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CANTI NAPOLETANI

A cura di A. Minucci, Quelli di Napolintorno, Il trio Napolincanto Introduzione degli amici del Rione Sanit con intervista a Renzo Arbore a cura di Enzo Manes

Si ringrazia: don Fabio Baroncini

Propriet Letteraria Riservata 2008 Editoriale Tempi Duri societ cooperativa, Milano Finito di stampare nel giugno 2008 presso Arti Grafiche Fiorin Sesto Ulteriano, S. Giuliano Milanese (Mi) Copertina: Matteo Cattaneo Per testi e traduzioni si ringraziano Mario Del Verme, Gianni Aversano, Alfonso Fasolino In copertina: Panoramica del Golfo di Napoli - Ap/La Presse Interno: pp. 18-19 Cappella di San Severo, Il Cristo velato p. 48 Via San Gregorio Armeno - Napoli, Bottega artigianale Regione Campania - Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali ISBN: 978-88-95963-01-3 Prima Edizione: Giugno 2008 Per conoscere tutti i Paperback di TEMPI visita il sito www.tempi.it

vEdErE NAPOLI CON gLI OCChI (E LA vOCE) dEL suO POPOLO Quel che vogliamo raccontare con questa iniziativa una citt. Sempre con il canto popolare che Tempi lo scorso anno ha iniziato a farci riscoprire, il canto che rappresenta le nostre tradizioni, la nostra storia. Questa volta parleremo di una citt, forse la citt pi cantata per la bellezza del suo golfo, del suo mare, dei suoi vicoli e del suo popolo. Un cd per raccontare Napoli, per farla parlare. Un cd non da ascoltare ma da sentire. Perch non bastano i sensi comuni o le solite emozioni per conoscere la storia di un popolo. Napoli nella sua storia ha avuto sempre una posizione di rilievo. stata la pi popolosa citt italiana, sotto i Borbone era meta di viaggiatori, studiosi, ma soprattutto era la capitale di un grande regno, il pi grande della penisola, che si estendeva per circa met dellItalia attuale, il famoso Regno delle due Sicilie. Napoli era il cuore di questo regno, era una metropoli brulicante: fu la prima citt dItalia per numero di conservatori e teatri, tra cui il celebre San Carlo (il pi antico teatro lirico dEuropa). La musica, da sempre, ha un ruolo importante nel raccontare la vita della citt e della popolazione. Per questo per raccontarvi la storia di Napoli utilizzeremo il canto popolare, partendo da quello tradizionale fino ad arrivare ad abbracciare un ritmo e una melodia pi moderne che nascono, come quella pi antica, da uno sguardo attento e fedele alla realt quotidiana, una realt dura, difficile, quasi senza speranza. Ma una speranza c sempre e questi canti ci aiutano ad esserne certi. Il cd inaugurato da Alfredo, cantautore moderno le cui canzoni nascono tra un vicolo stretto e uno pi largo, tra le bancarelle di un mercato caotico e chiassoso, tra auto e motorini che hanno fretta di passare. C chi li credeva solo motivetti orecchiabili. Ma le cose vere contagiano sempre. Ti fanno felice, perch il cuore non sfotte, non inganna, sa riconoscere il desiderio di vita delluomo. Da Tokio a New York, da Melbourne a Parigi, da Londra a Buenos Aires, tutti fischiettano e intonano i canti della tradizione napoletana. Ogni tradizione, di qualsiasi luogo fa un po di spazio ai canti napoletani. La Bellezza giunge ovunque perch attesa dal cuore di ogni uomo. Per com3

