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ESAME DI BACCELIERATO

TEMA 01 - LA CONOSCENZA FILOSOFICA


NATURA DELLA FILOSOFÌA
La filosofia nasce con la ammirazione. È la scienza propria dell’uomo che ha intelligenza, che se trova con la
realitá e comincia ad interrogarsi sulla sua essenza ed origine. La filosofia cerca i primi principi e le cause ultime
della realtà. Il pensiero si sviluppa e progredisce passo per passo con il tempo. Per questo la filosofia è nata in
un determinato momento della maturazione storica del sapere umano

- Oggetto material: tutta la realitá.


- Oggetto formale: el essere (la filosofia considera tutti gli enti in quanto enti)

Si dice abitualmente che la filosofia nasce nella Grecia 600 a. C. Aristotele presenta nella sua Metafisica un elenco
dei filosofi anteriori a lui e delle loro idee, ma se puó dire che nasce ne le isole grece, cioè nelle Isole Joniche.,
abitualmente si dice che nasce nei secoli VI a. C. quando il sapere è purificato dagli elementi mitologici, viene
sistematizzato e riceve una sua metodologia d’indagine e che per sua volta da luogo alla nascita delle scienze
particolari. I primi filosofi erano anche scienziati.

FEDE E RAGIONE
Con la ragione e le sue operazioni l’uomo coglie la realtà che lo circonda e il suo significato in modo più
immediato e autonomo, nonostante la sua grandezza, la ragione è limitata e non basta per arrivare alla
conoscenza di tutto ciò che si deve o si può sapere. Tuttavia ogni operazione della ragione umana esige la fede.
Insieme costituiscono “due ordini di conoscenza” della verità, da un lato chiaramente distinti tra di loro, dall’altro
inseparabili. Agostino dice che credere è pensare con assenso e osserva che ogni atto di fede richiede uno sforzo
della ragione che lo precede ed un altro che lo segue. C’è Anselmo che parla della “fides quaerens intellectum”.
Quando questo viene negato la fede viene concepita come irrazionale (superstizione) mentre la ragione viene
ridotta ad una concezione positivista del mondo.

FILOSOFIA E SCIENZA
La filosofia precede le scienze nel senso che le da un fondamento in quanto chiarisce e fonda i principi e concetti
propri di ogni scienza. Le scienze a loro volta arrichiscono la filosofia in quanto le offrono dei dati che la filosofia
da sola non potrebbe afferrare e che le servono par amplificare la sua visione della realtà. La visione proprio
opposta è quella di Cartesio secondo il quale tutte le scienze devono subordinare alla filosofia che avrebbe
un’autorità quasi despotica su di loro. La visione più adeguata è invece quella classica di Aristotele, che pure
attribuisce alla filosofia un autorità sulle scienze particolari, che però intende come autorità politica, non
despotica. La Filosofia della scienza è Il esempio chiaro che si è voluto fare anche un analisi filosofica della
scienza, della sua natura, il suo oggetto e il suo campo di attività.

