Sei sulla pagina 1di 135

A mia madre,

cui piaciuta la parte del cavallo

Nota dell'autore
In questo libro le descrizioni fisiche del St Cedd's College, l dove sono precise, si rifanno ai miei
ricordi del St John's College di Cambridge, ma ho attinto indiscriminatamente anche ad altri college.
Nella realt, Sir Isaac Newton era al Trinity College e Samuel Taylor Coleridge allo Jesus.
Fatto sta che il St Cedd's College una costruzione completamente fittizia e non c' alcuna
corrispondenza intenzionale fra istituzioni e personaggi di questo libro e loro equivalenti reali, vivi,
morti o vaganti nella notte in preda a spettrali tormenti.
Il presente libro stato scritto e composto con un computer Apple Macintosh Plus e una
stampante Laser Writer Plus, con l'aiuto di un elaboratore di testi MacAuthor.
Il documento finito stato stampato con una Linotron 100 da The Graphic Factory, London SW3,
cos da ottenere un'immagine del testo ad alta risoluzione. I miei ringraziamenti a Mike Glover della
Icon Technology per l'aiuto dato in tutto ci.
Infine, desidero rivolgere un ringraziamento tutto particolare a Sue Freestone, per il suo
contributo alla nascita di questo libro.
Londra, 1987
Douglas Adams

Capitolo Uno...

Stavolta non ci sarebbero stati testimoni.


Stavolta c'era solo la terra morta, un rombo di tuono e l'inizio di quell'interminabile
pioggerellina da nord-est che sembra accompagnare buona parte degli eventi cruciali di questo
mondo.
I temporali del giorno prima, di quello prima ancora e le alluvioni della settimana precedente si
erano quietati. Il cielo era ancora gonfio di pioggia, ma al calare dell'oscurit serale cadeva soltanto
qualche malinconica gocciolina.
Una folata di vento spazz la pianura che cominciava a imbrunire, vag fra le collinette e si
incanal sibilando in una stretta valle in cui sorgeva una costruzione, una specie di torre in un incubo
di fango, solitaria e pendente.
Era un moncone annerito di torre. Se ne stava piantato li come un'estrusione magmatica di una
delle pi pestilenziali fosse infernali, inclinata con un angolo particolare, come oppressa da qualcosa
di ben pi terribile del suo peso considerevole. Sembrava una cosa morta, morta da tempi remoti.
L'unico movimento era quello di un fiume di fango che scorreva pigramente in fondo alla valle,
dietro la torre. Un paio di chilometri pi in l, il fiume si buttava in una gola e scompariva sotto
terra.
Ma, col calare della sera, si vide che la torre non era completamente deserta. All'interno, da
qualche parte, c'era una fioca lucina rossa che brillava.
La luce era appena visibile, a parte il fatto che naturalmente, questa volta, non c'era nessuno a
vedere, nessun testimone, ma comunque quella era una luce. Di tanto in tanto, si faceva un po' pi
forte, un po' pi luminosa poi lentamente tornava ad affievolirsi fin quasi a scomparire.
Contemporaneamente, un suono basso e penetrante fluttuava nel vento, saliva lamentoso fino a un
punto culminante poi, anch'esso, svaniva nel silenzio.
Pass del tempo, poi apparve un'altra luce, pi piccola, mobile. Sbuc a livello del terreno e si
spost attorno alla torre in un unico movimento a scatto, fermandosi di tanto in tanto nel suo
cammino circolare. Poi la luce, e la figura immersa nell'ombra che la portava, quasi indistinguibile,
svan di nuovo all'interno. Pass un'ora e alla fine l'oscurit fu totale. Il mondo sembrava morto, la
notte un varco vuoto.
Poi, vicino alla cima della torre, riapparve il bagliore, stavolta con forza e decisione maggiore.
Raggiunse rapidamente il picco di luminosit cui era arrivata prima e continu a crescere, sempre di
pi, di pi. Il suono penetrante che l'accompagnava sal verso un acuto stridente fino a divenire un
urlo lamentevole. Url e url fino a che non divent un rumore accecante e la luce un rosso
assordante.
A un certo punto, entrambi cessarono di colpo. Per un millisecondo, tutto fu oscurit e silenzio.
Dal fondo del fango, sotto la torre, una nuova luce straordinariamente pallida sorse e si gonfi. Il
cielo si serr, una montagna di fango riboll, cielo e terra inveirono l'uno contro l'altra. Tutto divent
di un orribile color rosa, poi improvvisamente verde, aleggi un arancio che tinse le nubi, poi la luce
precipit e finalmente la notte fu fonda, spaventosamente nera. A parte il sommesso gocciolare
dell'acqua, non c'era altro suono.
Al mattino per il sole sorse con insolito fulgore su un giorno che era, o sembrava, o almeno
sarebbe sembrato se ci fosse stato qualcuno a cui poter sembrare, pi caldo, pi terso e pi
luminoso, insomma un giorno pi smagliante di tutti quelli che si erano visti fino ad allora. Un fiume
limpido scorreva fra le misere rovine della vallata.
Poi il tempo cominci a scorrere veramente.

Capitolo Due...

In cima a un promontorio roccioso, un Monaco Elettrico se ne stava seduto su un cavallo


annoiato. Da sotto il suo cappuccio di lana grezza il Monaco osservava senza battere ciglio un'altra
vallata, che gli dava qualche problema.
La giornata era calda, il sole splendeva in un cielo vuoto e caliginoso, picchiando sulle pietre
grigie e sull'erba rada e secca. Tutto era immobile, compreso il Monaco. Solo la coda del cavallo si
muoveva un po', sventolando leggermente nel tentativo di agitare l'aria, e nient'altro. Per il resto,
tutto era immobile.
Il Monaco Elettrico era un marchingegno per risparmiare fatica, non diversamente da una
lavastoviglie o un videoregistratore. Le lavastoviglie lavano stupidi piatti al posto delle persone,
evitando loro il fastidio di doverli lavare, i videoregistratori guardano stupidi programmi al posto
delle persone, evitando loro il fastidio di doverli guardare; i Monaci Elettrici credevano al posto
delle persone, evitando loro quello che era diventato un compito sempre pi oneroso, credere a
tutto ci che il mondo si aspettava che credessero.
Malauguratamente questo Monaco Elettrico aveva sviluppato un difetto, cominciando a credere
cose di ogni genere, pi o meno casualmente. Ormai cominciava a credere persino cose che
avrebbero faticato a credere anche a Salt Lake City. Lui naturalmente non aveva mai sentito parlare
di Salt Lake City. Non aveva nemmeno mai sentito parlare del quingilione, pressappoco il numero di
chilometri che separavano quella valle dal Great Salt Lake dell'Utah.
Il problema di quella vallata era il seguente. Il Monaco al momento credeva che la valle e tutto
ci che vi stava dentro e attorno, ivi compreso lui stesso e il suo cavallo, fossero di una uniforme
sfumatura rosa pallido. Ci procurava una discreta difficolt nel distinguere gli oggetti gli uni dagli
altri e quindi rendeva impossibile, o quanto meno malagevole e pericoloso, fare qualsiasi cosa o
andare ovunque. Di qui l'immobilit del Monaco e la noia del cavallo, che in vita sua aveva dovuto
sottostare a parecchie stupidaggini, ma fra s e s era convinto che questa fosse una delle pi
stupide.
Da quanto tempo il Monaco credeva tutto ci?
Be', per quanto riguarda il Monaco, da sempre. La fede che muove le montagne, o almeno le crede
rosa contro ogni possibile evidenza, era di quelle solide e tenaci, una grossa roccia contro cui il
mondo poteva scagliare ci che gli pareva senza scuoterla. In pratica, il cavallo sapeva che in genere
la sua durata media era pi o meno di ventiquattr'ore.
E allora che dire di questo cavallo, che aveva opinioni sue proprie ed era scettico sulle cose?
Comportamento insolito per un cavallo, no? Si trattava forse di un cavallo insolito?
No. Sebbene si trattasse di un esemplare della sua specie indubbiamente bello e robusto, era
tuttavia un cavallo assolutamente normale, cos come le convergenze evolutive ne avevano prodotto
nei molti posti in cui si ritrova una forma di vita. I cavalli hanno sempre capito molto pi di quanto
diano a intendere. Difficilmente si pu stare tutto il giorno, tutti i giorni, con qualcuno seduto sopra,
un'altra creatura, senza farsene un'opinione.
invece possibilissimo starsene seduti tutto il giorno, tutti i giorni, sopra un'altra creatura senza
darsene il bench minimo pensiero.
Quando vennero costruiti i primi modelli di questi Monaci, si ritenne importante poterli
riconoscere all'istante come oggetti artificiali. Non doveva esserci il minimo rischio che
assomigliassero in qualche modo a persone vere. Nessuno vorrebbe che il proprio videoregistratore
se ne stesse tutto il giorno sdraiato sul divano a guardare la tv. Nessuno vorrebbe che si mettesse le
dita nel naso, bevesse birra e mandasse qualcuno a prendergli una pizza.
Cos i Monaci vennero costruiti con un occhio all'originalit della linea, nonch con una pratica
capacit di stare a cavallo. Questo era un aspetto importante. La gente, o comunque le cose,

capacit di stare a cavallo. Questo era un aspetto importante. La gente, o comunque le cose,
appaiono pi schiette viste da un cavallo. Si valut quindi che due gambe fossero pi indicate e pi
economiche dell'abituale rigoglio di diciassette, diciannove o ventitr; ai Monaci venne data una
pelle rosea invece che viola, soffice e liscia invece che crestata. Ci si limit anche a una sola bocca e
un naso, ma vennero dotati di un occhio supplementare, portando il totale a due. Una creatura
dall'aspetto bizzarro, effettivamente. Ma davvero eccellente nel credere le cose pi assurde.
Questo Monaco era andato fuori di testa per la prima volta semplicemente perch gli avevano
dato troppe cose da credere in un giorno solo. Per sbaglio era stato collegato a un videoregistratore
che stava guardando undici programmi televisivi contemporaneamente, cosa che gli aveva fatto
saltare un gruppo di circuiti logici. Il videoregistratore ovviamente doveva solo guardarli. Non
doveva anche crederci. Ecco perch i manuali di istruzioni sono cos importanti.
Dopo una tumultuosa settimana in cui aveva creduto che la guerra fosse pace, che il bene fosse
male, che la luna fosse fatta di gorgonzola e che bisognasse mandare a Dio un sacco di soldi presso
una certa casella postale, il Monaco cominci a credere che il trentacinque per cento di tutti i tavoli
fosse ermafrodita, dopo di che ebbe un crollo. Il commesso del negozio di Monaci disse che
bisognava sostituire tutta la scheda madre, ma poi fece notare che i nuovi modelli migliorati dei
Monaci Plus erano potenti il doppio, avevano un sistema completamente nuovo di Capacit Negativa
multitasking, che consentiva loro di tenere in memoria contemporaneamente fino a sedici idee del
tutto differenti e contraddittorie senza dar luogo a fastidiosi errori di sistema, erano due volte pi
veloci e almeno tre pi disinvolti e che se ne poteva avere uno nuovo di zecca a meno di quanto
sarebbe servito per cambiare la scheda madre del vecchio modello.
Ecco qua. Fatto.
Il Monaco difettoso venne spedito nel deserto, dove poteva credere quello che gli pareva,
compresa l'idea di essere stato trattato a pesci in faccia. Gli fu consentito di tenersi il cavallo, visto
che fare un cavallo non costava niente.
Per un certo numero di giorni e notti, che lui in momenti diversi credette essere tre, quarantatr
e cinquecentonovantottomilasettecentotr, vag nel deserto, riponendo la sua semplice fede
elettrica in pietre, uccelli, nuvole e in un'inesistente forma di asparagi-elefanti, finch alla fine si
ferm lass, su quello spuntone di roccia, a contemplare una valle che, nonostante il profondo
fervore della fede del Monaco, non era rosa. Nemmeno un po'.
Il tempo passava.

Capitolo Tre...

Il tempo passava. Susan aspettava.


Pi Susan aspettava, meno il campanello suonava. O il telefono. Guard l'orologio. Pens che era
pressappoco l'ora in cui poteva legittimamente cominciare a innervosirsi. Naturalmente, nervosa lo
era gi, ma quello era avvenuto, per cos dire, con i suoi tempi. Ormai erano ampiamente nei tempi
di lui, e anche tenendo conto del traffico, dei contrattempi, di una certa imprecisione e una tendenza
al ritardo, l'orario su cui lui aveva insistito, quello che secondo lui non potevano assolutamente
permettersi di lasciar passare e quindi era meglio che si facesse trovare pronta, era trascorso da una
mezz'ora buona.
Prov a preoccuparsi che gli fosse capitato qualcosa di terribile, ma non ci credette nemmeno per
un istante. Non gli capitava mai niente di terribile, anche se lei cominciava a pensare che fosse ora,
mannaggia, che gli accadesse qualcosa. Se non gli fosse successo niente di terribile, presto avrebbe
provveduto lei stessa. Ecco un'idea.
Si butt nervosamente sulla poltrona e guard il notiziario alla televisione. Il notiziario la
innervos. Pigi sul telecomando e per un po' guard qualcosa su un altro canale. Non sapeva cos'era,
ma anche quello la innervosiva.
Magari poteva telefonare. Le venisse un colpo se aveva intenzione di telefonare. Se avesse
telefonato, probabilmente lui l'avrebbe chiamata proprio in quel momento e avrebbe trovato
occupato.
Si rifiutava di ammettere di averci anche solo pensato.
Mannaggia a lui, dov'era? Ma poi, chi se ne fregava di dov'era? Lei no, questo era un fatto.
Era la terza volta di fila che gliela faceva. Tre volte di fila potevano bastare. Ancora una volta
cambi canale stizzita. C'era un programma sui computer e alcuni interessanti nuovi sviluppi
nell'ambito di quello che si poteva fare con i computer e la musica. Basta cos. Veramente basta cos.
Sapeva di essersi detta che bastava cos solo pochi secondi prima, ma adesso, definitivamente,
veramente bastava cos.
Balz in piedi e and al telefono, afferrando rabbiosa la rubrica telefonica. La scorse con gesti
bruschi e compose un numero.
"Pronto, Michael? S, sono Susan. Susan Way. Avevi detto di chiamarti se ero libera stasera e io ti
avevo risposto che avrei preferito finire stecchita in un fosso, ti ricordi? Be', tutto a un tratto ho
scoperto di essere libera, assolutamente, completamente e totalmente libera e qui intorno non c' un
fosso decente nel raggio di chilometri. Il consiglio che ti posso dare di fare la tua mossa finch ne
hai la possibilit. Fra mezz'ora sar al Tangiers Club."
Si infil scarpe e soprabito, si ferm un momento ricordandosi che era gioved e quindi doveva
mettere un nastro nuovo, extralungo, nella segreteria telefonica e due minuti dopo era fuori della
porta di casa. Quando finalmente il telefon suon, la segreteria telefonica disse garbatamente che al
momento Susan Way non poteva andare all'apparecchio, ma che volendo si poteva lasciare un
messaggio e lei avrebbe richiamato il pi presto possibile. Forse.

Capitolo Quattro...

Era una fredda sera di novembre, di quelle di una volta.


La luna aveva un'aria pallida ed esangue, come se in una notte del genere non avesse nessuna
voglia di starsene alzata. Si lev controvoglia e rest li come un inquieto fantasma. Stagliate contro
di essa, confuse e offuscate nella bruma che saliva dalle paludi malsane, si ergevano le diverse torri e
torrette del St. Cedd, a Cambridge, spettrale profusione di edifici cresciuti nel corso dei secoli, il
medievale accanto al vittoriano, l'Odeon accanto al Tudor. Soltanto sbucando dalla bruma
sembravano lontanamente appartenere gli uni agli altri.
Fra essi si muovevano veloci alcune figure, affrettandosi da una fioca pozza di luce all'altra,
rabbrividendo e lasciandosi alle spalle volute di fiato che si raccoglievano nella notte gelida.
Erano le sette. Molte delle figure si dirigevano verso la sala da pranzo del college, che divideva il
Primo Cortile dal Secondo e da cui fuoriusciva riluttante una luce calda. Due sagome sembravano
particolarmente male assortite. Una era quella di un giovane, alto, sottile e spigoloso; nonostante
fosse imbacuccato in un pesante cappotto scuro, camminava come un airone offeso.
L'altra era piccola, rotondeggiante e si muoveva con goffa agitazione, come tanti scoiattoli che
cercassero di fuggire da un sacco. Era di un'et avanzata, ancorch assolutamente indefinibile.
Pescando un numero a caso, probabilmente lui era pi vecchio di cos, ma in sostanza era
impossibile dirlo. Indubbiamente aveva una faccia profondamente segnata dalle rughe e quei pochi
capelli che gli uscivano dal berrettino da sci di lana rossa erano radi, bianchi e dimostravano idee
precise sulla propria disponibilit a lasciarsi pettinare. Anche lui era imbacuccato in un pesante
cappotto, sopra cui per indossava una tunica svolazzante, segno della sua unica e peculiare carica
accademica.
Mentre camminavano, il peso della conversazione era sostenuto dall'uomo pi anziano. Strada
facendo indicava i punti pi notevoli, anche se era troppo buio perch li si potesse discernere. Il
giovane continuava a dire: "Ah, s?" o: "Davvero? Molto interessante..." o: "Bene, bene, bene", o:
"Santo cielo", scuotendo la testa con aria seria.
Non entrarono dall'ingresso principale del salone, ma da un piccolo passaggio sul lato est del
cortile. Si arrivava cos alla Sala della Lega Anziani e a un'anticamera buia dove i Membri interni del
college sostavano a darsi pacche sulle mani e fare "brrrr" prima di accedere alla Tavola Alta
attraverso l'ingresso loro riservato. Erano in ritardo e si sfilarono in fretta i cappotti. Per l'anziano la
cosa era complicata dalla necessit prima di tutto di togliersi la tunica professorale per poi
rimettersela una volta levatosi il cappotto, di cacciare il berretto nella tasca del cappotto, chiedersi
dove avesse messo la sciarpa, accorgersi di non averla portata, frugare nella tasca del cappotto in
cerca del fazzoletto, frugare nell'altra in cerca degli occhiali e infine del tutto inopinatamente
trovarli entrambi avvolti nella sciarpa che evidentemente aveva effettivamente preso con s ma non
si era messo addosso nonostante il vento amaro e umido come l'alito di una strega che soffiava dalle
paludi.
Sospinse il giovane davanti a s nel salone e i due occuparono gli ultimi posti liberi alla Tavola
Alta, sfidando un'ondata di fronti aggrottate e sopracciglia alzate per l'interruzione al
ringraziamento in latino.
Quella sera il salone era pieno. Durante i mesi pi freddi, gli studenti lo preferivano. Insolito era
invece che il salone fosse illuminato dalle candele, come ormai accadeva soltanto in pochissime
occasioni particolari. Due lunghi tavoli affollati si distendevano nella penombra. Alla luce delle
candele, le facce delle persone erano pi vivaci, i sussurri delle voci, il tintinnio delle posate e dei
bicchieri sembravano pi eccitanti e nei recessi oscuri della grande sala pareva di avvertire la
presenza contemporanea di tutti i secoli della sua esistenza. In fondo, la Tavola Alta, rialzata di una
trentina di centimetri, formava un braccio della croce. Poich quella sera c'erano ospiti, la tavola era

trentina di centimetri, formava un braccio della croce. Poich quella sera c'erano ospiti, la tavola era
stata apparecchiata da ambedue i lati in modo da sistemare le persone in pi, cos che molti convitati
davano le spalle al resto del salone.
"E allora, giovane MacDuff," disse il professore non appena si fu seduto ed ebbe spiegato il
proprio tovagliolo, "che piacere rivederti, mio caro amico. Sono felice che tu abbia potuto venire.
Non ho idea del motivo di tutto ci," soggiunse poi girando per la sala uno sguardo sbigottito.
"Candele, argenteria e tutto quanto. In genere significa una cena speciale in onore di qualcuno o
qualcosa di cui nessuno ricorda niente, se non che vuole dire cibo migliore per una sera."
Si ferm a pensare per un momento, poi disse: " strano, non trovi, che la qualit del cibo debba
essere inversamente proporzionale alla quantit di luce. C' da chiedersi a quali vette culinarie i
cuochi potrebbero arrivare se li si confinasse in un'oscurit perpetua. Credo che potrebbe valere la
pena di fare una prova. Nel college ci sono ottime cantine che si potrebbero usare allo scopo. Credo
di avertici fatto fare un giro una volta, no? Bellissime opere in muratura".
Tutto ci procur al suo ospite un certo sollievo. Era il primo accenno che l'anziano cattedratico
avesse un vago ricordo di chi egli fosse. Il professor Urban Chronotis, Regio Docente di Cronologia, o
"Reg", come insisteva a farsi chiamare, aveva una memoria che una volta lui stesso aveva paragonato
alla farfalla Regina Alexandra Birdwing che, ricca di colore, volteggiava graziosamente qua e l ed
era ormai purtroppo quasi completamente estinta.
Pochi giorni prima, quando gli aveva telefonato per invitarlo, era sembrato estremamente
ansioso di incontrare il suo ex allievo, eppure quella sera, all'arrivo di Richard (un po' in ritardo,
vero) il professore aveva spalancato la porta apparentemente adirato, si era bloccato stupito nel
vederlo, si era informato se non avesse problemi emotivi, reagendo con fastidio nel sentirsi
ricordare gentilmente che erano ormai trascorsi dieci anni da quando era stato l'insegnante di
college di Richard e infine aveva riconosciuto che Richard era l per la cena; dopo di che il professore
aveva cominciato a parlare rapidamente e con profusione sulla storia architettonica del college,
segno sicuro che la sua mente era completamente distratta.
In realt, "Reg" non era mai stato insegnante di Richard, ma solo il suo tutor al college, il che in
poche parole significava che era responsabile della sua situazione in generale, gli ricordava la data
degli esami, lo ammoniva di non prendere droghe e cos via. Per la verit, non era del tutto chiaro se
Reg avesse mai insegnato a qualcuno e, nel caso, cosa avesse insegnato. La sua docenza era piuttosto
oscura e dato che limitava le lezioni cui era tenuto alla semplice e venerabile tecnica di presentare ai
suoi potenziali studenti una lista esaustiva di libri che sapeva per certo non essere pi in stampa da
trent'anni, salvo poi sollevare un pandemonio quando loro non li trovavano, nessuno aveva mai
scoperto la natura precisa della sua disciplina accademica. Molto tempo prima naturalmente aveva
preso la precauzione di rimuovere dalle biblioteche dell'universit e del college le sole copie
esistenti dei libri indicati nelle sue bibliografie, per cui aveva tutto il tempo per fare ci che faceva,
qualunque cosa fosse.
Poich Richard era sempre riuscito ad andare ragionevolmente d'accordo con quel vecchio
suonato, un giorno aveva preso il coraggio a due mani e gli aveva chiesto che cosa fosse, di preciso, la
Regia Docenza di Cronologia. Era una di quelle lievi giornate estive in cui il mondo sembra scoppiare
di piacere per il semplice fatto di esistere e mentre camminavano sul ponte dove il fiume Cam
divideva le parti vecchie del college da quelle pi recenti Reg era di umore insolitamente affabile.
"Una sinecura, mio caro amico, una sinecura bella e buona", aveva risposto raggiante. "Una
piccola quantit di denaro per una piccolissima, diciamo pure inesistente, quantit di lavoro. Ci mi
consente di avere sempre i piedi al caldo, che una condizione confortevole ancorch frugale per
passare la vita. Te la raccomando." Si sporse dal parapetto del ponte e cominci a indicare un certo
mattone che trovava interessante.
"Ma che genere di studio dovrebbe essere?" aveva insistito Richard. "Storia? Fisica? Filosofia?
Che cos'?"
"Be'," disse Reg lentamente, "se proprio ti interessa, la cattedra originariamente fu istituita dal re
Giorgio III che, come saprai, nutriva un buon numero di idee divertenti, fra cui la convinzione che
uno degli alberi del Grande Parco di Windsor fosse in realt Federico il Grande.
Fu una sua istituzione, da cui il nome 'Regius'. Anche l'idea era sua, il che assai pi insolito."
I raggi del sole giocavano sul fiume Cam. Nei barchini, le persone si urlavano allegramente a
vicenda di andare a fare in culo. Emaciati studiosi di scienze naturali che avevano passato mesi
segregati nelle loro stanze diventando pallidi e simili a pesci, riemergevano battendo gli occhi alla

segregati nelle loro stanze diventando pallidi e simili a pesci, riemergevano battendo gli occhi alla
luce. Le coppie che passeggiavano sulla riva erano talmente eccitate dalla generale bellezza che le
circondava da essere costrette a rifugiarsi in casa per un'oretta.
"Quel povero ragazzo tormentato," prosegu Reg, "Giorgio III, dico, era, come tu sai, ossessionato
dal tempo. Riemp il palazzo di orologi. Li caricava continuamente. A volte si svegliava nel cuore
della notte e se ne andava in giro per il palazzo in camicia da notte a caricare orologi. Voleva essere
sicuro che il tempo andasse avanti, capisci. In vita sua gli erano successe cos tante cose tremende da
avere il terrore che gliene ricapitasse qualcuna, se il tempo avesse potuto tornare indietro anche
solo per un momento. Timore comprensibilissimo, soprattutto se si matti furiosi come, mi duole
doverlo dire, con tutta la simpatia per quel poveretto, lui indubbiamente era. Fu lui a nominarmi, o
meglio, dovrei dire, a nominare la mia carica, questa docenza, mi capisci, il posto che oggi mi onoro
di occupare... dov'ero rimasto? Ah, gi. Lui istitu questa, ehm, cattedra di Cronologia per capire se ci
fosse qualche ragione particolare per cui le cose succedono una dopo l'altra e se c'era modo di
fermare questa progressione. Dato che le risposte alle tre domande, come io capii immediatamente,
erano s, no e forse, mi resi conto di poter anche lasciar perdere il resto della mia carriera."
"E i suoi predecessori?"
"Ehm, erano pressappoco dello stesso avviso."
"Ma chi erano?"
"Chi erano? Be', persone splendide naturalmente, splendide dalla prima all'ultima. Un giorno o
l'altro ricordami di parlartene. Vedi quel mattone? Una volta Wordsworth si sent male su quel
mattone. Grand'uomo."
Tutto ci era avvenuto circa dieci anni prima.
Richard lanci uno sguardo attorno alla grande sala da pranzo per vedere cos'era cambiato nel
frattempo e la risposta naturalmente fu: assolutamente nulla. In alto, immersi nel buio, appena
visibili alla luce tremolante delle candele, c'erano gli spettrali ritratti di primi ministri, arcivescovi,
riformatori politici e poeti, ognuno dei quali, a suo tempo, probabilmente si era sentito male su
quello stesso mattone.
"Bene," disse Reg con un forte sussurro confidenziale, come se stesse per mettersi a parlare di
piercing ai capezzoli in un convento di monache, "ho sentito dire che da un certo punto in poi te la
sei passata bene, no?"
"Ehm, gi, bene, infatti," rispose Richard, sorpreso della cosa quanto gli altri, "s, cos."
Parecchi sguardi attorno al tavolo si appuntarono su di lui. "Computer," sent poco pi in l che
qualcuno mormorava in tono sprezzante a un vicino. Gli sguardi attenti tornarono a rilassarsi e si
volsero altrove.
"Ottimo," disse Reg. "Sono proprio contento per te, proprio contento."
"Dimmi," continu poi, giusto un attimo prima che Richard si rendesse conto che il professore
non stava pi parlando con lui, ma si era girato verso destra e si rivolgeva al suo vicino dalla parte
opposta, "che significa tutta questa, questa" fece un vago gesto con la mano in direzione dei
candelieri e dell'argenteria del college, "...roba?"
Il suo vicino, un personaggio anziano e avvizzito, si volt molto lentamente e lo guard come se
fosse piuttosto seccato di essere richiamato nel mondo dei vivi in quel modo.
"Coleridge," disse con una vocina rauca, " la cena per Coleridge, vecchio pazzo." Poi torn a
girarsi molto lentamente, fino a riacquistare la sua posizione. Si chiamava Cawley, insegnava
Archeologia e Antropologia, e spesso si diceva di lui, alle sue spalle, che non lo considerasse tanto un
serio impegno accademico, quanto una possibilit di rivivere la propria infanzia.
"Ah, cos," mormor Reg. " cos?" e torn a voltarsi verso Richard. " la cena per Coleridge,"
disse con aria sagace. "Coleridge stato un alunno del college, sai," aggiunse dopo un mo mento.
"Coleridge. Samuel Taylor. Poeta. Spero che tu ne abbia sentito parlare. Questa la sua cena. Be',
non in senso letterale, naturalmente. A quest'ora sarebbe fredda." Silenzio. "Dai, prendi un po' di
sale."
"Ehm, la ringrazio. Credo che aspetter," disse Richard sorpreso. In tavola non c'era ancora
nessuna pietanza.
"Andiamo, prendilo," insistette il professore, porgendogli la pesante saliera d'argento.
Richard sbatt le palpebre confuso, ma alzando le spalle dentro di s allung la mano per
prenderla. Nell'istante per in cui aveva battuto le palpebre, la saliera era svanita nel nulla.

Si ritrasse stupito.
"Buona questa, eh?" disse Reg recuperando la boccetta scomparsa da dietro l'orecchio del suo
cadaverico vicino di destra e suscitando una risatina stranamente fanciullesca e femminile da
qualche parte del tavolo. Reg rise sbarazzino. "Un'abitudine molto irritante, lo so. fra le prime che
voglio perdere, subito dopo le sigarette e le sanguisughe."
Bene, ecco un'altra cosa che non era cambiata. C' chi si mette le dita nel naso, altri che
d'abitudine picchiano le vecchiette per strada. Il vizio di Reg era di quelli innocui, per quanto
singolare: una tendenza ai giochetti di prestigio da bambini. Richard ricordava la prima volta che era
andato a trovare Reg con un problema; si trattava soltanto della normale Angst che periodicamente
afferra nelle sue grinfie gli studenti, soprattutto quando devono scrivere una tesi, ma al momento
sembrava un peso oscuro e disumano. Reg era rimasto seduto ad ascoltare il suo sfogo con
un'espressione di intensa concentrazione e quando finalmente Richard ebbe terminato, dopo aver
riflettuto seriamente, si era strofinato a lungo il mento e infine si era chinato in avanti guardandolo
negli occhi.
"Sospetto che il tuo problema," disse, "sia che hai troppe graffette dentro al naso."
Richard lo fiss.
"Lascia che te lo dimostri," disse Reg e protendendosi dall'altra parte del tavolo estrasse dal naso
di Richard una catena di undici graffette e un piccolo cigno di gomma.
"Ah, ecco qui il vero colpevole," disse sollevando il cigno. "Arrivano nelle scatole di cereali e
provocano guai a non finire. Bene, sono contento della nostra piccola chiacchierata, mio caro amico.
Ti prego di non farti problemi a disturbarmi nuovamente se dovessi avere altri fastidi del genere."
Inutile a dirsi, Richard non ne ebbe pi.
Richard pass lo sguardo attorno alla tavola per vedere se riconosceva qualche altro membro del
college dei suoi tempi. Due posti pi in l a sinistra c'era il professore che era stato il Direttore degli
Studi Inglesi di Richard, il quale non dette alcun segno di riconoscerlo. La cosa non era affatto
strana, visto che Richard aveva passato i suoi tre anni l a cercare assiduamente di evitarlo, spesso
arrivando al punto di farsi crescere la barba e fingere di essere un altro.
Di fianco a lui c'era un tale che Richard non era mai riuscito a inquadrare. Come d'altra parte non
c'era riuscito nessun altro. Era magro e simile a un criceto e aveva un naso straordinariamente lungo
e ossuto; anzi, lunghissimo e ossutissimo. In realt, somigliava alla discussa chiglia che nel 1983
aveva consentito agli australiani di vincere la Coppa America, somiglianza su cui all'epoca si era
molto insistito, anche se naturalmente non davanti a lui. Nessuno aveva mai detto niente davanti a
lui.
Nessuno.
Mai.
Tutti quelli che lo incontravano per la prima volta erano troppo sorpresi e imbarazzati dal suo
naso per parlare; la seconda volta poi era peggio per via della prima, e cos via. Gli anni ormai erano
passati, diciassette complessivamente. In tutto quel tempo, lui se n'era rimasto imbozzolato nel
silenzio. I camerieri del college avevano preso da un pezzo l'abitudine di mettergli due diverse
saliere, con pepe e senape, a destra e a sinistra, perch nessuno gli avrebbe mai chiesto di passargli
qualcosa. Chiedere poi a qualcuno di sedersi di fronte a lui sarebbe stato non solo poco gentile, ma
anche assolutamente impossibile con quel naso di mezzo.
L'altra cosa bizzarra in lui era una serie di gesti che faceva e ripeteva regolarmente per tutta la
sera. Consistevano nel picchiettare ognuna delle dita della mano sinistra in ordine e quindi una delle
dita della mano destra. A volte poi, di tanto in tanto, picchiettava anche qualche altra parte del
corpo, una nocca, un gomito o un ginocchio. Quando doveva smettere per mangiare, attaccava in
compenso a sbattere gli occhi e talvolta annuiva. Ovviamente, nessuno gli aveva mai chiesto perch
lo facesse, anche se tutti si rodevano dalla curiosit.
Richard non riusciva a vedere chi c'era seduto dopo di lui. Dall'altra parte, dopo il cadaverico
vicino di Reg, c'era Watkin, il professore di materie classiche, un uomo di una magrezza e di una
stranezza terrificanti. Gli spessi occhiali senza montatura erano quasi cubi solidi di vetro, al cui
interno sembrava che i suoi occhi conducessero un'esistenza indipendente, come due ciprini. Il naso
era abbastanza dritto e normale, ma al di sotto spuntava una barba identica a quella di Clint
Eastwood. Gli occhi vagavano come nuotando intorno alla tavola, mentre lui sceglieva la persona a
cui avrebbe parlato quella sera. Aveva creduto che la sua preda potesse essere uno degli ospiti, il

capo di Radio Tre nominato di recente, che gli sedeva di fronte, ma purtroppo era gi finito fra le
spire del direttore di musica del college e di un professore di filosofia. I due si stavano affannando a
spiegare al pover'uomo esausto che la frase "troppo Mozart", data ogni ragionevole definizione di
quelle due parole, era un'espressione assolutamente contraddittoria in s, e che qualunque discorso
contenente una frase simile ne veniva inficiato e di conseguenza non poteva proporsi come parte di
un'argomentazione a sostegno di qualsivoglia strategia di programmazione. L'infelice aveva gi
cominciato a stringere con troppa forza le posate. I suoi occhi saettavano qua e l disperatamente in
cerca di soccorso e fece l'errore di posarli su Watkin.
"Buonasera," disse Watkin con un sorriso affascinante, muovendo il capo nel pi amichevole dei
modi, dopo di che lasci che il proprio sguardo vitreo si posasse sulla scodella di minestra appena
arrivata, posizione dalla quale non l'avrebbe mosso per nulla al mondo. Non ancora. Lasciamolo
soffrire un po', quel gaglioffo. Voleva che il salvataggio gli fruttasse almeno una buona mezza dozzina
di tributi in discorsi alla radio.
Oltre Watkin, Richard scopr improvvisamente la fonte del chiocciare da ragazzina che aveva
salutato il giochetto di prestigio di Reg. Cosa piuttosto sorprendente, era una ragazzina. Aveva circa
otto anni, i capelli biondi e un'aria triste. Se ne stava seduta e di tanto in tanto tirava calci stizzosi
alla gamba del tavolo. "Chi quella?" chiese Richard stupito a Reg.
"Chi cosa?" chiese Reg stupito a Richard.
Richard tese un dito di nascosto dalla sua parte. "La ragazza," sussurr, "quella ragazzina piccola
piccola. qualche nuova professoressa di matematica?"
Reg si allung a guardarla. "Sai," disse sbalordito, "non ne ho la minima idea. Mai saputo niente
di simile. Straordinario."
In quel momento a risolvere il problema intervenne l'uomo della BBC, che improvvisamente si
svincol dal placcaggio dialettico in cui lo avevano stretto i suoi vicini e disse alla ragazzina di
piantarla di tirare calci al tavolo. Lei smise di dare calci al tavolo e cominci invece a dare calci
all'aria con rinnovato vigore. Lui le disse di fare uno sforzo per divertirsi e lei allora gli allung un
calcio. Ci introdusse un fugace barlume di piacere nella sua triste serata, ma non dur a lungo. Il
padre fece partecipe la tavolata in generale di ci che pensava delle baby-sitter che piantano in asso
la gente, ma nessuno si sent in grado di affrontare l'argomento.
" chiarissimo," riprese il direttore di musica, "che stiamo aspettando da troppo tempo
un'importante stagione di Buxtehude. Sono certo che lei non vede l'ora di porre rimedio a questa
situazione alla prima opportunit."
"Oh, be', s," rispose il padre della ragazzina rovesciando la propria minestra. "Ehm, cio... non
lo stesso che Gluck, no?" La ragazzina tir un altro calcio alla gamba del tavolo. Quando il padre la
fiss con severit, lei pieg la testa di lato e gli chiese qualcosa a fior di labbra.
"Non ora," la redargu lui pi sommessamente che pot.
"E quando allora?"
"Dopo. Forse. Dopo vedremo."
Lei si inarc stizzita contro lo schienale della sedia. "Tu dici sempre dopo," gli sillab senza
parlare.
"Povera ragazzina," disse Reg. "In tutta la tavola non c' un solo insegnante che dentro di s non
si stia comportando esattamente cos. Ah, grazie." Era arrivata la minestra, distraendo la sua
attenzione e quella di Richard.
"E dimmi un po'," fece Reg, dopo che entrambi avevano assaggiato un paio di cucchiaiate,
arrivando ognuno per conto proprio alla medesima conclusione, e cio che non era un'esplosione di
gusto, "di che cosa ti stai occupando, mio caro ragazzo? Qualcosa che ha a che fare con i computer,
mi dicono, e anche con la musica. Credevo che qui avessi studiato inglese, anche se, me ne rendo
conto, solo nel tempo libero." Scocc un'occhiata significativa a Richard da sopra il bordo del
cucchiaio di minestra. "Aspetta un momento," lo interruppe prima che Richard avesse anche solo
una possibilit di cominciare, "mi sembra vagamente di ricordare che quando eri qui avessi una
specie di computer. Quand'era? Nel 1977?"
"Be', quello che nel 1977 chiamavamo computer in realt era una specie di abaco elettrico, ma..."
"Be', be', non sottovalutare l'abaco," disse Reg. "In mani esperte uno strumento di calcolo molto
sofisticato. Inoltre, non ha bisogno di elettricit, pu essere fatto di qualsiasi materiale si abbia
sotto mano e non va mai in tilt nel bel mezzo di una parte importante di lavoro."

sotto mano e non va mai in tilt nel bel mezzo di una parte importante di lavoro."
"Dunque un abaco elettrico sarebbe particolarmente inutile," disse Richard.
"Ammettiamolo," concesse Reg.
"In effetti, quella macchina non faceva molto di pi di quello che si poteva fare da soli in met del
tempo e con molti meno problemi," disse Richard, "ma d'altra parte svolgeva in maniera eccellente il
ruolo di allievo tardo e poco dotato."
Reg lo guard perplesso.
"Non avevo mai pensato che li si ritenesse troppo pochi," disse. "Potrei colpirne una dozzina con
un panino da dove sono seduto. "
"Non ne dubito. Ma provi a pensarla cos. Qual lo scopo vero nel cercare di insegnare qualcosa a
qualcuno?"
Sembr che la domanda suscitasse un mormorio d'approvazione da un capo all'altro della tavola.
"Quello che voglio dire," continu Richard, " che quando si vuole capire per davvero qualcosa, il
metodo migliore quello di provare a spiegarla a qualcun altro. Ci si costringe cos a chiarirsela
nella propria mente. Ma pi l'allievo tardo e poco dotato, pi bisogna frammentare le cose in idee
via via pi semplici. questa la vera essenza del lavoro di programmazione. Una volta che si sia
arrivati a districare un'idea complicata in passi cos piccoli da permettere anche a una stupida
macchina di affrontarla, si sicuramente imparato qualcosa su di s. In genere, l'insegnante impara
pi dell'allievo. Non forse vero?"
"Sarebbe difficile imparare molto meno dei miei allievi," si sent brontolare da qualche parte del
tavolo, "senza prima sottoporsi a una lobotomia anterofrontale."
"Cos, per scrivere testi che avrei potuto terminare in un paio d'ore con una macchina per
scrivere passavo giornate intere a lottare con quella macchina da 16K, ma quello che trovavo
affascinante era il lavoro di tentare di spiegare alla macchina cosa volevo che facesse. In pratica mi
feci un mio elaboratore di testi in BASIC. Una semplice procedura di ricerca e sostituzione
richiedeva circa tre ore."
"Non me lo ricordo pi, ma sei mai riuscito a portare a termine uno scritto?"
"Be', non esattamente. Non veri saggi, ma le ragioni per cui non lo feci erano assolutamente
interessanti. Per esempio, scoprii che..."
Si interruppe di colpo, ridendo di se medesimo.
"Fra l'altro, naturalmente suonavo le tastiere in un gruppo rock," aggiunse. "Il che non era certo
d'aiuto."
"Toh, questa non la sapevo," disse Reg. "Il tuo passato ha zone pi oscure di quanto non mi sarei
mai sognato. Caratteristica, direi, che lo accomuna a questa minestra." Si pul con grande cura la
bocca nel tovagliolo. "Un giorno di questi devo andare a fare due chiacchiere con il personale di
cucina. Vorrei essere sicuro che usino i pezzi giusti e buttino via quelli che vanno buttati via.
Dunque. Un gruppo rock, dicevi. Bene, bene, bene. Santo cielo." "gi," disse Richard. "Ci chiamavamo
Il Complesso Ragionevolmente Buono, ma in realt non lo eravamo affatto. Nelle nostre intenzioni,
dovevamo essere i Beatles dei primi anni ottanta, ma avevamo consiglieri economici e legali molto
migliori di quelli che ebbero i Beatles, che in poche parole ci dicevano: 'Inutile che facciate tanta
fatica' e noi rinunciammo. Lasciai Cambridge e feci la fame per tre anni."
"Ma non fu in quel periodo," disse Reg, "che ci capit di incontrarci e tu mi dicesti che te la
passavi bene?"
"Come spazzino, s. C'era una quantit terrificante di rifiuti per le strade. Pi che a sufficienza,
pensavo io, per una carriera intera. Comunque, mi silurarono perch scopavo i rifiuti nella zona di
un altro spazzino."
Reg scosse la testa. "Una carriera che non faceva per te, ne sono certo. Ci sono tantissimi mestieri
in cui un atteggiamento simile assicurerebbe un rapido avanzamento."
"Ne provai qualcuno, anche se mai molto pi importanti. E non ne conservai nessuno a lungo,
perch ero sempre troppo stanco per farli come si deve. Mi facevo trovare addormentato disteso
sulle gabbie dei polli o sui cassonetti della spazzatura, a seconda del lavoro. Stavo su tutta la notte al
computer, capisce, a insegnargli a giocare a Tre gattini ciechi, Per me era un obiettivo importante."
"Ne sono certo," convenne Reg. "Grazie," disse poi rivolto al cameriere del college che gli portava
via il piatto di minestra mezzo pieno, "grazie mille. Tre gattini ciechi, eh? Bene. Bene. Cos, senza
dubbio alla fine ci sei riuscito, il che spiega la tua onorevole condizione attuale. cos?"
"Be', c' qualcos'altro oltre a questo."

"Be', c' qualcos'altro oltre a questo."


"Me lo sentivo che doveva esserci. Peccato per che non te lo sia portato dietro. Avrebbe potuto
allietare la povera signorina che al momento si vede imporre la nostra tediosa e poco garbata
compagnia. Una rapida apparizione dei Tre gattini ciechi probabilmente farebbe miracoli sul suo
umore." Si chin in avanti per sbirciare, al di l dei suoi due vicini di destra, la ragazzina, che
continuava a dimenarsi sulla sedia.
"Ciao," le disse.
Lei alz lo sguardo stupita, poi abbass gli occhi timidamente, riprendendo a far dondolare le
gambe.
"Cosa ti sembra peggio," si inform Reg, "la minestra o la compagnia?"
Lei fece una risatina controvoglia e si strinse nelle spalle, continuando a guardare in basso.
"Credo che tu sia saggia a non comprometterti in questa fase," continu Reg. "Per quanto mi
riguarda, aspetto di vedere le carote prima di emettere un verdetto. Le stanno facendo bollire dal
fine settimana, ma temo che non sia abbastanza. L'unica cosa che potrebbe rivelarsi peggiore delle
carote Watkin. quel tipo con quegli stupidi occhiali seduto fra noi due. Il mio nome Reg, fra
l'altro. Vieni pure a darmi un calcio, quando hai un momento di tempo."
La ragazzina ridacchi e sbirci di sotto in su Watkin, che si irrigid e fece un tentativo
terribilmente mal riuscito di ridere allegramente.
"Bene, ragazzina," le disse goffamente e lei dovette disperatamente respingere uno scoppio di risa
alla vista dei suoi occhiali. Non ne nacque una grande conversazione, ma la piccola aveva trovato un
alleato e cominciava a divertirsi un pochino. Il padre le scocc un sorriso di sollievo.
Reg torn a girarsi verso Richard, che gli chiese bruscamente: "Lei ha famiglia?"
"Ehm... no," rispose Reg sottovoce. "Ma dimmi. Dopo I tre gattini ciechi, cos' successo?"
"Insomma, per far breve una storia lunga, Reg, sono finito a lavorare per la WayForward
Technologies..."
"Ah, s, il famoso signor Way. Di' un po', com' lui?" Richard era sempre leggermente infastidito
da questa domanda, probabilmente perch gliela facevano troppo spesso. "Meglio e peggio di come
lo rappresenta la stampa. A me veramente piace parecchio. Come tutte le persone ispirate, a volte
pu essere piuttosto difficile, ma io lo conosco fin dai primissimi tempi della ditta, quando sia il suo
che il mio nome non valevano una cicca. in gamba. L'unica cosa che meglio non dargli il proprio
numero di telefono finch non si in possesso di una segreteria telefonica di tipo industriale."
"Cosa? Come mai?"
"Be', una di quelle persone che riescono a pensare solo mentre parlano. Quando ha un'idea, deve
esporla a chiunque sia disposto ad ascoltarlo. Oppure, quando le persone non sono disponibili, cosa
che succede sempre pi spesso, va benissimo anche la loro segreteria telefonica. Lui semplicemente
telefona e parla. Ha una segretaria il cui unico compito quello di andare in giro a prendere le
cassette dalla gente a cui probabilmente ha telefonato, trascriverle, ordinarle e fornirgli il giorno
dopo il testo sistemato in una cartelletta blu."
"Blu, eh?"
"Non mi chieda perch non si limita a usare un registratore," disse Richard con un'alzata di
spalle.
Reg riflett sulla cosa. "Immagino che non usi un registratore perch non gli piace parlare a se
stesso," disse. "C' una logica in questo. A suo modo."
Mangi un boccone del porc au poivre appena arrivato e lo rumin per un po' prima di posare
delicatamente per un istante coltello e forchetta.
"E quindi," disse alla fine, "qual il ruolo del giovane MacDuff in tutto ci?"
"Be', Gordon mi incaric di elaborare una grossa parte di programma per la Apple Macintosh.
Prospetti economici, contabilit, cose del genere, potente, facile da usare, parecchia grafica. Gli
chiesi che cosa voleva esattamente che ci mettessi, ma lui mi rispose soltanto: 'Tutto. Per quella
macchina voglio il massimo del software commerciale, che canti e che balli'. E avendo una testa
leggermente bizzarra, io lo presi alla lettera.
Vede, un modello numerico pu rappresentare qualsiasi cosa si voglia, pu essere utilizzato per
tracciare la mappa di una superficie o per regolare un qualunque processo dinamico, e cos via. E
qualsiasi gruppo di conti aziendali , in ultima analisi, un modello numerico. Cos io mi misi a sedere
e feci un programma che prendesse quei numeri e ne facesse ci che si desiderava. Se si vuole

soltanto un istogramma, li riduce a istogramma, se li si vuole vedere sotto forma di tabella a torta o
di diagramma di dispersione ne fa una tabella a torta o un diagramma di dispersione. Se si vuole che
dalla tabella a torta saltino fuori delle ragazze che ballano, per distrarre l'attenzione dai dati
effettivamente rappresentati, il programma pu fare anche quello. Oppure, per esempio, si possono
trasformare i dati in uno stormo di gabbiani, in cui la formazione di volo e il modo in cui battono le
ali di ciascun gabbiano sono determinati dalla resa dei vari settori della ditta. Ottimo per produrre
logos aziendali animati, che per significano qualcosa.
Ma la caratteristica pi stupida di tutte era che, se lo si voleva, si poteva fare in modo che i conti
della ditta venissero rappresentati da un brano musicale. Almeno, io pensavo che fosse stupida. Il
mondo aziendale ci andava pazzo."
Reg lo guard solennemente da sopra un pezzo di carota in precario equilibrio sulla forchetta
alzata davanti a s, ma non lo interruppe.
"Vede, ogni aspetto di un brano musicale pu essere espresso come una sequenza o un modello
numerico," si accalor Richard. "I numeri possono esprimere l'altezza delle note, la lunghezza delle
note, modelli di altezza e di lunghezza..."
"Vuoi dire il motivo," fece Reg. La carota non si era ancora mossa.
Richard sorrise.
"Motivo sarebbe un ottimo termine in questo caso. Devo ricordarmelo."
"Ti aiuter a esprimerti con maggiore facilit." Reg rimise la carota nel piatto, senza averla
assaggiata. "E alla fine, questo software and bene?" chiese.
"Qui da noi non molto. I rendiconti annuali di quasi tutte le aziende britanniche producevano
suoni che sembravano la Marcia Funebre del Saul, ma in Giappone ci si buttarono sopra come un
branco di topi. Ne venne fuori una serie di allegri inni aziendali che partivano bene ma, dovendo fare
una critica, probabilmente si sarebbe dovuto dire che nel finale tendevano a diventare un po' forti e
striduli. Da un punto di vista commerciale, negli Stati Uniti, che era la cosa principale, fu un affare
spettacolare. Ma ci che mi interessa di pi al momento cosa succede se si lascia perdere la
contabilit. Trasformare i numeri che rappresentano il battito d'ala di una rondine direttamente in
musica. Che cosa si sentirebbe? Secondo Gordon, certamente non il suono dei registratori di cassa."
"Affascinante," disse Reg, "davvero affascinante," e finalmente introdusse la carota in bocca. Poi
si gir e si sporse in avanti per parlare alla sua nuova amichetta.
"Watkin ha perso," annunci. "Le carote hanno raggiunto un nuovo minimo storico. Mi spiace,
Watkin, ma per quanto tu sia terribile, temo che le carote siano a livelli mondiali."
La ragazzina rise pi liberamente della volta prima e gli fece un sorriso. Watkin stava provando a
prendere tutto ci con spirito, ma mentre i suoi occhi fluttuavano fino a Reg era evidente che era
abituato a spiazzare pi che a essere spiazzato.
"Pap, per favore, ora posso?" Con la sicurezza, sia pur tenue, appena acquisita, la piccola aveva
trovato anche la voce. "Dopo," insistette il padre.
"Ma ora gi dopo. Ho guardato l'orologio."
"Be'..." Ebbe un'esitazione e fu perduto.
"Siamo stati in Grecia," annunci la ragazzina con voce esile ma reverenziale.
"Ah, s?" disse Watkin con un lieve cenno del capo. "Bene, bene. In qualche posto in particolare o
in Grecia in generale?"
"Patmos," disse lei con decisione. "Era bella. Secondo me, Patmos il posto pi bello di tutto il
mondo. A parte il fatto che il traghetto non arrivava mai quando doveva. Mai, mai. Io guardavo
l'orologio. Abbiamo perso l'aereo, ma a me non importava."
"Ah, Patmos, s, s," disse Watkin, chiaramente interessato dalla notizia. "Bene, quello che tu devi
capire, signorina, che i greci, non contenti di aver dominato la cultura del mondo classico, sono
anche gli ispiratori della pi grande, porremmo dire l'unica, opera di autentica immaginazione
creativa prodotta in questo secolo. Mi riferisco naturalmente agli orari dei traghetti greci. Un'opera
di fantasia delle pi sublimi. Chiunque abbia viaggiato nell'Egeo te lo confermer. Mmmm, gi.
Credo di s."
Lei si accigli.
"Ho trovato un vaso," fece.
"Probabilmente una sciocchezza," la interruppe frettolosamente il padre. "Sapete com'. Tutti
quelli che vanno in Grecia per la prima volta credono di aver trovato un vaso, no? Ah, ah."

Vi furono unanimi segni d'assenso. Era vero. Seccante, ma vero.


"Io l'ho trovato nel porto," disse lei, "nell'acqua. Mentre aspettavamo quell'accidente di
traghetto."
"Sarah! Ti ho detto..."
"Eri tu che lo chiamavi cos. E anche peggio. Lo chiamavi con parole che non credevo nemmeno
che conoscessi. Comunque, pensavo che visto che qui tutti sono cos intelligenti, dovrebbe esserci
qualcuno capace di dirmi se una cosa autentica della Grecia antica o no. Secondo me molto
vecchio. Non glielo faresti vedere, pap?"
Il padre si strinse nelle spalle rassegnato e cominci a frugare sotto la sedia.
"Lo sapevi, signorina," le disse Watkin, "che il libro dell'Apocalisse stato scritto a Patmos?
cos. Da san Giovanni l'Evangelista, come sai. A me sembra che mostri chiarissimi segni del fatto che
stato scritto aspettando un traghetto. Eh gi. Io la penso cos. Comincia, no, con quell'atmosfera
sognante che si ha quando si deve far passare del tempo, annoiandosi, fantasticando, per poi pian
piano crescere fino a una specie di picco di disperazione allucinatoria. Lo trovo molto suggestivo.
Forse dovresti scriverci qualcosa in proposito." Le fece un cenno con la testa. Lei lo guard come se
fosse matto.
"Bene, eccolo qua," disse il padre, poggiando pesantemente l'oggetto sulla tavola. "Un semplice
vaso, come vedete. Lei ha solo sei anni," soggiunse con un sorriso sgradevole, "vero, tesoro?"
"Sette," disse Sarah.
Il vaso era piuttosto piccolo, alto una dozzina di centimetri e largo, nel punto massimo, circa
dieci. Il corpo era quasi sferico, con un collo strettissimo che si elevava di un paio di centimetri. Il
collo e una met circa della superficie avevano decorazioni di terracotta, ma le parti del vaso che si
riusciva a vedere erano di un ruvido materiale rossiccio.
Sarah lo prese e lo cacci nelle mani del professore seduto alla sua destra.
"Tu hai l'aria sveglia," gli disse. "Dimmi cosa ne pensi."
Il professore lo prese e lo rigir con una faccia leggermente sdegnosa. "Sono sicuro che se gratti il
fango dal fondo," scand spiritosamente, "probabilmente ci trovi scritto 'Made in Birmingham'."
"Vecchio, eh?" disse il padre di Sarah con una risatina forzata. " passato molto tempo da quando
qui da noi si faceva qualcosa.
"Comunque," disse il professore, "non il mio campo, io sono un biologo molecolare. Qualcun
altro vuole dargli un'occhiata?"
La domanda non venne accolta da grida di entusiasmo, ma nondimeno il vaso pass di mano in
mano fino all'estremit della tavolata seguendo un percorso irregolare. Venne scrutato con occhi
strabici attraverso lenti al quarzo, sbirciato attraverso occhiali cerchiati di corno, osservato sopra
lenti a mezzaluna e intravisto strizzando gli occhi da qualcuno che aveva dimenticato gli occhiali
nell'altro vestito che, temeva fortemente, ormai si trovava in tintoria. Apparentemente, nessuno
sapeva quanto fosse vecchio n se ne curava pi di tanto. La faccia della ragazzina assunse
nuovamente un'espressione sconsolata.
"Compagnia di citrulli," disse Reg a Richard. Prese ancora una volta una saliera d'argento e la
sollev in alto.
"Signorina," disse sporgendosi in avanti per parlarle.
"Oh, adesso basta, vecchio scemo," borbott l'anziano archeologo Cawley, appoggiandosi allo
schienale e mettendosi le mani sulle orecchie.
"Signorina," ripet Reg, "guarda questa semplice saliera d'argento. Guarda questo semplice
cappello."
"Quello non un cappello," disse la piccola imbronciata. "Oh," fece Reg, "un momento, per
favore" e and a prendere il suo berretto di lana rossa.
"Guarda," disse di nuovo, "questa semplice saliera d'argento. Guarda questo semplice berretto di
lana. Metto la saliera nel berretto, cos, e ti passo il berretto. La parte successiva del gioco, mia cara
signorina... sta a te."
Le porse il berretto dietro le spalle dei due vicini che li separavano, Cawley e Watkin. Lei prese il
berretto e vi guard dentro.
"Dov' finito?" chiese con gli occhi fissi nel berretto. " dove l'hai messo tu," rispose Reg.
"Oh," disse Sarah, "capisco. Be'... questo non era tanto bello." Reg si strinse nelle spalle. "Un
giochetto umile, che per mi procura piacere," disse e torn a girarsi verso Richard. "Allora, di cosa

giochetto umile, che per mi procura piacere," disse e torn a girarsi verso Richard. "Allora, di cosa
stavamo parlando?"
Richard lo guard con una leggera sensazione di sbigottimento. Sapeva che il professore era
sempre stato incline a improvvisi e stravaganti sbalzi d'umore, ma ora sembrava che tutta la sua
cordialit si fosse prosciugata d'un colpo. Adesso esibiva quella stessa espressione distratta che
Richard gli aveva visto in faccia quella sera appena arrivato davanti alla porta, apparentemente del
tutto inaspettato. Reg sembr percepire lo sconcerto di Richard e rapidamente risfoder un sorriso.
"Mio caro ragazzo!" disse. "Mio caro ragazzo! Mio caro, caro ragazzo! Cosa stavo dicendo?"
"Ehm, stava dicendo 'Mio caro ragazzo'."
"gi, ma sono sicuro che preludeva a qualcosa. Una specie di breve toccata sul tema di che ragazzo
splendido tu sia, prima di introdurre l'argomento principale del mio discorso, la cui natura al
momento mi sfugge. Tu non hai idea di cosa stavo per dire?"
"No."
"Ah. Be', suppongo che dovrei esserne compiaciuto. Se tutti sapessero esattamente quello che sto
per dire, allora sarebbe inutile che lo dicessi, no? Ordunque, come se la sta cavando il vaso della
nostra giovane ospite?"
L'oggetto era arrivato a Watkin, il quale si proclam privo di competenza su ci che facevano gli
antichi per berci dentro, ed esperto solo di quanto ne avevano scritto come risultato. Disse che tutti
loro dovevano invece inchinarsi di fronte al sapere e all'esperienza di Cawley e cerc di rifilargli il
vaso.
"Ho detto," ripet, "che tutti noi dobbiamo inchinarci al suo sapere e alla sua esperienza. Oh, per
tutti i santi, si tolga le mani dalle orecchie e dia un'occhiata a questo affare."
Gentilmente, ma con fermezza, allontan la mano destra d Cawley dall'orecchio, gli spieg la
faccenda ancora una volta e gli porse il vaso. Cawley esegu un esame rapido ma chiaramente
esperto.
"S," disse, "direi che ha circa duecento anni. Molto rozzo. Un esemplare del suo genere molto
grezzo. Completamente privo di valore, naturalmente."
Lo depose con mossa perentoria e il suo sguardo vag fino alla vecchia galleria di poeti, i cui
personaggi per qualche ragione sembravano irritarlo.
L'effetto su Sarah fu immediato. gi scoraggiata, la cosa la depresse del tutto. Si morse le labbra e
si adagi contro la sedia, sentendosi ancora una volta completamente fuori posto e puerile.
Il padre le scocc un'occhiata ammonitrice contro i cattivi comportamenti, poi di nuovo si scus
per lei.
"Allora, Buxtehude," si affrett a riprendere, "gi, il buon vecchio Buxtehude. Vedremo cosa
possiamo fare. Mi dica..." "Signorina," si intromise una voce, arrochita dallo stupore, "tu sei
chiaramente una maga e un'incantatrice dai poteri prodigosi! "
Tutti gli occhi si appuntarono su Reg, vecchio esibizionista. Aveva afferrato il vaso e lo stava
fissando con fanatica attenzione. Gir lentamente gli occhi sulla ragazzina, come soppesando per la
prima volta la forza di un temibile avversario.
"Mi inchino a te," sussurr. "Per quanto indegno di parlare al cospetto di poteri quali i tuoi, ti
prego di lasciare che mi congratuli con te per una delle pi sensazionali manifestazioni dell'arte
magica cui abbia avuto il privilegio di assistere!"
Sarah lo fissava spalancando gli occhi sempre di pi.
"Posso mostrare a queste persone il tuo operato?" chiese tutto serio.
Lei annu impercettibilmente e lui batt il vaso poco prima prezioso, ma ora tristemente
screditato, sul tavolo con un colpo secco.
Si spacc in due parti irregolari, facendo cadere la creta cotta di cui era circondato in frammenti
appuntiti sulla tavola. Una met del vaso cadde, l'altra rimase in piedi.
Sarah strabuzz gli occhi davanti alla saliera d'argento del college, macchiata e annerita ma
chiaramente riconoscibile, imprigionata fra i resti del vaso.
"Vecchio scemo rimbambito," mormor Cawlev.
Non appena si spense la generale deplorazione e condanna di quello sciocco giochetto di societ,
che non pot minimamente smorzare l'ammirazione negli occhi di Sarah, Reg si volt verso Richard
e gli disse con aria da niente:
"Chi era quel tuo amico di qui, l'hai pi rivisto? Un tipo con uno strano nome est europeo. Svlad
qualche cosa. Svlad Cjelli. Te lo ricordi?"

qualche cosa. Svlad Cjelli. Te lo ricordi?"