prendere pi a fondo il desiderio che c in noi il cd passa dalleco nostalgica della tradizione classica. I te voglio bene assaje, Torna a Surriento, Na bruna, Era de maggio esprimono questattesa comune, che non teme la delusione perch nutrita dallamore e dalla certezza di una presenza familiare. Per questo abbiamo scelto alcuni canti del popolo: Madonna della Grazia e La Santa Allegrezza nascono da questinscindibile familiarit con Cristo e la Chiesa. A vuje vengo pe Grazia, si canta in Madonna della Grazia. Domanda solo luomo che sa di essere ascoltato. Ecco qual lincidenza, o meglio la dipendenza che c tra luomo e il Mistero rivelato. Ma non ci sono solo le parole. Non possiamo non rimanere senza fiato ascoltando le interpretazioni del trio Napolincanto e i vocalizzi di Quelli di Napolintorno. Tutti i particolari, anche i pi piccoli, sono curati nel dettaglio: dal tono usato nel canto, fino alla scelta del tipo di armonizzazione, di vocalizzo. Pi veloce o pi lenta, allegra o triste, gridata o sussurrata. Tutto viene utilizzato per fare emergere il nostro desiderio. Le canzoni di Alfredo, con tutto il loro piglio popolare, chiudono il cd. E non casuale. Perch proprio come i canti della tradizione nascono da una descrizione fedele dei fatti. Perch ai fatti, come dice lo stesso Alfredo, non si pu non essere fedeli. Bisogna raccontarli, perch riguardano tutti. In questo modo si scopre che c una nota nuova che attraversa i vicoli della nostra citt e che corrisponde al cuore di tutti. Un rivolo di bellezza. La novit nei vicoli siamo noi, lIncontro che abbiamo fatto. Possiamo certamente chiamarlo cos. Senza temere la seriet della maiuscola. Da qui linvito Alluccammo o bbene, perch si nun succede niente / vence o male e perde a gente. Un invito corale. Perch il desiderio del cuore, intimo, nascosto, spesso messo a tacere, diventa un grido quando incontra una compagnia che lo sostiene. Il canto diventa corale: Alluccammo o bbene, A compagnia, Jamm a ved. Non un racconto, non una favola e nemmeno una storia a lieto fine. un fatto che desta tuttora una curiosit che muove, appunto un jamm a ved. Ecco cosa cinsegna questo disco, che non sbucato da un progetto, ma dalla voglia di fare emergere il nostro e il vostro desiderio, dalla voglia di capire, imparare e raccontare Napoli. gli amici del rione sanit
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IO, COLPITO AL CuOrE dA uNA bELLEzzA sENzA ET Intervista a renzo Arbore Napoli mille colori, sette note che suonano speciali, infinita e squisita melodia. quella musica che non tramonta mai perch baciata da O sole mio; che si esprime nella forma di canzoni che, seppur antiche, hanno la virt di avvenire ora. Buoni motivi che succedono e si succedono sulla base di una creativit semplice, nobile, piena di grazia. Renzo Arbore dal 1991, allorch dava vita allOrchestra italiana, che gira il mondo portando con s e donandola a tutti la sua bellissima storia damore con la canzone napoletana classica. Nel Dizionario della musica leggera lartista pugliese, ma napoletano fino in fondo, precisava questa passione trepida verso la citt che gli ha aperto il cuore con le sue meravigliose canzoni: Grazie Napoli per le grandi emozioni che mi hai regalato con la tua musica, per tutta la vita. Ma visto che ti ho dedicato dischi, posso finalmente chiamarti mia?. Il s non si fatto attendere. E lui ne rinnova la quotidiana fedelt valorizzando e rilanciando quella musica popolare dalla personalit dirompente e il respiro contagioso. renzo Arbore, nato a Foggia ma partenopeo da parte di madre. Pu essere che il bello della canzone napoletana labbia incontrato prima di tutto dentro casa sua? Gi, vero. Il cognome di mamma, Cafiero, trasuda napoletanit. Pap aveva studiato a Napoli dove si era laureato in medicina e dove incominci ad esercitare lattivit di dentista. Pure io mi sono laureato l in giurisprudenza. Questo per dire che il mio rapporto con la canzone napoletana si avvia proprio con la meravigliosa stagione dellinfanzia. Suonava mia madre, cantava mia sorella. La bellezza che mi davano quelle atmosfere, insieme alla musica jazz e alla canzone americana di Frank Sinatra, Lena Horn, Tommy Dorsey e lorchestra di Glenn Miller, che finalmente conoscevo dopo la liberazione attraverso la magia dei v-disc, mi ha sempre seguito anche quando nella mia vita ho fatto altre esperienza lavorative. Lei ha definito roberto Murolo un maestro, il grande innovatore che riuscito a rendere moderna la canzone napoletana. Pur giovanissimo mi folgorava il brivido della sua voce appoggiato alla
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limpidezza della sola chitarra. Con Murolo ci fu il passaggio decisivo. Ci si lasciava alle spalle linterpretazione che apparteneva solo ai tenori per una proposta dove finalmente si capivano le parole. Murolo cantava teneramente e, talvolta, umoristicamente, ma sempre in maniera esemplare, senza mai tradire lorigine della canzone. Era anche un artista che ha messo ordine con un lavoro di assoluta importanza storica. Impossibile immaginare lattualit e la vitalit della canzone napoletana a prescindere dallintelligenza, dal talento e dal metodo di Murolo. Faccio un esempio. Un giorno dovevo regalare un disco di canzoni italiane a Woody Allen. Mi presentai con La napoletana, un cofanetto firmato Murolo che ripercorreva la vicenda della musica popolare napoletana fin dagli inizi. Come si dice: unopera definitiva. L veniva fuori con forza misteriosa e tutto il candore possibile limmortalit certa della canzone napoletana. Perch parla di immortalit? Perch il suo destino non appartiene agli arrangiamenti, che nel tempo possono essere pi o meno azzeccati dallinterprete. E che possono risultare a un certo punto vecchi, superati. Invece la canzone nella sua essenza non teme linsidia delle rughe, sempre bellissima, piena di fascino. La melodia e larmonia si conservano intatte e si offrono totalmente, anche quando la sola voce si accompagna semplicemente alla chitarra o al mandolino. Se poi linterprete Roberto Murolo, ogni volta avviene il miracolo. Con il suo canto non si avverte per nulla il tempo che passato. La melodia pura realizzata con pochissimi accordi e folgorante ispirazione un tesoro che appartiene solo alla canzone napoletana? Le canzoni napoletane sono le pi melodiose in assoluto insieme ad alcune perle messicane che spesso vengono scambiate per spagnole. Penso ad esempio a Besame mucho, un brano popolarissimo e rivisitato anche dal jazz (a proposito, mi permetto di segnalare la magnifica interpretazione del pianista francese Michel Petrucciani). Ma, messicane a parte, il vertice della melodia tutto nella canzone popolare napoletana; melodie appunto, purissime e che tolgono il fiato. Una volta che cedi al suo donarsi ne rimani conquistato per sempre.
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Arbore, lei che da conquistato storico sta portando a tutto il mondo con lOrchestra italiana la bellezza e lo struggimento di una cultura di popolo, come riuscito a farne uno spettacolo di grande successo mai venendo meno a unaffettuosa e rispettosa rivisitazione? Perch lassoluta protagonista rimane la canzone, non Renzo Arbore, non i musicisti dellorchestra, pur straordinari solisti. Ci che proponiamo non modifica nulla dello spirito e della bellezza di quel repertorio sterminato. Vuole essere un lavoro sugli arrangiamenti, su una contaminazione che riguarda solo i ritmi, nel pieno rispetto della tradizione. In questo modo proviamo ad esaltarne il contenuto di poesia. Naturalmente vi anche divertimento, gioco, colore. Che poi, mi lasci dire, sempre poesia. In questo senso stata formidabile la lezione di Renato Carosone, che non ha mai aggiunto nulla che non centrasse con loriginale. Lerrore pi grave quello di storpiare la canzone napoletana con improbabili soluzioni per accattivarsi il pubblico pi giovane. Sono esperimenti che non durano, che dopo qualche anno nessuno ricorda pi. Nel nostro piccolo invece ci siamo fatti carico di appassionare i giovani alla tradizione. Facendo scoprire loro che queste canzoni non sono vecchie, una cosa del passato. Ma eterne. come la poesia di Giacomo Leopardi, viva e vitale, sfido a dire il contrario. Ma ci saranno pure canzoni napoletane, per cos dire, un poco datate. Ci sono, ma francamente sono pochissime. Per il resto non hanno tempo, come dicono gli americani: sono degli evergreen. Vide o mare quant bello! Spira tanto sentimento. No, non c vecchiaia che tenga. Una canzone cos per sempre, perch una novit adesso. ha appena ricordato linizio vertiginoso di Torna a Surriento. A proposito di quella canzone, don Luigi giussani, in visita agli amici bonzi del monte Koya, in giappione, rimase molto colpito dal fatto che unimportante realt del buddismo giapponese fosse solita cantarla per la malinconia fino allo struggimento che il brano comunicava. Sono daccordissimo. Torna a Surriento una canzone straordinaria che parla al cuore di ciascuno di noi. Dovunque ci si trovi e al di l di ogni latitudine. Ha un solo difetto: troppo conosciuta, e per questo viene
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snobbata da non pochi critici, anche napoletani, il che pi grave. Con la supponenza tipica di chi bolla tutto ci che tradizione come retorica. Ora le racconto un episodio confortante e illuminante. Quando ho incontrato lambasciatore giapponese mi ha accolto cantando proprio Torna a Surriento, anche la seconda strofa che manco io sapevo cos bene. I giapponesi sono attaccatissimi alla canzone napoletana, tanto che alcuni brani, quelli pi famosi, vengono studiati pure a scuola. Ma lo sa che in quel paese ci sono un milione di suonatori di mandolino? S, un milione. Da loro la melodia ha proprio il sapore della bella scoperta quotidiana. dal sol levante a O sole mio Andando in giro con lOrchestra italiana ho scoperto che O sole mio nel mondo la canzone pi conosciuta. Attenzione, non fra le canzoni napoletane, ma in assoluto. Pi di Summertime del grande George Gershwin, pi dei brani di Cole Porter, pi de La vie en rose, ma questo non diciamolo ai francesi che poi ci restano male. Arbore, lei una volta ha detto: La canzone napoletana occorre sentirla, emozionarsi nel cantarla. cos vera e viva che ti chiama a trattarla seriamente. Non ci pensiamo proprio a prenderla sottogamba, e infatti quel che ti offre difficile da rendere con le parole. Sono canzoni che ti entrano dentro, sanno toccare le corde giuste, quelle pi genuine. I concerti dellOrchestra italiana sono prima di tutto unoccasione per noi di sentire ogni volta la bellezza della melodia napoletana. E il pubblico ci segue con affetto proprio perch non pensiamo a cantare quelle canzoni come si fa con le canzonette, per stare alla moda. Sarebbe irriguardoso. In unaltra occasione si spinto ad affermare: La canzone napoletana la vera musica popolare, la pi creativa del Novecento. Confermo tutto. Aggiungo solo che lo in ottima compagnia con il jazz e il rock pi innovativo. La melodia napoletana trova comunque lo spazio per fare colpo. Pensi che si commuove perfino il pubblico in Cina, che non capisce una parola. Significa che in quella forma darte c qualcosa che trascende le spiegazioni dotte. Tranquilli, i vostri figli e le vostre figlie le sentiranno ancora. Perch pure lOrchestra italiana prima o poi passa, ma
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la canzone napoletana sempre nel futuro. Sopravviver a tutto col piglio dei giorni migliori. Della Napoli che c e ci sar sempre. LOrchestra italiana che dal palcoscenico riesce a catturare il giovane Nel nostro continuo girovagare vediamo come partecipano i giovani. Il mio amico Gianni Boncompagni, che un aretino doc, quando gli ho fatto sapere che avrei fatto tappa ad Arezzo con lOrchestra, mi ha un poco allarmato dicendomi che quello un pubblico difficile, fumino, che non si lascia andare facilmente. Invece stato un concerto stupendo, soprattutto per il coinvolgimento emotivo dei ragazzi, che hanno solo bisogno di scoprire e partecipare alle cose che hanno gusto, qualit, poesia. Mi piace pensare che qualcuno di loro, magari con la chitarra perch forse con il mandolino pretendere troppo, si sta misurando con qualche melodia napoletana. Ne ricaver soddisfazione. Cosa pensa di questa iniziativa editoriale che vuole raccontare Napoli attraverso la tradizione della sua canzone popolare? Mi pare una cosa buona e giusta. Perch non si fa mai abbastanza per tenere in vita il bello che c. Chi non ha mai avuto lopportunit di frequentare queste melodie penso a molti giovani ai quali credo che si rivolga in modo particolare liniziativa rimarr profondamente sorpreso, toccato nella sua sensibilit. Purtroppo ci si scontra con un clima generale non favorevole, nel quale non vengono aiutati, ma torturati dai media, che guardano con grande pregiudizio la canzone napoletana. Il compito di tutti noi che abbiamo a cuore leducazione al bello quello di proporre cose che contribuiscano a rilanciare fenomeni culturali che altrimenti rischierebbero di scomparire. Ma il bello non pu sparire di scena. Certo che mi piacerebbe vedere di nascosto lapproccio alla melodia napoletana di un ragazzo di Bergamo alta. secondo lei cosa potrebbe succedere? Quello che avviene quando ci si imbatte nei versi di Leopardi. Di fronte a che bella cosa na jurnata e sole, naria serena doppo na tempesta!, uno che fa? Si arrende. E gode assai. Enzo Manes
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Nun si cchi tu
A. Minucci - L. Barbareschi
Vestuta e sole e mare, ormai nun si cchi tu, e io te veco cu sti capille nire e stuocchie blu, dinte strille e dulore e chi a perduto core, e chi mo sta luntano e vo turn, e chi fatica sempe e nun te p scurd. Quantu bbene saglie a terra mmiezza via, e si dico ca te lasso e na buscia, e tu comma nu lietto add voglio durm, vestito sule niente, perduto mmiezza ggente, caccia a pietto tutto mmale ca ce sta, e famme sent a dinta libert, e mo astrigneme cchi forte e nun me fa fu, e miettemo dinto core lalleria. Sotta nu cielo e stelle, ormai nun si cchi tu, commire bella quanno sentivo addore do ra, nun saccio quanti notte so stato a te guard, senza dicere niente stevo ll e tu mannavo viento pe maccarezz. Quantu bbene saglie Resto cc e damme tutto bbene ca ce sta. Resto cc e famme sent a libert. (2 volte)