FILOSOFIA, FEDE E TEOLOGIA


La fede soprannaturale è la fede in Dio che si fonde sulla rivelazione che proviene da Dio stesso. La teologia è
l’articolazione scientifica della fede. Sia la filosofia che la teologia rispondono alle domande più profonde
dell’uomo sull’esistenza del mondo e l’essenza dell’essere e della vita umana, ma si distinguono per il fatto che
la teologia si fonde pure sulla rivelazione divina, mentre la filosofia deve affrontare le domande che le si pongono
con le forze della sola ragione. la teologia non è altro che filosofia sulla base dei dati rivelati e per questo può e
deve affidarsi alla grande tradizione e ricchezza della filosofia, non perché dovrebbe completare o corregger la
rivelazione, ma perché possa penetrarla e conoscerla meglio. La vera fede e la vera teologia adatte al dialogo
con la filosofia sono quelle che cercano di comprendere in modo profondo i dati della rivelazione e che confidano
nella forza della verità senza paura di eventuali correzioni di concezioni sbagliati dei contenuti della fede da
parte della filosofia.
TEMA 02 - LA LOGICA DEI CONCETTI
L’ASTRAZIONE
Il concetto è frutto della semplice apprensione. I concetti significano le essenze delle cose, sono un segno che
rinvia alla realtà, sono una chiave di lettura che ci serve per comprendere la realtà. I concetti arricchiscono e
vengono rielaborati tramite L’esperienza sensibile e il contatto con la realtà. Partendo dall’esperienza sensibile
complessa, l’intelletto coglie alcune note delle cose, quelli essenziali, e le astrae, lasciando da parte le note
individuali delle singole cose. Ci sono vari gradi di idoneità dei concetti:
chiari – quando significano l’essenza con precisione
imperfetti – quando riflettono una realtà in un modo parziale
vaghi – quelli che non permettono di giudicare bene, spesso a causa di mancanza di esperienza concreta
falsi – non propriamente (realmente und concetto non può essere falso), ma quando introducono nel concetto
caratteristiche estranee alla vera essenza della realtà con esso indicata.
I PREDICABILI
Si chiamano predicabili i diversi modi di attribuire un concetto ad un soggetto, in rapporto a qualche altra
proprietà del soggetto.
Predicabili (modi di predicare, dire a attribuire)
Essenziali (che si riferiscono alla essenza) Non essenziale (aspetti fuori dal contenuto
proprio dall’essenza)
Genere Specie Differenza Specifica Proprietà essenziali Proprietà accidentali
Indica una significa significa la Indica qualcosa non Indica la caratteristica
parte l’essenza caratteristica appartenete di un soggetto, non
dell’essen completa propria della specie, all’essenza, ma che da risultante
za dell’individuo che la distingue essa deriva necessariamente
comune (elementi dalle altre necessariamente dall’essenza
ad altre definitori) (accidente necessario)
specie.

Predicamenti o Categorie (generi supremi della realtà – modi di essere)


Sostanza Quantità qualità Relazione Azione Passione Dove (ubi) Quando Situs Habitus

Proprietà accidentali
Secondo l’essenza Esterni all’essenza Contrari all’essenza
Normalmente esistono, “sempre Sono possibili, non necessari Contrari alla sua tendenza
o almeno per lo più” specifica

NOZIONE DI ANALOGIA
Un concetto analogo vuol dire che si predica di diversi oggetti con un significato in parte uguale e in parte
diverso. L’analogia ci serve molto a comprendere realtà ancora non conosciute attraverso la loro corrispondenza
parziale con altre realtà già familiari a noi, quando le applichiamo concetti già conosciuti sa anche con un
intonazione nuova del loro significato. Abbiamo bisogno dell’analogia proprio perché siamo limitati
intellettualmente e dobbiamo procedere ragionando.

ANALOGIA DEL TERMINE E DEL CONCETTO


Un termine si distingue dal concetto ad esso legato. Il significato del termine si fonde sulla convenzione. Vari
termini – per esempio in varie lingue – possono significare lo stesso concetto, e lo stesso termine può avere
significati totalmente diversi. Il concetto invece non si fonde sulla convenzione, ma è una nozione intellettuale
che coglie l’essenza delle cose alle quali rinvia. Un concetto non può mai essere equivoco, mentre lo possono
essere termini (p.es. riso). Un termine è analogo, cioè ha diversi significati che però convengono in alcuni punti
(libertà). Sono concetti che possono essere applicate a diverse realtà, perché colgono elementi essenziali di essi.
Quelle realtà che cadono sotto questo concetto convengono tutti in una perfezione significata dal concetto, ma
differiscono per il modo della stessa perfezione. Dio è buono come che la creazione è buona, ma lo sono in modi
diversi.
Propria 4/2= 100/50
DI Atto/potenza = forma/materia
PROPORZIONALITÀ Impropria Metafórica: I piedi del monte, le radici di una
ANALOGÍA corrente filosofica, il capo del gruppo...
Intrinseca L´accidente è (partecipa dell´ essere della sostanza)
DI ATTRIBUZIONE Estrinseca Il clima è sano.

