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IL NOCE TRA LEGGENDA, MAGIA E MEDICINA IN TERRA D'OTRANTO E

ALTROVE

Gianfranco Mele

La pianta del Noce è circondata di miti, leggende e attribuzioni magiche; il riferimento più
popolare è certamente quello che lo vede albero prediletto dai sabba delle streghe.
Nelle testimonianze raccolte intorno al fenomeno della stregoneria in Terra d' Otranto
emergono come in altre regioni gli incontri sotto l'albero del noce: è il caso, ad esempio, di
quanto documentato negli archivi della Curia di Oria. Grazia Gallero, di Francavilla
Fontana, viene iniziata come masciàra da Cinzia la Napoletana detta la pignatara. Nella sua
deposizione del 1679, racconta i particolari della iniziazione: dopo essersi unte con
l'unguento, Grazia e Cinzia insieme a compagne e compagni masciàri si recano, avvolte da
una suggestiva atmosfera evocata dagli effetti dell'unzione dell'unguento, al Ballo (questo il
termine con il quale masciàre e masciàri salentini denominavano il cosiddetto sabba). In
questo caso, la congrega si dà appuntamento ad un crocevia in Francavilla, “nei pressi
dell'Hospitale de Buonfratelli”, per poi recarsi verso un non meglio identificato “Noce di
Sobrino”:

1
“Et all' hora cavalcò ciascheduna di noi, come ancora l' huomini sopradetti asini negri, et ogn'uno
sopra il suo, li quali animali ci portarono per aria, et in poco tempo conforme mi parse tutti
arrivassimo in un luoco, che mi disse la napoletana chiamarsi la noce di Sobrino, dove ci era oscuro e
doppo comparse una certa luce com'un fuoco, che non faceva luce chiara, ma era bastante a poter
conoscere le persone, e vedere quanto si faceva in detto luoco, nel quale viddi una quantità di genere
d'huomini, e donne tutti ignudi colli capelli sciolti le donne particolarmente, e viddi e conobbi di nuovo
li soprannominati compagni, colli quali eramo partiti di questa terra di Francavilla à cavallo in detti
asini negri, et in mezzo stava come in un tribunale seduta una brutta forma d'huomo, con diversi altri
intorno in piedi, che mi parvero fatti come le figure delli demonij depinti nel quadro, e chiesa di
Sant'Antonio Abbate di questa Terra, e la detta Cinzia mi disse, che quello che sedeva in mezzo era il
più grande diavolo e che quell'altri brutti fatti erano tutti diavoli”. 1

Dalla deposizione di Narda Mingolla del 1722, sempre presso il Tribunale del Santo Officio
di Oria, emergono le descrizioni del volo, dell'unguento e del Ballo nei pressi di un albero
di noce che in questo caso è quello di Benevento:

“Ogni settimana il Giovedi sera e il Martedi veniva il Demonio in forma di Gentiluomo a trovarla per
portarla alli Balli, essa si spogliava nuda, e si ungeva con un unguento la pianta delle mani, e delli
piedi, e diceva: Demonio adesso è il tempo di portarci sotto la noce di Benevento […] e si metteva a
cavallo e volava fino ad un luoco e vedeva visibile il Diavolo. Nel luoco dove andavamo trovavamo
tanta gente huomini e donne ballando e giocando et il Diavolo stava sedendo in trono, e noi arrivati li
dicevamo buona sera, e ci mettevamo a ballare”. 2

Nonostante le evidenti distanze geografiche, il Noce di Benevento ricorre nelle registrazioni


di testimonianze di svariate località italiane: ad esempio la deposizione di una tal strega
Matteuccia processata nel 1428 a Todi riporta che Lucifero, "sotto forma di capro o di
mosca", la trasportava al noce di Benevento o in altri luoghi. 3 Difficile stabilire se la località
di Benevento fosse introdotta da forzature degli inquisitori nelle registrazioni delle
deposizioni, o se realmente le persone processate dichiarassero di essersi recate presso il
mitico noce campano, immaginario o vero che fosse il loro viaggio verso il magico albero.
E' anche possibile che “Noce di Benevento” fosse genericamente appellato ogni albero di
noce sotto il quale si svolgevano gli incontri, a memoria del più noto noce beneventano (la
leggenda del noce di Benevento ha origini in tempi remoti, pare risalga addirittura alla
tradizione del culto di Diana e/o divinità similari: si narra che nel VII secolo il vescovo
Barbato lo fece sradicare nel tentativo di porre fine a pratiche pagane che là continuavano a
svolgersi in onore di una qualche dea lunare, ma un altro noce rispuntò nel medesimo sito, e
sopravvisse sino al XVII secolo). Di fatto, come già si è accennato, non sempre e non solo il
noce di Benevento era considerato luogo prediletto, ma ogni albero di noce situato più o
meno in prossimità delle residenze degli appartenenti alle congreghe. Ad esempio, si narra
degli incontri di masciàri e masciàre salentini sotto un “Noce del Mulino a Vento” situato in
agro di Uggiano La Chiesa4, ricorre più volte nelle testimonianze del Santo Officio di Oria il
“Noce di Sobrino”, altre volte si fa riferimento genericamente ad alberi di noce situati nelle
vicinanze dei paesi di provenienza degli “adepti”, o in luoghi non meglio specificati. In
alcuni casi il “ballo” avviene semplicemente al crocevia dove la congrega si era dato
appuntamento. Il noce ritorna però come luogo privilegiato per le cerimonie stregonesche di
ogni parte d'Italia, ed è così che a Roma ci si riuniva in un luogo nel quale anticamente c'era
un grande albero di noce, poi sradicato e al posto del quale fu costruita una chiesa per
esorcizzare le presenze demoniache del luogo, a Bologna erano individuati diversi alberi di

