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Diaspora ebraica

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La diaspora ebraica (in lingua ebraica Tefutzah o Galut ‫גלות‬, letteralmente "esilio","dispersione") è
la dispersione del popolo ebraico avvenuta durante i regni diBabilonia e sotto l'impero romano. In
seguito il termine assunse il significato più generale di migrazione.
È generalmente accettato che la diaspora ebraica abbia avuto inizio intorno all'VIII-VI secolo a.C.,
con la conquista degli antichi regni ebraici e l'espulsione programmata degli schiavi ebrei dalle loro
terre. Molte comunità ebraiche nel IV d.C. si stabilirono poi in varie zone del Medio Oriente, in
Spagna, Cina, Francia, India e crearono importanti centri di giudaismo, attivi per secoli a venire. Le
soppressioni della grande rivolta ebraica nel 70 d.C. e della rivolta di Bar Kokhba, nel 135d.C.,
contribuirono notevolmente all'espansione della diaspora. Molti ebrei furono espulsi dallo Stato
della Giudea, mentre altri furono venduti come schiavi.
Il termine è anche usato, in forma più spirituale, per riferirsi agli ebrei i cui antenati si
sono convertiti all'ebraismo al di fuori di Israele, sebbene questi non possano essere propriamente
definiti come esiliati.

Indice

 1Il popolo della Bibbia: gli Ebrei


 2Dalla cattività babilonese alla grande diaspora
o 2.1Integrazioni e concessioni minori
 3Perseguitati
 4Oggi
 5Note
 6Bibliografia
 7Voci correlate
 8Altri progetti

Il popolo della Bibbia: gli Ebrei[modifica | modifica wikitesto]


Gli Ebrei erano un popolo di pastori nomadi organizzato in tribù (piccole comunità di famiglie
imparentate tra loro) guidate da un patriarca. La loro storia inizia con uno di questi
patriarchi: Abramo, originario della città di Ur in Mesopotamia, secondo la tradizione biblica si diresse
verso la Siria e il Mediterraneo per stabilirsi verso il 1800 a.C. nella terra di Canaan, la terra
promessa loro da Dio, (quella terra che duemila anni dopo, nel II secolo d.C.,
i Romani denominarono "Palestina"). Da tale terra, dopo l'epoca dei patriarchi
(Abramo, Isacco e Giacobbe), essi migrano in Egitto stabilendosi pacificamente in quel paese.
Cambiata la situazione politica sotto i faraoni Ramsete II e Merenptah e divenuti vittime di una
persecuzione, sotto la guida di Mosè decidono di tornare nella "Terra Promessa", attraversando
il deserto del Sinai. Qui Mosè dà al suo popolo una legge scritta, istituisce una casta sacerdotale
(leviti) e un luogo di culto (l'arca dell'alleanza): da questo momento è ufficiale il culto monoteistico
(come evidenziato nelle scritture)[1].
Verso il 1200 a.C. rioccupano la Terra di Canaan. Sotto la guida di Giosuè conquistano
prima Gerico e, dopo una lunga e sanguinosa lotta riescono a riconquistareGerusalemme sotto Re
David. Dopo la morte di Salomone, successore di David e ultimo re della dinastia ebraica, ha inizio il
periodo di decadenza del popolo ebraico. Dopo poche generazioni, infatti il regno si divide in due
parti: il Regno di Israele e il Regno di Giuda, che in momenti diversi cadono sotto dominazioni
straniere. Comincia così fin da adesso la diaspora, infatti consistenti comunità ebraiche risultano in
Egitto e, già dal 400-300 a.C., in altre aree del Medio Oriente ed a Roma stessa.

