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Guglielmo Manitta

L’eruzione dell’Etna del 1879


problema dell’Italia unita
Dall’apparato eruttivo a Passopisciaro

Il Convivio Editore
Guglielmo Manitta

L’ERUZIONE DELL’ETNA DEL 1879


PROBLEMA DELL’ITALIA UNITA
Dall’apparato eruttivo a Passopisciaro

Il Convivio Editore
3
Il Convivio Editore
Via Pietramarina-Verzella, 66
95012 Castiglione di Sicilia (CT) – Italia
e-mail: giuseppemanitta@ilconvivio.org

Tutti i diritti riservati

Prima edizione: Marzo 2016


Direzione di Giuseppe Manitta

Il presente volume è stato realizzato con la partecipazione


e collaborazione dell’Accademia Internazionale Il Convivio

In copertina:
Casa Cimino minacciata dalla lava,
da L’Illustration, Parigi, 21 giugno 1879

Le immagini dei documenti archivistici e fotografici sono reperibili presso:


a) Archivio Centrale dello Stato (Roma), per quanto riguarda le immagini
delle pagine 217, 218, 219, 220, 221, 222, 223, 224, 225, 226, 227, 228, 229,
230, 231, 232, 233, 234, 235, 236, con collocazione Fondo MAIC, IV versa-
mento, Busta 797, fascicolo 4509. Si ringrazia il Direttore per l’autorizzazione
alla pubblicazione (Autorizzazione n. 1380/2016). b) Biblioteca Apostolica
Vaticana, per quanto riguarda le immagini del terremoto di Bongiardo, delle pa-
gine 404, 405, 406, 407,408, 409, 410, 411, 412, 413, con collocazione Oblungo
I.417, che si ringrazia per la relativa autorizzazione (rich. marzo 2016).

Il presente volume è stato patrocinato


dal Comune di Castiglione di Sicilia
4
Premessa

L’eruzione dell’Etna del maggio-giugno 1879 ha segnato una


svolta radicale nella storia del vulcano, avendo fatto prendere co-
scienza ai governanti dell’Italia Unita della sua pericolosità. Questa
ricerca, durata più anni, ha portato alla luce documenti di grandissi-
mo interesse storico e vulcanologico. Data la vastità del materiale re-
perito, in parte inedito, ho deciso di articolare il volume in diverse
sezioni, anche se ho preferito porre, quasi ad epigrafe, una lirica di
Gabriele d’Annunzio dal titolo A l’Etna, che prende chiaramente lo
spunto da questa eruzione per vagare poi in un mondo mitico colle-
gato al vulcano. Essa, scritta tra i mesi di giugno e luglio del 1879,
venne pubblicata in Primo vere nel dicembre dello stesso anno.
Nella prima sezione del volume, collegando le varie testimo-
nianze contemporanee, ho ricostruito quindi cronologicamente gior-
no dopo giorno l’andamento dell’eruzione e dei fatti strettamente col-
legati ad essa. Segue la corrispondenza inedita del Ministero dell’A-
gricoltura, Industria e Commercio, conservata presso l’Archivio Cen-
trale dello Stato di Roma, attraverso la quale si è ricostruita la vicen-
da della prima Commissione Scientifica, nominata il 4 giugno 1879,
per lo studio di una eruzione etnea. Inoltre questo carteggio ha per-
messo di ricostruire le misure d’emergenza prese durante e dopo
l’evento, cosa che ha suscitato un grande interesse nel mondo scienti-
fico e ha portato molti studiosi italiani a osservare direttamente il fe-
nomeno eruttivo, spingendo alla pubblicazione, nel periodo immedia-
tamente successivo, di diverse relazioni che si ripropongono inte-
gralmente nella terza sezione di questo volume.
Segue un catalogo delle immagini dell’evento, costituito da xi-
lografie, acquerelli e fotografie. Nelle raffigurazioni, che mostrano lo
stesso soggetto, si sono individuate differenze e somiglianze, chiarite
nella parte introduttiva, dove se ne descrivono anche i presupposti
essenziali.

5
Infine, nella parte finale del volume, ho pubblicato alcuni degli
articoli più importanti della stampa nazionale, europea e mondiale.
Ciò ha permesso di capire che l’eruzione ha suscitato allora un
estremo interesse, non solo in Italia, ma anche in nazioni lontane,
come in Australia, Nuova Zelanda, Hawaii, Caraibi. Per le nazioni
con un gran numero di quotidiani, come gli Stati Uniti d’America,
Francia o Regno Unito, si sono pubblicati gli articoli più significati-
vi. Tuttavia alla fine ho inserito un preciso riferimento bibliografico
di una grande quantità di articoli o comunicati pubblicati in quelle
determinate nazioni.
Tutta questa documentazione ha certamente permesso di far lu-
ce su uno dei più interessanti eventi eruttivi dell’Etna, rimasto tutta-
via finora poco conosciuto nell’ambito della storia del vulcano.

L’Autore

6
A L’ETNA
di Gabriele D’Annunzio

ai cari genitori FRANCESCO E LUISA


questo povero fiore di poesia
offre
il figlio amoroso.

Su l’ale ardenti di quest’aura estiva


che da le sacre fonti d’Aretusa
muove soave, e i tuoi declivi lambe
Etna nevoso,

a te il mio carme volitando frema!


a te la cetra una bizzarra nenia
di risi e baci, di sospiri o pianti
tremando vibri!...

