. L'altro è che gli spiriti appaiono in un luogo quando in realtà non sono lì; il
che è una fallacia. 

     1377. Che nel mondo degli spiriti i luoghi, i cambiamenti di luogo e le distanze, siano
un'apparenza, è evidente dal fatto che tutte le anime e gli spiriti che sono esistiti fin dalla
prima creazione, appaiono costantemente nei propri luoghi, e non cambiano mai il loro
posto, tranne quando cambia il loro stato; e non appena il loro stato  è modificato, così
cambiano i luoghi e le distanze presso di loro. Ma, poiché ognuno di noi ha uno stato
generale che è dominante, e siccome i mutamenti particolari e individuali di stato sono in
relazione   allo   stato   generale,   dopo   questi   cambiamenti   ciascuno   ritorna   nel   luogo   suo
proprio.

   1378. Sono stato edotto ­ conversando con gli angeli, e per esperienza diretta – sul fatto
che gli spiriti, essendo tali in relazione alle forme organiche che costituiscono il corpo, non
sono nel luogo in cui appaiono alla vista, ma possono essere molto distanti, e nondimeno
appaiono   lì.   Ho   la   certezza   che   coloro   che   si   lasciano   guidare   dalle   loro   fallacie,   non
crederanno a ciò, e tuttavia, è così. Questo concerne quegli spiriti che hanno considerato
vero unicamente ciò che hanno visto con i loro occhi, anche se si trattasse di errori – perché
qualcosa di simile ha luogo anche tra gli uomini nel mondo. Si consideri ad esempio il
suono della voce di un oratore che giunge all'orecchio di un'altra persona: se la persona
che ode l'oratore, ignora le modulazioni dei suoni, non avendole apprese fin dall'infanzia,
e non vede l'oratore ad una certa distanza, potrebbe essere portata a credere che l'oratore
sia vicino al suo orecchio. Così pure un uomo che vede degli oggetti lontani: se egli non ha
esperienza   della   visione   a   distanza,   né   conosce   tali   oggetti,   e   giudica   della   distanza
secondo ciò che conosce, potrebbe essere portato a credere che un oggetto distante sia
vicino al suo occhio. Il caso  è analogo nel linguaggio degli spiriti, che  è un linguaggio
interiore; e per la loro vista, che è una vista interiore.

   [2] A quegli spiriti è stato detto inoltre, che quando l'esperienza illustra compiutamente
un fatto, essi non dovrebbero metterlo in discussione, e ancor meno negarlo, sulla base del
fatto che esso non appaia così alla percezione dei sensi, o che non lo percepiscano. Infatti,
anche   in  natura  ci  sono  molte  cose  che   sono   in  contrasto   con  la  fallacia  dei  sensi;  ciò
nondimeno,   sono   credute   perché   l'esperienza   insegna   tale   discrasia.   Si   consideri   ad
esempio, la navigazione di una nave intorno al globo; coloro che si lasciano guidare dalla
fallacia dei sensi, potrebbero essere indotti a credere che la nave ed i marinai cadrebbero se
giungessero sul lato opposto; e che le persone residenti agli antipodi non potrebbero mai
stare in posizione eretta, sui loro piedi. Questo è anche il caso del soggetto appena trattato,
e di molte cose nell'altra vita che sono in contrasto con la fallacia dei sensi, e nondimeno,
sono vere, come il fatto che l'uomo non ha vita da se stesso, ma dal Signore; e molte altre
cose. Da queste e altre considerazioni, gli spiriti increduli potrebbe essere portati a credere
che le cose siano realmente così come sono state qui esposte.

   1379. Da tutto ciò si può anche vedere che il movimento ed il passaggio degli spiriti da
un luogo all'altro, e le loro progressioni, che sono così frequentemente visibili, non sono
altro   che   cambiamenti   di   stato,   i   quali,   nel   mondo   degli   spiriti   appaiono   come
cambiamenti   di   luogo;   ma   nel   cielo   si   manifestano   come   cambiamenti   di   stato.   Il
cambiamento di luogo non è altro che un'immagine rappresentativa , come molte altre
cose, che sono rappresentative, appaiono analogamente alla vista, riguardo alle quali, per
Divina misericordia del Signore, si dirà di seguito.

   1380. Che nella altra vita i luoghi, i cambiamento di luogo e le distanze siano apparenze,
si evince dal fatto che gli spiriti possono, attraverso le loro fantasie, essere portati in alto
istantaneamente, anche fino a ragguardevoli altezze, e allo stesso tempo, possono anche
essere   portati   nelle   profondità   sottostanti;   e   anche   per   così   dire,   da   un   capo   all'altro
dell'universo. Anzi, le streghe e maghi là, possono con le fantasie, indurre altri a credere
che quando essi sono in un posto, sono allo stesso tempo in un altro e anche in molti altri
luoghi, simulando così una presenza universale. Coloro che nella vita del corpo hanno
aspirato   ad   una   elevata   posizione   sociale,   e   anche   quelli   che   sono   sta   ingannevoli,
appaiono spesso sopra la testa, mentre in realtà sono in un inferno al di sotto dei piedi; e
non appena la loro arroganza monta, sono precipitati nell'inferno loro proprio, come mi è
stato mostrato. La loro comparsa in alto non è un'apparenza, ma una fallacia; perché, è
stato appena detto, ci sono due tipi di cambiamento di luogo; che riguardano tutti gli
spiriti e gli angeli, i quali mantengono costantemente la loro propria posizione, essendo
questa   un'apparenza;   ed   il   loro   apparire   in   un   luogo   quando   invece   la   loro   reale
ubicazione è altrove, è una fallacia.

     1381. Le anime e gli spiriti che non hanno ancora avuto una collocazione definitiva nel
grandissimo uomo, sono condotti in luoghi diversi; ora in questo, ora in quello; ora sono
visti da una parte, ora dall'altra; ora sopra, ora sotto. Questi sono chiamati anime o spiriti
vaganti, e sono paragonabili ai fluidi del corpo umano, che dallo stomaco, talvolta salgono
alla testa, talvolta in altre parti, in cui sono convogliati. Così è per questi spiriti, finché non
giungono al luogo loro assegnato, e ad una condizione conforme al loro stato generale.
Sono gli stati dunque che cambiano, e questa è la ragione del loro vagare.

     1382. Gli uomini non possono che confondere l'infinità Divina con lo spazio infinito; e
siccome non hanno una cognizione dello spazio infinito diversa dal nulla – come in realtà
è ­  essi non credono nella Divina infinità. Così è anche il caso dell'eternità, che l'uomo non
può concepire se non come un'eternità di tempo, poiché essa si manifesta attraverso il
tempo a coloro che sono nel tempo. L'idea autentica della Divina infinità si fa strada negli
angeli per il fatto che essi sono direttamente presenti alla vista del Signore, non essendovi
lo spazio o il tempo a frapporsi, anche se fossero agli estremi confini dell'universo. E la
vera   idea   della   Divina   eternità   si   insinua   in   loro   dal   fatto   che   migliaia   di   anni   non
appaiono come un tale intervallo tempo, ma come se durassero il lasso di un solo minuto;
questo   perché   il   loro   presente   è   tutt'uno   con   le   loro   cose   del   passato   e   del   futuro.   Di
conseguenza, essi non avvertono alcuna ansia per le cose future; né hanno mai alcuna idea
della morte,  ma  unicamente  della  vita. In  tutto   il  loro   presente  dunque  c'è  l'eternità  e
l'infinità del Signore.
Genesi 12
Della percezione degli spiriti e degli angeli e delle
sfere nell'altra vita
     1383.  Tra le cose meravigliose nell'altra vita ci sono le percezioni; esse sono di  due
generi, uno ­ che è la percezione angelica ­ consiste nel percepire ciò che è bene e vero, e
ciò che è dal Signore, e ciò che dalle persone; e anche nel percepire l'origine e la qualità dei
loro pensieri, parole e azioni, quando questi sono da loro stessi. L'altro genere è comune a
tutti, agli angeli nella più alta perfezione, e agli spiriti secondo le loro rispettive qualità, e
consiste nel conoscere la qualità di un altro al suo primo incontro.

   1384. Riguardo al primo genere di percezione, che è angelica, e che consiste nel percepire
ciò che è bene e vero, ciò che è dal Signore, ciò che è dalle persone, ed anche nel percepire
l'origine e la qualità dei loro pensieri, parole, e azioni, quando questi sono da loro stessi,
mi è stato permesso di conversare con i figli della chiesa più antica, in merito alla loro
percezione. Hanno detto che da loro stessi non pensano, né possono pensare e neppure
volere alcunché; e che in tutto ciò che pensano e nella loro volontà, sia in generale, sia in
particolare, essi percepiscono ciò che è dal Signore, e ciò che procede da altre fonti. E
percepiscono non solo in che misura è dal Signore, e in che misura è da loro stessi, ma
anche ­ quando è da loro stessi – quale è la fonte, da quali angeli, e allo stesso modo la
qualità degli angeli e quali sono i loro pensieri, distinguendo ogni differenza. In tal modo
essi   percepiscono   quale   sia   l'influsso,   e   innumerevoli   altre   cose.   Percezioni   di   questo
genere   esistono   in   molte   varietà.   Presso   gli   angeli   celesti,   che   sono   nell'amore   per   il
Signore, vi è una percezione del bene, e da questo, di tutte le cose della verità; e poiché essi
percepiscono la verità dal bene, non ammettono alcuna discussione, né tanto meno alcun
ragionamento, intorno alla verità; ma affermano semplicemente che è così, o che non è
così. Mentre gli angeli spirituali, che hanno ugualmente una percezione, anche se non
raffinata come gli angeli celesti, discutono intorno alla verità e al bene e ne hanno una
percezione, sia pure con una differenza; perché ci sono innumerevoli varietà di questa
percezione, essendo le varietà riferite alla loro percezione che può derivare dalla volontà
del   Signore,   o   dal   suo   consenso,   o   dal   suo   permesso,   essendo   queste   categorie
perfettamente Distinte l'una dall'altra.  

     1385.  Ci sono spiriti che appartengono alla regione della pelle, in particolare la pelle
squamosa, che vogliono ragionare su ogni cosa. Essi non hanno la percezione di ciò che è
bene   e   vero;   anzi   più   ragionano,   meno   percepiscono;   la   loro   saggezza   consiste   nel
ragionamento, e su questa base la loro affermazioni appaiono sagge. Gli è stato detto che
percepire se una determinata cosa sia nel bene e nella verità, senza alcun ragionamento,
appartiene   alla   sapienza   angelica.   ma   essi   non   comprendono   che   tale   percezione   sia
possibile. Questi sono coloro che nella vita del corpo avevano confuso la verità e il bene,
attraverso i saperi e la filosofia da cui avevano tratto la convinzione di essere eruditi al
riguardo.   Ma   poiché   non   avevano   previamente   attinto   alcun   principio   di   verità   dalla
Parola, essi posseggono meno buonsenso di altri. 

     1386.  Fino a quando gli spiriti sostengono di essere sotto la guida di se stessi, e di
pensare   da   se   stessi,   e   che   hanno   conoscenza,   intelletto   e   saggezza   da   se   stessi,   non
possono avere la percezione, e credono che si tratti di una favola.

     1387.  Più   volte nell'altra vita ho conversato riguardo alla percezione con quelli che,


mentre   vivevano   nel   mondo,   avevano   considerato   se   stessi   capaci   di   penetrare   e
comprendere tutte le cose. Ho detto loro che gli angeli percepiscono, pensano, parlano,
vogliono e agiscono dal Signore. Ciò nondimeno, essi non potevano concepire cosa fosse la
percezione, e suppone che se vi fosse stata una tale influenza in tutte le cose essi sarebbero
deprivati di tutta la vita; perché in tale condizione non potrebbero pensare nulla da se
stessi,   o   da   ciò   che   è   loro   proprio;   essendo   quest'ultimo   in   particolare   l'ambito   in   cui
avevano confinato la vita, nel qual caso i loro pensieri sarebbero pensieri altrui, in modo
che   essi   sarebbero   meri   organi   privi   di   vita.   Ma   gli   è   stato   detto   che   tra   l'avere   la
percezione, e non averla, la differenza nella vita è come quella tra luce e oscurità; e che gli
uomini cominciano a sentirsi vivi quando ricevono tale percezione; perché allora vivono
dal Signore, e conservano anche ciò che è loro proprio, insieme con tutta la felicità e la
gioia. È stato anche mostrato loro attraverso varie esperienze quale sia la percezione, ed in
quel   frangente   hanno   ne   riconosciuto   l'effettività;   ma   dopo   un   po'   hanno   detto
nuovamente di non conoscerla la hanno messa in dubbio e ne hanno negato l'esistenza. Da
ciò si è reso evidente quanto sia difficile per l'uomo comprendere cosa sia la percezione.

     1388.  Il secondo tipo di percezione, come è stato detto, è quella che è comune a tutti,
nella più alta perfezione agli angeli, e agli spiriti, secondo la loro qualità. Essa consiste nel
conoscere la qualità dell'altro al suo primo incontro, anche in assenza di comunicazione.
Ciascuno  manifesta se  stesso  immediatamente attraverso  un particolare e  meraviglioso
influsso. Di uno spirito buono è noto non solo quale sia il suo bene, ma anche quale sia la
fede; e quando parla, questo è noto da ogni parola. Di uno spirito maligno è noto quale  sia
il  suo male caratteristico e quale la sua falsità, e quando parla, questo  è noto  da ogni
parola, ed in modo così manifesto che non vi può essere alcun errore. Qualcosa di simile
affiora tra gli uomini che talvolta possono conoscere dalle altrui movenze, dagli sguardi o
dal discorso, che cosa sta pensando, anche quando è contrario a quello che dice; e questa
conoscenza è naturale per l'uomo, essendo la sua origine e il suo carattere derivato dalla
natura degli spiriti, e quindi dallo spirito dell'uomo stesso, e dalla sua comunicazione con
il mondo degli spiriti. Questa percezione comunicativa ha il suo principio nel fatto che il
Signore   vuole   che   tutti   i   beni   possano   essere   condivisi,   e   che   tutti   possano   essere
influenzati   dall'amore   reciproco,   e   quindi   possano   essere   felici.   Di   qui   tale   percezione
regna universalmente anche tra gli spiriti.

     1389.  Le anime che giungono nell'altra vita si meravigliano del fatto vi sia una tale
comunicazione dei pensieri altrui e che essi immediatamente conoscono la qualità della
fede di un'altra persona, così come la sua indole. E gli viene detto che lo spirito è dotato di
eccellenti   facoltà   quando   viene   separato   dal   corpo.   Durante   la   vita   del   corpo   v'è   un
influsso   di   oggetti   che   ricadono   nella   percezione   dei   sensi;   e   anche   di   fantasie   che
attingendo da quelle percezioni restano custodite nella memoria. Ed inoltre le ansie per il
futuro;   varie   cupidità   suscitate   da   cose   esteriori;   le   preoccupazioni   per   il   proprio
sostentamento, il vestiario, la propria dimora, i bambini e altre cose che nell'altra vita non
occupano i pensieri. Perciò dalla rimozione di questi ostacoli e impedimenti, insieme con
le dismissione del corpo e delle sue sensazioni grossolane, lo spirito non può che essere in
uno stato più perfetto. Le stesse facoltà rimangono, ma sono molto più raffinate, limpide e
libere; in particolare presso coloro che hanno vissuto nella carità e nella fede per il Signore,
e nell'innocenza. Perché queste facoltà presso di loro sono immensamente più elevate al di
sopra di quelle che avevano nel corpo, essendo elevate fino alle facoltà angeliche del terzo
cielo.

   1390. Non v'è soltanto una comunicazione delle affezioni e dei pensieri altrui, ma anche
della memoria di questi, al punto che uno spirito crede di sapere cose che altri conosce,
anche   se   fino   ad   allora   non   conosceva   alcunché   di   tale   materia.   Dunque   vi   è   una
condivisione   di   ogni   conoscenza   dell'altro.   Alcuni   spiriti   custodiscono   ciò   che   è   stato
comunicato, e altri no.

     1391. Le comunicazioni sono effettuate sia attraverso la conversazione con un altro, sia
attraverso le idee insieme con le rappresentazioni; perché le idee del pensiero degli spiriti
sono   simultaneamente   rappresentative,   e   per   questo   mezzo   tutte   le   cose   sono   esposti
compiutamente. Essi possono rappresentare con una sola idea più di quanto possano fare
pronunciando mille parole. Ma gli angeli percepiscono cosa c'è nell'idea, qual è l'affezione,
quale l'origine dell'affezione e quale è il suo fine; nonché altre cose interiori.

   1392. Le delizie e la felicità nell'altra vita sono di consueto comunicate da uno a molti da
una vera e propria trasmissione che è meravigliosa, con cui anche questi sono influenzati
in modo simile. E queste comunicazioni hanno luogo senza alcuna perdita in capo a colui
dal quale parte la comunicazione. È stato concesso anche a me di comunicare delizie ad
altri per mezzo di questa trasmissione. Da questo può essere visto cosa sia la felicità di
coloro che amano il prossimo più di loro stessi, e che non desiderano altro che trasmettere
la propria felicità agli altri; a condizione che questa felicità abbia origine nel Signore, che in
tal modo comunica la felicità agli angeli. Le comunicazioni della felicità sono tali continue
trasmissioni;   ma   senza   alcuna   riflessione   circa   la   loro   origine   attiva,   e   da   una
determinazione aperta e volontaria.
   1393. Le comunicazioni sono effettuate anche in un modo mirabile, mediante rimozioni,
la cui natura non può essere percepita dall'uomo. Le cose tristi e fastidiose sono rimossi in
un istante, e quindi le cose che danno gioia e felicità sono esposte senza ostacoli; perché
quando questi sono stati rimossi, gli angeli fluiscono e comunicano le loro sensazioni felici.

   1394 Si deve all'esistenza di tale percezione ­ che permette di sapere in un istante quale
sia la qualità di un altro in relazione all'amore e la fede ­ se gli spiriti e gli angeli sono uniti
nelle società secondo le rispettive affinità, e sono separati in ragione della loro diversità; e
questo in modo così accurato che non c'è la più piccola differenza che non sia stimata in
funzione della associazione o della distinzione. Di qui le società nei cieli sono così distinte
l'una dall'altra che nulla può essere concepito di maggiormente distinto; e questo secondo
ogni differenza nell'amore per il Signore, e nella fede in lui, le quali sono innumerevoli. Di
qui deriva la forma del cielo, che è tale da rappresentare un uomo, e questa forma viene
costantemente perfezionata.

     1395. Riguardo a questo tipo di percezione, ho appreso molte cose dall'esperienza, ma
sarebbe noioso esporle tutte. Spesso ho sentito il parlare ingannevole, ed ho percepito non
solo che c'era l'inganno, ma anche quale fosse l'inganno, e quale particolare empietà fosse
in esso. Vi è una sorta d'immagine dell'inganno in ogni tono della voce. Ho potuto anche
percepire se l'inganno apparteneva a colui che parlava, o ad altri che parlavano per mezzo
di   questi.   Il   caso   è   simile   a   quelli   che   sono   nell'odio;   la   natura   dell'odio   viene   subito
percepita, e molte altre cose che sono in esso più di quanto l'uomo possa in alcun modo
essere indotto a credere. Non appena le persone contro cui l'odio è stato provato appaiono,
ne   risulta   una   condizione   deplorevole,   perché   tutto   ciò   che   è   stato   pensato   e   tramato
contro di loro si presenta alla vista.

   1396. Un certo spirito che quando viveva nel mondo aveva desiderato arrogarsi il merito
per le sue gesta e il suo insegnamento, si è diretto a destra ed è giunto tra coloro che non
erano di una tale indole. Affinché potesse essere accolto presso di loro, diceva che egli non
era nulla, e che desiderava servirli; ma subito, al suo primo approccio, quando era ancora
lontano, essi  hanno  percepito il suo  carattere e gli hanno  risposto che non era ciò  che
diceva   di   essere,   ma   che   desiderava   di   essere   grande,   e   perciò   non   poteva   essere   in
armonia con loro, che sono umili. Provando vergogna, si è ritirato, rimanendo sorpreso del
fatto che lo avessero riconosciuto in lontananza.

     1397. Poiché le percezioni sono così squisite, gli spiriti maligni non possono avvicinare
una   sfera3,   o   una   qualsiasi   società,   dove   ci   sono   spiriti   buoni,   che   sono   nell'amore
reciproco.   Se   provano   semplicemente   ad   avvicinarsi   cominciano   ad   essere   tormentati,
protestano e si lamentano. Nella sua audacia e sicurezza di sé, uno spirito maligno si è
intromesso in una certa società che è alla prima soglia del cielo. Ma al suo arrivo era a
3 La sfera è una sorta di aura più o meno luminosa che racchiude gli spiriti e gli angeli nell'altra vita, ed è ciò che
permette la comunicazione delle qualità caratteristiche di ciascun angelo, nel cielo e di ciascuno spirito, nel mondo
degli spiriti.
malapena in grado di respirare, e da esso esalava un puzzo cadaverico, e quindi è ricaduto
indietro.

     1398. Vi erano un certo numero di spiriti empi sopra di me. Un angelo è venuto, e ho
visto   che   gli   spiriti   non   potevano   reggere   la   sua   presenza;   perché,   non   appena   si
avvicinava, essi arretravano sempre di più. Sono rimasto sorpreso di ciò, ma mi è stato
dato di sapere che gli spiriti non potevano fronteggiare la sfera che era presso di lui. Da
questa, e da altre esperienze, si è reso evidente che un angelo può mettere in fuga miriadi
di spiriti maligni, perché questi non possono sopportare la sfera dell'amore reciproco. E
nondimeno è stato percepito che la sfera dell'angelo era stato temperata per mezzo di altri
angeli a lui associati; se non fosse stata temperata, essi sarebbero stati dispersi. Da tutto ciò
risulta chiaramente che nell'altra vita esiste una percezione perfetta; e in che modo quelli
che sono lì sono associati insieme, e anche separati le percezioni.

   1399. Ogni spirito è in comunicazione con il cielo interiore e con il cielo intimo, sebbene
ne   sia   ignaro;   e   senza   questa   comunicazione   non   potrebbe   vivere.   Ciò   che   egli   è
interiormente è noto agli angeli che si trovano nel suo interiore, ed egli  è anche sotto il
governo   del   Signore   per   mezzo   di   questi   angeli.   Così   ci   sono   comunicazioni   del   suo
interiore con il cielo, in quanto la sua veste esteriore è nel mondo degli spiriti. Per mezzo
della comunicazione interiore egli è predisposto per l'uso verso il quale è guidato, a sua
insaputa. Il caso è analogo per l'uomo; egli comunica allo stesso modo con il cielo per
mezzo degli angeli ­ anche se di questo  è completamente all'oscuro – perché altrimenti
non potrebbe vivere. Le cose che fluiscono da lì nei suoi pensieri sono solo gli effetti più
remoti; tutta la sua vita è da questa fonte, e da qui si dipartono tutti gli sforzi della sua
vita.

     1400. Il seguito delle percezioni e delle sfere che ne derivano, segue alla fine di questo
capitolo.
Genesi 12

 1. Jehovah disse ad Abramo: Allontanati dalla tua terra, dalla tua nascita e dalla casa di tuo padre.
E dirigiti verso la terra che ti indicherò.

  2.   Farò   di   te   una   grande   nazione,   ti   benedirò,   renderò   grande   il   tuo   nome.   E   tu   sarai   una
benedizione.

 3. Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno. E in te tutte le famiglie
della terra saranno benedette.

 4. E Abramo partì, come gli aveva comandato Jehovah, e Lot andò con lui. Abramo era un figlio di
cinque e settanta anni, quando uscì da Haran.

  5.  E   Abramo   prese   Sarài,   sua  moglie   e   Lot,   figlio   di  suo   fratello,   ogni   sostanza   che   avevano
acquisito, e l'anima che avevano acquistato in Haran. E si diressero verso la terra di Canaan. E
giunsero nella terra di Canaan.

 6. E Abramo attraversò il paese, fino alla località di Sichem, fino al querceto di Moreh. E i i cananei
erano in quella terra.

 7. Jehovah apparve ad Abramo, e gli disse: Alla tua discendenza darò questa terra. Ed egli eresse in
quel luogo un altare a Jehovah, che gli era apparso.

 8. Ed egli si spostò di là verso la montagna a oriente di Bethel, e piantò la sua tenda tra Bethel sul
mare, e Ai ad oriente. Ed eresse un altare a Jehovah, e invocò il nome di Jehovah.

 9. E Abramo s'incamminò, dirigendosi verso mezzogiorno.

 10. Venne una carestia nella terra e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia
gravava su quella terra.

 11. E quando era sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarài: Vedi, io so che tu sei una
donna incantevole.

 12. E avverrà che quando gli Egiziani ti vedranno, diranno, Costei è sua moglie; e mi uccideranno,
e lasceranno te in vita.

 13. Ti prego di dire che sei mia sorella; affinché io sia trattato bene per causa tua e la mia anima
viva per riguardo a te.

  14.   E   avvenne   che   quando   Abramo   giunse   in   Egitto,   gli   egiziani   videro   la   donna,   che   era
incantevole.

 15. I principi del faraone la videro, e ne fecero le lodi al faraone. E la donna fu condotta nel palazzo
del faraone.
 16. Ed egli trattò Abramo con riguardo per amor di lei; e gli furono donati greggi, armenti, asini e
schiavi, asine e schiave, e cammelli.

 17.   E il Signore percosse il faraone con grandi piaghe, e la sua casa a causa di Sarai, moglie di
Abramo.

  18. Il faraone chiamò Abramo, e gli disse: Cosa hai fatto? Perché non mi hai detto che lei è tua
moglie?

 19. Perché hai detto, È mia sorella? E hai lasciato che io la prendessi con me. Ed ecco, ella è tua
moglie. Ora riprenditela e vattene!

 20. E il faraone diede disposizioni ai suoi uomini affinché lasciasse il paese con sua moglie, e tutto
ciò che possedevano.

Contenuti
     1401.  Gli eventi storici qui esposti sono autentici e sono tutti rappresentativi, e ogni
singola parola ha un suo proprio significato interiore. Tutto ciò che si riferisce ad Abramo
in questo capitolo rappresenta lo stato del Signore dalla prima infanzia fino alla gioventù.
Dato   che   il   Signore   è   venuto   nel   mondo   allo   stesso   modo   degli   uomini,   anch'egli   è
avanzato da uno stato oscuro ad uno stato di maggiore luce. Haran è il primo stato, che era
oscuro; Sichem è il secondo stato. Il querceto di Moreh è il terzo stato; la montagna tra Bethel
verso il mare e Ai ad oriente, è il quarto stato; e il viaggio da lì verso mezzogiorno, in Egitto,
è il quinto stato.

     1402.  Le   cose   esposte   riguardo   al   soggiorno   di   Abramo   in   Egitto   rappresentano   e


indicano la prima istruzione del Signore. Abramo è il Signore. Sarài in quanto moglie, è la
verità   congiunta   al   celeste.  Sarai  in   quanto  sorella,   è   la   verità   intellettuale.  Egitto  è   la
conoscenza   mondana.   Qui   è   rappresentata   la   progressione   dalla   conoscenza   mondana
verso la verità celeste. Ciò è stato secondo il Divino ordine, affinché l'essenza umana del
Signore potesse essere congiunta con la sua Divina essenza, e divenire allo stesso tempo
Jehovah.

Significato interiore
   1403. Dal primo capitolo della Genesi fino a questo punto, ed in particolare, fino a Eber,
gli eventi storici esposti non sono reali, ma costruiti; questi nel senso interno realtà celesti e
spirituali. Invece, in questo capitolo e in quelli che seguono, gli eventi storici narrati non
sono costruiti, ma realmente accaduti; e allo stesso modo, nel senso interno significano
realtà celesti e spirituali, come chiunque può comprendere dalla sola considerazione che è
la Parola del Signore. 

   1404. Nei versetti correnti, in cui sono esposte verità storiche, tutto ciò che è affermato e
ogni   singola   parola,   sia   in   generale,   sia   in   particolare,   nel   senso   interno   hanno   un
significato del tutto diverso dal loro significato letterale; e gli stessi eventi storici sono
rappresentativi. Abramo, di cui si tratta per primo, rappresenta in generale il Signore, e in
particolare l'uomo celeste. Isacco, che segue, similmente rappresenta in generale il Signore,
e specificamente l'uomo spirituale. Giacobbe rappresenta anche in generale il Signore, e in
particolare   l'uomo   naturale.   Essi   rappresentano   dunque   le   cose   che   appartengono   al
Signore, al suo regno, e alla chiesa.

   1405. Il senso interno, come è già stato chiaramente mostrato, è di natura tale che tutte le
cose in generale ed in particolare devono essere intese astrattamente dalla lettera, come se
la lettera non esistesse; perché nel senso interno è l'anima e la vita della Parola, che non si
manifesta se non quando il senso della letterale, per così dire, svanisce. Così gli angeli, dal
Signore, percepiscono la Parola quando viene letta dall'uomo.

     1406.  Ciò che gli eventi storici esposti in questo capitolo rappresentano  è evidente da


quanto   è  stato  premesso. Cosa s'intenda nei correnti versetti si può  vedere da  ciò  che
segue, dove essi vengono spiegati.

     1407.  Versetto   1.  Jehovah   disse   ad   Abramo:   Allontanati   dalla   tua   terra,   dalla   tua
nascita e dalla casa di tuo padre. E dirigiti verso la terra che ti indicherò. Queste e le cose
che   seguono   sono   storicamente   occorse   così   come   sono   scritte;   nondimeno,   gli   eventi
storici sono anche rappresentativi, e ogni singola parola ha un significato. Con Abramo nel
senso interno s'intende il Signore, come è stato detto prima. Con Jehovah disse ad Abramo è
inteso il primo discernimento delle cose.  Allontanati dalla tua terra  significa che doveva
retrocedere dalle cose corporee e mondane.  Dalla tua nascita  significa le cose corporee e
mondane più esteriori. E dalla casa di tuo padre, significa le più interiori di queste cose. E
dirigiti verso la terra che ti indicherò significa le cose spirituali e celesti che sarebbero apparse
alla vista.

     1408.  Queste   e   le   cose   che   seguono   si   sono   verificati   storicamente   così   come   sono
descritte; e nondimeno, gli eventi storici sono  rappresentativi e ogni parola ha un  suo
preciso   significato.   Così   è   per   tutti   gli   eventi   storici   nella   Parola,   non   solo   con   quelli
contenuti nei libri di Mosè, ma quelli quelli nei libri di Giosuè, Giudici, Samuele e Re. In
tutti   questi,   nessun   fatto   storico   è   apparente,   ma   reale.   Ma   sebbene   siano   esposti   fatti
storici nel senso letterale, nondimeno, nel senso interno vi sono arcani dei cieli, che sono
ivi custoditi e nascosti, e che non risultano visibili fino a quando la mente, insieme con
l'occhio, si sofferma sulla narrazione storica; né sono rivelati fino a quando la mente non si
ritrae   dal   senso   letterale.   La   Parola   del   Signore   è   come   un   corpo   che   contiene   in   sé
un'anima   vivente;   le   cose   che   appartengono   all'anima   non   compaiono   fintanto   che   la
mente   si   sofferma   nelle   cose   corporee   a   tal   punto   da   credere   difficilmente   che   vi   sia
un'anima, e ancor meno che essa vivrà dopo la morte; ma non appena la mente si ritrae
dalle cose corporee, ciò che appartiene all'anima e alla vita diviene manifesto. E questa è
anche la ragione, non solo del perché le cose corporee debbano cessare prima che l'uomo
possa nascere di nuovo, o essere rigenerato, ma anche perché il corpo debba morire in
modo che egli possa entrare nel cielo e vedere le cose celesti.

     [2]  Così  è   anche   per   la   Parola   del   Signore:   le   sue   cose   corporee   sono   quelle   che
appartengono al senso letterale; e quando la mente si sofferma in esse, le cose interne non
sono assolutamente visibili; ma quando le prime per così dire, cessano, allora per la prima
volta appaiono alla vista le cose interne. E ancora, le cose inerenti il senso letterale sono
simili a quelle che sono presso l'uomo mentre vive nel corpo, cioè le conoscenze che sono
nella   sua   memoria,   che   provengono   dalle   percezioni   dei   sensi,   e   che   sono   contenitori
generali che racchiudono al loro interno cose interiori. Da ciò si può comprendere che i
contenitori sono una cosa, e gli elementi essenziali in essi contenuti, un'altra. I contenitori
sono naturali; gli elementi essenziali in essi contenuti sono spirituali e celesti. Così anche
gli  eventi  storici  esposti nella  Parola, e tutte  le espressioni nella  Parola, sono  generali,
naturali ed effettivamente, contenitori materiali, in cui sono le cose spirituali e celesti; e
queste in alcun modo appaiono alla vista tranne che attraverso il senso interno. 

   [3] Questo sarà evidente a chiunque dal semplice fatto che molte cose nella Parola sono
espresse   secondo   le   apparenze,   e   segnatamente   secondo   la   fallacia   dei   sensi;   come   ad
esempio quando è detto che il Signore è adirato, che punisce, che maledice, che uccide e
molte altre cose del genere; quando, nondimeno, nel senso interno s'intende esattamente il
contrario, vale a dire, che il Signore è in alcun modo punisce, né è adirato; né tanto meno
egli  maledice,  né uccide.  Tuttavia a coloro  che dalla semplicità  del  cuore  credono  alla
Parola nel suo senso letterale, nessun danno è arrecato, purché essi vivano nella carità. La
ragione di ciò è che la Parola non insegna null'altro che ciascuno debba vivere nella carità
verso il suo prossimo, e amare il Signore sopra ogni cosa. Coloro che agiscono così hanno
in se stessi le cose interne; e quindi presso di loro gli errori acquisiti dal senso letterale
[della Parola] sono facilmente dissipati.

     1409.  Che gli eventi storici siano rappresentativi, e che ogni singola parola abbia un
preciso significato, si evince da quanto è stato già detto e mostrato in merito agli elementi
rappresentativi   e   significativi   (n   665,   920,   1361).   Tuttavia,   poiché   gli   elementi
rappresentativi   cominciano   qui,   è   bene   dare   brevemente   un'ulteriore   spiegazione   del
soggetto. La chiesa più antica, che era celeste, considerava tutte le cose terrene e mondane,
e anche corporee, che erano percepite dai sensi, come cose morte. Ma poiché ciascuna e
tutte le cose nel mondo rappresenta qualcosa di specifico del regno del Signore, e quindi
delle cose celesti e spirituali, quando questi le vedevano o le percepivano attraverso o loro
sensi, non pensavano minimamente ad esse, ma alle cose celesti e spirituali; infatti essi non
pensavano alle cose mondane, ma per mezzo di esse; e quindi presso di loro le cose che
erano morte diventavano viventi.

   [2] Le cose così rappresentate furono tramandate oralmente ai loro discendenti e furono
ridotte in principi dottrinali da questi ultimi, che costituivano la Parola della chiesa antica,
dopo il diluvio. Presso la chiesa antica questi principi erano significativi; perché per loro
tramite essi apprendevano le cose interiori, e da queste pensavano alle cose spirituali e alle
cose   celesti.   Ma   quando   questa   conoscenza   cominciò   ad   estinguersi,   al   punto   che   non
sapevano quale fosse il significato di queste cose, essi iniziarono a considerare le cose
terrestri e mondane come sante, e ad adorarle, ignorandone il loro significato. Così nacque
la chiesa rappresentativa, che ha avuto il suo inizio con Abramo e fu poi istituita presso la
posterità di Giacobbe. Da ciò si può evincere che gli elementi rappresentativi hanno avuto
la loro ascesa dagli oggetti significativi della chiesa antica, e questi dalle idee celesti della
chiesa più antica. 

     [3]  La natura degli elementi rappresentativi può scorgersi dagli eventi storici esposti
nella Parola, in cui tutti gli atti dei padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, e poi di Mosè, e dei
giudici e dei re di Giuda e Israele, non erano altro che rappresentazioni. Abramo nella
Parola, come è stato detto, rappresenta il Signore; e dato che gli rappresenta il Signore,
rappresenta anche l'uomo celeste; Isacco allo stesso modo, rappresenta il Signore, e di lì,
l'uomo spirituale. Giacobbe anche rappresenta il Signore, e di lì, il corrispondente uomo
naturale.

     [4]  Nei   soggetti   rappresentativi,   il   carattere   della   persona   non   ha   alcuna   rilevanza,
avendo riguardo unicamente per ciò che essa rappresenta; perché tutti i re di Giuda e di
Israele,   di   qualsiasi   carattere   fossero,   rappresentavano   la   regalità   del   Signore;   e   tutti   i
sacerdoti, di qualunque carattere fossero, rappresentavano la sua funzione sacerdotale.
Così il malvagio, al pari del giusto potevano rappresentare il Signore e le cose celesti e
spirituali   del   suo   regno;   perché,   come   è   stato   detto   e   mostrato   sopra,   ciò   che   è
rappresentato è del tutto separato dalla persona rappresentante. Quindi tutti gli eventi
storici   hanno   questa   funzione   rappresentativa;   ed   essendo   tali,   ne   consegue   che   ogni
singolo termine della Parola ha un preciso significato cioè, hanno un distinto significato
nel senso interno rispetto al suo significato letterale.

     1410.  Jehovah  disse   ad   Abramo.   Che   ciò   significhi   il   primo   discernimento   delle   cose,
dipende dal fatto che questo evento storico è rappresentativo, e le parole stesse hanno uno
specifico significato. Tale era lo stile narrativo nella chiesa antica, che quando tutto era
vero, ricorre la locuzione Jehovah ha detto, oppure, Jehovah ha parlato, che significa che così
era,   come   è   stato   mostrato   in   precedenza.   Ma   poi   gli   elementi   significativi   sono   stati
trasformati   in   oggetti   rappresentativi,   quindi   Jehovah   ovvero   il   Signore   ha   parlato
realmente con gli uomini; e quando viene ricorre la locuzione  Jehovah ha detto, oppure,
Jehovah ha parlato con qualcuno, il significato è lo stesso come sopra; perché le parole del
Signore negli eventi storici reali, sottendono lo stesso significato interiore delle sue parole,
in relazione a fatti costruiti. Con la sola differenza, che questi ultimi sono strutturati in
modo verosimile come una vera storia, ed i primi non sono costruiti. Perciò Jehovah disse ad
Abramo  non significa altro che il prima discernimento; come quando nella chiesa antica
chiesa ciascuno era ammonito dalla coscienza, o da altro dettame, o dalla loro Parola, circa
il fatto che una cosa era così, e allora ricorreva l'affermazione Jehovah ha detto. 

     1411. Allontanati dalla tua terra. Che ciò significhi che egli doveva retrocedere dalle cose
corporee e mondane, si evince dal significato di terra che varia a seconda che sia riferito ad
una persona o ad una cosa cosa, come nel primo capitolo della Genesi , dove anche  terra
significa l'uomo esterno (si vedano anche i n. 82, 620, 636, 913). Che qui significhi le cose
corporee   e   mondane   è   perché   queste   appartengono   all'uomo   esterno.  Terra,   in   senso
proprio, è la terra, regione, o il regno stesso. E anche colui che la abita, il popolo e la
nazione che abita in essa. Così la parola terra significa non solo in senso lato il popolo o la
nazione, ma anche colui che la abita, in un senso più ristretto. Quando la parola  terra  è
usata con riferimento a colui che vi abita, il suo significato è quindi in conformità con il
contesto   in   cui   ricorre.   Qui   tale   termine   fa   riferimento   alle   cose   mondane   e   corporee;
perché il suo  luogo di nascita  da cui  Abramo doveva allontanarsi, era l'idolatra. In senso
storico, quindi, il significato è che Abramo doveva uscire da quella terra; ma nel senso
interno   rappresentato,   s'intende   che   doveva   recedere   dalle   cose   che   appartengono
all'uomo   esterno;   vale   a   dire,   che   le   cose   esterne   non   dovevano   opporsi   né   essere
d'impedimento; e poiché questo riguarda il Signore, significa che la sua veste esteriore
doveva essere conforme alla sua veste interiore.

   1412. E dalla tua nascita. Che ciò significhi le cose corporee e mondane più esteriori, e che
dalla casa di tuo padre significhi l'interiore di queste cose, può essere visto dal significato di
nascita, e dal significato di  casa paterna.  Nell'uomo ci sono cose corporee e mondane più
esteriori e più interiori; le più esteriori sono quelle che sono proprie del corpo, come il
piacere e le percezioni dei sensi; le più interiori sono le affezioni e le cose della memoria.
Questo è ciò che s'intende rispettivamente per nascita e una casa paterna. Che tale sia il loro
significato può essere confermato da molti passi nella Parola ma, dato che ciò è evidente
dalla successione delle cose esposte nell'ordine, e dalla considerazione delle cose nel senso
interno, non sono necessarie ulteriori conferme.

   1413. E dirigiti verso la terra che ti indicherò. Che questo significhi le cose spirituali e celesti
che sarebbero apparse alla vista, si evince dal significato di  terra  (n. 662, 1066), e qui in
particolare della terra di Canaan, che rappresenta il regno del Signore, come si può vedere
da molti altri passi nella Parola. La terra di Canaan è quindi chiamata terra santa, e anche la
celeste   Canaan.   E   poiché   rappresentava   il   regno   del   Signore,   essa   rappresentava   e
significava anche le cose celesti e spirituali che appartengono al suo regno; e nel versetto
corrente, quelle che appartengono al Signore stesso.

     1414.  Dato   che   qui   si   fa  riferimento   al  Signore,   sono   contenuti   più  di   quanti   se   ne
possano mai immaginare ed affermare. Perché qui, nel senso intero, s'intende il primo
stato del Signore, alla sua nascita; il quale stato, è così profondamente nascosto, che non
può   essere   così   esposto   alla   comprensione.   Basti   dire   che   il   Signore   era   come   gli   altri
uomini, se non che è stato concepito da Jehovah, e nondimeno, è nato da una vergine, e
dalla nascita gli sono derivate le debolezze ereditate dalla madre vergine, come quelle di
ogni   uomo   in   generale.   Queste   debolezze   sono   corporee,   e   si   dice   di   esse   in   questo
versetto, che egli deve recedere da esse, in modo che le cose celesti e spirituali possano
apparire alla sua vista. Ci sono due nature ereditarie innate nell'uomo, una dal padre,
l'altra dalla madre. L'eredità del Signore dal Padre era il Divino, mentre la sua eredità
dalla madre era l'umano caduco. Questa natura debole che l'uomo eredita da sua madre è
qualcosa di corporeo che si estingue quando viene rigenerato, mentre ciò che un uomo
eredita da suo padre rimane nell'eternità. Ma l'eredità del Signore da Jehovah, come si è
detto, era il Divino. Un altro arcano è che anche l'umano del Signore è stato reso Divino. In
lui solo vi è la corrispondenza di tutte le cose del corpo con il Divino, la corrispondenza
sommamente perfetta, infinitamente perfetto, che da' origine all'unione delle cose corporee
con le cose Divine celesti, e delle cose dei sensi con le cose Divine spirituali; e quindi egli è
l'uomo perfetto e il solo uomo.

   1415. Versetto 2. Farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome.
E tu sarai una benedizione. Farò di te una grande nazione, significa il regno nei cieli e sulla
terra.  Grande   nazione,   fa   riferimento   alle   cose   celesti   e   ai   beni.  Ti   benedirò  significa   la
fruttificazione delle cose celesti e la moltiplicazione delle cose spirituali. Renderò grande il
tuo nome significa la gloria. E tu sarai una benedizione, significa che dal Signore sono tutte
cose sia in generale, sia nel particolare.

     1416.  Farò di te una grande nazione.  Che ciò significhi il regno nei cieli e sulla terra si


evince dal significato di nazione, vale a dire, nel senso interno l'amore celeste e il bene che
ne deriva, quindi tutto l'universo nel quale è il celeste dell'amore e della carità; e poiché
nel senso interno si fa riferimento al Signore, s'intende tutto il celeste e tutto il bene che ne
deriva, e quindi il suo regno, che è presso coloro che sono nell'amore e nella carità. Nel
senso supremo il Signore è egli stesso la grande nazione, perché egli è il celeste stesso, e il
bene stesso; perché tutto il bene dell'amore e della carità è da lui solo. E perciò il Signore è
il suo regno stesso, cioè egli è il tutto in tutto il suo regno, come è anche riconosciuto da
tutti gli angeli nel cielo. Dunque ora è evidente che, farò di te una grande nazione, significa il
regno del Signore nei cieli e sulla terra.