- L’analogia di proporzionalità propria è similitudine. In essa si riscontra la medesima perfezione realizzata in vari
modi secondo l’essere individuale dei soggetti di sui si predica.
- L’analogia di proporzionalità impropria è metaforica. La perfezione non si trova formalmente nell’ente di cui si
predica.
- L’analogia di attribuzione mostra che la stessa perfezione presente in vari soggetti si risolve in un unico principio
che ne è la causa.
- L’analogia di attribuzione è intrinseca quando ambedue possiedono la stessa perfezione propriamente in modo
che l’analogato principale la comunica agli altri. Questa è l’analogia più importante, è quella che conduce a Dio,
che ci comunica il nostri proprio essere.
- L’analogia di attribuzione è estrinseca, quando solo l’analogato principale possiede la perfezione propriamente,
mentre gli altri analogati la possiedono solo estrinsecamente e in modo improprio. Esempio, la salute.

TEMA 03 - LA LOGICA DELLA PROPOSIZIONE E DEL RAGIONAMENTO


Natura e struttura del giudizio.
Il giudizio è la seconda operazione della mente. In esso componiamo i concetti, attribuendo una proprietà ad un
soggetto mediante il verbo essere. Il giudizio corrisponde ad una connessione reale tra concetti, parlano della
realtà. In ogni giudizio si afferma esplicitamente che qualcosa è o non è. La struttura del giudizio si compone di
due elementi fondomentali: un soggetto e un predicato. Il soggetto riceve l’attribuzione, il predicato è il termine
che si attribuisce al soggetto.
Esistono casi speciali:
- Giudizi di identitá: sono atribuzioni del soggetto stesso (l´uomo è un animale razionale).
- Giudizi di relazione: sono quelli che attribuiscono una perfezione ad un soggetto, se anche introducono nel
predicato uno o più soggetti ( Marìa è piu Bella cha Anna).
- Giudizi di predicazione numerica: un concetto si predica di un gruppo o un numeri di individui (le Basiliche
maggiori a Roma sono 4).

La verità del Giudizio.


Secondo Aristotele verità è ciò che è, quindi la veritá si trova nell´ affermare o nel negare qualcosa sulla realtá.
La verità è “adaequatio rei et intellectus”, la realtá non puo essere falsa. La falsitá è una proprietà del giudizio a
seconda la sua corrispondenzia con la realtà. Il concetto può essere utile o inutile –il giudizio è vero o falso- il
ragionamento è corretto o incorretto. La verità dei giudizi si fonda sul principio di non-contradizione, questo
prncipio è anche una legge logica fondamentale: è impossibile che due propozisione contraddittorie siano
ambedue vere; è impossibile che uno stesso attributo allo stesso tempo appartiene e non appartiene allo tesso
soggetto. I giudizi che ammetono un più meno possono risultare imprecisi, presentano una verità aprossimativa,
non perche la verità stessa non sia del tutto vera, ma perchè il giudizio è impreciso e manca quealche chiarezza
rispetto al significato dei termini o al contesto. Esistono le verità necessarie e immutabili e si danno in quanto
si da l'essere necessario e immutabile. Giudizi necessariamente viri sono quelli che enunciano una necesittà
essenziale o proprietà inherente ad auna natura e quelli che affermano una verità rispetto agli atti di essere.
Due tipi di giudizi sono le domande e i commandamenti, composti da oggetto e predicato, ma no hanno un
riferimento diretto con la realtà.

