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Una probabile fonte della novella VI,1 potrebbe trovarsi nel Sefer Saaum, o Libro

delle delizie, di Yosef ibn Zabara, un medico ebreo vissuto a Barcellona nella seconda
met del XII secolo. In questo libro troviamo un continuo alternarsi di racconti,
favole, indovinelli, detti, discussioni filosofiche e mediche, una straordinaria e vivace
miscellanea di elementi disparati riuniti da una "cornice" di viaggiatori-narratori.
Entro questa cornice vengono raccolte quindici novelle principali" (FREEDMAN
1975, p.239).
La cornice di questo libro pu essere derivata dalla cultura semitica, che ha
sviluppato un genere narrativo nominato maqmah. Questo rappresenta delle
riunioni dove unautorit narra una serie di racconti ad un uditorio.
La tradizione delle maqmah arrivata dal vicino Oriente nella penisola iberica, dove
degli intellettuali arabi ed ebrei come Zabara lhanno diffusa anche nella cultura
occidentale.
Nel Libro delle delizie i personaggi principali della cornice sono lio narrante ed un
personaggio mezzo gigante e mezzo demonio, chiamato Enan. I due si trovano in un
viaggio che ha lo scopo di trovare il paese, dove sono radunate tutte le delizie del
mondo. Durante il viaggio, pieno di incidenti, i due narrano quindici racconti, la
maggior parte dei quali sono presentati da Enan, ottimo favellatore.
La maqmah
Maqmah signfica tradotto letteralmente seduta", scenetta" o bozzetto". Essa
viene posta in bocca ad un narratore immaginario, il cui nome fatto al principio
della maqmah stessa. Questo genere veniva usato attorno il 1000 d. C. Il suo stile
era la prosa ornata usata dai letterati arabi. In questo periodo la materia della
narrazione popolare del vicino Oriente si nutre della corrente che porta in ogni
campo linflusso persiano. I racconti avevano un vena popolare o spesso trattavano
meravigliose avventure doltre mare.
I rappresentanti pi famosi delle maqmah sono al-Hamadhni e al-Harr.
Al-Hamadhni tratteggia nella sua opera Ab l-Fath al Iskandar un letterato
vagante, che portava nei centri del mondo musulmano della cultura araba le sue doti
di poeta, di improvvisatore e letterato. Le avventure, spesso comiche, della sua opera
sono efficaci pitture della cultura della vita di quel tempo.
La settima novella
Il racconto che interessante per la nostra novella il settimo dei quindici racconti
inseriti nel Libro delle delizie. Questo racconto occupa, come la novella di Boccaccio,
proprio la posizione centrale dellopera.
Dopo che lio narrante ha raccontato la sesta storia, Enan, il suo compagno di
viaggio, propone di andare in un paese, dove si troveranno ogni sorta di delizie"
(PIATTELLI 1984). Enan promette allio narrante di essere il suo servo e consigliere.
Lio si lascia convincere e saluta i suoi fratelli ed i suoi amici. I due partono.
Poco dopo linizio del viaggio Enan propone allio narrante:
Porta tu me, e io porter te; conduci tu me, o io codurr te"
Lio narrante non capisce questenigma e risponde:
Ma tu cavalchi il tuo asino e io il mio; come posso portare te o tu portare me?"
A questa domanda Enan risponde con una novella nella quale viene risolto lenigma
del cavallo.
Un re ha avuto un sogno nel quale una scimmia dello Yemen salta al collo delle sue
mogli. Egli invia un eunuco alla ricerca di una persona che sappia interpretare il
sogno. Leunuco incontra nel suo viaggio un persiano. Entrambi si trovano in groppa
del proprio asino. Leunuco parla con il contadino persiano usando degli enigmi strani
non compresi dallultimo. Tra questi enigmi c anche quello del cavallo, che Enan
aveva posto allio narrante prima di questo racconto: Portami, o io porter te". Il
persiano non capisce lenigma e pensa che leunuco sia una persona stupida.
Leunuco passa la notte a casa del persiano, il quale racconta tutto il discorso privo di
senso alla moglie ed alle sue due figlie. La figlia minore riesce a risolvere tutti gli
enigmi tra i quali anche quello del cavallo: Chiunque va col suo compagno e gli
racconta fatti e parole, e gli espone indovinelli e proverbi, lo porta e lo conduce, e gli
rende meno gravosa la stanchezza della strada, e lo allontana dai cattivi pensieri". La
contadina va con leunuco dal re e risolve il sogno. La scimmia del sogno

rappresentava un uomo di bellaspetto travestito da donna e che giaceva con le mogli


