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JULIA NAVARRO LA BIBBIA D'ARGILLA (La Biblia De Barro, 2005) A Fermn e Alex, sempre, e ai miei amici, i migliori che

si possano sognare 1 Pioveva a Roma quando il taxi si ferm in piazza San Pietro. Erano le dieci del mattino. L'uomo pag la corsa e senza attendere il resto, stringendo un quotidiano sotto il braccio, si avvicin con passo svelto all'ingresso della basilica, dove si controllava che l'abbigliamento dei visitatori fosse consono alla sacralit del luogo. Niente pantaloncini, minigonne, top o bermuda. All'interno della cattedrale, non si ferm nemmeno davanti alla Piet di Michelangelo, l'unica opera d'arte tra le molte conservate in Vaticano che riuscisse a commuoverlo. Esit qualche secondo per orientarsi e poi si diresse verso i confessionali, dove a quell'ora sacerdoti di diverse nazionalit ascoltavano, divisi in base alla loro lingua madre, i fedeli giunti da ogni parte del mondo. In piedi, appoggiato a una colonna, l'uomo attese impaziente che la persona prima di lui terminasse. Quando la vide alzarsi, si diresse verso il confessionale. Un cartello informava che quel sacerdote esercitava il proprio ministero in italiano. Il religioso abbozz un sorriso osservando la figura asciutta dell'uomo vestito con un abito di buon taglio; i capelli bianchi erano pettinati con cura all'indietro e l'espressione rivelava l'insofferenza di chi abituato a comandare. Sia lodato Ges Cristo. Sempre sia lodato... Padre, sto per uccidere un uomo. Che Dio mi perdoni! Dopo avere pronunciato quelle parole, l'uomo si alz e, davanti agli occhi attoniti del sacerdote, scomparve in un lampo nella fiumana di turisti che affollavano la basilica. Accanto al confessionale, per terra, aveva lasciato un giornale spiegazzato. Il religioso impieg qualche istante per riprendersi. Un altro fedele si era inginocchiato e gli domandava con insistenza:

Padre, padre... si sente bene?. S, s... no... mi scusi... Il sacerdote usc dal confessionale e raccolse il giornale. Scorse con lo sguardo gli articoli della pagina su cui era aperto: concerto di Rostropovi a Milano; grande successo ai botteghini di un film sui dinosauri; convegno di archeologia a Roma con la partecipazione di esimi professori e archeologi, fra i quali Clonay, Miller, Smidt, Arzaga, Polonoski, Tannenberg. L'ultimo nome era cerchiato di rosso... Pieg il giornale e, con lo sguardo smarrito, si allontan, lasciando a bocca aperta il fedele inginocchiato in attesa di confessare le sue pene e i suoi peccati. Vorrei parlare con la signora Barreda. Chi la desidera? Sono il dottor Cipriani. Un momento, dottore. L'uomo anziano si pass una mano tra i capelli e avvert una sensazione di claustrofobia. Respir profondamente per tranquillizzarsi, mentre lasciava vagare lo sguardo su quegli oggetti che lo avevano accompagnato nel corso degli ultimi quarant'anni. Il suo studio odorava di cuoio e di tabacco da pipa. Sulla scrivania era poggiata una cornice con due fotografie, una dei suoi genitori e l'altra dei suoi tre figli. Quella dei nipoti stava sulla mensola del camino. Sul fondo, un divano e un paio di bergre, una lampada a stelo con un paralume color crema, tappeti persiani; scaffali di mogano ricoprivano le pareti e custodivano migliaia di libri... Quello era il suo studio, il suo rifugio, l poteva stare tranquillo. Carlo! Mercedes, l'abbiamo trovato! Carlo, cosa dici...? La voce della donna tradiva una forte tensione. Pareva desiderare e temere, con uguale intensit, la spiegazione che stava per ascoltare. Vai in Internet, cerca sulla stampa italiana, su qualsiasi quotidiano, nelle pagine della cultura, l. Sei sicuro? S, Mercedes, sono sicuro. Perch nelle pagine della cultura? Non ricordi ci che si diceva al campo?

S, certo... Allora lui... Ci siamo. Dimmi che non ti tirerai indietro. No, non lo far. Nemmeno tu, e neanche loro. Adesso li chiamo. Dobbiamo vederci. Volete venire a Barcellona? Posso ospitarvi tutti. Non ha importanza dove. Poi ti richiamo, ora devo parlare con Hans e Bruno. Carlo, davvero lui? Ne sei sicuro? Dobbiamo esserne certi. Fallo pedinare, non possiamo perderlo di nuovo, non importa quanto verr a costare. Se vuoi ti faccio subito un bonifico, ma contatta gli uomini migliori, in modo che non sparisca... L'ho gi fatto. Non lo perderemo di vista, stai tranquilla. Ti chiamer. Carlo, vado all'aeroporto e prendo il primo aereo per Roma, non riesco a rimanere qui... Mercedes, non ti muovere finch non ti avr chiamato, non possiamo commettere errori. Non ci sfuggir, fidati di me. Cipriani riagganci con lo stesso senso di angoscia che anche la donna provava. Conoscendola, non scartava l'ipotesi che di l a un paio d'ore gli avrebbe telefonato da Fiumicino. Mercedes era incapace di rimanere tranquilla ad aspettare, e in quel momento meno che mai. Cipriani compose un numero di telefono di Bonn e attese impaziente che qualcuno rispondesse. S? Il professor Hausser, per favore. Chi lo desidera? Carlo Cipriani. Sono Berta! Come sta? Oh, cara Berta! Che bello sentirti! Come sta tuo marito? E i tuoi figli? Benissimo, grazie, hanno voglia di vederla, non hanno mai dimenticato le vacanze di tre anni fa nella sua casa in Toscana. Non la ringrazier mai abbastanza, ci ha invitati proprio nel periodo in cui Rudolf era sull'orlo di un esaurimento e... Su, su, non ringraziarmi. Anch'io ho voglia di rivedervi, siete sempre i benvenuti. Berta, c' Hans? La donna percep un'urgenza nella voce dell'amico di suo padre e interruppe la conversazione non senza una certa apprensione. S, glielo passo subito. Lei sta bene? successo qualcosa? No, cara, nulla. Volevo solo chiacchierare un po' con lui. Glielo passo. A presto, dottore.

Ciao, mia cara. Trascorsero solo pochi istanti prima che la voce forte e sonora del professor Hausser gli giungesse attraverso il ricevitore. Carlo... Hans, vivo! I due uomini rimasero in silenzio, ognuno ascoltando il respiro carico di tensione dell'altro. Dov'? Qui, a Roma. L'ho visto per caso, sfogliando un giornale. So che non ti piace usare Internet, ma cerca in rete un qualsiasi quotidiano italiano, lo troverai nelle pagine della cultura. Ho contattato un'agenzia d'investigazioni perch venga pedinato ventiquattr'ore su ventiquattro e lo seguano ovunque, se dovesse lasciare Roma. Dobbiamo vederci. Ho gi parlato con Mercedes, adesso telefono a Bruno. Vengo a Roma. Non so se una buona idea che ci si veda qui. Perch no? Lui l e dobbiamo farlo. S. Nulla al mondo potr impedircelo. Lo facciamo noi? Se non troviamo nessuno, s. Lo far io stesso. Ho pensato per tutta la vita a come sarebbe stato, a che cosa avrei provato... sono in pace con la mia coscienza. Questo, amico mio, lo sapremo quando sar tutto finito. Che Dio ci perdoni, o che almeno ci comprenda. Aspetta, mi cercano sul cellulare... Bruno. Attacca, ti richiamo. Carlo! Bruno, stavo per telefonarti. Mi ha chiamato Mercedes... vero? S. Parto immediatamente da Vienna e ti raggiungo a Roma. Dove ci vediamo? Bruno, aspetta... No. Ho aspettato per pi di cinquant'anni e se lui ricomparso non aspetter nemmeno un minuto di pi. Voglio esserci anch'io, Carlo, voglio farlo... Lo faremo. D'accordo, venite a Roma. Adesso richiamo Mercedes e Hans. Mercedes gi andata all'aeroporto, e il mio aereo parte da Vienna tra un'ora. Avvisa Hans.

Vi aspetto a casa. Era mezzogiorno. Cipriani pens che aveva ancora il tempo di passare in clinica e chiedere alla segretaria di annullare tutti gli appuntamenti dei giorni successivi. Buona parte dei pazienti veniva visitata dal figlio maggiore, Antonino, ma alcuni vecchi amici insistevano che fosse lui ad avere l'ultima parola sul loro stato di salute. Lui non si lamentava, perch questo lo manteneva attivo e lo obbligava a continuare a studiare, giorno dopo giorno, il misterioso meccanismo del corpo umano. Bench lui sapesse che ci che davvero lo teneva in vita era il doloroso desiderio di saldare un conto aperto. Aveva detto a se stesso che non sarebbe potuto morire senza averlo fatto, e quella mattina in Vaticano, mentre si dirigeva al confessionale, aveva ringraziato Dio per avergli concesso di vivere fino a quel giorno. Sent un dolore acuto al petto. No, non erano le avvisaglie di un infarto: era angoscia, solo angoscia e rabbia contro quel Dio in cui non credeva ma che pregava e contro cui inveiva, certo che non lo sentisse. Ritrovarsi a pensare di nuovo a Dio gli peggior l'umore. Cosa c'entrava Dio con lui? Non gli era mai stato vicino. Mai. L'aveva abbandonato quando pi ne aveva avuto bisogno, quando ancora credeva innocentemente che per la salvezza, per sfuggire all'orrore, bastasse la fede. Che stupido era stato! Sicuramente adesso pensava a Dio perch a settantacinque anni ci si sente pi vicini alla morte che alla vita e nel centro dell'anima, davanti all'inevitabile viaggio verso l'eternit, si accendono i campanelli d'allarme. Pag il taxi, e questa volta attese il resto. La clinica, situata ai Parioli, era un edificio di quattro piani in cui lavoravano una ventina di specialisti, oltre a dieci medici generici. Era tutta opera sua, frutto della volont e dell'impegno. Suo padre sarebbe stato orgoglioso di lui, e sua madre... Si accorse che gli si inumidivano gli occhi. Sua madre l'avrebbe abbracciato con calore, sussurrandogli che non c'era nulla a cui non avrebbe potuto aspirare, che la volont pu tutto, che... Buongiorno, dottore. La voce del portiere della clinica lo riport alla realt. Entr con passo sicuro e si diresse verso il suo studio, al primo piano. Salut alcuni medici e strinse la mano a qualche paziente che, riconoscendolo, lo fermava. In fondo al corridoio si stagliava la figura snella di sua figlia. Quando la vide, sorrise. Lara ascoltava pazientemente una donna tremante che stringeva con forza la mano a un'adolescente. Lei rivolse un gesto affettuoso alla ra-

gazzina e salut la donna. Non l'aveva visto e Carlo non fece nulla per farsi notare; pi tardi sarebbe passato da lei. Entr nell'anticamera dello studio. Maria, la segretaria, alz gli occhi dal computer. Dottore, in ritardo! Ha un sacco di telefonate da fare, e poi sta per arrivare il signor Bersini. Gli hanno gi fatto tutte le analisi e, anche se gli hanno detto che ha una salute di ferro, lui insiste per farsi visitare da lei e... Maria, faccia passare il signor Bersini, ma poi annulli tutti gli appuntamenti. possibile che non venga in ambulatorio per qualche giorno; arrivano dei vecchi amici da fuori e dovr stare con loro. Benissimo, dottore. Fino a quando non vuole appuntamenti? Non so, le far sapere; forse una settimana, al massimo due... Mio figlio c'? S, e c' anche sua figlia. L'ho vista. Maria, sto aspettando una telefonata dal responsabile dell'agenzia Investigazioni e Sicurezza. Passamela anche se sono con il signor Bersini, capito? Certo, dottore, sar fatto. Vuole che rintracci suo figlio? No, no, lo lasci stare, credo che sia in sala operatoria; lo chiameremo dopo. Trov i quotidiani perfettamente ordinati sulla scrivania. Ne prese uno e lo apr alle ultime pagine. Il titolo diceva: ROMA CAPITALE DELL'ARCHEOLOGIA MONDIALE. L'articolo riportava la notizia di un convegno sulle origini dell'umanit organizzato dall'UNESCO. E l, nella lista dei partecipanti, c'era il cognome dell'uomo che cercavano da pi di mezzo secolo. Com'era possibile che all'improvviso fosse l, a Roma? Dove si era nascosto fino allora? E perch nessuno lo sapeva? Faceva fatica a credere che quell'uomo potesse partecipare a un convegno mondiale promosso dall'UNESCO. Ricevette il vecchio paziente Sandro Bersini e fece uno sforzo indicibile per ascoltare i suoi acciacchi. Gli assicur che godeva di una salute di ferro, cosa tra l'altro vera, ma per la prima volta in vita sua non riusc a mostrarsi sollecito e lo invit gentilmente ad andarsene con la scusa che altri pazienti lo stavano aspettando. Lo squillo del telefono lo fece trasalire. Istintivamente sapeva che si trattava della Investigazioni e Sicurezza. Il responsabile dell'agenzia gli espose senza preamboli il risultato di

quelle prime ore di indagini. C'erano sei dei suoi uomini migliori nella sede del convegno. L'informazione che gli trasmise sorprese Carlo Cipriani. Doveva esserci un errore, a meno che... Certo! L'uomo che cercavano era pi vecchio di loro e doveva avere avuto figli, nipoti... Cipriani prov una fitta di delusione e di rabbia; si sentiva preso in giro. Aveva creduto che quel mostro fosse riapparso e ora veniva a sapere che non era lui. Ma qualcosa dentro di s gli diceva che erano vicini, pi di quanto lo fossero mai stati. Chiese quindi al responsabile della Investigazioni e Sicurezza di non abbandonare le ricerche, non importava dove avrebbero portato n quanto sarebbero costate. Pap... Antonino era entrato nello studio senza che lui se ne accorgesse. Fece uno sforzo per cambiare espressione, perch sapeva che il figlio lo osservava preoccupato. Come va, ragazzo mio? Bene, come sempre. A cosa stavi pensando? Non ti sei accorto di me. Conservi ancora la pessima abitudine che avevi da bambino: non bussi mai. Di, pap, non farmelo pesare! Non farti pesare cosa? Il motivo per cui sei di cattivo umore... Ti conosco e so che oggi le cose non sono andate come dovevano. Che cos' successo? Ti sbagli. Va tutto bene. Ah! Probabilmente per qualche giorno non verr in clinica; so che non c' bisogno di me, ma volevo che lo sapessi. Come, non c' bisogno di te? Caspita, ma cos'hai, oggi? Si pu sapere perch non verrai? Vai da qualche parte? Sto aspettando Mercedes, Hans e Bruno. Antonino storse il naso. Sapeva quanto fossero importanti quegli amici per suo padre, ma lo inquietavano. Sembravano vecchietti inoffensivi, tuttavia non lo erano. A lui, per lo meno, avevano sempre infuso un certo timore. Dovresti sposare Mercedes scherz. Non dire sciocchezze! Mamma morta quindici anni fa e con Mercedes sembri stare bene, e poi anche lei sola. Basta, Antonino. Devo andare... Hai visto Lara?

Passer a salutarla prima di uscire. A sessantacinque anni, Mercedes Barreda conservava ancora molto della bellezza di un tempo. Alta, magra, bruna, il portamento elegante e un modo di fare sicuro, incuteva soggezione agli uomini. Forse per questo non si era mai sposata. Diceva a se stessa di non avere incontrato un uomo che fosse alla sua altezza. Era proprietaria di un'impresa di costruzioni. Aveva fatto fortuna lavorando senza sosta e senza lamentarsi mai. I suoi impiegati la consideravano una persona dura ma giusta. Non aveva mai trascurato le esigenze dei propri dipendenti: pagava quanto doveva, erano tutti assicurati, si preoccupava di rispettare scrupolosamente diritti e doveri di ciascuno. La fama di dura veniva di certo dal fatto che nessuno l'aveva mai vista ridere, nemmeno sorridere, ma non l'avevano mai potuta accusare di atteggiamenti autoritari o di avere detto una parola di troppo. Tuttavia, lei sapeva imporsi sugli altri. Vestita con un tailleur beige, e con un paio di orecchini di perle come unico gioiello, Mercedes Barreda percorreva con passo svelto gli interminabili corridoi di Fiumicino. Una voce annunci l'atterraggio del volo da Vienna su cui viaggiava Bruno, cos sarebbero potuti andare insieme a casa di Carlo. Hans era arrivato un'ora prima. Mercedes e Bruno si abbracciarono. Non si vedevano da pi di un anno, bench si telefonassero spesso e si scrivessero per posta elettronica. E i tuoi figli? domand Mercedes. Sara gi nonna. Mia nipote Elena ha avuto un bambino. Dunque, sei bisnonno. Be', non male per un vecchio rimbambito. E tuo figlio David? Uno scapolo impenitente, come te. E tua moglie? Ho lasciato Deborah arrabbiata. Sono cinquant'anni che litighiamo per la stessa cosa. Lei vuole che dimentichi; non capisce che non ci riusciremo mai. Non voleva che venissi. Sai, anche se non vuole ammetterlo ha paura, tanta paura. Mercedes annu. Non incolpava Deborah per i suoi timori, nemmeno per il fatto che cercasse di trattenere suo marito. Provava simpatia per la moglie di Bruno. Era una brava donna, gentile e silenziosa, sempre disposta ad aiutare gli altri. Deborah invece non le ricambiava lo stesso affetto.

Quando in alcune occasioni era andata a trovare Bruno a Vienna, Deborah l'aveva ricevuta come una perfetta padrona di casa ma non era riuscita a nascondere il timore che le infondeva "la Catalana", come sapeva che la chiamavano. In realt Mercedes era francese. Suo padre era fuggito da Barcellona quando stava per finire la guerra civile. Era anarchico, un uomo buono e affettuoso. In Francia, come tanti altri spagnoli, quando i nazisti erano entrati a Parigi aveva preso parte alla Resistenza; l aveva conosciuto la madre di Mercedes, che faceva la staffetta, e si erano innamorati; la loro bambina era nata nel momento e nel luogo peggiori. Bruno Mller aveva appena compiuto settant'anni. Aveva i capelli bianchi come la neve e gli occhi azzurri. Zoppicava, perci si aiutava con un bastone dall'impugnatura d'argento. Era nato a Vienna. Era musicista, un pianista straordinario, come lo era stato suo padre. La sua era una famiglia che viveva per la musica. Quando chiudeva gli occhi, vedeva sua madre sorridente suonare il piano a quattro mani con la sorella maggiore. Da tre anni si era ritirato; fino allora Bruno Mller era considerato uno dei migliori pianisti del mondo. Anche suo figlio David si era consegnato anima e corpo alla musica; la sua vita era il violino, quel prezioso Guarneri da cui non si separava mai. Mezz'ora prima Hans Hausser era arrivato a casa di Carlo Cipriani. A sessantasette anni il professor Hausser ancora si imponeva per la sua altezza. Era alto pi di un metro e novanta, e la sua estrema magrezza lo faceva apparire un uomo fragile. Non lo era. Negli ultimi quarant'anni aveva insegnato fisica all'universit di Bonn, teorizzando sui misteri della materia, indagando i segreti dell'universo. Come Carlo, anche lui era vedovo ed era la sua unica figlia, Berta, a prendersi cura di lui. I due amici sorseggiavano un caff quando la governante fece accomodare Mercedes e Bruno nello studio del dottore. Non persero tempo in formalit. Si trovavano l per uccidere un uomo. Bene, vi dir come stanno le cose inizi Carlo Cipriani. Questa mattina ho visto sul giornale il nome di Tannenberg. Prima di chiamarvi, per non perdere tempo, ho telefonato alla Investigazioni e Sicurezza. In passato li avevo gi incaricati di mettersi sulle tracce di Tannenberg, non so se vi ricordate... Insomma, il responsabile dell'agenzia, che stato mio paziente, mi ha chiamato qualche ora fa per dirmi che effettivamente c' un

Tannenberg al convegno di archeologia che si sta svolgendo a Roma, a Palazzo Brancaccio. Ma non il nostro uomo, si tratta di una donna che si chiama Clara Tannenberg, di nazionalit irachena. Ha trentacinque anni ed sposata con un iracheno, un uomo ben inserito nel regime di Saddam Hussein. archeologa. Ha studiato al Cairo e negli Stati Uniti e, malgrado la giovane et, sicuramente grazie all'influenza del marito, pure lui archeologo, dirige uno dei pochi scavi che ancora esistono in Iraq. Il marito ha studiato in Francia e si specializzato in America, dove ha vissuto a lungo. l che si sono conosciuti e sposati prima che gli americani decidessero di trasformare Saddam nel demonio. Questo il suo primo viaggio in Europa. Ha qualcosa a che vedere con lui? domand Mercedes. Con Tannenberg? rispose Carlo. possibile, potrebbe essere sua figlia. E se cos fosse, spero che grazie a lei si possa arrivare al padre. Anch'io, come voi, non credo che sia morto, bench al cimitero ci sia una lapide con il suo nome e quello dei suoi genitori. No, non morto afferm Mercedes. Io so che non morto. In tutti questi anni ho avuto sempre la sensazione che il mostro fosse vivo. Come dice Carlo, potrebbe essere sua figlia. O sua nipote sugger Hans. Lui deve avere quasi novant'anni. Carlo, che facciamo? domand Bruno. La seguiremo, ovunque vada. L'agenzia d'investigazioni pu mandare qualcuno in Iraq, anche se ci coster una piccola fortuna. Ma ricordiamoci bene che se a quel pazzo di George Bush salta in testa di invadere l'Iraq, dovremo cercare un'altra soluzione. Perch? Il tono di Mercedes tradiva l'impazienza. Perch per andare in un paese in guerra sono necessari uomini che non siano dei semplici investigatori privati. Hai ragione convenne Hans. E poi dobbiamo prendere una decisione. Che cosa accadr se lo trovano, se davvero quella Clara Tannenberg ha qualcosa a che vedere con lui? Ve lo dico io: abbiamo bisogno di un professionista... qualcuno che non si faccia scrupoli a uccidere. Se lui ancora vivo, deve morire, altrimenti... Altrimenti che muoiano i suoi figli, i suoi nipoti, chiunque porti in s il suo sangue. La voce di Mercedes tuon carica di rabbia. Non era disposta a cedere al minimo sentimento di piet. Sono d'accordo disse Hans annuendo. E tu, Bruno? Il pianista pi ammirato degli ultimi decenni non esit a rispondere af-

fermativamente. Bene. Qualcuno conosce una di quelle organizzazioni in cui si assoldano mercenari per questo tipo d'incarichi? domand Mercedes, rivolta a Carlo. Mi daranno domani due o tre nominativi. Il mio amico, il responsabile dell'agenzia d'investigazioni, mi ha assicurato che un paio di societ inglesi contattano ex membri dei servizi segreti e altri uomini delle forze speciali degli eserciti di mezzo mondo. Poi c' una sorta di multinazionale per la sicurezza, anche se il termine "sicurezza" un eufemismo. Dispongono di mercenari da mandare ovunque a lottare per qualsiasi causa, basta che siano ben remunerati. Credo che si chiami Global Group. Domani decideremo. Bene, ma chiaro a tutti che i Tannenberg devono morire, non importa se si tratta di donne, o addirittura di bambini...? torn a domandare Hans. Non insistere intervenne Mercedes. Da tutta la vita aspettiamo questo momento. Non avrei problemi a ucciderlo con le mie stesse mani. Le credevano. Anch'essi provavano il medesimo odio. Un odio che era cresciuto con una violenza irrefrenabile quando i quattro vivevano all'inferno. La parola alla dottoressa Tannenberg. Il moderatore del convegno "Cultura in Mesopotamia" lasci il podio alla donna snella e decisa che, stringendo dei fogli al petto, era pronta a iniziare la sua relazione. Clara Tannenberg era nervosa. Sapeva che cosa c'era in gioco in quel momento. Con gli occhi cerc tra il pubblico suo marito, che le sorrideva per farle coraggio. Per qualche istante si deconcentr pensando a quanto fosse bello Ahmed. Alto, magro, i capelli neri come la notte e gli occhi di un nero ancora pi intenso. Aveva quindici anni pi di lei, ma condividevano la stessa passione: l'archeologia. Signore e signori, oggi un giorno molto speciale per me. Sono venuta a Roma a chiedervi aiuto, a supplicarvi di levare la vostra voce per evitare la catastrofe che sta per abbattersi sull'Iraq. Un brusio si diffuse in sala. I presenti non erano disposti ad ascoltare il comizio di un'archeologa sconosciuta il cui unico merito era di essere sposata con un membro del clan di Saddam Hussein, che casualmente era il direttore del dipartimento di Scavi archeologici. Sul volto di Ralph Barry,

organizzatore della conferenza sulla Mesopotamia, si disegn una smorfia di fastidio. I suoi timori parevano avere trovato conferma: sapeva che la presenza di Clara Tannenberg e del marito Ahmed Husseini avrebbe sollevato problemi. Aveva cercato di impedirlo con ogni mezzo a sua disposizione, e non era poco, tenuto conto che lavorava per un uomo potente, il presidente esecutivo della fondazione Mondo Antico, che sovvenzionava buona parte del convegno. Negli Stati Uniti nessuno che si dedicasse all'archeologia osava contraddire il suo capo, Robert Brown. Ma si trovavano a Roma, dove la sua influenza era pi limitata. Robert Brown era un guru nell'ambiente dell'arte. Aveva rifornito di oggetti unici i musei del mondo intero. La collezione di tavolette mesopotamiche che esponeva in varie sale della fondazione era considerata la pi importante del mondo. Brown aveva fatto dell'arte lo scopo e l'affare della sua vita. Una sera, alla fine degli anni Cinquanta, quando aveva solo trent'anni e cercava di farsi strada come mercante a New York, aveva conosciuto un uomo a una festa a casa di un pittore d'avanguardia in cui c'era gente di ogni tipo. La mattina dopo, quell'uomo gli aveva fatto una proposta che gli aveva cambiato l'esistenza, perch aveva dato un nuovo orientamento alla sua professione e l'aveva aiutato ad avviare un commercio pi lucroso: convincere importanti societ multinazionali a sovvenzionare una fondazione privata per finanziare scavi e ricerche in tutto il mondo. In questo modo le multinazionali raggiungevano un doppio obiettivo: pagavano meno tasse e acquisivano una certa rispettabilit di fronte ai sempre diffidenti cittadini. Guidato dal suo mentore, un uomo tanto ricco quanto potente e influente a Washington, aveva creato la fondazione Mondo Antico. Si era costituito un consiglio d'amministrazione di cui facevano parte banchieri e uomini d'affari, che alla fine erano quelli che sborsavano il denaro; si riunivano un paio di volte all'anno, per l'approvazione del bilancio consuntivo. Proprio alla fine di quel mese di settembre era fissata una riunione. Robert Brown aveva fatto di Ralph Barry, professore di fama nel mondo accademico, il suo braccio destro. Per quanto riguardava il suo mentore, George Wagner, l'uomo che l'aveva portato sulla vetta, Brown custodiva gelosamente il segreto del suo nome e gli era fedele come un cane: in tutti quegli anni aveva eseguito i suoi ordini senza riserve e aveva fatto ci che non avrebbe mai pensato di poter fare. Era una marionetta nelle sue mani, ma era felice di esserlo. Tutto ci che era diventato, tutto quel che possedeva, lo doveva a lui.

Brown aveva dato precise istruzioni a Ralph Barry, direttore del dipartimento della Mesopotamia della fondazione Mondo Antico ed ex professore a Harvard: doveva impedire che Clara Tannenberg e suo marito partecipassero al convegno e, se non fosse stato possibile, almeno evitare che parlassero. Barry si era stupito delle istruzioni di Brown, perch sapeva che il suo capo conosceva la coppia, ma nemmeno per un istante gli era passato per la testa di contravvenire ai suoi ordini. Clara percep l'ostilit dell'uditorio. Arross di rabbia. Lo "zio" Robert pagava quel convegno, e lei rientrava nel pacchetto. Deglut prima di continuare. Signori, sono qui per parlare non di politica ma di arte. Sono qui per chiedere di salvare il patrimonio artistico della Mesopotamia, dove iniziata la storia dell'umanit. Se scoppier una guerra, tale patrimonio rischia di essere distrutto. Tuttavia, sono qui per chiedere anche un altro tipo di aiuto. E non si tratta di soldi. Nessuno rise alla battuta e Clara si sent ancora peggio, per era decisa a continuare, per quanto avvertisse a pelle la profonda irritazione del pubblico. Molti anni fa, passato pi di mezzo secolo, mio nonno, che faceva parte di una spedizione archeologica vicino all'antica Carran, trov un pozzo rivestito di frammenti di tavolette. Voi sapete che era una prassi diffusa. Ancora oggi recuperiamo tavolette che erano state utilizzate dai contadini per costruire le loro case. Quelle con cui era stato ricoperto il pozzo contenevano la registrazione della superficie di determinati campi e del volume di cereali dell'ultimo raccolto. Ce n'erano a centinaia, ma due di esse parevano non appartenere allo stesso gruppo delle altre, non solo per il contenuto, ma anche per il modo in cui erano state scritte, come se il compilatore, facendo le incisioni sull'argilla, non avesse maneggiato lo stilo con sufficiente destrezza. La voce di Clara si tinse di emozione. Stava per svelare la ragione della sua vita, ci che non aveva smesso di sognare da quando aveva l'uso della ragione, ci per cui era diventata archeologa, ci che per lei era pi importante di tutto e di tutti, compreso Ahmed. Per pi di cinquant'anni prosegu mio nonno ha conservato queste due tavolette su cui qualcuno, probabilmente un apprendista scriba, narra che un suo parente, Abramo, gli avrebbe raccontato come si era formato il

mondo e altre storie fantastiche su un Dio che tutto pu e che tutto vede, e che in un'occasione, arrabbiato con gli uomini, inond la Terra. Vi rendete conto di ci che questo significa? Tutti conosciamo l'importanza, per l'archeologia e la storia, ma anche per la religione, della scoperta del poema accadico sulla Creazione, l'Enuma elish, e del racconto di Enki e Ninhursag o del Diluvio nell'epopea di Gilgamesh. Dunque, secondo le tavolette ritrovate da mio nonno, il patriarca Abramo formul la propria visione della genesi del mondo, influenzata di certo dai poemi accadici e babilonesi sul paradiso e la Creazione. Oggi sappiamo anche, perch l'archeologia l'ha dimostrato, che la Bibbia fu scritta nel VII secolo avanti Cristo, in un momento in cui i patriarchi e i sacerdoti avevano bisogno di fondare l'unit del popolo d'Israele, per il quale dovevano creare una storia comune, un'epopea nazionale, un documento che servisse ai loro fini politici e religiosi. Nel tentativo di appurare ci che si dice nella Bibbia, l'archeologia ha scoperto verit e menzogne. Ancora oggi difficile separare la leggenda dalla storia, perch sono intrecciate. Ma ci che appare chiaro che i racconti sono ricordi di un passato, storie antiche che quei pastori, emigrati da Ur a Carran, portarono in seguito fino a Canaan. Clara tacque aspettando la reazione dei colleghi, che l'ascoltavano in silenzio, alcuni con insofferenza, altri con un certo interesse. Carran... Abramo... Nella Bibbia troviamo una genealogia minuziosa dei "primi uomini", a partire da Adamo; questo percorso arriva fino ai patriarchi postdiluviani, i figli di Sem, un discendente dei quali, Terach, gener Nacor, Aran e Abram, il cui nome Dio trasform pi tardi in Abramo, padre di una moltitudine. A parte il racconto minuzioso della Bibbia nel quale Dio ordina ad Abramo di lasciare la sua terra e la sua casa per dirigersi a Canaan, non si potuto dimostrare che ci sia stata una migrazione di semiti da Ur a Carran prima di arrivare alla destinazione voluta da Dio, nella terra di Canaan. E l'incontro fra Dio e Abramo dovrebbe aver avuto luogo a Carran, dove secondo alcuni biblisti il primo patriarca sarebbe vissuto fino alla morte di suo padre, Terach. Quando Terach si trasfer a Carran, non fu accompagnato solo dai figli Abramo con la moglie Sara (che allora si chiamava ancora Sarai), e Nacor con la moglie Milca. Lo segu anche Lot, il figlio di suo figlio Aran, morto giovane. Sappiamo che allora le famiglie formavano trib che si spostavano da un posto all'altro con le greggi e gli utensili, e che si insediavano pe-

riodicamente in luoghi dove coltivavano un pezzo di terra per la loro sussistenza. Terach, quindi, lasciando Ur per insediarsi a Carran, lo fece accompagnato da altri familiari, parenti di grado pi o meno prossimo. Noi crediamo... mio nonno, mio padre, mio marito Ahmed Husseini e io crediamo che un membro della famiglia di Terach, probabilmente un apprendista scriba, possa aver avuto una stretta relazione con Abramo e che questi gli abbia spiegato le proprie idee sulla creazione del mondo, il suo concetto di quell'unico Dio e chiss quant'altro. Per anni abbiamo cercato nella regione di Carran altre tavolette dello stesso autore, senza risultati. Mio nonno ha dedicato la vita a fare ricerche in un raggio di cento chilometri da Carran e non ha trovato niente. Bene, il lavoro non stato per sterile: nel museo di Baghdad, in quello di Carran, in quello di Ur e in tanti altri ci sono centinaia di tavolette e di oggetti che la mia famiglia ha dissotterrato, ma non abbiamo rinvenuto quelle tavolette con i racconti di Abramo che... Con fare brusco, un uomo alz la mano e l'agit, cosa che sconcert Clara Tannenberg. S...? Vuole dire qualcosa? Signora, lei sta affermando che Abramo, il patriarca Abramo, l'Abramo della Bibbia, il padre della nostra civilt, ha raccontato a chiss chi la sua idea di Dio e del mondo, e che questo chiss chi l'ha scritta, come un giornalista qualunque, e che suo nonno, che di certo nessuno di noi ha l'onore di conoscere, ha trovato quella prova e l'ha conservata per pi di mezzo secolo? S, proprio ci che sto dicendo. Ah, e allora mi spieghi perch non ne siamo stati informati fino adesso. A proposito, sarebbe cos gentile da dirci chi erano suo nonno e suo padre? Di suo marito qualcosa sappiamo. Qui ci conosciamo tutti e mi dispiace confessarle che per noi lei un'illustre sconosciuta che, per il suo intervento, definirei infantile e fantasiosa. Dove sono queste tavolette di cui parla? A quali prove scientifiche le ha sottoposte per garantirne l'autenticit e per datare l'epoca a cui appartengono? Signora, ai congressi si viene con studi comprovati, non con storie di famiglia, di una famiglia appassionata di archeologia. Un mormorio percorse la sala mentre Clara Tannenberg, rossa dall'ira, non sapeva che fare: se uscire di corsa o insultare quell'uomo che la stava rendendo ridicola e offendeva la sua famiglia. Fece un profondo respiro per prendere tempo e vide Ahmed alzarsi in piedi e guardarla furioso.

Egregio professor Guilles, so che ha avuto migliaia di studenti nella sua lunga carriera di docente alla Sorbona. Io sono stato uno di loro; a proposito, mi ha sempre dato la lode. In realt, ho preso la lode in tutte le materie, non solo nella sua, e credo di ricordare che alla Sorbona si sia fatta una menzione speciale del "mio caso", perch, insisto, in quei cinque anni ho preso in tutti gli esami il massimo dei voti con lode e mi sono laureato con la votazione massima e la menzione d'onore. Poi, professore, ho avuto il privilegio di accompagnarla durante gli scavi in Siria, e anche in Iraq. Ricorda i leoni alati che rinvenimmo vicino a Nippur in un tempio dedicato a Nabu? Peccato che le statue non fossero intatte, ma almeno abbiamo avuto la fortuna di trovare una collezione di sigilli cilindrici di Assurbanipal... So di non avere n le sue conoscenze n la sua reputazione, ma da anni dirigo il dipartimento di Scavi archeologici dell'Iraq, bench oggi sia un dipartimento morto; siamo in guerra, una guerra non dichiarata, ma pur sempre tale. Da dieci anni subiamo un embargo crudele e il programma "Petrolio in cambio di cibo" ci fa appena sopravvivere. I bambini iracheni muoiono perch negli ospedali non ci sono medicinali e perch le loro madri non possono comprare loro da mangiare, per cui ovvio che abbiamo poco denaro da dedicare alla ricerca del nostro passato, che in realt il passato della civilt. Tutte le spedizioni archeologiche sono state sospese in attesa di tempi migliori. Quanto a mia moglie, Clara Tannenberg, mia assistente da anni, scaviamo insieme. Suo nonno e suo padre sono stati uomini appassionati di antichit, che ai loro tempi aiutarono a finanziare alcune missioni archeologiche... Ladri di tombe! url qualcuno dal pubblico. Quella voce e il fragore della risata nervosa di alcuni dei presenti s'infilarono come coltelli nel petto di Clara Tannenberg. Ma Ahmed Husseini non si scompose e continu a parlare come se non avesse udito il commento offensivo. Dunque, siamo sicuri che l'autore di quelle due tavolette conservate dal nonno di Clara riport su di esse, come lo stesso scriba afferma, le parole di Abramo. Effettivamente, possiamo parlare di una scoperta unica nella storia dell'archeologia, ma anche della religione e della tradizione biblica. Credo che dovreste permettere alla dottoressa Tannenberg di continuare. Clara, per favore... Clara guard con gratitudine suo marito, respir profondamente e, titubante, si apprest a continuare. Se qualcun altro l'avesse interrotta o avesse cercato di umiliarla, lei avrebbe gridato e l'avrebbe insultato, non si sareb-

be lasciata certo calpestare. Suo nonno si sarebbe vergognato se avesse assistito a quella scena. Lui era contrario a chiedere aiuto alla comunit internazionale. "Sono degli arroganti figli di puttana che credono di sapere tutto." Nemmeno suo padre le avrebbe permesso di andare a Roma, ma suo padre era morto e suo nonno... Per anni ci siamo concentrati su Carran per cercare resti di altre tavolette, della cui esistenza siamo sicuri. Niente da fare. Sulla parte superiore di quelle trovate da mio nonno appariva il nome di Shamas. In alcuni casi, gli scribi mettevano il proprio nome sulle tavolette che incidevano, insieme a quello del supervisore delle stesse. Nel caso di queste due tavolette appariva solo quello di Shamas. Chi Shamas, vi domanderete? Da quando gli Stati Uniti considerano l'Iraq il loro peggior nemico, sono state frequenti le incursioni aeree. Ricorderete che un paio di mesi fa alcuni aerei americani che sorvolavano l'Iraq dissero di essere stati attaccati da missili terra-aria, ai quali avevano risposto con un bombardamento. Nella zona colpita, tra Bassora e l'antica Ur, in un villaggio chiamato Safran, rimasero allo scoperto i resti di un edificio e di una muraglia, il cui perimetro di oltre cinquecento metri. Data la situazione in Iraq, non stato possibile prestare l'attenzione adeguata a quella costruzione, per quanto mio marito e io, insieme a una piccola squadra di operai, avessimo iniziato a scavare con pi volont che mezzi. Crediamo che quel complesso potesse essere il magazzino in cui venivano custodite le tavolette o parte di un tempio. Non lo sappiamo con certezza, per abbiamo trovato resti di tavolette e la sorpresa stata che tra quei resti ce n'era uno con inciso il nome di Shamas. lo stesso Shamas legato ad Abramo? Non si sa, per potrebbe essere. Abramo intraprese il viaggio per Canaan con la trib di suo padre. Esiste la credenza secondo la quale il patriarca rimase a Carran fino alla morte del genitore, e che solo allora inizi il viaggio verso la Terra Promessa. Shamas faceva parte della trib di Abramo? L'accompagn a Canaan? Vorrei chiedervi di aiutarci, il nostro sogno sarebbe di organizzare una spedizione archeologica internazionale. Se trovassimo quelle tavolette... Per anni mi sono domandata in quale momento Abramo smise di essere politeista, come i suoi contemporanei, e pass a credere in un solo Dio. Il professor Guilles alz di nuovo la mano. Il vecchio docente della Sorbona, uno dei pi stimati esperti mondiali di cultura mesopotamica, pareva intenzionato a rovinare la giornata a Clara Tannenberg. Signora, insisto perch ci mostri le tavolette di cui parla. Se non disposta a farlo, lasci il

posto a quanti sono qui per dare un contributo concreto al convegno. Clara Tannenberg non ci vide pi. Un lampo di collera attravers i suoi occhi azzurri. Ma che le prende, professore? Non sopporta che qualcuno possa saperne pi di lei sulla Mesopotamia, e addirittura fare una scoperta? Ne soffre cos tanto il suo ego...? Guilles si alz lentamente e si rivolse all'uditorio. Parteciper di nuovo ai lavori quando si ricomincer a parlare di cose serie. Ralph Barry si vide obbligato a intervenire. Si schiar la voce e parl alla ventina di archeologi che assisteva a disagio alla scena che aveva per protagonista quella collega sconosciuta. Mi dispiace per quel che sta succedendo. Non capisco perch non si possa essere un po' pi umili e ascoltare quello che ha da dirci la dottoressa Tannenberg. archeologa come noi, perch tanti pregiudizi? Sta esponendo una teoria; ascoltiamola e poi commentiamola, ma screditarla a priori non mi pare un atteggiamento molto scientifico. La professoressa Renh, dell'universit di Oxford, una donna di mezza et dal volto abbronzato, alz la mano per chiedere la parola. Ralph, qui ci conosciamo tutti... La signora Tannenberg intervenuta per raccontarci di tavolette che non ci ha mostrato, neppure in fotografia. Ha fatto un comizio, come pure suo marito, sulla situazione politica in Iraq, per la quale sono personalmente molto dispiaciuta, e ha esposto una teoria su Abramo che, detto con sincerit, pare frutto pi della fantasia che di un lavoro scientifico. Ma siamo a un convegno e, mentre in altre sale i nostri colleghi di altre specialit presentano ricerche e conclusioni, noi... ho l'impressione che stiamo perdendo tempo. Mi dispiace, ma la penso come il professor Guilles. Vorrei che ci mettessimo a lavorare sul serio. quello che stiamo facendo! grid indignata Clara. Ahmed si alz e, aggiustandosi la cravatta, si rivolse ai presenti senza guardare nessuno in particolare. Vi ricordo che le grandi scoperte archeologiche sono state fatte da uomini che hanno saputo ascoltare e cercare tra le ceneri delle leggende. Ma voi non volete neppure prendere in considerazione ci che stiamo esponendo. Aspettate. S, aspettate e vedrete cosa accadr nel momento in cui Bush attaccher l'Iraq. Voi siete illustri professori e archeologi di paesi cosiddetti "civili", e visto che provate pi o meno simpatia per Bush non vi giocherete la pelle difendendo un progetto archeologico che voglia favorire l'Iraq. Posso capirlo, ma ci che non comprendo il motivo di quest'atteggiamento chiuso che vi impedisce addirittura di ascoltare e di valutare se quello che vi stiamo dicendo possa essere vero.

La professoressa Renh alz di nuovo la mano. Professor Husseini, insisto affinch ci presenti qualche prova di ci di cui parla. Smetta di giudicarci e soprattutto la smetta di fare propaganda. Siamo adulti e ci troviamo qui per discutere di archeologia, non di politica. Non ci inganni presentandosi come una vittima. Ci fornisca qualche elemento concreto che supporti le sue supposizioni. Clara Tannenberg si alz e inizi a parlare senza dare il tempo ad Ahmed di rispondere alla donna. Non abbiamo qui le tavolette. Sapete bene che, data la situazione irachena, non ce le lascerebbero portare via. Disponiamo di qualche foto, non sono di buona qualit ma almeno possono provare che le tavolette esistono. Vi stiamo chiedendo un aiuto, un aiuto per gli scavi. Non abbiamo mezzi sufficienti per farli. In Iraq, oggi, l'archeologia l'ultima delle preoccupazioni, c' da pensare alla sopravvivenza. Un silenzio grave accompagn stavolta le sue parole. Poi il pubblico si alz e abbandon la sala. Ralph Barry si avvicin ad Ahmed e a Clara con un'espressione apparentemente compunta. Mi dispiace, ho fatto quanto potevo, ma ve l'avevo detto che questo non era il momento migliore per farvi intervenire al convegno. Lei ha fatto di tutto per non farci partecipare replic Clara in tono di sfida. Signora Tannenberg, la congiuntura internazionale riguarda tutti. Lei sa che nel mondo dell'archeologia cerchiamo sempre di mantenerci distanti dalla politica, altrimenti sarebbe impensabile organizzare spedizioni archeologiche in determinati paesi. Ahmed, sa bene che impossibile trovare un aiuto ora. Data la situazione politica, per la fondazione non fattibile finanziare degli scavi in Iraq. Il presidente verrebbe criticato e il consiglio di amministrazione della fondazione non lo permetterebbe. Vi ho spiegato che, date le circostanze, la cosa migliore sarebbe stata che la vostra presenza al convegno fosse discreta, ma avete voluto fare diversamente. Insomma, speriamo che ci che accaduto oggi non sollevi uno scandalo. Solo perch non abbiamo le vostre idee politiche, ci trattate come appestati sibil Clara furiosa. Per favore! Vi ho esposto con sincerit la situazione, che voi conoscete quanto me. Comunque, non perdete le speranze. Ho notato che il professor Yves Picot vi ascoltava attentamente. Lui un uomo originale, ma anche un'autorit in materia. Ralph Barry si pent di aver parlato di Picot. Per era vero. L'eccentrico

professore aveva ascoltato Clara con interesse. Anche se, considerati i suoi precedenti, l'interesse di Picot poteva essere non solo accademico. Giunsero all'hotel esausti. Arrabbiati con se stessi, e l'uno con l'altra. Clara sapeva che si stava avvicinando una tempesta. Ahmed l'aveva difesa, s, ma lei era sicura di averlo contrariato con il suo modo di presentare i fatti. Il marito le aveva chiesto esplicitamente di non menzionare n il nonno n il padre, di circoscrivere la scoperta all'attualit; data la situazione in Iraq, nessuno avrebbe potuto verificare le sue parole. Ma lei aveva voluto rendere omaggio al nonno e al padre, che adorava e dai quali aveva imparato tutto ci che sapeva. Tacere il fatto che era stato suo nonno a scoprire le tavolette sarebbe stato come mancargli di rispetto. Entrarono in camera proprio mentre la cameriera aveva appena finito di rassettarla. Rimasero in silenzio, in attesa che la ragazza uscisse. Ahmed cerc un bicchiere nel frigobar e si serv un whisky con ghiaccio. Non le offr nulla, cosicch lei si vers da sola un Campari. Si sedette in attesa che scoppiasse la tempesta. Ti sei resa ridicola afferm con durezza Ahmed. Sei risultata patetica a parlare di tuo padre, di tuo nonno e di me. Per Dio, Clara, siamo archeologi, non stiamo giocando agli archeologi, e questa non era la cerimonia di fine corso all'universit, dove bisogna ringraziare pap per quanto stato buono! Ti ho detto di non menzionare tuo nonno, te l'ho ripetuto, ma tu hai fatto di testa tua, senza considerare le conseguenze, senza renderti conto di ci che avresti scatenato. Ralph Barry ci aveva chiesto discrezione, ci aveva spiegato chiaramente che il suo "capo", Robert Brown, vuole che si effettuino gli scavi, ma che non possono esporsi in prima persona perch si giocherebbero la pelle. Non pu dire agli amici del consiglio d'amministrazione che interessato a un'archeologa sconosciuta, nipote di un vecchio amico e sposata con un iracheno ben visto dal regime, e che li aiuter. Ralph Barry l'ha detto chiaro e tondo: Robert Brown in questo modo si sarebbe scavato la fossa da solo. Che cosa pretendevi, Clara? Non voglio mancare di rispetto a mio nonno! Perch non posso parlare di lui e di mio padre, o di te? Non ho nulla di cui vergognarmi. Loro erano collezionisti d'arte e hanno speso una fortuna per gli scavi in Iraq, in Siria, in Egitto, in... Svegliati, Clara, apri gli occhi! Tuo padre e tuo nonno sono semplici commercianti, non dei mecenati! Cresci, diventa donna, smetti di stare sulle ginocchia di tuo nonno! Ahmed tacque di colpo. Si sentiva stanco.

La "Bibbia d'argilla", cos la chiamava mio nonno. La Genesi raccontata da Abramo... mormor Clara sottovoce. S, una Bibbia scritta sull'argilla mille anni prima che su papiro. Una scoperta trascendentale per l'umanit, una prova in pi dell'esistenza di Abramo. Non vorrai dire che ci stiamo sbagliando? Anch'io voglio trovare la Bibbia d'argilla, ma oggi, Clara, hai sprecato la migliore opportunit che avevamo per farlo. Quella gente fa parte dell'lite dell'archeologia mondiale. E noi dobbiamo farci perdonare di essere quelli che siamo. E chi siamo, Ahmed? Un'archeologa sconosciuta sposata con il direttore del dipartimento di Scavi archeologici di un paese con un regime dittatoriale, il cui presidente stato condannato perch non serve pi agli interessi dei potenti. Anni fa, quando vivevo negli Stati Uniti, essere iracheno non era un handicap, anzi. Saddam combatteva contro l'Iran perch tornava utile agli interessi di Washington. Sterminava i curdi con le armi che gli vendevano gli Stati Uniti, armi chimiche proibite dalla Convenzione di Ginevra, le stesse armi che stanno cercando ora. tutta una menzogna, Clara, e pertanto bisogna stare alle regole. Ma a te non importa nulla di ci che ti succede intorno; Saddam, Bush, e chi pu morire per colpa loro, per te fa lo stesso. Il tuo mondo si circoscrive a tuo nonno, e basta. Da che parte stai? Come? Attacchi il regime di Saddam, sembri comprendere gli americani, e invece altre volte dimostri di odiarli... Da che parte stai? Da nessuna parte. Sto da solo. La risposta sorprese Clara. La impression la sincerit di Ahmed, e al tempo stesso le dispiacque scoprire in suo marito quel senso di distacco. Ahmed era un iracheno troppo occidentalizzato. Aveva perso le sue radici in giro per il mondo. Suo padre era stato un diplomatico, un uomo legato al regime di Saddam, premiato con diverse ambasciate: Parigi, Bruxelles, Londra, Citt di Messico, il consolato di Washington... La famiglia Husseini aveva vissuto bene, molto bene, e i figli dell'ambasciatore erano diventati perfetti cosmopoliti: avevano studiato nei migliori collegi europei, avevano imparato diverse lingue e frequentato le pi prestigiose universit americane. Le tre sorelle di Ahmed si erano sposate con uomini occidentali e non sarebbero riuscite a tornare a vivere in Iraq. Erano cresciute libere in paesi democratici. E lui, Ahmed, si era nutrito di democrazia du-

rante tutte le missioni del padre, dunque l'Iraq gli stava stretto, anche se quando vi faceva ritorno godeva dei privilegi riservati ai figli del regime. Sarebbe rimasto a vivere negli Stati Uniti, ma aveva conosciuto Clara e il nonno e il padre la reclamavano con loro in Iraq. Cos aveva deciso di tornare. E adesso cosa facciamo? domand lei. Niente. Ormai non possiamo pi fare niente. Domani chiamer Ralph per farmi spiegare le dimensioni del disastro che hai combinato. Torniamo a Baghdad? Ti venuta in mente un'altra trovata? Non essere caustico! Comunque, ci che sono lo devo a mio nonno. D'accordo, lui stato un uomo d'affari, ma ama la Mesopotamia pi di chiunque altro, e quest'amore l'ha inculcato a mio padre e a me. Avrebbe potuto essere un grande archeologo, ma non ha avuto la fortuna di potersi dedicare alla sua passione. Fu lui e lui solo a scoprire quelle tavolette, a conservarle per pi di cinquant'anni, a spendere i propri soldi per pagare gli scavi alla ricerca di una traccia di Shamas. Ti ricordo che i musei iracheni sono pieni di reperti e tavolette recuperati durante gli scavi finanziati da mio nonno. Una smorfia di disprezzo si disegn sul volto di Ahmed. Lei sussult. D'improvviso suo marito le pareva un estraneo. Tuo nonno sempre stato un uomo discreto, Clara, anche tuo padre lo fu. Non hanno mai fatto dell'esibizionismo gratuito. Il tuo comportamento di oggi li avrebbe delusi. Non questo che ti hanno insegnato. Mi hanno trasmesso l'amore per l'archeologia. Ti hanno ossessionato con la Bibbia d'argilla, questo hanno fatto. Torn il silenzio. Ahmed bevve il whisky in un sorso e chiuse gli occhi. Nessuno dei due voleva continuare a parlare. Clara s'infil nel letto pensando a Shamas e lo immagin con uno stilo sottile in mano mentre disegnava sull'argilla... 2 Chi cre la prima capra? Lui. E perch una capra? Per la stessa ragione per cui fece tutti gli esseri che vivono sulla Terra. Il bambino conosceva le risposte, ma gli piaceva provocare lo zio A-

bram. Costui era molto cambiato. Da tempo si era trasformato in un uomo strano, che ricercava sempre la solitudine e si allontanava da tutti dicendo di dover pensare. Be', non capisco per quale motivo. Perch ama le capre? Per affidarle a noi? E perch ama noi? Per farci lavorare? Tu perch impari. Shamas tacque. Suo zio gli ricordava che a quell'ora avrebbe dovuto essere nella casa delle tavolette a fare i suoi compiti. L'altro suo zio, l'um-mia, si sarebbe di nuovo lamentato di lui con suo padre e questi l'avrebbe rimproverato. Quella mattina, mentre andava alla casa delle tavolette, aveva visto lo zio Abram camminare tra le capre in cerca di pascoli verdi e l'aveva seguito, anche se sapeva che suo zio avrebbe preferito restare da solo e non parlare con nessuno. Ma si mostrava sempre paziente con lui. In realt non era suo zio diretto, ma un lontano parente di sua madre. Per appartenevano alla stessa trib, tutti riconoscevano l'autorit di Terach, il padre di Abram, anche se il prestigio del figlio correva parallelo a quello del genitore e molti uomini della trib si rivolgevano ad Abram in cerca di consiglio e di una guida. Terach non si offendeva, perch era ormai diventato anziano e dormicchiava per la maggior parte del giorno. Alla sua morte sarebbe stato Abram a occuparsi di tutto. Mi annoio spieg il bambino, a mo' di scusa. Ah, s? E perch ti annoi? Il dub-sar che ci insegna non molto amabile, forse perch ancora non domino lo stilo come piacerebbe al ses-gal o all'um-mi-a Ur-Nisaba. Al dub-sar Ili non piacciono i bambini, non ha pazienza, e ci fa ripetere le stesse frasi fino a che, a suo giudizio, non sono perfette. Poi, quando a mezzogiorno pretende che diciamo la lezione a voce alta, si arrabbia se esitiamo e non ha piet a riempirci di esercizi di scrittura e matematica. Abram sorrise. Non voleva che il piccolo Shamas si inorgoglisse ancora di pi se lui gli avesse manifestato comprensione davanti al rigore del maestro. Shamas era il bambino pi intelligente della trib e la sua missione era studiare e diventare uno scriba o un sacerdote. C'era bisogno di uomini saggi che sapessero realizzare i calcoli per la costruzione di canali che portassero acqua alla terra secca. Uomini che sapessero mettere ordine nei granai, controllare la distribuzione del grano, conferire prestiti; uomini che avessero conoscenze di piante e animali, di matematica, che sapessero leggere le stelle, che fossero capaci di pensare a qualcosa di pi che a dare da

mangiare alla prole. Il padre di Shamas era stato un grande scriba, un maestro, e il piccolo, come molti altri uomini della famiglia, aveva avuto il privilegio di ricevere l'intelligenza. Non poteva sprecarla, perch l'intelligenza era un dono che Lui consegnava ad alcuni uomini per rendere pi facile l'esistenza degli altri, e per combattere quanti, essendo ugualmente intelligenti, si lasciavano ispirare dal Male. Devi andartene prima che inizino a cercarti e tua madre si preoccupi. Mia madre ha visto che ti seguivo. tranquilla, sa che con te non pu succedermi niente. Ma questo non le eviter un dispiacere, perch cosciente del fatto che non stai sfruttando l'opportunit di apprendere. Zio, il dub-sar Ili ci fa invocare Nidaba, la dea dei cereali, e assicura che lei ad averci ispirato la conoscenza dei segni. Devi imparare ci che ti insegna il dub-sar. S, ma tu credi che a ispirarci sia Nidaba? Abram tacque. Non voleva confondere la mente del piccolo, ma nemmeno rifiutarsi di dire ci che pensava e di cui aveva la certezza, ossia che gli di che loro adoravano non erano ispirati da nessuno spirito, erano semplicemente argilla. Lui lo sapeva bene perch suo padre Terach modellava l'argilla e decorava templi e palazzi con quegli di usciti dalle sue mani. Ricordava ancora il dolore che aveva causato a suo padre il giorno in cui l'aveva trovato nel suo laboratorio circondato dai cocci delle figure che stavano ancora asciugando prima di trasformarsi definitivamente in di. Non sapeva perch avesse agito cos, ma quando era entrato nel laboratorio di Terach aveva sentito l'impulso irrefrenabile di distruggere quei pezzi di argilla davanti ai quali gli uomini piegavano stupidamente il capo, convinti che le disgrazie e i doni giungessero da quelle statue create dalle mani di suo padre. Li aveva buttati a terra e calpestati, poi si era seduto ad aspettare le conseguenze della sua azione. Non c'era nulla in quelle effigi: se fossero state di, avrebbero scatenato la propria furia contro di lui, l'avrebbero castigato. Invece non era successo niente, e lui aveva conosciuto solo l'ira del padre nel vedere in frantumi il frutto del proprio lavoro. Terach l'aveva rimproverato per quel comportamento sacrilego, ma Abram aveva ribattuto ironico che il padre avrebbe dovuto sapere meglio di tutti, visto che le costruiva, che in quelle statue non c'era altro che argilla, e

lo aveva invitato a rifletterci. Pi tardi gli aveva chiesto perdono per avere distrutto il frutto del suo lavoro, aveva pulito i frantumi di argilla e si era messo addirittura a impastarla affinch Terach potesse modellare altri di da vendere. Shamas, devi imparare quello che ti insegna Ili, poich ci ti aiuter a discernere. Verr un tempo in cui tu, da solo, separerai il grano dalla pula, ma fino allora non disprezzare alcuna conoscenza. L'altro giorno parlai con loro di Lui e Ili si arrabbi. Mi disse che non dovevo offendere Ishtar, Isin, Innama... E perch parlasti di Lui? Perch non riesco a non pensare a ci che mi dici. Sai, io non credo che ci sia uno spirito dentro la statua di Ishtar. Lui, non lo posso vedere, dunque sicuramente esiste. Abram rimase sorpreso dal ragionamento del piccolo: credeva in ci che non vedeva proprio perch non lo vedeva. Ma conosceva anche l'ammirazione che Shamas provava nei suoi confronti perch, a causa dell'anzianit di Terach, era di fatto il capo della trib e la sua parola era legge. Impara, Shamas, impara. Va' a scuola e lasciami pensare. Lui ti parla? Io lo sento, s. Ma si rivolge a te con le parole, come facciamo tu e io...? No, non cos, ma lo ascolto con tanta chiarezza come se ascoltassi te. Non lo dire a nessuno. Manterr il segreto. Non un segreto, ma nella vita bisogna imparare a essere discreti. Su, va' a scuola e non far pi arrabbiare Ili. Il bambino si alz dal sasso su cui era seduto e accarezz la gola di una capra bianca che, indifferente a ci che accadeva intorno a lei, brucava l'erba con evidente piacere. Si morse il labbro e, abbozzando un sorriso, fece una richiesta ad Abram. Mi piacerebbe che mi raccontassi come Lui ci ha creati e perch. Se lo facessi, io lo scriverei, utilizzerei lo stilo d'osso che mi ha regalato mio padre. Lo uso solo quando il maestro mi chiede qualcosa di molto importante. Mi servirebbe a fare pratica... Abram fiss lo sguardo su Shamas senza rispondere alla richiesta del bambino. Aveva dieci anni. Sarebbe stato in grado di comprendere la complessit di quel Dio che gli si rivelava? Prese una decisione. Ti racconter quello che mi chiedi, lo scriverai sulle tue tavolette e le conserverai con cura. Le mostrerai solo quando te lo dir io. Tuo padre deve saper-

lo, tua madre pure, ma nessun altro. Parler con loro. Ma a condizione che tu non salti la scuola. Non discutere con il tuo maestro, ascolta e impara. Il piccolo annu soddisfatto e usc correndo. Ili si sarebbe arrabbiato con lui per il ritardo, ma non gli importava. Abram gli avrebbe raccontato i segreti del suo Dio, un Dio che non era di argilla. Ili cambi espressione quando vide entrare Shamas sudato e ancora ansante per la corsa. Ne parler con tuo padre lo minacci. Lo scriba continu la lezione. Voleva che i bambini familiarizzassero con le tavole dei calcoli e, soprattutto, che capissero la magia dei numeri e le abbreviazioni con cui si disegnavano le decine. Shamas faceva scorrere lo stilo sull'argilla scrivendo quanto Ili spiegava per poi leggerlo a suo padre e meravigliare sua madre. Padre, potresti darmi qualche tavoletta? domand Shamas. Suo padre alz il viso da quella che aveva tra le mani, stupito della richiesta del figlio. Stava annotando, come faceva da anni, le osservazioni che leggeva nel cielo. Degli otto che aveva, Shamas era il suo figlio prediletto, ma anche colui che lo preoccupava di pi per la sua estrema intelligenza. Anche il cugino Abram la pensava cos. Ili ti ha dato dei compiti da fare a casa? No, non questo. Lo zio Abram mi vuole raccontare perch Lui ha fatto il mondo. Ah! Mi ha detto che avrebbe parlato con te... Ancora non l'ha fatto. Me lo permetterai, padre? L'uomo sospir. Sapeva che sarebbe stato del tutto inutile vietare a Shamas di ascoltare le storie di Abram. Suo figlio provava devozione per lo zio. E poi Abram era un uomo dal cuore limpido, troppo intelligente per credere che un pezzo di argilla fosse un dio. Nemmeno lui ci credeva, ma taceva. L'importante era continuare a studiare il giorno e la notte, le correnti dell'acqua, lo spessore della terra... Abram credeva in un Dio principio e fine di tutte le cose e lui preferiva che Shamas conoscesse quel Dio piuttosto che modellassero la sua mente inculcandogli l'idea che un pezzo di argilla fosse dotato di potere. L'hai detto a Ili? No. Perch dovrei farlo? Me lo permetterai, padre? S. Scrivi ci che ti racconter Abram.

Conserver io stesso le tavolette. Non le vuoi portare alla casa delle tavolette? No, padre, Ili non capirebbe ci che mi racconter Abram. Ne sei sicuro? gli domand scherzoso suo padre. Ili intelligente, anche se un insegnante poco paziente. Non dimenticarlo, Shamas, e portagli rispetto. Certo che gliene porto, padre. Per Abram mi ha detto che sar lui a decidere a chi e in che modo parlare di Dio. Fa' ci che ti ha detto Abram. Grazie, padre. Chieder a mia madre di aver cura delle mie tavolette e di non permettere a nessuno di avvicinarsi. Saltellando, il bambino usc di casa in cerca della madre. Dopo avrebbe preso l'argilla nel piccolo deposito dove suo padre lavorava le tavolette. Era ansioso di cominciare. Il giorno seguente si sarebbe incontrato con Abram. Lui usciva con le capre prima del sorgere del sole poich, gli aveva spiegato, era l'ora migliore per pensare. Shamas faceva fatica a svegliarsi presto, ma non gli importava se era per ascoltare Abram. Il bambino era impaziente di cominciare, certo che lo zio stesse per svelargli grandi segreti. Alcune notti non riusciva a prendere sonno domandandosi da dove fossero giunti il primo uomo e la prima donna, la prima gallina, il primo toro, chi aveva svelato il segreto del pane, e come gli scribi avessero scoperto la magia dei numeri. Si disperava cercando le risposte finch si addormentava esausto, ma agitato per non essere riuscito a trovarle. Gli uomini attendevano trepidanti seduti davanti alla porta di Terach. L'anziano li aveva convocati. In realt era Abram che si voleva rivolgere ai capifamiglia, ma il capo della trib era suo padre Terach e Abram gli aveva chiesto di riunire gli uomini. Dobbiamo lasciare Ur disse loro Terach. Mio figlio Abram vi spiegher il motivo. Vieni, Nacor, siediti accanto a me mentre tuo fratello parla. Tutti tacquero mentre Abram, in piedi, li guardava a uno a uno. Poi, con una voce non priva di emozione, annunci loro che Terach li avrebbe condotti a Canaan, terra benedetta dal Signore, dove si sarebbero fermati e dove sarebbero nati i loro figli e i figli dei loro figli. Li esort a essere pronti a partire quanto prima.

Terach rispose ai dubbi degli uomini e suo figlio Nacor si mostr contrariato pi di tutti gli altri. Abbandonare la terra di Ur non sarebbe stato facile. L erano nati i loro padri e i padri dei loro padri. L pascolavano le loro greggi e l lavoravano. Canaan pareva loro molto lontana ma, ci nonostante, tutti furono convinti dalla speranza di una vita migliore e di una terra piena di frutti, con i pascoli rigogliosi e i fiumi copiosi che avrebbero placato la loro sete. A Ur lottavano contro il deserto scavando canali per deviare le acque dell'Eufrate e irrigare la terra affinch desse loro il grano per fare il pane. L'esistenza che conducevano non era comoda, per quanto nella trib di Terach alcuni uomini fossero scribi e potessero contare sulla protezione del Tempio e del Palazzo. Tra loro vi erano anche dei validi artigiani e avevano pascoli in abbondanza. Le capre e le pecore fornivano latte e carne, tuttavia gli uomini passavano buona parte della propria vita scrutando il cielo, nella speranza che gli di regalassero loro la pioggia che bagnasse i campi e riempisse i pozzi. Decisero quindi che avrebbero raccolto tutti i loro averi e, conducendo le greggi, avrebbero iniziato il viaggio seguendo il corso dell'Eufrate verso nord. Persero giorni nei preparativi e per congedarsi dai familiari e dagli amici. Infatti, non tutti potevano viaggiare: i malati e i vecchi che camminavano a stento sarebbero stati affidati alle cure dei membri pi giovani della famiglia, che un giorno avrebbero raggiunto gli altri a Canaan ma che, per il momento, sarebbero rimasti a Ur. Ogni famiglia avrebbe dovuto decidere chi sarebbe partito e chi no. Yadin, il padre di Shamas, chiam la moglie, i figli e le mogli dei figli, gli zii, i fratelli e i figli di questi, che accorsero con i propri figli; tutti i membri della sua stirpe si ritrovarono all'alba in casa sua, dove si protessero dal freddo entro le mura di mattoni. Accompagneremo Terach fino alla terra di Canaan. Ma alcuni di voi rimarranno qui, a badare a quanto lasciamo; anche i malati saranno sotto la vostra protezione. Tu, Josen, sarai il capofamiglia in mia assenza. Josen, il fratello minore di Yadin, annu sollevato. Non aveva voglia di partire: viveva nel Tempio, dove era incaricato della stesura di lettere e contratti commerciali, e non ambiva ad altro che a carpire il mistero rinchiuso nei numeri e negli astri. Nostro padre continu Yadin troppo vecchio per accompagnarci. Le sue gambe a malapena lo sorreggono, e ci sono giorni in cui il suo sguardo si perde all'orizzonte e lui non proferisce parola. Tu, Josen, farai in modo che non gli manchi nulla; delle nostre sorelle rester Jamisal, che

essendo vedova e non avendo figli potr badare a nostro padre. Shamas ascoltava attento le disposizioni del padre. Provava una stretta allo stomaco, frutto dell'impazienza. Se fosse stato per lui, si sarebbe gi messo in marcia in cerca di quella terra di cui parlava Abram. D'un tratto sent una fitta di angoscia: se fossero partiti non avrebbe potuto scrivere la storia del mondo che lo zio aveva promesso di raccontargli. Quanto ci metteremo per arrivare? La domanda del piccolo sorprese Yadin, poich era impensabile che un ragazzo osasse interrompere i grandi. L'occhiata severa del padre fece arrossire Shamas, che abbass lo sguardo al suolo mormorando una scusa. Ci nonostante, Yadin rispose al figlio. Non so quanto ci vorr per arrivare a Canaan, e neppure se saremo obbligati a fermarci per un po' in qualche altro posto. Chi mai pu sapere cosa succeder durante un viaggio? Teniamoci pronti per quando Terach dar il segnale della partenza. Shamas vide apparire all'orizzonte la massiccia figura di Abram e corse verso di lui. Da due giorni cercava di parlare con suo zio e ora ne aveva l'opportunit. Abram sorrise vedendo Shamas che correva, con il volto arrossato per il caldo e lo sforzo. Conficc nel terreno il bastone su cui si appoggiava e attese che il piccolo lo raggiungesse mentre con lo sguardo cercava un albero sotto cui proteggersi dagli ultimi raggi del sole. Riposati disse a Shamas. Vieni, sediamoci vicino a quel fico, accanto al pozzo. Quando comincerai a raccontarmi la storia del mondo? Ah, questo che ti preoccupa! Se ce ne andiamo non potremo cuocere l'argilla per fare le tavolette... Mio padre non mi lascer portare via altro che lo stretto necessario. Shamas, scriverai la storia della Creazione perch sei gradito al Signore, per cui non ti devi preoccupare. Decider Lui come e quando. Il bambino non pot nascondere una smorfia di delusione. Non voleva aspettare, sentiva il bisogno di scrivere quella storia, di capire perch Lui avesse deciso di creare il mondo, poich, per quanto si arrovellasse, non ne capiva il motivo: perch l'aveva fatto, se non per noia o per la voglia di giocare con gli uomini cos come le sue sorelle giocavano con le favole e le bambole? Ma nonostante quell'intenso desiderio doveva fare una confessione ad Abram. Ili verr? No. Mi mancher, a volte penso che abbia ragione ad arrabbiarsi con me perch non mi attengo ai suoi insegnamenti e...

Il bambino esit, non sapendo se continuare a parlare. Abram non fece domande, e attese che il piccolo si decidesse. Sono quello che a scuola scrive peggio, le mie tavolette sono piene di errori... Oggi ho sbagliato un esercizio di calcolo. Ho promesso a mio padre e a Ili che migliorer, che non mi distrarr pi, ma tu devi saperlo perch magari vorresti che fosse un altro a scrivere la storia del mondo, qualcuno che non faccia errori con lo stilo... Shamas tacque aspettando la risposta di Abram. Il bambino si mordeva nervosamente il labbro, dispiaciuto di non essere uno studente migliore. Ili gli rimproverava di perdere tempo facendo supposizioni e domande assurde. Si era lamentato con suo padre, che l'aveva sgridato, ma il peggio era che gli aveva detto di sentirsi deluso di lui, e adesso temeva la stessa reazione da parte di Abram e che questi mettesse fine al suo sogno di scrivere la storia del mondo. Non ti impegni a sufficienza a scuola? No rispose timoroso il bambino. E nonostante ci credi che se ti racconter la storia della Creazione la scriverai senza errori? S, s, certo, almeno ci prover. Ho pensato che sarebbe meglio che tu me la raccontassi a poco a poco, e poi dopo, a casa, con calma, io la scrivessi maneggiando lo stilo con cura. Ogni giorno ti far vedere quello che ho scritto e, se l'ho fatto bene, continuerai a raccontarmi la storia... Abram lo guard fisso. Poco gli importava che a causa dell'impazienza il bambino commettesse degli errori sulle tavolette o che la sua mente fervida lo portasse a porre domande cui il maestro Ili non sapeva rispondere, o che l'ansia di libert di Shamas lo inducesse a non prestare attenzione alle indicazioni dello scriba. Shamas aveva altre virt, e la principale era la sua capacit di pensare. Quando faceva una domanda si aspettava una risposta logica, non gli bastavano le spiegazioni che di solito vengono date alle curiosit dei bambini. Gli occhi di Shamas brillavano intensamente e Abram pens che quel ragazzo, da quando faceva parte della sua trib, era colui il quale meglio comprendeva i disegni di Dio. Ti racconter la storia della Creazione. Comincer dal giorno in cui Lui decise di separare la luce dalle tenebre. Ma ora torna a casa tua. Ti dir io quando sar il momento. 3

Fuori faceva un caldo infernale; a quell'ora, a Siviglia, il termometro segnava quaranta gradi. L'uomo si pass la mano sulla testa, su cui non era rimasto un solo capello. I suoi occhi azzurri, un po' infossati ma con la brillantezza dura dell'acciaio, erano fissi sullo schermo del computer. Malgrado i suoi ottant'anni, era un appassionato di Internet. Lo squillo del telefono lo fece sussultare. Pronto. Enrique, mi ha appena telefonato Robert Brown. accaduto ci che temevamo: la ragazza ha parlato al convegno di Roma. E ha detto...? S... Hai sentito Frankie? Un minuto fa. George, che facciamo? Quello che avevamo previsto. Alfred era stato avvertito. Ed partito il piano? S. Robert ce la far? Robert? in gamba, lo sai, ed capace di obbedire. Esegue gli ordini e non fa domande. Da piccolo era quello che muoveva meglio i fili delle marionette che ci regalavano a Natale. un po' pi complicato muovere i fili degli uomini. Non per te. In ogni caso, arrivato il momento di mettere la parola fine. E Alfred? Non ti ha contattato? No, non l'ha fatto. Dovremmo parlare con lui. Lo faremo, ma sar inutile; vuole continuare con il suo gioco, e questo non glielo possiamo permettere. Adesso l'unica cosa da fare stare alle calcagna di sua nipote. Non gli consentiremo di appropriarsi di ci che nostro. Hai ragione, ma non mi piace che ci scontriamo con Alfred; troveremo il modo di fargli cambiare idea. Dopo tanti anni ha deciso di giocare da solo. Quello che si propone di fare un tradimento. Dobbiamo parlare con lui. Proviamoci. Aveva appena riagganciato quando il rumore di passi frettolosi lo mise

in allarme. Come un uragano entr nella stanza un giovane alto, magro e di bell'aspetto, vestito da cavallerizzo. Ciao, nonno, sono tutto sudato. Lo vedo, non mi pare molto intelligente uscire a cavallo con questo caldo. Alvaro mi ha fatto vedere i vitelli che ha comprato. Non ti sarai mica messo a toreare, vero? No, nonno, ti ho promesso che non l'avrei fatto. Come se tu mantenessi le promesse... Dov' tuo padre? In ufficio. Vuoi lasciarmi lavorare? Ma, nonno, non hai pi l'et per lavorare. Lascia perdere e andiamo a mangiare al club. Sai che non sopporto l'ambiente del club. In realt, non sopporti Siviglia. Non vai da nessuna parte, la nonna ha ragione: sei proprio una noia. La nonna ha sempre ragione; sono una noia, ma tutta quella gente mi d la nausea. Questo lo devi alla tua educazione inglese. Sar, ma ora lasciami in pace, devo pensare. Dov' tua sorella? E andata a Marbella, invitata a casa dei Kholl. E non mi ha nemmeno salutato... Diventate ogni giorno pi maleducati. Ma, nonno, non essere antiquato! E poi Estrella non ama stare qui in campagna. Solo a te, a pap e a me piace la fattoria, ma non alla nonna, alla mamma e a mia sorella. Si sentono soffocare tra tutti quei tori e quei cavalli. Allora, vieni o no al club? No, sto qui. Non ho voglia di uscire con il caldo che fa. Quando l'anziano rimase solo, sorrise tra s. Suo nipote era un bravo ragazzo, meno svagato di sua sorella; l'unica cosa che rimproverava a entrambi era che a tutti e due piaceva molto fare vita mondana. Lui aveva sempre evitato troppi contatti. Sua moglie, Roco, aveva rappresentato per lui una benedizione. Si erano conosciuti, si erano innamorati, e lei aveva deciso di sposarlo. Il padre di lei all'inizio si era opposto, ma presto si era reso conto di non poterlo impedire, e poi, in fondo, lui aveva una buona posizione. Per cui si era sposato con la figlia di un delegato provinciale del regime di Franco, che si era arricchito dopo la guerra grazie al mercato nero. Suo suocero l'aveva coinvolto nei propri affari, anche se pi tardi era

passato all'import-export ed era diventato un uomo molto ricco. Ma Enrique Gmez Thomson aveva sempre cercato di essere una persona discreta e di non richiamare mai l'attenzione su di s, se non era strettamente necessario. La sua era una stimata famiglia sivigliana, con buone conoscenze, rispettata, e non aveva mai dato adito a chiacchiere o a scandali. Sarebbe sempre stato grato a sua moglie. Senza di lei non sarebbe potuto andare avanti. Pens a Frankie e a George. Anche loro avevano avuto fortuna, bench in realt nessuno avesse loro regalato nulla. Semplicemente, erano stati pi furbi degli altri. Robert Brown assest un pugno sul tavolo e prov un forte dolore alla mano. Era stato pi di un'ora al telefono. Prima l'aveva chiamato Ralph per raccontargli dell'intervento di Clara, cosa che gli aveva provocato un gran mal di stomaco. Poi aveva dovuto informare il suo mentore, George Wagner, che l'aveva rimproverato di non essere stato capace d'impedire a quella donna di parlare. Clara era capricciosa, lo era sempre stata. Com'era possibile che Alfred avesse una nipote simile? Helmut era diverso. Lui non aveva mai dato un dispiacere al padre. Peccato che fosse morto cos giovane. Era stato un ragazzo intelligente, sempre discreto; suo padre gli aveva insegnato a rendersi invisibile e lui aveva imparato la lezione, ma Clara... Clara si comportava come una ragazzina viziata. Alfred le aveva concesso quel che non aveva permesso a Helmut. Sbavava letteralmente per quella nipote meticcia. Helmut si era sposato con un'irachena con i capelli neri e la pelle d'avorio. Alfred aveva approvato quelle nozze, che a lui parevano vantaggiose in quanto, diceva, suo figlio era entrato a far parte di un'antica famiglia dell'Iraq. Una famiglia influente e ricca, molto ricca, con amicizie potenti a Baghdad, al Cairo, ad Amman, per cui erano rispettati e temuti in qualsiasi posto andassero. Inoltre, Ibrahim, il padre di Nur, la moglie di Helmut, era un uomo colto e raffinato. Ripens a Nur. Non si faceva notare se non per la sua bellezza, e Helmut ne pareva incantato. In fondo, per, quella donna era forse pi intelligente di quanto apparisse. Le donne musulmane sono sempre un po' misteriose. Alfred aveva perso il figlio e la nuora quando Clara era adolescente e aveva allevato male la nipote. A Robert Brown, Clara non era mai piaciuta. Lo innervosiva che lo

chiamasse zio Robert, lo infastidiva la sua sicurezza, che rasentava l'insolenza, e poi lo annoiavano le stupide chiacchiere con cui lo martoriava ogni volta che si vedevano. Quando Alfred l'aveva mandata negli Stati Uniti, chiedendogli di averne cura, non poteva immaginare quanto sarebbe stato faticoso quell'incarico, e per questo aveva cercato di tenerla il pi lontano possibile da Washington. Ma non poteva contrariare Alfred; in fondo era il suo socio ed era un grande amico del suo mentore, George Wagner. Cos l'aveva iscritta a un'universit della California. Fortunatamente si era innamorata di quell'Ahmed, un uomo intelligente con cui si poteva trattare. Darla in sposa ad Ahmed Husseini era stato un colpo di fortuna. Con Husseini si potevano fare affari. Alfred e lui si erano sempre intesi perfettamente con Ahmed; il problema era Clara. La conversazione appena avuta con Ralph Barry gli aveva rovinato la giornata; gli era venuto un forte mal di testa proprio quando doveva andare a pranzo con il vicepresidente e un gruppo di amici, tutti uomini d'affari interessati a conoscere la data in cui sarebbe stato bombardato l'Iraq. La conversazione avuta con il suo mentore aveva avuto un esito peggiore. L'uomo aveva insistito perch prendesse in mano la situazione e, se non c'era altro rimedio, aiutasse la coppia nelle ricerche. Giacch era stata svelata l'esistenza della Bibbia d'argilla, non potevano permettere che Alfred e sua nipote la tenessero per s. Gli ordini erano stati tassativi: riuscire a procurarsi la Bibbia d'argilla, sempre che, naturalmente, fosse stata ritrovata. Smith, mettimi di nuovo in contatto con Ralph Barry. S, signor Brown. A proposito, ha appena telefonato l'assistente del senatore Miller per avere conferma della sua presenza al picnic organizzato dalla moglie del senatore per questo fine settimana. "Un'altra donna stupida" pens Brown. "Tutti gli anni organizza la stessa farsa: una festa campestre nella sua casa nel Vermont dove ci obbliga a bere limonata e a mangiare tramezzini su coperte di cachemire distese sull'erba." Ma Brown sapeva che ci sarebbe dovuto andare, perch Frank Miller era pi di un senatore: era un texano con forti interessi nel settore petrolifero. Al maledetto picnic avrebbero preso parte i segretari della Difesa e della Giustizia, il segretario di Stato, il consigliere per la Sicurezza nazionale, il capo della CIA... e anche il suo mentore. Era l'occasione ideale per parlare da soli senza che nessuno li notasse, proprio perch lo facevano davanti a centinaia di occhi. La cosa peggiore era la farsa di starsene

sdraiati per terra mangiando panini e facendo finta di spassarsela. Ogni settembre il famoso picnic era per lui un incubo. Lo squillo del telefono e la voce di Ralph Barry lo riscossero dai suoi pensieri. Dimmi, Robert... Ralph, qualcuno potrebbe collegare la signora Tannenberg a noi? No, assolutamente. Ti ho gi detto di non preoccuparti. Malgrado le proteste di alcuni professori, era difficile impedire loro di partecipare. Per anni Ahmed Husseini ha lavorato con molti archeologi. Non si pu scavare in Iraq senza il suo benestare. D'accordo, per avresti dovuto impedirglielo. Robert, non era possibile. Nessuno poteva evitare che si iscrivessero al convegno sulla Mesopotamia e tanto meno che lei pretendesse di intervenire. Non c' stato modo di dissuaderla. Mi aveva assicurato che aveva l'approvazione di suo nonno e che questo ti sarebbe dovuto bastare. Alfred d i numeri. Pu darsi; comunque, sua nipote ossessionata dalla Bibbia d'argilla... Davvero credi che esista? S. Ma lei non avrebbe dovuto svelarne l'esistenza, non adesso. Comunque, la troveremo e sar nostra. Ma come? Non abbiamo alternative: dovremo aiutarli a trovarla, e quando ci riusciranno... Pensando a quel che successo, dobbiamo solo cambiare il piano. Saranno in grado di riunire un gruppo di archeologi per organizzare gli scavi? Bisogner studiare il modo di fargli ottenere un finanziamento. C'inventeremo qualcosa. Robert, la situazione in Iraq non ideale per iniziare degli scavi. Tutti i governi europei, oltre al nostro, consigliano di non recarsi in quella zona. Sarebbe un suicidio andarci adesso. Dovremo aspettare. Ho capito bene, Ralph? Guarda che adesso il momento migliore per andare in Iraq. Ci andremo, ma lo faremo a modo mio. L'Iraq diventato la terra delle grandi opportunit, solo un cretino non lo vedrebbe. Il professor Yves Picot l'unico a sembrare interessato al racconto di Clara. Mi ha detto che gli piacerebbe parlare con Ahmed. Cosa devo fare? Che si parlino. Mi fido di Ahmed. Lui sa il fatto suo, ma prima digli di mandare sua moglie a Baghdad o all'inferno, basta che se ne vada al pi presto.

Ralph rise a denti stretti. La misoginia di Robert Brown era quasi patologica. Odiava le donne. Si sentiva a disagio con loro. Era uno scapolo impenitente cui non erano mai state attribuite relazioni sentimentali di alcun tipo. Anche con le mogli dei suoi amici faceva fatica a essere gentile. Non aveva nemmeno la segretaria, come tutti, e infatti Smith era un altezzoso sessantenne poliglotta che aveva passato la vita accanto a Robert Brown. D'accordo, Robert, vedr quel che posso fare perch Clara torni a Baghdad. Parler con Ahmed. Ma non una donna facile, orgogliosa e testarda. "Come suo padre e suo nonno" pens Brown "ma senza la loro intelligenza." Robert Brown aveva invitato a pranzo il vicepresidente, cui piaceva la cucina spagnola, con i suoi uomini in un buon ristorante vicino al Campidoglio. Fu lui a giungere per primo. Era sempre estremamente puntuale. Non sopportava aspettare n che lo facessero aspettare. Sper che non ci fossero imprevisti dell'ultima ora. A poco a poco arrivarono tutti i commensali: Dick Garby, John Nelly e Edward Fox. L'uomo della Casa Bianca giunse per ultimo e di pessimo umore. Spieg loro che si stavano complicando i negoziati con gli alleati europei per far s che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite avallasse l'azione militare contro l'Iraq. Gli stupidi sono dappertutto. I francesi fanno gli affari loro, come sempre; credono ancora di essere qualcuno e non sono che dei poveri stronzi. Quello dei tedeschi un tradimento; la Germania ha l'obbligo morale di appoggiarci, ma con la coalizione rosso-verde di governo che si ritrova preoccupata pi di raccogliere il plauso della stampa liberale che di rispettare i suoi obblighi. Contiamo sempre sulla Gran Bretagna fece notare Dick Garby. S, per non basta rispose con espressione grave il segretario di Bush. Ci sono anche gli italiani, gli spagnoli, i portoghesi, i polacchi, e chiss quanti altri Stati, ma non contano, fanno numero ma non contano. Anche i messicani stanno complottando contro di noi, e i russi e i cinesi si fregano le mani davanti alle nostre difficolt. E quando attacchiamo? domand direttamente Robert Brown. I preparativi sono gi avviati. Appena i ragazzi del Pentagono ci daran-

no il via, bombarderemo l'Iraq sul serio. Tra cinque o sei mesi al massimo. Siamo a settembre, diciamo entro la primavera. Vi far sapere. Bisognerebbe iniziare a mettere in piedi il Comitato per la ricostruzione dell'Iraq disse Edward Fox. S, ci abbiamo gi pensato. Fra tre o quattro giorni vi chiameranno. La torta grande, ma bisogna arrivare per primi per avere la fetta migliore rispose il vicepresidente. Ditemi cosa volete e accorceremo i tempi. Mentre degustavano del baccal al pil-pil, un piatto tpico del Nord della Spagna, i quattro uomini discutevano col vicepresidente per mettere le basi dei futuri affari che avrebbero fatto in Iraq. Erano tutti interessati a imprese di costruzioni, petrolio, beni strumentali; era tanto quello che sarebbe stato distrutto e tanto quello che poi si sarebbe dovuto ricostruire... Il pranzo fu proficuo per tutti. Si sarebbero rivisti durante il fine settimana al picnic dai Miller. L avrebbero continuato a parlare, sempre che le loro mogli gliel'avessero permesso. Robert Brown torn alla fondazione, situata in un edificio di acciaio e cristallo non lontano dalla Casa Bianca. La vista era gradevole, ma Washington non gli era mai piaciuta. Preferiva New York, dove la fondazione disponeva di una piccola filiale nel Village. Era un palazzo della fine del XVIII secolo costruito da un emigrante tedesco arricchitosi vendendo stoffe importate dall'Europa. Era stata la prima sede della fondazione e non l'aveva mai voluta abbandonare, nonostante non avesse pi alcuna utilit. Quando risiedeva a New York, infatti, Brown organizzava i suoi appuntamenti importanti nello studio di casa sua, uno splendido attico di fronte a Central Park. Aveva arredato il piano inferiore come ufficio e nel piano superiore aveva sistemato un salone e la camera da letto. Anche a Ralph Barry piaceva il palazzo al Village; lui s che ci lavorava quando doveva stare a New York. E questa per Brown era una scusa per non doversi disfare dell'edificio. In fin dei conti, Barry era il suo braccio destro, il motore della fondazione. Smith, voglio parlare con Paul Dukais. Adesso. Non era passato un minuto quando sent la voce roca di Dukais al telefono. Paul, amico mio, mi piacerebbe cenare insieme a te. Certo, Robert, quando ti andrebbe bene? Stasera. impossibile. Mia moglie vuole andare all'opera. Dovremo combinare

per domani. Non rimane molto tempo, Paul. Sta per scoppiare una guerra, rimanda la serata a teatro. Guerra o non guerra, all'opera ci devo andare. Per fare la guerra ho bisogno di avere il fronte domestico in pace, e Doris si lamenta che non l'accompagno mai a quegli appuntamenti mondani che, lei dice, ci danno rispettabilit. L'ho promesso, Robert, a lei e a nostra figlia, per cui, anche se dichiareremo la Terza guerra mondiale, stasera devo andare all'opera. Possiamo cenare insieme domani. No, lasciamo perdere la cena, ci vedremo prima. Ti invito a colazione a casa mia. meglio che andare nel tuo ufficio o nel mio. Ti va bene per le sette? Robert, non esagerare, sar a casa tua alle otto. Brown si rinchiuse nel suo studio. Alle sette e mezzo Smith buss leggermente alla porta. Ha bisogno di me, signor Brown? No, Smith, vai pure. Ci vediamo domani. Lavor ancora per un po'. Aveva elaborato un piano minuzioso di ci che avrebbe fatto nei mesi successivi. La guerra stava per iniziare e lui voleva avere tutto sotto controllo. Ralph Barry incroci all'entrata del Palazzo dei Congressi un uomo giovane dai capelli castani, magro e nervoso, che discuteva con un addetto alla sicurezza affinch lo lasciasse entrare. Barry fu incuriosito dall'insistenza del giovane. Non sembrava un archeologo, n un giornalista, n uno storico: rifiutava categoricamente di dire chi fosse, ma cercava di entrare. In quel momento arriv il taxi che Barry aveva chiamato, per cui lui non pot sapere come sarebbe terminato lo scontro dialettico tra la guardia e il giovane. Il sole illuminava l'obelisco di piazza del Popolo. Ralph Barry e Ahmed Husseini pranzavano insieme dal Bolognese. Come sempre, il ristorante era pieno di turisti. Anche loro lo erano. Mi spieghi l'ubicazione esatta del luogo dove si trovano i resti dell'edificio. Il signor Brown insiste perch lei mi dia queste coordinate. Voglio anche sapere di quali mezzi avranno bisogno per lavorare da soli. Non possiamo intervenire. Sarebbe uno scandalo che una fondazione americana investisse anche solo un dollaro per degli scavi in Iraq. Un'altra cosa... sua moglie, Clara. Pu controllarla? ... mi perdoni l'aggettivo... troppo indi-

screta. Ahmed si sent a disagio per l'allusione a Clara. In quello s che era iracheno. Delle donne non si parlava, e meno ancora delle proprie. Clara si sente orgogliosa di suo nonno. Davvero lodevole, ma il miglior servizio che potrebbe offrire a suo nonno di non fargli troppa pubblicit. Alfred Tannenberg ha basato il successo dei suoi affari sulla discrezione, e lei sa bene quanto sempre stato puntiglioso al riguardo. Perci non capiamo il motivo di annunciare, in un momento come questo, l'esistenza della Bibbia d'argilla. Tra qualche mese, una volta che gli Stati Uniti avranno sistemato la questione dell'Iraq, potremo organizzare una missione per gli scavi. Forse se lei chiedesse ad Alfred di parlare con Clara, di spiegarle alcune cose... Alfred malato. Non voglio annoiarla con l'elenco dei suoi acciacchi; ha ottantacinque anni e gli hanno diagnosticato un tumore al fegato. Non sappiamo per quanto ne avr; fortunatamente la testa gli funziona alla perfezione. Continua ad avere un carattere di ferro e pretende di avere il controllo di tutto, non vuole mollare le redini dei suoi affari. In quanto a Clara, la sua bambina, e nulla di ci che lei faccia o dica gli pare sbagliato. stato lui a decidere che era arrivato il momento di portare alla luce la Bibbia d'argilla, so che la prima volta che George Wagner e Robert Brown non sono d'accordo con lui, ma sa com' fatto Tannenberg, difficile piegare la sua volont. A proposito, Ralph, non creda che la presenza americana in Iraq sar una semplice passeggiata. Non servir a niente. Non sia pessimista. Vedr come cambieranno le cose. Saddam un problema per tutti. E a voi non succeder nulla; il signor Brown si incaricher di farvi avere un visto per gli Stati Uniti. Parli con Alfred. Sarebbe inutile. Perch non lo fanno il signor Wagner o il signor Brown? pi facile che Tannenberg dia retta a loro. Il signor Brown non pu avere contatti con l'Iraq. Lei sa che le comunicazioni sono controllate, che ogni telefonata in Iraq viene registrata. Quanto a George Wagner... Dio, e io non faccio parte della sua corte celestiale. Sono solo un impiegato della fondazione. Allora non si preoccupi di Clara, lei non rappresenta un problema in Iraq. Le dir di cosa abbiamo bisogno, ma mi domando se sar possibile iniziare gli scavi mentre il mio paese soggetto a un embargo; l'ultima delle preoccupazioni di Saddam cercare altre tavolette cuneiformi. Sar difficile trovare manodopera sufficiente e le persone che accetteranno di lavorare vorranno essere pagate a giornata.

Mi dica quanto le serve; far in modo di procurarglielo. Lei sa che il nostro problema non sono i soldi, ma i mezzi. Abbiamo bisogno di pi archeologi. Alfred pu comprare gli attrezzi e i materiali, ma gli esperti stanno in Europa, in America. Il mio paese a pezzi, a fatica riusciamo a conservare il patrimonio dei nostri musei. Alfred non deve finanziare la missione, almeno non direttamente. Darebbe subito nell'occhio. Ci sono migliaia di sguardi puntati sull'Iraq, dunque sarebbe molto pi conveniente trovare finanziamenti esterni, qualche universit europea. Il professor Yves Picot interessato a parlare con lei. alsaziano, un uomo speciale. Ha insegnato a Oxford e... So chi Picot; ovviamente, non il mio archeologo preferito: un po' eterodosso e le malelingue dicono sia stato invitato a lasciare Oxford per una relazione con una studentessa, cosa assolutamente proibita in quell'istituzione. un uomo che non rispetta le regole. Non vorr dirmi che, data la situazione, lei si preoccupa delle regole. Picot pu contare su un gruppo di vecchi studenti che lo adorano. Inoltre, ricco: suo padre possiede una banca sulle isole del Canale; in realt era della famiglia della madre di Picot, e l lavorano tutti tranne lui. insopportabile, pedante, dispotico. Io direi che un archeologo fortunato, per aver avuto alle spalle una famiglia danarosa. S, mi rendo conto che non il massimo, ma l'unico interessato a quelle due tavolette trovate da Alfred. Decida lei se gli vuole parlare. Picot il solo sufficientemente matto da andare a scavare in Iraq. Parler con lui, ma una soluzione che non mi piace. Ahmed, lei non ha alternative. Mi rincresce doverglielo dire. A proposito, Robert vuole che lei consegni ad Alfred una lettera da parte sua. Arriver domani direttamente da Washington; un suo uomo me la far avere e io la dar a lei. Sa bene che entrambi hanno sempre preferito comunicare attraverso lettere personali. La risposta di Alfred questa volta verr recapitata ad Amman invece che al Cairo. Sa una cosa? Anch'io mi domando perch, proprio adesso, Alfred abbia deciso di rendere pubblica l'esistenza di quelle tavolette e perch il signor Brown, dopo essersi arrabbiato, abbia deciso di aiutarci. Vede, Ahmed, non lo so nemmeno io, ma loro non sbagliano mai. 4 Mangia, Mercedes.

Non ho fame, Carlo. Allora fai uno sforzo. Mangia insistette lui. Sono stufa di aspettare, dovremmo fare qualcosa! esclam Mercedes contrariata. Non smetterai mai di essere impaziente sentenzi Hans Hausser. Ti sbagli, con il tempo ho imparato a controllarmi. La gente che lavora con me ti potrebbe confermare che sono impassibile replic Mercedes. Si vede che non ti conoscono! disse ridendo Bruno Mller. I quattro amici cenavano a casa di Carlo Cipriani. Aspettavano che il responsabile della Investigazioni e Sicurezza mandasse loro un dossier con le ultime novit. Da un momento all'altro avrebbero sentito suonare alla porta e, qualche secondo pi tardi, la governante di Carlo sarebbe entrata in sala da pranzo per consegnare una busta color tabacco, come quella che era arrivata la mattina. Quella busta avrebbe dovuto essere l da un'ora, e Mercedes non si sentiva tranquilla. Carlo, telefona, forse successo qualcosa. Mercedes, non successo niente, semplicemente devono trascrivere tutto il lavoro di oggi; questo richiede il suo tempo, e poi il mio amico vorr dare ancora un'occhiata alla relazione prima di spedircela. Finalmente udirono il suono lontano del campanello e dei passi che si avvicinavano alla sala da pranzo. Sta arrivando qualcuno con la domestica! afferm con sicurezza Mercedes. Due secondi dopo la governante apr la porta della sala da pranzo e fece accomodare un uomo con una busta in mano. Carlo, scusa il ritardo, immagino che sarete impazienti. S rispose Mercedes lo siamo. Piacere di conoscerla. Mercedes Barreda tese la mano a Luca Marini, il responsabile dell'agenzia Investigazioni e Sicurezza, un sessantenne vestito elegantemente che portava bene i suoi anni; aveva un tatuaggio sul polso, discretamente nascosto da un orologio di acciaio e oro. "Il vestito gli sta un po' stretto" pens Mercedes. " uno di quelli che credono di apparire meno grassi se indossano un abito di una taglia in meno. Ma ha la pancia." Luca, siediti. Hai cenato? domand sollecito Carlo Cipriani. No, vengo direttamente dall'ufficio. Accetterei volentieri qualcosa da mangiare, ma soprattutto gradirei un bicchiere di vino. Benissimo, rimarrai a cena con noi. Ti presento i miei amici, il profes-

sor Hans Hausser e il maestro Bruno Mller. Mercedes si gi presentata da sola. Signor Mller, suppongo che sia abituato a sentirselo dire, ma io sono un suo grande ammiratore disse Marini. Grazie sussurr Bruno imbarazzato. La governante mise un piatto e le posate sul tavolo e offr a Luca Marini una teglia di cannelloni. Lui si serv generosamente senza notare l'impazienza di Mercedes, che lo guardava meravigliata perch si era seduto a cenare invece di informarli riguardo al contenuto della busta color tabacco. Mercedes decise che Marini non le piaceva. In realt non aveva simpatia per la gente compassata, e il responsabile della Investigazioni e Sicurezza lo era. Le pareva il colmo dell'insensibilit il fatto che stesse commentando i cannelloni mentre loro erano ansiosi di sapere le novit. Carlo Cipriani fece sfoggio di una pazienza squisita. Attese che l'amico finisse di cenare conversando del pi e del meno: la situazione in Medio Oriente, le battaglie in Parlamento tra Berlusconi e la sinistra, il tempo. Quando Luca Marini ebbe terminato di mangiare il dolce, Carlo propose di bere qualcosa nel suo studio, dove avrebbero potuto parlare con tranquillit. Ti ascoltiamo lo incalz quando si furono accomodati. Bene, la ragazza oggi non andata al convegno. Quale ragazza? domand Mercedes, irritata dal tono tra il maschilista e il paternalista di Marini. Clara Tannenberg rispose lui, a sua volta irritato. Ah, la signora Tannenberg! esclam Mercedes ironica. S, la signora Tannenberg oggi ha preferito dedicarsi allo shopping. Ha speso pi di quattromila euro tra via Condotti e via della Croce, una che acquista in modo compulsivo. Ha pranzato da sola al Caff Greco: un tramezzino, un dolce e un cappuccino. Poi andata al Vaticano ed rimasta nei musei fino all'ora di chiusura. Mentre venivo qui mi hanno avvisato che era appena entrata all'Excelsior. Se non mi hanno telefonato, perch non ancora uscita. E suo marito? domand il professor Hausser. Suo marito uscito tardi dall'hotel e ha passeggiato senza meta per Roma fino alle due, ora in cui si incontrato per pranzare dal Bolognese con Ralph Barry, il direttore della fondazione Mondo Antico, un uomo influente in campo archeologico. Barry stato professore a Harvard ed rispettato in tutti i circoli accademici. Anche se questo convegno stato pa-

trocinato dall'UNESCO, la fondazione Mondo Antico, insieme ad altri enti e organizzazioni, ha contribuito alle spese. E perch hanno pranzato insieme il signor Barry e il signor Husseini? volle sapere Bruno Mller. Due dei miei uomini sono riusciti a sedersi vicino a loro, e hanno captato qualche sprazzo della conversazione. Il signor Barry pareva dispiaciuto per il comportamento di Clara Tannenberg e il marito era furioso. Hanno parlato di un certo Yves Picot, uno dei professori che hanno preso parte al convegno, che potrebbe essere interessato alle due tavolette menzionate nella conferenza di ieri mattina. Per Ahmed Husseini non sembra fidarsi troppo di Picot. Troverete nella busta un curriculum del professore e informazioni sulle sue abitudini. un donnaiolo piuttosto impenitente. Ahmed Husseini ha assicurato al signor Barry che non hanno problemi di denaro ma che mancano archeologi, gente preparata per quel lavoro. Inoltre, Ralph Barry ha annunciato a Husseini che domani o dopodomani gli dar una lettera di Robert Brown, il presidente della fondazione Mondo Antico, perch la consegni a un uomo, un certo Alfred, a quanto pare il nonno della ragazza, e... lui! grid Mercedes. L'abbiamo in pugno! Calmati, Mercedes, e lascia finire il signor Marini, poi ne parleremo. Il tono di voce di Carlo Cipriani non ammetteva repliche e Mercedes rimase in silenzio. Il suo amico aveva ragione. Avrebbero commentato quando Marini fosse andato via. Nel dossier c' tutto, ma ai miei uomini parso di capire che quell'Alfred e il signor Brown comunicano da anni attraverso lettere che si mandano tramite intermediari, e che la risposta di Alfred arriver ad Amman. Husseini domani sar a colazione con Picot; poi, se non ci sono cambiamenti di programma, lui e la moglie andranno ad Amman. Hanno prenotato un volo delle linee aeree giordane per le tre del pomeriggio. Voi dovete decidere se volete che mandi i miei uomini su quell'aereo o se chiudiamo qui il caso. Falli seguire, ovunque vadano ordin Cipriani. Manda una buona squadra, non importa quanti uomini dovrai impiegare, ma voglio sapere tutto su quell'Alfred: se il nonno di Clara Tannenberg, dove vive, con chi, cosa fa. Abbiamo bisogno di foto, importante avere delle immagini e, se ci riesci, un video in cui lo si veda il pi chiaramente possibile. Luca, vogliamo sapere tutto. Vi coster una fortuna fece notare Luca Marini.