NATURA, NECESSITÀ E SCOPO DEL RAGIONAMENTO


El ragionamento è la terza operrazione della mente, è il passaggio da diversi giudizi alla formulazione di un nuovo
giudizio, che segue necesssariamente da quelli precedenti. Il ragionamento permette alla ragione di passare
atraverso delle verità già conosciute ad altre, dal noto all'ignoto. Il ragionamento no si basa necessariamente
sulla realtà, suo elemento fundamentale è la conclusione, il valore questa sarà lo stesso delle premesse; vere e
ipotetiche, cosí sarà la conclusione. Il raggionamento è composto da premese (verità conosciute) alle quali segue
la conclusione (verità inferita). Perche il ragionammento sia valido ci si deve haver presente:
- se le premesse non sono vere lo sarà anche la conclusione.
- se le premesse sono false, la conclusione può comunque essere vera, accidentalmente.
- Una conclusione falsa tratta da un ragionamento corretto rivela che almeno una della premese è in parte falsa.
- Se una conclusione è vera non segue neccesariamente che anche le premesse erano vere.
L'inferenza (passaggio dalle premese alla conclusione), ha suo fondamento nella realtà, non è un mero legame
di ragione o coerenza di pensiero. C'è questo principio: ciò che gode di una perfezione, possiede tutto ciò che di
essa è implicato propriamente. Ciò che se afferma o nega universalmente di u concetto vale per tutti cio che
cade sotto quel concetto. Forma classica del ragionamento è il silogismo in cui due premesse segue una
concluisone, nelle due premmesee c'è un termino medio, comune a tutte due e che deve essere preso sempre
nello stesso senso. Questo termino stabilisce un collegamento dei termini estremi che permette di arrivare ad
una nuova verità, cioè la conclusione. Il predicato della conclusione si chiama termine maggiore, mentre il
soggetto è il termine minore. La premessa nella quale è contenuto il temrine maggiore è la premesse maggiore.
La premessa nella quale è contenuto il termine minore è la primessa minore. Le regole del silogismo sono:
- Il termine medio deve essere preso sempre nello stesso senso.
- Il termine medio deve essere preso almeno una volta in tutta la sua estensione.
- I termini devono avere la medesima estensione nella conclusione e nelle premese.
- La conclusione segue sempre la premessa più debole.
- Da due premmesse particolari non segue nulla.
- Da due premesse negative non segue nulla.
- Inoltre bisogna mantenere lo stesso grado di astrazione.
Figure: sono le forme che il gillogismo riveste a seconda della posizione occupata del termine medio nelle
premesse.
Modi: sono le configurazione d'ogni figura, a seconda che le premisse siano A (universale afirmative), E
(universale negative9, I (particolare affermative), O (particolare negative).

TEMA 04: LA SRUTTURA DELLA SOSTANZA CORPOREA


Lastruttura sostanza-accidente.
Gl elementi subiscono certe modificazioni, come la traslazione locale, la mutazione del colore, l'aumento del
peso, ecc. Ma non per questo perde la sua identità: la cosa permane nella sua sostanza, ma cambia quanto a
certe modificazioni che ne constituiscono gli accidenti. Il loro soggetto è la sostanza e la determinazione acquisita
si può chiamare forma accidentale o atto accidentale. La sostanza non e semplicemente una somma o
colllezzione di accidenti; bensì una realtà profonda che li mantiene armonicamente uniti.

Nozione di sostanza corporea


Sostanze: Unità dotate di molteplicità. Ciò che una cosa è, il nucleo dietro tutte le proprietà. Quidditas. Sostrato
degli accidenti. Portatore e sostegno degli accidenti, che permane nel mutamento, il fondamento degli accidenti.
La sua caratteristica principale è che è in se non in altro. Solo la sostanza è un ente. l'accidente non è
propriamente qualcosa in sè stesso.
Caratteristiche degli essere del mondo fisico: estensione (qualità sensibli, sono percitibili aisensi; è una
caratteristica dell'ente corporeo cha basta di dilimitare il suo ambito). La sostanza viene conosciuta
intelletualmente, è intelligibile in sè stessa, è sensibile per accidens.
La sostanza como esenza. La sostnza nos pare come ciò che e essenziale a una realtà, die che è essenziale vuol
dire che essa non è un insieme di caracteristiche, ma che ci deve essere un nucleo essenziale ed unitario di
questa molteplicità di attributi che conferisce a ciascuna cosa la unità e il suo caratttere proprio e fondamentale.

La sostanza come sostrato. È il sostratto degli accidenti e permane mentre questi ultimi mutano, essa è una
base che riceve gli accidenti, i qualli sono nella sostanza, sono qualcosa che apartiene alla sotanza. (Subs-stare).

La sostanza come sussistente: la sostanza è “ciò che sussiste”, pero non nel senso di permanezza. Sussistere-
essere in se, avere l'essere come qualcosa di proprio che non dipende direttamente da un altra realtà.

Quanto alla specie


L'esistenza di strutture ben definite nella natura che si producono numericamente. Cioè, verso le quali la natura
“tende”, si formano da se stesse in processi ben determinati, chse si ripetono sempre nello stesso modo. È anche
un complesso stabile di proprietà e attività proprie.