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Non sei pi tu
A. Minucci - L. Barbareschi
Vestita di sole e di mare, ormai non sei pi tu, e io ti vedo con questi capelli neri e questi occhi blu, dentro le grida di dolore di chi ha perduto il cuore, di chi ora sta lontano e vuol tornare, di chi lavora sempre e non pu dimenticarti. Quanto bene sale da terra per la strada, e se dico che ti lascio una bugia, e tu come un letto dove voglio dormire, vestito solo di niente, perduto tra la gente, tira fuori dal petto tutto il male che c, e fammi sentire dentro la libert, e stringimi pi forte e non farmi fuggire, e mettimi nel cuore lallegria. Sotto un cielo di stelle, ormai non sei pi tu, come eri bella quando sentivo lodore del rag, non so quante notti sono stato a guardarti, senza dire niente stavo l (guardando il mare), e tu mandavi il vento per accarezzarmi. Quanto bene sale Resto qui e dammi tutto il bene che c. Resto qui e fammi sentire la libert.

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dio a lommo (I te voglio bene assaje)


Ignoto - R. Sacco
Primmo che luce e angelo avessio creato, ommo crudele, ngrato, pensaje pe te sarv. Tanno dicette figliemo: corrio quando vorraje. I te voglio bene assaje e tu nun pienze a me. Nchiaccato ncuorpa mammeta la corpa te facette, ma o sango mio spennette pe te pute lav. E po te dette nangiolo che vene add tu vaie. I te voglio bene assaje Vi ca li juorne fujeno! La morte naspettare: si a me tu vu turnare nun fa difficult. Nun fa cunna tantautre dicenno: e ogge e craie I te voglio bene assaje

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dio alluomo (Io ti voglio assai bene)


Ignoto - R. Sacco
Prima che la luce e langelo io avessi creato, uomo crudele e ingrato, pensai gi di salvarti. Allora disse mio Figlio: correr io quando vorrai Io ti voglio assai bene e tu non pensi a me. Sporco gi nel seno materno la colpa ti fece, ma il mio sangue spesi per poterti lavare. E in pi ti diedi un angelo che viene dovunque tu vada. Io ti voglio assai bene Attento che il tempo passa! Non aspettare la morte: se vuoi tornare da me non farti problemi. Non fare come tanti altri dicendo: pi tardi, domani Io ti voglio assai bene

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Canzone appassiunata
E. A. Mario
Nalbero piccerillo aggiu piantato, criscnnolo cu pena e cu sudore. Na ventecata gi mme llha spezzato e tutte ffronne cgnano culore. Cadute so gi e frutte: e tuttuquante, erano doce, e se so fatte amare. Ma o core dice: Oje giuvinotto amante, e ccose amare, tinele cchi care E amara comme si, te voglio bene! Te voglio bene e tu mme faje mur. Era commo canario nnammurato, stu core che cantaje matina e sera. Sctate! io dico e nun vo sta scetato. e mo, nun canta manco a primmavera! Chi voglio bene nun mme fa felice: forse sta ncielo destinato e scritto. Ma i penzo ca nu ditto antico dice: Nun se cummanna a o core. E i mme sto zitto! E mme sto zitto, s te voglio bene, te voglio bene e tu mme faje mur. Chiagno pammore, e cade o chianto mio dinta sta testa: o chianto a sta arracquanno. Schippa na bella rosa e i, pe gulio, a chi mmha fatto chiagnere nce a manno. Lle dico: Rosa mia tu mme perduone si te scarpesarr senza cuscienza Ce sta nu ditto ca mme d ragione: Fa bene e scorda e si faje male penza Pnzace buono s te voglio bene, te voglio bene e tu mme faje mur.

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Canzone appassionata
E. A. Mario
Un piccolo albero ho piantato, crescendolo con pena e con sudore. Una ventata gi me lha spezzato e tutte le fronde cambiano colore. Sono gi caduti tutti i frutti, erano dolci e si sono fatti amari. Ma il cuore dice: Giovanotto amante, le cose amare tienile pi care E amara come sei, ti voglio bene! Ti voglio bene e tu mi fai morire. Ero come il canario innamorato, questo cuore che cant mattina e sera. Svegliati io dico e non vuole stare sveglio. e adesso non canta neanche a primavera! Chi voglio bene non mi fa felice: forse sta in cielo destinato e scritto. Ma io penso che un detto antico dice: Non si comanda al cuore. Ed io sto zitto! E io sto zitto, s ti voglio bene, ti voglio bene e tu mi fai morire. Piango per amore, e cade il pianto mio dentro questa testa: il pianto la sta innaffiando. Sboccia una bella rosa ed io, per rabbia, a chi mi ha fatto piangere la mando. Le dico: Rosa mia tu mi perdoni se ti schiaccer senza coscienza C un detto che mi d ragione: Fai del bene e scorda e se fai del male pensa Pensaci bene s ti voglio bene, ti voglio bene e tu mi fai morire.

