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Eccentriche per l’ipertrofia

Nella nostra incontenibile ricerca dell’“è meglio” per diventare più grossi, forti, definiti e ganzi
utilizziamo tutti gli approcci del mondo. Tutti.

Ad esempio, molto spesso usiamo il metodo “ai miei tempi” o l’altro “si stava meglio quando si
stava peggio”, altre volte invece il metodo “lo fa l’amico dell’amico ed è grosso”.

Un altro metodo che usiamo con entusiasmo è “chiediamo alla Scienza”. Mi vorrei soffermare su
questo metodo estremamente vario ed interessante. E’ umano, infatti, chiedere un aiuto alla Scienza
per essere guidati in quello che si fa. A nessuno piace andare a caso, pertanto se esistono studi o
ricerche che possono indirizzare, perchè non sfruttarle per ottenere il meglio?

Per questo hanno sempre molto successo rubriche tipo Scientific Corner, dove ci sono articoli interi
basati sul commento a studi scientifici di interesse per noi. Sono quelle che hanno nel testo quei
numerelli, quegli apici strani che poi rimandano ad una bibliografia scritta in piccolo alla fine.

E’ interessante notare come ci sono studi scientifici praticamente su tutto, e che dicono tutto ma
anche l’esatto contrario di tutto. Studi che affermano che è meglio allenarsi con una serie sola, e
studi che affermano che sono meglio 3 serie. Come è possibile? Teoria del complotto? Malafede?
Gli scienziati non ci capiscono una mazza?

Nel mio girovagare su Internet ho conosciuto tantissime persone in gamba. Una di queste è Richard,
che in una discussione sulle paleodiete espresse con una sintesi a me sconosciuta dei concetti che mi
hanno colpito. Perciò, cito quello che scrisse, eliminando i pezzi discorsivi con le altre persone, ma
lasciando assolutamente inalterato il senso:

Uno studio/ricerca non è per tutti: uno studio è uno strumento della Scienza per la Scienza, che è
l’unica realmente in grado di comprenderne il valore e il significato.

In mani sbagliate diventa solo oggetto di strumentalizzazione.

Permettetemi un consiglio di carattere generale: quando cercate delle reference per qualche
ricerca non buttatevi sui singoli studi (che, oltre a non avere lo scopo di dimostrare nulla, sono
tipicamente estremeamente tecnici). Cercate ed affidatevi, piuttosto, alle review a cura di esperti
nel settore le quali, avendo un ritmo di pubblicazione molto lento (tipicamente di tot anni), fanno
un punto più esauriente sulla questione (riassumendo e commentando molti singoli studi) e hanno
un linguaggio tipicamente più accessibile e adatto alla divulgazione.

Una review è un punto di vista generale (e documentato da moltissimi studi) che esponenti
scientifici esperti nel campo espongono su una determinata questione

Una pubblicazione scientifica non nasce per convincere. Fa il punto della situazione ed espone un
punto di vista, poggiando sulla cultura, preparazione e professionalità di chi la scrive. Ogni
affermazione ha, o dovrebbe avere, opportuni riferimenti che, per una completa comprensione della
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questione, vanno via via approfonditi. Il lettore, in tutta libertà, decide quando fermare questo
processo di apprendimento/approfondimento e dovrebbe autonomamente avere gli strumenti per
giudicare il valore e il significato di ciò che trova scritto (per questo dicevo che uno studio/ricerca
è della scienza per la scienza, diversamente facilmente diventa strumentalizzazione).

Quindi, almeno in linea di principio (poiché, ahime, sbagliare è umano …) e parlando di riviste
scientifiche serie, una ricerca è vagliata per la pubblicazione indipendentemente dall’autore
(alcune riviste richiedono addirittura il manoscritto anonimo) ed è accettata per la pubblicazione
solo per la struttura e il rigore delle argomentazioni esposte (e i nomi degli autori sono inviati solo
dopo la decisione di pubblicazione).

Ok, direi che è perfetto, e che dovreste ricordarvelo assolutamente a memoria quando vi trovate di
fronte a persone che snocciolano studi su studi a sostegno di quanto dicono.

Per la serie ‘cca nisciunno è ‘ffesso, sintetizzo alcuni punti che dovreste sempre avere a mente:

1. uno studio non dimostra nulla se non la sua tesi. Non estende le conclusioni ad altro. Se
qualcuno lo fa, in buona fede è un entusiasta, ma sbaglia (il confine fra entusiasta e coglione
è labile talvolta eh), se è in malafede vi vuole vendere qualcosa. Beware!
2. uno studio va letto. Non l’abstract, il riassuntino. Proprio lo studio stesso. Cazzo, c’è gente
che parla e non ha letto una minchia di nulla… discussioni sull’aria fritta. Non ci credete. Lo
so. Voi del resto l’avete letto il manuale del cellulare, vero?
3. in uno studio due cose sono fondamentali: quello di cui si parla, e a chi si applica quello di
cui si parla. Per il primo punto, direte “ma come, chiaro che è importante quello di cui si
parla, altrimenti… di che si parla”. Ok, partendo dal presupposto che la 2) è soddisfatta
(vero?), la domanda deve essere: “quello di cui si parla è applicabile a me?”. La domanda
successiva, se la risposta a questa è affermativa, è: £il risultato di questo esperimento si
applica a me?

