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Anno XIII - N. 3 Settembre/Ottobre 2005 - 5 euro
Reg. Trib. Cremona n. 355 12.4.2000
Sped. A.P. D.L. 353/2003
(con. in L. 27/02/2004 n46) art. 1 c.1 DCB-CR

Occorre
lalterntiva,
non una svolta
moderata

Le condizioni
per un mondo
multipolare

di Fosco Giannini

di Samir Amin

Da tempo, avevamo cercato di lanciare


lallarme: le primarie, sostenevamo, non
solo rappresentano un ulteriore degenerazione della politica in senso leaderistico,
una sua americanizzazione e spettacolarizzazione sempre pi svuotata di contenuti, un ulteriore offuscamento della questione programmatica. Ma ribadivamo contengono in s, attraverso l investitura popolare del capo vincente, anche
il rischio di una svolta ancor pi moderata
della coalizione, di un prosciugamento
della dialettica interna ai partiti dellUnione, di una diminuzione ancor pi grave, nel suo seno, del peso dei comunisti e
della sinistra dalternativa, dei loro valori
e dei loro obiettivi. Cos stato, e il fatto
che ne eravamo stati buoni profeti non diminuisce in noi il senso del pericolo che
ora ci si presenta di fronte.
Romano Prodi, in effetti, e con lui la linea
politica dellarea moderata dellUnione,
sono usciti dalle primarie santificati dal
vastissimo consenso popolare, un consenso e una linea ancor pi inattaccabili
poich determinati da una vasta e certo
inaspettata affluenza alle urne, che stata
chiaramente un segno di una volont diffusa nel Paese di cacciare il governo
Berlusconi, ma anche il segno chiaro che
quando le due organizzazioni di massa
dellUnione Ds e Margherita si mobilitano massicciamente, sono ancora in grado ( specie gli eredi dellorganizzazione
del Pci) di muovere milioni di persone,
sino a predeterminare gli esiti delle libere primarie.
Specularmente alla grande vittoria dellarea moderata dellUnione ( che comples-

1. Non sar possibile trovare unefficace


risposta alle sfide che stanno di fronte alle
societ se non si comprende che la storia
non retta da un ineluttabile dispiegamento delle leggi delleconomia. Essa invece piuttosto il prodotto delle reazioni sociali alle tendenze che quelle leggi esprimono. Le forze anti-sistemiche se vogliamo chiamare in questo modo il rifiuto
organizzato e coerente allunilaterale sottomissione alle esigenze di quelle pretese
leggi fanno in verit la storia tanto
quanto la logica dellaccumulazione capitalistica.
Gli interessi e gli orizzonti delle forze sociali e politiche in azione sono evidentemente diversi, e limmagine centrale nella
geometria dei loro conflitti e delle loro
convergenze determina a sua volta il contenuto e pertanto il ruolo dello Stato in
cui agiscono. Questultimo pu essere,
come effettivamente nel momento attuale, il rappresentante pressoch unilaterale degli interessi del capitale transnazionalizzato dominante (nei paesi della
triade imperialistica) oppure delle forze
compradore sue alleate subalterne (nei
paesi della periferia).

segue a pag. 2

segue a pag.5

In tale congiuntura la maggioranza degli


Stati vede effettivamente il proprio ruolo
ridotto alla sola funzione di mantenimento dellordine interno, mentre la superpotenza (gli Stati Uniti) esercita da sola le
responsabilit di una sorta di quasi Stato
mondiale. Gli Stati Uniti dispongono in
tal modo da soli di un ampio margine di
autonomia, e gli altri di nessuno. Ma evidentemente lo sviluppo delle lotte sociali

Editoriale

Settembre Ottobre 2005

segue F. Giannini da pag. 1

sivamente ha raccolto circa l82%


dei consensi), abbiamo assistito, da
una parte, alla tenuta del Prc , che
attraverso il suo candidato, Fausto
Bertinotti, ha raggiunto, pi o meno, lo stesso consenso, in percentuale, raccolto dal partito nelle ultime sue prove elettorali ( un risultato comunque inferiore alle attese
e tale da non ripagare linvestimento politico, economico e mediatico
); daltra parte abbiamo assistito invece alla vera e propria dbcle dei
rappresentanti della sinistra dalternativa e dei movimenti, che escono