2
noce sotto i quali si davano appuntamento le streghe, e in Valdinievole si parlava di un noce
sotto il quale le streghe andavano a dormire.
Una serie di orazioni stregonesche raccolte tra Soleto, Lecce, Nardò, Otranto e altri paesi
salentini, legate al tema del volo magico e del convegno notturno, testimoniano la presenza
del noce come luogo prediletto per gi incontri masciàri.5 Come si può notare, trattasi di
varianti della più nota “Unguento, unguento, mandame alla noce de Benevento, supra
acqua et supra vento, et supra omne maltempo”:

- “te subbra a parìti, te sotta le scrasce, finca a lu noce te Minimientu” ;


- “te subbra alli scuerpi, te subbra a parìti, sutta lu nuce lu jentu me 'nnuce” ;
- “de subbra alli scuerpi, de subbra alli parìti, de sutta allu nuce me mina lu jentu” ;
- “sopra acqua sopra vento sopra il noce del mulino a vento, tu che fai la rota rotonda...” ;
- “Sutta l'acqua e sutta lu jentu sutta lu nuce de lu mulinu a jentu”

Il mito del noce come luogo prediletto da spiriti, dèmoni e masciàri sopravvive nella
tradizione contadina fino ai giorni nostri: l'anziano Noè Giuggia, intervistato da Maurizio
Nocera, racconta di una strana e inquietante figura che vien fuori da sotto un albero di noce. 6
Il frutto del noce a guscio trivalve (detto “a croci” a Grottaglie, “a triangulettu” a Manduria)
era utilizzato come amuleto contro il malocchio e come simbolo augurale di fecondità (per
questo motivo gli innamorati se lo scambiavano). 7 “Li nuci a tre cerchi portanu furtuna”, è
un detto leccese.
Il Cattabiani nella sua corposa ricerca su miti, simboli e leggende di fiori e piante ci fornisce
altre informazioni rispetto alla noce trivalve:

“Nella terra d'Otranto le donne la tenevano in tasca per difendersi dal malocchio e dalle malattie. E
guai a romperla per mangiarla! Nei racconti popolari di quella zona era considerata un talismano:
bastava gettarne una a terra per far apparire pianure cosparse di rosai, montagne che toccavano le
stelle, mari infiniti.”8

noce trivalve, foto Emanuela Risari

La noce comune, schiacciata, era utilizzata nel territorio salentino per divinazioni (“apri la
nuce ca iti la sorte”, “apri il frutto del noce e vedrai la sorte”, interpretata come cattiva se il

3
gheriglio era annerito, buona se era chiaro). 9 Questa usanza dalla quale è ricavato il
succitato detto salentino, è ricorrente in diversi luoghi: ad esempio, in Belgio, le ragazze
interrogavano le noci durante la festa di san Michele Arcangelo, il 29 settembre, per sapere
se si sarebbero sposate.10
Il manduriano Michele Greco ci racconta, nella sua opera “Superstizioni, medicamenti
popolari, tarantismo” di come i contadini salentini erano convinti che riposare sotto l'ombra
del noce fosse dannoso alla salute:

“si raccontano dei casi di alcuni che, addormentatisi sotto questi alberi, o non si sono rialzati più o si
sono ritrovati dopo il sonno pallidi e smunti come cadaveri e son rimasti malaticci per tutta la vita”.11

