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L’epoca delle grandi rivoluzioni scientifiche nasce da

pensatori inclini alla teologia e alla magia

Il loro pensiero e la loro vita


Da: “Giordano Bruno e Galileo Galilei – Filosofia #12”, del blogger MorteBianca.

Tommaso Campanella (1568 - 1639)

Come Giacchino da Fiore, pensava ci fossero 3 ere dell’umanità: quella della creazione e della dura

legge del Padre, quella di Cristo, della Salvezza e infine l’era dello Spirito, in cui tutti gli uomini

contempleranno Dio.

E’ un panpsichista, ossia ritiene che ogni cosa nell’Universo possa pensare, nel senso di percepire;

se non potesse farlo, non potrebbe interagire con il mondo.

Dio creò il Mondo diviso in 3 principi, uno femminile, la materia, passiva, e due maschili, il caldo e

il freddo, dalla combinazione dei quali tutti gli elementi della materia.

Anticipa il cogito cartesiano, ma dalla prospettiva del sentire-percepire e non della coscienza.

Non c’è amore senza sofferenza. Chi più ama più soffre.

Parla di alienazione, quando cioè l’uomo manca di qualcosa, e riempie quel vuoto con un oggetto,

che può essere il cibo, il denaro, ma quell’oggetto smette di essere quello che dovrebbe essere e

diviene ricettacolo per lo spirito, che si è appena alienato.

Società ideale, nella Città del Sole, teocrazia simil-cattolica, anche se si venerano Osiride, Zeus,

Maometto e Mosè, governata da un sacerdote, il “Sole”, e da tre assistenti che rappresentano la


trinità. “Pon”, potenza, il padre, guerra e pace; “Sin”, sapienza, il figlio, le scienze, e “Mor”, amore,

procreazione, che si occupa di lavoro, procreazione, educazione.

La città è divisa in 7 cerchi concentrici, come Atlantide, e su ogni muraglia ci sono tutte le iscrizioni

scientifiche.

Società basata sull’astrologia, si decide con chi ti devi unire e in che giorno, per avere la prole

migliore.

I figli sono addestrati dallo stato e tolti alle famiglie: nei primi 3 anni imparano l’alfabeto e giocano

per rinforzarsi, a 7 imparano le arti e le scienze, poi vengono mandati a lavorare in squadre e si

vedono in quale lavoro fanno meglio, e lì si deciderà cosa faranno per tutta la vita. Lavorano 4 ore

al giorno, il resto è dedicato a studio e riposo (come avrebbe voluto Marx).

Campanella cita Napoli: come un solo abitante su sei lavorasse…

Non esiste la proprietà privata.

Ci devono essere poche leggi, e il popolo si confessa ai sacerdoti, i quali si confessano ai loro

superiori, fino ai tre principali, i quali si confessano al Sole, il quale poi si confessa davanti a tutta la

città.

Campanella difese Galileo, dicendo che, nel Concilio di Nicea si era detto che gli angeli erano da

rappresentarsi in carne, anche se oggi tutti i teologi dicono che sono incorporei… quindi non

bisogna essere rigidi in posizioni di Chiesa.

Copernico

Si dice spesso che le sue teorie furono bruciate al rogo, che era illegale essere eliocentrici… in

realtà, non fu così… Copernico non fu mai perseguitato dalla Chiesa, dato che lavorò tutta la vita

per la Chiesa. I suoi testi li pubblicò alla luce del sole, e uno di questi fu dedicato al Papa. I suoi

scritti vennero insegnati nelle università cattoliche. Clemente VII lo ascoltò con interesse.
Ma allora ci si chiede: e tutta la storia di Galilei? Come si è arrivati a questo punto?

La risposta va cercata nella riforma protestante: Martin Lutero detestava l’eliocentrismo, perché

contraddiceva la Bibbia, che lui prendeva alla lettera (“sola scriptura”, nessuna interpretazione della

Chiesa). Il protestantesimo divenne sempre più popolare, e alcuni teologi ipotizzarono che fu

dovuto per il fatto che criticavano l’eliocentrismo, ritenuta eresia, con veemenza, e il popolo li

vedesse come i veri protettori della bibbia. La Chiesa appariva debole e iniziò ad imitarli su questa

posizione (… fu un processo lungo e complesso).

Gli faranno notare che se la Terra girasse attorno al Sole si sarebbe dovuto vedere nel cielo l’effetto

parallasse per le Stelle, ma Copernico ribatte che c’è ma non si vede perché le Stelle sono molto più

lontane di quello che si credesse.


