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HEGEL I

I concetti fondamentali

Premessa: Hegel, come Kant, comincia le sue riflessioni filosofiche


con la filosofia stessa. Questo vuol dire che adotta come metodo
una prospettiva dal basso verso lalto cio comincia con una
riflessione sullesperienza umana e poi lascia sviluppare la
riflessione immanentemente, allinterno di questa cornice filosofica.
Questo implica che la filosofia non tratta immediatamente la
questione di Dio per s stessa dallalto verso il basso, per cos dire.
Dio entra nel discorso filosofico per motivi puramente filosofici.
Potrebbero esserci altri motivi per trattare la questione di Dio nella
filosofia: (i) per motivi fenomenologici, cio la filosofia scopre nelle
religioni azioni e discorsi sugli dei; (ii) per motivi esistenziali o
religiosi un filosofo cerca di fondare la sua fede con argomenti
razionali. Questi due motivazioni non fanno parte della riflessione
filosofica n di Kant n di Hegel.

I.

1.0 La ragione nelle Lezioni sulla filosofia della storia

1.1 La considerazione razionale della storia:

Intorno al concetto della filosofia della storia lunico pensiero che


essa porta con s il semplice pensiero della ragione: che la
ragione governi il mondo

La filosofia pratica di Hegel tende sempre lottare contro una


tendenza generalizzata del suo tempo di disprezzare lattualit e
lefficacia della Ragione nel mondo culturale: Daltro canto, la
sedicente filosofia ha espressamente dichiarato che la Verit di per
s non pu essere conosciuta, e che il Vero consisterebbe invece in
ci che ciascuno lascia sgorgare dal proprio cuore, dallanimo e
dallentusiasmo, intorno agli oggetti etici, soprattutto intorno allo
stato, al governo e alla costituzione. [Prefazione, Lineamenti di
filosofia del diritto, x-xii]

Leggiamo anche nel suo scritto Credere e sapere: La ragione, che


in s e per s si era degradata per aver inteso la religione solo come
qualcosa di positivo e non idealisticamente, dopo la battaglia non ha
potuto far di meglio che guardare a se stessa, arrivare alla
conoscenza di s e riconoscere quindi il suo esser niente nel fatto di
porre al di fuori e oltre se stessa, nella fede, ci che meglio di ci
che essa , essendo solo intelletto, come un aldil, cos come e
accaduto nelle filosofie di Kant, Jacobi e Fichte, facendosi di nuovo
ancella di una fede. Per Kant, il sovrasensibile non pu esser
conosciuto dalla ragione e allo stesso modo lidea somma non ha
realt; per Jacobi, la ragione si vergogna di mendicare e per scavare
non ha n mani n piedi, alluomo dato solo il sentimento a la
coscienza di non sapere del vero, solo il presagio della vera
religione, invece la ragione qualcosa di universalmente soggettivo,
istinto. Per Fichte, Dio qualcosa di incomprensibile e impensabile, il
sapere non sa altro se non che non sa niente e che deve rifugiarsi
nella fede. Per tutti costoro, lassoluto non pu essere, per lantica
distinzione, contro e ancor meno per la ragione, ma al di sopra
della ragione

ma leterno solo al di l, questo vuoto per il conoscere, e


questo spazio infinito, vuoto, pu essere riempito solo con la
soggettivit dellanelare e del presagire; e quanto altrimenti era
ritenuto la morte della filosofia, che la ragione dovesse rinunciare al
suo essere nellassoluto, se ne escludesse nettamente e al suo
riguardo si comportasse solo negativamente, diventato adesso il
punto pi alto della filosofia, mentre lesser niente dellilluminismo,
facendosi cosciente di questo, diventato sistema. [Credere e
sapere, Morcelliana, 2013, pp. 50-2 (ho cambiato un po la
traduzione italiana tw)]

Questa influenza forte del romanticismo tedesco sulla cultura


filosofica si nota soprattutto nel pensiero religioso allinizio
dellOttocento in Germania. Secondo questa valutazione la religione
definita sulla base dei rapporti sentimentali fra luomo e Dio.
Pertanto possibile soltanto sentire Dio ma non pensarlo.

questo il proposito principale di tale superficialit: collocare la


scienza nella percezione immediata e nellimmaginazione
accidentale piuttosto che nello sviluppo del pensiero e del concetto,
e, a un tempo, lasciar dissolvere la ricca articolazione interna
delleticit qu ellarticolazione che lo stato, che larchitettonica
della sua razionalit [Per Hegel il sapere sempre una
relazione fra concetti, cio una determinazione della cosa da
pensare che esiste in quanto determinata da noi, vale a dire,
dalla coscienza, cio dallio penso. Se accettiamo questa
premessa, comporta se c realmente una conoscenza di Dio,
sar una conoscenza concettuale. Pertanto, secondo Hegel
tutta la teologia filosofica dipende dallemergere di un
concetto adeguato di Dio.]

