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Il capitello dell’aquila leporaria nella cattedrale

di Taranto: l’itinerario contemplativo dell’anima


DOMEnICO SALAMInO

A
ll’interno della cattedrale di Taranto si con- biente culturale nel quale si generò il cantiere della
serva un interessante e noto corpus di scul- cattedrale tarantina. Procederemo perciò all’osser-
tura architettonica costituita da materiali vazione dettagliata delle specificità e delle origi-
antichi, altomedievali e da alcuni originali di età nalità iconografiche del capitello S3 in quanto
romanica. In larga misura si tratta di capitelli buon interprete e buon portatore di caratteri tipici
montati su fusti giustapposti e assemblati, tutti si- e di messaggi essenziali propri, di quella che in
curamente di riuso, destinati alla tripartizione del- altra sede è stata definita “questione bizantino-
l’asse longitudinale eretto al tempo del primo normanna”6.
vescovo normanno Drogone e dopo il rinveni- La descrizione di questo capitello, un vero e pro-
mento dei resti di San Cataldo così come si deduce prio unicum nel panorama meridionale della pro-
dall’Invenzione di Berlinghiero1. duzione scultorea protonormanna, non è affatto
Una prima e generale analisi di questo repertorio semplice perché occorre alienarsi dal tentativo di
– calato nel più ampio contesto della produzione ricondurre il complesso della composizione ad
plastica pugliese dei secoli XI e XII – è quella di una mera traduzione romanica dell’ordine corin-
Martin Wackernagel2. A questa faranno seguito gli zio. La combinazione solo apparentemente scoor-
imprescindibili studi di Pina Belli D’Elia3 e Tessa dinata di elementi figurali diversi tra loro ha
Garton4 alle quali si deve un grande e organico la- indotto spesso a ritenerlo un esperimento malriu-
voro di sintesi su scala regionale per quanto ri- scito, contraddistinto da poca attenzione verso la
guarda l’architettura e la scultura a cavallo dell’XI simmetria e poco senso della funzione architetto-
secolo. Ricerche queste originate nell’ambito della nica: probabilmente opera di un maestro abituato
produzione della mostra sul Romanico pugliese a lavorare perlopiù rilievi decorativi che scultura
voluta da Michele D’Elia a metà degli anni ’70 e architettonica7. Da ciò ne deriverebbe pure la pre-
destinata a generare tutta una serie di riflessioni sunta rozzezza d’esecuzione. Cosa questa che, più
intorno alle origini e allo sviluppo dei cantieri e giustamente, andrebbe ricondotta a una specifica
delle maestranze attive in età normanna. Ultimo qualità linguistica ed iconografica che sottende
studio, specifico sui capitelli tarantini, è quello di all’intera composizione e che, peraltro, soster-
Gioia Bertelli la quale, attraverso raffronti, ha ten- rebbe meglio l’insieme dei riferimenti e dei raf-
tato di individuare le matrici bizantine di quelli fronti con altre opere della produzione regionale
che si ritengono realizzati ex novo per l’erigenda più volte citate in passato ma solo, specificata-
fabbrica normanna5. L’attenzione degli Studiosi mente, nel tentativo di trovare singoli rimandi ico-
che sin qui si sono occupati di questo patrimonio nografici ai singoli soggetti8.
è stata necessariamente rivolta alla comprensione Tuttavia tali sforzi hanno il merito di stimolare ad
del fatto formale e stilistico nel tentativo di far una lettura più organica dell’impaginato a rilievo
emergere e far riconsiderare, nella giusta prospet- che per quanto acerbo e solo a prima vista disar-
tiva storiografica, l’importanza e il valore di questi ticolato, può spiegarsi se opportunamente rela-
esempi nel panorama mediterraneo. È a loro che zionato ai testi più o meno coevi e quindi allo
dobbiamo lo stimolo a indagare sul sostrato cul- spazio sacro in cui si trova, dialetticamente in con-
turale e storico-sociale che sottende alla realizza- cordanza con la struttura della quale è parte. In tal
zione di quelle opere. senso è vero che la scultura partecipa alla vita del-
A tal proposito, in questa sede e in particolare, la l’edificio, in quanto plasticamente ed architettonica-
nostra attenzione sarà rivolta verso uno solo di mente necessaria9; come è vero che essa è la
questi capitelli, forse il più articolato e complesso superstite testimonianza di quello straordinario
– quello della seconda colonna della fila Sud, da ambiente culturale che fu cerniera tra Oriente e
ora S3 – il cui esame iconologico riteniamo possa Occidente.
stimolare parecchie considerazioni non solo ri-
guardo al rapporto con gli altri esemplari in situ I soggetti e il percorso
ma, più in generale, sulla relazione che intercorre Un’aquila, ieratica e solenne, su un campo di fo-
tra questo singolo capitello, l’invaso stesso e l’am- glie d’acanto, afferra una lepre inerme, sottomessa

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Fig. 1 - Taranto, Cattedrale, interno (da P. Belli D’Elia, Alle
sorgenti del Romanico. Puglia XI secolo, Ed. Dedalo,
Bari 1987, pag. 143)

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Fig. 2 - Taranto, Cattedrale, rilievo archeologico, evidenzia-
zione dell'area occupata dall'edificio altomedievale e della co-
lonna S3

|3|. La fissità paratattica del rapace smaterializza


ogni sforzo naturale: non vi è dinamismo, ma im-
mobilità astante. Affacciata sulla navata centrale,
potrebbe dirsi un’epifania, un’introduzione, un
incipit, un’immagine capitale, un emblema elo-
quente. Procedendo verso sinistra e iniziando un
itinerario che sembra costruito sul senso del-
l’ascesi e della comprensione dell’intellegibile
|5|, vi troviamo un altro piccolo uccello che
ormai soccombe alla frenesia predatoria del suo
rapace assalitore. Alla loro destra si svolge la più
tranquilla e felice scena della composizione |6|,
quella dei due pavoni che insieme si abbeverano
al kantharos stagliati, ancora una volta, su uno
sfondo di foglie d’acanto interrotto solo dall’inter-
vallarsi di ‘intrusi’, figure che sembrano abitare
questo spazio ormai in via di astrattizzazione |7
- 18 - 19|. Allora, in un angolo, quello S-E, com-
parirà una croce solare protetta da un arco |8|;
tra grandi fiori vi sarà l’apparizione di un primo
viso, forse femminile |18|; e poi, nell’angolo S-O,
un’altra figura, maschile, con al collo una croce
devozionale, al quale si aggiungono delle ali sti-
lizzate, alte, protese verso il cielo |20|; adiacente
a quest’ultima un’altra croce, astile, più piccola
questa volta, pure sott’arco |19|. Poi solo foglie
a registri sovrapposti |21|, e la conclusione, nel-
l’angolo n-O, di altre ali che si dipartono da un
ultimo grande fiore astratto |16|.

Il fulcro iniziale dell’intera composizione è pro-


prio l’aquila leporaria che si staglia sulla specchia-
tura rivolta verso la navata centrale |3|. Questa
immagine è tra le più diffuse del periodo per il
concentrato simbolico di cui l’iconografia è porta-
trice. Rimanendo all’area pugliese è stata già ac-
costata al medesimo soggetto che appare nei
pulpiti di Canosa |17|, di Siponto e di Monte
Sant’Angelo dove, tuttavia, non vi è mai una lepre
tra gli artigli ma più spesso una testa maschile
connessa a una colonnina. Un’aquila leporaria è
invece quella frammentaria e ricomposta da Fran-
cesco Schettini nel pulpito della cattedrale di S. Sa-
bino a Bari: un esemplare questo probabilmente
impiegato nell’arredo scultoreo della cattedrale Sant’Angelo – entrambe verosimilmente realiz-
voluta dal vescovo Bisanzio a partire dalla metà zate nell’ambito della bottega di Acceptus (attiva
degli anni ‘30 dell’XI secolo |9|, già posto a con- però verso la metà del secolo) – l’aquila e quindi
fronto con il rilievo proveniente dalla chiesa di S. il capitello tarantino sono direttamente connesse
Pelagia dove, però, la lepre è sostituita da un all’operato di maestranze coinvolte nel cantiere
cervo10. della cattedrale di San Cataldo aperto negli anni
Occorre subito specificare che se è possibile rav- ’70 dell’XI secolo dal presule Drogone. Ciò si di-
visare una certa somiglianza stilistica dell’aquila mostra attraverso l’analisi stilistica dei soggetti di
di San Sabino con quelle di Siponto e Monte almeno altri due capitelli della stessa fila: quello

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Fig. 3 - Taranto, Cattedrale, capitello S3, specchiatura Nord Fig. 4 - Taranto, Cattedrale, capitello S3, schema della distri-
buzione dei soggetti

degli arieti (S5, |10|) e quello delle aquile preda-


trici (S7, |15|). In entrambi infatti si presenta la
stessa qualità linguistica ed è riconoscibile la
mano dello stesso maestro, almeno in alcuni spe-
cifici soggetti. Le aquile ad ali spiegate e i volti del-
l’S3 trovano infatti un plausibile riscontro formale
nelle aquile angolari e nei mascheroni dell’S7;
molto hanno in comune i due visi, sempre dell’S3
con il mascherone dell’S5.
La derivazione orientale, bizantina, del motivo
dell’aquila leporaria è attestata da una serie di ma-
nufatti più o meno coevi impiegati in ambito ec-
clesiastico. Basti citare i due rilievi del Museo
Bizantino |11|; quello murato nella Piccola Me-
tropoli di Atene |12|, oppure al rilievo della cat-
tedrale di Ohirid |13| dove però il rapace non
compare mai frontalmente e mai con la stessa
qualità stilistica dell’esempio tarantino . Il con-
fronto con questi ultimi consente di ravvisare una
certa tendenza nel trattamento di alcune specifi-
che parti anatomiche dell’animale: come per le ali
spiegate, caratterizzate dalla suddivisione in cam- punta rivolta verso il basso, e poi, a “righe” verti-
piture, per mezzo di linee orizzontali, nelle quali cali; anche il piumaggio del ventre è realizzato col
il piumaggio è realizzato prima a “scaglie” con motivo a “scaglie”, mentre le zampe presentano
un trattamento a “righe” diagonali. Caratteri que-
sti che in verità si possono riscontrare anche nei
più raffinati esempi di Canosa (pulpito e trono),
Siponto e Monte Sant’Angelo e Bari e che ritor-
nano anche nelle aquilette angolari del capitello S7.
Appare dunque evidente come la resa anatomica
derivi da una stessa matrice; un modello noto gra-
zie alla circolazione di manufatti d’altro genere –
stoffe, oreficerie, miniature o avori – capaci di dif-
fondere un tipo iconografico poi opportunamente
trattato dalle diverse botteghe: una conferma è
data dalla nota immagine che appare sulla super-
ficie dell’olifante conservato al Museum of Fine
Art di Boston proveniente genericamente dall’Ita-
lia Meridionale11.
Inoltre un interessante e più prossimo confronto
può esser fatto con alcune immagini contenute in
un codice prodotto proprio in area ionica: il MS.
gr. E 16 della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Il
testo non è mai stato preso in considerazione
come una possibile fonte iconografica per la pro-
duzione scultorea pugliese, eppure contiene uno
dei repertori maggiormente consultati non solo
dai dotti ecclesiastici ma anche dai maestri impe-
gnati alla decorazione scultorea degli edifici che
si innalzavano in quegli anni.
Il testimone di cui parliamo è il Physiologus greco
proveniente da Taranto e datato all’XI secolo12.
non sappiamo se all’epoca della decorazione

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Fig. 5 - Taranto, cattedrale, capitello S3, angolo N-E Fig. 6 - Taranto, cattedrale, capitello S3, specchiatura Est

della cattedrale tarantina il trattato fosse reperibile tore (c. 27 v.); il pellicano (c. 16 v.) – o persino della
in città ma ciò che conta è che non è da escludere lucertola solare (c. 13 v.) e del riccio (c. 11 r) – dise-
che proprio testi come quello di cui stiamo par- gnati come semplici punti inscritti in un cerchio:
lando abbiano potuto offrire valevoli modelli. Il esattamente come fa il maestro del capitello S3 con
capitolo relativo all’aquila, ad esempio, è corre- l’aquila, la lepre e uno dei due pavoni prossimi al
dato d’immagini (c. 18 r.) che mostrano dei carat- kantharos e come fa, sempre lo stesso maestro, ri-
teri riconoscibili anche nel trattamento scultoreo teniamo, con le due aquilette angolari e i pavoni
del capitello: al di là dell’accentuata arricciatura del capitello S7; negli altri casi – quello del pa-
del becco, il rapace appare ad ali spiegate, grafi- vone destro, del rapace e dell’uccello alla sinistra
camente affine alla resa scultorea della figura del dell’aquila leporaria – gli occhi somigliano a quelli
capitello, ovvero, suddivisione bizonale per disegnati nelle figure stesse del Ms. E 16 del-
mezzo di linee orizontali; parte superione e tronco l’aquila, della pantera e dell’upupa (c. 3 r.). Con-
con piumaggio a “scaglie”; parte inferiore delle ali simile è poi il trattamento del piumaggio dei
e coda a stringhe verticali |14|. pavoni affrontati a quello del pellicano (c. 16 v.) al-
Le conformità stilistiche non si limitano alla sola meno nella parte alta realizzata a cerchi nel dise-
figura dell’aquila. La raffigurazione della pantera gno del manoscritto e a grumi nel rilievo del
(c. 13 r.) ha ben poco a che vedere con il pericoloso capitello.
felino: se si fa eccezione per la coda, ricorda mol- Tutto ciò porta a sottolineare non semplicemente
tissimo la lepre afferrata dagli artigli della nostra il rapporto di pseudo dipendenza tra la grafica del
aquila. Con le illustrazioni del Physiologus taran- Physiologus ambrosiano e il rilievo del capitello
tino, talune altre figure sembrano condividere sti- della cattedrale – cosa peraltro difficile da stabilire
listicamente altri elementi come, ad esempio, gli a priori – quanto la vicinanza linguistica di pro-
occhi di alcuni uccelli – l’avvoltoio (c. 22 r); le tor- duzioni artistiche che, seppur in forme diverse,

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Fig. 7 - Taranto, cattedrale, capitello S3, specchiatura Sud, Fig. 8 - Taranto, cattedrale, capitello S3, angolo S-E, parti-
particolare colare

trovano una comune radice iconografica non al- testimone interessante è offerto da un suggestivo
trimenti verificabile se non guardando al- rilievo di reimpiego, murato nella facciata di Cà
l’Oriente. È da lì che si dirama la direttrice di Falier ai SS. Apostoli e datato con buona appros-
diffusione di tali motivi, la cui origine può essere simazione al XIII secolo15, il quale sembra sugge-
rinvenuta verosimilmente in area ellenica, da rire una lettura integrata e organica anche per il
dove, peraltro, giungeranno a Venezia moltissime più anziano capitello tarantino se non altro per il
delle iconografie conformi a quella tarantina inse- fatto che a distanza di secoli la ricorrenza di quello
rite in patere o lastre che più tardi, e con varianti, specifico sistema iconografico pone l’osservatore
andranno a decorare case e palazzi eretti soprat- nella condizione di ravvedervi, evidentemente,
tutto tra la fine dell’XI secolo e la seconda metà una complessità altrimenti spiegabile se non at-
del XIII13. Rilievi eterogenei per forma e destina- traverso il ricorso a testi e immagini comune-
zione d’uso questi ultimi, di difficile datazione, ai mente riconoscibili e condivise.
quali indubbiamente occorre guardare se non L’analisi dei singoli soggetti del capitello S3 – pro-
altro per quella tendenza tutta veneziana all’ap- prio nel raffronto con gli esempi ‘veneto-bizantini’
propriazione a alla riformulazione di testi e mo- e, naturalmente, con quelli sparsi nella penisola
delli che indubbiamente si diffondono in Laguna pugliese – consentono quindi di rilevare come la
nel momento in cui Venezia emula Bisanzio e si diffusione di tali iconografie sia subordinata al più
sostituisce ad Essa14. o meno palese legame alla sfera d’influenza bizan-
Parliamo comunque di iconografie fortemente tina, ambito al quale afferivano sia l’area venetica
evocative ed intrise di significato simbolico che, che la Calabria. Un bacino culturale dal quale era
evidentemente, trovano una loro economia ideo- facile attingere motivi e forme spesso di radice
logica proprio nell’essere ‘sistemate’, collocate in molto più antica e spesso nella declinazione cri-
relazione biunivoca, reciproca. A tal proposito, un stiana dei contenuti iconografici.

