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1.

Che cosa è Isis

Isis, o Stato Islamico dell’Iraq e della Siria - a volte, abbreviato con Is, Stato islamico - è un'organizzazione terroristica presente in Iraq e in Siria. Il leader
del gruppo, Abu Bakr al Baghdadi, controlla questi territori in nome della Sharia, la legge islamica, e non riconosce i governi ufficiali delle zone occupate a
cui si oppone con la forza. Attraverso alcune complesse operazioni militari, infatti, tra il 2012 e il 2013, Isis è riuscito a imporre la sua presenza in luoghi
strategici, destabilizzando il potere ufficiale in Iraq e Siria.

2. L'obiettivo principale dell'organizzazione terroristica

L'obiettivo del gruppo è quello di rifondare il califfato, ovvero di dare uno 'Stato' unico ai musulmani. E' un concetto per noi astruso ma di fatto è diventato
realtà tra Siria e Iraq. In sostanza, l'idea è creare una comunità islamica (Umma), sotto un solo governante e su un unico territorio. Tutto ciò andrebbe a
modificare i confini e gli equilibri stabiliti dalle potenze coloniali alla fine della prima guerra mondiale. A tale scopo, nel 2014, Abu Bakr al Baghdadi si è
autoproclamato Califfo chiedendo ai musulmani di tutto il mondo, in particolar modo a medici, amministratori e ingegneri, di andare in Iraq e Siria. Secondo
il leader, questi territori sono 'lo Stato, la casa di tutti i musulmani' e tutti i fedeli hanno il dovere di aiutare a promuovere la religione di Allah con la guerra
santa (jihad).

3. Quando è nato Isis e chi ne fa parte

La sigla Isis nasce nel 2013 in Iraq da una costola di Al Qaeda e poi penetra anche in Siria dove tenta di inglobare la falange Jabhat al Nusra (parte di Al
Qaeda) ma non ci riesce.
Il gruppo si divide e inizia uno scontro interno in territorio siriano tra chi è rimasto fedele ad al Qaeda e chi segue l’Isis, legato al califfato, ufficialmente
fondato nel 2014. Da quel momento, i due gruppi si scontrano e si alleano a seconda delle reciproche esigenze.
A Isis aderiscono estremisti religiosi provenienti, appunto, dalle file di Al Qaeda ed ex militari dell'ex rais Saddam Hussein. Al livello più basso, 'la
manovalanza' è varia e include combattenti delle tribù locali, avventurieri, criminali, e chi si vuole vendicare degli sciiti (minoranza islamica).
Dall'estero arrivano anche molti ragazzi: sono musulmani di seconda generazione, non integrati al cento per cento nella cultura occidentale dove non trovano
ideali. Questa mancanza di riferimenti crea un effetto boomerang: li porta a scappare di casa per entrare nel califfato. Molti poi si pentono e vogliono tornare
indietro ma non possono.

4. Da cosa deriva l'idea di 'guerra santa', jihad

Il significato letterale del termine arabo jihad è 'sforzo' e può indicare quello per migliorare sé stessi ma si riferisce anche all'azione armata per l'espansione
dell'Islam o la sua difesa. In questo senso, quello più comune e diffuso, si parla di 'guerra santa'.
Secondo il Corano, gli attacchi armati possono essere sferrati solo contro gli infedeli, pagani e politeisti (non riguarda cristiani ed ebrei). In ogni caso,
l'azione dovrebbe essere sempre preceduta da un chiaro invito a convertirsi alla religione di Allah. Sotto la bandiera della 'guerra santa', invece, le
organizzazioni terroristiche minacciano gli stessi paesi arabi (e fazioni diverse) e tutto l'Occidente, Stati Uniti ed Europa. Questa interpretazione del Corano
prevede che alcuni popoli, come i cristiani, siano tollerati se fanno giuramento di fedeltà al califfato. Ma di fatto, quelle dei gruppi estremisti sono guerre che
mescolano rivendicazioni etniche, politiche, territoriali e utilizzano la religione come arma.

