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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI NAPOLI

PARTHENOPE

DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN INGEGNERIA
GESTIONALE

CORSO DI GESTIONE DEI SERVIZI INDUSTRIALI

RELAZIONE MODELLO AHP


MIGLIOR POLITICA AMBIENTALE EUROPEA PER LA
RIDUZIONE DELLEFFETTO SERRA
GRUPPO
SILVIA VERDOSCI
ANNA PETRONE
DAVIDE MINERVINI
GAETANO MARTONE

ANNO ACCADEMICO 2015/2016


I

INDICE

INDICE

1. Premessa al modello.............................................................................................................. 7
2. Scelta dei Criteri e dei Subcriteri .......................................................................................... 8
3. Scelta delle Alternative ....................................................................................................... 13
4. Confronto a coppie ed indice di consistenza ....................................................................... 25
5. Analisi dei Risultati ............................................................................................................. 36
6. Conclusioni ......................................................................................................................... 40

II

Introduzione

L'effetto serra un fenomeno atmosferico-climatico che indica la capacit di un


pianeta di trattenere nella propria atmosfera parte dell'energia proveniente dalla sua
stella. un effetto assolutamente naturale che si verifica nell'atmosfera terrestre e pi
marcatamente nelle serre agricole, da qui il suo nome. Per capire meglio in cosa
consiste questo effetto studiamo il funzionamento di una serra.

Figura 1

Una serra una casa dove le pareti ed il tetto sono di vetro. Allinterno di esse
possibile far crescere le piante anche nelle stagioni invernali, quindi la caratteristica
di una serra di essere calda anche quando fuori fa molto freddo. Il sole riscalda le
piante e l'aria all'interno della serra ma il calore, una volta entrato, rimane
intrappolato e non pu sfuggire. Cos durante le ore di luce il sole riscalda la serra, a
questo punto il calore intrappolato fa fatica ad uscire mantenendo la serra calda anche
di notte. Latmosfera terreste si comporta come una serra.

Figura 2

Da milioni di anni la terra costantemente irraggiata dalle radiazioni


elettromagnetiche provenienti dal sole, che scaldano il nostro pianeta e danno origine
ad ogni forma di vita. La temperatura terrestre dipende dalleffetto serra senza il quale
noi vivremmo ad una temperatura di -18 C. L' Effetto Serra si intensificato a causa
dell'emissione nell'atmosfera di una serie di gas detti "gas serra" che hanno
comportato un incremento della temperatura media terrestre. I principali gas che si
ritengono responsabili di questo incremento sono: il metano, il vapore acqueo, gli
ossidi d'azoto, i clorofluorocarburi e l'anidride carbonica (CO2).
La principale imputata di questo fenomeno proprio l'anidride carbonica che viene
prodotta in tutti i fenomeni di combustione utilizzati per le attivit umane e
principalmente per gli autoveicoli e la produzione di energia elettrica. Basti pensare
che a inizio secolo la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera era di circa
290 ppm (parti per milione), oggi di circa 370~380 ppm e si pensa che nel 2050
possa raggiungere le 550~630 ppm se non si prenderanno dei provvedimenti. La CO2
ha una durata media in atmosfera di circa 100 anni. Questo significa che anche se
smettessimo oggi di produrre emissioni di CO2 non riusciremmo a ridurre in breve
tempo la presenza di anidride carbonica nell'atmosfera.

Il principale risultato dell'Effetto Serra l'innalzamento della temperatura terrestre


dovuto agli infrarossi. Si calcola che nei prossimi 35~40 anni la temperatura possa
aumentare di circa 2C; sembrano molto pochi ma in realt si tratta di una grossa
variazione che pu provocare grandissimi problemi primi fra tutti l'estensione delle
zone aride di 400~800 km verso nord, l'innalzamento del livello del mare di 70~150
cm dovuto allo scioglimento dei mari e cambiamenti climatici di grande portata.
Purtroppo l'Effetto Serra un fenomeno estremamente complesso e ancora soggetto a
grossi studi, ma generalmente le azioni che vengono caldeggiate dalla maggior parte
degli studiosi sono:

1. ridurre l'uso di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas, ecc..) sia nella
produzione di energia sia nell'autotrazione cos da ridurre l'introduzione di
anidride carbonica nell'atmosfera;

2. incrementare la superficie terrestre dedicata alle foreste dove, grazie alla


fotosintesi clorofilliana, l'anidride carbonica viene assorbita e "distrutta".
La politica dellUnione europea in materia di protezione dellambiente e delle risorse
naturali ha assunto unimportanza sempre maggiore dagli anni 80. Ci dovuto al
fatto che le minacce di danno ambientale e di esaurimento delle risorse sono lungi
dallessere sotto controllo. Per fortuna molte persone sono diventate pi consapevoli
dei pericoli latenti e hanno chiesto interventi pi decisivi a livello nazionale e
specialmente europeo per proteggere lambiente.
Di conseguenza stata fortemente potenziata la gamma di misure disponibili per la
politica ambientale che spaziano dalla legislazione agli strumenti finanziari. In
particolare, il trattato di Amsterdam ha consacrato il principio dello sviluppo
sostenibile e di un elevato livello di protezione ambientale come una delle priorit
principali. La politica dellUE diventata molto pi ampia e diversificata e copre ora
tutti i settori della societ avvalendosi di unampia gamma di strumenti.

LEuropa si trova ad affrontare una domanda energetica crescente, prezzi volatili e


problemi di approvvigionamento. Occorre inoltre ridurre limpatto ambientale del
settore energetico. Per contrastare questi problemi c' bisogno di una chiara strategia
energetica dell'UE. La politica energetica dellUE persegue tre obiettivi principali:
la sicurezza dellapprovvigionamento;
la competitivit;
la sostenibilit.
La Commissione ha varato dei piani per un'unione dell'energia europea al fine di
garantire ai cittadini e alle imprese dell'UE energia sicura, accessibile e rispettosa del
clima.
L'energia fluir liberamente attraverso i confini nazionali nell'UE. Nuove tecnologie,
misure per l'efficienza energetica e infrastrutture rinnovate contribuiranno a ridurre le
bollette domestiche, a creare nuovi posti di lavoro e competenze e a dare impulso alla
crescita e alle esportazioni.
LEuropa si trasformer in uneconomia sostenibile, a basse emissioni di carbonio e
rispettosa dellambiente, e assumer la guida nel campo della produzione di energia
rinnovabile e nella lotta al riscaldamento globale. L'Unione dell'energia aiuter inoltre
l'Europa a parlare con una sola voce sui temi riguardanti l'energia mondiale. Si fonda
su elementi preesistenti della politica dell'UE in questo settore, tra cui il quadro 2030
per il clima e l'energia e la strategia europea di sicurezza energetica. L'UE ha stabilito
autonomamente degli obiettivi in materia di clima ed energia per il 2020, il 2030 e il
2050.

Obiettivi per il 2020:


ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto ai livelli del
1990;
ottenere il 20% dellenergia da fonti rinnovabili;
migliorare l'efficienza energetica del 20%.

Obiettivi per il 2030:


ridurre del 40% i gas a effetto serra;
ottenere almeno il 27% dell'energia da fonti rinnovabili;
aumentare l'efficienza energetica del 27-30%;
portare il livello di interconnessione elettrica al 15% (vale a dire che il 15%
dellenergia elettrica prodotta nellUnione pu essere trasportato verso altri
paesi dellUE).