del re. Il re fa uccidere questuomo e le sue mogli e prende come unica moglie la
contadinella, figlia del persiano. Egli le giura eterna fedelt e le offre la corona
regale.
Enigma e metafora
Il racconto inserito nel Libro delle delizie non si limita soltanto a chiarire lenigma
del cavallo. Si nota per che questenigma lo spunto del settimo racconto. Come nel
Decameron anche qui troviamo una mise en abme della cornice nel racconto. Nel
Decameron per la mise en abme ha un senso diverso di questa nel Lirbro delle
delizie. Qui lio narrante viene messo a confronto con il contadino persiano. Entrambi
non riescono a decifrare lenigma del cavallo. Leunuco sapiente corrisponde a Enan
che condurra lio narrante nel paese delle delizie.
Nella novella di Boccaccio i due personaggi, il cavaliere e madonna Oretta,
conoscono entrambi la soluzione di questenigma e ne fanno uso diverso. Infatti
quando il cavaliere invita madonna Oretta a portarla a cavallo con una delle belle
novelle del mondo", egli ha lintenzione di raccontare una novella per passare il
tempo e non sentire la fatica del viaggio. Lenigma portare a cavallo" diventa
metafora per la soluzione raccontare una novella per passare il tempo e alleggerire
il viaggio" (vedi Analisi Figurativa, Figure Retoriche, Metafora del cavallo).
Testo della settima novella del Libro delle delizie
Allora Enan il Natas si volt verso di me e digrign i denti: aguzz verso di me i suoi
occhi come si affila una spada contro il nemico, e disse: Mi meraviglio di te. Contro
di me hai blaterato con questo lungo discorso, hai tirato fuori i tuoi proverbi, hai
chiamato me volpe e te stesso leopardo? Pensi forse che io abbia paura di te come la
volpe del leopardo? Pensi forse che io volessi accecare i tuoi occhi parlando alle tue
orecchie? Ha detto bene il Savio: Quando le parole abbondano non manca il peccato.
Per lanima tua, per causa tua disprezzerei tutti i miei compagni e respingerei tutti i
miei amici. Smettila con queste parole scherzose e schernitrici, perch esse sono
vanit e follia. Partiamo, andiamo in un paese che non il tuo paese, dove troverai
ogni sorta di delizie. Ecco, io faccio con te il patto di essere tuo servo e tuo
consigliere: per trovar favore ai tuoi occhi, trascurer ogni mio bene".
Cos mi incit con dolci parole, e mi spinse con espressioni carezzevoli, perch la sua
lingua era simile allolio di Aronne, che scendeva sullo scollo della sua tunica; e mi
tir con le corde del suo amore, e con le funi della sua benevolenza e della sua
generosit; ed io gli dissi: Andr a baciare i miei fratelli ed i miei amici; perch il
fuoco del loro amore nel mio cuore, e poi verr con te in viaggio". Andai ad
abbracciare tutti i miei amici, e piansi per loro, e nel mio cuore bruciavano le braci
della separazione, e sulla mia faccia scendevano lacrime. E dopo che mi ebbe portato
via dalla mia patria andai con lui per la via per la quale mi mise, e viaggiammo, e
andammo per la strada maestra.
E dopo che fummo andati per un tratto di strada, e ognuno di noi cavalcava il suo
asino, Enan mi disse: Porta tu me, o io porter te; conduci tu me, o io condurr te".
Gli risposi: Ma tu cavalchi il tuo asino ed il il mio; come posso portare te o tu portare
me? "Ed egli mi disse: Questo mi ricorda il fatto del persiano e delleunuco del re".
Ed io gli dissi: E qual questo fatto?"
Disse:
NOVELLA SETTIMA
Cera una volta un re che era fra i pi grandi dei sapienti e dei re, ed aveva molte
concubine: una notte sogn che vedeva una scimmia yemenita che balzava e saltava
sul collo delle sue mogli e delle sue concubine. La mattina il suo spirito fu agitato, e
la sua forza lo abbandon, e disse in cuor suo: ci significa che il re dello Yemen
erediter il mio regno, e giacer colle mie mogli e colle mie concubine sul mio letto.
Si alz la mattina presto e gli si present uno dei suoi eunuchi, di quelli a cui era