Perciò… attenti.

Il problema è che gli studi scientifici sono delle vere palle. poiché hanno un formato standard, dove
si deve essere rigorosi, sono piatti, poco interessanti, e certe volte preferirei una frustata nella sacca
scrotale piuttosto che leggere certe cose, ma… se si vuole capire, vanno letti.

Nelle riviste, invece, il lettore che paga e legge al cesso per rilassarsi non è che vuole addormentarsi
su cose tipo P<0.05, ANOVA, regressioni senza nemmeno una donnina nuda languida. Il giornalista
effettua un sunto di quello che LUI ritiene interessante, cercando di rendere l’argomento frizzante
se non spettacolare, per finire tirando fuori delle indicazioni pratiche.

Tutto questo porta a quello che Richard definisce come “strumentalizzazione”.

Fra voi e lo studio c’è una terza persona che inserisce il suo giudizio. Altera le informazioni. La
terza persona potete essere anche voi stessi, perchè non avete i mezzi per capire e cercate di trovare
un causa-effetto estendendo il risultato dello studio ad altro che non sia lo studio stesso.

Che so… la leptina è responsabile del senso di sazierà (non mi ricordo se è vero, ma tanto va bene
lo stesso), e chi ha il feedback della leptina sballato mangia a crepapelle. Ok, voi mangiate a
crepapelle, decidete che avete la leptina sballata. Voi o un giornalista, perchè se notate c’è la
tendenza a voler dimostrare che l’obesità sia una malattia. Sono malato, non è colpa mia se magno

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come un porco… sono malato. Datemi una medicina, intanto non mi sento in colpa se ho i
trigliceridi che strabordano dalle mie orecchie.

Ripeto: attenti.

Un mio collega di forum, Eagle (un medico che fa i pesi, una rarità con cui è sempre molto
piacevole discutere e, più che altro, imparare) posta uno studio che si intitola “Short-term high- vs
low-velocity isokinetic lengthening training results in greater hypertrophy of the elbow flexors in
young men” cioè “nel breve periodo l’allenamento eccentrico ad alta velocità rispetto a quello a
bassa velocità evidenzia una ipertrofia più elevata nei flessori del gomito in giovani uomini”
(perdonatemi se traduco un po’ a modo mio…)

Perciò l’articolo viene utilizzato nel forum per discutere sul fatto che le eccentriche “veloci”
facciano o meno diventare più grossi. Parte una discussione che è un classico brainstorming. Mi
perdonino i colleghi del forum, non me ne vogliano sinceramente, però noto che vengono commessi
proprio due errori metodologici gravi quanto tipici.

Il primo, è che denoto che nessuno ha letto lo studio (ah ah ah, è così). Se si fosse letto, si sarebbe
capito istantaneamente che tutto questo per noi non ha nessun senso. Il secondo è che viene esteso
questo studio, anche se avesse un senso per noi, oltre il suo significato.

Mi preme sottolineare che però la situazione è tipica delle riviste e dei telegiornali, perciò la porto
come case study. Sorry, come cheis stadi.

Vi prego di leggerlo, lo studio. Altrimenti io sono “the man in the middle” che esprime un giudizio.
Oppure, vi fidate di me. E mi date il codice della vostra carta di credito. Tanto, vi fidate…

Dall’abstract si capisce che qualcosa non torna: si parla di macchina isocinetica, un aggeggio che
permette movimenti ad una velocità prefissata (in pratica, immaginatevi una leva che ruota intorno
ad un perno che è collegato ad un motore e a una frizione. Dall’altra parte della leva c’è una
maniglia o un qualcosa per fasciare la vostra mano. In pratica, vi legano ad una sedia e fate un curl
con questa macchina. Tirate, ma non potete andare più veloci di quanto preimpostato, viceversa,
attaccano il motore, impostano una velocità, la leva va giù e voi dovete tenere il più possibile, ma
niente può frenare la rotazione che è a velocità fissa.

E’ chiaro che questo strumento sia necessario: come sarebbe altrimenti possibile misurare le
velocità in maniera rigorosa? Invece di X radianti al secondo avremmo una scala della serie
“piano”, “forte”, “fortino”, “veloce ma non troppo”.

Ci si deve però rendere conto che questa macchina non produce eccentriche come quelle possibili in
palestra, dove farete l’esatto contrario: qui si parla di eccentrica veloce perchè il peso viene tirato
giù dalla macchina, in pratica. In palestra, una eccentrica veloce è un vero controsenso, a meno di
non mettere 3000Kg e fare lo squat, diventando velocemente una decalcomania al suolo. A senso
chi ha una idea di come ci si allena in palestra non può non rilevare la differenza.