Per un momento Richard lo guard senza capire.
"Svlad?" disse. "Oh, vuol dire Dirk. Dirk Cjelli. No. Non siamo rimasti in contatto. Ci siamo
incontrati un paio di volte per strada, ma nient'altro. Credo che di tanto in tanto cambi nome. Come
mai me lo domanda?"

Capitolo Cinque...

In cima al suo promontorio roccioso, il Monaco Elettrico continuava a starsene seduto su un


cavallo che, silenziosamente e senza lamentarsi, dimagriva. Da sotto il suo cappuccio di lana grezza il
Monaco osservava senza battere ciglio la vallata che gli dava problemi, ma c'era un problema nuovo
e terribile per il Monaco, e cio: il Dubbio.
Non ne aveva da molto tempo, ma ora che l'aveva lo rodeva alle radici del suo stesso essere.
La giornata era calda; il sole splendeva in un cielo vuoto e caliginoso, picchiando sulle pietre
grigie e sull'erba rada e secca. Tutto era immobile, compreso il Monaco. Ma nella sua testa strane
cose cominciavano ad agitarsi, come succedeva di tanto in tanto quando qualche dato, passando dal
gestore di input, prendeva un indirizzo sbagliato.
Poi per il Monaco cominci a credere, all'inizio incertamente e nervosamente, quindi con una
Fede temprata alla fiamma ossidrica che sovvertiva tutte le precedenti convinzioni (compresa
quell'idiozia secondo cui la valle era rosa) che gi nella valle, da qualche parte, pi o meno a un paio
di chilometri da dove se ne stava seduto, di li a poco si sarebbe aperto un varco misterioso che dava
accesso a un mondo distante e strano, un varco attraverso il quale lui avrebbe potuto passare.
Un'idea sbalorditiva.
Per quanto sbalorditiva, tuttavia, questa volta aveva assolutamente ragione.
Il cavallo percep che qualcosa bolliva in pentola.
Rizz le orecchie e scosse dolcemente la testa. A furia di fissare lo stesso gruppo di rocce da cos
tanto tempo, era caduto in una sorta di trance ed era l l per credere anche lui che fossero rosa.
Scosse la testa con pi vigore.
Un leggero strattone delle redini e una spronatina dei talloni del Monaco ed eccoli partiti,
scegliendo con cura il cammino gi per il declivio pietroso. La strada era impervia. In buona parte
era composta da scisto irregolare, scisto irregolare marrone e grigio, con qualche pianta marrone e
verde qua e l che si attaccava a una precaria esistenza. Il Monaco ne prese nota senza alcun
imbarazzo. Adesso era un Monaco pi vecchio e pi saggio, che si era lasciato alle spalle ogni
infantilismo. Vallate rosa, tavoli ermafroditi erano tutte fasi naturali attraverso cui bisognava
passare per arrivare alla vera conoscenza.
Il sole picchiava duro. Il Monaco si deterse il sudore e la polvere dal volto e si ferm, curvo in
avanti sul collo del cavallo. Aguzz la vista gi in basso, nell'abbacinante foschia da calura, verso un
vasto affioramento di pietre che si trovava in fondo alla valle. L, dietro l'affioramento, era il luogo
dove il Monaco riteneva, o meglio credeva appassionatamente con tutto il suo cuore, che sarebbe
apparsa la porta. Cerc di metterlo a fuoco pi chiaramente, ma i particolari della visione
fluttuavano confusamente nelle correnti di aria calda.
Raddrizzatosi sulla sella, stava per spronare di nuovo il cavallo quando not una cosa piuttosto
strana. Su una vicina parete di roccia abbastanza liscia, cos vicina in effetti che il Monaco si stup di
non essersene accorto prima, c'era una vasta pittura. Era di disegno rozzo, anche se non privo di una
sua eleganza nel tratto morbido; sembrava assai vecchio, forse addirittura molto, molto vecchio. Il
colore era sbiadito, scrostato e a chiazze, per cui faceva fatica a distinguere chiaramente che cosa vi
fosse rappresentato. Il Monaco si avvicin un po' di pi al dipinto. Sembrava una scena di caccia
primitiva.
Il gruppo di creature violacee, dai molti arti, erano chiaramente antichi cacciatori. Impugnavano
rozze lance e inseguivano con accanimento un essere dotato di ampie corna e di corazza, chiaramente
ferito nel corso della caccia. I colori erano ormai cos stinti da essere quasi scomparsi. Praticamente,
tutto ci che si riusciva a vedere era il bianco dei denti dei cacciatori, che sembravano rifulgere con
un candore non intaccato nella sua luminosit dal passare di quelle che probabilmente erano
parecchie migliaia di anni. Facevano addirittura sfigurare i denti del Monaco stesso, che pure se li

parecchie migliaia di anni. Facevano addirittura sfigurare i denti del Monaco stesso, che pure se li
era lavati quella mattina.
Il Monaco aveva gi visto dipinti come quello, ma solo in fotografia o alla TV, mai nella vita reale.
In genere, li si poteva trovare nelle grotte, al riparo dagli elementi, altrimenti non si salvavano.
Il Monaco osserv con maggiore attenzione le immediate vicinanze della parete di roccia e not
che, per quanto non fosse esattamente una grotta, era comunque riparata da una grossa sporgenza e
difesa dal vento e dalla pioggia. Strano, tuttavia, che fosse riuscita a durare cos nel tempo. Ancora
pi strano che apparentemente nessuno l'avesse mai scoperta. Le pitture rupestri come quella erano
tutte immagini famose e familiari, ma questa non l'aveva mai vista prima di allora.
Magari quello che aveva appena fatto era un ritrovamento importantissimo, storico. Magari se
fosse tornato in citt e avesse annunciato questa scoperta l'avrebbero accolto a braccia aperte, forse
gli avrebbero dato una nuova scheda madre e avrebbero lasciato che credesse... credesse... credesse a
cosa? Si ferm, batt le palpebre e scosse la testa: chiaramente, era stato un momentaneo errore di
sistema.
Si blocc di colpo.
Credeva in una porta. Doveva trovare quella porta. La porta era la via verso... verso...
La Porta era La Via.
Bene.
Le maiuscole erano sempre il modo migliore di cavarsela con tutto ci per cui non si aveva una
buona risposta.
Bruscamente, fece girare la testa del cavallo con uno strattone e lo sospinse avanti, in basso.
Qualche altro minuto di delicate evoluzioni e raggiunsero il fondo della valle, dove per un istante
rimase sconcertato nello scoprire che lo strato superficiale di polvere fine che ricopriva la terra
riarsa era effettivamente di un rosa marroncino pallidissimo, soprattutto sulle rive del lento
rigagnolo di fango, quanto restava nella stagione calda del fiume che dopo le piogge scorreva nella
valle. Smont da cavallo e si chin per toccare la polvere rosa e farsela scorrere fra le dita. Era
finissima e morbida e gli dette una sensazione piacevole quando se la pass sulla pelle. Aveva
pressappoco lo stesso colore, forse appena un poco pi pallida.
Il cavallo lo guardava. Si rese conto, probabilmente con un discreto ritardo, che la bestia doveva
avere una gran sete. Lui stesso aveva una gran sete, ma aveva cercato di non pensarci. Slacci la
fiaschetta dell'acqua dalla sella. Era pateticamente leggera. Ne svit il tappo e bevve un'unica
sorsata. Poi ne vers un po' nella mano a coppa e la offr al cavallo, che la lecc avidamente in un
batter d'occhio.
Il cavallo lo guard di nuovo.
Il Monaco scosse tristemente la testa, richiuse il contenitore e lo rimise al suo posto. In quella
piccola parte della testa in cui teneva le informazioni logiche relative ai fatti, sapeva che non sarebbe
durata ancora a lungo e che senza acqua nemmeno loro sarebbero durati a lungo. A spingerlo avanti
era solo la sua Fede, al momento la Fede nella Porta.
Spazzolandosi la polvere rosa dal suo grezzo indumento, si raddrizz a guardare l'affioramento
pietroso, distante appena qualche centinaio di metri. Lo guard non senza una leggera, minima
trepidazione. Bench la gran parte di lui fosse ben salda nella sua eterna e incrollabile Fede che
dietro l'affioramento ci fosse una Porta, e che La Porta fosse La Via, tuttavia quella minuscola parte
del suo cervello che capiva la situazione dell'acqua non poteva fare a meno di ricordare le delusioni
passate e fece risuonare una minuscola ma irritante nota di prudenza.
Se avesse deciso di non andare a vedere La Porta di persona, avrebbe potuto continuare a
crederci in eterno. Sarebbe stata il polo magnetico di tutta la sua vita (di quel poco che ne rimaneva,
disse la parte del suo cervello che sapeva della fiaschetta dell'acqua).
Se invece andava a rendere onore alla Porta e quella non c'era... cosa sarebbe successo, allora?
Il cavallo nitr con impazienza.
La risposta, naturalmente, era semplicissima. Aveva un'intera scheda di circuiti per valutare con
esattezza il problema, che anzi era precisamente il cuore del suo funzionamento. Avrebbe continuato
a crederci quali che si rivelassero i fatti, perch qual altro era il significato della Fede?
La Porta doveva essere l, anche se non c'era.
Si ricompose. La Porta doveva esserci e ora lui doveva andarci, perch La Porta era La Via,
Invece di montare di nuovo a cavallo, lo condusse a mano. La Via era solo a due passi e lui doveva
presentarsi al cospetto della Porta con umilt.

presentarsi al cospetto della Porta con umilt.


Ardito ed eretto, camminava con solenne lentezza. Si avvicin all'affioramento di rocce. Lo
raggiunse. Gir l'angolo. Guard. La Porta era l.
Il cavallo, bisogna dirlo, ne fu davvero sorpreso.
Il Monaco cadde in ginocchio, timorato e perplesso. Si era talmente preparato a far fronte alla
delusione che in genere lo perseguitava che, per quanto non sarebbe mai stato capace di ammetterlo,
si ritrovava completamente sprovveduto davanti al fatto. Fiss La Porta in un puro e semplice
errore di sistema. Era una porta come non ne aveva mai viste in vita sua. Le porte che conosceva
erano grossi aggeggi, con rinforzi in acciaio, per via di tutte le lavastoviglie e i videoregistratori che
ci stavano dietro, oltre naturalmente a tutti i costosi Monaci Elettrici necessari a credere in tutto
ci. Quella l invece era semplice, di legno, piccolina, pressappoco della sua statura. Una porta a
dimensione di Monaco, dipinta di bianco, con una sola maniglia di ottone leggermente ammaccata
posta di lato, poco pi in basso della met. Era inserita semplicemente nella parete di roccia, senza
alcuna spiegazione riguardo alle sue origini o al suo scopo.
Senza capire come osasse, il povero Monaco sbigottito si trascin in piedi e, sempre conducendo
a mano il suo cavallo, avanz nervosamente verso di essa. Vi arriv e la tocc. Fu cos sorpreso che
non partisse nessun allarme che fece un salto indietro. La tocc di nuovo, stavolta con pi sicurezza.
Lasci scivolare la mano verso la maniglia: ancora niente allarmi. Aspett per essere sicuro, poi
la gir, molto, molto delicatamente. Sent il meccanismo che scattava. Trattenne il fiato. Niente. Tir
verso di s la porta, che si apr docilmente. Guard dentro ma, in confronto al sole del deserto di
fuori, era cos buio che non vide niente. Alla fine, mezzo morto dalla meraviglia, entr, tirandosi
dietro il cavallo.
Pochi minuti dopo, una figura che era rimasta seduta fuori del campo visivo dietro l'affioramento
di rocce adiacente, smise di strofinarsi la polvere sulla faccia, si alz in piedi, si stir gli arti e fece
ritorno verso la porta, dandosi grandi manate sugli abiti.

Capitolo Sei...

In Xanadu ha voluto Kubla Khan


Elevata una maestosa casa di piacere
Il lettore chiaramente apparteneva a quella scuola di pensiero secondo cui per rendere al meglio
il senso della seriet o della grandezza di una poesia bisogna leggerla in tono stupido. Si librava e poi
calava in picchiata sulle parole, cos che queste sembravano correre al riparo, piegate in due.
Dove scorre Alph, il fiume sacro,
Per caverne a dismisura d'uomo
Verso un mare che non vede il sole.
Richard torn a rilassarsi sulla sedia. Le parole gli erano molto, molto familiari, come non
potevano non esserlo per qualsiasi laureato in inglese del St Cedd's College, e gli si adagiavano con
naturalezza nella mente.
Il legame del college con Coleridge veniva preso parecchio sul serio, nonostante la ben nota
propensione dell'uomo per una qualche inclinazione alle sostanze chimiche psicotoniche sotto il cui
influsso, in sogno, era stata composta anche quest'opera, la sua pi grande.
Il manoscritto completo veniva conservato al sicuro nella cassaforte della biblioteca del college e,
nella consueta occasione della Cena per Coleridge, la poesia si leggeva dal manoscritto stesso.
Cos due volte cinque miglia di fertile terreno
Sono state cinte di torri e di muraglie:
E l fiorivano di giardini lucenti di sinuose correnti
Dove molti alberi d'incenso erano in fiore;
E l sorgevano foreste antichissime
Che cingevano radure verdi piene di sole.
Richard si chiese quanto tempo ci sarebbe voluto. Gett un'occhiata di lato al suo ex Direttore
degli Studi e si sent infastidito dalla sua posa di lettura ferma e risoluta. A tutta prima, la voce
cantilenante lo irrit, ma di l a poco cominci invece a cullarlo; si mise a osservare un rivolo di cera
che traboccava dal bordo di una candela ormai quasi completamente consumata, la cui luce sempre
pi languida cadeva sui miseri resti della cena.
Ma oh! quel baratro romantico profondo, fessura
Della collina verde attraverso la copertura di cedri!
Luogo selvaggio! sacro ed incantato
Quanto mai luogo visitato sotto luna calante
Da gemiti di donna per il demone amante!
La modesta quantit di Chiaretto che si era concesso nel corso del pasto gli scorreva nelle vene
riscaldandogliele e ben presto la sua mente cominci a vagare; stimolata dalla domanda fattagli poco
prima da Reg durante la cena, si chiese che cosa ne fosse stato poi del suo ex... "amico" era la parola
giusta? Pi che una persona, sembrava una serie di eventi straordinari. L'idea che avesse
effettivamente veri e propri amici non era esattamente improbabile; sembrava per che le due cose
non andassero insieme, un po' come pensare che la crisi di Suez fosse scoppiata a causa di una
focaccina.

focaccina.
Svlad Cjelli. Popolarmente noto come Dirk, anche se, pure qui, "popolare" non era proprio la
parola giusta. Famigerato, casomai; ricercato, eternamente chiacchierato, anche queste cose erano
vere. Ma popolare? Solamente nel senso in cui poteva esserlo un grave incidente in autostrada: tutti
rallentano per dare un'occhiata, ma nessuno vuole avvicinarsi troppo alle fiamme. Ignobile, gli si
addiceva di pi. Svlad Cjelli, ignobilmente noto come Dirk.
Rispetto alla media degli studenti, era pi rotondo e portava pi cappelli. Per meglio dire, c'era
un solo cappello che metteva abitualmente, ma se lo metteva con una passione rara in una persona
tanto giovane. Era un cappello rosso scuro e rotondo, con una tesa molto piatta e sembrava
muoversi su un giunto cardanico, cosa che ne assicurava la perfetta orizzontalit in qualsiasi
momento, indipendentemente dai movimenti della testa del suo proprietario. Come cappello, pi
che un accessorio del tutto convincente, era un oggetto notevole. Avrebbe potuto essere un
ornamento elegante, di stile, armonioso e decorativo soltanto sopra una lampada da comodino, ma
non altrove.
La gente gli ronzava attorno, attratta dalle storie che lui stesso negava; d'altra parte, non si cap
mai di preciso quale fosse l'origine di quelle storie, a parte le sue smentite.
Le voci parlavano di poteri psichici che si diceva avesse ereditato dal ramo materno della
famiglia che, sosteneva lui, aveva vissuto nella parte pi chic della Transilvania. Cio, lui non aveva
mai sostenuto niente del genere e diceva anzi che quelle erano sciocchezze e assurdit totali. Negava
strenuamente che nella sua famiglia ci fossero mai stati vampiri di sorta e minacciava di perseguire
legalmente chiunque diffondesse simili invenzioni tendenziose, ma indossava con ostentazione un
ampio soprabito di cuoio svolazzante e nella stanza aveva una di quelle macchine a cui ci si appende
a testa in gi per farsi passare il mal di schiena. Faceva in modo che le persone lo sorprendessero
sospeso a questa macchina a tutte le ore pi strane del giorno e ancor pi della notte, solo per poter
poi smentire vigorosamente che la cosa avesse un qualche significato.
Grazie alla divulgazione strategica di un'ingegnosa serie di smentite delle cose pi eccitanti ed
esotiche, era riuscito a creare la leggenda di essere un vampiro psichico, mistico, telepatico,
visionario, chiaroveggente e psicosassico.
Cosa voleva dire "psicosassico"?
La parola era sua, e lui ne smentiva vigorosamente qualsiasi significato.
E da quel baratro ribollendo in continuato tumulto,
Come se in ansimi rapidi e frequenti respirasse la terra.
Un getto potente erompeva improvviso:
E nel suo rapido semi-intermittente scoppio
Schegge enormi roteavano...
Dirk inoltre era perennemente al verde. Ma le cose dovevano cambiare.
A cominciare fu il suo compagno di stanza, un tipo credulone di nome Mander che, a quanto si
diceva, probabilmente era stato scelto da Dirk proprio per la sua credulit.
Steve Mander si accorse che ogni qual volta Dirk andava a letto ubriaco parlava nel sonno. Non
solo, ma le cose che diceva nel sonno erano di questo genere: "L'apertura delle vie commerciali verso
il borbotto borbotto mugugno segn la svolta nella crescita dell'impero nel ronf-ronf fesserie
borbotto. Svolgimento".
...come rimbalzi di grandine,
O come pula e frumento sotto i colpi del trebbiatore:
La prima volta che ci accadde, Steve Mander balz a sedere sul letto. Mancava poco agli esami
preliminari del secondo anno e quello che Dirk aveva detto, o accortamente borbottato, suonava
stranamente come una domanda quanto mai probabile allo scritto di Storia dell'Economia.
Mander si alz silenzosamente, si avvicin al letto di Dirk e ascolt con grande attenzione ma, a
parte alcuni borbottii assolutamente sconnessi sullo Schleswig-Holstein e la guerra francoprussiana, che Dirk pronunci praticamente affondato nel cuscino, non venne a sapere nient'altro.
La notizia comunque si diffuse, pian piano e con discrezione, anche se in un battibaleno.

E nella danza alterna eterna di queste rocce


Scaturiva improvviso il fiume sacro.
Per tutto il mese successivo, Dirk si vide offrire costantemente vino e cena nella speranza che la
notte cadesse in un sonno profondo e sognando rivelasse altre domande d'esame. Stranamente,
sembrava che migliorando la qualit del cibo e del vino che gli veniva offerto, diminuisse la tendenza
a dormire con la faccia affondata nel cuscino.
Il sistema era dunque quello di sfruttare i suoi presunti doni senza mai veramente dichiarare di
possederne. Anzi, alle voci di suoi supposti poteri reagiva con aperta incredulit, addirittura ostilit.
In un labirintico corso per cinque miglia di meandri
Attraverso boschi e valli scorreva il fiume sacro,
Poi raggiungeva le caverne a dismisura d'uomo,
E sprofondava in tumulto in un mare senza vita:
In quel tumulto Kubla sentiva da lontano
Voci ancestrali profetiche di guerra!
Dirk era poi, anche se lui lo negava, un chiaroudente. A volte nel sonno mugugnava un motivetto
che due settimane dopo diventava un successo. Cosa, in realt, non troppo difficile da organizzare.
Infatti, per sostenere queste leggende aveva sempre fatto il minimo indispensabile di ricerche.
Era pigro e in sostanza si limitava a lasciare che l'entusiastica credulit della gente lavorasse per lui.
La pigrizia era essenziale: se le sue presunte doti paranormali fossero state circostanziate e precise,
qualcuno avrebbe potuto insospettirsi e chiedere ulteriori spiegazioni. D'altra parte, pi le sue
"predizioni" erano vaghe e ambigue, pi i desideri altrui avrebbero provveduto a tappare le falle di
credibilit.
Dirk non vi dette mai granch peso, o almeno, questo era ci che dava a intendere. In realt, i
benefici di ritrovarsi, da studente, continuamente approvvigionato di vino e di cibo a spese del
prossimo erano ben pi notevoli di quanto chiunque, senza mettersi a tavolino a fare due conti,
potesse supporre.
E, naturalmente, lui non afferm mai, anzi, negava vivacemente, che tutto ci fosse anche solo
lontanamente vero. Giunto perci il tempo degli esami di fine anno, era nella posizione ideale per
mandare a compimento un piccolo, simpaticissimo e gustoso imbroglio.
L'ombra della casa di piacere
Fluttuava al centro delle onde;
Dove si udiva mescolato il ritmo
Del getto e delle grotte.
Era un miracolo di conio raro,
Nella casa di piacere piena di sole grotte di ghiaccio!
"Santo cielo...! " Tutto a un tratto Reg sembr svegliarsi di soprassalto dal leggero torpore in cui
era dolcemente scivolato sotto l'influsso del vino e della lettura, e si guard attorno confuso e
sorpreso, ma niente era cambiato. Le parole di Coleridge cantavano nel silenzio caldo e soddisfatto
calato sul grande salone. Dopo un'altra rapida smorfia, Reg si accomod per un secondo pisolino,
stavolta restando per un po' pi vigile.
Di una fanciulla e un'arpa
Una volta ho avuto visione:
Era una giovane abissina
E sull'arpa suonava
Cantando il monte Abora.
Dirk accett di fare un preciso pronostico sotto ipnosi delle domande che sarebbero state poste
quell'estate all'esame.

Fu lui stesso a far germogliare l'idea, spiegando esattamente che mai, in nessun caso, sarebbe
stato disposto a farlo, anche se per molti versi gli sarebbe piaciuto, tanto per avere l'occasione di
dimostrare la falsit delle sue presunte e pi volte sconfessate capacit.
Fu dunque su queste basi, attentamente preparate, che alla fine acconsent, solo perch cos
avrebbe posto fine una volta per sempre a tutta quella stupida, enormemente, fastidiosamente
stupida faccenda. Avrebbe fatto il proprio pronostico per mezzo della scrittura automatica, sotto
adeguata supervisione, dopo di che avrebbe chiuso il tutto in una busta e depositato in una banca
fino a dopo gli esami.
Come c'era da aspettarsi, si vide offrire qualche ben nutrita mazzetta da un ben nutrito numero di
persone perch lasciasse dare loro una sbirciatina ai pronostici degli scritti, ma lui fu assolutamente
sconvolto dall'idea. Sarebbe stato, diceva, disonesto...
Se io potessi resuscitare in me
Quella armonia e quel canto,
Una gioia tanto profonda mi vincerebbe,
Che con musica sonora e lunga,
Io nell'aria costruirei quella casa,
Quella casa piena di sole! quelle grotte di ghiaccio!
Poi, qualche tempo dopo, Dirk cominci a mostrarsi in citt con un'espressione alquanto grave e
preoccupata. Dapprima, ogni indagine sulla natura di ci che lo tormentava veniva liquidata con un
gesto della mano, ma alla fine si lasci sfuggire che sua madre doveva sottoporsi a un'operazione
dentistica estremamente costosa la quale, per ragioni che non volle discutere, doveva essere fatta
privatamente, e gliene mancavano i soldi.
Da qui ad accettare donazioni per tali presunte spese mediche della madre in cambio di qualche
sbirciatina ai pronostici degli scritti, la strada, come si vide, era sufficientemente dolce e agevole
perch lui potesse percorrerla con pochissimo turbamento,
Dopo un altro po' di tempo, si venne a sapere che l'unico dentista in grado di eseguire questa
misteriosa operazione era un chirurgo dell'Europa dell'Est che ora viveva a Malib, per cui bisognava
aumentare piuttosto alla svelta l'entit delle donazioni. Lui naturalmente continu a negare che le
sue capacit fossero quelle che tutti loro erano tanto suonati da credere, neg anzi anche la loro
stessa esistenza, ribadendo che non si sarebbe mai impegolato in quella prova se non per dimostrare
la falsit dell'intera faccenda; e poi, dato che alcuni, a loro rischio, sembravano riporre nelle sue
capacit una fiducia che lui stesso non aveva, era ben lieto di soddisfarli lasciando che pagassero per
l'intervento della sua santa mamma.
Da questa situazione, non poteva venirne fuori che bene.
O cos pensava.
E chiunque ascoltasse le vedrebbe nell'aria,
E griderebbe chiunque, in guardia! in guardia!
I lampi dei suoi occhi, i suoi capelli al vento?
I temi d'esame che Dirk aveva prodotto sotto ipnosi, per mezzo della scrittura automatica, erano
stati in realt messi insieme semplicemente facendo quel minimo di ricerca che qualsiasi studente in
procinto di affrontare un esame potrebbe fare, studiando gli scritti precedenti, cercando un
eventuale schema logico e facendo ipotesi intelligenti su ci che poteva uscire. Era discretamente
sicuro di azzeccarci (come avrebbe potuto fare chiunque altro) abbastanza da soddisfare i creduloni,
ma lasciando che l'intera faccenda continuasse a sembrare perfettamente innocente.
Come in effetti era.
Ci che invece lo colse davvero come un fulmine a ciel sereno e provoc un pandemonio che si
concluse con la sua partenza da Cambridge nel retro di un cellulare della polizia, fu il fatto che tutti i
testi d'esame da lui venduti risultarono identici a quelli che vennero poi effettivamente assegnati.
Esattamente. Parola per parola. Fin nelle virgole.
Per tre volte intorno a lui tracciate un cerchio,

In sacro terrore vi si chiudano gli occhi,


Perch del nettare ha mangiato,
E ha bevuto del latte del Paradiso...
E questo fu tutto, a parte gli articoli a tinte vivaci dei giornali che lo tacciarono di essere un
impostore, poi lo osannarono come un onest'uomo per poterlo di nuovo tacciare di essere un
impostore e quindi osannarlo ancora come un onest'uomo, fino a che non si stufarono e non
trovarono un succulento giocatore di polo da torturare al suo posto.
Nel corso degli anni, Richard aveva incontrato Dirk di tanto in tanto, venendone in genere
salutato con quel mezzo sorriso guardingo con il quale si cerca di capire se l'altro sta pensando che
gli devi del denaro, e che subito dopo si apre nel sorriso di chi spera che invece gliene darai. I
periodici cambiamenti di nome di Dirk facevano capire a Richard che probabilmente non era l'unico
a ricevere un trattamento simile.
Prov una fitta di tristezza al pensiero di quella persona, che nell'ambito ristretto della comunit
universitaria pareva tanto brillante e vivace, alla luce del giorno potesse impallidire fino a quel
punto. Si interrog anche a proposito della domanda di Reg, improvvisa, come un fulmine a ciel
sereno, fatta in un modo che nel complesso sembrava troppo innocente e casuale.
Gir un'altra volta lo sguardo attorno: il suo vicino, Reg, che russava lievemente, la piccola Sarah,
rapita da una silenziosa attenzione, la sala profonda, avvolta in una luce tremula e fioca, i ritratti dei
vecchi primi ministri e dei poeti appesi lass nel buio, con solo lo strano bagliore delle candele che
ne faceva risaltare i denti, il Direttore degli Studi Inglesi che leggeva con la sua voce da lettura di
poesie, il libro del Kubla Khan che il Direttore degli Studi Inglesi teneva in mano e infine, di
nascosto, l'orologio. Torn ad appoggiarsi allo schienale.
La voce continu a leggere la seconda parte, ancora pi strana, della poesia...

Capitolo Sette...

Era la sera dell'ultimo giorno di vita di Gordon Way e lui si stava chiedendo se la pioggia sarebbe
cessata per il fine settimana. Le previsioni dicevano tempo variabile: nebbia per quella sera e
giornate serene ma fredde per venerd e sabato, con probabili acquazzoni verso la tarda giornata di
domenica, quando tutti sarebbero stati in viaggio per tornare in citt.
Tutti, cio, tranne Gordon Way.
Le previsioni meteorologiche non vi avevano fatto cenno naturalmente, non era compito loro, ma
anche il suo oroscopo era decisamente ingannevole. Parlava di un'insolita quantit di movimenti
planetari nel suo segno e lo esortava a distinguere fra ci che pensava di volere e ci che veramente
gli serviva, suggerendogli di affrontare i problemi emotivi o di lavoro con determinazione e onest
assoluta, ma inspiegabilmente non faceva cenno al fatto che sarebbe morto prima della fine del
giorno.
Usc dall'autostrada vicino a Cambridge ed entr in una piccola stazione di servizio a fare un po'
di benzina; si ferm un momento a terminare la chiamata dal telefono che aveva in macchina.
"Va bene, senti, ti chiamo domani," disse, "o magari stasera stessa. Oppure richiama tu. Sar alla
villetta fra una mezz'ora. S, lo so quanto importante per te questo progetto. Benissimo, so quant'
importante, punto e basta. Lo vuoi tu, lo voglio io. Certo che lo voglio. Ma no, non sto dicendo che
non continueremo a sostenerlo. Sto solo dicendo che costoso e che considereremo tutta la faccenda
con determinazione e onest assoluta. Senti, perch non ti fai vedere alla villetta, cos ne parliamo
per bene. Va bene, s, s, lo so, capisco. Be', pensaci, Kate. Ci sentiamo pi tardi. Ciao."
Riagganci e per un istante rimase seduto nell'auto.
Era una macchina grossa. Era una grossa Mercedes grigio argento di quelle che si usano nella
pubblicit, e non solo in quella della Mercedes. Gordon Way, fratello di Susan, datore di lavoro di
Richard MacDuff, era un uomo ricco, il fondatore e proprietario della WayForward Technologies II.
La WayForward Technologies naturalmente era andata a gambe all'aria, per il solito motivo,
portandosi dietro il suo primo patrimonio.
Fortunatamente, era riuscito a costruirne un altro.
Il "solito motivo" era che lui si era lanciato nell'affare dei computer quando tutti i dodicenni del
paese improvvisamente si erano stufati di scatole che facevano bip. La sua seconda fortuna l'aveva
fatta invece con i software. Grazie a due importanti parti di programma, una delle quali era Anthem
(l'altra, la pi redditizia, non aveva mai visto la luce) la Wft.II era l'unica ditta di software inglese che
si potesse menzionare nella stessa frase con grosse aziende americane come la Microsoft o la Lotus.
La frase, probabilmente, sarebbe stata pressappoco cos: "La WayForward Technologies, a differenza
di grosse aziende americane come la Microsoft o la Lotus..." ma era un inizio. La WayForward c'era.
Ed era sua.
Infil un nastro nella fessura dello stereo. Venne inghiottito con un clic sommesso e decoroso e
un attimo dopo il Bolro di Ravel risuon da otto altoparlanti perfettamente mimetizzati dietro
fittissime griglie nero opaco. Il suono era cos perfetto e ampio che sembrava quasi di essere in una
sala da concerto. Tamburell con le dita sul bordo imbottito del volante. Guard il cruscotto.
Numeri piacevolmente illuminati e minuscole lucine immacolate gli ammiccarono di rimando. Dopo
un attimo improvvisamente si rese conto di essere in un self-service e scese a riempire il serbatoio.
Gli ci volle un minuto o due. Si ferm per riagganciare la manichetta alla pompa, batt i piedi per
terra nell'aria fredda della sera, poi si avvi verso il chioschetto sudicio, pag la benzina, si ricord
che doveva comperare un paio di mappe locali, e rimase per qualche minuto a parlare animatamente
con il cassiere sulla probabile direzione che l'industria dei computer avrebbe preso l'anno dopo,
dicendo che secondo lui i microprocessori paralleli sarebbero diventati la chiave per i software di
produttivit davvero intuitivi, ma esprimendo anche forti dubbi che le ricerche sull'intelligenza

produttivit davvero intuitivi, ma esprimendo anche forti dubbi che le ricerche sull'intelligenza
artificiale in s, e soprattutto le ricerche sull'intelligenza artificiale basate sul linguaggio ProLog,
potessero veramente dare luogo a seri prodotti commercializzabili in un prossimo futuro, almeno
per quel che riguardava l'ambiente del desktop, argomento che il cassiere non trovava affatto
affascinante.
"Quel tipo aveva soltanto voglia di parlare," avrebbe detto pi tardi alla polizia. "Gente, me ne
fossi andato in bagno per dieci minuti quello avrebbe raccontato tutto al cassetto dei soldi. Se ci
fossi restato un quarto d'ora se ne sarebbe andato anche il cassetto. S, lui, sono sicuro," aggiunse
poi quando gli fecero vedere una foto di Gordon Way. "Al primo momento non ne ero sicuro perch
nella foto ha la bocca chiusa."
"Ed assolutamente sicuro di non aver visto niente di sospetto?" insistette il poliziotto. "Proprio
niente che abbia trovato strano per qualsiasi motivo?"
"No, come ho detto, era solo un normale cliente in una sera normale, uguale a tutte le altre."
Il poliziotto lo guard con viso inespressivo. "Per pura curiosit," continu, "se improvvisamente
dovessi fare cos..." fece gli occhi strabici, tir fuori la lingua dall'angolo della bocca e saltell su e gi
ficcandosi le dita nelle orecchie, "ci troverebbe qualcosa di strano?"
"Be', ehm, s," disse il cassiere, indietreggiando nervosamente. "Penserei che lei andato
completamente fuori di testa."
"Bene," disse il poliziotto mettendo via il blocchetto degli appunti. " solo, signore, che a volte le
persone hanno idee diverse di cosa vuol dire 'strano', sa. Se ieri sera era una sera normale come tutte
le altre, io sono un foruncolo sul sedere della zia della marchesa di Queensbury. In seguito le
chiederemo una deposizione. Grazie per la sua, disponibilit."
Ma tutto questo doveva ancora accadere.
Quella sera, Gordon si ficc in tasca le mappe e ritorn verso la macchina. Ferma sotto la luce,
nella nebbiolina, vi si era depositato sopra un fitto manto perlaceo di goccioline opache e ora
sembrava... insomma, sembrava una costosissima Mercedes-Benz. Per un millisecondo, Gordon si
scopr a desiderare di averne una uguale, ma ormai era diventato bravissimo ad allontanare quel
particolare corso di pensieri, che serviva solo a chiuderlo in un circuito vizioso e lo lasciava depresso
e confuso.
Le dette una pacca da padrone poi, girandoci attorno, si accorse che il bagagliaio non era chiuso
bene e lo spinse gi. Si chiuse con un bel rumore solido. Be', solo per questo ne valeva la pena, no?
Un bel rumore solido come quello. I vecchi pregi della qualit e della buona fattura. Pensando decine
di cose da dire a Susan, risal in macchina e non appena l'auto si fu nuovamente immessa sulla
strada, schiacci il tasto della selezione automatica sul suo telefono.
"...se quindi volete lasciare un messaggio vi richiamer al pi presto possibile. Forse."
Bip.
"Oh, Susan, ciao, sono Gordon," disse con il telefono goffamente incastrato sulla spalla. "Sto
andando alla villetta. , mmm, gioved sera e sono le, ehm... 8,47. Un po' di foschia sulle strade.
Senti, questo fine settimana ci sono quei due tizi degli Stati Uniti che stanno arrivando per discutere
la distribuzione dell'Anthem versione 2.00, organizzare la promozione e cose del genere, e insomma,
sai bene che non mi piace chiederti cose simili, per sai che lo faccio lo stesso, per cui ecco qua.
Ho solo bisogno di sapere che Richard si sta occupando della faccenda. Voglio dire, che se ne sta
occupando davvero. Potrei chiederlo a lui, e lui mi direbbe: Oh certo, tutto bene, ma met del
tempo... cazzo, quel camion aveva gli abbaglianti, nessuno di questi stronzi di autisti di camion li
abbassa mai quando deve, un miracolo che non sia andato ad ammazzarmi nel fosso, questa s che
sarebbe grandiosa, no?, lasciare le ultime parole famose sulla segreteria di qualcuno, non vedo
perch i camion non debbano avere degli interruttori per gli anabbaglianti fotosensibili. Senti, puoi
prendermi un appunto, di dire a Susan (non tu, naturalmente, Susan la segretaria dell'ufficio) di dirle
di mandare una lettera da parte mia a quel tale del Ministero dell'ambiente comunicandogli che se
lui ci mette la legge noi ci mettiamo la tecnologia? per il bene pubblico e poi lui mi deve un favore,
e poi a cosa serve essere CBE1 se non puoi nemmeno rompere un po' i coglioni? Si sente che una
settimana che parlo con americani.
Questo mi fa venire in mente, oddio, spero di essermi ricordato di prendere le doppiette. Che
cos'hanno questi americani che sono sempre ansiosi di sparare ai miei conigli? Ho comperato delle
mappe nella speranza di convincerli a fare lunghe passeggiate salutari e distoglierli dallo sparare ai
conigli. Mi spiace proprio per quelle creature. Forse quando stanno per arrivare gli americani dovrei

conigli. Mi spiace proprio per quelle creature. Forse quando stanno per arrivare gli americani dovrei
mettere uno di quei cartelli nel prato, sai, come quelli che ci sono a Beverly Hills, che dicono 'Si
spara a vista'.
Lascia un appunto per Susan, se non ti dispiace, di far mettere un cartello 'Si spara a vista' con un
palo aguzzo in fondo sulla montagnetta di destra a un'altezza visibile dai conigli. Susan la segretaria
dell'ufficio, voglio dire, non tu, naturalmente.
Dov'ero rimasto?
Ah, gi. Richard e l'Anthem 2.00. Susan, quell'aggeggio deve essere al beta-test di qui a due
settimane. Lui mi dice che a posto. Ma tutte le volte che vado a trovarlo sullo schermo del
computer gli vedo l'immagine di un divano che gira. Dice che un'idea importante, ma io ci vedo solo
un divano. Chi vuole che i conti aziendali gli cantino una canzoncina non vuole divani che girano. E
non penso nemmeno che sia il momento per dedicarsi a trasformare i modelli di erosione
dell'Himalaya in un quintetto per flauti.
Quanto a quello che sta facendo Kate poi, Susan, be', non posso nasconderti che comincio a
preoccuparmi per gli stipendi e il tempo del computer che quella storia si sta facendo fuori. Sar
anche un'importante ricerca e progetto a lungo termine, ma c' comunque la possibilit, soltanto una
possibilit, dico io, ma pur sempre una possibilit che secondo me per onest verso noi stessi
dobbiamo valutare ed esplorare a fondo, che si tratti di un pacco. Strano, c' un rumore nel
bagagliaio, credevo di averlo appena chiuso.
Comunque, la cosa pi importante Richard. E il fatto che c' una sola persona in grado di
sapere se sta facendo il lavoro sul serio o se sta solo sognando, e quella persona temo proprio che sia
Susan.
Cio tu, voglio dire, non certo Susan la segretaria dell'ufficio. E allora potresti (non mi piace
chiedertelo, non mi piace proprio) potresti occuparti della cosa? Fargli capire quanto importante?
Basterebbe assicurarsi che si renda conto che la WayForward Technologies dovrebbe essere
un'impresa commerciale in espansione, non una terra di avventure per cervelloni. questo il
problema con i cervelloni: hanno una grande idea che funziona davvero, dopo di che si aspettano che
tu continui a finanziarli per anni intanto che loro calcolano la topografia del loro ombelico. Scusami,
devo fermarmi a chiudere il bagagliaio. Ci vorr un attimo."
Pos il telefono sul sedile accanto al suo, si ferm sul bordo erboso e scese. Quando arriv al
bagagliaio e lo apr, ne emerse una figura che gli spar in pieno petto con entrambe le canne di una
doppietta, dopo di che se ne and per i fatti suoi.
La sorpresa di Gordon Way nel vedersi uccidere a fucilate era niente in confronto alla sorpresa
che gli suscit quanto avvenne in seguito.

Capitolo Otto...

"Entra, mio caro amico, entra."


La porta delle stanze di Reg al college si trovava in cima a una serie di scale di legno a chiocciola
nell'angolo del Secondo Cortile e non era ben illuminata, o meglio era illuminata alla perfezione
quando la luce funzionava, ma siccome la luce non funzionava la porta non era ben illuminata, e per
di pi era anche chiusa. Reg aveva qualche difficolt nel trovare la chiave in mezzo a una collezione
che sembrava un'arma con cui un guerriero Ninja ben allenato potesse trapassare un tronco d'albero.
Nelle parti vecchie del college, le stanze avevano porte doppie, come le camere di compensazione,
e come le camere di compensazione erano complicate da aprire. La porta esterna era un solido
pannello di quercia dipinto di grigio, con solo una fessura molto stretta per le lettere e una serratura
Yale, di cui finalmente a un tratto Reg trov la chiave.
La gir e apr. Dietro, c'era una normale porta bianca a pannelli con una normale maniglia
d'ottone.
"Entra, entra," ripet Reg, aprendo anche questa e cercando a tastoni l'interruttore della luce. Per
un attimo, solo le spettrali ombre rosse dei tizzoni languenti sul focolare di pietra danzarono sulle
pareti della stanza, poi irruppe la luce elettrica e la magia fin. Reg esit un momento sulla soglia,
stranamente teso, come se prima di entrare volesse essere sicuro di qualcosa, poi si slanci
all'interno con una parvenza, quanto meno, di buon umore.
Era un'ampia stanza rivestita di legno, che una serie di mobili vagamente scalcagnati riusciva ad
arredare in modo decisamente confortevole. Contro la parete di fondo c'era un grande tavolo di
mogano, vecchio e tutto ammaccato con le gambe grasse e brutte, invaso da libri, fascicoli, cartellette
e risme di carte in equilibrio precario. In un angolino della scrivania, not Richard divertito, c'era
effettivamente un vecchio abaco rovinato.
Accanto, c'era uno scrittoietto in stile Reggenza, che avrebbe anche avuto un certo valore se non
fosse stato cos segnato dai colpi, e un paio di eleganti sedie georgiane, un'imponente libreria
vittoriana e cos via. Era, in poche parole, la camera di un professore. C'erano le mappe incorniciate e
le stampe da professore alle pareti, un tappeto consunto e sbiadito da professore in terra e insomma
si aveva l'impressione che ben poco fosse cambiato da decine d'anni a quella parte, il che
probabilmente era vero visto che ci viveva un professore. A destra e a sinistra della parete di fondo
si aprivano due porte, e grazie alle sue visite precedenti Richard sapeva che una si apriva in uno
studio, in pratica una versione ridotta e pi affollata di quella stanza: pile di libri ancora pi alte,
risme di carte in equilibrio ancora pi precario, mobili che, sebbene antichi e di pregio, erano
pesantemente segnati da miriadi di tazze di t o caff bollente, molte delle quali probabilmente
erano ancora l.
L'altra porta conduceva a una piccola cucina, arredata piuttosto sommariamente, e a una scala a
chiocciola interna che conduceva alla camera da letto e al bagno del professore.
"Prova a metterti comodo sul divano," lo invit Reg, dandosi da fare con aria ospitale. "Non so se
ce la farai. A me sembra sempre che l'imbottitura sia fatta di foglie di cavolo e posate." Fiss su
Richard uno sguardo serio. "Tu hai un buon divano?" si inform.
"Be', s," rise Richard. Era divertito dalla stupidit della domanda.
"Oh," disse solennemente Reg. "Be', mi piacerebbe che mi dicessi dove l'hai trovato. lo ho sempre
avuto problemi con i divani, sempre. Mai trovato uno comodo in tutta la mia vita. Il tuo dove l'hai
preso?" Con aria leggermente stupita, inciamp in un piccolo vassoio d'argento dimenticato, con una
caraffa di porto e tre bicchieri.
"Strano che me lo chieda, sa," disse Richard. "Non mi ci sono mai seduto sopra."
"Molto saggio," prosegu Reg tutto serio, "molto, molto saggio." Come poche ore prima, era di
nuovo impegnato in difficili trattative con cappotto e berretto.

nuovo impegnato in difficili trattative con cappotto e berretto.


"Non che non mi piaccia," fece Richard. "Solo che rimasto bloccato a met di una lunga rampa
di scale che porta al mio appartamento. Da quanto sono riuscito a capire, gli uomini che dovevano
consegnarlo sono arrivati a un certo punto e sono rimasti bloccati, l'hanno girato e rigirato in tutte
le maniere possibili e poi hanno scoperto, piuttosto curiosamente, che non riuscivano pi a farlo
scendere. Ora come ora, sarebbe impossibile."
"Curioso," convenne Reg. "A me certamente non mai capitato di imbattermi in un'operazione
matematica irreversibile che coinvolgesse un divano. Potrebbe essere un nuovo campo di studi. Hai
provato a parlarne con un esperto di geometria spaziale?" "Ho fatto di meglio. Ho chiamato il figlio
di un vicino che una volta era capace di risolvere il cubo di Rubik in diciassette secondi. Si seduto
su un gradino e l'ha guardato fisso per pi di un'ora, poi ha decretato che era bloccato
irrimediabilmente. Va detto che ora ha qualche anno di pi e nel frattempo ha scoperto le ragazze,
ma la cosa mi ha lasciato di stucco."
"Continua pure a parlare, mio caro amico, sono interessatissimo, ma prima lascia che ti chieda se
c' qualcosa che ti posso offrire. Del porto, forse? O del brandy? Credo che il porto sia la scelta
migliore, messo a invecchiare dal college nel 1934, una delle annate migliori, credo che ne converrai,
e d'altra parte per dire la verit il brandy non ce l'ho. Un caff? Magari un altro goccio di vino? C' un
eccellente Margaux che aspetta solo una scusa per essere stappato, anche se naturalmente
bisognerebbe lasciarlo aperto un'ora o due, ma questo non vuol dire che non potrei... no," disse poi
in fretta, "probabilmente stasera meglio lasciar perdere il Margaux."
"Ci che vorrei veramente del t," disse Richard, "se ne ha."
Reg alz le sopracciglia. "Sei sicuro?"
"Devo tornare a casa in macchina."
"Giusto. Allora devo andare per un momento o due in cucina. Ti prego, vai avanti, dovrei riuscire
a sentirti comunque. Continua a raccontarmi del tuo divano e nel frattempo non farti problemi a
sederti sul mio. li incastrato da molto?"
"Oh, appena da un tre settimane circa," disse Richard accomodandosi. "Potrei limitarmi a segarlo
e buttarlo via, ma non posso credere che non ci sia una soluzione logica. E poi, mi ha fatto anche
pensare: sarebbe utilissimo, prima di comprare un pezzo d'arredamento, sapere se poi passer dalle
scale o dall'angolo. Cos ho elaborato il problema in tre dimensioni sul mio computer... che per il
momento dice che non c' modo."
"Cosa dice?" grid Reg sopra il rumore del bollitore che si stava riempiendo.
"Che non ci si riesce. Gli ho detto di calcolare i movimenti necessari per liberare il divano, ma ha
risposto che non ce ne sono. Allora gli ho chiesto per incominciare, e questa la cosa veramente
misteriosa, di calcolare i movimenti necessari per portare il divano nella posizione attuale e mi ha
detto che non potrebbe essere l dove si trova. Non senza una sostanziale ristrutturazione dei muri.
Per cui, o c' qualcosa che non va nella struttura fondamentale del materiale dei miei muri, oppure,"
aggiunse con un sospiro, "c' qualcosa che non va nel programma. Lei cosa ne pensa?"
"Sei sposato?" grid Reg.
"Cosa? Ah, capisco cosa intende. Un divano bloccato sulle scale per un mese. Be', no, non sono
propriamente sposato, ma s, ci sarebbe una ragazza con la quale non sono sposato."
"Com'? Cosa fa?"
" una violoncellista. Devo ammettere che il divano stato un discreto oggetto di discussione.
Per dirla tutta, tornata dai suoi fino a che non riuscir a farlo uscire. Lei, insomma..."
Improvvisamente, si sent depresso e alzatosi vag qua e l per la stanza, fermandosi davanti al
fuoco che languiva. Lo attizz e vi butt sopra un altro paio di tronchi per cercare di scacciare il gelo
dal locale.
"In realt, la sorella di Gordon," aggiunse alla fine. "Ma sono due persone molto diverse. Non
sono sicuro che apprezzi completamente i computer. E non le piace molto nemmeno l'atteggiamento
del fratello nei confronti del denaro. In fondo, non credo di poterla biasimare, e lei non sa neanche la
met di ci che c' da sapere."
"Qual la met che non sa?" Richard sospir.
"Be'," disse, " qualcosa che ha a che fare con il progetto che per primo ha reso redditizio il
software che simboleggia l'azienda. Si chiamava Reason e a modo suo era sensazionale."
"Che cos'era?"
"Be', era una specie di programma alla rovescia. strano come molte delle migliori idee non

"Be', era una specie di programma alla rovescia. strano come molte delle migliori idee non
siano altro che una vecchia idea rovesciata. Capisce, programmi che aiutano a determinare una
decisione ordinando e analizzando adeguatamente tutti i dati rilevanti, per poi indicare in modo
naturale la decisione giusta, ce ne sono gi diversi. L'aspetto negativo che la decisione indicata da
tutti questi dati adeguatamente analizzati e ordinati non necessariamente quella che si vorrebbe."
"Siii... disse la voce di Reg dalla cucina.
"Bene, la grande intuizione di Gordon stata quella di progettare un programma che consentisse
di specificare in partenza qual era la decisione a cui si voleva arrivare, e solo allora inserire i dati. Il
compito del programma, perfettamente in grado di portarlo a termine, era semplicemente quello di
costruire una serie plausibile di fasi di passaggio almeno apparentemente logiche che partendo dalle
premesse arrivassero alla conclusione.
Devo dire che il funzionamento era brillante. Pur essendo completamente al verde, oltre che un
disastro come guidatore, Gordon riusc quasi subito a comprarsi una Porsche. Nemmeno il direttore
della banca fu capace di trovare una pecca nel suo ragionamento, Neppure quando, tre settimane
dopo, Gordon dichiar fallimento."
"Santo cielo. E il programma si vendette bene?"
"No. Non ne vendemmo neanche una copia."
"Mi sorprende. Avrei pensato che fosse un successone."
"Lo era," riprese Richard esitante. "L'intero progetto, cos com'era, venne comprato dal
Pentagono. L'affare forn alla WayForward una base finanziaria molto solida. Sulle sue basi morali,
invece, preferirei non pronunciarmi. Di recente ho esaminato parecchi degli argomenti avanzati in
favore del progetto Guerre Stellari e, sapendo quello che si sta cercando, lo schema degli algoritmi
chiarissimo.
Tant' vero che effettivamente guardando le politiche del Pentagono negli ultimi due anni credo
di poter essere discretamente sicuro che la Marina degli Stati Uniti stia utilizzando la versione 2.00
del programma, mentre l'Aviazione per chiss quale ragione ha solo la versione beta-test della 1.5.
Strano, questo."
"Tu ne hai una copia?"
"Chiaramente no," disse Richard, "non saprei che farmene. E poi, quando il Pentagono compra
tutto, compra tutto. Ogni frammento di codice, ogni dischetto, ogni taccuino. Fui ben lieto di vederlo
scomparire. Ammesso che sia cos. Vado avanti con i miei progetti."
Attizz di nuovo il fuoco, chiedendosi cosa ci facesse l con tutto il lavoro che aveva da fare.
Gordon gli stava addosso continuamente perch la nuova super versione dell'Anthem fosse pronta
cos da poter sfruttare i vantaggi del Macintosh II, e lui era molto indietro. Quanto poi alla proposta
di un modulo per convertire in tempo reale le informazioni in arrivo dal mercato azionario in dati
Midi, lui l'aveva pensato come uno scherzo, ma Gordon naturalmente era partito lancia in resta e
insisteva perch la si perfezionasse. Anche quella avrebbe dovuto essere pronta e invece non lo era.
Tutto a un tratto, seppe esattamente come mai si trovava l.
Bene, era stata una piacevole serata, anche se non riusciva a capire perch Reg fosse cos ansioso
di vederlo. Prese un paio di volumi dal tavolo. Evidentemente era un tavolo che si poteva aprire;
infatti, sebbene le cataste di libri sembrassero l da settimane, l'assenza di polvere nelle loro
immediate vicinanze dimostrava che dovevano essere stati spostati di recente.
Pu darsi, pens, che vivendo in una comunit chiusa, ancora oggi, come quella di un college di
Cambridge, il bisogno di scambiare quattro chiacchiere amabili con qualcuno diverso dal solito
possa farsi quanto mai urgente. Era un vecchio simpatico, ma durante la cena si era capito che
parecchi dei suoi colleghi trovavano le sue stramberie una dieta piuttosto pesante, soprattutto in
considerazione di quanto avevano gi da litigare per conto loro. Il pensiero di Susan lo tormentava,
ma ci era abituato. Sfogli i due libri che aveva preso in mano.
Uno dei due, molto vecchio, era un saggio sui fantasmi di Borley Rectory, la casa pi infestata
d'Inghilterra. Il dorso era consunto e le fotografie cos macchiate da essere quasi irriconoscibili. Una
di quelle, che a lui parve una foto fortunatissima (o forse truccata) di un'apparizione ectoplasmica, a
un esame della didascalia si rivel invece un ritratto dell'autore.
L'altro libro era pi recente e per una curiosa coincidenza era una guida alle isole greche. Mentre
lo sfogliava distrattamente ne cadde fuori un pezzo di carta.
"Earl Grey o Lapsang Souchong?" gli grid Reg. "Oppure Darjeeling? O PG Tips? Purtroppo per

sono tutti in bustina. E nessuno molto fresco."


"Il Darjeeling andr benissimo," rispose Richard, chinandosi per raccogliere il pezzo di carta.
"Latte?" grid Reg. "Ehm, s grazie."
"Una zolletta o due?"
"Una, grazie."
Richard fece scivolare il foglietto nel libro, notando involontariamente un appunto
scarabocchiato in tutta fretta. L'appunto, piuttosto stranamente, diceva: "Guarda questa semplice
saliera d'argento. Guarda questo semplice cappello".
"Zucchero?"
"Ehm, cosa?" fece Richard sorpreso. Si affrett a rimettere il libro sulla pila.
"Solo uno dei miei piccoli scherzetti," disse Reg allegramente, "per vedere se le persone mi
ascoltano." Emerse dalla cucina con un sorriso radioso e un vassoietto con due tazze, che rovesci
immediatamente per terra. Il t si sparse sul tappeto. Una delle tazze si ruppe e l'altra rotol sotto il
tavolo. Reg si appoggi allo stipite della porta, bianco in viso e con lo sguardo fisso.
Vi fu una frazione di secondo di immobilit e silenzio assoluto; Richard era troppo sorpreso per
fare qualcosa, poi si chin goffamente in avanti per dare una mano. Il vecchio per si stava gi
scusando e gli offr di preparargli un'altra tazza. Richard lo accompagn sul divano.
"Si sente bene?" chiese Richard smarrito. "Vuole che chiami un medico?"
Reg scart l'ipotesi con un gesto della mano. "Tutto bene," assicur, "sto benissimo. M'
sembrato di sentire, insomma, un rumore che mi ha sorpreso. Invece non era niente. Probabilmente
ero alterato dai fumi del t. Lascia solo che riprenda fiato. Credo che, ehm, un goccio di porto mi
risollever per il meglio. Be', scusa, non volevo spaventarti." Fece un vago gesto in direzione della
caraffa di porto. Richard si affrett a versargliene un bicchierino e a porgerglielo.
"Che tipo di rumore?" domand, chiedendosi cosa mai poteva averlo scosso fino a quel punto.
In quel momento dal piano superiore si ud un movimento e un suono sorprendente, simile a
quello di un respiro pesante. "Questo..." bisbigli Reg. Il bicchierino di porto si infranse davanti a
lui. Di sopra sembrava che qualcuno battesse i piedi. "L'hai sentito?"
"Be', s."
Ci sembr dare sollievo al vecchio.
Richard guard nervosamente il soffitto. "C' qualcuno lass?" chiese, pensando che la domanda
era inutile, ma tuttavia andava fatta.
"No," disse Reg con una voce fioca che colp Richard per il terrore che tradiva, "nessuno. Non ci
dovrebbe essere nessuno lass."
"Allora..."
Reg si stava rialzando sulle gambe tremolanti, ma improvvisamente fu colto da una ferma
determinazione.
"Devo andare lass," disse tranquillamente. "Devo. Per cortesia, aspettami qui un momento."
"Senta, che storia questa?" domand Richard, frapponendosi tra Reg e la porta. "Cos', uno
scassinatore? Senta, ci vado io. Sono sicuro che non niente, sar il vento o che so io." Richard non
sapeva perch lo diceva. Chiaramente non era il vento n niente del genere, perch se era
ragionevole che il vento producesse il suono di un respiro pesante, raramente batteva i piedi in quel
modo.
"No," disse il vecchio, scostandolo educatamente ma con fermezza, "spetta a me."
Richard lo segu smarrito nella piccola anticamera di l della porta, in fondo a cui si trovava la
minuscola cucina. Da l partiva una scala di legno scuro; i gradini sembravano rovinati e consunti.
Reg accese una luce. Era una lampadina fioca che pendeva nuda in cima alla scalinata e lui guard
verso l'alto con cupa apprensione.
"Aspetta qui," disse e sali due gradini. Poi si gir e fiss Richard con un'espressione di intensa
seriet in volto.
"Mi dispiace," disse, "che tu ti trovi a essere coinvolto in quello che ... l'aspetto pi difficile della
mia vita. Ma ormai lo sei, per quanto increscioso questo sia, e ti devo chiedere una cosa. Non so che
cosa mi aspetta lass, almeno non con esattezza. Non so se sia qualcosa che ho stupidamente
prodotto io stesso con i miei... hobby, o qualcosa di cui sono una vittima innocente. Nel primo caso,
non posso che biasimare me stesso, perch sono come un medico che non riesce a smettere di
fumare, o forse, peggio ancora, come un ecologista che non sa rinunciare alla macchina... nel secondo

caso, spero che non ti capiti mai.