DAlema ha creduto opportuno,


per consacrare, dal suo
punto di vista, ancor pi
il centro sinistra quale forza
di governo, condannare luccisione
di Mussolini da parte dei partigiani

dalla prova delle primarie con un


consenso insignificante, ben al di
sotto, certamente, del loro vero e
importante peso sociale, a conferma della natura non democratica
e sicuramente distorcente insita nel
meccanismo stesso delle primarie.
Il primo e pi spettacolare esito delle primarie non ha tardato a manifestarsi: da esse, dal nuovo asse politico nato dalla grande vittoria di
Prodi, sono scaturite infatti sia la
svolta clamorosa della Margherita
che la conseguente proposta, condivisa da tutta larea del centro sinistra, di costituzione, in tempi rapidi,
del Partito democratico: un eventualit che, qualora si realizzasse,
cancellerebbe dal panorama italiano anche i residui segni politici socialdemocratici, imprimendo una
torsione ulteriormente moderata e
centrista allintera politica italiana.

Non un caso che, in tale scenario,


non siano apparse poi cos assurde
le proposte di Tremonti, relative ad
una Grosse Koalition italiana.
Gli esiti dell affermazione dellala
moderata dellUnione si sono poi in
breve tempo manifestati anche sul
piano dei contenuti politici, e in un
breve lasso di tempo abbiamo assistito a p e rf o rm a n c e s i n q u i e t a n t i
quanto, probabilmente, prevedibili, poich carsiche e mai cancellate da una intesa programmatica:
lex ministro Treu, della Margherita, tornato sulla questione della
Legge 30, affermando che essa non
dovrebbe essere abolita, come chiedono lintera sinistra dalternativa,
la Fiom e i movimenti, ma rafforzata; sono stati ribaditi da pi parti,
Fassino in testa, sia il rispetto rigido
dei vincoli di Maastricht e del Patto
di Stabilit, vere e proprie basi materiali della destrutturazione del
welfare, della politica di privatizzazioni e dei tagli sociali; stato solennemente annunciato da Prodi
che leventuale nuovo governo di
centro sinistra canceller la proporzionale di Berlusconi, una legge certamente da modificare, ma
non per ripristinare il maggioritario, storicamente di destra e base di
un bipolarismo che emargina le
forze dalternativa; stata ratificata, da gran parte dei maggiori
esponenti del centro sinistra, lassoluta fedelt ai patti atlantici; DAlema ha creduto opportuno, per
consacrare, dal suo punto di vista,
ancor pi il centro sinistra quale
forza di governo, condannare luccisione di Mussolini da parte dei
partigiani, raschiando cos, sino in
fondo, il barile del revisionismo storico; Cofferati, attraverso la propria
involuzione ma anche grazie al clima generale alla Tony Blair in crescita nellarea moderata, ha scelto
la strada della legalit, subordinando ad essa il principio della solidariet, proprio in una fase, segnata dalla rivolta parigina degli esclusi
delle periferie, che lancia lallarme
a tutte le metropoli europee, dicendo ad ogni forza democratica e
di sinistra che la politica dellinclu-

