Sei sulla pagina 1di 35

Pendii naturali e artificiali

Verifiche di stabilità - 02

Prof. Ing. Marco Favaretti


Università di Padova Facoltà di Ingegneria
Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Marittima, Ambientale e Geotecnica (I.M.A.GE.)
Via Ognissanti, 39 – 35129 Padova – Italia
Tel: +39.049.827.7980 Fax: +39.049.827.7988
E-Mail: marco.favaretti@unipd.it

1
M.E.L. – Pendio di altezza limitata

La semplice schematizzazione di pendio indefinito generalmente si


discosta troppo dalla situazione reale.

Gli altri metodi utilizzati per lo studio della stabilità dei pendii di altezza
limitata si differenziano per le diverse geometrie delle superfici di rottura.

Nel caso di superficie di rottura circolare, operando in termini di tensioni


totali od effettive, si hanno a disposizione i metodi dei conci, (terreni non
omogenei) e quello del cerchio di attrito (terreni omogenei).

Se le superfici di rottura sono planari si possono adottare i metodi dei


blocchi o dei cunei.

Per superfici di rottura, irregolari e composite, si possono utilizzare alcune


versioni del metodo dei conci.

2
M.E.L. – Pendio di altezza limitata

In Tabella sono riportati autori, basi teoriche e limiti di validità dei differenti
grafici proposti per analisi in termini di tensioni efficaci.

Autori Basi teoriche Commenti

Bishop e
Bishop modificato Valido per pendenze comprese tra 11° e 27°; tiene conto della pressione dell'acqua
Morgenstern (1960)
Morgenstern (1963) Bishop-Morgenstern Valido per pendii soggetti a condizioni di svaso rapido
Valido per pendenze max di 34°, con cerchio di rottura al piede; richiede iterazioni per
Spencer (1967) Spencer
la determinazione di F; è assunta una distribuzione omogenea di pressione neutrale
Cerchio d'attrito
Janbu (1967) Circonferenza di rottura al piede
Bishop modificato
Considera filtrazione stazionaria, di 5 situazioni idealizzate di posizione della falda
Hoek e Bray (1981) Cerchio d'attrito
all'interno del pendio e del formarsi di fessure sulla superficie a monte
Valido per rilevati, dighe omogenee e pendii in terra; le proprietà del terreno di
Huang (1983) Bishop modificato
fondazione sono le stesse di quelle del rilevato
Huang (1983) Metodo Svedese Valido per riempimenti triangolari o trapezoidali su pendii in roccia o di terra
Cousins (1978) Cerchio d'attrito Valido per cerchi di piede o di base e pendenze di 45°
Huang (1983) Metodo Svedese Valido per dighe non omogenee

3
M.E.L. – Pendio di altezza limitata

superficie di rottura circolare e condizioni a breve termine (=0):

grafici proposti da Taylor (1948) e modificati da Janbu (1954) per


pendenze (i) comprese fra 0° e 90°; cu costante con la profondità.

Metodo del cerchio di attrito

Prefissata la pendenza i del pendio dai grafici si può determinare l'altezza


critica Hc:

Hc = Ns ⋅ c u / γ (9)
γ: peso di volume totale del terreno,
Ns = fattore di stabilità (ricavabile dal grafico)
4
Taylor (48), Janbu (54) – posizione
centro del cerchio critico φ = 0°

5
Taylor (48), Janbu (54) - φ = 0°

6
M.E.L. – Pendio di altezza limitata

Huang (1983) ha proposto ulteriori grafici, sempre in termini di tensioni


totali, che si differenziano da quelli di Taylor per il fatto che vengono
riportati i valori del numero di stabilità per diversi cerchi di rottura,
consentendo così l'analisi anche di terreni non omogenei.

L'impiego di questi grafici, pur essendo attualmente disponibili numerosi


programmi di calcolo, può risultare utile in fase di primo dimensionamento
di opere di una certa rilevanza oppure essere strumento di calcolo
definitivo nel caso di pendii di modeste dimensioni per i quali non si hanno
dati sufficienti ad un'analisi con l'impiego dell'elaboratore.