Che senso ha per noi, perciò, dire che le eccentriche veloci producono più ipertrofia? Nessuno per
quello che ci riguarda. Lo studio evidenzia il risultato per quello che questo studio. Altri salti logici
sono del tutto arbitrari e discutere di velocità e carichi delle eccentriche correlando il tutto con
questa roba è illogico. Possiamo cioè discutere di eccentriche senza tirare fuori questo studio, che
non serve.

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Quante volte avete visto questo film? Ecco: leggere, please… vi accorgerete che leggendo
sgamerete tanti furboni, un po’ come quelli che parlano citando leggi su leggi, poi queste leggi non
esistono.

Ma ammettiamo che lo studio fosse stato svolto con le eccentriche in palestra (badate bene, UN
ALTRO studio, del tutto diverso). L’altro aspetto che dovete SEMPRE andare a leggere è il
campione su cui è stato svolto lo studio. Mi sembra evidente che se il campione è mia nonna e le
sue amiche ultraottantenni, poco ho a che spartire con queste…

“Ah ah ah, come sei simpatico”. Mmmmmm…. Ok, leggiamo. Gli studi, dopo la prima parte,
descrivono minuziosamente e narcoticamente il metodo che è stato seguito. In questo caso, hanno
preso ragazzi di circa 24 anni che non facevano pesi, e in generale quasi nulla. Di sicuro, era
richiesto di non aver fatto pesi negli ultimi 6 mesi.

Il protocollo prevedeva poi un programma di serie e ripetizioni a varie velocità, bla bla bla etc etc
etc, per 8 settimane.

Bene: dei nerds, grassi o secchi. Che dimostra questo studio? Che le eccentriche nei secchi in due
mesi ha creato più ipertrofia (quanta? a dopo il responso). E’ rilevante per noi? Noi siamo nerds
sedentari o gente allenata da anni? E dopo 16 settimane che sarebbe successo? Lo studio non lo
dice. Non può dirlo, non deve dirlo. Non è il suo scopo. Perciò, attenti nuovamente ai salti logici: se
dite che le eccentriche sono meglio delle concentriche, (beep) vostri se poi rimanete al passo…

L’analisi dei risultati è complessa e prevede l’esposizione di tutti i parametri, consideriamo la CSA,
Cross Section Area, in pratica di quanto è diventato più grosso il muscolo nella sezione più grande.

Se si va a fare due conti, a partire dalla CSA e in maniera spannometrica dal grafico (per quello che
diciamo è sufficiente) c’è un incremento della circonferenza nel caso lento pari al 5.6%, nel caso
veloce pari all’8.4%, decimale più, decimale meno.

Ciò significa che potrei dire che nel primo caso uno con 40cm di braccio passerebbe a 42.2 con un
metodo e a 43.4 con l’altro. Un centimetro di differenza, molti venderebbero a prezzi stracciati la
moglie al mercato della tratta delle bianche pur di guadagnare quel fottuto centimetro.

Wow… peccato che non sia vero. Perchè uno con 40 di braccio non è un nerd sedentario, e se un
nerd sedentario avesse 40 di braccio, sarebbe un nerd sedentario grasso, e basta. Il campione di
riferimento non è per voi rilevante e… non scordate che lo studio non è sulle eccentriche in palestra.
Marò quante ipotesi…

Però potrei inventare un macchinetta isocinetica fatta con 4 tubi quadri scatolati, una cromatura alla
alè alè, metterci dentro due integrati da 3 euro al migliaio di pezzi, programmarli con 3 o 4 velocità,
farla montare in cina da eserciti di schiavi e vendere il tutto a 500 euro. Il tutto supportato da un
bello studio scientifico.

Ah,no, scusate… questo giochino l’hanno già fatto con le pedane vibranti, quelle da 200 euro che
vibrano a 5 Hertz, con nelle istruzioni gli studi, scientifici, di Bosco. Caratteristica di queste pedane
è che costano poco, e sono ripiegabili. Inefficaci, però si possono sbattere facilmente in cantina.

Mi spiace fare sempre la figura del saccente furbo, che fa apparire gli altri fessi, vi confesso che
invece anche io ho comprato la mia dose di prodotti idioti, e mi sono allenato anche io secondo
metodi scientifici con risultati deludenti.

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Ad esempio, mi ricordo di quando comprai la diosginina, il potentissimo sterolo vegetale precursore
del testosterone. Peccato che nessuno diceva che il fatto di essere un precursore non implicava che
potesse trasformarsi in uno steroide… e i miei mi scoprirono la boccettina e successe il finimondo.
Un po’ come considerare il figlio un drogato perchè ha in tasca una bottiglina di acqua ossigenata.
A ripensarci, mi vergogno ancora. 50.000 lire prese e bruciate con l’accendino.

Come dice un proverbio tibetano, “a prenderlo nel culo è un attimo”. Perciò… leggiamo sempre in
maniera critica. Più che altro… leggiamo.