Di questo non si deve preoccupare replic Mercedes. Veda di non perdere di vista Clara Tannenberg e suo marito. Pagheremo il necessario, Luca, ma non devi lasciarteli scappare. Il tono grave di Carlo Cipriani impression il responsabile della Investigazioni e Sicurezza. Forse dovr ingaggiare gente del posto insistette Marini. Fai quello che devi, te l'abbiamo gi detto. E adesso, amico mio, se non ti dispiace a noi piacerebbe leggere la tua relazione... D'accordo, Carlo, me ne vado. Se avete bisogno di chiarimenti, non avete che da chiamarmi, mi troverete a casa. Carlo Cipriani accompagn Marini alla porta mentre Mercedes, impaziente, strappava la busta e si metteva a leggere senza nemmeno salutare l'investigatore. Il vestito e l'orologio non nascondono certo la sua vera natura mormor la Catalana. Mercedes, non avere pregiudizi la rimprover Hans. Pregiudizi? un arricchito con un vestito firmato, nient'altro. A proposito, l'abito gli sta stretto. un uomo in gamba replic Carlo, che in quel momento tornava nello studio. stato un buon poliziotto e ha passato parecchi anni in Sicilia a combattere la mafia. Ha visto morire assassinati molti dei suoi uomini e dei suoi amici, fino a che sua moglie gli ha dato un ultimatum: o lasciava la polizia o lei lasciava lui; per questo andato in pensione anticipata e ha messo in piedi quest'agenzia, che l'ha reso ricco. L'abito non fa il monaco... insistette Mercedes. Cosa vuoi dire? le domand Bruno che non capiva che cosa intendesse la sua amica. Niente, un proverbio, vuol dire che anche se uno si mette un bel vestito e vuol farsi passare per un signore, si noter sempre da dove viene. Mercedes! Il tono di Hans era di rimprovero. Va bene, non parliamo pi di Luca intervenne Carlo. Sa fare il suo mestiere ed questo che importa. Vediamo cosa dice la relazione. Luca Marini ne aveva preparato quattro copie, cosicch ciascuno disponeva della propria. In silenzio iniziarono a leggere e rileggere tutti i dettagli relativi a Clara Tannenberg e al marito Ahmed Husseini. Mercedes ruppe il silenzio che era calato durante la lettura. La sua voce risuon grave e non priva di emozione. lui. L'abbiamo trovato. S conferm Carlo annuendo lo credo anch'io. Mi domando perch

sia rispuntato dopo tanti anni. Non sar stato per sua volont intervenne Bruno Mller. Io penso di s lo contraddisse Carlo. Per quale motivo sua nipote ha partecipato a questo convegno e ha chiesto sovvenzioni internazionali per gli scavi? Ha voluto che lei si facesse notare, e lei si chiama Tannenberg. Suppongo che non fosse quella la sua intenzione ribatt il professor Hausser. Perch? domand Mercedes. Come facciamo a sapere cosa vuole esponendo sua nipote? Secondo questo dossier, Ahmed Husseini ha assicurato che Alfred Tannenberg adora la nipote rispose Mller. Dunque, deve avere avuto un'ottima ragione per mandarla allo sbaraglio. rimasto nell'ombra negli ultimi cinquant'anni. S, deve avere avuto uno scopo per fare quello che ha fatto convenne Carlo ma a me incuriosisce soprattutto il suo rapporto con quel Robert Brown, all'apparenza un rispettabilissimo americano appartenente all'lite, amico personale di quasi tutti i membri dell'amministrazione Bush, presidente di una fondazione dal prestigio internazionale. Non so, ma qualcosa non quadra. E non sappiamo nemmeno di che cosa si occupi Tannenberg disse Mller. Di antichit, da quello che si evince dalla relazione spieg Hausser. Mi pare cos ambiguo... Ma come potuto restare nell'ombra per tutti questi anni con delle amicizie simili? si domand Mercedes a voce alta. Dovremmo saperne di pi riguardo a questo Robert Brown. Suppongo che Luca ci dar una mano. Ma adesso bisogna decidere cosa fare, non vi sembra? Furono tutti d'accordo con Carlo. Era il momento di programmare le mosse successive. Decisero che Mercedes, Hans e Bruno sarebbero rimasti ancora due o tre giorni a Roma in attesa di avere notizie da Amman. Avrebbero anche chiesto a Marini un dossier dettagliato riguardo a Robert Brown. Bene, supponiamo che Alfred Tannenberg sia la persona che stiamo cercando. Come lo uccideremo, e quando? domand Mercedes. Luca mi ha parlato di certe societ che fanno qualsiasi tipo di lavoro, ve l'ho gi detto intervenne Carlo. Allora cerchiamone una e assoldiamo uno specialista insistette Mercedes. Dobbiamo essere pronti quando ci confermeranno l'identit di

Tannenberg. Prima chiuderemo la faccenda, meglio sar. tutta la vita che aspettiamo questo momento. Solo il giorno in cui il mostro sar morto io dormir tranquilla. Lo uccideremo, Mercedes, su questo non c' alcun dubbio afferm categorico Bruno Mller ma dobbiamo fare le cose per bene. Suppongo che non ci si possa presentare a una di quelle societ dicendo semplicemente che si ha bisogno di un assassino. Mi pare chiaro, Carlo, che dovresti approfittare della tua amicizia con Luca Marini, perch sia lui a consigliarci cosa fare. Rimasero a parlare fino all'alba. Non volevano trascurare nessun dettaglio. Si sentivano prossimi alla meta; finalmente avrebbero ottemperato al giuramento di tanti anni prima. Nessuno dei quattro pensava che la vendetta fosse arrivata troppo tardi. A loro bastava eseguirla. Si suddivisero i compiti e decisero di raccogliere un fondo comune per pagare Luca Marini e l'uomo che avesse accettato di assassinare Tannenberg. Al caff Greco di via Condotti c'era poca gente. Carlo Cipriani e Luca Marini stavano sorseggiando un cappuccino. Faceva caldo per essere settembre. I turisti non avevano ancora affollato piazza di Spagna e gli eleganti negozi di via Condotti avevano le saracinesche abbassate. A quell'ora Roma sonnecchiava. Carlo, anni fa mi salvasti la vita. Quel tumore... Non voglio rimproverarti per ci che stai per fare, ma dimmi, cosa c' dietro tutto questo? Amico mio, ci sono questioni che non si possono spiegare. Voglio solo il nome di una di quelle societ che hanno uomini disposti a tutto. Quando dici "a tutto", che cosa intendi? Vogliamo qualcuno che sappia difendersi, perch potrebbe finire in guai seri. Viaggiare in Medio Oriente di questi tempi non come andare a Disneyland. A seconda delle informazioni che raccoglierai, la destinazione potrebbe essere l'Iraq. Quanto credi che valga la vita oggi in Iraq? Non me la racconti giusta. Non ho ancora perduto il mio fiuto da poliziotto, sai? Luca, ti chiedo solo di mettermi in contatto con una di quelle societ. E voglio poter contare sulla tua discrezione, sul segreto professionale. Tu stesso mi dicesti che se ci fosse stata la guerra non avresti mandato l i tuoi uomini; fosti tu a suggerirmi di mettermi in contatto con una di quelle societ.

Ce ne sono un paio formate da ex membri del SAS, le forze speciali britanniche. Gli inglesi sono veri professionisti, io li preferisco agli americani. Secondo me, la migliore la Global Group. Gli porse un biglietto. Qui ci sono l'indirizzo e i numeri di telefono. La sede centrale si trova a Londra. Chiedi di Tom Martin, ci siamo conosciuti tempo fa. un tipo in gamba, un duro, molto cinico ma a posto. Lo chiamer per dirgli che ti tratti da amico. Ti chieder uno sproposito. Grazie, Luca. Non ringraziarmi, sono preoccupato; non riesco a capire cosa vogliate fare, tu e i tuoi amici. Quella che mi fa pi paura la donna, Mercedes Barreda. Nei suoi occhi non c' un briciolo di piet. Ti sbagli. una donna straordinaria. Sento che stai per metterti nei pasticci. Se cos, io ti aiuter fin dove posso, ho ancora buoni contatti nella polizia. Cerca di essere prudente e non ti fidare di nessuno. Nemmeno del tuo amico Tom Martin? Di nessuno, Carlo, di nessuno. Bene, terr conto del consiglio. Adesso vorrei chiederti una relazione dettagliata su Robert Brown. Vogliamo sapere tutto su quel mecenate. D'accordo, non c' problema. Per quando la vuoi? Subito. Me l'immaginavo. Facciamo tre o quattro giorni, ti va bene? Se non si pu prima... il minimo. Alla stessa ora, nel bar dell'Hotel Excelsior, Ahmed Husseini e Yves Picot erano a colazione. Avevano circa la stessa et, erano archeologi, cosmopoliti, ma il destino li aveva trasformati in due paria. stato molto interessante l'intervento di sua moglie, e anche il suo. Sono contento che lei la pensi cos. Signor Husseini, a me non piace perdere tempo e, immagino, nemmeno a lei, dunque andr subito al sodo. Mi faccia vedere, se le ha, le fotografie di quelle due straordinarie tavolette di cui lei e sua moglie avete parlato. Ahmed estrasse le foto da una vecchia cartella di cuoio e le diede a Picot, il quale le esamin attentamente per qualche istante senza dire una parola. Allora, che ne pensa? gli domand con una certa impazienza Ahmed.

Interessanti, per dovrei vederle con i miei occhi per formulare un giudizio esatto. Che cosa volete? Che una spedizione archeologica internazionale ci aiuti a riportare alla luce i resti di quell'edificio. Abbiamo l'impressione che si possa trattare di un deposito di tavolette annesso a un tempio, o forse di un'ala del tempio stesso. Abbiamo bisogno di attrezzature all'avanguardia e di archeologi esperti. E di soldi. S, certo, sa bene anche lei che non si pu scavare senza denaro. E in cambio? In cambio di cosa? Di una squadra di uomini, attrezzature e fondi. La gloria. Sta scherzando? replic Yves Picot seccato. No, affatto. Se troviamo le tavolette sulle quali si racconta la Genesi dettata da Abramo, le scoperte di Troia e di Cnosso saranno inezie al confronto. Non esageriamo. Lei sa bene quanto me cosa significhi una scoperta di tale portata. Avrebbe un'incredibile importanza storica, oltre che religiosa e politica. E voi cosa ci guadagnate? curioso il suo impegno, se teniamo conto della situazione del suo paese. strano pensare agli scavi quando tra poco ci saranno i bombardamenti. E poi Saddam sar disposto a permettere che una missione archeologica straniera organizzi le ricerche o magari ci arrester tutti accusandoci di spionaggio? Non mi faccia ripetere cose che sa meglio di me: sarebbe la scoperta archeologica pi importante degli ultimi cent'anni. Quanto a Saddam, non impedir ad archeologi europei di recarsi in Iraq, gli servir come propaganda. Non ci saranno problemi. Salvo essere bombardati dagli americani, perch non credo che loro siano molto interessati all'archeologia. Di sicuro non sanno nemmeno dove si trova Ur. Sta a lei decidere. Ci penser. Mi dica come contattarla. Ahmed Husseini gli diede il proprio biglietto da visita, poi si congedarono con una stretta di mano. Un tipo seduto al tavolo accanto, che leggeva distrattamente il giornale, aveva ascoltato tutta la conversazione.

5 Robert Brown viveva solo. In effetti, non era esattamente cos, giacch anche Ramn Gonzlez abitava nello stesso attico a due piani alla periferia di Washington. La casa era grande: cinque stanze, tre saloni, una sala da pranzo e uno studio, oltre alla zona della servit, dove Ramn aveva il suo appartamento privato. Il maggiordomo era al servizio di Brown da pi di trent'anni. Lo aiutavano nelle faccende di casa una donna ispanica come lui, che si occupava dei lavori pesanti, e il giardiniere, un italoamericano chiacchierone. Ramn Gonzlez era dominicano. Insieme a sua sorella era emigrato a New York quarant'anni prima. Entrambi avevano trovato lavoro nella casa di un broker che viveva nella Quinta Strada. L Ramn aveva imparato il mestiere del maggiordomo. Dopo aver lavorato presso un paio di famiglie, aveva conosciuto Robert Brown e da allora non l'aveva pi lasciato. Brown era un datore di lavoro esigente, ma passava molto tempo fuori casa. Parlava poco, chiedeva la massima discrezione, pagava generosamente e gli lasciava molte ore libere. Gonzlez gli era assolutamente fedele e sfruttava la comodit di non doversi occupare d'altri che di quel vecchio scapolo. Aveva preparato la colazione nella sala pi piccola, in cui a quell'ora le vetrate lasciavano filtrare pallidi raggi di sole. Suonarono alla porta e Ramn Gonzlez si affrett a ricevere l'ospite del signor Brown. Buongiorno, signor Dukais. Buongiorno, Ramn, anche se fa freddino. Ho bisogno di un caff forte, ristretto, e poi muoio di fame; per arrivare in tempo sono uscito di casa senza toccare cibo. Ramn non fece commenti; abbozz un sorriso a mo' di risposta e condusse Paul Dukais in sala, dove lo aspettava il padrone di casa. Ramn serv la colazione e usc chiudendo la porta affinch i due uomini potessero parlare indisturbati. Brown era uno che non perdeva tempo, tanto meno con tipi come Dukais. In fondo, aveva un importante pacchetto di azioni della Planet Security, come d'altronde di tante altre societ. Aveva conosciuto Dukais quando era un doganiere corrotto ai moli di New York. Devi mandare degli uomini in Iraq. Ne ho gi pronto qualche migliaio. Appena inizia la guerra, laggi sar

essenziale la massima sicurezza. Ieri mi ha chiamato il mio contatto al dipartimento di Stato; vogliono che i miei uomini coprano determinati punti una volta che le nostre truppe saranno a Baghdad. Da mesi sto assoldando persone da ogni parte. So come funziona la faccenda, non starmelo a raccontare, Paul, e ascolta. Voglio che mandi diverse squadre, che entreranno nel paese dalla Giordania, dal Kuwait, dall'Arabia Saudita e dalla Turchia. Parte degli uomini rimarr su alcune postazioni di frontiera, dove aspetter fino a nuovo ordine. Quale ordine? Non fare domande stupide. Suppongo che gli iracheni stiano chiudendo le frontiere e, se non lo fanno loro, lo faranno i turchi, o i kuwaitiani o che so io. Tu vuoi uomini sia sulle frontiere sia all'interno dell'Iraq. Non puoi aspettare, come tutti? Non ti sto dicendo che li voglio domani, ti sto chiedendo di organizzare i vari gruppi e di tenerli pronti per quando ti dar il segnale. Cerca della gente che non dia assolutamente nell'occhio pericoloso fare entrare uomini prima del tempo. I nostri amici della Difesa stanno organizzando un plotone che sar pronto fra un paio di mesi, mi hanno detto in primavera; cerchiamo di non commettere errori perch questo pregiudicherebbe l'operazione. Ti ripeto che non c' bisogno che arrivino troppo in anticipo: ti comunicher la data esatta in cui dovranno entrare in azione. Poi se ne andranno con la stessa velocit con cui sono arrivati; non rimarranno pi di tre o quattro giorni dall'inizio dei bombardamenti. E cosa dobbiamo portare via? La storia dell'umanit. Che sciocchezze stai dicendo? I tuoi uomini si metteranno agli ordini di altre persone che li staranno aspettando. Adesso non mi seccare con le tue domande. Lo sguardo di Robert Brown spavent Paul Dukais. Sapeva che con quell'uomo non c'era da scherzare. Ci aveva messo tempo per arrivare a conoscerlo, per sapere che cosa c'era dietro i suoi modi eleganti, e ci che aveva scoperto gli faceva paura, molta paura. Decise dunque di non continuare a provocarlo. A lui non importava un bel niente di ci che voleva fare in Iraq. Adesso voglio che porti una lettera a Roma, da consegnare a Ralph Barry. Tra quindici giorni mi farete avere la risposta da Amman.

Bene. Paul, non possiamo permetterci errori, l'operazione pi delicata che abbiamo mai fatto. un'opportunit unica, non fartela scappare. Ho mai fallito finora? No, mai. Per questo sei ricco. "E vivo" pens Dukais. Non si sbagliava riguardo ai suoi rapporti con Robert Brown: quell'uomo discreto e dai modi squisiti sarebbe stato capace di qualsiasi cosa. Lui lo sapeva bene, erano soci da troppi anni. Quando il piano sar pronto e avrai scelto gli uomini mi farai un rapporto dettagliato. Non ti preoccupare, non mancher. Paul, non c' bisogno che ti dica che questa conversazione non mai avvenuta, che nessuno deve venire a conoscenza di tale incarico. Io rispondo davanti al consiglio d'amministrazione dell'attivit della fondazione, e loro non devono sapere nulla di tutto ci. Ti avverto perch potresti imbatterti in qualche membro del consiglio e farti scappare qualcosa. Ti ho detto di non preoccuparti. L'uomo consider concluso l'incontro con il consiglio d'amministrazione. Era gi ora di pranzo, e lui ne avrebbe approfittato per schiacciare un pisolino nella tranquillit del suo studio. Il rumore della strada non giungeva fino al ventesimo piano dell'edificio newyorkese da cui dirigeva il proprio impero. Gli anni avevano lasciato il segno e lui si sentiva stanco. Si alzava molto presto perch non dormiva bene durante la notte, e passava le ore leggendo o ascoltando Wagner. Il momento in cui riposava meglio era mezzogiorno, quando si allentava il nodo della cravatta, appendeva la giacca e si sdraiava sul divano. La sua segretaria aveva l'ordine tassativo di non passargli alcuna chiamata e di non disturbarlo per nessun motivo. Solo un telefono poteva strapparlo al sonno ristoratore. Un piccolo cellulare che portava sempre con s, da cui non si separava nemmeno quando, come in quei momenti, si preparava per dormire. Si era appena sdraiato, quando il suono quasi impercettibile del telefonino lo fece sussultare. Pronto. George, sono Frankie. Dormivi? Quasi, che succede?

Ho parlato con Enrique. Potremmo andare a Siviglia a trascorrere qualche giorno con lui o trovarci sulla costa, a Marbella, per esempio, che piena di vecchi come noi. In Spagna, a settembre, fa ancora caldo. In Spagna? No, non mi pare necessario. Abbiamo gi lanciato troppe esche, rischiamo di rimanere impigliati nella rete anche noi. E Alfred...? diventato un vecchio rimbambito, non riesce pi a controllare nulla. Non essere ingiusto. Alfred sa quello che ha fra le mani. No, non lo sa pi. Ricordi cosa combin tempo fa? Aveva voluto immischiarsi in affari che non lo riguardavano e ora sta facendo lo stesso. Era suo figlio, tu avresti agito nello stesso modo. Io non ho figli, dunque non lo so. lo invece ne ho e capisco che non ci si rassegni. Dovrebbe farlo, dovrebbe accettare le cose come sono. Non pu restituire la vita a Helmut. Il ragazzo aveva fatto troppo il furbo. Alfred conosce le regole, sapeva ci che poteva accadere. E adesso si sta di nuovo sbagliando riguardo a quella nipote capricciosa. Io non credo che lui sia un pericolo. Sa cosa c' in gioco e sua nipote una donna intelligente. Che gli ha succhiato il cervello e l'ha portato a commettere un errore dietro l'altro. Lo avevamo avvertito di dirle la verit. Non ha voluto, preferisce continuare la sua pantomima davanti a lei. Non siamo arrivati fino a questo punto perch un vecchio sentimentale rovini tutto. Anche noi siamo vecchi. E io voglio continuare a esserlo. Ho appena terminato una riunione del consiglio d'amministrazione; dobbiamo prepararci per la guerra. Guadagneremo un sacco di soldi, Frankie. N a te n a me importa un bel niente dei soldi, George. No, hai ragione, non per i soldi. il potere, sapere che stiamo tra coloro che muovono i fili. Adesso, se non ti spiace, vorrei dormire. Dimenticavo. La prossima settimana andr a New York. Allora, amico mio, troveremo il modo d'incontrarci. Forse potremmo chiedere a Enrique di venire a New York. Preferisco vederlo a New York che a Siviglia. Non mi piace andare laggi, non mi sento tranquillo. Sei sempre stato un po' paranoico, George. Sono solo prudente, per questo siamo arrivati fino qui. Ti ricordo che altri non ce l'hanno fatta perch hanno commesso degli errori. Anch'io ho

voglia di vedere Enrique, ma preferisco rinunciare se questo ci espone a dei pericoli. Ormai siamo vecchi, nessuno sa... Zitto! Ti ripeto che voglio essere vecchio ancora per un po'. Ti far sapere se sar possibile incontrarci a New York. Frank fin il suo whisky mentre riagganciava. George, il prudente e diffidente George, aveva sempre dimostrato di avere ragione. Suon un campanello d'argento che stava sulla scrivania dello studio e un secondo dopo entr un uomo in uniforme bianca. Ha bisogno di qualcosa, signore? Jos, sono arrivate le persone che aspettavo? Ancora no, signore. La torre di controllo ci avviser non appena l'aereo si sar avvicinato. Bene, mi faccia sapere. S, signore. Mia moglie? La signora sta riposando; aveva mal di testa. E mia figlia? La signora Alma se n' andata questa mattina presto con suo marito. Ah, gi... Mi porti un altro whisky e qualcosa da mangiare. S, signore. Il maggiordomo usc in silenzio. A Frank piaceva Jos. Era discreto, efficiente e parlava poco. Si prendeva cura di lui molto meglio di quanto avesse mai fatto la sua capricciosa moglie. Emma era troppo ricca. Questo era stato il suo principale difetto, bench per lui rappresentasse un vantaggio. Be', anche la scarsa avvenenza era un problema. Tendeva a ingrassare, era bassa di statura e molto scura. Il colore della pelle di Emma era quasi marrone, una tinta spenta, priva di sfumature. Non assomigliava ad Alicia. Alicia era nera. Totalmente nera e bella, scandalosamente bella. Stavano insieme da quindici anni, lui l'aveva conosciuta nel bar di quell'hotel di Rio mentre aspettava uno dei suoi soci. La ragazza era andata subito al sodo, offrendosi senza tanti complimenti. E lui se l'era tenuta per sempre. Era sua, gli apparteneva, e lei conosceva la sorte che le sarebbe toccata se avesse osato tradirlo con qualcun altro. Lu era un vecchio, s, per questo la pagava profumatamente. Quando fosse morto, Alicia avrebbe potuto godersi la fortuna che lui le avrebbe la-

sciato in eredit, oltre allo splendido attico di Ipanema e ai gioielli che le aveva regalato. Quando l'aveva conosciuta, Alicia aveva appena compiuto vent'anni; era quasi una bambina con le gambe lunghe e il collo sinuoso; lui era un settantenne che non voleva considerarsi vecchio. Poteva permettersi una ragazza cos: aveva denaro sufficiente affinch le donne facessero finta di considerarlo ancora un uomo attraente. Avrebbe telefonato ad Alicia e sarebbe andato a trovarla a Rio. Che lei si preparasse per il suo arrivo. In realt, non gli piaceva allontanarsi troppo dall'immensit della sua villa, situata ai margini del bosco. L si sentiva al sicuro, con i suoi uomini che percorrevano giorno e notte i molti chilometri del perimetro, protetto anche da un sofisticato sistema di sensori e da altri congegni che rendevano impossibile l'irruzione di intrusi. Ma il pensiero di Alicia gli aveva trasmesso una scossa di vitalit e alla sua et questo era impagabile. E poi doveva andare a New York, per cui sarebbe comunque dovuto passare da Rio. 6 Clara Tannenberg e Ahmed Husseini aspettavano impazienti un taxi davanti all'Excelsior. Nessuno dei due prest attenzione all'uomo magro, con i capelli castani che, nervoso, scendeva da un altro taxi ed entrava come un fulmine nell'hotel. La loro vettura arriv un minuto pi tardi, dunque non poterono vedere quello stesso uomo uscire di corsa dall'Excelsior gridando in direzione del taxi su cui si stavano allontanando. L'uomo rientr nell'hotel e si diresse alla reception. Se ne sono andati, sa se erano diretti all'aeroporto? Se hanno intenzione di lasciare Roma? Il portiere lo guard con diffidenza, bench l'aspetto dell'uomo fosse assolutamente normale: aspetto distinto, capelli a spazzola, portamento elegante malgrado il vestito sportivo... Signore, non le posso dare quest'informazione. importantissimo che mi metta in contatto con loro. Cerchi di capire, signore, noi non possiamo sapere dove vanno i nostri clienti quando lasciano l'hotel. Ma quando hanno chiesto un taxi avranno detto dov'erano diretti. Per favore, la prego, davvero importante...

Non so come esserle utile, attenda un attimo. Se fosse cos gentile da dirmi solo se erano diretti all'aeroporto... Qualcosa nella voce e nello sguardo dell'uomo convinse l'esperto portiere a infrangere il proprio codice professionale. D'accordo, andavano all'aeroporto. Questa mattina hanno cambiato la data del volo per Amman, il loro aereo parte tra un'ora. Sono usciti in ritardo, la signora ha perso tempo e... L'uomo usc di corsa dall'hotel e s'infil nel primo taxi disponibile. All'aeroporto, presto! L'autista, un vecchio romano, guard nello specchietto retrovisore. Sicuramente non era l'unico tassista di Roma a non farsi contagiare dalla fretta dei clienti, cosicch guid in tutta tranquillit fino a Fiumicino, malgrado la disperazione che vedeva riflessa sul viso del passeggero. Una volta all'aeroporto, l'uomo cerc il gate del volo per Amman e si diresse rapido al cancello d'imbarco dei passeggeri diretti in Giordania. Troppo tardi. Tutti avevano gi passato la dogana e il poliziotto si rifiut di farlo entrare. Sono amici, non ho potuto salutarli, questione di un minuto. Per favore, mi faccia passare! Il poliziotto si mostr irremovibile e gli intim di andarsene. L'uomo inizi a vagare per l'aeroporto senza meta, senza sapere che fare, su chi contare. Sapeva solo che avrebbe dovuto parlare con quella donna ovunque fosse, a qualsiasi costo, anche se avesse significato seguirla in capo al mondo. Appena posarono i piedi sulla scaletta dell'aereo furono investiti da una folata di aria calda profumata di spezie. Tornavano a casa, tornavano in Oriente. Ahmed precedette Clara nella discesa, reggendo un borsone Vuitton. Dietro di lei, un uomo non la perdeva di vista, anche se cercava di passare inosservato. Non ebbero alcun problema a superare la dogana. I passaporti diplomatici aprivano tutte le porte e la Giordania, per quanto giurasse lealt a Washington, aveva la propria politica e non si sarebbe mai schierata contro Saddam, nonostante la scarsa simpatia nei confronti del dittatore iracheno. Ma l'Oriente l'Oriente e, per quanto occidentalizzata, la famiglia reale giordana era assai esperta in fatto di diplomazia. Un'auto che attendeva Clara e Ahmed all'uscita dell'aeroporto li condus-

se al Marriot. Era tardi, sicch cenarono in camera. C'era ancora tensione fra loro. Chiamo il nonno. Non una buona idea. Perch? Siamo ad Amman. Gli americani controllano tutto. Domani oltrepasseremo la frontiera. Non puoi aspettare? Veramente no, ho voglia di parlare con lui. Sai una cosa? Sono stanco del tuo comportamento capriccioso. Ti sembra un capriccio il fatto che io voglia parlare con mio nonno? Dovresti essere pi prudente, Clara. Perch? tutta la vita che mi sento dire di essere prudente e discreta, perch? Domandalo a tuo nonno rispose Ahmed di malumore. Lo sto domandando a te. Sei intelligente, Clara, capricciosa ma intelligente, e suppongo che negli anni avrai tratto le tue conclusioni, anche se tuo nonno continua a considerarti una bambina. Clara rimase in silenzio. In realt, non sapeva se avrebbe desiderato che le dicessero ci che intuiva. Ma c'erano tante matasse da districare... Era nata a Baghdad, come sua madre, e aveva trascorso l'infanzia e l'adolescenza tra Il Cairo e la capitale irachena. Amava entrambe le citt allo stesso modo. Le era costato parecchio convincere il nonno a lasciarle terminare gli studi negli Stati Uniti. Alla fine ci era riuscita, sapendo di causargli molta apprensione. Stava bene in California, San Francisco era la citt in cui era diventata adulta, ma aveva sempre saputo che non sarebbe rimasta a vivere l. Le mancavano l'Oriente, quegli odori, quei sapori, il senso del tempo... e parlare arabo. Per questo si era innamorata di Ahmed. I ragazzi americani le parevano insulsi, anche se le avevano fatto scoprire tutto ci che in Oriente era vietato a una donna. Comunque, gli telefono. Chiese alla centralinista di metterla in comunicazione con Baghdad. Dopo qualche minuto ud la voce di Fatima. Fatima, sono Clara! Bambina mia, che bello sentirti! Avviso subito il signore. Non sta dormendo? No, no, sta leggendo nel suo studio, sar contento di parlare con te.

Attraverso il telefono le giunse la voce di Fatima che chiamava Al, il maggiordomo di suo nonno, perch lo avvisasse. Clara, tesoro... Nonno... Siete ad Amman? Siamo appena arrivati. Ho voglia di vederti, di tornare a casa. Cosa ti successo? Perch me lo domandi? Ti stupisce che abbia voglia di vederti? No, ma ti conosco. Da piccola correvi sempre a rifugiarti da me quando ti accadeva qualcosa, anche se non volevi spiegarmene il perch. A Roma non andata bene. Lo so. Lo sai? S, Clara, lo so. E come fai a saperlo? Vuoi metterti a farmi domande adesso? No, ma... L'uomo sospir, stanco. E Ahmed? qui. Bene, ho disposto tutto perch facciate un buon ritorno a casa. Passami tuo marito. Clara tese la cornetta ad Ahmed e lui convers brevemente con il nonno di sua moglie. Lui voleva che rientrassero quanto prima a Baghdad. Nelle prime ore del mattino successivo, Clara e Ahmed si trovavano nella hall dell'albergo in attesa dell'auto che li avrebbe portati in Iraq. Nessuno dei due si accorse di quattro uomini, apparentemente estranei fra loro, che li sorvegliavano. La sera prima avevano mandato il loro rapporto a Marini. Fino a quel momento non era accaduto nulla di nuovo. Attraversare la frontiera non aveva rappresentato un problema per Ahmed e Clara, ma per gli uomini di Marini era stato pi complicato. Si erano divisi e avevano pagato perch autisti esperti li portassero oltreconfine. Non era stato facile trovarne: quelli che avevano una famiglia in Iraq o che si dedicavano al contrabbando non avevano interesse a varcare la frontiera. Avevano dovuto sborsare laute somme di denaro agli autisti, che erano stati raccomandati loro dall'hotel di Amman, affinch non perdessero di vista una Toyota verde a trazione integrale che procedeva davanti a loro. Non c'era molto traffico sulla strada per Baghdad, ma abbastanza per rendersi conto che da l entrava e usciva qualsiasi cosa.

Giunsero nella capitale di notte. Una delle auto segu la Toyota in un quartiere della citt, l'altra si diresse all'Hotel Palestine. Sapevano che l alloggiava gran parte degli occidentali, e loro si presentarono come uomini d'affari, sebbene risultasse quantomeno sospetto affermare che in una simile congiuntura politica si potessero fare affari a Baghdad. La Toyota fren davanti a un cancello in attesa che si aprisse. Gli uomini di Marini non si fermarono. Ormai sapevano dove viveva Clara Tannenberg. Il giorno dopo sarebbero tornati a dare un'occhiata. La casa a due piani, protetta da invisibili uomini armati, era circondata da un giardino molto curato. La Casa Gialla, com'era conosciuta per il colore dorato con cui veniva sempre accuratamente dipinta, si trovava in un quartiere residenziale. Precedentemente era stata la dimora di un commerciante britannico. Fatima aspettava nell'ingresso, dormicchiando seduta su una sedia. Il rumore della porta la svegli. Clara l'abbracci con affetto. La donna era sciita e si era presa cura di Clara fin da piccola. All'inizio alla ragazza facevano paura le sottane nere di Fatima, poi si era abituata e in seguito avrebbe trovato in lei la dolcezza che mancava a sua madre. Fatima era rimasta vedova molto giovane. Aveva vissuto a casa della suocera, dove non veniva considerata n trattata bene, ma aveva accettato il proprio destino senza dire una parola, mentre cresceva il suo unico figlio. Un giorno la suocera l'aveva mandata in quella casa dove viveva uno straniero con la sua giovane moglie, un'egiziana, la signora Alia. E l lei era rimasta per sempre. Aveva servito Alfred Tannenberg e sua moglie, li aveva accompagnati durante i loro spostamenti al Cairo, dove la coppia aveva un'altra residenza, e soprattutto si era fatta carico prima del loro figlio, Helmut, e poi della nipote, Clara. Adesso era solo un'anziana che aveva perso il figlio nella maledetta guerra contro l'Iran. Non le rimaneva null'altro che Clara. Tesoro, hai un brutto aspetto. Sono stanca. Dovresti smettere di viaggiare e iniziare ad avere figli, prima di diventare troppo vecchia. Hai ragione; quando trover la Bibbia d'argilla lo far rispose Clara ridendo. Ah, tesoro, spera che non ti capiti come a me! Un unico figlio, e da quando l'ho perso sono sola.

Hai sempre me. S, vero, ho te; se cos non fosse, non so che senso avrebbe la vita. Su, Fatima, non essere tragica, sono appena arrivata. E il nonno? Sta riposando. Oggi stato fuori tutto il giorno ed tornato stanco e preoccupato. Ha detto qualcosa? Solo che non voleva cenare; si chiuso in camera sua e ci ha ordinato di non disturbarlo. Allora lo vedr domani. Ahmed si diresse in camera sua mentre le due donne continuavano a parlare. Era sfinito. Il giorno dopo sarebbe dovuto andare a lavorare al ministero della Cultura, dove avrebbe dovuto presentare una relazione sul convegno di Roma. Che fallimento! Lui, per, era un privilegiato. Non lo dimenticava, per quanto esserlo gli desse la nausea. Da anni, da quando aveva scoperto che la sua era una famiglia appartenente alla ristretta lite di un regime dittatoriale, non si sentiva bene con se stesso. Ma non aveva avuto il coraggio di rinunciare a tanti privilegi e aveva preferito ingannarsi dicendo che era fedele alla sua famiglia, non a Saddam. Poi aveva conosciuto Clara e i Tannenberg e la sua vita era sprofondata per sempre nell'abisso. Si era lasciato corrompere come mai avrebbe pensato. Non poteva dare la colpa ad Alfred. Era stato lui ad accettare di integrarsi nella sua organizzazione e poi a ereditarla, ben sapendo ci che avrebbe comportato. Se la sua posizione rispetto a Saddam era solida per via dei legami familiari, con Alfred era diventata intoccabile, poich questi aveva amici molto influenti tra gli uomini del dittatore. Ma ad Ahmed costava ogni giorno di pi convivere con se stesso e soprattutto con una donna come Clara, che rifiutava di vedere ci che accadeva intorno a lei, che preferiva vivere nell'ignoranza per non provare orrore e poter continuare a voler bene a coloro che rappresentavano la sua famiglia. Ormai lui non l'amava pi, e forse, in realt, non l'aveva mai amata. Quando si erano conosciuti a San Francisco aveva pensato che fosse la ragazza adatta per un'avventura. Parlavano in arabo, avevano amici comuni a Baghdad, entrambi conoscevano le rispettive famiglie, anche se tra esse non c'erano rapporti. Essere espatriati li aveva uniti. Clara era un'emigrante di lusso, con soldi in abbondanza sul proprio conto corrente. Lui disponeva di fondi sufficienti per alloggiare in un comodo attico dal quale vedeva spuntare il sole sulla

baia di San Francisco. Erano andati a vivere insieme, persuasi dal fatto di avere diverse cose in comune: entrambi erano iracheni, archeologi, la loro lingua materna era l'arabo e provavano la stessa sensazione di libert negli Stati Uniti, anche se sentivano la mancanza del loro paese e della loro gente. Quando suo padre era andato a trovarlo a San Francisco, l'aveva convinto a sposarsi con Clara. Era un matrimonio pieno di vantaggi, e lui sentiva che la situazione politica sarebbe cambiata. Tra i diplomatici le informazioni circolavano, ed era evidente che Saddam non era pi un burattino utile al governo degli Stati Uniti. Bisognava quindi pensare al futuro: Ahmed aveva acconsentito a sposare quella ragazza graziosa, ricchissima ed eccessivamente protetta e viziata. Clara entr in camera e Ahmed sussult. Al, sei gi qui! lo accolse la moglie. Mi secca che non saluti Fatima. Le sei passato davanti senza nemmeno degnarla di uno sguardo. Le ho detto "buonasera". Non ho altro da dirle. Sai cosa significa Fatima per me. S, lo so. Il tono di Ahmed la sorprese, anche se in realt negli ultimi tempi suo marito si comportava come se fosse perennemente infastidito e lei fosse un peso difficile da sopportare. Che ti succede, Ahmed? A me? Niente, sono solo stanco. Ti conosco e so che c' qualcosa che non va. Ahmed la guard fisso. Aveva voglia di gridarle in faccia che lei non lo conosceva affatto, che non l'aveva mai conosciuto davvero e che era stufo di lei e di suo nonno, ma che ormai era tardi per scappare. Invece, si limit a dirle: Andiamo a dormire, Clara. Domani dobbiamo lavorare. Io mi recher al ministero, e poi dovremo iniziare i preparativi per gli scavi. Da quanto mi hanno detto a Roma, scoppier la guerra, anche se nessuno qui ci vuole credere. Mio nonno s. S, tuo nonno s. Di, andiamo a letto. Disferemo le valigie domani. Alfred Tannenberg si trovava nello stadio con uno dei suoi soci, Mustaf Nasir. Discutevano vivacemente quando entr Clara. Nonno... Ah, sei qui! Accomodati, piccola. Tannenberg fiss il suo sguardo

d'acciaio su Nasir e questi abbozz un largo sorriso. Cara bambina, da quanto tempo non ci vediamo! Ormai non mi fai pi l'onore di venirmi a trovare al Cairo... Le mie figlie chiedono sempre di te. Ciao, Mustaf. Il tono di Clara non era amichevole, poich aveva sentito il nonno discutere con l'egiziano. Clara, stiamo lavorando; appena avremo finito, ti far chiamare. D'accordo, nonno, vado a fare delle compere. Fatti accompagnare. S, s; viene anche Fatima. Clara usc accompagnata dalla governante e da un uomo che aveva la funzione di autista e di guardia del corpo. Si diressero verso il centro di Baghdad con la Toyota verde. La citt era solo il pallido riflesso di ci che era stata. L'embargo a cui gli Stati Uniti sottoponevano il regime di Saddam aveva impoverito gli iracheni, che dovevano aguzzare l'ingegno per sopravvivere. Gli ospedali funzionavano ancora grazie ad alcune organizzazioni non governative, ma era sempre pi pressante l'esigenza di medicinali e di alimenti. Clara provava un odio profondo verso Bush per ci che stava causando al suo paese. A lei Saddam non piaceva, ma le piacevano ancora meno gli americani che li assediavano, soffocandoli. Passeggiarono per il bazar, finch Clara trov un regalo per Fatima, poich era il suo compleanno. Nessuna delle due donne si rese conto della presenza di quegli stranieri che parevano seguirle per le stradine strette del bazar. Ma il guardaspalle individu la presenza di un paio di uomini che, con l'aspetto di turisti disorientati, incrociavano a ogni angolo. Non disse nulla alle donne per non metterle in allarme. Quando tornarono alla Casa Gialla l'uomo si rec da Alfred Tannenberg, precedendo Clara. Mustaf Nasir se n'era andato. Erano quattro uomini, si muovevano in coppia spieg il guardaspalle. Era evidente che ci seguivano. E poi il loro aspetto li smascherava. Il loro modo di vestire, i tratti del volto... sono sicuro che non erano iracheni e nemmeno egiziani, n giordani... e non parlavano inglese, mi sembrato che parlassero italiano. Cosa credi che volessero fare? Stavano pedinando la signora. Non penso che avessero intenzione di farle del male, anche se... Non si sa mai. Fa' in modo che Clara non vada in giro da sola e che al-

tri due uomini armati vi accompagnino sempre. Se succede qualcosa a mia nipote nessuno vivr abbastanza per raccontarlo. Non c'era bisogno di proferire quella minaccia. Yasir sapeva perfettamente che avrebbe pagato con la vita qualsiasi cosa fosse successa a Clara, e non sarebbe stato n il primo n l'ultimo uomo a morire per espresso desiderio di Tannenberg. Certo. Rinforza la sicurezza della casa. Voglio controlli accurati su chiunque entri o esca: che non ci siano giardinieri sconosciuti a sostituire un cugino malato, che nessun venditore ambulante si aggiri qui intorno. Non voglio vedere facce nuove a meno che non lo autorizzi io personalmente. E adesso cerchiamo di catturare questi misteriosi pedinatori. Voglio sapere chi sono, chi li manda e perch. Sar difficile prenderli tutti. Ne baster uno. S, ma Clara dovr uscire di nuovo. vero. Mia nipote far da esca, ma fa' in modo che non se ne accorga e, soprattutto, che non le succeda nulla. Ne risponderai con la vita, Yasir. Lo so. Non le succeder nulla. Fidati di me. Io mi fido solo di me stesso, Yasir, ma vedi di non fare passi falsi. Non succeder. Tannenberg chiam la nipote. Rimase ad ascoltare per un'ora le sue lamentele su ci che era accaduto a Roma. Lui sapeva gi che le cose non sarebbero andate per il verso giusto. I suoi amici volevano che aspettasse la caduta di Saddam per organizzare una spedizione archeologica che sviscerasse i resti di quell'edificio trovato tra le antiche Ur e Babilonia. Una spedizione che, oltre alla Bibbia d'argilla, senz'altro avrebbe strappato alla terra altre tavolette e qualche statua. Una delle tante missioni che avevano finanziato. Ma lui non avrebbe aspettato. Non poteva, sapeva che stava consumando gli ultimi giorni della sua vita. Forse gli rimanevano tre o quattro mesi, sei al massimo. Aveva obbligato il medico a dirgli la verit: era giunto alla fine dei suoi giorni. Aveva ottantacinque anni e il fegato pieno di piccoli tumori. Non erano passati nemmeno due anni da quando l'avevano operato a quell'organo vitale, asportandone una parte. A Clara ci avrebbe pensato Ahmed, ma lei avrebbe comunque avuto denaro sufficiente per mantenersi per il resto della vita; Alfred, per, voleva farle un regalo, quello che lei gli chiedeva da quando era un'adolescente: essere l'archeologa che avrebbe scoperto la Bibbia d'argilla. Per questo l'a-

veva mandata a Roma: perch rendesse pubblica l'esistenza di quelle due tavolette che lui aveva trovato quando era pi giovane di Clara. La comunit archeologica poteva anche prendersi gioco della storia delle tavolette di Abramo, ma ormai, pur considerandola una fantasia, non ne ignorava pi l'esistenza. Nessuno avrebbe potuto strappare la gloria a sua nipote. Nessuno, nemmeno loro, i suoi pi cari amici. Aveva gi pronta la lettera che uno dei suoi avrebbe consegnato ad Amman al corriere fidato che a sua volta l'avrebbe portata a Washington nell'ufficio di Robert Brown; quest'ultimo l'avrebbe fatta avere a George Wagner. Prima di spedirla, per, Alfred Tannenberg doveva occuparsi di quegli stranieri che pedinavano sua nipote; e forse avrebbe dovuto aggiungere un altro messaggio. Aspettava di parlare con Ahmed. Quella mattina, quando il marito di Clara gli aveva consegnato la lettera di Brown, l'aveva trovato molto teso. Si fidava di Ahmed perch conosceva la sua ambizione e la sua impazienza di scappare per sempre dall'Iraq, cosa che avrebbe potuto fare solo con il suo denaro, il denaro che Clara avrebbe ereditato e di cui Ahmed avrebbe usufruito fino a che fosse rimasto insieme a sua nipote. Gli uomini di Marini erano pronti sin dalle prime luci dell'alba. Avevano trovato la postazione ideale per controllare chi entrava e usciva dalla Casa Gialla: un caff situato all'angolo opposto della strada. Il padrone era gentile, e bench non smettesse di fare domande riguardo alla loro permanenza a Baghdad, quel luogo serviva loro per non essere esposti alla vista degli uomini che stavano di guardia all'abitazione di Tannenberg. Alle otto videro uscire Ahmed Husseini sulla Toyota verde. Guidava lui, ma accanto c'era un uomo che controllava tutt'intorno. Clara lasci la casa alle dieci del mattino, accompagnata da quella donna vestita di nero dalla testa ai piedi. Erano di nuovo scortate da una guardia del corpo, questa volta su una Mercedes a quattro ruote motrici. La squadra di Marini era ancora divisa in due coppie, e comunicava con ricetrasmittenti. Quelli seduti al caff avvisarono i compagni, che si trovavano a due strade dalla casa su un'auto presa a noleggio, pronti a pedinare la donna. La Mercedes si diresse verso la periferia di Baghdad. Gli uomini di Marini, su due auto, la seguirono fiduciosi. Viaggiavano da pi di mezz'ora quando la Mercedes devi su una strada sterrata, fiancheggiata da palme. I pedinatori della Investigazioni e Sicu-

rezza esitarono, ma alla fine decisero di proseguire. La Mercedes acceler e la prima auto degli inseguitori si mantenne a una prudente distanza. I suoi occupanti non erano disposti a perdere di vista la donna che li avrebbe condotti dal vecchio che dovevano fotografare. D'un tratto la Mercedes acceler ancora, sollevando una nuvola di polvere; un secondo pi tardi comparvero da due sentieri adiacenti diversi fuoristrada che parevano voler investire l'auto su cui si trovavano gli uomini di Marini. Costoro si resero conto troppo tardi di essere circondati e furono obbligati a frenare. La seconda auto degli investigatori italiani, rimasta a una certa distanza, si arrest di colpo. Non avevano armi, nulla con cui fare fronte ai tizi armati che si avvicinavano ai loro compagni. Videro che li tiravano fuori dal veicolo e iniziavano a colpirli. Non sapevano cosa fare: se fossero accorsi in loro soccorso, sarebbero caduti a propria volta nella trappola, ma non potevano certo assistere impotenti a quell'aggressione brutale. Decisero di tornare sulla strada principale in cerca di aiuto e innestarono la retromarcia. Non fuggivano, si dissero, bench dentro di s sapessero che era proprio quello che stavano facendo. Non videro che uno dei loro compagni veniva obbligato a inginocchiarsi e che veniva ucciso con un colpo alla nuca, mentre l'altro non poteva trattenere un conato di vomito. Due minuti pi tardi entrambi giacevano morti sul ciglio della strada. Carlo Cipriani si nascose il volto fra le mani. Mercedes era rimasta seduta, pallida ma impassibile, mentre sulle facce di Hans Hausser e Bruno Mller si riflettevano l'orrore e l'angoscia provocati dal resoconto di Marini. Si erano recati nell'ufficio del responsabile della Investigazioni e Sicurezza. Era stato Marini a convocarli. L'agenzia era in lutto. Il silenzio degli impiegati non lasciava adito a dubbi. Il giorno dopo sarebbe atterrato l'aereo con a bordo le salme degli uomini dell'agenzia. Erano stati assassinati dopo una violenta aggressione. I loro compagni non erano al corrente di che cosa avessero detto n a chi. Sapevano solo che dieci fuoristrada, cinque per parte, li avevano obbligati a fermarsi. Erano riusciti a vedere che venivano picchiati; quando pi tardi erano tornati con una pattuglia di militari che avevano incontrato sulla strada, i loro compagni erano morti. Avevano preteso che si aprisse un'inchiesta ed erano stati sul punto di essere arrestati come principali sospetti. Nessuno ave-

va visto niente, nessuno sapeva niente. La polizia li aveva interrogati con metodi sbrigativi, il cui ricordo era supportato da alcune contusioni e tagli sul viso, sul petto e sul torace. Dopo varie ore di interrogatori, erano stati rilasciati con la raccomandazione di andarsene al pi presto dall'Iraq. L'ambasciata italiana aveva sollevato una protesta formale, e l'ambasciatore aveva chiesto un colloquio urgente con il ministro degli Esteri iracheno. Gli avevano risposto che si trovava in visita ufficiale nello Yemen. Naturalmente, la polizia avrebbe investigato su quella strana aggressione, che pareva opera di qualche banda di delinquenti, a scopo di rapina. Nelle tasche delle vittime non era stato rinvenuto nulla: n documenti, n denaro, nemmeno un pacchetto di sigarette. Niente. Gli assassini si erano portati via tutto. Luca Marini aveva rivissuto i suoi peggiori giorni come capo della polizia antimafia in Sicilia, quando doveva telefonare alle mogli dei suoi compagni per annunciare che i loro mariti erano morti sotto i colpi dei malviventi. Ma almeno in quelle circostanze c'erano stati funerali di Stato alla presenza del ministro, avevano conferito alle vittime una medaglia al valore e le vedove avevano ricevuto una generosa pensione. In questo caso, invece, la sepoltura sarebbe stata fatta privatamente, non ci sarebbero state medaglie; anzi, avrebbero dovuto fare in modo che la stampa non ficcasse il naso. Mi spiace, ma quanto accaduto va oltre ci che potevamo immaginare. Il nostro contratto rescisso. Vi siete messi in un grosso guaio: ci sono di mezzo degli assassini. Hanno ammazzato i miei uomini per avvisarvi di lasciare in pace chiunque stiate cercando. Vorremmo aiutare le famiglie di questi due uomini disse Mercedes. Ci dica qual la somma adeguata in questi casi. So che non siamo in grado di restituire loro la vita, ma almeno possiamo essere utili alle persone che hanno lasciato. Marini guard Mercedes meravigliato. Lei non faceva tanti giri di parole. Aveva il senso pratico che hanno tutte le donne e non perdeva tempo a spargere lacrime. Questo dipende da voi rispose. Francesco Amatore lascia una moglie e una bambina di due anni. Paolo Silvestre era scapolo, ma ai suoi genitori farebbe comodo un aiuto, perch hanno altri figli da crescere.

Le pare sufficiente un milione di euro, mezzo milione per famiglia? Direi che una cifra generosa fu la risposta di Luca Marini. Ma ci sono altre questioni da considerare. La polizia vuole sapere perch due dei miei uomini fossero in Iraq, chi li ha pagati e a che scopo. Finora me la sono cavata come potevo, ma domani mi aspetta il prefetto. Vuole risposte, perch il ministro le chieder a lui. Anche se siamo vecchi amici e mi aiuter, dovr comunque fornirgli delle spiegazioni. Dunque, cosa volete che gli dica e cosa preferite che io taccia? I quattro amici si guardarono in silenzio, consapevoli della delicatezza della situazione. Era davvero arduo spiegare i motivi per cui un medico in pensione, un professore di fisica, un pianista e un'imprenditrice edile avessero contattato un'agenzia d'investigazioni privata e spedito quattro uomini in Iraq. Ci dica lei quale sarebbe la versione pi plausibile sugger Bruno Mller. In realt, non mi avete mai spiegato perch volevate informazioni sulla donna n chi cercate in Iraq. Questo un argomento che non la riguarda ribatt gelida Mercedes. Signora, due uomini sono morti e la polizia crede che le dobbiamo delle spiegazioni. Luca, ci permetti di parlare un minuto da soli? gli chiese Carlo Cipriani. S, naturalmente, potete usare la sala riunioni. Quando avrete deciso qualcosa, avvisatemi. Il responsabile della Investigazioni e Sicurezza li accompagn in una sala adiacente al suo ufficio e usc, chiudendo silenziosamente la porta. Carlo Cipriani fu il primo a parlare. Abbiamo due possibilit: o dire la verit o cercare una scusa plausibile. Non ci sono scuse plausibili con due cadaveri gli fece notare Hans e meno che mai con due cadaveri di innocenti. Se almeno fossero stati dei loro... Se diciamo la verit, va tutto a monte. Ve ne rendete conto? Il tono di voce di Bruno rivelava una sfumatura di angoscia. Non sono disposta ad arrendermi ora, dunque pensiamo al modo di affrontare la situazione. In fondo, nella vita ci successo di peggio, questo solo un contrattempo in pi, spiacevole e inaspettato, ma nient'altro che un contrattempo. Dio, quanto sei dura, Mercedes! A Carlo l'espressione usc dal pro-

fondo dell'anima. Dura? Davvero sono dura, secondo te? Carlo, ci stiamo preparando da anni, convincendoci che saremmo stati capaci di affrontare qualsiasi difficolt. Bene, eccole. Adesso, invece di lamentarci, escogitiamo qualcosa. Non ci riesco disse sottovoce Hans Hausser. Non mi viene in mente nulla. Mercedes li guard contrariata. Poi, alzandosi, prese in mano la situazione. Bene, Carlo, tu e io siamo vecchi amici, io sono a Roma di passaggio e ti ho parlato della mia idea, ossia che, essendo la guerra praticamente inevitabile, vorrei che la mia impresa edile fosse tra quelle che si spartiranno la torta della ricostruzione. Cos, malgrado la mia et, ho pensato di trasferirmi a Baghdad per controllare la situazione da vicino e sapere di che cosa gli iracheni avranno bisogno in futuro. Tu mi hai detto che sono una vecchia pazza, che per questo ci sono le agenzie d'investigazione private, gente preparata, capace di muoversi in una zona a rischio di conflitto. Mi hai presentato un tuo vecchio amico, Luca Marini. Io ho esitato, avrei preferito contattare un'agenzia spagnola, ma alla fine mi sono decisa per la Investigazioni e Sicurezza. Accettiamo la versione degli iracheni, ossia che gli uomini di Marini siano stati uccisi a scopo di rapina. Niente di strano, data la situazione in Iraq. Naturalmente, sono desolata e voglio aiutare le famiglie con un piccolo indennizzo. I tre uomini la guardarono ammirati. Era incredibile che in un secondo fosse riuscita a inventare una scusa come quella. Anche se la polizia non le avesse creduto, era plausibile. Siete d'accordo o vi venuto in mente qualcos'altro? Non era venuto loro in mente nulla, dunque accettarono la versione elaborata da Mercedes. Quando la riferirono a Luca Marini, lui ci pens su. Non era male, sempre che non si venisse a sapere che i suoi uomini stavano pedinando Clara Tannenberg a Roma. S, ha ragione convenne Mercedes. Non dovremmo mescolare le due cose. Ma lei non deve rivelare che due giorni fa i suoi uomini avevano pedinato qualcuno a Roma. Non questo il "caso", visto che a Roma non successo nulla. Il problema nato in Iraq. Gi insistette Marini ma il "caso", come lo chiama lei, iniziato a Roma e ha a che vedere con quella donna. E poi, non sappiamo cosa abbiano detto i miei uomini prima di morire. molto probabile che abbiano confessato di lavorare per la Investigazioni e Sicurezza e di essere stati in-

caricati di seguire Clara Tannenberg. Ha ragione intervenne Hans Hausser ma la polizia irachena non ha detto niente riguardo agli altri due uomini e, per quanto ne sappiamo, nemmeno l'ambasciatore. Non solo, gli iracheni hanno chiuso il caso. Dunque non vedo la ragione perch non si debba chiudere anche qui. Signor Marini disse Mercedes molto seria con l'assassinio dei suoi uomini ci hanno voluto dare un avvertimento. Un macabro avvertimento. il suo modo per farci capire di che cosa capace se proviamo ad avvicinarci a lui e alla sua famiglia. Di cosa sta parlando, Mercedes? A chi si riferisce? Luca Marini non poteva nascondere la curiosit. Era stanco dei misteri di quei quattro anziani. Luca, non ci viene in mente niente di meglio di ci che ti abbiamo detto. Aiutaci tu, se credi che questa versione non sar soddisfacente per la polizia italiana. Il tono grave di Carlo Cipriani convinse il responsabile della Investigazioni e Sicurezza. Cipriani era il suo medico, un vecchio amico che gli aveva salvato la vita quando altri specialisti credevano non valesse la pena di operarlo, dandolo per spacciato. Dunque, l'avrebbe aiutato, malgrado il fastidio che suscitava in lui quella donna, Mercedes Barreda. Dovresti fidarti di me, raccontarmi chi state pedinando e perch. Cos potrei capire meglio ci che successo. No, Luca, non possiamo rivelarti altro replic Carlo. Mi dispiace, non per mancanza di fiducia. D'accordo, vada per la spiegazione della signora Barreda. Spero che gli amici poliziotti siano comprensivi e non mi mettano sotto torchio pi del necessario. Le famiglie dei miei uomini sono disperate, ma credono che siano morti per la situazione caotica che c' in Iraq. Bush ha gi reclutato le due famiglie italiane per la sua causa contro "l'impero del male". Ho parlato con la moglie di Francesco e con i genitori di Paolo. Nessuno sapeva per quale motivo fossero andati in Iraq, loro non parlavano mai di lavoro in casa. Dunque, i familiari non dovrebbero creare problemi, e se inoltre siete disposti a versare un indennizzo... Bene. Vi chiamer e vi dir com' andata con i miei amici della polizia. Scusa se te lo chiedo di nuovo, ma sei sicuro di non aver detto ai tuoi uomini chi li aveva ingaggiati? No, Carlo, non l'ho fatto. Desideravi che nessuno sapesse di voi, e io mantengo la parola data.

Grazie, sei un amico disse Carlo con voce tranquilla. Si salutarono senza aggiungere altro. Andiamo a bere qualcosa sugger Mercedes sono psicologicamente sfinita. Entrarono in un vecchio caff. Il sole splendeva su Roma, ma i quattro si sentivano gelare dentro. Ci ha scoperti afferm Bruno. No, non cos ribatt Mercedes. Gli uomini di Marini non gli hanno detto nulla perch non sapevano nulla. Non perdiamo il senso della realt intervenne Hans Hausser. Siamo troppo vecchi per diventare paranoici. Aspettiamo che Luca ci chiami per dirci com' andata con la polizia propose Carlo. E adesso, amici miei, vi lascio per andare in clinica, altrimenti i miei figli inizieranno a preoccuparsi. Se siete d'accordo, ci vediamo all'ora di cena. Carlo, credo che a nessuno di noi dispiacerebbe riposare replic Mercedes. Ci vediamo domani. S, Mercedes ha ragione. Meglio separarci qualche ora per poter pensare con calma e non rimuginare sulle stesse cose aggiunse Bruno. Come volete. I quattro si lasciarono sulla porta del caff. Avevano bisogno di qualche ora di solitudine, per ritrovare se stessi. Cipriani aveva appena finito di parlare con la segretaria, quando Lara entr nel suo studio. Finalmente ti vedo, pap! Dove ti sei cacciato con i tuoi amichetti? Su, Lara, che modo di parlare di tre vecchietti... che non ti si vede pi, pap, eravamo anche preoccupati, vero, Maria? S, dottoressa. Grazie, Maria, ci vediamo domani le disse il medico. Maria usc dallo studio del dottor Cipriani e lo lasci solo con la figlia. Spero che tu non faccia tardi anche stasera continu Lara. Stasera? Ma, pap, non dirmi che ti sei dimenticato del compleanno della moglie di Antonino e che andiamo tutti a cena da lui. Ah, il compleanno! No, non me ne sono scordato, pensavo che ti riferissi ad altro.

Non sai proprio dire le bugie... Cosa le hai comprato? Sai che la moglie di Antonino un tipo speciale. Pensavo di andare adesso da Gucci. Le vuoi regalare un altro foulard? Pu sempre servire. Meglio una borsa. Vuoi che ti accompagni? Carlo guard sua figlia e sorrise. S, gli avrebbe fatto bene una passeggiata con lei e parlare di quel che era accaduto alla clinica in quei giorni. Alfred Tannenberg ascoltava impassibile il Colonnello. Si conoscevano da parecchi anni, e il Colonnello gli aveva sempre reso buoni servigi. Costava caro, molto caro, ma era davvero in gamba. Il Colonnello apparteneva al clan di Saddam, erano entrambi di Tikrit, ed era tra i suoi confidenti nel dipartimento di Sicurezza dello Stato, per questo Tannenberg era sempre informato su ci che accadeva a palazzo. Su, dimmi chi ha mandato quegli uomini insistette il Colonnello. Ti giuro che non lo so. Erano italiani, di un'agenzia, la Investigazioni e Sicurezza, li avevano assoldati per seguire Clara, ma non hanno detto di pi, perch non sapevano altro. Se avessero saputo qualcosa, ti assicuro che avrebbero parlato. Mi pare strano che qualcuno sia interessato a tua nipote. L'ho pensato anch'io, ma chiunque le voglia fare del male intenzionato a punire me. E tu, amico mio, hai molti nemici. S, ma anche molti amici. Conto su di te. Sai che puoi farlo, per dovresti dirmi qualcosa in pi. Tu hai amici potenti. Li avrai mica offesi? Alfred non si mosse dal suo posto n cambi espressione. Anche tu hai amici potenti. Nientemeno che George Bush, pronto a mandare i marine per buttarci a mare. Il Colonnello scoppi in una risata mentre accendeva un sigaro egiziano. Gli piaceva perch era aromatico. Dovresti dirmi qualcosa di pi, altrimenti non potr proteggere Clara. Ti assicuro che non so chi abbia mandato quei due uomini. Ci che ti chiedo di rinforzare la sicurezza della Casa Gialla e di stare attento a qualsiasi informazione. Sei tu che devi aiutarmi a scoprire il mandante di quei due disgraziati. Lo far, amico, contaci. Sai? Da qualche tempo sono un po' preoccupa-

to. Credo che scoppier la guerra, anche se a palazzo pensano che Bush ci minacci ma che all'ultimo momento far marcia indietro. La mia impressione che cercher di portare a termine ci che ha lasciato in sospeso suo padre. Lo credo anch'io. Mi piacerebbe portare in salvo mia moglie e le mie figlie. I miei due ragazzi sono nell'esercito, dunque per loro posso fare ben poco, per ora, ma le donne... mi preoccupa quanto mi verr a costare. Ci penser io. Sei un buon amico. Anche tu. Alfred Tannenberg non sapeva chi avesse fatto pedinare Clara n perch. Gli investigatori erano italiani, dunque qualcuno li aveva assoldati a Roma e aveva seguito la pista di sua nipote fino in Iraq. Oppure cercava lui. Ma chi era? O magari voleva solo spaventarlo, avvertirlo che non poteva infrangere le regole, che non gli avrebbe consentito di consegnare a sua nipote la Bibbia d'argilla. S, pens, questo "qualcuno" dovevano essere "loro", i suoi vecchi amici. Per questa volta non ce l'avrebbero fatta. Sua nipote avrebbe trovato la Bibbia d'argilla e la gloria sarebbe stata sua. Non avrebbe permesso a nessuno di immischiarsi nella vita di Clara. Si sentiva debole, ma con uno sforzo sovrumano riusc a dirigersi verso l'auto. I suoi uomini non dovevano notare in lui alcun segno di fragilit. Avrebbe dovuto annullare il viaggio al Cairo. Lo specialista lo aspettava per sottoporlo a nuovi esami e per operarlo, se fosse stato necessario. Ma lui non sarebbe tornato in una sala operatoria, ora meno che mai. Avrebbero potuto addormentarlo per sempre. Quelli erano capaci di tutto, e non perch non gli volessero bene; ma nessuno poteva infrangere le regole. E poi, pens, malgrado i tentativi dei medici era inutile pretendere che gli allungassero la vita. L'unica cosa che gli restava da fare era accelerare ancor di pi i suoi piani affinch Clara iniziasse gli scavi. Chiese di andare al ministero della Cultura. Aveva bisogno di parlare con Ahmed. Lui era al telefono quando Tannenberg entr nel suo studio. Attese impaziente che terminasse la conversazione. Buone notizie: era il professor Picot disse Ahmed dopo avere riagganciato. Non vuole ancora impegnarsi, ma dice che verr a dare un'occhiata. Se il sopralluogo riuscir a convincerlo, torner con una squadra per inizia-

re gli scavi. Telefono a Clara, dobbiamo organizzare tutto. Quando arriver questo Picot? Domani. Viene da Parigi. Vuole che si vada immediatamente a Safran; desidera anche vedere le due tavolette... Dovrai mostrargliele. No, io non voglio incontrarlo, quel Picot. Sai che non vedo mai nessuno, a meno che non sia indispensabile. Non riesco a capire con quale criterio ricevi certe persone e altre no. Questo non ti riguarda. Ti incaricherai tu di tutto; desidero che quell'archeologo vi aiuti. Offrigli quello che vuole. Alfred, Picot ricco, non c' nulla che possiamo offrirgli. Se si convince che le rovine di Safran sono interessanti, verr, altrimenti nessuno potr obbligarlo. Dove sono gli archeologi iracheni? Che ne stato di loro? Sai che non abbiamo mai avuto grandi archeologi; siamo pochi, e chi ha potuto se n' andato da tempo. Due dei migliori insegnano nelle universit degli Stati Uniti e ormai sono pi americani della Statua della Libert; non tornerebbero mai. E poi ti ricordo che da mesi noi funzionari prendiamo met stipendio, e che qui non siamo in America, dove ci sono fondazioni, banche, imprese che finanziano spedizioni archeologiche. Questo l'Iraq, Alfred. Dunque, non troverai archeologi a eccezione di me e pochi altri, che molto difficilmente ci daranno una mano. Li pagheremo bene. Parler con il ministro, abbiamo bisogno di un aereo che vi porti a Safran, o magari di un elicottero. Potremmo andare a Bassora e da l... Non perdiamo tempo, Ahmed. Ne parler con il ministro. A che ora arriver Picot? Nel pomeriggio. Lo accompagnerai all'Hotel Palestine. Non potremmo ospitarlo a casa? L'hotel ha conosciuto giorni migliori. Anche l'Iraq ha conosciuto giorni migliori. Siamo cresciuti all'europea, l nessuno ti porterebbe in casa sua senza conoscerti, e noi non conosciamo Picot. E poi, non voglio nessuno in giro per la Casa Gialla. Finiremmo per incontrarci, e ti ho gi detto che io per Picot non esisto. Ahmed annu alle indicazioni del nonno di Clara. Avrebbe fatto quello che voleva lui, come sempre. Nessuno poteva contraddire Alfred Tannenberg. Il Colonnello ti ha detto qualcosa riguardo ai due uomini che seguivano Clara? No, ne sa meno di noi.

Era necessario ucciderli? Alfred aggrott le sopracciglia. Non gli piaceva quella domanda. Lo stesso Ahmed si sorprese di avere espresso manifestamente il proprio pensiero. S, era necessario. Chi li ha mandati adesso sa a che gioco giochiamo. Cercano te, vero? S. Per la Bibbia d'argilla? quello che devo ancora capire. Non te l'ho mai chiesto, in realt nessuno osa parlarne, ma tuo figlio stato ucciso? Fu coinvolto in un incidente in cui morirono lui e Nur. stato ucciso, Alfred? Ahmed fiss il vecchio con durezza, ma questi sostenne lo sguardo. Non batteva ciglio nemmeno quando gli riaprivano la ferita per la morte di Helmut e di sua moglie. Helmut e Nur sono morti. Non occorre che tu sappia altro. I due uomini si sfidarono in silenzio per qualche secondo, ma fu Ahmed ad abbassare lo sguardo, incapace di sopportare il gelo degli occhi d'acciaio del vecchio, che ogni giorno gli si rivelava sempre pi terribile. Problemi, Ahmed? No. Meglio cos. Sono stato il pi possibile sincero con te. Conosci la natura dei miei affari. Un giorno li gestirai tu, probabilmente prima di quanto pensi e di quanto io voglia. Ma non mi giudicare, Ahmed; non lo permetto a nessuno, nemmeno a te, e non ti servirebbe a nulla farti scudo con Clara. Lo so, Alfred, so che tipo di uomo sei. Non c'era disprezzo nella voce di Ahmed, solo la consapevolezza che stava lavorando per il demonio in persona. 7 Alle quattro del pomeriggio non c'era anima viva nella zona di Santa Cruz, il quartiere di stradine strette e piazzette raccolte che meglio di ogni altro riassume l'essenza di Siviglia. Le persiane dei balconi della casa a due piani abitata dalla famiglia Gmez erano chiuse. Pur essendo settembre, la temperatura si aggirava intorno ai quaranta gradi e, malgrado l'aria condizionata che alleviava la canicola, nessuna persona sana di mente a

Siviglia avrebbe tenuto le persiane aperte, e nemmeno socchiuse. Solo l'oscurit concedeva un po' di fresco; e poi quella era l'ora della siesta. Il fattorino suon il campanello per la terza volta, seccato. La donna che gli apr pareva di cattivo umore. Si cap che era assonnata e che era stata strappata al sopore pomeridiano. C' una busta per don Enrique Gmez. Mi hanno detto di consegnargliela personalmente. Don Enrique sta riposando. La lasci a me, gliela dar io. No, non posso, devo essere sicuro che sia don Enrique a ricevere la busta. Senta, le ho detto che ci penso io. E io le ripeto che o la consegno personalmente al signore o me la porto via. Sono un fattorino e devo obbedire agli ordini. Mi faccia il favore di darla a me! Ho detto di no! La donna alz il tono e lo stesso fece il fattorino. Si ud un brusio di voci, poi dei passi frettolosi. Che succede, Pepa? Niente, signora, quest'uomo insiste nel voler consegnare personalmente una busta al signore e io sto cercando di spiegargli che non possibile. La dia a me disse la donna al ragazzo. No, signora, non la do nemmeno a lei. O la consegno al signor Gmez o me ne vado. Roco lvarez guard il fattorino dall'alto in basso con la tentazione di sbattergli la porta sul naso. Ma un sesto senso la convinse a non farlo. Sapeva che doveva essere prudente quando si trattava di suo marito. Cosicch, mordendosi il labbro inferiore, e a malincuore, mand Pepa al piano di sopra ad avvisarlo. Enrique Gmez scese subito, soppes il ragazzo con uno sguardo e giunse alla conclusione che era un semplice fattorino. Roco, Pepa, non preoccupatevi, stavo aspettando questo signore. Sottoline la parola "signore" per mettere in imbarazzo il fattorino, il quale, sudato e con uno stecchino tra i denti, lo guardava con aria impertinente. Senta, capo, non volevo rovinarle la siesta, io faccio ci che mi ordinano e mi hanno detto di recapitare questa busta nelle sue mani. Chi la manda?

Ah, questo non lo so! Io mi occupo solo delle consegne. Se vuole saperne di pi chiami in ditta. Gmez non si prese la briga di rispondere. Firm la ricevuta, prese la busta e chiuse la porta. Voltandosi vide che Roco, in fondo alle scale, lo guardava preoccupata. Che succede, Enrique? Cosa deve succedere? Non so, ma mi venuta un po' d'ansia, come se in quella busta ci fossero brutte notizie. Ma cosa dici, Roco! Il fattorino era solo un poveraccio che faceva il suo lavoro. Dai, torna a riposare che con questo caldo non si pu fare altro. Adesso salgo. Ma se qualcosa...? Cosa vuoi che sia? Su, piantala. And a sedersi alla scrivania del suo studio e, preoccupato, apr la busta gonfia, formato protocollo. Non riusc a trattenere una smorfia di pena e disgusto davanti alle foto che tir fuori dal plico. Controll se ci fosse dell'altro e non lo sorprese vedere su un foglio la scrittura fitta di Alfred Tannenberg. Ma chi erano quegli uomini che aveva ucciso? Torn a dare un'occhiata alle foto. Ritraevano due uomini massacrati di botte, con i volti irriconoscibili. In un'altra serie apparivano con il foro di un proiettile sulla nuca. Sul foglio, solo tre parole: "Questa volta, no". Stracci la lettera in minuscoli pezzetti e li ripose nella tasca della giacca riproponendosi di buttarli nel gabinetto. Quanto alle foto, non sapeva cosa farne; pens dunque di conservarle in cassaforte. Quando sal in camera, sua moglie lo aspettava inquieta. Cos' successo, Enrique? Una sciocchezza, Roco, non ti preoccupare. Forza, riposiamo, che non sono ancora le cinque. Il facchino dell'hotel si avvicin a due uomini che parlavano animatamente mentre facevano colazione in quell'angolo del bar dell'albergo da cui s'intravedeva la spiaggia di Copacabana. Rivolgendosi al pi anziano, gli consegn una busta gonfia, formato protocollo. Scusi, signore, l'hanno appena portata alla reception; mi hanno avvisato che lei si trovava qui. Grazie, Tony.

Di nulla, signore. Frank Dos Santos infil la busta in una valigetta e continu a parlare tranquillamente con il suo socio. A mezzogiorno sarebbe arrivata Alicia e avrebbero pranzato insieme; insieme avrebbero trascorso anche il pomeriggio e la notte. Da parecchio non si recava a Rio, pens. Vivere ai margini del bosco gli faceva perdere la nozione del tempo. Poco prima delle dodici sal nella suite che aveva riservato in hotel. Si guard allo specchio dell'ingresso e constat che per avere ottantacinque anni conservava ancora una certa presenza. Anche se in fondo poco importava: Alicia si sarebbe comportata con lui come se fosse stato Robert Redford. Era pagata per quello. Stava per imbarcarsi sul suo aereo privato, quando vide uno dei suoi segretari correre sulla pista. Signor Wagner, aspetti! Che succede? Tenga, signore, arrivata questa busta per lei. Viene da Amman e sembra urgente. Hanno insistito perch gliela consegnassi immediatamente. George Wagner prese la busta senza neppure ringraziare e continu a salire sulla scaletta che l'avrebbe condotto sull'aereo. Si sedette in una comoda poltrona e mentre la sua hostess personale gli preparava un whisky apr la busta. Osserv le foto con un moto di disprezzo e accartocci con foga il foglio di carta con le tre parole di Alfred: "Questa volta, no". Si alz dal proprio posto e fece un cenno alla hostess. Lei si affrett a ricevere i suoi ordini. Dica al comandante che il volo rimandato. Devo tornare in ufficio. S, signore. Nel suo sguardo si notava un lampo di rabbia. Mentre attraversava la pista diretto al terminal degli aerei privati prese il cellulare e fece una telefonata a molti chilometri di distanza. "Maledetta signora Miller!" Robert Brown imprecava dentro di s contro la moglie del senatore. Aveva male alla schiena per essere rimasto seduto a lungo, senza potersi appoggiare, su una coperta distesa sull'erba della villa dei Miller. E, tra l'altro, non aveva ancora visto il Mentore. Gli aveva detto che si sarebbero incontrati al picnic, ma lui non si era fatto vivo. Si sent sollevato scorgendo Ralph Barry che si avvicinava. L'avrebbe

liberato dalla morsa della moglie del senatore, che cercava di convincerlo a donare una generosa somma di denaro per i futuri orfani dell'Iraq. Sapr, caro signor Brown, che la guerra lascer il segno. Sfortunatamente i bambini sono le vittime pi indifese, per questo le mie amiche e io abbiamo formato un comitato per aiutare gli orfani. Certo che pu contare sul mio contributo, signora Miller. Appena lo creder opportuno, mi dica dove inviare la somma che le sembrer adeguata. Oh, che generosit! Non sono io a doverle dire in quale misura contribuire. Lo lascio al suo buon cuore. Che ne dice di diecimila dollari? Stupendo! Diecimila dollari ci sarebbero di grande aiuto. Ralph Barry si avvicin a Brown. Aveva in mano una grossa busta, che gli porse. appena arrivata da Amman. Il fattorino dice che urgente. Robert Brown si alz, scusandosi con la moglie del senatore, e si diresse verso casa per cercare un posto tranquillo. Barry lo accompagn, sorridente e rilassato. Per un ex professore come lui, mescolarsi alla crema della societ di Washington voleva dire essere arrivati in cima. In una saletta trovarono un angolo dove sedersi. Brown apr la busta ed estrasse le foto. La sua espressione si trasform in una smorfia. Che bastardo! esclam. Che figlio di puttana! Poi lesse la nota con le tre parole manoscritte: "Questa volta, no". Ralph Barry not la tensione del suo capo, ma attese che costui gli facesse vedere le foto. Invece Brown le rimise nella busta senza nascondere un gesto di rabbia. Cercami Paul Dukais. Che cosa succede? Nulla che ti riguardi, anche se a pensarci bene... te lo dir: abbiamo dei problemi con Alfred. Non rimarr molto a questa stupida festa. Appena avr parlato con Paul, me ne andr. Ralph Barry non fece commenti e si mise alla ricerca del presidente della Planet Security. L'elicottero sorvol Tell Mughayir, l'antica Ur, prima di arrivare in vista di Safran; atterrando sollev un polverone giallo che faceva onore al nome del villaggio, "zafferano". La Safran moderna era formata da appena tre dozzine di case costruite con mattoni crudi in uno stile fuori dal tempo, anche se su qualche tetto l'antenna del televisore ne rivelava l'epoca. A meno di un chilometro, l'an-

tica Safran appariva circondata da pali e recinti che ne delimitavano il perimetro con cartelli su cui era scritto DIVIETO D'ACCESSO e PROPRIET DELLO STATO. Ai contadini di Safran poco importava come avessero vissuto i loro antenati; dovevano preoccuparsi di sopravvivere al presente. Li stupiva, questo s, che da quando era caduta quella maledetta bomba alcuni soldati si fossero dovuti accampare accanto alla cavit dove dicevano si trovassero i resti di un antico villaggio o forse di un palazzo. Magari era rimasto qualche tesoro, ma la presenza dei soldati era poco rassicurante. Il Colonnello non aveva potuto fare altro che mandare quattro uomini in quello sperduto villaggio tra Ur e Bassora, ma erano sufficienti a tenere a bada i contadini, che scrutavano il cielo meravigliati e timorosi per il rumore infernale dell'elicottero. Yves Picot osservava di sottecchi Clara Tannenberg. Gli pareva che avesse un aspetto strano, con quegli occhi color azzurro acciaio su un volto bruno, incorniciato da lunghi capelli castani. La sua non era una bellezza che colpiva a prima vista; bisognava guardarla con calma per rendersi conto dell'armonia dei suoi lineamenti e del suo sguardo intelligente e inquieto. L'aveva reputata un'isterica capricciosa, ma forse il suo era stato un giudizio affrettato. La conversazione avuta la sera prima, cenando in hotel, e i discorsi che stavano facendo quasi gridando in elicottero gli facevano intuire che Clara, pi che capricciosa, era caparbia; non solo, pareva un'archeologa in gamba, anche se l'avrebbe potuto verificare solo sul posto. Ahmed Husseini doveva essere un buon archeologo, quello s era evidente. E poi quell'uomo non diceva mai una parola di troppo, e le poche che pronunciava erano cariche di senso e rivelavano una profonda conoscenza della realt mesopotamica. L'elicottero atterr presso la tenda in cui si riparavano i quattro soldati del Colonnello. Gli occupanti saltarono a terra cercando di coprirsi il volto. In un secondo si ritrovarono a mangiare la polvere fine e giallastra di quel luogo sperduto, mentre alcuni abitanti curiosi si avvicinavano per vedere chi fosse arrivato. Il capo del villaggio riconobbe Ahmed Husseini e si diresse verso di lui; poi salut Clara con un cenno della testa. Accompagnati dal capo del villaggio e dai soldati giunsero al sito archeologico. Picot e Ahmed scivolarono nella cavit da cui si intravedevano i

resti di un edificio che per mancanza di mezzi non era stato ripulito se non per un perimetro di duecento metri. Yves Picot ascoltava attentamente le spiegazioni di Ahmed, il quale rispondeva a tutte le domande che l'archeologo francese gli rivolgeva. Nella cavit si poteva scorgere una stanza quadrata con numerose scaffalature dove erano ammucchiati i rest di alcune tavolette frantumate. Clara non sopportava di stare a guardare dall'alto i due uomini e di ascoltare Ahmed mentre spiegava che le poche tavolette trovate intatte erano state inviate a Baghdad. Impaziente, chiese ai soldati che la aiutassero a scendere per raggiungere gli altri. Rimasero a studiare il sito per pi di tre ore, raschiando, misurando, pulendo resti di tavolette il cui contenuto era a malapena leggibile, tanto i frammenti erano piccoli. Quando uscirono dalla cavit erano coperti da una fine pellicola di polvere gialla. Ahmed e Picot parlavano animatamente, senza badare troppo a Clara. I due uomini parevano trovarsi a loro agio insieme, nonostante tutto, riconoscendo ciascuno la competenza dell'altro nella materia di cui si occupavano. L'accampamento si potrebbe montare accanto al villaggio. Sarebbe opportuno ingaggiare alcuni uomini di qui per farci aiutare nei lavori pi pesanti. Ma abbiamo bisogno di esperti, di gente che non danneggi la costruzione. E poi, come si reso conto lei stesso, non escluso che troviamo altri edifici, addirittura l'antica Safran. Potremmo richiedere tende dell'esercito, anche se non sono comode, e magari qualche soldato per garantire la sicurezza. Non mi piacciono i soldati afferm categoricamente Picot. In questa parte del mondo sono necessari replic Husseini. Ahmed, i satelliti spia passano al setaccio l'Iraq; se individuano un accampamento militare, il giorno in cui gli americani decideranno di bombardare raderanno al suolo questo posto. Credo che dovremmo agire diversamente. Nessuna tenda militare, nessun soldato. Per lo meno non pi di questi quattro, che possono servire da elemento dissuasivo se qualche abitante del posto volesse fare il furbo. Se accetto di scavare sar con squadre di civili e materiale civile. Si unir a noi? domand Clara con una certa ansia. Ancora non lo so. Voglio prima vedere quelle due tavolette di cui mi avete parlato, pi le altre che dite di avere trovato qui, incise da quel tale

Shamas. Finch non le avr analizzate, non potr farmi un'opinione fondata. Al momento, quello che ho esaminato mi pare interessante. Concordo con suo marito che questo sia un antico tempio-palazzo e che oltre alle tavolette potremo trovare altri reperti. Anche se non oserei affermarlo con assoluta certezza. Devo ancora valutare se vale la pena di trasferire qui venti o trenta persone con i mezzi che richiede uno scavo di questo tipo, e i costi che comporter, in circostanze che non sono le pi propizie. Uno di questi giorni compariranno in cielo gli F-18 dello Zio Sam e distruggeranno tutto. Raderanno al suolo l'Iraq, e non vedo perch dovrebbero risparmiare noi, se siamo qui. Dubito che a loro importi che stiamo cercando di riportare alla luce le rovine di un tempio-palazzo di chiss quanti secoli prima di Cristo. Venire qui adesso significa correre un rischio inutile. Forse dopo la guerra... Ma non possiamo abbandonare questo sito! Verr distrutto! La voce di Clara tradiva angoscia. S, signora, lei ha senz'altro ragione. Gli F-18 non lasceranno niente, tranne polvere gialla; la questione se ho voglia di giocarmi la pelle, oltre al denaro, in un'avventura simile. Non sono Indiana Jones e devo stimare, con il rischio di sbagliarmi, quando all'incirca gli americani inizieranno a bombardare, quanto ci vorr per formare una squadra e portarla qui e il tempo che dovremo investire prima di ottenere qualche risultato... La guerra dovrebbe scoppiare al massimo tra sei, otto mesi. Leggete i giornali, no? Ho scoperto che i mezzi d'informazione dicono tutto ma, forse proprio per la quantit e l'accavallarsi delle notizie, alla fine ci inducono a perdere di vista le cose pi evidenti. Allora, in sei mesi riusciremo a ottenere qualche risultato? Secondo me, no. Voi sapete bene che scavi di questo tipo richiedono anni. Dunque, ha gi deciso. solo venuto a curiosare afferm Clara. Ha ragione, sono venuto per curiosit; quanto alla decisione, non l'ho ancora presa. Sto facendo l'avvocato del diavolo. Le tavolette si trovano a Baghdad, dove potr esaminarle. Prima volevamo che si facesse un'idea del sito intervenne Ahmed. Il capo del villaggio li invit a rinfrescarsi, a bere una tazza di t e a mangiare qualcosa. Accettarono, contribuendo con le provviste che avevano portato con s. Per Ahmed e Clara fu una sorpresa sentire Picot parlare arabo. Se la cava abbastanza bene con la lingua. Dove l'ha imparata? gli chiese Ahmed.

Ho iniziato a studiarla il giorno in cui decisi che la mia vocazione era l'archeologia. Se volevo scavare, avrei dovuto farlo per buona parte in paesi di lingua araba, e siccome non mi sono mai piaciuti gli intermediari ho iniziato a impararlo. Non lo parlo molto bene, ma abbastanza per capire e per farmi capire. Sa anche leggerlo e scriverlo? volle sapere Clara. S, lo leggo e lo scrivo. Il capo del villaggio era un uomo sagace, felice di avere l dei visitatori che, se avessero iniziato a scavare, avrebbero portato ricchezza alla gente del posto. Conosceva Clara e Ahmed perch avevano gi iniziato gli scavi, prima di doverli interrompere per mancanza di mezzi. Gli uomini del villaggio non erano abbastanza preparati professionalmente per aiutarli senza rovinare ci che avrebbero trovato. Il capo del villaggio ci ha invitato a trascorrere la notte a casa sua. Altrimenti possiamo montare le tende militari che ci sono sull'elicottero. Domani potremmo visitare la zona perch lei si faccia un'idea di questi luoghi e arrivare fino all'antica Ur. L'alternativa tornare a Baghdad adesso. Decida lei. Yves Picot non impieg molto a prendere una decisione. Accett di passare la notte a Safran e il giorno dopo visitare i dintorni. Quel viaggio gli avrebbe offerto un'opportunit unica. Il volo in elicottero da Baghdad, la solitudine immensa della terra gialla che si estendeva sotto i suoi occhi, la scomodit come elemento di avventura. Pens che forse non sarebbe mai tornato in quel luogo e, se l'avesse fatto, si sarebbe portato dietro almeno una ventina di persone, e non avrebbe pi goduto della quiete che avvolgeva tutto. Ahmed aveva previsto la possibilit di fermarsi per la notte, per cui il Colonnello aveva dato ordine ai soldati della scorta di procurarsi tende e viveri, e lui aveva chiesto a Fatima di preparare personalmente borse di cibo e bevande. La donna aveva fatto del suo meglio, sistemando in diversi contenitori insalate, hummus, pollo fritto, panini e diverse variet di frutta. Clara aveva protestato per l'esagerata quantit di cibo, ma Fatima non li avrebbe lasciati partire senza quello che aveva preparato, dunque erano ben provvisti. I soldati montarono le tende accanto a quelle dei quattro compagni che vigilavano le rovine. Picot avrebbe potuto dormire con loro, e in un'altra tenda Ahmed e Clara. Tuttavia, il capo del villaggio insistette perch i co-

niugi Husseini trascorressero la notte da lui, e cos Picot, con sua grande soddisfazione, pot avere la tenda tutta per s. Bevvero t e mangiarono pistacchi insieme ad altri uomini che si erano avvicinati al capo del villaggio. Si offrivano di collaborare agli scavi e volevano sapere quanto avrebbero guadagnato per ogni giornata di lavoro. Ahmed, assecondato da Picot, inizi un lungo mercanteggiare. Alle dieci di sera nel villaggio regnava il silenzio. I contadini si alzavano all'alba e si coricavano presto. Clara e Ahmed accompagnarono Picot alla sua tenda. Anche loro avrebbero iniziato la giornata con il sorgere del sole. Poi, in silenzio, si diressero verso i resti di quell'edificio che li aveva stregati. Si sedettero sulla sabbia, appoggiati ai muri di mattoni del palazzo millenario. Ahmed accese una sigaretta per Clara e un'altra per s. Fumavano entrambi, ma giuravano ogni giorno che avrebbero smesso, sapendo che non sarebbero stati capaci di mantenere la promessa. I fumatori, in Iraq, non erano considerati fuorilegge come in America o in Europa. Le donne fumavano in casa o in luoghi chiusi, mai per la strada; Clara di solito era piuttosto ligia alle regole. Il manto di stelle pareva intiepidire la notte. Clara cercava di immaginare come poteva essere stato quel luogo duemila anni prima. Nel silenzio ascoltava centinaia di voci di donne, bambini, uomini. Contadini, scribi, re, tutti passavano davanti ai suoi occhi chiusi, ed erano reali quanto la notte. "Shamas... come sar stato Shamas?" Abramo, padre di una moltitudine, Clara lo immaginava come un pastore seminomade che viveva nelle tende, costeggiando il deserto con le greggi di capre e di pecore, dormendo a cielo aperto in notti stellate come quella. Abramo doveva avere la barba lunga e grigia e i capelli folti e aggrovigliati. Era alto, s, lo immaginava alto, il portamento altero che ispirava rispetto ovunque andasse. La Bibbia lo presentava anche come uomo astuto e duro, come un pastore di uomini, oltre che di greggi. Ma perch Shamas aveva accompagnato il clan di Abramo fino a Carran e poi era tornato indietro? Era ci che si poteva dedurre dai resti delle tavolette trovate l, a Safran. Clara, svegliati. Andiamo. Non stavo dormendo. S, invece; di, andiamo. Va' tu, Ahmed, lasciami stare qui ancora un po'. tardi.

Sono appena le undici e i soldati sono qui vicino, non mi succeder nulla. Clara, per favore, non restare qui da sola. E allora rimani con me, in silenzio, come prima. Hai sonno? No. Fumer un'altra sigaretta e poi andremo a dormire. D'accordo? Clara non rispose. Non voleva allontanarsi da quel luogo, almeno per un po'. Le piaceva sentire il freddo dei mattoni sulla schiena. 8 Ili abbracci Shamas. Il bambino se ne andava con il suo clan e lo scriba sentiva una fitta di dispiacere e di sollievo al tempo stesso. Era un ragazzino impossibile da disciplinare. Intelligente, s, ma incapace di concentrarsi su ci che non lo interessava. Probabilmente non l'avrebbe pi rivisto, anche se non era la prima volta che il clan di Terach partiva verso nord in cerca di pascoli, carico di mercanzie. Aveva sentito dire da alcuni uomini che forse in quell'occasione avrebbero attraversato la sponda del Tigri per raggiungere Asur e da l Carran. Ovunque andassero, di fatto sarebbe passato parecchio tempo prima di rivederli, sempre che fossero tornati tutti. Ricorder quanto mi hai insegnato promise Shamas. Ili non gli credette. Sapeva che buona parte di quanto gli aveva spiegato si era persa nel vento, perch molte lezioni Shamas non le ascoltava nemmeno. In ogni caso, gli diede una pacca sulla schiena e gli consegn alcuni stili di canna e osso. Erano un regalo per un alunno che non avrebbe mai scordato, per i tanti momenti belli e meno belli che gli aveva fatto passare. Stava sorgendo il sole e il clan di Terach era pronto a iniziare il lungo cammino verso la terra di Canaan. Pi di cinquanta persone si misero in marcia, insieme alle loro mercanzie e agli animali. Shamas cerc Abram, che stava alla testa del gruppo insieme a Yadin, suo padre, e ad altri uomini del clan. Il bambino non riusc a catturare la loro attenzione. Gli uomini non si mettevano d'accordo riguardo al percorso da seguire e Terach, stanco, concluse la discussione dicendo che, senza allontanarsi dall'Eufrate, si sarebbero avvicinati a Babilonia, sarebbero passati da Mari, e da l si sarebbero diretti verso Carran prima di continuare per Canaan. Il bambino comprese che avrebbe dovuto lasciar passare qualche giorno prima di chiedere ad Abram di iniziare il racconto della Creazione. Innan-

zitutto avrebbero dovuto abituarsi ai tempi di marcia, per quanto quel viaggio l'avessero gi fatto in altre occasioni. Ma durante i primi giorni nascevano sempre contrasti, finch tutti non si abituavano a camminare al passo delle pecore e delle capre e a vivere con il cielo per tetto. Una sera, all'imbrunire, mentre le donne attingevano acqua dall'Eufrate e gli uomini contavano le greggi, Shamas vide Abram allontanarsi lungo un sentiero che costeggiava il fiume e lo segu. Il patriarca cammin a lungo, poi si sedette su una pietra piatta sulla sponda e si mise a buttare distrattamente nell'acqua i ciottoli che trovava l vicino, sulla riva. Shamas si rese conto che Abram meditava, dunque non si fece avanti per non disturbarlo. Avrebbe atteso che tornasse all'accampamento per parlare con lui. Dopo un po' sent che Abram lo chiamava. Vieni, siediti qui disse al bambino indicandogli un sasso l accanto. Sapevi che ero qui? S, mi hai seguito dall'accampamento, ma ero certo che non mi avresti disturbato durante la meditazione. Hai parlato con Lui? No, oggi non ha voluto parlare con me. L'ho cercato, ma non ho sentito la Sua presenza. Forse perch c'ero io replic il bambino, mortificato. Forse. O forse non aveva niente da dirmi. Shamas si tranquillizz con quella risposta; trov naturale che Dio non parlasse tanto per parlare. Ho portato gli stili, me li ha regalati Ili. Alla fine vi siete riconciliati? Ho cercato di essere un alunno migliore, ma so di non avere compiuto il mio dovere come tutti si aspettavano. Non che non ho voglia di imparare, ma... Preferisci accompagnare il clan? Per sempre? S, per sempre. Potr imparare tutto ci che sa Ili anche andando da un posto all'altro? Ci sono altri luoghi dove potrai imparare. Ormai ti sei lasciato Ili alle spalle, guarda avanti. S, per questo ti ho seguito, volevo chiederti di cominciare a raccontarmi come Lui cre il mondo e perch. Lo far.

Ma quando? Possiamo iniziare domani. E perch non adesso? Perch si sta facendo buio e tua madre si preoccuper, non sapendo dove sei. Hai ragione, ma domani quando? Te lo dir io. Adesso andiamo, non attardiamoci oltre. Ma non iniziarono il giorno dopo, n quello successivo, n quello dopo ancora. Le lunghe camminate, la cura del gregge, qualche incidente con la gente dei luoghi dove si accampavano impedirono ad Abram di trovare la calma necessaria per spiegare a Shamas perch Lui aveva creato il mondo. Per il bambino non rinunciava a domandargli di quel Dio pi potente di Enlil, di Ninurta e anche di Marduk; perci, durante il lungo cammino verso Carran, Shamas sent raccontare da Abram che non c'era altro Dio al di fuori di Lui, che gli altri di erano solo figure di argilla. Allora, Marduk non ha lottato contro Tiamat? Tiamat, la dea del caos... rispondeva sorridente Abram. Tu credi che ci sia un dio incaricato del caos, un altro dell'acqua, un altro dei cereali, un altro delle pecore, un altro delle capre? quello che mi ha insegnato Ili. Vedi, Marduk lott contro Tiamat, e la divise in due pezzi, con uno fece il Cielo, e con l'altro la Terra. E dai suoi occhi sgorgarono il Tigri e l'Eufrate, e con il sangue del marito della dea, il dio Kingu, modell l'uomo. Marduk disse a Ea: "Impaster il sangue e former le ossa. Voglio dare vita a una creatura, il cui nome sar 'uomo'. Voglio creare l'essere umano, l'uomo che si incarichi del culto degli di affinch possano essere adorati". Shamas ripet le parole ascoltate tante volte da Ili, che esortava i suoi alunni a imparare l'Enuma elish, il poema sulla creazione dell'uomo. Be', vedo che ti rimasto qualcosa di ci che ti ha insegnato Ili. S, ma dimmi la verit: Marduk esiste? No, non esiste. Esiste solo il tuo Dio? Esiste solo Dio. Allora, tutti gli uomini si sbagliano, tranne te? Gli uomini cercano di spiegarsi ci che accade e guardano al cielo pensando che l ci sia un dio per ogni cosa. Se guardassero dentro il proprio cuore, troverebbero la risposta. Sai, io cerco di guardare nel mio cuore, come mi hai detto tu, ma non

trovo nulla. S, invece, hai trovato la strada per giungere a Dio, dato che chiedi di Lui e vuoi incontrarlo. vero che hai distrutto il laboratorio dove Terach modellava le figure degli di? Non l'ho distrutto, ho solo voluto dimostrare che erano di fango, e che dentro quel fango non c'era nulla. Mio padre faceva gli di. Forse Terach un dio? Il bambino rise di gusto. No, Terach proprio non era un dio. Il vecchio padre di Abram, dalla barba folta, non assomigliava a un dio. Gridava furibondo quando i bambini non gli permettevano di riposare nelle ore in cui il sole ardeva o quando all'alba mungeva le capre. Gli di non mungono le capre, si disse Shamas. A mano a mano che si dirigevano a nord, il tempo cambiava impercettibilmente. Una sera il cielo si color di grigio e poi scaric milioni di gocce d'acqua sull'accampamento di Terach. Riparati sotto le tende, gli uomini parlavano mentre le donne preparavano il cibo per la cena e i bambini giocavano a rincorrersi nelle tende di pelle e fuori, sotto la pioggia. Un vecchio annunci che si trovavano vicino ai pascoli di Carran, e Terach annu dicendo che l avrebbero riposato per un certo periodo, dato che in quella terra avevano dei parenti, e lui stesso veniva da l. Shamas ne fu contento. Aveva voglia di fermarsi in un posto. Decisamente, quello spostarsi da un luogo all'altro non gli andava a genio. Gli mancavano addirittura le tavolette con gli insegnamenti di Ili. A parte le sue conversazioni con Abram, nel clan nessuno pareva particolarmente interessato a parlare d'altro che non fosse la salute del bestiame o gli avvenimenti della giornata. Quella sera, sotto la coltre di pioggia, mentre Terach spiegava che si sarebbero fermati a Carran, Shamas domand a suo padre se l avrebbe trovato un'altra casa delle tavolette dove continuare il suo apprendistato. Yadin fu sorpreso di ascoltare dal figlio una simile richiesta. Credevo che la scuola fosse un castigo per te. Mi sbagliavo, padre, preferisco imparare che camminare. Noi viviamo cos, Shamas. Non disprezzare quello che siamo. No, padre, non lo disprezzo. Mi piace dormire sotto le stelle e giocare fin dall'alba. Ho dato un nome a tutte le nostre pecore e capre e ho imparato a mungere. Ma mi manca il sapere.

Il padre di Shamas rimase a pensare. Gi sapeva dell'intelligenza di suo figlio, ma quel viaggio al Nord l'aveva cambiato completamente: d'un tratto gli mancava lo studio. Avrebbe parlato con Terach e Abram per decidere del futuro del bambino. Il clan si insedi fuori dalle mura di Carran. Terach avrebbe ripreso a lavorare l'argilla con l'aiuto dei suoi figli Abram e Nacor. Le sue mani erano capaci di dare forma a un dio, ma sapevano anche modellare mattoni e vasellame elaborato. Non avrebbe avuto problemi di sostentamento, dunque, considerando che possedeva anche greggi di pecore e capre e un buon numero di asini da soma. Yadin chiese a Terach di trovare il modo affinch Shamas potesse riprendere il suo apprendistato. Una sera, al calar del sole, Abram cerc il bambino. Lo trov che giocava con alni coetanei, ma sul volto del piccolo c'era un velo di tristezza. Shamas lo chiam. Il bambino accorse velocemente. Ho pensato che forse, ora che siamo arrivati, potrei raccontarti la storia del mondo. Cuoceremo l'argilla per fare le tavolette e, dato che conservi gli stili, scriverai perch Dio ci ha creati. Sai, di tutto ci che possiamo vedere sopravvivr solo ci che rimarr scritto. Te l'ha detto Lui? L'ho sentito dentro di me. I figli dei nostri figli potranno apprendere la storia degli di perch gli uomini l'hanno trascritta per sempre sulla terracotta. Dunque, affinch conoscano Lui e sappiano ci che fece, noi, Shamas, lo racconteremo. Noi? S, io racconter e tu scriverai; tu stesso l'avevi proposto prima che lasciassimo Ur. D'accordo, sono pronto rispose il bambino entusiasta e cosciente della sua nuova responsabilit. Quando iniziamo? Domani, al calar del sole, dovrai aver preparato delle tavolette. Allora ci incontreremo sotto le palme vicino al nostro accampamento e l comincer a raccontarti la storia del mondo. Shamas corse alla sua tenda, preoccupato. Da molto tempo non passava uno stilo sull'argilla, ne sarebbe stato ancora capace? Cos chiese ai suoi genitori che gli permettessero di preparare delle tavolette sulle quali fare pratica. Non voleva deludere Abram, ma soprattutto non voleva deludere se stesso.

Quando le ebbe preparate scrisse, come gli aveva insegnato Ili, il proprio nome sulla parte superiore: "Shamas". "Sto per scrivere la storia del mondo. Abram me la racconter. Cos gli uomini sapranno perch Lui li ha creati." Il bambino osserv la tavoletta e non si sent soddisfatto del risultato. Aveva perso dimestichezza con lo stilo e i segni apparivano contorti. Decise di continuare a fare pratica finch la scrittura fosse stata accettabile. "Marduk solo una figura di argilla. Gli di di argilla sono solo argilla. Il Dio di Abram non si vede, per questo Dio. Non si pu modellare, non si pu rompere." Torn a fissare la tavoletta con occhio critico. Suo padre lanci uno sguardo dietro le spalle. Shamas, cosa stai scrivendo? Mi sto allenando, padre. Non ti affannare cos disse Yagin con affetto. Non posso scrivere la storia del mondo con questi segni contorti che non riesco a decifrare nemmeno io si lament il bambino. Abbi pazienza, ci riuscirai. "C' solo un Dio che regna sul Cielo e sulla Terra e non condivide il suo potere con nessuno" continu a scrivere Shamas, fino a che la luce del sole scomparve all'orizzonte e non pot fare altro che mettersi a dormire. La mattina, all'alba, Shamas chiese a suo padre che gli preparasse altre tavolette su cui continuare a perfezionare la scrittura. Voleva che Abram non si vergognasse di lui quando avrebbe letto ci che gli aveva raccontato. Yadin aiut il bambino a cuocere diverse tavolette prima di andare a vigilare il gregge. Poi si sarebbe recato a Carran a parlare con i sacerdoti affinch si incaricassero di completare la formazione di Shamas. Terach si era impegnato ad accompagnarlo, essendo un uomo conosciuto in citt. "Per parlare con Dio dobbiamo leggere nel nostro cuore. Abram dice che Lui non si esprime attraverso le parole, ma fa capire agli uomini cosa vuole che facciano. Io cerco dentro di me, ma ancora non sono degno di ascoltarLo. Credo che tra noi Lui abbia scelto solo Abram." Cos Shamas continu a scrivere per tutto il giorno, fino a che il sole inizi a calare all'orizzonte. Allora si affrett verso il palmeto dove gi lo aspettava il patriarca. Gli mostr le tavolette e costui non fece alcun cenno n di assenso n di rimprovero. Ti sei sforzato e questo sufficiente, Shamas. Cercher di fare meglio.

Lo so. Il bambino si sedette appoggiando la schiena contro una palma, con la tavoletta sulle gambe e lo stilo nella mano sinistra, poich era mancino. Abram cominci a parlare, e le sue parole parevano dettate dall'alto dei cieli: In principio Dio cre il Cielo e la Terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separ la luce dalle tenebre e chiam la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". Dio fece il firmamento e separ le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E cos avvenne. Dio chiam il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". E cos avvenne. Dio chiam l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie". E cos avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno. Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del Cielo per illuminare la Terra". E cos avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del Cielo per illuminare la Terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo". Dio cre i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra". E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie". E cos avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". Dio cre l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo cre; maschio e femmina li cre. Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra". E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che su tutta la terra e ogni albero in cui il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E cos avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. Cos furono portati a compimento il Cielo e la Terra e tutte le loro schiere. Allora Dio nel settimo giorno port a termine il lavoro che aveva fatto e cess nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacr, perch in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Queste le origini del Cielo e della Terra, quando vennero creati. Abram rimase in silenzio mentre Shamas finiva di scrivere ci che gli aveva raccontato. Il bambino non aveva alzato gli occhi dalla tavoletta e Abram si era reso conto dello sforzo per collocare ogni linea in colonne verticali senza commettere errori. Shamas porse le tavolette ad Abram. C'erano alcuni segni difficili da capire, ma in generale il bambino aveva realizzato con cura la trascrizione delle origini del mondo. Si capisce abbastanza bene. Adesso conserva queste tavolette in un luogo sicuro, dove i tuoi fratelli non le possano rompere, n siano d'impiccio a tua madre. Chiedi a tuo padre, lui ti dir dove. Ebbene, cosa pensi di ci che ti ho raccontato? Penso che... Dillo, di cosa hai paura? Non voglio farti arrabbiare, Abram, ma la creazione del mondo fatta da

Dio assomiglia alla creazione del mondo fatta dagli di. S, ma ci sono parecchie differenze. Quali? Per esempio, nel poema Enuma elish che Ili ti insegn a recitare, Marduk crea l'uomo uccidendo la dea Tiamat e il suo sposo Kingu. Marduk, per, stato a sua volta creato. Gli di non creano nulla, fanno l'uomo a partire da quello che esiste, ma chi crea quello che esiste? Dio crea perch cos decide, e crea dal nulla, perch non ha bisogno di nulla per creare. Per in alcune cose il tuo racconto assomiglia a ci che mi raccontava Ili. In qualcosa, s. Ci sono uomini che hanno intuito un principio creatore e immaginato storie di di per spiegarlo. Perch non hanno saputo ascoltare Lui? Perch non facile ascoltarLo. Siamo troppo occupati a pensare a noi stessi. Dio ci castig, castig tutti gli uomini, i primi e quelli che verranno dopo di noi, obbligandoci a lavorare per il nostro sostentamento, a patire dolori e malattie, a vagare sulla terra, di modo che l'uomo ha poco tempo per pensare a Dio. E perch ci castig? Perch tutti gli uomini? Io non ho ancora fatto niente, o almeno niente di grave. Hai ragione, ma il primo uomo e la prima donna peccarono e condannarono tutti noi. Non mi sembra giusto. Chi sei tu per giudicare Dio? Ma perch devo accettare una colpa che non ho commesso? Domani te lo racconter. Porta le tavolette e lo stilo. C'era ormai poca luce, e Abram e Shamas si incamminarono verso l'accampamento dove il clan si preparava a riposare dopo una lunga giornata. Yadin fece un segno ad Abram. Voleva parlare da solo con lui. Mio figlio non felice. Lo so. Gli manca Ur, e anche Ili. Vuole imparare. Sono stato al tempio con Terach; lo ammetteranno, ma temo che riveli ci che gli hai raccontato e che scateni un pandemonio. Chiedigli di non dire che c' un solo Dio o giunger alle orecchie del re e ne pagheremo le conseguenze. Yadin, tu credi...? S, Abram, ma dobbiamo essere prudenti. Anche tuo padre ti parler.