Obiettivi per il 2050:


tagliare dell'80-95% i gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990;

1. Premessa al modello

Oggi ci troviamo di fronte ad una visione globale del nostro pianeta ed in particolare
a vivere in una politica che attraverso un'unica commissione mette daccordo diversi
paesi e cerca di perseguire obiettivi comuni. Nel modello abbiamo innanzitutto capito
quali sono le strategie che lEuropa ha adottato, definendo quindi quattro cluster tra
cui energia, trasporto, smaltimento rifiuti e tecnologie, che riteniamo siano i settori in
cui lEuropa ed ogni paese sta investendo per ridurre leffetto serra; per i tre cluster
energia, trasporto e smaltimento rifiuti abbiamo definito dei subcriteri. Infine
abbiamo focalizzato la nostra attenzione su come tre nazioni dellUnione Europea
siano sensibili alla problematica delle emissioni e al problema delleffetto serra e
quali politiche hanno adottato e stanno adottando per un netto miglioramento.
Abbiamo scelto lItalia perch la nazione in cui viviamo, la Germania perch nel
quadro politico attuale ha un peso fondamentale nelle decisioni internazionali ed
quella che economicamente si trova in una situazione pi favorevole rispetto alle altre
nazioni ed infine la Danimarca perch in base alle nostre ricerche ci sembrata la

nazione che meglio si mossa su tale problematica e sin dal 1970 ha attuato una
politica molto efficace per la riduzione delleffetto serra.

2. Scelta dei Criteri e dei Subcriteri


2.1 Energia
Le energie rinnovabili sono forme di energia alternative alle tradizionali fonti fossili
(che sono invece energie non rinnovabili) e molte di esse hanno la peculiarit di
essere "energie pulite", ovvero di non immettere nell'atmosfera sostanze inquinanti
e/o climalteranti, quali ad esempio la CO2. Per tale motivo, sono alla base della
cosiddetta "politica verde". Inoltre le energie rinnovabili permettono l'uso di metodi
sostenibili per il loro sfruttamento; in tal caso, il loro utilizzo non pregiudica le stesse
risorse naturali per le generazioni future.
La normativa europea (Direttiva 2009/28/CE) ha provveduto a fare chiarezza circa
quali fonti siano effettivamente considerate rinnovabili, in modo da evitare
classificazioni opinabili o poco scientifiche.
A tutti gli effetti di legge quindi, in Europa le fonti di energia rinnovabile sono:
l'energia eolica, solare, geotermica, idrotermica e oceanica, idraulica, biomassa, gas
di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas.
Secondo le ricerche effettuate le fonti rinnovabili su cui lEuropa sta puntando
attraverso finanziamenti e politiche di incentivazione sono in particolar modo tre:
eolico, biomasse e fotovoltaico.

2.2 Trasporto
Oltre ad essere un settore chiave delleconomia, il trasporto contribuisce in misura
determinante allo sviluppo economico (4,8% - ovvero 548 miliardi di euro - in valore
aggiunto lordo totale per i 28 paesi dellUE) e rappresenta oltre 11 milioni di posti di
lavoro in Europa.

La Commissione europea intende sviluppare e promuovere politiche di trasporto


efficienti, sicure e sostenibili e creare le condizioni necessarie per unindustria
competitiva che generi posti di lavoro e prosperit.
Oggi la mobilit sempre pi importante nella nostra societ.
La politica dell'UE cerca quindi di aiutare a risolvere i principali problemi del settore:
congestione: incide sul traffico sia stradale che aereo. Costa allEuropa l1%
circa del PIL annuo ed il trasporto merci e passeggeri destinato a crescere;
dipendenza dal petrolio: i trasporti sono diventati pi efficienti in termini di
consumi energetici, ma continuano a dipendere dal petrolio per il 96% del loro
fabbisogno di energia. In futuro il petrolio destinato a diminuire e a
provenire sempre pi da zone instabili del pianeta. Entro il 2050 il prezzo di
un barile di greggio dovrebbe pi che raddoppiare rispetto al 2005;

emissioni di gas serra: per contenere l'aumento globale della temperatura al di


sotto di 2 gradi, entro il 2050 l'UE deve ridurre del 60% rispetto ai livelli del
1990 le emissioni prodotte dai trasporti;
infrastrutture: non presentano uno sviluppo uniforme nell'UE;

concorrenza: i trasporti europei si trovano ad affrontare una concorrenza


sempre pi forte sui mercati mondiali in rapido sviluppo.
Parte delle risposte a tali problemi sono evidenziate nel Subcriterio trasporti dove a
questi complicati temi vengono date semplici risposte; ad esempio viene incentivato
da parte degli stati membri il trasporto pubblico piuttosto che il privato, vengono
preferiti mezzi di trasporto green quindi con zero emissioni in atmosfera come ad
esempio biciclette o, quando possibile, incentivare la movimentazione della

popolazione a piedi coordinando una adeguata ed efficiente rete di trasporto pubblico.


Secondo uno studio della Federazione Europea dei Ciclisti se in tutta Europa ogni
Paese fosse in grado di trasformare la propria mobilit cittadina facendola diventare
come quella danese, si potrebbero ridurre le emissioni dal 12 al 26%.
In termini assoluti si tratterebbe di un range tra 63 e 142 milioni di tonnellate di CO2
ogni anno risparmiate da persone che anzich prendere lauto scelgono la bicicletta. Il
risparmio stato calcolato inserendo nel conteggio il ciclo di vita di ogni mezzo e la
produzione annua di CO2 dovuta al carburante che ogni mezzo produce. Una
bicicletta emette 21 grammi di anidride carbonica nel suo ciclo di vita e 16 grammi
lanno per il carburante (il cibo che serve per dare la spinta alla persona che la guida);
un autobus emette circa 101 grammi di CO2 nel ciclo di vita e 95 grammi allanno
(suddivisi in una media di 10 passeggeri al giorno), mentre unauto emette 271
grammi di LCA e 229 grammi annui. Gi da questi dati, moltiplicati per il numero di
cittadini europei, si evince che non si sta parlando di piccole differenze. Inoltre la
Federazione ha ammesso di essere stata estremamente prudente nelle sue stime, il che
significa che le differenze auto-biciclette potrebbero essere ancora maggiori.

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2.3 Tecnologie
Lefficienza energetica di particolare interesse in quanto i suoi effetti sono
agevolmente prevedibili, discendendo dallimplementazione di tecnologie e tecniche
disponibili. Grande importanza, in un piano di efficientamento, ha infatti laspetto
organizzativo-gestionale, spesso carente o mancante in unazienda industriale che
invece dovrebbe costituire la cornice allinterno della quale incastonare i vari aspetti
operativi volti allincremento dellefficienza: diagnosi preliminare, individuazione
degli interventi, realizzazione e verifica dei reali effetti. Un simile dominio indagato
quando si vuole modificare il processo produttivo per incrementane la produttivit e
diminuirne di conseguenza i costi operativi, di cui lenergia rappresenta una
componente importante.
Le pi significative innovazioni in campo industriale degli ultimi anni, in tema di
risparmio energetico, sono state i led per illuminazione, i reattori elettronici per
lalimentazione di lampade fluorescenti, gli inverter su motori elettrici per inseguire
carichi variabili. Alcune nazioni, dallo studio effettuato, ci sono sembrate pi
sensibili verso tale problema ed hanno investito parecchio nell efficientamento
energetico delle loro strutture industriali.