7
M.E.L. – Metodo dei conci

Le procedure correntemente utilizzate nel metodo dei conci possono


essere suddivise in 3 gruppi in relazione alle diverse ipotesi adottate:

Gruppo I

ipotesi sulla direzione della risultante delle forze interne

(Bishop, 1955; Spencer, 1967; Morgenstern-Price, 1965);

Gruppo II

ipotesi sull'altezza della linea di pressione (Janbu, 1954)

Gruppo III

ipotesi sulla distribuzione delle forze di taglio interne

(Sarma, 1973; Correia, 1988)

8
M.E.L. – Metodo dei conci

Tutti i metodi si basano su


concetti simili, ma forniscono
valori differenti del
coefficiente F a causa delle
diverse ipotesi usate per
rappresentare le forze
interne fra i singoli conci.
Tutti i metodi si basano sul
criterio di rottura Mohr-
Coulomb (comportamento
rigido-perfettamente
plastico):

9
M.E.L. – Metodo dei
conci

τf = [c'+(P / ∆l − u) ⋅ tan ϕ'] (10)

τf: resistenza al taglio


φ‘: angolo di resistenza al taglio
c‘: coesione efficace
P: forza normale agente alla base del singolo concio
u: pressione neutrale (dell'acqua) alla base del singolo concio
∆l è la lunghezza dell'arco di base del singolo concio
10
M.E.L. – Metodo dei conci

Coefficiente di sicurezza F è assunto costante lungo la superficie di


rottura - Massa di terreno analizzata divisa in “n” conci.

Le incognite del problema sono:

1 coefficiente di sicurezza F

n forze normali Pi

n forze di taglio Si

n punti di applicazione delle forze normali;

n-1 forze interne (interconcio) orizzontali Ei;

n-1 forze interne (interconcio) di taglio Ti;

n-1 altezze del punto di applicazione hi delle forze interne orizzontali.

Sommando si ricava il numero totale di incognite: (6n-2)


11
M.E.L. – Metodo dei conci

Le tre equazioni di equilibrio (2 traslazioni e 1 rotazione) per ogni concio


forniscono 3n equazioni.

Ulteriori n equazioni si ottengono correlando gli sforzi normali e quelli a


taglio mediante il criterio di rottura di Mohr-Coulomb in condizioni di
equilibrio limite.

Risultano complessivamente 4n equazioni.

Per rendere il problema staticamente determinato sono necessarie


ulteriori [(6n-2) – 4n] = (2n – 2) equazioni.

Le ipotesi adottate per rendere staticamente determinato il problema


danno luogo alle diverse formulazioni del metodo dei conci.

12
M.E.L. – Metodo dei conci

Per valutare l'equilibrio della massa di terreno considerata è necessario


determinare la forza normale P e la pressione neutrale u agenti su
ciascun punto della potenziale superficie di rottura.

Ipotizziamo che la superficie di rottura sia circolare.

Qualora le forze esterne siano nulle deve sussistere l'equilibrio fra il peso
del terreno (sopra abcd) e la risultante delle forze agenti su abcd.

13
M.E.L. – Metodo dei conci

™ Ei, Ei+1: risultanti forze totali interconcio orizzontali

™ Ti e Ti+1: risultanti forze di taglio interconcio verticali

™ Wi: peso del concio i-esimo

™ Pi: forza normale agente alla base del concio

™ Si: sforzo di taglio agente sulla base del concio

™ Hi: altezza del concio

™ ∆xi: ampiezza orizzontale del concio

™ ∆li: lunghezza dell'arco bc

™ αi l'angolo tra la tangente al centro della base e l'orizzontale.

