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Capitolo nono IL CONCETTO Di ABITO ELETTIVO NELLA DEFINIZIONE DELLE RELAZIONI TRA LE VIRTU MORALI E LA LIBERTA 1, La DEGRADAZIONE DELLA VIRTU: DALLA NOZIONE DI ABITO ELE’ TVO A QUELLA DI ABITO-AUTOMATISMO Abbiamo appena spiegato che il concetto di virt) morale come abito elettivo implica l’armoniosa articolazione di due aspetti: uno é quello relativo ai fini, ¢ per questo chiamato intenzionale, il cui elemento caratteristico é la determinazione quasi naturale, l’inclina- Zione per modum naturae verso qualcosa, Il secondo aspetto é relati- vo ai mezzi, a cid che é immediatamente operabile in ordine a un fine, ¢ si caratterizza per la modalita deliberativo-elettiva della sua operazione. Ne risulta un’immagine della virti: come abito che perfeziona gli aspetti di determinazioné ed elezione presenti nella condotta umana, perfezionando nel contempo la naturale e armo- niosa gerarchizzazione di questi due aspetti costitutivi dell’attivita libera del’uomo. Da questo punto di vista si comprende che le virti morali sono il perfezionamento del libero operare in quanto tale, senza necessita di impostare e di risolvere altre difficolta al di fuori di quelle implicite nel concetto stesso di liberta. 1e cambia sensibilmente quando si adotta un concetto li ne conto unicamente dell’aspett iclinazione quasi naturale, omettendo ogni riferimento alla nozione aristotelico-tomi- sta di abito elettivo. Ne risulta un’immagine parziale della virti, e difficilmente si pud evitare che anche aspetio del quale si é unilate- ralmente tenuto conto resti deformato. Se non si considera la nozione di abito elettivo, gli effetti psicolo- gici propri delle virti — uniformita, prontezza, facilita e diletto nel bene operare — si spiegano unicamente in base all’abitudine e alla determinazione quasi naturale, secondo il principio tomista che “la consuetudine in qualche modo si cambia in natura, e da un’inclina- 148 / ABITO ELETTIVO. VIRTU MORAL, LIBERTA zione simile a quella naturale” '. Con cid si giunge a dimenticare che se c’é, nella virti, abitudine, determinazione, facilita, ecc., deve necessariamente trattarsi di un’abitudine, una determinazione, una facilita che operano nell’esercizio della liberta. In effetti, secondo il principio che natura non deliberat® perché lV’ Autore della natura ha gia deliberato per essa, si giunge a intendere la virti come un automatismo psicologico, cioé come una funzione psichica realizza- ta senza intervento 0 con scarso controllo deila coscienza e della liberta*. BE, questo, un concetto di virti molto diffuso. Lalande, nel Dizio- nario della Societa francese di filosofia, afferma per esempio che Yabito implica “lo stabilirsi di uno stato mentale di indifferenza e anche la scomparsa graduale della coscienza, grazie al processo dell’automatismo” *. De Yurte afferma, nel suo trattato di etica, che “Pabito crea un automatismo che sembra distruggere gli elementi costitutivi dell’atto umano [...]. In relazione alla liberta, l'abito crea una inclinazione; pertanto, la volonta dispone di un minor dominio sullatto. L’abito crea un automatismo a compiere un’azione o ad astenersi da essa. L’automatismo tende a diminuire la liberta”*. Questa concezione é latente in molti trattati classici di morale, dove gli abiti si menzionano tra gli ostacoli e impedimenti dell’atto volontario, insieme alle passioni, alla paura, all’ignoranza, e via dicendo. Esaminiamo, per esempio, un vecchio manuale intitolato Philosophia Moralis et Socialis °. La tesi del suo autore si pud riassu- mere nei seguenti punti: a) 'abito aumenta [a ragione di volontario necessario nell’atto che da esso procede, dato che é una seconda natura che induce il soggetto a operare naturalmente (ad naturaliter operandum); b) per questa ragione, Pabito sminuisce 1a liberta diret- ta dell atto; c) lascia intatta la sua liberta indiretta, poiché Pabito & stato liberamente acquisito ’. E significativo che si arrivi a comparare Pinflusso dell’abito con quello della passione antecedente: «Ergo » Sih, LIL, 9, 58, a. 1. z TF Pisic, loot. 14,0. 268. 3 Cf P. Janet, Lautomatisme psychologique, Patigi 1930°°. + Dizionario eritico di filosofia, cit., voce Abitudine, p. 3. > G.R. De Yurrs, Etica, Eset, Vitoria 1969, p. 15. ® P. Maxcettus, Philosophia Moralis et Socialis ad mentem Angelici Doctoris §. Thomae Aquinaris, Burgos 1913. 1 Cir ibidem, pp. 194-155, secundum propensionis [quella dell’abito] augmentum potest liberum diminui, eo ferme modo quo de concupiscentia antecedenti dictum est»*, Si afferma, in definitiva, che Pabito sminuisce la liberti dell’atto umano, ma non fino al punto di annullare la sua responsa- bilita, che riposerebbe esclusivamente sulla volontarieta in causa. Vogliamo precisare che le considerazioni critiche appena espres- se non ignorano l’aspetto della realta fedelmente colto dagli autori sopra citati, né gli studi realizzati dalla psicologia sperimentale circa gli automatismi umani*. Sempre che non si pretenda di ridurre Vabito morale alla raffazzonatura di una nuova via neurolo- gica, questi studi possono contribuire notevolmente alla conoscen- za della condotta umana, liberandoci almeno dalla confusione originata da coloro che dimenticano “che i veri abiti nell’uomo non sono meramente spirituali, ma abiti umani, formati dal? intervento creatore dello spirito attuato sul substrato materiale ¢ organico per fissare in esso la propria opera di iniziativa e rinnovamento, nella quale la libera volonta si serve degli abiti inferiori dell’organismo e della sensibilita e li utilizza senza assoggettarsi ad essi” ®, Non c’é inconveniente ad ammettere che gli abiti inerenti a facolta dotate di un componente organico (gli appetiti sensibili, per esempio) inducano in questo un’abitudine che si pud identificare coi fenomeni registrati dalla psicologia sperimentale, e che, una volta che la liberta abbia cambiato orientamento, pud essere un ostacolo alla nuova rotta intrapresa. Que! che sembra inammissibi- le @ la riduzione delPabito morale a un automatismo, cioé l’affer- mazione che sia proprio dell’abito morale creare nell’organismo una disposizione che poi si rivolge contro lo spirit, imprigionando la sua libera iniziativa e degradando la sua azione. I nostro punto di vista & stato recentemente confermato dalla scienza sperimenta- le: «L’acquisizione di abiti — scrive Ponz — non implica perdita di liberta, automatismo, meccanizzazione dell’operare umano, bensi * Ibidem, p. 155. * Cir E. MeNarp, L'automatisme dans la psychologie et dans la biologie, Patigi 1906; L. VAN Der Vewwr, L’apprentissage du mouvement et Pautomatisme, Patigi 1928; K- Lasmey, Brain Mechanism and Intelligence, Chicago 1929; L.A. JEFFRESS, Cerebral Mechanism in Beh. vior, New York 1951. # _T. URDANOz, La teorla de los hébitos en la filosofia moderna, in “Revista de Filosofia”, 48 (1954), p. 110.