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Torna a surriento
G. De Curtis - E. De Curtis
Vide o mare quant bello! Spira tanta sentimento. Comme tu, a chi tiene mente, ca, scetato, o faje sunn! Guarda gu chisti ciardine, siente si sti sciure arancio nu prufumo accuss fino, dinto core se ne va. E tu dice: Io parto, addio! Talluntane da stu core Da la terra dellammore, tiene o core e nun turn? Ma nun mme lass, nun darme stu turmiento Torna a Surriento: famme camp! Vide o mare de Surriento, che tesore tene nfunno: chi ha girato tutto munno nun llha visto comma cc! Guarda, attuorno, sti Sirene ca te guardano ncantate e te vnno tantu bene: te vulessero vas! E tu dice: Io parto, addio!

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Torna a sorrento
G. De Curtis - E. De Curtis
Vedi il mare come bello! Ispira molto sentimento. Come te, che a chi guardi, da sveglio lo fai sognare! Guarda, guarda questo giardino, senti, senti questi fiori darancio Un profumo cos delicato, penetra dentro il cuore. E tu dici: Io parto, addio! Ti allontani da questo cuore Dalla terra dellamore, hai il coraggio di non tornare? Ma non lasciarmi, non darmi questo tormento Torna a Sorrento. fammi vivere! Vedi il mare di Sorrento, che tesori ha nel fondo: chi ha girato tutto il mondo non lha visto come qua! Guarda intorno queste Sirene, che ti guardano incantate e ti vogliono tanto bene: ti vorrebbero baciare! E tu dici: Io parto, addio!

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serenata de Pulecenella
Zezza - D. Cimarosa
Ndretella, gioja de starma mia, affaccete! Cc nc sta Pullecenella tuojo ca te caccia la lenguella! U, u, nenn taffaccia! Ca sta Pullecenella. Te caccia la lenguella e dice: i sto cc! Ma pecch nun taffacce? Io venghe tutte sere cc sotto e tu nun taffacce maje! Gioia de stalma mia jesce cc ffora! Ca mammeta nun c, jesce a mmalora! Carugnona, carugnona! Affaccete! U, u co sta vucchella, co stuocchie, co sti vruoccole, lo core comma spruoccole, me staje a strazi! Stelle stellatela, viente ventatela, acque addacquatela, fuoche nfucatela! Si craje tu truove nfosa sta chiazza, so lacreme dammore e no sputazza! Carugnona, carugnona, manco stasera te si affacciata! Ma io tho giuro eh! Io nun torno cchi!

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serenata di Pulcinella
Zezza - D. Cimarosa
Piccolina, gioia di questa anima mia, affacciati! Qua c il tuo Pulcinella che ti fa la linguaccia! Oh, piccolina affacciati! Qua c Pulcinella. Ti fa la linguaccia e dice: io sto qua! Ma perch non taffacci? Io vengo tutte le sere qua sotto e tu non ti affacci mai! Gioia di questanima, esci qua fuori! Perch tua mamma non c, esci maledizione! Birbante! Affacciati! Oh, con questa boccuccia, con questi occhi, con queste moine, il cuore come la paglia, mi stai straziando! Stelle stellatela, venti ventilatela, acque bagnatela, fuochi infuocatela! Se domani troverai questa chiazza bagnata, sono lacrime damore e non saliva! Birbante, nemmeno stasera ti sei affacciata! Ma io te lo giuro! Io non torno pi!

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Era de maggio
P. M. Costa - S. Di Giacomo
Era de maggio e te cadanonzino a schiocche a schiocche li ccerase rosse, fresca era llaria e tutto lu ciardino addurava de rose a ciento passe. Era de maggio, io no, nun mme ne scordo, na canzone cantvamo a doje voce; cchi tiempo passa e cchi mme nallicordo, fresca era llaria e la canzona doce. E diceva: Core, core! Core mio, luntano vaje; tu mme lasse, io conto llore, chi sa quanno turnarraje! Rispunnevio: Turnarraggio quanno tornano li rrose, si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stngo cc. Si stu sciore torna a maggio, pure a maggio io stngo cc. E so turnato, e mo, comma na vota, cantammonzieme lu mutivo antico; passa lu tiempo e lu munno savota, ma ammore vero no, nun vota vico. De te, bellezza mia, mmennammuraje, si tallicuorde, nnanza la funtana: llacqua, ll dinto, nun se scca maje, e ferita dammore nun se sana. Nun se sana: ca sanata si se fosse, gioja mia, mmieza staria mbarzamata a guardarte io nun starra! E te dico: Core, core! Core mio, turnato io so, torna maggio e torna ammore, fa de me chello che vu! Torna maggio e torna ammore, fa de me chello che vu!.

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Era di maggio
P. M. Costa - S. Di Giacomo
Era di maggio e ti cadevano in grembo, a ciocche a ciocche, le ciliegie rosse, Laria era fresca e tutto il giardino odorava di rose da cento passi. Era di maggio, io no, non mi dimentico, cantavamo una canzone a due voci; Pi tempo passa e pi me ne ricordo, fresca era laria e la canzone dolce. E diceva: Cuore, cuore! Cuore mio, vai lontano, tu mi lasci, io conto le ore, chiss quando tornerai! Io rispondevo: Torner quando tornano le rose, se questo fiore torna a maggio, anchio a maggio sar qua. Se questo fiore torna a maggio, anchio a maggio sar qua. E sono tornato e ora, come una volta, cantiamo insieme il motivo antico; passa il tempo e il mondo cambia, ma il vero amore no, non cambia vicolo. Di te, bellezza mia, mi innamorai, se ricordi, davanti ad una fontana: lacqua, l dentro, non si secca mai, e ferita damore non si guarisce. Non si guarisce: perch se guarita si fosse, gioia mia, in mezzo a questaria imbalsamata io non starei a guardarti! E ti dico: Cuore, cuore! Cuore mio, io sono tornato, torna maggio e torna lamore, fai di me quello che vuoi! Torna maggio e torna lamore, fai di me quello che vuoi!.

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siento core
M.Palumbo - A. Minucci
Voglia e te sunn, voglia e te penz stanotte, nun voglio scurd chella luce dintalluocchie ca padrona e me e me fa guard nfaccia sta vita. Voglio respir, voglio vutt ncuorpo tutto chello che saie da, io sto bbuono cc, cu stanema che vo cant, pecch cchi cuntenta e vivere. Siento core, quanno sbatte forte mpietto sempe na passione, nun te sfotte nun te mbroglia, nu tamburo e vo sun, e te vo purt dinta sta musica. Siento core, si fa buono o si fa male sempe nemozione ca se piglia tutte notte e te d e juorne pe camp, te fa annammur ancora. Nun voglio sap, nun me facce fa da ggente ca te vo parl, a chi tene luocchie nterra e te vo spieg chello che pu ffa, chello ca buono. Voglio sta cu tte, pure dinto sentimento niro e sta citt che ma fatto crescere tra viche e povert, suonne libert do mare. Siento core No, na speranza nun po fern, e mabbraccio a tte pe nun me fa cchi male. Siento core, si fa buono o si fa male sempe nemozione ca se piglia tutte notte e te d e juorne pe camp, te fa annammur ancora.