Per Hegel i nemici della ragione sono le opinioni e i fini soggettivi, i


sentimenti soggettivi e la convinzione particolaristica. in tali
produzioni ci si scaglia esplicitamente contro la filosofia, e il suo
contenuto la conoscenza concettuale di Dio e della natura fisica e
spirituale: la conoscenza della Verit
appunto intorno a questa posizione della filosofia rispetto alla
realt che si verificano i maggiori fraintendimenti e io ribadisco
quindi quanto ho gi osservato in precedenza la filosofia, in quanto
lattivit di sondare il razionale, proprio per questo lattivit di
cogliere la presenza e la realt,[la filosofia deve porci in contatto
con la realt] e non affatto occupata a stabilire in Aldil che Dio
solo sa dove dovrebbe essere Nel corso di questopera, io ho
affermato che persino la Repubblica platonica, la quale passa per
lespressione proverbiale di un ideale vuoto, non ha colto altro,
essenzialmente, che la natura delleticit greca. [Ora vorrei
mettere in confronto la Repubblica di Platone (come un
ideale che non pu esistere nella realt) e lidea hegeliana di
Dio. La tesi di Hegel che tutti i nostri concetti oppure
parole/nomi hanno bisogno di un contenuto da pensare. Se
questo contenuto non proviene da un concetto (nel senso
stretto di Hegel, vedi sotto), quindi proverr dalle
rappresentazioni dellintelletto, cio della religione o
delletica] Ho quindi aggiunto che, nella consapevolezza del pi
profondo principio che irrompeva entro tale eticit principio che in
essa poteva manifestarsi immediatamente soltanto come
unaspirazione ancora insoddisfatta,[Hegel vuole dire che il
mondo culturale dello spirito oggettivo non era ancora
preparato per pensare il nuovo principio, cio, la
soggettivit e la libert] e quindi solo come corruzione -- ,
Platone dovette cercare ... il rimedio per combatterlo. Ora, questo
rimedio non poteva che venire dallaltro; Platone, invece, pot
cercarlo inizialmente soltanto in una particolare forma esterna
delleticit greca, mediante la quale n fer, proprio nel pi profondo
intimo, il pi profondo impulso: la personalit libera e infinta. Egli,
tuttavia, si dimostrato quel grande spirito che fu, appunto perch
il principio attorno a cui ruota il carattere distintivo della sua Idea
il perno su cui ha ruota lallora imminente rivoluzione del mondo.

Ci che razionale reale, e ci che reale razionale

questa la convinzione in cui si ritrova ogni coscienza ingenua,


come pure la filosofia. E, a partire da qui, la filosofia procede alla
considerazione sia delluniverso spirituale, sia delluniverso
naturale.[Qui il naturalismo di Hegel: lo spirito ossia
lideale morale di Platone assolutamente naturale, non nel
senso fisico-materiale, ma nel senso di una realt razionale
che appartiene al mondo concreto degli uomini]. Quando la
riflessione, il sentimento, o qualsiasi altra forma assuma la
coscienza soggettiva, considera la presenza [Gegenwart] come un
qualcosa di vano, quando si colloca al di l di essa e si atteggia a
saccente, allora si ritrova in una dimensione vana. E cos, poich c
realt solo nella presenza, la stessa coscienza soggettiva non altro
che vanit. [Lineamenti di filosofia del diritto, Prefazione, xii] La
filosofia afferma che niente reale tranne lideale!

1.2 Torniamo alla Filosofia della storia dove Hegel eleva la Ragione
al livello della sostanza metafisica della storia cio la sua versione
dellentelcheia o energeia di Aristotele.

[spiegazione: Aristotele nel libro della Metafisica distingue


lattualit dalla potenzialit. Aristotele esplica il contrasto per mezzo
di esempi:

E latto sta alla potenza come ad esempio chi costruisce sta a chi
pu costruire, chi desto a chi dorme, chi vede a chi ha gli occhi
chiusi ma ha la vista, e ci che e ricavato dalla materia alla materia
e ci che elaborato a ci che non elaborato. (1048b13)

Quindi il passaggio dalla potenza allatto il processo ossia lazione


dellessere di rendere attuale una sua potenzialit il processo di
diventare pienamente ci che qualcosa gi in s.

