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PREDICA INUTILE SUL SESSO “LIBERATO”

Maurizio Blondet 13 febbraio 2018


A commento del mio pezzo SE I VERI EXTRA-COMUNITARI SONO I NOSTRI FIGLI. E NOI,
dove parlavo di come la nuova ideologia vigente , che rende le pulsioni sessuali dei
“bisogni” e quindi dei “diritti”, con ciò distruggendo la civiltà, un lettore ha commentato:.
“blondet, ma che dici? quanto ai “bisogni”… hai mai pensato che gli istinti
sono naturali e leciti? che se la natura (o dio) li ha fatti c’è un ottimo motivo?
che sono ineliminabili e se vengono repressi si ribellano causando disastri? e
che i responsabili dei disastri siete proprio VOI repressori?”.
Ecco un documento esemplare dell’uomo massa conformista: notate l’aria di
sufficienza. Questa è la tipica sicumera – intollerante e repressiva – che l’uomo della
strada inalbera quando 1) “dice la sua” su un tema cui non ha personalmente
riflettuto mai, perché enuncia una frase che dimostra quanto bene lui sia “allineato”
con il “progressismo”, ossia col perbenismo conformista vigente; e
2) quando ritiene di star enunciando una verità che crede scientifica, mentre invece è
un pregiudizio anti-scientifico, che lui ha assorbito ha assorbito dai media “progressisti”.
Un pregiudizio particolarmente dannoso, perché
giustifica il nigeriano che si scopa la vittima prima
di ucciderla, il maceratese che è stato l’ultimo ad
avere visto Pamela viva perché se la è comprata
sessualmente con i 50 euro, con cui Pamela è
andata a pagarsi l’ero. Giustifica il tramviere
milanese che, rifiutato dalla 17 drogata e
fuggitiva che s’era messo in casa, l’ha
accoltellata.
Se “gli istinti sono naturali e leciti”, ineliminabili
come il mangiare e il bere, allora hanno ragione
gli immigrati che si sono fatti (a pezzi) Pamela, il tranviere milanese che ha
accoltellato la minorenne (come osa opporsi ai miei bisogni?). Ha ragione il professore
del Tasso di Roma che molestava le sue allieve o il magistrato che schiavizzava
sessualmente le sue.
Possibile che il nostro saccentuolo non lo capisca? Ma naturalmente l’intera società
progressista si fonda sul fatto che si vieta di trarre le conseguenze ultime dai principi
deleteri propone: pensate solo all’accoglienza senza limiti agli africani clandestini, o alla
droga libera e all’eutanasia legale. Ma limitiamoci al tema tanto emergente, il sesso.
Se “gli istinti” fossero “naturali”, la natura (o dio) avrebbe dotato il genere
umano dei periodi di estro di cui ha gratificato gli altri animali senza intelligenza,
perché ha ritenuto bene limitare il “calore” sessuale a brevi periodi dell’anno, fuori dai
quali cani, mucche ed elefanti sono indifferenti al richiamo dei sensi. Infatti sarebbe
chiaramente dannoso per l’economia biologica che le bestie si concentrassero sul
sesso continuamente.
Nel genere umano invece la natura (o Dio) non ha posto questo limite periodico
biologico, affidandone l’amministrazione alla “natura umana”. Che è una ”natura”
radicalmente diversa da quella puramente zoologica: la “natura dell’uomo” è infatti di
essere un animale pensante, capace di moralità; un essere che impara “per
educazione”, e quindi costruisce civiltà.

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E non c’è pedagogia più costante e assoluta, in ogni civiltà, di quella che addestra i
suoi fanciulli (i barbari verticali) a controllare gli istinti, non solo la continenza ma
l’astinenza sessuale – ciò che il nostro saccente chiama “repressione”.