   [2] Che nel senso interno, dove si fa riferimento al Signore e alle cose celesti dell'amore,
nazione significa il Signore e tutte le cose celesti, è evidente da ciò che è stato esposto sopra
riguardo al significato di  nazione  e  nazioni  (n. 1258, 1259). Ciò può essere ulteriormente
confermato dai seguenti passi. Di Abramo è detto:

Non ti chiamerai più Abram, ma Abraham sarà il tuo nome, perché io ti stabilisco come padre
di molti popoli (Gen. 17:5)

La   lettera  h  in  Abraham  era   tratta   dal   nome   di   Jehovah,   in   ragione   del   fatto   che
rappresentasse Jehovah, ovvero il Signore. Allo stesso modo si dice di Sarai:

Non la chiamerai più Sarai, ma Sarah sarà il suo nome. E io la benedirò, e ti darò   anche un
figlio da lei. E io la benedirò, ed essa diventerà nazioni; e re di popoli sortiranno da lei (Gen.
17:15­16)

dove il termine nazioni indica le cose celesti dell'amore, e re di popoli, le cose spirituali della
fede che ne derivano, le quali appartengono unicamente al Signore 

  [3] Riguardo a Giacobbe, allo stesso modo: 

Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele sarà il tuo nome, e ha chiamato il suo nome Israele. E
Dio   disse:   Io   sono   Dio   onnipotente,   crescete   e   moltiplicatevi.   Una   nazione   e   un   insieme   di
nazioni sortiranno da te, e re usciranno dai tuoi lombi (Gen.35:10­11)

ove  Israele  indica il Signore, e che egli stesso è  Israele  nel senso  supremo è ben noto ad


alcuni. Così se questo è il significato di Israele, è chiaro che nazione, insieme di nazioni, e re
usciti dai suoi lombi, sono le cose celesti e le cose spirituali dell'amore, e di conseguenza,
tutti coloro che sono nelle cose celesti e spirituali dell'amore. Riguardo a Ismaele, figlio di
Abramo da Agar, è detto:

Del figlio della schiava farò una nazione, perché egli è la tua discendenza (Genesi 21:13, 18) 

cosa sia rappresentato da Ismaele si vedrà nella sua sede. Il seme di Abramo è l'amore di
sé; e da esso il termine nazione è usato per indicare i discendenti di Ismaele. 

   [4] Che nazione significhi le cose celesti dell'amore si evince in Mosè:

Se darete ascolto alla mia voce e terrete fede alla mia alleanza, voi sarete per me un tesoro
particolare tra tutti i popoli. E sarete un regno di sacerdoti e una nazione santa (Es. 19:5, 6)
dove  regno   di   sacerdoti,   che   è   il   regno   del   Signore   nei   cieli   e   sulla   terra,   essendo   così
chiamato dalle cose celesti dell'amore, è manifestamente chiamato nazione santa. Mentre il
regno del Signore in quanto alla sua funzione regale è così chiamato dalle cose spirituali
dell'amore, ed è denominato popolo santo. Per questo motivo i re sortiti dai lombi, nel passo
citato sopra, sono le cose spirituali. In Geremia:

Quando queste leggi verranno meno dinanzi a me, dice Jehovah, il seme d'Israele cesserà, di
essere una nazione dinanzi a me per sempre (Ger. 31:36)

il  seme d'Israele  indica il celeste della carità; e quando questa cessa, non ci sarà più una
nazione davanti al Signore.

   [5] In Isaia: 

Le persone che camminano nelle tenebre hanno visto una grande luce; tu hai moltiplicato la
nazione (Is. 9:2­3)

Questo è detto della chiesa delle nazioni in particolare; e in generale di tutti quelli che
sono nell'ignoranza e vivono nella carità; questi sono una nazione, perché sono del regno
del Signore. In Davide: 

Perché io possa vedere il bene dei tuoi eletti; gioire nella felicità della tua nazione e gloriarmi
nella tua eredità (Salmi 106:5) 

Qui  nazione indica chiaramente il regno del Signore. Dato che il significato di nazione è il
celeste dell'amore e il bene che ne deriva, dalla percezione di questo significato, gli uomini
della   chiesa   più   antica   erano   distinti   in   case,   famiglie   e   nazioni;   e   in   tal   modo   essi
percepivano il regno del Signore, e di conseguenza il celeste stesso. Da tale percezione
emersero gli oggetti significativi e da questi, quelli rappresentativi.

   1417. Che una grande nazione è così denominata in ragione delle cose celesti e dei beni, è
evidente da quanto è stato appena detto e mostrato, e anche da quanto detto sopra (n.
1259). Di qui può comprendersi che essa in senso proprio è la chiesa delle nazioni. 

     1418.  E   io   ti   benedirò.  Che   ciò   significhi   la   fruttificazione   delle   cose   celesti   e   la


moltiplicazione delle cose spirituali, si evince dal significato di benedire nella Parola, di cui
si dirà qui di seguito.
     1419. Renderò grande il tuo nome. Che ciò significhi gloria, è evidente senza necessità di
spiegazione.   Nel   senso   esterno,   per   farsi   un   nome   e   per   gloria,   s'intende   qualcosa   di
mondano; ma nel senso interno, qualcosa di celeste. Questo celeste  è l'attitudine a non
primeggiare,  ma ad essere  da meno, al servizio  degli altri; come  il Signore insegna in
Matteo:

Non così dovrà essere tra voi; anzi, chiunque vorrà essere grande tra voi dovrà essere al vostro
servizio; e chiunque vorrà essere il primo tra voi, dovrà essere vostro servitore. Anche il Figlio
dell'Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per
molti (Matteo 20:26­28; Marco 10:44­45)

Appartiene al celeste dell'amore il non desiderare per se stessi, ma per tutti; così che si
desidera   dare   agli   altri   tutto   ciò   che   è   proprio;   in   questo   consiste   l'essenza  dell'amore
celeste. Il Signore, essendo l'amore stesso, o l'essenza e la vita dell'amore di tutti nei cieli,
vuole donare al genere umano tutte le cose sue proprie; questo  è ciò che s'intende con
l'affermazione  il Figlio dell'uomo è venuto per dare la sua vita in riscatto per molti.  Da ciò è
evidente che nel senso interno nome e gloria hanno un significato completamente differente
da quello letterale. Nel cielo dunque sono respinti coloro che aspirano a diventare grandi e
a primeggiare; perché questo è in contrasto con l'essenza e la vita dell'amore celeste, che
sono dal Signore. Da qui segue anche che nulla è maggiormente contrario all'amore celeste
che   l'amore   di   sé.   Riguardo   a   questo   soggetto   si   veda   ciò   che   è   stato   esposto   sopra,
dall'esperienza, (n. 450, 452, 952).

     1420. E tu sarai una benedizione. Che ciò significa che tutte le cose sia in generale, sia in
particolare, sono dal Signore è evidente dal significato di benedizione, che fa riferimento ai
beni;   nel   senso   esterno,   ai   beni   corporei,   terreni   e   naturali;   nel   senso   interno,   ai   beni
spirituali e celesti.  Essere una benedizione  significa  essere la fonte di ogni bene, e donare
ogni bene. Questo non può in alcun modo essere dirsi di Abramo, e quindi è evidente che
con Abramo qui è rappresentato il Signore, in quanto egli solo è la benedizione. Allo stesso
modo di ciò che si dice di Abramo di seguito:

Abramo diverrà una grande e numerosa nazione e in lui tutte le nazioni della terra saranno
benedette (Genesi 18:18) 

di Isacco:

Nella tua discendenza tutte le nazioni della terra saranno benedette (Genesi 26:4)
e di Giacobbe:

In te e nella tua progenie tutte le famiglie della terra saranno benedette (Gen. 28:14) 

Che   le   nazioni   non   possano   essere   benedette,   né   sono   benedette,   in   Abramo,   Isacco   e
Giacobbe, e nella loro discendenza, bensì nel Signore, chiunque può comprenderlo. Questo
è chiaramente affermato in Davide:

Il suo nome durerà in eterno; prima che il sole avesse il suo nome; e tutte le nazioni saranno
benedette in lui (Salmi 72:17)

in cui si fa riferimento al Signore. Nello stesso libro:

Tu lo ricolmi di eterne benedizioni (Salmi 21:6)

in cui anche si fa riferimento al Signore. In Geremia:

Le nazioni saranno benedette in lui, e in lui si glorieranno (Ger. 4:2)

Da questi passi è ormai evidente che  benedizione  significa il Signore, e che quando egli è


chiamato benedizione significa che da lui sono tutte cose celesti e spirituali, che sono i soli
beni; e poiché questi sono i soli beni, essi soltanto sono le verità; e quindi nella misura in
cui  ci   sono  beni celesti  e  spirituali  in quelli naturali, mondani e  corporee,  nella  stessa
proporzione questi beni sono benedetti.

     1421.  Versetto   3.  Benedirò   coloro   che   ti   benediranno   e   maledirò   coloro   che   ti


malediranno. E in te tutte le famiglie della terra saranno benedette. Benedirò coloro che ti
benediranno,  significa   tutta   la   letizia   di   coloro   che   riconoscono   il   Signore   dal   cuore.  E
maledirò   coloro   che   ti   malediranno,  significa   la   condizione   infelice   di   coloro   che   non   lo
riconoscono. E in te tutte le famiglie della terra saranno benedette, significa che tutto ciò che è
bene e vero, è dal Signore.

     1422.  Benedirò   coloro   che   ti   benediranno  Che   ciò   significhi   la   letizia   di   coloro   che
riconoscono il Signore dal cuore, è evidente dal significato di benedizione, inerente ciascuna
e tutte le cose che sono dal Signore, e quelle inerenti i beni e le verità, vale a dire le cose
celesti, spirituali, naturali, mondane, e corporee; e poiché in senso universale il termine
benedizione  coinvolge   tutte   queste,   si   può   vedere   in   ogni   passo,   dalla   successione
nell'ordine,   ciò   che   s'intende   per  benedire;   perché   il   suo   significato   è   in   relazione   al
contesto. Da questo è evidente che benedirò coloro che ti benediranno, significa tutta la felicità
di  coloro che riconoscono il Signore dal cuore; per nel senso interno, come  è stato già
detto, il soggetto di cui qui si tratta è il Signore.

   [2] Tra gli antichi, benedire Jehovah (o il Signore), era una forma discorsiva usuale, come è
evidente dalla Parola. Così in Davide:

Benedite Dio nelle assemblee, benedite il Signore dalla stirpe d'Israele (Salmi 68:26)

Cantate a Jehovah, benedite il suo nome, proclamate la sua salvezza ogni giorno (Salmi 96:2)

In Daniele:

Allora il segreto fu rivelato in una visione notturna; perciò Daniele benedisse il Dio dei cieli.
Egli disse,  benedetto  sia  il  nome  di Dio  nei  secoli  dei secoli,  perché  sapienza  e  potenza  gli
appartengono (Dan. 2:19­20)

Di Zaccaria e Simeone leggiamo anche che benedissero Dio (Luca 1:64, 2:28). Qui è evidente
che  benedire il Signore  è cantare a lui, ad annunciare la buona novella della sua salvezza,
predicare la sua sapienza e potenza, e quindi, riconoscere il Signore dal cuore. Coloro che
fanno questo non possono che essere benedetti dal Signore, cioè, essere dotati di quelle
cose che appartengono alla benedizione, vale a dire ciò che è celeste, spirituale, naturale,
mondano e corporeo; queste, quando si susseguono in questo ordine, sono i beni in cui v'è
la felicità. 

     [3] Poiché benedire Jehovah, o il Signore, e essere benedetti da Jehovah, o dal Signore, era una
forma discorsiva usuale, era ugualmente comune l'espressione Benedetto sia Jehovah. Come
in Davide:

Benedetto sia Jehovah, perché ha udito la voce della mia supplica (Salmi 28:6) 

Benedetto sia Jehovah, poiché egli mirabilmente ha avuto misericordia di me (Salmi 31:21)
Benedetto sia Jehovah, che non ha respinto la mia preghiera, né la sua misericordia verso di me
(Salmi 66:20)

Benedetto   sia   Jehovah,   il   Dio   di   Israele,   egli   solo   compie   prodigi;   e   benedetto   il   suo   nome
glorioso per sempre, della sua gloria sia ripiena tutta la terra (Salmi 72:18­19) 

Benedetto sei tu, Jehovah; insegnami i tuoi precetti (Salmo 119:12)

Benedetto sia Jehovah, mia roccia, che addestra le mie mani (Salmi 144:1)

In Luca:

Zaccaria, pieno di Spirito Santo, profetizzò, dicendo: 

Benedetto sia il Dio di Israele, perché ha visitato il suo popolo e lo ha liberato (Luca 1:67­68)

   1423. E  maledirò coloro che ti malediranno. Che ciò significhi la condizione infelice di coloro
che non riconoscono il Signore è evidente dal significato di essere maledetto, e di maledizione,
vale a dire, allontanare se stessi dal Signore, come è stato mostrato in precedenza (n. 245,
379) , e di conseguenza non riconoscerlo; perché coloro che non riconoscono il Signore, si
allontanano da lui. Quindi maledire qui implica una serie di cose apposte a quelle che
s'intendono con benedizione. 

   1424. E in te tutte le famiglie della terra saranno benedette. Che ciò significhi che tutti i beni e
le verità sono dal Signore si evince dal significato di benedire, di cui si tratta in questo verso
e nel precedente. E anche dal significato di famiglie della terra, cioè tutto il bene e la verità;
perché nella Parola famiglie ha lo stesso significato di nazioni e popoli, essendo in relazione
con entrambi; infatti si dice, famiglie di nazioni e famiglie di popoli. Le Nazioni, come è stato
mostrato,   significano   i   beni;    e   i  popoli  significano   le   verità   (n.1259);   e   quindi,  famiglie
significano i beni e anche le verità (n. 1261). Il motivo per cui queste sono chiamate tutte le
famiglie della terra, è che tutti i beni e le verità della fede sono dell'amore, che è dalla chiesa.
Che per terra s'intenda la chiesa, di conseguenza, la fede della chiesa, è stato mostrato in
precedenza (n. 566).

     1425.  Versetto 4.  E Abramo partì, come gli aveva comandato Jehovah, e Lot andò con lui.


Abramo era un figlio di cinque e settanta anni, quando uscì da Haran. Per Abramo, come è stato
già detto, è rappresentato il Signore in quanto alla sua essenza umana.  E Abramo partì,
come gli aveva comandato Jehovah,  significa la sua progressione verso le cose Divine.  E Lot
andò con lui, significa ciò che è sensuale.  Con Lot è rappresentato il Signore in quanto alla
sua veste corporea e sensuale. Abramo era un figlio di cinque e settanta anni, significa ancora
vi era poco del Divino in lui.  Quando uscì da Haran,  significa uno stato di oscurità del
Signore.

     1426.  Che per  Abram  sia rappresentato il Signore in quanto alla sua essenza umana  è


evidente da tutto ciò che si dice di Abramo. Successivamente, egli rappresenta il Signore
sia in quanto alla sua essenza umana, sia in quanto alla sua essenza Divina, ed  è quindi
chiamato  Abraham.   Le   cose   che   sono   state   dette   nel   primo   verso,   rappresentano   e
significano   il   primo   discernimento   del   Signore   nelle   cose   celesti,   e   quindi   Divine.   Qui
hanno inizio le progressioni della sua essenza umana verso la sua essenza Divina.

     1427.  E   Abramo   partì,   come   gli   aveva   comandato   Jehovah.  Che   questo   significhi   la
progressione verso le cose Divine è evidente da quanto è stato appena detto.

   1428. E Lot andò con lui. Che ciò significhi ciò è sensuale, e che per Lot è rappresentato il
Signore   in   quanto   alla   sua   essenza   sensuale   e   corporea,   è   evidente   dalla   valenza
rappresentativa di Lot, di cui, qui di seguito, ove si dice che fu separato da Abramo, e fu
salvato   dagli   angeli;   ma   poi,   quando   fu   separato,  Lot  assunse   una   differente   veste
rappresentazione, in merito alla quale, per Divina misericordia del Signore, si dirà qui di
seguito. È evidente che il Signore nacque come ogni altro uomo, ma da una madre vergine,
e che egli possedeva ciò che è sensuale e corporea come gli altri uomini; ma egli differiva
dagli altri uomini per il fatto che la sua veste sensuale e corporea fu unita alle cose celesti,
e fu resa Divina. Ciò che era sensuale e corporeo nel Signore, ovvero il suo uomo sensuale
e corporeo, come era nella sua infanzia ­ prima che fosse congiunto attraverso le cose
celesti al suo Divino­ è rappresentato da Lot.

     1429. Abramo era un figlio di cinque e settanta anni. Che questo significhi che ancora non
c'era molto del Divino, è evidente dal significato del numero cinque, vale a dire, un po', e
del   numero  settanta,  vale   a   dire   ciò   che   è   santo.   Che  cinque  significhi   un   po',   è   stato
mostrato in precedenza (n. 649.); e anche che settanta, come sette significa ciò che è santo (n.
395, 433, 716, 881): qui, poiché  settanta  è riferito al Signore, significa il santa Divino. Che
nel senso interno il numero degli anni di Abramo significa anche altre cose è evidente da
ciò che è stato mostrato in precedenza riguardo agli anni e ai numeri (n 482, 487.493, 575,
647­648, 755, 813.); e anche dal fatto che non c'è una sola sillaba, né un iota nella Parola, in
cui non vi sia un senso interno. E se in essa non fossero custodite cose spirituali e celesti,
non si direbbe che Abramo aveva cinque e settanta anni; né sarebbe accaduto a questa età ciò
che   si   dice   di   Abramo,   come   risulta   anche   da   altri   numeri,   di   anni   e   di   misure,   che
ricorrono nella Parola.
     1430.  Quando uscì da Haran.  Che ciò significhi uno stato di oscurità del Signore, come
quello dell'infanzia dell'uomo, si evince dal significato di  Haran  nel capitolo precedente,
dove  Terach  è nominato per la prima volta con  Abramo, e dove  Terach  padre di  Abramo
muore (Gen. 11:31­32). E anche da quanto segue, in cui Giacobbe giunge in Haran, abitata
da  Labano  (Gen.   27:43;   28:10;   29:4).  Haran  era   una   regione   dove   si   professava   il   culto
esterno;   e   infatti   Terach,   Abramo   e   Labano   erano   idolatri.   Ciò   nondimeno   nel   senso
interno il significato è differente, è con esso s'intende solo qualcosa di oscuro. Quando dal
senso esterno si passa a quello interno, l'idea dell'idolatria viene rimossa, così come l'idea
del santo dell'amore nasce dalla menzione di una montagna (vedi n 795). nel passaggio dal
senso esterno all'interno, l'idea della montagna perisce e rimane l'idea dell'altezza, con la
quale è rappresentata la santità. Così in tutti gli altri casi simili.

     1431. Versetto 5. E Abramo prese Sarài, sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e ogni
sostanza   che   avevano   acquisito,   e   l'anima   che   avevano   acquistato   in   Haran.   E   si
diressero verso la terra di Canaan. E giunsero nella terra di Canaan. E Abramo prese Sarài,
sua moglie, significa il bene a cui la verità è stato annessa. Per Abramo, come è stato detto,
s'intende il Signore; qui, nella sua infanzia; per Sarai, sua moglie, s'intende la verità. Per Lot,
figlio   di   suo   fratello,  s'intende   la   verità   sensuale,   quindi   la   prima   ad   essere   percepita
nell'infanzia. E tutta la loro sostanza che avevano acquisito, significa tutte le cose che sono le
verità sensuali. E l'anima che avevano acquistato in Haran, significa ogni essenza vivente che
era possibile in quello stato oscuro. E si diressero verso la terra di Canaan significa che egli in
tal modo avanzò verso le cose celesti dell'amore. E giunsero nella terra di Canaan, significa
che egli raggiunse le cose celesti dell'amore.

   1432. E Abramo prese Sarài, sua moglie. Che questo significhi il bene a cui la verità è stata
annessa, è evidente da ciò che s'intende nella Parola per un uomo e sua moglie (si veda il n.
915.); quindi qui, nel senso interno, per Sarài s'intende la verità. In tutte le cose dell'uomo,
sia in generale, sia in particolare, vi è l'immagine di un matrimonio; né vi può mai essere
nulla di così piccolo che contenga questa immagine al suo interno di esso, sia nell'uomo
esterno   e   in   tutto   ciò   che   appartiene   ad   esso,   sia   nell'uomo   interno   e   in   tutto   ciò   che
appartiene ad esso. La ragione è che tutte le cose in generale e in particolare, vengono ad
esistenza e sussistono dal Signore, e dalla unione della sua essenza umana, come in un
matrimonio, con la sua essenza Divina; e dalla congiunzione, o matrimonio celeste, di
entrambe con il suo regno nei cieli e sulla terra. Nel caso di specie, pertanto, quando si
doveva   rappresentare   la   verità   che   si   congiunge   con   il   bene   del   Signore   ­     e   questo
attraverso gli eventi storici concernenti Abramo – ciò non poteva essere rappresentato in
nessun altro modo se non attraverso sua moglie. Che vi sia l'immagine di un matrimonio in
ogni cosa sia in generale, sia in particolare, può essere visto sopra (n. 54, 55, 718, 747.917).

     1433. Che per Abramo si intenda correntemente il Signore, nella sua infanzia; e che per
Sarai, sua moglie” s'intenda la verità, si evince da ciò che è stato già detto.
     1434.  E Lot, figlio di suo fratello. Che ciò significhi la verità sensuale, e quindi la prima
appresa dal Signore nella sua infanzia, è evidente dal significato di Lot, vale a dire ciò che
è sensuale, come è stato spiegato nel verso precedente; e dal significato di figlio, vale a dire,
verità (si vedano i n. 264, 489, 491, 533) e anche dal significato di fratello, cioè verità della
fede (n. 367). Così la verità sensuale è ciò che qui s'intende , perché nel senso interno non
vengono in rilievo le persone e le parole, ma soltanto il loro significato. Nel cielo si ignora
chi sia Lot, ma è nota la qualità da questi rappresentata. Né è noto cosa sia un un figlio, ma
lo stato spirituale corrispondente al termine figlio. Né è noto cosa sia un fratello, tranne che
dalla fratellanza come è nel cielo. Riguardo alla verità sensuale, questa è la prima verità
che   si   acquisisce,   perché   nell'infanzia   la   capacità   di   giudizio   non   può   elevarsi
maggiormente. La verità sensuale consiste nel vedere le cose terrene e mondane come
sono create da Dio, un fine e in tutte le cose ed una certa immagine del regno di Dio.
Questa verità sensuale è appresa soltanto dall'uomo celeste; e poiché solo il Signore era un
uomo celeste, questi e simili verità sensuali furono instillate in lui sin dall'infanzia, e per
mezzo di esse è stato preparato per la ricezione delle cose celesti.

   1435. E tutta la sostanza che avevano acquisito. Che questo significhi ogni verità sensuale è
evidente da quanto è stato appena detto. Tutto ciò che è custodito nella memoria da cui un
uomo   pensa   è   chiamato  acquisizione  o  sostanza.   Senza   l'acquisizione   delle   conoscenze
mondane, un uomo, in quanto tale, non può avere alcuna idea del pensiero. Le idee del
pensiero si fondano su quelle cose che restano impresse nella memoria, da ciò che è stato
percepito attraverso i sensi; e quindi le conoscenze mondane sono recipienti delle cose
spirituali; e le affezioni derivanti dai piaceri benigni del corpo, sono recipienti delle cose
celesti. Tutte queste sono chiamate sostanze acquisite e così per Haran, con cui s'intende uno
stato di oscurità, come quello della prima infanzia alla fanciullezza.

   1436. E l'anima che avevano acquistato in Haran. Che questo significhi ogni essenza vivente
possibile in uno stato di oscurità, si evince dal significato di  anima,  vale a dire,  essenza
vivente; e dal significato di  Haran,  cioè  stato di oscurità, riguardo al quale si veda nel
versetto precedente.  Anima  in senso proprio significa ciò che vive nell'uomo, e quindi la
sua stessa vita. Perché nell'uomo ciò che vive non è il corpo, ma l'anima, ed il corpo vive
per mezzo dell'anima. La vita stessa dell'uomo, o la sua parte vivente, è dall'amore celeste;
non vi può essere alcunché di vivente che non derivi da questo la sua origine; e quindi per
anima qui s'intende il bene che vive dall'amore celeste; quel bene è l'essenza vivente stessa.
In senso letterale, per  anima  s'intende qui ogni uomo, e anche ogni bestia vivente, e che
essi si erano procurato per se stessi; ma nel senso interno non s'intende altro che l'essenza
vivente.

     1437.  E   si   diressero   nella   terra   di   Canaan.   Che   questo   significhi   che   in   tal   modo   egli
progredì verso le cose celesti dell'amore, è evidente dal significato di terra di Canaan. Che
la terra di Canaan rappresenti il regno del Signore nei cieli e sulla terra, si evince da molte
cose nella Parola. La ragione è che la chiesa rappresentativa fu istituita lì, dove tutte le
cose, sia in generale, sia in particolare, rappresentano il Signore e le cose celesti e spirituali
del suo regno. Non solo i riti rappresentativi, ma tutto ciò che concerneva tali riti, come i
ministri del culto, gli oggetti con cui essi officiavano e anche i luoghi di culti. Dato che la
chiesa rappresentativa era lì, la terra è stata chiamata la Terra Santa, anche se era tutt'altro
che santa, perché era abitata da idolatri e profani. Questo poi è il motivo per cui con la
terra di Canaan qui e di seguito, s'intendono le cose celesti dell'amore; perché le cose celesti
dell'amore, e solo queste, sono nel regno del Signore, e costituiscono il suo regno.

     1438. E giunsero nella terra di Canaan. Che questo significhi il raggiungimento delle cose
celesti dell'amore è evidente da ciò che è stato appena detto riguardo alla terra di Canaan.
Qui è descritta la prima cosa della vita del Signore della nascita all'infanzia, cioè il suo
raggiungimento   delle   cose   celesti   dell'amore.   Le   cose   celesti   dell'amore   sono   l'essenza
autentica; ogni cosa procede di lì. Di questa essenza egli fu prima di tutto intriso; perché
da questi da come dal proprio seme tutte le cose in seguito fruttificano. Il seme stesso in
lui era celeste, perché nacque da Jehovah; e perciò lui fu l'unico ad avere questo seme in se
stesso. Ogni altro uomo non ha altro seme se non qualcosa di sporco e infernale, in cui e da
da cui è il suo proprio; e questo deriva da ciò che è stato ereditato dal padre, come è noto a
chiunque. Perciò, a meno che essi non ricevono dal Signore un nuovo seme e un nuovo
proprio, cioè una nuova volontà e un nuovo intelletto, non possono che essere maledetti
all'inferno, da cui tutti gli uomini, gli spiriti e gli angeli, sono continuamente trattenuti dal
Signore.

     1439.  Il versetto 6.  E Abramo attraversò il paese, fino alla località di Sichem, fino al


querceto di Moreh. E i cananei erano in quella terra.  Abramo attraversò il paese, fino alla
località di Sichem, significa il secondo stato del Signore, quando le cose celesti dell'amore –
rappresentate da Sichem – divennero a lui chiare. Fino al querceto di Moreh significa il terzo
stato, vale a dire, la prima percezione, rappresentata dal querceto Moreh. E i cananei erano in
quella terra, significa l'eredità del male, dalla madre, nel suo uomo esterno. 

     1440.  Abramo attraversò il paese, fino alla località di Sichem.  Che ciò significhi il secondo


stato del Signore, quando le cose celesti dell'amore divennero a lui chiare, si evince da
quanto  precede dalla successione di  tutti questi eventi. Da quanto per il fatto  che egli
progredì verso le cose celesti dell'amore e le raggiunse; e ciò s'intende con, si diressero nella
terra   di  Canaan,  e   con,  giunsero  nel   paese   di  Canaan;  e   dalla  successione   degli  eventi,  in
quanto,   dopo   che   era   avanzato   nelle   cose   celesti   e   le   aveva   raggiunte,   poi   esse   erano
diventate evidenti per lui. Nelle cose celesti c'è la luce stessa dell'anima; perché il Divino in
sé, che è Jehovah stesso, è in loro; e poiché il Signore doveva congiungere l'essenza umana
all'essenza   Divina,   quando   raggiunse   le   cose   celesti   non   poteva   essere   altrimenti   che
Jehovah gli apparve. 

     1441.  Che queste cose s'intendano con  Sichem  si evince anche dal fatto che  Sichem  è la


prima   località   nel   cammino   dalla   Siria   o   da  Haran;   e   poiché   le   cose   celesti   dell'amore
s'intendono la  terra di Canaan, è evidente che la loro primo comparsa è rappresentata da
Sichem. Quando Giacobbe tornò da Haran nella terra di Canaan, egli allo stesso modo,
giunse a Sichem, come è evidente dal seguente passo:

Giacobbe si recò a Succoth, dove costruì una casa, e fece una tenda per il suo bestiame; quindi
chiamato quel luogo, Succoth. E, di ritorno da Paddan­Aram,  Giacobbe giunse a Shalem, una
città di Sichem, che è nella terra di Canaan e si accampò davanti alla città. E vi eresse un altare
(Genesi 33: 17­20)

dove anche per Sichem s'intende il principio della luce. In Davide:

Dio   ha   parlato   nella   sua   santità,   Esulterò,   dividerò   Sichem,   e   misurerò   la   valle   di   Succoth;
Gilead è mio, e Manasse è mio, ed Efraim è l'elmo del mio capo; Giuda è lo scettro del mio
comando; Moab è il carino del mio lavacro. Sopra Edom poggerò i miei sandali; sulla Filistea
canterò vittoria (Salmi 60:6­8; 108:7­9)

dove il significato di Sichem è simile. Che i nomi qui significhino nient'altro che cose reali,
e così anche Sichem, si scorge chiaramente da queste parole profetiche di Davide; perché
altrimenti non sarebbero altro che un ammasso di nomi. Il fatto che  Sichem  fu resa città
rifugio (Giosuè 20:7) e anche città di sacerdoti (Giosuè 21:21), e che fu sede di un'alleanza
(Giosuè 24:1, 25) sottende un simile significato.

     1442.  Fino al querceto di Moreh. Che ciò significhi la prima percezione è anche evidente
dalla successione. Non appena Jehovah apparve al Signore nelle sue cose celesti è evidente
che   egli   raggiunse   tale   percezione.   Ogni   percezione   è   dalle   cose   celesti.   Cosa   sia   la
percezione è stato affermato e mostrato in precedenza (n. 104, 202, 371, 483, 495, 503, 521,
536,   865).   Ognuno   riceve   la   percezione   dal   Signore   quando   raggiunge   le   cose   celesti.
Coloro che diventano uomini celesti, come quelli che appartenevano alla chiesa più antica,
ricevono tutti la percezione, come è stato già esposto (n. 125, 597, 607, 784, 895). Coloro che
diventano uomini spirituali, cioè che ricevono la carità dal Signore, hanno qualcosa di
analogo alla percezione, o piuttosto hanno un dettame della coscienza, più o meno chiaro,
nella misura in cui essi sono nelle cose celesti della carità. Le cose celesti della carità sono
così   acquisite;   perché   solo   in   esse   il   Signore   è   presente,   e   in   esse   appare   all'uomo.   A
maggior   ragione   tale   è   stato   il   caso   per   il   Signore,   che   dall'infanzia   è   avanzato   fino   a
Jehovah, e si congiunse e unì a lui, in modo che essi furono uno.

     1443.  Riguardo al fatto che il  querceto di Moreh  sia la prima la percezione, il caso è il


seguente. Nell'uomo ci sono cose intellettuali, cose razionali, e le cose della memoria. Nel
suo   intimo   ci   sono   le   cose   intellettuali;   nel   suo   interiore,   le   cose   razionali;   e   nel   suo
esteriore, le cose della memoria. Tutte queste sono chiamate le sue cose spirituali, che sono
nell'ordine qui riportato. Le cose intellettuali dell'uomo celeste sono paragonabili ad un
giardino con alberi di ogni specie; le sue cose razionali, ad una foresta di cedri e simili
alberi, come c'erano in Libano; e la sua memoria, ai boschi di querce, e questo in ragione
dei   loro  rami  intrecciati,  come  quelli  della  quercia.  Con gli alberi  stessi s'intendono  le
percezioni; in particolare, con gli alberi del giardino di Eden verso oriente, la più intima
percezione, ovvero la percezione delle cose intellettuali (come mostrato n. 99, 100, 103);
con gli alberi della foresta del Libano, la percezione interiore, o quella delle cose razionali;
e   con   gli   alberi   di   un   querceto,   le   percezioni   esterne,   o   quelle   della   memoria,   che
appartengono all'uomo esterno. Quindi il  querceto di Moreh  significa la prima percezione
del Signore; perché egli era ancora un bambino, e le sue cose spirituali non erano interiori
più   di   tanto.   Inoltre,   il  querceto   di   Moreh  era   il   luogo   dove   anche   i   figli   d'Israele
approdarono quando attraversarono il Giordano e videro la terra di Canaan, di cui, in
Mosè:

Porrai la benedizione sul monte Gerizim, e la maledizione sul monte Ebal. Non sono essi di là
del Giordano, dietro la via verso occidente, nella terra dei cananei, che abitano la pianura di
fronte a Gilgal, presso il querceto di Moreh (Deut.11:29­30)

con   cui   s'intende   la   prima   percezione,   perché   l'ingresso   dei   figli   d'Israele   rappresenta
l'ingresso dei fedeli nel regno del Signore.

   1444. E i cananei erano in quella terra. Che questo significhi l'eredità del male dalla madre,
nel suo uomo esterno, si evince da ciò che è stato già detto riguardo a ciò che fu ereditato
dal Signore, in quanto che egli nacque come gli altri uomini, ed ereditò i mali dalla madre,
contro i quale combatté, sconfiggendoli. È abbondantemente noto che il Signore è stato
sottoposto   e   ha   resistito   alle   più   gravi   tentazioni,   riguardo   alle   quali,   per   Divina
misericordia del Signore si dirà di seguito. Le tentazioni sono state così terribili che ha
dovuto combattere da solo, con la sua potenza contro tutto l'inferno. Nessuno è sottoposto
alla tentazione se il male non aderisce a lui; colui che non ha i mali, non  è sottoposto ad
alcuna tentazione; il male è ciò che gli spiriti infernali eccitano. 

     [2]  Nel Signore non vi era alcun male reale, cioè suo proprio, come vi  è in tutti gli


uomini; ma vi era il male ereditario dalla madre, qui denominato, i cananei erano in quella
terra. Al riguardo, si veda ciò che è stato detto sopra, al versetto 1, vale a dire, che ci sono
due nature ereditarie connaturate nell'uomo, una dal padre, l'altra dalla madre (n 1414).
Ciò che è dal padre rimane nell'eternità, ma ciò che è dalla madre è disperso dal Signore,
quando l'uomo viene rigenerato. La natura ereditaria del Signore, dal Padre, era il Divino.
E la sua eredità dalla madre era il male, oggetto del versetto corrente; ed è in ragione di
questa eredità subì le tentazioni (si veda Marco 1:12­13; Matteo 4:1; Luca 4:1­2). Ma, come è
stato detto, in lui non vi era alcun male reale, cioè suo proprio, né rimase in lui alcun male
ereditario, dalla madre, dopo  aver sconfitto  l'inferno  attraverso le tentazioni. A questo
riguardo qui è detto che vi era tale male in quel momento, cioè che i cananei erano in quella
terra.

   [3] I cananei erano coloro che abitavano sul mare, sul riva del Giordano, come si evince
in Mosè. Le spie al loro ritorno dissero: 

Siamo andati nel paese dove ci hai mandati. È una terra dove scorre latte e miele, e questi sono i
suoi frutti. Nondimeno, il popolo Ma il popolo che abita quella terra  è potente, le città sono
fortificate   e   assai   grandi   e   vi   abbiamo   anche   visto   i   discendenti   di   Anak.   Amalek   abita   a
mezzogiorno. Gli ittiti, i gebusei e gli amoriti abitano in montagna; i cananei abitano sul mare, e
sulla riva del Giordano (Num. 13:27­29)

Che i cananei abitassero sul mare e lungo il Giordano, significava quindi il male nell'uomo
esterno, in quanto eredità dalla madre; perché il mare e il Giordano erano i confini. 

   [4] Che tale male s'intendesse per i cananei è anche evidente in Zaccaria:

In quel giorno vi sarà più alcun cananeo nella casa do Jehovah Zebaoth (Zacc. 14:21)

In cui si tratta del regno di Dio, e s'intende che il Signore conquisterà il male rappresentato
dal  cananeo  e   lo   espellerà   dal   suo   regno.   Tutti   i   tipi   di   male   sono   rappresentati   dalle
nazioni idolatre nella terra di Canaan, tra le quali i cananei (si veda Gen. 15:18­21; Es. 3:8,
17; 23:23, 28 33:2; 34:11; Deut. 7:1; 20:17; 3:10 Giosuè 24:11; Giudici 3:5). Quale specifico
male s'intenda per ogni nazione in particolare, si dirà, per Divina misericordia del Signore,
altrove.

     1445.  Versetto 7.  Jehovah apparve ad Abramo, e gli disse: Alla tua discendenza darò


questa terra. Ed egli eresse in quel luogo un altare a Jehovah, che gli era apparso. Jehovah
apparve   ad   Abramo,  significa   che   Jehovah   apparve   al   Signore   mentre   era   ancora   un
bambino.  E  gli   disse:   Alla   tua   discendenza   darò   questa   terra,  significa   che   le   cose   celesti
sarebbero state donate a coloro che avessero avuto fede in lui. Ed egli eresse in quel luogo un
altare a Jehovah, che gli era apparso,  significa il primo culto di suo padre dalle cose celesti
dell'amore.

   1446. Jehovah apparve ad Abramo. Che ciò significhi che Jehovah apparve al Signore mentre
era ancora un bambino è evidente da ciò che precede. E anche dal fatto che il Signore sia
rappresentato da Abramo. E anche dall'ordine, in quanto egli raggiunse le cose celesti, poi
la percezione, da cui consegue che egli vide Jehovah.

     1447. E gli disse: Alla tuo seme [discendenza] darò questa terra. Che questo significhi che le
cose celesti sarebbero state date a coloro che avessero avuto fede, si evince dal significato
di seme, e dal significato di terra. Seme significa fede nel Signore, come mostrato sopra (n.
255, 256). E  terra  significa le cose celesti, come è stato anche mostrato in precedenza, al
versetto 1 di questo capitolo (e anche n. 620, 636, 662, 1066). Nel senso letterale, per il seme
di  Abramo  s'intende la sua discendenza,  a partire da  Giacobbe.  E per  terra  s'intende la
stessa terra di Canaan, che sarebbe stata data in loro possesso, in modo che essi potessero
rappresentare le cose celesti e spirituali del regno del Signore e della chiesa , e affinché la
chiesa rappresentativa potesse essere istituita presso di loro; e ancora perché il Signore
doveva   nascere   lì.   Ma   nel   senso   interno   per  seme  non   s'intende   altro   che  la   fede   nel
Signore, e per  terra  non s'intende altro che le cose celesti, ed in particolare nel presente
passo,   che   le   cose   celesti   debbano   essere   date   a   coloro   che   abbiano   fede   in   lui.   Cosa
s'intende per avere fede nel Signore è già stato mostrato più volte.

   1448. Ed egli eresse in quel luogo un altare a Jehovah, che gli era apparso. Che ciò significhi il
primo   culto   del   Padre   dall'amore   celeste   è   evidente   dal   significato   di  altare,   che   è   la
principale rappresentazione del culto (n. 921).

   1449. Versetto 8. Ed egli si spostò di là verso la montagna a oriente di Bethel, e piantò la
sua tenda tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente. Ed eresse un altare a Jehovah, e invocò il
nome di Jehovah. Egli si spostò di là verso la montagna a oriente di Bethel, significa il quarto
stato dell'infanzia del Signore, vale a dire la progressione nelle cose celesti dell'amore,
rappresentata dallo  spostamento verso la montagna a oriente di Bethel. Piantò la sua tenda,
significa le cose sante della fede. Tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente significa che era ancora
in uno stato di oscurità. Ed eresse un altare a Jehovah, significa il culto esterno del Padre suo,
da quello stato. E invocò il nome di Jehovah, significa il culto interno del Padre suo, da quello
stato.

     1450.  Egli si spostò di là verso la montagna a oriente di Bethel.  Che ciò significhi il quarto


stato dell'infanzia del Signore, si evince da ciò che precede e da ciò che segue; e anche
dall'ordine stesso. L'ordine era che il Signore doveva prima di tutto essere permeato fin
dall'infanzia  con  le  cose  celesti  dell'amore.  Le  cose  celesti  dell'amore  sono  l'amore   per
Jehovah   e   l'amore   per   il   prossimo,   e   l'innocenza   stessa   in   essi.   Da   questi,   come
dall'autentica   sorgente   della   vita,   procedono   tutte   le   altre   cose,   sia   in   generale,   sia   in
particolare, perché tutte le altre cose sono semplicemente derivazioni. Queste cose celesti
sono insinuate nell'uomo principalmente dalla prima infanzia fino alla fanciullezza, senza
che egli ne abbia consapevolezza; perché fluiscono dal Signore, e influenzano l'uomo che
egli sappia cosa siano l'amore e l'affezione; come si può vedere dallo stato dei neonati, e
poi dallo stato della prima infanzia. Queste cose nell'uomo sono i resti di cui si è parlato in
più occasioni, i quali sono insinuati dal Signore e custoditi per l'uso nell'altra vita   (al
riguardo si vedano i n. 468, 530, 560­561, 660­661). Dato che il Signore nacque come gli altri
uomini, è stato introdotto nelle cose celesti secondo l'ordine, per gradi, dall'infanzia alla
fanciullezza,   e   successivamente   nelle   conoscenze.   Questa   progressione   è   descritta   nel
versetto, ed è rappresentata di seguito, dal soggiorno di Abraham in Egitto.

   1451. Che spostarsi verso la montagna a oriente di Bethel significa la progressione nelle cose
celesti dell'amore, si evince dal significato di una  montagna, vale a dire ciò che è celeste,
come è stato mostrato in precedenza (n. 795­796); e dal significato di  oriente,  vale a dire
Jehovah   stesso,   in   quanto   all'amore;   perché   egli   è   l'Oriente   stesso,  come   è   stato   anche
mostrato sopra (n. 101, e altrove). E anche dal significato di Betel, vale a dire la conoscenza
delle cose celesti. Le cose celesti sono insinuate nell'uomo, sia in assenza di conoscenze ­
dall'infanzia alla fanciullezza ­ sia insieme alle conoscenze – dalla fanciullezza fino all'età
adulta.   E   dato   che   il   Signore   doveva   avanzare   nella   conoscenza   delle   cose   celesti   ­
rappresentate da Bethel ­ qui è detto che Abramo si spostò verso la montagna a oriente di Bethel.

     1452.  E piantò la sua tenda.  Che ciò significhi le cose sante della fede,  è evidente dal


significato   di  tenda,   cioè   la   santità   dell'amore,   e   di   conseguenza,   la   santità   della   fede
dall'amore, come mostrato in precedenza (n. 414). Che egli piantò la sua tenda significa che
questo ora aveva inizio.