Salve, Etna grande! Pe’ tuoi gioghi io veggo


di secoli una danza glorïosa,
e su’ tuoi fianchi nereggianti ed irti
d’arida lava

esculte1 io leggo mille istorie arcane


di prenci, e glorie di plebi, e trionfi
vasti di Numi, e dolcezze d’idillî
tra Fauni e ninfe...

Or tu mi svela, testimon de’ tempi,


or tu mi svela i tuoi misterî antichi:
dimmi i tuoi risi, le fragranze dimmi
e l’ire tue...

1
Esculte: scolpite
7
Oh! quante volte su’ tuoi massi assiso
mirai tramonti ed orti, e vidi ‘l Sole
molcere1 i colli ‘ntorno d’una ebrezza
di rosea luce!

Oh! quante volte pe’ tuoi clivi aulenti


vagai pensoso, o mi ricinsi ‘l crine
d’un floreo serto2 e la mia bionda Lilia
baciai giulivo!...

Ed a la mente inebrïata allora,


come in arcana visïon, fulgea
una vicenda alterna od un tumulto
fiero d’eventi.

Qui fosti, o Grecia! Una gagliarda


stirpe di prodi qui stette, e di canti
armonïosi e suoni d’arpa empìa
l’etnèe convalli;

arcane danze Ninfe scoteano


quest’alti gioghi a ‘l bianco lume; i laghi
e i boschi dolce albergo eran di dive
intelligenze;

fumavan l’are di perenni fochi;


superbi cocchi scorrëan per l’aere
imbalsamata, od i favonî venti
rapìano olezzi...

Spesso piaceansi visitar la terra


i Numi allora: su candide nubi
da ‘l vasto Olimpo venivan fragranti
d’elisie ambrosie

1
Molcere: accarezzare
2
Serto: corona
8
a gli stupiti occhi mortali; e i templi
invigilati molcëan d’incensi
il lor passaggio, e di giocondi cori
le giovinette...

Ma quando il grido fiero di Gradivo


tonò pe’ monti, e le sicane trombe
indisser guerra con clangore orrendo
d’Africa a’ figli.

l’impazïente gioventù correa


fulgida d’armi a le libere pugne,
piantando i segni gloriosi, e l’aste
in mezzo a’ campi...

Odi lontano strepito di ferri,


e suon di canti bellicosi, e scàlpito
di spumeggianti alipedi cavalli:
ascolta gl’inni

de’ sacri vati trascorrenti al piano:


mira la terra rosseggiante e fumida
qual mar di sangue... La Vittoria scuote
la potente ala

su l’olmo chino de’ prodi: risplende


il Sol su ‘l fiero volto de’ caduti:
l’ira è un tripudio... Avanti! avanti! avanti!
Bello è morire!...

E tu guardavi, Etna nevoso, l’acre


ira de’ figli, con lieve pennacchio
di bianco fumo il limpidissimo aere
contaminando.

9
Ma qual terrore le sopposte valli
corse e ricorse allor che un piceo immenso
fiume di foco sgorgò da ‘l tuo capo
con tuoni orrendi

a divorar le biondeggianti messi


e di Cerere diva ogni altro dono!
Andavan rotte pe ‘l torbido cielo
immense rupi:

cadea su’ piani una tempesta spessa


di sibilanti sassi: un tetro odore
stendeasi ‘ntorno di solfureo fumo
e di bitumi:

e ovunque nembi di cenere, globi


rossi di fiamma, flutti d’acque ardenti,
ululi lunghi e mugghii forsennati
e grida e pianti!...

Qui fosti, o Grecia! Qui Empedocle eterno,


allor che il vile Trasideo regnava
in Agrigento, qui venne solingo
ad inspirarsi;

e de ‘l suo sfero1 l’armonie sublimi


qui divinava, e ne ‘l lucente riso
de’ firmamenti bevea le melòdi
de l’Universo.

Vate immortal! Qual forza mai traeva


il tuo sereno spirto a insublimarsi?
Che nume arcano t’irraggiò la mente
a i santi veri

1
Suo sfero: sua sfera
10
quando dettavi le solenni pagine
de’ tuoi poemi?... Tu guerriere invitto
di Libertà, cittadin glorïoso,
sofo possente,

tu rivelavi con profonda vena


i novi acquisti a’ figli desïosi,
e meraviglie opravi, onde nomârti
colisanema...1

Era una notte. Rifulgeano gli astri


in molle danza; un profumo d’aranci
per l’aure fresche errava ed un’arcana
dolce melòde;

dormìano i fiori intorno un lieve sonno;


dentro i pomarî sacri li usignuoli
mettean lamenti; e sommesso là giù
l’Etna fremea.

Profferta a’ baci di notturne Ornitie2


la fronte ardente e ne l’effuse pieghe
de ‘l pallio avvolto, qui venne quel genio
in sua ultim’ora.

Co ‘l poderoso piè premea le zolle


aspre de ‘l monte, e allor che a ‘l sommo giunse,
converso a ‘l cielo ove ridea Diana,
disciolse un carme.

Avea gemiti quel carme eguali a’ rantoli


de ‘l moribondo: avea fremiti e murmuri
la vecchia lira, e rispondeva a ‘l rombo
aspro de ‘l monte.
1
Colisanema: probabilmente da coli+Sanema, personaggio mitico dell’India.
2
Ornitie: mitici personaggi femminili detti così perché annunciavano il ritorno
degli uccelli.
11
Poi, radïante in volto, spezzò il fido
plettro e le corde, e di divino in atto
precipitossi ne ‘l profondo abisso
che in lui si chiuse!...

Tutto era bello in quell’età beata!


