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Gioachino Rossini

trasc. Michele Mangani

Sonata III
per due clarinetti Sib

a Sergio Bosi e Corrado Giuffredi

© Edizioni Eufonia 121141C Via Trento, 5 - 25055 Pisogne (BS) Tel. 0364 87069 www.edizionieufonia.it
Sonata III

Spesso le composizioni di genere diverso da quello nel quale un musicista è divenuto celebre vengono
trascurate, perché si pensa non aggiungano nulla alla grandezza della sua arte. In molti casi è così, ma c'è un
autore per il quale questo non vale: Gioachino Rossini. Rossini, il cui nome è legato ai capolavori consegnati
al teatro e che invece, sollevando poco a poco il velo che copre la vastissima produzione da camera, mostra
lati inattesi e una cultura che va oltre il mondo dell'opera.
Bastano alcuni dati biografici a farci riflettere: il compositore pesarese ha vissuto settantasei anni, dal 1792
al 1868, ma si è dedicato al melodramma solo dal 1810 al 1829. Prima e dopo quella data Rossini ha
composto soprattutto musica da camera vocale e strumentale, la cui conoscenza diventa importante anche per
la comprensione dei suoi lavori più celebri.
A questo dato va aggiunto quello della precocità compositiva di Gioachino, che già a dieci anni, oltre a
cantare sulle scene con voce di soprano a fianco della madre Anna Guidicini, era sottoposto ad un severo
apprendistato compositivo tra Marche, Romagna e Bologna, del quale frutto musicale sono le prime
composizioni di un certo spessore del suo catalogo, le sei Sonate a quattro, sul cui frontespizio si legge:
"Opera di sei sonate - composta dal Sig.r Giovacchino Rossini in età di anni XII in Ravenna, l'anno 1804".
Salta all'occhio già dal titolo la strumentazione: in un'epoca nella quale il quartetto d'archi -due violini, viola e
violoncello- si era affermato in Europa come organico completo e perfetto, Rossini sostituisce la viola col
contrabbasso.
La sostituzione ha più di un motivo: intanto, è un omaggio ad Agostino Triossi, ricco commerciante e
contrabbassista dilettante che ospitava il ragazzo, il quale ne approfitta così per dare spazio ad uno strumento
'emergente' come solista e nella musica da camera, grazie anche a virtuosi quali Domenico Dragonetti, che lo
stesso Rossini avrebbe conosciuto molti anni dopo. E poi è figlia anche di una precisa scelta estetica
dell'autore, che lega qui insieme due tradizioni molto diverse e apparentemente inconciliabili. Da un lato egli
utilizza un genere, come quello da camera per archi, che in Italia era stato abbandonato progressivamente a
favore del melodramma, ma che godeva invece di grande prestigio sul continente grazie a quei classici
viennesi per i quali (in particolare Mozart) Rossini avrà sempre grande ammirazione, al punto da essere
soprannominato 'il tedeschino'. Dall'altro però vuole recuperare l'antica e gloriosa tradizione dello stile
cameristico settecentesco italiano nella denominazione ('sonate a quattro' e non quartetti), nell'organico, nel
numero e nella struttura dei movimenti, dove alle complesse strutture 'viennesi' viene preferita la piacevolezza
scorrevole degli antichi 'divertimenti' in tre tempi contrastanti per stile e carattere.
Queste Sonate furono pubblicate attorno al 1826 e poi a metà Ottocento, con questa nota scherzosa dello
stesso Rossini, che ce ne narra col solito sarcasmo l'origine, la destinazione e la prima esecuzione. "Parti di
violino primo, violino, secondo, violoncello e contrabbasso di Sei sonate ORRENDE [sic] da me composte
alla villeggiatura presso Ravenna del mio amico mecenate Agostino Triossi all'età più infantile non avendo
preso neppure una lezione di accompagnamento; composte e copiate in tre giorni ed eseguite cagnescamente
dal Triossi contrabbasso, Morini (di lui Cugino) primo violino, il fratello di questo il violoncello ed il secondo
violino da me stesso che ero, per dire il vero, il meno cane".
Questa intenzione 'familiare' spiega la trasposizione per due clarinetti, che mantiene fedelmente tutte le
parti tematiche, mentre la parte dell'accompagnamento è spesso ricavata dall'unione di più parti o dalla
creazione di linee ex novo sempre però desunte dalle preesistenti. Una trasposizione 'filologica' quanto
un'edizione critica, perché ricostruisce ovviamente non la lettera, ma lo spirito originale e più autentico della
musica da camera, nata senza intenti concertistici ma con il solo e unico scopo di suonare tra amici.

