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II Domenica dopo Natale Anno C

II Domenica dopo Natale

LECTIO - ANNO C
Prima lettura: Sir 24, 1-4. 8-12, neo-vulg. 24,1-4.12-16

La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la
sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua
gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella
moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti benedetta, mentre dice: Allora il
creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi
disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredit in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti" .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternit non verr meno. Nella
tenda santa davanti a lui ho officiato e cos mi sono stabilita in Sion. Nella citt che egli ama mi ha
fatto abitare e in Gerusalemme il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore la mia eredit, nell'assemblea dei santi ho preso dimora.

La prima lettura canta la "sapienza divina", canta la relazione che intercorre tra Dio e il
creato, opera delle sue mani. Parla del viaggio che ha compiuto per porre la sua dimora tra
gli uomini: "fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredit Israele".
Il cristiano non pu considerare la sapienza come un dato acquisito una volta per sempre,
valida in ogni tempo e circostanza. La tenda pi che manifestare un dato acquisito e
stabile, denuncia una volont di progredire verso orizzonti nuovi, che non abbiamo ancora
scoperto.
Siamo dunque chiamati a mettere in discussione il nostro sapere perch il cibo che offre la
tenda, lo offre in vista di una nuova partenza; dobbiamo essere pronti a partire allo
spuntare dell'aurora. Se si resta fermi si va contro la sapienza di Dio.
Lo spirito della tenda ci rende coscienti che il Regno non lo abbiamo ancora raggiunto ma
che ci stiamo sempre di pi avvicinandoci e per avvicinarci dobbiamo non abbandonare il
sentiero, addentrandoci nella "selva oscura".
La Sapienza cantata nel libro di Ben Sirach (figlio di Sirach) dice di se stessa: "Nella tenda
santa davanti a Lui ho officiato e cos mi sono stabilita in Sion...".
Questa Sapienza , in verit, la sapienza del Verbo incarnato!
La sapienza ha dunque issato la tenda tra noi, che costituiamo il nuovo popolo eletto: la
tenda segno di fragilit, un aspetto non sempre e non solo positivo, specie nei nostri
Paesi occidentali, che ci tengono a difendere la loro immagine di forza, di sicurezza, di
benessere; cos facendo esercitiamo sui Paesi del Terzo e Quarto Mondo una seduzione e
un'attrattiva irresistibili...

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Ma torniamo al simbolo della tenda: una tenda fragile, s, ma possiede il pregio di poter
essere montata facilmente e ancor pi facilmente essere smontata. La tenda si sposta con
noi, dovunque noi andiamo, e abbiamo sempre un riparo. Comodo, no?
Quando Davide ebbe consolidato la sua monarchia, chiam il profeta Natan e gli confid
di voler edificare un Tempio al Signore; Dio rispose a Davide per bocca del profeta: "Forse
tu mi costruirai una casa, perch io vi abiti? Ma io non ho abitato in una casa da quando ho
fatto uscire gli Israeliti dall'Egitto, fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda (...).
Finch ho camminato, ora qua, ora l, in mezzo a tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad
alcuno dei Giudici, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perch non mi
edificate una casa di cedro?" (2Sam 7,1-7).
La pagina del Siracide si conclude affermando che la Sapienza ha messo radici in mezzo al
popolo di Dio, dunque la sua presenza stabile, ferma, profonda, appunto come un albero
saldamente ancorato alla terra grazie alle sue radici.
C' un'apparente contraddizione tra il simbolo della tenda e quello delle radici: in verit,
ad un esame pi attento, non v' alcuna contraddizione, anzi, le due immagini si
completano e si rafforzano a vicenda: una convinzione ben fondata in noi, nella nostra
mente, nel nostro cuore, possiamo dire, ce la portiamo dietro, sempre con noi, cammina
con noi, non c' pericolo che ce ne dimentichiamo. Dovunque saremo, la nostra
convinzione rester l, radicata come un albero secolare... In effetti, la fede - questa la
convinzione alla quale si allude - ha venti secoli di vita e di storia, pu vantare radici
molto, molto profonde e solide. Ma anche (la fede) una cosa semplice, non nel senso di
elementare, o banale... la fede partecipa della stessa semplicit di Dio, che l'Essere pi
semplice in assoluto...
Dunque la fede anche semplice, semplice e fragile, come una tenda. Qualcuno potrebbe
concludere che le chiese non sono poi cos importanti; basta avere la fede nel cuore.
Dio ha dichiarato a Davide di non volere un tempio... Ges stesso, alla domanda della
donna Cananea se fosse meglio adorare Dio nel tempio di Gerusalemme, o altrove, rispose:
"N a Gerusalemme, n altrove..." (cfr. Gv 4). Al tempo stesso, mentre dichiara chiuso il
vecchio culto, con i suoi luoghi di culto e i suoi gesti di culto, Ges inaugura un nuovo
culto in spirito e verit': e questo nuovo culto possiede luoghi di culto suoi propri - le
chiese - e gesti di culto tipici - i sacramenti -.
Non possiamo evitare di compiere gesti di culto, riconosciuti da tutti i credenti nel loro
valore e nella loro inconfondibile e indiscutibile unicit. Aldil di ogni sacrosanta
definizione dogmatica, di ogni affermazione di principio, questo consenso comune lo si
pu efficacemente esprimere in un modo solo, partecipando attivamente alla liturgia, la
quale attua il mistero del dono di Cristo. Sia chiaro per tutti: questo dono, il corpo e il
sangue del Signore, si riceve solo ed esclusivamente nell'Eucaristia! Celebrare con
convinzione, con passione, ogni domenica l'Eucaristia il modo migliore per accogliere il
Verbo incarnato; e, accogliendolo, diventare Figli di Dio, figli generati non da sangue, n
da volere di carne, n da volere di uomo, ma da Dio!