Zancle opulenta di gioconde viti
il piè tuffava ne ‘l recurvo freto1
presso Cariddi;

splendida o altera per munito porto


sorgea Panormo2; Agrigento famosa
per generosi cavalli, ricinta
di lunghe mura

e di delubri adorna, offria l’incenso


a i deprecati altari di Lacinia
e di Giove (onde i giorni prosperanti
e la dovizia):

e Siracusa, bella d’ampli circhi


e d’acquedotti e loggie incontro a ‘l mare,
sporgea davanti a l’isola d’Ortigia
sorella a Delo.

Quivi Archimede su la vitrea sfera


passava i giorni meditando, e mille
strumenti novi di guerra a difesa
de la sua patria

ei ricercava, onde i romani legni


arse in incendî. In ardimenti arcani
quivi rapito, martire sublime
de ‘l suo pensiero,

1
freto: mare
2
Panormo: Palermo
12
ne’ forti gaudii di Sofia converso,
ei non si scosse allor che l’empio ferro
gli spense in cor la vita, e ne la mente
il divo raggio.

Sotto que’ mirti e a ‘l mormorio fluente


de’ sacri fonti il figlio di Filinne
l’aure molcea co ‘l suon de la sua cetra
e co l’incanto

de la sua voce. Scorrëan gl’idillî


intorno dolci come il mele ibleo,
ed a ‘l poeta facëan corona
le verginette

siracusane. Com’erano belle!...


Bianche le braccia al pari de la foglia
d’un albente1 ligustro, gli occhi neri
come la notte,

i bei capegli effusi in lucida onda


su ‘l latteo collo, il sen molle pulsante,
e un tal soàve reclinar di teste,
e un flessuoso

mover di membra, ed un nitor di sguardi,


che parean dive Nereïdi allora
sorte da l’acque ad ascoltare i carmi
de ‘l dolce vate...

Or tutto è muto! Non più Ninfe eterne


scorron que’ piani e guidan balli a sera:
non più i delùbri2 invigilati suonano
di lieti cori

1
Albente: bianco
2
Delubri: templi
13
e di testudini. Ora tutto è muto!
Ed il sicano agricoltor frangendo
quest’ aspre glebe ritrova elmi e scudi
e funebri urne...

Ma fino a quando questi colli ‘l Sole


rallegrerà d’un amoroso riso,
e l’albe estive ingemmeran que’ fiori
di bianche perle;

fin che di molli rose e di vïole


l’ennèe1 convalli molceranno i venti,
e il niveo cigno nuoterà di Pergo
su’ vaghi flutti:

fin che il pollente salcio2 su ‘l Simeto


la lunga pioggia spargerà de’ rami,
e i melograni schiuderan da ‘l seno
bei rubini:

fin che i tuoi figli ne ‘l capace petto


avranno il nume e ne le vene il foco,
Etna fumante, a te l’inno possente,
a te la lode!

1
Ennèe: di Enna
2
Pollente salcio: vigoroso salice
14
INTRODUZIONE

ERUZIONE BILATERALE DEL 1879:


L’ETNA PROBLEMA DELL’ITALIA UNITA

L’attenzione dei politici e dei mezzi d’informazione

Con l’eruzione del 1879 l’Etna viene annoverata tra le calamità


naturali da monitorare presenti nel territorio italiano. In un’Italia che
solo da pochi anni ha raggiunto la sua unità nazionale, è stato neces-
sario avviare una serie di studi e di ricerche che potessero contribuire
alla prevenzione del rischio vulcanico, promossi soprattutto dal mini-
stero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, e dal ministero della
Pubblica Istruzione, come si evince dalla fitta corrispondenza. «Nel-
l’interesse generale, e per peculiare ufficio del ministero a cui presie-
do, io sarei d’avviso di inviare persone competenti sul luogo per stu-
diare quel complesso di fenomeni cui dà luogo un fatto di sì grave
importanza, indagare le cause […], e nello stesso tempo chiarire e
proporre quanto la scienza stessa trovasi in grado di indicare quali
preavvisi per tali consimili calamità»1. Ma mentre dai governanti del
Regno di Sicilia prima e di quello delle Due Sicilie dopo, il problema
dell’Etna era stato preso in considerazione in seguito a eruzioni di
notevole importanza, avvenute a partire dal XVII sec2, nel 1879 i go-
1
Lettera del Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio, Salvatore Majo-
rana Calatabiano, al collega della Pubblica Istruzione, Michele Coppino, scritta il 3
giugno 1879. Si veda nella sezione di questo volume Documentazione e corrispon-
denza sull’eruzione del 1879 nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma al n. 2
(doc. n. 2), hanno ha come collocazione: fondo del Ministero d’Agricoltura, Indu-
stria e Commercio, direzione generale dell’Agricoltura, IV versamento, busta 797.
Questo passo chiarisce in modo lineare le intenzioni dei nuovi governanti e i pro-
getti che intendono attuare.
2
L’evento maggiore che dimostra l’efficienza dei governanti siciliani è quello del
1669. Questa eruzione recò gravi danni non solo alla città di Catania, ma anche a
15
vernanti dell’Italia unita si trovano di fronte a un fenomeno naturale
nuovo e mai affrontato, e cominciano a dare un serio sostegno alle
ricerche scientifiche sul vulcano siciliano.
La prima vera eruzione laterale avvenuta dopo l’unità d’Italia,
in effetti, si era avuta nel 1865, ma quella del 1879 segna il primo
evento eruttivo post-unitario ad aver interessato un territorio a bassa
quota e ad aver prodotto rilevanti danni. Nel 1865, infatti, la frattura
eruttiva era impiantata a circa 1800 metri sul fianco nord-est, e il ter-
reno in poca pendenza di quella regione aveva causato un allarga-
mento del campo lavico piuttosto che una crescita in lunghezza, fa-
cendo raggiungere al fronte più avanzato della colata i 750 metri,
senza interessare zone intensamente abitate e coltivate.
A partire dall’eruzione del 1879 e per tutto lo scorcio del secolo
XIX, però, gli studiosi catanesi, e in modo particolare Orazio Silve-
stri1, che allacciò un importate rapporto con gli organi governativi,
hanno contribuito a una migliore conoscenza dei fenomeni vulcanici
con validi studi scientifici e peculiari indagini, cosa che ha permesso
un maggiore controllo delle eruzioni durante il loro svolgimento, la
riduzione dei rischi e, in certi casi, benché di poche ore, anche la
previsione2. Gli studi più importanti su di essa, infatti, sono dovuti al
Silvestri3, autore di diverse relazioni e numerosi disegni che in ma-

