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RIFIUTI: ABBANDONO , DEPOSITO INCONTROLLATO E DISCARICA ABUSIVA.

L’utilizzo dei termini ABBANDONO, DEPOSITO INCONTROLLATO E DISCARICA è a volte


azzardato ed improprio, vengono utilizzati l’uno per l’altro, indiscriminatamente. I termini hanno significati
diversi, alla luce della normativa ambientale e in special modo della normativa sui rifiuti e difesa del suolo.
Obiettivo del presente lavoro è quello di mettere in risalto le maggiori differenze che vi sono, con i
riflessi sugli adempimenti e le rispettive sanzioni. Il significato del termine “abbandono”, molto dibattuto sin
dalle prime interpretazioni del Dlgs 22/97 c.d. “decreto Ronchi”, parte dalla esatta nozione di “rifiuto”
contenuta nell’art. 6 (definizioni), [nota 1] dibattito non ancora concluso, anche a seguito della controversa
“interpretazione autentica della definizione di rifiuto” data dal nostro legislatore con il D.L. 138 del 8 luglio
2002 conv. in legge 178/2002, nel quale art.14 detta le condizioni nelle quali un soggetto privato o giuridico
“si disfa”, “abbia deciso” “abbia l’obbligo di disfarsi” di un bene o di una sostanza, e le condizioni nelle quali
non si è davanti ad un rifiuto, ovvero, non ricorre la nozione di rifiuto a determinate condizioni di effettivo ed
oggettivo riutilizzo, in analoghi o diversi cicli di produzione [nota 2]. L’utilizzo del termine “disfarsi”,
utilizzato dalla direttiva Europea 75/442/CEE [nota 3], sostituito dal termine “abbandono” nel DPR 915/82
[nota 4] (attuazione della stessa direttiva comunitaria), ripreso dall’attuale Dlgs 22/97 [nota 5] , alimenta
la discussione in dottrina ed in giurisprudenza, con le più disparate e contrastanti sentenze nei diversi ordini
e grado di giudizio.

OBBLIGHI DEL PRODUTTORE E DEPOSITO TEMPORANEO REGOLARE ED IRREGOLARE


Gli obblighi del produttore, sono dettati dall’art. 10 [nota 6] del Dlgs 22/97 , ma le condizioni per il corretto
deposito temporaneo effettuato all’interno dello stabilimento, ovvero, nel luogo stesso ove i rifiuti sono
prodotti, sono dettate dall’art. 6 [nota 7] : (Definizioni) lett. m) deposito temporaneo: il raggruppamento dei
rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle seguenti condizioni:
.........
2) i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento
con cadenza
almeno bimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in alternativa, quando il
quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 metri cubi; il termine di durata del deposito
temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 10 metri cubi nell’anno o
se, indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti localizzati nelle
isole minori;
3) i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con
cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in alternativa, quando
il quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito raggiunge i 20 metri cubi; il termine di durata del deposito
temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 20 metri cubi nell’anno o se,
indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole
minori; in tale articolo il legislatore impone il rispetto di limiti temporali e quantitativi, distinguendoli per i
rifiuti pericolosi e per i rifiuti non pericolosi; il mancato rispetto di tali disposizioni , comporta il seppur
implicito riferimento all’art.28 [nota 8], infatti come indicato al comma 5, “ le disposizioni del presente articolo
non si applicano al deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni stabilite dall’articolo 6, comma
1, lettera m). “ , conseguenza è che: si ha “deposito temporaneo” solo se rispettati i limiti di cui all’art.6 ,
mancando i quali si è in presenza di un “deposito temporaneo irregolare”, equiparata alla gestione di rifiuti
[nota 9] , con la conseguente necessaria autorizzazione ai sensi dell’art. 28 ed artt. 31 e 33 se i rifiuti sono
destinati ad attività di recupero. Troviamo conferma nel sistema sanzionatorio ( art.51 comma 2 ) il
deposito temporaneo “incontrollato”, viene equiparato alla attività di “gestione” dei rifiuti, abbandonati in
violazione dell’art.14 [nota 10] commi 1 e 2 , con la conseguente applicazione delle sanzioni amministrative
e penali [nota 11]; infatti il comma 2 dell’art. 51 rimanda all’applicazione delle “pene di cui al comma 1 … per
i titolari di imprese … che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono
nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all’art.14 commi 1 e 2. Il comma 1
dell’art. 51 sanziona la “gestione” dei rifiuti effettuata in mancanza delle prescritte autorizzazioni, è
evidente pertanto che vi è una “implicita” equiparazione del deposito temporaneo incontrollato alla vera e
propria gestione non autorizzata dei rifiuti. Si sottolinea che la situazione sopra delineata resta applicabile solo
ai titolari di imprese o ai responsabili di enti.