20
Da questo punto di vista un’ulteriore occasione La ripresa di motivi desunti dal repertorio paleo-
di confronto la fornisce la seconda scena, quella cristiano riguarda anche i due casi di croce sot-
del rapace che becca o tiene per il collo un altro t’arco |8 - 19|. La forte valenza simbolica di questi
uccello più piccolo |5|. Anche qui scopriamo al- soggetti è concordante con il significato funerario
cuni contrassegni linguistici già segnalati per la fi- ed escatologico del capitello. Entrambe le rappre-
gura dell’aquila e che possono ritrovare riscontro sentazioni infatti, superando l’associazione della
nella miniatura e nella scultura regionale coeva. croce quale strumento della Passione, traducono
Ma è possibile individuare concordanze iconogra- un messaggio di redenzione, recuperando un’as-
fiche anche altrove: come nel caso del capitello del sociazione iconografica – quella della croce e del-
museo di Ioannina proveniente da Petrovitza16; o l’arco onorifico – già ben attestata da un buon
a Tebe dove il tema è variato in quello dell’aquila numero di sarcofagi e, in particolare, da ampolle
e dell’oca in associazione con una fontana17. care ai pellegrini, come quella del Museo di
Di per se il soggetto – chiaramente di origine pa- Monza e steli funerarie come quelle conservate al
leocristiana, come per l’aquila leporaria e come Museo Copto del Cairo20: e sempre in relazione al
per i pavoni affrontati |6| – godrà di una certa funereo l’intervallarsi di elementi come teste, fiori
fortuna anche più avanti, stando almeno, anche e croci sott’arco, solo in apparenza dissociati tra
in questo caso, alle attestazioni veneziane: la cosa loro, rimanda chiaramente all’esaltazione della
è peraltro suggerita dalla patera (XII-XIII sec.) del promessa di redenzione |7 - 21|. Si tratta di ele-
rinnovato Fondaco dei Turchi (ex Cà Pesaro) sul menti mutuati dalla produzione funeraria più an-
Canal Grande, già murata in sistema nel Me- tica giacché li ritroviamo in sarcofagi e steli
dioevo assieme a un paio di aquile leporarie18. cimiteriali fin dal V e VI secolo21, qui recuperati in
Di certo parliamo di Zodia, ovvero immagini in funzione teofanica. Ancora una volta ciò è sugge-
buona sostanza confluite in area lagunare – e ve- rito dall’uso di tali simboli nella scultura funeraria
rosimilmente ancor prima in Italia Meridionale – che nella regione in questione trova un esempio
che di fatto hanno sollecitato una produzione lo- interessante nel sarcofago del protospatario e to-
cale coerente con la tradizione bizantina ma nella potereta Basilio Marsionota |24| conservato nel
declinazione di una ripresa di modelli paleocri- Museo nicolaiano di Bari (XI sec.)22. Tuttavia,
stiani, a loro volta, spesso di tradizione pagana: nell’ottica di superare le generalizzazioni di sorta,
perciò in linea, da un lato, con le tendenze rifor- si deve notare una differenza netta tra la prima
matrici in atto tra XI e XII secolo, e quindi in una croce, patente, solare, e la seconda, astile, proces-
rinnovata riflessione escatologica; dall’altro, con sionale. Il che ci induce a ricercare motivazioni
un generale fenomeno di riappropriazione di sim- altre e meglio rispondenti al complesso iconogra-
boli universalmente riconoscibili, perché tradizio- fico.
nali e facilmente rimanipolabili nella stesura Difatti l’iterazione dei soggetti, non riguarda solo
dell’impaginato figurativo. le croci e i volti, ma anche i fiori: in tutti i casi non
In tal senso si deve leggere la ripresa del tema dei si assiste mai a una mera replica dei soggetti, bensì
due pavoni affrontati prossimi al kantharos: una a sdoppiamenti e similitudini. La ripetizione solo
delle iconografie più diffuse nell’ecumene antico apparentemente disarticolata del fiore – ora reali-
ed ora nuovamente investita di significato. La ri- stico, ora astratto – in associazione alle teste e al-
troviamo a Bari nella cripta di San nicola |22| e l’arco cruciato non può non leggersi come un
nella stessa cattedrale tarantina questo tema è pre- insieme in verità associato; un sistema altamente
sente altre volte, ancora in sistema: nel capitello a simbolico dunque, rivolto al mistero della con-
bacile S7 – dove i pavoni e il kantharos soprastano templazione e della rigenerazione.
ora un gran fiore, ora una semisfera a intreccio – Dal punto di vista stilistico i primi due fiori dell’S3
a questo soggetto si affiancano le due aquilette |8|sono molto vicini a quello del capitello S7 e a
predatrici il cui trattamento dei volumi è chiara- quello del capitello del Museo Archeologico di
mente in sintonia con quello dell’aquila leporaria Istanbul23. Il terzo fiore è linguisticamente affine a
dell’S3 |15|; inoltre vi troviamo delle maschere e quelli di un capitello |23| della cripta di San ni-
un ariete; e ancora una maschera – questa volta cola di Bari24.
non antropotipa ma animale – nell’esempio ba- Le teste del capitello S3 – raffrontabili peraltro con
rese19. Tutti segni che si riferiscono chiaramente al i mascheroni dei capitelli S4 e S5 – ricordano non
mistero della morte e al percorso iniziatico della poco quelle del capitello |27| a figure danzanti
salvezza e della contemplazione. proveniente da S. Andrea dell’Isola di Brindisi: in

21
Fig. 9 - Bari, cattedrale, pulpito, rilievo ricomposto del- Fig. 10 - Taranto, cattedrale, capitello S5
l'aquila leporaria, XI secolo

mile è il trattamento della capigliatura a ciuffi bi-


forcati; simile quello degli occhi, del naso stretto e
allungato e del collo. Più approssimato invece in
quella della seconda. Entrambi distanti dai più
raffinati esperimenti otrantini ma comunque in-
teressanti testimoni della tradizione.

Quello delle croci sott’arco, dei fioroni e delle teste


e delle altre iconografie del capitello S3 non è solo
un problema di imitatio dai modelli paleocristiani
che a loro volta mutuavano in senso e in forma
modelli più antichi e destinati ad altro, quanto un
esempio interessante di mutazione iconologica
dell’età della Riforma e della rifondazione delle
cattedrali pugliesi: è una questione non solo di im-
magine ma anche di collocazione26. L’esistenza di
un tale sistema di rappresentazioni s’impone
nell’ambito di uno spazio specifico, definito e ar-
ticolato. È uno spazio scelto, intriso di valenza
simbolica esso stesso, profondamente legato al
luogo che fu sito di una più antica basilica e se-
poltura postuma del patrono della città. In tal
entrambi i casi è avvertibile un certo interesse senso si può avviare un più approfondito esame
verso la tradizione, cosa questa peraltro evidente interpretativo della distribuzione, e non solo della
anche in qualche caso di riuso di rilievi in nuovi forma, dei rilievi dei capitelli della cattedrale di
edifici come avviene alla SS. Trinità di Venosa, ad Taranto, i quali, peraltro non subiscono una dam-
esempio, nella decorazione del paramento Est25. nazio memoriae, non soccombono ai rifacimenti po-
In particolare la testa della prima figura mostra stridentini – cosa questa che andrebbe sottolineata
consonanze con uno dei danzatori brindisini: si- – nemmeno a obliterazioni, distruzioni, occulta-

22
Fig. 11 - Atene, Museo Bizantino, rilievo XI sec. da Grabar,
Sculpt. II, PL. XXXV

menti nelle età successive. Anzi, è il contrario: astrusa, ma di un ritmo cadenzato di elementi ca-
sono proprio le colonne e i capitelli quelli che me- richi di molteplici valenze.
glio sopravviveranno fino ai nostri giorni.
Singoli elementi il cui ruolo specifico si evince solo
se calati nella struttura dialogica. La scelta dei sog-
Dialogo simbolico getti e la loro collocazione inducono a una lettura
La ripresa di motivi non avviene semplicemente dipendente dal senso della sequenza e del per-
riadattando elementi desunti dal repertorio paleo- corso: solo in tal modo se ne esalta la funzione
cristiano o da quello orientale. La loro ricomposi- strutturale e sistemica dell’intero insieme degli
zione trasmette un’amplificazione nell’insieme dei elementi figurativi.
singoli messaggi simbolici. Procedimento questo
che, d’altronde, è una costante del fenomeno di
riappropriazione e nuova edizione, o sintesi, del- a. Aquila leporaria
l’immaginario romanico occidentale. A tal propo- Soggetto antico e destinato a una certa fortuna sia
sito vale la pena ricordare che immagini come in età normanna che in età sveva, quella del-
queste fanno parte di un patrimonio diffuso e con- l’aquila leporaria è la vera chiave di lettura del-
diviso a livello mediterraneo ed europeo: un patri- l’apparato28. Intrinsecamente legata alla figura di
monio di singoli soggetti che si sostanziano e si Cristo, il Figlio che è l’unico a poter vedere Dio
valorizzano l’un l’altro e che possono essere utiliz- Padre, essa è la traduzione del verso di re David
zati e giustapposti in contesi spesso molto diversi – e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza – che at-
tra loro nei quali, di volta in volta, assumono va- tendeva alla salvezza eterna solo con la contem-
lenze diverse27. plazione e la fede in Dio29. Di fatto l’associazione
Tuttavia, per quanto riguarda il nostro capitello, dell’aquila alla lepre rimanda proprio allo speci-
poiché esso si trova in un centro storicamente le- fico della morte e resurrezione. In quanto animale
gato a Bisanzio, ma anche, culturalmente e reli- ‘lunare’, qui non meramente opposto ma legato
giosamente, latino, la sintesi proposta deriverebbe all’aquila ‘solare’, la lepre non è solo sfortunata
verosimilmente dall’ambiente riformatore che è preda del rapace ma vero e proprio testimone
dominante in quel momento in Italia Meridionale della dimensione ultraterrena, lunare appunto,
e che partecipa al rinnovamento delle strutture
diocesane durante e immediatamente dopo la
conquista normanna. In questo quadro la parteci-
pazione del vescovo Drogone alla consacrazione
della chiesa abbaziale di Montecassino e quindi,
l’avvio della ricostruzione della cattedrale taran-
tina, testimonierebbero l’adesione ai principi rin-
novatori verso cui sembrava andare la Chiesa di
Roma ma anche l’interesse verso l’adozione o
l’imposizione di nuovi linguaggi artistici. Perciò
la scelta di specifici temi tradotti in elaborati si-
stemi andrebbe letta come un colto tentativo di
riadattamento e sintesi contenutistica di quelle
istanze, così come avverrà pochi anni più tardi nel
cantiere della basilica barese di San nicola.