permesso di vedere la sua faccia; leunuco vide che il re era sospiroso e preoccupato,
e che il suo cuore, caldo dentro di lui, ringhiava e ruggiva. Disse: Mio signore e re,
perch sospiri, e perch ci privi cos di ogni gioia? Svela il tuo segreto al tuo servo,
figlio della tua serva, e forse toglier dal tuo cuore la preoccupazione". E il re disse:
Ho fatto un sogno, e ho sognato una cosa pi amara della morte. Conosci in qualche
luogo un uomo saggio e sapiente nel interpretare i sogni?" E leunuco disse: Ho
sentito parlare di un uomo sapiente che abita alla distanza di tre giornate da noi: egli
sapiente e saggio, conosce il significato dei sogni e di molte altre cose; egli svela
qualunque sogno profondo o nascosto. Raccontami il sogno, ed io andr da lui". Il re
gli raccont il sogno e gli disse : Va in pace!"
Leunuco and a casa e inforc la sua mula, e si diresse verso la casa dellindovino. La
mattina trov un persiano che cavalcava il suo asino, e leunuco gli disse: Salve,
lavoratore della terra, che sei terra e mangi terra!" E il persiano rise delle sue parole.
Leunuco gli disse: Dove vai?" e il persiano gli disse: A casa mia." E leunuco disse:
Portami, o io porter te!" E quegli disse: Mio signore, come posso portarti, se tu
cavalchi la tua mula ed io cavalco la mia? Andarono ancora per un tratto di strada, e
videro un terreno pieno di grano, e il persiano disse: Guarda com buono questo
terreno! Le sue spighe sono chine per il troppo carico!" E leunuco disse: Se il suo
grano non mangiato!" Andarono ancora un po, e videro una torre alta e
inaccessibile, di bella costruzione, posta sopra la roccia, e il persiano disse: Guarda
quella torre, com bella e inaccessibile!" Disse leunuco: La neve sulla collina". E
il persiano rise, perch era il mese di luglio, e non cera neve in tutto il mondo.
Andarono ancora e videro una via piena di grano da una parte e dallaltra, e leunuco
disse: Da questa strada e passato un cavallo cieco da un occhio, e come carico aveva
da una parte olio e dallaltra aceto". Andarono ancora sulla strada della citt e videro
un morto che era portato alla tomba, e leunuco disse: Questo vecchio morto o
vivo?" E il persiano disse in cuor suo: Come mai ha laspetto intelligente, mentre il
pi grande degli stupidi?" Ed ecco, si faceva sera, e leunuco disse: Vi un luogo qui
vicino per alloggiare?" Ed il persiano disse: Ecco, davanti a te c un villaggio: l la
mia casa e la mia residenza; fammi lonore di venire a casa mia, ho molta paglia e
fieno". Rispose: Ho deciso di fare come hai detto, e di venire a casa tua secondo la
tua volont". And a casa sua, mangi e bevve, e diede da mangiare alla sua mula. Il
persiano lo fece giacere nel suo letto, e si coric con la moglie e le due figlie.
E a mezzanotte il persiano si svegli dal suo sonno e disse a sua moglie e alle sue
figlie: Quanto sciocco questuomo che venuto a casa nostra stanotte! Lho
incontrato per la strada e mi ha stancato tutto il giorno coi suoi discorsi e mi ha
annoiato con le sue chiacchere". Sua moglie gli disse: Quali sono state le
sciocchezze che ha detto?" Ed egli le raccont il fatto del pezzo di terreno, e quello
della torre, e quello della neve, e quello della strada, e quello del morto, e quello del
mangiare la terrra. Il persiano credeva che leunuco dormisse, ma invece era sveglio,
e il suo cuore diventava sempre pi agitato. La figlia minore, che non aveva che
quindici anni, rispose: Questuomo sapiente e saggio, ma tu, padre mio, non gli hai
posto attenzione, e non hai capito la saggezza delle sue parole, che sono tutte
sapienti, e tutti i suoi discorsi sono fatti con intelligenza e prudenza. Ci che leunuco
ha detto lavoratore della terra e mangiatore di terra vuol dire che tutto ci che
luomo mangia esce dalla terra. E se ha detto di te che sei terra, vuol dire che polvere
sei e che alla polvere ritornerai. E quanto al portare, ha detto la verit, perche
chiunque va col suo compagno e gli racconta fatti e parole, e gli espone indovinelli e
proverbi, lo porta e lo conduce, e gli rende meno gravosa la stanchezza della strada,
e lo allontana dai cattivi pensierei. E quanto al pezzo di terreno ha detto la verit:
forse il suo padrone un uomo povero, ed ha preso i denari del grano, e lha venduto,
o ha preso denaro in prestito dandolo come pegno prima di raccoglierlo. E a

