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SOMMA R IO

Lesigenza di una svolta sociale e politica

A. Burgio

La fragile illusione del partito europeo

F. Sorini

83 del PCdI: da Livorno al futuro

15

B. Bracci Torsi - G. Cappelloni

La svolta di Mumbai

18

F. Maringi

Finanziaria e classi popolari

Iraq,
Medio Oriente e
imperialismo Usa
di Samir A mi n

25

intervista a Felice Roberto Pizzuti, di B. Steri

Scandalo Parmalat

29

N. Nesi

Sono rimasti in 14.850 a Mirafiori...

34

C. Stacchini

Il lavoro nellera liberista

37

G. Simoneschi

Autoferrotranvieri: non solo per il salario

39

G. Antonini

La centralit della democrazia sindacale

42

D. Greco

FIOM: Cassa di resistenza metalmeccanica 45


F. Iachini

Tavola rotonda: le destre e lalternativa

47
Luciano Muhlbauer, Fabio Mussi,
Gianluigi Pegolo, Cesare Procaccini, Aldo Tortorella

Russia: la vittoria di Putin

67

M. Gemma

Iraq: una resistenza nazionale

71

G. Lannutti

Brasile: il governo Lula

73

R. Rabelo

Venezuela: la revolucion bonita

76

F. Grimaldi

XXIII Congresso del Pc Giapponese

82

B. Steri

Foibe

85

R. Rossanda

Senza tregua: i valori della Resistenza

86

di Giovanni Pesce

Lambiguit della non violenza

88

S. Distefano

Lenin e la Rivoluzione

90

A. Catone

R. La Valle, Prima che lamore finisca

80

R. Mordenti

A. Valentini, Guerra americana


e lotta per il socialismo

97

M. Martelli
Anno XII - N. 1 Gennaio/Febbraio 2004 - 5 euro
Reg. Trib. Cremona n. 355 - 12.4.2000
Sped. A.P. - 45% - art.2 c.20/B legge 662/96 - Cremona

Saranno gli Stati Uniti i promotori della


generale democratizzazione nel Sud del
mondo, del mondo arabo e dellIraq in
particolare?
Loccupazione dellIraq faceva sin dallinizio parte dei piani americani di controllo militare del pianeta. Il bloccco inflittogli per tredici anni ha preparato la facile invasione di un paese allultimo respiro. Perch la presenza di armi di distruzione di massa non stata che una deliberata menzogna, di cui del resto non
parla pi nessuno.
Con listallazione a Bagdad di un governo
che raggruppa personalit di ogni apparente obbedienza (borghesi, islamici e
pure comunisti solo il partito Baas rimane escluso), e dopo la cattura di Saddam Hussein, gli Stati Uniti pretendono
di promuovere in Iraq una democrazia
che dovrebbe diventare un modello per
gli altri paesi della regione.
La domanda che ci si deve porre questa:
il progetto degli Stati Uniti per lintero
pianeta compatibile con la democrazia?
La risposta che mi sono dato negativa.
Perch di fatto lunico obiettivo della strategia di Washington quello dimporre un
tributo al mondo intero, grazie al controllo militare del pianeta, che vada a rimpiazzare il flusso di capitali che ha coperto
sinora spontaneamente il deficit americano.
Essendo la permanenza di questo flusso
ormai minacciata, la questione denuncia
la vulnerabilit della societ statunitense,
incapace di mantenere con la sua capacit
produttiva il proprio eccessivo livello di
consumo.
Tale progetto implica la sottomissione del-

Iraq/Medio Oriente

linsieme del Sud del mondo al selvaggio d ik ta t imp er ialis t a d i


Washington, il sistematico smantellamento di ogni capacit di resistenza economica (la distruzione
delle inf rastru ttu re ind ust riali,
scientifiche e sociali, ricorrendo se
occorre alla guerra), politica (con
linsediamento di regimi di lacch,
che annichiliscono per ci stesso
qualsiasi prospetttiva democratica),
e evidentemente militare.
In Iraq lobiettivo di Wa s h i n g t o n
non altro che quello del brutale
saccheggio delle risorse petrolifere
del paese.
E perch ci sia reso possibile, occorre smantellare qualsiasi capacit
industriale e scientifica relativamente sviluppata in questo paese,
capacit che ne facevano un candidato a divenire un attore attivo nella
costruzione dellordine regionale.
Saddam Hussein stesso diventato
il nemico da abbattere il giorno in
cui ha pensato di vendere il suo petrolio in euro invece che in dollari.
LIraq ormai minacciato da unincredibile regressione, incompatibile evidentemente con qualsiasi
prospettiva della propria democratizzazione.
Si potrebbe tuttavia immaginare
che gli Stati Uniti rinuncino al loro
smisurato e criminale progetto globale a beneficio di una gestione condivisa di quel che ho chiamato limperialismo collettivo della triade?
Questa eventualit non modificherebbe di molto le cose per quel che
riguarda il Sud in generale e lIraq
in particolare.
Lunica alternativa a questo (o questi?) modello dapartheid su scala
mondiale implica laccettazione
del principio della ricostruzione di
un sistema mondiale multipolare, e,
in questo quadro, della messa in
opera di sistemi di regolazione che
aprano degli spazi sulla via del progresso sociale e della democrazia,
indissociabilmente.
Ma, anche a supporre che ci si impegni in questa direzione, le societ
arabe in generale, e la societ irachena in particolare, sapranno democratizzandosi da se stesse?

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PA ESI A R A BI E L I R A Q
SONO I N GR A DO
D INNESCA R E LA LOR O
DEM OCR A T IZZA ZIONE?

La risposta che ho dato a questa domanda (cf, S. Amin e Ali El Kenz,


Le monde ar abe, pp. 6-12) misurata. Sino ad oggi la cultura politica araba non ancora uscita da ci
che ho chiamato il sistema mammalucco. LIraq non fa eccezione.
In queste condizione, ci che lIraq
ha conosciuto di migliore come
altri paesi del Sud non ha superato i limiti di ci che potremmo
qualificare come dispotismo illuminato, in analogia con lEuropa
del XVIII secolo: modernizzazione,
laicizzazione e progresso dei diritti
delle donne, industrializzazione,
educazione, sanit. I partiti Baas in
Siria e in Iraq, il kemalismo in
Turchia, il nasserismo, e pure il regime qualificato come comunista
in Afghanistan appartengono a questa medesima famiglia.
Il dispotismo illuminato avrebbe
potuto aprire la via ad una evoluzione democratica? Gli esempi della
Corea del Sud e di Tawan suggerirebbero u na ris p ost a p os itiv a.
Osserviamo tuttavia che in questi
due casi gli Stati Uniti hanno sostenuto attivamente, per motivi geostrategici, lo sviluppo economico e
sociale voluto dai regimi in carica.
Ma altrove Washington e linsieme
delle potenze della triade hanno
combattuto con forza contro il medesimo progetto. Questo fatto dimostra che il capitalismo mondializzato realmente esistente non pu
prendere in considerazione lo sviluppo dei paesi del Sud, la loro modernizzazione, la loro efficace industrializzazione, la loro eventuale
democratizzazione, pech tale sviluppo annullerebbe i vantaggi di cui
i centri sono i beneficiari nel sistema, imperialista per natura.
LIraq una delle maggiori vittime
di questa logica imperialista. La deriva del regime fino ad essere sanguinario stata aggravata dalle illusioni di Saddam Hussein, il quale
ha creduto che il suo paese avrebbe

Registr. del Tribunale di Cremona


n. 355 del 12/04/2000
Bimestrale
Spedizione in A. P. - 45%
Art. 2 c. 20/B legge 662/96
Cremona
Direttore responsabile Giovanni Lucini
Direttore Fosco Giannini
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Diffusione e abbonamenti
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Editore
Piccola societ cooperativa arl Filorosso
Via del Sale 19 Cremona
Hanno collaborato:
G i a m p i e t ro Antonini, Bianca Bracci To r s i ,
A l b e rto Burgio, Guido Cappelloni, Andre a
Catone, Salvatore Distefano, Mauro Gemma,
Dino Greco, Fulvio Grimaldi, Franco Iachini,
Giancarlo Lannutti, Francesco Maringi,
Michele Martelli, Raul Mordenti, Luciano
Muhlbauer, Fabio Mussi, Nerio Nesi, Gianluigi
Pegolo, Felice Roberto Pizzuti, Cesare
P rocaccini, Renato Rabelo, Guglielmo
Simoneschi, Fausto Sorini, Claudio Stacchini,
Bruno Steri, Aldo Tortorella.
Per la realizzazione di questo numero non stato richiesto alcun
compenso. Si ringraziano pertanto tutti gli autori e collaboratori.

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18 febbraio 2004
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potuto guadagnare lamicizia degli


Stati Uniti lavorando per loro e
impegnandosi nella guerra contro
lIran, allepoca il nemico numero
uno per lestablishment americano.
Saddam ha ricevuto allora ben pi
che promesse, con le armi fornite
dagli Stati Uniti (specialmente chimiche)e mezzi finanziari (forniti
dallalleato saudita di Washington).

L IM BR OGLIO

IR A CHENO

A dispetto dei successi proclamati


d allap p arato p rop agand istico
americano (e la cattura di Saddam
Hussein uno di questi), gli Stati
Uniti si sono impantanati in una occupazione che non verr mai accettata dal popolo iracheno. Sin dal
primo giorno di questa occupazione, la risposta si manifestata
con vigore.
La resistenza, che comprende tutti
i segmenti dellarco politico e ideologico del paese, andr probabilmente rafforzandosi a dispetto della
repressione coloniale che si annuncia sempre pi violenta. Di fatto la
presenza di Saddam Hussein costituiva unimbarazzante ipoteca per
lo sviluppo della resistenza, finendo
col nutrire il timore del ritorno di
una dittatura aborrita dalla maggioranza. Il suo arresto allora costituisce s una vittoria per Bush nella
sua corsa verso la rielezione, ma non
rappresenta una vittoria sul terreno
politico iracheno.
Detto ci, limbroglio politico irachen o riman e in tatt o. I media
hanno preso labitudine di dare
dellIraq limmagine di un paese la

Iraq/Medio Oriente

cui vita politica si ridurrebbe al confrontarsi delle sue tre componenti


(scita, sunnita e kurda).
Lautorit occupante stessa sembra
esserne convinta, e crede di potere,
su questa base, approfondire le divisioni interne del paese. Essa incoraggia visibilmente lIslam politico
(presso gli Sciti e pressi i Sunniti)
per fare da contrappeso alle potenti
correnti laiche presenti nella societ, come pure spinge alcuni dirigenti kurdi a preparare la secessione. Senza dubbio loccupante potr forse registrare con i suoi mezzi
qualche successo a breve termine,
non fosse altro che perch, avendo
la dittatura veramente liquidato
tutte le organizzazioni politiche vive
della storia moderna dellIraq (in
particolare i comunisti), i ripiegamenti comunitaristici possono apparire per gli uni o per gli altri i soli
mezzi daffermazione possibili. Gli
Stati Uniti, la cui stessa cultura politica largamente fondata su i comunitarismi, lusingano questi ripiegamenti che fanno il loro gioco.
Daltronde ovunque (lo si ben visto in Yugoslavia) Washington ha
dato la sua preferenza al sostegno di
regimi di etnocrazie. Per ci stesso
la politica delloccupante divenuta
il maggiore ostacolo alla democratizzazione dellIraq. Tale politica si
congiunge allora a quella dellalleato israeliano, che pi di tutto
teme un mondo reso pi forte dalla
democratizzazione e per ci stesso
capace di far rispettare i diritti dei
palestinesi.
Senza dubbio lunit dellIraq
stata allorigine imposta agli Sciti e
ai Kurdi, a beneficio non dei Sunniti

in generale, ma di una classe dirigente uscita da questo gruppo e costruita dai Britannici per insediare
il regime monarchico reazionario
del mandato. La deriva sanguinaria
del regime di Saddam Hussein, soprattutto dopo la sua sconfitta nel
1991, egualmente responsabile
dello Stato attuale di divisione e di
scompiglio fra gli iracheni.
Tuttavia i maggiori conflitti politici
che hanno caratterizzato la storia
moderna dellIraq sono stati di tuttaltra natura. I comunisti sono riusciti con successo a insediarsi fra
gli uni e fra gli altri. Il partito Baas
stesso ha trasgredito senza difficolt
lo spirito comunitaristico, che di solito si presenta come viscerale. I
partiti democratici e socialisti kurdi
sono stati dei partner al potere nei
momenti migliori di questa storia
(in governi allepoca combattuti
dalle potenze occidentali). I Kurdi
dellIraq hanno beneficiato allora
di uno statuto che essi non hanno
mai ottenuto in Turchia, la quale
tuttavia incondizionatamente sostenuta dagli Stati Uniti e candidata
ad entrare in Europa. E tutto questo dice perch tanto gli uni quanto
gli altri hanno ancora un avvenire
davanti ad essi (assimilare il partito
Baas unicamente allo strumento
che diventato con la deriva del suo
capo significherebbe commettere
un grave errore).
Il regime uscito dalla rivoluzione
del Luglio 1958 era riuscito a far
trionfare un autentico fronte popolare nazionale. Il popolo iracheno e la sua resistenza sono in
grado di fornirne nuovamente la
prova oggi.

Editoriale

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Il partito cresca, si rafforzi,


raccolga nel paese il vasto
consenso che pu intercettare
e che lo potrebbe mettere
in condizione di imprimere alla
politica italiana la svolta di cui
la nostra gente sente urgente

Contro il governo
Berlusconi lesigenza di
una svolta
sociale e politica

di A l ber to Bur gio

PACE,

LAVORO, WELFARE, CRESCITA DELL OPPOSIZIONE: OBIETTIVI


E LOTTE PER L ALTERNATIVA

poco meno di tre anni dallinizio


della legislatura, il paese costretto
a guardare in faccia le conseguenze
della sciagurata scelta di affidarsi
per la seconda volta allon. Berlusconi. Non c terreno che si salvi.
Non il lavoro, non le istituzioni, non
leconomia, non la politica estera.
Per di pi, la societ italiana viene
metabolizzando le tossine delletica
berlusconiana. Il micidiale impasto
di gretto individualismo e di disprezzo per la legalit che alla base
dellirresistibile ascesa del Cavaliere
accenna a divenire patrimonio comun e, morale dif fusa, det erminando un inquinamento del tessuto
civile senza precedenti nella pur
non esaltante storia dellItalia repubblicana.
Il lavoro: complice langustia rapace
della presidenza uscente di Confindustria, si celebrato il trionfo dellarroganza padronale. stato precarizzato tutto quel che si poteva. Si
fatto e si fa di tutto per spaccare il
sindacato, per cancellare i contratti
nazionali, per criminalizzare il conflitto. Il risultato che, mentre la
produttivit del lavoro continua a
crescere a ritmi sostenuti (+18,7%
per addetto nellarco dellultimo
decennio), i posti di lavoro regolari
diminuiscono (16mila tra il novembre 2002 e il novembre 2003, in
un paese in cui il 9,7% dei giovani
non trova occupazione) e il som-

merso dove si stima una frequenza


pi che doppia degli incidenti sul
lavoro e delle morti bianche copre
ormai una produzione prossima a
un terzo del Pil.
Le istituzioni: la maggioranza litiga,
vero; lestremismo di Forza Italia
e Lega non assecondato (al momento) da An e dai centristi. Ma
non per questo le riforme volute
dalla Casa delle Libert segnano il
passo. Ogni giorno vengono vibrati
colpi di piccone alla Costituzione, al
pluralismo dellinformazione, allunit del paese, al welfare, allistruzione pubblica, allindipendenza e
allautonomia della magistratura
(oltre che alle libert civili fondamentali, come nel caso della legge
sulla fecondazione assistita). Il progetto costituzionale dei quattro di
Lorenzago, prontamente trasformato in disegno di legge, al vaglio
del Parlamento. Non pago (e incattivito dalla bocciatura del lodo
Schifani), Berlusconi medita ulteriori scempi: sdoppiare il Csm, reintrodurre limmunit parlamentare,
imporre a tappe forzate lelezione
diretta del primo ministro. Bossi rilancia: intende chiudere il Parlamento di Roma ladrona e aprire
tanti piccoli parlamenti transregionali. solo un caso che questi stessi
progetti stiano a cuore allala pi oltranz ist a d ellamministrazion e
Bush, che sogna la balcanizzazione

dellEuropa, lo smantellamento degli Stati nazionali, la proliferazione


di micro-sovranit territoriali su
base etnica?
Leconomia: il paese non cresce, anzi
declina (come attesta il dato del Pil,
attestatosi nel 2003 su un entusiasmante +0,4%). Grazie anche alla
creativit del ministro dellEconomia severamente censurata
dalla stessa Corte dei conti lItalia
da anni il fanalino di coda di una
Unione Europea in stagnazione. La
produzione indust riale segna il
passo (0,4% nel 2003 rispetto al
2002, a sua volta in calo dell1,3% rispetto allanno precedente), i consumi ristagnano. Le grandi industrie chiudono, i capitali scelgono la
via della speculazione finanziaria (o
dellillegalit: il caso Parmalat ha rivelato che tutti i grandi gruppi industriali e bancari italiani quotati in
borsa controllano imprese domiciliate nei paradisi fiscali, dalle Cayman al Lussemburgo, da Montecarlo al Delaware). In compenso levasione contributiva dilaga (30 miliardi di euro lanno) e linflazione
galoppa (+7,7% in due anni, secon d o Eu rostat), abbatt endosi
come un maglio sul potere di acquisto di salari e stipendi (14,1%
per i redditi sino a 10mila euro e
6,2% per quelli tra i 10 e i 20mila
euro tra il 2001 e il 2003), gi falcidiati dal fisco (la cui pressione su

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pensioni e lavoro dipendente aumentata del 19% rispetto al 2001).


Non sorprende che il Pil pro capite
sia sotto la media Ue: sono sei milioni i lavoratori italiani la cui busta
paga sta sotto il livello di sussistenza;
due milioni e mezzo le famiglie che
hanno a disposizione meno di 823
euro al mese; tre milioni quelle con
una situazione debitoria preoccupante; otto milioni gli italiani tecnicamente poveri. Qualcuno rammenter un ritornello che prese
piede anch e a sinistra, qualche
anno fa: le classi non esistono pi,
si diceva; e anche le differenze tra
destra e sinistra son cose daltri
tempi. Bene: recenti dati Istat dicono che nel 2002 la quota del prodotto interno lordo andata ai redditi da lavoro scesa ai livelli degli
anni Cinquanta (45,5%), perdendo
oltre dieci punti percent uali rispetto ai livelli raggiunti negli anni
Settanta. Nel frattempo aumentano
profitti, rendite e grandi patrimoni.
Secondo la Banca dItalia, al 10%
delle famiglie pi ricche va oltre il
26% del reddito disponibile, mentre il 10% di quelle pi povere debbono dividersi tra loro il 2,1% della
stessa torta: cosaltro occorre per
dire che in Italia in questi anni il divario tra le classi aumentato e la
destra ha consumato una vittoria
storica, plasmando il paese a propria immagine e somiglianza?
La politica estera: il semestre europeo
della presidenza italiana ha suggellato nel migliore dei modi la scelta
anti-europea e filo-americana di
Berlusconi. Insieme a Spagna e
Polonia, lItalia ha sbarrato la strada
alla Cost ituzione europea, eseguendo alla perfezione gli ordini
impartiti da Bush. Nessun altro
comportamento sarebbe potuto essere pi coerente con la decisione
di stracciare la Costituzione repubblicana per arruolarsi nelloscena
avventura irachena, tra una pacca
sulle spalle del prode Blair e un telegramma di congratulazion i a
Sharon per lalto valore morale e architettonico del Muro in Cisgiordania. Non si tratta solo di appalti
(le imprese italiane hanno aperto

Editoriale

delegazioni a Baghdad gi allindomani del 20 marzo), ci sono anche


ragioni politiche di fondo. La destra
italiana ha consapevolmente scelto
un modello socialdarwinista di societ e di relazioni internazionali.
Dopodich inevitabile considerare la pace uno stupido spreco e un
lusso (Robert Kagan insegna), lunit e lautonomia dellEuropa un
errore, la prepotenza imperialistica
degli Stati Uniti un valore e una garanzia.
Potremmo continuare, ma non ne
vale la pena. Il quadro gi sin
troppo limpido e questi pochi dati
sono pi che sufficienti ad avvalorare una convinzione che veniamo
r ibad e nd o d a an ni: cacc iare
Berlusconi, liberare il paese dalloppressione del suo governo e
della maggioranza del centro-destra, una necessit impellente,
prioritaria rispetto a qualsiasi altro
obiettivo. Per questa ragione abbiamo attivamente operato affinch
Rifondazione comunista aprisse un
dialogo costruttivo con le altre forze
dellopposizione e cercasse insieme
ad esse una via per accelerare la caduta del governo. Per questa ragione abbiamo sostenuto con piena
convinzione la svolta impressa allazione del partito quando si passati
dalla parola dordine della rottura
della gabbia dellUlivo a quella
della ricerca di un possibile accordo
con il centro-sinistra in vista delle
prossime scadenze elettorali.
Ma raramente le cose, in politica,
sono lineari e semplici. Questo quadro, chiaro nelle sue linee di fondo,
presenta, quando lo si osservi da vicino, contraddizioni e difficolt. Fu
detto, per giustificare la svolta (come se lurgenza di allontanare Berlusconi da Palazzo Chigi non fosse
sufficiente), che lapertura di quel
confronto era resa finalmente possibile dallevoluzione positiva del
centro-sinistra, da un cambiamento
di linea dei partiti che lo compongono. Si disse addirittura che tale
cambiamento costituiva la pi evidente riprova della capacit del
movimento dei movimenti di im-

porsi sulla scena politica, modificando lorientamento e la stessa


agenda politica dei suoi attori. Non
si pu dire che le prese di posizione
succedutesi in questi mesi confortino questa analisi. Le sortite di
Rutelli sulle pensioni (tuttaltro che
estemporanee, se si considerano le
litanie rigoriste della Commissione
europea e del suo presidente); gli
attacchi di Rutelli, DAlema e Fassino contro gli scioperi selvaggi;
soprattutto la vergognosa decisione
dei vertici di Ds e Margherita di astenersi sulla proroga della partecipazione italiana alla guerra in Iraq
(per rispetto verso i nostri soldati,
ha spiegato il presidente dei Ds, al
quale evidentemente non mai
giunta eco dei 24 militari italiani
morti in questi anni per effetto delluranio impoverito): tutto questo
rende quanto meno arduo perseverare nella tesi del positivo salto di
qualit del centro-sinistra. Questo
salto non c stato, purtroppo: occorre prenderne atto e agire di conseguenza. In che modo?
Molto semplicemente, distinguendo tra vincoli, opportunit e obiettivi perseguibili. Laccordo va cercato con determinazione, per il
bene del paese e in particolare delle
classi lavoratrici, dei giovani, dei
pensionati, delle donne, dei migranti. E va costruito politicamente,
ponendo al centro poche questioni
dirimenti pace, lavoro e welfare,
per dirla con il segretario generale
della Fiom concentrando su di
esse il massimo di iniziativa in termini di proposta e di negoziato.
Questo abbiamo inteso dire sin da
subito, chiedendo di anteporre alle
formule i contenuti. Daltra parte,
se com emerso anche dai dibattiti sul partito riformista e sulla lista
unitaria per le europee le posizioni arretrate dei massimi dirigenti
ulivisti si collocano in linea di continuit con le piattaforme dei governi di centro-sinistra degli anni
Novanta, per altri aspetti la situazione cambiata in meglio, of frendo al nostro partito nuovi strumenti e nuove possibilit.
Da tempo (dalle prime mobilita-

Editoriale

per lalternativa

Brescia
Gioved 4 marzo
Il nuovo miracolo italiano
Precariet, privatizzazioni
e nuove povert

Milano
Sabato 27 - Domenica 28 Marzo
Il potere, la violenza, la resistenza
Un confronto a pi voci
sulle forme del conflitto politico

Genova
Aprile
Cacciare Berlusconi,
costruire lalternativa

Palermo
Maggio
Quante Italie?
Temi e sviluppi
della questione meridionale oggi

Sul sito internet


nei prossimi giorni
date e partecipanti

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zion i cont ro il profilarsi della


nuova guerra in Iraq e dalla battaglia sullarticolo 18 dello Statuto
dei lavoratori) in atto un mutamento nella composizione politica del centro-sinistra, sia per
quanto concerne i partiti (basti
pensare alla sostanziale scomposizione dei Ds, che consente alla sinistra interna una maggiore libert di elaborazione e di manovra), sia in rapporto al variegato
mondo dei sindacati, delle associazioni e dei movimenti. Loffensiva contro le garanzie del lavoro,
lattacco alla Costituzione e soprattutto la radicalizzazione bellicista della politica statunitense
successiva all11 settembre hanno
spostato in avanti lasse politico di
queste soggettivit, dando finalmente corpo e anima a una sinistra di alternativa pacifista, anticapitalista, democratica che
per i comunisti un interlocutore
essenziale. Da qui, ovviamente,
deve partire adesso, senza ulteriori differimenti, la battaglia di
Rifondazione comunista e delle
forze sociali e politiche pi avanzate della sinistra, allo scopo di imprimere un segno politico inequivocabile allaccordo complessivo tra le forze di opposizione al
governo di centro-destra.
Pace, lavoro e welfare, si diceva.
Cio: rispetto intransigente dellarticolo 11 della Costituzione;
tutela della dignit dei lavoratori
sul terreno salariale e dei diritti e
battaglia per la piena occupazione; recupero e difesa del carattere pubblico e universalista
del sistema sanitario, previdenziale e formativo. un programma minimo, divenuto massimo
pressoch rivoluzionario per la
gravit della sconfitta maturata
negli ultimi decenni. Intorno ad
esso necessario costruire le intese pi vaste e solide possibile
(cominciando con il rafforzare le
convergenze programmatiche registrate nellultimo anno e mezzo
con la sinistra sociale e politica
dellUlivo: Fiom, Cgil, Arci, sini-

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stra Ds, Pdci, parte dei Verdi), ben


sapendo che nessun esito della trattativa pu esser dato sin dora per
scontato e dunque non escludendo
in partenza alcuna soluzione.
Se volessimo sintetizzare questa posizione, ci ritroveremmo al cospetto
di un binomio familiare: unit delle
forze democratiche e popolari contro le destre e autonomia dei comunisti sul terreno politico e programmatico. Non un caso. Di l da tante
fughe in avanti, a dispetto persino
di unansia di innovazione talora
condivisibile, la realt ha la testa
dura, non si prende la briga di adeguarsi ai nostri desideri. Anche per
questo insistiamo, non da oggi, sulla
necessit di prendere sul serio la
storia dei comunisti e di guardare
con rispetto ai suoi insegnamenti.
Sono mesi che il partito discute su
questo, del resto. Tutto il dibattito
sulla non-violenza ha in realt per
oggetto, ancora una volta, la nostra
storia e le nostre idee, la nostra
identit e ragion dessere. Che cosa
pensiamo, nel merito, dei temi al
centro di tale dibattito abbiamo
avuto modo di scriverlo, e ci ci esime dal trattarne diffusamente in
questa sede. Crediamo basti dire
con chiarezza poche cose.
La prima. Cercare, studiare, riflettere criticamente indispensabile,
ma cosa affatto diversa dal liquidare e dal far di tutterba un fascio.
Non sentiamo il bisogno di nuove
varianti del revisionismo storico e
crediamo che il rigore analitico sia
incompatibile con la disinvoltura
dei bilanci sommari.
La seconda. utile guardare alla storia del Novecento senza trascurare
gli errori compiuti dal movimento
operaio e comunista, ma questa operazione se non vuole assumere i
tratti della polemica strumentale
deve svilupparsi nel quadro di unanalisi storica intellettualmente onesta, capace di porre in rilievo errori,
responsabilit e colpe di tutti gli attori.
La terza. Nella misura in cui questa
discussione coinvolge lattualit,

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inaccettabile perdere di vista i rapporti di forza, sulla base dei quali le


responsabilit si ripartiscono in misura non eguale. Per questo pur
condannando gli attentati terroristici che mietono vittime tra le popolazioni civili respingiamo in
ogni caso lequidistanza tra eserciti
occupanti e lotte di popolo.
Quant o poi allinvasione angloamericana dellIraq a questa ennesima sporca guerra scatenat a
senza ombra di giustificazioni ci risulta del tutto incomprensibile lostinarsi a spiegarla in base alla presunta spirale guerra-terrorismo.
Ricordiamo la copertina di Liberaz i o n e, il giorno dopo linizio dei
bombardamenti sulla capitale irachena da parte degli americani.
Sullo sfondo di un cielo notturno illuminato dai bagliori delle esplosion i campeg giavano le p ar ole
Terrorismo su Bagdad. E dunque?
I l Foru m soc iale mond iale d i
Bombay si concluso con un documento che, non per caso, non incorre in questo errore. Invitando
tutti i popoli del mondo a mobilitarsi il 20 marzo contro la strategia
di guerra globale e permanente del
governo degli Stati Uniti e dei suoi
alleati, lappello denuncia con
forza limperialismo che stimola i
conflitti e il fatto che la lotta contro il terrorismo non solo agisce
come pretesto per mantenere la
guerra e loccupazione in Iraq ed in
Afghanistan, ma viene usata altres
per minacciare e aggredire i popoli. Il quadro che emerge da queste denunce di una chiarezza inequivocabile. La guerra e il terrorismo il terrore semin ato dalla
guerra sono oggi gli strumenti di
cui i gruppi politici al potere negli
Stati Uniti si avvalgono per conser-

Editoriale

vare il dominio su gran parte del pianeta, per minacciare i paesi (a cominciare da Cuba e dal Venezuela
di Chavez) che resistono alla loro
prepotenza, e per puntellare un sistema economico che consente al
cinque per cento della popolazione
globale di appropriarsi di un quarto
della ricchezza mondiale. A questa
violenza si oppongono le popolazioni invase, che mettono in campo
una resistenza che quella presunta
spirale cancella, perdendo di vista non soltanto il sacrosanto diritto
di difendersi e di lottare per la propria libert, ma anche la speranza,
che ad esso si lega (e che riguarda
tutti i popoli nel mirino degli Stati
Uniti), di fermare la tracotanza di
chi pretende di spadroneggiare ucciden do, devastand o, saccheggiando.
La guerra in Iraq solo il culmine
e lemblema di questa fase politica,
segnata dal dilagare, in molti paesi
occidentali, di una destra retriva, feroce, indisponibile a qualsiasi compromesso pur di conservare le proprie posizioni di dominio e privilegio. Questo il connotato della situazione e ci ci riporta, in chiusura,
al lavoro che ci attende giorno dopo
giorno.
Costruire opposizione nel paese,
mobilitazione, coscienza: i compiti
sono enormi, smisurati alle forze.
Tanto pi che, se molto il partito sta
facendo (molto soprattutto se teniamo conto delle risorse a sua disposizione), ben di pi occorrerebbe fare per dare nuovo impulso
alla lotta contro la guerra, contro il
governo, contro il padronato che
come Terni ci ricorda resta fermamente determinato a difendere i
propri profitti. Ma qui il discorso

urta contro una contraddizione che


non pu essere sottaciuta e che concerne precisamente le forze di cui
disponiamo, le risorse su cui il partito pu contare.
In questi anni sarebbe difficile negarlo si sono sp erimen tate
nuove vie e nuove forme di azione
politica, ci si rivolti con prevalente
attenzione ad altri soggetti. Giusto o
sbagliato che fosse, si impone oggi
una presa datto del fatto che se possiamo intervenire sul terreno della
lotta politica e sociale nel paese e al
di l dei suoi confini, se abbiamo
voce e una pur ridotta capacit di incidere sui processi reali, tutto questo lo dobbiamo proprio al fatto che
ci siamo tenuto stretto questo partito, difendendolo anche, quando
stato necessario, contro il rischio del
suo smantellamento, della sua dissoluzione entro altri, non meglio
precisabili, soggetti politici.
Questo un fatto che ci sta alle spalle
(per quanto non sia possibile escludere che nuove analoghe minacce si
profilino allorizzonte). Oggi non si
tratta di contemplarlo n, tanto
meno, di recriminare. Si tratta per
di prendere sul serio le conseguenze
che ne sono sortite e di cercare di
porvi rimedio. Il partito fragile, ha
strutture gracili, vanta un radicamento inadeguato ai cimenti che lo
attendono. Ha a disposizione risorse
insufficienti. Di tutto questo necessario prendere coscienza urgentemente, senza indulgere in recriminazioni intempestive. Di altro c
bisogno adesso: di lavorare tutti perch il partito cresca, si rafforzi, raccolga nel paese il vasto consenso che
pu intercettare e che lo potrebbe
mettere in condizione di imprimere
alla politica italiana la svolta di cui la
nostra gente sente urgente bisogno.

I Comunisti e lEuropa

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

Una operazione politica


precipitata che, invece di unire,
divide le forze comuniste
e della sinistra anti-capitalistica
del continente

La fragile
illusione del
partito europeo

di Fausto Sor ini

SOLO SEI
BERLINO

DEGLI UNDICI PARTITI FIRMATARI DELL APPELLO DI


SUGLI OLTRE SESSANTA CHE AVREBBERO POTUTO
ESSERE COINVOLTI ANNUNCIANO AD A TENE LA CONVOCAZIONE
DI UN CONGRESSO FONDATIVO CHE POTREBBE SVOLGERSI A
ROMA L8-9 MAGGIO 2004

Il fallimento del vertice di Atene del


14-15 febbraio scorsi convocato
dal Synaspismos alla vigilia delle elezioni politiche in Grecia, con la speranza (illusoria) di trarne vantaggio
nella competizione elettorale coi
comunisti del KKE segnala una
crisi profonda e una fragilit sconcertante del progetto in campo, su
cui varrebbe la pena che tutti riflettessero responsabilmente. Un vertice segnato dallassenza dei maggiori leaders fondatori del nuovo
partito europeo, che avrebbero
dovuto parlare in uno stadio (manifestazione annullata allultimo
momento); la partecipazione dei
quali era confermata fino al giorno
prima un piccolo giallo dai contorni tuttora non chiarissimi e che
ha visto, con decisione dellultima
ora, la non partecipazione dello
stesso leader del Prc e lassenza tout
court di ogni rappresentanza del Pcf
e di Izquierda Unida. Assenti anche
il Pc slovacco e lAkel di Cipro, mentre i comunisti della Repubblica ceca (presenti con un osservatore che
non fa parte di alcun organismo dirigente e che aveva il preciso mandato di non sottoscrivere alcun documento e di non partecipare ad alcuna iniziativa pubblica, per non interferire nella campagna elettorale
greca) hanno annunciato ufficialmente che il loro partito non parteciper ad alcun congresso fondativo prima delle elezioni europee1.
Erano dunque presenti solo rap8

presentanti del Synaspismos, del


Prc, della Pds tedesca, della Sinistra
lussemburghese, del Pc austriaco,
della Pds ceka e del Partito dei diritti umani di LettoniaCi nonostante stato emesso un comunicato
(la cui rappresentativit si commenta da sola mancava la met degli
stessi promotori) che, pur ammettendo che le bozze di Manifesto politico e di Statuto elaborate dal
gruppo di iniziativa (i promotori)
devono ancora essere approvate dal
medesimo (si sa ad esempio che
sullo Statuto esistono ancora divergenze di fondo)2 formalmente annuncia che il vertice di Atene ha deciso
di tenere il congresso di fondazione
del Partito della sinistra europea
l8-9 maggio a Roma3. E chiede che
ogni partito interessato invii una
delegazione composta da 12 persone sulla base della quota di genere. Ci, senza che alcun organismo dirigente di partito abbia in
proposito deliberato alcunch (cose da socialismo surreale!).
Come andr a finire, si vedr. Noi
facciamo un passo indietro, cercando di ricostruire la vicenda dal
principio.
2. Il tema del partito europeo
sorge, sul piano tecnico-istituzionale, con lapprovazione del Parlamento europeo, nel febbraio 2003,
di un regolamento sullo Statuto e
finanziamento dei partiti politici eu-

ropei, in attuazione di alcuni articoli dei Trattati di Maastricht e di


Nizza relativi al ruolo dei partiti politici nellUE.
Per usufruire dei finan ziamenti
senza creare complicazioni politiche ai partiti del GUE-NGL (Sinistra
unitaria europea Sinistra verde
nordica: il gruppo al parlamento europeo che comprende i deputati dei
partiti comunisti e di sinistra alternativa dellUE), sarebbe stato sufficiente, come era inizialmente previsto e
da tutti condiviso, optare per una soluzione tecnica che avrebbe consentito di registrare lo Statuto di un
partito virtuale per poter accedere ai finanziamenti previsti (milioni di euro); lasciando che la funzione vera e propria di un nuovo
soggetto politico europeo f osse
svolta da un coordinamento strutturato e permanente di tutti i partiti
interessati, su scala continentale, indipendentemente dai regolamenti
UE e dallappartenenza o meno dei
partiti a Paesi dellUE.
Cos del resto si fatto per anni coi
partiti del GUE-NGL e collegati
(compresi quelli senza deputati europei, ma politicamente affini, e
non n ec es sar iam ente membri
dellUe, come stato per anni il caso
dellAKEL di Cipro o del Partito della Sinistra socialista di Norvegia).
3. Tali partiti europei, diversamente
dal ruolo previsto per i partiti politici

Gennaio - Febbraio 2 0 04

nelle Costituzioni nazionali (dove essi


sono libera espressione della societ civile e non emanazioni dello
Stato), sono invece vincolati alle istituzioni della UE. Per cui il Parlamento europeo che ne approva lesistenza, che
giudica se il loro Statuto conforme o no
coi principi di democrazia liberale su
cui si fonda lUE, e che pu quindi al
limite deciderne lo scioglimento, qualora
essi non rispettino le proposte fondamentali dellUnione riguardo libert, democrazia, diritti umani, libert fondamentali e norme di leggein accordo
con il Trattato e la Carta dei Diritti
Fondamentali dellUE. Per cui al limite politiche di solidariet con
Cuba o con paesi dove vigono criteri di democrazia diversi rispetto
a quelli vigenti nellUE, potrebbero
essere motivo per impugnare la legittimit del partito europeo che
dovesse praticarle; e cos per una linea di solidariet con la resistenza
irakena o con le FARC colombiane,
che lUE definisce organizzazioni
terroriste; o per uno statuto di un
partito europeo che ad esempio si
richiamasse al leninismo, a principi
cio ritenuti incompatibili con la
democrazia liberale.

S OVR A NI T

LI MI TA TA

Tali diritti di interferenza non


preoccupano i partiti dominanti, interni alle compatibilit del sistema
UE, n quei partiti di sinistra alternativa che, pur critici delle politiche attuali dellUE, non ne mettono in discussione i presupposti e
non oltrepassano talune compatibilit. Mentre vi sono partiti comunisti, rivoluzionari, antimperialisti,
con un certo profilo identitario ed
una collocazione internazionale
poco compatibile, che hanno pi
di un motivo per non attendersi alcuna benevola tolleranza da parte
dei gruppi dominan ti di quest a
Unione europea e dei meccanismi
bipartisan che sulle questioni di
fondo e di sistema dominano a larghissima maggioranza lattuale Parlamento europeo, come si visto ad
esempio sulla vicenda di Cuba4.
Dunque, e cito ancora dal regola-

I Comunisti e lEuropa

mento UE, se il Parlamento europeo


giudica, nella maggioranza dei suoi
membri, che la condizione non pi soddisfatta, lo statuto del partito politico in
questione sar rimosso dal registroe sospeso ogni finanziamento..., i finanziamenti erogati indebitamente saranno restituitie con identica procedura potranno essere comminate adeguate sanzioni finanziarie.5
4. Come si vede, questi partiti europei godono di sovranit limitata e sono per molti versi dipendenti dalle istituzioni UE, che non
sono neutrali, ma configurano un
processo di concentrazione neo-imperialistica del capitalismo europeo
nella competizione globale.
Cambia la natura del partito politico.
Ed anche per questo sarebbe preferibile
una soluzione tecnica, volta ad assicurarsi i finanziamenti; per poi operare in
piena autonomia sul piano politico
per la costruzione di un soggetto politico
europeo, su basi continentali, che esprima un coordinamento efficace, permanente e strutturato, svincolato dalle istituzioni UE. Ad esempio, un Forum tipo
quello di San Paolo, che comprende tutta
la sinistra antimperialista latino-americana. Un forum aperto ai partiti comunisti e di sinistra anticapitalistica di
tutto il continente europeo, collegato ai
movimenti sociali e di lotta, non solo dei
paesi dellUE.6
Si obietta che la formula del coordinamento tra i partiti si dimostrata, nellesperienza decennale
del GUE, una formula inefficace, incapace di produrre vere e proprie
campagne di massa coordinate su
scala europea. E non si vuole comprendere che lorigine di tale inefficacia, che reale, non nasce dalle
formule organizzative, ma da divergenze politiche di fondo che in molti casi hanno diviso i partiti del GUE
(e cito il solo esempio della guerra
contro la Jugoslavia, dove alcuni
partiti, pur criticando lintervento
militare, facevano parte di governi
belligeranti (Francia, Italia), altri
erano allopposizione e front almente avversi alla guerra, altri ancora (penso ad alcune formazioni
nordiche, che non cito per pudore) erano addirittura possibilisti

sullopportunit dellinterv e n t o
umanitario della Nato contro il
regime di Milosevic. C qualcuno
disposto a credere che se tutte queste forze fossero state riunite in un
unico partito europeo, la paralisi
delliniziativa congiunta sarebbe
stata minore?
Viceversa, un organismo non partitico come il Forum di San Paolo, che
raggruppa oltre cento formazioni
politiche, ed coordinato a rotazione da un gruppo ristretto, ha dimostrato di saper dare impulso
quando c accordo politico a campagne di massa su scala continentale,
come quella contro lALCA (laccordo di libero scambio, sostenuto
dagli Stati Uniti, che farebbe delle
Americhe un unico grande mercato
ultra-liberista, subordinato al capitalismo USA).
5. Troppo spesso si dimentica che
lUE non tutta lEuropa.
Ma, mentre i partiti europei conservatori, socialdemocratici e verdi
lavorano sullinsieme del continente7, Russia compresa (Gorbaciov
uomo che lavora a stretto contatto
dellInternazionale socialista); e cos fanno le borghesie pi lungimiranti (si pensi allasse franco-tedesco e alla ricerca di convergenze con
la Russia), i partiti comunisti e di sinistra alternativa (alcuni di essi)
operano come se ci fosse ancora il
Muro di Berlino e ignorano laltra
parte dellEuropa.
Eppure i maggiori partiti comunisti
e di sinistra anticapitalistica si trovano ad est, nella Repubblica ceka,
nelle repubbliche europee dellex
Urss, ma vengono sistematicamente
esclusi dai processi di aggregazione
della sinistra europea, sulla base di
veti di natura ideologica, di segno
anti-comunista. Veti che sono venuti soprattutto (ma non solo) dai
partiti della Sinistra Verde Nordica,
ma che gli altri partiti del GUE, con
la sola eccezione dei comunisti greci (Kke) e portoghesi (Pcp), hanno
avuto la colpa di subire passivamente, per oltre dieci anni, o di accettare in silenzio senza troppi turbamenti8.
Si consideri inoltre che nel Consi9

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

I Comunisti e lEuropa

glio dEuropa (organismo dove sono presenti delegazioni dei Parlamenti nazionali di tutti i paesi europei, non solo UE) esiste un gruppo
parlamentare che si chiama anchesso GUE, che comprende non
solo i partiti del GUE del Parlamento europeo, ma anche rappresentanti comunisti e di sinistra di Russia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia... Basterebbe far fun zionare
questo GUE-bis ed ecco che gi esisterebbe bella e pronta una sede politica e istituzionale in cui coordinare tutte le forze su base continentale,
senza preclusioni nei confronti di
alcuno. Solo che mancata e manca
la volont politica, da parte di alcune forze della sinistra dellEuropa occidentale, di operare in questo
senso. Mentre si vuole procedere a
t appe forzat e alla fondazione e
strutturazione di un tipo di partito
europeo che non solo lascia fuori
la maggioranza dei partiti comunisti dellEst e dellOvest, ma crea fratture profonde tra gli stessi partiti del
GUE-NGL (diviso almeno in quattro pezzi) e allinterno di alcuni di
essi9.
6. Vediamo meglio, in sintesi, la geografia politico-identitaria dei partiti
del GUE-NGL, e i quattro poli che
sono venuti formandosi, a partire
non solo da valutazioni diverse sul
partito europeo, questione in ultima analisi di tipo sovrastrutturale, ma da differenti impianti strategici di analisi e di proposta rispetto allUnione europea e alle prospettive di unaltra Europa.

QUA TTRO POLI

DI A FFINIT

- Un primo polo comprende i partiti


che premono, sia pure con modalit
e intensit diverse, per una fondazione formale del nuovo Par-tito
della Sinistra Europea, e che con
incertezze ed esitazioni soprattutto
nella leadership del Pcf sembrano
disposti a procedere alla svelta, anche se ci crea divisioni. Questo polo
comprende, come gruppo di testa,
le leadership di Izquierda Unida,
Prc, Pds tedesca e Pcf.
10

Questi quattro partiti (erroneamente definiti eurocomunisti,


bench, eccetto la Pds, provengano
alla lontana da quella storia) stanno
vivendo con forme e modalit diverse processi interni di mutazione identitaria. Tali processi non
sono omogenei, ma certamente
hanno in comune e cerco di sintetizzare senza caricature per alcuni (Iu, Pds) un esplicito e dichiarato distacco dallidentit comunista, per altri (soprattutto il Prc) una
rottura col leninismo e con una serie di riferimenti classici del cosiddetto marxismo novecentesco.
Sono essi a dare il segno e la prospettiva identitaria del Partito
della Sinistra Europea.
IU si definisce oggi come una formazione eco-socialista, e il ruolo
indipendente dei comunisti del Pce
venuto negli anni sempre pi indebolendosi e diluendosi come sua
componente interna, pi che come
partito che opera con un suo rapporto autonomo con la societ.
La Pds tedesca si definisce da tempo
un partito socialista, n comunista, n socialdemocratico.
Una parte della maggioranza attuale
della dirigenza Pcf punta, insieme
alla componente dei rifondatori,
allo scioglimen to del Pcf in un
nuovo polo di radicalit, una sorta
di Izquierda Unida alla francese.
Il dibattito nel Prc noto ai lettori
di questa rivista, e non c dubbio
che esso abbia forti valenze identitarie; e, nell iniziativa del suo Segretario, di forte rottura e discontinuit
con la tradizione comunista, italiana e internazionale.
I partiti che si sommano a questo
gruppo di testa sono marginali,
dal punto di vista della consistenza:
il Pc austriaco (0,% in termini
elettorali); il Synaspismos greco (23%), che anchesso dichiara una
identit eco-socialista; il Partito socialdemocratico del lavoro di Estonia (0,%); la Sinistra democratica
della Repubblica ceca (0,%), sorta da una miniscissione occhettiana del PC ceko di chi voleva cambiare il nome comunista; la Sinistra
del Lussemburgo (un deputato su
60 alle ultime elezioni nazionali),

minuscola coalizione di varie componenti, con una forte corrente


trotzkista interna.
Al di l dei profili identitari, queste
nove formazioni politiche esprimono, sul piano strategico e politico-programmatico, due importanti convergenze: la ricerca, nel
contesto attuale, di alleanze di governo con le socialdemocrazie dei
rispettivi Paesi, e laccettazione dellUnione europea come quadro
strategico imprescin dibile della
propria collocazione. Ovvero: le critiche anche forti che vengono cond ot te all e p oli tic he conc rete
dellUE (soprattutto in tema di liberismo) non configurano a medio
termine un progetto strategico di
Europa alternativa allUE e comprensiva di tutti i Paesi del continente, dal Portogallo agli Urali (includente la Russia).

UN

DIBA TTITO CHE I NVESTE IDENTIT E STR A TEGIA

Si tratta, in tale materia, di una posizione sostanzialmen te affine a


quella delle correnti di sinistra della
socialdemocrazia europea (e questo
sostanzialmente limpianto politico-culturale dellAppello di Berlino e del
Manifesto politico che un giorno forse
v e rr reso noto del Partito della
Sinistra Europea); con un dibattito
trasversale non solo alle forze di sinistra tra chi propende (come Iu,
la Pds tedesca, il Synaspismos, la
maggioranza del Prc), per un modello federale di Unione europea,
con relativo superamento del diritto di veto nelle decisioni comunitarie; e chi invece (come ad esempio il Pcf) propende per un modello
confederale, in cui le prerogative e
le sovranit degli Stati nazionali (diritto di veto incluso, sulle questioni
di fondo come ad esempio la politica estera e di sicurezza) siano salvaguardate.
Vi sono anche in questo polo, in materia europea, differenze politiche
e p rogrammatiche imp ort anti:
primo fra tutte il giudizio sul progetto di nuova Costituzione europea. Nessuno contesta il principio

Gennaio - Febbraio 2 00 4

di una costituzionalizzazione dellUE,


che tutti accettano come quadro
strategico: ma alcuni sono fortemente critici del progetto attuale in
campo, che accusano di liberismo
e di forte ambiguit nel ripudio
della guerra (Prc, Pcf), mentre altri appaiono assai pi possibilisti
(Iu, Pds, Synaspismos) se non addirittura favorevoli (4 deputati europei su 5 della Pds tedesca hanno
votato a favore, un quinto il presidente onorario Hans Modrow ha
chiesto in un secondo tempo di modificare in astensione il suo iniziale
voto favorevole).
Il punto di forza di questo polo che
esso rimanda a quattro dei principali
paesi dellUE (Germania, Francia,
Italia, Spagna), al di l della forza politica ed elettorale dei rispettivi partiti, che ruota attorno al 5%.
Complessivamente questo polo conta un
bacino di circa 300.000 iscritti e 6 milioni di voti.
- Un secondo polo comprende la
maggioranza dei partiti comunisti
dellUE: greci (Kke), portoghesi, ciprioti (Akel), ceki (Kscm), slovacchi (Kss), ungheresi (Munkaspart),
tedeschi (Dkp), finlandesi (Cpf),
danesi (due piccoli partiti), irlandesi (Cpi e Workers Party), belgi,
luxemburghesi (Pcl), PdCI
Con diversa intensit critica e preferenza di argomenti, sono critici
sul processo in atto: soprattutto perch divide invece di unire, perch
subordinato (secondo alcuni) alle
istituzioni UE, perch guidato ideologicamente da partiti con una
identit non comunista o in mutazione. Non vero che questi partiti, o qualcuno tra essi, chiedano un
partito europeo o un coordinamento di soli comunisti, o una nuova internazionale comunista, contrapposta
allesigenza di un coinvolgimento
pi largo di forze di sinistra anti-capitalistica e alternativa. Chi dice
questo, o non informato (e allora
lo faccia, prima di parlare) oppure
fa consapevolmente della disinformazione. E allora bisogna smetterla
di fare delle caricature delle posizioni altrui, soprattutto nei confronti del Kke.

I Comunisti e lEuropa

Tutti i maggiori partiti comunisti europei sono daccordo per un coordinamento pi largo (tipo Gue); alcuni di essi chiedono, non in alternativa, ma in modo complementare, che i comunisti abbiano un
luogo (non un partito o uninternazionale) in cui discutere tra comunisti le problematiche e le iniziative che sono proprie della peculiarit comunista, e che non possono essere chieste e men che meno imposte a chi comunista non . Non si capisce perch la Sinistra verde nordica o le formazioni trotzkiste possano avere luoghi propri e autonomi di raccordo anche in forma
di sub-componenti del GUE-NGL,
non contrapposte o in alternativa
ad esso e questa esigenza debba essere negata o esorcizzata nel caso
dei partiti comunisti.
Sul piano strategico, politico e programmatico, questo polo nella
quasi totalit delle forze che lo compongono10 si caratterizza per una
critica di fondo allUE, considerata
espressione di un progetto strategico in cui il grande capitale europeo imperniato sullasse franco-tedesco si propone di favorire la formazione di un nuovo polo imperialista, integrato sul piano economico, monetario (leuro), politicoistituzionale (la nuova Costituzione) e militare (lesercito europeo),
pi autonomo dallegemonia Usa e
in competizione globale con le altre
potenze emergenti, in un mondo
dove le spinte al multipolarismo evidenziano un processo irreversibile.
Da questa consapevolezza nessuno
tra i partiti comunisti trae la conclusione di prospettare oggi luscita
dallUE, che un dato certamente
non congiunturale della realt europea da cui sarebbe velleitario prescindere. Ma neppure si sostiene
(come invece fanno i socialdemocratici ed anche alcune forze di sinistra alternativa) che lUE sia lunico orizzonte possibile entro cui lavorare e lottare per un'altra Europa.
La quale, per essere altra, deve
poggiare su basi strategiche alternative al neo-imperialismo europeo e
comprendere tutto il continente,
Russia compresa, non essendo ol-

tretutto la Russia di oggi una realt


omogenea a tale imperialismo, ma
una realt come dicono a Washington dalla transizione incerta11.
Complessivamente questo insieme di
forze comuniste conta un bacino di circa
400.000 iscritti e 3 milioni di voti.

LA

SINI STR A VER DE NOR DICA

- Un terzo polo formato dai partiti


del Nord Europa (Sinistra verde
nordica), che non escludono di lasciare il GUE, da essi considerato
troppo segnato dalla presenza dei
comunisti: una presenza che potrebbe uscire rafforzata nel nuovo
Parlamento europeo dallingresso
di un numero significativo di comunisti dellEst, che questi partiti
nordici vedono come il fumo negli
occhi. Il che potrebbe indurli a ricercare un maggiore collegamento
coi Verdi europei. Si vedr, dopo le
elezioni.
Sta di fatto che il 1 febbraio scorso,
a Reykjavik (capitale dellIslanda),
cin que partiti del Nord Europa
hanno tenuto un meeting per formalizz are la f o nd azi one d e lla
Alle anza d ell a Sin i st ra Ve r d e
Nordica (NGLA), con tanto di
Manifesto politico e di Statuto. Ne
fanno parte i quattro partiti finora
collegati al GUE-NGL (il Partito
della Sinistra svedese, il Partito socialista popolare danese, lAlleanza
di sinistra finlandese facenti parte
dellUE ed il Partito della sinistra
socialista di Norvegia (fuori dallUE), cui si aggiunto il Movimento della sinistra verde dIslanda, anchessa fuori dallUE1 2 . Questo
nuovo aggregato gioca in proprio
e appare sempre pi disinteressato
a qualsivoglia progetto di partito
europeo.
Questi partiti sono contro lUnione
europea come tale: norvegesi e islandesi si battono per starne fuori;
svedesi, finlandesi e danesi vorrebbero uscirne. La natura della critica
che essi rivolgono allUE non coincide, nelle argomentazioni strategiche, con quella anti-capitalistica e
antimperialista dei comunisti, ma si
configura piuttosto come una difesa
11

I Comunisti e lEuropa

12

di tipo socialdemocratico di uno


Stato sociale avanzato, che essi vedono nei loro paesi minacciato (e
con ragione) dai parametri dellUE
di Maastricht, della Banca centrale
europea, delleuro e del patto di stabilit. E a tale minaccia reagiscono
cercando di difendere spazi di autonomia nazionale e regionale,
fuori dallUE.
Complessivamente questa Alleanza nordica conta circa 60.000 iscritti e un milione e mezzo di voti.

si presenta allo stato come una fuga


in avanti velleitaria, priva di solidi
agganci con la realt nazionale e
con i livelli di coscienza reali (non
immaginari) dei movimenti operai
dei singoli paesi.
Complessivamente questo polo conta
circa 15.000 militanti in tutta la Ue, e
1 milione e mezzo di voti (forse due, forse
meno, vista limprevedibile e consistente
oscillazione del voto francese alle formazioni trotzkiste, come hanno dimostrato
le consultazioni degli ultimi anni).

- Un quarto polo quello trotzkista,


oggi escluso dal partito europeo
per lopposizione di molti partiti,
comunisti e non, inclusi Pcf e Pds
te d esca, c he fan no p ar te d el
gruppo di t esta dei fondatori.
Largomentazione con cui viene
motivata tale opposizione che le
formazioni trotzkiste, diversamente
dalle altre, dispongono gi oltre
alla Quarta internazionale di un
loro coordinamento permanente e
st rutt urato su scala europea (la
Conferenza europea della Sinistra
anticapitalista), di cui fa parte
unico partito del GUE anche il
Prc; Con ferenza che esclud e la
quasi totalit degli altri partiti del
GUE. Per cui, obiettano alcuni, le
formazioni trozkiste non possono
tenere il piede in due o tre scarpe
contemporaneamente.
Sul piano strategico, queste formazioni giudicano lUE cos come la
pi parte dei partiti comunisti
come lespressione di un progetto
neo-imperialista. Ma rispetto ai partiti comunisti tendono a svalorizzare il tema della dimensione nazionale dello scontro di classe e della necessaria difesa della sovranit
degli Stati nazionali dallinvadenza
delle politiche reazionarie delle
strutture sovranazionali dellUE.
Come caratteristico della tradizione dei gruppi trotzkisti, pur diversi tra loro, essi tendono a spostare tutto sul terreno di una sovranazionalit alternativa (scioperi
europei, coordinamento sovranazionale delle lotte, un programma
di alternativa socialista allEuropa
del capitale); il che, francamente,

7. Le modalit attraverso le quali si


giunti al meeting di Berlino del 1011 gennaio 2004 e poi allincontro
del 14-15 febbraio ad Atene, sono a
dir poco sconcertanti dal punto di
vista del metodo democratico, della
correttezza e della pari dignit tra le
diverse forze della sinistra alternativa.

QUA NDO

I L M ETODO

SOSTA NZA

Ci ha prodotto un clima di crescente sfiducia reciproca, di non


lealt e trasparenza nelle relazioni
tra i partiti, che minano alla radice i
presupposti di una vera solidariet e
unit dazione13, gi rese complesse
dallesistenza, tra i partiti del GUE,
di divergenze politiche e programmatiche che da sempre rendono
precaria lunit e lin iziativa comune. Ci dovrebbe consigliare a
tutti di evitare forzature, come appunto quella, precipitosa, della costruzione accelerata di un partito
europeo, che presupporrebbe ben
altre convergenze strategiche14.
Qual stato invece liter del partito
europeo?
Il primo incontro si svolto nellaprile 2003 ad Atene, su iniziativa del
Synaspismos, che ha invitato tutti i
partiti collegati al GUE-NGL, eccetto
il PC greco (KKE), escluso dufficio
prima ancora di cominciare. Sarebbe come se il PdCI avesse convocato
tale incontro a Roma, invitando tutti meno Rifondazione.
Il secondo incontro si svolto ancora in Grecia nel giugno 2003, con

Gennaio - Febbraio 20 0 4

la reiterata esclusione del KKE. Nel


frattempo si elaboravano varie bozze di Statuto e di Manifesto che a tuttoggi sullo Statuto non sono ancora pervenute a soluzioni unitarie,
nemmeno tra i quattro del gruppo
di testa. A questo punto il KKE si
ritirato da ogni partecipazione al
processo e il rapporto non stato
pi recuperato. Sempre esclusi i
partiti dellEst.
Il terzo incontro si svolto a Madrid,
su ini ziativa d i IU, il qu arto a
Bruxelles. Sempre esclusi i partiti
dellEst. Il quinto incontro si
svolto a Berlino nel gennaio 2004,
dove la Pds ha invitato, in qualit di
osservatori, alcuni partiti dellEst (e
questo un passo avanti); ma anche
qui con criteri arbitrari (esclusi ad
esempio i comunisti e altre forze di
sinistra alternativa ungheresi, polacche, bulgare, rumene, dei Paesi
baltici, della ex Jugoslavia, dellUcraina, della Moldavia, della Bielorussia, della Russia europea).
Escluso, da sempre, il PC tedesco
(Dkp), sulla cui partecipazione a
questi incontri la Pds ha sempre posto
il veto. Infine, ancora Atene, di cui
si detto.
8. Ben pi realistica, unitaria ed elettoralmente efficace sarebbe oggi la
via di un manifesto politico e programmatico comune per le elezioni
europee, sui temi unificanti (salari,
pensioni, stato sociale, pace e cooperazione, ecc.). Lo hanno dimostrato recenti iniziative del Pcf e del Pcp,
prese con questo spirito, che hanno trovato un consenso assai pi largo e la disponibilit a sottoscrivere un manifesto comune da parte di quasi tutti i partiti comunisti e di sinistra alternativa dei 25
Paesi che il 13 giugno prenderanno parte
alle elezioni europee. Mentre una divisione plateale tra questi partiti, alla
vigilia delle elezioni, sulla questione
del partito europeo avrebbe un effetto politico e di immagine sicuramente negativo per tutto lo schieramento, che verrebbe sfruttato ed enfatizzato mediaticamente dai partiti
dellInternazionale socialista e dai
Verdi europei per presentare una sinistra comunista e alternativa divisa

Gennaio - Febbraio 2 0 04

e rissosa, e quindi poco credibile.