Ci che ti volevo chiedere questo. Quando scender da quella scala, sempre ammesso
naturalmente che ne discenda, se il mio comportamento ti appare strano per qualche verso, se ti
sembra che non sia in me, saltami addosso e buttami in terra. Capito? Devi impedirmi di fare
qualsiasi gesto."
"Ma come faccio a capirlo?" chiese Richard incredulo. "Mi scusi, non volevo dire cos, ma se non
so cosa...?"
"Lo capirai," disse Reg. "Ora per piacere aspettami in sala. E chiudi la porta."
Scuotendo la testa perplesso, Richard torn sui suoi passi e fece come gli era stato chiesto.
Chiuso nella grande stanza in disordine, ascolt il rumore dei passi del professore che saliva i gradini
uno alla volta.
Li saliva con una grave determinazione, come il lento ticchettio di un grande orologio.
Richard sent che raggiungeva il pianerottolo superiore. Vi si ferm in silenzio. I secondi
passavano, cinque, forse dieci, forse venti. Poi si sent di nuovo il movimento e il respiro pesante che
poco prima avevano tanto agitato il professore.
Richard si port rapidamente alla porta, ma non l'apr. Il gelo della stanza lo opprimeva e lo
disturbava. Scosse la testa nel tentativo di scuotersi di dosso quella sensazione, poi trattenne il
respiro sentendo i passi che lentamente riprendevano a muoversi sui due metri di pianerottolo e
quindi si fermavano di nuovo. Dopo qualche secondo appena, Richard sent il lungo cigolio lento di
una porta che si apriva, centimetro per centimetro, un prudente centimetro dopo l'altro; a quel
punto, doveva essere completamente spalancata.
Per un lungo tempo, molto lungo, apparentemente non successe nulla.
Poi finalmente la porta si richiuse, lentamente.
I passi attraversarono il pianerottolo e di nuovo si fermarono. Richard si allontan ancora un po'
dalla porta, guardandola fisso. I passi ricominciarono a scendere le scale, adagio, con attenzione e
silenziosamente, finch arrivarono in basso. Poi, qualche secondo dopo, la maniglia della porta
cominci a girare. La porta si apr e Reg entr, perfettamente calmo.
"Tutto a posto, solo un cavallo nel bagno," disse tranquillo. Richard gli salt addosso e lo butt
a terra.
"No," ansim Reg, "no, lasciami, lasciami andare, sto benissimo, accidenti. solo un cavallo, un
normalissimo cavallo." Si scroll Richard di dosso senza troppa difficolt e si mise a sedere,
respirando affannosamente, sbuffando e passandosi le mani nei capelli radi. Richard rimase pronto
in piedi sopra di lui, sempre pi imbarazzato. Si fece da parte e lasci che Reg si rimettesse in piedi e
si lasciasse andare su una sedia.
"Soltanto un cavallo," disse Reg, "ma, uhm, grazie per avermi preso alla lettera." Si rassett gli
abiti con le mani.
"Un cavallo," ripet Richard.
"gi," fece Reg.
Richard usc e guard su, verso la scala, poi rientr.
"Un cavallo?" disse di nuovo.
"S, s," disse il professore. "Aspetta..." fece un cenno a Richard che stava per uscire nuovamente a
indagare, "lascia perdere. Finch la barca va, lasciala andare."
Richard lo guard incredulo. "Lei dice che c' un cavallo nel bagno e tutto quello che riesce a fare
di starsene l a citare canzonette degli anni sessanta?"
Il professore lo guard senza capire.
"Senti," disse, "mi dispiace se prima... ti ho allarmato. stata solo una piccola crisi. Cose che
capitano, mio caro amico, non te ne dare pensiero. Ohim, ho conosciuto cose pi strane in vita mia.
Parecchie. Molto pi strane. solo un cavallo, santo cielo. Pi tardi andr su e lo far uscire. Ti
prego, non ti preoccupare. Tiriamoci su il morale con un po' di porto."
"Ma... come ha fatto a entrare?"
"Be', la finestra del bagno aperta. Immagino che sia entrato da l."
Non certo per la prima n per l'ultima volta, Richard lo guard con occhi socchiusi dal sospetto.
"Lo sta facendo apposta, vero?"
"Facendo, cosa, mio caro amico?"
"Non ci credo che c' un cavallo nel bagno," disse Richard all'improvviso. "Non so cosa ci sia, non

"Non ci credo che c' un cavallo nel bagno," disse Richard all'improvviso. "Non so cosa ci sia, non
so cosa lei stia facendo. Non so cosa significhi tutto ci che accaduto stasera, ma non credo che ci
sia un cavallo nel suo bagno." E spazzando via ogni ulteriore protesta di Reg sal a verificare.
Il bagno non era grande.
Le pareti erano rivestite di vecchi pannelli di quercia che, vista l'et e il carattere dell'edificio,
molto probabilmente erano di valore incalcolabile, ma per il resto i sanitari erano squallidi e di tipo
comune.
In terra c'era un vecchio linoleum consunto a riquadri bianchi e neri, una piccola vasca da bagno
molto semplice, pulita ma con lo smalto scheggiato e con macchie di vecchissima data, e un
lavandino, anche quello vecchio e semplicissimo, con uno spazzolino da denti e un dentifricio in un
bicchiere Duralex posato accanto ai rubinetti. Sopra il lavandino, fissato con viti nei pannelli che
probabilmente avevano un valore incalcolabile, uno stipetto da bagno con le antine a specchio. Aveva
l'aria di essere stato ridipinto diverse volte e lo specchio, negli angoli, aveva macchie di condensa. Il
gabinetto era dotato di una vaschetta di ghisa all'antica, con una catena per tirare l'acqua. In un
angolo c'era un vecchio armadio di legno color crema, con accanto una vecchia sedia marrone di
legno curvato, su cui si trovavano alcune piccole salviette, ben piegate ma molto lise. Nella stanza
c'era inoltre un grosso cavallo, che la occupava quasi tutta.
Richard guard lui e lui guard Richard, come a soppesare il personaggio. Richard barcoll
leggermente. Il cavallo rimase assolutamente immobile. Dopo un po', guard invece nell'armadio. Se
non proprio contento, sembrava quanto meno perfettamente rassegnato a stare dov'era fino a
quando non l'avessero messo altrove. Sembrava anche... che cosa?
Era illuminato dal riflesso della luna che entrava dalla finestra. La finestra era aperta, ma piccola
e, fra l'altro, al secondo piano, per cui l'idea che il cavallo fosse arrivato per quella via era
decisamente fantasiosa.
C'era qualcosa di strano in quel cavallo, ma Richard non avrebbe saputo dire cosa. Be', la cosa
davvero strana era che si trovava nel bagno di un college. Forse era solo quello.
Si protese, un po' incerto, a battere qualche pacca sul collo dell'animale. Sembrava normale,
solido, lucido, in buone condizioni. L'effetto della luce lunare sul mantello era un po' sconcertante,
ma tutto sembra un po' strano al chiaro di luna. Quando lo tocc, il cavallo scosse leggermente la
criniera, ma sembrava non dare troppo peso alla cosa.
Visto il successo, Richard gli fece qualche carezza e lo gratt delicatamente sotto la mandibola. In
quel momento not che nel bagno, nell'angolo opposto, c'era un'altra porta. Gir con cautela attorno
al cavallo e si avvicin a questa seconda porta. Vi si appoggi contro e la spinse incerto.
Portava semplicemente nella camera da letto del professore, un locale angusto, pieno zeppo di
libri, scarpe e con un piccolo letto singolo. Anche in quella stanza c'era una seconda porta, che si
apriva di nuovo sul pianerottolo.
Richard not che il pavimento del pianerottolo mostrava segni recenti di strisciate e di graffi,
come i gradini, tracce che confermavano l'ipotesi che il cavallo in qualche modo fosse stato spinto su
per le scale. Era lieto di non averlo dovuto fare lui, e ancora di pi di non essere stato il cavallo a cui
l'avevano fatto, ma era pi o meno possibile.
Ma perch? Dette un ultimo sguardo al cavallo, che gli ricambi un'ultima volta lo sguardo, poi
torn dabbasso.
"Ne convengo," disse. "C' un cavallo nel suo bagno e tutto sommato prender un goccio di
porto."
Ne vers un bicchierino per s e uno per Reg, che stava contemplando silenziosamente il fuoco e
aveva bisogno di un rabbocco.
"Fortuna che alla fine ho tirato fuori tre bicchieri," disse Reg in tono discorsivo. "Prima mi
domandavo perch, ma ora ricordo.
Mi avevi chiesto se potevi portare un'amica, ma a quanto pare non l'hai fatto. Sicuramente per via
del divano. Non ti preoccupare, sono cose che capitano. Ehi, non troppo, se no lo rovescio."
Improvvisamente, ogni questione relativa al cavallo svan dai pensieri di Richard.
"Davvero gliel'ho chiesto?" disse.
"Ma certo. Mi viene in mente adesso. Mi hai richiamato per chiedermi se c'erano problemi, mi
ricordo. Ti ho risposto che per me sarebbe stato un piacere, e lo pensavo veramente. Io lo segherei,
quell'aggeggio, se fossi in te. Non vorrai sacrificare la tua felicit a un divano. O forse lei ha deciso

quell'aggeggio, se fossi in te. Non vorrai sacrificare la tua felicit a un divano. O forse lei ha deciso
che una serata con il tuo vecchio tutor sarebbe stata cos noiosa da farle venire le vesciche e ha scelto
l'opzione molto pi divertente di lavarsi i capelli. Ohim, io so benissimo cosa avrei scelto. solo la
mancanza di capelli che ora mi costringe a tener dietro a questi terribili impegni sociali. "
Adesso era Richard ad avere il volto pallido e lo sguardo fisso.
Gi, aveva dato per scontato che lei non avesse voglia di venire.
Gi, le aveva detto che sarebbe stato terribilmente noioso. Lei per aveva insistito che voleva
andare perch quello era l'unico modo per vedere la sua faccia per qualche minuto non rischiarata
dalla luce di un monitor, cos lui alla fine aveva accettato di portarla.
Peccato che se ne fosse dimenticato completamente. Non era passato a prenderla.
Disse: "Posso usare il telefono, per cortesia?"

Capitolo Nove...

Gordon Way giaceva in terra, senza sapere bene che fare. Era morto. Su questo sembravano
esserci pochi dubbi. Aveva un buco tremendo nel petto, ma il sangue che ne fuoriusciva ormai si era
ridotto a un rivoletto. Per il resto, nel torace non c'era alcun movimento, n, quanto a questo, in
nessun'altra parte del suo corpo.
Guard in su e poi a destra e a sinistra, ma era chiaro anche a lui che qualunque cosa si stesse
muovendo, non si trattava di una parte del suo corpo.
La nebbiolina gli scivolava addosso lentamente, senza spiegargli niente. A pochi passi di distanza
la sua doppietta fumante giaceva tranquillamente nell'erba.
Continu a restarsene sdraiato, come uno che si sveglia alle quattro del mattino e non riesce a
rilassarsi, ma nemmeno a trovare qualcosa da fare. Si rendeva conto di aver appena subito un
trauma di qualche genere, il che magari spiegava l'incapacit di pensare lucidamente, ma non in
effetti la sua capacit di pensare. Nel grande dibattito che ha infuriato per secoli su cosa succede
dopo la morte, ammesso che succeda qualcosa, paradiso, inferno, purgatorio o dissoluzione, una sola
cosa non era mai stata messa in dubbio: che quanto meno, una volta morti, si sarebbe avuta la
risposta.
Gordon Way era morto, ma non aveva la bench minima idea di cosa fare in proposito. Era una
situazione che non gli era mai capitata prima d'allora.
Si mise a sedere. Il corpo che si sedette gli sembrava altrettanto reale di quello che rimaneva
steso al suolo a raffreddarsi lentamente, lasciando fuggire il calore del sangue in nuvolette di
condensa che si mescolavano alla nebbiolina della gelida aria notturna.
Osando qualcosa in pi, prov ad alzarsi in piedi, pian piano, stupito e traballante. A quanto
pareva, il terreno lo sosteneva, reggeva il suo peso. Anche se, naturalmente, non c'era nessun peso da
sostenere. Quando si chin a toccare il suolo non sent niente, se non una debole resistenza
gommosa, come la sensazione che si prova quando si cerca di raccogliere qualcosa con un braccio
addormentato, morto. Il suo braccio era morto. Le gambe pure, e cos l'altro braccio, tutto il busto e
la testa.
Il suo corpo era morto. Non sapeva perch, ma il suo cervello non lo era.
Rest l, immobile, in una sorta di orrore insonne mentre la nebbia volteggiava lentamente
attraverso di lui.
Si gir a guardare di nuovo se stesso, quella cosa-s spettrale, dall'aria attonita, ancora disteso
per terra, massacrato, e gli si accappon la pelle. O meglio, desider di avere una pelle che si potesse
accapponare. Voleva una pelle. Voleva un corpo. E invece non ce l'aveva.
Gli sfugg di bocca un grido improvviso d'orrore, ma fu un niente che non and da nessuna parte.
Si scroll e non sent niente. Dalla sua macchina fuoriusciva la musica e una chiazza di luce. Vi si
avvicin. Cerc di assumere un'andatura vigorosa, ma invece era debole e traballante, incerto e,
insomma, inconsistente. Sotto i suoi piedi, il terreno sembrava fragile.
La portiera dell'auto dalla parte del guidatore era ancora aperta, cos come l'aveva lasciata
quando era sceso per chiudere il bagagliaio, pensando che si trattasse solo di un paio di secondi.
Tutto ci era successo due minuti prima, quando era vivo. Quando era una persona. Quando
pensava che sarebbe risalito in macchina e subito ripartito. Due minuti, una vita prima.
Era pazzesco, no? pens improvvisamente.
Aggir la portiera e si curv per guardarsi nel retrovisore esterno.
Aveva esattamente le sue fattezze, anche se, com'era prevedibile, le sue fattezze dopo un terribile
spavento, ma comunque era proprio lui, era normale. Tutto quello doveva essere frutto della sua
immaginazione, una specie di orribile sogno a occhi aperti. Gli venne un'idea improvvisa e prov ad
alitare sullo specchietto.

alitare sullo specchietto.


Niente. Nemmeno una gocciolina. Un dottore ne sarebbe stato soddisfatto, era cos che facevano
sempre alla televisione: se sullo specchietto non si formava condensa, non c'era respiro. Forse, pens
con ansia fra s, forse c'entrava qualcosa il fatto che gli specchietti laterali fossero termici. Quella
macchina non aveva gli specchietti laterali termici? Il venditore non aveva continuato a ripetergli
che questo era termico, quello elettrico e quell'altro servoassistito? Forse erano specchietti laterali
digitali. Era cos. Specchietti laterali digitali, termici, servoassistiti, computerizzati, anti-respiro...
Stava pensando, se ne rendeva conto, delle assurdit complete. Si gir lentamente e guard di
nuovo con apprensione il corpo che giaceva in terra, dietro di lui, con met torace portato via dallo
sparo. Quello avrebbe di sicuro soddisfatto un medico. La vista sarebbe gi stata abbastanza terribile
se si fosse trattato del corpo di qualcun altro, essendo il suo poi...
Era morto. Morto... morto... Cerc di farsi risuonare drammaticamente la parola in testa, ma non
c'era verso. Non era la colonna sonora di un film, era solo morto.
Osservando orripilato ma affascinato il proprio corpo, pian piano si sent sempre pi disturbato
dall'espressione di stupidit asinina che gli vedeva in volto.
D'altra parte, era perfettamente comprensibile. Era proprio l'espressione che ci si potrebbe
aspettare sulla faccia di qualcuno nel preciso momento in cui un tale nascosto nel bagagliaio della
sua auto gli spara con la sua doppietta; tuttavia non gli piaceva l'idea che qualcuno lo trovasse cos.
Vi si inginocchi accanto nella speranza di riuscire a ricomporre i lineamenti in una parvenza di
dignit, o almeno di un minimo di intelligenza.
La cosa si rivel di una difficolt pressoch insormontabile. Prov a massaggiare la pelle, quella
pelle dolorosamente familiare, ma stranamente gli sembrava di non riuscire ad avere una presa
salda, su quella come su qualsiasi altra cosa. Era come cercare di modellare la plastilina con un
braccio addormentato, tranne che invece di scivolarvi sopra, la sua mano vi scivolava attraverso. Nel
caso specifico, scivolava attraverso la faccia.
Nausea, orrore e rabbia lo invasero per quella totale stramaledetta impotenza e a un tratto si
sorprese a strozzare e scuotere il suo stesso corpo morto in una presa furiosa e salda. Vacill
indietro, sconvolto e sbigottito. Tutto quello che era riuscito a fare era stato aggiungere allo sguardo
di inutile stupore del cadavere un po' di strabismo e una bocca storta. E qualche livido che gi
compariva sul collo.
Cominci a singhiozzare e stavolta sembr che un suono uscisse, uno strano mugolio dal
profondo di quella cosa che era diventato, checch essa fosse. Portatosi le mani alla faccia,
indietreggi barcollando, torn alla macchina e si butt sul sedile, che lo accolse in modo un po'
molle e distante, come una zia che disapprovasse i suoi ultimi quindici anni di vita e fosse perci
disposta a offrirgli un bicchiere di sherry scadente, ma volesse evitare il suo sguardo.
Sarebbe riuscito ad arrivare da un medico?
Per non affrontare l'assurdit di quell'idea, si aggrapp violentemente al volante, ma le sue mani
vi passarono attraverso. Prov a lottare con la leva del cambio automatico e fin col picchiarci sopra
un pugno, senza per riuscire a impugnarla correttamente e ad azionarla.
Lo stereo continuava a suonare musica leggera per orchestra a uso del telefono che, rimasto
posato sul sedile del passeggero per tutto il tempo, l'ascoltava pazientemente. Lo guard e con
frenesia crescente si rese conto di essere ancora in linea con la segreteria di Susan, uno di quei
modelli che continuavano a registrare finch non si riagganciava. Era ancora in contatto con il
mondo.
Tent disperatamente di sollevare il ricevitore, annasp, lo perse e alla fine fu costretto a
chinarsi sul microfono. "Susan!" url, ma la sua voce era un gemito lontano e rauco nel vento.
"Susan, aiutami! Aiutami, per l'amor di Dio. Susan, sono morto... Sono morto... Sono morto e... non
so cosa fare..." Scoppi nuovamente in lacrime, singhiozzando dalla disperazione e cerc di
aggrapparsi al telefono come un bambino si aggrappa alla coperta in cerca di conforto.
"Aiutami, Susan..." grid ancora. "Bip," fece il telefono.
Abbass di nuovo lo sguardo dove si trovava l'apparecchio. Dopo tutto, era riuscito a schiacciare
qualcosa. Era riuscito a schiacciare il tasto che scollegava la linea. Febbrilmente cerc di riprenderlo
in mano, ma continuava a sfuggirgli e alla fine rimase immobile sul sedile. Non poteva toccarlo. Non
poteva schiacciarne i tasti. Furioso, lo scaravent contro il parabrezza. Quello gli riusc benissimo.
L'apparecchio colp il parabrezza, schizz dritto indietro attraverso di lui, rimbalz gi dal sedile e
quindi ricadde immobile sul tunnel di trasmissione, indifferente a ogni suo ulteriore tentativo di

quindi ricadde immobile sul tunnel di trasmissione, indifferente a ogni suo ulteriore tentativo di
toccarlo.
Per parecchi altri minuti se ne rimase seduto, mentre il terrore cominciava a dissolversi in una
vuota disperazione. Passarono un paio di macchine, ma non dovevano aver notato niente di strano:
un'auto ferma sul ciglio della strada. Di sera, andando veloci, i fari probabilmente non illuminavano
il corpo steso nell'erba dietro la macchina. E certamente non avrebbero fatto caso a un fantasma
seduto che piangeva fra s.
Non sapeva da quanto tempo era seduto l dentro. Non aveva alcuna cognizione del tempo, a
parte il fatto che gli sembrava scorresse molto lentamente. C'erano pochi stimoli esterni a segnarne
il passaggio. Non sentiva freddo. In realt, quasi non ricordava cosa significasse avere freddo o
sentire, sapeva solo che era qualcosa che in quel momento avrebbe dovuto sentire.
Infine si riscosse dal suo patetico smarrimento. Doveva fare qualcosa, anche se ignorava cosa.
Forse poteva provare ad arrivare fino alla villetta, anche se non sapeva cosa avrebbe fatto una volta
arrivato. Aveva solo bisogno di provare a fare qualcosa. Aveva bisogno di far passare la notte.
Si riprese e scivol fuori dell'auto, passando con il piede e il ginocchio attraverso la portiera
senza alcuna difficolt. And a guardare ancora una volta il proprio corpo, ma non era pi l.
Come se la serata non gli avesse gi riservato abbastanza sorprese. Fiss e rifiss l'erba umida
schiacciata.
Il suo corpo non era pi l.

Capitolo Dieci...

Richard se ne and con tutta la fretta consentitagli dall'educazione.


Disse grazie mille e che splendida serata era stata e che tutte le volte che Reg fosse andato a
Londra doveva farglielo sapere, a lui, Richard, e c'era forse qualcosa che poteva fare per il cavallo.
No? Be', allora benissimo, se ne era proprio sicuro, grazie ancora, grazie tante.
Una volta chiusa finalmente la porta, rimase l per un attimo o due, a riflettere.
Nel breve lasso di tempo in cui il pianerottolo della scala principale era stato rischiarato dalla
luce della stanza di Reg, aveva notato che qui, sulle assi del pavimento, non c'era nessun segno.
Strano che il cavallo avesse rigato solamente le assi del pavimento della camera di Reg.
Be', tutto sembrava molto strano, punto, ma qui c'era ancora un altro fatto curioso da aggiungere
a quella lista sempre pi lunga. E pensare che quella doveva essere una piacevole serata lontano dal
lavoro.
Di getto, buss alla camera di fronte a quella di Reg. Pass talmente tanto tempo prima che
arrivasse una risposta, che quando finalmente sent la porta che si apriva cigolando Richard aveva
gi rinunciato e stava per andarsene.
Rimase leggermente stupito di vedere che chi lo stava scrutando da sotto in su come un piccolo
uccello sospettoso era il professore che al posto del naso aveva una chiglia da off-shore.
"Ehm, mi scusi," disse Richard tutto d'un fiato, "ma, ehm, stasera non ha visto o sentito un
cavallo salire le scale?" L'uomo smise di tormentarsi ossessivamente le dita. Pieg leggermente la
testa di lato, dopo di che sembr dover affrontare un lungo viaggio dentro di s alla ricerca di una
voce che, una volta scovata, risult sottile e sommessa.
Disse: " la prima cosa che mi sento dire da diciassette anni, tre mesi e due giorni, cinque ore,
diciannove minuti e venti secondi. Ho tenuto il conto".
Poi richiuse delicatamente la porta.
Richard attravers il Secondo Cortile quasi correndo. Arrivato al Primo, si calm e rallent,
riassumendo un passo normale.
L'aria gelida della notte gli bruciava i polmoni e non c'era motivo di correre. Non era riuscito a
parlare con Susan, perch il telefono di Reg non funzionava, altra cosa sulla quale il vecchio aveva
sorvolato con aria misteriosa. Ma questa almeno era suscettibile di una spiegazione razionale.
Probabilmente non aveva pagato la bolletta.
Richard stava per uscire in strada, quando decise invece di fare una capatina nella guardiola del
portiere, rintanata nel grande arco d'ingresso del college.
Era un locale che sembrava una gabbia, pieno di chiavi, messaggi e con un calorifero a un solo
elemento. In sottofondo, una radio cicalava da sola.
"Mi scusi," disse all'omone vestito di nero che stava dietro il banco con le braccia incrociate.
"Io..."
"S, signor MacDuff, cosa posso fare per lei?"
Nello stato in cui si trovava, chiedergli di ricordarsi il proprio nome era eccessivo, e per un
istante Richard rimase senza parole. I portieri di college tuttavia sono leggendari per la loro capacit
di esibirsi in questi exploit mnemonici e per la tendenza a farne sfoggio alla minima occasione.
"Che lei sappia," inizi Richard, "da qualche parte nel college, c' un cavallo? Voglio dire, se ci
fosse un cavallo nel college, lei lo saprebbe, vero?"
Il portiere non batt ciglio.
"No, signore e s, signore. C' altro in cui posso esserle utile, signor MacDuff?"
"Ehm, no," disse Richard, picchiettando le dita un paio di volte sul banco. "No. Grazie. Grazie
mille per il suo aiuto. stato un piacere rivederla, ehm... Bob," azzard. "Allora, buonanotte."
Usc.

Usc.
Il portiere rimase perfettamente immobile, le braccia incrociate, scuotendo la testa appena
appena.
"Eccoti un po' di caff, Bill," disse un altro portiere, piccolo e magro, emergendo da una stanza sul
retro con una tazza fumante. "Stasera fa un po' pi freddo, no?"
"Mi sembra di s, Fred, grazie," disse Bill prendendo la tazza. Bevve una sorsata. "Di' pure quello
che vuoi della gente, ma non finisce mai di stupirti. Proprio ora stato qui un tipo a chiedermi se nel
college c' un cavallo."
"Ah, s?" Fred sorseggiava il proprio caff, lasciando che il vapore gli bruciasse gli occhi. " stato
qui un tale poco fa. Una specie di strano prete straniero. All'inizio non capivo una parola di quello
che diceva. Per sembrava che si accontentasse di starsene qui vicino al fuoco ad ascoltare le notizie
alla radio."
"Ah, gli stranieri!"
"A un certo punto gli dico: 'Spariamo?' Starsene davanti al mio camino in quel modo. Lui salta su
e mi chiede se deve fare proprio quello. E io, con la mia migliore voce da Bogart: 'Hai capito
benissimo, ragazzo'."
"Cos? A me quello sembrava pi James Cagney."
"No, la mia voce da Bogart. Questa la mia voce da James Cagney: 'Hai capito benissimo,
ragazzo'."
Bill aggrott le sopracciglia. "Quella la tua voce da James Cagney? Ho sempre pensato che fosse
la tua voce da Kenneth McKellar."
"Tu non ascolti come si deve, Bill, non hai orecchio. Kenneth McKellar cos. 'Oh, tu prendi la
strada in alto e io quella in basso...'"
"Ah, capisco. Io pensavo al Kenneth McKellar scozzese. E poi, che ha fatto quel prete, Fred?"
"Be', Bill, mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto, con quello strano..."
"Lascia perdere l'accento, Fred, dimmi solo quello che ha detto, se ne vale la pena."
"Ha detto solo che aveva capito."
"Ah. Non un granch, come storia, Fred."
"Bah, pu darsi. Te la raccontavo solo perch ha detto anche che aveva lasciato il cavallo in un
gabinetto e di guardare se stava bene."

Capitolo Undici...

Gordon Way fluttuava penosamente lungo la strada buia, o almeno ci provava.


Pensava che da fantasma, quale doveva ammettere con se stesso di essere diventato, avrebbe
dovuto essere in grado di fluttuare. Di fantasmi ne sapeva piuttosto poco, ma pensava fra s che
dovendo proprio essere un fantasma, il fatto di non avere pi un corpo fisico da portarsi appresso
avrebbe dovuto comportare qualche vantaggio, per esempio quello di riuscire a fluttuare. Invece no,
lui a quanto pareva avrebbe dovuto farsi la strada passo dopo passo.
Lo scopo prefisso era quello di provare a raggiungere casa sua. Non sapeva cosa avrebbe fatto
quando ci fosse stato, ma anche i fantasmi devono passare la notte da qualche parte e riteneva che
ritrovarsi in un ambiente familiare potesse essergli d'aiuto. Che tipo di aiuto, non lo sapeva. Ma
almeno il viaggio gli dava un obiettivo e una volta arrivato gli sarebbe toccato di cercarsene un altro.
Si trascinava sconfortato da un lampione all'altro, fermandosi a ognuno per guardare qualche
parte di s.
Decisamente, stava diventando piuttosto spettrale.
A volte svaniva quasi nel nulla, fino a sembrare poco pi di un'ombra che danzava nella bruma, un
sogno di se stesso che poteva semplicemente evaporare e scomparire. Altre gli sembrava di essere
quasi solido e nuovamente reale. Una volta o due prov ad appoggiarsi a un lampione, ma se non
stava attento finiva lungo disteso attraverso il palo.
Alla fine, con grande riluttanza, cominci a riflettere seriamente su quanto era avvenuto. Curiosa,
quella riluttanza. In realt, non ci voleva pensare. Gli psicologi dicono che la mente spesso cerca di
cancellare dalla memoria gli eventi traumatici e probabilmente, pens, quella era la risposta. In fin
dei conti, se non era un'esperienza traumatica veder saltare fuori dal bagagliaio una strana figura che
poi ti prende a fucilate e ti ammazza, avrebbe proprio voluto sapere quali lo erano.
Riprese stancamente ad arrancare.
Cerc di rivedere quella figura con gli occhi della mente, ma era come andare a stuzzicare un
dente cariato e pens ad altro. Per esempio, il suo testamento era a posto? Non se lo ricordava e si
fece un appunto mentale di chiamare il suo avvocato l'indomani, dopo di che si fece un altro appunto
mentale, e cio smetterla di farsi appunti mentali di quel genere.
Come avrebbe fatto la sua azienda a sopravvivere senza di lui? Nessuna delle risposte possibili gli
piaceva granch.
E il suo necrologio? Era un pensiero che gli gelava le ossa, dovunque si trovassero. Sarebbe
riuscito a procurarsene una copia? Cosa ci avrebbero scritto? C'era da sperare che gli facessero un
buon servizio, quei bastardi. Bastava guardare quello che aveva fatto. Aveva salvato, tutto da solo,
l'industria britannica del software: forti esportazioni, donazioni di beneficenza, borse di studio per
ricercatori, attraversamento dell'Atlantico a bordo di un sottomarino a energia solare (fallito, ma
pur sempre un buon tentativo), cose di tutti i generi. Meglio che non andassero ancora a tirar fuori
quella storia del Pentagono o avrebbero dovuto vedersela con il suo avvocato. Si fece un appunto
mentale di chiamarlo l'indom...
No.
Fra l'altro, un morto pu sporgere querela per diffamazione? Soltanto il suo avvocato poteva
saperlo, ma lui l'indomani non sarebbe stato in grado di chiamarlo. Con un crescente senso di
terrore, cap che di tutte le cose che si era lasciato alle spalle nel regno dei vivi, ci che gli mancava
di pi era il telefono, ma poi riport con decisione la mente dove non voleva tornare.
La figura.
Gli era sembrato che quella figura fosse quasi quella della Morte stessa, o forse era la sua
fantasia che si divertiva a prendersi gioco di lui? L'aveva sognato, o era veramente incappucciata? E
che cosa ci faceva poi una figura, incappucciata o vestita normalmente, nel bagagliaio della sua

che cosa ci faceva poi una figura, incappucciata o vestita normalmente, nel bagagliaio della sua
macchina?
In quel momento un'auto gli sfrecci accanto sulla strada e scomparve nella notte, portando con
s la sua oasi di luce. Pens con nostalgia al confortevole calduccio della sua macchina, con gli interni
in cuoio, climatizzata, abbandonata sulla strada dietro di lui, poi improvvisamente fu colto da un
pensiero straordinario. C'era modo di farsi dare un passaggio? Qualcuno forse poteva vederlo? E se
s, come avrebbe reagito? Bene, c'era un solo modo per scoprirlo.
Alle sue spalle, in lontananza, sent arrivare un'altra macchina e si gir in quella direzione. Le due
chiazze di luce appannata si avvicinavano nella nebbia; Gordon digrign i suoi denti da fantasma e
tir fuori il pollice.
La vettura fil via senza badargli. Niente.
Fece rabbiosamente un vago segno a V ai rossi fanalini di coda che si allontanavano e, guardando
attraverso il braccio alzato, si rese conto che al momento non era nelle sue condizioni migliori di
visibilit. C'era forse qualche sforzo di volont che poteva fare per rendersi pi visibile quando lo
desiderava? Si concentr strizzando gli occhi, poi cap che per giudicare i risultati doveva avere gli
occhi aperti. Riprov, impegnandosi mentalmente pi che pot, ma gli esiti erano poco soddisfacenti.
Anche se sembrava che ci fosse una minima, tenue differenza, non reggeva lo sforzo e, nonostante
tutta la pressione mentale che riusciva ad accumulare, svaniva quasi subito. Se voleva che la sua
presenza venisse avvertita, o quanto meno notata, doveva calcolare i tempi con molta attenzione.
Da dietro si stava avvicinando un'altra macchina, a velocit sostenuta. Si gir di nuovo, tir fuori
il pollice, aspett il momento giusto e fece uno sforzo di volont per rendersi visibile.
L'auto sterz leggermente, poi prosegu per la sua strada, solo un po' pi lentamente. Be', era gi
qualcosa. Che altro poteva fare? Tanto per incominciare, sarebbe andato a mettersi sotto un
lampione e si sarebbe esercitato. Con la prossima macchina, ci sarebbe riuscito di sicuro.

Capitolo Dodici...

"... se quindi volete lasciare un messaggio vi richiamer al pi presto possibile. Forse."


Bip.
"Merda. Cazzo. Aspetta un minuto. Accidenti. Senti... ehm..."
Clic.
Richard rimise gi il telefono e sgomm in retromarcia per venti metri per dare un'altra occhiata
a un cartello stradale in prossimit di un bivio, che aveva superato inavvertitamente nella nebbia.
Per districarsi dal dedalo di sensi unici di Cambridge aveva usato il solito modo, che consisteva nel
girare in tondo sempre pi velocemente fino a raggiungere una sorta di velocit di fuga e partire per
la tangente in una direzione a caso, che ora stava cercando di identificare e correggere.
Tornato al bivio, prov a confrontare l'indicazione del cartello stradale con quelle della mappa.
Impossibile. Il bivio, certo non per un caso, si trovava sulla giunzione di una pagina e il cartello
stradale malignamente ruotava al vento. L'istinto gli diceva che stava andando dalla parte sbagliata,
ma non voleva tornare sui suoi passi, temendo di essere nuovamente risucchiato nel vortice
gravitazionale del sistema viario di Cambridge.
Gir quindi a sinistra nella speranza che quella direzione gli portasse maggior fortuna, ma dopo
un po' gli saltarono i nervi e svolt a destra a casaccio, prov ad andare a sinistra e dopo qualche
altra manovra del genere si perse completamente.
Imprec contro s stesso e alz il riscaldamento dell'auto. Se si fosse concentrato su dove stava
andando, invece di cercare di telefonare e guidare nello stesso tempo, si disse, almeno adesso
avrebbe saputo dov'era. In effetti non gli piaceva avere il telefono in macchina, che trovava un
invadente fastidio. Ma Gordon aveva insistito e gliel'aveva anche pagato.
Sospir esasperato, indietreggi e gir ancora una volta la Saab nera. Mentre faceva la manovra,
and quasi a sbattere contro qualcuno che trascinava un corpo in un campo. Almeno, questo fu ci
che per un secondo sembr al suo cervello sovreccitato, ma probabilmente in realt si trattava di un
contadino con un qualche sacco di mangime, anche se era difficile dire cosa facesse in giro in una
serata come quella. Svoltando ancora una volta, i fari colsero per un attimo la sagoma che si
trascinava faticosamente nel campo con il sacco sulle spalle.
"Meglio a lui che a me," pens Richard torvo e si rimise in cammino.
Qualche minuto dopo arriv a un incrocio con quella che sembrava una strada un po' pi
importante, stava quasi per girare a destra, poi invece gir a sinistra. Cartelli stradali non ce n'erano.
Schiacci di nuovo i tasti del telefono.
"...vi richiamer il pi presto possibile. Forse." Bip.
"Susan, sono Richard. Da dove devo cominciare? Che casino. Senti, mi dispiace, mi dispiace, mi
dispiace. Ho fatto una stronzata pazzesca, ed tutta colpa mia. Per senti, far qualsiasi cosa per
riparare, veramente, promessa solenne..."
Aveva la vaga sensazione che non fosse il tono giusto da tenere con una segreteria telefonica, ma
and avanti lo stesso. "Davvero, possiamo andar via, prenderci un weekend di vacanza. Sul serio,
questo weekend. Andremo al sole da qualche parte. Non importa quante pressioni cercher di farmi
Gordon e tu sai che tipo di pressioni in grado di fare, dopo tutto tuo fratello. Io... be', magari in
effetti potremmo fare per il prossimo weekend. Cazzo, cazzo, cazzo. solo che veramente avevo
promesso di finire, no, guarda, non importa. Lo facciamo e basta. Non importa di finire Anthem per
Comdex. Non sar la fine del mondo. Ci andiamo e basta. A Gordon non rimarr che lanciarsi...
Aaahgh!"
Richard sterz bruscamente per schivare lo spettro di Gordon Way, che si deline davanti ai fari
e si lanci verso di lui.
Pigi il freno a fondo, cominci a sbandare, cerc di ricordare cosa bisognava fare quando si

Pigi il freno a fondo, cominci a sbandare, cerc di ricordare cosa bisognava fare quando si
comincia a sbandare, sapeva di averlo visto tanto tempo prima in un programma televisivo sulla
guida di un'auto, che programma era? Dio, non riusciva nemmeno a ricordarsi il titolo, figurarsi... ah,
s, dicevano che non bisogna pigiare il freno a fondo. Ecco cos'era. Il mondo gli ruotava attorno
vorticosamente con forza lenta e terrificante mentre la macchina girava da una parte all'altra della
strada, faceva testacoda, finiva sul ciglio erboso, slittava e si fermava contromano con un sobbalzo.
Ansimando, croll sul volante.
Raccolse il telefono da dov'era caduto.
"Susan," disse ansando, "sto arrivando," e riattacc. Alz gli occhi.
Dritta in piedi, nel cono di luce dei fari, c'era la figura spettrale di Gordon Way che lo fissava
attraverso il parabrezza con uno sguardo agghiacciante e orripilato, alzando lentamente una mano a
indicarlo.
Non sapeva di preciso da quanto tempo era l fermo. L'apparizione era scomparsa alla vista nel
giro di qualche secondo, ma Richard rest l tremante, probabilmente per non pi di un minuto,
finch non venne riscosso da un improvviso stridore di freni e da un bagliore di luci.
Scroll la testa. Si rese conto di essere fermo per strada con il muso rivolto dalla parte sbagliata.
La macchina che si era fermata bruscamente facendo stridere le gomme, praticamente paraurti
contro paraurti, era un'auto della polizia. Prese due o tre respiri profondi poi, rigido e tremebondo,
usc e si raddrizz per affrontare l'agente che camminava lentamente verso di lui, stagliandosi contro
i fari della macchina della polizia.
L'agente lo squadr da capo a piedi.
"Ehm, mi dispiace, agente," disse Richard con tutta la calma che riusc a mettere nella propria
voce. "Ho, mmm, sbandato. Le strade sono scivolose e io, ehm... ho sbandato. Ho fatto un testa coda.
Come vede, io, io mi trovo girato dalla parte sbagliata." Fece un cenno verso la macchina per
indicare la direzione in cui era rivolta.
"E le dispiacerebbe spiegarmi come ha fatto a sbandare, signore?" L'agente di polizia lo fissava
dritto negli occhi mentre tirava fuori un taccuino.
"Be', come le ho detto," spieg Richard, "le strade sono scivolose per via della nebbia e, insomma,
per essere assolutamente sinceri," si ritrov improvvisamente a dire, nonostante tutti i suoi
tentativi di fermarsi, "stavo guidando quando tutto a un tratto m' sembrato di vedere il mio datore
di lavoro che mi si buttava sotto la macchina."
L'agente lo guard impassibile.
"Complessi di colpa, agente," aggiunse Richard con un abbozzo di sorriso, "sa com'. Stavo
pensando di prendermi un fine settimana di vacanza."
L'agente di polizia sembr esitare, in bilico su una lama di rasoio fra la simpatia e il sospetto. Gli
occhi gli si restrinsero un po', ma senza vacillare.
"Ha bevuto, signore?"
"S," disse Richard con un rapido sospiro, "ma pochissimo. Due bicchieri di vino al massimo. E...
uh, un bicchierino di porto. Assolutamente non un goccio di pi. Davvero, stato solo un attimo di
distrazione. Ora sto bene."
"Nome?"
Richard gli dette il suo nome e l'indirizzo. Il poliziotto si appunt tutto attentamente e
ordinatamente sul taccuino, poi sbirci il numero di targa della macchina e scrisse anche quello.
"E chi il suo datore di lavoro, signore?" "Si chiama Way. Gordon Way."
"Ah," disse il poliziotto alzando le sopracciglia, "quello dei computer."
"Mmm, gi, proprio lui. Io elaboro programmi per la ditta. WayForward Technologies II."
"Abbiamo uno dei vostri computer gi alla centrale," disse il poliziotto. "Mi venisse un accidenti
se riesco a farlo funzionare."
"Ah," fece Richard con voce stanca, "che modello avete?"
"Mi sembra che si chiami Quark II."
"Ah be', allora chiaro," disse Richard con sollievo. "Non funziona. Non ha mai funzionato.
Quell'aggeggio una merdata."
"Buffo, signore, quello che abbiamo sempre detto noi," disse il poliziotto. "Alcuni dei nostri
colleghi non sono d'accordo."
"Be', lei ha assolutamente ragione, agente. un caso disperato. stata la ragione principale del

"Be', lei ha assolutamente ragione, agente. un caso disperato. stata la ragione principale del
fallimento della prima ditta. Le consiglio di usarlo come un grosso fermacarte."
"Sa, non credo che sia una buona idea, signore," insistette il poliziotto. "La porta si
spalancherebbe."
"In che senso, agente?" chiese Richard.
"Lo uso per tenere la porta chiusa, signore. In questa stagione, gi alla centrale ci sono brutte
correnti d'aria. D'estate, naturalmente, lo usiamo per darlo in testa ai sospettati."
Richiuse il taccuino di botto e se lo fece scivolare in tasca. "Il mio consiglio, signore, di infilare
dritto dritto la via del ritorno. Chiuda la macchina e questo fine settimana si prenda una bella
sbronza. Secondo me l'unica cosa. Stia attento a come guida, ora."
Torn alla sua auto, abbass il finestrino e guard Richard fare manovra e allontanarsi nella
notte prima di ripartire a sua volta. Richard fece un respiro profondo, torn con calma a Londra,
entr con calma nel suo appartamento, scavalc con calma il divano, si sedette, si vers un robusto
brandy e cominci a tremare seriamente.
Tre erano le cose per le quali tremava.
C'era il semplice choc fisico dello scampato incidente, una di quelle cose che scuote sempre pi di
quanto ci si aspetterebbe. L'adrenalina invade il corpo e poi ristagna nel sistema nervoso
mandandolo a pallino.
Poi c'era la causa della sbandata, la straordinaria apparizione di Gordon che in quell'istante gli si
buttava sotto la macchina. Ragazzi, oh ragazzi. Richard bevve un sorso di brandy e lo tenne in bocca.
Pos il bicchiere.
Tutti sapevano che Gordon era uno dei pi grossi produttori mondiali di sensi di colpa e che era
in grado di scaricarne una tonnellata fresca tutte le mattine sullo zerbino di casa, ma Richard non si
era reso conto di aver lasciato che le cose arrivassero fino a quel punto.
Riprese il bicchiere, sal al piano di sopra e apr la porta della sua stanza di lavoro, il che
significava spostare una pila di numeri di "Byte" che vi erano ammucchiati contro. Le spinse via con
il piede e si diresse verso il fondo della grande camera. Da questa parte ampie vetrate offrivano la
vista su una buona fetta dei quartieri nord di Londra, dove ora la nebbia si stava alzando. In
lontananza, nel buio, brillava St Paul e lui la guard, ma non gli fece nessun effetto particolare. Dopo
gli eventi della serata, trov che fosse una piacevole sorpresa.
Dall'altro lato della stanza c'era un paio di lunghi tavoli completamente occupati, all'ultimo
conteggio, da sei computer Macintosh. Al centro c'era un Mac II su cui girava pigramente una
proiezione in rosso della struttura del suo divano all'interno di una proiezione in blu della scalinata
stretta, completa di balaustra, calorifero e contatore della luce e, naturalmente, della sua brutta
curva a met.
Il divano cominciava a ruotare in una direzione, trovava un impedimento, girava su un terzo asse
fino a quando non veniva nuovamente bloccato e poi ricominciava il ciclo di movimenti se guendo un
ordine differente. Non c'era bisogno di guardare a lungo la sequenza per rendersi conto che si
ripeteva.
Il divano era palesemente incastrato.
Altri tre Macintosh erano collegati attraverso un lungo groviglio di cavi a un caotico agglomerato
di sintetizzatori, un Emulator II pi un campionatore HD, uno schedario di moduli TX, un Prophet
VS, un Roland JX10, un Korg DW8000, un Octapad, una piastra per chitarra Synth-Axe Midi per
mancini e persino una vecchia batteria elettrica accantonata in un angolo a raccogliere polvere, pi o
meno tutto quello che poteva servire. C'era anche un piccolo registratore a cassette, che veniva usato
di rado: quasi tutta la musica, invece che su nastro, veniva riversata in ordinatori in sequenza nei
computer.
Si lasci cadere su una sedia davanti a uno dei Macintosh a guardare cosa faceva, ammesso che
facesse qualcosa. Sul monitor si vedeva un foglio di calcolo di Excel, senza titolo, e Richard si chiese
il perch.
Lo salv e guard per vedere se ci fosse qualche appunto scritto da lui e scopr subito che il foglio
di calcolo conteneva alcuni dei dati che lui stesso aveva scaricato dopo aver frugato le banche dati
on-line di "World Reporter" e "Knowledge" in cerca di informazioni sulle rondini.
Ora disponeva di diagrammi dettagliati sulle loro abitudini migratorie, la forma delle ali, il
profilo aerodinamico e le caratteristiche di turbolenza, e qualche diagramma pi rudimentale sulla

formazione adottata da uno stormo in volo, ma per il momento continuava ad avere idee assai vaghe
su come fonderli tutti insieme. Poich quella sera era troppo stanco per poter pensare con
particolare costrutto, selezion e copi a casaccio dal foglio di calcolo una manciata intera di cifre, le
import nel suo programma di conversione, che le ordin, le filtr e le manipol secondo algoritmi
sperimentali elaborati da lui, caric il documento convertito in Performer, un potente
sequenziatore, e ascolt il risultato attraverso canali Midi casuali su quei sintetizzatori che al
momento erano accesi.
Il risultato fu una breve esplosione di una cacofonia assolutamente orribile, che lui ferm.
Torn di nuovo al programma di conversione, istruendolo stavolta perch spostasse in sol
minore tutti i valori pi alti. Era una funzione di cui meditava di sbarazzarsi prima o poi, perch la
considerava un imbroglio. Ammesso che la sua ferma convinzione, secondo cui i ritmi e le armonie
musicali che gli riuscivano pi graditi si potessero trovare, o almeno ricavare, dai ritmi e le armonie
di fenomeni che si verificano in natura, avesse un qualche fondamento, allora ogni forma di modalit
e intonazione doveva emergere altrettanto naturalmente, non essere pilotata.
Per il momento, tuttavia, le pilotava.
Il risultato fu una breve esplosione di una cacofonia assolutamente orribile in sol minore.
Tanto peggio per le soluzioni casuali.
Il primo passo era relativamente facile, e consisteva semplicemente nel tracciare il movimento
ondulatorio descritto dalla punta dell'ala di una rondine in volo per poi trasferirlo al sintetizzatore.
In quel modo sarebbe approdato a una nota singola, un buon punto di partenza a cui avrebbe potuto
arrivare in non pi di un fine settimana.
A parte il fatto che, naturalmente, non aveva nessun fine settimana libero, visto che prima o poi
nel corso dell'anno successivo (o "mese" come diceva Gordon) in un modo o nell'altro doveva buttare
fuori la Versione 2 di Anthem.
Il che riportava inesorabilmente Richard al terzo motivo per cui stava tremando.
Non c'era verso assolutamente che quel weekend o il prossimo potesse prendersi la vacanza per
mantenere la promessa fatta alla segreteria telefonica di Susan. Questo, anche lasciando da parte il
bidone di quella sera, avrebbe significato sicuramente la rottura finale.
Ma cos stavano le cose. Era fatta. Una volta lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica di
qualcun altro non c' pi niente da fare, se non aspettare che gli eventi seguano il proprio corso. Era
fatta. Irrevocabilmente.
Fu colpito da un pensiero curioso.
Lo colse decisamente di sorpresa, ma non riusciva proprio a capire cosa fosse che non andava.

Capitolo Tredici...

Un binocolo che scruta l'orizzonte notturno di Londra, ozioso, curioso, indiscreto. Un'occhiatina
qua, un'occhiatina l, tanto per vedere cosa sta succedendo, se c' qualcosa di interessante, qualcosa
di utile.
Il binocolo indugia sul retro di una casa in particolare, attratto da un movimento impercettibile.
Una di quelle grandi ville tardo-vittoriane, probabilmente ora trasformata in appartamenti. Un
sacco di grondaie di ferro nero. Pattumiere di plastica verde. Buio. No, nient'altro.
Il binocolo sta quasi per spostarsi pi in l, quando un raggio di luna coglie un altro movimento
impercettibile. Il binocolo rimette a fuoco molto confusamente, cercando di scovare un dettaglio, un
contorno, un leggero contrasto nell'oscurit. Ora la nebbia si alzata e la notte limpida. Rimette a
fuoco appena un po' meglio.
Ecco qua. S, c' qualcosa. Solo che stavolta appena un po' pi in alto, una trentina di centimetri,
forse un metro. Il binocolo indugia e si riposa, immobile, in cerca di un contorno, di un particolare.
Ecco. Il binocolo torna a fermarsi: ha trovato la sua preda, a met strada fra un davanzale e una
grondaia.
una figura scura, appoggiata alla parete, che guarda in basso, cerca un nuovo punto d'appoggio,
guarda in alto, cerca una sporgenza. Il binocolo scruta attentamente.
La figura quella di un uomo alto e sottile. vestito in modo adeguato a quello che sta facendo,
pantaloni scuri, maglione scuro, ma i suoi movimenti sono goffi e sgraziati. Nervosi. Interessante. Il
binocolo aspetta e soppesa, soppesa e valuta.
L'uomo chiaramente un dilettante bello e buono.
Basta guardare come annaspa. Basta guardare la sua inettitudine. Gli scivola un piede sulla
grondaia, le mani non riescono a raggiungere la sporgenza. Quasi cade. Si ferma a riprendere fiato.
Per un momento comincia a ridiscendere, ma sembra trovarlo ancora pi difficoltoso.
Si allunga ancora verso la sporgenza e questa volta l'afferra. Il piede si slancia in fuori per trovare
un appoggio e per poco non manca la grondaia. Se la sarebbe vista brutta, davvero molto brutta.
Ora per il percorso pi agevole e i progressi pi decisi. Attraversa un'altra grondaia, raggiunge
il davanzale di una finestra al terzo piano, gioca per un istante con la morte mentre striscia
penosamente per arrampicarsi sopra e fa l'errore fatale di guardare gi. Barcolla un attimo e si
appoggia pesantemente all'indietro. Si fa schermo con le mani e scruta all'interno per assicurarsi che
la stanza sia buia, dopo di che si dispone ad aprire la finestra.
Una delle cose che differenziano il dilettante dal professionista che questo il momento in cui il
dilettante scopre che sarebbe stata una buona idea portarsi dietro qualcosa per forzare la finestra.
Fortunatamente per questo dilettante, anche il proprietario della casa un dilettante e il telaio della
finestra scivola su a malincuore. Con un certo sollievo, lo scalatore scavalca ed entra.
Bisognerebbe rinchiuderlo per il suo stesso bene, pensa il binocolo. Una mano fa per allungarsi
verso il telefono. Alla finestra, un volto si guarda indietro e per un attimo rischiarato dalla luna,
poi torna a chinarsi e continua le sue cose.
La mano resta sospesa sul telefono per un momento o due, mentre il binocolo aspetta e soppesa,
soppesa e valuta. La mano si posa invece sulla guida A-Z delle vie di Londra.
C' una lunga pausa di riflessione, un lavorio pi intento del binocolo, poi la mano si posa di
nuovo sul telefono, lo solleva e compone un numero.

Capitolo Quattordici...

L'appartamento di Susan era piccolo ma spazioso, un trucco, riflett Richard nervosamente


accendendo la luce, che soltanto le donne sembravano capaci di sfoderare.
Non era quella considerazione a renderlo nervoso, naturalmente, l'aveva gi fatta prima,
parecchie volte. Tutte le volte, anzi, che andava nel suo appartamento. Ne restava sempre colpito, in
genere perch ci arrivava direttamente da casa sua, grande quattro volte tanto eppure ingombra
all'inverosimile. Anche stavolta era arrivato direttamente da casa sua, ma attraverso una via
piuttosto stravagante ed era questo che rendeva la sua solita considerazione insolitamente nervosa.
Nonostante il freddo della notte, stava sudando.
Dette un altro sguardo fuori della finestra, si gir e attravers in punta di piedi la stanza verso il
punto in cui si trovava il tavolino con il telefono e la segreteria telefonica.
Era inutile, si disse, camminare in punta di piedi. Susan non era in casa. Anzi, gli sarebbe proprio
piaciuto sapere dov'era, come d'altra parte a lei, si disse, probabilmente sarebbe proprio piaciuto
sapere dov'era lui all'inizio della serata.
Si rese conto che continuava a camminare in punta di piedi. Si dette un pugno sulla gamba per
smetterla, ma and avanti lo stesso.
Arrampicarsi sul muro l fuori era stato spaventoso.
Si asciug la fronte con la manica del suo maglione pi vecchio e pi sudicio. C'era stato un
bruttissimo momento in cui era passata davanti agli occhi tutta la sua vita, ma era cos preoccupato
di cadere che ne aveva perso tutti i momenti migliori. Molti dei momenti migliori avevano qualcosa
a che fare con Susan, riflett. Con Susan o con i computer. Mai con Susan e i computer. Quelli erano
stati in gran parte i momenti peggiori. Che poi era il motivo per cui si trovava l, si disse. Gli
sembrava di aver bisogno di un po' di convinzione e se lo ripet un'altra volta.
Guard l'orologio. Le undici e quarantacinque.
Gli venne in mente che, prima di toccare qualsiasi cosa, avrebbe fatto meglio ad andare a lavarsi
le mani fradicie e sporche. Non era la polizia che temeva, ma la terribile donna delle pulizie di Susan.
Lei se ne sarebbe accorta.
And in bagno, accese l'interruttore della luce, lo ripul e mentre lasciava che l'acqua scorresse
sulle mani guard la sua faccia perplessa nello specchio illuminato dall'accecante luce al neon. Per un
attimo ripens alla luce calda e danzante delle candele alla Cena per Coleridge e quelle immagini
riemersero dalla prima parte della serata, ormai un passato lontano e sfumato. Allora la vita
sembrava facile e spensierata. Il vino, la conversazione, i semplici giochetti di prestigio. Gli torn in
mente la faccia pallida e rotonda di Sarah, gli occhi strabuzzati per la meraviglia. Si lav la faccia.
Pens:
..In guardia! In guardia!
I lampi dei suoi occhi, i suoi capelli al vento!
Si pettin i capelli. Ripens anche ai quadri appesi in alto, nel buio, sopra le loro teste. Si lav i
denti. Il ronzio leggero della luce al neon lo riport alla realt e improvvisamente si ricord con un
sussulto di terrore che era l nelle vesti di scassinatore.
Qualcosa lo indusse a guardarsi nello specchio, dritto negli occhi, poi scosse la testa cercando di
schiarirsi le idee.
Quando sarebbe rincasata Susan? Naturalmente, dipendeva da cosa stava facendo. Si asciug le
mani rapidamente e torn alla segreteria telefonica. Protese un dito verso i tasti e la coscienza
protese un dito verso di lui. Il nastro si riavvolse per quello che gli parve un tempo interminabile e
lui pens con un sussulto che quella doveva essere una delle piene di Gordon.

lui pens con un sussulto che quella doveva essere una delle piene di Gordon.
Non aveva pensato che, ovviamente, sulla segreteria ci sarebbero stati altri messaggi oltre al suo,
e che sentire i messaggi telefonici altrui equivaleva ad aprirne la corrispondenza.
Spieg a se stesso ancora una volta che stava soltanto cercando di riparare a un errore fatto in
precedenza, prima che provocasse un danno irreparabile. Avrebbe ascoltato solo brevissimi
frammenti, fino a che non avesse sentito la propria voce. In quel modo non era neanche cos brutto,
non sarebbe nemmeno riuscito a capire cosa dicevano.
Con un gemito soffocato, digrign i denti e schiacci il tasto Play con tanta irruenza che lo manc
e per errore fece uscire la cassetta. La rimise a posto e premette il tasto Play con pi attenzione.
Bip.
"Oh, Susan, ciao, sono Gordon," disse la segreteria telefonica. "Sto andando alla villetta. ,
mmm..." And avanti per un paio di secondi. "...bisogno di sapere che Richard si occupa della cosa.
Voglio dire, che si occupa davvero..." Richard indur le labbra e schiacci di nuovo il Fast Forward.
Davvero non sopportava che Gordon cercasse di fargli pressioni servendosi di Susan, cosa che
Gordon continuava a negare ostinatamente. Richard non poteva biasimare Susan per la sua
esasperazione nei confronti del lavoro, perdurando questo stato di cose.
Clic.
"...'a vista'. Lascia un appunto per Susan, se non ti dispiace, di far mettere un cartello 'Si spara a
vista' con un palo aguzzo in fondo sulla montagnetta di destra a un'altezza visibile dai conigli."
"Che?" borbott Richard a se stesso e il suo dito esit per un momento sul tasto Fast Forward.
Aveva l'impressione che Gordon desiderasse disperatamente essere Howard Hughes e, visto che non
poteva nemmeno lontanamente sperare di essere ricco come lui, cercava almeno di essere due volte
pi eccentrico. Una farsa. Una vera farsa.
"Susan la segretaria dell'ufficio, voglio dire, non tu, naturalmente," continu la voce di Gordon
sulla segreteria telefonica. "Dov'ero rimasto? Ah, gi. Richard e l'Anthem 2.00. Susan, quell'aggeggio
deve essere al beta-test di qui a due..." Stringendo le labbra, Richard schiacci il Fast Forward.
"... fatto che c' una sola persona in grado di sapere se sta facendo il lavoro serio o se sta solo
sognando, e quella persona..." Schiacci di nuovo il tasto con rabbia. Si era ripromesso di non
ascoltare niente e ora eccolo li ad arrabbiarsi per quello che sentiva. Doveva proprio smetterla.
D'accordo, un altro tentativo.
Ricominci ad ascoltare, ma sent solo della musica. Strano. And avanti ancora un po', e sent
ancora musica. Perch mai, si chiese, uno deve telefonare per far sentire della musica a una
segreteria telefonica?
Il telefono squill. Lui ferm il nastro e rispose poi, rendendosi conto di quello che stava facendo,
lasci quasi cadere la cornetta, come se fosse un'anguilla elettrica. Accost il telefono all'orecchio,
osando a stento respirare.
"Regola Numero Uno dell'effrazione," disse una voce. "Mai rispondere al telefono nel bel mezzo
di un lavoro. Chi crede di essere, per Dio?"
Richard era raggelato. Gli ci volle un momento o due prima di riuscire a scoprire dove gli era
finita la voce.
"Chi ?" domand infine con un sussurro.
"Regola Numero Due," continu la voce. "Preparazione. Portarsi gli attrezzi giusti. Portare i
guanti. Cercare di avere almeno una pallida idea di ci che ci si appresta a fare prima di mettersi a
penzolare dai davanzali delle finestre nel cuore della notte.
Regola Numero Tre. Non dimenticare mai la Regola Numero Due."
"Chi ?" esclam ancora Richard.
La voce riprese imperterrita. "Sorveglianza del Vicinato," disse. "Se guarda fuori della finestra
sul retro, vedr..." Portandosi dietro il telefono, Richard corse alla finestra e guard fuori. Un lampo
lontano lo fece sussultare.
"Regola Numero Quattro. Mai stare dove si pu essere fotografati.
Regola Numero Cinque... Mi sta ascoltando, signor MacDuff?"
"Cosa? S..." disse Richard sbigottito. "Come fa a conoscermi? "
"Regola Numero Cinque. Mai ammettere il proprio nome." Richard rimase in silenzio, ansando.
"Tengo un piccolo corso," disse la voce, "se le interessa..." Richard non disse nulla.
"Sta imparando," prosegu la voce, "lentamente ma sta imparando. Se imparasse alla svelta a
quest'ora naturalmente avrebbe gi messo gi il telefono. Ma lei un curioso, oltre che un

quest'ora naturalmente avrebbe gi messo gi il telefono. Ma lei un curioso, oltre che un


incompetente, e quindi non l'ha fatto. Si d il caso che io non tenga corsi per scassinatori neofiti, per
quanto sia un'idea allettante. Sicuramente ci saranno delle borse di studio. Se vogliamo portarcene a
casa una bisogner bene che li addestriamo.
Comunque, se tenessi un corso di questo genere, le consentirei di iscriversi gratis, perch anch'io
sono curioso. Curioso di capire perch il signor Richard MacDuff che, a quanto mi dato di sapere,
oggi un agiato giovanotto, qualcosa nell'industria dei computer, mi sembra, improvvisamente si
trova a dover ricorrere alla violazione di domicilio."
"Chi...?"
"Cos faccio una piccola indagine, telefono all'Ufficio Informazioni Abbonati e scopro che
l'appartamento in cui si sta introducendo quello di una certa signorina S. Way. So che il datore di
lavoro del signor Richard MacDuff il famoso signor G. Way e mi chiedo se per caso non ci sia un
nesso fra i due."
"Chi...?"
"Stai parlando con Svlad, attualmente meglio noto come 'Dirk' Cjelli, per motivi che al momento
sarebbe futile esaminare, in affari sotto il nome di Gently. Ti auguro una buona serata. Se vuoi
saperne di pi, fra dieci minuti sar al Pizza Express, nella Upper Street. Porta i soldi."
"Dirk?" esclam Richard. "Stai... stai cercando di ricattarmi?"
"No, idiota, per la pizza." Ci fu un clic e Dirk Gently riattacc.
Richard rest impietrito per un istante o due, si asciug di nuovo la fronte, poi rimise a posto il
telefono, delicatamente, come se fosse un criceto ferito. Il suo cervello cominci a ronzare
sommessamente, succhiandosi il pollice. Tante piccole sinapsi nascoste nel fondo della sua corteccia
cerebrale si dettero la mano e cominciarono a danzare in tondo cantando filastrocche per bambini.
Scosse la testa cercando di farle smettere, poi torn in fretta accanto alla segreteria telefonica.
Lott con se stesso per decidere se schiacciare di nuovo il tasto Play, poi lo fece, anche se non si
era ancora chiarito le idee. Non erano passati nemmeno quattro secondi di quella tranquilla musica
leggera per orchestra, quando dall'ingresso arriv il rumore di una chiave che veniva introdotta nella
serratura.
In preda al panico, Richard pigi il tasto Eject, ne fece saltare fuori la cassetta, se la cacci nella
tasca dei jeans e la sostitu prendendone una dalla pila di cassette vergini che si trovava accanto al
telefono. A casa sua, accanto alla segreteria, c'era una pila simile. Le portava Susan dall'ufficio,
povera Susan, che tanto penava in ufficio. Il giorno dopo, quando avrebbe avuto il tempo e la
concentrazione necessari, doveva ricordarsi di provare simpatia per lei.
Improvvisamente, senza nemmeno rendersene conto, cambi idea. In un batter d'occhio fece
scattare fuori della segreteria la nuova cassetta, la sostitu con quella che aveva sottratto, premette il
tasto di riavvolgimento e si slanci verso il divano dove, nei due secondi prima che la porta si
aprisse, cerc di assumere una posa disinvolta e provocante. D'istinto, si cacci la mano sinistra
dietro la schiena, dove poteva tornargli utile.
Stava giusto tentando di conferire ai suoi lineamenti un'espressione composta in parti uguali di
contrizione, buon umore e seduzione sessuale, quando la porta si apr ed entr Michael WentonWeakes.
Tutto si blocc.
Fuori, il vento cess. I gufi si fermarono a mezz'aria. Insomma, forse lo fecero e forse no, ma di
sicuro il riscaldamento centralizzato scelse quel momento per spegnersi, forse incapace di far fronte
al gelo soprannaturale calato improvvisamente sulla stanza.
"Che cosa ci fai qui, Wenton?" chiese Richard, Si alz dal divano come sollevato dall'ira.
Michael Wenton-Weakes era un omone dalla faccia triste. Indossava un completo che era stato
comperato da suo padre, il compianto Lord Magna, quarant'anni prima; all'epoca, aveva un taglio
perfetto.
Michael Wenton-Weakes era fra i primissimi della piccola ma selezionata lista di persone che
Richard non poteva assolutamente vedere.
Non lo poteva vedere perch trovava profondamente odiosa l'idea di un individuo che non solo
era un privilegiato, ma per di pi si piangeva addosso, convinto che il mondo non capisse veramente
i problemi delle persone privilegiate. Michael, d'altra parte, non poteva vedere Richard per la
semplice ragione che Richard non lo poteva vedere e non ne faceva mistero.