Tenendo conto di questo ma ritornando al capi-


tello S3, la sequenza dei soggetti, così come sopra
menzionato, deriva verosimilmente dalla loro di-
sposizione per intinerario, organizzato in senso
orario, da destra verso sinistra, dall’immagine del-
l’aquila leporaria affacciata direttamente sulla na-
vata centrale, al fiore alato che si trova nell’angolo
n-O alla sua sinistra |4|.
A ben vedere non si tratta di una scansione

23
Fig. 12 - Atene, Piccola metropoli, rilievo dell'aquila lepo- Fig. 14 - Milano, Biblioteca Ambrosiana, MS. E 16, Phy-
raria siologus, c. 18 r., l'aquila
Fig. 13 - Ohirid, cattedrale, lastra, XI secolo (da Grabar
Sculpt.II, XI-XIV, PL. XLII

che all’uomo ricorda che come io muoio e resuscito, lenti, sarebbe meglio dire – strutturato su un di-
così anche tu morirai e tornerai alla vita: presagio che scorso escatologico che prende avvio dalla rice-
rimanda all’aldilà e alla via della visione ultrater- zione di un motivo ben noto e diffuso sin dall’età
rena30. ellenistica.
In tal senso, il binomio aquila/lepre è equivalente La derivazione da un tema particolarmente fortu-
a quello cielo/terra – divino/umano, sostanziale nato del modo antico – quella del lagophonos che
espressione della processione del destino mon- Plinio il Vecchio recupera da Aristotele – sembra
dano e dell’iniziazione al mistero della morte: è confermata sia nella tradizione scritta, sia da una
con ciò che viene superata la tesi limitativa della serie di immagini vascolari o numismatiche dove,
lepre quale generica espressione simbolica della non di rado, si assiste a una corrispondenza e coe-
lussuria o della sottomissione al potere supremo31. sistenza delle figure della lepre e del cervo, en-
Cosa quest’ultima che certo può valere in alcune trambi vittime del rapace ed entrambi
iconografie specifiche e legate, per esempio, alla sopravvissuti e rigenerati simboli dell’era cristo-
propaganda regale sia di età normanna – basti logicica32.
pensare al soffitto musivo della cosiddetta Ca- nell’Iliade a lei [l’aquila], per quanto sia in alto, non
mera di Ruggero II al Palazzo Reale di Palermo – sfugge lepre veloce che giace sotto una macchia fron-
che di età federiciana, come si vede al castello di dosa, ma sopra le piomba e l’afferra e le toglie la vita33.
Barletta. Ma, nel nostro caso, l’adozione di tale as- nel modo arcaico la funzione evocativa ed edu-
sociazione e la sua relazione con gli altri soggetti cativa del soggetto doveva rimandare alla dimen-
del capitello inducono a ipotizzare uno schema sione pedagogica dell’eschatià, del limite o più
simbolico a livelli paralleli o sovrapposti – poliva- propriamente della soglia: territorio «idealmente

24
popolato di figure mitiche dalle caratteristiche si- tura40. Per entrambi gli aspetti ad emergere è un
gnificative (…) protagonisti sospesi in disagevoli invito alla catarsi, all’iniziazione al percorso di sal-
ingorghi, dalla giovane età, dalle grandi confu- vezza, all’accettazione della parola di Cristo41.
sioni»34: e quindi, qui si, spazio della donna, del- Questa interpretazione mette dunque in risalto
l’eccesso, del pericolo; e quindi, nel mondo l’aspetto positivo del simbolo, quello della submis-
cristiano, del peccato e dell’espiazione. sio – ovvero, quello della speranza di resurrezione
Le ali aperte dell’aquila sono a ‘protezione’ del po- per mezzo della sottomissione piena alla miseri-
polo destinato alla salvezza, si legge nell’Esodo35; cordia della Salvezza – offuscando così una sem-
e pure ricordano i giorni che passano veloci che plicistica valutazione del ratto della lepre quale
fuggendo senza godere alcun bene, volano (…) come condanna del debole rispetto al potente42. Rispetto
aquila che piomba sulla preda36 , e in questo caso è la a quanto diciamo, e se teniamo salva la lettura in
preda, veloce essa stessa, che perde e soccombe al sistema dell’iconografia, un interessante confronto
tempo destinato e finito da Dio. si può fare con l’aquila leporaria, mutila, che si
Eppure questo essere, considerato immondo e staglia nell’angolo del lato occidentale dell’am-
lussuriuoso da quel Rabano Mauro che si rifaceva bone di Sant’Ambrogio a Milano43.
al Levitico37, nella scena del nostro capitello sem- Anche in quel caso siamo in presenza di un’im-
bra perdere quelle caratteristiche e, inerme, è por- magine fortemente evocativa del rinnovamento e
tato ieraticamente oltre la sua dimensione della promessa di salvezza. E la cosa avviene, ve-
naturale. Da ciò l’aquila in quanto non semplice- rosimilmente, riprendendo qui proprio alcune ri-
mente figura dell’ascensione, ma in quanto attore flessioni di Ambrogio nelle quali l’aquila è, a un
dell’ascesi mistica e della comunicazione con l’al- tempo, espressione delle anime dei giusti – poiché
dilà, del ringiovanimento dell’anima che fu del puntando dritti alle altezze, si lasciano indietro le bas-
mortale. sure – oppure, manifestazione propria del
Tale concezione affonda le sue radici nel mondo Dio/Cristo che attende alle promesse fatte al suo
mitico. Di fatto l’assimilazione dell’aquila a Zeus popolo, riprendendo perciò un passo del Deute-
– il ratto di Ganimede – implica, nel mondo cri- ronomio – Come un’aquila che veglia la sua nidiata,
stiano, la sua stessa traduzione in funzione psico- che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo
pompa. Attraverso il Salmo 102 essa è utile sollevò sulle sue ali – e dando parola a un’immagine
immagine simbolica del privilegiato che, peraltro, salvifica e redentrice44. Ambrogio, dal canto suo,
poi converge nella descrizione contenuta nel Phi- si spingeva oltre quando affermava che
siologus alla cui voce specifica si dirà che quando
il rapace invecchia le si appesantiscono gli occhi e le L’aquila si comprende come quella del Cristo
ali, e la vista le si offusca. Che cosa fa allora? Cerca una che, col suo volo, è sceso in terra. Questo genere
fonte d’acqua pura, e vola su nel cielo del sole, e brucia di animale non riceve cibo prima che la castità
le sue vecchie ali e la caligine dei suoi occhi, e scende di sua madre sia dimostrata quando con gli
nella fonte, e vi si immerge tre volte, e così si rinnova e occhi aperti, senza battere le ciglia, può contem-
ridiventa giovane38. plare il sole.
Un aspetto degno di nota è dunque l’assimila- È dunque a giusto titolo che questo animale è
zione dell’aquila a Cristo. Simbologia questa che paragonato al Salvatore perché, quando vuole
risale ai padri della Chiesa, e che, ripresa appunto catturare qualche essere, non calpesta il suolo,
dal Physiologo e rinnovata anche nei bestiari me- ma elegge un luogo elevato: così il Cristo, so-
dievali, rimanda pure a una serie di testi vetero e speso all’alta croce, in un fracasso terribile ed in
neotestamentari certamente presi come riferi- un volo tonante prende d’assalto gl’inferi e
menti anche nel pieno XI secolo39. Il volo del- porta via verso i cieli i santi che ha afferrato45.
l’aquila e il suo passaggio ad Oriente trasmette il
nesso tra l’elevazione dell’anima, la contempla- Ma sullo specifico della presenza della lepre, piut-
zione di Dio e quindi il suo rinnovamento. Tale tosto del serpente o d’altra preda (come invece li
triangolazione ‘gnostica’ può esser letta secondo ritroviamo nel capitello S7), occorre precisare che
una sostanziale ambivalenza del simbolo, ora in tale ottica vi è un superamento del senso lette-
espressione della redenzione dal peccato e l’accet- rale con il quale nel Deuteronomio all’immonda
tazione alla nuova vita tramite il battesimo (il lepre si attribuiscono caratteri diabolici, propri di
bagno dell’aquila); ora intenzione di redenzione, un essere impuro e lussurioso46. Piuttosto si è di
ringiovanimento alla nuova esistenza imperi- fronte alla scelta non qualunquista ma ponderata

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di questa specifica preda rispetto ad un’altra: al- tente, il quale, slanciato con passi da gigante nella
cuni raffronti, in tal senso, si possono fare con il strada della vostra vita per compiervi il mistero dell’in-
capitello delle aquile della Pieve di Gropina, op- carnazione, sino al momento in cui, simile all’aquila
pure con il mosaico pavimentale dell’Abbazia di che chiama i suoi piccoli, avete steso sulla croce le vostre
Carrara Santo Stefano – nel quale, peraltro, braccia come ali e là, planando su di noi, ci avete chia-
l’aquila artiglia una lepre e non un lupo mentre, mati a voi [Cristo], ci avete messi sulle vostre spalle e
al suo fianco, vi ritroviamo il serpente e la volpe, con un volo possente ci avete innalzati sino al vostro
soggetti questi chiaramente negativi rispetto alla tabernacolo…52, richiamando in un sol passo al-
lepre – o anche con il più tardo riquadro del pavi- meno due immagini presenti nella nostra, più an-
mento della Cattedrale di Murano47. tica, composizione |3 - 19 - 20|.
Si sceglie la lepre, e non altro animale, poiché essa Immagini prese da testi biblici, sistemate in un’al-
è altresì l’uomo stesso, la cui natura è volubile, legoria sostanziata di elementi che, come pos-
mutevole come il manto, appunto, della lepre che, siamo capire, non affollano senza senso questo
secondo Ambrogio, cambia la sua livrea al cam- capitello tarantino ma evidenziano un intento pre-
biare delle stagioni; uomo dunque peccatore, in- ciso: quello di riecheggiare, per volumi e forme,
gannatore, ma al quale il Dio misericordioso ha un percorso teologico assolutamente complesso e
promesso la resurrezione. Lepre che è pure un es- solo apparentemente espresso con soggetti privi
sere pervaso dalla paura, si direbbe meglio dal ‘Ti- di relazione reciproca.
more’, e quindi è espressione del timore di Dio48. Una strada teofanica, percorsa da esseri che si ri-
E in tal senso l’aquila predatrice/conduttrice è un feriscono allo Psicagogo in quanto entità condut-
modello per l’uomo/lepre: animale quest’ultimo trice la quale, all’inizio, si manifesta nell’Aquila:
che – come si dice nel Physiologus greco – fugge principio questo coerente, peraltro, con quanto af-
perché spaventato; ma solo correndo verso l’alto fermava l’evangelista Luca53 e che evidentemente
(le alture di David), solo scegliendo le strade più nell’XI secolo si condensa iconograficamente
strette e difficili, si lascia alle spalle cani e cacciatori spesso anticipando temi e visioni della specula-
(le bestie del Male), che così lo perdono49. Tutto ciò zione scritta.
si scioglie proprio in quanto indirizzato al mistero
della resurrezione50. Lo si ribadirà verso la fine del
XII secolo pure nel Bestiario di Aberdeen – Proprio b. Esseri alati
come l’aquila che sale al cielo con il Signore e che può Tale aspetto è espresso, ad esempio, attraverso
guardare il sole in faccia senza sbattere le palpebre, il un’immagine che di fatto ne conclude l’itinerario
buon cristiano deve contemplare serenamente le verità amplificandone ed evolvendone il potere evoca-
eterne nella speranza della Resurrezione51 – lasciando tivo e il percorso simbolico. La figura dotata di ali,
così intendere quell’assioma alla base del rapporto quella rivolta verso l’intercolumnio Ovest |20|,
tra il terreno umano e l’uranico cristologico. sembra quasi anticipare un passo del Bestiaire che
nel capitello S3, dal punto di vista dell’insieme Philippe de Thaün scriverà in volgare romanzo
della composizione, il ruolo di uccello psico- qualche decennio dopo, tra il 1121 e il 1135 . Anche
pompo uguagliato al Cristo il cui esempio e le cui se più tardo rispetto al presunto periodo di realiz-
opere devono indurre il fedele all’innalzamento e zazione dell’apparato scultoreo normanno della
alla perfezione, trova un naturale collegamento cattedrale tarantina, questo testo suggestiona per-
con l’immagine dei due pavoni affrontati che si ché tramanda una serie di ragionamenti teologici
abbeverano dalla grande tazza della salvezza, ed che sostanziano i temi iconografici del Physiologo:
anche, con le edicole crociate, con la figura alata e speculazioni che evidentemente circolano e, forse,
con il corrispettivo fiore alato |3 - 6 - 7 - 19|. sono da impulso, da sostegno, all’immaginario di
Effettivamente l’aquila leporaria della fronte artefici coinvolti dall’élite religiosa e politica del
nord– quella principale perché direttamente espo- tempo.
sta sulla navata centrale – è emblema di induzione Dopo aver trattato del’Ibex – ovvero la “sprege-
all’elevazione dello spirito, della Porta celeste, e vole” cicongna – Philippe si dedica ad una serie
una sua adeguata interpretazione in senso cristo- di esortazioni ed esempi:
logico emerge anche dalla rilettura della Passione
fatta nel XII da Bernardo di Clairvaux sul testo …uomo di Dio,
della Vigna Mistica. Qui il Cristo, al quale si rivolge ascolta il testo degno di fede:
direttamente l’autore della Vigna, è un’aquila po- devi volare sopra il mare,

26
Fig. 15 - Taranto, cattedrale, capitello S7

cioè vincere il mondo, come Drogone e i suoi immediati successori – o


dove vivono molte bestie feroci, comunque le alte schiere della società normanna
astute e di natura malvagia. – fossero interessate, in un certo senso, a rivolu-
Per le bestie intendi zionare la cultura meridionale innestando espres-
Il diavolo e la gente cattiva. sioni proprie del loro patrimonio di conoscenze e
L’uomo che li vuole vincere del loro immaginario acconsentendo, tuttavia, al
deve alzare le sue ali: far veicolare tale patrimonio di ‘dialoghi simbo-
l’uomo ha due mani lici’, per mezzo di magistri legati in buona misura
che gli sono come ali; alla tradizione ma nell’ambito di un accettato pro-
deve alzarle cesso di rinnovamento spirituale ed ecclesiastico
al cielo, adorare Dio, promosso già in età desideriana e certamente in
perché dal cielo venne la virtù fase di consolidamento negli ultimi decenni del
da cui Satana fu vinto secolo.
e per il signum crucis Il testo di Philippe è d’altronde un esempio lam-
intendiamo proprio questo. pante, se pur di ambito nord-europeo, di come
parte significativa della produzione letteraria in
…il popolo di Israele volgare si ponga come obiettivo la divulgazione,
Quando voleva vincere in un certo senso didattica, di temi moralizzatori55.
Tendeva le mani al cielo. D’altro canto la cosa sembra avvenire pure in am-
bito artistico, almeno se si accetta di interpretare
…Così l’uomo deve volare in tal senso esempi come quello di cui stiamo trat-
E alzare le sue mani verso Dio, tando.
cioè pregare Dio, La relazione tra testi e immagini, e tra testi e testi,
farsi il segno della croce54. sembra conferire alle figure di questo capitello un
carattere quasi enciclopedico, quantomeno reto-
Straordinario, e mai notato, è il parallelismo che rico se non proprio di esortazione alla medita-
si può instaurare tra questi versi ed i soggetti del zione teologica. Il rimando a Isaia, per quanto
capitello di Taranto, tanto da far pensare che, in riguarda la figura alata, è chiaro – …ma quanti spe-
realtà, già all’indomani della conquista, vescovi rano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come