Il minimo che si possa fare a questo
punto, per non cristallizzare divisioni irrimediabili e tenere aperto
un processo unitario, di rinviare
ogni formalizzazione fondativa del
partito europeo a dopo le elezioni. Per poi riprendere liter della
discussione su basi finalmente unitarie e di pari dignit, bandendo
veti, pregiudiziali, esclusioni di ogni
tipo: aprendo a tutte le forze comuniste e di sinistra alternativa del
continente, per pervenire insieme,
senza precipitazioni n forzature
organizzative, a soluzioni condivise
da uno schieramento assai pi ampio di quello decisamente minoritario raccolto fino ad oggi.
Note
1 In una risoluzione del 4.10. 2003 del CC

del Kscm, apertamente critica del progetto in


campo di partito europeo, si affermava gi
quattro mesi fa che la istituzionalizzazione
della cooperazione tra i partiti della
Sinistra pu essere conseguita solo come
il naturale approdo di una fase di unit
dazione prati cata con su ccesso.
Bypassare questo stadio non potr, allo
stato attuale, contribuire ad una reale
unit della Sinistra europea. Nonostante
alcune iniziative personali di qualche esponente, prive di mandato degli organismi dirigenti, il Kscm ha sempre riconfermato la sua
posizione iniziale e segnatamente nella sua
D i rezione del 16.1.2004, nel CC del
25.1.2004, nella Direzione del 6 febbraio
scorso, la cui risoluzione (resa pubblica) sostiene che i maggiori partiti dei Paesi
dellEuropa orientale devono essere coinvolti nel processo fondativo, che
vanno respinti approcci selettivi, che
hanno finora dominato tale processo,
che tempi e modalit di fondazione non
debbono compromettere leffettiva
unit del movimento comunista in
Europa e pertanto questo soggetto politico non deve essere costituito prima
delle elezioni europee, che per il Kscm
la priorit lunit programmatica e lunit dazione della sinistra in Europa,
che la sinistra europea non deve identificarsi con le istituzioni dellUnione
Europea, che i rappresentanti del Kscm
staranno in questo processo con la funzione di osservatori attivi, e non decideranno alcun passo ulteriore senza lapprovazione del Comitato centrale.

I Comunisti e lEuropa

2 Le divergenze, tra i promotori, sono tra chi

(ad es. le leadership del Prc, della Pds, del


Synaspismos) vuole uno Statuto pesante, da vero e proprio organismo sovranazionale, che possa prendere decisioni anche a maggioranza qualificata, e che preveda
la possibilit di iscrizione al partito europeo
anche da parte di movimenti, associazioni,
addirittura singoli cittadini, anche iscritti o
gruppi di iscritti di altri partiti (correnti?)
che non fanno parte, come partiti, del soggetto europeo; e chi, invece (ad esempio il
Pcf, e anche altri) chiede pena la sua non
adesione al progetto che lo Statuto rispetti
appieno la sovranit di ogni partito nazionale, che dunque preveda che le decisioni vengano presa su basi consensuali e non a maggioranza, e che si oppone alle iscrizioni individuali (che aprirebbero la via, tra laltro,
allinterferenza sovranazionale nella vita
interna degli altri partiti) e alla iscrizioni di
non meglio precisate associazioni, che renderebbero labili i confini tra partito e movimenti,
coi quali invece va stabilito un rapport o
stretto di cooperazione, nella reciproca autonomia.
3 La scelta della sede diventa un problema

politico serio se si pretende di tenere il congresso fondativo prima delle elezioni europee.
E se si vuole rispettare il principio aureo della
non interferenza, andrebbero esclusi quei
Paesi dove si svolge una competizione elettorale tra partiti che fanno entrambi parte del
GUE, ma sono divisi sul partito europeo.
Ad esempio andrebbero escluse la Grecia (competizione tra Kke, Synaspismos e Dikki), la
Francia (Pcf e liste trotzkiste), e anche lItalia
(competizione Prc e PdCI). Mentre non vi sarebbero problemi di tale natura in Spagna, in
Germania, in AustriaNon a caso, in un
intervista a Neues Detschland del 16 febbraio, a commento dellincontro di Atene,
uno dei maggiori esponenti della Pds tedesca,
Wolfgang Gehrcke, rileva che nel processo di
discussione in Italia il PdCI partecipa come
osservatore, accanto al partito di Bertinotti e
come da nostra richiesta entrambi i partiti dovranno cooperare nel congresso di fondazione. Ve lo immaginate ?
Come si vede, tutto sarebbe pi semplice dopo
le elezioni.
4 Si noti invece che la messa fuorilegge di al-

cuni partiti comunisti nei Paesi baltici (i cui


dirigenti sono in galera da anni) che stanno
per entrare nellUE, o la persistenza in Paesi
UE come lUngheria, la Repubblica ceka, la
Slovacchia, di legislazioni che vietano e perseguono penalmente luso dei simboli e della
propaganda comunista, non invece stato
ritenuto motivo sufficiente per contestare la

conformit di questi Paesi ai principi democratici sanciti dai Trattati Ue.


Sono note le recenti dichiarazioni di alcuni
esponenti del Partito Popolare Europeo, secondo cui dovrebbe essere vietata la possibilit
di candidarsi al Parlamento europeo a quanti
hanno rivestito ruoli di responsabilit nei passati regimi totalitari dellEst europeo.
Viene da chiedersi quali interferenze nella
vita interna, negli ordinamenti statutari e
nei finanziamenti pubblici (con relative sanzioni) potrebbe esercitare un Parlamento europeo ove prevalessero orientamenti di tale natura.
5 Interferenze nella vita interna dei partiti,

dei loro Statuti, delle modalit di auto-finanziamento, cominciano a manifestarsi


anche nelle legislazioni nazionali di alcuni
Paesi UE. Ad esempio il Partito comunista
portoghese impegnato da tempo in sede nazionale in una dura lotta politico-istituzionale contro leggi sostenute con logica bipolare da conservatori e socialisti, che prevedono pesanti interferenze nella vita interna
dei partiti, nella definizione dei loro Statuti,
e giungono a limitarne ai minimi termini le
possibilit di autofinanziamento non derivante dal contributo dello Stato (autofinanziamento militante che nel caso del Pcp raggiunge percentuali del 70% e rende tale partito non cos dipendente dal finanziamento
statale).
6 In realt le modalit scelte e le accelerazioni

impresse dalle leadership di alcuni partiti, invece di unire, moltiplicano le divisioni e le


dissociazioni.
Su oltre 40 partiti comunisti e di sinistra alternativa attivi nei paesi dellUE, che diventano oltre 60 se si considera lEuropa SU
SCALA CONTINENTALE, solo 11 hanno
sottoscritto lAppello di Berlino, e gi due di
essi (il Partito comunista ceko e il Partito comunista slovacco) hanno rivisto la loro posizione, non hanno partecipato allincontro
di Atene del 14-15 febbraio 2004, e hanno
preso visibilmente le distanze da ipotesi precipitose di Congresso fondativo.
I nove partiti i cui leader sembrano disposti
a fondare il partito europeo prima delle elezioni europee, contano complessivamente
circa 300.000 iscritti, con un bacino elettorale di 6 milioni di voti. Gli altri contano
nella sola UE circa 400.000 iscritti e 6 milioni di voti; e complessivamente, considerando linsieme del continente, circa 1 milione di iscritti e oltre 20 milioni di voti.
Ovvero: gli inclusi contano in voti e iscritti
circa il 20% dellinsieme della sinistra comunista e alternativa europea. Se questo
vuol dire UNIRE, sar bene ripensarci.

13

I Comunisti e lEuropa

7 Il 20-22 febbraio si terr a Roma il con-

gresso di fondazione del Partito dei Verd i


Europei, che riunir 32 partiti membri effettivi (pi 7 osservatori) di 36 paesi di tutto il
continente (membri e non membri UE). Un
soggetto politico che effettivamente unifica e
coordina linsieme della galassia ecologista
europea, e che vede tra i suoi membri effettivi
i Verdi di Russia, che raccordano in forma
interregionale, una serie di formazione ecologiste i Georgia, Ucraina, Romania; e, come
o s s e r vatori, i Ve rdi di Serbia, Albania,
Slovenia, MoldaviaCos si lavora e si unisce!
Si dice che le altre famiglie (Verdi,
Socialisti) hanno i loro partiti europei e
che noi non possiamo farne a meno. Ma
in quelle tutti partecipano, tutti si riconoscono, anche se sostengono posizioni
totalmente diverse. Sono stati, quelli,
processi di unificazione e non di rottura.
Noi dobbiamo lavorare per trovare le
forme di unit possibile, inclusive e non
escludenti. Ed ogni precipitazione
dannosa, soprattutto se viene fatta in
funzione elettorale (Claudio Grassi, intervento alla Direzione del Prc, 28.1.2004).
8 Sono questi veti, o la loro passiva accetta-

zione, che contraddicono la Tesi 35 del 5


congresso nazionale del Prc, che chiede appunto di UNIRE le forze della sinistra
comunista, antagonista e alternativa SU
SCALA CONTINENTALE.
9 La divisione presente, in misura diversa,

anche tra i quattro partiti di testa del progetto in campo di partito europeo: Prc, Pcf,
Izquierda Unida, Pds tedesca.
Nel Prc la Direzione del 28.1.2004 ha approvato la linea indicata dal Segretario con
21 voti contro 18. Mi domando: in quale altro partito, comunista o non, si procederebbe
spediti in un progetto di tale portata, con una
maggioranza cos incerta e risicata, come se
da ci dipendessero le sorti del partito?
Nel Pcf la questione sta provocano malesseri
e divisioni non minori. E c un mandato
congressuale che impone agli organismi dirigenti di consultare in modo formale tutti gli
iscritti, prima di una decisione definitiva.
Una consultazione che si presenta dallesito
assai incerto, ove si consideri che, nella consultazione congressuale degli iscritti nellultimo congresso del Pcf, le due componenti di
sinistra (critiche del progetto in campo di partito europeo, e oggi allopposizione dellattuale gruppo dirigente, hanno ottenuto complessivamente il 45%; mentre riserve e obiezioni di fondo sul progetto sono presenti anche in settori tuttaltro che marginali dellattuale maggioranza).

14

In Izquierda Unida la discussione non ancora cominciata. IU ha tenuto a fine dicembre il suo congresso nazionale in chiave unanimistica e pre-elettorale (in Spagna si vota
il 14 marzo per le politiche). Per cui, al fine
di evitare discussioni su un tema controverso,
il tema stato rimosso, nessuno ne ha parlato, non lo si trova neppure nei documenti
congressuali e nelle risoluzioni conclusive.
Nella Pds tedesca c unopposizione che viene
dalle tendenze comuniste e da quelle che si rifanno al Forum marxista. Ma va detto che
in quel partito soprattutto forte lillusione
e lansia che il lancio del partito europeo prima delle prossime elezioni europee
possa aiutare il partito a raggiungere la soglia del 5% (oggi i sondaggi collocano la Pds
al 3,9%) al di sotto della quale il partito sparirebbe dal Parlamento europeo, come gi
sparito dal Parlamento nazionale, e vedrebbe
in forse la sua stessa sopravvivenza, data la
sua natura prevalentemente istituzionale e
dopinione.
10 Un discorso a parte andrebbe fatto per la

posizione del PdCI sullUE, simile a quella


della maggioranza del Prc, e affine su questo punto agli orientamenti delle componenti di sinistra della socialdemocrazia europea. Ma non mi addentro
11 Non casualmente, nel documento presen-

tato nella Direzione nazionale del 28 gennaio


2004 dai compagni e dalle compagne che si
rifanno allarea de lernesto, si evidenzia
che lUE non tutta lEuropa e che le istituzioni dellUE non sono neutrali, ma configurano un processo di concentrazione neoimperialistica del capitale europeo.
12 I materiali (in inglese) di questa nuova

Alleanza nordica Manifesto politico,


Statuto, altre informazioni possono essere
richiesti a: mads.nikolajsen@ft.dk
13 In una risoluzione del 20 ottobre 2003, il

CC del Partito comunista portoghese


esprime serie preoccupazioni per la direzione presa dal processo relativo alla
creazione di un partito politico europeo e ai danni che tale processo pu
causare alla necessaria cooperazione
delle forze che, nonostante alcune differenze importanti, hanno collaborato
nel GUE e in altre iniziative multilaterali.
Il PCP giudica negativamente la istituzionalizzazione di partiti europei nei
Trattati della UE e non considera questa una tematica prioritaria. Detto questo, il PCP si sente impegnato per una
soluzione unitaria del problema, una so-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

luzione basata sui partiti, che tenga


conto dellesperienza del GUE, rispetti
la sovranit di ognuno e luguaglianza
di tutti, con una struttura minima flessibile, lavorando collegialmente su basi
di consenso e di rotazione delle responsabilit, con una piattaforma sintetica strettamente legata a questioni concrete di lotta.
Gli sviluppi recenti di tale processo
hanno fatto emergere questioni di metodo inaccettabili che contraddicono
principi elementari nelle relazioni tra
partiti, evidenziano discriminazioni e
minano la necessaria fiducia reciproca.
Sviluppi che potrebbero precipitare
verso una costruzione artificiale che
ignori le differenze di cui bisogna tener
conto, e opti per criteri ristretti di affinit politico-ideologica che il PCP non
pu condividere.
Tale risoluzione stata inviata a tutti i partiti interessati con lettera di accompagnamento della Segreteria del PCP, in cui si ribadisce sorpresa e riprovazione per metodi che creano danni seri alla necessaria cooperazione dei comunisti e di altre forze progressiste.
La decisione ufficiale del Pcp di non partecipare al progetto in campo di partito europeo, pubblicata su Av a n t e (22 gennaio
2004), reperibile integralmente, tradotta in
italiano, in: www.resistenze.org: Nuove resistenti, n.69.
14 In una lettera del CC del KKE inviata a

tutti i partiti interessati (settembre 2003) si


rileva che la fondazione di un Partito
della Sinistra Europea non aiuta la cooperazione e il coordinamento effettivo
delle forze comuniste e di altre forze di
sinistra radicaleTale progetto prescinde dalle profonde differenze politiche e ideologiche e anche contrasti
tra i punti di vista dei nostri partiti su
temi cruciali: quale unificazione europea, quale giudizio sullUE; il ruolo dellattuale UE capitalistica nel contesto
mondiale; i programmi; il tipo di societ
per cui lottiamo; il superamento del capitalismo e la prospettiva socialista;la
politica delle alleanze e il rapporto con
la socialdemocrazia. Differenze gi
emerse pi volte nel GUE.
Ignorare questa realt e prospettare la
creazione di un partito europeo significa alimentare false illusioni e aspettative presso i lavoratori e i popoli; ferire
i principi di eguaglianza, sovranit e indipendenza che devono caratterizzare
le relazioni tra i nostri partiti. E ci alla
fine si ritorcer contro tutti noi.

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Il Partito

Il ruolo soggettivo, lemancipazione


della classe dal destino storico
subordinato, lazione autonoma
di lotta attraverso il soggetto
rivoluzionario configurato
da Lenin e poi da Gramsci:
il Partito Comunista

Il Partito Comunista
e la rivoluzione

di Bi anca Br acci Tor si e Gui do Cappel loni

83 ANNIVERSARIO DELLA

iove a Livorno, il 21 gennaio del


1921 e lacqua, spinta dal vento, entra a rovesci dal tetto sfondato in pi
punti e dai finestroni senza vetri
dellex Teatro San Marco, adibito a
ma gazzino milit are d urant e la
guerra, dove penzolano, zuppi,
brandelli del palco scenico e diventano infine pozzanghere le buche
aperte nel pavimento di marmo. In
questo scenario, pigiano, per lo pi
in pied i (molti con lombrello
aperto) i comunisti appena usciti,
cantando lInternazionale, dal pi
d ecoroso e accoglient e Te a t r o
Goldoni, dove il PSI tiene, da sei
giorn i, il suo XVII Congresso,
ap ert o d a u n omaggi o a R osa
Luxemburg e Karl Liebnechet, uccisi a Berlino nel silenzio complice
dei loro compagni socialdemocratici. Un omaggio che era gi un appello alla scissione, pronunciato dal
rap presentan te d ei giovan i Secondino Tranquilli: Lanno scorso
la giovent russa, per ricordare
Liebnech t, davanti al Cremlino
bruci il fantoccio di Schiedeman,
questanno la giovent socialista
chiede ai rappresentanti comunisti
di bruciare il fantoccio dellunit.
Una scissione gi avven uta o in
corso dopera nei partiti socialisti di
tutto il mondo, fra chi vuole aderire
alla Internazionale Comunista accettandone i 21 punti costitutivi e
creare un partito comunista con le-

NASCITA DEL PCDI : DA L IVORNO


AL FUTURO LA CENTRALIT DEL SOGGETTO POLITICO
PER IL SOCIALISMO

sclusione dei riformisti moderati e


chi si oppone o avanza dubbi e distinguo. In Italia la corrente maggioritaria quella di Serrati (centristi), vicina alla III Internazionale
ma restia allespulsione della destra
e dubbiosa sulla possibilit di una rivoluzione nel Paese, sullesempio
dellOttobre russo; i riformisti di
Turati (avversi allidea di rivoluzione, contrari alla presa del potere
da parte del movimento operaio attraverso la forza del movimento di
massa e conseguentemente come
sempre accaduto e accade in ogni
revisione favorevoli solo ad un percorso graduale e parlamentare, di
fatto subordinato al capitale ) sono
una esigua minoranza.
I comunisti, con quasi sessantamila
voti, sono gi un partito nel partito,
con la loro struttura, i loro giornali
Il Soviet di Amedeo Bordiga a
Napoli e LOrdine Nuovo di Antonio
Gramsci a Torino una presenza
forte e attiva nelle fabbriche occupate e fra i braccianti riuniti in leghe contro gli abusi degli agrari e le
prime scorrerie fasciste. Dopo il
voto sulle tre mozioni, in un clima
estremamente agitato, solo i comun ist i d ic hi ar ano , p er bo cca d i
Bordiga, la scissione e convocano i
propri aderenti alle 11 al Teatro
San Marco per deliberare la costituzion e del Partito Comu nista,
Sezione italiana della III Interna-

zionale. stato uno scontro fra lo


scetticismo contro la fiducia del proletariato, annoter Gramsci commentando l inaspettata vittoria del
moderatismo turatiano, resa possibile dallincertezza di Serrati che,
dir Zinoviev, ha preferito rimanere con quindicimila riformisti
piuttosto che passare con sessantamila comunisti.
Nasceva cos, ottanta tre anni fa,
quello che sarebbe diventato il pi
forte Partito Comunista dellOccidente europeo, da un gruppo di giovani intellettuali e operai che credevano nella rivoluzione comunista, mentre la borghesia italiana
apriva le porte al fascismo e lunico
paese socialista era accerchiato e affamato.
La nascita stessa del Partito Comunista indicava gi in s filosoficamente, diremmo la rottura con il
positivismo italiano, entro il quale
risiedeva lidea riformista e subordinata che tanto il socialismo si sarebbe fatto da s, senza rotture rivoluzionarie, senza lobiettivo della
presa del potere rivoluzionario da
parte del movimento operaio. Una
rottura col positivismo e con la subordinazione al capitale che proveniva essenzialmente dalla grande lezione politica e filosofica di
Lenin, che non solo aveva teoricamente svelato e chiarito il rapporto
esistente tra rifiuto della presa del

15

Il Partito

potere rivoluzionario e subordinazione riformista al capit ale, ma


aveva anche ricollocato al centro,
rompendo col positivismo e col gradualismo riformista, lazione soggettiva delluomo e la sua possibilit
di modificare il divenire storico, negando cos la concezione stessa
della Storia come destino immutabile.
Il ruolo soggett ivo, dunque, lemancipazione della classe dal destino storico subordinato, lazione
autonoma di lotta attraverso il soggetto rivoluzionario configurato da
Lenin e poi da Gramsci: il Partito
Comunista.
Alla fine degli anni 80 il soggetto
erede di Livorno, il PCI, dopo aver
svolto un ruolo storicamente straordinario per lemancipazione del
movimento operaio complessivo in
Italia e allargato le basi sociali della
democrazia e dello Stato, veniva
sciolto da Occhetto.
Lenin, Gramsci, Livorno 1921, lazione soggettiva: Perch non noi,
oggi ?, pensavamo quel grigio febbraio del 1991 in una Rimini fredda
e semi deserta che accoglieva il XX
e ult imo Congresso d el PCI, il
Congresso della cancellazione del
pi grande Partito Comunista al
mondo non al potere.
Caduto il Muro di Berlino e i governi del socialismo reale, in un
mondo diventato unipolare sotto
limperialismo USA e le sentinelle
della NATO, il PCI cadeva, senza interventi esterni, per volont del suo
gruppo dirigente, al quale il gran
corpo del Partito, in larga misura, si
adeguava. Per obbedienza, per convinzione, per stanchezza, per disperazione ?
Ad ogni snodo storico, passato e recente, si riconferma il problema:
nellanimo profondo delle compagne e dei compagni c la verit, ma
essa non trova il modo per emergere
e manifestarsi.
Anche a Rimini 91, come a Livorno
d el 21, sono tre le mozioni in
ca mp o: q u el la d el segre tario ,
Occhetto, che propone un nuovo
nome e un nuovo simbolo in virt
della sua idea, secondo la quale an-

16

dava emergendo prepotentemente


dalla societ civile un nuovo movimento ed una nuova sinistra diffusa; la nostra mozione Rifondazione Comunista capeggiata
da Armando Cossutta e Sergio Garavini, e la mozione Per un moderno
partito antagonista e riformatore
di Bassolino, che lascia ai suoi la libert di coscienza su nome e simbolo.
Fare come a Livorno il pensiero
di tutti noi, anche se non pronunciamo mai la parola scissione;
Occhetto che si scinde dal comunismo, noi continuiamo a proclamarlo con orgogliosa convinzione e
st iam o c ostru en d o, p ez zo p er
pezzo, un nuovo partito con questo
nome, ormai da un anno.
Non piove domenica 3 febbraio a
Rimini e la Sala E della Fiera dove
ci riuniamo, un centinaio di delegati, non un deposito militare dismesso, anche se gli somiglia molto
una specie di hangar senza palchetti n sedie, con manifesti e bandiere attaccati alla meglio sulle pareti di lamiera. Non abbiamo cantato lInternazionale, siamo usciti
alla spicciolata mentre nella sala del
Congresso cadeva la bandiera rossa
e saliva la quercia del PDS (attenzione a questi simboli: la quercia,
dalla chioma alle radici, lininterrotta, pacifica, non violenta continuit tra cielo e terra, simbolicamente linterclassismo che non
prevede rotture rivoluzionarie; la
falce del simbolo comunista, come
diceva Lenin, non solo lemblema
dei contadini, ma la falce che taglia, che recide alle radici il vecchio
mondo e costruisce il nuovo). Saliva
la quercia del PDS con lincongrua
appunto - falce e con il martello
tra le radici, ancora per poco, e ancora l solo per trascinarsi dietro e
ingannare i compagni.
La solennit del nostro momento
nelle poche, rauche parola: Viva il
comunismo, negli abbracci, nelle
lacrime, nel sorriso di Paolo Vo lponi, gi molto malato, che lascia
lospedale per essere con noi, pallido, malfermo sulle gambe ma raggiante, con noi uomini e donne di

Gennaio - Febbraio 20 0 4

tutte le et e di tutte le regioni, mandati qui da migliaia di compagni che


asp ettan o u n a t elefon ata p er
esporre la bandiera rossa in centinaia di sedi contestate che hanno dichiarato di voler restare sezione comunista. Pensiamo tutti alle cose
immediate da fare tessere, locali,
gruppi dirigenti, giornale e tutti
sappiamo che il pi difficile comincia ora. Pensiamo ai dissensi, agli abbandoni, alle diversit da portare a
sintesi che vennero dopo il 21 gennaio di Livorno, una volta finiti i
canti, le ovazioni, le lacrime di commozione e di speranza. Pensiamo
alla lunga e dura fatica del costruire.
Pensiamo alla fase storica difficile,
senza lOttobre al fianco, agli attacchi che di nuovo verranno alla nostra storia, alle pressioni per rinunciare al Partito comunista e alla sua
idea, al suo progetto, ai tentativi che
come sempre torneranno per liquidare di nuovo il Partito comunista,
alla fatica quotidiana per il socialismo. Forse Gr amsci, Te r r a c i n i ,
Bordiga, Togliatti, avevano le stesse
preoccupazioni, vedevano la strada
in salita davanti al Partito comunista appena nato, ma erano convinti
della necessit di farcela. Perch
non noi, ora ?
Cos ci dicevamo a Rimini.
E da Rimini gi ben pi di un decennio passato E questo ancora
il punto: di nuovo, possibile ora?
Il nostro lavoro nel PCI, che per
tanti anni ci ha visti impegnati, per
quanto ne siamo stati capaci, di svolgere al meglio il nostro ruolo di costruttori e dirigenti comunisti, fino
allo scioglimento, pensiamo possa
forse darci utili indicazioni.
Nello svolgimento dei nostri compiti crediamo di aver fatto tutto il
possibile per salvaguardare quel
miracolo politico straordinario e
originale che era il PCI. Un partito
che ha dato un contributo essenziale alla crescita sociale, economica, democratica, culturale degli
italiani e che stato percepito, vissuto, persino da tant i avversari,
come componente viva, determinante, attiva, coerente, della societ, componente che aveva un

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Il Partito

forte capacit di iniziativa.


Un partito che sino agli anni 80 ha
sempre operato tenendo conto che
il conflitto sociale non era solo dif esa dei diritti ma an ch e fondamento della democrazia e consentiva la vitalit delle istituzioni, da cui
faceva discendere il dovere di non
dimenticare mai il ruolo centrale
dei lavoratori.
C da domandarsi: come mai questo partito aveva saputo mobilitare
centinaia di migliaia di militanti per
anni, per decenni, militanti mossi
solo da una grande passione politica
e del tutto disinteressatamente?
Una spiegazione, forse la principale, pu trovarsi nel fatto che il PCI
ha usato sempre il linguaggio della
ragione e quello dei sentimenti, degli interessi materiali e degli ideali.
Ma se il PCI era cos perch dovremmo considerare la sua storia
q uasi d el tu tto inu tiliz zabile ?
Perch arrivare addirittura a pensare di dover compiere un parricidio? Certo, se guardiamo agli ultimi anni del PCI non c da stare
allegri, ma se guardiamo agli anni
precedenti, quelli della clandestinit e della lotta antifascista e quelli
successivi alla Liberazione, vediamo

certo degli errori ma anche un ricchissimo patrimonio di esperienze


e di valori che hanno piena validit
e possono essere utilizzati anche
oggi. Il mondo profondamente
cambiato, la sconfitta stata terribile e dunque bisogna cambiare linguaggio e pratica politica, ma sempre alla ricerca degli obiettivi per
cui siamo nati storicamente.
Dunque, non c dubbio che dobbiamo guardare al futuro, ma attingendo a quanto c di buono nel nostro passato. Daltro canto, se da un
lato nel cercare dove sbagliammo
anche noi ci sentiamo pi vivi e pi
forti , verifichiamo altres quanta
p arte d i Lenin, di Gramsci, d i
Togliatti sia ancora utile per le lotte
presenti e future; non solo gli errori:
verifichiamo quanto la loro lezione
sia servita affinch il PCI divenisse,
come gi detto, il pi grande Partito
comunista al mondo non al potere,
affinch si raggiungessero quegli
straordinari obiettivi dei quali ancora si pu essere fieri e orgogliosi.
Esaminiamo gli errori del passato
anche per capire sotto quali vesti
oggi pu riapparire lo stalinismo,
nelle forme deleterie e nefaste del
leaderismo, del carrierismo, del ser-

vilismo verso il capo, nellopportunismo e nella democrazia negata.


Per evitare tali pericoli occorre lottare a viso aperto, e ci piace qui citare un passo degli scritti di Gramsci, un passo che fu utile per il passato, lo per il presente e lo sar per
il futuro. Scriveva Gramsci: Il capo
non crea un deserto attorno a s;
tende a suscitare uno strato intermedio (di quadri) tra s e le masse,
a far crescere possibili concorrenti
ed eguali, ad elevare il livello di capacit delle masse, a creare elementi che possano sostituirlo nella
funzione di capo.
In conclusione: continuiamo a sfog liar e le p agine d i Le nin e d i
Gramsci. Poich esse non ci fanno
sorgere solo dei dubbi; in esse riusciamo spesso a trovare idee, analisi che ci spiegano il passato del movimento operaio ed altre che ci sorreggono e stimolano a condurre
con pi efficacia la lotta di oggi e a
lavorare per un mondo migliore,
per il socialismo, secondo la lezione
pi viva che mai di quei compagni
che sotto la pioggia del tetto fatiscente del Teatro San Marco, il 21
gennaio del 1921, apriron o, in
Italia, la nostra storia di comunisti.

www.lernesto.it

rivista comunista

Fai buone ferie


l ernesto in festa
Cantiano (Pesaro - Urbino) dal 20 al 25 luglio 2004

qualcosa in pi di una festa


Dibattiti con intellettuali e personalit politiche nazionali e internazionali
Spettacoli: concerti rock, piano bar, ballo liscio
Sport: calcetto, tennis, equitazione (possibilit di corsi)
Turismo: Grotte di Frasassi, Gubbio e dintorni, Senigallia, gita al monte Catria
Cucina: specialit locali (tartufo, funghi, polenta alla carbonara ...)
Ospitalit: albergo, agriturismo, campeggio

Per informazioni e prenotazioni: 3356449117 email: festaernesto@libero.it

17

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Forum Sociale Mondiale

Dal 16 al 21 gennaio 2004


si svolta in India
la quarta edizione del
Forum Sociale Mondiale

La svolta
di Mumbai

di Fr ancesco Mar ingi


Coor di namento nazi onal e Giov ani Comuniste/ i

L IRRUZIONE

Mumbai
l 4 Forum Sociale Mondiale (FSM)
tenutosi questanno dal 16 al 21
g ennaio a Mu m bai, ne l cu ore
dellIndia, far a lungo parlare di s.
stato un forum diverso dai precedenti. Nellagenda politica e nelle
discussioni si sono affacciati temi
inediti, popoli e culture mai viste
prima. Per alcuni stato il "primo
forum davvero globalizzato. I primi
(tra il 2001 e il 2003) erano grandi
con centramenti di Occident e e
America Latin a. Ora c an che
lAsia, cio la met del mondo, la
met che mancava"1.
Ed bastato semplicemente andare
in giro per gli stands, partecipare ai
seminari o anche solo scorrere lelenco dei dibattiti per rendersi
conto che un vento nuovo spirava
sulle giornate del Forum. Se i tre
precedenti raduni mondiali brasiliani erano partecipati in larga parte
da studenti universitari (il 73.4 %
dei partecipanti) ed intellettuali2,
lappuntamento indiano ha visto invece una partecipazione realmente
popolare: "qui non cera qualcuno
che parlava a nome di oppressi e
sfruttati, ma cerano i protagonisti
a parlare per s"3. La presenza degli indiani era straboccante. Si sono
impossessati del Forum e questo,
a sua volta, ha fatto sue le loro battaglie: dal patriarcato, alle caste, ai

18

DEI POPOLI ASIATICI, IL RUOLO CENTRALE SVOLTO


DAL
FORUM INDIANO E UN NUOVO PROTAGONISMO DEI COMUNISTI
FANNO DI QUESTO PASSAGGIO IN INDIA UN SALTO DI QUALIT

diritti negati degli individui. E cos


i dibattiti e i seminari si sono imperniati su quattro assi centrali: le
battaglie contro le politiche del
WTO, la contestazione di tutte le
discriminazioni, le religioni e il loro
rapporto con la politica e, soprattutto, lopposizione alla guerra imperialista e la lotta per la pace (temi
questi ripresi per intero nel documento conclusivo del Forum e divenuti piattaforma per le future mobilitazioni del movimento).
Nessun intellettuale o icona alterm o n d i a l i s t a ha aperto i lavori del
Forum. Il compito toccato ad un
paria, un intoccabile (gente che,
quando cammina per strada, viene
scansata con ribrezzo e non considerata degna neppure di essere
serva). Vittime di un sistema castale
formalmente abrogato 55 anni fa
ma nei fatti immutato al punto che
le amministrazioni cittadine li assumono, per una rupia al giorno (40
delle nostre vecchie lire), come
manual scaveging: svuotatori a
mano di latrine. Il Forum ha dato
voce e dignit a questa gente, agli
operai e ai contadini protagonisti di
gran d i mov imenti p op olari d i
massa, ai poveri, alle donne (erano
tantissime, forse la maggioranza dei
presenti) e tutti i dibattiti hanno visto unaltissima partecipazione popolare.
Limpressione quella di un Forum

che cresce e matura sempre pi. I


dati conclusivi poi, non fanno che
confermare questa positiva impressione: 100.000 delegati provenienti
da 154 Paesi, a cui vanno aggiunti
24.000 pass giornalieri e oltre 8.000
salta cancelli, persone entrate senza registrarsi e pagare la quota. Nei
tre precedenti WSF, svoltisi tutti a
Porto Alegre, i delegati erano stati
5.000 nel 2001, 12.000 nel 2002 e oltre 20.000 nel 2003.
Lanno prossimo si torna a Porto
Allegre, ma tutti giurano che non
sar un ritorno al passato e che
leffetto Mumbai imporr inevitabilmente una discussione sul futuro
del Forum.

IL

COM E NA SCE
FOR UM S OCIA LE M ONDIA LE

Alcuni sostengono che lispirazione


che ha permesso la nascita del FSM
s ia d a ricercars i nella rivolta
Zapatista del 1994, altri nello sciopero generale francese del 1995.
C chi addirittura fa risalire tutto
alle manifestazioni popolari di studenti e movimenti brasiliani del
1992 o allattivit e agli incontri delle ONG (Organizzazioni non governative) a margine delle conferenze
delle Nazioni Unite. Al di l di tutte
queste varie interpretazioni oramai senso comune che le proteste

Gennaio - Febbraio 2 00 4

di Seattle nel 1999 e le conseguenti


manifestazioni hanno rappresentato quel coagulo politico che ha
permesso a sindacati, studenti, movimenti giovanili, contadini, gruppi
di azione diretta, intellettuali di diversa ispirazione e matrice, di trovarsi uniti in una comune battaglia
contro le politiche neoliberiste,
nonostante una lontananza ideologica e politica. Ed proprio a partire dalla novit rappresentata dalle
proteste di Seattle che in Europa,
nel 2000, alcune ONG Brasiliane e
Francesi lanciano lidea di un "evento della societ civile mondiale" da
tenersi parallelamente al Forum
Economico Mondiale che annualmente si svolge a Davos, in Svizzera4.
In Francia lorganizzazione pioniera stata ATTAC, mentre il corrispettivo brasiliano composto da
q u el le org anizzazio ni che p o i
hanno dato vita al Comitato Organ izzat ore Brasiliano (COB) del
FSM e che oggi compongono il Segretar iato Int ernazionale (IS).
Questultimo costituito ancora oggi dai rappresentanti delle stesse organizzazioni brasiliane del COB,
che sono: lAssociazione di Imprenditori Brasiliani per la Cittadinanza
(CIVES); lAssociazione Brasiliana
delle Organizzazioni Non-Governat ive (ABONG); AT TA C B r a s i l e ;
lIstituto Brasiliano di Analisi Economiche e Sociali (IBASE); lUnione Centrale dei Lavoratori (CUT);
la Commissione Brasiliana per la
Giustizia e la Pace (appartenente alla Confederazione Nazionale dei
Vescovi Brasiliani della Chiesa Cattolica); il Movimento dei Lavoratori
Senza Terra (MST) e il Network
Sociale per la Giustizia e i Diritti
Umani. Tutti brasiliani. Tutti, o quasi, membri del PT5!
Inoltre, facendo una radiografia
delle appartenenze politiche dei
membri dellIS, scopriamo che: due
degli otto (un funzionario della
CUT e laltro di AT TAC Brasile)
sono legati alla Quarta Int ernazionale; due al MST (e quindi pi o
meno direttamente al PT); uno alla
Chiesa Cattolica e gli altri due a

Forum Sociale Mondiale

ONG brasiliane legate al mondo imprenditoriale (che sono poi il canale


attraverso il quale arrivano i finanziamenti da parte di Fondazioni,
Istituzioni e Banche - vedi nota n. 8)
Dopo la prima edizione, il FSM si
anche dotato di un organismo ampio e composito: il Consiglio Internazionale (IC). Questo una struttura pi larga e rappresentativa
dellIS dove troviamo, fra gli altri,
Samir Amin (tra i pi accesi sostenitori delledizion e indiana del
FSM) e Franois Houtart del Forum
Mondiale delle Alternative; Via
Campesina; Southern Jubilee, legata alla Chiesa Cattolica; il Comitato per la Cancellazione del Debito
nel Terzo Mondo (CADTM) e molte
altre organizzazioni, per un totale
di 80 membri effet tivi (ai quali
vanno aggiunti gli inviti fatti di volta
in volta dallIS) tra cui litaliano
Vit torio Agnoletto per il Genoa
Social Forum.
Come si vede la composizione politicoideologica dei membri dellIC
molto varia: si va da intellettuali di
sinistra come Samir Amin, Franois
Houtard, Emir Sader e Atlio Born
a settori importanti della Chiesa
Cattolica; da esponenti francesi e
brasiliani (membri del PT) legati
alla Quarta Internazionale, ai sind acat i (la C UT-Brazil, ma n on
so lo), ai moviment i c ont ad i ni
(come Via Campesina) sotto linfluenza dei Sem Terra (MST). Solo
due (un cubano e un brasiliano)
sono legati ai rispettivi partiti comunisti. Nel complesso, 5-6 sono legati alla Quarta internazionale, una
decina alla Chiesa cattolica, ed una
maggioranza assolutamente prevalente a culture politiche diverse, ma
riconducibili ad un approccio neoriformista - emblematica una rivista
come Le Monde Diplomatique - (per
cui il nuovo mondo possibile sostanzialmente un capitalismo riformato).

LA

CA RTA DEI PRINCIPI

Questa pluralit resa possibile grazie alla scelta includente del FSM

che punta a coinvolgere quanti pi


soggetti possibile sulla base di un
programma minimalista e di un
progetto politico centrato pi sulla
critica dellesistente che sulla definizione della societ a cui si aspira;
e questo sulla base della Carta dei
P r i n c i p i6, accettata da tutti come
minimo comun denominatore politico dei soggetti aderenti al Forum. Questa Carta, infatti, definisce
il FSM come luogo aperto alla discussione, al dibattito e allo scambio
di esperienze da parte di tutti quei
gruppi e movimenti della societ civile che hanno come discriminanti
politiche lopposizione al neoliberismo e ad ogni forma di imperialismo (Art. 1).
Inoltre stabilisce le modalit di relazione tra tutti gli aderenti impo-

La composizione politico-ideologica attuale del Consiglio


internazionale del FSM
molto varia, ma nella sua
grande maggioranza si rif
a culture politiche di tipo neo-riformista
nendo il divieto assoluto per le singole componenti di intervenire a
nome del Forum e limpossibilit
per questultimo di votare e deliberare in quanto tale (Art. 6).
Pur in un ottica di forte affermazione del rispetto delle diversit, la
Carta pone delle restrizioni allaccesso dei rappresentanti di partiti
politici, alle organizzazioni militari
(quindi anche ai movimenti popolari di liberazione armati) e permette la partecipazione di figure
istituzionali solo in veste di partecipanti a titolo personale che si riconoscono nei principi della Carta
(Art. 9). Questultimo punto, molto
controverso e delicato, stato foriero di problemi e divisioni durant e le precedenti edizioni del
Forum. Si infatti impedito a Fidel

19

Forum Sociale Mondiale

Castro di parteciparvi perch figura


istituzionale e rappresentante politico, mentre non si obiettato nulla
circa la partecipazione di Lula (che
prima di diventare presidente del
Brasile era pur sempre leader del
PT) o di ministri dellallora Governo francese o parlamentari italiani
quali Piero Fassino. Questi ultimi
due casi, infatti, sono assolutamente
singolari in quanto, pur facendo
salvo il principio della partecipazione a titolo personale, violavano
palesemente la discriminante di
fondo del Forum che prevede lopposizione alle politiche neoliberiste e ad ogni forma di imperialismo
(non dimentichiamoci che, tanto il
Governo f rancese quant o i DS,
erano stati non molto tempo prima
tra i promotori della guerra in Iugoslavia!). stato inoltre impedito di
prendere parte ai lavori del Forum

Il FSM di Mumbai ha visto


un protagonismo del tutto inedito
delle forze comuniste,
rivoluzionarie, antimperialiste
alle FARC colombiane che, pur rappresentando una delle punte pi
avanzate della lotta antimperialista
e anti-liberista nel continente latinoamericano, sono state bollate
come organizzazione che ricorre
alla violenza e quindi in contrasto
con la Carta dei Principi. La stessa
sorte toccata allEZLN (Esercito
Zapatista di Liberazione Nazionale)
e, addirittura, ad una organizzazione certamente non armata come
le Madri di Plaza de Mayo7.
Questa, in estrema sintesi, la genesi
e la struttura del FSM (con un discorso a parte che andrebbe fatto in
merito alla questione dei finanziamenti8).
La vivacit e la capacit di mobilitazione che il Forum ha saputo mettere in campo in questi anni, unito
alla nascita di un forte movimento
popolare di opposizione alla guer-

20

ra, costituisce una delle novit pi


importanti avvenute a livello internazionale dopo l89.
Rappresenta quindi un terreno fondamentale di lavoro per le forze comuniste e rivoluzionarie. Queste
scontano limiti, ritardi ed inadeguatezze dovute ad un ritardo di
molte di esse nel cogliere le potenzialit positive del movimento altermondialista, nella sua dimensione di
massa e ad una mancanza di un coordinamento internazionale anche
minimo delliniziativa dei comunisti. Cos si esposto il movimento,
soprattutto in alcune regioni del
mondo, allinfluenza della socialdemocrazia, delle Chiese o di alcuni
raggruppamenti trotzkisti.

IL

R UOLO SVOLTO

DA I COM UNIST I INDIA NI

Lappuntamento di Mumbai, rappresenta una novit anche da questo punto di vista: accanto allampliament o n ella partecipazione
(oggi con il coinvolgimento dei popoli asiatici, e domani - si spera - con
quello degli africani, della Russia e
dei paesi dellEuropa dellEst), si
registrato nei fatti (e non senza resistenze, che non tarderanno a manifestarsi) il superamento di una
pregiudiziale antipartitica che era
poi fondamentalmente rivolta contro i partiti comunisti, che in questa
sessione indiana del FSM hanno viceversa affermato un loro forte protagonismo9.
Tra tutti, va segnalato quello dei due
PC indiani : il Partito comunista indiano (CPI) ed il Partito comunista
indiano (marxista) - CPI(m) -, oggi
assai vicini e dentro un processo
tendenziale di riunificazione, dopo
la scissione degli anni 60. Si tratta
di due partiti molto ben radicati socialmente nella societ indiana, con
oltre 1 milione e 500 mila iscritti militanti, 25 milioni di voti (circa il
10% nazionalmente), e che governano tre Stati dellIndia (che ununione federale) come il Bengala occidentale, il Kerala e Tripura, dove
vivono oltre 120 milioni di persone.

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

E che dirigono organizzazioni di


massa operaie, contadine, femminili, giovanili, studentesche che
contano complessivamente circa 50
milioni di persone, in un Paese con
una popolazione che ormai supera
il miliardo. Non per caso questi due
partiti hanno assunto un ruolo di
primo piano nel Forum Sociale
Indiano, che stato il vero organizzatore di questa quarta sessione del
WSF.
I comunisti indiani, non solo sono
riusciti a portare gli operai, i contadini, gli studenti e le donne (le famose masse di cui si tanto parlato) a partecipare ai lavori del
Forum ma, per la prima volta, allinterno del FSM, hanno saputo
promuovere con gli altri partiti comunisti tre importanti e partecipati
momenti seminariali di confronto
tra essi e con il movimento antiglobalizzazione. Il primo, sul Socialismo oggi , ha visto la partecipazione di pi di 5000 persone e lintervento degli esponenti di alcuni
dei maggiori Partiti comunisti al
mondo (vi ha preso parte anche il
segretario nazionale del Prc, Fausto
Bertinotti).
Il dibattito, ricco e stimolante, ha
fornito uno spaccato interessante
della elaborazione delle diverse formazioni. Perch se da un lato si assistito ad interventi (pochi, per fortuna) un po rituali e avulsi dalle
grandi trasformazioni intercorse negli ultimi decenni, dallaltro si riscontrata una vitalit intellettuale e
politica assolutamente originale. Sia
negli interventi che meglio hanno
attualizzato le ragioni del socialismo, innestandole nei nuovi processi e proponendo uninterazione
profonda ed alta con i movimenti sociali, sia in quelli che affrontavano
senza reticenze le problematiche
che si trovano a fronteggiare i part iti comun ist i an cora al potere
(piano e mercato, economia mista,
riforme economiche e polit iche
nella fase di transizio-ne).
E non senza significato che gli applausi pi calorosi siano stati per il
breve saluto della signora Binh, la

Gennaio - Febbraio 20 0 4

leggendaria dirigente vietnamita


che fu a capo della delegazione del
suo Paese nei negoziati di pace di
Parigi.
Anche gli altri seminari (uno sull
economia socialista, laltro sul
nu ov o imp er ialis mo) h anno
avuto una buona partecipazione ed
un dibattito affatto scontato o sterile, su cui ritorneremo nei prossimi
numeri de lernesto, anche per smentire in modo documentato alcune
rappresentazioni denigratorie che
di essi sono state date in alcuni articoli apparsi sulla stampa italiana,
anche di sinistra.
Un bilancio positivo quindi, anche
sul piano simbolico. Del resto, chi si
sarebbe immaginato che le principali forze comuniste di tanta parte
del mondo, dopo un lungo periodo
di smarrimento e confusione (a seguito del crollo dellURSS) si sarebbero ritrovate a discutere dei
grandi temi del socialismo, della
pace e della critica al capitalismo,
proprio allinterno del FSM? il segno che qualcosa sta cambiando e
che, in fondo al tunnel dello smarrimento e dellisolamento in cui ci
si trovati per lungo tempo, si comincia forse a vedere la possibilit
di un nuovo protagonismo internazionale dei comunisti. Vedremo.
La manifestazione di massa, svoltasi
alla presenza dei segretari generali
del CPI, del CPI(m) e del Partito dei
Contadini e dei Lavoratori, si invece svolta fuori dal programma ufficiale del FSM, in un quartiere di
Mumbai che per loccasione era
stato tappezzato per chilometri da
bandierine rosse con la falce e martello. E alle delegazioni estere, un
po attonite durante gli interventi
dal palco pronun ciat i in lingua
hindi, non rimasto che godersi lo
spettacolo: una folla grande di indiani era l ad ascoltare, tutti seduti
ordinatamente in fila: qua le donne,
l gli studenti, poi i lavoratorie poi
i tanti cittadini accorsi per loccasione (tanti pure i bambini) che occupavano gli ultimi spazi liberi o affollavano i balconi che davano sulla
piazza dove era stato allestito il
palco. Fraterna laccoglienza. Per

Forum Sociale Mondiale

Il nostro impegno contro limperialismo


Nella piattaforma finale varata dallAssemblea mondiale dei movimenti sociali si
pu leggere, tra laltro :
Noi movimenti sociali riaffermiamo il nostro impegno di lotta contro la globalizzazione neoliberista, l'imperialismo, la guerra, il razzismo, le caste, l'imperialismo
culturale, la povert, il patriarcato e tutte le forme di discriminazione ed esclusione
economica, sociale, politica, etnica, di genere, sessuale, cos come a favore dell'orientamento sessuale e dell'identit di genere
Il capitalismo, in risposta alla sua crisi di legittimit, ricor re all'uso della forza e
della guerra per mantenere un ordine economico antipopolare. Esigiamo ai governi
di mettere fine al militarismo, alla guerra e di cancellare le spese militari e chiediamo la chiusura delle basi militari nordamericane in tutto il mondo perch rappresentano un rischio ed una minaccia per l'umanit ed il pianeta.
Dobbiamo seguire l'esempio della lotta del popolo portoricano che ha obbligato a
chiudere la base statunitense a Vieques. L'opposizione alla guerra globale continua ad essere il nostro terreno di mobilitazione generale nel mondo.
Invitiamo la cittadinanza mondiale a mobilitarsi il 20 di marzo per una giornata
internazionale di protesta contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq, imposta dai
governi degli USA, della Gran Bretagna e dai loro alleati. I movimenti contro la
guerra svilupperanno in ogni paese le proprie rivendicazioni e tattiche, col fine di
assicurare un'ampia partecipazione alle mobilitazioni. Chiediamo il ritiro immediato delle truppe di occupazione dall'Iraq ed appoggiamo il diritto del popolo iracheno alla libera autodeterminazione e sovranit, cos come al diritto a che si riparino i danni causati dall'embargo e dalla guerra.
La "lotta contro il terrorismo" non deve agire come pretesto per mantenere la guerra
e l'occupazione in Iraq ed in Afghanistan, essa viene usata per minacciare ed aggredire i popoli. Nel frattempo, si mantengono il blocco criminale contro Cuba e la
strategia di destabilizzazione in Venezuela.
Questanno ci appelliamo ad appoggiare con forza la mobilitazione a beneficio del
popolo palestinese, specialmente il 30 marzo, Giorno della Terra in Palestina, per
rivendicare il diritto dei rifugiati al ritorno e contro la costruzione del muro.
Denunciamo l'imperialismo che stimola i conflitti religiosi, etnici, razziali e tribali
a proprio beneficio, accrescendo l'odio, la violenza e la sofferenza dei popoli. Pi
dell'80% dei 38 conflitti armati nel mondo nel 2003 sono di questo tipo, ed hanno
colpito soprattutto i popoli dell'Asia e dell'Africa.

tutti applausi, canti e una corona di


fiori bianchi per le delegazioni dei
partiti esteri, chiamate sul palco.
stata davvero una grande festa di popolo! Ed significativo che il compito di portare il saluto di tutte le
delegazioni straniere alle migliaia
di indiani li presenti, sia stato affidato ai rappresentanti dei partiti
comunisti di Cuba, Cina e Vietnam.
stato un Forum, nuovo ed originale, quindi. Tanti i temi inediti e
tanti i protagonisti, le lingue, le culture. Ma c stato un tema che ha tenuto banco in quasi tutte le discussioni ed ha accomunato tutti i popoli e le culture presenti: lopposizione alla guerra di Bush. I dibattiti
su questo tema, sono stati tra i pi

partecipati. Si trattato di unoccasione straordinaria non solo per il


rilancio delle future mobilitazioni
ma anche per un confronto serrato
tra tutte le organizzazioni e i movimenti pacifisti: da quelli europei a
quelli statunitensi, passando per le
esperien ze di lot ta in America
Latina e in Asia. E se gli europei
spingevano per lanciare una grande
campagna di boicottaggio delle
grandi compagnie stat unitensi,
sono stati soprattutto gli asiatici
(forti delle lotte portate avanti dal
Forum di Giakarta) a porre con
forza il problema delle basi militari
americane e a spingere perch nascesse una rete internazionale per
chiederne la chiusura. Laltro ap-

21

Forum Sociale Mondiale

puntamento considerato fondamentale quello del 20 marzo, per


una giornata internazionale di lotta
contro la guerra e loccupazione
dellIraq da parte dei governi di
Usa, Gran Bretagna e dei loro alleati. La mobilitazione lanciata dallassemblea gen erale del movimento globale anti-guerra e sottoscritta da un centinaio di comitati di
ogni continente vede anche la presenza di alcune associazioni italiane: Bastaguerra, Tavola della
Pace, Un Ponte per Baghdad, Movimenti italiani del FSE e Forum Contro la Guerra.
Ma anche fuori dai dibattiti si respirava un forte clima antimperialista (Toni Negri non abita qui!). E
ci appare evidente dai contenuti
d ellap p e l lo fin ale ap p rovato
dallAssemblea mondiale dei movimenti sociali10. Ovunque, dentro e
fuori lo spazio in cui si svolgeva il
Forum, campeggiavano grand i
scritte contro la politica di guerra
degli USA. Il pi ricorrente era:
Smash imperialism, build a peoples world Sconfiggi limperialismo, costruisci un mondo dei popoli e faceva bella mostra di s,
proprio allentrata principale dellarea che ospitava il Forum!
Un altro tema assolutamente cetrale il futuro del FSM. E qui la discussione solo agli inizi. C chi,
come il filippino Walden Bello, dirett ore di Focus on the Global
Sou t h, propone che il Foru m
venga convocato ogni tre anni e nel
frattempo si lavori alla costruzione
di forum regionali per mobilitare le
forze locali. una proposta che
punta al radicamento del movimento e dellesperienza dei forum.
C ch i, come Bernard Cassen
(Le Monde Diplomatique) vorrebbe invece trasformare il FSM
in una sorta di centro di elaborazione collettiva (th ink tank),
con una sua fisionomia politica e
programmatica meno general-generica e pi definit a (in senso
neo-riformista).
In ogni caso si parte dalla conside-

22

razione che la fase della "presa di coscienza di s" finita e il Forum deve
cominciare a fare i conti con i propri limiti. Questi attengono prevalentemente alla questione dellefficacia e a quella della rappresentanza.

LA

NUOVA DIA LETTI CA

CHE A TTR A VER SA IL

WSF

La prima questione muove dalla


considerazione che il Forum appare
pi come una grande officina di discussione e socializzazione di esperienze, che come luogo dal quale
partono campagne ed iniziative globali di lotta. E questo se in una prima fase stat o un elemento di
straordinaria utilit per dare ai movimenti e alle lotte consapevolezza
della propria globalit, ora pone degli interrogativi sul piano dellefficacia. Un tema ormai ineludibile. Il
FSM non ha, per sua natura e scelta,
una definita e unica matrice culturale e sociale; quindi, se si mostra
impotente sul terreno dellefficacia,
rischia di essere cooptato dalle stesse classi dirigenti che ne depotenzierebbero cos il portato di radicalit ed originalit.
La questione della rappresentanza
tocca in vece un ner vo scoperto
della discussione. E questo perch,
pur presentandosi il Forum (con
una veste molto libertaria) come un
luogo aperto di discussione fra soggetti diversi aventi tutti stessa dignit e privo di leaders, nella realt
ha una sua strutturazione interna
con degli organismi (lIS e lIC) mai
votati da nessuno e formati per cooptazione! Si quindi instaurato un
braccio di ferro tra le forze - peraltro eterogenee - che hanno oggi ampia rappresentanza negli organismi
(componenti neo-riformiste, cattoliche, trotzkiste, imprenditoriali)
e quelle che chiedono di entrarvi
(componenti comuniste, rivoluzionarie, antimperialiste, che si ritrovano ad esempio in reti internazionali quali il Consiglio mondiale

Gennaio - Febbraio 20 0 4

della pace, la Federazione Sindacale Mondiale, la Federazione mondiale della giovent democratica, la
Federazione mondiale democratica
delle donne, i principali Forum sociali di Asia e Africa : organismi che
rappresentano centinaia di milioni
di persone organizzate di ogni continente).
La soluzione non semplice perch
se si d ovesse allar gare so lo il
Consiglio (IC) si avrebbe s una
struttura pi rappresentativa, ma
essa risulterebbe troppo ampia e
quindi ininfluente sulle scelte della
Segreteria ristretta a otto (IS), composta dai soli brasiliani (legati in vario modo al PT) e che continua ad
essere il vero centro dirigente del
WSF: una sorta di partito unico super-centralizzato, che contraddice
tanta retorica sulla democrazia dal
basso. E comunque bisogna stabilire dei criteri generali e trasparenti
di scelta che possano legittimare la
costituzione di organismi attraverso
metodi democratici. La partita sul
Segretariato la pi dura e il ritorno
in Brasile (nazione di provenienza
di tutti i membri dellIS) rischia di
non essere la pi felice per spingere
il Forum a sprovincializzarsi e ad
assumere una caratura sempre pi
effettiv ament e in tern azionale,
come stato a Mumbai. E comunque per molti (soprattutto per gli indiani) dopo il prossimo ritorno a
Porto Alegre, dovrebbe essere la
volta dellAfrica.
Non sappiamo che piega prender
questa discussione n quali scelte
produrr. Di sicuro sappiamo che
leffetto Mumbai (fatto dagli ultimi che diventano, con i loro temi,
i veri protagonisti; segnato dalla sua
natura antimperialista; da un rinato
rapporto tra la politica e i partiti e
da un maggiore protagonismo dei
comunisti) costituisce quel prevalente da cui il Forum pu trarre linfa
vitale per ripartire e rilanciare cos
un nuovo e radicale protagonismo
dei popoligli indiani, su questo,
sono pronti a scommetterci! Hanno
fatto un buon lavoro. Dobbiamo essergliene grati.

Gennaio - Febbraio 20 0 4

Forum Sociale Mondiale

Note

sul dibattito al suo interno.