L’ABBANDONO DEI RIFIUTI


Diverso è l’ ABBANDONO di rifiuti, vietato dall’art.14 [nota 12], e nel quale ci si trova ogni qual
volta vengono rinvenuti accumuli di rifiuti in aree pubbliche o private , costituiti da beni, oggetti che sono in
un evidente “stato di abbandono”, ovvero lasciati con incuria ed al degrado; si tratta spesso di beni di
uso domestico o di altra provenienza urbana, ma a volte anche di rifiuti speciali provenienti da
lavorazioni artigianali o industriali, con un elevato tasso di inquinamento, come nel caso di fanghi o
rifiuti pericolosi liquidi, con una facile assimilazione da parte del terreno e relativo inquinamento delle
falde acquifere. Resta però da sottolineare l’elemento “dell’occasionalità” dell’evento: Perché si possa
restare nella fattispecie di “abbandono” e non di “discarica” è necessario che l’abbandono sia occasionale,
non ripetuto sistematicamente al fine di generare un deposito permanente, definitivo e incontrollato, ovvero una
discarica con il conseguente degrado e inquinamento dell’ambiente. L’abbandono è sanzionato dall’art. 50
[nota 13], vengono applicate sanzioni solo amministrative (non anche penali come per le imprese ed
enti ); viene utilizzato il termine “chiunque in violazione … dell’art. 14 “, lasciando liberamente
interpretare ad una generale applicazione, ma il successivo art. 51 indirizzato solo a titolari di imprese e
responsabili di enti, lascia intendere chiaramente che le sanzioni di cui all’art. 50 sono rivolte solo ed
esclusivamente a persone fisiche. Vi è sanzione più lieve per l’abbandono sul suolo di rifiuti non
pericolosi e non ingombranti, escludendo implicitamente da tale “agevolazione” l’immissione in acque
superficiali o sotterranee, forse ritenuto dal legislatore più a rischio ambientale; infatti la sanzione applicata
per l’immissione di rifiuti quali essi siano, pericolosi e non, compresi gli ingombranti nelle acque superficiali o
sotterranee, da parte di persone fisiche va da 103 a 619 euro, più “pesante” rispetto alla sanzione da 25 a 154
euro applicata per l’abbandono sul suolo. Come confermato dalla Suprema Corte [nota 14], si configura
l’abbandono di rifiuti solo nel caso di assoluta occasionalità, non dovrà esserci ripetitività o abitualità
nell’evento, anche se trattasi di rifiuti propri. Inoltre, la temporaneità del deposito si ha dimostrando il
rispetto dei “limiti temporali” di cui all’art. 6 Dlgs 22/97 ( 3 mesi al massimo 1 anno per rifiuti non pericolosi).
Nella sentenza sopra citata la fattispecie di una mancata occasionalità e ripetitività dell’abbandono, riferita ad
una persona fisica, si configurerebbe comunque nella sanzione penale di cui all’art. 51 comma 1 del
Dlgs 22/97, trattandosi di una vera e propria gestione illecita di rifiuti propri, con atti continui di
abbandono e depositi incontrollati. Infatti, in tale sentenza, l’abbandono compiuto da soggetto non avente le
qualità di cui al comma 2 art. 51 ( titolare di impresa e responsabile di ente ) resterebbe punito con sanzione
amministrativa solo quando viene realizzato in modo del tutto occasionale, non ripetitivo; al contrario si
configurerebbe una attività di gestione dei rifiuti abusiva ,attività di smaltimento , sanzionata
penalmente dal’art. 51 comma 1, in quanto, è applicabile a “chiunque effettua una attività di raccolta,
trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta
autorizzazione , iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 27,28,29,30,31,32,33 “; Si ricorda infatti che
l’art. 6 definisce smaltimento: le operazioni previste nel’allegato B , nel quale D1 indica: deposito sul suolo e
nel suolo (ad es: discarica), definita quest’ultima dal recente Dlgs 36/2003 [nota 15] art 2 comma 1 lett g)
quale: area adibita a smaltimento di rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo,
compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del
produttore degli stessi nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un
anno (aspetto limite temporale che rafforza quanto già sostenuto da diverse sentenze della S.C. o dalla
autorevole dottrina). La solidale responsabilità del proprietario del sito. Il comma 3 dell’art. 14 stabilisce che:
“ Fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 50 e 51, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1
e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello
stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai
quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa. Il sindaco dispone con ordinanza le operazioni a
tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno
dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.” Il proprietario dell’area nella quale vengono
abbandonati rifiuti resta obbligato in solido con l’autore, nel procedere al ripristino dei luoghi. Resta
comunque da dimostrare la sua colpa o dolo, in quanto, il proprietario del terreno nel quale sono stati
abbandonati i rifiuti , che non è anche produttore degli stessi, non potrà rispondere dell’abbandono, fin quando
non venga riconosciuto ad Esso un comportamento colposo o doloso [nota 16]. Non sussiste una responsabilità
oggettiva del proprietario, detentore, o del titolare di un diritto reale sul fondo stesso, non esiste cioè
un soggetto tenuto comunque in virtù del suo rapporto giuridico con il fondo, a quella che impropriamente
possiamo definire “bonifica”del sito [nota 17]. Accertato l’autore dell’illecito, ed eventuale corresponsabile,
il sindaco emette ordinanza per provata urgenza ambientale e di igiene e sanità pubblica, per la rimozione
dei rifiuti e ripristino dei luoghi; nel caso in cui, non venga accertato l’autore dell’illecito e non si è in grado di
provare la colpa o dolo del proprietario del terreno, il sindaco ordina la rimozione e ripristino dei luoghi,
assumendosene gli oneri, salvo futura rivalsa nei confronti dei colpevoli [nota 18]. Anche la giurisprudenza
amministrativa (TAR ABRUZZO sez. dist. Di Pescara, 15/01/2004, n 34 Pres. Catoni Est. Di Giuseppe –
Rossikoll – Comune di S. Giovanni Teatino ) si è espressa in merito, stabilendo che, L’ordine sindacale
d’urgenza per motivi di igiene, sanitari ed ambientali di smaltimento dei rifiuti, va impartito in linea di
massima al produttore dei rifiuti che li abbandona in aree pubbliche o private (anche non aperte al
pubblico), o in acque pubbliche o private, e non al proprietario dell’area in quanto tale (o al titolare della
disponibilità del bene), salvo che non sia configurabile una compartecipazione del proprietario anche
soltanto colposa per mancata vigilanza. …. Il ricorso appare fondato in quanto: non solo non risulta che
l’abbandono di tal genere di rifiuti (rifiuti assimilati RSU e rifiuti contenenti amianto) fosse riconducibile e
quindi addebitabile alla predetta società ricorrente, ma dagli atti di causa emergono consistenti indizi che
inducono a supporre che la responsabilità di tale abbandono sia di altri soggetti. [nota 19] … Pertanto
(continua la sentenza) in assenza di una accurata istruttoria da parte del Comune comprovante una
partecipazione attiva della ricorrente nell’abbandono dei rifiuti di che trattasi oppure una sua culpa in
vigilando affinché tanto non avvenisse ad opera di altri soggetti, l’ordinanza impugnata deve essere
valutata illegittima, atteso che, come non può imporsi al privato, il quale sia individuato solo come proprietario
dell’area senza essere responsabile dell’abbandono dei rifiuti, lo svolgimento di attività di sgombero e
smaltimento degli stessi, giacché ai sensi degli artt. 3 e 13 del Dpr 915/82 (applicabile all’epoca
dell’emissione dell’ordinanza ) destinatari di tali provvedimenti sono i produttori dei rifiuti e non anche i
proprietari dell’area in cui i rifiuti sono depositati. In contrasto a quanto sopra riportato si cita la sentenza del
CONSIGLIO DI STATO, Sez. V — 2 aprile 2003, n. 1678
— ( Pres. MARRONE, Rel.Est. MASTRANDREA — Montini (avv.ti Porqueddu, Cugurra) c. Comune di
Calcinato (avv.ti Bonomi, Romanelli) e nei confronti della Regione Lom-bardia (Avv. Stato).) Rifiuti -
Situazione di necessità e urgenza
- Ordine di smaltimento nei confronti del proprietario incolpevole - Ordinanza tipica in materia di ri-fiuti -
Possibilità. (Riv. Giur. Ambiente fasc. 5 pag 809 e segg.) Il sindaco può ordinare al proprietario dell’area,
anche mediante l’emanazione di una ordinanza tipica in materia di rifiuti e a prescindere dalla sussistenza di
alcuna responsabilità dello stesso, di provvedere allo smaltimento qualora ciò sia necessario per fronteggiare
una situazione di urgenza. . …
….5. Appare, in definitiva, ragionevole che, impregiudicata ogni rivalsa nei confronti dell’effettivo
responsabile, il soggetto destinatario del provvedimento contingibile ed urgente emesso in materia di
smaltimento di rifiuti tossici e nocivi sia individuato (anche) in chi con il bene si trovi in rapporto tale da