Giordano Bruno (1548 - 1600)

Copernico ispirò Giordano Bruno, che credeva alla teoria eliocentrica (il Sole al centro del sistema e

un universo molto più grande di quello che si pensava). Aggiunge, Bruno, che ci sono infiniti

universi, che non esiste un centro dell’universo, come diceva Aristotele (tutti gli elementi sono

attratti verso il loro luogo naturale), come pertanto non c’è un sopra e un sotto assoluti.

Spesso si dice che Bruno fosse un panteista, quando invece era un panenteista.

Per il panteista, l’universo è un organismo vivente, con caratteri divini. Il panenteista pensa che il

Mondo sia Dio, ma che Dio non sia solo il Mondo. Sia anche oltre e altro. Per il panenteista il

Mondo è solo una parte di Dio, che è molto oltre, infinito.

Panenteista fu anche Spinoza, Einstein.

Bruno sostiene che questo Mondo sia solo uno dei tanti infiniti Mondi, e che tutti questi Mondi

siano dentro Dio e che Dio sia dentro questi infiniti Mondi.

Definisce Dio “mens super omnia”, ma anche “mens insita omnia”. Quindi panpsichismo, tutto è

vivo, e panenteismo, tutto è Dio, ma Dio è oltre il Tutto.

Citazione: “il Tempo è il padre della Verità, la madre è la tua Mente” (cit G.B.)

Differenza rispetto a Cusano: per Cusano Dio è infinito ma è trascendente, oltre il Mondo che è

limitato; per Bruno, Dio è immanente, è nelle cose, e l’universo stesso è infinito come Dio, perché è

Dio.

Per spiegare come fa ad esistere il movimento, la molteplicità in un Universo infinito, dove esistono

tutte le cose contemporaneamente, senza scadere nell’immobilismo parmenideo, Bruno afferma che

tutte le cose hanno sì l’Essere, come l’Universo, ma hanno, però, solo un modo dell’Essere (solo

l’Universo ha tutti i modi dell’Essere).


Bruno teorizza una religione della Natura, perché Dio è in ogni cosa… distingue tra Causa, che

rimane separata dall’Effetto, e Principio, che è insito nell’Effetto. Dio è Principio del Mondo.

Fa numerosi scritti satirici contro il cristianesimo, critica Aristotele, per lui non esistono materia e

forma, la sostanza è unita. Bruno è ispirato anche da Platone: infatti paragone il Mondo alle Ombre

delle Idee. Esattamente, come nella Caverna, l’Uomo passa dalla materia alle idee, Noi passiamo

dal Mondo a Dio, nell’etica eroica. Bruno descrive un “furore eroico”: l’uomo non deve essere solo

teoretico, ma deve essere anche attivo, pratico, homo faber, dicendo ‘no’ all’ozio, deve essere

signore delle cose naturali (da qui l’ammirazione della magia).

L’uomo deve amare la Vita, amare il Mondo, amare Tutto, perché Dio è Tutto e Lui stesso è Dio…

un amore quasi folle per tutto il Cosmo e una dionisiaca passione per la Vita e per l’attività che

diventa eroica… paragona il filosofo ad Atteone che vede Diana, la Dea della Natura, nuda, e a quel

punto diventa lui stesso un animale selvatico. Questo è il culmine della Filosofia di Bruno.

Più si studia la Natura, più si finisce per diventare la Natura, di unirsi e diventare tutt’uno con il

Cosmo, che ricorda il concetto di “trascendenza” (l’uomo studia Dio e, come nella Mistica

Medievale, diventa Dio, tutt’uno con Dio, l’Uomo è assetato dell’Infinito e non è mai pago, quindi

continua ad essere attivo)(mondo delle infinite possibilità della vita o meglio della mente).

Per questo ammirava l’Egitto, perché gli Dei erano mezzi umani e mezzi animali (Natura). Strano

però il suo odio per il Cristianesimo, visto che Dio si incarna nella Natura, divenendo umano.

Bruno viaggiò molto e ogni volta cambiava religione. Fu Calvinista, Luterano e poi tornò Cattolico.

