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Lepoca delle passioni tristi

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n 6
del 25 marzo 2005

Lepoca delle passioni tristi


Silvano
Bert

Miguel Benasayag Grard Schmit, Lepoca delle


passioni tristi. Feltrinelli, 2004, pp.129, 15.
Il futuro che da promessa si converte in minaccia, la crisi
delle idee di progresso e rivoluzione, in un libro
appassionante rivolto agli educatori.

Articoli

na donna francese adotta un bambino di origine asiatica. Piena di buona


precedenti:
volont, consulta subito uno psichiatra per dare al piccolo un nome
francese ed evitargli cos di subire atti di razzismo. Ma il nome che fa
soffrire il bambino, oppure il razzismo? Se pensiamo che sia il razzismo, non "L'individuo
possiamo intervenire solo come clinici: cambiare il nome un trucco che senza
elimina il sintomo (come prescrivere il Valium, la "pillola della felicit"), ma passioni"
lascia sussistere la causa esistenziale della sofferenza.
(n 20 del 24.11.01)
Gli autori sono degli psichiatri francesi, e quindi europei,
ma anche dei cittadini, che sanno di vivere in una societ
in crisi, "lepoca delle passioni tristi". C una sofferenza
che non pu essere psichiatrizzata, perch dovuta
allesistenza stessa. C un destino che ci stato
assegnato, che non possiamo evitare con uno scatto di
ribellione. Destino che dobbiamo accettare e conoscere
(la "resa"), per organizzare, come possibile, la critica e
lopposizione (la "resistenza").
L'autore Miguel
Benasayag.

e successivi:

Patologie del
nostro
tempo
(n 9 del 7.5.2005)

Fra Melk e
Mauthausen
(n12 del 18.6.2005)

Questo un libro, un dialogo,


rivolto agli educatori. E di genitori,
insegnanti, operatori sociali, affollata la sala a Trento
per lincontro (organizzato dal Centro Antidroga di Valerio
Costa), con Miguel Benasayag, argentino di origine, in
Archivio QT
giovent incarcerato per essersi opposto alla dittatura nel
vedi articoli sui
suo paese. Il suo atteggiamento mobile: nellanalisi
seguenti argomenti:
della realt maneggia gli strumenti della psicanalisi, della
filosofia, della politica, nel pensare la terapia, a fronte
Storia
dello stato di cose presenti, critica con fermezza e agisce
con senso del limite. Non cede alla rassegnazione, n al
Didattica
senso di onnipotenza. Leggendolo, e ascoltandolo, io
ripenso a Dietrich Bonhoeffer, condannato a morte da
Hitler per aver attentato alla vita del dittatore. In Il teologo Dietrich
carcere, nel 1945, nel suo "Resistenza e Resa", il teologo Bonhoeffer.
tedesco scrive: "Spesso qui ho pensato a dove passino i
confini tra la necessaria resistenza alla sorte e laltrettanto necessaria resa.
Dobbiamo opporci altrettanto decisamente al destino quanto sottoporci a lui a
tempo opportuno. Non possibile definire in linea di principio i confini tra
resistenza e resa, ma certo che debbono essere presenti ambedue e
ambedue devono venire assunte con decisione. La fede richiede questo
atteggiamento mobile, vivo. Soltanto cos possiamo reggere alle varie
situazioni del presente e renderle feconde".

27/10/2008 17.06

Lepoca delle passioni tristi

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a qual dunque la crisi profonda, a cui la storia ci ha destinati, e


dentro la quale dobbiamo operare, da educatori e da cittadini? Per cui
dobbiamo aspettarci, ( normale, un evento nella struttura), che il
bambino venuto dallAsia sia investito da atti di razzismo?

Lo storico Eric Hobsbawm,


lautore de "Il secolo breve".

Benasayag ritiene che linizio della crisi si


possa collocare negli anni 70 del 900.
Secondo Eric Hobsbawm, lautore de "Il secolo
breve", nel 1975 che incomincia appunto
"let della frana", dopo let delloro, i
trentanni gloriosi successivi alla guerra. Essa
precipiter, (col crollo del comunismo), nello
strapotere del capitalismo, un sistema che
stringe in una gabbia dacciaio la tecnica e
leconomia. E allora che il futuro muta di
segno: da promessa si converte in minaccia.