consentirgli di eseguire con celerita` gli interventi ordinati, ritenuti necessari per fronteggiare la situazione di
pericolo, alla stregua, occorre ri-badire, della natura ripristinatoria d’urgenza e non sanzionatoria del
provvedimento contingibile ….. Il Sindaco di Calcinato, dovendo provvedere nell’immediatezza in base
alla segnalazione pervenuta, legittimamente ha adottato le impugnate ordinanze d’urgenza, rivolgendosi non
solo nei confronti di chi appariva il locatario detentore del capannone, ma anche nei confronti della
proprietà di esso, salvo dover verificare in un successivo momento i soggetti a cui effettivamente
accollare le spese sostenute per il perseguimento, d’ufficio, della tutela degli interessi della collettività
interessata. Pertanto si sancisce il principio in base al quale è sempre possibile ordinare al proprietario,
anche privo di responsabilità , di provvedere allo smaltimento dei rifiuti qualora sussistano le condizioni di
necessità e urgenza. Il proprietario è infatti, secondo il Consiglio di Stato, il soggetto che si trova nella
situazione più idonea a garantire che gli interventi ritenuti necessari siano realizzati tempestivamente.( ADA
LUCIA DE CESARIS- note a rivista citata)
CONSIGLIO DI STATO, Sez. V — 1 Luglio 2002, n. 3596 — Pres. ELEFANTE, Rel. Est. CERRETO —
Comune di Milano (avv.ti Surano, Ammendola, Maffey, Izzo) c. Pomme´ (avv. Dal Molin). Rifiuti -
Deposito incontrollato di rifiuti - Proprietario incolpevole - Impegno a smaltire i rifiuti - Inerzia -
aggravamento della situazione - Corresponsabile per negligenza - Sussistenza. (Riv. Giur. Ambiente fasc. 5 pag
806 e segg.) Il proprietario di un’area che, venuto a conoscenza del fatto che questa veniva utilizzata come
discarica (peraltro abusiva), rimane inerte nonostante il suo impegno nei confronti della pubblica
amministrazione a provvedere allo smaltimento dei rifiuti, concorre con la sua negligenza all’aggravio
della situa-zione, e quindi deve ritenersi corresponsabile, al meno a titolo di colpa, del deposito incontrollato
di rifiuti.
In tale sentenza Il Consiglio di Stato ha ritenuto di coinvolgere nella responsabilità e quindi nell’obbligo di
smaltire i rifiuti, illegittimamente abbandonati da terzi, il proprietario dell’area, il quale seppur privo di
una responsabilità diretta,con il suo comportamento successivo ha contribuito ad aggravare la situazione. Il
proprietario dell’area aveva infatti denunciato l’abbandono dei rifiuti sul sito, tuttavia dopo essersi
impegnato con l’autorità pubblica a porvi rimedio era rimasto inerte [nota 20]. Conseguenza ne è che, le
ordinanze sindacali devono riportare ( dopo accurate indagini ) le eventuali oggettive e soggettive
responsabilità del proprietario del terreno nel quale siano stati abbandonati i rifiuti , riscontrare il dolo o colpa
per semplice negligenza, per non aver impedito il fatto protrattosi per lungo tempo [nota 21], o per aver in
concorso con altre persone organizzato l’illecito di abbandono dei rifiuti o addirittura di una vera i propria
discarica abusiva . In linea di principio si può affermare che se non sussiste la prova del dolo o della colpa, il
proprietario dell’area non può rispondere di un reato disciplinato dal sistema sanzionatorio del Dlgs 22/97 artt
50 ed anche 51, l’organo di vigilanza deve prima dimostrare, provare il dolo o colpa del proprietario dell’area
ove è avvenuto l’abbandono dei rifiuti e poi procedere alla denuncia ed irrogazione della sanzione
amministrativa, informazione al sindaco competente per territorio per la successiva eventuale diffida –
ordinanza di rimozione dei rifiuti e ripristino dello stato dei luoghi (non bonifica). All’abbandono non si
applica il Dm 471/99 sulle bonifiche, attuativo dell’art. 17 del Dlgs 22/97, come disposto dall’art. 1
comma 2 citato dm [nota 22]: In ogni caso si dovrà procedere alla classificazione, quantificazione ed
indicazione della localizzazione nel sito dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, ai
fini degli eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente decreto
nel caso in cui, a seguito della rimozione, avvio a recupero e smaltimento dei suddetti rifiuti, si accerti il
superamento o il pericolo concreto ed attuale di superamento dei valori di concentrazione limite accettabili di
cui all’articolo 3, comma 1. Il superamento dei limiti tabellari di cui all’All.2 al cit. Dm, comporta il
progetto ed esecuzione di bonifica con successivo ripristino dei luoghi nei modi e tempi stabiliti dall’art. 10
.