Michael si gett alle spalle uno sguardo lento e lugubre, verso l'ingresso, da cui stava sbucando
Susan che, quando vide Richard, si ferm. Pos la borsetta, si tolse la sciarpa, si sbotton il cappotto,
se lo sfil, lo porse a Michael, si avvicin a Richard e gli allung un ceffone.
"Me lo sono tenuta per tutta la serata," disse furibonda. "E non fingere di avere dietro la schiena
un mazzo di fiori che hai dimenticato di portarmi. Ci hai gi provato l'ultima volta." Poi si gir e si
allontan a passo di marcia.
"Stavolta una scatola di cioccolatini che mi sono dimenticato," disse Richard tetro protendendo
la mano vuota verso la schiena di lei. "Ho scalato tutta la facciata. Quando sono entrato mi sono
sentito un idiota."
"Non affatto divertente," disse Susan. Si scaravent in cucina, da dove si ud un rumore come se
stesse macinando il caff a mani nude. Per essere una persona apparentemente sempre cos compita,
dolce e delicata, nascondeva un bel caratterino.
" vero," protest Richard, ignorando Michael completamente. "Mi sono quasi ammazzato."
"Non abbocco," disse Susan dalla cucina. "Se vuoi farti tirare addosso qualcosa di grosso e di
affilato, perch non vieni qua a fare lo spiritoso?"
"Immagino che a questo punto sarebbe inutile dire che mi dispiace," le grid Richard.
"Hai indovinato," disse Susan scaraventandosi fuori della cucina. Lo guard con occhi
fiammeggianti e pest anche un piede sul pavimento.
"Sinceramente, Richard," fece lei. "Ora stai per dire che te ne sei dimenticato un'altra volta. Come
puoi avere la faccia tosta di startene l con due braccia, due gambe e una testa, come un essere
umano? Il tuo un comportamento che farebbe vergognare una scarica di dissenteria amebica.
Scommetto che anche la pi infima forma di ameba dissenterica di tanto in tanto passa a prendere la
sua fidanzata per portarla a fare quattro passi sulle pareti dello stomaco. Bene, spero che la tua
serata sia stata uno schifo."
" cos," disse Richard. "Non ti saresti divertita. C'era un cavallo nel bagno e sai bene che detesti
quel genere di cose."
"Oh, Michael," sbott Susan brusca, "non te ne stare l come un budino andato a male. Grazie
mille per la cena e il concerto, sei stato davvero gentile e in effetti mi sono divertita ad ascoltare
tutta la sera i tuoi problemi, che costituiscono un eccellente diversivo rispetto ai miei. Credo per
che farei meglio a cercare il tuo libro e a sbatterti fuori. Devo fare un serio pandemonio e qualche
urlaccio e so quanto questo sconvolga la tua delicata sensibilit."
Gli tolse il cappotto di mano e lo appese. Occupato a reggerlo, Michael pareva interamente
assorto dal suo compito e dimentico di tutto il resto. Una volta rimastone privo, sembr un po'
smarrito e fu costretto a tornare alla vita. Pos di nuovo i suoi grandi occhi pesanti su Richard.
"Richard," disse, "ho, mmm, letto il tuo articolo su... su 'Fathom'. Su Musica e, mmm..."
"Paesaggi di frattali," tagli corto Richard. Non voleva parlare con Michael e certo non voleva
farsi trascinare in una conversazione sull'orrenda rivista di Michael. O meglio, la rivista che una
volta era di Michael.
Era esattamente questo l'aspetto della conversazione in cui Richard non voleva farsi trascinare.
"Mmm, gi. Molto interessante, naturalmente," disse Michael con la sua voce dolce e melliflua.
"Forme di alberi e montagne e roba del genere. Alghe riciclate."
"Algoritmi ricorsivi."
"Certo, certo. Molto interessante. Ma sbagliato, terribilmente sbagliato. Per la rivista, voglio
dire. Dopo tutto, una rivista d'arte. Io, naturalmente, non avrei mai permesso una cosa simile. Ross
l'ha completamente rovinata. Completamente. Dovrebbe andarsene. Deve. Non ha sensibilit e poi
un ladro."
"Non un ladro, Wenton, questa davvero uno sciocchezza," scatt Richard, facendosi
immediatamente trascinare nella discussione nonostante la decisione di non farlo. "Lui non c'entra
assolutamente niente con il fatto che ti hanno dato il benservito. Quella stata solo una tua stupida
colpa, e tu..."
Si ud il sibilo di un respiro profondo.
"Richard," disse Michael con la sua voce pi dolce e tranquilla (discutere con lui era come
impigliarsi in un paracadute), "credo che tu non abbia capito l'importanza..."
"Michael," disse Susan, gentile ma ferma, tenendo aperta la porta. Michael Wenton-Weakes
annu debolmente e sembr afflosciarsi.

"Il tuo libro," aggiunse Susan, porgendogli un piccolo volume antico sull'architettura ecclesiastica
del Kent. Lui lo prese, mormor qualche flebile ringraziamento, si guard attorno per un attimo
come se all'improvviso si accorgesse di qualche cosa piuttosto strana, poi si ricompose, salut con un
cenno del capo e se ne and.
Richard non si era reso conto di quanto fosse nervoso fino a che Michael non se ne fu andato e lui
cominci a rilassarsi. Non aveva mai sopportato l'indulgenza e il debole che Susan aveva per
Michael, anche se lei cercava di dissimularlo trattandolo in modo terribilmente rude.
Probabilmente, il motivo era proprio quello.
"Susan, cosa posso dire...?" esord con poca convinzione.
"Tanto per incominciare, puoi dire 'Ahi'. Quando ti ho tirato lo schiaffo non mi hai dato nemmeno
quella soddisfazione, e mi sembrava di avertelo dato piuttosto forte. Ges, ma qui si gela. Cosa ci fa
quella finestra aperta?"
And a chiuderla.
"Te l'ho detto. da l che sono entrato," disse Richard.
Lo disse con aria di sufficienza, come se volesse che lei si girasse a guardarlo stupita.
"Davvero," aggiunse, "come nella pubblicit dei cioccolatini, solo che io mi sono dimenticato i
cioccolatini..." Si strinse nelle spalle imbarazzato.
Lei lo guard sbalordita.
"Che diavolo ti ha preso per fare una cosa simile?" disse. Sporse la testa dalla finestra e guard
gi. "Avresti potuto ammazzarti," disse girandosi di nuovo verso di lui.
"Be', ehm, s..." fece lui. " solo che sembrava l'unica possibilit per... Non so." Si ferm di colpo.
"Ti sei ripresa la chiave, non ricordi?"
"S. Ero stufa di vederti arrivare a razziare la mia dispensa quando non volevi incomodarti a fare
la spesa. Richard, veramente sei salito da quella parte?"
"Sai, volevo essere qui quando tu fossi arrivata."
Lei scosse la testa sbigottita. "Sarebbe stato molto meglio che ci fossi stato quando sono uscita.
per questo che hai addosso quei vecchi vestiti sporchi?"
"S. Non crederai che sia andato alla cena del St Cedd cos?"
"Be', ormai non so pi quali sono i comportamenti che tu consideri razionali." Sospir, cercando
qualcosa in un cassettino. "Ecco qua," disse porgendogli un paio di chiavi infilate in un anello, "se
deve servire a salvarti la vita. Sono troppo stanca per essere ancora arrabbiata. Una serata a farmi
tampinare da Michael mi ha sfinita completamente."
"Guarda, non so proprio perch ti sei fissata con lui," disse Richard andando a prendere il caff.
"Lo so che non ti piace, ma molto gentile e sa essere affascinante in quel suo modo triste. In
genere molto rilassante stare con una persona tanto presa da s, che non ti fa domande personali.
Lui per ossessionato dall'idea che io possa fare qualcosa per la sua rivista. Naturalmente non
cos. La vita non va in quel modo. Per mi dispiace per lui."
"A me no. Per tutta la vita le cose gli sono sempre andate lisce. E continuano ad andargl lisce. Gli
hanno soltanto tolto il giocattolo dalle mani, tutto qua. Ti sembra un'ingiustizia cos grave?"
"Non una questione di giustizia o meno. Mi dispiace per lui perch infelice."
"Be', chiaro che infelice. Al Ross ha trasformato 'Fathom' in una rivista veramente intelligente e
brillante che a un tratto tutti vogliono leggere. Prima era solo un'accozzaglia di incompetenti. La sua
unica funzione era quella di permettere a Michael di invitare a pranzo chi gli pareva e di fare il
leccapiedi, con la scusa che magari avrebbe potuto scriverci qualcosa. A stento riuscito a far uscire
qualche numero. Quella faccenda era tutta una messinscena. Ci giocherellava. Personalmente, non lo
trovo per nulla affascinante o interessante. Mi spiace, continuo a insistere e non era mia intenzione."
Susan si strinse nelle spalle imbarazzata.
"Secondo me, esageri," disse, "anche se credo che comincer a evitarlo, se continua a starmi
addosso perch faccia una cosa che semplicemente non posso fare. troppo faticoso. Comunque
senti, sono contenta che la tua serata sia stata uno schifo. Voglio parlare di quello che avremmo
dovuto fare questo fine settimana."
"Ah," disse Richard, "be'....
"Oh, forse prima farei meglio a sentire i messaggi."
Gli pass accanto andando verso la segreteria telefonica, ascolt i primi secondi del messaggio di
Gordon, poi all'improvviso tir fuori la cassetta.

Gordon, poi all'improvviso tir fuori la cassetta.


"Non ho voglia," gli disse porgendogliela. "Non potresti darla direttamente a Susan in ufficio,
domani mattina? Le risparmierai un viaggio. Se c' qualcosa di importante me lo dir."
Richard batt le palpebre, disse: "Ehm, gi," e intasc il nastro, tremando per l'emozione dello
scampato pericolo.
"Allora, il fine settimana...," disse Susan, sedendosi sul divano.
Richard si pass una mano sulla fronte. "Susan, io..."
"Temo che dovr lavorare. Nicola malata e a partire da venerd devo sostituirla al Wigmore per
una settimana. C' qualcosa di Vivaldi e di Mozart che non so troppo bene e temo che questo
significhi parecchie prove in pi questo weekend. Mi dispiace."
"Be', in effetti," disse Richard, "anch'io devo lavorare." Le si sedette accanto.
"Lo so. Gordon mi incalza perch ti stia addosso. Vorrei che non lo facesse. Non sono affari miei e
mi mette in una posizione antipatica. Sono stanca di farmi mettere sotto pressione dalla gente,
Richard. Tu almeno non lo fai."
Bevve un sorso di caff.
"Per," aggiunse, "ci dev'essere una via di mezzo, che mi piacerebbe esplorare, fra l'essere messa
sotto pressione e l'essere completamente dimenticata. Abbracciami."
L'abbracci, pensando che aveva una fortuna mostruosa e immeritata. Un'ora dopo usc e scopr
che il Pizza Express era chiuso.
Intanto, Michael Wenton-Weakes faceva ritorno a casa sua, a Chelsea. Seduto sul sedile
posteriore del taxi, guardava le strade con sguardo assente e tamburellava leggermente le dita sul
finestrino con ritmo lento e riflessivo.
Rap tap tap a rap tap a rap a tap.
Era una di quelle persone pericolose, tranquille, accomodanti e malleabili, a patto che abbiano
sempre ci che vogliono. Poich aveva sempre avuto ci che voleva, apparentemente soddisfatto e
senza problemi, nessuno l'aveva mai pensato altro che come una persona tranquilla, accomodante e
malleabile. Bisognava scavare parecchi strati di tranquilla malleabilit per scoprirne uno che non
cedeva sotto la lama. Tutti gli altri strati di tranquilla malleabilit erano l apposta per proteggere
quello.
Michael Wenton-Weakes era il figlio minore di Lord Magna, editore, proprietario di giornali e
padre troppo indulgente, sotto la cui ala protettiva Michael dirigeva con soddisfazione la sua rivista
con perdite grandiose. Lord Magna aveva sovrinteso al graduale ma dignitoso e rispettato declino
dell'impero editoriale originariamente fondato dal padre, il primo Lord Magna.
Michael continu a tamburellare le nocche sul vetro.
A rap tap a rap a tap.
Si ricord il giorno orribile, tremendo in cui suo padre era rimasto fulminato cambiando un
fusibile e sua madre, sua madre, aveva rilevato l'azienda. Non solo l'aveva rilevata, ma aveva anche
cominciato a dirigerla con una grinta e una determinazione insospettabili. Aveva passato al vaglio la
ditta con occhio molto attento al modo in cui veniva condotta, o meglio trascinata, come aveva detto
lei, e alla fine aveva preso a ficcare il naso anche nella contabilit della rivista di Michael.
Tap tap tap.
Ora, Michael ne sapeva abbastanza di affari da capire come dovrebbero essere i conti e quindi si
limitava a rassicurare suo padre che erano esattamente come dovevano.
"Non possiamo lasciare che questo lavoro sia solo una sinecura, devi capirlo, ragazzo mio, non
devi fare debiti, se no che figura faremmo, che cosa sarebbe?" gli diceva sempre suo padre e Michael
annuiva tutto serio, mentre gi cominciava a inventarsi i dati per il mese dopo, o per quando sarebbe
riuscito a fare uscire un numero.
Sua madre invece non era altrettanto indulgente. Nemmeno un po'.
Michael in genere parlando di sua madre la definiva una vecchia azza, ma per essere giusti la si
poteva paragonare soltanto a un'azza dalla lavorazione squisita, perfettamente bilanciata, con
qualche incisione elegante e fine che si arrestava appena prima della sua affilata lama lucente. Un
fendente di un'arma simile e non ci si accorgeva nemmeno di esserne stati colpiti se non provando un
momento dopo a guardare l'orologio e scoprire che il braccio non c'era pi.
Per tutto quel tempo Lady Magna aveva atteso pazientemente, o almeno con una parvenza di
pazienza, volando a mezza altezza, moglie devota, madre amorevole ma severa. Ora qualcuno l'aveva

pazienza, volando a mezza altezza, moglie devota, madre amorevole ma severa. Ora qualcuno l'aveva
(tanto per cambiare metafora per un momento) tratta dal fodero e tutti correvano a mettersi in
salvo.
Compreso Michael.
Era sua ferma convinzione che Michael, da lei silenziosamente adorato, fosse stato viziato nel
senso pi pieno e peggiore della parola e a questo punto era decisa a dire basta.
Le ci vollero solo pochi minuti per accorgersi che lui non faceva altro che alterare i conti un mese
dopo l'altro e che la rivista perdeva fiumi di denaro mentre Michael ci si trastullava, accumulando
continuamente salati conti al ristorante, ricevute di taxi e paghe dei dipendenti che andavano
allegramente ad affiancarsi a tasse fittizie. Tutta la faccenda si era semplicemente smarrita chiss
dove nella gargantuesca contabilit della Magna Editrice. A quel punto aveva convocato Michael.
Tap tap a rap a tappa.
"Come vuoi che ti tratti," gli chiese, "come mio figlio o come il direttore di una delle mie riviste?
A me va bene in un modo o nell'altro."
"Le tue riviste? Be', sono tuo figlio, ma non vedo..." "Giusto. Michael, voglio che osservi queste
cifre," gli disse brusca porgendogli un foglio di un tabulato di computer. "Quelle di sinistra mostrano
le entrate e uscite reali di 'Fathom', quelle di destra le tue cifre. Non ci trovi niente di strano?"
"Madre, posso spiegare, io..."
"Bene," disse Lady Magna con voce dolce. "Ne sono proprio felice."
Si riprese il foglio di carta. "Ora. Hai qualche idea su come in futuro si possa mandare avanti al
meglio la rivista?"
"S, certamente. Idee precisissime. Io..."
"Bene," disse Lady Magna con un sorriso radioso. "Allora tutto perfettamente a posto."
"Non vuoi sentire...?"
"No, va bene cos, mio caro. Mi basta sapere che hai qualcosa da dire in proposito per chiarire
tutto quanto. Sono sicura che il nuovo proprietario di 'Fathom' ascolter pi che volentieri quanto
hai da dire."
"Cosa?" disse un attonito Michael. "Vuoi dire veramente che stai vendendo 'Fathom'?"
"No. Voglio dire che l'ho gi venduta. Non ne ho ricavato granch, purtroppo. Una sterlina pi la
promessa di tenerti come direttore per i prossimi tre numeri, dopo di che star alla discrezione del
nuovo proprietario."
Michael la fiss con gli occhi fuori delle orbite.
"Dai, andiamo," prosegu sua madre in tono ragionevole, "non potevamo certo andare avanti in
quella maniera, no? Sei sempre stato d'accordo con tuo padre che il lavoro non dovesse essere una
sinecura per te. E visto che io avrei avuto grosse difficolt a credere o a resistere alle tue fandonie,
ho pensato di passare il problema a qualcuno con cui avresti avuto un rapporto pi obiettivo. Ora,
Michael avrei un altro appuntamento."
"Be', ma... a chi l'hai venduta?" farfugli Michael. "A Gordon Way."
"A Gordon Way! Ma per l'amor di Dio, madre, quello ..."
" molto ansioso di mostrarsi nei panni del mecenate d'arte. E intendo proprio mecenate. Sono
certa che te la caverai a meraviglia, mio caro. Ora, se non ti dispiace..."
Michael non si mosse di un millimetro.
"Non ho mai sentito una cosa pi offensiva! lo..."
"Sai, esattamente quello che ha detto il signor Gordon Way quando gli ho fatto vedere queste
cifre e poi gli ho chiesto di tenerti come direttore per tre numeri."
Michael sospir, sbuff, divent rosso e agit l'indice, ma non riusc a trovare nient'altro da dire.
Soltanto: "Quale sarebbe stata la differenza in tutto questo se ti avessi chiesto di trattarmi come il
direttore di una delle tue riviste?"
"Be', mio caro," disse Lady Magna con il suo sorriso pi dolce, "innanzitutto ti avrei chiamato
signor Michael Wenton-Weakes. E poi, ora non ti direi di raddrizzarti la cravatta," aggiunse facendo
un movimento impercettibile col mento.
Rap tap tap rap tap tap.
"Al diciassette, vero capo?"
"Eh... cosa?" disse Michael, scuotendo la testa.
"Aveva detto al diciassette, no?" disse l'autista del taxi. "Ci siamo."

"Ah. Ah, s, grazie," disse Michael. Scese e si frug in tasca in cerca di qualche soldo.
"Tap tap tap, eh?"
"Come?" chiese Michael pagando la corsa.
"Tap tap tap," disse l'autista del taxi, "tutta l'accidenti di strada fin qua. C' qualcosa che le frulla
in testa, eh, amico?"
"Pensa ai cazzacci tuoi," lo rimbecc astiosamente Michael.
"Come vuole, amico. Solo che pensavo che stesse diventando matto o gi di li," disse il tassista e
ripart.
Michael entr in casa e attravers il freddo ingresso fino alla sala da pranzo, accese la luce in alto
e si vers un brandy dalla caraffa. Si tolse il cappotto, lo butt sul grande tavolo di mogano e port
una sedia vicino alla finestra, dove si sedette a coccolare il brandy e la propria infelicit.
Tap tap tap, continu sulla finestra.
Dall'oggi al domani, si era ritrovato direttore per i tre numeri concordati poi, senza tante
cerimonie, l'avevano mandato via. Avevano cercato un nuovo direttore, un certo A. K. Ross, giovane,
famelico e ambizioso, che in poco tempo aveva fatto della rivista un successo clamoroso. Michael
intanto si sentiva smarrito e nudo. Lui non aveva nient'altro.
Tamburell ancora sulla finestra e guard, come faceva spesso, la piccola lampada da tavolo che
si trovava sul davanzale. Era una banale piccola lampada, piuttosto brutta e l'unico motivo che
attirava regolarmente la sua attenzione era che proprio con quella si era fulminato suo padre,
proprio l dove adesso lui stava seduto.
Il vecchio era un tale inetto in tutte le cose tecniche. A Michael sembrava proprio di vederne lo
sguardo di intensa concentrazione attraverso gli occhiali a mezza luna, mentre cercava di
raccapezzarsi nell'arcana complessit di un fusibile da trenta ampre succhiandosi i baffi. A quanto
pareva, l'aveva rimesso a posto senza prima riavvitare il coperchio e quindi aveva provato a
cambiare il fusibile senza toglierlo. Cos facendo, si era buscato la scossa che aveva ridotto al silenzio
il suo cuore gi malandato.
Un errore banalissimo, pens Michael, che chiunque poteva fare, chiunque, ma le cui conseguenze
erano state catastrofiche. Decisamente catastrofiche. La morte del padre, la sua rovina, quel terribile
Ross che spuntava dal nulla e il disastroso successo della sua rivista, e...
Tap tap tap.
Guard la finestra, il proprio riflesso e le ombre scure dei cespugli di fuori. Guard di nuovo la
lampada. L'oggetto, il luogo erano proprio quelli e l'errore era banale. Banale da fare, banale da
evitare.
L'unica cosa che lo separava da quel momento era la barriera invisibile dei mesi trascorsi da
allora.
Una strana calma improvvisa discese su di lui, come se dentro di s avesse appena preso una
risoluzione.
Tap tap tap.
"Fathom" era sua. Non doveva essere un successo, era la sua vita. Gli avevano strappato la vita e
ci esigeva una reazione.
Tap tap tap crac.
Sorpreso, scopr di aver inopinatamente tirato un pugno nella finestra, procurandosi un brutto
taglio.

Capitolo Quindici...

Davanti alla sua "villetta", alcuni degli aspetti meno piacevoli dell'essere defunto cominciarono a
farsi strada in Gordon Way. In realt, secondo i canoni di chiunque, si trattava di una casa piuttosto
grande, ma lui aveva sempre desiderato una villetta in campagna, cos quando finalmente era
arrivato il momento di comperarne una e aveva scoperto di poter disporre di parecchi soldi, pi di
quanti avrebbe mai pensato di poter avere, acquist una grande canonica antica, che definiva villetta
nonostante le sette camere da letto e l'ettaro e mezzo di soffice terra del Cambridgeshire. Ci non
contribuiva certo a farlo benvolere da quanti avevano semplici villette, ma in fin dei conti se Gordon
Way avesse orientato le proprie azioni in modo da farsi benvolere dagli altri non sarebbe stato
Gordon Way.
Certo, ora non era pi Gordon Way. Era il fantasma di Gordon Way.
In tasca aveva il fantasma delle chiavi di Gordon Way. Rendendosene conto, si ferm per un
attimo sui suoi passi invisibili. L'idea di passare attraverso i muri francamente lo disgustava. Era una
cosa che aveva cercato di evitare strenuamente per tutta la notte. Aveva invece tentato di afferrare e
stringere ogni oggetto che toccava per rendere quello, e quindi se stesso, tangibile. Entrare in casa,
in casa sua, in qualsiasi altro modo che non aprendo la porta d'ingresso e incedendovi con l'aria del
padrone lo riempiva di un'acuta malinconia.
Guardandola, desider che la casa non fosse un esempio tanto eclatante di gotico vittoriano e che
la luce della luna non si riflettesse cos fredda sulle sue strette finestre a timpano e sulle sue cupe
torrette. Quando l'aveva comprata, aveva scherzato, stupidamente, sul fatto che dava l'idea di essere
infestata dai fantasmi, senza sapere che un giorno lo sarebbe stata davvero, e da chi, poi.
Mentre risaliva lentamente il viale d'accesso, fiancheggiato dalle ombre incombenti dei tassi,
molto pi vecchi della canonica, ebbe un attimo di scoramento. Trovava inquietante pensare che
chiunque altro avrebbe avuto paura di percorrere un simile viale, in una notte simile, temendo di
incontrare un suo simile. Poco pi in l, alla sua sinistra, dietro un filare di tassi, sorgeva la tetra
sagoma massiccia della vecchia chiesa, ormai in rovina, utilizzata a rotazione con altre dei villaggi
vicini e affidata a un parroco che dopo la pedalata per arrivare fin l era sempre senza fiato, oltre che
sconfortato dalle poche persone che lo aspettavano. Dietro il campanile della chiesa tondeggiava
l'occhio gelido della luna.
A un tratto gli sembr di cogliere con lo sguardo un movimento fugace, come se fra i cespugli
vicino alla casa si fosse mosso qualcosa ma, si disse, era solo la sua immaginazione, messa a dura
prova dalla tensione per la propria morte. Che cosa poteva esserci l di cui aver paura?
Continu ad avanzare, gir attorno all'angolo della canonica dirigendosi verso la porta d'ingresso,
infossata nel portico buio incorniciato dall'edera. Si arrest di botto vedendo che dall'interno della
casa usciva una luce: luce elettrica e anche il fioco tremolio di un camino.
Gli ci volle un momento o due prima di rendersi conto che, naturalmente, lo aspettavano entro la
serata, anche se non esattamente nella forma in cui si trovava. La signora Bennett, l'anziana
governante, doveva aver preparato il letto, acceso il fuoco e apparecchiato una cena leggera.
Probabilmente, anche la televisione sarebbe stata accesa, solo perch lui la potesse spegnere con
impazienza appena entrato. Avvicinandosi, i suoi passi non facevano scricchiolare la ghiaia. Pur
sapendo che alla porta lo aspettava una delusione, non sarebbe riuscito a trattenersi dal dirigersi l
come prima cosa, provare ad aprirla e solo allora, nascosto nell'ombra del portico, chiusi gli occhi e
pieno di vergogna, si sarebbe lasciato scivolare attraverso di essa. Arriv davanti alla porta e si
ferm.
Era aperta.
Un centimetro appena, ma era aperta. Il suo spirito ebbe un fremito di stupore e di paura. Come
mai era aperta? La signora Bennett era sempre cos scrupolosa in queste cose. Per un istante rimase

mai era aperta? La signora Bennett era sempre cos scrupolosa in queste cose. Per un istante rimase
l fermo senza sapere che fare, poi si accan con difficolt contro la porta. Sotto la leggera pressione
che riusc a esercitare, si apr lentamente e malvolentieri, cigolando sui cardini in segno di protesta.
Entr e scivol nell'atrio rivestito di pietra. Un'ampia scalinata si perdeva nell'oscurit, ma tutte le
porte che si aprivano nell'atrio erano chiuse. La pi vicina portava in salotto, dove c'era il fuoco
acceso e da dove provenivano in sordina gli inseguimenti d'auto del film della notte. Lott
vanamente per un minuto o due con la piccola maniglia di ottone, ma alla fine fu costretto ad
accettare l'umiliante sconfitta; con un improvviso moto di rabbia, si scagli contro la porta e
l'attravers.
Dall'altra parte, la stanza era un quadretto di accogliente calore domestico. Vi arriv traballando
per lo slancio e, senza riuscire a fermarsi, continu a fluttuare, attraversando un tavolinetto messo l
per l'occasione, imbandito con grandi sandwich e un thermos di caff bollente, poi un'imponente
poltrona dall'imbottitura rigonfia, il fuoco e da ultimi gli spessi mattoni roventi, finendo nella sala
da pranzo adiacente, fredda e buia.
Anche la porta di comunicazione per rientrare nel soggiorno era chiusa. Gordon la tast
intorpidito poi, sottomettendosi all'inevitabile, si raccolse e la attravers, con calma e delicatezza,
notando per la prima volta la pregevole venatura interna del legno.
La stanza era fin troppo confortevole per Gordon, che vag distrattamente qua e l, lasciando che
la calda vivacit del fuoco danzasse attraverso il suo corpo, senza dargli alcun calore.
Che cosa fanno in genere, si chiese, i fantasmi di notte?
Si sedette inquieto a guardare la televisione. Di l a poco per gli inseguimenti d'auto si
conclusero pacificamente e rimase solamente una neve grigia e un rumore bianco che lui non poteva
spegnere.
Scopr che agitandosi e tirandosi su era sprofondato troppo nella sedia, confondendosi con alcune
sue parti. Cerc di divertirsi apparendo dal mezzo di un tavolo, ma nemmeno questo riusc a
migliorare il suo umore che, gi depresso, scivolava inesorabilmente sempre pi in basso. Forse
poteva dormire.
Forse.
Non era stanco e non aveva sonno, ma solo un disperato desiderio di oblio. Attraversando la
porta chiusa, pass di nuovo nell'ingresso buio, da dove partiva la grande scala pesante che portava
di sopra, alle camere da letto ampie e tetre.
Senza scopo, si diresse al piano superiore.
Era inutile, lo sapeva. Se non si pu aprire la porta di una camera, non ci si pu mettere a letto.
Scivol attraverso la porta e levit sul letto che sapeva freddo, sebbene non potesse sentirlo.
Sembrava che la luna non volesse lasciarlo in pace e risplendeva su di lui, sdraiato con gli occhi
spalancati e vuoti, incapace persino di ricordare cosa fosse il sonno e come raggiungerlo.
L'orrore di quella vacuit scese su di lui, l'orrore di stare sdraiato, continuamente ed
eternamente sveglio alle quattro del mattino.
Non aveva nessun posto dove andare, niente da fare se anche ci fosse arrivato e nessuno da
andare a svegliare senza terrorizzarlo con la sua apparizione.
Il momento peggiore era stato sulla strada quando aveva visto Richard, la faccia impietrita di
Richard, bianca di l dal parabrezza. Rivide ancora una volta quella faccia e subito dopo quella della
figura pallida.
Era stato quello a togliergli gli ultimi brandelli di illusione che dal fondo dell'anima gli dicevano
che il problema era solo temporaneo. Di notte sembrava terribile, ma alla luce del giorno, quando
avrebbe potuto vedere persone e raccogliere le idee, tutto sarebbe andato a posto. Gli torn alla
mente il ricordo di quell'istante e non riusc pi a liberarsene.
Aveva visto Richard e Richard, ne era sicuro, aveva visto lui. No, non sarebbe andato tutto a
posto.
In genere, quando di notte si sentiva cos male, faceva un salto da basso a rovistare nel frigo e ci
and anche ora. Sarebbe stato sempre meglio di quella camera da letto al chiarore della luna.
Avrebbe vagato per la cucina, sbattendo rumorosamente qua e l.
Scivol gi dalla balaustra, in parte passandoci in mezzo, fluttu attraverso la porta della cucina
senza pensarci due volte e per circa cinque minuti mise tutta la sua concentrazione e le sue energie
per accendere la luce.
La cosa gli dette una sensazione di appagamento e decise di festeggiare con una birra.

La cosa gli dette una sensazione di appagamento e decise di festeggiare con una birra.
Dopo un paio di minuti di ripetuti maneggi attorno a una lattina di Fosters che continuava a
scivolargli di mano, ci rinunci. Non aveva la minima idea di come strappare l'anello, e poi nel
frattempo aveva agitato tutta la birra... comunque, anche se fosse riuscito ad aprirla, che se ne
sarebbe fatto?
Non aveva un corpo in cui metterla. Scagli lontano la lattina, che rotol sotto una credenza.
Cominciava a notare una cosa di s, e cio che la sua capacit di afferrare gli oggetti sembrava
aumentare e diminuire gradatamente, come la sua visibilit.
Senza regolarit, per, o forse era solo che a volte gli effetti erano molto pi pronunciati di altre.
Anche questo sembrava variare seguendo un ritmo pi lento. In quel momento preciso gli pareva che
la sua forza fosse nella fase crescente.
In una improvvisa frenesia di attivit, cerc di capire quanti oggetti riusciva a spostare, usare o
far funzionare in qualche modo in quella cucina.
Apr credenze, tir fuori cassetti spargendo le posate sul pavimento. Ottenne un breve ronzio dal
frullatore, fece cadere il macinacaff senza riuscire a metterlo in moto, apr il gas della piastra di
cottura ma poi non ce la fece ad accenderlo, infier su una pagnotta con un trinciapollo. Cerc di
cacciarsi in bocca qualche pezzetto di pane, che per cadeva in terra direttamente dalla bocca. Sbuc
un topo, che fugg dalla stanza con il pelo ritto dalla paura.
Alla fine si ferm e si sedette, emotivamente esausto, ma fisicamente inebetito.
Come avrebbe reagito la gente, si chiese, alla sua morte?
A chi sarebbe dispiaciuto di pi sapere che se n'era andato? Per un po' ci sarebbe stato dolore, poi
tristezza, ma alla fine tutti si sarebbero ripresi e lui sarebbe diventato un ricordo sempre pi tenue,
mentre la gente continuava a vivere senza di lui, pensando che era andato dove vanno tutti. Questo
pensiero lo riemp di gelido terrore.
Non se n'era andato. Era ancora l.
Si sedette davanti a una credenza che non era ancora riuscito ad aprire perch le maniglie erano
troppo dure e la cosa lo disturbava. Agguant goffamente un barattolo di pomodori, poi torn alla
credenza e attacc la maniglia con quello. La porta si apr e mostruosamente ne usc cadendo in
avanti il suo corpo scomparso, pieno di sangue.
Fino a quel momento Gordon non si era reso conto che anche un fantasma potesse svenire.
Se ne rese conto in quel momento e svenne.
Si risvegli due ore dopo al rumore prodotto dall'esplosione della cucina a gas.

Capitolo Sedici...

Il mattino dopo Richard si svegli due volte.


La prima, pens di aver sbagliato e si gir dall'altra parte per concedersi qualche altro minuto di
sonno inquieto. La seconda, scatt a sedere con un balzo, mentre i fatti della sera prima gli si
affollavano in testa.
Scese al piano di sotto e, imbronciato, fece una colazione disordinata in cui nulla and per il
giusto verso. Bruci il pane, rovesci il caff e si accorse che il giorno prima, nonostante si fosse
detto che doveva ricordarselo, non aveva comperato la marmellata. Visti i suoi miseri tentativi di
nutrirsi, pens che magari quella sera avrebbe potuto invitare Susan in un ristorante fantastico, per
farle dimenticare la nottata precedente.
Se fosse riuscito a convincerla.
C'era un ristorante di cui da un pezzo Gordon diceva meraviglie, insistendo perch lo provassero.
Gordon era eccezionale in fatto di ristoranti; d'altra parte ci passava parecchio tempo. Per un paio di
minuti rimase seduto a picchiettarsi una matita sui denti, poi sal nello studio e tir fuori un elenco
telefonico da sotto una pila di riviste di computer.
L'Esprit d'Escalier.
Chiam il ristorante e prov a prenotare un tavolo, ma quando disse che lo voleva per quella sera
ebbe l'impressione che la sua richiesta suscitasse un certo divertimento.
"Ah, non, m'sieur," rispose il maitre, "purtroppo impossibile. Attualmente necessario
prenotare con almeno tre settimane d'anticipo. Pardon, m'sieur."
Richard trasecol al pensiero che esistessero veramente persone in grado di sapere con tre
settimane d'anticipo quello che volevano fare, ringrazi il maitre e riagganci. Be', magari potevano
andare a mangiare una pizza. Questo pensiero lo riport all'appuntamento mancato della sera prima
e quasi subito, sopraffatto dalla curiosit riprese in mano l'elenco telefonico. Gentleman...
Gentles... Gently.
Di Gently non ce n'erano. Neanche uno. Trov gli altri elenchi, tranne il volume S-Z che la donna
delle pulizie, per motivi che ancora non era riuscito a scoprire si ostinava a buttare via.
Non c'era neanche un Cjelli, n niente di simile. Non c'erano Jently, Dgently, Djently, Dzently e
niente che gli assomigliasse nemmeno lontanamente. Si chiese se non fosse Tjently, Tsentli o Tzentli
e chiam l'Ufficio Informazioni, che per era occupato. Rimase seduto ancora un po' a picchiettarsi la
matita sui denti, osservando il divano che girava lentamente sullo schermo del computer.
Curioso che solo poche ore prima Reg gli avesse chiesto con tanta insistenza notizie di Dirk.
Quando si vuole proprio trovare qualcuno, da che parte si comincia, che cosa si fa?
Prov a chiamare la polizia, ma anche li trov occupato. Be', le cose stavano cos. Per il momento,
aveva fatto tutto quello che poteva, a parte assumere un investigatore privato, ma aveva modi
migliori di buttar via tempo e denaro. Prima o poi, gli sarebbe capitato di incontrare di nuovo Dirk,
come succedeva pi o meno a distanza di qualche anno.
Comunque, faceva fatica a credere che esistessero davvero persone come quelle, gli investigatori
privati.
Che razza di gente era? Che faccia avevano, dove lavoravano? Che tipo di cravatta ci si mette
quando si fa l'investigatore privato? Probabilmente doveva essere esattamente quel tipo di cravatta
che uno non si aspetterebbe di vedere addosso a un investigatore privato. Che roba, trovarsi alle
prese con un problema come quello appena svegli.
Per pura curiosit e per nient'altro, e anche perch l'unica alternativa era mettersi a lavorare su
Anthem, si ritrov a sfogliare le pagine gialle.
Investigatori privati: vedi Agenzie investigative.
Parole che sembravano quasi incongrue in quel solido contesto commerciale, Sfogli indietro il

Parole che sembravano quasi incongrue in quel solido contesto commerciale, Sfogli indietro il
volume. Apparecchi odontoiatrici, Allevamento cani, Alimenti dietetici, Agenzie investigative...
In quel momento squill il telefono e lui rispose un po' brusco. Non amava essere interrotto.
"C' qualcosa che non va, Richard?"
"Oh, ciao, Kate, scusami, no. Ero... stavo pensando ad altro." Kate Anselm era un'altra brillante
programmatrice della WayForward Technologies. Stava lavorando a un progetto a lungo termine
sull'intelligenza artificiale, una di quelle cose che sembravano sempre un assurdo sogno a occhi
aperti finch uno non ne sentiva parlare da lei. Gordon aveva bisogno di sentirgliene parlare
piuttosto regolarmente, in parte perch era nervoso per via dei soldi che gli stava costando, in parte
perch, insomma, non c'erano dubbi, a Gordon piaceva comunque sentir parlare Kate.
"Non volevo disturbarti," disse. "Solo che continuo a provare a mettermi in contatto con Gordon
e non ci riesco. Non risponde n a Londra, n alla villetta, n dalla macchina, n dal cercapersone. Mi
sembra piuttosto strano per uno come Gordon, ossessionato com' dal bisogno di essere sempre
rintracciabile. Hai sentito che si fatto mettere un telefono nella sauna? Davvero."
"Non lo sento da ieri," disse Richard, Tutto a un tratto si ricord del nastro preso dalla segreteria
telefonica di Susan e preg Dio che nel messaggio di Gordon non ci fosse niente di pi importante
che qualche farneticazione sui conigli. Disse: "So che stava andando alla villetta. Mmm, non ho idea
di dove sia. Hai provato..." Richard non riusciva a pensare a nessun altro posto dove provare.
"...mmm. Buon Dio."
"Richard? "
"Incredibile..."
"Richard, che succede?"
"Niente, Kate. Ehm, ho appena letto la cosa pi straordinaria del mondo."
"Davvero, e cosa stai leggendo?"
"Be', per la verit l'elenco telefonico..."
"Veramente? Devo correre a comprarlo. I diritti cinematografici sono gi stati venduti?"
"Senti, scusami, Kate, posso richiamarti io pi tardi? Non so dove sia Gordon in questo momento
e..."
"Non ti preoccupare, so benissimo com' quando non si vede l'ora di voltare pagina. Rimani sulle
spine fino all'ultimo, no? Deve averlo fatto Zbigniew. Buon fine settimana." Riattacc.
Anche Richard riattacc e rest seduto a fissare il riquadro pubblicitario sulle pagine gialle
aperte davanti a lui.
AGENZIA INVESTIGATIVA OLISTICA
DIRK GENTLY
Risolviamo il caso per intero
Troviamo la persona per intera
Telefonate oggi stesso per l'intera soluzione del vostro problema
(Specialista in gatti scomparsi e divorzi difficili)
33a Peckender St., Londra N1 01-354 9112
Peckender Street si trovava a pochi minuti di strada a piedi. Richard scarabocchi l'indirizzo, si
infil il cappotto e scese le scale di corsa, sostando per una breve ispezione al divano.
Probabilmente, pens, c' qualcosa di terribilmente ovvio che mi sfugge. Il divano era incastrato
leggermente di sbieco sulla lunga scala stretta. A un certo punto le scale erano interrotte da un
pianerottolo di un paio di metri, in corrispondenza con l'appartamento immediatamente sotto a
quello di Richard. L'ispezione tuttavia non produsse nessuna nuova intuizione e alla fine lui scavalc
il divano e usc dalla porta d'ingresso.
A Islington, uno tira un sasso e colpisce un negozio di antiquariato, un'agenzia immobiliare o una
libreria.
Se anche non riuscisse a colpirli, sicuramente farebbe scattare l'antifurto, che nessuno
staccherebbe se non dopo il weekend. Sulla Upper Street, un'auto della polizia che come al solito
giocava all'autoscontro and a fermarsi un metro pi in l con grande stridore di freni. Richard
attravers la strada dietro la macchina. Era una giornata fredda e serena, come piaceva a lui. Tagli
la parte alta di Islington Green, dove si picchiano gli ubriaconi, super il punto della vecchia Collins
Music Hall che era bruciata e percorse il Camden Passage dove vengono scippati i turisti americani.

Music Hall che era bruciata e percorse il Camden Passage dove vengono scippati i turisti americani.
Curios un poco fra gli antiquari e vide un paio di orecchini che probabilmente a Susan sarebbero
piaciuti, ma non ne era sicuro. Poich non ne era sicuro, and in confusione e lasci perdere. Guard
la vetrina di un libraio e d'impulso compr un'antologia di poesie di Coleridge, solo perch era l
esposta. Si infil poi nel dedalo di viuzze laterali, pass il canale, super le case popolari che lo
fiancheggiavano, attravers una serie di piazze sempre pi piccole e finalmente arriv a Peckender
Street, che tutto sommato era molto pi lontana di quanto avesse pensato.
Era una di quelle vie in cui nei weekend gli speculatori edili vanno in giro in grosse Jaguar
sbavando. C'erano decine di negozi che proponevano vendite in saldo, architetture industriali dell'et
vittoriana e una piccola terrazza tardo-georgiana in disfacimento, tutti edifici che morivano dalla
voglia di essere abbattuti cos che al loro posto potessero sorgere giovani e gagliardi cubi di
cemento. Gli agenti immobiliari imperversavano nella zona come branchi famelici, guardandosi l'un
l'altro con sospetto, i blocnotes pronti a scattare come tanti grilletti.
Il numero 33, quando finalmente lo trov, incastrato alla perfezione fra il 37 e il 45, era in uno
stato pessimo, per quanto non peggiore di quasi tutto il resto.
Il piano terra era occupato da un'agenzia di viaggi e aveva una finestra rotta, con alcuni sbiaditi
manifesti della BOAC2, ormai probabilmente di un certo pregio. La porta accanto al negozio era
stata dipinta di un rosso acceso, senza troppa cura ma quanto meno di recente. Un pulsante accanto
alla porta, in lettere disegnate accuratamente, diceva: "Dominique, lezioni di francese, 3me piano".
La caratteristica pi notevole della porta tuttavia era una vistosa targa di ottone lucente fissata
esattamente in centro, su cui era incisa la dicitura: "Agenzia Investigativa Olistica Dirk Gently".
Nient'altro. Sembrava nuova di zecca: persino le viti che la tenevano erano ancora lucide.
Al tocco di Richard, la porta si apr e lui sbirci dentro. Vide un ingresso piccolo e muffoso, con
una scala che portava al piano di sopra. In fondo all'ingresso, una porta che a giudicare dalle
apparenze non veniva aperta da anni, davanti a cui erano accatastati mucchi di vecchie scaffalature
metalliche, una vasca per i pesci e la carcassa di una bicicletta. Tutto il resto, i muri, il pavimento, le
scale e quel poco che si vedeva della porta, era stato pitturato di grigio in un tentativo di ripristino
da quattro soldi, anche se ormai era tutto abbondantemente scrostato e qualche grappolo di muffa
faceva capolino da una chiazza di umido vicino al soffitto.
Gli giunse il suono di voci adirate e salendo le scale riusc a distinguere due animate discussioni
in corso da qualche parte sopra la sua testa, completamente separate l'una dall'altra.
Una delle due termin bruscamente, almeno per met, quando un uomo furente e sovrappeso
scese con grande fragore le scale rialzandosi il bavero dell'impermeabile. Sopra, l'altra met della
discussione continuava in un torrente di sdegnate parole francesi. L'uomo spinse da parte Richard,
dicendo: "Risparmi i suoi soldi, un buco nell'acqua," e scomparve uscendo nella gelida mattinata.
L'altra discussione aveva toni meno accesi. Quando Richard arriv al primo piano, sent un uscio
che sbatteva da qualche parte, ponendo fine anche a quella. Guard nella porta aperta pi vicina.
Dava in una piccola anticamera. Una seconda porta, interna, era ben chiusa. Una giovane dal viso
pienotto con un dozzinale soprabito blu stava tirando fuori dal cassetto della scrivania matite per il
trucco e scatole di kleenex, che poi buttava nella propria borsa.
" qui l'agenzia investigativa?" le chiese Richard incerto.
La ragazza annu, mordendosi le labbra e continuando a tenere la testa bassa.
"E il signor Gently c'?"
"Pu darsi," disse scostandosi i capelli, troppo ricci per poter essere scostati come si deve, "ma
pu anche darsi di no. Non sono nella posizione per poterlo dire. I suoi movimenti non mi
riguardano. Al momento, i suoi movimenti riguardano esclusivamente lui."
Recuper l'ultima boccetta di smalto per le unghie e cerc di sbattere violentemente il cassetto.
Un grosso libro in piedi nel cassetto glielo imped. Ci riprov, ma senza successo. Prese il libro, ne
strapp una manciata di pagine e lo rimise a posto. Stavolta riusc a sbattere violentemente il
cassetto senza problemi. "Lei la sua segretaria?" chiese Richard.
"Sono la sua ex segretaria, e tale intendo restare," rispose lei chiudendo la borsa con uno scatto
energico. "Se invece di pagarmi, preferisce spendere i suoi soldi in stupide e costose targhe di ottone,
faccia pure. Io per non ho intenzione di sopportarlo, grazie mille. Per gli affari un corno.
Rispondere bene al telefono serve agli affari e vorrei tanto vedere se la sua bella targa d'ottone
capace di farlo. Se vuole scusarmi, gradirei precipitarmi fuori di qui."

Richard si fece da parte e lei si precipit fuori.


"Era ora!" grid una voce dalla stanza interna. Squill il telefono e qualcuno rispose
immediatamente.
"S?" disse irritata la voce dalla stanza interna, La ragazza rimise dentro la testa per prendere la
sciarpa, ma silenziosamente, per non farsi sentire dal suo ex datore di lavoro. Poi se ne and
definitivamente.
"S, Agenzia Investigativa Olistica Dirk Gently. In cosa possiamo servirla?"
Al piano di sopra, il torrente di parole francesi era terminato. Cal una strana calma tesa.
Dentro, la voce disse: "Esatto, signora Sunderland, i divorzi difficili sono una delle nostre
specialit".
Vi fu una pausa.
"S, grazie, signora Sunderland, non poi cos difficile." Il telefono venne nuovamente deposto
solo per essere sostituito all'istante da un altro squillo.
Richard si guard attorno nello squallido ufficietto. Non c'era granch. Una malandata scrivania
di cartone impiallacciato, un vecchio schedario grigio e un cestino di stagno per la carta straccia
color verde scuro. Appeso al muro un poster dei Duran Duran, su cui qualcuno aveva scarabocchiato
con un grosso pennarello rosso: "Per cortesia, lo tiri gi".
Sotto, un'altra mano aveva scarabocchiato: "No".
Sotto ancora, la prima aveva scritto: "Insisto perch lo tiri gi".
Sotto, la seconda aveva scritto: "Se lo scordi!"
E sotto: "Lei licenziata".
E sotto: "Bene!"
E l, a quanto pareva, la questione si era arenata.
Buss alla porta interna, ma non ricevette risposta. La voce continu invece: "Sono molto lieto
che lei me lo chieda, signora Rawlinson. Il termine 'olistica' si riferisce alla mia convinzione che il
punto importante sia la sostanziale interconnessione reciproca di tutte le cose. Io non perdo tempo
con bazzecole quali la polvere per le impronte digitali, indizi rivelatori prelevati dalle tasche o
sciocche orme di scarpe. Ritengo che la soluzione di ogni problema vada ricercata nel disegno e nello
schema globale. Il rapporto fra cause ed effetti, signora Rawlinson, spesso pi sottile e complesso
di quanto noi, a una prima e sommaria visione del mondo fisico, saremmo naturalmente portati a
supporre.
Lasci che le faccia un esempio. Se lei va da un agopunturista con il mal di denti, quello le infila un
ago nella coscia. Sa perch, signora Rawlinson?
No, nemmeno io, signora Rawlinson, ma scoprirlo il nostro scopo. stato un piacere parlare
con lei, signora Rawlinson. Arrivederci".
Mentre metteva gi il primo telefono, un altro stava gi suonando.
Richard sfior la porta aperta e guard dentro.
Era lo stesso Svlad, o Dirk, o Cjelli. Un po' pi tondo intorno alla vita, un po' pi vizzo e pi rosso
intorno agli occhi e al collo, ma sostanzialmente la stessa faccia sulla quale ricordava benissimo, otto
anni prima, di aver visto un sorriso amaro mentre il suo proprietario saliva nel retro di un cellulare
del distretto di polizia del Cambridgeshire.
Indossava un vecchio completo pesante color marrone chiaro (che aveva l'aria di essere stato
indossato, in un passato lontano e migliore, pi volte in occasione della potatura dei rovi), una
camicia a scacchi rossa che non aveva assolutamente nulla a che vedere con il vestito, e una cravatta
a righe verdi che si rifiutava di rivolgere la parola a entrambi. Portava anche un paio di spessi
occhiali dalla montatura di metallo, che probabilmente potevano spiegare almeno in parte la sua
idea di eleganza.
"Ah, signora Bluthall, che indicibile sollievo sentirla," stava dicendo. "Sono rimasto cos turbato
dalla dipartita di Miss Tiddles. Davvero una notizia tristissima. Eppure, eppure... Dobbiamo lasciare
forse che la nera disperazione offuschi ai nostri occhi la limpidissima luce in cui ora dimora in eterno
la sua adorata micina?
Direi di no. Aha. Mi sembra di sentirla miagolare ancora adesso, Miss Tiddles. La chiama, signora
Bluthall. Le dice che contenta, in pace. Dice che lo sar ancora di pi quando lei avr pagato
qualche conto. Questo non le fa suonare qualche campanellino, signora Bluthall? Ora che mi ci fa
pensare, mi sembra di avergliene mandato uno anch'io, nemmeno tre mesi fa. Mi chiedo se non sia

questo che turba il suo eterno riposo."


Dirk invit Richard a entrare con un gesto brusco, poi gli fece segno di passargli il pacchetto di
sigarette francesi tutto gualcito che si trovava appena fuori della sua portata.
"Allora a domenica sera, signora Bluthall, domenica sera alle otto e trenta. L'indirizzo lo conosce.
S, sono sicuro che Miss Tiddles si manifester, insieme al suo libretto degli assegni. A domenica,
signora Bluthall, a domenica."
Mentre si sbarazzava della signora Bluthall un altro telefono stava gi suonando. Lo afferr,
accendendosi nel frattempo la sua sigaretta ciancicata.
"Ah, signora Sauskind," disse in risposta alla sua interlocutrice, "la mia cliente pi antica e potrei
dire la pi apprezzata. Buona giornata a lei, signora Sauskind, buona giornata. Purtroppo, temo che
non ci sia ancora nessuna traccia del giovane Roderick, ma la ricerca si va intensificando,
avvicinandosi a quelle che sono certo saranno le sue fasi conclusive e confido che nel breve volgere di
qualche giorno dalla data odierna lei avr di nuovo e per sempre il giovane briccone fra le sue
braccia a miagolare teneramente, ah s, il conto, mi stavo chiedendo se l'avesse ricevuto."
La sigaretta ciancicata di Dirk si rivel troppo ciancicata per poter essere fumata, cos lui si
incastr il telefono sulla spalla e frug nel pacchetto, che per era vuoto, cercandone un'altra.
Rovist sulla scrivania in cerca di un pezzo di carta e un mozzicone di matita, poi scrisse un
appunto che pass a Richard. "S, signora Sauskind," assicur al telefono, "la sto ascoltando con tutta
la mia attenzione."
L'appunto diceva: "Di' alla segretaria di portarmi le sigarette".
"S," continu Dirk parlando al telefono, "ma come ho cercato di spiegarle, signora Sauskind, nei
sette anni della nostra conoscenza, in questo campo propendo per le ipotesi della meccanica
quantistica. La mia teoria che il suo gatto non si sia perso, ma che la sua forma d'onda abbia avuto
un crollo temporaneo e debba essere ricostruita. Schrdinger. Planck. E via dicendo."
Richard scrisse sul foglietto: "Non hai pi una segretaria," e glielo sottopose.
Dirk ci pens su per un attimo, poi scrisse sul foglietto: "Accidenti mannaggia," e lo ripass di
nuovo a Richard.
"Le concedo, signora Sauskind," continu allegramente Dirk, "che per un gatto diciannove anni
costituiscano, diciamo cos, un'et ragguardevole, e tuttavia possiamo mai credere che un gatto come
Roderick non ci sia arrivato?
E possiamo noi ora, nell'autunno degli anni suoi, abbandonarlo al suo destino? proprio questo
il momento in cui pi gli abbisogna il sostegno delle nostre incessanti indagini. questo il momento
di raddoppiare i nostri sforzi e, con il suo permesso, signora Sauskind, ci che intendo fare. Pensi,
signora Sauskind, con che faccia lo affronterebbe se non facesse questa cosuccia per lui."
Richard giocherell con il foglietto, si strinse nelle spalle e ci scrisse: "Vado a prendertele io,"
dopo di che glielo ripass ancora una volta.
Dirk scosse la testa come a rifiutare e scrisse: "Troppo gentile non potrei mai". Non appena
Richard l'ebbe letto, Dirk riprese il foglietto e vi aggiunse: "Fatti dare i soldi dalla segretaria".
Richard fiss pensieroso il pezzo di carta, poi prese la matita e fece un segno vicino al punto dove
poco prima aveva scritto "Non hai pi una segretaria". Spinse il biglietto verso Dirk dall'altra parte
del tavolo, che gli dette soltanto un'occhiata, poi sottoline "Troppo gentile non potrei mai".
"Be', magari," continu Dirk con la signora Sauskind, "potrebbe sorvolare semplicemente su
alcune delle parti del conto che le creano difficolt. Le parti pi ampie."
Richard usc.
Scendendo di corsa i gradini, pass accanto a un giovane speranzoso con una giacca jeans e i
capelli tagliati cortissimi che guardava ansiosamente in su nella scala.
"Buone nuove, amico?" chiese a Richard.
"Incredibile," mormor Richard, "semplicemente incredibile."
Trov un'edicola nelle vicinanze dove prese un paio di pacchetti di Disque Bleu per Dirk e una
copia dell'ultimo numero di "Personal Computer World", che aveva in copertina una foto di Gordon
Way.
"Peccato per lui, eh?" gli disse il giornalaio.
"Come? Oh, be'... gi," fece Richard. Spesso aveva pensato la stessa cosa, ma era stupito di vedere
che i suoi sentimenti erano tanto ampiamente condivisi. Prese anche una copia del "Guardian", pag
e se ne and.

e se ne and.
Quando Richard rientr, Dirk era ancora al telefono, con i piedi sul tavolo, ed era chiaro che le
trattative stavano andando per le lunghe.
"Certo, alle Bahamas i costi, be', sono costosi, signora Sauskind, nella natura stessa dei costi
esserlo. per quello che li chiamano cos." Prese i pacchetti di sigarette che gli venivano offerti,
sembr deluso che fossero solo due, ma alz fugacemente le sopracciglia verso Richard per
ringraziarlo del favore fattogli, poi gli indic una sedia.
Dal piano di sopra arriv il suono di una discussione parzialmente condotta in francese.
"Naturalmente le spiegher ancora perch il viaggio alle Bahamas fosse cos assolutamente
indispensabile," disse Dirk Gently in tono rassicurante. "Niente potrebbe farmi pi felice. Come lei
sa, signora Sauskind, io credo nella sostanziale interconnessione reciproca di tutte le cose. Per di
pi, ho eseguito rilevazioni e triangolazioni vettoriali di questa interconnessione reciproca di tutte le
cose, risalendo fino a una spiaggia alle Bermuda che quindi di tanto in tanto nel corso delle mie
indagini mi necessario visitare. Vorrei che cos non fosse, visto che purtroppo sono allergico sia al
sole sia ai punch al rum, ma d'altronde tutti abbiamo una croce da portare, non cos, signora
Sauskind?"
Sembr che dal telefono uscisse un balbettio.
"Lei mi rattrista, signora Sauskind. Vorrei poter trovare nel fondo del mio cuore le parole per
dirle che il suo scetticismo mi corrobora e mi gratifica, ma con tutta la buona volont del mondo non
ci riesco. Sono svuotato, signora Sauskind, svuotato. Credo che nel conto trover una voce in
proposito. Vediamo un po'."
Prese una sottile copia su carta carbone che si trovava l vicino.
"'Rilevazioni e triangolazioni vettoriali della interconnessione reciproca di tutte le cose,
centocinquanta sterline.' Ecco fatto. 'Rintracciare le stesse fino a una spiaggia alle Bahamas, viaggio e
alloggio.' Appena millecinquecento. Naturalmente, la sistemazione era di una modestia umiliante.
Ah, s, eccoci qua. 'Strenua lotta per cancellare lo scetticismo del cliente, bevande:
trecentoventisette sterline e cinquanta.' Magari non avessi dovuto metterle in conto spese simili,
mia cara signora Sauskind, magari non se ne fosse presentata tanto spesso l'occasione. Non credere
nei miei metodi serve solo a rendermi il lavoro pi difficile, signora Sauskind, e quindi,
malauguratamente, pi dispendioso."
Al piano di sopra, i rumori della discussione si andavano facendo pi vivaci. La voce francese
sembrava sull'orlo di un crollo nervoso.
"Non mi sfugge affatto, signora Sauskind," continu Dirk, "che i costi dell'indagine debordano
leggermente dal preventivo iniziale, ma sono certo che a lei, per parte sua, non sfuggir che un
lavoro per il quale necessitano sette anni deve evidentemente essere pi difficile di uno che si pu
sbrigare in un pomeriggio, e dunque va fatto pagare un prezzo maggiore. Sono costretto a rivedere di
continuo le mie valutazioni sulla difficolt dell'incarico, alla luce delle difficolt incontrate finora."
Il balbettio dal telefono sembr farsi pi frenetico.
"Mia cara signora Sauskind... o forse posso chiamarla Joyce? Benissimo. Mia cara signora
Sauskind, permetta che le dica una cosa. Non si preoccupi del conto, non se ne lasci allarmare o
sconvolgere. Non lasci, la prego, che io diventi per lei una fonte di ansia. Semplicemente, stringa i
denti e paghi."
Tolse i piedi dal tavolo e si chin sulla scrivania, avvicinando inesorabilmente la cornetta del
telefono, centimetro dopo centimetro, alla forcella.
"Come sempre, parlare con lei stato un vero piacere, signora Sauskind. Per il momento,
arrivederci."
Finalmente, pos il ricevitore, lo risollev e lo lasci cadere nel cestino della carta straccia.
"Mio caro Richard MacDuff," disse tirando fuori da sotto la scrivania una grande scatola piatta e
spingendola dall'altra parte del tavolo, "la tua pizza."
Richard lo guard sbigottito.
"Ehm, no grazie," disse. "Ho fatto colazione. Prego. Mangiala pure tu."
Dirk si strinse nelle spalle. "Ho detto che saresti passato a regolare il conto dopo il weekend,"
disse. "E, fra parentesi, benvenuto nei miei uffici."
Fece un vago gesto della mano in direzione dello squallido locale in cui si trovavano.
"La luce c'," disse indicando la finestra, "la gravit pure," disse lasciando cadere a terra una
matita. "Quanto a tutto il resto, dobbiamo correre i nostri rischi."

matita. "Quanto a tutto il resto, dobbiamo correre i nostri rischi."