Il clan si sarebbe insediato a Carran per un po' di tempo prima di continuare il viaggio verso la terra di Canaan. Gli uomini costruirono case di paglia e mattoni dove vivere fino a che fosse arrivato il momento di ripartire. Yadin offr a Shamas una nicchia dove conservare le tavolette che pazientemente aveva scritto sotto la dettatura di Abram. Ogni giorno Shamas ardeva di impazienza, in attesa di sedersi con Abram nel palmeto. Ormai sapeva perch Dio aveva castigato gli uomini. Era imperdonabile quanto fosse stato stupido Adamo, pensava il bambino. Dio aveva creato il paradiso per lui, un luogo con ogni tipo di albero da frutta, e in mezzo al giardino aveva collocato l'albero della conoscenza del Bene e del Male, l'unico al quale Adamo non si doveva avvicinare, perch se ne avesse mangiato i frutti sarebbe morto. Non capisco perch hanno disobbedito chiedeva Shamas. Perch Dio ci ha fatti liberi di scegliere. Dimmi, Shamas, ricordi quando Ili vi proib di saltare dalla finestra della scuola perch vi sareste potuti far male? S. E in quanti avete saltato? Be', io ho saltato. Tu e altri tuoi compagni, e qualcuno, se non ricordo male, si ruppe qualche osso. Hai degli amici che non hanno pi camminato bene come prima. vero che sapevate cosa vi sarebbe potuto accadere? S. Ma lo faceste ugualmente. Ma non lo stesso rompersi un osso e morire insisteva Shamas. No, non lo stesso. Ma Adamo ed Eva credevano che mangiare da quell'albero li avrebbe trasformati in di e non riuscirono a resistere alla tentazione. Quando saltaste gi dalla finestra non pensaste al danno che vi sareste potuti fare; nemmeno Adamo ed Eva ci pensarono. Ieri mi sono reso conto che la creazione di Eva assomiglia alla storia di Enki e Ninhursag. E perch? domand Abram, meravigliato dalla memoria prodigiosa di Shamas, che aveva ascoltato quand'era molto piccolo quei racconti dalle labbra del suo maestro nella casa delle tavolette. Anche Enki viveva in paradiso, dove rispose Shamas recitando "il corvo non gracchia, l'uccello ittidu non proferisce il verso dell'uccello ittidu, il leone non uccide, il lupo non ruba...". Be', tu lo sai meglio di me.

Nemmeno in quel paradiso c'era il dolore, e Ninhursag, senza dolore nel corpo, port nel mondo altre dee. Ninhursag cre otto piante ed Enki mangi i frutti di tali piante, per cui Ninhursag si arrabbi e lo condann a morte. Poi, quando lo vide soffrire, cre altre divinit per curare le sue malattie. Ricordi il poema? Ninhursag disse a Enki: "Fratello, mio, dove ti duole?/Il mio dente mi duole./La dea Ninsutu ho dato alla luce per te". Poi cre Ninti, la "dea della costola", per curargli il dolore in quella parte del corpo. Enki si ammal perch aveva mangiato le piante che non doveva assaggiare e venne castigato; Adamo ed Eva mangiarono dall'albero della conoscenza del Bene e del Male e a partire da quel momento furono condannati a morire. Loro e noi. Sarai un uomo saggio, Shamas. Desidero solo che tu sappia utilizzare la sapienza per giungere a Lui e che la ragione non ti offuschi il cammino. Come pu la ragione allontanarmi da Dio? Perch puoi cadere nella tentazione di credere di capire tutto, di immaginare di sapere tutto. E questo ti pu succedere perch siamo un riflesso di Dio. Perch Dio ha collocato all'entrata del giardino dell'Eden cherubini con la spada fiammeggiante? Te l'ho gi detto: per impedire che l'uomo mangiasse dall'albero della vita e recuperasse l'immortalit. Come facciamo a sapere cos' l'immortalit? Ne abbiamo il ricordo scritto nel cuore. 9 Un sacerdote dai capelli castani, alto, magro e nervoso, percorreva la basilica di San Pietro senza trovare un angolo dove inginocchiarsi a pregare in intimit e raccoglimento. La cattedrale gli pareva estranea, un monumento al potere e alla superbia degli uomini invece che la Casa di Dio. Era passato due volte davanti alla Piet di Michelangelo, e solo nelle linee pure del marmo gli era parso d'intravedere un accenno di spiritualit. In realt da parecchi giorni non importava quanto a lungo pregasse, n quanto profonda fosse la sua disperazione: Dio non c'era e l'aveva lasciato solo con la sua coscienza a vagare senza meta. Usc di nuovo in piazza San Pietro e neppure il sole di settembre parve in grado di scaldargli l'anima.

Aveva fallito nella sua ricerca di Tannenberg. Non era arrivato in tempo per parlare con quella donna che, prima, si era persa su un taxi nel traffico infernale di Roma e poi, quando lui aveva raggiunto l'aeroporto, si era gi imbarcata per Amman. Era stato tentato di fare il biglietto per il volo successivo diretto alla capitale giordana, ma una volta l sarebbe stato capace di trovarla? Gli sembrava di impazzire per la sua impotenza. Continuava a vagare da un posto all'altro, senza riuscire a combinare nulla. Suo padre aveva telefonato quella mattina, ma lui aveva fatto dire che non c'era. Non aveva voglia di parlare con nessuno e tanto meno con lui. Gian Maria... Il giovane si volt sussultando. La voce sonora di padre Francesco l'aveva spaventato. Padre... Ti osservo da un po'; ti muovi come un'anima in pena, che ti succede? Padre Francesco confessava in Vaticano da pi di trent'anni. Aveva ascoltato e perdonato tutte le miserie che gli uomini andavano a riversare l, cercando il perdono. Apprezzava il giovane sacerdote che da mesi aveva iniziato a esercitare come confessore nella basilica. Gian Maria emanava fiducia e bont, e gli pareva confortante la fede salda del giovane. Padre Francesco era preoccupato per non averlo visto negli ultimi giorni, e quando aveva chiesto di lui gli avevano spiegato che non stava bene; vedendolo adesso, si rese conto che probabilmente il male che sentiva stava da qualche parte in fondo all'anima. Padre Francesco, io... io non glielo posso dire. Perch? Forse sono in grado di aiutarti. Non posso violare il segreto della confessione. L'anziano sacerdote rimase in silenzio. Poi, prendendolo sottobraccio e infilandosi tra i turisti, si allontan con lui dalla piazza. Ti offro un caff. Gian Maria cerc di rifiutare, ma padre Francesco non gli diede scelta. Il segreto della confessione sacro, dunque per nulla al mondo ti chiederei di infrangerlo, ma forse posso aiutarti a trovare conforto al grande dolore che vedo riflesso sul tuo viso. Entrarono in un caff fuori dal Vaticano, dove a quell'ora non c'era molta gente. Padre Francesco guid abilmente la conversazione su terreni che gli permettessero, senza che Gian Maria violasse il segreto, di farsi carico della tragedia che si era abbattuta sul giovane sacerdote.

Dopo aver parlato per quasi un'ora, Gian Maria gli fece una domanda diretta. Padre Francesco, se lei sapesse che qualcuno sta per fare qualcosa di terribile, cercherebbe di fermarlo? Naturalmente. Noi sacerdoti abbiamo l'obbligo di evitare il male. Ma dovrei allontanarmi da Roma e anche cos non so se ci riuscirei... Per ci devi provare. Non so da dove cominciare... Sei intelligente, Gian Maria, sai che devi prendere una decisione e avere ben chiaro in mente come affrontare quel male che vuoi impedire. Crede che i miei superiori mi lasceranno partire? Non so nemmeno quanto tempo dovr stare via... Parler io con padre Pio. un vecchio amico, abbiamo studiato insieme in seminario. Gli chieder di darti una dispensa perch te ne possa andare. Grazie, padre. Davvero lo far? Parlando con lei tutto sembra pi facile. Senz'altro ci che ti tormenta non facile da affrontare, ma almeno devi tentare. Prima di tutto ti devi tranquillizzare, poi riflettere... Mezz'ora pi tardi padre Francesco tornava al suo confessionale in Vaticano e Gian Maria camminava senza meta, in cerca di una soluzione. Il convegno di archeologia era terminato e lui aveva ottenuto poche informazioni riguardo a quella donna. Nessuno pareva sapere nulla di lei: " una sconosciuta" gli avevano detto alcuni; "Non nessuno" avevano insistito altri. Era l per suo marito, un certo Ahmed Husseini. D'un tratto si rese conto che sapeva come rintracciarla. Era stato cos ottenebrato pensando a lei da non accorgersi di avere sempre saputo dove si trovava. Si sent immensamente stupido e al tempo stesso felice. S, malgrado tutto, era felice. Come aveva potuto non capirlo prima? Si appoggi a una delle gigantesche colonne di piazza San Pietro. Era consapevole di dover prendere una decisione, non poteva rinunciare n tanto meno fare finta che non fosse successo niente. Il marito, gli avevano detto, era il direttore del dipartimento di Scavi archeologici dell'Iraq. Dunque, per trovarla, sarebbe bastato andare a Baghdad. Il viaggio gli parve una vera penitenza, ma lui era obbligato a farlo, era un suo dovere. Si diresse in un'agenzia di viaggi vicino al Vaticano e l, timidamente, chiese un biglietto aereo per Baghdad. Gli risposero che non c'erano biglietti per Baghdad; raggiungere l'Iraq

non era facile. E poi, perch voleva andare proprio l? Gian Maria non seppe cosa rispondere e improvvis una bugia al riguardo: aveva amici che lavoravano in un'organizzazione non governativa e partiva per dare loro una mano. Gli impiegati lo guardarono meno diffidenti e gli promisero che avrebbero fatto quel che potevano. Due ore pi tardi usc dall'agenzia con un biglietto aereo per Amman. Avrebbe viaggiato fino alla capitale giordana, dormito l e poi proseguito per Baghdad. Una volta arrivato... si sarebbe affidato alle mani di Dio. Torn verso casa ed entr senza fare rumore. Non voleva intrattenersi con nessuno n dare spiegazioni. Avrebbe atteso che padre Francesco parlasse con padre Pio, il suo superiore. Quanto alla sua famiglia, sua sorella si sarebbe angosciata per la sua improvvisa partenza, ne era sicuro, ma non voleva congedarsi da lei perch gli avrebbe fatto troppe domande, a cui lui non avrebbe potuto rispondere. Non l'avrebbe fatto per nessun motivo. Dunque, si chiuse in camera sua e, quando lo chiamarono per la cena, si scus dicendo che non aveva fame ed era stanco. Non insistettero. Nella quiete della stanza scrisse una lettera per i suoi familiari in cui spiegava che si sarebbe preso una breve vacanza per riposare e riflettere. Sapeva di dar loro un dispiacere, ma non poteva fare altro. Avrebbe telefonato quando fosse giunto a destinazione, per dire che stava bene. Lo svegli il chiarore dell'alba. Non aveva tirato le tende. Quando apr gli occhi ricord ci che aveva deciso di fare e inizi a piangere in silenzio. Il giorno prima tutto era parso pi facile... ma alla luce della nuova giornata fu assalito da una montagna di dubbi. Guard il cielo attraverso la finestra e per la prima volta si domand dove fosse Dio. Imbruniva quando l'elicottero atterr in una base aerea prossima a Baghdad. stanco o vuole che ceniamo insieme? domand Ahmed. Sono stanco, ma non ho nulla in contrario a cenare insieme. Mi farete vedere le tavolette questa sera? Credo sia meglio domani, nel mio studio. L potr esaminarle quanto vorr. D'accordo, verr domani nel suo studio. Dove ceniamo? Se le va bene, passer a prenderla tra un'ora. Malgrado l'embargo, c' ancora qualche ristorante dove si pu mangiare, a Baghdad. L'indomani, Clara non and nello studio del marito. Il suo intuito le di-

ceva che tra Ahmed e Picot si era stabilita una corrente di simpatia e di stima e che lei avrebbe potuto essere un fattore di disturbo. Decise dunque di passare la mattina a far compere con Fatima per le stradine del bazar. Le due donne erano protette da quattro uomini armati che non le perdevano di vista. Fatima rimproverava Clara per la sua cocciutaggine a non volere figli. Tuo marito un giorno ti lascer, o porter a casa un'altra donna affinch gli dia dei figli. Il mondo cambiato, Fatima. Gli uomini non vogliono solo quello da una moglie, e io sto per toccare il cielo con un dito. Ora non posso rimanere incinta, non potrei partecipare agli scavi. Sono anni che dici le stesse cose, non trovi mai il momento giusto per diventare madre. Tesoro, gli uomini sono uomini: non pensare che alcuni siano diversi solo perch hanno studiato o perch vivono in paesi con abitudini differenti. Il sangue chiede sangue, sia per dare la vita, sia per cercare vendetta o morte; in ogni caso, il richiamo del sangue qui lo sentiamo tutti. Fatima indic il proprio ventre davanti allo sguardo divertito di Clara. S, so che pensi che sono una povera vecchia ignorante, che non conosce le altre realt, quei posti dove sei stata tu, ma non credere che l le cose vadano tanto diversamente. E poi tuo marito iracheno. Ahmed diverso, lui non stato educato qui. Per iracheno, e pure tu lo sei. Sei nata qui, anche se tua madre e tua nonna sono egiziane. Verso mezzogiorno Clara si diresse al ministero della Cultura mentre Fatima, carica di borse della spesa, tornava alla Casa Gialla. Quando Clara giunse nello studio del marito, Ahmed e Picot stavano per uscire. Ehi, ve ne stavate andando senza aspettarmi! No, ti avremmo telefonato per darti un appuntamento direttamente al ristorante le spieg Ahmed. Clara non osava domandare al professor Picot che cosa avesse deciso. Non riusciva a intuire le intenzioni del francese ascoltando la conversazione dei due, cosicch aspett pazientemente che iniziassero a servire da mangiare. Questo il miglior hummus d'Oriente dichiar Ahmed rivolgendosi a Picot. S, buono disse questi annuendo. I due uomini continuarono a parlare della bont dell'hummus, senza fare

mai riferimento n alle tavolette n alla decisione di Picot. Che ne pensa delle tavolette, professore? La domanda di Clara, diretta e senza preamboli, non colse alla sprovvista Picot; in realt, se l'aspettava. Straordinarie. Forse non un azzardo stabilire una relazione tra l'Abramo della Bibbia e quello scriba di nome Shamas. Rappresenterebbe una scoperta di altissimo livello in campo scientifico e religioso. Vale davvero la pena di rischiare. Allora, lei parteciper agli scavi? domand timidamente Clara. Diciamo che ho dei buoni argomenti per farlo. Ho gi detto a suo marito che gli dar una risposta tra una settimana al massimo. Domani parto, ma vi chiamer. Questa sera faremo delle foto alle tavolette. Voglio studiarle con attenzione. Mi dispiace andarmene senza poter conoscere suo nonno. malato, non in condizioni di vedere nessuno. O sta all'ospedale, o a casa, a letto. Mi dispiace, perch anche lui avrebbe voluto conoscerla. Sarebbe interessante sapere in quali circostanze ha rinvenuto le prime tavolette. Gliel'abbiamo gi raccontato noi rispose Clara, prudente. S, ma non lo stesso. Scusi se insisto, ma se le sue condizioni dovessero migliorare, mi piacerebbe incontrarlo. Glielo faremo sapere rispose Ahmed. Lo diremo a lui e ai suoi medici, dato che sono loro a decidere. Yves Picot era ansioso di conoscere il nonno di Clara. Aveva l'impressione che Ahmed e la moglie inventassero delle scuse per impedirgli d'incontrare il vecchio e ci stimolava ancora di pi la sua curiosit. Nel caso in cui avesse deciso di tornare avrebbe insistito; al momento, non poteva fare altro che accettare le spiegazioni che gli venivano date. Ahmed avvolse con cura le tavolette. Sapeva che Tannenberg le avrebbe volute indietro non appena lui fosse tornato alla Casa Gialla. Il nonno di Clara non se ne separava mai, aveva addirittura fatto installare una cassaforte in camera sua per conservarle accanto a s. Solo Fatima poteva entrare nella stanza di Tannenberg, solo di lei si fidava. Anni prima, un servo che lavorava alla Casa Gialla era stato bastonato per essersi introdotto nella camera da letto di Tannenberg. L'uomo non aveva fatto nulla, dunque, malgrado i colpi ricevuti, non aveva potuto confessare alcuna colpa, ma era stato licenziato senza tanti complimenti.

Le tavolette erano per Tannenberg una specie di talismano. Erano diventate un'ossessione, e quest'ossessione era stata trasmessa a Clara. Dopo avere avvolto le tavolette, Ahmed le deposit in una cassetta metallica adatta al trasporto. Perch Picot non avr voluto cenare con noi stasera? domand Clara pi a se stessa che al marito. Domattina partir molto presto. Forse stanco. Credi che torner? Non lo so; se fossi in lui, non lo farei. Sul volto di Clara si disegn una smorfia, come se qualcuno l'avesse schiaffeggiata. Ma che dici? Come puoi parlare cos? la verit. Credi che valga la pena di venire in un paese assediato a cercare delle tavolette? Non si tratta di semplici tavolette, ma della Genesi secondo Abramo. come se qualcuno avesse detto a Schliemann che non valeva la pena di cercare Troia o a Evans che doveva rinunciare a trovare Cnosso. Che ti prende, Ahmed? Ma non capisci, Clara? Non ti accorgi di cosa sta accadendo a questo paese? Non vedi la fame degli altri perch non ti riguarda. Non vedi l'angoscia delle madri che sanno di avere i figli o i mariti spacciati per mancanza di medicine, perch a tuo nonno non mancano. Nella Casa Gialla il tempo si fermato. Che ti sta succedendo, Ahmed? Di cosa mi rimproveri? Hai iniziato a comportarti cos a Roma, e da quando siamo tornati ho notato che sei sempre pi a disagio e polemico con me. Perch? Ne riparliamo pi tardi. Questo non mi sembra il momento migliore. S, hai ragione, andiamo. Uscirono dallo studio di Ahmed al ministero. Nell'ingresso c'erano quattro uomini armati, gli stessi che accompagnavano Clara ovunque andasse. Quando giunsero alla Casa Gialla, fecero accuratamente in modo di evitarsi. Clara and in cucina a cercare Fatima, Ahmed si chiuse nel sito studio. Infil nello stereo il CD dell'Eroica di Beethoven, si serv un whisky con ghiaccio e, seduto in poltrona con gli occhi chiusi, cerc di fare un po' d'ordine dentro di s. Aveva solo due possibilit: lasciare per sempre la Casa Gialla e andare in esilio, oppure continuare a morire dentro a poco a poco. Se fosse rimasto, avrebbe dovuto fare uno sforzo con Clara; lei non accettava compromessi, soprattutto nei sentimenti. Ma avrebbe potuto vivere con lei come se niente fosse, come se a lui non stesse succedendo nul-

la? Apr gli occhi e vide Alfred Tannenberg che lo stava scrutando. Lo sguardo del vecchio era spietato e brutale. Dimmi, Alfred. Che succede? Che cosa intendi dire? Di che parli? Dove sono le tavolette? Ah, le tavolette! Scusa se non te le ho portate subito, ma sono venuto direttamente nel mio studio. Ho mal di testa e sono stanco. Problemi al ministero? il paese ad avere problemi, Alfred. Ci che accadr al ministero irrilevante. Il fatto che non ho pi un lavoro. Non c' niente da fare, per quanto continuiamo a fingere che tutto sia come prima. Adesso ti sei messo a criticare Saddam? Non cambierebbe nulla, anche se lo facessi. Al massimo verrei denunciato e sbattuto in galera. Non ci conviene che uccidano Saddam. Per i nostri affari meglio che le cose rimangano come sono. Questo impossibile, Alfred, nemmeno tu potrai cambiare il corso della storia. Gli Stati Uniti stanno per invadere l'Iraq e occuperanno il paese; gli americani ragionano come te: conviene ai loro affari. No, non lo faranno, Bush un imbecille che spende tutte le sue energie a fare minacce. Avrebbero potuto chiudere la partita con Saddam durante la guerra del Golfo e non ne hanno approfittato. O non ci riuscirono o non vollero. Ma non importa quello che avrebbero potuto fare allora; adesso attaccheranno. Ti ho detto che non succeder ribad furioso Tannenberg. Invece s. E raderanno al suolo il paese. Noi combatteremo, prima contro di loro, poi tra noi; sunniti contro sciiti, sciiti contro curdi, curdi contro qualche altra fazione, uguale. Siamo condannati. Ma come osi dire simili sciocchezze? grid Tannenberg. Adesso ti venuto il dono della profezia e ti metti a condannare tutti! Lo sai meglio di me, altrimenti non staresti cercando di accelerare l'inizio degli scavi a Safran. Non commetteresti gli errori che sai di commettere, non ti saresti esposto come hai fatto. Ho sempre ammirato la tua intelligenza e il tuo sangue freddo; non deludermi dicendo che non accadr nulla, che questa non altro che l'ennesima crisi politica. Taci!

No, meglio che parliamo, che diciamo ad alta voce quello che non osiamo neppure pensare, perch solo cos potremo evitare di commettere pi errori del necessario. Dobbiamo essere onesti l'uno con l'altro. Come osi parlarmi cos? Tu non sei nessuno, sei quello che io ho voluto che fossi. S, in parte hai ragione. Sono quello che tu hai voluto che fossi, non quello che vorrei essere. Ma siamo sulla stessa barca. Ti assicuro che non mi piace navigare con te in questo frangente, ma non ho altra scelta, e cerco di evitare di naufragare. Di' quello che devi dire. Pu darsi siano le ultime parole che pronunci in questa casa. Voglio sapere quali sono i tuoi piani. Tu hai sempre una via d'uscita, ma questa volta non capisco quale sia. Anche nel caso che Picot venga a scavare, potremo contare sulla sua presenza al massimo per sei mesi, e in questo lasso di tempo impossibile ottenere dei risultati. Lo sai tanto quanto me. Sto proteggendo Clara, le sto salvando la vita e le sto assicurando un futuro. E faccio bene, perch vedo che tu non sei in grado di occuparti di lei. Clara non ha bisogno della protezione di nessuno. Tua nipote vale pi di quanto tu sia disposto a riconoscere. Non ha bisogno di me n di nessun altro; l'unica cosa di cui ha bisogno liberarsi di te, di me, di tutti noi, di uscire da questo tunnel. Tu stai diventando matto. La voce di Tannenberg era tornata dura come il ghiaccio. Non sono mai stato meglio. Immagino tu stia forzando le cose perch sai quanto me che all'Iraq restano pochi mesi di vita, poi non sar pi il paese che abbiamo conosciuto e il futuro sar quantomeno incerto, per usare un eufemismo. Per questo ti stai preparando a tornare al Cairo. Non rimarrai qui quando inizieranno i bombardamenti, quando gli americani "faranno l'appello" degli amici di Saddam. Ma, intanto, hai reso pubblico che esiste una Bibbia d'argilla. l'eredit di Clara. Se trova la Bibbia d'argilla non dovr pi preoccuparsi di nulla per il resto della sua vita. Avr riconoscimenti internazionali, sar l'archeologa che ha sempre voluto essere. E tu che ruolo hai in questa storia? Io sto morendo, lo sai. Ho un tumore che mi sta divorando il fegato. Non ho pi niente da guadagnare, niente da perdere. Ho voluto sapere la

verit dai medici; dunque, la verit che presto me ne andr. Morir al Cairo, forse tra sei mesi, forse prima. Non una grande novit visto che sto per compiere ottantasei anni. Ma non me ne andr prima di avere trovato la Bibbia d'argilla. Anche se il paese in guerra, sono disposto a corrompere chicchessia pur di avere uomini che lavorino notte e giorno a Safran. Non li lascer riposare fino a che non avranno trovato le tavolette che stiamo cercando. E se non esistono? Esistono, ne sono sicuro. Magari sono in frantumi. Allora, che farai? Tannenberg rimase in silenzio senza nascondere l'odio profondo che iniziava a provare nei confronti di Ahmed. Ecco cosa far: inizier a proteggere Clara. Non mi fido di te. Il vecchio si volt e usc dalla stanza. Ahmed si pass una mano sulla fronte. Sudava. La discussione con il nonno di Clara l'aveva sfinito. Si serv un altro whisky e lo butt gi d'un fiato. Se ne vers un terzo, ma questo decise di berlo lentamente, riflettendo. 10 Enrique Gmez passeggiava lungo il Parque Maria Luisa cercando l'ombra di quegli alberi centenari. Aveva un nodo allo stomaco da cui non era riuscito a liberarsi da quando aveva ricevuto le fotografie dell'esecuzione di quei due disgraziati. Frankie aveva insistito perch si vedessero e George aveva finito per accettare controvoglia. Da quando si erano separati, pi di cinquant'anni prima, si erano rivisti in poche occasioni. Forse questa sarebbe stata l'ultima, tenuto conto della loro et. La cosa sorprendente era che George aveva finito per accettare di incontrarli a Siviglia. Inizialmente si era opposto con tutta l'energia di cui era capace, ma Frankie aveva convinto George che a Siviglia sarebbero passati inosservati. George si trovava a Marbella da un paio di giorni, a giocare a golf. Frankie era a Barcellona. Di l a un'ora i tre amici si sarebbero incontrati nella penombra del bar dell'Hotel Alfonso XIII. Emma, la moglie di Frankie, aveva insistito per alloggiare nell'hotel pi prestigioso di Siviglia, frequentato da chi era qualcuno nel gotha o sulle pagine patinate delle riviste di moda.

Roco era inquieta. Da parecchi giorni non dava tregua a Enrique con domande che non ottenevano risposta. Fortunatamente quella sera era andata a casa di sua sorella per assistere alle prove dell'abito da sposa della nipote. Enrique non le aveva detto che, all'imbrunire, aveva un appuntamento all'Alfonso XIII. George sarebbe arrivato in auto e poi avrebbe fatto ritorno a Marbella. Frankie sarebbe rimasto un paio di giorni come un qualunque turista milionario di passaggio a Siviglia. Il loro incontro si sarebbe protratto solo il tempo necessario. Un'ora, due al massimo. Enrique era uscito presto di casa perch aveva bisogno di prendere una boccata d'aria. Sentiva quel maledetto nodo allo stomaco. Aveva pranzato con Rodo e con suo figlio Jos; i nipoti Borja ed Estrella erano rimasti a Marbella a godersi le ultime giornate estive, che in Andalusia si trascinano fino a settembre. Il figlio gli aveva detto che lo vedeva preoccupato, e ci aveva confermato i timori di Roco. Quando l'avevano lasciato solo all'ora della siesta, aveva cercato di dormire ma non ne era stato capace, quindi si era alzato e, appena aveva udito Roco chiudere la porta di casa, era uscito pure lui. Aveva percorso le stradine strette e le piazzette raccolte del quartiere di Santa Cruz per camminare senza meta nel parco, in attesa dell'appuntamento con i suoi vecchi amici. George era seduto a un tavolo in un angolo appartato del bar. Enrique si diresse verso di lui. A entrambi brillavano gli occhi. Erano emozionati di ritrovarsi dopo tanto tempo, ma non si abbracciarono, si strinsero solo la mano. Sapevano che non dovevano richiamare l'attenzione. Ti trovo in forma gli disse George. Anch'io. Ormai siamo vecchi; anche se tu meno di me. Di un anno, solo di un anno. E Frankie? Dovrebbe comparire da un momento all'altro; immagino sia alloggiato qui. S, ci che mi ha detto, Emma ha insistito tanto. Va bene. Comunque da qualche parte ci dovevamo vedere. Cos'hai pensato? Alfred malato e sa che deve morire, questione di mesi. Non gli importa pi di nulla, a parte sua nipote. Dunque sta agendo come un pazzo,

senza considerare le conseguenze. Lo credo anch'io. Cosa pensi che voglia? Che sua nipote trovi la Bibbia d'argilla. Cos la scoperta sar sua e di nessun altro. E quel tale che vuole assoldare? Picot? Non concepibile eseguire scavi di quella portata senza dei professionisti. Alfred pu assoldare tutti gli operai necessari, ma ha bisogno di veri archeologi e in Iraq non ce ne sono. Frank Dos Santos entr nel bar cercandoli con lo sguardo. Si diresse verso di loro senza scomporsi. Non porse nemmeno la mano, si sedette e fece un segno al cameriere per ordinare. Sono contento di vedervi. Be', non credo che siamo tanto cambiati, abbiamo solo cinquant'anni in pi esord sogghignando. Bene, possiamo consolarci dicendoci che ci troviamo in forma come cinquant'anni fa, ma abbiamo l'et che abbiamo, siamo sulla linea d'arrivo replic George Wagner. Allora, che te ne pare del comportamento di Alfred? Ah, Alfred! Sta facendo quello che farebbe un uomo disperato. I tuoi amici del Pentagono tireranno il collo a Saddam. Non sappiamo nemmeno se tra qualche mese l'Iraq esister ancora, dunque non ha scelta: o trova la Bibbia d'argilla ora o non sar mai sua rispose Frank. Avremmo potuto cercarla dopo la guerra borbott George. Le guerre si sa quando iniziano, ma non quando finiscono. L'affermazione di Enrique Gmez fu tagliente e i suoi due amici annuirono. Quando cominceranno a bombardare? A marzo, al pi tardi rispose George. Siamo a settembre intervenne Frank restano al massimo sei mesi, per trovare la Bibbia d'argilla. Se due mesi fa gli americani non avessero bombardato fra Tell Mughayir e Bassora, l'edificio non sarebbe stato scoperto; il destino ha voluto che accadesse ora disse Gmez. Bene, che facciamo? Se Alfred riesce a trovare delle tavolette intatte, o almeno che si possano ricostruire, passer agli annali delle scoperte archeologiche. Non c' bisogno di ricordare il valore di quei reperti sul mercato. Senza contare le pressioni che far il Vaticano per impossessarsene, se consideriamo che sono la prova dell'ispirazione divina del patriarca Abramo. La Genesi raccontata da Abramo una scoperta straordinaria. Quell'idiota di Bush sarebbe capace di regalarle al Vaticano come gesto di amicizia, dato che il

papa contrario alla guerra. La riflessione di George lasci pensierosi i due amici. Se Alfred le trova intervenne Frank non sar per lasciarle a Bush, quindi... Quindi far l'impossibile per sfruttare il poco tempo a disposizione lo interruppe George. Ma perch ha mandato allo sbaraglio la nipote? Fu Enrique Gmez a rispondere. Perch nessuno possa soffiargli le tavolette. Adesso tutti gli archeologi del mondo sanno che in Iraq un gruppo locale capitanato da Ahmed Husseini e dalla sua stravagante moglie ha trovato i resti di un tempio o di un palazzo dove potrebbero essere conservate delle tavolette dettate da Abramo in persona. Qualsiasi cosa succeda, ormai nessuno potr pi rivendicarne la scoperta. Per questo ha ideato la sceneggiata di Roma. Rischia parecchio osserv Frank. S, ma sta morendo, dunque non gli restano molte alternative insistette Gmez. Bene, George, i tuoi sanno chi ha contattato gli italiani? George scosse il capo. No, non siamo riusciti a scoprirlo. Sappiamo che erano uomini di un'agenzia che si chiama Investigazioni e Sicurezza. Qualcuno li ha ingaggiati per pedinare Clara Tannenberg, ma i miei uomini non hanno trovato nulla nei loro archivi, non un documento, non un riferimento. Nulla. Il contratto dev'essere stato stipulato attraverso il presidente, o qualche dirigente, qualcuno che non dovesse dare spiegazioni, solo ordini. Per adesso non possiamo pi ficcare il naso. Il responsabile della Investigazioni e Sicurezza un vecchio poliziotto dell'antimafia, pluridecorato e con amici in tutti i settori della polizia. Se commettiamo un errore, avremo la polizia italiana alle calcagna. Per abbiamo bisogno di sapere chi ha assoldato quegli uomini e perch, altrimenti lasciamo un fianco scoperto insistette Frank. S, vero; per questo vi ho detto che occorre rinforzare le misure di sicurezza e non commettere errori. O ci sono degli infiltrati, oppure Alfred ha ingannato pi del dovuto qualche socio locale che ora si vuole vendicare spieg George. C' un buco nero che non siamo capaci di sondare. Enrique Gmez non poteva nascondere l'angoscia, che si traduceva in un perenne nodo alla bocca dello stomaco. Hai ragione assent George. C' un buco nero e dobbiamo far luce. Per la prima volta successo qualcosa che non riusciamo a controllare. Con Alfred diverso: siamo in grado di tenerlo d'occhio, ed ci che fa-

remo. A proposito, credete che potremo contare sul marito della nipote, Ahmed Husseini? Quel tipo mi pare una pedina fondamentale. I nostri uomini sanno che Husseini stanco di sua moglie e di Alfred, che non porta pi rispetto al nostro vecchio amico e pare che qualche giorno fa l'abbiano sentito urlare. Il marito di Clara un uomo coraggioso e intelligente. Temo che la sua coscienza si stia risvegliando sottoline Frank. Almeno ci che si deduce dal dossier che abbiamo letto tutti sugli ultimi giorni alla Casa Gialla. Non c' nessuno di pi pericoloso di chi decide di ribellarsi all'ultimo momento. Far qualsiasi cosa per scrollarsi di dosso il passato. Allora non c' da fare affidamento su di lui; potremo solo usarlo afferm George senza riserve. Adesso voglio che ascoltiate che cosa ho pensato di fare. Amici miei, questa quasi sicuramente l'ultima volta che ci vedremo ed importante trovarsi d'accordo su ogni passo che stiamo per compiere. C' parecchio in ballo. Per esempio, il fatto di poter morire tranquillamente ciascuno a casa propria il giorno che ci toccher disse Frank. Enrique Gmez sent un'altra fitta allo stomaco. I tre uomini continuarono a parlare. George consegn agli amici una cartellina gonfia di fogli. Erano passate le dieci e mezzo di sera quando diedero per conclusa la conversazione. Avevano bevuto parecchi whisky accompagnati da assaggi di formaggio e prosciutto. Enrique aveva risposto a due telefonate impazienti di Roco che gli domandava come stava e se sarebbe tornato per cena. Frank avvis Emma di avviarsi senza di lui nel locale dove avevano riservato un tavolo insieme ad altri turisti che facevano parte dello stesso gruppo in viaggio in Spagna. "Io non devo dare spiegazioni a nessuno" pens George. Si sentiva soddisfatto della sua scelta di rimanere da solo, e non aveva mai provato il bisogno di avere qualcuno accanto. I capelli bianchi gli conferivano la rispettabilit che tutti si aspettavano da un uomo della sua posizione. Gli era costato molto difendere la propria solitudine, soprattutto dagli attacchi degli amici che insistevano perch si trovasse una compagna. Ma lui era stato irremovibile e non aveva ceduto. Viveva con una corte di domestici e maggiordomi che si prendevano cura di lui con discrezione, senza mai sconvolgere le sue abitudini. Non gli serviva altro. George fu il primo ad andarsene. Si diresse verso l'auto che aveva noleggiato a Marbella; data l'et aveva avuto parecchi problemi con la paten-

te, ma non c' nulla che riesca ad aggirare gli ostacoli come il denaro, soprattutto in una citt come Marbella. Aveva potuto quindi noleggiare una comoda Mercedes Benz ultimo modello. La tecnologia tedesca era ancora la migliore. Frank fece chiamare un taxi dalla reception mentre Enrique Gmez usciva nell'afa notturna, deciso a tornare a casa a piedi, nel quartiere di Santa Cruz. Il nodo alla bocca dello stomaco lo opprimeva al punto di non lasciarlo respirare. Neppure l'incontro con i suoi vecchi amici l'aveva calmato. Al contrario, l'aveva costretto ad affrontare di nuovo il proprio passato. Loro erano lo specchio della realt, una realt della quale suo figlio Jos e i suoi stravaganti nipoti erano all'oscuro, ma che Roco non ignorava. Per questo Enrique era consapevole che non avrebbe mai potuto ingannare sua moglie. Lei lo conosceva bene, sapeva meglio di tutti che tipo di uomo era. 11 Carlo Cipriani scorreva il giornale senza alzare la testa per non farsi innervosire da Mercedes, che camminava senza sosta avanti e indietro nella sala d'attesa. Hans Hausser aveva acceso la sua vecchia pipa e lasciava vagare lo sguardo tra le volute di fumo in cui parevano perdersi i suoi pensieri. Intanto, Bruno Mller se ne stava seduto senza osservare nessuno dei compagni. Luca Marini aveva dato loro appuntamento per l'una; era gi l'una e mezzo e la segretaria non aveva dato alcuna spiegazione, non sapevano nemmeno se Luca si trovasse in ufficio. Ho appena avuto un incontro con il prefetto. Avrei preferito evitarlo furono le sue prime parole quando arriv. Cos' successo? domand Carlo. Il governo non crede alla versione irachena, che quella che va bene a noi. Ha bisogno di accentuare i toni perch vuole convincere gli italiani che Saddam un mostro. Dunque, sta preparando il terreno affinch l'opinione pubblica lo appoggi nel caso in cui decida di mandare truppe in Iraq. Questa una vicenda che pu tornare utile al governo: per questo stata divulgata e trasmessa dalle televisioni. Mi spiace, amico mio riusc a dire Carlo Cipriani. Ti abbiamo messo in un bel pasticcio.

Se potessimo dire la verit... replic Luca. Se mi rivelaste di che cosa si tratta... Per favore, non insistere gli chiese Carlo Cipriani sconsolato. Va bene, vi spiegher come stanno le cose. Prima di vedere il prefetto, ho incontrato degli amici della polizia. Mi hanno chiesto quello che io chiedo a voi, di dire la verit, per potermi coprire. Ho quindi riferito loro la versione che avevamo concordato e mi hanno guardato come se li stessi prendendo in giro. Mi hanno fatto pressioni, certo, ma ho mantenuto la parola; ho addirittura scherzato con loro asserendo che, per quanto possa apparire assurda, la verit. Non so se si metteranno in contatto con lei, Mercedes; possibile, anche solo per soddisfare la curiosit di conoscere una donna che manda degli investigatori privati in Iraq. Quanto a te, Carlo, il prefetto ti conosce di fama, dunque non credo che ti daranno fastidio. Noi non abbiamo commesso alcun delitto disse Mercedes in tono seccato. Naturalmente no, n voi, n io, ma ci sono due cadaveri e nessuno sa perch quegli uomini sono morti. Be', suppongo che voi lo sappiate o quantomeno lo sospettiate. Sicuramente i miei amici poliziotti staranno chiedendo ai loro colleghi spagnoli informazioni su di lei, Mercedes. Siccome immagino che dalla Spagna diranno che lei una persona integerrima, ci lasceranno in pace. Tuttavia, non mi sento tranquillo, perch il prefetto mi ha riferito che il ministro vuole sapere tutto; ha preso a cuore questo caso. Personalmente non ho mai visto un politico commosso per una tragedia; penso piuttosto, come ho gi detto, che qualcuno creda di poter approfittare politicamente di questa storia, ma per farlo ha bisogno di conoscere la verit. Che non vi riveleremo mai afferm il professor Hausser. Credo sia meglio tornare a casa propose Bruno Mller. S, meglio convenne Luca annuendo. Dal momento che sono certo che ci stanno seguendo tutti, vi consiglio di non uscire insieme, ma uno per volta. Mi spiace, ma penso che qualcuno di voi dovr fermarsi a mangiare qui, e cos... Di chi non si fida? domand Mercedes. Ah, l'intuito femminile! Per principio, mi fido dei miei collaboratori; molti lavoravano con me in Sicilia, altri sono giovani preparati, che ho selezionato personalmente. Ma questo caso diverso. Ci conosciamo tutti: i vecchi colleghi poliziotti conoscono i miei uomini dell'agenzia. Non so quale sia il grado di amicizia che li unisca, per cui sempre possibile che

sia filtrato qualcosa. Comunque, ormai non si pu pi fare nulla. Come ci consiglia di agire? Bruno Mller era evidentemente a disagio. Signor Mller rispose Marini la cosa migliore comportarsi normalmente. Non dicevate di non aver fatto niente di male? E allora continuate a crederlo; non avete fatto nulla, dunque non dovete comportarvi diversamente dal solito. Volevo che venissero a cena da me, per salutarci disse Carlo. Amico mio, se fossi in te rinuncerei all'idea della cena d'addio. Il professor Hausser e il maestro Mller dovrebbero tornare a casa loro. Quanto alla signora Barreda, mi sembra pi opportuno che rimanga a cena da te e anche che si fermi a Roma ancora un paio di giorni. Mi dica, Mercedes, che cosa racconteranno in Spagna sul suo conto? Che sono una vecchia eccentrica, un'imprenditrice edile che sale sulle impalcature e conosce i propri operai personalmente. Non ho mai avuto problemi con la giustizia, nemmeno una multa per divieto di sosta. Una persona integerrima mormor Luca Marini. Le assicuro che lo sono. Mi hanno fatto sempre paura le persone integerrime afferm l'ex poliziotto. Perch? volle sapere il professor Hausser. Perch nascondono tutte qualcosa, anche se in fondo al cuore. Rimasero in silenzio per qualche secondo, ciascuno assorto nei propri pensieri. Poi il professor Hausser riprese in mano la situazione. Visto che le cose stanno cos, meglio affrontarle. Lei, signor Marini, continuer a dire la verit, perch, anche se non ci crede, ci che ha fatto finora. No, non ho detto tutta la verit protest Luca. S, ha raccontato tutto quello che sa; ci che non pu raccontare ci che ignora afferm il professore. Quanto a noi, dovremmo parlare prima di separarci. Bruno, credo che tu esageri quando dici che ce ne dobbiamo tornare tutti a casa. Lo faremo, certo, ma non subito, non scappando come dei fuggiaschi. Siamo tutte persone anziane rispettabili, vecchi amici. Dunque, Carlo, se mi inviti a cena io verr pi che volentieri a casa tua, e credo che dovremmo farlo tutti. Se la polizia vorr parlare con noi, diremo la verit: siamo un gruppo di amici che si sono ritrovati a Roma e Mercedes, che molto audace, ha deciso che l'Iraq un buon posto per fare affari, perch appena finir la guerra bisogner ricostruire ci che gli americani distruggeranno. Non c' nulla di male se lei, che possiede un'impresa di

costruzioni, interessata a qualche buon investimento. Che io sappia, non ha mai partecipato a un corteo con in mano uno striscione contro la guerra, o invece l'hai fatto, tesoro? No, non ancora, anche se in realt pensavo di partecipare alle manifestazioni che stanno organizzando a Barcellona spieg Mercedes. Bene, non ci andrai afferm il professor Hausser. Sar per un'altra volta. Lei mi stupisce, professore disse Luca. Sembra che non mi abbia sentito: il prefetto vuole che si apra un'inchiesta, perch questi sono gli ordini dall'alto. L'Italia uno Stato di diritto, dunque se un caso non c', non se lo possono inventare insistette il professor Hausser. Ma il caso esiste: abbiamo due cadaveri replic Marini, arrabbiato. Basta! esclam Carlo Cipriani. Io la penso come Hans; non dobbiamo comportarci come criminali, dal momento che non abbiamo fatto nulla. Noi non abbiamo ammazzato nessuno. Se necessario, parler con alcuni amici del governo che sono miei pazienti. Ma non agiremo come se fossimo delinquenti, fuggendo o uscendo da questi uffici separatamente. No, mi rifiuto di avere sensi di colpa. E tu, Bruno... S, hai ragione, non sono ancora riuscito a levarmeli di dosso. Vi vedo determinati... Bene. Meglio cos. Per me il caso chiuso, salvo che i miei vecchi colleghi mi cerchino ancora o che non ci si debba rivedere tutti in televisione. Se ci saranno novit, vi chiamer. Si salutarono senza aggiungere altro. In strada, Carlo propose di andare a pranzo da lui. Telefono per farci preparare qualcosa. A casa staremo pi tranquilli. Mangiarono praticamente in silenzio, scambiandosi qualche banalit mentre la governante di Carlo Cipriani serviva loro un pranzo improvvisato. Quando passarono in salotto per il caff, Carlo chiuse la porta e chiese di non essere disturbato. Dobbiamo prendere una decisione afferm. gi stata presa gli ricord Mercedes. Bisogna contattare una di quelle societ di cui abbiamo parlato e mandare un professionista che trovi Tannenberg e faccia quel che deve fare. Non c' altro da aggiungere. Siamo ancora tutti d'accordo riguardo a questo? domand Cipriani. La risposta affermativa dei tre amici non si fece attendere. Ho il numero di telefono di una societ di Londra, la Global Group. Il titolare, un certo Tom Martin, amico di Luca. Mi ha detto lui di chiamar-

lo. Carlo, non so se una buona idea mettere ancora Luca in mezzo a questa storia. Forse hai ragione, Hans, ma non conosciamo nessun altro che se ne possa incaricare; dunque, io sono dell'idea di chiamare questo Tom Martin: spero che Luca mi perdoni. Dovresti avvisarlo che contatterai Tom Martin e, se ti chiede di lasciar perdere, cercheremo qualcun altro. Luca un tuo amico, non devi metterlo con le spalle al muro. D'accordo, Hans, lo chiamer. E lo far adesso. Non siate stupidi li interruppe Mercedes. Lasciamo in pace Luca, ne ha avuto abbastanza di noi. Possiamo contattare quella societ senza fare il suo nome, senza comprometterlo. Se Luca ti ha detto che Tom Martin la persona giusta cui rivolgersi, non pensiamoci pi. Ma lui non sa esattamente quello che vogliamo precis Carlo. Be', immagino che tu non gli abbia detto che abbiamo intenzione di uccidere un uomo. Dobbiamo reagire. ovvio che siamo angosciati per l'assassinio di quei due ragazzi, ma abbiamo sempre saputo che non sarebbe stato facile realizzare i nostri piani, che qualcuno avrebbe potuto lasciarci la pelle, che avrebbero anche potuto ucciderci. tutta la vita che ci stiamo preparando a questo momento. So che ci siamo immaginati mille situazioni e che nessuna come quella che stiamo vivendo, ma sono certa che saremo in grado di far fronte all'emergenza. Furono d'accordo di chiamare Tom Martin. L'avrebbe fatto Hans Hausser: avrebbe preso un appuntamento e sarebbe andato a Londra a trovarlo. L'incarico che intendevano affidargli era semplice: avrebbe dovuto mandare un uomo in Iraq. Sapevano gi dove viveva Clara Tannenberg, dunque, attraverso di lei, presto o tardi questi sarebbe arrivato ad Alfred. Poi, doveva trovare il momento giusto per ucciderlo. Per un professionista ci non avrebbe rappresentato un problema. Bruno insistette nella sua decisione di tornare a Vienna quanto prima. A Roma non si sentiva tranquillo. Per evitare intercettazioni telefoniche dovremo fare a meno di usare i nostri apparecchi propose il professor Hausser. Potremmo comprare dei cellulari con la scheda e usarli una volta sola. E come ci comunicheremo il numero? domand Mercedes. Cerchiamo di non diventare paranoici, per favore. Hans ha ragione disse Carlo. Dovremmo stare attenti. Stiamo per uc-

cidere un uomo. Stiamo per uccidere un porco esclam Mercedes con rabbia. Comunque, non mi pare una cattiva idea quella dei cellulari insistette Carlo. Troveremo il modo di comunicarci il numero, magari attraverso la posta elettronica. Ma se intercettano le telefonate, possono farlo anche con la posta elettronica. Internet il posto meno sicuro per conservare un segreto. Ah, Bruno, non essere cos pessimista! lo rimprover Mercedes. Che io sappia, si possono creare account fittizi su Internet. Hotmail, la posta gratuita di Microsoft, lo permette. Dunque, se ciascuno di noi aprir un indirizzo su Hotmail, potremo mandarci i numeri di telefono e metterci in contatto. Per dovremo essere comunque prudenti, perch neanche Hotmail sicuro. Chiunque potrebbe leggere la nostra posta, dunque occorrer essere abbastanza criptici nell'inviarci messaggi. Dedicarono parte del pomeriggio a decidere i nomi che avrebbero utilizzato nelle comunicazioni via Internet e il professor Hans Hausser ide un codice cifrato in cui le lettere avrebbero rappresentato dei numeri, quelli dei cellulari che avrebbero di volta in volta acquistato e di cui poi si sarebbero disfatti una volta utilizzati. Era tardi quando i quattro amici si separarono abbracciandosi calorosamente. Il giorno dopo, Bruno e Hans avrebbero lasciato Roma. Mercedes si sarebbe fermata ancora un paio di giorni per non dare l'impressione, se la polizia l'avesse pedinata, di essere in fuga. Robert Brown aspettava impaziente che Ralph Barry terminasse di parlare al telefono. Quando riagganci gli domand nervoso: Ebbene, che cosa far Picot?. Il mio contatto mi assicura che Picot tornato dall'Iraq molto impressionato, che non fa che ripetere che sarebbe una pazzia andare a scavare ora, che non c' tempo, che in sei o sette mesi non si riuscirebbe a concludere niente; inveisce contro Bush e Saddam, dicendo che sono uno peggio dell'altro. Non mi hai risposto, Ralph, voglio sapere se ci andr o no. Non l'ha detto, ma pare che non scarti l'idea. Per il momento andato a Madrid. Continui a non rispondere. Perch non so che cos'abbia deciso di fare. Potremmo impiegare gli uomini di Dukais in questa spedizione?

Tu credi che i gorilla di Dukais possano farsi passare per studenti di archeologia? Su, Robert, rifletti! Certo che rifletto! E ho bisogno di uomini per questi scavi, sicch Dukais dovr procurarmene di adatti. E con conoscenze di storia, geografia, geologia eccetera. I suoi gorilla non sanno nemmeno dov' la Mesopotamia. Allora dovranno fare un corso accelerato, studiare giorno e notte, imparare. Riceveranno una gratifica se riusciranno a farsi passare per studenti o professori. Attento, Robert! Sai che nel mondo accademico ci conosciamo tutti. Non puoi camuffare un mercenario da intellettuale, lo scoprirebbero subito. Robert Brown apr di colpo la porta dell'ufficio facendo sussultare il segretario, discreto ed efficiente. Qualcosa non va, signor Brown? domand Smith. Dukais non ancora arrivato? No, signore, se fosse arrivato l'avrei avvisata. A che ora gli ha fissato l'appuntamento? Per l'ora che mi ha detto lei, signore, alle quattro. Sono le quattro e dieci. S, signore, sar in ritardo a causa del traffico. Quel Dukais un imbecille. S, signore. La figura imponente di Paul Dukais apparve sulla soglia dell'ufficio di Smith prima che Robert Brown fosse tornato nel proprio. Finalmente! Robert, il traffico di Washington infernale a quest'ora; tutti tornano a casa. Saresti dovuto uscire prima. Ultimamente non riesci a controllarti replic freddo il presidente della Planet Security. Nell'ufficio di Brown, dopo che si erano serviti un whisky, Ralph Barry cerc di attenuare la tensione tra i due uomini. Paul, Robert vuole mandare degli uomini nella spedizione archeologica che Yves Picot dovrebbe organizzare. Ti far avere un dossier con tutto ci che devi sapere su Picot, ma per adesso ti posso dire che francese, ricco, ex professore di Oxford, donnaiolo e avventuriero, ma conosce il suo mestiere e tutti quelli del ramo.

Sembra un tipo in gamba. Lo , infatti. Ci servono uomini che sappiano fare qualcosa di pi che leggere e scrivere; devono essere universitari, gente che sia in grado di parlare con disinvoltura dei campus in cui ha studiato. Non possono essere americani, devi cercarli in Europa o magari in qualche paese arabo, ma non qui. Quindi, devono conoscere il mestiere e saper fare un po' di tutto, no? domand con ironia Dukais. Esattamente. Il tono della risposta di Robert non lasciava dubbi sul suo umore. A proposito, Robert, sono pronte le squadre di uomini che mi avevi chiesto di mandare sulle linee di confine irachene. Attendiamo un tuo ordine. Dovranno aspettare ancora qualche tempo. Prima mi sta a cuore risolvere questo problema. Non saprei, Robert, non conosco nessun universitario che faccia il mercenario nel tempo libero. Cercher nell'ex Iugoslavia; forse l riuscir a trovare qualcuno. Buona idea! L si ammazzano fin da bambini; ci saranno universitari che hanno partecipato ai massacri e vogliono guadagnarsi qualche soldo. S, Robert, credo che ne troveremo. Ralph Barry li ascoltava con un misto di ammirazione e repulsione. Da tempo avevano comprato la sua coscienza e l'avevano valutata parecchi soldi. Non si stupiva pi di quanto ascoltava, bench Robert lo sorprendesse sempre. Era Giano, il dio dai due volti. Pochi conoscevano le due facce. Chiunque avrebbe detto che era un uomo educato e squisito, colto e raffinato, in grado di adempiere ai propri doveri e, naturalmente, incapace addirittura di passare col rosso. Ma Ralph conosceva un altro Brown, un uomo crudele, senza scrupoli, a volte volgare, avido di denaro e di potere. Quello che non era mai riuscito a scoprire era il nome del suo mentore. Robert a volte si riferiva a lui come al suo mentore, ma non gli aveva mai rivelato chi fosse n che cosa facesse, bench lui sospettasse che potesse trattarsi del potente George Wagner, l'unico uomo davanti a cui Brown tremava. Non gliel'aveva mai chiesto; sapeva che a quella domanda non avrebbe ottenuto alcuna risposta, e la dote che Robert apprezzava di pi era la discrezione. Paul disse loro che li avrebbe chiamati non appena avesse trovato gli uomini giusti, ammesso che ci riuscisse.

Picot riprese a proiettare le diapositive che aveva scattato alle tavolette e le esamin con occhio critico. Accanto a lui, Fabin lo osservava di sottecchi. Sapeva che stava prendendo una decisione, e che probabilmente non sarebbe stata quella giusta, ma il suo amico era fatto cos. Si conoscevano dagli anni in cui Yves Picot insegnava a Oxford e Fabin faceva un dottorato sulla scrittura cuneiforme. Avevano simpatizzato immediatamente perch i due erano come corpi estranei in quell'antica universit. Picot era un professore francese a contratto, Fabin uno studioso spagnolo che si era trasferito in Inghilterra per specializzarsi in una materia di cui si occupavano fior di intellettuali. I due avevano qualcosa in comune: erano innamorati della Mesopotamia, un luogo trasformato in Iraq dal colonialismo inglese. Fabin ricordava l'impressione che gli aveva procurato il Codice di Hammurabi quando l'aveva visto al Louvre. Aveva dieci anni ed era la sua prima visita a Parigi. Per mano a suo padre, ascoltava le spiegazioni che lui gli dava. Dopo avere visto tante meraviglie tutte insieme, quando erano entrati nelle sale della Mesopotamia, Fabin aveva sentito risvegliarsi un inaspettato interesse. Ci che lo aveva lasciato definitivamente a bocca aperta era stato sentire che su quel pezzo di pietra di basalto erano scritte leggi antichissime, che si fondavano sulla legge del taglione. Suo padre gli aveva spiegato che la regola numero centonovantasei del codice recitava: "Se un uomo ha cavato un occhio a un altro, gli verr cavato un occhio". Quel giorno aveva deciso che sarebbe diventato archeologo e avrebbe scoperto regni perduti in Mesopotamia. Ti decidi o no? una pazzia rispose Picot. Certo, ma ora o mai pi. Vedremo ci che rimarr dopo la guerra. Se ci fidiamo delle parole di Bush, l'Iraq diventer l'Arcadia, dunque potremo andare a scavare come se fosse una passeggiata. Ma n tu n io crediamo alle parole di Bush. Sono sicuro che dopo questa guerra l'Iraq far la fine del Libano. Conosci l'Oriente, sai quello che sta accadendo: non ci sar un'entrata trionfale dei ragazzi a stelle e strisce. Gli iracheni odiano Saddam, ma odiano anche gli americani; in realt, in Oriente odiano tutti gli occidentali e in parte hanno ragione. Non gli abbiamo dato niente, abbiamo mantenuto regimi corrotti, gli abbiamo venduto quello di cui non avevano bisogno, non siamo stati capaci di favorire lo sviluppo di un ceto medio e di intellettuali e loro sono sempre pi

poveri e sfruttati. I fanatici religiosi si stanno dando da fare per bene: aiutano nei quartieri pi poveri, insegnano gratuitamente nelle madrase, hanno costruito ospedali per curare chi non pu pagarsi medici n farmaci... L'Oriente sta per scoppiare. Gi, ma quello che dici non si pu applicare a tutto l'Iraq. Ti ricordo che Saddam ha imposto un certo laicismo. Il problema il petrolio; gli Stati Uniti devono tenere sotto controllo le fonti di energia e sono pronti a creare dei mostri per poi offrirsi di distruggerli. L'Oriente sempre pi povero. Fabin, smetterai mai di essere un ragazzo di sinistra? Ormai sono troppo grande per sentirmi dare del ragazzo; quanto all'essere di sinistra, forse hai ragione... Di certo non smetter mai di guardare in faccia la realt, anche se fosse dal divano pi comodo di casa. Tu che faresti al mio posto? Quello che pensi di fare tu, anche se una follia: andrei in Iraq. E quando scoppier la guerra, sar finita. Se bombardano, ci faranno tutti secchi. S, possibile; il problema riuscire ad andarsene almeno cinque minuti prima. Chi ci appogger? Nessuno, dovremo fare tutto da soli. Non credo che nella mia universit, o in altre, ci darebbero anche solo un soldo bucato per mandarci in Iraq. In Spagna la maggioranza contraria alla guerra, ma scavare in Iraq significherebbe buttare via il denaro per un capriccio. Dunque, i soldi ce li metto io. E io ti aiuto a formare la squadra. All'universit Complutense ci sono un sacco di studenti dell'ultimo anno che darebbero qualsiasi cosa per poter partecipare a degli scavi, anche in Iraq. Mi hai sempre detto che in Spagna non esistono grandi specialisti sulla Mesopotamia. Infatti non ce ne sono, ma abbiamo moltissimi allievi desiderosi di poter raccontare un'esperienza da archeologo. Anche tu ne hai. Non sono cos sicuro che troveremo qualcuno che ci voglia accompagnare in questa avventura. Chiederai un anno sabbatico? Io non sono ricco come te e ho bisogno di uno stipendio alla fine del mese, dunque parler con il rettore per vedere come organizzarmi. Quando potremmo partire? Subito.

Quand' subito? La settimana prossima o al pi tardi quella successiva. Non c' tempo da perdere. Dovremmo organizzare una spedizione archeologica di questa portata in due settimane? Certamente impossibile, ma tanto una pazzia... E allora, se una pazzia, buttiamoci, e vediamo che cosa succeder. I due amici scoppiarono a ridere e batterono le palme delle mani come fanno i giocatori di pallacanestro. Poi andarono a festeggiare bevendo nei bar del Barrio de las Letras, il quartiere di Madrid che non dorme mai, in cui avevano stabilito la propria residenza studenti, artisti, scrittori, pittori. Passarono gran parte della notte in bianco. Prima mangiucchiarono in qualche bar, poi andarono ad ascoltare musica nelle caffetterie, a bere nei locali, e parlarono e risero con tutti quelli che incontravano in quei luoghi in cui la notte stabilisce un'intimit che svanisce con i primi raggi del sole, quando ognuno torna alle proprie occupazioni. Yves si alz prima di Fabin. Immaginava che il suo amico stesse ancora dormendo fra le braccia della giovane che aveva incontrato nell'ultimo bar, con la quale, da quanto Picot aveva capito, Fabin aveva intrecciato una relazione. La ragazza pareva avere un carattere terribile; aveva violentemente rimproverato Fabin per non averle telefonato quella sera come avrebbe dovuto fare, ma alla fine tutto si era risolto e ora erano l, che dormivano insieme. Lui si fermava spesso nell'attico di Fabin. Dalla terrazza si vedevano i tetti della citt. L'appartamento aveva una stanza riservata agli amici che capitavano a Madrid, e Yves la considerava un po' sua, poich appena poteva si rifugiava in quella citt aperta e allegra dove nessuno vuole sapere chi sei n da dove vieni. Si sedette alla scrivania del suo amico e cerc di telefonare in Iraq. Impieg qualche istante prima di mettersi in comunicazione con Husseini. Ahmed? Chi parla? Picot. Ah, Picot! Come sta? Ho deciso di partire, dunque voglio che si organizzi, perch non c' tempo da perdere. Le dir di cosa ho bisogno. Se non pu ottenerlo, me lo faccia sapere. Per mezz'ora i due uomini parlarono di quanto sarebbe stato necessario

per iniziare gli scavi. Ahmed fu sincero con lui e gli spieg che cosa avrebbe potuto reperire in Iraq e cosa no. Ma soprattutto sorprese Picot quando si offr di finanziare parte della spedizione. Vuole investire dei soldi? Desideriamo partecipare alle spese pi urgenti. Noi finanziamo la missione, lei mette il personale e le attrezzature. E come otterr i soldi, se non sono indiscreto? Faremo uno sforzo, questa impresa significa molto per l'Iraq, in questo momento. Su, Ahmed, non ci credo. E invece cos. Il mio istinto mi dice che il suo capo Saddam non sar disposto a spendere nemmeno un dollaro per cercare delle tavolette, per quanto possano essere importanti. Voglio sapere chi paga, altrimenti non parto. In parte il ministero e in parte Clara. Lei ha un patrimonio personale, ereditato dai genitori. figlia unica. Allora, dovr contendere la Bibbia d'argilla con sua moglie. Sia ben chiaro che, se la troviamo, la Bibbia di Clara; lei che ne ha scoperto l'esistenza e che possiede le prime due tavolette, ed lei che vuole sovvenzionare gli scavi senza badare a spese. Sembra assurdo spendere tanti soldi in scavi tenendo conto delle condizioni in cui versa il paese. Signor Picot, qui non si tratta di mettere in discussione la moralit altrui. Noi non giudichiamo la sua e lei si astenga dal giudicare la nostra. La Bibbia di Clara, ma lei potr dire di avere partecipato alla spedizione archeologica insieme a noi. Tutti a Roma hanno sentito Clara parlare delle tavolette. Eh, gi, adesso iniziate a dettare le regole. Senza di me la spedizione non si fa. Senza di noi nemmeno. Posso sempre aspettare che Saddam cada e allora... Allora non se ne fa nulla. Mi sorprende che lei non mi abbia esposto tali condizioni quando sono venuto in Iraq. Sinceramente, non pensavo che avrebbe accettato. Bene, vuole che stipuliamo un contratto, un documento in cui sia chiara la partecipazione di entrambe le parti? una buona idea. Lo scrive lei o lo faccio preparare io?

Se ne occupi lei, io le dir che cosa modificare. Quando pensa che potr mandarmelo? Domani potrebbe andare bene? No, direi di no. Lo aspetto tra un quarto d'ora all'indirizzo e-mail che le dir. O troviamo un accordo adesso o non ne parliamo pi. Mi dia l'indirizzo. Trascorsero il resto della mattinata a discutere attraverso la posta elettronica e per telefono, ma all'una avevano concluso l'accordo. Fabin era andato all'universit e la ragazza non si era ancora svegliata. Dal documento appariva chiaro che si stava mettendo in moto una spedizione archeologica di cui avrebbe fatto parte il professor Picot, per scavare un antico tempio-palazzo dove Clara Tannenberg sospettava si potessero trovare dei resti di tavolette come quelle venute alla luce anni prima, durante un'altra spedizione a Carran, in cui uno scriba che si firmava Shamas affermava che Abramo gli avrebbe narrato la storia del mondo. Ahmed fu esplicito con Picot: sua moglie non si sarebbe fatta portare via lo splendore della gloria. Fabin chiam Picot dal suo ufficio all'universit e decisero di pranzare insieme. La sua compagna di quella notte continuava a dormire, cosa che aveva molto stupito Picot. Non le sar mica successo qualcosa? domand a Fabin. Non ti preoccupare, una dormigliona. Dopo pranzo andarono nell'ufficio di Fabin. Questi aveva gi parlato con alcuni dei suoi alunni migliori e con altri professori, ai quali aveva raccontato il progetto. Della ventina di persone riunite, otto studenti si offrirono di partecipare e un paio di professori promisero di parlare con il rettore per ottenere il permesso di partire. Decisero che si sarebbero rivisti il giorno seguente per discutere gli ultimi dettagli. Quando furono rimasti soli, Picot e Fabin iniziarono a telefonare, ognuno col proprio cellulare, a colleghi di altri paesi. La maggior parte rispondeva loro che erano dei pazzi, altri che ci avrebbero pensato su. Tutti chiedevano tempo. Picot decise che il giorno seguente si sarebbe recato a Londra e a Oxford per vedere di persona alcuni amici, poi sarebbe passato da Parigi e da Berlino. Fabin si sarebbe occupato di andare a Roma e ad Atene, dove conosceva alcuni professori.

Era marted. Domenica si sarebbero ritrovati a Madrid, per vedere effettivamente quante persone erano riusciti a reclutare. L'obiettivo era di raggiungere l'Iraq al pi tardi il primo ottobre. Ralph Barry entr sorridente nell'ufficio di Robert Brown. Porto buone notizie. Sentiamole. Ho appena parlato con un collega di Berlino, Picot l che recluta professori e alunni per andare in Iraq. Dillo a Dukais; potrebbe sempre infilarci qualcuno dei suoi ragazzi, se ne ha trovati. stato anche a Londra e a Parigi e ha provocato reazioni contraddittorie nella comunit accademica. Tutti lo ritengono un pazzo, ma alcuni provano la curiosit insana di andare a vedere che cosa sta succedendo in Iraq. Non credo proprio che riuscir a farsi accompagnare da persone di prestigio, ma sicuramente alcuni professori e studenti lo seguiranno. Il gruppo che sta formando dei pi eterogenei, e una volta l non so cosa saranno capaci di fare. Non hanno un piano di lavoro e neppure un programma, n uno studio approfondito sui mezzi necessari. Pare che il pi fidato collaboratore di Picot sia Fabin Tudela, un professore di archeologia dell'universit Complutense di Madrid. un esperto della Mesopotamia, ha preso il dottorato a Oxford e ha partecipato a vari scavi in Medio Oriente. un tipo in gamba, oltre a essere il migliore amico di Picot. Cos alla fine si deciso... S. La tentazione era molto forte per un tipo come lui. Ma dubito che riescano a combinare qualcosa. Sei mesi non sono niente in archeologia. vero, ma potrebbero avere fortuna. Magari andasse cos! In ogni caso, si sono messi in moto. Bene, continua a tenere sotto controllo la situazione. E poi chiama Dukais. Spiegagli dove va Picot e con chi. Spero che sia in grado di trovare qualcuno che si aggreghi a questa spedizione. Non sar facile; non si pu trasformare un gorilla in uno studente. In ogni caso, parlaci. Rimasto solo, Robert Brown compose un numero di telefono e aspett con impazienza che qualcuno rispondesse. Si tranquillizz quando ud la voce del Mentore. Mi dispiace disturbarti, ma volevo che sapessi che Yves Picot sta organizzando una spedizione in Iraq. Ah, Picot! Avrei dovuto immaginare che non avrebbe resistito. Hai fatto tutto quello che ti ho detto?

Lo sto facendo. Non puoi commettere errori. Non accadr. Brown esit qualche secondo prima di azzardarsi a domandare: Hai gi scoperto chi ha mandato gli italiani?. Il silenzio del Mentore fu peggio di un rimbrotto. Il presidente esecutivo della fondazione Mondo Antico inizi a sudare, ben cosciente dell'inopportunit della domanda. Fa' in modo che le cose vadano come previsto. Con queste parole, il Mentore consider conclusa la conversazione. Paul Dukais prendeva nota di ci che Ralph Barry gli raccontava per telefono. Quindi, adesso si trova a Berlino ripet il presidente della Planet Security. S, stato pure a Parigi e a Londra, e credo che presto torner a Madrid. Siamo a settembre, forse puoi far iscrivere i tuoi gorilla in una di queste universit perch si offrano volontari. Tu stesso mi hai appena detto che cercano studenti dell'ultimo anno, come potrebbero portarsi via delle matricole? Non capisco perch dovrei impegnare i miei uomini in questa spedizione archeologica. Posso trovare un'altra copertura per mandarli l. Ordini del capo. Robert impossibile. Robert nervoso. Si tratta di tavolette del valore di milioni di dollari. In realt, sono pezzi inestimabili, se realmente si riuscir a dimostrare che furono ispirate dal patriarca Abramo. Sarebbe una scoperta rivoluzionaria, la Bibbia d'argilla, la Genesi raccontata da Abramo. Non ti entusiasmare, Ralph. Non riesco a trattenermi. Adesso sei un uomo d'affari. Per non posso impedirmi di amare la storia. In realt, la mia unica passione. Non fare il sentimentale, non da te. Ti chiamer io. Adesso sono occupato. Mercedes passeggiava senza meta per le strade che danno su piazza di Spagna. Aveva fatto acquisti nelle lussuose boutique di via Condotti, via della Croce, via Frattina... Un paio di borse, foulard di seta, un tailleur, una camicetta, scarpe. Si annoiava. Non le era mai piaciuto fare shopping, an-

che se cercava di curare la propria persona. I suoi amici le dicevano che era una donna elegante, bench lei sapesse che optare per lo stile classico era l'unico modo per non sbagliare. Aveva voglia di tornare in Spagna, a Barcellona, alla sua ditta, a controllare i cantieri e a salire sulle impalcature tra gli sguardi terrorizzati dei muratori, che la consideravano una vecchia pazza. L'attivit costante era la spinta che la faceva andare avanti, non pensare a null'altro se non a vivere nel presente. Aveva sempre fatto in modo di non trovarsi a tu per tu con se stessa, anche se aveva scelto di vivere in solitudine: non si era sposata, non aveva avuto figli, non aveva fratelli n nipoti e non le restava alcun parente. Sua nonna, la madre di suo padre, era morta anni prima. Era un'anarchica dura come un macigno, che aveva conosciuto il carcere franchista. Era anche l'unica persona che l'aveva aiutata a tenere i piedi per terra, a sentirsi parte della gente, una di loro. Perch sua nonna si rifiutava di mitizzare la loro vita. "I fascisti sono quel che sono" diceva. "Nulla di ci che hanno fatto ci deve stupire." Era un modo per placare i suoi incubi, cercando di convincerla che ci che era accaduto doveva accadere perch era causato dal comportamento di uomini che portavano la malvagit dentro di s. Era vissuta il tempo sufficiente per aiutarla ad affrontare la vita guardando davanti a s. A Barcellona, a quell'ora probabilmente Mercedes si sarebbe trovata a discutere con l'architetto di qualche suo cantiere, a pianificare progetti futuri. Era solita pranzare da sola nel suo ufficio, e cenare da sola davanti al televisore. In quel momento pens di cercare un posto dove sedersi e mangiare qualcosa, aveva fame. Poi sarebbe tornata a piedi all'hotel e avrebbe preparato le valigie. Sarebbe partita il giorno dopo con il primo aereo. Carlo sarebbe passato pi tardi per cenare con lei al ristorante e salutarla. Carlo la chiam in camera dalla reception. La stava aspettando. Quando lei scese, si abbracciarono. Era un modo per liberare il torrente di sentimenti che opprimeva entrambi. Hai parlato con Hans e Bruno? gli chiese Mercedes. S, mi hanno telefonato appena arrivati. Stanno bene. Hans molto fortunato ad avere Berta, una donna eccezionale. Anche tu hai dei figli stupendi.

S, vero, ma io ne ho tre, Hans solo una, dunque fortunato che Berta sia com'. Lo accudisce e lo coccola come fosse un bambino. Bruno sta bene? Sono preoccupata, l'ho visto scosso per la situazione, come se avesse paura. Anch'io ho paura, Mercedes. E credo ce l'abbia anche tu. Il fatto che sia nostro dovere agire cos non ci d l'immunit. Questa la tragedia dell'essere umano, nessuna delle sue azioni resta impunita. stata la maledizione di Dio quando scacci Adamo ed Eva dal paradiso. A proposito, durante la telefonata con Bruno ho sentito Deborah protestare. Lui mi ha detto che preoccupata, che vuole che non ci si veda pi. Hanno discusso, e Bruno ha replicato che piuttosto si sarebbe separato da lei. Che niente e nessuno gli avrebbe fatto rompere il vincolo che ci lega. Povera Deborah! Capisco la sua sofferenza. Tu non le sei mai piaciuta. Io non piaccio quasi a nessuno. In realt sei tu che fai in modo di allontanare gli altri, per un senso di insicurezza. Questo lo sai, vero? Mi sta parlando il medico o l'amico? Ti sta parlando l'amico, che pure un medico. Tu puoi guarire i corpi, ma per l'anima non ci sono cure. Lo so, ma almeno potresti fare uno sforzo per vedere con altri occhi ci che ti circonda. Lo faccio gi. Come credi che sia potuta sopravvivere tutti questi anni? Sai, io ho solo voi. Da quando morta mia nonna voi siete le uniche persone che mi legano alla vita. Voi e... S, la vendetta e l'odio sono motori della storia, e anche delle vicende personali. Malgrado gli anni trascorsi, ricordo ancora tua nonna. Era una donna con un coraggio straordinario. Non si rassegnata a sopravvivere, come faccio io, e ha sempre affrontato tutto e tutti. Quando usc di galera non si pieg, continu a essere anarchica: organizzava riunioni clandestine, attraversava la frontiera francese per fare propaganda antifranchista in Spagna e per riunirsi con vecchi esiliati. Senti questa: negli anni Cinquanta e Sessanta, in tutti i cinema spagnoli prima di proiettare il film davano un documentario su ci che facevano Franco e i suoi ministri. Noi vivevamo a Matar, una cittadina vicino a Barcellona, e c'era un cinema estivo in cui da bambini vedevamo film all'aperto e mangiavamo semi di zucca. Quando appariva la prima immagine

di Franco, mia nonna sputava per terra e diceva sottovoce: "Credono di avere vinto, ma si sbagliano; finch possiamo pensare siamo liberi". Poi si picchiava un dito sulla testa, aggiungendo: Qui non comandano". Io la guardavo spaventata, con la paura che ci arrestassero. Non mai accaduto nulla. Ci ha sempre accolto con affetto e non ha mai fatto domande quando venivamo a trovarti. La ricordo vestita di nero, con i capelli raccolti in una crocchia sulla nuca, il volto pieno di rughe. C'era tanta dignit in lei... Sapeva di cosa parlavamo e i nostri propositi, conosceva il nostro giuramento. Non me l'ha mai rimproverato; al contrario, mi consigliava unicamente di fare le cose usando la testa, senza lasciarmi trascinare dalla rabbia. Non so se ci riusciremo. Invece ci siamo, Carlo. Credo che ci stiamo avvicinando all'epilogo, a Tannenberg. Perch avr voluto uscire allo scoperto, dopo tanti anni? Continuo a chiedermelo, Mercedes, e non trovo una risposta. Anche i mostri hanno un cuore. Quella donna pu essere una figlia, una nipote, chiss. E dal dossier di Marini mi sono fatta l'idea che Tannenberg l'abbia mandata a Roma per farsi aiutare a trovare quelle tavolette di cui la donna ha parlato al convegno. Devono essere molto importanti per loro, tanto che ha voluto correre il rischio di esporsi. Tu credi che anche i mostri abbiano un cuore? Guardati intorno, pensa alla storia recente, a tutti i dittatori che hai visto circondati dalle loro famiglie, con i nipotini in braccio, mentre accarezzano il gatto. Pensa a Saddam, senza andare tanto lontano: non si mai fatto problemi a bombardare con i gas i villaggi curdi, assassinando donne, bambini e vecchi, o a fare scomparire gli oppositori del suo regime, e guarda cosa raccontano dei suoi figli. Sono uguali a lui, e lui li vizia permettendo loro di tutto, coccola quei piccoli mostri come se fossero dei tesori. O Ceausescu, o Stalin, o Mussolini, o Franco, o tanti altri dittatori che sbavavano per i loro cari. Tu mescoli tutto, Mercedes. Carlo rise. Fai di tutta l'erba un fascio. Anche tu sei un'anarchica! Mia norma era un'anarchica, e pure mio nonno. Mio padre era un anarchico. Rimasero in silenzio, evitando di spargere sale su ferite che ancora sanguinavano.

Hans si gi messo in contatto con quel Tom Martin? domand Mercedes per cambiare discorso. No, ma mi ha detto che ci far sapere appena ci saranno novit. Suppongo che preferisca aspettare due o tre giorni. appena tornato e sua figlia Berta si preoccuperebbe se ripartisse subito. Potrei incaricarmene io; in fondo non ho nessuno e pertanto non devo dare spiegazioni su dove vado o a chi telefono. Lasciamo che lo faccia Hans. E il tuo amico Luca? Non ti piace, lo so, per una brava persona e ci ha aiutato. E continua a farlo. Mi ha telefonato prima che venissi qui e mi ha detto che non ci sono novit, che per ora i suoi ex colleghi non hanno fatto nulla. Non ha voluto allarmarmi, ma crede che qualcuno abbia curiosato nei suoi archivi cercando informazioni su quanto accaduto. Non hanno trovato nulla perch lui non ha mai istruito un fascicolo. Il caso se l' accollato da solo e ha sempre dato ordini ai suoi uomini senza rivelare chi fosse il cliente. Crede anche che abbiano frugato nel suo ufficio. Ha cercato dappertutto per accertarsi che non ci fossero microfoni nascosti, ma non ha trovato nulla; comunque mi ha telefonato da una cabina. Ci vedremo domani. Passer dalla clinica. Tannenberg? Potrebbe essere lui o la polizia; non c' nessun altro a cui interessi ci che accaduto. Hai ragione. Continuarono a chiacchierare fino a tardi. Sarebbe passato del tempo prima che avessero occasione di rivedersi. 12 Paul, ho individuato un paio di uomini che sembrano fare al caso tuo. Hanno le caratteristiche che mi chiedevi. Se mi dessi pi tempo, potrei trovarne altri. Il tempo l'unica cosa che non ho. gi iniziato il conto alla rovescia per questa maledetta guerra. Non ti lamentare, perch grazie a questa guerra guadagneremo un sacco di soldi. S, Tom, le guerre si sono proprio trasformate in un buon affare. Ho firmato non so quanti contratti per mandare uomini in Iraq. E suppongo sia

lo stesso per te. Gi e vorrei proporti alcune cose che potremmo fare insieme. Quanti uomini hai? Fino adesso, pi di diecimila sotto contratto. Accidenti! Io non arrivo a tanto, comunque non voglio della gente improvvisata, ma uomini con una certa esperienza. Da queste parti non difficile trovarne. Ho incominciato ad assumere degli asiatici. Che ci importa da dove arrivano? Quel che conta che siano pronti a combattere. Ho a disposizione un buon numero di ex iugoslavi: serbi, croati, bosniaci; dei duri, con una gran voglia di premere il grilletto. Quei due che ti ho trovato sono tipi poco raccomandabili, spero che tu sia in grado si tenerli sotto controllo. Sono giovani, ma pazzi. Hanno ucciso molte persone, tante da perdere il conto. Quanti anni hanno? Uno ventiquattro e l'altro ventisette. Uno bosniaco e l'altro croato. Erano studenti prima che in Iugoslavia cominciassero ad ammazzarsi fra loro. Sono due sopravvissuti che hanno perso dei familiari in guerra. Il croato un ottimo tiratore. E gli piace il denaro. Studia informatica all'universit, e credo che sia un piccolo genio del computer. L'altro era un maestro. Nessuno dei due studia storia o archeologia? No, non ho mercenari portati per la storia. Questi possono fare al caso tuo per l'et e perch parlano inglese. Sai bene che i governi europei si lavano la coscienza assegnando borse di studio agli ex iugoslavi, per cui se ti dai da fare puoi iscriverli a una qualsiasi universit che ti sembri utile, a Berlino o a Parigi, e l sicuramente incontrerai qualcuno che riesca a metterli in contatto con la cerchia di Picot. Caspita, non poi cos facile! Dai, Paul, prova a pensarci: questi due sono capaci di qualsiasi cosa in cambio di una buona paga. Sono abituati a uccidere per sopravvivere. Li iscriviamo a Berlino o a Madrid. In Spagna facile trovare nuove identit alle persone. un paese in cui ci sono ancora degli idealisti disposti a darsi da fare per chiunque racconti loro una storia triste. E questi hanno una vicenda tragica alle spalle. Dammi le coordinate di Picot e io far in modo che si avvicinino al suo ambiente. Pagher gli studenti che porta con s, per cui questi due potrebbero dire di aver bisogno di denaro per studiare e di essere disposti a partire con gli altri.

Ma come fai a pensare che Picot assoldi un informatico e un maestro? Ha bisogno di archeologi o di storici. D'accordo, amico, sei tu che decidi, questo tutto quello che ti posso offrire. Mander uno dei miei uomini perch li istruisca e spieghi loro quello che devono fare. Sar l domani. Fammi avere la fattura. Va bene. Quando vieni a Londra? Tra una settimana. Ho una riunione con alcuni clienti a cui puoi partecipare. Ti mander un'e-mail. Va bene. Ci risentiamo. Tom Martin riagganci. Gli piaceva Paul Dukais. Entrambi si occupavano della stessa cosa: offrire sicurezza ad alcuni e, al bisogno, ammazzarne altri. Le loro aziende erano in espansione, questo era il lato positivo della globalizzazione. Naturalmente, l'Iraq prometteva di essere un buon affare. Lui aveva gi firmato quattro contratti milionari e sperava di concluderne altri. Senza dubbio la Global Group era la migliore societ europea per la sicurezza, proprio come quella di Paul Dukais, la Planet Security, era la migliore del Nordamerica. Le due societ controllavano pi del sessantacinque per cento del business mondiale, gli altri al confronto erano formiche. Ma in Iraq ci sarebbe stata una fetta della torta per tutti, e gli uomini della Global e quelli della Planet avrebbero dovuto affrontare insieme alcune missioni. Era di questo che voleva discutere con Paul. L'avrebbe invitato a cena e a bere qualcosa una volta concluso l'accordo che di sicuro avrebbero raggiunto, come avevano fatto tante altre volte in passato. 13 La cena si svolgeva quasi in silenzio. Alfred Tannenberg evitava di rivolgersi ad Ahmed, il quale non aveva alcun interesse a parlare con lui, dunque lo sforzo per mantenere un'apparenza di normalit ricadeva tutto su Clara. Appena terminato di cenare, lei chiese a suo nonno di non ritirarsi nelle sue stanze. Che cosa vuoi? Che parliamo. Non posso sopportare la tensione che c' tra te e Ahmed; voglio sapere che cosa sta succedendo.

I due uomini si guardarono senza sapere quale posizione prendere; fu Ahmed a rompere il silenzio. Tuo nonno e io abbiamo un modo differente di vedere le cose. Ah, e questo significa dunque che avete deciso di non rivolgervi pi la parola? State per avviare una grande impresa! Come si pu iniziare qualcosa di simile se in questa casa c' un clima da funerale? Che cosa sta succedendo? Mi sembra che il problema sia pi grave di una semplice divergenza di vedute, altrimenti perch vi comportereste come se voleste scannarvi? Alfred Tannenberg non era disposto a giustificarsi n davanti alla nipote n, tanto meno, davanti al genero. Considerava ignobile quella conversazione, ragione per cui decise di troncarla. Clara, mi rifiuto di continuare questo discorso. Preoccupati di organizzare la missione, tutta la responsabilit sar tua. A te appartiene la Bibbia d'argilla, sei tu che la devi trovare e, soprattutto, conservare. Tutto il resto irrilevante rispetto a questa impresa. A proposito, non te l'ho ancora detto, andr al Cairo per un paio di giorni. Ma prima di partire ti lascer denaro a sufficienza per poter iniziare gli scavi. Dovrai portarlo con te e saperlo amministrare. Ah, voglio che Fatima ti accompagni. Fatima? Ma, nonno, come faccio a portare Fatima in una spedizione archeologica? Che cosa potrebbe fare, una volta l? Dovr occuparsi di te. Quando Tannenberg esprimeva un desiderio nessuno osava contraddirlo, nemmeno Clara. D'accordo, nonno, ma tu e Ahmed non potreste fare la pace, per amor mio? Mi sento cos a disagio in questa situazione... Tesoro, non ti immischiare. Lascia perdere. Ahmed non aveva aperto bocca. Quando il nonno di Clara si ritir, la guard furioso. Non potevi evitare questa sceneggiata? Guarda che non puoi pretendere che le persone vadano sempre d'accordo. Ascolta, Ahmed, io non ho idea di cosa stia succedendo a mio nonno e a te, ma so che tu da tempo sei aggressivo e scortese con tutti, specialmente con me. Perch? Sono stanco, Clara, non mi piace come viviamo. E come viviamo? Asserragliati nella Casa Gialla, sempre in balia del volere di tuo nonno. Lui decide della nostra esistenza, riempie le ore della nostra giornata dicendoci quello che dobbiamo fare, quali errori non dobbiamo commettere.

Qui mi sento in prigione. Perch non te ne vai, allora? Io non posso obbligarti a restare e nemmeno te lo chiederei. Hai tutti i diritti di avere una vita diversa se non ti piace quella che fai. Mi stai invitando a lasciarti? Non ti venuto in mente che potremmo andarcene insieme? Questa la mia casa, non posso scappare da me stessa. E poi, Ahmed, io qui sto bene. Mi sarebbe piaciuto continuare a vivere a San Francisco. L s che eravamo felici. Io sono felice qui, sono irachena. No, non sei irachena, sei solo nata qui. E allora di dove sono? Sono nata qui, sono cresciuta qui e qui sono stata felice, e voglio continuare a esserlo. Non ho bisogno di andare da nessuna parte per essere felice, tutto ci che desidero si trova qui. Io invece non trovo qui tutto ci che desidero; di certo non in questa casa n in questo paese. L'Iraq non ha futuro, lo stanno distruggendo. Che vuoi fare, Ahmed? Voglio andarmene, Clara. E allora vattene, Ahmed, io non far nulla per trattenerti. Ti amo tanto, troppo per volere che tu rimanga qui e sia infelice. Che altro posso fare? Ahmed fu sorpreso della reazione di Clara. Si sent addirittura ferito nel suo amor proprio. Sua moglie non aveva bisogno di lu, ed era chiaro che non avrebbe fatto nulla per tenerlo al suo fianco; al contrario, gli avrebbe facilitato le cose. Ti aiuter a trovare la Bibbia d'argilla. Credo che il mio sostegno ti sar indispensabile, soprattutto se tuo nonno andr al Cairo. Poi, quando tutto sar finito, partir. Non potr recarmi negli Stati Uniti, ma cercher rifugio in Francia o in Inghilterra, e l attender che giunga il momento in cui gli iracheni non saranno pi considerati degli appestati per fare ritorno a San Francisco. Non c' ragione perch tu rimanga, Ahmed. Ti ringrazio di volermi aiutare, ma credi che sia una buona idea passare i prossimi mesi come se non fosse successo niente, sapendo che poi te ne andrai? Tu non verrai con me? No, rester in Iraq. Voglio vivere qui. Mi piaciuta l'America, siamo stati felici. Io non ero mai uscita dal Medio Oriente. Mio nonno non me l'aveva mai permesso. La mia vita era sempre trascorsa tra Iraq, Egitto, Giordania e Siria. S, magari un giorno andr a New York o a San Franci-

sco, ma da turista. Te lo ripeto, la mia vita qui. Ti rendi conto che questo l'inizio della nostra separazione? S. Mi dispiace molto perch ti amo, ma credo che nessuno dei due debba rinunciare a essere se stesso, perch finiremmo per odiarci . Se non vuoi che rimanga per aiutarti a trovare la Bibbia d'argilla, cercher il modo di uscire dall'Iraq. Mio nonno ti aiuter. Non credo. Ti assicuro che lo far. Comunque, pensa alla mia proposta; sono disposto a rimanere ancora per qualche mese. So di poterti essere utile e, malgrado desideri andarmene, mi piacerebbe aiutarti. Per stasera abbiamo parlato abbastanza, Ahmed, lasciami riflettere fino a domani. Dove dormirai? Sul divano, nel mio studio. Bene, dobbiamo discutere i dettagli del divorzio, ma se non ti spiace lo faremo domani. Grazie, Clara. Il fatto che io ti amo, Ahmed. Anch'io ti amo, Clara. No, Ahmed, tu non mi ami, in realt hai smesso di amarmi da tempo. Buonanotte. Rimasero in silenzio mentre facevano colazione. Fatima entr in sala da pranzo in cerca di Ahmed, con passo frettoloso. La vuole il signor Picot. Dice che urgente. Ahmed si alz e usc dalla stanza diretto al telefono. Pronto. Sono Picot. Ho un elenco provvisorio di coloro che parteciperanno alla spedizione. Gliel'ho appena mandato per e-mail in modo che si affretti a preparare i visti. Ho deciso di mandare avanti due persone con parte delle attrezzature perch inizino a montarle. Quando arriveranno gli altri, vorrei che ci fosse un'infrastruttura gi organizzata per cominciare a lavorare quanto prima. Ho bisogno che siano pronti in fretta tutti i documenti per non avere problemi alla dogana. Non vorrei creare fastidi ai miei collaboratori. Ci pu contare. Che materiale le serve? Tende, alimenti non deperibili, attrezzature per gli scavi... Quando arri-

veremo, voglio che le tende in cui andremo a stare siano gi montate e che sia stata selezionata la squadra di operai. S'incaricher lei di tutto? Far quello che posso. Sa, probabilmente non parteciper a questa missione. Come? Non si preoccupi. Clara si far carico di tutto. In ogni caso stia tranquillo, queste prime mansioni posso ancora assumerle io. Scusi, ma che sta succedendo? Investiremo un sacco di soldi in questi scavi; non immagina quanto mi sia costato convincere un gruppo di studenti e di archeologi a venire in Iraq e adesso lei mi dice che non ci sar. Che scherzo questo? Non uno scherzo. Il fatto che io non partecipi agli scavi non cambier i termini del nostro accordo; la mia presenza irrilevante, avr tutto quello che le serve. Le assicuro che Clara un'archeologa molto in gamba e non ha bisogno del mio aiuto per portare avanti la spedizione, e neanche lei. Non mi piacciono gli imprevisti. Anch'io li detesto, ma cos la vita, amico. Comunque ora legger la sua e-mail e vedr di procurarle il necessario. Desidera parlare con Clara? No, non adesso. Forse pi tardi. Clara osservava Ahmed appoggiata allo stipite della porta. Aveva ascoltato la conversazione. Picot non si fida di me. Picot non ti conosce. un uomo pieno di pregiudizi, per cui se tu sei irachena, secondo lui dovresti portare il velo e non fare un passo senza tuo marito. Questa l'immagine che in Occidente hanno dell'Oriente. Cambier idea. preoccupato perch tu non ci sarai. S, ma non sar un problema per te. In realt, voi non avete affatto bisogno di me. Clara, abbiamo ripassato fino alla nausea quello che c' da fare. Conosci Safran meglio di me, e sull'archeologia mesopotamica nessuno pu darti lezioni. E poi, ho pensato che puoi nominare Karim tuo aiutante. uno storico piuttosto in gamba. il nipote del Colonnello e sar orgoglioso di partecipare a questa spedizione. E tu cosa gli dirai? Come gli spiegherai la tua assenza? Dobbiamo parlarne, Clara, decidere come ci separeremo, quando e come dirlo e cosa fare dopo. Cerchiamo di agire nel migliore dei modi, per te, per me, per tutti. Clara annu. Desiderava sinceramente che si lasciassero senza rancori e scenate. Per si domandava quando avrebbero dato libero sfogo a tutte le

emozioni represse. Che cosa ti ha chiesto Picot? Andiamo nello studio a leggere la sua e-mail, poi ci metteremo al lavoro. Non c' tempo da perdere. Devo chiamare il Colonnello. Picot invier a breve parte delle attrezzature e non vuole problemi alla dogana. Hai a portata di mano il piano di lavoro che abbiamo elaborato? Ce l'ha mio nonno. Gliel'ho lasciato perch lo guardasse. Allora va' a prenderlo cos, se sei pronta, lo portiamo al ministero per preparare la spedizione. Forse uno dei due dovr andare in avanscoperta. Alfred Tannenberg si trovava ancora in sala da pranzo e non nascose la propria stizza quando Clara torn. Da quando sei diventata cos maleducata da lasciarmi il piatto sul tavolo e andartene? Si pu sapere che succede? Era Picot. S, ho sentito che era Picot. Deve fermarsi il mondo quando telefona Picot? Scusa, nonno, ma sai quanto importante per raggiungere il nostro obiettivo. Ha chiamato per dire che mander avanti parte delle attrezzature e alcuni collaboratori, cos al suo arrivo sar gi tutto pronto e potremo metterci subito al lavoro. Dobbiamo risolvere i problemi con la dogana. Ahmed parler con il Colonnello e uno di noi due andr a Safran perch ogni cosa sia sistemata prima che arrivi il materiale. Dobbiamo selezionare gli operai, metterci d'accordo con il capo del villaggio sul salario... insomma, un sacco di cose. D'accordo, per non lasciarmi mai pi seduto a tavola da solo. Mai pi. Non ti arrabbiare, per favore, siamo cos vicini a realizzare il tuo sogno... Non un sogno, Clara, la Bibbia d'argilla esiste, l, devi solo trovarla. La trover. Bene, e quando accadr prendi le tavolette e torna al pi presto. Andr tutto come previsto, te l'assicuro. Dammi la tua parola che non permetterai a nessuno di portarle via. Ti do la mia parola. E adesso al lavoro. Sono venuta a chiederti di restituirmi il piano di lavoro che abbiamo fatto Ahmed e io.

sulla scrivania del mio studio, prendilo. Quanto ad Ahmed, prima se ne andr, meglio sar. Clara lo guard stupita. Com'era possibile che suo nonno fosse a conoscenza di quanto stava accadendo tra Ahmed e lei? Nonno... Che se ne vada, Clara, noi non abbiamo bisogno di lui. Si trover male senza di noi, perch senza di noi non nessuno. Come fai a sapere che Ahmed se ne vuole andare? So tutto quello che accade nella Casa Gialla. Non credi che sarei un bell'imbecille se non sapessi ci che succede in casa mia? Io lo amo, non fargli del male; se gliene farai, non te lo perdoner. Clara, in questa casa sono io a decidere. Non dirmi quello che posso o non posso fare. Invece te lo dico, nonno. Se succeder qualcosa ad Ahmed, me ne andr anch'io. Il tono di voce di Clara non dava adito a dubbi. Alfred Tannenberg si rese conto che l'avvertimento della nipote era sincero. Quando sal sul fuoristrada del marito, la tensione era visibile sul volto di Clara. Che successo? domand Ahmed. Sa che ci separiamo. E che minaccia ha fatto nei miei confronti? Clara sent la ferita che i due uomini che amava di pi al mondo le stavano procurando. Non sopportava l'astio che provavano l'uno nei confronti dell'altro. Su, Ahmed, mio nonno si sempre comportato bene con te, non usare questo tono. Lo conosco, Clara, per questo lo temo. Lo temi? Lui ha fatto di tutto per aiutarti, non c' nulla che tu abbia voluto e che non ti sia stato concesso. Non so perch tu lo debba temere. Ahmed tacque. Non voleva che Clara intuisse la parte oscura degli affari del nonno a cui lui aveva partecipato per ambizione. Tuo nonno stato generoso, senz'altro, ma io ho lavorato lealmente al suo fianco, senza mai fare domande. E perch avresti dovuto fare domande su mio nonno? chiese lei irritata. Di, Clara, non roviniamo tutto per colpa di tuo nonno. Stiamo cercando di agire per il meglio. Mi sono accorta che non vi sopportate. Da quando? Cos' successo?

Come ho fatto a non rendermene conto prima? Non farti tante domande. Sono cose che accadono nelle famiglie, negli affari, tra gli amici. Un giorno smetti di capire le persone. Tutto qui. cos semplice? Vuoi complicare le cose? Voglio che voi non complichiate le cose, voglio essere lasciata in pace, non voglio diventare il vostro campo di battaglia! Ahmed annu. Stava guidando e non poteva guardarla in faccia, ma si rendeva conto che l'armonia che aveva regnato fra loro era sul punto di spezzarsi. Per quel che mi riguarda, cercher di semplificare le cose. Non vorrei farti del male per nulla al mondo. Non te lo meriti. Certo che non me lo merito. Dunque, lasciatemi in pace. Bene. Allora, che cos'hai detto a tuo nonno? Niente, semplicemente non ho negato che ci stiamo separando. Vuole che te ne vada al pi presto. Su questo sono d'accordo con lui. Lascer la Casa Gialla. Posso stare da mia sorella. D'un tratto Clara sent un dolore acuto al petto. Una cosa era parlare in astratto di separarsi, un'altra il distacco reale. Fa' quello che credi, quello che meglio per te. Quello che meglio per noi, Clara. Stava per dirgli che lei non voleva lasciarlo, che iniziava ad avere paura del dolore che gi provava al solo pensiero che se ne sarebbe andato. Ma prefer continuare a mantenere un atteggiamento dignitoso. Sai, Ahmed, l'unica cosa che desidero evitare scenate. E soprattutto vorrei chiederti di non litigare con mio nonno. Io gli voglio bene. Lo so, Clara, so quanto lo ami. Lo far per te; almeno, ci prover. Quando entrarono nel ministero avevano gi cambiato discorso. Parlavano di chi dei due sarebbe andato a Safran. Vado io, Ahmed; poi tu non ci sarai e preferisco curare l'organizzazione fin dall'inizio, e scegliere io gli operai. Non gli disse che andarsene l'avrebbe aiutata a placare l'angoscia che si stava impossessando di lei. Forse hai ragione. Io rimarr qui e ti aiuter da Baghdad. Cos, intanto, potr predisporre tutto per la partenza. Come te ne andrai? Non lo so. Verrai accusato di tradimento, Saddam potrebbe mandare un sicario per

ucciderti. S, ma un rischio che devo correre. Trascorsero il resto della mattina al telefono, compilando documenti e permessi. A mezzogiorno, Ahmed and a colazione con il Colonnello e Clara torn alla Casa Gialla. Arrivi in tempo per il pranzo le disse Fatima. Tuo nonno ha visite, nel suo studio. Clara and in camera a rinfrescarsi dopo avere chiesto a Fatima di avvisarla quando suo nonno fosse sceso per pranzare. Tannenberg fin di leggere l'ultima pagina sotto lo sguardo impaziente del suo interlocutore, poi ripose con cura i documenti in una cartellina che infil nel cassetto superiore della scrivania e fiss gli occhi d'acciaio su Yasir. Andr al Cairo. Organizza una teleconferenza con Robert Brown, voglio che sia in un luogo in cui non possano intercettarlo. Impossibile. I satelliti americani registrano tutto, specialmente le conversazioni tra gli Stati Uniti e questo povero angolo del mondo. Lascia stare le immagini poetiche, Yasir, voglio parlare con Robert. Non possibile. Dovrai fare in modo che lo sia. Ho bisogno di mettermi in contatto con lui e con altri amici. O troviamo un canale sicuro o li chiamer direttamente nei loro uffici. necessario che discutiamo il piano che mi hanno mandato: loro non sanno nulla e hanno fatto delle scelte assurde. Per come l'hanno ideato, sar un disastro. E poi, voglio avere io il controllo, come sempre. Che non mandino nessuno a dirigere l'operazione. Perch? Perch in questa zona comando io, il mio territorio, non usurperanno il mio posto. Nessuno vuole usurpare il tuo territorio. Sanno che non stai bene e vogliono mandarti rinforzi. Non sottovalutarmi, Yasir, non fare anche tu questo sbaglio. Forse se la sono presa per le dichiarazioni di Clara a Roma, perch ti sei esposto rendendo nota l'esistenza della Bibbia d'argilla. Questo non affar loro. Voglio parlarci direttamente, altrimenti non ci sar nessuna operazione. Ma cosa dici? Hai intenzione di rovinarci tutti? No, voglio sapere esattamente che cosa sta per accadere e quando. Dobbiamo pianificare ogni dettaglio con cura. Parler con un uomo di Paul Dukais e gli spiegher come organizzare le cose. I gorilla di Dukais non

sanno fare tutto. Diriger le operazioni a modo mio. Gli uomini faranno quello che dico io, quando e dove decider. Altrimenti, ti assicuro che nessuno riuscir a fare nulla, o si scatener una guerra personale. Ma che ti succede, Alfred? Sei diventato matto? Il vecchio si alz, si avvicin al suo interlocutore e lo schiaffeggi. Yasir, hai smesso di mangiare merda di cammello il giorno in cui mi hai conosciuto. Non te lo dimenticare. Gli occhi neri dell'uomo brillarono di odio. Si conoscevano da una vita, ma quell'affronto non gliel'avrebbe perdonato. Vai, e fa' quel che ti ho detto. Yasir usc dallo studio senza voltarsi indietro, sentendo ancora la palma della mano di Alfred sulla guancia. Alfred Tannenberg trov Clara seduta da sola a tavola all'ombra delle palme, intenta ad ascoltare il rumore dell'acqua della fonte. Lei si alz e gli diede un leggero bacio sul volto ben rasato. Gli piaceva l'odore di tabacco che suo nonno emanava. Ho fame, sei in ritardo, nonno! gli disse a mo' di saluto. Siediti, Clara, sono contento di stare solo con te, dobbiamo parlare. Fatima pos sul tavolo vassoi con diversi tipi di insalata e di riso da servire con la carne e poi se ne and. Cosa pensi di fare? domand Tannenberg. Non so a che ti riferisci... Ahmed se ne va. Tu cosa vuoi fare? Io rimango in Iraq. Questo il mio paese, la mia vita qui. La Casa Gialla casa mia. Non voglio diventare un'esule. Se Saddam cadr, saranno guai per tutti. Anche noi dovremo lasciare il paese. Non potremo rimanere qui quando arriveranno gli americani. Ma arriveranno? Ho appena ricevuto la notizia che stata presa la decisione. Speravo che cos non fosse, che quella di Bush fosse solo una bravata ma, a quanto sembra, i preparativi per la guerra sono gi avviati. Hanno ormai deciso anche il giorno dell'attacco. Dobbiamo iniziare a prepararci. Andr al Cairo per organizzare alcune cose e parlare con degli amici. Tu sei un uomo d'affari, hai avuto un buon rapporto con Saddam, vero, ma come tanti altri. Non possono attaccare tutti gli iracheni che hanno appoggiato questo regime. Se entreranno nel nostro paese, faranno quello che vogliono. Un eserci-

to che vince una guerra ne ha il diritto. Non voglio lasciare l'Iraq. E invece dovremo farlo, almeno fino a che la situazione si sar calmata. Allora, perch iniziamo gli scavi? Perch o troviamo ora la Bibbia d'argilla o sar persa per sempre. la nostra ultima opportunit. Non avrei mai immaginato che Shamas fosse tornato a Ur. In realt, a Safran. l accanto, non cambia nulla. I patriarchi erano nomadi, si spostavano in continuazione con le greggi e si insediavano temporaneamente da qualche parte. Non era la prima volta che andavano a Carran, n che tornavano a Ur. Ma ho sempre creduto che la Bibbia d'argilla, se fosse esistita, dovesse trovarsi a Carran o in Palestina, dato che Abramo si diresse a Canaan. Quando parti per Il Cairo? Domattina presto. Io andr a Safran. E Ahmed? Il tono in cui domand del marito di sua nipote era indifferente. Ha bisogno di una buona scusa per lasciare l'Iraq. Lo aiuterai? No, non lo far. Abbiamo degli affari da concludere. Quando saranno conclusi, per me se ne pu andare all'inferno. Ma non pu partire senza aver portato a termine l'accordo che ha firmato. Che tipo di affari sono? Arte, ci a cui mi dedico. Questo lo so, ma perch Ahmed deve restare? Perch necessario che vada in porto l'affare che sto per concludere. Credevo volessi che se ne andasse al pi presto. Ho cambiato idea. Dovrai parlarne con lui. Siamo d'accordo che lascer la Casa Gialla e si trasferir da sua sorella. Non m'importa dove va a stare, m'importa solo che rimanga in Iraq fino all'arrivo degli americani. Non accetter. Ti assicuro che lo far. Non minacciarlo! Non lo sto minacciando. Siamo uomini d'affari e lui non pu andarsene adesso. Tuo marito ha guadagnato un sacco di soldi grazie e me e ha biso-

gno del mio aiuto per lasciare il paese. Glielo negherai se si rifiuter di restare? Non lo aiuter, nemmeno per te, Clara. Ahmed non roviner il lavoro di tutta una vita. Mi vuoi spiegare perch se ne deve occupare proprio lui? Non ti ho mai reso partecipe dei miei affari e non intendo iniziare a farlo adesso. Dunque, appena vedi Ahmed digli che devo parlare con lui. Verr stasera a prendere alcune cose. Che non se ne vada senza passare prima da me. Non si fida di noi. George Wagner us il tono di voce neutro che presagiva burrasca, come sapeva chi lo conosceva bene. Ed Enrique Gmez lo conosceva bene, al punto che anche se parlavano al telefono e a tanti chilometri di distanza non faceva fatica a immaginare il suo amico con le labbra serrate in una smorfia e un tic all'occhio destro che gli faceva vibrare la palpebra. Crede che siamo stati noi a mandare gli italiani a seguire sua nipote replic. S, quello che crede, e il peggio che non sappiamo chi li abbia davvero mandati. Yasir ci ha fatto sapere che Alfred vuole parlare con tutti noi e che non ci sar nessuna operazione se non la diriger lui. Vuole che Dukais invii uno dei suoi uomini per discutere con lui come pianificare le cose e minaccia che non se ne far nulla se non a modo suo. Lui conosce il territorio, George, questo indiscutibile. Sarebbe una follia lasciare tutta l'operazione nelle mani di Dukais. Senza Alfred non si pu fare. S, ma lui non pu minacciarci, n dettare condizioni. Noi vogliamo la Bibbia d'argilla, e non certo per esporla in un museo; lui la vuole per sua nipote. Bene, abbiamo una divergenza di interessi, ma non possiamo fare a meno di fidarci di Alfred o mandare tutto all'aria per la testardaggine di dimostrare chi il pi forte. Corriamo il rischio di scatenare una guerra fra di noi. Se siamo arrivati a questo punto stato perch abbiamo agito come un'orchestra, ciascuno eseguendo la sua parte. Fino a che Alfred ha voluto stonare. Non esageriamo, George, e non dimentichiamoci che se vuole recuperare la Bibbia d'argilla solo per sua nipote. Quella stupida! Su, non una stupida, sua nipote. Tu non puoi capire perch non hai una famiglia.