Il meccanismo funziona, competitivo: la tecnica e leconomia proclamano


successi e profitti. Ma paradossalmente noi stiamo male, i bambini e gli
adolescenti in particolare. Il mondo diventa incomprensibile, privo di senso. La
scienza diventa scientismo: tecnicamente tutto diviene possibile, e anche
pensabile eticamente. Leconomia diventa utilitarismo: il valore di scambio
travolge il valore duso. Lospedale e la scuola diventano aziende.
Ogni limite viene abbattuto: per questo stiamo male. La crisi del principio
dautorit, in famiglia e a scuola, ne un sintomo indicativo. Lautorit un
bene condiviso, perch garantisce la trasmissione della cultura dalladulto al
giovane, fonda leducazione sul desiderio di crescere: contestare le norme ha
senso in una comunit da rinnovare, ma che persiste, protegge. Quando
questo legame (dellautorit che pone dei limiti, con cui confrontarsi) si
spezza, gli succede, inefficace, lautoritarismo: si insegna con la minaccia. Non
sappiamo ripetere altro che: "Devi imparare, perch nella giungla devi essere
forte, allaltezza".
Il disagio, le "passioni tristi", sono questa disgregazione, questo legame che
viene a mancare, si dissolve, fra noi e gli altri, e dentro ognuno di noi.
La cura non pu essere che ricostruire, pazientemente, i legami, in questa
societ competitiva, utilitaristica, tecnicizzata. Devono provarci il clinico, e ogni
educatore. La strategia che Benasayag propone alla scuola di insegnare
linutile.
Sono le pagine che leggo con maggiore attenzione. Quante volte i miei
studenti, di un Istituto Tecnico Industriale, mi hanno domandato: a che serve
la storia? e la poesia? E stata una sfida, ogni mattina allaprirsi dellaula, con
Dante e Leopardi sul banco, assediati fra officine e laboratori, il sottoporre a
critica le sorti "magnifiche e progressive", in nome della fragilit degli uomini.
a forza di questa proposta sta nella sua valenza politica. Sorprese tutti la
spiegazione di Giovanni Bollea, il decano degli psicoanalisti italiani, il
giorno della tragedia, quando Erika e Omar uccisero la mamma e il
fratello: questo succede perch in famiglia, e a scuola, non si parla pi di
politica. La politica fiducia nella parola che lega, che media: la violenza, la
guerra, scoppiano quando si interrompe il discorso sulle divergenze che ci
separano. E allora discutiamo, facciamo qualche obiezione, al ragionamento
politico di Benasayag. E se la crisi, il futuro vissuto come "minaccia" e non
come "promessa", invece che datare dagli anni 70 del Novecento, dallet
della frana, venisse da pi lontano, dal cuore stesso dellet moderna? "Non
c mai stata unepoca che non si sia sentita moderna, e non abbia creduto di
essere davanti a un abisso. La lucida coscienza disperata di essere nel mezzo
di una crisi decisiva qualcosa di cronico nellumanit". Con questa
osservazione di Walter Benjamin probabilmente Benasayag non concorda.

Progresso e rivoluzione sono categorie costitutive della


modernit: lindividuo che acquisisce gradualmente
centralit emergendo dal "cosmo" medievale di "corpi" e
"ordini" prestabiliti. Rompe i legami antropologici, sociali
e culturali, che lo tenevano protetto in uno spazio e in un
tempo ben noti. Lesito finale per preoccupante:
lindividuo appare oggi stretto fra solitudine e
conformismo, fra atomismo e massificazione. Scrive
Elena Pulcini, in un saggio dal titolo significativo,
"L'individuo senza passioni", che let moderna
"spezza ogni legame: sia quello tra lindividuo e i propri