Richard si schiar la gola. "Che cos'?" disse.
"Che cos' cosa?"
"Questo," esclam Richard, "tutto questo. A quanto pare, tu hai un'Agenzia Investigativa Olistica
e io non so nemmeno che cos'"
"Fornisco un servizio unico al mondo," disse Dirk. "Il termine 'olistica' si riferisce alla mia
convinzione che il punto importante sia la sostanziale interconnessione reciproca di tutte..."
"S, questa parte l'ho gi sentita prima," lo interruppe Richard. "Devo dire che mi suonava un po'
come un pretesto per sfruttare anziane signore ingenue."
"Sfruttare?" chiese Dirk. "Be', immagino che sarebbe cos se ogni tanto una di loro mi pagasse,
ma ti assicuro, mio caro Richard, che questo pericolo sembra non sussistere neppure lontaamente.
Vivo di quelle che si chiamano speranze. Spero in casi affascinanti e remunerativi, la mia segretaria
spera che la pagher, il suo padrone di casa spera che gli mandi un mese d'affitto, l'azienda elettrica
spera che lui regoli la bolletta, e cos via. Trovo che sia uno stile di vita meravigliosamente ottimista.
Nel frattempo elargisco a una serie di anziane sciocche signore qualcosa per cui crucciarsi
felicemente, garantendo virtualmente la libert dei loro gatti. Ma c', mi chiederai tu (e la domanda
la faccio io al posto tuo perch so che tu sai che detesto essere interrotto), c' un solo caso che metta
a dura prova l'infinitesima parte del mio intelletto il quale, come non hai certo bisogno di dirmi,
prodigioso? No. Ma io mi dispero? Sono depresso? S. Fino," aggiunse, "a oggi."
"Ah, bene, me ne rallegro," disse Richard, "ma che cos'erano tutte quelle scemenze sui gatti e la
meccanica quantistica?" Con un sospiro, Dirk stacc il bordo della pizza con un solo gesto delle dita
esperte. Osserv il boccone rotondo e freddo con una sorta di malinconia, poi ne strapp un pezzo.
Brandelli di peperoni e acciughe si sparsero sulla scrivania.
"Sono certo, Richard, che tu conosci bene la teoria del Gatto di Schrdinger," disse cacciandosi in
bocca quasi tutto il pezzo.
"Certo," disse Richard. "Insomma, abbastanza bene."
"Di cosa si tratta?" disse Dirk con la bocca piena.
Richard si agit sulla sedia irritato. " l'illustrazione," disse, "del principio secondo cui a un
livello quantico tutti gli eventi sono governati da probabilit..."
"A un livello quantico, quindi a tutti i livelli," lo interruppe Dirk. "Anche se a un qualsiasi livello
pi elevato di quello subatomico l'effetto cumulativo di quelle probabilit, nel normale corso degli
eventi, indistinguibile dall'effetto delle rigide leggi fisiche. Vai avanti."
Si port alla bocca un altro pezzo di pizza.
Richard riflett che quella di Dirk era una bocca in cui era gi stato messo troppo. Tra quello che
mangiava e quello che diceva, il traffico in quella bocca era praticamente incessante. Le orecchie,
peraltro, rimanevano quasi completamente inutilizzate durante una normale conversazione.
Gli venne fatto di pensare che se Lamarck aveva ragione, nel caso che generazioni e generazioni
avessero adottato un comportamento simile, con ogni probabilit alla fine si sarebbe verificato un
radicale riassetto del contenuto del cranio.
Richard continu. "Non solo gli eventi a livello quantico sono governati dalle probabilit, ma
quelle probabilit non si risolvono mai in veri eventi fino a che non vengono misurate. O, per usare
una frase che ti ho appena sentito pronunciare in un contesto alquanto bizzarro, l'atto della
misurazione provoca un crollo della forma d'onda della probabilit. Fino a quel momento, tutti i
possibili corsi di azione aperti, poniamo, a un elettrone coesistono come forma d'onda di probabilit.
Nulla deciso. Fino a che non viene misurato."
Dirk annu. "Pi o meno," disse riempiendosi di nuovo la bocca. "Ma che mi dici del gatto?"
Richard decise che c'era un solo modo per evitare di guardare Dirk che si faceva fuori a morsi ci
che restava della pizza, ed era di mangiarne lui stesso la parte rimanente. L'arrotol e ne prese un
bocconcino simbolico da un'estremit. Era piuttosto buona. Le dette un altro morso.
Dirk lo guardava con sgomento e meraviglia.
"Dunque," riprese Richard, "l'idea che sta dietro il Gatto di Schrdinger era quella di ipotizzare
un sistema in cui si potessero considerare a livello macroscopico, diciamo pure a un livello di
quotidianit, gli effetti di un comportamento probabilistico a livello quantico."
"E diciamolo," fece Dirk, guardando ci che restava della pizza con occhio addolorato. Richard ne
prese un altro morso e and avanti allegramente.

"Immagina dunque di prendere un gatto e di chiuderlo in una scatola che puoi sigillare
perfettamente. Sempre nella scatola, ci metti un pezzetto di materiale radioattivo e una fiala di gas
velenoso. Fai in modo che in un dato periodo di tempo ci sia esattamente il cinquanta per cento di
possibilit che un atomo del frammento radioattivo si disintegri e liberi un elettrone. Se si
disintegra, provoca il rilascio del gas e uccide il gatto. Altrimenti, il gatto vive. Cinquanta per cento.
A seconda di un cinquanta per cento di possibilit che un solo atomo si disintegri o meno.
Per come la vedo io, il punto questo: poich la disintegrazione di un singolo atomo un evento
di livello quantico che non si risolverebbe mai in un senso o nell'altro fino a che non lo si osserva, e
poich non c' osservazione finch non si apre la scatola per vedere se il gatto vivo o morto, allora
la conseguenza davvero straordinaria.
Fino a che non si apre la scatola, il gatto permane in uno stato indeterminato. La possibilit che
sia vivo e la possibilit che sia morto sono due differenti forme d'onda sovrapposte l'una all'altra
all'interno della scatola. Schrdinger propone questa idea per illustrare ci che riteneva assurdo
nella teoria quantistica." Dirk si alz e and a passi lenti verso la finestra, probabilmente non tanto
per la vista scadente che da l si poteva godere su un vecchio magazzino, in cui un commediografo
alternativo stava prodigando gli ingenti proventi ottenuti con la pubblicit di una birra per
trasformarlo in appartamenti di lusso, quanto perch era l'unica opportunit di non assistere alla
scomparsa dell'ultimo brandello di pizza.
"Esattamente," disse Dirk. "Bravo!"
"Ma tutto ci che cos'ha a che fare con questa... questa Agenzia Investigativa?"
"Ah, quella. Be', alcuni ricercatori stavano conducendo proprio questo esperimento, ma quando
aprirono la scatola, il gatto non era n morto n vivo, ma in effetti completamente scomparso, per
cui mi chiamarono per indagare. Riuscii a dedurre che non era successo niente di particolarmente
drammatico. Semplicemente il gatto, stufo di farsi rinchiudere ripetutamente nella scatola e di tanto
in tanto di essere gassato, alla prima occasione aveva infilato la finestra. Per me fu questione di un
minuto mettere una ciotola di latte vicino alla finestra e chiamare 'Bernice' con voce invitante...
'Bernice' era il nome del gatto, sai..."
"Scusa, aspetta un attimo..."
"...cos il gatto torn al suo posto. Una faccenda abbastanza semplice, ma a quanto pare produsse
una certa impressione in alcuni ambienti e poi, come succede, una cosa tira l'altra e tutto culminato
nella brillante carriera che puoi vedere con i tuoi occhi."
"Aspetta un attimo, aspetta un attimo," insistette Richard, dando una manata sul tavolo.
"S?" chiese Dirk con aria innocente. "Scusa, di cosa stiamo parlando, Dirk?"
"C' qualcosa che non va in quello che ti ho detto?"
"Be', praticamente non so da che parte cominciare," protest Richard. "Benissimo. Hai detto che
qualcuno stava facendo l'esperimento. un'assurdit. Il Gatto di Schrdinger non un vero
esperimento. E solo un esempio per sostenere un'idea. Non una cosa che si fa veramente."
Dirk lo osservava con curiosa intensit.
"Ah s?" disse alla fine. "E perch no?"
"Be', non c' niente da sperimentare. Il nocciolo dell'idea sta tutto nel riflettere su ci che accade
prima di fare l'osservazione. Non si pu sapere cosa sta succedendo nella scatola senza guardarci
dentro, ma nell'istante stesso in cui guardi il pacchetto di onde ha un crollo e le probabilit si
risolvono. Si annulla da s. completamente inutile."
"Naturalmente, quello che dici assolutamente giusto," replic Dirk tornando a sedersi. Tir
fuori una sigaretta dal pacchetto, la batt pi volte sulla scrivania, poi si protese in avanti e punt il
filtro contro Richard.
"Prova per a pensare a questo," continu. "Supponiamo di introdurre nell'esperimento un
sensitivo, qualcuno con poteri chiaroveggenti: qualcuno che sia in grado di indovinare in che stato di
salute si trova il gatto senza aprire la scatola. Qualcuno, magari, che ha una certa soprannaturale
empatia con i gatti. Cosa succederebbe? Non potrebbe questo elemento fornirci una prospettiva
ulteriore sul problema della fisica quantistica?"
" questo che volevano fare?"
" quello che hanno fatto."
"Dirk, questa un'assurdit totale." Dirk alz polemicamente le sopracciglia.
"Bene, bene," disse Richard, alzando le palme aperte, "seguiamola passo passo. Anche

ammettendo, cosa che non faccio nemmeno per un secondo, che la chiaroveggenza abbia un fondo di
verit, questo non inficierebbe la fondamentale impraticabilit dell'esperimento. Come ho detto,
tutta la questione ruota attorno a ci che accade dentro la scatola prima che si compia
l'osservazione. Non importa come la si osserva, se si guarda nella scatola con i propri occhi oppure,
be', se insisti, con quelli della mente. Se la chiaroveggenza funziona, solo un altro modo di guardare
dentro la scatola, mentre se non funziona evidentemente irrilevante."
"Dipende, chiaro, dall'idea che si ha della chiaroveggenza...
"Ah, s? E tu che idea hai della chiaroveggenza? Mi interesserebbe molto conoscerla, vista la tua
storia."
Dirk picchiett ancora la sigaretta sulla scrivania, poi guard Richard socchiudendo gli occhi.
Segu un silenzio intenso e prolungato, rotto soltanto dal suono lontano delle urla in francese.
"Ho l'idea che ho sempre avuto," disse Dirk alla fine. "Che sarebbe?"
"Che non sono un chiaroveggente."
"Davvero?" disse Richard. "E allora che mi dici dei testi d'esame? "
All'accenno a quell'argomento, gli occhi di Dirk si offuscarono.
"Una coincidenza," disse con voce bassa e feroce, "una coincidenza strana e agghiacciante, ma pur
sempre una coincidenza. Che, si potrebbe aggiungere, mi ha fatto passare un tempo considerevole in
prigione. Le coincidenze a volte sono cose terribili e pericolose."
Dirk soppes Richard con un'altra delle sue lunghe occhiate. "Ti stavo guardando con attenzione,"
gli disse. "Mi sembri estremamente rilassato per un uomo nella tua condizione."
A Richard sembr un commento strano e per un attimo cerc di coglierne il senso. Poi la luce si
fece largo in lui, ed era una luce molesta.
"Santo cielo," disse, "non sar mica riuscito ad arrivare anche fino a te, vero?"
Stavolta era Dirk a sembrare perplesso dalla frase. "Chi arrivato fino a me?" chiese.
"Gordon. No, ovviamente no. Gordon Way. Ha quest'abitudine di cercare di farmi incalzare da
altre persone perch vada avanti con quelli che lui considera lavori importanti. Per un momento ho
pensato... bah, non importa. Ma allora cosa intendevi dire?"
"Ah. Gordon Way ha quest'abitudine, eh?"
"Gi. A me non piace. Perch?"
Dirk lanci uno sguardo lungo e duro a Richard, picchiettando leggermente una matita sulla
scrivania.
Poi si appoggi di nuovo allo schienale e disse quanto segue: "Il corpo di Gordon Way stato
scoperto questa mattina prima dell'alba. Gli hanno sparato, l'hanno strangolato e infine hanno dato
fuoco alla casa. La polizia sta lavorando all'ipotesi che in realt non gli abbiano sparato in casa, dato
che non stato rinvenuto alcun pallino di fucile da caccia, a parte quelli nel suo corpo.
Ne sono stati ritrovati invece vicino alla Mercedes 500 Sec del signor Way, abbandonata a circa
cinque chilometri da casa sua. Ci lascia credere che il corpo sia stato spostato dopo l'omicidio.
Inoltre, il medico che ha esaminato il cadavere dell'opinione che il signor Way in realt sia stato
strangolato dopo essere stato colpito dal proiettile, il che sembra indicare una certa confusione nella
mente dell'assassino.
Per una sorprendente coincidenza, pare che la notte scorsa la polizia abbia avuto occasione di
interrogare un signore visibilmente piuttosto confuso, che ha dichiarato di essere soggetto a una
sorta di senso di colpa per aver appena investito il suo datore di lavoro.
Quest'uomo era il signor Richard MacDuff e il suo datore di lavoro era la vittima, il signor
Gordon Way. Si anche notato che il signor Richard MacDuff una delle due persone che pi
probabilmente beneficeranno della morte del signor Way, visto che la WayForward Technologies
quasi certamente passer almeno in parte nelle sue mani. L'altra persona l'unica sua parente in
vita, la signorina Susan Way, nel cui appartamento ieri notte il signor Richard MacDuff stato visto
introdursi. La polizia naturalmente questo non lo sa. E, se possiamo impedirlo, non lo sapr mai.
Chiaramente, ogni rapporto fra i due verr esaminato attentamente. Alla radio, i notiziari dicono che
stanno cercando urgentemente il signor MacDuff, il quale, ritengono, sar in grado di aiutarli nelle
indagini, ma dal modo in cui lo dicono si capisce che senza dubbio lo credono colpevole come
l'inferno.
Le mie tariffe sono le seguenti: duecento sterline al giorno, pi le spese. Le spese non sono
trattabili e talvolta chi non capisce queste cose le trova piuttosto ingiustificate. Sono tutte necessarie

trattabili e talvolta chi non capisce queste cose le trova piuttosto ingiustificate. Sono tutte necessarie
e, come dico, non trattabili. Sono assunto?"
"Scusa," disse Richard annuendo leggermente. "Potresti ricominciare da capo?"

Capitolo Diciassette...

Il Monaco Elettrico non sapeva pi cosa credere.


Nelle ore precedenti era passato attraverso un numero sconcertante di sistemi di credenze,
parecchi dei quali non erano riusciti a dargli il conforto spirituale a lungo termine che a causa della
sua programmazione era condannato a ricercare in eterno. Era stufo. Francamente. E stanco. E
scoraggiato.
In pi, cosa che lo sorprendeva, gli mancava un po' il suo cavallo. Una creatura ottusa e umile,
certamente, e in quanto tale indegna della preoccupazione di uno la cui mente era destinata per
sempre a occuparsi di cose elevate, al di l della comprensione di un semplice cavallo; eppure gli
mancava.
Aveva voglia di sedercisi sopra. Aveva voglia di dargli una pacca. Aveva voglia di sentire che non
capiva.
Si chiese dove fosse finito.
Sconsolato, dondol i piedi dal ramo dell'albero su cui aveva passato la notte. Vi si era
arrampicato alla ricerca di qualche sogno folle e fantastico, poi era rimasto bloccato e aveva dovuto
fermarcisi fino al mattino.
Anche adesso, alla luce del giorno, non sapeva bene come sarebbe riuscito a scendere. Per un
attimo arriv pericolosamente vicino alla convinzione di poter volare, ma intervenne una routine di
controllo degli errori provocati da eccessiva rapidit di pensiero, che gli disse di non fare l'idiota.
Comunque, era un problema.
Quale che fosse l'ardente fuoco di fede che nelle magiche ore della notte l'aveva portato, ispirato
sulle ali della speranza, lass fra i rami dell'albero, non gli aveva fornito le istruzioni su come
ritornare gi quando, come capita fin troppo spesso con queste fedi fieramente ardenti nelle ore
notturne, al mattino gli fosse venuta meno.
E parlando (o meglio, pensando) di cose che ardono fieramente, nelle prime ore antelucane, a
poca distanza da l, c'era stato qualcosa di grosso che ardeva fieramente.
Gli pareva che la direzione fosse la stessa da cui era arrivato lui, attratto da una forte spinta
spirituale verso quell'albero esageratamente alto, ma per il resto imbarazzantemente banale. Aveva
desiderato di andare ad adorare il fuoco, votandosi in eterno alla sua sacra fiamma, ma mentre
lottava disperatamente per trovare il modo di scendere dai rami, erano arrivati i pompieri che
avevano messo fine a quello splendore divino, e anche quella fede era finita fuori della finestra.
Il sole si era levato da qualche ora e per quanto lui avesse occupato il proprio tempo meglio che
poteva, credendo alle nuvole, ai rametti, a una forma particolare di scarabei volanti, ora sentiva di
averne avuto abbastanza e per di pi era profondamente convinto che gli stesse venendo fame.
Gli sarebbe piaciuto aver avuto l'accortezza di portarsi via qualcosa da mangiare dalla residenza
che aveva visitato nella notte, dove aveva depositato il suo sacro fardello per l'inumazione nel sacro
ripostiglio delle scope, invece di andarsene, come aveva fatto, tutto preso da un'innocente passione,
ritenendo che questioni mondane come il cibo non avessero alcuna importanza e che comunque ci
avrebbe pensato l'albero.
Bene, ci aveva pensato.
Aveva pensato a fornirgli tanti rametti. I Monaci non mangiavano rametti.
In realt, ora che ci pensava, si sentiva leggermente a disagio rispetto ad alcune delle cose che
aveva creduto la notte prima, trovando certi risultati piuttosto sconcertanti. Le istruzioni ricevute
dicevano molto chiaramente di "sparare" e lui si era sentito stranamente costretto a obbedire, ma
forse aveva sbagliato a mettere in atto tanto precipitosamente un'istruzione impartitagli in una
lingua imparata da appena due minuti. Certo, la reazione della persona a cui aveva sparato era
apparsa un po' eccessiva.

apparsa un po' eccessiva.


Nel suo mondo, quando si sparava in quel modo a qualcuno, la settimana dopo quello tornava per
un'altra puntata, ma lui dubitava che quel tale sarebbe tornato.
Una raffica di vento invest l'albero, scuotendolo paurosamente. Scese di qualche centimetro. La
prima parte era abbastanza facile, dato che i rami erano piuttosto vicini fra loro. Era l'ultima ad
apparirgli di una difficolt insormontabile, un gran salto che rischiava di provocargli gravi danni
interni o rotture, le quali a loro volta potevano far s che cominciasse a credere cose davvero strane.
Improvvisamente, la sua attenzione fu attratta da un suono di voci in un angolo lontano del
campo. Un camion si era fermato sul ciglio della strada. Guard attentamente per qualche istante,
ma non riuscendo a vedere niente di particolare in cui credere, torn all'introspezione.
Si ricord che la sera prima aveva ricevuto uno strano input funzionale che fino a quel momento
gli era ignoto, ma aveva la sensazione che potesse trattarsi di una cosa che conosceva per sentito
dire, chiamata rimorso. Il modo in cui la persona a cui aveva sparato era rimasta stesa in terra non
gli era piaciuto neanche un po', e dopo essersi allontanato in un primo tempo, il Monaco era tornato
a dare un'altra occhiata. Decisamente, quel tale aveva sul volto un'espressione da cui si intuiva che
c'era qualcosa di storto, che tutto ci non corrispondeva all'ordine naturale delle cose. Il Monaco
temeva di avergli rovinato irrimediabilmente la serata.
Eppure, riflett, la cosa pi importante era di fare quello che si crede giusto.
Subito dopo, aveva creduto giusto, visto che gli aveva rovinato la serata, di portarlo almeno a
casa, e una rapida ricerca nelle sue tasche aveva fruttato un indirizzo, qualche mappa stradale e delle
chiavi. Il viaggio era stato duro, ma il suo cammino era stato sostenuto dalla fede.
Inaspettatamente, dall'altra parte del campo gli giunse la parola "bagno".
Guard di nuovo il camion nell'angolo opposto. C'era un tipo in uniforme blu scuro che spiegava
qualcosa a un altro tipo, vestito di rudi abiti da lavoro, apparentemente contrariato da quello che
stava ascoltando. Trasportate dal vento, gli arrivarono le parole "fino a che non rintracceremo il
proprietario" e "certo, completamente suonato". L'uomo in abiti da lavoro chiaramente era disposto
ad accettare la situazione, sia pure di malagrazia.
Qualche momento dopo, dal retro del camion usc un cavallo che fu condotto nel campo. Il
Monaco batt le palpebre. I suoi circuiti ebbero un fremito e uno sbalzo di tensione provocato dallo
sbigottimento. Ecco finalmente qualcosa in cui credere, un avvenimento davvero miracoloso,
finalmente una ricompensa per la sua devozione, magari poco selettiva, ma certo senza riserve.
Il cavallo camminava con passo paziente, senza lamentarsi. Si era abituato da tempo a stare dove
lo mettevano, ma una volta tanto pens che non gli importava. Ecco qua un bel campo, osserv. Ecco
qua dell'erba. C'era una siepe da rimirare. C'era abbastanza spazio per poter fare una trottata, se pi
tardi ne avesse sentito il bisogno. Gli umani si allontanarono, abbandonandolo al suo estro, ben lieto
di esservi abbandonato. Part per un piccolo ambio, per puro capriccio, poi si ferm. Poteva fare
quello che voleva.
Che piacere.
Che grande e insolito piacere.
Pass lentamente lo sguardo su tutto il campo, quindi decise di organizzarsi una meravigliosa
giornata di riposo. Pi tardi un po' di trotto, pens, pi o meno verso le tre. Dopo di che si sarebbe
steso sulla parte est del campo, dove l'erba era pi folta. Sembrava il posto ideale dove andare a fare
uno spuntino.
Per pranzo, fantastic, poteva andare verso il lato sud del campo, dove correva un ruscelletto.
Pranzo presso ruscello, santo cielo. Era un paradiso.
Gli piaceva molto anche l'idea di passare un'ora e mezza a camminare prima a destra e poi a
sinistra, senza nessuna ragione apparente. Si chiedeva solo se fra le due e le tre fosse pi proficuo
roteare la coda o ruminare qualcosa.
Certo, poteva sempre fare tutt'e due le cose, se lo desiderava, e andare a farsi la sua trottatina un
po' pi tardi. Inoltre, aveva appena avvistato quello che aveva tutta l'aria di essere proprio un bel
pezzetto di siepe da cui gustarsi il panorama, cosa che l'avrebbe aiutato a far passare piacevolmente
quell'oretta o due che mancavano al pranzo.
Bene.
Ottimo programma.
E il suo aspetto migliore era che, dopo averlo elaborato, poteva anche ignorarlo dal principio alla
fine. Se ne and infatti a piazzarsi voluttuosamente sotto l'unico albero del campo.

fine. Se ne and infatti a piazzarsi voluttuosamente sotto l'unico albero del campo.
Dai suoi rami, il Monaco Elettrico si lasci cadere sul dorso del cavallo, con un urlo che suon in
maniera sospetta come "Geronimo".

Capitolo Diciotto...

Dirk Gently ripercorse rapidamente i fatti salienti mentre il mondo di Richard MacDuff
precipitava lentamente e silenziosamente in un mare oscuro e gelido, di cui lui ignorava persino
l'esistenza e che ora si apriva l, a qualche centimetro dai suoi piedi. Quando Dirk ebbe finito per la
seconda volta, la stanza sprofond nel silenzio, mentre Richard fissava con occhio vitreo la faccia
dell'altro.
"Dove hai sentito tutto questo?" chiese Richard alla fine. "Alla radio," disse Dirk con una
scrollatina di spalle, "almeno nei suoi punti principali. Ne parlano tutti i notiziari, naturalmente. I
particolari? Be', qualche discreta indagine qua e l. Alla stazione di polizia di Cambridge ci sono un
paio di persone che ho avuto occasione di conoscere, per ragioni che puoi ben immaginare.
"Non so nemmeno se crederti," disse Richard a voce bassa. "Posso usare il telefono?"
Dirk ripesc gentilmente la cornetta dal cestino della carta straccia e glielo porse. Richard
compose il numero di Susan. La risposta fu quasi immediata e una voce spaventata disse: "Pronto?"
"Susan, sono Ri..."
"Richard! Dove sei? Buon Dio, dove sei? Stai bene?"
"Non dirle dove sei," sugger Dirk.
"Susan, cos' successo?"
"Non sai...?"
"Mi hanno detto che successo qualcosa a Gordon, ma..."
"Successo qualcosa...? morto, Richard, stato assassinato..."
"Riattacca," disse Dirk.
"Susan, ascolta. Io..."
"Riattacca," ripet Dirk, poi si chin verso il telefono e tolse la comunicazione.
"Probabilmente ha il telefono controllato dalla polizia," spieg. Prese il ricevitore e lo lasci
cadere di nuovo nel cestino.
"Ma io devo andarci, alla polizia," esclam Richard.
"Andare alla polizia?"
"Che altro posso fare? Devo andare alla polizia a dire che non sono stato io."
"Dire che non sei stato tu?" fece Dirk incredulo. "Be', immagino allora che questo metta a posto
tutto. Peccato che il dottor Crippen non ci abbia pensato. Si sarebbe risparmiato un bel po' di
fastidi."
"S, ma lui era colpevole!"
"Gi, pare di s. E altrettanto, al momento, si direbbe di te."
"Ma, buon Dio, non sono stato io!"
"Ricordati che stai parlando a un uomo che ha passato del tempo in prigione per qualcosa che
non aveva fatto. Ti ho detto che le coincidenze sono cose strane e pericolose. Credimi, molto ma
molto meglio trovare prove di acciaio temperato della tua innocenza, che non languire in una cella
sperando che la polizia (che gi ti crede colpevole) le trovi al posto tuo."
"Non riesco a pensare con chiarezza," disse Richard con una mano sulla fronte. "Fermati un
momento solo e lasciami riflettere... "
"Se posso..."
"Lasciami riflettere...!"
Dirk si strinse nelle spalle e torn a rivolgere la propria attenzione alla sigaretta, che
apparentemente gli dava qualche problema.
"Non va bene," disse Richard dopo qualche momento scuotendo la testa, "non ci capisco niente.
come cercare di eseguire un calcolo trigonometrico mentre qualcuno ti prende la testa a calci. Va
bene, dimmi che cosa dovrei fare secondo te."

bene, dimmi che cosa dovrei fare secondo te."


"Ipnosi."
"Cosa?"
"Date le circostanze, non c' da stupirsi che tu faccia fatica a raccogliere le idee. Tuttavia,
assolutamente necessario che qualcuno le raccolga. Sarebbe molto pi facile per entrambi se tu mi
permettessi di ipnotizzarti. Ho il sospetto che nella tua testa ci sia una gran quantit di informazioni
tutte mescolate, che non verranno fuori certo scuotendola e che potrebbero non venir fuori affatto
perch tu non ti rendi conto del loro significato. Con il tuo permesso, possiamo dare un taglio a tutto
ci."
"Bene, allora deciso," disse Richard alzandosi in piedi, "andr alla polizia."
"Benissimo," disse Dirk, abbandonandosi all'indietro e appoggiando le mani aperte sulla
scrivania. "Ti auguro la migliore delle fortune. Magari, uscendo, potresti essere cos gentile da dire
alla mia segretaria di portarmi dei fiammiferi?"
"Non hai pi una segretaria," disse Richard e se ne and.
Per qualche secondo, Dirk rimase seduto a meditare, poi fece un inutile tentativo di ficcare nel
cestino la triste scatola vuota della pizza e quindi and nell'armadio a prendere un metronomo.
Riemergendo alla luce del giorno, Richard batt le palpebre. Si ferm su un gradino ondeggiando
leggermente, poi si lanci nella strada con una strana andatura danzante che rifletteva la danza
turbinosa dei suoi pensieri. Da una parte, non riusciva a credere che le prove non dimostrassero con
inequivocabile chiarezza che il delitto non poteva essere stato commesso da lui; dall'altra, doveva
ammettere che tutto ci era notevolmente strano.
Non riusciva a pensarci lucidamente o razionalmente. L'idea che Gordon fosse stato ucciso
continuava a turbinargli nella testa, gettando nella confusione e nello scompiglio pi totale tutti gli
altri pensieri.
Gli venne in mente che chiunque l'avesse fatto, doveva essere un tiratore maledettamente veloce
per aver premuto il grilletto prima di essere completamente sopraffatto dai sensi di colpa, ma subito
dopo si pent di averlo pensato. In effetti, era abbastanza inorridito dalla qualit generale dei
pensieri che gli venivano alla mente. Gli sembravano inadeguati e indegni e quasi tutti riguardavano
l'effetto che tutto ci avrebbe avuto sui suoi progetti nell'azienda.
Scrut dentro di s, alla ricerca di un qualche sentimento di grande dolore o rincrescimento,
arrivando alla conclusione che da qualche parte dovevano pur essere, forse nascosti dietro il grande
muro dello choc.
Era di nuovo in vista dell'Islington Green e quasi non si era accorto della distanza che aveva
percorso. La vista improvvisa della macchina della polizia parcheggiata davanti a casa sua fu come
una martellata e si gir a guardare con furiosa concentrazione il men esposto nella vetrina di un
ristorante greco.
"Dolmades," pens freneticamente.
"Suvlaki," pens.
"Salsicciotto greco speziato," gli pass febbrilmente per la testa. Senza girarsi, cerc di
ricostruire mentalmente la scena. C'era un poliziotto in piedi che sorvegliava la strada e, per quello
che ricordava dal fugace sguardo che aveva potuto dare, la porta laterale dell'edificio che saliva al
suo appartamento era aperta.
Nel suo appartamento c'era la polizia. Nel suo appartamento. Fassolia Plaki! Una scodella colma
di fagioli cotti in salsa di pomodoro e verdure!
Prov a dare un'occhiata di lato e poi dietro le spalle. Il poliziotto lo stava osservando. Riport di
scatto lo sguardo al men e cerc di riempire i suoi pensieri di carne finemente tritata mescolata con
patate, mollica di pane, cipolle e odori, fatta a polpettine e fritta. Il poliziotto doveva averlo
riconosciuto e sicuramente in quello stesso momento stava attraversando la strada di corsa per
agguantarlo e trascinarlo via in un cellulare, proprio come era successo a Dirk, a Cambridge, tanti
anni prima.
Incass la testa nelle spalle per prepararsi all'urto, ma non arriv nessuna mano ad agguantarlo.
Sbirci indietro ancora una volta, ma il poliziotto stava guardando tranquillamente da un'altra parte.
Stifado.
Non poteva nascondersi che il suo comportamento non era certo quello di chi sta per andare a
consegnarsi alla polizia.

consegnarsi alla polizia.


E allora, che altro poteva fare?
Cercando con passo rigido e goffo di darsi un'andatura naturale, si strapp dalla vetrina, fece
qualche passo nella via, tesissimo, poi si rifugi di nuovo nel Camden Passage, camminando svelto e
col fiato corto. Dove poteva andare? Da Susan? No, ci avrebbe trovato la polizia o comunque sarebbe
stata sotto sorveglianza. Agli uffici della Wft di Primrose Hill? No, per lo stesso motivo. Che diavolo
ci faceva, grid silenziosamente a se stesso, improvvisamente fuggiasco?
Si ripet, come gi aveva fatto con Dirk, che non doveva scappare dalla polizia. La polizia, si
disse, come gli avevano insegnato da bambino, era l apposta per aiutare e proteggere gli innocenti.
Questo pensiero gli fece spiccare la corsa all'istante, tanto che and quasi a sbattere contro il fiero
neo-proprietario di un'orribile lampada edoardiana.
"Mi scusi," disse, "mi scusi." Non riusciva a credere che qualcuno potesse desiderare un oggetto
simile e rallent il passo, guardandosi intorno con furtive occhiate da ricercato. La pur familiare
sfilata di negozi, pieni di vecchi ottoni lucidi, vecchi legni lucidi e pesci giapponesi, improvvisamente
gli sembrava minacciosissima e aggressiva.
Chi mai aveva potuto volere la morte di Gordon? Svoltando per Charlton Place, tutto a un tratto
lo colp quel pensiero. Fino a quel momento, aveva pensato solo che non era stato lui.
Ma chi era stato?
Era un pensiero nuovo.
C'era un sacco di gente che non gli voleva bene, ma c' una bella differenza fra trovare antipatico
qualcuno (o anche, molto antipatico) e sparargli, strangolarlo, trascinarlo per i campi e dar fuoco
alla sua casa. Era una differenza che bastava a tenere in vita giorno dopo giorno la stragrande
maggioranza della popolazione.
Forse era stata una rapina? Dirk non aveva accennato a nessun oggetto mancante, ma lui non
gliel'aveva chiesto.
Dirk. L'immagine della sua figura assurda ma stranamente imponente, seduto come un grosso
rospo a meditare nel suo squallido ufficio, continuava a tornargli alla mente. Si rese conto che stava
ripercorrendo la strada fatta poco prima, e di proposito gir a destra invece che a sinistra.
Era una follia.
Aveva solo bisogno di un posto, un po' di tempo per pensare e raccogliere le idee.
Benissimo, e allora, dove andava? Si ferm un momento, si gir e si ferm di nuovo. L'idea dei
dolmades improvvisamente gli appariva molto invitante e pens che la linea di condotta pi lucida,
calma e sensata sarebbe stata semplicemente quella di entrare e mangiarsene un paio. Cos avrebbe
fatto vedere al Destino chi era il capo.
Il Destino, invece, aveva scelto esattamente la stessa linea di condotta. Non era propriamente
seduto nel ristorante greco a mangiare dolmades, ma avrebbe potuto farlo benissimo, visto che il
timone del comando ce l'aveva in mano lui. I passi di Richard lo riportarono inesorabilmente nel
dedalo di viuzze, dall'altra parte del canale.
Si ferm un momento al negozio all'angolo, super in fretta le case popolari, entr di nuovo nel
terreno di caccia degli speculatori, finch non si ritrov ancora una volta davanti al numero 33 di
Peckender Street. Pi o meno alla stessa ora in cui il Destino avrebbe potuto versarsi l'ultimo goccio
di resina, pulirsi la bocca e chiedersi se gli fosse rimasto un angolino per qualche baklava, Richard
alzava lo sguardo sull'edificio vittoriano, alto e rosso, con i suoi mattoni anneriti dalla fuliggine e le
torve finestre pesanti. Una raffica di vento spazz la strada e un bambino and a sbattergli addosso.
'Fanculo," disse il bambino con voce stridula, poi si ferm e lo guard di nuovo.
"Ehi, signore," soggiunse, "posso avere la tua giacca?"
"No," rispose Richard.
"Perch no?" chiese il bambino.
"Be', perch mi piace," disse Richard.
"Non capisco proprio come fa," borbott il bambino. "'Fanculo." Si allontan imbronciato,
scalciando un sasso in direzione di un gatto.
Richard entr nell'edificio per la seconda volta, sali le scale sentendosi a disagio e anche stavolta
guard nell'ufficio.
La segretaria di Dirk era seduta alla scrivania, la testa bassa, le braccia conserte.
"Non sono qui," disse.

"Vedo," fece Richard.


"Sono tornata soltanto," disse senza alzare lo sguardo dal punto della scrivania che stava fissando
con astio, "per accertarmi che lui si accorga che me ne sono andata. Altrimenti, quello sarebbe anche
capace di dimenticarsene."
"C'?" chiese Richard.
"Che ne so? Chi se ne frega? Meglio chiederlo a chi lavora per lui, che non sono certo io."
"Lo faccia accomodare!" risuon la voce di Dirk.
Per un momento lei assunse uno sguardo torvo, poi si alz, and alla porta interna, la spalanc,
disse: "Lo faccia accomodare lei," sbatt nuovamente la porta e torn a sedersi.
"Ehm, non potrei accomodarmi da solo?" disse Richard.
"Non la sento nemmeno," disse l'ex segretaria di Dirk, fissando ostinatamente la scrivania.
"Come pensa che possa sentirla se non sono neppure qui?"
Richard fece un gesto conciliatore, che venne ignorato, si diresse verso la porta dell'ufficio di Dirk
e se l'apr da solo. Con sorpresa, constat che la stanza era immersa nella penombra. La tapparella
era abbassata e Dirk se ne stava allungato all'indietro sulla sedia, il volto illuminato in modo curioso
dallo strano assortimento di oggetti poggiati sulla sua scrivania. Sulla parte anteriore, un vecchio
fanale di bicicletta grigio, rivolto verso Dirk, proiettava una flebile luce su un metronomo che
ticchettava sommessamente avanti e indietro, con un lucidissimo cucchiaino d'argento legato alla
bacchetta di metallo.
Richard butt sulla scrivania una scatola di fiammiferi. "Siediti, rilassati e continua a guardare il
cucchiaio," disse Dirk, "hai gi sonno..."
Davanti all'appartamento di Richard una seconda macchina della polizia si ferm facendo stridere
i freni; ne usc un uomo dalla faccia truce che si diresse verso uno dei piantoni in servizio all'esterno,
facendo lampeggiare un distintivo.
"Ispettore Mason, Cambridgeshire Cid," disse. " qui che vive MacDuff?"
Il piantone annu e lo accompagn all'ingresso laterale, che dava sulla lunga scala stretta che
portava all'appartamento. Mason vi si scaravent dentro e poi se ne scaravent fuori.
"C' un divano a met delle scale," disse al piantone. "Fatelo togliere di l."
"I facchini ci hanno gi provato, signore," replic ansiosamente il piantone. "A quanto pare,
incastrato. Per il momento bisogna scavalcarlo, signore. Spiacente, signore."
Mason gli scocc un altro sguardo truce dal vasto repertorio che aveva messo insieme e che
andava dallo sguardo molto, molto truce, in fondo alla graduatoria, su su fino allo sguardo
stancamente rassegnato e solo un filo truce, che riservava per il compleanno dei figli.
"Fatelo togliere di l," ripet truce e si riscaravent dentro la porta con aria truce, rimboccandosi
trucemente pantaloni e cappotto in vista della truce scalata che lo aspettava.
"Ancora nessuna traccia?" chiese quello che stava al volante dell'auto, facendosi avanti. "Sergente
Gilks," si present. Sembrava stanco.
"Che io sappia, no," disse il piantone, "ma nessuno mi dice niente."
"So come ci si sente," convenne Gilks. "Una volta che arriva il Cid uno deve limitarsi a
scarrozzarli in giro. E io sono l'unico a sapere che faccia abbia. Ieri sera l'ho fermato per strada.
Arriviamo adesso dalla casa di Way. Un bel casino."
"Una nottataccia, eh?"
"Movimentata. Di tutto, dall'omicidio al tirar fuori cavalli dai bagni. No, non mi chieda niente.
Avete anche voi queste macchine?" disse poi indicando la sua. "Questa mi ha fatto impazzire per
tutta la strada. Freddo anche col riscaldamento al massimo e la radio che continua ad accendersi e
spegnersi da sola."

Capitolo Diciannove...

Quella mattina, Michael Wenton-Weakes era di un umore abbastanza strano.


Bisognava conoscerlo piuttosto bene per capire che si trattava di un umore davvero molto strano,
perch parecchie persone, tanto per incominciare, lo trovavano comunque un po' strano. Pochi per
lo conoscevano cos bene. Sua madre, forse, ma fra loro c'era un clima da guerra fredda ed erano
settimane che non si parlavano.
Aveva anche un fratello maggiore, Peter, che ora, cosa mostruosa, era un veterano della Marina.
A parte il funerale del padre, Michael non vedeva Peter da quando era tornato dalle Falklands,
coperto di gloria, promozioni e disprezzo per il fratello minore.
Peter era andato in brodo di giuggiole quando la madre aveva rilevato la Magna e aveva mandato
a Michael una cartolina natalizia del reggimento esprimendo il proprio compiacimento. Ma il suo
divertimento massimo restava sempre quello di tuffarsi nel fango di un fossato e sparare con una
mitragliatrice per non meno di un minuto, e riteneva che i giornali e l'editoria inglese, nonostante il
loro attuale stato di irrequietezza, difficilmente gli avrebbero offerto un piacere simile, almeno fino
a quando non fossero subentrati altri australiani.
Michael si era alzato molto tardi dopo una notte di gelide sfrenatezze e di sonni agitati, che
continuavano a turbarlo ancora adesso, alla luce del giorno ormai fatto.
A pervadere i suoi sogni, oltre alla consueta sensazione di perdita, di isolamento, di colpa e cos
via, inspiegabilmente erano arrivate anche grandi quantit di fango. In virt del potere telescopico
della notte, l'incubo del fango e della solitudine era sembrato protrarsi per un tempo terrificante,
inimmaginabile e si era concluso soltanto con la comparsa di esseri viscidi dotati di gambe che
strisciavano su quel mare viscido. Ma quello era davvero troppo e lui si era svegliato di soprassalto,
in preda a un sudore freddo.
Sebbene tutta quella storia del fango gli fosse sembrata strana, la sensazione di perdita, di
isolamento e soprattutto di offesa, il bisogno di disfare quanto era stato fatto, tutto ci trov
facilmente dimora nel suo animo.
Anche quegli esseri viscidi dotati di gambe gli sembravano stranamente familiari e stazionarono
fastidiosamente in un angolino del cervello mentre si concedeva una colazione tardiva, qualche
spicchio di pompelmo e del t cinese, lasciando vagare distrattamente lo sguardo sulla pagina
dell'arte del "Daily Telegraph" e poi mentre, piuttosto goffamente, si cambiava la medicazione del
taglio alla mano.
Una volta terminate queste piccole occupazioni, rimase incerto sul da farsi.
Riusciva a considerare gli eventi della sera prima con un freddo distacco che non si sarebbe
aspettato. Aveva fatto bene, come si doveva, era proprio quello che ci voleva. Ma non aveva risolto
nulla. Le cose importanti doveva ancora farle.
Ma quali? Aggrott la fronte, perplesso dalla strana piega che avevano preso i suoi pensieri.
In genere, pi o meno a quell'ora avrebbe fatto un salto al club. Una volta lo faceva con la
voluttuosa sensazione di avere molte altre cose da fare. Ora non c'era nient'altro, il che rendeva il
tempo trascorso l, come in qualsiasi altro posto, in qualche modo pesante fra le sue mani.
Quando ci andava, faceva le cose di sempre, si concedeva un gin tonic e un po' di conversazione
spicciola, poi lasciava che i suoi occhi si posassero delicatamente sulle pagine del "Times Literary
Supplement", "Opera", "The New Yorker" o su qualunque altra cosa gli capitasse sotto mano, ma da
qualche tempo tutto ci lo faceva innegabilmente con meno energia e piacere di una volta.
Poi c'era il pranzo. Quel giorno, di nuovo, non aveva nessun impegno per pranzo, per cui
probabilmente sarebbe rimasto al club a mangiare una sogliola di Dover scottata alla griglia, patate
lesse a pezzetti condite con prezzemolo, seguite da una bella porzione di zuppa inglese. Un bicchiere
o due di Sancerre. E il caff. Poi, il pomeriggio, con quello che avrebbe portato con s.

o due di Sancerre. E il caff. Poi, il pomeriggio, con quello che avrebbe portato con s.
Quel giorno per si sentiva stranamente restio a farlo. Flett i muscoli della mano ferita, si vers
un'altra tazza di t, guard con curiosa freddezza il grosso coltello da cucina ancora posato accanto
all'elegante teiera di porcellana cinese e rimase in attesa di vedere cosa avrebbe fatto. Quello che
fece, in effetti, fu salire al piano di sopra.
La casa era piuttosto fredda nella sua perfezione formale e assomigliava parecchio a ci cui
vorrebbero che assomigliasse quelle persone che comprano riproduzioni di mobili antichi. A parte il
fatto che naturalmente l tutto era autentico, cristallo, mogano e tappeti Wilton, e se sembrava falso
era solo perch in quelle cose mancava la vita.
Sal nello studio, l'unica stanza della casa che non fosse ordinata fino all'asetticit, dove per il
disordine dei libri e delle carte era asettico per l'eccessiva trascuratezza. Tutto era ricoperto da un
sottile strato di polvere. Michael non ci entrava da settimane e la donna delle pulizie aveva ricevuto
l'ordine perentorio di lasciare tutto come si trovava. Non lavorava l dentro da quando aveva
terminato l'ultimo numero di "Fathom". Naturalmente, non l'ultimo numero effettivo, ma l'ultimo
vero numero. L'ultimo numero, per quanto riguardava lui.
Pos la tazzina di porcellana sulla polvere sottile e and a esaminare il suo vecchio giradischi. Vi
trov una vecchia registrazione di alcuni concerti per strumenti a fiato di Vivaldi, avvi il piatto e si
sedette.
Di nuovo, rimase in attesa di vedere cosa avrebbe fatto e improvvisamente scopr sorpreso che
stava gi facendo qualcosa, cio ascoltava la musica.
Un'espressione stupita gli apparve sul volto mentre si rendeva conto di non averlo mai fatto
prima. L'aveva sentita molte, moltissime volte pensando che produceva un suono piacevole. Anzi,
trovava che costituisse un piacevole sottofondo su cui discutere della stagione concertistica, ma
prima di allora non aveva mai pensato che ci fosse anche qualcosa da ascoltare.
Rimase seduto, folgorato dal gioco della melodia e del contrappunto che tutto a un tratto gli si
rivelava con una chiarezza per nulla disturbata dalla polvere depositata sulla superficie del disco o
dallo stile vecchio di quattordici anni.
Ma insieme a questa rivelazione, arriv quasi immediato un senso di delusione, che lo confuse
ancora di pi. La musica rivelataglisi all'improvviso era stranamente poco appagante. Era come se, in
un solo, intensissimo momento, la sua capacit di capire la musica fosse aumentata di punto in
bianco fino o addirittura oltre la possibilit di essere soddisfatta dalla musica stessa.
Si sforz di capire che cosa mancava ed ebbe la sensazione che la musica fosse come un uccello
incapace di volare che non capiva nemmeno quale facolt avesse perduto. Camminava benissimo, ma
invece di camminare avrebbe dovuto librarsi in volo, invece di camminare avrebbe dovuto cabrare,
invece di camminare avrebbe dovuto impennarsi, planare e tuffarsi in picchiata, invece di camminare
avrebbe dovuto fremere per la vertigine del volo. Anche il suo sguardo non si alzava mai.
Alz lo sguardo.
Dopo un po', si rese conto che si stava limitando a fissare stupidamente il soffitto. Scosse la testa
e scopr che quella sensazione era svanita, lasciandogli un leggero malessere, un capogiro. Non era
svanita del tutto, ma era scesa in profondit dentro di lui, troppo in profondit per poterla
raggiungere.
La musica continuava. Era sempre un piacevole ammasso di suoni in sottofondo, ma non lo
turbava pi.
Aveva bisogno di trovare una spiegazione su quanto aveva appena provato e in un angolino della
mente gli pass un pensiero, veloce come un lampo, su dove poteva trovarla. Lo scacci
rabbiosamente, ma gli si ripresent insistentemente, finch alla fine decise di agire di conseguenza.
Tir fuori da sotto la scrivania il grande cestino metallico. Poich per il momento aveva proibito
alla donna delle pulizie anche solo di entrare nella stanza, il cestino era ancora pieno e vi pot
trovare i frammenti stracciati di ci che stava cercando, insieme al contenuto di un posacenere che
qualcuno vi aveva svuotato sopra.
Vincendo il disgusto con truce determinazione, lentamente dispose gli odiati frammenti sulla
scrivania, attaccandoli malamente con pezzetti di nastro adesivo che continuavano ad arrotolarsi,
incollando fra loro i pezzi sbagliati e quelli giusti alle sue dita o al tavolo, finch finalmente ebbe
davanti a s, ricostruita alla bell'e meglio, una copia di "Fathom". Tale e quale come era uscita dalle
mani dell'esecrata creatura: A.K. Ross.
Terribile.

Terribile.
Volt le pagine accartocciate e appiccicose come se stesse frugando tra frattaglie di pollo.
Neanche un'immagine di Joan Sutherland o di Marilyn Horne. Niente profili dei maggiori
commercianti d'arte di Cork Street, nemmeno uno.
La sua serie sui Rossetti: interrotta.
"Pettegolezzi dalla Camera Verde": interrotto.
Scosse la testa incredulo, poi trov l'articolo che stava cercando.
Musica e paesaggi di frattali, di Richard MacDuff.
Sorvol sui primi due paragrafi introduttivi e prese a leggere poco pi avanti:
L'analisi matematica e i modelli informatici ci stanno rivelando come le forme e i processi che si
incontrano in natura (la crescita delle piante, l'erosione dei monti, lo scorrere dei fiumi, il modo in
cui i fiocchi di neve o le isole pervengono alla propria forma, i giochi di luce su una superficie, il
rimescolio e le volute del latte quando si mescola il caff, la propagazione di una risata in una folla di
persone), tutti questi fenomeni, nella loro apparentemente magica complessit, possono essere
descritti con l'interazione di processi matematici che sono, se mai, ancora pi magici nella loro
semplicit.
Forme che noi pensiamo casuali, sono in realt il prodotto di complicate trame variabili di
numeri che obbediscono a regole semplici. La stessa parola "naturale", che spesso dobbiamo
utilizzare nel senso di "non strutturato", descrive in effetti forme e processi che appaiono cos
impenetrabilmente complessi da renderci impossibile la percezione del lavorio di semplici leggi
naturali.
Tutto ci si pu descrivere attraverso i numeri.
Stranamente, a Michael questa idea sembrava ora meno disgustosa che dopo la prima, frettolosa
lettura.
Continu a leggere con crescente concentrazione.
Sappiamo tuttavia che la mente capace di comprendere queste cose in tutta la loro complessit
e in tutta la loro semplicit. Una palla che vola nell'aria risponde alla forza e alla direzione con la
quale stata lanciata, all'azione della gravit, all'attrito dell'aria per superare il quale deve
consumare la propria energia, la turbolenza dell'aria attorno alla propria superficie e la velocit e la
direzione della rotazione della palla.
E tuttavia, anche chi dovesse avere difficolt a calcolare coscientemente il risultato di 3 x 4 x 5,
non avrebbe problemi a fare un calcolo differenziale e tutta una serie di operazioni collegate con una
velocit cos sorprendente da riuscire effettivamente a prendere una palla al volo.
Chi lo chiama "istinto", non fa altro che dare un nome al fenomeno, senza assolutamente
spiegarlo.
Ritengo che il punto pi vicino a cui sono arrivati gli esseri umani nella comprensione di queste
complessit naturali sia la musica. la pi astratta delle arti: non ha altro significato o scopo che
non se stessa.
Ogni singolo aspetto di un brano musicale pu essere rappresentato numericamente.
Dall'organizzazione dei movimenti in un'intera sinfonia, al gioco dei toni e dei ritmi che
costituiscono la melodia e l'armonia, alla dinamica che d forma all'esecuzione, fino ai timbri delle
stesse note, le armoniche, il modo in cui cambiano nel tempo, in breve, tutti gli elementi di un
rumore che consentono di distinguere fra il suono prodotto da una persona che soffia in un ottavino
e quello che si ottiene battendo su un tamburo: tutto ci pu essere espresso da modelli e gerarchie
numeriche.
Inoltre, secondo la mia esperienza, pi sono le relazioni interne fra i modelli numerici nei
differenti livelli della gerarchia, per quanto complesse e sottili tali relazioni possano essere, pi la
musica sembrer soddisfacente e, in sostanza, completa.
In effetti, pi quelle relazioni sono complesse e sottili, e dunque si trovano al di l della
comprensione cosciente della mente, pi la parte istintuale della mente (e con ci intendo quella
parte della mente che pu effettuare un calcolo differenziale con tale sorprendente rapidit da
riuscire a spostare la mano nel punto esatto per afferrare una palla al volo), pi quella parte del

cervello se la spassa.
La musica, quale che sia la sua complessit (ma anche I tre gattini ciechi a suo modo complessa,
se la si esegue effettivamente su uno strumento, con un suo timbro e un'articolazione propri),
scavalca la mente conscia e finisce fra le braccia del proprio genio matematico privato, che risiede
nelle risposte inconsce a tutte le complessit, le relazioni e le proporzioni interne, delle quali
riteniamo di non sapere nulla.
Qualcuno dissente da questa concezione della musica, sostenendo che se la si riduce alla
matematica, in che modo ci si fa rientrare l'emozione? Io direi che non ne mai uscita.
Le cose da cui le nostre emozioni possono essere sollecitate, la forma di un fiore o un'urna greca,
la crescita di un bambino, l'alito del vento sul viso, il movimento delle nuvole, le loro forme, la danza
delle luci sull'acqua, le giunchiglie che volteggiano nella brezza, i movimenti del capo della persona
amata, quelli dei capelli che ne accompagnano il gesto, la curva descritta dall'ultimo accordo di un
brano musicale che si smorza, tutto ci pu essere rappresentato attraverso il complesso fluire dei
numeri.
Ci non le sminuisce affatto, anzi, proprio in questo sta la loro bellezza.
Chiediamolo a Newton.
Chiediamolo a Einstein.
Chiediamolo al poeta (Keats), secondo cui ci che l'immaginazione coglie come bellezza deve
essere la verit.
Avrebbe anche potuto dire che ci che la mano coglie come una palla deve essere la verit, ma
non l'ha fatto, perch era un poeta e preferiva vagare sotto gli alberi con una bottiglia di laudano e
un taccuino piuttosto che giocare a cricket, ma sarebbe stato ugualmente vero.
Queste parole gli fecero scattare qualcosa nella memoria, qualcosa che Michael per non riusc a
individuare immediatamente.
Poich questo alla base del rapporto, da una parte, fra la nostra comprensione "istintiva" di
forma, figura, movimento, luce, e le nostre reazioni emotive a ci, dall'altra.
Questo anche il motivo per cui ritengo che in natura, negli oggetti naturali, nei modelli dei
meccanismi naturali debba essere insita una forma di musica. Una musica che dovrebbe essere
altrettanto profondamente appagante quanto qualsiasi bellezza naturale e, dopo tutto, le nostre
stesse emozioni pi profonde sono una forma di bellezza naturale...
Michael smise di leggere e lasci che lo sguardo pian piano si distogliesse dalla pagina.
Si chiese se sapeva come potesse essere una musica di quel genere e prov a cercarla negli oscuri
recessi della sua mente. Ogni volta che sondava un angolino del cervello, aveva la sensazione che la
musica vi risuonasse fino a pochi istanti prima, e che ora ne rimanesse soltanto un'ultima eco di
qualcosa che si spegneva, che si rifiutava di farsi catturare e ascoltare da lui. Lasci cadere la rivista
accanto a s.
Poi ricord che cosa gli aveva fatto scattare nella memoria l'accenno a Keats.
Gli esseri viscidi dotati di gambe del suo sogno.
Una fredda calma discese su di lui, mentre sentiva che si stava avvicinando a qualcosa.
Coleridge. Quel tale.
Esseri viscidi ecco strisciano
su quel viscido mare.
La ballata del vecchio marinaio.
Stordito, Michael si avvicin alla libreria e ne tir fuori l'antologia di Coleridge. Torn alla sedia
e con una certa ansia sfogli le pagine finch non trov i primi versi.
un vecchio Marinaio,
ferma uno dei tre.
Le parole gli erano assolutamente familiari, eppure man mano che le leggeva gli risvegliavano

strane sensazioni e spaventosi ricordi che sapeva non appartenergli. Si sent crescere dentro un
senso di perdita e di desolazione di un'intensit terribile che, pur sapendo non suo, riecheggiava ora
con tanta esattezza le sue afflizioni che non pot far altro che arrendervisi completamente.
E mille e mille esseri viscidi
vivevano, e anch'io fra quelli.

Capitolo Venti...

La tapparella venne alzata con grande fragore e Richard ammicc.


"A quanto pare, hai passato una serata affascinante," disse Dirk Gently, "anche se a quanto pare
la tua attenzione ha trascurato completamente gli aspetti pi interessanti."
Torn alla sedia e vi si allung all'indietro, congiungendo fra loro le punte delle dita.
"Ti prego," disse, "non mi deludere chiedendo: 'dove sono?' Basta un'occhiata."
Richard si guard intorno perplesso e stordito, sentendosi come se stesse inaspettatamente
tornando da un lungo soggiorno su un altro pianeta, dove tutto era pace, luce e musica che non finiva
mai. Si sentiva cos rilassato che quasi non si dava la pena di respirare.
Il cavicchio di legno in fondo alla cinghia della tapparella sbatt qualche volta contro la finestra,
ma per il resto tutto taceva. Il metronomo era immobile. Guard l'orologio. Era l'una appena
passata.
"Sei rimasto sotto ipnosi per poco meno di un'ora," disse Dirk, "durante la quale sono venuto a
conoscenza di molte cose interessanti, mentre altre, che ora vorrei discutere con te, mi hanno
sconcertato. Un po' di aria fresca probabilmente ti aiuter a riprenderti, per cui proporrei una
tonificante passeggiata lungo il canale. L nessuno ti verr a cercare. Janice! "
Silenzio.
Parecchie cose non erano ancora chiare a Richard, che aggrott la fronte. Quando di l a un
momento gli ritorn la memoria immediata, fu come se tutto a un tratto fosse entrato un elefante
dalla porta, e si raddrizz sulla sedia con un soprassalto.
"Janice!" grid di nuovo Dirk, "Signorina Pearce! Maledetta ragazza."
Ripesc le cornette del telefono dal cestino della carta e le rimise al loro posto. Accanto alla
scrivania c'era una vecchia e logora valigetta di pelle, che lui raccolse, prese il cappello da terra e si
alz, calcandoselo assurdamente in testa.
"Vieni," disse slanciandosi verso la porta dove la signorina janice Pearce se ne stava seduta a
fissare una matita, "andiamo. Usciamo da questo putrido bordello. Pensiamo l'impensabile, facciamo
l'impossibile. Prepariamoci ad agguantare l'ineffabile e vediamo se, dopo tutto, non c' proprio modo
di beffarlo. Allora, Janice... "
"La smetta."
Dirk si strinse nelle spalle, poi prese dalla scrivania il libro che la ragazza poco prima aveva
mutilato cercando di chiudere il cassetto. Lo sfogli accigliato, poi lo rimise a posto con un sospiro.
Janice torn a ci che evidentemente stava facendo fino a quel momento, cio scrivere un lungo
messaggio con la matita. Richard contempl la scena in silenzio, sentendosi ancora presente solo a
met. Scosse la testa.
"Al momento," gli disse Dirk, "pu darsi che gli avvenimenti ti sembrino solo un gran
guazzabuglio. Invece abbiamo qualche filo interessante da tirare. Infatti, di tutto il tuo racconto, solo
due cose sono davvero impossibili fisicamente."
Finalmente Richard parl. "Impossibili?" disse corrucciandosi.
"Gi," rispose Dirk, "completamente e assolutamente impossibili."
Sorrise.
"Fortunatamente," prosegu, "sei capitato proprio nel posto giusto con il tuo affascinante
problema, visto che nel mio dizionario non esistono parole come 'impossibile'. In effetti," soggiunse
brandendo il povero libro maltrattato, "pare che vi manchi tutto ci che sta fra 'halibut' e 'morbillo'.
Grazie, signorina Pearce, ancora una volta lei mi ha reso un servizio prezioso, cosa per la quale la
ringrazio e, nel caso di esito positivo di questa missione, prover addirittura a pagarla. Per intanto,
abbiamo molte cose su cui riflettere e quindi lascio l'ufficio nelle sue pi che capaci mani.
Il telefono squill e Janice rispose.

Il telefono squill e Janice rispose.