La Sonata n. 3 presenta tratti salienti di originalità: il primo movimento è caratterizzato da accenti energici
e volitivi, mentre il secondo ha una curiosa struttura in tre sezioni e sembra una vera e propria aria d'opera,
con tanto di introduzione. È invece il Finale, in forma di tema con variazioni, che da tradizione, mette in luce
le possibilità virtuosistiche di ciascun esecutore.

Maria Chiara Mazzi


Sonata III

Often a composer's compositions that are different from the ones that made him or her famous are neglected
because it is thought that they add nothing to the greatness of the composer's art. In many cases this is true, but
we find an exception with Gioachino Rossini. Rossini, whose name is linked to his masterpieces of the theater,
upon closer examination reveals a vast output of chamber music of many different facets, and a culture that
goes beyond the world of opera.
We need only some biographical information to understand this. The composer from Pesaro, Italy lived
seventy-six years from 1792 to 1868, but devoted himself to opera only from 1810 to 1829. Before and after
this short period in Rossini's career, he composed mostly instrumental and vocal chamber music. Knowledge
of this literature is essential to fully understand Rossini's most famous works.
To this should be added Rossini's early start in composition at the tender age of ten. In addition to singing on
stage with his mother, Anna Guidicini, he was subjected to a rigorous apprenticeship in composition in
Marche, Romagna and Bologna. This time of study produced the "first fruits" of what would prove to be a
rather large catalog of chamber music, the six "Sonata a Quattro," the title page of which reads: "Work of six
sonatas - composed by Mr. Gioachino Rossini at the age of twelve in Ravenna, the year 1804." The
instrumentation immediately catches the eye, for in an era in which the string quartet (two violins, viola, and
cello) was established in Europe as a complete and perfect group, Rossini replaces the viola with the double
bass.
This substitution of the double bass for the viola was for several reasons. First, it was a tribute to Augustine
Triossi, a wealthy merchant and amateur double bassist who provided the youth a place to live. It was also to
showcase the double bass which was just starting to gain some popularity as a solo and chamber music
instrument, thanks to virtuoso players such as Domenico Dragonetti, who Rossini would meet years later. And
finally, it was a personal aesthetic choice of the young composer.
Rossini, on the one hand, used a genre - chamber music for strings - which in Italy had been gradually
abandoned in favor of melodrama, but was enjoying great prestige on the continent thanks to such composers
as Mozart, whom Rossini had great admiration for dubbing him "Il Tedeschino" (The little German). On the
other hand, Rossini wanted to recover the ancient and glorious tradition of the 18th century Italian style
chamber music genre 'Sonate aquattro' and not "quartets" where the ancient "Divertimente" made up of three
contrasting movements was preferred to the complex Viennese structures.
These sonatas were first published around 1826 and then again in the mid-nineteenth century, with a
humorous personal note from the composer: "Parts of the first violin, second violin, cello and double bass of
Six HORRENDOUS sonatas, made by me on holiday in Ravenna for my friend Agostino Ravenna Triossi at a
very young age, without any lessons in accompaniment, composed and copied in three days and performed
"like dogs" by Triossi (bass), Morini (his cousin) first violin, his brother on cello, and myself on second violin,
and I was to tell the truth, the least 'dog'."
The new and unique instrumentation explains the transposition for two clarinets, which adheres faithfully to
all the thematic material, while the accompaniment is often formed by the union of several parts to form a new
one, faithfully reflecting the original. A philological transposition, like a critical edition, reconstructs not the
letter but the original spirit of the music which was not written with the concert stage in mind, but for the
purpose of playing with friends.

The Sonata III presents the salient features of originality: the first movement is characterized by energetic
and volitive accents,while the second has a curious structure in three sections and seems like a real operatic
aria, including a proper introduction. The finale, in the form of a theme and variation, is the movement which
traditionally highlights the virtuosic abilities of each player.

Maria Chiara Mazzi


Traslation by Michael A. Lomax
a Sergio Bosi e Corrado Giuffredi

Sonata III
per due clarinetti Sib
Gioachino Rossini
trasc. Michele Mangani

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6 Sonata n.3

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16 Sonata n.3

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