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2.4 Smaltimento rifiuti

l problema dello smaltimento dei rifiuti solo un aspetto attuale della politica
europea. Le quantit di rifiuti che produciamo sono il risultato del nostro stile di vita
insostenibile. Le odierne modalit di produzione e consumo devono essere modificate
per minimizzare lutilizzo delle fonti non rinnovabili. Ogni anno in Europa sono
prodotte circa 2000 milioni di tonnellate di rifiuti di cui oltre 40 milioni di tonnellate
sono classificate come pericolose. Le principali fonti di rifiuti sono lagricoltura,
ledilizia, lindustria, lestrazione mineraria e le aree urbane. In termini di quantit i
rifiuti agricoli sono al primo posto. Quelli industriali sono pi significativi a livello di
impatto ambientale. La maggior parte dei rifiuti urbani viene posta a discarica,
unopzione che resta ancora la meno costosa malgrado alcuni paesi europei abbiano
introdotto tasse ad hoc. Nei paesi dotati di sistemi avanzati di gestione dei rifiuti
aumenta la consapevolezza della necessit di prevenire, ridurre al minimo e riciclare i
rifiuti. Abbiamo individuato anche per questo tema tre Subcriteri andando ad
analizzare come le nazioni a livello europeo fronteggiano questo problema e
prendono provvedimenti; emerso che si fa troppo poco ricorso al compostaggio che
noi riteniamo una soluzione su cui investire. Il riciclaggio rappresenta una vera e
propria industria capace di creare posti di lavoro e sostenere il settore manifatturiero.
Come osserva un recente rapporto dellEuropean Environment Agency, datato 2011,
questa attivit rappresenta una componente fra le pi dinamiche della green economy
e contribuisce ad affrontare sfide importanti per lEuropa a livello economico e
ambientale. Una politica coerente di gestione dei rifiuti comincia a monte come detto
in calce, intervenendo con una legislazione attenta sulla produzione dei rifiuti, e
prosegue con una raccolta differenziata capillare ed informata, favorendo anche
sistemi di riutilizzo e recupero. Culmina poi nella termovalorizzazione (in cui giunge,
a questo punto, soltanto una parte residuale di rifiuti, quelli che non possiamo
utilizzare in altro modo), grazie al quale, dal rifiuto otteniamo tutta lenergia
contenuta. Ma la priorit su cui devono convergere gli sforzi di tutti deve essere
questa: ridurre drasticamente la quantit di rifiuti che finiscono in discarica. Eppure
questo ciclo virtuoso, disegnato chiaramente dalla direttiva europea Waste framework

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directive (2008/98/EC), non cos chiaro nelle sue prerogative, nelle sue stringenti
regole interne; non patrimonio comune e soprattutto in Italia non condiviso come
valore ma lo piuttosto in Europa.

3. Scelta delle Alternative


Tra le varie nazioni europee sono state scelte le tre che ci hanno permesso di definire
un confronto sostanziale tra i criteri pocanzi citati.
La Danimarca vista da tutti come la nazione che si sta muovendo verso la politica
del 100% green, ovvero sta rendendo reale ci che per anni sembrata unutopia; la
Germania al centro dei dibattiti di tutta Europa nellultimo periodo per le emissioni
di CO2, e per tale motivo abbiamo ritenuto giusto dimostrare che su altri aspetti
anchessa si muove verso lutilizzazione del rinnovabile. L Italia stata scelta perch
a differenza di ci che si pu pensare e viene trasmesso dai mass media, anche se non
raggiunge risultati eccellenti e significativi come nei due casi precedenti, si evoluta
molto nellimpiantistica di tecnologie che utilizzano le FER. Vediamo le alternative
proposte nel dettaglio.

3.1 Danimarca

C' un reame nel Nord dell'Europa, dove dal 2004 l'impiego delle energie da fonti
rinnovabili cresciuto del 60 %. Non una favola ma una realt. Questa terra il
Regno di Danimarca, lo stato pi piccolo e meridionale dalla Scandinavia (per
quanto, in realt, non faccia materialmente parte della penisola scandinava). Qui, tra
le pi celebri centrali eoliche e le "segrete" reti termiche, il ricorso ai combustibili
fossili si avvicina sempre pi a essere qualcosa di molto lontano. Questo piccolo
stato, tra i pionieri dell'eolico nella "preistoria" degli anni '70 (da allora, infatti, molti
passi avanti sono stati fatti nel settore delle energie rinnovabili), lo scorso 3 novembre
ha prodotto pi energia eolica di quanta, in realt, potesse consumarne. Non si tratta
certo di una novit per questo paese, dove normalmente situazioni come questa si
verificano la domenica pomeriggio (quando i consumi di energia elettrica sono pi

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bassi), ma un dato di fatto che la piccola Danimarca si sta indirizzando verso


situazioni di questo tipo anche durante i giorni lavorativi e, dunque, verso una sempre
maggiore esportazione di questa energia pulita nella vicina Germania.

Figura 3 - Impianti eolici off-shore

Ma oltre alle grandi turbine eoliche, che con il loro vento provocano talvolta
perturbazioni nelle reti elettriche del Nord Europa, la Danimarca cela un
altro tesoro delle rinnovabili; anche questo concorre alla produzione di quel 36 % di
energie da fonti rinnovabili, che costituisce una parte consistente dell'intero
fabbisogno energetico locale. Certo, anche nel piccolo regno di Danimarca, stata
necessaria la prima crisi petrolifera del 1973 perch il paese si decidesse a cambiare
rotta e a ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili (che, allora,
raggiungeva il 90 %). Da allora, ogni centro ha dovuto stilare il proprio piano
energetico, mentre il governo metteva in atto politiche a favore delle energie
rinnovabili (e, a sfavore, di quelle tradizionali). Ed eccoci cos al secondo punto forte
delle rinnovabili danesi, costituito da vere e numerose reti di calore che forniscono il
54 % del riscaldamento necessario.
Sostanzialmente ci avviene attraverso una grossa caldaia che produce calore, da cui
dipartono chilometri di canalizzazioni che trasportano l'acqua calda nei radiatori delle
abitazioni.

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Per la maggior parte (ben il 63 %), queste caldaie collettive sono, in realt,
installazioni di cogenerazione che, oltre a riscaldare, forniscono energia elettrica ai
loro utilizzatori. Alcune sono ancora oggi alimentate a gas naturale ma, per la
maggior parte, sfruttano energia da fonti rinnovabili: rifiuti, biomassa e geotermia;
alcune sfruttano addirittura l'energia eolica e solare per mantenere calda l'acqua
stoccata all'interno di enormi serbatoi. L'efficienza dunque sar il pilastro della
strategia energetica danese che d molta importanza anche a fonti come biogas,
biomasse e soprattutto eolico. Gi ora il vento fornisce circa il 25% dell'elettricit del
Paese e, nel giro di 8 anni, il piano prevede di arrivare al 50%: sono gi in programma
due grandi parchi off-shore da 600 e 400 MW (Kriegers Flak e Horns Rev), e si
prevede di installare altri 500 MW di turbine in mare e 1.800 MW su terra. Le grandi
centrali a carbone poi, secondo il piano, dovranno gradualmente convertirsi a
biomassa. Con un simile contributo da una fonte non programmabile come l'eolico, la
Danimarca prevede di spingere contemporaneamente lo sviluppo della smart grid, la
rete elettrica intelligente.
Infine, un'ultima particolarit: per la maggior parte, queste reti di calore sono gestite
da cooperative costituite dai loro stessi fruitori, protette da qualsiasi eventuale
tentativo di lucro. Anche per questo, quanti non riescano a servirsi di queste reti sono
severamente controllati dal governo centrale.
Nel ambito del trasporto la municipalit danese, da sempre all'avanguardia sui temi
della sostenibilit applicata alla mobilit urbana, ha chiamato a raccolta societ
internazionali esperte nel settore.
Il progetto si basa sulla simulazione della integrazione di vari sistemi in tempo reale
quali:
un sistema multimodale di informazione al pubblico considerando tutti i mezzi
di trasporto (auto, treni, bus, metro, biciclette);
un sistema per la gestione del trasporto pubblico;
un sistema di parcheggio integrato con le informazioni ai passeggeri;
un sistema di monitoraggio del traffico e dell'inquinamento ambientale.