Tremila anni di castità


Nella civiltà indu-buddhista è fondamentale l’insegnamento del “brahmacharia”,
castità cui deve attenersi lo studente brahmanico fino ai 20-25 anni, quando non
diventa “uomo di famiglia”(Grihastha) e allora, quando si sposa, la condizione di
bramachari diventa fedeltà e frugalità di vita. Queste prescrizioni sono già dettate
nell’Atharva Veda (circa 1000 a.C.) e nella Chandogya Upanishad (800 a. C.); la
castità assoluta è peraltro prescritta all’anziani negli ultimi anni di vita, dove gli si
consiglia di farsi sannyasi e darsi alla rinuncia sotto la guida di un maestro spirituale.
Nel buddhismo la castità è obbligatoria per i monaci; notoriamente, i pre-adolescenti
passano un periodo di vita (e d’insegnamento) in un monastero, come monaci
temporanei; vivono di elemosina (le mamme sono le prime e generose donatrici).
Tre millenni di “repressione” sessuale – in realtà, di sublimazione e pudore – hanno
prodotto non “disastri”, ma grandi civiltà culture e spiritualità, stili musicali e
architettonici, poemi, opere d’arte e di pensiero originali, e per di più popoli che si sono
moltiplicati e sono cresciuti. Pochi decenni di permissivismo edonista in Europa ha
portato i nostri popoli sull’orlo dell’estinzione. Alla sterilità economica e alla passività
politica più vile. Quanto alla “fecondità” artistica e culturale, è il deserto più disperato e
avvilente.
Nell’Occidente cristiano, la sublimazione guerriera, il culto della verginità della donna,
la pedagogia del pudore,ha prodotto la grande civiltà romanica e gotica, musiche e
vetrate, affreschi, e – assoluta originalità, senza uguali nelle altre culture – la
Cavalleria, l’ideale di rispetto della donna in truculenti uomini d’arme. Importantissimo
fattore di civilizzazione, che comprendeva anche il senso di vergogna, vergogna del
nobile, in guerra, nel profittarsi dei deboli, delle femmine dei vinti, dei loro bambini.
Per secoli quest’ordine di sublimazione ha tenuto e fatto fiorire l’Europa. La prima
volta in cui la liberazione sessuale ha cominciato ad essere proposta come progetto
politico-sociale è stata coi libertini dell’Illuminismo. Bernard De Mandeville (Rotterdam
1670-Londra 1733) lo collega immediatamente alle esigenze del capitalismo nascente:
i vizi privati, fra cui la lussuria, aumentano i consumi, fan circolare capitali, danno
lavoro alle classi povere; le virtù sono recessive . Il suo finale profeta fu il Marchese
De Sade. Che è il nume segreto del ’68, la rivoluzione “culturale” che ha reso “senso
comune” di massa il progetto consumista-edonista.

Sesso e sopraffazione “umanitaria”


Oggi che la “cultura” edonista-individualista ci ha liberati dal riserbo sessuale, è stato
facile per i potenti liberarsi di ogni altra vergogna. Il caso Weinstein ci ha mostrato
come la sopraffazione delle donne “disponibili” sia dilagante, pratica comune, e
banalizzazione del dominio e possesso sul corpo altrui: altro che civiltà. Abbiamo
appena saputo della grande organizzazione “umanitaria” Oxfam i cui “operatori
umanitari”, liberatisi dalla fede in Dio, ad Haiti usavano i fondi donati per soccorrere i
terremotati (fra cui 300 milioni di sterline dello Stato britannico) in orge con prostitute
locali: “dei bambini potevano essere presenti fra i prostituti”, si legge nel rapporto di
accusa, che rileva anche come negli operatori si sia sviluppata “una cultura
dell’impunità”: ecco il tipo di “cultura” che sviluppa la grande epoca della “liberazione
sessuale” senza “repressione” ha prodotto. Vecchia storia, quelle delle “organizzazioni
umanitarie” nel Terzo Mondo, i cui membri spesso sono complici ed “utenti” dei più