proposito della torre ha pure detto la verit, perch ogni casa in cui non grano, n
pane, n cibo, come se fosse distrutta, e non vi in essa che paura e carestia. E
quando disse: La neve sulla collina, voleva dire che la tua barba bianca, e tu
dovevi rispondergli: Causa di ci il tempo. E quanto al cavallo che era cieco da un
occhio, forse ha desunto ci dal fatto che, dei due campi, dalluno aveva mangiato, e
dallaltro no. E quanto allolio e allaceto, li ha riconosciuti perch laceto brucia la
polvere, e lolio no. E se ha domandato, parlando del morto, se era vivo o morto, ha
avuto ragione, perch ha asserito: Se ha lasciato un figlio, vivo, e se no, morto ".
La mattina la ragazza disse al padre: Padre mio, prima che questo ufficiale se ne
vada, dagli da mangiare quel che ti dar". Ed essa gli diede trenta uova, una tazza di
latte e un pane intero. E gli disse: Va, e domanda a quellufficiale quanti giorni
mancano al mese, e se la luna piena, e se il sole intero". Il vecchio and e mangi
due uova e un po di pane, e bevve un po di latte, e diede il resto allufficiale e gli
domand tutto cio che aveva detto sua figlia. E lufficiale rispose e disse: Di a tua
figlia che il sole non intero, e che la luna non piena, e che al mese mancano due
giorni". Ed il persiano rise e disse a sua figlia: Non te lho detto che quellufficiale
stupido? Siamo a met del mese ed egli dice che al mese mancano due giorni". E sua
figlia disse: Padre mio, hai forse mangiato qualcosa di ci che ti ho dato?" E il
persiano disse: Ho mangiato due uova e un po di pane, ed ho bevuto un poco di
latte". E la ragazza disse: Ora so che un uomo sapiente e saggio".
E quando leunuco sent le parole della fanciulla, e che essa non falliva il colpo di un
capello, si stup e si meravigli della sua sapienza. La mattina si alz presto e non
indugi, ma disse subito al padre di lei: Vorrei parlare con tua figlia, quella che
parlava con te stanotte". E il persiano acconsent, e la sua figlia minore stette innanzi
alleunuco, e leunuco le parl, le fece domande e la esamin, e la trov sapiente e
intelligente in tutti i suoi discorsi. E le svel tutte le sue intenzioni, le raccont il
sogno del re, e quando essa ud il sogno, disse: Dir la spiegazione di esso al re, se
lo vedr, ma non lo sveler a nessun altro". E leunuco indusse il padre di lei a
permettere alla fanciulla di andare con lui, perch, se fosse andata, sarebbe stato per
lui un onore e una gloria, e si fece riconoscere come eunuco del re, che andava in
giro per suo ordine. Il persiano ebbe timore del re suo signore, e disse: Faccia il mio
signore ci che gli sembra bene".
La fanciulla and con lui, ed egli la condusse dal re, e gli raccont tutto quello che gli
era avvenuto, e ci che aveva detto, e cio che avrebbe detto al re il significato del
suo sogno, se lo avesse visto sul suo trono. Il re vide la fanciulla, ed essa gli piacque,
ed essa gli mostro la sua grazia e la sua benevolenza, ed egli la condusse nella sua
stanza e parl con lei in segreto, e le raccont il suo sogno, ed ella disse: Non
temere, mio signore e re, di tutto ci che avvenuto nel sogno, perch tutto andr
bene e non ti avverr nulla di male. Per mi vergogno di dire la spiegazione, per non
scoprire la vergogna del re". Ed egli disse: Perch dovresti vergognarti di dirmi la
spiegazione del mio sogno, se nessunaltro presente?" Ed ella disse: Mio signore e
re, cerca in mezzo alle tue donne, e troverai fra di loro un uomo vestito da donna: egli
giace con loro, ed lui la scimmia che hai visto saltare sui loro colli". Il re cerc fra le
sue mogli e concubine, e trov fra di esse un giovane di bellaspetto, pi alto di tutta
la testa di tutti gli uomini del suo popolo. Egli superava in splendore loro e largento.
Lo prese e lo sgozz davanti a tutte le donne, e gett loro il suo sangue in faccia, e
poi le uccise, e prese in moglie la fanciulla, e le pose sul capo la corona regale, e fece
voto che nessunaltra donna avrebbe mai giaciuto con lui per tutta la sua vita, e che
essa sola sarebbe stata sua moglie e sua regina.

Iconologia decameroniana

Si noti, nelle miniature riprodotte, la scelta di rappresentare madonna Oretta


fisicamente in groppa ad un cavallo, quando la novella, invece, si limita a proporre la
figura dell'animale quale metafora per la narrazione.

Miniatura tratta dal manoscritto 5070, carta 222 recto, Bibliothque de l'Arsenal,
Paris

Miniatura tratta dal ms. Add. 35323, c.1 r, British Museum, London

Miniatura tratta dal ms. Fr. 240, c. 172 verso, Bibliothque Nationale, Paris

Madonna Oretta e il cavaliere che mal novellava (VI,I), Cod. Parigino It. 63

Miniatura tratta dall'edizione a stampa del Decameron del 1573


La Compilatio singularis exemplorum continua la tradizione del racconto di Zabara
(vedi: fonti/Libro delle delizie). una di molte collezioni di exempla utilizzate nelle
prediche che circolavano nel medioevo. Della Compilatio sono noti due manoscritti
del Quattrocento. La compilazione originale databile alla fine del Duecento, quindi
anteriore al Boccaccio. La Compilatio contiene degli enigmi ignoti al Libro delle
delizie. Questo fatto fa supporre che fra le due opere ci sia stato un intermediario.
Nella Compilatio "il re"diventa "Rex Saba" evidentemente per dare maggior autorit
alla figura della saggia contadinella, la quale avendo interpretato il sogno misterioso
sposa il re, cos diventando regina di Saba di fama biblica e di leggendaria
saggezza;... (FREEDMAN 1975, p.232)
Gli elementi essenziali sono simili in entrambi i racconti.
Riassunto
Un "miles" anonimo va in cerca di "quandam puellam" che sapesse spiegare il songo
del "rex Saba". Nelle vicinanze della citt dove abita la ragazza, incontra un gruppo
di cavalieri che accompagnano lo sposo futuro della ragazza. Durante il viaggio in
citt il "miles" pone degli enigmi al cavaliere. Egli dice anche "Abreviate nobis viam"
e aggiunge: "Portate me aliquantulum de via ista et ego tantundem portabo vos".
Durante la festa nunziale, lo sposo gli rinfaccia le sciocchezze dette prima e gli
chiede: "Nonne dixistis mihi quod abreviarem vobis viam illam et quod portarem vos
et vos me portaretis?" La sposa interviene e rivela lenigma: "Quando duo milites
equitant et unus narrat aliquod pulchrum exemplum, dicitur socium portare eum et
viam abreviare". La sposa riesce a risolvere anche gli altri enigmi. Viene condotta al
palazzo del re, risolve il sogno e scopre luomo nascosto tra le damigelle.
Dimenticandosi del suo giovane, sposa il re e diventa regina di Saba.
Punti comuni col Boccaccio
La coincidenza fraseologica fra il Decameron e la Compilatio e troppo precisa per
essere semplicemente fortuita. La frase vi porter gran parte della via che ad andare
abbiamo" appare come calco della frase latina usata nella Compilatio portate me
aliquantulum de via ista". Si pu dire che la frase del Decameron quasi una
traduzione parola per parola di quella nella Compilatio.
Oltre a questo esistono otto componenti" comuni alle due versioni:
1) Abbiamo a che fare con un viaggio (anche se nella novella VI,1 del Decameron non
si conosce la meta del viaggio)
2) C il problema di alleggerire il tedio del viaggio.
3) Vi sono due personaggi pricipali e una brigata che gli accompagna. I personaggi
principali sono maschio e femmina.
4) La femmina trionfa.
5) La sua abilit si manifesta in giochi verbali (saper narrare).
6) Lei ha un nome, viene identificata, associata a uno sfondo familiare.
7) Il maschio rimane anonimo
8) Il maschio un cavaliere o aristocratico, cortigiano.
(FREEDMAN 1975-1976, p.240)
Nella Compilatio troviamo soltanto lenigma del cavallo, mentre mancano i vari livelli
fra cornice e racconto che si hanno nel Libro delle delizie e nel Decameron. Questo
fatto mette in dubbio, che Boccaccio abbia preso come fonte la Compilatio e non il
Libro delle delizie.