Dalla cattività babilonese alla grande diaspora[modifica | modifica


wikitesto]
Questa sezione del lemma "Diaspora ebraica" fa riferimento a talune fonti non condivise secondo
l'Halakhah della religione ebraica
Così divisi, i due regni vengono invasi prima dagli Assiri e successivamente dai Babilonesi nel 607
a.C. Da questo momento ha inizio la serie di eventi che porteranno alla diaspora ebraica, come
abbiamo già accennato.
La "cattività babilonese" (607-537) termina con la conquista di Babilonia da parte dei persiani il cui
re, Ciro, permette il ritorno degli ebrei nella Terra di Canaan. Ma non esiste più uno Stato ebraico e il
potere viene esercitato, di fatto, dalla casta sacerdotale e dal gran sacerdote. Il crollo dell'impero
persiano, a opera diAlessandro Magno (332), inserisce i territori dei regni ebraici nel regno ellenistico
dei Tolomei d'Egitto (312): ad Alessandria si insedia una numerosa comunità ebraica nella quale si
fonde, in una sintesi originale, tradizione biblica e cultura greca. Al dominio dei Tolomei segue quello
dei sovrani ellenistici di Siria, i Seleucidi (198), che, con Antioco IV Epifane (174-164), tentano di
ellenizzare i regni ebraici. La rivolta dei Maccabei (i tre fratelli Giuda, Gionata e Simone) mette fine al
dominio seleucide (141). Ma il nuovo Stato ebraico risulta profondamente diviso da dispute religiose
(sadducei, farisei, esseni, asidei) e politiche. Verso il 63 a.C.avviene l'invasione del territorio ebraico
da parte dei romani; la Giudea diventa prima uno Stato vassallo dell'impero e poi una vera e propria
provincia di Roma. La situazione non migliora con la dominazione romana; anzi la tragica
conclusione delle due grandi rivolte ebraiche nel 70 d.C. e nel 135 d.C. di Bar Kocheb, porta ad un
abbandono in massa di Israele da parte di molti ebrei. Le fonti antiche parlano di 600 000 morti e di
decine di migliaia di ebrei venduti come schiavi. Il Tempio (costruito da Salomone, distrutto dai
Babilonesi e molti secoli dopo ricostruito) viene di nuovo e definitivamente distrutto (ne resta ancora
oggi il “muro del pianto”); la stessa Gerusalemme, divenuta colonia romana (Aelia Capitolina) viene
vietata ai figli di Israele. Ha così inizio la Grande diaspora, ovvero l'emigrazione verso il nord Africa e
l'Europa (e successivamente verso l'America) di quella parte del popolo ebreo che andò a cercare
fortuna altrove, e che ebbe il suo epilogo fra il 685 e il 700 d.C. a causa delle leggi restrittive imposte
dagli arabi. L'unico legame che rimase furono alcune comunità che resistettero in Israele fino al XX
secolo e la fede religiosa.
Integrazioni e concessioni minori[modifica | modifica wikitesto]
Alcune comunità di ebrei si costituiscono nell'impero dei Parti a Babilonia, raggiungendo notevole
prosperità economica, ma sotto i successori Sasanidi sono perseguitati dalla classe religiosa
dei Magi. Le loro condizioni migliorano sotto gli Arabi per affinità religiosa, ma sono sempre
considerati di classe inferiore. Dalla Mesopotamia, proprio a seguito delle persecuzioni emigrano
ancora più ad oriente in Afghanistan, India, Caucaso. Nell'impero romano con Caracalla divengono
cittadini romani (212) acquistando notevoli libertà in Asia minore, nei Balcani, nell'Africa
settentrionale e in Spagna. Tuttavia, le successive leggi restrittive
diCostantino, Teodosio e Giustiniano li privano di alcuni diritti acquisiti con la cittadinanza romana.
Successivamente, nel secondo millennio dell'affermazione del Cristianesimo in Europa, il popolo
ebraico va incontro a maggiori problemi, infatti vengono accusati dideicidio poiché la morte di Cristo,
secondo i cristiani di allora, sarebbe stata causata dal popolo ebraico. Va però detto che fino al
secolo XI la convivenza tra ebrei e cristiani era per lo più pacifica e costruttiva.
L'atteggiamento della Chiesa nei loro confronti è stato fin dal principio duplice: agli ebrei vengono
attribuite le colpe di miscredenza e deicidio, ma non c'è dubbio che essi sono stati prima dei cristiani
il popolo eletto e che attraverso i loro profeti Dio ha dettato l'Antico Testamento, la base del Vangelo.
La Chiesa è perciò favorevole alla loro progressiva emarginazione dalla vita civile, ma è contraria a
sopprimere la loro libertà di culto. Il papa Gregorio Magno assicura loro la libertà di culto ed essendo
considerati stranieri, viene loro riconosciuto il diritto ad una particolare protezione.
Gli ebrei, in molti luoghi, possono esercitare solo il commercio della roba usata e praticare l'usura.
Quest'ultima è ufficialmente vietata dalla Chiesa che la permette però a chi, come l'ebreo, non
appartiene alla comunità cristiana. Il fatto è di incalcolabile importanza: in un'epoca in cui si passa