Noi siamo una famiglia. Noi, solo noi, o te lo sei dimenticato, Enrique? Enrique Gmez rimase in silenzio, pensando a Roco, a suo figlio Jos, ai nipoti. George, alcuni di noi hanno formato un'altra famiglia, verso la quale hanno dei doveri. Tu ci sacrificheresti per la tua famiglia? Non farmi questa domanda, perch non c' risposta. Io amo la mia famiglia; quanto a voi... siete come le mie braccia, i miei occhi, le mie gambe... Non si pu descrivere cosa siamo noi quattro. Non comportiamoci come i bambini a cui chiedono se vogliono pi bene a mamma o a pap. Alfred ama sua nipote, le vuole regalare la Bibbia d'argilla. So che non sua, che appartiene tanto a noi quanto a lui. Dunque, evitiamo che ci accada, ma senza fare drammi, e confidiamo in lui, come sempre, per l'altra operazione. Se gli dichiariamo guerra, lotter e ne usciremo distrutti. Non pu farci alcun male. S che pu, George; lo sai bene, e sai anche che se lo spingiamo a farlo non esiter. Cos'hai in mente? Di organizzare due operazioni. Una, quella gi prevista, con a capo Alfred; l'altra, quella della Bibbia d'argilla, da pianificare di nascosto. quel che ho fatto fin dall'inizio. Paul ha trovato due uomini da infiltrare nella squadra di Picot. Bene, si tratta proprio di questo: di mettere qualcuno alle costole della nipote di Alfred e, se troveranno la Bibbia, di portargliela via. A nessuno verr fatto del male. Credi che la donna se la lascer sottrarre? Non pensi che Alfred abbia gi escogitato un piano perch nessuno possa portargliela via? S, avr previsto che ci proveremo. Ci conosce, ma anche noi conosciamo lui. Dunque, giocheremo al gatto e al topo, ma se gli uomini di Paul saranno abbastanza intelligenti, sapranno accaparrarsi la Bibbia e scappare. Conosci qualche gorilla intelligente? Ce ne dev'essere qualcuno, George. In ogni caso, lasciamo come ultima chance il ricorso alla violenza; ma che sia l'ultima, non la prima. Sai come vanno le cose, quando si sul campo... Non saremo l noi a valutare la situazione, saranno i gorilla a decidere. E pu darsi che facciano del male alla donna. Almeno potremo dare istruzioni precise perch non commettano scioc-

chezze il primo giorno. Mi consulter con Frank, e se d'accordo agiremo cos. Magari ti dar ragione: lui, come te, ha una famiglia. E avresti dovuto averla anche tu, George. Non ne ho mai sentito il bisogno. Sarebbe stato meglio. Lo stato per voi, ma io ho preferito non farmi carico di moglie e figli. Da quest'onere, almeno, io sono libero. Non poi cos male avere una famiglia, George. Ti rende debole e vulnerabile. Non abbiamo avuto scelta. Lo so, andata cos, comunque non parliamone pi. Telefoner a Frank. E che Dukais mandi qualcuno in gamba a parlare con Alfred. Lui non ha mai sopportato di essere comandato, lo sai. Lo so. Dunque facciamo le cose per bene. Io non voglio che accada qualcosa ad Alfred, capito, George? Prendiamoci la Bibbia d'argilla; lui sa che non gli appartiene e capir le nostre ragioni, anche se non gli piaceranno. Non possiamo rinunciare alla Bibbia d'argilla solo perch la donna non ce la vuole dare. Non ho detto che dobbiamo rinunciarci, vorrei solo portargliela via senza farle del male. Ma... Tu mi hai capito, George. Non parliamone pi. Facciamo ci che necessario, ma solo se necessario. 14 Yasir si stupiva del fatto che un uomo tanto volgare come Dukais fosse cos importante. Ma lo era, e lui lo sapeva. Dukais stava masticando una gomma. Si era tolto le scarpe e aveva messo i piedi sopra il tavolo senza vergognarsi di mostrare i calzini incollati alla pelle per il sudore. Le scarpe che mi ha regalato mia moglie mi rovinano i piedi disse a mo' di scusa. Yasir si accomod in poltrona lasciandosi andare all'indietro, senza riuscire a nascondere il proprio disgusto per i calzini di Dukais. Inoltre, era stanco. Era a Washington da due giorni, e la citt lo stressa-

va; come se non bastasse, notava la xenofobia nei confronti degli arabi che dilagava in citt. Era uscito dall'hotel solo per le riunioni di lavoro. Lo infastidiva l'ignoranza degli americani. Non sapevano dove si trovasse l'Egitto n cosa stesse succedendo in Oriente. E ancor meno capivano perch non li sopportassero. Lo sorprendeva che un paese tanto ricco come gli Stati Uniti, accanto a una classe dirigente preparata - che muoveva gli ingranaggi del mondo -, ospitasse anche un cos grande numero di persone ignoranti. Yasir era un uomo d'affari e la sua religione era il denaro, ma quando andava negli Stati Uniti si risvegliava in lui un certo nazionalismo. Non sopportava il disprezzo degli americani. "Egitto?", " vicino alla Turchia?", "C' il mare?", "Ci sono ancora i faraoni?" S, queste domande gliele avevano fatte non una, ma cento volte. Il suo paese era povero o, meglio, lo avevano impoverito i diversi regimi corrotti con l'indispensabile aiuto delle potenze per le quali il mondo era solo una specie di scacchiera. L'Egitto aveva subito l'influenza sovietica, e ora subiva quella statunitense. Come gli aveva detto suo figlio Abu: "A cosa ci servito? Loro ci vendono quello di cui abbiamo bisogno a peso d'oro e noi siamo eternamente indebitati". Per quanto potesse discutere con il figlio a causa del suo radicalismo, Yasir pens che Abu avesse ragione. Non capiva perch a suo figlio, a cui non mancava nulla, piacesse avere come amici quella banda di fanatici che credevano che la soluzione a tutti i problemi fosse l'Islam. Prima di prendere l'aereo per Washington, aveva avuto una discussione con Abu a causa della barba che il figlio si era lasciato crescere. Per molti giovani egiziani la barba si era trasformata in un simbolo di ribellione. Sar Alfred a dirigere le operazioni disse Dukais a Yasir. la cosa migliore. In effetti, lui conosce l'Iraq a differenza di noi, e gli uomini eseguiranno i suoi ordini. Quando ritornerai al Cairo ti accompagner uno dei miei, un ex colonnello dei berretti verdi. Ha la pelle un po' scura come voi, dato che di origine ispanica, cos non richiamer troppo l'attenzione. Inoltre, spiccica anche qualche parola in arabo. Si occuper lui dei ragazzi, per cui sar meglio che faccia la conoscenza di Alfred, in modo che sappia direttamente da lui quello che c' da fare. Si chiama Mike Fernndez ed un tipo in gamba. Prima di uccidere in grado di pensare. Ha lasciato l'esercito perch io lo pago di pi, molto di pi. Si mise a ridere mentre apriva una scatola d'argento, da cui estrasse un avana. Ne offr uno a Yasir, ma l'egiziano lo rifiut. Posso fumare solo nel mio ufficio. In casa non

me lo permettono, nei ristoranti vietato, a casa degli amici le loro mogli isteriche, come la mia, me lo impediscono. Un giorno di questi mi trasferir qui per sempre. Alfred mollo malato. Non so per quanto ne avr. Tuo cognato ancora il suo medico? Mio cognato il primario dell'ospedale dove Alfred in cura. L lo hanno operato e gli hanno tolto una parte di fegato, ma le ultime ecografie hanno rivelato alcune piccole macchie; in conclusione, ha il fegato pieno di tumori che lo stanno uccidendo. Ne avr ancora per sei mesi? Mo cognato dice che possibile, ma non ne sicuro. Alfred non si lamenta e fa la sua solita vita. Sa che sta morendo, ma... Ma? Ma tranne che di sua nipote non gli importa di nulla. Dunque un uomo disperato. No, non disperato. Sa che gli rimane poco tempo e non teme niente e nessuno. Questo non va bene, bisogna avere sempre paura di qualcuno mormor Dukais. L'unica cosa che gli sta a cuore sua nipote. Non gli basta lasciarle un mucchio di soldi. Vuole trovare la Bibbia d'argilla, il tesoro che sta cercando da cos tanti anni. Dice che sar quella la sua eredit. Paul Dukais poteva non osservare le pi elementari norme dell'educazione, come evitare di mettere i piedi sul tavolo, ma era estremamente intelligente, e per questo era arrivato in alto. Non gli fu quindi difficile capire perch Alfred Tannenberg si comportasse in quel modo. La ragazza non sa niente di lui disse ma quando Alfred morir lei si dovr confrontare con la realt, e l'unico modo per evitare che sia stigmatizzata trasformarla in un'archeologa di fama internazionale. Per questo hanno bisogno di Picot: perch le fornisca quella patina di rispettabilit che le manca. Potrebbero anche cercare la Bibbia d'argilla da soli, ma questo non libererebbe Clara dal disonore. Invece, se la scoperta avvenisse durante gli scavi di una spedizione archeologica internazionale, le cose sarebbero differenti. Ma mi ha sempre sorpreso il fatto che la ragazza non sia al corrente di nulla. Clara molto intelligente, solo che non vuole affrontare nessun argomento che potrebbe incrinare il rapporto con suo nonno. Per questo si ostina a non vedere n ascoltare. Ma non sottovalutarla.

In realt non la conosco. Ho su di lei un dossier di parecchie pagine: cosa le piace e cosa no, le sue avventure a San Francisco, i risultati accademici; ma tutto ci in realt non serve a conoscere una persona. In questo lavoro ho capito che i dossier non sono in grado di mostrarti l'anima della gente. Yasir rimase impressionato dalla riflessione di Dukais. Pens che il presidente della Planet Security non fosse cos sempliciotto come amava far credere. Riconosceva in lui certi valori, nonostante gli desse veramente fastidio vederlo con i piedi sul tavolo... Dammi qualche ora perch possa parlare con alcuni amici e preparare gli appunti che porterai ad Alfred. Il mio uomo verr con te. Gli dir di chiamarti questa sera, cos vi conoscerete. Ti ho gi detto che si chiama Mike Fernndez? Va be', fa lo stesso, ti contatter, cos potrai istruirlo sul viaggio. Sarebbe il caso di spiegargli un po' di cose su quel che trover, una volta arrivato laggi. Non mai stato in Iraq? S, durante la guerra del Golfo. Ma quella non stata una vera guerra, lo sappiamo tutti. stata solo un'esibizione, uno spiegamento di forze per spaventare Saddam, oltre che un modo per provare gli aggeggi che comprano i ragazzi del Pentagono con i soldi dei contribuenti. stato anche in Egitto ma, che io sappia, in vacanza, a vedere le piramidi. Quando Yasir se ne and, Paul Dukais chiam Robert Brown, ma lui non era in ufficio. Gli dissero che l'avrebbe trovato sul telefonino. Era a pranzo con i rettori di alcune universit americane con i quali stava organizzando una serie di iniziative culturali di una certa importanza per l'anno successivo. Dukais decise che l'avrebbe chiamato pi tardi. Fabin era nervoso. Yves l'aveva convinto ad andare in avanscoperta in Iraq ma, bench lui avesse accettato con entusiasmo, non riusciva a organizzare tutti i preparativi e a ottenere i visti per i diversi scali che dovevano fare prima di giungere a destinazione. Era riuscito a riunire una squadra di una ventina di persone. Non erano sufficienti, ma non avevano trovato nessun altro che volesse giocarsi la pelle andando a scavare in Iraq alla vigilia di una guerra. Lui stesso si diceva che era una pazzia, ma aveva bisogno di qualche goccia di follia da aggiungere alla sua vita. Poco prima gli aveva telefonato una studentessa dell'ultimo anno dispo-

sta ad accompagnarlo per un paio di mesi, fino a Natale. Voleva che conoscesse un amico di un amico. Era bosniaco, gli aveva detto, ed era giunto a Madrid per studiare. Non aveva un soldo e quando aveva saputo che alcuni matti se ne sarebbero andati in Iraq, e che addirittura li pagavano bene, aveva chiesto di partecipare alla spedizione, disposto a fare qualsiasi cosa. Ma che avrebbe potuto fare un ragazzo che in Bosnia era un maestro di scuola ed era arrivato a Madrid per seguire un corso di spagnolo all'universit? Fabin non le aveva ancora dato una risposta; prima doveva parlare con Picot. Inoltre, nella spedizione c'era un croato, gliel'aveva detto Picot. L'aveva raccomandato un professore tedesco; a quanto pareva, il giovane studiava informatica in Germania. "Un sopravvissuto della guerra che odia la violenza" gli avevano detto, ma che, tuttavia, non aveva altra risorsa che andare in un paese in stato d'assedio per guadagnare qualche soldo. A Berlino la vita era molto cara. A Picot non era parsa una cattiva idea poter contare su un informatico per elaborare al computer i dati degli scavi fin dal primo giorno. Quindi, il croato li avrebbe accompagnati. Forse inserire nel gruppo un bosniaco sarebbe stato un azzardo. Croati e bosniaci si erano massacrati fino a qualche giorno prima e l'ultima cosa di cui lui e Picot avevano bisogno erano tensioni intestine. E poi, torn a chiedersi, come avrebbe potuto aiutarli un maestro di scuola? Picot entr fischiettando nell'appartamento di Fabin. Si vedeva che era contento. Ehil! C' qualcuno in casa? Sono nel mio studio! grid Fabin. Che giornata! disse Picot. Oggi andato tutto per il verso giusto. Meno male replic Fabin perch io sto diventando scemo con le pratiche per la dogana. Manco dovessimo trasportare carri armati invece di tende da campeggio. E anche con i visti mi fanno impazzire. Di, non ti preoccupare. Si aggiuster tutto. Ti vedo molto ottimista. Cos' successo? Sto per concludere un accordo con la rivista "Archeologia scientifica" affinch nelle diverse edizioni - quella inglese, francese, greca, spagnola, in tutte, insomma - vengano pubblicati i resoconti del nostro lavoro. Spero di ottenere qualche risultato entro la fine dell'anno. Mi pare importante avere l'appoggio editoriale della rivista pi prestigiosa del nostro settore. Dovremo mandare loro materiale con articoli esplicativi scritti da noi. So che un sovraccarico di lavoro, ma tutto a nostro vantaggio. S, vero. Come ci sei riuscito?

Mi ha chiamato l'editore da Londra, interessato alla spedizione. Al convegno di Roma aveva assistito all'intervento di Clara Tannenberg in cui lei affermava che Abramo aveva dettato la Genesi a uno scriba. Crede che, se ho accettato di organizzare questa spedizione, la cosa possa essere seria e vuole avere l'esclusiva; pubblicher i resoconti della nostra missione. Non so se mi piacer lavorare con il fiato della stampa sul collo. Neanche a me piacer, ma date le circostanze la cosa migliore. Non sono cos sicuro di dove andremo a finire. Adesso non cominciamo! Non mi fido di quella gente. C' qualcosa di strano, qualcosa che mi sfugge, ma non riesco a capire di che si tratta. Che vuoi dire? Non sono riuscito a conoscere il misterioso nonno di Clara Tannenberg. Non mi hanno nemmeno detto in quale spedizione e in che anno sono state trovate le due tavolette. Sono una strana coppia. Chi? Quella Clara e suo marito? S. Lui mi pare un tipo in gamba, uno che sa il fatto suo. E lei non ti piaciuta fin dal primo giorno. No, non vero, ma in quella donna c' qualcosa di strano. Sono ansioso di conoscerla. Sono sicuro che sar molto pi interessante di quello che dici. S, per ti ripeto che c' qualcosa di strano in lei. Comunque, dovrai averci a che fare perch suo marito non parteciper alla missione, non so perch. Questo s che mi intriga: chiss per quale ragione ha deciso di mollare tutto proprio adesso. Non si capisce. Ah, dimenticavo! Ha telefonato Magda, la ragazza dell'ultimo anno che ci ha aiutato a reclutare gli studenti. Le hanno raccomandato un ragazzo bosniaco, un maestro di scuola che segue un corso di spagnolo per stranieri alla Complutense. Pare sia a corto di soldi e non avrebbe problemi ad accompagnarci e a fare qualsiasi cosa. Parla inglese. E il suo corso di spagnolo? Non so. Te lo dico perch non abbiamo un gruppo molto numeroso, anche se non capisco in che modo questo tizio potr esserci utile. Devo pensarci. Magari ci darebbe una mano, ma non possiamo nemmeno farci carico di gente che non serva a qualcosa di concreto. Per il croato diverso, un informatico ci pu essere d'aiuto.

Ho anche pensato che far convivere a stretto contatto un croato e un bosniaco potrebbe causare tensioni. Non un problema da poco. Fino all'altro giorno si ammazzavano. Non so, ci voglio riflettere, per credo che non sia una buona idea. Nemmeno io sono tanto convinto, ma ho promesso a Magda che te ne avrei parlato comunque. Bene. Tra quelli che vengono con noi, c' un bravo fotografo? A che ci serve? Per la rivista! Loro non manderanno nessuno. Non dicevi che sono tanto interessati? S, ma ti ho anche spiegato che tutto il lavoro lo dobbiamo fare noi. Non vogliono correre rischi, non possono mandare un'quipe in un paese nella situazione in cui si trova l'Iraq. Una rivista come "Archeologia scientifica" non un settimanale di attualit. Come se non avessimo abbastanza da fare! Su, non protestare, e dimmi quando partirai. Se non devo lottare contro altri funzionari, fra tre giorni. Purtroppo mancano ancora dei documenti, dunque non sicuro. Chi hai deciso di far venire con te per aiutarti? Marta. Caspita! Ehi, guarda che non c' niente tra me e Marta. Per ti piacerebbe, come piacerebbe a me e a chiunque. Ti sbagli. Non hai mai capito che Marta un'amica, nient'altro. Ci conosciamo da quando studiavamo all'universit e, che tu ci creda o no, non abbiamo mai avuto una relazione. Be', la donna pi interessante tra quelle che ti circondano. Senza dubbio, ma una carissima amica, come d'altronde tu sei un carissimo amico. E, per quanto mi risulta, io a letto con te non ci vengo. D'accordo, Marta mi pare intelligente e in gamba. Lo , e ha un dono: sa trattare con tutti, dal ministro al rigattiere. Ma l saremo in Iraq. Marta stata in Iraq. Conosce il paese, ci and anni fa come archeologa con un gruppo di professori sovvenzionato da una fondazione bancaria. Rimasero un paio di mesi. E poi, parla l'arabo. Potr farsi capire dai funzionari della dogana, dal capo del villaggio, dagli operai, da chiunque. Anche tu mastichi l'arabo. L'hai detto: lo mastico. Tu e Marta lo parlate bene, io no. E poi mi fido

di lei, del suo modo di ragionare; oltre a essere intelligente molto intuitiva e trova sempre una soluzione ai problemi. D'accordo, una buona idea. Sono convinto anch'io che sia una persona in gamba. Come archeologa non la conosco, ma se tu dici che valida... Lo , in questi ultimi anni ha partecipato a spedizioni in Siria e in Giordania, conosce la zona dell'antica Carran dove mi hai detto che quel nonno misterioso trov le tavolette, dunque non potrebbe esserci qualcuno di pi idoneo di lei per questo incarico. Fabin, un'ottima decisione quella di portare Marta con te. In un lavoro come il nostro importante poter contare su gente affiatata che conviva senza creare tensioni: l le cose non saranno facili. Sta venendo qui. Stupendo, dobbiamo ancora occuparci di un sacco di cose. 15 Robert Brown entr nella residenza in stile neoclassico nel cuore di un parco di querce e faggi. Piovigginava; quando scese dall'auto, un maggiordomo lo stava attendendo con l'ombrello aperto. Non era stato il primo ad arrivare: il brusio della conversazione mescolato a qualche risata e al tintinnio dei bicchieri giungeva fino alla scalinata che portava in casa. Il Mentore si trovava all'ingresso a ricevere gli ospiti. Alto, magro, due occhi azzurri gelidi come il ghiaccio e i capelli bianchi che un tempo erano stati biondi, dava un'impressione d'imponenza. Nessuno aveva dubbi sul fatto che quell'uomo avesse fra le mani un grande potere, nonostante l'et. Quanti anni poteva avere? si domand Brown, calcolando che doveva avere gi superato gli ottanta. Diversi segretari di Stato, quasi l'intero staff della Casa Bianca, senatori, congressisti, avvocati e giudici, insieme a banchieri e a presidenti di multinazionali, petrolieri e broker, chiacchieravano animatamente nei saloni splendidamente arredati alle cui pareti erano appesi quadri di importanti maestri della pittura. Quello che pi piaceva a Brown era un Picasso del periodo rosa, un arlecchino tragico e burlone appeso sopra il caminetto del salone principale, dove pure si potevano ammirare un Manet e un Gauguin. In un altro salone vi erano tre dipinti del Quattrocento e un Caravaggio.

Quella casa pareva una sorta di piccolo museo. Quadri di grandi artisti dell'impressionismo, alternati a capolavori di El Greco, Raffaello e Giotto. Piccole figure in marmo accanto a tavolette babilonesi, due imponenti bassorilievi egizi del Nuovo Regno, un leone alato assiro... Ovunque si posasse lo sguardo si trovava un'opera d'arte che sottolineava il gusto del padrone di casa. Paul Dukais si avvicin a Robert Brown con una coppa di champagne in mano. Caspita, ci siamo proprio tutti! Come va, Paul? Mica male la festa! Era da un bel po' che nessuno riusciva a mettere insieme tante persone cos potenti. Stasera ci sono quasi tutti quelli che muovono i fili del mondo. Manca solo il presidente. Non si nota nemmeno. Possiamo parlare? Questo il posto migliore per farlo. Nessuno bader a noi, tutti quanti chiacchierano e concludono affari. Sempre che tu riesca a trovarmi un bicchiere da tenere in mano... Fecero segno a un cameriere e Robert chiese un whisky e soda, poi si sistemarono in un angolo dove tutti potessero vederli parlare come due vecchi conoscenti. Alfred ci creer dei problemi esord Dukais. Raccontami cosa c' di nuovo. Ho fatto quel che mi hai chiesto. Uno dei miei uomini migliori, Mike Fernndez, un colonnello in pensione, ex berretto verde, andr con Yasir al Cairo per poi incontrarsi con Alfred. Ho fiducia in Mike, uno con la testa sulle spalle. Ispanico... Nell'esercito non ci sono pi americani di origine anglosassone. Sono i neri e gli ispanici quelli che combattono al nostro posto. E fra loro c' gente in gamba, hanno dovuto faticare per arrivare dove sono, per cui non tutti sono disprezzabili. Non che li disprezzi, solo che non so se un ispanico riuscir ad andare d'accordo con Alfred. Sai com' fatto... Andranno d'accordo. Sono certo che Mike gli piacer. Questo Mike dominicano, portoricano, messicano...? americano da tre generazioni, nato qui, come pure i suoi genitori. Sono stati i suoi nonni ad attraversare il Rio Grande. Non hai nulla da temere.

Non riescono proprio a piacermi gli ispanici. A te non piace nessuno che non sia bianco come il latte. Non dire fessere! Ho buoni amici arabi. S, ma per te gli arabi sono un'altra cosa, non so perch ma cos, bench adesso non sia proprio politicamente corretto avere degli amici tra loro. I miei amici non vendono cianfrusaglie in un bazar. Va bene, non perdiamo tempo in stupidaggini. Dimmi fino a che punto pu arrivare Mike con Alfred. A cosa ti riferisci? Se Alfred non collabora, se non gioca pulito, che dobbiamo fare? Innanzitutto devono conoscersi, far decollare l'operazione, cos potremo vedere che cosa ci racconta il tuo uomo, ma soprattutto voglio sapere cosa ne pensa Yasir. E con la nipote? Se lei trova la Bibbia d'argilla, Mike gliela dovr prendere facendo in modo che le tavolette non subiscano danni. Quelle tavolette non appartengono n ad Alfred n a sua nipote. La missione consiste nel prenderle e portarle qui intatte. E se la donna non collabora? Paul, se Clara non collabora, peggio per lei. I tuoi uomini devono fare quello che ti ho appena detto: con le buone o con le cattive. Se trovano le tavolette prima che facciamo partire l'altra operazione, finiremo per dover affrontare Alfred. Per questo dobbiamo evitare di utilizzare metodi estremi con Clara, a meno che non ne siamo costretti. Se dovesse accadere, bisogna aver pronto un piano per realizzare in anticipo ci che ci siamo riproposti, senza contare sull'appoggio di Alfred. Yasir ti dir come e con chi. Il Mentore, sfoderando un sorriso che pareva una smorfia, si avvicin silenziosamente ai due uomini, tanto che ebbero un soprassalto quando se lo trovarono accanto. State facendo affari? Mettiamo a punto gli ultimi dettagli dell'operazione. Paul vuole sapere fin dove pu arrivare con Alfred e sua nipote. difficile trovare un equilibrio replic il Mentore guardando nel vuoto. proprio per questo che voglio istruzioni precise, non mi piacciono le improvvisazioni afferm Dukais e nemmeno i fraintendimenti. Perci sono contento che siate qui per dirmi qual il limite.

L'uomo anziano lo squadr dall'alto in basso. I suoi occhi riflettevano il disprezzo che provava per Dukais. In guerra non ci sono limiti, amico mio, conta solamente la vittoria. Si volt e and a mischiarsi tra gli invitati. Ho sempre avuto l'impressione di non piacergli constat Dukais. Nessuno gli piace, per sa molto bene di chi ha bisogno e di chi no. E adesso ha bisogno di noi. Proprio cos. E poi l'hai sentito: in guerra non ci sono limiti. Frank Dos Santos e George Wagner si strinsero la mano senza convenevoli. La festa era al culmine e un'orchestra da camera accompagnava le chiacchiere degli invitati. Manca solo Enrique disse George. Manca anche Alfred. Andiamo, non essere cos duro con lu. Ci ha traditi. Alfred non la pensa cos. E come la pensa? Hai parlato con lui? S. Tre giorni fa mi ha telefonato a Rio. Che imprudenza! Sono certo che ha adottato tutte le misure di sicurezza necessarie. Io ero in hotel quando mi ha chiamato. Che cosa ti ha detto? Vuole che sappiamo che non sua intenzione tradirci e nemmeno provocare una guerra tra noi. Ha rilanciato la sua offerta: dirigere e seguire lo svolgimento dell'operazione che abbiamo messo in moto e rinunciare alla sua parte di utili in cambio della Bibbia d'argilla. un'offerta generosa. E la chiami generosa? Sai quanto possono valere quelle tavolette, se le trover? Hai una vaga idea del potere che conferiranno a chi le possiede? E di, Frankie! Mi auguro solamente che tu non ti faccia ingannare. Mi preoccupa il fatto che tu ed Enrique siate sempre disposti a giustificare Alfred. Lui ci ha traditi. Non esattamente. Prima che sua nipote si recasse a Roma, cerc di convincerci a cedergli la Bibbia d'argilla se l'avesse trovata, in cambio di tutti i vantaggi dell'altro affare. Gli rispondemmo di no e decise di andare comunque dritto per la sua strada. S, si sbagliato. Ma ora su tutte le furie perch crede che siamo stati noi a far pedinare sua nipote.

Ma non siamo stati noi! Perci dobbiamo scoprire chi stato e perch. Finch non lo appureremo, non mi sentir tranquillo. E cosa dovremmo fare? Sequestrare il capo dell'agenzia d'investigazioni italiana perch ci dica chi l'ha contattato? Sarebbe una follia, non possiamo commettere un simile errore. Non ti capisco. Non capisco come tu faccia a non dare importanza a quanto accaduto. Qualcuno pedinava Clara, e questo non normale. Clara sposata con un funzionario di Saddam. Non ti venuto in mente che qualcuno potrebbe pensare che Ahmed Husseini sia una spia? Saddam non permette a nessuno di uscire dall'Iraq e invece a quanto pare Husseini entra ed esce quando vuole. Ci dev'essere parecchia gente interessata a sapere il perch. Chiss che non siano stati gli stessi servizi segreti italiani, o quelli della NATO, chi pu dirlo. Chiunque potrebbe essere interessato a seguire Husseini. Il fatto che hanno seguito non lui, ma Clara. Questo non possiamo saperlo. E invece s, non insistere affermando il contrario. Dovremo tenere gli occhi aperti, ma non abbiamo motivo di preoccuparci. Non ti capisco, George... Non ti puoi fidare di me, come sempre? Lo stiamo facendo, ma Enrique e io abbiamo un presentimento e Alfred furibondo. Sono io a essere furibondo! Ci ha traditi! Non pu prendersi quelle tavolette, non gli appartengono. Come fate a non rendervi conto di cosa significhi il comportamento di Alfred? Nessuno di noi pu decidere per la propria convenienza o per il proprio interesse, nessuno. chiaro a tutti e quattro. E Alfred ci vuole fregare. Fin dove sei disposto ad arrivare? Io o noi? Noi, George, fin dove arriveremo? Non c' perdono per chi tradisce. Darai l'ordine di ucciderlo? Non gli consentir di rubarci quel che nostro. Clara aveva una borsa in mano. Diede un'ultima occhiata alla sua stanza chiedendosi se avesse dimenticato qualcosa, ma ben presto lasci perdere.

Ahmed l'aspettava sulla porta per condurla alla base militare da dove un elicottero l'avrebbe portata fino a Tell Mughayir; da l avrebbe raggiunto Safran su un fuoristrada. Aveva rifiutato la proposta di Ahmed di accompagnarla e non aveva permesso a Fatima di scortarla, questa volta. Le bastavano i quattro uomini ai quali suo nonno aveva ordinato di non perderla di vista. Ahmed non viveva pi nella Casa Gialla. Da diversi giorni si era trasferito da sua sorella. Sapeva che il marito aveva parlato a lungo con il nonno prima che questi andasse al Cairo. Nessuno dei due aveva voluto raccontarle cosa si fossero detti. Ahmed le aveva riferito solo che probabilmente si sarebbe trattenuto in Iraq fino all'inizio della guerra. Per non gliel'aveva assicurato. Lei aveva insistito per una spiegazione, ma suo marito si era chiuso in se stesso. Con il nonno non era stata pi fortunata. Telefonami quando arrivi, voglio sapere se stai bene le disse Ahmed quando giunsero alla base. Star bene, non ti preoccupare; si tratta solo di un paio di giorni. S, ma agli inglesi piacerebbe molto bombardare quella zona. Per favore, stai tranquillo. Non accadr nulla. Sal sull'elicottero e si mise le cuffie per proteggersi dal rumore dei rotori. A mezzogiorno sarebbe arrivata a Safran, e pensava di godersi la solitudine del luogo. Quando Ahmed vide l'elicottero librarsi nel cielo prov un senso di liberazione. Per qualche giorno non si sarebbe sentito in colpa, perch era cos che si sentiva quando stava con Clara. Era cosciente dell'enorme sforzo che lei faceva per non perdere il controllo delle proprie emozioni, per non lasciarsi scappare il minimo rimprovero. Aveva reso le cose semplici, molto semplici, e non gli aveva permesso di fare marcia indietro. Ma lui sarebbe stato costretto a prendere una decisione difficile: o accettava il ricatto del nonno di Clara e partecipava all'ultima operazione gi avviata o doveva cercare di andarsene, di scappare dall'Iraq. Sentiva sul collo il fiato del Colonnello. Sapeva che Alfred l'aveva allertato affinch lo pedinassero, per cui lasciare l'Iraq sarebbe stato arduo. Se fosse rimasto sarebbe diventato ricco; Alfred gli aveva assicurato che avrebbe pagato generosamente la sua partecipazione a quest'ultima impresa e, inoltre, l'avrebbe aiutato a uscire dal paese. Solo il nonno di Clara avrebbe potuto garantirgli la fuga, ma poteva fidarsi di lui? Non l'avrebbe usato per poi dare, all'ultimo momento, l'ordine

di ucciderlo? Non aveva modo di saperlo; con Alfred non si poteva essere sicuri di nulla. Aveva parlato con sua sorella, l'unica della famiglia che viveva a Baghdad e che, come lui, sognava di andarsene; era tornata da appena un anno, poich suo marito, un diplomatico italiano, era stato destinato a Baghdad, e sperava che appena fosse iniziata la guerra li avrebbero evacuati. Per il momento Ahmed era stato accolto a casa loro, un grande appartamento situato in una zona residenziale in cui vivevano altri diplomatici occidentali, e aveva occupato la camera del pi piccolo dei suoi nipoti, che era passato a condividere la stanza con il fratello maggiore. Sua sorella gli consigliava di chiedere asilo politico, ma lui conosceva l'imbarazzante situazione in cui avrebbe messo il cognato se si fosse presentato all'ambasciata italiana con una simile richiesta. Avrebbe provocato un incidente diplomatico, e probabilmente Saddam gli avrebbe impedito di andarsene, nonostante la protezione degli italiani. No, non era quella la soluzione. Ahmed doveva lasciare l'Iraq con i propri mezzi, senza compromettere nessuno, tanto meno la sua famiglia. Quando l'elicottero atterr in una base vicina a Tell Mughayir, Clara aveva la sensazione che le sarebbe scoppiata la testa. Le dolevano le tempie perch il rumore dei rotori aveva attraversato le cuffie di protezione. Buona parte del materiale da guerra dell'Iraq era ferraglia, come l'elicottero che li aveva portati fino l. Il Colonnello li aveva avvertiti che era l'unico di cui poteva disporre. Sul fuoristrada, scortata da un paio di soldati e seguita su un'altra auto dai quattro uomini di suo nonno, Clara inizi a sentirsi meglio. Faceva caldo, un caldo secco che aumentava quando incrociavano qualche altro mezzo che sollevava una nuvola di polvere gialla. Il capo del villaggio la ricevette sulla porta di casa sua e la invit a prendere un t. Scambiarono i soliti convenevoli, fino a che, terminate le formalit, Clara gli spieg il motivo per cui si trovava l e che cosa voleva. L'uomo la ascolt attento, con un sorriso, e le assicur che, seguendo le istruzioni telefoniche di Ahmed, aveva gi organizzato tutto. Avevano iniziato a costruire alcune case di argilla, un materiale che abbondava nella zona; come tremila anni prima, una volta pulita dalle impurit, la impastavano con acqua e aggiungevano paglia tritata, sabbia, ghiaia o cenere. La tecnica di costruzione era semplice: alzavano muri a fasi alterne e quando una parte si seccava aggiungevano un altro strato di argilla. Per rendere le

capanne impermeabili le ricoprivano di paglia e di foglie di palma. Ne avevano terminate una mezza dozzina e, al ritmo a cui lavoravano, altre sei sarebbero state pronte prima della fine della settimana. All'interno erano molto semplici e non troppo ampie, ma almeno Ahmed si era preoccupato di farci installare docce e servizi sanitari. Orgoglioso del lavoro svolto in cos poco tempo, il capo del villaggio le assicur anche di avere scelto personalmente gli uomini necessari per gli scavi. Clara lo ringrazi e, facendo un giro di parole per non offenderlo, gli spieg che riteneva opportuno organizzare una riunione con tutti gli uomini del villaggio perch gli operai di cui aveva bisogno dovevano avere caratteristiche precise. Era sicura, gli disse, che lui avesse scelto bene, ma gli chiedeva di permetterle di vedere tutte le persone disposte a lavorare nella missione archeologica. Dopo lunghe trattative, Clara decise di citare en passant il Colonnello, in modo da porre fine a quell'interminabile mercanteggiare, visto che il capo del villaggio insisteva sul fatto che solo lui avrebbe potuto scegliere i lavoranti. Quando ud nominare il Colonnello, l'uomo acconsent alla richiesta di Clara. Il giorno dopo, le disse, avrebbe potuto riunire tutti gli uomini che voleva. C'erano anche donne disposte a occuparsi della pulizia delle tende degli stranieri durante gli scavi. Scendeva la sera quando Clara gli comunic che accettava l'invito ad alloggiare in casa sua, insieme a sua moglie e alle figlie, fino a che non fosse arrivato il resto della spedizione. Ma prima, gli disse, voleva andare alle rovine e rimanere l per un po', a pensare al lavoro da fare. L'uomo assent. Sapeva che Clara avrebbe fatto quello che voleva e, inoltre, su di lui non ricadeva alcuna responsabilit, giacch la sua ospite era arrivata sotto scorta da Baghdad. Clara pens che il villaggio doveva sicuramente il nome al colore giallo che avvolgeva tutto, alla tinta paglierina dei sassi. Le piaceva quel colore, che pareva voler uniformare quel luogo sperduto, cos vicino all'antica Ur. Chiese alla scorta di rimanere a distanza. Desiderava restare sola, senza sentire quella presenza assillante. Ma gli uomini rifiutarono perch gli ordini di Alfred erano stati tassativi al riguardo: non potevano perderla di vista e se qualcuno avesse cercato di farle del male avrebbero dovuto ucciderlo, dopo avergli fatto confessare il proprio nome e chi fosse il suo mandante. Nessuno avrebbe potuto nuocere alla nipote di Tannenberg senza

pagare con la vita. A nulla servirono le proteste di Clara; il massimo che ottenne fu che si mantenessero a una certa distanza, ma senza mai perderla di vista. Cammin per tutto il perimetro accarezzando i resti della pietra con cui era stato eretto quell'edificio misterioso. Lo osserv da tutte le angolature, togliendo il terriccio che aveva aderito alla roccia e raccogliendo piccoli frammenti di tavolette che ripose gelosamente in una borsa di tela. Poi si sedette in terra e, appoggiandosi alla pietra, lasci vagare l'immaginazione per quei luoghi in cerca di Shamas. 16 Ma, Abram, ci che mi stai raccontando succede anche nell'epopea di Gilgamesh protest Shamas. Sei sicuro? Certo che lo sono, l'abbiamo studiato con Ili. Ti ho gi detto che a volte gli uomini cercano di spiegare quello che accade attraverso racconti e poemi. Va bene, allora continua la storia di quel No. In realt, non si tratta della storia di No, ma dell'ira di Dio verso gli uomini e il loro comportamento. Tutto ci che Dio vedeva sulla terra era male, per questo decise di sterminare la sua creatura pi amata: l'uomo. Per Dio, che sempre misericordioso, si commosse davanti alla bont di No e decise di salvarlo. Dunque ordin che venisse costruita un'arca di legno di cipresso, s, questo l'ho gi scritto replic Shamas rileggendo una delle tavolette ammucchiate accanto alla palma cui erano appoggiati. E anche le misure dell'arca: lunghezza trecento cubiti, larghezza cinquanta e altezza trenta. La porta dell'arca si trovava su un lato, e Dio ordin che fosse costruita su tre piani. Vedo che hai scritto tutto quel che ti ho detto. Certo. Anche se questa storia non mi piace tanto quanto quella della creazione del mondo. E perch no? Ho ripensato molto a Adamo e a Eva quando si nascosero da Dio per la vergogna di sentirsi nudi. E alla maledizione di Dio contro il serpente per avere indotto Eva a disobbedire. Shamas, non puoi scrivere solo quello che ti piace. Mi hai chiesto di

raccontarti la storia del mondo. Dunque, importante che tu sappia perch Lui volle castigare gli uomini e inondare la terra. Se non vuoi continuare... S, certo che voglio! Solo che ricordavo l'epopea di Gilgamesh e... Il ragazzo si morse il labbro temendo di avere provocato l'ira di Abram. Per favore, continua e perdonami! Dov'ero rimasto? Shamas ripass le ultime righe scritte sulla tavoletta e lesse a voce alta: Il Signore disse a No: "Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perch ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina''. Scrivi gli ordin Abram. "Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. Perch tra sette giorni far piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminer dalla terra ogni essere che ho fatto." No fece quanto il Signore gli aveva comandato. No aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cio le acque, sulla terra. No entr nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con No nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a No. Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; nell'anno seicentesimo della vita di No, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti... E il Signore chiuse la porta dietro di lui. Il ragazzo faceva scorrere velocemente lo stilo sull'argilla, impressionato nell'immaginare che si aprissero porte nel cielo da cui Dio spargeva la pioggia. Pens a un'anfora che si rompesse versando acqua ovunque. Shamas continu a scrivere, senza alzare lo sguardo, ci che gli raccontava Abram. Le acque si innalzarono sempre pi sopra la terra e coprirono tutti i monti pi alti che sono sotto tutto il cielo... Per ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini... Dio si ricord di No... e fece passare un vento sulla terra e le acque si

abbassarono. Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si pos sui monti dell'Ararat. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. Abram rimase in silenzio e socchiuse gli occhi. Shamas ne approfitt per riposare. Utilizzava le tavolette da entrambi i lati; quello che aveva intrapreso non era un compito facile. Quando Abram avesse terminato di dettargli la storia di No, gli avrebbe raccontato ci che lo tormentava in sogno. Voleva tornare a Ur, si sentiva straniero a Carran, anche se l c'erano suo padre, sua madre e i suoi fratelli. Ma la felicit l'aveva abbandonato da quando avevano raggiunto quella citt. Adesso non vedeva quasi pi suo padre, e sua madre era sempre di cattivo umore. A tutti mancava la casa accogliente e fresca che suo padre aveva costruito alle porte di Ur. Non avevano pi voglia di spostarsi continuamente come prima. A cosa pensi, Shamas? A Ur. E cos' che pensi? Che mi piacerebbe stare con mia nonna, addirittura tornare nella scuola di Ili. Non ti piace Carran? Anche qui stai imparando. S, vero, ma non lo stesso. Cosa non lo stesso? Il sole, la notte, il linguaggio della gente, il sapore dei fichi non sono uguali. Ah, senti la nostalgia! Cos' la nostalgia? Il ricordo delle cose perdute, e a volte di ci che nemmeno conosciamo. Non voglio separarmi dalla trib, ma non mi piace vivere qui. Non rimarremo a lungo. So che Terach anziano e che quando non ci sar pi tu ci porterai a Canaan, ma il fatto che non so se voglio andarci. Anche mia madre vorrebbe tornare indietro. Shamas rimase in silenzio, angosciato per avere aperto troppo il proprio cuore. Temeva che Abram lo dicesse a suo padre e che questi si intristisse nel sapere che non era felice. Abram parve avergli letto nel pensiero. Non ti preoccupare, non lo dir

a nessuno, ma dobbiamo fare in modo che tu torni a essere felice. Il ragazzo si sent sollevato mentre riprendeva lo stilo per continuare a scrivere ci che gli raccontava Abram. Cos seppe che No prima aveva mandato un corvo e pi tardi una colomba per vedere se la terra si era asciugata, e aveva dovuto liberare una seconda colomba, e una terza, fino a che quest'ultima non ritorn. E Dio ebbe piet degli uomini e disse: "Non maledir pi il suolo a causa dell'uomo, perch l'istinto del cuore umano incline al male fin dall'adolescenza; n colpir pi ogni essere vivente come ho fatto". Dio, gli spieg Abram, benedisse No e i suoi figli e disse loro di essere fecondi, di moltiplicarsi e di popolare la Terra. Egli diede pure agli uomini tutto ci che si muove e ha vita, allo stesso modo di come aveva dato loro l'erba verde, per proib di mangiare carne con la sua anima, e cio, con il sangue: "Del sangue vostro, anzi, ossia della vostra vita, io domander conto; ne domander conto a ogni essere vivente e domander conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello". E cio, restitu agli uomini il paradiso? chiese Shamas. Non esattamente, sebbene Dio ci perdon e ci fece diventare gli esseri pi importanti della sua opera dandoci tutto quanto aveva creato sulla Terra; la differenza che nulla ci viene regalato. Gli uomini e gli animali devono lottare per sopravvivere, bisogna lavorare per ottenere le sementi per i campi, le donne soffrono per darci la discendenza. No, Dio non ci ha restituito il paradiso, si solo impegnato a non cancellarci dalla faccia delia Terra. Mai pi si apriranno le porte del cielo spargendo pioggia come fosse un torrente. Ma adesso basta, il sole si sta nascondendo. Domani ti racconter perch gli uomini non parlano tutti allo stesso modo e a volte non si capiscono. Il ragazzo apr gli occhi sorpreso. Abram aveva ragione, il sole si vedeva appena, ma a lui sarebbe piaciuto continuare. Di sicuro sua madre lo stava cercando e suo padre avrebbe voluto vedere quello che aveva imparato quel giorno alla scuola degli scribi. Dunque si tir su con un salto, raccolse con cura le tavolette e inizi a correre verso la casa di mattoni della sua famiglia. Il giorno dopo Abram non and all'appuntamento con Shamas. Cercava la solitudine perch sentiva dentro di s la chiamata della voce di Dio. Quella notte si era svegliato madido di sudore; avvertiva qualcosa che lo attanagliava. Quando si alz, usc da Carran camminando senza meta per ore fino a

che, all'imbrunire, si sedette a riposare in un palmeto circondato da erba verde. Aspettava un segno del Signore. Chiuse gli occhi e sent una fitta al cuore, e nello stesso istante la voce santa di Lui. "Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicher. Far di te un grande popolo e ti benedir, render grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedir coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledir e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra." Apr gli occhi sperando di vedere il Signore, ma le ombre della notte si erano impadronite del palmeto, illuminato solo dalla luna rossastra e da migliaia di stelle come minuscoli punti che brillavano nel cielo. L'inquietudine torn a impossessarsi di lui. Dio gli aveva parlato con chiarezza, poteva sentire ancora la forza delle sue parole riecheggiargli dentro. Sapeva che si sarebbe dovuto mettere in marcia verso la terra di Canaan, come voleva il Signore. Ancora prima di uscire da Ur, Lui gli aveva indicato il cammino, essendo Terach anziano e desideroso di riposare a Carran, la terra dei suoi antenati. I giorni e le notti erano trascorsi senza che la trib si muovesse da Carran, dove avevano trovato ricchi pascoli e una prospera citt per il commercio. Si erano insediati l, come aveva voluto Terach, anche se Abram aveva sempre saputo che quello era un accampamento provvisorio, poich sarebbe giunto il giorno in cui il Signore l'avrebbe spinto a esaudire i propri desideri. Quel giorno era arrivato e sentiva l'angoscia di dover obbedire a Dio e disobbedire a Terach. Il suo vecchio padre, con lo sguardo offuscato e le gambe che faticavano a camminare, dormicchiava buona parte del giorno perduto nelle regioni abitate dal ricordo e dal timore dell'aldil. Come avrebbe fatto a dirgli che dovevano partire? Il dolore gli opprimeva il petto e le lacrime sgorgavano dai suoi occhi senza che lo potesse impedire. Amava suo padre, che l'aveva guidato durante la vita. Da lui aveva imparato ci che sapeva, e osservando le sue abili mani che modellavano le statue aveva capito che le mani non possono fare Dio. Terach credeva nel Signore, ed era riuscito a trasmettere la fede nell'anima del resto della trib, ancora adesso ben disposta a onorare le figure di argilla profusamente adornate dei santuari.

Abram camminava con passo leggero. Doveva raggiungere la casa di suo padre, dove Sarai l'avrebbe aspettato sveglia, malgrado il sole fosse tramontato da tempo. Sentiva il bisogno di affrettare il passo perch sapeva che Terach lo attendeva. Suo padre lo chiamava angosciato. Nei pressi di Carran incontr un uomo della trib che aveva il compito di condurlo di tutta fretta da suo padre. La sera prima, gli spieg, Terach era caduto in una sorta di sopore da cui nessuno riusciva a risvegliarlo e mormorava solo il nome di Abram. Quando entr in casa, Abram ordin alle donne di uscire dalla stanza di suo padre e chiese a suo fratello Nacor di lasciarglielo vegliare. Nacor, sfinito dalla lunga giornata, usc a respirare l'aria fresca della notte mentre Abram si occupava di Terach. Chi si trovava in casa sent il brusio della voce di Abram, bench paresse a tutti di udire anche la voce stanca del vecchio. L'alba li sorprese con la morte di Terach. La schiava di Sarai si avvicin alla tenda per avvisare Yadin, il padre di Shamas, che si affrett a raggiungere la casa di Terach situata a pochi passi dalla sua. Trov Abram e il fratello Nacor, insieme alle loro mogli, Sarai e Milca, e al nipote Lot. Le donne piangevano con le mani fra i capelli, mentre gli uomini non riuscivano a pronunciare parola, tale era il loro sgomento. Yadin si fece carico della situazione e mand a chiamare sua moglie affinch, con l'aiuto delle altre donne, lavasse il cadavere di Terach e lo preparasse per dormire il sonno eterno nella terra di Carran. Terach era morto nel luogo che amava sopra ogni altro, poich a Carran, in quel continuo spostarsi con il gregge in cerca di pascoli e di grano, era nata parte della sua stirpe, quasi quanta era venuta alla luce a Ur. La trib, dopo la veglia funebre, si accinse a consegnare il corpo di Terach alla terra secca e riarsa di quel periodo dell'anno. Sul volto di Abram si rifletteva il dolore di essere orfano. Terach era stato suo padre e la sua guida, e gli aveva insegnato tutto ci che sapeva. L'aveva aiutato a trovare Dio e non l'aveva mai rimproverato di ridere delle figure d'argilla che loro trasformavano in di su incarico di qualche nobile signore o del re in persona. Terach aveva sentito Dio nel suo cuore, come lo sentiva Abram. Adesso sarebbe toccato a lui guidare la trib e portarla nelle terre dove ci fossero pascoli e tutti potessero vivere senza timore. Una terra promessa da Dio. Andremo a Canaan annunci. Prepariamoci a partire.

Gli uomini discussero sul cammino da seguire. Alcuni avrebbero preferito rimanere a Carran, altri proponevano di tornare a Ur, ma la maggioranza avrebbe seguito Abram ovunque fosse diretto. Yadin and da colui che era diventato il capo della trib. Abram, non ti accompagneremo a Canaan. Lo so. Lo sai? Com' possibile, se fino a ieri non lo sapevo nemmeno io? Si leggeva nello sguardo della tua famiglia che non mi avreste accompagnato. Shamas sogna di tornare a Ur, tua moglie sente la mancanza di quella citt, dov' rimasta la sua famiglia, e pure tu preferisci guidare il tuo clan negli spostamenti da Ur a Carran alla ricerca di pascoli e di grano con cui alimentarli. No, non ho nulla da rimproverarti. Capisco la tua decisione, e sono contento per Shamas. Di certo la nostalgia che leggo negli occhi di mio figlio mi ha fatto decidere di ritornare. Shamas chiamato a perdurare attraverso i suoi scritti. Sar un buono scriba, un uomo giusto e saggio. Il suo destino non quello del pastore. Quando partirai con la trib? Non prima di una luna. Ho ancora molto da fare, e soprattutto non posso andarmene prima di aver finito ci che sto raccontando a Shamas. Dovr spiegare ai nostri che rimarranno a Ur e a tutti coloro che incontrer nel corso della sua vita chi siamo, da dove veniamo e qual la volont di Dio. Non siamo in grado di capire perch dobbiamo affrontare la sofferenza se non comprendiamo le ragioni per cui il Signore ci ha creati e il peccato commesso da quell'uomo e da quella donna. Solo ci che sta scritto perdura e prima di partire voglio che Shamas scriva quanto ho da dirgli. Sar cos. Dir a mio figlio di cercarti, gli preparer sufficienti tavolette affinch possa tramandare tutto ci che gli racconterai. Abram lo attendeva al solito posto, appena fuori Carran. Non si erano quasi pi parlati dalla morte di Terach. Il ragazzo si avvicin con aria circospetta, desideroso di trovare le parole che trasmettessero l'angoscia che provava per la scomparsa dell'anziano e il dolore di Abram. Ma non ci fu bisogno di dire nulla perch Abram gli strinse una spalla in segno di riconoscenza e lo invit a sedersi al suo fianco. Mi dispiacer non vederti pi gli assicur il patriarca. Non tornerai pi a Ur, e nemmeno a Carran? domand preoccupato

Shamas. No. Il giorno in cui mi metter in cammino sar per sempre e senza voltarmi indietro. Non ci vedremo pi, Shamas, ma ti porter nel mio cuore e spero che non mi dimenticherai. Tu conserverai le tavolette con la storia del mondo e spiegherai alla tua gente ci che io ho spiegato a te. Devono conoscere la verit e smettere di adorare figure di argilla dipinte di porpora e oro. Shamas sent la responsabilit dell'incarico di Abram, che era il segno della sua fiducia. Timidamente gli domand se Lui gli avesse parlato di nuovo. S, l'ha fatto il giorno in cui preparava Terach a ritornare alla terra con cui Egli modell il primo uomo. Ho da compiere ci che Lui mi ordina. Devi sapere, Shamas, che la mia stirpe si espander in tutti gli angoli della Terra, e di me diranno che sono il loro padre. Allora ti chiameremo Abramo, "padre di una moltitudine" afferm il ragazzo abbozzando un sorriso incredulo in quanto sapeva che Sarai, la sposa di Abram, non gli aveva dato figli. Tu l'hai detto, cos mi conosceranno i figli dei miei figli e i figli dei loro figli e i figli dei figli di questi, e cos nei secoli dei secoli. Il ragazzo fu impressionato dalla fermezza con cui Abram assicurava di essere in procinto di diventare il padre di molte trib. Ma gli credette, come sempre gli aveva creduto, consapevole che non gli aveva mai mentito e che era l'unico tra tutti loro a poter parlare con Dio. Dir a tutti che devono chiamarti Abramo. Cos faranno. E ora preparati, perch devi metterti a scrivere. Sono molte le cose che hai bisogno di sapere prima che ci separiamo. Shamas prese lo stilo e mise la tavoletta sulle ginocchia, pronto a scrivere quanto Abramo gli avrebbe dettato. L'intera vita di No fu di novecentocinquanta anni, poi lui mor. Questa la discendenza dei figli di No: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio... Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio. Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'Oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamo mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone serv loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una citt e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore

scese a vedere l'opera degli uomini, e si dolse per la loro superbia e torn a castigarli. Ma perch? si azzard a domandare Shamas. Non vedo perch sia un male voler raggiungere il cielo. A Ur i sacerdoti studiano le stelle e per questo devono avvicinarsi al firmamento. A Ur il re pensava di costruire uno ziqqurat vicino a Safran affinch i sacerdoti potessero decifrare i misteri del sole e della luna, l'apparire e lo scomparire delle stelle, il peso e la misura. Sappiamo che la Terra rotonda perch cos hanno calcolato i sacerdoti osservando il cielo... Fai silenzio! lo rimprover Abramo. Devi scrivere quello che ti dico e senza fare discussioni. Shamas stette in silenzio. Temeva Dio, quel Dio che era il suo perch era lo stesso di Abramo e del suo clan, ma se Lui era capace di leggere nei loro cuori perch si adirava cos sovente con gli uomini? L'avrebbe castigato dato che pensava che era ingiusto? Quegli uomini continu Abramo volevano sfidare il potere di Dio, costruire una torre in cui rifugiarsi se di nuovo Lui avesse deciso di mandare un castigo terribile sulla Terra come lo era stato il Diluvio. Cos, questa volta Lui decise di confondere il linguaggio degli uomini affinch non si capissero tra loro. Da allora ogni clan possiede la sua propria lingua, e le trib del Nord non comprendono quelle del Sud, n quelle dell'Est quelle dell'Ovest. Quindi, in una citt troviamo uomini che non si capiscono tra loro perch gli uni sono giunti da un luogo diverso da quello degli altri. Il Signore non tollera n l'orgoglio n la superbia nelle Sue creature. Non si pu sfidare Dio, n pretendere di avvicinarsi ai limiti che ha stabilito tra il Cielo e la Terra. Ancora una volta vennero sorpresi al tramonto dall'apparire della luna e s'incamminarono verso Carran. Abramo aiutava Shamas a portare le tavolette. Sulla porta di casa incontrarono Yadin, che li invit a entrare per condividere un tozzo di pane e del latte. I due uomini parlarono dei viaggi che entrambi avrebbero dovuto intraprendere in direzioni opposte, sapendo che ben difficilmente si sarebbero incontrati di nuovo. Yadin voleva smettere di fare il pastore e andar via per sempre da Ur, dove Shamas sarebbe diventato uno scriba al servizio del Palazzo. Ili gli avrebbe insegnato a fare i calcoli, in cui Shamas si era distinto durante l'insegnamento a Carran. Negli ultimi anni Shamas si era trasformato in un adolescente consape-

vole del fatto che lo studio esigeva dedizione. Inoltre, gli scribi di Carran non avevano con lui n la pazienza n l'attenzione che aveva avuto il suo maestro di Ur, e Shamas doveva sforzarsi di fronte alla minaccia di non proseguire gli studi se non si fosse applicato di pi. Tuttavia, avrebbe dovuto acquisire ancora molte conoscenze per diventare un dub-sar e dopo parecchi anni arrivare al grado di ses-gal e infine giungere al culmine della propria vita in qualit di um-mi-a. Shamas ascoltava in silenzio la conversazione fra suo padre e Abramo e le raccomandazioni che reciprocamente si facevano. L'inverno era ormai passato e la primavera sbocciava tingendo di verde la terra e colorando di azzurro intenso il cielo. Era l'epoca propizia per viaggiare. Abramo e Yadin decisero di salutarsi sacrificando un agnello, nella speranza che fosse propizio al Signore. Padre, noi quando ce ne andremo? domand il ragazzo appena Abramo usc. L'hai sentito anche tu, entro la prossima luna non saremo pi qui. Non partiremo da soli, altri membri del clan faranno ritorno a Ur insieme a noi. Non ti pentirai di non accompagnare Abramo? No, padre, voglio tornare a casa. Ma qui sei a casa. Sento che la mia casa quella di Ur, dove sono cresciuto. Mi ricorder di Abramo, ma lui mi ha detto che tutti devono seguire il proprio cammino. Lui far ci che Dio gli ha ordinato, e io sento che si aspetta da me che faccia ritorno alla terra dei nostri avi. L spiegher agli altri quanto so circa la storia del mondo e conserver con cura le tavolette che Abramo mi ha dettato. Hai deciso il tuo destino. No, padre, credo che sia stato Dio a deciderlo per me. Abramo mi ha detto di fare quel che sento dentro, e quel che sento che devo tornare. Sento anch'io la medesima cosa, figliolo, e pure tua madre. Lei ha il cuore pieno di nostalgia e sorrider di nuovo il giorno m cui ci avvicineremo a Ur. Vuole morire dove nacquero e dove sono sepolti i suoi avi. Qui casa nostra, ma si sente come una straniera. S, dobbiamo proprio partire. Shamas assent felice. L'attesa del viaggio gli provocava una sorta di formicolio. Per lui era una necessit vitale rompere con la monotonia. Avrebbero camminato durante il giorno, si sarebbero accampati al tramonto

e le donne si sarebbero messe a cuocere il pane e la cena. Il ragazzo assapor in anticipo i tuffi nell'Eufrate e le chiacchiere attorno al fuoco. Pens ad Abramo con una punta di dispiacere. Gli sarebbe mancato molto. Sapeva che quel suo parente era un uomo speciale, eletto da Dio affinch diventasse il padre di tutte le loro trib. Non sapeva come questo sarebbe successo, dato che Sarai non gli aveva dato figli, ma se Dio glielo aveva promesso, sarebbe stato cos, si disse Shamas. Aveva scritto la storia del mondo. La creazione della Terra cos come Abramo la conosceva. Non aveva dubbi sul fatto che fosse avvenuta proprio in quel modo. Il suo rapporto con Dio era difficile. A volte credeva di essere sul punto di capire il mistero della vita ma, quando era l l per riuscirci, la sua mente si confondeva ed era incapace di pensare. Altre volte non comprendeva affatto le azioni di Dio, la sua ira e la durezza con cui castigava gli uomini. Non riusciva a comprendere perch la disobbedienza fosse tanto insopportabile per il Signore. Ma il fatto di non capire Dio e di rimproverargli dentro di s alcune delle sue decisioni riguardo agli uomini non lo portava a credere meno in Lui. La sua fede era come una rosa radicata nella terra per l'eternit. Suo padre aveva insistito affinch fosse prudente quando fossero giunti a Ur. Non avrebbe potuto mettere in discussione Enlil, padre di tutti gli di, come pure Marduk, e nemmeno Tiamat, n le tante altre divinit. Shamas era conscio della difficolt di parlare di un Dio senza volto, che non si pu vedere ma solo sentire dentro il cuore, per cui sarebbe stato accorto quando avesse deciso di raccontare di Lui e non avrebbe cercato di imporlo sopra gli altri di. Avrebbe dovuto gettare il seme nel cuore di chi lo avesse ascoltato e attendere che da l sbocciasse Lui. Giunse il giorno dell'addio. Al primo chiarore, nella frescura dell'alba, Abramo e la sua trib e Yadin e i suoi si stavano preparando per la partenza. Le donne caricavano gli asini e i bambini correvano loro attorno con gli occhi ancora impastati di sonno, disturbando il lavoro delle madri. Shamas attendeva ansioso che Abramo gli si rivolgesse e si sent felice quando lui gli fece segno di avvicinarsi. Vieni, abbiamo ancora tempo di parlarci mentre gli altri finiscono di fare i preparativi per il viaggio gli disse Abramo. Ora che te ne vai, sento gi che mi ricorder per sempre di te replic

Shamas. S, ci ricorderemo l'uno dell'altro. Ma voglio lasciarti un compito, del resto te l'ho gi chiesto giorni fa: non perdere la storia della Creazione. Dio ha creato tutte le cose cos come te l'ho raccontato. Noi uomini dimentichiamo di essere un soffio del Suo respiro e tendiamo a credere di non avere bisogno di Lui, invece altre volte lo rimproveriamo di non aiutarci nel momento in cui ne abbiamo bisogno. S, anch'io a volte mi chiedo perch. Come possiamo capire Dio? Siamo stati creati con la terra, come quegli di che Terach e io modellavamo. Camminiamo, parliamo, sentiamo perch Lui soffi la vita dentro di noi, e quando vuole ce la toglie, come io distruggevo i tori alati che gli altri veneravano come di. Erano di fatti da me, che smettevano di essere tali per la forza della mia mano. No, non possiamo capirlo, e nemmeno provarci, e tanto meno giudicare le Sue azioni. Io non posso rispondere alle tue domande perch non ho le risposte. So solo che c' un Dio principio e fine, creatore di quanto esiste, che ci ha dato la vita e ci ha condannati a morire per averci permesso di scegliere. Dio ti accompagner ovunque tu vada, Abramo. Accompagner anche te, e noi. Lui tutto vede e tutto sente. Con chi parler di Dio? Con tuo padre, Yadin, che lo porta nel cuore. Con il vecchio Joab, con Zabulon, come con molti dei tuoi parenti con cui hai iniziato il viaggio, e con molti di coloro che rimasero a Ur. E chi mi guider? C' un momento nella vita in cui dobbiamo cercare dentro di noi per decidere. Tu hai tuo padre, puoi fidarti del suo affetto e della sua sapienza. Fallo, sapr aiutarti e trover risposte che sazino il tuo cuore. Udirono la voce di Yadin che li chiamava per congedarsi. Shamas sent un nodo in gola e fece uno sforzo per non piangere. Pensava che se fosse scoppiato in lacrime avrebbero riso di lui, poich stava diventando uomo. Abramo e Yadin si abbracciarono. Sapevano che non si sarebbero mai pi rivisti. Si scambiarono le ultime raccomandazioni, augurandosi il meglio per il futuro. Poi Abramo abbracci Shamas, e il ragazzo non pot trattenere una lacrima che immediatamente asciug con il pugno. Non vergognarti di provare dolore per la separazione da coloro che ami e che ti amano. Anch'io ho le lacrime negli occhi, anche se non le lascio

sgorgare. Ti ricorder sempre, Shamas, e sappi che cos come sar il padre degli uomini, come lo fu Adamo, grazie a te gli uomini conosceranno la storia del mondo e la racconteranno ai propri figli e questi ai loro e cos fino alla fine dei tempi. Abramo diede il segnale della partenza e la sua trib inizi a muoversi. Allo stesso tempo Yadin aveva alzato una mano indicando ai suoi che era l'ora di andare. I due clan si avviarono in direzioni opposte; alcuni si voltarono indietro e fecero un ultimo cenno di saluto. Shamas guardava in direzione di Abramo in attesa che voltasse gli occhi verso di lui, ma questi camminava eretto, senza girarsi. Solo quando giunse all'altezza del palmeto dove aveva trascorso tante sere con Shamas si ferm qualche secondo percorrendo quel luogo con lo sguardo. Sent da lontano gli occhi di Shamas su di s e si volt sapendo che il ragazzo aspettava l'ultimo addio. Non riuscivano a vedersi, ma entrambi sapevano che si stavano fissando. Il sole era alto nel cielo e iniziava il conto alla rovescia di un altro giorno dell'eternit. 17 Signora! Signora! Clara fu risvegliata dal suo sopore dalle grida di uno degli uomini che la accompagnavano. Che succede, Al? Signora, scesa la notte e il capo del villaggio preoccupato. Le donne la attendono per cenare. Vengo subito, ci metter un attimo. Si alz scuotendo via la polvere gialla che le si era appiccicata ai vestiti e alla pelle. Non aveva voglia di parlare con nessuno, e tanto meno con il capo del villaggio e la sua famiglia. Desiderava godersi la solitudine di quel luogo sapendo che non sarebbe durata a lungo. Fantasticava su Shamas, gli aveva dato un volto e poteva ascoltare il suono della sua voce, riusciva quasi a udire il rumore dei suoi passi. Doveva essere stato un apprendista scriba, a causa dei caratteri un po' imprecisi della sua scrittura, ma a ogni modo sembrava una persona speciale. Pareva possedere un dono ed essere assai vicino al patriarca Abramo, tanto che costui gli aveva raccontato la storia della Creazione. Ma che idea doveva avere avuto Abramo della Genesi? Poteva essere stata un'imitazione di antiche leggende mesopotamiche? Abramo era un nomade, il capo di una trib. Tutti i clan nomadi posse-

devano le proprie tradizioni e leggende, ma nel loro andare e venire entravano in contatto con altre trib, con persone di culture diverse, di cui assimilavano i costumi, le tradizioni e la religione. Era infatti evidente che il Diluvio narrato dagli ebrei nella Bibbia aveva similitudini con l'epopea di Gilgamesh. Quando giunse a casa del capo del villaggio, lui la stava aspettando sulla porta con un gelido sorriso sulle labbra a cui Clara non bad. Fece onore al cibo che le servirono e quindi si ritir in una stanza dove avevano predisposto un letto accanto a quello di una delle figlie del suo ospite. Era stanca e si addorment profondamente, come non le riusciva di fare da quando Ahmed aveva lasciato la Casa Gialla. La residenza di Alfred Tannenberg al Cairo si trovava a Heliopolis, il prestigioso sobborgo in cui vivevano i gerarchi del regime. Dalle finestre dello studio si scorgeva una fila di alberi, oltre a un certo numero di uomini a guardia del perimetro della casa. L'et aveva reso Alfred ancora pi sospettoso di quanto fosse stato in giovent. Ora non si fidava nemmeno pi dei suoi amici, degli uomini per i quali un tempo avrebbe dato la vita, convinto che avrebbero fatto la medesima cosa per lui. Perch si ostinavano tanto con la Bibbia d'argilla? Avrebbe offerto tutto quello che possedeva in cambio di quelle tavolette, che rappresentavano il futuro di Clara. Non si trattava di denaro; sua nipote ne aveva gi a sufficienza per vivere agiatamente per il resto della propria vita. Lui per Clara voleva la rispettabilit, perch il mondo in cui avevano vissuto sarebbe stato distrutto; non poteva pi ingannare se stesso, nonostante rifiutasse di ammetterlo con quanti sostenevano quella tesi. In realt, le informazioni che da un anno George gli inviava non lasciavano adito a dubbi. Dall'11 settembre 2001 il mondo era impazzito. Gli Stati Uniti avevano bisogno di dominare l'avversario per poter controllare le fonti di energia, e gli arabi credevano, per uscire dalla propria miseria e farsi rispettare, di dover ricorrere alla forza, e in questo modo gli interessi dei due paesi finivano per entrare in collisione. Volevano la guerra ed eccola l; lui si trovava nel mezzo, disposto a fare affari come in tante altre occasioni. Solo che adesso gli rimanevano pochi mesi di vita e temeva per il futuro di sua nipote. E il futuro non passava per Baghdad n per Il Cairo. Ahmed, il marito di Clara, lo sapeva, e per questo aveva deciso di tagliare la corda. Ma lui non voleva che sua nipote diventasse una ri-

fugiata malvista ovunque per il fatto di essere irachena o semplicemente per essere chi era, perch prima o poi la verit sarebbe venuta fuori. L'unico modo per salvare Clara era fornirle una rispettabilit professionale, che lei avrebbe ottenuto solo grazie alla Bibbia d'argilla. George, per, non voleva accettarlo e, nonostante Frankie ed Enrique avessero una famiglia, anche loro parevano non comprenderlo. Era solo contro tutti, e c'era un ulteriore problema tenuto nascosto: il poco tempo che gli rimaneva da vivere. Torn a dare un'occhiata al referto medico. Volevano operarlo un'altra volta, estirpargli il tumore che gli aveva invaso il fegato. Doveva prendere una decisione, anche se in realt l'aveva gi presa. Non sarebbe tornato in sala operatoria, soprattutto visto che l'intervento, sempre secondo le previsioni dei medici, non gli garantiva di allungargli la vita. Sarebbe anche potuto morire sotto i ferri se il suo cuore gli avesse tirato un brutto scherzo. E recentemente la tachicardia e l'ipertensione avevano nuovamente attentato alla sua salute. Il suo unico obiettivo era vivere sufficientemente a lungo affinch Clara potesse terminare gli scavi a Safran prima che gli americani cominciassero a bombardare. Ud bussare alla porta dello studio e distolse lo sguardo dal referto medico sperando che entrasse chi stava aspettando. Un domestico gli annunci l'arrivo di Yasir e di Mike Fernndez. Alfred gli disse di farli accomodare. Si alz e si diresse alla porta dello studio per salutare i visitatori. Yasir fece un leggero inchino con il capo accompagnato da un mezzo sorriso che pareva una smorfia. Non aveva perdonato a Tannenberg lo schiaffo ricevuto durante l'ultimo incontro. Alfred non pensava di scusarsi, poich una simile offesa non gli sarebbe stata comunque perdonata. Yasir l'avrebbe tradito non appena ne avesse avuto l'occasione, dopo avere concluso l'affare che avevano fra le mani. Doveva solo essere preparato a parare il colpo, quando fosse arrivato. Mike Fernndez esamin con attenzione l'anziano mentre si salutavano. Lo sorprese la forza con cui Alfred gli strinse la mano, ma soprattutto ebbe la sensazione di trovarsi davanti a un uomo cattivo. Non sapeva spiegarlo, ma lo sentiva dentro di s. Non che lui fosse un santo: da molto tempo si era impelagato in affari sporchi agli ordini di Dukais e aveva fatto cose di cui sua madre, se fosse stata ancora viva, si sarebbe vergognata. Tuttavia, nonostante le esperienze degli ultimi anni, continuava a distinguere il bene dal male e quel vecchio non gli ispirava nulla di buono.

Il maggiordomo entr nello studio portando su un vassoio una brocca d'acqua e altre bibite, che appoggi sul tavolino basso intorno al quale si erano seduti. Quando usc, Alfred non perse tempo in formalit e si rivolse direttamente a Fernndez. Qual il piano? Mi piacerebbe dare un'occhiata alla frontiera del Kuwait con l'Iraq, e vorrei esaminare anche alcuni punti fra il confine giordano e quello turco. importante sapere su quali infrastrutture potremo contare nei diversi luoghi in cui avverr lo spiegamento degli uomini, e soprattutto conoscere le vie di fuga. Credo che potremo contare su una buona copertura grazie a una societ che esporta balle di cotone dall'Egitto in Europa. E cos'altro? domand secco l'anziano. Me lo dica lei. Sar lei a dirigere le operazioni, io mi trover sul campo; per questo voglio perlustrare il territorio dove dovr agire. Io le indicher i punti attraverso cui gli uomini varcheranno il confine con l'Iraq. Da anni entriamo e usciamo dal paese senza che n gli iracheni, n i turchi, n i giordani, n i kuwaitiani se ne accorgano. Conosciamo quelle terre come la palma della nostra mano. Lei si incaricher dei suoi uomini, ma al comando delle operazioni sul territorio ci saranno i miei e saranno loro a entrare e a uscire dall'Iraq. Questo non era previsto. Il problema cruciale lasciare il paese nel minor tempo possibile passando inosservati. Temo che lei difficilmente possa mimetizzarsi con il paesaggio, e dubito che possano farlo gli uomini di Paul. Si vede subito che lei non di qui. Se l'arrestassero, l'operazione salterebbe. Noi possiamo entrare e uscire perch siamo del posto, facciamo parte dell'ambiente, voi sareste visibili come la Statua della Libert. Mi sembra per giusto lasciare qualcuno dei suoi uomini in luoghi strategici che le indicher. Per quel che riguarda la societ che esporta cotone, la conosco, di mia propriet, ma non la scelta pi adatta in questa circostanza. Abbiamo bisogno che i nostri amici di Washington ci permettano di viaggiare sugli aerei militari che hanno nelle loro basi in Kuwait e in Turchia e che fanno scalo in Europa; una volta l, ci incaricheremo noi del resto. Saranno i suoi uomini a viaggiare su quegli aerei con lei; l che i miei non devono salire. Ciascuno si deve muovere sul proprio terreno. E sta a lei decidere qual il terreno di ciascuno. Sa una cosa? Quando si viaggia nel deserto, i beduini ti sorprendono sempre. Sei convinto di essere solo e, all'improvviso, alzi lo sguardo ed

eccoli l. Come siano arrivati, da quanto tempo ti stiano seguendo, questo non si sa. Fanno parte della sabbia del deserto. Lei sarebbe visibile a chilometri di distanza, ma non riuscirebbe a scorgere loro neppure se fossero a cinque metri. I suoi uomini sono beduini? I miei uomini sono nati qui, in questa sabbia, e sono invisibili. Sanno quello che devono fare, dove andare e come andarci. Nessuno si far notare a Baghdad, a Bassora, a Mossul, a Kairah o a Tikrit. Entreranno e usciranno con la stessa tranquillit con cui lei entra ed esce di casa. Abbiamo sempre fatto cos, questo il mio territorio, dunque non accetto cambiamenti nel modo di agire. O forse a Washington sono diventati matti? No, non sono diventati matti, semplicemente vogliono controllare le operazioni. Controllare le operazioni? Sono io ad avere il controllo. lei a dirigerle, certo, ma quelli vogliono qui alcuni dei loro uomini. Temo che non concluderemo nulla se non facciamo come dico io. A Washington sanno che voi non potreste attraversare nessuna frontiera. Ne parler con Dukais. L c' il telefono. Mike Fernndez si alz. Aveva forzato la situazione semplicemente perch non voleva essere solo una comparsa nei piani del vecchio, ma sapeva che Dukais si sarebbe arrabbiato se l'avesse cercato, dato che gli ordini erano stati chiari: doveva fare quello che diceva Alfred. Ne parler con lui pi tardi disse, sorpreso dalla durezza dell'anziano. Faccia quello che vuole, ma sappia che non mi piace giocare a braccio di ferro, e se qualcuno ci prova, perde. stato sempre cos e cos sar fino al giorno in cui morir. Fernndez rimase in silenzio. Avevano misurato le proprie forze ed era chiaro che Alfred non era disposto a condividere il comando. Pens che la cosa pi saggia sarebbe stata accettare la situazione. In fondo, Tannenberg aveva ragione: quello non era il suo territorio e si trovavano alla vigilia di una guerra. L'operazione sarebbe andata a monte se avessero fermato lui o uno dei suoi uomini. E poi, per quanto lo riguardava, non c'era il minimo problema che fossero gli altri a correre dei rischi. Durante l'ora successiva Tannenberg gli diede una lezione di tattica e di strategia militari. Apr una mappa su cui indic dove si sarebbero dovute appostare le forze di Mike e in che modo si sarebbero dovute muovere per raggiungere le basi americane in Kuwait e in Turchia; gli mostr la strada

per arrivare fino ad Amman e addirittura una via alternativa per raggiungere l'Egitto. E da dove entreranno i suoi uomini, signor Tannenberg? Questo non ho intenzione di rivelarglielo. Raccontarlo a lei sarebbe come mettere un annuncio su Internet. Non si fida di me? domand Mike Fernndez. Io non mi fido di nessuno, ma in questo caso non si tratta di fiducia. Lei spiegher il piano a Paul Dukais e se io le dico da dove entreranno i miei uomini logicamente gli riferir questa informazione. E non ho la minima intenzione che si venga a sapere. affar mio, amico, entrare e uscire dalle frontiere del Medio Oriente senza che nessuno se ne accorga. Dunque, quello che le ho detto pi che sufficiente, non ha bisogno di sapere altro. Mike si aspettava una risposta simile: sapeva che il vecchio si sarebbe mostrato inflessibile e lui non gli avrebbe tirato fuori nient'altro, ma decise di insistere. Tuttavia, lei mi ha dato le coordinate del punto dove i miei uomini dovranno aspettare... Proprio cos, ma se da quelle coordinate crede di trarre delle conclusioni si sbaglia, dunque faccia lei. D'accordo, signor Tannenberg, vedo che non sar facile trattare con lei. Si sbaglia, molto facile, invece; mi aspetto solo che ognuno sappia come agire. Lei faccia la sua parte, io far la mia, e non ci saranno problemi. Questa non una gita fra amici, per cui non m'interessa che lei mi racconti come i suoi capi riusciranno a convincere i ragazzi del Pentagono a farsi prestare i loro aerei, n io le riveler quanti dei miei uomini parteciperanno a questa operazione e da dove entreranno o usciranno. Ma invece le dir di quanti uomini ha bisogno. Me lo dir lei? domand ironico l'ex colonnello Fernndez. S, dal momento che lei non ha la bench minima idea di come arrivare dai punti che le ho indicato alle basi americane. Per cui i suoi uomini verranno scortati da alcuni dei miei, soprattutto per assicurarsi che tutto proceda al meglio. E quanti uomini devo portare? Non pi di una ventina, e che possibilmente parlino qualche lingua oltre l'inglese. Si riferisce all'arabo? Esatto.

Non sono sicuro che riusciremo ad accontentarla... Ci provi. Lo dir al signor Dukais. Lui sa gi che caratteristiche devono avere gli uomini per questa missione, perci ha scelto lei. Mentre scendevano dalla scaletta dell'aereo avvertirono il caldo secco del deserto. Marta sorrise felice. L'Oriente le piaceva. Fabin sent che gli mancava l'aria e acceler il passo per raggiungere in fretta il terminal dell'aeroporto di Amman. Attendevano i bagagli fermi di fronte al nastro trasportatore quando un uomo alto e bruno si diresse verso di loro parlando in perfetto spagnolo. Il signor Tudela? S, sono io. L'uomo gli tese la mano e strinse la sua con forza e decisione. Sono Haydar Annasir. Mi manda Ahmed Husseini. Ah! fu tutto ci che riusc a dire Fabin. Marta non diede importanza al fatto che Haydar non l'avesse salutata e gli tese la mano, meravigliandolo. Io sono la professoressa Gmez, come sta? Benvenuta, professoressa rispose Haydar Annasir con un leggero inchino, mentre le stringeva la mano. La signora Tannenberg non venuta? domand lei. No, si trova gi a Safran, vi aspetta l. Ma prima dobbiamo ritirare alla dogana ci che avete portato. Datemi le ricevute e mi occuper di prendere tutto e di farlo trasportare sul camion precis Annasir. Andremo direttamente a Safran? volle sapere Fabin. No. Vi abbiamo prenotato una stanza al Marriot per stanotte, domani passeremo il confine iracheno, raggiungeremo Baghdad e da l in elicottero ci trasferiremo a Safran. Spero che tra pochi giorni possiate incontrare la signora Tannenberg fu la risposta di Haydar Annasir. Dovettero espletare le formalit della dogana, fortunatamente senza problemi, in quanto la presenza di Haydar era sufficiente a impedire complicazioni. Controllarono che i container con le attrezzature fossero depositati direttamente su tre camion che li attendevano nella zona di carico e scarico dell'aeroporto. Poi raggiunsero l'hotel. Haydar disse loro che sarebbe tornato alle otto e mezzo per accompagnarli a cena; intanto, se lo desideravano, avrebbero potuto riposare. Il

giorno dopo sarebbero partiti all'alba, intorno alle cinque. Che impressione ti ha fatto quel tipo? domand Fabin a Marta mentre bevevano qualcosa al bar, aspettando che Annasir arrivasse. Gentile ed efficiente. E parla uno spagnolo perfetto. S, senz'altro ha studiato in Spagna; adesso ci racconter dove e perch. All'inizio non ti ha nemmeno considerata. Gi, si rivolto solo a te; sei tu l'uomo e pertanto doveva trattare con te. Cambier atteggiamento. Mi ha sorpreso che tu non gli abbia fatto notare di essere seccata per un simile comportamento. Non l'ha fatto di proposito. il risultato dell'educazione che ha ricevuto. Non credere che voi occidentali siate tanto meglio replic Marta ridendo. Be', siamo cambiati e abbiamo fatto degli sforzi enormi per metterci al livello delle donne; sappiamo che siete voi il superuomo. Probabilmente Nietzsche pensava a sua sorella quando teorizz il superuomo. Ma, parlando sul serio, sono abituata a questo genere di trattamento in Medio Oriente. Fra qualche giorno si arrender all'evidenza e capir che il capo sono io. Ehi, grazie per avermi detto che ti sei autoeletta. Scherzarono un po' mentre finivano il whisky con ghiaccio in attesa di Haydar Annasir. Costui apparve alle otto e mezzo in punto, come aveva annunciato. "Non male" pens Marta esaminandolo con occhio critico mentre attraversava il bar diretto verso di loro. Haydar indossava un vestito blu di buona fattura e una cravatta di Herms con dei piccoli elefanti. "La cravatta con gli elefanti un po' fuori moda, comunque molto elegante" disse Marta tra s mentre si sforzava di non sorridere per non mettere in imbarazzo quell'uomo orgoglioso che non sapeva su quale terreno si sarebbe spinto insieme ai due stranieri. Li port a cena in un ristorante situato nella zona residenziale di Amman, frequentato solo da occidentali, uomini d'affari di passaggio nella capitale che dividevano il tavolo con uomini d'affari e politici giordani. Fabin e Marta lasciarono che fosse Haydar a incaricarsi delle ordina-

zioni, e non diedero mai a vedere di conoscere la lingua araba. Sono curioso di sapere dove ha imparato lo spagnolo disse Fabin. Haydar parve imbarazzato dalla domanda ma rispose educatamente. Mi sono laureato in economia all'universit Complutense di Madrid. Il governo spagnolo sempre stato favorevole a che gli studenti giordani potessero studiare nel vostro paese, garantendo delle borse di studio. Ho vissuto sei anni a Madrid. Quando? volle sapere Marta. Dall'Ottanta all'Ottantasei. Un'epoca molto interessante insistette Marta, sperando che Haydar dicesse qualcosa di pi. S, ha coinciso con la fine del periodo di transizione e il primo governo socialista. Com'eravamo giovani allora! esclam Fabin. Mi dica, lei lavora per la signora Tannenberg? domand Marta senza giri di parole. No, non proprio. Lavoro per suo nonno. Dirigo gli uffici del signor Tannenberg ad Amman rispose Haydar non senza un certo imbarazzo. Il signor Tannenberg un archeologo? continu a informarsi Marta, facendo finta di non aver notato l'evidente disagio di Haydar. un uomo d'affari. Ah! Avevo capito che anni fa era stato al sito di Carran e che l aveva trovato le tavolette che hanno provocato tanto scalpore nella comunit archeologica soggiunse Fabin. Mi spiace, non saprei. Lavoro per il signor Tannenberg ma non conosco altre attivit che non siano i suoi attuali affari replic schivo Haydar. Sono indiscreta se le chiedo di che cosa si occupa il signor Tannenberg? La domanda di Marta colse alla sprovvista Haydar, che non si aspettava di venire sottoposto a un interrogatorio. Il signor Tannenberg si occupa di diverse cose, un uomo rispettato e considerato, che apprezza la discrezione rispose seccato. Sua nipote Clara un'archeologa famosa in Iraq? insistette Marta. Conosco poco la signora Tannenberg; so che una persona in gamba nel suo lavoro e che sposata con un importante professore dell'universit di Baghdad. Ma sono sicuro che tutte queste domande potrete rivolgerle direttamente a lei, una volta a Safran. Fabin e Marta si guardarono giungendo al tacito accordo di non insiste-

re. Erano stati estremamente scortesi con il loro anfitrione. Quello era l'Oriente, e in Oriente nessuno faceva domande dirette senza correre il rischio di offendere. Rimarr con noi a Safran? chiese Fabin. Sar a vostra disposizione per la durata degli scavi. Non so se dovr restare tutto il tempo a Safran o a Baghdad. Sar dove riterranno pi necessaria la mia presenza. Quando li lasci davanti all'albergo, ricord loro che la mattina seguente alle cinque sarebbe passato a prenderli. I camion con il carico erano gi partiti per Safran. L'abbiamo messo in imbarazzo afferm Fabin mentre si salutavano, sulla porta dell'ascensore. S, ha passato un brutto quarto d'ora. Ma non mi importa. Io sono curiosa di sapere quando e dove quel Tannenberg ha scavato a Carran; sai che ho partecipato anch'io a degli scavi in quella zona. Prima di partire ho cercato tutte le spedizioni archeologiche fatte a Carran e Tannenberg non figura da nessuna parte. Chiss se quel nonno misterioso ha mai scavato da un'altra parte che non fosse il giardino di casa sua. Magari ha comprato quelle tavolette da qualche ladro. S, l'ho pensato anch'io. Ma mi succede la stessa cosa che capitata al tuo amico Yves: il nonno di Clara Tannenberg mi intriga. Durante il viaggio a Baghdad il caldo era soffocante. La citt portava i segni evidenti dell'embargo che pativa da tempo. C'era grande povert, come se dalla sera alla mattina la prospera classe media irachena fosse scomparsa. Marta si sent male sull'elicottero e non riusc a trattenere il vomito, malgrado le attenzioni di Fabin. Quando giunsero a Safran era pallida e a pezzi, ma sapeva di dover fare uno sforzo perch sarebbero passate ancora diverse ore prima che potesse riposare. Clara Tannenberg la sorprese: bruna, di media statura, la pelle color cannella e gli occhi azzurri come l'acciaio. Era bella. Semplicemente bella. Anche Clara osserv Marta con interesse. Pens che doveva avere passato da qualche anno i quaranta; ostentava la sicurezza delle donne occidentali che devono tutto a loro stesse e alla propria tenacia e pertanto non sono disposte a farsi dire cosa devono o non devono fare. Decise che Marta era una persona attraente: mora, alta e con gli occhi castani scuri; aveva i ca-

pelli lisci, di media lunghezza, e le unghie curate. Clara osservava sempre le mani delle donne. Gliel'aveva insegnato sua nonna; diceva che dalle mani avrebbe saputo con che tipo aveva a che fare. Lei aveva sempre seguito quel consiglio. Le mani riflettevano l'anima delle donne e la loro condizione sociale. Quelle di Marta erano magre e ossute, fresche di manicure, e le unghie erano coperte da uno smalto trasparente che le rendeva brillanti. Dopo i primi convenevoli, Clara li inform che i camion erano gi arrivati a Safran, anche se non c'era stato ancora il tempo di scaricarli. Potete dormire nelle case dei contadini o, se preferite, nelle tende che abbiamo montato. Abbiamo iniziato a costruire qualche casa di argilla, molto semplice, come quelle che si facevano secoli fa in Mesopotamia e che ancora si continuano a costruire. Alcune sono gi pronte, ma mancano i materassi e altri oggetti che devono arrivare da Baghdad; saranno qui tra un paio di giorni. Forse non basteranno per alloggiare tutti, ma almeno una buona parte della spedizione sar sistemata. Qui non ci sono lussi, ma spero che vi troverete a vostro agio. Possiamo dare un'occhiata in giro? domand Fabin. Vuole vedere dove abbiamo trovato la costruzione? gli chiese Clara di rimando. Esattamente, proprio quello che vorrei fare rispose Fabin con il pi splendente dei sorrisi. Bene, dar ordine di portare i bagagli nei vostri alloggiamenti e poi andremo a piedi fino all'edificio. Non molto lontano, e oggi non fa troppo caldo fu la risposta di Clara. Se non le dispiace intervenne Marta io preferirei muovermi in auto. Ho patito il viaggio e non mi sento troppo bene. Ha bisogno di qualcosa? Preferisce rimanere qui? le domand Clara. No, vorrei solo bere un goccio d'acqua, avere il tempo di rinfrescarmi e, se possibile, non andare a piedi replic Marta. Clara impart qualche ordine e in un secondo il leggero bagaglio di Marta era stato portato nella casa del capo del villaggio, mentre quello di Fabin da una famiglia che viveva l accanto. Marta approfitt dei minuti che le erano stati concessi per bere e recuperare le forze. Poi si diressero con una jeep sul luogo dove avrebbero trascorso i mesi successivi. Fabin scese dal veicolo prima che il conducente si fosse fermato del tutto. Con passo spedito cominci a esaminare il sito, fermandosi a osser-

vare il perimetro rimasto scoperto dopo l'esplosione di una bomba che aveva lasciato macerie dietro di s. Vedo che hanno ripulito la zona disse. S; dovremmo trovarci sul tetto di un edificio e ci che vediamo da questa breccia una stanza dove probabilmente impilavano le tavolette; questo spiegherebbe la quantit di frammenti trovati. Dunque, questo luogo doveva essere un tempio-palazzo spieg Clara. Non ci sono testimonianze sull'esistenza di un tempio tanto vicino a Ur replic Fabin. No, ma le ricordo, professore, che il valore di una scoperta questo: rinvenire qualcosa della cui esistenza non ci siano indizi. Se scavassimo in lungo e in largo l'Iraq troveremmo varie dozzine di templi-palazzi, dato che rappresentavano i centri amministrativi di ampi distretti continu Clara. Marta, intanto, si era allontanata da loro in cerca di un angolo da cui avere una particolare prospettiva del luogo. Fabin e Clara la lasciarono fare, senza interrompere il suo andirivieni. sua moglie? gli domand Clara. Marta? No. Insegna archeologia nella mia stessa universit, la Complutense di Madrid. E ha una lunga esperienza di scavi. Tra l'altro, anni fa si trovava a Carran, dove suo nonno trov quelle misteriose tavolette. Clara annu in silenzio. Suo nonno le aveva proibito in modo categorico di dare informazioni sul suo conto. Non avrebbe dovuto dire una parola di pi, anche se avessero insistito per avere particolari riguardo a quando e come era andato a Carran, dunque decise di cambiare argomento. Siete stati molto coraggiosi ad avventurarvi in Iraq, con i tempi che corrono. Speriamo che vada tutto bene. Non sar facile lavorare in queste condizioni. S, noi iracheni ci auguriamo che si tratti solo di un braccio di ferro tra Bush e Saddam. Non illudetevi. La guerra stata dichiarata e appena ci saranno le condizioni gli americani partiranno all'attacco. Non credo che tarderanno pi di sei o sette mesi. Perch la Spagna appoggia Bush contro l'Iraq? Non confonda la Spagna con il nostro attuale governo. La maggioranza degli spagnoli contraria alla guerra; non condividiamo le ragioni di Bush. Allora, perch non vi ribellate? Fabin scoppi a ridere. buffo che lei mi chieda perch non ci ribel-

liamo, quando voi vivete sotto la dittatura di Saddam. Vede, io non sono d'accordo con il mio governo rispetto all'appoggio dato agli Stati Uniti contro l'Iraq, n riguardo a tante altre questioni, ma il mio un governo democratico. Voglio dire, i cittadini hanno il diritto di voto. Gli iracheni amano Saddam afferm Clara. No, non lo amano e il giorno in cui cadr, perch ci avverr, solo pochi favoriti dal suo regime lo difenderanno. I dittatori si subiscono, nessuno li ama, nemmeno chi ha vissuto sotto il loro regime senza mai lamentarsi. L'unica cosa che rester di Saddam sar il ricordo delle sue vessazioni. Parliamoci chiaro, il fatto di essere contro la guerra non significa appoggiare Saddam. Saddam rappresenta tutto ci che un democratico detesta: un dittatore sanguinario, con le mani macchiate del sangue degli iracheni che hanno osato opporglisi e di quello dei curdi che ha assassinato in massa. Non ci interessa Saddam, n la sorte che potr avere. Siamo contrari alla guerra perch crediamo che nessuno debba morire a causa di un uomo solo, e soprattutto perch una guerra fondata su bassi interessi: il dominio sul petrolio iracheno. Gli americani vogliono il controllo delle fonti energetiche irachene perch sentono sul collo il fiato del colosso cinese! Per insisto: non si illuda, chi contro la guerra anche contro Saddam. Non mi ha chiesto se sono dalla parte di Saddam lo rimprover Clara. Non mi importa che lo sia. Che far? Mi denuncer a quei soldati per farmi arrestare? Immagino che se lei vive in Iraq e non le manca nulla sia perch appoggia il regime di Saddam. Non potremmo scavare qui, in queste circostanze, se suo nonno non fosse un uomo influente in Iraq, dunque non inganniamoci. E non si inganni nemmeno lei pensando che noi siamo disposti a chinarci davanti a Saddam o a magnificare il suo regime. un dittatore e ci ripugna profondamente. Per, nonostante tutto, venite qui a scavare. Se riusciamo a evitare uno scontro politico scaveremo. Ci troviamo in una situazione difficile, non creda che sia stato semplice prendere una decisione. La nostra presenza qui pu essere manipolata da qualcuno per presentarci come sostenitori di Saddam, dunque questa non un'avventura da poco. Pensiamo di trovarci di fronte all'opportunit di scoprire se ci che lei ha affermato a Roma abbia qualche fondamento. Lavoreremo sodo e senza sosta e, se non arriveremo a nulla, vorr dire che almeno ci abbiamo provato. Come archeologi un'occasione che non potevamo lasciarci scappare. Lei amico di Yves Picot?

S, siamo amici da parecchio tempo. Yves un eterodosso, ma uno dei migliori archeologi dei nostri giorni e sicuramente solo uno come lui sarebbe stato capace di convincerci a giocarci la pelle in un posto come questo afferm Fabin lasciando vagare lo sguardo in cerca di Marta. Quanti archeologi parteciperanno alla spedizione? Sfortunatamente, meno di quanti sarebbero necessari. La squadra non adeguata per il lavoro che dovremo affrontare. Verranno due esperti in prospezione magnetica, un professore di archeozoologia, uno studioso dell'Anatolia, sette specialisti della Mesopotamia, oltre a Marta, a Yves e a me, e alcuni studenti degli ultimi anni di archeologia. In totale, saremo circa trentacinque. Clara non riusc a nascondere una smorfia di delusione. Sperava che Picot sarebbe stato in grado di trovare pi specialisti per la spedizione. Fabin se ne accorse e prov un certo fastidio. Ed andata anche troppo bene. un miracolo aver trovato trentacinque persone disposte a lavorare qui, e ci siamo riusciti grazie a Yves. Questo paese verr raso al suolo, e non proprio il luogo adatto alle avventure archeologiche. Ci nonostante, Yves ci ha convinti e noi abbiamo lasciato i nostri impegni; e non creda sia facile dire al rettore della tua facolt che te ne vai a met settembre, con i corsi che stanno per iniziare. Dunque, tutti coloro che sono qui hanno fatto un sacrificio personale, sapendo quanto sar difficile trovare qualcosa che davvero valga la pena e giustifichi l'investimento della nostra professionalit e del nostro tempo. Adesso non la metta come se mi steste facendo un favore! replic Clara esasperata. Se siete qui perch sperate di trovare qualcosa, altrimenti non sareste venuti. Marta si era avvicinata a loro e aveva ascoltato l'ultima parte della conversazione. Che succede? domand. Uno scambio di opinioni rispose Fabin. Clara non disse nulla, abbass lo sguardo e fece un profondo respiro per calmarsi. Non poteva lasciar trasparire il proprio temperamento, tanto meno alla vigilia dei lavori. Sentiva la mancanza di Ahmed; lui ci sapeva fare, era a proprio agio con tutti e riusciva sempre a dire ci che pensava senza offendere, ma mantenendosi fermo nelle sue idee. Bene continu Marta ho dato un'occhiata in giro e ci che ho visto mi sembrato interessante. Su quanti operai potremo contare? Circa cento. Qui a Safran abbiamo una cinquantina di uomini, gli altri verranno dai villaggi vicini.

Ne servono di pi. impossibile setacciare tutta questa sabbia se non ci sono braccia a sufficienza. Quelle sono le case che stanno costruendo per la squadra? domand indicando di fronte a s. S. Sono a circa trecento metri, non troppo lontano. Dunque, vivremo qui accanto, senza bisogno di auto per spostarci rispose Clara. Noi possiamo disporre di tende piuttosto attrezzate. A mio avviso, dopo che gli operai avranno terminato ci che stanno facendo per non lasciarlo a met, dovrebbero iniziare subito i lavori di scavo. Il tono di Marta non lasciava spazio a dubbi. Subito? Prima che arrivi il resto della spedizione? chiese Fabin sorpreso. S, non c' tempo da perdere. Sinceramente, quasi impossibile fare un simile lavoro nel poco tempo che abbiamo a disposizione, dunque inizieremo subito. Domani, se siete d'accordo. Adesso torniamo al villaggio per discutere con gli altri alcuni dettagli del lavoro. La zona deve essere ripulita il pi possibile, prima dell'arrivo di Yves e del resto della squadra. Che ve ne pare? Sei tu che comandi rispose Fabin. Io sono d'accordo afferm Clara. Bene, vi spiegher il piano di lavoro con cui potremo iniziare a operare. 18 Hans Hausser entr con passo deciso nell'immenso atrio del moderno edificio situato nel cuore di Londra. Un pannello indicava il nome delle decine di imprese che avevano la loro sede in quel mostro di cristallo e acciaio. Cerc con un'occhiata la scritta GLOBAL GROUP, nonostante sapesse gi che si trovava al settimo piano. Si diresse verso l'ascensore provando una stretta d'inquietudine alla bocca dello stomaco. Un illustre professore di fisica quantistica stava andando ad assoldare un killer perch assassinasse un uomo e tutti i suoi familiari, non importava chi n quanti fossero. Non c'era piet nel suo cuore, ma solo la preoccupazione di non riuscire a trattare con l'uomo che avrebbe dovuto incontrare. Gli uffici della Global Group erano uguali a quelli di una qualsiasi altra multinazionale: pareti grigio chiaro, soffitti bianchi, mobili moderni, bei quadri astratti di pittori dai nomi impossibili da ricordare, segretarie sobriamente eleganti e gentili.

Tom Martin non lo fece attendere. Gli strinse la mano sulla porta dell'ufficio, una grande stanza arredata con una splendida libreria di legno chiaro che ricopriva tutte e quattro le pareti, un'ampia finestra da cui si vedeva la vecchia Londra e il lento scorrere del Tamigi, poltrone di cuoio e nessun oggetto personale. N fotografie n trofei; sull'enorme tavolo di legno e cristallo non c'erano fogli, ma solo un sofisticato apparecchio telefonico e un personal computer. Una volta che si furono seduti in poltrona, con davanti una tazza di caff, Tom Martin si dispose ad ascoltare con una certa curiosit l'anziano signore dall'aria disorientata che gli stava di fronte. Dunque, mi dica in cosa posso aiutarla... Non le far perdere tempo. So che il suo lavoro consiste nell'inviare persone nelle zone di guerra, un piccolo esercito di uomini che si spostano in grandi o piccoli gruppi o anche da soli. Lei offre sicurezza ma, se vogliamo parlare fuor di metafora, nel suo lavoro si uccide. I suoi uomini uccidono per proteggere le persone che li assumono o per difendere interessi materiali, che siano edifici, giacimenti petroliferi o altro. Tom Martin ascoltava l'anziano signore con un misto di perplessit e divertimento; dove voleva arrivare? Signor Martin, ho bisogno di ingaggiare uno dei suoi uomini perch uccida una persona. Be', in realt dovr ucciderne pi di una, non so esattamente quante, potrebbero essere due, o tre, o cinque, non so. Il responsabile della Global Group non riusc a nascondere la sorpresa che prov alla richiesta di quell'uomo. Un signore attempato dall'aspetto distinto, che una settimana prima gli aveva chiesto un appuntamento dicendo di chiamarsi Burton, ora era seduto davanti a lui e gli stava commissionando degli omicidi. Cos, semplicemente. Mi scusi, signor Burton... si chiama Burton, vero? Mi chiami cos rispose il professor Hausser. Dunque, Burton non il suo vero nome... Vede, io devo sapere chi sono i miei clienti. Lei ha bisogno di sapere che la pagheranno, e bene. E io la pagher molto generosamente. Se ho ben capito, lei mi commissiona un omicidio. Per quale motivo? Questo non affar suo. Diciamo che c' una persona, i cui interessi sono entrati in conflitto con i miei e con quelli di alcuni amici e che non ha avuto scrupoli a utilizzare le maniere forti con noi. Per cui vogliamo eliminarla.

E le altre persone che pure vuole far eliminare? I suoi parenti stretti. Quelli che troverete. Tom Martin rimase in silenzio, impressionato dalla tranquillit con la quale quell'uomo dall'aspetto innocuo gli stava chiedendo di commettere chiss quanti assassinii. Glielo aveva chiesto con lo stesso tono di voce con cui avrebbe ordinato un caff al bar o con cui salutava il portinaio tutte le mattine: affabilmente, senza dare troppa importanza. Pu precisarmi che cosa ha fatto quest'uomo e perch vuole che la punizione venga estesa anche alla sua famiglia? No. Mi dica solo se accetta l'incarico e quanto mi coster. Vede, io non dirigo un'agenzia di assassini, per cui... Andiamo, signor Martin, so bene chi lei! Quelli del suo ambiente la considerano il migliore ed elogiano la sua discrezione. Mi hanno detto di esporle la questione senza mezzi termini, ed quel che ho fatto. Mi piacerebbe sapere chi le ha parlato del mio lavoro. Un conoscente comune. Un uomo che ha collaborato con lei e ne rimasto soddisfatto. E questa persona le ha detto che gestisco un'agenzia di assassini? Signor Martin, lei non mi conosce e per questo non si fida di me. La capisco. Ma come definirebbe lei quel che fanno i suoi uomini quando in una miniera di diamanti sparano a un povero nero che si era avvicinato troppo al limite invalicabile? Che mi dice di quelle squadre che proteggono uomini d'affari e non esitano a premere il grilletto su indicazione di chi li ha assoldati? Ho bisogno di sapere chi lei, almeno un'indicazione... Mi dispiace, ma non l'avr. Se ha paura che sia una trappola, stia tranquillo. Sono una persona di una certa et, non ho pi tanto da vivere, e quel che mi rimane voglio dedicarlo a saldare un vecchio conto. Per questo ho bisogno che venga eliminato un uomo. Tom Martin squadr in silenzio quel tipo anziano che con tanto aplomb e senza giri di parole gli chiedeva di uccidere. No, non era della polizia, ne era certo. E la curiosit lo spinse a rischiare, facendogli dimenticare la consueta cautela. Chi l'uomo che bisogna eliminare? Accetta l'incarico? Mi dica di chi si tratta e dove si trova. Quanto mi coster? All'inizio dovremo fare un sopralluogo sul posto, e decidere come e quando; e questo costa parecchio.