Venne accusato di Eresia per le sue posizioni. Il processo durò diversi anni, tra analisi di prove e

contro prove, non fu affatto rapido e accompagnato dalle torture, grazie soprattutto al cardinale

Bellarmino, che voleva scagionare Bruno. Persino il Papa, ritenendo le prove insufficienti, chiese di

indagare ulteriormente. Bruno ebbe diversi atteggiamenti: prima cercò il compromesso, poi iniziò a
ritrattare continuamente le sue tesi, spesso contraddicendosi, arrivando a provocare i suoi giudici, e

rimanendo indefesso sulle sue idee e dicendo di non avere nulla da ritrattare.

I giudici, quindi, pensando di fare una scelta apprezzata dalla Chiesa, lo arsero al rogo.

I sei consultori del Sant’Uffizio chiesero che l’imputato fosse torturato, ma il papa negò il suo
consenso. Il tentativo disperato di Bruno fu quello di abiurare ex nunc, ammettendo cioè che solo da
poco i temi di cui egli aveva trattato filosoficamente erano diventati dogmi di fede, quindi giustificandosi
con la mancanza di norme di ortodossia al riguardo. Questa scappatoia non gli fu concessa dal Santo
Uffizio e il 15 febbraio gli fu imposta un’abiura totale. La completa ammissione gli avrebbe risparmiato
la condanna a morte, ma alla fine Giordano Bruno preferì mantenere le proprie posizioni decidendo di
affrontare la pena. Giordano Bruno fu arso al rogo a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600.

La sua eredità è importante: influenzò Spinoza, Hegel, Schelling; Crispi fece fare una statua a

Roma, cosa che fece infuriare il Papa. Quando chiesero a Mussolini di buttarla giù lui si rifiutò

proclamandosi grande fan del patrono della libertà di parola, in maniera ovviamente strumentale.

Giovanni Paolo II ammise l’errore della condanna a Bruno, ma ribadì che le sue idee erano

incompatibili, per stessa ammissione di Bruno, con il Cristianesimo.

Bruno divenne famoso nel periodo illuminista come patrono anticattolico e baluardo del pensiero

della scienza, ma in realtà il suo pensiero fu magico e filosofico, di scientifico c’era ben poco.

Il suo pensiero è diventato famoso in granparte per via del rogo, molte cose che aveva detto le

aveva dette già Cusano, fondamentalmente.


Galilei Galileo (1564 - 1642)

Galileo è il culmine di questo processo, da Aristotele deriva l’uso della ragione, dell’induzione, dal

naturalismo rinascimentale deriva la passione per la Natura, dal pensiero magico eredita l’idea

dell’uomo che domina la natura studiandola. Unendo tutte queste cose formiamo il minestrone da

cui deriva il pensiero scientifico. L’osservare il Mondo. Senza occuparsi di dimensioni etiche e

metafisiche. Solo ciò che è percepibile dai sensi.

Un sacco di filosofi fecero ipotesi e teorizzarono senza vedere il Mondo, chiusi nelle loro stanze,

mentre Galileo dice che bisogna osservare il mondo, il metodo analitico. Solo ciò che è osservato è

indagabile e nulla può contraddire l’esperienza, neanche la ragione. Poi segue l’ipotesi: per spiegare

un fenomeno si ipotizza un idea.

Galileo è platonico quando dice che la filosofia è scritta in questo grandissimo libro che

continuamente ci sta aperto dinanzi agli occhi, io lo dico l’Universo, ma non si può intendere se

prima non si impara la lingua, a conoscere i caratteri nei quali è scritto, egli è scritto in lingua

matematica (Dio ha scritto il mondo usando la lingua matematica, che è insita nel cosmo).

Quindi anche la scienza deve parlare la lingua divina, la matematica: bisogna fare un’ipotesi basata

su formule matematiche, che sono oggettive.

Lui distingue tra proprietà oggettive, quantitative, come il peso, l’estensione, la densità, la

lunghezza… e soggettive: l’odore, il sapore, che invece sono solo nella testa del soggetto e sono

diverse per ognuno, quindi si passa dalla sensata esperienza alla necessaria dimostrazione.

Una volta fatta l’ipotesi, segue l’esperimento, metodo sintetico, con cui si vede se una teoria regge o

no. Se la teoria regge, allora è verificata, fatta vera, altrimenti bisogna fare una nuova ipotesi.

Questo è il metodo scientifico che è alla base di tutta la scienza.


L’indagine scientifica deve essere libera da qualsiasi pregiudizio e di andare in qualsiasi direzione,

mescola metodo induttivo (dall’esperienza particolare all’universale), sia quello deduttivo

(dall’universale al particolare).

La scienza funziona perché usa tutte le esperienze singole cercando una ragione universale,

ragionando.