1 Piero Sansonetti, lUnit, 17 gennaio 2004

6 Adottata il 9 aprile del 2001 dal Comitato

2 Studio condotto dalla IBASE di Rio de

Janeiro. Cfr. La rivista del manifesto, febbraio 2004, pag.11

Organizzatore (IS) del FSM ed approvata con


modifi che il 10 giugno del 20 01 dal
Consiglio Internazionale (IC). Vedi il testo
integrale, in pi lingue, in : www.forumsocialmundial.org.br

3 Marina Forti, il manifesto, 22 gennaio

2004
4 Nel febbraio del 2000 Bernard Cassen e

Susa n George - editori d i Le Monde


Diplomatique -, Oded Grajew - capo dellorganizzazzione degli imprenditori brasiliani e Francisco Whitaker - capo di unassociazione di ONG brasiliane, legato alle gerarchie cattoliche - si sono incontrati a Parigi
per discutere della possibilit di realizzare un
forum parallelo a quello di Davos. Il mese
successivo si sono assicurati lappoggio del
governo del municipio di Porto Allegre e dello
stato del Rio Grande do Sul, entrambi governati dal Partito dei Lavoratori del Brasile
(Partido dos Trabalhadores, PT). La proposta del Forum fu poi lanciata a Genova dal
vice governatore del Rio Grande a giugno
dello stesso anno.
Il nucleo fondatore del FSM nasce quindi da
un asse fra componenti assimilabili alla socialdemocrazia europea di sinistra, rappresentata da ATTAC (di cui Cassen allepoca
il leader) e da Le Monde Diplomatique (modello per i media alternativi latinoamericani)
e settori di sinistra della socialdemocrazia latinoamericana, per mano soprattutto del PT
di Lula, ma anche del MST (Sem Terra) e
della CUT (sindacato brasiliano), oltre che
da ONG locali e rappresentanti della
Teologia della Liberazione legati alla Chiesa
cattolica.
Per uno studio dettagliato sullorigine e la
strutturazione del World Social Forum, confronta: "The Economics and Politics of the
W S F. Lesson for the Struggle against
Globalisation", saggio no.35 della collana
Aspect of Indias Economy, pubblicato nel
settembre 2003 a cura dellUniversit di
Mumbai per Reserch Unit for Political
Economy e reperibile in : www. ru p e - i ndia.org , dal quale ho tratto gran parte dei
dati e delle citazioni riportate in questo articolo, salvo diversa indicazione.
5 Cfr. "What is the WSF" di Ricardo Abreu,

m e m b ro della Commissione Politica del


PCdoB (da cui sono stati presi i dati relativi
allIS e allIC), pubblicato su Corre spondances Internationales, n. 5/2003 in:
www.corint.net -, a cui rimando, assieme alla
ricerca universitaria sopra citata, per uno
studio dettagliato sulla struttura del FSM e

7 evidente che, se le esclusioni riguardano

quasi esclusivamente Fidel Castro, le Farc,


e non le forze politiche socialdemocratiche, le
motivazioni non sono di tipo formale (incompatibilit con questo o quel principio
della Carta), ma politiche. Una formulazione
cos rigida dellarticolo 9 (sostenuto con forza
da un settore di forze anticomuniste, comunque non maggioritario, allintern o
dellIC) ha infatti permesso uninaccettabile
arbitrio rispetto alla scelta dei partecipanti,
che ha di fatto penalizzato le forze comuniste
e rivoluzionarie e ha lasciato il Forum in balia degli orientamenti moderati della socialdemocrazia e della Chiesa cattolica. E ad
uninfluenza del tutto sproporzionata di alcune formazioni trotzkiste, che la socialdemocrazia ha spesso coccolato in contrapposizione ai partiti comunisti.
A denunciarlo la stessa portavoce delle
Madri di Plaza de Mayo che, in un discorso
a Buenos Aires dopo il WSF 2002 di Porto
A l e g re, ha detto: "Socialdemocrazia e
Socialismo non sono la stessa cosa. E la
socialdemocrazia europea si impossessata di
questo FSM. Le organizzazioni francesi e il
l o ro seguito possono ovviamente prendere
parte a questo processo, ma non devono controllarlo!".
8 Questa questione, di per s molto delicata,

anche difficile da trattare perch il Forum


non molto trasparente riguardo alle modalit di finanziamento. Sebbene sul sito ufficiale sia possibile scorrere la lista degli sponsors (Petrobras, Ford Foundation, Fundao
Banco do Brasil, Action Aid, Caixa, Oxfam
ed altri) bisogna far ricorso a studi e ricerche
esterne al FSM per capire lentit di tali finanziamenti. Essi partono principalmente
da Fondazioni ed Istituzioni ed arrivano, attraverso le ONG, allorganizzazione del
Forum o direttamente al Segretariato (non dimentichiamoci infatti che tra i membri dellIS
abb iamo un ra ppresentante della
Confindustria Brasiliana, uno della Chiesa
e due rappresentanti di ONG brasiliane, e che
sono proprio questi i canali di finanziamento
delle attivit del Forum).
Le cifre sono impressionanti. La sola Oxfam,
la pi famosa ONG inglese con sedi in tutto
il mondo, vicina ad Amnesty International
e grande finanziatrice del Forum, ha avuto

nel 2003 entrate pari a 600 miliardi lire, la


stessa cifra che in Italia viene impiegata per
il finanziamento pubblico di tutti i partiti.
Si tratta quindi di organizzazioni che dispongono di bilanci stratosferici grazie ai finanziamenti di governi, istituzioni e grandi
gruppi privati. Secondo il quotidiano economico francese Les Echos (10/1/02), per
esempio, unorganizzazione come Attac (architrave politico- organizzativa del FSM) nel
2001 "ha ricevuto, solo in donazioni,
300.000 Euro da: Commissione Europea,
D i p a rtimento di Economia Sociale del
Governo francese, Ministero dellEducazione
e della Cultura francese, e da amministrazioni locali".
altres significativo che tra i finanziatori
vi sia la Fondazione Ford (FF) che, insieme
ad Oxfam, ha sostenuto i 2/3 delle spese del
FSM di Porto Alegre 2003. Nata nel 1936
come appendice dellimpero finanziario di
Ford, quando negli anni 50 i governi Usa
concentrarono la loro attenzione sulla minaccia comunista, venne trasformata in
una fondazione internazionale ed utilizzata
dalla CIA. Il connubio CIA-FF testimoniato
dal copioso interscambio di ruoli fra la dirigenza della Fondazione e quella dellAgenzia
di Intelligence e, scrive James Petras, "era un
premeditato e cosciente sforzo comune per dare
forza allegemonia culturale dellimpero statunitense e scalzare linfluenza politica e culturale della sinistra".
Una parte dei fondi arriva direttamente alla
segreteria del WSF (IS) e viene utilizzata per
sostenere i costi organizzativi del Foru m .
Scorrendo lelenco dei sostenitori delle edizioni brasiliane del FSM, tra gli altri, troviamo: Droits et Dmocratie fondazione diretta dal Ministero degli Esteri del Canada-;
Fondazione Ford; Heinrich Boll Foundation
legata al Partito dei Verdi tedeschi e, in particolare, al ministro degli esteri -; ICCO
unorganizzazione cattolica finanziata dal
Governo olandese e dallUnione Europea -;
Oxfam; Le Monde Diplomatique; il Governo
della Stato del Rio Grande do Sul e la
Prefettura di Porto Alegre.
Unaltra parte di fondi arrivava indirettamente, attraverso il finanziamento del media
center del Forum. Questo, infatti, era sponsorizzato da Le Monde Diplomatique e
dallIPS, Inter Press Service (che a sua volta,
riceve finanziamenti da: FF; agenzie varie
delle Nazioni Unite; Agenzia canadese per lo
Sviluppo Internazionale e dai Ministeri degli esteri di: Danimarca, Finlandia, Olanda
e Italia).
Unaltra forma di finanziamento riguarda i
delegati. Ogni organizzazione che ha la possibilit di farlo, paga il viaggio e le spese dei
suoi delegati, garantendosi cos unadeguata

23

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Forum Sociale Mondiale

rappresentanza. Ovviamente questo ha sfavorito le delegazioni dei paese poveri come


lAfrica che non ricevevano la copertura delle
ONG sopra citate. Il Progetto per il FSM
2004 stimava un totale di spesa di 29.7 milioni di dollari, il grosso dei quali (26.2) per
spese relative al costo dei delegati (viaggio,
alloggio, ristorazione).
La gestione di tutti gli aspetti del FSM 2004,
e quindi anche dellaspetto economico, stata
tenuta dallorganizzazione indiana. Al suo
interno forte ed influente era la presenza dei
due partiti comunisti. Questi hanno preteso
(ed ottenuto) che i costi di gestione del Forum
provenissero non dalle donazioni delle miliardarie ONG, ma solo dalle quote di iscrizione dei partecipanti (erano diverse da paese
a paese: 50 dollari per i Paesi pi ricchi, 20
dollari per i Paesi di una fascia intermedia,
2 dollari per i paesi poveri, cos da favorirne
la partecipazione). Addirittura Sansonetti
su lUnit del 22 gennaio scrive: "il Forum
costato poco, perch assai meno lussuoso di
quelli di Porto Alegre. Per, siccome non ha
accettato sponsorizzazioni per marcare la sua
completa indipendenza (che invece cerano
state a Porto Alegre, a Firenze, a Parigi),
andato in rosso. Pi di un milione di dollari
di debiti".. La notizia dei debiti stata
smentita dai dirigenti comunisti indiani impegnati nellorganizzazione del Forum che,
rispetto alla questione dei finanziamenti, ci
hanno detto: "non abbiamo accettato alcun
finanziamento, soprattutto da parte della
Fondazione Ford. Abbiamo usato le quote di
iscrizione, in media 20 dollari a testae in
India, 20 dollari per 100.000 persone fanno

24

una cifra enorme!".. Gli unici finanziamenti delle ONG sono serviti a coprire i costi
sostenuti dalle medesime per finanziare le associazioni amiche e le spese di viaggio, vitto
e alloggio dei loro delegati (prevalentemente
europei e latinoamericani, ma non solo) venuti a Mumbai. Spiccava a tale riguardo la
presenza massiccia dei monaci tibetani e di
varie organizzazioni per il Tibet libero: le
uniche ad avere pi stands (sicuramente i
pi lussuosi e visibili), le uniche a distribuire volantini stampati su carta patinata e
in quadricromianiente male per una piccola comunit che vive sulle cime
dellHimalaia!
Detto questo, commetteremmo un errore gravissimo se considerassimo il FSM come un cavallo di Troia dellimperialismo (cos come
hanno fatto alcuni gruppi dellestrema sinistra, anche in India, al punto da organizzare in contemporanea al FSM un forum alternativo: Mumbai Resistence). E questo
perch la maggioranza del popolo che partecipa a questi eventi gente che aspira ad una
societ meno iniqua, magari non socialista,
ma comunque libera dalle logiche del mercato,
ed esprime una radicalit profonda contro il
capitalismo e limperialismo, che pu evolvere
verso una pi matura consapevolezza dellesigenza di una societ socialista. E tutta la
documentazione riportata in questo articolo
- sia riguardo al controllo politico delle forze
socialdemocratiche sullIS e sullIC, sia al circuito dei finanziamenti volto a testimoniare linteresse della borghesia ad entrare in
questo processo per depotenziarlo. Come ha
affermato Renato Ruggiero, ex ministro de-

gli esteri italiano e dire t t o re generale del


WTO: se tutti gli attori dellodierna economia globale non sono coinvoltipossono trovare soluzioni alternative in grado di destabilizzare lintero impianto delleconomia globale. Sarebbe paradossale se fossero innanzitutto i capitalisti a cogliere le potenzialit antagoniste di questi movimenti, cercando quindi di utilizzare questi eventi come
valvola di sfogo delle contraddizioni del sistema, e i comunisti invece si rinchiudessero
su posizioni settarie, isolandosi da questi processi! Ma proprio lesperienza di Mumbai testimonia che, seppur con ritardo, le forze comuniste e rivoluzionarie stanno prendendo
coscienza del proprio ruolo e operano per contendere legemonia alle forze socialdemocratiche.
9 I partiti comunisti presenti erano : per

lAsia, i due PC indiani e i PC di Cina,


Vietnam, Nepal e Bangladesh; per lAfrica,
il PC sudafricano; per le Americhe, i PC di
Cuba, Brasile (PcdoB) e Stati Uniti; per
lEuropa, i PC di Francia, Portogallo, Grecia,
Finlandia, Turchia, Italia (PRC e PdCI),
Germania (Dkp) e la Pds tedesca. Grandi assenti: i comunisti russi, delle repubbliche dellex Urss e dei Paesi dellEst europeo, a testimonianza di una difficolt reale di queste
forze ad entrare in sintonia coi nuovi movimenti e di una tendenza persistente al ripiegamento sulle rispettive realt e crisi nazionali.
1 0 Il testo integrale in : www. r a d i o c i t t a-

perta.it

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Economia

Per sostenere la riforma pensionistica,


si insiste molto
sulle presunte anomalie del nostro
sistema pensionistico,sulla presunta
insostenibilit finanziaria del sis-

Finanziaria:
la frusta
del padrone
sulle classi popolari

a cur a di Br uno Ster i

INTERVISTA

a manovra economica attuata con la


legge finanziaria dal governo delle destre costituisce lennesimo colpo al livello di vita delle classi popolari.
Ricapitoliamone le parti salienti.
Dei 16 miliardi della manovra fatta
con la legge finanziaria, ben 11 sono
derivati da condoni. Questo un
brutto segnale. In primo luogo, per
la convivenza civile e per lequit:
condoni fiscali ed edilizi rappresentano sicuramente un deterioramento del modo di governare. In secondo luogo, in ci traspare unincapacit di gestione della politica di
bilancio, la quale viene lasciata a misure di rattoppo per aumentare comunque le entrate fiscali, mentre si
continua a sostenere lobiettivo di
ridurle.
Occorre tra laltro ricordare il fatto
- poco noto - che a questi 11 miliardi
una tantum vanno aggiunti 5.5 miliardi di crediti Inpdap (listituto
previdenziale dei dipendenti pubblici) cartolarizzati. In pratica il governo espropria lInpdap di 5.5 miliardi di crediti, frutto dellaccumulazione dei contributi obbligatori
versati dai lavoratori della pubblica
amministrazione e che servono a finanziare la cosiddetta cessione del
quinto nonch gli altri prestiti che
questo istituto concede ai dipendenti pubblici. Questo fondo, alimentato da contributi di lavoratori,

A FELICE ROBERTO PIZZUTI, DOCENTE DI ECONOMIA


POLITICA ALL UNIVERSITA L A SAPIENZA DI ROMA

non sar pi a disposizione dei medesimi e andr a sanare il bilancio


pubblico: quindi, non ci sar pi la
p o ssib ilit d el la ce ssio ne d el
quinto, a meno di non rivolgersi
eventualmente come comuni cittadini al sistema bancario.
La cartolarizzazione del credito segue
quella degli immobili, la quale tra
laltro finalizzata alla privatizzazione
di un consistente patrimonio pubblico.
Si tratta di operazioni tanto rilevanti
quanto ignorate dai pi: stiamo parlando di soldi pagati con i contributi
sociali, che sono stati espropriati.
Ma in questo periodo sono venuti a
compimento anche altri provvedimenti d i carattere economico,
come il disegno di legge delega in
materia previdenziale e il relativo
emendamento: la legge finanziaria
e questi provvedimenti collaterali
rivelano per il nostro paese una modalit particolarmente arretrata
nella stessa applicazione delle teorie neoliberiste. Si pretende di rilanciare leconomia riducendo i costi salariali e migliorando cos la cosiddetta competitivit di prezzo.
In Italia, prima del varo delleuro,
erano sempre state seguite politiche
economiche basate su alcuni settori
particolarmente dinamici e sulla
possibilit delle cosiddette svalutazioni competitive: le imprese au-

mentavano i prezzi e in questo


modo variavano la distribuzione del
reddito a loro favore e a danno dei
salari. Poi, quando si presentavano
sul mercato estero, compensavano i
problemi di competitivit recuperando grazie alle periodiche svalutazioni.
Con lentrata in vigore delleuro, le
leve della politica monetaria non
sono pi d etenu te d alla Banca
dItalia e la Lira non esiste pi:
quindi non sono pi possibili le svalutazioni competitive. Oggi la politica di riduzione dei costi non pu
pi essere praticata con il suddetto
strumento; e i costi da ridurre sono
ormai pressoch esclusivamente gli
oneri salariali. Perseguendo labbattimento di questi ultimi, si resta
coerenti con una politica economica che continua a porsi lobiettivo della competitivit di prezzo.
Tuttavia, una tale politica ci mette
direttamente in competizione con
paesi a bassi salari e con sistemi di
welfare poco sviluppati: cos, naturalmente, si profila prima o poi la
necessit di creare meccanismi protezionistici sul tipo di quelli che vengono oggi prospett ati con tro la
Cina. Non essendo pi possibile tagliare le buste paga, gi ridotte allosso, la politica dei bassi oneri salariali viene perseguita riducendo le
prestazioni dello Stato sociale. Da
questo punto di vista, il disegno di

25

Economia

legge delega e il connesso emendamento rappresentano il crocevia di


tali orientamenti di politica economica, nel senso che il loro obiettivo
primario non - come tutti penserebbero - la funzionalit del sistema
pensionistico, bens la riduzione del
costo del lavoro, la ridistribuzione
del reddito a favore delle imprese e
la riduzione del sistema di welfare a
favore del mercato.
In effetti, si continua a battere la grancassa del cosiddetto squilibrio previdenziale.
Ovviamente, per sostenere la riforma pensionistica, si insiste molto
sulle presunte anomalie del nostro
sistema pensionistico, sulla presunta insostenibilit finanziaria del
sistema e sullinvecchiamento demografico che imporrebbe ulteriori riforme previdenziali. Ora, alcune di queste cose (linsostenibilit finanziaria) non esistono affatt o; altre richiamano una t endenza reale (linvecchiamento demografico), ma che viene posta
male, in modo strumentale.
Per argomentare queste mie ultime
affermazioni, vorrei ricordare che,
per quanto riguarda la sostenibilit
finanziaria, il rapporto tra spesa
pensionistica e Pil, dopo le riforme
degli anni ottanta, si stabilizzato.
Anzi, dopo aver raggiunto un tetto
del 14%, esso sceso nel 2001/2002
al 13.5%, per poi risalire al 13.8%
(ma solo nel 2002, perch il Pil era
stagnante e perch proprio questo
governo ha attuato delle spese connesse allaumento delle pensioni
minime). In ogni caso, il t rend d i
continua crescita degli an ni novanta stato interrott o. Daltra
p art e, la stessa c ommis sione
Brambilla ha ribadito che i risparmi
attesi dalle riforme degli anni 90
sono stati pi che confermati nei
fatti, nel senso che i risparmi ottenuti con quelle riforme hanno superato di circa 10 miliardi di euro le
previsioni. Per quanto riguarda poi
le prospettive di lungo periodo del
nostro sistema pensionistico dopo
le riforme degli anni novanta, la no-

26

stra dinamica di spesa la pi bassa


in Europa: in tutta Europa, come attesta il risultato di un confronto
co mp arativo re alizzat o
d al
Comitato per le politiche economiche della Commissione europea,
quella italiana la pi bassa tra tutte
le dinamiche di spesa.
Gli obiettivi di carattere economicogenerale della finanziaria e dei
provvedimenti in corso da parte del
governo sono non solo iniqui, perch si risolvono a danno dei lavoratori, ma anche economicamente
sbagliati: ad esempio la decontribuzione, poich tende al pari delle altre misure a ridurre il costo del lavoro operando una redistribuzione
a favore dei profitti e a danno dei salari, oltre ad essere politicamente
inaccettabile anche controproducente ai fini della crescita e delloccupazione. Nel nostro sistema produttivo si sono determinati ritardi
strutturali, sia nella qualit sia nel
grado di innovazione dei processi
produttivi e della specializzazione
settoriale. Non a caso in riferimento
a tale sistema si parla di declino:
mentre un tempo era sufficiente il
dinamismo di qualche settore produttivo e qualche svalutazione competitiva, oggi venuto al pettine il
nodo della nostra arretratezza in
termini di qualit e di innovazione
(sia dei processi produttivi sia del
tipo di settore nel quale siamo specializzati). Per invertire questa tendenza al declino occorrerebbe incentivare gli investimenti innovativi
e sostenere la domanda effettiva:
proprio lopposto di quanto fa questa politica economica, che si concentra poco o nulla sulla domanda
e, per quanto riguarda le condizioni
di offerta, interviene solo sul costo
del lavoro e sulla flessibilit.
Da questa tua analisi risulta che c ancora spazio per politiche keynesiane.
Eppure c chi sostiene che questo spazio si sia ridimensionato, al punto da
re n d e re pressoch impossibile qualsiasi politica di sostegno alla domanda.
Non si direbbe, se guardiamo a
quello che in tutti questi anni hanno

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

fatto e ancora stanno facendo gli


Usa.
Il keynesismo militare
Naturalmente le politiche keynesiane possono essere nel merito
condivisibili o meno. Ma se gli Usa
hanno avuto anche nel corso degli
anni novanta tassi di crescita superiori a quelli europei, ci avvenuto
p erch in Eu rop a i v in co li d i
Maastricht hanno imposto un processo dintegrazione lungo linee di
tipo restrittivo. Al contrario, gli Usa
hanno sempre modulato la loro politica economica in relazione alle
nec ess it della c on giu nt u ra e,
adesso, sembra non abbiano alcun
problema. A parte le finalit politiche e militari per il controllo del
mondo, gli effetti economici di questa spesa militare (400 miliardi di
dollari) sono un elemento propulsivo formidabile per leconomia di
quel Paese. Naturalmente, lo ripeto,
le spese per gli incrementi della
domanda possono essere fatte con
finalit diversissime, non necessariamente a fini militari. Ma non vi
dubbio che uno dei fattori che
hanno determinato i bassi tassi di
crescita in Europa rappresentato
dalle politiche restrittive che hanno
accompagnato la costruzione europea. Non un caso che il patto di
stabilit sia stato messo in discussione da coloro che pi lo avevano
voluto: i prezzi che stanno pagando
tutte le economie, incluse quella
francese e tedesca, cominciano ad
essere incompatibili con il patto di
stabilit.
F e rmo restando, per rimanere sugli
Usa, che il loro abnorme debito pubblico e anche il disavanzo della bilancia commerciale finanziato dal resto
del mondo.
Il fatto che stiamo assistendo ad un
cambiamento del rapporto di cambio tra dollaro e euro sta ad indicare
che anche da questo punto di vista
qualcosa sta cambiando: evidentemente vi sono dei movimenti di capitale che prima andavano sul mer-

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

cato economico-finanziario americano e che adesso cominciamo ad


arrivare sui mercati finanziari europei. Daltra parte, non c motivo di
pensare - nel medio-lungo periodo
- che leuro sia una moneta strutturalmente pi debole del dollaro.
Infatti le economie che stanno dietro alle due monete sono del tutto
comparabili; anzi, per molti aspetti,
leconomia europea ha dimensioni
magg iori d i qu ella americana.
Dunque questo tradizionale modo
di finanziarsi delleconomia Usa quello dellafflusso di capitale dal
resto del mondo sta venen do
meno.
Ma torniamo alla nostra situazione interna.
Vorre i insis te re su d i u n altro
aspetto. Se vero che la crisi economica sta caratterizzando tutto il
mond o ed in p articolare tu tt a
lEuropa, andando a vedere i dati
delle performances italiane rispetto a
quelle degli altri paesi europei, vediamo che in una situazione complessivamente non positiva la nostra
particolarmente negativa, i nostri
tassi di crescita sono pi bassi, i tassi
dinflazione pi elevati, abbiamo
crescenti problemi di competitivit,
ci stiamo sempre pi chiudendo in
settori poco dinamici. Di questa situazione risente la bilancia dei pagamenti e la stessa la capacit di crescita: da qui, appunto, la tendenza
al declino sopra menzionata.
Per invertire questa tendenza sarebbe necessario, come dicevo, procedere sulla strada della competitivit di qualit anzich di prezzo;
e, dunque, metterci nella condizione di non dover competere con
i paesi caratterizzati da un bassissimo livello dei salari. Per fare questo, ci sarebbe bisogno di investimenti: ma le nostre imprese, essendo ancora legate alla concezione
ispirata dalla politica delle svalutazioni competitive, tendono a fare
pochi investimenti. N aiuta la politica economica del governo, perch politiche tese a ridurre i costi salariali finiscono per accreditare li-

Economia

dea che si debba ancora seguire la


vecchia strada. Viceversa, occorrerebbe creare delle reti di sicurezza,
infrastrutturali e sociali, che favoriscano linnovazione. Voglio dire
che, qu and o si in trap rend ono
strade innovative, c del rischio.
Sorgono inevitabilmente rischi sia
per le imprese che devono riconvertirsi sia per i lavoratori i quali devono riqualificarsi, passando magari da unimpresa ad unaltra o da
un settore ad un altro con periodi
di interruzione del reddito.
Tutto questo possibile o, per lo
meno, pi plausibile - se nel frattempo sono stati creati degli ammortizzatori sociali, delle reti di sicurezza che garantiscano determinati livelli di tranquillit, che rendano pi accettabile il rischio. Qui
ritorna, a mio avviso, il discorso
dello stato sociale nel suo complesso: uno stato sociale ch e in
primo luogo fornisca istruzione,
formazione, aggiornamento professionale (elementi prioritari per politiche innovative); e che fornisca
ammortizzatori sociali, vale a dire
garanzie di reddito che nei momenti di passaggio da una fase ad
un altra consentano di salvaguardare le esigenze individuali. Il welfare pu offrirti una sanit che, nel
momento del bisogno, ti d la certezza che almeno certe prestazioni
siano assicurate. Diciamo che proprio la globalizzazione - quella che
mette di pi laccento sulla competitivit - paradossalmente, da un
lato, ha reso pi difficile finanziare
i sistemi di welfare e, daltro lato, pi
che nel passato pone la necessit di
sistemi di welfare. Questo governo,
anche in questo ambito, sta procedendo ad una riduzione delle prestaz ion i e alla p rivat izzazione.
Privatizzare il welfare significa affidare quelle prestazioni al mercato,
renderle pi costose e pi incerte.
Significa che quelle stesse prestazioni distinguono tra i possibili beneficiari, cio tra chi si pu permettere un accesso al mercato e chi
no: e questa seconda categoria di
persone proprio quella che pi
avrebbe biso gno d i si cu rezza.

Ancora una volta si penalizzano le


fasce sociali pi deboli (come si
detto, cosa iniqua e politicamente
inaccettabile); ma anche dal punto
di vista dellefficienza economica,
questa riduzione dacceso a prestazioni di welfare da parte di lavoratori si traduce in riduzione della domanda effettiva, in minore disponibilit a partecipare ad attivit innovative. E, ovviamente, in una complessiva riduzione della coesione sociale, in condizioni di maggiore incertezza, in un clima cio pi instabile e meno idoneo alla crescita economica,.
Quanto di questa linea di politica economica dipende dai vincoli posti dal
patto di stabilit europeo?
Si pensa che il sistema di welfare italiano pesi particolarmente sul bilancio pubblico: questo lo si dice
soprattutto per il sistema pensionistico. Se esaminiamo le entrate e le
uscite del bilancio pubblico nei confronti, appunto, del sistema pensionistico, vale a dire se noi confrontiamo le prestazioni che escono dal
bilancio pubblico ed entrano nelle
tasche dei pensionati (cio al netto
delle trattenute Irpef) con i contributi dei lavoratori che entrano nelle
casse dello stato, constatiamo che il
bilancio positivo per lo Stato, nel
senso che il sistema pensionistico
(al netto delle trattenute dimposta) sono inferiori per un punto di
Pil alle entrate contributive. Quindi, in questo momento, il bilancio
pubblico col sistema pensionistico
addirittura ci guadagna.
In riferimento al sistema di welfare
nel suo complesso, la nostra spesa
sociale di circa due punti inferiore
rispetto alla media europea. E questo un dato ottimistico, perch risente di alcune disomogeneit statistiche. Sulle prestazioni del welfare
gravano alcune voci che solo surrettiziamente vi sono state messe: ad
esempio il Tfr viene conteggiato
come una spesa del welfare (in particolare pensionistica) e vale un 1.3
di Pil. Se a questo aggiungiamo il
punto percentuale richiamato po-

27

Economia

canzi, capiamo che la spesa sociale


italiana ancora pi bassa. Rispetto
a tutti gli altri partners europei,
siamo ad una spesa che mediamente sta 2 o 3 punti sotto: se poi
facciamo il confronto con la Francia
o la Germania, allora siamo sotto di
4 o 5 punti. Come si vede, il problema dellinsostenibilit finanziaria del sistema non esiste.
Per tornare alla finanziaria, vale la
pena di sottolinearne il percorso anomalo. Essa si frammentata in pi interventi: il Parlamento da una parte
ha discusso della finanziaria propriamente detta, dallaltra del cosiddetto
decretone. Poi sono state discusse le
code della manovra, gli ultimi 3000 dei
16 mila miliardi complessivi. In definitiva, a differenza degli anni passati,
il parlamento non ha avuto la possibilit di discutere della manovra nel suo
insieme.
La gran parte della manovra economica, lo stesso disegno di legge
delega, stanno fuori dalla finanziaria. Lemendamento al disegno di
legge delega sta fuori dalla finanziaria, cos come il decretone. In
realt, il governo sta mostrando una
frammentariet di interventi che riflette in tant o un grande scollamento allinterno della maggioranza: il fatto che si voglia mettere
insieme gli interessi di chi difende i
dipendenti pubblici, quelli di chi difende gli anziani del nord e cos via,
dimostra scarsa tenuta e scarsa coerenza. In realt, il difetto sta nel
manico, in una politica di bilancio
che pensava di poter attuare una

28

grossa riduzione delle entrate fiscali


e continua a contrabbandare questo come un vero obiettivo: la verit
che tale progetto fallito e, per
quel poco che ha ottenuto, ha di
fatto aumentato il debito pubblico,
aggravando i problemi rispetto al
patto di stabilit (il quale peraltro
nel frattempo si allentato). Il governo stato costretto ad alimentare una finanza creativa a basso
tasso di eticit, composta da una serie di condoni di ogni ordine e
grado. Ma gli stessi ultimi interventi
allemendament o al disegno di
legge delega - quelli concernenti
laumento dello scalino di cinque
anni ecc. - ancora una volta hanno
poco a che fare con il sistema pensionistico. Si tratta di un provvedimento che serve a far cassa oggi, un
provvedimento con il quale il governo dice alla Comunit Europea
che in corso una riforma strutturale d el sistema p ension ist ico.
Questa riforma strutturale consisterebbe nel posticipare di cinque anni
laccesso al pensionamento: ma un
tale incremento dellet di pensionamento dovr entrare in vigore nel
2008, con unaltra legislatura e magari con unaltra maggioranza.
Nonostante ci, il governo intende
port are qu esto argomen to alla
Commissione europea e chiedere
in cambio un allentament o del
patto di stabilit. Anche in questo
caso, si tratta di fare cassa per cercare oggi la possibilit di poter
spendere di pi o di poter ridurre
le entrate fiscali. Lorsignori vorrebbero ridurre il bilancio pubblico, in
entrata e in uscita, ma trovandosi in

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

estrema difficolt a realizzare tale


intento, ecco che inventano la finanza creativa, interventi che fanno
subito cassa, come i condoni, ma
che si traducono in un abbassamento delle regole di convivenza civile.
Sempre in relazione alle misure contenute in questa legge, un capitolo particolarmente vessatorio e pesante rappresentato dal taglio agli enti locali:
una misura che sta mettendo in crisi la
maggioranza stessa, con sindaci e presidenti di regione (anche di centrodestra) per nulla entusiasti.
La logica sempre la stessa: quella
di rimandare - al futuro o a qualcun
altro - le decisioni che spetterebbero oggi al governo. E il caso delle
cartolarizzazioni. Si anticipano entrate future o si rimandano costi a
data da destinarsi: questo avviene
con tutte le cartolarizzazioni, con i
condoni (addirittura preventivi in
alcuni casi), con le pensioni (incassare oggi un onere pulito che verr
sostenuto da una futura maggioranza). Si tratta sempre di espedienti per scaricare lonere su altri:
nel caso da te richiamato, sulle amministrazioni territoriali, le quali
nel tempo dovranno sopperire o
con minori spese o con maggiori
entrate locali. Tutto ci graver sui
bilanci delle regioni, mentre a livello centrale potr essere manifestata una riduzione delle entrate
(pi che compensata per da quello
che avviene a livello locale). E il solito stile di comportamento di non
far apparire ci che c.

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Economia

La finanza internazionale
diventata cos grande,
da non rispettare alcun
codice di comportamento

Scandalo Parmalat

di Ner io Nesi
Vi ce Pr esi dente Commissi one A mbiente e Ter r itor io

La finanziarizzazione internazionale del capitale

ottanta per cento dei dieci miliardi


di dollari di bond della Parmalat,
con certificazione e rating internazionali, sono stati venduti a istituzioni straniere. Le certificazioni dei
bilanci sono state effettuate da societ anglosassoni. I rating sono
stati emessi da societ anglosassoni.
Le consulenze finanziarie e societarie sono state fornite da istituzioni
finanziarie internazionali. Le centinaia di conti correnti (alcuni finti
ma altri veri) sono stati intrattenuti
con grandi banche americane e tedesche. I prestiti back to back
sono stati organizzati tramite banche internazionali.
Ad ulteriore supporto di questa affermazione, mi sembra utile elencare la lista delle banche che hanno
emesso e collocati i bond della Parmalat, con relative percentuali sullemissione t ot ale: J.P. MorganChase 21%. Merrill Lynch 11%,
Morgan Stanley 11%, Ubs 8%,
Paribas 7%, Barclays 5%, Sssb 4%,
Deutsche Bank 4%, Nomura 2%,
Bear Stearms 2%, Csfb 1%. Queste
banche da sole coprono il 76% delle
obbligazioni Parmalat. Il resto formato da consorzi di collocamento
tra banche italiane e straniere.
Oltre ai bond, il sistema bancario internazionale ha concesso prestiti al
gruppo Parmalat nella seguente misura: Bank of America 700 milioni
di euro, Citi Group 500 milioni di

euro: in totale 1.200 milioni di euro,


ai quali bisogna aggiungere i prestiti
di altri istituti stranieri di cui non
nota la dimensione.
La struttura di questi colossi internazionali caratterizzata dalla loro
universalit, nel senso che fanno
di tutto. Sono i pi grandi operatori
di borsa, i pi grandi raccoglitori di
risparmio, i pi grandi mediatori
dei grandi affari, i pi ascoltati analisti sullo stato di salute delle societ.
Il tutto, spesso, allinterno di uno
stesso edificio. Possono, insomma,
rappresentare i signori Parmalat o
Enron (per i quali organizzano imbrogli planetari) e al tempo stesso
le massaie del Wisconsin o i falegnami dellAlaska.
In termini ancora pi semplici: la
grande finanza internazionale diventata cos grande, da non rispettare alcun codice di comportamento.

PA R A DISI FISCA LI

Linsieme delle operazioni finaziarie (veri e propri furti organizzati),


stato effettuato nei soliti paradisi
fiscali: Bahamas, Isole Ve r g i n i ,
Isole Cayman, Isole Cook, Cipro,
Delaware (USA), Gibilterra, Hong
Kong, Isola di Man, Jersey, Liberia,
Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Anndesi, Mauritius, Seychelles,

U r u g u a y. Il prospetto che segue


mette in evidenza come sia facile
creare e gestire qualsiasi tipo di societ in uno qualsiasi di questi paradisi.
Vale la pensa cogliere questa occasione per fare il punto di che cosa
significhi questa attivit.
La mole di denaro che viaggia off
shore impressionante: 1.800 miliardi di dollari, secondo le stime
dellOCSE. Le indagini del governo
nord-americano, in piena guerra finanziaria ai tesori degli Stati canaglia, avevano appurato che il 40%
proviene da traffici illeciti, terrorismo e droga, il 45% ha una motivazione fiscale, il restante 15% bottino di dittatori, soprattutto orientali e africani. Una montagna di
soldi che si disperde in circa 680
mila societ off shore e 1 milione e
200 mila societ fiduciarie.
interessante esaminare la provenienza di questa massa enorme di
denaro: il 24% dallEuropa, il 34%
dal Nord America, il 12% dal Sud
America, il 10% dallAfrica e dal
Medio Oriente.
Ma i dati che ci fornisce lOCSE
sullItalia sono ancora pi impressionanti: il 50% (una su due) delle
societ quotate alla Borsa di Milano
hanno partecipazioni di controllo
nei paradisi fiscali.
Anche le banche e le compagnie di

29

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

Economia

Paese

Bahamas
Isole vergini
Isole Cayman
Isole Cook
Cipro
Delaware (USA)
Gibilterra
Hong Kong
Isola di Man
Jersey
Liberia
Liechtenstein
Lussemburgo
Malta
Antille Olandesi
Mauritius
Seychelles
Uruguay

tempo
di costituzione
minimo

2 giorni
2 giorni
2 giorni
10 giorni
5 giorni
2 giorni
5 giorni
10 giorni
5 giorni
5 giorni
2 giorni
15 giorni
2 giorni
10 giorni
10 giorni
15 giorni
2 giorni
30 giorni

assicurazioni non sfuggono a questa


tentazione: 33 gruppi bancari su 88
hanno partecipazioni di controllo
nei paradisi fiscali. Per la costituzione di banche captive e private
ci sono Cayman, St. Vincent, Grenadines, Anguilla, Antigua, Barbuda,
Isole del Canale, Bermuda, Isole
Vergini.
Le compagnie di assicurazioni captive fungono da assicurazioni per
le multinazionali: le societ del
gruppo pagano i premi alle compagnie captive deducendo i premi
negli Stati ad alta fiscalit: la compagnia captive non tassata nel
paradiso fiscale; la liquidit accumulata con i premi viene impiegata,
oltre che per risarcire i sinistri, anche per operazioni di tesoreria infragruppo.
Il professor Victor Uckmar, uno dei
pi famosi fiscalisti italiani, in una
recente intervista ha invitato i governi europei ad escludere dal mercato tutte quelle societ che hanno
appoggi e propagini in paradisi fiscali. Bisogna colpirle tutte, ha
concluso escludendole dal mercato, Dovrebbe essere impedito, almeno alle societ quotate in borsa,
di operare negli Stati off shore, a

30

capitale
sociale
minimo

$1
$1
$1
$1
$1
$1
$1
HK $ 2
1
2
$1
$3
$2
$ 1,5
$6
$2
$1
$ 2,5

numero
di azionisti
minimo

obbligo
obbligo
presentazione presentazione
conti
dichiarazione
redditi

1
1
1
1
2
1
1
2
1
2
1
1
2
2
1
2
1
2

meno che esse non svolgano in quei


paesi una attivit operativa.
Alla domanda se concepibile un
uso buono delle societ off shore,
egli ha testualmente risposto: Lo
posso escludere. Ben che vada, servono per evadere le tasse. I fini sono
sempre e comunque illeciti. Bisogna st roncare questi comportamenti da banditismo economico.
Non basta fare moral suasion sui governi, bisogna fare loro un vero
ostracismo.

I L PA R A DISO FI SCA LE
NOR D A MER ICA NO E
LO S TA TO DEL DELA WA R E

NO
NO
NO
NO
S
S
NO
S
NO
NO
NO
S
S
S
S
SI
NO
S

rivelazione
beneficiari

NO
NO
NO
NO
S
S
S
S
S
S
NO
NO
S
S
NO
S
NO
NO

NO
NO
NO
NO
S
NO
S
S
S
S
NO
NO
NO
S
NO
S
NO
NO

malat. In pratica, su istruzioni del


quartier generale italiano, la societ
nord-american a stipulava un accordo con unaltra piccola societ
con base nel Delaware. Il contratto
poteva riguardare lo sfruttamento
commerciale di un marchio particolare, oppure una semplice consulenza.
Tutto falso ovviamente. Ma sulla
base di queste carte taroccate milioni e milioni di euro hanno preso
il volo verso le finanziarie off shore
made in Usa.

LE

COM PLICI T INTER NE,


I DIR I GENTI
LE SOMI GLIA NZE

Ma una parte cospicua della organizzazione criminosa dellassociazione a delinquere di Collecchio era
dislocata negli Stati Uniti dAmerica
ed in particolare nello Stato del
Delaware, dove avevano sede alcune
societ finanziarie di comodo, costituite ad hoc per prelevare denaro
dalle casse della casa madre. Come?.
Per esempio, incassando royalties
per contratti di licenza inesistenti. A
pagare erano alcune delle numerose aziende americane della Par-

CON IL CA SO

ENR ON

Si molto discusso in questa occasione se lo scandalo Parmalt possa


essere paragonato al caso Enron,
che viene considerato la pi grande
bancarotta della storia economica
degli Stati Uniti.
Ci sono in effetti dei punti comuni:
u na d isinvolta deregolament azione, che ha liberato gli appetiti
pi voraci; la liberalizzazione totale
nel mondo della finanza, che lha

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

portata a sganciarsi dalleconomia


reale. Ma entrano in questo quadro
anche linvoluzione delle societ di
auditing, la cui etica professionale
stata distratta dai conflitti di interesse; il venir meno di un rigoroso
controllo esterno degli analisti, anchessi distolti dal loro ruolo da interessi divergenti delle investment
bank per le quali lavorano; la leggerezza con la quale il mondo accademico e la stampa anche specializzata hanno seguito vicende che
contenevano se fossero state esaminate con un minimo di attenzione i germi della successiva involuzione.
Anche nel caso Enron si cerc di
fare passare lidea che si trattasse
s oltanto d elle malef atte d i u n
gruppo di truffatori, mentre sia il
caso americano sia il caso italiano
costituiscono la punta di un iceberg, la risultanza di diverse concause, un pezzo di storia contemporanea che illumina un mondo,
quello del business, che negli ultimi
anni stato percorso da cambiamenti profondi.
Per le imprese si sono aperte nuove
sfide: la globalizzazione, i radicali
cambiamenti tecnologici, i mutamenti nei mercati. Anche le filosofie di gestione hanno subito modifiche rilevanti: si pensi alla prassi
delle stock option, manipolabile da
parte di dirigenti spregiudicati, sottratti a qualsiasi controllo.
Nellinsieme questi cambiamenti
hanno posto anche nuovi problemi
sul piano pi strettamente contabile: come registrare nei conti i valori incerti e variabili dei beni immateriali; come tenere conto dei rischi connessi con transazioni nuove
(i derivati, gli swaps, le opzioni);
come cont abilizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo; come
mantenere in modo corretto e trasparente il quadro economico e patrimoniale complessivo, quando le
imprese si frantumano in gruppi
complessi e per di pi si intrecciano
in decine e decine di alleanze.
Ma sono i valori delle persone quelli
che in questi ultimi anni sono cambiati di pi. Lintensificazione della

Economia

concorrenza fra le imprese si traslata in una dura e talvolta spietata


conc orren za fra g li ind iv id u i,
ognuno in competizione con gli altri e tutti protesi a massimizzare il
proprio tornaconto. Nasce da questo clima uno slittamento dei valori,
il sopravvento dellinteresse personale, il cinismo, la perdita di senso
etico e i conseguenti comportamenti spregiudicati e illegali di certi
m a n a g e r, come quelli che hanno
portato Enron e Parmalat al fallimento.

LE

COMPLICIT INTER NE,

IL COLLEGIO SINDA CA LE

Nei due scandali pi clamorosi di


questi tempi, quello della Cirio e
quello della Parmalat, stanno emergendo le responsabilit civili e penali interne ed esterne che hanno
permesso laccadimento di fatti di
straordinaria gravit. Ma si sta verificando, purtroppo, quello che era
difficilmente evitabile: che si cogliesse questa occasione, per un regolamento di conti tra il governo
nella persona di uno dei suoi peggiori rappresentanti e la Banca
dItalia.
Lopinione pubblica quindi portata a trascurare la colpa (e speriamo non il dolo) degli organismi
predisposti al controllo dei fatti societari. Mi riferisco, in particolare,
ai Collegi sindacali, i quali, secondo
la recente riforma del diritto societario, sono tenuti a vigilare sulla legittimit e sulla oculatezza delle
scelte di gestione degli amministratori. I membri dei Collegi sindacali
debbono conseguentemente partecipare alle riunioni dei Consigli di
amministrazione, alle Assemblee,
ed effettuare almeno quattro incontri di verifica ogni anno, a stendere le relazioni ai bilanci.
Si tratta di un lavoro difficile, complesso, ben remunerato, che impone competenze specifiche, e, attualmente, il titolo di Revisore
Ufficiale dei Conti: un titolo che
viene conferito dal Ministero della
Giustizia.

naturale che il proprietario della


azienda cerchi di affidare questi incarichi a persone amiche, nella logica dalla quale nata la struttura
della impresa capitalistica: chi detiene i capitali e il vuole utilizzare
sul piano imprenditoriale, affida ad
un gruppo di persone il compito di
gestire la sua impresa (il Consiglio
di Amministrazione), e ad un altro
gruppo di persone il compito di
controllare come viene effettuata la
gestione (il Collegio sindacale).
Questa impostazione mutata nel
tempo, perch i mezzi che lazienda
gestisce sono solo in piccola parte
di propriet del capitalista: la maggior parte dei medesimi infatti di
provenienza bancaria o dei risparmiatori, che affidano i loro mezzi allimpresa.

Anche nel caso Enron si cerc


di fare passare lidea
che si trattasse soltanto
delle malefatte
di un gruppo di truffatori
Questa nuova concezione, che dovrebbe essere ovvia, non mai entrata compiutamente nella mentalit dellimpren ditore, il qu ale
tende a considerare i mezzi dellazienda come interamente suoi e a
reputare quasi legittimo confondere la sua cassa con quella dellazienda: i casi delle due signore di
Collecchio che, tranquillamente,
quasi alla luce del sole, mentre i loro
mariti sono in prigione, cercano di
portare a casa i soldi della Parmalat,
sarebbe quasi patetico se non si trattasse di un vero e proprio furto.
Di fronte a tutto questo, come si
comportano i membri del Collegio
sindacale?.
Non intendo qui parlare di quelli
che ricoprono quellincarico unicamente in forza dellamicizia con il
proprietario dellazienda (in genere piccola). Mi riferisco invece ai

31

Gennaio - Febbraio 20 0 4

Economia

grandi sindaci, in genere professionisti affermati, spesso docenti


universitari.
Ne ho conosciuti molti nella mia
esperienza, alcuni anche competentissimi, ma quasi tutti convinti di
sedere in quei collegi come un premio dovuto al loro nome o allincarico universitario. prova di questa
tendenza il fatto che una parte no-

A dieci anni dalla crisi


Montedison, unaltra importante
societ di certificazione
viene chiamata in causa:
segno evidente, secondo i magistrati,
che nel caso Parmalat vi la
complicit di tutti i satelliti del
tevole di essi siedono contemporaneamente nei Collegi sindacali di
30-40-50 e in alcuni casi 60 societ.
Escludendo che essi abbiano doti divine, materialmente impossibile
che essi possano svolgere i loro compiti seriamen te: e infatt i molt o
spesso non lo fanno. E i risultati
sono sotto gli occhi di tutti.
In ogni caso, al fine di assicurare la
competenza e la indipendenza dei
membri dei Collegi sindacali necessario introdurre nuovi stretti
controlli di qualit sulla scelta e sulloperato dei membri effettivi e supplenti del Collegio sindacale, ed in
particolare:
a) nelle societ quotate in Borsa e
in quelle che fanno ricorso alla
emission e di t it oli di debito, il
Presidente del Collegio sindacale
deve essere nominato dalla Banca
dItalia, che lo sceglie tra una terna
di professionisti di provata esperien za c he gli vien e p rop o st o
dallOrdine Nazionale dei Dottori
Commercialisti;
b) nelle societ di cui sopra, un sindaco effettivo deve essere indicato
dai rappresentanti degli obbligazionisti, in accordo con i piccoli azionisti;

32

c) in tutte le societ di capitali, i


membri dei Collegi sindacali non
possono effettuare qualsiasi attivit
di consulenza diretta e indiretta a
favore delle societ che controllano;
d) nessuno pu esercitare contemporaneamente le funzioni di membro del Collegio Sindacale in un numero di societ anche dello stesso
gruppo superiore a dieci;
e) obbligatoria la adozione di un
sistema di controllo interno, che si
interfacci con il Collegio sindacale,
per tutte le societ quotate, per le
non quotate ad azionariato diffuso,
per tutte quelle che emettono strumenti finanziari, nonch per le societ che abbiano dimensioni significative in termini di fatturato e di
patrimonio netto e/o rivestono rilevanza sotto il profilo economicosociale.
E quindi il signor Ministro dellEconomia e delle Finanze, invece
di dilettarsi ad addossare al suo nemico giurato, la Banca dItalia, tutte
le responsabilit di quanto accaduto (ma io sono il primo a ritenere
che la Banca dItalia deve modificare e migliorare profondamente i
suoi criteri di vigilan za), predisponga un disegno di legge sui
Collegi sindacali. Far finalmente
qualcosa di utile.

MA NCA TI CONTROLLI

LE

ESTERNI .

SOCIET DI

CER TI FI CA ZIONE, DI R EVI SIONE E DI


R A TING

Linchiesta sul crack Parmalat salita di livello, somigliando sempre di


pi al caso Enron, quando sono cominciate ad entrare nella inchiesta
giudiziaria le grandi societ internazionali di controllo e, in particolare, quando il Procuratore della
Repubblica di Milano ha iscritto sul
registro degli indagati per il reato di
aggiotaggio due revisori della societ Deloitte & Touche.
Si aperto cos un varco enorme
nella voragine del crack: un precedente peraltro non inedito. Il primo

che os denunciare una societ di


certificazione, la Price Waterhouse,
fu Guido Rossi, quando, nel 1993
era Presidente della Montedison.
Rossi accus la societ di certificazione di non aver denunciato le operazioni spericolate di back to back
messe a segno da Raul Gardini, e da
allora mise in riga le societ di certificazione. Ma probabilmente la lezione non bastata. A dieci anni
dalla crisi Montedison, unaltra importante societ di certificazione
viene chiamata in causa: segno evidente, secondo i magistrati, che nel
caso Parmalat vi la complicit di
tutti i satelliti del sistema.
Pochi giorni dopo la incriminazione della Deloitte & Touche, avvenuto un altro fatto ancora pi significativo: la Guardia di Finanza ha
perquisito i locali della agenzia di
valutazione Standard & Poors, lunica che aveva assegnato un rating
ufficiale a Parmalat e non attribuiva
rischi particolari ai bond del gruppo
di Collecchio sino al 9 dicembre.
Nove ore di perquisizione per un
duplice scopo. Da un lato si verificato la possibile falsit delle dichiarazioni rese da Parmalat alla societ di rating, e capire che cosa sia
avvenuto in coincidenza di due dei
declassamenti del rating. Nei dieci
giorni successivi al 9 dicembre, infatti, le obbligazioni Parmalat sono
stat e d eclassate da Stand ard &
Poors di tredici livelli (da BBB a
D), sino al voto assegnato alle societ insolventi, (il default), deciso
proprio il 19 dicembre, quando
Bank of America annunci linesistenza del conto Bonlat.
Non inopportuno ricordare ai lettori che cosa si intende per societ
di certificazione e di revisione e
agenzia di rating.
Le societ di revisione devono controllare il rispetto delle norme e la
corrispondenza effettiva tra i bilanci
presentati dalla societ e le scritture
contabili. Hanno il potere di visionare tutti i documenti dellazienda
e di chiedere informazioni agli amministratori. Di fare ispezioni e accertamenti. Alla fine dei controlli

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

certificano la correttezza della fotografia fatta con il bilancio aziendale.


Il passaggio non formale, in
quanto i revisori, che devono apporre la propria firma sotto il documento, esprimono un giudizio
sul bilancio e sulle relazioni semestrali. La certificazione pu avvenire
senza rilievi, o con rilievi se il grado
di adeguatezza delle informazioni
non completo. Se hanno gravi
dubbi, i certificatori non debbono
certificare.
Le societ di rating danno un giudizio sulla solvibilit finanziaria
delle aziende, cio sulla probabilit
che possano non riuscire a pagare i
propri debiti alla scadenza. Le societ che operano sui mercati mond iali sono sost anzialmen te tre:
Standard & Poors, Moodys e Fitch.
la stessa azienda che vuole accedere al mercato dei capitali internazionali che chiede e riceve, dietro
pagamento, il rating. Per dare il proprio voto, lagenzia deve cos accedere a informazioni e documenti
che talvolta non sono disponibili
nemmeno alle autorit nazionali.

Economia

Chiunque abbia un po di esperienza in questa complessa materia


sa che i rapporti tra imprenditori e
societ esterne, che hanno il compito di garantire la trasparenza dei
dati contabili dei bilanci di esercizio, debbono essere basati su regole
rigorosissime, anche per evitare
lintreccio perverso che nasce quando la medesima agenzia svolge per
la medesima azienda attivit di controllo e attivit di consulenza.
Occorre quindi indicare quali servizi di consulenza, in aggiunta a
quelli di controllo, le societ di revisione (e la rete delle societ ad
esse collegate) possono svolgere, e
quelli che invece vanno banditi perch possono pregiudicare lindipendenza del revisore.
Deve essere data piena trasparenza
ai compensi percepiti, che comunque dovranno seguire i criteri generali che sarann o fissati dalla
nuova autorit. Gli incarichi alle societ di revisione debbono essere
decisi dalla assemblea dei soci su
una terna proposta dal Consiglio di
amministrazione con il parere mo-

tivato del Collegio sindacale. Deve


inoltre essere fissato un limite di durata (massimo cinque anni) per gli
incarichi, che non potranno essere
rinnovati.
Tutto questo non stato mai fatto
n in Italia, n negli altri Paesi industriali. necessario cogliere questa drammatica occasione per farlo.

CONCLUSIONI ( PR OVVISOR I E)

Ventidue anni fa, allinizio del 1982,


Guido Rossi che in quel momento
era Presidente della Commissione
nazionale per la societ e la Borsa
pubblic un libro con un titolo provocatorio: Trasparenze e vergogna.
Rileggendo quelle pagine, dopo
tanto tempo, si ritrovano concetti
ma anche preoccupazioni che gli
anni non hanno dissolto. Sar possibile che dopo fatti cos drammatici come quelli di questi mesi si abbia il coraggio e la forza di affrontare una regolamentazione dellattivit imprenditoriale che impedisca le vergogne attuali?

33

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Lavoro

Mirafiori il paradigma
della crisi della Fiat
e dellintero sistema
industriale italiano

Erano in 30 mila:
sono rimasti
in 14.850
a Mirafiori...

di Claudio Stacchini
FIOM- CGIL Tor i no

LA

ono rimasti in 14.850 a Mirafiori.


Solo tre anni fa erano quasi 30.000
i lavoratori, divisi in due siti (cera
ancora Rivalta) e in 17 societ diverse ma tutte oggettivamente dipendenti da FIAT Auto, e tutti, fianco a fianco, a realizzare lo stesso prodotto. Oggi, dopo le cure dei Quattro Piani industriali succedutisi in
questi due anni e cambiati allo stesso ritmo degli Amministratori Delegati, sono meno della met.
Mirafiori il paradigma della crisi
della Fiat e dellintero sistema industriale italiano. Oggi il caso Parmalat viene presentato come una
degenerazione delinquenziale con
lindustria, con la finanza e la politica italiana che, per assolversi, lo trattano come una eccezione. In realt
il collasso della Parmalat non costituisce un caso eccezionale, ma solo
la forma estrema di un vasto declino
del sistema produttivo del nostro
paese.
Parmalat e prima Cirio sono lapprodo disastroso di una economia
che finanziarizzandosi ha distrutto
i prodotti e ha marginalizzato lattivit industriale; una malattia che
dallinizio degli anni 80 ha contaminato tutta leconomia italiana.
Anche la FIAT non pu considerarsi
immune. Se per lazienda di Parma
il buco emerso con il mancato rimborso dei bond di oltre 7 miliardi
di Euro, non bisogna dimenticare
che nel corso del 2004 scadranno 12

34

CRISI DELLA FIAT E IL PROCESSO


DI DEINDUSTRIALIZZAZIONE IN ITALIA

miliardi e 600 milioni di bond Fiat,


una cifra smisurata, per far fronte
alla quale non sar semplice per il
Gruppo torinese.
Dopo anni di acquisizioni e diversificazioni industriali che hanno portato la FIAT a dirottare ingenti risorse economiche verso operazioni finanziarie e speculative improvvide,
come lavventura nelle Telecomunicazioni o la recente scalata alla
Montedison, una strategia che ha
impoverito e marginalizzato lattivit industriale di Fiat Auto, oggi il
gruppo fa i conti con i suoi errori ed
stato costretto a liquidare moltissime di queste attivit, compresi settori industriali decisivi: la To r o ,
lAvio, la Fidis, Teksid e molti dei
pezzi pregiati della Marelli, incassando oltre 7 miliardi di Euro nel
solo 2003 per far fronte ai debiti.
Lo shopping internazionale sfrenato, dove Fresco ha fatto valere le
sue relazioni privilegiate con gli
Stati Uniti, simboleggiato dallacquisto dellamericana Case, oggi associata a New Holland nella societ
del gruppo Fiat CNH per la produzione di trattori e macchine movimento terra, avvenuta a costi visibilmente insopportabili, oltre 9.000
miliardi delle vecchie lire (ogni
azione di Case stata acquistata a 4
volte il loro valore di mercato e a oltre il 20% in pi del prezzo fissato
dallAdvisor nominato dal Gruppo americano per indicare il valore

reale dellazienda). Si tratta di una


operazione che ha avuto una responsabilit straordinaria nel far
esplodere la crisi finanziaria della
Fiat, e che per le su dinamiche perlomeno dubbie ha in dotto la
FIOM, insieme al suo comitato di
consulenti finanziari guidato dalla
Banca della Solidariet di Sergio
Cusani, a presentare un esposto alla
Consob.
Oggi molti commentatori parlano
di questi avvenimenti come di una
salutare correzion e di rot ta del
Gruppo Torinese che, dicono, a differenza della Parmalat ha saputo
sterzare in tempo per concentrarsi
sul suo vero core business, la produzione di Autoveicoli. Nei migliori
tra i commentatori, c sicuramente
un augurio fatto ad una azienda decisiva per lintero Paese, ma negli altri c la stessa disinvoltura dei commenti sulla Parmalat. Perch non
vedere che la cessione di tante attivit industriali e finanziarie e quindi
il rimanere concentrati sulla specifica produzione di auto rappresenta per Fiat il risultato delle cosiddette leggi di mercato? Si pu
vendere ci che il mercato compra
e non certo ci che non rende ed
anzi fa debiti; basti pensare che
lauto, nonostante la cura da cavallo di questi ultimi 2 anni, continua a bruciare 150 milioni di Euro
di cassa ogni mese.