sione sociale ormai centrale e decisiva, per il destino della sinistra


stessa ma anche per non favorire il
dilagare del populismo e delle
istanze reazionarie della destra.
Fassino e Rutelli hanno difeso a spada tratta la Tav, nonostante la contrariet delle popolazioni in lotta
della Val di Susa; gran parte dei dirigenti del centro sinistra hanno
aderito ( proprio mentre rullavano
i tamburi di guerra Usa contro
lIran e contro la Siria ) alla vergognosa manifestazione filo americana, pro-israeliana e obiettivamente antipalestinese convocata da
il Foglio di Ferrara. Soprattutto,
Fassino e lo stesso Prodi ci hanno
chiarito che la parola dordine dellintero movimento per la pace,
della sinistra dalternativa e della
grande maggioranza del popolo italiano per il ritiro immediato delle
truppe italiane dallIraq, sarebbe
un estremismo alla Zapatero, una
scelta, per il futuro Governo dell
Unione, impraticabile. E ci negli
stessi giorni nei quali trapelava e si
diffondeva la tragica notizia, evocante sia il napalm vietnamita che
gli orrori di Hiroshima, delluso delle bombe al fosforo su Fallujah e
chiss su quali altri fronti di guerra
iracheni. E il fatto che di fronte alla
retromarcia di Fassino sia stato, nellarea moderata, Dario Franceschini, della Margherita, a riuscire ad affermare che: avevamo gi deciso, se fos simo andati al governo, di ritirare subito
le truppe; non capisco perch vogliamo
complicarci sempre la vita e crearci da
soli nuove difficolt, la dice lunga
sulla razionalit del passo indietro
del segretario dei Ds.
In effetti, le ultime affermazioni del
leader dei Ds e del centro sinistra relative ad un ritiro scadenzato e al
fatto che il ritiro dovr venire da una
richiesta del nuovo governo iracheno de mocraticamente eletto - non solo somigliano del tutto alle posizioni dello
stesso Berlusconi e di Blair, ma depongono a favore dei boatos che
dicono di un incontro avvenuto ultimamente tra lambasciatore Usa
in Italia e il gruppo dirigente del
centro sinistra.

Settembre Ottobre 2005

Certo, tali posizioni del centro sinistra, le cui vele forse troppo ottimisticamente ci si era illusi avessero recepito il forte vento dei movimenti,
e che rispetto a ci avesse cos significativamente spostato la propria barra sino al punto da permettere ai comunisti di stringere a
priori un accordo di governo, certo
tali posizioni non possono derivare
solo dallesito delle primarie, ed
possibile che le difficolt sempre
pi serie degli Usa possano aver
contribuito allo spostamento moderato dellasse Fassino-Rutelli.
La corazzata imperialista americana, in effetti, non naviga in acque
tranquille. Nonostante le atrocit
commesse a Falluja, le truppe di occupazione non riescono a piegare
la Resistenza del popolo iracheno;
in Afghanistan la situazione non
affatto pacificata e il fallimento
dellAlca, congiuntamente al nuovo
protagonismo dei popoli e degli
Stati dellAmerica Latina, Cuba e
Venezuela in testa, stanno aprendo
una nuova e positiva stagione per
lintero continente latino-americano, che confligge con gli interessi
nord-americani. Si accentua, inoltre, la grave crisi economica Usa, segnata da un altissimo debito estero
e dal profilarsi sempre pi minaccioso di un antagonista, economico,
politico e militare, come la Cina
Una serie concatenata di contraddizioni e difficolt che spingono
Bush non solo ad accelerare di
nuovo ( pur di fronte alla verticale
caduta di consensi del popolo americano, alla contrariet di settori ormai vasti del Partito democratico e
alle riserve di teste duovo come
Kissinger, che da tempo si chiedono
se la via della guerra infinita non
porter, infine, gli Usa alla rovina )
sul keynesismo di guerra e,
conseguentemente, a intraprendere la strada concreta del conflitto
bellico e dellintervento destabilizzante ( come dimostrano le minacce veementi alla Siria e allIran: ma
anche a Cuba e al Venezuela di
Chavez). Ma, e questo il punto politico relativo alla situazione ita-