Bisogna fare una critica ragionata agli “scientisti” (non “scienziati”): gli scientisti sono coloro che

dicono che la filosofia è morta, che non serve a niente, che la scienza deve pensare ad ogni ambito

del sapere… non sanno che a fondare il metodo scientifico è stato un filosofo, Galileo, non sanno

che il metodo scientifico non è scientificamente dimostrabile, ma è filosoficamente fondabile.

La scienza non si fonda da sola ma ha bisogno del supporto della filosofia.

E’ la filosofia che afferma: la scienza deve essere libera altrimenti il pregiudizio la devierebbe, deve

basarsi sui sensi sennò non comprenderebbe il mondo, non deve essere solo induttiva perché sennò

è tratta in inganno, e così via.

Tutti i ragionamenti fatti finora sono qualcosa che non si può sperimentare in laboratorio ma frutto

di un ragionamento filosofico. Bacone, Kant, Popper, Kuhn hanno tutti e quattro contribuito al

metodo scientifico ed erano tutti filosofi.

La scienza non si occupa di cosa è giusto o sbagliato. Siamo noi a decidere come usarla. E’

amorale.

Non pensiamo che più sapere scientifico significa più bene. Il sapere può essere usato anche a fin di

male.

Lo scientismo è inconsistente e contraddittorio, antiscientifico.

Galilei entra nella diàtriba tra scienza e fede, dicendo che la scienza si occupa di come, la fede si

occupa del perché.


Dice, come sosteneva Origine, che la Bibbia non può essere presa alla lettera, e che insegna come si

va in cielo, non come funziona il cielo. Per questo nella Bibbia ci sono espressioni che prese alla

lettera sarebbero assurde (Dio che ha una mano, che combatte contro Giacobbe), sono invece

metafore, figure letterarie, che “Dio” usa pe parlare agli uomini antichi, idem per il famoso “fermati

o Sole”. Ai tempi la gente pensava che il Sole ruotasse attorno alla Terra.

Galileo scopre molte cose:

- Con un semplice esperimento mentale dimostra che la velocità di caduta di un corpo non

dipende dal suo peso, altrimenti una cosa che pesa 100 volte di più dovrebbe cadere 100

volte più velocemente, bensì dalla densità del mezzo: infatti nell’acqua la differenza di

velocità aumenta; questo smentisce Aristotele, padre della Logica, usando la sola logica;

- Dimostra definitivamente con il cannocchiale che la Luna ha le montagne e che quindi non è

diversa dalla Terra, che Giove ha delle Lune che gli orbitano attorno, che il Sole ha delle

macchie (l’osservazione prolungata gli danneggiò la vista) e che corrobora l’idea della Terra

ruoti attorno al Sole;

- A lui dobbiamo la Relatività Classica: i geocentristi chiedono che se la Terra girasse attorno

al Sole, perché non si crea un vento enorme? E perché non siamo trascinati verso una

direzione e i sassi non cadono di lato? Galileo risponde affermando che ogni cosa fa parte

del Sistema, e dunque ne segue la dinamica di movimento (cioè ogni cosa segue il

movimento del sistema), per esempio, se siamo su una barca possiamo far cadere i sassi

dall’alto verso il basso e la traiettoria non si inclina, le farfalle volano tranquillamente in una

nave, in ascensore (almeno non nella fase di accelerazione o decelerazione) non sappiamo

dire se stiamo salendo o scendendo;

- Ha inventato la bilancetta che calcola il peso specifico.


Parliamo del suo processo: Galileo fu ammonito una prima volta da Bellarmino, e per dimostrare a

tutti che non aveva avuto problemi con la Chiesa si fece firmare da Bellarmino un documento in cui

si diceva che non aveva subito penitenze.

Questo documento fu poi falsificato da Seguri, nemico di Galilei, e sarà usato nel processo contro di

lui. Successe la stessa cosa con Savonarola. Anche lui non ebbe problemi con la Chiesa, anche a lui

venne falsificato un documento di condanna da un suo nemico politico e anche lui fu condannato

nonostante fosse innocente. Quindi alla base della condanna c’è stato un reato, un falso ideologico,

una falsificazione.

Purtroppo però allora Bellarmino era già morto e non poté testimoniare a favore di Galilei, suo

amico.

Ma cosa successe veramente?

Quando Urbano VIII venne eletto, Galileo gli fece le sue congratulazioni e divennero amici. Galileo

gli parlò della sua intenzione di scrivere un trattato su eliocentrismo e geocentrismo. Il Papa gli

scrisse che poteva farlo ma di inserire anche gli argomenti sulle maree scritti dal Papa.