27/10/2008 17.06

Lepoca delle passioni tristi

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avi e discendenti, sia quello tra lindividuo e i propri Lo psicanalista


contemporanei".
Giovanni Bollea.
La patologia non si dunque infiltrata dallesterno nel nostro organismo,
intrinsecamente sano, soltanto da poco. La crisi delle idee di progresso e di
rivoluzione, come possibilit delluomo, faber e civis, di modificare la realt,
inestricabilmente connessa al loro affermarsi. Quando Freud parla di "disagio
della civilt", e Nietzsche di "morte di Dio", spingono lo sguardo pi lontano di
Hobsbawm, il quale sa, per altro, che il Novecento inizia con "let della
catastrofe". E Spinoza, inventore delle "passioni tristi", un filosofo del 600.

a cosa cambia per un educatore se, politicamente, guarda alla storia


scandita secondo una periodizzazione diversa da quella dei due
psichiatri francesi? Cambia che non si vede pi solo, e primo, di fronte
allimpresa di ricostruire i legami. Let che ci data da vivere ha delle
specificit, ma anche delle continuit con quelle che lhanno preceduta.
Ma soprattutto leducatore scopre che i legami che la modernit ha
brutalmente spezzato erano s protezioni che davano identit e sicurezza, ma
anche vincoli che opprimevano. E ambigua la modernit: produce solitudine e
libert. Quel mondo che a Benasayag pare una gabbia dacciaio, un muro liscio
senza appigli, io preferisco vederlo intriso di crepe, attraversato da antinomie.
I loro nomi sono mercato, tecnica, democrazia. Pu la persona vivere,
possiamo educarci a vivere, in pi dimensioni: la competizione e la
cooperazione?
Con la rivoluzione industriale la cultura, fino ad allora
disinteressata, aristocratica, si incontra con il lavoro,
denigrato da sempre. E una conquista storica
irreversibile. Nella mia attivit di insegnante ho trovato
un barlume di luce nella concezione di Jerome Bruner, il
pedagogista americano. Il sistema educativo deve
produrre una forza lavoro adeguata alla societ
industriale, e deve formare dei cittadini, delle persone,
capaci di rinnovare il mondo. Deve dare il senso delle
identit particolari di appartenenza, e aprire alle verit
universali. Nel fondo lantinomia fra ladeguare i giovani
Il pedagogista
a una cultura che la storia ci consegna gi data, e il
Jerome Bruner.
trasformarla creativamente per i giovani stessi che
cambiano, fra la societ che pretende disciplinamento, e lindividuo che aspira
a realizzarsi.
Con i giovani sono riuscito a stabilire un legame non quando ho contrapposto
la storia e la poesia alla tecnica e alleconomia, (linutile allutile), ma quando
ho chiamato le due dimensioni, nel legame interdisciplinare, a interrogarsi
reciprocamente. Costringendo me stesso, e i ragazzi. Secondo modalit,
ovvio, sempre troppo rozze e inadeguate. Il futuro non concede promesse,
solo uno sprazzo di senso. C cultura nella mano che si muove nel laboratorio
e nellofficina, e c lavorio nella mente del poeta che misura il ritmo dei versi.
Perch Miguel Benasayag, nella terapia del creare legami, lo fa fronteggiando
la "gabbia dacciaio", inespugnabile, invece che infiltrandosi nelle antinomie?
Quasi che lo scontro politico sia segnato in partenza, e sia possibile soltanto
costruire legami in nicchie fortunate, sociali. Ascoltandolo mi sono dato una
risposta, che lo rende pi degno di rispetto e di attenzione.
Lui viene da una sconfitta, in una battaglia campale, eroica: stato un
"comunista" latinoamericano, vicino a Che Guevara. "Oggi sono uno psichiatra
di strada, non frequento le stanze dei ministeri", afferma con orgoglio. La
politica, come la tecnica e leconomia, ormai un territorio caduto (per
sempre?) in mano al nemico, da spiare in lontananza, con diffidenza.
Io sono seduto in sala accanto a Marco Rossi Doria, che a Napoli maestro di
strada. Ma che, ai tempi di Tullio De Mauro, ha accettato di entrare anche
nella commissione per riformare la scuola. Siamo pi avanti se uomini esperti,
di strada, sono invitati lass. Quaggi, allora, lavoriamo meglio anche noi. E
quella pratica di "resistenza" e "resa" che linsegnamento pi profondo del
libro.

27/10/2008 17.06