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Ascolta il cuore
M.Palumbo - A. Minucci
Voglia di sognarti, voglia di pensarti stanotte, non voglio dimenticare quella luce dentro gli occhi che mia padrona e mi fa guardare in faccia a questa vita. Voglio respirare, voglio buttare dentro tutto quello che sai dare, io sto bene qua, con quest anima che vuole cantare, perch pi contenta di vivere. Ascolta il cuore, quando batte forte in petto sempre una passione, non ti prende in giro, non ti imbroglia, un tamburo e vuole suonare, e ti vuole portare in questa musica. Ascolta il cuore, se fa bene o se fa male sempre unemozione che si prende tutte le notti e ti d i giorni per vivere, ti fa innamorare ancora. Non voglio sapere, non mi faccio imbrogliare dalla gente che ti vuol parlare, da chi tiene gli occhi a terra e ti vuole spiegare quello che puoi fare, quello che giusto. Voglio stare con te, anche nel sentimento nero di questa citt che mi ha fatto crescere tra vicoli e povert, sogni e libert del mare. Ascolta il cuore No, una speranza non pu finire, e ti abbraccio per non farmi pi male. Ascolta il cuore, se fa bene o se fa male sempre unemozione che si prende tutte le notti e ti d i giorni per vivere, ti fa innamorare ancora.

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Terra e nisciuno
A. Minucci - C. Tortora
Nuie stammo dinta terra e nisciuno, add nun cchi facile a camp, add nu juorno a ditto nu grandomme: faciteve e balice, fuitevenna cc. Chi dice: tutte juorne sempe peggio, pe mmieze strade nun se p cammen, lloro stannassettate ncoppe segge e intanto nuie campammo senza legge. Terra e nisciuno, senza libert e nuie ce stamme zitte e tiramma camp. Ce sta o mare ma se campa e paure e dinte viche ce sta a brava ggente, ce sta o sole ma nun scarfa e criature e a nuie po ce fa fesse contente. No, nun overo, no, nun ce credo ca tutta malamente sta citt, sta mezzanotte a fanno assale cchi nera. Guardammece dintalluocchie, mettimmece allucc: Terra e nisciuno, senza libert e nuie ce stamme zitte e tiramma camp Terra e nisciuno, ma se p cagn, alluccamme cchi forte: a nosta sta citt! Cantammo forte e facimmece sent, ca na canzone arriva fina Ddio, strignimmece dinte mmane, ca nzieme simme forte, cagnammo chesta soria, cagnammo chesta sciorta. Terra e nisciuno, ma se p cagn, alluccamme cchi forte: a nosta sta citt!

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Terra di nessuno
A. Minucci - C. Tortora
Noi viviamo nella terra di nessuno, dove non pi facile vivere, Dove un giorno ha detto un grande uomo: fate le valigie, fuggite via di qua. Chi dice: tutti i giorni sempre peggio, per strada non si pu camminare, loro stanno seduti sulle sedie e intanto noi viviamo senza legge. Terra di nessuno, senza libert e noi restiamo zitti e tiriamo a campare. C il mare ma si vive di paure e dentro i vicoli c la brava gente, c il sole ma non riscalda i bambini e a noi ci fa fessi e contenti. No, non vero, no, non ci credo che tutta sbagliata questa citt, questa mezzanotte la dipingono ancor pi nera. Guardiamoci negli occhi, mettiamoci a urlare: Terra di nessuno, senza libert e noi restiamo zitti e tiriamo a campare Terra di nessuno, ma si pu cambiare, urliamo pi forte: nostra questa citt! Cantiamo forte e facciamoci sentire, che una canzone arriva fino a Dio, stringiamoci nelle mani, che insieme siamo forti, cambiamo questa storia, cambiamo questa sorte. Terra di nessuno, ma si pu cambiare, urliamo pi forte: nostra questa citt!

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La santa Allegrezza
Tradizionale
Nuje cantammo la Santa Allegrezza, Maria bellezza maggiore ce fa! Se l incarnato lu Verbo de Dio, lascianno a Maria la verginit. Cosa mpurtante, cosa mpurtante, lu Patre lu Figlio e lu Spirito Santo! Quanno Tu gravida fuste Reggina, lu cielo e le stelle facisti stupire; quanno lu ntise Giuseppe devoto cercava nu luogo pe partorire. Cosa nce prega, cosa nce prega, Giuseppe e Maria ce cercano la fede. E San Giuseppe, patriarca supremo, pe dare lo fieno ne apre la mano, ma si nun era la mano de Dio, lu cielo sereno pe lietto navria. Dove reposa, dove reposa, la bellezza de tutte lli cose! Quanno nviaggio la coppia si mise, nAngelo scese dal gran Paradiso, paccumpagnaccela passo pe passo e pe difendela da Satanasso. Verbo di Dio, Verbo di Dio, quanno nviaggio si mise Maria. Ma gran pericolo deve passare la Vergine bella del cielo e del mare; e se un serpente il piede larresta, la Verginella ce schiaccia la testa. Luce la strata, luce la strata, dudece stelle Maria ncurunata. Po nel cammino, pe farla passare, saprono pure le onde del mare; cantano tutte le acque del mondo pe questa Vergine bella e gioconda. Luce Divina, Luce Divina, quanno Maria sopra lacqua cammina. E San Giuseppe dal giglio dargento va con la sposa nel freddo e nel vento, e quando si sente il vento pi forte bussa Giuseppe a tutte le porte. Fa laddimanda, fa laddimanda, ma nun c posto nda chesta locanda. Soffre Maria e la mano ce trema, quanno narrivano a Betlemme; pe chesta coppia ca il freddo lagghiaccia tutti ce chiudono la porta nfaccia. Miezza la via, miezza la via, nasce il mistero del Verbo di Dio! E in mezzo al cielo Maria tutta pura e sotto i piedi ci spunta la luna. Vergina bella che andasti e venisti, pe ghire truvanno la croce de Cristo. Pe Redenzione, pe Redenzione dellumana generazione.

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La santa Allegrezza
Tradizionale
Noi cantiamo la Santa Allegrezza, la Bellezza di Maria ci rende pi saldi! Il Verbo di Dio si incarnato, lasciando a Maria la verginit. Che cosa grande ed importante, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo! Quando eri in attesa, Tu Regina, eri lo stupore del firmamento; quando lo seppe il devoto Giuseppe cerc un luogo dove farti partorire. Cosa chiede, cosa chiede, Giuseppe e Maria cercano la fede. E San Giuseppe, patriarca supremo, apre le sue mani cercando il giaciglio, ma senza la mano di Dio, avrebbe avuto per letto il cielo sereno. Dove trover riposo, l la bellezza di tutte le cose! Quando la coppia si mise in viaggio, scese un Angelo dal Paradiso, per accompagnarla passo per passo e per difenderla dal diavolo. Verbo di Dio, Verbo di Dio, quando in viaggio si mise Maria Ma un gran pericolo deve passare la Vergine bella del cielo e del mare; e se un serpente Le insidia il calcagno, la Verginella gli schiaccia la testa. La strada illuminata, di dodici stelle Maria incoronata. Poi lungo il cammino, per farla passare, si aprono anche le onde del mare; cantano tutte le acque del mondo per questa Vergine bella e lieta. Luce Divina, Luce Divina, quando Maria cammina sullacqua. E San Giuseppe dal giglio dargento va con la sposa nel freddo e nel vento, e quando si sente il vento pi forte Giuseppe bussa a tutte le porte. Chiede di entrare, chiede di entrare, ma non c posto in questa locanda. Maria soffre ed tremante, quando arrivano a Betlemme; a questa coppia intirizzita dal freddo, tutti chiudono la porta in faccia. In mezzo alla strada, come un poverello, nasce il Mistero del Verbo di Dio! In mezzo al cielo c Maria tutta pura e sotto i suoi piedi spunta la luna. Vergine Bella che fosti pellegrina, per cercare la Croce di Cristo. Per redenzione, per redenzione di tutti gli uomini.