LA DISCARICA ABUSIVA
Il deposito incontrollato e l’abbandono indiscriminato dei rifiuti ripetuto ed organizzato, sfociano in un’altra
fattispecie di reato, quella di discarica abusiva, ovvero, senza prescritta autorizzazione.
Con la nuova definizione di discarica dettata dal Dlgs 36/2003 recante “ Attuazione della direttiva
1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti” si è in presenza di una discarica quando si adibisce un’area allo
smaltimento di rifiuti (deposito sul suolo o nel suolo), inoltre (novità legislativa) compresa la zona interna al
luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi
nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. Non vi
rientrano gli impianti in cui i rifiuti sono stoccati temporaneamente (periodo inferiore a tre anni) per poi
essere destinati ad operazione di recupero, trattamento o smaltimento, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di
smaltimento per un periodo inferiore a un anno. Per quanto riguarda la nuova nozione di discarica (integrata dal
limite temporale di un anno), sono state emesse le prime sentenze [nota 23]. La sentenza ( Trib di Grosseto del
09/10/2003 n 793 -Est. Branda) stabilisce che: perché si possa configurare il “deposito temporaneo”, è
necessario che “le fasi dello scarico e successivo prelievo per il trasporto altrove non siano intervallate da
lunghi periodi di tempo in cui i rifiuti restino abbandonati sul suolo, con evidente pericolo di inquinamento
del terreno sottostante”. Nel caso in esame i rifiuti venivano accumulati, abbandonati sul suolo per un
lungo periodo di tempo, “ senza alcuna separazione dal terreno sottostante esposto perciò al pericolo di
inquinamento , in una situazione di fatto che, nell’ottica della tutela per l’ambiente .... presenta connotazioni
tipiche della discarica intesa come luogo in cui si svolge lo smaltimento di rifiuti (o alcune fasi di
smaltimento) mediante deposito sul suolo o nel suolo.” La sentenza continua, stabilendo che, il fatto che
venissero effettuati prelievi “sporadici” di rifiuti ma reintegrati immediatamente da altri non fa venir
meno la definizione di discarica. Tale condotta integra pertanto il reato di cui all’art. 51 Dlgs 22/97. Perché si
possa configurare il reato di discarica abusiva è comunque necessario che sussistano diversi presupposti, tra i
principali permane l’intenzione del proprietario del sito e produttore dei rifiuti (che deve essere riscontrata con
certezza dall’organo di controllo), ovvero, se vi è (da parte del produttore-detentore) l’intenzione di disfarsi dei
rifiuti o meno, se gli stessi sono destinati ad attività di recupero-smaltimento o non vi è la minima intenzione a
disfarsi di un qualcosa che il proprietario – detentore considera beni, materiali o sostanze, che non devono
essere smaltiti o avviati ad una delle attività di recupero elencate negli allegati al Dlgs 22/97, venendo
meno così la” nozione di rifiuto”, e quindi, l’applicazione delle norme che li disciplinano ( Dlgs 22/97 ed i
diversi decreti attuativi). Il tutto quindi rimane ancora legato alla esatta nozione di rifiuto che stenta ad
arrivare, considerato anche il fatto che la nozione di rifiuto tutta italiana è stata contestata dalla
Commissione Europea [nota 24], ed inviata alla Corte di Giustizia UE con le osservazioni dell’Avvocato
Generale dell’UE che condannano la Legge 178/2002 per conflitto con la direttiva 75/442 CEE sui rifiuti.