     1453.  Tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente, significhi che lo stato del Signore era ancora
oscuro, riguardo alla conoscenza delle cose celesti e spirituali; perché una cosa è essere
nelle cose celesti, e altro, essere nella conoscenza delle cose celesti. I neonati e i bambini
sono maggiormente nelle cose celesti rispetto agli adulti, perché sono nell'amore verso i
loro genitori, e nell'amore reciproco, e anche nell'innocenza. Mentre gli adulti sono nella
conoscenza delle cose celesti più di neonati e bambini; ma moltissimi tra loro non sono
nelle cose celesti dell'amore. Prima che l'uomo venga istruito nelle cose dell'amore e della
fede,   egli   è   in   uno   stato   di   oscurità   in  relazione   a   tali  conoscenze.   Questo   stato   è   qui
descritto con l'espressione,  tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente, . Con  Bethel, come è stato
detto,   s'intende   la   conoscenza   delle   cose   celesti;   e   per  Ai,  la   conoscenza   delle   cose
mondane.   La   conoscenza   delle   cose   celesti,     si   dice   essere   a  occidente,   quando   tale
conoscenza  è nell'oscurità,  perché  nella Parola  occidente  significa ciò  che   è oscuro; e la
conoscenza delle cose mondane si dice essere a oriente quando sono nella chiarezza; perché
rispetto   all'occidente,   l'oriente   è   nella   chiarezza.   Che  occidente  e  oriente  abbiano   questo
significato non necessita di conferme, in quanto è evidente a chiunque. 
     [2]  E che  Bethel  indichi la conoscenza delle cose celesti, può essere visto da altri passi
nella Parola, ove ricorre il nome Bethel, come nel prossimo capitolo, dove si dice che

Abramo proseguì il suo viaggio da mezzogiorno fino a Bethel, nel luogo dove era la sua tenda
in principio, tra Betel e Ai, nel luogo dove aveva eretto l'altare (Gen. 13:3­4)

dove,  il   suo   viaggio   da   mezzogiorno   a   Bethel,  significa   la   progressione   nella   luce   delle
conoscenze,   riguardo   alla  quale,   qui   non  è   detto   che   Bethel   fosse   a   occidente   e   Ai   ad
oriente. Quando Giacobbe vide la scala, disse:

Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo; ed egli chiamò quel luogo
Bethel (Genesi 28:17, 19)

dove allo stesso modo, con Bethel s'intende la conoscenza delle cose celesti. Perché l'uomo
è una Bethel, cioè una casa di Dio, e anche una porta del cielo, quando è nella conoscenza
delle cose celesti. Quando un uomo deve essere rigenerato, viene introdotto attraverso la
conoscenza   delle   cose   spirituali   e   celesti.   E   quando   egli   è   stato   rigenerato,   è   allora
introdotto, ed è nelle cose celesti e spirituali della conoscenza. In seguito: 

Dio disse  a Giacobbe: Alzati,  va' a  Bethel,  e dimora  lì;  costruisci lì un altare a Dio  che  ti  è


apparso (Genesi 35:1, 6­7)

dove allo stesso modo Bethel significa le conoscenze.

     [3]  Che l'arca di Jehovah era a Bethel, e che i figli d'Israele giunsero lì e consultarono
Jehovah (Giudici 20:18, 26, 27; 1 Sam 07:16, 10: 3) significa simili cose; anche che il  re
d'Assiria inviò uno dei sacerdoti che egli aveva deportato dalla Samaria, e che dimorò in
Bethel, e insegnò loro come dovevano adorare Jehovah (2 Re 17:27, 28). In Amos: 

Amasia disse ad Amos, Vattene veggente, ritirati nella terra di Giuda, là mangerai il pane e
farai le tue profezie; ma non più a Bethel, perché questo è il santuario del re, e questa è la casa
del regno (Amos 7:12­13)

[4] Poi Geroboamo profanò Bethel (1 Re 12:32; 13:1­8; 2 Re 23:15). Qui Bethel   rappresenta
l'opposto   di   prima   (si   veda   Osea   10:15;   Amos   3:14­15;   4:5­7).   Ma   che  Ai  indichi   la
conoscenza   delle   cose   mondane,   può   essere   confermato   anche   dalle   parti   storiche   e
profetiche della Parola (cfr. Giosuè 7:2; 8:1­28; Ger. 49:3­4).

     1454.  Ed eresse un altare a Jehovah  Che ciò significhi il culto esterno del Padre suo, da


quello stato è evidente dal significato di  altare  che è la rappresentazione principale del
culto (n. 921).

   1455. E invocò il nome di Jehovah. Che ciò significhi il culto interno del Padre suo, da quello
stato, è evidente dal significato di invocare il nome di Jehovah. Chiunque può comprendere
che erigere un altare, attiene al culto esterno; e invocare il nome di Jehovah, attiene al culto
interno.

     1456.  Verse   9.    E   Abramo   s'incamminò,   dirigendosi   verso   mezzogiorno.  E   Abramo


s'incamminò, significa un'ulteriore progressione. Dirigendosi verso mezzogiorno, significa nei
beni e nelle verità, e quindi in uno stato di luce interiore.

     1457.  E Abramo s'incamminò. Che questo significhi un'ulteriore progressione è evidente
dal significato di partire e incamminarsi. Tra gli antichi, escursioni, viaggi, e peregrinazioni
non significavano altro; quindi anche nella Parola, nel senso interno non significano altro.
Qui hanno inizio le progressioni del Signore nelle conoscenze. Che il Signore fu anche
istruito, al paro degli altri uomini, può essere visto in Luca:

Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, e abitava nel deserto fino al giorno della sua
manifestazione a Israele (Luca 1:80)

Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, e fu colmato di sapienza. e la grazia era sopra
di lui (Luca 2:40)

Giuseppe  e   la  madre   di  Gesù  dopo  tre   giorni   lo   trovarono   nel  tempio,   seduto  in  mezzo   ai
dottori, che li ascoltava e formulava loro domande; e tutti coloro che erano pieni di stupore per
la sua intelligenza e per le sue risposte. Vedendolo ne furono meravigliati; ma egli disse loro,
Perché mi cercavate? Non sapete voi che devo occuparmi delle cose che sono di mio Padre?
(Luca 2:46­49) 

Che egli avesse allora dodici anni è affermato nel versetto 42 dello stesso capitolo.
Nello stesso evangelista: 

Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia presso Dio e presso gli uomini (Luca 2:52) 

   1458. Che verso mezzogiorno significa nei beni e nelle verità ­ e quindi in uno stato di luce
interiore ­ è evidente dal significato di mezzogiorno. Che mezzogiorno significhi uno stato
di luce, deriva dal fatto che nell'altra vita non ci sono né periodi, né tempi. Nell'altra gli
stati si manifestano attraverso le cadenze ed i tempi. Gli stati delle cose intellettuali sono
come  le  cadenze  del  giorno   e  dell'anno,  e  anche  come  la  distinzione  delle  porzioni   di
spazio.   Le   cadenze   del   giorno   sono,   la   sera,   la   notte,   il   mattino   e   il   mezzogiorno.   Le
cadenze dell'anno sono, l'autunno, l'inverno, la primavera e l'estate. La distinzione delle
porzioni di spazio è in relazione al sole, a occidente, settentrione, oriente e mezzogiorno.
Gli stati delle cose intellettuali sono simili a queste cadenze. E, ciò che è meraviglioso, nel
cielo,   sono   nella   luce   quelli   che   si   trovano   in   uno   stato   di   sapienza   e   intelligenza,
perfettamente conforme al loro stato. Quelli che sono nella luce maggiore si trovano nello
stato più elevato di intelligenze sapienza; ma la sapienza è quella dell'amore e della carità,
e l'intelligenza è quella della fede nel Signore. Che nell'altra vita ci sia una luce a cui la luce
del   mondo   difficilmente   può   essere   comparata,   è   per   me   un   fatto   consolidato   da   una
copiosa esperienza (riguardo alla quale, per Divina misericordia del Signore, si dirà di
seguito) e dato che nel cielo c'è una tale corrispondenza tra la luce e le cose intellettuali,
perciò nella Parola, per mezzogiorno, in questo e in altri passi, non s'intende altro nel senso
interno.  Mezzogiorno  qui   significa   l'intelligenza   acquisita   per   mezzo   delle   conoscenze.
Queste conoscenze sono le verità spirituali e celesti, che nei cieli sono altrettanti raggi di
luce, che si manifestano visibilmente attraverso la luce. Dato che il Signore doveva allora
essere   permeato   di   tali   conoscenze   affinché   anche   la   sua   essenza   umana   diventasse
autentica luce del cielo, qui è detto che Abramo s'incamminò, dirigendosi verso mezzogiorno.

     [2]  Che questo sia il significato di  mezzogiorno, si evince dai passi simili nella Parola,


come in Isaia:

Dirò   al   settentrione,   Restituisci;   e   al   mezzogiorno,   Non   trattenerli;   riporta   i   miei   figli   dalle
regioni lontane, e le mie figlie dall'estremità della terra (Is. 43:6)

settentrione  significa   quelli   che   sono   nell'ignoranza;  mezzogiorno,  quelli   che   sono   nelle
conoscenze. Figli sono le verità; e figlie, i beni. Nello stesso profeta:

Se darai la tua  anima agli  affamati, e soddisferai gli afflitti, allora  la tua luce brillerà fra le


tenebre, e la tua densa oscurità sarà come il mezzogiorno (Is. 58:10)

dare l'anima agli affamati e soddisfare gli afflitti, indica i beni della carità in generale. La luce
che risplende nell'oscurità,  significa che essi avranno l'intelligenza della verità; e la  densa
oscurità   sarà   come   il   mezzogiorno,  significa   che   essi   avranno   la   sapienza   del   bene.
Mezzogiorno, in quanto al suo calore, significa il bene, e in quanto alla sua luce, la verità. 
   [3] In Ezechiele: 

Nelle visioni di Dio, egli mi condusse nella terra d'Israele, e mi portò sopra un monte altissimo,
sul quale vi era una città rivolta a mezzogiorno (Ez. 40:2)

si fa riferimento alla nuova Gerusalemme, ovvero al regno del Signore il quale, in quanto
alla luce della sapienza e dell'intelligenza, è a mezzogiorno. In Davide:

Il Signore farà risplendere la tua giustizia come la luce, e il tuo giudizio come il mezzogiorno
(Salmi 37:6)

Non temerai i pericoli della notte, né i fulmini che saettano di giorno, né la peste che vaga nella
oscurità, né lo sterminio che devasta a mezzogiorno (Salmi 91:5­6)

non temere lo sterminio che devasta a mezzogiorno,  significa non avere paura a causa della
dannazione che incombe in quelli che sono addentro alle conoscenze e le pervertono. In
Ezechiele:

Figlio dell'uomo, volgi il tuo volto verso mezzogiorno, rivolgiti alla regione australe e profetizza
contro   la   selva   di   mezzogiorno.   Dirai   alla   selva   di   mezzogiorno,   Tutte   le   sue   facce,   da
mezzogiorno a settentrione saranno bruciate (Ez. 21:2­3)

la  foresta a mezzogiorno  indica coloro che sono nelle verità, e che la estinguono; e quindi
coloro che, all'interno della chiesa, sono di questa indole. 

   [4] In Daniele:

Da uno di essi uscì un piccolo corno, che crebbe e s'ingrandì enormemente verso mezzogiorno,
verso oriente e verso la bellezza. E s'innalzò fino alle schiere dei cieli (Dan. 8:9­10)

il che significa coloro che combattono contro i beni e le verità. In Geremia: 

Rendete gloria a Jehovah vostro Dio, prima che egli faccia venire le tenebre, e prima che i vostri
piedi inciampino sui monti del crepuscolo. Voi attendete la luce, ma egli la cambia in ombra
della morte, e in densa oscurità; le città a mezzogiorno saranno chiuse, e non v'è nessuno che
apra (Ger. 13:16, 19)
le città a mezzogiorno, indicano le conoscenze della verità e del bene. In Abdia:

 I prigionieri di Gerusalemme che sono in Sefarad erediteranno le città a mezzogiorno (Abdia
20)

le città a mezzogiorno, indicano allo stesso modo, le verità e i beni; quindi le stesse verità e
beni di cui sono eredi. Il regno del Signore è il soggetto qui trattato.

   [5] Che Abramo s'incamminò, dirigendosi verso mezzogiorno, significhi, come prima detto, la
progressione del Signore nei beni e nelle verità, e quindi in uno stato di luce interiore,
deve intendersi così: le conoscenze sono le cose che aprono la strada alla visione delle cose
celesti e spirituali; per mezzo delle conoscenze la strada viene aperta all'uomo interno per
accedere   all'uomo   esterno,   in   cui   sono   i   recipienti,   in   numero   corrispondente   alle
conoscenze   del   bene   e   della   verità;   in   queste   conoscenze   fluiscono   come   nei   rispettivi
recipienti, fluiscono le cose celesti.

     1459.  Versetto   10.  Venne   una   carestia   nella   terra   e   Abramo   scese   in   Egitto   per
soggiornarvi,   perché   la   carestia   gravava   su   quella   terra.  Venne   una   carestia   nella   terra,
significa l'esiguità di conoscenze presso il Signore, nella sua infanzia.  E Abramo scese in
Egitto   per   soggiornarvi,  significa   l'istruzione   nelle   conoscenze   dalla   Parola.  Egitto  è   la
conoscenza   del   mondo,   custodita   nella   memoria.  Soggiornare,  significa   essere   istruiti.
Perché la carestia gravava su quella terra, significa la penuria di quelle conoscenze nel suo
uomo esterno.

     1460.  Venne una carestia nella terra. Che ciò significhi l'esiguità di conoscenze presso il
Signore, nella sua infanzia, si evince da quanto  è stato già detto. Durante l'infanzia le
conoscenze in un uomo non vengono mai da ciò che è interno, ma dalle percezioni dei
sensi,   in   particolare   dall'udito.   Perché,   come   detto   in   precedenza,   ci   sono   nell'uomo
esterno recipienti, chiamati cose della memoria, formati mediante le conoscenze, come  è
noto  a chiunque. L'uomo  interno  fluisce  in esse  e contribuisce all'apprendimento  delle
conoscenze che vengono impiantate nella memoria in conformità con l'influsso dell'uomo
interno.   Così   anche   fu   per   il   Signore   durante   la   sua  infanzia,  perché   egli  nacque   e   fu
istruito come ogni altro uomo. Ma presso di lui l'interiore era celeste, e rese i recipienti
adatti   alla   ricezione   delle   conoscenze,   in   modo   che   le   conoscenze   potessero   diventare
recipienti   per   ricevere   il   Divino.   L'interiore   in   lui   era   Divino,   da   Jehovah   suo   Padre;
l'esteriore era umano, da Maria sua madre. Da qui si può vedere che presso il Signore, al
pari di ogni altro uomo, nel suo uomo esterno, durante la sua infanzia vi erano scarse
conoscenze. 
   [2] Che carestia significa l'esiguità delle conoscenze è evidente dalla Parola in altri luoghi,
come in Isaia:

Non osservano l'agire del Signore, né vedono l'opera delle sue mani. Perciò il mio popolo sarà
deportato, perché non hanno la conoscenza. E le loro glorie patirà una carestia mortale; e la loro
moltitudine sarà riarsa dalla sete (Isaia 5:12­13)

Carestia mortale,  significa la scarsa conoscenza delle cose celesti;  moltitudine  riarsa dalla


sete, la scarsità conoscenza delle cose spirituali. In Geremia:

Essi hanno rinnegato il Signore, proclamando, Egli non è! Non piomberà su di noi la sventura;
né vedremo né spada, né carestia; e i profeti non sono che vento, e la parola non è in essi (Ger.
5:12­13)

spada e carestia,  indicano la privazione della conoscenza della verità e del bene. I  profeti


sono coloro che insegnano, nei quali non c'è parola. Che essere consumati dalla spada e dalla
carestia,  significa   essere   privati   delle   conoscenze   della   verità   e   del   bene;   e   che   la
devastazione della spada, attiene alle cose spirituali, e quella della carestia, alle cose celesti,
è evidente in vari passi nella Parola (come in Ger. 14:13­16, 18; Lam. 4:9; e altrove). 

   [3] Così anche in Ezechiele: 

Aumenterò la fame su di voi, e vi toglierò il pane; e manderò su di voi la carestia, e la bestia
selvaggia del male, ed essa ti spoglierà. E farò venire la spada sopra di te (Ez. 5:16­17)

Fame indica la privazione della conoscenza delle cose celesti, ovvero delle conoscenze del
bene, da cui vengono le falsità e i mali. In Davide:

Ed egli chiamò la fame sul paese, e fece mancare il pane (Salmi 105:16)

far mancare il pane, significa essere privati del cibo celeste; perché la vita degli spiriti buoni
e degli angeli è sostenuta unicamente dalle conoscenze del bene e della verità, e dai beni e
dalle verità stesse; di qui deriva il significato di carestia e di pane, nel senso interno. Nello
stesso libro:
Egli ha soddisfatto l'anima assetata, e ha saziato l'anima affamata di bene (Salmi 107:9)

il riferimento qui è a coloro che desiderano le conoscenze. In Geremia: 

Leva le tue mani per l'anima dei tuoi bambini, che svengono per la fame in ogni strada (Lam.
2:19) 

fame indica la mancanza delle conoscenze; strade, le verità. In Ezechiele: 

Abiteranno sicure, e nessuno le spaventerà. Farò crescere per loro la vegetazione, ed esse non
patiranno la fame nel paese (Ez 34:. 28­29), 

volendo intendere che essi non sono più privi delle conoscenze del bene e della verità.

   [4] In Giovanni: 

Essi non avranno mai più fame, né sete (Ap. 7:16) 

riguardo al regno del Signore, in cui v'è abbondanza di tutte le conoscenze celesti e dei
beni, cioè non avere fame; e delle conoscenze spirituali e delle verità, cioè non avere sete. Allo
stesso modo ha parlato il Signore in Giovanni: 

Io sono il pane della vita; colui che viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai
più sete (Giovanni 6:35)

E in Luca: 

Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati (Luca 6:21)

Egli ha saziato gli affamati di beni (Luca 1:53)

dove   si   tratta   dei   beni   celesti   e   delle   loro   conoscenze.   Che  fame  significhi   carenza   di
conoscenze, è detto chiaramente in Amos:

Ecco, verranno giorni in cui manderò una carestia sulla terra; non fame di pane, né sete di
acqua, ma dell'ascolto delle parole di Jehovah (Amos 8:11­12) 

   1461. E Abramo scese in Egitto per soggiornarvi. Che questo significhi l'apprendimento delle
conoscenze, dalla Parola, è evidente dal significato di Egitto, e dal significato di soggiornare.
Che Egitto significhi le conoscenze mondane, e che soggiornare significhi essere istruiti, sarà
ora illustrato. Che nella sua infanzia il Signore fu istruito come ogni altro uomo, si evince
dai passi in Luca, addotti nella spiegazione del versetto 9 (n. 1457) e anche da quanto  è
stato   detto   sopra,   riguardo   all'uomo   esterno,   che   non   può   essere   ridotto   alla
corrispondenza e all'armonia con il suo interno salvo che attraverso le conoscenze. L'uomo
esterno   è   corporeo   e   sensuale;   né   riceve   alcunché   di   spirituale   e   celeste   finché   le
conoscenze sono sono impiantate in lui, come nel terreno; per in esse le cose celesti hanno i
loro recipienti destinatari. Ma le conoscenze devono essere dalla Parola. Le conoscenze
dalla   Parola   sono   tali   che   esse   sono   aperte   dal   Signore   stesso;   perché   la   Parola   stessa
procede dal Signore attraverso il cielo; e la vita del Signore è in tutte le cose della Parola,
sia in generale, sia in particolare, anche se ciò non appare nella forma esterna. Da qui si
può   vedere   che   nella   sua   infanzia   il   Signore   non   desiderava   essere   permeato   di   altre
conoscenze se non quelle della Parola, che era aperta a lui, come è stato detto, da Jehovah
stesso, il Padre, con il quale egli doveva essere unito e diventare uno; e questo tanto più,
perché nulla è detto nella Parola che non faccia riferimento nel suo intimo a lui, e che non
abbia origine da lui; perché l'essenza umana era soltanto qualcosa che è stata aggiunta alla
sua essenza Divina che è dall'eternità.

     1462.  Che  Egitto,  in   relazione   al   Signore,   è   la   conoscenza   mondana   dei   saperi,   ma
relativamente a tutti gli altri uomini è la conoscenza mondana in generale, è evidente dal
suo significato nella Parola (di cui si veda in precedenza in vari luoghi, specialmente ai n.
1164, 1165). Perché la chiesa antica era in Egitto così come in molti altri luoghi (n 1238.). E
quando questa chiesa era lì, le conoscenze mondane fiorirono più che ogni altra; di qui
l'Egitto ha rappresentato la conoscenze mondane. Ma quando le persone hanno desiderato
entrare   nei   misteri   della   fede   tramite   le   conoscenze   mondane,   e   quindi   hanno   inteso
investigare con le capacità loro proprie, le verità degli arcani Divini, l'Egitto è degradato
nella magia, e ha iniziato a rappresentare le conoscenze mondane che pervertono, da cui
derivano le falsità, e da queste i mali, come è evidente in Isaia 19:11. 

     [2]  Che nel versetto corrente con  Egitto  si faccia riferimento alle conoscenze mondane


utili,  in  grado   di servire  come  recipienti  per  le  cose  celesti  e  spirituali,  è  evidente  dai
seguenti passi della Parola. In Isaia:

Hanno sedotto l'Egitto, la pietra angolare delle tribù (Is.19:13)
dove   è   chiamato  pietra   angolare   delle   tribù,   in   quanto   serve   da   supporto   per   le   cose
appartengono alla fede, rappresentate dalle tribù. Nello stesso profeta:

In quel giorno ci saranno cinque città nel paese d'Egitto, che parleranno la lingua di Canaan, e
giureranno a Jehovah Zebaoth; ciascuna di esse sarà chiamata città del sole. In quel giorno ci
sarà un altare al Jehovah in mezzo al paese d'Egitto, e una colonna a Jehovah al confine. E sarà
come   un   segno   e   una   testimonianza   a   Jehovah   Zebaoth   nel   paese   d'Egitto;   perché   essi
invocheranno Jehovah, a causa degli oppressori, ed egli invierà loro un salvatore e un principe,
ed egli li libererà. E Jehovah diverrà noto in Egitto, e gli egiziani conosceranno Jehovah in quel
giorno;   ed   essi   offriranno   sacrifici   e   offerte,   e   faranno   un   giuramento   a   Jehovah,   e   lo
adempiranno. E Jehovah colpirà l'Egitto al fine di sanarlo, ed essi torneranno al Signore, ed egli
avrà misericordia di loro e li guarirà (Is. 19:18­22)

qui   si   fa   riferimento   all'Egitto   in   un   senso   buono,   che   indica   coloro   che   sono   nelle
conoscenze mondane, vale a dire nelle verità naturali, che sono i contenitori delle verità
spirituali. 

   [3] Nello stesso profeta:

In quel giorno ci sarà una strada dall'Egitto verso l'Assiria, e l'Assiria entrerà in Egitto, e l'Egitto
in Assiria, e gli egiziani saranno al servizio dell'Assiria. In quel giorno Israele sarà terzo tra
Egitto e Assiria, una benedizione in mezzo alla terra, che Jehovah Zebaoth benedirà, dicendo:
Benedetto sia l'Egiziano mio popolo, l'Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità (Is. 19:
23­25)

qui per  Egitto  s'intende la conoscenza delle verità naturali; per  Assiria,  la ragione o o le


cose razionali; per Israele, le cose spirituali; ognuno dei quali si succedono; perciò è detto
che in quel giorno ci sarà una strada dall'Egitto verso l'Assiria, e che Israele sarà terzo tra Egitto e
Assiria. 

   [4] In Ezechiele:

Di lino fine ricamato in Egitto era la tua vela, che ti serviva da insegna (Ez. 27:7)

il riferimento è a  Tiro, con cui s'intende il possesso delle conoscenze.  Lino fine ricamato,


indica   le   verità   dalle   conoscenze   mondane,   che   sono   utili;   perché   tali   conoscenze
mondane, che appartengono all'uomo esterno, deve essere al servizio dell'uomo interno.
Nello stesso profeta:
Così dice il Jehovih Signore, Alla fine di quarant'anni radunerò l'Egitto dai popoli trai quali
l'avevo disperso, e muterò le sorti degli egiziani (Ez. 29:13­14)

dove si dice la stessa cosa che ricorre in molti luoghi della Parola, riguardo a Giuda e
Israele,   cioè   che   vale   a   dire   che   devono   essere   radunati   e   liberato   dalla   prigionia.   In
Zaccaria: 

Ed avverrà  che su ciascuna delle famiglie della terra che non saliranno a Gerusalemme per
adorare Re Jehovah Zebaoth, non ci sarà pioggia; e così anche avverrà alle famiglie d'Egitto che
non saliranno (Zaccaria 14:17­18)

anche qui si fa riferimento all'Egitto in senso buono, e con analogo significato. 

     [5]  Che   le   conoscenze   mondane,   ovvero   la   sapienza   umana,   s'intende   con  Egitto,   è
evidente anche in Daniele, in cui le conoscenze mondane delle cose celesti e spirituali sono
denominate segreti d'argento e d'oro, e anche le cose desiderabili d'Egitto (Dan. 11:43). E si dice
di Salomone che la sua sapienza è stata moltiplicata sopra la sapienza di tutti i figli d'oriente, e
d'Egitto (1 Re 4:30). La casa costruita da Salomone per la figlia del faraone non rappresenta
altro (1 Re 7:8, ecc). 

   [6] Che il Signore nella sua infanzia sia stato portato in Egitto, ha lo stesso significato di
ciò che qui s'intende per Abramo. E ciò è avvenuto per l'ulteriore motivo che egli potesse
così adempiere a tutte le cose che sono state rappresentate e che lo riguardano. Nel senso
intimo la migrazione di Giacobbe e dei suoi figli in Egitto rappresenta la prima istruzione
del Signore nelle conoscenze della Parola, come è anche manifesto dai seguenti passi. Si
dice del Signore in Matteo:

Un angelo del Signore apparve a Giuseppe in sogno, dicendo: Alzati, prendi il bambino e sua
madre e fuggi in Egitto, e rimani là finché non ti avvertirò. Ed egli si alzò, prese il bambino e
sua madre nella notte e fuggì in Egitto, ed restò lì fino alla morte di Erode, affinché si adempisse
ciò che fu detto dal profeta: Dall'Egitto ho chiamato mio figlio (Matteo 2:13­15, 19­21)

al riguardo si dice in Osea: 

Quando Israele era un bambino io lo ho amato, e ho chiamato mio figlio dall'Egitto (Os. 11:1)
da cui è evidente che per il  bambino Israele  si intende il Signore; e che la sua istruzione
durante l'infanzia s'intende con le parole: Ho chiamato mio figlio dall'Egitto. 

   [7] Ancora in Osea: 

Per mezzo di un profeta il Signore fece uscire Israele dall'Egitto, e e per mezzo di un profeta lo
custodì (Os. 12:13­14)

dove allo stesso modo per  Israele  s'intende il Signore; per un  profeta  s'intende uno che


insegna, e quindi la dottrina delle conoscenze. In Davide:

Rivolgiti   a   noi,   Dio   degli   eserciti,   fa   risplendere   il   tuo   volto,   e   noi   saremo   salvati.   Tu   hai
sradicato una vite dall'Egitto, hai cacciato le genti e l'hai trapiantata nella loro terra (Salmi 80:7­
8)

dove anche si fa riferimento al Signore, che è chiamato vite sradicata dall'Egitto, in relazione
alle per quanto riguarda le conoscenze in cui doveva essere istruito.

     1463. Che soggiornare significa essere istruiti è evidente dal significato di soggiorno nella
Parola,   cioè   essere   istruiti;   e   questo   per   la   ragione   che   soggiorno,   migrazione   o
peregrinazione da un luogo all'altro, nel cielo non significa altro che un cambiamento di
stato,   come   è   stato   detto   in   precedenza   (n   1376,   1379).   Dunque,   quando   nella   Parola
ricorrono  i  termini  viaggio, soggiorno  e  cammino  da  un luogo  all'altro, gli angeli non
intendono  altro  che tale  cambiamento  di stato, come ha luogo  presso  di  loro. Ci sono
cambiamenti   di   stato   sia   nei   pensieri,   sia   nelle   affezioni;   i   cambiamenti   di   stato   nei
pensieri, sono conoscenze, e nel mondo degli spiriti questi cambiamenti appaiono come
istruzioni. Questo è stato anche il motivo per cui gli uomini della chiesa più antica chiesa,
essendo in comunicazione con il cielo angelico, per soggiornare non intendevano altro che
questo. Quindi nel corrente versetto che, Abramo scese in Egitto per soggiornavi, non significa
altro che l'istruzione del Signore. 

   [2] Simile, anche, è il significato della discesa in Egitto di  Giacobbe e dei suoi figli, come
in Isaia: 

Così ha detto Jehovih il Signore, Il mio popolo discese in principio in Egitto per soggiornarvi; e
l'Assiria lo oppresse senza ragione (Is. 52:4)

dove  Assiria  indica   i   ragionamenti.   Così   anche   nella   chiesa   ebraica,   coloro   che   erano
istruiti, erano  chiamati  forestieri, che soggiornavano in  mezzo a loro, riguardo ai quali  era
ordinato che fossero trattati come figli (Es. 12:48­49; Lev. 24:22 , Num. 15:13­16, 26, 29;
19:10). Di loro è quindi scritto in Ezechiele: 

Dividerete questo paese fra voi, secondo le tribù di Israele. E lo dividerlo a sorte, per la vostra
eredità e per i forestieri che soggiornano in mezzo a voi. Ed essi saranno per voi come figli tra i
figli  d'Israele;   presso  di  voi  scacceranno   la  sorte   in  eredità   in  mezzo   alle  tribù   d'Israele;   ed
avverrà nella tribù nella quale il forestiero soggiornerà, che egli darà la sua eredità(Ez. 47 21­23)

Questo   concerne   la   nuova   Gerusalemme,   ovvero   il   regno   del   Signore.  Per  forestieri
soggiornanti s'intendono coloro che desiderano essere istruiti, di conseguenza i gentili. Che
questi   s'intendano,   si   evince   dal   fatto   che   è   detto   che   nella   tribù   in   cui   soggiornava,
sarebbe stata data la sua eredità. Tribù significa le cose che sono della fede.

     [3]  Soggiorno  ha anche  quasi lo  stesso  significato  di  cammino  e  dimora.  Per  soggiorno
s'intendono i mutamenti e l'ordine della vita, e per dimora s'intende la vita (si veda sopra,
n. 1293.). In proposito la terra di Canaan è anche chiamata la terra dei pellegrinaggi di
Abramo, Isacco e Giacobbe (Gen. 28:4; 36:7; 37:1; Es. 6:4). E Giacobbe disse al faraone:

I giorni degli anni dei miei pellegrinaggi, pochi e infausti sono stati i giorni degli anni della mia
vita, ed essi non hanno raggiunto i giorni degli anni della vita dei miei padri, nei giorni dei loro
pellegrinaggi (Gen.47:9)

dove pellegrinaggi significa vita e istruzione.

   1464. Perché la carestia era grave nel paese. Che questo significhi la scarsità delle conoscenze
nel suo uomo esterno è evidente dal significato di carestia [fame], come è stato esposto più
sopra in questo versetto. Gli arcani qui contenuti sono più di quanto possa essere detto
brevemente. Il Signore aveva il potere di apprendere al di sopra di ogni altro uomo; e dato
che, a differenza degli altri uomini, doveva essere istruito nelle cose celesti prima di essere
istruito nelle cose spirituali, questo qui s'intende; e anche per l'ulteriore ragione che nel
suo uomo esterno vi era il male ereditario, dalla madre, contro cui doveva combattere, e
prevalere. E anche per altri innumerevoli motivi.

   1465. Versetto 11. E quando era sul punto di entrare in Egitto, disse a sua moglie Sarài:
Vedi, io so che tu sei una donna incantevole.  E quando era sul punto di entrare in Egitto,
significa   quando   iniziò   l'apprendimento.  Egitto,  come   è   stato   detto   prima   significa   la
conoscenza mondana delle verità naturali.  Disse a sua moglie Sarài,  significa che così egli
pensava delle verità cui dovevano essere aggiunte le cose celesti. Sarài, in quanto moglie, è
la verità aggiunta alle cose celesti che erano nel Signore.  Vedi, io so che tu sei una donna
incantevole, significa che la verità da un'origine celeste è incantevole.

      1466.  E   quando   era   sul   punto   di   entrare   in   Egitto.  Che   questo   significhi   l'inizio
dell'apprendimento,   si   evince   dal   significato   di  Egitto,  cioè   la   conoscenza   delle   verità
naturali. E l'espressione, sul punto di entrare, fa riferimento a questa accezione.

    1467. Che Egitto sia la conoscenza delle verità naturali è evidente da ciò che è stato detto
dell'Egitto nel precedente versetto.

     1468.  Disse a sua moglie Sarài.  Che questo significhi così egli pensava delle verità cui


dovevano   essere   aggiunte   le   cose   celesti,   si   evince   dal   significato   di  Sarài,  quando   è
chiamata moglie. Una moglie nel senso interno della Parola non significa altro che la verità
congiunta   al   bene.   Perché   l'unione   della   verità   con   il   bene   è   esattamente   come   nel
matrimonio. Nella Parola, marito significa il bene, e moglie, verità. Ma quando al posto di
marito, ricorre il nome uomo, allora egli significa la verità, e la moglie significa il bene. Tale
distinzione è usuale nella Parola, come è stato detto in precedenza (n. 915). Nel versetto
corrente, dato che è nominato Abramo, Sarài sua moglie, significa la verità. Dire dunque
che Sarài è sua moglie, nel senso interno significa pensare alle verità che dovevano essere
congiunte con le cose celesti. È storicamente vero ciò che Abramo disse a sua moglie, in
pellegrinaggio   verso   l'Egitto;   ma   come   è   stato   detto   in   precedenza,   gli   eventi   storici
riportati nella Parola, sono rappresentativi, ogni singola parola è significativa. Nella Parola
non vi è alcun fatto storico, riportato in un determinato ordine e con specifiche parole che
nel senso interno non custodisca questi arcani. 

   1469. Che Sarài in quanto moglie, sia la verità che era aggiunta alle cose celesti che erano
nel Signore, si evince da ciò che è stato già detto riguardo al significato di Sarài, sua moglie.
È detto, la verità che era aggiunta alle cose celesti, perché il Signore possedeva tutta la verità,
prima  della sua  istruzione.  .  Ciò   che  è  celeste  ha la  verità  presso   di sé,  essendo  l'uno
inseparabile con l'altra, come la luce è dalla fiamma. Ma questa verità era custodita nel
Signore, nel suo uomo interno, che era Divino. Le conoscenze che egli apprese non erano
verità, ma meri contenitori, nello stesso modo in cui ciò che è nella memoria dell'uomo
non   è  in  alcun  modo   la verità,  sebbene  sia così  chiamata. La  verità  è  lì come  nel   suo
contenitore.   Questi   contenitori   dovevano   essere   formati   o   meglio,   aperti   dal   Signore
attraverso l'istruzione nelle conoscenze, dalla Parola. Non solo le cose celesti potevano
essere instillate in lui, ma quelle stesse cose celesti potevano essere rese Divine. Perché il
Signore   congiunse   la   sua   Divina   essenza   con   l'essenza   umana,   affinché   questa   stessa
essenza potesse essere resa ugualmente Divina. 

     1470.   Vedi, io so che tu sei una donna incantevole.  Che questo significhi che la verità da


un'origine  celeste   è  incantevole,   si  evince  dal   significato   di   donna  incantevole.  Tutta  la
verità che è celeste, o che deriva dal celeste, è gioia nell'uomo interno e bellezza nell'uomo
esterno, e presso gli angeli celesti è così percepita. Ma è del tutto differente se la verità non
è da un'origine celeste. Vi sono due generi di letizia nell'uomo interno, cui corrispondono
due generi di felicità nell'uomo esterno; l'una è dal bene, e l'altra è dalla verità. La gioia
celeste e la letizia sono dal bene; la gioia spirituale e la felicità sono dalla verità. È anche
noto che la verità stessa è accompagnata dalla felicità e dalla gioia, ma queste sono tali
nella loro essenza solo quando la verità è da un'origine celeste, perché allora la verità
stessa diviene celeste ed è chiamata verità celeste. In termini comparativi, la verità è come
la luce del sole a primavera, che ha in sé il calore in seno, da cui tutte le cose sulla terra
proliferano, e sono, per così dire, animate. Questa verità celeste è la bellezza stessa. Questa
è la verità che qui viene chiamata donna incantevole. Quali  ulteriori arcani siano celati in
queste parole, sarà esposto in ciò che segue. 

   1471. Versetto 12. E avverrà che quando gli Egiziani ti vedranno, diranno, Costei è sua
moglie;   e   mi   uccideranno,   e   lasceranno   te   in   vita.  E   avverrà   che   quando   gli   egiziani   ti
vedranno, significa la conoscenza della verità naturale, quando sono visibili le conoscenze
celesti.   Diranno,  Costei   è   sua   moglie,  significa   che   essi   la   chiameranno   celeste.  E   mi
uccideranno, e lasceranno te in vita, significa che non si preoccuperebbero delle cose celesti,
ma solo delle mere conoscenze, dissipandole in tal modo.

   1472. E avverrà che quando gli egiziani ti vedranno. Che questo significhi la conoscenza delle
verità naturali, quando sono visibili le conoscenze celesti, si evince dal significato di Egitto,
vale a dire, la conoscenza mondana, come è stato detto prima. Da ciò è evidente ciò che
s'intende con l'espressione, quando gli egiziani ti vedranno; questa è la conoscenza descritta
in questo versetto. Vi è qualcosa di naturale in essa, come si manifesta nei bambini quando
iniziano a imparare, cioè, che più elevate sono le cose apprese, più essi le desiderano; e
ancor più quando odono che sono celesti e Divine. Ma questo diletto è naturale, e sorge da
un  desiderio   che   è   dell'uomo   esterno.  Presso  gli  uomini,  in  generale,   questo  desiderio
suscita il piacere nella mera conoscenza, senza alcun ulteriore fine. Nondimeno, quando la
conoscenza delle verità naturali è uno strumento al servizio delle cose celesti spirituali,
essendone il loro contenitore, essi sono allora, per la prima volta nel loro uso, e ricevono
dall'uso   il   loro   diletto.   Chiunque   può   vedere,   con   la   dovuta   attenzione,   che   in   sé   la
conoscenza   delle   verità   naturali   non   è   altro   che   un   mezzo   con   il   quale   l'uomo   può
diventare razionale, e da qui, spirituale, e infine celeste. E che attraverso tale conoscenza, il
suo uomo esterno può essere congiunto con il suo interno; E quando questo è fatto, egli è
nell'uso stesso. L'uomo interno non considera nient'altro che l'uso. Anche a questo scopo, il
Signore insinua il diletto che nell'infanzia e nella giovinezza si percepisce nelle conoscenze
mondane. Ma quando un uomo riduce i suoi interessi nella sola conoscenza mondana, egli
è in una cupidigia del corpo, che lo trascina e, nella stessa misura, si allontana da ciò che è
celeste; e nella stessa proporzione la conoscenza mondana si chiude verso il Signore e
diviene materiala. Ma, nella misura in cui la conoscenza delle verità naturali è acquisita
per   il   bene   dell'uso,   cioè   per   il   bene   della   società   umana,   per   il   bene   della   chiesa   del
Signore sulla terra e per il bene del regno del Signore nei cieli, e ancor più per il bene del
Signore stesso, maggiormente tali conoscenze si aprono verso di lui. A questo riguardo,
anche gli angeli, che sono nella somma conoscenza di tutte le verità naturali ­ a tal punto
che   appena   una   parte   di   diecimila   può   essere   pienamente   compresa   dall'uomo   –
considerano tale conoscenza come niente rispetto all'uso. Da ciò che è stato detto si può
vedere ciò che s'intende con l'espressione:  Quando gli egiziani ti vedranno diranno: Costei è
sua moglie. E mi uccideranno; e lasceranno te in vita. Queste cose sono state dette perché il
Signore nella sua infanzia aveva queste conoscenze e questi pensieri, cioè se egli si fosse
lasciato trasportare dal desiderio della mera conoscenza mondana, questa è di una natura
tale che non vi sarebbe stata più alcuna considerazione per le cose celesti, ma solo per le
conoscenze. Su questo tema si dirà di più di seguito.

   1473. E diranno: Costei è sua moglie. Che questo significhi che chiameranno celesti queste
conoscenze, si evince dal significato  di  moglie,  vale a dire la verità congiunta alle cose
celesti. Di qui, costei è sua moglie, significa ciò che è celeste.

     1474.  E   mi   uccideranno;   e   lasceranno   te   in   vita.   Che   questo   significhi   che   non   si


preoccuperebbero più per le cose celesti, ma solo delle mere, è evidente da ciò che è stato
appena detto. 

Versetto 13. Ti prego di dire che sei mia sorella; affinché io sia trattato bene per causa tua
e la mia anima viva per riguardo a te. Ti prego di dire che sei mia sorella, significa la verità
intellettuale che è una sorella. Affinché io sia trattato bene per causa tua, significa affinché la
verità celeste non subisca violenza. E la mia anima viva per riguardo a te significa che così il
celeste può essere salvato.

     1475. Ti prego di dire che sei mia sorella. Che questo significhi la verità intellettuale, che è
una sorella, è evidente dal significato di sorella, cioè la verità intellettuale, quando la verità
celeste è la  moglie, di cui, di seguito.  È caratteristico della conoscenza mondana il non
desiderare altro che introdursi nelle cose celesti ed esplorarle. Ma ciò è contrario all'ordine,
perché così si fa violenza alle cose celesti. L'ordine è che il celeste attraverso lo spirituale,
s'introduca nel razionale, e quindi nella conoscenza mondana, adattandola a sé. Se questo
ordine   non   viene   osservato,   non   esiste   alcuna   sapienza.   Nel   versetto   corrente   sono
custoditi   anche   arcani   inerenti  il   modo   in   cui   il  Signore   fu  istruito   dal   Padre   secondo
l'intero ordine. E quindi, in che modo il suo uomo esterno fu congiunto con il suo interno,
cioè in che modo il suo uomo esterno fu reso Divino, come l'interno; e in ultima analisi, in
che modo egli divenne Jehovah in ogni sua essenza. Questo   è stato  fatto attraverso le
conoscenza, che sono i mezzi. Senza le conoscenze, in quanto mezzi, l'uomo esterno non
può giammai diventare uomo.

     1476. Affinché io sia trattato bene per causa tua. Che ciò significhi affinché non fosse fatta
violenza al celeste, è evidente da quanto detto sopra. Perché come è stato ripetutamente
detto, l'ordine è che il celeste fluisca nello spirituale; lo spirituale nel razionale; e questo
nella conoscenza mondana. Quando questo è l'ordine, allora lo spirituale è disciplinato dal
celeste; il razionale dallo spirituale; la conoscenza mondana dal razionale. La conoscenza
mondana diviene l'ultima contenitore, o ciò che è lo stesso, la conoscenza mondana, nello
specifico   e   nel   particolare,   diviene   l'ultimo   contenitore   al   quale   corrispondono   le   cose
razionali; le cose razionali fanno da contenitore delle cose spirituali; e cose spirituali sono
l'involucro esterno delle cose celesti. Quando questo è l'ordine, il celeste non può subire
alcuna   violenza.   Altrimenti,   la   subisce.   Dato   che   nel   senso   interno,   qui   viene   trattata
l'istruzione del Signore, qui viene descritta la modalità del suo avanzamento.

     1477.  E la mia anima viva per riguardo a te.  Che questo significa che così il celeste può


essere salvato è evidente dal significato di anima, cioè ciò che è celeste. Perché questo è
l'anima stessa, e l'autentica vita. Da ciò risulta chiaramente ciò che s'intende con le parole,
e  la mia anima viva per riguardo a te. Sarà evidente da ciò che segue che le cose celesti o
Divine non erano così congiunte con il Signore da poter costituire un'unica essenza, fino a
quando   egli   non ha  fronteggiato  le  tentazioni, espellendo   così  il  male  ereditario,  dalla
madre. Qui e nei seguenti versetti è descritto in che modo il celeste non subì violenza, ma
fu salvato.