I quattro livelli narrativi


Nel Decameron osserviamo quattro livelli compositivi:
1. il primo livello pu essere definito extradiegetico. quello in cui il narratore
non prende parte alla narrazione che lui stesso sta articolando ma narra
soltanto il racconto primario. Fanno parte di questo primo livello: il proemio,
lintroduzione alla IV giornata e la conclusione dellautore, oltre alle rubriche
dellopera, delle giornate e delle singole novelle. Il narratore introduce in
queste parti delle istanze narrative secondarie;
2. il secondo livello quello che viene definito intradiegetico. Nel Decameron
rappresentato dai dieci narratori che fanno parte di un racconto primario o
meglio definito "storia portante" / cornice, raccontato dal narratore
extradiegetico. Questo livello include: lintroduzione generale con la
descrizione della peste, le introduzioni e le conclusioni alle varie giornate e i
collegamenti fra le varie novelle sotto forma di breve preambolo che introduce
la novella precedentemente detta. Si tratta di una proiezione del primo livello:
lauctor primario si divide in dieci auctores secondari, ai quali delega
l'esecuzione del proprio progetto di rinnovamento letterario del racconto. Nel
Decameron i dieci giovani sono narratori eterodiegetici, non parlano mai di s
stessi;
3. il terzo livello quello diegetico vero e proprio, cio quello della realizzazione
orale. qui che dalla enunciazione primaria (autore) e secondaria (narratori) si
passa agli enunciati narrativi (le novelle). Cio dal narrare al narrato, dal
mondo commentato al mondo raccontato. Qui non dunque pi di scena la
storia nel suo continuo fluire (mimesi), ma la storia che stata fermata e
sezionata in segmenti autonomi e autosufficienti dal punto di vista sia del loro
sviluppo sia del loro significato (diegesi), hanno un inizio, un mezzo e una fine
(nella sesta giornata, inizio: caratterizzazione del personaggio, mezzo: messa
in crisi delle caratteristiche del personaggio, fine: risoluzione positiva o
negativa della crisi). Chiaramente a questo terzo livello prevale il messaggio
narrativo: lenfasi viene ora posta pi sul racconto che sulle modalit della sua
produzione e ricezione;
4. il quarto livello quello metadiegetico. Alcuni dei personaggi delle novelle
diventano a loro volta narratori quando raccontano a loro volta una novella
(vedi Analisi figurativa, Temi, Raccontare in itinere).
5.
Per quanto riguarda la novella di Madonna Oretta, questi quattro livelli possono
essere esemplificati come segue:
- primo livello: lautore Boccaccio narra ai suoi lettori
- secondo livello: come Filomena racconta ai suoi nove compagni

- terzo livello: una novella


- quarto livello: su come un certo cavaliere ha raccontato male una novella a
Madonna Oretta
Rifacendoci allo schema avanzato da Grard Genette, riguardante la comunicazione
narrativa e applicandolo al Decameron, e in particolare alla VI,1, possiamo
distinguere i seguenti elementi;
autore reale: lo scrittore Giovanni Boccaccio vissuto dal 1313 al1375
autore implicito: limmagine che lautore reale ha lasciato impresa nellopera
(imagine filogena)
narratore: Filomena
messaggio narrativo: come non va narrata una novella
narratario: la brigata dei dieci narratori, esclusa in questa novella Filomena.
lettore implicito: la controparte dellautore implicito, limmagine del lettore ideale
proiettata nellopera; Boccaccio dedica la sua opera ad un pubblico di lettrici.
lettore reale: noi