numerosi centri abitati che vennero danneggiati completamente dall’evento erutti-


vo. Durante questa eruzione non si registrò comunque nessuna vittima.
1
Orazio Silvestri costituisce la prima figura che segue un metodo scientifico. In
precedenza, autori come Carlo Gemmellaro, Giuseppe Gioeni e Giuseppe Recupero,
si erano solo limitati a descrivere i fenomeni e a dimostrarne le cause teoricamente.
2
In occasione dell’eruzione laterale del 1883 Orazio Silvestri, tramite un tele-
gramma, informò il ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio che gli stru-
menti sismici segnavano un’attività tellurica abbastanza intensa. Ciò fu interpretato
dal vulcanologo come un evento premonitore di un’imminente eruzione. Dopo po-
che ore, infatti, il fianco meridionale del vulcano viene squarciato da un lungo ap-
parato eruttivo.
3
Orazio Silvestri nacque a Firenze il 7 febbraio 1835, da Giovanni e Giuditta
Orengo. Nel 1853 si laureò in Scienze fisico-chimiche presso l’Università di Pisa.
Nel 1859 gli fu assegnata la cattedra di Chimica generale nel Regio Liceo di Pisa e
nel 1862 divenne assistente della stessa cattedra all’Università di Napoli con il profes-
sore Sebastiano De Luca. Solo l’anno successivo sarà nominato ordinario di Chimica
Generale presso l’università di Catania. Nel 1885 venne nominato direttore del R. Os-
16
niera scientifica hanno saputo descrivere l’evento eruttivo, con se-
zioni delle colate e con la mappatura del territorio tramite rilievi ese-
guiti durante l’eruzione.
Il Silvestri fu coinvolto direttamente anche nella Commissione
scientifica che, sempre il 3 giugno, nono giorno dell’eruzione, il Mi-
nistero dell’Agricoltura ritenne opportuno costituire per lo studio dei
fenomeni vulcanici che si stavano verificando sull’Etna. La Commis-
sione era composta anche da Pietro Blaserna e Gaetano Giorgio
Gemmellaro, rispettivamente docenti nelle università di Roma e Pa-
lermo. I componenti della Commissione, nella loro relazione finale,
circa l’importanza degli studi sui fenomeni etnei, scrivono: «L’Italia
possiede, senza parlare dei minori, due grandi vulcani molto e troppo
attivi, uno dei quali, l’Etna, è addirittura uno dei più importanti della
terra. L’Italia deve farne una quistione di decoro e nazionale, che le
grandi eruzioni fossero studiate con tutti i mezzi che la scienza mo-
derna richiede»1. Si propone l’istallazione di uno spettroscopio per la
misurazione della temperatura all’interno delle bocche eruttive, oltre
all’utilizzo di una parte dell’Osservatorio Astronomico che si stava
costruendo sull’Etna proprio in quell’anno, riguardo al quale la
commissione propone: «Essa desidererebbe che fra i vari lavori da
eseguirsi in quell’importantissimo osservatorio, fossero anche con-
templare le misure esatte della gravità fatte col mezzo di un pendolo
speciale e in diversi punti dell’Etna. La Commissione crede che con
una serie di misure eseguite in punti bene scelti, il pendolo fornireb-
be dati importanti per dedurne, con qualche sicurezza, la forma inter-
na della grande montagna vulcanica»2.
L’ultima proposta della Commissione è l’installazione di tante
stazioni sismiche con l’idea di avere un vulcano sufficientemente
monitorato. «La Commissione – si legge ancora nella relazione pre-

servatorio Vulcanologico Etneo. Morì a Catania il 17 agosto 1890 all’età di 55 anni. Ha