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Obiettivo finale del progetto sviluppare soluzioni che consentano di ridurre


l'inquinamento ed il traffico veicolare migliorando nel contempo l'informazione alla
cittadinanza. Attualmente si calcola che a Copenaghen il 36% degli abitanti (oltre 180
mila persone) utilizzi le due ruote per recarsi a lavoro od a scuola, e si prevede che
questa cifra possa arrivare fino al 50% entro il 2015. Fra gli elementi qualificanti
della proposta, oltre alle competenze tecnologiche di Thetis acquisite nei sistemi
intelligenti per la gestione di flotte del trasporto pubblico e in ambito ambientale, una
composizione del team di esperti, che prevede anche la partecipazione di importanti
partners internazionali, come le Societ francesi Ixxi e Systra e la multinazionale
Parkeon. La Municipalit di Copenhagen sta investendo in progetti di innovazione
tecnologica in quanto riconosciuti come elementi chiave per ridurre le emissioni
climalteranti ed il traffico stradale a favore del trasporto sostenibile. Per questo
opportuno segnalare che Copenhagen ha ricevuto il prestigioso titolo di Capitale
Europea "Green" 2014 e ha deciso di diventare una capitale a emissioni zero entro il
2025.
Il primo gennaio 2013 una data storica nel cammino verso la decarbonizzazione
completa del sistema energetico: per la prima volta in un paese vietata
l'installazione nelle case di sistemi di riscaldamento a combustibili fossili. La nuova
norma entrata in vigore nel 2013 in Danimarca, tra le nazioni che con pi decisione
si stanno muovendo per abbandonare l'energia sporca. In tutti i nuovi edifici infatti
non pi permesso installare caldaie a gas o ad olio combustibile. Dal 2016 le caldaie
ad olio combustibile dovranno sparire anche dagli edifici esistenti, qualora possano
essere serviti da reti di teleriscaldamento o dal gas. Per sostenere questa conversione
dei sistemi di riscaldamento domestici dal 2012 al 2015 Copenhagen ha stanziato 42
milioni di corone danesi, cio circa 5,6 milioni di euro. Mettere al bando le caldaie a
fonti fossili infatti tra le misure presenti nella legge danese sull'energia, approvata
dal Parlamento nel marzo 2012 quasi all'unanimit, con 171 voti su 179; un
provvedimento che stabilisce politiche e obiettivi al 2020 per portare il paese entro il
2050 a soddisfare con le rinnovabili l'intero fabbisogno energetico, dal riscaldamento,
ai trasporti, all'elettricit. La legge prevede che il Paese gi al 2020 raggiunga
una quota di rinnovabili sul fabbisogno energetico totale pari al 35%. Per lo stesso

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anno le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte del 34% rispetto ai livelli del
1990, mentre i consumi di energia caleranno del 12% rispetto ai livelli del 2006 e la
domanda di fonti fossili verr tagliata di un terzo.
Si promuove il teleriscaldamento da biomasse, mentre altri fondi (35 milioni di
corone) sono destinati a promuovere la geotermia a bassa entalpia e le pompe di
calore. Una conversione alle rinnovabili poi interesser anche i processi industriali:
circa 500 milioni di corone (67 milioni di euro) all'anno dal 2014 al 2020 e 250
milioni di corone per il 2013.

Quando si parla di gestione dei rifiuti in Europa, i paesi che possono considerarsi
senza dubbio i pi avanzati sono quelli del nord: non stupisce affatto, quindi, che il
buon esempio venga dalla Danimarca, gi nel 2007 primo paese europeo per recupero
energetico da rifiuti.

Figura 4 Copenhagen

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Uno degli impianti che permette alla Danimarca di essere cos virtuosa quello nella
periferia di Copenaghen: in funzione dal 1970, ha acquisito, nel corso degli anni
prestazioni tali da consentire il riciclo o lincenerimento di ben il 97% dei rifiuti
prodotti nella capitale. Il suo funzionamento prevede innanzitutto il riordino dei
rifiuti, effettuato da una grande gru robotica, processo che permette di incenerirli
successivamente in quattro diverse fornaci, ognuna destinata ad accogliere una
particolare tipologia di rifiuti. Per gli amanti delle cifre, basti sapere che, grazie alla
tecnologia brevemente descritta, si producono 26 MW di elettricit e viene fornito
teleriscaldamento a 140 mila persone. Passando allaspetto finanziario, che potrebbe
essere probabilmente lunico in grado di fuorviare dal copiare lesempio danese,
indubbio che impianti del genere non possano essere economici ma sicuramente
costruirne

uno

simile

nel

nostro

paese

rappresenterebbe

un investimento

lungimirante ed unimportante tappa lungo la strada della risoluzione dellannosa


emergenza rifiuti. Anche per il problema delle scorie stata trovata una soluzione:
vengono riutilizzate nei processi produttivi delle imprese di costruzione. In
Danimarca la gestione dei rifiuti si basa su un sistema di inceneritori municipali che
provvedono a circa il 20% del fabbisogno energetico dei danesi e di circa il 98% delle
famiglie che risiedono a Copenaghen. Un sistema nato tra gli anni 60 e 70 con il
proliferare delle piccole cittadine e l'avvento della crisi energetica. Oggi in
Danimarca circa l80% dei rifiuti prodotti viene mandato negli inceneritori locali e
solo il 3% viene mandato nelle discariche sparse nel territorio nazionale. A fronte di
una popolazione di solo 6 milioni di abitanti, esistono ben 26 inceneritori. Nel 2013
ogni danese ha prodotto 747 chili di rifiuti, superando in modo importante la media
europea che si aggira sui 481 chili.
Sempre nel 2013, la ministra dellAmbiente Ida Auken ha introdotto il programma
Denmark without waste che ha lobiettivo di superare il sistema basato sugli
inceneritori. Secondo la Auken, puntando sugli inceneritori la Danimarca ha percorso
una strada sbagliata. La ministra afferma che i danesi devono smettere di pensare ai
rifiuti come una risorsa energetica, per cominciare a considerarli come a un problema
da superare attraverso la prevenzione.