Galileo allora scrisse il Dialogo sopra i massimi sistemi e qui iniziarono i problemi.

In questo dialogo, i geocentristi sono rappresentati da Simplicio, un nome che oggi sarebbe analogo

a “demente”, e che venne ritenuto essere una metafora del Papa, anche perché usava le stesse

argomentazioni angeliche sulle maree del Papa (!).

Galileo non fu processato per il suo eliocentrismo, ma perché quel testo stava implicitamente

insultando il Papa e perché si metteva in dubbio l’autorità della Bibbia.

Il problema che sta sotto tutte e tre le storie (Copernico, Bruno, Galilei) è che la Chiesa in quel

tempo era dilaniata da una dura lotta interna tra due fazioni, una aperta al cambiamento, moderna,
razionale e scientifica, una invece chiusa, tradizionalista, ottusa, irrazionale, ortodossa, altamente

corrotta.

Da un lato abbiamo i cardinali spagnoli che criticavano il Papa per essere troppo buono con gli

eretici eliocentrici, che dicevano che Simplicio era il Papa nel testo di Galilei, abbiamo i

domenicani che erano tomisti (seguivano San Tommaso d’Aquino), geocentrici, che si rifiutavano

di ammettere che San Tommaso non basta a spiegare tutto, abbiamo Ingoli, colui che accusò

Galilei, che era d’accordo con Tycho Brahe, secondo cui i pianeti girano attorno al Sole e il Sole

gira attorno alla Terra.

Brahe era notoriamente geloso del successo e delle scoperte di Galileo e lo accusò di tantissimi

errori. Lui è fattualmente il principale fautore del processo di Galileo.

Addirittura si insinuò che Galileo fosse segretamente protestante.

Dall’altro lato abbiamo il cardinale Bellarmino, abbiamo i gesuiti, che avevano già, con le loro

osservazioni, proclamato che Galileo non aveva torto, e tutti i teologi moderni, razionali.

Insomma, questo non fu un processo contro Galileo, fu una guerra in miniatura tra due fazioni della

Chiesa.

Invece ci viene presentata la leggenda dell’Inquisizione, quando in realtà, l’Inquisizione italiana era

molto diversa da quella spagnola, che era nelle mani della Corona e usata per scopi politici.

Galileo nel suo processo critica gli aristotelici che si basano ancora oggi sull’“ipse dixit” (“lo ha

detto lui”, Aristotele, “così disse il Maestro”), ma Galileo non critica Aristotele, anzi, disse

correttamente che Aristotele era empirico, aperto di idee e se si fosse accorto di sbagliare avrebbe

cambiato idea; lui dice che al suo tempo Aristotele avrebbe considerato Galileo il suo allievo

prediletto, a ragione, non i Tomisti.

Alla fine Galileo venne condannato procurando alla Chiesa l’ennesimo danno d’immagine.
Decide di abiurare.

Molti lo hanno criticato per questa scelta, ma la differenza tra Galileo e Bruno è che Galileo era uno

scienziato e le sue teorie furono dimostrate… Galileo abiura perché la verità nessuno può

cambiarla, perché sa che non ha senso morire, ha già vinto, mentre le teorie di Bruno sono teorie

filosofiche indimostrabile ed ha accettato di morire per esse.

Infatti dopo il processo dà una pedata per terra e dice: “eppur si muove”.

Ma è vecchio e cieco, venne semplicemente condannato agli arresti domiciliari.

Lui dirà dell’Italia: “questo non è un paese da venire a disputare sulla Luna né del volere, nel secolo

che corre, sostenere né portarci dottrine nuove”.