14
M.E.L. – Metodo dei conci

Il coefficiente di sicurezza viene ottenuto confrontando la resistenza a


taglio τf (necessaria a mantenere le condizioni di equilibrio limite) con
quella effettivamente mobilizzata τm dal terreno:

[
τ m = c m' + (P / ∆l − u ) ⋅ tan ϕ m' ] (11)

tan ϕ' c'


tan ϕ ='
m c =
'
m (12)
F F

15
M.E.L. – Metodo dei conci

La forza di taglio Sm mobilizzata alla base del singolo concio è data da:

1
Sm = τm ⋅ ∆l = ⋅ [c '⋅l + (P − u ⋅ ∆l) ⋅ tan ϕ'] (13)
F

Dalle equazioni di equilibrio delle forze si ha:


risolvendo in direzione parallela a P:

P = (W − ∆ T ) ⋅ cos α + (∆ E ) ⋅ sen α (14)


risolvendo in direzione perpendicolare a P:

S = (W − ∆T ) ⋅ senα − (∆E ) ⋅ cos α (15)


con ∆E = Ei +1 − Ei ∆T = Ti +1 − Ti
16
M.E.L. – Metodo dei conci

Qualora il terreno si trovi in condizioni di equilibrio limite S = Sm :

(W − ∆T ) ⋅ senα − (∆E) ⋅ cos α = 1 ⋅ [c'⋅∆l + (P − u ⋅ ∆l) ⋅ tan ϕ'] (16)


F

Sostituendo P della (14) nella (16) e riordinando si ottiene la (17):

 
∆E = F ⋅ W ⋅ tan α − W ⋅ tan ϕ −  c '⋅
∆ l 
 u ⋅ ∆ l ⋅
tan ϕ    cos α 
 ⋅  (
 ⋅ m α + ∆T ⋅ tan ϕ m − α
'
)
  cos α  cos α    F 

sec α cosϕ'm
mα = = (18)
( )
dove:
1 + tan α ⋅ (tan ϕ' ) / F cos ϕm' − α

17
M.E.L. – Metodo dei conci

Dall’equilibrio delle forze orizzontali, interne ed esterne, si ottiene:

n
∑ ∆Ei = Ed − Ea (19)
i=1

Ea e Ed condizioni al contorno nelle sezioni i=1 e i=n+1 rispettivamente.

Combinando la (17) con la (19) si ottiene l'equazione (20):

 m 
[ (
E d − E a = ∑ (W ⋅ senα ⋅ m α ) − ∑ (W ⋅ cos α ⋅ tan ϕ'+c '⋅∆l − u ⋅ ∆l ⋅ tan ϕ') ⋅ α  + ∑ ∆T ⋅ tan ϕm' − α
F 
)]

18
M.E.L. – Metodo dei conci

Se la distribuzione di T(x) è nota e si assume che F sia costante lungo la


superficie di rottura, l'equazione (20) può essere risolta rispetto ad F:

∑ {[c'⋅∆l + (W ⋅ cos α − u ⋅ ∆l) ⋅ tan ϕ'] ⋅ mα }


Fff = (21)
∑ (W ⋅ senα ⋅ mα ) + Ea − E d + Iff

Dove: [
Iff = ∑ ∆T ⋅ tan ϕ − α ( '
m )] (22)

L'espressione (21) corrisponde all'equazione dell'equilibrio delle forze ed


è formulata in modo tale che l'effetto delle forze interne di taglio sia
espresso da un unico termine.

19
M.E.L. – Metodo dei conci

Il contributo delle forze interne si annulla;

la forza P (agente alla base del concio) passa per il centro del cerchio O,
l'equazione dell'equilibrio dei momenti rispetto ad O diviene:

∑ (W ⋅ R ⋅ senα ) = ∑ (S ⋅ R ) + Ma + Md (23)

Dove:

R: raggio del cerchio

Ma e Md: momenti correlati alle condizioni al contorno (+ antiorario)

20
M.E.L. – Metodo dei conci

Essendo l'equilibrio delle forze verticali pari a:

P ⋅ cos α = (W − ∆T ) ⋅ −S ⋅ sen α (24)


ponendo in condizione di equilibrio limite S = Sm, utilizzando m e
notando che l'equazione (23) si trasforma in (25):