Il rapporto fra Macrotesto e Microtesto


Importante il discorso della cornice, che rappresenta la base di tutta lopera: senza
di essa non avremmo un libro. Secondo il critico formalista russo Viktor Sklovskij
esistono tre tipi fondamentali di incorniciamento (Picone, Preistoria:95,96):
1. racconti per ritardare il compimento di unazione pi in particolare rimandare
unesecuzione capitale, la morte del protagonista della storia principale;
2. racconti per provare una certa idea, pi in particolare per ammaestrare un allievo,
di solito di estrazione regale;
3. racconti in itinere, per intervallare le tappe o per alleviare il tedio del viaggio.
Questo terzo tipo di incorniciamento viene direttamente implicato nella VI, 1.
La novella di Madonna Oretta posta in posizione strategica: esattamente al centro
della centuria. La posizione non casuale in quanto la stessa fornisce la chiave di
lettura del Decameron e pu essere considerata come avente funzione di
rafforzamento rispetto alla cornice per due motivi:
1. tratta di come narrare o meglio di come non narrare una storia. Per questo viene
definita "meta-novella", in altre parole, una novella che tratta la narrazione di una
novella (ars narrandi);
2. riproduce come una miniatura le condizioni di vita dellallegra brigata descritte
nella cornice (Picone, Preistoria:103)
a. La quale [Madonna Oretta] per avventura essendo in contado, come noi siamo;
b. andando per via di diporto insieme con donne e con cavalieri;
c. i personaggi nella novella raccontano storie per intrattenersi: io vi porter, gran
parte della via che a andare abbiamo, a cavallo con una delle belle novelle del
mondo;

d. la novella che il cavaliere tenta di raccontare scelta fra le bellissime: da s era


bellissima.
Come il cavaliere intende allietare il viaggio di Madonna Oretta raccontandole una
novella, cos i nostri dieci novellatori hanno come scopo quello di "rendersi la vita
sopportabile" e dimenticare la peste. Larte di saper raccontare viene cos a
coincidere con larte di saper vivere e di saper amare. Boccaccio ci rammenta il
potere della parola sulla realt mediante lesempio negativo delleffetto doloroso che
il raccontare mal compostamente del cavaliere provoca su Madonna Oretta (si veda, a
questo proposito, la sua reazione psicosomatica:
Di che a Madonna Oretta, udendolo, spesse volte veniva un sudore ed uno
sfinimento di cuore come se, inferma, fosse stata per terminare.)
Se il cavaliere della VI,1 ha un livello di eloquenza molto basso, come polo opposto
abbiamo nella VI,10 Frate Cipolla, esempio di alta eloquenza. Notiamo quindi un
crescendo di eloquenza dalla prima allultima novella della Sesta Giornata. A
conferma di questa antitesi tra le due novelle, il critico Bruno Porcelli (1997:72)
elenca altri elementi:
a) novella breve vs novella lunga
b) donna vs uomo
c) motto rapido vs discorso di misura eccessiva
d) ambiente aristocratico vs ambiente plebeo
e) riferimenti culti vs credenze folcloriche
f) campagna vs borgo (in particolare castello)

La prima novella della sesta giornata non semplicemente una metanovella, e questo
ce lo lascio intendere lo stesso Boccaccio, oltre che per il posto di forte rilievo
assegnato alla stessa, proprio al centro di tutto il Decameron, anche per il particolare
esordio con cui Filomena (il cui nome significa: amante del canto (Picone,
Lessico:52)) introduce il racconto:
Giovani donne, come ne lucidi sereni sono le stelle ornamento del cielo e nella
primavera i fiori de verdi prati e de colli i rivestiti albuscelli, cos de laudevoli
costumi e de ragionamenti belli sono i leggiadri motti; li quali, per ci che brievi
sono, tanto stanno meglio alle donne che agli uomini quanto pi alle donne che agli
uomini il molto parlar si disdice. il vero che, qual si sia la cagione, o la malvagit
del nostro ingegno o inimicizia singulare che a nostri secoli sia portata da cieli, oggi
poche o non niuna donna rimasa ci la qual na sappia ne tempi opportuni dire
alcuno o, se detto l, intenderlo come si conviene: general vergogna di tutte noi.
(Branca, 1980:717)
Questo esordio riproduce quasi parola per parola, con qualche leggera variante,
lesordio pronunciato da Pampinea al principio della decima novella della prima
giornata:
Valorose giovani, come ne lucidi sereni sono le stelle ornamento del cielo e nella
primavera i fiori ne verdi prati, cos de laudevoli costumi e de ragionamenti
piacevoli sono i leggiadri motti; li quali, per ci che brievi sono, molto meglio alle
donne stanno che agli uomini, in quanto pi alle donne che agli uomini il molto
parlare e lungo, quando senza esso si possa far, si disdice, come che oggi poche o