Diverso fu l’atteggiamento di Roberto Bellarmino nei confronti di Galileo Galilei. Galilei ebbe due
processi presso il Santo Uffizio: uno nel 1616 e l’altro nel 1633. I processi ebbero luogo
fondamentalmente poiché la Teoria Eliocentrica era considerata eretica dai teologi. Infatti,
sostenendo che il Sole fosse fisso al centro dell’universo si smentivano alcune frasi contenute
nella Bibbia, per esempio “Dio fermò il sole” (Giosuè 10:12), o alcune teorie sostenute dalla Chiesa
secondo cui la terra è immobile al centro dell’universo. La dottrina prevalente in quel tempo era
infatti che l’infallibilità della Bibbia comprendesse anche il significato letterale, non solo quello
simbolico.
Galilei non fu mai condannato per eresia, avendo egli obbedito ai precetti del Sant’Uffizio. E non
rinnegò mai la fede cattolica, infatti fino alla sua morte si professò cattolico praticante ottenendo
l’indulgenza plenaria in prossimità della sua morte. Era intimo amico di molti cardinali e in
particolare di Maffeo Barberini (futuro papa Urbano VIII) oltre che dello stesso Bellarmino.
Bellarmino fu coinvolto solo nel primo processo poiché nel secondo, quando Galilei fu condannato
al carcere, egli era deceduto. Il cardinale Bellarmino ebbe rapporti amichevoli, con lo scienziato,
sia epistolari che diretti, anche dopo la denuncia di Tommaso Caccini davanti al Santo Uffizio nel
1615.Durante la prima inchiesta su Galilei, nell’anno 1616, si ebbe l’esame presso il Santo Uffizio
della teoria eliocentrica e durante tale valutazione fu ascoltato il Galilei stesso che giunse a Roma.
Questi ebbe colloqui diretti anche con il papa Paolo V che invitò il cardinale Bellarmino, che faceva
parte del Santo Uffizio, sempre in relazione alla frase della Bibbia, ad ammonire il Galilei di non
insegnare le due tesi principali sull’eliocentrismo. In tale occasione la teoria eliocentrica
copernicana fu condannata dal Santo Uffizio che si espresse in modo definitivo nel marzo 1616.
Essa fu condannata come falsa e formalmente eretica, lasciando la possibilità di fare riferimento
ad essa come semplice modello matematico.
Il cardinale Bellarmino aveva espresso una posizione aperta nei confronti dello scienziato, senza
mai rinnegare le decisioni del Santo Uffizio, in particolare non ammettendo eccezioni all’infallibilità
della Bibbia, nemmeno nel senso letterale della scrittura. Tale posizione è espressa in una lettera
inviata il 12 aprile 1615 a padre Paolo Antonio Foscarini, cattolico sostenitore dell’eliocentrismo ed
amico di Galilei, lettera nella quale sosteneva di non poter escludere a priori l’attendibilità della
teoria eliocentrica, ma rimandando qualsiasi tentativo di proporla come descrizione fisica solo dopo
che si avesse avuta la prova concreta e definitiva.
Inoltre poco dopo la condanna dell’eliocentrismo presso il Santo Uffizio del 1616, Galilei chiese ed
ottenne un colloquio privato con il cardinale Bellarmino. Il 24 maggio 1616 il cardinale Bellarmino
firmò su richiesta dello stesso Galilei una dichiarazione nella quale si affermava che non gli era
stata impartita nessuna penitenza o abiura per aver difeso la tesi eliocentrica, ma solo una
denuncia all’Indice.
Quel colloquio fu poi ricomposto in modo inventato ad arte e successivamente divulgato, da un
grande nemico di Galilei, padre Seguri. In questo verbale apocrifo si diceva che Bellarmino
ammoniva Galilei, pena il carcere, di non persistere sulla tesi eliocentrica; cosa niente affatto vera.
Il documento falsificato fu poi utilizzato anni dopo nel secondo processo contro Galilei, ma il
cardinale Bellarmino era ormai morto e non poteva più testimoniare in favore di Galilei e smentire
la veridicità di tale verbale. Il testo completo dell’intervento con cui fu salvata la vita di Galilei,
unitamente all’intera documentazione del processo custodita in Vaticano, è stato desecretato nel
2009 grazie alla pubblicazione del libro “I documenti vaticani del processo di Galileo Galilei” curati
dal vescovo Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano.
Da: http://www.acam.it/papa-francesco-e-il-santo-inquisitore-gesuita-di-giordano-bruno-e-di-
galileo-galilei/

La condanna all’eliocentrismo scomparì novant’anni anni dopo, nel 1759.

Feyerabend disse che Galileo fu meno scientifico dei suoi giudici. E’ vero che Bellarmino suggerì a

Galileo di sostenere che la sua fosse solo una teoria (così si sarebbe salvato), e in questo Galileo

sbagliò, peccò di presunzione, dato che il suo sistema e quello di Tycho erano matematicamente

equivalenti (due teorie che descrivono parimenti la realtà sono equivalenti), ma ciò non giustifica la

condanna. Giovanni Paolo II definì Galileo un eroe del mondo scientifico e filosofico, che rimase

cattolico nonostante la condanna ingiusta.