Un milione di euro per il tizio e un altro per la famiglia? Il presidente della Global Group rimase colpito. O il vecchio cercava di tentarlo o non aveva idea dei prezzi di mercato. Lei ha quella somma? Qui con me ho trecentomila euro. Se concludiamo l'affare, glieli dar come acconto. Il resto, a cose fatte. E chi vuole far uccidere? Saddam Hussein? No. Chi, allora? Ha una sua foto recente? No, non ho fotografie. una persona anziana, uno pi vecchio di me, prossimo ai novant'anni. Vive in Iraq. In Iraq? Martin era sempre pi sorpreso. S, credo proprio in Iraq; almeno, una sua parente risiede l. Ecco alcune foto della casa. Non so se lui abiti l, ma la donna che ci vive sua parente; anche lei dovr morire, ma non prima che ci abbia condotto al nostro vero obiettivo. Tom Martin prese le foto della Casa Gialla che avevano scattato gli uomini mandati da Luca Marini. Le guard con attenzione. Era una costruzione coloniale ben protetta, a giudicare dalle immagini. In alcune fotografie compariva una bella donna, vestita all'occidentale, in compagnia di un'altra, coperta dalla testa ai piedi. Qui siamo a Baghdad? domand. S, Baghdad. E questa la donna... afferm Tom Martin esaminando le foto. S, credo che sia parente dell'uomo che deve morire. Ha lo stesso cognome. Vi pu condurre a lui. Come si chiama? Tannenberg. Il presidente della Global Group rimase per qualche istante in silenzio. Non era la prima volta che sentiva quel nome. Non molto tempo prima il suo amico Paul Dukais gli aveva chiesto degli uomini perch s'infiltrassero in una spedizione archeologica organizzata da quella donna, quella Tannenberg, che sembrava voler mettere le mani su qualcosa che non le apparteneva, o che per lo meno non apparteneva solo a lei. A quanto pareva, i Tannenberg avevano nemici dappertutto, disposti a usare qualsiasi mezzo. Quest'uomo che gli stava davanti aveva gli stessi interessi di Dukais o il suo movente era differente? Accetta l'incarico? S.

Bene, stipuliamo un contratto. Signor... signor Burton, non si stipulano contratti di questo tipo. Io non le dar nemmeno un euro senza un contratto. Faremo un contratto generico di investigazione, per indagare su un certo individuo in un determinato luogo... S, ma senza che ne compaia il nome. Voglio la massima discrezione. Lei molto esigente... Ma anche molto generoso. So che pagher molto pi di quanto lei richiede per questo tipo di incarichi. Dunque, per due milioni di euro lei far ci che le chiedo. Naturalmente. E... un'altra cosa, signor Martin. So che lei il migliore o, almeno, quello che si dice. Se la pago profumatamente perch non tollero errori n inganni. Se dovesse tradirmi, i miei amici e io disponiamo di denaro sufficiente a trovarla anche in capo al mondo, se fosse necessario. Ci sar sempre qualcuno disposto a cercarla, anche qui dentro. Non sopporto le minacce. Veda di non commettere passi falsi con me, o metter fine a questa conversazione rispose molto serio Tom Martin. Non una minaccia. Semplicemente voglio che le cose siano chiare fin dall'inizio. Alla mia et, non posso spendere tutti i soldi che possiedo n portarli nella tomba. Dunque, li investo per esaudire le mie ultime volont, ma da vivo. Ed quello che sto facendo. Signor Burton o qualunque sia il suo vero nome, noi non siamo abituati a tradire i clienti. Chi lo facesse avrebbe chiuso. Hans Hausser gli diede tutte le informazioni che aveva. Non erano molte, poich Tannenberg aveva individuato la squadra di Marini e loro non avevano avuto il tempo di fornire altri dettagli su chi viveva in quella casa gialla oltre alla donna e al marito, insieme alla servirti. Due ore dopo il professore usciva dalla Global Group. Era soddisfatto perch intuiva che finalmente si avvicinava l'ora della vendetta. Cammin senza meta, sicuro che Martin l'avrebbe fatto seguire. Entr all'Hotel Claridge e si diresse al ristorante, dove pranz senza troppo appetito. Poi torn nella hall e cerc un ascensore. Chi l'avesse pedinato avrebbe pensato che alloggiasse nell'hotel. Premette il pulsante del quarto piano. Una volta l, scese a piedi fino al secondo piano, poi chiam di nuovo l'ascensore e premette il pulsante del garage. Un portiere gli domand dove fosse la sua auto, ma lui non rispose, fingendo, con un sorriso, di non capire. Alla sua et pareva inoffensivo. At-

travers il garage e dopo qualche minuto usc dalla rampa delle auto. Svolt al primo angolo e si allontan dall'hotel cercando un taxi, che non tard a trovare, e chiese di andare all'aeroporto. Il suo volo partiva qualche ora dopo per Amburgo. Da l avrebbe preso un altro aereo per Berlino e poi sarebbe andato a Bonn, a casa sua. Non sapeva se fosse riuscito a depistare Tom Martin, ma almeno gli aveva reso le cose difficili. Sono io. Carlo Cipriani riconobbe la voce del suo amico. Sapeva che gli avrebbe telefonato, dato che aveva ricevuto un'e-mail cifrata a cui aveva risposto comunicando il numero del cellulare al quale avrebbe dovuto chiamare e che, una volta utilizzato, sarebbe finito in un cestino dei rifiuti. La scheda sarebbe stata buttata nel Tevere. andato tutto bene. Ha accettato e si attiver immediatamente. Non ti ha creato problemi? Era sorpreso, ma il signor Burton stato abbastanza persuasivo rispose Hans Hausser sogghignando. Quando ti far sapere qualcosa? Tra un paio di settimane. Deve organizzare una squadra, mandarla l... Ci vuole tempo. Speriamo di riuscirci! replic Carlo. Stiamo facendo tutto il possibile e, anche se dovessimo sbagliare, l'importante andare avanti, non fermarsi. Una voce impersonale che annunciava ai passeggeri il volo per Berlino s'intromise nella conversazione. Ti chiamer non appena sapr qualcosa. Mettiti in contatto con gli altri. Lo far gli assicur Cipriani. Hans Hausser riagganci la cornetta del telefono pubblico da cui stava chiamando, nell'aeroporto di Amburgo. Avevano appena annunciato il suo volo per Berlino. Da l avrebbe telefonato a Berta. Sua figlia era preoccupata per quei continui spostamenti e aveva iniziato a insistere per farsi raccontare che cosa stesse accadendo. Lui le aveva mentito dicendo che viaggiava per rivedere vecchi professori in pensione, come lui, ma Berta non gli aveva creduto. Naturalmente non avrebbe mai potuto immaginare che suo padre assoldasse sicari per uccidere qualcuno. Avrebbe giurato che era un uomo pacifico: all'universit aveva sempre sostenuto le proteste contro la guerra e contro qualsiasi espres-

sione di violenza, in qualunque parte del mondo. E poi era un paladino dei diritti umani, e i suoi allievi lo adoravano, tanto che andava ancora in facolt come professore emerito. Nessuno voleva che Hans Hausser si ritirasse. Mercedes Barreda corse in camera sua. Aveva lasciato sul letto la borsa in cui c'era il telefono cellulare sul quale i suoi amici avrebbero potuto rintracciarla. Apr la borsa velocemente, temendo che si potesse spegnere il segnale di chiamata. Non ti agitare sent dire da Carlo prima di avere il tempo di aprire bocca. Sono arrivata di corsa. Tranquilla, tutto a posto. andata bene? Senza problemi. Tra un paio di settimane sapremo qualcosa. Cos tanto? Non essere impaziente. Lo sono, lo sono sempre stata. Non facile sistemare subito la faccenda... Lo so, ma a volte ho paura di morire o di non farcela... S, anch'io ho questi incubi, ma siamo in dirittura d'arrivo. Terminata la conversazione, Mercedes si lasci cadere sul divano. Era stanca. Aveva visitato un paio di cantieri della sua impresa edile, e poi era stata a una riunione con gli architetti e gli arredatori che lavoravano per lei. Pens che tutto il denaro accumulato sarebbe stato speso nel modo migliore, investito in sicari per ammazzare Tannenberg. I soldi non l'avevano mai attratta. Aveva fatto testamento: quando fosse morta, i suoi averi sarebbero passati a varie organizzazioni non governative e a un ente animalista, e le azioni della sua impresa sarebbero state divise equamente tra gli impiegati che da tanti anni lavoravano per lei. Non l'aveva detto a nessuno, perch si riservava la possibilit di cambiare idea, ma per il momento le sue disposizioni erano quelle. La sua domestica le aveva lasciato sul tavolo della cucina un'insalata e una fettina di petto di pollo impanata. Mercedes mise tutto su un vassoio e si sedette davanti al televisore. Trascorreva cos le serate da quando era morta sua nonna, tanti anni prima. La casa era il suo rifugio, non vi aveva mai invitato nessuno se non i

suoi unici amici: Hans, Carlo e Bruno. Bruno stava finendo di cenare quando lo squillo del telefonino che teneva nella tasca della giacca lo fece sussultare. Sua moglie, Deborah, si mise all'erta. Si era accorta che da un po' di tempo, da quando era tornato da Roma, suo marito comprava e distruggeva cellulari e schede senza dare spiegazioni. Non ce n'era bisogno: lei sapeva che il passato era ancora presente nella sua vita. N i figli n i nipoti erano riusciti a cancellarlo. Per Bruno Mller non c'era nulla di pi importante di ci che gli era accaduto pi di cinquant'anni prima. Deborah si morse il labbro per non lasciarsi sfuggire un rimprovero, proprio quella sera in cui Sara e David cenavano a casa. Non capitava di frequente che fossero l insieme, visto che David viaggiava continuamente da una parte all'altra del mondo, accompagnando le migliori orchestre sinfoniche con il suo violino. Scusatemi un momento... disse Bruno mentre usciva dalla sala da pranzo diretto in studio. Com' misterioso pap disse Sara. Non riesci a rispettare la privacy degli altri? la riprese David. Su, non scaldiamoci, solo una telefonata intervenne la madre, cercando un argomento che li coinvolgesse in attesa del ritorno di Bruno. andato tutto bene disse Carlo. Ah, mi togli un peso dal cuore rispose Bruno. Ero preoccupato. Hans sta gi tornando a casa e nel giro di due settimane sapremo qualcosa. Hanno accettato il lavoro? S, come sai l'offerta era cos generosa che sarebbe stato difficile dire di no. Dobbiamo vederci? Forse, quando sapremo qualcosa di concreto. Adesso non lo ritengo necessario. Hai ragione. Hai parlato con lei? Proprio adesso. Sta bene, ed impaziente quanto noi. Abbiamo aspettato cos tanto. Stiamo per arrivare alla conclusione. Hai ragione. Quando Bruno riattacc, prese la scheda del cellulare e la fece in pezzi; poi and in bagno e la gett nel water cos come faceva ogni volta che par-

lava con i suoi amici da quando era tornato da Roma. Luca Marini aspettava che avvisassero Carlo Cipriani. Aveva trascorso tutta la mattinata a fare esami per il check-up annuale nella clinica del suo amico. Di l a un paio di giorni Antonino, il figlio di Carlo, gli avrebbe dato i risultati, previamente controllati da suo padre. Ora sarebbe andato a pranzo col suo amico, cos come avevano combinato. Carlo entr nello studio del figlio e abbracci Luca. Mi dicono che stai benissimo. vero, Antonino? Cos pare rispose questi. Da quanto siamo riusciti a vedere, non c' nulla di cui preoccuparsi. E l'affaticamento? Non t' venuto in mente che potrebbe essere l'et? scherz Carlo. quel che mi dice Antonino quando mi lamento. Una volta al ristorante, Carlo Cipriani domand direttamente all'amico che cosa lo impensierisse. Hai avuto notizie dai tuoi vecchi colleghi della polizia? Qualche sera fa ho cenato con alcuni di loro in occasione del pensionamento di un collega. Ho chiesto se c'erano novit e mi hanno detto che il caso non ancora stato archiviato ma stato messo da parte. Dopo qualche giorno hanno sospeso le indagini e l'amico che se ne occupava ha deciso di lasciar perdere. Se dovesse subire altre pressioni, dir che ci sta ancora lavorando. Tutto qui? Non mi pare poco, Carlo, ed tutto quello che posso ottenere. Mi stanno gi facendo un favore. Se dovessero tornare sulla faccenda, mi avviseranno; in ogni caso, hanno ben chiaro che, a meno che io dica loro la verit, non sar facile districare la matassa. Potrebbero chiedere di parlare con Mercedes, dato che hai riferito che lei la persona che ha commissionato l'indagine sulla situazione in Iraq. S, ma voler saper quel che accade in Iraq non un delitto. Certamente non una storia facile da bere: un'imprenditrice catalana che assume un'agenzia d'investigazioni italiana per avere notizie riguardo alla situazione in Iraq, con il proposito di fare affari una volta finita una guerra che ancora non nemmeno iniziata, e tutto ci dietro raccomandazione di un amico. cos complicato... mormor Carlo. Ed quello che rende credibile la faccenda rispose Marini. E poi,

sono un attore consumato scherz. Hai dei buoni amici, e questo ci aiuta. Certo che ho dei buoni amici, e tu sei uno di loro. Ma voglio dirti che Mercedes Barreda mi parsa una donna terribile. Non lo ; una persona straordinaria e coraggiosa, non puoi immaginare quanto. In verit, la donna migliore che io conosca. La stimi davvero. Le voglio molto bene. E perch non te la sposi? una cara amica, ma nulla di pi. Per l'ammiri molto. Quando siete insieme si nota una speciale complicit fra voi. Non vedere quello che non c'. Per me Mercedes come una sorella. La porto sempre nel cuore, proprio come Hans e Bruno. Sono i tuoi amici pi cari. Da quanto vi conoscete? Da talmente tanto tempo che, se ci penso, mi rendo conto di come sono vecchio. Carlo cambi abilmente discorso. Non diceva mai una parola di troppo riguardo ai suoi amici, tanto meno sul passato comune che li univa, al di l del bene e del male. 19 Si notava subito che era lui a comandare in quel gruppo cos eterogeneo. Non c'era bisogno di essere degli agenti segreti per rendersi conto che il tipo alto, con il fisico robusto e i capelli biondo scuro deteneva il potere tra quegli uomini e quelle donne che non avevano mai smesso di ridere e scherzare durante la lunga attesa per recuperare i bagagli dai nastri trasportatori. Erano arrivati con un volo precedente al suo, stracarichi di valigie. Si era stupito sentendoli discutere di archeologia. Andavano in Iraq per scavare e Gian Maria pens ancora una volta che la casualit non esiste, e che se lui si trovava in mezzo a un gruppo di archeologi diretti in Iraq voleva dire che era opera della Provvidenza. Li aveva sentiti dire che andavano a Baghdad, ma che quella sera non avrebbero varcato la frontiera e si sarebbero fermanti a dormire ad Amman. Il sacerdote, nervoso, fece uno sforzo quasi sovrumano per vincere la propria timidezza e parlare al capo del gruppo prima che scomparisse nel

terminal dell'aeroporto. Mi scusi, posso disturbarla? Yves Picot osserv l'uomo che, rosso come un peperone per l'imbarazzo, attendeva timoroso una risposta. S, mi dica. Ho sentito che siete diretti a Baghdad... Esatto. Potrei venire con voi? Con noi? Ma lei chi ? Il giovane arross ancora di pi. Non voleva mentire, non poteva, ma non avrebbe nemmeno detto tutta la verit. Mi chiamo Gian Maria, e sto andando in Iraq a vedere cosa posso fare. Che significa "cosa posso fare"? Che intenzioni ha? Tra le altre cose, dare una mano. Ho degli amici che lavorano in un'organizzazione non governativa, aiutano i bambini dei quartieri pi poveri di Baghdad e forniscono gli ospedali di alcuni farmaci. Di certo sapr che non hanno nulla a causa dell'embargo. La gente sta morendo perch non ci sono antibiotici con cui combattere le infezioni e... S, s, lo so qual la situazione in Iraq... Ma lei va l cos, alla ventura? Ho avvisato i miei amici, ma non possono venire a prendermi ad Amman, e io... veramente non sono abituato a questi viaggi e se potessi raggiungere Baghdad insieme a voi... contribuirei alle spese... Yves Picot scoppi a ridere. Gli piaceva quell'uomo talmente timido che il solo fatto di parlargli lo faceva avvampare. In che hotel alloggiato? gli chiese. In nessuno... E come credeva di andare a Baghdad? Non saprei... pensavo che qui me l'avrebbero detto. Alle cinque di domattina partiremo dal Marriot. Se si far trovare l, la porteremo con noi. Chieda di me, mi chiamo Yves Picot. Si volt e si incammin, lasciando il giovane sorpreso e senza dargli il tempo di ringraziarlo. Gian Maria sospir sollevato. Prese la piccola valigia nera che conteneva il suo esiguo bagaglio e usc dall'aeroporto per cercare un taxi. Si sarebbe fatto portare al Marriot sperando, con un po' di fortuna, di trovare una stanza libera; preferiva, se possibile, stare vicino al gruppo di archeologi. Il taxi lo lasci all'ingresso dell'hotel e Gian Maria entr con passo deciso nella hall, dove l'aria condizionata alleviava la calura esterna. L si trovava il gruppo di Picot. Non voleva apparire molesto, dunque attese in un

angolo appartato che la reception si liberasse. Aspett pazientemente per pi di venti minuti prima di avvicinarsi al bancone. L'impiegato, in un inglese impeccabile, gli spieg di non avere pi camere singole; gli rimaneva solo una doppia che, immaginava, non gli interessasse. Gian Maria esit qualche istante. Non poteva scialare e, se avesse pagato una stanza doppia, le sue risorse si sarebbero ridotte considerevolmente, ma giunse alla conclusione che era l'unica soluzione. Cosicch, cinque minuti pi tardi, si trovava in una comoda camera dalla quale decise che non sarebbe uscito fino al giorno successivo. Non voleva correre rischi n, tanto meno, perdersi in una citt sconosciuta. E poi desiderava riposare. Ne sentiva il bisogno dopo tanti giorni stressanti passati alla ricerca del modo migliore per andarsene da Roma senza destare sospetti. Telefon a un superiore per avvisarlo che era arrivato senza problemi e che il giorno dopo avrebbe varcato la frontiera irachena. Poi, disteso sul letto con un libro in mano, si addorment. Non erano ancora le tre del mattino quando si svegli di soprassalto. Mancavano pi di due ore prima che il gruppo di archeologi lasciasse l'hotel. Per paura di riaddormentarsi, chiam il centralino e si accert che la sveglia fosse programmata per le quattro. Ma non riusc pi a riprendere sonno; continuava a pensare se fosse il caso di chiedere a quell'archeologo che pareva il capo, Picot, se conosceva Clara Tannenberg. Magari sapeva chi era o, almeno, dove rintracciarla. Loro andavano in Iraq e quella donna, in quel paese, ci viveva... Ma, appena decideva che l'avrebbe fatto, cambiava subito idea. No, non poteva fidarsi di nessun estraneo. Se avesse chiesto di lei a Picot, questi gli avrebbe rivolto mille domande e l'eventualit che lui la conoscesse gli avrebbe creato un sacco di guai. Infatti, lui non poteva rivelare a nessuno il vero motivo per cui andava a Baghdad. Sarebbe rimasto zitto, anche se il silenzio era un carico troppo pesante. Yves Picot non era di buonumore. Era andato a letto tardi, gli faceva male la testa e aveva sonno. Non aveva voglia di parlare. Quando vide nella hall il giovane dell'aeroporto fu sul punto di dirgli di trovare un altro modo per raggiungere Baghdad, ma lo sguardo triste di quell'uomo lo indusse ad agire con una generosit che non gli era solita. Salga su quella Land Rover e non crei fastidi. Fu tutto ci che disse. Gian Maria non replic e mont sulla Land Rover che l'uomo gli aveva indicato, mentre l'autista attendeva il gruppo che do-

veva trasportare. Un minuto dopo arrivarono tre ragazze che non dovevano avere pi di ventidue o ventitr anni. Tu sei quello dell'aeroporto! esclam una bionda dagli occhi verdi, magra e di bassa statura. Io? chiese Gian Maria, sorpreso. S, ti abbiamo notato mentre aspettavamo i bagagli. Non smettevi di guardarci, vero, ragazze? Le altre due risero e Gian Maria si sent arrossire. Mi chiamo Magda si present la bionda dagli occhi verdi e queste due delinquenti sono Lola e Marisa. Gli diedero un bacio invece di porgergli la mano e si sedettero accanto a lui, parlando continuamente. Gian Maria le ascoltava senza intervenire. Solo ogni tanto, quando si rivolgevano a lui, rispondeva cercando di non lasciarsi scappare una parola di troppo. Attraversarono la frontiera senza problemi e giunsero a Baghdad prima delle dieci. Yves Picot aveva un appuntamento con Ahmed Husseini al ministero. Il gruppo si sistem all'Hotel Palestine, presso cui avevano riservato delle stanze per la notte. Gian Maria si diresse con loro all'hotel e da l localizz la ONG, dove lo stavano davvero aspettando. Di che ti occupi? gli domand improvvisamente Magda. Io? chiese sconcertato Gian Maria. S, tu, certo. Di cosa ci occupiamo noi lo so gi. Voi siete archeologhe, no? domand lui timidamente. No, non ancora rispose Marisa, una ragazza goffa dai capelli castani. Siamo all'ultimo anno precis Lola. Non abbiamo ancora finito il corso, ma siamo venute qui perch un'opportunit unica e poi ci serve per il curriculum... Scavare sotto la direzione di Yves Picot, con Fabin Tudela e Marta Gmez un'occasione irripetibile. Speriamo che poi ci promuovano all'esame disse ridendo Magda perch la Gmez una tipa tosta. L'anno scorso mi ha bocciata. Io sono passata per un pelo nonostante abbia sostenuto un esame perfetto si lament Marisa. Per quella donna non si mai abbastanza preparati. Mi auguro che trovi un fidanzato e si rilassi disse Lola scoppiando di nuovo a ridere. Qui gli uomini hanno un fascino particolare. Non credo che alla Gmez manchino gli uomini; basta vedere come la

guardano i professori... replic Marisa. E pure i nostri compagni continu Magda. Piace a tutti. Sei italiano? domand Lola. S. Per parli spagnolo insistette la ragazza. Un po', ma non tanto bene spieg Gian Maria, imbarazzato da tutte quelle domande. E allora? Di cosa ti occupi? torn a chiedere Magda. Mi sono laureato in lettere antiche, specializzandomi nelle lingue semitiche rispose Gian Maria pregando fra s perch non insistessero. Ma chi studia pi le lingue morte? Che palle! Credo che non ci sia nulla di peggio esclam Magda. Dunque conosci l'ebraico, l'aramaico... volle sapere Lola. E pure l'accadico, l'urrita... aggiunse Gian Maria. Ma, quanti anni hai? La domanda di Marisa lo sconcert. Trentacinque rispose. Pensavamo che avessi la nostra et! esclam Marisa. Non ti davamo pi di venticinque anni aggiunse Lola. E non lavori? domand Magda. Io? S, tu insistette Magda. Potrei dirlo a Yves; stiamo cercando alcune persone. E cosa potrei fare per voi? Andiamo a scavare a Safran, vicino a Tell Mughayir, l'antica Ur spieg Magda. E, data la situazione, non sono stati in molti a voler partecipare a questa spedizione. In realt un'impresa controversa, poich molti archeologi e professori credono che non saremmo dovuti venire in Iraq di questi tempi; la considerano quasi una follia spieg Lola. E hanno ragione, in effetti, perch tra qualche mese Bush bombarder l'Iraq, migliaia di persone moriranno e nel frattempo noi staremo qui a cercare tavolette come se fosse la cosa pi normale del mondo precis Marisa. Sono qui per collaborare con un'organizzazione non governativa spieg Gian Maria. Lavorano nei quartieri pi poveri distribuendo cibo e medicinali... Bene, ma questo non ti impedisce di venire a darci una mano. Lo dir a Picot; e poi pagano benissimo, dunque se dovessi trovarti a corto di sol-

di... sugger Magda. Quando scesero dall'auto davanti all'Hotel Palestine, l'umore di Picot non era granch migliorato. Aveva bisogno di un caff forte e lasci che Albert Anglade, il responsabile operativo, si occupasse di sbrigare le pratiche alla reception. Professore! Professore! grid Magda. Yves pens che l'ultima cosa che avrebbe desiderato era stare a sentire i problemi della ragazza, anche se aveva dato una mano a convincere altri studenti della Complutense a partecipare alla spedizione. Mi dica... Sa? Gian Maria uno specialista in lingue morte... forse potrebbe esserci utile gli disse la studentessa. E chi Gian Maria? domand Picot in tono astioso. Quello in macchina con noi, il tipo che abbiamo conosciuto all'aeroporto. Ah! Certo che lei davvero efficiente, non la finisce pi di raccomandarci persone replic Picot di cattivo umore. Be', capisco che lei non abbia voluto il maestro bosniaco, ma uno specialista in lingue morte... conosce l'accadico insistette Magda. Bene, gli chieda dove potremo trovarlo a Baghdad e, se avremo bisogno di lui, lo contatteremo concesse Picot. Ma certo che ne avremo bisogno! Ha idea di quante tavolette dovremo decifrare? insistette Magda. Signorina, le assicuro che non la prima volta che partecipo a una spedizione archeologica. Le ho detto di chiedere a quel giovane la sua disponibilit e... me lo mandi al bar. Gli parler io. Stupendo! Magda raggiunse di corsa la hall temendo che Gian Maria se ne fosse gi andato. Quel tipo le piaceva, non sapeva perch, forse per quel suo aspetto fragile. Gian Maria! grid quando lo vide. S? rispose lui, arrossendo al pensiero che tutti lo osservavano. Il capo vuole parlarti, ti aspetta al bar. Possi in te non ci penserei due volte. Di, vieni con noi! Magda, io ho gi un impegno: sono qui per dare una mano. La gente sta malissimo protest lui. Anche a Safran se la passano male, e nei momenti liberi potrai occuparti della gente del villaggio. Gian Maria era sorpreso dall'energia che pareva possedere quella ragazza. Era piena di buone intenzioni, ma sembrava un terremoto, un uragano. Trov Picot che stava bevendo un caff.

Grazie per avermi portato a Baghdad gli disse a mo' di saluto. Di nulla. Magda sostiene che lei uno specialista in lingue morte. S. Dove ha studiato? A Roma. E perch? Perch? S, perch? Perch... perch mi piace. Le piace l'archeologia? Certo... Vuole unirsi a noi? Non abbiamo molti esperti. Conosce bene l'accadico? S. E allora venga con noi. Non posso. Le ho gi detto che mi trovo qui per lavorare in un'organizzazione non governativa. Sta a lei decidere. Se cambia idea, ci trover a Safran. un villaggio sperduto tra Tell Mughayir e Bassora. Magda me l'ha spiegato. Non facile muoversi in Iraq, dunque le dar un numero di telefono per poterci tenere in contatto. quello del direttore del dipartimento di Scavi archeologici, Ahmed Husseini; se decidesse di venire con noi, lui l'aiuter a raggiungerci. Gian Maria rimase in silenzio. Nei suoi occhi si riflett l'emozione che aveva provato nell'udire il nome di Ahmed Husseini. Quando era riuscito a entrare nella sede del convegno di archeologia a Roma per chiedere informazioni su Tannenberg, gli avevano spiegato che quel cognome corrispondeva a una donna, Clara Tannenberg, che partecipava al convegno insieme al marito, Ahmed Husseini. Che c'? Conosce Ahmed? gli domand Picot incuriosito. No, non so chi sia. Sa, sono un po' stanco e confuso dalla sua offerta, io... io sono venuto per aiutare gli iracheni e... Decida lei. Io le offro un lavoro ben pagato... Ora, se permette, dovrei sistemare alcune cose prima di incontrarmi con Husseini. Lo lasci l, in mezzo al bar, confuso. Qualche secondo pi tardi arriv Magda, cercandolo con lo sguardo. Hai deciso?

Non so ancora... Problemi di coscienza? Credo di s. Anch'io me li faccio; quello che ti ha detto Marisa vero: questa situazione crea a tutti noi dei problemi di coscienza, ma che ci vuoi fare... Le situazioni ideali non esistono. Questa la peggiore possibile le fece notare Gian Maria. S, vero. Tra qualche mese moriranno migliaia di iracheni... e noi, intanto, ce ne stiamo qui a cercare citt sepolte nella sabbia, sapendo che cinque minuti prima che inizino i bombardamenti ce ne potremo andare. Se ci penso, mi viene voglia di tornare indietro, ma... Dunque hai deciso di non pensare. Non voglio insistere, Gian Maria. Se vuoi, sai dove puoi trovarci. Si diresse verso l'uscita dell'hotel con passo insicuro. Ci che stava accadendo era poco meno di un miracolo. Aveva appena trovato un ago in un pagliaio. Picot conosceva il marito di Clara Tannenberg e lui aveva fatto quel viaggio solo per trovare quella donna. Se il marito era a Baghdad, non sarebbe stato difficile rintracciarla. Aveva bisogno di riordinare i pensieri prima di fare il passo successivo. Non poteva mostrarsi ansioso di conoscere Ahmed Husseini. Decise che avrebbe atteso due o tre giorni prima di mettersi in contatto con lui. E poi doveva pensare a quel che gli avrebbe detto, e come. Il suo obiettivo era arrivare fino a Clara Tannenberg, il problema era convincere il marito a condurlo da lei. In strada prese un taxi a cui diede un indirizzo scrtto su un pezzetto di carta. Il tassista sorrise e gli domand in inglese di dove fosse. Sono italiano rispose Gian Maria senza sapere se quella risposta avrebbe suscitato reazioni negative, dato che Silvio Berlusconi, il capo del governo italiano, appoggiava Bush. Per al tassista parve non importare da dove lui venisse e continu a chiacchierare, facendogli molte domande. Si sta male disse a un certo punto e c' molta miseria, prima non era cos. Gian Maria annu senza parlare, timoroso di dire qualcosa che potesse provocare la reazione del tassista. Lei va all'ufficio di Aiuti all'infanzia? S, voglio dare una mano. Siete brava gente, aiutate i nostri figli. I bambini iracheni non ridono pi, piangono dalla fame. Molti muoiono per mancanza di medicinali.

Finalmente giunsero all'indirizzo dove avevano sede gli uffici della ONG dove Gian Maria si era offerto come volontario. Pag il tassista e con la valigia nera in mano entr in un portone sgangherato, dove un cartello in arabo e in inglese indicava che al primo piano si trovava la sede di Aiuti all'infanzia, un'organizzazione non governativa che si occupava dei bambini che vivevano in paesi in guerra. Un suo amico aveva un parente nel consiglio d'amministrazione della filiale dell'associazione a Roma e, di fronte alle sue insistenze, l'aveva aiutato a farsi mandare a Baghdad. Le ONG normalmente cercano specialisti, non volontari entusiasti che a volte si rivelano un intralcio pi che un aiuto, ma l'appoggio dello zio del suo amico gli era stato davvero prezioso. Aveva giustificato la sua insistenza a recarsi nella capitale irachena con la necessit di fare qualcosa per dei fratelli bisognosi; aveva assicurato di non riuscire pi a stare a guardare con le braccia conserte la tragedia che si abbatteva su quel popolo. Era stato faticoso convincere i superiori, ma l'avevano visto cos sicuro di quella decisione ed erano rimasti talmente impressionati dalla sofferenza che traspariva sul suo viso che alla fine gli avevano permesso di andarsene, anche se senza troppo entusiasmo. Il direttore di Aiuti all'infanzia di Baghdad gli aveva creato ogni sorta di problema prima di arrendersi all'inevitabile: quel raccomandato sarebbe arrivato in Iraq. La porta era aperta, e diverse donne con i bambini attaccati alle sottane parevano attendere inquiete che qualcuno si occupasse di loro. Una ragazza le invitava a pazientare, dicendo che il dottore avrebbe visitato i loro figli, ma che c'era un po' da aspettare. Gian Maria si avvicin a lei e attese che rispondesse al telefono. Quando riagganci, la giovane lo guard per un istante. Lei cosa vuole? gli domand in inglese. Vengo da Roma e vorrei vedere il signor Baretti, mi chiamo Gian Maria. Ah, lei! L'aspettavamo. Adesso avviso Luigi. La giovane era passata con disinvoltura dall'arabo all'inglese e poi all'italiano. Si alz e si diresse lungo un corridoio in cui si allineavano diverse porte. Entr in una di esse e qualche secondo pi tardi usc facendogli dei segni con la mano perch si avvicinasse. Si accomodi gli disse la giovane mentre gli tendeva la mano. Io sono Alia. Luigi Baretti doveva avere circa cinquant'anni. Aveva una calvizie inci-

piente e qualche chilo di troppo, e pareva energico e poco propenso a perdere tempo. Lei ha fatto di tutto per venire qui e, visto che in questo mondo l'importante avere una raccomandazione, c' riuscito. Gian Maria prov vergogna. Gli pareva umiliante come accoglienza e gli sarebbe piaciuto trovare una frase efficace con cui ribattere, ma tacque. Si sieda. Quello di Baretti fu un ordine, pi che un invito. Immagino che penser che non sono molto educato, ma non ho tempo per i convenevoli. Sa quanti bambini sono morti questa settimana per mancanza di cure? Glielo dico io: dei nostri, sono morti in tre. Non voglio neanche provare a immaginare quante siano le vittime in tutta Baghdad. E lei ha una crisi spirituale e decide che per risolverla deve venire in Iraq. Ho bisogno di farmaci, di cibo, di medici, di infermiere e di denaro, non di gente che si voglia lavare la coscienza venendo a vedere da vicino la miseria per poi tornare alla sua comoda vita a Roma o dove diavolo abita lei. Ha finito? domand Gian Maria, ripresosi dallo stupore iniziale. Come dice? Chiedevo se ha finito di esprimermi il suo disappunto o se ha intenzione di continuare a insultarmi. Io non l'ho insultata! Ah, no? Sono commosso per l'accoglienza. Grazie, lei un essere umano straordinario. Baretti rimase in silenzio. Non si aspettava un contrattacco da parte di un uomo capace di arrossire. Si sieda e mi dica cos'ha intenzione di fare. Non sono medico, e nemmeno infermiere, non ho denaro, dunque secondo lei non posso fare niente. Sono a pezzi si scus il direttore di Aiuti all'infanzia. Si vede. Forse arrivato il momento che qualcuno la sostituisca, dato che non riesce pi a reggere il peso della situazione. Gli occhi di Luigi Baretti esprimevano una rabbia immensa. Quel tipo allampanato stava mettendo in discussione la sua capacit di dirigente, e quel posto era la sua vita. Viveva a Baghdad da sette anni, dopo essersi trovato in altri paesi in conflitto. Decise di essere pi cauto, giacch quel giovane pareva avere gente importante alle spalle. Lo provava il fatto che si trovava l, e magari per soffiargli il posto. Gian Maria era sorpreso di se stesso. Nemmeno lui sapeva da dove avesse tirato fuori la forza per parlare in quel modo a Baretti. Certo che pu dare una mano disse infine questi. Sa guidare? Abbiamo bisogno di qualcuno che trasporti i bambini all'ospedale pi vicino,

o alle loro case, o che vada all'aeroporto a prendere i pacchi che ci spediscono da Roma e da altri luoghi. Eccome se ne abbiamo bisogno! Cercher di rendermi utile afferm Gian Maria. Sa dove alloggiare? No, pensavo di chiederle se conosce qualche posto non troppo costoso. La soluzione migliore affittare una stanza presso una famiglia irachena. A lei coster poco e a loro i soldi faranno comodo. Chieder ad Alia. Quando vuole iniziare a lavorare? Domani? Per me va bene. Si trovi una sistemazione e si faccia spiegare da Alia come siamo organizzati qui. Le spiace se chiamo Roma per dire che sono arrivato e che sto bene? No, affatto. Usi pure il mio telefono mentre io vado a parlare con Alia. Gian Maria torn a domandarsi perch si stava prendendo impegni che non avrebbe portato a termine. Era andato in Iraq per trovare quella donna, Clara Tannenberg, e l'incarico che aveva appena accettato avrebbe cambiato i suoi piani. "Ma, cosa sto facendo? Perch non ho pi il controllo delle mie azioni? Chi sta guidando o deviando i miei passi?" In poco pi di ventiquattr'ore si sentiva cambiato. Affrontare il mondo esterno gli aveva procurato uno shock. Ma ci che pi lo inquietava era avere perso il controllo di se stesso. Alia gli disse che uno dei medici iracheni che collaboravano con Aiuti all'infanzia aveva una stanza libera a casa sua e gliel'avrebbe potuta affittare. Lo avrebbe accompagnato all'ospedale e l si sarebbero conosciuti; nel frattempo avrebbero portato una cassa di antibiotici e di bende che avevano ricevuto quella mattina stessa dalla loro sede in Olanda. Gian Maria si accomod accanto ad Alia su una vecchia Renault. La ragazza guidava a gran velocit cercando di evitare gli ostacoli del caotico traffico di Baghdad. Non impiegarono pi di cinque minuti a raggiungere l'ospedale, che si trovava l vicino. Con passo deciso, Alia lo condusse lungo i corridoi dove il pianto si mescolava all'odore di sangue e ai lamenti dei malati. Vedeva passale medici e infermieri con il volto preoccupato, impotenti per la mancanza di mezzi. Guardavano morire i loro pazienti perch non c'erano farmaci.

Giunsero al reparto di pediatria, e l chiesero del dottor Falsal al-Bitar. Un'infermiera indic loro con un gesto stanco la porta della sala operatoria. Attesero un bel po' prima che il medico ne uscisse. Pareva furibondo. Un altro bambino che non ho potuto salvare disse con amarezza, senza rivolgersi direttamente a nessuno. Faisal lo chiam Alia. Ah, sei qui! Sono arrivati gli antibiotici? S, ti ho portato questa cassa. Solo questa? Sai bene cosa succede alla dogana... Il medico fiss i suoi tormentati occhi neri su Gian Maria, in attesa che Alia li presentasse. Lui Gian Maria, appena arrivato da Roma e viene a dare una mano. un medico? No. E che cosa fa? Sono qui per aiutare, potr rendermi utile in qualcosa... Ha bisogno di una stanza intervenne Alia e siccome mi hai detto di averne una libera, pensavo che forse gliel'avresti potuta affittare. Faisal osserv Gian Maria e, abbozzando un sorriso che pareva pi una smorfia amara, gli tese la mano. Se aspetta un attimo che finisca e mi accompagna a casa, le far vedere la stanza. Non molto grande, ma magari le pu andar bene. Vivo con mia moglie e tre figli, due bambine e un bambino. Mia madre abitava con noi, ma morta qualche mese fa, per questo abbiamo una stanza libera. Andr di sicuro benissimo afferm Gian Maria. Mia moglie fa la maestra spieg Faisal ed un'ottima cuoca, sempre che le piaccia il nostro cibo. S, certamente fu la risposta riconoscente di Gian Maria. Se lavorer con Aiuti all'infanzia, sar meglio che familiarizzi con quest'ospedale. Alia glielo mostrer. La giovane lo condusse per corridoi e ambulatori, fermandosi a salutare i medici e gli infermieri che incontravano. Tutti parevano disperati per la mancanza di attrezzature e di farmaci con cui far fronte alle sofferenze dei loro pazienti. Un'ora dopo Gian Maria si accomiat da Alia sulla porta dell'ospedale per andare con Faisal a casa sua.

L'auto del medico, un'altra vecchia Renault, era lustra dentro e fuori. Vivo ad al-Ganir; l vicino c' una chiesa, se ha desiderio di pregare. Molti italiani si recano in quella chiesa. Una chiesa cattolica? Una chiesa cattolica caldea; pi o meno lo stesso, no? S, s, certo. Mia moglie cattolica. Sua moglie? S. In Iraq c' un'importante comunit cristiana che ha sempre vissuto in pace. Adesso non so cosa accadr... Anche lei cristiano? S, ufficialmente s, per non sono praticante. Cosa vuol dire che non praticante? Non vado in chiesa, non prego. Da molto tempo mi sono allontanato da Dio; probabilmente successo uno di quei giorni in cui non sono riuscito a salvare la vita di un piccolo innocente e l'ho visto morire fra atroci sofferenze senza capire perch. E non mi parli della volont di Dio, n del fatto che Lui ci manda delle prove e che dobbiamo accettare il Suo volere. Quel piccolo aveva la leucemia, e per due anni ha lottato per la sua vita con una forza encomiabile. Aveva sette anni. Non aveva mai fatto del male a nessuno, Dio non doveva fargli superare nessuna prova. Se Dio esiste, la sua crudelt infinita. Gian Maria non pot trattenersi dal farsi il segno della croce e guard Faisal con compassione, ma la sua pena non si poteva paragonare al dolore e all'ira del medico. Lei colpevolizza Dio per tutto ci che accade agli uomini. Io colpevolizzo Dio per ci che accade ai bambini, agli esseri innocenti e indifesi. Noi adulti siamo responsabili di quello che abbiamo compiuto, di ci che siamo diventati, ma un neonato? Un bambino di tre anni o di dieci, di dodici? Che cos'hanno fatto queste creature per meritarsi di morire in mezzo a sofferenze simili? E non mi venga a parlare del peccato originale, perch non sopporto le stupidaggini. Che Dio quello che fa ricadere le conseguenze di una colpa su milioni di innocenti? diventato ateo? domand Gian Maria temendo la risposta. Se Dio esiste, non qui sentenzi Faisal. Rimasero in silenzio per il resto del tragitto fino all'appartamento del medico, situato all'ultimo piano di un edificio su tre livelli. Mentre Faisal apriva la porta, sentirono le grida di un litigio infantile.

Che succede? domand il medico a due bambine uguali come gocce d'acqua che si prendevano per i capelli al centro di un soggiorno spazioso. stata lei a prendermi la bambola disse una delle due indicando l'altra. Non vero rispose quella chiamata in causa. Questa bambola la mia, ma a lei non importa. Questa storia deve finire sentenzi Faisal mentre alzava le bambine da terra per baciarle. Le piccole ricambiarono il bacio senza far caso a Gian Maria. Queste sono le gemelle disse Faisal. Rania e Leila. Hanno cinque anni e sono indiavolate. Una donna bruna, con i capelli raccolti in una coda e vestita con un tailleur, entr in sala con un bambino in braccio. Nur, ti presento Gian Maria. Gian Maria, Nur mia moglie e questo Hadi, il piccolo della famiglia. Ha un anno e mezzo. Nur lasci il piccolo sul pavimento e strinse la mano di Gian Maria salutandolo con un sorriso. Benvenuto nella nostra casa. Faisal mi ha telefonato per informarmi che lei sarebbe venuto a vivere da noi, se le fosse piaciuta la stanza. Certo che mi piacer! esclam Gian Maria. Vivr qui? domand una delle gemelle. S, Rania, se vuole, s rispose sua madre sorridendo per la faccia sconcertata di Gian Maria, che si stava domandando come avrebbe potuto distinguerle, uguali com'erano. Faisal e Nur accompagnarono Gian Maria nella camera che era stata della madre del medico. C'era una finestra che dava sulla strada; non era molto ampia ma pareva confortevole. Un letto con la testiera in legno chiaro, un comodino, un tavolo rotondo con un paio di sedie in un angolo e un armadio costituivano il mobilio. Mi sembra perfetta afferm Gian Maria ma ancora non mi avete detto quanto mi coster... Le andrebbero bene trecento dollari al mese? Certo. I pasti sono inclusi... parve scusarsi Nur. Mi sembra davvero perfetto, grazie mille. Le piacciono i bambini? Lei ha figli? volle sapere Nur. No, non ho figli, ma adoro i bambini. Ho tre nipotini. Be', ancora molto giovane, ha tempo per averne afferm Nur. A-

desso, se si vuole sistemare... Gian Maria annu. Un minuto dopo aveva gi appeso l'esiguo bagaglio nell'armadio, dove c'era una pila di lenzuola e asciugamani. Abbiamo un bagno e un bagnetto pi piccolo, con la doccia. Se vuole utilizzare il bagnetto sar pi indipendente; con tre bambini l'altro sempre occupato gli spieg Nur. Per me va bene. Vi ringrazio. Vorrei pagare subito. Subito? Ma se appena arrivato! Aspetti di vedere se si trova bene con noi... protest Nur. No, preferirei pagare il mese in anticipo. Se insiste... S, davvero. Faisal, intanto, si era messo a lavorare in un piccolo studio che dava direttamente sul soggiorno. In realt faceva parte della stanza, ma grazie a una libreria sistemata di traverso era un luogo abbastanza appartato. La casa era grande. Oltre al soggiorno, c'erano una cucina e altre tre stanze, compresa quella che Gian Maria aveva affittato. Le dar un mazzo di chiavi perch possa entrare e uscire liberamente, anche se devo chiederle di tener conto che in questa casa ci sono dei bambini e... Dio mio, ci mancherebbe altro! Cercher di disturbare il meno possibile. So cosa significa vivere in famiglia. Sapr venire dagli uffici a qui? volle sapere Faisal. Me la caver. Dovr imparare. A proposito, conosce l'arabo? Un po', mi difendo. Meglio cos. Comunque, se avr bisogno di aiuto per qualsiasi cosa, non esiti a dirmelo. Grazie. Faisal abbass lo sguardo sui documenti che stava leggendo e Gian Maria cap che per integrarsi nella vita familiare avrebbe dovuto rispettare la sua routine; dunque decise di uscire. Voleva familiarizzare con il quartiere e pensare. Aveva bisogno di riflettere, e sarebbe stato pi facile farlo all'aria aperta che rinchiuso in camera sua. Vado a fare una passeggiata, ha bisogno di qualcosa? domand a Nur. No, grazie tante. Cena con noi? Se non disturbo... Certo che no, mangiamo presto, alle otto.

Ci sar. Cammin per il quartiere. Not alcuni sguardi curiosi, ma nessuna ostilit. Le donne vestivano all'occidentale, e molte ragazze indossavano jeans e magliette con sopra i nomi di complessi rock. Si ferm davanti a un banchetto su cui un vecchio aveva esposto qualche ortaggio e un cesto di arance. Decise di comprare qualcosa da portare a casa di Nur e Faisal. Acquist peperoni, pomodori, cipolle, zucchine e arance, che l'uomo assicurava provenire dal suo orto. Gli domand dove si trovasse la chiesa e lui gli indic come arrivarci. Doveva percorrere ancora due isolati e girare a destra. Gian Maria esit, ma alla fine decise di avvicinarsi alla chiesa; i due sacchetti che portava non erano troppo pesanti. Quando entr si sent travolgere da un'ondata di pace interiore. Un gruppo di donne stava pregando e i loro mormorii rompevano il silenzio. Si sistem in fondo a una panca e si inginocchi. Con gli occhi chiusi cerc di trovare dentro di s le parole per rivolgersi a Dio, chiedendogli di guidare i suoi passi come aveva fatto fino a quel momento. In tutto ci che gli stava accadendo vedeva l'aiuto di Dio: il gruppo di archeologi all'aeroporto di Amman, la sua capacit di vincere la timidezza e di parlare al caposquadra, il professor Picot, e il fatto che l'avesse portato fino a Baghdad; la coincidenza che avesse nominato Ahmed Husseini, che questi fosse a Baghdad e che, pertanto, probabilmente sarebbe riuscito ad arrivare fino a Clara Tannenberg. No, nulla di tutto ci era casuale. Era stato Dio a guidare i suoi passi proteggendolo e aiutandolo nella sua missione. Dio era sempre con lui, doveva solo essere disposto ad ascoltarlo, anche in mezzo alla tragedia. Se avesse potuto convincere Faisal... Preg per il medico, un uomo buono che si era allontanato dal Signore a causa del dolore altrui. Erano le sette passate quando usc dalla chiesa, dunque acceler il passo. Non voleva arrivare in ritardo e fare una cattiva impressione a Nur e Faisal. Giunto a casa, ud attraverso la porta le risate delle gemelle e il pianto del piccolo Hadi. Salve! disse entrando, rivolto a Faisal, che continuava a lavorare ignorando il rumore che facevano i suoi figli. Ah, arrivato! fu la risposta del medico. S, e vi ho portato qualcosa...

Grazie, ma non si doveva disturbare. Nessun disturbo. Mi sembrava che le arance avessero un bell'aspetto. Nur in cucina... Bene, le porto i sacchetti. Nur cercava di far mangiare al piccolo Hadi una pappa spessa, ma il bambino la rifiutava sgambettando e chiudendo la bocca ogni volta che sua madre gli avvicinava il cucchiaio. Non c' verso, non vuole mangiare si lament. Cosa gli d? Pur di verdure con uova. Be', non mi stupisce! Anch'io da piccolo odiavo le verdure. Qui non c' molto da mangiare. Noi siamo ancora fortunati, perch abbiamo un po' di denaro per comprare qualcosa. Anche se, a dire la verit, siamo contenti che lei abbia affittato la stanza. Da mesi non ho uno stipendio pieno e a Faisal succede lo stesso. Cosa c' in quei sacchetti? Peperoni, zucchine, pomodori, cipolle, arance. Non c'era molto altro da comprare. Ma non avrebbe dovuto comprare niente! Se vivr qui, voglio contribuire nel limite delle mie possibilit. Grazie, il cibo sempre bene accetto, visto che scarseggia. Me ne sono accorto. Sono stato anche in chiesa. Lei credente? S, e le assicuro che in vita mia non ho mai smesso di vedere l'operato di Dio. Be', lei fortunato. Noi da tempo ne abbiamo smarrito le tracce. Anche lei ha perso la fede? Faccio fatica a conservarla. Se devo essere sincera, direi che me ne resta poca. E questo nonostante io non sia costretta a vedere ci che vede mio marito ogni giorno in ospedale. Ma quando mi racconta che un bambino morto per un'infezione che sarebbe potuta guarire con degli antibiotici, allora anch'io mi domando dove sia Dio. Nur si alz con un'espressione stanca, dopo avere rinunciato a imboccare Hadi. Con il bambino in braccio si diresse in sala. Rania, Leila, venite qui e date un'occhiata a vostro fratello mentre io apparecchio per la cena. No rispose una delle gemelle. Come no? disse Nur irritata. Io sto giocando insistette la bambina. Nur non replic, depose il bambino sul tappeto con i suoi giocattoli e

torn in cucina. Gian Maria la segu. Non sapeva bene cosa fare. Posso dare una mano? S, certo, apparecchi. In quella credenza trover una tovaglia e l ci sono i piatti e i bicchieri. Le posate sono in quel cassetto. Finita la cena, Faisal e Gian Maria aiutarono Nur a sparecchiare mentre lei infilava i piatti nella lavastoviglie. Poi il medico mise a letto le bambine e la moglie fece addormentare Hadi, che protestava nella culla. Gian Maria diede loro la buonanotte, consapevole che dopo una giornata di lavoro quello doveva essere il momento in cui la coppia avrebbe potuto chiacchierare con una certa tranquillit. Inoltre, doveva ancora trovare il modo per avvicinarsi ad Ahmed Husseini. Yves Picot avrebbe potuto aprirgli quella porta, ma non era sicuro che fosse una buona idea arrivare ad Ahmed attraverso l'archeologo. Era sfinito. La giornata era stata intensa, non erano passate nemmeno ventiquattr'ore dal suo arrivo a Baghdad e pareva fossero trascorsi mesi. Si addorment senza avere il tempo di pregare. 20 Nel suo studio, Robert Brown discuteva con Dukais. Ma come mai hai solo un uomo? grid. Te l'ho gi spiegato. Picot ha rifiutato il bosniaco, ma ha accettato il croato. Pertanto, adesso almeno c' un nostro uomo nella spedizione; se la smetti di urlare, capirai quello che sto dicendo. Un unico uomo per affrontare Alfred! Devi essere matto. Non ho intenzione di affrontare Alfred con un solo uomo, anche se sarebbe la cosa pi intelligente per non richiamare l'attenzione. Tanti uomini equivarrebbero a mettere un annuncio sui giornali. Il croato sa cosa deve fare? domand Brown abbassando la voce. S, ha ricevuto istruzioni precise. Per prima cosa deve seguire tutti i movimenti di Clara, conoscere i ritmi di lavoro della squadra, propormi un piano d'azione. Ma se mi ascolti, ti dir che credo di poter inviare un altro paio di persone che fingeranno di essere uomini d'affari intenzionati a sfruttare l'embargo. Sono due tipi svegli e in gamba. Ah, s? E che ci faranno due uomini d'affari in un villaggio sperduto nel

Sud dell'Iraq? Robert, non trattarmi come uno scemo. Da molti anni faccio questo mestiere e ti assicuro che sono in grado di dare adeguate coperture ai miei uomini. Dunque, ti risparmier i particolari. No, non me li risparmiare; mi faranno delle domande e devo sapere cosa rispondere. D'accordo, ma tieni presente che secondo me il croato pi che sufficiente e che gli altri dovranno intervenire solo in caso di necessit. Sar necessario, non temere. No, non lo sar. Il croato un assassino che sa fare il suo lavoro. Ha ucciso pi gente di quanta ne possa ricordare. Non solo un tiratore straordinario, ma usa il coltello con una precisione da chirurgo. Questo tutto ci di cui avr bisogno per far s che Clara consegni le tavolette, sempre che lei le trovi. E come se ne andr da l? Fischiettando? Discussero ancora un po'. Dukais non riusc a tranquillizzare Brown, ma in realt sapeva che non si sarebbe calmato fino al giorno in cui lui fosse entrato nello studio con quelle dannate tavolette. Quando Robert Brown rimase solo, telefon al Mentore. Questi lo invit a cena per quella sera. A casa sua avrebbero parlato tranquillamente e senza testimoni. Enrique Gmez stava aspettando suo figlio Jos. Qualche minuto prima gli aveva telefonato George da Washington. L'operazione aveva avuto inizio. C'era un uomo alle calcagna di Clara Tannenberg, disposto a tutto. Aveva insistito ancora con George di non fare del male ad Alfred, anche se sapeva che se avessero anche solo sfiorato sua nipote sarebbe stato molto pi grave che ammazzare lui. Per, data la situazione, bisognava essere possibilisti e cercare di salvare il salvabile, e lui contava su Alfred. Erano uniti a doppio filo, per quanto George potesse essere arrabbiato. Sapeva anche, per, che l'uomo alle costole di Clara avrebbe dovuto prendere delle decisioni su due piedi e non avrebbe corso rischi solo per evitare un omicidio. Le istruzioni erano chiare: procurarsi la Bibbia d'argilla con le buone o con le cattive e lasciare immediatamente l'Iraq tramite i contatti attivati. Il croato avrebbe agito con freddezza: bastava leggere il suo curriculum per sapere che cosa era in grado di fare. Jos entr nello studio di suo padre e si avvicin per baciarlo. Come stai?

Bene. E tu? Stufo di lavorare! Non mi sono fermato un attimo. Per andato tutto bene, vero? S, ma non siamo riusciti a concludere la fusione di quelle due societ. Quando sembra che siano sul punto di arrivare a un accordo, qualche avvocato di una delle parti in causa si mette a creare qualche problema. Va be', ormai ci sei abituato, alla fine firmeranno. Suppongo di s. Ci hanno chiamato a giugno per arbitrare le operazioni e non c' modo di metterli d'accordo. Non te la prendere. La conversazione fu interrotta dal suono del telefono. Enrique rispose rapidamente. Pronto? Enrique? Sono Frankie... Come stai? Ho parlato adesso con George. Ti ha detto che abbiamo un uomo nella spedizione? un croato... S, lo so. Mi ha appena chiamato Alfred. nervoso, ci ha minacciati. Come? stato vago. Ha semplicemente detto che se dovr morire combattendo non si tirer indietro. Ci conosce e sa che cercheremo di portargli via la Bibbia d'argilla. Sempre che la trovi... Ci conosce come se stesso, dunque non deve sforzarsi troppo per immaginare le nostre mosse. Mi ha detto di essere sicuro che abbiamo degli uomini infiltrati, che li scoprir e li uccider, e vuole anche farci sapere che se non permetteremo a Clara di tenersi le tavolette, render pubblici tutti i sotterfugi di quest'affare. Dice che ha dato disposizioni a persone di fiducia che, se dovesse morire nei prossimi mesi, gli venga fatta l'autopsia per accertare se la causa sia stata naturale o indotta. Se risultasse che si trattato di omicidio, verr reso pubblico un memoriale che nelle mani di qualcuno che nemmeno immaginiamo. Sembra che in quel memoriale racconti tutto. matto! No, ha semplicemente preso delle precauzioni. Che cosa propone? La sua offerta sempre la stessa: se lasceremo a Clara la Bibbia d'argilla, lui porter a termine positivamente l'operazione che abbiamo per le ma-

ni. Non si fida di noi... No, non si fida. E vuole tenersi ci che non suo. George ha ragione... Credo che stiamo per suicidarci. Ma cosa dici? Ho un nodo allo stomaco e la sensazione che stiamo per finire male. Non essere irrazionale. Non lo sono, stai sicuro. Parler con lui. Non un po' rischioso chiamarlo dalla Spagna? Credo di s, ma se non c' alternativa lo far. Devo partire per un viaggio d'affari, valuter il da farsi mentre sar via. Telefonami. Enrique riagganci e strinse i pugni. Suo figlio lo guardava in silenzio. Era preoccupato dall'espressione di angoscia e al tempo stesso di rabbia dipinta sul volto del padre. Che c', pap? Niente che ti riguardi. Bella risposta! Mi spiace essere maleducato, ma non voglio che tu faccia domande sui miei affari, non una novit per te. No, non lo . Da quando ho l'uso della ragione so che devo evitare di farti domande e di intromettermi nei tuoi affari. Non so di quale genere di affari si tratti, ma sono perfettamente a conoscenza che sono un terreno minato a cui nessuno si pu avvicinare. Esattamente; sempre stato cos e sar cos per sempre. E adesso vorrei restare solo, devo fare qualche telefonata. Hai detto che partirai; dove sei diretto? Me ne vado per un paio di giorni. S, ma dove? E a fare cosa? Enrique si alz e diede una manata sul tavolo. Era un uomo di ottant'anni, ma l'ira riflessa sul suo volto era tale da fare indietreggiare Jos. Non ti impicciare dei miei affari e non trattarmi come un vecchio! Non sono ancora decrepito! Vattene! Lasciami in pace! Jos si volt e usc sconvolto dallo studio del padre. Faceva fatica a riconoscerlo in quell'uomo collerico disposto anche a picchiarlo se si fosse avvicinato a lui. Enrique torn a sedersi. Apr un cassetto e cerc un tubetto da cui prese

due pillole. Gli sembrava che la testa gli scoppiasse. Il medico l'aveva avvertito in pi di un'occasione che doveva evitare le emozioni forti. Anni prima aveva avuto un infarto senza gravi conseguenze, ma l'et non facilitava le cose. Maledisse Alfred e maledisse se stesso per avere preso le sue difese con George. Perch Alfred non poteva fare la sua parte, come tutti? Perch doveva sempre agire di testa sua? Schiacci un pulsante situato sotto il piano della scrivania e subito dopo sent bussare discretamente alla porta. Avanti! Una cameriera vestita di nero con un grembiule bianchissimo e la crestina attendeva sulla porta gli ordini di Enrique. Mi porti un bicchiere di acqua fresca e dica a doa Roco che devo parlarle. S, signore. Roco entr nello studio del marito con il bicchiere d'acqua in mano e quando lo vide si spavent. Not in lui ci che aveva notato in altre occasioni: un estraneo con lo sguardo di ghiaccio che rifletteva un carattere capace di tutto. Enrique, cosa succede? Ti senti male? Entra, ho qualcosa da dirti. La donna annu, pos il bicchiere sulla scrivania e si sedette su una poltrona l accanto. Si lisci la gonna coprendosi ancora di pi le ginocchia, come se con quel gesto potesse proteggersi dalla bufera che sapeva sarebbe presto scoppiata nella penombra dello studio. In questo cassetto e indic il primo della scrivania c' la chiave di una cassetta di sicurezza della banca. Non contiene carte compromettenti, ma alcuni documenti relativi ai miei affari. Il giorno in cui morir voglio che tu vada in banca e li distrugga. Jos non li dovr assolutamente vedere. E non voglio nemmeno che tu gli parli del passato. Non lo farei mai! Enrique fiss sua moglie cercando di frugare con lo sguardo nei luoghi pi reconditi della sua anima. Non so, Roco... Finora non l'hai fatto, ma c'ero io qui per impedirlo. Il giorno in cui non ci fossi pi... Non ti ho mai dato motivo di lamentarti o di non avere fiducia in me... Hai ragione. Ma adesso giurami che farai quello che ti dico. Non te lo chiedo per me, te lo chiedo per Jos. Lascia che le cose rimangano cos. Ricorda che se quei documenti dovessero venire scoperti... i miei amici verrebbero a saperlo e prima o poi accadrebbe qualcosa.

Che cosa potrebbero farci? domand la moglie spaventata. Non puoi nemmeno immaginarlo. Abbiamo delle regole, dei codici e siamo obbligati a rispettarli. Perch non li distruggi tu stesso quei documenti? Perch non fai sparire quello che non dobbiamo trovare? Farai come ti ho detto. Ci sono cose di cui non mi posso disfare finch sono vivo, ma che nessuno dovr vedere quando sar morto. Ah, vorrei morire io prima di te! Non ho nulla in contrario, ma se cos non fosse vorrei che tu mi giurassi sulla Bibbia che farai ci che ti chiedo. Enrique appoggi una Bibbia sulla scrivania e ordin a sua moglie di posare una mano sul libro. Roco era terrorizzata. Sentiva che la richiesta del marito nascondeva una minaccia. Giur con la mano sulla Bibbia che avrebbe fatto quanto Enrique le ordinava; poi ascolt le istruzioni del marito e scopr che, oltre ai documenti gelosamente custoditi in banca, avrebbe dovuto distruggere quelli che si trovavano nella cassaforte nascosta dietro un quadro dello studio. Di nuovo solo, Enrique chiam George. S. Sono io. Ci sono novit? La novit che hai ragione. Non possiamo essere deboli con Alfred. Lui capace di rovinare tutto. E di distruggerci. stato lui a violare le regole. Anch'io gli voglio bene, ma o lui o noi. Noi. Mi fa piacere sentirlo. Gli elicotteri attendevano allineati nella base militare supercontrollata dalla Guardia repubblicana. Ahmed Husseini stava spiegando al comandante della base l'importanza che aveva per l'Iraq il fatto che la spedizione archeologica di Safran giungesse a buon fine. Il comandante lo ascoltava annoiato. Aveva ricevuto istruzioni precise dal Colonnello per il trasporto degli stranieri e dell'attrezzatura a Safran e avrebbe obbedito senza bisogno di ascoltare una lezione sull'antica Mesopotamia. Yves Picot e il suo assistente Albert Anglade aiutavano i soldati a sistemare le casse con il materiale sull'elicottero, e lo stesso faceva il resto dei membri della spedizione, incluse le donne, che venivano osservate, tra ri-

satine e bisbigli, dai soldati. Picot era stato categorico nel raccomandare loro d'indossare pantaloni, stivali e camicie ampie; niente shorts n magliette attillate. Ma anche cos, i soldati si lustravano gli occhi con quel gruppo di occidentali che parevano non avere altri problemi che arrivare sane e salve a Safran. Quando ebbero caricato tutto e i membri della squadra furono sistemati negli elicotteri, Picot cerc Ahmed con lo sguardo. Mi dispiace che lei non venga con noi disse accomiatandosi. Come le ho spiegato ieri, verr a Safran. Non potr rimanere a lungo, ma vedr di venire a dare un'occhiata ogni due settimane. A ogni modo, sar a Baghdad e se dovessero esserci problemi potr risolverli molto pi efficacemente dal mio ufficio. Be', spero di non doverla disturbare. Vi auguro di avere successo. Ah, e fidatevi di Clara! un'archeologa molto in gamba e possiede un sesto senso per trovare le cose importanti. Ne terr conto. Buona fortuna. Si strinsero la mano e Yves sal sull'elicottero. Qualche minuto dopo il velivolo scomparve all'orizzonte. Ahmed sospir. Aveva di nuovo perso le redini della propria vita, era un'altra volta nelle mani di Alfred Tannenberg. Il vecchio non aveva lasciato spazio a dubbi: o partecipava all'operazione, o l'avrebbe ucciso. Peggio ancora, l'aveva minacciato che sarebbe stata la polizia segreta di Saddam a incaricarsi di punirlo come traditore. Ahmed sapeva che Alfred non avrebbe avuto alcun problema a farlo sparire in qualche cella segreta di Saddam, dove non sarebbe sopravvissuto. Alfred gli aveva detto con disprezzo che se l'operazione fosse riuscita e se Clara avesse trovato le tavolette, lui se ne sarebbe potuto andare dove gli pareva; non l'avrebbe aiutato a scappare, ma non gliel'avrebbe nemmeno impedito. Ahmed era per sicuro di questo: Tannenberg aveva dato disposizioni per farlo pedinare giorno e notte. Lui non vedeva gli uomini di Alfred, o forse erano quelli del Colonnello, ma loro di certo lo tenevano d'occhio. Torn al ministero. Aveva molto lavoro da sbrigare. Ci che Alfred gli aveva chiesto non sarebbe stato facile da portare a termine, ma l'unico in grado di provarci era lui. Clara sent un brivido di emozione udendo il rumore degli elicotteri. Picot si sarebbe sorpreso quando, una volta l, avesse constatato che gli scavi

erano gi iniziati. Fabin e Marta si avvicinarono a lei. Anche loro si sentivano orgogliosi del lavoro svolto. Quando Picot pos piede a terra, Fabin gli si avvicin e i due si abbracciarono. Mi sei mancato disse il professore. Anche tu rispose l'amico ridendo. Marta e Clara si occuparono di Albert Anglade, che era sceso dall'elicottero bianco come la neve. A un cenno di Clara, comparve un abitante del villaggio con una bottiglia d'acqua e un bicchiere di plastica. Beva, si sentir meglio. Non credo di farcela si lament Albert, rifiutando di mandare gi l'acqua. Andiamo, ti passer; anch'io sono stata male cerc di consolarlo Marta. Ti giuro che non salir mai pi su un elicottero per tutta la vita afferm Albert. Torner a Baghdad in auto. Anch'io replic Marta ridendo ma adesso bevi un po' d'acqua. Clara ha ragione, ti sentirai meglio. Fabin mostr orgoglioso l'accampamento a Yves: le case di argilla dove avrebbero installato i laboratori e classificato le tavolette e gli oggetti che avessero trovato, la sala dei computer, l'ampia stanza in cui si sarebbero riuniti per discutere del lavoro realizzato, le docce, le latrine, le tende impermeabilizzate dove sarebbero vissuti alcuni membri del gruppo nei mesi successivi, ammesso che non volessero sistemarsi nelle stanze che alcuni contadini erano disposti ad affittare. Entrarono nella casa dove Fabin aveva organizzato l'ufficio che avrebbe rappresentato il quartier generale. Albert, che li seguiva a fatica, si lasci cadere su una sedia mentre Marta e Clara insistevano affinch bevesse un sorso d'acqua. Ne offrirono un bicchiere anche a Picot. Bel lavoro afferm questi. Lo sapevo che era meglio se voi ci precedevate. In realt, abbiamo gi iniziato gli scavi afferm Marta. Da un paio di giorni stiamo ripulendo la zona e mettendo alla prova l'abilit degli operai. C' un po' di tutto, ma gente volenterosa, sono sicura che si daranno da fare. E poi, anche se non ti ho consultato, avrei pensato a Marta come direttrice degli scavi, e le ho pure regalato una frusta disse ridendo Fabin. Ha organizzato il lavoro di ognuno di noi, in effetti ci ha schiavizzati. Ma

gli operai sono contenti e non fanno un passo senza chiedere prima il suo permesso. Un buon direttore sempre necessario afferm Picot stando allo scherzo. Peccato che io sia rimasto senza lavoro. Clara li osservava divertita ma senza osare prendere parte al gioco. Nei giorni precedenti si era accorta che tra Fabin e Marta esisteva una solida amicizia, ma nulla di pi. C'era una grande complicit tra loro, che si capivano con uno sguardo, e intu che anche fra Fabin e Picot c'era un'intesa simile. Noi dove dormiremo? domand Albert, che non si era ancora ripreso dal mal d'aria. Nella casa qui accanto ho preparato una stanza per te, una per Yves e una per me. Se preferisci, posso dare un'occhiata alla lista dei residenti che mettono a disposizione delle stanze gli spieg Fabin. No, andr benissimo, e se non vi spiace mi coricherei un momento replic Albert in tono di supplica. L'accompagno, cos le faccio vedere l'alloggio si offr Clara. Quando Clara e Albert furono usciti, Yves si rivolse a Fabin. Qualche problema? Nessuno. Qui per Clara provano tutti un rispetto reverenziale. Lei non fa obiezioni e ha accettato tutti i nostri suggerimenti; o, meglio, gli ordini di Marta. D la sua opinione, ma se non ci convince non perde tempo in discussioni. vero che qui tutti dipendono da lei, voglio dire che in caso di conflitto sar a lei che chiederanno consiglio e obbediranno. Ma molto intelligente e non fa pesare il fatto di avere il coltello dalla parte del manico. C' una donna, Fatima, che si occupa di lei come fosse sua madre. A volte l'accompagna addirittura agli scavi. E ci sono anche quattro uomini che non si staccano da Clara notte e giorno aggiunse Marta. S, me ne sono accorto a Baghdad; ha la scorta, ma non c' da stupirsene, vista la situazione in Iraq. E poi, suo marito un uomo importante del regime afferm Yves. Non solo per la situazione del paese lo interruppe Marta. L'altro giorno due guardie del corpo l'hanno persa di vista. Era con me, non riuscivamo a dormire e ci eravamo alzate prima dell'alba per uscire a camminare. Quando ci hanno trovate, parevano impazziti e uno di loro le ha ricordato che suo nonno li avrebbe ammazzati se le fosse accaduto qualcosa e ha fatto allusione a degli italiani. Clara mi ha guardato e li ha fatti tace-

re. Questo significa che la donna ha dei nemici... disse Picot ad alta voce. Non fate voli di fantasia intervenne Fabin. Non possiamo sapere a cosa si riferissero i suoi guardaspalle. Per erano spaventati, te l'assicuro insistette Marta. Avevano paura delle conseguenze, parevano terrorizzati da ci che avrebbe fatto loro il nonno di Clara. Che non c' modo di conoscere si lament Yves. E di cui Clara non vuole parlare soggiunse Marta. Abbiamo cercato di farci raccontare quando e come lui and a Carran, ma non c' stato verso, lei non spiccica parola ed evita le risposte dirette. Dai, adesso ti facciamo vedere il resto dell'accampamento propose Fabin. Yves si felicit con loro per il lavoro svolto e con se stesso per essere riuscito a convincere Fabin ad accompagnarlo in quest'avventura. Apprezz molto anche il contributo di Marta. Era una donna con un'innata capacit organizzativa. Ho dato un nome alle case in cui lavoreremo e dove collocheremo le attrezzature spieg la donna. Il posto dov'eravamo prima il "quartier generale", il deposito delle tavolette logicamente "la casa delle tavolette", mentre i computer li metteremo l disse indicando un'altra costruzione di argilla e chiameremo il posto semplicemente "comunicazioni". I magazzini saranno identificati da numeri. Il capo del villaggio aveva organizzato una piccola festa di benvenuto; gli archeologi avevano pranzato con lui e con gli abitanti pi autorevoli del posto. A Yves non piacque l'uomo che avevano scelto come caposquadra; non sapeva perch, dato che pareva discreto e gentile, ma c'era qualcosa in lui che gli faceva pensare che non fosse un contadino come gli altri. Ayed Sahadi era alto e muscoloso, con la pelle pi chiara del resto dei residenti. Aveva un aspetto marziale e si notava che era abituato a comandare. Parlava inglese, cosa che impression Yves. Ho lavorato a Baghdad, l'ho imparato l fu la sua spiegazione. Clara pareva conoscerlo e lo trattava con una certa familiarit, per lui manteneva una rispettosa distanza. Gli uomini gli obbedivano senza protestare, e il capo del villaggio pareva addirittura a disagio al suo cospetto. Da dov' uscito Ayed? volle sapere Yves Picot.

arrivato un paio di giorni dopo di noi. Clara assicura che lo stava aspettando perch ha lavorato con suo marito e con lei in altre occasioni. Non so cosa dirti, sembra un militare rispose Fabin. S, anche a me parso cos; magari un infiltrato di Saddam afferm Yves. Bene, dobbiamo mettere in conto che ci terranno sotto controllo e che ci saranno spe dappertutto. Questa una dittatura e siamo alla vigilia di una guerra, dunque non c' da stupirsi che Ayed sia un infiltrato comment Marta con naturalezza. Quella sera, dopo che tutta la squadra si fu sistemata, Yves la convoc per spiegare il piano di lavoro. Erano tutti professionisti, gli studenti che li accompagnavano erano all'ultimo anno di universit e alcuni avevano gi preso parte ad altri scavi, dunque Yves non dovette perdere tempo a dire pi del dovuto. Alle quattro del mattino ci sarebbe stata la sveglia. Per le cinque meno un quarto tutti dovevano avere fatto la doccia e la colazione e, subito dopo, prima delle cinque, si sarebbero dovuti presentare al sito degli scavi. Alle dieci ci sarebbe stata una piccola pausa di un quarto d'ora e poi avrebbero continuato a lavorare fino alle due. Dalle due alle quattro avrebbero mangiato e avrebbero avuto il tempo per riposare; alle quattro avrebbero ripreso i lavori fino al calar del sole. Nessuno si lament, n la squadra di Yves n gli uomini del villaggio. Avrebbero ricevuto la paga in dollari, e il salario giornaliero era dieci volte superiore a quanto avrebbero guadagnato in un mese, per cui erano disposti a lavorare tutto il tempo necessario. Quando la riunione fu terminata, un giovane di media statura, con gli occhiali e l'aspetto innocuo, si avvicin a Yves Picot. Ho qualche problema a installare i computer. La corrente elettrica molto debole e gli apparecchi sono potenti. Ne parli con Ayed Sahadi; lui le dir come risolvere la situazione rispose Picot. Non ti piace. Il commento di Marta sorprese Yves Picot. Perch dici cos? Perch si vede. In realt, Ante Plaskic non piace a nessuno. Non so perch l'hai voluto inserire nella spedizione. Mi stato raccomandato da un amico dell'universit di Berlino. Suppongo che tutti abbiamo dei pregiudizi ed inevitabile pensare alla strage di bosniaci da parte dei serbi e dei croati, e Ante croato.

Il mio amico mi ha spiegato che Ante un sopravvissuto, che il suo villaggio stato raso al suolo dai bosniaci, i quali volevano vendicarsi di una strage che altri avevano perpetrato in precedenza. Non so. In quella maledetta guerra a soffrire di pi e ad avere la sorte peggiore furono i bosniaci, dunque magari hai ragione e io probabilmente ho dei pregiudizi senza volerlo. A volte seguiamo schemi molto semplici: questo bene e questo male, questi sono tutti buoni e quelli tutti cattivi, e non perdiamo tempo con le sfumature. Magari Ante davvero una vittima di quella guerra. O magari un carnefice. Era molto giovane all'epoca dei fatti insistette Marta, perch le piaceva fare l'avvocato del diavolo. Non tanto. Adesso avr una trentina d'anni, no? Credo ne abbia ventisette. Durante la guerra civile iugoslava hanno ammazzato ragazzini di quattordici e quindici anni. E allora rispediscilo a casa. No, come dici tu, non sarebbe giusto. Io non ho detto questo protest Marta. Lo metteremo alla prova e, se continuer a sentire questo disagio ogni volta che lo vedo, ti dar retta e lo mander via. Fabin si avvicin insieme ad Albert Anglade, l'aiutante di Picot. Vi vedo pensierosi, che c'? Stavamo parlando di Ante rispose Marta. Che a Yves non piace per niente, tanto che si gi pentito di averlo fatto venire, o mi sbaglio? Yves Picot scoppi a ridere al commento di Albert. Questi lo conosceva bene, lavoravano insieme da tanti anni e poteva intuire in anticipo chi il suo capo avrebbe apprezzato, chi avrebbe considerato sgradito e chi gli sarebbe stato indifferente. C' qualcosa di inquietante in lui continu Albert. Nemmeno a me piace. Solo perch croato afferm Marta. Ragazzi, questi sono pregiudizi razzisti. Il commento di Fabin fu come un pugno nello stomaco. Tutti loro detestavano i pregiudizi, e il pensiero che qualcuno venisse discriminato a causa delle proprie origini l faceva rabbrividire. Bel colpo basso si lament Yves.

Questa conversazione non porter a nulla comment Fabin molto serio. Non possiamo giudicare una persona per per le azioni di altri del suo paese o della sua comunit. Hai ragione, ma in realt non sappiamo molto di lui intervenne Albert interrompendo il discorso. Bene, allora cambiamo argomento. Dov' Clara? domand Marta. Con Ayed Sahadi. Sono rimasti a parlare con gli operai. Credo che lui abbia detto che dopo sarebbe andato agli scavi con alcuni dei nostri a dare un'occhiata rispose Fabin. Ayed Sahadi era ci che pareva, ossia un militare, membro del servizio di controspionaggio iracheno e un protetto del Colonnello. Alfred Tannenberg aveva chiesto al suo amico di mandare a Safran Ayed, che conosceva per aver collaborato in alcuni degli affari in cui era coinvolto il Colonnello. Il comandante Sahadi aveva fama di sadico. Se qualche nemico di Saddam cadeva nelle sue mani, implorava di morire, perch circolavano storie terribili riguardo alle lunghe agonie cui sottoponeva le vittime. La sua missione a Safran era, oltre che proteggere la vita di Clara Tannenberg, cercare di scoprire gli uomini che secondo Alfred Tannenberg i suoi amici avrebbero infiltrato per impadronirsi della Bibbia d'argilla. Sahadi aveva mescolato alcuni dei suoi tra gli operai assunti per gli scavi. Soldati come lui, esperti in controspionaggio, che avrebbero guadagnato fior di quattrini se avessero portato a buon fine quel particolare incarico. Clara conosceva Ayed per averlo visto in alcune occasioni nella Casa Gialla insieme al Colonnello. Suo nonno aveva detto chiaro e tondo che Ayed sarebbe diventato la sua ombra e che lei avrebbe dovuto nominarlo caposquadra, proprio come aveva insistito che Haydar Annasir formasse parte della squadra per coordinarsi con Ahmed a Baghdad e con lui. Ben sapendo che sarebbe stato inutile opporsi agli ordini di suo nonno, Clara aveva accettato, seppure a denti stretti. Una campanella svegli i membri della squadra archeologica, immersi nel sonno. In una delle case di mattoni, dov'era stata improvvisata una cucina, alcune donne del villaggio distribuivano caff, pane appena sfornato con burro e marmellata e frutta fresca. Yves Picot odiava alzarsi presto, ma era in piedi dalle tre del mattino

perch non aveva potuto chiudere occhio, al contrario di Fabin e Albert, che avevano russato per tutta la notte. Anche Marta non pareva di buonumore e faceva colazione in silenzio, rispondendo a monosillabi quando si rivolgevano a lei. L'unica che pareva felice era Clara. Picot la osserv di sottecchi, sorpreso dalla loquacit della donna a quell'ora del mattino. Non erano ancora le cinque quando iniziarono a lavorare. Tutti sapevano che cosa fare, e ogni archeologo dirigeva un gruppo di operai ai quali dava precise istruzioni. Ante Plaskic era rimasto nell'accampamento, nella casa di argilla dove erano stati installati i computer e in cui lui aveva una stanza con una branda per dormire. Aveva avuto la fortuna di poter disporre di uno spazio solo per lui. Notava la diffidenza latente della squadra nei suoi confronti, ma aveva deciso di non far caso a quei segnali di antipatia. Era l per impadronirsi di alcune tavolette e ammazzare chiunque gliel'avesse impedito; inoltre, da molto tempo aveva smesso di sentire il bisogno di essere accettato. Poteva vivere senza fraternizzare con il resto dell'umanit. Fosse stato per lui, avrebbe ucciso, a uno a uno, tutti i componenti della spedizione. Lo sorprese vedere entrare nella stanza Ayed Sahadi, dato che pensava che si trovasse agli scavi con il resto degli operai. Buongiorno. Buongiorno. Ha bisogno di qualcosa? gli domand Ayed. Per adesso va tutto bene, spero che questi aggeggi funzionino. Dovrebbe essere cos, dal momento che sono i migliori sulla piazza. Bene, se dovesse avere qualche problema come ieri, mi cerchi, altrimenti chieda a Haydar Annasir; lui pu telefonare a Baghdad per farci mandare quello di cui avr bisogno. Lo far. Comunque, tra poco andr a dare un'occhiata agli scavi; qui non c' ancora molto da fare. Vada quando vuole. Ayed Sahadi usc dalla casa pensando all'informatico. C'era qualcosa in lui, nel suo volto da bambino, negli occhiali da intellettuale, che gli faceva venire in mente l'immagine di un impostore. Disse a se stesso che non poteva iniziare a vedere fantasmi solo perch aveva intuito il vuoto che, in modo pi o meno consapevole, gli altri avevano creato intorno a lui.

Nemmeno ad Ayed piaceva quel croato, che sicuramente aveva assassinato dei fratelli musulmani, e dire che lui non era un uomo legato alla religione di Maometto, anzi, il contrario. Comunque, considerava i bosniaci come parte della sua gente. L'attivit si svolgeva frenetica intorno al cratere e all'edificio che lasciava appena intravedere una stanza dove nel passato qualcuno aveva allineato centinaia di tavolette in scaffali di mattoni. Decise di non restare a guardare, ma di prendere parte al lavoro, e si mise al fianco di Clara. Mi dica come posso aiutarla. Clara non ci pens due volte e gli chiese di darle una mano a togliere la sabbia dal perimetro che avevano segnato. 21 Tom Martin aveva fatto fatica a decidersi. Normalmente visualizzava all'istante gli uomini adatti a ogni missione, ma in questa circostanza il suo istinto gli diceva che ci che gli aveva chiesto il falso signor Burton avrebbe comportato pi pericoli del solito. Per questo impieg una settimana per trovare l'uomo che avrebbe mandato in Iraq a uccidere tutti i Tannenberg che avesse incontrato sulla sua strada. Perch di questo si trattava: per prima cosa, sapere se esisteva un vecchio di nome Tannenberg in qualche angolo del paese di Saddam, e poi liquidare lui e i suoi discendenti. Chi gli aveva commissionato l'incarico era stato assolutamente chiaro: non doveva sopravvivere nessun Tannenberg, qualunque et avesse. Si era chiesto se mandare pi uomini, ma poi aveva optato per uno solo; se avesse avuto bisogno di rinforzi, li avrebbe inviati. Sapeva che i mercenari che uccidevano per mestiere non lavoravano volentieri in compagnia. Ciascuno aveva i propri metodi e le proprie manie, erano persone particolari. Aveva anche esitato a parlare dell'incarico con il suo amico Paul Dukais, il presidente della Planet Security. In fondo, questi gli aveva chiesto aiuto per infiltrare un uomo in una spedizione archeologica a cui partecipava una certa Clara Tannenberg, alla quale avrebbe dovuto sottrarre delle tavolette, sempre che fossero state ritrovate, e, se necessario, non si sarebbe dovuto fare scrupoli a ucciderla. Alla fine aveva deciso di non dire nulla a Paul. Era sicuro che il croato che aveva raccomandato a Dukais avrebbe fatto il proprio lavoro, e il suo uomo pure. Lui partiva avvantaggiato: sapeva

che i Tannenberg avevano parecchi nemici con denaro a sufficienza per pagare un sicario disposto a ucciderli. Lion Doyle entr nell'ufficio di Tom Martin e attese in piedi che lui lo invitasse a sedersi. Siediti, Lion. Come stai? Bene, sono appena tornato dalle vacanze. Meglio, cos sei riposato per la missione che ho intenzione di affidarti. Per un'ora i due uomini esaminarono tutte le informazioni di cui disponevano, incluse quelle sul misterioso signor Burton, che Tom Martin aveva fatto fotografare prima che uscisse dal palazzo della Global Group. Non ho trovato niente su di lui. Di certo non inglese, bench parli perfettamente la lingua, ma gli amici di Scotland Yard non hanno nei loro schedari nessun uomo con quella faccia. Non c' nulla su di lui nemmeno all'Interpol. Dunque, un onesto cittadino che paga le tasse e non ha motivo di figurare negli archivi della polizia comment Doyle. S, ma gli onesti cittadini non commissionano omicidi; inoltre, a volte parlava in prima persona, altre diceva "noi"; dunque sono in tanti, non agisce da solo. A quanto pare, i Tannenberg non sono molto popolari. Hanno dei nemici, si dedicano ad affari pericolosi. Chi ha pagato per la loro morte deve essere stato una vittima dei loro inganni, deve avere passato una brutta esperienza. S, probabilmente cos, ma ho l'impressione che mi sfugga qualcosa. Quanto, Martin? Quanto cosa? Quanto mi offri per quest'incarico? Non mi sai dire se devo ammazzare un Tannenberg o quattro, se oltre a quella donna e a quel vecchio invisibile ci sono altri membri della famiglia, magari dei bambini. Non mi piace ammazzare i bambini. Un milione di euro. quello che ti spetta. Un milione di euro puliti. Voglio la met anticipata. Non so se sar possibile, il cliente non ha ancora saldato il conto. Allora digli che io voglio mezzo milione. Semplicemente. D'accordo. Sai come devi pagarmi. Se entro tre giorni arriva il denaro, andr in Iraq. Hai bisogno di una copertura.

S, cosa mi puoi offrire? Dimmi cosa preferisci... Se non ti dispiace, la copertura me la cerco io; se avr bisogno di te, te lo far sapere. Ho tre giorni per pensare, ti chiamer. Quando usc dalla Global Group, Lion Doyle si diresse al parcheggio dove aveva lasciato l'auto, una monovolume familiare grigia. Guid senza meta per le strade di Londra, per verificare se qualcuno lo seguisse; poi imbocc l'autostrada per il Galles, dov'era tornato dopo una vita. Si era comprato una vecchia fattoria, l'aveva ristrutturata e si era sposato con una professoressa di filologia dell'universit di Cardiff. Una donna splendida che era arrivata nubile a quarantacinque anni per essersi dedicata esclusivamente alla carriera universitaria, fino a riuscire ad avere una cattedra. Marian aveva i capelli castani chiari, gli occhi verdi, era alta e formosa. Si era innamorata di lui appena l'aveva conosciuto. Bruno, con gli occhi scuri e la corporatura robusta, Lion Doyle era un uomo che ispirava fiducia e sicurezza. Le aveva raccontato di essere stato nell'esercito ma, stanco di quella vita nomade, aveva preferito svolgere la professione d'investigatore privato, un mestiere grazie al quale aveva guadagnato abbastanza da comprarsi la fattoria, ristrutturarla e stabilirvisi. Ormai era troppo tardi per pensare di avere figli, ma erano entrambi d'accordo sul fatto che sarebbero rimasti insieme, condividendo bei momenti e aspettando la vecchiaia. Se Marian fosse venuta a sapere che suo marito aveva un conto segreto sull'Isola di Man e denaro sufficiente per non lavorare pi per il resto della sua vita e per togliersi qualche capriccio, non ci avrebbe creduto. Era convinta che tra loro non ci fossero segreti e che, bench godessero di una certa agiatezza economica, non potessero comunque scialare. Per questo Marian si accontentava che una signora si incaricasse delle pulizie della casa tre volte la settimana e che un giardiniere, ogni tanto, desse una mano in giardino, che Lion era solito curare personalmente quando era a casa. Spesso suo marito si assentava per intere settimane, ma quello era il suo lavoro, e Marian lo accettava senza protestare. Sapeva che a volte Lion si dimenticava di telefonarle, e che quando lei provava a comporre il numero del suo cellulare rispondeva la segreteria telefonica. Ma ogni volta, quando rientrava, lui era affettuoso e le portava qualche regalo: una borsa, un paio

di orecchini, un foulard, dettagli che dimostravano che non si era scordato di lei. Marian non aveva il minimo dubbio che Lion sarebbe sempre tornato a casa. Alle otto e mezzo del mattino, Hans Hausser era solito trovarsi nel suo ufficio all'universit. Gli piaceva starsene un po' in pace prima dell'arrivo degli studenti e ne approfittava per comunicare con Tom Martin attraverso la posta elettronica. L'indirizzo era a nome di un certo signor Burton, registrato a Hong Kong. Tom Martin era stato esplicito nel suo messaggio: "Si metta in contatto con me". Hausser chiam la figlia Berta per dirle di non aspettarlo per pranzo e nemmeno per cena; doveva recarsi fuori Bonn, per cui probabilmente non sarebbe tornato prima del giorno seguente. Berta si preoccup. Ultimamente suo padre aveva comportamenti che la lasciavano perplessa. Il professore lasci il campus e sal su un autobus che lo port in centro. Da l ne prese un altro per la stazione, dove acquist un biglietto per Berlino. Giunse a destinazione nel primo pomeriggio. Quando usc dalla stazione prese di nuovo un autobus per il centro citt. Berlino era un viavai di gente che si muoveva a ritmo frenetico. Tutti parevano avere fretta e ognuno era chiuso in se stesso. Sarebbe stato davvero difficile attirare l'attenzione in quello zoo umano in cui si era trasformata la citt. Il professor Hausser cerc un negozio di telefonia e compr un cellulare con scheda prepagata. Il negozio era affollato e la commessa molto indaffarata; serviva i clienti quasi senza guardarli. Con il telefono in tasca, inizi a camminare lungo una delle arterie principali della citt. Si ferm a un angolo e compose il numero personale di Tom Martin. Fu proprio Martin a rispondere. Ah, lei! Bene, sono contento di sentirla. Volevo solo farle sapere che ho trovato la persona giusta, ma vuole un anticipo. Quanto? La met della met. Capisco... Altrimenti? Altrimenti non accetta l'incarico. un lavoro difficile, delicato, da arti-

giano. In realt, lei sa bene quanto sia complicata questa missione... Per quando lo vuole? Al massimo fra tre giorni. Va bene. Hans Hausser interruppe la comunicazione. Avevano parlato un minuto e mezzo. Cerc un altro negozio di telefonia e compr un secondo cellulare. La mossa successiva era parlare con i suoi amici. Entr in un cybercaff e pag un'ora di connessione Internet. Non avrebbe avuto bisogno di tutto quel tempo, ma prefer agire con calma. Per prima cosa scrisse un'e-mail a Carlo, poi a Mercedes e infine a Bruno. Invi a tutti e tre il numero di telefono del cellulare appena acquistato, sempre con il codice che avevano inventato; inoltre, li avvis che sarebbe rimasto seduto davanti al computer per mezz'ora in attesa di un'eventuale risposta all'indirizzo di posta elettronica del signor Burton, altrimenti li avrebbe chiamati agli ultimi numeri di cellulare che si erano scambiati. Era difficile che lo contattassero subito, ma lui aspett. Ricevette un'email da Bruno, a cui rispose immediatamente. Poi usc dal cybercaff e ferm un taxi per farsi portare all'aeroporto. Da una cabina chiam il cellulare di Mercedes. La conversazione dur appena un minuto. Quando riattaccarono, Mercedes disse alla sua segretaria che sarebbe tornata a casa. Usc dall'ufficio e si diresse verso le Ramblas in cerca di un cybercaff. Quando lo trov, scelse un computer in un angolo discreto e apr la posta elettronica che utilizzava per comunicare con i suoi amici. Oltre al messaggio mandato da Hans, Bruno e anche Carlo le comunicavano di essere al corrente che il professore aveva appena chiamato. Pi tardi Mercedes cerc una cabina telefonica e prenot un biglietto aereo per Parigi per il giorno successivo, nelle prime ore del mattino. In quel momento, a Roma, Carlo Cipriani aveva appena prenotato un volo che partiva quella sera stessa per la capitale francese. Bruno Mller, come Mercedes, sarebbe arrivato il giorno seguente. Hans Hausser aveva un debole per Parigi. Il tassista lo distraeva con le sue chiacchiere, a cui lui rispondeva a monosillabi per non apparire maleducato, mentre lasciava correre lo sguardo lungo la Senna. All'aeroporto di Berlino aveva avuto il tempo di acquistare una ventiquattrore, oltre a una camicia, della biancheria e alcuni prodotti per l'igiene

personale. L'impiegato dell'Hotel du Louvre non trov, dunque, nulla di strano in quel distinto signore dai capelli bianchi che aveva riservato una camera per telefono e in quel momento si presentava alla reception. Non si stup nemmeno quando quel signore usc un'ora dopo il suo arrivo. Hans s'incammin verso Place de l'Opra e giunto l si sedette a un caff. Aveva fame, non aveva mangiato nulla in tutto il giorno. Mezz'ora pi tardi un altro signore della stessa et gli fece un cenno mentre entrava nel locale. Hans si alz in piedi e si abbracciarono. Sono contento di vederti, Carlo. Anch'io. Che avventura! Non ti immagini cos'ho dovuto inventare perch i miei figli mi lasciassero in pace. A casa ho dato istruzioni affinch non venisse loro detto che partivo per un viaggio. Ho la sensazione di essere scappato senza permesso, come un adolescente. A me accaduta la stessa cosa. Ho telefonato a Berta e lei mi ha fatto una scenata; mi sono dovuto arrabbiare e ricordarle che ormai sono grandicello per essere tenuto sotto controllo. Ma so di averle dato un dispiacere e dunque non sono tranquillo. Che ne dici di andare a cena? Ho una fame da lupo. D'accordo. Conosco un bistrot qui vicino dove si sta bene. Hans Hausser spieg di persona all'amico ci che gli aveva scritto per posta elettronica: la sua breve conversazione con Tom Martin e come costui gli avesse chiesto mezzo milione di euro entro tre giorni. Gliene aveva gi consegnati trecentomila il giorno in cui avevano firmato il contratto e l'ammontare dell'operazione sarebbe stato di due milioni; se adesso gli avessero versato un altro mezzo milione, sarebbe stato come pagare quasi la met in anticipo. Glieli daremo, non abbiamo scelta disse Carlo. Ci dobbiamo fidare di lui. Luca mi ha detto che uno dei migliori per questo genere di affari, e date le caratteristiche della missione... Insomma, non credo che ci tradir. Ho del denaro con me, anche Mercedes e Bruno ne porteranno. Abbiamo fatto tutto come d'accordo, e ritirato a poco a poco dei soldi dalla banca per qualsiasi evenienza, come adesso. Dopo cena i due amici si salutarono. Carlo aveva prenotato una stanza in un albergo non lontano da quello di Hans, l'Hotel d'Horse. Alle undici del mattino il Caf de la Paix non era troppo affollato. Parigi si era svegliata con il cielo grigio e una pioggia fine impregnava tutto e rendeva il traffico difficoltoso.

Mercedes aveva freddo. A Barcellona c'era bel tempo e lei indossava un tailleur leggero che non la proteggeva dall'umidit e dalla pioggia. Bruno Mller, pi previdente, aveva un impermeabile. I quattro amici stavano bevendo un caff. Alle due parte il mio aereo per Londra disse Hans Hausser. Appena arriver a casa vi chiamer. No, non possiamo aspettare fino a domani ribatt Mercedes. Io morirei d'impazienza. Vogliamo sapere se andato tutto bene; per favore, telefonaci prima. Far il possibile, Mercedes, ma preferirei non dovermi accollare anche l'assillo di chiamarvi. I miei riflessi non sono pi quelli di una volta, dunque faccio gi abbastanza fatica a cercare di seminare gli uomini di Tom Martin... Sono sicuro che cercheranno di seguirmi per scoprire chi il misterioso signor Burton. Hai ragione, Hans gli disse Bruno. Dovremo avere pazienza. E pregare concluse Carlo. Preghi chi sa farlo! fu la risposta scontrosa di Mercedes. Hans Hausser usc dalla caffetteria con un sacchetto delle Galeries Lafayette in cui, sotto un maglione, aveva infilato le buste che i suoi amici gli avevano consegnato: un totale di mezzo milione di euro da consegnare a Tom Martin. La seconda ad andarsene fu Mercedes, che insistette per non essere accompagnata. Ferm un taxi e si fece portare direttamente all'aeroporto. Carlo e Bruno decisero di pranzare insieme prima di lasciare a loro volta la citt. A Londra pioveva pi che a Parigi. Hans Hausser era contento di avere comprato un impermeabile all'aeroporto Charles de Gaulle. Pens che con del denaro in tasca si poteva andare ovunque senza preoccuparsi del bagaglio. Era stanco e avvertiva lo stress delle ultime ventiquattr'ore ma, con un po' di fortuna, avrebbe potuto essere a casa all'alba. Aveva telefonato a Berta e la figlia l'aveva supplicato di dirle dove fosse. Non aveva riconosciuto se stesso quando le aveva risposto che, se si fosse intromessa ancora una volta nella sua vita, non avrebbero pi vissuto sotto lo stesso tetto. Berta aveva soffocato un singhiozzo prima di riagganciare. Un taxi lo lasci a tre isolati dalla sede della Global Group. Cammin a

passo leggero, quanto le sue gambe stanche gli permettevano. Tom Martin si stup quando gli annunciarono dall'ingresso che il signor Burton era in attesa di essere ricevuto. Lei mi sorprende gli disse il presidente della Global Group mentre gli stringeva la mano. Perch? domand secco il falso signor Burton. Non immaginavo che si presentasse cos, senza avvisare. Avrebbe potuto fare un bonifico bancario... Cos meglio per tutti. Mi prepari una ricevuta per il mezzo milione di euro e non ne parliamo pi. Quando partir per l'Iraq il suo uomo? Appena avr il denaro. Le ho gi anticipato trecentomila euro... Certo, ma il professionista incaricato per questa missione voleva assicurarsi una caparra sostanziosa. Si gioca la vita, in fondo. Non sar la prima volta. No, non lo . Ma questa una missione un po' speciale, poich non sa quante persone dovr eliminare, n di chi si tratti. E poi adesso chiunque entri in Iraq viene schedato, e non solo dalla polizia di Saddam. Gli americani hanno occhi dappertutto, e anche i miei ex compagni dell'MI5. Cos, lei ha lavorato per i servizi segreti britannici... Non lo sapeva? Credevo che conoscesse tutto di me. Non mi interessa il suo passato, ma il suo presente, i servizi che offre ora. Ebbene s, ho lavorato per Sua Maest, per un bel giorno i capi decisero di mandare in pensione chi aveva partecipato al gioco della guerra fredda. Ormai eravamo obsoleti, il nemico era cambiato, ci dissero. Ed effettivamente stavano fabbricando un nuovo nemico: gli arabi. Gli arabi sono poveri, anche se i loro governanti si sono arricchiti grazie al petrolio; la maggior parte della popolazione vive miseramente, sotto regimi dittatoriali, ed facile manipolarli per fare emergere la frustrazione accumulata. L'Occidente aveva bisogno di un nemico, una volta appurato che dietro il Muro c'erano migliaia di aspiranti a convertirsi in perfetti consumatori. Per favore, mi risparmi il sermone. Va bene, come preferisce. Tom Martin scrisse di suo pugno la ricevuta del mezzo milione di euro e vi appose il timbro della Global Group e la sua firma. Poi la consegn al signor Burton. Quando mi far avere qualche notizia? domand il professor Hausser.

Appena ne avr. Domani il mio uomo ricever il denaro, dopodomani partir. Deve trovare una copertura per entrare in Iraq e, una volta l, cercare la famiglia che lei vuole eliminare. Abbia pazienza, certe cose non si fanno dalla sera alla mattina. Bene, annoti questo numero di telefono. un cellulare. Quando avr novit, me lo faccia sapere. pi sicuro Internet. Non sono d'accordo. Mi chiami. Come vuole. Lei un uomo singolare, signor Burton... Suppongo che quasi tutti i suoi clienti lo siano. Naturalmente, signor Burton. Questo non il suo nome, vero? Signor Martin, per lei dovrebbe essere sufficiente che io sia il signor Burton, non crede? Ci sono in ballo due milioni di euro perch sia cos. E poi, non sopporto i curiosi. Nella mia agenzia gestisco gli affari a modo mio, signor Burton, e per me importante conoscere la sua identit. stato lei a presentarsi qui per affidarci un incarico, diciamo, delicato. stato lei a bussare alla mia porta, non io alla sua. Nel suo lavoro, signor Martin, la discrezione vitale. Mi sorprende la sua curiosit, davvero, e mi pare anche poco professionale. Non faccia perdere tempo ai suoi uomini con i pedinamenti. Rispetti l'accordo che abbiamo stipulato, per questo la pago. E ora, se non le spiace, vorrei andarmene. lei che comanda, signor Burton. Hans Hausser strinse la mano che Tom Martin gli porse e usc dall'ufficio, convinto che l'investigatore l'avrebbe fatto seguire. Questa volta il trucco dell'hotel non avrebbe funzionato e sapeva che sarebbe stato pi difficile evitare gli scagnozzi della Global Group. In strada inizi a camminare fino a che vide un taxi, lo ferm e si fece portare all'ospedale centrale. Lui stesso era stupito di ci che stava facendo. In realt, tutte le idee per seminare i suoi inseguitori erano ispirate dalle assidue letture di romanzi gialli, un genere di cui era appassionato. Chiss se questa trovata avrebbe funzionalo. In alcuni momenti si sentiva un po' ridicolo a comportarsi cos e temeva di incontrare qualche conoscente che rivelasse la sua identit di rispettato professore di fisica quantistica. Il taxi lo lasci all'ingresso principale dell'ospedale. Con passo sicuro entr nell'immenso atrio e si diresse verso gli ascensori. Non sapeva se qualcuno lo stesse seguendo, dunque sal sul primo che giunse al pianter-

reno. Non schiacci nessun pulsante. L'ascensore si fermava per caricare e scaricare gente, mentre lui si guardava intorno per individuare il suo pedinatore. Scese al penultimo piano insieme a due donne dall'aspetto malaticcio, un vecchio su una sedia a rotelle spinta da una donna e un giovane dall'aspetto trasandato. "Chiunque di loro potrebbe essere un impiegato della Global Group" si disse. Tutti si diressero da qualche parte tranne lui. Nessuno si volt a guardarlo e Hausser si infil in un altro ascensore. Nemmeno questa volta schiacci alcun pulsante e ripet l'operazione scendendo al terzo piano e aspettando un altro ascensore. Cos trascorse un'ora. Infine decise di uscire dall'ospedale senza che lo vedessero; attese che l'ascensore si svuotasse e schiacci il pulsante dei sotterranei. Una volta l cerc il cartello che indicava PRONTO SOCCORSO e con passo deciso si infil in un corridoio in cui un altro cartello vietava l'accesso ai non autorizzati. Nessuno lo segu, cos procedette fino a una sala dove c'erano vari lettini sui quali giacevano i malati che venivano trasportati l con le ambulanze. Vide una porta in fondo in cui entravano le barelle e vi si diresse senza esitare. Lei cosa fa qui? Il medico che gli parlava aveva un'espressione poco amichevole e Hans Hausser si spavent. Si sentiva un bambino colto in fallo. In questa zona non sono ammessi i familiari dei pazienti; esca e aspetti fuori come tutti gli altri, finch le verranno date informazioni sul suo parente. Hans Hausser era diventato pallido e gli era venuto un attacco di tachicardia. Ma che le succede? gli domand il medico, vedendo che l'uomo si sentiva male. Un amico mi ha portato qui; non mi sento bene, faccio fatica a respirare, mi fa male il braccio sinistro, ho la tachicardia, e sono a Londra di passaggio... riusc a dire Hans Hausser raccomandandosi a Dio affinch lo perdonasse per le menzogne sulla sua salute. Venga di qua gli ordin il medico. Tre minuti dopo lo sottoposero a un elettrocardiogramma; gli fecero anche un prelievo di sangue e una radiografia del torace. Poi lo lasciarono su una barella nel pronto soccorso per tenerlo sotto osservazione. Erano le sette del mattino quando i medici decisero che quell'uomo non aveva avuto una crisi cardiaca e che la tachicardia doveva essere stata causata da un'indisposizione temporanea.