niuna donna rimasa ci sia la quale o ne ntenda alcun leggiadro o a quello, se pur lo
ntendesse, sappia rispondere: general vergogna di noi e di tutte quelle che
vivono. (Branca, 1980:116)
La ripetizione stata senza dubbio voluta dal Boccaccio. Filomena, infatti, conclude il
suo esordio ricordando quello di Pampinea: Ma per ci che gi sopra questa materia
assai da Pampinea fu detto, pi oltre non intendo di dirne. (Branca,1980:717)
Il rapporto fra i due esordi va considerato, anzitutto, oltre che in funzione del
rapporto delle due novellatrici (Filomena la fedele di Pampinea), anche alla luce
delle due novelle. Quella raccontata da Filomena (VI,1) fornisce, come abbiamo visto,
un esempio dellabilit delle donne dun tempo di saper dire a proposito un bel motto.
Identico il tema della novella raccontata da Pampinea. Costei, per, dopo essersi
soffermata a lungo sulla questione dei bei motti e sulle ragioni della sopravvenuta
incapacit delle donne di oggi (a differenza di quelle di un tempo) di servirsene, d
un esempio del contrario, riferendo lepisodio di una gentildonna bolognese del bel
tempo andato, la quale, volendo mottegiare maestro Alberto, fu da lui abilmente
messa a posto:
Cos la donna, non guardando cui motteggiasse, credendo vincer fu vinta: di che voi,
se savie sarete, ottimamente vi guarderete(I 10,20).
Le due novelle sono, dunque, simmetriche. Esse forniscono due esempi opposti dello
stesso tema: la decima novella della prima giornata, lesempio di uneccezione alla
regola enunciata nellesordio; la prima novella della sesta giornata, un esempio
diretto, a conferma della regola stessa. La ripetizione dellesordio stabilisce uno
stretto legame fra le due novelle ed un rapporto di reciproca integrazione.
Simmetriche per quanto riguarda il contenuto, lo sono anche per la loro collocazione:
quella raccontata da Pampinea ultima della prima giornata, e quella raccontata da
Filomena prima della sesta giornata. Vien naturale, a questo punto, di pensare alle
altre due novelle che delimitano le due giornate, la prima della prima giornata e
lultima della sesta. Si riscontra che anche queste due la novella di Ser Cepparello e
quella di frate Cipolla presentano una somiglianza e un identico tema: la prontezza
e labilit nel far uso della parola per ingannare il prossimo da parte die due
protagonisti, i due massimi eroi della menzogna in tutto il Decameron. Si viene ad
istituire cos un rapporto simmetrico, a chiasmo, fra le due giornate, anche se non
tutte le novelle della prima trattano di motti, e fra le quattro novelle: la prima della
prima giornata corrisponde allultima della sesta, e la prima della sesta giornata
allultima della prima.

Se la prima giornata costituisce lesordio generale del Decameron, la sesta giornata,


che riprende esplicitamente il tema della prima, costituisce un nuovo esordio, quello
della seconda parte dellopera. La ripresa del preambolo della I,10 in quello di VI,1,
sottolineata fortemente dal Boccaccio con la ripetizione delle stesse parole, indica,
quindi, chiaramente ed intenzionalmente, "una ripresa dal punto di vista di tutta
lopera" (Stewart, 1976:33).
Novellino LXXXIX

Molte edizioni del Decameron accennano una vaga somiglianza con il racconto
LXXXIX del Novellino, una raccolta di novelle di un anonimo scrittore toscano,
composta in volgare negli ultimi decenni del tredicesimo secolo (non prima del 1280).
Infatti nel Novellino si tratta di una novella che diventa noiosamente lunga, e senza
fine; nemmeno si insiste sulla goffagine del modo di raccontare. Il protagonista viene
caratterizzato come grande favellatore" (FREEDMAN 1975-1976, p.227).
Il tema comune alla novella di Boccaccio il saper narrare" una novella. In entrambi
i casi la novella raccontata non viene portata a fine. Linfrazione del narratore sono il
allungarsi troppo nel raccontare, il non arrivare alla fine e quindi annoiare gli uditori:
...cominci una novella che non venia meno."
In Boccaccio troviamo altri errori come il ripetersi delle parole e dei contenuti e
lerrare nei nomi. Questi errori che riguardano il modo di raccontare una novella nel
Novellino non vengono menzionati.
Il cavaliere in questo racconto un grandissimo favellatore", mentre nella novella
VI,1 egli viene caratterizzato come cavaliere, al quale forse non stava meglio la
spada allato che lnovellar nella lingua...".
In entrambe le novelle non viene svelato il contenuto del racconto del cavaliere. Nel
Decameron viene menzionato che la novella da s era bellissima". Nel Novellino
troviamo lindicazione grande favellatore" che potrebbe indurre ad un accenno tipo:
favellatore di belle novelle". Ma questa proposta non constatata da nessuno. Non
si sa quindi se la novella aveva un contenuto bello.
certo che il cavaliere con il suo non arrivare alla fine e il suo raccontare una novella
lunghissima annoia gli uditori. Soltanto lintervento del donzello fa ristare luomo di
corte e libera gli uditori dal tedio. Un personaggio di rango sociale pi basso
richiama luomo di corte, che ha effettuato un infrazione morale, annoiando il suo
pubblico.
Anche nel Decameron la novella provoca una noia a madonna Oretta. La novella si
allunga visto che il cavaliere torna molte volte indietro specificando il suo racconto.
Boccaccio spiega dunque dettagliatamente il motivo della lunghezza del racconto.
Madonna Oretta interviene simile al donzello per fare ristare" il cavaliere.
lintervento di madonna Oretta pi pensato visto che usa la stessa metafora
propostale dal cavaliere e con un semplice motto tenta di fermare il cavaliere.
Leffetto diverso dato che il cavaliere continua a raccontare altre novelle e luomo di
corte si vergogna e smette.
Novellino

Decameron

narratore del
racconto

uomo di corte

cavaliere

narratario

cavalieri e servi

madonna Oretta e brigata

infrazione del
narratore

novella che non venia


meno"

ripetizioni e confusioni nel


narrare

effetto del racconto noia


(presupposto)

sudore e sfinimento di cuore,


come se inferma fosse stata per
terminare"

personaggio che d donzello


la risposta

madonna Oretta

modo di risposta

affermazione/critica

metafora del cavallo

reazione del

vergogna

Il cavaliere intende il motto in

narratore

festa e in gabbo"/
continua a raccontare altre
novelle

Nella novella LXXXIX manca il tema del viaggiare narrando" e la metafora del
cavallo. Si nota dunque che la novella di Boccaccio pi complessa ed include pi
tematiche che mancano in questa novella del Novellino.