Quanto alla sostanza individuale


Una sufficiente indipendenza operativa. Gli accidenti sono qualcosa della sostanza e pertanto esistono “in altro”,
no sono indipendenti o sussistenti. La sostanza, invece, ha come proprietà il subsistere, il sostenere in se stessa.
Questo non significa che la sostanza sia assolutamente indipendente, nel senso di non aver bisogno di altri per
essistere. La sostanza non è l'essere che non dipende da altro per essistere. La sostanza è l'ente nel senso più
pieno e assoluto. Per Aristotele la domnda “che cosa è il essere?, equivale alla domanda che cosa e la sostanza?

La teoria ilemorfica e il suo significato metafisico a partire dall'analisi del cambiamento sostanziale.
La sostanza sussiste come sintesi di due principi essenziali, l'uno dei quali sostiene l'altro. La materia prima è
soggetto della forma sostanziale, la quale determina la materia ad essere in un modo determinato. La materia
prima non è soggetto sussistente, e come tale manca di essenza o di “contenuto essenziale”, inoltre possedendo
una forma sostanziale. Materia prima e forma sostanziale sono due pricipi complementari che costituiscono
congiuntamente la sostanza o la essenza di ogni corpo. Ciascuno di essi nonè una sostanza o un ente, ma forma
una sostanza completa solo in quanto è unito all'altro. questa unità si può chiamare ilemorfica.

I mutamenti sostanziali (Cambio sostanziale)


Il cambiamento accidentale cia fa conoscere la struttura sostanza-accidenti; allo stesso modo il mutamento
sostanziale ci svela la composizione materia-forma. Le cose subiscano profonde modificazioni, passando non
solo dall'essere in un modo all'essere in un modo diverso, ma perdendo anche l'essere in senso assoluto oppure
cominciando ad essere in senso assoluto. Queste modificazioni sostanzili (generazioni-corruzioni) non implicano
creazione nè anichilazione: l'animale morente certo si distrugge come animale, ma non torna nel nulla, bensì si
trasforma in altre sostanze, se però questa trasformazione è reale possiamo domandarci, che cosa realmente si
trasforma?, non c’è più una sostanza che permane, un soggetto. Qual'èil soggetto del cambiamento sostanziale?
Sembra che non esiste trasformazione ma solo due sostanze separate. Esistono però delle regole stabili e
determinate in questo processo che ci mostrano un legame tra la sostanza A e la sostanza B, una continuità;
deve un soggetto comune. Il soggetto non puo essere una sostanza perchè in quel caso la morte di un animale
sarebbe solo un mutamento accidentale. Il soggetto sarà perciò un soggetto non sostanziale, ma possiede la
potenza di essere determinato per diventare una sostanza. in sostrato sostanziali possono essere spiegati come
la reorganizzazione di un materiale soggiacente. Quando un corpo si trasforma in un altro, certo vi è una base
materiale che si riorganizza in altro modo, ma questa base materiale non può essere un asostanza in atto, poichè
in questo caso il mutamento sarebbe accidentale.
L a molteplicità d'individui della stessa specie
La forma entra in composizione con qualcosa d'altro, in cui quella si realizza o si materializza, cioè con una
materia prima di cui tutte le cose sono fatte, questa composizione consentedi spiegare la somiglianza-
dissomiglianza fra gli individui (due molecule d'acquadifferiscono materialmente e si identificano formalmente),
si può dure che la forma si “moltiplica” nei diversi indidui, dato che il modo di essere proprio della forma diventa
“reale” concretamente solo nell'individuo determinato dalla materia. Materia prima e forma sostanziale non
sono parti o elementi della sostanza ma sono coprincipi metafisici, sono inseparabili, non sosno cose, non sono
realtà complete; la materia e la forma si uniscono come la potenza e l'atto; la materia prima è una potenzialità,
la forma è l'atto, ma la realtà è la loro composizione.

La materia prima
È il soggetto primo dell'ente corporeo, principio dal quale l'ente viene generato. La materia prima è potenza
pura, non è qualcosa che abbia potenza, ma è potenza in se stessa. La materia prima non potra essere mai
immaginata come un materiale. Soggetto primo (non c'è nulla al di sotto di esso), non esiste altro soggetto
precdente a partire dal quale la materia potrebbe essere fatta. La materia non è solo un principio dell'ente in
trasformazione ma è intrinseca all'ente generato. Non è “qualcosa che abbia potenza, ma è potenza in sè stessa.
La materia prima non può esistire da sola, ma solo sotto una forma sostanziale; non ha un'essistenza fisica ma
esiste soltanto come principio metafisico.

