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1. «Il corpo come «medium costitutivo dell'anima, fornisce all'anima la


propria realtà in quanto tale concreto, singolo uomo di questa terra. Ma nel
suo corpo l'uomo è collegato anche al cosmo intero. La corporeità non solo è il
medium costitutivo della persona, è anche il medium di altri influssi estranei
[...]. E giacché il medium, in cui io stesso sono presente, è anche il risultato e
campo di espressione di energie a me ostili, la mia manifestazione corporea è
il diventar visibile di me stesso; ma questa manifestazione ha il carattere
dell'ambiguità» (F. Böckle, I concetti fondamentali della Morale, 8ª ed.,
Queriniana, Brescia 1981, p. 45).

2. «Rahner distingue l'uomo in quanto "persona" e in quanto "natura".


Con persona si intende l'uomo in quanto può disporre della libertà su se
stesso (...). Rahner chiama natura la corporeità vivificata insieme ai rapporti e
alle connessioni col mondo circondante. In corrispondenza alla distinzione tra
persona e natura, Rahner distingue nella decisione umana un doppio strato:
anzitutto l'atto originario e intelligibile di libertà dell'uomo in quanto tale e
poi il suo necessario incarnarsi negli atti umani mediante la natura (...). Ciò
che la persona compie nella dimensione della natura è espressione e
rivelazione della decisione della libertà nella materialità spazio-temporale
dell'uomo, nella sua "visibilità"; ed essendo distinto dalla libertà, tale atto è
insieme nascondimento di questa libertà originaria in quanto tale» (Ibid., p.
46).

3. «Nell'identico spazio della natura in cui operano la persona originaria


e ciò che ad essa è estraneo, sorge una interferenza tra azione e passione, tra
compiuto e imposto, tra proprio ed estraneo. Quel che è proprio è nascosto da
ciò che è estraneo e ciò che è estraneo si presenta come proprietà della
persona. Nella propria azione percettibile l'uomo è "se stesso" e insieme non è
"se stesso". L'atto conserva quindi nella propria struttura "una fondamentale
e ineliminabile equivocabilità". Ciò corrisponde "alla oscura situazione che è
data da sopportare alla creatura" (Rahner)» (Ibid., p. 47).

4. «A motivo di questa distinzione tra persona e natura la nostra natura


spirituale e corporale rassomiglia a una zona di interferenza tra l'"io" e il
"mondo". Mondo significa qui tutto ciò che non deriva dall'autocoscienza
spirituale della persona, quindi l'ambiente circostante, l'ereditarietà, certe
caratteristiche derivanti dal carattere e dal sesso, malattie, decisioni di altri
soggetti. Tutto ciò può influire sulla nostra azione e spesso anche
comprometterla; tuttavia la fondamentale libertà di decisione non è per niente
eliminata a causa di tali influssi» (Ibid., p. 47).
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5. «È possibile giudicare rettamente e con chiarezza un'azione solo nel


rapporto con l'opzione fondamentale dell'uomo. L'uomo non pone mai dei
singoli atti con un'intenzione neutra. L'intero uomo vive di un atteggiamento
fondamentale che, o è orientato verso Dio, o è distolto da lui. Questo
atteggiamento fondamentale, che determina ed informa tutti gli atti,
difficilmente è riflesso negli uomini. L'azione esteriore, come può essere
giudicata oggettivamente è solo un debole indizio. In tal modo questo o
quell'atteggiamento di freddezza che in sé potrebbe essere insignificante,
potrebbe viceversa essere un segno di egoismo perfetto. Questo egoismo, che
esteriormente non si manifesta in alcuna azione riprovevole, considerandolo
profondamente potrebbe costituire ciò che noi teologi chiamiamo peccato
mortale. D'altra parte una mancanza esteriormente grave potrebbe anche
essere espressione di un amore falsamente inteso che in sé non deve affatto
significare alcun allontanamento da Dio. Con ciò non si può né si deve portare
appoggio ad alcun relativismo» (Ibid.,p. 122).

6. «Ancor più difficile è stabilire i criteri per riconoscere la libera


decisione (...). Vale come indicazione fondamentale il fatto che le nostre
decisioni si attuano per mezzo della nostra corporalità e stanno per
conseguenza in una ambiguità di natura. Ciò che è proprio della persona si
mischia con ciò che le è estraneo, senza che noi possiamo avere al riguardo
una chiarezza riflessa. Ciò mostra come su tale punto gli abituali criteri di
conoscenza e di volontà non siano sufficienti» (Ibid., p. 122).