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ripugnanti commercia pedofili. Ma se costoro soddisfano “bisogni” leciti e naturali, c’è
qui una evidente contraddizione.
La “cultura” del sesso libero e naturale cui totalitariamente aderiscono le opinioni
pubbliche, i costumi ed anche il diritto e la pratica sociale “disinibita”, trova il suo
scacco nella gestione degli “immigrati” e dei “profughi”. Quasi tutti giovani maschi,
come soddisfare i loro “bisogni sessuali”? Ai quali, beninteso, hanno “diritto”. Come in
Svezia, anche a Macerata qualche operatrice dell’accoglienza pare essersi prestata a
soddisfare i bisogni, se ha dato un figlio allo stregone cannibale e satanista. In Svezia
come in Inghilterra si fa finta che afghani e maghrebini, pakistani e siriani, si
arrangino con ragazze consenzienti; il Germania si sono distribuiti loro ridicoli e
patetici manualetti per istruirli su “come si fa sesso da noi”; dando loro la precisa
nozione che le “vostre donne sono puttane infedeli”. Il risultato è, ovviamente, che in
Svezia la polizia non osa entrare in certi quartieri. Che in Inghilterra, un occasionale
articolo di giornale ci informa che la polizia denunciava un numero aumentato di
“stupri a punta di coltello”: 413 casi nel solo mese di marzo 2017, contro i 334 del
marzo dell’anno prima, e i 250 del marzo 2010. E’ la felicità sessuale che si fa strada
fra gli immigrati. Potrei evocare centinaia di articoli in tutt’Europa su questo tema. Mi
limito ad una:
“Le donne e i bambini rifugiati subiscono un rischio aumentato di violenza sessuale nei
campi d’accoglienza delle isole greche”. Lo dice la portavoce dell’UNHRC Cécile
Pouilly : “In questi centri, i bagni e le latrine sono posti vietati appena fa buio, per
donne e bambini. Anche l’uso del bagno durane
il giorno può essere pericoloso”.
Che si fa? Reprimere i bisogno dei giovani
maschi? Non sia mai. Si lascia cadere la
denuncia. La violenza continua.
Sei tu che hai voluto questo, saccentuolo
“liberato”, mica “Noi repressori”. I “disastri” li
provoca la liberazione, non la recessione. C’è
infatti un legame diretto e profondo tra sesso e
violenza, appena le donne diventano
“disponibili”, che i vostri media non vi Pe
raccontano. Avete distrutto la gentilezza, la r femministe e sinistri, è l’organo
cortesia, il pudore, la civiltà. E ci venite a fare la preposto alla conoscenza.
lezioncina.

Blondet, ho letto le prime righe del suo articolo è scopro una sintonia mai trovata, dal
non trattenermi dal segnalarvela; io non ho avuto tempo di leggermi il Marchede De
Sade ma avendo un suo testo ne aprii a caso 2 pagine le uniche che ho letto e la
provvidenza ha fatto il resto! nella prima pagina aperta a caso un monaco Aguzzino
discute con la sua vittia Justin il discorso che il De Sade mette in bocca all'aguzzino
ricalca fedelmente il commento fatto dal lettore , dobbiamo seguire i nostri istinti la
natura sa il fatto suo e non si aspetta altro che seguiamo le nostre pulsioni... nella
seconda pagina aperta a caso qualche capitolo piu avanti si racconta di come per puro
divertimento si costringe una sorella ad ammazzare l'altra sua sorella, 2 pagine aperte
a caso: il punto di partenza e il punto di arrivo di quella filosofia! ne piu ne meno di ciò
che dice Lei , tant'è che io considero il De Sade il miglior apologeta della propria fallacia.
Tentazioni simili di legittimare le pulsioni le troviamo in Lutero in Raspuntin persino in
Erasmo da Rotterdam e si riassumono nell'affermazione la natura sa il fatto suo che a
sua volta significa dire "il peccato non esiste" e invece il peccato esiste nella misura in

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cui la sensibilità semplice (piacere e dolore) è uno strumento imperfetto per individuare
le condizioni ideali alla vita, se razionalmente riconosciamo l'esistenza di cose che ci
piacciono ma ci fanno male, e di cose che ci fanno soffrire ma fanno bene, se
riconosciamo che non sempre le condizioni ideali alla vita sono piacevoli ma la
sensibilità a volte sbaglia (la droga ci piace ma ci uccide, la medicina può essere amara
ma ci salva) se riconosciamo l'incongruenza esistente in alcuni casi fra ciò che ci piace e
ciò che ci fà bene, ecco che abbiamo razionalmente e oggettivamente spiegato il
concetto di Peccato. La ragione stessa anche senza la rivelazione ci porta a quella
conclusione.