Editoriale

liana, anche a chiedere agli alleati e


agli interlocutori doltreoceano pi
fedelt e pi allineamento.
Quale dovrebbe essere, in questo
quadro, in Italia, il ruolo dei comunisti e della sinistra dalternativa?
Queste forze dovrebbero oggi, di
fronte allesigenza primaria di cacciare Berlusconi e di collocare su di
un terreno pi avanzato il centro sinistra, riempire le piazze, alimentare il conflitto, ridare linfa al movimento contro la guerra, respingere, dalle lotte sui territori, il progetto del Ponte tra la Sicilia e la
Calabria, lalta velocit, i tagli - davvero feroci - agli Enti Locali, affiancare gli studenti in lotta contro la
devastazione Moratti, appoggiare
con tutta la forza possibile la vertenza dei metalmeccanici per il contratto di lavoro, una lotta dal carattere strategico per lintera classe lavoratrice; chiudere i Cpt, battersi
sia a livello sociale che istituzionale
- per i diritti agli immigrati e unire
nelle lotte i lavoratori bianchi e neri, organizzando e dando coraggio
e punti di riferimento anche agli ultimi schiavi giunti in Italia: le vittime, ormai numerose, della Bolkestein, che con salari di 200 euro al
mese, dalle impalcature di Torino
per le Olimpiadi ai cantieri edili e
navali di tutta Italia, dimostrano
sulla loro pelle quanto sia duro e
spietato il capitalismo dellEuropa
di Maastricht.
Occorrerebbe, oggi pi che mai,
proprio in vista della lotta per il governo, consolidare e allargare il
consenso aprendo il conflitto sui temi sociali, mobilitarsi, rivendicando e popolarizzando tra i lavoratori,
tra il popolo della sinistra, il programma alternativo a quello delle
destre. Ma la mobilitazione, se c,
non certo allaltezza dello scontro
di classe innescato dai padroni e dal
governo e sicuramente non sufficiente a spostare lasse politico del
centro sinistra.
E, poi, purtroppo, non c nessun
programma da rivendicare, poich,
semplicemente, nessun programma per lalternativa stato dis-

SOMMARIO
Fiaccole e bombe atomiche

Intervista a L. Castellina (a cura di F.G.)

Il movimento per la pace e la Politika

N. Ginatempo

Allarme NATO!

11

M. Dinucci

I comunisti e le basi militari in Sardegna 16


A. Licheni

Larretratezza del capitalismo italiano

19

V. Giacch

Metalmeccanici e Congresso CGIL

25

M. Zipponi

Allombra della precarizzazione

27

A. Martini

Diritti

31

Parigi/Banlieues (A. Fache - G. Oxley )


Bologna/ Cofferati
(M. Prosperi - R. Sconciaforni Incontro con i Centri sociali)
Lampedusa (A. Sciurba)
Autodeterminazione delle donne
(D. Tromboni - M. M. Salzer)

La Stanza dellArte

46

Elogio della lucertola (Pizzi Cannella)


a cura di R. Gramiccia

Legge elettorale, primarie, Costituzione

52

G. Chiarante

Partito della Sinistra Europea

55

Congresso di Atene:
documento di Essere Comunisti

Internazionale

58

Portogallo (A. Nunes)


Iraq (G. Lannutti) - Sudan (M. Graziosi)

Germania-Europa/Dibattito

70

H. H. Holz - J. Bischoff e B. Radke - J. Elsasser

Cultura

85

P.Paolo Pasolini (V. Magnani) Sergio Endrigo (G. Lucini) Cinema/La Caduta (G. Livio e A. Petrini)

Recensioni

93

Cuba: orgoglio e pregiudizi


a cura di R. Caputo
Fiom: 1994-2004
a cura di L.B.

Editoriale

cusso e proposto.
Da tempo andiamo dicendo, dalla
stessa fase del VI Congresso del Prc,
che sarebbe stato essenziale costruire e popolarizzare un programma
per lalternativa, che mettesse al centro, innanzitutto, il no alla guerra (
un no assoluto, anche per un conflitto armato ammesso dall Onu)
e un s a una nuova politica economica, che facesse almeno un po
male ai padroni e mettesse al centro
gli interessi delle classi subalterne.
Da tempo andiamo dicendo che
tale programma andava costruito assieme alle forze della sinistra dalternativa e assieme ai movimenti,
che decisivo era costruire, sul campo, nelle lotte sociali la sinistra dalternativa.
Crediamo di poter dire, oggi con
pi consapevolezza di ieri, che la
scelta di dedicarsi troppo presto allaccordo, pressoch aprogramma tico, di governo non solo non ha pagato, ma ha, invece, creato problemi sia al Prc, sia alla sinistra dalternativa che ai movimenti, contribuendo anche al costituirsi della difficile fase attuale.
Il programma, da noi rivendicato,
non era riducibile alla facile retorica dei paletti: esso sarebbe stato,
nella fase di costruzione, un collante non lunico - per la messa in
campo della sinistra dalternativa;