1  (Ma + Md )
∑ (W ⋅ sen α ) = ∑ ⋅ [c '⋅∆x + (W − ∆T − u ⋅ ∆x ) ⋅ tan ϕ' ] ⋅ m α+
F  R

21
M.E.L. – Metodo dei conci

Dopo aver riordinato i termini si ottiene l'espressione del coefficiente di


sicurezza che si basa sull'equazione dell'equilibrio dei momenti:

∑ {[c'⋅∆x + (W − u ⋅ ∆x ) ⋅ tan ϕ'] ⋅ mα }


(26)
∑ (W ⋅ senα ) + [(M + Md ) / R] + (Imm / R)
Fmm

Dove: Imm = R ⋅ ∑ ∆T ⋅ tan ϕ ⋅ m α '


m

22
M.E.L. – Metodo dei conci

Tutti i metodi, in dipendenza delle ipotesi prescelte, si possono far


rientrare in tre gruppi.

Al GRUPPO 1 appartengono quei metodi in cui vengono assunte fra le


forze orizzontali interne e quelle di taglio relazioni particolari del tipo:

T (x ) = λ1 ⋅ f1 ⋅ E(x ) (27)
λ1 è un parametro adimensionale da valutare in relazione al coefficiente F

f1(x) (valore assoluto non maggiore di 1.0) è una funzione (Bishop 55,
Morgenstern-Price 65, Spencer 67, Sarma 79, Chen-Morgenstern 83).

23
M.E.L. – Metodo dei conci

Nel GRUPPO 2 si annoverano quei metodi per i quali la relazione fra T(x)
e E(x) è ottenuta considerando l'equilibrio dei momenti attorno al centro
della base di ciascun concio. Trascurando, per la loro modestia, i momenti
di P rispetto al baricentro del concio e di W, applicato nel suo centro di
gravità, rispetto al baricentro del lato di base, l'equazione di equilibrio dei
momenti delle forze di ciascun concio diventa:

T(x ) = E(x ) ⋅ tan α − dM(x ) / dx (28)

valida indipendentemente dalla definizione del coefficiente di sicurezza


[dx ampiezza infinitesima del concio e M(x) = E(x) h(x)].

24
M.E.L. – Metodo dei conci

In questo caso può essere utile assumere:

h(x ) = λ 2 f2 (x ) ⋅ H(x ) (29)

H(x): altezza del concio

f2(x): funzione positiva compresa tra 0 e 1

λ2: fattore positivo adimensionale da valutarsi in relazione al coefficiente F

Qualora si assuma f2(x) = 1 ed un valore arbitrario di λ2 compreso fra 0.15


e 0.5 si ottiene una formulazione simile a quella di Janbu (54).

25
M.E.L. – Metodo dei conci

I metodi del GRUPPO 3 sono basati sull'ipotesi che sia nota la forma delle
forze di taglio interno ma non la loro intensità:

T(x ) = λ 3 f3 (x ) (30)
f3(x): funzione tale che |f3(x)| sia non maggiore di 1.0;

λ3: fattore adimensionale da valutarsi in relazione al coefficiente F.

Per la valutazione di T(x) non è più necessario determinare la


distribuzione delle forze orizzontali interne E(x).

Nel metodo proposto da Sarma (1973) si ritrova un'espressione simile


alla (30).
26
M.E.L. – Metodo dei conci

L'utilizzo di una qualsiasi delle ipotesi precedentemente esposte comporta


l'imposizione di n-1 nuove equazioni, una in più di quelle necessarie.

Tuttavia è stata introdotta un'ulteriore incognita rappresentata da λi e ciò


comporta che il sistema sia staticamente determinato.

27
M.E.L. – Metodo dei conci
Equilibrio Equilibrio
Metodo λi fi(x) Ipotesi di base
momenti forze
Bishop sempl.(1954) 0 - x - Forze interconcio orizzontali (T(x)=0).
Risultante forze interconcioorizzontale, un
Janbu sempl. (1973) - - - x coefficiente fo empirico è impiegato per
tener conto delle forze di taglio fra i conci.
0.15 La posizione di E(x) è fissata da una linea di
Janbu (1954) 1 - x
0.50 pressione predefinita.