27
aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza lora potrà ricevere la rivelazione della visione di-
stancarsi56 – facendo intendere che nella redazione retta60. D’altronde, tale intendimento è comune
di un tale programma iconografico il testo biblico, pure al dotto Michele Psello, contemporaneo di
mutuato nel commento patristico piuttosto che Stethatos, il quale – alla domanda specifica, se un
nel bestiario o nell’opuscolo di riflessioni e pre- anima possa mutarsi in angelo – risponderà che,
ghiere, è sostanza, base e riferimento imprescin- pur non potendo, l’anima ne può imitare l’attività,
dibile: atteggiamento questo tipico nel mondo elevendosi a immagine dei generi superiori, in
romanico e che trova un interessante esempio, agli quanto fatta a immagine del modello supremo61.
inizi dell’XI secolo, in quel fortunato libretto che L’elevazione del Giusto al godimento dell’espe-
è la Confessione Teologica di Giovanni di Fécamp rienza intelligibile è argomento che interessa
dove, peraltro, le ali di cui lo Spirito necessita sono anche nell’Occidente contemporaneo: Pier Da-
come di aquila57. miani ad esempio non si sottrae dal cercare il re-
Ma nello specifico di questa immagine, se pur cor- condito significato del senso figurato proprio
retta è la sua derivazione dall’archetipo del tetra- dell’intelligenza spirituale relazionabile alla natura
morfo, in realtà siamo in presenza di umana62. In un passo del De bono religiosi status et
un’amplificazione semantica che ha chiare analo- variarum animaltium tropologia, una lettera inviata
gie con la tradizione mistica. Già Gregorio Magno, ai monaci di Montecassino nel 106163, Damiani
trattando delle rappresentazioni del Tetramorfo, sottolinea infatti come per mezzo dell’intelligenza
ne diede un’esplicitazione che sembra per molti spirituale si possa ravvedere nel comportamento
versi rispondente anche a questo soggetto del ca- umano, atti conformi alla natura animale, proprio come
pitello. In particolare, quando riconosce nel viso nell’uomo si trova qualcosa che rientra , di norma, tra
il significato della Conoscenza e alle ali il volo, ov- i compiti degli angeli: riflessione questa che in qual-
vero l’elevazione – il viso si riferisce dunque alla Fede, che modo sintetizza il meccanismo analogico
le ali alla Contemplazione; poiché attraverso la fede il delle immagini associate e che ritroviamo in un
Dio onnipotente ci conosce. Attraverso la Contempla- opuscolo nel quale si tratta della dimensione sim-
zione, che ci innalza al di sopra del nostro essere, noi ci bolica e esemplare del Bestiario in relazione al
eleviamo in aria – Gregorio espone quello che pos- tema della giusta condotta. nel capitello, eviden-
siamo definire l’essenza di un percorso spirituale temente, si vuole sottolineare anche quest’aspetto
impostato sull’ascesi contemplativa, e quindi, una quando alla figura alata si aggiunge una croce de-
riflessione sul trapasso come accostamento all’in- vozionale al collo: un segno vero e proprio come
telligibile58. a voler dimostrare l’ormai avvenuta sottomis-
Tuttavia è possibile rintracciare prodromi di sione dell’umile devoto |20| alla volontà del Cri-
quest’immagine nell’iconografia precristiana: a tal sto Salvatore e la sua ammissione alla dimensione
proposito basti ricordare la cosiddetta “Aquila ultraterrena in cui si verifica la contemplazione e
d’Aleppo”, una stele siriana in cui compare la rigenerazione e, attraverso la quale, l’anima
un’aquila dotata di braccia e mani elevate al cielo, partecipa alla funzione delle gerarchie celesti64.
nell’atto dell’orante del Sole59: una sintesi perfetta
del sistema simbolico che invece nel mondo cri- Tutto ciò è materiale interessante e utile per la let-
stiano verrà scorporato. La probabile migrazione tura che si può fare dell’ultima figura – il fiore
dell’immagine al cristianesimo coinvolse, verosi- alato dell’angolo n-O |16| – esattamente corri-
milmente, l’iconografia dell’anima del fedele spondente, pressoché un alter ego, del viso alato
orante, operando una suddivisione figurale tra dell’angolo S-O |21|. In quanto immagine adia-
l’animale e la figura umana, duplicando così l’im- cente all’aquila, essa è un corrispettivo antitetico
magine nella sintesi dell’angelo o, come nel nostro della scena del rapace che uccide un piccolo uc-
caso, dell’anima dotata di ali che ascende al cielo. cello presente sull’angolo opposto |5|. Il ricorso
Una prova in tal senso la si ritrova nella parole di alla dottrina della Resurrezione declamata dai
niceta Stethatos quando paragona le anime – padri della Chiesa è palese anche in questo caso.
giunte a un sommo grado di purezza e salite ai vertici Ambrogio, riprendendo il tema di Cristo/
della sapienza – ai Cherubini: in tal senso l’interpre- Aquila/ ringiovanimento nel suo Sermo, fa una si-
tazione di G. Bertelli trova un valido supporto militudine interessante tra la morte e il ‘rifiorire’:
solo se inquadrato, però, nel più ampio tema Egli afferma che A dire il vero, si tratta di una sola e
dell’ascesi mistica dell’anima del Giusto, di colui autentica aquila, Gesù Cristo nostro Signore, la cui gio-
il quale si porta verso la sorgente dei beni, dove al- ventù è stata rinnovata quando è resuscitato dai morti.

28
Fig. 16 - Taranto, Cattedrale, capitello S3, specchiatura Ovest Fig. 17 - Canosa, cattedrale, pulpito, particolare del leggio

Infatti, dopo aver deposto le spoglie del corpo corrutti- c. Verso la soglia
bile, è rifiorito rivestendo una carne gloriosa. Solle- Questo punto offre la possibilità di amplificare il
vando il tema della redenzione nel trapasso, Egli nostro sforzo interpretativo. La presenza degli
recupera Giobbe – al quale si deve una riflessione archi cruciati, correlati alle due figure umanoidi,
profondissima sul destino e sul Giudizio – ma si relaziona in qualche modo alle braccia/ali le-
anche il Salmo 102: il ringiovanimento dell’Anima vate al cielo e al signum crucis espressa da Philippe
‘immonda’ – aggettivo che nel Deuteronomio è de Thaün nel suo Bestiario; o anche il rapporto tra
della lepre – come il rifiorire, il tempo che ineso- le braccia/ali, l’aquila e il tabernacolo della Vigna
rabile scorre, che non attende, che muore 65. La Mistica. In entrambi i testi l’accentuazione del per-
cosa interessante è che, come in quel passo di Am- corso ascetico, quello della rivelazione post-mor-
brogio, anche nel capitello tarantino si assiste a tem o della via contemplativa, si manifesta
una consustanzialità del vegetale ‘rifiorire’ e del- attraverso l’adozione di simboli forti ed ambiva-
l’animale ‘carne gloriosa’, quasi a voler esprimere lenti. Segni che marcatamente testimoniano della
l’interezza dell’atto ricreativo e rigenerativo nel- giustizia divina e del recondito significato del tra-
l’assioma fiore/anima e nell’azione elevazione/ passo e della soglia. D’altronde la cosa era stata
ali. A ciò si aggiunge che non è da ecludere una sottolineata pure da Ambrogio quando alla croce
ripresa del noto commento di Basilio di Cesarea associava il significato del cammino della salvezza
il quale – riprendendo il profeta Isaia ed esortando delle anime sante. Croce che illumina, sole/croce,
all’ammirazione della grandezza della natura – al come quella dell’angolo S-E che è croce di rivela-
fiore associa proprio l’idea della effimeratezza
della vita mondana e della caducità del tempo66.

29
Fig. 18 - Taranto, cattedrale, capitello S3, specchiatura Sud, Fig. 19 - Taranto, cattedrale, capitello S3, angolo S-O
particolare Fig. 21 - Taranto, cattedrale, capitello S3, specchiatura Ovest
Fig. 20 - Taranto, cattedrale, capitello S3, angolo S-O, par-
ticolare

30
zione e di passaggio |8|. In qualche modo apice l’esedra. La trasposizione di un motivo eminente-
della via dell’ascensione della quale l’intera co- mente architettonico – quello della porta di accesso
lonna è asse portante67. al luogo sacro – diventa funzionale nell’ambito del
Riguardo a quest’ultimo aspetto, una più sugge- discorso escatologico e moralizzatore portato dal-
stiva interpretazione dell’arco quale «stilizzazione l’insieme dei soggetti del capitello. In ciò si assiste
della sagoma umana» ma, soprattutto, come porta a un ampliamento del tema della porta della fede,
e passaggio, dal corporeo al celeste, si rapporta a dell’accesso e dell’accoglienza nella Chiesa80 in
quella che va intesa come eschatià, margine quanto, qui, tutto fa pensare che si tratti di un vero
estremo del territorio mondano, ovvero, porta e proprio accesso per accettazione per mezzo del
aperta dal sovraumano68. Il che avviene – come lungo percorso iniziatorio che si avvia col batte-
dice Sant’Ireneo – al tempo della redenzione, ovvero simo81 e che porta, non senza difficoltà82, all’uomo
al tempo della partecipazione alla croce per ‘giusto’ per mezzo del Cristo giusto83.
mezzo dello spirito, della conduzione al visibile In questo senso, il rapporto con i pavoni che si ab-
che è poi il tempo del Giudizio finale69. beverano |6|, con i fioroni (anch’essi portatori di
La ripresa del passo evangelico – Io sono la Porta: significato solare e rigeneratore) |7| e con i visi
se uno entra attraverso di me, sarà salvo – è evidente che poi altro non sono che le anime in ‘viaggio’ e
quando all’arco si associa la croce patente: l’arco le anime che rinascono |18 - 20|, trasfonde il si-
è trionfale (vittoria della vita eterna sulla corrutti- gnificato del cammino salvifico che il fedele deve
bilità della vita terrena); è soglia, limite – come ab- compiere per superare la soglia84. Proprio per que-
biamo visto – e passaggio all’elevazione70. Tema sto motivo, in un’ottica assolutamente dialettica,
questo che è ripreso più tardi dall’abate Suger il si giustifica l’utilizzo di exempla ed emblemi propri
quale, nel descrivere il suo capolavoro, la basilica della tradizione cristiana antica85.
di Saint Denis alle porte di Parigi, esorta a guar- Quello dei pavoni affrontati prossimi al kantha-
dare verso la luce di Cristo che è la vera porta – ros, ad esempio, è certamente uno dei simboli più
Christus ianua vera71 – coerentemente all’Evange- ricorrenti nel medioevo cristiano. Già noto per la
lista e alla tradizione iconografica che da Questi sua incorruttibilità presso gli antichi, ed anche
deriva, e coerentemente ai commenti patristici72 come uccello splendente di Era, il pavone viene
che ne esaltavano il simbolo del Conduttore e del ripreso da Agostino a cui giungono pure sia le no-
garante di Giustizia73, di Colui che è il tramite zioni di Aristotele che quelle di Plinio86: la perdita
della contemplazione, come affermerà Guglielmo del piumaggio durante l’inverno e la sua ricom-
di Saint-Thierry74. parsa in primavera è un fenomeno che in am-
La sostanziale assimilazione dell’idea uranica biente cristiano si carica di significato rigeneratore
della porta al Cristo trionfante si traduce icono- e rinnovatore. Ecco che il pavone diviene simbolo
graficamente, come abbiamo visto, con la ripresa di resurrezione anche se non esplicitamente affer-
di un motivo desunto dall’arte paleocristiana. La mato da Agostino stesso il quale, invece, si limita
croce patente si staglia su un arco/nicchia/antro: a segnalarlo come espressione dell’immortalità87
il che si decifra nell’interrelazione tra funzione e quindi dell’uomo giusto88. nel Medioevo tale as-
della soglia e percorso a tappe verso la luce ‘so- sioma si rifletterà anche in quello della rigenera-
lare’ di Cristo salvatore che è il Cristo/Sole, la luce zione arborea, e pure, naturalmente, in quella
del mondo, il sole che sorge75. Tale interrelazione è di della mutazione animale: il pavone allora sarà
fatto costruita sul significato escatologico della visto come corpo sbarazzato del piumaggio della mor-
condotta umana, ovvero, sul valore della virtù talità, splendente nell’immortalità89.
eretta sulla fede e sostanziata dell’allontanamento Preso singolarmente è anch’esso un animale psi-
dalla mondanità76. Così si verifica che quella croce cagogo: così era nei miti antichi dove il pavone è
è emanazione della luce vera, quella che illumina conduttore di anime immortali al cospetto della
ogni uomo77, e in tal senso è emblema della resur- divinità90 ma – per quanto riguarda la nostra im-
rezione annunciata da Cristo, come osserva Am- magine, fermo restando che permane l’espres-
brogio78 e come verrà rilevato da molti fino all’età sione di immortalità e gloria ultraterrena – la
della Riforma79. presenza di due pavoni affrontati che si accingono
La duplice presenza del motivo dell’arcata cru- a un kantharos rimanda allo specifico della fun-
ciata nel capitello tarantino è coerente all’idea del zione eucaristica: in tal senso la ripresa del testo
trionfo della croce, e quindi, coerente pure al si- evangelico – Coloro che mangiano la mia carne e be-
gnificato celeste e glorificatorio della nicchia o del- vono il mio sangue avranno vita eterna ed io li resusci-