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Tangando scetate e guarda


D. De Luca - G. Aversano
Tannascunne luntano dalluocchie, da mane e parole rignute e speranza. Dinta mure che parlano e niente, tra mille turmiente tu sola a durm. Scetate e guarda stu cielo cu mme, ncielo passata na stella. Tutta sta vita se move pe tte, nun ce sta na nuttata cchi bella! Luna, tu ca stasera me guarde, stampata inte llastre, fai luce a Mar. Sciosce viento, tu pure me siente, passanno po vico, rispunneme s. Scetate e guarda stu cielo cu mme, ch mo sta luna na perla. Tutta sta vita se move pe tte, nun ce sta na nuttata cchi bella! E io resto cca, a ferm stu mumento pe tte; a suspir, mentre tu staje durmenno pe sulo sunn. Sta vita add va? Si fuje nun libert! Cu tte vurria sempe sta, tu sule me saje fa cant. Ma tu nun si a mia, per stu bbene s; te guardo e ti dico: stammore nun p maje furn! Sta fenesta, che ancora nzerrata, me fa sta nuttata e passione mur. Nun c ammore si nun porta a croce, me dice na voce ca scritto accuss. Scetate e guarda stu cielo cu mme, adda fern chesta guerra. Tutta sta vita se move pe tte, nun ce st na nuttata cchi bella! Tutta sta vita se move pe tte, e pe mme tu si a rosa cchi bella!

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Tangando svegliati e guarda


D. De Luca - G. Aversano
Ti nascondi lontano dagli occhi, da mani e parole piene di speranza. Dentro mura che parlano di niente, tra mille tormenti tu sola a dormire. Svegliati e guarda questo cielo con me, in cielo passata una stella. Tutta questa vita si muove per te, non c una notte pi bella! Luna, tu che stasera mi guardi, riflessa nei vetri, fai luce a Maria. Soffia vento, tu pure mi senti, passando per il vicolo, rispondimi s. Svegliati e guarda questo cielo con me, perch adesso la luna una perla. Tutta questa vita si muove per te, non c una notte pi bella! E io resto qua, a fermare questo momento per te; a sospirare, mentre tu stai dormendo per sognare. Questa vita dove va? Se scappi non libert! Con te vorrei sempre restare, tu solo riesci a farmi cantare. Ma tu non sei mia, per questo bene s; ti guardo e ti dico: questamore non pu mai finire! Questa finestra, che ancora chiusa, mi fa morire di passione questa notte. Non c amore che non porti una croce, una voce mi dice che scritto cos. Svegliati e guarda questo cielo con me, dovr finire questa guerra. Tutta questa vita si muove per te, non c una notte pi bella! Tutta questa vita si muove per te, e per me tu sei la rosa pi bella!

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Carmela
S. Bruni - S. Palomba
Stu vico niro nun fernesce maje e pure o sole passa e se ne fuje. Ma tu stai ll, addurosa preta e stella, Carmela Carm! Tu chiagne sulo si nisciuno vede e strille sulo si nisciuno sente, ma nun acqua o sanghe dint e vvene, Carmela Carm! Si llammore o cuntrario da morte, e tu o ssaje. Si dimane surtanto speranza, e tu o ssaje. Nun me pu f aspett fin a dimane, astrigneme inte braccia pe stasera, Carmela Carm!

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Carmela
S. Bruni - S. Palomba
Questo vicolo nero non finisce mai e pure il sole passa e se ne fugge. Ma tu stai l, pietra profumata di stella, Carmela Carmela! Tu piangi solo se nessuno vede e strilli solo se nessuno sente, ma non acqua il sangue nelle vene, Carmela Carmela! Se lamore il contrario della morte, e tu lo sai. Se domani soltanto speranza, e tu lo sai. Non mi puoi far aspettare fino a domani, stringimi dentro le braccia per stasera, Carmela Carmela!

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Ninna nanna luna nova


Sorrentino - G. Vicidomini
Jesce sole nata vota e allegria a sti criature. La jurnata sarrevota si do scur sappaura. Jesce sole e nun tardare, cchi nun voglio repusare. Ninna nanna luna nova, je nun taggio visto ancora. E chistu canto nun voce e chesta voce nun canto. Jesce sole e miezejuorno, luna e notte nce se more. Mo ca gli venuto aprile, ch lu mese re viole e quant bello chistu sole scanniell e mperatore. Giro munn, gir e rota, ma era meglio nata vota. Tutt cos s cagnato, la stagione e la vernata. Jesce sole nata vota e cumpara dinto scuro, ninna nanna luna nova, je nun taggio visto ancora. Si cantamm tutt quant chesta voce nun cant. Ninna nanna luna nova, ninna nanna ninna oh. Ninna nanna luna nova, ninna nanna ninna oh.

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Ninna nanna luna nuova


Sorrentino - G. Vicidomini
Sorgi sole ancora una volta e rallegra le creature. La giornata sconvolta, quando ha paura delloscurit. Sorgi sole, non tardare, non voglio pi dormire. Ninna nanna luna nuova, io non ti ho visto ancora. Questo canto non voce, questa voce non canto. Sorgi sole mezzogiorno, la luna della notte se ne muore. Adesso che venuto aprile, che il mese delle viole e quanto bello questo sole scannello dellimperatore. Gira il mondo, gira e rigira, ma era meglio unaltra volta. Tutto si cambiato, lestate e linverno. Sorgi sole ancora una volta e compari dalloscurit, ninna nanna luna nuova, io non ti ho ancora vista. Se cantiamo tutti quanti, questa voce non canto Ninna nanna luna nuova, ninna nanna ninna oh. Ninna nanna luna nuova, ninna nanna ninna oh.

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Na bruna
S. Bruni
Venette da tanto luntano nu furastiero, nu furastiero. Restaje ncantato do mare do sole e a luna, stu furastiero. Se ncantaie e duje uocchie curvine e na bruna e vintanne det. Chella vo bene a nato e pe chillo more, pe chillo more, pe nu bellu guaglione e piscatore. Furasti, e denare che sso, quann o core fa chello che vo? Chella sha fatta a croce cu lacqua e mare, cu lacqua e mare, e po ha giurato: io nun te lasso maje, nun te lasso maje. O mare na festa e lampare, nu piscatore, nu piscatore sastregna inte e braccia a na bruna co velo e sposa, co velo e sposa. Dice a gente cu bona fortuna pe cientanne e pe sempe accuss. Chella vo bene a nato

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una bruna
S. Bruni
Un forestiero che veniva da molto lontano rest incantato dal mare, dal sole e dalla luna. Ma di pi rest incantato dagli occhi scuri di una ragazza di forse ventanni. Lei innamorata perduta di un altro, un bel ragazzo che fa il pescatore. Forestiero, a cosa serve anche il denaro quando il cuore fa quello che vuole? Lei s fatta la croce con lacqua di mare e ha giurato di non lasciarlo mai. Il mare una festa di lampare e un pescatore abbraccia a s una bruna vestita da sposa. La gente augura che sia per sempre e per sempre come in quel momento. Lei innamorata perduta di un altro

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Madonna de la grazia
Tradizionale
Regina de lu cielo, Divina Maest, chesta grazia ca Te cerco fammella pe piet. Madonna della Grazia ca mbraccio porte Grazia, j a Vuje vengo pe grazia, oh Maria fance ra. Fance razia, oh Maria, comme Te fece lu Pataterno ca Te fece mamma de Dio, fance razia oh Maria. Fammella oh Maria, fammella pe carit, pe lli doni ca ricevisti dalla Santissima Trinit. Scese lAngelo da lu cielo e Te venne ad annunzi. Annunzi venne a Maria nuje cantammo lAve Maria. Riggina ri lu cielu, Divina Maist, Io Vi dummannu grazia, fammilla pi carit. I tu ca ricivisti a Santissima Trinitati, Maronna ri la grazia, Rigina fanci gra. Madonna della Grazia ca mbraccio porte Grazia, a Vuje vengo pe grazia, oh Maria fance ra. Fance razia, oh Maria, comme Te fece lu Pataterno ca Te fece mamma de Dio, fance razia oh Maria.