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Nessuno di n oi pu ragionevolmente auspicare che i bond trascinino la Fiat in disastri analoghi agli
ultimi avvenuti, per il bene dei lavoratori e del Paese innanzitutto;
considerando tra laltro che un simile disastro trascinerebbe con s
lintero sistema finanziario per la dimensione del debito e per il fatto
che le banche coinvolte sono le
stesse dei casi precedenti. Ma sentirsi al riparo da questo rischio
francamente irresponsabile.
Non c dubbio che la situazione finanziaria non permette allazienda
di destinare al rilancio e ad una strategia di sviluppo le risorse necessarie a garantire la ripresa. La Fiat, oggi stretta tra il profondo gap tecnologico sullinnovazione di prodotto
che la separa dalle altre grandi case
automobilistiche e il debito smisurato cumulato in questi anni di operazioni finanziare disinvolte, rischia
di non farcela a sopravvivere e la
nuova propriet, dopo la morte
dellAvvocato, ha gi ripetutamente
chiarito che non intende investire
altre risorse oltre a quelle gi destinate.
Anche lalleanza con General Motors, che ha cominciato a produrre
risparmi di scala sullacquisto dei
componenti con la joint venture realizzata tra le due societ, approdata ad un passaggio decisivo con
gli americani che hanno deciso,di
non partecipare alla ricapitalizzazione della Fiat, scendendo dal 20
al 10% delle quote possedute di Fiat
Auto, comunicando alla S.E.C.
lorgano di controllo americano
sulla Borsa che il put (lobbligo
allacquisto di Fiat da parte di GM)
non pi legalmente esigibile, manifestano la volont di sottrarsi allaccordo con Fiat o comunque di
aprire un duro contenzioso sul prezzo per scegliere semmai cosa prendere (magari lAlfa e la Ferrari) e
cosa scartare, come hanno gi fatto
dopo il fallimento della coreana
DAEWOO.
La crisi finanziaria non quindi risolta e le risorse destinate al rilan-

Lavoro

cio sono insufficienti, ma il nodo


p rincip al e contin u a ad es sere
quello industriale.
La radice strutturale di questa crisi
risiede nella scelta, compiuta dallazienda gi nell80, di caratterizzare la sua presenza sui mercati con
vetture di segmento basso e a basso
prezzo, e con una strategia tutta rivolta al contenimento dei costi. Una
politica che a 20 anni di distanza ha
confinato la FIAT nella produzione
di utilitarie, tradizionalmente a
bassa redditivit. Questa scelta, accompagnata anche da ingenti investimenti sul processo produttivo (si
pensi al mito della fabbrica senza
gli operai sperimentato e poi abortito a Cassino) ha ritenuto secondari gli investimenti sul prodotto,
sulla sua innovazione e sullallargamento dellofferta di prodotti a tutti
gli altri segmenti.
Man mano che cresciuta la competizione sulle utilitarie e sulle city
car, con una violentissima guerra sui
prezzi, la FIAT, incapace di competere sullintera gamma dei prodotti
automobilistici, ha visto erodere
sempre di pi i propri margini, fino
al paradosso di vendere oltre il 30%
delle sue vetture (le cosiddette Km
0, come le flotte e i noleggi) a prezzi
in perdita.
I Quattro Piani succedutisi in questi due anni ripropongono le stesse
strat egie del passato, aggravate
dalla scarsa disponibilit finanziaria: licenziamenti, riduzione della
capacit produttiva installat a (a
Torino sono gi state cancellate 3 linee di montaggio su 7 e unaltra
verr chiusa entro il 2006) e una
forte riduzione dei costi. Un piano
velleitario, con una radicale ristrutturazione del comparto commerciale e delle vendite ma privo di qualunque intervento sul prodotto e
sullinnovazione. Lamministratore
delegato Morchio ha definitivamente affossato lobiettivo del decennio precedente, che fissava in almeno 3.000.000 di vetture vendute
la soglia minima da raggiungere per
competere sul mercato mondiale.
Quella cifra non mai stata rag-

giunta, perch dai 2,3-2,4 milioni di


vetture del 1990 si e scesi nel 2003
a circa 1,9 milioni di auto Fiat vendute, e la cartuccia della Wordcar
gi stata consumata, la Palio che
sui mercati emergenti doveva raggiungere il milione di pezzi non ha
mai su perato le 500.000 u n it.
Prima Boschetti ed oggi Morchio
hanno chiarito che lobiettivo non
pi aumentare la redditivit aumentando le vendite, ma che al contrario conta solo il profitto realizzato sul singolo prodotto. I primi risultati non sono incoraggianti, perch lobiettivo fissato dallamministratore delegato di difendere il
30,2% delle quote di mercato Fiat
in Italia non stato raggiunto, e la
Fiat si fermata a meno del 28% con
una riduzione del 9% ed in Europa
scesa attorno al 3,6%, perdendo
oltre il 13% delle proprie vendite.
Il punto di debolezza pi acuto, ma
perfettamente coerente con questa
impostazione, quello degli investimenti, che sono del tutto insufficienti: 2,6 miliardi di Euro allanno,
contro i 3,6 di PSA, i 2 moliardidi di
Euro della Renault solo sul modello
della Megane o i 4,5 miliardidi di
dollari spesi da GM sullult imo
nuovo modello venduto negli USA.
Non c un piano che acceleri il
turn-over dei modelli FIAT oggi presenti sul mercato, n previsto un
serio piano per colmare il gap tecnologico che sui prodotti a basso impatto ambientale (metano, idrogeno, full-cell) separa la FIAT dai
pi grandi produttori automobilistici (si pensi che la Fiat a tuttoggi
ha solo un modello a listino che usa
il metano, la Multipla, mentre i concorrent i , c ome a d e se mp io la
Toyota, sono gi alla seconda generazione di vetture ibride).
Quella che sempre pi nitidamente
appare a tutti noi come a molti analisti una strategia dellabbandono delle attivit industriali. Perch a differenza della crisi dell80
oppure del 93, la FIAT non ha oggi
una strategia di rilancio industriale
n i prodotti per sostenerla. Nell80
voleva ridurre i costi, e per farlo do-

35

Lavoro

veva piegare il sindacato, ma aveva


una strategia (quella della fabbrica
automatica) e soprattutto aveva un
prodotto la Uno, nel 93 puntava su
un nuovo modello organizzativo,
sulle terziarizzazioni e la riduzione
del capitale fisso investito e aveva un
prodotto eccellente la Punto. Oggi
non ha nulla n una strategia n un
prodotto, perch la Stilo viaggia su
vendite inferiori alle previsioni del
30/40% e la nuova Punto attesa nel
2006 troppo lontana.
Le dismissioni, come lobiettivo di
abbassare il punto di pareggio della
produzione FIAT, non rispondono
ad una logica di risanamento e rilancio dellattivit industriale ma,
purtroppo, solo alla necessit di
tamponare la situazione per valorizzare le azioni della propriet,
per poi vendere tutto al prezzo migliore.
Gli effetti sociali di queste strategie
hanno portato alla cancellazione in
2 anni di oltre 12.500 posti di lavoro
nel gruppo Fiat in Italia e di altri
15.500 allestero (a cui vanno aggiunti migliaia di licenziamenti nellindotto). Un vero e proprio disastro, concentrato tra laltro nellarea di Torino, dove risiede la parte
pi consistente della componentistica italiana e dove solo FIAT ha licenziato con gli accordi separati
sulla mobilit pi di 8.800 lavoratori. Mirafiori, dopo Rivalt a ed
Arese la candidata principale alla
prossima dismissione. Nel 1997 si
producevano a Torino quasi 600.000
vetture allanno, nel 2003 si scesi
sotto le 250.000 vetture prodotte, e
il Piano Morchio che ha destinato
Mirafiori alla produzione dei monovolumi promette 1.000 vetture
al giorno per i prossimi mesi. Una
promessa aleatoria, che presuppone una performance per FIAT
incredibile, passando dai 30.000
monovolumi (Multipla e Ulisse)
venduti nel mondo nel 2003 (meno
d e l 3 % su l segm ent o) a olt re
250.000 nel 2006 (oltre il 16% di
quote in Europa) e che alla prima
prova dei fatti gi stata vanificata
dalla CIG, che a gennaio ha chiuso

36

per una intera settimana 3 delle 4 linee di Mirafiori, rendendo evidente


a tutti che per quanto velleitarie le
1.000 vetture al giorno non bastano
a difendere i 15.000 posti di lavoro
rimasti.
Ma i guasti maggiori di questa strategia sono quelli di medio e lungo
periodo, perch senza un piano industriale di rilancio dellintero settore autoveicolistico in Italia, le politiche della FIAT porteranno ad altri smagrimenti occupazionali e
produttivi, fino alla totale perdita
del controllo sul prodotto e alla trasformazione dellindustria dellauto italiana in una industria povera e di puro assemblaggio, che
marginalizzerebbe lItalia ad un
ruolo di sub-fornitore in concorrenza non con le aree forti del mondo, ma con lest europeo ed i paesi
a nuovo sviluppo, e questo avverrebbe alle soglie di una vera e propria nuova rivoluzione tecnologica
che modificher la mobilit e la vita
collettiva con lintroduzione dellidrogeno ed il declino dei motori a
scoppio.
Il paese rischia di perdere lultimo
grande sistema industriale che fa da
volano per linnovazione tecnologica di tutta la piccola e media industria italiana. Servono politiche
industriali pubbliche che concentrino risorse sullo sviluppo e sulla ricerca, servono politiche del credito
che agevolino la piccola e media impresa, servono politiche che indirizzino produzione e consumi verso
i veicoli a basso impatto ambientale
e che ridisegnino i piani di mobilit
trasformando il pubblico in un volano dellinnovazione di prodotto.
S e rvono politiche attive per il lavoro, che riqualifichino la forza lavoro e che difendano il lavoro e
scelgano di finanziare loccupazione prima della disoccupazione.
Ma non c dubbio che prima di
tutto c una scelta tutta politica da
fare, quella di aprire un negoziato
vero tra lazienda ed il sindacato,
che fino ad oggi non c mai stato,
per individuare un vero piano in-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

dustriale e le misure necessarie per


la tutela delloccupazione.
Il negoziato deve consentire anche
alla politica ed alle istituzioni democratiche lapertura di un confronto con tutti coloro (lo Stato,
come i privati) che possono concorrere a raccogliere le risorse necessarie a realizzare un rapido cambio dei prodotti di Fiat Auto e gli investimenti necessari sulle nuove tecnologie a basso impatto ambientale,
chiedendo alla propriet FIAT di
fare la sua parte e chiamando in
causa i nuovi o potenziali acquirenti
(GM innanzitutto, ma non solo) per
concordare scelte che rilancino e difendano lindustria dellauto in
Italia.
Mirafiori con i suoi lavoratori un
paradigma anche politico-sociale
della storia attuale del Paese, dove
chi lavora cancellato nella sua
identit sociale e collettiva. In una
parola non esiste per i media come per la politica e le istituzioni. Il
Lavoro non c, come non c nella Legge 30 che liberalizza la precariet ed individualizza i rapporti di
lavoro; non c per la politica e le
istituzioni torinesi, ubriacati dalle
Olimpiadi e allettati dagli affari resi
possibili dalla dismissione dei 3 milioni di mq. dellarea di Mirafiori,
che si ostinano a non vedere il dramma sociale e collettivo che riguarda
quella comunit di 15.000 persone
e che coinvolger gli altri 75.000 che
fuori da Mirafiori lavorano per lo
stesso prodotto.
Il Lavoro non c per chi governa il
Paese, che rinuncia a qualunque
ruolo a difesa degli interessi nazionali e che ha scelto il mercato e gli
interessi forti inseguendo lidea di
una nuova costituzione materiale
del Paese fatta di furbi e di consumatori. Ma in queste settimane a
Mirafiori sono ripresi gli scioperi
contro il peggioramento delle condizioni di lavoro provocato, con
lintroduzione di una nuova metrica, il TMC2, dal taglio del 20% dei
t empi di lavoro e dallaumento
dello sfruttamento. Che i lavoratori
siano rimasti i soli a voler difendere
gli interessi del Paese?

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

Lavoro

Nel mondo ogni anno


270 milioni di lavoratori
sono vittime di incidenti
sul lavoro e 160 milioni
contraggono malattie
professionali

Il lavoro
nellera liberista:
un tributo
di sangue

di Gugli elmo Simoneschi


Av v ocato del Lav or o - Consulente Giur idico FIOM
Nazionale

MORTI

l tributo di sangue come era chiamato un tempo dai difensori del popolo il balzello pagato in nome
della crescita e dello sviluppo
come potremmo chiamarlo noi ,
secondo lultimo rapporto della Organizzazione Internazionale del lavoro, questo: nel mondo ogni anno 270 milioni di lavoratori sono vittime di incidenti sul lavoro e 160 milioni contraggono malattie professionali. Lo studio rivela che i lavoratori morti nellesercizio del proprio mestiere superano i due milioni ogni anno, dunque ogni giorno
il lavoro uccide a livello planetario
5.000 persone: cifre, segnala il rapporto, inferiori alla realt. Secondo
lultimo annuario Inail, contenente
i dati 2002, nellindustria e servizi
gli infortuni sul lavoro sono stati
circa 895.000, quelli nellagricoltura circa 73.000, nel complesso
968.000: di questi 1.400, nei tre settori, gli infortuni mortali, in prevalenza di lavoratori di et inferiore ai
39 anni. Le malattie professionali,
denunciate nello stesso periodo e
ne gl i st essi s ett ori, sono st ate
27.266: ma i dati Inail non dicono
delle centinaia di migliaia di lavoratori che arrivano alla fine della
loro vita attiva ormai sfiancati, logori, esausti, non pi in grado di vivere bene la terza et. Le conseguenze dellattivit lavorativa comportano tra i pensionati un.esplo-

E INCIDENTI IN PRODUZIONE, MALATTIE PROFESSIONALI:


SEMPRE PI IL LAVORO (IN QUESTA FASE IN CUI IL CAPITALE LIBERA I SUOI
SPIRITI ANIMALI E TANTA PARTE DELLA SINISTRA VA ABBANDONANDO LA CENTRALIT DEL MOVIMENTO OPERAIO) SEMBRA DI-

sione di malattie: tumori, scompensi cardiovascolari, attacchi cerebrali, artrosi, handicap sensoriali
ecc. Non c che da prenderne atto:
al lavoro strettamente legata una
questione di vita o di morte, totalmente sfuggita di mano al controllo
preventivo delle istituzioni e delle
forze sociali delegate a quel controllo. Se ne possono dare diverse
ragioni, pi o meno plausibili, ma
tra tutte ce n una essenziale: lideologia liberista della insindacabilit dellorganizzazione del lavoro,
immanente agli interventi istituzionali destinati alla prevenzione e non
di meno condivisa dal sindacato,
nella gestione degli spazi acquisiti a
partire dal decreto legislativo 626
del 1996. Da qui anche lalibi imprenditoriale teso a spostare (vigliaccamente) il terreno della responsabilit dellinfortunio dallimpresa al lavoratore, tramite il tentativo di creare la generale convinzione che, di regola, lui la causa
del suo infortunio, la sua disattenzione o la sua impreparazione; e, di
conseguenza, che la sua formazione la soluzione decisiva per risolvere il problema. Pu essere che
anche da questo si tragga un qualche vantaggio per la sicurezza dei lavoratori, in particolare dei pi giovani; ma attenzione, che non sia un
altro espediente per parlar daltro,
per evitare il nodo primario della re-

sponsabilit dellimpresa nella organizzazione di tutti gli aspetti, di


tutte le modalit delle attivit lavorative. Se e quando il sindacato decider che per la sicurezza dei lavoratori non debbono esservi tab, un
primo passaggio ineludibile la verifica delle ragioni delle inerzie o
inadeguatezze istituzionali (legislative ed applicative: ASL, Magistratura, ecc. ) probabilmente dovute assai pi a deficienze organizzative
che a carenza di mezzi e persone: ricordando che, per non restare alle
buoni intenzioni, occorre attrezzarsi e creare rapporti di collaborazione con professionalit dotate di
competenze specifiche. E poi, sopratutto, il momento di mettere
davvero la prevenzione tra gli obiettivi primari di lotta, ripensando, per
cambiarle, le politiche sinora seguite. Si rileggano gli accordi sulla
prevenzione firmati con le associazioni imprenditoriali, si ripensi ai risultati che da quegli accordi si attendevano, si verifichi quali di quei
risultati si sono realizzati. Non serve
il mea culpa di nessuno; ora per
che la Cgil, prima ancora delle riunioni nazionali, pi o meno autocelebrative, dei propri RLS, dica ai
lavoratori perch, nonostante gli
RLS e le loro funzioni, la quantit e
la gravit degli infortuni sul lavoro,
negli ultimi cinque anni, anno per
anno, rimasta invariata (nel me-

37

Lavoro

dio periodo 1998-2002 si sono verificati 4.911.878 infortuni sul lavoro,


secondo un indice pressoch costante di circa 1.000 infortuni ad
anno ). molto probabile che, con
labituale onest, si debba ammettere che quella strategia partecipativa, sinora seguita come criterio

guida, non va, che va cambiata, va


sostituita con una strategia di lotta
che direttamente coinvolga i lavoratori, nella legittima pretesa di lavorare in sicurezza: anzitutto a partire dal proprio luogo di lavoro e
dalle concrete modalit organizzative e produttive che costituiscano

Gennaio - Febbraio 2 0 04

un pericolo immediato o futuro per


la vita dei lavoratori. Insomma,
grandi vertenze aziendali sulla sicurezza, facendo della democrazia e
del conflitto la via maestra.
Questa la partecipazione che dar
risultati sicuri, non quella dei datori
di lavoro.

PREMIO DOLORES ABBIATI


1. La Fondazione Luigi Micheletti bandisce la prima edizione del Premio Dolores Abbiati (1927-2001), alla cui memoria
il premio dedicato.
2. Il Premio Dolores Abbiati riservato a ricerche storiche sul tema Le donne nella storia italiana del Novecento. In
specifico le ricerche dovranno concernere uno dei seguenti argomenti:
a) storie di donne nellantifascismo, nella Resistenza, nella seconda guerra mondiale;
b) le donne nella grande emigrazione da Sud a Nord, nel lavoro di fabbrica, nelle lotte sindacali degli anni Sessanta e Settanta;
c) il femminismo e il pensiero femminile di fronte ai nuovi e vecchi lavori nellet della globalizzazione.
3. Si concorre al premio Dolores Abbiati inviando un testo inedito di ampiezza non inferiore a 25 e non superiore a 50
cartelle da 2.000 battute ciascuna.
4. Si chiede allautore di indicare nome e cognome, indirizzo, numero di telefono, e-mail e data di nascita, e di apporre
la seguente dicitura firmata: Autorizzo luso dei mei dati personali ai sensi della L. 675/96.
5. Occorre inviare due copie cartacee del testo in plico raccomandato, ed una digitale per e-mail o su dischetto alla segreteria del Premio Dolores Abbiati (c/o Fondazione Luigi Micheletti, via Cairoli 9, 25122 Brescia e-mail: micheletti@fondazionemicheletti.it).
6. Il testo deve essere spedito entro e non oltre il 1 maggio 2004 (far fede la data del timbro postale). I lavori inviati
non verranno restituiti.
7. La giuria composta da: Giovanni Berlinguer, Anna Bravo, Paolo Corsini, Delfina Lusiardi, Maria Grazia Meriggi, Pier
Paolo Poggio (segretario), Gianfranco Porta, Carla Ravaioli, Rossana Rossanda, designer, con insindacabile giudizio, lopera vincitrice, alla quale sar attribuito un premio di euro 2.000.
8. Lesito del concorso sar reso noto entro il mese di giugno 2004, mediante un comunicato stampa.
9. La Fondazione Luigi Micheletti, su parere della Giuria del Premio, si riserva di pubblicare in parte o integralmente
lopera premiata nella rivista Studi bresciani. Quaderni della Fondazione Luigi Micheletti.
10. La partecipazione al premio comporta laccettazione e losservanza di tutte le norme del presente regolamento. Il
premio si finanzia attraverso la sottoscrizione di singoli, di enti o associazioni.

Per ulteriori informazioni si pu telefonare alla segreteria del premio 030/48578; 338/5898620
fax 030/45203 e-mail: micheletti@fondazionemicheletti.it.
(Brescia, novembre 2003)

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Lavoro

Il 27 novembre 2000 le aziende


del Trasporto Pubblico Locale
hanno ottenuto da FILT, FIT,
UILT, FAIA CISAL e UGL
la sottoscrizione del peggior
contratto dagli anni 50 ad oggi
per gli autoferrotranvieri

Autoferrotranvieri:
non solo
per il salario

di Gi ampietr o A ntoni ni
Coor dinator e Nazi onal e CUB/ RdB Tr aspor ti

UNA

l 27 novembre 2000 le aziende del


Trasporto Pubblico Locale hanno
ottenuto da FILT, FIT, UILT, FAIA
CISAL e UGL la sottoscrizione del
peggior contratto dagli anni 50 ad
oggi per gli au toferrotran vieri.
Infatti stato un contratto dove le
aziende hanno ottenuto labbattimento pressoch totale delle tutele
dei lavoratori, lintroduzione delle
mas sime fl es sibi lit e con omiche/normative rendendo il lavoro
sempre pi precario; hanno introdotto flessibilit sia normative (plurimansioni, pluriabilitazioni, aumento dellorario di lavoro, riduzione dei diritti acquisiti) che economiche (doppio regime salariale,
precarizzazione della quasi totalit
degli istituti economici aziendali,
aumenti retributivi legati alla maggior prestazione lavorativa), la massima discrezionalit nelle progressioni di carriera.
Le aziende, non soddisfatte di quanto ottenuto, dalla scadenza del rinnovo del secondo biennio economico di tale contratto (1.1.2002),
hanno continuato a sostenere che
non cerano e non ci sono soldi per
il second o bienn io economico
2002/2003, e hanno usato i malcontento dei lavoratori per fare pressione nei confronti delle Regioni,
Province, Comuni, dello Stato per
ottenere 528 milioni di euro, una cifra molto superiore a quella occor-

GRANDE LOTTA CHE RIPONE AL CENTRO I DIRITTI DI TUTTI


I LAVORATORI: SALARIO S, MA ANCHE DIGNIT E DIRITTI

rente a chiudere la partita contrattuale, evidentemente per scopi ben


diversi dalla semplice stipula del
contratto degli autoferrotranvieri.
Alla fine, il 20 dicembre 2003 giorno in cui stato sottoscritto laccordo che ha fatto esplodere la protesta degli autoferrotranvieri, le
aziende erano arrivate a richiedere
628 milioni di euro.
Un inciso non secondario. Vari soggetti hanno contribuito alla firma
del CCNL sottoscritto il 27 novembre 2000. Oltre alle aziende e alle
OO.SS. hanno partecipato alla sua
firma il Governo (allora di centro sinistra), le Regioni, lUPI (province), lANCI (comuni), impegnandosi per reperire le risorse per il
TPL.
stato firmato un CCNL e gli allegati sapendo che non cera la copertura economica per il secondo biennio e per le risorse necessarie al trasporto pubblico locale. Lallegato
sottoscritto dal Governo, dalle Regioni e Autonomie Locali li impegnava, entro il giugno 2001 e con il
riferimento al II biennio economico del CCNL autoferrotranvieri
2002/2003, ad affrontare congiuntamente i problemi derivanti dalle
dinamiche contrattuali oltre il 2001
per individuare soluzioni strutturali
relative allequilibrio finanziario
delle imprese e alle implicazioni fiscali, allaumento dellefficienza, al

rapporto con lutenza, nel quadro


di una complessiva armonizzazione
delle politiche di mobilit.
Ora questo impegno stato clamorosamente disatteso da parte del governo, delle regioni e delle Autonomie Locali a partire dal 2001 anche
per una loro particolare valutazione
sulla capacit economica della popolazione. A loro avviso la grande
maggioranza della popolazione era
ed in grado di fare a meno di servizi o beni a prezzo sociale (una volta si diceva a prezzo politico). Pu e
deve pagarseli a prezzi di mercato o
tendenzialmente tali.
Una valutazione grossolanamente
sopra, stimata sulla ricchezza dei
cittadini e quindi anche degli autoferrotranvieri, che nei fatti esprime
qualcosa di molto preciso: una operazione di dimagrimento del reddito delle famiglie, con il trasferimento delle loro risorse al complesso sistema delle imprese e/o ai
nuovi assetti politici. Tale trasferimento contestuale allo svuotamento delle strutture sociali.
A questa situazione dinadempienza contrattuale i sindacati Confederali, e a ruota Faisa Cisal e lUGL,
non hanno saputo dare una risposta adeguata e puntuale. Per oltre
due anni hanno balbettato, hanno
inviato letterine alle controparti,
rammentando di aver fatto la loro
parte nello smantellamento delle

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Gennaio - Febbraio 2 0 04

Lavoro

certezze contrattuali degli autoferrotranvieri, chieden do a mo di


preghiera che anche gli altri soggetti facessero la loro parte.
In questa situazione si arriva alla
giornata del 1 dicembre 2003, giornata che nasce da un atto di concertazione, anche sullo sciopero, tra
associazioni datoriali e organizzazioni sindacali.
Infatti sembra che siano state le associazioni datoriali, nel corso degli
incontri di fine novembre, a suggerire alle organizzazioni sindacali di
alzare il tiro delle lotte per costringere il Governo ad aprire i cordoni
della borsa. Infatti, dal Presidente
dellASSTRA ai vari Presidenti dazienda dei trasporti, in occasione
delliniziativa di lotta del 1 dicembre a Milano e la successiva giornata
di lotta del 15 dicembre arrivano dichiarazioni di solidariet ai lavoratori del tipo: i lavoratori hanno ragione, le loro rivendicazioni sono legittime.
Quest a af fermazione trova conferma dal fatto che riporto di seguito. Il 2 dicembre sul Corriere della
Sera, il giorno dopo della clamorosa
protesta degli autoferrotranvieri
d e l l ATM di Milano, a pagina 23
compare un a inserzione a pagamento dellASSTRA unitamente
allUPI e allANCI, dove viene pubblicamente richiesto che il Governo
modifichi la Finanziaria introducendo un aumento dellaccisa sulla
benzina di 3 centesimi al litro.
qu a n to me no sing olare che il
giorno dopo della protesta degli autoferrotranvieri di Milano compaia
questa inserzione congiunta di soggetti che sino al giorno prima, sempre dalle pagine dei giornali. si davano addosso.
Ora questi apprendisti stregoni, sia
gli imprenditori che quei rappresentan ti sin d acali (CISL?) che
hanno acceso la miccia della protesta, hanno perso il controllo della situazione. La loro sottovalutazione
di ieri, oggi la loro ossessione.
Sono convinti che nessun autoferrotranviere pu essere cos frustrato
e insoddisfatto da pensare autonomamente di ricorrere alla protesta

40

di massa, e che quello che accaduto solo il frutto avvelenato dellazione selvaggia di sindacatini
minoritari che si agitano per sviare
i buoni autoferrotranvieri e che li
hanno convinti a ribellarsi.
In sostanza si sta cercando di attribuire ai sindacati di base il magico
potere di trasformare persone pacifiche e felici in furiosi selvaggi.
Daltro canto, se si considera giusta
e meritevole la protesta degli autoferrotranvieri si dovrebbe rispondere alla seguente domanda: Perch se si ritiene necessario intervenire, ritenendo legittimo il malessere espresso con le lotte, non lo si
fa accogliendo le proteste dei lavoratori? Questo non solo servirebbe
meglio la causa degli stessi, ma scalzerebbe il sindacalismo di base dal
ruolo che gli si attribuisce e che comunque sta assumendo. Non sarebbe il modo migliore per combattere la demagogia di tale movimento sindacale? Invece si continua a portare avanti la fin troppo
abituale politica della concertazione, a sostenere le nefaste pretese
delle aziende, con gli accordi aziendali che si stanno sottoscrivendo in
queste ore, sottoscrivendoli ancora
una volta senza verificarne la rispondenza alla volont e al grado di
gradimento dei lavoratori diretti interessati.
Perch succede questo? Nonostante i segnali di volont e di disponibilit alla lotta siano da definirsi epocali, perch i sindacati confederali
non li hanno e non li vogliono utilizzare per volare pi alto?
Il perch forse da ricercare proprio nella lotta che gli autoferrotranvieri hanno intrapreso dal 1 dicembre. una lotta che, al di l di
come vada a finire, sta portando al
pettine dei nodi che riguardano
tutto il mondo del lavoro.
Il tentativo di farla apparire, ora,
come corporativa ed ingiustificabile, si sta scontrando con una solidariet che si sta manifestando da
gran parte del mondo di lavoro dipendente, anche se proprio il ceto
sociale che stato pi colpito dai
blocchi del servizio.

QUESTA

LOTT A STA PONENDO TR E

QUESTI ONI ESSENZI A LI


E CHI A R E NELLA LOR O
ENUNCIA ZI ONE:
SA LA R IO, DIR I TTI
E R A PPR ESENTA TIVIT

evidente a tutti la centralit che


sta assumendo il problema dei salari, degli stipendi che non reggono
pi il caro vita. Infatti in queste ultime settimane assistiamo al fiorire
di un dibattito sul salario vedi lultimo numero di Panorama che in copertina titola Odissea nel reddito
fisso: i malpagati, oppure i vari
quotidiani, non ultimo LUnit che
sabato 24 gennaio titola: Con questi salari non ce la facciamo pi.
I salari e gli stipendi dei lavoratori
dipendenti sono ormai al di sotto
delle necessit di una famiglia media. La politica dei redditi, inaugurata nel luglio 93 (politica della concertazione) ha di fatto impoverito
gli stipendi, che inoltre non hanno
pi la tutela dellinflazione che
prima era data almeno in parte dalla
Scala Mobile. I rinnovi contrattuali
sono divenuti atti notarili per giunta
disattesi che, quando va bene, prendono atto dellinflazione programmata dal Governo, sempre pi volutamente distante da quella reale.
Per gli autoferrotranvieri laumento di 81 euro, con un ritardo di
due anni, a fronte dei 106 euro di
in flazione programmata, fann o
comprendere a tutti che non pi
garantito nemmeno il recupero dellinflazione decisa dal Governo.
C poi la questione del diritto di
sciopero. Da anni in vigore una
legge ed in atto una azione continua della Commissione di Garanzia
talmente restrittiva sullesercizio
del diritto di sciopero, che i lavoratori del settore, per essere visibili e
poter incidere con le loro lotte,
hanno alla fine la necessit di violare inevitabilmente, esercitando
direttamente il loro diritto di sciopero.
Cosicch si creato un effetto boomerang: lo sciopero impedito da
mille restrizioni, alla fine esploso
e ha lanciato un segnale forte a tutto

Gennaio - Febbraio 2 00 4

il mondo del lavoro: ribellarsi e possibile e lottare paga.


Ha posto come cen trale la questione di riprendersi in pieno il diritto di sciopero e che di fronte al
malessere dei lavoratori alla fine
non c restrizione e limitazione al
diritto di sciopero che tenga. Inoltre non pu essere che venga sanzionato chi si ribella ad un torto subito e che non si sanzioni chi sistematicamente attui soprusi nei confronti dei lavoratori.
La part ecipazione agli scioperi
spontanei, anche sfidando le precettazioni, la straordinaria partecipazione allo sciopero nazionale del
9 gennaio promosso dal sindacalismo di base, dicono chiaramente
che la credibilit di CGIL, CISL,UIL
tra i lavoratori perlomeno fortemente messa in discussione.
Laccordo da loro sottoscrit to
stato sonorament e bocciato. Di
fronte a questa vera e propria sconfessione per, non si assiste ad una
riapertura del tavolo con chi effettivamente ha dimostrato di rappresentare gli interessi e di dare voce
alla volont dei lavoratori, ma ci si
trova di fronte ad un Governo e a
delle aziende che continuano ad accreditare i confederali come unici
interlocutori, perch non si pu
perdere la faccia, fregandosene dei
lavoratori delle loro lotte e dei cittadini che vengono direttamente
colpiti dalle proteste dei lavoratori

Lavoro

dei trasporti.
Questa situazione paradossale determinata dalla mancanza nel settore privato di una legge che individui, attraverso verifiche certe, chi
rappresenta davvero i lavoratori.
ora di attuare un provvedimento
che dia certezza ai lavoratori sulla
effettiva rappresentativit di chi li
rappresenta nelle trattative e nei
contratti, ed impedire cos che governo e aziende si scelgano loro gli
interlocutori.
Daltro canto i lavoratori, oltre ad
esprimere forme alte di partecipazione alla lotta, devono comprendere che perch le lotte ottengano
risultati significativi e non vengano
annullate da accordi a perdere non
possono continuare a dare la loro
delega a chi non rispetta la loro volont e non verifica il loro mandato.
Infatti CGIL, CISL e UIL si fanno
forti del fatto che assieme rappresentano ancora in termini di iscrizioni oltre il 50% della categoria.
Daltro canto va fatta una riflessione
tra chi di sinistra (Rifondazione o
altro) milita nella CGIL ritenendo
che comunque la gran parte dei lavoratori sono dentro quel sindacato
e che comunque in queste settimane ha lottato assieme alla categoria. Non comprensibile e non
pi giustificabile un atteggiamento
schizofrenico di adesione alla lotta
e agli obiettivi rivendicati dalla categoria degli autoferrotranvieri e

poi non opporsi alle azioni che la


CGIL sta attuando con CISL e UIL
contro la categoria con gli accordi
aziendali, che di fatto stanno introducendo le gabbie salariali.
Per ultimo, comunque vada a finire
questa lotta intrapresa dagli autoferrotranvieri, il segnale forte che
deve essere dato ai lavoratori che
la lotta p aga perch, probabilmente, se non ci fossero state queste lotte anche la pur insufficiente e
negativa conclusione del contratto
del 20 dicembre 2003 ancora non ci
sarebbe, come seppur negativi per
il loro portato politico non ci sarebbero stati gli accordi che si stanno facendo in molte aziende italiane.
Inoltre questa situazione potrebbe
accelerare lapertura della discussione sul nuovo CCNL della categoria, e questa unoccasione importante che gli autoferrotranvieri
devono cogliere per recuperare
quanto non stato erogato a livello
nazionale, per riconfermare la centralit del CCNL e per rilanciare lobiettivo a parit di lavoro, parit di
salario. Infatti il futuro contratto
deve prevedere aumenti salariali
consistenti a partire dai parametri
pi bassi, parametro 140, e soprattutto per far sparire la voce lavoro
precario e salario dingresso nel
CCNL.
Lunica battaglia persa quella non
combattuta.

41

Lavoro

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

Un contratto, per avere legittimit,


deve essere approvato
attraverso l'espressione formale
e diretta della maggioranza
dei lavoratori

La centralit
della democrazia
sindacale

di Di no Gr eco

IL

PROTAGONISMO DEI LAVORATORI COME CONDIZIONE PRIMARIA


PER
UN MOVIMENTO SINDACALE UNITO E DI LOTTA

La Cgil continua a non considerare


come pratica democratica lidea che
siano le organizzazioni a decidere per
conto di tutti, e dunque a sottrarre ai
lavoratori il giudizio su unattivit loro
destinata. La battaglia che vede impegnata la Fiom nella rivendicazione del
diritto dei lavoratori ad esprimersi sugli accordi sottoscritti, valutandone
cos la coerenza rispetto alle piattaforme presentate, e sar battaglia di
tutta la Cgil.
Per la Cgil la validazione certificata
elemento costitutivo dellidentit democratica dellorganizzazione.

1. La presente formulazione, estratta dal documento conclusivo del


XIV Congresso, costituisce il punto
dapprodo teorico pi alto mai raggiunto dalla Cgil sulla questione
della democrazia sindacale. Pi alto
anche dello statuto della confederazione che pure in assenza del
pronunciamento di tutti i lavoratori
indica come vincolante il pronunciamento degli iscritti.
Come si vede, la differenza non
lieve, poich oggi alle organizzazioni sindacali persino se non rappresentative della maggioranza dei
lavoratori viene di fatto riconosciuto il potere di sottoscrivere accordi erga omnes, vale a dire dotati di efficacia generale. Accordi i
cui effetti si riverberano sullintera

42

platea dei lavoratori interessati,


tanto su coloro che aderiscono allorganizzazione stipulante, quanto
su coloro che aderiscono ad altre organizzazioni o non aderiscono ad alcuna di esse.
In passato la Cgil aveva molto oscillato. Il ricorso alla formale consultazione dei lavoratori era stato intermittente, debolmente normato,
quasi sempre subordinato alla disponibilit delle altre confederazioni.
Ancora recentemente il ricorso al
referendum di ratifica di una piattaforma o di una intesa era stato rivendicato soltanto nel caso di opinioni divergenti e ritenute non mediabili fra le organizzazioni sindacali, quindi come strumento dirimente un contrasto interno alle
confederazioni, piuttosto che come
diritto in capo ai lavoratori e dunque esigibile in ogni caso, come
condizione legittimante di un comportamento negoziale.
Con la svolta del XIV Congresso la
Cgil prova a colmare in modo inequivoco lasimmetria fra la potest di stipulare accordi universali e
lammissione al voto di ratifica (o di
reiezione) esclusivamente rimessa
ai propri associati. Di pi: la Cgil ammette esplicitamente che lassenso ad un contratto non pu essere desunto automaticamente nep-

pure dalla rappresentativit generale dei sindacati firmatari, anche


qualora essi interpretassero in ragione del numero degli iscritti la
maggioranza assoluta dei lavoratori
di quel determinato settore.
Un contratto, per avere legittimit,
deve essere approvato attraverso lespressione formale e diretta della
maggioranza dei lavoratori che dagli effetti di quel contratto sono coinvolti.
La democrazia, cos intesa, vive dunque di un intreccio fra democrazia
delegata e democrazia diretta, dove
la prima gioca un ruolo importante
senza mai tuttavia assorbire o surrogare la seconda.
Questo dice limpidamente la Cgil,
nel suo fondamentale deliberato
congressuale, dal 9 febbraio del
2002. A tal punto che linosservanza
di questa regola vulnera lidentit
democratica dellorganizzazione.
Insisto: niente di pi radicale ed incisivo era stato affermato sino a quel
momento, tanto pi in una sede ed
in un contesto cos solenni ed impegnativi.
Non vi dubbio che a favorire questa svolta aveva concorso lo shock
dellaccordo separato dei metalmeccanici, sottoscritto dalle sole
Fim e Uilm, la battaglia per la democrazia portata dalla Fiom in ogni
luogo di lavoro, nonch la pubblicazione del libro bianco con il

Gennaio - Febbraio 2 00 4

quale il governo, con il concorso di


parte del sindacato, fondava sul
campo un nuovo sistema di relazioni sindacali, imperniato sul principio in base al quale le parti si legittimano reciprocamente al tavolo
di trattativa. In sostanza, alla controparte datoriale, pubblica o privata, veniva (viene) concesso il privilegio di scegliersi, di volta in volta,
linterlocutore desiderato, il pi accomodante, del tutto indipendentemente dalla rappresentativit di
esso, riconoscendogli la straordinaria prerogativa di n egoziare per
conto di tutti: la fonte da cui origina
la rappresentanza subisce cos una
paradossale traslazione, perch essa
viene a coincidere con la controparte. Si tratta di una torsione che,
palesemente, nulla ha a che fare
con la democrazia e che ricalca
latto costitutivo di tutti i sindacati
di comodo.
Questa la moneta che nei mesi successivi avr libero corso.
Del resto, gli accordi che sono seguiti tanto il patto per lItalia,
quanto il nuovo contratto separato
dei metalmeccanici hanno collaudato questa impostazione.
Dunque, sotto la sferza degli eventi,
di fronte alla prospettiva di una propria storica emarginazione e di una
strutturale alterazione del ruolo
stesso del sind acat o, la Cgil riprende la propria iniziativa e riformula il tema della democrazia.
Tuttavia, non tutta lorganizzazione
metabolizza la svolta. Una parte minoritaria la rigetta esplicitamente,
ritenendola pregiudizievole dellunit sindacale, unaltra, pi consistente ed anche pi coperta e prudente, abbozza, ma nella pratica
contrattuale reitera consueti comportamenti, tanto nei contenuti rivendicativi quanto nella definizione
delle procedure di consultazione
dei lavoratori: spesso laccordo viene blindato dalle segreterie e la decisione sovrana su piattaforme e accordi viene requisita dagli organismi dirigenti centrali dei sindacati.
La stessa vicenda del trasporto pubblico locale con laccettazione del

Lavoro

lodo governativo sul salario che


prevede un conguaglio retributivo
inferiore allinflazione e con il mancato ricorso al referendum di convalida li a testimoniare quanto
il morto afferri il vivo, quanto lesercizio della democrazia non costituisca un vincolo insuperabile,
ma possa essere revocato di fronte
ad uno stato di necessit.
Lostilit delle altre confederazioni
e, in primo luogo, della Cisl a qualsiasi regola cogente che travalichi la
sovranit degli organi statutari dorganizzazion e o nella migliore
delle ipotesi degli iscritti, continua
a costituire, per buona parte della
Cgil, un elemento inibitorio e, talvolta, un alibi per non dispiegare un
compiuto percorso democratico.

2. Rinunciando alla tentazione di


spiegare questi comportamenti in
chiave puramente opportunistica,
vale la pena di interrogarsi sulle ragioni profonde, sul retaggio culturale da cui scaturisce la persistente
refrattariet al pieno dispiegamento della democrazia che attraversa
le organizzazioni del movimento
operaio e i suoi gruppi dirigenti.
C, nella cultura remota del movimento socialista e comunista, un antico vizio pedagogico, un elitarismo
di fondo che si storicamente prodotto nellidea che le masse devono
essere educate e che la coscienza di
classe di cui le lotte sociali per i
miglioramenti economici sono solo
una propedeutica promana dallesterno, primieramente dal partito, per inseminazione.
E c un tratto identitario, impregnato di autoritarismo, che viene
non dal marxismo, quanto piuttosto dallesperienza sovietica e del
comunismo asiatico che hanno plasmato la storia del movimento socialista p i pr of ondament e di
quanto non abbia potuto la cultura
democratica e socialista occidentale.
La stessa straordinaria palestra cospirativa degli anni della clandestinit e della lotta antifascista durante
il ventennio nero hanno consoli-

dato un istinto difensivo, un senso


del primato della disciplina, indispensabili per sopravvivere alla persecuzione, ma anche una diffidenza
verso il confronto aperto che sono
sopravvissuti alla dura temperie di
quella fase storica.
Quando Enrico Berlinguer, ancora
nel 1977, va a Mosca alla Conferenza internazionale dei partiti comunisti per affermare il valore universale della democrazia, non provoca
soltanto lanatema brezneviano, ma
incontra anche la reazione, attiva e
passiva, interna al suo partito medesimo.
Per molti anni il centralismo democratico locuzione dove il sostantivo lelemento sovraordinato
tiene banco come inossidabile regola di comportamento. E il dissenso sar considerato fino ai giorni
nostri un acido corrosivo dellunit
interna, un elemento disgregatore
da irretire ed emarginare, non un
fattore positivo, indice di vitalit e
di ricchezza.
Filosovietismo e moderatismo nella
politica interna, diffidenza verso i
movimenti spontanei o autorganizzati, esercizio del controllo, custodia gelosa dellortodossia, propensione autoritaria, hanno tracciato
limprinting di tanti dirigenti della
sinistra politica e sindacale.
Di qui anche linclinazione fideistica, riflesso di una concezione gerarchica del rapporto fra governanti e governati, per cui il capo ha
sempre ragione: se egli compie una
scelta presentemente incomprensibile, ci dipende dal fatto che io
non la capisco perch essa va al di
l della mia capacit di comprensione; ma se quella scelta stata
compiuta ci vuol dire che una
buona ragione ci sar e se il mezzo
utilizzato mi oscuro, certamente
non pu esserlo il fine che tutti ci
accomuna.
Il divorzio fra mezzi e fini una delle
pi drammatiche conseguenze prodotte da questa concezione.
A ben vedere, lo stesso terrorismo
brigatista esprime, in forma parossistica, lidea che il fine ultimo pu
essere custodito da una setta di sa-

43

Lavoro

cerdoti armati che ritualizza il sacrificio umano, lassassinio politico,


come simbologia delirante di non si
sa bene quale societ futura: certo
di una societ dalla quale la democrazia semplicemente espunta.
3. Laffermazione della democrazia
come fine in s e del fine come
unit sintetica dei mezzi impiegati
rappresenta una conquista recente,
contro la strumentalit e la doppiezza.
La lunga marcia verso laffrancamento del sindacato dalla primazia
del partito, verso la rottura della
cinghia di trasmissione coinciso
con la conquista dellautonomia
che fonda nel lavoro e nella materialit delle condizioni di lavoro la
propria identit e che, nei suoi momenti pi ispirati, si espressa come
soggettivit collettiva piena, non incline alla delega (se non provvisoria
e soggetta alla verifica del mandato).
Quando questa soggettivit ha saputo esprimersi in modo efficace,
ne sono state investite (e, parzialmente, trasformate) le stesse strutture sindacali, nonch le forme istituzionali della rappresentanza sociale. Si pensi ai consigli di fabbrica
e alle rappresentanze sindacali unitarie, ma si pensi anche a come venuta riorganizzandosi la vita interna
alla Cgil con il riconoscimento formale del diritto ad esistere di una
pluralit di opzioni sindacali.
n elle fasi di riflusso del movimento di massa che riprendono il
sopravvento vecchi e nuovi vizi, ipot eche burocratiche, incu rsioni
esterne pi o meno velleitarie, sempre nocive.
4. Oggi la Cgil si trova a met del

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guado, come tutti i movimenti che


rivendicano su base planetaria
unespansione della democrazia e
dei diritti delle persone, proprio
mentre luna e gli altri sembrano
eclissarsi sotto la sferza della guerra
preventiva e del liberismo economico e sociale.
La sostanziale rinunzia allautonomia da parte delle altre due confederazioni sindacali, la progressiva
mutazione in senso parastatale delle
loro funzioni e levoluzione strutturalmente consociativa e filogovernativa del loro ruolo fa s che per
Cisl e Uil tutta la discussione sulla
democrazia non sia altro che un inutile tormentone.
Al contrario, la Cgil deve portare
sino alle estreme conseguenze la
propria opzione democratica, che
non pu rimanere un anelito frustrato dallaltrui indisponibilit.
Il voto dei lavoratori, di tutti i lavoratori, in ogni evento negoziale, a
qualsivoglia livello, deve essere concretamente promosso e praticato,
anche attraverso decisioni unilaterali. E lesito di quel voto deve costituire per la Cgil un vincolo imprescindibile.
Questo comportamento sul campo deve essere poi corroborato dalla formulazione di una proposta di
legge che fissi regole minime per la
rappresentanza sindacale, regole
indispensabili perch si riconosca
efficacia generale agli esiti della
contrattazione collettiva.
Viene (in parte) in soccorso la legislazione vigente nel pubblico impiego, che va estesa e perfezionata
nel modo che segue:
- elezione periodica su liste di organizzazione delle RSU su base proporzionale pura, escludendo dunque qualsiasi anacronistica posi-

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

zione di privilegio;
- certificazione formale dellesito
del voto e registrazione delle deleghe sindacali, il cui mix deve identificare con precisione la consistenza rappresentativa di ogni sindacato;
- possibilit di contrarre intese solo
se sottoscritte da OOSS che superano, nel loro insieme, il 50% dei lavoratori rappresentati;
- voto certificato di convalida da
parte di tutte le RSU;
- obbligatoriet del referendum risolutivo se richiesto, ad ogni livello,
da almeno il 10% dei lavoratori interessati, ai quali viene rimessa lultima parola.
Contrariamente a quanto si spesso
sentito dire, non esiste contrasto fra
unit e democrazia, quasi che il raggiungimento della prima comportasse di necessit il sacrificio della
seconda, quasi che lesercizio della
democrazia comportasse il taglio
netto del nodo gordiano, anzich il
suo scioglimento con la paziente
virt della mediazione.
Anche in questo caso, unit e democrazia vanno dialettizzate: lo
sforzo di mediazione sar tanto pi
produttivo e solido quanto pi il suo
esito e le diverse opzioni che si confrontano saranno davvero aperte al
contributo dei lavoratori e sottoposte al loro giudizio conclusivo.
la pr atica democr atica p er
quanto pi faticosa e carica di incognite che rende pi solida lunit,
perch da effimero e sempre revocabile accordo fra stati maggiori
essa diviene unit di massa, fondata
su un consenso esteso e verificato, e
il mandato che da questo processo
emana si traduce in rappresentanza
reale.

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Lavoro

Lidea della Cassa fu lanciata


dal Congresso FIOM
nel gennaio 2002 ed istituita
con delibera del Comitato Centrale
dell11 maggio 2003

Sostenere la cassa
di resistenza
metalmeccanica

di Fr anco Iachini
segr etar io Cir colo Pr c Lui gi Longo
Quadr ar o - Cinecitt, Roma

UNA IMPORTANTE ESPERIENZA DEL CIRCOLO PRC LUIGI LONGO


DI ROMA DA RIPETERE IN TUTTI I CIRCOLI DEL PARTITO E DA PROPORRE A TUTTI I SOGGETTI, POLITICI E SOCIALI, IN LOTTA

uccesso delliniziativa di solidariet


organizzata dal nostro Circolo: nella Cassa di resistenza metalmeccanica promossa dalla FIOM CGIL sono finiti 400 euro (di cui 100 raccolt i dal Collettivo dei Giovan i
Comunisti). Certo, non sar questa
modesta somma a determinare le
sorti della lotta, ma ci piace pensare
che potrebbe servire a resistere un
minuto in pi del padrone.
La serata iniziata con la proiezione
di Un film sulla FIOM di Ansano
Giannarelli e Silvia Savarelli (la videocassetta pu essere richiesta alla
FIOM). In soli venti minuti, con immagini, suoni e parole essenziali,
viene ripercorso un secolo di storia
del pi grande sindacato industriale
dItalia. Dopo il cortometraggio,
davvero bello e molto applaudito, si
sviluppato il dibattito. Nellintroduzione stato ricordato il feeling
che il Circolo ha sempre avuto coi
metalmeccanici: i nostri militanti si
sono sempre prodigati nei picchettaggi e volantinaggi davan ti alla
Ericsson o nel sostenere le lotte alla
Bull o allAtesia; tempo fa, abbiamo
rifocillato ed ospitato 50 lavoratori
della INTELIT venuti dalla Sicilia a
manifestare a Roma. Unaffollata assemblea si svolse nel nostro Circolo
in vista dello sciopero dei metalmeccanici del 6 luglio 2001, sciopero che segn lavvio della stagione di lotte tuttora in corso.

Fabio De Mattia, dirigente FIOM,


Bruno Casati e Giuseppe Carroccia,
dirigenti del PRC e gli altri intervenuti hanno fatto il punto sullo stato
attuale della lotta di classe in Italia.
Sinteticamente: la classe operaia
non solo c, ma, ancora una volta,
risulta essere la classe portatrice di
interessi generali. Se vincono i metalmeccanici, vinciamo tutti, se perdono saranno dolori per tutti. Sono
in gioco lesistenza stessa della contrattazione collettiva e del ruolo del
sindacato; il diritto dei lavoratori a
decidere col voto; il principio che i
diritti acquisit i non si toccano,
neanche per legge, come fa la legge
30 che azzera un secolo di conquiste.
Le lotte sono riprese e si sono intensificate, ma lesito non scontato
e dipender da unefficace direzione politica e dalla capacit di resistenza. Appunto, bisogna anche
mettersi le mani in tasca e finanziarla.
Lassemblea, in tal senso, ha proposto che i nostri rappresentanti istituzionali (parlamentari, consiglieri,
assessori) versino una mensilit
della loro indennit alla Cassa di resistenza. Tale gesto avrebbe sia un
valore in s ma soprattutto darebbe
un forte segnale politico al corpo
del partito. Inoltre, stimolerebbe le
altre forze politiche ad emulare lesempio, facendo uscire i metalmec-

canici dallisolamento in cui si vorrebbe cacciarli dopo la firma del


contratto separato da parte della
CISL e della UIL. Un contratto separato doppiamente ignobile: per i
contenuti, in quanto si accetta la
Legge 30, per la forma, in quanto
hanno firmato due sindacati assolutamente minoritari nella categoria passando sulla testa dei lavoratori.
Abbiamo voluto raccontare la nostra esperienza perch pensiamo
che iniziative analoghe debbano
moltiplicarsi su tutto il territorio nazionale, in maniera da sviluppare
una vera e propria campagna di mobilitazione in appoggio alla lotta dei
metalmeccanici.
In tal senso vanno segnalate altre
due iniziative svoltesi a Roma: la
Giunta provinciale, in un incontro
con i dirigenti nazionali e locali
della FIOM, ha sottoscritto un contributo; lassociazione Articolo 3,
legata al nostro Partito, ha organizzato un cenone di fine anno il cui
incasso stato devoluto alla Cassa di
resistenza.
Lidea della Cassa fu lanciata dal
Congresso FIOM nel gennaio 2002
ed istituita con delibera del Comitato Centrale dell11 maggio 2003.
Il primo intervento concreto del
28 novembre 2003, quando stato
consegnato il primo assegno di
11.000 euro al Comitato di lotta dei

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Lavoro

Gennaio - Febbraio 2 0 04

lavoratori della RER di Pozzilli, in


Molise. Ognuno dei 44 operai ha ricevuto 250 euro, al 41esimo giorno
di sciopero ad oltranza contro il licenziamento di 18 tra loro, tutti
iscritti alla FIOM: un caso evidente
di licenziamento politico.
A marzo prossimo ci sar un bilancio ufficiale del primo anno di attivit della Cassa, uno strumento piuttosto nuovo per il movimento operaio italiano, se si escludono alcuni
esempi piuttosto limitati di fine 800
inizio 900.
Di fondi di resistenza sono dotati alcuni sindacati europei, ma si finanziano diversamente, cio con contribuzioni fisse accantonate automaticamente dalla trattenuta sindacale. Un esperimento, dunque, e
come tale va studiato, migliorato,
sostenuto.
Come sostenere la cassa di resistenza:
- bonifico bancario a favore di FiomCgil, Cassa di resistenza metalmeccanica. Conto corrente n.113113 della Banca Popolare Etica, Agenzia di
Roma, Abi 05018, Cab 03200, Cin A
- versamento sul conto corrente postale n. 12182317 intestato a Banca
Popolare Etica, piazzetta Forzat 2 35137 Padova, indicando nella causale: "versamento sul c/c 113113 intestato a Fiom-Cgil nazionale - Cassa
metalmeccanica";
- versamento diretto presso qualsiasi
Fiom territoriale o regionale.
In azienda possibile contattare i
delegati della Fiom.
Per informazioni:
e mail: cassa.resistenza@fiom.cgil.it
telefono 0685262379
Cos' la Cassa di resistenza
il fondo di solidariet per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici
impegnati in lotte dure, prolungate,
costose, in difesa del posto di lavoro.
un fondo per sostenere lotte incisive e articolate rese necessarie da
vertenze particolarmente complesse. E' un fondo per sostenere, in
momenti eccezionali, le iniziative
per il rinnovo del Contratto nazionale.

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La Cassa di resistenza aiuta economicamente le lavoratrici e i lavoratori nella lotta per sostenere la difesa dei propri diritti.
Perch nata
Oggi le lavoratrici e i lavoratori vedono messi in discussione i loro diritti, le loro pi sacrosante ragioni.
In questi casi necessario lottare e
la lotta costa. un momento che
pu essere affrontato solo attraverso
un percorso condiviso, coerente e
determinato che dia il giusto valore
alle iniziative di solidariet attiva.
Nel passato, all'origine del sindacato confederale, vi sono gi state fra
i lavoratori Casse di resistenza e di
mutua solidariet.
La Fiom ha pensato di ridare vita a
questo strumento perch, oggi, proprio come allora, sono in discussione i diritti fondamentali del lavoro.
Come finanziata
La Cassa di resistenza finanziata
esclusivamente da contributi volontari.
Prima di tutto da quelli delle lavoratrici e dei lavoratori, metalmeccanici e non, iscritti e non, dei diri-

genti, dei funzionari, dei delegati


della Fiom. Per questi, il contributo
stabilito corrisponde al valore di 4
ore della propria retribuzione.
La Cassa di resistenza , comunque,
un fondo aperto ai contributi di cittadini, di associazioni, di altri sindacati.
Come funziona
I fondi della Cassa sono gestiti da un
Comitato nazionale, eletto dal
Comitato centrale della Fiom.
Il Com itato na zional e ha un
Presidente di garanzia, figura autorevole esterna al sindacato. il
Comitato nazionale che decide e d
le disposizioni per i sostegni.
Per beneficiare delle risorse della
Cassa di resistenza necessario costituire il Comitato di resistenza
nella propria azienda e fare la richiesta di sostegno al Comitato nazionale.
I fondi raccolti non potranno essere
utilizzati per attivit ordinarie dell'organizzazione sindacale; essi saranno unicamente volti agli scopi
istitutivi della Cassa e saranno gestiti
con il massimo della trasparenza e
dell'informazione.