5. Come mai l'Occidente è preso di mira da Isis e da altri gruppi terroristici

L'Occidente è considerato un nemico dai gruppi terroristici perché per secoli si è 'intrufolato' nelle questioni mediorientali, a volte dando supporto alle realtà
locali, altre scontrandosi. Le guerre in Iraq e Afghanistan, per esempio, la questione palestinese e il supporto occidentale a Israele sono tra i motivi di questo
astio.

6. Come si diffonde il terrorismo

Propaganda e proselitismo rivestono un ruolo di primo piano per la diffusione dei precetti della guerra santa, la jihad, oggi anche attraverso l'uso di Internet e
dei social network. Per descrivere questo nuovo modo di allargare le file, “è stato coniato anche un neologismo: ciber jihadi”. Le reclute arrivano dagli altri
Paesi islamici e anche dall'estero (dall'Europa, soprattutto da Francia e Gran Bretagna, seguite da Germania e Belgio). Ovviamente, quando hai un 'brand'
che funziona e ha successo come nel caso di Isis, allora anche altre organizzazioni terroristiche si infilano sotto il cappello allargando la rete. Di fatto,
aderiscono al gruppo anche se hanno obiettivi regionali diversi. Comunque, le alleanze tra gruppi terroristici e fazioni diverse cambiano rapidamente e si
possono ribaltare a seconda di quali zone diventano strategiche nella scacchiera delle lotte per il potere. Tuttavia, non bisogna dimenticare i numeri: al
momento, i musulmani legati all'Isis o ad altri gruppi simili sono 30-40mila rispetto a circa un miliardo e mezzo nel mondo. Non sono pochi, ma se
paragonati alla cifra globale lo diventano.

7. Nelle zone di guerre anche la popolazione ci va di mezzo, perché?

La situazione è molto complessa e da sempre ci sono lotte tra i musulmani che interpretano in modo diverso il Corano, come sunniti e sciiti, rispettivamente
la maggioranza e la minoranza islamica. La guerra ha portato via tutto a molti e dove non c'è cibo o legge nascono gruppi che con la violenza, a loro volta,
vogliono portare via agli altri le cose che possiedono. Là poi prevale il branco: la guerra è un mostro dove si perde molto facilmente il senso della vita e del
rispetto dell'essere umano.

Raqqa (Siria) attuale capitale dell'Isis.


L'accordo Sykes-Picot, tra Regno Unito e Francia, prende il nome dai due diplomatici che lo negoziarono ed ebbe luogo nel 1916, con l'assenso della
Russia. L'accordo definiva le rispettive sfere di influenza nel MedioOriente in seguito alla sconfitta dell'impero ottomano nella prima guerra mondiale.
Con Sharia, s'intende l'insieme delle norme giuridiche e sociali basate sul Corano.
La bandiera dell'Isis: secondo la tradizione, Maometto si sedeva sotto uno stendardo nero ricavato dal velo della moglie Aisha per diffondere la parola ai suoi
seguaci. Sotto una bandiera nera fu condotta anche l'avanzata degli Abassidi, che nell'Ottavo secolo instaurarono un califfato capace di unire gran parte del
mondo musulmano, dall'attuale Libia fino all'Iran. La scritta in arabo riportata sulla parte alta della bandiera è la shahada, la professione di fede islamica
«testimonio che non c'è altro dio all'infuori di Dio e testimonio che Maometto è il suo profeta».
Che responsabilità hanno gli U.S.A. nella nascita dell'Isis? Hillary Clinton ha ammesso: “L’Isis è roba nostra, ma ci è sfuggita di mano. È stato un fallimento.
Abbiamo fallito nel voler creare una guerriglia anti Assad (il presidente della Siria). Guerriglia formata da islamisti, da secolaristi, da gente nel mezzo. Il
fallimento di questo progetto ha portato all’orrore a cui stiamo assistendo oggi".
Perché gli U.S.A. volevano la caduta di Assad? Diversi i motivi: il suo sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese dello
Ḥezbollāh (partito sciita di resistenza all'occupazione israeliana del sud del Libano); la sua protezione e sostegno al movimento palestinese Ḥamās; la sua
ostilità verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace, reclamando la preventiva restituzione di territori occupati da israele,
oltre a una soluzione del problema palestinese che comporti anche il ritorno in Israele dei discendenti dei profughi fuggiti o espulsi durante i vari conflitti
intercorsi.