Lui si lament di non sentirsi bene, per cui il personale dell'ospedale decise di portarlo all'aeroporto con un'ambulanza, che naturalmente avrebbe pagato di tasca sua. Se nel tragitto gli fosse successo qualcosa, l'ospedale poteva essere denunciato per negligenza. Hans Hausser pag la parcella in contanti e su una sedia a rotelle fu fatto salire a bordo dell'ambulanza. Durante il tragitto prenot un biglietto per Berlino sul volo delle nove. L'infermiera gli disse di avvisare che sarebbe arrivato con l'ambulanza e la sedia a rotelle. Quando giunsero all'aeroporto, l'infermiera lo accompagn fino al cancello d'imbarco, dove spieg che il signor Hausser poteva viaggiare ma che l'equipaggio doveva essere avvertito nell'evenienza di una crisi. Una hostess spinse la sedia a rotelle fino a una sala dove lui dovette attendere solo qualche minuto prima di essere accompagnato sull'aereo senza passare alcun controllo. A Berlino pioveva a dirotto. Hausser fece fatica a convincere una gentile hostess che non aveva pi bisogno della sedia a rotelle e che avrebbe preso un taxi per tornare a casa. Finalmente riusc a lasciare l'aeroporto e a salire su un taxi per raggiungere la stazione. Ebbe fortuna, perch quando arriv mancavano appena cinque minuti alla partenza del treno per Bonn. Durante il viaggio chiam Berta per avvertirla che sarebbe rientrato a casa a met pomeriggio. Chiam anche Bruno per rassicurarlo che stava bene. Lui l'avrebbe fatto sapere a Carlo e a Mercedes. Si sentiva sfinito e ridicolo. Berta non riusc a nascondere l'ansia che provava quando, qualche ora pi tardi, vide suo padre entrare in casa. Hans Hausser aveva un pessimo aspetto, di un anziano malato, cosicch malgrado le sue proteste la figlia chiam un medico, un vecchio amico, che accorse subito e che non rilev nulla di preoccupante, nonostante le apprensioni di Berta. Finalmente lo lasciarono solo e Hausser pot fare ci di cui aveva realmente bisogno: una doccia e una bella dormita nel suo letto. Paul Dukais torn a leggere il rapporto che Ante Plaskic gli aveva fatto recapitare. La scelta del croato era stata azzeccata, avrebbe ringraziato Tom Martin per la raccomandazione. Su vari fogli scritti in un inglese pi che accettabile, Ante Plaskic faceva un resoconto dettagliato di come si svolgevano i lavori della spedizione archeologica e le difficolt che bisognava affrontare.

Non mi fido di Ayed Sahadi e lui non si fida di me. Sahadi pi di un caposquadra; probabilmente una spia o un poliziotto. La sua missione mi pare ovvia: proteggere Clara Tannenberg. Cerca di non perderla mai di vista. Ci sono tre o quattro uomini sempre attaccati a lei, oltre alla sua guardia del corpo. difficile avvicinarsi senza essere sotto il tiro di uno di quegli scagnozzi. Ci nonostante, a lei piace sfuggire alla protezione dei suoi guardiani e, in un paio di occasioni, c' stato un autentico panico per la sua scomparsa, sempre all'alba. Una volta era andata a fare il bagno nell'Eufrate insieme alla professoressa Gmez, un'altra aveva organizzato una fuga segreta con altre donne della spedizione. Nessuno se n'era accorto, nemmeno Picot. In un'altra occasione aveva deciso di passare la notte vicino alle rovine, e si era portata una coperta per dormire all'aperto. Sar difficile che riesca a seminare di nuovo gli uomini che la proteggono. Due di loro dormono per terra a pochi metri dalla casa in cui pernotta. Una specie di amministratore, un certo Haydar Annasir, incaricato di pagare gli uomini e a cui Ayed Sahadi chiede tutto ci di cui il professor Picot pu aver bisogno, ha avuto un diverbio con lei. L'ha minacciata di telefonare al nonno, e deve averlo fatto perch lei lo guarda con rancore. Oltre a un piccolo contingente di soldati, arrivato da Baghdad un gruppo di uomini armati che ha circondato l'accampamento. Picot ha chiesto pi manodopera, e Ayed Sahadi e Haydar Annasir sono riusciti ad assoldare altri cento operai. I ritmi di lavoro sono insopportabili, quasi non si riesce a riposare, solo poche ore per notte, e nella squadra inizia ad affiorare la tensione. Un paio di professori che accompagnano Picot hanno avuto da ridire con lui per questioni inerenti al metodo di lavoro, gli studenti si lamentano di essere sfruttati e gli operai sono a pezzi e hanno le mani distrutte. Ma n al professor Picot n a Clara pare importare minimamente della stanchezza degli operai e della loro squadra. Picot conta su un archeologo che fa da paciere, un certo Fabin Tudela, l'unico capace di riportare la calma quando sembra che la situazione debba esplodere. Ma esploder, inevitabile: lavoriamo pi di quattordici ore al giorno.

Quello che dicono di aver trovato un tempio, e ci che stato messo allo scoperto dalla bomba americana uno dei piani alti, dove pensano si trovasse una biblioteca; da l la grande quantit di tavolette rinvenute. Sono gi state ripulite tre sale e sono state recuperate pi di duemila tavolette, che si trovavano allineate in una nicchia. Gli studenti, sotto la supervisione di quattro professori, le stanno classificando dopo aver proceduto alla loro pulizia. In apparenza, contengono fondamentalmente conti amministrativi del palazzo, anche se nella sala della quale si stanno occupando ora hanno rinvenuto resti di tavolette in cui sono descritte conoscenze in campo minerale e animale. Le sale rinvenute finora misurano cinque metri e trenta per tre e sessanta, anche se dicono che ne troveremo di pi grandi. Sono state recuperate tavolette con i nomi degli scribi sulla parte superiore. Pare che questa fosse un'abitudine; apparentemente ce ne sono alcune di quel tale Shamas con una lista di fiori del posto. Ma fino adesso non hanno trovato traccia di tavolette su poemi epici, n su fatti storici, cosa che rende sempre pi nervosa la Tannenberg e pi ancora Picot, che si lamenta di perdere tempo. Qualche giorno fa c' stata una riunione di tutta la squadra per fare una valutazione dei ritrovamenti. L'esposizione di Picot stata improntata al pessimismo, ma Fabin Tudela, la professoressa Gmez e altri archeologi hanno ammesso di trovarsi di fronte a uno dei siti archeologici pi importanti del secolo, dato che di questo palazzo non c'erano notizie, e l'opinione generale che la sua vicinanza all'antica Ur ne accresca l'interesse. Pare che le dimensioni del palazzo non siano troppo grandi, ma sufficienti ad accogliere una ricca biblioteca che, da quanto dicono, quella che abbiamo trovato, dato che situata ai piani superiori. La professoressa Gmez vorrebbe estendere gli scavi oltre quello che si crede essere il perimetro del tempio-palazzo, per localizzare mura e case. Sono rimasti a discutere pi di tre ore sulla convenienza di farlo o no, e alla fine stata accettata la richiesta di Marta Gmez, perch Fabin Tudela e la stessa Clara Tannenberg l'hanno spalleggiata. Per questo hanno assoldato altri operai e ne stanno cercando ancora. Non facile in questi momenti trovare uomini, perch il paese

in stato d'allerta, ma la miseria tanta e i Tannenberg devono essere talmente influenti che, sembra, tra qualche giorno arriver una squadra di operai da altre zone del paese per aggiungersi agli scavatori. Il mio compito catalogare sul computer tutte le scoperte, che vengono fotografate da diverse angolazioni, e descriverne dettagliatamente il contenuto. Mi avvalgo dell'aiuto di tre studenti. Nella sala dei computer gli archeologi possono controllare come procede il lavoro e dare istruzioni, anche se noi rispondiamo direttamente alla professoressa Gmez, una donna diffidente e meticolosa, davvero insopportabile. Il genero del capo del villaggio, il contatto che mi avete segnalato per mandare i rapporti, uno di quelli che vanno e vengono dagli insediamenti vicini in cerca di cibo, e pare godere della fiducia di Ayed Sahadi, sempre che quell'uomo si fidi di qualcuno, e sempre che fidarsi di qualcuno non sia un grosso rischio. Se troveranno le tavolette che cercano, non sar facile portarle via e tanto meno lasciare questo posto. Con i soldi si possono comprare gli uomini, ma temo che qui ci sar sempre qualcuno disposto ad aumentare la posta, per cui non mi stupirei se mi tradissero. L'unica maniera per evitarlo che voi convinciate il mio contatto che nessuno sar in grado di offrirgli una cifra pi alta di quella che gli verr pagata se mi aiuter ad andarmene da qui... 22 Smith apr la porta dell'ufficio accompagnato da Ralph Barry e da Robert Brown. Signor... Ah, siete gi qui! Entrate. Una volta chiusa la porta e dopo che ognuno si fu servito un whisky, Dukais porse loro una fotocopia della relazione. Voglio l'originale disse Robert Brown. Naturalmente, sei tu che paghi. Non credevo, questo tizio ha talento per la narrazione. la prima volta che mi sono divertito a leggere una relazione. E allora? domand Brown.

Allora cosa? Come procede la faccenda? All'apparenza non hanno trovato un bel niente. Insomma, quella maledetta Bibbia d'argilla non salta fuori; hanno recuperato una montagna di tavolette di cui conoscete bene il valore. Nessuno sospetta del vostro contatto? Un certo Ayed Sahadi, il caposquadra. Ma il croato crede che sia qualcosa di pi. Forse un uomo di Tannenberg incaricato di proteggere la nipote. Tannenberg avr messo uomini dappertutto aggiunse Ralph Barry. S, proprio cos assent Dukais. Ma quello, a quanto pare, un tipo speciale. Yasir ce lo confermer. una vera fortuna poter contare su Yasir afferm Robert Brown. Alfred l'ha offeso a tal punto che Yasir si sente libero da ogni obbligo nei suoi confronti. Non t'ingannare su Alfred; lui sa bene che Yasir lo tradir e sta all'erta. Alfred pi in gamba di Yasir e pure di te sottoline Brown con arroganza. Che vuoi dire? replic Dukais irritato. Non mettiamoci a litigare adesso... intervenne Ralph Barry. Yasir ha almeno una decina di uomini infiltrati nella squadra di archeologi, oltre al contatto diretto con il croato prosegu Dukais, come se nulla fosse successo. Se questo Ayed Sahadi pi di quel che sembra, lui lo scoprir. Quando Robert Brown usc dall'ufficio di Dukais, disse all'autista di portarlo a casa di George Wagner. Doveva consegnargli personalmente la relazione del croato e attendere istruzioni, se gliene avesse date. Con il Mentore non sapeva mai come regolarsi; era freddo come il ghiaccio, e l'acciaio dei suoi occhi rifletteva i suoi scatti d'ira. E quando ci accadeva, Robert Brown tremava. 23 Gian Maria non poteva nascondere i sintomi della depressione. Si sentiva totalmente inutile. L'obiettivo del suo viaggio in Iraq gli stava sfuggendo di mano, in realt lui aveva perso il controllo della propria vita e non sapeva neppure perch si trovasse l.

Non riusciva a riposare. Luigi Baretti aveva deciso di fargli sudare il suo arrivo non richiesto a Baghdad, per cui la sua giornata di lavoro iniziava alle sei e non finiva mai prima delle nove o delle dieci di sera. Tornava a casa di Faisal e Nur esausto, senza nessuna voglia di prestare attenzione alle gemelle o al piccolo Hadi. Di solito mangiava da solo. Nur gli lasciava un vassoio con la cena, che lui divorava seduto al tavolo della cucina. Poi andava a letto e crollava sfinito. Quella mattina il suo superiore, padre Pio, l'aveva chiamato da Roma. Quando pensava di tornare? Aveva superato la sua crisi spirituale? Non sapeva come rispondere a quelle domande, ma aveva la sensazione di avere intrapreso una fuga che non l'avrebbe condotto da nessuna parte. Aveva cercato di incontrare Clara Tannenberg, ma senza successo, nonostante si fosse presentato in pi di un'occasione al ministero della Cultura chiedendo di essere ricevuto da Ahmed Husseini. I funzionari gli domandavano se il signor Husseini lo stesse aspettando e quando lui rispondeva di no, lo invitavano ad andarsene o a esporre il motivo della sua visita in. modo che fosse trasmesso al direttore del dipartimento di Scavi archeologici. Aveva anche tentato di raggiungerlo telefonicamente, ma una segretaria gentilissima insisteva perch lui le spiegasse che cosa voleva dal signor Husseini, che in quel momento era molto occupato e non poteva dargli retta. Gian Maria era schiacciato dalla responsabilit nei confronti di Clara Tannenberg, e ogni giorno cercava sulle riviste qualche riferimento alla donna, ma senza risultati. Il tempo era passato in fretta, troppo in fretta. Ormai era quasi Natale, e lui non poteva trovare altre scuse; sapeva di avere una possibilit di arrivare ad Ahmed Husseini, e questa era Yves Picot. Non aveva voluto utilizzare il nome dell'archeologo per non comprometterlo, ma non poteva far altro che arrendersi all'evidenza: Ahmed Husseini non l'avrebbe ricevuto se non per intercessione di qualcuno, e quel qualcuno nel suo caso non poteva essere altri che Yves Picot. Oggi andr via presto, Alia annunci alla segretaria di Aiuti all'infanzia. Hai un appuntamento? Con chi? gli domand curiosa la ragazza. Decise di dirle la verit, per lo meno in parte. No, non ho nessun appuntamento. Sai, in realt voglio vedere degli amici.

Hai degli amici in Iraq? Be', non sono proprio degli amici, un gruppo di archeologi che ho conosciuto quando sono arrivato all'aeroporto; mi hanno accompagnato qui da Amman. So che si trovano vicino a Ur a fare degli scavi e mi piacerebbe sapere a che punto sono. Vado a cercarli. E come farai? Mi hanno detto che se avessi voluto mettermi in contatto con loro avrei dovuto chiamare un certo Ahmed Husseini, credo che sia il direttore del dipartimento di Scavi archeologici. Caspita, con che gente hai a che fare! Io? S, Ahmed Husseini un uomo importantissimo, coccolato dal regime. Suo padre stato ambasciatore e lui sposato con una donna molto ricca, un'irachena mezzo egiziana e mezzo tedesca. La famiglia della moglie un po' avvolta nel mistero, ma lei ha un sacco di soldi. Per io non conosco questo Husseini; i miei amici mi hanno detto che lui mi avrebbe messo in contatto con loro. Ed quello che voglio fare. Stai attento, Gian Maria, questo Husseini... Ma dai, voglio soltanto chiedergli come raggiungere i miei amici archeologi! D'accordo, ma stai in guardia, gentaglia disse Alia abbassando il tono della voce. A quelli l non manca nulla e vivono alle spalle degli altri. Se gli americani invaderanno l'Iraq, vedrai come si affretteranno a mettersi in salvo, 'sti bastardi. L'unico motivo che giustificherebbe l'intervento dei marine sarebbe quello di liberarci da un simile orrore. da poco che sei qui, e non ti sei ancora reso conto che Saddam il diavolo in persona e che ha trasformato l'Iraq in un inferno. So bene quanto state soffrendo, credi che non lo veda? Ma tutto ci sta per finire, ne sono sicuro. Dai, non buttiamoci gi, e se Luigi ti chiede qualcosa digli che torner dopo pranzo. Alia si morse il labbro e poi gli appoggi delicatamente una mano sulla spalla. Sai una cosa? Ho l'impressione che tu stia soffrendo, e parecchio; lo si vede. Non so per quale ragione stai male, ma se hai bisogno d'aiuto... Non dire sciocchezze! Sono solo stanco. Luigi non mi lascia tranquillo un minuto, come del resto fa anche con te. vero, ti sta sfruttando. In ogni caso, ho l'impressione che tu stia male. Ma no, sul serio! E adesso fammi chiamare questo Ahmed Husseini

che ti piace cos poco... Come tutte le altre volte, la segretaria gli disse che il signor Husseini era occupato, e solo quando Gian Maria fece il nome di Yves Picot not un cambiamento nel tono della voce che gli diceva di attendere. Un minuto dopo Ahmed Husseini era al telefono. Chi parla? Scusi se la disturbo. Sono un conoscente di Yves Picot; il professore mi ha detto di chiamarla se avessi avuto bisogno di contattarlo... Husseini lo interruppe bruscamente. Gian Maria si rese conto di essere stato troppo precipitoso; stava facendo una pessima impressione a quel potente funzionario del regime. Rispose alle domande che Ahmed Husseini gli fece e quando lui parve soddisfatto gli fiss un appuntamento nel suo ufficio per quella sera stessa. Se disposto a unirsi a loro, questo il momento giusto. C' carenza di manodopera, per cui una persona con le sue conoscenze potrebbe essere molto utile. In realt, Gian Maria non aveva intenzione di unirsi a Picot e tanto meno di mettersi in viaggio verso sud per raggiungere la sconosciuta Safran. L'unica cosa che voleva era adempiere il compito che lo aveva indotto ad andare a Baghdad: chiedere a quell'uomo di sua moglie, di Clara Tannenberg, e spiegargli che era di vitale importanza che parlasse con lei. Perch solo a lei avrebbe raccontato il motivo della sua presenza l. Era venuto a salvarla, ma non poteva spiegarle n da cosa n da chi senza tradire tutto ci in cui credeva e che aveva giurato di non rivelare per il resto della propria vita. Ahmed Husseini non pareva il terribile sbirro del regime che Alia gli aveva descritto. Inoltre, lo colp il fatto che non portasse i baffi, cos in uso tra gli iracheni. Sembrava il manager di una multinazionale pi che un funzionario al servizio di Saddam Hussein. Ahmed gli offr un t e gli domand cosa l'avesse portato a Baghdad e le sue impressioni sul paese; poi gli raccomand di visitare alcuni musei. Cos, desidera incontrare il professor Picot... Non esattamente... Allora, che cosa vuole? gli chiese Ahmed Husseini. Mi piacerebbe sapere come stabilire un contatto con le persone della sua squadra; so che andavano dalle parti di Ur. Effettivamente, sono a Safran. Gian Maria si morse un labbro. Doveva domandargli di Clara Tannen-

berg e non sapeva come avrebbe reagito quell'uomo apparentemente pacifico se uno sconosciuto gli avesse chiesto di sua moglie. Anche lei e sua moglie siete archeologi, vero? S, vero. Ha sentito parlare di mia moglie? domand stupito Ahmed. S, certo. Suppongo che Picot le avr spiegato che la missione di Safran in parte dovuta all'impegno personale di mia moglie. Data la situazione nel mio paese, non facile disporre di mezzi per scavare. Ma lei ama l'archeologia sopra qualsiasi altra cosa ed una studiosa del passato del nostro paese, per cui riuscita a convincere il professor Picot a venirla ad aiutare a dissotterrare quelli che paiono i resti di un tempio o di un palazzo, non lo sappiamo ancora con certezza. La porta dell'ufficio si apr ed entr Karim, l'assistente di Husseini, che sfoggiava un gran sorriso. Ahmed, tutto pronto per la spedizione a Safran. Ho chiamato Ayed Sahadi per avvertirlo della partenza del camion. Non ho parlato direttamente con lui, ma ho avuto fortuna perch sono riuscito a parlare con Clara... Ahmed Husseini alz una mano come per ordinare a Karim di tacere, mentre a Gian Maria s'illuminava lo sguardo. Aveva finalmente trovato Clara Tannenberg. Quell'uomo glielo aveva appena confermato. Adesso che sapeva dove si trovava, doveva andare a Safran. Si sent uno stupido per non aver considerato la possibilit che Clara Tannenberg facesse parte della spedizione di Picot. Ricord che quando era riuscito a entrare al convegno di archeologia a Roma per cercare Clara Tannenberg, una funzionaria gli aveva chiesto in tono canzonatorio se fosse interessato a prendere parte alla spedizione che l'irachena stava organizzando. Inoltre, le riviste specializzate avevano dato risalto all'intervento di Clara Tannenberg in cui aveva annunciato l'esistenza di tavolette della cosiddetta Bibbia d'argilla... Quindi, se Yves Picot si trovava l era per trovare quelle tavolette grazie alla moglie di Husseini, e lui non era stato capace di mettere insieme le cose. Karim usc dall'ufficio senza pi aprire bocca. Aveva interrotto il suo capo e questi l'aveva anche guardato in modo non proprio amichevole. Sua moglie a Safran, certo... S, naturalmente replic Ahmed Husseini, confuso. logico fu l'unico commento di Gian Maria. Dunque, mi dica in che modo posso aiutarla continu Ahmed in tono seccato.

Ebbene, io volevo parlare col professor Picot per sapere se potevo stare un paio di mesi a Safran. Non ho molto tempo a disposizione. Sono in Iraq per collaborare con l'organizzazione non governativa Aiuti all'infanzia, e non posso fermarmi a lungo, per cui se il professore non ha nulla in contrario sul fatto che vada a dare una mano, anche se per poco tempo... Ahmed Husseini trovava quell'uomo un po' strano. Non sapeva perch, ma aveva l'impressione che stesse improvvisando. Avrebbe fatto delle indagini prima di dargli la possibilit di andare a Safran. Parler con il professor Picot e, se lui d'accordo, per quel che mi riguarda non ci sono problemi ad aiutarla a raggiungere Safran. Sa bene che siamo in stato d'allerta e disgraziatamente uno non pu andare dove gli pare senza un permesso, per motivi di sicurezza. Capisco, ma ci vorr molto per organizzare il viaggio? Non si preoccupi, la chiamer... La mia segretaria annoter il suo numero di telefono e il suo indirizzo per poterla rintracciare. Andr a Safran riusc a dire Gian Maria temendo la reazione di Ahmed. Dovr attendere che io la avvisi. Il tono di Ahmed Husseini pareva celare una velata minaccia. Gli pareva che quell'uomo fosse patetico e sincero, ma a questo punto non si fidava pi di nessuno. Quando Gian Maria usc dal ministero era madido di sudore. Sapeva di non poter pi fare marcia indietro, di doversi preparare a far fronte a quanto sarebbe potuto accadere. Ahmed Husseini avrebbe scoperto chi era. Si era reso conto che il suo atteggiamento amichevole non era altro che una maschera. Alia aveva ragione: Ahmed Husseini era un uomo del regime e poteva farlo arrestare o farlo espellere dall'Iraq. Ahmed Husseini non perse tempo e non appena Gian Maria fu uscito dall'ufficio chiam Karim. Voglio che tu dica al Colonnello di fare indagini su quell'uomo. un amico del professor Picot e vuole andare a Safran. Se Picot d'accordo ci andr, ma prima voglio avere qualche informazione sul suo conto. Ventiquattr'ore pi tardi Karim consegn al suo capo un paio di fogli con il risultato delle indagini del Colonnello. Ahmed inizi a leggere, e alla terza riga scopr perch quel Gian Maria non era quel che sembrava. Decise di chiamare Picot. Yves Picot si mise a ridere quando Ahmed Husseini gli spieg per tele-

fono la storia del sacerdote. Ma perch le d fastidio che sia un prete? gli chiese. Io non ho problemi se me lo manda, siamo stracarichi di lavoro e uno specialista in accadico e in ebraico antico ci farebbe proprio comodo. Se i suoi segugi hanno terminato le indagini, mettetelo su un elicottero e speditelo qui. Va bene, ma voglio fare ancora qualche verifica. Sono incerto su come comportarmi in questo caso. Lo lasci partire. Gian Maria venuto in Iraq ad aiutarci. Non ha detto di essere un sacerdote, ma nemmeno lo ha nascosto. Nessuno gliel'ha chiesto. Crede che il Vaticano sia interessato alla Bibbia d'argilla? domand Ahmed. Il Vaticano? Ma per favore! Il Vaticano non manderebbe mai un sacerdote a spiarci. Picot non pot fare a meno di ridere. Non sia paranoico, lei una persona intelligente. Veramente le pare strano che ci siano delle brave persone che desiderano alleviare le sofferenze altrui? Perch non ha detto di essere un sacerdote? Non l'ha nemmeno negato. Figura sul passaporto e questo l'Iraq, dove si sa tutto di tutti. A proposito, quante spie ha assoldato tra gli operai? domand Picot senza smettere di ridere. Dovrebbe essere pi prudente gli consigli Ahmed temendo le conseguenze che avrebbe potuto avere quella conversazione che sicuramente sarebbe stata registrata dal Mujabarat, il servizio segreto iracheno. Se lo dice lei... Aspetti che le passo Clara. Per me non ci sono problemi se viene disse poco dopo Clara a suo marito. Che differenza fa se un sacerdote? Sono circondata da cristiani. Chi credi che siano quelli che sono venuti? E, che io sappia, anche nel nostro paese ci sono dei sacerdoti... Ci mancherai... Nur pareva sinceramente dispiaciuta della partenza di Gian Maria. Le aveva annunciato solo due giorni prima che sarebbe andato a Safran, per raggiungere alcuni amici che si trovavano l per degli scavi. Faisal aveva fatto una smorfia quando era venuto a saperlo e non aveva nascosto nascosto la sua irritazione verso l'insopportabile superficialit di quegli stranieri a caccia di tesori nel suo paese mentre la gente moriva per mancanza di cibo e di medicinali. Gian Maria si era dispiaciuto per quel rimprovero e non era riuscito a trovare argomenti a sua difesa per fugare la delusione che gli occhi di Faisal riflettevano.

Gian Maria fin di sistemare l'ultima camicia, chiuse la piccola valigia nera e si prepar a salutare Nur e Faisal. Le gemelle si trovavano nel soggiorno, in attesa che la loro mamma le portasse a scuola dopo aver lasciato Hadi a casa della nonna paterna. Non gli fu facile andarsene. Era arrivato ad apprezzare sinceramente quella famiglia che faceva fronte con grande dignit alle difficolt della vita in un paese stremato da un regime dittatoriale. Che lui sapesse, non facevano parte di nessun movimento anti Saddam, ma la loro avversione nei confronti del dittatore era palese, per lo meno a giudicare dalle conversazioni con gli amici che frequentavano casa loro. Gli avevano spiegato che conoscevano persone scomparse da casa, dai luoghi di lavoro. Ci avveniva in coincidenza con le visite del Mujabarat o di qualche altro servizio segreto di Saddam. C'erano famiglie che si rovinavano per cercare di avere notizie dei propri figli, mariti, padri, zii: qualcuno diceva loro di conoscere uno della polizia che per una certa somma di denaro avrebbe fornito loro informazioni e magari sarebbe riuscito a rendere meno duro il trattamento in prigione. I familiari vendevano ogni loro avere per pagare il poliziotto corrotto che poi, naturalmente, non faceva nulla. Odiavano Saddam ma non si fidavano nemmeno degli Stati Uniti. Nessun iracheno capiva perch l'esercito americano e i suoi alleati non fossero entrati a Baghdad durante la guerra del Golfo. Parevano essersi accontentati della politica dell'embargo che faceva soffrire unicamente il popolo iracheno, mentre nei palazzi di Saddam non mancava nulla. Con Nur e Faisal aveva vissuto la realt del paese, la fame, la paura, lo scoramento. Gli sarebbero mancati, come pure gli sarebbe mancata Alia, ma non Luigi Baretti. Il direttore di Aiuti all'infanzia gli pareva un uomo inadatto alla situazione e incapace di dare, oltre al cibo e ai medicinali, un po' d'affetto a chi gli chiedeva aiuto. Ahmed Husseini lo attendeva sulla porta di casa di Faisal per accompagnarlo all'aeroporto, da dove un elicottero li avrebbe trasferiti a Safran. Gian Maria present i suoi amici ad Ahmed e questi lo salutarono con freddezza. Non volevano avere nulla a che fare con chi pareva stare troppo vicino a Saddam. Sono felice che venga anche lei disse ad Ahmed quando furono saliti sull'elicottero. Voglio vedere come vanno le cose da quelle parti. Il rumore dei rotori rendeva impossibile qualsiasi conversazione e i due

uomini si concentrarono sui loro pensieri. Ahmed si augurava di non essersi sbagliato nei confronti del sacerdote, essendo giunto alla conclusione, dopo averlo sottoposto a un'accurata indagine, che fosse del tutto inoffensivo. Clara non riusc a evitare di correre incontro ad Ahmed quando questi scese dall'elicottero. Le era mancato pi di quanto avrebbe voluto. Si abbracciarono, anche se per pochi secondi: entrambi erano coscienti del fatto che non ci sarebbe stato nessun passo indietro sulla strada intrapresa per il divorzio. Fatima li stava osservando da una certa distanza pregando affinch Ahmed rinunciasse all'idea di separarsi da Clara. Yves Picot li ricevette affettuosamente. Provava simpatia per Ahmed; forse per quel motivo non faceva nulla per conquistare Clara. La donna gli piaceva pi di quanto fosse disposto ad ammettere di fronte a Fabin, che lo prendeva in giro dicendo che la cosa era evidente. Ma nel codice morale di Picot non era contemplata la possibilit di corteggiare le mogli dei conoscenti e, nonostante lui lo frequentasse da poco tempo, Ahmed gli era simpatico e non voleva intromettersi nel suo matrimonio. Ricevette Gian Maria con un affettuoso colpetto sulla spalla. Come desidera che la trattiamo? Da "padre"? Da "fratello"? La prego, mi chiami solo Gian Maria. Meglio cos. In verit, lei mi pareva una persona un po' strana, ma non potevo immaginare che fosse un sacerdote. cos giovane. Non tanto. Tra pochi giorni compir trentasei anni. Ma se ne dimostra al massimo venticinque! Sono sempre sembrato pi giovane di quanto non sia. Gian Maria guardava Clara di sottecchi, in attesa che gliela presentassero. Prima, per, ricevette un rimprovero dalle tre giovani studentesse con le quali aveva viaggiato da Amman. Magda, Marisa e Lola gli dissero che erano arrabbiate con lui. Ma, insomma, perch non ci hai detto che sei un prete? lo rimprover Magda. Non me lo avete chiesto si scus mi. S, ti abbiamo chiesto di cosa ti occupavi, e ci hai risposto che eri laureato in lettere antiche gli ricord Marisa. Non ce l'hai voluto dire afferm Lola.

Ma per quale motivo? insistette Magda. Fabin gli si avvicin insieme a Marta e ad altri del gruppo. diventato assai popolare gli disse a mo' di saluto. Io sono Fabin Tudela; venga, le presento gli altri, e le mostrer dove sistemarsi. Quando, finalmente, si trov al cospetto di Clara, lui arross, e quella reazione fece scoppiare la donna in una risata. Mi avevano detto che lei arrossisce per un nonnulla gli disse. disposto a mollare ogni cosa per lavorare qui? Far tutto ci che mi ordinerete, io... spero proprio che troviate la Bibbia d'argilla. Se qui, la troveremo. Ve lo auguro. Per lei poi, in quanto sacerdote, dovrebbe essere un'esperienza speciale. Se fosse vero che il patriarca Abramo narr la Creazione... replic Gian Maria dubbioso. Lo fece. Le assicuro che cos, e che troveremo quelle tavolette. Ci sar il tempo? Tempo? S, certo... Sapete bene che sta per scoppiare la guerra, nessuno dubita che gli Stati Uniti e i loro alleati attaccheranno. Per questo motivo lavoriamo cos tanto, nonostante io sia ottimista e speri che alla fine non accadr nulla e che questa sia solo una minaccia. Temo che non sar cos comment Gian Maria con amarezza. Fabin li accompagn fino a una casetta che stava accanto ad altre perfettamente uguali. Dormir qui. l'unico posto dove ci sia ancora una branda libera gli spieg invitandolo a entrare nell'ufficio dei computer. Ante Plaskic lo ricevette con un certo fastidio. Avrebbe preferito godere della relativa indipendenza che aveva avuto fino a quel momento, ma sapeva bene che non poteva protestare. Anche Ayed Sahadi non era parso contento e aveva chiesto spiegazioni a Picot riguardo all'ingaggio di Gian Maria. Cercher di disturbare il meno possibile disse il sacerdote ad Ante Plaskic. Lo spero proprio ribatt questi dimostrando la sua insofferenza nei confronti del nuovo arrivato. Gian Maria non capiva perch suscitava cos tanta antipatia nel croato e nel caposquadra, ma decise di non curarsene. L'importante era che non ac-

cadesse nulla a Clara Tannenberg. Perch quella era la sua missione, lo scopo del suo viaggio in Iraq: evitare che a quella donna venisse fatto del male. Non poteva rivelarle ci che sapeva, che stavano cercando di uccidere lei e forse anche suo padre e i suoi fratelli, nel caso ne avesse avuti. Sentiva sulla coscienza il peso di quel segreto. Non si era mai reso conto che un giorno la tragedia si sarebbe potuta presentare all'improvviso. Aveva ascoltato in confessione l'orrore che pu albergare nel cuore degli uomini e aveva pianto sentendosi impotente e incapace di dare consolazione a un'anima sofferente e disposta alla pi crudele delle vendette. Un'anima che aveva conosciuto l'inferno in questa vita e in cui non albergava pi un grammo di compassione. Ora doveva guadagnarsi la fiducia di Clara, scoprire se aveva altri familiari oltre ad Ahmed, ed evitare ci che nel suo intimo gli pareva inevitabile se Dio non fosse intervenuto. Lo avrebbe fatto? si domand. Lion Doyle aveva studiato minuziosamente tutte le informazioni che Tom Martin gli aveva fornito ed era giunto a una conclusione: per avvicinare Tannenberg avrebbe dovuto incontrare sua nipote Clara, e questa a quanto pareva si trovava dalle parti di Tell Mughayir e partecipava agli scavi di una spedizione archeologica nella quale erano coinvolti studiosi di mezza Europa. Sapeva gi che Alfred Tannenberg era quasi inavvicinabile, superprotetto ventiquattr'ore al giorno nella sua Casa Gialla a Baghdad, controllata non solo dai suoi uomini ma anche dai soldati di Saddam. Anche la casa di Tannenberg al Cairo aveva una protezione ufficiale. Sapeva che sarebbe riuscito a entrare e uscire, ma il rischio era troppo grande e, da quanto gli aveva detto Tom, il vecchio stava in guardia, poich si aspettava che qualcuno dei suoi soci o amici gli giocasse un tiro, e aveva rafforzato le misure di sicurezza. La nipote avrebbe rappresentato il salvacondotto per entrare in casa di Tannenberg dall'ingresso principale. Inoltre, anche lei doveva morire, come recitava il contratto. Telefon a Tom Martin annunciandogli che sarebbe passato dalla Global Group. Aveva bisogno della sua influenza per ottenere un tesserino della stampa. L'Iraq sull'orlo della guerra e ci sono giornalisti di mezzo mondo che raccontano quello che sta succedendo, per cui il modo migliore per passare inosservato fingermi uno di loro. Sei pazzo! I corrispondenti di guerra si conoscono tutti tra loro, sono sempre gli stessi in ogni conflitto. Non vero; comunque mi far passare per fotografo. Un fotografo in-

dipendente, free lance. Ma ho bisogno che una rivista o un giornale mi rilasci un tesserino e che confermi, se qualcuno lo chiede, di nutrire interesse per le mie foto. Ho gi comprato dell'attrezzatura professionale di seconda mano. Dammi un paio d'ore e vedr quel che posso fare. Forse ho la soluzione. Prima la trovi e prima parto. Non erano passate due ore che Lion Doyle entrava in una casa a due piani nei dintorni di Londra, sulla cui porta un cartello annunciava che l aveva sede la Photomundi. Il direttore dell'agenzia lo stava aspettando. Era un uomo magro e di bassa statura che, quando parlava, mostrava dei denti piccoli e affilati. Ha portato una fototessera? S, l'ho qui con me. Bene, me la dia; in un minuto avr il suo tesserino. Mi parli dell'agenzia chiese Lion. Facciamo di tutto, dalle foto per i matrimoni ai cataloghi commerciali, e nel caso anche reportage per la stampa. Se una rivista ha bisogno di un fotografo per un lavoro mi chiama, io glielo mando, lui fa le foto, mi pagano e l'affare fatto. E aiuto anche la patria. Ci sono amici di amici che hanno bisogno di essere accreditati, come lei adesso; bene, me lo chiedono, mi pagano e io non voglio sapere altro. E se il fotografo si mette in qualche guaio? un problema suo. Io non ho nessuno in organico, sono tutti collaboratori che chiamo a seconda delle necessit. Lavoro solo su contratto. Per esempio, mi stato detto che lei sta per partire per l'Iraq, vuole fare delle foto per poi venderle al suo ritorno a qualche periodico o quotidiano. Ebbene, io le fornisco un tesserino che attesta che lei un collaboratore di Photomundi e la mia responsabilit finisce qui. Se torna indietro con le foto, telefoner a un paio di amici della stampa per vedere se sono interessati a comprarle; se non le vogliono, la spesa stata a suo carico, non mio. Se lei si mette in un guaio, io non sono responsabile di nulla. Mi ha capito? Perfettamente. Mezz'ora dopo Lion Doyle usciva dalla Photomundi con un tesserino di fotografo indipendente. Adesso doveva unicamente preoccuparsi di fare i bagagli e comprare un biglietto aereo per Amman. Il gruppo era esausto ma euforico, dato che due giorni prima la squadra

diretta da Marta Gmez, dopo avere finito di ripulire una nuova sala, aveva trovato due statue di tori alati alte mezzo metro praticamente intatte e circa duecento tavolette quasi intonse. Gian Maria copiava e traduceva il contenuto delle tavolette. Yves Picot e Clara Tannenberg si mostravano spietati e costringevano operai e archeologi a lavorare senza sosta. Clara era molto gentile con Gian Maria e cercava di aiutarlo nel lavoro di decifrazione della complicata lingua degli antichi abitanti di Safran, per cui passavano parecchie ore insieme. Lui aveva notato la disperazione della donna, e anche quella sera la tensione si rifletteva in ogni muscolo del suo volto. Sai, Gian Maria, malgrado stiamo procedendo nel lavoro e il tempio si sia rivelato un autentico tesoro archeologico, certe volte dubito che le tavolette di Shamas si trovino qui. Clara si azzard a dirle e se questa storia non fosse mai esistita? Se il patriarca Abramo non avesse mai raccontato la sua idea della Creazione? Ci sono le tavolette di mio nonno! E l sopra Shamas lo ha scritto chiaro e tondo! Ma il patriarca potrebbe avere cambiato idea o potrebbe essere successo qualcosa sugger Gian Maria. Per esistere, esistono, quel che non si sa dove siano. Credevo di trovarle qui. Quando la bomba ha scavato il cratere lasciando allo scoperto il tetto dell'edificio e abbiamo rinvenuto i resti delle tavolette, alcune firmate da Shamas, mi sembrato un miracolo, che non fosse accaduto per caso... si lament Clara. Gian Maria pens che effettivamente pareva un miracolo che a distanza di tanti anni i Tannenberg avessero trovato altre tavolette di quello scriba chiamato Shamas. Lui credeva che tutto accadesse per volere di Dio, ma in questo caso non capiva ci che Dio intendesse dire. E se non fossero nel tempio? le domand. Come sarebbe a dire "se non fossero nel tempio"? A cosa ti riferisci? A Clara si era illuminato lo sguardo e nei suoi grandi occhi d'acciaio pareva essere tornata la speranza. Vediamo un po', gli scribi avevano funzioni ben determinate nel tempio: avevano l'incarico di tenere i conti dell'amministrazione locale, dei contratti di compravendita... Abbiamo trovato un catalogo della flora di questo luogo, un elenco di minerali, tutto nella norma. Forse questo Shamas non custodiva nel tempio le tavolette con la storia che gli aveva rac-

contato Abramo. Potrebbe averle tenute in casa, o in qualche altro luogo. Clara rimase in silenzio riflettendo su ci che aveva appena finito di dire Gian Maria. Forse il sacerdote aveva ragione, anche se lei non doveva trascurare il fatto che nell'antica Mesopotamia erano soliti trascrivere sulle tavolette i poemi epici. E la Creazione, anche se nella versione di Abramo, era comunque un'epopea. Cominci a valutare la possibilit di ampliare il perimetro degli scavi oltre quanto avevano progettato, ma sapeva che non avevano tempo a sufficienza. Suo nonno aveva telefonato dal Cairo e per la prima volta aveva sentito in lui un certo pessimismo. I suoi amici non gli avevano lasciato illusioni: l'Iraq sarebbe stato attaccato e questa volta gli americani non si sarebbero limitati a bombardarlo: lo avrebbero invaso. Inoltre, convincere Picot sarebbe stata un'impresa quasi impossibile. Lui era disperato quanto lei per il fatto di non avere trovato la Bibbia d'argilla, ma non sarebbe stato d'accordo a estendere le ricerche, perch ci avrebbe significato disperdere il lavoro degli operai e questo sarebbe andato a detrimento degli scavi al tempio. Ci nonostante, avrebbe parlato con Yves. Forse Gian Maria aveva ragione. Clara sent su di s lo sguardo di Ante Plaskic. Poteva essere solo lui, dato che non era la prima volta che lo sorprendeva a osservarla di nascosto quando entrava nella sala dei computer o si sedeva vicino a Gian Maria e ad altri membri del gruppo per pulire le tavolette che sistemavano su un lungo tavolo davanti alla casa di argilla che serviva loro da ufficio. Anche Ayed Sahadi non la perdeva di vista, ma ci non le trasmetteva un senso d'inquietudine. Suo nonno le aveva detto che quell'uomo l'avrebbe protetta se qualcuno avesse cercato di farle del male. In realt, lei non aveva paura di nessuno, si sentiva al sicuro. Conosceva bene il terrore che avevano gli iracheni ad alzare le mani contro qualcuno che godeva dei favori di Saddam, e lei e la sua famiglia potevano contare sull'amicizia degli ambienti pi prossimi al presidente. Non aveva di che preoccuparsi. Era domenica e Yves, consapevole della spossatezza del gruppo, aveva proposto per quella sera un po' di riposo. Ma Clara e Gian Maria non vi avevano fatto caso e perci si trovavano insieme a pulire tavolette alla luce del tramonto. Ante se ne stava l con le mani in mano a guardarli, consapevole del fastidio che provocava nella donna. Sarebbe stato facile ucciderla. L'avrebbe strangolata, non aveva bisogno di altre armi oltre alle sue mani. Per questo motivo guardava con curiosit

il collo di Clara, pensando al momento in cui l'avrebbe stretto fino a toglierle l'ultimo respiro. Non provava niente per la donna, n per nessun altro. Si sentiva rifiutato da tutti e solo quel prete aveva fatto degli sforzi per essere gentile con lui. Anche a Picot riusciva difficile elogiare il suo lavoro, bench lui lo svolgesse con abilit ed efficienza. Ma, oltre a Clara, avrebbe dovuto uccidere anche il suo cerbero, Fatima, la donna sciita che la seguiva per tutto il campo come un cane fedele; lo faceva uscire dai gangheri vederla pregare tre volte al giorno inginocchiata in direzione della Mecca. Avrebbe ucciso anche Ayed Sahadi, dato che sapeva che costui non avrebbe esitato a fare lo stesso con lui. E non aveva neppure dubbi che il caposquadra fosse qualcosa di pi di quel che appariva. I militari della guarnigione vicina a volte scattavano sull'attenti quando lo vedevano, nonostante Ayed li redarguisse ogni volta con un rapido gesto. Il timore che incuteva lasciava intendere che fosse considerato pi di un caposquadra. Ante aveva pure scoperto che una mezza dozzina di uomini parlavano spesso con Ayed, come a volerlo informare su questioni che non c'entravano con gli scavi. Tuttavia, Ante sapeva di essere a sua volta controllato dal caposquadra, che gli dimostrava in svariati modi la sua diffidenza, come per avvisarlo di non fare sciocchezze. Erano tutti e due degli assassini e si erano riconosciuti come tali. Alfred Tannenberg usc con passo deciso dall'ospedale. Era stato ricoverato per una settimana e si sentiva spossato, ma non voleva che qualcuno lo notasse. Gli uomini, come tutti gli altri animali, annusano la debolezza degli altri e ne approfittano per attaccare. La conversazione che aveva appena avuto col suo medico non lasciava spazio a dubbi: al massimo, sarebbe arrivato alla primavera. Il medico era stato restio a comunicargli quanto gli rimaneva da vivere, ma lui l'aveva costretto a rivelargli che se fosse arrivato a marzo sarebbe stato tutto tempo regalato. Quindi, doveva disporre in modo adeguato dei mesi che gli restavano per assicurare un futuro a Clara. Si sarebbe trattenuto qualche giorno al Cairo per sistemare alcuni affari e poi sarebbe tornato in Iraq. Avrebbe fatto una sorpresa a sua nipote poich aveva intenzione di fermarsi a Safran, di stare accanto a lei fino a che non gli avessero detto di abbandonare quel luogo. In realt, avrebbero sicuramente dovuto lasciare l'Iraq e l'avrebbero fatto insieme, se lui fosse stato

ancora vivo. Ma aveva bisogno di Ahmed. Sapeva che quando lui fosse morto Clara sarebbe rimasta inerme e doveva avere al suo fianco qualcuno che le volesse bene e la proteggesse. I suoi uomini erano pagati per farlo, ma questo fintanto che c'era lui, a meno che qualcun altro non avesse preso in mano le redini. Non gli importava se Ahmed e Clara avrebbero divorziato, ma dovevano restare insieme fino a quando tutti e due si fossero potuti allontanare dall'Iraq, nel caso in cui si fossero avverate le previsioni e gli americani avessero invaso il paese. Alfred non aveva mai avuto dubbi sul fatto che Ahmed avrebbe accettato la sua proposta, innanzitutto perch non avrebbe voluto danneggiare Clara e sapeva che lasciarla in Iraq avrebbe significato condannarla a morte, e poi perch opporsi ai suoi desideri voleva dire firmare la propria condanna. In terzo luogo, o forse quello sarebbe stato il movente principale di Ahmed, perch avrebbe potuto disporre di una grossa somma per quell'ultimo lavoro, perci avrebbe fatto quanto ci si aspettava da lui. Per questo motivo Alfred gli aveva ordinato di trattenersi a Safran fino a febbraio. Robert Brown, tramite quel tale Mike Fernndez, l'ex colonnello dei berretti verdi, gli aveva passato un'informazione incontestabile: l'attacco sarebbe avvenuto a marzo. E in quel momento Mike Fernndez lo stava aspettando. Alfred gli aveva dato appuntamento in mattinata a casa, dove ora si stava dirigendo a bordo della sua Mercedes nera. L'ex colonnello dei berretti verdi ormai sapeva gi che tipo d'uomo era e non perse tempo a provare a ingannarlo. Alfred Tannenberg aveva sempre parecchie miglia di vantaggio rispetto a lui e a Paul Dukais: pareva sapere non solo cosa facevano, ma anche cosa pensavano. Verso mezzogiorno Fernndez era pazientemente in attesa, avvolto nel silenzio della sala d'aspetto della casa di Tannenberg, che ogni giorno pareva pi vigilata. Si era accorto che avevano collocato videocamere perfino sui rami degli alberi l intorno. Il vecchio pareva essere sicuro che qualcuno l'avrebbe ucciso se lui gliene avesse fornito la bench minima occasione, e non era assolutamente disposto a concederla. Ebbene, colonnello, ci sono novit? domand Tannenberg a mo' di saluto. Come sta, signore? fu la risposta di Mike Fernndez. Cos. Gli uomini sono gi qui. Ho studiato le mappe con loro e vorrei sapere se siamo autorizzati a prendere posizione nel luogo d'incontro con i suoi

uomini, per cominciare a perlustrare il terreno. No, per ora non si pu fare. Dovranno limitarsi a studiare le mappe. Ma i suoi uomini si muovono senza difficolt in tutta la zona. cos, e non voglio richiamare l'attenzione proprio adesso. Quando inizieranno i fuochi d'artificio sar un'altra cosa. Il successo dell'operazione sta tutto nella disciplina, nel fatto che lei e i suoi uomini seguiate le indicazioni dei miei. Se lo farete, ne uscirete vivi. Il signor Dukais si gi organizzato affinch i miei uomini e il carico possano partire su aerei militari diretti alle basi europee. Spero che abbia tenuto conto delle mie raccomandazioni e abbia disposto che parte del carico faccia scalo in Spagna e parte in Portogallo. Sono due paesi alleati e amici degli Stati Uniti, e sono dediti alla causa. Quale causa, signore? volle sapere l'ex berretto verde. Naturalmente quella di Bush e dei suoi amici, che sono anche i nostri. un grosso affare, questo, amico mio. Un'altra parte del carico raggiunger direttamente Washington. S, proprio cos. E lei, signore, dove sar quando scoppier la guerra? Questo non la deve interessare. Sar dove dovr essere. Yasir le trasmetter i miei ordini; ci terremo in comunicazione in ogni momento, anche quando i nostri amici cominceranno a bombardare. Mike Fernndez provava un'enorme curiosit di sapere se Alfred Tannenberg fosse leale nei confronti di qualcosa o di qualcuno e non resistette alla tentazione di domandarglielo. Suppongo, signore, che sia per lei motivo di preoccupazione sapere che questa volta, oltre a bombardare, invaderemo l'Iraq. E perch dovrei preoccuparmi? Insomma, lei ha una famiglia e molti amici importanti vicini a Saddam... Io non ho amici, colonnello, ho solo degli interessi. Non mi importa chi vinca o chi perda la guerra. Io continuer a fare affari; il denaro un camaleonte che assume i colori del vincitore. Ma lei vive l... so che ha una bella casa a Baghdad. La mia casa dove sono io. E adesso, se mi permette, mi piacerebbe lavorare invece di soddisfare le sue curiosit. Saddam amico mio e anche Bush lo ; grazie a tutti e due, sto per fare un grosso affare, e anche lei. E, come noi, qualche centinaio di persone. Ma morir della gente, perderemo degli amici...

Io non perder nessun amico, e lei non faccia il sentimentale. Tutti i giorni muoiono delle persone, solo che in guerra ne muoiono di pi: la differenza tutta qui. 24 Lion Doyle not il gruppo che stava al lato opposto del bancone. Erano giornalisti, si vedeva lontano un miglio. Due di loro erano travestiti da militari: pantaloni verdi mimetici, giubbotti cachi, anfibi neri. Riconosceva i giornalisti da lontano per la loro mania di indossare indumenti militari quando venivano inviati a seguire qualche guerra. Molti non arrivavano mai al fronte, e il massimo della vicinanza al conflitto era rappresentato dal bar di un hotel di lusso situato a volte a centinaia di chilometri dalle zone pericolose. Anche ora il Kuwait era pieno zeppo di giornalisti travestiti che davano notizia, dalla piscina dell'hotel, della tensione presente in quei luoghi. Altri rischiavano la pelle eludendo i controlli che i regimi militari, a prescindere dal loro colore, impongono sempre. Aveva conosciuto giornalisti veramente in gamba, che a suo giudizio avevano l'audacia di fanatici convinti che la loro missione fosse di informare, sia pure dall'inferno, i lettori affinch conoscessero la verit. Ma quale verit? Caspita, ma sei proprio tu, Lion! Sentendo pronunciare il suo nome Doyle s'irrigid. Quando si gir, si trov di fronte una donna che conosceva. Miranda. Non mi dire che sei ad Amman in vacanza. No, non sono in vacanza. Sei di passaggio per andare in... In Iraq, come te. L'ultima volta ci siamo visti in Bosnia. La prima e l'ultima, se non ricordo male. E mi hai raccontato che stavi guidando un convoglio di camion di una ONG che trasportavano scorte alimentari per i poveri bosniaci, non vero? Di, Miranda, non essere rancorosa. E perch dovrei esserlo? Forse perch sono dovuto andare via da Sarajevo senza avere il tempo di salutarti.

Miranda scoppi in una risata mentre gli si avvicinava e, mettendosi in punta di piedi, lo baciava sulle guance. Poi gli present l'uomo che, accanto a lei, osservava divertito la scena. Questo Daniel, il miglior cineoperatore del mondo. E lui Lion. Lion e non so che altro... Lion non disse il cognome e strinse la mano a Daniel. Il cineoperatore, molto pi giovane di lui, non doveva avere pi di trent'anni ed esibiva una coda di cavallo stretta da un elastico. Gli fece una buona impressione poich non si era travestito da militare, come del resto aveva evitato di fare Miranda, che indossava jeans, stivali, maglione e giacca a vento. E adesso chi vai ad aiutare? volle sapere la donna. Nessuno, ma ti faccio concorrenza. Non mi dire, e perch? Non te l'ho detto a Sarajevo, ma lavoro come fotografo per un'agenzia. Miranda lo guard con diffidenza. Lei conosceva tutti i corrispondenti di guerra, di qualsiasi paese. Finivano sempre per ritrovarsi: a Sarajevo, in Palestina, in Cecenia... E Lion non era uno di loro, di questo era certa. Faccio il fotografo, ma non per la stampa spieg lui, rendendosi conto della diffidenza che aveva risvegliato in Miranda. Realizzo servizi per cataloghi commerciali e, quando non c' lavoro, faccio anche matrimoni. Sai, servizi fotografici per chi vuole conservare un album del giorno delle nozze. E dunque... inizi a dire Miranda. E dunque, 'sta merda di lavoro scarseggia, e certe volte sono costretto a fare altro, come guidare dei camion o quel che capita. L'agenzia per la quale lavoro ha anche contatti con la stampa. Il capo mi ha detto che di questi tempi l'Iraq interessa ai periodici e che se fossi stato in grado di fare delle buone foto le avrei potute piazzare. Per cui ho deciso di provarci. E come si chiama questa agenzia? chiese Miranda. Photomundi. Ah, la conosco! esclam Daniel. Ingaggia fotografi per lavori specifici, d loro l'incarico e a volte li molla senza comprare una foto. Spero che in Iraq ti vada bene, altrimenti finirai per doverti pagare anche il viaggio. E mi sta gi costando un bel po' replic Lion. Be', se ti possiamo dare una mano... si offr Daniel. Mi farebbe piacere ricevere qualche dritta, dato che io non sono un giornalista. Non la stessa cosa fotografare un barattolo di asparagi o una guerra.

Chiaro che non la stessa cosa disse Miranda, sempre diffidente. Daniel non pareva prevenuto come la sua collega e invit Lion a unirsi al gruppo di giornalisti che stava all'altra estremit del bancone. Lui esit un attimo. Non voleva frequentare i reporter pi del necessario, ma non poteva nemmeno rifiutare l'invito dell'ingenuo cineoperatore. Cos decise di aggregarsi a loro e gli fu presentata una decina di corrispondenti di guerra di diversi paesi che stavano organizzando il trasferimento in Iraq. Non gli fecero molto caso. Non lo conoscevano, e quello che Miranda presentava come un fotografo di cataloghi che voleva tentare la fortuna come fotoreporter suscit in tutti loro un senso di fastidio. Lo guardavano con sufficienza: si erano fatti le ossa sui campi di battaglia e, tra un whisky e l'altro, gli raccontarono che avevano visto la morte in faccia e orrori che non avrebbero mai potuto dimenticare. Il giorno seguente, all'alba, sarebbero saliti su alcune automobili prese a noleggio diretti a Baghdad e lo invitarono a unirsi a loro, previo pagamento della sua parte di spese per il veicolo. Lion chiese quanto gli sarebbe costato e, dopo aver finto di fare i conti, accett, cosa che gli valse un bel po' di pacche sulle spalle. Il mattino dopo si ritrovarono tutti insonnoliti nell'atrio dell'Hotel Intercontinental. Non assomigliavano alla stessa allegra brigata della notte precedente. Gli effetti dell'alcol e la mancanza di riposo avevano lasciato il segno. Daniel fu il primo a vedere Lion e alz una mano per salutarlo, mentre Miranda aggrottava le sopracciglia. Che problemi hai col tuo amico? le domand. Non un mio amico, l'ho conosciuto dalle parti di Sarajevo, durante una sparatoria. In realt, potrei quasi dire che mi ha salvato la vita. Com' andata? Un gruppo di militari serbi stava attaccando un villaggio vicino a Sarajevo. Quel giorno mi trovavo l con alcuni colleghi di altre televisioni. Finimmo in mezzo ai proiettili. Non so bene che cos'accadde, ma d'un tratto mi ritrovai sola in strada, nascosta tra due auto, con le pallottole che mi fischiavano attorno. C'era un cecchino da qualche parte. Improvvisamente apparve Lion, non chiedermi da dove n come, so solo di averlo visto al mio fianco. Mi costrinse ad abbassare la testa e poi mi port via da l. I serbi avrebbero potuto ucciderci tutti, ma quel giorno giunsero alla conclusione che gli conveniva apparire in televisione, per cui riuscimmo ad andarcene. Lion mi fece salire su un camion e mi port a Sarajevo. In verit

rimasi colpita da come riusciva a destreggiarsi in quella situazione. Sembrava... sembrava un soldato, non un camionista. Dopo che mi aveva tratto in salvo decidemmo di incontrarci pi tardi. Spar. Non l'ho pi rivisto fino a ieri sera. Ma non l'hai dimenticato. No. Non l'ho dimenticato. E ora provi sentimenti contraddittori, non sai che pensare, e soprattutto non sai se vuoi stargli vicino. Mi sbaglio? Di, Daniel, non farai mica lo psicanalista! che ti conosco troppo bene replic lui con un sorriso. vero, non ci siamo mai separati negli ultimi tre anni. Passo pi tempo con te che a casa mia. Il lavoro lavoro. Anche Esther si lamenta che sto pi con te che con lei, e poi quando arrivo a casa sono sempre distrutto. Che fortuna hai avuto con Esther... S, stupenda. Un'altra mi avrebbe cacciato di casa a calci. Non riesco a capire che cosa ti abbia spinto a venire proprio adesso che state per avere un figlio. Siamo giornalisti e dobbiamo stare dove accadono le cose, e adesso il posto giusto l'Iraq. Esther lo capisce. In fondo, anche lei del mestiere, bench faccia reportage sulla famiglia reale. Lion prese posto su un fuoristrada insieme a Miranda, Daniel e due fotografi tedeschi. Miranda non pareva di buonumore e rimase in silenzio per gran parte del viaggio, senza partecipare alla conversazione di Daniel e dei suoi colleghi. Lion non si ingannava riguardo a Miranda. Malgrado l'aspetto fragile, era una donna in gamba non solo come corrispondente di guerra, ma pure in altre battaglie, quelle della vita. Magrolina e minuta, sotto il metro e sessanta, con i capelli neri cortissimi e gli occhi color miele, Miranda rappresentava per Lion una forza della natura. Aveva carattere, sapeva imporsi e soprattutto non sembrava avere paura. Quando lui l'aveva conosciuta in quel villaggio vicino ,a Sarajevo era rimasto sorpreso dal suo autocontrollo, nonostante la situazione critica. La strada per Baghdad era lunga e polverosa. C'era pi traffico del solito, poich le organizzazioni non governative preferivano trasportare i propri carichi da Amman; incrociarono due convogli di camion e incontrarono autobus che andavano in entrambe le direzioni. Sulla frontiera giordana con l'Iraq c'era un pullman zeppo di iracheni che cercavano di convincere

la polizia del proprio paese a lasciarli passare. Alcuni ebbero fortuna; altri, una volta mostrati i documenti, vennero fermati in malo modo. I giornalisti scesero dai mezzi per riprendere la scena e domandare che cosa fosse accaduto. Non ricevettero risposte bens minacce, per cui decisero di proseguire. Volevano evitare problemi prima di essere giunti a destinazione. L'Hotel Palestine aveva conosciuto tempi migliori. Lion fatic a trovare una stanza. Erano tutte prenotate, gli aveva detto gentilmente un impiegato assalito da una valanga di giornalisti che si affollavano al banco della reception reclamando le proprie camere. Lion gli allung una mancia per ammorbidirlo. Cento dollari gli aprirono la porta di una stanza all'ottavo piano. Il rubinetto del bagno perdeva, non si potevano chiudere le persiane e il copriletto aveva bisogno della tintoria, ma per lo meno lui aveva un letto sulla testa. Sapeva che avrebbe incontrato i giornalisti al bar appena avessero lasciato i bagagli nelle proprie stanze. Nessuno si sarebbe messo al lavoro fino al giorno successivo, ma nel frattempo si sarebbero dati da fare per contattare interpreti e guide. L'ufficio stampa del ministero dell'Informazione forniva interpreti agli inviati dei media stranieri, anche se qualcuno preferiva cercarli per proprio conto, ben sapendo che le autorit usavano gli interpreti ufficiali per raccogliere informazioni sui giornalisti stessi. Avrai bisogno di qualcuno che ti accompagni gli disse Daniel quando si incontrarono al bar. No. Non ho denaro a sufficienza per affrontare questo tipo di spesa; cercher di arrangiarmi da solo. Ho investito tutto nel viaggio... si scus Lion. Il fatto che ti obbligheranno; non lasceranno certo che un fotoreporter inglese vada a ficcare il naso dappertutto. Star attento a non farmi notare. Vedi, la mia idea di realizzare un reportage fotografico sulla vita di tutti i giorni a Baghdad. Credi che potrebbe interessare ai giornali? Dipende dalla qualit delle foto, dal contenuto. Dovresti trovare qualcosa di speciale gli consigli Daniel. Lo trover. Domani uscir all'alba, voglio fotografare Baghdad appena sveglia, per cui stanotte andr a letto presto; sono stanco per il viaggio. Cena con noi lo invit Daniel. No, non voglio fare tardi. Sono sceso per bere un t e poi me ne vado

dritto a letto. Daniel non insistette. Anche lui era sfinito e capiva che Lion volesse riposare. Lion dorm come un sasso. Non aveva mentito quando aveva detto a Daniel di essere stanco. Si svegli all'alba e dopo una rapida doccia prese la sacca con l'apparecchiatura fotografica e scese in strada. Doveva cercare di non farsi notare, per cui pass buona parte della mattinata nel bazar e per le strade di Baghdad. Fotografava tutto ci che attirava la sua attenzione, ma soprattutto voleva tastare il polso della citt. Nella capitale irachena sottoposta all'embargo mancava tutto ma, come sempre, c'erano alcuni privilegiati. I negozi erano vuoti, per, se uno sapeva a quali porte bussare, poteva trovare prodotti di prima qualit. Durante la sua lunga passeggiata non aveva smesso di pensare a una scusa per presentarsi a Safran. Quando, dopo mezzogiorno, fece ritorno in hotel, non trov nessuno della trib di giornalisti. Decise di andare al ministero dell'Informazione per parlare con il capo dell'ufficio stampa ed esporgli il proprio desiderio di andare a Safran. Come quasi tutti gli iracheni, Al Sidqui esibiva folti baffi neri. Era un uomo corpulento e robusto, ma nascondeva i chili di troppo grazie all'altezza e al portamento impettito. Come viceresponsabile dell'ufficio stampa cercava di sfoderare il migliore dei suoi sorrisi con i giornalisti che ogni giorno e sempre pi numerosi accorrevano a Baghdad. In cosa possiamo aiutarla? chiese a Lion. Lui gli spieg che era un fotografo indipendente e gli mostr le sue credenziali di Photomundi. Al prese i suoi dati e gli chiese quale fosse la sua prima impressione di Baghdad. Dopo circa mezz'ora di amichevole conversazione, Lion and al nocciolo della questione. Vorrei fare un reportage speciale. Vede, so che stanno realizzando un importante scavo archeologico dalle parti di Tell Mughayir, in un villaggio che mi pare si chiami Safran. Mi piacerebbe andarci per fare un servizio sugli scavi e mostrare al mondo come l'antica Mesopotamia continui a svelare i suoi segreti. Credo che la spedizione sia composta da persone di mezza Europa, e sarebbe interessante far vedere come, nonostante la situazione, ci siano ancora personalit accademiche in Iraq. Mentre Lion parlava, Al Sidqui pens che il reportage che gli proponeva il fotografo inglese avrebbe potuto rappresentare una buona pubblicit

per il regime. Lui non sapeva che a Safran fossero in corso degli scavi archeologici, ma non lo disse. Ascolt con interesse e promise di chiamarlo all'Hotel Palestine nel caso in cui fosse riuscito a ottenere dai suoi superiori un permesso per il viaggio a Safran. Lion avrebbe potuto scegliere di andare a Safran con i propri mezzi, ma sapeva di doversi adattare al suo nuovo ruolo di fotografo e comportarsi come il resto della stampa che affollava Baghdad. Trascorse il pomeriggio vagando da un posto all'altro e fotografando quello che pi lo colpiva. Fece ritorno all'hotel con gli ultimi raggi del sole. Miranda era alla reception insieme a Daniel. Anche loro erano appena arrivati. Chi non muore si rivede! fu il suo saluto. Ho lavorato tutto il giorno, e voi? Siamo stati in giro. Questa gente se la passa proprio male; abbiamo visto un ospedale che faceva venire voglia di piangere, non c'era niente si lament Daniel. S, mi sono reso conto anch'io degli effetti dell'embargo. Ma mi hanno sorpreso le persone, quanto sono gentili nonostante la situazione. Che probabilmente peggiorer. E di questo si stanno occupando Bush e i suoi amici afferm Miranda. Be', Saddam per non proprio quel che si dice un angelo replic Lion. No, certo che no, ma a Bush non interessa Saddam. Quel che gli interessa il petrolio. Il tono di voce di Miranda indicava che era pronta a litigare, ma Lion non aveva il bench minimo interesse a polemizzare. Di Bush gli importava tanto quanto di Saddam. Era in Iraq per fare un lavoro e poi se ne sarebbe tornato alla tranquillit della sua fattoria insieme a Marian, per cui decise di non ribattere. Daniel, tuttavia, era troppo colpito dal suo giro per Baghdad per lasciar cadere la discussione. Spetterebbe agli iracheni cacciare Saddam, non a noi. Hai ragione, ma credo che sia difficile che ci riescano. Qui chiunque si ribelli finisce in prigione e, se ha un po' di fortuna, lo fanno fuori subito. Non possiamo chiedere miracoli, la gente subisce le dittature perch difficile abbatterle. O ricevono aiuto dall'esterno o non possono uscire dalla loro situazione fu la risposta di Lion. Ma certe volte quel che arriva dall'esterno merda. Saddam stato un

uomo degli americani, cos come lo sono stati Pinochet o Bin Laden. Adesso non serve pi e loro lo vogliono scaricare. Va bene, che lo facciano pure, per me non c' problema; il fatto che finiranno per ammazzare migliaia di innocenti e per distruggere un intero paese. Quando la guerra sar finita non ci sar pi neppure l'Iraq sentenzi con rabbia Miranda. Non parliamone adesso. Mi pare che abbiamo avuto tutti una giornata pesante. Perch non andiamo a cena? Daniel disse di essere stanco e che preferiva ritirarsi in camera sua, ma Miranda accett la proposta di Lion. Al ristorante incontrarono altri giornalisti e si unirono a una tavolata con due reporter spagnoli, un irlandese, tre svedesi e quattro francesi. Per fortuna tutti parlavano l'inglese. Ognuno raccont la propria esperienza della giornata, ben sapendo che tutti tenevano per s le informazioni pi interessanti. Nonostante la solidariet, tra loro c'era pur sempre concorrenza. Dopo cena si trasferirono al bar insieme agli altri giornalisti. "Che incredibile trib!" pens Lion, affascinato dalle conversazioni che s'incrociavano, dagli stravaganti aneddoti e dalla personalit di alcuni inviati. Hai gi spedito qualche foto? gli chiese Miranda. Lo far domani. Spero di avere fortuna: se le vendono subito, potr fermarmi; altrimenti dovr tornare. Ti arrendi facilmente replic Miranda sarcastica. Direi piuttosto che sono realista e che posso correre solo determinati rischi. Non ti ho ancora domandato da dove vieni. Perch me lo chiedi? Perch non sono riuscito a capire di dove sei. Lavori per un'emittente televisiva indipendente. Parli un inglese perfetto, ma con un leggero accento che non ho ancora identificato. Ti ho sentita chiacchierare in francese con una collega, ma poi ti sei imbarcata in una discussione con un tizio della televisione messicana, e dal casino che stavi facendo senza nemmeno lasciarlo ribattere ho capito che padroneggi perfettamente anche lo spagnolo. Sei proprio curioso. Hai qualche motivo per non rispondermi? S, il motivo che non ne ho voglia. Vedi, io non vengo da nessuna parte. Odio le bandiere, gli inni nazionali e tutto quello che divide gli uomini. Ma sarai pur nata in qualche posto... S, ma non appartengo a quel posto n a nessun altro. Preferisco essere

apolide. Hai un passaporto da apolide? domand Lion incuriosito. Ho un passaporto di un paese dell'Unione Europea, dato che per passare le frontiere devi dimostrare la tua identit e avere una residenza. Come vuoi tu, non me lo dire. Invece te lo dir. Mio padre nato in Polonia, ma i suoi genitori erano tedeschi. Mia madre nata in Inghilterra, ma suo padre era greco e sua madre spagnola. Io sono nata in Francia... dunque, secondo te, di che nazionalit sono? Cosa facevano i tuoi? Mio padre faceva il pittore, mia madre la stilista. Non erano di nessun posto e vivevano dappertutto. Odiavano le frontiere. E ti hanno trasmesso la loro ostilit. Ho imparato a odiarle da sola, non c' stato bisogno che me lo insegnassero. Miranda smise di parlare con Lion e si un alla conversazione generale. Lui riusc a sentire che i giornalisti spagnoli stavano organizzando un viaggio a Bassora, mentre gli svedesi volevano andare a Tikrit, la citt natale di Saddam. E fu, Lion, rimarrai a Baghdad? La domanda gliel'aveva rivolta un giornalista francese che aveva conosciuto ad Amman. Lion attese un attimo prima di rispondere. Poi decise di dire la verit. Io vorrei visitare l'antica Ur. E perch? volle sapere il francese. Mi hanno parlato di una spedizione archeologica che sta lavorando da quelle parti, e pu darsi che riesca a realizzare un servizio sugli scavi. E dove si trova esattamente questa spedizione? insistette il tizio. Ho capito a cosa ti riferisci intervenne una donna tedesca. la spedizione del professor Picot, no? Penso di s. In verit non ne so molto, ma credo che sia interessante rispose Lion. Mi pare che abbiano trovato i resti di un palazzo o di un tempio e che ci potrebbero essere delle tavolette molto interessanti con una versione della Genesi. Il "Frankfurter" ha pubblicato un articolo a questo proposito spieg la tedesca. Lo so perch alla spedizione partecipano parecchi professori e archeologi provenienti dalla Germania. Ma non credo che tutto ci adesso sia importante.

Per voi forse no, ma se riesco a fare un buon reportage fotografico di questi scavi e l'agenzia lo vende a qualche rivista specializzata... si giustific Lion. Non una cattiva idea disse una giornalista italiana. Fino a che Bush non bombarda dobbiamo pur tenerci occupati comment uno svedese. Ragazzi, io sono un indipendente, non mi fregate il servizio! si lament Lion. Non ti ruberemo nulla. Qui siamo abituati a dividere tutto ribatt Miranda. Ma voi lavorate per network televisivi e importanti testate giornalistiche, mentre io sono venuto allo sbaraglio e pagandomi pure il viaggio... continu lui. Non fare la lagna. Non c' nessun segreto in quella spedizione; le informazioni che ci ha riferito la nostra collega sono gi state pubblicate sui giornali gli fece notare Miranda. E pure in Italia sottoline l'inviata speciale di un'agenzia romana. Lion interpret ancora per un po' la parte del novellino preoccupato, poi se ne and in camera. Doveva prepararsi per il trasferimento a Safran, avesse avuto o no il permesso del ministero dell'Informazione. Lo svegli lo squillo del telefono. Al Sidqui sembrava di buonumore. Ho belle notizie per lei. I miei superiori ritengono che il suo viaggio a Safran e il reportage sulla missione archeologica siano un'ottima idea. L'accompagneremo laggi. La ringrazio davvero, ma preferirei organizzarmi per conto mio. Mi dispiace, non possibile. Per andare da quelle parti necessario avere un permesso governativo. zona militare e la spedizione ha un lasciapassare ufficiale. Non le creeranno problemi solo se avr il benestare di Baghdad. Per cui o accetta di farsi accompagnare da noi oppure dovr rinunciare al suo progetto. Lion accett. Non aveva alternative. Al Sidqui gli disse di passare quella mattina stessa all'ufficio stampa del ministero per organizzare il viaggio. Conosceva qualche altro collega interessato a trasferirsi a Safran? Lion rispose di cattivo umore che preferiva non condividere con nessuno la sua idea: che gli altri ci andassero pure quando lui fosse tornato con il suo reportage. Al ministero dell'Informazione, Al Sidqui gli present il suo capo. Co-

stui sembrava entusiasta all'idea che in Gran Bretagna venisse pubblicato un servizio sugli scavi condotti dal professor Picot. Gli intellettuali europei non ci abbandonano disse il responsabile dell'ufficio stampa. Lion assent. Gli interessava cos poco quel che diceva quel funzionario di Saddam, che si mise a riempire un questionario dopo avere fotocopiato il suo passaporto. La chiameremo nel giro di un paio di giorni. Si tenga pronto; suppongo che non abbia problemi a viaggiare in elicottero. Non lo so, non ci sono mai salito ment Lion. Tom Martin aveva appena ricevuto un messaggio da parte di Lion. Il direttore di Photomundi gli aveva inoltrato all'indirizzo di posta elettronica che Lion gli aveva comunicato una lunghissima lettera in cui il presunto fotoreporter descriveva le proprie impressioni su Baghdad e annunciava di considerarsi fortunato per essere riuscito a raggiungere una localit chiamata Safran. Gli inviava poi una serie di foto chiedendogli di fare il possibile per venderle. Il direttore di Photomundi non s'interess particolarmente all'e-mail di Lion. Era pagato a sufficienza per non vedere, non sentire e, soprattutto, starsene zitto. Avrebbe invece provato a vendere le foto; erano meglio di quanto sperasse, oltretutto non si aspettava proprio di ricevere del materiale da quel Lion. Tom Martin si immerse nella lettura del messaggio del suo uomo in Iraq. Lion era a Safran, e con la benedizione del regime di Saddam. Oggi sono arrivato a Safran. L'elicottero su cui ho viaggiato era un vecchio rottame sovietico che faceva un rumore infernale. Qui ci sono pi di duecento persone al lavoro; il capo della spedizione, il professor Yves Picot, ossessionato da questa corsa contro il tempo. Sa bene di non averne molto. Ho conosciuto i membri pi autorevoli del gruppo, che amichevolmente mi hanno descritto l'importanza del lavoro che stanilo facendo. Uno degli archeologi, un certo Fabin Tudela, mi ha spiegato che il tempio che stanno portando alla luce dell'epoca di un re citato nella Bibbia, che si chiamava Amrafel. Spero che le fotografie e il reportage interessino i lettori, vista l'importanza del lavoro in questione.

Nel campo c' grande eccitazione dato che, a quanto pare, atteso qui il nonno di Clara Tannenberg, una delle archeologhe. La notizia arrivata prima di me e tutti parlavano di questo personaggio. C' gente che solo a sentirne il nome si mette a tremare. Dovrebbe arrivare fra tre o quattro giorni. Stanno preparando una casa e hanno fatto arrivare dei mobili da Baghdad perch possa stare il pi comodo possibile. Per curiosit ti dir che questa archeologa viene accudita da una donna, una sciita coperta da capo a piedi. Mangia solo quello che le prepara lei, una vecchia serva che si occuper anche del nonno. Mi pare di aver capito che lui verr accompagnato dal marito della nipote, che riveste un importante incarico presso il ministero della Cultura, da un medico e da un'infermiera, a cui stanno preparando l'alloggio, dopo avere allestito un ospedale da campo arrivato dal Cairo. evidente che l'uomo deve essere malato. Ti parlo di loro dato che qui tutto pare girare attorno alla visita che il nonno far alla nipote archeologa. Questo sito pare pi un fortilizio che un'innocente spedizione archeologica, ma spero di poter portare a buon fine il reportage. Il presidente della Global Group sorrise. Non aveva alcun dubbio che quel Lion Doyle sarebbe riuscito a portare a termine quel che eufemisticamente definiva "reportage" e che non sarebbe stato altro che la punizione della famiglia Tannenberg. Aveva avuto fortuna con quel caso. Trovare i Tannenberg in Iraq sarebbe risultato pi complicato del previsto se lui non fosse gi stato in possesso di informazioni grazie al suo amico Paul Dukais. Gli venne da pensare che la vita piena di incredibili casualit, perch altrimenti non si poteva spiegare il fatto che Dukais gli avesse chiesto degli uomini da mandare in Iraq per controllare Clara Tannenberg e che poco dopo si fosse presentato nel suo ufficio il signor Burton offrendogli due milioni di euro per eliminare quella stessa famiglia. Era ancora incerto se fare menzione a Paul Dukais del secondo incarico che gli era stato affidato sui Tannenberg, ma alla fine decise di lasciar perdere. Era meglio mantenere il segreto professionale, soprattutto dal momento che i suoi interessi non andavano contro quelli di Paul. Compose il numero del cellulare del misterioso e sfuggente signor Burton. Non ottenne risposta fino al quinto squillo.

S? Signor Burton, volevo informarla che un mio amico ha visto i suoi amici; sappia che stanno bene, tanto il nonno quanto la nipote e suo marito. Sfortunatamente il nonno infermo, anche se non conosco la gravit della malattia, ma credo che potr scoprirlo abbastanza in fretta. Non c' nessun altro membro della famiglia? Nessuno, che si sappia. Porter a termine il lavoro? Naturalmente. C' dell'altro? Al momento no, a meno che non voglia conoscere tutti i dettagli. Voglio essere informato su ogni cosa. I suoi amici sono nel Sud del paese, in un magnifico villaggio. La nipote, come le ho gi detto, sta lavorando a capo di un gruppo numeroso a cui il nonno si unir fra poco. Non stia in pensiero per loro, sono protetti, non solo dalle forze dell'ordine ma anche da un servizio di sicurezza privato. Nient'altro? Diciamo che queste sono le notizie pi importanti. Dobbiamo vederci? Non necessario. La richiamer appena avr qualche novit. Ci conto. Berta aveva sollevato gli occhi dal libro e guardava preoccupata suo padre. Chi era? gli domand. Uno dell'universit rispose Hans Hausser. Perch non ti ritiri, una buona volta? Non hai certo bisogno di lavorare. Hai sempre sostenuto che non vedevi l'ora di andare in pensione per leggere e per pensare, ma non mi sembra che tu lo stia facendo. Lascia che finisca i miei giorni come mi pare. Andare all'universit e stare con i giovani mi fa sentire vivo. Alla mia et il tempo non passa mai se sei solo. Ma tu non sei solo! protest Berta. Non contiamo nulla i bambini e io? Per favore, tu sei la cosa pi importante per me! Per devi cercare di capire che ho bisogno di sentirmi attivo, di credere che non sono solo un vecchio inutile e che posso servire ancora a qualcosa. Hans si alz e abbracci la figlia. Le voleva pi bene che a chiunque altro, era tutto ci che gli rimaneva. Berta sent l'emozione nell'abbraccio di suo padre.

Hai ragione; ma non posso fare a meno di preoccuparmi per te. Ultimamente ti stai comportando in modo strano. Berta, lasciami almeno i miei segreti. Io non ho mai avuto segreti nei tuoi confronti protest lei. Ma io sono tuo padre, e i padri non possono raccontare tutto ai figli. Anche tu non dici tutto ai tuoi, o sbaglio? Ma pap, sono ancora cos piccoli... E anche tu lo sei per me. A ogni modo, stavo scherzando. Non ho segreti per te, ma mi piace sentirmi indipendente e andare e venire senza dover dare spiegazioni. In realt, l'unica cosa che faccio vedere dei vecchi amici. Hans Hausser continu a parlare per un po' con sua figlia, anche se sentiva una stretta alla bocca dello stomaco. Tom Martin gli aveva appena riferito che Alfred Tannenberg era vivo, per cui potevano finalmente ottemperare al giuramento che avevano fatto quando erano ragazzi. Doveva chiamare Mercedes, Carlo e Bruno per dire loro che quella che pareva una mera possibilit si stava realizzando. Quel vecchio malato a cui si riferiva Tom Martin era proprio il mostro che tenevano nascosto nelle loro viscere. La prima telefonata che fece fu a Mercedes. Sapeva che la sua amica, dal giorno in cui Carlo li aveva chiamati da Roma per dire che aveva trovato Tannenberg, era in ansia al punto che aveva perso il sonno e l'appetito. Mercedes ascolt Hans e sent il cuore accelerare i battiti. Mi piacerebbe essere l gli disse. Sarebbe un'imprudenza e tu lo sai bene; inoltre, non potresti fare nulla. Dovremmo uccidere noi Tannenberg, con le nostre mani, e dirgli chi siamo, affinch sappia il motivo per cui gli stiamo togliendo la vita. Per favore, Mercedes! Ci sono cose che uno dovrebbe fare personalmente. S, ma date le circostanze noi non possiamo. Si trova in Iraq, in un villaggio nel Sud del paese, protetto da uomini armati. Hai una figlia e dei nipoti, e anche Carlo e Bruno hanno una famiglia, per cui capisco che voi non vogliate fare pazzie. Ma io sono sola, non ho nessuno, e alla mia et l'unica prospettiva invecchiare in solitudine. Non ho niente da perdere. Hans Hausser si spavent. Temeva che lei fosse davvero capace di andare in Iraq per cercare di uccidere personalmente Tannenberg. Sai una cosa, Mercedes? Nessuno di noi ti perdonerebbe se Tannenberg rimanesse in

vita per colpa tua. Per colpa mia? S. Se vai in Iraq, ti arresteranno appena cercherai di avvicinarti a lui e tutta l'operazione andr in fumo. L'unico risultato che otterresti che Tannenberg continui a vivere, mentre tu finiresti in un carcere iracheno, e noi... finiremmo in galera a nostra volta. Non detto che le cose debbano andare cos. Sei cos superba che non riesci nemmeno a ragionare. Mercedes rimase in silenzio. Si sentiva ferita dalle parole di Hans. Sapeva che lui aveva ragione, tuttavia... Aveva passato tutta la vita immaginando il momento in cui avrebbe affondato un coltello nel ventre di Tannenberg mentre gli spiegava perch lo stava ammazzando. Per molte notti aveva sognato di avvicinarsi a quell'uomo e di cavargli le unghie e gli occhi, o di azzannarlo come una lupa fino a veder sgorgare il suo sangue. Sentiva che toccava a lei togliergli la vita, che Tannenberg non sarebbe dovuto morire senza rendersi conto del perch. La voce di Hans la riport alla realt. Mercedes, sto parlando con te. E io ti sto ascoltando. Mi metter in contatto con Carlo e Bruno; non sono disposto a finire in galera perch la superbia e l'ira ti stanno annebbiando la ragione. Se ti intrometterai, non vorr sapere pi nulla di questa faccenda, mi ritirer. Non dovete pi far conto su di me. Come sarebbe a dire? Che non sono pazzo e mi rifiuto di correre rischi inutili. Carlo, Bruno, tu e io siamo quattro vecchi. S, proprio quello che siamo, e dobbiamo rassegnarci al fatto che qualcuno faccia il lavoro al posto nostro. Se hai cambiato idea dimmelo, ma, te lo ripeto, non contare sul fatto che appoggi una simile follia. Mi spiace che ti sia arrabbiato... Sono pi che arrabbiato... L'unico obiettivo della mia vita che tutti i Tannenberg siano uccisi tra i pi atroci dolori. Ma non necessario che li ammazziamo di persona. Non mi lascerete mai sola. Lo so. Pensa a ci che ti ho detto. Ora chiamer Carlo e Bruno. Ciao. Il professor Hausser interruppe la comunicazione preoccupato. Sapeva di aver parlato duramente alla sua amica, ma la temeva, aveva paura di quel che

sarebbe stata capace di fare. Mercedes non aveva avuto altro obiettivo nella vita che trovare Tannenberg e ucciderlo. E non avrebbe esitato a farlo. Carlo si preoccup dopo che Hans gli ebbe spiegato la reazione di Mercedes, proprio quando avevano avuto la conferma che Tannenberg era vivo. La stessa cosa accadde con Bruno. Decisero che Carlo sarebbe andato a Barcellona per convincere Mercedes a non rovinare il piano sul quale si erano accordati. Bruno insistette per accompagnarlo, ma sia Hans sia Carlo sapevano che, se il loro amico fosse andato nella citt catalana, Deborah avrebbe avuto un altro dei suoi attacchi d'ansia, per cui lo convinsero a trattenersi a Vienna; se Carlo non fosse riuscito a far ragionare Mercedes, ci avrebbero provato tutti e tre insieme, ma quella sarebbe stata l'ultima risorsa. A Barcellona pioveva a dirotto. Carlo si strinse nell'impermeabile e attese pazientemente il suo turno per salire su un taxi che lo portasse in centro. Aveva con s solo una piccola valigetta con l'indispensabile per una notte, ma la sua idea era di far ritorno a Roma quella sera stessa. Dipendeva tutto dalla testardaggine di Mercedes. Il palazzo dove aveva sede l'impresa di Mercedes era situato alle pendici della collina del Tibidabo. L'impiegata alla reception lo accompagn in una sala d'attesa mentre avvisavano, cos disse, la signora Barreda. Un attimo dopo torn in compagnia di Mercedes. E tu cosa ci fai qui? gli chiese. Avevo delle cose da sbrigare a Barcellona e ho pensato di venire a trovarti. Mercedes lo prese per un braccio e lo condusse nel suo ufficio. Quando, dopo che la segretaria ebbe portato loro un caff, rimasero soli, i due vecchi amici si guardarono negli occhi. Ti ha chiesto Hans di venire qui... No, l'ho deciso da solo. Ma Hans mi ha fatto preoccupare parecchio e ha messo in ansia anche Bruno. Che vuoi fare, Mercedes? La voce di Carlo lasciava trapelare una sfumatura di sofferenza ma era ferma e non dava spazio a concessioni o giustificazioni. Non riesci a capire che voglio ucciderlo personalmente? S, posso comprendere il tuo desiderio, anch'io vorrei farlo, cos come Hans e Bruno. Ma non certo la decisione migliore. Non ne saremmo capaci. Non poi tanto difficile infilare un coltello nel ventre di un uomo.

difficile andare in Iraq, arrivare nel luogo in cui Tannenberg si trova, avvicinarsi a lui. difficile trovare l'occasione per accoltellarlo. Per questo abbiamo incaricato un professionista, un uomo abituato ad agire in situazioni simili e che sapr scegliere il momento giusto per eliminarlo. Noi non ci riusciremo, nonostante lo odiamo con tutte le nostre forze e saremmo assolutamente capaci di ucciderlo con le nostre mani. Dovreste almeno lasciarmi provare... si lament Mercedes. Ma per favore! Non avremo una seconda occasione. Se ci provi e non ci riesci, nessuno si potr pi avvicinare a Tannenberg e la nostra vendetta diventer impossibile. Non hai il diritto di farlo, assolutamente. Ti stai arrabbiando anche tu con me... Io? Non scherzare. Nessuno di noi arrabbiato con te. Non farmi dire cose che gi sai. Il sentimento che ci unisce indistruttibile, capiti quel che capiti. Tu, per, non puoi dimenticare il nostro accordo. una vendetta non tua personale, Mercedes, ma di tutti; abbiamo giurato che l'avremmo compiuta insieme, e tu non puoi rompere il giuramento. E perch non ci andiamo insieme? Perch sarebbe una fesseria. Rimasero in silenzio a riflettere. So che avete ragione, ma... disse infine lei. Se andrai in Iraq, ci rovinerai e non riuscirai a uccidere Tannenberg. Se sei decisa a farlo, devi dirmelo. Per favore, non farmi sentire una persona cocciuta! Non m'importa come ti senti, l'unica cosa che voglio che tu rifletta e continui a ragionare, come facevi quando non riuscivi nemmeno ad alzarti da terra, come sei stata capace di fare durante tutti questi anni, come hai fatto negli ultimi tempi, da quando abbiamo capito che stavamo per trovare Tannenberg. Gli arabi dicono che la vendetta un piatto che si gusta freddo. E hanno ragione. Noi non dimenticheremo e non perdoneremo mai, ma dobbiamo agire con freddezza. Altrimenti la nostra sofferenza non sar servita a nulla. Lasciami pensare. No. Mi devi dare una risposta ora. Voglio sapere se necessario annullare l'operazione in Iraq. Non possiamo mettere in pericolo la vita dell'uomo che abbiamo inviato. un killer professionista. L'hai detto: professionista. Per cui, se mettiamo in pericolo la sua vita

perch interferiamo col suo lavoro, saremo responsabili delle conseguenze. Abbiamo stipulato un contratto con un'agenzia, un'agenzia di omicidi. Un'agenzia di sicurezza. Dai, Mercedes! Quegli uomini sono pronti a uccidere, per questo si fanno pagare. Hai ragione, piantiamola con le sciocchezze. E dunque? Devo pensarci, Carlo... Quindi non ti ho convinta... Non lo so... lasciami riflettere. Perdio, Mercedes, non fare sciocchezze! Non vi tradir mai. Non vi dir che non ho intenzione di farlo mentre penso il contrario. Preferisco che mi odiate piuttosto che mentirvi. Preferisci che Tannenberg viva fu la conclusione di Carlo. No! grid Mercedes con rabbia. Come puoi dire una cosa simile? Io voglio ucciderlo con le mie mani! questo che desidero! Vedo che inutile cercare di ragionare con te. Sospenderemo l'operazione. Hans chiamer Tom Martin perch richiami il suo uomo. finita. Mercedes guard Carlo con ira. Si era piantata le unghie nella palma della mano e una smorfia amara aveva trasformato il suo volto in un ghigno. Non potete fare questo mormor. Certo che possiamo, ed ci che faremo. Hai deciso di rompere il giuramento fatto con noi, di mettere a rischio l'operazione. Se non vuoi pi stare nella nostra barca, finita. Rinunceremo alla vendetta ma non te lo perdoneremo mai, mai. Dopo avere cercato Tannenberg per tanti anni, ora lo abbiamo trovato, insieme a sua nipote; potevamo ucciderli, c'eravamo quasi riusciti, ma tu, improvvisamente, ce lo impedisci perch credi di doverlo fare di persona. Va bene, l'hai voluto tu. Siamo arrivati fin qui insieme, ma a partire da questo momento andrai per la tua strada. Una vena pulsava sulla tempia sinistra di Carlo, mettendone in evidenza la tensione. Mercedes, per l'ansia, sentiva un acuto dolore al petto. Che stai dicendo, Carlo... Che non ci vedremo mai pi. Che Hans, Bruno e io non vogliamo pi saperne di te per il resto della vita e che non ti perdoneremo mai. Carlo si sentiva esausto per i toni aspri di quella conversazione. Voleva molto bene a Mercedes e intuiva la sua enorme sofferenza, ma non poteva cedere alle sue richieste. Non accetto ultimatum replic lei, bianca come un lenzuolo.

Nemmeno noi. Rimasero in silenzio, un silenzio imbarazzante e grave che era il preludio alla fine di un rapporto che pareva destinato a durare in eterno. Carlo si alz dalla poltrona, guard Mercedes e si diresse verso la porta. Me ne vado. Se cambi idea, chiamaci, ma fallo prima di stanotte. Domani Hans andr a Londra per rompere il contratto con Tom Martin. Mercedes non parl. Rimase a sedere, sprofondata nel sof. Quando la sua segretaria entr, pochi minuti dopo, si alz. D'improvviso la donna sembrava invecchiata, come se le fossero spuntate migliaia di piccole rughe che teneva nascoste, e una smorfia amara deformava il suo viso un tempo imperturbabile. Signora Mercedes, sta bene? Mercedes non la stava ascoltando e non le rispose. La segretaria le si avvicin e le mise una mano sulla spalla temendo una reazione. Si sente male? insistette. Mercedes usc da quello straniamento. Sono solo un po' stanca. Vuole che le porti qualcosa? No, non ce n' bisogno. Non ti preoccupare. Disdico il pranzo con il sindaco? No. Chiama l'architetto dei lavori a Matar e passamelo. La segretaria esit, ma non ebbe il coraggio di dirle altro; il suo capo non era una donna con la quale si poteva insistere. Dopo che Mercedes fu rimasta sola, trasse un profondo respiro. Aveva voglia di piangere, ma erano troppi armi, da quando era morta sua nonna, che non versava pi una lacrima, cos si sforz di trattenersi mentre beveva un bicchiere d'acqua. Lo squillo del telefono la fece sussultare. Pens che poteva essere Carlo, ma la voce della segretaria le annunci che aveva in linea l'architetto dei lavori a Matar. Carlo Cipriani era sconsolato. La discussione con Mercedes era stata una dura battaglia. Sapeva di non essere riuscito a convincerla; doveva chiamare Hans e Bruno per informarli. Se Mercedes fosse andata in Iraq, non solo avrebbe corso dei pericoli, ma avrebbe anche intralciato l'operazione. Dovevano decidere cosa fare. Forse, se Bruno avesse parlato con Mercedes, avrebbe avuto pi fortuna di lui e di Hans. All'aeroporto, dopo avere acquistato un biglietto per il primo volo per

Roma, cerc un telefono da cui chiamare Bruno. Rispose Deborah e gli disse di attendere mentre gli passava Bruno. Carlo, da dove chiami? Dall'aeroporto di Barcellona. Mercedes non vuole sentire ragioni, abbiamo discusso; sono distrutto, stata una conversazione molto dura. Bruno rimase in silenzio. Aveva confidato sul fatto che Carlo sarebbe stato capace di convincere Mercedes. Se lui non c'era riuscito, nessun altro avrebbe potuto farlo. Bruno, ci sei? S, scusami, che mi hai lasciato senza parole. Che facciamo ora? Sospendiamo l'operazione. No! Non abbiamo scelta. Se Mercedes si impunta, sarebbe una pazzia continuare. Hans deve andare a Londra... Non possiamo rinunciare proprio adesso! Abbiamo passato tutta la vita sperando di vendicarci e ora ci ritiriamo. Io non ci sto! Bruno, per favore. Non ci sono alternative, te l'ho detto! No, se voi volete ritirarvi, fatelo pure. Io andr a Londra, parler con quell'uomo e pagher l'operazione di tasca mia. Siamo diventati tutti pazzi! No, la pazza Mercedes. lei la causa di tutto sussurr Bruno. Per favore, non discutiamo, dobbiamo vederci. Verr a Vienna. S, dobbiamo vederci. Chiamer Hans. Dammi qualche minuto perch ci parli prima io. Sar impaziente di sapere cos' successo con Mercedes. D'accordo. Poi uno di voi mi chiami per farmi sapere dove ci incontreremo. Hans Hausser attendeva con impazienza la telefonata di Carlo, anche se non immaginava che sarebbe arrivata cos presto. Aveva serbato la speranza che l'amico sarebbe riuscito a convincere Mercedes e sent il terreno sprofondare sotto i suoi piedi quando venne a sapere che non era stato cos. Stabilirono di vedersi a Vienna il giorno seguente. L avrebbero deciso che cosa fare. Quando Carlo giunse a Roma and direttamente in clinica. Aveva voglia di vedere i suoi figli, di un po' di normalit. Lara e Antonino non erano ancora tornati dalla pausa pranzo e non c'era nemmeno Maria, la sua segretaria. Sulla scrivania del suo studio trov la

pratica relativa alla moglie di un amico che doveva essere operata di l a un paio di giorni da Antonino. Si preoccup alla vista dei risultati delle analisi e dell'ecografia. Avrebbe dovuto parlare con suo figlio. Telefon agli uffici dell'Alitalia e prenot un biglietto per Vienna. Sarebbe partito alle sette di mattina del giorno successivo e rientrato prima di sera. I viaggi in giornata lo stancavano meno che dormire fuori casa. Inoltre, cos aveva il vantaggio che i suoi figli non si sarebbero preoccupati di saperlo fuori Roma. Lara fu la prima ad arrivare. Non ti ho visto stamattina in clinica, e non eri nemmeno a casa disse a suo padre. Cosa volevi? Parlarti di Carol. Ho visto le analisi e l'ecografia. Non va per niente bene. Antonino preoccupato. Voglio sapere che cosa ne pensa e, prima di prendere qualsiasi decisione, parlare con Giuseppe. Antonino ritiene che sarebbe meglio non operarla. Vedremo. Per il momento ripeteremo gli esami e, in ogni caso, spostiamo di un paio di giorni l'intervento. Dobbiamo essere sicuri di quello che facciamo. Il cancro potrebbe essersi esteso all'intestino. Il quel momento entr Maria seguita da Antonino. Ciao, pap. Dove ti eri cacciato? Dovevo sbrigare una faccenda. Hai la faccia stanca. Parliamo di Carol. Secondo me, oltre allo stomaco, potrebbe avere l'intestino intaccato. Non so cosa troveremo se apriamo. Dobbiamo operarla. molto anziana... Ha settantacinque anni, come me. Ma non nelle tue condizioni fisiche protest Lara. E tu cosa proponi? Un trattamento palliativo contro il dolore e poi lasciarla morire? No, credo che dobbiamo rifare gli esami, eseguire un'ecografia pi dettagliata al Gemelli, e poi decidere se operare spieg Antonino. Va bene, chiamer il primario del Gemelli affinch le facciano l'ecografia oggi stesso. Domattina ripeterete il resto delle analisi e dopodomani

la ricovereremo. Adesso lasciatemi chiamare Giuseppe. Carlo trascorse il resto della giornata nello studio. Quando usc, erano circa le nove di sera. Era stanco e il giorno seguente doveva svegliarsi all'alba. Deborah li ricevette con la faccia scura. Bruno era teso; si vedeva che aveva discusso con sua moglie. una testarda, non capisce quello che vogliamo fare. Ma al corrente delle nostre intenzioni? domand Hans preoccupato. No, ma sa che l'abbiamo trovato. mia moglie... si scus Bruno. Anch'io l'avrei detto alla mia lo giustific Carlo. E io alla mia... non ti preoccupare disse Hans. Quando Deborah entr in sala con un vassoio con il caff, li guard nuovamente con l'aria seccata. Deborah, lasciaci soli, dobbiamo parlare le chiese Bruno. S, lo far, ma prima desidero che mi ascoltiate. Io ho sofferto quanto voi, anch'io ho visto l'inferno, ho perso i genitori, i parenti, gli amici. Sono una sopravvissuta, come voi. Dio ha voluto risparmiarmi e per questo lo ringrazio. Per tutta la vita ho pregato affinch l'odio e il risentimento non mi infettassero l'anima. Non stato facile, n voglio dire di esserci riuscita. Ma quello che so che non possiamo vendicarci con le nostre mani perch questo ci trasformerebbe in assassini. Abbiamo dei tribunali, qui in Germania, e in tutta Europa. Si potrebbe denunciare quell'uomo e processarlo. il sistema che deve fare giustizia. In che cosa vi trasformereste se faceste assassinare un uomo e tutta la sua famiglia? Nessuno ha detto che lo vogliamo assassinare rispose serio Bruno. Vi conosco, soprattutto te. Avete trascorso tutta la vita aspettando questo momento. Avete alimentato l'un l'altro la vostra sete di vendetta per quel giuramento fatto da ragazzi. Nessuno di voi ora se la sente di fare marcia indietro. Dio non vi potr perdonare. Occhio per occhio, dente per dente comment Hans. Vedo che proprio inutile parlare con voi concluse Deborah uscendo dalla stanza. I tre uomini restarono in silenzio per un minuto. Poi Carlo rifer dettagliatamente della sua discussione con Mercedes. Decisero che Bruno l'avrebbe chiamata, sarebbe stato l'ultimo tentativo. Ma non sospenderemo l'operazione insistette questi. Se non lo facciamo, dovremo per informare Tom Martin della situa-

zione... sugger Hans. Potremmo andare a trovarlo e spiegargli quel che sta succedendo, ma prima aspettiamo di vedere se Bruno avr pi fortuna con Mercedes; io non sono stato capace di convincerla, forse avrei dovuto insistere... Di, Carlo, hai fatto quel che potevi lo consol Bruno. Sappiamo bene com' fatta Mercedes. Io ho meno possibilit di te di convincerla, non facciamoci troppe illusioni. incredibile quanto sia testarda... Forse, se la incontrassimo tutti e tre insieme... propose Hans. Non servirebbe a niente fu la recisa risposta di Bruno. Allora, chiamala subito; aspetteremo che tu abbia parlato con lei e poi vedremo il da farsi sugger Carlo. Bruno si alz e si diresse verso lo studio. Preferiva parlare con Mercedes lontano dalle orecchie di Deborah. Mercedes era in ufficio. Bruno avvert una punta d'ansia nella sua voce. Bruno, sei tu? S, Mercedes, sono io. Sono proprio a terra. Anche noi. Spero che mi comprendiate. No, non riusciamo a capire perch desideri fare di testa tua, senza tenere conto della nostra opinione. Hai deciso di infrangere il giuramento che avevamo fatto. Vorrei che tornassi in te, ci stai facendo soffrire moltissimo. Rimasero zitti per qualche istante, che parve interminabile. Si sentivano i loro respiri, ma n Mercedes n Bruno riuscivano a proferire parola. Alla fine fu Bruno a rompere il silenzio. Mi stai ascoltando, Mercedes? S, Bruno, ti ascolto, e non so che dire. Voglio che tu sappia che da allora non avevo mai pi sofferto come in questi ultimi giorni. E lo stesso succede a Carlo e a Hans. La cosa peggiore che hai distrutto la nostra principale ragione di vivere, ci sembra che tutti questi anni non siano serviti a nulla. Tua nonna non si sarebbe comportata cos, lo sai bene. Rimasero nuovamente in silenzio. Bruno si sentiva esausto. Aveva la bocca secca e il mal di stomaco; e poi stava anche per mettersi a piangere. Mi dispiace per il dolore che sto causando riusc a mormorare Mercedes.

Ci stai togliendo anni di vita. Se persisti nel tuo proposito, la mia esistenza non avr pi alcun senso. Per che cosa dovrei tirare avanti? La disperazione di Bruno era reale. Le parole arrivavano dal profondo del cuore. Esprimeva la propria angoscia e quella dei suoi amici, e Mercedes lo sapeva. Mi dispiace. Perdonatemi... Va bene, credo che non far nulla. Le scuse non bastano. Devo esserne certo replic Bruno. D'accordo, ti do la mia parola: non prender iniziative. E, se cambier opinione, ve lo far sapere. Ma non puoi tenerci sulla corda... Hai ragione, ma non posso nemmeno mentirvi. Non agir di testa mia, e se dovessi cambiare idea vi telefoner. Va bene. Grazie. E Carlo e Hans? Sono distrutti, come me. Di' loro di stare tranquilli. Abbiamo notizie? Nessuna. Dobbiamo aspettare. Aspetteremo. Grazie, Mercedes. Non mi ringraziare, sono io che devo farmi perdonare. Non ce n' bisogno, la cosa importante che noi quattro restiamo uniti. Siamo stati sul punto di mandare a monte la nostra amicizia. Mi dispiace. Non dire altro, Mercedes. Bruno riagganci il telefono senza riuscire a trattenere le lacrime. Piangeva mentre ringraziava Dio di averlo aiutato a convincere Mercedes. Poi and in bagno a lavarsi la faccia e quindi torn in sala. Carlo e Hans aspettavano in silenzio, pensierosi e impazienti. Non far nulla disse Bruno entrando. I tre uomini si abbracciarono, piangendo senza provare vergogna. Bruno aveva appena vinto una battaglia che pareva impossibile. 25 Clara era nervosa, mentre aspettava di udire il rumore dell'elicottero su cui viaggiavano suo nonno e Ahmed. Suo marito l'aveva sorpresa annunciandole che avrebbe accompagnato il vecchio a Safran.