   1478. Versetto 14. E avvenne che quando Abramo giunse in Egitto, gli egiziani videro la
donna, che era incantevole. E avvenne che quando Abramo giunse in Egitto, significa quando
il   Signore   cominciò   ad   essere   istruito.  Gli   egiziani   videro   la   donna,   che   era   incantevole,
significa che la la conoscenza mondana è di una natura tale da desiderare se stessa.

     1479.  E   avvenne   che   quando  Abramo   giunse   in   Egitto.  Che   questo   significhi   quando   il
Signore cominciò ad essere istruito è evidente dalla valenza rappresentativa di  Abramo,
che nel senso interno significa il Signore nella sua infanzia. E dal significato di Egitto, cioè
la conoscenza mondana,  come è stato detto prima, al versetto 10. Quindi è evidente che
entrare in Egitto significa essere istruiti.

   1480. Gli egiziani videro la donna, che era incantevole. Che questo significa che la conoscenza
mondana   è   di   una   natura   tale   da   desiderare   se   stessa,   si   evince   da   quanto   è   stato
precedentemente  detto,  al versetto  11,  che  tale   è  la natura  della  conoscenza  mondana,
durante l'infanzia. Perché ciò è per così dire, innato nella conoscenza mondana, perché è
innato nell'uomo, che al principio non desidera nient'altro che la conoscenza per il bene
della conoscenza stessa. Così è ogni uomo; il suo spirito ama il sapere, a tal punto che non
c'è altro che desideri di più. Questo è il suo cibo, da cui è sostenuto e rinfrescato, allo
stesso modo in cui l'uomo esterno è alimentato dalla terra. Questo sostentamento, che è
quello   del   suo   spirito,   viene   trasmesso   all'uomo   esterno,   affinché   questi   possa   essere
conforme all'uomo interno. I vari alimenti si succedono nell'ordine seguente: il cibo celeste
è tutto il bene dell'amore e della carità, dal Signore. Il cibo spirituale è tutta la verità della
fede:   di   questi   alimenti  vivono  gli  angeli,  e  da   essi  deriva  il  cibo,  altrettanto  celeste   e
spirituale,   di   grado   angelico   inferiore,   che   è   sostentamento   degli   spiriti   angelici.   E   da
quest'ultimo deriva il cibo celeste e spirituale di un grado ulteriormente più basso, che è
quello della ragione e del sapere mondano, di cui si nutrono gli spiriti buoni. E da questo
deriva infine il cibo corporeo, che  è l'alimento dell'uomo durante la sua vita nel corpo.
Questi   alimenti   corrispondono   reciprocamente   in   modo   meraviglioso.   Da   ciò   anche   è
evidente perché e quanto la conoscenza mondana desideri se stessa. Il caso  è simile alla
relazione tra appetito e gusto, perché la conoscenza mondana, nel mondo degli spiriti
corrisponde all'atto dell'alimentarsi presso l'uomo. E l'appetito e il gusto corrispondono al
desiderio   di   queste   conoscenze,   come   è   evidente   dall'esperienza,   di   cui,   per   Divina
misericordia del Signore, si dirà di seguito.

     1481.  Versetto 15.  I principi del faraone la videro, e ne fecero le lodi al faraone. E la


donna fu condotta nel palazzo del faraone. I principi del faraone la videro, significa i precetti
principali, rappresentati dai maggiorenti del faraone. E ne fecero le lodi al faraone, significa
che erano compiaciuti. E la donna fu condotta nel palazzo del faraone, significa che la mente
inferiore ne rimase affascinata.

     1482.  I principi del faraone la videro.  Che ciò significhi i precetti principali, che sono  i


principi del faraone, è evidente dal significato di principi e di faraone. Nelle parti storiche e
profetiche   della   Parola,   i  principi  rappresentano   le   cose   primarie.   E  faraone  significa   lo
stesso di  Egitto; e qui  Egitto  o  faraone  viene usato nel significato più eccelso, perché fa
riferimento alla conoscenza esteriore che il Signore acquisì per prima nell'infanzia. Che si
tratti dei precetti primari, dalla Parola è evidente dal significato di queste cose nel senso
interno. Che in generale nella Parola  faraone  ed  Egitto  abbiano lo stesso significato può
essere   confermato   da   molti   passi.   Come   pure   che   per   i   sovrani   di   determinati   regni,
s'intende lo stresso che quei regni medesimi. E per i principi s'intendono i precetti primari,
come in Isaia:

I principi di Zoan sono stolti, i saggi consiglieri del faraone. Come osate dire al faraone, Sono
figlio di saggi, e figlio di antichi sovrani? I principi di Zoan sono diventati stolti. S'ingannano i
principi di Noph (Isaia 19:11, 13)

Qui i principi di Zoan e i saggi consiglieri del faraone, indicano le conoscenze primarie della
memoria. E poiché la sapienza fiorì per prima in Egitto, come detto in precedenza, essa è
chiamata  figlia del saggio  e  figlia di antichi sovrani. Quindi  principi  usualmente indicano le
cose primarie della Parola.

   1483. E ne fecero le lodi al faraone. Che questo significhi che erano compiaciuti può essere
compreso agevolmente senza spiegazione.
     1484a.  E la donna fu condotta nel palazzo del faraone.  Che questo significhi che la mente
inferiore ne rimase affascinata, è evidente dal significato di donna e di casa. Donna significa
verità, qui la verità che era nelle conoscenze mondane da cui il Signore era stato attratto
nell'infanzia.   L'interesse   per   la   verità   è   ciò   che   deriva   dalla   verità   intellettuale   che   è
rappresentata da una sorella. Casa significa le cose che sono nell'uomo, specialmente quelle
che appartengono alla sua volontà, come precedentemente mostrato (n. 710). Qui perciò si
fa riferimento a quelle cose che sono della mente inferiore, vale a dire l'affezione della
conoscenza e dell'apprendimento.

     1484b.  Versetto 16.  Ed egli trattò Abramo con riguardo per amor di lei; e gli furono


donati greggi, armenti, asini e schiavi, asine e schiave, e cammelli.  Ed egli trattò Abramo
con riguardo per amor di lei, significa che le conoscenze mondane si moltiplicarono presso il
Signore. E gli furono donati greggi, armenti, asini e schiavi, asine e schiave, e cammelli. significa
tutte le cose in generale, inerenti la conoscenza mondana.

     1485.  Ed   egli   trattò   Abramo   con   riguardo   per   amor   di   lei.   Che   questo   significhi   che   le
conoscenze mondane si erano moltiplicate presso il Signore  è evidente dal significato di
trattare   con   riguardo,  cioè   arricchire.   Questo   è   detto   delle   conoscenza   mondane
rappresentate dal faraone, che tratto con riguardo Abramo, cioè il Signore nella sua infanzia.
E questo per amor di lei, cioè per il bene della verità intellettuale che egli desiderava. È da
questo desiderio di verità che è venuto l'arricchimento.

   1486. E gli furono donati greggi, armenti, asini e schiavi, asine e schiave, e cammelli. Che queste
parole significhino tutte le cose che appartengono ai saperi della memoria è evidente dal
significato di tutte queste cose nella Parola. Ma l'esposizione di ciò che è significato da
ciascuno di essi in particolare, come greggi, armenti, asini e schiavi, asine e schiave, e cammelli,
risulterebbe prolissa. Ciascuno ha Il suo proprio significato. In generale significano tutte le
cose   che   appartengono   ai   saperi   della   memoria,   ovvero   alla   conoscenza   modana.
Considerate in se stesse, le conoscenze mondane sono  asini e schiavi; i loro piaceri sono
asine e schiave. Cammelli  sono gli studi in generale.  Greggi e armenti,  sono i possedimenti.
Così è ovunque nella Parola. Tutte le cose che si trovano nell'uomo esterno, non sono altro
che   cose   di   servizio,  cioè   sono   al   servizio   dell'uomo   interno.  Così   è   per   i   saperi   della
memoria, che appartengono esclusivamente all'uomo esterno. Essi sono suscitati dalle cose
terrene e mondane per mezzo delle percezioni dei sensi, affinché possano essere al servizio
dell'uomo razionale, e questo al servizio dell'uomo spirituale, e questo ancora al servizio
dell'uomo   celeste,   e   quest'ultimo   al   servizio   del   Signore.   Quindi   essi   sono   subordinati
l'uno   all'altro,   come   le   cose   esteriori   sono   subordinate   alle   cose   più   interiori,   nel   loro
ordine; E così tutte le cose, in generale e in particolare, sono nel loro ordine, subordinate al
Signore.   Le   conoscenze   mondane   sono   dunque   le   cose   più   infime   ed   esteriori,   in   cui
terminano le cose più interiori. E dato che queste sono le cose più infime ed esteriori,
devono   necessariamente   essere   cose   di   servizio.   Ciascuno   può   conoscere   l'uso   di   tali
conoscenze, se riflette o s'interroga circa la loro utilità; E quando riflette così sul loro uso,
può   anche   comprendere   la   qualità   dell'uso.   Ogni   conoscenza   mondana   deve
necessariamente essere destinata ad un particolare uso, e questo è il suo servizio. 

Versetto 17.  E il Signore percosse il faraone con grandi piaghe, e la sua casa a causa di
Sarai, moglie di Abramo.  E il Signore percosse il faraone con grandi piaghe,  significa che le
conoscenze mondane furono distrutte. E la sua casa, significa ciò che era stato acquisito. A
causa del nome di Sarai, moglie di Abramo,  significa a causa della verità che doveva essere
unita al celeste.

   1487. E Jehovah percosse il faraone con grandi piaghe. Che questo significhi che le conoscenze
mondane furono distrutte, si evince dal significato di faraone, cioè i saperi della memoria in
generale. E dal significato di  essere colpiti con piaghe,  cioè essere distrutti. Riguardo alle
conoscenza mondane, il caso è questo. Nell'infanzia vengono acquisite per il desiderio di
conoscere. Presso il Signore, furono acquisite dal piacere e dall'affezione per la verità. Le
conoscenze mondane acquisite nell'infanzia sono molto numerose, ma sono disposte dal
Signore in ordine in modo da servire all'uso. In primo luogo, al fine dell'acquisizione della
capacità di pensare. Poi, in modo che esse possano servire all'uso per mezzo dei pensieri. E
infine affinché questo uso possa spiegare i suoi effetti, vale a dire che la stessa vita può
consistere   nell'uso   ed   essere   una   vita   di   usi.   Queste   sono   le   cose   che   derivano   dalle
conoscenze mondane acquisite nell'infanzia. Senza di queste l'uomo esterno non potrebbe
mai essere congiunto con l'interno e nello stesso tempo diventare un uso. Quando l'uomo
diviene un uso, cioè quando pensa ogni cose in relazione al fine dell'uso e fa tutte le cose
per il fine dell'uso ­ se non per un intento manifesta, nondimeno per un intento tacito
acquisito  per  attitudine  –  e   allora   le  conoscenze  mondane  al  servizio  del   primo   uso   –
affinché   l'uomo   possa   diventare   razionale   ­   non   essendo   più   di   alcuna   utilità,   sono
distrutte. Queste è ciò che s'intende qui con le parole, Jehovah percosse il faraone con grandi
piaghe. 

   1488. E la sua casa. Che questo significhi ciò che aveva acquisito, è evidente dal significato
di  casa, cioè in questo passo, le conoscenze mondane che vengono acquisite. Acquisire le
conoscenze mondane e, per mezzo di queste comporre l'uomo esterno ed edificarlo, non è
diverso dalla costruzione di una casa. E perciò queste cose s'intendono in molti passi della
Parola per costruire e edificare case come in Isaia:

Creo nuovi cieli e una nuova terra. Costruiranno case e le abiteranno. E pianteranno vigneti e ne
mangeranno il loro frutto. Non costruiranno perché altri vi dimorino (Is. 65:17, 21­22)

qui case significa dove vi sono sapienza e intelligenza, quindi dove sono le conoscenze del
bene e della verità. Perché qui si fa riferimento al regno del Signore, cioè nuovi cieli e nuova
terra. In Geremia: 

Costruite case e abitate in esse. E piantate giardini e mangiatene i frutti (Geremia 29:5)  

dove il significato è simile. In Davide: 

Benedetto è l'uomo che teme Jehovah, la cui somma delizia è nei suoi comandamenti. Tesori e
ricchezze sono nella sua casa, e la sua giustizia durerà per sempre (Salmi 112:1, 3)

dove tesori e ricchezze sono quelle della sapienza e dell'intelligenza, quindi le conoscenze,
che sono nella sua casa, cioè sono in lui. 

   [2] Casa ricorre in senso opposto in Sofonia:

Visiterò coloro che dicono nel loro cuore: Jehovah non ha fatto bene, né ha fatto male. E la loro
ricchezza andrà perduta, e le loro case in rovina. Essi costruiranno case ma non vi abiteranno; e
pianteranno le vigne, ma non berranno il loro vino (Sof. 1:12­13). 

In Aggeo:

Salite in montagna, portate il legname e costruite la casa. Molto è stato cercato, e poco è stato
trovato. Ciò che avete portato in casa, l'ho distrutto. Perché? Dice Jehovah. Poiché la mia casa è
deserta,   mentre   ciascuno   si   preoccupa   della   propria   casa,   perciò   i   cieli   sopra   di   voi   hanno
trattenuto la rugiada (Ag. 1:8­10)

case  qui indicano le conoscenze mondane, da cui attraverso il ragionamento, derivano le
falsità. In Isaia: 

Guai a quelli che aggiungono casa a casa, che uniscono campo a campo, finché non vi è più
spazio, e dimorati da soli in mezzo al paese. Tutte queste abitazioni non saranno distrutte, e
questi palazzi grandi e belli non resteranno disabitati? Il vigneto di Jehovah è la casa d'Israele
(Isaia 5:7­9)

anche qui si fa riferimento alle conoscenze mondane, da cui derivano le falsità. In Amos:
Ecco, Jehovah comanda, e le case grandi e piccole sono in ridotte in maceria. I cavalli corrono
forse sulle rocce? E si ara forse il mare con i buoi? Avete trasformato il giudizio in veleno e il
frutto della giustizia in assenzio (Amos 6:11­12)

dove   le  case  indicano   allo   stesso   modo   le   falsità   e   i   mali   che   ne   derivano.  Cavalli,     il
ragionamento. Giudizio, le verità, che sono trasformate in veleno. E il frutto della giustizia,
che è trasformato in assenzio.

     [3]  Quindi, ovunque nella Parola,  case  indicano le menti umane, in cui vi può essere


intelligenza   e   sapienza.   Nel   passo   corrente,   la  casa   del   faraone  indica   le   conoscenze
mondane   attraverso   le   quali   si  acquisisce   l'intelligenza  e   quindi   la   sapienza.   Lo   stesso
significato  ha la casa che  Salomone fece costruire  per  la figlia faraone (1 Re 7:8, ecc.).
Poiché   le  case  indicano   le   menti,   in   cui   sono   intelligenza   e   sapienza   e   in   cui   sono   le
affezioni   che   appartengono   alla   volontà,   la   parola  casa  nella   Parola   è   di   un   ampio
significato; Ma quale sia il suo significato specifico, può essere compreso dalle cose cui fa
riferimento. L'uomo stesso è chiamato anche una casa. 

     1489.  A causa di Sarai, moglie di Abramo.  Che questo significhi a causa della verità che


doveva   essere   aggiunta   a   ciò   che   è   celeste,   si   evince   dal   significato   di  moglie,  e   di
conseguenza, di Sarai la moglie, cioè la verità che deve essere aggiunta al celeste, di cui, si
veda   più   sopra   al   versetto   12.   Il   caso   è   questo:   fintanto   che   le   conoscenze   acquisite
nell'infanzia e che hanno reso l'uomo razionale, non sono distrutte, in modo da essere
considerate come nulla, la verità non può mai essere congiunta a ciò che è celeste. Queste
prime   conoscenze   mondane   sono   per   lo   più   terrene,   corporee   e   mondane.   Per   quanto
Divini possano essere i precetti che un bambino apprende, questi nondimeno, non ha altra
idea di tali precetti che non sia ricavabile da tali conoscenze. E perciò, fintanto che è legato
alle   conoscenze   più   infime,   da   cui   derivano   le   sue   idee,   la  sua   mente   non  può   essere
elevata. Presso il Signore era lo stesso, perché è nato come ogni altro uomo, e doveva
essere istruito come gli altri, ma secondo il Divino ordine, che è così come è stato esposto.
In ciò che si dice di Abramo in Egitto, è descritto il Divino ordine: in che modo l'uomo
esterno  nel  Signore   è   stato  congiunto  con  l'interno,  affinché  anche   l'esterno  diventasse
Divino.

   1490. Versetto 18. Il faraone chiamò Abramo, e gli disse: Cosa hai fatto? Perché non mi
hai detto che lei è tua moglie? Il faraone chiamò Abramo, significa che il Signore si prese cura
di se stesso. E gli disse: Cosa hai fatto? Significa che era dispiaciuto. Perché non mi hai detto
che lei è tua moglie? Significa che sapeva che non doveva avere alcuna altra verità di quella
che sarebbe stata congiunta con ciò che è celeste.

     1491.  Il faraone chiamò Abramo  Che questo significhi che il Signore si prese cura di se


stesso, è evidente dal significato di faraone, cioè la conoscenza mondana. Tale conoscenza,
cioè quelle materie dei saperi mondani, che il Signore ha acquisito nell'infanzia, sono qui
chiamate,  faraone.  Quella   conoscenza   ha   indirizzato   il   Signore,   cioè   è   Jehovah   che   ha
operato   così   per   mezzo   di   quella   conoscenza.   Quindi   è   evidente   che   queste   cose
significano   che   il   Signore   si   prese   cura   di   sé.   La   riflessione   procede   attraverso   la
conoscenza   mondana,   quindi   per   mezzo   del   faraone   che,   come   è   stato   detto   prima,
rappresenta questa conoscenza.

   1492. E gli disse: Cosa hai fatto? Che questo significhi che era dispiaciuto, è evidente anche
dal disappunto implicito nell'affermazione: il dolore stesso è così espresso. Il senso interno
è tale che l'affezione stessa che si nasconde nelle parole è ciò che lo costituisce; le parole nel
senso letterale non hanno alcuna rilevanza, è come se non esistessero. L'affezione in queste
parole   è   il   disappunto   per   così   dire,   della   conoscenza   mondana,   ed   il   dispiacere   del
Signore   riguardo   a   tali   conoscenze   che   aveva   appreso   con   piacere   e   interesse   e   che
dovevano essere distrutte. Il caso qui è simile a quello dei bambini, quando essi amano
qualcosa   che   i   loro   genitori   sottraggono   loro,   stimandone   la   pericolosità;   ed   essi   ne
rimangono dispiaciuti.

   1493. Che lei è tua moglie?. Che questo significhi che non doveva avere altra verità se non
quella che doveva essere congiunta alla verità celeste, è evidente dal significato di moglie,
vale a dire la verità che deve essere congiunta a ciò che è celeste (di cui sopra al versetto
12). Qui viene descritto l'ordine in cui il Signore è progredito verso l'intelligenza, e quindi
verso la sapienza. Poiché egli era la sapienza stessa, in quanto alla sua Divina essenza, per
cui doveva diventare la sapienza, in quanto alla sua essenza umana.

   1494. Versetto 19. Perché hai detto, È mia sorella? E hai lasciato che io la prendessi con
me. Ed ecco, ella è tua moglie. Ora riprenditela e vattene!  Perché hai detto, È mia sorella?
Significa che egli allora non conosceva altro che la verità intellettuale. E hai lasciato che io la
prendessi con me,  significa che così avrebbe fatto violenza alla verità  che doveva essere
congiunta a ciò che è celeste. Ed ecco, ella è tua moglie. Ora riprenditela e vattene! significa che
la verità doveva essere congiunta a ciò che è celeste.

     1495. Perché hai detto, È mia sorella? Che questo significhi che egli allora non conosceva
altro che la verità intellettuale, si evince dal significato di sorella, cioè verità intellettuale; e
anche dal fatto che Abramo si era espresso così (come è evidente dal versetto 13) affinché il
celeste non subisse alcuna violenza, ma potesse essere salvato. Da tutto ciò si evince che
quando il Signore, nell'infanzia, apprese le conoscenze mondane, era consapevole soltanto
del fatto che tali conoscenze erano ad uso dell'uomo intellettuale, cioè affinché egli potesse
conoscere da queste le verità. Ma successivamente scoprì che esse erano il mezzo affinché
potesse raggiungere le cose celesti. E questo   è avvenuto per evitare che le cose celesti
subissero a violenza e affinché fossero salvate. Quando un uomo viene istruito un uomo,
c'è una progressione dai saperi della memoria alle verità razionali; e da queste, alle verità
intellettuali; ed infine, alle verità  celesti, che qui sono  rappresentate dalla  moglie. Se la
progressione ha luogo dai saperi della memoria e dalle verità razionali, alle verità celesti,
senza il passaggio intermedio delle verità intellettuali, il celesti subisce violenza; perché
non  vi  può  esserci alcun legame tra verità razionali – vale a dire quelle desunte dalle
conoscenze mondane ­ e verità celesti, tranne che per mezzo delle verità intellettuali, che
costituiscono   il   passaggio   intermedio.   Quali   siano   le   verità   celesti,   e   quali   le   verità
intellettuali si dirà ora. 

     [2]. Affinché questi soggetti possano essere noti, si farà qualche cenno riguardo al loro
ordine. L'ordine è che il celeste fluisca nello spirituale e lo renda adatto a sé. Lo spirituale
quindi fluisce nel razionale e lo adatta sé. E il razionale fluisce nella conoscenza mondana
e   l'adatta   a   sé.   Quando   un   uomo   viene   istruito,   nella   sua   prima   infanzia,   l'ordine   è
esattamente   lo   stesso,   ciò   nondimeno,   appare   altrimenti,   cioè   egli   avanza   dal   sapere
mondano alle cose razionali; e da queste, alle cose spirituali, e così finalmente alle cose
celesti. La ragione di ciò è che una via deve essere aperte alla cose celesti, che sono le più
intime. Tutta l'istruzione è semplicemente un'apertura della via; e quando la via è aperta, o
ciò che è lo stesso, non appena i recipienti sono aperti, tutte le cose fluiscono nel loro
ordine. Le cose razionali procedono dalle cose spirituali celestiali; cioè le cose spirituali
celestiali fluiscono nelle prime. Ed in queste ultime fluiscono le cose celesti. Queste cose
celesti   e   spirituali   sono   perennemente   presenti   e   preparano   e   formano   per   se   stesse   i
recipienti   che   devono   essere   aperti.   Ciò   può   essere   noto   dal   fatto   che,   in   se   stesse,   la
conoscenza mondana e la razionalità sono caduche, e che è dalla vita interiore che fluisce
in loro che sembrano essere vive. Questo appare chiaramente a chiunque dal pensiero e
dalla facoltà di giudizio. 

     [3]  In queste si nascondono tutti gli arcana dell'arte e della scienza analitica, che sono
così numerosi che non possono mai essere esplorati neppure nella decimillesima parte. E
questo non solo nell'uomo adulto, ma anche nei bambini, i cui pensieri ed espressioni sono
più ricche di arcani ­ sebbene l'uomo, anche il più erudito, non ne sia a conoscenza ­ e
questo non sarebbe possibile se le cose celesti e spirituali non fluiscano e producano tutte
queste cose.

   1496. Ed ecco, ella è tua moglie. Che questo significhi che la verità doveva essere congiunta
con ciò che è celeste, al fine di non subire violenza, è evidente da ciò che è stato appena
detto; e anche da ciò che è stato detto al versetto 13. Poiché la verità appresa dall'infanzia
no è altro che un recipiente adattato alla ricezione di ciò che è celeste. La verità non ha vita
da sé, ma solo dal celeste che fluisce in lei. Il celeste è amore e carità. Tutta la verità è da lì,
e poiché tutta la verità da lì, essa non è altro che una sorta di recipiente. E così appaiono
manifestamente le verità nell'altra vita. Lì le verità non sono mai considerate in quanto
verità, ma in relazione alla vita che  è in esse, cioè dalle cose celesti (che appartengono
all'amore e alla carità) che sono nelle verità; è in virtù di queste che le verità diventano
celesti   e   sono   chiamate   verità   celesti.   Ora   si   può   comprendere   quale   sia   la   verità
intellettuale; e anche che la verità intellettuale presso il Signore apri la strada alle cose
celesti. La verità custodita nella memoria è una cosa; la verità razionale è un'altra; e la
verità   intellettuale   è   un'altra   ancora.   Esse   si   succedono   l'una   all'altra.   La   verità   nella
memoria attiene alle conoscenza mondane. La verità razionale è quella verità confermata
dalla ragione. La verità intellettuale è congiunta con una percezione interiore che ne da la
conferma. Questa verità intellettualità esisteva presso il Signore nella sua infanzia, e in lui
aprì la via alle cose celesti. 

   1497. Ora riprenditela e vattene! Che ciò significhi che la verità dovesse essere congiunta a
ciò che è celeste è evidente dal significato di moglie, cioè la verità che deve essere congiunta
con ciò che è celeste, come detto in precedenza ai versetti 11 e 12, e anche da ciò che è stato
appena detto.

     1498.  Versetto 20.  E il faraone diede disposizioni ai suoi uomini affinché lasciasse il


paese con sua moglie, e tutto ciò che possedevano.  E il faraone diede disposizioni ai suoi
uomini affinché lasciasse il paese, significa che le conoscenze mondane furono dismesse dal
Signore.  Con sua moglie,  significa che quelle conoscenze lasciarono le verità  che furono
congiunte   con   le   cose   celesti.  E   tutto   ciò   che   possedevano,  significa   che   le   conoscenze
mondane lasciarono tutte le cose che appartenevano alle verità celesti. 

     1499.  E il faraone diede disposizioni ai suoi uomini affinché lasciasse  il paese. Che questo


significhi che il Signore dismise le conoscenze mondane, si evince dal significato di faraone,
cioè   le   conoscenze   mondane;   e   anche   dal   significato   di  uomini,   vale   a   dire,   le   le   cose
intellettuali   (come   esposto   in   precedenza,   n.   158).  Uomini  qui,   essendo   in   relazione   al
faraone, ovvero alla conoscenza mondana, significano le cose intellettuali a questa adattate.
Riguardo alle conoscenze mondane dismesse dal Signore, il caso è questo. Quando le cose
celesti sono congiunte con le verità intellettuali, e queste diventano celesti, allora tutto ciò
che è vuoto è dissipato; questo è nella natura del celeste.

     1500.  Con   sua   moglie.  Che   questo   significhi   che   esse   lasciarono   le   verità   che   furono
congiunte con le cose celesti, cioè che le conoscenze mondane le lasciarono, è evidente dal
significato di moglie, cioè la verità congiunta con ciò che è celeste (di cui sopra) e anche da
quello che è stato appena detto. Le vacue conoscenze mondane lasciano le cose celesti,
poiché le cose vane si allontanano dalla sapienza. Esse sono come croste e squame che si
separano spontaneamente.

     1501.  E   tutto   ciò   che   possedevano.  Che   questo   significhi   che   le   conoscenze   mondane
lasciarono tutte le cose che appartenevano alle verità celesti, segue nell'ordine.

   1502. Da tutto questo è ormai evidente che il soggiorno di Abramo in Egitto rappresenta
e non significa altro che il Signore, e segnatamente, la sua istruzione nell'infanzia. Ciò è
confermato anche da ciò che è stato detto in Osea:
Dall'Egitto ho chiamato mio figlio (Os. 11:1; Matteo 2:15)

e da ciò che è stato detto in Mosè:

I   figli   d'Israele   abitarono   in   Egitto   per   quattrocento   trent'anni.   E   alla   fine   dei   quattrocento
trent'anni e in quel giorno tutte le schiere di Jehovah uscirono dal paese d'Egitto (Es. 12:40­41)

il numero degli anni non fa riferimento all'arrivo di Giacobbe in Egitto, ma al soggiorno di
Abramo in Egitto. Quindi per  il figlio che lascia l'Egitto  (in Osea 11:1) nel senso interno è
significato   il   Signore.   Ciò   è   ulteriormente   confermato   dal   fatto   che   nella   Parola  Egitto
significa la conoscenza mondana (come mostrato sopra, n. 1164­1165, 1462). 

   [2] E che questi arcani sono contenuti è anche evidente dal fatto che lo stesso è detto di
Abramo durante il suo soggiorno in Philistea, dove egli chiamò sua moglie, sua sorella
(Gen. 20,1­18); E simili cose sono state pronunciate da Isacco quando anche egli soggiornò
in Phillistea, perché anche lui chiamò sua moglie, sua sorella (Gen. 26:6­13). Queste cose
non sarebbero state esposte nella Parola, sempre nelle stesse circostanze, se questi arcani
non fossero celati in esse. Inoltre questa  è la Parola del Signore, che non può in alcun
modo   avere   alcuna   vita,   a   meno   che   non   esista   un   senso   interno   che   faccia   ad   egli
riferimento. 

     [3]  Gli arcani nascosti in queste cose, come anche quelli inerenti Abramo e Isacco in
Philistea, riguardano il modo in cui l'essenza umana del Signore fu congiunta alla sua
Divina essenza, o ciò che è lo stesso, come il Signore è diventato Jehovah, anche in quanto
alla sua essenza umana. E che questo processo ha avuto inizio dall'infanzia, di cui qui si
tratta. Inoltre queste cose comprendono più arcani di quanto l'uomo possa mai credere. E
quelli che possono essere svelati sono così poca cosa da non essere quasi nulla. Per di più,
i più intimi arcani concernenti il Signore, riguardano anche arcani relativi all'istruzione e
la rigenerazione dell'uomo, affinché possa diventare celeste; nonché alla sua istruzione e
rigenerazione, affinché possa diventare spirituale. E non riguardano solo l'istruzione del
singolo   uomo,   ma   anche   della   chiesa   in   generale.   Inoltre,   essi   coinvolgono   arcani
riguardanti l'istruzione dei bambini nel cielo. In una parola, riguardano l'istruzione di tutti
coloro   che   diventano   immagini   e   somiglianze   del   Signore.   Queste   cose   non   appaiono
affatto nel senso letterale, poiché la narrazione storica le copre e le oscura. Nondimeno,
appaiono nel senso interno.
Seguito della percezione e delle sfere nell'altra vita
1504.4  È   già   stato   detto   che   nell'altra   vita,   l'indole   di   ciascuno   è   nota   fin   dal   primo
approccio, anche in assenza di conversazione. Da questo si può sapere che l'interiore di un
uomo è in una sorta di attività inconscia, da cui è percepita la qualità dello spirito. Che sia
così è dimostrato dal fatto che l'attività di questa sfera non si estende solo a distanza, ma
talvolta, quando il Signore lo permette, è anche percepibile in vari modi dai sensi.

      1505.  Sono   stato   anche  informato  di  come  queste  sfere,  che  nell'altra  vita sono  così
percepite dai sensi, vengono acquisite. Si prenda ad esempio una persona che abbia un'alta
considerazione di sé rispetto agli altri, al punto che che diviene abituale e naturale per essa
­ ovunque vada e comunque incontri e parli con altri – tenere unicamente se stessa in
considerazione;  e questo  in un  primo  momento, in modo  manifesto, ma in seguito, in
modo   non   manifesto,   cioè   senza   che   ne   abbia   consapevolezza.   E   nondimeno,   tale
persuasione è dominante, sia nei particolari della sua affezione e del suo pensiero, sia nella
sua condotta e nel discorso. Gli uomini possono scorgere questi particolari negli altri. E
questo è il genere di cose che nell'altra vita costituiscono una sfera, che viene percepita,
nella misura in cui il Signore lo permetta. Lo stesso è per ogni tipo di affezione; e quindi ci
sono   tante   sfere   quante   sono   le   affezioni   e   le   combinazioni   di   affezioni,   che   sono
innumerevoli. La sfera è per così dire, l'immagine dell'uomo, estesa al di fuori di sé, e
segnatamente, l'immagine di tutte le cose che sono in lui. Nel mondo degli spiriti ciò che
appare alla vista, ovvero alla percezione, è solo qualcosa di generale. Quale sia l'uomo, in
quanto ai suoi particolari, è noto nel cielo; Ma quale sia l'uomo in relazione ai suoi minimi
particolari, è noto solo al Signore. 

     1506.  Affinché   sia   nota   la   natura   delle   sfere,   sarà   fatto   qualche   cenno,   tratto
dall'esperienza. Un certo spirito che conoscevo, e con cui avevo conversato, durante la sua
vita   nel   corpo,   mi   è   apparso   poi   molte   volte   tra   gli   spiriti   maligni.   E   dato   che   aveva
un'elevata opinione di sé, aveva acquisito una sfera di superiorità, tale che gli spiriti che
s'imbattevano in lui fuggivano immediatamente; così appariva da solo; e ha riempito la
sfera circostante della propria autostima. Essendo privato dei compagni, è sprofondato in
un altro stato. Perché nell'altra vita chi è privato della società in cui è, diviene come se
fosse mezzo morto, perché la sua vita è allora sostenuta solamente dall'influsso del cielo
nel suo interiore. Poi ha cominciato a lamentarsi e ad essere tormento. Gli altri spiriti poi
hanno detto che non potevano sopportare la sua presenza, perché desiderava essere più
grande degli altri. Essendo finalmente associato ad altri, è stato portato in alto, in modo
che gli sembrava che lui solo governasse l'universo. A tal punto l'amore di sé si gonfia,
quando lasciato a se stesso. È stato poi scagliato tra gli spiriti infernali. Questa è la sorte
che attende coloro che si considerano superiori agli altri. L'amore di sé, più di ogni altro

4 Il paragrafo 1503 non figura nell'edizione originale in latino a causa di refuso
amore, è opposto all'amore reciproco, che è la vita del cielo. 

   1507. Una certa persona, durante la sua vita corporea aveva ritenuto se stessa più grande
e  più saggia degli altri; ciò  nondimeno, si era  mostrata  ben  disposta, e  poco  incline a
disprezzare gli altri, in rapporto a se stessa. Ma appartenendo ad una famiglia di alto
rango, aveva contratto una sfera di superiorità e di autorità. In questa disposizione questo
spirito è venuto da me, e per un tempo lungo è rimasto in silenzio; e ho notato che era
avvolto come in una nebbia che emanava da lui e che cominciava a coprire gli altri spiriti,
da cui questi iniziarono a essere disturbati. Quindi, rivolgendosi verso di me, hanno detto
che non potevano restare lì, perché erano privati della tutta la loro libertà, al punto non
osavano dire nulla. Allora questi ha cominciato a parlare, chiamandoli i figli e istruendoli,
ma con l'autorità che aveva contratto. Questo dimostra la natura di una sfera di autorità,
nell'altra vita.

   1508. Molte volte mi è stato dato di osservare che coloro che nel mondo erano dotato di
un rango elevato, non potevano sottrarsi dal contrarre una sfera di autorità nell'altra vita e
non potevano né nascondersi, né sbarazzarsi di essa. In quelli tra loro che erano dotati di
fede e carità, la sfera dell'autorità è congiunta in un modo meraviglioso con una sfera di
bontà,   in   modo   che   essa   non   provoca   negli   altri   alcun   tormento;   anzi   una   sorta   di
corrispondente deferenza è manifestata dagli spiriti ben disposti. E infatti, essi non hanno
alcuna sfera di comando, ma solo una sfera che  è naturale per loro, in ragione dei loro
nobili   natali   e   che,   dopo   qualche   tempo,   è   dismessa.   Perché   essi   sono   buoni   e   non
desiderano altro che dismettere una tale sfera.

   1509. Per diversi giorni c'erano presso di me alcuni spiriti i quali durante la loro vita in
questo mondo non avevano avuto a cuore il bene della società, ma solo se stessi, essendo
membri   inutili   della   comunità,   e   avendo   nessun   altro   fine   che   vivere   sontuosamente,
vestirsi riccamente e accrescere le proprie ricchezze. Erano abili nella simulazione e nei
modi di insinuarsi, attraverso lusinghe ed esibizione del loro valore, nelle grazie del loro
padrone affinché questi affidasse ad essi l'amministrazione dei propri beni; e allo stesso
tempo   guardavano   con   disprezzo   tutti   coloro   che   svolgevano   onestamente   il   proprio
ufficio.   Si   percepiva   che   erano   stati   cortigiani.   L'effetto   della   loro   sfera   era   quello   di
sottrarmi la capacità d'indagine e di rendermi arduo e tormentato l'agire ed il pensare
intorno alla verità e al bene, al punto che alla fine non sapevo cosa fare. Quando questi si
avvicinano   ad   altri   spiriti,   inducono   su   di   loro   un   simile   torpore.   Nell'altra   vita   sono
membri inutili e vengono scacciati ovunque vadano.

   1510. Ogni spirito ­ e ancor più ogni società di spiriti ­ ha la sua propria sfera, secondo i
propri principi e convincimenti. I geni malvagi hanno una sfera di cupidigia e nel loro
caso   la   sfera   è   tale   che   quando   agiscono   su   un   altro,   rendono   le   verità   come   falsità,
richiamando a sostegno ogni cosa che possa essere di conferma, in modo da persuadere
che le falsità siano verità e che i mali siano beni. 
   [2] Ciò dimostra quanto facilmente un uomo possa essere essere persuaso nelle falsità e
nei mali, se non fa affidamento nelle verità che sono dal Signore. Tali sfere sono dense in
proporzione alla natura delle falsità. Queste sfere non possono in alcun modo essere in
armonia con le sfere degli spiriti che sono nelle verità. Se si avvicinano, sorge un conflitto;
e se è permesso che prevalga la sfera della falsità, la sfera del bene entra in tentazione e in
ansia. Ho anche percepito la sfera dell'incredulità, che è tale che coloro che sono in essa
non credono a niente di ciò che viene detto loro, e a malapena, a ciò che si presenta alla
loro   vista.   C'è   anche   la   sfera   di   coloro   che   non   credono   altro   se   non   a   quello   che
percepiscono dai sensi.

   [3] Ho visto un certo spirito, vestito con qualcosa di scuro, seduto in un mulino, come se
stesse macinando la farina, e lateralmente si vedevano piccoli specchi, e dopo ho visto
alcune cose prodotte dalla fantasia, che erano aeree. Mi domandavo chi fosse; ed è venuto
da   me   dicendo   che   era   lui   quello   sedere   presso   il   mulino;   e   che   aveva   raggiunto   il
convincimento che tutte le cose siano solo fantasie, e che nulla è reale. Per questo motivo
era diventato così.

     1511. Mi è apparso chiaro, da molteplici esperienze, che gli spiriti che sono nelle falsità
influiscono nel pensiero e inducono la persuasione che ciò che è falso sia vero, in modo
che non possa apparire diversamente; E così fanno dalla loro sfera. Allo stesso modo i
geni, che sono nei mali, influiscono allo stesso modo nella volontà e producono l'effetto di
persuadere che il male sia bene, in modo che non possa essere altrimenti percepito; e
questo attraverso la loro sfera. Questo influsso degli spiriti di ogni indole, mi è stato dato
di percepirlo chiaramente un migliaio di volte, e mi è stato permesso di conoscere anche
da chi provenisse l'influsso, nonché il modo con cui gli angeli, dal Signore, lo rimuovono.
Oltre   a  molte   altre  cose   che  non  possono   essere  narrate   nel  dettaglio.  Questo   affinché
avessi la certezza assoluta, dell'origine da cui vengono le falsità e i mali nell'uomo, e anche
che tali sfere rimangono dopo la morte del corpo e si manifestano chiaramente nella loro
origine, dai principi di falsità e dalle cupidità del male.

   1512. Le sfere delle fantasie, quando presentate in forma visibile, appaiono come nuvole,
più o meno dense in base alla qualità della fantasia. C'è una certa roccia nebbiosa sotto il
piede sinistro, dove i antidiluviani hanno la loro dimora. Quella nuvolosità, con la quale
sono tenuti separati da tutti gli altri nell'altra vita, nasce dalle loro fantasie. Da coloro che
hanno vissuto nell'odio e nella vendetta, emanano sfere che causano svenimento e vomito.
Tali sfere sono come velenose; e la loro nocività e densità è rivelata dalla presenza di fasce
di colore blu opaco; quando queste svaniscono, anche la sfera si riduce.

     1513.  Mi   si   è   avvicinato   un   certo   spirito   di   quelli   che   si   chiamano  tiepidi,   con   un


'espressione come se fosse pentito. Né ho percepito quale fosse l'inganno, anche se ho ho
avuto la sensazione che stesse nascondendo qualcosa. Ma gli spiriti hanno detto che non
potevano sopportare la sua presenza e che avvertivano in loro una sensazione simile a
quella degli uomini quando vomitano, e che questi doveva essere allontanato. Lo stesso
spirito poi ha detto cose abominevoli, da cui non poteva desistere, per quanto fosse stato
persuaso di non parlare così.

   1514. Le sfere sono anche percepibili dagli odori, che gli spiriti apprezzano in modo più
squisito degli uomini, perché ­ meraviglioso a dirsi – gli odori corrispondono alle sfere.
Quando   la   sfera   di   coloro   che   si   sono   consolidati   nella   pratica   della   simulazione,
acquisendo una tale indole,  è trasformata in un odore, si avverte un puzzo di vomito.
Quando   la   sfera   di   coloro   che   hanno   studiato   l'eloquenza   al   solo   fine   dell'auto
celebrazione, è resa percepibile dall'odore, si avverte come  l'odore sgradevole del pane
bruciato. Presso coloro che si sono abbandonati ai meri piaceri, essendo privi di carità e
fede, l'olezzo della loro sfera è come quello degli escrementi. Simile a questo è il puzzo
della sfera di quanti hanno trascorso la loro vita nell'adulterio, ma questo  è ancora più
offensivo.   Quando   la   sfera   di   coloro   che   hanno   vissuto   nel   più   profondo   odio,   nella
vendetta   e   nella   crudeltà,   è   trasformata   in   odore,   si   avverte   la   fetida   esalazione   del
cadavere. Il fetore dei ratti si diffonde intorno a quelli che sono stati sordidamente avari. Il
puzzo delle cimici è avvertito presso coloro che hanno perseguitato gli innocenti. Questi
odori non possono essere percepiti da alcun uomo, tranne che da colui le cui percezioni
interiori siano state aperte, in modo che possa essere in compagnia degli spiriti.

   1515.  È stata percepita la sfera maleodorante di una certa donna, che successivamente è
stata associata alle sirene. Il puzzo che esalava da lei, è durato per alcuni giorni, ovunque
andasse. Gli spiriti dicevano che il suo volto sembrava cadaverico; ciò nondimeno, ella era
era   ignara   di   questo.   Il   cattivo   odore   delle   sirene   è   simile,   perché   interiormente   sono
sudicie, mentre esteriormente appaiono per la maggior parte belle e adorne (si veda al n.
831). È sorprendente quanto rapidamente le sirene imparino tutte le cose nell'altra vita, e
conoscano   meglio   di   altri   ogni   cosa,   compresa   la   dottrina.   Ma   il   loro   scopo   sta   nel
trasformare ogni cosa in magia e nell'arrogarsi la supremazia sugli altri. Essi penetrano
nelle affezioni del bene attraverso la simulazione del bene e della verità. Nondimeno, la
loro indole resta; ciò dimostra che la dottrina è niente, a meno che l'uomo non divenga
conforme a ciò che insegna, cioè a meno che non abbia la vita come fine in vista. Inoltre,
sono molti ad essere in un qualche inferno, tra coloro che erano stati eminenti esperti nelle
materie dottrinali. Ma coloro che hanno vissuto una vita della carità sono tutti nel cielo.

     1516.  Ho parlato con gli spiriti circa il senso del gusto, di cui hanno detto che non ne
erano dotati, ma hanno cognizione di qualcosa di simile al gusto che paragonano ad un
odore, che però non potevano  descrivere.  È stato richiamato nella mia memoria che il
gusto   e   l'odorato   si   incontrano   in   una   specie   di   terzo   senso,   come   risulta   anche   dagli
animali che esaminano il loro cibo per mezzo dell'odore, da cui sanno se è sano e adatto
per loro.

   1517. Un odore di vino è stato percepito e sono stato informato che proveniva da coloro
che sono gioiscono reciprocamente dell'amicizia e dell'amore legittimo, così che c'è anche
la verità nella gioia. Questa fragranza esiste in molteplici varietà e deriva dalla sfera della
bellezza nelle forme.