Saggi critici
La prima analisi importante per la nostra novella la troviamo nel libro di Giovanni
Getto Vita di forme e forme di vita nel Decameron in particolare nel capitolo Culto
della forma e civil fiorentina nella sesta giornata. Getto si occupa soprattutto del
tema principale il saper narrare" che connesso con la societ aristocratica
fiorentina. Pi avanti la novella viene messa in confronto con la cornice del
Decameron. Getto definisce questa novella come uno specchio della cornice (vedi:
intratestualit).
Un metodo di analisi pi strutturale viene usato da Gilbert Bosetti (1973). Egli
assegna al motto una struttura di botta e risposta". Il suo metodo di analisi molto
preciso. In una tabella generale sulla sesta giornata indica:
-loffensore; il cavaliere
-loffeso; madonna Oretta
-loffesa; una storia mal raccontata
-l enjeu"; saper raccontare
-larma di difesa, la metafora; la metafora del cavallo
-il risultato; un cortese impor di silenzio"
Nei prossimi capitoli analizza i rapporti tra le categorie nominate nella tabella. Nella
sua analisi distingue sempre tra i due tipi di motti:
1) dove loffeso replica con un pronto motto.
2) dove lautore di una trasgressione si salva con un motto.
Almansi, in The writer as a liar (1975, pp.19-24), si appoggia al saggio di Getto, che
d alla novella la funzione di cornice. Ma Almansi il primo ad usare il termine
meta-novella". Per lui il tema principale della novella come raccontare e non
raccontare una novella". Vede unopposizone tra significato e significante della
novella. Linfrazione del cavaliere viene fatta nel campo del significante. Almansi
propone anche una lettura formalista.
Questa lettura pi formalista della sesta giornata viene fatta nella seconda parte del
saggio di Stewart (1975-1976). Ad unanalisi analoga a quella di Almansi segue un
elenco di errori fatti dal cavaliere e la spiegazione di questi errori che sono le
infrazioni del ben narrare". Nel prossimo capitolo del saggio Stewart mette in
evidenza i punti comuni della sesta e della prima giornata (vedi intratestualit).
Nellultima parte analizza la struttura dellintero Decameron realizzando anche una
tabella strutturale (vedi Saggi crici, Freedman) molto utile.

Nella prima parte di questo saggio vengono elencati possibili intertesti per il tema del
motto. Vengono citati Cicerone, Quintiliano e Macrobio. Questi passi trattano luso
della metafora nel motto di spirito.
Unanalisi sulla possibile fonte della novella la si trova nel saggio di Freedman
(1975). Lo spunto una novella del Libro delle delizie di Giuseppe b. Meir Zabara
(vedi fonti). Freedman considera come fonte della novella un racconto delle
Compilatio singularis exemplorum, un repertorio di materiale da utilizzare nelle
prediche. La novella di Zabara la fonte della novella che si trova nellopera
medievale citata prima. Freedman suppone che Boccaccio abbia preso come fonte la
Compilatio e non il racconto di Zabara. Altri critici come per esempio Luca Badini
Confalonieri (1984) e F. Fido (1977) sostengono che bisogna considerare anche la
tradizione latina del facundus in itinere comes pro vehiculo est" (vedi fonti), che
sincontra per esempio nelle Metamorfosi di Apuleio o nel De Oratore di Cicerone.
IL VIAGGIO DI MADONNA ORETTA
A parte la passeggiata per il contado che madonna Oretta si accinge ad effettuare
con la sua brigata, acconsentendo alla proposta del cavaliere, madonna Oretta
intraprende anche un altro viaggio. Un viaggio in senso metaforico, a cavallo di una
novella, un viaggio narrativo, spirituale, dove pi che l'inizio e la fine conta il modo di
viaggiare a cavallo di una novella. Ci vuol dire raggiungere la fine della novella e
goderne il piacere a condizione che questa sia ben narrata. Quindi l'incapacit del
cavaliere narratore di donare ad una novella, di per se bellissima, una forma
altrettanto bella e adeguata provoca in madonna Oretta un disagio fisico tale da farle
provare una sensazione di morte. Il bisogno di liberarsi da quello strazio induce
madonna Oretta a rinunciare a quel viaggio narrativo e a bloccare quel metaforico
cavallo con un motto liberatorio coniato sulla metafora usata dallo stesso cavaliere.
Un motto garbato e degno di una nobildonna capace di riconoscere le virt di un
buon narratore rifiutando di venir accompagnata da un maldestro cavaliere.
(Freedman A. 1976, pp. 225-241)