dall'economia di baratto a quella dimercato, il controllo degli investimenti e della circolazione
monetaria assicura un ruolo finanziario e commerciale primario a chi lo detiene. Il prestito serve sia
ai nobili e alle prime signorie, che hanno bisogno di continui finanziamenti per le guerre, sia al popolo
minuto, le cui misere condizioni di vita lo costringono a ricorrere a piccoli prestiti per sopravvivere.
Agli ebrei sono concesse dagli stessi signori le condotte, autorizzazioni relative anche ai banchi di
pegno attraverso i quali prestano danaro a tasso prefissato. E spesso solo in base a questa attività
essi hanno diritto di residenza. Ben presto le condotte aumentano e gruppi ebraici si stabiliscono
nelle grandi e piccole città come nei centri rurali. Con l'imperatore tedesco Ludovico il pio (814-840)
la protezione riconosciuta come stranieri diviene un privilegio (Tuitio regia), accordata però ai singoli
soggetti, non essendo riconosciute le comunità. Nel 1103 con la tregua di Magonza gli Ebrei sono
posti sotto la tutela dell'autorità insieme ai chierici, le donne ed i mercanti. Gli è fatto divieto di portare
armi e come tali, essendo riconosciuti inabili alla guerra, non sono riconosciuti nella condizione di
uomini liberi.
L'intensificarsi della devozione popolare e la crescente irritazione nei confronti dell'usura praticata
dagli ebrei culminano in una serie di espulsioni: dall'Inghilterra nel1290, dalla Normandia nel 1296,
dalla Francia nel 1306, nel 1394 e alla fine del Quattrocento dai domini spagnoli, fino a sfociare
anche in sanguinose persecuzioni (Pogrom), spesso istigate da infondate accuse di profanazione
delle ostie e di omicidi rituali.
Il IV Concilio Lateranense (1215) stabilisce che gli ebrei devono vivere in quartieri separati (che
prenderanno in Italia il nome di ghetti) con porte da aprire all'alba e chiudere al tramonto, li esclude
dagli uffici pubblici ed impone loro di portare un segno di riconoscimento, consistente per gli uomini
in cappelli di foggia e coloreparticolare (giallo o rosso) o un disco di panno sul mantello; le donne
dovevano avere un velo giallo sul capo, come le prostitute. Queste disposizioni rimangono per lo più
inattuate per oltre un secolo.
Con Federico II nel 1236 sono dichiarati "servi del principe" (servi camerae nostrae) e così
l'espressione di schiavitù per gli Ebrei, intesa dalla Chiesa in senso spirituale, diviene anche giuridica
con la dipendenza personale ed economica dall'imperatore.
La peste nera che si diffonde in Europa nel 1348 è nuovo motivo di persecuzione. Gli ebrei sono
infatti incolpati di diffondere la malattia avvelenando i pozzi, rimanendone essi immuni. Se la prima
accusa è falsa, la seconda nasce da un'osservazione probabilmente fondata. Gli ebrei vivono già
raccolti e isolati in un'unica zona della città (il ghetto) e seguono, per motivi religiosi, particolari e
rigorose norme alimentari ed igieniche. È possibile quindi che, proprio grazie a questi elementi, la
pestilenza non trovi terreno fertile nelle loro comunità. La calunnia, che nasce e si diffonde in
Germania, provoca massacri e fughe. Nella sola Germania sono sterminate oltre 350 comunità
ebraiche. Molti ebrei fuggono dal centro Europa ed emigrano verso oriente. La Polonia dapprima li
accoglie favorendone una propria cultura (Yiddish), poi le autorità e la popolazione li perseguita. Le
comunità superstiti tedesche si oppongono con l'opera di alcuni umanisti (Reuchlin) all'opera
distruttiva del "Talmud" sollecitata dai Domenicani e dall'ebreo convertito Pfefferkorn. Lo
stesso Lutero dopo averli difesi nella speranza di una loro conversione alla sua fede, li attacca
sobillando contro di loro i principi protestanti. I gruppi che vivevano nella penisola iberica, con l'opera
dell'Inquisizione sono perseguitati e condannati nella Spagna di Torquemada anche con torture e
battesimi coatti (1492). Nel 1496 sono espulsi dal Portogallo ed anche i battezzati coatti, chiamati
"marranos" sono obbligati a lasciare il paese per l'Africa, la Toscana e l'Olanda. Altri trovano rifugio
anche nell'Italia settentrionale, in particolare nelle comunità diVenezia, Padova, Ferrara e Mantova. Il
numero degli ebrei che vivono nella nostra penisola sale a circa cinquantamila su un totale di 11
milioni di italiani di quel tempo. Nel corso del Medioevo, le legislazioni relative agli Ebrei in Italia sono
variabili di luogo in luogo: in alcune località, come ad esempio a Forlì, potevano possedere terreni e
fabbricati. Col Cinquecento, però, tale facoltà andò restringendosi ai soli fabbricati.[2] Sempre a Forlì,
si tenne, nel 1418, un importantecongresso ebraico.