     1518.  Quando   gli  angeli  celesti  sono   presso   il corpo  di  un  defunto   che  deve  essere
innalzato, l'odore del corpo viene trasformato in un odore aromatico, tale che gli spiriti
maligni, avvertendone la fragranza, non possono avvicinarsi.

     1519.  Le   sfere   della   carità   e   della   fede,   se   percepite   sotto   forma   di   odori,   sono
eminentemente deliziose. Le fragranze sono piacevoli, come di fiori, gigli e aromi di vario
genere, in una varietà infinita. Inoltre, anche le sfere degli angeli sono talvolta rese visibili
come atmosfere o aure, così belle, piacevoli e varie, che non possono essere descritte. 

   1520. Ma riguardo a ciò che è stato detto della possibilità di percepire l'interiore di uno
spirito dalle sfere che emanano si estendono al di fuori di lui, come pure dagli odori, deve
essere noto che sempre sono percepibili. Ed inoltre, essi sono temperati in vari modi dal
Signore, affinché la qualità degli spiriti non possa essere sempre esposta agli altri.
Genesi 13
La luce in cui vivono gli angeli
     1521.  Che gli spiriti e gli angeli siano dotati di ogni senso, ad eccezione del gusto, in
modo più raffinato e perfetto dell'uomo, mi è stato reso manifesto in molti modi. Non solo
si vedono l'un l'altro e conversano insieme ­ gli angeli nella più grande felicità, dall'amore
reciproco ­ ma in quel mondo vi sono molteplici cose da vedere; più di quanto gli uomini
credano sia possibile. Il mondo degli spiriti ed i cieli sono pieni rappresentazioni come
furono viste dai profeti; e di una natura così meravigliosa che se la vista di una persona
fosse aperta in modo che per alcune ore potesse vederle, ne rimarrebbe stupito. La luce del
cielo è tale da superare di gran lunga la luce di mezzogiorno del nostro mondo solare.
Tuttavia,   essi   non   hanno   alcuna   luce   da   questo   Mondo,   perché   sono   al   di   sopra   o
all'interno della sfera di questa luce; ma la loro luce è dal Signore, che si manifesta a loro in
quanto  sole. Perfino la luce di mezzogiorno di questo mondo   è densa oscurità  per gli
angeli;   e   quando   è   data   loro   l'opportunità   di   vederla,   è   come   se   stessero   guardando
semplicemente l'oscurità, come mi è stato dato di conoscere per esperienza. Questo mostra
quale differenza c'è tra la luce del cielo e della luce di questo mondo. 

     1522.  Ho visto così spesso la luce in cui gli spiriti e gli angeli vivono, che alla fine ho
smesso di stupirmi, perché è diventata familiare per me. Tuttavia, narrare ogni esperienza,
sarebbe cosa troppo prolissa. Sarà sufficiente esporre ciò che segue.

   1523. Affinché potessi conoscere la natura di quella luce, spesso sono stato condotto nelle
dimore degli spiriti buoni e degli spiriti angelici, e ho visto sia gli spiriti, sia gli oggetti lì.
Ho anche visto bambini e madri in una luce di un candore e di uno splendore così grandi
che non vi poteva forse essere nulla di più candido.

     1524.  Un intenso irraggiamento fiammeggiante inaspettatamente è balenato davanti ai
miei  occhi, abbagliandoli notevolmente; non solo  la luce del occhio, ma anche la vista
interiore. Rapidamente è apparsa una sorta di oscurità, come una nube spessa, in cui c'era
come qualcosa di terreno. Mentre mi interrogavo a questo riguardo, mi  è stato dato di
conoscere che tale è la luce presso gli angeli nei cieli in confronto con quella nel mondo
degli   spiriti;   e   che   sebbene   gli   spiriti   vivano   nella   luce,   ciò   nondimeno,   c'è   una   tale
differenza. E che, come la luce, così anche l'intelligenza e la sapienza degli angeli superano
nella stessa misura, quella degli spiriti; e non solo la loro intelligenza e la loro sapienza,
ma anche tutte le cose che appartengono ad essi, come il loro discorso, il pensiero, la gioia
e la felicità. Perché questi corrispondono alla luce. Ciò mi ha reso evidente quanto grande
e di quale natura siano le perfezioni degli angeli rispetto agli uomini, che sono in una
maggiore oscurità, perfino degli spiriti. 

     1525. Mi è stato mostrato il tipo di luce in cui vivono coloro che appartengono ad una
certa  regione  interna  del  volto.  Era  splendidamente  variegata  da  raggi di  una  fiamma
dorata, in quelli che sono nell'affezione del bene; e da raggi di una luce argentea, in coloro
che sono nell'affezione della verità. A volte vedono il cielo ­ non quello che appare davanti
ai nostri occhi, ma quello che appare loro ­ splendidamente punteggiato di piccole stelle.
La ragione della differenza nella luce è che tutti gli spiriti buoni che sono nel primo cielo, e
tutti gli spiriti angelici che sono nel secondo cielo, e tutti gli angeli che sono nel terzo cielo,
sono distinti in generale, in celesti e spirituale. I celesti sono nell'amore del bene, e gli
spirituali sono nell'amore della verità. 

     1526. Sono stato sottratto dalle idee di cose particolari, o quelle del corpo, in modo che
potessi  essere  tenuto  nelle  idee spirituali.  Là poi  è apparso  un vivido  bagliore  di luce
adamantina, e questo per un tempo considerevole. Non posso descrivere la luce in nessun
altro modo; perché in ogni sua minima parte era come lo scintillio del diamante. E mentre
sono  stato  tenuto  in quella  luce,  ho  percepito  le  cose  particolari, che  sono  mondano  e
corporee, come fossero al di sotto di me, e remote. Di qui sono stato istruito di quanto sia
grande la luce in cui sono quelli che sottraendosi alle idee materiali giungono in quelle
spirituali. Inoltre, ho potuto vedere così tante volte la luce degli spiriti e degli angeli che se
dovessi esporre tutte le esperienze occorrerebbe riempire molte pagine. 

     1527.  Quando piace al Signore, gli spiriti buoni appaiono alla vista di altri, e anche
reciprocamente, come stelle luminose che scintillano secondo qualità della loro carità e
della loro fede. Invece gli spiriti maligni appaiono come piccole palle di carbone ardente.

   1528. La vita delle cupidità e dei piaceri derivanti, talvolta appare tra gli spiriti maligni
come un fuoco di carbone. In un tale calore, per così dire, è cambiata la vita dell'amore e
della misericordia del Signore che fluisce in loro. E la vita delle loro fantasie appare come
luce da tale fuoco, ma è una luce fioca che si estende a grande stanza. Ma all'approssimarsi
della vita dell'amore reciproco, quel calore si spegne e si trasforma in freddo, e quella luce
fioca diviene oscurità. Perché gli spiriti maligni trascorrono le loro vite nelle tenebre; e,
meraviglioso a dirsi, alcuni amano il buio e odiano la luce.

   1529. È ben noto nel cielo, ma non così altrettanto nel mondo degli spiriti, da dove venga
una luce così grande, cioè dal Signore. Ed è un fatto straordinario che il Signore appaia nel
terzo   cielo,   agli   angeli   celesti,   come   un   sole   e   agli   angeli   spirituali,   come   una   luna.
L'origine stessa della luce è questa e unicamente questa. Ma gli angeli hanno la luce in
proporzione a ciò che è celeste e spirituale presso di loro, e la qualità di ciò determina la
qualità della loro luce. Così il celeste e spirituale del Signore si manifesta davanti alla loro
vista esteriore attraverso la luce.

   1530. Che sia così la Parola lo ha mostrato a tutti. Come quando il Signore si manifesto a
Pietro, Giacomo e Giovanni. Perché allora il suo volto brillò come il sole, e i suoi vestiti
divennero come di luce (Matteo 17:2). Così apparve semplicemente perché la loro vista
interiore fu aperta. Lo stesso è confermato anche nei profeti; Come in Isaia, dove si tratta
del regno del Signore nei cieli:

La luce della luna sarà come la luce del sole e la luce del sole sarà sette volte, come la luce di
sette giorni (Isaia 30:26) 

E in Giovanni, dove si parla anche del regno del Signore, chiamato nuova Gerusalemme: 

La città non ha bisogno della luce del sole, né della luna. Perché la gloria di Dio la illumina e
l'Agnello è la sua lampada (Ap..21:23)

Non ci sarà nessuna notte e non avranno bisogno di lampade, né di luce del sole, perché il
Signore Dio darà loro la luce (Ap. 22:5)

Oltre che quando il Signore apparve a Mosè, ad Aronne, a Nadab, a Abihu e ai settanta
anziani: 

essi videro il Dio d'Israele, sotto i cui piedi era come una lastra lavorata di zaffiro come la
sostanza del cielo nel suo chiarore (Esodo 24:10)

Poiché che il celeste e lo spirituale del Signore appaiono davanti agli occhi degli angeli
rispettivamente, come un sole e una luna, perciò il  sole  nella Parola significa ciò che è
celeste e la luna, ciò che è spirituale.

   1531. Affinché io potessi essere edotte della verità che il Signore appare agli angeli celesti
come un  sole e agli angeli spirituali come una luna, la mia vista interiore, per Divina
misericordia   del   Signore,   è   stata   aperta   in   modo   che   ho   visto   chiaramente   la   luna
splendente, circondata da una serie di lune più piccole, la cui luce era solare, secondo le
parole di Isaia:

La luce della luna sarà come la luce del sole (Isaia 30:26)

Ma non mi fu concesso di vedere il sole . La luna appariva davanti, a destra.

     1532. Cose meravigliose appaiono nel cielo dalla luce del Signore; cose così al di là del
numero di quelle che potrebbero mai essere raccontate. Vi sono continue rappresentazioni
del Signore e del suo regno, come quelle esposte nei profeti e da Giovanni nell'Apocalisse;
oltre all'esposizione di immagini significative. Con gli occhi del corpo, nessuno potrebbe
in alcun modo vederle; ma quando la vista interiore, ovvero quella dello spirito  è stata
aperta dal Signore, tali cose diventano visibili. Le visioni dei profeti non erano altro che
aperture della loro vista interiore; come quando Giovanni vide i lampadari d'oro (Ap. 1:12­
13); E la città santa come l'oro puro, con il suo luminare come la pietra più preziosa (Ap.
21:2, 10­11). Oltre a molte cose menzionate nei profeti; da cui può essere noto, non solo che
gli angeli vivono nella luce più luminosa, ma anche che ci sono innumerevoli cose che
nessuno sarebbe disposto a credere.

   1533. Prima che la mia vista fosse aperta, delle innumerevoli cose che appaiono nell'altra
vita non avevo un'idea differente da quella degli altri, vale a dire che nell'altra vita non ci
sarebbe stata luce, né le cose che esistono dalla luce, insieme alle percezioni dei sensi; una
nozione questa, derivata dalla fantasia propalata dagli eruditi riguardo all'immaterialità
che essi associano pervicacemente agli spiriti e a tutte le cose pertinenti la loro vita. Da qui
nessuna altra concezione poteva dedursi, perché il concetto di immaterialità è così oscuro
che nessuna idea può essere tratta da esso, oppure che non sia nulla. Poiché l'immaterialità
implica tali deduzioni. E nondimeno,  è esattamente l'opposto. Perché se gli spiriti non
fossero organismi, e se gli angeli non fossero sostanze organiche, non potrebbero parlare,
né vedere, né pensare.

     1534.  Che, grazie alla luce da un'origine celeste e spirituale, dal Signore, nell'altra vita
appaiano alla vista degli spiriti e degli angeli i più meravigliosi oggetti, come paradisi,
città, palazzi, abitazioni, le più belle atmosfere e altro ancora, si vedrà nel seguito, alla fine
di questo capitolo.
Genesi 13
  1.   E   Abramo   risalì   dall'Egitto,   lui   e   sua   moglie,   e   tutto   ciò   che   aveva,   e   Lot   con   lui,   verso
mezzogiorno.

 2. E Abramo era molto ricco in bestiame, argento e oro.

 3. E proseguì il suo viaggio da mezzogiorno fino a Bethel, fino al luogo dove era già la sua tenda,
tra Bethel a Ai.

 4. Nel luogo dell'altare che aveva eretto all'inizio. E lì Abramo invocò il nome di Jehovah.

 5. Anche Lot, che accompagnava Abramo, aveva greggi, armenti e tende.

 6. E la terra non era in grado di permettere che abitassero insieme, perché le loro sostanze erano
grandi, e tali che non potessero dimorare insieme.

 7. E c'erano conflitti tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot. E i cananei
e i perizziti abitavano allora in quella terra.

 8. E Abramo disse a Lot: Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei pastori e i tuoi pastori, perché
noi siamo fratelli.

 9. Non sta forse tutta la terra davanti a te? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra;
se tu vai a destra, io andrò a sinistra.

  10. E Lot alzò gli occhi e vide che tutta la pianura del Giordano, era ben irrigata, prima che
Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra, come il giardino di Jehovah, come la terra d'Egitto, fino a
Soar.

  11 E Lot scelse per sé tutta la pianura del Giordano. E Lot si mise in cammino da oriente; e si
separarono, l'uno dall'altro fratello.

 12. Abramo abitò nella terra di Canaan, e Lot abitò nelle città della pianura, e piantò le sue tende
fino a Sodoma.

 13. Gli uomini di Sodoma erano oltremodo malvagi e peccatori contro Jehovah.

  14. E Jehovah disse ad Abramo, dopo che Lot si era separato da lui, Alza gli occhi e guarda dal
luogo dove ti trovi, verso settentrione, verso mezzogiorno, verso oriente e verso occidente.

 15. Perché tutta la terra che tu vedrai, la darò a te e alla tua discendenza per sempre.

  16. Renderò la tua discendenza [seme] come la polvere della terra; in modo che chiunque possa
contare la polvere della terra, saprà contare anche la tua discendenza [seme].

 17. Alzati, percorri la terra, nella sua lunghezza e nella sua larghezza; perché la darò a te.   

18. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò nel querceto di Mamre, che si trova a Hebron, e là
costruì un altare a Jehovah.

Contenuti
   1535. Questo capitolo tratta dell'uomo esterno nel Signore che doveva essere congiunto
col suo uomo interno. L'uomo esterno è l'essenza umana, l'interno è l'essenza Divina. Il
primo è Qui rappresentata da Lot; e l'altro, da Abramo.

   1536. Qui viene descritto lo stato dell'uomo esterno come era nell'infanzia, quando fu da
principio   permeata   dalle   conoscenze,   affinché   da   qui   potesse   avanzare   sempre   di   più
nella congiunzione con l'uomo interno (versetti da 1 a 4).

     1537.  Ma   c'erano   ancora   molte   cose   nel   suo   uomo   esterno   che   impedivano   la
congiunzione (versetti da 5 a 7); da cui tuttavia, egli desiderava essere separato (versetti 8,
9).

     1538.  L'uomo   esterno   apparse   al   Signore   quale   era   nella   sua   bellezza   quando   fu
congiunto con l'interno; e anche quale era finché non erano congiunti (versetti da 10 a 13). 

     1539.  Promessa  che  quando  l'uomo  esterno  fosse  stato   congiunto  con l'interno,  cioè
quando l'essenza umana del Signore fosse stata congiunta con la sua essenza Divina, gli
sarebbe stato conferito tutto il potere e l'autorità (versetti 14­17). Riguardo alla percezione
interiore del Signore (versetto 18).

Significato interiore
      1540.  Le   verità   storiche   della   Parola   hanno   inizio,   come   è   stato   detto   prima,   con   il
capitolo precedente, il dodicesimo. Fino a quel punto, o meglio, fino a Eber, gli eventi
storici   narrati   non   sono   realmente   accaduti.   Nel   senso   interno,     gli   eventi   storici   qui
riportati di Abramo fanno riferimento al Signore, e alla sua condizione, prima che l'uomo
esterno fosse congiunto con l'interno e fossero uno; cioè, prima che il suo uomo esterno
fosse stato reso celeste e Divino. Gli eventi storici rappresentano il Signore; le parole stesse
sono significative delle cose rappresentate. Ma essendo fatti storici, la mente del lettore
non può che soffermarsi su di essi; soprattutto nel tempo presente, quando la maggior
parte delle persone, anzi la quasi totalità, non crede che esista un senso interno e ancor
meno   che   esista   in   ogni   parola.   E   malgrado   il   fatto   che   il   senso   interno   sia   stato   così
chiaramente mostrato finora, essi potrebbero addirittura non riconoscerne l'esistenza, e
questo per il motivo che il senso interno sembra ritirarsi così lontano dal senso letterale da
non essere riconosciuto in esso. E nondimeno, che questi fatti storici non possono essere la
Parola,   essi   potrebbero   saperlo   semplicemente   dal   fatto   che   quando   sono   separati   dal
senso interno non vi è più il   Divino in loro come in qualsiasi altra narrazione storica.
Perché è il senso interno che rende Divina la Parola.

     [2]  Che il senso interno sia la Parola stessa  è evidente da molte cose che sono state


rivelate, come: Dall'Egitto ho chiamato mio figlio (Matteo 2:15); oltre a molte altre. Anche il
Signore stesso, dopo la sua risurrezione, ha insegnato ai discepoli ciò che era stato scritto
di lui da Mosè e dai profeti (Luca 24:27). Dunque non c'è nulla di scritto nella Parola che
non riguardi il Signore, il suo regno e la chiesa. Queste sono le cose spirituali e celesti della
Parola.  Ma  le   cose   contenute   nel   senso   letterale   sono   per   lo   più   mondane,   corporee   e
terrene; il che non può costituire la Parola del Signore. Nel tempo presente gli uomini sono
di un'indole tale da non percepiscono altro che cose del genere. E difficilmente conoscono
le   cose   spirituali   e   celesti.   Diversa   era   la   disposizione   degli   uomini   della   chiesa
antichissima e della chiesa antica; questi, se avessero vissuto nel tempo presente e avessero
letto la Parola, non si sarebbero minimamente soffermati sul senso letterale, che avrebbero
considerato   come   nulla,   ma   avrebbero   avuto   riguardo   per   il   senso   interno.   Essi   si
stupiscono assai del fatto che chiunque percepisca la Parola in qualsiasi altro modo. Tutti i
libri degli antichi furono perciò scritti in modo da avere nel senso interno un significato
differente da quello letterale.

   1541. Versetto l. E Abramo risalì dall'Egitto, lui e sua moglie, e tutto ciò che aveva, e Lot
con lui, verso mezzogiorno. Nel senso interno, le cose qui affermate e quelle che seguono
in   questo   capitolo   rappresentano   anche   il   Signore.   Si   tratta   del   seguito   della   sua   vita
nell'infanzia.  Abramo   risalì   dall'Egitto,  significa   le   conoscenze   mondane,   che   il   Signore
dismise. Nel senso interno,  Abramo  è il Signore; qui è il Signore nell'infanzia.  Egitto  è la
conoscenza mondana. Lui e sua moglie, significa le verità celesti che erano allora presso il
Signore. E tutto ciò che aveva, significa tutte le cose che sono celesti. E Lot con lui, significa
ciò che è sensuale. Verso mezzogiorno, significa nella luce celeste.

     1542.  Che   nel   senso   interno   queste   cose,   e   quelle   che   seguono   in   questo   capitolo,
rappresentino anche il Signore e che si tratta della sua vita nell'infanzia, può essere visto
da ciò che è stato detto e mostrato nel capitolo precedente e anche da ciò che segue; e
specialmente dalla considerazione che questa è la Parola del Signore, che procede da lui
attraverso il cielo, e quindi non vi può essere neppure la minima parte di una parola in
essa che non contenga arcani celesti. Quello che proviene da una tale origine non può
essere   di   qualsiasi   altra   natura.   È   già   stato   mostrato   che   il   senso   interno   tratta
dell'istruzione del Signore nella sua infanzia. Ci sono due cose nell'uomo che impediscono
che diventi celeste, di cui una appartiene al suo intelletto, e l'altra alla sua volontà. Quello
che appartiene all'intelletto consiste di vuote conoscenze che egli impara nell'infanzia e
nella gioventù. E ciò che appartiene alla volontà consiste in una pluralità di piaceri, dalle
cupidità che egli predilige. Questi sono gli ostacoli che gli impediscono di raggiungere le
cose  celesti.  Questi  debbono   essere  dismessi;  e  quando   sono  stati  dismessi, egli  per  la
prima volta può essere ammesso alla luce delle cose celesti e infine nella luce celeste.
   [2] Dato che il Signore nacque come gli altri uomo, e doveva essere istruito come gli altri,
era necessario che apprendesse le conoscenze mondane, rappresentate dal soggiorno di
Abramo   in   Egitto.   E   le   vuote   conoscenze   mondane   alla   fine   furono   rappresentate   dal
comando impartito dal faraone ai suoi uomini, di mandare via Abramo, sua moglie e ciò
che possedeva (si veda il precedente capitolo, versetto 20.) Ma i piaceri che attengono alle
cose della volontà, che costituiscono l'uomo sensuale, ed in particolare, la sua parte più
esteriore, in questo capitolo sono rappresentati da Lot, in quanto egli si separò da Abramo;
perché Lot rappresenta un tale uomo.

     1543.  Abramo risalì dall'Egitto. Che ciò significhi le conoscenze mondane, che il Signore
dismise,   è   evidente   dal   significato   di  Abramo,  che   rappresenta   il   Signore;   e   anche   dal
significato   di  Egitto,   cioè   la   conoscenza   mondana;   e   ancora,   dal   significato   di  risalire,
perché questa espressione ricorre quando si deve intendere l'emersione dalle cose inferiori
­ che sono le conoscenze mondane – a quelle più elevate, cioè quelle celesti. Quindi, nella
Parola, risalire dall'Egitto verso il paese del Canaan ­ un'espressione che ricorre spesso ­
coinvolge simili cose.

     1544.  È già stato dimostrato che qui, nel senso interno,  Abramo  è il Signore, nella sua


infanzia, e che per Egitto s'intendono le conoscenze mondane.

   1545.  Lui e sua moglie.  Che questo significhi le verità celesti che erano presso il Signore


può essere visto dal significato di  lui, cioè di  Abramo,  con cui s'intende il Signore, e di
conseguenza il celeste che era in lui. Un uomo è uomo dalle cose che sono in lui; il Signore,
dalle cose celesti; perché lui solo è celeste, essendo il celeste stesso. Al riguardo, le cose
celesti   sono   rappresentate   da  Abram,   e   ancora   di   più   da  Abraham.   Questo   può   essere
ulteriormente visto dal significato di moglie, vale a dire, la verità congiunta con il celeste
(come mostrato sopra, n.1468). Che le verità siano verità celesti, o le verità che sono dalle
cose celesti, è evidente dal fatto che  lui  è nominato per primo, e  sua moglie,  in seguito.
Perché una cosa è  il celeste autentico, altro è la verità celeste. Il celeste autentico trae la sua
origine dal celeste; la verità celeste deriva dalla verità che viene impiantata nel celeste per
mezzo delle conoscenze.

   1546. E tutto ciò che possedeva. Che questo significhi ogni cosa che deriva dalle cose celesti,
è evidente da ciò che è stato detto.

   1547. E Lot con lui. Che questo significhi ciò che è sensuale, è stato già detto in breve (n.
1428);   Ma   poiché  Lot  è   qui   specificatamente   trattato,   deve   essere   noto   ciò   che   egli
rappresenta del Signore. Il faraone rappresentava le conoscenze mondane che il Signore
dismise. Mentre Lot rappresenta le cose sensuali, con cui si intende l'uomo esterno e i suoi
piaceri che riguardano le cose sensuali, quindi quelle che sono più esteriori e che catturano
l'uomo nella sua infanzia e lo allontanano dal bene. Perché nella misura in cui un uomo
indulge nei piaceri che nascono dalle cupidità, egli è allontanato dalle cose celesti che sono
dell'amore e della carità. Perché in quei piaceri c'è l'amore di sé e del mondo, con i quali
non può essere in armonia l'amore celeste. Nondimeno, ci sono piaceri che si accordano
perfettamente con le cose celesti e che appaiono simili anche esteriormente (di cui, si  veda
sopra, n. 945, 994 , 995, 997). Ma i piaceri che nascono dalle cupidità devono essere frenati
e dissipati, perché bloccano la strada alle cose celesti. Sono questi piaceri, e non altri, che
sono trattati in questo capitolo, e sono rappresentati da Lot, che si separò da Abramo. E qui
si dice che tali piaceri erano presenti, e sono indicati da Lot con lui. Ma in generale per Lot
s'intende l'uomo esterno, come sarà evidente da quanto segue.

   1548. Verso mezzogiorno. Che questo significhi nella luce celeste è evidente dal significato
di mezzogiorno, cioè uno stato di luce interiore (di cui si è detto in precedenza, n. 1458). Ci
sono due stati in cui si è introdotti nella luce celeste. Il primo  è quello in cui l'uomo è
introdotto   dall'infanzia;   poiché   è   noto   che   i   neonati   sono   nell'innocenza   e   nei   beni
dell'amore, che sono le cose celesti in cui essi vengono introdotti per prima dal Signore e
che sono custodite nel bambino per essere utilizzate nell'età adulta e per il suo uso quando
egli accede all'altra vita. Queste cose sono quelle che si chiamano i primi resti, di cui si è
più volte fatto cenno in precedenza. L'altro stato è quello in cui l'uomo è introdotto nelle
cose spirituali e celesti mediante le conoscenze, che devono essere impiantate nelle cose
celesti conferite dall'infanzia. Presso il Signore queste furono impiantate nelle sue prime
cose celesti, da cui egli ebbe la luce che qui s'intende con il mezzogiorno.

     1549.Versetto 2. E Abramo era molto ricco in bestiame, argento e oro. Abramo era molto
ricco in bestiame, significa i beni con cui il Signore fu allora arricchito. Argento significa le
verità. Oro significa i beni dalle verità.

     1550.  Abramo  era  molto  ricco  in  bestiame.  Che  questo   significhi i  beni,  è  evidente  dal
significato di bestiame e di gregge, che rappresentano i beni (di cui sopra, n. 343, 415).

   1551. In argento. Che questo significhi le verità è evidente dal significato dell'argento, cioè
verità. Le genti più antiche paragonavano i beni e le verità nell'uomo ai metalli; i beni più
intimi o celesti, che attengono all'amore per il Signore, all'oro; le verità che derivano da
questi beni, all'argento; e i beni inferiori o naturali, al rame; e le verità inferiori, al ferro. Né
si limitavano a comparare queste cose, ma le chiamavano anche così. Di qui i periodi di
tempo sono stati paragonati agli stessi metalli, e furono chiamati età dell'oro, dell'argento
del rame e del ferro; perché tali periodi si susseguirono in questo ordine. L'età dell'oro fu
l'epoca della chiesa più antica, che era un uomo celeste. L'età dell'argento fu l'epoca della
chiesa antica, che era un uomo spirituale; l'età del rame fu l'epoca della chiesa successiva, a
cui è succeduta l'età del ferro. Un analoga significato è da attribuire anche alla statua vista
da Nabucodonosor in un sogno, la cui testa era di autentico oro, il petto e le braccia d'argento, il
ventre e le cosce d'ottone, le gambe di ferro (Dan. 2:32­33). Che questa fosse la serie, ovvero che
i periodi della chiesa si siano succeduti in questo ordine, è evidente dallo stesso profeta e
nello stesso capitolo.

     [2]  Che nel senso interno della Parola,  argento, ovunque, significhi verità, e nel senso


opposto, la falsità è evidente dai seguenti passi. In Isaia: 

Al posto del bronzo farò venire l'oro, e al posto del ferro porterò farò venire l'argento, e bronzo
al posto del legno, e ferro al posto della pietra. Porrò quale tuo sovrano la pace e quale tuo
governatore la giustizia (Isaia 60:17)

dove   è   evidente   il   significato   di   ogni   metallo.   Il   soggetto   qui   trattato   è   la   venuta   del
Signore, il suo regno celeste e la chiesa. Bronzo al posto dell'oro è il bene celeste invece del
bene naturale. Argento per il ferro è la verità spirituale invece della verità naturale. Bronzo
in luogo del legno è il bene naturale in luogo del bene corporeo.  Ferro per la pietra  è la
verità naturale in luogo della verità sensuale. Nello stesso profeta:

O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete argento, venite, comprate e mangiate
(Isaia 55:1)

Colui che non ha argento è colui che è nell'ignoranza della verità e tuttavia nel bene della
carità, come molti all'interno della chiesa, e anche le nazioni al di fuori di essa.
 

  [3] Nello stesso profeta:

Le isole mi aspetteranno, e le navi di Tarsis in prima fila, per portare i tuoi figli lontano. Il loro
argento e il loro oro per il nome di Jehovah tuo Dio, e santo di Israele (Isa 60:9) 

Qui si fa riferimento specificamente ad una nuova chiesa, ovvero quella delle nazioni; e al
regno   del   Signore   universalmente.   Le  navi   di   Tarsis  indicano   le   conoscenze;  argento,   le
verità; E oro, i beni. Perché queste cose dovranno portare il nome di Jehovah. In Ezechiele:

Tu hai preso i gioielli del tuo ornamento del mio oro e del mio argento, che ti avevo donato e ne
hai fatto immagini di idoli (Ez. 16:17) 

Qui  oro  indica le conoscenze delle cose celesti;  argento, quelle delle cose spirituali. Nello


stesso profeta: 
Sei stata ornata di oro e argento, le tue vesti erano di fine lino e seta, ricamati (Ez. 16:13)  

Questo   è   detto   di   Gerusalemme,   con   la   quale   s'intende   la   chiesa   del   Signore,   con   gli
ornamenti che la contraddistinguono. Nello stesso profeta:

Ecco,   tu   sei   saggio,   non   c'è   segreto   che   essi   possano   celarti.   Nella   tua   sapienza   e   nella   tua
intelligenza hai le tue ricchezze e hai raccolto oro e argento tra i tuoi tesori (Ez. 28:3­4)

Questo è detto di Tiro; ed è chiaro che qui  oro è la ricchezza della sapienza; e  argento,  la


ricchezza dell'intelligenza.

   [4] In Gioele:

Hai preso il mio argento e il mio oro e hai portato nei tuoi tempi le mie cose desiderabili (Gioele
3:5). 

Questo è detto di Tiro, Sidone e della Filistea, con cui s'intendono le conoscenze, che sono
l'oro e l'argento che hanno portato nei loro tempi. In Aggeo:

La prescelta tra tutte le nazioni verrà e io riempirò questa casa con la gloria. L'argento è mio e
l'oro è mio. La gloria di quest'ultima casa sarà più grande di quella della precedente (Luca 2:7­9)

dove si tratta della chiesa del Signore, cui si riferiscono l'oro e l'argento. In Malachia: 

Siederà per fondere e purificare l'argento; e purificherà i figli di Levi (Mal 3:3) 

dove si fa riferimento alla venuta del Signore. In Davide:

Le parole di Jehovah sono parole pure, argento fuso in un crogiolo di terra, purificato sette volte
(Salmi 12:6)

argento purificato sette volte indica la Divina verità. Riguardo al comandamento dato ai figli
d'Israele, quando dovevano uscire dall'Egitto: 
Ogni donna domanderà alla sua vicina e all'inquilina della sua casa, vasi d'argento e d'oro, e
indumenti; e li farà portare  ai sui figli e alle sue figlie; e spoglieranno l'Egitto (Esodo 3:22, 11:2­
3, 12:35­36) 

ciascuno   può   comprendere   che   ai   figli   di   Israele   in   alcun   modo   può   essere   stato
ragionevolmente  comandato   di  rubare  e  spogliare  gli  egiziani, a  meno   che  con questa
espressione siano rappresentati degli arcani. E quali siano gli arcani si può scorgere dal
significato  di argento, oro, indumenti e Egitto. E si può anche scorgere che la stessa cosa è
stata rappresentata qui rappresentata come per Abramo, che era ricco in oro e argento
dall'Egitto

   [5] Dato che argento significa verità, nel senso opposto significa falsità; perché coloro che
sono nella falsità pensano che la falsità sia la verità; come è anche evidente nei profeti. In
Mosè:

Non   bramerai   l'argento   e   l'oro   delle   nazioni,   né   lo   prenderai   per   te,   affinché   tu   non   venga
intrappolato in essi; perché sono un abominio per Jehovah, tuo Dio. Li disprezzerai perché sono
votati allo sterminio (Deut. 7:25­26)

L'oro delle nazioni significa i mali, ed il loro argento significa le falsità. Nello stesso profeta:

Non fabbricate idoli d'argento e d'oro accanto a me; non fatene per voi  (Esodo 20:23)

con cui, nel senso interno, non s'intende altro che falsità e cupidità. Gli idoli d'argento sono
le falsità; e gli idoli d'oro, le cupidità. In Isaia:

In quel giorno, ogni uomo rigetterà  i  suoi idoli d'argento e d'oro, opera delle  proprie mani


peccatrici (Is. 31:7)

idoli   d'argento  e  idoli   d'oro  indicano   cose   simili,   come   prima.  Opera   delle   proprie   mani
significa che sono dall'uomo. In Geremia:
Sono diventati stolti e sciocchi; vana è la loro dottrina come il legno. L'argento battuto viene da
Tarsis e l'oro da Uphaz, opera di artigiani e orafi. Blu e cremisi sono i loro indumenti. Opera di
sapienti artigiani (Ger. 10: 8­9)
anche qui s'intendono simili cose simili, come è chiaramente evidente.

   1552. E in oro. Che questo significhi i beni dalle verità, si evince dal significato di oro, vale
cioè bene celeste, o il bene della sapienza e dell'amore, come è evidente dalle cose appena
mostrate, e anche da quelle mostrate prima (n. 113). Che i beni qui siano dalle verità, segue
da quanto detto nel capitolo precedente, circa il fatto che il Signore congiunse le verità
intellettuali con le cose celesti.

     1553. Versetto 3. E proseguì il suo viaggio da mezzogiorno fino a Bethel, fino al luogo
dove era già la sua tenda, tra Bethel a Ai.  E proseguì il suo viaggio    significa procedette
secondo l'ordine. Da mezzogiorno fino a Bethel, significa dalla luce dell'intelligenza alla luce
della sapienza. Fino al luogo dove era già la sua tenda, significa verso le cose sante in cui era
prima di essere permeato dalle conoscenze.  Tra Bethel a Ai,  significa qui, come prima, le
cose celesti delle conoscenze e le cose mondane.

     1554.  E   proseguì   il   suo   viaggio.   Che   ciò   significhi   che   procedette   secondo   l'ordine   è
evidente dal significato  1457). E dato che questi si compivano secondo l'ordine, viaggi qui
non significa altro. Sin dalla sua prima infanzia il Signore progredì, secondo il Divino
ordine, verso le cose celesti e nelle cose celesti. Nel senso interno, la natura di questo
ordine è descritta da ciò che è riferito di Abramo. Secondo tale ordine sono anche guidati
tutti coloro che sono stati creati di nuovo dal Signore. Ma questo ordine è diverso presso
gli uomini, secondo la natura e l'indole di ciascuno. L'ordine attraverso il quale un uomo
viene guidato durante la sua rigenerazione non è noto ad alcun uomo, e nemmeno agli
angeli, se non in modo vago, ma unicamente al  Signore.

     1555.  Da mezzogiorno fino a Bethel. Che questo significhi dalla luce dell'intelligenza alla
luce della sapienza è evidente dal significato di mezzogiorno, cioè la luce dell'intelligenza, o
ciò che  è lo stesso, uno stato di luce interiore (di cui si  è detto  prima, n. 1458). E dal
significato di Bethel, cioè la luce celeste che deriva dalle conoscenze (riguardo alla quale si
veda sopra, n. 1453). Questa è chiamata luce dell'intelligenza che si ottiene attraverso le
conoscenze delle verità ed i beni della fede; mentre la luce della sapienza è quella della
vita   che   è   qui   acquisita.   La   luce   dell'intelligenza   concerne   l'intelletto   ovvero   il
discernimento; mentre la luce della sapienza concerne la volontà, ovvero la vita.

     [2]  Pochi,   se   esistono,   sanno   come   l'uomo   viene   condotto   alla   vera   sapienza.
L'intelligenza non è sapienza, ma porta alla sapienza; perché comprendere ciò che è vero e
buono non è essere autentico e buono, ma essere savio significa essere così. La sapienza
appartiene solo alla vita, e come essa  è, tale è l'uomo. Un uomo viene introdotto nella
sapienza   o  nella  vita  per  mezzo  della   conoscenza.  In   ogni  uomo   ci  sono   due   parti,  la
volontà e l'intelletto. La volontà è la parte primaria, l'intelletto è quella secondaria. La vita
dell'uomo dopo la morte è secondo la sua volontà, non secondo la sua parte intellettuale.
La   volontà   è   formata   nell'uomo   dal   Signore   dall'infanzia   alla   fanciullezza,   attraverso
l'innocenza   che   viene   insinuata,   e   per   mezzo   della   carità   verso   genitori,   istitutrici   e
bambini di un'età simile. E da molte altre cose che l'uomo ignora e che sono celesti. A
meno che queste cose celesti non vengano insinuate nell'uomo, nella sua infanzia, questi
non potrebbe in alcun modo diventare uomo. Così viene formato il primo piano.

   [3] Ma  un uomo non è un uomo, a meno che non sia dotato anche dell'intelletto, la sola
volontà non fa l'uomo, bensì l'intelletto insieme con la volontà. E l'intelletto non può essere
acquisito   se   non   per   mezzo   delle   conoscenze     e   quindi   deve,   fin   dall'infanzia,   essere
gradualmente permeato da esse. Così viene formato il secondo piano. Quando la parte
intellettuale è stata introdotta nelle conoscenze, specialmente nelle conoscenze della verità
e del bene, solo allora l'uomo può essere rigenerato. E quando egli viene rigenerato, le
verità   e   i   beni   vengono   impiantati   dal   Signore   per   mezzo   delle   conoscenze   delle   cose
celesti di cui era stato dotato dal Signore dall'infanzia, affinché le sue cose intellettuali
facciano uno con le sue cose celesti. E quando il Signore ha così congiunto queste, l'uomo
ha la carità, da cui inizia ad agire, essendo questa carità, dalla coscienza. In questo modo
per la prima volta egli riceve una nuova vita, e questo per gradi. La luce di questa vita è
chiamata sapienza, che prende il primo posto e viene posta sopra l'intelligenza. Così è
formato   il   terzo   piano.   Quando   un   uomo   diviene   così   durante   la   sua   vita   corporea,
nell'altra vita è continuamente perfezionato. Queste considerazioni mostrano quale sia la
luce dell'intelligenza, e quale sia la luce della sapienza. 

   1556. Fino al luogo dove era già la sua tenda. Che ciò significhi le cose sante che erano in lui
prima che venisse permeato della conoscenza, è evidente dal significato di  tenda, cioè le
cose sante della fede (riguardo alla quale, n. 414, 1452 e da quanto appena detto). Significa
dunque le cose celesti che il Signore aveva prima di essere imbevuto delle conoscenze,
come è evidente da quanto detto nel capitolo precedente:  Abramo si diresse da lì fino alla
montagna   ad   oriente   di   Bethel   e   piantò   la   sua   tenda  (versetto   8);   che   avvenne   prima   che
partisse per l'Egitto, cioè prima che il Signore fosse imbevuto delle conoscenze.

     1557.  Tra Bethel e Ai. Che ciò significhi le cose celesti delle conoscenze e le cose del
mondo è evidente dal significato di  Bethel, cioè la luce della sapienza per mezzo delle
conoscenze (vedi n. 1453). E dal significato di Ai, cioè la luce delle cose del mondo (di cui
si è detto  al n. 1453). Da ciò, si può scorgere quale fosse allora lo stato del Signore nella
sua infanzia. E lo stato di un bambino è tale che le cose del mondo sono presenti; perché le
cose terrene non possono essere disperse quando la verità e il bene vengono impiantate
nelle cose celesti mediante le conoscenze. Perché un uomo non è in grado di distinguere
tra cose celesti e mondane finché non sa cosa sia celeste e cosa sia mondano. Le conoscenze
rendono   distinta   un'idea   generale   e   oscura.   E   più   distinta   è   l'idea   resa   attraverso   le
conoscenze, più le cose mondane si possono separare.

     [2]  E nondimeno,  quello stato infantile è santo, perché è innocente. L'ignoranza non


esclude   in   alcun   modo   la   santità,   quando   c'è   l'innocenza;   perché   la   santità   alberga
nell'ignoranza   innocente.   Presso   tutti,   eccetto   il   Signore,   la   santità   può   dimorare   solo
nell'ignoranza, e se non vi è l'ignoranza, non vi può essere santità. Anche presso gli angeli
stessi, che sono nella più elevata luce dell'intelligenza e della sapienza, la santità dimora
nell'ignoranza; perché sanno e riconoscono di se stessi, di non sapere alcunché, e che tutto
ciò che sanno gli  è noto  dal Signore. Essi sanno  e riconoscono  anche che tutta la loro
conoscenza,   intelligenza   e   sapienza,   non   è   nulla   rapportata   con   l'infinita   conoscenza,
intelligenza e sapienza del Signore. Dunque questa è l'ignoranza. Colui che non riconosce
che ci sono cose infinite che egli ignora, al di là di quelle che conosce, non può essere nella
santità dell'ignoranza in cui sono gli angeli.

     [3]  La   santità   dell'ignoranza   non   consiste   nell'essere   più   ignoranti   di   altri;   ma   nel
riconoscimento che da sé stesso l'uomo non sa nulla; e che le cose che non conosce sono
infinite rispetto a quelle che conosce. E soprattutto nel considerare le conoscenze mondane
e   dell'intelletto   come   cose   trascurabili   in   confronto   alle   cose   celesti   cioè   le   cose
dell'intelletto in confronto con le cose della vita. Riguardo al Signore, poiché egli doveva
congiungere le cose umane con le cose Divine, avanzò secondo l'ordine. E ora per la prima
volta giunse allo stato celeste come nell'infanzia. In quello stato anche le cose mondane
erano presenti. Avanzando da questo in uno stato ancora più celeste, egli giunse nello
stato  celeste  dell'infanzia e,  in questo, egli  congiunse  pienamente  l'essenza  umana  con
l'essenza Divina.

   1558. Versetto 4. Nel luogo dell'altare che aveva eretto all'inizio. E lì Abramo invocò il
nome di Jehovah.  Nel luogo dell'altare,  significa le cose sante del culto.  Che aveva eretto in
precedenza, significa che aveva quando era bambino. E lì Abramo invocò il nome di Jehovah,
significa il culto interno in quello stato.

     1559.  Nel luogo dell'altare.  Che questo significhi le cose sante del culto  è evidente dal


significato di altare, cioè il principale oggetto rappresentativo del culto (di cui si vedi al n.
921).

     1560.  Che   aveva   eretto   all'inizio.  Che   questo   significhi   ciò   che   aveva   quando   era   un
bambino, si evince da ciò che è stato detto nel capitolo precedente al versetto 8. Si dice qui:
all'inizio, e  nel precedente versetto,  in  precedenza  perché era prima  che il Signore fosse
permeato delle conoscenze. Tutto lo stato che precede l'istruzione di un uomo è l'inizio. E
quando comincia ad essere istruito, è il principio.

   1561. E lì Abramo invocò il nome di Jehovah. Che questo significhi il culto interno in quello
stato, è evidente dal significato di invocare il nome di Jehovah (spiegato sopra, n.440, 1455).
Anche qui, a causa della somiglianza degli stati, si fa menzione di un altare e si dice che fu
invocato il nome di Jehovah come nel capitolo precedente, verso 8, ma c'è questa differenza,
che   rispetto   a   quello   precedente,   lo   stato   qui   descritto   è   più   luminoso.   Quando   le
conoscenze vengono impiantate nello stato sopra descritto, lo rendono lucido; e quando la
verità e il bene sono congiunti con il primo stato celeste per mezzo delle conoscenze, la
loro attività viene poi descritta come nelle parole che precedono. Perché il culto in sé non è
altro che una certa attività che procede dal celeste che è interiormente. Il celeste stesso non
può   esistere  senza  attività. Il  culto   è  la  sua  prima  attività.  Perché  esso   si manifesta  in
questo modo, e perché percepisce gioia in esso. Tutto il bene dell'amore e della carità è
l'attività essenziale stessa.