Caratteristica principale di una discarica abusiva è la permanenza dei rifiuti in tale luogo, che organizzato o
meno per riceverli, viene utilizzato per continui scarichi, anche intervallati nel tempo , di rifiuti di
diversa natura o provenienza; l’azione ripetuta nel tempo dello scaricare in tale luogo i rifiuti, senza
provvedere ad una successiva lecita destinazione ad operazioni di smaltimento o di recupero, fa venir
meno l’applicazione delle disposizioni agevolative riservate ai depositi temporanei nei luoghi di produzione.
Lo scarico occasionale (come accennato) non può essere considerato realizzazione di discarica abusiva ma ad
esso rimane applicato l’art. 14 viene considerato un abbandono di rifiuti e ad esso viene applicato l’ art. 50 del
sistema sanzionatorio. Il proprietario del terreno ove insiste una discarica abusiva non risponde del reato di cui
all’art. 51 Dlgs 22/97, in quanto: “non è sufficiente, ad integrare il reato di cui alla contestazione la
mera consapevolezza da parte del possessore di un fondo del fenomeno di abbandono sul medesimo di
rifiuti da parte di terzi, senza che risulti accertato il concorso, a qualsiasi titolo, del predetto
possessore del fondo con gli autori del fatto” [nota 25]. La sentenza continua in motivazione stabilendo
che, dar luogo ad una condotta omissiva per non aver impedito l’evento, (così come previsto dall’art. 40
comma 2 dell’art.40 del Cod. Pen.) [nota 26] nel momento in cui, pur consapevoli che sul proprio terreno
vengono depositati regolarmente , in modo continuativo e ripetuto rifiuti , non vengono intraprese azioni atte
ad evitarlo, non è di per se sufficiente ad integrare la fattispecie del concorso nel fatto illecito altrui.
Pertanto il non impedire l’evento illecito (discarica abusiva) “… configura la colpa ma non è sufficiente ad
integrare la fattispecie del concorso nel fatto illecito” e pertanto il proprietario del terreno non risponderà
penalmente così come disposto dall’art.51 del Dlgs 22/97. La sanzione applicata per il reato di discarica
abusiva è disciplinata dall’art. 51 del Dlgs 22/97, il responsabile è punito con la pena dell’arresto da sei
mesi a due anni e con l’ammenda da 2582 € a 25.822 € ; è prevista una pena più severa per la discarica abusiva
di rifiuti pericolosi: reclusione da uno a tre anni e l’ammenda da 5.164 € a 51.645 €; è prevista inoltre la
confisca dell’area, con l’obbligo di bonifica o ripristino dello stato dei luoghi .
..

NOTE
[1] Art. 6; (Definizioni); 1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’allegato A e di cui il detentore
si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi.
[2] 14. (Interpretazione autentica della definizione di "rifiuto" di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a), del
decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22). 1. Le parole: "si disfi", "abbia deciso" o "abbia l’obbligo di disfarsi"
di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive
modificazioni, di seguito denominato: "decreto legislativo n. 22", si interpretano come segue:
a) "si disfi": qualsiasi comportamento attraverso il quale in modo diretto o indiretto una sostanza, un materiale
o un bene sono avviati o sottoposti ad attività di smaltimento o di recupero, secondo gli allegati B e C del
decreto legislativo n. 22;
b) "abbia deciso": la volontà di destinare ad operazioni di smaltimento e di recupero, secondo gli allegati B e C
del decreto legislativo n. 22, sostanze, materiali o beni;
c) "abbia l’obbligo di disfarsi": l’obbligo di avviare un materiale, una sostanza o un bene ad operazioni di
recupero o di smaltimento, stabilito da una disposizione di legge o da un provvedimento delle pubbliche
autorità o imposto dalla natura stessa del materiale, della sostanza e del bene o dal fatto che i medesimi siano
compresi nell’elenco dei rifiuti pericolosi di cui all’allegato D del decreto legislativo n. 22.
Non ricorrono le fattispecie di cui alle lettere b) e c) del comma 1, per beni o sostanze e materiali residuali di
produzione o di consumo ove sussista una delle seguenti condizioni:
a) se gli stessi possono essere e sono effettivamente e oggettivamente riutilizzati nel medesimo o in analogo o
diverso ciclo produttivo o di consumo, senza subire alcun intervento preventivo di trattamento e senza recare
pregiudizio all’ambiente;
b) se gli stessi possono essere e sono effettivamente e oggettivamente riutilizzati nel medesimo o in analogo o
diverso ciclo produttivo o di consumo, dopo aver subito un trattamento preventivo senza che si renda
necessaria alcuna operazione di recupero tra quelle individuate nell’allegato C del decreto legislativo n. 22.