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Il nuovo piano prevede di ridurre le 2.5 milioni di tonnellate di rifiuti odiernamente


smaltite negli inceneritori alle 820 mila previste per il 2022, passando da una gestione
dei rifiuti basata sull'incenerimento ad una gestione fondata sulla raccolta
differenziata. Daltronde sono le stesse direttive europee a pretendere che il 50% dei
rifiuti prodotti siano riciclati. Oggi la Danimarca ne brucia il 60%. Il programma di
riduzione dello smaltimento incentrato sulla raccolta degli scarti organici finalizzata
a generare biogas e biomasse, sulla qualit della raccolta differenziata di Raee e dei
rifiuti edili e sull'implementazione delle tecnologie impiegate per il riciclaggio
attraverso il coinvolgimento di imprese nazionali.

3.2 Germania

Alcune nazioni stanno gi facendo retromarcia sulle politiche riguardanti i gas ad


effetto serra e sugli impegni di riduzione a seguito del congresso di Copenaghen, ma
non la Germania. Secondo la Reuters, il sesto pi grande emettitore mondiale di
carbonio ha intenzione di mantenere il suo obiettivo di riduzione delle emissioni del
40% entro il 2020, indipendentemente da ci che faranno le altre nazioni.
Inizialmente la Germania aveva un obiettivo del 30% entro il 2020, ma lo ha elevato,
sperando che insieme allimpegno dellUnione Europea del 20% minimo, che
potrebbe aumentare al 30% se le altre nazioni offriranno tagli sostanziali, potrebbe
aumentare le probabilit di ottenere un forte accordo globale nei prossimi colloqui sul
clima.
La Germania ha da sempre avuto una gestione positiva rispetto alle politiche
ambientali, comprese quelle su breve termine che riguardavano lindustria e gli
interessi geopolitici che sono in linea di massima (se non del tutto) quelli che
affliggono le nazioni ricche, ma anche alcune nazioni emergenti.

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Laspetto politicamente importante che questo tipo di azione potr in futuro


influenzare anche le decisioni dei Paesi vicini e dei competitors economici, i quali
dovranno dimostrare di saper risolvere la situazione allo stesso livello della politica
tedesca. Quello che deve accadere di rompere gli schemi che hanno contraddistinto
finora la battaglia politica-ecologia, e cambiare la mentalit, compresa quella della
gente, oltre che quella dei centri di potere. Ovviamente dovremo aspettare e vedere se
questi obiettivi saranno effettivamente rispettati, e per quanto tempo la Germania
riuscir a tenere, ma certamente incoraggiante. In questo modo anche le nazioni con
obiettivi molto meno soddisfacenti, come lItalia, giusto per citarne una, potrebbero
adeguarsi e seguire lesempio innalzando dei limiti che finora sono ancora troppo
bassi. La difesa del clima, la 'Energiewende' (la svolta energetica verso le rinnovabili
intrapresa dalla Germania) e luscita dal nucleare entro il 2022 rimangono
cardini/obiettivi di lungo termine della politica energetica della coalizione.
Laccordo di coalizione prevede un piano per la difesa del clima, non vincolante
legalmente. Entro il 2020 la Germania ridurr le proprie emissioni di gas
climalterante del 40% rispetto al 1990. Si rivede al rialzo l'obiettivo per le rinnovabili,
ma si pone anche un tetto. Attualmente le rinnovabili sono circa al 25% del mix
elettrico tedesco, l'obiettivo fino a oggi era di arrivare al 35% al 2020 e almeno al
50% al 2030. I nuovi target definiti dalla coalizione del terzo governo Merkel sono
invece 40-45% al 2025 e 55-60% al 2035. Tagli in vista poi per i costi delle
rinnovabili, sulle quali la potenza europea ha investito tantissimo in questi anni: la
legge per promuovere le rinnovabili, detta EEG, al momento costa in bolletta ai
consumatori tedeschi circa 20 miliardi di euro. Nel documento programmatico, poi, si
stabilisce che saranno abbassati gli incentivi per l'eolico a terra in varie regioni dove
la produzione gi alta. Ridimensionate anche le ambizioni sull'eolico in mare, per il
quale verranno comunque estese le facilitazioni nell'accesso al credito: il target per il
2020 non pi 10 GW di potenza installata ma 6,5 GW, mentre l'obiettivo 2030
scende da 25 a 15 GW. Rimane la priorit di dispacciamento per le rinnovabili
elettriche. Ma i produttori da fonti pulite potranno subire riduzioni della potenza
cedibile in rete - fino a un massimo del 5% della produzione annuale - senza nessuna

20

compensazione economica. Sono previsti vari investimenti per modernizzare la rete


elettrica e collegare le zone di maggior produzione a quelle di maggior consumo.
Rimarranno invece immutati gli incentivi al fotovoltaico o, per essere pi precisi,
rimarr inalterato il meccanismo di degressione delle tariffe, con ladeguamento
automatico in base a un corridoio di sviluppo prefissato. Le tariffe feed-in tedesche,
subiscono comunque riaggiustamenti periodici programmati, modulati in base
all'andamento delle installazioni. La Germania al momento conta su circa 35 GW di
potenza FV installata, e si data un tetto di 52 GW superato il quale gli incentivi
cesseranno o verranno rivisitati completamente.
Cruciale nel programma di coalizione invece l'efficienza energetica. Il documento
stabilisce di introdurre incentivi per tecnologie a risparmio energetico e sgravi per
lavori di riqualificazione energetica dell'edilizia, ma non pone obiettivi vincolanti.
Nell'accordo, c' poi il segnale che la Germania supporta misure europee per rimettere
in sesto il mercato della CO2, come il backloading, che prevede di ritardare
l'immissione di permessi a emettere sul mercato, con la condizione per che un
provvedimento del genere sia una eccezione da applicare una tantum. Grande assenza
nel programma energetico invece la politica per i trasporti, trattata come cosa
separata. Pur essendo allorigine di oltre un quarto (28,6%) dei consumi finali di
energia, stranamente nellaccordo di coalizione i trasporti non sono compresi nella
politica per la difesa del clima e nella Energiewende, ed in materia non si stabiliscono
obiettivi di efficienza, di riduzione dei consumi energetici o riduzione delle emissioni
climalteranti. I maliziosi penseranno al recente scandalo sui finanziamenti della
BMW al partito della Merkel, che potrebbero aver influenzato la sua pressante difesa
degli interessi delle case automobilistiche tedesche, provocando a Bruxelles la
decisione di rimandare lapprovazione delle nuove e pi rigide regole dellUnione
europea sulle emissioni di CO2 delle auto.
Il riciclo rappresenta una vera e propria industria, capace di creare posti di lavoro e
sostenere il settore manifatturiero. In Europa, dove il Nord il pi riciclone, la
Germania rappresenta da tempo un esempio virtuoso capace di anticipare i tempi
sugli obiettivi.