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Seconda lettura: dalla lettera agli Efesini 1,3-6.15-18

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione
spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e
immacolati di fronte a lui nella carit, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Ges
Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volont, 6a lode dello splendore della sua grazia, di cui
ci ha gratificati nel Figlio amato. Perci anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel
Signore Ges e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi
ricordandovi nelle mie preghiere, affinch il Dio del Signore nostro Ges Cristo, il Padre della
gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini
gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di
gloria racchiude la sua eredit fra i santi.

Questo uno dei tre grandi inni cristologici di Paolo, che cantiamo anche durante i Vespri
ogni luned e che ci fa riflettere sul ruolo di Ges nel progetto di amore del Padre. In
particolare questo inno di Efesini ci parla della predestinazione dei credenti. E il Padre che
sin dallinizio dei tempi aveva pensato a noi, per renderci santi, per renderci suoi figli.
Ciascuno di noi chiamato a questa via di santit, cio a una relazione di amore forte e
incondizionato con il Signore.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo, che ci ha benedetti con ogni
benedizione spirituale nei cieli in Cristo. Questo inno apre la lettera agli Efesini. Paolo
applica qui lo stile delle Berakot, le benedizioni che ogni giorno gli ebrei osservanti
rivolgevano al Signore, benedicendolo per tutti i suoi doni. Paolo benedice Dio perch ha
benedetto gli Efesini. La benedizione, il dire bene, augurare il bene importante nella
mentalit orientale. Dio ci ha benedetto perch grazie allincarnazione e alla
morte/risurrezione di Cristo si chinato su di noi, ci ha dato accesso ai cieli e ci ha dato
benedizioni spirituali. Qui si pu leggere la presenza dello Spirito, quindi la benedizione si
manifesta nella pienezza dellincontro con tutta la Trinit.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati
di fronte a lui nella carit, Paolo ci spiega ora in cosa consista questa benedizione. Si tratta
della sua scelta, Egli ci ha scelti, ci ha eletto, come aveva scelto il popolo di Israele. C
uniniziativa gratuita di Dio che precede ogni presupposto o pretesa umana. E una
gratuit che parte dal Padre e ha avuto inizio prima della creazione del mondo. Non si
tratta tanto di un dato temporale, quanto piuttosto la gratuit di questa iniziativa di Dio, la
sua presenza in ogni istante della nostra esistenza. Santi e immacolati ha una tonalit
cultuale e liturgica indica cio la condizione giusta per innalzare a Dio il vero culto, la vera
celebrazione.
predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Ges Cristo, secondo il
disegno d'amore della sua volont, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha
gratificati nel Figlio amato. Continua la storia del processo di salvezza, la benedizione che
abbiamo ricevuto. Il progetto di Dio si attua per mezzo di Ges Cristo e consiste nel far
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partecipare tutti i credenti alla sua condizione di figlio unico e amato. Si parla di adozione,
non per sminuire la realt dellessere figli ma per sottolineare la differenza con la
figliolanza di Ges, che modello e fonte di quella di tutti gli altri figli. C un amore
gratuito che si espande in tutta la sua pienezza!
In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati - secondo il progetto di colui che
tutto opera secondo la sua volont a essere lode della sua gloria, noi, che gi prima
abbiamo sperato nel Cristo. La liturgia salta i vv 6-10, che parlano del perdono dei peccati
che abbiamo ricevuto grazie a Cristo. Con il v. 11 torniamo allargomento delladozione e
delleredit che riceviamo in quanto figli di Dio. Nei versetti 11-13 vi la ripetizione per tre
volte delle parole in lui che sottolinea lidea dellunificazione e del senso della storia in
Cristo. Non vi pi un privilegio di razza. Tutti sono ammessi a questa figliolanza. Certo
Paolo qui parla di un prima del popolo di Israele, ma non vi una preminenza. Solo i
cristiani provenienti dal popolo di Israele hanno sperato prima nel Cristo ed erano pronti
ad accoglierlo.
In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verit, il Vangelo della vostra
salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era
stato promesso, Poi anche i pagani sono stati ammessi alla stessa figliolanza. Prima hanno
ascoltato la parola della verit, il Vangelo, poi vi hanno creduto e quindi hanno ricevuto il
sigillo dello Spirito Santo, tramite il Battesimo. E interessante notare la progressione del
cammino per aderire al Signore.
il quale caparra della nostra eredit, in attesa della completa redenzione di
coloro che Dio si acquistato a lode della sua gloria. Tre sono i momenti che
accompagnano lo Spirito Santo. Esso viene promesso. Nella sacra Scrittura vi un filo
rosso segnato dalle promesse dello Spirito (Ez 36,25-28; Gl 3,1-5). Poi viene donato,
sottoforma di sigillo, un marchio o un timbro che testimonia lappartenenza a qualcuno, la
presenza di un compito, una missione da realizzare. Infine lo Spirito caparra,
anticipazione di una realt che sar completa solo nel futuro, cio la liberazione definitiva
futura che il Signore ha promesso al suo popolo. In filigrana a questo discorso possiamo
leggere il cammino battesimale.
Perci anch'io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Ges e
dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi
nelle mie preghiere, Dopo aver benedetto il Signore, Paolo eleva la sua preghiera
ringraziamento. Egli ha saputo che a Colossi la fede prospera e si concretizza in opere di
bene nei confronti dei fratelli della comunit, quindi ringrazia ininterrottamente il Signore
e prega per i Colossesi.
affinch il Dio del Signore nostro Ges Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno
spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; Cosa chiede
Paolo per i suoi fratelli di Colossi? Chiede che sia dato loro lo Spirito di sapienza, di
rivelazione, affinch conoscano Dio sempre pi profondamente. Questi tre elementi sono
ununica realt spirituale dinamica, dove privilegiata lesperienza e una maturazione
della fede, lentrata in una amicizia sempre pi vera con Dio. Non unesperienza
intimistica, ma si concretizza nella vita quotidiana.
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illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha
chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredit fra i santi. Si tratta di
unesperienza che non rimane orizzontale, ma si apre al futuro, alla gloria di tutti i santi.
Questa preghiera stata fatta da Paolo per i cristiani di Colossi, ma anche per tutti noi!