31
terò nell’ultimo giorno91 – si sovrappone iconogra- divenendo esso stesso una vittima di macchina-
ficamente agli intendimenti simbolici pagani ma zioni altrui (in questo caso un cacciatore)96.
nell’accezione più universale della promessa di Verosimilmente dunque l’immagine tarantina, at-
salvezza. tingendo a queste tradizioni, intende rappresen-
Ugo di San Vittore dirà allora che il petto color zaf- tare la maligna superbia del potente, e quindi, la
firo del pavone rappresenta l’aspirazione del- corruttibilità nefasta del debole. Difatti debole è
l’uomo di ascendere al cielo; il rosso del sia la lepre – qui però declinata nel senso positivo
piumaggio significa l’amore per la contempla- di cui abbiamo detto sopra – debole è il piccolo
zione; la lunga coda, l’eternità della vita futura; e uccello, usignolo o passero che sia, caricato a sua
i tanti occhi su di essa, la previsione della fine im- volta di valore negativo proprio in quanto casti-
minente; la varietà dei colori, insomma, la molte- gato a soccombere.
plicità delle virtù92.
non è un caso allora che questa immagine pre-
ceda quella della porta con la croce patente, per-
Il Capitello e il percorso contemplativo
ché è qui che termina la dimensione mondana
dell’anima prima di accedere a un venturo stato L’adiacenza dell’immagine dei pavoni affrontati,
di grazia. Mentre ciò che la precede – l’immagine eucaristici, al motivo della porta/nicchia nella
dell’uccisione del piccolo uccello da parte di un quale si staglia la croce (solare), introduce alla di-
rapace – è da leggere come un exemplum, un mo- mensione funeraria sottolineata peraltro dalla pre-
nito per il devoto in viaggio |5|. senza, in asse con la croce nimbata, del primo
Certamente la scena dei pavoni conclude eucari- fiorone. Il motivo del fiorone è ripetuto a sua volta
sticamente il percorso iniziato con l’aquila lepora- in adiacenza con la triade viso/frutto/fiore, non-
ria e, tra queste, l’immagine della sfortunata sorte ché – nell’angolo S-O al gruppo della testa alata e
toccata al piccolo uccello funge da collegamento della seconda nicchia crociata |4 - 7 - 19|. Que-
antitetico e controbilanciante rispetto ai giusti st’ultima presenta caratteri differenti rispetto alla
messaggi profusi dalle prime due. Anzi, si po- porta con croce nimbata dell’angolo S-E: qui si
trebbe affermare che proprio la scelta di posizio- tratta di un arco semplice, quasi un tabernacolo,
nare tale scena in questo angolo n-E sia dettata con al centro una croce di più modesta entità,
dalla necessità di salvaguardare la globalità degli priva di nimbo e soprattutto più piccola e dotata
aspetti mondani dell’itinerario dell’anima verso di asta. Si potrebbe definire, più correttamente,
la contemplazione. una croce funeraria o processionale evidente-
Di per se siamo di fronte alla traduzione icono- mente collegata alla testa alata e al grande fiore
grafica di un soggetto verosimilmente estrapolato che le sta accanto |19|.
dalla tradizione favolistica antica e giunto all’XI non si tratta affatto di una correlazione incoe-
secolo attraverso la collezione di testi piegati al rente. Essa sembra stimolata dalla speculazione
senso moralizzatore. La relazione con l’attigua mistica contemporanea. A tal proposito, un testo
scena del ratto della lepre suggerirebbe di vedervi che sembra quasi un interprete è quello contenuto
non solo la rappresentazione sintetica della favola negli Amori degli inni divini di Simeone il nuovo
fedriana del passero che scherniva la lepre gher- Teologo. Composti negli ultimi anni di vita di
mita dall’aquila: in quel caso il passero, ucciso a questo asceta orientale, nel primo ventennio
sua volta dallo sparviero, diveniva il simbolo del dell’XI secolo, gli Inni si caratterizzano per un con-
castigo del derisore93. Ma lo sparviero – uccello tinuo emergere di immagini altamente simboli-
esso stesso che sin dall’Antichità è consacrato al che, spesso suscitate dal dialogo diretto con
Sole, del quale peraltro riesce a sostenere la vi- Cristo.
sione diretta94 – è segnalato nella favolistica come nell’Inno XVII Simeone tratta del Timore che ge-
espressione della superbia e dell’arroganza dei nera l’Amore e di come l’Amore sradica il Timore
potenti rispetto ai sottomessi. In Esiodo, che non- dall’Anima rimanendo da solo in quanto esso è lo
dimeno si rivolgeva ai re, lo sparviero attacca Spirito divino e santo, come già si legge nell’Inno
senza motivo un usignolo, solo col gusto di dimo- X. L’Asceta chiede a Cristo di ‘piantare’ il Timore
strare la sua potenza95. Tuttavia, nella versione affinché, crescendo, possa prosperare pure
contenuta nel Romulus – dove peraltro tra i perso- l’umiltà – e con l’umiltà le passioni spariscono tutte, e
naggi vi ritroviamo anche la lepre – questo spie- con loro è cacciata la falange dei demoni – avviando
tato rapace subisce pure una punizione, così un intensa esposizione dialogica fatta per im-

32
magini ed allegorie. Allora, circondato da tutte le tra i rami dell’albero
virtù, e se fisso lo sguardo, oh mio Cristo,
soltanto sul fiore
in mezzo a loro, come un albero allora non vedo più l’albero.
piantato lungo un corso d’acqua, Più spesso questo fiore
il tuo [di Cristo] timore che fiorisce e mi attira interamente
fiorisce e in breve a lui con desiderio
mi mostra un fiore straordinario. produce un frutto d’amore98.
Oh mio Cristo, fiore straordinario!
La riflessione sul fiore e sul frutto, porta Simeone
… il tuo timore (…) mostra a far superare la fenomenologia naturale delle
un fiore che è straordinario per natura cose, sollecitando a una meditazione sui due prin-
e anche un frutto straordinario cipi del timore e dell’amore:
che è diverso da lui.
Questo frutto a sua volta
non sopporta di essere portato
… Il fiore dunque che il timore porta dall’albero del timore
è di un aspetto misterioso ma piuttosto, quando è
e di un tipo ancora più misterioso: completamente maturo, lo si vede
lo si vede sparire solo, separato dall’albero.
e poi subito sparisce97. Il timore infatti non si trova
affatto nell’amore…
Mi scuserà il lettore se la citazione sarà troppo
lunga, ma ritengo utile apprezzare dalle parole …l’amore c’è senza timore
del Monaco questo straordinario sforzo immagi- che lo ha generato.
nifico perché tutto ciò evidenzia come, non solo il
singolo soggetto del capitello, ma l’intero insieme …il fiore e il frutto
– scene, capitello, colonna, chiesa – è strutturato che il timore genera
come sistema costituito da valori e rapporti in sono fuori dal mondo.
analogia e conformità tra loro.
Questo fiore mistico è dunque il Timore: senti- …l’amore è lo spirito divino
mento proprio dell’uomo che fugge, come la la luce che tutto crea e illumina,
lepre, ciò che non conosce e che, come la lepre, ma non è del mondo
può essere preda dell’Intelligibile. Ma questo fiore né qualcosa del mondo.
è un fiore che si può ‘vedere’ solo con la contem-
plazione, con la fede in Cristo, e solo nel momento E su questa Luce, in relazione alla dimensione
della rivelazione. umana del Verbo, e alla natura di Creatura per
È intensissima la visione di Simeone: mezzo dello Spirito – quest’ultimo definito altrove
come porta della penitenza che, quale custode, mostri
Per un certo tempo si mostra il fiore l’igresso a chi combatte99 – Simeone riprende Matteo
bello al di là di ogni parola 17, 5 quando afferma che Egli stesso si inebria del
e rapisce tutta la mia mente fuoco, del raggio e di quella nuvola di luce che si
con la sua contemplazione rende sole irradiati dal Fiore del Timore che, volan-
e non le permette di ricordarsi qualcosa dogli sopra se stesso e illuminando la sua anima,
che le può procurare timore. la rende capace della somma contemplazione, dotan-
Allora si produce in me dola della facoltà di vedere; ovvero, riempendo il
l’oblio di tutto questo, suo cuore, l’Amore gli si mostra come un astro,
ma svanisce in breve tempo. come il disco del sole, spogliandolo della sensibilità
L’albero, l’albero del timore, del mondo e rivestendolo con la tunica della sensibi-
è di nuovo senza fiore lità intellettuale100. Tale contemplazione è, in altre
e io mi rattristo e sospiro parole, la contemplazione del Salvatore che ap-
e grido con fervore verso di te, pare più grande del sole, che illumina il cammino
e di nuovo vedo il fiore nell’oscurità101.

33
Simeone offre così una straordinaria occasione mortale e immortale, visibile e invisibile, sensibile e in-
d’interpretazione del complesso figurativo del ca- tellegibile, capace di contemplare la creazione visibile e
pitello tarantino. Evidentemente non si è di fronte di conoscere quella intellegibile – ma solo se degno di
a un’accozzaglia di elementi decorativi ma a una fissare intensamente quel Sole intellegibile che
scelta ponderatissima e sofisticata di motivi ico- opera su due piani, come dice Simeone: evapora
nografici e temi teologici di alto spessore, al di là l’umidità delle passioni e purifica l’infezione che ne de-
della resa plastica, e coerente con la speculazione riva, poi rende fertile la terra intellegibile dell’anima
dottrinale coeva. In tal senso, quindi, il posiziona- della quale si nutrono, se abbeverate piano piano, le
mento della croce solare, o nimbata, nell’angolo piante della virtù107.
S-E – in questo punto il capitello inizia a perdere La sequenza di questi simboli, o la loro associa-
la luce proveniente dalla navata centrale per ‘im- zione, esprime bene quell’osservazione fatta a
mergersi’ nella penombra della navata meridio- proposito della questione dell’uso delle immagini
nale – sembra un’operazione icnografica, oltre che che, nel caso preso in esame, evocano lo psico-
iconografica, in linea peraltro con l’idea stessa del pompo coinvolgendo la stessa immagine di
percorso per iniziazione al mistero della Luce che Dio108: di fatto, siamo in presenza non solo di una
è discesa nelle tenebre del Mistero, e pure, ‘cerca’ esposizione didascalica ma pure di una esorta-
del Sommo Ente a cui tende necessariamente zione vera e propria alla iniziazione al percorso
l’anima102. contemplativo e fideistico, in linea con la produ-
Lo stesso Simeone d’altronde, parla di tale per- zione scritta del periodo, non solo orientale ma
corso come movimento, avanzamento, rivela- anche occidentale, sul tema della ricerca di Dio.
zione dei misteri, conduzione verso Colui che è al Se è vero che non esiste alcuna compilazione
di sopra degli essere procedendo dalla Contem- scritta coeva specificatamente riguardante le as-
plazione103. In altre parole, anche se non si è evi- sociazioni simboliche, sappiamo però che tali as-
dentemente in presenza di una pedissequa sociazioni – o anche sequenze – specie in ambito
trasposizione dei testi del nuovo Teologo in im- romanico, si strutturano per livelli paralleli e tra-
magini scolpite, sono proprio le associazioni ico- sversali, consentendo così una sorta di sincretismo
nografiche a stimolare verso una loro di contenuti che, tuttavia, possono essere letti e
interpretazione che necessariamente debba tener sciolti in modo differente da un pubblico quanto-
conto della coeva speculazione mistica. La rifles- mai eterogeneo.
sione sulla interrelazione tra le due dimensioni, L’uso del bestiario, ad esempio, è in qualche modo
terrena e ultraterrena – sincronica al problema an- giustificato da Pier Damiani quando afferma che
tico ed allora ancora attuale della processione per mezzo delle bestie, l’uomo sia in grado di apprendere
dello Spirito Santo – sembra servirsi dell’idea del ciò che deve imitare, ciò che tocca a lui, di fuggire, ciò
percorso, dell’itinerario, che è poi uno dei temi che può utilmente, da loro, prendere a prestito, ciò che
fondamentali della produzione teologica sia a buon diritto disdegna, perché l’uomo, dotato di ra-
Orientale che Occidentale nell’età romanica. gione, può essere istruito dagli esseri che della ra-
nel capitello tarantino tutto fa pensare, appunto, gione ne sono sprovvisti, possa procedere lungo la
che – nell’ambito della costruzione di un linguag- via della sapienza, prudente in ogni circostanza e senza
gio; nell’ambito della formulazione, non certo fa- incontrare ostacoli, alla volta del suo creatore109.
cilissima, di contenuti riformatori esprimibili nel capitello tarantino la cosa si palesa nella rela-
attraverso le forme dell’arte, nelle sedi vescovili – zione tra i soggetti zoomorfi: le tre scene del-
il tema conduttore che presiede l’insieme dei sog- l’aquila leporaria, del assassinio del piccolo
getti sia certamente quello della distinzione e co- uccello e dei pavoni che si abbeverano, sembrano
municazione tra il mondo visibile (sensibile) e appunto coerenti con quanto si afferma sopra. Si
quello invisibile (intellegibile): il passaggio per potrebbe dire, assieme al Damiani, che ‘servono’
mezzo del rapimento contemplativo (aquila lepo- come esempi da applicare alla condizione della
raria)104, del castigo necessario (la morte della vita umana, perché è utile apprendere anche dall’in-
preda) e dell’abbeveramento alla coppa che con- dole stessa delle bestie, in che modo debba l’uomo con-
tiene la bevanda della vita (pavoni e kantharos)105, è dursi alla vita110. In ciò si ribadisce che gli animali
necessariamente segnalato dalla presenza della ‘significano’, ‘insegnano’, ‘meravigliano’: volendo
croce/sole di giustizia associata alla porta aperta parafrasare l’Eremita – che in quella lettera esor-
alla nuova esistenza che è poi in Cristo106. Porta tava i monaci cassinesi – gli animali sono gli uo-
che dovrà essere attraversata dall’uomo – animale mini stessi111; sono creature in cui è celebrata la

34
Fig. 22 - Bari, San Nicola, cripta, capitello, XI secolo (da P.
Belli D'Elia, La basilica di S. nicola a Bari, Bari 1985, p.
29)

virtù e la potenza del Creatore112. eterna si dispiega in un’attività che si svolge nel
nell’economia stessa della successione degli ele- tempo118.
menti figurativi, nel capitello intero dunque, si as- Si può dire, usando le parole di niceta Stethatos,
siste alla definizione per tappe del percorso che quella delle anime purificate sarà allora una
mistico contemplativo e, al tempo stesso, mon- processione verso la luce: una volta giunte a un
dano ed escatologico. L’angolo S-E, laddove la sommo grado di purezza, quando saranno salite ai ver-
luce che inonda la navata centrale si stempera e tici della sapienza e della scienza assomigliano ai Che-
passa alla mezz’ombra e poi all’ombra, dove vi ri- rubini, prossime quindi alla sorgente dei beni;
troviamo, in sistema, il primo arco ‘abitato’ dalla allora, come i Cherubini, queste anime riceve-
croce solare e il fiorone, sembra evidenziare in re- ranno la rivelazione della visione diretta (…) nella più
altà il punto esatto del passaggio all’eterno: la sua alta intensità delle contemplazioni divine, oramai di-
è una funzione in qualche modo divisoria, ma mi-
sericordiosamente osmotica, tra il ‘fu’ e il ‘sarà’,
pur mantenendo la sua natura dell’‘è’113; uno spa-
zio in cui si salvaguarda, visivamente e fisica-
mente, il mistero della insondabilità dell’essenza
trinitaria della somma sapienza, come potrebbe
dire Fulcherio di Chatres (†1028): di quella
croce/sole che è ‘sfera’, ‘luce’ e ‘calore’114. In tal
senso la coerenza con la dottrina anselmiana dell’
‘uomo retto’, attore nel rapporto con il sommo
Ente del percorso della razionalità e della fede, è
fortissima115.
La successione iconografica non fa allora che ma-
nifestare quella temporale. ne emerge così il per-
corso verso l’eternità su cui, più tardi, tanto si
spenderanno sia Tommaso D’Aquino che Ec-
khart116: ciò che qui interessa però è che, verosi-
milmente, negli anni in cui si realizza questo
capitello per tali speculazioni si tenta una versione
figurale che ne rispetti la scansione e la gerarchia.
Per molti aspetti la cosa si esplicita nel misticismo
orientale coevo e in particolare sia in Simeone il
nuovo Teologo, come abbiamo già visto, che nel
suo seguace e allievo niceta Stethatos per il quale
l’ascesi mistica e, attraverso questa, la conoscenza
dell’ineffabile e dell’intellegibile, è un privilegio
concesso per approccio plurilivellare e imbastito
di sofisticati rimandi allegorici e simbolici117. rettamente al cospetto di una vera e propria ‘Te-
Ma se c’è un elemento che congiunge, sarebbe archia’119.
meglio dire ‘attraversa’ i due stadi del sensibile e Dal punto di vista iconografico quest’ultimo
dell’intelligibile, questo è costituito dalle anime: tempo sembra affermarsi nell’immagine del fiore
nel capitello l’anima è lepre ma pure passero pre- astratto dotato di ali/volute dell’angolo n-O che
dato; è destinata a rifiorire al passaggio della porta è un corrispettivo della figura ieratica del devoto
del Cristo/Sole; è portata alla contemplazione ‘ti- defunto e dotato di ali/volute che troviamo nel-
morosa’ del frutto; a ‘elevare’ le sue braccia/ali l’angolo S-O, quasi una traduzione figurale del
verso il cielo; e quindi – in quella che è la dimen- passaggio dallo stato di ‘illuminativo’ a quello
sione ormai senza tempo della morte – a riposare ‘mistico’ vero e proprio |16|.
nella rigenerazione eterna. Questa è l’anima che La scansione dei diversi soggetti del capitello sem-
percorre la via a cui è destinata se si abbevera alla bra quindi suggerire un’interpretazione comples-
fonte della Salvezza; è un’anima che viaggia, siva in senso mistico, in piena coerenza con
‘vola’, tra la dimensione fenomenica e quella delle quanto rileviamo dai testi teologici coevi, specie
intelligenze superiori; un’anima la cui essenza di ambito greco: non solo si assiste ad un vero e