"Buon pomeriggio," disse, "Wainwright Frutta e Verdura. Il signor Wainwright in questo
momento non pu venire al telefono perch non del tutto in s e ritiene di essere un cetriolo.
Grazie per la chiamata."
Butt gi la cornetta. Rialz lo sguardo per vedere la porta che si richiudeva dolcemente dietro il
suo ex datore di lavoro e il suo stralunato cliente.
"Impossibile?" disse ancora Richard sorpreso.
"Tutto," ribad Dirk, "completamente e assolutamente... be', diciamo inesplicabile. inutile usare
la parola 'impossibile' parlando di qualcosa che evidentemente accaduto. Ma non c' nulla di ci che
conosciamo in grado di spiegarlo."
Lungo il canale Grand Union, l'aria frizzante penetr nei sensi di Richard risvegliandolo.
Recuperate le sue normali facolt, nonostante che continuasse a essere assalito a intervalli regolari
dal ricordo della morte di Gordon, almeno ora era in grado di riflettere pi lucidamente.
Stranamente, tuttavia, sembrava che al momento nei pensieri di Dirk quella fosse l'ultima cosa. Dirk
si accaniva invece a interrogarlo a fondo sulle cose pi banali della sequela notturna di episodi
bizzarri.
Un tale che faceva jogging e un ciclista che arrivava dalla direzione opposta si urlarono a vicenda
di togliersi di mezzo ed evitarono di un soffio di scaraventarsi l'un l'altro nell'acqua lenta e fangosa
del canale. Una lentissima anziana signora che trascinava un vecchio cane ancora pi lento osserv la
scena attentamente. Sulla riva opposta, grandi capannoni vuoti si ergevano stupiti, con tutte le
finestre in frantumi che luccicavano. Una chiatta bruciata dondolava incerta sull'acqua. Dentro, due
bottiglie di detersivo galleggiavano nell'acqua putrida. Sul ponte pi vicino rombavano grossi
camion pesanti, scuotendo le fondamenta delle case, eruttando fumi di scarico nell'aria e
spaventando una madre con la carrozzina che cercava di attraversare la strada.
Dirk e Richard passeggiavano ai margini di South Hackney, a un chilometro e mezzo dall'ufficio
di Dirk, tornando verso il centro di Islington, dove Dirk sapeva che si trovavano i salvagente pi
vicini.
"Ma era soltanto un giochetto di prestigio, per tutti i santi," disse Richard. "Ne fa sempre. solo
questione di mano. Sembra impossibile, ma sono sicuro che se lo chiedi a un prestigiatore qualsiasi
ti dir che, sapendo come si fa, facile. Una volta in una strada di New York ho visto un tipo che..."
"So come si fa," disse Dirk, tirandosi fuori dal naso due sigarette accese e un fico glassato. Butt
il fico in aria, che per chiss come non ricadde a terra. "Destrezza, disorientamento, suggestione.
Tutte cose che si possono imparare, avendo del tempo da buttar via. Mi scusi, gentile signora," disse
all'anziana e lenta proprietaria del cane mentre le passavano accanto. Si chin sul cane e dal sedere
gli tir fuori una lunga striscia di bandierine a colori vivaci. "Credo che ora si muover pi
liberamente," disse, toccandosi cortesemente il cappello e passando oltre.
"Vedi, queste cose," disse a uno sconcertato Richard, "sono facili. Segare in due una donna
facile. Segare in due una donna e poi rimetterla insieme meno facile, ma con un po' di pratica si pu
fare. Il giochetto che mi hai descritto con il vaso di duecento anni e la saliera del college ..." fece una
pausa per dare maggiore enfasi "...completamente e assolutamente inspiegabile."
"Be', probabilmente ci sar stato qualche particolare che ho trascurato, ma..."
"Oh, senza dubbio. Ma il vantaggio di interrogare qualcuno sotto ipnosi che permette a chi
interroga di vedere la scena con molti pi dettagli di quelli che il soggetto al momento credeva di
aver notato. La bambina Sarah, per esempio. Ti ricordi com'era vestita?"
"Ehm, no." disse Richard distrattamente, "un abito qualunque, immagino...
"Colore? Tessuto?"
"Be', non me lo ricordo, era scuro. Era seduta parecchi posti pi in l. Le ho dato s e no
un'occhiata."
"Indossava un vestito di velluto in cotone blu, stretto in basso sulla vita. Maniche alla raglan
chiuse ai polsi, un colletto bianco da Peter Pan e sei bottoncini di perla sul davanti... Il terzo dall'alto
aveva un piccolo filo che veniva fuori. Aveva i capelli scuri tirati all'indietro e tenuti da un fermaglio
rosso a forma di farfalla."
"Se stai per dirmi che tutto ci lo hai capito osservando un segno sulle mie scarpe, come Sherlock
Holmes, temo proprio che non ti creder."
"No, no," disse Dirk, " molto pi semplice di cos. Me l'hai detto tu stesso sotto ipnosi."

"No, no," disse Dirk, " molto pi semplice di cos. Me l'hai detto tu stesso sotto ipnosi."
Richard scosse la testa.
"Non vero," disse. "Non so nemmeno che cos' un colletto alla Peter Pan."
"Ma lo so io e tu me l'hai descritto con grande precisione. Cos come il giochino di prestigio. E
quel giochino era impossibile nella forma in cui stato fatto. Credimi. So quello che dico. Ci sono
anche altre cose che mi piacerebbe sapere a proposito del professore, come per esempio chi ha
scritto quell'appunto che hai trovato sul tavolo e quante furono le domande che fece effettivamente
Giorgio III, ma..."
"Ma?"
"... ma credo che sarebbe meglio chiederlo direttamente al nostro amico. Se non che..." Aggrott
la fronte in uno sforzo di concentrazione. "Se non che," riprese, "essendo piuttosto presuntuoso in
queste faccende, mi piacerebbe conoscere la risposta prima ancora di fare la domanda. E invece non
cos. Non proprio cos." Guard distrattamente in lontananza e calcol approssimativamente la
distanza che restava fino al salvagente pi vicino.
"La seconda cosa impossibile," aggiunse, proprio mentre Richard stava per interloquire, "o
quanto meno, la cosa successiva assolutamente inspiegabile naturalmente la questione del tuo
divano. "
"Dirk," esclam Richard esasperato, "vorrei ricordarti che Gordon Way morto e che a quanto
pare io sono sospettato del suo omicidio! Tutto ci non c'entra nemmeno lontanamente e io..."
"Io invece sono estremamente incline a credere che c'entri."
"Ma assurdo!"
"Io credo nella sostanziale inter..."
"Ma s, s," disse Richard, "la sostanziale interconnessione di tutte le cose. Senti, Dirk, io non
sono una vecchia credulona e non mi far scroccare nessun viaggio alle Bermuda. Se vuoi aiutarmi,
allora andiamo al punto."
Dirk si inalber. "Io credo che tutte le cose abbiano una sostanziale interconnessione, come
chiunque segua i principi della meccanica quantistica fino alle loro estreme conseguenze logiche, se
onesto, non pu fare a meno di riconoscere. Ma credo anche che alcune cose siano molto pi
connesse fra loro di altre. E quando due eventi apparentemente impossibili e una sequela di eventi
decisamente singolari capitano tutti alla stessa persona, e la persona improvvisamente viene
sospettata di un omicidio decisamente singolare, a questo punto mi sembra che la soluzione vada
cercata nella connessione fra questi eventi. La connessione sei tu e d'altra parte anche tu ti sei
comportato in modo decisamente singolare ed eccentrico."
"Non vero," disse Richard. "Certo, mi sono capitate alcune cose strane, ma io..."
"Ieri notte, qualcuno (io) ti ha visto scalare la parte esterna di un edificio e fare irruzione
nell'appartamento della tua fidanzata, Susan Way."
"Ammettiamo che sia insolito," disse Richard, "ammettiamo anche che non sia stato saggio. Ma
era perfettamente logico e razionale. Volevo semplicemente rimediare a qualcosa che avevo fatto
precedentemente, prima che provocasse un danno."
Dirk ci pens su un momento, poi acceler il passo.
"E la tua era una reazione perfettamente ragionevole e normale al problema del messaggio
lasciato sulla segreteria (s, mi hai raccontato tutto nel corso della nostra piccola seduta), ossia
quello che avrebbe fatto chiunque?"
Richard aggrott la fronte come dire che non riusciva a capire cosa ci fosse di tanto strano. "Non
dico che l'avrebbe fatto chiunque," rispose, "probabilmente io seguo un corso di pensieri
leggermente pi logico e pratico di molte persone, e questa la ragione per cui riesco a elaborare
software per computer. Quella era una soluzione logica e pratica del problema."
"Magari non un tantino sproporzionata?"
"Per me era molto importante non deludere Susan ancora una volta."
"Quindi sei completamente soddisfatto dei motivi che ti hanno spinto a fare quello che hai fatto?"
"S," insistette Richard seccato.
"Sai," fece Dirk, "cosa mi diceva sempre la mia vecchia zia zitella che viveva nel Winnipeg?"
"No," disse Richard. Si tolse rapidamente i vestiti e si tuff nel canale. Dirk si butt verso il
salvagente, che avevano appena raggiunto, lo fece saltar fuori dal gancio e lo lanci a Richard, che si
dimenava in mezzo al canale, con l'aria completamente spersa e disorientata.

"Aggrappati a questo," gli url Dirk, "cos ti tiro su."


"Tutto bene," sputacchi Richard. "So nuotare."
"No, che non sei capace," grid Dirk, "aggrappati, su." Richard cerc di dirigersi verso la riva, ma
subito si arrese costernato e si aggrapp al salvagente. Dirk tir la fune finch Richard raggiunse la
sponda, poi si chin per dargli una mano a risalire. Richard usc dall'acqua soffiando e sputando, poi
si gir e si sedette tremante sulla banchina, le mani in grembo.
"Santo cielo, ma lurida!" esclam sputando di nuovo. " assolutamente disgustosa. Puah. Fiu.
Santo cielo. In genere sono un discreto nuotatore. Deve avermi preso un crampo o qualcosa del
genere. Fortuna che eravamo cos vicino ai salvagente. Oh, grazie." Queste ultime parole le
pronunci rivolto a Dirk che gli porgeva un ampio asciugamani.
Si strofin energicamente, quasi grattandosi con l'asciugamani per levarsi di dosso la sudicia
acqua del canale. Si alz in piedi e si guard intorno. "Vedi per caso le mie mutande?"
"Giovanotto," disse la vecchia con il cane, che li aveva raggiunti proprio allora. Rimase l a
guardarli con occhio severo e stava per rimproverarli quando Dirk la interruppe.
"Mille scuse, mia cara signora," le disse, "per l'offesa che il mio amico pu averle
inavvertitamente recato. La prego," aggiunse tirando fuori un mazzolino di anemoni dal sedere di
Richard, accetti questi fiori con i miei omaggi."
La signora glieli fece volare di mano con il bastone e si affrett a proseguire orripilata, tirandosi
dietro il cane.
"Non sei stato simpatico," disse Richard infilandosi i vestiti sotto l'asciugamani, ora
strategicamente drappeggiato attorno a lui.
"Non mi sembra una donna molto simpatica," replic Dirk, " sempre qui, a trascinarsi in giro
quel povero cane e a dire alla gente di levarsi di mezzo. T' piaciuta la nuotata?"
"Non molto, no," rispose Richard, dandosi una veloce asciugata ai capelli. "Non mi ero reso conto
di quanto fosse sporca l'acqua. E fredda. Ecco," disse restituendo l'asciugamani a Dirk, "grazie. Porti
sempre un asciugamani nella borsa?"
"E tu, di pomeriggio, ti fai sempre una nuotata?"
"No, in genere ci vado alla mattina, nella piscina di Highbury Fields, per svegliarmi e rimettere in
moto il cervello. A un tratto mi venuto in mente che questa mattina non ci ero andato."
"E, mmm... per questo che ti sei tuffato nel canale?"
"Be', s. Ho pensato soltanto che un po' di esercizio probabilmente mi avrebbe aiutato ad
affrontare tutta questa faccenda."
"Quindi non era affatto fuori posto spogliarsi e saltare dentro il canale."
"No," fece lui, "forse non sar stato saggio, viste le condizioni dell'acqua, ma era assolutamente..."
"Sei completamente soddisfatto dei motivi che ti hanno spinto a fare quello che hai fatto."
"Gi..."
"E quindi non aveva niente a che vedere con mia zia?"
Richard strinse gli occhi sospettoso. "Di che diavolo stai parlando?" disse.
"Ora te lo spiego," fece Dirk. And a sedersi su una vicina panchina e apr di nuovo la valigetta.
Pieg l'asciugamani e lo ripose, tirando fuori al suo posto un piccolo registratore Sony. Fece cenno a
Richard di avvicinarsi e premette il tasto Play. Dal minuscolo altoparlante fuoriusc la voce di Dirk
in una cantilena cadenzata. Diceva: "Fra un minuto far schioccare le mie dita e tu ti sveglierai e
dimenticherai tutto quanto, a parte le istruzioni che ti dar ora.
Fra poco andremo a fare una passeggiata lungo il canale e quando mi sentirai pronunciare le
parole 'la mia vecchia zia zitella che viveva nel Winnipeg'..."
Improvvisamente, Dirk afferr il braccio di Richard per bloccarlo.
Il nastro and avanti: "Ti toglierai i vestiti e ti tufferai nel canale. Scoprirai di non saper nuotare,
ma non ti lascerai prendere dal panico n andrai a fondo, semplicemente batterai l'acqua con i piedi
finch io non ti getter un salvagente..."
Dirk ferm il nastro e osserv la faccia di Richard, che per la seconda volta nella giornata si era
fatta pallida dallo stupore. "Vorrei sapere che cosa di preciso si impossessato di te ieri notte, fino a
farti arrampicare nell'appartamento della signorina Way," disse Dirk, "e perch."
Richard non rispose: continuava a fissare il registratore con aria confusa. Poi, con voce tremante,
disse: "C'era un messaggio di Gordon sulla segreteria di Susan. Chiamava dalla macchina. La cassetta
nel mio appartamento, Dirk. Improvvisamente, tutto ci mi spaventa a morte".

Capitolo Ventuno...

Dietro un furgone parcheggiato a pochi metri di distanza, Dirk osservava il poliziotto in servizio
davanti alla casa di Richard. Fermava e interrogava chiunque cercasse di entrare nel vialetto laterale
su cui si trovava la porta di Richard, compresi, not Dirk con piacere, gli altri poliziotti, se non li
riconosceva subito. Un'altra auto della polizia si ferm e Dirk si incammin.
Dalla macchina salt fuori un funzionario di polizia con una sega in mano e si diresse verso
l'ingresso. Dirk adegu istantaneamente la propria andatura alla sua, restando indietro di un passo o
due, con incedere sicuro di s.
"Tutto a posto, con me," disse Dirk, facendosi avanti nel momento preciso in cui il primo
poliziotto stava per fermare il secondo.
Un attimo dopo era dentro e stava salendo le scale. Il funzionario con la sega lo segu.
"Ehm, mi scusi signore," disse rivolto alla schiena di Dirk. Dirk era appena arrivato al punto in
cui il divano ostruiva la scala. Si ferm e si gir.
"Resti qui," disse, "a guardia del divano. Non lo faccia toccare da nessuno, e dico nessuno.
Capito?"
Per un momento il poliziotto sembr sconcertato. "Ho avuto ordine di segarlo," disse.
"Contrordine," abbai Dirk. "Lo guardi come un falco. Voglio un rapporto esauriente."
Poi si volt e scavalc il mobile. Un paio di secondi dopo emerse in un grande spazio aperto. Era
il piano inferiore dell'appartamento di Richard.
"Quello l'avete perquisito?" fece sbrigativo Dirk rivolto a un altro poliziotto che, seduto al tavolo
da pranzo di Richard sfogliava alcuni appunti. Il poliziotto sollev lo sguardo sorpreso e fece per
alzarsi in piedi. Dirk indicava il cestino della carta.
"Ehm, s..."
"Lo perquisisca ancora. Continui a perquisirlo. Chi c' qui?" "Ehm, be'..."
"Non ho tutta la giornata a disposizione."
"L'agente investigativo Mason se n' appena andato, con..."
"Bene, lo far sbattere fuori. Sono di sopra, se c' bisogno, ma non voglio essere interrotto a
meno che non sia veramente importante. Capito?"
"Ehm, chi..."
"Non mi sembra che stia perquisendo quel cestino."
"Ehm, giusto, signore. Io..."
"Voglio che sia frugato a fondo. Capito?"
"Ehm..."
"Scattare." Dirk si precipit di sopra, nello studio di Richard.
La cassetta si trovava esattamente dove gli aveva detto Richard, sul tavolo lungo dove c'erano i
sei Macintosh. Dirk stava per mettersela in tasca quando la sua curiosit venne attratta
dall'immagine del divano di Richard che ruotava e girava lentamente sul grande schermo Macintosh,
e si sedette davanti alla tastiera.
Scorse brevemente il programma fatto da Richard, ma ben presto si rese conto che nella sua
forma attuale non era esattamente quel che si dice di immediata comprensione e che lui ci capiva
ben poco. Alla fine riusc a disincastrare il divano e a riportarlo gi dalle scale, ma si accorse che per
farlo doveva girare in fuori parte della parete. Con un grugnito di stizza lasci perdere.
Guard un altro computer su cui si vedeva un'onda sinusoidale immobile. Tutto intorno allo
schermo c'erano piccole immagini di altre onde, che si potevano selezionare e aggiungere a quella
principale, o usare per modificarla in altri modi. Scopr rapidamente che ci consentiva di costruire
onde complessissime a partire da quelle semplici e ci gioc per un po'. Aggiunse una semplice onda
sinusoidale a se stessa, con il risultato di raddoppiare l'altezza dei picchi e dei fondi dell'onda. Poi le

sinusoidale a se stessa, con il risultato di raddoppiare l'altezza dei picchi e dei fondi dell'onda. Poi le
sfals leggermente, cos che i picchi e i fondi dell'una semplicemente compensassero i picchi e i fondi
dell'altra, lasciando una linea completamente piatta. Quindi modific leggermente la frequenza di
una delle sinusoidi.
L'effetto fu che in alcuni punti dell'onda risultante le due onde si rinforzavano a vicenda, mentre
in altri si annullavano. Aggiungendo una terza onda semplice di un'altra frequenza ancora, si
otteneva un'onda composta in cui si faceva fatica a distinguere qualsiasi disegno. La linea danzava su
e gi apparentemente in modo casuale, rimanendo piuttosto bassa per alcuni periodi, per poi
elevarsi improvvisamente in ampi picchi e fondi quando tutte e tre le onde entravano brevemente in
fase fra loro.
Dirk pens che fra tutti quegli strumenti dovesse esserci qualcosa per trasporre l'onda che
danzava sullo schermo del Macintosh in un vero e proprio suono musicale e cerc fra i men
disponibili nel programma. Trov una voce di un men che lo invitava a trasferire il campione di
onda in un Emu.
La cosa lo lasci perplesso. Si guard attorno nella stanza in cerca di un grosso uccello incapace
di volare, ma non riusc a scovare niente di simile. Comunque, attiv il processo, dopo di che segu il
cavo che dal retro del Macintosh scendeva dietro la scrivania, passava sul pavimento, girava dietro
un armadio, scompariva sotto un tappeto e infine andava a collegarsi alla parte posteriore di una
grande tastiera grigia chiamata Emulator II.
Era l, dedusse, che la sua onda sperimentale doveva essere arrivata. Schiacci incerto un tasto.
L'orribile suono scorreggiante che esplose immediatamente dagli altoparlanti fu cos forte che
per un attimo non sent le parole "Svlad Cjelli!" che nello stesso momento qualcuno abbai dalla
porta.
Richard se ne stava seduto nell'ufficio di Dirk e lanciava nel cestino, gi pieno di telefoni,
minuscole palline di carta arrotolata. Ruppe qualche matita. Suon lunghi pezzi di un vecchio assolo
di Ginger Baker sulle ginocchia.
In una parola, friggeva.
Aveva provato a scrivere su un pezzo di carta da lettere di Dirk ci che ricordava degli
avvenimenti della sera prima e, se era in grado di ricostruirlo con esattezza, il momento in cui
ognuno di essi si era verificato. Era stupito dalla difficolt della cosa e dalla labilit della sua
memoria conscia in confronto a quella inconscia, come Dirk gli aveva dimostrato.
"Maledetto Dirk," pens. Voleva parlare con Susan.
Dirk gli aveva detto che non doveva farlo per nessun motivo, perch i telefoni erano sicuramente
sotto controllo.
"Maledetto Dirk," disse a un tratto e balz in piedi.
"Non avrebbe qualche moneta da dieci pence?" chiese a Janice, ostinatamente immusonita.
Dirk si gir.
Incorniciata nella porta, si stagliava una figura alta e scura. La figura alta e scura non sembrava
contenta di ci che vedeva, anzi, sembrava piuttosto incazzata. Pi che incazzata. Sembrava una
figura alta e scura che avrebbe potuto tranquillamente tirare il collo a una mezza dozzina di polli e
alla fine essere ancora incazzata.
La figura avanz alla luce, rivelandosi come il sergente Gilks del distretto di polizia del
Cambridgeshire.
"Lo sai," disse il sergente Gilks del distretto di polizia del Cambridgeshire, battendo le palpebre
e controllando le proprie emozioni, "che quando torno qua e scopro un funzionario di polizia che fa
la guardia a un divano con in mano una sega e l'altro che sta facendo a pezzi un innocente cestino non
posso che pormi talune domande? E me le devo porre con l'inquietante sensazione che le risposte,
una volta che le avr trovate, non mi piaceranno.
A quel punto mi ritrovo a salire le scale con un orribile presagio, Svlad Cjelli, un presagio
davvero orribile. Un presagio, oserei aggiungere, che adesso scopro orribilmente giustificato.
Immagino che tu non possa fare alcuna luce sul rinvenimento di un cavallo in un bagno, no? La cosa
sembrava recare la tua impronta."
"Non posso," disse Dirk, "non ancora. Anche se mi interessa in un modo curioso."
"Ci credo, maledizione. Ti avrebbe interessato in modo curioso anche se avessi dovuto portar gi

"Ci credo, maledizione. Ti avrebbe interessato in modo curioso anche se avessi dovuto portar gi
quell'accidenti da un accidenti di scala a chiocciola all'una di notte. Che diavolo ci fai qui?" disse il
sergente Gilks con aria stanca.
"Sono qui," disse Dirk, "in cerca della giustizia."
"Bene, allora non rivolgerti a me," disse Gilks, "n tantomeno al Met. Che cosa sai di MacDuff e
di Way?"
"Di Way? Niente che non sappiano tutti. MacDuff l'ho conosciuto a Cambridge."
"Ah, pensa, cos? Descrivimelo."
"Alto. Alto e assurdamente magro. D'indole buona. Un po' somigliante a una mantide religiosa
poco religiosa, una mantide non religiosa, se vuole. Una specie di mantide geniale e amabile che ha
abbandonato la religione e si data al tennis."
"Mmm," disse Gilks burbero, dando uno sguardo in giro per la stanza. Dirk intasc la cassetta.
"Sembrerebbe la stessa persona," disse Gilks.
"E naturalmente," continu Dirk, "assolutamente incapace di commettere un omicidio."
"Questo sta a noi deciderlo."
"Nonch, ovviamente, alla giuria."
"Bah! Giurie!"
"Anche se, evidentemente, non si arriver a tanto, perch i fatti parleranno da s ben prima che il
mio cliente si ritrovi davanti a una corte di giustizia."
"Il tuo dannato cliente, eh? Benissimo, Cjelli, dove si trova?"
"Non ne ho la pi pallida idea."
"Scommetto che ti sei fatto dare un indirizzo dove mandare il conto."
Dirk si strinse nelle spalle.
"Senti, Cjelli, questa una normalissima, innocua indagine su un omicidio e non voglio che tu
faccia casino. Perci considerati avvisato fin d'ora. Se vedo anche solo un frammento di prova che
sparisce te ne do tante, ma tante che non saprai pi se domani oppure gioved. Ora fuori dal piedi,
e mentre te ne vai dammi quella cassetta." Allung la mano.
Dirk sembr autenticamente sorpreso. "Che cassetta?"
Gilks sospir. "Tu sei un uomo intelligente, Cjelli, questo te lo riconosco," disse, "ma fai lo stesso
errore di un sacco di persone intelligenti, che pensano che tutti gli altri siano stupidi. Se mi giro
dall'altra parte c' una ragione, e la ragione per vedere che cosa prendi. Non c' bisogno che ti veda
prendere qualcosa. Mi basta vedere cosa manca dopo. Siamo addestrati, sai. Tutti i marted
pomeriggio ci facevamo mezz'ora di Corso di Osservazione. Tanto per rifiatare un po', dopo le
quattro ore di Cieca Brutalit."
Dirk nascose la rabbia verso di s dietro un sorrisetto. Si frug nella tasca del soprabito di pelle e
ne estrasse la cassetta.
"Fammela ascoltare," disse Gilks, "vediamo un po' cosa non volevi farci sentire."
"Non vero che non volessi farvela sentire," disse Dirk, con una scrollata di spalle. "Volevo solo
sentirla per primo io." And allo scaffale su cui si trovava l'impianto stereo di Richard e infil la
cassetta nel registratore.
"Allora, non vuoi farmi una piccola introduzione?"
" una cassetta," disse Dirk, "della segreteria telefonica di Susan Way. A quanto pare, Way aveva
quest'abitudine di lasciare lunghi..."
"S, lo so. E la sua segretaria, povera crista, al mattino va in giro a raccogliere le sue ciance."
"Be', ritengo che ci possa essere un messaggio che Gordon Way ha lasciato ieri sera dalla
macchina."
"Capisco. Ok, fammi sentire."
Con un inchino aggraziato, Dirk schiacci il tasto Play.
"Oh, Susan, ciao, sono Gordon," disse la cassetta ancora una volta. "Sto andando alla villetta..."
"Villetta!" esclam Gilks in tono sarcastico.
", mmm, gioved sera e sono le, ehm... 8:47. Un po' di foschia sulle strade. Senti, questo fine
settimana ci sono quei due tizi che vengono dagli Stati Uniti..."
Gilks alz le sopracciglia, guard l'orologio e prese un appunto sul suo blocchetto.
Sia Dirk che il sergente di polizia provarono un brivido quando nella stanza risuon la voce del
morto.

"... un miracolo che non sia andato ad ammazzarmi nel fosso, questa s che sarebbe grandiosa,
no?, lasciare le ultime parole famose sulla segreteria di qualcun altro, non vedo perch..."
Ascoltarono in un silenzio teso la cassetta che continuava a riprodurre l'intero messaggio.
" questo il problema con i cervelloni: hanno una grande idea che funziona davvero, dopo di che
si aspettano che tu continui a finanziarli per anni intanto che loro si calcolano la topografia del loro
ombelico. Scusami, devo fermarmi a chiudere bene il bagagliaio. Ci vorr un attimo."
Subito dopo si sent il colpo attutito del ricevitore che veniva poggiato sul sedile del passeggero e
di l a qualche secondo il suono di una portiera di auto che veniva aperta. Intanto, in sotto fondo,
dall'impianto stereo dell'auto la musica continuava a borbottare.
Dopo qualche altro secondo, arriv la doppia esplosione di una doppietta, attutita, distante, ma
inconfondibile.
"Ferma il nastro," disse brusco Gilks e lanci un'occhiata all'orologio. "Tre minuti e venticinque
secondi dal momento in cui ha detto che erano le otto e quarantasette." Alz di nuovo lo sguardo su
Dirk. "Sta' qui. Non ti muovere. Non toccare niente. Mi sono segnato la posizione di ogni molecola
d'aria della stanza, per cui basta che respiri e io lo sapr."
Si gir rapidamente e usc. Dirk sent che scendendo le scale diceva: "Tuckett, vada all'ufficio
della WayForward, si faccia dare le specifiche del telefono dell'auto di Way, il numero, la rete..." La
voce svan gi per le scale.
Svelto, Dirk abbass la manopola del volume dello stereo e riprese ad ascoltare la cassetta.
La musica and avanti per un po'. Dirk, deluso, tamburellava con le dita. La musica continuava
ancora.
Schiacci brevemente il tasto dell'avanzamento veloce. Ancora musica. Capiva che stava cercando
qualcosa, ma non sapeva cosa. Quel pensiero lo immobilizz di colpo.
Decisamente, stava cercando qualcosa. Decisamente, non sapeva cosa.
Rendendosi conto di non sapere esattamente perch lo faceva, all'improvviso lo raggel e lo
elettrizz. Gir lentamente su di s, come lo sportello di un frigo.
Non c'era nessuno, almeno nessuno che lui potesse vedere. Ma conosceva quel gelido formicolio
sulla pelle, che odiava sopra ogni cosa.
Con un sussurro feroce, disse: "Se c' qualcuno che mi pu sentire, ascolti questo. La mia mente
il mio centro e tutto quello che vi succede dipende da me. Gli altri credano ci che vogliono, ma io
non far nulla senza conoscerne il motivo, e conoscerlo chiaramente. Per cui, se vuoi qualcosa
fammelo sapere, ma non azzardarti a toccare la mia mente".
Tremava di una rabbia profonda e antica. Il gelo gli scivol di dosso lentamente e quasi
pateticamente e sembr muoversi per la stanza. Prov a seguirlo con i suoi sensi, ma venne distratto
all'istante da una voce improvvisa che sembrava giungergli dai confini dell'udito, su un remoto
ululato del vento.
Era una voce vuota, terrorizzata, confusa, quasi solo un sussurro inconsistente, ma c'era, udibile,
sulla cassetta della segreteria telefonica.
Diceva: "Susan! Susan, aiutami! Aiutami, per l'amor di Dio. Susan, sono morto..."
Dirk fece una piroetta e ferm la cassetta.
"Mi dispiace," disse sottovoce, "ma devo pensare al bene del mio cliente."
Riavvolse il nastro, appena appena, fino a poco prima che la voce cominciasse, ruot a zero la
manopola del livello di registrazione e schiacci il tasto REC. Lasci girare il nastro, cancellando la
voce e tutto ci che seguiva. Se quella cassetta doveva stabilire l'ora della morte di Gordon Way,
Dirk non voleva che saltasse fuori nessun esempio imbarazzante di un Gordon che parlava dopo quel
momento, fors'anche per confermare che era proprio morto.
Nell'aria vicino a lui sembr verificarsi una grande eruzione emotiva. Un'onda di qualche genere
si cre nella stanza, facendo tremare i mobili al suo passaggio. Dirk guard verso la direzione in cui
apparentemente andava, una mensola vicino alla porta dove, si rese conto a un tratto, si trovava la
segreteria telefonica di Richard. L'apparecchio cominci a traballare qua e l sul ripiano, ma appena
Dirk vi si avvicin ritorn immobile. Dirk allung lentamente una mano e con calma schiacci il
tasto che disponeva l'apparecchio alla risposta.
Il disturbo dell'aria riattravers la stanza dirigendosi verso il lungo tavolo di Richard dove, fra
pile di carte e floppy disk, si nascondevano due vecchi telefoni a disco. Dirk sapeva cosa stava per
succedere, ma decise di stare a guardare, senza intervenire. La cornetta di uno dei telefoni cadde

dalla forcella. Dirk poteva sentire il segnale libero. Poi lentamente, e con chiara difficolt, il disco
cominci a ruotare. Si mosse in cerchio con moto irregolare, ancora un po', sempre pi lento, e poi
improvvisamente torn indietro.
Ci fu un momento di pausa. La forcella del telefono si abbass e poi risal, liberando nuovamente
la linea. Il disco ricominci a girare, muovendosi con fatica anche maggiore della volta prima.
Scivol indietro un'altra volta.
Ora ci fu una pausa pi lunga, poi l'intera manovra si ripet. Quando il disco scatt indietro per la
terza volta, ci fu un'improvvisa esplosione di rabbia: il telefono balz in aria e venne scaraventato
dall'altra parte della stanza. Nel volo, il filo della cornetta si attorcigli attorno a una lampada
Anglepoise, trascinandola in una caduta rovinosa fra un intrico di fili, tazze di caff e floppy disk.
Dalla scrivania, una pila di libri fran in terra.
La figura del sergente Gilks si stagli sulla porta, il volto privo di espressione.
"Sto per rientrare," disse, "e quando lo far non voglio vedere assolutamente niente del genere.
Chiaro?" Si gir e scomparve.
Dirk balz verso il registratore e schiacci il tasto di riavvolgimento. Poi si volt e sibil all'aria
vuota: "Non so chi tu sia, ma posso provare a indovinare. Se vuoi il mio aiuto, non mi mettere mai
pi in imbarazzo come ora!"
Qualche attimo dopo, Gilks rientr. "Ah, eccoti qua," disse. Pass uno sguardo piatto sul disastro.
"Finger di non vedere nulla di tutto ci, cos non dovr fare domande le cui risposte so gi che
potrebbero solo irritarmi."
Dirk avvamp.
Nell'attimo di silenzio che segu, si poteva sentire un leggero fruscio e un ticchettio che fecero
rivolgere lo sguardo duro del sergente verso il registratore.
"Che cosa sta facendo quella cassetta?"
"Si sta riavvolgendo."
"Dammela."
Il nastro arriv all'inizio e si ferm, mentre Dirk arrivava al nastro. Lo tir fuori e lo porse a
Gilks.
"Ci sembrerebbe porre irritantemente al sicuro il tuo cliente," disse il sergente. "La Cellnet ha
confermato che l'ultima chiamata fatta dall'auto delle 8:46 di ieri sera, ora alla quale il tuo cliente
stava sonnecchiando davanti a diverse centinaia di testimoni. Dico testimoni, anche se erano per la
maggior parte studenti, ma probabilmente saremo costretti ad ammettere che non possono aver
mentito tutti quanti."
"Bene," disse Dirk, "insomma, sono contento che si sia chiarito tutto."
"Ovviamente, noi non abbiamo mai pensato che fosse stato lui. Non reggeva, semplicemente. Ma
tu ci conosci: ci piace avere dei risultati. Digli comunque che vorremmo fargli qualche domanda."
"Non mancher di farglielo presente, casomai dovessi incontrarlo."
"Baster che tu faccia questa cosuccia."
"Bene, non voglio trattenerla oltre, sergente," disse Dirk, indicando disinvoltamente la porta.
"No, ma accidenti sar io a trattenerti se non esci di qui entro trenta secondi, Cjelli. Non so che
cosa tu abbia in testa, ma se posso evitare di scoprirlo far sonni pi tranquilli nel mio ufficio,
Fuori."
"Allora le auguro buona giornata, sergente. Non dir che stato un piacere, perch non cos."
Dirk usc impettito dalla stanza e si diresse verso l'uscita dell'appartamento, notando con
rammarico che dove prima c'era un grande divano Chesterfield magnificamente incastrato sulla
scala, ora c'era solo un piccolo e triste mucchietto di segatura.
Michael Wenton-Weakes sollev lo sguardo dal libro con un sussulto.
Improvvisamente, aveva la mente che brulicava di idee. Pensieri, immagini, propositi, tutto ci si
affollava in lui, e pi sembravano contraddirsi a vicenda, pi sembravano accordarsi, assestarsi e
trovare un proprio posto,
Alla fine l'incastro era perfetto, ogni dentino lentamente si allineava al successivo.
Bastava un gesto e la cerniera si chiudeva.
Anche se l'attesa, quando a colmarla c'erano solo insuccessi, stremanti ondate di debolezza, dubbi
esitanti e triste impotenza, era parsa durare un'eternit di diverse eternit, l'incastro, una volta

esitanti e triste impotenza, era parsa durare un'eternit di diverse eternit, l'incastro, una volta
ottenuto, aveva cancellato tutto quanto. Avrebbe cancellato tutto ci. Avrebbe annullato ci che era
stato tanto disastrosamente fatto.
Chi aveva pensato una cosa simile? Poco importava, l'incastro era fatto, ed era perfetto.
Michael guard fuori della finestra la curata via di Chelsea, senza badare se quello che vedeva
erano esseri viscidi dotati di gambe o se erano tanti signori A. K. Ross. Ci che importava era quello
che avevano rubato e che sarebbero stati costretti a restituire. Ormai Ross giaceva nel passato. Ci
che gli interessava adesso era ancora di l da venire.
I suoi occhi bovini, grandi e acquosi, tornarono a posarsi sulle ultime righe di Kubla Khan, che
stava leggendo in quel momento. L'incastro era fatto, la cerniera chiusa.
Richiuse il libro e se lo mise in tasca.
La strada del ritorno ora era sgombra. Sapeva come doveva comportarsi. Non restava che fare
qualche acquisto e poi agire.

Capitolo Ventidue...

"Tu? Ricercato per omicidio? Richard, di cosa stai parlando?"


Il telefono tremava nella mano di Richard. Fra l'altro, lo teneva a un centimetro di distanza
dall'orecchio perch sembrava che qualcuno avesse appena immerso la cornetta in un piatto di chow
mein, ma quello non era il peggio. Era un telefono pubblico, quindi gi il fatto che funzionasse
doveva essere un caso. Richard per cominciava a sentirsi come se tutto il mondo si fosse scostato da
lui di un centimetro, come nella pubblicit di un deodorante.
"Gordon," disse Richard esitante, "Gordon stato ucciso, no?"
Prima di rispondere, Susan fece una pausa.
"S, Richard," disse in tono afflitto, "ma nessuno crede che sia stato tu. Naturalmente, vogliono
farti qualche domanda, ma...
"Quindi adesso non c' la polizia da te?"
"No, Richard," insistette Susan. "Senti, perch non vieni qui?"
"E non mi stanno dando la caccia?"
"No! Perch diavolo ti sei messo in testa l'idea che sei ricercato per... che pensano che sia stato
tu?"
"Be'... insomma, me l'ha detto questo mio amico."
"Chi? "
"Ecco, il suo nome Dirk Gently."
"Non me ne hai mai parlato. Chi ? Ha detto qualcos'altro?"
"Mi ha ipnotizzato e poi, mmm, mi ha fatto saltare dentro il canale e, ecco, insomma,
veramente..."
All'altro capo del filo ci fu una pausa terribilmente lunga. "Richard," disse Susan alla fine, con
quel genere di calma che subentra nelle persone quando si rendono conto che, per quanto brutte le
cose possano sembrare, non c' nessuna ragione per cui non possano continuare a peggiorare, "passa
di qua. Stavo per dirti che ho bisogno di vederti, ma ora credo che sia tu ad avere bisogno di vedere
me."
"Magari vado alla polizia."
"Alla polizia ci vai dopo. Richard, per piacere. Qualche ora in pi non far nessuna differenza. Io...
io non riesco quasi a pensarci. Richard, cos terribile. Se tu fossi qui, sarebbe gi qualcosa. Dove
sei?"
"Va bene," disse Richard, "sar da te fra una ventina di minuti. "
"Devo lasciare la finestra aperta o credi che proverai a entrare dalla porta?" chiese lei, tirando su
col naso.

Capitolo Ventitr...

"La prego, no," disse Dirk fermando la signorina Pearce che stava per aprire una lettera
proveniente dal fisco, "ci sono cose pi allegre di quelle."
Era appena emerso da una seduta di intensa riflessione nell'oscurit dell'ufficio e trasudava
frenesia e concentrazione. Per convincere la signorina Pearce a perdonare la sua ultima,
ingiustificabile stravaganza con cui si era ripresentato in ufficio, aveva apposto la propria firma
autentica su un autentico assegno paga e riteneva che mettersi ad aprire ostentatamente lettere
dell'ufficio imposte voleva dire prendere il suo gesto magnanimo con uno spirito assolutamente
sbagliato.
La ragazza mise da parte la busta.
"Venga!" disse. "Voglio farle vedere una cosa. Osserver le sue reazioni con sommo interesse."
Torn a passo di marcia nell'ufficio e si sedette alla scrivania. Lei lo segu pazientemente e si
sedette di fronte, ignorando apertamente l'ingiustificabile stravaganza posata sul tavolo.
La lucida targa d'ottone sulla porta l'aveva mandata su tutte le furie, ma quello sciocco telefono
con grossi tasti rossi non lo considerava nemmeno degno di disprezzo. E di sicuro non si sarebbe
lasciata andare a nulla di tanto avventato come un sorriso fino a che non si fosse assicurata che
l'assegno era coperto. L'ultima volta che le aveva firmato un assegno, l'aveva cancellato prima della
fine della giornata, per evitare, le aveva spiegato, "che cadesse nelle mani sbagliate". Le mani
sbagliate, presumibilmente, erano quelle del direttore della banca.
Le spinse dall'altra parte della scrivania un pezzo di carta. Lei lo prese e lo guard. Poi lo rigir e
torn a guardarlo. Lo guard di dietro e quindi lo rimise gi.
"Be'?" chiese Dirk. "Che ne pensa? Mi dica! " La signorina Pearce sospir.
"Un mucchio di scarabocchi senza senso fatti con un pennarello blu su un pezzo di carta da
lettere," disse. "Si direbbero fatti da lei."
"No!" abbai Dirk.
"Be', s," ammise, "ma solo perch sono convinto che sia la soluzione del problema!"
"Che problema?"
"Il problema," insistette Dirk, dando una manata sul tavolo, "del giochino di prestigio! Gliel'ho
detto!"
"S, signor Gently, pi volte. Secondo me, solo un giochino di prestigio. In Tv se ne vedono."
"Con la differenza... che questo era completamente impossibile! "
"Non poteva essere impossibile, altrimenti non avrebbe potuto mai farlo. Atteniamoci alla
ragione."
"Esattamente!" disse Dirk eccitatissimo. "Esattamente! Signorina Pearce, lei una donna di raro
intuito e acume."
"Grazie, signor Gently, posso andare ora?"
"Aspetti! Non ho ancora finito.! Neanche un po', neanche per idea! Lei mi ha dimostrato la
profondit del suo intuito e del suo acume, mi consenta ora di dimostrarle la mia!"
La signorina Pearce si lasci cadere pazientemente sulla sedia.
"Credo," prosegu Dirk, "che ne rimarr impressionata. Pensi a questo. Un problema arduo. Nel
tentativo di trovare una soluzione, continuavo a girare in piccoli cerchi attorno alla mia testa,
tornando e ritornando esasperantemente sulle stesse cose. Era chiaro che non sarei riuscito a
pensare a nient'altro fino a che non avessi trovato la risposta, ma altrettanto chiaro era che avrei
dovuto pensare ad altro se volevo arrivare alla risposta. Come uscire da questo circolo? Me lo
chieda."
"Come?" disse la signorina Pearce, docile ma senza entusiasmo.
"Scrivendo la risposta!" esclam Dirk. "Ed eccola qui!" Assest una manata trionfante sul pezzo

"Scrivendo la risposta!" esclam Dirk. "Ed eccola qui!" Assest una manata trionfante sul pezzo
di carta e torn a sedersi con un sorriso soddisfatto.
La signorina Pearce lo guard senza parole.
"Con il risultato," continu Dirk, "che ora sono in grado di volgere la mia mente a nuovi e
affascinanti problemi, come, per esempio...
Prese il pezzo di carta coperto di scarabocchi e ghirigori insensati e lo sollev davanti a lei.
"In che lingua," disse con voce cupa e bassa, " scritto?" La signorina Pearce continuava a
guardarlo senza parole. Dirk lasci cadere il pezzetto di carta, mise i piedi sul tavolo e butt indietro
la testa con le mani sulla nuca.
"Capisce quello che ho fatto?" chiese al soffitto che, trascinato improvvisamente nella
conversazione, sembr avere un lieve sussulto. "Ho trasformato il problema da un enigma di somma
difficolt e forse assolutamente irrisolvibile in un semplice rompicapo linguistico. Anche se,"
mormor, dopo un lungo momento di silenziosa riflessione, "di somma difficolt e forse
assolutamente irrisolvibile."
Gir la testa per osservare attentamente Janice Pearce.
"Avanti," la sollecit, "dica che una follia, ma potrebbe anche funzionare!"
Janice Pearce si schiar la gola.
" una follia," disse, "creda a me."
Dirk distolse lo sguardo e si spost su un lato della poltrona, come probabilmente faceva il
modello del Pensatore quando Rodin si assentava e lui poteva mettersi comodo.
A un tratto, sembr profondamente stanco e depresso.
"So bene," disse con voce bassa e scoraggiata, "che da qualche parte c' qualcosa di radicalmente
sbagliato. E so bene che devo andare a Cambridge per raddrizzare le cose. Ma sarei meno timoroso
se sapessi che cos'era..."
"Allora, ora posso andare, per piacere?" disse la signorina Pearce.
Dirk la guard tetro.
"S," disse con un sospiro, "ma almeno... almeno mi dica..." dette un colpetto con la punta del dito
al pezzetto di carta, "insomma, cosa ne pensa di questo?"
"Be', penso che sia una bambinata," disse Janice Pearce con franchezza.
"Ma, ma, ma!" fece Dirk, battendo un colpo sul tavolo per la delusione. "Non capisce che per
capire dobbiamo fare bambinate? Solo i bambini vedono le cose con perfetta chiarezza, perch non si
sono ancora costruiti tutti quei filtri che ci impediscono di vedere le cose che non ci aspettiamo di
vedere?"
"E allora, perch non va a chiederlo a un bambino?"
"La ringrazio, signorina Pearce," disse Dirk allungandosi a prendere il cappello, "ancora una volta
lei mi ha reso un servizio inestimabile, di cui le sono profondamente grato."
E usc impettito.

Capitolo Ventiquattro...

Mentre Richard si dirigeva verso l'appartamento di Susan, il tempo cominci a rannuvolarsi. Il


cielo, che al mattino aveva esordito con tanta vivacit e buonumore, cominciava a perdere la propria
concentrazione, scivolando nuovamente verso il suo abituale aspetto britannico, ovvero quello di
uno strofinaccio per i piatti umido e muffoso. Richard prese un taxi, che lo port a destinazione in
pochi minuti.
"Bisognerebbe deportarli tutti," disse il guidatore del taxi mentre si fermavano.
"Eh? Chi?" fece Richard, rendendosi conto di non aver ascoltato una parola di quanto aveva detto
il tassista.
"Be'..." disse il guidatore, che a un tratto si rese conto anche lui di non essere stato ascoltato, "be',
tutta quella gente. Sbarazzarsi di tutta quella maledetta gente, ecco quello che dico io. E delle loro
maledette bertucce," aggiunse per buona misura.
"Lei deve avere proprio ragione," disse Richard e corse verso la casa.
Arrivato alla porta d'ingresso dell'appartamento di Susan, sent il suono del violoncello che
eseguiva una melodia lenta e solenne. Fu felice che lei stesse suonando. Bastava che suonasse il suo
violoncello per acquistare autocontrollo e una sorprendente autonomia emotiva. Lui si era accorto
di una cosa straordinaria rispetto al rapporto di Susan con la musica che eseguiva. Tutte le volte che
si sentiva agitata o inquieta, era sufficiente che si mettesse a sedere e suonasse una musica con
intensa concentrazione, per riemergerne apparentemente calma e riposata.
La volta successiva che suonava quella musica per tutto le tornava fuori e lei andava
completamente a pezzi.
Entr pi silenziosamente possibile per non turbare la sua concentrazione.
Attravers in punta di piedi la saletta nella quale stava provando, ma la porta era aperta, cos si
ferm e la guard, facendole impercettibilmente segno di non smettere. Lei aveva l'aria pallida e
tesa, ma gli fece un accenno di sorriso e continu a cavare l'arco con rinnovata intensit.
Con un tempismo impeccabile di cui solo rarissimamente capace, il sole scelse quel momento
per bucare momentaneamente le nubi minacciose che si andavano raccogliendo e una luce
drammatica cadde su lei intenta a suonare il violoncello e sul vecchio legno marrone scuro dello
strumento. Richard ne rimase come incantato. Per un momento, il subbuglio di quella giornata si
immobilizz e si tenne a rispettosa distanza.
Non conosceva quella musica, ma sembrava Mozart e in effetti si ricord che lei gli aveva detto di
avere qualcosa di Mozart da studiare. Pass oltre silenziosamente e si sedette ad aspettare e
ascoltare.
Alla fine, lei termin il pezzo, ma prima che la raggiungesse ci fu un minuto circa di silenzio.
Batt le palpebre e sorrise, lo strinse in un lungo abbraccio trepido, poi si sciolse e rimise il telefono
sulla forcella. In genere, quando provava, lo staccava.
"Scusa," disse, "non volevo essere interrotta." Si deterse una lacrima con un gesto brusco, come
se fosse una qualche irritazione. "Come stai, Richard?"
Lui si strinse nelle spalle e le scocc un'occhiata confusa. Sembrava che con ci avesse spiegato
tutto.
"Temo che dovr andare avanti," disse Susan con un sospiro. "Mi dispiace. Sono appena stata..."
Scosse la testa. "Chi pu essere stato?"
"Non lo so. Qualche pazzo. Non sono sicuro che sia cos importante."
"No," disse lei. "Senti, ehm, hai pranzato?"
"No. Susan, tu continua a suonare e io vado a vedere cosa c' in frigo. Possiamo parlarne durante
lo spuntino."
Susan annu.

Susan annu.
"Va bene," disse, "per..."
"S?"
"Be', almeno per il momento non ho proprio voglia di parlare di Gordon. Non prima di averla
digerita. Mi sento come un po' spiazzata. Sarebbe gi meglio se gli fossi stata pi vicina, ma non
cos e mi sento come imbarazzata dal fatto di non avere una reazione immediata. Parlarne andrebbe
benissimo, a parte che bisognerebbe usare il passato e questo ci che..."
Gli si strinse contro per un attimo, poi si azzitt con un sospiro.
"Al momento non c' molto in frigo," disse, "un po' di yogurt, credo, e una busta di filetti di
merluzzo che puoi aprire. Sono sicura che se ti ci metti riesci a fare qualche pasticcio, ma tutto
molto semplice. Il trucco sta nel non spargerli ovunque sul pavimento e non metterci sopra la
marmellata."
Gli dette un abbraccio, un bacio e un sorriso triste, poi si ritir nuovamente nella sua sala da
musica.
Squill il telefono e Richard rispose.
"Pronto?" disse. Niente, solo una specie di flebile sibilo di vento in linea.
"Pronto?" ripet. Attese, si strinse nelle spalle e rimise il telefono a posto.
"C'era qualcuno?" gli grid Susan.
"No, nessuno," rispose Richard.
" gi successo un paio di volte," disse Susan. "Credo che sia una specie di ansimatore
minimalista." Riprese a suonare.
Richard and in cucina e apr il frigo. La sua dieta era meno salutista di quella di Susan, per cui
non fu propriamente esaltato da ci che vi trov, ma riusc senza difficolt a mettere su un vassoio
qualche filetto di merluzzo, un po' di yogurt, un po' di riso e qualche arancia, cercando di non pensare
che un paio di grassi hamburger con patate fritte non ci sarebbero stati male.
Trov una bottiglia di vino bianco e port il tutto sul piccolo tavolo da pranzo.
Susan lo raggiunse di l a un minuto o due. Era perfettamente calma e composta e dopo qualche
boccone gli chiese di raccontarle del canale.
Richard scosse la testa divertito e cerc di spiegare i fatti e di parlarle di Dirk.
"Come hai detto che si chiama?" chiese Susan aggrottando la fronte non appena lui fu giunto,
piuttosto laconicamente, alla conclusione.
"Be', in un certo senso," disse Richard, "Dirk Gently."
"In un certo senso?"
"Be', s," fece Richard con un faticoso sospiro. Gli venne in mente che Dirk presentava lo stesso
genere di vaghezza e di definizione ambigua pi o meno in tutto. Persino sulla sua carta da lettere
c'era, dopo il nome, una riga vaga e dall'aspetto ambiguo. Tir fuori il pezzo di carta su cui poco
prima aveva inutilmente cercato di riorganizzare i propri pensieri.
"Io..." cominci, ma in quel momento squill il campanello della porta. Si guardarono a vicenda.
"Se la polizia," disse Richard, " meglio che gli parli. Facciamola finita."
Susan spinse indietro la propria sedia, and alla porta d'ingresso e alz il citofono.
"S?" disse.
"Chi?" disse un istante dopo. Mentre ascoltava aggrott la fronte, poi si gir e l'aggrott in
direzione di Richard.
" meglio che salga," disse con un tono di voce non esattamente amichevole, e schiacci il tasto.
Torn a sedersi.
"Il tuo amico," disse asciutta, "il signor Gently."
La giornata del Monaco Elettrico stava andando terribilmente bene, cos lui si lanci in un
galoppo sfrenato. Il che vale a dire che spron il cavallo a un galoppo sfrenato e il cavallo, senza
sfrenarsi, vi si lanci.
Questo mondo, pens il Monaco, era un bel mondo. Lo amava. Non sapeva a chi apparteneva o da
dove fosse venuto, ma indubbiamente era un luogo di grande soddisfazione per chiunque possedesse
le sue doti straordinarie e uniche.
Era apprezzato. Per tutto il giorno era andato da varie persone, aveva conversato, ascoltato i loro
problemi e quindi pronunciato tranquillamente quelle tre parole magiche: "Io le credo".
Invariabilmente, l'effetto era stato elettrizzante. Non che in quel mondo la gente non se lo dicesse

Invariabilmente, l'effetto era stato elettrizzante. Non che in quel mondo la gente non se lo dicesse
mai, ma raramente, a quanto pareva, riusciva a darsi quel tono di profonda sincerit che il Monaco
era stato programmato per riprodurre in modo tanto splendido.
Nel suo mondo, dopo tutto, lo si dava per scontato. La gente si aspettava semplicemente che lui
continuasse a credere in qualcosa per conto loro senza disturbarli. Chiunque si presentasse alla
porta con una nuova grande idea o proposta, o magari una nuova religione, si sentiva rispondere:
"Ah, vada a parlarne con il Monaco". Il Monaco se ne stava seduto ad ascoltare e credere a tutto
pazientemente, ma nessuno se ne interessava oltre.
In quel mondo peraltro eccellente, solo un problema si profilava. Spesso, dopo che il Monaco
aveva pronunciato le parole magiche, l'argomento si spostava rapidamente sui soldi, di cui il Monaco
naturalmente era del tutto sprovvisto, deficienza che aveva fatto prematuramente sfiorire parecchi
incontri fino a quel momento promettenti.
Forse doveva acquisirne un po': ma dove?
Tir le redini e il cavallo, riconoscente, si ferm di colpo e si avvi verso l'erba sul ciglio della
strada. Il cavallo non aveva idea di cosa potesse servire tutto quel galoppare su e gi, ma non se ne
curava. Tutto ci di cui si curava era che l'avevano fatto galoppare su e gi accanto a un buffet
apparentemente infinito. Quando lo ebbe a disposizione, lo sfrutt al meglio.
Il Monaco guard attentamente da una parte e dall'altra della strada. Gli sembrava vagamente
familiare. Trotterell poco pi in l per dare un'altra occhiata. Il cavallo riprese il suo pasto qualche
metro pi avanti.
S. Il Monaco era stato l la sera prima.
Lo ricordava chiaramente, insomma, abbastanza chiaramente. Credeva di ricordarlo chiaramente
e quella, dopo tutto, era la cosa pi importante. Era l che si era ritrovato a camminare in uno stato
mentale pi confuso del solito e proprio dietro quell'angolo, anche qui, se non si sbagliava di grosso,
c'era quella piccola costruzione accanto alla strada dove lui era saltato nel retro della macchina di
quel tipo simpatico, il tipo simpatico che poco dopo, quando gli aveva sparato, aveva reagito in quel
modo tanto strano.
Magari l avevano un po' di soldi e glieli avrebbero lasciati prendere. Se lo chiese. Be', l'avrebbe
scoperto. Strapp ancora una volta il cavallo al suo banchetto e galopp in quella direzione.
Mentre si avvicinava al distributore di benzina, not un'automobile parcheggiata di traverso in
modo arrogante. La sua posizione rendeva evidente che non si trovava l per niente di cos banale
come per farsi riempire di benzina ed era troppo importante per parcheggiare ordinatamente in un
angolo. Qualunque macchina fosse arrivata per fare benzina avrebbe dovuto arrabattarsi a fare
manovra per girarci attorno. Era un'auto bianca con strisce e insegne, e luci dall'aria importante.
Arrivato sullo spiazzo, il Monaco smont da cavallo e lo impastoi a una pompa. Si avvicin alla
costruzione del negozietto e vide che dentro c'era un tale girato di schiena che indossava un'uniforme
blu scuro e un cappello a punta. Il tipo saltava su e gi e si infilava delle dita nelle orecchie, cosa che
evidentemente produceva una profonda impressione sull'uomo dietro al registratore di cassa.
Il Monaco guardava impietrito, con reverenza. Quell'uomo, credette con una semplice
immediatezza che avrebbe impressionato anche un seguace di Scientology, doveva essere un qualche
dio per suscitare tanto fervore. Aspettava di venerarlo trattenendo il fiato. Qualche attimo dopo,
l'uomo si gir e usc dal negozio, vide il Monaco e si ferm paralizzato.
Il Monaco si rese conto che il dio probabilmente stava aspettando che lui compisse qualche atto
di venerazione e quindi rispettosamente salt su e gi infilandosi le dita nelle orecchie.
Il suo dio lo fiss per un momento, lo afferr stretto, lo rigir, lo sbatt a faccia in avanti sulla
macchina, braccia e gambe aperte, e lo perquis alla ricerca di un'arma.
Dirk irruppe nell'appartamento come un tornado piccolo e tozzo.
"Signorina Way," disse, afferrandole una mano piuttosto ritrosa e levandosi il suo assurdo
cappello, "conoscerla un piacere dei pi ineffabili, ma anche oggetto del mio pi profondo
rammarico che l'occasione del nostro incontro debba essere quella di un cos grande dolore, che mi
costringe a manifestarle i sensi della mia simpatia e comprensione. La prego di credere che per nulla
al mondo mi intrometterei nel suo privato cordoglio se non per una questione di rilevanza e portata
gravissima. Richard: ho risolto il problema del giochino di prestigio, ed straordinario."
Avanz nella stanza e si lasci cadere su una sedia libera accanto al piccolo tavolo da pranzo, dove

appoggi il cappello.
"Tu ci scuserai, Dirk..." inizi freddo Richard.
"No, temo che sarete voi a dover scusare me," replic Dirk. "L'enigma risolto e la soluzione
cos sorprendente che per indicarmela c' voluto un bambino di sette anni incontrato per strada. Ma
senza dubbio quella giusta, assolutamente senza dubbio. 'E allora, qual la soluzione?' mi chiederai
tu, o quanto meno me lo chiederesti se riuscissi a infilare una parola qua e l, ma non cos, per cui
ti risparmier la noia di farmi la domanda e ti risponder comunque dicendoti che non te lo dir,
perch non mi crederesti. Te lo dimostrer, invece, questo pomeriggio stesso.
Sappi, a ogni buon conto, che ci spiega tutto. Spiega il giochino. Spiega l'appunto ritrovato da te,
che avrebbe dovuto chiarirmi tutto perfettamente, e invece io sono stato uno stupido. E spiega anche
qual era la terza domanda mancante, o meglio (e questo il punto significativo) spiega qual era la
prima domanda mancante! "
"Che domanda mancante?" esclam Richard, confuso dalla pausa improvvisa e intervenendo con
la prima frase che gli venne in mente.
Dirk sbatt le palpebre come guardando un idiota. "La domanda mancante fatta da Giorgio III,
naturalmente," disse. "Fatta a chi?"
"Be', al professore," disse Dirk spazientito. "Ma non ascolti quello che dici? Era tutto ovvio!"
esclam, battendo un pugno sul tavolo. "Cos ovvio che l'unica cosa che mi impediva di vedere la
soluzione era il fatto trascurabile che fosse completamente impossibile. Sherlock Holmes una volta
ha detto che, eliminato l'impossibile, ci che resta, per quanto improbabile, deve essere la risposta.
A me, per, non piace eliminare l'impossibile. Bene. Andiamo."
"No."
"Cosa?" Dirk lanci un'occhiata a Susan, da cui arrivava questa opposizione inaspettata, o quanto
meno inaspettata per lui.
"Signor Gently," disse con una voce con cui si sarebbe potuto intagliare un bastone, "perch lei ha
deliberatamente fuorviato Richard facendogli credere di essere ricercato dalla polizia?"
Dirk si accigli.
"Ma era ricercato dalla polizia," disse, "e lo ancora."
"S, ma solo per rispondere a qualche domanda! Non perch sospettato di omicidio."
Dirk abbass lo sguardo.
"Signorina Way," disse, "alla polizia interessa sapere chi ha ucciso suo fratello. A me, con tutto il
rispetto, non interessa. Potrebbe, lo ammetto, risultare che questo abbia qualche rapporto con il
caso, ma potrebbe anche risultare che si trattato di un pazzo qualunque. Volevo sapere, e ho ancora
disperatamente necessit di sapere, perch Richard ieri sera entrato nel suo appartamento dalla
finestra."
"Te l'ho detto," protest Richard.
"Quello che mi hai detto inconsistente: dimostra soltanto il fatto fondamentale che nemmeno
tu ne sai la ragione! Per tutti i santi, credevo di avertelo dimostrato abbastanza chiaramente al
canale! "
Richard fremette.
"Guardandoti, mi era perfettamente chiaro," prosegu Dirk, "che avevi un'idea molto vaga di ci
che stavi facendo e che non ti preoccupavi nemmeno minimamente del pericolo fisico che correvi.
All'inizio, guardandoti, ho pensato che si trattasse di uno scassinatore scriteriato alla sua prima e
probabilmente ultima violazione di domicilio. Poi per la figura si voltata indietro e ho capito che
eri tu, e io ti conosco per un uomo intelligente, razionale ed equilibrato. Richard MacDuff? Che
rischia l'osso del collo salendo nottetempo su per le grondaie come se niente fosse? Mi sembra che
non ti saresti mai comportato in un modo tanto sconsiderato ed estremo se non fossi stato
disperatamente in ansia per qualcosa di terribilmente importante. Non vero, signorina Way?"
Lanci uno sguardo penetrante a Susan, che si sedette lentamente, fissandolo con occhi allarmati
che gli confermavano di essere andato a segno.
"Eppure quest'oggi, quando sei venuto a trovarmi, sembravi perfettamente calmo e padrone di te.
Hai discusso con perfetto raziocinio quando ho detto un mucchio di sciocchezze sul Gatto di
Schrdinger. Non era il comportamento di un uomo che la sera prima stato spinto ad azioni
estreme da qualche fine disperato. Confesso che stato allora che mi sono abbassato, insomma, a
esagerare la tua situazione, al semplice scopo di trattenerti."