Vangelo: Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo,e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso
Dio: tutto stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla stato fatto di ci che esiste. In lui era
la vita e la vita era la luce degli uomini;la luce splende nelle tenebre e le tenebre non lhanno
vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce, perch tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma
doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera,quella che illumina ogni
uomo. Era nel mondo e il mondo stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha
riconosciuto. Venne fra i suoi,e i suoi non lo hanno accolto. A quanti per lo hanno accolto ha
dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sanguen
da volere di carne n da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e
venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio
unigenito che viene dal Padre,pieno di grazia e di verit. Giovanni gli d testimonianza e
proclama: Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me avanti a me, perch era prima di
me.Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perch la Legge fu data per
mezzo di Mos, la grazia e la verit vennero per mezzo di Ges Cristo. Dio, nessuno lo ha mai
visto: il Figlio unigenito, che Dio ed nel seno del Padre, lui che lo ha rivelato.

Scelse la carne ch'era il punto di massima lontananza dal Cielo: Il Verbo si fece carne (Gv
1,14). Non fu per spavalda provocazione ma per la pi intima delle affinit: scegliere ci
ch'era debole per confondere i forti, sposare il lontano per farlo sentire vicino, inabissarsi
nell'uomo perch il Cielo penetrasse la terra. Fu l'inaudito di Betlemme, la casa del pane e
della carne di Dio. Pane e carne, pane e pesce, pane e acqua: ci sar sempre un pane a
disposizione per chi, sazio di tutto, avvertir nel cuore la fame e la sete dell'essenziale: In
lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (1,4). Capiter l'assurdo, come in principio
capit l'inaudito: capiter che gli uomini alla luce preferiscano le tenebre. C' sempre
qualcuno che scambia il sole per un punti giallo: i Vangeli questo lo mettono in conto. Lo
calcolano e ne anticipano le conseguenze: A quanti per lo hanno accolto ha dato potere
di diventare figli di Dio (1,12).
Carne si fece: null'altro e nessun altro potr pi osare di oltrepassarlo. Nella carne nascose
la festa dei sensi: ascoltare quella carne sar ascoltare Lui. E ascoltarlo sar una festa. La
festa degli occhi, di quello che abbiamo veduto con i nostri occhi (1Gv 1,1). Era il sogno
di Mos, che un giorno non si trattenne e diede voce a quel desiderio: Ti prego, fammi
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vedere la tua gloria!. Ottenne un secco diniego, pur con una motivazione in calce: Tu non
puoi vedere il mio volto, perch l'uomo non pu vedermi e vivere (Es 33,18-20). Seppur di
provenienza divina, quel no non imped all'uomo di coltivare ad oltranza una mal e mai
celata nostalgia del Suo sguardo: I miei occhi sono sempre rivolti al Signore (Salmi
25,15). Ci che Mos non pot, apparve di sorpresa a dei suoi discendenti per mestiere,
anch'essi pastori: Andiamo (...) vediamo questo avvenimento (Lc 2,15). Videro e si
stupirono. Credettero.
Divenne la festa delle orecchie, quello che noi abbiano udito (1Gv 1,1). A chi si fider
dell'udito, capiter di vedersi cambiata la vita. Di veder tramutare una notte infruttuosa di
pesca in un mattino copioso di pesci. Il segreto - anche per pescatori d'arte e di mari - sar
quello di ascoltare la direzione nella quale butta quella voce: sempre nel lato giusto, quello
che pare sempre il pi insensato. Quello favorevole a farsi ridere dietro dalla gente seduta
a riva. Le reti, per, seguiranno la parola: Sulla tua parola getter le reti (Lc 5,5). La
parola, dal canto suo, accrediter esattamente quanto aveva fatto udire: Fecero cos e
presero una quantit enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano (5,6). Che poi la
festa del tatto: quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della
vita (1Gv 1,1). Del Dio che si fa contatto: intimit, tocco, ritocco, rintocco. Toccher
sempre la Divinit: saranno gioie e guai ad intervalli pi o meno regolari. Batoste e
incoraggiamenti: il suo tocco far fumare i monti come sprofondare le terre, chiuder e
aprir le bocche, costruir e rimetter mano alle sue costruzioni per restaurarle. Coprir
vallate di ossa cucendo addosso la carne, strapper dalle grinfie del leone la vita come
carezzer sguardi resi ciechi ad oltranza. Con le mani in pasta: un Dio artigiano e vasaio,
costruttore e manovale, pescatore e carpentiere. Con mani di padre, di madre e di Dio. Di
preferenza scelse mestieri all'aria aperta: quelli che, a forza di tocchi e spinte, fanno
nascere i calli, sformano le dita, anneriscono le unghie. Un Dio toccante: che tocca,
emozionante. Lo crocifiggeranno un giorno. Lui risponder a modo suo, risorgendo: la
festa del gusto e dell'olfatto. Della memoria e del piacere. Di ci che sino ad allora era follia
anche solo a pensarci. Di ci che rimase, al netto di ogni rifiuto: La luce splende nelle
tenebre e le tenebre non l'hanno vinta (Gv 1,5).
Ancor oggi il mondo, quando Lo incrocia, lo lascia passare: il mondo intero si ferma
quando incontra un uomo che sa dove andare. Per questo taluni Gli danno sempre la
preferenza: non certo per pudore o buona educazione. Semplicemente per paura: paura di
dover fare i conti con la sua Luce.