35
Fig. 23 - Bari, San Nicola, cripta, capitello, XI secolo (da P.
Belli D'Elia, La basilica di S. nicola a Bari, Bari 1985, p.
24)

proprio, coincidente con la rivelazione totale per


mezzo della resurrezione: quest’ultima segnalata
ormai inequivocabilmente nel fiore alato dell’an-
golo n-O.

Al primo ordine – proprio di quelli che sono ancora


principianti nei sacri combattimenti – partecipano in
forma simbolica le scene del ratto della lepre da
parte dello Pscicopompo; della sottomissione del
piccolo uccello al predatore spietato; dei due pa-
voni che si abbeverano al vino della parola: il fine di
queste immagini è quella di evocare la liberazione
dalla malvagità per mezzo dello Spirito rigenera-
tore dell’Uomo nuovo. È un rinnovamento che si
genera dall’essere efficacemente consumato dal fuoco
dell’ascesi e dalle fatiche dei combattimenti, tale da rin-
forzare con la sopportazione, vincendo così il Ten-
tatore121.

Il secondo ordine è proprio di quelli che sono progre-


diti, grazie ai sacri combattimenti, sino alla prima im-
passibilità: a queste anime è consentita ormai la
conoscenza degli enti, la contemplazione dell’opera, la
contemplazione delle ragioni della creazione. In questo
ritroviamo quanto affermava già il nuovo Teo-
proprio adattamento della figura al pensiero teo- logo a proposito del timore e della visione del
logico, ma anche a una concreta ed effettiva tra- fiore e del frutto122. Si tratta di uno spazio riservato
duzione della parola in iconografia attraverso la non già ai morti ma a coloro che pur in vita sono
scelta del riuso di motivi di antica tradizione. Ciò elevati nell’atmosfera intelligibile, ormai dissociati
si dimostra, a un livello ulteriormente superiore, dalla carnalità123.
quando si fa coincidere la struttura tripartita del-
l’impaginato con quelli che Stethatos stesso ebbe Del terzo ordine, quello mistico, sono parte coloro
a definire come i tre ordini della processione asce- che giunti alla misura dell’età di Cristo godono delle
tica dell’anima verso la perfezione120: prerogative celesti quali: il fendere l’aria, l’andare
al di là del tutto, l’avvicinarsi alla luce prima e lo
All’ordine purificativo corrispondente a tutto ciò scrutare, per mezzo dello Spirito, le profondità di
che in qualche modo è inerente alla condotta Dio. È lo stato del teologo che, parte della Chiesa
umana – mondana ma suggerita dall’intelligenza di Dio, deve illuminare gli uomini con la parola
che aspira a Cristo – è espresso in tre scene nelle della teologia. Come un nuovo Paolo; come dia-
quali compaiono sempre volatili, come a voler cono dei misteri di Dio del quale è sua bocca, egli
sottolineare nell’itinerario ascetico il simbolo è il perfetto in Dio perfetto, unito con i teologi alle
dell’elevazione, la partecipazione all’uranico già somme potenze dei Cherubini e dei Serafini, dei quali è
durante la vita difficoltosa. la parola della sapienza e assieme della conoscenza124.

L’ordine illuminativo si definisce a partire dall’an-


golo S-E – quello in cui ritroviamo in asse la porta Il Capitello nello spazio sacro
della croce solare in associazione al fiore, al primo Complessivamente dunque il capitello è portatore
viso e al frutto – dove si svolge la fase dell’approc- di messaggi positivi che si condensano nel sistema
cio alla contemplazione dell’intelligibile, attra- simbolico orientale – quello dell’associazione pa-
verso l’assunzione alla dimensione celestiale e la voni/kantharos-arco/croce/fiori – e occidentale
visione. dedicato, come abbiamo visto, alla elevazione del-
l’anima alla contemplazione intelligibile. L’ubica-
L’ultima fase è quella dell’ordine mistico vero e zione di questi soggetti risulta in coerenza con

36
l’alto valore simbolico dell’orientamento canonico terni: la cosa sembra confermata dalla apertura di
che all’Oriente fa coincidere il Cristo, l’Alpha. Il che una absidiola, in un secondo tempo, a conclusione
rimanda al più generale compromesso tra scul- della navata nord che, peraltro, non ha restituito
tura e architettura nell’accezione che dell’architet- alcuna sepoltura129.
tura stessa la scultura è parte sostanziale. Tenuto conto di ciò, non è da escludere che nono-
In quanto testa del sistema assiale della colonna, stante la demolizione di quella chiesa – ormai
il capitello funziona come signaculo complesso co- compromessa nelle strutture come ha rilevato lo
stituendo, nell’economia dell’edificio, un baricen- scavo e come si evince dalla Historia inventionis di
tro figurale particolarmente rilevante dal punto di Berlinghiero – la memoria del valore simbolico del
vista icnografico. Di fatto il portato simbolico di sito, e quella funzione funeraria dell’antico spazio,
questa colonna confermerebbe l’importanza tra- sia transitata anche nel nuovo corpo di fabbrica la
dizionalmente assunta da tale specifico ambito cui costruzione andò avanti almeno fino all’epi-
dell’invaso. A ciò va aggiunto che l’intero colon- scopato di Alberto (†1094)130 .
nato Sud si caratterizza per l’adozione di imma- La sovrapposizione della planimetrie consente di
gini contemporanee altamente evocative che rilevare come la colonna dell’aquila leporaria fu
costituiscono un contrappunto al colonnato nord innalzata infatti immediatamente all’esterno del
caratterizzato, invece, dall’uso esclusivo di mate- perimetro absidale della chiesa altomedievale, in
riali di spolio prive di immagini figurative. Un un’area fino ad allora destinata a cimitero |2|. La
aspetto questo fin’ora mai preso in considerazione storica caratterizzazione del sito come spazio pri-
dalla critica e che costituisce di certo un elemento vilegiato di sepolture sollecita quindi a rileggere
che assume un peso notevole nella lettura com- l’erezione della colonna, nonché l’intero impagi-
plessiva della basilica, soprattutto di quella speci- nato iconografico del suo capitello, proprio in re-
fica parte che fu ricostruita a partire dal vescovado lazione al tema della morte e del trapasso quasi a
di Drogone, all’indomani della presa normanna monito imperituro per la vita mondana. La cosa
della città, e nell’ambito dell’affermarsi delle dio- è estensibile all’intero colonnato meridionale pro-
cesi locali nella politica territoriale dei conquista- prio perché anche in altri capitelli della fila com-
tori125. paiono elementi e immagini chiaramente coerenti
Senza entrare nei particolari della complessa vi- al tema della morte, del timore, della contempla-
cenda costruttiva della chiesa – nella quale, peral- zione.
tro, si inserisce il problema dell’invenzione e della In ultima istanza va sottolineato come sia questo
traslazione del corpo di San Cataldo126 – ciò che colonnato che quello settentrionale furono elevati
si deve però rilevare è un certo rapporto con l’edi- direttamente sulle rispettive linee d’imposta della
ficio preesistente all’invaso drogoniano. Il recente struttura tripartita altomedievale i cui lacerti, per-
rinvenimento di una basilica in perfetta coinci- fettamente coincidenti con l’impianto normanno,
denza con l’organizzazione tripartita delle navate stanno a indicare la continuità d’uso di un’area
del corpo longitudinale, ma orientata in senso in- ancora particolarmente importante nella società
verso consente, per quanto riguarda il nostro sog- al passaggio dall’età bizantina a quella normanna.
getto, di riprendere appunto il discorso sulla scelta Una rilettura in tal senso della scultura architetto-
del luogo in cui fu innalzata quella colonna |2|. nica del colonnato meridionale, in relazione all’ar-
Dalle indagini archeologiche effettuate da Anna- cheologia delle strutture preesistenti, induce
lisa Biffino si evince che sin dal VII-VIII secolo quindi a ipotizzare che a Taranto, nella prima età
nella navata centrale e in quella meridionale di normanna, i nuovi rappresentanti dell’ordine co-
questa chiesa si concentrarono parecchie sepol- stituito abbiano voluto manifestare la volontà di
ture127. nel 1992, prima della scoperta dell’edificio mantenere un legame forte e significativo con
altomedievale, fu rinvenuta una crocetta pettorale quel sito e quel monumento particolarmente sen-
del tutto simile al noto esemplare opistografo tito dalla comunità.
aureo confluito come reliquia di Cataldus nel te- L’impegno costruttivo di Drogone e dei suoi suc-
soro della Cattedrale|26|128. Tale recupero, avve- cessori si rivolse a una parte specifica di quel mo-
nuto in un’area esterna a quella chiesa, alle spalle numento: alla parte più antica – quella della
della zona absidale e in prossimità della la co- basilica trinavata il cui ingresso fu obliterato, ve-
lonna normanna, confermerebbe a mio avviso rosimilmente nella tarda età bizantina con la co-
l’ormai compiuto processo di ridestinazione d’uso struzione del capocroce ancora oggi esistente e al
e specializzazione a fini cultuali degli spazi in- quale fu riconnesso, a seguito di adattamenti, il

37
4
nuovo corpo longitudinale. T. GARTOn, Early Romanesque Sculpture in Apulia, new
Il capitello dell’aquila leporaria si manifesterebbe York – London 1984, pp. 45 ss., 154-157.
5
allora come uno dei più interessanti testimoni di G. BERTELLI, Modelli bizantini in età normanna. I capitelli
quel processo di ri-costruzione della nuova iden- della cattedrale di Taranto, in Roberto il Guiscardo tra Eu-
tità ma sostanziata di reminiscenza antica e tradi- ropa, Oriente e Mezzogiorno, Atti del Convegno Interna-
zione culturale. zionale [1985], a cura di C. D. Fonseca, Galatina 1990,
pp. 282-295.
6
Cfr. P. CAnART, Le livre grec en Italie méridionale sous les
règnes Normand et Sauabe: aspect matériels et sociaux, in
«Scrittura e civiltà», 2 (1978), pp. 103-162.
7
M. WACkERnAGEL, Die Plastik…, cit., pp. 72 ss.; T. GAR-
TOn, Early Romanesque Sculpture…, cit., pp. 154 ss.
8
Cfr. G. BERTELLI, Modelli bizantini..., cit., pp. 285 ss.
9
H. FOCILLOn, Scultura e pittura romanica in Francia, To-
NotE rino 1972, pp. 26 ss., 83 ss.
10
1
«Drogonus Archiepicopus… divinitus inspiratus, ma- CSA, XV, pp. 100-101, n. 20; tav. X, 20.
11
jorem Tarentinam ecclesiam vetustate consumptam, Cfr. T. GARTOn, Early Romanesque Sculptures…cit., Pl.
disposuit funditus diruere et novam fundare: que or- XIII, H.
12
natu et magnitudine veterem superaret…; inchoatur M. L. GEnGARO, A proposito delle inedite illustrazioni del
opus… et cum reliquis fossoribus vir quidam vitae op- Physiologus greco della Biblioteca Ambrosiana, in «Arte
timae fodiebat… detegit interea tumbam marmoream lombarda», III, 1 (1958), pp. 19-27; C. BUnZOnI –L.
satis pulchram: Vocatur Pontifex, properat. Clerus cur- MOnTEMAGnO CISERI, Dalla formica alla balena: sul ciclo
rit: populus properat. Praesul accepto fossorio tumbam illustrato del Fisiologo ambrosiano (XI sec.), in «Physis»,
aperit… Vident sanctas Reliquias, rubicundiores (ut le- n. s., 42 (2005), pp. 251-303.
13
gitur) ebore antiquo. Crucem inveniunt auream, Cfr. A. RIZZI, La scultura esterna a Venezia. Corpus delle
nomen sancti Latinis litteris designatem. Pontifex ma- sculture erratiche all’aperto di Venezia e della sua Laguna,
nibus propriis sanctas reliquias colligit et delatis funi- Venezia 1987, pp. 20, 120, 277, 304, 310, 357, 378, 420-
bus monumentum in altum axtrahitur et in loco 421, 430-431, 460-461; O. DEMUS – L. LAZZARInI – M.
optimo, ubi in presenti cercnitur, stabiliter, in quo re- PIAnA – G. TIGLER, Le sculture esterne di San Marco, Mi-
verenter composito devotissime ossa sanctissima re- lano 1995, p. 78.
14
conduntur»: Historia Inventionis et Translationis, Auctore A tal proposito una delle varianti maggiormente dif-
Berlengherio Tarentino et forsan aliis, in Acta Sanctorum X fuse in area veneziana è quella contenuta in innume-
Maii, XV, pp. 570-575; cfr.; G. BLAnDAMURA, Il duomo di revoli patere che rappresentano l’aquila leporaria non
Taranto nella storia e nell’arte, Taranto 1923, pp. 42, n. 4; vista frontalmente bensì di lato; un ulteriore variante
45, n. 1; A. HOFMAISTER, Der Sermo de Inventione Sancti sostituisce l’aquila con un pavone, come avviene nei
Kataldi. Zur Geshichte Tarens am Ende des 11.Jahr., in casi del protiro della chiesa dei Carmini, delle fonda-
«Münchener Museum», 4 (1924), pp. 101-114. menta de la Fenice etc. Una riprova della fortuna del-
2
M. WACkERnAGEL, Die Plastik des XI. Und XII. Jahrhud- l’iconografia dell’aquila leporaria ad ali spiegate a
erts in Apulien, Leipzig 1911, pp. 58-98, in part. pp. 71- Venezia è data da una patera di XII-XIII secolo murata
74. su una parete esterna della chiesetta dee SS. Vito e Mo-
3
P. BELLI D’ELIA, (a cura di), Alle sorgenti del Romanico. desto in Campo S. Vio e dalle due patere della facciata
Puglia XI secolo, Catalogo della Mostra, Bari 1975 [rist. trecentesca di Cà Soranzo ‘vecchia’ a San Polo. Cfr. A.
e agg. 1987, pp. 134-151]; EAD., La Cattedrale di Taranto. RIZZI, La scultura esterna…, cit., pp. 461 ss.; cfr. J.-P. SO-
Aggiunte e precisazioni, in AA. VV., La Chiesa di Taranto, DInI, La sculpture byzantine (VIIe-XIIe siècles): acquis, pro-
I, Dalle origini all’avvento dei Normanni, a cura di C. D. blèmes et perspetives, in La sculpture byzantine. VIIe – XIIe
Fonseca, Galatina 1977, pp. 129-161; EAD., Precisazioni siècles. Actes du colloque international (Athènes, 2000),
sulla scultura pugliese dell’XI secolo, in Il passaggio dal do- «BCH» Supp. 49 (2008), pp. 5-35, in part. p. 21.
15
minio bizantino allo stato normanno nell’Italia Meridionale, A. RIZZI, La scultura esterna... cit., pp. 313 ss. et passim.
16
Atti del II Convegno Internazionale di Studi, a cura di A. GRABAR, Sculptures byzantines, II, Pl. LXXVIII, c-d.
17
C. D. Fonseca, Taranto 1977, pp. 249-262; EAD., Ripen- Ivi, Pl. LXXXVI, d.
18
sando alla cattedrale di Taranto in una sera d’estate, in Bi- Ivi, pp. 429-439, in part. p. 434. Occorre precisare che
sanzio e l’Occidente: arte, archeologia e storia. Studi in onore l’attuale fondaco dei Turchi è il risultato di un impor-
di Fernanda De’ Maffei, Roma 1996, pp. 455-478. tante e discusso intervento di restauro e reinterpreta-