     1562. Versetto 5. Anche Lot, che accompagnava Abramo, aveva greggi, armenti e tende.
Anche Lot, che accompagnava Abramo,  significa l'uomo esterno che era nel Signore;  aveva
greggi, armenti e tende,  significa quelle cose in cui l'uomo esterno abbonda; greggi e armenti
sono i beni dell'uomo esterno; tende sono il suo culto. Queste cose si separarono dall'uomo
interno.

     1563. Anche Lot, che accompagnava Abramo. Che questo significhi l'uomo esterno che era
nel Signore è evidente dalla presenza di Lot, rappresentativo dell'uomo sensuale, o ciò che
è lo stesso, l'uomo esterno. Che ci sia un interiore ed uno esteriore, ovvero che l'uomo  è
interno ed esterno, è noto a chiunque all'interno della chiesa (di cui si veda ciò che è stato
detto in precedenza, n. 978, 994­995, 1015). L'esterno riceve la sua vita dall'uomo interno,
cioè dallo spirito o anima. Da qui viene la sua stessa vita in generale; ma questa vita non
può   essere   ricevuta   nei   suoi   particolari,   o   distintamente   dall'esterno,   a   meno   che   non
vengano   aperti   i   suoi   recipienti   organici,   destinatari   dei   particolari   e   dei   singolari
dell'uomo interno. Questi recipienti organici non sono aperti, salvo che attraverso i sensi,
specialmente l'udito e la vista; e quando sono aperti, l'uomo interno può fluire con i suoi
particolari e singolari. Sono aperti attraverso i sensi, per mezzo delle conoscenze e per
mezzo dei piaceri e delle delizie. Quelli inerenti l'intelletto mediante le conoscenze; e quelli
inerenti la volontà attraverso piaceri e delizie.

   [2] Da ciò si può vedere che, essendo tali conoscenze discordanti con le verità spirituali,
esse devono necessariamente insinuarsi nell'uomo esterno; e poiché tali piaceri e delizie
non possono concordare con i beni celesti, esse devono insinuarsi nell'uomo esterno. Come
avviene  per  tutte  quelle cose che  mirano  alle  materie corporee, mondane e  terrene, in
quanto   fini;   queste   quando   considerate   come   fini   conducono   l'uomo   esterno   verso   la
periferia e verso il basso, e quindi lo allontanano dall'uomo interno. Pertanto, a meno che
tali   cose   non   siano   prima   disperse,   l'uomo   interno   non   può   concordare   con   l'esterno;
affinché l'uomo interno possa essere in armonia l'esterno, tali cose debbono essere prima
rimosse.   Che   tali   cose   presso   il   Signore   furono   rimosse   o   separate,   è   rappresentato   e
significato dalla separazione di Lot da Abramo.

     1564.  Aveva greggi, armenti e tende.  Che questo significa le cose di cui abbonda l'uomo


esterno, è evidente dal significato di  greggi,  armenti  e  tende, esposto qui di seguito. Essi
significano   qui   i   beni   dell'uomo   esterno.   Poiché  Lot,   come   detto   prima,   è   rappresenta
l'uomo   esterno   del   Signore.   Ci   sono   due   generi   di   possesso   nell'uomo   esterno,   l'uno
concorde   con   l'uomo   interno,   e   l'altro   non   concorde.   Con  greggi,  armenti  e  tende,
s'intendono qui quelle cose che non possono essere concordi, come è evidente da ciò che
segue: e vi erano conflitti tra i pastori di Abramo e i pastori di Lot (versetto7) .

     1565.  Che  greggi  e  armenti  significhi i possedimenti dell'uomo esterno  è evidente dal


significato di greggi e armenti, cioè beni (si veda n. 343 e 415). Ma qui s'intendono le cose
che devono essere separate, e quindi cose che non sono buone, perché sono attribuite a Lot,
che si separò da  Abramo. Che  greggi  e  armenti  significhino cose che non sono buone, si
evince dai seguenti passi della Parola. In Sofonia:

Io ti distruggerò, finché non ci saranno superstiti. La costa diverrà pascolo per pastori e recinti
per le greggi (Sof. 2:5­6)

In Geremia: 

Io disperderò in te il pastore e il gregge; e in te disperderò il contadino e il suo giogo (Ger.
51:23)

Nello stesso profeta:

Andate   in   Arabia   e   mandate   in   rovina   i   figli   d'oriente.   Le   loro   tende   e   le   loro   greggi
prenderanno (Ger. 49:28­29) 

1566. Che le tende rappresentino il culto di coloro che si separarono dall'interno, è evidente
dal significato della tenda, cioè il santo di culto (n. 414). E anche da ciò che Lot rappresenta,
vale a dire, l'uomo esterno, a cui le  tende  – ovvero il culto ­ sono riferite. Che nel senso
opposto  tende  significhi un culto non santo,  è anche evidente dai passi successivi della
Parola. In Osea:

L'ortica li erediterà. Le spine saranno nelle loro tende (Os. 9:6)

In Abacuc:

Ho visto Le tende di Cushan; Le tende della terra di Madian sono agitate. Jehovah  è adirato
contro i fiumi (Ab. 3:7­8)
In Geremia:

i pastori con le loro greggi giungeranno alla figlia di Sion, pianteranno tende contro di lei tutto
intorno (Ger. 6: 3).

In Davide: 

Ha colpito tutti i primogeniti in Egitto, la primizia della forza nelle tende di Cam (Salmi 78:51)

Stare sulla soglia della casa del mio Dio, è meglio che abitare nelle tende dei malvagi (Salmi
84:10)

   1567. Versetto 6. E la terra non era in grado di permettere che abitassero insieme, perché
le loro sostanze erano grandi, e tali che non potevano dimorare insieme.  La terra non era in
grado di permettere che abitassero insieme, significa che le cose interiori e celesti non potevano
essere insieme alle altre. Perché le loro sostanze erano grandi, e tali che non potevano dimorare
insieme,  significa  che  le  cose  che  erano  state  acquisite  dall'uomo   interno   non potevano
concordare con quelle acquisite nell'uomo esterno.

   1568. La terra non era in grado di permettere che abitassero insieme. Ciò significa che le cose
appartenenti all'interiore celeste non potevano essere insieme alle altre, cioè con quelle
rappresentate da  Lot.  Abramo, come è stato già detto, rappresenta il Signore, qui il suo
uomo   interno;   mentre  Lot  rappresenta   il   suo   uomo   esterno,   qui   le   cose   che   dovevano
essere separate dall'uomo esterno, con le quali le cose interne non potevano dimorare. Ci
sono molte cose nell'uomo esterno con le quali l'uomo interiore può coabitare, come le
affezioni del bene, le gioie ed i piaceri che ne derivano. Perché questi sono gli effetti dei
beni   dell'uomo   interno,   delle   sue   gioie   e   felicità;   e   quando   questi   sono   gli   effetti,   essi
corrispondono   totalmente;   e   sono   allora   dell'uomo   interno   e   non   dell'esterno.   Perché
l'effetto, come è noto, non è dall'effetto, ma dalla causa efficiente; come ad esempio, la
carità che risplende nel volto non è dal volto, ma è della carità che è dentro e che forma
l'espressione del volto e manifesta così il suo effetto. O come l'innocenza dei bambini  che
si manifesta nel loro aspetto, nei gesti e nel gioco tra loro; essa non è nel volto o nel gesto,
ma   è   dall'innocenza   del   Signore   che   fluisce   attraverso   le   loro   anime;   Quindi   le
manifestazioni   dell'innocenza   sono   gli   effetti;   ed   è   così   in   tutti
gli altri casi.
     [2]  Da ciò è evidente che ci sono molte cose nell'uomo esterno che possono dimorare
insieme e in armonia con l'uomo interno. Ma ce ne sono anche molte che non concordano,
né possono coabitare con l'uomo interno. Questo è il caso di tutte le cose che emergono
dall'amore di sé e dall'amore del mondo, perché tutte queste cose mirano al sé e al mondo
in quanto fini. Con queste, le cose celesti ­ che appartengono all'amore per il Signore e
all'amore verso il prossimo ­ non possono concordare. Perché queste mirano al Signore in
quanto fine; e al suo regno e tutte le cose che gli appartengono e che appartengono al suo
regno   in   quanto   fini.   I   fini   dell'amore   di   sé   e   dell'amore   del   mondo   guardano   verso
l'esterno o verso il basso; viceversa, i fini dell'amore per il Signore e dell'amore verso il
prossimo guardano in alto. Da tutto ciò che è evidente che essi non possono concordare,
né possono stare insieme.

     [3]  Affinché sia noto cosa renda la corrispondenza e l'accordo dell'uomo esterno con
l'interno e cosa produca il loro disaccordo, occorre semplicemente riflettere sui fini che
governano, o il che è lo stesso, sugli amori che regnano. Perché gli amori sono i fini. Perché
ciò che è amato è considerato in quanto fine. Di qui risulterà chiaro quale sia la vita e quale
sarà   dopo   la   morte;   perché   dai   fini,   o   ciò   che   è   lo   stesso,   dagli   amori   che   regnano,   è
formata la vita; la vita di ogni uomo non è altro che questo. Le cose che non concordano
con la vita eterna, cioè con la vita spirituale e celeste, che è la vita eterna ­ se non sono
rimosse nella vita del corpo ­ devono essere rimosse nell'altra vita. E se non possono essere
rimosse, l'uomo non può che essere infelice per l'eternità. 

     [4]  Queste   cose   sono   state   affermate   ora   affinché   si   sappia   che   esistono   delle   cose
nell'uomo esterno che sono in accordo con l'uomo interno e altre che non sono in accordo.
E quelle che sono in accordo non possono stare insieme con quelli che non sono d'accordo.
Ed inoltre, le cose che nell'uomo esterno sono in accordo, sono dall'uomo interno, cioè
attraverso l'uomo interno, dal Signore. Come un volto che risplenda dalla carità; o come
l'innocenza nell'aspetto e nei gesti dei bambini piccoli, come già detto. Ma le cose che non
sono d'accordo sono dall'uomo e da ciò che è il suo proprio. Da ciò che è stato detto può
essere noto ciò che s'intende con le parole La terra non era in grado di permettere che abitassero
insieme. Nel senso interno, qui si tratta del Signore. E poiché si tratta del Signore anche in
ogni sua somiglianza e immagine, vale a dire il suo regno, la chiesa e ogni uomo del suo
regno o della chiesa. Ed è per questo che le cose che sono negli uomini sono qui esposte.
Le cose appartenenti al Signore, prima che superasse il male dalla sua propria potenza,
cioè il diavolo e l'inferno, e prima che diventassero celesti, Divine e Jehovah, in quanto alla
sua essenza umana, devono essere considerate in relazione allo stato in cui egli era allora. 

     1569.  Perché le loro sostanze erano grandi, e tali che non potevano dimorare insieme. Che ciò
significhi che le cose che erano state acquisite dall'uomo interno non potevano essere in
accordo con quelle acquisite nell'esterno può essere visto da quanto è stato appena detto.

   1570. Versetto 7. C'erano conflitti tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di
Lot. E i cananei e i perizziti abitavano allora in quella terra.  C'erano conflitti tra i pastori del
bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot, significa che l'uomo interiore e l'uomo
esterno non potevano essere in accordo. I pastori del bestiame di Abramo sono le cose celesti;
i  pastori del bestiame di Lot sono le cose sensuali. I cananei e i perizziti abitavano allora in quella
terra, significa i mali e falsità nell'uomo esterno.

     1571. C'erano conflitti tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot. Che
ciò significhi che l'uomo interno non era in accordo con l'uomo esterno,  è evidente dal
significato   di  pastori   del   bestiame,  cioè   quelli   che   insegnano,   e   quindi   le   cose   che
appartengono   al   culto,   come   può   essere   noto   a   chiunque;   non   è   pertanto   necessario
addurre   conferme   dalla   Parola.   Queste   cose   fanno   riferimento   a   quelle   che   sono   state
chiamate  tende  nel versetto 5; ed  è stato sottolineato che queste rappresentano il culto.
Quello che è detto nel versetto immediatamente precedente, si riferisce a ciò che è stato
chiamato greggi e armenti nel verso 5, che rappresentano i possedimenti o le acquisizioni.
Dato che qui si tratta del culto, vale a dire, quello dell'uomo interno e dell'esterno; e poiché
questi non erano in accordo, si dice qui che  c'erano conflitti tra i pastori.  Perché  Abramo
rappresenta l'uomo interno, e Lot l'esterno. Nel culto la natura e la qualità del disaccordo
tra l'uomo interno e l'esterno sono perfettamente distinguibili, anche in ogni singola cosa
del culto. Per quando nel culto l'uomo interno mira ai fini che appartengono al regno di
Dio e l'uomo esterno mira ai fini che appartengono al mondo, insorge un disaccordo che si
manifesta nel culto; e questo, così chiaramente il più piccolo particolare di tale disaccordo
è apprezzabile nel cielo. Questo è ciò che è s'intende con conflitti tra i pastori del bestiame di
Abramo e i pastori del bestiame di Lot. La causa è anche esposta, cioè che i cananei e i perizziti
dimoravano in quella terra.

   1573. Che i pastori del bestiame di Abramo rappresentino le cose celesti, che sono dell'uomo
interno; e che i  pastori del bestiame di Lot rappresentino le cose sensuali che sono dell'uomo
esterno, è evidente da quanto già detto. Per le cose celesti che sono i pastori del bestiame di
Abramo si intendono le cose celesti del culto, che sono dell'uomo interno. Per i pastori del
bestiame di Lot  si intendono le cose sensuali del culto, che sono dell'uomo esterno e non
sono in accordo con le cose celesti del culto dell'uomo interno. Che sia così, si evince da
ciò che è già stato mostrato.

     1573.  I cananei e i perizziti dimoravano allora in quella terra. Che ciò significhi i mali e le
falsità nell'uomo esterno è evidente dal significato di cananeo, cioè il male ereditato dalla
madre nell'uomo esterno (come esposto al n. 1444). E dal significato di  perizzita,  cioè la
falsità che ne deriva, di cui qui di seguito. Che vi fosse nel Signore un male ereditato dalla
madre, nel suo uomo esterno, può essere visto sopra (1414, 1444). E che vi sia falsità da
questo è una conseguenza necessaria; poiché dove c'è il male ereditario, c'è anche la falsità;
essendo quest'ultima una derivazione del primo. Ma la falsità che è dal male non può
nascere   finché   l'uomo   non   acquisisce   le   conoscenze.   Il   male   non   ha   altro   veicolo   per
operare o fluire. Perché in questo modo il male che è dalla volontà, è trasformato in falsità
nella parte intellettuale; dunque anche questa falsità era ereditaria, perché nata dal male
ereditario.   E   nondimeno,   non   era   la   falsità   che   derivata   da   principi   di   falsità.   Ma   era
nell'uomo esterno, e lì l'uomo interno poteva vedere la natura della falsità. 

     [2]  E   poiché   vi   era   un   male   ereditato   dalla   madre   prima   che   il   Signore   fosse   stato
imbevuto   di   conoscenze,   ovvero   prima   che  Abramo  soggiornasse   in  Egitto,   si   dice   nel
versetto 6 del capitolo precedente, che il cananei dimoravano in quella terra ma non i perizziti.
Qui invece, dopo essere stato imbevuto delle conoscenze, si dice che i cananei e i perizziti
dimoravano in quella terra; da cui è evidente che per cananei, s'intende il male, e per perizziti,
la falsità. Da ciò è anche evidente che la menzione dei  cananei  e dei  perizziti  non ha una
valenza storica, perché in ciò che precede e in quel che segue non si fa alcun riferimento ad
essi. E lo stesso vale per la citazione dei  cananei  nel capitolo precedente, versetto 6. Da
tutto ciò è evidente che qui si nasconde un arcano che non può essere conosciuto se non
attraverso il senso interno. 

   [3] Il fatto che si sostenga che presso il Signore vi era il male ereditario, dalla madre può
causare sorpresa, ma poiché  è qui così chiaramente dichiarato, e dato che si tratta del
Signore nel senso interno, non v'è dubbio che sia così. Perché nessun essere umano può
nascere   da   un   altro   essere   umano   senza   che   da   ciò   derivi   il   male.   Tuttavia,   il   male
ereditario derivato dal padre è una cosa, e quello derivato dalla madre, è un'altra. Il male
ereditario   dal   padre   è   interiore,   e   rimane   nell'eternità,   perché   non   può   forse   essere
eradicato. Ma il Signore non aveva tale male, essendo nato da Jehovah, il Padre, e quindi,
in quanto al suo uomo interno, era Divino ovvero Jehovah. Il male ereditario dalla madre è
invece nell'uomo esterno; questo esisteva presso il Signore, ed  è chiamato  cananeo nella
terra. E la falsità derivata da questo è il perizzita. Così nacque il Signore, come ogni altro
uomo, e aveva tale debolezza  come ogni altro uomo. 

   [4] Che egli abbia ereditato il male dalla madre è chiaramente evidente dal fatto che  subì
le tentazioni. Nessuno può essere tentato se non ha alcun male; è il male in un uomo che
tenta e attraverso cui egli è tentato. Che il Signore fu tentato e che fronteggiò tentazioni
migliaia di volte più gravi che qualunque uomo possa sopportare; e che egli resistette da
solo alle tentazioni , e vinse il male, o il diavolo e tutto l'inferno, dalla sua propria potenza
è anche evidente. Di queste tentazioni si legge in Luca:

Gesù fu condotto dallo spirito nel deserto, fu tentato per quaranta giorni dal diavolo, restando a
digiuno in quei giorni. E dopo che ebbe esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui
immediatamente. Quindi tornò nel potere dello spirito in Galilea (Luca 4: 1­2,13­14)

   [5] E in Marco: 
Lo spirito di Gesù lo condusse nel deserto, dove rimase per quaranta giorni, in cui sopportò le
tentazioni. Ed era con le bestie selvatiche (Marco 1:12­13)

dove per bestie selvatiche s'intende l'inferno. Inoltre, egli fu tentato fino alla morte, perché il
suo sudore divenne gocce di sangue. 

E in un momento di grande tensione, pregò più intensamente; e il suo sudore divenne come
gocce di sangue che cadono a terra (Luca 22:44) 

   [6] Nessun angelo può mai essere tentato dal diavolo; perché, quando egli è nel Signore,
gli   spiriti   maligni   non   possono   avvicinarsi,   neppure   da   lontano,   senza   essere
immediatamente in preda al terrore e al panico. A maggior ragione l'inferno non avrebbe
potuto avvicinarsi al Signore se fosse nato Divino; cioè senza il male ereditato dalla madre.

   [7] È un'espressione comune presso i predicatori, che anche il Signore abbia sopportato le
iniquità   e   i   mali   del   genere   umano.   Ma   ammettere   in   sé   le   iniquità   e   i   mali   sarebbe
risultato assolutamente impossibile, salvo che per via ereditaria. Perché il Divino non può
accogliere in sé il male. E perciò per poter sconfiggere il male con la sua potenza – cosa che
nessun   uomo   è   stato   in   grado   di   fare,   o   è   in   grado   di   fare   –   in   modo   da   divenire
autenticamente giusto, volle nascere come ogni altro uomo. Se non fosse stato per questo,
non avrebbe avuto alcun bisogno di nascere. Invero, il Signore avrebbe potuto assumere
l'essenza umana senza nascita, come avvenne presumibilmente, quando venne visto dalla
chiesa più antica, e anche dai profeti. Ma al fine di ammettere il male contro cui doveva
combattere   e   per   sconfiggerlo,   e   ancora   per   congiungere   in   sé   l'essenza   Divina   con
l'essenza umana, egli venne al mondo. 

   [8] Ma il Signore non aveva alcun male effettivo presso di sé, o nel suo proprio, come si
dice anche in Giovanni:

Chi di voi può accusarmi di peccato? (Giovanni 8:46)

Da ciò che è stato detto, è ora chiaramente evidente ciò che s'intende per le controversie tra
i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot, essendone la causa che i cananei e
i perizziti dimoravano in quella terra.

     1574.  Che  cananeo  significhi il male ereditario, dalla madre, nell'uomo esterno,  è stato


mostrato   in   precedenza   (n.   1444);   e   che  perizzita  significhi   la   falsità   che   è   dal   male,   è
evidente da altri passi nella Parola in cui è nominato il perizzita. Come nel seguente passo,
concernente Giacobbe:

Giacobbe  disse  a  Simeone  e a Levi:  "Mi avete  rovinato, rendendomi inviso  agli abitanti del


paese, i cananei e i perizziti. Io ho pochi uomini, e se essi si raduneranno contro di me, mi
annienteranno; io e la mia casa (Gen 34:30),

dove allo stesso modo, il male è rappresentato dai cananeo e la falsità dai perizziti.

   [2] In Giosuè:

Giosuè disse ai figli di Giuseppe, se siete un popolo numeroso, entri nella foresta e disbosca nel
paese dei perizziti e dei refaim, se il Monte Efraim è troppo stretto per te (Giosuè 17:15)

dove i principi della falsità s'intendono per i  perizziti, e le persuasioni della falsità per i
refaim, i quali furono estirpati. Perché in senso spirituale il monte  Ephraim    rappresenta
l'intelligenza.

   [3] Nel libro dei Giudici:

Dopo la morte di Giosuè, i figli d'Israele chiesero ancora a Jehovah: Chi salirà sarà alla nostra
testa contro i cananei per combattere contro di loro? E Jehovah disse: Giuda sarà davanti. Ecco,
ho dato la terra nella sua mano. E Giuda disse a Simeone suo fratello: Vieni con me nella terra
che mi è toccata in sorte, e combattiamo contro i cananei. Poi anche io verrò nella terra che ti è
toccata in sorte. E Simeone andò con lui. Giuda si alzò e Jehovah diede nella loro mano i cananei
e i perizziti (Giudici 1:1­4)

dove allo stesso modo, con Giuda è rappresentato il Signore in quanto alle cose celesti; e
con Simeone le cose spirituali che ne derivano. I cananei rappresentano il male; e i perizziti la
falsità,   che   furono   sconfitti.   Questa   è   la   risposta,   o   l'oracolo   Divino,   che   con   questa
spiegazione è comprensibile.

     1575.  Versetto 8.  E Abramo disse a Lot: Non vi sia discordia fra me e te, e fra i miei


pastori e i tuoi pastori, perché noi siamo fratelli. Abramo disse a Lot, significa che l'uomo
interno disse all'esterno.  Non vi sia discordia fra me e te, e fra i miei pastori e i tuoi pastori,
significa che non devano esserci contese tra i due  Perché siamo fratelli,  significa che in se
stessi erano uniti.

   1576. Abramo disse a Lot. Che questo significhi che l'uomo interno si rivolse all'esterno è
evidente dalla valenza rappresentativa di Abramo, che qui sta per l'uomo interno. E dalla
valenza rappresentativa di  Lot, che qui sta per l'uomo esterno, da cui il primo doveva
separarsi. Che Abramo rappresenti l'uomo interno è perché è nominato in relazione con Lot,
che   è   l'uomo   esterno   che   doveva   essere   separato.   Nell'uomo   esterno,   come   si   è   detto
prima, ci sono cose che sono in accordo e cose che non sono in accordo. Per   Lot s'intende
ciò che non è in accordo; per  Abramo, dunque si intendono quelle che sono in accordo,
incluse   quelle   che   sono   nell'uomo   esterno.   Perché   queste   insieme   all'uomo   interno
costituiscono una sola cosa ed appartengono all'uomo interno.

   1577. Non vi sia discordia fra me e te. Che questo significhi che non vi doveva essere alcuna
contesa tra i due  è evidente da ciò che è già stato detto. Gli arcani relativi all'accordo,
ovvero all'unione dell'uomo interno con l'esterno sono molti di più di quanto possa mai
essere esposto. In nessun uomo l'uomo interno e l'esterno sono uniti; né potevano esserlo;
né possono essere uniti, ma unicamente presso il Signore; anche per questo egli è venuto
nel mondo. Presso gli uomini che sono stati rigenerati, sembra come se siano uniti; ma
questi   appartengono   al   Signore;   perché   le   cose   che   sono   in   accordo   appartengono   al
Signore, ma quelle che sono in disaccordo appartengono all'uomo.

   [2] Ci sono due cose nell'uomo interno, le cose celeste e spirituali, le quali costituiscono
uno quando lo spirituale è dal celeste; o ciò che è lo stesso, ci sono due cose nell'uomo
interno, il bene e la verità; questi due costituiscono uno quando la verità è del bene; O ciò
che   è   lo   stesso,   ci   sono   due   cose   nell'uomo   interno,   l'amore   e   la   fede.   Questi   due
costituiscono   uno   quando   la   fede   è   dall'amore;   O   ciò   che   è   ancora   lo   stesso,   ci   sono
nell'uomo interno due cose, la volontà e l'intelletto; e queste costituiscono uno quando
l'intelletto è dalla volontà. Ciò può essere compreso ancora più chiaramente considerando
il sole, da cui è luce. Se nella luce del sole vi è sia sia il calore sia l'illuminazione, come
nella primavera, tutte le cose sono feconde e vitali; ma se non c'è il calore nella luce del
sole, come in inverno, allora tutte le cose s'intorpidiscono e muoiono.   

     [3] Da tutto questo è evidente che cosa costituisce l'uomo interno e che cosa costituisce
l'esterno che da lì appare. Nell'uomo esterno tutto  è naturale; perché l'uomo esterno è
l'uomo naturale. Si dice che l'uomo interno sia unito all'esterno quando lo spirituale celeste
dell'uomo   interno   scorre   nel   naturale   di   quello   esterno,   e   li   fa   agire   come   uno.   In
conseguenza di ciò il naturale diventa anche celeste e spirituale, ma celeste e spirituale su
un piano inferiore; O ciò che è lo stesso, l'uomo esterno diventa celeste e spirituale, ma di
un celeste e spirituale più esterno.

   [4] L'uomo interno e l'esterno sono totalmente distinti, perché le cose celesti e spirituali
sono   ciò   che   influenza   l'uomo   interno;   mentre   le   cose   naturali   sono   ciò   che   influenza
l'uomo   esterno.   Ma   seppure   distinti,   sono   nondimeno   uniti,   cioè,   quando   lo   spirituale
celeste dell'uomo interno scorre nel naturale dell'esterno e lo dispone come suo proprio.
Solo presso il Signore l'uomo interno era unito all'esterno. Questo non è il caso in nessun
altro uomo, salvo che il Signore li abbia uniti e li unisca. Solo l'amore e la carità, ovvero il
bene,  è  ciò  che unisce;  E non c'è mai alcun amore  e carità, né alcun  bene,  se non  dal
Signore. Tale è l'unione che s'intende in queste parole di Abramo: Non vi sia discordia fra me
e te, e tra i miei pastori e i tuoi pastori. 

   [5] È detto: fra me e te, e tra i miei pastori e i tuoi pastori, perché il caso è questo: dato che vi
sono due cose nell'uomo interno, vale a dire quelle celeste e quelle spirituali che, come
detto   in   precedenza,   fanno   uno,   così   anche   ci   sono   nell'uomo   esterno,   il   suo   celeste,
chiamato bene naturale e il suo spirituale, chiamato verità naturale. Non vi sia discordia fra
me e te, fa riferimento al bene, e significa che il bene dell'uomo interno non dovrebbe essere
in contrasto con il bene dell'uomo esterno. E tra i miei pastori e i tuoi pastori fa riferimento
alla verità, e significa che la verità dell'uomo interno non dovrebbe essere in contrasto con
la verità dell'uomo esterno.

   1578. Perché siamo fratelli. Che questo significhi che essi sono uniti insieme è evidente dal
significato di fratello, cioè unione, e infatti l'unione della verità e del bene.

     1579. Versetto 9. Non sta forse tutta la terra davanti a te? Separati da me. Se tu vai a
sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra. Non sta forse tutta la terra
davanti a te? Significa tutto il bene. Separati da me, significa che il bene non può emergere,
salvo che non sia messo da parte ciò che è discordante. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra;
se tu vai a destra, io andrò a sinistra, significa separazione. 

   1580. Non sta tutta la terra davanti a te? Che questo significhi tutto il bene, è evidente dal
significato di  terra  nel senso più eccelso, e qui la  terra di Canaan, che è il celeste e perciò
anche il bene (di cui sopra, n. 556, 620, 636, 662). L'uomo interno contiene l'esterno, in
quelle cose dell'uomo esterno che non sono in accordo. Come un uomo è costretto a fare
quando percepisce qualche male in se stesso da cui desidera separarsi, come avviene nelle
tentazioni e nei combattimenti. Perché è nota in coloro che sono stati nelle tentazioni e nei
combattimenti,   la   percezione   in   se   stessi   delle   cose   che   non   sono   in   accordo;   da   cui,
fintanto che c'è un combattimento, non possono essere separati. E nondimeno, desiderano
essere separati, e talvolta al punto che essi sono furiosi con il male, e vogliono espellerlo.
Questo è ciò che si intende qui.

     1581. Separati da me. Che questo significhi che il bene non può emergere, salvo  che ciò
che è discordante venga messo da parte, è evidente da quello che è stato appena detto, cioè
che   l'uomo   interno   desidera   che   ciò   che   non   è   in   armonia   nell'uomo   esterno   debba
separarsi.   Finché   non   ha   luogo   questa   separazione,   il   bene   che   continua   a   scorrere
dall'uomo   interno,   cioè   dal   Signore   attraverso   l'uomo   interno,   non   può   apparire.   Ma
riguardo a questa separazione, deve essere noto che non essa non  è propriamente una
separazione, bensì una quiescenza. In nessuno, salvo che presso il Signore, il male che  è
nell'uomo esterno può essere separato. Qualunque cosa un uomo abbia acquisito, rimane;
ma sembra essere separata quando è quiescente, perciò sembra essere nulla. Né diviene
quiescente da sé, ma solo dal Signore. E quando diviene quiescente, per la prima volta i
beni fluiscono dal Signore e influenzano l'uomo esterno. Tale è lo stato degli angeli. Essi
non   sanno   altro   che   il   male   è   stato   separato   da   loro;   ma   è   solo   in   uno   stato   di
contenimento, dunque in quiescenza, in modo da apparire come nulla. Di conseguenza,
queste è un'apparenza, come anche gli angeli sanno, quando riflettono.

   1582. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra. Che questo
significhi la separazione, si evince dal significato di destra e sinistra. Destra e sinistra sono
solo termini relativi. Non definiscono un ambito specifico, o un posto definito; come  è
evidente   dal   fatto   che   l'oriente   come   l'occidente,   il   mezzogiorno   come   il   settentrione
possono essere sia a destra, sia a sinistra, secondo la posizione dell'osservatore. Lo stesso
vale anche per i luoghi. Della terra di Canaan non poteva dirsi che fosse a destra o a
sinistra, se non relativamente. Ovunque sia il Signore, ivi è il centro; e la destra e la sinistra
sono   da   ciò   determinate.   Quindi,   se   Abramo,   attraverso   il   quale   era   rappresentato   il
Signore,   si   diresse   in   una   direzione   o   in   un'altra,   ciò   non   modifica   il   suo   tenore
rappresentativo, così come per i luoghi. Dunque non fa differenza se Abramo era nella
terra di Canaan, o altrove. Esattamente come a tavola chi è nella più elevata dignità, siede
nel posto d'onore, e la destra e la sinistra sono individuati in rapporto a questo. Perciò
andare   a   destra   o   a,   era   perciò   una   forma   di   offrire   la   scelta   con   cui   s'intendeva   la
separazione.

     1583. Verso 10. E Lot alzò gli occhi e vide che tutta la pianura del Giordano, era ben irrigata,
prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra, come il giardino di Jehovah, come la terra
d'Egitto,   fino   a   Soar.   E   Lot   alzò   gli   occhi,  significa   che   l'uomo   esterno   era   illuminato
dall'interno.  E vide che tutta la pianura del Giordano,  significa i beni e le verità che sono
nell'uomo esterno.  Era ben irrigata,  significa che questi possono incrementare.  Prima che
Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra,  significa l'uomo esterno distrutto dai desideri del
male   e   dalle   persuasioni   della   falsità.  Come   il   giardino   di   Jehovah,  significa   le   sue   cose
razionali. Come la terra d'Egitto, fino a Soar, significa le conoscenze dall'affezione del bene.
Queste cose significano che l'uomo esterno appariva al Signore come è nella sua bellezza
quando fu congiunto con l'uomo interno.

     1584.  Lot   alzò   gli   occhi.  Che   questo   significhi   che   l'uomo   esterno   era   illuminato
dall'interno, è evidente dal significato di  alzare gli occhi,  cioè vedere e, nel senso interno,
percepire, quindi, essere illuminati, perché è riferito a Lot, ovvero l'uomo esterno. Perché,
quando si percepisce quale sia l'uomo esterno quando è congiunto con l'interno, o ciò che è
nella sua bellezza, è poi illuminato dall'uomo interno ed è allora nella visione Divina qui
trattata. Né si può dubitare che il Signore, nell'infanzia, in quanto al suo uomo esterno
fosse spesso in questa visione Divina, perché solo lui fu capace di congiungere l'uomo
esterno   con   l'interno.   L'uomo   esterno   era   la   sua   essenza   umana;   l'uomo   interno   era
l'essenza Divina.

   1585. E vide che tutta la pianura del Giordano. Che ciò significhi  i beni e le verità che sono
nell'uomo   esterno,   è   evidente   dal   significato   di  pianura  e  Giordano.   Nel   senso   interno,
pianura del Giordano indica l'uomo esterno in quanto ai suoi beni e alle sue verità. Che sia
così è perché il Giordano era un confine della terra di Canaan. La  terra di Canaan, come
precedentemente   detto   e   mostrato,   significa   il   regno   e   la   chiesa   del   Signore   e
segnatamente, le cose celesti e spirituali di lì. In ragion di ciò è stata chiamata anche Terra
Santa   e   Canaan   celeste.   E   poiché   significa   il   regno   del   Signore   e   la   chiesa,   nel   senso
supremo significa il Signore stesso, che  è tutto in tutto in tutto il suo regno e nella sua
chiesa.

   [2] Quindi tutte le cose che erano nella terra di Canaan erano rappresentative. Quelli che
erano in mezzo alla terra, o che erano nell'intimo, rappresentavano l'uomo interno del
Signore,   come   il   Monte   Sion   e   Gerusalemme   (il   primo   le   cose   celesti;   l'altra,   quelle
spirituali). Quelli più lontano dal centro rappresentavano le cose più lontane dall'uomo
interno.   Quelli   nelle   zone   più   remote,   o   ai   confini,   rappresentavano   l'uomo   esterno.   I
confini della terra di Canaan erano diversi. In generale, i due fiumi Eufrate e la Giordania,
e anche il mare. Quindi l'Eufrate e il Giordano rappresentavano l'esterno. Qui, dunque, la
pianura della Giordano  significa, tutte le cose che sono nell'uomo esterno. Il caso  è simile
quando l'espressione  terra di Canaan  fa riferimento al regno del Signore nei cieli, o alla
chiesa del Signore sulla terra, o ancora all'uomo del suo regno, o chiesa, o astrattamente,
alle cose celesti dell'amore, e così via.

     [3] Quindi, quasi tutte le città, e anche tutte le montagne, le colline, valli, fiumi e altre
cose, nella terra di Canaan, erano rappresentative. È già stato mostrato (n. 120) che il fiume
Eufrate,   essendo   un   confine,   rappresentava   le   cose   sensuali   e   la   conoscenza   che
appartengono all'uomo esterno. Così sia così anche per il Giordano e la pianura del Giordano,
può essere visto dai passi che ora seguono. In Davide: 

O  mio   Dio,   l'anima   mia   è   prostrata.   Perciò   mi   ricorderò   di   te   dal   paese   del   Giordano   e   di
Hermon, da una montagna bassa (Salmi 42:7) 

dove   il  paese   del   Giordano  indica   ciò   che   è   infimo,   e   ciò   che   è   lontano   dal   cielo,   come
l'esterno dell'uomo rispetto al suo interno. 

   [4] Che i figli d'Israele attraversarono il Giordano quando entrarono nel paese di Canaan,
e  che  poi  si   divisero,  anche  questo  rappresentava  l'accesso  all'uomo  interno   attraverso
l'esterno, e anche l'ingresso dell'uomo nel regno del Signore, oltre ad altre cose (si veda
Giosuè   3:14   e   4:1)   E   poiché   l'uomo   esterno   combatte   continuamente   contro   l'interno   e
aspira al dominio,  l'orgoglio  o il  gonfiarsi il petto del Giordano  è diventato un'espressione
profetica. Come in Geremia:

Come potresti gareggiare con i cavalli? Se ti senti al sicuro in una regione tranquilla, come farai
tra le acque gonfie del Giordano? (Ger. 12:5)

Il gonfiore del Giordano indica le cose che appartengono all'uomo esterno, che imperversano
e bramano dominare l'uomo interno, come fanno i ragionamenti ­ che qui sono i cavalli ­ e
la sicurezza di sé che ne deriva. 

   [5] Nello stesso profeta:

Edom sarà nella desolazione. Ecco che egli salirà come un leone dall'orgoglio del Giordano alla
dimora di Ethan (Ger. 49:17, 19)

l'orgoglio del Giordano  indica l'avanzare dell'uomo esterno nei confronti dei beni e delle
verità dell'uomo interno. In Zaccaria:

Gemete cipressi, perché i cedri sono abbattuti, quegli alberi maestosi sono distrutti. Gemete
querce   di   Basan,   perché   la   foresta   impenetrabile   è   abbattuta.   Si   ode   il   lamento   dei   pastori,
perché la loro grandezza, è in rovina. Si ode il ruggito dei giovani leoni, perché l'orgoglio del
Giordano è devastato (Zacc. 11:2­3) 

Che il  Giordano  fosse un confine della  terra di Canaan  è evidente in Numeri 34:12; e del


paese di Giuda verso oriente, in Giosuè 15:5.

   1586. Era ben irrigata. Che questo significhi che i beni e le verità possono incrementare è
evidente dal significato di ben irrigata (si veda sopra, n. 108).

     1587.  Prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra. Che questo significhi che l'uomo
esterno   distrutto   dalle   cupidità   del   male   e   dalle   persuasioni   del   falso,   è   evidente   dal
significato   di  Sodoma,  cioè  la   cupidità   del   male   e   dal   significato   di  Gomorra,  cioè   le
persuasioni   del   falso;   perché   sono   queste   due   che   distruggono   l'uomo   esterno   e   lo
separano dall'interno; e queste due distrussero la chiesa più antica prima del diluvio. Le
cupidità del male sono dalla volontà, e le persuasioni del falso sono dell'intelletto. Quando
queste due regnano, l'uomo esterno è distrutto; e quando è distrutto, viene anche separato
dall'uomo interno. Non che l'anima o lo spirito siano separati dal corpo, ma il bene e la
verità sono separati dall'anima o dallo spirito dell'uomo, in modo da non poter più fluire,
se non in modo remoto. In merito a questo influsso, per Divina misericordia del Signore si
dirà altrove. E dato che l'uomo esterno era così distrutto presso il genere umano, e il suo
legame con l'interno, cioè con il bene e la verità era interrotto, il Signore  è venuto nel
mondo affinché egli potesse congiungere l'uomo esterno all'interno, cioè l'essenza umana
all'essenza   Divina.   Quale   sia   l'uomo   esterno   quando   è   congiunto   con   l'interno,   è   qui
descritto, cioè prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra, era come il giardino di Jehovah,
e come la terra d'Egitto, fino a Soar.

   1588. Come il giardino di Jehovah. Che ciò significhi la sua facoltà razionale è evidente dal
significato di giardino di Jehovah, vale a dire l'intelligenza (si veda n. 100), quindi la facoltà
razionale,   che   è   intermedia   tra   l'uomo   interno   e   quello   esterno.   Essa   è   l'intelligenza
dell'esterno. L'espressione giardino di Jehovah ricorre quando la facoltà razionale è celeste,
cioè di origine celeste, come era presso la chiesa più antica, di cui è detto in Isaia:

Jehovah consolerà Sion e tutte le sue rovine, e renderà il suo deserto come l'Eden, e la sua terra
desolata come il giardino. Gioia e letizia gioia saranno in lei, e ringraziamenti e inni di lode (Is.
51:3) 

Mentre l'espressione giardino di Dio, ricorre quando si fa riferimento alla facoltà razionale
spirituale, cioè da un'origine spirituale, come era presso la chiesa antica, di cui si tratta in
Ezechiele:

Piena di sapienza e perfetta nella bellezza, sei stata in Eden , il giardino di Dio (Ez. 28:12­13)

La facoltà razionale di un uomo è paragonata ad un  giardino  dalla rappresentazione che


appare di essa nel cielo; tale facoltà dell'uomo si presenta nell'apparenza di un giardino
quando   lo   spirituale   celeste   fluisce   in   lui,   dal   Signore;   e   anche   i   paradisi   appaiono
analogamente   alla   alla   vista,   in   una   magnificenza   e   bellezza   che   superano   ogni   idea
dell'immaginazione   umana,   in   ragione   dell'effetto   dell'influenza   della   luce   spirituale
celeste, dal Signore (di cui si veda in n. 1042­1043). Le cose piacevoli e meravigliose di
questi paradisi non sono ciò che influenza l'osservatore, ma le cose spirituali celesti che
vivono in esse.

   1589. Come la terra d'Egitto, fino a Soar. Che questo significhi la conoscenza dall'affezione
del bene è evidente dal significato di Egitto (di cui si veda n. 1164, 1165; in senso benigno,
n.1462) cioè la conoscenza esteriore. E dal significato di Soar, cioè l'affezione del bene. Soar
era   una   città   non   lontana   da  Sodoma,   dove   anche  Lot  si   rifugiò   quando   gli   angeli   lo
salvarono dall'incendio di Sodoma (descritto in Gen. 19:20, 22, 30). Soar è anche nominata in
altri luoghi (Gen 14:2, 8, Deut. 34:3, Isa 15: 5, Ger. 48:34), dove anche significa l'affezione
del bene, e nel senso opposto, come è usuale, significa l'affezione del male.

     [2] Ci sono tre facoltà che costituiscono l'uomo esterno, vale a dire quella razionale, la
conoscenza   e   le   percezioni   esteriori   dei   sensi.   La   facoltà   razionale   è   l'interiore,   la
conoscenza è esteriore, e le percezioni dei sensi sono ciò che è esteriormente più remoto. È
attraverso la facoltà razionale che l'uomo interno è congiunto con quello esterno; e quale è
il razionale, tale è la congiunzione. L'esteriore sensuale qui, è la vista e l'udito. Ma in sé, il
razionale non è nulla, a meno che l'affezione non scorra in esso e lo renda attivo e vitale.
Da ciò consegue che la facoltà razionale è tale quale è l'affezione. Quando l'affezione del
bene fluisce, diviene nella facoltà razionale l'affezione per la verità. Al contrario quando è
l'affezione del male a fluire. Dato che la conoscenza esteriore aderisce alla facoltà razionale
e rappresenta uno strumento di questa, ne consegue che l'affezione entra anche in essa e la
influenza. Nulla vive nell'uomo se non in ragione dell'affezione. La causa di ciò è che
l'affezione del bene procede dal celeste, cioè dall'amore celeste, che vivifica tutto ciò in cui
fluisce. Essa vivifica anche l'affezione del male, ovvero le cupidità. 

      [3]  Il   bene   dell'amore   dal   Signore   fluisce   continuamente   attraverso   l'uomo   interno
nell'esterno. Ma l'uomo che è nell'affezione del male o nella cupidità perverte il bene; e
nondimeno, è mantenuto in vita dal bene. Questo può essere percepito dal confronto con
gli   oggetti   che   ricevono   i   raggi   solari.   Ci   sono   alcuni   che   ricevono   questi   raggi   più
magnificamente e li trasformano nei colori più incantevoli, come il diamante, il rubino, il
giacinto, lo zaffiro e le altre pietre preziose. Ma ci sono altri che non ricevono allo stesso
modo i raggi solari, e li trasformano in colori più sgradevoli. Lo stesso può anche vedersi
dalla differente inclinazione degli uomini. Ci sono quelli che ricevono i beni da un altro
con tutta l'affezione; e ci sono quelli che li trasformano in mali. Ciò dimostra quale sia la
conoscenza dall'affezione del bene rappresentata dalla terra d'Egitto, fino a Soar, quando la
facoltà razionale è come il giardino di Jehovah. 