Esegesi
1 In principio era il Verbo, Giovanni per parlarci delle origini di Colui nel quale la
comunit cristiana ha posto la propria fede, risale oltre gli antenati per fissarsi sull'inizio
dell'universo. Giovanni ci porta alle soglie della storia, fin nelle profondit di Dio. Il
principio di cui si parla in questo primo versetto quello della Genesi "In principio Dio
cre il cielo e la terra" (Gn 1,1). Ma qui non si parla di un'azione, ma di una esistenza che
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precede questo inizio. C'era il Logos. Non stato creato, egli al principio in modo
assoluto. Non pu essere catalogato tra le creature.
e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Il Verbo qualcuno di distinto da Dio, per
vicino a Dio. Al tempo stesso il Verbo Dio, ma nell'originale greco in questa seconda
parte della frase il termine Dio non ha l'articolo, quindi ci fa capire che il Verbo Dio, ma
in modo diverso da Dio. Vi una relazione tra queste due persone che non si pu ancora
chiamare Padre-Figlio (ci avverr solo con l'incarnazione). E' una relazione dinamica in
espansione. Solo la relazione caratterizza l'essere divino nella sua profondit.
2 Egli era, in principio, presso Dio: Abbiamo dunque una prima localizzazione del Verbo.
Egli stava sin dal principio presso Dio. E' la Parola di Dio, un Dio che vuole dare una
comunicazione all'esterno di se stesso. Dio non mai stato senza Parola, senza la
possibilit di comunicare se stesso. Ancora, il Logos il modello di tutto ci che verr
creato mediante la Parola. Accogliere il Logos significa disporsi, mediante lui, a esistere
con Dio. All'inizio quindi vi il mistero di Dio che risplende mediante il suo Logos e che
pone ogni essere in dialogo con lui.
3 tutto stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla stato fatto di ci che esiste.
Questa frase completa la presentazione iniziale del Logos: pur essendo essenzialmente
"presso Dio" in quanto parola rivolto al "di fuori" di Dio, verso l'interlocutore, verso ci
che sta per essere chiamato all'essere "in principio", verso lo sbocciare della creazione. Il
Padre resta l'autore della creazione, ma ha creato tutto con la mediazione del Verbo. Nulla
ha ricevuto l'esistenza se non mediante la presenza attiva del Logos. Quel tutto che stato
creato la traduzione di panta, non solo il cosmo nel suo complesso, ma ogni singolo
essere nella sua individualit e nella sua storia.La creazione per una realt dinamica,
non un atto originario limitato nel tempo, si rinnova continuamente. La Parola di Dio
presente e attiva lungo tutta la storia, con rivelazioni progressive del suo disegno e del suo
ministero. La storia dunque in cammino verso la salvezza definitiva ed mediante il
Logos che accade ogni evento.
4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;Il Logos viene presentato ora come
dono della vita. Si tratta dell'esistenza suscitata al momento della creazione, ma anche la
partecipazione alla vita divina del Logos. Solo Dio il vivente per eccellenza (cf. Sal 36,10)
e tutto ci che esiste legato al suo soffio (Sal 104,28ss). Di conseguenza la vita che Dio ha
suscitato per poter mantenersi deve rimanere senza interruzione in contatto con Dio, la sua
sorgente. La vita implica anche una finalit da raggiungere, quel pieno sviluppo che
corrisponder al progetto di Dio sull'uomo.L'uomo invitato a vivere fin da questa terra in
accordo profondo, in comunione con Dio stesso. Per questo scopo non raggiunto
automaticamente: ci vuole la fede, che suscita un comportamento di giustizia e fedelt
basato sui valori che Dio propone. C' un dialogo tra uomo e Dio fin dal principio, la
dialettica dell'alleanza. La parola vita riguarda dunque l'esistenza, ma anche la relazione
vivente, esistenziale con Dio stesso attraverso il Logos.Vi dunque una vita che non
ancora assunta in pienezza, e che si sviluppa nella relazione con Dio. A tale riguardo il
Logos-luce interviene per indicare all'uomo la via da percorrere, per crescere sempre pi
nella relazione con Dio. Questa luce riguarda valori essenziali di salvezza e anche un
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comportamento morale. Ci era espresso anche nel libro della Sapienza: la Sapienza
detta riflesso della luce eterna (Sap 7,26). Ges stesso nel vangelo di Giovanni si definir in
questi termini: "Io sono la luce del mondo chi segue me... avr la luce della vita (Gv 8,12)".
5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.Troviamo qui una coppia di
nomi molto usata nella Bibbia: luce e tenebre. Ma le tenebre non sono preesistenti alla luce.
Qui per tenebre dobbiamo intendere il caos, il non-essere presente prima della creazione. Su
questo caos ha vinto la luce. Dopo il peccato originale per la tenebra divenuta una
potenza in azione, la possibilit di dire di no. Ecco che la luce risplende nelle tenebre e le
tenebre non possono vincerla, come Ges sceso nel regno dei morti e non stato vinto