La direzione della risultante della forze fra i


conci è definita usando una funzione
Morgenstern-Price(1965) λ1 fi(x) x x arbitraria. Il valore di λ1 richiesto per
soddisfare l'equilibrio delle forze e dei
momenti è calcolato.
La resistenza a taglio è mobilizzata sui lati
di tutti i conci. L'inclinazione delle interfacce
Sarma (1979) 1 1 x x
dei conci è modificata fino a determinare la
condizione critica.
La risultante delle forze fra i conci ha una
Spencer (1967) tan θ 1 x x inclinazione costante attraverso tutta la
massa in moto.

28
Bishop semplificato

Particolarmente semplice è determinare l'espressione del valore del


coefficiente F con il metodo di Bishop semplificato: si trascurano le forze T
interconcio e il coefficiente F è definito esclusivamente in funzione
dell'equazione dei momenti rispetto al centro di rotazione.

L'equazione (26) nel caso specifico (Imm = 0) si riduce a:

∑ {[c'⋅∆x + (W − u ⋅ ∆x ) ⋅ tan ϕ'] ⋅ mα }


Fmm =
∑ (W ⋅ senα ) + [(Ma + Md ) / R]

29
Metodo di Janbu semplificato

Analogamente si può ottenere l'espressione di Janbu semplificato (1954)


partendo dalla (21) e riordinando i termini:

∑ {[c'⋅∆x + (W − u ⋅ ∆x ) ⋅ tan ϕ'] ⋅ m α ⋅ sec α}


Fff = ⋅ f0
∑ (W ⋅ tan α ) + Ea + E d
f0: coefficiente di correzione che rende il valore del coefficiente F
prossimo a quello determinabile con il metodo di Janbu completo.

30
Metodo di Janbu c ≠ 0, ϕ ≠ 0 [
f 0 = 1 + 0 . 50 ⋅ d / L − 1 . 4 ⋅ (d / L )
2
]
semplificato c ≠ 0; ϕ = 0 f0 = 1 + 0 . 69 ⋅ [d / L − 1 . 4 ⋅ (d / L ) ]
2

= 1 + 0 . 31 ⋅ [d / L − 1 . 4 ⋅ (d / L ) ]
2
c = 0, ϕ ≠ 0 f0
Il coefficiente f0 dipende dal tipo di
terreno e dalla sua resistenza al taglio

31
M.E.L. – Metodo dei conci

La determinazione del coefficiente di sicurezza non può avvenire che con


metodi iterativi data la presenza di F da entrambi le parti delle espressioni
(21) e (26).

Problemi numerici si possono verificare con i metodi che tengono conto


delle forze interne.

Nei metodi in cui il coefficiente di sicurezza è ottenuto utilizzando


entrambe le equazioni di equilibrio deve risultare ovviamente Fmm = Fff ,
eguaglianza conseguibile solo variando opportunamente il valore di λi.

Uno schema di soluzione generalmente utilizzabile è riportato in figura 8.

32
M.E.L. – Metodo dei conci

33
M.E.L. – Confronto tra metodo dei conci

Il raffronto dei valori di F ottenibili con i vari metodi per un medesimo


problema è stato oggetto di numerosi studi (Fredlund et al. (1977, 1981),
Espinoza et al. (1992)).

Fredlund et al. (1977) considerando il caso riportato in figura hanno


determinato il coefficiente F in funzione dei vari metodi.

34
Confronto tra
metodi dei conci

F determinato dall’equilibrio dei


momenti è poco sensibile alle
ipotesi sulle forze interconcio.

F determinato dall'equilibrio
globale delle forze è fortemente
influenzato dai valori di tali forze.

Espinoza (92) mette in luce la


modesta variabilità di Iff per tutti i
metodi e la notevole variazione di
Imm, cui non corrisponde
un’analoga variazione di Fmm.

35