studiato in modo particolare le eruzioni etnee del 1865, 1874, 1879, 1883 e 1886.
1
Orazio Silvestri, Pietro Blaserna, Gaetano Giorgio Gemmellaro, L’eruzione
dell’Etna, del 26 maggio 1879, Relazione della Commissione nominata dai Mini-
steri di Agricoltura Industria e Commercio e della Pubblica Istruzione, giugno
1879, pag. 8.
2
Ivi, pag. 10.
17
sentata al governo – crede, che il numero dei piccoli Osservatorii si-
smici andrà sempre più estendendosi e che il laboratorio del prof.
Silvestri a Catania sia destinato a divenire il centro di una serie im-
portante di ricerche vulcanologiche»1. Questi sono i progetti avanzati
durante l’eruzione del 1879, che nel corso degli ultimi decenni del
XIX secolo saranno in buona parte attuati.
Durante l’apertura delle fratture eruttive sia sul fianco nord che
su quello sud, i primi telegrammi provenienti dai paesi di Biancavil-
la, Randazzo e Castiglione comunicavano tempestivamente alla Pre-
fettura di Catania l’inizio della nuova eruzione. Alcuni di questi tele-
grammi furono inviati la stessa sera alle redazioni della stampa ita-
liana e straniera, tanto che la mattina successiva, meno di dodici ore
dopo l’inizio, la notizia era presente su numerosi giornali. Se da una
parte tale eruzione ha dato un input all’attenzione scientifica, dal-
l’altra parte essa è stata tra le prime del vulcano siciliano ad avere
una diffusione globale sia su quotidiani che su periodici. In altre oc-
casioni le eruzioni dell’Etna erano state centro di attenzione, seppur
con minore diffusione, come avvenne per l’eruzione del 16692 e per
altre come quelle del 1852 e 1865, ma la notizia di questa è comparsa
in numerosi quotidiani e periodici di nazioni molto lontane, come
l’Australia, la Nuova Zelanda, le Hawaii, le isole dei Caraibi, gli Stati
Uniti, oltre che negli stati europei. Nella quinta pagina del quotidiano
londinese Pall Mall Gazette, ad esempio, un piccolo trafiletto comuni-
cava che alcuni telegrammi da Messina annunciavano l’inizio di una
nuova eruzione, mentre addirittura negli Stati Uniti, nella prima pagina
del quotidiano Daily Globe, viene riportato un telegramma inviato il
26 maggio da Londra, telegramma che fu pubblicato anche dal quoti-
diano The Cincinnati Daily Star. A testimonianza inoltre della grande
importanza mediatica che è stata data all’eruzione del 1879 è da ad-
durre il considerevole numero di quotidiani, oltre 400, che nel Regno
Unito ne hanno parlato tra il 28 maggio e la fine di giugno.
I giornali più importanti si preoccuparono di mandare, il più pre-
sto possibile, dei loro inviati per avere informazioni più dettagliate e

1
Ibidem.
2
In occasione di questa eruzione furono diffuse molte relazioni, alcune delle qua-
li pubblicate anche all’estero.
18
precise. Tra i giornali italiani, oltre ai quotidiani locali di Catania e
Messina, come la Gazzetta di Catania, il Don Pancrazio e la Gazzet-
ta di Messina, quello che ebbe sul luogo più di un inviato fu L’Illu-
strazione Italiana con Luigi Cattaneo e Nicola Lazzaro. Quest’ultimo,
che dimorava a Napoli, svolgeva tale incarico anche per la Gazzetta
Piemontese, che in seguito prenderà il nome di La Stampa. Inoltre la
maggior parte dei periodici illustrati europei pubblicò numerose raffi-
gurazioni dell’eruzione. Tra questi si ricordano il The Illustrated Lon-
don News, Illusteret Tidende, Le Monde Illustré, L’Universe Illustré, e
il periodico francese L’Illustration, che nel numero del 21 giugno
pubblicò in copertina un disegno della Casa Cimino lambita dalla lava.

Caratteristiche generali dell’eruzione


L’eruzione del 1879 costituisce certamente uno dei fenomeni
eruttivi più importanti del territorio etneo del XIX secolo sia per la
peculiarità di aver prodotto contemporaneamente due apparati erutti-
vi su due fianchi opposti del vulcano, a nord e a sud, sia per l’atten-
zione che vi è stata prestata da parte di scienziati, giornalisti e curiosi
di ogni parte del mondo. Nella vulcanologia, eruzioni come questa,
che ha prodotto due fessure eruttive, vengono chiamate bilaterali. La
quota inferiore raggiunta dalla colata lavica è stata di circa 560 metri,
la più bassa tra quelle del fianco nord da più di un millennio, se si
esclude quella più recente del 1981; invece il campo lavico nell’alto
versante sud è stato quasi interamente coperto dalle colate laviche del
1942 e del 1949.
Sia l’attività eruttiva che quella sismica avvenute nel 1879 se-
guono quasi perfettamente le dinamiche della più recente eruzione
del 2002-2003. Nel 2002, come nel 1879, le due fratture eruttive era-
no, infatti, ubicate sul fianco sud, a est di Monte Frumento Supino, e
sul fianco nord dell’Etna, ad est della frattura del 1879. Le fessure
delle due eruzioni sul fianco nord si sono sviluppate nel cosiddetto
Rift di nord-est, mentre i terremoti, che hanno interessato il basso
fianco orientale del vulcano, sono avvenuti nei due casi lungo la stes-
sa faglia, chiamata “Faglia di Santa Venerina”. L’unica differenza sta