Era anche preoccupata per lo stato di salute di suo nonno; Ahmed le aveva detto di stare tranquilla, ma il fatto che avessero allestito un ospedale da campo non era certo un buon segno. Aveva aiutato per tutto il giorno Fatima a sistemare la casa dove avrebbe vissuto insieme a suo nonno e non si era neppure avvicinata alla zona degli scavi. Sapeva che il nonno era esigente e inoltre, se la sua salute era peggiorata, avrebbe dovuto disporre di certe comodit durante la permanenza a Safran. Non aveva idea di quanto tempo si sarebbe fermato l e neppure di quanto si sarebbe trattenuto Ahmed. Dalla finestra vide Fabin dirigersi di corsa verso di lei. Credo che abbiamo trovato qualcosa le disse con la voce carica di emozione. Che cosa? Dimmi... domand ansiosa. Abbiamo rinvenuto le fondamenta di diversi edifici situati a meno di trecento metri dal tempio, nel luogo dove avevamo iniziato a scavare una settimana fa. Non sembrano molto grandi, quindici metri di lunghezza, e ciascuno di essi ha una stanza principale di forma triangolare. In una di quelle stanze abbiamo trovato la statua di una donna seduta, forse una dea della fertilit, e anche alcuni frammenti di ceramica nera. Ma c' dell'altro: la squadra di Marta ha portato alla luce una serie di bulla e di calculi in una stanza del tempio. Abbiamo diversi coni, di cui alcuni perforati, piccole e grandi sfere, di cui alcune perforate, e anche un paio di sigilli, uno con la figura di un toro, l'altro con un'immagine simile a un leone... Ti rendi conto di cosa significa? Yves sembra impazzito, e Marta non ti dico. Vengo subito! grid Clara entusiasta. La figura di Fatima apparve sulla porta di casa. Tu non vai da nessuna parte. Non abbiamo ancora finito e tuo nonno sta per arrivare la rimprover la vecchia governante. Si ud il rumore di un elicottero, per cui Clara non replic. Per quanto desiderasse correre a vedere gli scavi, sapeva che non l'avrebbe potuto fare fino a che suo nonno non si fosse sistemato. C'erano ancora poche ore di luce, ma anche con il buio lei sarebbe andata a vedere. Ayed Sahadi, scortato da due uomini armati, entr con passo deciso nella casa. Signora, l'elicottero sta per atterrare. Vuole seguirci? Lo so, Ayed, l'ho sentito... s, vengo con voi. Usc, seguita da Fatima. Salirono su una jeep e si diressero verso il luogo in cui l'elicottero si stava posando.

Clara sussult vedendo il nonno. Era dimagrito tanto che i vestiti sembravano non contenere altro che ossa rivestite di pelle. I suoi occhi azzurro acciaio parevano vagare nelle orbite e lui si muoveva come al rallentatore, bench cercasse di camminare eretto. Quando Clara lo abbracci, sent che il nonno non aveva pi forze e per la prima volta in vita sua si rese conto che lui era un essere mortale e non un dio, come invece l'aveva considerato fino allora. Fatima accompagn il padrone in camera sua, dove aveva disposto tutto come piaceva a lui, malgrado lo spazio esiguo. Il medico le chiese di uscire per visitare Tannenberg e cercare di valutare le conseguenze che il viaggio dal Cairo a Baghdad, e da l fino a Safran, avevano avuto sull'ammalato, Fatima borbott quando vide che accanto al dottore c'era un'infermiera. Quando il medico usc dalla stanza trov Clara sulla porta in attesa, impaziente. Posso entrare? gli chiese lei. Sarebbe meglio lasciarlo riposare un poco. Fatima chiese se doveva portargli qualcosa da mangiare e il medico si strinse nelle spalle. Secondo me, dovrebbe dormire; sfinito ma, se vuole, gli chieda se ha fame appena Samira sar uscita. Gli sta facendo un'iniezione. Noi non ci conosciamo, dottore disse Clara con una certa diffidenza all'uomo giovane, alto e magro che accompagnava suo nonno insieme alla bella infermiera che si trovava ancora nella stanza. Lei non se lo ricorda, ma ci siamo incontrati al Cairo, all'ospedale americano, quando operarono suo nonno. Sono l'assistente del dottor Aziz, mi chiamo Salam Najeb. Ha ragione, mi scusi... Non si preoccupi, ci siamo visti solo un paio di volte. Mio nonno ... molto grave? S. Ha una forza straordinaria, ma il tumore si esteso e lui non vuole farsi operare, e poi l'et... Se venisse operato, servirebbe a qualcosa? domand Clara temendo la risposta. Il medico rimase qualche secondo in silenzio, come cercando le parole giuste per risponderle. Non lo so, per a giudicare da come sta... Quanto tempo gli resta? La voce di Clara era appena un sussurro. Lei lottava per non cedere alle lacrime, ma soprattutto non voleva che suo nonno ascoltasse la conversazione.

Solo Allah pu saperlo ma, secondo l'opinione del dottor Aziz e la mia, non pi di tre o quattro mesi; a parer mio anche meno, L'infermiera usc dalla stanza e sorrise timidamente a Clara in attesa di ordini dal medico. Gli ha fatto l'iniezione? le chiese Salam Najeb. S, dottore, adesso tranquillo; ha detto che vuole parlare con la signora... Clara entr nella stanza del nonno seguita da Fatima. Alfred Tannenberg era coricato e pareva ancora pi esile sotto le lenzuola. Nonno mormor Clara. Ah, bambina mia! Siediti. Fatima, lasciaci soli, voglio parlare con mia nipote. Ma mi piacerebbe che mi preparassi una buona cena. Fatima usc dalla stanza sorridendo. Se Tannenberg aveva appetito, allora l'avrebbe sorpreso con qualche manicaretto. Sto morendo disse Tannenberg prendendo la mano della nipote. La disperazione si disegn sul volto di Clara, che a fatica riusciva a trattenere le lacrime. Che non ti venga in mente di metterti a piangere, non ho mai sopportato la gente che piange, lo sai bene. Tu sei forte, sei come me, dunque risparmiati le lacrime e parliamo. Tu non morirai riusc a dire Clara. S, morir, e voglio evitare che uccidano te. Sei in pericolo. Chi mi vuole eliminare? domand Clara stupita. Ancora non sono riuscito a scoprire chi c'era dietro quegli italiani che ti hanno pedinato a Baghdad. E non mi fido di George n di Frankie, e nemmeno di Enrique. Ma, nonno, sono i tuoi amici! Hai sempre detto che loro erano come te e che se un giorno ti fosse accaduto qualcosa mi avrebbero protetto... S, era cos in passato. Non so quanto vivr, il dottor Aziz non mi d pi di tre mesi, dunque non perdiamo tempo con argomenti che affronteremo pi avanti. Voglio che tu abbia la Bibbia d'argilla perch sar il tuo salvacondotto per poter iniziare una vita lontano da qui; sar la tua lettera di presentazione. Dobbiamo trovarla perch non c' denaro al mondo che possa comprare la rispettabilit. Cosa vuoi dire...? Quello che sai e che hai sempre saputo anche se non ne abbiamo mai parlato. Non posso lasciarti in eredit i miei affari perch non quello che

desidero per te. I miei affari moriranno con me e tu disporrai di denaro sufficiente per vivere il resto della tua vita senza preoccupazioni. Votati all'archeologia, fatti un nome, quello che abbiamo sempre voluto entrambi, l che troverai la tua strada. In questo paese mi rispettano, compro e vendo qualsiasi merce, procuro armi a gruppi terroristici, assecondo i capricci pi stravaganti di principi e governanti, mi incarico di far s che alcuni dei loro nemici smettano di infastidirli, e loro mi fanno dei favori; per esempio, chiudere un occhio davanti all'esproprio del loro patrimonio archeologico e artistico. Non ho intenzione di raccontarti per filo e per segno in che cosa consistono i miei affari, ma sono soddisfatto di ci che ho ottenuto. Sei delusa? No, nonno, non potrei mai sentirmi delusa di te. Ti voglio bene, tantissimo. Alcune cose le sapevo, capivo che i tuoi affari erano... complicati. Non ti giudico, non lo farei mai, sono sicura che hai sempre fatto ci che ritenevi giusto. La lealt incondizionata di Clara era l'unica cosa che commuoveva il vecchio. Sapeva che in quegli ultimi momenti poteva contare solo su di lei. Era in grado di leggere negli occhi della nipote e si rendeva conto che era sincera con lui, che non stava fingendo. Nel mio mondo le disse il rispetto ha molto a che vedere con la paura, e io sto morendo, non un segreto. Sono sicuro che l'assistente del dottor Aziz non terr la bocca chiusa sul mio stato di salute. Dunque, gli avvoltoi volano gi sulla mia testa, lo sento, sono qui. Si abbatteranno su di te appena io non ci sar pi. Pensavo che Ahmed si sarebbe incaricato di questa impresa e che ti avrebbe protetta, ma la vostra separazione mi obbliga a cambiare i piani. Ahmed sa tutto riguardo i tuoi affari? Ne sa abbastanza; non affatto un ingenuo, per quanto negli ultimi mesi si sia fatto un sacco di scrupoli, ma ti protegger fino a che non sarai fuori dall'Iraq. L'ho pagato profumatamente. Clara prov un senso di nausea. Suo nonno aveva appena distrutto per sempre qualsiasi possibilit di recuperare il suo rapporto con il marito. Non glielo rimproverava, la stava solo preparando ad affrontare la realt, e in quella realt Ahmed veniva pagato per proteggerla. Ma chi pu volermi morta? George, Frankie ed Enrique vogliono la Bibbia d'argilla. Sono sicuro che hanno mandato qui degli uomini pronti a portarcela via, se la troveremo. Non ha prezzo o, meglio, il suo prezzo talmente elevato che loro si

rifiutano di rispettare gli accordi. Quali accordi? C'entrano con un affare, il mio ultimo affare, visto che non mi resta molto da vivere. Sarebbero capaci di farmi uccidere? Vogliono la Bibbia, dunque cercheranno di portarcela via non appena la troveremo. Eviteranno di farti del male se non ci saranno difficolt ma, se non gliela cederemo, faranno ci che sar necessario. I loro uomini sono pronti a tutto e, se ci sar bisogno di uccidere, uccideranno. Io, al loro posto, farei lo stesso. Dunque cerco di indovinare i loro movimenti. Fino a che la Bibbia non salter fuori tu non corri alcun rischio, ma dal momento in cui la troveremo inizieranno i problemi. E tu sei sicuro che qui ci siano uomini mandati dai tuoi amici... Ci sono. Ayed Sahadi non li ha ancora scoperti, anche se sospetta di alcuni. Forse si sono infiltrati tra gli operai, tra i fornitori che vengono all'accampamento, e potrebbero addirittura far parte della squadra di Picot. Uccidere qualcuno solo una questione di soldi, e i miei amici ne hanno pi di quanti gliene servano, come ne ho io per proteggerti. Quella conversazione la stava lacerando, ma per nulla al mondo Clara sarebbe voluta apparire come una donna debole davanti a suo nonno e tanto meno desiderava fargli credere che si stesse vergognando di lui o che lo stesse giudicando. E poi dentro di s non gli rimproverava nulla, non le importava cosa suo nonno avesse fatto. Aveva sempre saputo che la sua era un'esistenza privilegiata in quella polveriera che era il Medio Oriente, dove solo pochi dispongono di tutte le ricchezze. Lei apparteneva alla cerchia dei fortunati, per questo aveva sempre una scorta di uomini armati disposti a proteggerla a prezzo della vita. Suo nonno li pagava per quello. Sin da piccola sapeva quanto lui fosse potente e spietato e le piaceva il modo reverenziale in cui era stata trattata prima a scuola e poi all'universit. No, non aveva mai ignorato il potere di suo nonno e se non aveva fatto domande era perch non voleva ricevere risposte che le avrebbero fatto male. Aveva preferito rimanere in un'ignoranza tanto comoda quanto ipocrita. Che cos'hai in mente? Ho proposto ai miei amici di lasciarti la Bibbia d'argilla in cambio di tutto il guadagno dell'operazione che stiamo per concludere. La mia offerta generosa, ma loro non vogliono accettare. La Bibbia d'argilla un'ossessione anche per loro...

Sono i miei amici, Clara, e li amo come me stesso, ma non quanto amo te. Devi andartene al pi presto da qui. Dobbiamo trovare la Bibbia d'argilla prima che arrivino gli americani e, appena sar nelle nostre mani, partirai immediatamente. La collaborazione con il professor Picot ci aiuter; un tipo discutibile, ma nessuno mette in dubbio le sue qualit di archeologo. Grazie a lui, ti potrai introdurre in un mondo nuovo, ma ci sar possibile solo con la Bibbia d'argilla. E se non la troviamo? La troveremo; se cos non fosse, te ne dovrai comunque andare dall'Iraq, ti trasferirai al Cairo. L potrai vivere con una certa tranquillit, anche se ho sempre sognato di mandarti in Europa, nelle citt dove da tanto tempo desideri andare: Parigi, Londra, Berlino... Comunque i soldi non ti mancheranno. Non hai mai voluto che andassi in Europa. No, non prima di aver trovato la Bibbia d'argilla, altrimenti potresti dover affrontare problemi che non voglio tu debba affrontare. Non sopporterei che qualcuno ti facesse del male. Chi potrebbe farmelo? Il passato, Clara, che a volte irrompe come un maremoto, distruggendo il presente. Il mio passato non importante. Non del tuo passato che sto parlando. Adesso dimmi come procedono i lavori. A Gian Maria venuto in mente che Shamas potrebbe avere custodito la Bibbia d'argilla a casa sua invece che al tempio, cos abbiamo iniziato ad ampliare il perimetro degli scavi. Oggi hanno rinvenuto i resti di fondamenta di case del popolo addossate all'edificio principale, magari troveremo anche quella di Shamas... Nel tempio, oltre alle tavolette, c' qualche statua. Ci basterebbe un colpo di fortuna: portare alla luce l'abitazione di Shamas. Quel sacerdote, Gian Maria, ha creato qualche problema? Come sai che un sacerdote? Clara rise pensando all'assurdit della sua domanda. Il nonno era informato di tutto ci che accadeva all'accampamento; Ayed Sahadi, il caposquadra, gli riferiva ogni dettaglio, e poi c'erano altri uomini che non si sarebbero lasciati sfuggire nulla. Alfred Tannenberg bevve un sorso d'acqua mentre aspettava la risposta di sua nipote. Sentiva la fatica del viaggio, ma era soddisfatto del colloquio con Clara. Non era cambiato nulla fra loro. Lei non aveva mutato espres-

sione dopo aver sentito che qualcuno la voleva uccidere, aveva incassato tutto senza batter ciglio, senza fare domande stupide n sorprendersi, come un'ingenua, dei loschi affari di famiglia. Gian Maria una brava persona ed molto in gamba. specializzato in lingue semitiche: l'accadico, l'ebraico, l'aramaico e l'urrita non hanno segreti per lui. scettico sul fatto che Abramo possa aver dettato la sua visione della Creazione, ma lavora sodo. Non ti preoccupare, non pericoloso, solo uno studioso. Io so che le persone non sempre sono come appaiono. Ma Gian Maria un prete... S, lo , l'abbiamo verificato. Dunque, sai che non pericoloso. Tannenberg chiuse gli occhi, e Clara gli accarezz teneramente il volto solcato di rughe. Adesso vorrei dormire un po'. Dormi; pi tardi Picot vorr conoscerti. Vedremo. Adesso va'. Fatima aveva sistemato Salam Najeb in una casa attigua e l'infermiera nella stanza vicino a quella di Tannenberg, anche se era sicura che quella Samira non poteva fare nulla che non avrebbe potuto fare lei stessa. Conosceva Tannenberg al punto di sapere di cosa lui avesse bisogno anche senza che lui glielo chiedesse. Un gesto, il movimento di una mano, il modo di atteggiarsi erano tutti segnali che la aiutavano ad anticipare ci che il suo padrone avrebbe desiderato. Ma il medico si era mostrato inflessibile: Samira doveva rimanere vicino al malato per qualsiasi evenienza. In realt, anche la casa che avevano assegnato a lui aveva una parete in comune con quella di Tannenberg. Cosa c', tesoro? domand a Clara quando la vide in cucina. Sta molto male... Non morir le assicur Fatima. Non finch non avrete trovato quelle tavolette. Non ti abbandoner. Clara si lasci abbracciare dalla sua vecchia governante, sapendo che avrebbe potuto contare su di lei in qualsiasi circostanza. E quelle che si avvicinavano non potevano essere pi inquietanti: il nonno le aveva annunciato che qualcuno avrebbe cercato di ucciderla. Dove sono il medico e l'infermiera? chiese. Stanno organizzando l'ospedale da campo. Bene, vado agli scavi. Torner per cena, non so se mio nonno vorr mangiare da solo, con me o con gli altri.

Non ti preoccupare, ci sar cibo per tutti, se vorr degli ospiti. La jeep stava parcheggiando davanti alla porta di casa e una mezza dozzina di uomini attendeva disposizioni da lei. Cinque minuti dopo si trovava nel sito archeologico. Lion Doyle le si avvicin sorridendo. Ha saputo la notizia? Hanno trovato resti di abitazioni, i suoi colleghi ne sono entusiasti. Lo so, anche se non sono potuta venire prima. Come va con il suo reportage fotografico? Bene, meglio di quanto sperassi. E poi Picot mi ha ingaggiato. Ingaggiato? E per cosa? Pare che una rivista di archeologia gli abbia chiesto un resoconto degli scavi, possibilmente illustrato, e lui mi ha incaricato di fare le fotografie. Il mio viaggio non sar inutile. Clara strinse i denti, seccata. Dunque, Picot pensava di appropriarsi della gloria inviando un reportage a una rivista di archeologia. E di quale rivista si tratta? Credo si chiami "Archeologia scientifica". Mi ha detto che viene pubblicata in Francia, in Inghilterra, in Germania, in Spagna, in Italia e negli Stati Uniti... Insomma, una rivista importante. Certo che lo . Si potrebbe dire che solo ci che viene pubblicato su quella rivista ha valore dal punto di vista archeologico. Se lo dice lei, sar cos; non ci capisco niente di queste cose, anche se devo confessare che comincio a essere contagiato dal vostro entusiasmo. Clara si conged da Lion Doyle e si diresse verso Marta e Fabin, che stavano lavorando. Avevano dissotterrato un'altra parte del tempio e rinvenuto un sillabario; era come se all'improvviso quel posto avesse deciso di rivelare i suoi misteri e offrire i propri tesori allo sforzo estremo di quel gruppo eterogeneo. Dov' Picot? domand Clara. Oggi un giorno straordinario, ha trovato i resti delle mura di Safran. l rispose Marta indicando Picot insieme a un gruppo di operai che parevano scavare la terra con le mani. Sai, Clara, credo che siamo gi alla seconda terrazza del tempio. Sembra uno ziqqurat ma non ne sono sicuro. Qui ci sono resti della muraglia interna, e abbiamo iniziato a ripulire quella che pare una scala la inform Fabin. Avremmo bisogno di pi operai afferm Marta. Lo dir ad Ayed, ma non credo che sar facile assoldare altra gente. Il

paese in stato d'allerta li inform Clara. Yves Picot si trovava insieme a una squadra di operai, con le mani nelle macerie e assorto nel proprio lavoro, per cui non la vide neppure arrivare. Salve, so che oggi un gran giorno lo salut Clara. Non te lo puoi nemmeno immaginare. Sembra che la fortuna sia dalla nostra parte. Abbiamo trovato i resti delle mura esterne e accanto si vedono chiaramente le fondamenta di alcune costruzioni. Vieni a vedere. Picot le fece strada sulla sabbia gialla indicandole resti di mattoni perfettamente impilati che solo l'occhio di un esperto avrebbe potuto identificare come un'antica abitazione. Ho messo pi della met degli uomini a lavorare in questa zona. Per Fabin ti avr detto che siamo andati molto avanti con gli scavi e che il tempio pare chiaramente uno ziqqurat. S, ho visto. Rimango a darvi una mano. Bene. Credi che potremmo assoldare altra gente? Abbiamo bisogno di pi operai se vogliamo ripulire tutto quanto rapidamente. Lo so, Fabin e Marta mi hanno detto la stessa cosa. Vedr quello che si pu fare. A proposito, quel fotografo, Lion, mi ha detto che gli hai proposto un lavoro. S, gli ho commissionato un reportage fotografico sui nostri scavi. Non sapevo che ti fossi gi accordato con qualcuno per pubblicare i risultati delle nostre ricerche. Clara sottoline "nostre", affinch Picot notasse la sua contrariet. Lui la guard divertito e scoppi a ridere. Su, Clara, non te la prendere, nessuno vuole rubarti nulla! Conosco delle persone nella rivista "Archeologia scientifica" che mi hanno chiesto di tenerle informate sugli scavi che avremmo fatto qui. Sono tutti interessati alla tua Bibbia d'argilla. Se la troviamo, sar un successo nella storia dell'archeologia. Non solo dimostreremo l'esistenza di Abramo, ma anche che conosceva la storia della Genesi. Sar una scoperta rivoluzionaria. Tuttavia, anche se queste tavolette non dovessero saltare fuori, ci che stiamo portando alla luce ha abbastanza valore per renderci orgogliosi. Stiamo dissotterrando uno ziqqurat di cui non si conosceva l'esistenza, e in uno stato di conservazione migliore di quanto ci potessimo aspettare. Non ti preoccupare, se sar un successo, lo sar per tutti. La mia vanit gi stata soddisfatta, mia cara, io ho una solida carriera alle spalle. Ah, e immagino che tu abbia posto l'accento su quel "nostre" perch nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza Fabin Tudela, Marta Gmez e gli altri colleghi...

Yves si chin e riprese il suo lavoro senza far pi caso a Clara, che senza dire una parola si diresse verso un gruppo di operai che in quel momento stavano ripulendo un'area di terreno. Il sole tramontava quando Picot diede per conclusa la giornata di lavoro. Gli uomini si sentivano sfiniti e affamati, e desideravano tornare alla propria abitazione o all'accampamento per riposare e recuperare le forze. Fatima era in attesa di Clara sulla porta di casa e pareva di buonumore. Tuo nonno si svegliato; ha fame e ti aspetta. Devo fare una doccia, dopo andr da lui. Mi ha detto che preferisce che ceniate soli, gli archeologi li ricever domani. Mi sembra giusto. Stavano finendo di mangiare quando Fatima entr in casa per annunciare che il signor Picot voleva salutare il signor Tannenberg. Clara stava per replicare, tuttavia Alfred non gliene diede il tempo e fece segno a Fatima di farlo passare. I due uomini si soppesarono con lo sguardo per una frazione di secondo, il tempo di darsi una forte stretta di mano e guardarsi negli occhi. A Picot, Tannenberg non piacque. Quello sguardo azzurro acciaio rifletteva crudelt; da parte sua, Tannenberg esamin l'archeologo e riusc a captare l'energia che emanava. Fu Alfred Tannenberg a dirigere la conversazione, e Picot rispose per la maggior parte del tempo alle domande dirette del vecchio, che voleva sapere anche i dettagli pi insignificanti del loro lavoro. Soddisfece minuziosamente le curiosit del nonno di Clara, in attesa del momento in cui sarebbe stato lui a fare domande. Avevo voglia di conoscerla; non sono riuscito a indurre Clara a raccontarmi come e quando lei trov quelle tavolette a Carran, quelle che hanno portato tutti noi fin qui. successo molto tempo fa. In che anno fu la spedizione? Chi la diresse? Amico mio, passato talmente tanto tempo che non mi ricordo... prima della Seconda guerra mondiale, quando in Oriente giunsero gruppi di romantici amanti dell'avventura pi che dell'archeologia e molti di loro scavavano guidati dall'intuito. No, non fu una spedizione di archeologi, ma di persone appassionate di archeologia. Scavammo nella zona di Carran e rinvenimmo quelle tavolette in cui Shamas, sacerdote o scriba, si riferisce ad Abramo e alla Creazione. Da allora ho creduto che un giorno avremmo

trovato il resto delle tavolette a cui accennava lo scriba. Io le chiamo la Bibbia d'argilla. Anche Clara le ha definite cos al convegno di Roma, provocando una sorta di rivoluzione nella comunit degi archeologi. Se l'Iraq vivesse un periodo di pace, si sarebbe messa in moto pi di una spedizione per cercare di entrare nelle grazie di Saddam e avere l'esclusiva degli scavi. Lei ha rischiato venendo nel momento peggiore, stato coraggioso. In realt, non avevo niente di meglio da fare rispose Yves con un certo cinismo. S, lo so, lei ricco e non nemmeno sfiorato dalla dura necessit di mettere insieme uno stipendio alla fine del mese. Sua madre proviene da un'antica famiglia di banchieri, non cos? Mia madre inglese, figlia unica, e mio nonno, effettivamente, possedeva una banca sulle isole del Canale. Sa, un paradiso fiscale. Lo so. Ma lei francese. Mio padre francese, alsaziano, io sono cresciuto tra quelle isole e l'Alsazia. Mia madre eredit la banca, e mio padre la dirige. Ma a lei la finanza non interessa per niente afferm, pi che domandare, Tannenberg. Effettivamente, l'unica cosa che mi affascina dei soldi la possibilit di spenderli nel modo pi piacevole possibile, ed quel che faccio. E il giorno in cui erediter la banca, che cosa ci far? I miei genitori godono di una salute eccellente, dunque spero che quel giorno sia lontano, e poi ho una sorella molto pi intelligente di me, disposta a farsi carico degli affari di famiglia. Non la preoccupa lasciare qualcosa di solido ai suoi figli? Non ho figli e nessun interesse ad averne. Noi uomini abbiamo bisogno di sapere che dopo di noi rimarr qualcosa. Alcuni, ma non io. Clara assisteva in silenzio alla conversazione di Yves con suo nonno notando che l'archeologo non faceva nulla per piacere al vecchio. Fu Samira a mettere fine all'incontro. Entr seguita da Fatima, che cercava di impedirglielo. Signor Tannenberg, l'ora dell'iniezione. Alfred Tannenberg guard l'infermiera rabbioso. L'avrebbe schiaffeggiata, quando fossero rimasti soli, per avere osato entrare rivolgendosi a lui in

quei termini, come una bambinaia. Esca. Il tono dell'anziano era freddo come il ghiaccio e lasciava presagire una burrasca. Fatima prese per un braccio l'infermiera e la condusse fuori rimproverandola per il suo comportamento. Tannenberg prolung la visita ancora di mia mezz'ora, senza badare alla stanchezza di Clara, che a fatica tratteneva gli sbadigli. Poi si accomiat da Yves Picot promettendogli che avrebbe potuto contare su una nuova squadra di operai. Qualche minuto pi tardi un grido lacerante ruppe il silenzio delia notte. Poi si ud il pianto di una donna, che si spense lentamente fino a scomparire di nuovo nel silenzio. Clara si rigirava, scomoda, nel letto. Sapeva che suo nonno aveva punito Samira per la sua sfrontatezza nell'averlo interrotto e trattalo come un bambino. L'infermiera doveva imparare che Alfred Tannenberg pagava molto generosamente i suoi dipendenti, ma non perdonava mai un errore. Immagin che doveva averla fatta frustare; non era la prima volta che castigava in quel modo chi manifestava un atteggiamento a lui sgradito. Ayed Sahadi aveva ordinato di tenere sotto controllo Lion Doyle e Ante Plaskic; non si fidava di nessuno dei due, era sicuro che non fossero chi sostenevano di essere. Lion Doyle, da parte sua, se ne stava all'erta con Ayed Sahadi; intuiva che non era un semplice caposquadra. Quanto ad Ante Plaskic, era sicuro che fosse un sicario come lui, forse un altro uomo mandato da Tom Martin o dai suoi amici, ma non aveva dubbi sul fatto che il croato non fosse il pacifico informatico che voleva apparire. I tre uomini si riconoscevano per ci che erano: assassini, mercenari disposti a servire il miglior offerente. Il gallese intuiva che era giunto il momento di agire. Non avevano ancora trovato la Bibbia d'argilla, ma i lavori degli scavi avanzavano a tappe forzate e, inoltre, c'era sempre pi tensione nell'accampamento. Le notizie che giungevano da fuori non lasciavano spazio a dubbi: tra non molto le truppe statunitensi avrebbero lasciato cadere tonnellate di bombe sull'Iraq. Gli operai scherzavano assicurando che avrebbero cacciato via gli americani come conigli, che mai avrebbero permesso loro di calpestare la terra irachena, ma erano consapevoli che quelle spacconate servivano solo a farsi coraggio, poich sapevano che molti di loro sarebbero morti nel tentativo di difendersi o sotto i bombardamenti. Clara pareva fidarsi di Lion. Non evitava la sua compagnia e gli indicava

pazientemente i reperti d'argilla attaccati alla terra, spiegandogli l'importanza di ogni oggetto e come doveva essere fotografato per metterne in evidenza il valore archeologico. Lion aveva riso di gusto quando aveva saputo dal direttore di Photomundi che i suoi scatti di Baghdad erano stati comprati da un'agenzia di stampa e che il reportage su "Archeologia scientifica" era stato un successo, non solo per il testo scritto da Picot, ma anche per le foto che lo illustravano. L'unico inconveniente era che il reportage aveva fatto s che i canali televisivi chiedessero ai loro inviati in Iraq di recarsi a Safran per farsi raccontare la storia del gruppo di archeologi di vari paesi che eseguivano gli scavi, ignari dei tamburi di guerra. Lion Doyle non fu dunque sorpreso quando vide apparire Miranda accompagnata da Daniel, il cineoperatore, e da un altro gruppo di giornalisti che, con il benestare del ministero dell'Informazione, erano atterrati a Safran. Caspita, ecco il fotografo! disse Miranda a mo' di saluto. Sono contento di vederti. Come vanno le cose a Baghdad? Male, fottutamente male. La gente al limite della sopportazione. Il tuo amico Bush insiste a dire che Saddam possiede armi di distruzione di massa e un paio di giorni fa, il 5 febbraio, Colin Powell intervenuto in una sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per mostrare delle foto scattate dal satellite in cui si vedono insediamenti di soldati, oltre a luoghi sospetti in cui potrebbero essere custodite quelle maledette armi. Che tu non credi ci siano. Nemmeno tu lo credi. Non so. Dai, Lion, non fare il finto indifferente! Non ho voglia di litigare, okay? Daniel decise di intervenire cambiando discorso per evitare discussioni. Come avete passato il Natale in un posto cos? domand con curiosit. Non l'abbiamo festeggiato. Qui nessuno riposa, si lavora diciotto ore al giorno. Ma nemmeno quel giorno avete sospeso gli scavi? insistette Daniel. L'unica differenza stata il cibo: abbiamo mangiato meglio. A Baghdad abbiamo improvvisato una festa. Ognuno ha portato quello che riuscito a trovare. Miranda li lasci e percorse l'accampamento guardandosi intorno curiosa. Le avevano parlato di Yves Picot e di Clara Tannenberg, e pensava di

intervistare entrambi. Essere usciti da Baghdad per calarsi in quel pezzetto di terra gialla le ricordava le gite scolastiche e l'aiutava a rompere la monotonia. Picot e Clara collaborarono con i giornalisti, bench non potessero evitare di manifestare un certo fastidio per essere stati obbligati a interrompere il lavoro. Tutte le mani erano indispensabili, comprese quelle di Clara e di Picot. Clara si accorse che Picot pareva folgorato da Miranda. Non si staccava da lei, li vedeva ridere e parlare, in disparte. Pens che forse si conoscevano gi e non riusc a non provare una fitta di gelosia. Miranda era tutto ci che lei non era: una donna che si era fatta da sola, indipendente, sicura, di quelle che non devono niente a nessuno, abituata a trattare tutti da pari a pari, senza scendere a compromessi. Non la sorprese il fatto che lei e Lion Doyle si conoscessero: in fondo, lavoravano entrambi nel settore dell'informazione. All'ora di pranzo, Miranda condivise la tavola con Marta Gmez, Fabin Tudela, Gian Maria e Albert Anglade, oltre che con Daniel e Haydar Annasir, l'aiutante di Tannenberg, e la stessa Clara. Lion si un a loro malgrado lo sguardo seccato di Miranda. Ci sono manifestazioni in tutta Europa, la gente non vuole questa guerra disse Daniel. Quale guerra? Non siamo ancora in guerra, magari Bush alla fine non attaccher e sta solo cercando di spaventare Saddam intervenne timidamente Haydar Annasir. Attaccher afferm Miranda e lo far a marzo. Perch a marzo? domand Clara. Perch per allora avr pronti tutti i suoi armamenti. Se aspettasse oltre, farebbe troppo caldo e i suoi uomini non sono abituati a combattere sotto un sole cocente come quello che c' qui, dunque attaccheranno in marzo o al pi tardi in aprile. Speriamo che ritardino disse Picot. Fino a quando vi fermerete qui? volle sapere Miranda. Secondo i suoi calcoli, ci resta un mese fu la risposta di Picot. I miei calcoli? domand Miranda. Lei ha appena detto che attaccheranno a marzo e siamo a febbraio. Ha ragione, manca un mese. E come ve ne andrete da qui? I soldati non vi proteggeranno pi appena inizieranno i bombardamenti; Saddam avr bisogno di tutti gli uomini disponibili, e prima o poi bloccheranno i lavo-

ri. La riflessione di Miranda li fece sprofondare nel silenzio. A un tratto avevano preso coscienza che il mondo seguiva un ritmo diverso da quello del villaggio sperduto in cui si erano rinchiusi mesi prima, cercando di trovare nella sabbia un segreto vecchio come il tempo, un segreto che forse era solo una chimera. Fu Marta Gmez a rompere il silenzio che era calato sul gruppo. Avete visto, abbiamo scoperto un tempio; sembra parte di uno ziqqurat, anche se non ne siamo sicuri, e secondo noi risale a duemila anni prima di Cristo; fino a oggi non se ne conosceva l'esistenza. Abbiamo anche dissotterrato resti di fondamenta di abitazioni della stessa epoca, bench sfortunatamente rimanga poco di esse. Stiamo studiando centinaia di tavolette trovate in due stanze dello ziqqurat e abbiamo una certa quantit di statue in buono stato... Ci che voglio dire, Miranda, che il lavoro fatto in questi cinque mesi sarebbe durato cinque anni in circostanze normali. Capisco che in un momento come questo le scoperte archeologiche abbiano scarsa rilevanza, dato che il paese sull'orlo di una guerra, ma se le bombe non distruggeranno ci che abbiamo trovato le assicuro che questo diventer uno dei siti archeologici pi importanti del Medio Oriente, sempre che si possa ritornare quando questa maledetta guerra sar finita. Credo che tutti noi dobbiamo considerarci soddisfatti di quanto stato fatto. Avete potuto contare sull'appoggio di Saddam per realizzare i vostri scavi afferm Miranda. S, certo. Non si pu andare a lavorare in un paese senza l'autorizzazione delle sue istituzioni, qualunque esse siano. Saddam ci ha permesso di scavare e, per farlo, abbiamo potuto disporre di mezzi che il professor Picot paga di tasca sua fu la risposta di Fabin Tudela. Credevo che la signora Tannenberg fosse corresponsabile e cofinanziatrice della spedizione... Clara decise di approfittare della curiosit di Miranda per sottolineare che quella era la sua spedizione e che tutto ci che era stato scoperto, o che sarebbe venuto alla luce, apparteneva tanto a lei quanto a Picot. Effettivamente, un'impresa che abbiamo realizzato il professor Picot e io. un progetto costoso e difficile, date le circostanze, ma, proprio come ha spiegato la professoressa Gmez, ha gi dato i suoi frutti, dei frutti straordinari. Ma voi cercate qualcosa di pi... credo che lei, in un convegno tenutosi l'anno scorso a Roma, abbia parlato di certe tavolette in cui il patriarca A-

bramo avrebbe narrato la storia della Creazione. Ha aggiunto che casualmente avete trovato qui altre tavolette con il nome dello stesso scriba. Mi sbaglio? Questa volta fu Picot a rispondere. No, non si sbaglia. Clara ne possiede un paio, che abbiamo potuto datare, in cui uno scriba chiamato Shamas racconta che un certo Abram gli avrebbe svelato la storia del mondo. Clara sostiene l'ipotesi che l'Abram a cui si riferisce Shamas sia il patriarca Abramo e, se la sua teoria verr confermata, la scoperta sar straordinaria. Tenga conto che la scienza dubita dell'esistenza dei patriarchi spieg Fabin. Nessuno ha potuto finora dimostrare che siano realmente vissuti. Se trovassimo le tavolette collegate a quelle che possiede Clara, si dimostrerebbe non solo la veridicit della Bibbia, ma anche che la Genesi fu rivelata da Abramo. Lei non immagina l'importanza che questo fatto avrebbe per l'archeologia, per la scienza e pure per la religione. Ma non le avete ancora trovate, quelle tavolette... insinu Miranda. No, non ancora ribatt Marta ma abbiamo portato alla luce diverse tavolette con il nome di Shamas, dunque siamo speranzosi di trovare anche la Bibbia d'argilla. La Bibbia d'argilla? Cos'altro sarebbero delle tavolette con la leggenda della Creazione? domand a sua volta Marta. Ha ragione, e poi il nome mi piace... La Bibbia d'argilla. E lei che ne pensa di tutto questo? un prete, dico bene? La curiosit di Miranda fece arrossire Gian Maria fino alla radice dei capelli. Ehi, la prima volta che vedo arrossire un uomo! esclam Miranda ridendo. Su, Gian Maria, ti hanno solo rivolto una domanda lo rassicur Marta. Il sacerdote non trovava le parole per rispondere; gli ardeva il volto sentendosi il bersaglio di tutti gli sguardi. Fabin cerc di dargli una mano sviando l'attenzione. Gian Maria un esperto di lingue semitiche; ci enormemente utile, lavora sodo decifrando tavolette. Senza di lui non avremmo potuto fare cos tanti progressi in poco tempo. Comunque, fino a che non avremo trovato quelle tavolette e non le avremo analizzate, noi e altri esperti qualificati, non si potr affermare che si tratti della Bibbia d'argilla. Fino allora ci muoveremo sul terreno delle ipotesi. Ci sono un paio di tavolette scritte da una mano poco esperta che sembrano pagine di un diario personale, un diario di argilla, in cui qualcu-

no annuncia che gli verr raccontato qualcosa. Comunque, come le ha detto Marta, anche se non trovassimo le altre tavolette, ci che abbiamo dissotterrato finora giustifica il nostro lavoro qui. Perch sostiene che quelle due tavolette, che sono la causa della vostra permanenza qui, sono scritte da una mano poco esperta? gli domand Miranda. Per la qualit del tratto rispose Fabin. come se Shamas non padroneggiasse lo stilo, che come lei sa una cannuccia con cui si facevano le incisioni sull'argilla. Non solo, la scrittura sulle tavolette che abbiamo trovato qui, e che portano il nome di Shamas sulla parte superiore, non assomiglia affatto a quella sulle tavolette che possiede Clara. Lo Shamas che vissuto qui era uno scriba che padroneggiava la scrittura e l'aritmetica, oltre a essere un esperto naturalista che ci ha tramandato un elenco della flora della zona. Potrebbe essere che lo Shamas che scrisse le tavolette rinvenute a Carran e lo Shamas di qui non fossero la stessa persona, bench Clara sia certa del contrario aggiunse Marta. E perch lei crede che siano la stessa persona? volle sapere Miranda. Perch, se vero che la scrittura delle tavolette di Carran diversa da quella delle tavolette trovate qui, ci sono linee, segni che paiono tracciati dalla stessa mano, anche se quelli di Safran sono pi fermi e decisi. La mia teoria che Shamas incise le tavolette di Carran da bambino o da adolescente e quelle di Safran da adulto. Clara non esit nella risposta. Conosceva le tavolette come la palma della propria mano e le analisi di laboratorio lasciavano poco spazio ai dubbi: le tavolette di Carran e quelle di Safran parevano scritte dalla stessa mano. Per mi piacerebbe sapere che cosa pensa la Chiesa di tutto ci insistette Miranda rivolgendosi a Gian Maria. Il sacerdote, che si era ripreso dall'imbarazzo iniziale, torn ad arrossire ma rispose alla curiosit della giornalista. Io non posso parlare a nome della Chiesa, sono solo un sacerdote. Allora mi dica che cosa ne pensa lei. Sappiamo dalla Bibbia dell'esistenza del patriarca Abramo. Naturalmente, io credo che sia esistito, che sia stato un uomo in carne e ossa, indipendentemente dal fatto che le prove archeologiche lo confermino. E crede anche che Abramo sapesse della Creazione e l'abbia raccontata a qualcuno? La Bibbia non dice nulla in proposito, ed abbastanza esplicita riguar-

do alla vita del patriarca Abramo. Quindi... be', direi che sono scettico; non riesco a credere che esista una Bibbia d'argilla. Ma se troveremo queste tavolette, sar la Chiesa a certificarne l'autenticit. Ma lei stato mandato dal Vaticano? domand Miranda. No, per l'amor di Dio! Il Vaticano non ha niente a che vedere con la mia permanenza qui replic Gian Maria timoroso. Allora, che ci fa qui? insistette Miranda. Be', stata una casualit... E cio? volle sapere la giornalista, malgrado l'evidente imbarazzo del sacerdote. Non potresti lasciarlo in pace? intervenne Lion Doyle, che fino a quel momento era rimasto zitto. Eccolo, il cavaliere errante! Sempre in soccorso dei bisognosi, che sia una donila in mezzo a una sparatoria o un prete in difficolt. Sei insopportabile, Miranda! sentenzi Lion irritato. No, non ho problemi a spiegarlo disse Gian Maria con un filo di voce. Vede, io mi ero recato a Baghdad per collaborare con un'organizzazione non governativa, e durante il viaggio, casualmente, avevo conosciuto il professor Picot. Sono venuto qui a vedere il suo lavoro; lui sapeva che sono esperto in lingue semitiche e cos mi ha chiesto di fermarmi a Safran. E, pur essendo sacerdote, lei pu fare quello che le pare? insistette Miranda. Ho un permesso per rimanere qui rispose Gian Maria, arrossendo di nuovo. Per tutto il pomeriggio Miranda e Daniel filmarono gli archeologi al lavoro. Intervistarono Picot e Clara, e poi Marta Gmez e Fabin Tudela, i quali, come il resto del gruppo, dovettero ripetere le stesse parole ad altri giornalisti giunti a Safran. Sono invadenti, specialmente Miranda, anche se mi piace. Su, Marta, fanno il loro lavoro, come noi facciamo il nostro. Tu sei sempre tanto comprensivo, ma ci hanno fatto perdere la giornata. Fabin Tudela accese una sigaretta e lasci vagare lo sguardo oltre le volute di fumo. Marta aveva ragione, soprattutto se ci che avevano raccontato i giornalisti corrispondeva al vero, ossia che la guerra sarebbe potuta scoppiare a marzo, o al massimo ad aprile. Si chin accanto a Marta e inizi a ripulire dalla sabbia parte di quella che pareva una terrazza, che la-

sciava intravedere un patio quadrato con resti di mattoni cotti e ceramica. La luce del sole era svanita quasi completamente quando decisero di tornare all'accampamento. Gli operai brontolavano per la stanchezza, ma soprattutto erano spaventati dalle notizie che avevano appreso dai giornalisti: la guerra era inevitabile e stava per scoppiare. Clara aveva preparato la cena intorno al fuoco, su cui arrostiva lentamente una mezza dozzina di agnelli aromatizzati con le spezie. Un giornalista olandese filmava entusiasta la scena, mentre un suo collega della radio si lamentava dei problemi di connessione satellitare che gli impedivano di inviare la cronaca della giornata. Yves Picot rispondeva all'uno e all'altro cercando di affrontare le difficolt con l'aiuto del buon Haydar Annasir, che aveva sempre una soluzione per tutto. Sembri contento. Picot si volt udendo la voce di Clara. Non ho motivi per non esserlo. Ma stasera sei pi allegro del solito. Be', da tempo non avevamo contatti con il mondo civile, questa gente ci ha portato notizie fresche e mi ha ricordato che esiste un'altra realt oltre agli scavi. Dunque, senti nostalgia. Non esattamente cos, ma lavoriamo da cinque mesi, mangiando polvere, non abbiamo fatto altro che scavare e quasi mi ero dimenticato che fuori di qui c' la vita. Hai voglia di andartene? Sono preoccupato per la sicurezza della squadra. Domani chiamer tuo marito. Desidero che Ahmed mi spieghi il piano di evacuazione. Si impegnato a tenere pronti i mezzi per toglierci da qui quando cadranno le prime bombe. E se non avremo ancora trovato la Bibbia d'argilla? Ce ne andremo comunque. Non pretenderai che continuiamo a scavare sotto le bombe americane? Credi che faranno un'eccezione e non bombarderanno Safran perch qui c' un gruppo di matti che scava? Sono responsabile di questa gente, sono venuti per me, alcuni sono buoni amici e non c' niente e nessuno per cui valga la pena di mettere a repentaglio le loro vite, niente, nemmeno la Bibbia d'argilla. Quando te ne andrai? Non lo so ancora, ma voglio essere pronto. Mi pare sia arrivato il momento di trarre delle conclusioni. Voglio parlare con i miei uomini, decide-

remo tutti insieme, per non c' da illudersi, hai sentito i giornalisti. Le cose non sono peggio di cinque mesi fa, non cambiato nulla. Loro dicono di s I giornalisti esagerano sempre; il loro mestiere. Ti sbagli; magari qualcuno lo fa, ma non tutti, e qui abbiamo tre giornalisti olandesi, due greci, quattro inglesi, cinque francesi, due spagnoli... Mi dici cose che sapevo gi. difficile che esagerino tutti, o che tutti si inventino l'imminente invasione di Bush. Io vado avanti. Yves Picot guard Clara negli occhi. Non poteva chiederle di mollare tutto, ma lo irritava l'idea che continuasse senza di lui. Proseguirai gli scavi sotto una pioggia di bombe? Magari non saranno i tuoi amici a vincere. Chi sarebbero i miei amici? Quelli che ci bombarderanno. Ti venuto un attacco di nazionalismo? Non provare a far leva sui sensi di colpa, almeno non con me, perderesti il tuo tempo. Te lo dir una volta per tutte, credo che Saddam sia un dittatore sanguinario e che meriterebbe il carcere. Non m'importa nulla della fine che far. Quello che mi dispiace che molti iracheni pagheranno per le sue nefandezze. A causa di Saddam o perch ci vogliono rubare il petrolio? Per tutt'e due le cose. Saddam un alibi, non ne dubito. Io non partecipo ai giochi della politica, ci ho rinunciato ormai da tempo. Tu non credi in nulla. Quando avevo vent'anni ero di sinistra, un mililanle appassionato, e arrivai a conoscere talmente bene il partito dei miei sogni da rimanerne schifato. Nessuno era ci che pareva n tanto meno ci che diceva di essere. Capii che politica e disonest vanno di pari passo, per questo me ne allontanai. Difendo la democrazia borghese che ci permette di illuderci di essere liberi, tutto qui. E gli altri? Che mi dici di quelli come noi, che non siamo nati nel mondo dei privilegiati? Cosa dobbiamo fare? In che cosa dobbiamo sperare? Non lo so, so solo che siete vittime del governo dei grandi, ma anche vittime dei vostri stessi governanti, e vittime di voi stessi. Sono francese e difendo la Rivoluzione, credo che in tutti i paesi ci dovrebbe essere un evento simile che apra le porte alla luce e alla ragione. Ma in questa parte del mondo quelli come te e tuo nonno hanno costruito la propria ricchezza

e il proprio potere sulla miseria dei loro compatrioti, dunque non chiedere a me che cosa potete fare. Io non mi sento colpevole di nulla. Credi che la tua cultura sia superiore alla nostra... Vuoi che ti dica la verit? Ebbene s, lo credo. L'Islam vi impedisce di fare una rivoluzione borghese. Fino a che non separerete la religione dalla politica non ne uscirete. A me disgusta vedere le tue compatriote coperte dalla testa ai piedi, come quella donna che ti segue dappertutto... si chiama Fatima, no? Mi indigna che camminino dietro i loro mariti o che non possano parlare tranquillamente con un uomo. Fabin si avvicin loro con un bicchiere in ciascuna mano. una fortuna che questo non sia un paese di stretta osservanza islamica e possiamo bere qualcosa. Porse loro i bicchieri, che Clara e Picot presero in silenzio. Che vi succede? domand Fabin. Ho detto a Clara che dobbiamo iniziare a rassegnarci al fatto che tra poco ce ne andremo. Da quello che ci hanno riferito, sar tra non molto assent Fabin. Domani telefoner ad Ahmed, perch coordini con Albert i dettagli della nostra partenza. Staremo fino all'ultimo, ma al primo segno di pericolo non ci fermeremo un secondo di pi. Il tono di voce di Picot non ammetteva repliche e Clara si rese conto di avere perso la battaglia. Clara, abbiamo fatto scoperte importanti, te ne rendi conto, vero? disse Fabin cercando di consolarla. Che cosa abbiamo scoperto? domand lei irritata. Abbiamo portato alla luce un tempio di cui non c'erano notizie, un villaggio che nessuno conosceva. Dal punto di vista archeologico questa campagna stata proficua, non ce ne andiamo a mani vuote, possiamo sentirci orgogliosi del lavoro fatto. Abbiamo potuto contare su gente straordinaria che non si lamentata delle giornate di lavoro sfiancante. Da cinque mesi non facciamo altro che scavare, nient'altro. Non vorrai che ci giochiamo pure la vita, vero? Clara guard Fabin ma non seppe cosa rispondere. Dentro di s sapeva che lui e Picot avevano ragione, ma riconoscerlo avrebbe significato darsi per vinta. Quando ve ne andrete? riusc a domandare. Non sappiamo, dovremo prima discuterne con Ahmed. Vorrei anche parlare con un paio di amici di Parigi e con i miei genitori: i banchieri sanno sempre quando sta per scatenarsi una guerra. Tu, Fabin, dovresti met-

terti in contatto con i tuoi amici di Madrid e vedere cosa ti dicono. S, gli telefoner domani. Adesso sarebbe il caso di scambiare quattro chiacchiere con i giornalisti e di mangiarci quegli splendidi agnelli. Sono affamato. Dalla finestrella della stanza di Clara non si vedeva quasi nulla. La luna era nascosta. Da un po' non si udiva il mimmo rumore nell'accampamento. Dormivano tutti, ma lei non riusciva a prendere sonno. La conversazione con Picot e, pi tardi, quella avuta con Salam Najeb, il medico che curava suo nonno, l'avevano sconvolta. Il dottore non era andato per il sottile: il nonno aveva avuto un collasso e il risultato delle analisi era preoccupante. Secondo il suo parere avrebbe dovuto essere trasportato in un vero ospedale. Clara era entrata nella stanza del nonno e si era stupita che fosse potuto invecchiare tanto in un giorno. Aveva gli occhi infossati e la respirazione difficoltosa. Quando gli aveva detto che avrebbero dovuto portarlo a Baghdad e da l al Cairo, il nonno aveva scosso la testa. No, non sarebbe partito fino a che non avessero trovato la Bibbia d'argilla. Lei non aveva avuto il coraggio di dirgli che Picot era pronto ad andarsene. L'orologio segnava le tre del mattino e faceva freddo; Clara indoss una felpa e con la luce spenta usc dalla stanza diretta in quella di Fatima. La donna aveva il sonno pesante e non si svegli neppure quando Clara apr la finestra per saltare fuori. Le guardie della scorta dormivano davanti all'entrata principale e nell'ingresso dell'abitazione, ma avevano lasciato sguarnita l'uscita posteriore. Clara attese qualche secondo che il cuore smettesse di battere impazzito e, strisciando nell'ombra, si diresse verso lo ziqqurat. Aveva bisogno di toccare i vecchi mattoni di argilla e di sentire la brezza della notte per tranquillizzare il proprio spirito. Giunta nella zona degli scavi, si accorse che anche l le guardie dormivano beate. Ayed Sahadi li avrebbe uccisi se avesse saputo che qualcuno era riuscito a entrare nel sito archeologico senza che loro se ne accorgessero. Ma non sarebbe stata certo Clara a tradirli. Cerc un luogo dove sedersi e poter pensare. Sentiva che la sua vita era sul punto di cambiare irrimediabilmente. Mentre un tempo c'erano state solo sicurezza e certezze, adesso lei intravedeva dolore e solitudine, e per la prima volta si rese conto di non essersi mai fermata a riflettere; semplicemente aveva vissuto, senza

preoccuparsi di nulla, rifiutandosi di vedere e capire ci che avrebbe turbato la sua egoistica tranquillit. No, lei non era migliore di Ahmed, che avrebbe guadagnato parecchio denaro per proteggerla, ma almeno non era un'ipocrita, poich aveva la coscienza pulita. Si addorment raggomitolata su un letto di terra e argilla, e nel sogno cerc Shamas. 26 Ili aveva raggiunto il grado di um-mi-a ed era la massima autorit in quel tempio, da cui contribuiva a governare la regione. Il re aveva voluto estendere il suo potere oltre Ur e aveva commissionato la costruzione di quello ziqqurat di piccole dimensioni dove i saggi immagazzinavano le conoscenze di cui erano custodi e altri frutti dell'osservazione di quanto li circondava, i fiori, le piante e il cielo, allo scopo di svelarne i misteri. Quella era una mattina speciale: un dub-sar avrebbe acquisito la condizione di ses-gal. Il vecchio Yadin, con gli occhi annebbiati dal passare del tempo, non avrebbe potuto vedere Shamas ma avrebbe seguito la cerimonia di accettazione e avrebbe riso scoprendo le gengive sdentate. Da tempo la sua sposa, la madre di Shamas, si era assunta il compito di essere lei gli occhi di Yadin e raccontava al marito ogni dettaglio di ci che accadeva intorno a loro. Avrebbe alzato la testa orgogliosa sapendo fin dove era arrivato quel suo figlio discolo. Il maestro assaporava in anticipo i particolari della cerimonia del suo alunno preferito. Shamas gli aveva provocato numerosi mal di testa e in non poche occasioni Ili aveva dovuto dominare l'ira di fronte alla sua testardaggine e all'impertinenza delle sue domande. Shamas non aveva mai accettato le risposte semplici. Aveva bisogno di analizzare tutto quanto gli veniva detto e di trovare una logica; accettava la verit degli altri solo se era chiara e inconfutabile. Ili era riuscito a convincerlo a non manifestare disprezzo verso gli di, almeno in pubblico. Suo zio Abramo aveva persuaso il giovane Shamas che esisteva un solo Dio, e che tutto era stato creato per sua volont. Lui, Ili, gli spiegava che effettivamente l'ordine della Creazione era partito da Elohim, ma poi di-

scutevano sull'esistenza di altri di che Shamas negava. Tuttavia il tempo non passa invano e Shamas si era tranquillizzato diventando il migliore degli scribi; adesso sarebbe stato insignito di una carica ancora pi prestigiosa, quella di ses-gal, e un giorno sarebbe stato ummi-a, l'um-mi-a di tutti, dato che era indubbia la sua sapienza, frutto dell'osservazione, dello studio e del non accontentarsi mai dell'evidenza. La sposa di Shamas, una giovane chiamata Lia, l'aiut a indossare la tunica e lo salut con un sorriso. Quel giorno Shamas divenne ses-gal sotto gli auspici di Ili, mentre lasciava vagare la mente per altri territori a molti giorni di distanza. Pensava ad Abramo; lo immaginava nella terra di Canaan, in qualit di padre di molte trib, poich le notizie erano giunte fino a Ur. Dio gliel'aveva promesso, Dio aveva mantenuto la parola. Dio continuava a sembrare a Shamas un essere imperscrutabile e capriccioso e, bench credesse in Lui con tutto il cuore, non riusciva a comprenderlo, ma diceva a se stesso che in fondo lui era solo un essere umano, frutto del soffio divino che aveva dato vita all'argilla da cui erano nati gli uomini. A volte credeva che gli sarebbe scoppiata la testa quando cercava di seguire la logica della Creazione. C'erano momenti in cui sentiva di essere sul punto di capire tutto, ma quella chimera svaniva all'improvviso e lui tornava ad avere la mente piena di tenebre. Ili lo riport alla realt schiarendosi la voce. Shamas non aveva ascoltato le parole del maestro e aveva appena fatto caso agli scribi e ai sacerdoti che pregavano accanto a lui la dea Nidaba. Desiderava rimanere solo con Ili per offrirgli un dono a cui negli ultimi anni aveva lavorato dando il meglio di se stesso. Si trattava di alcune tavolette sulle quali, con segno chiaro ed elegante, aveva raccontato quanto aveva appreso da Abramo: la storia della Creazione, l'ira di Dio contro gli uomini per la loro empiet, la distruzione di Babele e la confusione delle lingue. Tre belle leggende scritte sull'argilla che avrebbe voluto fossero custodite in una delle sale in cui si trovavano altre storie e racconti sull'origine del mondo. Sul far della sera, maestro e discepolo sfruttarono alcuni momenti di solitudine per dedicarli alle confidenze. Sul cranio di Ili non era rimasto un solo capello e la sua camminata lenta cos come le sopracciglia bianche rendevano evidente che era ormai entrato nella vecchiaia. Diventerai un buon um-mi-a gli disse il maestro.

Sono soddisfatto di ci che sono. un privilegio lavorare accanto a te, ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. ... Che non ti basta mai, perch sei ansioso di sapere di pi, molto di pi. Continui ancora a interrogarti sul significato dell'esistenza, e nemmeno il tuo Dio ti d la risposta. Shamas rimase in silenzio. Ili aveva ragione: erano pi le domande che gli scoppiavano in gola delle risposte che era capace di ottenere dagli uomini che lo circondavano. Ormai sei uomo da tempo continu Ili e devi accettare il fatto che esistono interrogativi ai quali non c' risposta, indipendentemente dal dio che invochi. Almeno hai imparato a rispettare gli di, poich mi hai fatto soffrire in pi di un'occasione per paura che la tua sfrontatezza giungesse alle orecchie del nostro re. Ma nessuno ti ha tradito, nemmeno coloro che non ti capiscono. Per, Ili, tu sai quanto me che gli di conservati nel tempio sono solo argilla. vero, ma non l'argilla che invochiamo quando desideriamo qualcosa dagli di. il loro spirito, ed questo che tu non ammetti, che l'argilla sia solo la rappresentazione di un dio, poich difficile pregare il nulla, una divinit che non ha volto, n forma, che non si vede. Abramo diceva che Dio cre gli uomini a sua immagine. Dunque, come noi? Assomiglia a te, a me, a tuo padre? Se ci ha creati a sua immagine vuol dire che possiamo rappresentarlo con l'argilla per rivolgerci a Lui. Dio non sta nell'argilla. Ti ho sentito dire che il tuo Dio in ogni luogo, dunque, forse anche in quella terra con cui ha fatto gli uomini. Da anni discutevano dello stesso argomento, anche se con il trascorrere del tempo le loro parole erano state private di qualsiasi traccia di acredine. Parlavano con tranquillit, non litigavano pi cercando d'imporre l'uno all'altro la propria idea di divinit. Ti ho portato un regalo disse Shamas sorridendo davanti alla sorpresa che si disegnava sul volto del suo maestro. Grazie, ma il pi bel regalo stato averti come alunno, perch mi hai fatto migliorare ogni giorno sapendo che dovevo rispondere alle tue domande. I due uomini risero. Erano arrivati a stimarsi sinceramente e ad accettarsi per com'erano, anche se quel percorso di apprendimento era stato non pri-

vo di dolore. Shamas condusse Ili in una piccola stanza in cui gli piaceva lavorare e gli consegn diverse tavolette avvolte nella tela. Ili le liber con cura dall'involucro e rimase meravigliato dalla precisione dei segni fatti dallo stilo di colui che era stato il pi ribelle dei suoi alunni. la storia della creazione del mondo tale e quale me la raccont Abramo. Mi piacerebbe che la custodissi tu. Gli occhi di Ili si velarono per l'emozione mentre prendeva il regalo che gli veniva consegnato dalle mani di Shamas. Mi hai parlato tanto delle leggende di Abramo... Sono racchiuse qui, cos come mi vennero raccontate. Conservo tuttora le tavolette scritte a Carran, ma il mio polso allora non era tanto saldo e ancora non avevi fatto di me quel che sono oggi. Spero che queste siano scritte bene. Grazie, Shamas. Le terr con me fino all'ultimo giorno della mia vita. Quella sera Lia ascolt attenta il marito, fiera di sapere che era diventato un uomo importante all'interno della gerarchia del tempio. Pi tardi, mentre sua moglie dormiva, Shamas tir fuori le sue vecchie tavolette, quelle che aveva portato da Carran, e le osserv in silenzio. Vederle lo faceva tornare con la mente alla sua infanzia, alla sua adolescenza, agli anni nomadi insieme a suo padre e alla trib. Non provava nostalgia per il passato, poich era soddisfatto del presente; continuava per a sentire la mancanza di Abramo, di ci che lui gli raccontava riguardo a Dio. Anche per i suoi il Dio di Abramo era solo un altro dio, pi forte degli altri, ma non l'unico, non l'onnipotente. Di nuovo riavvolse le tavolette nella tela e le ripose con cura su uno scaffale della piccola sala, accanto ad altre perfettamente impilate. Si domand che fine avrebbero fatto quando lui fosse morto. I suoi figli, lo sapeva bene, non avevano interesse per un Dio che non vedevano. Shamas, sveglia, sveglia! La voce di Lia tradiva paura e angoscia. Shamas apr gli occhi e si mise a sedere nel letto, osservando dalla finestra le prime luci dell'alba. Che succede? Ili ti ha mandato a chiamare, va' al tempio. Cos presto? E ha spiegato perch? No, il giovane che venuto si limitato a dire che Ili ti attende. Shamas si prepar in fretta per dirigersi al tempio, preoccupato dall'ur-

genza del maestro. Quando giunse alla sala rettangolare dove Ili lo aspettava insieme ad altri scribi, cap che era accaduto qualcosa di grave. Shamas, il signore del Palazzo vuole le nostre terre. geloso della prosperit del tempio. Ma che cosa pretende da noi? Quello che abbiamo: grano, frutta, palme, acqua. Vuole il nostro bestiame e il nostro raccolto. Dice che nelle sue terre scarseggiano i frutti, e che i loro ruscelli sono secchi. Ha deciso di aumentare la decima, sostiene che poco quanto riceve rispetto a ci che possediamo. Nei magazzini c' grano sufficiente affinch non si disperi per l'aridit delle sue terre. Non gli manca nulla, ma vuole di pi, crede che sia troppo quello che abbiamo e vuole disporne per s. nipote del mio predecessore, l'ultimo grande maestro, ed convinto di avere il diritto di governare, oltre al palazzo, il tempio. Pretende che sia un amministratore a incaricarsi di supervisionare il nostro lavoro e, in nome suo, decidere quale parte debba andare al tesoro reale e quale possa restare al tempio. Non te l'ho voluto dire ieri poich era un giorno importante per te, ma da tempo mi ha dato l'ultimatum e oggi, prima dell'alba, uno dei suoi soldati venuto a reclamare una risposta. Credevo che sarei riuscito a parlare con lui, che l'avrei convinto, ma mi sbagliavo. E se ci opponiamo? Ci distrugger, getter il sale sulle nostre terre, sacchegger i magazzini... Cosa possiamo fare? si lament Ili. Gli scribi tacevano angosciati, temendo le conseguenze del problema creato dall'ensi, il loro signore locale. Alcuni guardavano Shamas aspettando dalla sua mente fervida una soluzione. Siamo uomini pacifici, non sappiamo lottare disse Ili. Possiamo chiedere aiuto al sovrano di Ur propose Shamas. pi potente del nostro ensi, e questi non oserebbe affrontarlo. Decisero di inviare un emissario a Ur per chiedere aiuto al re e implorarne la protezione. Ili design un giovane scriba, che si mise in viaggio immediatamente. Ma il sovrano avrebbe avuto piet di loro? I re sono capricciosi e la loro logica non ha nulla a che vedere con quella dei sudditi, dunque il signore di Ur poteva richiedere per il suo aiuto un prezzo ancora pi alto di quello dell'ensi di Safran. Il sole brillava in tutto il suo splendore illuminando le terre gialle di Safran quando il grido di un uomo si lev sul vociferare del mercato.

Ili e Shamas si guardarono sapendo che quel grido presagiva morte e distruzione. Tutti gli scribi accorsero alle porte del tempio dov'erano giunti i soldati, pronti a entrare. Il crepitare del fuoco e il pianto delle donne si innalzavano fino al cielo insieme alle urla dei soldati e degli uomini che difendevano le loro case. Shamas sapeva che non potevano fare nulla tranne piegarsi come i giunchi che crescevano sulle rive dell'Eufrate, in attesa che si placasse la tempesta, ma il suo istinto fu pi forte e affront i soldati, malgrado Ili gli avesse consigliato di desistere. Era consapevole che il suo sforzo sarebbe risultato inutile, ma non poteva arrendersi di fronte all'ingiustizia che stavano subendo. Quanto tempo era passato? Forse un secondo, forse ore; si sentiva profondamente stanco e nella sua testa regnava la confusione. "Nessun uomo eterno, nemmeno un re. Un giorno qualcuno in questo tempio torner a vivere in pace, amministrando le terre, il bestiame e i raccolti degli uomini che confidano nelle azioni degli scribi che, come noi, lavorano dall'alba perch ci sia ordine e giustzia nella comunit" pensava Shamas mentre veniva trascinato via da un soldato con cui si era messo a lottare. Vide Ili, il suo maestro, disteso a terra con una ferita alla testa da cui sgorgava un fiotto di sangue. Altri scribi giacevano morti intorno a lui, cos come i servitori del tempio che erano accorsi a difendere quel luogo dove fino allora la vita era trascorsa pacifica. Gli faceva male la testa, sentiva le ossa del corpo pesanti, poteva appena muovere un braccio e i suoi occhi erano velati. "Star morendo come i miei compagni? Forse sono gi morto?" Pens che non era possibile, perch il dolore che sentiva era troppo intenso, sicch gli restava ancora un alito di vita, ma per quanto tempo ancora? E Lia era viva? Il soldato gli diede un calcio sul viso e lo butt nel mucchio di cadaveri; lo credeva morto, visto che quasi non respirava. Shamas non voleva morire ma non sapeva come evitarlo. Perch Dio aveva deciso che fosse quella la sua fine? Sorrise; Ili l'avrebbe rimproverato perch in un momento simile continuava a fare domande, domande a Dio. Ma forse gli altri non imploravano Marduk? Se Abramo fosse stato l, gli avrebbe domandato perch Dio si compiacesse del fatto che le sue creature morissero in modo tanto violento. Era necessaria una fine simile? Non riusciva pi a vedere niente, la vita se ne

andava a causa dell'avidit di un uomo. Che assurdit gli sembrava tutto ci. E Dio dov'era? Alla fine l'avrebbe visto? Sussult udendo una voce, la voce di Abramo che gli chiedeva di avere fiducia in Dio. Poi una luce bianca illumin l'angolo in cui lui giaceva e sent una mano salda afferrare la sua e aiutarlo a tirarsi su. Smise di provare dolore e comprese che si stava fondendo con l'Eternit. 27 Clara...? S, lei. La voce di Miranda la strapp dal sonno profondo in cui aveva incontrato Shamas. Clara sentiva un dolore intenso al petto e faceva fatica a respirare. Le dolevano le ossa e si sentiva incapace di rispondere a Miranda, che la guardava preoccupata. Daniel lasci la macchina da presa accanto a un blocco di mattoni di argilla e s chin su Clara, che pareva tremare. Sta bene? I soldati accorsero per controllare con chi stessero parlando i giornalisti e si spaventarono vedendo Clara rannicchiata sulla sabbia gialla, con lo sguardo perso come se si fosse trovata a molti chilometri da l. Il comandante grid un ordine ai suoi uomini, e uno di loro corse via in cerca di una coperta. Clara era rimasta immobile e per un momento temette di essere paralizzata. Non sapeva perch, ma la voce non le arrivava in gola e i suoi arti non obbedivano all'ordine di muoversi. Sent Daniel passarle un braccio dietro la testa e aiutarla e tirarsi su; poi le diede da bere un po' d'acqua. Miranda le tast il polso con espressione preoccupata mentre il comandante guardava inquieto la scena. Se fosse accaduto qualcosa a quella donna, lui ne sarebbe stato responsabile. Ha il polso debole, ma credo che stia bene, non sembra essere ferita disse Miranda. Dovremmo trasportarla all'accampamento e farla visitare da un medico sugger Daniel. In quel momento giunse il soldato con la coperta e Daniel gliela avvolse attorno alle spalle. Clara sent il calore riaffluirle nel corpo. Sto bene mormor. Mi dispiace, devo essermi addormentata. quasi congelata le disse Daniel. Come le venuto in mente di ve-

nire a sdraiarsi in un posto simile? Clara lo guard e si strinse nelle spalle. Non sapeva che cosa rispondere o, forse, la spiegazione che poteva dare sarebbe stata troppo complicata, in quelle circostanze. L'accompagniamo all'accampamento propose Miranda. No... per favore... mio nonno si spaventerebbe. Sto bene, grazie replic Clara in un sussurro. Almeno procuriamole qualcosa di caldo da bere. Comandante, riesce a farci avere del caff? La richiesta di Miranda era un ordine che il comandante, preoccupato, esegu senza fiatare. Qualche minuto pi tardi Clara, scortata da Miranda e Daniel, se ne stava seduta sotto la tenda che serviva da mensa ai soldati che vigilavano il sito archeologico. Il caff aveva restituito il colorito al suo viso e lei ormai era in grado di parlare. Cosa le successo? chiese Miranda. Sono uscita a passeggiare tra le rovine. Mi piace farlo, riesco a pensare meglio... poi devo essermi addormentata, tutto qui rispose Clara. Dovrebbe fare pi attenzione, qui la notte fa freddo. Il tono paterno di Daniel fece sorridere Clara. Non si preoccupi, magari avr preso un raffreddore, ma niente di pi. Per favore, non dite nulla, io... be', mi piace passeggiare da sola di notte, mi aiuta a pensare, ma qui difficile stare da soli, e mio nonno ha paura che mi possa accadere qualcosa. E poi, data la situazione politica, ci sono soldati dappertutto, per questo che cerco di allontanarmi senza essere vista. Non deve darci spiegazioni assicur Daniel. solo che ci siamo spaventati vedendola distesa per terra. Mi sono addormentata; sono stanca, si lavora a ritmi impossibili... si giustific Clara. Noi volevamo filmare le rovine alle luci dell'alba per fare qualcosa di diverso dagli altri. La verit che qui davvero bellissimo disse Miranda. Se lei sta bene, vorrei approfittarne per finire il lavoro prima che sorga definitivamente il sole, ma tu, Miranda, puoi stare qui con Clara propose Daniel. Le due donne rimasero sole. Miranda non aveva obiettato all'invito del suo collega perch Clara la incuriosiva. C'era qualcosa in quella donna che la rendeva speciale, ma non era ancora riuscita a capire di che cosa si trat-

tasse. Lei irachena, ma non si direbbe esord Miranda per tastare il terreno. Sono irachena... be', qui nessuno ci trova nulla di strano. Ha gli occhi cos azzurri, e il colore dei suoi capelli... insomma, non come quello dei suoi compatrioti. La mia famiglia viene da fuori. Miranda prov subito simpatia per Clara, che, come lei, era il frutto di differenti nazionalit. Ah, questo spiega il colore dei suoi occhi e il suo aspetto. Mi dica, come riesce a vivere in un posto cos? La domanda colse alla sprovvista Clara, che immediatamente si mise all'erta, preoccupata del fatto che non sarebbe stato facile sostenere una conversazione con quella giornalista. Cosa intende dire? Mi domando come una donna colta e sensibile sia capace di sopportare un regime come questo. Non mi sono mai occupata di politica, non mi interessa fu la risposta secca di Clara. Miranda la osserv in tralice e decise che Clara non era poi cos simpatica come aveva pensato fino a poco prima. La politica riguarda tutti; anche se alcuni dicono di non interessarsene, di certo non possono ignorarla. Ho dedicato tutta la mia vita allo studio, nient'altro. Ma immagino che oltre a studiare si sia resa conto di cosa succedeva intorno a lei insistette Miranda, irritata. Glielo dico io cosa c'era intorno a me: uno dei pochi regimi laici dell'Oriente, una societ con una classe media in crescita, prima dell'embargo, una certa prosperit e un'esistenza pacifica per la maggior parte degli iracheni. ... Degli iracheni che sostenevano il regime. Che mi dice delle persone scomparse, di quelle assassinate, della strage dei curdi, di tutti gli orrori commessi da Saddam? E lei che mi dice dell'appoggio degli Stati Uniti a Pinochet o alla giunta militare argentina? O dell'appoggio a Saddam fino a che faceva loro comodo? Bombarderanno tutti i paesi che non sono come i vostri? Sono pronta a scommettere che non muoveranno mai un dito contro i sauditi, n gli Emirati, o la Cina, o la Corea. Sono stufa della doppia morale dell'Occidente. Anch'io e, dato che denuncio questa doppia morale, mi ritengo libera di dire a voce alta ci che penso. Questa una delle peggiori dittature. Dovrebbe essere pi prudente nell'esprimere le sue opinioni.

Vuole denunciarmi? domand Miranda, sarcastica. No, non lo far. Che sciocchezza! Io non giustifico la guerra contro il suo paese, sono contraria, ma spero che gli iracheni si liberino presto di Saddam. E se non volessero farlo? Non sia cinica, sa bene che non possono. Questo paese ha bisogno di una mano decisa che lo governi. Quanto disprezzo per i suoi connazionali! Non disprezzo, realismo. Se non sar Saddam sar qualcun altro, per alla guida di questo paese ci dev'essere un uomo di polso, altrimenti tutto andr a rotoli, questa la realt. Per lei i diritti umani, la democrazia, la libert, la solidariet... significano qualcosa? Lo stesso che per lei, ma non dimentichi che qui siamo in Medio Oriente. Sbaglia se cerca di applicare alla nostra realt il suo punto di vista. I diritti umani sono sempre gli stessi, qui o altrove. Lei non conosce gli arabi. Io credo nella libert e nella dignit degli esseri umani, non importa dove siano nati. E fa bene, non lo discuto. Ma lei giudica l'Iraq con i suoi occhi e questo le impedisce di vedere la realt. L'anno scorso, nel mio viaggio precedente, conobbi un giornalista di una radio locale. Quando tornai a casa, qualche mese fa, gli telefonai, ma non mi rispose nessuno. Lo chiamai alla radio; l mi informarono che era scomparso. Si erano presentati all'emittente quelli del Mujabarat e l'avevano portato via. Sua moglie dovette vendere tutto ci che possedeva perch le avevano detto che pagando qualche funzionario corrotto avrebbe avuto notizie del marito. Si priv di ogni cosa, della casa, dell'automobile, consegn tutti i suoi averi a un disgraziato che una volta avuto il denaro la denunci. scomparsa pure lei. I figli sopravvivono a stento con la nonna. Clara si strinse nelle spalle. Non aveva risposte; quando qualcuno le spiegava che quelle cose accadevano in Iraq, taceva. Lei era felice, poteva dire solo quello, e nel palazzo di Saddam era sempre stata ben accolta. No, non avrebbe criticato Saddam Hussein; suo nonno non gliel'avrebbe permesso e comunque a lei non sarebbe mai venuto in mente di farlo. Lei sa che queste cose accadono disse Miranda. Il silenzio di Clara cominciava a irritarla. Il Medio Oriente ha bisogno di una rivoluzione insistette la giornalista una vera rivoluzione che la faccia finita con i go-

verni criminali, con i regimi medievali che non rispettano nel modo pi assoluto gli esseri umani. Il giorno in cui la gente si render conto del cancro da cui affetta e si decider a sconfiggerlo, il Medio Oriente diventer una potenza. E a chi pu importare di tutto ci? chiese Clara in tono pungente. A nessuno, certo. L'interesse che i sudditi continuino a essere schiavizzati da governi corrotti e che credano che la colpa di tutti i mali sia dell'Occidente, degli infedeli, e che l'unica soluzione sia eliminarli. Mantengono la gente nell'ignoranza per potersene servire, e il peggio che le persone come lei non fanno nulla, incrociano le braccia, si disinteressano di ci che accade intorno a loro perch non ne sono coinvolte. Lei da che parte sta? domand Clara. Io? Non sto con Bush n sono a favore della guerra, ma non voglio nemmeno essere assimilata a quei progressisti da salotto, come ce ne sono tanti in Occidente, convinti che sia politicamente corretto stare dalla parte dei musulmani e che si ostinano a ribadire le peculiarit di ciascuno. Io non condivido le idee di coloro che non rispettano la Dichiarazione dei diritti dell'uomo, e da questa parte del mondo nessuno lo fa. Lei vive in mezzo alle contraddizioni. Si sbaglia, non sar politicamente corretta, ma non sono un'ipocrita. Parla come Yves... mormor Clara. Yves? Ah, il professor Picot! Mi sembrata una persona stupenda. vero, anche se a volte un po' strano. Clara guard Miranda e d'improvviso cap che Picot aveva voglia di andarsene non solo per l'avvicinarsi della guerra, ma anche per la nostalgia di una realt che, adesso ne era sicura, la giornalista gli aveva ricordato. Le spedizioni archeologiche non duravano mai tanto tempo senza interruzioni, e comunque la gente andava e veniva. Loro erano esiliati a Safran da sei mesi, e per Picot e i suoi compagni era effettivamente troppo. Lei una donna... particolare disse Miranda. Io? Perch? Sono solo un'archeologa convinta che qui sotto ci sia la Bibbia d'argilla. La professoressa Gmez mi ha detto che non nemmeno dimostrata l'esistenza del patriarca Abramo. Se troveremo le tavolette proveremo che Abramo non una leggenda. Io sono convinta della sua esistenza, del suo viaggio da Ur a Canaan, che qualcosa l'abbia fatto diventare monoteista, e che a partire da quel momento abbia portato l'essenza di Dio nel suo cammino. Per questo dobbiamo

trovare quelle tavolette su cui lo scriba Shamas incise il racconto della Creazione secondo Abramo. curioso che dopo il suo intervento al convegno di Roma nessun'alta carica ecclesiastica si sia messa in contatto con lei, almeno per vedere le due tavolette che possiede. No, nessuno l'ha fatto, ma nemmeno me l'aspettavo. La Chiesa non mette in discussione l'esistenza dei patriarchi. Se troviamo le tavolette, bene; in caso contrario, per loro lo stesso, non mina le fondamenta della religione. E il prete, quel Gian Maria, che ci fa qui? Ci aiuta, nient'altro. una persona buona e in gamba. Ma un prete e qui non c'entra niente. Chi le ha detto che non esistono preti archeologi? Gian Maria un esperto di lingue semitiche, dunque il suo contributo a questa spedizione essenziale. Cosa far quando Picot e gli altri se ne saranno andati? Mi rassegner e continuer a scavare. Le bombe non fanno eccezioni. Clara alz le spalle. La guerra le pareva un'illusione, qualcosa che non sarebbe mai accaduto e che comunque non aveva niente a che vedere con lei. Il rumore delle jeep ruppe la calma del mattino. La squadra di archeologi stava arrivando. Una delle auto si ferm davanti alla tenda in cui le due donne stavano parlando. Ayed Sahadi balz gi dall'automezzo e si rivolse a Clara senza nascondere la propria rabbia. Ci ha preso in giro un'altra volta! Suo nonno ha ordinato di frustare gli uomini incaricati di proteggerla, quanto a me... non so cosa mi aspetta. La diverte causare guai agli altri? Come osa parlarmi cos? Miranda osservava affascinata la scena. L'ira di quell'uomo non era quella di un semplice caposquadra, anche se gliel'avevano presentato come tale il giorno prima. Il suo era l'atteggiamento di un militare, e nel paese di Saddam ce n'erano molti. Clara e Ayed Sahadi si guardavano furibondi, come fossero sul punto di saltarsi addosso. I secondi parvero interminabili, poi Miranda vide che Ayed Sahadi faceva profondi respiri e s'imponeva di recuperare il controllo. Salga in macchina. Suo nonno vuole vederla immediatamente. Ayed Sahadi usc dalla tenda e si sedette al volante in attesa che Clara si deci-

desse a raggiungerlo. Clara termin di sorseggiare il caff, poi guard Miranda. Bene, ci vediamo dopo. Suo nonno fa frustare la gente? Quella domanda la colse alla sprovvista. Per lei era normale che il nonno agisse come meglio credeva, ed era abituata fin da bambina al fatto che facesse frustare chiunque disobbedisse alle regole. Non faccia caso ad Ayed, solito esagerare. Usc dalla tenda maledicendo il caposquadra, che aveva screditato suo nonno di fronte alla giornalista. Sperava che il commento di Ayed non avesse conseguenze, ma se le avesse avute sarebbe stata lei a ordinare di frustarlo fino a che non avesse implorato perdono. Miranda li vide allontanarsi e rimase a riflettere. Non aveva creduto a Clara ed era convinta che Ayed avesse detto la verit. Decise di raggiungere l'accampamento; voleva cercare di conoscere il nonno di Clara e verificare se qualcuno fosse stato frustato. Le venne un brivido al solo pensiero. Clara stava scendendo dalla jeep mentre Salam Najeb, il medico di suo nonno, usciva di casa. Devo parlarle le disse. Che succede? domand allarmata. Suo nonno sta peggiorando, dovremmo trasportarlo al Cairo, qui... qui morir. Lei non pu fare niente? S, potrei operarlo, ma non ho gli strumenti necessari, il rischio troppo alto. E allora a che serve la sala operatoria che ha fatto allestire mio nonno? Per un'emergenza... ma suo nonno peggiorato, non ce la far. Lei non si vuole assumere la responsabilit di ci che potrebbe succedere, vero? No, non voglio. Tutto questo una follia. Ha un cancro al fegato, con metastasi in altri organi, e ci troviamo in mezzo a un villaggio polveroso... non ha senso. Decida lei. Clara non gli rispose ed entr in casa. Fatima l'aspettava in lacrime sulla porta della camera del nonno. Tesoro, il signore sta molto male. Lo so, ma non voglio vederti piangere; lui non lo sopporterebbe, e neanch'io. La fece spostare ed entr nella stanza in penombra, dove Samira

vegliava Alfred Tannenberg. Clara? La voce dell'uomo suonava spenta. S, nonno, sono qui. Dovrei far frustare pure te. Perdonami, non volevo spaventarti. Per l'hai fatto. Se ti accadesse qualcosa... morirebbero tutti, giuro che morirebbero tutti. Su, nonno, stai tranquillo. Come ti senti? Sto morendo. Non dire sciocchezze! Non morirai, tanto meno adesso che stiamo per trovare la Bibbia d'argilla. Picot se ne vuole andare. Come lo sai? So tutto quello che succede qui. Faremo in tempo a trovare le tavolette, non ti preoccupare, e anche se se ne andasse continueremo noi. Ho fatto chiamare Ahmed. Verr? Deve venire per raccontarmi come procede l'operazione a cui stiamo lavorando e per definire alcuni dettagli riguardo alla tua partenza. Io non me ne voglio andare! Farai quello che ti dico. Nessuno di noi due rester qui! Se morir prima, non m'importa dove verr sepolto, ma se sar ancora vvo, se mi rester anche solo un ultimo respiro, mi ci aggrapper e non mi lascer uccidere dalle bombe di nessuno. Dunque, partiremo tutti e due. Andremo insieme al Cairo oppure tu seguirai Picot. Picot? E perch? Perch lo dico io. Adesso lasciami in pace, ho bisogno di riposare e di pensare. Questo pomeriggio arriver Yasir e voglio che mi trovi seduto. Ha ancora paura di me, ma se mi vede sdraiato su un letto cercher di uccidermi. Clara baci il nonno sulla fronte e usc dalla stanza. Non gli aveva parlato dell'indiscrezione di Ayed Sahadi per non dargli altri dispiaceri. Suo nonno aveva ragione, doveva almeno far finta di stare bene, e lei l'avrebbe aiutato. Trov Salam Najeb nell'ospedale improvvisato che avevano installato accanto al suo alloggio. Il medico stava riordinando gli strumenti della sala operatoria.

Mio nonno deve vivere. Tutti vogliamo vivere. E allora lo tenga in vita, faccia qualsiasi cosa. Se fossimo al Cairo potremmo tentare. Ma siamo qui ed qui che lei far il suo lavoro; la paghiamo profumatamente e deve aiutarlo a vivere. Io non sono Dio. Certo che no, ma conoscer il modo di allungare la vita a un vecchio malato. Gli eviti di soffrire, gli dia qualsiasi cosa perch si mantenga sveglio e dia l'impressione di stare bene davanti alla gente. Vedremo di tornare al Cairo, ma finch ci tratterremo qui mio nonno deve apparire com'era una volta. Non possibile. E allora faccia l'impossibile. Ci implica che gli somministri dei farmaci che potrebbero accorciargli la vita. Faccia quel che le ho detto. Il tono freddo di Clara non lasciava adito a dubbi. Salam Najeb guard la donna, ma invece dei lineamenti attraenti e dello sguardo azzurro chiaro vide sul suo viso una smorfia simile a un ghigno e un'espressione torbida. Assomigliava a suo nonno come una goccia d'acqua. Miranda aspettava a pochi metri dall'ospedale, fumando una sigaretta. La giornalista si rivolse a Clara. Mi piacerebbe vedere suo nonno. Non riceve visite rispose freddamente Clara. Perch? Perch anziano e non sta bene; l'ultima cosa a cui lo sottoporrei un'intervista con la stampa. Clara entr in casa e chiuse la porta senza dare il tempo a Miranda di entrare. Si butt sul letto e scoppi a piangere. Ne aveva bisogno. Quando mezz'ora dopo Fatima entr nella stanza di Clara, la trov con gli occhi arrossati e le labbra tremanti. Tesoro, devi essere forte. Lo sono, non ti preoccupare. Yasir arriver nel pomeriggio; devi convincere il dottore a far s che tuo nonno appaia in buone condizioni. Sar cos. Gli uomini rispettano solo la forza. Nessuno mancher di rispetto a mio nonno finch io sar viva. Giusto. Dimmi, cos'hai intenzione di fare?

I giornalisti se ne andranno a mezzogiorno, dobbiamo salutarli. Voglio parlare con Picot e disporre le cose per l'arrivo di Yasir. Fatima si rese conto che Clara pareva essersi indurita nelle ultime ore. Vedeva nei suoi occhi la fiera risolutezza di suo nonno e cap che qualcosa o qualcuno aveva fatto affiorare in lei il peggio dei Tannenberg. Yves Picot stava parlando con i giornalisti e a Clara non sfuggirono gli sguardi che si scambiava con Miranda. "Si piacciono" pens "si sentono attratti e non lo nascondono. Ecco perch lui se ne vuole andare al pi presto; stufo di stare qui e appena lei partir, lui la seguir." Fabin e Marta chiacchieravano, cos come Gian Maria e Lion Doyle. Ciao, come mai non siete al lavoro? domand Clara cercando di assumere un tono spensierato. Marta Gmez la guard di sottecchi e si accorse che negli occhi di Clara c'erano tracce di lacrime. Stiamo salutando questi amici spieg Fabin. Spero che abbiate trovato interessante ci che stiamo facendo qui disse Clara senza rivolgersi a qualcuno in particolare. I giornalisti annuirono ringraziando per la gentilezza con cui erano stati accolti, poi la conversazione si spost su argomenti futili, ma Clara si sentiva osservata da Miranda e da Marta. Si era messa del collirio negli occhi per far scomparire i segni del pianto, ma sapeva che la giornalista e la professoressa se n'erano accorte. Sembr passare un'eternit prima che i giornalisti finalmente si decidessero a salire sull'elicottero. Fabin pareva triste per la loro partenza, e la cosa accrebbe ulteriormente l'irritazione di Clara. Miranda le si avvicin. Le due donne si guardarono fisso negli occhi in un muto duello che pass inosservato agli altri, ma non a Marta Gmez, che le osservava. stato un piacere conoscerla disse la giornalista e spero di rivederla. Suppongo che torner a Baghdad; io rester l per tutta la durata della guerra, sempre che non mi uccidano. Rimarr a Baghdad? S, con molti altri giornalisti. Perch? Perch qualcuno deve raccontare quello che succede, perch l'unico modo di porre un freno all'orrore darne notizia. Se ce ne andassimo, sarebbe peggio.

Peggio per chi? Per tutti. Esca dal suo castello incantato, si guardi intorno e se ne accorger. Per favore, non mi faccia prediche! Sono stufa che mi si parli con questo tono di superiorit. Mi scusi, non volevo offenderla. Buon viaggio. La rivedr a Baghdad? Chiss... Picot si avvicin a Miranda e la trattenne ridendo perch l'elicottero stava per decollare. Resta con noi finch non ce ne andiamo! le disse. Non sarebbe una cattiva idea, ma temo che al giornale non capirebbero. Si baciarono sulle guance e lui l'aiut a salire sull'elicottero, poi alz una mano mentre l'apparecchio si sollevava da terra e si allontanava all'orizzonte. Pare proprio che vi siate piaciuti subito tu e Miranda gli disse Clara risentita. S, una donna stupenda. Sono contento di averla conosciuta, e spero di avere l'occasione di rivederla lontano da qui. Rimarr a Baghdad. Lo so, un'incosciente, come te. Credete entrambe in una causa e siete disposte a giocarvi la pelle pur di arrivare in fondo. Non abbiamo nulla in comune. Clara era sempre pi irritata. No, solo la testardaggine, ma questa sicuramente una caratteristica di tutte le donne. Adesso non incominciare intervenne Marta ridendo. Torniamo al lavoro, questa gente ha rallentato le operazioni e finch saremo qui dovremo darci da fare disse Fabin. Fabin ha ragione. A proposito, sei riuscito a metterti in contatto con Baghdad? domand Marta, rivolgendosi a Yves. S, Ahmed sta arrivando rispose questi. Dovrebbe essere qui oggi pomeriggio, sicch aspettiamo di sapere le ultime novit prima di decidere che cosa fare. Ma se ce ne dovremo andare, chieder a Lion Doyle di fotografare tutto ci che abbiamo scoperto e i luoghi dei ritrovamenti. Voglio un lavoro meticoloso, perch se arriveranno gli americani con le loro bombe, questo sito scomparir. E voglio non solo delle foto, ma anche un video. Spero che Lion sia in grado di realizzarlo.

Come sempre, Yves pensa a tutto comment Fabin. Non che io pensi a tutto, che mi pare sia giunto il momento della ritirata e dobbiamo essere preparati all'eventualit di dovercene andare di corsa. Bene, Yves, Lion Doyle mi sembra un ottimo professionista. Il suo reportage per "Archeologia scientifica" stato molto apprezzato. E tu, Marta, sei venuta benissimo in foto scherz Picot. Mi piacerebbe parlare del piano di lavoro da portare a termine, sia che restiate qui sia che ve ne andiate sugger Clara. Il grosso fatto, anche se non abbiamo ancora trovato la Bibbia d'argilla; ma almeno abbiamo il tempio, pi di duecento tavolette in buono stato, resti di ceramiche, statue... La spedizione riuscita e non mi pento di essere venuto. E voi? chiese rivolgendosi a Marta e Fabin. Nemmeno noi, lo sai rispose Fabin. stata un'esperienza unica lavorare in queste condizioni. Ma credo che stessimo per trasformarci in automi e i giornalisti ci hanno ricordato che esiste un'altra realt. Non ho problemi a restare ancora, ma ti confesso che non mi dispiacerebbe andarmene. E tu che ne pensi, Marta? A parte il desiderio di un bel bagno caldo, mi dispiacerebbe andarmene senza avere trovato la Bibbia d'argilla. Clara guard Marta con gratitudine. Era giunta ad apprezzare quella studiosa capace di imporsi senza prepotenza anche con Picot. Cercavamo una leggenda e abbiamo trovato una realt. Non abbastanza? domand Fabin. Cercavamo la Bibbia d'argilla e abbiamo trovato un tempio. Niente male, per... io andrei avanti insistette Marta. Il problema non andare avanti, che gli americani stanno per bombardare. L'hai sentito anche tu, e io non sono disposto a giocarmi la pelle protest Picot. Abbiamo portato un sacco di gente qui, studenti universitari che hanno tutta la vita davanti e a cui non possiamo chiedere di metterla a repentaglio proseguendo gli scavi per trovare quelle tavolette. Yves, so che hai ragione, ma se vuoi che ti dica la verit io avrei voglia di restare ribad Marta. Sarebbe una sciocchezza. Sai bene che quando scoppier la guerra la spedizione archeologica andr a farsi fottere, gli operai saranno richiamati dall'esercito e inizier il panico del "si salvi chi pu" le fece notare Fabin. Lo so, Fabin, lo so. Esprimo solo quello che sento, nient'altro. Se tor-

neremo, lo faremo tutti insieme, non sono un'avventuriera suicida. In ogni caso, Clara, mi pare giusto iniziare a stendere un resoconto delle cose fatte e di ci che resta da fare. Se vuoi, lo imposteremo dopo avere ascoltato le ultime novit da tuo marito, sempre che arrivi nel pomeriggio come previsto. D'accordo? Clara annu alla proposta di Picot. Non aveva scelta. 28 Robert Brown usc dall'ufficio del Mentore. Il presidente della fondazione Mondo Antico si sentiva soddisfatto del risultato del colloquio. Adesso Paul Dukais avrebbe dovuto portare a buon fine il piano stabilito ma soprattutto, pens, non bisognava permettere a quel matto di Alfred Tannenberg di mandare tutto a monte per la sua stupida nipote. Non si sbagliava. Sapeva che senza Tannenberg l'operazione non sarebbe riuscita: tutto dipendeva da quel vecchio malato, ancora temuto da molti. Telefon a Paul Dukais e gli diede appuntamento di l a un'ora. L'Operazione Adamo stava per cominciare. Lui stesso l'aveva chiamata cos, alludendo al fatto che Dio aveva creato il primo uomo con il fango della vecchia Mesopotamia. Intanto, anche il Mentore stava parlando al telefono con un uomo a migliaia di chilometri di distanza. Enrique Gmez da giorni attendeva la chiamata del suo amico. Dunque sar il 20... gli disse. S, il 20 marzo, me l'hanno confermato qualche ora fa. Dukais ha predisposto tutto? Robert dice di s. E tu? Non c' problema. Quando arriver il materiale, lo ricever come ho fatto in altre occasioni. Questa volta giunger a bordo di un aereo militare. Lo so, per il contatto che mi hai procurato ha riscosso una parte del denaro in anticipo. Sa gi che cosa gli potrebbe accadere se dovesse esitare o creare problemi. Hai parlato con lui? No, continuo a usare come intermediario un uomo che mi sempre stato fedele da quando sono qui. Francisco, ti ho gi parlato di lui. Tu non ti fidi di nessuno.

Quella di Francisco una lealt ben retribuita. Hai stabilito un contatto con i compratori? Con i soliti, ma prima voglio vedere il materiale. Come lo dividerete? Robert Brown pu contare su un buon elemento, Ralph Barry, un ex professore di Harvard esperto di quella zona. Sar in Kuwait quando arriver il materiale. Ahmed Husseini ha fatto una lista provvisoria. Buona idea. Sai, George, credo che dovremmo cominciare a pensare di ritirarci. Siamo troppo vecchi per andare avanti. Vecchi? No, niente affatto. Di certo, io non voglio aspettare la morte guardando fuori dalla finestra con una coperta sulle ginocchia. Non ti preoccupare, Enrique, andr tutto bene, potrai continuare a goderti la tua vita tranquilla a Siviglia. Mi sempre piaciuta la tua citt, ma mi sorprende che tu sia riuscito a integrarti completamente. Se non fosse stato per Roco, non ce l'avrei fatta. Hai ragione, hai avuto fortuna con tua moglie. Avresti dovuto sposarti... No, non l'avrei sopportato, l'unica sfera in cui non sarei stato capace di fingere. Alla fine ci si abitua, sai? Non potrei mai abituarmi ad avere accanto il corpo di una donna. I due uomini rimasero qualche secondo in silenzio, lasciando vagare i loro pensieri. Dunque, il 20 inizier la guerra. S, il 20, adesso chiamo Frankie. Frank Dos Santos cavalcava e intanto chiacchierava animatamente con sua figlia Alma. Sono contento che tu sia riuscita a convincermi ad accompagnarti in questa passeggiata. Era tanto tempo che non montavo a cavallo. Stai diventando pigro, pap. No, piccola, a causa del lavoro. Il suono invadente del cellulare interruppe la conversazione. Alma aggrott le sopracciglia, seccata di non poter sfruttare quel momento di calma accanto a suo padre. Ciao, George! Dove sono? A cavallo, con Alma, ma ormai sono vecchio, mi fanno male tutte le ossa. Frank Dos Santos tacque ascoltando l'amico, che gli ripeteva ci che aveva detto a Enrique Gmez: la guerra sarebbe scoppiata il 20 marzo.

D'accordo, tutto pronto. I miei clienti sono ansiosi di vedere la merce. Ahmed sar in grado di recuperare la lista di oggetti che ti ho mandato? Se ci riesce, l'affare andr benissimo. Bene, ti telefoner, i miei uomini sono pronti per il D Day. Guard il cellulare e sospir, sapendosi osservato da sua figlia. Qual l'affare del momento, pap? Uno dei tanti, tesoro. Per una volta potresti raccontarmi qualcosa. Tu pensa a spendere il denaro che guadagno. Ma, pap, sono la tua unica figlia. Per questo sei la mia preferita replic ridendo Dos Santos. Vieni, torniamo a casa. Robert Brown, accompagnato da Ralph Barry, attendeva l'arrivo di Paul Dukais. Il presidente della Planet Security era in ritardo, come al solito. Su, Robert, calmati, star arrivando. Per, Ralph, quell'uomo si fa sempre aspettare. Crede di poter disporre del tempo degli altri, mi ha stufato! Nel suo campo il migliore, non possiamo fare a meno di lui. Nessuno indispensabile, Ralph, nemmeno Paul. Quando Paul Dukais entr nell'ufficio sorridente, Robert Brown sbuff seccato. Si pu sapere perch ridi? Mi ha appena chiamato mia moglie per dirmi che ha mal di testa e che pertanto stasera non andremo all'opera. Pensa che fortuna! Ralph Barry non pot evitare di sorridere pure lui. Non s'ingannava riguardo a Dukais, sapeva che dietro quell'atteggiamento volgare c'era un uomo intelligente, con una mente assai raffinata e pi colto di quanto desse a vedere e, soprattutto, una persona capace di qualsiasi cosa. I ragazzi del Pentagono hanno deciso la data dell'invasione dell'Iraq. Il 20 marzo lo inform Robert Brown. Invasione? Ossia, non ci accontenteremo di bombardare? Invasione, ed entreremo in Iraq per restarci. un vantaggio per la nostra operazione. Prima arriveranno i nostri soldati, prima inizieremo a guadagnare. Ralph parte per il Kuwait. Mettiti d'accordo con il colonnello Fernndez perch si preparino a riceverli. Non un colonnello, un ex colonnello, e Mike gi in zona. Lo

chiamer, non ti preoccupare, ma prima dobbiamo avvisare Yasir, perch oggi partiva per Safran. Alfred ha convocato lui e Ahmed. Il vecchio non vuole mollare lo scettro. Bene, allora mettiti in contatto con lui. Bisogna dare la notizia anche ad Alfred. Lo potr fare Yasir propose Dukais. Nessuno di noi pu chiamarlo. Sai benissimo che ora tutte le comunicazioni vengono intercettate. User il solito messaggero, il nipote di Yasir, che vive a Parigi. un uomo di Alfred, e gli deve tutto. Yasir suo zio? domand Ralph. S, ma il nipote fedele a Tannenberg. In caso di dubbio, opterebbe per Alfred. Mancano quindici giorni mormor Ralph Barry. S, ma tutto pronto, non ti preoccupare. Mi fido di Mike Fernndez, e se lui dice che l'operazione ben avviata, vuol dire che cos assicur Dukais. Io mi fido di Alfred. Lui sa bene come si gestiscono questi affari. Dunque, non prenderti meriti. L'unico problema di Alfred sua nipote; si impegnato a lasciarle in eredit qualcosa che non appartiene solo a lei. Abbiamo degli uomini all'accampamento degli archeologi. La donna non rappresenta un ostacolo. Se le torciamo un capello, l'operazione andr a rotoli. Tu non conosci Alfred afferm Robert Brown. Sei stato tu a dire che, se ce ne fosse stato bisogno, avremmo dovuto usare ogni mezzo... Solo se necessario, inevitabile... Ovviamente, niente e nessuno pu ostacolare l'operazione, questo chiaro per tutti, no? Saranno gli uomini sul campo a decidere. Speriamo che riescano a manipolare Alfred e sua nipote. Che facciano quello che devono, ma se sbagliano sono uomini morti. Bene, hai bisogno di sapere altro o preferisci parlare direttamente con i nostri contatti del Pentagono? Non preoccuparti replic Dukais mi faccio carico io degli altri aspetti dell'operazione. E tu, Ralph, te ne dovresti andare al pi presto. Partir domani. Stupendo. Dunque, attaccheremo il 20. Era ora! Quel bastardo di Saddam vedr chi ce l'ha pi lungo. Non essere volgare, almeno risparmiati certe espressioni protest Ro-

bert Brown. Su, Robert, non fare tanto il raffinato, siamo nel tuo ufficio e non ci sente nessuno. Ti sento io, e mi sembra pi che sufficiente. Avete intenzione di litigare? domand Ralph. No, dobbiamo metterci al lavoro. Io vado. Ho un sacco di cose da fare. Paul Dukais usc dallo studio di Brown senza salutare. Il presidente della fondazione Mondo Antico gli dava fastidio con le sue buone maniere. In fondo, era un delinquente come lui, perch quello erano, si disse Dukais. I grandi affari a volte non erano altro che operazioni del crimine organizzato. Tutto dipendeva da chi lo faceva e come, e soprattutto bisognava non farsi beccare. No, Brown non era migliore di lui, bench fosse un elegante ex allievo di una delle pi importanti universit americane. Ahmed Husseini e Yasir erano seduti sull'elicottero, con le cuffie per proteggersi dal rumore, quando un soldato corse verso l'apparecchio facendo segnali perch non decollasse. I due uomini guardarono incuriositi il militare che, accaldato per la corsa, si fermava e consegnava un busta chiusa a Yasir. L'hanno mandata dal suo ufficio. Hanno detto che urgentissima. Yasir prese la busta e, senza ringraziare il soldato, ne estrasse un foglio scritto su una sola facciata. Signore, ho ricevuto un'e-mail dal nipote di sua moglie. Dice che il 20 marzo verr a trovarla con alcuni amici ed importante che lei lo sappia; non vuole che lo si dica a sua moglie n al resto della famiglia, perch desidera far loro una sorpresa, ma lei dovrebbe comunicarlo ai suoi amici. Ha insistito affinch lei sapesse subito del suo arrivo. Infil il foglio nella busta e la ripose in una tasca della giacca, poi fece un segnale al pilota per il decollo. Dukais gli confermava la data dell'inizio della guerra. Avrebbe dovuto dirlo ad Ahmed e, naturalmente, ad Alfred. In realt, quel messaggio era per il vecchio, non per lui. Gli uomini ricevevano ordini solo da Alfred Tannenberg e lo temevano, bench fosse moribondo. E avevano tutte le ragioni per avere paura di lui, Yasir lo sapeva bene.

Stava ormai calando la notte quando l'elicottero si pos a un centinaio di metri da Safran. Le luci delle case brillavano come lucciole e soffiava un venticello fresco. Ayed Sahadi e Haydar Annasir li attendevano con una jeep per trasportarli al centro dell'accampamento. Che ti succede, Haydar? Ti vedo turbato domand Ahmed all'uomo di fiducia di Tannenberg. Vivere in questo villaggio insopportabile. Sono qui da troppi mesi. Qualcuno deve tenere d'occhio questa spedizione e il signor Tannenberg ha piena fiducia in te replic Ahmed Husseini. Tua moglie ti sta aspettando con il signor Tannenberg; anche Picot e la sua squadra. Sono nervosi perch i giornalisti che ci hai mandato hanno detto che la guerra inevitabile e che, in tali condizioni, Bush potrebbe attaccare da un giorno all'altro spieg Haydar Annasir. S, temo che abbiano ragione. Ci sono manifestazioni in tutta Europa, e anche negli Stati Uniti; ma il presidente Bush ha messo in moto la macchina da guerra e non far marcia indietro. Dunque, ci attaccheranno afferm Ayed Sahadi, che fino a quel momento era rimasto in silenzio. Cos pare fu il commento laconico di Ahmed. Ma per ora devi restare qui. Il Colonnello mi ha detto che sei ancora a nostra disposizione. Ayed Sahadi li inform che Yasir si sarebbe installato nella casa del capo del villaggio, mentre Ahmed avrebbe condiviso la casa della moglie e di Tannenberg. L'incontro fra Clara e Ahmed fu imbarazzante. D'improvviso non sapevano pi come comportarsi n cosa dire. Dovrai dormire in camera mia gli disse Clara. Abbiamo messo una branda. Mi dispiace, ma sarebbe troppo difficile dare spiegazioni; preferisco che per ora non ci siano chiacchiere su di noi. Mi pare giusto. Mi spiace solo darti disturbo... lo spazio non molto. Dovremo arrangiarci. Quanto tempo resterai? Non so. Dopo avere parlato con tuo nonno me ne dovrei andare, ho diverse cose da sistemare. Lui mi dir cosa vuole che io faccia. Naturalmente, ti paga per questo. Clara si pent di aver pronunciato quella frase, ma ormai era tardi, e poi voleva fargli sapere che non avrebbe pi potuto ingannarla. Di cosa parli?