Proprietà della materia prima


- Ingenerabile e incorrutibile.
- Nè una nè molteplice (se la materia prima in se stessa non è atto, non può essere nè una nè molteplice).
- Non è nè sensibile nè immaginabile ma puramente intelligibile.
Tuttavia anche la sua intelligibilità è peculiare, poichè essa è una realta che non si apprende direttamente, bensì
attraverso la sua relazione ad altri enti.

La forma sostanziale
È il principio intrinseco dell'ente corporeo per il quale questo ha un determinato modo di essere sontanziale. È
il principio intrinseco dell'ente corporeo (le cose son sono machine, che esiste una unità intrinseca, una unità
che guida la azione, che fa che esistano dei principi spontanei che mantengono e reucperano la struttura
originaria. La forma determina il modo di essere sostanziale; la struttura è una realtà osservabile, sperimentale,
invece la forma sostanziale è una nozione di tipo metafisico, non osservabile. Non è corretto definire la forma
uguale all'esenza poichè l'essenza comprende anche la materia. La forma non è la materia ma non esiste senza
di essa (la forma è il principio specificante e determinativo dell'essere delle cose sostanziali; la forma determina
l'essere ma non si identifica con l'essere in quanto tale; ogni cosa ha un essere: l'essere delle cose dipende dalla
loro forma sostanziale)

La forma: (determina l'essere; da l'essere; determina le caracteristiche accidentali della sostanza; è l'atto primo
della sostanza corporea).

Unità e gradazione della forma sostanziale


La forma sostanziale deve essere unità, non può essere che una; nel mondo esistono forme sostanziali che
posiedono vari livelli di perfezione (gradazione); ogni forma sostanziale è indivisibile anche se tra le varie forme
sostanziali esiste una gradualita; la forma è conoscibile, è il principio de intelligibilità, è la forma sostanziale che
ci permette di conoscere l'ente. Conoscere significa sempre conoscere ciò che la cosa è, la forma e ciò che da il
modo di essere: conoscere è conoscere la forma sostanziale; conoscere è avere in me il modo di essere di quella
realtà. Conoscere una realta non significa però cogliere pinamente la sua forma sostanziale.
Principio di individuazione
In senso propio soltanto la sostanza è; la materia (potenza), è essenzialmente ordinata alla forma (atto); la
materia di ogni corpo è proporzionata alla ricezione e al possesso della sua forma; materi e forma sono una unita
profonda; la materia condiziona o limita la forma (individualita); la forma dei corpi supera la materia ma dipende
da essa; concetto ni natura collegato con la forma sostanziale e principio di movimento.

La Natura
È il primo principio intrinseco della attività dei corpi; è la essenza in quanto principio di operazione.

TEMA 5 (GLI ACCIDENTI QUANTITATIVI DELL'ENTE CORPOREO)


Natura della quantità dimensiva
La quantità dimensiva: natura e caracteristiche. La sostanza corporea manifesta due proprietà: la quantità
dimensiva (proprietà primaria dell'essere fisico) e la qualita.
Nozione: Quantità esprime un concetto relativo alla grandeza, alla misura e alla divisibilità. La quantità è l'origine
di due scienze coltivate fin dall'antichità: la matematica e la fisica sperimetale; la filosofia della natura si
interroga sulla natura stessa della quantità.

Natura: i corpi sono estesi, dotati di grandezza, possono dividersi, aumentare o diminuire, cambiare luogo. La
radice di queste proprietà è il fatto che il corpo ha parti, si trovano l'una fuori dell'altra, e che sono riunite
secondo un certo ordine. Aristotele la definisce considerando la divisibilità: è quantum ciò che può dividirsi in
parti intrinseche. Ciascuna delle quali è separabile. La quantità è il primo accidente dell'ente corporeo, derivato
dalla sua materia.