     1590. Che queste cose significhino che al Signore appariva l'uomo esterno quale è nella
sua bellezza quando è congiunto con l'interno, può essere visto dal senso interno, in cui il
Signore, in quanto al suo uomo interno  è rappresentato da  Abramo, e in quanto al suo
uomo esterno, da  Lot.  Quale sia la bellezza dell'uomo esterno quando  è congiunto con
l'interno non può essere descritto, perché non esiste presso nessuno uomo, ma unicamente
presso il Signore. Ciò che esiste nell'uomo e nell'angelo  è dal Signore. Solo in un certo
grado può apparire questo, dall'immagine del Signore in quanto al suo uomo esterno che
appare nei (si veda n. 553 e 1530). I tre cieli sono immagini dell'uomo esterno del Signore;
Ma la loro bellezza non può essere descritta in alcun modo, né può essere tradotta in
un'idea percepibile ad alcuno. Come nel Signore tutto è infinito, così in paradiso tutto è
indefinito (o illimitato). L'indefinito del cielo è un'immagine dell'infinito del Signore.

     1591.  Versetto 11.  E Lot lo scelse per sé tutta la valle del Giordano. E Lot si mise in


cammino da oriente; e così si  separarono, l'uno dall'altro fratello. E Lot scelse per sé tutta
la  valle  del Giordano,  significa l'uomo  esterno, che era così.  E  Lot si mise  in  cammino  da
oriente,  significa   le   cose   nell'uomo   esterno   che   recedono   dall'amore   celeste.  E   così   si
separarono, l'uno dall'altro fratello significa che così ebbe luogo la separazione.

   1592. E Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano. Che questo significhi che così era l'uomo
esterno, è evidente dal significato di  valle del Giordano, spiegato nel versetto precedente,
vale   a   dire,   l'uomo   esterno.   Nel   versetto   precedente   si   descrive   la   bellezza   dell'uomo
esterno   quando   è   congiunto   con   l'interno,   e   la   sua   deformità   –   quando   questi   sono
disgiunti ­ è descritta in questo e nei due successivi versetti.

     1593.  E   Lot   si   mise   in   cammino   da   oriente.  Che   questo   significhi   quelle


cose nell'uomo esterno che recedono dall'amore celeste, si evince dal significato di oriente,
cioè il Signore, e quindi tutto ciò che è celeste (di cui sopra, n. 101). E dato che il Signore
è rappresentato dall'oriente, ne consegue che l'oriente qui è l'uomo interno del Signore, che
è Divino. Quindi che l'uomo esterno si ritirò dall'interno è qui rappresentato attraverso il
viaggio di Lot da oriente.

     1594.  E così si   separarono, l'uno dall'altro fratello. Che questo significhi che queste cose


sono causa di separazione, segue da ciò che è stato detto. Cosa significhi uomo o fratello è
stato esposto sopra al versetto 8, vale a dire, unione. E quindi si separarono l'uno dall'altro
fratello  significa   disgiunzione.   Ciò   che   separa   l'uomo   esterno   dall'interno,   non   è   noto
all'uomo.   Ci   sono   molteplici   motivi   per   questo.   È   in   parte   dovuto   all'ignoranza,   o
all'incredulità,   circa   l'esistenza   dell'uomo   interno;   nonché   all'ignoranza   e   all'incredulità
circa il fatto che l'amore per sé e le sue cupidità sono le cause della separazione; e anche
a   causa   dell'amore   del   mondo   e   delle   sue   preoccupazioni,   ma   in   una   misura   non
comparabile con l'amore di sé. 

     [2]  Il motivo per il quale l'uomo non conosce, o se informato, non crede che vi sia un
uomo   interno,   è   che   egli   vive   nel   corpo   e   in   un   contesto   di   oggetti   che   percepisce
attraverso i sensi del corpo, che non possono percepire ciò che è interiore. Le cose interiori
possono vedere ciò che è esteriore, ma non le cose esteriori ciò che è interiore. Si prenda ad
esempio la vista; la vista interno può vedere cosa sia la vista esterna; viceversa, la vista
esterna non può vedere cosa sia la vista interna. O ancora, l'intelletto e la facoltà razionale
possono percepire cosa sia la conoscenza esteriore, ma non l'inverso. Un ulteriore motivo è
che l'uomo non crede che ci sia uno spirito che si separa dal corpo alla morte; e a malapena
appena è disposto a credere che vi sia una vita interiore che  è chiamata anima; perché
quando   l'uomo   sensuale   e   corporeo   pensa   alla   separazione   dello   spirito   dal   corpo,   la
considera come una cosa impossibile, perché crede che la vita sia nel corpo e si consolida
in questa idea, per la ragione che anche le bestie vivono, e nondimeno, cessano di vivere
dopo la morte; Oltre a molte altre cose. Tutto ciò è una conseguenza della sua vita nelle
cose   corporee   e   nelle   percezioni   dei   sensi.   Tale   genere   di   vita,   vista   in   se   stessa,
difficilmente si differenzia dalla vita delle bestie, con la sola eccezione che un uomo ha la
capacità di pensare e di ragionare intorno alle cose su cui si sofferma; invece le bestie non
tale facoltà, perciò non riflettono.

   [3] Questa tuttavia, non è la causa principale della separazione tra uomo esterno e uomo
interno, perché gran parte dell'umanità è in questo genere d'incredulità, e i più eruditi in
misura maggiore della gente comune. Ma la cosa che disgiunge principalmente è l'amore
di sé; e anche l'amore del mondo, anche se non nella stessa misura dell'amore di sé. Il
motivo per cui l'uomo ignora questo è che egli  vive senza carità, e quando egli conduce
una   vita   senza   carità   non   può   apparire   alla   sua   vista   che   una   vita   nell'amore   di   sé
nelle sue cupidità è contraria all'amore celeste. Anche nell'amore di sé e nelle sue cupidità
vi è qualcosa di incandescente, e conseguentemente piacevole che influenza a tal punto la
vita   che   l'uomo   non   sa   altro   che   in   ciò   consiste   la   stessa   felicità   eterna.   Perciò   molti
poggiano la felicità eterna nel diventare grandi dopo la vita del corpo e nell'essere serviti
dagli altri, perfino dagli angeli; mentre essi non desiderano servire alcuno, tranne che per
il bene di se stessi e con l'intento nascosto di essere serviti. La loro affermazione circa il
fatto che desiderano servire solo il Signore è falsa, perché coloro che sono nell'amore di sé
desidera avere anche il Signore al loro servizio, e quando finché questo non è fatto, essi
retrocedono. Così coltivano nel loro cuore il desiderio di diventare signori e di regnare
sull'universo. È facile concepire quale tipo di governo questo sarebbe, qualora molti, anzi,
tutti, fossero così. Non sarebbe infernale il governo in cui ognuno ama se stesso più di
qualsiasi altro? Questo si nasconde nell'amore di sé. Da qui possiamo vedere la natura
dell'amore di sé e possiamo vederlo anche dal fatto che vi si nasconde nell'odio contro tutti
coloro che non si sottomettono come schiavi. E poiché c'è odio, ci sono anche vendetta,
crudeltà, inganni e molte altre cose malvagie.

   [4] Ma l'amore reciproco, il solo celeste, consiste non solo nell'affermare di sé, ma anche
nel   riconoscere   e   credere,   di   essere   completamente   indegni   e   come   qualcosa   di   vile   e
sporco, che il Signore nella sua infinita misericordia continuamente sottrae dall'inferno, in
cui l'uomo profonde costantemente ogni sforzo per precipitare se stesso. Riconoscere e
credere questo, appartiene alla verità. Non che il Signore, o alcun angelo desiderino che
l'uomo  riconosca  e  creda  ciò  al  fine  della  sua sottomissione;  ma  affinché  non esalti  se
stesso, considerato che questa è la sua indole. Perché questo sarebbe come se l'escremento
chiamasse esso stesso oro puro, o una mosca del deserto affermasse di essere un uccello
del paradiso. Nella misura in cui un uomo riconosce e crede di essere come egli realmente
è, questi recede dall'amore di sé e dalle sue cupidità. Quando l'uomo agisce così, riceve
l'amore celeste dal Signore, cioè l'amore reciproco che consiste nel desiderio di servire
tutti. Questo s'intende per il più piccolo, che diviene il più grande nel regno del Signore (si
veda Matteo 20:26­28; Luca 9:46­48)
   [5] Da quanto detto è possibile scorgere che ciò che separa maggiormente l'uomo esterno
dall'uomo   interno   è   l'amore   di   sé.   E   che   ciò   che   li   unisce   in   primo   luogo   è   l'amore
reciproco, che non può manifestarsi finché l'amore di sé non recede, perché questi sono
totalmente in contrapposizione tra loro. L'uomo interno non è altro che amore reciproco.
L'autentico  spirito  ovvero  l'anima dell'uomo   è  l'uomo  interno  che  vive  dopo  la morte.
Questi è organico, perché aderisce al corpo mentre l'uomo vive in questo mondo. Invero,
questo uomo interno, cioè l'anima o lo spirito, non è l'uomo interno; ma l'uomo interno è
in esso quando l'amore  è in esso. Le cose che sono nell'uomo interno appartengono al
Signore; in modo che si può dire che l'uomo interno è il Signore. Ma poiché ad un angelo o
ad un uomo che vivono nell'amore reciproco, il Signore dona un sé celeste, in modo che
non  appaia altrimenti che egli fa ciò che è bene da se stesso, l'uomo interno  è riferito
all'uomo, come se fosse suo proprio. Ma colui che è nell'amore reciproco riconosce e crede
che tutto ciò che è buono e vero non è suo, ma del Signore; e riconosce e crede che la sua
capacità di amare un altro come se stesso e – a maggior ragione se egli è come gli angeli ­
la sua capacità di amare un'altra persona più di se stesso – è un dono del Signore. Nella
misura   in   cui   un   uomo   recede   dalla   consapevolezza   che   questo   dono   appartiene   al
Signore, allo stesso modo si allontana da questo dono e dalla felicità che ne deriva.

     1595.  Versetto 12.  Abramo si stabilì nella terra di Canaan, e Lot si stabilì nelle città


della valle, e piantò le sue tende fino a Sodoma.  Abramo si stabilì nella terra di Canaan,
significa che l'uomo interno era nelle cose celesti dell'amore. E Lot si stabilì nelle città della
valle significa che l'uomo esterno era nelle conoscenze esteriori. E piantò le sue tende fino a
Sodoma, significa l'estensione delle cupidità.

     1596. Abramo si stabilì nella terra di Canaan. Che questo significa che l'uomo interno era
nelle cose celesti dell'amore è evidente dal significato di terra di Canaan, vale a dire le cose
celesti dell'amore, di cui si è detto più volte prima.

     1597. E Lot si stabilì nelle città della valle. Che ciò significhi che l'uomo esterno era nella
conoscenza esteriore è evidente dalla valenza rappresentativa di Lot, cioè l'uomo esterno. E
dal   significato   di  città,  cioè   le   cose   dottrinali,   che   in   se   stesse   non   sono   altro   che   le
conoscenze   esteriori,   quando   riferite   all'uomo   esterno,   mentre   questo   è   separato
dall'interno.   Che   le  città  significhino   cose   dottrinali   sia   autentiche,   sia   false,   è   stato
precedentemente mostrato (n. 402). 

   1598. E piantò le sue tende fino a Sodoma. Che questo significhi l'estensione delle cupidità, è
evidente   dal   significato   di  Sodoma,  esposto   sopra,   al   versetto   10,   vale   a   dire   cupidità.
Queste cose corrispondono a quelle del versetto precedente (13:10) che la valle del Giordano
era ben irrigata, come il giardino di Jehovah, come la terra d'Egitto fino a Soar,  dove è stato
trattato l'uomo esterno quando è congiunto all'uomo interno. Come la terra d'Egitto fino a
Soar, significa la conoscenza esteriore dall'affezione del bene. Ma qui, Lot si stabilì nelle città
della valle piantò le sue tende fino a Sodoma, significa l'uomo esterno quando non è congiunto
all'uomo interno; e con ciò s'intende la conoscenza esteriore dell'affezione del male, o dalle
cupidità. Perché lì è descritta la bellezza dell'uomo esterno quando è congiunto all'interno.
Viceversa qui è descritta la sua deformità quando i due sono separati. E ancor più questa
deformità è descritta nel versetto che segue, dove si dice: E gli uomini di Sodoma erano
malvagi e oltremodo peccatori contro Jehovah. Quale sia la deformità dell'uomo esterno
quando   è  separato  dall'interno, può  essere vista da chiunque,  da ciò  che  è  stato  detto
riguardo all'amore di sé e le sue cupidità, che sono ciò che principalmente separa. Tanto
grande è la bellezza dell'uomo esterno che  è congiunto all'interno, così grande è la sua
deformità quando i due sono separati. Considerato in sé, l'uomo esterno non è altro che un
servitore dell'uomo interno. È una sorta di mezzo i cui fini possono diventare usi e gli usi
possono spiegare i propri effetti, affinché possa esservi una perfezione di tutte le cose. Il
contrario   ha   luogo   quando   l'uomo   esterno   si   separa   dall'interno   e   desidera   essere
unicamente al servizio di sé. E ancor più questo è il caso quando vuole dominare l'uomo
interno, il che ha luogo nell'amore di sé e nelle sue cupidità, come è stato mostrato. 

     1599.  Versetto 13.  Gli uomini di Sodoma erano malvagi e oltremodo peccatori contro


Jehovah. S'intende che le le conoscenze esteriori si estendono fino alle cupidità.

     1600.  Gli uomini di Sodoma erano malvagi e oltremodo peccatori contro Jehovah.  Che questo


significhi le cupidità cui le conoscenze esteriori si estendevano è evidente dal significato
di Sodoma, esposto in precedenza, cioè cupidità. E dal significato di uomini, vale a dire le
cose   intellettuali   e   razionali,   e   qui,   la   conoscenza   esteriore,   perché   fanno   riferimento
all'uomo esterno quando è separato dall'interno. Che uomini significhi le cose intellettuali e
razionali, è stato mostrato sopra (n. 265, 749, 1007). Si dice che le conoscenze esteriori si
estendono   fino   alle   cupidità   quando   sono   al     acquisite   al   solo   fine   della   grandezza
dell'uomo, non al fine che possano servirgli per l'uso, affinché egli possa diventare retto.
Tutti  i  saperi hanno  per scopo  che  l'uomo  possa diventare  razionale e  quindi savio; e
affinché egli possa essere al servizio dell'uomo interno.

   1601. Versetto 14. E Jehovah disse ad Abramo, dopo che Lot si era separato da lui, Alza
gli occhi e guarda dal luogo dove ti trovi, verso settentrione, verso mezzogiorno, verso
oriente e verso occidente.  Jehovah disse ad Abramo,  significa che Jehovah parlò con il
Signore. Dopo che Lot si era separato da lui, dopo che le ansietà dell'uomo esterno erano state
rimosse in modo da non ostacolare. Alza gli occhi e guarda dal luogo dove ti trovi, significa lo
stato in cui era Signore allora, da cui poteva percepire le cose che dovevano venire. Verso
settentrione, verso mezzogiorno, verso oriente e verso occidente,  significa tutti gli uomini, quanti
sono nell'universo.

   1602. Jehovah disse ad Abramo. Che questo significhi che Jehovah parlò con il Signore, può
essere visto dal senso interno della Parola in cui il Signore  è rappresentato da  Abramo
anche da quello stesso stato in cui egli era, che  è anche descritto qui, cioè che le cose
esteriori che ostacolavano erano state rimosse, e ciò è significato dalle parole, dopo che Lot
si era separato da lui. In quanto al suo uomo interno il Signore era Divino, perché nato da
Jehovah. E perciò quando nulla ostacolava dall'uomo esterno, egli vide tutte le cose che
erano di là da venire. E che questo appariva come se Jehovah parlasse  è perché così si
manifestava davanti all'uomo esterno. In quanto al suo uomo interno, il Signore era uno
con Jehovah, come egli stesso insegna a Giovanni:

Filippo gli disse: Mostraci il Padre. Gesù rispose: Sono stato così a lungo con te, e tu non mi hai
conosciuto, Filippo? Colui che vede me, vede il Padre. Perché allora tu dici, Mostraci il Padre?
Non credete che io sia nel Padre e il Padre in me? Credimi che io sono nel Padre e il Padre in me
(Giovanni 14:6, 8­11) 

     1603.  Dopo che Lot si separò da lui.  Che questo significhi quando le ansietà dell'uomo


esterno   erano   state   rimosse   in   modo   da   non   ostacolare,   si   evince   dalla   valenza
rappresentativa   di  Lot,   che   è   l'uomo   esterno,   e   da   ciò   che   precede   riguardo   alla   sua
separazione, cioè le cose che erano d'impedimento. E quando queste sono state rimosse,
l'uomo interno, ovvero Jehovah, ha agito come uno con l'esterno, o con l'essenza umana
del Signore. La cose esteriori che non sono in accordo, di cui si è detto più sopra, sono ciò
che impediscono all'uomo interno, mentre agisce nell'esterno, di fare uno con se stesso.
L'uomo esterno non è altro che una sorta di strumento, o qualcosa di organico, che non ha
vita da se stesso; riceve la vita dall'uomo interno e allora appare come se l'uomo esterno
abbia la vita da se stesso. 

     [2] Ma presso il Signore, dopo aver espulso il male ereditario, purificando così le cose
organiche   della   sua   essenza   umana,   queste   anche   ricevettero   la   vita,   in   modo   che   il
Signore, che è la vita in quanto al suo uomo interno, divenne la vita anche in quanto al suo
uomo esterno. Questo è ciò che s'intende per glorificazione in Giovanni:

Gesù disse: Ora il figlio dell'uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui. Se Dio è glorificato in
lui, Dio lo glorificherò anche in se stesso e lo glorificherà subito (Giovanni 13:31­32)

Padre,   è   giunta   l'ora;   glorifica   tuo   figlio,   affinché   anche   tuo   figlio   ti   possa   glorificare.   Ora
dunque, o padre, glorificami davanti a te la gloria che avevo presso di te prima che il mondo
fosse (Giovanni 17:1, 5)

Gesù disse: Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: L'ho glorificato e lo
glorificherò di nuovo (Giovanni 12:28)
    1604. Alza gli occhi e guarda dal luogo dove ti trovi. Che questo significhi lo stato in cui il
Signore   era   allora,   è   evidente   dal   significato   di  alzare   gli   occhi   e   guardare,   cioè   essere
illuminati e percepire (come mostrato sopra, al versetto 10). E dal significato di luogo nel
senso   interno,   vale   a   dire,   stato.   Che   per  luogo  non   s'intenda   altro   che   stato,   è   stato
mostrato in, n. 1274, 1376­1379. 

     1605.  Verso   settentrione,   verso   mezzogiorno,   verso   oriente   e   verso   occidente.  Che   questo
significhi tutti gli uomini, quanto ce ne sono nell'universo, si evince dal significazione dei
punti cardinali. Nella Parola, settentrione, mezzogiorno, oriente e occidente. hanno ciascuno il
proprio significato. Settentrione indica coloro che sono fuori della chiesa, vale a dire quelli
che sono nell'oscurità riguardo alla verità della fede; e significa anche l'oscurità nell'uomo.
Mezzogiorno  significa   chi   è   all'interno   della   chiesa,   cioè   chi   è   nella   luce   riguardo   alle
conoscenze; e significa anche la luce stessa. Oriente significa le genti più antiche; e significa
anche   l'amore   celeste,   come   precedentemente   mostrato.  Occidente  indica   le   generazioni
future, e anche coloro che non sono nell'amore. Il particolare significato di queste parole si
scorge dalla connessione nel senso interno. Ma quando ricorrono tutti insieme, come qui,
settentrione, mezzogiorno, oriente e occidente, significano tutti gli abitanti, in tutto il mondo,
anche quelli che hanno vissuto e quelli che verranno. Significano anche gli stati del genere
umano in relazione all'amore e alla fede.

     1606. Versetto 15. Perché tutta la terra che tu vedi, la darò a te e alla tua discendenza
per   sempre.  Perché   tutta   la   terra   che   tu   vedi,   la   darò   a   te,  significa   il   regno   celeste,   che
appartiene al Signore. E alla tua discendenza per sempre, significa coloro che hanno fede in
lui. 

   1607. Perché tutta la terra che tu vedi, la darò a te. Che questo significhi il regno celeste, che
appartiene al Signore, è evidente dal significato di terra, e qui della terra di Canaan, perché
si dice,  la terra che tu vedi, vale a dire, il regno celeste. Perché per la  terra di Canaan  era
rappresentato il regno del Signore nei cieli, cioè il cielo e il regno del Signore sulla terra,
ovvero la chiesa. Il significato di terra è stato più volte trattato in precedenza. Che il regno
nei cieli e sulla terra sia stato dato al Signore è evidente da vari passi nella Parola. Come in
Isaia: 

Un bambino è nato per noi; ci è dato un figlio. E il governo sarà sulla sua spalla. E il suo nome
sarà   chiamato   Meraviglioso,   Consigliere,   Dio,   Eroe,   Padre   dell'eternità,   Principe   della   Pace
(Isaia 9:5)

In Daniele:
Ho visto nelle visioni notturne uno come il figlio di un uomo apparire sulle nubi del cielo. E
giunse al cospetto del vegliardo, e gli fu dato il domino, la gloria e il regno. E tutti i popoli,  le
nazioni e le lingue lo serviranno. Il suo dominio è un dominio eterno, che non passerà, e il suo
regno non sarà distrutto (Dan. 7:13­14)

Il Signore stesso lo dice anche in Matteo: 

Tutte le cose mi sono state consegnate dal Padre mio (Matteo 11:27)

anche in Luca (10:22). E ancora a Matteo:

Tutto il potere è stato dato a me in cielo e sulla terra (Matteo 28:18)

In Giovanni:

Tu hai dato al figlio il potere su tutta la carne, affinché tutti quelli che gli hai affidato ricevano la
vita eterna (Giovanni 17:2­3)

Lo stesso s'intende con il suo essere seduto alla destra, come in Luca:

Da ora in avanti il figlio dell'uomo siede alla destra del potere di Dio (Luca 22:69)

   [2] Circa il fatto che tutto il potere sia dato al figlio dell'uomo nel cielo e sulla terra, deve
essere noto che il Signore aveva il dominio su tutte le cose nei cieli e sulla terra da prima
che venisse nel mondo; perché egli è Dio per l'eternità e Jehovah, come egli stesso afferma
chiaramente a Giovanni: 

Ora, o Padre, glorificami davanti a te, con la gloria che avevo presso di te prima che il mondo 
fosse (Giovanni 17:5)

In verità, in verità vi dico, prima che Abramo fosse, io sono  (Giovanni 8:58) 
perché egli è Jehovah e Dio per la chiesa più antica che fu prima del diluvio e fu vista da
questi. Era anche Jehovah e Dio per la chiesa antica che fu dopo il diluvio. Ed era lui che fu
rappresentato da tutti i riti della chiesa ebraica e che essi adoravano. Ma il motivo per cui
afferma che tutto il potere gli è stato dato in cielo e sulla terra, come se fosse gli fosse stato
dato allora per la prima volta, è che per figlio dell'uomo s'intende la sua essenza umana, e
questa, quando unita alla sua essenza Divina, è anche Jehovah, e allo stesso tempo tutto il
potere. E ciò non poteva aver luogo fino a quando egli non fosse stato glorificato, cioè fino
a quando, attraverso l'unione con l'essenza Divina, l'essenza umana ha avuto anche la vita
in sé ed è diventata allo stesso modo Divina e Jehovah; come egli afferma in Giovanni: 

Come il Padre ha la vita in sé, così ha dato al figlio di avere vita in sé (Giovanni 5:26)

     [3]  È la sua essenza umana, o uomo esterno, che  è anche chiamata  figlio dell'uomo  in


Daniele, nel passo citato sopra; e di cui si dice nel brano citato da Isaia: Un bambino è nato
per noi; ci è dato un figlio. Che il regno celeste sia dato a lui, e tutto il potere nei cieli e sulla
terra, egli ora lo vedeva e gli veniva promesso; e questo s'intende con le parole:  Perché
tutta la terra che tu vedi, la darò a te e alla tua discendenza per sempre. Ciò era prima che la sua
essenza umana fosse unita alla sua essenza Divina, il che ebbe luogo quando sconfisse il
diavolo   e   l'inferno,   cioè   quando   dal   potere   suo   proprio   potere   e   con   la   propria   forza
espulse tutto il male, che è ciò che disgiunge.

   1608. E alla tua discendenza per sempre Che questo significhi coloro che hanno la fede in lui
è  evidente dal  significato  di  discendenza  [seme], cioè fede  e segnatamente, la fede  della
carità (di cui si è detto in precedenza, n.255, 256, 1025). Che il regno celeste sia dato a
questa discendenza, cioè a chi ha fede in lui, è chiaramente evidente dalle parole del Signore
stesso in Giovanni:

Il Padre ama il figlio e ha dato tutte le cose nella sua mano. Chi crede nel figlio ha la vita eterna,
ma chi non crede nel figlio non vedrà la vita (Giovanni 3:35­36)

   [2] Nello stesso evangelista:

A quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio; che sono coloro che credono
nel  suo   nome;   che  non   sono   nati   da  sangue,   né   dalla   volontà   della   carne,   né   della   volontà
dell'uomo (Giovanni 1:12­13)

Da queste parole è evidente che la fede o il credere in lui è presso coloro che lo ricevono e
credono in lui, non da per volontà della carne, né per volontà dell'uomo. La volontà della carne
è ciò che è contrario all'amore e alla carità, per questo ciò è rappresentato dalla carne  (n.
999). E la volontà dell'uomo  è ciò che è contrario alla fede, che è dall'amore o dalla carità,
perché   questo   ciò   è   rappresentato   dall'uomo.   Perché   la  volontà   della   carne  e   la  volontà
dell'uomo  sono ciò che disgiunge. Viceversa l'amore e la fede che ne deriva sono ciò che
congiunge; perciò coloro in cui sono l'amore e la fede che ne deriva, sono quelli che sono
nati da Dio. E dato che sono nati da Dio, sono chiamati figli di Dio e sono la suo discendenza
[seme], a cui è dato il regno celeste. Queste cose sono rappresentate dalle seguenti parole in
questo verso:  tutta la terra che tu vedi, la darò a te e alla tua discendenza per sempre.

   [3] Che il regno celeste non possa essere dato a coloro che sono fede senza la carità, cioè a
coloro   che   dicono   di   avere   fede   e   nondimeno   hanno   il   prossimo   in   odio,   può   essere
compreso da chiunque sia disposto a riflettere. Perché non vi può essere vita in tale fede,
quando la morte, che è l'inferno, costituisce la vita. Perché l'inferno consiste in nient'altro
che nell'odio. Non l'odio che un uomo ha ricevuto per via ereditaria, ma quello che ha
acquisito nella sua attuale vita.

     1609. Versetto 16. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra, in modo che
chiunque possa contare la polvere della terra, saprà contare anche la tua discendenza.
Renderò   la   tua   discendenza   come   la   polvere   della   terra,  significa   una   moltiplicazione
incommensurabile. In modo che chiunque possa contare la polvere della terra, saprà contare anche
la tua discendenza, significa una forte asserzione.

     1610.  Renderò   la   tua   discendenza   come   la   polvere   della   terra.  Che   questo   significhi   una
moltiplicazione incommensurabile, è evidente senza alcuna spiegazione. Qui è detto che il
suo seme diverrebbe  come la polvere della terra; in altri luoghi della Parola, ricorre invece
l'espressione, come la sabbia del mare, e in altri, come le stelle dei cieli. Ogni espressione ha un
significato   peculiare.   La  polvere   della   terra  si   riferisce   a   cose   celesti,   perché  terra,   come
precedentemente mostrato, significa il celeste dell'amore. La sabbia del mare si riferisce alle
cose   spirituali,   perché   il  mare,   come   è   stato   anche   mostrato,   significa   lo   spirituale
dell'amore.  Come le stelle dei cieli  significa entrambi questi, nel più alto grado. E poiché
nessuna   di   queste   cose   può   essere   numerata,   è   divenuto   usuale   ricorrere   a   queste
espressioni   per   rappresentare   una   fruttificazione   ed   una   moltiplicazione
incommensurabili.

     [2] Che la sua discendenza  (cioè la fede dall'amore o l'amore) debba essere moltiplicato
incommensurabilmente,   in   senso   supremo,   significa   il   Signore,   e   segnatamente,   la   sua
essenza umana. Perché il Signore, in quanto alla sua essenza umana era chiamato il seme
della donna (si veda il n. 256). E quando l'essenza umana del Signore è rappresentata dalla
moltiplicazione incommensurabile, significa l'infinito celeste e spirituale. E quando la fede
dalla carità, o la carità, nel genere umano, è rappresentata dal  seme, significa che questo
seme in colui che vive nella carità è moltiplicato incommensurabilmente, come avviene
anche nell'altra vita, presso tutti coloro che vivono nella carità; presso di essi la carità e la
fede che ne deriva, insieme alla felicità, sono moltiplicate a tal punto, che possono essere
descritte come incommensurabili e aldilà delle parole. Quando con seme è rappresentato il
genere umano, la moltiplicazione di questo nel regno del Signore è incommensurabile, non
solo in coloro che sono nella chiesa e nei loro figli, ma anche in coloro che sono al di fuori
della   chiesa   e   nei   loro   figli.   Quindi   il   regno   del   Signore,   ovvero   il   cielo,   è
incommensurabile. Riguardo alla sua immensità, per Divina misericordia del Signore, si
dirà altrove.

   1611. Versetto 17. Alzati, attraversa la terra, nella sua lunghezza e nella sua larghezza;
perché la darò a te. Alzati, attraversa la terra, significa che egli deve andare alla ricerca del
cielo.  Nella sua lunghezza e nella sua larghezza,  significa il suo celeste e il suo spirituale.
Perché la darò a te, significa che doveva essere suo. 

   1612. Alzati, attraversa la terra. Che questo significhi la ricerca del regno celeste è evidente
dal   significato   di  terra,  cioè  il  regno  celeste,   di  cui   si  è  detto   più  volte   in  precedenza.
Alzarsi e attraversare la terra, in senso letterale, significa esplorarla e osservarla. In  senso
spirituale,  in  cui  terra  è  il  paese  di  Canaan, s'intende  cercare  il  regno  di  Dio   nei  cieli,
ovvero il cielo e il regno di Dio sulla terra, ovvero la chiesa; e anche percepirli.

   1613. Nella sua lunghezza e nella sua larghezza. Che ciò significhi il celeste e lo spirituale o ­
ciò che è lo stesso ­ il bene e la verità si può evincere dal significato di lunghezza e larghezza.
Che lunghezza significhi bene e larghezza, verità, è stato esposto in precedenza (n. 650). La
ragione è che la terra indica il regno celeste, o la chiesa, che non possono essere messi in
relazione   con   alcuna   lunghezza   e   larghezza,   ma   soltanto   con   quelle   cose   ad   esse
corrispondenti, quali il beni e la verità. Il celeste o il bene, essendo primario, è paragonato
alla lunghezza; e lo spirituale o la verità, essendo secondaria, è paragonata alla larghezza. 

     [2]  Che  larghezza  sia la  verità, appare abbastanza chiaramente nella Parola profetica.


Come in Abacuc:

Ecco, io faccio sorgere i Caldei, nazione feroce e impetuosa che percorre in larghezza la terra
(Ab. 1:6)

i   Caldei   rappresentano   coloro   che   sono   nella   falsità.   Percorrere   in   larghezza   la   terra
significa distruggere le verità, perché questo è detto dei Caldei. In Davide: 

O Jehovah, tu non mi hai consegnato in mano al nemico, tu hai guidato i miei passi in un luogo
ampio (Salmi 31:8)
stare in un ampio luogo denota la verità. Nello stesso libro:

Nell'angoscia ho invocato Jehovah; Jehovah mi ha risposto in un luogo ampio (Salmo 118:5)

rispondere in un luogo ampio significa nella verità. In Osea:

Jehovah li pascerà  come agnelli, in un ampio luogo (Os.  4:16)

pascere in un ampio luogo significa insegnare la verità. 

   [3] In Isaia:

Assurta irromperà nel paese di Giuda, lo travolgerà e lo sommergerà fino al collo. L'estensione
delle sue ali coprirà la terra in tutta la sua larghezza (Isaia 8:8)

Asshur  indica il ragionamento, che travolge la terra, ovvero la chiesa. Le  ali  indicano i


ragionamenti da cui nascono le falsità. In  tutta la sua larghezza  significa  che  è piena di
falsità, o cose contrarie alla verità. Dato che la lunghezza di una terra significa il bene, e la
larghezza, la verità, della nuova Gerusalemme è detto che sia stata misurata ed è emerso
che fosse di forma quadrangolare, e che la sua lunghezza fosse uguale alla sua larghezza
(Ap. 21:16), da cui ognuno può vedere che la lunghezza e la larghezza non significano
altro che bene e verità, poiché la nuova Gerusalemme non è altro che il regno del Signore
nei cieli e sulla terra. Dal significato delle cose nel senso interno, sono divenute abituali
sulla   terra   le   espressioni   che   fanno   fanno   riferimento   alle   cose   celesti   e   spirituali,
rappresentate dalla lunghezza e dalla larghezza. Così come i termini altezza e profondità
vengono utilizzati correntemente, quando si fa riferimento alla sapienza.

     1614.  Perché la darò a te.  Che questo significhi che doveva essere sua, è evidente senza


alcuna   spiegazione.   Che  terra,  ovvero   il   regno   celeste   appartiene   soltanto   al   Signore   è
evidente da ciò che è stato mostrato tante volte, cioè che nessun altro è il Signore dei cieli.
E dato che egli è il Signore del cielo, è anche il Signore della chiesa. È anche evidente dal
fatto che tutto il celeste e lo spirituale, ovvero il bene e la verità, sono dal Signore solo, che
è tutto in tutto il suo cielo, e questo così compiutamente che colui che non ha la percezione
del bene e della verità dal Signore, non è più nei cieli. Questa è la sfera che regna nel cielo
universale; questa è anche l'anima del cielo; e questa è la vita che scorre in tutti coloro che
sono nel bene.
   1615. Versetto 18. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò nei querceti di Mamre, che si
trovano a Hebron, e là costruì un altare a Jehovah. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò
nei   querceti   di   Mamre,   che   si   trovano   a   Hebron,  significa   che   il   Signore   raggiunse   una
percezione  ancora  più  interiore;  questo   è  il  sesto   stato.  E  là  costruì  un  altare   a  Jehovah,
significa il culto in quello stato.

     1616. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò nei querceti di Mamre, che si trovano a Hebron.
Che   questo   significhi   che   il   Signore   raggiunse   una   percezione   ancora   più   interiore   è
evidente dal significato di  piantare una tenda, cioè di muoversi e di fissare la tenda, e di
essere congiunti; perché la tenda è il santo del culto, come esposto più sopra (n. 414, 1452)
con la quale l'uomo esterno è congiunto con l'interno. E anche dal significato di querceto,
cioè percezione, come spiegato sopra (n. 1442, 1443) dove è nominato il querceto di Moreh,
che   è  la  prima  percezione;  Ma  qui,  i  querceti  di  Mamre, al  plurale,  che  significano   una
maggiore percezione, cioè una percezione più interiore. Questa percezione è chiamata    i
querceti di Mamre, che si trovano a Hebron. Mamre è anche menzionato altrove (come in Gen.
14:13, 18:1, 23:17­19, 35:27), e Hebron allo stesso modo (come in Gen. 35:27; 37: 14; Giosuè
10:36, 39; 14:13­15, 15:13, 54, 20:7, 21:11, 13, Giudici 1:10, 20 e in altri luoghi). Ma con quale
significato,   per   Divina   misericordia   del   Signore,   si   vedrà   dove   questi   passaggi   sono
spiegati. 

     [2]  Circa il significato dei  querceti di Mamre, che si trovano a Hebron,  vale a dire,  una


percezione ancora più interiore, il caso è il seguente. Nella misura in cui le cose che sono
dell'uomo   esterno   sono   congiunte   con   le   cose   celesti   dell'uomo   interno,   la   percezione
aumenta   e   diviene   più   interiore.   La   congiunzione   con   le   cose   celesti   conferisce   la
percezione. Perché nelle cose celesti che sono dell'amore per il Signore,  è la stessa vita
dell'uomo   interno,   o   ciò   che   è   lo   stesso,   nelle   cose   celesti   dell'amore,   cioè   nell'amore
celeste, è presente Jehovah; la cui presenza non viene percepita nell'uomo esterno finché
non ha luogo la congiunzione; tutta la percezione è dalla congiunzione.

     [3]. Dal senso interno è evidente quale fosse il caso presso il Signore, vale a dire che il
suo  uomo esterno, o l'essere umano,  è stato congiunto  con l'essenza Divina per gradi,
secondo la moltiplicazione e la fruttificazione delle conoscenze. In nessun modo , alcun
uomo può essere congiunto con Jehovah ovvero con il Signore, tranne che per mezzo delle
conoscenze;   perché   per   mezzo   di   conoscenze   l'uomo   diventa   uomo.   E   così   anche   il
Signore, essendo nato come ogni altro uomo, è stato anche istruito nello stesso modo, ma
nelle sue conoscenze, le cose celesti sono state continuamente insinuate, in modo che le
conoscenze sono diventate continuamente ricettacoli delle cose celesti e sono diventate
esse stesse celesti.

     [4]. Egli si è continuamente avanzato in questo modo verso le cose celesti dell'infanzia
perché ­ come è stato detto prima ­ le cose celesti che sono dell'amore sono insinuate sin
dalla prima infanzia e fino alla fanciullezza, e anche fino alla giovinezza, quando l'uomo
viene poi imbevuto di conoscenze . Se l'uomo  è tale da poter essere rigenerato, queste
conoscenze sono permeate di cose celesti che sono dell'amore e della carità e vengono
quindi  impiantate nelle cose celestiali con le quali  è stato  dotato dall'infanzia fino alla
fanciullezza e alla giovinezza. E così il suo uomo esterno è congiunto con l'uomo interno.
Queste conoscenze sono prima impiantate nelle cose celesti con cui  è stato dotato nella
giovinezza; poi in quelle con cui è stato dotato nella fanciullezza e infine, in quelle con cui
è stato dotato nell'infanzia. Allora egli è un bambino, di cui il Signore ha detto che di essi è il
regno di Dio. Questo impianto è fatto unicamente dal Signore; e per questo motivo nulla di
celeste è nell'uomo, né vi può essere, che non sia dal Signore, e che non appartenga al
Signore.

   [5]. Ma il Signore dal suo proprio potere congiunse il suo uomo esterno con il suo uomo
interno, e riempì le sue conoscenze con le cose celesti e le impiantò nelle cose celesti, e
questo   in   virtù   del   Divino   ordine.   Prima   nelle   cose   celesti   della   sua   fanciullezza,
successivamente nelle cose celesti dell'età intermedia tra fanciullezza e infanzia; e infine
nelle   cose   celesti   della   sua   infanzia.   E   nello   stesso   tempo   divenne,   in   quanto   alla   sua
essenza umana, l'innocenza stessa e l'amore stesso, da cui sono tutta l'innocenza e tutto
l'amore nei cieli e sulla terra. Tale innocenza è la vera infanzia, perché è allo stesso tempo
sapienza.   Ma   l'innocenza   dell'infanzia,   a   meno   che   non   diventi   –   per   mezzo   delle
conoscenze   ­   l'innocenza   della   sapienza,   non   è   di   alcun   uso.   E   quindi   nell'altra   vita   i
bambini sono imbevuti di conoscenze. Come il Signore impiantò le conoscenze nelle cose
celesti, così ebbe la percezione, perché, come si è detto prima, tutta la percezione è dalla
congiunzione. Egli ha avuto la sua prima percezione quando ha impiantato le conoscenze
dell'infanzia; quella percezione s'intende con il boschetto di Moreh. E la sua seconda,di cui si
tratta  qui,  che   è  maggiormente  interiore,  è  rappresentata  dai   querceti  di  Mamre,  che   si
trovano a Hebron.

   1617. Che questo sia il sesto stato è evidente dalle cose contenute nel capitolo precedente.

     1618.  E  là costruì un altare a Jehovah.  Che questo significhi Il culto da quello stato  è


evidente dal significato di altare, che è un elemento rappresentativo del culto in generale,
come   è   stato   esposto   più   sopra   (n.   921).   Per   il   culto,   nel   senso   interno,   si   intende
la congiunzione dell'amore e della carità. Quando un uomo è nell'amore e nella carità, egli
è continuamente nel culto, essendo il, culto esterno solo l'effetto. Gli angeli sono in tale
culto; presso di loro c'è dunque un sabato perpetuo; e questo sabato, nel senso interno,
significa il regno del Signore. Ma l'uomo, nel mondo, non può essere altrimenti che nel
culto esteriore; perché dal culto esteriore le cose interiori sono stimolate, e per mezzo del
culto   esteriore,   le   cose   esteriori   del   culto   sono   mantenute   nella   santità,   in   modo   che
le cose interiori possano fluire all'interno. E inoltre, l'uomo è a questo scopo immerso nelle
conoscenze, ed è preparato per ricevere le cose celesti, ed è anche dotato di stati di santità,
anche se non ne è a conoscenza. Quegli stati di santità sono custoditi presso di lui dal
Signore   per   l'uso   della   vita   eterna,   perché   nell'altra   vita   tutti   gli   stati   della   sua   vita
ritornano.
Seguito della luce in cui sono gli angeli, dei loro
scenari e delle loro dimore
   1619. Quando la vista interiore di un uomo è aperta, che è la vista del suo spirito, le cose
dell'altra vita appaiono; queste non possono essere visibili alla vista del corpo. Le visioni
dei profeti non erano altro. Nel cielo, come è stato detto, ci sono continue rappresentazioni
del   Signore   e   del   suo   regno;   e   ci   sono   cose   significative;   e   questo   in   misura   tale   che
non vi è nulla di ciò che si presenta alla vista degli angeli che non sia rappresentativo e
significativo.   Da   qui   vengono   le   immagini   rappresentative   e   significative   nella   Parola;
perché la Parola è dal Signore, attraverso il cielo.

   1620. Le cose che si presentano alla vista nel mondo degli spiriti e nel cielo sono più di
quanto si possa dire. Poiché il soggetto trattato in questa sede  è la luce, è appropriato
esporre le cose che procedono immediatamente dalla luce, quali le atmosfere, gli scenari
paradisiaci,   l'arcobaleno,   i   palazzi   e   le   dimore,   che   sono   così   luminosi   e
vividi alla vista esterna degli spiriti e degli angeli, e sono allo stesso tempo percepiti così
pienamente   da   ogni   senso,   che   essi   affermano   che   sono   reali   e   quelli   del   mondo
comparativamente irreali.

     1621.  Per quanto riguarda le atmosfere in cui vivono i beati, che procedono da quella
luce, esse sono innumerevoli, e sono di una bellezza e gradevolezza così grandi che non
possono   essere   descritte.   Ci   sono   atmosfere   adamantine   che   brillano   in   tutte   le   loro
minime parti, come se fossero composte da sferule di diamante. Ci sono atmosfere che
ricordano lo scintillio di tutte le pietre preziose. Ci sono atmosfere simili a grandi perle
traslucenti   dal   loro   centro   e   brillanti   dei   colori   più   luminosi.   Ci   sono
atmosfere   sfolgoranti   come   dall'oro,   dall'argento,   e   anche   dall'oro   e   dall'argento
adamantino.   Ci   sono   atmosfere   floreali   di   tonalità   variegate,   in   forme   minime   e
scarsamente   distinguibili;   tali   atmosfere,   in   una   varietà   infinita,   riempiono   il   cielo   dei
neonati.   Ci   sono   anche   atmosfere   di   bambini   giocondi,   nelle   forme   più   minute,
indiscernibili e percepibili solo interiormente; da cui i neonati ricevono l'idea che tutte le
cose che li circondano siano vive. Essi sono nella vita del Signore che influisce nel loro
intimo   con   la   letizia.   Oltre   a   ciò   esistono   altri   tipi   di   atmosfere,   in   una   varietà
innumerevole, e anche indicibile. 