[3] Art. 1: Ai sensi della presente direttiva: a) per “rifiuto” si intende qualsiasi sostanza od oggetto di cui il
detentore si disfi o abbia l’obbligo di disfarsi, secondo le disposizioni nazionali vigenti.
[4] Art. 2 (Classificazione rifiuti) Per rifiuto si intende qualsiasi sostanza od oggetto derivante da attività
umane o da cicli naturali, abbandonato o destinato all’abbandono.
[5] Vedi nota 1
[6] Art. 10. (Oneri dei produttori e dei detentori). 1. Gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico
del detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettua le operazioni
individuate nell’allegato B al presente decreto, e dei precedenti detentori o del produttore dei rifiuti.
2. Il produttore dei rifiuti speciali assolve i propri obblighi con le seguenti priorità:
a) autosmaltimento dei rifiuti;
b) conferimento dei rifiuti a terzi autorizzati ai sensi delle disposizioni vigenti;
c) conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani, con i
quali sia stata stipulata apposita convenzione;
d) esportazione dei rifiuti con le modalità previste dall’articolo 16 del presente decreto.
3. La responsabilità del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa:
a) in caso di conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
b) in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a
condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 15 controfirmato e datato in arrivo dal
destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del
predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario.
Per le spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine è elevato a sei mesi e la comunicazione deve essere
effettuata alla regione.
[7] Art. 6 Dlgs 22/97 (Definizioni)
m) deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono
prodotti alle seguenti condizioni:
……
2) i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza
almeno bimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo
di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo è di un
anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 10 metri cubi nell’anno o se, indipendentemente dalle
quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori;
3) i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con
cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in alternativa, quando il
quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito raggiunge i 20 metri cubi; il termine di durata del deposito
temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 20 metri cubi nell’anno o se,
indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole
minori;
[8] Art.28. (Autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero).
……. 5. Fatti salvi l’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico da parte dei soggetti di cui all’articolo
12, ed il divieto di miscelazione, le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposito temporaneo
effettuato nel rispetto delle condizioni stabilite dall’articolo 6, comma 1, lettera m).
[9] Cass.Pen. sez. 3 21/03/2000 – Eterno
[10] Art .14. (Divieto di abbandono). 1. L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo
sono vietati.
2. È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali
e sotterranee.
3. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 50 e 51, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1
e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello
stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai
quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa. Il sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal
fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti
obbligati ed al recupero delle somme anticipate.
4. Qualora la responsabilità del fatto illecito di cui al comma 1 sia imputabile ad amministratori o
rappresentanti di persona giuridica, ai sensi e per gli effetti del comma 3 sono tenuti in solido la persona
giuridica ed i soggetti che subentrano nei diritti della persona stessa.
[11] Art. 51. (Attività di gestione di rifiuti non autorizzata). 1. Chiunque effettua un’attività di raccolta,
trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti, in mancanza della prescritta
autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33 è punito:
a) con la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o con l’ammenda da euro 2.582 a euro 25.822 se si tratta di
rifiuti non pericolosi;
b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da euro 2.582 a euro 25.822 se si tratta di
rifiuti pericolosi.
2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o
depositano in modo incontrollato rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in
violazione del divieto di cui all’articolo 14, commi 1 e 2.
[12] Art 14 Dlgs 22/97 (Divieto di abbandono).
1. L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.
2. È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali
e sotterranee.
3. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 50 e 51, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1
e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello
stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai
quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa. Il sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal
fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti
obbligati ed al recupero delle somme anticipate.
4. Qualora la responsabilità del fatto illecito di cui al comma 1 sia imputabile ad amministratori o
rappresentanti di persona giuridica, ai sensi e per gli effetti del comma 3 sono tenuti in solido la persona
giuridica ed i soggetti che subentrano nei diritti della persona stessa.
[13] Art. 50 (Abbandono di rifiuti) 1. Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 51, comma 2, chiunque, in
violazione dei divieti di cui agli articoli 14, commi 1 e 2, 43, comma 2, 44, comma 1, e 46, commi 1 e 2
abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619. Se l’abbandono di rifiuti sul suolo riguarda rifiuti non
pericolosi e non ingombranti si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 25 a euro 154.