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Tavola rotonda

Il pericolo delle destre


e i percorsi per lalternativa
IL

DIBA TTITO SULLE PROSPETTIV E POLITICHE IN ITA LIA , A PERTOSI NEI NUMERI PRECEDENTI
CON GLI INTERVENTI DI T OM BENETOLLO, PIERO BERNOCCHI, ROSY BINDI, V ANNINO CHITI, SEVERINO
GALANTE, CLAUDIO GRASSI, A LFONSO PECORARO SCANIO, CESARE SALVI, A LBERTO BURGIO,
GIUSEPPE CHIARANTE, PIETRO FOLENA , DINO GRECO, PAOLO SABATINI, FRANCO A RRIGONI, GIOVANNI BERLINGUER, MAURO BULGARELLI, BRUNO CASATI,PROSEGUE IN QUESTO NUMERO CON GLI INTERVENTI DI: L UCIANO MUHLBAUER, FABIO MUSSI, GIANLUIGI PEGOLO, CESARE PROCACCINI E A LDO

TRE

DOM A NDE

1. Le destre al governo rappresentano, sia sul piano sociale che su quello degli assetti democratici, un pericolo
inquietante, dai caratteri persino eversivi. Tale giudizio ormai largamente condiviso e si esteso a grandi masse
popolari, al popolo della sinistra, al movimento operaio, al "movimento dei movimenti". L'esigenza della cacciata del governo Berlusconi prioritaria e spinge le forze comuniste, di sinistra, democratiche, di movimento
all'unit. Ma la costruzione stessa dell'unit non pu prescindere - il nostro punto di vista - da almeno due questioni iniziali : 1) dal considerare i precedenti errori e cedimenti del centro sinistra tra le basi materiali della vittoria delle destre nel 2001; 2) dal considerare il conflitto sociale e l'opposizione di massa al governo Berlusconi
come elementi essenziali della costruzione dell'alternativa e, dunque, di considerare insufficiente l'attuale grado
di mobilitazione e di lotta condotte dal centro sinistra.
Rispetto a ci, qual il tuo giudizio? Quale i percorsi necessari?
2. Crediamo che per battere il pericolo reazionario italiano occorra costruire un progetto di lunga lena che vada
persino al di l della peraltro necessaria e decisiva vittoria alle prossime elezioni politiche nazionali. Crediamo
che per scongiurare il pericolo di un radicamento di massa e di un'egemonia delle destre italiane occorra avviare
un processo d'alternativa. Ma tale alternativa pu determinarsi solo ad alcune condizioni: innanzitutto attraverso un radicale cambiamento della politica internazionale, non pi subordinata alle strategie di guerra degli
Usa e della NATO n ai dettami di Maastricht e al costituendo progetto di militarizzazione dell'Unione europea.
E pu determinarsi, questo processo per l'alternativa, solo attraverso l'attuazione di politiche sociali, economiche, istituzionali che mettano al centro gli interessi di massa e la "ricostruzione democratica": salari, fisco, stato
sociale, diritti, legge elettorale proporzionale. Quale il tuo giudizio rispetto a tale analisi ? Ritieni che attorno a
questi obiettivi sia possibile costruire una alleanza che vada dal centrosinistra ai movimenti, sino al Prc ?
3. L'unit la chiave di volta per battere le destre. Ma oltre a questa deve esserci un'altra consapevolezza: quella
della diversit - anche profonda - tra i vari soggetti, politici e sociali, che dovranno concorrere a cacciare Berlusconi.
Quali potrebbero essere, a tuo avviso, le condizioni generali, gli appuntamenti concreti per il confronto, le sintesi programmatiche, le mediazioni praticabili a livello politico ed elettorale che potrebbero offrirsi come basi
concrete per la costruzione dell'unit tra le forze comuniste, di sinistra, democratiche e del movimento?
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Tavola rotonda

CA CCI A R E

UN

B ER LUSCONI

OGGI PER TR OVA R NE


UN A LTR O DOM A NI ?

di Luci ano Muhlbauer


Segr eter ia nazi onal e Sincobas

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Nelle discussioni a sinistra torna periodicamente il tema della pazzia di


Berlusconi e quello dellanomalia del caso italiano. Premesso che le patologie degli uomini di potere hanno sempre la loro importanza e che il governo Berlusconi presenta tratti di anomalia sicuramente significativi,
come ci ricorda il caso del monopolio televisivo, mi pare tuttavia che non
l che va ricercato il cuore del problema. Infatti, nelle scelte politiche
fondamentali del governo prevale piuttosto la sintonia con le tendenze dominanti nel quadro internazionale.
Conviene pertanto iniziare la riflessione da una affermazione contenuta
nella seconda domanda, circa la necessit di un progetto di lunga lena,
poich il problema che abbiamo di fronte non semplicemente la cacciata
di unanomalia, bens la produzione di elementi di rottura e discontinuit
con la normalit delle politiche liberiste e di guerra.
1. Il governo delle destre non un incidente di percorso nel cammino di
un paese normale, ma in esso si esprime perfettamente la tendenza egemonica del liberismo.
Unegemonia che viene da lontano, in un processo di dimensione epocale
e globale, il cui punto di partenza si situa negli anni Settanta; certamente
nelle innovazioni sul piano dei processi produttivi, ma soprattutto nelle
sconfitte del ciclo di lotte precedente e nella conseguente modifica dei
rapporti di forza sociali e politici.
Unegemonia economica, sociale e politica, tradottasi in una egemonia
culturale totalizzante. Con laffermarsi del cosiddetto pensiero unico veniva espulso dallorizzonte della politica la possibilit dellalternativa. La
Thatcher laveva esplicitato nel suo famoso TINA, There Is Not Alternative,
e lamministrazione Reagan lo aveva sintetizzato nella tesi della fine della
storia. Il problema stava nel fatto che quelle tesi, per assurde che possano
suonare alle nostre orecchie, apparivano credibili e in sintonia con il sentire comune diffuso nel corpo sociale.
E il problema sta nel fatto che un po ovunque le sinistre politiche e sociali tradizionali si erano sottomesse a quelle tesi, in una sorta di interiorizzazione della sconfitta. In questo senso non dovremmo parlare tanto di
errori o cedimenti del centrosinistra nelle sue precedenti esperienze
di governo, ma piuttosto della sua caparbia incapacit di sottrarsi allegemonia delle politiche liberiste, finendo per essere il meno peggio che ha
aperto le porte al peggio.
La lista lunga e peraltro conosciuta, quindi basti qui ricordare soltanto
alcuni passaggi. La riforma pensionistica del governo Dini, il pacchetto
Treu, la legge Turco-Napolitano, la bestialit della guerra umanitaria di
DAlema e la consegna di Ocalan al regime turco. E, giusto per non dimenticarlo, potremmo aggiungere il G8 del 2001, portato a Genova dal
governo di centrosinistra.
Peraltro non dobbiamo fermarci al livello della politica dei partiti, perch
il problema pi di fondo. Linteriorizzazione della sconfitta ha coinvolto
allo stesso modo le principali organizzazioni sociali, in primis le grandi
confederazioni sindacali. Dalla svolta dellEUR fino allaffermazione del
sistema concertativo con laccordo sulla cosiddetta politica dei redditi del
1993, i gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil hanno vieppi accettato il quadro delle politiche liberiste, abbandonato il conflitto come elemento centrale e rinunciato allindipendenza da padroni e governi. Anche in questo
caso, il risultato finale quello di non avere contrastato nulla e di aver
aperto le porte al peggio. Oggi, il sistema concertativo fallito definitivamente e le destre cercano laffondo finale.
Infine, se guardiamo allEuropa, le cose non stanno diversamente negli altri paesi. C da stupirsi che tutto il processo di unificazione europea e il
progetto di Costituzione, per ora naufragato, goda di un vasto consenso

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Gennaio - Febbraio 2 00 4

Tavola rotonda

bipartisan per quanto riguarda il suo carattere liberista e militarista e che


nessuna forza della sinistra moderata europea senta il bisogno di non collaborare allaffossamento del modello sociale europeo?
S, non semplicemente questione di cacciare Berlusconi, ma di ricostruire
un orizzonte alternativo che rompa anche con le subalternit e le politiche
della sinistra moderata, polit ica e sociale, dei decenni precedenti.
Altrimenti, forse riusciremo a cacciare un Berlusconi oggi, per ritrovarne
un altro dopodomani.
2. Lalternativa sociale e politica una necessit impellente, ma dopo decenni di buio e con una realt sociale modificata, siamo di fronte alla necessit di ricostruirla, sia da un punto di vista materiale che programmatico. E sono altrettanto convinto che occorre calare questo processo nella
realt data, nelle sue ombre e nelle sue luci, poich oggi la situazione
molto difficile, ma anche carica di nuove possibilit. In altre parole, nella
definizione degli obiettivi bisogna partire dagli elementi di crisi delle politiche liberiste e dalla novit politica di questi anni, cio i movimenti.
In questi ultimi anni il liberismo ha mostrato elementi di crisi sostanziali.
Mi pare anzitutto una crisi di legittimit, una crisi del suo discorso incentrato sulla promessa di benessere e stabilit. Fatti come la bancarotta
dellArgentina, la crisi del patto di stabilit europeo o gli scandali della
Enron e di Parmalat accompagnano limpoverimento che stanno vivendo
milioni di lavoratori italiani. La crisi c e soprattutto si vede e si sente. La
stessa guerra permanente e il restringimento degli spazi democratici allinterno testimoniano una crisi di governo globale e una incapacit della
globalizzazione capitalistica di garantire un quadro di stabilit.
Tuttavia, la crisi delle politiche liberiste non significa la loro fine, anzi. I
rapporti di forza sociali non sono cambiati sostanzialmente e non c una
alternativa credibile pronta. Ma c un elemento di novit. Seattle, Porto
Alegre, Genova, la parziale riattivazione delle mobilitazioni dei lavoratori,
il 15 febbraio e cos via, hanno rappresentato un elemento di inversione di
tendenza, il primo dopo decenni di arretramenti. Il fatto che milioni di uomini e donne in tutto il mondo si siano messi in movimento, contestando
le politiche liberiste e la guerra, cio i due punti nevralgici della globalizzazione capitalistica, hanno prodotto un incrinatura nella egemonia culturale ed ideologica del liberismo e disegnato da sinistra e dal basso un
nuovo spazio politico non subalterno e potenzialmente alternativo. Il dirompente grido collettivo un altro mondo possibile, che ad alcuni era
sembrato terribilmente generico, ha invece relegato nel dimenticatoio la
sciocchezza della fine della storia.
Se vogliamo dunque assumere come possibilit gli elementi di crisi del liberismo e linsorgenza dei movimenti, credo che gli obiettivi attorno ai
quali costruire un percorso di alternativa e di costruzione di unit debbano
essere sinteticamente i seguenti.
In primo luogo, la questione sociale. La tendenza allimpoverimento di salariati e pensionati e la crescente precarizzazione del lavoro e della vita
vanno assunti come centrali e prioritari. La politica dei redditi, con la truffa
dellinflazione programmata, ha provocato un travaso gigantesco di reddito dal lavoro al capitale, semplicemente accelerato dallintroduzione delleuro. Le destre e i padroni puntano ad un ulteriore salto di qualit, con
il superamento del contratto nazionale, la reintroduzione delle gabbie salariali e con i contratti individuali. Occorre archiviare il disastroso accordo
del 1993 e va definita una nuovo automatismo, una nuova scala mobile. La
legge 30, la peggiore e la meno conosciuta del governo Berlusconi, non va
modificata, ma boicottata nella sua applicazione e abrogata integralmente,
per invece definire un quadro normativo che riconosca diritti certi ed uguali
per tutti e tutte.

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Tavola rotonda

Gennaio - Febbraio 20 0 4

In secondo luogo, la democrazia, intesa non soltanto come contrasto alle


tendenze autoritarie centrali, ma altres nella sua accezione di democrazia partecipativa. Oltre alla legge elettorale proporzionale occorre aprire
nuovi spazi di partecipazione e democrazia nella quotidianit. Da questo
punto di vista, la democrazia e la partecipazione sui luoghi di lavoro assumono una centralit assoluta, come ci hanno ricordato le vicende dei metalmeccanici e dei tranvieri. Occorre una legge sulla rappresentanza sindacale democratica, lobbligo di sottoporre i contratti al voto dei diretti interessati e la tutela effettiva del diritto di sciopero, gravemente manomesso
dalla legge antisciopero 146/90. Infine, occorre cambiare radicalmente la
politica sui migranti, a partire dalleliminazione delle norme razziste della
Bossi-Fini e dalla chiusura dei centri di detenzione.
In terzo luogo, la pace. Il ripudio della guerra, senza se e senza ma, un
principio irrinunciabile e strategico. Questo significa nessuna partecipazione italiana agli interventi militari allestero e il ritiro immediato dai paesi
occupati militarmente, a cominciare dallIraq e dallAfghanistan; messa in
discussione del carattere interventista dellesercito italiano, riduzione delle
spese militari, nessuna partecipazione alla costruzione di eserciti interventisti soprannazionali, come le forze Nato e il costituendo esercito europeo e smantellamento delle basi militari Usa e Nato.
In quarto luogo, il principio di sussidariet, vero e proprio cavallo di troia
delle privatizzazioni, va rovesciato. I beni comuni, lacqua, la scuola, la sanit, le pensioni, i servizi al pubblico, tutto quello che riassumiamo sotto
la dizione welfare, vanno sottratti ai processi di privatizzazione.
Infine, occorre costruire davvero una dimensione europea della politica
di alternativa, costruendo uno schieramento basato unicamente sui contenuti, senza veti ed esclusioni a priori. La bussola non pu che essere lopposizione netta alla costruzione dellEuropa liberista e militarista, cos
come emerge dai trattati di Maastricht fino al progetto di Costituzione, per
invece sostenere una processo costituente democratico e partecipativo, incentrato sullestensione dei diritti sociali e di cittadinanza, sulla valorizzazione del beni comuni pubblici e sul ripudio della guerra.
3. I punti sopra elencati non sono una particolare novit. Sono punti e
temi che erano e sono al centro di importanti mobilitazioni, nazionali ed
internazionali, e sui quali forze diverse hanno realizzato delle convergenze.
Sono obiettivi in radicale controtendenza con le politiche del governo
Berlusconi, ma anche con quanto fatto dal precedente governo di centrosinistra. Segnano quella diversit che lernesto richiama nellultima domanda, anche se io user il termine radicalit.
Lesperienza dei movimenti tra il G8 di Genova ed il 15 febbraio stata segnata profondamente dal binomio unit-radicalit. Una costante ricerca
dellallargamento e dellunit, ma sempre sulla base di contenuti radicali,
antiliberisti e contro la guerra. Un fatto autenticamente nuovo: ununit
costruita da sinistra e sui contenuti, invece che ununit costruita al centro e a prescindere dai contenuti.
Per battere Berlusconi e costruire una prospettiva di alternativa, di lunga
lena, non abbiamo bisogno di ununit politicista, ma appunto di ununit che segni una diversit, una radicalit, una discontinuit. Ma quanto
possibile oggi? E com possibile?
Dallultima estate ad oggi abbiamo assistito ad una modifica della situazione, a mio modo di vedere ad uno spostamento in senso moderato del
quadro politico di opposizione. I movimenti, in senso lato, non hanno pi
determinato liniziativa politica e i gruppi dirigenti del centrosinistra
hanno invece riacquistato capacit di iniziativa, ma mantenendo una forte
continuit con gli orientamenti precedenti, mentre la Cgil sembra aver intrapreso un percorso di riposizionamento politico, assumendo come prio-

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rit assoluta la ricostruzione del rapporto unitario con la Cisl.


A questo proposito mi pare utile guardare semplicemente a quanto successo negli ultimi due mesi e in particolare alla vicenda degli autoferrotranvieri, che voglio qui assumere come cartina di tornasole.
La generosa lotta dei tranvieri ha travolto a pi riprese le regole, che altro non sono che la legge antisciopero che prevede mille regole e sanzioni
per i lavoratori, ma nessuna regola per aziende e governi. Le regole sono
state travolte e soprattutto emersa il loro carattere iniquo. Su alcuni organi di stampa si aperto perfino uno spiraglio di dibattito. Ma da parte
di Margherita e DS sono piovute soltanto condanne sui lavoratori. Nessuna
riflessione, nessuna parola su che cosa dovessero fare i lavoratori per ottenere il loro contratto e non perdere salario.
Per quanto riguarda la Cgil, il bilancio veramente preoccupante e non
soltanto perch anche essa si associata al triste coro di condanna degli
scioperi. Il 20 dicembre mi pare sia successo qualcosa che centra poco o
niente con i tranvieri, anche se sono stati i tranvieri a pagarne il prezzo. La
Cisl era pronta a firmare il contratto bidone, lavrebbe fatto comunque.
La Cgil era di fronte alla scelta se fare come la Fiom, dando priorit ai contenuti e ai lavoratori, oppure scegliere lunit a prescindere con Pezzotta.
Il fatto che abbia scelto la seconda possibilit, con tutto quello ha implicato in seguito, dalla favola dei contratti locali che hanno aperto le porte
alle gabbie salariali fino alla negazione del referendum ai lavoratori, sono
un pessimo segnale per il futuro e rischiano di chiudere la salutare dialettica apertasi in campo confederale con la rottura sul Patto per lItalia, per
non parlare della solitudine della Fiom che a questo punto si drammatizza.
In tutto questo, salvo qualche rara eccezione, da parte dei gruppi dirigenti
del centrosinistra cera anzitutto un imbarazzato silenzio e, infine, le tristi
aperture di Rutelli sulle gabbie salariali. Potremmo a questo punto aggiungere le disponibilit sulla controriforma delle pensioni oppure le incredibili tentazioni astensioniste sulle truppe italiane nellIraq occupato.
Insomma, mi pare che ci sia un problema. In questi ultimi mesi radicalit
e unit si sono allontanate, con il risultato che il governo Berlusconi, con
evidenti segni di crisi al suo interno, si trova davanti unopposizione politica poco efficace e un centrosinistra assorbito dal politicismo dei suoi
gruppi dirigenti e sempre disponibile a convergere su qualche cosa. In queste condizioni la strada dellunit decisamente in salita e occorre che le
forze sociali e politiche antiliberiste e pacifiste ricostruiscano la propria
iniziativa, lasciata un po troppo al margine negli ultimi tempi.
I movimenti erano riusciti a costruire lunit con radicalit perch cera
iniziativa politica, mobilitazione e conflitto. Senza tutto questo lunit si
sposta verso il centro e rischia anzi di diventare piombo nelle ali del processo di alternativa. Per le mediazioni ci sar tempo, oggi occorre riprendere liniziativa e ricostruire la forza della radicalit.

1. S, da un po di tempo ci sono misirizzi che scattano come molle quando


si parla di regime. Lanima autoritaria del berlusconismo non si deduce
solo dagli elementi di fatto: Forza Italia come partito del Capo, folate di
nostalgia per il fascismo, intolleranza verso lopposizione democratica,
grovigli di conflitti di interesse, continui attentati alla separazione dei poteri, leggi ad personam, controllo quasi totale del sistema dellinformazione.
Traspare anche chiaramente dal progetto di sovvertimento costituzionale
chiamato riforma che ha iniziato il suo iter parlamentare: devolution, manipolazione della Corte Costituzionale, assoggettamento della
magistratura (riforma dellordinamento giudiziario), superpresidenzia-

CONT R O

LE DESTR E

LA PA R OLA D OR DINE UNI R E

(E

GLI UOM INI E LE DONNE

DI SINISTR A HA NNO MOLTO


DA DIR SI E DA DI R E)

di Fabi o Mussi
Vi cepr esidente del la Camer a
e Coor di nator e dell a mozi one
Per tor nar e a v i ncer e dei DS

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lismo che porta ad un grado zero la funzione del Parlamento.


Pende sulla testa del Paese una spada di Damocle, ma la temperatura dellallarme ancora troppo bassa. C qualche imbarazzo. Anche perch un
giudizio compiuto e appropriato impone di rivedere anche a sinistra qualche teoria. Non vero che la questione democratica gravita intorno ad una
eccessiva dispersione del potere e ad una insufficiente capacit di decisione. La questione democratica dipende oggi soprattutto da una crisi della
partecipazione popolare alle decisioni, e da un fracasso di quel sistema
equilibrato di poteri (limitati, indipendenti, reciprocamente controllati)
che costituisce lessenza del costituzionalismo democratico moderno.
Il centrosinistra ha dei meriti, soprattutto quello di aver salvato lItalia, con
un certo spirito di equit, da una crisi finanziaria potenzialmente catastrofica, alla met dello scorso decennio, e di averla portata in Europa. Ma
deve pienamente riconquistare una autonomia politica e culturale dal pensiero dominante (il liberismo); riforma sociale e riforma intellettuale e
morale, com noto, vanno insieme. Ma non ci si solleva da soli tirandosi
per i capelli, come riusciva magicamente a fare il Marchese di Munchausen.
Fondamentale ristabilire pienamente il contatto con quei movimenti (del
lavoro, per la democrazia e Altromondialisti) che sono riusciti a scuotere
lopinione pubblica, e rianimare lopposizione, nei momenti di pi bassa
marea.
Penso ad una rete di partiti e movimenti. Temo fortemente una situazione
nella quale i partiti politici possano regredire a maxi comitati elettorali, e
i movimenti trovarsi sostanzialmente privi di rappresentanza politica.
Daltronde i grandi partiti politici sono figli di movimenti storici, e si sono
rinnovati quando ci sono riusciti entrando in contatto con nuovi movimenti saliti dalla societ.
Se si hanno occhi per guardare, si vede bene che il mondo scosso da
nuove contraddizioni, che formano coscienza e che possono produrre
nuova politica globale. A volte sembra che tutto precipiti indietro: ma forse
una falsa percezione. E per la sinistra invece si stanno aprendo nuovi
campi e nuovi territori.
Per quanto mi riguarda, in sintesi, ho tratto dalla sconfitta del 2001, e dalla
impressionante sequenza di cadute (ahim, forse non ancora finita) dei
partiti socialisti in Europa, la conclusione che bisogna spostarsi pi a sinistra, non pi a destra. Lo dico cos, in modo un po sommario e grossolano, per rendere chiaro il concetto.
2. Se non si costruisce una alleanza che vada dal centrosinistra, ai movimenti, sino al Prc, le prossime elezioni politiche sono perse, e non si mettono i mattoni di alcuna alternativa. La via maestra quella programmatica.
Mi pare evidente che occorre costruire una opposizione democratica mondiale ai neoconservatori americani e alla amministrazione Bush. Non impossibile che lideologia neoimperiale, la politica distruttiva delle istituzioni e del diritto internazionale costruito dopo due guerre mondiali, lidea (e la pratica) della guerra come sistema principe di regolazione di rapporti planetari tutti aspetti, permeati di integralismo religioso, destinati
nelle intenzioni degli autori a ridisegnare il mondo del terzo millennio
possano essere rovesciati prima del previsto. Basta seguire la campagna per
le Presidenziali americana, e la risalita dei Democratici, che con Kerry annunciano: Abbiamo abbattuto il regime di Saddam, ora abbattiamo il regime di Bush.
Credo che sia molto importante combattere risolutamente gli attuali
gruppi prevalenti, affaristico-militaristi. E altrettanto importante mantenere un legame forte con il mondo democratico americano. E far valere
una autentica posizione autonoma dellEuropa. Per questo il progetto di

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una unione politica europea roba che ci appartiene.


E dobbiamo farlo valere in due direzioni: la ripresa di un processo (ormai
drammaticamente interrotto e invertito) di disarmo, e uno sviluppo economico centrato sul valore del lavoro e della conoscenza, e sui diritti sociali. Per questo il Patto di stabilit va rivisto: basterebbe riprendere qualche proposta contenuta nel Piano Delors di dieci anni fa, e lasciata morire nei cassetti. Non pi tempo di monetarismo.
Mi pare del resto che si stia smorzando la grande ondata ideologica (privatizzazioni a tutti i costi, mercato libero da lacci e lacciuoli, flessibilit
estrema del mercato del lavoro, meno tasse meno welfare pi crescita etc.),
e che, un po per amore un po per forza (basta pensare alla clamorosa sequenza che da Enron ci porta a Parmalat), rifioriscano altri valori e altri
principi: regolazione del mercato, beni comuni, primato delle politiche
pubbliche, rivalorizzazione del lavoro, tassazione sufficiente e progressiva
per finanziare lo Stato sociale etc.
Ma bisogna estrarre, e presto, da un certo mutamento di clima e di fase il
programma comune delle opposizioni politiche e sociali.
Di una cosa dubito assai: che il ritorno alla legge elettorale proporzionale
sia la Terra Promessa della sinistra. Temo che possa essere lEldorado del
neocentrismo.
3. S, lunit essenziale. Abbiamo un dovere, verso le generazioni passate
che, con la lotta di liberazione, ci hanno consegnato la Repubblica democratica e antifascista, e verso le generazioni future, alle quali non possiamo lasciare in eredit una societ marcata dalle disuguaglianze e un regime regressivo, plebiscitario e populista.
Ho sempre creduto alla sinistra e allUlivo, e ad una alleanza di cui fa organicamente parte Rifondazione comunista. Per questo non ho condiviso
la scelta della lista unitaria per le europee: temo che un blocco riformista possa, alla fine, complicare piuttosto che sciogliere il nodo dellunit.
Non possiamo aggirarci nel labirinto delle formule, come Teseo in cerca
del Minotauro delle diversit, per tagliargli la testa con la spada. Il campo
della sinistra e del centrosinistra, su cui occorre edificare il progetto di una
alternativa di governo, segnato da identit storiche, politiche e culturali che occorre sapientemente valorizzare.
Dobbiamo insistere sui contenuti. Moltiplicando i luoghi assemblee, iniziative di movimento, Forum programmatici in cui avvicinare reciprocamente linterpretazione dei fatti e la visione delle cose, e realizzare un compromesso alto. Decisive non saranno le aggregazioni-guida, ma i compromessi alti sulla guerra e sulla globalizzazione, sulla democrazia e sul
lavoro, sui diritti e sulle libert che possono cementare un consenso maggioritario. Latto dellunire, anche un atto del rappresentare.
Gli uomini e le donne della sinistra italiana, oggi diversamente dislocati,
hanno cose da dirsi, e da dire.

Le domande poste da lernesto affrontano un insieme di questioni importanti, ponendo il tema della prospettiva a breve-medio termine in un contesto politicosociale in cui molti elementi sono ancora poco chiari. Si rischia, pertanto, o di finire nel genericismo o nellazzardo e, soprattutto, nella ripetizione di formule o proposte anche condivisibili, che tuttavia non ci consentono pi di tanto di approfondire alcuni nodi.
Per comodit seguir lo schema dei quesiti che sono stati posti, ben sapendo che per ciascuno le problematiche tendono ad aprirsi a ventaglio
e quindi le risposte non possono che essere parziali.

PER L A LTER NA TIVA :


CENT R A LIT DEI CONTENUTI ,
M ENO T A TTICI SM O,
PI DETER M INA ZI ONE

di Gianlui gi Pegolo
Responsabi le nazionale
Enti Local i Pr c

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1. In merito alla pericolosit del governo delle destre e della necessit della
sua sconfitta non credo vi sia da aggiungere molto. Pi che altro varrebbe
la pena puntualizzare alcuni aspetti sui quali si concentrato il dibattito a
sinistra in questi anni. La prima considerazione che mi viene spontanea
che a questo giudizio si arrivati tardi e questo non slegato dallanalisi
di classe che sorreggeva le varie interpretazioni, n tantomeno dai pregiudizi politico-ideologici da cui partivano i vari assunti. Questo ritardo,
sia ben chiaro, imputabile tanto alla sinistra moderata quanto a quella
radicale, seppure per ragioni molto diverse. A riprova, pensiamo alla vicenda della bicamerale o allassenza di una produzione legislativa sul
conflitto d'interesse o, addirittura, ad errori macroscopici commessi sul
piano dellingegneria istituzionale (come il caso della legge elettorale) da
parte del centro sinistra. In ognuno di questi casi si presupposto che il
nuovo schieramento apparso sulla scena politica italiana (il centro destra)
costituisse una variante (seppur estrema) di quel moderatismo conservatore che sempre aveva caratterizzato una parte delle forze politiche italiane
(DC in primis). Per questo si puntato a coinvolgerlo nella prassi istituzionale, se n sottovalutata la strategia invasiva e si sono sottovalutati gli
effetti disastrosi di alcuni marchingegni istituzionali.
Analogamente, nella sinistra radicale, pur avendone colto con pi acume
la natura, si comunque teso a respingere ogni impostazione che sottolineasse il carattere eversivo della nuova coalizione e questo non solo perch si posto molto di pi laccento sul disegno sociale (la scelta liberista)
ma anche perch, io temo, per troppo tempo si sono inseguite le suggestioni di teorie come quella delle due destre che hanno finito con lappannare anche la capacit di analisi sullavversario principale.
In ultima analisi, a me pare che sia prevalsa una valutazione congiunturale
che abbia finito col far perdere la capacit di cogliere la novit rappresentata dalla coalizione di destra. Sullanalisi di cosa effettivamente sia la
destra nel nostro paese, in verit non stato fatto un adeguato approfondimento, almeno in termini di indagini scientifiche, n i dati elettorali
hanno ancora dato delle indicazioni esaustive. E tuttavia, ricomponendo
gli elementi di conoscenza, alcuni tratti sembrano delineati. In primo
luogo, la coalizione di destra non ha una matrice sociale univoca. Ci pu
valere in una qualche misura per figure del lavoro autonomo, specie nel
nord est, ma quello che colpisce la presenza nelle file degli elettori di
destra di figure tradizionalmente collocabili a sinistra: una parte significativa dei lavoratori, figure a basso reddito. Il secondo aspetto mi pare sia
rappresentato dal carattere essenzialmente laico di questaggregazione.
Voglio dire che non ci troviamo sic et simpliciter alla riproposizione sotto
altre vesti del partito confessionale. La Dc, insomma, morta una volta per
tutte. Questo non significa che nella coalizione di destra la presenza di cattolici conservatori sia irrilevante, tuttaltro, ma che questo non sia laspetto
determinante. Infine, il radicamento territoriale della destra assai diffuso
e si attenua in presenza delle macroaree in cui sopravvive una cultura di
sinistra. Non si notano, cio, o almeno cos a me pare, delle delimitazioni
fra aree elettorali cos caratterizzate sotto il profilo sociale. E ci significa
che qualcosa di profondo si prodotto in questi anni, sovvertendo le forme
della rappresentanza politica.
Mi rendo perfettamente conto che in questa rappresentazione vi sia il rischio di commettere semplificazioni. E evidente, ad esempio, che in ciascuno di questi aspetti siano rintracciabili gli effetti di fenomeni strutturali che si sono prodotti in questi anni. Si pensi alla sparizione della Dc e
del Psi, o alla trasformazione delle basi produttive del paese, sempre pi
indirizzate verso una specializzazione flessibile incardinata sulle piccole di-

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mensioni aziendali, cos come lindebolimento subito da alcune organizzazioni della societ civile. Se comunque dovessi trovare un minimo comun denominatore a fenomeni cos diversi, lo cercherei nel prevalere della
dimensione individuale su quella collettiva, prodotta dallindebolimento dei fenomeni di coesione sociale, garantiti in primo luogo dal welfare, cui si accompagnata unegemonia culturale sulla superiorit dei
meccanismi di mercato rispetto alla gestione pubblica. Il fenomeno marcatamente interclassista che accompagna laffermazione della destra italiana, nasce in primo luogo da qui, giacch la rottura degli elementi di coesione sociale ha spezzato tutte le precedenti aggregazioni e perfino quelle
pi interne al blocco sociale della sinistra. Mi rendo conto che questaffermazione pu sembrare riduttiva ma non lo se la intendiamo in un orizzonte pi ampio in cui includiamo nel welfare tutto quel sistema di garanzie che non solo legato alle funzioni garantite dalle istituzioni ma che
anche penetrato nei rapporti sociali in virt dei risultati ottenuti dal conflitto sociale. Questi fenomeni, peraltro, non sono prerogativa della situazione italiana. Ci che invece caratterizza la destra nostrana il suo profilo sovversivo. Il fenomeno imputabile essenzialmente a due fattori: da
un lato lemersione di nuovi soggetti sociali fortemente dinamici economicamente ma politicamente poco incidenti. E il caso della rivolta fiscale
(su basi secessioniste) di alcune fasce sociali che hanno alimentato la crescita della Lega Nord. Dallaltro lato: il vuoto lasciato dalla dissoluzione di
alcune forze politiche che stato rimpiazzato da una nuova forma di organizzazione politica, quel partito-azienda che ha finito col far coincidere
in toto esigenze politiche con esigenze personali.
In questo contesto, collocherei il ruolo assunto dal governo di centro sinistra nella recente vittoria elettorale di Berlusconi. Prima di tutto non userei il termine cedimenti (mentre mi suona meglio il termine errori)
perch questo richiamerebbe una sorta di abbandono di principi consolidati. Ci vero, ma solo in parte perch se ha un qualche fondamento
lanalisi prima condotta, ci che si prodotto in questi anni poteva essere
contrastato non solo con unadeguata opposizione al liberismo ma anche
con la predisposizione di nuovi e innovativi strumenti. Si pensi quanto ha
inciso per il successo delle destre lassenza di una politica di sviluppo soprattutto al sud o come abbia pesato lindebolimento o la dequalificazione
dei servizi sociali in alcune aree del paese. Il punto vero che il centro sinistra ha consapevolmente reagito a questi mutamenti tentando unoperazione assurda e cio salvaguardano una parte del proprio patrimonio politico culturale e assimilando in parte quello dellavversario (dando luogo
a quel liberismo moderato di cui molto si parlato) nellillusione che essi
fossero non solo compatibili ma che anzi permettessero di risolvere alcuni
problemi (la crisi fiscale dello stato o i vincoli macroeconomici posti dalla
politica comunitaria) e nel contempo consentissero di sottrarre allavversario una crescente egemonia su alcuni strati sociali. Qui la disanima potrebbe essere molto lunga e richiederebbe unanalisi di merito, ma non
c dubbio che si siano commessi gravi errori. Si pensi alla flessibilizzazione
del mercato del lavoro (avviata da Treu), alla crescente e spesso immotivata privatizzazione dei servizi pubblici, alla retorica sullinvasivit dello
stato, che ha condotto alla riforma del titolo V.
Il fatto che questa strategia ha comportato lindebolimento dei propri
referenti sociali e il rafforzamento di quelli dellavversario ed, infatti, le
sconfitte o le vittorie dellUlivo sono il risultato per lappunto di comportamenti differenziati nei due segmenti dellelettorato. In ultima analisi, la
sconfitta del centro sinistra pi che laffermarsi dellegemonia conservatrice, il risultato della perdita di identit di una sinistra sempre meno riconoscibile.

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2. Non c alcuno a sinistra che non rivendichi lessenzialit del programma, come conditio si ne qua non per condurre una battaglia vincente
contro le destre in vista delle prossime elezioni politiche. Che poi questo
richiamo corrisponda ad una convergenza di fondo, unaltra cosa, giacch, come avr occasione di argomentare successivamente, i punti di vista
sono a tale riguardo molto diversi e ci rappresenta la maggiore difficolt
per ricomporre uno schieramento unitario.
Ad ogni modo, per addentrarsi su questo tema decisivo, mi permetto di
fare alcune osservazioni. Un programma deve essere segnato in primo
luogo da alcune coordinate generali. A mio avviso occorre prendere atto
che: 1) Lo scenario economico sociale cambiato radicalmente e che
quindi impossibile dare una risposta efficace riproducendo semplicemente punti di vista acquisiti senza porsi il problema anche di fare i conti
con alcune novit, 2 ) che la cesura prodottasi nellelettorato, profonda
e non ha caratteri effimeri. Esistono oggi nel paese due orientamenti antitetici nellelettorato. Per questo la prevalenza in una battaglia per legemonia non cosa n facile n breve perch implica per molti versi la ricostruzione (uso questo termine consapevole della sua pesantezza) di elementi di identit che sono stati spazzati via. 3) Un programma necessita di
una scelta consapevole degli interlocutori sociali e politici che si assumono.
Un tempo, di fronte ad unarticolazione di classe ben definita, non solo
dal punto di vista della collocazione nel ciclo produttivo, ma anche sotto
il profilo dellidentit culturale, tutto era pi facile. Oggi non pi cos,
ma non vero che questi interlocutori, per quanto meno definiti, non
siano riconoscibili. In secondo luogo, che una battaglia per legemonia,
pur se essenziale, deve scontare tempi non necessariamente conformi a
quelli dettati dallagenda politica, per cui (accanto a questo sforzo di lunga
lena), ci che alla fine si render probabilmente decisivo sar la rimotivazione del proprio elettorato di riferimento, anzich improbabili sfondamenti al centro. Infine, che lelettorato di sinistra pu essere individuabile in alcune categorie: alcune definibili per collocazione di classe ( il
mondo del lavoro in primo luogo) con i necessari aggiornamenti, una fascia a basso reddito per la quale il clientelismo populista berlusconiano
non ha avuto alcuna reale incidenza, unarea senza precise connotazioni
di classe o di reddito che tuttavia ha introiettato per ragioni diverse una
cultura di sinistra e ha fatto propri alcuni valori, una realt giovanile di
massa che si accostata recentemente alla politica, spesso sulla base di opzioni etiche, ma anche per il rifiuto di un modello sociale sempre pi iniquo e corrotto.
Indicare i temi attraverso cui potrebbe articolarsi un programma per lalternativa non in s particolarmente difficile, almeno come operazione
astratta. Oltretutto lo sfascio che sta producendo il governo Berlusconi sollecita numerosissimi interventi per porre rimedio alle sue malefatte. Il problema che un programma per essere effettivamente tale deve intercettare, in primo luogo, la domanda sociale dei soggetti verso cui si rivolge.
La prima esigenza che io avverto quella di uscire dalla condizione di precariet e solitudine che attraversa il mondo del lavoro. Lascer nella risposta al terzo quesito il ragionamento sulla funzione dei vari soggetti politici. Per il momento mi limiter al piano esclusivamente programmatico.
Questa condizione del mondo del lavoro si supera oggi solo in due modi:
da un lato con un segnale forte sul piano della qualit del lavoro. Un obiettivo per tutti: leliminazione (non il furbesco emendamento) della Legge
30 e una legislazione che solleciti lestensione del lavoro a tempo indeterminato. Il secondo un programma per loccupazione e lo sviluppo rivolto
in special modo al Mezzogiorno. Questo programma non si sostanzia nelle
grandi opere (di cui conosciamo la logica anche per esperienze passate),
n nei patti territoriali, fallimentari esperienze di concertazione territo-

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riale, i cui effetti sono stati risibili. Un programma di questo tipo implica
luso accurato delle risorse (in primis i fondi europei, oggi male utilizzati),
lelaborazione di piani integrati localmente in cui il pubblico, riqualificato
e profondamente rinnovato, svolga un ruolo decisivo. Un programma per
lo sviluppo implica anche unidea chiara sul posto che nella divisione internazionale del lavoro intende occupare lItalia. Su questo tema mi pare
che vada fatto un discorso di verit: le politiche per la formazione, gli incentivi alle imprese, la realizzazione di infrastrutture locali adeguate sono
tutte cose positive, ma alla fine il problema di fondo la ripresa di una prospettiva di economia mista per la quale si intervenga da subito nei casi di
crisi con un intervento pubblico diretto e per il resto si ricostruiscano nuclei di sviluppo nei settori di punta.
La terza questione che pongo la questione per eccellenza: il salario. C
poco da dire, in un periodo di ripresa dellinflazione, con tassi di sviluppo
particolarmente bassi, affrontare la questione del reddito indispensabile.
Si pu discutere sulle soluzioni ma ladeguamento automatico di pensioni
e stipendi la prima esigenza. La seconda di avere pensioni dignitose. Il
che implica, prima di tutto, eliminare il progetto Berlusconi sulla previdenza. Per quanto riguarda i disoccupati, premesso che tutti devono avere
la possibilit di vivere senza finire nellindigenza o nella criminalit, ogni
distribuzione di risorse svincolata da una prospettiva anche a lungo termine, di inserimento nel mondo del lavoro mi sembra una scelta molto
discutibile. Una quarta questione riguarda nello specifico ci che oggi
viene chiamato welfare state e cio un insieme di servizi (scuola, sanit, assistenza, ecc.) che costituiscono lossatura del sistema di protezione sociale.
Questi servizi non esauriscono tale sistema. Il campo molto ampio, specie quando si spazia nei servizi locali. Che sia in atto un attacco allo stato
sociale evidente. Ora, rilanciare luniversalismo dei diritti implica, in
primo luogo, una diversa ripartizione di risorse, in secondo luogo il ripristino di un principio di universalit (il che significa anche estensione del
tipo di servizi in ragione dei nuovi bisogni), in terzo luogo il ripristino del
controllo pubblico. Qui, tuttavia, non si possono porre sotto silenzio anche alcune carenze oggettive. La semplice difesa del pubblico, infatti, non
sufficiente. Per due ragioni di fondo: in primo luogo i servizi pubblici
sono in taluni casi non adeguati quantitativamente e qualitativamente e
vanno quindi riqualificati, in secondo luogo, la loro offerta non sfugge ad
una logica massificata che spersonalizza lo stesso servizio e la loro gestione
burocratica esclude quel protagonismo della collettivit che essenziale.
Infine, per non farla lunga, due ultime questioni: la politica internazionale
e la questione democratica. Sul primo punto gi molti sono intervenuti
con proposte che condivido. La difesa dellarticolo 11 della Costituzione
la premessa non solo per la salvaguardia dellautonomia nazionale, ma
per un ruolo attivo dellEuropa in una prospettiva multipolare ed, infine,
per la ricostruzione di uno spirito di collaborazione con tutte le aree del
mondo che la condizione, non solo per intervenire sulle devastazioni
provocate dalla globalizzazione capitalista ma anche per eliminare conflitti
e la piaga del terrorismo. E vengo infine alla questione democratica, dove
il primo provvedimento non pu che essere l'eliminazione di gran parte
della produzione legislativa di Berlusconi al fine del ripristino di condizioni essenziali di uno stato di diritto. E, tuttavia, il problema non si risolve
solo qui. Perch ci che pesa nella coscienza della gente non solo labuso, ma anche la sottrazione di potere decisionale (si pensi alla mancata
verifica degli accordi sindacali da parte dei lavoratori). Di questo il centro
sinistra porta una grave responsabilit. So bene che si tratta di un terreno
difficilissimo, si pensi alla lotta al presidenzialismo e alla reintroduzione
del proporzionale. Sarebbe assai curioso e certamente politicamente molto

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dannoso che la Casa delle libert per introdurre il presidenzialismo assumesse almeno in parte un modello proporzionale, alle forze della sinistra che compete alzare entrambe le bandiere.
3. E vengo alla terza domanda, quella in realt pi impegnativa perch ci
rimanda alla questione delle scelte concrete, del percorso da intraprendere, degli obiettivi possibili per costruire questa alternativa. Condivido
lasserzione contenuta nella prima domanda posta da LErnesto e cio che
il governo Berlusconi vada battuto e che questo sia essenziale. Capisco il
ragionamento di quanti, prendendo atto delle differenti posizioni presenti
a sinistra, sostengono limpossibilit pratica di determinare un ampio schieramento unitario necessario per battere Berlusconi e, tuttavia, non lo condivido. Per queste ragioni: la prima, pi banale, ma non per questo meno
rilevante, che lunit contro Berlusconi risponde ad una domanda di
massa di quello stesso popolo di sinistra che noi abbiamo lambizione di
rappresentare. Si pu dire che ci non in s sufficiente, personalmente
mi chiedo che senso abbia una scelta politica che procede a prescindere
dal consenso dei propri stessi referenti sociali. La seconda ragione, che ritengo pi importante, che, senza la sconfitta di Berlusconi in tempi rapidi, vi pu essere un ripiegamento della protesta sociale. Non illudiamoci
troppo sulle controversie scoppiate nella Casa delle libert: possono ricomporsi. N sopravvalutiamo la tenuta del fronte sindacale. Siamo cos
sicuri che in una gestione del governo molto prolungata da parte delle destre terr questo accordo fra i tre sindacati confederali e, infine, in caso di
vittoria di Bush alle presidenziali USA, siamo certi che ci sar privo di riflessi sul governo italiano e sul suo consolidamento anche nel quadro europeo?
Il problema quindi non se impegnarsi nella costruzione di uno schieramento unitario ma come farlo. A partire dalla consapevolezza delle rilevanti differenze che vi sono con lUlivo. Se c unevoluzione positiva a
sinistra essa si riduce essenzialmente alla consapevolezza dellindispensabilit dei rapporti unitari. Inoltre, vi una comune percezione sulla pericolosit delle destre sul piano democratico. Per quanto riguarda il resto,
pur non sottovalutando alcuni ripensamenti sulle politiche portate avanti
dal centro sinistra nel corso degli anni 90, tutto si fa molto aleatorio. Gli
ultimi sviluppi del dibattito, peraltro, sono di per s illuminanti dopo le
dichiarazioni di Rutelli sulla riforma del sistema presidenziale e di DAlema
sul possibile voto di astensione sulla permanenza del nostro contingente
militare in Iraq.
Prendiamo quindi consapevolezza che lUlivo non sostanzialmente cambiato, che al momento non ha una posizione adeguata a sostenere un accordo organico di governo con Rifondazione comunista e poniamoci il
problema di come agire. Due sono i fattori su cui possibile agire, da un
lato una potenzialit reale rappresentata dalliniziativa del movimento di
massa e, dallaltro, dalla disarticolazione apertasi nellUlivo che ha messo
in evidenza una parte di sinistra con la quale ci sono molti punti di vista
comuni.
A cosa si deve questa disarticolazione? Semplicemente alla esplicitazione
di due linee configgenti che derivano da unanalisi della situazione molto
diversa. A questo punto ritengo sia inderogabile una digressione sulla questione del partito riformista, anche perch su questo punto si parlato
molto, ma si sono anche accarezzate aspettative che io giudico poco fondate nella sinistra di alternativa. Talvolta se ne denunciato il carattere
moderato e, in altri casi, si glissato su questo aspetto, rappresentandolo
come una semplice riarticolazione di forze politiche. In alcuni casi se ne
denunciata la pericolosit, in altri si sottolineato lo spazio che una si-

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mile operazione avrebbe aperto a sinistra. Personalmente non ho dubbi:


questa operazione ha un significato moderato, si propone esplicitamente
come interlocutore del centro della Casa delle libert, rende assai pi difficile un accordo con la sinistra di alternativa ed del tutto dubbio che ampli, piuttosto che ridurre, lo spazio della stessa sinistra di alternativa.
Lobiettivo, infatti, non mi pare sia solo quello di spostare a destra lasse
politico della coalizione di centro sinistra, ma anche di marginalizzare la
sinistra di alternativa. Il punto che lo spazio politico non un semplice
spazio geografico misurabile sulla base della superficie occupabile, ma implica lesistenza di una soggettivit politica in grado di coprire tale spazio
e oggi, a sinistra dei DS, non mi pare vi sia ancora nessuno in grado di farlo
pienamente.
Questa dicotomia, ovviamente, rende assai difficile il raggiungimento di
unintesa su basi politico-programmatiche. La cosa si potrebbe liquidare
prendendo atto della situazione e ipotizzare in vista delle prossime elezioni
politiche una qualche intesa di tipo tecnico che prenda atto dellimpossibilit di una vera convergenza politica. Non escluso che a questo alla fine
si debba giungere, ma credo sarebbe un errore dando per scontato questo esito, rifiutare un confronto con la sinistra moderata. Infatti, una cosa
giungere ad un accordo come esito di un confronto vero, una cosa e siglarlo dopo aver eluso il confronto. La seconda posizione difficilmente
comprensibile. Inoltre, resta sempre in campo la possibilit, non so quanto
remota, che si riproduca quanto verificatosi con la desistenza e cio lindispensabilit numerica del sostegno di Rifondazione comunista al governo. Ma la questione principale resta quella dellaspettativa di un elettorato di sinistra che chiede una svolta nelle politiche e che cerca qualcuno che da subito si batta per questa possibilit, perch, sia ben chiaro,
di fronte ad uneventuale sconfitta di Berlusconi, una riproposizione da
parte dellUlivo delle posizioni precedentemente assunte durante i governi retti dal centro sinistra, o la continuit con lispirazione di alcuni
provvedimenti voluti da Berlusconi, alimenterebbe una pericolosa delusione di massa.
Per ragioni sia politiche che tattiche, dunque, credo convenga che una sinistra di alternativa faccia da subito la sua parte, battendosi per unopposizione efficace e per un programma effettivamente alternativo, giacch la
battaglia per legemonia a sinistra tutta aperta. Ma cos che stanno andando le cose?
Non mi pare. Ogni segmento di questa sinistra di alternativa prosegue in
parallelo, spesso dicendo le stesse cose, n si vedono processi di reale convergenza che facciano emergere una posizione unitaria, coesa e determinata. Il metro di misura va ricercato nei comportamenti di massa. Siamo
in una fase di conflittualit, vero, ma esiste in una parte consistente del
popolo della sinistra, oltre al rifiuto, questo s inequivocabile, di Berlusconi,
una tensione comune verso una proposta programmatica unificante, alcune proposte di grande impatto di massa, una spinta vera su alcuni contenuti pi avanzati di quelli espressi dalla stessa sinistra moderata? Se si
esclude, in parte, il movimento contro la guerra in Iraq, a me non pare vi
siano questi segnali.
Non solo. Qualcuno nel paese sa come procede il confronto sui tavoli programmatici fra centro sinistra, Rifondazione comunista e Italia dei valori?
E soprattutto, a questi tavoli, visibile una battaglia comune della sinistra
di alternativa capace di condizionare effettivamente le proposte? Ho limpressione che si vivacchi sulla base di una considerazione molto pragmatica: al di l delle divisioni, ad un accordo si deve comunque andare, tanto
vale non spingersi troppo in avanti alimentando polemiche che potrebbero pregiudicare lobiettivo finale.

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Che fare allora? Innanzitutto, credo che linsieme delle forze che esprimono un punto di vista alternativo, siano esse politiche o sociali, debbano
convergere su una piattaforma comune. Questa piattaforma va fatta vivere
in un rapporto di massa, deve essere resa pubblica, alimentare un dibattito e soprattutto connettersi con quanto di meglio c oggi nel movimento.
In secondo luogo, il confronto con linsieme del centro sinistra deve essere chiaro, senza timori di affrontare anche uno scontro su questioni dirimenti, ma, soprattutto, deve essere reso esplicito e trasparente. In terzo
luogo, vanno costruite le premesse per un forte rafforzamento della sinistra sindacale. Il problema, ovviamente, non si riduce alla FIOM, ma investe in primo luogo la CGIL che, pur avendo assunto posizioni coraggiose,
nelle concrete esperienze categoriali spesso ricaduta nella precedente
pratica concertativa.
Infine, si deve lavorare veramente ad ununificazione dei movimenti,
troppo slegati fra loro, troppo settorializzati e per questo inadeguati. Si
prenda lesempio del movimento dei movimenti sul quale si appuntata
lattenzione di Rifondazione comunista negli ultimi anni. Occorre con
franchezza riconoscere che quel movimento stenta ad assumere come questione fondamentale la questione sociale. Mi rendo conto che questo approccio non risolve la questione dirimente di quale possa essere una piattaforma di mediazione accettabile per ricomporre uno schieramento democratico e progressista in vista delle prossime elezioni. Alcuni si sono esercitati in tal senso in maniera pregevole isolando alcuni contenuti di indubbio valore. Ci vale per leliminazione di una parte della legislazione
di Berlusconi, per il rispetto dellart.11 della Costituzione, e via dicendo.
Si tratta di uno sforzo pregevole ma sono convinto che senza una battaglia
politica esplicita a sinistra sia molto difficile predeterminare il punto di caduta del confronto. Nellimmediato alcuni appuntamenti possono rivelarsi
decisivi. Penso alla giornata mondiale del 20 marzo in occasione dellanniversario delloccupazione militare americana dellIraq, allestensione di
un conflitto sociale che sta toccando nuovi settori, che spesso supera precedenti limiti corporativi, alla partita delle amministrative per tentare di
invertire almeno su alcuni punti (pensiamo alle privatizzazioni) le linee
perseguite in questi anni dal centro sinistra. Pensiamo alla battaglia contro la riforma presidenziale, al consolidamento in CGIL di una sinistra che
non assuma atteggiamenti subalterni. Come si vede non sono i terreni di
iniziativa che mancano, occorre solo meno tatticismo e molta pi determinazione.

CONTR O

LE DESTR E

IL VA LOR E DELL UNIT

di Cesar e Pr ocaccini
Di r ezi one Nazi one PdCI

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1. Le destre, storicamente, hanno rappresentato sempre un pericolo per


la democrazia, ma in questa fase, ed in particolare nel nostro Paese, le destre politico istituzionali e quelle economiche rappresentano un pericolo
particolarmente grave e inquietante e per diversi motivi. In primo luogo:
lo spazio lasciato dalla fine del PCI non stato, purtroppo, colmato da nessunaltra forza politica; il partito di massa, di classe e nazionale non esiste
pi e con esso viene meno il pi forte argine democratico. Berlusconi e la
Confindustria stanno saldando su basi di massa un nuovo blocco sociale e
la precarizzazione e la flessibilit totale del mercato del lavoro non solo
rappresentano un attacco violento alle condizioni di vita dei giovani e dei
lavoratori, ma rappresentano altres un disegno di disarticolazione e indebolimento, sul piano delle lotte, del movimento operaio e dunque un
ulteriore , possibile, elemento di allargamento del blocco sociale delle destre. Destre intrise di un populismo nuovo, in Italia, un populismo tendente a rompere ogni tessuto solidale attraverso una svolta culturale di
massa volta allestensione, nel senso comune del nostro paese, del mito

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americano dell uomo che si fa da s; una svolta diretta ad imprimere


un senso liberista ad ogni articolazione della democrazia: dalla giustizia
allinformazione, passando naturalmente per lattacco ai diritti del lavoro.
Una destra ferocemente razzista e che aizza i peggiori istinti di massa razzisti e che, assumendo le pi oscure pulsioni della storia della reazione,
condanna tutti i diversi. Una destra, in sintesi, pericolosissima sul piano
culturale e su quello economico e sociale. Controriforma scolastica e Legge
30 sul lavoro sono due estremi di un disegno politico teso a cambiare nella
sostanza i tratti progressivi della Costituzione italiana.
Il centro sinistra, con tutti i suoi difetti, non affatto uguale a questa destra subordinata alle politiche di guerra degli USA e vera e propria avanguardia della reazione politica e sociale estrema. N possibile considerare, come stato fatto anche a sinistra, che centro destra e centro sinistra
siano due poli simili divisi solo dalla battaglia elettorale! Chi ha concepito
una simile analisi non ha certo aiutato il movimento operaio a liberarsi del
pericolo Berlusconi, n ha aiutato ( sfilandosi dalla battaglia) ad aprire
contraddizioni positive allinterno stesso del centro sinistra.
Per cacciare Berlusconi sono improbabili le spallate o le fughe in avanti:
occorre invece consolidare e ampliare lo schieramento politico e sociale
di lotta che cresciuto nel Paese e occorre che il centrosinistra si doti di
un programma di opposizione e di governo che - non c dubbio - impari
la lezione degli errori e i cedimenti dei governi di centrosinistra
( anche se va ricordato che le scelte di quei governi erano il risultato dei
rapporti di forza determinatisi - i Comunisti Italiani hanno fatto la loro
parte, basti pensare alle pensioni e che se tutta la sinistra fosse stata al
governo, e tutti i comunisti, le cose sarebbero state diverse). Con tutte le
difficolt, tuttavia, allora cerano allordine del giorno le 35 ore, adesso c
la cancellazione dello Statuto dei lavoratori.
I comunisti non sono chiamati per legge divina a passare sempre allopposizione. Essi possono e debbono, per avere una funzione ed un rapporto
di massa, lavorare per un governo, quando esso inteso come mezzo della
trasformazione. E probabile che il grado di mobilitazione attuale contro
il governo sia insufficiente. Vedo per importanti novit, prima fra tutte la
ritrovata unit sindacale contro lo scardinamento della Previdenza pubblica, ed passata lillusione del Patto per lItalia. Occorrono non spallate,
non fughe in avanti ma percorsi che saldino nelle diverse autonomie le
battaglie dei partiti comunisti, di sinistra e democratici, dei sindacati e dei
nuovi movimenti. E necessaria una traduzione politica ed istituzionale del
conflitto, altrimenti il Movimento non si riproduce, la lotta rischia di lasciare il posto alla frustrazione e al riflusso.
2. Non c dubbio che per consolidare una cultura democratica bisogna
guardare ed analizzare quello che avviene nel mondo, dove la guerra preventiva diventata un nuovo diritto internazionale. La fine dellURSS
al di l del giudizio sui sistemi statali dei Paesi socialisti ci consegna un
mondo peggiore.
E in atto una competizione intercapitalista senza quartiere che limperialismo degli Stati Uniti gioca e vince scavalcando la fase del dominio economico e con la guerra passa direttamente alloccupazione militare anche
delle risorse di altre nazioni. Non crea pi i governi fantoccio, li sostituisce con veri e propri protettorati sotto il suo diretto controllo. La guerra
allIraq assume in questo senso le caratteristiche di guerra neocoloniale.
Persino la NATO ( pur rimanendo larma di riserva dellimperialismo
USA e che attraverso la sua espansione ad est conferma il suo carattere dominante e di lancia puntata contro la Russia e la Cina) viene scavalcata,
come si visto per lAfganistan e lIraq, dallassoluta autonomia degli USA.
E in questottica che lEuropa deve dotarsi di una Costituzione democra-

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tica che metta al primo punto il ripudio della guerra come strumento di
risoluzione delle controversie internazionali, deve rappresentare una entit sovranazionale non astratta ma politica e deve anche dotarsi di proprie
Forze Armate di difesa e di eventuale interposizione. Forze Armate che
non siano, certo, complementari a quelle della NATO, ma che siano una
Forza che sbocchi da un Patto tra gli stati europei.
La necessit che su tutti questi grandi temi, si costruiscano vaste alleanze
politiche e sociali (dal centrosinistra, ai movimenti, al PRC) non solo
condivisibile, ma necessaria, anche se riscontro ancora, per tali obiettivi,
una grave inadeguatezza politica.
I partiti pi grandi della sinistra non sono stati in grado di organizzare
le lotte sui temi posti dai movimenti, o li hanno evitati o hanno voluto impadronirsene.
Il nostro Partito, il PdCI, ha avuto allinizio un approccio troppo prudente
e anzi diffidente. E stato un errore, ma anche un bene perch si capita meglio la natura e la pluralit di un movimento variegato e grande ma
che aveva e ha in parte una visione illusoria di antipolitica e antipartitismo, certo non rivoluzionaria. Quindi il problema non se stare nel movimento ma come starci. La politica, i progressisti, i comunisti devono
sempre saper portare e tradurre anche nelle istituzioni il conflitto ed
per questo che diventa obbligatorio il tema del governo come mezzo del
cambiamento, senza scorciatoie o illusioni. Dopo il 1989 le forze progressiste e comuniste sono state sconfitte e oggi sono in una situazione di difesa e non di espansione ed anche per questo che non bisogna mai spezzare il filo con il resto delle forze democratiche, per una battaglia complessiva sui grandi temi della pace, del lavoro e dei diritti.
3. Lunit la chiave di volta per battere le destre (non solo in Italia): si
deve estendere e consolidare lunit delle forze comuniste, di sinistra, democratiche, politiche e sociali perch sono in gioco gli architravi stessi
della Repubblica: la pace, il lavoro, lantifascismo, i diritti, la scuola, la sanit.
Prima di ogni altra cosa deve venire la disciplina democratica: non bisogna ripetere lerrore politico compiuto da Bertinotti nel 1998, perch autonomia e unit hanno un senso di pratica politica solo se si esercitano allo
stesso modo. Senza lautonomia si scade nel conformismo e nellopportunismo, senza lunit si scade nel settarismo e ci si inibisce anche la possibilit di esercitare una competizione per legemonia nello schieramento
democratico. Il binomio non deve separarsi mai : ci non vuol dire togliersi
larma della rottura, ma bisogna sempre saper prevedere gli esiti dell eventuale rottura : se portano ad equilibri pi avanzati, come ci dicevano nel
1998, oppure al governo delle destre, come poi avvenuto. Anche lunit
deve essere funzionale allobiettivo, anche lunit dei comunisti se serve a
rafforzare la sinistra del centrosinistra va perseguita, se al contrario serve
a rompere la gabbia del centrosinistra va contrastata. E in virt di questa analisi che non condivido la lista unitaria dei Riformisti perch in
realt anzich unire rischia di dividere e non risolvere il problema della
rappresentanza. Gli elettori, questa lesperienza, sono contrari alla semplificazione, lunit cosa diversa dallunicit. Non solo un fatto di simboli (importanti) ma di sostanza. La lista unica prelude al soggetto unico,
ad una sintesi verso il centro, a programmi spostati al centro (si veda lidea di Rutelli di rompere il contratto nazionale di lavoro ed innalzare let
pensionabile), insieme al nome rischia di scomparire anche un po di sinistra.
Dunque unit nella diversit, ma anche concretezza di programmi per
lopposizione e per il governo. Il passaggio elettorale amministrativo prossimo pu segnare un passo avanti sia come contenuti sia come quadro po-

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litico.
Se c la consapevolezza della pericolosit di questa destra si debbono trovare per forza le opportune mediazioni e rappresentanze in un rapporto
di pari dignit. Guai a separare la piazza dalla politica.