"Non l'hai fatto. Me ne sono andato."


"Con certe idee per la testa. Sapevo che saresti tornato indietro. Mi scuso umilissimamente per
averti, ehm, in qualche modo sviato, ma sapevo che quanto io dovevo scoprire andava ben al di l di
ci che interessava alla polizia. Ed era questo: se ieri notte quando scalavi la parete non eri del tutto
in te... ma allora chi eri, e perch?"
Richard rabbrivid. Il silenzio si protrasse.
"E che cosa c'entra con i giochini di prestigio?" disse alla fine.
"Per scoprirlo dobbiamo andare a Cambridge."
"Ma che cosa ti fa essere tanto sicuro...?"
"Mi imbarazza," disse Dirk e sul volto gli scese un'espressione scura e grave.
Per essere una persona tanto garrula, sembrava tutto a un tratto stranamente restio a parlare.
Continu: "Mi imbarazza oltremodo scoprire che so qualcosa ma non so perch lo so. Magari lo
stesso meccanismo istintivo che consente di afferrare una palla quasi prima di averla vista. Forse
quell'istinto profondissimo e inesplicabile che ti avverte quando qualcuno ti sta guardando.
un'offesa enorme al mio intelletto che mi capiti esattamente ci per cui disprezzo chi ci crede. Ti
ricorderai le... miserie che circondarono certi testi d'esame".
Improvvisamente sembrava esausto e sfatto. Per continuare a parlare, dovette attingere alle sue
ultime energie.
Poi disse: "Un conto la capacit di fare due pi due e di arrivare a quattro. Un altro quella di
fare radice quadrata di cinquecento trentanove virgola sette pi coseno di ventisei virgola quattro
tre due e arrivare... e arrivare a una risposta che, quale che sia, tutta diversa. E poi... be', ti faccio un
esempio".
Si chin in avanti con aria intenta. "Ieri sera ti ho visto scalare questo edificio. Sapevo che c'era
qualcosa che non andava. Oggi mi sono fatto riferire da te tutti i minimi particolari di ci che sapevi
rispetto a quanto avvenuto ieri sera e il risultato, usando solo il mio intelletto, che ho gi
scoperto probabilmente il pi grande segreto nascosto su questo pianeta. Ti giuro che vero e che
posso provarlo. Ora, mi devi credere se ti dico che so, so che c' qualcosa di terribilmente,
disperatamente, spaventosamente sbagliato e che noi dobbiamo trovarlo. Ora ci vieni a Cambridge
con me?
Stordito, Richard annu.
"Bene," disse Dirk. "Che cos' questo?" aggiunse, indicando il piatto di Richard.
"Merluzzo sotto sale. Ne vuoi un po'?"
"No, grazie," fece Dirk alzandosi e abbottonandosi il soprabito. "Nel mio vocabolario," disse
dirigendosi verso la porta e spingendo Richard con s, "la parola 'merluzzo' non esiste. Buon
pomeriggio, signorina Way, ci auguri che Dio sia con noi."

Capitolo Venticinque...

Ci fu un rombo di tuono e l'inizio di quell'interminabile pioggerellina da nord-est che sembra


accompagnare buona parte degli eventi cruciali di questo mondo.
Dirk si rialz il bavero del soprabito di pelle per ripararsi dal freddo, ma niente riusciva a
raffreddare la sua indemoniata esuberanza mentre lui e Richard si avvicinavano ai grandi portoni del
dodicesimo secolo.
"St Cedd's College, Cambridge," esclam guardandoli per la prima volta da otto anni a quella
parte. "Fondato nell'anno qualcosa e rotti, da qualcuno che non ricordo in onore di qualcun altro il
cui nome al momento mi sfugge."
"St Cedd?" sugger Richard.
"Sai che mi sembra proprio che fosse lui? Uno dei santi pi insignificanti del Northumberland.
Ma suo fratello Chad era ancora pi insignificante. Ha una cattedrale a Birmingham, non so se rendo
l'idea. Ah, Bill, che piacere rivederla," soggiunse avvicinandosi al portiere che, a sua volta, stava
proprio per entrare nel college. Il portiere si guard attorno.
"Signor Cjelli, sono lieto che sia tornato, signore. Mi spiace che abbia avuto qualche noia, ma
spero che ora tutto ci sia acqua passata."
"Infatti, Bill, cos. Tutto a meraviglia. E la signora Roberts? Come sta? Ha ancora quel fastidio
al piede?"
"Non pi da quando gliel'hanno tagliato, grazie per l'interessamento, signore. Detto fra noi,
signore, mi sarebbe andato benissimo anche se avessero amputato lei e salvato il piede. Avevo gi
preparato un posticino sulla mensola del camino, ma tant', bisogna prendere le cose come vengono.
Signor MacDuff, signore," aggiunse con un breve cenno a Richard. "Oh, quel cavallo cui
accennava, signore, ieri sera quando venuto qui, purtroppo abbiamo dovuto rimuoverlo. Dava noia
al professor Chronotis."
"Ero solo curioso, ehm, Bill," disse Richard. "Spero che non le abbia procurato disturbo."
"Niente mi disturba, signore, finch non si tratta di mettermi in divisa. Non posso tollerare
quando i giovani si mettono in divisa, signore.
"Se quel cavallo dovesse darle ancora noia, Bill," lo interruppe Dirk battendogli una mano sulla
spalla, "lo mandi da me che gli parlo io. Ora, ha accennato al buon professor Chronotis. C' al
momento? Siamo qui per una commissione."
"Per quanto ne so, signore. Non posso controllare perch ha il telefono guasto. Le suggerirei di
andare a vedere di persona. La seconda a sinistra nel Secondo Cortile."
"Lo so bene, Bill, grazie, e tante cose a ci che resta della signora Roberts. "
Attraversarono impettiti il Primo Cortile, o quanto meno, Dirk lo attravers impettito, mentre
Richard camminava con la sua consueta andatura da airone, increspando la faccia contro la
pioggerellina uggiosa.
Dirk ovviamente si credeva una guida turistica.
"St Cedd's," declam, "il college di Coleridge nonch di sir Isaac Newton, rinomato inventore
della moneta col bordo zigrinato e della gattaiola!"
"La che?" chiese Richard.
"La gattaiola! Un prodotto di sommo ingegno, perspicacia e inventiva. una porta dentro la
porta, capisci, un..."
"S," disse Richard, "e poi c'era quella faccenduola della gravit. "
"La gravit," fece Dirk con una scrollatina di spalle leggermente sdegnosa, "gi, c'era anche
quella, immagino. Anche se quella, naturalmente, era solo una scoperta. Aspettava solo che qualcuno
la scoprisse."
Tir fuori un penny dalla tasca e lo lanci a caso sui ciottoli che affiancavano il sentiero

Tir fuori un penny dalla tasca e lo lanci a caso sui ciottoli che affiancavano il sentiero
lastricato.
"Vedi?" disse. "Funziona anche durante i weekend. Prima o poi qualcuno doveva notarlo. La
gattaiola invece... ah, quella tutta un'altra faccenda. Invenzione, pura invenzione creativa."
"A me pareva una cosa piuttosto ovvia. Avrebbe potuto pensarci chiunque."
"Ah, in verit una mente rara quella che pu rendere ci che finora non esisteva di una ovviet
accecante. L'urlo di 'Avrei potuto pensarci anch'io' quanto mai comune e fuorviante, ma resta il
fatto che nessuno ci ha pensato, un fatto significativo e anche rivelatore. Se non mi sbaglio, questa
la scala che cerchiamo. Saliamo?"
Senza attendere la risposta, si lanci su per le scale. Richard, che lo seguiva esitante, lo trov che
gi batteva alla porta interna. Quella esterna era aperta.
"Avanti!" grid una voce da dentro. Dirk spinse la porta ed entrarono giusto in tempo per vedere
la bianca nuca di Reg che scompariva in cucina.
"Stavo proprio facendo un po' di t," disse da l. "Ne vuole? Si sieda, si sieda, chiunque lei sia."
"Molto gentile da parte sua," rispose Dirk. "Siamo in due." Dirk si sedette e Richard segu il suo
esempio.
"Indiano o cinese?" grid Reg. "Indiano, grazie."
Si sent uno sbatacchiare di tazzine e scodelle.
Richard dette uno sguardo in giro per la stanza. A un tratto gli sembrava normalissima. Il fuoco
ardeva tranquillamente per conto suo, ma la luce era quella del grigio pomeriggio. Nonostante che
tutto fosse uguale, il vecchio divano, il tavolo sovraccarico di libri, pareva non esserci nulla
dell'inquietante stranezza della sera prima. Sembrava che la stanza se ne stesse l, le sopracciglia
alzate, a dire con aria innocente: "S?"
"Latte?" chiese Reg dalla cucina.
"Grazie," rispose Dirk. Scocc a Richard un sorriso che gli parve quasi traboccante di eccitazione
trattenuta.
"Una zolletta o due?" chiese ancora Reg.
"Una, grazie," disse Dirk, "...e due cucchiaini di zucchero, se non le dispiace."
Nella cucina vi fu una momentanea sospensione delle attivit. Pass un momento o due, poi Reg
mise fuori la testa dalla porta. "Svlad Cjelli!" esclam. "Santo cielo! Be', questo s che un lavoro
sbrigato alla svelta, giovane MacDuff, ben fatto. Mio caro amico, che cosa fantastica rivederti, che
bello che tu sia venuto."
Si pul le mani in una tovaglietta da t e corse a stringere quelle dei suoi ospiti.
"Mio caro Svlad."
"Dirk, prego, se non le dispiace," disse Dirk stringendogli la mano calorosamente. "Lo preferisco.
Trovo che abbia un che come di pugnale scozzese. Dirk Gently il nome sotto cui sono in affari
attualmente. Ci sono alcuni avvenimenti del passato, purtroppo, da cui vorrei dissociarmi."
"Certamente, so benissimo come ti senti. Gran parte del quattordicesimo secolo, per esempio,
stato piuttosto oscuro," convenne Reg di cuore.
Dirk stava per correggere il malinteso, ma pens che rischiava di imbarcarsi in una lunga
avventura e lasci perdere.
"E allora, mio caro professore, come se la passa?" disse invece, posando dignitosamente cappello
e sciarpa sul bracciolo del divano.
"Bene," rispose Reg. "Ultimamente ho avuto momenti interessanti, o meglio, insignificanti. Ma
insignificanti per motivi interessanti. Ora, sedetevi pure, scaldatevi al fuoco. Vi porto il t e cercher
di spiegarvi." Usc di nuovo, mormorando qualcosa con fare indaffarato, lasciando che si
accomodassero davanti al fuoco. Richard si chin verso Dirk. "Non sapevo che lo conoscessi tanto
bene," disse facendo un cenno in direzione della cucina. "Non lo conosco affatto bene," replic subito
Dirk. "Ci siamo incontrati una volta per caso a una cena, ma c' stata simpatia e intesa immediata."
"E allora com' che non vi siete pi rivisti?"
"Mi ha evitato di proposito, naturalmente. I rapporti stretti con le persone sono pericolosi
quando si ha un segreto da nascondere. E quanto a segreti, suppongo che questo sia uno di quelli
grossi. Se da qualche parte al mondo c' un segreto pi grosso," aggiunse poi a bassa voce "mi
piacerebbe proprio sapere qual ."
Dette a Richard un'occhiata colma di significato e tese le mani verso il fuoco. Poich Richard
aveva gi cercato prima, senza successo, di tirargli fuori di quale segreto si trattasse esattamente,

aveva gi cercato prima, senza successo, di tirargli fuori di quale segreto si trattasse esattamente,
stavolta si rifiut di abboccare all'amo e si appoggi invece alla poltrona, guardandosi intorno.
"Ti ho gi chiesto," disse Reg, tornando in quel momento, "se volevi del t?"
"Ehm, s," rispose Richard, "se n' parlato a lungo. Credo che alla fine si sia deciso che ne vorrei,
no?"
"Bene," disse Reg distrattamente, "fortunatamente sembra che in cucina ce ne sia un po' gi
pronto. Devi perdonarmi. Ho una memoria come... come... cosa sono quelle cose in cui si passa il
riso? Ma cosa sto dicendo?"
Con uno sguardo perplesso, si gir rapidamente e scomparve ancora una volta in cucina.
"Molto interessante," disse Dirk a bassa voce. "Mi chiedevo se soffrisse di scarsa memoria."
Improvvisamente si alz in piedi e prese ad aggirarsi per la stanza. I suoi occhi caddero sull'abaco
che si trovava nell'unico posto libero del grande tavolo di mogano.
" questo il tavolo," chiese a Richard sottovoce, "dove hai trovato quell'appunto sulla saliera?"
"S," disse Richard alzandosi e avvicinandosi, "infilato fra le pagine di questo libro." Prese la
guida delle isole greche e ne gir qualche pagina.
"S, s, certo," fece Dirk impaziente. "Di quello sappiamo tutto. Mi interessava solo sapere se il
tavolo era questo." Fece passare le dita sul bordo, in modo curioso.
"Se pensi che fra Reg e la ragazzina ci fosse una specie di accordo preliminare," disse Richard,
"devo dirti che non lo ritengo possibile."
"Ma certo che no," ribatt Dirk stizzito. "Pensavo che fosse assolutamente chiaro."
Richard si strinse nelle spalle, cercando di non arrabbiarsi e rimise gi il libro.
"Be', una strana coincidenza che il libro fosse proprio..." "Strana coincidenza!" sbuff Dirk. "Ah!
Vedremo quanto una coincidenza. Vedremo esattamente quanto era strana. Vorrei che tu, Richard,
chiedessi al nostro amico come ha fatto quel giochino."
"Mi sembrava che avessi detto che lo sapevi gi."
"Infatti lo so," disse Dirk con disinvoltura. "Ma mi piacerebbe sentire una conferma."
"Ah, capisco," disse Richard, "gi, cos abbastanza facile, no? Farglielo spiegare e poi dire. 'S,
esattamente come pensavo!' Ottimo, Dirk. Abbiamo fatto tutta questa strada per farci spiegare da lui
come ha fatto quel giochino di prestigio? Devo proprio essere matto."
A questo punto, Dirk si inalber.
"Per cortesia, fai quello che ti chiedo," scatt iroso. "Sei tu che l'hai visto fare il giochino, sei tu
che gli devi chiedere come ha fatto. Credimi, l dentro si nasconde un segreto stupefacente. Io lo so,
ma voglio che tu lo senta da lui."
Si gir mentre Reg arrivava con un vassoio, aggirando il divano e posandolo sul basso tavolinetto
da caff che si trovava davanti al fuoco.
"Professor Chronotis..." cominci Dirk.
"Reg," disse Reg, "prego."
"Benissimo," fece Dirk. "Reg..."
"Setaccio!" esclam Reg.
"Come?"
"La cosa in cui si passa il riso. Il setaccio. Stavo cercando di ricordarmi la parola, anche se ora ho
dimenticato la ragione per cui la cercavo. Non importa. Dirk, mio caro amico, hai l'aria di uno che sta
per sbottare a proposito di qualcosa. Perch non ti siedi e non ti metti comodo?"
"Grazie, no, preferisco avere la possibilit di passeggiare avanti e indietro nervosamente, se
posso. Reg..."
Si gir in modo da stargli esattamente di fronte e alz un dito.
"Le devo dire," fece, "che io conosco il suo segreto."
"Ah, s, ehm... davvero?" mormor Reg guardando in gi imbarazzato e giocherellando con le
tazzine e la teiera. "Capisco."
Le tazzine tintinnarono violentemente quando le mosse. "gi, lo temevo."
"E c' qualche domanda che le vorremmo fare. Le devo dire che aspetto le risposte con
grandissimo timore."
"Infatti, infatti," mormor Reg. "Be', forse dopo tutto giunta l'ora. Quasi non so pi nemmeno io
che cosa pensare degli ultimi avvenimenti e anch'io sono... spaventato, Benissimo. Chiedetemi quello
che volete." Alz risolutamente lo sguardo, gli occhi che brillavano.

Dirk fece un cenno secco a Richard, si volt e cominci a passeggiare, fissando il pavimento.
"Ehm," disse Richard, "be', io sarei... interessato a sapere come ha fatto quel giochino di prestigio
con la saliera ieri sera."
Reg sembr sorpreso e piuttosto sconcertato dalla domanda. "Il giochino di prestigio?" ripet.
"Mmm, gi," fece Richard, "il giochino di prestigio."
"Oh!" disse Reg, colto alla sprovvista, "be', la parte di prestidigitazione, non sono sicuro di
potere... regole del Circolo di Magia, capisci, molto severe sul fatto di rivelare questi segreti. Molto
severe. Un giochino notevole, comunque, no?" aggiunse poi timidamente.
"Be', s," disse Richard, "al momento mi era sembrato molto naturale, ma ora che... che ci penso,
devo ammettere che era abbastanza stupefacente."
"Ah, be'," disse Reg, " questione di abilit, capisci. Di pratica. Farlo sembrare naturale."
"Effettivamente, sembrava molto naturale," continu Richard, procedendo a tentoni. "Mi ha
proprio colpito."
"Ti piaciuto?"
"Era davvero impressionante."
Dirk si stava facendo piuttosto impaziente. Lanci un'occhiata a Richard per farglielo capire.
"E capisco anche benissimo," disse Richard con voce ferma, "che le sia impossibile svelarmelo.
solo che mi interessava, tutto qua. Mi scusi se gliel'ho chiesto."
"Be'," disse Reg, colto improvvisamente da un dubbio, "immagino... be', se prometti di non dirlo
assolutamente a nessun altro," prosegu, "immagino che tu possa capire da solo che ho usato due di
quelle saliere che c'erano sulla tavola. Nessuno avrebbe notato la differenza fra una e l'altra. La
rapidit della mano, capisci, inganna l'occhio, soprattutto alcuni degli occhi attorno a quella tavola.
Mentre giocherellavo con il mio berretto di lana offrendo, anche se sono io a dirlo, una astutissima
dimostrazione di essere goffo e pasticcione, non facevo altro che farmi scivolare la saliera nella
manica. Capisci?"
L'agitazione di poco prima era stata completamente spazzata via dal piacere di esibire la sua
bravura.
"In realt, il trucco pi vecchio del mondo," continu, "ma richiede comunque un buon grado di
abilit e destrezza. Quindi poco dopo, naturalmente, l'ho rimessa sulla tavola col pretesto di passarla
a qualcuno. Ovviamente, per farlo sembrare naturale, ci vogliono anni di pratica, ma io preferisco di
gran lunga far cadere l'oggetto sotto il tavolo. Una cosa da dilettanti. Non lo si pu raccogliere e gli
addetti alla pulizia non se ne accorgono per almeno un quindici giorni. Una volta un tordo morto
rimasto sotto la mia sedia per un mese. Naturalmente, l i giochini non c'entravano niente. L'aveva
ucciso un gatto."
Reg fece un sorriso radioso.
Richard sent di aver fatto la sua parte, anche se non aveva la pi pallida idea di dove tutto ci
avrebbe dovuto portarli. Lanci un'occhiata a Dirk, che per non gli dette nessun aiuto, per cui si
spinse avanti alla cieca.
"Gi," disse, "gi, comprendo che con una certa lestezza di mano lo si possa fare. Quello che non
capisco come ha fatto la saliera e cacciarsi in quel vaso."
Ancora una volta Reg sembr perplesso, come se tutti loro stessero parlando per sottintesi.
Guard Dirk, che smise di passeggiare e lo fiss con occhi che brillavano di aspettativa.
"Be', quello ... assolutamente elementare," disse Reg, "non necessaria nessuna abilit da
prestigiatore. Ti ricordi che avevo fatto una scappata fuori a prendere il mio berretto?"
"S," disse Richard dubbioso.
"Bene," riprese Reg, "mentre ero fuori della stanza, andai a cercare l'uomo che aveva fatto il vaso.
Ci volle del tempo, naturalmente. Circa tre settimane di indagini per rintracciarlo e un altro paio di
giorni per fargli smaltire la sbornia, dopo di che con qualche difficolt lo persuasi a cuocere un vaso
con la saliera dentro. A quel punto feci una sosta da qualche parte per trovare un po' di, ehm, cipria
per nascondere l'abbronzatura e naturalmente dovetti programmare i tempi del ritorno con una
certa attenzione, in modo che tutto sembrasse naturale. Andai a sbattere contro me stesso in
anticamera, cosa che trovo sempre imbarazzante. Non so mai dove guardare, ma, ehm, be', tutto
qua."
Fece un sorrisetto piuttosto tirato e nervoso.
Richard prov ad annuire, ma alla fine rinunci.

"Di che diavolo sta parlando?"


Reg lo guard sorpreso.
"Credevo che avessi detto che conosci il mio segreto," disse.
"Io lo conosco," intervenne Dirk con un lampo di trionfo. "Lui non ancora, anche se mi ha fornito
tutte le informazioni che mi servivano per scoprirlo. Mi permetta," aggiunse, "di far luce su un paio
di punti oscuri. Per meglio nascondere il fatto che in realt lei era stato via per settimane, mentre
per quanto ne sapeva chiunque seduto intorno al tavolo lei era soltanto uscito dalla porta per
qualche secondo, dovette annotarsi per proprio riferimento personale l'ultima cosa che aveva detto,
cos da poter riprendere il filo della conversazione nel modo pi naturale possibile. Un dettaglio
importante, visto che la sua memoria non pi quella di una volta. Giusto?"
"Quella di una volta," disse Reg, scuotendo lentamente la testa bianca. "Non mi ricordo quasi pi
com'era una volta. Comunque s, sei molto acuto a rilevare un particolare come questo.
"Poi c' la faccenduola," continu Dirk, "delle domande fatte da Giorgio III. Fatte a lei."
Quest'ultima cosa sembr cogliere Reg veramente alla sprovvista.
"Le ha chiesto," prosegu Dirk, "consultando un piccolo bloc-notes che aveva estratto dalla tasca,
"se ci fosse una particolare ragione per cui una cosa accadeva dopo un'altra e se c'era modo di
impedirlo. Non le chiese anche, e magari prima, se fosse possibile spostarsi a ritroso nel tempo o
qualcosa del genere?"
Reg dette a Dirk una lunga occhiata di apprezzamento.
"Avevo visto bene per quanto ti riguarda," disse, "hai una mente davvero notevole, giovanotto."
Si avvicin lentamente alla finestra che guardava sul Secondo Cortile. Guard le strane figure che lo
attraversavano frettolosamente, riparandosi dalla pioggia o indicando qualcosa.
"S," disse Reg alla fine con voce fioca, " esattamente quello che mi ha chiesto."
"Bene," disse Dirk, chiudendo di scatto il suo bloc-notes con un sorrisino tirato che diceva come
avesse vissuto per sentire quel riconoscimento, "questo spiega dunque come mai le risposte furono,
nell'ordine, 's, no e forse'. Quindi. Dov'?"
"Dov' cosa?"
"La macchina del tempo."
"Ci siete dentro," rispose Reg.

Capitolo Ventisei...

A Bishop's Stortford si rivers sul treno una comitiva di persone rumorose. Alcune indossavano
completi da giorno con garofani che sembravano un tantino provati dopo la giornata di
festeggiamenti. Le donne portavano abiti eleganti e cappelli e parlavano animatamente di quanto
fosse carina Julia in quel taffet di seta, di come Ralph continuasse a sembrare un pasciuto bietolone
nonostante si fosse tutto agghindato, e in generale prevedendo che fra loro non sarebbe durata pi di
due settimane.
Uno degli uomini sporse la testa dal finestrino e chiam un dipendente delle ferrovie solo per
chiedergli se quello era il treno giusto e se si fermava a Cambridge. L'inserviente conferm che
quello era sicuramente quell'accidenti di treno. Il giovanotto disse che non volevano trovarsi poi
tutti quanti a scoprire che stavano andando dalla parte sbagliata, no, e fece un suono abbastanza
simile a quello di un pesce che abbaia, come per indicare che era un'osservazione impagabilmente
spiritosa, dopo di che tir dentro la testa, pestandola nel tragitto.
Il tasso alcolico nella carrozza sal vertiginosamente. Sembrava che l'opinione prevalente nell'aria
fosse che il modo migliore di disporsi al giusto stato d'animo per il ricevimento serale, dopo il
matrimonio, fosse fare una puntatina al bar, di modo che i membri della comitiva non ancora
completamente sbronzi potessero completare l'opera. Fragorose grida d'approvazione salutarono il
concetto, il treno ripart con un sussulto e parecchi di quelli rimasti in piedi caddero.
Tre giovanotti crollarono su tre sedili vuoti attorno a un tavolo, dove il quarto posto era gi
occupato da un tipo azzimato sovrappeso, con un completo fuori moda. Aveva una faccia lugubre e i
suoi grandi occhi bovini e acquosi erano fissi su qualche sconosciuta lontananza.
Molto lentamente, il suo sguardo ricominci a mettere a fuoco, pian piano, dall'infinito fino alle
pi immediate vicinanze, i suoi nuovi e invadenti compagni di viaggio. Avvertiva un bisogno, come
l'aveva avvertito anche prima.
I tre giovani discutevano ad alta voce se dovessero andare tutti al bar, se dovessero andarci solo
alcuni e portare indietro beveraggi per gli altri, se quelli che eventualmente ci fossero andati non
rischiassero di emozionarsi per tutta quella roba da bere al punto di fermarsi l, dimenticandosi di
portare qualcosa agli altri, seduti ad aspettare ansiosamente il loro ritorno e se, quand'anche si
fossero ricordati di tornare indietro subito con le bevande, sarebbero poi stati in grado di
trasportarle e non le avrebbero invece rovesciate in tutta la carrozza sulla via del ritorno, recando
disturbo agli altri passeggeri.
Sembr che fosse stata raggiunta una forma di accordo, ma quasi immediatamente tutti
dimenticarono qual era. Due si alzarono, poi si sedettero di nuovo, mentre un terzo si alzava. Poi
quello si sedette. Gli altri due si alzarono di nuovo, esprimendo l'idea che forse la cosa pi semplice
era comprare tutto il bar. Il terzo stava per alzarsi a sua volta e seguirli, quando il tipo dagli occhi
bovini di fronte a lui, lentamente ma con inarrestabile determinazione, si chin in avanti e lo afferr
stretto per l'avambraccio.
Il giovane nel suo completo elegante lo fiss con tutta la durezza che gli consentiva il suo cervello
alquanto annebbiato e, sorpreso, disse: "Che cosa vuole?"
Michael Wenton-Weakes lo guard negli occhi con terribile intensit e disse a voce bassa: "Ero
su una nave..."
"Come?"
"Una nave..." ripet Michael.
"Ma che nave? Di cosa sta parlando? Mi lasci andare. Mi lasci!"
"Eravamo arrivati," continu Michael in tono sommesso, quasi impercettibile e tuttavia
magnetico, "mostruosamente lontano. Eravamo arrivati a costruire un paradiso. Un paradiso. Qui."
I suoi occhi fluttuarono brevemente per la carrozza, poi brevemente indugiarono sul finestrino

I suoi occhi fluttuarono brevemente per la carrozza, poi brevemente indugiarono sul finestrino
coperto di schizzi, sulle nuvole che andavano preparando una piovigginosa sera dell'Inghilterra
orientale. Vi indugiarono con evidente avversione. La presa sull'avambraccio dell'altro si fece pi
forte.
"Senta, io vado a farmi un bicchierino," disse l'invitato di nozze, ma debolmente, visto che non ci
stava andando affatto.
"Ci lasciammo alle spalle coloro che si sarebbero distrutti con la guerra," mormor Michael. "Il
nostro sarebbe stato un mondo di pace, di musica, d'arte, illuminato. Tutto ci che era meschino,
tutto ci che era banale, tutto ci che era spregevole non avrebbe avuto posto nel nostro mondo..."
Il festaiolo cos ridotto al silenzio guard Michael con aria interrogativa. Non sembrava un
vecchio hippy. Certo, non si pu mai dire. Suo fratello maggiore un tempo aveva passato un paio
d'anni in una comune druidica, a mangiare dolcetti all'Lsd, convinto di essere un albero, ma da allora
era riuscito a diventare il direttore di una banca commerciale. Il fatto era, naturalmente, che ormai
non pensava quasi mai di essere un albero, se non in rare occasioni e aveva imparato da parecchio
tempo a evitare quel particolare rosso che talvolta gli provocava simili rigurgiti di memoria.
"C'era chi diceva che saremmo caduti," continu Michael con quella voce bassa ma chiaramente
udibile sopra il fracasso tremendo che riempiva la carrozza, "che diceva che anche noi ci portavamo
dentro il seme della guerra, ma il nostro alto proponimento e scopo era che solo l'arte e la bellezza
fiorissero, l'arte suprema, la bellezza suprema, la musica. Accoglievamo fra noi solo quelli che
credevano, che desideravano che si avverasse."
"Ma di che sta parlando?" chiese l'invitato di nozze, senza per alcuna provocazione, perch era
caduto sotto l'incantesimo ipnotico di Michael. "Quando successo? Dove successo?"
Michael fece un respiro profondo. "Prima che tu nascessi..." disse alla fine. "Stai buono e te lo
racconter."

Capitolo Ventisette...

Ci fu un lungo silenzio stupito, durante il quale sembr che fuori l'oscurit della sera si facesse
sensibilmente pi scura e risucchiasse la stanza nella sua morsa. Un gioco di luci avvolgeva Reg
nell'ombra.
Una volta tanto, in una vita di prolissa ed esuberante loquacit, Dirk era senza parole. Gli occhi
gli brillavano con la meraviglia di un bambino mentre passavano e ripassavano sui mobili vecchi e
rovinati, sui muri rivestiti di legno, sui tappeti consunti. Gli tremavano le mani.
Per un istante Richard si accigli, come se stesse cercando di risolvere a mente la radice quadrata
di chiss che, poi si gir a guardare Reg dritto in faccia.
"Chi lei?" chiese.
"Non ne ho la minima idea," rispose Reg pronto, "buona parte della mia memoria se n' andata
completamente. Sono molto vecchio, capisci. Sorprendentemente vecchio. S, credo che se vi dovessi
confidare quanto sono vecchio, onestamente dovrei dirvi che rimarreste sorpresi. E probabilmente
lo rimarrei anch'io, perch non me lo ricordo pi. Ho visto una quantit terribile di cose, sapete. La
maggior parte le ho dimenticate, grazie a Dio. Il problema, quando si comincia ad avere la mia et
che, come credo di aver detto prima, piuttosto sorprendente... ve l'avevo detto?"
"S, vi aveva accennato."
"Bene. Mi ero dimenticato se l'avevo detto o meno. Il fatto che la memoria non aumenta mai, e
un sacco di roba ne cade fuori. Per cui capite, la differenza principale fra una persona della mia et e
una della vostra non nella quantit di cose che sa, ma di quelle che ha dimenticato. Dopo un po' ci
si dimentica pure che cosa ci si dimenticato, e poi ancora ci si dimentica che c'era qualcosa da
ricordare. Quindi si tende a dimenticare, ehm, ci di cui si stava parlando."
Fiss con sguardo sconsolato la teiera.
"Le cose che lei ricorda..." lo imbecc gentilmente Richard.
"Odori e orecchini."
"Come, prego?"
"Sono le cose che resistono, chiss per quale ragione," disse Reg, scuotendo la testa perplesso.
Improvvisamente si sedette. "Gli orecchini che la regina Vittoria portava il giorno delle nozze
d'argento. Due oggetti davvero singolari. Nei quadri dell'epoca, naturalmente, venivano resi un po'
pi normali. L'odore delle strade prima che vi fossero le auto. Difficile dire cos'era peggio. Una
combinazione veramente devastante di orecchini e odori. Credo che probabilmente sar l'ultima cosa
che rimarr, quando tutto il resto sar svanito. Me ne star seduto in una camera buia, sans denti,
sans gusto, sans nient'altro che una vecchia, piccola testa grigia e in quella vecchia, piccola testa
grigia una strana visione di orrende cose blu e oro penzolanti, che mandano bagliori, e l'odore di
sudore, cibo per gatti e morte. Mi chiedo cosa me ne far..."
Dirk quasi non respirava mentre cominciava a muoversi lentamente per la stanza, sfiorando
delicatamente con la punta delle dita le pareti, il divano, il tavolo.
"Da quando," disse, "questo..."
"Qui?" fece Reg. "Soltanto un paio di centinaia di anni. Da quando sono in pensione."
"In pensione da cosa?"
"Scopritelo. Dev'essere stato qualcosa niente male, comunque, che ne pensate?"
"Sta dicendo che lei qui, in queste stesse stanze, da... duecento anni?" mormor Richard. "
incredibile che nessuno se ne sia accorto, o abbia trovato la cosa strana."
"Oh, questa una delle gioie dei vecchi college di Cambridge," disse Reg, "tutti sono cos discreti.
Se tutti dovessimo metterci a dire che cosa c' di strano in ognuno di noi, andremmo avanti fino a
Natale. Svlad, ehm... Dirk, mio caro amico, per piacere, quello per il momento non lo toccare."
Dirk stava allungando la mano per toccare l'abaco in piedi nell'unico angolo libero del grande

Dirk stava allungando la mano per toccare l'abaco in piedi nell'unico angolo libero del grande
tavolo.
"Che cos'?" chiese Dirk bruscamente.
" proprio quello che sembra, un vecchio abaco di legno," disse Reg. "Te lo mostro fra un attimo,
ma prima devo congratularmi con i tuoi poteri intuitivi. Posso chiederti come sei arrivato alla
soluzione?"
"Devo ammettere," disse Dirk con rara umilt, "che non ci sono arrivato io. Alla fine ho chiesto a
un bambino. Gli ho raccontato la storia del giochino, gli ho chiesto come si faceva secondo lui e lui
mi ha risposto, cito testualmente: 'Ma cazzo ovvio, no, deve avere una cazzo di macchina del
tempo'. Ho ringraziato il mio piccolo amico e gli ho dato uno scellino per il disturbo. Lui mi ha dato
un bel calcio secco sullo stinco e se n' andato per i fatti suoi. Ma lui che ha risolto il caso. Il mio
unico contributo alla cosa consistito nel capire che doveva avere ragione. Mi ha anche risparmiato
la noia di darmi il calcio da solo."
"Ma sei tu che hai avuto l'intuizione di chiederlo a un bambino," disse Reg. "Be', allora mi
congratulo con te per questo."
Dirk continuava a occhieggiare l'abaco con sospetto. "Come... funziona?" chiese, cercando di farla
passare per una domanda oziosa.
"Sai, in realt terribilmente semplice," rispose Reg, "funziona esattamente come si vuole. Vedi,
il computer che lo comanda di tipo piuttosto avanzato. Anzi, pi potente della somma di tutti i
computer del pianeta, compreso (e questo il trucco) questo stesso. Per essere franco questa parte
non l'ho mai capita veramente nemmeno io. Ma pi del novantacinque per cento di quella potenza
viene usata semplicemente per capire che cosa si vuole fargli fare. Io non devo far altro che poggiare
il mio abaco l e lui capisce in che modo lo uso. Credo che mi sia stato insegnato a usare un abaco
quando ero un... be', immagino quand'ero bambino.
Richard, per esempio, probabilmente vorrebbe usare il suo personal computer. Mettendolo l,
dove adesso si trova l'abaco, il computer della macchina non farebbe altro che prenderlo in carico e
offrire una quantit di applicazioni di viaggio temporale, con un'interfaccia amichevole, con tanto di
men a tendina e di accessori, se lo si desidera. Tranne il fatto che, se punti su 1066 sullo schermo, ci
si ritrova con la battaglia di Hastings alla porta di casa, mmm, se quello il genere di cose che ti
interessa."
Il tono di voce di Reg lasciava capire che i suoi interessi si appuntavano su altri settori.
"A suo modo, davvero, mmm, divertente," concluse. "Certamente meglio della televisione e
molto, molto pi semplice di un videoregistratore. Se perdo una trasmissione, faccio un salto
indietro nel tempo e me la vedo. Non riesco a smettere di giochicchiare con quei tasti."
Dirk reag a questa rivelazione con orrore.
"Lei ha una macchina del tempo e la usa per... guardare la televisione?"
"Be', non la userei nemmeno se riuscissi a capire come funziona un videoregistratore. Sai, un
viaggio nel tempo una faccenda molto delicata. Piena di trappole e pericoli spaventosi, se si
dovessero cambiare le cose sbagliate nel passato si sconvolgerebbe il corso della storia.
E poi, naturalmente, si scombussolano i telefoni. Mi dispiace," disse a Richard quasi con
vergogna, "che l'altra sera tu non abbia potuto chiamare la tua giovane signora. Nel sistema
telefonico britannico sembra esserci qualcosa di fondamentalmente inesplicabile, che non piace alla
mia macchina del tempo. Mai avuto problemi idraulici, elettrici o col gas. Le interfaccia di
connessione vengono sorvegliate a un livello quantico che non capisco del tutto e non ci sono mai
stati problemi.
Il telefono d'altronde decisamente un problema. Tutte le volte che uso la macchina del tempo, il
che naturalmente vuol dire quasi mai, in parte proprio per questo problema del telefono, il telefono
va a pallino e mi tocca far venire qualcuno dall'azienda telecomunicazioni, che comincia a fare
stupide domande, senza alcuna speranza di capire le risposte.
Comunque, la sostanza che mi sono dato una regola ferrea di non cambiare assolutamente mai
niente nel passato..." sospir Reg, "nonostante le tentazioni."
"Che tentazioni?" chiese brusco Dirk.
"Oh, solo una, ehm, cosuccia che mi interessa," disse Reg restando sul vago, "del tutto innocente
visto che mi attengo alla regola in maniera ferrea. Per mi rattrista."
"Ma lei l'ha infranta, la regola!" proruppe Dirk. "Ieri sera! Ha cambiato qualcosa nel passato..."
"Be', s," ammise Reg leggermente a disagio, "ma in quel caso era diverso. Molto diverso. Se

"Be', s," ammise Reg leggermente a disagio, "ma in quel caso era diverso. Molto diverso. Se
avessi visto lo sguardo sulla faccia di quella povera bambina. Talmente infelice. Lei pensava che il
mondo dovesse essere un posto meraviglioso e quei terribili vecchi professori le rovesciavano
addosso il loro disdegno avvizzito solo perch per loro non era pi meraviglioso.
"Voglio dire," soggiunse rivolgendosi a Richard, "pensa a Cawley, quel vecchio caprone esangue.
Bisognerebbe tirargli fuori un briciolo di umanit, anche a costo di doverlo percuotere con un
mattone. No, in quel caso era perfettamente giustificabile. In tutti gli altri, mi sono dato una regola
assolutamente ferrea..." Richard lo guard mentre nella sua testa cominciava a farsi una debole luce.
"Reg," disse compito, "posso darle un piccolo consiglio?"
"Certo che puoi, mio caro amico. Ne sarei deliziato," rispose Reg.
"Se il nostro comune amico qui la invita a fare una passeggiatina lungo il fiume Cam, non ci
vada."
"Che diamine vuoi dire?"
"Vuole dire," spieg Dirk con franchezza, "che a suo parere c' una leggera sproporzione fra
quello che lei ha fatto e le ragioni addotte a sua giustificazione."
"Ah. Be', un modo piuttosto singolare di dirlo..."
"In effetti, un ragazzo parecchio singolare. Ma vede, a volte ci sono altre ragioni per ci che si
fa, di cui non sempre si consapevoli. Come nel caso della suggestione post-ipnotica, o della
possessione.
Reg si fece pallidissimo. "Possessione..." disse.
"Professore... Reg... sono convinto che ci dovesse essere una ragione per la quale desiderava
vedermi. Qual era di preciso?"
"Cambridge! Eccoci a... Cambridge!" berci l'altoparlante della stazione con voce piatta.
Folle di chiassosi festanti si riversarono sulla banchina, grugnendo e abbaiando l'un l'altro.
"Dov' Rodney?" diceva uno, che era disceso con difficolt dalla carrozza-bar. Lui e il suo amico,
vacillando, guardarono da una parte e dall'altra della banchina. La figura massiccia di Michael
Wenton-Weakes scivol silenziosa accanto a loro e si avvi verso l'uscita.
Barcollando, risalirono il treno, sbirciando all'interno attraverso i finestrini sporchi. A un tratto
videro l'amico che cercavano, ancora seduto al suo posto, come in trance, nello scompartimento
ormai semivuoto. Batterono contro il vetro e urlarono. Lui, per qualche istante, non reag finch non
si riscosse di botto con aria perplessa, come se non capisse dove si trovava.
"Ha gli occhi che sembrano due tartine!" strillarono allegramente i suoi amici, trascinandosi di
nuovo sul treno e trascinandone gi Rodney.
Lui rest in piedi sulla banchina, stordito, a scuotere la testa. Poi, alzando lo sguardo, vide fra i
binari la sagoma massiccia di Michael Wenton-Weakes che si stipava in un taxi insieme a una borsa
pesante, e per un attimo rimase impietrito.
"Straordinario," disse, "quell'uomo. Mi ha raccontato una lunga storia su una specie di
naufragio."
"Ah ah," chiocci uno dei suoi due amici, " riuscito a spillarti qualche soldo?"
"Cosa?" chiese Rodney confuso. "No. No, credo di no. A parte il fatto che non era un naufragio,
ma forse un incidente, un'esplosione...? Sembrava convinto di essere stato lui in qualche modo a
provocarlo. O forse c' stato un incidente e lui cercando di rimediare ha provocato un'esplosione che
ha ucciso tutti. Poi pare che per anni e anni sia rimasta solo una quantit spaventosa di melma in
decomposizione, ed esseri viscidi dotati di gambe. Era tutto piuttosto bizzarro."
"Contate su Rodney! Contate su Rodney per farsi accalappiare da uno svitato!"
"Credo proprio che fosse uno svitato. Tutto a un tratto partito per la tangente a proposito di un
uccello. Ha detto che la parte dell'uccello era tutta una sciocchezza. Desiderava liberarsi della parte
sull'uccello. Ma poi ha detto che avrebbe rimediato. Avrebbe rimediato a tutto. Non so perch, ma
mentre lo diceva aveva un'aria che non mi piaceva."
"Avrebbe dovuto venire al bar con noi. Pazzescamente divertente, noi..."
"Non mi piaciuto nemmeno il modo come mi ha salutato. Non mi piaciuto neanche un po'."

Capitolo Ventotto...

"Ti ricordi," disse Reg, "che oggi pomeriggio quando siete arrivati vi ho detto che ultimamente
avevo avuto momenti insignificanti, ma per... motivi interessanti?"
"Lo ricordo benissimo," disse Dirk, " successo appena dieci minuti fa. Lei si trovava esattamente
l. In verit, vestiva gli stessi abiti che porta ora, e..."
"Piantala, Dirk," disse Richard. "lascia parlare quel pover'uomo, d'accordo?"
Dirk accenn un leggero inchino di scusa.
"Proprio cos," disse Reg. "Be', la verit che per parecchie settimane, mesi addirittura, non ho
nemmeno toccato la macchina del tempo, perch avevo la stranissima sensazione che qualcuno o
qualcosa stesse cercando di indurmi a farlo. cominciato come un impulso debole debole, che poi
sembrava assalirmi in ondate sempre pi forti. Era molto inquietante. Ho dovuto lottare davvero
strenuamente, perch cercava di farmi fare una cosa che io in realt volevo fare. Credo che non avrei
mai capito che a creare quella pressione era qualcosa di esterno a me e non semplicemente una
manifestazione dei miei desideri, non fosse stato per la cautela con cui mi concedo di fare certe cose.
Non appena mi accorsi che c'era qualcosa che cercava di impossessarsi di me, le cose presero una
pessima piega e i mobili cominciarono a volare in giro. La mia piccola scrivania georgiana ne ha
risentito parecchio. Guarda i segni sul..."
"Era di questo che aveva paura ieri sera, al piano di sopra?" chiese Richard.
"Eh, s," disse Reg con un filo di voce, "una paura terribile. Invece era solo quel cavallo piuttosto
simpatico, per cui tutto bene. Immagino che sia entrato quando sono uscito a prendere la terra per
nascondere l'abbronzatura."
"Ah?" fece Dirk. "E dove andato a prenderla?" chiese. "Non mi vengono in mente molti
droghieri da cui un cavallo potrebbe andare a fare una visitina."
"Oh, c' un pianeta appena fuori da quella che viene chiamata le Pleiadi dove c' proprio la
polvere giusta..."
"E lei," disse Dirk in un sussurro, " andato su un altro pianeta? A prendere della cipria?"
"Oh, non lontano," disse Reg allegramente. "Vedi, la distanza effettiva fra due punti in tutto il
continuum spazio-tempo quasi infinitamente minore di quella apparente fra le orbite adiacenti di
un elettrone. In realt, molto meno lontano del droghiere e non c' da fare la fila alla cassa. Non so
voi, ma io non ho mai la moneta. Preferisco sempre fare un salto quantico. A parte il fatto,
naturalmente, che cos si mettono a soqquadro i telefoni. Non c' mai niente che sia davvero
semplice, no?"
Per un momento sembr seccato.
"Per credo che potresti anche avere ragione riguardo a quello che penso che tu stia pensando,"
soggiunse a bassa voce. "Che sarebbe?"
"Che mi sono buttato in un'operazione piuttosto complessa per arrivare a un risultato molto
piccolo. Rallegrare una ragazzina, per quanto affascinante, deliziosa e triste potesse essere,
sembrerebbe una spiegazione insufficiente per... insomma, un'operazione di ingegneria temporale
discretamente importante, ora che ci penso. Indubbiamente, sarebbe stato pi semplice farle un
complimento sul suo vestitino. Magari il... fantasma... stavamo parlando di un fantasma, no?"
"Gi, mi sembra di s," disse Dirk lentamente.
"Un fantasma?," disse Richard. "Ma dai, andiamo..."
"Aspetta!" disse Dirk brusco. "La prego, vada avanti," invit poi Reg.
"Probabilmente il... fantasma mi ha colto alla sprovvista. Mi stavo battendo cos strenuamente
contro la tentazione di fare qualcosa che non gli dev'essere stato difficile farmene fare un'altra..."
"E ora?"
"Oh, completamente scomparso. Il fantasma mi ha abbandonato ieri sera."

"Oh, completamente scomparso. Il fantasma mi ha abbandonato ieri sera."


"E noi ci chiediamo:" disse Dirk girando lo sguardo su Richard, "dove sar andato?"
"No, per piacere," gemette Richard, "questo no. Non sono ancora nemmeno sicuro di aver
acconsentito a parlare di macchine del tempo e ora tutto a un tratto ecco che spuntano i fantasmi..
"E allora," sibil Dirk, "cos'era quello in cui ti sei imbattuto e che ti ha fatto scalare un muro?"
"Be', tu dicevi che poteva trattarsi di suggestione post-ipnotica..."
"Nient'affatto! Ti ho dimostrato il potere della suggestione post-ipnotica. Ritengo per che
l'ipnosi e la possessione funzionino in modo molto, molto simile. Si pu indurre qualcuno a fare le
cose pi assurde, per poi inventare allegramente le razionalizzazioni pi trasparenti per giustificarle
a se stesso. Per... non si pu indurre nessuno a fare qualcosa che vada contro le linee fondamentali
del proprio carattere. Lotter. E resister!
Richard ricord il senso di sollievo con cui la sera prima d'impulso aveva rimesso a posto la
cassetta nella segreteria telefonica di Susan. Era stata la conclusione di una lotta, che tutto a un
tratto aveva vinto. Con la sensazione di un'altra lotta che ora stava invece perdendo, sospir e rifer
l'episodio.
"Esattamente!" esclam Dirk. "Non l'avresti mai fatto! Stiamo finalmente arrivando a qualcosa!
Vedi, l'ipnosi funziona meglio quando il soggetto ha qualche affinit con ci che gli viene chiesto di
fare. Trovato il soggetto giusto per il proprio scopo, l'ipnosi pu esercitare un'azione molto, molto
profonda. E credo che lo stesso valga anche per la possessione. Allora. Dove siamo arrivati?"
"Siamo arrivati a un fantasma che vuole che venga fatto qualcosa e cerca la persona giusta in cui
entrare per farglielo fare al suo posto. Professore..."
"Reg..." disse Reg.
"Reg. Posso farle una domanda che potrebbe anche essere terribilmente personale? Capir
benissimo se non vorr rispondere, ma continuer a tormentarla finch non lo far. Sono i miei
metodi, capisce. Prima ha detto che c'era una cosa che la tentava terribilmente. Che voleva fare, ma
che si impediva di fare e che il fantasma cercava di farle fare. La prego. Pu darsi che le riesca
difficile, ma credo che ci sarebbe di grandissimo aiuto se lei ci dicesse di cosa si trattava."
"Non te lo dir."
"Deve capire l'importanza..."
"Ma te lo mostrer," disse Reg.
Contro i portoni del St Cedd's si stagliava la grossa sagoma di qualcuno che trasportava una borsa
di nylon nero, voluminosa e pesante. La sagoma era quella di Michael Wenton-Weakes, la voce che
chiese al portiere se il professor Chronotis al momento era nella sua stanza era quella di Michael
Wenton-Weakes, le orecchie cui il portiere rispose che gli fosse venuto un accidente se lo sapeva,
visto che il telefono era andato a pallino ancora una volta, erano quelle di Michael Wenton-Weakes,
ma la luce che usciva dagli occhi non era pi la sua.
Si era arreso a s completamente. Ogni dubbio, incertezza e confusione erano cessati.
Ora era posseduto da un nuovo spirito.
Lo spirito che non era Michael Wenton-Weakes scrut il college che si ergeva davanti a lui e che,
nelle ultime frustranti, esasperanti settimane gli era divenuto familiare.
Settimane! Qualche battere di palpebre di pochi millisecondi.
Per quanto lo spirito, il fantasma, che ora abitava il corpo di Michael Wenton-Weakes avesse
conosciuto lunghi periodi di quasi oblio, a volte anche per secoli di fila, il tempo in cui aveva vagato
sulla terra era tale da far apparire le creature che avevano eretto quelle mura come gli ultimi
arrivati. Gran parte della sua eternit personale (non una vera eternit, ma facile scambiare
qualche miliardo di anni per un'eternit) l'aveva passata a vagare per un fango sconfinato, a guadare
mari infiniti, a guardare con attonito orrore quelle cose viscide dotate di gambe che a un tratto
avevano cominciato a strisciar fuori da quei mari marcescenti: e ora eccole qua, che se ne andavano
in giro a farla da padroni, lamentandosi dei telefoni.
Nel profondo, in qualche luogo di s oscuro e silenzioso, sapeva di essere ormai matto, di esserlo
diventato quasi subito dopo l'incidente a causa della consapevolezza di ci che aveva fatto e
dell'esistenza che aveva di fronte, dal ricordo dei suoi compagni morti che per qualche tempo non gli
aveva dato tregua, mentre lui intanto non dava tregua alla Terra.
Sapeva che quanto ora era stato costretto a fare avrebbe fatto rivoltare quell'io che ricordava
solo lontanissimamente, ma sapeva anche che quello era l'unico modo che aveva di porre fine

solo lontanissimamente, ma sapeva anche che quello era l'unico modo che aveva di porre fine
all'incubo incessante in cui ogni secondo di quei miliardi di anni era peggiore del precedente.
Sollev la borsa e si incammin.

Capitolo Ventinove...

Nel cuore della foresta pluviale succedeva ci che in genere avviene nelle foreste pluviali, e cio
pioveva: da cui il nome. Era una pioggia dolce, continua, non quella pesante e battente che sarebbe
arrivata pi avanti nell'anno, nella stagione calda. Era un fitto sgocciolio fra cui di tanto in tanto
filtrava un occasionale e fiacco raggio di sole che si faceva strada fino alla corteccia fradicia di un
albero di calvaria, su cui si posava risplendendo. A volte faceva la stessa cosa accanto a una farfalla o
a una minuscola lucertola luccicante e l'effetto diventava quasi insopportabile. Lass in alto, nella
chioma degli alberi, un pensiero assolutamente straordinario colpiva a un tratto un uccello, che si
levava in un volo sfrenato fra i rami e alla fine andava ad appollaiarsi su un altro albero,
complessivamente migliore, dove poteva starsene e considerare le cose con maggiore calma, fino a
che quello stesso pensiero non gli tornava e di nuovo lo colpiva, o fino a che non si faceva ora di
mangiare.
L'aria era piena di profumi: la lieve fragranza dei fiori e il greve odore del pacciame fradicio di cui
era ricoperto il suolo della foresta.
Nel pacciame si intrecciava una confusione di radici, su cui cresceva il muschio e strisciavano gli
insetti.
In una radura nella foresta, su uno slargo di terreno sgombro e bagnato all'interno di un circolo
di alberi svettanti, silenziosamente e senza trambusto apparve una semplice porta bianca. Di l a
qualche secondo, si apr uno spiraglio con un leggero cigolio. Un uomo alto e magro sbirci fuori, si
guard intorno, batt le palpebre sorpreso e tranquillamente richiuse la porta.
Pochi secondi dopo la porta si riapr e Reg guard fuori.
" vero," disse, "ve lo assicuro. Venite fuori e guardate voi stessi." Addentratosi nella foresta, si
gir e invit gli altri due a seguirlo.
Dirk avanz spavaldo, sembr sconcertato dal tempo che ci impieg a battere le ciglia due volte,
poi dichiar che capiva perfettamente come funzionava e che evidentemente aveva a che fare con il
numero irreale che si trova fra minime distanze quantiche e definisce i contorni frattali dell'universo
in esso contenuto, e che era stupito di non averci pensato da solo.
"Come la gattaiola," disse Richard dietro di lui dalla porta.
"Mmm, gi, proprio cos," disse Dirk togliendosi gli occhiali e appoggiandosi a un albero per
pulirli, "non ti sar sfuggito naturalmente che stavo mentendo. Una reazione perfettamente naturale,
date le circostanze, credo che ne converrai. Perfettamente naturale." Strizz appena un po' gli occhi e
si rimise gli occhiali. Quasi subito, cominciarono ad appannarsi nuovamente.
"Stupefacente," ammise.
Richard mise un piede avanti con una certa titubanza e per un attimo rimase incerto, con un
piede ancora sul pavimento della stanza di Reg e l'altro sul terreno fradicio della foresta. Poi fece un
passo avanti, compromettendosi completamente.
I polmoni gli si riempirono all'istante dei pesanti effluvi e gli occhi della meraviglia di quel posto.
Si gir a guardare la porta che aveva varcato. Continuava a vedere uno stipite assolutamente
normale, con una porticina bianca aperta assolutamente normale, che per se ne stava in piedi da
sola nel mezzo della foresta e attraverso la quale si vedeva benissimo la stanza da cui era appena
uscito.
Aggir la porta con aria sorpresa, tastando col piede il suolo fangoso, non tanto per timore di
scivolare, ma per paura che non ci fosse. Da dietro, era uno stipite di una porta aperta assolutamente
normale, come quello che difficilmente si ritroverebbe in una qualsiasi foresta pluviale
assolutamente normale. Varc la porta da dietro e guardandosi alle spalle vide ancora una volta,
come se di nuovo ne fosse appena uscito, le stanze del college del professor Urban Chronotis del St
Cedd's College di Cambridge, che doveva essere a migliaia di chilometri di distanza. Migliaia? Ma

Cedd's College di Cambridge, che doveva essere a migliaia di chilometri di distanza. Migliaia? Ma
dove si trovavano?
Guard fra gli alberi e gli parve di cogliere fra le piante in lontananza un debole luccichio.
"Quello il mare?" chiese.
"Da qui sopra lo si vede pi distintamente," grid Reg, che si era spostato poco pi in l sul
declivio scivoloso e ora ansimava appoggiato a un albero. Fece segno col dito.
Gli altri due lo seguirono, issandosi rumorosamente fra i rami e provocando strida e lamenti da
parte di invisibili uccelli sopra di loro.
"Il Pacifico?" chiese Dirk. "L'Oceano Indiano," rispose Reg. Dirk si pul di nuovo gli occhiali e
dette un altro sguardo. "Ah s, naturalmente," disse.
"Non il Madagascar?" disse Richard. "Ci sono stato..."
"Veramente?" fece Reg. "Uno dei posti pi belli e sorprendenti della Terra, oltre che uno dei pi
irti di spaventose... tentazioni per me. No."
La voce gli trem leggermente e si schiar la gola.
"No," continu. "Il Madagascar ... vediamo, in che direzione siamo... il sole dov'? Gi. Da quella
parte. Verso ovest. Il Madagascar si trova a circa ottocento chilometri a ovest di qua. Pi o meno a
met strada si trova l'isola della Runion."
"Ehm, come si chiama quel posto?" chiese Dirk tutto a un tratto, battendo un colpetto con le
nocche sull'albero e spaventando una lucertola. "Il posto da dove viene quel francobollo, da.... ehm,
le Mauritius."
"Francobollo?" disse Reg.
"Ma s, lo conoscer di certo," rispose Dirk, "un francobollo famosissimo. Non mi ricordo niente,
ma viene da l. Le Mauritius. Famose per il loro straordinario francobollo, tutto marrone e stinto,
ma ci si potrebbe comperare il Blenheim Palace. O forse mi confondo con la Guyana Britannica?"
"Solo tu," intervenne Richard, "sai di cosa stai parlando."
"Sono le Mauritius?"
"S," conferm Reg, "sono le Mauritius."
"Ma lei non colleziona francobolli?"
"No."
"Che diavolo significa?" sbott improvvisamente Richard, ma Dirk continu a seguire con Reg il
filo dei propri pensieri: "Peccato, si poteva trovare qualche busta del primo giorno, no?"
Reg si strinse nelle spalle. "Non mi interessa granch," disse.
Richard si lasci scivolare gi dal pendio dietro di loro. "Allora, qual la grande attrattiva del
posto?" chiese Dirk. "Non , devo confessare, ci che mi aspettavo. Certo, a suo modo bellissimo,
tutta questa natura, ma io per quel che mi riguarda purtroppo sono un uomo di citt." Si pul gli
occhiali ancora una volta e se li mise di nuovo sul naso.
Cominci ad arretrare di fronte a ci che vedeva e si sent uno strano suono chiocciante provenire
da Reg. Tornati nella stanza di Reg, esattamente davanti alla porta, si stava svolgendo un incontro
incredibile.
Un uccello incazzato stava fissando Richard, il quale fissava un uccello incazzato. Richard
guardava l'uccello come se fosse la cosa pi straordinaria che avesse mai visto in vita sua e l'uccello
lo guardava come sfidandolo a trovare il suo becco anche solo lontanamente buffo.
Una volta convintosi che Richard non aveva nessuna intenzione di ridere, l'uccello prese invece a
sbirciarlo con un'aria di torva sopportazione e irritazione, come chiedendosi se si sarebbe limitato a
starsene l o magari avrebbe fatto qualcosa di utile e gli avrebbe dato da mangiare. Mosse un paio di
passi felpati indietro e un paio di lato, poi ancora uno solo in avanti, sui suoi grandi piedi gialli
dinoccolati. Poi lo guard di nuovo, con impazienza, gracchiando con impazienza.
Quindi l'uccello si chin in avanti e sfreg il becco rosso assurdamente grande sul terreno, come
per suggerire a Richard che quello poteva essere il posto buono per cercare qualcosa da dargli da
mangiare.
"Mangia le bacche dell'albero di calvaria," grid Reg a Richard.
Il grosso uccello alz infastidito uno sguardo severo su Reg, come a dire che era perfettamente
chiaro anche a un idiota che cosa mangiava. Poi torn a girarsi ancora una volta verso Richard e
allung il collo da una parte come improvvisamente colpito dal pensiero che forse quello con cui
aveva a che fare era un idiota e che quindi poteva essere opportuno riconsiderare la strategia.
"Per terra, dietro di te, ce ne sono una o due," gli sugger Reg a voce bassa.