1 bis. Il titolare del centro di raccolta, il concessionario o il titolare della succursale della casa costruttrice, che
viola le disposizioni di cui all’articolo 46, comma 5, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
258 a euro 1.549.
2. Chiunque non ottempera all’ordinanza del Sindaco, di cui all’articolo 14, comma 3, o non adempie
all’obbligo di cui agli articoli 9, comma 3, è punito con la pena dell’arresto fino ad un anno. Con la sentenza di
condanna per tali contravvenzioni, o con la decisione emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura
penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato all’esecuzione di quanto
stabilito nell’ordinanza o nell’obbligo non eseguiti.
[14] Cass. Pen., Sez. III, 10/11/2000 n 133.
[15] S.O. n 40/L G.U. n 59 del 12 marzo 2003 “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di
rifiuti”.
[16] Consiglio di stato V sez. Sent. 20/01/2003 n 168 : “…. l’ordine sindacale d’urgenza per motivi d’igiene ,
sanitari ed ambientali di smaltimento dei rifiuti va impartito in linea di massima al produttore dei rifiuti che li
abbia abbandonati in aree pubbliche o private (anche non aperte al pubblico) o in acque private o pubbliche e
non al proprietario dell’area in quanto tale (o titolare della disponibilità del bene ), salvo che non sia
configurabile una compartecipazione del proprietario anche soltanto colposa di mancata vigilanza . …”
[17] Commento a sentenza 168/2003 Consiglio di Stato di Avv. G. Taddia riv. Rifiuti Ed. Ambiente n 3/03 pag
27
[18] come prevede lo stesso art. 14 al 3° comma: “…. 9Il sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal
fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti
obbligati ed al recupero delle somme anticipate.”
[19] Come asserito dal Consiglio di Stato nel 2003 (vedi nota 16).
[20] ( ADA LUCIA DE CESARIS - note a rivista citata )
[21] Nella sentenza n 3596 del 01 luglio 2002 sez. V il Consiglio di Stato ha ribadito tale concetto, ovvero che,
i proprietari a conoscenza dell’abbandono dei rifiuti, concorrono con la loro negligenza ad aggravare la
situazione , per non aver impedito il fatto ( in tal caso, non ripristinando la recinzione), e concorso di
responsabilità anche a carico dell’Amministrazione Comunale per non aver tempestivamente provveduto a
prendere gli opportuni provvedimenti.
[22] Dm 471/99: Art. 1 comma 2: Le disposizioni del presente decreto non si applicano all’abbandono di
rifiuti disciplinato dall’articolo 14, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni ed
integrazioni. In ogni caso si dovrà procedere alla classificazione, quantificazione ed indicazione della
localizzazione nel sito dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, ai fini degli eventuali
interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente decreto nel caso in cui, a seguito
della rimozione, avvio a recupero e smaltimento dei suddetti rifiuti, si accerti il superamento o il pericolo
concreto ed attuale di superamento dei valori di concentrazione limite accettabili di cui all’articolo 3, comma 1.
[23] Tribunale Penale di Grosseto – Giudice Monocratico sentenza 09/10/2003 n 793 (Est. Branda) –
[24] Bruxelles 09/07/2003 – 2002/2213 C(2003)2201 A firma di Margot Wallstrom
[25] Corte di Cassazione III sez. penale – Sentenza 26 settembre 2002 n 1566 – Pres. Malinconico Est.
Postiglione (in rifiuti Ed Ambiente n 94 3/03 pag. 25 ): La massima: In tema di smaltimento dei rifiuti, i reati
di realizzazione e gestione di discarica abusiva nonché di stoccaggio non autorizzato di rifiuti pericolosi
previsti dall’art. 51 Dlgs 22/97, sono reati permanenti che non possono realizzarsi in forma omissiva, bensì
solo commissiva . Pertanto tali reati non possono consistere nel semplice mantenimento della discarica o dello
stoccaggio che siano stati realizzati da terzi se non vi sia stata da parte dell’imputato alcuna partecipazione
attiva ma solo la consapevolezza della materiale esistenza di tali fatti. Pertanto non integra i reati di cui
all’art.51, il fatto che il possessore del sito abbia una mera consapevolezza del fenomeno di abbandono dei
rifiuti da parte di terzi sul sito medesimo. Ai fini di tale integrazione di reato è necessario accertare il concorso,
a qualsiasi titolo, del possessore del fondo con gli autori del fatto illecito.
[26] Art. 40 C.P. Rapporto di causalità: Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come
reato , se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza della sua
azione od omissione. Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.