Perseguitati[modifica | modifica wikitesto]


La popolazione ebraica più numerosa e più prospera, nell'Europa del XIV secolo, è quella spagnola,
dove le comunità bene organizzate godono della protezione particolare dei sovrani di Aragona e
di Castiglia.
Grazie alle condizioni favorevoli gli ebrei di Spagna annoverano fra loro una quantità di cortigiani,
diplomatici, esattori delle imposte, medici, astronomi e traduttori che fanno carriera al servizio dei
loro signori e d'intellettuali, ai poeti, e ai pochi che salgono in fama per le loro versioni delle opere
filosofiche e scientifiche di autori arabi, facendo guadagnare ai propri connazionali il titolo di
"mediatori culturali dell'Europa”.[senza fonte]
Nel 1492 in Spagna, i re cattolici Ferdinando e Isabella decidono di cacciare dal loro regno tutti gli
ebrei che vi abitano. Furono cacciati 300.000 individui. La "nazione ebraica" resta così al bando dalle
comunità cristiane per molti secoli. La politica assolutistica del XVII e del XVIII secolo verso le
comunità ebraiche è di pura convenienza economica: nei principati tedeschi i vari sovrani vi cercano
nuove fonti economiche mediante lotterie e monopoli. Si viene così a costituire una classe di ebrei
finanzieri e banchieri creando una sorta di aristocrazia in seno ai correligionari (baroni Rothschild)
che continuano a vivere di piccolo commercio, del cambio e dei pegni. Soltanto nel 1781 l'imperatore
d'Austria Giuseppe II emana una patente di tolleranza - Toleranzpatent (atto legislativo che concede
la libertà di religione ai gruppi non cattolici tra cui gli ebrei chiamati israeliti), mentre la Rivoluzione
francese pronuncia a sua volta la piena equiparazione degli ebrei agli altri cittadini nel1791.[senza fonte]
La "emancipazione" degli ebrei è successivamente sancita nel corso dell'Ottocento dagli altri Stati
europei, tra cui la Prussia nel 1813, il Regno di Sardegna nel1848, il Regno d'Italia nel 1861, la Gran
Bretagna nel 1866, la Germania nel 1870. In Italia, il primo ebreo Presidente del
Consiglio fu Alessandro Fortis (1905-1906).
Assai dura per tutto l'Ottocento resta, invece, la condizione degli ebrei in Russia, in cui l'annessione
delle province polacche aveva inserito più di un milione di israeliti; l'assassinio di Alessandro
II (1881) provoca sanguinosi massacri di ebrei (pogrom), favoriti dal governo, che si ripetono negli
anni successivi, provocando migliaia di morti. Con la riorganizzazione degli Stati dell'Europa su base
etnica gli Ebrei, senza Stato, diventano facile bersaglio della retorica nazionalista.
Il razzismoantisemita prende poi nuovo vigore dopo la grande guerra, con manifestazioni
particolarmente violente in Germania, dove il nazionalismo, stimolato dalla disfatta, addossa agli
ebrei e ai socialisti la responsabilità della sconfitta, aprendo la strada alle ideologie di Hitler, che
indica negli ebrei la causa di tutte le disgrazie del paese. Gli ebrei, quindi, di nuovo, assumono il
"ruolo" di capro espiatorio.[senza fonte] Adolf Hitler, applicando sino alle estreme conseguenze i principi
del nazionalismo wilsoniano, avviò a soluzione finale l'eliminazione degli Ebrei.[3]

Oggi[modifica | modifica wikitesto]


Fino al 2008 esisteva ancora una piccola comunità di fede ebraica nello Yemen (280 persone). A fine
febbraio 2009, 230 di essi sono stati accolti in Israele per salvarli dal probabile attacco di
fondamentalisti islamici. Tutti risiedevano nel villaggio di Raida. Oggi rimangono nel Paese arabo 50
persone, disperse nella capitaleSan'a[4].
Gli ebrei della diaspora si dividono in due principali gruppi:

 Ebrei Aschenaziti, la maggioranza degli attuali ebrei nel mondo;


 Ebrei Sefarditi, che erano la comunità prevalente fino agli anni '30, prima delle due guerre
mondiali.
Si distinguono per la lingua parlata e varianti del rito ebraico e nell'interpretazione della Torah. Gli
Aschenaziti conservano la tradizione ebraica di scegliere il nome, in particolare del figlio maschio, fra
quelli di un antenato dal lato paterno; questa consuetudine non è invece presente nella minoranza
sefardita.

Note[modifica | modifica wikitesto]


1. ^ Il culto monoteista era presente in Egitto cento anni prima con Akhenaton.
2. ^ M. Tabanelli, Una città di Romagna nel Medio Evo e nel Rinascimento, Magalini Editrice, Brescia
1980, p. 204.
3. ^ Eric Hobsbawm, Nazioni e nazionalismo dal 1780, Torino, Einaudi, 1991, p. 158.
4. ^ (EN) Chana Ya'ar, Qatar Quietly Helping Yemenite Jews Reach Israel?, Arutz Sheva, 21 gennaio
2013.

Bibliografia