Nell'ambito della medicina popolare, le foglie di noce erano utilizzate dai nostri contadini
come emostatici: usavano fasciarsi con queste le ferite.12
L' “acqua di noce” era un distillato di noci a diversi stadi di maturazione, indicato per gotta,
malaria, renella, diarrea, mal di denti, piaghe, epilessia. 13
Un trattato medico del XIV secolo riporta un impiastro contro il morso dei cani rabbiosi a
base di noci, cipolla e sale.
Nella sua opera “Ricettario delle streghe”, il tossicologo Enrico Malizia raccoglie una
selezione di antiche ricette da formulari, manoscritti magici e testi esoterici che vanno dal
1400 agli inizi del 1800. Tra le ricette riportate dal Malizia, è presente un elettuario
afrodisiaco in cui sono presenti noci ammollite per un giorno nel miele insieme a vari altri
ingredienti (foglie di verbena, radici di eringio, conserva di zenzero, decotto in latte di
testicoli di gallo, filtrato di pigne di pino di mare macerate nel latte, torta di mandorle, noci
ammollite per un giorno nel miele, semi di cipolla). I componenti solidi vanno tritati e fatti
sedimentare in un boccale di vetro scuro; quindi va mescolato il tutto e dopo dieci giorni va
aggiunto sciroppo di conserva di corteccia di cedro. Un bicchierino dopo i pasti.14
Un elettuario per stimolare gli impulsi sessuali è composto di: noci macerate in miele,
conserva di satirione, conserva di cedro, pigna macerata in miele, pistacchi fritti per breve
tempo in burro, decotto di carne di tartaruga al mughetto, cinnamomo. Mescolare fino ad
amalgamare, e aggiungere sciroppo di eringio. Conservare in un vaso di coccio chiuso con
pelle di pecora rovesciata. Dopo venti giorni assumerne un cucchiaino a ogni tramonto.15
Una ricetta del '500 mirata a provocare "il massimo piacere nell'amplesso sessuale",
impiega un olio con il quale ungere i genitali ricavato da noci bollite in olio comune.16
Secondo la teoria della segnatura (antichissima credenza secondo la quale parti di una
pianta somiglianti ad organi umani servono a curare quegli organi), il mallo verde del frutto
di noce assomiglia alla bile dunque la sua essenza può essere impiegata per far uscire la bile,
mentre il sale preparato con mallo verde di noce è utile a consumarla. Siccome il gheriglio
della noce ricorda invece in modo impressionante il cervello, l'essenza fatta con questo e
pestata con il vino rinforza la testa e il cervello. 17
In ambito mitologico, il noce è legato a Giove, Diana-Artemide, e alla divinità pelasgica
Ker, dalla quale Artemide eredita attributi e l'appellativo di “Artemide Cariatide”. Karya in
greco antico sta per noce, e il noce è detto “Karya Basilica” (noce regale), da qui anche
Iovis glans (ghianda di Giove) e l'attuale nome botanico Juglans regia (Juglans è
contrazione di Iovis-glans). Caria è anche una fanciulla trasformata da Dioniso in noce. Il
tempio di Artemide Cariatide in Laconia era caratterizzato da colonne scolpite in legno di
noce.18

4
1 ARCHIVIO CURIA DI ORIA, Sortilegi e stregonerie in Francavilla Fontana ai tempi di Monsignor C. Cozzolino,
DENUNCIA CONTRO NICODEMO SALINARO, ANNO 1679, f. 29 (cit. in M.A. EPIFANI, Stregatura, Besa Editrice, 2000)
2 ARCHIVIO CURIA DI ORIA, Denuncia di Tommaso Camassa in data 21 settembre 1722 contro Narda Mingolla, perchè
posseduta da demonio, f f. 9-10 (cit. in M.A. EPIFANI, Stregatura, Besa Editrice, 2000)
3 GIANLUCA TORO, Sotto tutte le brume sopra tutti i rovi, Nautilus Ed., 2005, pag. 46
4 ANTONIO MELE MELANTON, Il salento delle leggende. Misteri, prodigi e fantasie nell'antica terra d'Otranto.3
Fodazione Terra d'Otranto, sito web, marzo 2013
5 GIANFRANCO MELE, MAURIZIO NOCERA, La Magia nel Salento, Fondo Verri Edizioni, 2018, pp. 70-71
6 GIANFRANCO MELE, MAURIZIO NOCERA, op. cit., pp. 162-165
7 DOMENICO NARDONE, NUNZIA MARIA DITONNO, SANTINA LAMUSTA, Fave e favelle. Le piante della Puglia peninsulare
nelle voci dialettali in uso e di tradizione, Centro Studi Salentini, Lecce, 2012, pag. 331
8 ALFREDO CATTABIANI, Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, 1996, rist. 2017, pag. 413
9 DOMENICO NARDONE ET AL., op. cit., pp. 331-332
10 ALFREDO CATTABIANI, op. cit., pag. 412
11 MICHELE GRECO, Superstizioni medicamenti popolari tarantismo, manoscritto, 1912, ried. a stampa Filo Editore,
2001, pag. 70
12 MICHELE GRECO, op. cit., pag. 88
13 NARDONE ET AL., op. cit., pag. 332
14 ENRICO MALIZIA, Ricettario delle streghe, Edizioni Mediterranee, 2003, pp. 153-154
15 ENRICO MALIZIA, op. cit., pp. 154-155
16 SALVATORE PEZZELLA, Magia delle Erbe, Vol.2, Edizioni Mediterranee, 1993, pag. 103
17 ALESSANDRO BOELLA, ANTONELLA GALLI (a cura di), Giovanni Tritemio, Il Libro delle Meraviglie, la Lepre Edizioni,
2012, pag. 164
18 ALFREDO CATTABIANI, op. cit., pp. 408-412; vedi anche GEORGE HERSEY, Il significato nascosto della letteratura
classica, Mondadori, 2001, pp. 75-77