dalla morte. Chi rifiuta la parola di Ges rimane nelle tenebre, resta cieco senza saperlo
(Gv 9,39).
6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Il discorso viene
bruscamente interrotto da un nuovo personaggio: Giovanni il Battista. Si stava parlando
della luce che non stata vinta dalle tenebre. Non stata una vittoria automatica. Il Dio di
Israele, abituato a trovarsi sempre in giudizio con il suo popolo, ci tiene a portare a
processo i suoi testimoni. Quindi anche qui nel prologo compare un personaggio che
chiamato a essere testimone del Logos presente nel mondo. Il testimone "mandato da
presso Dio", dignit che il IV vangelo riserva solo a Ges di Nazaret e al Paraclito. Questa
qualifica rievoca le vocazioni dei profeti come Mos, Isaia, Geremia, o il profeta atteso
annunciato da Malachia (Ml 3,1.23).
7 Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perch tutti credessero per
mezzo di lui. Un uomo di questo mondo viene dunque incaricato di proclamare agli
uomini la presenza della luce del Logos, affinch gli uomini la riconoscano. La finalit di
questa testimonianza che tutti credano. Tutti devono riconoscere la luce che il Logos
irradia nel mondo, la luce di vita. Cosa si intende per tutti? Il contesto universalistico in cui
immersa la prima parte del prologo invita a comprendere in questa parola non solo i
contemporanei di Giovanni, ma gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo.
8 Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.Questa precisazione pu
rivelare la presenza di qualche polemica all'interno della comunit cristiana. Forse i
seguaci di Giovanni affermavano fosse lui il vero Messia, quindi l'evangelista delimita la
missione di Giovanni pur esprimendo per lui grande stima.
9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.Il discorso ritorna sul
Logos e si focalizza sul suo incontro con l'umanit. Il Logos qui ricordato come "luce
autentica", in contrapposizione con le false luci che sarebbero apparse nel mondo, che non
sono altro che ingannevoli idoli. Solo il Dio vivente veritiero. Nella Bibbia si pu leggere
il desiderio della luce divina, ad es. Sal 4,7; 119,105; Is 9,1. Anche la Sapienza istruisce da
sempre ogni uomo, rivela i misteri divini, ispira i saggi e i giusti donando loro il
discernimento della volont di Dio. Il Logos dunque illumina ogni uomo, ciascun uomo
nella sua singolarit. Egli viene incontro a ciascun uomo, di ogni generazione, anche a
quanti non appartengono al popolo di Dio (cf. Rm 1,19-21).
10 Era nel mondo e il mondo stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha
riconosciuto. Qual stata la risposta del mondo davanti alla luce vera? Sebbene il mondo
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fosse stato creato per mezzo di lui, anche se gli uomini e le creature fossero in rapporto
vitale con il loro Creatore, ebbene il mondo, le creature non hanno riconosciuto la luce che
veniva a loro.
11 Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. Questo versetto precisa ancora meglio
questo rifiuto: il Logos veniva nella sua "propriet", presso il popolo con cui aveva una
relazione particolare. Qui ci sarebbe un riferimento a Israele.
12 A quanti per lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che
credono nel suo nome, C' qualcuno per che ha accolto il Logos, la Parola di Dio. Sono gli
uomini che hanno riconosciuto nel Logos il principio della loro esistenza e nelle sue
promesse di vita il senso della loro storia: essi si lasciano illuminare da lui. Questa
accoglienza possibile a tutti. Il risultato dell'accoglienza la fede nel "nome". Il nome di
Ges Cristo, ma anche il nome di Dio, JHWH. A coloro che lo hanno accolto, il Logos ha
dato il potere di divenire figli di Dio. C' un dono che essi ricevono dal Logos, il potere,
cio la dignit, l'autorit di essere figli di Dio. Essere figlio di Dio indica un'appartenenza
profonda a Dio, una vera salvezza vissuta nel presente, anche senza aver ancora la
pienezza di grazia che annuncer il v. 16.
13 i quali, non da sangue n da volere di carne n da volere di uomo, ma da Dio sono stati
generati. Coloro che hanno accolto il Logos quindi diventano figli di Dio, non
appartengono pi a un popolo particolare, non vengono pi generati per il desiderio della
sopravvivenza, ma provengono da Dio. La loro illuminazione coincide con il loro
diventare figli di Dio.
14 E il Verbo si fece carneIl versetto 14 d senso a tutto l'inno e ci introduce
all'incarnazione del Logos, ultima tappa della storia di Dio che si comunica. Vi una
modifica nel modo della presenza e della manifestazione del Verbo. Il testo utilizza la
parola carne invece che uomo, forse per non metterlo sullo stesso piano di Giovanni.
Oppure si tratta di indicare in modo pi incisivo la condizione nuova del Logos divenuto
uomo. Il termine carne indica la condizione di fragilit, di miseria e di precariet dell'essere
umano. Forse qui indica gi la morte con cui Ges salver il mondo. e venne ad abitare in
mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, Letteralmente le parole greche
sarebbero "e drizz la propria tenda in mezzo a noi". Questo dimorare ricco di
significato: si fa riferimento alla tenda del santuario portatile di JHWH nel cammino
dell'esodo. Il Dio che si rendeva presente nell'arca dell'alleanza, cio nella legge, ora si
rende presente in una carne mortale. E' una presenza che non riguarda solo Israele, ma
"noi", cio ogni uomo. Cos "noi" abbiamo potuto vedere la gloria del Logos. Questo noi
indica soprattutto i testimoni della vita di Ges di Nazaret, ma anche tutti coloro che nella
fede si lasciano illuminare dalla luce del Logos. Nel Vangelo di Giovanni la gloria di Cristo
si manifesta soprattutto nei segni (cf. Cana, Gv 2,11). gloria come del Figlio unigenito che
viene dal Padre, pieno di grazia e di verit. Si tratta di una gloria particolare, poich il
Figlio unigenito, unico e irripetibile. Egli veramente generato dal Padre e pertanto egli
la gloria del Padre. Il Logos si incarnato: a partire da questo versetto Dio non viene pi
definito Dio, ma Padre. Il Figlio uscito dal Padre affinch in Lui risplenda la gloria del
Padre stesso.Il Logos incarnato poi "riempito" di grazia e di verit. La grazia il dono
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divino, la sua benevolenza, il suo favore (cf Rm 5,15). La verit si pu intendere qui come
la conoscenza di Dio. Il Logos pu quindi comunicare la verit del Padre.
15 Giovanni gli d testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: Colui che viene
dopo di me avanti a me, perch era prima di me".Giovanni dava testimonianza alla luce,
ora ripete la sua testimonianza riguardo il Logos incarnato. Ges al di sopra di Giovanni.
Questo verr ripetuto nel prologo narrativo del IV Vangelo (Gv 1,27). Gi prima di
incontrarlo Giovanni conosceva la superiorit di Colui che sarebbe venuto e si sentiva
indegno di essere suo schiavo. Questa testimonianza di Giovanni non stata fatta una
volta per tutte, essa continua nel tempo. la sua parola si fa garante di una realt che deve
essere sempre nuovamente riconosciuta.
16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Ora la parola torna ai
credenti, non solo i testimoni diretti, ma la comunit dei discepoli che si sono moltiplicati.
Noi abbiamo ricevuto, partecipiamo alla pienezza di Lui, alla pienezza di grazia propria
dell'Unigenito di Dio. L'espressione "grazia su grazia" significherebbe una grazia che si
sovrappone a un'altra. La prima grazia sarebbe la Legge ebraica, sulla quale si posta la
legge di Ges che la porta a compimento. Ma per non restringere troppo il senso di questa
affermazione, potremmo pensare alla prima grazia come quella della presenza universale
del Logos non incarnato; la seconda il dono della verit mediante l'incarnazione di Ges
Cristo.
17 Perch la Legge fu data per mezzo di Mos, la grazia e la verit vennero per mezzo di
Ges Cristo.Questo versetto presenta il superamento della legge di Mos e dell'esperienza
di Israele. Vi un parallelismo tra Mos e Ges. Secondo la costruzione della frase in greco
alla legge corrisponde la verit e al verbo "fu data" corrisponde la grazia. Al dono della
legge corrisponde il dono della verit in Ges Cristo.Tra i due membri della frase non vi
opposizione ma progressione e la progressione va dalla legge alla verit. Questa verit
supera la legge che soltanto una manifestazione incompleta, e rivela pienamente ci che
il Dio dell'Alleanza aveva voluto comunicare a Israele fin dalla sua elezione. Non vi
dunque contrapposizione tra Antico e Nuovo Testamento.
18 Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che Dio ed nel seno del Padre, lui
che lo ha rivelato.Al termine del poema Giovanni risale con uno slancio in verticale a colui
presso il quale era il Logos: Dio in senso assoluto. Vi un collegamento tra
vedere/rivelare. Vedere Dio l'aspirazione pi profonda del credente, secondo la Bibbia.
Ma salvo eccezioni quest'aspirazione deve attendere il cielo per potersi realizzare. Per
questo lungo i secoli stato trasportato nel culto l'incontro con Dio. Nel tempio si poteva
soddisfare simbolicamente il desiderio di accostarsi al Signore, di fare esperienza diretta
del Dio vivente.Secondo la tradizione biblica l'uomo non pu vedere Dio a causa della sua
condizione di peccatore e perch Dio assolutamente trascendente. Solo in Cristo la gloria
di Dio si lascia vedere.Il Figlio unigenito ce lo ha raccontato ( questa una traduzione pi
incisiva di exegeomai). E' una manifestazione che implica quindi un ascoltare e un obbedire,
secondo la tradizione sapienziale.Un'esperienza che coinvolge molto pi profondamente
che il semplice vedere. Di fatto il Logos, la Parola va ascoltata. Egli ci spiega il Padre nei
minimi particolari. Ecco cosa siamo chiamati ad ascoltare nella lettura del Vangelo di
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II Domenica dopo Natale Anno C