38
Fig. 24 - Bari, Museo Nicolaiano, Sarcofago di Basilio Mar-
sionota

zione realizzato tra il 1864 e il 1869 di quella che era il sociata in senso positivo ad altri animali o simboli cri-
palazzo voluto dai Pesaro nel 1225. Tutti i sessantasei stologici. Al Museo Archeologico di Istanbul, ad esem-
rilievi della facciata, se pur sottoposti in qualche caso a pio, si conserva una lastra marmorea mutila
pesanti restauri, si ritengono originali ma di prove- proveniente dall’isola di Thasos in cui compare un
nienza diversa. F. BERCHET, Sui restauri del Fondaco dei cervo che si abbevera a un kantharos e alle sue spalle,
Turchi, in AA. VV., L’ingegneria a Venezia nell’ultimo ven- in direzione opposta, una lepre che spicca un salto: cfr.
tennio, Venezia 1887. A. GRABAR, Sculpture byzantines de Constantinople (IVe-
19
P. BELLI D’ELIA, La basilica di San Nicola a Bari, Galatina Xe siècle), Paris 1963, Pl. XVII, 2; Interessante inoltre è
1985, p. 28-29. la lastra proveniente da konia, anch’essa oggi allo
20
M. A. CRIPPA – M. ZIBAWI, L’arte paleocristiana. Visione stesso Museo, nella quale compaiono due lepri affron-
e spazio dalle origini a Bisanzio, Milano 1998, pp. 245, 248, tate che si abbeverano a una fontana innalzata su una
294-295. maschera: Ivi, Pl.LXIV, 1. A Roma invece, nell’altare di
21
Ivi, pp. 248; 293, fig. 119; 294, fig. 121; 295, fig. 123. S. Galla – realizzato giustapponendo materiali di età
22
P. BELLI D’ELIA, La basilica di San Nicola…, cit., p. 7, flavia – compaiono rilievi abitati da figure animali che
fig. 2. chiaramente sono in sintonia con l’ambiente riforma-
23
T. GARTOn, Early Romanesque Sculpture…cit., Pl. 166, tore di età gregoria: una lepre appare ai piedi della la-
B. stra dell’albero della vita mentre si ciba di un grappolo
24
P. BELLI D’ELIA, Ivi, p. 24. d’uva: cfr. F. BISCOnTI, Un fenomeno dell’”economia del
25
T. GARTOn, Ivi, Pl. 213. reimpiego”: l’ara funeraria romana usata come altare nel-
26
Sul discorso: A. C. QUInTAVALLE, L’antico, l’arredo, le l’antica basilica di S. Maria in Portico, in Giornata di Studio
sepolture nelle chiese fra XI e XII secolo in Occidente, in Me- su Santa Galla, Roma 1991, pp. 33-53, in part. p. 36; S.
dioevo: il tempo degli antichi, Atti Parma VI, Parma 2006, RICCIOnI, Litterae et figurae. Pour un art rhétorique dans
pp. 327-350. la Rome de la Réforme grégorienne, in Roma e la Riforma
27
Cfr. ad es. l’aquila leporaria dell’arazzo di Bayeux: in gregoriana. Tradizioni e innovazioni artistiche (XI-XII se-
Anglo-Norman Studies. XXXIV. Proceedings of the battle colo), a cura di S. Romano e J.Enckell Juillard, Roma
conference 2011, ed. D. Bates, Woodbridge 2012, p. 220 2007, pp. 141-163, in part. pp. 147, 160 (fig. 7). Merita
28
Plin., Nat. Hist., X, 20. Cfr. M. P. Ciccarese, Il simbolismo una citazione anche l’immagine rappresentata sull’oli-
dell’aquila. Bibbia e zoologia nell’esegesi cristiana antica, in fante del Museo Storico di Mosca: A. GRABAR, L’art de
«Civiltà classica e cristiana», 13 (1992), pp. 295-333. la fin de l’Antiquité et du Moyen Age, III, Paris 1968, Pl.
29
Sal., 102, 5. 77, b.
30 32
M. ELIADE, Trattato di storia delle religioni, Torino [1957] Cfr. R. BOnAUDO, La culla di Hermes, Iconografia e im-
2008, p. 158. maginario nelle hydriai ceretane, Roma 2004, pp. 48 ss., in
31
In tal senso può esser utile ricordare come, nella scul- part. pp. 50 ss. Vale la pena ricordare, dal punto di vista
tura bizantina altomedievale, la lepre non di rado è as- strettamente inerente alla tradizione scritta, che in Italia

39
Fig. 25 - Canosa, cattedrale, trono vescovile

meridionale è documentata la circolazione di trattati 2. cfr. AMBROGIO, I sei giorni della creazione, V, 18. Sul
aristotelici come la Storia degli Animali peraltro cono- tema del simbolismo animale nel medioevo, vedi M.
sciuta in Terra D’Otranto. Cfr. J. IRIGOIn, Manuscrits ita- P. CICCARESE, Bibbia, bestie e Bestiari: l’interpretazione cri-
liotes et traductions latines de traités scientifiques: quelques stiana degli animali dalle origini al Medioevo, in Il Battistero
exemples, in La cultura scientifica e tecnica nell’Italia meri- di Parma. Iconografia, iconologia, fonti letterarie, a cura di
dionale bizantina, a cura di F. Burgarella e A. M. Ieraci G. Schianchi, Milano 1999, pp. 375-410. nell’XI secolo
Bio, Soveria Mannelli 2006, pp. 125-136, in part. p. 135. Hildebert di Tours sintetizza in tal modo: «Christus
All’interno della Regola delli cinque ordini di architettura Homo, Christus Vitlus Christus Leo, Christus est Avis,
di Giacomo Barozzi da Vignola, nell’edizione del 1635 in Christo cuncto notore potes»: cfr. Oper., ed. De La-
(tav. XXX), si riporta un interessante esemplare antico vardin, p. 1318.
40
in cui, tra gli artigli di un’aquila ad ali spiegate compare Cfr. Phys. Lat. Versio Bis, VIII: «…Il Fisiologo dice
un cane. dell’aquila che ha tale natura: quando invecchia, le sue
33
Eliade, XVII, 676-679 (trad. R. Calzecchi Onesti); cfr. ali si appesantiscono e la sua vista è offuscata da un
Ivi, XXI, 252-253; XXII, 310; velo opaco. Allora cerca una sorgente d’acqua e sopra
34
C. MOnTEPAOnE, Lo spazio del margine, Roma 1999. quella sorgente vola alto fino al cielo del sole, e lì in-
35
Esodo, 19, 4: «Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto cendia le sue ali, e brucia con i raggi del sole il velo che
all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi le offusca la vista; infine, scendendo alla sorgente, si
ho fatti venire fino a me». immerge tre volte e subito si rinnova tutta, così che
36
Giobbe, 9, 26; riacquista in misura superiore a quella originaria il vi-
37
Levit., 11, 6; gore delle ali e la limpidezza della vista»: (trad. di L.
38
Il Fisiologo, a cura di F. Zambon, Milano 2011, pp. 44- Morini, Bestiari medievali, Torino 1996, p. 23).
41
45. Ibid.: «Dunque anche tu, uomo, Giudeo o Gentile, che
39
Cfr. Ps. 105, 5; Eph., 4, 22; Jo., 3, 5; Mt., 28, 19; Mal., 4, hai un vestito vecchio e gli occhi del tuo cuore offuscati,

40
48
cerca la sorgente del Signore che disse: «Chi non sarà cfr. PH. D’ALESSAnDRIA, Alexander, 69 [ed. Paris 1988];
rinato dall’acqua e dallo Spirito santo non potrà entrare ISIDORO DI PELUSIO, Epist., 1, 41, P.G. 78, 208 C.; SAnT’EU-
nel regno dei cieli». Infatti, se non sarai stato «battez- CHERIO, Liber formularum spiritalis intelligentiae, P.L. 50,
zato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito 752 A. Per ALAIn DE LILLE, Liber de Planctu Naturae, P.L.
santo» e non avrai sollevato gli occhi del tuo cuore al 210, 438 C., la lepre soffre di melancholico furore.
49
Signore, che è sole di giustizia, non si rinnoverà come Physiologus, ed. F. Sbordone [napoli 1936], n. 25, pp.
quella dell’aquila la tua giovinezza». 252-253.
42 50
Cfr. ORIGEnE, Omelie su Ezechiele, 11, 3 (trad. Anto- Cfr. A. QUACQUARELLI, Note esegetiche sul pavimento
niono). musivo della basilica di Aquileia: il bestiarius, in Aquileia
43
L’ambone di Sant’Antonio, a cura di C. Capponi, Mi- nel IV secolo, Atti della XII Settimana di Studi aquileiesi
lano 2000, p. 53. (1981), II, Aquileia 1982, pp. 429-462; Id., Spigolature pa-
44
Deut., 31, 11; cfr. AMBROGIO, Esposizione del Vangelo se- leocristiane nel Salento, in Puglia paleocristiana, VI, a cura
condo Luca, VIII, 55. di G. Volpe, Bari 1991, p. 110
45 51
AMBROGIO, Sermo., 47, in PL., 17, 174. THE ABERDEEn UnIVERSITY LIBRARY, MS. 24, f. 17v.
46
Deut., 14, 7. cfr. sul tema dell’aquila e del serpente, L. (trad. in M. PASTOUREAU, Bestiari del Medioevo, Torino
CHARBOnnEAU-LASSAY, Il bestiario del Cristo, I, Roma 2012, p. 174.
52
1994, pp. 144-145. La vigna mystique, ou Traite de la Passion du Seigneur,
47
Può essere utile un rimando ai due capitelli delle traduit du Latin par Saint Bernard, par le Apollinaire de
aquile nella pieve di Gropina (Arezzo). In quello della Valence, Paris 1865, p. 75. Cfr.: DAVIDE, Sal. XVIII, 6;
Deut., XXII, 11.
quinta colonna della navata destra, il rapace è rappre- 53
LUCA, 17, 37: «…laddove sarà il corpo, le aquile si ra-
sentato quattro volte e, ogni volta, con una preda dif-
duneranno».
ferente (una lepre e tre diversi piccoli roditori). 54
PH. DE THAün, Bestiaire, vv. 2679-2728, in L. Morini,
L’atteggiamento psicopompo ricorda molto da vicino
Bestiari medievali…, cit., pp. 252-253.
gli esemplari di Taranto (S3 e S7), come pure l’espres- 55
Sulla circolazione di opere ‘francesi’ in Puglia, cfr. F.
sione ‘rassegnata’ delle prede le quali, invece, sem-
Magistrale, Scritture, libri e biblioteche dai Normanni agli
brano in qualche modo reagire, rivolgendosi verso
Angioini, in Storia di Bari. Dalla conquista normanna al
l’assalitore, nel capitello delle aquile del pulpito (quarta
ducato sforzesco, Bari-Roma 1990, pp. 445-510, in part.
colonna della navata destra). Cfr. F. GAnDOLFO, Gropina,
pp. 451-452.
le vicende del programma decorativo di una pieve toscana, 56
ISAIA, 40, 31.
in Medioevo: immagini e ideologie, Atti di Parma, V, a cura 57
GIOVAnnI DI FéCAMP, Confessione Teologica, III, 5.7, in
di A. C. Quintavalle, Parma 2005, pp. 249-259. Per
Pregare nel Medioevo, a cura di G. Maschio, Milano
quanto riguarda il riquadro dell’aquila dell’abbaziale
2010, p.70: «Prenda il mio spirito ali come di aquila,
di Carrara Santo Stefano: C. BOITO, La chiesa di Carrara
voli senza stancarsi, voli e raggiunga lo splendore
S. Stefano presso Padova, in «Politecnico», XXVII (1879),
della tua casa, il trono della tua gloria»; cfr. Ivi, Pianto
pp. 5 ss.; F. BERCHET, II Relazione annuale (1894) dell’Uf-
sulla quiete e solitudine abbandonata, 4, p. 128: «Chi
ficio Regionale per la conservazione dei monumenti del Ve-
mi darà ali veloci, rapide ali / per volare ancora in te,
neto, Venezia 1895, p. 89; P. L. ZOVATO, Mosaici
per riposare come un tempo in te?»; 5, p. 129: «Buon
paleocristiani delle Venezie, Udine 1963, pp. 161 ss.; W.
Gesù, che io non sia confuso perché in te ho sperato:
DORIGO, Venezia origini, Fondamenti, ipotesi, metodi, Mi-
/in te confida l’anima mia, e nell’ombra delle tue ali».
lano 1983, pp. 676, 681; S. DERDERIAn, L’Abbazia medie- 58
GREGORIO MAGnO, Esposizione sul profeta Ezechiele,
vale di Carrara S. Stefano, Tesi di Laurea, Università Cà
Omelie, III, I.
Foscari di Venezia, AA. 2001-2002, rel. Prof. G. Trova- 59
V. CHOPOT, in «Bullettin de la correspondance hellé-
bene; G. VEROnESE, La Chiesa abbaziale di S. Stefano a Due
nique», XXXVI, 1902, P. 175, fig. 18.
Carrare, Tesi di Laurea, Università Cà Foscari di Vene- 60
nICETA STETHAnOS, Cento capitoli gnostici, 26, in Mistici
zia, AA. 2006-2007, rel. prof. G.Trovabene; P. PORTA, Pa-
bizantini, a cura di A. Rigo, Torino 2008, p. 111. Cfr, G.
vimenti musivi di Carrara San Stefano (Padova), in Atti
BERTELLI, Modelli bizantini...cit., pp. 286 ss.
AISCOM I (Ravenna 1993), a cura di R. Farioli Cam- 61
MICHELE PSELLO, Varia dottrina, a cura di A. Mussini,
panati, Ravenna 1994, pp. 707-741; G. TREVISAn, in Ve-
Firenze 1990, p. 48; 90; 196; 186.
neto romanico, a cura di F. Zuliani, Milano 2008, pp. 62
PL 145, 763 D – 792 A = PIER DAMIAnI, Lettere ai monaci
261-265 et passim. Per Murano rimandiamo a X. BAR-
di Montecassino, a cura di A. Granata, Milano 1988, p.
RAL I ALTET, Les mosaiques de pavement medievales de Ve-
107.
nise, Murano, Torcello, Paris 1985. 63
Ibid.