La quantità è un accidente realmente distinto della sostanza, ciò che esiste sono i corpi, ma ogni corpo possiede
una certa queantita, la quale accompagna necssariamente la sostanza materiale e la determina in un modo
intrinseco. Le posizioni meccaniciste riducono la realtà alla materia e a volte allla sua pretensione, ma questa
sostanzializzazione è prender un'astrazione come reale. Per ogni sostanza fisica, esiste una determinata quantità
di materia necessaria perche possa darsi la corrispondente forma sostanziale, ma possono arrivare a provocarlo
se raggiungono una considerevole rilevanza. La quantità è il primo accidente della sostanza corporea, le altre
proprietà determinano la sostanza attraverso la quantità. Alcuni accidenti ineriscono alla sostanza attraverso
altri. Secondo tale ordine di natura, la sostanza corporea è determinata immediatamente dalla quantità. Le
caracteristihe che sono conseguenze della quantità (figura, divisibilità, misurabilità) non si riferiscono ad un
modo di essere specifico, ma si presentano in ogni sostanza materiale. La quantità inerisce alle sostanza in
quanto sono materiali, esprime la disposizione fondamentale della materia. Le sostanze spirituali non hanno nè
quantità nè estensione nè le proprietà derivanti. La quantità è qualcosa di reale, non riducibile ad un semplice
prodotto della mente umana, non si tratta di un ente sussistente, ma in quanto inerente alle sostanze corporee
essa è reale. L'estensione non è il posto dove sono collocati i corpi, ma la dimenisonalità stessa della sostanza
corporea.

Caracteristiche: Divisibilità (da un ente corporeo derivano più enti. È questo e il modo infimo di generazione e
corruzione delle sostanze. Ogni ente materiale è divisibili, giachè possiede un'estensione, pertanto, delle parti
quantitative potenziali. Non sarebbe nemmeno filosoficamente impossible l'essistenza di unità minime di
materia fisicamente indivisbile. è pero impossibile un ente quantitativamente indivisibile, cioè senza parti,
poiche un tale ente sarebbe inesteso e, pertanto, non sarebbe materiale. Di conseguenza ogni ente materiale è
indefinitamente divisibile. Ma ciò non significa che i corpi siano constituiti da infinite parti. Il processo di divisione
non potrà che raggiunggere un numero finito di parti. Una cosa è la divisibiltà indefinita, altro è la divisione
attuale che certamente è impossibile); misurabilità (misurare siginifica conoscere la quantità di qualcosa
paragonandola con altre quantità. La misura è possible perchè la quantità ammette un più e un meno. Le unità
di misura sono convenzionali, ma si basano su un fondamento reale: l'unità indivia dell'ente quantitativo. Ciò
che non è quantitativo o che non si considera sotto l'aspetto quantitativo non può essere misurato, ma solo
descritto o paragonato. La misurazione termina al numero, che è come una parte della quantità considerata in
astratto: “numero astratto o numerante”. Se viene predicato delle cose numerabili, dà origine al “numero
concretto”. Individualità (individuo è ciò che si distingue da altri enti ed è in se stesso indiviso. Individuo si
contrappone a universale che può essere posseduto da più enti. Le perfezione va le a dire le forme degli enti
materiali si possono realizzare in più individui differenti. Nella realtà queste perfezioni esitono individualizzate.
La radice ultima dell'individualità negli enti materiali è la quantità dimensiva. La materia signata quantitate è il
principio di individuazione).

Altre proprietà: Delimitazione (gli enti estesi sono finiti nell'estensione, hanno un limite, che non è rigido nè
esatto, attraverso questo limite entrano in contatto con altri corpi). Figurabilità (le diverse forme che i contorni
dei corpi possono assumere, sopratutto fra i solidi, danno luogo alle loro figure); carattere additivo (le
dimensioni ammetono essenzialmente un più e un meno); ordine spaziale (essere dentro, in, fra, intorno, etc;
distanza tra due parti dell'essere esteso); Dimensioni (gli enti materiali hanno un carattere tridimensionale,
quanto si toglie per astrazione delle dimensioni, dal volume, sorge la superficie, dalla superficie, la linea, dalla
linea si ottiene il punto); proprietà fisiche (massa, impenetrabilità, tangibilità, densità, durezza).