     1622.  Riguardo ai giardini, questi sono meravigliosi. Giardini paradisiaci di estensioni
immense e di alberi di ogni specie, appaiono alla vista in una bellezza e gradevolezza tali
da superare ogni idea del pensiero. E questi giardini appaiono con una vitalità tale alla
vista esterna che quelli che sono lì non solo li vedono, ma percepiscono ogni particolare
molto più vividamente di quanto possa percepire la vista dell'occhio sulla terra. Affinché
non avessi dubbi rispetto a questo, sono stato portato nella regione dove dimorano quelli
che vivono una vita paradisiaca, di fronte e un po' al di sopra l'angolo dell'occhio destro.
Ciascuna e tutte le cose lì appaiono nella loro primavera e nel fiore della bellezza, con una
magnificenza   e   varietà   straordinarie.   Ogni   cosa   lì   è   vivida   in   quanto   rappresentativa;
perché lì non c'è niente che non rappresenti e significhi qualcosa di celeste e spirituale.
Quindi queste non solo influenzano  la vista con piacevolezza, ma anche con la mente
con felicità.

   [2] Alcune anime, novizie arrivate dal mondo, che in ragione delle convinzioni acquisite
mentre vivevano nel mondo, dubitavano della possibilità che tali cose esistessero nell'altra
vita, dove non c'è legno, né pietra ­ parlando con me – hanno confessato nel loro stupore
che ciò andava oltre le parole, e che essi non potevano in alcun modo rappresentare con
una qualsiasi idea l'ineffabilità di ciò che hanno veduto. E che gioie e delizie brillano da
ogni singola cosa, in differenti varietà. Le anime che stanno per essere introdotte nel cielo
sono per la maggior parte condotte preliminarmente in regioni paradisiache. Ma gli angeli
guardano a queste regioni con occhi diversi. I giardini paradisiaci non suscitano in loro
meraviglia,   bensì   ciò   che   essi   rappresentano,   cioè   le   cose   celesti   e   spirituali   da   cui
questi   procedono.   Fu   da   questi   elementi   rappresentativi   che   la   chiesa   più   antica
ebbe i suoi giardini paradisiaci.

     1623.  Riguardo   all'arcobaleno,   esiste   una   sorta   di   cielo   ad   arcobaleno,   dove   l'intera
atmosfera   sembra   essere   formata   da   piccoli   arcobaleni.   Coloro   che   appartengono   alla
regione dell'occhio interno sono lì davanti, a destra un po' in alto. Lì l'intera atmosfera, o
aura, è costituita da tali bande di luce, irradiate ovunque. Intorno appare la forma di un
immenso   arcobaleno   immenso   e   incantevole,   composto   di   arcobaleni   di   minime
dimensioni,   che   sono   le   immagini   del   più   grande.   Ogni   colore   è   composto   da
innumerevoli raggi, in modo che a miriadi concorrono alla costituzione di una singola
banda cromatica percettibile come tale. Questa è una sorta di modificazione delle origini
della luce dalle cose celesti e spirituali che la producono e che al tempo stesso presentano
davanti   alla   vista   l'idea   rappresentativa   di   esse   stesse.   Le   varietà   e   le   variazioni   degli
arcobaleni sono innumerevoli. Mi è stato dato di vederne alcuni; e affinché possa essere
concepita qualche idea dalla loro varietà e si possa vedere di quanti raggi si compone una
banda cromatica visibile, si possono descrivere alcune varietà.

     1624.  Ho visto la forma di un certo ampio arcobaleno, affinché da ciò potessi sapere
come è nella sua forma più piccola. La luce era del più luminoso bianco, circondato ai
margini da una sorta di circonferenza, al centro della quale appariva un'oscurità come
terrena, e intorno ad essa era molto luminoso con un'intensità variabile e variegata con
punti dorati, come piccole stelle; oltre alle variazioni indotte da fiori di sfumature diverse,
che entravano in quella intensa luminosità. I colori dei fiori non fluivano dalla luce bianca,
ma da una luce fiammeggiante. Tutte queste cose erano rappresentative di cose celesti e
spirituali. Tutti i colori visti nell'altra vita rappresentano ciò che è celeste e spirituale. I
colori   dalla   luce   fiammeggiante,   sono   rappresentativi   dell'amore   e   dell'affezione   per   il
bene.   I   colori   che   emanano   dalla   luce   bianca,   sono   rappresentativi   della   fede   e
dell'affezione per la verità. Da queste origini procedono tutti i colori nell'altra vita; e per
questo motivo sono così brillanti che i colori di questo mondo non sono paragonabili ad
essi. Ci sono anche colori che non sono mai stati visti in questo mondo.

     1625. Era anche visibile una forma d'arcobaleno nel mezzo del quale vi era uno spazio
verde, come l'erba; e si percepiva qualcosa di simile ad un sole che era in sé invisibile, da
un lato, che illuminava e infondeva una luce di un candore brillante, tale da non poter
essere descritto. Ai margini esterni, vi erano le più affascinanti variazioni di colore, su uno
sfondo di luce perlacea. Da queste e altre cose è stato mostrato quali sono le forme degli
arcobaleni nelle loro parti minime e che ci sono delle variazioni indefinite, e ciò secondo la
carità e la fede di colui in relazione al quale tali rappresentazioni sono fatte, che è come un
arcobaleno rispetto a coloro ai quali appare nella sua eleganza e nella sua gloria.

   1626. Oltre a queste scene paradisiache, sono visibili anche le città, con magnifici palazzi,
contigui l'uno all'altro, splendenti nei loro colori, al di là di ogni arte architettonica. Ciò
non è motivo di sorpresa; città di aspetto simile furono viste dai profeti, quando fu aperta
la loro vista interiore, e così chiaramente che nulla al mondo poteva essere più distinto.
Così  era la nuova Gerusalemme vista da Giovanni, che è anche descritta da questi con le
seguenti parole: 

Ed egli mi condusse in spirito su una montagna grande e alta, e mi mostrò la grande città, la
santa Gerusalemme, con un muro grande e alto, e dodici porte. E il muro era di diaspro; la città
era di oro puro, come vetro d'oro. Le fondamenta del muro adornate da tutti i tipi di pietre
preziose. La prima fondazione era di diaspro, la seconda di zaffiro, la terza di calcedonio, la
quarto di smeraldo, la quinta di onice, la sesta di sardio, la   settima di crisolito, l'ottava di
berillo, la nona di topazio, la decima di crisopraso, l'undicesima di giacinto, la dodicesima di
ametista (Ap. 21:10, 12, 18­20) 

Queste cose sono state viste anche dai profeti. Simili cose, sono viste invariabilmente dagli
angeli e dagli spiriti angelici in modo limpido. E, meraviglioso a dirsi, sono percepite in
tutta la pienezza dei sensi. Queste cose non possono essere credute da chi ha estinto le idee
spirituali attraverso termini e definizioni attinte dalla filosofia umana e dai ragionamenti.
E nondimeno sono autenticamente vere. Che siano vere, può essere dedotto dal fatto che
sono state viste frequentemente dai santi.

     1627.  Oltre   alle   città   e   ai   palazzi,   a   volte   mi   è   stato   dato   di   vedere   anche   le   loro
decorazioni, come quelle dei gradini e dei cancelli, che si muovevano come se fossero vive
e continuamente cangianti, con una bellezza e simmetria sempre nuove. E mi è stato detto
che   le   variazioni   si   succedono   l'una   all'altra   per   l'eternità,   con   una   nuova   armonia
continuamente; e la successione stessa forma anche un'armonia. E questi non erano altro
che minimi dettagli.

     1628.  Tutti gli angeli hanno le proprie abitazioni nei luoghi in cui sono, ed esse sono
magnifiche. Sono stato lì, e le ho viste con grande meraviglia; e ho parlato con gli angeli.
Sono  così  distinte   e  chiaramente   evidenti   che  nulla  può  esserlo   di  più.  In   confronto  a
queste, le abitazioni sulla terra sono poco più che nulla. Essi le chiamano morte e non reali;
mentre le proprie le considerano, vive e vere, perché sono dal Signore. L'architettura è tale
che   l'arte   stessa   è   derivata   esse,   con   una   varietà   che   non   conosce   limiti.   Essi   hanno
affermato che se tutti i palazzi del mondo fossero essere dati loro, non li scambierebbero
con la propria abitazione. Ciò che è fatto di pietra, argilla e legno, lo considerano morto;
ma ciò che è dal Signore e dalla vita stessa e dalla luce stessa, è vivente. E questo li riempie
di una gioia percepita in tutta la sua pienezza. Perché lì ogni cosa è perfettamente adattata
ai sensi degli spiriti e degli angeli; invero, gli spiriti non possono minimamente vedere con
i loro occhi le cose che sono nella luce del mondo; ciò che è fatto di pietra e di legno è
idoneo ad essere percepito dai sensi dell'uomo nel corpo. Le cose spirituali sono conformi
a coloro che sono spirituali; e quelle corporee a coloro che sono corporei.

     1629. Le abitazioni degli spiriti retti e degli spiriti angelici hanno solitamente portici o
ampie sale d'ingresso, arcuate e a volte duplici, dove essi passeggiano. Le pareti di queste
sono variamente decorate e sono anche ornate con fiori e ghirlande che si compongono
meravigliosamente, e con molti altri differenti ornamenti, che si succedono l'uno all'altro e
che appaiono ora in una luce più chiara, e ora in una luce meno chiara, ma sempre con una
letizia intima. Le loro dimore sono anche cambiate in altre intimamente più belle, quando
gli   spiriti   che   le   abitano   sono   perfezionati.   Quando   ha   luogo   il   cambiamento,   appare
qualcosa su un lato, simile ad una finestra; questa si allarga e diventa più scuro all'interno;
e si apre come un cielo stellato, con le nuvole; il che  è un segno che le loro abitazioni
devono essere cambiate in abitazioni ancora più gradevoli.

     1630.  Gli spiriti sono molto indignati a causa dell'ignoranza degli uomini circa la vita
degli spiriti e degli angeli, di cui suppongono che siano in uno stato di oscurità, che non
può che essere dei più tristi, come se fossero nel vuoto e nel nulla; quando invece sono
nella più grande luce e nella delizia di ogni cosa, in relazione ai loro sensi, e con una
percezione più intima. Ci sono state anche anime di nuovi arrivati dal mondo che avevano
portato con sé, dalle convinzioni lì comunemente accettate, l'idea che non ci fossero simili
cose   nell'altra   vita.  Essi   quindi   sono   stati   introdotti   nelle   dimore   degli  angeli   e   hanno
conversato con quelli che erano lì, e hanno visto queste cose. Quando sono tornati, hanno
detto che avevano percepito che era così, e che quelle cose erano reali; ma che non avevano
potuto affatto crederci nella vita del corpo, né potevano crederci ora; e anche che queste
erano di quelle cose meravigliose delle quali si dubita perché non sono comprese. Ciò
nondimeno, è stato detto loro che, poiché l'esperienza è figlia della percezione dei sensi ­
intendendo qui i sensi interiori ­non si deve dubitare di ciò che non si comprende; perché
se non si crede ad altro che a quello che si comprende, non si crederebbe a nulla delle cose
che hanno una natura interiore; e ancora meno si crederebbe alle cose che appartengono
alla vita eterna. Da qui deriva la follia dell'era contemporanea.

     1631.  Coloro  che  erano  benestanti nella vita del  corpo  e che  abitavano  in magnifici


palazzi ­ avendo posto il loro cielo in tali cose, ed essendo privi di coscienza e di carità,
avevano spogliato altri dei loro beni sotto vari pretesti ­   quando entrano nell'altra vita,
sono, come si è detto in precedenza, inizialmente introdotti nella stessa vita che avevano
nel mondo. E a volte è anche permesso loro di abitare in palazzi, come avevano fatto nel
mondo. Perché nell'altra vita tutti sono prima ricevuti come ospiti e come nuovi arrivati, e
poiché il  loro  interiore  e i fini cui hanno  mirato  nella loro  vita, non sono  stati ancora
dischiusi, gli angeli del Signore li trattano con favore e gentilezza. Successivamente lo
scenario è cambiato. I palazzi gradualmente si dissolvono e diventano abitazioni sempre
più piccole e infine, non rimane nulla. E allora essi vagano, come quelli che chiedono
l'elemosina, e supplicano di essere accolti. Ma essendo di una tale indole, vengono espulsi
dalle società. E alla fine diventano stercorari ed esalano una sfera di fetore di denti.

     1632. Ho parlato con gli angeli per quanto riguardo alle immagini rappresentative,  in
relazione al fatto che non c'è nulla nel regno vegetale sulla terra che non rappresenti in
qualche modo il regno del Signore. Essi affermano che tutte le cose belle e graziose del
regno vegetale derivano la loro origine dal Signore, attraverso il cielo; e che quando le cose
celesti   e   spirituali   del   Signore   influiscono   sulla   natura,   tali   cose   hanno   un'effettiva
esistenza;   e   che   questa   è   la   fonte   dell'anima   vegetale   o   della   vita.   Di   qui   derivano   le
immagini   rappresentative.   E   poiché   questo   non   è   noto   nel   mondo,   è   chiamato   arcano
celeste.

   1633. Sono stato inoltre ragguagliato circa la natura dell'influsso nelle vite degli animali,
che   sono   tutte   dissipati   dopo   la   morte.   Ma   riguardo   a   questo   argomento,   per   Divina
misericordia del Signore, si dirà di seguito.
Genesi 14
Il linguaggio degli spiriti e degli angeli
    1634.  È noto dalla Parola  del Signore che molte persone, in passato parlavano con gli
spiriti e gli angeli, e che essi percepivano e vedevano molte cose che sono nell'altra vita.
Ma successivamente, il cielo è stato, per così dire, chiuso, al punto che nel tempo presente
l'esistenza di spiriti e di angeli è poco accreditata, e ancora meno che si possa parlare con
loro; perché gli uomini considerano impossibile parlare con chi è invisibile, e con coloro la
cui esistenza negano nel loro cuore. Ma dato che, per Divina misericordia del Signore, da
qualche anno mi è stato permesso di parlare con spiriti e angeli quasi continuamente, e di
essere in compagnia con loro come uno di loro stessi stessi, posso ora esporre ciò che mi è
stato dato di apprendere riguardo al loro linguaggio.

     1635.  Ho   udito   e   percepito   il   linguaggio   degli   spiriti   distintamente   come   la


conversazione   tra   due   uomini;   infatti,   quando   ho   parlato   con   loro   mentre   ero   in
compagnia di uomini, ho notato che esattamente nello stesso modo in cui si percepisce il
linguaggio degli uomini, sonoramente, così anche ho udito gli spiriti; Tanto che gli spiriti
a volte si  chiedevano  se  gli altri  avessero  sentito  quello  che mi avevano  detto. Perché
riguarda all'udito non vi è assolutamente alcuna differenza. Ma, dato che l'influsso negli
organi interiori dell'udito è diverso rispetto alla percezione del linguaggio degli uomini,
poteva essere percepito solo da me, a cui per Divina misericordia del Signore questi organi
sono   stati   aperti.   Il   linguaggio   umano   passa   attraverso   l'orecchio,   da   una   via   esterna,
tramite l'aria; invece il linguaggio degli spiriti non entra attraverso l'orecchio, né tramite
l'aria,   ma   da   una   via   interiore,   negli   stessi   organi   della   testa,   ovvero   del   cervello.   Di
conseguenza la percezione dell'udito è la stessa. 

   1636. Quanto sia difficile per gli uomini essere indotti a credere nell'esistenza degli spiriti
e degli angeli, e ancora più che chiunque possa parlare con loro, mi è stato dimostrato con
l'esempio   seguente.   Vi   erano   alcuni   spiriti   che,   quando   vivevano   nel   corpo,   erano
tra i più eruditi, di cui avevo fatto la conoscenza nel mondo. Perché ho parlato con quasi
tutti quelli che conoscevo, durante la loro vita corporea; con alcuni per diverse settimane,
con altri per un anno, esattamente come se seguitassero a vivere nel corpo. Questi spiriti
sono portati inizialmente in uno stato di pensiero simile a quello che avevano avuto nel
mondo; nell'altra vita questo  è fatto agevolmente. è stato poi chiesto loro se credevano
che qualsiasi uomo potesse parlare con spiriti. Ed hanno risposto, in questo stato, che era
una fantasia credere una tale cosa; e hanno affermato questo con molta convinzione. Da
ciò mi è stato dato di sapere quanto sia difficile per un uomo credere che chiunque possa
parlare con gli spiriti, a causa del fatto che gli uomini non credono nell'esistenza degli
spiriti, e ancora meno che essi saranno tra questi dopo la morte. E riguardo a ciò, quegli
stessi spiriti erano molto sorpresi; pur essendo tra i più eruditi e tra coloro che avevano
parlato a lungo in pubblico dell'altra vita, e riguardo al cielo e agli angeli; di modo che si
poteva   pensare   che   tale   materia   facesse   parte   della   loro   conoscenza   mondana,   attinta
soprattutto dalla Parola, dove ricorre frequentemente.

     1637.  Tra le meravigliose cose dell'altra vita vi è il fatto che il linguaggio degli spiriti
presso un uomo è nella sua lingua madre, che essi parlano con facilità e con abilità come se
fossero   nati   nella   stessa   terra,   e   fossero   cresciuti   con   la   stessa   lingua;   e   questo   sia   se
provengano dall'Europa, dall'Asia, o da qualsiasi altra parte del globo. È lo stesso anche
per coloro che hanno vissuto migliaia di anni fa, prima che venisse  ad esistenza la lingua
in questione. Gli spiriti non sanno altrimenti che il linguaggio in cui parlano con un uomo
è il proprio e quello del loro paese natale. Il caso è lo stesso con le altre lingue conosciute
da un uomo. Tuttavia, gli spiriti non possono pronunciare neppure una sillaba di alcun
linguaggio,   a   meno   che   non   sia   dato   loro   dal   Signore.   Anche   i   bambini   piccoli   morti
prima che venissero insegnata loro una qualsiasi lingua, parlano allo stesso modo.

   [2] La ragione di ciò è che la lingua in cui si esprimono gli spiriti non è un linguaggio di
parole, ma è un linguaggio di idee del pensiero; e questa lingua  è quella universale fra
tutte. E quando gli spiriti sono con un uomo, le loro idee di pensiero cadono nelle parole
che sono nell'uomo, e questo in modo così corrispondente e appropriato che gli spiriti non
sanno altrimenti che quelle stesse parole sono proprie, e che stanno parlando nella propria
lingua; e nondimeno, stanno parlando  in quella dell'uomo. Talvolta ho parlato con  gli
spiriti riguardo a questo. Tutte le anime, non appena entrano nell'altra vita, sono dotate
del dono di poter comprendere la lingua di tutti coloro che sono nel mondo, esattamente
come se fosse la loro lingua madre, perché percepiscono qualunque cosa l'uomo pensi.
Sono dotati di altre facoltà, anche più eminenti. Quindi le anime, dopo la morte del corpo,
possono conversare e associarsi a tutti, qualunque sia la regione di provenienza o lingua
madre.

     1638.  Le   parole   in   cui   gli   spiriti   si   esprimono,   cioè   che   richiamano   dalla   memoria
dell'uomo e suppongono essere proprie, sono scelte in modo chiaro e appropriato, sono
piene di significato e sono pronunciate in modo distinto. E, meraviglioso a dirsi, sanno
scegliere le parole più efficacemente e più prontamente dell'uomo stesso. E, come è stato
mostrato, conoscono anche i vari significati delle varie parole e li usano istantaneamente,
senza alcuna premeditazione, per la ragione, come detto in precedenza, che le idee del loro
linguaggio fluiscono direttamente nelle parole adatte. Il caso è simile a quello di un uomo
che parla senza pensare alle parole che sta usando, essendo semplicemente nel senso delle
parole.   Quindi,   in   accordo   con   il   significato,   il   suo   pensiero   scende   direttamente   e
spontaneamente nelle parole. Il significato interiore è quello che richiama le parole; in tale
significato interiore, raffinato ed eccellente, consiste il linguaggio degli spiriti, e attraverso
questo un uomo comunica con gli spiriti, sebbene ne sia ignaro.
     1639. Il linguaggio delle parole, come è stato detto, è il linguaggio proprio all'uomo, e
appropriato alla sua memoria corporea. Invece il linguaggio delle idee del pensiero  è il
linguaggio degli spiriti, appropriato alla memoria interiore, che è la memoria dello spirito.
Gli uomini non sanno di avere questa memoria, perché la memoria delle cose materiali,
che   è   corporea,   è   tutto   per   loro   e   oscura   la   memoria   interna.   E   nondimeno,   senza   la
memoria interiore, che è conforme al suo spirito, l'uomo non potrebbe affatto pensare. Da
questa memoria ho spesso parlato con gli spiriti, quindi nel loro linguaggio, cioè dalle idee
del pensiero. Quanto universale ed esteso sia questo linguaggio, si può vedere dal fatto
che ogni parola contiene un'idea di grande estensione. Perché è noto che l'idea di una sola
parola può essere espressa da molte parole; e questo è ancora più vero per l'idea di un
singolo soggetto, e ancor più per l'idea di un certo numero di soggetti, che possono essere
riuniti   in   un   unica   idea   più   generale,   che   nondimeno   appare   semplice.   Di   qui   si   può
vedere qual è la qualità del linguaggio naturale discorso degli spiriti, attraverso il quale
l'uomo è congiunto agli spiriti.

   1640. Mi è stato permesso di percepire in modo distinto non solo ciò che mi è stato detto
dagli spiriti, ma anche dove erano quando parlavano, sia sopra la testa, sia al di sotto; sia a
destra, sia a sinistra; all'orecchio o ad un altro punto vicino o all'interno del corpo, a quale
distanza,   sia   maggiore,   sia   minore.   Perché   hanno   parlato   con   me   dai   diversi   luoghi   o
posizioni in cui erano, secondo la loro posizione nel grandissimo uomo, cioè secondo il loro
stato

   [2] Mi è stato anche permesso di percepire quando stavano arrivando, e quando stavano
andando via; e da dove provenivano e da quale distanza; e anche se erano molti o pochi,
oltre   ad   altre   cose.   Ed   inoltre,   dal   loro   linguaggio   ho   potuto   percepire   la   loro   natura,
perché dal linguaggio, come dalla loro sfera, è chiaramente manifesta la loro indole, e di
quale   disposizione   naturale   sono;   nonché   quali   siano   le   loro   convinzioni   e   quali   le
affezioni. E ancora, se erano ingannevoli, anche se non vi era inganno mentre parlavano; e
anche il carattere generale e specifico del loro inganno è percepito da ogni parola e idea. E
così anche ogni altra malignità e cupidità. Non sono necessarie particolari indagini, perché
c'è un'immagine dello spirito in ogni sua parola e idea. 

   [3] Si percepisce anche se l'idea del loro linguaggio sia chiusa o aperta; e anche ciò che è
loro   proprio,   ciò   che   è   dagli   altri   e   ciò   che   è   dal   Signore.   Questo   è   molto   simile   alla
condotta di un uomo, da cui, senza una parola, spesso è noto se c'è simulazione, inganno,
buonumore, allegria ­naturale o artefatta ­ amicizia sincera, modestia , e anche se c'è follia.
A volte lo stesso è anche evidente dal tono dell'espressione dell'uomo. Perché allora non
dovrebbe   essere   così   nell'altra   vita,   dove   la   percezione   supera   notevolmente   tale
percezione? Invero, prima che uno spirito parli, è conosciuto semplicemente dal pensiero
che cosa intende dire; perché il pensiero fluisce con maggiore rapidità del discorso.

     1641.  Gli spiriti nell'altra vita conversano tra loro come gli uomini sulla terra; e quelli
retti, con tutta la familiarità dell'amicizia e dell'amore, come spesso ho udito. E questo nel
loro linguaggio, con il quale esprimono in un minuto più di quanto di un uomo possa
esprimere in un'ora. Poiché il loro linguaggio, come detto in precedenza, è l'universale di
tutte   le   lingue,   essendo   per   idee,   progenitrici   di   parole.   Essi   parlano   in   ordine   ad   un
determinato argomento con tanta acutezza e perspicacia, attraverso una serie di cause che
si   susseguono   nell'ordine   in   modo   così   persuasivo   che   se   un   uomo   le   conoscesse   ne
rimarrebbe abbagliato. Essi uniscono la persuasione e l'affezione al loro discorso, dandogli
vita. 

     [2]  A volte conversano anche tramite simultanee rappresentazioni che appaiono alla
vista, e quindi dal vivo. Per esempio, riguardo  alla vergogna si domandano se questa
possa esistere senza riverenza. Tra gli uomini non si può discutere se non per mezzo di
molti ragionamenti provenienti da prove e esempi, e nondimeno, rimane il dubbio. Ma
con uno spirito tutti si risolverebbe in un minuto, per mezzo degli stati dell'affezione per il
pudore, cambiati nel loro ordine, e anche attraverso gli stati della riverenza. Quindi, dalla
percezione   degli   accordi   e   dei   disaccordi,   e   contemporaneamente,   osservandoli   nelle
rappresentazioni aggiunte al discorso, percepiscono immediatamente la conclusione, che
così scaturisce da sé, dai disaccordi ridotti all'accordo. Così è in tutti gli altri casi. Le anime
entrano   in   questa   facoltà   subito   dopo   la   morte.   E   gli   spiriti   retti   allora   non   amano
nient'altro che istruire quelli che sono appena arrivati, e gli ignoranti. 

   [3] Gli spiriti stessi non sono consapevoli del fatto che parlano – pronunciando una sola
parola ­ con una tale eminente eccellenza e che sono dotati in modo così preminente, salvo
che non sia dato loro, dal Signore, di riflettere su questo. Perché questo modo di parlare gli
viene naturale e quindi è innato. Il caso è simile a quello di un uomo quando fissa la sua
mente sul significato delle cose, e non sulle parole e sul modo di parlare, in quanto, senza
riflessione, a volte egli non sa di quale tipo di linguaggio stia facendo uso.

    1642. Questo è dunque il linguaggio degli spiriti. Ma il linguaggio degli spiriti angelici è
ancora più universale e perfetto. E il linguaggio degli angeli è ulteriormente universale e
perfetto. Perché ci sono tre cieli, come precedentemente detto. Il primo  è dove sono gli
spiriti retti, il secondo dove sono gli  spirito angelici, e il terzo è dove sono gli angeli. La
perfezione dunque ascende, come dalle cose esteriori alle cose più intime. Per usare un
paragone a scopo esemplificativo, è quasi come l'udito rispetto alla vista, e la vista rispetto
al pensiero. Perché ciò che l'udito può percepire attraverso un'ora di discorso, può essere
presentato   davanti   alla   vista   in   un   minuto,   come   ad   esempio   una   visione   di   pianure,
palazzi   e   città.   E   tutto   ciò   che   può   essere   visto   dall'occhio   in   molte   ore   può   essere
compreso   dal   pensiero   in   un   minuto.   Tale   relazione   intercorre   rispettivamente   tra   il
linguaggio degli spiriti, quello degli spiriti angelici e quello degli angeli. Perché gli spiriti
angelici comprendono più chiaramente in un'idea del pensiero, di quanto possano fare gli
spiriti con parecchie migliaia di idee. E la stessa relazione intercorre anche tra il linguaggio
degli spiriti angelici e il linguaggio degli angeli. Come deve allora essere per il Signore, da
cui  soltanto  è tutta la vita dell'affezione, del pensiero e del linguaggio, e che  è la sola
lingua e la Parola! 

   1643. Il linguaggio degli spiriti angelici è al di là della comprensione; pertanto se ne farà
qualche cenno, e solo del tipo denominato rappresentativo. L'argomento del discorso si
presenta   in   modo   rappresentativo   in   una   forma   meravigliosa,   lontana   dagli   oggetti
percepiti dai sensi, e variata per mezzo delle più piacevoli e belle rappresentazioni, in
modi   innumerevoli,   con   un   continuo   influsso   di   affezioni   dalla   felicità   che   scaturisce
dall'amore reciproco che fluisce attraverso il cielo superiore dal Signore. Da tale influsso,
ciascuna e tutte le cose sono  per così dire, vive. Ogni soggetto   è così rappresentato, e
questo attraverso una serie continua. Nessun singolo elemento rappresentativo di alcuna
serie può essere descritto ed esposto alla comprensione. Queste sono le cose che fluiscono
nelle idee degli spiriti; ma a loro non appaiono, se non come qualcosa di generico che
fluisce in loro e li influenza, senza che abbiano una percezione distinta di quelle cose che
sono percepite in modo distinto dagli spiriti angelici.

   1644. Ci sono molti spiriti maligni di un genere interiore, che non parlano come fanno gli
spiriti, ma sono nei principi delle idee; sono dunque più sottili di altri spiriti. Ci sono molti
spiriti simili, ma sono completamente separati dagli spiriti angelici, né possono avvicinarsi
ad essi. Questi spiriti maligni più sottili, insinuano le loro sudice idee agli oggetti e alle
cose in modo astratto. E in esse rappresentano varie cose di natura sudicia, E proiettano le
loro idee in tali cose. Sono per lo più stupidi. Il loro linguaggio mi è stato reso noto, ed è
stato   rappresentato   anche   dalla   sporcizia   dei   vasi.   E   la   parte   intellettuale   del   loro
linguaggio   era   rappresentata   dal   posteriore   di   un   cavallo,   la   cui   parte   anteriore   non
appariva. Perché nel mondo degli spiriti l'intelletto è rappresentato dai cavalli. Invece, il
linguaggio   degli   spiriti   angelici   era   rappresentato   da   una   fanciulla   graziosa,   vestita
elegantemente in un abito bianco, accuratamente indossato su una specie di maglia.

   1645. Il linguaggio degli angeli è ineffabile, ben al di sopra del linguaggio degli spiriti, e
degli spiriti angelici; né è comprensibile in alcun modo all'uomo finché vive nel corpo.
Neppure gli spiriti, nel mondo degli spiriti, possono concepire alcuna alcuna idea di esso,
perché è al di sopra della percezione del loro pensiero. Questo linguaggio degli angeli non
è rappresentato da idee come quello degli spiriti e degli spiriti angelici, ma è il linguaggio
dei fini e degli usi che ne derivano, che sono i principi e gli essenziali delle cose. In questi
si insinuano i pensieri degli angeli, e mutano con varietà indefinita. E in tutte ed in ogni
singola cosa di quel linguaggio c'è una letizia ed una felicità intima, dal bene dell'amore
reciproco,  dal Signore,  e  una gioia piacevole  e  deliziosa  dalla verità  della  fede  che  ne
deriva.   I   fini   e   gli   usi   che   ne   discendono,   sono   come   delicati   recipienti,   oggetto   di
innumerevoli   variazioni,   attraverso   forme   celesti   e   spirituali   che   sono   aldilà   della
comprensione. In questi recipienti sono custoditi i fini e gli usi, dal Signore; perché il regno
del Signore è semplicemente il regno dei fini e degli usi. E per questa ragione anche gli
angeli che sono presso un uomo non si occupano di altro che dei fini e degli usi, e non
ispirano nient'altro nel pensiero dell'uomo. Di tutte le altre cose, ideali e materiali, non si
curano perché queste sono ben al di sotto della loro sfera.

     1646.  Il   linguaggio   degli   angeli   si   presenta   talvolta   nel   mondo   degli   spiriti,   quindi
davanti alla vista interiore, come una vibrazione di luce o come una fiamma risplendente;
e questo con variazioni conformi allo stato delle affezioni del loro discorso. Sono soltanto
le   cose   generali   del   loro   discorso,   riguardo   agli   stati   delle   affezioni,   da   cui   derivano
innumerevoli cose distinte, che sono così rappresentate.

     1647.  Il linguaggio degli angeli celesti è distinto da quello degli angeli spirituali, ed è
ancora più ineffabile e inesprimibile. Le cose celesti e buone dei fini sono ciò che pervade i
loro   pensieri,   ed     essi   sono   quindi   nella   felicità   stessa.   E,   meraviglioso   a   dirsi,   il   loro
discorso è molto più ricco, perché essi sono nell'autentica sorgente e nelle origini della vita
del pensiero e del linguaggio.

     1648.  C'è un linguaggio di spiriti retti, e anche di spiriti angelici, che è un linguaggio
simultaneo   di   molti,   specialmente   nei   circoli   o   cori,   riguardo   al   quale,   per   Divina
misericordia   del   Signore,   si   dirà   di   seguito.   Spesso   ho   udito   il   canto   dei   cori;   ha   una
cadenza ritmata. Essi non pensano alle parole o alle idee, perché in queste i loro sentimenti
fluiscono spontaneamente. Nessuna parola né idea influisce a moltiplicare o modificare il
senso, o ad introdurre qualcosa di artificioso che sembra eleganti di per sé o dall'amore di
sé, perché ciò recherebbe disturbo. Essi non si soffermano su alcuna parola e pensano al
senso; le parole seguono spontaneamente dal senso stesso. Procedono in unità, per lo più
semplici; ma quando sono composite, si rivolgono verso la successiva. Queste cose sono il
risultato del loro pensiero e delle loro conversazioni nella società. Da qui la forma del
discorso ha una cadenza in accordo con la connessione e l'unanimità della società. Tale era
una volta la forma delle canzoni; e tale è anche la forma dei salmi di Davide.

     1649.  È meraviglioso a dirsi, questo tipo di discorso, dotato della cadenza ritmica o
armonica delle canzoni, viene naturale agli spiriti. Essi parlano così tra loro, anche se non
ne sono  consapevoli. Immediatamente dopo  la morte le anime acquisiscono l'abilità di
parlare   in   questo   modo.   Sono   stato   iniziato   nello   stesso   modo,   e   questo   ormai   mi   è
familiare. La ragione per la quale il loro discorso è di questa natura, è che essi parlano in
società; cosa di cui, per la maggior parte non ne sono consapevoli. Tutto ciò dimostra in
modo chiaro che tutti sono distinti in società e che di conseguenza tutte le cose rientrano
nelle forme delle società. 

   1650. Il seguito del linguaggio degli spiriti e delle sue diversità sarà esposto alla fine di
questo capitolo.
Genesi 14

 1. E avvenne nei giorni di Amraphel, re di Shinar, Arioch, re di Ellasar, Chedorlaomer re di Elam,
e re di Tidal Goim,

  2. Che fecero guerra con Bera re di Sodoma, e con Birsha Re di Gomorra, Shinab, re d'Adma, e
Semeber, re di Giuda Zeboiim, e con il re di Bela, Zoar.

 3. Tutti questi erano riuniti nella valle di Siddim, dove si trova il mare salato.

 4. Dodici anni servirono Chedorlaomer, e nel tredicesimo anno si ribellarono.

 5.  E nel quattordicesimo anno Chedorlaomer avanzò, e i re che erano con lui, e colpì i Refaim in
Ashteroth­karnaim, e i Zuzim in Ham, e gli Emim in Shavehkiriathaim.

 6. E gli Urriti nel loro monte Seir, fino a El­paran che è nel deserto.

  7. Ed essi tornarono e avanzarono verso En­mishpat, cioè Kadesh, e colpirono tutto il territorio
degli amaleciti, e anche gli amorei che abitavano in Azazon­Tamar.

  8. E i re di Sodoma, di Gomorra, di Admah, di Zeboiim, e il re di Bela, cioè Zoar uscirono e si
schierarono in battaglia contro di loro nella valle di Siddim,

 9. Cioè contro Chedorlaomer re di Elam, e Tidal re di Goiim, e Amraphel re di Shinar e Arioch re
d'Ellasar, quattro re contro cinque.

 10. E la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume. E i re di Sodoma e di Gomorra fuggirono e
caddero nei pozzi, mentre i superstiti fuggirono in montagna.

 11. E presero tutte le ricchezze di Sodoma e di Gomorra, e tutte le loro provviste, e partirono.

 12. E presero Lot, figlio del fratello di Abramo, e le sue sostanza, e partirono. Ed egli abitava in
Sodoma.
  13. E uno dei fuggiaschi avvertì dell'accaduto Abramo, l'ebreo. Egli dimorava nei querceti di
Mamre l'amoreo, fratello di Eshcol, e fratello di Aner, alleati di Abramo.

 14. Quando Abramo udì che suo fratello era stato fatto prigioniero, radunò gli uomini nati nella
sua casa, nel numero di trecentodiciotto, e si lanciò all'inseguimento fino a Dan.

  15.  E   si  divisero   in   gruppi,  contro  di  loro,  nella  notte,  lui  ed  i  suoi  servi   e  li  colpirono   e  li
perseguitarono a Hobah, che è a sinistra di Damasco.

 16. E recuperò tutte le sostanze, liberò suo fratello Lot, con la sua sostanza, e anche le donne e il
popolo.

 17. Il re di Sodoma andò incontro ad Abramo, dopo che questi aveva sconfitto Chedorlaomer e i re
che erano con lui, nella  valle di Shaveh, chiamata anche la valle del re.
 18. Melchisedek, re di Salem, portò pane e vino, e fu sacerdote del Dio altissimo.

 19. E lo benedisse dicendo, sia benedetto Abramo al Dio altissimo, creatore dei cieli e della terra.

  20. Sia benedetto Dio altissimo, che ha consegnato i tuoi nemici nella tua mano. E Abramo gli
diede le decime di tutto.

 21. E il re di Sodoma disse ad Abramo: Dammi l'anima, e tieni per te le sostanze.

 22. E Abramo disse al re di Sodoma: Alzo la mia mano davanti a Jehovah Dio l'altissimo, creatore
dei cieli e della terra.

 23. Né un filo, né un legaccio di scarpe; non prenderò nulla di ciò che è tuo, affinché tu non dica,
ho arricchito Abramo.

 24. Non pretendo niente per me, salvo quanto hanno mangiato i miei ragazzi, e la parte che spetta
ai miei uomini, Aner, Eshcol e Mamre. Essi prenderanno quanto loro dovuto.

Contenuti
     1651.  Questo   capitolo   tratta   dei   combattimenti   contro   la   tentazione   del   Signore,
rappresentati e significati dalle guerre qui descritte.

    1652. I beni e le le verità nell'uomo esterno, ma solo quelli che apparivano come beni e
verità, erano le cose contro cui il Signore ha combattuto nella sua infanzia, contro i mali e
le falsità. I beni e le verità apparenti sono significati dai re nominati nel versetto 1. I mali e
le falsità contro cui ha combattuto sono significati dai re nominati nel versetto 2; e questi
erano impuri (versetto 3).

     1653.  Questi mali e queste falsità contro cui ha combattuto non si sono mostrati   lui


prima dell'infanzia; poi sono esplosi, il che è significato dal loro essere stati al servizio di
Chedorlaomer  (versetto 4).

   1654. Il Signore allora combatté e sconfisse le persuasioni della falsità di ogni genere, che
sono i Rephaim, i Zuzim, gli Emim e gli Horites (versetti 5, 6). Successivamente, le falsità e
i mali, che sono gli amaleciti e gli amorei (versetto 7). E poi le altre falsità e mali, che sono i
re nominati nei versetti da 8 a 11. 

     1655.  Le verità e i beni apparenti, che non sono in sé verità e beni, presero possesso
dell'uomo   esterno   (versetto   12).   E   l'uomo   razionale   che   è  Abramo   l'ebreo,   percependo
questo, lo ha rivendicato a sé e lo ha liberato (versetti 13­16).

   1656. Dopo questi combattimenti, il male e la falsità si sono sottomessi (versetto 17).

     1657.  L'uomo   interno   del   Signore   nell'interiore,   ovvero   il   Divino


nel razionale, è Melchisedek, da cui viene la benedizione dopo i combattimenti (versetti
18­20).   Le   decime   sono   i   resti,   ovvero   gli   stati   del   bene   e   della   verità   emergenti   dai
combattimenti (versetto 20).

   1658. Gli spiriti maligni e infernali, essendo stati sconfitti, supplicano per la vita e non si
curano delle altre cose. Ma nulla di essi è stato preso dal Signore, perché egli non attingeva
la sua forza dai loro mali e dalle falsità. Ed essi furono dati nel potere degli spiriti retti e
degli angeli (versetti 21­24).

Significato interiore
     1659.  Le cose contenute in questo capitolo appaiono come se fossero prive di valenza
rappresentativa, in quanto si tratta solo delle guerre tra diversi re, del salvataggio di Lot
da parte di Abramo, e infine  di Melchisedek. E quindi sembra che non contengano alcun
arcano celeste. Ma queste cose, come tutto il resto, celano nel senso interno gli arcani più
profondi, che seguono in una serie continua da quelli che precedono, e sono connessi in
una serie continua con quelle che seguono.

   [2] In quelli che precedono, si fa riferimento al Signore, alla sua istruzione, e anche al suo
uomo esterno, che doveva essere congiunto all'interno mediante le conoscenze. Ma dato
che il suo uomo esterno era, come detto in precedenza, di una natura tale che aveva in sé
cose   ereditate   dalla   madre,   che   impedivano   la   congiunzione,   e   nondimeno,   dovevano
essere espulse per mezzo di combattimenti e tentazioni, prima che il suo uomo esterno
potesse   essere   congiunto   all'uomo   interno,   ovvero   la   sua   essenza   umana   alla   Divina
essenza, i combattimenti sono il tema trattato in questo capitolo; e sono rappresentati e
significati nel senso interno dalle  guerre. È noto all'interno della chiesa che Melchisedek
rappresentava il Signore, e pertanto che il Signore s'intende nel senso interno laddove
ricorre   il   nome   di   Melchisedek.   Si   può   concludere   da   questo,   che   non   solo   le   cose
riguardanti Melchisedek, ma anche il resto, sono rappresentative; perché non è stata scritta
una sola sillaba nella Parola che non sia stata mandata dal cielo e di conseguenza, in cui gli
angeli non vedono cose celesti.

     [3]  Anche   in  tempi   remoti,  molte  cose  erano   rappresentate  dalle   guerre   che  furono
chiamate le guerre di Jehovah e che non significavano altro che i combattimenti della chiesa
e   degli   appartenenti   alla   chiesa,   cioè   le   loro   tentazioni,   che   non   sono   altro   che
combattimenti e guerre con i mali in loro stessi, e conseguentemente con l'orda diabolica
che eccita i mali, e profonde ogni sforzo per distruggere la chiesa e l'uomo della chiesa.
Che non si intenda altro nella Parola per guerre può essere chiaramente visto dal fatto che
nulla può essere trattato nella Parola se non il Signore e il suo regno, e la chiesa; perché
essa   è Divina e non umana, di  conseguenza celeste  e non mondana, e pertanto  con  il
termine guerre, nient'altro può essere inteso nel senso interno. Questo sarà più evidente da
ciò che segue.
   1660. Versetti 1, 2. E avvenne nei giorni di Amraphel, re di Shinar, Arioch, re di Ellasar,
Chedorlaomer re di Elam, e re di Tidal Goim, che fecero guerra con Bera re di Sodoma, e
con Birsha Re di Gomorra, Shinab, re d'Adma, e Semeber, re di Giuda Zeboiim, e con il re
di Bela, Zoar. E avvenne nei giorni di Amraphel, re di Shinar, Arioch, re di Ellasar, Chedorlaomer
re di Elam, e re di Tidal Goim,  significa tipi differenti di beni e verità apparenti ­ che non
sono in sé beni e verità – nell'uomo esterno del Signore. Ciascuno dei re e ciascuna delle
nazioni   significa   rispettivamente   un   particolare   bene   ed   una   particolare   verità.  Fecero
guerra con Bera re di Sodoma, e con Birsha Re di Gomorra, Shinab, re d'Adma, e Semeber, re di
Giuda Zeboiim, e con il re di Bela, Zoar,  significa altrattanti tipo di cupidità del male e di
persuasioni della falsità, contro cui il Signore combatté.

   1661. E avvenne nei giorni di Amraphel, re di Shinar, Arioch, re di Ellasar, Chedorlaomer re di
Elam,   e   re   di   Tidal