Da Wikipedia, Paul Feyerabend, sull’opera “Contro il metodo”: analizzando i ragionamenti seguiti


da Galileo per sostenere la teoria copernicana ed il modello del moto relativo, l'autore mette in luce
come il padre del metodo scientifico abbia usato con molta abilità tecniche di propaganda per
sostenere le proprie argomentazioni, dando quando era necessario la precedenza alla costruzione
teorica sul dato sperimentale. Utilizzando il telescopio, strumento all'epoca alquanto inaffidabile e
quindi di scarso valore empirico, per affermare una teoria che solo molto tempo dopo, con lo
sviluppo di nuove scienza accessorie e metodi di analisi, avrebbe trovato prove a supporto
realmente valide e rigorose. Uno schema che si può osservare ripetersi abitualmente
nell'occasione di scoperte significative, in cui i criteri operanti nell'ambito della critica (o
giustificazione) vengono forzatamente aggirati. Mostrando così la necessità per la scienza di
liberarsi dai vincoli della metodologia, che finiscono per diventare ostacoli alla libertà di ricerca, che
invece può svilupparsi solo in una matrice pienamente anarchica.

Secondo S. Hawking, Galileo fu lo scienziato più grande mai esistito, e Einstein lo chiamò il padre

della Scienza moderna.


Francesco Bacone (1561 - 1626)

Nel Nuovo Organo, distingue tre scienze, quella basata sull’immaginazione, la poesia, quella basata

sulla memoria, la storia, quella basata sulla ragione, filosofia.

La Filosofia può essere Prima, che analizza i principi di base, e Speciale, che a sua volta può essere

suddivisa in Divina, Naturale e Umana: quella Naturale è divisa in speculativa e pratica.

Quella speculativa è divisa in Fisica e Metafisica, da cui deriva la Matematica; quella Pratica

riguarda la magia naturale.

Quella Umana è divisa tra corpo e anima.

Per Bacone, sapere è potere. Pone l’accento sulla pratica, il potere ingegneristico delle scienze, che

deve fare “interpretazione”, capire quando una cosa avviene, non “anticipazione”, come fa

Aristotele, ossia capire a priori dalla propria stanza come funziona il Cosmo.

Per prima cosa bisogna liberare la mente da tutti i pregiudizi, gli “idoli” (o “idòla”), che ci

ingannano. Li classifica in “idòla tribus”, legati alla mente umana, alla fallibilità dei sensi, come la

tendenza a sopravvalutare le nostre capacità e i pochi dati che abbiamo; gli idòla specus, legati

all’educazione e alla cultura; gli idòla fori, legati al linguaggio, all’uso di parole per indicare cose

che non esistono, e parole confuse, ambigue, che rendono confuso il ragionamento; infine, gli “idòla

theatri”, ossia le false filosofie del passato, dividendole in sofista o razionalista, rappresentate dal

ragno, che tesse la tela da solo, come Aristotele, che immagina il mondo senza sperimentare, anzi,

adatta il mondo alla sua idea, e nell’empirico o alchimista, rappresentato dalla formica, che

accumula e basta, senza ragionare, usa pochi esperimenti per descrivere il mondo; ed infine, i

superstiziosi, rappresentati da Platone e Pitagora.

Bacone distingue quattro tipi di idòla:

1. Gli idòla tribus sono i pregiudizi della tribù (intesa come società), connaturati nella mente di
tutta la specie: li possiede ogni uomo. Il più noto degli idòla tribus è quello della fallibilità
dei sensi: l'uomo dà troppa importanza all'esperienza sensibile, ed è convinto che questa
non possa ingannarlo. Un altro noto idòla tribus è la tendenza nel vedere un principio
d'ordine, ossia di voler vedere un finalismo nella natura: «la natura non ha fini, solo l'uomo
ne ha».
2. Gli idòla specus, ossia «della caverna», costituiscono un fortissimo richiamo alla filosofia
platonica e al suo mito della caverna, ma in tono negativo. Qui per Bacone la caverna è la
mente di ciascuno di noi, che rifrange ed altera il lume della natura: questi infatti sono
pregiudizi che appartengono al nostro inconscio, propri di ciascun individuo, dipendenti
dalla sua educazione, dal suo stato sociale, dalle sue abitudini e da casi fortuiti. Tutti siamo
portati a proiettare all'interno e negli altri noi stessi, e forzare la realtà in una direzione.
3. Gli idòla fori, ossia «della piazza», sono dovuti al linguaggio e alla sua fallacità, ai suoi
equivoci; molte parole non hanno significato, non corrispondono a nulla di reale (quasi tutte
quelle usate dai filosofi), altre ne hanno molteplici, corrispondono a molte cose. Fonti
degli idòla fori sono infatti quei termini che, diffusi da false teorie, non colgono alcun
significato preciso («fortuna», «elemento del fuoco», «primo immobile», «orbite dei
pianeti») o che descrivono cose che esistono, ma che nella realtà sono confuse e male
determinate: è questo il caso di parole che descrivono qualità («poroso», «grave»,
«denso», «leggero») e azioni («generare», «corrompere»).
4. Gli idòla theatri sono quei pregiudizi che derivano dalle dottrine filosofiche del passato,
paragonate a mondi fittizi o a scene teatrali, simbolo della forte critica che Bacone fa alle
differenti scuole filosofiche assimilandole a favole o sceneggiate. In particolare, Bacone
distingue tre specie di false filosofie: l'empirica, la sofistica e la superstiziosa. Della filosofia
empirica i maggiori esempi sono Gilbert e gli alchimisti, che pretendono di spiegare la
realtà con pochi esperimenti, seppur curati; al genere sofistico appartiene la filosofia
di Aristotele, che Bacone criticò aspramente in quanto cercò di dare più una descrizione
astratta delle cose che andare alla ricerca della loro vera realtà. La filosofia superstiziosa,
infine, è quella che si fonde con la teologia, come accade con la filosofia pitagorica e
platonica.

Bacone critica gli antichi filosofi, critica l’idea medievale che noi siamo i nani che stanno sulle

spalle dei giganti. Per lui è il contrario: gli antichi erano i giovani, che sapevano poco, noi siamo i

moderni, che sappiamo di più, noi non siamo formiche o ragni, noi siamo le api, che prendono il

nettare (l’esperienza), ma poi lavorano su di esso e fanno il miele, ipotesi (la verità è figlia del

tempo).

Dopo aver distrutto gli idoli, si passa a creare le “tavole”, che servono per raccogliere i dati: la

tavola della presenza, ogni volta che un fenomeno si presenta, la tavola dell’assenza e dei gradi,

ossia con che intensità è correlata con un certo fenomeno.

Dopo che le tavole sono state riempite, prima si escludono i casi incompatibili, e poi si fa l’ipotesi.

Infine, serve l’istanza cruciale, ossia un esperimento in cui la Natura viene obbligata a rispondere ad

una domanda molto precisa sulla base di questi dati, o si o no.


Bacone paragona la scienza ad una violenza sessuale dell’uomo sulla Natura, per farsi dire la verità

deve però anche adattarsi ad essa. E’ un profeta, insomma, del mondo industriale. Ma lui si occupa

anche di magia.

Secondo lui ci sono dei casi in cui una causa minima genera un effetto clamoroso.

Distingue i casi fruttiferi, i grandi effetti, casi luciferi, di grande illuminazione teorica, preferendo

questi ultimi, un’illuminazione che non è utile adesso, ma che ci fa capire di più.

Per lui, l’essenza delle cose è quella che produce sia lo schematismo latente, come è fatta una cosa,

sia il processo latente, come funziona una cosa, ossia, statica e dinamica.

Il suo metodo scientifico è molto moderno, però non usa la matematica a differenza di Galileo,

quindi è più vicino ad Aristotele, ironicamente.

Lui scrisse La Nuova Atlantide, utopia dominata da scienziati, riportando l’uomo a quello che era lo

stato edenico della conoscenza, in cui mostra anche il suo disegno politico: la politica deve evitare

la morte, tutelare i beni, proteggere dall’infamia, essere comprensibile a tutti e non deve nutrire gli

avvocati (ci sono influenze di Cicerone e di Giustiniano).

Era un pacifista, anche se deportò molti coloni nelle Americhe.

Teorizzò per primo l’idea di un Ministero Scientifico.

Era un massone (i Rosacroce lo definirono Imperatore) e fu corrotto in vita.

L’enciclopedia illuminista fu dedicata a lui.

Thomas Jefferson lo cita insieme a Locke e Newton come un padre della scienza. Dickinson lo

proclama cofondatore degli Stati Uniti. Il Codice Napoleonico si ritiene ispirato da Bacone, per

l’accento sulla libertà di espressione, sulla parità dei sessi, l’abolizione della schiavitù e separazione

di Chiesa e Stato.