Giovanni.

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II Domenica dopo Natale Anno C

Meditazione

Era una cosa strana, la liturgia non era ancora coordinata bene. Per era considerato
talmente importante, centrale, necessario, ricordare alla gente che il Verbo, la Parola di Dio
si era fatta umana e aveva posto "la sua tenda in mezzo a noi" (come dice il testo originale)
che veniva riletto. Lo si leggeva in latino, con fretta: era sprecato. Adesso, invece, questo
brano di Vangelo viene letto solo alcune (poche) volte e il sacerdote ha il compito di
presentarlo, in modo che la gente lo capisca e magari, andando a casa, si rilegga questa
pagina e cerchi poi di viverla.
La Parola stata mandata. Giovanni aveva preparato la strada, ma non era lui la Parola,
non era lui la Luce. Doveva annunciare che viene la Luce e la Luce, poi, viene. Le tenebre?
Siamo noi: le nostre leggerezze, le nostre distrazioni, le nostre preoccupazioni di mandare
gli auguri a tutti, di mandare a tutti il regalino giusto, proporzionato al regalo che mi
hanno fatto lanno scorso Sono leggerezze, tenebra e, se non tenebra, almeno ombra. Ma
cosa significa, allora, quello che stiamo celebrando? Significa che il Signore in mezzo a
noi e che noi dobbiamo ricevere la sua luce per poi, a nostra volta, riportarla nel mondo.
Tocca a noi, con generosit, con attenzione, con entusiasmo, con gioia, facendo anche
qualche volta un po di sacrificio, portare questa Luce vivendola. Non dobbiamo avere una
preoccupazione particolare, ma solo cercare di essere Fonte di Luce. La fonte Lui? Allora
essere distributori di luce, fiumi di luce, distributori di questa Grazia, di quello che Lui ci
ha messo a disposizione.
Uno dei maggiori Padri della Chiesa, Giovanni Crisostomo, che era patriarca di
Costantinopoli, proprio commentando Giovanni in una sua omelia dice: c un fuoco che il
Signore venuto a portare nel mondo e questo fuoco vuole accendere un incendio. E allora
questo fuoco viene e si mette a nostra disposizione, perch anche noi prendiamo un
pochino della sua fiamma e la portiamo nel mondo.
Siamo capaci di fare questo? Nessuno pu dire "Io sono quel fuoco". Non sei tu quel fuoco.
Quel fuoco Lui e vuole che noi chiediamo grazia per manifestarlo diventando luce,
calore, entusiasmo, possibilit di realizzare veramente quello che Egli ci ha portato.
"Lasciatevi bruciare da quel fuoco!", ci dice.
Noi, purtroppo, ci distraiamo, ci lasciamo attirare da tante cose (che fanno parte della
nostra vita e che vanno anche bene).
Un prete, Gilbert, ha scritto un libro dal titolo originale: Un prete tra i balordi. Voglio
leggervi alcune righe: "In occasione del Natale, un giovane della strada mi chiede di
spiegargli questa festa. Cos la mangiatoia e tutto il resto? E io ho provato a spiegargli: la
Santa Vergine passava per la strada e tutti la rifiutavano. Non potendone pi, and a
riposare vicino ad una mangiatoia, dove mangiano gli animali, il solo luogo dal quale non
lhanno buttata fuori. Suo figlio Ges nato l. Per noi Cristiani il Figlio di Dio.
Meravigliandosi che un personaggio cos importante potesse nascere in quel modo,
insisteva: voglio capire. Io allora dice il prete precisai: per nascere come lultimo, Ges
voleva somigliare allultimo degli uomini, per dire a tutti coloro che sono rifiutati che,
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anzitutto, era un loro fratello. Dopo pochi istanti di riflessione, improvvisamente, quel
barbone mi dice: ALLORA VOI CI AVETE RUBATO IL NATALE".
Noi stiamo rubando il Natale ai poveri, alle persone tristi, alle persone che non hanno casa,
alle persone che si sentono isolate, che non si sentono capite, che hanno un caratteraccio
per cui non riescono a mettersi daccordo con gli altri. Stiamo rubando il Natale, perch
Lui venuto proprio per queste persone.
Per, stiamo bene attenti: il Signore venuto per noi! Perch chi di noi perfetto? Chi di
noi si sente sicuro? Chi di noi sa di avere un carattere completo? Chi di noi si sente sempre
capace di fare tutto il bene che gli viene proposto? Ebbene, se abbiamo scoperto di avere