La mia definizione: la completezza (entelcheia) di una cosa resa


possibile attraverso la sua propria attivit (energeia)]. Ora tutto
questo si trova nel concetto metafisico della ragione hegeliana.
Pertanto voglio dire in conclusione che Hegel prende Aristotele
molto sul serio quando questi dice che Dio zo la vita, cio
unaffermazione rifiutata da Platone in quanto allessere, cio la
forma dellessere non vive vedi il Sofista ]

Torniamo alla Filosofia della storia:


Ma nella filosofia vien dimostrato che la ragione la sostanza,
cos come linfinita potenza, che a s stessa tanto linfinita materia
di ogni vita naturale e spirituale quanto linfinita forma, attuazione
di tale suo contenuto: --- la sostanza, ci per mezzo di cui ogni realt
e sussiste; --- linfinita potenza, perch la ragione non cos
impotente da giungere solo al grado dellidealit,[appunto la sua
critica a la Repubblica] del dover essere, e da esistere solo al di
fuori del reale [come Dio nel pensiero popolare] e certo
soltanto come qualcosa di particolare nella mente di alcuni uomini

Come [la ragione] rispetto a s lunico proprio presupposto, e il


suo fine il fine assoluto, cosi con la sua natura coincidono la sua
attuazione ed estrinsecazione da ci che interno verso ci che
manifesto, non solo nelluniverso naturale ma anche in quello
spirituale, -- nella storia del mondo. Che ora questa idea sia la
verit, leternit, la potenza assoluta, che essa si manifesti nel
mondo e che nulla in esso si manifesti allinfuori di questa sua
grandezza ed onore, appunto ci che, come si detto,
dimostrato nella filosofia, e che qui si presuppone provato. [Lezioni
sulla filosofia della storia, pp. 7-8]

II.

*** Una nota bibliografica sulle traduzioni della Fenomenologia dello


Spirito:
1. In Italiano: la traduzione classica di Enrico de Negri, Firenze, 1933
2. In Inglese: la nuova traduzione ancora in preparazione per CUP di
Terry Pinkard, ma si trova adesso come opera in fase di
elaborazione sul suo sito:
http://terrypinkard.weebly.com/phenomenology-of-spirit-page.html

(2.1) I concetti hegeliani fondamentali per il suo trattamento della


religione: cio la sua concettualit e il problema di pensare Dio. Il
punto centrale per Hegel il fatto che i nomi non sono concetti e i
concetti sono in certo modo la negazione dei nomi. Un nome indica
(come fa il dito indice) e ci riesce senza avere un concetto in mano.

Oltre allo Stesso sensibilmente intuito o rappresentato, ci che


indica il puro soggetto, il vuoto uno privo di concetto, il nome
come nome. Onde pu tornare utile evitare, per es., il nome Dio,
perch questa parola non immediatamente e in pari tempo
concetto, ma il nome propriamente detto, la rigida quiete di quel
soggetto che sta a fondamento; mentre, diversamente, lEssere, ad
esempio, o lUno, la Singolarit, il Soggetto ecc., costituiscono essi
stessi un diretto accenno a dei concetti. [FS 66]

Il bisogno di rappresentarsi lAssoluto come soggetto si servito


delle espressioni: Dio leterno o lordine morale del mondo o
lamore ecc. In espressioni simili il vero gi posto soltanto come
soggetto, ma non ancora rappresentato come il movimento del
riflettersi in se stesso [lautodeterminazione]. In una tale
espressione si comincia con la parola: Dio, ma questo per s un
suono senza senso, un mero nome; soltanto il predicato dice ci che
Dio , e ne il riempimento e il significato; il vuoto cominciamento
diviene un effettuale sapere solo in tale fine. [FS, 23]

[vedi sotto la mia trattamento di 85-6 dellIntroduzione


della FS]

Il problema serio se vogliamo pensare (e non semplicemente dire)


dei concetti che non siano degli universali, a esempio, lessere o
luno o il buono piuttosto vogliamo pensare concetti che
esprimono un soggetto, cio un essere la cui realit riflessa in s
stessa. Un esempio, la coscienza umana, la cui riflessione in s
costituisce la sua realt; un altro lopera darte, o lorganismo
vivente, cio il corpo umano, ossia qualsiasi struttura organica che
comporta la teleologia.