21

NellEuropa del riciclo tirano la volata Germania, Austria, Danimarca, Svezia,


Belgio, Olanda. Si tratta di Paesi che hanno praticamente abolito il ricorso alla
discarica e che hanno affrontato il tema dello smaltimento dei rifiuti attraverso la
termovalorizzazione ed il recupero. Del resto la legislazione europea parla chiaro:
entro il 2020 occorrer portare il riciclo dei rifiuti almeno al 50%. La Germania
rappresenta un caso piuttosto interessante perch al contempo tra i Paesi europei che
producono il maggior quantitativo di rifiuti e tra quelli che ha la maggiore percentuale
di riciclo. Lattenzione dei Tedeschi ai temi ambientali proverbiale e chi ha visitato
il loro Paese ha sempre notato la cura con cui i cittadini conferiscono i propri rifiuti,
separando in modo capillare e corretto tutte le frazioni riciclabili di cui sono
composti. Non un caso che, proprio nel settembre di questanno, le strade di Berlino
siano state trasformate in gallerie a cielo aperto, ospitando una manifestazione di
Trash Art. Le opere darte, create tramite lassemblaggio di rifiuti, sono state esposte
proprio per invitare i passanti a riflettere sullesigenza di contenere la produzione
degli scarti, partendo dalla realt domestica.
Per i tedeschi la riduzione dei rifiuti una priorit, per questo la Germania ha
investito nel settore del riciclo dei rifiuti al punto tale da trasformarsi da esportatore a
importatore per quanto riguarda il recupero di packaging leggero e carta (importava
carta dallItalia negli anni 90, ora il nostro Paese al secondo posto in Europa in
questa attivit). Nel 2010 la Germania riciclava gi il 62% dei rifiuti urbani raccolti
(il ricorso allincenerimento, in questo Paese, pari al 37%, mentre il conferimento in
discarica stato eliminato). I tedeschi, quindi, hanno gi da tempo superato il target
sul riciclo imposto dallUnione Europea al 2020. Questo vale anche per le indicazioni
relative al minor ricorso alla discarica. Non finita qui: le proiezioni al 2020 vedono
la Germania con un tasso di riciclo che salir tra il 70 e l80%, a riprova della validit
del sistema adottato da questo Paese in materia di gestione dei rifiuti.
Il successo della Germania dovuto a decisioni lontane, che hanno affrontato il
problema del riciclo alla radice, ovvero partendo dal settore produttivo. Gi nel 1996 i
legislatori tedeschi, in seguito allaumento di discariche nel Paese, emanarono un
provvedimento sulla gestione dei rifiuti che richiedeva alle aziende di affrontare la
loro produzione in termini di riduzione, recupero e smaltimento ecologicamente

22

compatibile. Le imprese tedesche sono state incoraggiate a progettare i loro processi


di produzione e confezionamento eliminando gli sprechi. I rifiuti inevitabili devono
essere il pi possibile recuperati, riciclandoli o convertendoli in energia. Se questo
non possibile, occorre smaltirli nel modo meno inquinante possibile. Coloro che
creano i rifiuti, quindi, sono responsabili del loro smaltimento e devono provvedere
nel modo pi consono alla tutela dellambiente ed al recupero dei materiali. Questo
vale anche per i rifiuti liquidi, per i residui gassosi e per i rifiuti pericolosi radioattivi
e medici.

3.3 Italia

Non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma
il nostro Paese conquista il primo posto nel mondo per il solare. Il contributo ai
consumi elettrici schizza al 38%. Dati che fotografano il particolare andamento della
rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall'alto, con
tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila
impianti sparsi in tutto il territorio. questo il quadro che esce dal rapporto "Comuni
Rinnovabili 2015" di Legambiente, giunto alla sua decima edizione e presentato oggi
a Roma. Negli ultimi dieci anni le fonti rinnovabili hanno contribuito a cambiare il
sistema energetico italiano. Oggi gli impianti sono presenti in tutti gli 8.047 Comuni
italiani, con una progressione costante (erano appena 356 nel 2005, 3.190 nel 2007,
6.993 nel 2009) e con risultati sempre pi importanti di copertura dei fabbisogni
elettrici e termici locali. Complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno
contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al
15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo solo al 5,3%).
Come detto, lItalia il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai
consumi elettrici (ad aprile 2015 oltre l11%), sfatando cos la convinzione che queste
fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico
italiano e che un loro eccessivo sviluppo avrebbe creato rilevanti problemi di gestione
della rete. Ad impressionare sono da un lato i numeri della produzione da fonti
rinnovabili passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh, e dallaltro quelli di distribuzione

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degli impianti da fonti rinnovabili: circa 800mila, come gi accennato, tra elettrici e
termici, distribuiti nel territorio e nelle citt, sempre pi spesso integrati con smart
grid (reti di distribuzione elettrica "intelligenti") e sistemi di accumulo o in
autoproduzione, che oggi sono la frontiera dellinnovazione energetica nel mondo.
Attraverso il contributo di questi impianti, e il calo dei consumi energetici, lItalia ha
ridotto le importazioni dallestero di fonti fossili, la produzione dagli impianti pi
inquinanti e dannosi per il clima (nel termoelettrico -34,2% dal 2005) ed calato
anche il costo dellenergia elettrica: da 76 a 48 euro per megawattora tra il 2008 e il
2014, anche se per una serie di ragioni (tra cui incompleta liberalizzazione del
sistema,

spinta

insufficiente

verso

l'innovazione

tecnologica,

ritardi

nella

realizzazione delle smart grid) questa riduzione non stata trasferita ai consumatori.
Diversamente la situazione del trasporto ferroviario italiano sempre pi divisa in
due, tra una Alta Velocit con servizi pi veloci e moderni e un servizio locale con
diffusa situazione di degrado che spinge purtroppo i cittadini alluso dellauto privata,
con aggravio dei costi, del traffico veicolare, dellinquinamento. Eppure, sono circa 3
milioni le persone che ogni giorno utilizzano i treni per raggiungere i luoghi di lavoro
o studio. Insomma treni vecchi, lenti, su linee che vedono troppo spesso tagli e
accumulano ritardi.

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4. Confronto a coppie ed indice di consistenza


Entrando nel modello del Super Decision ci troviamo di fronte alla voce
Questionnaire dove, attraverso unanalisi del tipo confronto a coppie vengono
assegnati dei pesi ai nodi ed ai cluster che abbiamo inserito. Nel primo nodo Goal e
quindi la miglior politica europea per ridurre le emissioni di gas serra il
questionario pone domande sulla comparazione complessiva dei criteri relativi ai
singoli nodi quali: energia smaltimento rifiuti, trasporto e tecnologia.

Figura 5

Dallanalisi e dalle ricerche effettuate la voce energia risulta essere pi importante,


seguita poi dalla voce tecnologia e smaltimento rifiuti. In figura 5 quindi possibile
notare come la politica europea per cercare di ridurre le emissioni in atmosfera di gas
pericolosi e quindi diminuire leffetto serra punti molto nel campo energetico.
Direttamente collegato alle tecnologie, per le quali abbiamo considerato in primis
lefficientamento energetico a livello industriale, vedremo che nella maggior parte dei
casi esso combacia con linstallazione di sistemi di generazione di energia pulita. Non
pu non essere considerato lo smaltimento dei rifiuti in quanto questo un tema
attualissimo; abbiamo gi evidenziato prima come tale questione debba essere
monitorata e regolamentata affinch si possa migliore sempre pi nello smaltimento,
rendendolo in qualche modo meno dannoso.

25

Energia

Figura 6

Il nodo energia (figura 6) ci ha posto di fronte ad una serie di interrogativi ben


precisi: in che modo si sta muovendo lEuropa dagli anni 90 ai giorni nostri? Quali
sono i settori dove sta investendo? Dov pi conveniente investire affinch la
produzione di energia venga effettuata attraverso fonti rinnovabili? A tali domande
riteniamo opportuno dal confronto a coppie che convenga intervenire ed incentivare
la produzione di energia da fonte eolica, seguita da quella a biomasse e solare. In tal
senso siamo stati coerenti con quanto abbiamo pocanzi espresso in merito ai paesi
membri dellUE , in termini di impegno ed investimento.