19
nel fatto che nella recente fase sismica del 2002 l’epicentro si è spo-
stato verso il centro dell’abitato di S. Venerina.
La frattura eruttiva dell’eruzione del 1879, nonostante sia stata
ricoperta in parte da colate recenti, è tra quelle più complesse e arti-
colate dell’Etna. Essa si estendeva da quota 2300 metri sul fianco su-
doccidentale e attraverso il cratere sommitale si metteva in comuni-
cazione con il fianco nord, sul quale si allungava sino ad una quota
minima di 1690 metri. Le fonti contemporanee all’eruzione ci offrono
delle descrizioni abbastanza complete riguardo l’apparato eruttivo. E
tali testimonianze spesso si rivelano uniche, in quanto le bocche ubica-
te tra i 1690 e i 1950 metri sul fianco nord furono coperte in gran parte
dalle lave dell’eruzione del 1923, anche se permane una parte di que-
sta frattura ubicata sul fianco est del Monte Timparossa, diretta verso
Monte Nero, sulla quale il Silvestri nella sua relazione scrive: «La
continuazione superiore della squarciatura immediatamente sopra alle
descritte bocche di fuoco vedevasi attraversare il fianco di levante a
me sottoposto della Timpa Rossa, quasi distaccandone un segmento
proprio in faccia al Monte Nero e quivi si scorgevano scavate delle
cavernosità imbutiformi le quali davano di tanto in tanto delle proje-
zioni di scorie, e di detrito lavico che cadendo producevano l’incen-
dio in una macchia circostante di giovani faggi: esse avevano già
formato quattro prominenze sui labbri della squarciatura»1.
La migliore descrizione visiva dell’intero apparato eruttivo ci viene
fornita dallo stesso Orazio Silvestri nella sedicesima tavola del volume
inedito I moderni fenomeni vulcanici dell’Etna.2 Inoltre un’ulteriore de-
scrizione della frattura è contenuta nella relazione dello stesso pubbli-
cata nel settembre del 1879, da cui si evince che a 1690 metri circa era
ubicato il primo centro eruttivo costituito da un gruppo di 5 piccoli
crateri, seguito da uno più isolato a 1800 metri. «L’ultimo – scrive Sil-
vestri sulle bocche inferiori – è ad un livello di suolo in media 1690 m.
sul mare, dista dal precedente poco più di 1/2 chilometro; ha una for-

1
Orazio Silvestri, Sulla doppia eruzione e i terremoti dell’Etna nel 1879, 2° edi-
zione ampliata del 1° rapporto presentato al R. Governo, con una carta topografi-
ca dell’Etna in cromolitografia, Catania, tipografia C. Galatola, 1879, p. 20.
2
Con questo volume Silvestri intendeva raccogliere gli studi eseguiti su tale eru-
zione, come aveva già fatto durante quella del 1865.
20
ma oblunga ed è costituito dall’aggregato di tre crateri due dei quali
(gli estremi) aperti da un lato e in connessione con due bocche di fuo-
co di cui una ha dato un fiume di lava da Sud a Nord in direzione
dell’asse maggiore del monte, l’altro in senso trasversale a questo:
ambedue in ogni caso hanno raggiunto la grande corrente che scende-
va a tramontana verso il fiume Alcantara ed il paese del Mojo»1.

In primo piano, stato attuale della frattura del 1879 a quota 2200

Il terzo e il quarto centro eruttivo classificato da Silvestri sorgeva


a quota 1900-1930 metri, mentre a 1950 metri «erano impiantate 4 di-
stinte bocche di fuoco che tutte vidi disposte in un breve arco di circo-
lo nel cui centro corrispondeva il principio di un largo fiume di lava al
quale confluiva il materiale che ciascuna vomitava a regurgito. Tutte
rivolte nel senso della discesa della lava, avevano una forma caratteri-

1
Orazio Silvestri, Sulla doppia eruzione…, op. cit., pp. 22-23.
21
stica e distinta, come rilievi, il cui profilo rappresentava il contorno di
altrettanti triangoli scaleni, aventi per base il lato più lungo e per spalle
il lato più corto: il lato intermedio formava un piano inclinato, in cima
al quale si vedeva vomitare la lava che ribollente fluiva ricevuta da un
alveo, in cui delle scorie incandescenti (ma di colore meno vivo della
lava) formavano due argini paralleli distesi longitudinalmente a guisa
di morene. Tutto questo insieme formato dalle bocche di fuoco e
dall’alveo respettivo, rappresentava un apparecchio completo dove la
lava che sgorgava incessantemente, scorreva per aggregarsi alla gran-
de fiumana alimentata dal contributo di tutte le bocche»1.

Parte nord est del monte Umberto Margherita


Tra le bocche effusive a 1950 metri e quelle esplosive a 2250
metri sorgeva una serie di fratture secche: «Abbiamo visto pure che
procedendo da questi due Monti [Timparossa e Monte Nero] in su,
verso l’asse eruttivo dell’Etna o del sommo cratere centrale, la squar-
ciatura del suolo non continua unica, ma è rappresentata da numerose

1
Ivi, pp. 18-19.
22
fenditure e avvallamenti. Questo suolo sconvolto, procedendo in alto
presenta ad un livello di 2100 metri, quattro cavernosità profonda-
mente scavate e disposte l’una dopo l’altra in un tratto di circa 100
metri e rappresentano delle esplosioni di suolo e l’esordire di crateri
che poi non si formarono; solo si sono limitate fino al presente a dare
svolgimento abbondante di vapori»1.

Voragine di una delle tre bocche che costituiscono


l’Umberto Margherita

A 2250 metri sorgevano infine le bocche esplosive che hanno


dato origine al Monte Umberto-Margherita. La frattura esplosiva si
estendeva sino a 2400 metri, dove sorgevano altri due gruppi con 4
bocche eruttive. Sul fianco del cono terminale del vulcano si esten-

1
Orazio Silvestri, Sulla doppia eruzione…, op. cit., p. 23.
23
deva una lunga fessura, ma la porzione compresa tra 2300 e i 3000
metri è stata coperta dalle lave del XX secolo.
Il volume totale delle lave del 1879, secondo i calcoli e le osser-
vazioni pubblicate nella relazione del Silvestri, ammonta a circa 56
milioni di metri cubi1.