"Per terra, dietro di te, ce ne sono una o due," gli sugger Reg a voce bassa.
Frastornato e come in trance, Richard si gir goffamente e vide un paio di grosse bacche per
terra. Si chin e ne raccolse una, guardando Reg, che gli fece un cenno rassicurante.
Esitante, Richard allung il frutto verso l'uccello che si sporse in avanti e glielo prese
bruscamente dalle dita. Poi, siccome Richard continuava a stare con la mano tesa in fuori, l'uccello
gliela spinse via stizzosamente con il becco.
Non appena Richard si fu ritirato a rispettosa distanza, rizz in alto il collo, chiuse i suoi grandi
occhi gialli e scosse il collo per far scendere la bacca nel gozzo, come se stesse sgraziatamente
facendo dei gargarismi.
Poi sembr almeno in parte soddisfatto. Mentre prima sembrava un dodo incazzato, ora almeno
sembrava un dodo incazzato ma sazio, il che doveva essere il massimo che ci si potesse aspettare in
questa vita.
Fece una lenta giravolta dinoccolata e se ne ritorn a passi felpati nella foresta da cui era uscito,
come sfidando Richard a trovare le piume arricciate che aveva sulla punta della coda anche solo
lontanamente buffe.
"Vengo solo a guardare," disse Reg con un filo di voce, e Dirk vide con stupore brillare le lacrime
negli occhi del vecchio, che se le deterse rapidamente. "Davvero, non sta a me intervenire... Richard
li raggiunse di corsa e senza fiato.
"Quello era un dodo?" esclam.
"S," rispose Reg. "In quest'epoca ne rimanevano soltanto tre. Anno 1676. Fra quattro anni
saranno tutti morti e da quel momento non se ne vedranno mai pi. Venite," disse poi, "andiamo."
Dietro la porta esterna ben chiusa nella scala d'angolo del Secondo Cortile del St Cedd's College,
dove soltanto un millisecondo prima c'era stato un leggero fremito quando la porta interna era
volata via, ci fu un altro leggero fremito mentre ritornava al suo posto.
Avvicinandovisi nella notte scura, la sagoma massiccia di Michael Wenton-Weakes alz lo
sguardo verso le finestre d'angolo. Se anche si fosse potuto vedere un qualche leggero fremito, si
sarebbe perso nella luce del fuoco fioca e tremula che fuoriusciva dalla finestra.
La sagoma alz allora lo sguardo alle tenebre del cielo, in cerca di ci che sapeva esserci, anche se
non aveva la minima possibilit di vederlo, nemmeno in una notte limpida quale quella non era.
L'orbita terrestre era ormai talmente piena di cianfrusaglie e di rottami che un oggetto in pi,
persino uno grosso come quello, sarebbe sempre passato inosservato. E in realt cos era stato,
anche se di tanto in tanto la sua influenza si era fatta sentire. Tutte le volte che le onde erano state
forti. Da quasi duecento anni non erano cos forti come ora tornavano a essere.
E ora tutto a un tratto era a posto. Si era trovato il vettore perfetto.
Il vettore perfetto fece qualche passo in avanti nel cortile. All'inizio, lo stesso professore era
sembrato una scelta perfetta, ma il tentativo era finito in delusione, rabbia e poi... ispirazione!
Portare un Monaco sulla Terra! Erano pensati per credere a qualsiasi cosa, per essere
completamente malleabili. Lo si sarebbe potuto indurre a portare a termine l'incarico senza alcuna
difficolt.
Disgraziatamente per questo si era rivelato un caso disperato. Fargli credere qualcosa era
facilissimo. Far s che continuasse a crederci per pi di cinque minuti di fila si era dimostrato un
compito ancora pi arduo di quello di convincere il professore a fare ci che in fondo voleva ma non
osava.
Ecco quindi un altro fallimento e poi, alla fine, era arrivato il vettore perfetto.
Il vettore perfetto aveva gi dimostrato che non avrebbe avuto alcuno scrupolo a fare ci che
bisognava fare.
In un angolo del cielo la luna, umida, avvolta nella foschia, lottava per alzarsi. Un'ombra si mosse
alla finestra.

Capitolo Trenta...

Dalla finestra che dava sul Secondo Cortile, Dirk guardava la luna. "Non avremo molto da
aspettare," disse.
"Da aspettare cosa?" chiese Richard.
Dirk si gir.
"Che il fantasma," disse, "torni da noi. Professore..." aggiunse rivolto a Reg, seduto inquieto
vicino al fuoco, "nelle sue stanze non c' del brandy, delle sigarette francesi o qualche passatempo?
"No," disse Reg.
"Allora non mi resta che consumarmi senza nessun sostegno," disse Dirk, tornando a guardare
fuori della finestra.
"Io non sono ancora convinto," sbott Richard, "che non ci sia altra spiegazione se non quella che
dei... fantasmi..."
"Cos come effettivamente hai voluto vedere una macchina del tempo all'opera prima di poterci
credere," ribatt Dirk. "Richard, ti lodo per il tuo scetticismo, ma anche la mente scettica deve
essere pronta ad accettare l'inaccettabile quando non c' alternativa. Sembra una papera, fa qua-qua
come una papera, dobbiamo quanto meno prendere in considerazione la possibilit di avere per le
mani un piccolo uccello acquatico della famiglia delle Anatidae."
"Ma poi, che cos' un fantasma?"
"Secondo me, un fantasma..." disse Dirk, " qualcuno che ha subito una morte violenta o
inaspettata, lasciando qualcosa in sospeso. Che non pu riposare fino a che non l'ha portato a
compimento, o sistemato."
Si gir di nuovo verso di loro.
"Questo il motivo per cui," disse, "una macchina del tempo potrebbe esercitare tanto fascino su
un fantasma, se questi venisse a conoscenza della sua esistenza. Una macchina del tempo fornisce il
mezzo per sistemare ci che nel passato, secondo il fantasma, andato storto. Per liberarlo.
Questo il motivo per cui torner qui. Prima ha cercato di impossessarsi dello stesso Reg, che
per gli ha resistito. Poi c' stato l'episodio del giochino di prestigio, la cipria e il cavallo nel bagno,
che io," fece una pausa, "persino io non capisco, anche se sono deciso a farlo, fosse l'ultima cosa che
faccio in vita mia. Poi sulla scena arrivi tu, Richard. Il fantasma lascia perdere Reg e si concentra
invece su di te. Quasi subito si verifica un episodio strano ma significativo. Fai una cosa che poi
vorresti non aver fatto.
Mi riferisco, naturalmente, alla telefonata a Susan che le hai lasciato sulla segreteria telefonica.
Il fantasma coglie la palla al balzo e cerca di indurti ad annullare quell'azione. Di fatto, a tornare
indietro nel passato e cancellare il messaggio: a modificare l'errore fatto. Solo per vedere se lo
facevi. Solo per vedere se era nel tuo carattere.
In caso affermativo, ora saresti completamente sotto il suo controllo. Ma proprio all'ultimo
momento la tua natura si ribellata e non l'hai fatto. Cos il fantasma ti abbandona come un lavoro
mal fatto e lascia perdere anche te. Bisogna trovare qualcun altro.
Quanto c' voluto per fare tutto ci? Non lo so. Trovi un senso in tutto ci? Riconosci la verit di
quanto ti dico?"
Richard si fece di ghiaccio.
"S," disse, "credo che tu abbia assolutamente ragione."
"Allora," disse Dirk, "qual il momento in cui il fantasma ti ha lasciato?"
Richard deglut.
"Quando Michael Wenton-Weakes uscito dalla stanza," rispose.
"Dunque mi chiedo," riprese Dirk in tono pacato, "che possibilit il fantasma vedeva in lui. Mi
chiedo se questa volta abbia trovato quello che cercava. Credo che non dovremo aspettare a lungo."

chiedo se questa volta abbia trovato quello che cercava. Credo che non dovremo aspettare a lungo."
Qualcuno buss alla porta.
Davanti all'uscio aperto c'era Michael Wenton-Weakes.
Disse soltanto: "Ho bisogno del vostro aiuto". Reg e Richard fissarono Dirk, poi Michael.
"Vi dispiace se poso questo da qualche parte?" disse Michael. " piuttosto pesante. C' dentro
un'attrezzatura da sub."
"Ah, capisco," disse Susan, "ah bene, grazie, Nicola. Prover quella diteggiatura. Sono sicura che
il mi bemolle ce l'ha messo solo per dar fastidio alla gente. S, mi ci sono impuntata stupidamente
per tutto il pomeriggio. Alcune di quelle volate di semicrome sono davvero maledette. Be', s, mi
aiuta a distrarmi. No, nessuna novit. tutto cos sconcertante e orribile. Non voglio nemmeno...
senti, magari ti richiamo dopo cos mi dici come ti senti. S, lo so, non si capisce mai cos' peggio, no,
la malattia, gli antibiotici o le cure del medico. Tieniti da conto, o almeno fai in modo che lo faccia
Simon. Digli di farti litri di limonata calda. Va bene. D'accordo, ci sentiamo dopo. Stai al caldo. Per
ora, ciao."
Rimise a posto il telefono e torn al violoncello. Aveva appena cominciato a riflettere sul
problema di quell'irritante mi bemolle, quando squill di nuovo il telefono. Per tutto il pomeriggio
aveva lasciato la cornetta staccata, ma si era dimenticata di farlo dopo aver chiamato.
Con un sospiro, appoggi il violoncello al muro, pos l'archetto e torn al telefono.
"Pronto?" rispose.
Anche stavolta niente, a parte un remoto grido nel vento. Stizzita butt gi di nuovo il ricevitore.
Aspett qualche secondo perch tornasse la linea e stava per staccare ancora il telefono quando si
rese conto che Richard poteva aver bisogno di lei.
Esit.
Ammise con se stessa che non accendeva la segreteria telefonica perch in genere la metteva in
funzione esclusivamente a uso di Gordon e al momento era una cosa a cui preferiva non pensare.
Comunque, accese la segreteria telefonica, abbass il volume al minimo e torn ancora al mi
bemolle che Mozart aveva messo h solo per dare fastidio ai violoncellisti.
Nel buio dei locali dell'Agenzia Investigativa Olistica Dirk Gendy, Gordon Way annaspando
goffamente rimise sulla forcella il ricevitore del telefono e si abbandon sulla sedia in preda al pi
nero sconforto. Si abbandon senza frenarsi, finch non cadde leggero sul pavimento.
La signorina Pearce era fuggita dall'ufficio la prima volta che il telefono si era messo a
manovrarsi da solo, esaurita una volta per tutte la sua pazienza per questo genere di cose, e da quel
momento Gordon aveva avuto l'ufficio tutto per s. I suoi tentativi di mettersi in contatto con
chiunque erano per completamente falliti.
O meglio, i suoi tentativi di mettersi in contatto con Susan, che era esattamente ci che gli
interessava. Era con Susan che stava parlando quando era stato ucciso e capiva che in qualche modo
doveva parlarle ancora. Lei per aveva lasciato il telefono staccato per buona parte del pomeriggio e
quando poi aveva risposto non era riuscita a sentirlo.
Si arrese. Si rialz dal pavimento, si raddrizz e scivol fuori nella strada dove stava calando
l'oscurit. Vag a casaccio per un po', and a fare una passeggiata sul canale, giochino che lo stanc
ben presto, poi ricominci ancora una volta a gironzolare per strada.
Le case illuminate e la vita che ne fuoriusciva lo turbarono in modo particolare, perch l'invito
che sembravano porgere non era rivolto a lui. Si chiese se a qualcuno avrebbe dato fastidio se fosse
entrato in una casa e avesse guardato la televisione tutta la sera. Non avrebbe creato nessun
problema.
O magari un cinema.
Cos era meglio, poteva andare al cinema.
Con passo pi sicuro, ancorch privo di consistenza, imbocc la Noel Road e cominci a risalirla.
Noel Road, pens. Gli faceva squillare un campanello lontano. Aveva la sensazione di aver
incontrato qualcuno ultimamente in Noel Road. Chi era?
I suoi pensieri vennero interrotti da un terribile grido di orrore che risuon per tutta la via.
Rimase fermo immobile. Pochi secondi dopo a pochi metri da lui si spalanc una porta e ne usc una
donna, che urlava con gli occhi sbarrati.

Capitolo Trentuno...

A Richard, Michael Wenton-Weakes non era mai piaciuto e ancora meno gli piaceva con un
fantasma dentro di s. Non avrebbe saputo dire perch, personalmente non aveva nulla contro i
fantasmi, non riteneva che una persona andasse giudicata negativamente solo perch era morta,
eppure... non gli piaceva. Tuttavia, non era difficile sentirsi un po' dispiaciuti per lui. Michael sedeva
desolato su uno sgabello con i gomiti appoggiati sul grande tavolo e la testa appoggiata sulle dita.
Aveva un'aria malata ed esausta. Aveva un'aria profondamente stanca. Aveva un'aria patetica. La sua
storia era stata straziante e si concludeva con i tentativi di impossessarsi prima di Reg, poi di
Richard.
"Avevi ragione," termin. "Completamente."
Quest'ultima cosa la disse a Dirk, il quale fece una smorfia come se non volesse mostrarsi
raggiante per aver trionfato troppe volte in un solo giorno.
La voce era quella di Michael, eppure non era la sua. Quale che sia il timbro che una voce acquista
nel corso di un miliardo di anni o gi di li, quella ora l'aveva e colmava chi l'ascoltava di una gelida
vertigine simile a quella che afferra la mente e lo stomaco quando ci si trova di notte sul ciglio di una
scogliera. Gir gli occhi verso Reg e Richard e anche i suoi occhi erano di quelli che provocano piet
e terrore. Richard dovette distogliere lo sguardo.
"Devo delle scuse a entrambi," disse il fantasma che stava dentro Michael, "che vi offro dal
profondo del cuore e spero solo che, comprendendo la situazione disperata in cui mi trovo e la
speranza che questa macchina del tempo mi offre, capirete perch ho agito come ho fatto e troviate
in voi la forza di perdonarmi. E di aiutarmi. Ve ne prego."
"Dategli un whisky," disse Dirk burbero.
"Non ho whisky," disse Reg. "Mmm, del porto? Ci deve essere una bottiglia di Margaux che potrei
aprire. Eccellente. Bisognerebbe stapparlo un'ora prima, ma naturalmente si pu fare, non ci vuole
niente, io..."
"Mi aiuterete?" interruppe il fantasma.
Reg si affrett ad andare a prendere del porto e qualche bicchiere.
"Perch si impossessato del corpo di quest'uomo?" disse Dirk.
"Ho bisogno di una voce con cui parlare e un corpo in cui agire. A lui non succeder niente di
male, niente di male..."
"Mi permetta di ripeterle la domanda. Perch si impossessato del corpo di quest'uomo?"
insistette Dirk.
Il fantasma fece alzare le spalle al corpo di Michael.
"Era consenziente. Entrambi questi signori, comprensibilmente, facevano resistenza a...
insomma, a farsi ipnotizzare (il suo accostamento corretto). E questo? Be', credo che il suo senso di
s sia un po' in ribasso, cos ha acconsentito. Gli sono molto grato e non gli far alcun male."
"Il suo senso di s," ripet Dirk pensieroso, " un po' in ribasso."
"Immagino che possa essere vero," disse Richard a bassa voce a Dirk. "L'altra sera sembrava
molto depresso. Gli hanno portato via l'unica cosa che gli importava, perch, be', perch in verit non
se la cavava troppo bene. Nonostante il suo orgoglio, capisco che fosse molto ricettivo all'idea di
poter essere richiesto per qualche cosa."
"Mmmm," disse Dirk e lo ridisse subito dopo. Lo disse una terza volta con passione. Poi si gir
rivolgendosi all'improvviso alla figura sullo sgabello.
"Michael Wenton-Weakes!"
La testa di Michael scatt all'indietro e lui batt le palpebre. "S?" disse con la consueta voce
lugubre. Gli occhi seguivano Dirk nei suoi movimenti.
"Puoi sentirmi," disse Dirk, "e rispondere per conto tuo?"

"Puoi sentirmi," disse Dirk, "e rispondere per conto tuo?"


"S," rispose Michael, "certo che posso."
"Questo... essere, lo spirito. Sai che dentro di te? Ne accetti la presenza? Sei consenziente
rispetto ai suoi desideri?"
"E cos. La storia che mi ha raccontato mi ha molto commosso e sono assolutamente disposto ad
aiutarlo. Anzi, ritengo che sia giusto che lo faccia."
"Benissimo," disse Dirk facendo schioccare le dita, "puoi andare. "
La testa di Michael si abbandon in avanti immediatamente e dopo un istante si rialz
lentamente, sollevata dall'interno come un pneumatico che viene gonfiato.
Il fantasma era tornato a possederlo.
Dirk si impadron di una sedia, la gir e vi si sedette a cavalcioni di fronte al fantasma che abitava
Michael, guardandolo intensamente negli occhi.
"Ancora," fece. "Me lo ripeta ancora. Un sunto veloce."
Il corpo di Michael si tese leggermente. Si allung verso il braccio di Dirk.
"Non mi tocchi!" scatt Dirk. "Mi racconti soltanto i fatti. La prima volta che prova a
commuovermi le do un pugno in un occhio. O almeno, nell'occhio che ha preso in prestito. Quindi,
lasci perdere tutta quella roba che sembrava... ehm..."
"Coleridge," disse a un tratto Richard, "sembrava esattamente Coleridge. Somigliava alla Ballata
del vecchio marinaio. Cio, alcune sue parti lo erano."
Dirk aggrott la fronte. "Coleridge?" disse.
"Ho provato a raccontargli la mia storia," ammise il fantasma. "Io..."
"Mi scusi," disse Dirk, "devo fare le mie scuse: prima d'ora, non avevo mai interrogato un
fantasma di quattro miliardi di anni. Stiamo parlando di Samuel Taylor? Mi sta dicendo che lei ha
raccontato la sua storia a Samuel Taylor Coleridge?"
"Certe volte... riuscivo a entrare nella sua mente. Quando si trovava in uno stato di emotivit."
"Vuol dire, quando era sotto l'effetto del laudano?" chiese Richard.
"Esatto. In quei momenti era pi rilassato."
"Direi," sbuff Reg. "Mi capitato di incontrarlo a volte che era proprio straordinariamente
rilassato. Sentite, faccio un po' di caff." Scomparve in cucina, dove si sent che rideva fra s.
" un altro mondo," borbott Richard, sedendosi e scuotendo la testa.
"Purtroppo per," riprese il fantasma, "quando lui era in pieno possesso di s io, per cos dire,
non lo ero, e quindi la cosa fall. Cos, quello che ha scritto molto ingarbugliato."
"Parliamone," disse Richard fra s, alzando le sopracciglia. "Professore," chiam Dirk, "forse
questo le sembrer assurdo. Coleridge, ha mai cercato di... ehm... usare la sua macchina del tempo?
La prego, risponda pure alla domanda come meglio le aggrada."
"Be', sai," disse Reg, facendo capolino dalla porta, "una volta venne a curiosare, ma credo che
fosse in condizioni decisamente troppo rilassate per fare qualsiasi cosa."
"Capisco," disse Dirk. "Ma perch," aggiunse poi girandosi verso la strana figura di Michael
abbandonato sullo sgabello, "perch lei ci ha messo cos tanto tempo per trovare qualcuno?"
"Per periodi lunghissimi, sono molto debole, quasi del tutto inesistente e incapace di influenzare
alcunch. E poi, naturalmente, prima di allora non c'era nessuna macchina del tempo, e... nessuna
speranza per me...
"Forse i fantasmi esistono come modelli di onde," sugger Richard, "come modelli di interferenza
fra il reale e il possibile. Potrebbero esserci picchi e fondi irregolari, come in una forma d'onda
musicale."
Il fantasma fece girare attorno gli occhi fino a posarli su Richard.
"Lei..." disse, "lei ha scritto quell'articolo..,"
"Ehm, s..."
"Mi ha commosso parecchio," disse il fantasma, con una voce improvvisamente malinconica e
contrita che sembr sorprendere lui stesso quasi quanto i suoi ascoltatori.
"Ah. Capisco," disse Richard. "Bene, grazie. L'ultima volta che ne ha parlato non le piaceva cos
tanto. Cio, so che non era propriamente lei..."
Richard si sedette di nuovo, aggrottando la fronte. "Allora," disse Dirk, "tornando al punto di
partenza..."
Il fantasma raccolse il fiato di Michael e ricominci. "Eravamo su una nave..." disse.
"Una nave spaziale."

"Una nave spaziale."


"S. Al largo di Salaxala, un mondo in... insomma, molto lontano da qui. Un posto violento e
pieno di problemi. Noi eravamo un gruppo di una dozzina di persone, partimmo, come spesso si fa,
per cercarci un nuovo mondo. Tutti i pianeti di questo sistema erano assolutamente inadatti ai
nostri scopi, ma ci fermammo in questo mondo per rifornirci di alcune riserve minerali.
Sfortunatamente, entrando nell'atmosfera, la scialuppa di atterraggio sub dei danni. Danni piuttosto
seri, ma comunque perfettamente riparabili.
Il tecnico di bordo ero io e spettava a me il compito di dirigere il ripristino della nave e di
preparare il ritorno alla nave principale. Ora, per capire cosa successe dopo, dovete conoscere
qualcosa sulla natura di una societ a elevata automazione. Non c' compito che non possa essere
svolto pi agevolmente con l'ausilio di una computerizzazione avanzata. C'erano inoltre alcuni
problemi molto particolari legati a un viaggio che avesse scopi come i nostri..."
"Che erano?" interruppe bruscamente Dirk.
Il fantasma dentro Michael batt le palpebre, come se la risposta fosse ovvia.
"Be', naturalmente trovare un mondo nuovo e migliore in cui tutti noi potessimo vivere per
sempre in pace, libert e armonia," disse.
Dirk alz le sopracciglia.
"Ah, cos," disse. "Immagino che avrete pensato attentamente a tutto quanto."
"L'avevamo pensato per noi. Eravamo muniti di attrezzature molto particolari che ci aiutavano a
continuare a credere negli scopi del viaggio, anche quando le cose andavano male. In genere,
funzionavano benissimo, ma penso che forse noi ci facessimo un affidamento eccessivo."
"Di che diavolo si trattava?" chiese Dirk.
"Forse per voi sar difficile comprendere quanto potessero essere rassicuranti. E questo il
motivo per cui feci quell'errore fatale. Quando volevo sapere se la partenza era sicura o meno, in
realt non volevo sapere che poteva anche non esserlo. Volevo solo una conferma. Cos, invece di
controllare di persona, capite, ci mandai uno dei Monaci Elettrici."

Capitolo Trentadue...

La targa d'ottone sulla porta rossa di Peckender Street rifletteva in un luccichio la luce gialla di
un lampione stradale. Mand un fugace bagliore quando vi si riflesse la luce intermittente di un'auto
della polizia che sfrecci via.
Si offusc leggermente mentre un'ombra pallida pallida vi scivolava attraverso. Offuscandosi.
ebbe un baluginio, perch l'ombra tremava in preda a una terribile agitazione.
Nell'ingresso oscuro, il fantasma di Gordon Way si ferm. Aveva bisogno di appoggiarsi a
qualcosa per sostenersi, ma naturalmente non c'era nulla. Tent di stringere i denti, ma non c'era
niente da stringere. L'orrore di quanto aveva visto gli provoc un conato di vomito, ma naturalmente
nel suo stomaco non c'era niente. Sal le scale un po' incespicando, un po' fluttuando, come un uomo
che affoga e cerca di afferrarsi all'acqua.
Barcoll attraverso il muro, la scrivania, la porta e cerc di ricomporsi e sistemarsi davanti al
tavolo dell'ufficio di Dirk.
Se per caso qualcuno fosse entrato nell'ufficio qualche minuto dopo (una donna delle pulizie
serale, ammesso che Dirk Gently ne avesse mai assunto una, cosa che non faceva per il motivo che
loro volevano essere pagate e lui non voleva pagarle, o un ladro, se nell'ufficio ci fosse stato qualcosa
che valeva la pena di rubare, il che non era), avrebbe visto quanto segue e ne sarebbe rimasto
sbigottito.
La cornetta del grosso telefono rosso sulla scrivania, improvvisamente oscill e cadde dalla
forcella sul piano del tavolo.
Si sent il ronzio del segnale di libero. Poi, sette dei grandi tasti, facili da schiacciare, si
abbassarono a uno a uno e dopo la lunga pausa che il sistema telefonico inglese concede per
raccogliere le idee e dimenticare chi si sta chiamando, si sent il suono di un telefono che squillava
all'altro capo del filo.
Dopo un paio di squilli ci fu un clic, un fruscio e un suono, come di una macchina che prenda il
fiato. Poi una voce cominci a dire: "Ciao, sono Susan. Al momento non posso venire al telefono
perch sto cercando di mettere a posto un mi bemolle, ma se volete lasciare il vostro nome..."
"E dunque, in base a quanto detto da un... fatico anche solo a pronunciare queste parole... Monaco
Elettrico," disse Dirk con voce che tradiva derisione, "lei prova a effettuare il lancio della nave che,
con sua somma meraviglia, esplode. Da allora...?"
"Da allora," riprese il fantasma, miserevole, "sono solo su questo pianeta. Solo con la
consapevolezza di ci che ho fatto ai miei compagni sulla nave. Solo, completamente solo..."
"Gi, questo lo saltiamo," sbott stizzosamente Dirk. "E cosa mi dice della nave principale?
Probabilmente sar andata avanti nella propria ricerca di..."
"No."
"E allora cosa le successo?"
"Niente. ancora li."
"Ancora l?"
Dirk balz in piedi e cominci a misurare la stanza a grandi passi, le sopracciglia
spasmodicamente aggrottate.
"Gi." La testa di Michael cadde leggermente, ma lui guard Reg e Richard con occhi pietosi.
"Eravamo tutti a bordo del mezzo di atterraggio. All'inizio mi sembrava di essere tormentato dai
fantasmi degli altri, ma era solo la mia immaginazione. Per milioni di anni, e poi miliardi, calcai il
fango assolutamente solo. Per voi impossibile comprendere anche la pi piccola parte del
tormento di una simile eternit. Poi," aggiunse, "non molto tempo fa, la vita sbocci su questo
pianeta. La vita. La vegetazione, esseri marini, quindi, alla fine, voi. Vita intelligente. Mi volgo a voi

pianeta. La vita. La vegetazione, esseri marini, quindi, alla fine, voi. Vita intelligente. Mi volgo a voi
per essere liberato dal tormento che mi affligge."
Per qualche secondo, la testa di Michael penzol miseramente sul petto. Poi, piano piano, si
rialz incerta e li fiss di nuovo, con fiamme ancora pi cupe negli occhi.
"Riportatemi indietro," disse, "vi supplico, riportatemi indietro al mezzo di atterraggio.
Lasciatemi rimediare a ci che ho fatto. Una parola detta da me e si pu rimediare, la riparazione
fatta come si deve, il mezzo di atterraggio pu tornare alla nave principale, noi possiamo andarcene
per la nostra strada, il mio tormento sar terminato e io non sar pi un fardello per voi. Vi
supplico. "
Ci fu un breve silenzio, mentre la sua invocazione aleggiava nell'aria.
"Ma non pu funzionare, no?" disse Richard. "Se lo facciamo, tutto questo non accadr mai. Non
rischiamo di dare luogo a paradossi di ogni genere?"
Reg si strapp ai propri pensieri. "Non peggiori di molti che gi esistono," rispose. "Se l'universo
avesse dovuto finire tutte le volte che c' stata qualche incertezza su ci che vi succedeva, non
sarebbe mai andato oltre il primo picosecondo. E per molti naturalmente stato cos. Capisci,
come il corpo umano. Qualche taglio e qualche livido qua e l non fanno male, e nemmeno un grosso
intervento chirurgico, se fatto come si deve. I paradossi sono esattamente come il tessuto
cicatriziale. Tempo e spazio vi si richiudono intorno e le persone semplicemente ricordano una
versione dei fatti che ha tanto senso quanto quelle gliene richiedono.
Ci non significa che quando ci si imbatte in un paradosso non ci sia qualche cosa che colpisce per
la sua stranezza, ma se sei passato attraverso la vita senza che questo ti sia gi accaduto, non so in
quale universo tu abbia vissuto, ma certamente non in questo."
"Be', se le cose stanno cos," disse Richard, "perch lei stato tanto inflessibile a proposito del
salvataggio del dodo?"
"Ah. Eccoti qua a chiedermelo. La complessit di causa ed effetto sfida l'analisi. Il continuum non
solo come il corpo umano, ma anche come un frammento di carta da parati malamente applicata.
Schiaccia una bolla qui, e un'altra se ne former altrove. Non ci sono pi dodo a causa della mia
interferenza. Alla fine, mi sono imposto quella regola semplicemente perch non lo sopportavo pi.
L'unica cosa che si fa veramente male quando si prova a cambiare il tempo se stessi." Sorrise
debolmente e distolse lo sguardo.
Poi, dopo un lungo momento di riflessione, soggiunse: "No, si pu fare. Io sono scettico solo
perch andata male tante volte. La storia di questo pover'uomo patetica e porre fine alla sua
infelicit non pu fare alcun male. Sono cose successe tanto, tanto tempo fa su un pianeta morto. Se
lo facciamo, ognuno di noi ricorder ci che ci accaduto individualmente. Tanto peggio per il resto
del mondo se non d'accordo. Non sar certo la prima volta".
La testa di Michael si reclin.
"Sei molto silenzioso, Dirk," disse Richard.
Dirk lo fiss astiosamente. "Voglio vedere questa nave," annunci.
Nel buio, la cornetta del telefono rosso scivol e rimbalz sulla scrivania. Se ci fosse stato
qualcuno, avrebbe intravisto una sagoma che la muoveva.
Brillava molto debolmente, meno di quanto avrebbero fatto le lancette luminose di un orologio.
Sembrava pi che altro che l'oscurit circostante fosse appena un po' pi scura di cos e la forma
ectoplasmica vi stesse dentro, come un tessuto cicatriziale ispessito sotto la superficie della notte.
Gordon afferr ancora una volta la cornetta recalcitrante. Finalmente ce la fece e la fece scivolare
sopra l'apparecchio.
Da l, la fece cadere sulla forcella, togliendo la linea. In quel preciso momento, il fantasma di
Gordon Way, portata a termine finalmente la sua ultima telefonata, si lasci andare al proprio
riposo e svan.

Capitolo Trentatr...

All'ombra della Terra, girava lentamente una massa scura, solo un altro rottame fra quanti ormai
fluttuavano eternamente lass in orbita, ma pi largo e di forma molto pi regolare degli altri. E
molto, molto pi vecchio.
Da quattro miliardi di anni continuava ad assorbire dati dal mondo sottostante, analizzandoli,
esaminandoli, elaborandoli. Di tanto in tanto, ne rispediva indietro una parte, se pensava che
poessero servire, se pensava che qualcuno potesse riceverli. Altrimenti osservava, ascoltava e
registrava. N il frangersi di un'onda, n il battito di un cuore sfuggivano alla sua attenzione.
A parte ci, al suo interno niente si muoveva da quattro miliardi di anni, eccettuata l'aria che
continuava a circolare e i bruscolini di polvere nell'aria che danzavano, danzavano, danzavano,
danzavano... e danzavano.
Quello che accadeva adesso era solo un leggero disturbo. Silenziosamente, senza baccano, come
una goccia di rugiada che cade dall'aria su una foglia, in una parete che per quattro miliardi di anni
era rimasta sgombra e grigia, apparve una porta. Una semplice, normale porta di legno a pannelli
bianchi, con una piccola maniglia di ottone ammaccata.
Anche questo tranquillo avvenimento venne registrato e incluso nel flusso continuo di
elaborazione di dati che la nave eseguiva senza sosta. Non solo l'arrivo della porta, ma anche di
quelli che ci stavano dietro, il loro aspetto, i loro movimenti, le loro sensazioni riguardo al fatto di
essere l. Tutto elaborato, registrato, trasformato.
Passato un momento o due, la porta si apr.
Dall'altra parte, si poteva vedere una stanza diversa da tutte quelle della nave. Una stanza dal
pavimento di legno, la tappezzeria consunta, una stanza in cui danzava un fuoco. E mentre il fuoco
danzava, i suoi dati danzavano nel computer della nave e con quello danzavano anche i bruscolini di
polvere nell'aria. Una figura si stagli sulla porta, una figura massiccia e lugubre con una luce strana
che le danzava negli occhi. Fece un passo oltre la soglia entrando nella nave e sul suo volto si soffuse
all'istante una calma cui anelava ma che pensava di non provare mai pi.
Dietro di lui veniva un uomo pi piccolo, pi anziano, dalla capigliatura bianca e ribelle. Uscendo
dal regno della sua stanza ed entrando in quello della nave, si ferm e batt le palpebre. Alle sue
spalle veniva un terzo uomo, impaziente e nervoso, con un largo soprabito di pelle che gli si agitava
intorno. Anche lui si ferm, sconcertato per un momento da qualcosa che non capiva. Avanz con
un'espressione profondamente perplessa in volto e gir lo sguardo sulle pareti grigie e polverose
della vecchia nave.
Per ultimo veniva un quarto uomo, alto e magro. Si abbass per varcare la porta e poi si arrest
immediatamente, come se davanti a s avesse un muro.
In un certo senso, davanti a s aveva un muro.
Rest l attonito. Chiunque l'avesse guardato in faccia in quel momento, avrebbe capito senza
alcun dubbio che gli stava accadendo la cosa pi straordinaria di tutta la sua vita.
Quando cominci a muoversi lentamente, lo fece con un'andatura curiosa, come se stesse
nuotando molto piano. Ogni minimo movimento della testa sembrava portare al viso nuove ondate
di rispetto e stupore. Gli occhi si riempirono di lacrime e boccheggiando per la meraviglia rimase
senza fiato.
Dirk si gir a guardarlo, per esortarlo a seguirli. "Qual il problema?" grid al di sopra del
rumore. "La... musica," sussurr Richard.
L'aria era piena di musica. Sembrava che ne fosse cos piena che non ci potesse essere spazio per
nient'altro. Pareva che ogni particella d'aria avesse una sua propria musica, cos che non appena
Richard spostava la testa sentiva una musica nuova e diversa, anche se questa musica nuova e diversa
si accordava alla perfezione con quella che le stava accanto nell'aria.

si accordava alla perfezione con quella che le stava accanto nell'aria.


Le modulazioni dall'una all'altra erano perfette: salti incredibili su tonalit distanti avvenivano
senza alcuno sforzo, semplicemente girando la testa. Nuovi temi, nuovi accenni di melodia, tutti
perfettamente e straordinariamente proporzionati, si mescolavano continuamente in quella trama
infinita. Grandi onde lente di movimento, danze pi veloci che le percorrevano, piccole incursioni
scintillanti che danzavano sulle danze, lunghi motivi intricati il cui finale era cos simile all'inizio che
si riavvolgevano su se stessi, si rovesciavano, si capovolgevano per poi lanciarsi di nuovo sulla scia di
un'altra melodia danzante in un'altra parte remota della nave.
Richard barcoll verso la parete. Dirk arriv di corsa a prenderlo.
"Andiamo," disse brusco, "qual il problema? Non sopporti la musica? E un po' forte, no? Per
tutti i santi, riprenditi. C' qualcosa qui che ancora non capisco. Non va bene. Andiamo..."
Si trascin dietro Richard, ma poi dovette sostenerlo mentre la mente di Richard sprofondava
sempre pi sotto il peso schiacciante della musica. Le visioni che andavano tessendo nella sua mente
il milione di fili frementi di musica man mano che vi venivano sospinti dentro stavano sempre pi
diventando un garbuglio caotico, ma pi caos si generava, pi si amalgamava con altro caos e poi con
un caos ancora maggiore, fino a che non divenne un'enorme sfera esplosiva di armonia che gli si
dilatava nel cervello pi velocemente di quanto qualsiasi cervello potesse sopportare.
Poi tutto fu molto pi semplice.
Un solo motivo gli danzava nella mente e tutta la sua attenzione vi si concentr. Era un motivo
che si accese nel mezzo di quel flusso magico, lo formava, lo modellava, viveva maestosamente l
dentro, viveva sottilmente, ne era la sua stessa essenza. Riecheggiava e vibrava, all'inizio un
motivetto dal ritmo sostenuto, poi rallent, poi danz ancora ma con maggiore difficolt, sembr
affondare in vortici di dubbi e di confusione, ma improvvisamente rivel che i vortici erano solo i
primi gorgoglii di una nuova ondata di energia che sorgeva gioiosamente da sotto.
Richard cominci lentamente, molto lentamente, a perdere i sensi.
Giaceva assolutamente immobile.
Immagin di essere una vecchia spugna immersa nella paraffina e messa ad asciugare al sole.
Si sentiva come la carcassa di un vecchio cavallo che ardeva nella caligine del sole. Sogn
dell'olio, liscio e profumato, sogn mari scuri e ansanti. Era su una spiaggia bianca, ubriaco di pesce,
stupefatto dalla sabbia, scolorito, sonnecchiante, trafitto dalla luce, si sentiva mancare, valutava la
densit delle nuvole di vapore in remote galassie e girava con un piacere mortale. Era una pompa che
sprizzava acqua fresca in primavera, che zampillava su un cumulo di fragrante erba appena tagliata.
Suoni quasi impercettibili bruciavano lontano come in un sonno remoto.
Correva e stava cadendo. Le luci di un porto roteavano nella notte, Il mare, come uno spirito
scuro, schiaffeggiava incessantemente la sabbia, luccicante, inconsapevole. Fuori, dov'era pi fondo e
pi freddo, affond facilmente mentre il mare pesante gli si gonfiava come olio attorno alle orecchie
e solo un lontano ronzio, come di un telefono che suonava, lo disturbava.
Sapeva di aver sentito la musica della vita. La musica della luce che danzava sull'acqua che si
increspava al vento e alle onde, della vita che si muoveva sull'acqua, della vita che si muoveva sulla
terra, riscaldata dalla luce.
Continu a giacere assolutamente immobile. Continuava a essere disturbato dal lontano ronzio
come di telefono che suonava. Pian piano, si rese conto che quel distante ronzio come di telefono che
suonava era un telefono che suonava.
Balz a sedere di scatto.
Si trovava su un lettino sfatto in una stanzetta disordinata rivestita di legno che sapeva di
conoscere ma non riusciva a individuare. Era piena zeppa di libri e scarpe. Sbatt le palpebre,
perplesso.
Il telefono accanto al letto stava squillando. Alz la cornetta. "Pronto?" disse.
"Richard!" Era la voce di Susan, profondamente turbata. Lui scosse la testa, ma non riusc a
ricordare niente di utile. "Pronto?" ripet.
"Richard, sei tu? Dove sei?"
"Ehm, resta in linea, vado a guardare."
Appoggi il ricevitore sulle lenzuola spiegazzate, dove rimase a emettere rauche grida, scese dal
letto barcollando, si trascin fino alla porta e l'apr.
Era un bagno. Lo scrut con sospetto. Di nuovo, lo riconobbe, ma aveva la sensazione che
mancasse qualcosa. Ah, gi. Avrebbe dovuto esserci un cavallo. O quanto meno, l'ultima volta che ci

mancasse qualcosa. Ah, gi. Avrebbe dovuto esserci un cavallo. O quanto meno, l'ultima volta che ci
era stato c'era un cavallo. Attravers il pavimento del bagno e and all'altra porta. Vacillando,
discese le scale e arriv nella stanza principale di Reg.
Quello che vi vide quando vi giunse lo lasci stupito.

Capitolo Trentaquattro...

I temporali del giorno prima, e di quello prima ancora, le alluvioni della settimana precedente, si
erano quietati. Il cielo era ancora gonfio di pioggia, ma al calare dell'oscurit serale cadevano
soltanto quelle malinconiche goccioline.
Una folata di vento spazz la pianura che andava scurendosi, vag fra le collinette e si incanal
fischiando in una stretta valle in cui sorgeva una costruzione, una specie di torre, solitaria e
pendente in un incubo di fango.
Era un moncone annerito di torre. Se ne stava piantata l come un'estrusione magmatica di una
delle pi pestilenziali fosse infernali, inclinata con un angolo particolare, come oppressa da qualcosa
di ben pi terribile del suo peso considerevole. Sembrava una cosa morta, morta da tempi remoti.
L'unico movimento era quello di un fiume di fango che scorreva pigramente in fondo alla valle,
dietro la torre. Un paio di chilometri pi in l, il fiume si buttava gi in una gola e scompariva sotto
terra.
Ma, col calare della sera, si vide che la torre non era completamente deserta. All'interno, da
qualche parte, c'era una fioca lucina rossa che brillava.
Era questa la scena che Richard fu sorpreso di vedere da una porticina bianca posta nel fianco
della parete della valle, a qualche centinaio di metri dalla torre.
"Non uscire!" disse Dirk, alzando un braccio. "L'atmosfera velenosa. Non sono sicuro di cosa
sia, ma certamente basterebbe a rendere i tuoi tappeti belli puliti."
Dirk era in piedi sulla porta e guardava la vallata con profondo sospetto.
"Dove siamo?" chiese Richard.
"Alle Bermuda," rispose Dirk. " piuttosto complicato."
"Grazie," disse Richard e incespicando riattravers la stanza.
"Mi scusi," disse a Reg, che si stava affannando attorno a Michael Wenton-Weakes, assicurandosi
che l'equipaggiamento per immersioni subacquee che indossava gli calzasse a dovere ovunque, che la
maschera fosse fissata bene e che il regolatore per l'approvvigionamento d'aria funzionasse
perfettamente.
"Scusi, mi fa passare?" disse Richard. "Grazie."
Risal le scale, torn nella camera da letto di Reg, si sedette tremando sull'orlo del letto e riprese
in mano il telefono.
"Alle Bermuda," disse, " piuttosto complicato."
Al piano di sotto, finito di spalmare la vaselina su tutte le giunture della muta e sulle poche parti
di pelle esposte intorno alla maschera, Reg annunci che tutto era pronto.
Dirk si allontan dalla porta e si port l accanto con fare molto sgarbato.
"Bene, allora," disse, "fuori dei piedi. Finalmente. Mi lavo le mani di tutta questa faccenda.
Immagino che dovremo aspettare qui che ci rimandi indietro il vuoto, per quello che vale." Aggir il
divano ad ampi passi con un gesto rabbioso. Quella storia non gli piaceva. Non gli piaceva nulla. In
particolare, non gli piaceva che Reg ne sapesse pi di lui sullo spazio-tempo. E il fatto di non sapere
perch non gli piaceva lo faceva infuriare.
"Mio caro amico," cominci Reg in tono conciliante, "pensa quanto piccolo lo sforzo che
dobbiamo fare per aiutare questa pover'anima. Mi dispiace che dopo tutto il tuo straordinario lavoro
di deduzione questo ti appaia come una doccia fredda. Capisco che una missione di pura clemenza
non ti sembri abbastanza, ma dovresti essere pi caritatevole."
"Caritatevole, bah!" disse Dirk. "Pago le tasse, che cosa vuole di pi?"
Si butt sul divano, si pass le mani fra i capelli e fece il broncio.
Il personaggio che possedeva Michael strinse la mano a Reg e disse qualche parola di
ringraziamento. Poi si diresse con passo rigido verso la porta, si volt e fece un inchino a entrambi.

ringraziamento. Poi si diresse con passo rigido verso la porta, si volt e fece un inchino a entrambi.
Dirk gir la testa di scatto e lo fiss, gli occhi fiammeggianti dietro le lenti e i capelli
selvaggiamente scarmigliati. Il fantasma guard Dirk e per un istante rabbrivid dentro di s per
l'apprensione. Un istinto superstizioso gli fece agitare la mano in segno di saluto. Agit la mano di
Michael in cerchio, per tre volte, poi pronunci una parola sola.
"Addio," disse.
Ci detto, torn a voltarsi, si afferr ai lati della porta e usc risolutamente nel fango, nel vento
nauseabondo e velenoso.
Si ferm un momento per assicurarsi della stabilit, del proprio equilibrio e poi, senza un ultimo
sguardo si allontan da loro, da quegli esseri viscidi con le gambe, diretto verso la sua nave.
"Ora, che diavolo significa questo?" disse Dirk, imitando stizzito il triplice movimento circolare.
Richard scese rumorosamente le scale, spalanc la porta e piomb nella stanza, con gli occhi fuori
delle orbite.
"Ross stato ammazzato!" grid.
"E chi diavolo Ross?" grid Dirk a sua volta. "Comesichiama Ross, per tutti i santi," esclam
Richard, "il nuovo direttore di 'Fathom'."
"E che cos' 'Fathom'?" grid ancora Dirk.
"La cazzo di rivista di Michael, Dirk! Ti ricordi? Gordon ha buttato fuori Michael dalla rivista e
l'ha affidata da dirigere a questo tale Ross. Michael lo odiava per questo. Be', ieri sera Michael
andato l e, cazzo, l'ha ammazzato!"
Si ferm ansimando. "O almeno," riprese, "lui stato ammazzato. E Michael era l'unico ad avere
una ragione per farlo." Corse alla porta, guard fuori la figura che si allontanava e scompariva nelle
tenebre e si gir di nuovo.
"Sta tornando indietro?" chiese Richard.
Dirk balz in piedi e per un momento rimase l a sbattere le palpebre.
"Ecco..." disse, "ecco perch Michael era il soggetto ideale. Ecco che cosa avrei dovuto cercare. La
cosa che il fantasma gli ha fatto fare per poter esercitare la sua presa, la cosa che in fondo voleva
fare, la cosa che si adattava agli scopi del fantasma. Oh, buon Dio. Lui pensa che noi li abbiamo
sostituiti ed questo che vuole capovolgere.
Lui pensa che questo sia il loro mondo, non il nostro. Era qui che volevano insediarsi ed edificare
il loro maledetto paradiso. I conti tornano dall'inizio alla fine.
Lo vede," disse girandosi verso Reg, "che cosa abbiamo fatto? Non mi sorprenderebbe affatto
scoprire che l'evento che quella sua pover'anima infelice l fuori sta cercando di capovolgere
esattamente ci che ha dato il via alla vita su questo pianeta!"
Distolse improvvisamente gli occhi da Reg, bianco e tremante, e li riport su Richard.
"Quand' che l'hai saputo?" disse, perplesso.
"Ehm, appena adesso," rispose Richard, "al... al telefono. Di sopra."
"Cosa?"
"Era Susan, non so come... diceva che c'era un messaggio sulla sua segreteria telefonica che glielo
comunicava. Diceva che il messaggio... era di... diceva che era di Gordon, ma credo che fosse in preda
a una crisi isterica. Dirk, che diavolo sta succedendo? Dove siamo?"
"Siamo quattro miliardi di anni nel passato," disse Reg con voce tremula, "e, ti prego, non
chiedermi come mai il telefono funziona quando ci troviamo in un universo differente da quello in
cui effettivamente collegato, una questione che bisogner porre alla British Telecom, ma..."
"All'inferno la British Telecom," url Dirk, parole che gli vennero facilmente grazie alla forza
dell'abitudine. Corse alla porta e di nuovo osserv la figura confusa e incerta che arrancava nel fango
verso la nave di Salaxala, completamente al di fuori della loro portata.
"Secondo voi," disse Dirk, assolutamente calmo, "quanto ci metter quel bastardo di un illuso a
raggiungere la sua nave? Perch quello il tempo che ci rimane.
Venite. Sediamoci. Pensiamo. Abbiamo due minuti per decidere cosa fare. Dopo di che, ho il forte
sospetto che noi tre e tutto ci che abbiamo conosciuto, compreso il celacanto e il dodo, caro
professore, cesseranno di esistere per sempre."
Si sedette pesantemente sul divano, poi si alz di nuovo e si tolse di sotto la giacca che si era
tolto Michael. Nel farlo, dalla tasca cadde un libro.

Capitolo Trentacinque...

"Ritengo che sia uno spaventoso gesto dissacratore," disse Richard a Reg, mentre se ne stavano
nascosti dietro una siepe. La notte era piena dei profumi estivi che arrivavano dal giardino della
villetta e di qualche occasionale folata di aria marina portata dalle lievi brezze che giocavano sulle
coste del Canale di Bristol.
Lontano, al largo, c'era una luna splendente che si specchiava sul mare e al suo chiarore si
riusciva a vedere fin dopo l'Exmoor, che si allungava a sud di dove si trovavano.
Reg sospir.
"S, pu darsi," disse, "ma temo che lui abbia ragione, sai, bisogna farlo. Era l'unico modo sicuro.
Una volta capito cosa si stava cercando, gli elementi erano tutti l, chiarissimi. Bisogna sopprimerlo.
Il fantasma sar sempre qui in giro. Anzi, adesso sono in due. Cio, ammesso che funzioni. Povero
diavolo. Comunque, credo che se la sia voluta."
Richard strapp nervosamente qualche foglia d'erba e se le rigir fra le dita.
Le alz contro il chiarore lunare, le gir in diversi angoli e osserv i giochi che vi produceva la
luce.
"Che musica," disse. "Non sono religioso, ma se lo fossi direi che era come dare un'occhiata nella
mente di Dio. Forse stato proprio cos e dovrei essere religioso. Devo ricordarmi continuamente
che non hanno creato la musica, ma solo lo strumento in grado di leggere lo spartito. E lo spartito
era la vita stessa. Ed tutto lass."
Guard il cielo. Senza accorgersene, cominci a recitare:
Se io potessi resuscitare in me
Quell'armonia e quel canto,
Una gioia tanto profonda mi vincerebbe,
Che con musica sonora e lunga.
Io nell'aria costruirei quella casa,
Quella casa piena di sole, quelle grotte di ghiaccio!
"Mmmm," disse Reg fra s, "mi chiedo se sia arrivato in tempo."
"Cosa ha detto?"
"Oh, niente. Solo un pensiero."
"Buon Dio, pu parlare, no?" esclam Richard tutto a un tratto. " l dentro da pi di un'ora,
ormai. Mi chiedo cosa stia succedendo."
Si alz e guard oltre la piccola fattoria di campagna alle loro spalle, immersa nel chiaro di luna.
Circa un'ora prima, Dirk aveva marciato spavaldo verso la porta di ingresso e vi aveva bussato.
Quando la porta si era aperta, con una certa riluttanza, e una faccia leggermente intontita aveva
guardato fuori, Dirk si era tolto il suo assurdo cappello e aveva detto a voce alta: "Il signor Samuel
Coleridge? Passavo di qua, andando a Porlock, capisce, e mi sono chiesto se potevo disturbarla per
un'intervista. Si tratterebbe solo del piccolo bollettino parrocchiale che dirigo. Le prometto che non
le ruber troppo tempo, capisco che sar impegnatissimo, un poeta famoso come lei, ma io ammiro
la sua opera e...
Il resto era andato perduto, perch a quel punto Dirk aveva effettuato la sua entrata e si era
chiuso la porta alle spalle. "Vuoi scusarmi un attimo?" disse Reg.
"Come? Oh, certo," disse Richard, "pensavo giusto di andare a vedere cosa sta succedendo."
Mentre Reg si appartava dietro un albero, Richard apr il cancelletto e stava per incamminarsi sul
sentiero quando sent il suono di voci che dall'interno si avvicinavano alla porta di ingresso.
Si ritir di corsa, proprio mentre la porta cominciava ad aprirsi.

Si ritir di corsa, proprio mentre la porta cominciava ad aprirsi.


"Bene, la ringrazio davvero molto, signor Coleridge," disse Dirk mentre riemergeva,
giocherellando con il cappello e inchinandosi, "lei stato pi che disponibile e generoso con il suo
tempo, e lo apprezzo molto, come, ne sono sicuro, faranno i miei lettori. Sono certo che ne verr
fuori un articolo molto carino, di cui pu star tranquillo che le mander una copia, cos che lei la
possa esaminare con tutto comodo. Accoglier certamente con gioia qualsiasi suo eventuale
commento, appunto stilistico, capisce, suggerimenti, consigli e cose del genere. Bene, grazie ancora,
grazie mille, per il suo tempo, spero di non averla distolta da nulla di importante..."
La porta sbatt violentemente alle sue spalle.
Dirk si gir con l'ennesimo sorriso di trionfo di una lunga serie e si affrett lungo il sentiero
verso Richard.
"Bene, questo chiude la faccenda," disse battendo le mani fra loro. "Credo che avesse iniziato a
scriverla, ma non si ricorder una sola parola, questo sicuro. Dov' l'esimio professore? Ah, eccola
qua. Santo cielo, non avevo idea di essermi trattenuto cos a lungo. Un tipo affascinante e divertente,
il nostro signor Coleridge, o quanto meno sono sicuro che lo sarebbe stato se ne avesse avuto
l'opportunit, ma io per parte mia ero troppo impegnato a risultare affascinante.
Comunque, ho fatto quello che mi avevi chiesto, Richard, alla fine gli ho chiesto dell'albatro e lui
ha detto, che albatro? Io allora gli dico: oh, niente di importante, albatro non significa gran ch. Lui
dice: quale albatro non significa granch, e io, non si preoccupi dell'albatro, non importa, e lui dice,
ma s che importa, uno gli piomba in casa nel cuore della notte a farneticare di albatri, a quel punto
vuole sapere perch. Io dico al diavolo gli albatri e lui dice che bendisposto e forse questo gli da
un'idea per una poesia su cui sta lavorando. Molto meglio, dice, che essere colpiti da un asteroide,
che a suo parere significava confidare un po' troppo nella credulit altrui. Poi me ne sono venuto via.
Ora. Salvata l'intera stirpe umana dall'estinzione, potrei farmi una pizza. Che ne direste della
proposta?"
Richard si astenne dal fornire la propria opinione. Si limit a fissare Reg con una certa curiosit.
"C' qualcosa che ti preoccupa?" chiese Reg, colto alla sprovvista.
"Un bel giochino," disse Richard. "Potrei giurare che prima di andare dietro quell'albero lei non
aveva la barba."
"Oh," Reg si pass le dita tra i folti peli lunghi qualche centimetro, "gi," disse, "trascuratezza,
soltanto trascuratezza."
"Che cosa ha combinato?"
"No, solo qualche aggiustamento. Un piccolo intervento chirurgico, capisci. Niente di
particolare."
Qualche minuto dopo, mentre li faceva accomodare in una porta in pi che una stalla vicina aveva
misteriosamente acquistato, si volt indietro a guardare il cielo alle loro spalle, appena in tempo per
vedere una lucina brillare e scomparire.
"Scusa, Richard," mormor e li segu all'interno.

Capitolo Trentasei...

"No, grazie," disse recisamente Richard, "per quanto apprezzerei l'opportunit di offrirti una
pizza e di guardarti mentre la mangi, Dirk, voglio andare dritto a casa. Devo vedere Susan.
possibile, Reg? Dritto nel mio appartamento? Verr a Cambridge a prendere la macchina la
settimana prossima."
"Siamo gi l," disse Reg, "basta fare un passo di l della porta e sei a casa, nel tuo appartamento.
La serata di venerd appena cominciata e il weekend si stende davanti a te."
"Grazie. Ehm senti, Dirk, ci vediamo, eh? Ti devo qualcosa? Non so."
Dirk accanton la questione con un gesto disinvolto. "A suo tempo riceverai mie notizie dalla
signorina Pearce," disse. "Perfetto, d'accordo, bene. Ci vediamo non appena ho un attimo di pace.
stata, come dire, una sorpresa."
And verso la porta e l'apr. Appena uscito, si ritrov a met della scala di casa, sulla cui parete si
era materializzata la porta. Stava per salire le scale quando torn a voltarsi, colpito da un pensiero.
Fece un passo indietro, chiudendosi la porta alle spalle. "Reg, potremmo fare una piccola
deviazione?" disse. "Credo che sarebbe una buona idea portare fuori a cena Susan stasera, soltanto
che nel posto che ho in mente bisogna prenotare in anticipo. Potresti fare, diciamo, un tre
settimane?"
"Niente di pi facile," disse Reg, introducendo un lieve aggiustamento nella disposizione delle
palline dell'abaco. "Ecco," disse. "Siamo tornati indietro nel tempo di tre settimane. Il telefono sai
dov'."
Richard corse su per la scala interna che portava alla camera da letto di Reg e telefon all'Esprit
d'Escalier. Il maitre fu incantato e felicissimo di accogliere la sua prenotazione e si disse impaziente
di vederlo di l a tre settimane. Richard torn dabbasso, scuotendo la testa per la meraviglia.
"Ho bisogno di un weekend di solida realt," disse. "Che cos'era quella roba che appena uscita
dalla porta?"
"Quello," rispose Dirk, "era il divano che ti stavano consegnando. Il tizio ha chiesto se per favore
gli aprivamo la porta in modo che potessero portarlo su e io gli ho detto che lo facevo volentieri."
Solo pochi minuti dopo, Richard si ritrov a salire di corsa le scale dell'appartamento di Susan.
Arrivato davanti alla porta, fu contento, come sempre, di sentire provenire debolmente dall'interno
le note profonde del violoncello, Entr senza fare rumore poi, avvicinandosi alla porta della sala da
musica, a un tratto impietr sbalordito. Quello che stava suonando era un motivo che aveva gi
sentito. Un motivetto dal ritmo sostenuto, che rallent, poi danz ancora ma con maggiore
difficolt...
La sua faccia mostrava un tale sbigottimento, che lei smise di suonare non appena lo vide.
"Cosa c'?" chiese allarmata.
"Dove hai trovato quella musica?" disse Richard in un sussurro.
Lei si strinse nelle spalle. "Be', al negozio di musica," rispose perplessa. Non stava facendo la
spiritosa, semplicemente non capiva la domanda.
"Che cos'?"
" una cantata che devo suonare fra un paio di settimane," disse. "Bach, numero sei."
"Chi l'ha scritta?"
"Be', direi Bach. E anche tu, se ci pensi." "Chi?"
"Guarda le mie labbra. Bach. B-A-C-H. Johann Sebastian. Ti ricordi? "
"No, mai sentito nominare. Chi ? Ha scritto qualcos'altro?"
Susan pos l'archetto, appoggi il violoncello, si alz in piedi e si avvicin a lui.
"Stai bene?" gli domand.

"Stai bene?" gli domand.


"Be', non cos facile. Che cos'..."
Gli cadde l'occhio su una pila di spartiti in un angolo della stanza, con lo stesso nome su quello in
cima. BACH. Si butt sulla pila e cominci a sfogliarlo. Un libro dopo l'altro: J S. BACH. Suites per
violoncello. Concerti Brandeburghesi. Messa in si minore. Alz su di lei uno sguardo smarrito.
"Non ho mai visto niente di tutto ci prima d'ora," disse.
"Richard, amore mio," fece lei, mettendogli una mano sulla guancia, "che diavolo questa storia?
Sono soltanto spartiti di Bach."
"Ma non capisci?" disse lui, agitando una manciata di fogli. "Non ho mai visto, mai, niente di
tutto ci prima d'ora!"
"Be'," replic lei con comica seriet, "forse se non passassi tutto il tuo tempo a suonare musica
con il computer..."
Lui la guard sbigottito, poi lentamente si lasci andare contro la parete e cominci a ridere
istericamente.
Luned pomeriggio Richard telefon a Reg.
"Reg!" disse. "Il suo telefono funziona. Congratulazioni."
"Eh gi, mio caro amico," disse Reg, "che piacere sentirti. gi. Poco fa arrivato un valente
giovanotto e l'ha riparato. Credo che ora non si guaster pi. Buona notizia, non trovi?"
"Ottima. Allora siete riusciti a tornare sani e salvi."
"Oh, s, grazie. Sai, c' stato un bel po' di trambusto quando siamo arrivati qui dopo averti
lasciato. Ti ricordi il cavallo? Be', spuntato fuori di nuovo insieme al suo proprietario. Hanno avuto
uno sfortunato incontro con la polizia e volevano essere portati a casa. Comunque. Un tipo di
persona pericolosa da lasciare a spasso, mi pare. Cos. E tu, come stai?"
"Reg... La musica..."
"Ah, s, pensavo che ti sarebbe piaciuta. C' voluto un bel po' di lavoro. Ne ho salvato solo una
parte piccola piccola, naturalmente, ma anche cos ho barato. Era decisamente pi di quanto un
uomo potrebbe fare in una vita, ma immagino che nessuno la prender molto seriamente."
"Reg, non se ne potrebbe avere un altro po'?"
"Be', no. La nave partita e poi..."
"Potremmo tornare indietro nel tempo..."
"No, be', te l'ho detto. Hanno aggiustato il telefono, che quindi non si romper pi."
"Come?
"Insomma, la macchina del tempo ora non funziona pi. Bruciata. Morta come un dodo. Temo
proprio che sia cos. Forse meglio, per, non credi?"
Il luned, la signora Sauskind telefon all'agenzia Investigativa Olistica Dirk Gently per
lamentarsi della parcella.
"Non capisco cosa c'entri tutto questo," disse, " un'assurdit totale. Che cosa significa?"
"Mia cara signora Sauskind," rispose lui, "fatico a dirle con quanta impazienza guardassi al
momento in cui avrei avuto di nuovo con lei questa precisa conversazione. Da dove incominciamo,
oggi? Quale particolare voce le piacerebbe discutere?"
"Nessuna, grazie tante, signor Gently. Non so chi lei sia n perch pensa che il mio gatto sia
scomparso. Il caro Roderick spirato fra le mie braccia due anni fa e non ho alcun desiderio di
sostituirlo. "
"Ah, bene, signora Sauskind," disse Dirk. "Ci che lei probabilmente non considera che questo
il risultato diretto dei miei sforzi che, se potessi parlarle dell'interconnessione di tutte..." Si ferm.
Era inutile. Lentamente, depose il ricevitore sulla forcella.
"Signorina Pearce!" grid. "Per cortesia, mandi una nuova parcella alla nostra cara signora
Sauskind. Sopra, ci scriva: 'Per: salvataggio della razza umana dalla totale estinzione... nessun
compenso".
Si mise il cappello e per quel giorno se ne and.

1)
CBE: Commander British Empire, onorificenza assegnata dalla Corona. [N.d.T]

2)
BOAC: British Overseas Airways Corporation. [N.d.T]