Figura 7

26

In questo questionario (figura 7) invece il confronto a coppie ci chiede nel settore


Eolico quale paese tra quelli che abbiamo preso in considerazione stia adottando una
miglior politica o stia spingendo affinch leolico possa fare pioniere riguardo la
produzione di energia. Bene, la Danimarca la nazione che pi ha spinto la
produzione di energia da fonte eolica; la Germania come evidenziato sopra per
ragioni politiche ed economiche segue questa strada, ma molto lentamente mentre
lItalia si muove sempre pi a rilento rispetto alle nazioni del Nord Europa a causa dei
continui tagli agli incentivi.

Figura 8

In questo questionario (figura 8) abbiamo valutato quale paese tra i tre scelti fosse pi
sensibile alla produzione di energia da biomassa. La Danimarca punta a soddisfare la
richiesta di energia del 100% nel 2050 con fonti rinnovabili e conversione dal
carbone a biomasse, sostituzione caldaie a fonti fossili, eolico ed efficienza. Questi
ultimi sono appunto i pilastri portanti della strategia danese che per tale motivo non
pu che essere la nazione vincente nel confronto a coppie appena riportato.

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Figura 9

La produzione di energia da solare (figura 9) qualche cosa che da anni sta


catturando lattenzione di tutti; molte politiche europee infatti sono state attuate per
incentivare linstallazione di nuovi campi fotovoltaici. Nel 2011 in Europa la potenza
fotovoltaica installata cumulativa cresciuta di oltre il 50%, con 21 GWp connessi in
rete prevalentemente nei tre principali mercati (Italia, Germania e Francia).
La Germania nel 2014 si trova al secondo posto dopo la Gran Bretagna con 1,9GW di
potenza installata prodotta da fotovoltaico. LItalia considerata in un periodo di
transizione avendo connesso appena 385 MW che hanno portato a 18.313 MW di
potenza totale, nonostante un buon quadro regolatorio. Per gli anni a venire la
previsione sembra positiva: si stima che entro il 2019 l'installato cumulativo salga a
oltre 23 GW, per cui secondo l'associazione, nei prossimi 5 anni dovremmo registrare
un installato annuale in media attorno al GW.

28

Criterio Tecnologie

Figura 10

Il nodo tecnologia (figura 10) ci pone di fronte alla valutazione su quale paese tra
quelli scelti investa di pi o adotti una politica di efficientamento energetico a livello
industriale in primis e civile poi. Il risultato che abbiamo evidenziato che la
Germania la nazione che investe in maggior modo; questo dato per va anche
comparato alla densit della popolazione, alla presenza pi industrie e fabbriche
allinterno di questo territorio. La politica tedesca come quella danese da anni spinge
sullefficientamento energetico mentre la Germania il primo paese al mondo per
efficienza energetica. Lo stabilisce la classifica 2014 appena stilata dallAmerican
Council for an Energy-Efficient Economy (ACEEE) che ha studiato 16 tra le
nazioni pi sviluppate del Pianeta.
L Italia negli ultimi anni si sta attivando molto per migliorare la qualit delle
strutture presenti sul territorio nazionale e ad incentivare le industrie a manutenere gli
impianti in modo che questi possano inquinare meno, talvolta ricorrendo a sanzioni
per chi non dovesse rispettare determinati parametri. Le certificazioni energetiche o
ancora meglio gli attestati di prestazione energetica che il governo italiano ha imposto
che devono essere forniti su ogni atto notarile per immobili, ne sono un concreto
esempio; scopo di questi ultimi quello effettuare una diagnosi energetica sugli

29

involucri e sulle centrali termiche per poi studiare sistemi che possano garantire un
miglioramento dal punto di vista energetico.
Criterio Trasporti

Figura 11

Oggetto del nostro studio stata anche larea semantica dei trasporti (figura 11),
ponendoci la domanda In che tipo di trasporto ci sono pi emissioni? La risposta,
pu sembrare ovvia, ma in realt non lo diventa se al precedente quesito n viene
aggiunto un altro: Quali distanze posso coprire con i rispettivi sub criteri? Conviene,
ad esempio, usare la bici o il trasporto pubblico? Da questanalisi venuto fuori che
il trasporto pubblico quello che converrebbe scegliere nella maggior parte dei casi.

30

Figura 12

Il sistema dei mezzi pubblici (figura 12) di Copenaghen efficiente, sicuro e pratico.
Raggiungere la destinazione scelta sempre facile perch la citt relativamente
piccola! La maggior parte dei biglietti pu essere utilizzata su tutti i mezzi sia in citt
che nelle zone circostanti. La rete dei trasporti opera 24 ore su 24, ogni giorno, grazie
anche ai servizi notturni di bus, metro e treni. La maggior parte delle citt tedesche ha
un proprio sistema di trasporti urbani ed extraurbani. La rete capillare su tutto il
territorio nazionale e la gamma dei mezzi di trasporto comprende mezzi di superficie
o sotterranei, su rotaia o su ruote. In questo campo i risultati per lItalia non sono
affatto lusinghieri, infatti, secondo Legambiente a livello di estensione, prezzi ed
efficienza siamo il fanalino di coda dellEuropa.

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Figura 13

In Danimarca le auto (figura 13) sono poco utilizzate ed in ogni caso in tutto il paese
hanno un limite di velocit di 80 km/h; addirittura stato detto addio alle auto blu
per i ministri ed anche loro si sono muniti di bicicletta per dare il buon esempio. In
Italia, in verit abbiamo ancora troppe macchine, infatti siamo tra i primi in Europa
per questo genere di acquisti e dunque il mercato saturo, mentre gli stili di vita dei
cittadini stanno puntando verso la scelta di alternative alluso compulsivo
dellautomobile. Le auto in Germania sono una risorsa necessaria, i tedeschi sono
dipendenti dalle auto tanto da non considerare limpatto ambientale che possono
avere.

Figura 14

32

I danesi vanno pazzi per la bici e Copenaghen costruita per i ciclisti (figura 14). Ci
sono larghe piste ciclabili ovunque e sono presenti parecchi posti dove noleggiare o
acquistare una bicicletta; diversamente si pu affittare un risci e farsi portare in giro.
Il 75% degli italiani afferma di possedere una bicicletta mentre uno su due (48%) dice
di utilizzarla; a questa fetta si aggiunge un altro 12% di "volenterosi" che hanno
promesso di acquistarne una entro la fine dellanno. In Germania il 9% degli
spostamenti avviene in bicicletta. La distanza media percorsa per abitante ogni giorno
di 0,9 km. La bicicletta fa parte in maniera radicata della cultura tedesca ed raro
che un bambino non sia cresciuto fin da piccolo con accanto una bici, magari
incoraggiato dalla famiglia. Questo fa si che anche in strada ci sia un forte rispetto
verso chi circola in bicicletta.

Figura 15

I danesi ci tengono molto alla loro salute, infatti fanno lunghe passeggiate a piedi
(figura 15), per essere in costante contatto con la natura. Ci non accade per la
Germania e lItalia, nonostante la presenza di immense aree verdi del paese tedesco.
Questo perch gli abitanti conducono una vita molto frenetica in ambito lavorativo e
per tale motivo luso dellautomobile diventa una priorit. Non si pu dire lo stesso
degli Italiani che per pigrizia si aggiudicano il primo posto preferendo in ogni caso
lutilizzo dei mezzi pubblici.