41
Fig. 26 - Taranto, cattedrale, crocetta aurea di Cataldus

ragonato alla vita umana».


67
Sulla tradizione orientale dell’asse centrale come
Porta del Sole, cfr.: A. SnODGRASS, Architettura, Tempo,
Eternità, a cura di G. Bilancioni, Milano 2004, pp. 102
ss.
68
Cfr. G. CHAMPEAUX – S. STERCkX, I simboli del medioevo,
Milano 1992, p. 277.
69
Ivi, pp. 372-373.
70
GIOVAnnI, 10, 9. Cfr. MARCO, 13, 29; Apocalisse, 3, 20;
Cantico dei Cantici, 5, 2;
71
M.-M. DAVY, Il simbolismo medievale, Roma 1999, p.
209;
72
AGOSTInO, Enarrationes in Psalmos, 25, 2, 3.
73
Ibid.; cfr. Salmo 118, 19, 10; CLEMEnTE ALESSAnDRInO,
Protreptico ai Greci, I: «Ma tu, se desideri vedere vera-
mente Dio, ricorri a purificazioni, che si addicono a
Dio, non a foglie di alloro e a bende adornate di lana e
di porpora, ma incoronato di giustizia e cinto delle fo-
glie della temperanza, cerca con ogni cura Cristo.
“Giacché io sono la porta”, dice in un luogo, la quale
bisogna che imparino coloro che vogliono conoscere
Dio, affinchè egli ci apra tutte le porte dei cieli; giacché
sono razionali le porte del Verbo, e non le apre che la
64
Cfr.: GREGORIO DI nISSA, De Vita S. Macrinae, in PG. chiave della fede. “ nessuno conobbe Dio se non il Fi-
XLVI, col. 989. EAM, V, p. 553-554. glio e colui al quale l’abbia rivelato il Figlio “. Io so bene
65
GIOBBE, 14, 2:«L’uomo nato di una donna, breve di che Colui che apre questa porta, sinora chiusa, dopo
giorni e sazio di inquetudine, come un fiore spunta e rivela le cose che son dentro e ci mostra quelle cose che
avvizzisce, fugge come l’ombra e mai si ferma. Tu, non era possibile prima conoscere, se non da coloro che
sopra un tal essere tieni aperti i tuoi occhi e lo chiami a siano entrati per mezzo di Cristo, ch’è il solo per mezzo
giudizio presso di te? Chi può trarre il puro dall’im- del quale si possa contemplare Dio» (trad. Q. Catau-
mondo? nessuno. Se i suoi giorni sono contati, se il nu- della).
merodei suoi mesi dipende da te, se hai fissato un 74
GUGLIELMO DI SAInT-THERRY, Meditativae orationes, VI,
termine che non puoi oltrepassare, distogli lo sguardo P.L. 180, C. 223.
da lui e lascialo stare finché abbia compiuto, come un 75
Salmi, 83, 12: «Il Signore è un sole, …sole e scudo è il
salariato, la sua giornata!»; Sal., 103, 14-16:«Perché egli Signore»; GIOVAnnI, 8, 12; LUCA, 1, 78; FILOnE, De Som-
sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo pol- nilis, I, 83; 72-114;
vere. Come l’erba sono i giorni dell’uomo, come il fiore 76
Cfr. EUCHERIO DI LIOnE, De contemptu Mundi; LOTARIO
del campo, così egli fiorisce. Lo investe il vento e più DI SEGnI (Innocenzo III), De contemtu Mundi, in part. L.
non esiste e il suo posto non lo riconosce». III.
66
BASILIO DI CESAREA, Sulla Genesi (Omelie sull’Esame- 77
GIOVAnnI, 1, 1-5.
rone), a cura di M. naldini, V, 2, 7-11: «Innanzitutto 78
AMBROGIO, Expositio Psalmi, 118; Or. 8, 57.
quando tu vedi l’erba del campo e un fiore, pensa alla 79
Cfr. H. RAHnER, Greek Myths and Christian Mysteries,
natura umana, ricordando quell’immagine del sa- London 1957, p. 100 [tr. It.: Miti greci nella interpretazione
piente Isaia: «Ogni carne è come l’erba, e ogni gloria cristiana, Bologna 1971, pp. 102 ss.]
umana è come un fiore di campo». La brevità della vita, 80
GIOVAnnI, 10, 7; 10, 11.
la felicità così piccola e la gioia dell’umana prosperità 81
Atti, 24, 27; Rm., 6, 4. GIOVAnnI, 17, 22.
hanno trovato nell’espressione del profeta l’immagine 82
Sulla ‘porta stretta’: MATTEO, 7, 13-14; LUCA, 13, 24.
più appropriata. Oggi uno è florido fisicamente, ben 83
Ef., 4, 21-24; Col., 3, 9.
pasciuto nel lusso, dal colorito splendido nel fiore del- 84
Salmi, 15, 1-2; 24, 3-4; 84, 11. cfr. M.-M. DAVY, Initiation
l’età, in pieno vigore e ardente, irresistibile nel suo slan- à la symbolique Romane, Paris 1964, p. 217 ss.
cio; domani egli stesso sarà oggetto di compassione, 85
A titolo di completezza ricordiamo che è proprio
consumato dal tempo e distrutto dal male. …Perciò il sugli stipiti delle porte delle chiese che compaiono ele-
profeta ha ideato l’immagine del fiore fragilissimo pa- menti decorativi e figurativi legati al tema del passag-

42
Fig. 27 - Brindisi, Museo archeologico provinciale, capitello
da Sant'Andrea all'Isola

91
gio per accettazione del Cristo. GIOVAnnI, VI, 55.
86 92
AGOSTInO, Città di Dio, XXI, 4; ARISTOTELE, Storia delle UGO DI SAn VITTORE, P.L. 177, 53 A-C.
93
parti degli Animali, X, 7; PLInIO, Nat. Hist., X, 20. FEDRO, I, 9; Romulus, 81.
87 94
AGOSTInO, Ibid. A. CATTABIAnI, Volario. Simboli, miti e misteri degli esseri
88
AGOSTInO, Ivi, III, IV. alati: uccelli, insetti, creature fantastiche, Milano 2000, pp.
89
cfr. SAnT’AnTOnIO DA PADOVA, Sermone per la feria, V 454 ss. Lo sparviero è nel mondo egizio simbolo del-
dopo la Trinità: «nella resurrezione generale, in quel l’anima: ORAPOLLO, Geroglifici, I, 7.
95
giorno in cui tutti gli alberi, ovvero tutti i santi, comin- ESIODO, Le opere e i giorni, 202 ss.; Romulus, 55. cfr. F.
ceranno a rinverdire, questo pavone – che altro non è R. ADRADOS, History of the Graeco-Latin Fable, III, Leiden-
che il nostro corpo – sbarazzato del piumaggio della Boston-köln 2003, p. 10.
96
mortalità, riceverà quello della immortalità». Romulus, 55.
90 97
Cfr. L. CHARBOnnEAU-LASSAY, Il bestiario del Cristo…, SIMEOnE IL nUOVO TEOLOGO, Gli amori degli inni divini,
cit., II, p.213. XVII, in Mistici bizantini…, cit. , pp. 32-33.

43
98
Ivi, pp. 33-34. Ritter, Corpus dionysiacum, II, Pseudo-Dionysius Areopa-
99
Theol. 3, 156-158; cfr. SIMEOnE IL nUOVO TEOLOGO, Inni gita, De coelesti hierarchia, De ecclesiastica hierarchia, De
e preghiere, autobiografia mistica, a cura di U. neri, Roma mystica theologia, Epistulae, Berlin 1991, pp. 27-28.
120
1996, p. 76, n. 14. nICETA STETHATOS, Cento capitoli gnostici…, cit., 41-44.
100 121
Ivi, pp. 38-39. Ivi, 42.
101 122
Ivi, XXV, pp.77 ss. cfr. XXVII, p.83. SIMEOnE IL nUOVO TEOLOGO, Gli amori degli inni di-
102
Cfr. AnSELMO, Proslogion, XIV. vini…, cit., XVII.
103 123
Ivi, Venticique altri capitoli gnostici e teologici, 15, p. 94 nICETA STETHATOS, Cento capitoli gnostici…, cit., 43.
104 124
Cfr. Basilio, In Ps.: PG, 29, 300 BC. Ivi, 44. Sulla dimesione ascetica della mistica di
105
Ivi, Amori degli Inni divini, XLVII, p. 87. Stethatos, cfr.: A. Golitzin, “Earthly Angels and Heavenly
106
Ivi, Venticinque altri capitoli…, cit., 22, p. 96. cfr. GRE- Men”: The Old Testament Pseudepigrapha, Niketa
GORIO DI nAZIAnZO, Oraz., 19. Stethatos, and the Tradition of “Interiorized Apocalyptic” in
107
Ivi, Venticinque altri capitoli…, cit., 24. p. 97 Eastern Christian Ascetical and Mystical Literature, in
108
Cfr. F. BOESPFLUG, Le immagini di Dio. Una storia del- «DOP», 55 (2001), pp. 125-153.
125
l’eterno nell’arte, Torino 2012, p. 128. Cfr. P. BELLI D’ELIA, La cattedrale di Taranto: aggiunte e
109
PIER DAMIAnI, Lettere ai monaci…, cit., p. 107. precisazioni..., cit.
110 126
Ivi, p. 133. A. CARDUCCI, La crocetta aurea opistografa della Catte-
111
Ivi, p. 134. drale di Taranto, in «Quaderni di Storia – Archeologia –
112
Ivi, p. 142. Arte», 2 (1979); ID., La cripta e la leggenda agiografica di
113
Cfr. AGOSTInO, Sermo CCXLI. 3.3: «Esamina i muta- San Cataldo, in La cripta della cattedrale di Taranto, a cura
menti delle cose e troverai dappertutto il ‘fu’ e il ‘sarà’. di C. D’Angela, Taranto 1986, pp. 86-98; ID., Agiografia
Pensa a Dio e troverai l’‘è’dove il ‘fu’ e il ‘sarà’ non pos- tarantina , in Taranto: la Chiesa, le chiese, a cura di C. D.
sono essere»; Id., In Joan Evang. XXXVIII, 10; In Psalmos, Fonseca, Taranto 1992, pp. 177-227; A. ILARI, L’agiografia
101; Sermo 2, 10 (tr. It.: A. k. Coomaraswamy, Tempo ed di S. Cataldo, vescovo di Taranto. Apporti della cultura be-
Eternità, Milano 2003, pp. 98 ss. nedettina e canonicale. Testi inediti di fra Pietro da Chioggia
114
FULCHERIO DI CHATRES, Serm. 1, PL 141, 317 B.: «nel († 1348) e del Vat. Lat. 5492 (c. 1450), in Scritti in onore di
sole ci sono naturalmente tre relatà: una sfera, il chia- Filippo Caraffa, Anagni 1987, pp. 105-186; ID., San Ca-
rore, il caldo. La sfera del sole è naturalmente splen- taldo, vescovo di Taranto. Contributo alle fonti agiografiche
dente e riscaldante. Il Padre sommo naturalmente è dall’Inedito Chigiano C VI. 181 ff. 199r-210r (in novis 200r-
sapiente, e ama; la sfera del sole, lo splendore e il caldo 211r), in Mediterraneo Medievale. Scritti in onore di Fran-
non sono tre soli, ma un solo sole; il Padre sommo e la cesco Giunta, a cura del Centro di Studi Tardo Antichi
sua sapienza, e il suo amore non sono tre dei, ma è un e Medievali di Altomonte, II, Cosenza 1989, pp. 599-
Dio; la sapienza è il Figlio di Dio, lo Spirito Santo è 618.
127
amore; il Padre dunque e il Figlio e lo Spirito Santo A. BIFFInO, Cattedrale di San Cataldo, in «Taras», XXIII,
sono un Dio; questo Dio è prima dei secoli e adesso, e 1-2 (2002-2003), pp. 220 ss; EAD., Il cantiere della cattedrale
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