queste debolezze, Lui venuto per questo. Per farci figli di Dio nonostante quello che noi
siamo. E allora, proprio per questo, Lui ci dice: accendi in te quel fuoco, fa in modo che
quel fuoco possa essere portato nel mondo proprio da te, perch sei proprio la persona
adatta per dimostrare che Ges vuole essere conosciuto nel mondo.
Vedete questo presepio? C una pioggia che viene gi da una nuvola. La nuvola era stata
annunciata da Isaia che, al capitolo 45, ha scritto: "Cieli, stillate dallalto". Il latino rorate
traduce meglio che il nostro "stillate": mandate rugiada. La rugiada distribuita qua e l, le
gocce non si vedono, ma si formano per terra. Mandate la vostra rugiada dallalto. La terra
faccia nascere il Salvatore. Quella che chiamiamo "terra" Maria Santissima che ha saputo
dire: Eccomi. Amen. Va bene. Accetto. Allora nel presepio si mette proprio questo: c
Maria (qui una statua grande che qualcuno di voi mi ha regalato dopo averla fatta), poi
c anche Giuseppe che ha dovuto sostenere Maria la quale era talmente debole che non
avrebbe potuto presentarsi nel mondo (se non ci fosse stato Giuseppe lavrebbero lapidata,
perch usavano fare cos alle donne che avevano un figlio senza avere un marito che ne
fosse il padre). Ecco, il presepio presenta questo. Sotto Ges c della paglia, perch ha
voluto nascere in mezzo alle cose che riguardano gli animali; per ci sono tanti fiori che
vogliono indicare la gioia per la nascita di questo piccolo che non conta niente, ma che
invece vuole salvare il mondo, vuole indicare una strada; e questa strada che vuole
indicare il rovescio di quella pioggia. La pioggia scende dallalto; la strada invece vuole
portarci in alto: a credere, a sperare, ad essere sicuri, a basarci su tanta forza.
Voi mi direte: ma, tutta questa storia cos bella e poetica che conosciamo da quando
eravamo bambini, veramente qualche cosa di reale? S: il Cristianesimo fatto non di
tante idee, ma di una realt. Noi crediamo in una parola, una Parola che Lui. Parola di
Dio, Dio stesso. Questa la nostra capacit di avere saggezza: se riusciamo ad accettare
Lui, Parola che viene in noi, e ad essere a nostra volta Parola. Ce la facciamo? Proviamoci!
Nel nostro piccolo, in quella occasione minima che possiamo avere in casa, nel nostro
lavoro, nelle nostre relazioni, magari tornando indietro un pochino da quelle che sono
certe altre decisioni che abbiamo preso o che ci vengono e che Lui, a pensarci bene, non
avrebbe preso. Torniamo indietro, rifacciamoci un momento e non diciamo nessun atto di
dolore: diciamo semplicemente: "Ges, io ti voglio bene. Aiutami a continuare, oggi, al mio
posto, la tua vita!".

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Preghiere e racconti

Padre di eterna gloria, che nel tuo unico Figlio ci hai scelti e amati prima della creazione
del mondo e in lui, sapienza incarnata, sei venuto a piantare in mezzo a noi la tua tenda,
illuminaci con il tuo spirito, perch accogliendo il mistero del tuo amore, pregustiamo la
gioia che ci attende, come figli ed eredi del regno. Per il nostro Signore Ges Cristo...
Colletta della seconda domenica dopo Natale

La notte scesae brilla la cometa


che ha segnato il cammino.
Sono davanti a te, Santo Bambino!
Tu, Re dell'universo,ci hai insegnatoche tutte le creature sono uguali,che le distingue solo
la bont,tesoro immenso,dato al povero e al ricco.
Ges, fa' ch'io sia buono,che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa' che il tuo donos'accresca in me ogni giornoe intorno lo diffonda,nel tuo nome.
Umberto Saba

E Dio venne sulla terra non sfolgorante come il sole,non nello splendore di un palazzo
imperiale,non nello strepito delle armi di un generale,non come maestoso baobab in un
bosco,non come leone forte e potente in una foresta,ma come bambino, come vagito...Non
sarebbe diventato un gigante imponente, n un filosofo sapiente,n un famoso scienziato,
n un acclamato politico...ma solo un sognatore, un innamorato, un appassionato,una
speranza, una grande gioia per l'umanit...
Impastato S.J.

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