33

Criterio Smaltimento rifiuti

Figura 16

Il criterio dello smaltimento rifiuti (figura 16) uno dei pi importanti e critici, infatti
non tutte le nazioni sanno ben approcciarsi a questo tipo di problema. Principalmente
si compone di tre sub criteri: compostaggio, riciclaggio e discarica con
incenerimento. Vediamo nello specifico le nazioni in questione come si comportano.

Figura 17

Lattenzione dei Tedeschi ai temi ambientali (figura 17) proverbiale e chi ha visitato
il loro Paese ha sempre notato la cura con cui i cittadini conferiscono i propri rifiuti,
separando in modo capillare e corretto tutte le frazioni riciclabili di cui sono

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composti. L'Italia di poco sotto la media Ue per quanto riguarda la percentuale di


rifiuti municipali che sono avviati al riciclaggio e, nel caso di materiali organici.
Resta ancora molto alto nella Penisola il ricorso alle discariche, che rappresentano la
modalit di trattamento pi obsoleta ed insostenibile e meno eco-compatibile. La
Danimarca effettua il riciclaggio secondo la maniera tradizionale ed ogni singolo
prodotto compreso i RAEE viene riutilizzato.

Figura 18

NellEuropa del riciclo (figura 18) tirano la volata Germania, Austria, Danimarca,
Svezia, Belgio, Olanda. Si tratta di Paesi che hanno praticamente abolito il ricorso
alla discarica e che hanno affrontato il tema dello smaltimento dei rifiuti attraverso la
termovalorizzazione e il recupero. In Italia l'incenerimento dei rifiuti una modalit
di smaltimento minoritaria, anche a causa dei dubbi che permangono sulla nocivit
delle emissioni nel lungo periodo e delle conseguenti resistenze della popolazione.

35

Figura 19

Sono oltre 500 gli impianti di compostaggio operativi, di cui circa 100 in Italia e circa
400 distribuiti fra Germania, Austria, Danimarca, Olanda e Belgio. In Danimarca gli
scarti di lavorazione dei prodotti riciclati anche quelli provenienti da foreste vengono
usati per alimentare gli inceneritori (figura 19).

4. Analisi dei Risultati


Passiamo ora ai risultati finali a cui siamo pervenuti, che riportiamo di seguito:

Figura 20

Dalla figura 20 si evince chiaramente che la nazione favorita appunto la Danimarca,


seguita dalla Germania ed infine dallItalia. La colonna Normals rappresenta i
risultati nella forma delle priorit date; il modo usuale di riportare i risultati. La
colonna Ideals invece ottenuto da quella Normals dividendo ogni suo ingresso
per il valore massimo presente nella colonna. Diversamente la colonna Raw deriva
direttamente dal comando LIMIT SUPERMATRIX. Questo dimostra che la
Danimarca dovrebbe essere la scelta migliore. Infatti nella colonna Ideals la
migliore scelta appunto ha la priorit di 1.0. Gli altri sono nella stessa proporzione

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che hanno in Normals e vengono cos interpretati: la Germania una scelta del
76.7% buona come quella della Danimarca, mentre lItalia una scelta del 21.6%
buona come quella della Danimarca. La riposta riflette le preferenze delle persone che
hanno effettuato il giudizio, incorporando i loro valori personali e non una
valutazione oggettiva; in questo caso il Blue Team. Questo risultato riporta anche
come il nostro intuito stato quindi utilizzato con una priorit alta.
In realt esiste un altro aspetto, insomma unaltra faccia della stessa medaglia, che ci
permette di interpretare i risultati in modo pi chiaro, sicuro e corretto.
Lanalisi di sensitivit infatti si pone lobiettivo di studiare in che modo varia la
soluzione ottima al variare dei coefficienti del problema, considerando un solo
coefficiente alla volta; in questo caso quello con il peso maggiore quindi quello pi
influente, ossia lenergia.

Figura 21

37

Nel diagramma riportato in figura 21 abbiamo sullasse delle ascisse la variabile


indipendente che in questo caso lenergia, mentre sullasse delle ordinate le diverse
alternative. Nei fatti in rosso riportato landamento della Danimarca, in blu
landamento della Germania ed in nero quello dellItalia.

La prima osservazione quella pi evidente: nel punto di ascissa 0.54 abbiamo una
situazione molto definita in cui notiamo che la scelta migliore la Danimarca, che
supera la Germania del 26%, con una differenza pari a 0.147; supera invece lItalia
del 78%, con una differenza pari a 0.404. Diversamente la posizione della Germania
rispetto allItalia si legge con un distacco del 70%, con una differenza di 0.267.
La scelta sarebbe quindi tra la Danimarca e la Germania. Osserviamo che il range
differenziale tra queste due ultime nazioni tende ad aumentare di ordine di grandezza
nellintervallo 0.54 x 1.
Abbiamo invece una situazione differente nel range 0.28 < x 0.54 che osserviamo
in figura 22, in cui lo scostamento della Danimarca diminuisce con una certa rapidit
che in termini matematici si tramuta nellinclinazione della retta di riferimento, fino a
bilanciare perfettamente la Germania nel punto 0.28.

38

Figura 22

La situazione invece si ribalta a ridosso di questa sorta di punto di pareggio in cui la


Germania addirittura supera la Danimarca. Infatti notiamo che in figura 23 nel punto
di ascissa x=0.2 la Germania supera la Danimarca del 10%, con una differenza pari a
0.05.

39

Figura 23

5. Conclusioni
Lanalisi fin qui condotta si concretizza quindi in risultati ampi da un punto di vista
relativo, in quanto permettono di effettuare valutazioni differenti in base alle variabili
considerate. Concludendo quindi abbiamo tre casi limite in cui lanalisi di sensibilit
costituisce un tool funzionale che fornisce una lettura molto sensibile dei risultati
ottenuti, in modo da poter valutare in maniera efficace la giusta alternativa da
scegliere, in base ai giudizi riportati precedentemente; la Danimarca quindi vince.

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Bibliografia
Che cosa lEffetto Serra Educambiente
http://www.educambiente.tv/effetto-serra.html
Politiche Unione Europea - EU website
http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-54_it.htm
Obiettivi EU website - http://europa.eu/pol/ener/index_it.htm
Il caso Wolkswagen Blog 6sicuro
http://www.6sicuro.it/automobili/emissioni-co2-auto
Efficientemento energetico AGC Communication
http://www.agccommunication.eu/energia-it/8098-energia-acee-germania
Danimarca, Germania e le energie Rinnovabili Qualenergia - www.qualenergia.it
Trasporto sostenibile, in bicicletta per i danesi - www.ecologiae.com
Pedalare come i danesi, trasporto green - www.corriere.it
Ruolo trasporti effetto serra
http://www.climatrentino.it/binary/pat_climatrentino/CASERINI.pdf
Efficienza energetica Schulz Italia - http://www.schulzitalia.com/news-infissipvc/efficienza-energetica-per-ente-usa-aceee-italia-erza-al-mondo/391
Italia lontana dallobiettivo di Kyoto Qualenergia
http://www.qualenergia.it/articoli/20140416-obiettivo-nazionale-kyoto-la-riduzionedei-gas-serra-%C3%A8-insufficiente-ispra
Emissioni Protocollo di Kyoto
http://www.ilcambiamento.it/clima/italia_protocollo_kyoto.html

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