sarebbe stato lo strumento per trasformare il tavolo nazionale


dellUnione in una rilevante cassa
di risonanza delle posizioni dei comunisti e dei movimenti; sarebbe
stato la bandiera issata nella testa
della gente, una parola dordine,
un motivo per la mobilitazione di
massa, la promessa, verificabile, del
cambiamento, che, una volta assunto, non si poteva eludere.
La scelta intempestiva dellaccordo
di governo ( cosa ben diversa dalla
scelta dellunit per battere le destre) ha indebolito di molto la possibilit di costruire la sinistra dalternativa e , assieme alle primarie,
al loro esito, al nuovo quadro internazionale e alle conseguenti richieste degli Usa, ha dato fiato alle
gi consistenti aree moderate del
centro sinistra.
E tardi, per cambiare il corso delle
cose, ma forse non tutto compromesso: occorre rimboccarsi le maniche, unire le forze della sinistra dalternativa, rilanciare parole dordine
nette contro la guerra e contro le politiche liberiste; occorre aumentare
le forze, sociali e politiche e alzare la
voce cosa che non si sente - contro
le derive moderate del centro sinistra, facendo chiaramente capire, ai
gruppi dirigenti moderati , ma anche
ai lavoratori e al popolo della sinistra, che un accordo di governo non

Settembre Ottobre 2005

pu ritenersi scontato, che la giusta,


sacrosanta parola dordine cacciare
Berlusconi non pu essere usata per
spegnere ogni altrettanto giusta ricerca del cambiamento, dellalternativa, della pace duratura.
La destra non si batte sul terreno
della destra: se ci avvenisse, se una
vittoria del centro sinistra sfociasse
in una tale pratica governativa, il pericolo non sarebbe solo quello di
una alternativa mancata; sarebbe
soprattutto quello di una vittoria effimera che darebbe fiato alla destra
per una rivincita ed una affermazione di lunga durata.
Questi mesi che ci separano dalle elezioni potrebbero davvero rivelarsi
importanti: unire la sinistra dalternativa, spingere sul versante del conflitto sociale rilanciando i temi centrali dellalternativa programmatica,
incalzare il centro sinistra affermando chiaramente che il sostegno da
parte delle forze pi avanzate non
sar scontato e gratuito.
Essenzialmente, questo il ruolo
del Prc: il Partito pu svolgerlo, pu
ancora recuperare il tempo perduto, uscendo dalle secche ed evitando sia le gi rilevanti difficolt
odierne che quelle prevedibilmente pi grandi che si potrebbero presentare in un ormai vicino e possibile futuro governativo di basso profilo programmatico.

Settembre Ottobre 2005

Mondo Multipolare

segue Samir Amin da pag.1

pu portare al potere blocchi egemonici differenti, fondati su compromessi fra gli interessi sociali di
cui si riconoscono la diversit. In tal
caso allora lo Stato ritrova un proprio largo margine di manovra.
Va pure aggiunto che esistono interessi nazionali il cui riconoscimento legittima la costruzione di un
ordine mondiale policentrico.
Senza dubbio tali interessi nazionali vengono frequentemente invocati dai poteri al fine di giustificare le proprie particolari opzioni.
Senza dubbio anche gli analisti di
geopolitica hanno qualche volta
la tendenza a irrigidire questi interessi come fattori invariabili ereditati dalla geografia e dalla storia.
Questi interessi tuttavia esistono, e
hanno la loro parte nel determinare
la geometria delle alleanze e dei
conflitti internazionali, allargando
e limitando al tempo stesso i margini di manovra degli Stati.
2. I vecchi sistemi mondiali sono
quasi sempre stati multipolari, anche se tale multipolarit non mai
stata, sino ad ora, veramente generale. Legemonia sempre stata perci pi un obiettivo coltivato dalle
potenze che una realt di fatto, e
quando esistita essa sempre stata
solo relativa e provvisoria. I protagonisti del mondo multipolare del
XIX secolo (prolungatosi sino al
1945) non sono stati altro che le
potenze dellepoca.
Il mondo multipolare inaugurato
dalla rivoluzione russa, e poi in
parte imposto dai movimenti di liberazione dellAsia e dellAfrica, era
di altra natura. Il periodo di
Bandoung (1955-1975) ha su questo piano permesso ai paesi asiatici
e africani di impegnarsi nelle nuove
vie di modelli di sviluppo autocentrati e di sganciamento, costringendo il sistema imperialista dominante ad adeguarsi a quelle nuove
esigenze dei popoli del Sud.
3. La pagina del dopoguerra (19451990) stata voltata. Nel momento
attuale si dispiega il progetto impe-