Del fatto che lavori per mio nonno, che ti occupi dei suoi affari e che ti paga per questo. O no? S, cos. Bene, a quello mi riferivo. L'hai detto in un modo... L'ho detto a modo mio, non ho voglia di essere diplomatica. Fino adesso abbiamo evitato lo scontro, non vorrei iniziare a litigare proprio ora. Non temere, non ci saranno scontri. Lasciamo le cose come stanno. Mio nonno vuole vedervi al pi presto. Il tempo di rinfrescarmi e andr da lui. Dovrai aspettare Yasir; desidera incontrarvi insieme. Quando sarete pronti, avvisa Fatima. Clara si diresse verso la camera di suo nonno. Il medico gli aveva appena fatto un'iniezione. Da meno di dieci minuti aveva finito una trasfusione di sangue che pareva avere restituito un po' di colore alle sue guance scavate. Salam Najeb guard Clara e le fece un cenno perch si avvicinasse. Spero che con la trasfusione e le iniezioni il signor Tannenberg possa affrontare la fatica dei prossimi giorni. Ma ho gi avvertito anche lui che dovremo fargli una trasfusione al giorno, l'unico modo per... be', per farlo stare in forma. Molte grazie mormor Clara. Mi sento meglio assicur Alfred Tannenberg. un miglioramento solo temporaneo insistette il dottor Najeb. So che non mi pu regalare anni di vita, ma almeno mi faccia stare cos fino a che non glielo dir io. Il tono di voce dell'anziano non dava spazio a repliche. Far tutto il possibile, signore. Mia nipote sar immensamente generosa con lei, se ci riuscir. Naturalmente, nonno. Clara si avvicin e lo baci sulla fronte. Profumava di sapone. Salam Najeb aveva seguito le istruzioni del nonno e di sua nipote: avevano preteso da lui che riuscisse in qualsiasi modo a far s che l'anziano malato fosse in grado di apparire sufficientemente in salute per non far dubitare nessuno della sua potenza. Il medico aveva esaudito i loro desideri. Con il denaro ricevuto, non avrebbe pi avuto preoccupazioni finanziarie per gli anni a venire.

Bene, dottore, crede che mio nonno potr uscire dalla camera da letto e sostenere una breve conversazione in sala? domand Clara. S, per faccia in modo che la cosa non vada per le lunghe, potrebbe... Alcuni colpi secciai alla porta, seguiti dall'entrata di Fatima, interruppero il medico. Padrone, i signori Yasir e Ahmed l'attendono in sala annunci la donna. Nonno, alzati e appoggiati al mio braccio. Ce la fai? Voglio stare in piedi da solo, non voglio aggrapparmi al tuo braccio. Quelle iene crederebbero che stia morendo e, anche se vero, non devono saperlo, non ancora. Clara apr la porta e uscirono dalla stanza. Quando entrarono in sala, Yasir e Ahmed si alzarono in piedi. Lieto di vederti... riusc a dire Ahmed. Alfred... fu tutto ci che disse Yasir. Alfred Tannenberg li squadr a lungo. Sapeva che i due uomini pensavano di vederlo in condizioni assai peggiori. Li osserv con malizia, sorridendo apertamente. Credevate di venire al mio funerale, eh? L'aria di Safran mi fa bene, e stare con Clara mi d la forza per vivere, ed quello che voglio. Nessuno dei due replic; si limitarono ad abbozzare un sorriso in attesa che Tannenberg si sedesse, ma questi si divertiva a camminare per la sala guardandoli di sottecchi. Nonno, cosa ti faccio portare? Solo un po' d'acqua, tesoro, ma i nostri invitati avranno sicuramente fame. Di' a Fatima che serva loro qualcosa da mangiare, abbiamo parecchie cose da dirci. I tre uomini rimasero soli. Alfred Tannenberg li dominava con la sua sola presenza. Sapeva che Ahmed e Yasir si aspettavano di incontrare un moribondo, e rideva dentro di s davanti allo stupore che i due uomini non riuscivano a nascondere. Yasir consegn ad Alfred il messaggio di suo nipote. Questi lo lesse e lo ripose nella tasca della giacca. Dunque, la guerra scoppier il 20 marzo. Bene, prima , meglio . I miei uomini sono pronti. Hai fatto quello che ti ho chiesto? domand ad Ahmed. S. stato un lavoro difficile. Per quanto possa sembrare strano, non tutto il patrimonio artistico catalogato. Ho dovuto spendere pi del previ-

sto per avere un resoconto delle opere pi importanti che conserviamo nei nostri musei. Gli elenchi li ho consegnati a Yasir, proprio come mi hai detto. Lo so. Enrique e Frank hanno stabilito un contatto con i loro clienti e c' un buon numero di compratori disposti ad accaparrarsi i tesori di questo paese. Anche George ha avvisato i propri clienti tramite Robert Brown, per cui tutto pronto. Che ne di quello yankee di Dukais? Yasir si schiar la voce prima di rispondere. Sapeva che quella domanda era rivolta a lui. Anche Mike Fernndez pronto. I suoi uomini si trovano gi in postazione, come tu desideravi. Non ci saranno problemi per il trasporto della mercanzia; dobbiamo solo aspettare. Questa la pi grande operazione di vendita d'oggetti d'arte che sia mai stata organizzata afferm Tannenberg. In realt, facciamo un favore all'umanit salvando il patrimonio artistico iracheno. Se non lo togliamo di qui potrebbe venire distrutto dalle bombe e, inoltre, una volta scoppiata la guerra tutti cercheranno di fare man bassa degli oggetti di valore senza essere in grado di distinguere una tavoletta da un cilindro sumero. N Yasir n Ahmed replicarono al commento di Tannenberg. Erano ladri, vero, ma non consideravano necessario aggiungere altra infamia al loro comportamento. Quanti pezzi credi che potremo portare via? domand Tannenberg ad Ahmed. Se va tutto bene, pi di diecimila. Ho compilato una lista esauriente di ci che gli uomini dovranno prelevare da ogni museo. Hanno piantine dettagliate degli edifici, sulle quali sono segnalati i luoghi in cui si trovano i pezzi pi importanti. Spero che non rompano nulla... Che nobile preoccupazione! Tannenberg rise. Abbiamo deciso di rubare nel nostro paese, lo lasceremo senza pi nemmeno un oggetto di valore e tu ti preoccupi che i nostri uomini portino a termine l'operazione senza far cadere nemmeno una tavoletta... Ahmed strinse i denti, umiliato. Quella risata, per lui, era come uno schiaffo. Appena inizieranno i bombardamenti, le nostre squadre entreranno nei musei. Devono riuscire a prelevare i pezzi di valore nel minor tempo possibile e andarsene immediatamente. Raggiungere il Kuwait non sar un problema, spero che l l'americano sappia fare il suo lavoro insistette Tannenberg. E tu che farai? Fino a quando resterai qui?

La domanda di Yasir non lo colse impreparato. In realt, Tannenberg la stava aspettando, conoscendo l'impazienza del suo uomo. Questi non sono affari tuoi, ma non ti preoccupare, Yasir, non morir per le bombe dei nostri amici. Quando le sganceranno, io sar al sicuro, non ho ancora intenzione di morire. E Clara? chiese Ahmed. Clara se ne andr, devo ancora decidere se con la squadra di Picot o se la mander al Cairo rispose Tannenberg. Non resta molto tempo, poco pi di quindici giorni, se gli americani attaccheranno il 20 marzo insistette Ahmed. Ti far sapere, sempre che sia necessario, quando Clara partir. Abbiamo ancora qualche giorno per trovare la Bibbia d'argilla. Ma non c' pi tempo! protest Ahmed. Tu che ne sai? Nessuno ha chiesto la tua opinione, non hai voce in capitolo! Pensa a obbedire agli ordini, a prenderti il denaro e a salvare la pelle. Tannenberg si vers un bicchiere d'acqua e la sorseggi piano. N Ahmed n Yasir avevano assaggiato il pranzo preparato da Fatima per loro. I due uomini erano tesi e per questo incapaci di distrarre l'attenzione dall'anziano. Bene, finiamo di ripassare l'operazione. Adesso faccio chiamare Haydar Annasir per gli ultimi dettagli finanziari. Guadagneremo un sacco di soldi, ma abbiamo anche dovuto investire molto, I miei uomini sanno di avere sempre in anticipo un deposito garantito in banca, come indennizzo alle famiglie, se dovesse succedere loro qualcosa. Fatima non permise a nessuno, tranne che a Haydar Annasir, e pi tardi ad Ayed Sahadi, di entrare in sala. Tannenberg aveva dato istruzioni precise: neppure Clara avrebbe potuto interromperli. E nemmeno il dottore, se non quando l'avesse chiamato lui. Clara cen con Picot e con il resto della squadra. Era nervosa. La presenza di Ahmed la irritava. Non sarebbe stato facile dividere la camera da letto con lui, nemmeno per una notte. Peggio ancora, lo sentiva come un estraneo. Quando incontreremo tuo marito? domand Fabin. Domani, credo. Questa sera in riunione con mio nonno, finiranno tardi. Rimarrai in Iraq o cercherai di andartene prima che scoppi la guerra?

chiese Marta. Non si sa ancora quando inizier la guerra. I giornalisti che sono stati qui non avevano informazioni certe. Hanno detto che la guerra sar inevitabile, ma nessuno nelle condizioni di prevedere ci che accadr disse Clara. Questa non una risposta la provoc Marta. l'unica che posso darvi. Comunque, voglio rimanere qui fino a che... be', fino a che sar impossibile restare. Poi vedremo. Se scoppier la guerra, decider dove andare e cosa fare per sopravvivere. Vieni con noi. L'invito di Picot la lasci perplessa, ma pens che il tono ironico dell'archeologo non lasciava spazio a dubbi su quanto poco gli importasse della sorte che le sarebbe toccata. Grazie, prender in considerazione la proposta. Mi darai asilo politico? disse cercando di essere a propria volta ironica. lo? Be', se non c' altra soluzione, faremo in modo che qualcuno te lo dia. Fabin, credi che potremo contrabbandarla quando torneremo? Non fate battute di spirito disse Marta. Anche Clara avr dei problemi e dovremo aiutarla. Rimasero in silenzio, e Lion Doyle ne approfitt per fare una richiesta a Clara. Sa gi che Yves vuole che faccia un reportage dettagliato su ogni reperto che stato rinvenuto qui e sui particolari della spedizione. Domani inizier a scattare le fotografie. Crede che suo nonno poserebbe per me? Non gli porterei via molto tempo, ma mi pare giusto che una persona che ha investito tanto in quest'operazione... insomma, ne avrebbe un riconoscimento. Mio nonno un uomo d'affari e finanzia parte di questa spedizione, ma non credo che voglia apparire in nessun reportage. Comunque, glielo chieder. Grazie, anche se suo nonno un uomo modesto, credo che dovrebbe posare, almeno con lei. Le ho gi detto che glielo chieder, ma adesso non insista. A me piacerebbe rimanere. La voce dolce di Gian Maria riport tutti alla realt. Clara lo guard con affetto. Ormai voleva davvero bene al sacerdote, che la seguiva dappertutto come un cane da guardia. Gian Maria soffriva quando lei se ne andava o quando la perdeva di vista. Le dimostrava una devozione che la commuoveva ma che lei non capiva del tutto.

Fino a che non parleremo con Ahmed meglio non prendere decisioni afferm Yves Picot. Gi, per se Clara continuer i lavori, io rester con lei dichiar Gian Maria. Ma cosa dici? Qui non possiamo rimanere. Quando scoppier la guerra, credi che potrete continuare gli scavi? Non ci sar un solo uomo disposto ad aiutarvi, saranno tutti impegnati a combattere e, in ogni caso, non scaverebbero con le bombe che gli cascano addosso. Picot era furioso. Anche lui si era affezionato a Gian Maria e si sentiva responsabile di ci che gli sarebbe potuto accadere. Hai ragione ma, se Clara rimane, rimango anch'io insistette il sacerdote. Gian Maria, non essere testardo lo redargu Marta. Quando finir la guerra, forse potremo ritornare gli disse Fabin per consolarlo. Clara rest in silenzio, senza sapere cosa dire. La sorprendeva la fermezza con cui Gian Maria insisteva per rimanere al suo fianco. Il sacerdote le stava dimostrando una fedelt che non avrebbe mai immaginato. La discussione continu perch gli altri membri della squadra cercarono di convincere Gian Maria a tornare con loro, anche se fu tutto inutile. Gian Maria si trattenne a lungo seduto sulla soglia della casa che divideva con Ante Plaskic e Lion Doyle. Non aveva voglia di dormire, e gli piaceva molto stare solo quando tutto l'accampamento riposava. Accese una sigaretta e lasci vagare lo sguardo nel cielo pieno di stelle. Aveva bisogno di fare ordine dentro di s. Si trovava l da parecchi mesi, e a volte si domandava chi era, chi era stato, che ne sarebbe stato di lui. La sua fede in Dio era ancora incrollabile: quella era l'unica cosa a non essere cambiata. E non aveva dubbi riguardo alla sua vocazione sacerdotale. Non avrebbe voluto essere altro che un prete, ma tornare alla tranquillit della stanza nel convento dov'era vissuto da quando era stato ordinato sacerdote era per lui un enorme sacrificio. Si era sorpreso quando il suo superiore l'aveva inviato a confessare a San Pietro. In un primo momento si era sentito schiacciato dalla responsabilit e aveva manifestato dubbi riguardo alla propria capacit di accogliere in confessione pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo, ma il suo superiore l'aveva convinto che quello era il suo posto. "Il Vaticano" gli aveva detto "ha bisogno anche di sacerdoti giovani che prendano contatto con la realt del mondo, e per questo non c' nulla di meglio dei confessionali di San Pietro."

Per questo, quando non aveva da studiare o non faceva lezione, ascoltava le anime tormentate in cerca di consolazione, convinte che l, in Vaticano, sarebbero state pi vicine al perdono di Dio. Adesso doveva tornare, ma nulla sarebbe pi stato come prima. Gli sarebbero mancati la vita all'aria aperta e il cameratismo che aveva conosciuto in quel gruppo eterogeneo. Tutti i giorni, prima che l'accampamento si svegliasse, lui si alzava e, dopo aver pregato, diceva messa. Una messa in cui c'erano solo lui e Dio, dal momento che nessuno aveva dimostrato interesse a partecipare e lui non aveva insistito. Gli sarebbe mancata, una volta a Roma, quella sensazione di libert che si portava nell'anima. Pens a Clara, dicendosi che provava per lei un affetto sincero. A forza di cercare di proteggerla la sentiva come una sorella, anche se era una persona difficile e un po' scontrosa. Forse era giunto il momento di rivelarle che era l per salvarle la vita o, almeno, per tentare di impedire che le venisse fatto del male. Tuttavia, non avrebbe potuto farlo senza infrangere il segreto, senza tradire Dio e l'uomo che gli aveva fatto quella confessione. Il segreto del confessionale era sacro, dunque lui non poteva neppure spiegarle perch sapeva che avrebbero cercato di uccidere lei e suo nonno. Clara si avvicin lentamente alla porta di casa di Gian Maria e si sedette accanto a lui. Accese anche lei una sigaretta e lasci correre lo sguardo all'orizzonte. Non devi restare, il professor Picot ha ragione. Lo so, ma voglio rimanere, non mi sentirei tranquillo a saperti qui. possibile che mio nonno mi obblighi ad andare al Cairo. Al Cairo? S. Come saprai, parte della mia famiglia viene da l. Abbiamo una casa, dove potrai venire quando vuoi. Dunque, te ne andrai? le chiese senza nascondere la preoccupazione. Mi tratterr qui finch sar possibile, ma credo che mio nonno mi costringer ad andarmene quando scoppier la guerra. Potresti chiedere a Dio di aiutarci a trovare quelle tavolette? Glielo chieder, ma puoi farlo anche tu. Preghi qualche volta? No, mai. Sei musulmana? No, sono agnostica. Anche se non sei praticante, apparterrai a una religione. Mia madre era cristiana, sono battezzata, ma non sono mai entrata in

una chiesa o in una moschea, nemmeno per curiosit. Allora, perch quest'ossessione di trovare la Bibbia d'argilla? Solo per vanit? Ci sono bambini che crescono ascoltando racconti di fate o di castelli incantati. Mio nonno mi parlava della Bibbia d'argilla. Mi diceva che voleva che la trovassi io, e mi narrava storie in cui io ero l'eroina, un'archeologa che scopriva un tesoro, il tesoro pi importante del mondo, la Bibbia d'argilla. E vuoi trasformare in realt un sogno infantile. Tu non riesci a credere che il patriarca Abramo abbia parlato a uno scriba della Creazione? La Bibbia non dice nulla al riguardo ed molto precisa nel raccontare la storia del patriarca... Saprai che gli archeologi non hanno ancora trovato parecchie delle citt descritte dalla Bibbia, e che non ci sono prove dell'esistenza di molti personaggi, tuttavia credi a tutto ci che contenuto nelle Sacre Scritture. Clara, non dico che non esista una Bibbia d'argilla. Abramo viveva su questa terra, conosceva le leggende sulla creazione del mondo, sul Diluvio; probabilmente avr parlato a qualcuno di tali leggende, o forse Dio gli aveva rivelato la Verit... non lo so; sinceramente non so cosa pensare a questo proposito. Per sei qui, hai lavorato pi sodo degli altri, e vuoi restare ancora. Perch? Se la Bibbia d'argilla esiste, la voglio trovare anch'io, sarebbe una scoperta straordinaria per i cristiani. Sarebbe una scoperta come quella di Troia, o di Micene, come le tombe dei faraoni nella Valle dei Re... Chi trover la Bibbia d'argilla passer alla storia. Tu vuoi passare alla storia? Io voglio trovare le tavolette di mio nonno, voglio potergliele consegnare, voglio realizzare il suo sogno. Lo ami molto. S, amo moltissimo mio nonno e... credo che lui abbia amato solo me. Gli uomini lo temono, anche Ayed Sahadi. Lo so, mio nonno... esigente, gli piacciono le cose fatte bene. Gian Maria non volle rivelarle che gli uomini assicuravano che Alfred Tannenberg godeva del dolore altrui, che umiliava i deboli e castigava con sadismo chiunque lo contrariasse. Non volle neppure dirle tutto ci che sa-

peva di lui. Solo in un'occasione Gian Maria si era trovato al cospetto di Alfred Tannenberg, qualche giorno prima, quando una sera aveva consegnato a Clara una copia della traduzione delle ultime tavolette rinvenute. Tannenberg stava leggendo in fondo alla sala e l'aveva fatto entrare. L'aveva interrogato dettagliatamente per un quarto d'ora, poi era parso stufarsi e gli aveva chiesto di aspettare Clara nell'ingresso. Gian Maria aveva lasciato la casa sicuro di avere visto in Tannenberg una manifestazione del diavolo in persona, certo che il Maligno fosse annidato in quell'uomo. Tu non assomigli a tuo nonno afferm il sacerdote. Io credo di s; mio padre diceva che sono testarda come lui. Non mi riferisco alla cocciutaggine, ma alla tua anima... non come quella di tuo nonno. Ma tu non conosci mio nonno protest Clara. Non sai com'. Per conosco te. E cosa pensi di me? Credo che tu sia la vittima di un sogno, il sogno di tuo nonno, che non ti ha permesso di avere sogni tuoi. Ha condizionato la tua vita al punto che, senza saperlo, ti sei ritrovata prigioniera. Clara lo guard fisso e si alz. Non era arrabbiata con Gian Maria, non avrebbe potuto esserlo perch capiva che quanto lui le aveva detto era vero, e poi il sacerdote le aveva parlato con affetto, senza l'intenzione di offenderla, quasi tendendole la mano per guidarla nelle tenebre. Grazie, Gian Maria. Buonanotte, Clara, buon riposo. Fatima l'aspettava sull'uscio e le fece cenno di restare in silenzio; poi l'accompagn nella stanza del nonno, dove Samira, l'infermiera, gli stava facendo un'iniezione sotto lo sguardo attento del dottor Najeb. Ha fatto uno sforzo pi grande del previsto per dimostrare che stava bene sussurr il medico. Ha avuto una crisi? volle sapere Clara. svenuto appena tornato in camera. Meno male che Samira era qui in attesa di fargli l'iniezione prima di dormire, altrimenti non so proprio che cosa sarebbe accaduto spieg il dottor Najeb. Samira aiut Fatima a coricare l'anziano e costui tese la mano verso Clara, che gli si sedette accanto. Ti sei sforzato troppo; non permetter che si ripeta lo sgrid la nipote mentre gli accarezzava la mano.

Sto bene, sono solo stanco. Quegli uomini sono iene, venivano a vedere se ero gi morto per lanciarsi sopra di me. Ho dovuto dimostrargli che se si avvicineranno saranno loro a morire. Nonno, non potresti fidarti di me? Mi fido di te, sei l'unica persona di cui mi fido. Allora spiegami che cos' quell'operazione tanto importante, dimmi perch vuoi che si concluda a ogni costo, e io far in modo che eseguano i tuoi ordini. Posso farlo. Alfred Tannenberg chiuse gli occhi stringendo la mano della nipote. Per un istante fu tentato di spiegare a Clara in cosa consisteva l'Operazione Adamo, e poter cos riposare, ma vi rinunci perch sapeva che, se in quel momento avesse messo la nipote al corrente, amici e nemici l'avrebbero interpretato come un segno di debolezza da parte sua. E poi, si disse, Clara non era pronta a trattare con uomini per i quali la vita degli altri non aveva alcun valore. Dottore, vorrei rimanere solo con mia nipote. Non deve stancarsi... Uscite. Fatima apr la porta, pronta a obbedire all'ordine di Tannenberg. Samira usc per prima, seguita dal dottor Najeb, poi Fatima si chiuse l'uscio alle spalle. Nonno, non fare sforzi. Gli americani attaccheranno il 20 marzo. Hai quindici giorni per trovare la Bibbia d'argilla. Clara ammutol, scioccata dalla notizia. Una cosa era immaginare che ci sarebbe stata una guerra, un'altra sapere con esattezza il giorno in cui sarebbe scoppiata. Allora inevitabile. S, e grazie alla guerra guadagneremo parecchi soldi. Ma, nonno...! Su, Clara, ormai sei una donna e immagino che tu abbia capito che non c' affare pi redditizio della guerra. Io ho sempre trafficato con le guerre. Abbiamo fatto la nostra fortuna grazie alla stupidit altrui. Ti leggo negli occhi che non vuoi che ti dica la verit... d'accordo, lasciamo perdere. Ma non devi dire a nessuno che la guerra scoppier il 20 marzo. Picot vuole partire. Lascialo andare, non importa; bisogna solo fare in modo che rimanga ancora per qualche giorno, fino al 17 o al 18. Nel frattempo potrete lavorare.

E se non troveremo le tavolette? Avremo perso. Vedr vanificarsi l'unico sogno della mia vita. Domani parler con Picot. Voglio proporgli qualcosa perch tutto questo lavoro non sia stato inutile e soprattutto per salvarti. Ce ne andremo al Cairo? Te lo far sapere. Ah, e fa' attenzione a tuo marito! Non lasciarti abbindolare. Ahmed e io abbiamo chiuso. S, ma io posseggo molto... sto morendo e tu erediterai tantissimi soldi. Potrebbe cercare una riconciliazione; i miei amici si fidano di lui, sanno che un uomo in gamba, per cui non si stupirebbero se mi sostituisse negli affari, dopo la mia morte. Per l'amor del cielo, nonno! Tesoro, dobbiamo affrontare questo argomento, non c' pi tempo per le illusioni. E adesso lasciami dormire. Domani offri agli uomini paga doppia perch si impegnino a fondo, devono continuare a scavare in quel maledetto tempio, devono trovare la Bibbia d'argilla. Quando usc dalla stanza di suo nonno, Clara trov Samira e Fatima ad attenderla. Il dottore ha detto di vegliarlo, questa notte spieg Samira. Gli ho assicurato che mi posso fermare io... si offr Fatima. Tu non sei un'infermiera replic Clara con dolcezza. Per lo so accudire, lo faccio da cinquant'anni. Per favore, Fatima, va' a riposare. La casa non va avanti senza di te, e se non dormi qui sar un caos. Abbracci la vecchia domestica e fece segno a Samira di entrare nella stanza del nonno. Poi si diresse in camera sua. Ahmed era seduto sulla branda e leggeva. Clara si accorse che non si era messo il pigiama, indossava una maglietta e un paio di pantaloncini corti. Ciao, Clara. Ciao. Sembri sfinita. Lo sono. Ti ho cercata, ma mi hanno detto che stavi parlando con il sacerdote. Ci siamo seduti a fumare una sigaretta. Siete diventati amici? S, una brava persona, non ne ho conosciute tante nella mia vita. Tuo nonno peggiorato, vero?

No, e mi stupisce che tu abbia quest'impressione. Be', le notizie arrivano dal Cairo. Suppongo che sia Yasir il portatore di simili notizie, ma sono false. Mio nonno stazionario, se questo che vuoi sapere. Naturalmente, la testa gli funziona sempre, ma mi parso... non so, pi fragile, dimagrito. Se lo dici tu... Le ultime analisi sono perfette, dunque non c' pericolo che gli accada nulla. Non metterti sulla difensiva. Non questo, per so che ti piacerebbe vedere mio nonno morto, ma lui non ti dar questa soddisfazione. Clara! Su, Ahmed, ci conosciamo abbastanza bene. Mi costato molto rendermene conto, ma evidente che tu lo odi. Credo che in fondo non sopporti di essere un suo dipendente. Lui si alz di scatto e strinse i pugni. Clara lo guard con aria di sfida, sapendo che non avrebbe osato torcerle un capello perch ci avrebbe significato firmare la sua condanna a morte. Credevo che ci saremmo potuti separare in modo civile, senza farci del male replic Ahmed attraversando la piccola stanza per prendere una bottiglia d'acqua minerale. La nostra separazione non ha nulla a che vedere con la verit. E qual la verit, Clara? Che sei un impiegato di mio nonno, che sei dovuto rimanere in Iraq perch lui ti dar un sacco di soldi per la tua collaborazione in questo ultimo affare con i suoi amici Enrique, Frank e George. Sono anni che lavoro per tuo nonno, questa non una novit per te. Cos' che mi rimproveri? Non ti rimprovero nulla. S che lo fai, ma non vuoi spiegarmi perch. Sar che siamo tutti nervosi per questa guerra... Perch non te ne sei ancora andato? Vuoi sapere la verit? S. Bene, forse giunta l'ora di dirci chiaramente cose che ci siamo sempre taciuti. Non me ne sono andato perch tuo nonno me l'ha impedito. Mi ha minacciato di farmi arrestare dal Mujabarat. Ci sarebbe riuscito senza problemi, doveva solo alzare il telefono per mandarmi all'inferno. Alfred Tan-

nenberg ha molto potere in questo paese. Per questo ho accettato le sue condizioni. Non credere che io l'abbia fatto per denaro, l'ho fatto per sopravvivere. Clara lo ascoltava senza muovere un muscolo. Cap che Ahmed era pronto a dirle ci che le aveva taciuto per anni, vedeva nei suoi occhi tanta rabbia e sapeva che lui avrebbe cercato di demolire il piedistallo su cui lei aveva posto suo nonno. Sai in che cosa consiste quest'ultimo affare? Te lo dir io, sono sicuro che tuo nonno te lo nasconde e che tu, d'altronde, fingi di non saperlo. Hai sempre preferito vivere nell'ignoranza per la paura di offuscare i tuoi sentimenti nei suoi confronti. Tuo nonno ha fatto fortuna grazie all'arte. il pi grande saccheggiatore di tesori del Medio Oriente. Tu sei pazzo! No, la verit. Alcune delle spedizioni archeologiche che ha finanziato avevano un unico scopo: mettere le mani sugli oggetti di maggior valore che fossero stati rinvenuti. Non ha avuto scrupoli a corrompere funzionari che arrivavano a malapena alla fine del mese e che, per denaro, hanno fatto finta di non vedere, permettendo ai ladri di portarsi via i tesori dai musei. Ti sorprende? un affare molto lucroso, che muove milioni di dollari e che ha reso ricco tuo nonno e i suoi rispettabilissimi amici. Loro vendono pezzi unici a clienti privilegiati. Tuo nonno incaricato di questa parte del mondo, Enrique dell'Europa e Frank dell'America del Sud. George l'anima dell'affare. Pu vendere un'incisione romanica di un eremo in Castiglia come la pala di un altare sudamericano. Nel mondo c' gente assai capricciosa, vede qualcosa e la vuole per s, ed solo questione di soldi poterla ottenere. Il gruppo degli eccentrici appassionati d'arte piuttosto esiguo, ma sono davvero generosi al momento di pagare. Sei pallida, vuoi dell'acqua? Ahmed prese la bottiglia di minerale e riemp un bicchiere, che porse a Clara. Stava godendo di quel momento. Da anni reprimeva l'indignazione per l'atteggiamento infantile di sua moglie, che preferiva non sentire e non vedere ci che accadeva intorno a lei. Clara si limitava a vivere, distruggendo tutto ci che si frapponeva sulla sua strada, prendendo ci che le piaceva, accecata da una deliberata ignoranza che le faceva apparire innocenti gli affari sporchi di Alfred Tannenberg. Tuo nonno non mi ha permesso di andarmene perch ha bisogno di me per l'ultima operazione. Senza di me sarebbe stato molto pi difficile, e allora non mi ha dato scelta. Ti dir in che cosa consiste. Ricordi la guerra

del Golfo? Tuo nonno seppe in anticipo il giorno esatto in cui gli americani avrebbero cominciato a bombardare e ide un piano davvero ingegnoso. Quando avessero iniziato a sganciare le bombe, i suoi uomini sarebbero entrati in alcuni musei e avrebbero portato via gli oggetti pi preziosi. Fece una lista dettagliata di alcuni pezzi che si trovavano al museo di Baghdad. Non erano molti, una ventina, ma di valore inestimabile. Fu un grosso affare e ora lui e i suoi amici hanno pensato di organizzarne uno ancora pi ambizioso. Hanno informatori efficienti. George ha contatti con l'amministrazione statunitense e notizie sicure sui piani del Pentagono. Per questo non ha avuto problemi a venire a sapere la data esatta in cui scoppier la guerra. Sai in cosa consiste quest'operazione? Ahmed tacque in attesa che Clara gli chiedesse di continuare. Ma lei rimase in silenzio guardandolo fisso, senza battere ciglio. un furto di dimensioni enormi. Alfred Tannenberg si porter via tutti gli oggetti di valore di questo paese. I suoi uomini entreranno nei musei pi importanti dell'Iraq, non solo in quello di Baghdad. Vuoi sapere chi gli ha fornito una lista di pezzi unici di valore incalcolabile? Io. Sono stato io a preparare questo elenco di oggetti che sono patrimonio dell'umanit ma finiranno nei musei privati di miliardari capricciosi che anelano di bere nello stesso calice di Hammurabi. E gi che ci sono, oltre a statue, tavolette, sigilli, calici, affreschi e addirittura obelischi, ne approfitteranno per portarsi via tutto ci che troveranno. Diciamo che ho preparato loro un paio di elenchi, uno di pezzi unici, l'altro di oggetti importanti. Non ... possibile riusc a dire Clara. molto semplice, invece. Il 20 marzo scoppier la guerra, non te l'ha detto tuo nonno? Dunque, quel giorno i suoi uomini entreranno nei musei e ne usciranno rapidamente. Ogni gruppo si diriger verso una frontiera, quelle del Kuwait, della Turchia, della Giordania, e una volta raggiunti quei paesi consegneranno il bottino ad altri, incaricati di portarlo a destinazione. Enrique si gi compromesso con parecchi acquirenti, proprio come Frank, e naturalmente George. Altri pezzi li conserveranno per poi venderli al migliore offerente. Non hanno fretta, anche se a pensarci bene sono tutti e quattro piuttosto vecchi. Ma in mezzo ai bombardamenti... Ah, questo rende le cose pi facili! Quando inizier la guerra nessuno si preoccuper di proteggere i musei, tutti cercheranno solo di salvarsi la pelle. Gli uomini di Alfred sono molto in gamba, sono i migliori ladri e assassini del Medio Oriente.

Taci! Non gridare, Clara, non fare l'isterica ribatt Ahmed con voce tanto tranquilla quanto gelida. Clara si alz dalla poltrona e inizi a camminare per la piccola stanza. Sentiva un bisogno irresistibile di correre via da l, ma si trattenne. No, non avrebbe fatto o detto nulla di ci che Ahmed si aspettava. Si volt verso di lui, guardandolo con disprezzo per avere demolito il suo mondo, il mondo irreale e fittizio in cui aveva vissuto sin dall'infanzia per decisione del nonno. Hai detto che la guerra scoppier il 20 marzo. S. Ce l'ha fatto sapere George. Quel giorno non dovrai essere qui, se ci tieni alla vita. Quando ce ne dovremmo andare? Non lo so, tuo nonno non me l'ha detto. Come uscirai dall'Iraq? Tuo nonno ha promesso di tirarmi fuori, solo lui pu farlo. Rimasero in silenzio. Clara sent di essere invecchiata di colpo e prov odio nei confronti di Ahmed. Si chiese come poteva avere amato quell'uomo che la guardava con freddezza, in attesa di una sua reazione. Non aveva cercato di ribattere a quanto le aveva rivelato perch sapeva che era vero. L'aveva ascoltato senza dire una parola, assorbendo tutte le informazioni che aveva sempre avuto davanti agli occhi, bench l'affetto per il nonno le avesse impedito di vederle per quello che erano. Pens che non le importava che cosa facesse o avesse fatto in passato suo nonno. Gli voleva bene ugualmente, non gli rimproverava nulla, e decise nel pi profondo del suo cuore che l'avrebbe difeso da quanti, come Ahmed o Yasir, lo volevano morto. Ahmed la guardava muoversi da una parte all'altra della stanza e si aspettava di vederla crollare da un momento all'altro. Si sorprese nel notare che Clara riusciva a dominarsi e assumeva il controllo di se stessa, senza dare sfogo alle emozioni che lottavano per affiorare. Spero che tu e Yasir siate all'altezza di quanto mio nonno vi ha incaricato di fare. Naturalmente, star attenta che non facciate passi falsi, altrimenti... Mi stai minacciando? domand Ahmed senza nascondere lo stupore. S, cos, ti sto minacciando. Suppongo che non ti sorprender, dal momento che sono una Tannenberg. Vuoi farti spazio nel grande business della criminalit? Risparmiati l'ironia e vedi di non sbagliare, con me Forse non mi cono-

sci, Ahmed, e mi sottovaluti, ma questo un errore che potresti pagare caro. L'uomo era impressionato. Gli pareva davvero che la donna con cui aveva passato le notti negli ultimi anni fosse una perfetta sconosciuta. E le credette; nel sentirla parlare in quel modo, cap che Clara sarebbe stata capace di tutto. Mi dispiace di averti dato un dolore, ma era ora che conoscessi la verit. Non essere cinico, e adesso riposa pure, se vuoi. Io vado a dormire nella stanza di Fatima, qui l'aria appestata dalla tua presenza. Vattene appena puoi e, quando sar terminata l'operazione, cerca di non farti trovare pi sulla mia strada. Io non sar generosa come mio nonno. Clara usc dalla stanza chiudendo dolcemente la porta. Non provava assolutamente nulla per Ahmed, solo rammarico per gli anni che aveva sprecato al suo fianco. Fatima sussult nel sentire bussare all'uscio. Si alz dal letto e socchiuse appena la porta. Clara! Che succede? Posso dormire qui? Mettiti nel mio letto, io mi sdraier per terra. Fammi un po' di spazio, ci stiamo tutt'e due. No, il letto troppo piccolo. Non discutere, Fatima, mi metter vicino a te, mi spiace averti svegliato. Hai litigato con Ahmed? No. E allora cos' successo? Ahmed ha voluto farmi del male spiegandomi in cosa consistono alcuni degli affari del nonno. Furti, omicidi... Credeva che avrei smesso di amarlo? Mi conosce davvero cos poco? Tesoro, noi donne non dobbiamo impicciarci degli affari degli uomini, loro sanno ci che devono fare. Che sciocchezza! Ti voglio tanto bene, Fatima, ma non ho mai capito la tua sottomissione incondizionata agli uomini. Tuo marito rubava o uccideva? Gli uomini uccidono, loro sanno perch. Ma a te non importa vivere con uomini capaci di uccidere? Noi donne accudiamo i nostri uomini e alleviamo i loro figli, facciamo in modo che in casa si trovino a proprio agio, ma non vediamo, non sentiamo, non parliamo, o non saremmo buone mogli.

davvero cos semplice? Non vedere, non sentire, non parlare... come deve essere. Da che mondo mondo gli uomini lottano. Per la terra, per il cibo, per i figli. E muoiono e uccidono. Le cose stanno cos e n tu n io potremo cambiarle. E poi, chi le vorrebbe cambiare? Tuo figlio stato ucciso e non ti ho vista piangere. Lo piango ogni giorno, ma cos la vita. Clara si stese sul letto e chiuse gli occhi. Era distrutta, ma la conversazione con Fatima le aveva dato un po' di tranquillit. La vecchia governante pareva preparata alle tragedie della vita. Tu sapevi che mio nonno si occupa di affari in cui a volte necessario uccidere? Io non sono al corrente di nulla. Il signore fa quello che deve fare, lui sa meglio di noi cos' necessario. Si abbandonarono al sonno finch il primo raggio di sole s'infil attraverso una fessura della finestra. Fatima si alz e dopo un momento entr con un vassoio che mise davanti a Clara. Fa' colazione in fretta, il professor Picot ti vuole vedere. Quando lei giunse agli scavi, gli uomini della missione stavano gi lavorando. Marta le si avvicin con tracce di argilla sulle mani. Guarda quest'argilla, qui c' stato un incendio. Abbiamo trovato resti che indicano che il tempio bruciato, non so se in modo accidentale o doloso. strano, ma questa mattina sembra che siamo fortunati, abbiamo potuto ripulire il perimetro di un altro patio e sono venute alla luce delle scalinate, e poi armi, spade e lance spezzate, erose dal tempo. Penso che il tempio sia stato attaccato e raso al suolo nel corso di qualche battaglia. Normalmente i templi venivano rispettati replic Clara. S, ma a volte per rifornire di denaro i loro forzieri, i sovrani hanno attaccato il potere religioso. Per esempio, durante il regno di Nabonedo, la necessit di incamerare soldi port a introdurre cambiamenti nelle relazioni tra il potere reale e quello religioso. Il sovrano fece sopprimere lo scriba del tempio, lo sostitu con un amministratore reale, il resh sharri, la cui autorit era superiore a quella del sacerdote, il qipu, e del shatammu, il responsabile delle attivit commerciali. In questo caso, magari pu anche essere successo che, durante qualche invasione o guerra tra re, il tempio abbia subito la stessa sorte di altri palazzi e edifici. Clara ascoltava attentamente le spiegazioni di Marta, per la quale provava una profonda stima, non solo per la sua seriet professionale, ma soprat-

tutto per la sua personalit. La invidiava per il rispetto che le portavano tutti coloro che lavoravano alla missione, incluso Picot, che la trattava sempre come una sua pari. Pens che lei non era riuscita, nella vita, a farsi rispettare come Marta. In fondo, si disse, nella sua biografia non c'era assolutamente nulla degno di nota, salvo un cognome, Tannenberg, che in alcuni luoghi del Medio Oriente era rispettato e temuto. Ma il rispetto e il timore erano per suo nonno, lei aveva solo il merito di esserne la nipote. Picot l'ha visto? Yves? S, certo, e abbiamo deciso di destinare pi uomini a questo settore. Oggi lavoreremo fino a tardi; dobbiamo sfruttare al massimo il tempo che ci resta. Fabin, imbracato in una corda e sorretto da un sistema di pulegge manovrato da alcuni operai sotto lo sguardo attento di Picot, si cal in una cavit che pareva condurre in qualche stanza sconosciuta, nell'oscurit totale. Fa' attenzione, sembra profonda gli stava dicendo Picot. Non ti preoccupare, continuate a darmi corda, vediamo un po' dove andr a finire. Invece mi preoccupo. Accendi la torcia. Se sotto c' abbastanza spazio scender anch'io. Continuarono a calare Fabin lentamente finch si perse nella profonda cavit che pareva essere un altro piano inferiore del tempio; o forse era soltanto un pozzo, ma non l'avrebbero saputo fin quando l'archeologo non fosse risalito in superficie. Picot pareva nervoso e si affacci alla bocca della cavit chiamando Fabin. Come va? Calatemi un po' di pi, non riesco ancora a toccare il fondo rispose Fabin, bench la sua voce risuonasse sempre pi lontana. Poi udirono un rumore sordo e subito dopo ci fu il silenzio. Picot inizi ad allacciarsi una corda intorno alla vita, come aveva fatto Fabin. Aspetta, lascia che Fabin ci dica cosa c' l sotto sugger Marta. Non voglio lasciarlo solo. Nemmeno io, ma non succeder nulla se aspetteremo qualche minuto. Se non avremo risposta, scenderemo. Scender io replic Picot. Marta non rispose; sapeva che una simile decisione era dettata dalle circostanze, dunque evit di discutere. Qualche minuto dopo videro la corda tendersi, segno che Fabin li chiamava.

Yves Picot si avvicin di pi alla bocca della cavit e riusc a distinguere solo un fascio di luce nell'oscurit. Stai bene? grid sperando che Fabin lo sentisse. Di nuovo avvertirono uno strattone alla corda tenuta dalle pulegge. Scendo. Imbracatemi e andate a cercare dei riflettori per illuminare ci che pu esserci l sotto. Non abbiamo riflettori rispose un operaio. Allora prendete altre torce, quello che abbiamo ordin infastidito Picot mentre si assicurava di essere bene agganciato alla puleggia. Marta, io scendo, prendi tu in mano la situazione. Scendo anch'io. No. Se dovesse succederci qualcosa, chi si incaricherebbe di tutto? Io. Marta e Picot guardarono Clara, che aveva pronunciato un "io" talmente sonoro da sorprenderli. Ti ricordo che questa missione responsabilit di tutti e due. Sono certa che non vi accadr nulla, ma in ogni caso qui ci sono io. Yves Picot guard Clara dall'alto in basso valutando se era il caso di lasciarla alla guida della spedizione, poi si strinse nelle spalle e con un gesto della mano indic a Marta di prepararsi. Prima si cal lui. Avvert l'umidit della terra appiccicata ai vestiti. Poi la collega lo segu. Dieci metri pi sotto toccarono il suolo e videro che Fabin, rannicchiato a poca distanza da loro, stava raschiando un pezzo di parete con la spatola. Ben arrivati disse loro Fabin senza voltarsi. Si pu sapere cosa stai facendo? gli chiese Picot. Credo che qui ci sia una porta o qualcosa che impedisce il passaggio in un'altra stanza rispose Fabin ma ci sono anche tracce di pittura; se vi avvicinate le potete vedere, un toro alato, molto bello, fra l'altro. E questa cos'? volle sapere Marta. Pare una sala spieg Fabin. Ci sono resti di tavole di legno; se guardate la parete che ho di fronte, vedrete che le tavole sono incassate nel muro a mo' di scaffali, dunque questo poteva forse essere un luogo dove custodivano le tavolette. Non so, non ho avuto molto tempo di guardare. Marta colloc a terra due potenti torce che portava legate in vita e Picot fece lo stesso. Una tenue luce illumin ci che pareva una stanza rettangolare, dove, proprio come aveva appena detto Fabin, c'erano resti di tavole di legno su cui in tempi remoti dovevano avere sistemato le tavolette. Il pavimento era coperto di pezzi di argilla e legno, oltre che di fram-

menti di mosaico. Picot aiut Fabin a pulire la porzione di parete in cui apparivano i resti della pittura di un toro, mentre Marta continuava a esaminare il pavimento della stanza, dove trov frantumi di lastre di pietra con bassorilievi sui quali figuravano tori, leoni, falchi e anatre. Venite a vedere! Cos'hai trovato? le chiese Picot. Dei bassorilievi. Be', quel che resta, ma sono bellissimi. I due uomini ignorarono quell'invito e continuarono il proprio lavoro. Perch non venite? volle sapere Marta. Perch qui c' qualcosa. Accanto a questo bassorilievo la parete sembra vuota, come se ci fosse un'altra stanza disse Fabin. D'accordo, io rimango qui, ma dovremmo avvisare di sopra che stiamo bene. Fallo tu le chiese Picot. Marta si spost sul lato da cui si erano fatti calare e tir la corda tre volte per segnalare alla squadra che stavano bene. Poi torn a esaminare il pavimento. Un'ora dopo i tre si trovavano di nuovo in superficie, con un sorriso radioso di soddisfazione. Cosa c' l sotto? domand Clara. Altre stanze del tempio, finora abbiamo scavato i due piani superiori, ma ce ne sono altri, almeno quattro o cinque. Il problema che bisognerebbe puntellarlo perch potrebbe crollare. Non sar facile, e non abbiamo tempo... spieg preoccupato Picot. Potremmo reclutare altri uomini sugger Clara. Anche se avessimo a disposizione pi manodopera, sarebbe difficile. un lavoro lungo e non sappiamo per quanto potremo trattenerci qui disse cupo Fabin. A proposito, Clara, dobbiamo parlare con Ahmed e con tuo nonno le ricord Picot. Ieri sera non sono riuscito a incontrare tuo marito, e questa mattina dormivate ancora quando mi sono avvicinato alla casa. Oggi pomeriggio, al ritorno, potrai parlarci; adesso decidiamo come procedere con le nuove scoperte l sotto. Cercheremo di salvare il salvabile e di vedere cos'altro c', anche se non sicuro che ce la faremo. Non si pu lottare contro il tempo. Clara torn all'accampamento prima degli altri. Fatima aveva mandato

un uomo a cercarla. Quando entr in casa, il silenzio le indic che doveva correre immediatamente nella stanza di suo nonno. Entr senza che il dottor Najeb n l'infermiera, Samira, si accorgessero della sua presenza; non la vide neppure Fatima, che aveva gli occhi gonfi di lacrime. Rimase in silenzio a osservare il medico collocare una mascherina d'ossigeno sul volto del nonno, mentre l'infermiera sostituiva la sacca di plasma. Una volta finito di occuparsi del malato, i due parvero accorgersi di lei. Il medico sussurr a Samira di rimanere accanto a Tannenberg e fece segno a Clara di seguirlo fuori dalla stanza. Clara lo guid fino alla piccola sala che fungeva da studio del nonno. Signora, sono molto preoccupato, non credo di poter continuare a far fronte alla situazione. Cos' successo? Questa mattina il signor Tannenberg ha perso conoscenza e ha avuto un principio d'infarto. Per fortuna, in quel momento lo stavo visitando e siamo potuti intervenire prontamente. Ho provato a trasportarlo all'ospedale da campo ma si rifiuta, non vuole che nessuno si renda conto del suo stato, dunque mi obbliga a curarlo all'interno della stanza dove, come vede, ho fatto installare alcuni macchinari dell'ospedale. Se non lo trasferiremo in un vero ospedale, non regger ancora per molto. Sta morendo disse Clara in un tono talmente tranquillo da sorprendere il medico. S, sta morendo, questo lei lo sapeva gi, ma se non faremo qualcosa accadr prima del tempo. Rispetteremo la volont di mio nonno. Salam Najeb non seppe come replicare. Si sentiva impotente davanti all'atteggiamento apparentemente irrazionale dell'anziano e di sua nipote. Entrambi gli parevano persone molto particolari, con un codice di comportamento che lui non riusciva a capire. Si assumer lei tutta la responsabilit le disse alla fine. Naturalmente. Adesso vorrei sapere se mio nonno in condizioni di parlare. In questo momento pienamente cosciente, ma secondo me lo si dovrebbe lasciare tranquillo. Devo parlare con lui. L'ostilit si riflesse sul volto del medico, che si strinse nelle spalle sa-

pendo che era inutile discutere. Sicch, accompagn Clara nella stanza di suo nonno. Samira, la signora desidera parlare con il signor Tannenberg; aspetti fuori. Clara fece a sua volta un segno a Fatima perch anche lei uscisse dalla stanza, poi si avvicin al letto e prese la mano di suo nonno. Era angosciante vederlo con la mascherina che gli copriva il volto, ma lei fece uno sforzo per sorridere. Nonno, come stai? No, non cercare di parlare, voglio che tu stia tranquillo. Sai, credo che la fortuna sia dalla nostra parte, abbiamo scoperto un altro piano del tempio. Picot sceso con Marta e Fabin, e quando sono risaliti erano entusiasti. Alfred Tannenberg fece per parlare, ma Clara glielo imped. Per favore, ascolta soltanto! Non fare sforzi. Nonno, vorrei che ti fidassi di me come io mi fido di te. Ieri notte ho parlato con Ahmed e mi ha raccontato tutto. Gli occhi dell'anziano lampeggiarono di collera mentre, con uno sforzo sovrumano, cercava di tirarsi su strappandosi la mascherina che l'aiutava a respirare. Cosa ti ha detto? domand a Clara con un filo di voce. Lascia che chiami Samira per rimetterti la mascherina. Io... voglio parlare con te, ma non puoi toglierti l'ossigeno. Clara era spaventata vedendo la reazione del nonno, si sentiva in colpa per quello che gli sarebbe potuto accadere. Non andartene! le ordin lui. Prima finiamo il discorso, poi chiamerai l'infermiera o chi ti pare. Voglio sapere che cosa ti ha raccontato quell'idiota. Mi ha parlato dell'operazione che... che avete messo in moto, della partecipazione dei tuoi amici, di George, di Enrique e di Frank, mi ha spiegato che un grosso affare. Alfred Tannenberg chiuse gli occhi mentre stringeva la mano di Clara per evitare che uscisse dalla stanza in cerca dell'infermiera o del dottore. Quando riusc a regolarizzare la respirazione li apr di nuovo e guard fisso la nipote. Non impicciarti dei miei affari. Puoi fidarti di qualcuno pi che di me? Per favore, nonno, pensa alla situazione in cui siamo. Ahmed mi ha detto che la guerra inizier il 20 marzo, manca meno di un mese. Non stai bene, e... be', credo che tu abbia bisogno di me. Ti ho sentito affermare in pi di un'occasione che a volte, perch un affare riesca bene, bisogna comprare la fedelt dei propri collaboratori e, se ti sanno malato, magari alcuni dei tuoi uomini si venderanno al migliore offerente.

Il vecchio chiuse di nuovo gli occhi pensando alle parole di Clara. Lo sorprendeva la freddezza con cui parlava sua nipote, la naturalezza con cui accettava il fatto che stavano preparando un enorme furto di opere d'arte che avrebbe privato l'Iraq del suo patrimonio culturale. Lei, che tanto amava quella terra, che era cresciuta sognando di scoprire citt sconosciute, che si appassionava a ogni oggetto del passato, all'improvviso gli appariva come una donna disposta a prendere le redini di un'operazione che altro non era se non un furto. Che cosa vuoi, Clara? Voglio che n Ahmed n Yasir possano approfittare della situazione. Desidero che tu mi dica che cosa devo fare, cosa devo dire loro, quello che ritieni opportuno venga fatto. Stiamo per spogliare l'Iraq del suo passato. Lo so. E non t'importa? Clara esit un momento prima di rispondere. Certo che le importava, ma la lealt verso suo nonno stava al di sopra di qualsiasi altro obbligo e, inoltre, non credeva possibile che gli uomini di Alfred riuscissero a saccheggiare tutto. Non era facile svuotare un museo e, a quanto pareva, ne avrebbero svaligiati parecchi. Non voglio mentirti: quando Ahmed mi ha spiegato la situazione, ho desiderato non credergli, illudermi che fosse una menzogna. Ma non posso cambiare le cose, e nemmeno te, dunque, prima questa storia finir, meglio sar. Ci che mi preoccupa che tu sei malato e qualcuno potrebbe giocarti un brutto scherzo. Questa l'unica cosa che mi importa. Visto che sai tutto, comincia ad assumerti le tue responsabilit. Ma vedi di non sbagliare, non sopporto gli errori. Cosa vuoi che faccia? Non ci saranno cambiamenti nell'operazione. Ho gi detto ad Ahmed cosa mi aspetto da lui, come da Yasir e... Il vecchio non pot continuare a parlare. Gli si velarono gli occhi e Clara sent la sua mano gelata tra le sue, una mano senza vita. Grid, e l'urlo risuon come un ululato. Il dottor Najeb e Samira entrarono immediatamente allontanandola dal malato. Fatima li segu e corse ad abbracciare Clara. Due uomini con le pistole in pugno accorsero nella stanza di Tannenberg. Credevano che qualcuno stesse minacciando il vecchio. Fuori tutti! ordin il medico. Anche lei disse a Clara.

Fatima fu la prima a riprendersi dallo shock e si fece carico della situazione, vedendo che Clara pareva sconvolta e che altri si accalcavano sulla porta della casa con le armi puntate. stato solo un falso allarme. Il signore sta bene dichiar cercando di essere convincente. Finalmente, Clara parve reagire e si avvicin ai due uomini che stavano sulla soglia, in attesa di ricevere ordini. Va tutto bene, stato un piccolo incidente; sono caduta e mi sono fatta male. Mi dispiace, non volevo causare tutta questa confusione. Gli uomini la guardarono senza crederle: il grido lacerante che avevano udito non poteva essere quello di una donna che si era fatta male per una semplice caduta. Clara, inoltre, non pareva ferita; era evidente che stava mentendo. Clara comprese che dal suo comportamento sarebbero dipese le reazioni degli uomini. Ho detto che non successo niente! Tornate al vostro lavoro! Ah, e non voglio pettegolezzi! Chi non terr la lingua a freno ne pagher le conseguenze. Voi due, rimanete qui ordin agli uomini che erano entrati nella stanza di Tannenberg. Fatima spinse il resto degli uomini fuori di casa e chiuse la porta perch Clara non vedesse la preoccupazione dipinta sul volto delle guardie di Alfred. Non voglio sentir pronunciare neppure una parola sull'accaduto disse Clara alle due guardie rimaste nell'ingresso. No, signora rispose uno di loro. Chi oser fiatare, la pagher cara. Con chi terr la bocca chiusa sapr essere molto riconoscente. Signora, lei sa bene che da anni lavoriamo per il padrone, lui si fida di noi protest una delle guardie. So che la fiducia ha un prezzo, dunque non commettete l'errore di vendere informazioni su quanto accade qui. Ora, restate nell'ingresso e non lasciate entrare nessuno. S, signora. Clara torn nella stanza del nonno cercando di non fare rumore. Il dottor Najeb guardava l'anziano, preoccupato. Cos' successo? gli domand. quello che stavo per chiederle io. Si tolto la mascherina dell'ossigeno, stavamo parlando e all'improvviso ha rovesciato gli occhi all'indietro e ha avuto uno spasmo. Glielo dico per l'ultima volta: o portiamo suo nonno via da qui, o dubito che vivr ancora a lungo.

Mio nonno rimarr qui, e adesso mi aggiorni sulle sue condizioni. La situazione critica. Il cuore sempre pi debole. Dobbiamo aspettare il risultato delle analisi che gli ho appena fatto La radiografia al fegato ci mostra l'insorgenza di nuovi tumori. Ma adesso il suo cuore che desta preoccupazione. Lui cosciente? No. Ma adesso vada e mi permetta di fare il mio lavoro. La terr informata. Io non mi muover da qui. Faccia tutto quello che pu, non lo lasci morire. Sembra che sia lei a volere che non sopravviva. Le parole di Salam Najeb la colpirono come uno schiaffo, ma Clara non rispose, perch sapeva che lui non avrebbe capito. Trov Ahmed davanti alla porta della stanza di suo nonno, arrabbiato perch Fatima gli impediva di entrare. Che cos' successo? Gli uomini sono agitati, dicono che ti sei messa a urlare e credono che sia accaduto qualcosa a tuo nonno. Sono caduta e ho gridato, tutto qui. Mio nonno sta bene, un po' stanco, nient'altro. Ho bisogno di parlargli; oggi sono stato a Bassora. Dovrai riferire a me. Ahmed la guard cercando di cogliere nell'atteggiamento di Clara un indizio di ci che era realmente accaduto. Me ne andr domani, e devo fargli alcune domande. Che io sappia tuo nonno a dirigere l'operazione, nessuno mi ha avvisato di eventuali cambiamenti. Comunque nessuno accetter i tuoi ordini, tanto meno io. Clara soppes le parole di suo marito e decise di non mettersi a discutere in quel momento, sicura che avrebbe avuto la peggio. Se Ahmed si fosse accorto che suo nonno si era aggravato, lei non sapeva quali sarebbero state le conseguenze. Decise dunque di comportarsi come al solito, anche se della donna che era stata nemmeno lei sapeva quanto fosse rimasto. Bene, allora dovrai aspettare domani, ma cercati un altro posto dove dormire. Io sono stanca di fingere davanti a tutti. Credi che sia conveniente che gli altri sappiano della nostra separazione? Tu avresti solo da perderci. Gli uomini non ti rispetterebbero pi se sapessero che non hai pi un marito, adesso che tuo nonno sta per morire. Mio nonno sta bene, scordati di vederlo morto rispose Clara rabbiosa. Non ho nessun desiderio di dormire in camera tua. Se vuoi mi sistemer in sala, cos non ti disturber.

L'insistenza di Ahmed la irritava, poich Clara sapeva che lui voleva fermarsi per controllare ci che stava accadendo in quella casa. Se lei si fosse opposta, avrebbe accresciuto ancora di pi i suoi sospetti, ma non riusciva a tollerare la sua presenza. Mi d fastidio dormire sotto lo stesso tetto con te perch so che vuoi il nostro male, quello di mio nonno e il mio, dunque preferisco che ti cerchi un altro posto. Non desidero affatto il tuo male. Sai, Ahmed, non difficile leggerti in viso. Non so in quale momento noi due abbiamo passato il confine tra l'affetto e il disprezzo, ma evidente che accaduto. Non voglio estranei a dormire in casa mia e tu ormai per me non sei altro che un estraneo. Va bene, allora dimmi dove posso andare. Nell'ospedale da campo c' una branda, sistemati l. A che ora potr vedere tuo nonno, domani? Ti avviser io. Picot mi ha detto che mi vuole parlare, vieni anche tu? S, so che ha convocato una riunione per decidere quando porre fine alla spedizione. Ti chieder se hai elaborato un piano per evacuare la squadra nel caso in cui scoppi la guerra. I giornalisti che sono stati qui ci hanno assicurato che il conflitto ormai inevitabile e che Bush potrebbe attaccare in qualsiasi momento. Sai gi che attaccheranno il 20 marzo, dunque non resta molto tempo, ma questo a loro non possiamo dirlo. Lo so. Bene, vado a prendere le mie cose per trasferirmi in ospedale. D'accordo. Clara si volt e si avvicin nuovamente alla camera del nonno. Apr la porta senza fare rumore e si appoggi alla parete osservando il dottor Najeb e Samira, che in quel momento erano intenti a fargli un elettrocardiogramma. Attese che terminassero prima di rivelare la sua presenza. Le ho detto che meglio che non stia qui furono le parole del medico quando la vide. Sono preoccupata. Ha ragione, suo nonno sta malissimo. Potr parlare? os domandare temendo la risposta del medico. Ma Salam Najeb pareva essersi ormai arreso all'evidenza di quanto fosse inutile insistere sulla gravit delle condizioni del malato. Adesso no; forse domani, se supera questa crisi.

necessario che i suoi uomini lo vedano e... be', che possa sostenere una conversazione, anche se breve. Lei sta chiedendo un miracolo. Voglio solo che il sogno di mio nonno non svanisca prima che lui sia riuscito a portarlo a termine. E qual questo sogno? le domand il medico con un'espressione rassegnata. Avr sentito parlare della nostra missione qui. Cerchiamo delle tavolette che determinerebbero una rivoluzione nel mondo dell'archeologia e anche nella storia dell'umanit. Queste tavolette sono una Bibbia, una Bibbia d'argilla. Molti uomini perdono la vita inseguendo sogni impossibili. Mio nonno ci creder sino alla fine; non si pu arrendere ora, non lo farebbe mai. Non so come star domani, e nemmeno se sar ancora vivo. Adesso lo lasci riposare. Se ci fosse qualche cambiamento nelle sue condizioni, la mander a chiamare. Ma lo faccia con discrezione. Non si preoccupi, suo nonno mi aveva istruito riguardo al valore che ha per lui il silenzio. 29 Yves Picot aveva preso una decisione. In realt, la decisione gliel'avevano ispirata Marta e Fabin. Giacch il rimpatrio era inevitabile, almeno sarebbero partiti portandosi via il maggior numero possibile di reperti: i bassorilievi, le tavolette, i sigilli... le loro ricerche erano state feconde. Marta immaginava gi una grande mostra promossa da qualche universit, magari la sua, la Complutense di Madrid, in collaborazione con fondazioni disposte a contribuire alle spese dell'allestimento. Fabin diceva che il lavoro fatto doveva essere presentato alla comunit scientifica, tenendo conto che probabilmente, con la guerra, non sarebbe rimasto nulla di quel tempio. Per questo credeva, come Marta, che avrebbero dovuto valorizzare le scoperte fatte, non solo attraverso una mostra ma anche con la pubblicazione di un libro con le foto di Lion Doyle, disegni, piantine e descrizioni. Ma per realizzare l'idea dei suoi amici, Picot doveva convincere Ahmed

a lasciargli portare via i tesori rinvenuti a Safran e questo sarebbe stato alquanto difficile, poich facevano parte del patrimonio artistico dell'Iraq e, in quelle circostanze, nessun funzionario di Saddam avrebbe osato prelevare un solo pezzo di argilla da affidare ai paesi che avevano dichiarato loro guerra. Pensava che forse Alfred Tannenberg avrebbe potuto far valere la propria influenza per convincere Saddam a dare loro il permesso di custodire per qualche tempo i reperti. Era disposto a firmare qualsiasi dichiarazione per attestare che quel materiale era e sarebbe stato sempre iracheno e che in ogni caso sarebbe tornato nel paese cui apparteneva. Era evidente, per, che per Alfred Tannenberg e per sua nipote l'obiettivo della spedizione non era stato raggiunto: non erano riusciti a trovare la Bibbia d'argilla, ragione per cui avrebbero potuto rifiutarsi di aiutarli per costringerli a continuare gli scavi, anche se solo un pazzo avrebbe accettato di rimanere in un paese che da un momento all'altro sarebbe entrato in guerra. Dopo avere cenato e dopo che gli altri membri della squadra si erano ritirati, Picot, Marta e Fabin invitarono Lion Doyle e Gian Maria a unirsi a loro per partecipare all'incontro con Ahmed e Clara. Picot si era affezionato al sacerdote, e Lion Doyle gli piaceva. Era sempre di buonumore e disposto a dare una mano se necessario. Inoltre, era intelligente, e Picot apprezzava quella dote. Gli parve che Clara fosse nervosa e quasi assente e Ahmed un po' teso. Immagin che la coppia avesse litigato e fosse obbligata a mantenere un contegno davanti a loro, che in fondo erano degli sconosciuti. Ahmed, vogliamo conoscere la sua opinione riguardo alla situazione politica. I giornalisti che sono stati qui assicurano che la guerra ormai prossima. Ahmed Husseini non rispose subito. Si accese con calma una sigaretta egiziana, soffi via il fumo, guard Picot con un sorriso e poi replic: Piacerebbe anche a noi sapere se ci attaccheranno, e soprattutto quando. Su, Ahmed, non ci giri intorno, questo un affare serio; mi dica quando dovremmo andarcene e se avete approntato un piano di evacuazione nel caso in cui attacchino di sorpresa insistette Yves mostrando un certo imbarazzo, Noi sappiamo solo che ci sono paesi che stanno cercando con tutti i mezzi di evitare che si scateni il conflitto. Quello che non posso dirvi, amici miei, se ci riusciranno. Quanto a voi... be', non sar certo io a deci-

dere cosa dovete fare. Conoscete la situazione politica come la conosco io. Anche se non mi credete, non ho pi informazioni di quante ne abbiate voi, visto che le notizie arrivano dai mezzi di comunicazione occidentali. Non posso affermare che ci sar la guerra, ma non posso nemmeno sostenere il contrario. Dal mio punto di vista, Bush si sta spingendo un po' troppo oltre... Insomma, secondo il mio modesto parere, le possibilit che scoppi la guerra sono molte. Per quanto riguarda quando succeder... tutto dipende dal momento in cui gli americani riterranno di essere pronti. Yves e Fabin si scambiarono un'occhiata in cui si rifletteva l'antipatia che provavano per Ahmed. Non riconoscevano in quell'uomo cinico e subdolo l'archeologo efficiente e preparato che avevano conosciuto mesi prima. Sentivano che lui li stava ingannando. Non sia cos vago ribatt Picot senza nascondere la sua irritazione. Mi dica quando ce ne dobbiamo andare. Se volete partire adesso, provveder a organizzare tutto perch possiate uscire al pi presto dall'Iraq. Che cosa accadrebbe se la guerra iniziasse ora, questa notte stessa? Come ci tirerebbe fuori da qui? insistette Fabin. Cercherei di mandarvi degli elicotteri, ma non sono sicuro di poterne disporre una volta iniziato l'attacco. Dunque, ci consiglia di partire subito afferm Marta. Credo che la situazione sia critica, ma non posso prevedere quello che accadr. Tuttavia, se volete un consiglio ve lo dar: andatevene prima che le cose si complichino fu la risposta di Ahmed. E tu, Clara, cosa ne pensi? La domanda di Marta sorprese la stessa Clara, oltre che Picot e Fabin. Io non voglio che ve ne andiate, credo che potremmo ancora trovare la Bibbia d'argilla, che ci siamo quasi, ma abbiamo bisogno di un po' di tempo. Clara, l'unica cosa che ci manca proprio il tempo le disse Picot. Dobbiamo agire in base alla realt, non ai nostri desideri. Allora decidete voi, tanto quello che penso io ha ben poca importanza. Yves, vuole il mio parere? domand Lion Doyle. S, certo, dica pure, stato invitato a questa riunione perch mi interessa conoscere la sua opinione, cos come quella di Gian Maria rispose Picot. Ce ne dobbiamo andare disse senza mezzi termini Doyle. Non c' bisogno di essere aquile per capire che gli Stati Uniti stanno per attaccare. Le

informazioni dei colleghi giornalisti non hanno lasciato spazio a dubbi. Francia, Germania e Russia hanno perso la battaglia alle Nazioni Unite e Bush si sta preparando a un attacco da mesi. I militari del Pentagono sanno che l'epoca migliore per dichiarare guerra a un paese come questo. Il clima fondamentale, per cui devono essere pronti; questione di settimane, tutt'al pi di un paio di mesi. Magari Clara ha ragione sul fatto che se continuassimo a lavorare potremmo trovare quelle tavolette che chiamate Bibbia d'argilla, ma non abbiamo il tempo per farlo, dunque dovreste iniziare a smantellare l'accampamento e andarvene da qui quanto prima. Quando inizieranno a bombardare, noi saremo l'ultimo problema per Saddam. Ci lascer al nostro destino, non mander elicotteri a salvarci, senza contare che sarebbe davvero temerario salire su un elicottero durante i bombardamenti. Anche uscire dal paese su strada sarebbe un'azione suicida. Per quanto mi riguarda, mi preparo alla partenza, non credo ci sia ancora molto da fare qui per me. Lion Doyle si accese una sigaretta. L'avevano ascoltato tutti in silenzio, e nessuno fiatava. Fu Gian Maria a scuoterli. Lion ha ragione, io... credo che ve ne dobbiate andare. Che cosa significa? Tu hai intenzione di fermarti? chiese Marta. S, se resta Clara. Mi piacerebbe aiutarla. Ahmed guard il sacerdote sconcertato. Sapeva che seguiva Clara ovunque, che non si staccava mai dal suo fianco, come un cane fedele, ma lo colpiva il fatto che per lei fosse disposto a rimanere in un paese sull'orlo di una guerra. Era sicuro che sua moglie e il sacerdote non avessero una relazione sentimentale, e quindi non riusciva a capire l'atteggiamento di Gian Maria. Seguiremo il suo consiglio, Lion disse infine Picot. Domani inizieremo a smontare l'accampamento e ci prepareremo per raggiungere Baghdad, e da l tornare a casa. Quando crede di poterci portare via da qui? domand poi ad Ahmed. Appena sarete pronti. Forse tra una settimana, al massimo due, sar tutto fatto disse Picot. Fabin si schiar la voce guardando Marta per cercare il suo appoggio. Non poteva decidere di andarsene cos; Picot pareva essersi dimenticato della loro idea: portare via dall'Iraq tutti i reperti degli scavi di Safran. Yves, credo che dovresti domandare ad Ahmed il permesso di organizzare una mostra con le tavolette, i bassorilievi... insomma, con quello che abbiamo trovato.

Ah, s! Vede, Ahmed, Fabin e Marta hanno pensato che dovremmo cercare di far conoscere alla comunit scientifica le scoperte di Safran. Sa bene che ci che abbiamo portato alla luce ha un valore inestimabile. Si potrebbe organizzare una mostra itinerante in diversi paesi. Noi cercheremo di ottenere il patrocinio di universit e di fondazioni private. Lei potr aiutarci nell'allestimento della mostra, e naturalmente anche Clara. Ahmed soppes la parole di Picot. Il francese gli stava chiedendo il permesso di portare via tutto ci che avevano trovato. Prov un senso di amarezza. Molti degli oggetti rinvenuti erano gi stati venduti a collezionisti privati, ansiosi di farsi consegnare la mercanzia. Clara, ovviamente, non lo sapeva, e nemmeno Alfred Tannenberg, ma Paul Dukais era stato intransigente nell'ultima conversazione con Yasir. C'erano collezionisti, che erano venuti a conoscenza degli oggetti dissotterrati grazie al reportage pubblicato sulla rivista "Archeologia scientifica", che si erano messi in contatto con intermediari perch chiamassero l'ufficio di Robert Brown, presidente della fondazione Mondo Antico, il paravento che nascondeva gli affari sporchi di George Wagner, Frank Dos Santos ed Enrique Gmez, i soci di Alfred Tannenberg. Quello che mi sta chiedendo impossibile fu la risposta tagliente di Ahmed Husseini. So che difficile, tanto pi in questa situazione, ma lei un archeologo e sa bene quanto sia importante la scoperta di un tempio obiett Picot. Se lasciamo qui ci che abbiamo trovato... be', il nostro lavoro, tutti questi mesi di sacrifici non avrebbero avuto senso. Se ci aiuter a fare in modo che i suoi capi capiscano l'importanza che il mondo intero conosca quello che abbiamo scoperto, il suo paese sar il primo a beneficiarne. Naturalmente, tutti gli oggetti torneranno in Iraq, ma prima sarebbero esposti in una mostra itinerante a Parigi, Madrid, Londra, New York, Berlino. Il suo governo potrebbe designarla come promotore della manifestazione in rappresentanza dell'Iraq. Crediamo di potercela fare. Non vogliamo appropriarci di nulla, chiediamo solo che il mondo possa vedere quello che abbiamo scoperto. Abbiamo lavorato duramente, Ahmed. Picot tacque cercando di intuire dall'espressione del suo interlocutore quale sarebbe stata la risposta. Ma Clara in quel momento prese la parola. Yves, non credi di esserti dimenticato di me? Niente affatto. Se siamo arrivati fin qui stato grazie a te e al tuo impegno, Clara. Nulla di quanto stato realizzato sarebbe stato possibile altrimenti. Non vogliamo toglierti alcun merito, anzi. Per questo vorrei che

accettassi di interrompere gli scavi e di venire con noi. Tu sei parte fondamentale del nostro progetto e abbiamo bisogno del tuo contributo per preparare la mostra, per organizzare le conferenze e i seminari, per trasferire gli oggetti rinvenuti. Ma non potremo concludere nulla se tuo marito non far in modo che il vostro governo acconsenta a fare uscire dall'Iraq i reperti. Forse mio marito non pu farlo, ma mio nonno s. L'affermazione di Clara non li sorprese. In realt, Picot aveva gi pensato di parlare con Alfred Tannenberg se Ahmed si fosse mostrato troppo riluttante. I mesi trascorsi in Iraq gli avevano insegnato che non c'era nulla che Tannenberg non potesse ottenere. Sarebbe stupendo che Ahmed o tuo nonno convincessero il governo a permetterci di mostrare al mondo il tesoro nascosto di Safran disse Picot. Ahmed pens che non sarebbe stato intelligente mettersi a discutere con Clara, n tanto meno con Picot. Era meglio guadagnare tempo assicurando loro che avrebbe fatto tutto ci che era in suo potere e magari mostrarsi anche entusiasta. E poi forse quella era la sua opportunit di andarsene dall'Iraq. Picot gli stava offrendo una copertura inaspettata. Il problema era che molti degli oggetti trovati non sarebbero usciti dall'Iraq n con lui n con Picot. Far quello che posso per convincere il ministro afferm infine. Il ministro non sar in grado di aiutarci, bisogna parlare con Saddam. Solo lui pu autorizzare lo sdoganamento di reperti archeologici dall'Iraq aggiunse Clara. Allora, verrai con noi? domand Marta a Clara. No, almeno per ora; ma mi sembra una buona idea che il mondo conosca ci che abbiamo portato alla luce a Safran. Naturalmente, non porterete via nulla prima di aver firmato una dichiarazione che sancisca chi ha reso possibile questa spedizione disse Clara in tono di sfida. Discussero ancora per un po' delle modalit per lasciare l'Iraq appena possibile e dei dettagli per l'allestimento della mostra. L'accampamento era avvolto da un silenzio assoluto quando Clara, accompagnata da Gian Maria, si diresse verso la sua abitazione, sicura che Fatima la stesse aspettando sveglia. Ahmed era entrato con discrezione nell'ospedale da campo dove avrebbe passato la notte. Hai sonno? domand Clara a Gian Maria. No, sono stanco, ma non riuscirei a addormentarmi. A me piace la notte e adoro il silenzio, il momento migliore per pen-

sare. Mi accompagni agli scavi? Adesso? domand Gian Maria senza nascondere lo stupore per quella proposta. S, adesso. Come sai, ho sempre due uomini alle calcagna, ma fin da piccola sono abituata ad avere la scorta, cos, anche se non posso evitarli, li dimentico. Be', se vuoi ti accompagno. Prendiamo l'auto? No, andiamo a piedi; una passeggiata lunga, ma ho bisogno di camminare. Gli uomini che scortavano Clara rimasero diversi passi dietro di loro, senza dare a vedere il fastidio che comportava la rinuncia a ore di sonno per assecondare i capricci della nipote di Tannenberg. Quando giunsero in prossimit degli scavi, Clara cerc un luogo dove sedersi e invit il sacerdote a fare lo stesso. Gian Maria, mi spieghi perch vuoi rimanere qui? Correrai dei rischi se gli americani decideranno di bombardare il paese. Lo so, ma non ho paura. Non pensare che sia un temerario, pero in questo momento non ho paura. Tuttavia, sei un sacerdote e qui... be', qui non hai potuto esercitare il tuo ministero. Siamo tutte anime perse, anche se non hai cercato di catechizzarci e sei stato molto rispettoso nei nostri confronti. Clara, mi piacerebbe aiutarti a trovare la Bibbia d'argilla. Se fosse vero che Abramo conosceva la Genesi... e, in questo caso, sar stata la stessa Genesi che conosciamo noi? Dunque vuoi rimanere per curiosit. Rimango per aiutarti. Io... be', non mi sentirei tranquillo a lasciarti sola. Clara rise. La inteneriva che Gian Maria desiderasse proteggere proprio lei, che era scortata giorno e notte da uomini armati. Tuttavia, il sacerdote sembrava convinto di possedere un potere taumaturgico che l'avrebbe preservata da ogni male. Cosa dicono i tuoi confratelli quando parli con loro? gli chiese. Il mio superiore mi stimola a essere di aiuto a chi ne ha bisogno; al corrente delle sofferenze che sta patendo l'Iraq. Ma tu, in realt, non stai aiutando nessuno. Sei qui con noi, lavori in una spedizione archeologica. Nel dirlo, Clara si rese conto di quanto fosse strano che il sacerdote fosse l da due mesi come un membro della squadra.

Lo sanno, ma credono comunque che possa essere utile alle persone che stanno qui. Non sar che la Chiesa sta dietro alla Bibbia d'argilla? domand Clara con un certo allarme nella voce. La Chiesa non ha nulla a che vedere con la mia permanenza a Safran. Mi spiace che tu non ti fidi delle mie parole. Ho il permesso dei miei superiori per stare qui, sanno cosa sto facendo e non si oppongono. Molti sacerdoti lavorano, non sono l'unico, pertanto non strano che mi lascino partecipare a una spedizione archeologica. Naturalmente un giorno dovr tornare a Roma, ma ti ricordo che sono qui da pochi mesi, non da anni, anche se questo lasso di tempo pu esserti sembrato molto lungo. No, il fatto che... be', se ci penso mi pare strano che un sacerdote sia finito in questa spedizione. Non credo di avere dato motivi per dubitare del mio comportamento. Non sono capace di falsit, Clara. Sai, Gian Maria, anche se non abbiamo mai parlato di fatti personali, a volte ho l'impressione che tu sia l'unico amico che ho qui, l'unico che mi aiuterebbe se avessi un problema. Tacquero, lasciando vagare lo sguardo nell'immensit del cielo stellato, assaporando la calma della notte, senza sentire il bisogno di dirsi nulla. Rimasero cos un po' di tempo, immersi nei propri pensieri, senza scomporsi per i rumori della notte amplificati dal silenzio. Poi il freddo scese su quel luogo e Clara e Gian Maria decisero di andare a dormire. Clara entr in casa cercando di non far rumore e si diresse verso la stanza del nonno, sicura che Samira e Fatima lo stessero vegliando. La casa era al buio. Si appoggi alla parete per non inciampare e sussurr il nome di Samira senza ottenere risposta. Nell'aria fluttuava un odore intenso e dolciastro. Non si vedeva nulla, e n Samira n Fatima risposero al suo richiamo. Trov l'interruttore della luce. Era furiosa al pensiero che le due donne se ne fossero andate a dormire invece di accudire suo nonno. Quando la luce illumin la stanza, Clara soffoc il grido che le riemp la gola. Si appoggi al muro cercando di reprimere la nausea che le attanagliava la bocca dello stomaco. Samira era distesa per terra con gli occhi sbarrati. Un rivolo di sangue le colava dalle labbra, pallide per l'assenza di vita. L'infermiera stringeva qualcosa in mano, ma Clara non riusciva a distinguere che cosa fosse perch le lacrime e la paura le avevano velato gli occhi.

Non avrebbe saputo dire per quanto tempo fosse rimasta l appoggiata al muro senza muoversi, ma pens che fosse passata un'eternit quando finalmente prese il coraggio di avvicinarsi al letto del nonno, con la paura di trovarlo morto come Samira. La mascherina dell'ossigeno pendeva da un lato del letto e suo nonno era privo di sensi, bianco come la cera. Clara gli avvicin le dita alla bocca e sent l'alito debole dell'anziano, poi appoggi l'orecchio sul suo petto e percep il battito flebile di chi sta per spirare. Meccanicamente, gli sistem la mascherina dell'ossigeno e poi corse fuori dalla stanza, senza accorgersi che in un angolo c'era un altro corpo. Uscendo trov i due uomini che piantonavano la camera di suo nonno distesi a terra, morti. Prov un senso di panico. Era sola e l, in quella casa, c'era un assassino. Varcata la porta dell'abitazione, si ferm e riprese fiato vedendo gli uomini di guardia alla casa, gli stessi che l'avevano salutata qualche minuto prima quando aveva lasciato Gian Maria. Com'era possibile che qualcuno fosse entrato senza che loro se ne accorgessero? Signora, che succede? le chiese una delle guardie vedendola apparire sulla soglia con gli occhi spalancati dal terrore e un'espressione di panico sul volto. Clara fece uno sforzo per parlare, per trovare un briciolo di forza per affrontare quell'uomo che poteva essere un assassino, l'assassino di Samira e delle altre guardie. Dov' il dottor Najeb? domand con un filo di voce. Nel suo letto che dorme, signora rispose l'uomo indicando la casa in cui Salam Najeb riposava. Vada a chiamarlo. A quest'ora? Adesso! Il grido di Clara rivel la sua disperazione. Poi la donna mand un altro uomo a cercare Picot e Gian Maria. Sapeva che avrebbe dovuto avvisare Ahmed, ma non voleva farlo fino a che non fossero arrivati il francese e il sacerdote. Non si fidava di suo marito. Il medico giunse due minuti pi tardi. Non si era nemmeno pettinato per apparire presentabile perch la guardia non gliene aveva dato il tempo; era riuscito a malapena a infilarsi un paio di pantaloni e una camicia prima di raggiungere Clara. Che cosa successo? domand, allarmato dall'aspetto della donna. A che ora ha lasciato mio nonno? gli chiese Clara senza rispondere alla domanda del medico.

Erano le dieci passate. Era tranquillo. rimasta Samira a vegliarlo. Cos' successo? Clara entr in casa seguita dal medico e lo condusse fino alla stanza di suo nonno. Salam Najeb rest immobile sulla porta mentre il suo volto rifletteva l'orrore per la scena che si trovava davanti. Con passo deciso, senza soffermarsi sul corpo senza vita di Samira, si avvicin al letto di Alfred Tannenberg. Gli prese il polso, mentre guardava sul monitor le flebili linee vitali dell'anziano. Lo visit a fondo per essere sicuro che non fosse ferito e controll la mascherina dell'ossigeno. Poi prepar un'iniezione, e gli cambi il flacone della flebo in cui quasi non restavano tracce di liquido. Lott a lungo per ottenere un segnale di vita dal corpo inerte del vecchio. Quando ebbe terminato, si rivolse a Clara, che attendeva in silenzio. Non pare aver subito alcun danno. Per incosciente balbett Clara. S, ma spero che presto inizi a reagire. Il medico diede un'occhiata alla stanza e si avvicin a Samira. Si inginocchi ed esamin attentamente il cadavere della donna. L'hanno strangolata. Deve aver cercato di difendersi o di proteggere suo nonno disse indicando Alfred Tannenberg. Poi si alz e si diresse verso un angolo della stanza dove, distesa in mezzo a una pozza di sangue, c'era Fatima. Fino a quel momento Clara non aveva notato il corpo della donna e non pot trattenere un grido. Si calmi, viva, anche se ha preso un colpo molto forte alla testa. Mi aiuti a sollevarla, la porteremo all'ospedale da campo, qui non posso curarla. Vado a dare un'occhiata agli uomini qui fuori. Clara si inginocchi, piangendo, accanto a Fatima, cercando di rialzarla. Due guardie, che erano rimaste a osservare la scena in attesa di istruzioni, si avvicinarono e sollevarono la donna per portarla all'ospedale, come aveva ordinato il medico. Quando Clara vide entrare Yves Picot e Gian Maria prov un sollievo immediato e scoppi in lacrime. Gian Maria si avvicin e l'abbracci mentre Picot cercava di ottenere da lei qualche informazione. Stai tranquilla, ti senti bene? Cos' successo? Dio mio! esclam vedendo il cadavere di Samira. Dica alle guardie di portare il corpo dell'infermiera all'ospedale disse il dottor Najeb a Clara. Gli uomini di guardia sono morti sotto i colpi di un'arma da fuoco. L'assassino deve avere sparato a distanza ravvicinata, u-

tilizzando una pistola con il silenziatore. Ho gi disposto che vengano trasportati anche loro in ospedale. E mio nonno? grid Clara. Ho fatto quel che potevo. Qualcuno dovr restargli accanto, non allontanarsi mai da lui e chiamarmi se dovesse succedere qualcosa. Ma ora devo curare quella donna e lei farebbe bene ad avvisare le autorit perch svolgano delle indagini su quanto successo qui. Anche Samira stata assassinata. Salam Najeb volt loro le spalle. Non voleva che lo vedessero in lacrime. Piangeva per Samira e piangeva per s, per aver accettato di trasferirsi a Safran per curare il vecchio Tannenberg. L'aveva fatto per soldi. Alfred Tannenberg gli aveva offerto l'equivalente di cinque anni di stipendio per occuparsi di lui, oltre a promettergli un appartamento in una zona residenziale del Cairo. Ayed Sahadi incroci il medico sulla soglia di casa. Il caposquadra era pallido e agitato, sapeva che Tannenberg l'avrebbe considerato responsabile di qualsiasi disgrazia fosse successa all'accampamento e che il suo capo, il Colonnello, sarebbe stato capace di torturarlo personalmente se il sistema di sicurezza di cui era responsabile non avesse funzionato. Quando entr nella stanza di Tannenberg, due dei suoi uomini stavano uscendo con il cadavere di Samira. Clara continuava a piangere e Picot ordin di mandare a chiamare il capo del villaggio e di trovare una donna in grado di vegliare l'ammalato. Lei dov'era? grid Clara ad Ayed Sahadi quando lo vide entrare. Dormivo rispose lui seccato. Le coster caro quello che successo lo minacci Clara. Il caposquadra non replic, anzi, non la degn neppure di uno sguardo. Inizi a esaminare la stanza, la finestra, il pavimento, la disposizione degli oggetti. Gli uomini che lo accompagnavano non osavano muovere un passo senza un suo ordine. Qualche minuto pi tardi giunse il comandante del contingente di soldati addetti a proteggere Safran e il sito archeologico. Il comandante non bad a Clara e a Picot, e inizi una discussione con Ayed Sahadi. Entrambi avevano paura; sapevano che i loro superiori erano uomini assai crudeli e che avevano in pugno le loro vite. Clara osservava i segnali che apparivano sui monitor a cui era collegato il nonno. Credette di percepire un movimento delle palpebre, ma pens che fosse frutto della sua immaginazione.

Quando giunse il capo del villaggio in compagnia di sua moglie e di due figlie, Clara spieg loro cosa avrebbero dovuto fare. Si sarebbero fatti carico della casa, e le due giovani avrebbero vegliato Alfred Tannenberg giorno e notte. Ayed Sahadi e il comandante della guarnigione stabilirono che i loro uomini avrebbero fatto irruzione in tutte le abitazioni e nelle tende in cerca di indizi che li portassero alla persona che aveva assassinato Samira e le guardie, ma che, soprattutto, era stata capace di arrivare fino al letto di Alfred Tannenberg. Inoltre, tutti gli abitanti dell'accampamento, indipendentemente da chi fossero, sarebbero stati perquisiti e interrogati dai soldati. La decisione pi difficile da prendere fu quella di avvisare il Colonnello. Ciascuno l'avrebbe informato per conto proprio. Alfred Tannenberg si agitava e Clara temette che stesse peggiorando, per questo mand una delle figlie del capo del villaggio a cercare il dottor Najeb. La ragazza torn accompagnata da Ahmed Husseini. Mi dispiace, non sono venuto prima perch ero con il dottore. Mi ha spiegato quanto successo e l'ho aiutato con Fatima. incosciente, ha perso molto sangue. L'hanno colpita alla testa con un oggetto contundente. In realt, credo che non sar in grado di dirci nulla fino a domani, perch sotto sedativi. Ce la far? domand Clara. Pare di s, almeno stando a quanto dice il dottor Najeb rispose Ahmed. Fabin e Marta entrarono nella stanza dopo essersi fatti strada fra i tanti uomini armati che si trovavano all'entrata. Yves Picot si avvicin a loro e li inform di quanto era accaduto. Dopo averlo ascoltato, Marta prese in mano la situazione. Credo che dovremmo trasferirci in sala, date le condizioni del signor Tannenberg. Qui diamo solo fastidio. Lei aggiunse rivolta alla moglie del capo del villaggio prepari del caff e quando sar pronto ce lo porti di l. La notte sar molto lunga. Clara la guard con gratitudine. Si fidava di lei, sapeva che avrebbe fatto ordine in mezzo a quel caos. Marta si rivolse al comandante e ad Ayed Sahadi, che continuavano a discutere in un angolo della stanza. Avete esaminato a fondo la camera? chiese loro. I due uomini risposero risentiti che sapevano fare il proprio mestiere. Marta non fece caso alle loro parole. Comunque meglio che usciate ordin loro e vi trasferiate in sala o dove vi sembri pi opportuno. Voi

due continu rivolgendosi alle figlie del capo del villaggio rimarrete con il signor Tannenberg come vi stato ordinato. Secondo me, dovrebbero trattenersi anche un paio di guardie, ma nessun altro. Noi ci sposteremo nell'altra stanza, d'accordo? Uscirono tutti e si diressero nella piccola sala come aveva suggerito Marta. Gian Maria non si scollava dal fianco di Clara e Yves Picot faceva commenti sull'accaduto con Fabin. Non sarebbe meglio che Clara ci raccontasse cos' successo? chiese Marta. Il comandante e Ayed Sahadi si resero conto di non aver domandato a Clara quando fosse entrata nella camera di Tannenberg e avesse trovato il cadavere di Samira. La moglie del capo del villaggio varc la soglia della stanza con un vassoio carico di tazze e un bricco di caff. La donna aveva anche disposto alcuni biscotti in un piatto. Ayed Sahadi fiss Clara e lei sent che quell'uomo, che il nonno aveva incaricato della sicurezza dell'accampamento, la guardava con rabbia. Signora Husseini, ci dica a che ora entrata nella camera di suo nonno e perch. Ha sentito qualche rumore strano? Clara, con voce flebile, sopraffatta dalla stanchezza e dalla paura, raccont della passeggiata con Gian Maria e della chiacchierata vicino al tempio e aggiunse di non ricordare a che ora fosse rincasata. Non aveva per notato nulla di strano. Gli uomini che piantonavano l'ingresso della casa si trovavano al proprio posto, e lei si era diretta nella camera del nonno in cerca di Fatima. Descrisse tutti i particolari che ricordava della scena che si era trovata davanti una volta accesa la luce. E confess di non aver fatto caso all'assenza dei due uomini di guardia alla stanza del nonno, che poi aveva trovato morti. Per un'ora rispose alle domande di Ayed Sahadi e del comandante, che continuavano a insistere affinch non trascurasse alcun dettaglio. Quel che dovreste dirci voi, invece intervenne Picot rivolto al comandante e ad Ayed Sahadi com' possibile che, con la casa circondata dalle guardie, qualcuno sia entrato senza essere visto e sia riuscito a raggiungere la stanza del signor Tannenberg, dopo avere ucciso due uomini e l'infermiera e avere ferito Fatima. S, una domanda alla quale dovrete rispondere voi due. Il Colonnello arriver domani e pretender una spiegazione.

I due uomini si guardarono. Ahmed Husseini aveva dato loro la notizia peggiore: l'arrivo del Colonnello. L'hai chiamato? domand Clara al marito. S. Questa notte hanno assassinato due uomini e una donna incaricati di proteggere tuo nonno. Non difficile immaginare che il bersaglio fosse lui. Dunque, mi sono sentito obbligato a informare Baghdad. Suppongo, comandante, che lo sappia gi, ma in ogni caso le comunico che un distaccamento della Guardia repubblicana verr qui per proteggerci. chiaro che lei non ha saputo o non ha potuto farlo, e nemmeno il nostro amico Sahadi, in qualit di caposquadra, stato in grado di prevedere il tradimento. Il tradimento? Il tradimento di chi? chiese nervoso Ayed Sahadi. Il tradimento di qualcuno che si trova qui. Non so se sia iracheno o straniero, ma non ho dubbi che l'assassino si trovi tra noi sentenzi Ahmed. E tu non sei escluso. Tutti guardarono Clara. Accusare direttamente il marito di trovarsi sulla lista dei sospettati rivelava la rottura della loro relazione, cosa che, come lei ben sapeva, era un errore. Ahmed la guard furioso. Non replic, bench apparisse evidente lo sforzo che faceva per dominarsi. La domanda : a quale scopo? disse Marta. Perch? incalz Fabin. Non possiamo sapere se chi si introdotto nella stanza del signor Tannenberg avesse avuto intenzione di assassinarlo, come crede Ahmed, o se fosse semplicemente un ladro che, intenzionato a rubare, stato sorpreso da Samira e dalle guardie e... Marta, difficile che qualcuno abbia deciso di rubare proprio in casa di Tannenberg, circondata com' da uomini armati la interruppe Picot. Tu che ne pensi, Clara? La domanda diretta di Marta colse Clara alla sprovvista. Non sapeva rispondere. Suo nonno era un uomo temuto e potente e, di conseguenza, aveva moltissimi nemici; chiunque di loro avrebbe potuto volerlo morto. Non lo so. Non so cosa pensare, io... sono... sono sfinita. Tutto questo orribile. Un soldato entr nella sala e si avvicin al suo comandante. Gli sussurr qualcosa nell'orecchio e usc tanto rapidamente com'era entrato. Bene disse il comandante i miei uomini hanno iniziato a interrogare gli operai e la gente del villaggio. Per adesso, nessuno pare sapere nulla.

Signor Picot, interrogheremo anche i membri della sua squadra e lei stesso. Capisco; da parte mia, sono disposto a collaborare alle indagini. Allora prima cominciamo meglio . Le crea dei problemi se iniziamo da lei? domand il comandante a Picot. Assolutamente no. Dove vuole che parliamo? Qui. Signora, ci permette di condurre in questa casa gli interrogatori? No rispose Clara cercatevi un altro posto. Credo che il signor Picot potr indicarvelo, magari uno dei magazzini. Il comandante usc, seguito da Picot, Marta, Fabin e Gian Maria. Sarebbero stati i primi a essere interrogati. In sala rimasero, oltre a Clara, suo marito e il caposquadra, Ayed Sahadi. C' qualcosa che non ci hai detto? chiese Ahmed a Clara. Ho raccontato tutto quello che ricordo, ma lei, Ayed, dovr spiegare come hanno fatto a introdursi nella camera di mio nonno. Non lo so. Abbiamo controllato porte e finestre. Non capisco da dove siano entrati n se si tratti di un solo individuo. Gli uomini a guardia dell'ingresso giurano di non avere notato niente di strano assicur il caposquadra. impossibile che qualcuno si sia introdotto senza essere visto. Ma qualcuno l'ha fatto. E credo che si tratti di una persona in carne e ossa, non di un fantasma, perch i fantasmi non sparano a bruciapelo, n strangolano donne indifese afferm Ahmed con rabbia. Lo so... che non mi spiego come sia potuto accadere. A meno che il responsabile non si trovasse gi all'interno della casa sugger Ayed Sahadi. In casa c'erano solo Fatima, Samira e gli uomini di guardia alla stanza di mio nonno precis Clara. C'era anche lei; in fondo stata lei a trovare i cadaveri... Clara sussult e si alz in piedi dirigendosi furiosa verso Ayed Sahadi. Gli diede uno schiaffo cos forte da lasciargli impresse sulla guancia le dita della mano. Ahmed balz in piedi e trattenne la moglie, temendo la reazione di Ayed. Basta, Clara! Siediti! Ma siamo tutti impazziti? E lei, Ayed, non si permetta pi di fare insinuazioni di questo genere; le garantisco che non sono disposto a consentirle di mancare di rispetto a mia moglie o alla mia famiglia. Ci sono stati tre omicidi e tutti sono sospettati fino a che non si trover l'assassino disse Ayed.

Ahmed Husseini gli si avvicin. Pareva che lo volesse colpire ma non lo fece, si limit a mormorare fra i denti: Anche lei nella lista dei sospettati, forse qualcuno l'ha comprata per attentare alla vita di Tannenberg. Non faccia errori o sar peggio per lei. Il caposquadra usc dalla sala mentre Clara si lasciava cadere su una sedia. Suo marito si sedette vicino a lei. Dovresti cercare di non perdere il controllo. Ti stai esponendo troppo. Lo so, ma sono a pezzi, non ce la faccio pi. Tuo nonno sta molto male, dovresti farlo portare al Cairo, o almeno a Baghdad. Te l'ha detto il dottor Najeb? Non c' bisogno che me lo dicano, basta guardarlo per capire che sta morendo. Ammettilo, non cercare di ingannarci come fossimo degli imbecilli, non puoi continuare a sostenere che sta bene . Ha avuto uno shock, per questo l'hai visto cos... Non essere ridicola! Ma chi vuoi prendere in giro? Nell'accampamento tutti parlano della sua morte imminente, credi di essere riuscita a nasconderlo? Lasciami in pace! Ti piacerebbe che mio nonno morisse, invece vivr, vedrai quanto vivr, e vi far a pezzi come traditori e inetti! Se con te non si pu ragionare, meglio che vada altrove a dare una mano. Fossi in te, cercherei di riposare. Andr a trovare Fatima. Bene, ti accompagno. Si avviarono verso l'uscita, ma sulla porta incontrarono il dottor Najeb. Il medico pareva sfinito. Disse che non aveva ancora valutato la gravit delle condizioni di Fatima. Senz'altro l'avevano colpita con un oggetto pesante che le aveva aperto una ferita profonda alla testa, da cui aveva perso molto sangue. Il comandante ha disposto uomini armati intorno all'ospedale da campo. Certo, Fatima l'unica persona in grado di dirci cosa sia successo, sempre che abbia avuto il tempo di rendersi conto di ci che accadeva intorno a lei afferm Ahmed. Alfred Tannenberg respirava con difficolt e i suoi parametri vitali parevano alterati. Il dottor Najeb rimprover le donne per non averlo avvertito. Clara prov rimorso per non essere rimasta al capezzale del nonno, mentre osservava Ahmed che valutava le condizioni del malato senza nascondere un'espressione soddisfatta. Suo marito lo odiava al punto di non riuscire a

mascherarlo. Il medico prepar una sacca di plasma e li mand a dormire, assicurando loro che non si sarebbe mosso dalla stanza di Tannenberg. Il rumore dell'elicottero ruppe il silenzio pesante che avvolgeva l'accampamento. Picot aveva deciso, insieme con Fabin e Marta, di porre termine all'avventura in cui si erano imbarcati. Appena possibile, avrebbero iniziato a smantellare l'accampamento per tornare a casa. Non sarebbero rimasti nemmeno un giorno pi del necessario, anche se Marta pensava che, malgrado le circostanze, bisognasse convincere Ahmed a trovare il modo per portare via dall'Iraq tutti gli oggetti rinvenuti, al fine di allestire la grande mostra che avevano progettato. Erano stanchi, come del resto tutti i componenti della squadra, soprattutto perch poco prima dell'alba era arrivato un distaccamento della Guardia repubblicana, la temuta milizia di Saddam Hussein. Picot osserv Clara dirigersi insieme a suo marito verso l'elicottero. Le pale dell'apparecchio stavano ancora girando quando un corpulento uomo in divisa, con i capelli neri e i baffi folti, che pareva un sosia di Saddam, salt gi con agilit. Lo seguivano altri due militari e una donna. L'uomo in divisa aveva un aspetto autoritario, ma a Picot parve di scorgere in lui anche qualcosa di sinistro. Il Colonnello strinse la mano ad Ahmed e salut Clara, poi cammin accanto a loro verso la casa di Tannenberg, facendo un cenno alla donna perch li seguisse. La donna pareva emozionata di trovarsi in quel luogo, come si poteva intuire dall'espressione del suo volto. Clara le si avvicin dandole il benvenuto. Il Colonnello spieg che era un'infermiera di fiducia dell'ospedale militare. Aveva pensato di portarla con s per aiutare il dottor Najeb, dopo avere appreso dell'assassinio di Samira. Il sole era gi alto quando un soldato and a cercare Picot per annunciargli che il nuovo arrivato voleva parlare con lui. Clara non si trovava nella sala e neppure Ahmed; c'era solo l'uomo che chiamavano il Colonnello, con un avana e una tazza di caff. Picot non gli tese la mano, ma nemmeno l'altro sembrava intenzionato ad andare oltre a un breve cenno del capo a mo' di saluto. Decise di sedersi, anche se il militare non lo aveva invitato a farlo. Bene. Mi dica la sua opinione circa l'accaduto gli chiese direttamente il Colonnello.

Non ne ho alcuna. Avr una sua teoria. No, non ce l'ho. Ho visto solo una volta il signor Tannenberg, dunque non posso affermare di conoscerlo. In realt, non so niente di lui e non posso fare supposizioni sul perch qualcuno si sia introdotto nella sua stanza e abbia ucciso l'infermiera e le guardie che lo proteggevano. Sospetta di qualcuno? Io? Assolutamente no. Sa, non riesco a capacitarmi del fatto che ci sia un assassino tra noi. Invece c', signor Picot. Spero che Fatima sia presto in grado di parlare. C' la possibilit che lei abbia visto qualcosa. Insomma, i miei uomini interrogheranno anche i componenti della sua squadra e... L'hanno gi fatto, ci hanno interrogati questa notte. Mi spiace darvi tanto disturbo, ma comprender che necessario. Certo. Bene, desidero che lei mi dica tutto ci che sa; ho bisogno di informazioni sulla gente di qui, che siano iracheni o stranieri. Con gli iracheni non ci sar alcun problema: mi diranno loro stessi tutto ci che voglio sapere, anche quello che preferirebbero tenere per s. Ma la sua gente... Collabori, signor Picot, mi racconti tutto. Buona parte delle persone che sono qui le conosco da parecchio tempo. Sono archeologi e studenti rispettabili; non trover l'assassino tra i partecipanti a questa spedizione archeologica. Sarebbe sorpreso di scoprire quante persone insospettabili siano disposte a uccidere. Conosce proprio tutti? Non c' nessuno con cui entrato in rapporti solo di recente? Yves Picot rimase in silenzio. Il Colonnello gli stava facendo una domanda a cui non voleva rispondere, poich se avesse detto che c'erano membri della spedizione che non aveva mai visto prima della partenza per l'Iraq, li avrebbe trasformati in indiziati, e questo gli ripugnava, soprattutto per le conseguenze che avrebbe potuto attirare su di loro l'ombra del sospetto. In Iraq la gente scompariva nel nulla. Ci pensi, prenda tempo gli disse il Colonnello. In realt, conosco tutti, sono persone raccomandate da cari amici di assoluta fiducia. Io, tuttavia, non mi posso fidare di nessuno; solo cos otterremo dei risultati. Signor...

Mi chiami semplicemente Colonnello. Colonnello, io sono un archeologo, non sono abituato a trattare con gli assassini, e i membri delle spedizioni archeologiche di solito non si divertono a uccidere. Domandi fin che vuole, ci interroghi quanto le pare, ma dubito fortemente che possa trovare il suo killer tra noi. Collaborer? Far tutto il possibile, ma temo di non avere informazioni da darle. Sono sicuro che mi aiuter pi di quanto immagini. Ho qui un rapporto riguardo ai membri della sua squadra. Le far domande su ciascuno di loro, magari arriveremo a qualcosa. Possiamo cominciare? Yves Picot annu. Non aveva scelta. Quell'uomo inquietante non era disposto ad accettare rifiuti, dunque lui avrebbe risposto alle sue domande, anche se era fermamente deciso a non dire nient'altro che banalit. L'interrogatorio non era ancora iniziato, quando Clara entr nella sala. Sorrideva, cosa che lo stup. Con tre cadaveri e un assassino in libert, non c'era molto da ridere. Colonnello, mio nonno vuole vederla. Dunque ha ripreso conoscenza... mormor il militare. S, dice di sentirsi pi in forma che mai. Vado immediatamente. Signor Picot, noi parleremo pi tardi... Quando vuole. Il Colonnello usc dalla sala accompagnato da Clara. Picot respir sollevato. Sapeva che non si sarebbe potuto sottrarre all'interrogatorio, ma almeno aveva tempo per prepararsi. Intanto avrebbe cercato Fabin e Marta per parlarne con loro. Il dottor Najeb fece un cenno a Clara e al Colonnello perch non si avvicinassero al letto di Tannenberg fino a che l'infermiera non avesse cambiato la sacca di plasma. La donna pareva efficiente e un minuto pi tardi aveva terminato il suo compito. Salam Najeb stava per addormentarsi in piedi; i segni della stanchezza erano evidenti sul suo volto e nel suo aspetto, come pure la tensione per la lunga veglia trascorsa a lottare per la vita di Alfred Tannenberg. Pare essersi miracolosamente ripreso, ma non dovreste stancarlo consigli a Clara e al Colonnello, bench sapesse che non avrebbero badato alle sue raccomandazioni. Lei dovrebbe riposare, dottore disse Clara. S, ora che la signorina Aliya qui, andr a rinfrescarmi e a dormire un po'. Ma prima passer a vedere Fatima.

I miei uomini la stanno interrogando lo inform il Colonnello. Avevo chiesto di lasciarla tranquilla fino a quando avessi stabilito che in condizioni di parlare! protest il medico. Su, non faccia cos! ritornata dal regno dei morti e pu esserci molto utile. Solo il signor Tannenberg e Fatima sanno cos' accaduto in questa stanza, dunque nostro dovere parlare con loro. Abbiamo tre cadaveri, dottore rispose il Colonnello, facendo capire che niente e nessuno si sarebbe potuto opporre