1
Tuttora si considera esatto il calcolo del volume di tali prodotti emessi.
24
INDICE GENERALE

609
610
Indice

Premessa pag. 5

A l’Etna
di Gabriele D’Annunzio 7

INTRODUZIONE 15

ERUZIONE BILATERALE DEL 1879:


L’ETNA PROBLEMA DELL’ITALIA UNITA 15
L’attenzione dei politici e dei mezzi d’informazione 15
Caratteristiche generali dell’eruzione 19

EVENTI PRECURSORI DELL’ERUZIONE 25


L’eruzione laterale del 1874 25
Eventi precursori del 1878 29
Eventi precursori del 1879 32

L’ERUZIONE ETNEA DEL 26 MAGGIO - 6 GIUGNO 1879 35


26 maggio 35
27 maggio 42
28 maggio 45
29 maggio 52
30 maggio 56
31 maggio 60
1 giugno 67
2 giugno 71
3 giugno 76
4 giugno 80
5 giugno 81
6 giugno 82
7 giugno 83

611
EVENTI SUCCESSIVI ALL’ERUZIONE 85

TERREMOTO DI BONGIARDO 88
Eventi successivi al sisma del 17 giugno 90

BIBLIOGRAFIA 92

CORRISPONDENZA DEL MINISTERO


DELL’AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO
SULL’ERUZIONE ETNEA DEL 1879 nell’Archivio
Centrale dello Stato di Roma 95
Introduzione 97
Caratteristiche del fondo 97
Ministri dell’Agricoltura, Industria e Commercio 97
Ministri della Pubblica Istruzione 98
Nascita e sviluppo della Commissione scientifica 98
Relazione degli ingegneri Baldacci, Mazzetti e Travaglia 106
Relazione di Camillo Buda 107

DOCUMENTI 109

RELAZIONI SCIENTIFICHE 237


INTRODUZIONE 239
Relazioni e altra editoria sull’eruzione del 1879 239
Contenuti e caratteristiche delle relazioni 239

Relazione I 239
Orazio Silvestri, Sulla doppia eruzione dell’Etna scop-
piata il 26 magio 1879, rapporto alle LL. EE. i Ministri del-
l’Interno, dell’Istruzione Pubblica, di Agricoltura, Industria
e Commercio, Catania, tipografia C. Galatola, giugno 1879,
pp. 19, periodo descritto: 26 maggio - 31 maggio 1879.

Relazione II 240
Orazio Silvestri, Sulla doppia eruzione e i terremoti
dell’Etna nel 1879, 2° edizione ampliata del 1° rapporto
612
presentato al R. Governo, con una carta topografica del-
l’Etna in cromolitografia, Catania, tipografia C. Galatola,
settembre 1879, pp. 47, periodo descritto: 26 maggio - 31
agosto 1879.

Relazione III 241


Mario Pappalardo Musumeci, Cenno sulla eruzione
dell’Etna del 26 maggio 1879 per l’ingegnere Prof. Mario
Pappalardo Musumeci, Catania, tipografia Francesco
Martinez, giugno 1879, pp. 12, periodo descritto: 26 mag-
gio - 17 giugno 1879.

Relazione IV 242
Pietro Blaserna, Gaetano Giorgio Gemmellaro, Orazio
Silvestri, L’eruzione dell’Etna del 26 maggio 1879, rela-
zione della commissione nominata dal Ministero di Agri-
coltura, Industria e Commercio e della Pubblica Istruzio-
ne, Roma, Tipografia eredi Botta, luglio 1879, pp. 13, pe-
riodo descritto: 26 maggio - 17 giugno 1879.

Relazione V 242
Baldacci L., Mazzetti L., Travaglia R., Relazione sull’e-
ruzione dell’Etna, s.l, s.n, s.d, pp. 7, in Bollettino del Comi-
tato Geologico, Tip. Barbera, Roma, 1879 periodo descrit-
to: 26 maggio - 6 giugno 1879

Relazione VI 243
Mantovani Pio, Antonio Gregori, La eruzione dell’Et-
na, Torino, tipografia Candeletti, 1879, pp. 24, periodo de-
scritto: 26 maggio - 17 giugno1879

Relazione VII 244


Cossa A., Osservazioni chimico microscopiche sulla
cenere dell’Etna caduta a Reggio di Calabria il 28 maggio
u. sc. e sulla lava raccolta a Giarre il 2 giugno, Roma, ti-
pografia Salviucci, 1879, pp. 2
613
Relazione VIII 244
Silvestri Orazio, I moderni fenomeni vulcanici dell’Et-
na, inedito e irreperibile.

Relazione IX 244
G. Ricca Rossellini, Relazione d’alcuni danni provocati
alla agricoltura dalla eruzione dell’Etna, pp. 7, periodo de-
scritto: 26 maggio - 4 giugno1879, inedito, manoscritto con-
tenuto nella corrispondenza dei Ministeri conservata
nell’Archivio centrale dello Stato di Roma.

Relazione X 245
Camillo Buda, [Relazione sulla colata lavica del
1879], inedita, irreperibile.

Discorsi parlamentari e altra editoria 245


Discorsi parlamentari 245
Manifesti 246
Toponimi 248

Orazio Silvestri, Sulla doppia eruzione e i terremoti


dell’Etna nel 1879 253

L’eruzione dell’Etna del 26 maggio 1879. Relazione della


Commissione nominata dai Ministeri di Agricoltura
Industria e Commercio e della Pubblica Istruzione. 294

Pio Mantovani - Antonio Gregori, La eruzione dell’Etna 305

Mario Pappalardo Musumeci, Cenno sulla eruzione dell’Etna


del 26 maggio 1879 327

Baldacci L., Mazzetti L., Travaglia R.