rialista collettivo della triade (Stati


Uniti, Unione europea, Giappone)
e, al suo interno, quello dellegemonismo degli Stati Uniti, abolendo lautonomia dei paesi del Sud
e riducendo fortemente quella dei
paesi associati a Washington nella
triade imperialista.
Limperialismo collettivo della
triade il prodotto di unevoluzione
reale del sistema produttivo dei centri capitalistici, che ha generato la
solidariet degli oligopoli nazionali
dei centri del sistema e che sesprime nel loro tentativo di gestire
insieme il mondo, a proprio profitto. Ma se leconomia (intesa
come unilaterale espressione delle
esigenze dei segmenti dominanti
del capitale) avvicina i paesi della
triade, la politica divide invece le
loro nazioni. Certo, nel suo dispiegarsi sino a questo momento il progetto europeo non stato altro che
il risvolto europeo del progetto atlantico, appoggiato dagli Usa in
quanto leader delli m p e r i a l i s m o
collettivo. Ma il recente rigetto del
progetto di Costituzione che collocava lUnione europea allinterno
della doppia opzione neo-liberale e
atlantica, riafferma la portata di un
conflitto fra culture politiche che
pu essere in grado di fare argine
sia allatlantismo che al capitalismo
liberista.
La Russia, la Cina e l India sono i
tre avversari strategici del progetto
di Washington. Bench in questi tre
grandi paesi le classi dirigenti ne abbiano sempre pi coscienza, esse
sembrano tuttavia credere di poter
manovrare senza urtare direttamente lamministrazione degli Stati
Uniti, e anche mettere a profitto
lamicizia degli Stati Uniti in quei
conflitti che li oppongono gli uni
agli altri. Un riavvicinamento eurasiatico (Europa, Russia, Cina e
India), che allora coinvolgerebbe
certamente linsieme dei restanti
paesi dellAsia e dellAfrica e metterebbe sotto scacco il progetto di
Washington di controllo militare
del pianeta, certamente augurabile. Ma siamo ancora lontani, in

Registr. del Tribunale di Cremona


n. 355 del 12/04/2000
Bimestrale
Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P.
D.L. 353/2003 (con. in L. 27/02/2004 n46)
art. 1, comma 1, DCB Cremona
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Direttore Fosco Giannini
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Direttore editoriale
Mauro Cimaschi
Hanno collaborato:
Joachim Bishoff, Giuseppe Chiarante, Manlio
Dinucci, Alexandre Fache, Vladimiro Giacch,
Nella Ginatempo, Roberto Gramiccia, Marcello
Graziosi,Hans Heinz Holz, Giancarlo Lannutti,
Antonello Licheni, Gigi Livio, Gianni Lucini,
Valeria Magnani, Andrea Martini, Andre a
Martocchia, Alberto Nunes, Simone Oggionni,
Greg Oxley, Armando Petrini Marina Prosperi,
Bjorn Radke, Alessandra Sciurba, Delfina
Tromboni, Maria Margherita Salzer, Roberto
Sconciaforni, Maurizio Zipponi
Per la realizzazione di questo numero non stato richiesto alcun
compenso. Si ringraziano pertanto tutti gli autori e collaboratori.