Il soggetto vien presso come punto fermo al quale, come a loro


contenuto, i predicati aderiscono mediante un movimento che
appartiene a chi sa di esso, ma che non devesi riguardare come
appartenente al punto stesso; eppure solo mediante quel
movimento il contenuto sarebbe rappresentato come soggetto. Dato
il modo come quel movimento costituito, esso pu non convenire
al soggetto; daltronde, presupposto quel punto, il movimento non
pu essere costituito diversamente: pu essere soltanto esteriore.
Quellanticipazione, che lAssoluto Soggetto, non solo non quindi
leffettuale realt di questo concetto, ma lo rende addirittura
impossibile; che lanticipazione lo pone come punto fermo, e
leffettualit invece lautomovimento. [FS 23]

Il segreto per capire bene la pretesa di Hegel che solo un soggetto


pu mantenere insieme tutti i momenti della determinazione di un
qualcosa come momenti di ununit organica. Ma perch? Perch
solo un soggetto (quindi non un oggetto) che si costituisce mediante
le tappe della coscienza e dellautocoscienza pu essere in grado di
raggiungere un sapere di se stesso sufficiente per unire quelle
determinazioni come momenti di una singola cosa. [Pensate
allartista che solo grazia alla sua autocoscienza propria pu
trasformare tutte le sue pennellate individuali nellunit ultimata
dellopera darte.]

Infatti ci che fa lautocoscienza dellartista ci che fa il pensare


concettuale nel campo della scienza e della filosofia. Hegel oppone
al modo kantiano di pensare la realt come rappresentazione da
parte di un intelletto finito il suo proprio modo di pensare
concettuale [begreifenden Denken].

(2.2) Il concetto dell Entelcheia della ragione nella Prefazione della


Fenomenologia dello spirito:

[da die Vernunft das zweckmige Tun ist FS, Prefazione 22] la
ragione un operare conforme a uno scopo. Cio unazione che
tende/si sforza verso un fine. Per me Hegel riprende da Kant lidea
dellautonomia come lautocostituzione, ma ora la applica non alla
soggettivit finita (come ha fatto Kant), piuttosto alla ragione stessa
intesa come lattualizzazione dellidea divina nella realt. [=
Wirklichkeit, in Italiano come realt effettuale; wirken = operare, il
risultato da un processo dellautorealizzazione/costituzione]
(2.3) Due punti generali sono importanti per seguire la complessit
dellargomentazione di Hegel:

[A] La serie delle inferenze che progrediscono dalla ragione


allautocostituzione [entelcheia], allo spirito, allassoluto, e
finalmente allidea di Dio

[B] La trasformazione metafisica dal concetto dellessere inteso


come sostanza al concetto dellessere inteso come soggetto.

In riferimento al punto B:

(i) come abbiamo visto Kant ha ampliato lestensione della


metafisica alla morale, cio la filosofia pratica, per includere i pi alti
scopi dellumanit (e anche ha argomentato che le pretese della
metafisica razionalistica erano dogmatiche). Hegel ha evitato il
termine metafisica per il suo sistema. Sembra che preferisce
termini come logica speculativa o filosofia della natura, o filosofia
dello spirito per rendere pi intelligibile il contenuto della metafisica
classica. Ma non ha mai tematizzato lo spirito infinito come una
realt che esistesse per se stessa al di fuori della sua attualit
mondiale cio nellarte, nella religione, nella morale, e nel sapere
assoluto della filosofia.

(ii) Al posto di trattare di una metafisica specialis come Kant - cio


del mondo, dellio, e di Dio Hegel presenta una teoria speculativa
del Concetto [Begrif] come un processo della manifestazione
dellIdea assoluta stessa, in cui non esiste pi una dualit fra lo
spirito infinito e il mondo. Lo spirito e il mondo sono due maniere di
pensare la razionalit delle cose.

[qui si trova la concezione hegeliana del sommo bene di


Kant e pertanto la sua versione della filosofia pratica, ma al
livello dellIdea assoluta e non del soggetto etico. Secondo
me, Hegel pensa come Kant che la vera metafisica la
filosofia pratica]

(iii) Hegel dice che la necessit di passare dalla sostanza al soggetto


dovuta al fatto che la cosa da pensare non tratta di una relazione
ontologica fra le parti e il tutto, ma di ununit organica della
riflessione. Alcuni testi della Prefazione della FS sono fondamentali:

(1) Il mio modo di vedere che sar giustificato soltanto dalla


esposizione del sistema, tutto dipende dallintendere e
dallesprimere il Vero non come sostanza, ma altrettanto
decisamente come Soggetto [FS 17]
(2) La sostanza viva bens lessere il quale in verit soggetto, o,
ci che poi lo stesso, lessere che in verit effettuale, ma
soltanto in quanto la sostanza il movimento dellautoporsi, o in
quanto essa la mediazione [die Vermittlung] del divenire-altro-da-
s con se stessa [des sich anders Werdens mit sich selbst]. Come
soggetto essa la pura e semplice negativit, ed , proprio per ci,
la scissione del semplice in due parti la negazione di quella
diversit indifferente e della sua opposizione; soltanto questa
ricostituirsi eguaglianza o la riflessione dellesser-altro in se stesso
il Vero il divenire di se stesso, il circolo che presuppone e ha
allinizio la propria fine come proprio scopo, e che solo mediante
lattuazione e mediante la propria fine effettuale [wirklich]. [FS
18]

[ci che fa la mediazione possibile il fatto che il divenire


laltro non che una riflessione di se stesso, una riflessione
che manifesta il processo che ricostituisce lidentit, ma
ora con un contenuto che comprende per esempio lio e il
non-io ecc., cio tutti gli elementi contrai]

Nel prossimo brano del testo Hegel fa molto chiaro la sua distinzione
fra il concetto di un astratto universale e il concetto di un soggetto
che pone se stesso in un processo di entelcheia:

(3) La vita di Dio e il conoscere divino potranno bene venire


espressi come un gioco dellamore con se stesso; questa idea
degrada fino alledificazione e a dirittura allinsipidezza quando
mancano la seriet, il dolore, la pazienza e il travaglio del negativo.
In s quella vita lintatta eguaglianza [Gleichheit = A=A ma non
adesso astratta] e unit con s, che non mai seriamente
impegnata nellesser-altro e nellalienazione [Entfremdung], e che
neppure ha tentato di sormontarla. Ma siffatto in-s luniversalit
astratta, nella quale, cio, si prescinde dalla natura sua di esser per
s, e quindi, in generale, dallautomovimento della forma
[Selbstbewegung der Form]. [FS 19]

(4) Qualora la forma venga espressa come eguale all'essenza, si


incorre poi in un malinteso se si pensa che il conoscere stia pago
allo in-s o all'essenza, e possa invece fare a meno della forma; - se
si pensa che l'assoluto principio fondamentale o l'intuizione assoluta
rendano superflua l'attuazione [Ausfhrung] progressiva della prima
o lo sviluppo della seconda. Appunto perch la forma essenziale
all'essenza, quanto questa lo a se stessa, quest'ultima non
concepibile n esprimibile meramente come essenza, ossia come
sostanza immediata o come pura autointuizione del divino; anzi,
proprio altrettanto come forma, e in tutta la ricchezza della forma
sviluppata; solo cos concepita ed espressa come Effettuale
[Wirkliches]. [FS 20]

(5) Il vero l'intero. Ma l'intero soltanto l'essenza che si completa


[sich vollendende Wesen] mediante il suo sviluppo.
[spiegazione: (a) il vero significa ci che in verit esiste. Non
lapparenza delle cose, piuttosto il concetto delle cose. Hegel vuol
dire che ci che esiste in verit equivale a ci che pu essere
pensato concettualmente: perch lessenza della realt il processo
del divenire dello spirito inteso come un processo dellauto-pensare.
Hegel intende che pensiamo al nous divino a secondo della
concezione di Aristotele, cio noesis noeseos noesis: il pensare che
pensa il pensiero.
(b) Dante, Paradiso 33, 124-6:
O luce etterna che sola in te sidi, [ha il posto in se stesso]
sola tintendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi! --- la differenza fra Dante e Aristotele
che nel nous divino di Aristotele non si trovano n ami n
arridi Dio non ama n arde.
(c) lessenza deve svilupparsi per raggiungere il suo fine e lo
raggiunge mediante lattualizzazione del concetto.]