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Madonna della grazia


Tradizionale
Regina del Cielo, Maest Divina, questa grazia che io Ti chiedo, concedimela per piet. Madonna della Grazia che porti in braccio la Grazia, vengo da Voi per la grazia, oh Maria facci grazia. Facci grazia, oh Maria, Come a Te la fece il Padre che Ti fece Mamma di Dio, facci Grazia Maria. Fammela oh Maria, fammela per carit, per i doni che Tu hai ricevuto dalla Santissima Trinit. Discese lAngelo dal cielo e venne a portarti lannuncio. Venne a portare lannuncio a Maria e noi cantiamo lAve Maria. Regina del Cielo, Maest Divina, questa grazia che io Ti chiedo, concedimela per piet. Tu che ricevesti la Santissima Trinit, Madonna della Grazia, Regina facci grazia. Madonna della Grazia che porti in braccio la Grazia, vengo da Voi per la grazia, oh Maria facci grazia. Facci grazia, oh Maria, Come a Te la fece il Padre che Ti fece Mamma di Dio, facci Grazia Maria.

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Alluccammo o bbene
A. Minucci
Aiza a capa e fatte ved, e stattaccorto a nun cad. Arape lluocchie e nun te fa fa a chi se magna a libert, a chi trova ricchezza cu e mmane dinta munnezza e po te sporca a faccia ma nun se fa sgam, a chi sarrobba e suonne pe nun te fa sunn. Tu aiza a capa ca nuje restammo cc. Alluccammo o bbene, pecch o bbene se fa sent, appicciamme o sole nfaccia a chi nun vo cap. E si nun succede niente vence o mmale e perde a ggente, mentre nuje astrignimme e riente pe sta maneca e fetienti. Alluccammo o bbene, pecch o bbene ce p salv, appicciamme o sole dinto scuro e sta citt. Aiza a capa e fatte accarezz, ca stuocchie nfuse e pu asciutt. Aiza a voce e fatte sent, e chiamma a chi sta per fu pecch nun trova pace e nun porta cchi croce. Tu aiza a capa ca nuje restammo cc. Alluccammo o bbene
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gridiamo il bene
A. Minucci
Alza la testa e fatti vedere, e stai attenta a non cadere. Apri gli occhi e non farti fregare da chi si mangia la libert, da chi trova ricchezza con le mani nella monnezza e poi ti sporca la faccia ma non si fa scoprire, da chi ti ruba i sogni per non farti sognare. Tu alza la testa perch noi restiamo qua. Gridiamo il bene, perch il bene si fa sentire, accendiamo il sole in faccia a chi non vuol capire. E se non succede niente vince il male e perde la gente, mentre noi stringiamo i denti per colpa di questi fetenti. Gridiamo il bene, perch il bene ci pu salvare, accendiamo il sole nel buio di questa citt. Alza la testa e fatti accarezzare, che questi occhi bagnati li puoi asciugare. Alza la voce e fatti sentire, e chiama chi sta per fuggire perch non trova pace e non porta pi croce. Tu alza la testa che noi restiamo qua. Gridiamo il bene
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Napule
P. Daniele
Napule mille culure, Napule mille paure, Napule a voce de criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo. Napule nu sole amaro, Napule addore e mare, Napule na carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a ciorta. Napule na cammenata inte viche miezo allato. Napule tutto nu suonno e a sape tutto munno ma nun sanno a verit.

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Napoli
P. Daniele
Napoli mille colori, Napoli mille paure, Napoli il vociare dei bambini che diventa sempre pi forte e sei certo di non essere solo. Napoli un sole amaro, Napoli lodore del mare, Napoli una carta sporca di cui nessuno si occupa mentre ciascuno attende la fortuna. Napoli una passeggiata tra i vicoli, tra gli altri. Napoli un sogno conosciuto da tutto il mondo ma nessuno conosce qual la verit.

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A cumpagnia
A. Minucci
Io so nato cc, add o sole coce e tappiccia tutte penziere. Ascimme da casa e ce facimm a croce, cu a mano e Dio a jurnata sarr cchi doce. Io so nato cc, add luocchie so astritte pe nun ved niente e pe sta sempe cchi zitte, add se chiudono e feneste pe nun perdere chellu ppoco ca ce resta. E se campa accuss, aspettanno viento, pe nun mur scamazzato do niente. A musica o pp ffa, coccosa po cagn. A musica accuss, cammina dinto core. A musica o pp ffa pecch arriva luntano. A musica accuss, te trase dintallanema. Io so nato cc, add se cresce ambresso, pecch una citt ma nun simme tutte stesse. Ce sta chi campa annanzo mare, chi dint e vascie assettato mmiezo e grade. Io so nato cc, add chi fatica sarretira cu a paura dinto niro de viche e sagliotte o fummo e chi corre sempe ma nun sape maie add va. E se campa accussi, aspettanno nu Dio ca sparte stu mare pe ce d a libert. A musica o pp ffa E dinte vicastritte va annanze chi cchi tuoste, e si ce stamme zitte e ce facimm e cazze nuoste, nun p cagn mai niente, nun p schiar mai juorno, ma simme brava ggente e allora mo guardate attuorno. Ce sta chi te vo bbene e tu nun av paura ca dimane jesce o sole dintalluocchie dde criature. E ce sta chi vo fu pecch so dulure e panza, ma sta nova cumpagnia mo ce sta danno na speranza. A cumpagnia o pp ffa, a vita p cagn, a cumpagnia accuss, cammina dinto core. A cumpagnia o pp ffa pecch arriva luntano, a cumpagnia accuss, te trase dintallanema.
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La compagnia
A. Minucci
Io sono nato qua, dove il sole scotta e ti brucia i pensieri. Usciamo di casa e ci facciamo la croce, con la mano di Dio la giornata sar pi dolce. Io sono nato qui, dove gli occhi sono stretti per non vedere niente e per restare sempre pi zitti, dove si chiudono le finestre per non perdere quel poco che ci resta. E si campa cos, aspettando il vento, per non morire schiacciati dal niente. La musica lo pu fare, qualcosa pu cambiare. La musica cos, cammina dentro al cuore. La musica lo pu fare perch arriva lontano. La musica cos, ti entra dentro lanima. Io sono nato qua, dove si cresce in fretta, perch una sola citt ma non siamo tutti uguali. C chi vive di fronte al mare, chi nei bassi seduto sulle scale. Io sono nato qua, dove chi lavora torna a casa con la paura
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nel buio dei vicoli e ingoia il fumo di chi corre sempre ma non sa mai dove andare. E si vive cos, aspettando un Dio che divida questo mare per darci la libert. La musica lo pu fare E nei vicoli stretti va avanti chi pi duro, ma se restiamo zitti e ci facciamo i fatti nostri, non pu cambiar mai niente, non nasce un nuovo giorno, ma siamo brava gente e allora guradati intorno. C chi ti vuole bene e tu non aver paura che domani nasce il sole negli occhi dei bambini. C chi vuole scappare perch ne ha abbastanza, ma questa nuova compagnia ora ci sta dando una speranza. La compagnia lo pu fare, la vita pu cambiare. La compagnia cos, cammina dentro al cuore. La compagnia lo pu fare perch arriva lontano. La compagnia cos, ti entra dentro lanima.