In questo tipo di dibattito dove diverse persone vengono chiamate a esprimersi sui medesimi quesiti si pu cercare di evitare le ripetizioni. Ci prover. Dichiarando subito il mio accordo con larticolo di Chiarante
(Lalternativa non passa per il partito riformista) e con quello di Dino
Greco (C solo unalternativa: quella antiliberista). Va da s che sono
daccordo anche con le affermazioni di altri autori: il pericolo rappresentato da una destra che venuta smantellando la Costituzione, le responsabilit del centro-sinistra nellaver spalancato la strada alle destre, la deriva centrista delle forze che sono state chiamate della sinistra moderata,
e dunque la difficolt obiettiva di proporre un programma comune che
pure tutti ritengono necessario per battere Berlusconi e per durare al governo, ove si vincesse il confronto elettorale.
Dunque, concentrer questo intervento su un punto solo che a me pare
essenziale per rispondere alle vostre domande: e cio quale sia la condizione preliminare per la costruzione di un programma comune. Questa
condizione preliminare riguarda il quesito che, in definitiva, sta sotto
tutte e tre le vostre domande su quel che si debba intendere con la espressione cultura di governo.
La sinistra moderata o le forze di centro-sinistra che sono maggioritarie in
tutta Europa rispetto a quellaltra parte della sinistra che si conviene di
chiamare sinistra critica o alternativa o antagonista e che non sono
come si sa la stessa cosa, hanno inteso per cultura di governo quello
che si visto nel periodo in cui esse hanno diretto molti paesi europei.
Tutti noi oggi sappiamo che questa cultura, generalmente, non bastata
per mantenere in piedi quei governi. In Spagna, in Francia, in Italia e altrove c stata la sconfitta. Ha superato con difficolt la prova elettorale
Shroeder che ha corretto con qualche affermazione elettorale di sinistra
(no alla guerra in Iraq, s alla solidariet sociale), rapidamente smentita
nellopera concreta di questi ultimi anni tornata ad essere, peggio di prima,
quella del nuovo centro. Super la prova elettorale, sebbene in calo, Blair
(e ancor oggi pare che mantenga un vantaggio, ma con una mutazione
nella base di consenso) con una politica che si spinta sino al pi schietto
servilismo verso la guerra preventiva dei neoconservatori americani e con
una linea sociale che fu ed ancora pi centrista di quella di Shroeder.
Dallinsieme di questa vicenda la sinistra moderata ha derivato in Italia la
conclusione che se errori vi furono essi, come dissero, furono per la deficienza di riformismo, parola con cui si intende descrivere la capacit di
adeguamento alla situazione determinata dalla vittoria del modello capitalistico nella guerra fredda e dal dominio conseguente degli Stati Uniti.
In Italia, dunque, nonostante il fatto che gli imponenti movimenti di massa
degli anni trascorsi (sui diritti del lavoro, sulla pace, sulla giustizia) abbiano
indotto qualche mutamento daccento su qualche punto specifico, lasse
della cultura di governo del centro-sinistra non mutato. Anzi, il costituirsi di una lista unica (premessa del partito riformista) nonostante i
dissensi espliciti su materie essenziali come la fecondazione assistita o le
pensioni conferma e per certi aspetti aggrava lorientamento neocentrista. Tutte le mosse vanno in questa direzione: sullIraq, sul caso Parmalat,
sui temi della finanziarizzazione della economia, sulle questioni delle privatizzazioni e del lavoro, eccetera. Nella recente assemblea del listone si
sono pronunciate parole autocritiche sul liberismo. Meglio tardi che mai

SE

LA
DI

CULTUR A
GOVER NO

SOLO L A DA TTA MENTO


A LLO STA TO
DI COSE PR ESENTI . ..

di A ldo Tor tor el la


Pr esidente Nazione A RS

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si potrebbe dire se non fosse che la linea della coalizione quella di prima.
Ma uno come me che ha rifiutato questa politica sino a separarsi dai suoi
autori deve chiedersi se questa linea venga adottata e mantenuta per insipienza, per spirito suicida o per qualcosa daltro. Non credo allinsipienza,
n alla volont di farla finita con la propria vita politica. E considero grottesco imprecare al tradimento. C, in chi ha scelto questa linea, la convinzione che pura ubbia tutto ci che possa distrarre dallunico criterio
che si considera valido per aspirare al governo e governare: e cio la ricerca
attenta di una politica funzionale alla efficienza del modello economicosociale dato. Poich si considera che vi sia una larga maggioranza la quale
ritiene soddisfacente o discreto e comunque non mutabile lassetto delle
cose e poich non esiste nella realt (come poteva esserci, anche se non
cera, nel tempo dellUnione sovietica) un modello alternativo neppure
pensato lorizzonte della politica istituzionalmente intesa della sinistra
moderata coincide con le opinioni prevalenti in quella parte dei gruppi dirigenti della societ che per tradizione o per calcolo rifiutano la linea dello
scontro sociale. Come ha sottolineato un quotidiano non certo sospetto di
sinistrismo (il Sole 24 ore, organo della Confindustria) lingresso nellestablishment ha portato ai D.S. notevoli vantaggi anche se sono stati pagati a caro prezzo. Non da ora che si pu e si deve constatare non lo
scrivo per menare scandalo che quella che si chiamava una volta la borghesia illuminata costituisce ora il vero nucleo trainante della sinistra moderata o del centro-sinistra: e, anzi, essa talora pi aperta e spregiudicata
di molti degli esecutori della sua politica. Come avviene in tutti i paesi di
capitalismo sviluppato, a iniziare dagli Stati Uniti, la lotta politica per il governo tende, secondo questa linea, a restringersi tra opzioni diverse interne
ad un medesimo progetto di societ. La correzione, rispetto agli Stati Uniti,
consiste in una sorta di nazionalismo europeo: lEuropa come nuova potenza mondiale, forse con una maggiore socialit (o compassionevolezza),
corredata darmi, seppur ancora munita di basi militari atomiche degli Stati
Uniti. La costruzione dellEuropa dovrebbe essere la bussola, come lo furono gli Stati nazionali per quei paesi (Francia, Spagna, Inghilterra) che
seppero capirlo quando era il momento. E se si chiede quale Europa? la
risposta sar: quella possibile nelle condizioni date.
Questa cultura di governo, lungi dallessere insipiente o suicida ha la sua
base fornita dalla aderenza ai solidi interessi del ceto imprenditoriale e di
tutta quella parte -certamente rilevantissima degli strati di lavoratori autonomi e anche lavoratori dipendenti, che si sono venuti convincendo della
validit assegnata al primato delle imprese, dal cui successo e sviluppo dipende si sostiene la quantit e la qualit del lavoro. Il fatto che la sinistra moderata o neocentrista sia forza di maggioranza assoluta in tutta
Europa entro lo schieramento che gareggia con la destra la prova della
generalizzazione di questo modo di pensare.
Il dramma incomincia non quando c chi pensa in tal modo, il che inevitabile, ma quando coloro che pensano in tal modo ritengono che questa
sia lunica sinistra possibile. Allora la sinistra o perde oppure decade e
scompare, come avvenuto con Blair, anche se vince.
Ma nella deriva centrista della sinistra moderata grande la responsabilit
delle forze che dichiarano di essere della sinistra alternativa. E assai difficile capire bene quale sia la cultura di governo di queste forze che pure
si presentano alle elezioni e partecipano, di conseguenza, alla gara per il
governo.
Come tutti sappiamo, per una parte di queste forze il problema non si pone:
alcune di esse rifiutano la partecipazione al voto, altre, pur partecipando,
intendono la funzione di rappresentanza come uso della tribuna parlamentare piuttosto che come luogo di possibile esperienza per cercare di
modificare la realt. Non certamente questa la posizione dei partiti di si-

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nistra italiani presenti in Parlamento (innanzitutto Rifondazione comunista e, ovviamente, PdCI e Verdi che furono partecipi di governi di coalizione). Ma anche in queste forze in cui una cultura di governo si afferma
come necessaria, la difficolt nasce dalla necessit di tenere insieme pensiero alternativo e pratica propositiva istituzionale. Non vero, lo si lasci
dire a chi ha percorso gran parte della sua storia, che il PCI avesse saldato
questa dicotomia. In quella esperienza, come si sa, avveniva piuttosto che
lesser comunisti significando quasi la partecipazione a un mondo altro
spiegasse e giustificasse qualsiasi politica, comprese quelle che avevano
poco o nulla di alternativo. Se cos diffusa fra coloro che furono i quadri comunisti di una volta la tendenza ipermoderata ci perch essi avevano gi esperimentato e vissuto quel cammino. Dunque, una cultura di
governo per le forze della sinistra critica (indispensabile, ripeto, ove si
partecipi alla gara per la direzione del governo e dellEuropa) deve ancora
essere in larga misura costruita anche se, lo so benissimo, non si parte certamente da zero.
Anche la riconquista dei lavoratori ad una speranza di sinistra non pu
essere affidata ad una certamente sacrosanta denuncia dei diritti vergognosamente calpestati e del blocco o, peggio, della diminuzione in valore
reale di salari e stipendi. Certo un grande passo avanti stato compiuto
nella iniziativa del forum programmatico delle sinistre ove si trovata una
piena intesa sulle politiche del lavoro (a partire dalla abolizione delle leggi
capestro come la 30). Ma il bisogno di una inversione rispetto alla linea di
centro-destra sul lavoro e rispetto allindirizzo neoliberistico deve oggi misurarsi al livello di una politica economica su scala planetaria e - pi immediatamente a livello europeo. Io non ho alcun dubbio sul fatto che
non solo la ripulsa del turbo-capitalismo come stato chiamato landazzo
neoliberistico sia indispensabile, ma che una capacit critica del modello
economico-sociale del capitalismo maturo faccia parte essenziale di una
cultura della realt. Non ho dubbio, cio, che vada pienamente riaperta
una lotta culturale e politica per la egemonia del pensiero critico, il quale
come ovvio non consiste nella ripetizione di un qualche salmo, ma
in una capacit di comprensione del reale che si giovi di tutta la straordinaria elaborazione culturale delle scienze umane. Ed gi senzaltro prezioso il contributo di pensiero e di proposte che i molti studiosi che lavorano con passione entro il movimento no e new global sono venuti proponendo. Ma quanto pi sono assennate e valide molte di queste proposte tanto pi esse sono di ardua traduzione nella politica istituzionale europea e nazionale.
Non parlo qui soltanto del visibile scontro (si pensi a Cancun) tra protezionismi agricoli e non agricoli europei o americani che coinvolgono anche interessi di lavoratori e le istanze legittime del resto del mondo, ma
anche della difficile coerenza tra la esigenza di una redistribuzione della
ricchezza a livello mondiale (se non si vuole esasperare una tragedia gi
spaventosa e dirompente) e quella della redistribuzione della ricchezza a
livello dellEuropa e delle singole nazioni. Lo stesso movimento dei lavoratori lottando sul terreno delle nazioni, e premendo per la diminuzione
dello sfruttamento e una meno iniqua remunerazione del lavoro ha sospinto certamente in avanti, nel corso del secolo passato, la idea della redistribuzione attraverso lo stato sociale e ha stimolato la ricerca scientifica
e tecnologica tesa al risparmio di lavoro ma si trova oggi stretto tra tecnologia sostitutiva e lavoro sottopagato dei paesi non sviluppati. Si pu pensare ad una cultura di governo delle forze di sinistra critiche o alternative
senza una ripresa forte delle idee di programmazione economica non affidata unicamente alla manovra della moneta e della leva fiscale?
Il bisogno di programmazione democratica torna, mi pare: ed su questo,
credo, che occorrerebbe forse concentrare una proposta dellinsieme della

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sinistra critica per andare ad una discussione con la parte moderata della
coalizione. Certo, la premessa lintesa tra queste sinistre oggi largamente
accomunate dal ripudio della guerra preventiva, da un bisogno di riscatto
del lavoro, dalla comune richiesta di una pi radicata democrazia.
Paradossalmente questa sinistra ha pi cose in comune dellaltra ma
molto pi divisa: il che non un buon segnale fornito dai gruppi dirigenti
di movimento (gruppi che esistono anche se in modo informale) e di partito.
Nel momento in cui le ricette neoliberistiche vengono mostrando le loro
disastrose conseguenze, fino alla guerra preventiva, mi sembrerebbe necessario non solo tendere ad una unit delle forze della sinistra critica per
affrontare con ragionevole autorit il confronto con la sinistra moderata,
ma anche e soprattutto lo sforzo per la saldatura dei tratti di un pensiero
condiviso sui temi del breve e del medio periodo: poich le divisioni sono
nutrite non solo dalla rivalit tra persone ma dalla assenza di una base culturale che rifugga da affermazioni verbali e da schemi che non reggono al
vaglio della critica.
La cultura di governo dei moderati da sola non ce la pu fare ove si
vincesse la prova elettorale - come non ce lha fatta nella esperienza dei
cinque anni del centro-sinistra. Ma, allora, per cercare di correggerla, ci
deve essere una sfida seria non solo sul terreno delle singole politiche ma
su una pi attenta lettura della realt e sul modo di corrispondervi, ove si
voglia tenere fede alle parolone sui valori eterni che nelle vigilie elettorali fioriscono da tutte le tribune. La ripresa della tematica della programmazione democratica come stato proposto anche da autorevoli
economisti mi pare un terreno opportuno per non limitarsi ad una glossa
sui propositi altrui.

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Internazionale

Il successo delle forze centriste


e il dibattito tra i comunisti russi

Russia:
una sorpresa
annunciata

di Maur o Gemma

LE

BASI MATERIALI DELLA VITTORIA DI


POLITICHE

n un articolo pubblicato alla vigilia


delle elezioni politiche russe del 7
dicembre 2003 (La Russia verso le
elezioni del 7 dicembre, lernesto, settembre-ottobre 2003), abbiamo cercato di indicare le mosse pi significative che avevano permesso, a
partire dallestate scorsa, limpetuosa rimonta nei sondaggi dopinione condotti a pi riprese dello
schieramento politico che appoggia
la leadership del presidente Vladimir Putin.
La capacit dimostrata dallo schieramento centrista, non solo di sfruttare abilmente le possibilit illimitate di condizionamento e pressione che derivano dal ferreo controllo degli apparati dello stato, ma
anche di sapersi perf e t t a m e n t e
adattare agli umori da oltre un decennio prevalenti nellopinione
pubblica russa, in particolare tra gli
strati meno privilegiati, attraverso
ladozione di un linguaggio populista intriso spesso di retorica nazionalista e in grado di penetrare tra
le fasce meno privilegiate e pi colpite dai processi di restaurazione
capitalistica, gli aveva, gi in passato,
permesso di centrare lobiettivo
nelle elezioni politiche del 1999,
che avevano rappresentato il trampolino di lancio per la carriera della figura carismatica di Putin.
Allora i comunisti e i loro alleati
erano stati privati di quella maggio-

ranza parlamentare, che, dal 1994


fino a quel momento, aveva rappresentato un relativo contrappeso
al dilagare delle politiche di transizione al capitalismo, e che aveva
fatto addirittura profilare, per alcuni mesi, la possibilit di uninversione di tendenza, attraverso la formazione di un governo da essa app oggiato (con il premierat o di
Primakov che oggi, del resto, sostiene la politica di Putin -, dopo la
grave crisi economica che colp la
Russia nel 1997-98).
Se alla veloce riconversione dei programmi elettorali e degli organigrammi del partito di Putin, Russia
Unitaria, aggiungiamo il controllo
praticamente illimitato esercitato,
per tutta la campagna elettorale, sugli strumenti di comunicazione di
massa, da parte dellamministrazione presidenziale, le possibilit di
affermazione di questo schieramento apparivano quasi scontate.
Quando poi, a poche settimane
dallo svolgimento del voto politico,
Putin sferrava con lo spettacolare
arresto del magnate petrolifero
Khodorkovskij, in procinto di vendere agli americani parte del pacchetto azionario della sua compagnia Jukos e a scendere nella competizione politica quello che viene
interpretato come lattacco pi serio mai portato alle cricche oligarchiche format esi allombra del

PUTIN ALLE ULTIME ELEZIONI

clan Eltsin, i giochi sembravano


ormai fatti e i sondaggi preannunciavano una vittoria schiacciante di
Russia Unitaria, in attesa di una riconferma plebiscitaria (80% delle
intenzioni di voto) di Putin nelle
elezioni presidenziali del marzo
2004.
Il principale avversario dello schieramento presidenziale, il PCFR, anchesso investito (senza avere peraltro la possibilit di difendersi in un
sistema mediatico sotto tutela) dallinfamante accusa di connivenza
con le forze liberiste e con i loro potenti finanziatori, appariva in seria
difficolt e in procinto di subire un
ridimensionamento, seppur di non
particolarmen te rilevante consistenza.
Unin cognita era rappresentat a
dalla scesa in campo di un blocco
elettorale nazionalista di sinistra,
chiamato Rodina (Madrepatria) ,
diretto da un gruppo di brillanti
personalit che, appropriandosi di
gran parte del tradizionale bagaglio
propagandistico dei comunisti (di
cui era alleato fino a pochi mesi
prima), si schierava incondizionatamente con Putin (non senza avere
ottenuto in cambio un adeguato
spazio nei media di stato), accreditando la seriet delle sue intenzioni di farla finita con il sistema oligarchico che ha dominato la Russia
fino ad oggi.

67

Internazionale

C da dire, in ogni caso, che il risultato del 7 dicembre, presentato


da molti in Occidente come un vero
e proprio terremoto elettorale,
rappresenta solo parzialmente una
sorpresa.
Non certo una sorpresa la grande
affermazione di Russia Unitaria:
in effetti c da rilevare che la sua
rappresentanza parlamentare viene
gonfiata, pi che dal numero dei
voti ottenuti, dalla particolarit dei
meccanismi elettorali russi (una miscela di proporzionale e maggioritario).
Secondo i dati ufficiali, comunicati
il 19 dicembre 2003, Russia Unitaria ottiene il consenso di quasi 23
milioni di elettori, superando di
poco, con il 37,6% e 120 seggi nella
quota proporzionale, il risultato ottenuto nel 1999 dai due partiti centristi (Unit di Putin e PatriaTu t ta la Ru s sia d i Pri mako vLuzhkov ottenevano complessivamente pi del 36%) che sono confluiti nella formazione politica che
si schiera a incondizionato sostegno
del presidente della Federazione
Russa. Ai seggi del proporzionale va
ovviamente aggiunta la maggior
parte dei mandati attribuiti nei collegi uninominali. A met gennaio
2004, al termine delle consultazioni
avviate dai vertici del partito presidenziale, il suo leader, il ministro degli interni Boris Gryzlov, poteva affermare di disporre di 300 dei 450
seggi della Duma di Stato, e di non
escludere, dopo lo svolgimento
delle elezioni presidenziali, la possibilit di formare un governo monocolore, senza comunque ritenere
di dover apportare modifiche sostanziali agli attuali meccanismi costituzionali.
Anche il risultato della sinistra, se
prendiamo in considerazione la totalit dei partiti che si presentavano
agli elettori con richieste di politiche sociali adeguate e di valorizzazione del ruolo dello Stato nelleconomia (oltre ai comunisti, Rodina, il Partito Agrario, il Partito dei
pensionati e la lista capeggiata dallex comunista Selezniov), non si
discosta molto da quel 30% circa ot-

68

tenuto nella precedente consultazione politica. Ci che veramente


cambiato stata la distribuzione dei
voti tra i differenti blocchi elettorali.
E questa, forse, la pi significativa
vitt oria ot ten uta d allo schieramento presidenziale, che riuscito
finalmente, dopo un decennio, ad
ottenere il drastico ridimensionamento della principale forza di opposizione presen te in Russia, il
PCFR. Se, infatti, nel 1999, la sinistra era rappresentata quasi esclusivamente dai comunisti che, sulla
base di un programma patriottico, raccoglievano anche forze
nazionaliste di sinistra, socialdemocratiche e rappresentanti di settori della borghesia nazionale, il 7
dicembre (in questo caso s, a dispetto dei sondaggi) il PCFR doveva
dividere i voti con altre formazioni,
subendo una sconfitta dalle dimensioni clamorose, che per poco non
lo ha privato anche della seconda
posizione tra i gruppi presenti nella
Duma: il Partito comunista raccoglieva 7.647.000 voti (perdendone
quasi 8 milioni), scend endo al
12,6%, con 40 mandati nella quota
proporzionale e solamente 8 nei
collegi uninominali, e registrando
unautentica d e b a c l e in quelle regioni della Russia centrale che in
passato sono state definite la cintura rossa e dove da lungo tempo
il partito ha in mano molte leve del
potere locale.
In compenso, il blocco Rodina
(accreditato del 3,5%, alla vigilia del
voto) otteneva una grande affermazione. Rodina, che ha ricevuto
circa 5.500.000 suffragi e il 9,1%, riusciva ad aggiudicarsi una parte
considerevole del voto comunista,
con un programma che, a molti del
tradizionale elettorato del PCFR,
apparso pi efficace e radicale.
Il blocco, diretto dal brillante economista Serghey Glazjev (recentemente eletto presidente del Partito
Socialista Unitario di Russia) e dal
n azionalista Dmitrij Rog ozin
(proveniente dallo schieramento
centrista, oggi leader del Partito
delle Regioni Russe e gi presidente della commissione parla-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

mentare per la politica estera, il


quale, in pi di unoccasione, ha
fortemente criticato gli Stati Uniti),
composto da uno schieramento eterogeneo comprendente settori socialisti, nazionalisti pi o meno rad icali (ma anche militant i d el
PCFR, come il generale Varennikov,
che tuttora si definiscono comunisti), ha adottato una piattaforma
politica che indica la necessit di
unire la nazione sulla base del patriottismo di costringere il potere ad assumere la propria responsabilit sociale di
fronte al popolorestituendogli finalmente il controllo delle ricchezze nazionali, appartenenti di diritto allo Stato
(dal Manifesto elettorale di Rodina, www.gazet a.ru , 22 ot tobre
2003) e ha sostenuto, senza tentennamenti, loffensiva lanciata da
Putin contro Khodorkovskij, nello
stesso momento in cui il PCFR, al
contrario, definiva lo scontro in atto
negli assetti di potere russo alla stregua di una semplice resa dei conti
tra le differenti componenti oligarchiche, in linea con le propensioni
autoritarie del presidente russo, descritto come una sorta di nuovo
Pinochet intenzionato a sostenere
la dittatura del proprio clan.
In questo contesto non appare neppure sorprendente lavanzata del
Partito liberal-democratico d i
Russia, di estrema destra, diretto
d allu ltranaz ionalist a Vladimir
Zhirinovskij, che, usando accenti
xenofobi, accusando il PCFR di tradimento degli interessi nazionali e
approfittando dello spazio riservatogli dai media, ha ottenuto quasi
7 milioni di voti e l11,5%, contribuendo di fatto a rafforzare la maggioranza filopresidenziale.
Ben oltre le pi pessimistiche previsioni, andata la perf o r m a n c e
dello schieramento politico che, in
Russia, tradizionalmente rappresenta gli interessi della borghesia
compradora e le aspirazioni delle
elite occidentalizzate della cosiddetta societ civile dei grandi centri metropolitani: entrambi i partiti
liberali non hanno superato lo sbarramento del 5% e hanno conquistato appena 7 deputati (4 sono an-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

dati al pi moderato partito Mela


e 3 allultraliberista Unione delle
forze di destra), lasciando fuori dal
parlamento quasi tutti i principali
protagonisti del precedente decennio di riforme liberiste. I grandi magnati sono rimasti cos apparentemente privi di una rappresentanza
politica, e anche le personalit del
governo che hanno gestito le scelte
economiche e sociali degli ultimi
anni in linea spesso con gli orientamenti dell Unione delle forze di
destra, a cominciare dallo stesso attuale premier Mikhail Kasjanov vedono a rischio la loro sopravvivenza
politica.
Quali saranno allora i possibili sviluppi della politica russa nei tempi
a venire? Forse per tracciare un quadro pi preciso delle intenzioni del
presidente e del blocco politico-sociale che lo ha sorretto, occorrer
attendere il risultato delle elezioni
presidenziali.
In ogni caso, a considerare il rimescolamento dei rapporti di forza allinterno di quello che viene abitualmente definito il partito del potere, che ha portato il capofila degli oligarchi (nonch leader dell
Unione delle forze di destra)
Anatolij Cjubais a dichiarare che,
dopo il 7 dicembre, noi viviamo in
un altro paese, pu risultare interessante richiamare lattenzione su
quanto afferma A. Jakushev (studioso vicino alle posizioni di quelle
componenti, a sinistra del PCFR,
esplicitamente marx i s t e - l e n i n i s t e ,
che oggi, con lelezione, nelle liste
del PCFR, di Viktor Tiulkin, segretario del Partito Comunista Operaio Russo-Partito Rivoluzionario dei
Comunisti, hanno per la prima volta un rappresentante nella Duma)
in un intervento allindomani delle
elezioni (Il panorama politico dopo
le elezioni, le prime valutazioni,
w w w.commun ist .ru, 8 dicembre
2003): possibile affermare che tutte
le sensazioni che si avvertivano alla vigilia delle elezioni abbiano avuto una
conferma () Il partito della borghesia
nazionale ha sbaragliato il partito della
borghesia compradora () Al potere
sono arrivati quei patrioti, che negli

Internazionale

anni 90 occupavano ruoli di terzo o addirittura di quarto piano. Il loro programma ben noto: uno stato forte, un
nazionalismo non eccessivo, civilizzato e, ci che pi importa, una revisione incondizionata della grande propriet e dei grandi proprietari. Alla vigilia delle elezioni sono gi apparse
voci su piani relativi alla creazione del
cosiddetto petrolio di stato, in cui in
un modo o nellaltro dovrebbero confluire
le compagnie private. Questo, probabilmente, costituisce il programma massimo, mentre in quello minimo lo stato
ricaverebbe quei profitti che oggi sono oggetto di discussione. Il grande capitale
dovrebbe essere o statale o patriottico
(un eufemismo per dire nelle mani dei
suoi uomini daffari) secondo i desideri di Putin. Tutto ci , in grado significativo, il programma del PCFR dellultimo decennio, che adesso potrebbe essere adottato senza la partecipazione del
PCFR.
Affinch le cose procedano in questa direzione, sembra oggi spingere
pi di tutti mantenendo apparentemente per ora fede agli impegni
presi in campagna elettorale il
blocco Rodina, laltro vero vincitore della consultazione del 7 dicembre. Serghey Glazjev ad affermar e in u ninte r vista (Co me
prima, siamo allopposizione di
questo governo, www.politcom.ru,
10 dicembre 2003) la sua richiesta
di un cambio radicale della compagine governativa, troppo condizionata dalla pressione delle lobby nella
passata Duma, incapace di garantire la realizzazione della giustizia sociale, la creazione delle condizioni della
crescita economica e unequa distribuzione del reddito nazionale e responsabile del fatto che lo stato non riceva in pratica entrate dalla sua propriet.
Sar comunque dopo le elezioni
presidenziali, che andr precisandosi il quadro della sit uazione.
Quando, in particolare, verranno
decise le sorti del gigante statale
Gazprom (che conta per circa
l85% della produzione di gas, mantiene il network delle pipelines e il
controllo delle esportazioni verso
lEuropa), di cui i responsabili de-

gli attuali ministeri economici, gi


contrari allattacco contro Khodorkovskij, chiedono una profonda ristrutturazione, che preveda la separazione delle sue operazioni e la liberalizzazione dei prezzi nel mercato del gas. Allora, molto probabilmente, avremo modo di verificare le reali intenzioni del presidente russo.
Per ora, certo che rimane aperto
il contenzioso con alcune societ
straniere come la ExxonMobil e la
Chevron Texaco, dopo la rescissione del contratto, firmato 10 anni
fa, che accordava enormi agevolazioni in materia di sfruttamento di
importanti giacimenti petroliferi, e
il lancio di una nuova gara che potrebbe aggiudicarsi la compagnia
Rosneft, controllata dallo Stato.
Inoltre mai come in questo momento le relazioni russo-statunitensi hanno marcato una fase di
gelo. Ne testimonianza la recente
visita di Colin Powell a Mosca, alla
cui vigilia il Segretario di Stato USA
non ha risparmiato dure critiche
(Powell troubled by Russia democracy, www.gazeta.ru, 3 febbraio
2004), con un implicito riferimento
alle modalit del caso Khodorkovskij, alle carenze del sistema democratico russo, in cui mancherebbe lessenziale equilibrio tra i rami
esecutivo, legislativo e giudiziario del governo ed ha voluto riaffermare lintenzione di continuare nella politica di ingerenza negli affari interni
delle repubbliche della CSI (Georgia, Moldavia, Bielorussia, Ucraina,
stati dellAsia Centrale), per favorirne lintegrazione nel sistema di
alleanze politiche e militari degli
Stati Uniti. E non privo di significato che, negli stessi giorni in cui avveniva la visita di Powell, il vicepresidente degli industriali russi, Jurghens, in unintervista a gazeta.ru
abbia parlato della possibilit dellaf fermazione di una variante
russo-venezuelana, lasciando intravedere quale potrebbe essere latteggiamento degli imprenditori privati.
In questo contesto, appare interessante seguire levolversi del dibat-

69

Internazionale

tito interno al Partito Comunista


della Federazione Russa, per valutare i contraccolpi che la sconfitta
elettorale ha provocato nelle file
dellorganizzazione. Anche in questo caso, occorrer certo attendere
lesito delle elezioni presidenziali (a
cui i comunisti si presentano con la
candidatura di basso profilo del
loro alleat o agrario Nikh olay
Kharitonov), perch si dispieghi, in
tutta la sua drammaticit, il confronto serrato sulle prospettive strategiche, di cui si sono avute le prime
avvisaglie tra la fine del 2003 e linizio del 2004, quando alcuni membri del Comitato Centrale (messi in
minoranza) hanno posto la questione delle dimissioni dellintero
gruppo dirigente. Il presidente del
PCFR, Ghennadij Zjuganov, non
sembra ammettere la necessit di
una sost anziale autocrit ica, ponendo laccento prevalentemente
sulle caratteristiche di non legittimit di una consultazione elettorale
truccata, sulla presenza di brogli e
manipolazioni che avrebbero determinato lesito del voto e sulla debolezza organizzativa delle strutture del partito. E continua a negare
lesistenza di contraddizioni esplosive allinterno del partito del potere, riducendo lo scontro a un
semplice avvicendamento tra le di-

70

verse famiglie oligarchiche, tutte,


a suo avviso, in qualche modo subaltern e al d iseg no st rateg ico
dellOccidente. una lettura che,
comunque, deve apparire sbagliata
a molti dei quadri del partito, dal
momento che ha suscitato la dura
presa di posizione di alcuni tra i pi
significativi esponenti del Comitato
Centrale (citiamo i segretari del
Comitato Centrale S. Potapov e T.
Astrakhankina, esponenti di forti
orga n i zzaz ioni locali co me V.
Iurcik, Iu Nikiforenko e Iu Guskov,
il vice direttore del settimanale del
partito Pravda Rossij V. Trushkov, il
capofila della sinistra A. Shabanov) e di G. Semighin, presidente
del Comitato Esecutivo dellUnione Popolare Patriottica di Russia,
che gi in passato si era contrapposto a Zjuganov. Alla base delle critiche di merito nei confronti della linea adottata in campagna elettorale, avanzate, ad esempio, da S.
Pot apov (ht tp:// www. l e v i y. r u /
news/2004/27 01 2004 u36. htm) ci
sono le contestazion i alla scelta
della rottura con quelle componenti del movimento patriottico
che hanno dato vita con successo a
Rodina e, soprattutto, alle ambiguit del rapporto instaurato con
alcuni settori delloligarchia, con
cui il partito sembrato ricercare in-

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

tese tattiche, concentrando i suoi attacchi esclusivamente sulla politica


di Putin e sul blocco che lo sostiene.
Anche se, in quella sede, la fronda
risultata, tutto sommato, contenuta, il dibattito che sta coinvolgendo le organizzazioni locali sembra mettere in evidenza la forte volont di vasti settori del PCFR di interrogarsi sul ruolo e sulle prospettive strategiche dei comunisti nella
nuova situazione politico-istituzionale e di lotta feroce ai vertici del
potere che sta vivendo la Russia. Ne
testimonianza la tumultuosa riunione del Comitato cittadino di
M o s c a ( h t t p : / / w w w. k p r f . r u /
414506), convocata dopo la pubblicazione di una lettera aperta, firmata da 62 quadri comunisti della
capitale, in cui si riprendevano le
critiche a Zjuganov e si rinnovava la
richiesta di dimissioni dellintero
gruppo dirigente. Nellaspro dibattito intervenuto, a sostegno dei
dissidenti, anche il Segretario dellorganizzazione locale A. Kuvajev
che, in pi occasioni ultimamente,
ha richiesto una sterzata a sinistra
del partito e il ripristino di una pratica leninista di lavoro politico.
Saranno, ovviamente, i prossimi
mesi a chiarire se la grave crisi apertasi nel PCFR verr ricomposta, evitando nuove laceranti scissioni.

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Internazionale

Lattivit della resistenza


investe lintero territorio nazionale,
da Mosul e Kirkuk
nel nord a maggioranza kurda
fino a Nassiriya, Karbala
e Bassora nel sud sciita

Iraq:
una resistenza
nazionale

di Gi ancar lo Lannutti
Gi or nal ista, esper to di questioni del Medi o Or i -

LA

pi di dieci mesi dallinizio dellinvasione dellIraq, lAmministrazione Bush si trova impantanata in


quel Paese in una situazione disastrosa, dalla quale non riesce a trovare una via di uscita; e le sue difficolt sono destinate ad aggravarsi
con la possibile, anzi probabile, saldatura almeno sul terreno oggettivo tra la resistenza armata, che
non stata affatto indebolita dalla
cattura di Saddam Hussein, e la crescente ribellione contro il dominio
anglo-Usa della componente maggioritaria, fino a ieri moderata,
della comunit sciita. Il piano americano per la cosiddetta transizione
dei poteri entro giugno a un governo iracheno, che per le procedure di nomina previste sarebbe
non meno fantoccio di quello provvisorio oggi in carica, di fatto gi
saltat o sotto la p ression e d ella
piazza sciita, e il presidente Bush e
il proconsole Bremer sono stati costretti ad ammettere la necessit di
modificarlo. Per questo gli Stati
Uniti tornano a cercare laiuto, anzi
il soccorso, dei Paesi alleat i ed
amici (o ex-alleati ed ex-amici) oltre che delle stesse Nazioni Unite,
cercando in realt soltanto carne da
cannone destinata a morire al posto
dei marines e una copertura che
mascheri verso lesterno il prolungamento delloccupazione, senza
cedere minimamente n sul con-

LOTTA CONTRO GLI INVASORI AMERICANI NON DI ALCUNE


AREE IRACHENE, MA SU SCALA NAZIONALE E DELL INTERO
POPOLO.
ANCHE PER QUESTO CHE GLI STRATEGHI DEGLI USA PUNTANO

trollo politico e strategico dellIraq,


n sullo sfruttamento a proprio profitto delle sue risorse, petrolifere e
non.
Tutto ci aggravato dal fatto che
anche nel vicino Afghanistan, a oltre due anni dallattacco del 7 ottobre 2001, la situazione tuttaltro
che normalizzata e la guerra di
fatto continua; tanto vero che,
nonostante i trionfalismi mediatici
sullapprovazione da parte della
Loya Jirga della nuova Costituzione,
il presidente Karzai governa ancora
oggi solo sulla carta (e di fatto solo
su Kabul), nonostante la massiccia
e diretta protezione americana.
Certo la guerriglia afghana (anche
p e r il ru o lo d ei signori d ella
guerra) per taglio ed ampiezza diversa da quella irachena, cos come
il regime dei Talebani non era assimilabile al regime d el Baas d i
Saddam, pur con tutti i suoi limiti e
le sue colpe. Quando si scriveva un
anno fa, alla vigilia della guerra, che
lIraq non lAfghanistan, si intendeva proprio questo, si faceva cio
riferimento a una realt politica,
storica, geografica ed anche umana
diversamente complessa e articolata, che avrebbe reso e in effetti
ha reso la guerra contro lIraq assai pi difficile e costosa, in termini
sia militari che politici, della guerra
contro lAfghanistan. Il che trova
conferma appunto nello sviluppo e

nella incidenza della resistenza ed


anche nella sua struttura articolata
e composita, che non limitata ai
sostenitori del deposto regime baasista, e proprio da questo trae la sua
forza e, se cos possiamo dire, la sua
indiscutibile legittimazione.
Il primo elemento da sottolineare
quando si parla della resistenza
che essa non affatto circoscritta
come vorrebbero i media filo-americani al famoso triangolo sunnita
con perno tra Baghdad e Tikrit, che
la naturale roccaforte dei gruppi
che si richiamano al regime di Saddam; lattivit della resistenza investe lintero territorio nazionale, da
Mosul e Kirkuk nel nord a maggioranza kurda fino a Nassiriya, Karbala e Bassora nel sud sciita. Un fenomeno dunque veramente nazionalee non solo nel senso geografico
del termine, con buona pace di chi
continua a presentare strumentalmente lIraq come la somma artificiale di diverse zone etnico-religiose ignorando la realt di una identit irachena, e di un conseguente
senso di appartenenza, le cui radici
risalgono alcuni millenni indietro,
quanto meno allepoca dei Sumeri,
e che si consolidata dopo lindipendenza perfino nel periodo monarchico, di soggezione allinfluenza britannica, ma soprattutto dopo
la rivoluzione repubblicana del
1958. Non a caso tutta lazione del

71

Internazionale

proconsole Bremer volta proprio


a tentar di scardinare lunit dellIraq promuovendo un processo di
libanizzazione, evidente fin dallinizio nei criteri di contrappeso etnico e religioso con cui stato formato il governo provvisorio fantoccio. Per contro, proprio lampiezza
e larticolazione della resistenza
concorrono nel condannare al fallimento queste manovre e questi
tentativi; e questo nonostante qualche elemento di ambiguit, o piuttosto di ambivalenza, che si pu riscontrare nellatteggiamento della
leadership sciita, soprattutto quella
della componente maggioritaria
dello Sciri (Consiglio supremo
della rivoluzione islamica in Iraq),
che finora aveva mantenuto una posizione oscillante fra la resistenza
passiva e la collaborazione critica.
Anche qui t uttavia i margini si
stanno rapidamente consumando.
Il rifiuto americano di consentire al
pi presto elezioni regolari e la pretesa di in se diare ent ro giu gno
unAssemblea provvisoria e un governo nominati e controllati dalle
forze di occupazione, stanno portando linsieme degli sciiti verso il
passaggio alla resistenza di massa
(sciopero generale), cui potrebbe
seguire la presa delle armi; tenendo
conto che sia lo Sciri sia la frazione
pi intransigente che fa capo a
Muqtada Sadr (che gi si oppone
frontalmente alloccupazione) dispongono di milizie armate, alla luce
del sole.

72

Alla resistenza armata gi attiva concorrono, oltre alle formazioni dei


seguaci o eredi del Baas di Saddam,
alcuni gruppi di orientamento islamico non necessariamente integralisti, e sia sunniti che sciiti e numerose forze di orientamento nazionalista (nel senso nasseriano del
termine), laiche e di sinistra, inclusi
lala filo-siriana del Baas e un settore
del Partito comunista iracheno che
ha contestato la scelta del segretario generale di entrare nel cosiddetto consiglio di governo provvisorio come esponente sciita, mentre unaltra frazione comunista si
oppone alloccupazione ma non
condivide il ricorso alle armi. Si
tratta anche di forze che fino a un
anno fa erano allopposizione contro Saddam, spesso duramente perseguitate, ma che sono altrettanto
decise nellopporsi con ogni mezzo
a una dominazione coloniale imposta dagli Stati Uniti. Non dunque errato affermare che la lotta
contro loccupazione che coinvolge necessariamente e legittimamente nei suoi attacchi i contingenti di altri Paesi, come lItalia,
operanti per conto e agli ordini degli anglo-americani condotta, direttamente o in modo indiretto, dallinsieme del popolo iracheno. La
presenza sul territorio di piccoli
gruppi (come Ansar el Islam) o di
singoli elementi riconducibili ad Al
Qaeda non consente in alcun modo
di etichettare la resistenza come un
fen omeno di t errorismo, tan to

Gennaio - Febbraio 2 0 04

meno pilotato dallesterno. Ci


dimostra fra laltro quanto sia sbagliato parlare come accaduto nel
dibattito in corso allinterno di
Rifondazione comunista di una
perversa spirale tra guerra e terrorismo: la vera spirale tra guerra e
resistenza, o piuttosto tra imperialismo e resistenza, essendo oggi la
guerra lo strumento essenziale di
dominio dellimperialismo; altrimenti dovremmo considerare terrorismo ogni altra lotta di popolo,
inclusa quella del popolo palestinese.
Il terrorismo certo esiste, ma esiste
su entrambi i versanti: con la differenza che nelle lotte di resistenza
una componente occasionale e
marginale, o piuttosto una deviazione, mentre sul versante dellimperialismo del tutto intrinseco alla
sua stessa natura. La guerra e soprattutto la guerra nella sua versione moderna ipertecnologica
terrorismo al massimo livello, lo la
guerra di Bush in Iraq come lo la
guerra di Sharon in Palestina.
Contro questo terrorismo i popoli
hanno il pieno diritto di resistere
con ogni mezzo, diritto inequivocabilmente sancito dalla Carta delle
Nazioni Unite e che non pu essere
contestato, criticato o limitato assumendo come un valore assoluto il
principio della non-violenza, valido
(forse) in altri luoghi e in altri tempi
ma privo di senso (oltre che di efficacia) in una realt come quella irachena, e non solo.

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

Internazionale

Il governo ha assunto
un carattere democratico,
ha constituito vari forum
di consultazione sociale,
ha riaffermato il proprio impegno
per il cambiamento riunendo le
forze

Sostenere
la prospettiva
di cambiamento
del governo Lula

di Renato Rabel o
Pr esidente del Par tito Comuni sta del Br asil e

OCCORRE RAFFORZARE LE TENDENZE VOLTE ALLA SOVRANIT


NAZIONALE, ALLA DEMOCRAZIA E ALLO SVILUPPO NAZIONALE

l 2003 stato caratterizzato, in Brasile, dallascesa di forze poltiche e


sociali nuove, capeggiate da Luiz
Incio Lula da Silva, al governo
della Repubblica. Un anno un
tempo troppo breve per un giudizio
conplessivo sul nuovo governo, ma
rappresenta gi un significativo
tratto di tempo per un mandato di
quattro anni.
La dimensione della svolta politica
e il suo significato storico avvenuta con larrivo al vertice del potere nazionale di forze politiche e
sociali nuove popolari, democratiche e progressiste , che precedentemente non avevano mai governato la Repubblica, ha avuto notevoli ripercussioni in ambito internazionale, e si pure trasformata in
una grande speranza per i popoli e
paesi progressisti del mondo.
Le circostanze in cui avvenuta la
vittoria del novembre 2002 erano
difficili. Il precedente governo di
Fernando Henrique Cardoso ha lasciato alla nuova amministazione
uneredit perversa profonda crisi
strutturale, che congiuntamente si
esprimeva come minaccia di crisi
istituzionale e di insolvenza del paese. Oltre ad avere un debito estero
di proporzioni storiche inedite, il
Brasile si trovava in una fase di sviluppo stagnante che si andava accumulando gi da due decenni, di
g rand e vu ln erabilit su l p ian o

esterno, con un invecchiamento


delle sue infrastrutture e un certo livello di deindustrializzazione, con
ndici di disoccupazione inediti e
una forte caduta del reddito pro capite. Si trovato in tal modo ostaggio del Fondo Monetario Internazionale (FMI), e in seguito si sottomesso alle pesanti condizioni imposte da questo Fondo. Una eredit
economica e sociale terribilmente
amara.
La vittoria di Lula stata possibile
solo a causa del logoramento del
modello liberista dominante e della
crisi del suo modello politico
quindi del suo atteggiamento verso
il mutare della situazione , ma,
daltro canto, nel loro schema vittorioso Lula e il PT sono stati indotti
ad accettare pure dei compromessi
con lordinamento economico dominante, allo scopo di garantire gli
accordi e i contratti imposti dai circoli finanziari dominanti e dal FMI.
Questi compromessi caratterizzano
la duplice natura del governo, che
si traduce in un conflitto fra continuit e cambiamento.
Nonostante la significativa vittoria
di Lula, con pi del 60% dei voti validi e la crescita delle forze di sinistra, le nuove forze non sono affatto
maggioritarie al Congresso Nazionale, e nemmeno fra i governatori
di stato eletti. Questo fatto ha reso

necessario allargare la coalizione


politica ad altre tendenze interessate ad appogiare il nuovo governo,
sotto legemonia del PT, al fine di
garantire le condizioni di governabilit. Tutto ci ha comportato un
difficile lavoro finalizzato alla formazione di una maggioranza politica nel Congresso Nazionale e a
una costante trattativa con i governatori. In questo processo, il PMDB,
sodalizio che riunisce larea del centro politico, passato a integrare ufficialmente la base delle forze di governo, che riunisce diversificati segmenti della politica brasiliana, in
conformit alle realt regionali.
Il governo ha assunto un carattere
democratico, cercando di costituire
d ive rsi f or um d i consultazion e
aperti alla societ, rendendo partecipe il proprio presidente della
Repu bblica di eve nti del movimento sociale, riaffermando il proprio impegno per il cambiamento,
riunendo nella propria pratica di
amministrazione tutte le forze di sinistra e rinnovatrici del paese.
Due elementi dalle caratteristiche
contraddittorie si sono andati imponendo, Da un lato, il governo ha
adottato una politica estera che, dal
punto di vista diplomatico, economico e commerciale, ha significato
laffermazione della sovranit nazionale; ha fermato il processo di
p riv atizz azio ni, trasformat o la

73

Internazionale

Banca Nazionale per lo sviluppo


economico e sociale (BNDES) in
una banca per lo sviluppo, adottando una politica basata su grandi
investimenti in infrastrut ture; il
Piano Pluriennale (PPA) colloca lo
Stato come elemento insostituibile
nellazione di pianificazione strategica e nella guida allo sviluppo. Oltre a ci, fra i diversi settori del governo si sta cercando di stabilire un
piano energetico mirato allo sviluppo con un importante ruolo statale, si cerca di definire un esteso e
sostenibile piano di riforma agraria,
di ricostruire le super-intendenze
per lo sviluppo regionale (Sudene e
Sudam), si investe in tecnologie innovative, si sta per presentare una
legge avanzata nel campo della sicurezza biologica.
Dallaltro lato, il governo stato
spinto a mantenere una politica macroeconomica ortodossa, basata
esclusivamente sul contenimento
dellinflazione e delle tasse, al fine
di ristabilire la fiducia del mercato
finanziario internazionale, di osservare i termini dellaccordo stabilito
con il FMI e di stabilizzare leconomia, dedicandosi alla riduzione del
debito pubblico e aumentando ancor pi il tasso dinteresse.
prevalsa sul piano interno una politica di pesante aggiustamento fiscale e di alti interessi, che ha ripristinato la stabilit economica, contenuto la spinta inflazionistica, ripristinato la fiducia dei mercati finanziari, ottenuto un surplus commerciale record, facendo tornare
positivo per la prima volta dal 1994
il saldo nelle transazioni in conto
corrente. Il credito estero stato ripristinato, giungendo a livelli mai visti alla Borsa Valori di San Paolo.
In contropartita, sommato alleffetto cumulativo avvenuto con i governi precedenti, ancor pi calato
il tasso di investimento pubblico e
privato, cadendo almeno al 18% del
PIL (il minore degli ultimi anni), e
i tassi di disoccupazione hanno raggiunto livelli allarmanti, prossimi al
13% nelle sei regioni metropolitane
pi importanti del paese secondo
lIstituto Brasiliano di Geografia e

74

Statistica (IBGE) e si prevede il livello di variazione del PIL per il


2003 intorno allo zero.
Il governo, attraverso la posizione
assunta dal Ministero del Tesoro e
dalla Banca Centrale, ha deciso di
rinnovare laccordo con il FMI secondo le modalit gi vigenti di contenimento del debito pubblico statale per altri 15 mesi.
Allopposto, sul piano esterno ha
prevalso una politica estera affermativa e sovrana. Nellapplicazione
di questa politica, il Brasile ha rifiutato la linea bellicista dellimperialismo nord-americano, ha fatt o
propria la difesa della pace e del rafforzamento degli organismi multilaterali di difesa collettiva e ha stabilito alleanze strategiche con altri
grandi paesi in via di sviluppo. Il
Brasile si afferma come paese leader
dellAmerica Latina, rilancia il
Mercosul, conseguendo fino ad ora
una situazione postiva nei negoziati
per lAlca con la sua linea tesa a restringerne lampiezza e a modificare le pretese degli USA. Nellambito dellOrganizzazione Mondiale
per il Commercio, ha lavorato alla
formazione di unalleanza di paesi
in via di sviluppo contro il protezionismo dei paesi ricchi. Il viaggio del
presidente Lula in Medio Oriente
stato una chiara dimostrazione dellatteggiamento del governo brasiliano nella definizione di una nuova
politica estera, cosa che contribuisce al riscatto della identit nazionale e a una politica di sviluppo del
paese.
Queste due realt contrastanti si riflettono nella societ brasiliana,
dove il movimento sociale e organizzato i lavoratori delle citt e
delle campagne, i movimenti dei
senza terra e dei senza tetto si sono
gi mossi in difesa dei propri interessi non corrisposti e delle aspettative frustrate, nonostante la grande
fiducia deposta nel governo Lula. Al
Congresso Nazionale, alcuni progetti dell Esecutivo sono stati modificati, e lattuale governo ha adottato un atteggiamento diverso da
quelli precedenti in relazione alle richieste popolari e parlamentari.

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Tale dualismo tende a riflettersi in


un crescente dibattito sui media, fra
i partiti politici, le associazioni e i
sindicati, nelle universit. I grandi
media e i rappresentanti della conservazione prendono partito a favore del continuismo sul piano interno ed estero. La lotta per la riforma agraria viene da loro ridotta a
una lotta contro la propriet privata
e il capitalismo, cercando di provocare una radicalizzzazione politica.
Il piano energetico viene considerato un ritorno allo statalismo.
Lutilizzo della tecnologia nazionale per larricchimento delluranio su grande scala viene considerato una politica avventurista. La
politica estera e il suo centro delaborazione ed esecuzione, Itamaraty,
sono sulla lista nera delle forze conservatrici e degli Stati Uniti. Lopposizione conservatrice si va riorganizzando con il PSDB la nuova destra come partito centrale dopposizione.
Insomma, nel primo anno di governo si pu osservare un certo rinnovamento politico, si bloccata la
crisi finanziaria, il paese va riscoprendo la propria sovranit nelle relazioni con lestero, il processo di
privatizzazione stato fermato, ma
si nota ancora un certo dualismo
sulla via del progetto da seguire.
importante mettere in risalto
come il dibattito sullassoluta necessit della ripresa dello sviluppo,
la sua centralit, dia forza a quei settori, dentro e fuori il governo, interessati a un progetto nazionale di
sviluppo democratico, e che stanno
arrivando alla convinzione che, se
agli inizi dato lo stato di crisi ereditato e in relazione al rapporto di
forza esistente stato giusto ricorrere a una politica macroeconomica ortod ossa, tut tavia questo
orientamento non pu essere permanente. Il mantenimento e consolidamento di tale politica sono critici, portando essa a uno sviluppo
contenuto, non dando sufficiente
slancio alla capacit produttiva nazionale, non invertendo i tassi elevati di disoccupazione, e inoltre po-

Gennaio - Febbraio 2 00 4

trebbe condurre il paese a una nuova crisi. Si sta formando lopinione


che il mutamento e il cambiamento
della linea della politica macroeconomica passano necessariamente
per il ruolo insostituibile dello Stato
come agente di crescita, togliendo
il freno agli investimenti produttivi,
aumentando la spesa e il credito
pubblici in connessione con una sostanziale riduzione del tasso di interesse reale, avendo di mira laumento degli investimenti pubblici
nella infrastruttura economica e
nella universalizzazione delleducazione, salute, previdenza e bonifica,
nella concretizzazione di societ
pubblico-private, nellampliamento del surplus commerciale e del
mercato interno dei beni.
In questo anno di governo, avendo
in vista la definizione di una transizione per dar vita a un nuovo progetto per il Brasile, grosso modo si
sono delineate quattro tendenze: la
tendenza dominante, fautrice dellattuale politica macroeconomica
basata su un pesante aggiustamento
finanziario (taglio delle spese pubbliche statali) nel medio e lungo perio d o (d i ec i anni, sec ond o il
Ministro del Tesoro); la tendenza
maggoritaria nel PT, che pretende
di armonizzare la politica dominante di marcato aggiustamento finanziario con una politica di grandi
investimenti nellinfrastruttura economica e sociale; la tendenza che
unisce partiti e leadership interessate a un progetto nazionale di sviluppo, basato su una politica macroeconomica ch e abbia come
punto di riferimento la crescita, togliendo i freni allinvestimento produttivo e ampliando il mercato interno; e una tendenza, di settori di
s in ist ra, ch e d ifend e u n p ro -

Internazionale

gramma di carattere democraticopopolare, anticapitalista, di immediata applicazione.

LA

R EA LT POLI TICA A TT UA LE:

NON VI A LTR A A LTER NA TIVA ,


IL CA MBI A M ENTO PA SSA
PER I L GOVER NO

LULA

Il dispiegarsi dellattuale situazione


e della politica del governo per il
2004 sono in relazione con levoluzione del quadro internazionale,
d elle cond iz ion i p o litiche in
America del Sud e dellaffermazione del Mercosul, dellepilogo dei
negoziati per lAlca, del miglioramento della diversificazione commerciale estera e delle alleanze strategiche.
Nel campo economico internazionale, lanno stato segnato dalla simultanea recessione nei tre centri
del capitalismo mondiale Stati
Uniti, Giappone e Unione Europea
, e si prevede una certa tendenza
alla ripresa nel 2004, sopratutto negli Stati Uniti. LAsia si sta caratterizzando come il polo pi dinamico
dello sviluppo economico mondiale. I grandi deficit fiscale, commerciale e nei conti correnti degli
USA spingono alla caduta del dollaro e alla relativa valorizzazione sopratutto delleuro, cosa che ha gi
provocato importanti sviluppi nel
quadro economico e commerciale
mondiale. In generale persiste una
tendenza allinstabilit e allincertezza nel piano economico mondiale; in gran parte non si modifica
il quadro di vulnerabilit estera dei
paesi dipendenti, e aumenta il fossato economico che li separa dai
paesi capitalisti dominanti.
Internamente, in Brasile, lo scena-

rio probabile quello della fuoriuscita dalla recessione con il mantenimento della politica macroeconomica ortodossa, con un aumento
della pressione da pare della base
che appoggia il governo per una
flessibilizzazione di questa politica e
per un aumento degli investimenti
associato a un importante ingrediente: il governo Lula e il suo partito debbono saper rispondere anche alle domande e pressioni politiche in favore del cambiamento,
alle quali fanno riferimento le forze
interessate a una rapida ripresa
dello sviluppo e il livello di crescita
della mobilitazione del movimento
sociale.
Tale complessiva situazione superamento della recessione, dimensione della pressione politica favorevole al cambiamento e livello
della mobilitazione popolare, nel
contesto di una conguntura internazionale favorevole o meno
quel che potr caratterizzare il
grado di cambiamento nel secondo
anno di governo. Lattuale realt
politica non presenta altre strade
possibili per la sinistra: il cambiamento passa per il governo Lula. Il
suo esito dipende dal raggiungimento del progetto democratico, di
sviluppo nazionale. Il suo fallimento significherebbe una sconfitta politica di grande portata per
le forze di sinistra. La ripresa dello
sviluppo deve essere allordine del
giorno, articolandosi con il movimento sociale, le cui parole dordine si concentrano su lavoro, reddito, terra e tetto. Lampiezza e lunit del movimento sociale, alinterno delle nuove condizioni politiche, sono lo strumento fondamentale per riuscire ad aprire una nuova
prospettiva per il Brasile.

75

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Internazionale

Reportage dal Venezuela,


tra i rischi
del golpe filoamericano
e lentusiasmo popolare
per Chavez

Venezuela:
lanno della verit per la
revolucion bonita

di Fulv i o Gr imal di

HUGO CHAVEZ E I SUOI INDIOS ALLO


CON L OLIGARCHIA E CON GLI USA

Caracas
ome fossimo in Apocalypse Now, dal
vicino orizzonte di palme vediamo
arrivarci addosso i due elicotteri.
la lunga attesa ad esaltare limpatto
dellavvenimento e la folla assiepata
dietro ai cancelli del minuscolo aeroporto lo recepisce con unesplosione sonora che fa vibrare vetri e
polsi: Chavez-Chavez!. Lelicottero civetta fa un giro stretto e poi atterra su una pista lontana: giorni fa
la Guardia Nazionale, il corpo militare pi fedele a Chavez e alla rivoluzione bolivariana, quello che
svent il golpe dell11 aprile e poi,
un anno fa, rimise in carreggiata
una nazione bloccata dalla serrata
padronale, aveva scoperto un paio
di missili nascosti in un altro aeroporto dove il comandante stava
per atterrare. La guida del riscatto
di tutto un popolo, a cui il 10% di
25 milioni di venezuelani aveva sottratto l80% della ricchezza nazionale, sotto tiro pi che mai, specie
ora che il movimento di emancipazione latin oamericano h a visto
schierarsi accanto a Cuba e Venezuela limmenso Brasile e la ricchissi ma Argent ina, con Boli via e
Uruguay in dirittura darrivo.

I NTER VI STA

CHA VEZ

Lelicottero di colui che nemici e


76

spocchiosi scettici continuano a


chiamare il colonnello populista,
o lex-golpista (falsando quello
che, nel 1992, fu un autentico sollevamento di settori democratici
dellesercito che, con Chavez, si rifiutarono di sparare su una folla di
affamati inermi) si posa vicino allo
schieramento donore e alla fila di
personalit che avranno il privilegio di un saluto personale: sono i locali amministratori, dirigenti della
riforma agraria, attivisti del Movimento V Repubblica, il partito della
rivoluzione, dirigenti dei Circoli bolivariani, struttura di formazione
ideologica capillarmente diffusa
nel paese, nei luoghi di lavoro, nei
quartieri, negli istituti di studio. Per
tutti, il massiccio ed esuberante
Chavez ha un sorriso, spesso una risatona, un abbraccio, particolarmente affettuoso per gli anziani,
due domande, due parole.
Con la telecamera puntata in pieno
viso da due metri, rallentato dalla
morsa degli entusiasti, il presidente
del Venezuela (quattro votazioni
dal 1998 ad oggi, quattro conferme,
compresa quella della nuova Costituzione, sicuramente la pi socialista del mondo) riesce a concedermi unintervista.
Siamo a San Carlos, stato di Portoguesa, nel cuore dei llanos (la pianura alluvionale che si estende da
nord a sud e da est a ovest del paese
g rand e come Fra nc ia e Regno

SCONTRO FINALE

Unito insieme), cuore agricolo in


pieno fermento per lattuazione
della ley de tierras, la grande riforma
agraria che stata il primo dei
grandi passi del processo bolivariano.
Gli sono venute dietro leggi a cascata come 800 milioni di latinoamericani le avevano sempre sognate: leggi su sicurezza sociale integrale, protezione dellinfanzia,
salvaguardia del patrimonio pubblico, pianificazione e coordinamento delle politiche statali, esproprio per ragioni di pubblica e sociale utilit, previdenza per gli anziani, legge organica del lavoro,
legge per la protezione ambientale,
diritti e poteri di cittadinanza, forze
armate, associazioni e cooperative,
legge organica della propriet orizzontale, regime penitenziario, universit, spazi acquatici e pesca, idrocarburi, legge organica dei diritti
della donna, dellistruzione pubblica, per citarne solo pochissime.
A San Carlos, come ogni anno, Hugo Chavez viene a celebrare Ezechiele Zamora che, seguace del libertador dellAmerica Latina, Simon
B o l i v a r, primo nemico del latifondo, trad la sua classe di provenienza e, a met dell800, condusse
battaglie vittoriose contro il feudalesimo e per i diritti dei campesinos.
Fu ucciso nel 1861 da un sicario
della coalizione fra grandi proprietari e gerarchia ecclesiastica, tut-

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

toggi punta di lancia della reazione, con una fucilata dal campanile della cattedrale di San Carlos.
Lambiente, loccasione impongono una domanda a Chavez sul significato della presenza qui del presidente della Repubblica Bolivariana
del Venezuela.
San Carlos uno dei centri della rivoluzione. Oggi celebreremo la ricorrenza
delluccisione di Zamora facendo fare
un altro passo a quella che la legge
fondamentale, per noi come per miliardi di contadini in tutto il mondo.
Qui, come nella Cina di Mao, la rivoluzione o dei contadini, o non . Da
secoli sentiamo parlare di riform a
agraria, solo parlare. Qui la facciamo.
Perch proprio a San Carlos?
Mi risponde Chavez: San Carlos
la prima grande citt dei llanos, il
crocevia che un o incont ra viaggiando da Nord a Sud e da Est a
Ovest. Venendo in elicottero la si
vede immersa in unimmensa savana, tutta terra coltivabile e in gran
parte abbandonata. dunque una
terra che ha enormi potenzialit ed
qui che si pu misurare il successo
o linsuccesso della nostra legge
sulla terra. una terra altamente
simbolica per noi rivoluzionari del
Venezuela, per noi zamoriani. E
oggi rendiamo omaggio a questo
grande venezuelano, il generale del
popolo sovrano, come si definiva,
Ezechiele Zamora. Fu il primo ad inn alzare la bandiera bolivariana
della rivolta contro i poteri tradizionali in questa terra e a lanciare la
lotta contadina nel segno del suo
canto Terre e uomini liberi, elezioni popolari e morte alloligarchia.
Quel canto oggi nostro pi che
mai: terra e uomini liberi contro
loppressione e lo sfruttamento degli oligarchi. Zamora cadde assassinato, in questo giorno del 1861, a
pochi passi da qui. Quella rivoluzione che lui avrebbe voluto realizzare fall, fu fermata dalle forze reazion arie ch e spadroneggiavan o
nella savana. Ma i semi di quella rivoluzione vennero custoditi dalla
terra e dal popolo della savana, ne

Internazionale

vennero nutriti, fino a quando non


tornarono a germogliare.
Cosa dir oggi al suo popolo, anche sullennesimo tentativo delle forze della restaurazione, los escualidos, come li
chiamate voi, di rovesciare il governo,
distruggere la rivoluzione e tornare ai
privilegi del passato?
Diremo che siamo qui per portare
alla vittoria la rivoluzione e lo dimostreremo consegnando ancora
una volta ai contadini titoli di propriet della terra e titoli di credito
agevolato per intraprendere unattivit autonoma o, meglio, in cooperativa. con questa distribuzione delle terre dei latifondisti, eccedenti i 5.000 ettari, come con lassegnazione di titoli di propriet urbana agli abitanti dei quartieri poveri, che avanzano le nostre riforme
e che si compie una rivoluzione sociale vera. Noi abbiamo una priorit: insieme al pane vogliamo restituire la dignit. Loperazione alla
quale lei assister oggi sar un messaggio di fiducia a tutto il paese.
Impossibile chiedere a Chavez, invocato a gran voce dalla coloratissima folla, altre cose, magari sulla
congiuntura internazionale che
vede allopera ancora una volta i cospiratori di Washington, oppure
sulla nuova minaccia eversiva della
borghesia creola, quella che razzisticamente si vanta di non avere
nulla a che fare con quei primitivi
di meticci (80% della popolazione),
neri (12%), indios (2%) e di essere
investita da dio (e qui la soccorre la
Chiesa, su posizioni ultrareazionarie, diversamente da altri paesi della
regione), se non dai protettori yankee, del diritto a governare, reprimere, emarginare, rapinare, liquidare chi si oppone. Ma qualche risposta verr dal lungo colloquio che
il presidente avr con una massa di
popolo inebriato dalla sua identificazione con chi, per la prima volta
dai tempi di Zamora e Bolivar, dopo
decenni di dittatura (Jimenez) e di
governi autoritari, mafiosi e corrotti
(lultimo di Carlos Andres Peres,

sconfitto da Chavez nel 1998), lo


rappresenta davvero. Chavez parler a lungo dei nuovi tentativi della
minoranza colonialista, dopo quelli
falliti del golpe e del paro, la serrata,
di arrestare la marcia di emancipazione del paese, dellappoggio fornito ai sovversivi dal governo USA,
delle provocazioni attuate tramite
governi di paesi vicini, amici di
Washington. Ribadir la determinazione delle forze rivoluzionarie
di stroncare golpisti, sabotatori, terroristi, fascisti, che si annidino nella
polizia metropolitana, nei media,
t ra i grassi cap itali sti d i Pla za
Altamira (il centro geografico dei
quartieri alti a Caracas). Ma insister con altrettanto vigore sullurgenza dellunit pat riottica, urgenza che adombra uno dei principali indirizzi della politica governativa, quello che punta al recupero
dei ceti medi produttivi, danneggiati dalla morsa delle multinazionali statunitensi, e allisolamento di
una numericamente infima, ma finanziariament e forte e politicamente priva di scrupoli, borghesia
compradora. Si tratta di una strategia di fondo per il paese delle tre
societ: la societ disorganizzata, il
proletariato urbano e agricolo, gli
indios; la societ organizzata, il ceto
medio; la societ degli affari, o business community, che alla seconda
alleata e ancora intimamente intrecciata. Le priorit della rivoluzione, come ci sono state ribadite da
molti interlocutori al vertice dello
Stato, sono lorganizzazione del popolo (e i Circoli bolivariani sono lo
strumento per questa vera e propria
formazione ideologico-pratica) e lo
scioglimento del nodo che unisce i
ceti medi, anchessi rapinati dai poteri che si sono susseguiti per un secolo, ma avidi di promozione sociale, alloligarchia latifondista e finanziaria, da sempre rompighiaccio della penetrazione di Washington.