Dell'Assoluto devesi dire che esso essenzialmente risultato, che


alla fine ci che in verit; e proprio in ci consiste la sua natura,
nell'essere effettualit [cio Wirkliches - la realt come
risultato del processo di pensare unattivit dello spirito
non una cosa/sostanza; Realt = res],

soggetto o divenir-se-stesso. Per quanto possa sembrare


contraddittorio che l'Assoluto sia da concepire essenzialmente come
risultato,[Lassoluto deve comprendere tutto in s; non pu
esserci un altro da s (perch un vero altro limita e confina
lassoluto in tal modo che non e pi assoluto). Perci
lassoluto come Spirito deve penetrare tutto, determinare
tutto, e negare tutto che lo stia opposto. Questo possiamo
definire come un Monismo assoluto vale a dire, non
astratto. Definisco il monismo hegeliano: non significa che
c solo una cosa/entit in realt, ma che c solo un tipo di
essere in verit]

basta tuttavia riflettere alquanto per rendersi capaci di questa


parvenza di contraddizione. Il cominciamento, il principio o
l'Assoluto, come da prima e immediatamente viene enunciato,
solo l'Universale. Se io dico: tutti gli animali, queste parole non
potranno mai valere come una zoologia; con altrettanta evidenza
balza a gli occhi che le parole: divino, assoluto, eterno, ecc.
non esprimono ci che quivi contenuto; e tali parole in effetto non
esprimono che l'intuizione intesa come l'immediato. Ci che pi di
tali parole, e sia pure il passaggio [bergang] a una sola
proposizione, contiene un divenir-altro che deve venire ripreso, ossia
una mediazione [Vermittlung]. [FS, Prefazione, 20]
(vi) Ma, in effetto, quel sacro orrore deriva dall'ignoranza della
natura della mediazione e della stessa conoscenza assoluta. Infatti
la mediazione non altro che la moventesi eguaglianza con s o la
riflessione in se stesso,

[Hegel definisce Vermittlung ricordate il concetto di bergang


quello di un passaggio dalluno allaltro, cio la differenza rimane fra
i termini della relazione. Ora per Hegel la relazione della mediazione
non esce mai dallidentit dello stesso. Le relazioni e le inferenze
A=A e B=B che producono AB e B A si basano sulla relazione
A=B. Poi Hegel spiega queste relazioni dellidentit fondata sul
principio dellIo=Io; quindi, il soggetto rimane eguale a s stesso
bench sia mediato dalloggetto qui mediato significa che lio
penso rimane un io che pensa nellatto del pensare loggetto, ossia il
pensiero; Lio pensante diventa loggetto pensato nellatto di
pensare = basato sulla teoria dellanima di Aristotele, de Anima III,
4-5. Aristotele dice che lanima pura dunamis cio potenzialit di
divenire tutto, ma non niente in s stessa]

il momento dell'Io che per s, la negativit pura [ecco la pura


potenzialit di determinarsi come tutto] o abbassata alla sua
pura astrazione, il Divenire semplice. L'Io o il divenire in generale,
questo atto del mediare, in virt della sua semplicit appunto
l'immediatezza che in via di divenire, nonch l'immediato stesso. -
Si disconosce quindi la ragione, quando la riflessione [cio
lautodeterminazione mediante il pensiero], esclusa dal vero,
non viene accolta come momento positivo dell'Assoluto. la
riflessione [la mia interpretazione di riflessione che
significa latto del pensiero che ha il suo luogo nello
spirito/soggetto, il cui pensiero pu essere solo una
riflessione del proprio essere, cio loggetto pensato non
esterno al pensare stesso] che eleva a risultato il vero, ma che
anche toglie questa opposizione verso il suo divenire; giacch il
divenire altrettanto semplice e quindi non diverso da quella forma
del vero, la quale fa s che esso, nel suo risultato, si mostri semplice:
esso , per meglio dire, l'esser ritornato nella semplicit. - Se,
indubbiamente, l'embrione in s uomo, non lo tuttavia per s;
per s lo soltanto come ragione spiegata, fattasi ci che essa in
s;[un esempio ottimo per spiegare alcuni termini tecnici, in
s e per s. La chiave che lin s non pu costituirsi
mediante unautorelazione. Il suo essere un qualcosa dato,
fisso; invece il per s attivo, autodeterminate, riflessivo
pertanto libero] soltanto questa la sua effettuale realt. Ma tale
risultato esso stesso immediatezza semplice; esso infatti la
libert autocosciente, che riposa in se stessa, senza aver messo da
parte, per poi lasciarvela abbandonata, l'opposizione [Gegensatz];
che , anzi, conciliata con l'opposizione. [FS 21]
Ora possiamo prendere tutto questo discorso astratto di Hegel come
spiegazione del processo della manifestazione dellidea assoluta
mediante il pensare concettuale:

il movimento dellautoporsi, o in quanto essa la mediazione


[die Vermittlung] del divenire-altro-da-s con se stessa [des sich
anders Werdens mit sich selbst]. [FS 18]