Jamm a ved
A. Minucci
Jamm a ved pecch Anna chiagne tutte sere, forze sarr pecch lammore se perzo dintanu bicchiere. Jamma ved pecch Gaetano votto male dinte vene, forze sarr pecch nisciuno lha mai datonu poce bbene. Ma abbastasse na parola pe fa asc nu poce sole ncoppe lacreme cadute a rintalluocchie e chi perduto. Ce vulesse nu surriso pe truv nu poce bbene, na carezza allimprovviso ca cacciasse tutte pene. E si nun sapimme niente ma stu core vo sap pe cap che serve a ggente. Allora mo Jamm a ved (8 volte) Jamm a ved pecch Nanduccio dinto bar mo cchi cuntento, forze sarr pecch Cu o core mo guarda dinto core da ggente. Jamm a ved pecch dintalluocchie nun tene cchi paura, certo sarr pecch na luce nova a truvato dinto scuro. Ma abbastasse na parola pe fa asc nu poce sole ncoppe lacreme cadute a rint alluocchie e chi perduto. Ce vulesse nu surriso pe truv nu poce bene, na carezza allimprovviso ca cacciasse tutte pene. E si nun sapimme niente ma stu core vo sap pe cap che serve a ggente. Allora mo Jamm a ved (8 volte)

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Andiamo a vedere
A. Minucci
Andiamo a vedere perch Anna piange tutte le sere, forse sar perch lamore si perso in un bicchiere. Andiamo a vedere perch Gaetano mette il male nelle vene, forse sar perch nessuno gli ha mai dato un po di bene. Ma basterebbe una parola per far uscire un po di sole sopra il pianto caduto dagli occhi di chi perduto. Ci vorrebbe un sorriso per trovare un po di bene, una carezza allimprovviso che cacciasse via le pene. E se non sappiamo niente ma questo cuore vuol sapere, per capire che serve alla gente. Allora adesso Andiamo a vedere Andiamo a vedere perch Nanduccio adesso nel bar pi contento, forse sar perch con il cuore ora guarda nel cuore della gente. Andiamo a vedere perch nei suoi occhi non c pi la paura, certo sar perch una luce nuova ha trovato nel buio. Ma basterebbe una parola per far uscire un po di sole sopra il pianto caduto dagli occhi di chi perduto. Ci vorrebbe un sorriso per trovare un po di bene, una carezza allimprovviso che cacciasse via le pene. E se non sappiamo niente ma questo cuore vuol sapere per capire che serve alla gente. Allora adesso Andiamo a vedere

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ALFrEdO MINuCCI Alfredo Minucci un giovane cantautore nato e cresciuto in uno dei quartieri pi popolari di Napoli, il rione Sanit. La sua passione pi grande quella di scrivere canzoni, rigorosamente in dialetto napoletano, che raccontano la realt del suo quartiere. Questo reso possibile solo dal suo vivere a stretto contatto, immerso completamente, nel bene e nel male, nella quotidianit di quei vicoli. Verso la fine del 2006, grazie allintuizione di un grande amico (Nando Bustelli), Alfredo incontra il movimento di Comunione e Liberazione. Tale incontro diventa fondamentale nella sua vita umana e artistica in quanto fornisce maggiore consapevolezza alle sue canzoni e rinnova laffezione di Alfredo per la sua gente. Per questo si pu vivere bene anche in una citt come Napoli, partendo da quello che c. Le sue canzoni raccontano storie damore, damicizia e di forte attaccamento alla propria terra, senza cedere allorecchio imperfetto della massa, ma con la voglia di descrivere con molta semplicit la dignit, la speranza e il desiderio di riscatto di gran parte del popolo napoletano. Il tutto rispettando la tradizione della canzone classica napoletana, ma rinnovandola nei testi e nelle sonorit. proprio questa la grande intuizione di Alfredo: prendendo spunto dalla tradizione, attraverso virtuosismi, dimostra come la canzone classica napoletana abbia una continuit nel presente, con sonorit pop mediterranee e moderne. www.alfredominucci.it

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QuELLI dI NAPOLINTOrNO LAssociazione culturale Quelli di Napolintorno, che si appresta a compiere trentanni det, nasce dalla collaborazione di persone che si occupano, a livello pi che amatoriale, della storia e della tradizione del popolo campano in particolare, e pi in generale della cultura del Meridione dItalia inserita nel pi vasto scenario del Mediterraneo. Fanno parte dellAssociazione Alfonso Fasolino, Nicola Formica, Giovanni Vicidomini, Chiara Cioffi e Nobile Masi. Il passo decisivo per questo gruppo di amici, dovuto allindicazione di alcuni amici e a una serie di incontri fatti agli inizi degli anni Novanta, stato quello di approfondire il significato e il valore della canzone classica napoletana. Ma non stato facile perch sembrava che quelle canzoni, ascoltate da sempre, non potessero pi provocare la loro sensibilit. La canzone classica, infatti, in questo continuo e incessante soffermarsi su storie di amori non compiuti, appare sostanzialmente ripetitiva. A ben guardare, invece, descrive la perfetta dinamica attraverso cui luomo si accorge di non poter darsi la felicit da s: il compimento del proprio destino dipende da altro rispetto alluomo stesso. Nellultimo periodo lAssociazione tornata alla tradizione popolare tentando di recuperare quanto pi possibile della tradizione orale ancora presente in molte zone della Campania. Lultimo disco dal titolo Jesce sole nata vota stato pubblicato nel dicembre 2005 dallEurocompany di Milano. www.quellidinapolintorno.eu

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IL TrIO NAPOLINCANTO Il trio composto da Gianni Aversano alla voce, alla chitarra ed alla recitazione, Nando Piscopo al mandolino e Domenico De Luca alla chitarra ed alle percussioni. Da dieci anni, in piccoli paesini o in grandi citt dItalia e di tutta Europa, in sale parrocchiali o in prestigiosi teatri, il successo del trio Napolincanto stato sempre confermato dal desiderio del pubblico di esserne nuovamente spettatore a distanza di breve tempo e nei medesimi luoghi. Il gruppo ha una notevole attivit concertistica. Ha partecipato tra laltro alle celebrazioni per Carl Orff in Germania e ha tenuto un concerto privato, nel febbraio del 2004, per lallora cardinale Joseph Ratzinger, che comment: Vi ringrazio di avermi fatto conoscere Napoli al di l delle astratte sociologie. Nel settembre del 2005, Napolincanto ha ricevuto la targa doro del premio nazionale Histonium per limpegno artistico e culturale finalizzato alla riscoperta della bellezza e del messaggio universale della canzone napoletana. Il Tg1 Musica, il Tg2 e la trasmissione Mizar della Rai hanno mandato in onda servizi con interviste e immagini di concerti. Il trio ha tenuto un concerto-intervista dal vivo nel programma La stanza della musica su Radio 3 Rai, ed stato protagonista, su Radio 1 Rai e su Radio Vaticana, di uno special natalizio dedicato al cd di canti della tradizione religiosa Napule, popolo e Dio. Hanno scritto di Napolincanto LEspresso, Avvenire e tanti quotidiani regionali. Il gruppo ha al suo attivo quattro album e ha in repertorio uno spettacolo teatral musicale intitolato Mozart e Pulcinella, con arie dallopera buffa del Settecento napoletano. www.napolincanto.com

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INdICE dEI CANTI Nun si cchi tu Dio a lommo (I te voglio bene assaje) Canzone appassiunata Torna a Surriento Serenata de Pulecenella Era de maggio Siento core Terra e nisciuno La Santa Allegrezza Tangando scetate e guarda Carmela Ninna nanna luna nova Na bruna Madonna della Grazia Alluccammo o bbene Napule A compagnia Jamm a ved 10 12 14 16 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44 46