GOLPI STI

SCONFITTI

Lanno scorso di questi tempi avevo

77

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Internazionale

visto Chavez e il gruppo di suoi giovani collaboratori proiettati al contrattacco. Fallito il golpe e il successivo sequestro di Chavez, liberato da
reparti lealisti delle forze armate e
da una sterminata discesa di popolo
dalle favelas (ranchos li chiamano
qui) che pencolano dalle colline
franose sulla metropoli dei grattacieli, loligarchia in corso di spodestamento aveva tentato la carta cilena: il blocco del paese a iniziare
dalla serrata della PDVSA, la societ
di Stato degli idrocarburi che, nella
gestione ladrona dei suoi antichi
manager, era riuscita a ridurre gli introiti statali del quinto produttore
di petrolio del mondo al 17%, rispetto al 60% - 70% dovuto (il resto
finiva nelle tasche dei dirigenti, che
lo investivano a titolo e profitto personale in societ estere). Due mesi,
fino al febbraio 2003, era durato il
sabotaggio, coinvolgendo tutti i settori produttivi, privando il paese di
carburante, viveri, farmaci, mobilit. Furono proprio i ceti medi, artigiani, commercianti, piccole imprese produttrici a restare disincantati per primi: la serrata li aveva
privati dei guadagni del periodo
Natale-befana e dei successivi saldi,
voce cruciale del bilancio annuale.

Oggi, a un anno di distanza,


loligarchia reazionaria
ha abbassato i toni

Intanto, con laiuto di tecnici algerini e di rifornimenti brasiliani,


Chavez aveva parzialmente svuotato
di forza il blocco della PDVSA, poi
arrivato addirittura al sabotaggio
criminale dei pozzi di Maracaibo, e
pian piano ne aveva sostituito tutti i
quadri con quella che venne definita la seconda nazionalizzazione
del petrolio venezuelano. La Guardia Nacional, nei cui alti gradi,
come in quelli del resto delle forze

78

armate, il governo aveva inserito ufficiali indios e meticci, fino allora


istit uzionalmen te subaltern i, riapriva le stazioni di servizio e tornava a dar da bere a milioni di veicoli da settimane in fila, costringeva,
a termini di legge, i proprietari dei
depositi alimentari ad aprire e riattivare la distribuzione, proteggeva
le manifestazioni popolari in appoggio alla rivoluzione contro le incursioni di teppisti agli ordini delloligarchia e della polizia metropolitana che, come quella di altri
centri, non era che la milizia privata
delloligarca sindaco, nel caso di
Caracas il sindaco-boss Alfredo
Pena (polizia metropolitana poi trovata in possesso di un arsenale di
armi da guerra, fornite dagli USA, e
disarmata dal governo, mentre una
nuova legge prevede lunificazione
e statalizzazione di tutte le polizie.
Come noto, lItalia, vessata da Bossi, marcia in senso contrario).
I lavoratori della metropolitana, seguiti da quelli degli altri trasporti,
in particolare da quelli della ferrovie, che ora il governo rilancia su vasta scala, rifiutarono il paro e diedero vita a un nuovo sindacato generale nazionale, lUnion Nacional
de Trabajadores (UNT), che oggi si
contrappone con forza ai residui
della CTV, il corrotto sindacato del
golpista Carlos Ortega (in fuga negli USA insieme ad altri protagonisti del golpe di aprile), alleato storico della Confindustria. Intanto la
mobilitazione delle masse, con continui cortei e manifestazioni in tutto
il paese, animate dai circoli bolivariani, dava allazione del governo il
necessario sostegno di massa.
Successivamente fall anche il tentativo di minare il potere rivoluzionario con un referendum consultivo che chiedeva la rimozione del
presidente. Dei tre milioni di firme
vantate dai promotori, il Comitato
Elettorale Nazionale, ne trov oltre
due milioni scopertamente falsificate. Oggi, a un anno di distanza,
loligarchia reazionaria ha abbassato i toni. Gli strepiti scomposti
delle sei emittenti private, tutte in
mano a oligopoli transnazionali

come la Globo brasiliana e tutte ampiamente foraggiate dagli USA, che


invitavano incessantemente alla defen estrazione violenta del presidente, sono stati ricondotti a toni
pi moderati da una legge che definisce le responsabilit sociali dei
mezzi di comunicazione e punisce
gli inviti aperti alla violenza. Contemporaneamente la rivoluzione, la
cui voce si diffondeva soltanto attraverso modeste radio e televisioni
di quartiere, come la gloriosa Catia-TV collocata in uno dei pi poveri ranchos di Caracas, entrava nel
mondo dei grandi media rafforzando lunico canale pubblico e
dandosi un quotidiano e alcuni periodici.

S UL

M ODELLO DI

CUBA

Me ne capitano tra le mani alcuni,


mentre, insieme a una folla sterminata, riunitasi da tutto il paese nellippodromo della capitale, assisto
al coronamento delloperazione
Robinson 2003. Si chiamano
Impacto, Viva Venezuela o, pubblicazion e dellIst ituto Nacion al de
Cooperacin Educativa, Robinson.
Abbondano tra le pagine le immagini e le citazioni dei grandi delle rivoluzioni socialiste, da Lenin a Mao,
da Gramsci a Marx, da Fidel e Che
Guevara a Bolivar, a conferma delle
radici ideologiche di una rivoluzione che si sforza di fondere le
grandi teorie storiche della liberazione umana alle nuove elaborazioni dellantagonismo sociale e polit ico contemporan eo. Non per
nulla a Porto Alegre, lanno scorso,
il leader pi acclamato fu proprio
Hugo Chavez, a conferma dellevoluzione di una cospicua parte dei
movimenti, dal riformismo correttivo, ma compatibile, della cosiddetta globalizzazione neoliberista, a una prospettiva rivoluzionaria che da ben pi senso allo slogan
un altro mondo possibile con la
prospettiva socialista. Non per
nulla, come mi spiega Rodrigo
Chavez, coordinatore nazionale dei
Circoli bolivariani e vero ideologo

Gennaio - Febbraio 2 00 4

della trasformazione venezuelana,


qui da noi la democrazia partecipativa non limitata al ruolo consultivo della cittadinanza su una
percentuale insignificante del bilancio, mentre tutto il resto rimane
in mano al capitale, ma comporta la
partecipazione assembleare della
popolazione a tutti i momenti della
vita sociale e del relativo processo
decisionale.
E allora eccoli, nelle parole del loro
responsabile, i compiti di questi circoli, organismi che sono i segni di
un disegno di costruzione di democrazia popolare:
In Venezuela abbiamo avuto molte
rivolte popolari. Penso al famoso caracazo del 1909. La gente ne aveva
troppo delle angherie delloligarchia, dello sf ru tt amento, della
fame. Quella violenza fu una valvola
di sfogo di infinite sofferenze e frustrazioni represse. Ma dopo torn
lapatia, la rassegnazione. Noi, con
i circoli, non ci limitiamo a rivitalizzare la memoria storica del nostro
p op o lo, ma p re p ariamo la coscienza dei cittadini alla completa
trasformazione dello Stato. Curiamo quattro aree di sviluppo: politica, sociale, economica, internazionale-antimperialista. Lobiettivo
di formare nuovi soggetti protagonisti a tutti i livelli, dal barrio al
municipio, dalla provincia (cos qui
chiamano i 23 Stati, pi il distretto
federale di Caracas, in cui suddivisa la repubblica federale. n.d.r.) al
governo centrale, in modo che si
possa costituire gradualmente un
aut entico potere popolare con
uneconomia sociale solidale, lo sviluppo delle capacit produttive nazionali finalizzate ai consumi interni, che ci porti allautosufficienza, contro il 65% di generi alimentari che questo paese agricolo
im p orta va d allest ero. S tia mo
creando nuove reti di distribuzione
e commercializzazione legate a
realt organizzate locali, associazioni, cooperative, assistite dalla
legge sul microcredito, nel quadro
delle leggi sulla terra e sulla pesca.
un processo inevitabilmente rivoluzionario, perch non si accon-

Internazionale

tenta di aggiustamenti riformatori,


ma modifica la societ nel profondo. Non vogliamo un assistenzialismo di Stato, che stato il massimo che regimi socialdemocratici
hanno osato in questo continente,
ma una societ di uguali e protagonisti. Se si pensa che in un paese di
25 milioni di abitanti, 10.000 persone avevano la propriet dell80%
delle terre coltivabili, si ha lidea
delle dimensioni del problema che
la rivoluzione sta affrontando. In
tutto questo non c bisogno di violenza, o di rotture democratiche.
Noi ci atteniamo rigorosamente alla
costituzione bolivariana e alla legge
e seguiamo un processo pacifico e
democratico. Larticolo 13 della
Costituzione ci d lo strumento per
lottare contro labuso delle posizioni dominanti. Altri articoli ci autorizzano a una salvaguardia dellambiente che nessun interesse
particolare pu violare. Larticolo
158 prevede un decentramento, ma
non una devolution allitaliana: il
potere va alle masse nel quadro
della pianificazione generale, non
ai pochi arrivati a ruoli di rappresentanza e alla delega mediante la
manipolazione del consenso. A livello internazionale, non possiamo
certo vincere da soli la globalizzazione, ma possiamo rivendicare con
forza e fino allultimo uomo il rispetto della nostra autodeterrminazione e della nostra sovranit. una
sovranit tutta da ricostruire sullidentit latinoamericana e contro i
continui ritorni neocolonialisti dellimperialismo. Sappiamo che qui
abbiamo una responsabilit che va
molto al di l delle nostre frontiere.

CON CUBA
E CONTR O GLI YA NKEES

Nellippodromo che tracima di comitive bolivariane scese dalle Ande


e venute fin dai llanos e dalle remote
foreste tropicali dellAmazzonia e
dellOrinoco, piovono paracadutisti, quellarma che, insieme alla
Guardia Nacional e allaviazione,
contribu a sventare il tentativo gol-

pista. E fanno riflettere, nellentusiasmo che la folla tributa alle esibizioni dei par, come in America
Latina non valga sempre il sospetto
ontologico nei confronti delle forze
armate. Un minimo di contestualizzazione fa capire che la conquista
del controllo sui militari da parte
della sinistra rivoluzionaria, non
meno che nella Rivoluzione dottobre, un lavoro politico imprescindibile se ci si vuole proteggere dai
ritorni della reazione e dai colpi di
stato fomentati dallimperialismo
statunitense.
Il solito boato saluta la comparsa di
Hugo Chavez, venuto a premiare il
milionesimo alfabetizzato nel corso
del 2003 della Mision Robinson, la

stato questo strettissimo legame


con Cuba, che ha dato la spinta
ai maggiori paesi latinoamericani
a guadagnare una politica
di dignit e di fermezza
nei confronti dellarroganza
annessionista statunitense

grande campagna di alfabetizzazione lanciata dal governo e che si


avvalsa, come analoghe operazioni per il recupero dei maturandi
e dei laureandi usciti dalla scolarizzazione per insufficienza di mezzi finanziari, della partecipazione di
centinaia di insegnanti e studenti
volontari di Cuba. E Cuba ha anche
fornito un buon numero di medici
che, entro il 2003, hanno assicurato
a 12 milioni di venezuelani un presidio sanitario. stato questo strettissimo legame con Cuba, forte anche dei rifornimenti di petrolio che
Caracas fornisce allisola sotto embargo a prezzo politico, che ha dato
la spinta ai maggiori paesi latinoamericani a guadagnare una politica

79

Internazionale

di dignit e di fermezza nei confronti dellarroganza annessionista


statunitense. Si visto nel vertice
delle Americhe a Monterrey, dove
Bush si riprometteva di richiamare
allordine messicano, o cileno, o
ecuadoregno, o peruviano, i paesi
che davano segni di crescente insubordinazione, anche attraverso il
rafforzamento dei legami con Cuba.
Argentina, Brasile e, pi energico di
tutti, Venezuela hanno difeso con
forza la proprie posizioni e il proprio diritto a una politica estera autonoma, a cont rastare con lalleanza economica del Mercosud,
unito allAlleanza delle Ande, i tentativi annessionistici degli USA portati con lArea di Libero Scambio
delle Americhe, il famigerato ALCA
(cui Chavez ha opposto un diniego
totale, mentre Lula si mostrato disponibile a una rinegoziazione, e
largentino Kirchner pare muoversi
piuttosto sulla linea venezuelana,
anche per quanto riguarda il rifiuto
dei ricatti dellFMI, che Lula, condizionato dallalleanza con i partiti
di destra, ha invece in parte dovuto
subire).

USA

E OLIGA R CHI

CONTR O LA R IVOLUZIONE

Washington perfettamente consapevole che se il Brasile di Lula e


lArgentina di Kirchner presentano
opzioni socialdemocratiche venate
di nazionalismo anticoloniale, ancora recuperabili agli obiettivi dellespansionismo USA, tali opzioni
minacciano di rafforzarsi e radicalizzarsi nelle frequentazioni con
Cuba e con il Venezuela, prospettando un asse antimperialista che
dalla Terra del Fuoco arriva fin nel
cortile di casa. Le forze che rappresentano gli interessi nordamericani
in Venezuela sono dunque incoraggiate a riprendere loffensiva dopo
la sconfitta dei due tentativi precedenti. Unoffensiva che non viene
sottovalutata da Chavez e dai suoi e
che si articola su due fronti, uno interno e laltro esterno. Quello interno il famoso referendum revo-

80

catorio che loligarchia vuole imporre, dopo aver fallito il bersaglio


del referendum consultivo. Previsto
dalla Costituzione alla met del
mandato di qualsiasi rappresentante eletto, il revocatorio del presidente ha registrato, secondo gli
organizzatori, la raccolta di oltre tre
milioni di firme. Cifra che viene duramente contestata dal governo, ma
anche da molti osservatori neutrali,
perch di nuovo raggiunta con brogli e falsificazioni di ogni genere. Si
sono viste carte didentit riprodotte in centinaia di fotocopie, che
hanno permesso agli stessi cittadini
di firmare pi e pi volte. Numerosissime sono state le denunce di lavoratori cui si imposto di firmare
con il ricatto del licenziamento.
Esiste dunque il rischio che il Comitato Elettorale Nazionale (CNE) invalidi buona parte delle firme, cancellan do un referendum che richiede lo stesso numero di firme dei
voti con cui il revocando stato
eletto. Dal canto suo, il Movimento
V Repubblica ha raccolto le firme
per un ref erendum revocatorio
co ntro 26 p arl ament ari d e lla
Camera unica, alcuni dei quali sono
passati dalla maggioranza allopposizione e hanno sistematicamente
sabotato il lavoro legislativo.
Gi los escualidos stanno esercitando
pressioni enormi sul CNE e sullopinione pubblica, anche internazionale, in ci assistiti dai media e
dai politici occidentali (un esempio
per tutti, Massimo DAlema, convinto sostenitore delle ragioni degli
oligarchi spodestati sul quotidiano
degli italiani del Venezuela La voce
dItalia) e minacciano sfracelli qualora Chavez dovesse impedire al
popolo di manifestare democraticamente la sua volont. Di fronte
al rischio di essere accusato di rottura della legalit democratica, con
conseguenti manifestazioni sediziose in tutto il paese nel caso che il
CNE proclamasse la invalidit di un
numero sufficiente di firme (la pronuncia dovrebbe avvenire nei prossimi giorni), il governo potrebbe accettare che lo stesso CNE, di non
provata fede istituzionale, chiuda

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

un occhio sui brogli. O che lo faccia la Corte Suprema di Giustizia,


che lopposizione investir della faccenda qualora il responso del CNE
fosse negativo. Gli indicatori attuali,
del resto, puntano tutti in direzione
di una vittoria di Chavez. Se, peraltro, il CNE dovesse accertare la dimensione di brogli denunciata e tener duro, si pu essere certi che seguirebbero vaste manovre di destabilizzazione del paese, con laccusa
che il tiranno avrebbe imposto
quel verdetto agli esaminatori. Che
la longa manus USA non rinunci a
pescare nel torbido veniva confermato intorno a Natale dalla scoperta di tre spedizioni clandestine
di dollari dalla Bank of America (la
stessa del Parmacrack) di Miami a
unagenzia di Caracas, denominata
Italcambio e appartenente a un
p ote nte o ligar ca, tale Carlo s
Dorado, finanziatore dellopposizione e collaboratore del foglio di
estrema destra El Universal. I dollari,
per complessivi 18 milioni di dollari
e che dovevano p assare illegalmente la dogana aeroportuale in
pacchi da 45 chili, erano, secondo
gli inquirenti, destinati agli ambienti golpisti.
Che questestate si svolgano o meno
i referendum revocatori, unaltra
occasione di scontro duro con lopposizione verr al governo dalle imminenti elezioni per il rinnovo dei
gove rnatori d ei 24 Stat i d e lla
Federazione, per i quali competono
contro il Movimento V Repubblica,
sostenuto dal Partito Comunista
Venezuelano e dalla formazione di
sinistra Patria para todos, gli screditati partiti cattolico e socialdemocratico, pi un gruppuscolo trotzkista chiamato Bandera Roja, riuniti
ora nella Coordinadora Democratica, che avevano prodotto le direzioni politiche nei decenni della
corruzione e della svendita del
paese agli interessi statunitensi. La
maggioranza, che finora ne controllava 13, spera di poter neutralizzare i numerosi focolai eversivi
che, anche a livello armato, i governatori legati al golpismo alimentavano in alcuni dei restanti 11.

Gennaio - Febbraio 2 0 04

VERSO UN CONFLITTO
COLOMBIA A MERICA NA ?

CON LA

A livello internazionale, gli USA appaiono ancora pi visibili. Agiscono


su due fronti. Da un lato cercano di
costituire alleanze anti-Chavez, ricorrendo a pressioni sui governi pi
allineati, Cile, Colombia, Per, e accusando il Venezuela, come recentemente hanno fatto Bush e Colin
Powell, di lavorare alla destabilizzazione di regimi democratici, soprattutto in Bolivia e Colombia. Per
quanto riguarda la Bolivia, viene criminalizzata lamicizia che Chavez
ha instaurato con il leader dellopposizione di sinistra, Evo Morales,
di cui ha condiviso il sogno di poter fare il bagno in una spiaggia boliviana (riferimento alla rivendica-

Internazionale

zione della Bolivia dellaccesso al


mare sottrattogli dal Cile oltre un
secolo fa). Il gioco si fa pi duro con
la Colombia, il cu i presid ent e
Uribe, partorito dagli ambienti del
narcotraffico e massimo collaborazionista della penetrazione statunitense in America Latina, da qualche
te mp o int ensifica le acc u se al
Venezuela di dare rifugio e sostenere i guerriglieri delle FARC e di
effettuare incursioni nel proprio
territorio. La verit unaltra: sono
i paramilitari venezuelani, negli ultimi mesi, ad essere entrati in territorio venezuelano attaccando villaggi e guarnigioni dellesercito e
uccidendo, in occasioni diverse,
mezza dozzina di militari del Venezuela. Non affatto escluso che la
Colombia, gi zeppa di consiglieri

statunitensi in virt del famigerato


Plan Colombia, sia sollecitata da
Washington a intensificare queste
provocazioni armate, fino ad arrivare, nel caso della probabile sconfitta referendaria ed elettorale dei
golpisti daprile, a una vera e propria resa dei conti militare con
Chavez, alla quale non mancherebbe di certo la partecipazione
umanitaria dei guerrafondai di
Washin gton. La Resisten za irachena ha finora imposto un alt ai
fremiti aggressivi USA. Se la resistenza irachena durer, come sperabile, alla rivoluzione bolivariana
sar concesso altro respiro e altro
spazio di manovra per superare le
prossime scadenze e rafforzarsi. In
quel caso, un anno pieno di insidie
sar stato superato.

81

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Internazionale

Come specificano i documenti


congressuali il 21 secolo
porr sempre di pi
allordine del giorno
lurgenza di una trasformazione
socialista della societ

XXIII Congresso
del Partito
Comunista
Giapponese

di Br uno Ster i

UN CONGRESSO DI

SVOLTA : GLI ITINERARI PER LA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA E LA PROSPETTIVA SOCIALISTA /COMUNISTA

Tokyo
l 23 Congresso del Partito Comunista Giapponese, svoltosi in una localit a poche decine di chilometri
da Tokyo nel complesso che usualmente ospita i lavori della scuola
quadri del partito, stato concepito
come un con gresso di svolt a.
Larretramento subto in occasione
delle elezioni politiche dello scorso
anno, che ha riportato i comunisti
giapponesi dal picco di consenso
del 98 (15%) alle percentuali mantenute nel corso degli anni 90
(8%), ha certamente indotto a procedere ad una circostanziata riflession e programmat ica e ad u na
messa a punto dellispirazione generale, della cornice di principi che
deve presiedere allazione dei comunisti allesordio del nuovo secolo. Limpressione offerta dai cinque giorni di congresso - che ha visto un migliaio di delegati seguire
diligentemente il susseguirsi delle
relazioni e degli interventi - comunque quella di una forza politica
solida e coesa, forte di 400 mila
iscritti e in grado di diffondere 2 milioni di copie giornaliere del quotidiano di partito Bandiera Rossa: lobiettivo dichiarato durante i lavori
congressuali di raggiungere rispettivamente i 500 mila iscritti e i 2
milioni e mezzo di lettori. Dunque
anche dal rafforzamento della

82

struttura organizzativa, oltre che


dallapprofondimento dellasse
strategico e dalla precisazione degli
elementi essenziali di linea politica,
che si intende muovere per preparare unestensione del consenso
elettorale, gi a partire dalle imminenti consultazioni senatoriali che
si svolgeranno il prossimo luglio.
Il cuore della svolta la cosiddetta
rivoluzione democratica. Come
specificano i documenti congressuali (il Programma e la Risoluzione
conclusiva, da cui sono tratte dora
in avanti le formulazioni entro le virgolette), il 21 secolo porr sempre
di pi allordine del giorno lurgenza di una trasformazione socialista della societ. Il sistema capitalistico si conferma incapace di regolare e socializzare lenorme potenziale produttivo di cui pure dispone ed gravato da crescenti contraddizioni: allargamento progressivo della forbice tra ricchezza e povert, crisi recessive ricorrenti e
sempre pi acute, disoccupazione
mas sicc ia a n ch e nel nord d el
mondo, distruzione planetaria dellambiente, crescente aggressivit
imperialistica e coloniale. Di qui la
necessit di un salto in direzione di
una razionalit sociale superiore,
quella appunto che il P ro g r a m m a
congressuale chiama societ socialista/comunista (essendo questi ultimi attributi intercambiabili e rife-

rentisi ad ununica e medesima fase


storica). Lattuale congiuntura
tuttavia dominata dalla necessit di
dare priorit assoluta ad alcuni
obiettivi democratici, raggiungibili entro il quadro della societ capitalistica e grazie allazione unitaria di governi di coalizione. Per ci
che attiene il peculiare contesto
giapponese, in sostanza sono due i
cambiamenti stru tt urali attualmente da perseguire: a) indipendenza dagli Usa; b) regolazione dei
rapporti sociali e di lavoro con contestuale controllo sociale sullattivit dei grandi monopoli industriali.

L I NDIPENDENZA

DA GLI

USA

La prima questione senzaltro vista come quella decisiva. Lumanit


a un bivio ed chiamata a scegliere
tra due ordini internazionali contrapposti: luno imposto dalla sopraffazione bellica Usa, laltro dettato dalle regole della convivenza internazionale sancite nella Carta
dellOnu. Per quanto smisurat a
possa essere, nessuna forza militare
pu determinare e mantenere a
lungo un vero ordine internazionale: in questo senso, limperialismo Usa costituisce oggi la minaccia pi grave ed destinato ad aggravare le contraddizioni tra i prin-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

cipali poli monopolisti del capitalismo globalizzato. In particolare il


Giappone , dal punto di vista militare, un paese colonizzato: le sue
Forze di Autodifesa sono virtualmente sotto il controllo statunitense e nel suo territorio figurano
le pi grandi basi militari a stelle e
strisce dellintero continente asiatico . No n a caso, la sp es a d el
Giappone a supporto di tale presenza militare 1,6 volte il totale pagato dagli altri 24 alleati Usa. Tale
subordinazione ha avuto altres effetti sullispirazione di fondo dellordinamento costituzionale elaborat o dopo la seconda guerra
mondiale, modificandone lorientamento antimilitarista e pacifista. Il
New Strategic Concept - posto a base
dei nuovi compiti assegnati alle
forze Nato e dunque riferimento essenziale della Japan/U.S. Defense
Cooperation - ha fatto gi slittare la
natura dellalleanza tra i due paesi,
caratterizzandola non pi come dife sa com u ne contro att ac ch i
esterni ma come diretto impegno
interventista anche in assenza di risoluzioni dellOnu. Con laggressione allIraq, tale tendenza si ulteriormente rafforzata: in un incontro con G. W.Bush svoltosi a
maggio del 2003, il primo ministro
Koizumi ha riaffermato il patto di
sicurezza Usa/Giappone, definendolo tuttavia nei termini di unalleanza globale. Qui stata posta la
premessa per linvio, concretizzatosi a gennaio di questanno, di un
contingente militare in Iraq: per la
prima volta dalla seconda guerra
mo n d i ale, t ru p p e giap p o n es i
hanno cos varcato i confini nazionali per condurre unoperazione
bellica in terre straniere.
E del tutto comprensibile che i
temi suddetti abbiano profondamente segnato i lavori congressuali
del Pcg. Accanto alla difesa dellarticolo 9 della Costituzione (lequivalente d ellart.11 della nostra
Carta fondamentale) che non solo
vieta linvio di truppe allestero ma
impone lo smantellamento di ogni
apparato militare offensivo il congresso ha sancito il perseguimento

Internazionale

dellabrogazione del Trattato sulla


sicurezza Usa/Giappone (posto alla
base di unalleanza ineguale), laffermazione di una politica di disarmo e di sostanziale disimpegno finanziario in tema di spese militari,
lattivazione di una serrata diplomazia di pace da dispiegare a 360
gradi al fine di rafforzare le relazioni del partito con forze sociali,
partitiche e statuali disposte a porsi
sul terreno della pace e del non allineamento. In questo contesto,
risuonata la denuncia dei piani statunitensi per il dominio dello spazio (duramente stigmatizzati, come
stato ricordato, da Cina e Russia)
e, per altro verso, si profilata una
certa at tenzione p er lUnione
Europea, della quale stato apprezzato il documento A Secure Europe in a Better World concepito in sintonia con lispirazione della Carta
Onu. In questa medesima prospettiva e certamente sulla traccia del
dramma di Hiroshima e Nagasaky vanno collocati i numerosi interventi che con gran de passione
hanno riaffermato lurgenza dello
smantellamento degli arsenali nucleari, nonch gli accenti critici nei
confronti della Corea del Nord: i
documenti congressuali hanno in
proposito ribadito che la critica,
condivisa dal Pcg, del carattere non
paritario del Nuclear Non Pro l i f eration Treaty, il quale di fatto concede ad un piccolo gruppo di paesi
il monopolio dellarma atomica,
non pu tuttavia consentire di legittimare il ritiro unilaterale dal
suddetto trattato e di alimentare
una rinnovata corsa al riarmo.

R EGOLE

E CONTR OLLO SOCIA LE

La seconda gamba della rivoluzione democratica concerne lesigenza d i u n p rofon do cambiamento nel mondo del lavoro e nelle
relazioni sociali, con lobiettivo di
imporre regole al capitalismo e
controllo sociale alle grandi corporations. La richiesta pressante di una
regolamentazione a tutela del lavoro va intesa alla luce della pecu-

liare pesantezza della condizione lavorativa in questo paese. In una


delle punte avanzate del capitalismo mondiale, le grandi aziende
non solo competono come accade
nel resto del mondo capitalistico
attraverso la creazione di lavoro instabile e flessibile, ma arrivano fino
al non pagamento delle prestazioni
lavorative: il Pcg si fatto promotore di oltre 200 interpellanze parlamentari per esigere lo sradicamento della pratica, largamente
diffusa anche nelle maggiori corpor a t i o n s, di imporre ore di lavoro
straordinario non pagate. Non a
caso molto forte la polemica del
Pcg nei confronti del collaborazionismo sindacale, che ha dominato
le relazioni tra le parti sociali dal dopoguerra ad oggi: tale atteggiamento concertativo muove dalla
tesi secondo cui un medesimo interesse accomuna capitale e lavoro,
nel senso che migliori livelli di vita
per i lavoratori possono derivare
dalla cooperazione in vista di un aumento della produttivit. In questo
modo, aumentato il ricatto da
parte del padronato ed andato svanendo il carattere di classe del movimento sindacale, il quale ha progressivamente abbandonato la difesa dei diritti e dei livelli di vita
delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma,
pi in generale, lintera politica
economica ad essere concepita in
funzione degli interessi dei grandi
monopoli (giapponesi, ma anche
statunitensi). Un caso emblematico
rappresentato dal duro confronto
sviluppatosi sul tema della tassa sui
consumi (consumption tax rate), di
cui il Pcg chiede labolizione ma che
governo e grande business vogliono
aumentare con la motivazione di acquisire fondi per le spese sociali. In
realt spiega nel merito la relazione programmatica del congresso
gli introiti accumulati sinora con
questo balzello risult ano grosso
modo equivalenti allammontare
dei tagli alle tasse di cui hanno goduto nel medesimo periodo le tre
maggiori corporations: ci significa
che la tassa sul consumo (pagata a
pioggia da tutti) servita sinora a

83

Internazionale

coprire le regalie dispensate al big


business e non a trovare le risorse per
i servizi sociali. Insomma, unopzione tipicamente di classe in ambito di politica economica.

LA

PR OSPETTIVA SOCIA LIST A / COM UNISTA

Con queste proposte di svolta democratica il Pcg si rivolge a quella


met dellelettorato che secondo i
rilievi statistici non ha ancora maturato una precisa scelta politica. Si
tratta di un appello che fa leva sullorgoglio di quella consistente
parte della popolazione che non intende ripercorrere la strada del nazionalismo e dellinterventismo bellico, che sul piano sociale aspira ad
una maggiore dignit del lavoro e
ad una pi equa redistribuzione
della ricchezza prodotta e che, anche rispetto ad una generale tenuta
morale, vede i suoi pi profondi valori spirituali insidiati da un clima
di esasperata competizione. A proposito di questultimo tema, grande
spazio occupa in effetti nel documento congressuale il riferimento
alla crisi morale della societ giapponese allinsicurezza e pesantezza del lavoro che distrugge la vita
familiare, allo stress di un sistema
educativo sempre pi competitivo e
asservito alle esigenze dei monopoli
industriali, ai guasti che la legittimazione mediatica delle aggressioni belliche produce nellattitu-

84

dine morale della giovent: si tratta


di richiami che denunciano leclissi
di civilt del sistema capitalistico e
che nulla hanno a che vedere - si
tiene a precisare - con le tradizionali
costrizioni moralistiche ereditate
dal dispotismo del sistema imperiale nipponico.
Pur dislocando il peso delle problematiche a ridosso dei compiti specifici del partito nel contesto della
realt giapponese, questo 23 congresso ha provato anche a delineare
a tratti sommari lorizzonte della
trasformazione socialista/comunista della societ del futuro. Lo ha
fatto a partire dalla piena rivendicazione dellOttobre sovietico, del
primo grande tentativo di costruzione di un paese socialista condotto da Lenin attraverso un percorso per prove ed errori; ma anche con una critica molto netta al
successivo operato di Stalin, il quale
ha fatto deragliare la rivoluzione
verso il burocratismo e un contesto
di gravi violazioni della legalit socialista, sacrificando ad unesasperata centralizzazione dellorganizzazione sociale quello che inteso essere lelemento chiave della
trasformazione socialista: la socializzazione dei mezzi di produzione,
il concreto trasferimento ai produttori del controllo e del management
delle principali leve dellapparato
produttivo. Nellispirazione dellattuale programma massimo del
Pcg, la trasformazione socialista dovr abolire totalmente la libert di

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

sfruttamento, ma n on la libert
ideologica; essa sar un processo
molto lungo, basato sul consenso
crescente del popolo e sostenuto da
una stabile maggioranza parlamentare. Linsistenza sullineludibilit
del pluralismo politico e della democrazia socialista non ha impedito daltra parte unadesione senza
riserve allesperienza di alcune societ che, in rottura col capitalismo,
stanno tentando di percorrere una
nuova via, quella del socialismo attraverso uneconomia di mercato.
In questa prospettiva, grande attenzione riservata alla Cina: Che un
miliardo e 300 milioni di persone
perseguano questo corso un fatto
rilevante per il 21 secolo e per tutta
lumanit. La combinazione tra
economia di piano e mercato ritenuta una soluzione allaltezza dei
tempi e particolarmente adatta allo
sp ecifico con testo intrasiat ico
(Avanzare verso il socialismo attraverso uneconomia di mercato legittimo e si adatta alle condizioni
giapponesi). E, del resto, tutto ci
in sintonia con gli strettissimi rapporti che il Pcg mantiene con il Pc
cinese ed il Pc vietnamita, presenti
al congresso con nutrite e autorevoli delegazioni.
In definitiva, rimane limpressione
di un Pcg molto pragmatico e strettamente legato ad un peculiare contesto geopolitico e storico. Senz altro una rilevantissima presenza in
uno dei massimi capisaldi del capitalismo contemporaneo.

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Antifascismo

Per la sua estrema attualit,


riproponiamo questo articolo
della compagna Rossanda
tratto da il Manifesto
del 27 agosto 1996

Foibe

di Rossana Rossanda

NON

a quando presidente della camera,


Luciano Violante si investito della
missione di riscrivere la storia, che
secondo lui non mai stata giusta.
Rifacendola, si potrebbe riconciliare la nazione che, come si sa, nel
1943 si divise. Prima ci ha spiegato
che occorre (o sarebbe addirittura
occorso l8 settembre?) capire i giovani che sceglievano Mussolini e
Sal. Adesso rimprovera il suo ex
partito o ex suo partito o comunque si voglia chiamare il Pci di aver
nascosto che dal 1943 al 1945 i partigiani jugoslavi giustiziarono sommariamente e cacciarono nelle foibe
non solo gli ustascia ma alcune migliaia di istriani che sospettavano
daccordo con loro, sicuramente
molti innocenti. Il Pci ha occultato
tutto, dice Violante riprendendo il
segretario pidiessino di Trieste, per
complicit totalitaria con Tito.
Si d il caso che io sia stata una del
Pci, e istriana da diverse generazioni.
Conosco quella storia. Ma la conoscono tutti fuorch, forse, la distratta
generazione di Violante: dal 1948 in
poi le foibe ci vennero rinfacciate a
ogni momento, e non solo dai fascisti che rivolevano Trieste (i loro eredi
ancora mettono in causa il trattato di
Osimo). Se la federazione triestina
del Pci, a lungo diretta da Vittorio
Vidali, fu dilaniata nel giudizio politico, storicamente non cera nulla da
scoprire. Non questione di archivi

TIRIAMO IN BALLO I MORTI, CHE SONO DAVVERO FUORI


DALLA STORIA , PER FAR INTENDERE CHE LE COLPE SONO
UGUALI...

da portare alla luce, ci sono storie e


documenti. Se Violante avesse velocemente consultato la abbastanza
buona biblioteca della camera, si sarebbe risparmiato delle enormit.
La prima delle quali tacere lessenziale duna vicenda che si pretende di ricostruire. Non ci sono due
possibili interpretazioni delle responsabilit italiane in Jugoslavia: ce
n una. Ed che lItalia segu Hitler
nellinvasione della Jugoslavia del
1941, pretese un dominio particolare sulla Croazia, appoggiando Ante Pavelic e sovrapponendogli a mo
di sovrano Aimone di Savoia Aosta,
duca di Spoleto. Per due anni i corpi
darmata italiani, soprattutto la Pusteria, e i generali Cavallero, Ambrosio e Roatta attuarono operazioni orrende contro la guerriglia partigiana, la pi lunga e coraggiosa dEuropa, gli ebrei, i musulmani, i serbi ed
altre minoranze; le fonti di Renzo De
Felice calcolano in oltre duecentomila gli uccisi. Mentre una nobile gara si instaurava, teste indiscusso Luigi
Pietromarchi, fra Roma e Berlino su
come spartirsi le spoglie dei Balcani.
In capo a due anni, con l8 settembre, lesercito italiano si disgrega e
per lonore del nostro disgraziato
paese diversi soldati e ufficiali raggiungono le formazioni partigiane
jugoslave. Ma non perci esse hanno
vinto: i tedeschi non mollano il
fronte jugoslavo, se perdono dei ter-

ritori tentano di riprenderli o li riprendono con ripetute offensive,


che tengono impegnata la We h rmacht come in nessun altro fronte
occidentale. La Jugoslavia si pu
considerare liberata e la guerra quasi
conclusa nel tardo 1944 con la presa
di Belgrado. Lunificazione dei comitati partigiani avvenuta un anno
prima. E Tito sar riconosciuto come
interlocutore soltanto alle soglie del
1945, gli inglesi avendogli preferito
il governo allestero di Mihailovic
(alleati cetnici inclusi finch non
cambiarono bandiera).
Quattro anni di guerra di guerriglia,
che il variare del fronte e degli esiti
rende subito guerra, quattro anni di
scontro con un esercito potente e
crudele, di massacri, rappresaglie e
saccheggi, sono un tempo infinito.
Lodio seminato, e meritato, da italiani e collaborazionisti fu grande, e
non dimenticato. E le vendette certamente atroci, e non dimenticate. Ma
le responsabilit non sono le stesse.
Non tiriamo in ballo i morti, che
sono davvero fuori dalla storia, per
far intendere che le colpe sono uguali, e che lo scontro stato tra due totalitarismi che si equivalevano. Questa mistificazione, prima ancora che
revisionismo. Lignoranza e la confusione, ha ragione Gian Enrico
Rusconi, sono gi abbastanza grandi
perch un presidente della camera
ex comunista venga ad aumentarle.

85

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Antifascismo

Il racconto di un comandante
partigiano, affinch i giovani
sappiano e conoscano
la grandezza morale
delle lotte di liberazione
dei popoli

Senza tregua

a cur a di Fosco Giannini

PUBBLICHIAMO UN
PESCE,

BREVE STRALCIO DEL LIBRO DI

GIOVANNI

ALLA SUA QUINTA EDIZIONE

Il libro Senza tregua, di Giovanni Pesce, fu pubblicato per la prima volta, da Feltrinelli, nel 1967. Con lultima uscita, sempre per
i tipi della Feltrinelli, siamo alla quinta edizione. Senza tregua , come scritto nella controcopertina di questa quinta edizione, ormai un classico della memorialistica partigiana, nonch uno dei rari documenti sul ruolo svolto dai Gruppi di Azione Patriottica
(GAP) nella Resistenza e si presenta oggi come insostituibile antidoto contro quella perdita di memoria storica che si profila come uno
dei guasti della coscienza civile contemporanea.
Memorialistica, si, ma non solo: nel libro di Pesce, in cui si racconta della lotta partigiana a Torino, emerge un giudizio, politico e
morale, sulla concezione stessa della lotta. Ed questo giudizio, il rapporto delluomo (e della donna: il libro di Pesce pieno di figure
di partigiane, a cominciare da Sandra, la moglie, nella realt Noris, dellautore) con la lotta, con la violenza, con luso della forza
per la libert, che rende lopera di Pesce di una attualit e di una modernit assolute. Perch in Pesce, in ogni pagina, in ogni racconto di azioni contro i nazifascisti, sempre emerge il dolore, persino la paura, di utilizzare la violenza, come emerge lassoluta necessit di utilizzarla contro gli oppressori e per riconquistare la libert e la dignit di un popolo, dei lavoratori, di ogni singolo uomo
torturato, di ogni singola donna resa schiava.
La bellezza di tante pagine di Pesce struggente, quanto alto il loro valore morale. In questi tempi di vasti revisionismi ed abiure,
nei quali si mette in discussione persino la liceit degli oppressi di utilizzare la forza per liberarsi, nessuna risposta pu essere pi alta
di queste pagine della medaglia doro alla Resistenza Giovanni Pesce, che gi a 18 anni part per combattere in Spagna.
Per questo abbiamo deciso di pubblicare, e far conosce ai pi giovani, uno dei tanti racconti di lotta del libro Senza tregua.
E il racconto di un attacco dei GAP ad una postazione di torturatori nazifascisti, nella Torino del marzo 1944, a pochi giorni dalla
fine delle grandi e memorabili giornate di sciopero.
La regola, sotto qualsiasi cielo, sempre la stessa: se ti pieghi al terrore il tallone del nemico ti schiaccer definitivamente
Latmosfera euforica dello sciopero generale sfumata.
Pi di uno che parlava apertamente nei giorni dello sciopero, ora sussurra circospetto o tace.
Da Pratolongo, con cui mincontro allindomani, apprendo che la reazione nazifascista pesante soprattutto
nelle fabbriche. Arresti, torture, deportazioni, pattugliamenti nei reparti: gli operai lavorano sotto il controllo degli sgherri di Zerbino e per un nonnulla si procede al loro
arresto, allinterrogatorio, al pestaggio. Le punizioni in
qualche caso vengono comunicate direttamente in foglietti affissi allingresso delle fabbriche. Vogliono demoralizzare le maestranze. Vi sono stati casi di reazioni spontanee alla violenza fascista, ma le nostre organizzazioni
hanno dissuaso gli operai alle azioni isolate votate allinsuccesso. Sono proprio queste che il nemico vorrebbe per
individuare i pi decisi e colpire meglio. Le direttive sono
invece quelle di rafforzare lorganizzazione clandestina e
di intensificare il sabotaggio della produzione bellica, la

86

propaganda antifascista e la diffusione della stampa. Dalle


fabbriche cominciano a giungere i primi frutti di questopera. Le sottoscrizioni per sostenere la lotta armata sono
aumentate notevolmente e le iniziative di solidariet
vanno diffondendosi ovunque. Dove le condizioni lo per mettono anche la protesta di massa contro gli arresti e le
intimidazioni viene effettuata con efficacia. Le donne sono
in prima linea in questa battaglia. Appena si sa che un compagno stato arrestato le operaie e gli operai si fermano,
restano immobili accanto ai torni, alle presse. La sospensione del lavoro dura alle volte per ore. Qualche volta riesce a fermare in tal modo la mano del nemico.
Ma il panorama non roseo. Accanto alle fabbriche in cui
possibile reagire, vi sono quelle in cui la repressione ha
colpito duramente e gli arresti hanno creato larghi vuoti
nellorganizzazione. L, il terrore spietato.
La regola, sotto qualsiasi cielo, sempre la stessa: se ti pieghi al terrore, il tallone del nemico ti schiaccer definiti-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

vamente. Se dopo aver inferto un duro colpo al tedesco


con le manifestazioni di massa, i lavoratori fossero soli, se
si sentissero abbandonati di fronte alle repressioni, i progressi svanirebbero. Tocca a noi. Siamo pochi, ma possiamo mobilitarci nel giro di unora. Ancora una volta il
nostro momento.
Il ritrovo tedesco di via Paleocapa un ottimo bersaglio.
qui che i tedeschi si riuniscono per concedersi un po di
relax dopo le torture e i rastrellamenti.
Gli aguzzini di via Asti si mescolano alle SS, esempio di ferocia ai fascisti repubblichini. Dopo le atrocit, baldoria.
E quasi ogni sera in via Paleocapa c baldoria. A malapena
si osservano le regole delloscuramento; dallinterno, specie a tarda ora, scoppiano rauchi cori di ubriachi e risa
femminili. Sentinelle vigilano costantemente. Il ritrovo
circondato da una rete di uomini che passeggiano ininterrottamente sotto i portici.
Il piano va elaborato attentamente. Effettuo varie visite attorno al ritrovo, percorro passo passo il nostro futuro itinerario. Pi ci penso e pi questa impresa assomiglia a un
viaggio senza ritorno. La zona al centro di un nucleo di
case abitate da molti ufficiali tedeschi e fascisti. La fuga
non sar facile e neppure laccostamento. Gruppi di sentinelle (precauzione recente) pattugliano il ritrovo. Ogni
pattuglia segue laltra a pochi secondi di distanza, un cerchio continuo.
Alle 19,15 puntualissime e con aria disinvolta, arrivano
Nuccia e Ines. Il nostro potrebbe sembrare un appuntamento amoroso. In realt se ne vanno subito lasciando le
loro borse cariche di e spl os ivo. N essuno ci not a.
Raggiungo i due gappisti in una specie di tana dove sono
riusciti a nascondersi. Nessuno ci pu vedere, ma noi da
una fessura possiamo scorgere Manioche fa da palo..
Controlla il movimento delle pattuglie e ci dar il segnale
per lazione accendendo un fiammifero. Sono di nuovo
inquieto. Le pattuglie si spostano troppo rapidamente.
Camminano troppo in fretta. Il pattugliamento mi fa pensare di nuovo al cerchio. La velocit con cui procedono
scompiglia tutti i miei progetti. Non tracciano pi una se-

Antifascismo

rie di segmenti attorno ad un edificio, ma qualcosa che si


avvicina ad una linea ininterrotta. Mario accende il fiammifero. Mi sembra impossibile che dia il segnale di via libera in quelle condizioni. Ma ormai non si pu tornare indietro. Dobbiamo muoverci perch ora Mario si sposter
dallaltro lato per proteggere la nostra fuga. Perdo in queste riflessioni almeno due preziosi secondi. Ho la testa in
fiamme: temo di non riuscire a controllare i miei atti.
Spero solo che Mario non abbia commesso un colossale
errore. I gappisti, al mio cenno si alzano. Abbiamo tutto il
nostro esplosivo a portata di mano. La pattuglia si avvia a
girare langolo. Ci sono almeno duecento metri tra noi e
il ritrovo tedesco. chiaro che le micce sono troppo lunghe se le accendiamo allultimo momento. La pattuglia
che sopraggiunger noter il bagliore rosso e dar lallarme; saremo sorpresi e probabilmente lattentato non
avr alcun risultato. Accendiamo perci le micce prima di
muoverci. Il lieve anticipo di Mario stato provvidenziale
e saggiamente calcolato.
Di corsa, dico, corriamo divisi verso il palazzo. Loro
dove la pattuglia appena sparita, io dallaltra parte, incontro alla nuova. Mario mi fa cenno che sta per sopraggiungere. Gli altri hanno gi collocato i loro ordigni, io
sono a pochi passi dallobiettivo. Dallinterno giungono
distintamente voci eccitate, canti gutturali e musichette di
moda. Si divertono. Colloco la mia bomba nel vano di una
finestra, in modo che la miccia resti celata. Ormai deve
mancare pochissimo allesplosione. Mi allontano di corsa,
mentre la pattuglia si affaccia sulla piazza dove lingresso
del ritrovo. Vedo Mario fuggire e noto che gli altri due gappisti sono gi spariti, un attimo ancora e un triplice boato
rompe il silenzio. Lo spostamento daria manda in frantumi i vetri delle finestre tuttattorno, mentre dal palazzo
si leva una immensa fiammata. Il colpo mi ha un po stordito ma riprendo la fuga, senza correre troppo. Sarebbe
pericoloso. Nel buio risuona il crepitare di qualche arma
automatica. Sparano. Probabilmente pensano ad un attacco massiccio. Rientro alla mia base; anche gli altri tornano sani e salvi.

Abbiamo incontrato Giovanni Pesce, per porgli queste due brevi domande:
Caro Pesce: perch questa quinta edizione di Senza tregua?
Come saprete il regista Marco Pozzi ha trasformato il mio libro in film e questo film stato proiettato alla scorsa Biennale
di Venezia. Alla fine della proiezione centinaia di persone, fra le quali tantissimi giovani, si sono levate in piedi ad applaudire, chiedendo del libro Senza tregua, da tempo senza ristampa. Ed e anche per questo motivo che ne stata fatta questa quinta edizione
Rileggendolo, troviamo il tuo libro di una straordinaria attualit, in questi tempi di revisionismo profondo in cui Pansa pu gettare
fango sulla Resistenza, in cui le piazze vengono intitolate ai martiri delle foibe, in cui si parla di Resistenza angelicata e in cui ci
viene persino detto che occorre condannare ogni violenza in modo assoluto, anche quella a cui i popoli sono costretti per liberarsi dagli oppressori , dalla tirannia. Che ne pensi?
Credo che tu abbia completamente ragione. Sono di nuovo tempi difficili. Dilaga la guerra imperialista cos come dilaga il
revisionismo storico. Ho combattuto per la libert, assieme a tutti gli altri e contro nemici feroci e oggi credo che sia pi
che mai legittima la forza, la lotta, affinch i popoli possano resistere e liberarsi dai nuovi e altrettanto feroci oppressori di
un tempo.La Resistenza non mi appare davvero angelicata, semmai, oggi, drammaticamente demonizzata.
Dei compagni palestinesi, uomini vicini ad Arafat, mi hanno invitato in questi giorni in Palestina, a portare il mio saluto e
la mia solidariet a quel popolo in lotta. Nonostante i miei 86 anni credo che partir

87

Gennaio - Febbraio 20 0 4

Theresis

Il dibattito che si aperto


sulla non-violenza sta assumendo
un rilievo senza precedenti
perch chiama in causa
sia l'azione politica attuale del Prc,
sia l'esperienza storica del movimento operaio negli ultimi due sec-

Lambiguit della
non violenza

di Salv ator e Distefano


Docente di Fi losof i a - Catania

PERCH DOVREMMO ABBRACCIARE PRATICHE

l dibattito che si aperto sulla nonv i o l e n z a sta assumendo un rilievo


senza precedenti perch chiama in
causa sia lazione politica attuale del
Prc, sia lesperienza storica del movimento operaio negli ultimi due secoli. Non c chi non vede, infatti,
che Bertinotti ha rotto uno schema e che occorre, proprio per
questo, una discussione approfondita, ma al tempo stesso franca e serena.
Innanzi tutto, sgombriamo subito il
campo da possibili ambiguit e chiariamo che non dirsi non-violenti non
vuol dire che si per la violenza, intesa come esercizio della forza fine
a se stessa, come puro piacere provocato dal dominio e dalla sottomissione degli altri. No, non ci siamo.
Il movimento operaio, i partiti comunisti, le forze democratiche in
genere hanno da s e m p re r i f i u t a t o
luso della violenza gratuita, la spirale nichilista del terrorismo, limpotenza della lotta armata del piccolo gruppo clandestino e visionario che scambia lapparenza per la
realt. Vi sono, a questo proposito,
infiniti esempi che possono supportare limpostazione che i comunisti si sono dati sin dalla loro nascita. Se qualcuno, al contrario, pensava di giocare sulle ambiguit e in
tal modo liquidare la cultura e la storia dei comunisti, probabilmente ha

88

POLITICHE CHE
HANNO
PORTATO ALLA RASSEGNAZIONE E ALLA SCONFITTA DELLE

fatto male i conti. Piuttosto, ci pare


utile richiamare alcune questioni
concernenti la non-violenza, che ha
caratterizzato in Occidente il cristianesimo e da qualche decennio la
pattuglia dei radicali capitanati da
Marco Pannella.
Ora, non vi ha dubbio che la predicazione di Cristo ebbe un effetto significativo a proposito della nonviolenza, nella misura in cui diffondendosi il cristianesimo e rifiutando
i suoi seguaci di prendere le armi fu
messo in crisi il potente esercito imperiale, che dovendo ricorrere allarruolamento dei Germani tra le
proprie file non fu pi in grado di
difendere il limes. Ma con la sua trasformazione in religione di stato, il
cristianesimo assume via via le caratteristiche di un apparato burocratico-dottrinale strettamente intrecciato col potere, e in molti casi
potere esso stesso, che nel corso dei
secoli ha dominato e oppresso le
grandi masse. N lesistenza di settori e di frange critiche verso gli arbitri e le nefandezze della Chiesa
pu inficiare il giudizio negativo,
storicamente e razionalmente fondato, che pu esprimersi verso il potere ecclesiastico e la sua logica violenta e intollerante. Ma nella posizione della Chiesa vi sono gli elementi di forza che le hanno consentito di vivere cos a lungo: lal-

dil, la vita eterna, la trascendenza.


Per la Chiesa la vera realt non
quella terrena, materiale; per chi
crede c unaltra vita, quella eterna. La concezione metafisica rinvia,
dunque, ad unaltra realt e vede in
modo subalterno il mondo terreno,
lunico esistente per i materialisti. E
tutta la storia della Chiesa esprime
questo rapporto tra mezzi e fini, che
diventa contrasto tra etica e storia,
risolto in chiave religiosa. Il che significa che la non-violenza rimane la
concrezione necessaria della cristiana rassegnazione e dellaccettazione dellesistente, data la visione
dualistica della metafisica cristiana.
Esattamente il contrario di ci che
pensano i materialisti dialettici, che
affermano la razionalit del reale e
la necessit della sua trasformazione rivoluzionaria, poich non ci
si pu rifugiare in unaltra realt,
ch non esiste!, e occorre fare conti
con essa cos com e non come vorremmo che fosse. In questo senso
sarebbe utile riprendere il pensiero
di Machiavelli, che aveva gi posto
a tema il nodo etica-storia, sottolineando la intrascendibilit del
piano storico, la realt effettuale
della cosa. Del resto, alla predicazione della n o n - v i o l e n z a la Chiesa
non ha mai fatto seguire comportamenti conseguenti e coerenti; anzi,
successo esattamente il contrario.