[Relazione sull’eruzione dell’Etna] 335

614
Ottorino De Fiore, Una colata lavica sconosciuta
dell’eruzione dell’Etna 1879 341

ICONOGRAFIA E FOTO 347


Introduzione 349
Famiglia I. Eruzione ripresa dal campanile della chiesa
di Mojo Alcantara 349
Famiglia II. Casa Cimino a Passopisciaro 350
Famiglia III. L’eruzione ripresa da Monte Mojo 352
Crateri d’eruzione 352
XVI Tavola de I Moderni fenomeni vulcanici dell’Etna 354
L’eruzione dalla riviera ionica e altre vedute 356
Fuga degli abitanti di Mojo 357
Veduta di Passo Pisciaro di Mario Pappalardo Musumeci 357
Disegni Saitta 358
Carte Topografiche 359
Fotografie di Tommaso Tagliarini sull’eruzione 360
Fotografie sul terremoto di Bongiardo 361
Il caso della carta dell’IGM 364

CATALOGO DELLE IMMAGINI 368


Cartografia sull’eruzione 399
Il terremoto di Bongiardo. Foto di Tommaso Tagliarini 403

QUOTIDIANI E RIVISTE ITALIANE 415

ILLUSTRAZIONE ITALIANA 417


L’ERUZIONE DELL’ETNA 418
DA NAPOLI ALL’ETNA 423
DA NAPOLI ALL’ETNA. Un pranzo di fave.
Un giorno a Mojo. I venditori e gli stranieri.
L’ascensione. 429

GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA 437

GAZZETTA PIEMONTESE (LA STAMPA) 445


615
IL PANARO 470
Da L’Etna e l’eruzione del 26 maggio 1879,
Estratto dal giornale “Il Panaro”, Tipografia
Moneti e Namias, Modena 1879, pp. 24 470

L’UNIONE. Cronaca capodistriana bimensile 479


Dalle falde dell’Etna 481

CORRIERE DELL’ARNO 485

LA CROCE PISANA 486

LA PROVINCIA DI PISA 489

GAZZETTA DI CATANIA 491


Guasti arrecati dall’eruzione dell’Etna
(supplemento alla Gazzetta di Catania n. 127) 491

Guasti arrecati dall’eruzione dell’Etna 493

Dettagli sull’eruzione dell’Etna 494

2 giugno 1879. Bollettino numero 4. Guasti


dell’eruzione dell’Etna 496

Bollettino della Sera Numero 5. Eruzione Dell’Etna


Catania 2 giugno 1879 497

Bollettino della Sera Numero 6. Eruzione dell’Etna


Catania 3 giugno 1879 500

Nuovi ragguagli sull’eruzione dell’Etna


Catania 4 giugno 1879 501

616
Bollettino della sera n. 8. Eruzione dell’Etna
Catania 4 giugno 1879 503

Bollettino della sera n. 9. Eruzione dell’Etna


Catania 5 giugno 1879 505

Bollettino della sera n. 10. Nuovi ragguagli


sull’eruzione dell’Etna. Catania 6 giugno 1879 507

Bollettino della sera n. 10. Eruzione dell’Etna.


Catania 8 giugno 1879 509

Bollettino della sera n. 11. L’eruzione dell’Etna


è cessata. Catania 8 giugno 1879 510

L’AVVENIRE 512
Dispacci e notizie sull’eruzione dell’Etna 512

LA MONARCHIA 515
Supplemento al giornale La Monarchia
Notizie dei guasti della eruzione dell’Etna 515

BOLLETTINO DEL MATTINO 517


Bollettino del mattino n. 6 e 7
Seguito dei ragguagli sull’eruzione dell’Etna
Catania 4 giugno 1879 517

Bollettino del mattino n. 7. Eruzione dell’Etna


Catania 4 giugno 1879 519

Bollettino del mattino n. 9. Nuovi ragguagli


sull’eruzione dell’Etna. Catania 5 giugno 1879 520

Dispacci ufficiali e corrispondenze private


sulla eruzione dell’Etna 521

617
DON PANCRAZIO 523
Supplemento al n. 43 del Don Pancrazio
Dispacci ufficiali sull’eruzione dell’Etna
Catania, 31 maggio 1879. 523

Supplemento al n. 44 del Don Pancrazio


Ultimi dispacci ufficiali sull’eruzione dell’Etna 524

3° supplemento al n. 44 del Don Pancrazio


Dispacci ufficiali e notizie sull’eruzione dell’Etna 525

1° supplemento al n. 45 del Don Pancrazio 527

2° supplemento al n. 45 del Don Pancrazio


L’eruzione è cessata 530

Interi ragguagli N. 5. sull’eruzione dell’Etna


dal 26 maggio al 2 giugno 531

QUOTIDIANI E RIVISTE STRANIERE 535

Australia 537

Belgio 540

Brasile 542

Canada 542

Caraibi 542

Finlandia 543

Francia 545

LE FIGARO 545
618
LE CONSTITUTIONNEL 547

LE GAULOIS 553

LE TEMPS 557

L’IMPARTIAL DES ALPES 558

Altri giornali francesi che hanno riferito la notizia 560

Germania

FREIBURG GAZETTE 562

Regno Unito 563

Altri giornali inglesi che hanno riferito la notizia 569

Svizzera

JOURNAL DE GENÈVE 581

GAZETTE DE LAUSANNE 590

Stati Uniti 596

Altri giornali statunitensi che hanno riportato la notizia 603


978-88-99717-06-3
Euro 25,00

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