Gennaio - Febbraio 20 0 4

E se vero che occorre giudicare


unideologia non solo da ci che
predica, ma anche da ci che ha realizzato, beh, allora, affermare che
non ci pu essere radicalit senza
non-violenza vuol dire leggere la storia con i paraocchi dellideologia,
intesa come falsa rappresentazione
della realt.
Ma se il cristianesimo rappresenta
la tragedia, Pannella la farsa. La
sua professione di non-violenza lascia il tempo che trova se pensiamo
alla storia politica dei radicali italiani, ai legami con Craxi e con il
centro-destra, ma soprattutto se ricordiamo lesultanza e la gioia di
Pannella in occasione delle bombe
sganciate sulla Jugoslavia definite
(sic!) bombe di pace. La non-violenza pannelliana diventa aggressiva (pardon) quando pretende
di imporre al mondo intero il suo filoamericanismo e la sua totale accettazione della politica di Sharon,
cio la faccia feroce e reazionaria
dello stato di Israele. Comunque,
niente paura perch anche in politica interna, il Marco nazionale ci
ha abituati ad una strategia dattacco nei confronti dei lavoratori e
del mondo sindacale degna della
peggiore destra, quella antioperaia
e filopadronale. Tutto questo solo
per esibizionismo pan nelliano?
Crediamo di no. Al contrario, siamo
convinti che la non-violenza rappresenti una proposta organica di disarmo culturale delle masse, un loro
consegnarsi allonnipotenza dellavversario, una palese dimostrazion e dellimpossibilit di rovesciare il quadro esistente fondato
sulla forza della classe dominante.
Non per caso, la predicazione radicale contrappone il tema dei diritti
a quello economico-sociale, peculiare del movimento operaio sia
nella versione socialdemocratica,
sia in quella comunista. Non cosa
da poco. Infatti, i diritti scissi dal sociale assumono il valore di una modernizzazione nellambito del sistema capitalistico, senza che esso
venga messo in discussione nelle
sue linee essenziali. una organica
posizione liberista che si esplicita ul-

Theresis

teriormente nellattacco forsennato allo Stato, inteso come organo


che assicura in qualche modo forme
di universalit. La disintegrazione
dello Stato, la polemica contro il cosiddetto statalismo, la rivendicazione dello stato leggero sono
tanti aspetti dello stesso problema:
loffensiva contro i diritti dei lavoratori legati a precise rivendicazioni
sociali, lincapacit di concepire
processi di emancipazione aventi
come protagoniste grandi masse, la
gran parte del popolo.
Per quale motivo, d unque, dovremmo gioire quando prestigiosi
esponenti della sinistra, pi o meno
folgorati, sembrano abbracciare
teorie e pratiche politiche che hanno portato alla rassegnazione e alla
sconfitta delle masse in epoche passate e recenti? Con un colpo di spugna si cancella il tema della transizione, che prevede il processo di
rottura e il passaggio dialettico dal
modo di produzione capitalistico a
quello socialista. N risulta convincente arruolare in questo schieramento lo stesso Marx, ovviamente
da contrapporre a Lenin; anzi, le
notizie dellultimora ci dicono che
anche Marx sta per cadere in disgrazia. O forse si pensa di costruire
una teoria rivoluzionaria generale
n o n - v i o l e n t a, proponibile ai movimenti e ai partiti in lotta contro il
capitalismo in tutto il mondo, dicendo semplicisticamente che occorre rompere la dimensione simmetrica dellantagonismo? Proprio
il recente forum sociale di Bombay, al
di l dellenfasi che qualcuno ha
usato per raccontarlo, d il senso di
una significativa novit rispetto al
passato, quando tra gli esponenti di
movimenti altermondialisti e i rappresentanti di partiti cera scarsa
comunicazione, nella misura in cui
si avviato un confronto nel quale
molte formazioni comuniste rappresentano una componente indispensabile, proprio quei partiti che
agiscono per il rovesciamento del
capitalismo nella prospettiva della
presa del potere, o del suo mantenimento in alcuni casi. Ci vuol dire
che la riflessione sui rapporti di

forza, sullo stato, sulla lotta tra le


classi e quantaltro rimane tema ineludibile, che necessita di risposte
alte e argomentate.
inaccettabile, invece, che questo
dibattito si svolga in modo strumentale e utilizzando tesi prive di
fondamento. C chi pensa che oggi
sia improponibile luso della forza
rivoluzionaria data la potenza militare degli stati dominanti il processo
della globalizzazione: si pu solo
con trap porre la forza delle coscienze, dei movimenti, delle convinzioni. E si aggiunge: non si tratta
di un giudizio retrospettivo e tanto
meno retroattivo; non si tratta neanche di giudicare le forme di lotta
che concretamente si dispiegano
oggi nelle diverse realt del mondo,
soppesandole sulla base di criteri
precostituiti.
La pretestuosit di questo argomento sotto gli occhi di tutti: il
problema della disparit, per dir
cos, delle forze in campo non
certo nato oggi. Se i rivoluzionari di
ogni tempo avessero dovuto soppesare le reali forze in campo, forse
nessuna rivoluzione sarebbe mai avvenuta; ci non vuol dire che occorre agire in modo avventurista e
irresponsabile, mandando le masse
allo sbaraglio, come fanno i gruppi
piccoli e settari. Lo ripetiamo: questa cultura non ci appartiene; queste forme di anarchismo sono state
da tempo superate, n intendiamo
pent irci di una scelta coerentemente marxista. Nel comunismo
noi abbiamo sempre visto una prospettiva di lungo periodo, lutopia
che diventa reale, il luogo che c,
perch lanalisi marxiana fondata
sulla scienza; vi in esso il massimo
di radicalit (basti pensare allidea
dellestinzione dello stato, alla libert e alluguaglianza) coniugata
con il passaggio storico del socialismo, cio della rottura dei rapporti
di produzione capitalistici che soffocano e distruggono le forze produttive, che presuppone a sua volta
una strategia nella quale non si pu
escludere il ricorso alla forza.
Come diceva Mao la rivoluzione
non un pranzo di gala.

89

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

Theresis

Lattacco al leninismo e al comunismo


a tutto campo e si avvale
dellintreccio di argomentazioni
che si muovono
contemporaneamente
sul terreno dei principi,

Lenin e
la rivoluzione

di A ndr ea Catone

SI INNALZA LA CRITICA , A DESTRA


PECCATO ORIGINALE DEL 900

a Repubblica di mercoled 21 gennaio dedica ben tre pagine a Lenin


nell80 anniversario della morte.
Significativamente intitolata Il peccato originale la pagina dapertura di Enrico Franceschini, che int e rvista Martin Amis, presentato
come padre spirituale del N e w
Labour di Tony Blair. Inutile dire
che nellopera e nel pensiero di
Lenin che viene individuato il peccato originale del 900: lorrore del
comunismo. Dello stesso tenore il
successivo articolo dello storico M.
L. Salvadori.
Le pagine su Lenin di uno dei pi
autorevoli quotidiani italiani, di
area ulivist a, non raccont ano
nulla di nuovo, n propongono una
qualche sia pur sommaria ricostruzione della vita e dellopera del rivoluzionario russo, ma sono nondimeno particolarmente interessanti
nella veste di summa del repertorio
anticomunista degli ultimi ottantanni, rinvigorito dal Libro nero del
c o m u n i s m o, pubblicato nel 97 in
Francia in coincidenza con l80
della rivoluzione dOttobre e gentile omaggio del cav. Berlusconi ai
d ele gati d el congr es so d i AN.
Qualche giorno dopo, nel dibattito
apertosi sulle pagine di Liberazione,
un esponente della sinistra dei DS,
ritornava a parlare di peccato dorigine del comunismo, che risiederebbe nella idea stessa di prendere il potere1

90

Le argomentazioni con cui si attacca la rivoluzione dOttobre e il


suo principale ispiratore, Lenin,
possono essere cos sintetizzate:
La rivoluzione dOttobre, anzi, tutte le
rivoluzioni, a partire almeno da quella
borghese del 1789, sono storicamente delegittimate. Esse, scrive Amis, istillano amore per la violenza [...]
bello in teoria pensare che la rivoluzione abbatte la tirannide. Ma il
sangue e la violenza generano quasi
sempre altro sangue e altra violenza. Qui da Lenin, passando per
M a rx, arriviamo a Robespierre.
Scrive Folena: Lidea che il bene
della rivoluzione fosse sopra ogni
cosa, in fin dei conti anche sopra il
bene del popolo stesso, ha giustificato alcuni dei peggiori orrori della
storia dellumanit. Idea non originale basti guardare cosa stato il
Terrore in Francia ma che nel comunismo ha trovato il suo compimento.
Il secondo argomento invece riferito alla specifica situazione russa: la
rivoluzione dOttobre avrebbe interrotto
il cammino democratico della Russia.
LOttobre calato come una saracinesca su un paese che si andava
democratizzando [...] Lenin si limit a distruggere. Linnesto del comunismo nella Russia del 1917
stata una tragedia di cui quel paese
porta ancora le conseguenze. Fu
Lenin a distruggere la societ ci-

E A

SINISTRA ,

CONTRO IL

vile, a far trucidare barbaramente lo


zar e tutta la sua famiglia, a creare
uno stato di polizia, a usare la carestia come unarma di repressione e
ricatto. (Amis). Fu Lenin a dirigere lassalto dopo il febbraio 1917
contro la nascente fragile democrazia russa, e, dopo la presa del potere
in ottobre a ordinare la chiusura
dellassemblea costituente, la liquidazione di tutti gli altri partiti, la repressione dei menscevichi, anarchici e socialrivoluzionari2.
Argomen to ch e dal particolare
delle modalit di una particolare
fase della rivoluzione nel 17 trascende al generale: il bolscevismo dispotismo. E ci non per un accidente
della storia, non per una degenerazione inedita imposta da determinate condizioni storiche, ma perch
connaturato al progetto stesso, alla
teoria leniniana della dittatura del
proletariato: Fu Lenin tra il 1902
e il 1904 a teorizzare il comando assoluto dei vertici del partito sulle
masse chiamate a obbedire, la superiorit del principio verticistico e
burocratico sul principio democratico, linutilit del riformismo [...]
Lenin e Stalin condivisero [...] lidea del diritto dei bolscevichi a detenere il monopolio assoluto del potere e a distruggere ogni opposizione (Salvadori). E Folena, di rimando: nel concetto di dittatura
del proletariato che il legame vio-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

lenza-comunismo divenuto indissolubile [...] compagne e compagni


di Rifondazione [...] non solo una
parte delle ricette marxiste si sono
dimostrate inadeguate alla prova
dei fatti, ma anche uno dei cardini
su cui il marxismo si fondato va
oggi espulso tanto dallagire politico quanto dallimpianto teorico
della sinistra. Quindi, conclude
Amis, il comunismo uguale o peggiore
del nazismo:80 anni dopo la sua
morte Vladimir Lenin non stato
an cora den unciato abbasta nza.
Bisognerebbe condannare leninismo e comunismo con la stessa forza
con cui abbiamo condannato nazismo e fascismo. E allora, liberata da
quel fardello, la sinistra potr mostrare in pieno la sua vera identit.
Lattacco al leninismo-comunismo
a tutto campo e si avvale dellintreccio di argomentazioni che si
muovono contemporaneamen te
sul terreno dei principi, dei valori e
su quello dei fatti storici, per arrivare insieme alla condanna definitiva e senza appello del male originale. Ma, a ben guardare, largomento pi forte, quello cui tutto il
discorso vuole andare a parare, la
delegittimazione storica della rivoluzione, la sua espulsione dalla storia, o la sua derubricazione ad
event o secondario, a macchia
della storia del novecento, come accade gi in alcuni nuovi manuali di
storia dei licei. Nellinvettiva del
blairiano Amis contro la rivoluzione
non vi nulla di originale. Le sue
p aro le (come anc he qu elle d i
Folena) paiono direttamente ispirate dai p a m p h l e t della Restaurazione di primo ottocento. Argomentazioni che ebbero un loro notevole revival a partire dal 1989, bicentenario della rivoluzione francese, e anno delle controrivoluzioni
anticomuniste. Il giacobinismo fu
allora messo al palo e sottoposto ad
attacchi demolitori. Lunica rivoluzione ammessa la controrivoluzione, il rientro nei ranghi dellordine politico e sociale predominante ed egemone. E cos si ebbe a
sinistra, anche in una parte della si-

Theresis

nistra che si proclamava comunista,


il paradosso della condanna e messa
allindice di rivolu zion i, come
quella sovietica, che realizz un radicale cambiamento dei rapporti
sociali per il proletariato e gli sfruttati, e di entusiasti osanna per rivoluzioni-restaurazioni che nel 1989
riportavano a norma, nellordine
imperialistico dominante, i paesi
dellEuropa centro-orientale.
Nel nuovo ordine mondiale della
restaurazione post 1989, lidea di rivoluzione, quale rovesciamento dei
rapporti di classe, viene messa al
bando, anche a costo di rinnegare
le origini rivoluzionarie antifeudali
del potere borghese, negando la
triste parabola della socialdemocrazia e della borghesia liberale legittimit storica non solo allaborrito comunista Lenin, ma persino al
liberale Locke, che riconosceva il diritto del popolo a sollevarsi contro
la tirannide. lidea stessa di rovesciamento di un ordine sociale e politico che viene messa allindice,
prima ancora di avviare una discussione sui modi e le forme in cui questo rovesciamento possa realizzarsi.
Modi e forme che dovremmo specificare con Marx non possono
che essere storicamente determinati. Ma qui si pretende, come ebbe
sarcasticamente a scrivere Gramsci,
di mettere le brache alla storia,
che viene concepita come se si trattasse dello svolgimento di un gioco
tra giocatori leali e rispettosi delle
regole stabilite e accettate, magari
con lausilio di un arbitro super partes. Visione sommamente ideologica (nel senso che il giovane Marx
confer iva a qu e st o t ermine ne
Lideologia tedesca: falsa coscienza)
del mondo e della storia, che viene
propagandata oggi dai cantori del
pensiero unico della liberaldemocrazia capitalista. I quali, alle classi
sfruttate e ai popoli oppressi concedono pure di poter muovere qualche passo, avanzare qualche rivendicazione, ma solo allinterno del
recinto che essi stessi hanno ben delimitato, delle regole che i dominanti hanno imposto. Nel paese
normale, nella storia normale

che essi disegnano, la lotta politica


deve svolgersi, come nel paese additato a modello di democrazia, gli
USA, tra partiti politici che si alternino al governo oggi maggioranza, domani opposizione, e cos
via senza mai mettere in discussione le fondamenta economico-sociali su cui tutto il sistema si regge.
In altre parole, la negazione, alla
radice, della possibilit della rivoluzione economico sociale, della costruzione di un altro sistema di rapporti sociali, di altre regole. La rivoluzione sociale non di per s necessariamente, intrinsecamente,
violenta e sanguinosa; n i rivoluzion ari f rancesi, n quelli russi
erano costituiti da bande di facinorosi violenti. Se solo si studiassero i
fatti storici, si vedrebbe con chiarezza che furono i rappresentanti
delle classi il cui potere veniva radicalmente messo in discussione a
promuovere una violenta reazione
armata, dalla quale i rivoluzionari
hanno dovuto difendersi. La guerra
civile e la violenza non possono di
per s essere dedotte dal concetto
di rivoluzione. Ci che invece una
rivoluzione, in quanto tale, implica,
la rottura del recinto, della gabbia
economica, giuridica, culturale
in cui i dominanti hanno rinchiuso
i dominati. La differenza non nei
metodi, nelle forme di lotta, che in
una situazione storicamente determinata, fatta di condizioni date e di
creativit delle masse, si possono di
volta in volta dare e inventare, ma
nel rovesciamento dei rapporti di
propriet e di produzione. questo
uscire dal recinto che fa scandalo,
questo che per la borghesia
inammissibile. Ecco perch, una
volta divenuta dominante, la classe
capitalistica deve rinnegare le sue
stesse origini rivoluzionarie e guardare con orrore alla rivoluzione, presentata come bagno di sangue, orgia di violenza. Per questo il linguaggio, i toni, gli argomenti usati
contro la rivoluzione sono identici
a destra e a sinistra.
Laccusa che la rivoluzione avrebbe
interrotto il processo democratico
in Russia riprende pari pari quelle

91

Theresis

dellemigrazione dei primi anni


venti. Per denigrare lOttobre si ricorre anche allinvenzione del mito
di una Russia zarista avviata sulla
strada di riforme democratiche.
Bisognerebbe ricordare che la rivoluzione democratico-borghese del
febbraio 1917 nacque dalle contraddizioni insanabili della politica
zarista che aveva gi vanificato il
ruolo degli istituti parlamentari
concessi dopo la rivoluzione del
1905, e che i governi provvisori successivi alla rivoluzione di febbraio
furono del tutto incapaci di far
f ronte ai grandi problemi delle
masse, primo fra tutti la guerra, contro cui si fa strada la parola dordine
bolscevica della pace immediata. Il
piccolo particolare della guerra
imp eria lista non a c aso viene
espunto dal quadro storico della rivoluzione russa. Ma, al fondo di questa accusa, vi ancora il disconoscimento della legittimit storica di
una rivoluzione socialista. Lunico
orizzonte ammesso quello liberaldemocratico, che definisce democratico un paese non se vi effettivo
autogoverno del popolo, ma se vi
sono degli istituti parlamentari.
Uscire da quel recinto, sperimentare il governo dei consigli (soviet)
viene considerato soff ocamento
della democrazia. Basterebbe rileggersi le pagine appassionate di John
Reed (I dieci giorni che sconvolsero il
mondo) per cogliere quanta partecipazione di massa, in un rapido processo di apprendimento politico, vi
fosse nei soviet.
Ma sul dispotismo bolscevico
che si concentrano gi strali pi feroci. Qui si ricorre insieme ad una
duplice lettura mistificante: dei fatti
storici e della teoria leniniana della
dittatura del proletariato. La rivoluzione socialista viene presentato
come un putsch, un colpo di mano,
la presa violenta del palazzo dinverno da parte di una minoranza
giacobina che intende imporre
con la forza al paese il suo programma astratto. Storicamente un
falso belle buono: la rivoluzione
russa fu un lungo e contraddittorio
processo di massa, che si svilupp su

92

pi livelli, coinvolse milioni di operai e di contadini e scosse dalle fondamenta lintera societ russa. La
guerra disastrosa favor il precipitare della crisi e linsorgenza di
massa, che si diffuse a macchia dolio. I bolscevichi non erano degli
ideologi astratti e isolati dalle masse,
ma di queste rappresentavano nel
loro programma le esigenze pi
profonde. Il 7 novembre 1917, la destituzione del governo provvisorio
fu solo un momento di un ben pi
v ast o p ro cess o r ivolu zionario .
Oltretutto, il palazzo dinverno fu
preso quasi senza colpo ferire.
Marx riflett non episodicamente
sullesperienza della Comune di
Parigi, primo tentativo di rivoluzione comunista represso sanguin osissimamente. Da quellesperienza il movimento operaio apprendeva che ogni tentativo di rovesciare lordin ament o fondato
sulla propriet privata borghese
avrebbe incontrato da parte della
classe capitalistica una reazione ben
pi violenta e feroce di quella che si
scaten sulla borghesia quando rovesciava il sistema feudale. Bisognava scegliere se dotarsi di strumenti
adeguati per bloccare la controrivoluzione, o fare la stessa fine della
Comune. Lenin e i bolscevichi erano di fronte ad una scelta obbligata:
affrontare con mezzi demergenza
uno stato demergenza, su un terreno quello della guerra civile
che non essi, ma la reazione interna
e lintervento straniero delle potenze imperialiste avevano imposto.
La durezza della guerra civile impose laccentramento del comando
e metod i militari di d irezione .
Lalternativa era lasciare il proletariato e i contadini russi alla merc
delle bande armate di Denikin e
Kolciak. Sin dalla vittoria della rivoluzione in Russia, questa fu circondata da un cordone sanitario, fu una
fortezza assediata che dovette cercare di resistere e difendersi con
tutti i mezzi di cui disponeva.
Ben altro discorso invece quello
tendente a identificare la concezione di Marx e di Lenin sulla dittatura del proletariato con una pre-

Gennaio - Febbraio 2 0 04

tesa vocazione dispotica. Qui si travisa completamente il concetto di


dittatura proletaria. Essa si configura come dittatura democratica,
come governo esercitato dai lavoratori, dalla stragrande maggioranza
della popolazione, con lesclusione
o la limitazione dei poteri delle
classi rovesciate. Una misura precauzionale nel periodo di transizione, durante il quale, in modo
inevitabilmente graduale, si operano le trasformazioni della struttura economico-sociale. Nulla a che
vedere con qualsivoglia forma di dispotismo o di tirannide. Nellelaborazione leniniana, la dittatura del
proletariato si articola in un sistema
di consigli (s o v i e t), forma di un
nuovo tipo di stato, che tende a superare la divisione tra economico e
politico e implica una partecipazione ben pi ampia e diretta alle
decisioni politiche ed economiche
di quanto non accada in uno stato
liberal-democratico. La riflessione
di Stato e rivoluzione e degli scritti successivi al 17 tesa a ricercare le
forme possibili di una nuova forma
di organizzazione statuale fondata
sulla partecipazione delle masse,
adeguata alla fase di transizione,
che non ricalchi le orme dello stato
capitalistico.
Nella situazione demergenza determinata in URSS dalla sindrome
della fortezza assediata divenne difficile lesercizio del governo della
maggioranza dei lavoratori articolato nel sistema dei soviet ( questa
la dittatura del proletariato). Esso si
dispiegato in forme limitate, monche, con uno strascico anche di errori e arbitrii. Ma operazione teoricamente e storicamente mistificante voler iscrivere i limiti di questa nuova e sperimentale forma di
autogoverno dei lavoratori nelle categorie del dispotismo, del totalitarismo, della dittatura personale di
tipo fascista. Nei critici della dittatura del proletariato ancora una
volta prevale il pensiero unico, lunica forma di democrazia ammessa il sistema parlamentare che
consente una partecipazione e una
libert formali, una libert di

Gennaio - Febbraio 2 0 0 4

scelta, per dirla con Zizek3, solo allinterno delle coordinate dei rapporti di potere esistenti. Il solo pensare altre forme di partecipazione e
gestione della cosa pubblica considerato eresia.
Vale la pena interrogarsi sulle ragioni di questo perdurante attacco
alla figura e allopera di Lenin, e alla
rivoluzione dOttobre, ancora a 15
anni dal 1989, che segna simbolicamente la data della sconfitta in
molti paesi del primo grande assalto al cielo.
La prima fase di questo attacco ha
puntato a far diventare senso comune
verit consolidata, di per s evidente, indiscutibile la visione dellintera storia del comunismo novecentesco come una sequela essenzialmente di orrori e di disastri politici, sociali, economici, umani: disastro lURSS, disastri le democrazie
popolari dellEuropa centro-orientale. Un cumulo di maleodoranti
macerie di cui non c nulla da salvare, di cui liberarsi quanto prima e
definit ivamen te. Questa visione
della storia del comunismo novecentesco, una volta divenuta senso
comune, esime da qualsiasi analisi
differenziata, dai tentativi di studio
e comprensione, bollati oramai con
lepiteto, divenuto infamante, di
giustificazionismo storico. Questa
operazione ha fatto breccia, come
si diceva, anche nella sinistra che si
richiama al comunismo, come attestano numerosi interventi apparsi
su Liberazione e il manifesto in queste ultime settimane. Ma questa
azione fondamentale di demolizione e delegittimazione del comunismo storico non era ancora sufficiente: ci che andava demolito non
era solo una storia, con le sue possibili varianti, alternative, percorsi
contraddittori e non unilineari, ma
la teoria, i principi che avevano guidato gli uomini nel loro agire: il
peccato originale che va estirpato alla
radice. Dunque, Lenin, la figura
che assomma in s la teoria e la pratica della rivoluzione proletaria,
concepita e agita come rivoluzione
politica, sociale, culturale. Demo-

Theresis

lire la figura e lopera di Lenin significa demolire in un sol colpo


Marx, la tradizione rivoluzionaria
che da Robespierre e Gracco Babeuf, passando per la Comune di
Parigi giunge alle rivoluzioni del novecento, dallOttobre russo alla rivoluzione cinese e a quella cubana;
fino alle lotte anticoloniali e antimperialist e che, grazie agli spazi
aperti dalla rivoluzione dOttobre,
si saldavano con la prospettiva socialista. La demolizione di unidentit comunista moderna non pu essere completa senza la demolizione
di Lenin, perch Lenin ha saputo
analizzare i caratteri fondamentali
dellepoca in cui viviamo, lepoca
dellimperialismo, e agire politicamente sulla base di quellanalisi.
Nella figura di Lenin si concentrano
i caratteri essenziali del rivoluzionario. Fondamentale, lunit di teoria e azione politica. Nel campo teorico, la difesa intransigente del marxismo unita allantidogmatismo,
alla straordinaria innovazione, che
sa cogliere i tratti essenziali di una
nuova epoca. Ma linnovazione non
si fonda su una rimozione della teoria, sul suo svilimento, ma sulla sua
comprensione e sul suo sviluppo.
Lenin fin troppo consapevole che
la lotta teorica e culturale parte integrante e ineludibile della lotta pi generale della trasformazione rivoluzionaria. E dedica ogni sforzo per laffermazione dellautonomia teorica
del soggetto rivoluzionario (questione, che, aperta in Italia d a
Antonio Labriola, fu al centro della
stesura dei Q u a d e rni del carcere d i
Gramsci). Lo stesso Che fare?, prima
ancora che una teoria del partito rivoluzionario, che altro se non laffermazione della necessit dellautonomia teorica e organizzativa del
proletariato?
Il leninismo la teoria della rivoluzione nelle condizioni dellepoca
attuale; ma la rivoluzione per Lenin
non si esaurisce affatto, come vorrebbe u na vu lgat a accolta con
troppa superficialit, nella mitica
presa del palazzo dinverno, ma
un processo complesso, che attraversa diverse fasi, per passare al

nuovo modo di produzione dei produttori associati. La conquista del


potere politico solo un primo
passo, una leva per poter avviare la
transizione. Non certo un caso
che, nel fuoco della lotta, egli continui a lavorare al quaderno blu,
agli appunti sulla concezione marxista dello Stato e sulle trasformazioni dello Stato nel processo rivolu zion ario d i tr ansizione. Una
straordinaria ricchezza teorica che
oggi si vorrebbe buttare alle ortiche
presentando la rivoluzione dOttobre come un colpo di mano, il
putsch di una minoranza giacobina, e Lenin come liniziatore di
un potere dispotico.
Lenin viene ancora oggi cos massicciamente attaccato e denigrato4
perch la sua figura e la sua teoria
sono ancora attuali, perch possono contribuire a guidare lorganizzazione politica e lazione rivoluzionaria volta al rovesciamento
radicale dei rapporti capitalistici.
Perch Lenin, attraverso la critica
puntuale ai populisti e al revisionismo di Bernstein prima e poi di
Kautsky, teorico del superimperialismo, con la rottura netta con lopport u nismo d ei part iti d ella II
Internazionale legati ai propri rispettivi imperialismi, ci d ancora
oggi gli strumenti per rompere la
cappa di subalternit allideologia
imperialistica dominante. E anche
perch Lenin insegna ad essere effettivamente rivoluzionari e non
estremisti, perch, utopista antiutopico5, invita a valutare correttamente la verit effettuale, per
poterla realmente cambiare, e insegna che la rivoluzione si pu fare
senza fare la fine dei comunardi del
1871, massacrati dalla borghesia
prussiana e francese. Lenin il realista che ci insegna a cambiare lo
stato di cose presente, analizzando
i rapporti di forza, per spostarne a
proprio favore il peso attraverso lazione politica. Unanalisi che non
mai fotografia statica di una situazione, ma visione dialettica di processi in corso, nella loro contraddittoriet, che lazione politica deve
saper volgere a proprio vantaggio,

93

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Theresis

mirando ad approfondire le contraddizioni nel fronte avversario e


ad unificare le forze che possono essere alleate. Abbiamo cos la trasformazione della guerra imperialista in rivoluzione e lalleanza del
proletariato russo con i contadini.
Ma Lenin anche, e soprattutto, la
coerenza rivoluzionaria, una coerenza rivoluzionaria concreta, che
guarda al fine da raggiungere non
con lattaccamento mistico e dogmatico che si deve ad una qualche
icona religiosa, ma con la consapevolezza, anche tragica, che trasformazioni reali possono darsi solo sul
terreno storicamente determinato d i
condizioni date, che la soggettivit
rivoluzionaria opera per trasformare. La tensione della relazione
tra soggettivit e oggettivit attraversa in campo teorico i Quaderni filosofici non diversamente da quella
che corre in campo politico ne I compiti immediati del potere sovietico, estranea al volontarismo come al cedimento opportunistico. la scienza
della rivoluzione: rifiuto netto del
determinismo positivistico della seconda Internazionale, che portava i
partiti operai allinazione, allattendismo, ma rifiuto anche delle fughe
precipitose in avanti e ricerca delle
possibilit concrete di modificare il
quadro dei rapporti esistenti. Il che
significa ancorare sul terreno dellanalisi materialistica avveniristiche avanzate e dolorose ritirate: il rivolu zionar io che, ritorn ato in
Russia da un lungo esilio, spiazza
i suoi compagni con le Tesi daprile
(passare dalla rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista), lo
stesso che perora qualche ann o
dopo il passaggio alla NEP, cercando di stabilire un nuovo rapporto tra operai e contadini, prospettando una transizione ben pi
complessa e lunga di quella che poteva apparire nel comunismo di
guerra.
proprio rispetto a questultima
che il pensiero di Lenin particolarment e ri cco e articol ato .
Basterebbe solo guardare lazione
teorica e politica che egli svolge nei
concitati e difficilissimi anni succes-

94

sivi allottobre 1917, in un paese distrutto da una doppia guerra (dopo


la guerra mondiale, la guerra civile): il potere politico sempre
pensato in relazione alla possibilit
delle masse di esercitarlo effettivamente. Altro che dispotismo! A
differenza che nelle rivoluzioni borghesi, dove il compito principale
delle masse lavoratrici consisteva
nello svolgere lazione negativa di
spazzar via il feudalesimo, mentre
lazione positiva di organizzare la
nuova societ era svolta dalla minoranza possidente borghese, nella rivoluzione socialista il compit o
principale del proletariato e dei
contadini poveri da esso diretti il
lavoro positivo o creativo per fondare un sistema estremamente complesso e delicato di nuovi rapporti
organizzativi, che abbracciano la
produzione e la distribuzione pianificate dei prodotti necessari allesistenza di decine di milioni di uomini. Questa rivoluzione pu essere
realizzata con successo solo se la
maggioranza della popolazione, e
innanzitutto la maggioranza dei lavoratori, capace di unattivit storicamente creativa e autonoma6. E
tutta la tensione politica e ideale
nella ricerca delle condizioni in cui
questa azione creativa delle masse
possa effettivamente dispiegarsi.
Una ricerca continua che va dalla
proposta di ridurre la giornata di lavoro a sei ore, in modo da consentire effettivamente al lavoratore di
occuparsi della politica, ai sabati comunisti di lavoro volontario, dalla
rivoluzione culturale, senza la quale
le masse rimarranno subalterne,
alla cooperazione. Sempre nella
consapevolezza che la transizione si
iscrive nelloggettivit delle condizioni ereditate dalla societ capitalistica: Sappiamo che dal cielo non
ci piove nulla, sappiamo che il comunismo sorge dal capitalismo, che
solo dalle sue vestigia si pu costruire il comunismo. Sono cattive,
vero, ma non ve ne sono altre. N
ci sono scorciatoie, se non nellillusione messianica, o nellautoinganno che si possa sostituire al vecchio mondo un altro mondo buono

e santo, nato chiss come e chiss


dove. Hic Rhodus, hic salta!

Note
1 Pietro Folena, Questo dibattito riguarda

anche noi socialdemocratici, Liberazione,


23.1.04, p. 27. Detto per inciso, questo ricorso alla terminologia biblica del peccato
originale sembra rinviare ad una concezione
mistico-religiosa piuttosto che razionale della
politica.
2 M. L. Salvadori, La religione politica dal

partito allo stato, La Repubblica, 21.1.04


, p. 44.
3 Slavoj Zizek, N pepsi n coca. La scelta

di Lenin, in il manifesto, 21.1.2004.


4 Imbecille congenito [...] di unintelligenza

pedante, psicotica, nichilista, che fa venire i


brividi. Non aveva alcun senso morale. Per
Lenin il fine giustifica i mezzi, in qualunque
circostanza. C qualcosa di folle in un cinismo cos assoluto. Amis nel citato articolo di
La Repubblica del 21.1.04.
5 Secondo Amis, il comunismo una perico-

losa utopia, basata sulla idea salvifica che


la societ pu essere migliorata. Che pu essere creato un Uomo Nuovo; per Salvadori
Lenin ha fondato una religione politica che
si fatta stato e forma di societ, [...] che ha
confiscato con i mezzi del terrore la storia presente in nome di una storia futura idilliaca,
che dopo aver promesso il millennio delleguaglianza e la fine di ogni violenza ha eretto
un sistema di ferrea diseguaglianza.
Contrariamente a quanto scrivono costoro,
non c nella concezione di Lenin, nessuna
idea salvifica, millenaristica, di impronta religiosa, di un comunismo immaginario quale
regno della societ dellarmonia universale,
senza contraddizioni. Nulla pi alieno,
nella filosofia materialistico-dialettica di
Lenin, del tratto del visionario che promette
paradisi futuri.
6 I compiti immediati del potere sovie-

t i c o , in Lenin, Opere complete, editori


Riuniti, Roma, 1954-1972, vol. XXVII, p.
215.

Gennaio - Febbraio 2 00 4

Recensioni

Il libro di La Valle molto di pi


di un libro di ricordi, esso anzi,
a ben vedere, addirittura
una complessiva rilettura
del secolo appena trascorso,
che consente anche un nuovo
sguardo su quello appena iniziato

Prima
che lamore
finisca

di Raul Mor denti

UN LIBRO DI RANIERO LA V ALLE CONTRO LA RIMOZIONE (CAPITALISTICA) DEL NOVECENTO E DELLE SUE CONQUISTE

l pubblico dei compagni e delle


compagne di Rifondazione conosce
in Raniero La Valle soprattutto il pacifista, il padre della legge sullobiezione di coscienza (come senatore della sinistra indipendente) e ora
una delle voci pi limpide e conseguenti della lotta contro la guerra.
Ancora recentemente, dopo la morte in guerra dei soldati italiani mandati in Iraq, mentre la terribile ondata di revival patriottardo faceva
sbandare, o tacere, anche la sinistra
pacifista, Raniero La Valle stato fra
i pochissimi che ha avuto il coraggio di dare senso politico anche al
cordoglio collettivo per quei morti,
legandolo alla condanna del coinvolgimento di nostre truppe in una
guerra, in uninvasione, in unoccupazione militare.
Per quanto fondata sia lidentificazione fra La Valle e il pacifismo, essa
tuttavia insufficiente a fornire il
profilo di un intellettuale e di un politico che rappresenta per i comunisti molto di pi che un compagno di strada. Dietro il pacifismo
c infatti un pensiero politico originale e profondo che, al tempo
stesso, interroga la nostra idea della
rivoluzione e le fornisce proposte
preziose. Questo pensiero trova le
sue radici in una fede cattolica vissuta cos profondamente da sfociare nella pi assoluta laicit politica, spingendosi avanti lungo la

strada aperta dal Concilio giovanno di cui La Valle (al tempo giovanissimo direttore del quotidiano
L Av v e n i re dItalia) fu cronista appassionato e testimone. la Costituzione (intesa come progetto di
democrazia compiuta ed effettiva)
la bussola viva di questo pensiero
politico, riassumibile nellendiadi
Pace e diritti (che d il nome allassociazione fondata da La Valle).
Nato giornalista, La Valle si scoperto negli anni della maturit non
solo scrittore vero ma soprattutto
teorico della politica; mi piace qui
ricordare, per il suo carattere involontariamente semi-clandestino, il
bel libro intitolato La pagina bianca
(Roma, Palombi, 1999) in cui La
Valle avanzava una serie coerente di
proposte, articolate fino nei dettagli, per un nuovo governo della citt
di Roma (dallistituzione dei consigli di quartiere come organi di democrazia diretta e autogestione, alla
creazione di una citt delle culture
degli immigrati da costruirsi at torno allex- gasometro, dalla piena
fruibilit del Tevere ad una nuova
impostazione della politica dei trasporti urbani, etc.). E molte di queste proposte sono ora, pi o meno,
attuate dal sindaco Veltroni (in verit, senza mai citare la fonte).
Il libro oggetto di questa nota, Prima
che lamore finisca (Milano, Ponte alle
Grazie, 2003, pp. 348, Euro 16,00),

si presenta quasi come un libro di


ricordi: ognuno dei 27 capitoli dedicato ad un nome della politica e
della cultura che La Valle ha conosciuto personalmente (dal cardinal
Lercaro a Berlinguer, da papa Giovanni XXIII a Moro, da Dossetti a
G aravi n i, d a p ad re B ald u cci a
Claudio Napoleoni, etc.); a partire
dal ricordo e dalla persona si dipana
per ogni volta un ragionamento
che affronta un problema cruciale,
riferito ai compiti delloggi. E a volte
le persone che danno il loro nome
ai capitoli sono tuttaltro che famose, ma importantissime, e non
per caso (mi sembra) questi nomi
importanti e sconosciuti sono nomi
femminili, da Mercedes a Cettina, a
Marianella, fino a giungere alla
bambina Giuliana, terribilmente
malata e precocemente morta, la
cui storia (narrata per la mediazione della sua maestra, Agata Cancellieri La Valle) funziona da spunto
per riflettere sulleguaglianza in natura di tutti gli esseri umani: Nessuno escluso.
In realt il libro di La Valle molto
di pi di un libro di ricordi, esso
anzi, a ben vedere, addirittura una
complessiva rilettura del secolo appena trascorso, che consente anche
un nuovo sguardo su quello appena
iniziato. Il vero centro del libro risiede nella lotta contro la rimozione del
Novecento, della sua terribile gran-

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Recensioni

dezza, delle sue grandi conquiste e


dei problemi che ci ha lasciato in
eredit.
Tale rilettura del Novecento di
straordinaria importanza p o l i t i c a.
Perch cos importante una simile
operazione? Perch si batte contro
la visione corrente e dominante della nostra storia recente, una visione
di cui agevole rintracciare il carattere classista borghese (un tardoliberalismo neo-liberista e cinico,
sempre pi inquinato di nichilismo). Secondo questa visione borghese, il Novecento sarebbe solo
una sequela di errori e di orrori da
cui fuggire, e anzi da dimenticare e
rimuovere. Il comunismo (che la
cialtroneria borghese equipara senzaltro al fascismo) , naturalmente,
il primo degli eventi su cui si vorrebbe far cadere loblo. Gli addetti
alla gestione della pubblica opinione per conto del capitale sanno
infatti bene che un popolo privato
del suo passato non ha neppure futuro e che chi non ricorda non spera
neanche pi.
La questione dunque cruciale, politicamente cru c i a l e, intendo dire,
non solo storiograficamente: una sinistra vera non pu leggere la storia del mondo inforcando gli occhiali miopi delle terze pagine di
R e p u b b l i c a o del C o rr i e re della sera
(per non parlare delle TV di Berlusconi).
Ora, il secolo che La Valle ci testimonia stato ben diverso da quella
caricatura grottesca: stato invece
il secolo delle rivoluzioni socialiste,
dei tentativi di dare la scalata al cielo
(nella forma grandiosa, bench fallimentare, delle statualit proletarie); stato il secolo delle rivoluzioni anticoloniali che hanno cancellato il dominio diretto delle vecchie potenze europee sul mondo
rendendo i quattro quinti dell'umanit padron i del proprio de-

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stino; ed stato soprattutto il secolo


segnato dalla grande e vittoriosa alleanza planetaria antifascista, il secolo dellONU e della Costituzione,
del rifiuto e della messa a bando
della guerra. Se ci non bastasse, il
Novecento ha anche assistito alla
lenta ma irreversibile separazione
fra Chiesa e Occidente capitalistico,
allaffermazione dei diritti dei popoli e del riconoscimento delle diversit, al femminismo, al sorgere
della consapevolezza ecologica e al
ripudio del razzismo. Basta saper
guardare al mondo nella sua interezza (cio con sguardo internazionalista e non asfitticamente eurocentrico e bianco) per capire che
secolo grande sia stato il Novecento,
e che i comunisti non possono certo
condividere il disprezzo cinico e un
po blas con cui guardano a questi
eventi gli ultimi epigoni della perduta egemonia borghese. A sostenere questo pensiero borghese ultimo (che, purtroppo, pervade anche molta sinistra) c in realt una
convinzione fondamentale quanto
inconfessabile: che le cose andassero molto meglio nel 1914, quando
la borghesia, e la borghesia europea, poteva ancora credere di governare il mondo da sola. Ma questo medesimo pensiero che scalda i
cuori teneri dei pensatori borghesi
a noi deve provocare invece un brivido di orrore, perch noi sappiamo
(o dovremmo sapere, e mai dimenticare) di che lacrime grondasse e
di che sangue quella belle poque.
Tutto ci, naturalmente, non stato
n rettilineo n indolore (ma quale
fase della storia umana lo stata?).
Molti sono i problemi che quella
storia trascorsa consegna a quellaltra storia possibile che sar la nostra:
di questi problemi il libro di La Valle
tutto intessuto nella sua parte pi
teorica e argomentativa (che impossibile riassumere qui). Soprat-

Gennaio - Febbraio 20 0 4

tutto, nessuna conquista pu dirsi


mai n completa n definitiva; gli
anni che viviamo sono infatti caratterizzati proprio dalla sistematica
messa in questione di tutti gli avanzamenti realizzati dal proletariato e
dai popoli del mondo nel corso del
Novecento, dopo che limplosione
d ellURSS h a d etermin ato nel
mondo rapporti di forza statuali e
militari assolutamente favorevoli
per limperialismo.
Ma proprio per questo fondamentale sapere di quali conquiste si
stia tentando la soppressione, sapere che storia c stata, e che continua ad esserci, che conquiste e
avanzamenti ci sono stati, e che possono verificarsi ancora. Solo da questo sapere deriva la coscienza che il
destino del mondo nelle nostre
mani, e che tale destino ancora e
sempre aperto a due esiti: o la catastrofe (e la catastrofe che tutto
continui come ora, ci ammonisce
Benjamin) oppure un poderoso
sussulto dei popoli che rimetta in
moto la storia possibile della liberazione oltrepassando il dominio dellimperialismo e del capitale finanziario globale (giacch, ormai, di
puro dominio si tratta, e non a caso
il potere del/sul mondo prende la
forma della guerra infinita e permanente).
Un libro dunque da leggere, ma soprattutto da far leggere a quelli che
(per la loro stessa data di nascita) la
storia del Novecento non lhanno
vissuta e oggi sono sottoposti al
bombardamento mediatico del capitale che mira alla rimozione della
storia recente, come di qualsiasi storia, per poter celebrare i fasti dell
eterno presente capitalistico e
proclamarne la irreversibilit. E sarebbe utile e bello che qualche insegnante comunista potesse usare il
libro di La Valle anche per la sua didattica.

Gennaio - Febbraio 20 0 4

Recensioni

La guerra in Iraq, osserva Valentini,


ha dimostrato linfondatezza
della categoria dellimpero
di Tony Negri, il quale ha dovuto
poi riconoscere la pericolosit
dell imperialismo
ancien rgime americano

Il socialismo
possibile

di Mi chel e Mar tell i


Docente di Fi losofi a Mor al e Univ er sit di Ur bino

CONSIDERAZIONI IN MARGINE AL LIBRO DI A LESSANDRO V ALENTINI, GUERRA AMERICANA E LOTTA PER IL SOCIALISMO, CON UN
CONTRIBUTO DI GIOVANNI PIGA E PREFAZIONE DI CLAUDIO
GRASSI, LA CITT DEL SOLE, 2003, PP. 106.

uali sono le ragioni della guerra


americana contro lIraq? Quale la
natura della superpotenza Usa? Che
cos la globalizzazione? Dopo il
crollo dellUrss, il socialismo ancora possibile? Ha ancora un senso
oggi essere comunisti? Quale oggi il
rapporto tra pacifismo e socialismo?
Queste alcune delle domande poste
da Valentini, che qui appena toccheremo, e la cui seriet degna di
tuttaltra attenzione, spazio o dibattito.
1. Va subito detto che si tratta di un
volume agile, efficace, sintetico,
scritto con stile fresco, giornalistico,
militante, ma anche con la passione
e la lucidit di un dirigente politico
ancora capace di fermarsi e riflettere, di staccare la spina, astraendosi per un momento dalla quotidianit talvolta soffocante della
prassi per occuparsi di problemi storici e teorici difficili e di vasto respiro. Cosa insolita di questi tempi,
in cui la politica dominante a sua
volta dominata dallintreccio perverso di praticismo e aff arismo!
Cosa insolita anche a sinistra, dove,
dopo la stagione e il crollo rovinoso
dei grandi miti, dalle macerie
(ri)nata o la disperata sottopolitica
del rivendicazionismo settoriale o
larrogante iperpolitica del migliorismo governativo: due forme diverse e opposte della stessa accetta-

zione strategica dellesistente!


Ai fini di una sua rapida presentazione, si pu dividere il volume in
tre parti tematiche, che, pur distinguibili in capitoli o gruppi di capitoli, in realt spesso si dipanano e
intrecciano nella stessa pagina, dallinizio alla fine del volume. La
prima la parte storica, incentrata
sulla ricostruzione spregiudicata
delle ragioni della seconda guerra
americana allIraq. La seconda, di
carattere e teorico e pratico, dedicata allanalisi e discussione della
nozione leniniana di imperialismo
e della sua attualit. La terza affronta il tema della possibilit del
socialismo, oggi.
La parte di argomento storico
forse la pi pregevole. Robusta, appassionata, condita talvolta di interessanti notizie e informazioni non
presenti o non facilmente reperibili
nella stampa corrente (per non dire
dei telegiornali berlusconidi), ricostruisce in modo mirabile soprattutto i fatti storici e il quadro intern azionale in cui mat urata la
guerra americana allIraq. Avevamo
perso da tempo labitudine ad una
prosa politica come questa, vigorosa
e severa, senza sbavature, priva dinutili ridondanze e orpelli retorici,
ricca di analisi e di dati concreti e
nel contempo essenziale, capace di
andare subito al cuore dei problemi, che ci ricorda in qualche

modo da vicino (e non una esagerazione!) gli articoli-saggi di


Rinascita, la vecchia e gloriosa rivista settimanale del Pci diretta da
Palmiro Togliatti.
Sotto tale riguardo, lunico appunto
critico forse da fare a Valentini lingiustificata assenza nel volume di un
qualsiasi apparato di riferimenti bibliografici e di rimandi in nota. Una
scelta diversa, ritengo, non avrebbe
n appesantito il volume, n aumentato le difficolt dapproccio e
di comprensione del testo, ma soltanto offerto al lettore intellettualmente pi esigente un indispensabile, insostituibile strumento di documentazione e controllo scientifico.
E veniamo al dunque!
2. Innanzitutto, Valentini fa subito
piazza pulita delle ragioni pretestuose, veri e propri specchietti per
le allodole, con cui lamministrazione Bush ha cercato invano di giustificare la recente guerra contro
lIraq (da notare che il libro stato
composto e pubblicato quando la
guerra era ancora in corso). Saddam Hussein dittatore sanguinario?
Ma quanti altri come o peggio di lui
(da Pinochet a Suharto), protetti,
promossi, armati dagli Usa? E chi
protegge un dittatore sanguinario
non si macchia dello stesso sangue?
Armi di distruzione di massa? In

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Recensioni

Iraq non se n t rovata ombra.


Colossale bugia! N si pu negare
che siano invece gli Stati Uniti a detenerne la maggiore quantit al
mondo. Iraq Stato canaglia, complice di Bin Lad en e Al Qaeda?
Nemmeno uno straccio di prova.
Incuranti delle prove, anzi spesso
fabbricatori di prove false, ostentando il mito della loro divina supremazia e intangibilit (riaffermato con virulenza dopo lattentato
alle due Torri), gli Usa si ergono a
giudice supremo di vita e di morte
dei governi, dei popoli e degli Stati
del mondo, salendo trionfanti sullo
scanno di un presunto tribunale
della storia.
Perch? Trattano e bistrattano il diritto internazionale a proprio arbitrio, ponendosi sprezzantemente al
posto dellOnu, sopra lOnu, contro lOnu. Perch? Semplicemente
perch sono lo Stato pi potente del
mondo. Essi distruggono la forza
del diritto col diritto della forza.
Come stato detto da qualcuno, se
Stato canaglia significa Stato fuorilegge, allora sono loro il principale rogue State del mondo. Armano
Bin Laden e i terroristi afgani contro lUrss, per poi marchiarli dinfamia quando si rivolgono contro
gli Usa. Santificano Saddam Hussein quando attacca lIran, lo criminalizzano quando occupa il Kuwait.
Scatenano contro lIraq una guerra
punitiva, e poi, a bombardamenti
ultimati, gli impongono per un decennio uno spietato embargo economico. Risultato? 500 mila bambini morti per fame (p. 29). O per
mancanza di medicinali. Non anche questo terrorismo internazionale (purtroppo, ma si capisce perch, ignorato da tv e grande stampa
internazionale), un tipo di terrorismo dei pi infamanti, in quanto
colpisce in massa piccole vite innocenti?
Solo uninterpretazione economicistica individuerebbe nel controllo
delle risorse petrolifere lunica posta in gioco della seconda guerra antirachena americana. C dellaltro,
dice Valentini. Si tratta del tipo di
ordine mondiale da costruire (p.

98

31), ossia di stabilire se tale ordine


sar definitivamente basato sullunipolarismo Usa, o se sar costituito
da un possibile e variegato multipolarismo. Si capisce che il possesso
del petrolio iracheno per gli Usa,
oltre che una potente risorsa economica e militare, anche e soprattutto un mezzo strategico fondamentale per la conquista e il manteniment o dellegemonia mondiale. L Enduring Freedom bushiana
nullaltro esprime che larrogante
pretesa americana di costruire un
duraturo, perenne, incondizionato
sistema totale di non-impedimenti,
di eliminazione di ogni ostacolo
sulla via della conquista definitiva
del dominio mondiale.
3. Cade la duplice questione, teorica e pratica, gi accennata in apertura: a) gli Usa sono un paese imperiale o imperialista? b) ancora
valida la nozione leniniana di imperialismo?
La tesi di Valentini che gli Stati
Uniti sono da considerare un paese
imperialista, e che la nozione leniniana di imperialismo rimane tuttora valida. La guerra allIraq nasce
da una situazione di grave crisi mondiale seguita alla caduta dellUrss e
alla fine del bipolarismo, e segnata
da un lato dallindebolimento e dal
declino economico-sociale della superpotenza americana, dallaltro
dallo sviluppo e dal rafforzamento
di altre potenze o gruppi di potenze
rivali (Cina, India, Russia, Unione
Europea ecc.). La guerra preventiva
degli Usa, giustificata col pretesto di
prevenire il terrorismo islamico
(che al contrario ne viene fomentato), mira in realt a prevenire il
rafforzamento delle potenze rivali.
I paesi arabi medio-orientali sono
oggi un settore nevralgico fondamentale per chi aspira al dominio
del pianeta. Controllarlo equivale
di fatto allindebolimento strategico dei rivali. Ma ci non significa
inasprire le contraddizioni mondiali e aumentare linstabilit globale? Se il crollo dellUrss ha posto
fine al bipolarismo, con la guerra in
Iraq crollato latlantismo (p. 43).

Gennaio - Febbraio 2 0 04

Il nuovo disordine, da loro stessi


premeditatamente perseguito e potenziato, serve agli Usa per tentare
di imporre con la forza delle armi
un nuovo ordine mondiale a maggior danno dei rivali e dei poveri
della terra.
La guerra in Iraq, osserva Valentini,
ha dimostrato linfondatezza della
categoria dellimpero di Tony Negri, il
quale ha dovuto poi riconoscere la
pericolosit dellimperialismo ancien rgime americano (pp. 61-63).
Su questultimo concetto vorrei riflettere. Perch quello americano
sarebbe vetero-imperialismo? Certo, le linee principali della teoria leniniana di imperialismo, che riposa
sulla critica marxiana del capitalismo, restano tuttora valide, anche
se abbisognano di aggiornamento
(pp. 55-61). Ma se vero che la globalizzazione lattuale fase dello sviluppo imperialistico, la novit rispetto allepoca di Lenin non consiste solo nellattuale vertiginosa
mobilit di forza-lavoro, merci e capitali, ingigantita dallinformatizzazione dei flussi finanziari, come
scrive Valentini (pp. 64-66).
Ma consiste anche in altro: penso al
ruolo inedito della new economy, allassoluto folle predominio del capitale finanziario (che minaccia di
ingoiare il capitale industriale di
vecchio tipo), al carattere multinazionale, o meglio transnazionale del
capitale odierno in ogni sua forma,
ecc. Penso soprattutto allattuale assenza di una pluralit di potenze antagoniste sul proscenio mondiale.
Rispetto agli Usa, pur in declino, i
rivali sono in realt in vario modo
ancora piccole o medie potenze sia
economiche (il grande capitale resta prevalentemente di origine americana, il WTO, il FMI ecc. sono
sotto il controllo Usa), sia militari
(larmamento Usa notoriamente
senza eguali).
Dunque, quello americano non
sembra essere vetero, ma neo-imperialismo. Non impero, perch
non ci sono solo province pi o
meno dipendenti o sottomesse, ma
anche potenze rivali relativamente
autonome. Non vecchio imperia-

Gennaio - Febbraio 2 0 04

lismo, perch le potenze in competizione non sono ancora di pari


forza (dunque esso un fenomeno
an cora da stud iare). In qu est o
senso, una guerra globale, nonostante la terribile realt della disseminazione delle armi nucleari,
sembra oggi (nellimmediato) improbabile. Anche se la situazione si
evolve vorticosamente, e nessuno
pu predire il futuro.
4. Ed eccoci infine al problema della
possibilit del socialismo. A ragione Valentini respinge le concezioni crolliste del capitalismo (pp.
68 ss.). Pi che da Marx, furono sostenute in realt da alcuni marxisti
(tra cui per es. litaliano Amadeo
Bordiga); a ragione perci Marx ,
quando era ancora in vita, diceva
con preveggenza di n on essere
marxista. Ma non c paradossalmente un aspetto crollista anche
nella teoria leniniana dellimperialismo? Mi riferisco al capitolo VIII,
Parassitismo e putrefazione del capitalismo, della famosa opera di Lenin.
Oggi il parassitismo (commisto con
la corruzione pi cinica e lillegalit
pi sfacciata) si ingigantito in
modo inimmaginabile, ma il capitalismo non affatto putrescente,
un cadavere maleodorante. E non
lo era nemmeno allepoca di Lenin.
A ragione Valentini osserva che nel
Novecento il capitalismo ha dimostrato di sapersi riformare (con
Keynes, ecc.) (pp. 73, 79). Questo
punto debole non inficia la totalit
della teoria leniniana dellimperia-

Recensioni

lismo. Ma certamente non si pu


oggi, come non si doveva anche
prima, recepire acriticamente la tesi
che limperialismo sia un capitalismo di transizione, o morente,
oppure la fase suprema del capitalismo nel senso di fase ultima, vigilia della rivoluzione sociale mondiale del proletariato (vedi la prefazione di Lenin del 1920). Non derivava in parte proprio da questa
tesi, elaborata prima e durante la
grande guerra e dalla guerra confermata, la plausibilit della teoria
(penso a Stato e rivoluzione di Lenin)
e della pratica bolscevica della conquista violenta del potere? Su questi punti, non c dubbio che occorra ancora oggi un ripensamento
critico forte, sulla via aperta da
Gramsci nei Quaderni (e ripresa da
Togliatti), con la nuova idea della
rivoluzione in Occidente come
guerra di posizione e lotta per
legemonia (sulle modalit con cui
tale indicazione teorica possa valere
anche in paesi non occidentali, la
d iscussione a sin ist ra tu tt ora
aperta).
Se limperialismo non capitalismo
agonizzante o in putrefazione, ne
deriva, sul piano teorico, il rifiuto
del determinismo o meccanicismo
storico perch insostenibile. Il socialismo, con tutti i problemi che ne
con segu ono, tatt ici e strat egici
(quale, dove, come, quando?), rientra tra le possibilit della storia:
una p o s s i b i l i t , va ribadito, non
una necessit (p. 76). Una possibilit non unica ma nemmeno arbi-

traria, perch realisticamente inscritta nelloggettivit storica e nelle


devastanti contraddizioni del capitalismo (quella di Marx rimane a
tuttoggi la teoria capace di meglio
comprenderle e spiegarle). Ne consegue anche che il socialismo non
pu passare dalla possibilit alla
realt senza lapporto attivo, limmaginazione e la creativit teorica e
pratica, lorganizzazione e lintervento della soggettivit rivoluzionaria.
Non il caso di discutere qui le interessanti e innovative proposte
avanzate da Valentini su questo argomento (nuovo internazionalismo
comunista, partito comunista europeo, ecc.). Basta dire, per concludere, che la difesa della pace senza
se e senza ma oggi pi che mai
(data la dichiarata aggressivit bellicista degli Usa e le spaventose capacit apocalittiche delle armi nucleari) diventata lorizzonte generale della lotta per il socialismo (cfr
il cap. 28. Innanzitutto la pace, pp. 96103). Senza la pace tutto perduto.
Con la pace, tutto prima o dopo si
pu guadagnare. Il che non autorizza, mi pare, lequazione pacifismo=non-violenza assoluta. Ma si
tratta di un tema complesso, da sviluppare in altre occasioni, senza
dogmatismi nostalgici e tradizionalisti. Come suggeriscono anche le
notevoli aperture metodologiche di
Valentini, orientate in senso decisamente critico e antidogmatico. Il
che non lultimo dei numerosi
pregi del suo volume.

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Ai nostri abbonati, ai nostri lettori


DUE REGALI:
IL CD MUSICALE E IL FILM
A FIANCO DEI POPOLI IN LOTTA
OMAGGIO A ERNESTO CARDENAL

Davanti ad una foto


Combattente del Fronte Sandinista
che in questa foto punti la pistola
sul tuo nemico
con il fazzoletto rosso - nero sul volto
a coprirti un poco pi gi degli occhi
protetto dietro un muro
con lo sguardo fisso e larma saldamente impugnata
puntata sul nemico.
Sono successe molte cose in quel combattimento,
non sappiamo quale combattimento,
e molte altre cose sono successe ancora. Adesso abbiamo vinto.
C gi stato il 19 luglio.
Ci sono state da allora molte cose grandi,
e continueranno ad esserci cose grandi.
Verranno nuove generazioni.
Ma tu continuerai a stare cos, a 18 anni,
dietro un muretto, coraggioso, teso, immobile
eterno
puntando il nemico.
Ernesto Cardenal, Voli di Vittoria - 1984
La storia del poeta nicaraguense Ernesto Cardenal, padre Ernesto Cardenal, una storia
esemplare: nato nel 1925 a Granada, nel torrido Centroamerica, grazie alla sua appartenenza
di classe studia in una buona scuola dei gesuiti, poi in Messico, negli Stati Uniti e infine in
Europa. Ma il destino del suo piccolo paese gli sta a cuore, la violenza imposta da Anastasio
Somoza, primo della dinastia e assassino del Generale degli uomini liberi Augusto Csar
Sandino, lo induce a partecipare alla lotta clandestina contro il tiranno riuscendo per mira colo a sfuggire alla morte nel 1954. Sar un altro poeta, Leonel Rugama, a vendicare Sandino
a prezzo della vita. Nel 1956 una crisi spirituale lo porta ad entrare nel monastero trappista
di Thomas Merton, in Kentuky, non fuori del mondo, ma in meditazione profonda ispirata
dai venti della teologia della liberazione. Fu monaco benedettino a Cuernavaca, in Messico
dove il mai dimenticato vescovo Sergio Mndez Arceo fece rintoccare a morte le campane
della cattedrale alla morte di Salvador Allende. Nel 1965 ordinato sacerdote e fonda la co munit religiosa di Solentiname sul lago Nicaragua messa assembleare, agricoltura e pe sca, artigianato e vita evangelica; una comunit rasa al suolo nel 1977 dallesercito di Somoza
con un saldo raccapricciante di morti, torturati ed esiliati. Quando il 19 luglio 1979 leser cito Sandinista libera Managua, Cardenal entra a far parte, insieme ad altri religiosi, del
Governo rivoluzionario occupando il Ministero della Cultura. Ha subito loffesa del papa
Giovanni Paolo II in visita a Managua, che si rifiutato di farsi baciare lanello da questo
prete-poeta-ministro . La ragione? Lo spiega Cardenal nelle sue memorie: Per il papa era
intollerabile il fatto che quella rivoluzione non perseguitasse la chiesa. Poeta fra i pi grandi
dellAmerica Latina, continua a credere nella giustizia e nel diritto dei popoli.
Alessandra Riccio

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tenutasi lo scorso agosto a Cantiano, in provincia di Pesaro-Urbino.
Il film (di circa unora, girato gratuitamente dal
compagno Alfonso Napolitano, un regista di cinema e teatro di grande talento e per tanti anni
direttore artistico della pi prestigiosa rassegna di teatro dialettale delle Marche, la
Rassegna di Varano, e costruito, sempre gratuitamente, da uno dei migliori tecnici del montaggio in circolazione, Fabrizio Manizza) il
film, si diceva, seppur fatto con pochi mezzi,
per risparmiare, davvero molto bello e soprattutto ha la dote di far rivivire alle centinaia
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Cantiano la passione politica e la festa di quei
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