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16 novembre 2005
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5

Mondo Multipolare

questa prospettiva, dal poter vedere


laffermazione di dinamiche capaci
di porre termine alla scelta atlantica
dellEuropa.
I paesi del Sud possono svolgere un
ruolo attivo nella necessaria sconfitta dei progetti militari degli Stati
Uniti? I popoli aggrediti sono, nel
momento attuale, gli avversari pi
attivi capaci di contrastare le ambizioni di Washington, ma stenta ad
affermarsi, per diverse ragioni, una
solidariet dei popoli del Nord
verso la loro sacrosanta lotta.
Le classi dirigenti del Sud non
hanno pi propri progetti, come accadeva invece allepoca di
Bandoung (1955-1975). Senza dubbio le classi dirigenti dei paesi cosiddetti emergenti perseguono
degli obiettivi che esse sembrano
definire ognuno per s, e per la realizzazione dei quali i loro Stati si
adoperano. Tali obiettivi si potrebbero riassumere nella massimizzazione della crescita allinterno del
sistema della mondializzazione.
Questi paesi credono di disporre di
un potere di contrattazione che permetta loro di trarre un miglior profitto da questa strategia in proprio, piuttosto che dal ricorso ad
un fronte comune costruito con i
paesi pi deboli del loro. Ma i vantaggi che essi possono ottenere
dalla situazione contingente sono
particolari e settoriali e non rimettono in causa larchitettura generale del sistema. Essi non rappresentano dunque unalternativa, e
non conferiscono a questo progetto
illusorio di costruzione di un capitalismo nazionale la consistenza
che caratterizza un autentico progetto alternativo di societ. I paesi

del Sud pi vulnerabili (il Quarto


mondo) non hanno nemmeno
propri progetti di natura analoga e
gli eventuali progetti sostitutivi (i
fondamentalismi religiosi o etnici)
non meritano questa qualifica. Cos
il Nord a prendere autonomamente liniziativa di avanzare per
essi (ma si dovrebbe dire contro
di essi) i propri progetti, come nel
caso degli accordi di associazione
e/o di collaborazione economica
dellUnione europea con i paesi
d e l lAfrica, dei Caraibi e del
Pacifico, del dialogo euro-mediterraneo o dei progetti USAIsraele riguardanti il grande
Medio Oriente, che sanciscono
forme di dominio neo-coloniale.
4. Nel momento attuale il solo progetto statunitense di controllo del
pianeta occupa la scena. Non vi
sono progetti alternativi miranti a limitare il suo dispiegamento:
lUnione europea rimane impantanata nelle sabbie mobili del mondialismo liberista e atlantico, il Sud
non si presenta pi come un fronte
comune di resistenza allimperialismo, la Cina si limita a guadagnare
tempo per proteggere il proprio
progetto.
Le sfide alle quali la costruzione di
un autentico mondo multipolare
deve far fronte sono dunque pi serie di quanto simmaginino numerosi movimenti altermondisti. E
sono molteplici. Nellimmediato si
tratta di far fallire il progetto militare di Washington. la condizione
decisiva affinch rimangano aperti
i necessari margini di libert, senza
i quali qualsiasi progetto sociale e
democratico e qualsiasi progresso
nella direzione della costruzione

Settembre Ottobre 2005

multipolare rimarranno estremamente vulnerabili. Poich il progetto degli Stati Uniti smisurato,
esso senza dubbio destinato a fallire, ma sicuramente a un prezzo
umano terribile.
Lautentico mondo multipolare
non diventer una realt finch non
saranno soddisfatte le quattro seguenti condizioni:
1. che lEuropa abbia davvero fatto
dei passi avanti sulla via di unaltra
Europa sociale (e dunque impegnata nella lunga transizione al socialismo mondiale), e che essa abbia dato lavvio al proprio sganciamento rispetto al proprio passato e
presente imperialista;
2. che in Cina la via del socialismo
di mercato si affermi e prevalga
sulle tendenze che puntano alla costruzione di un capitalismo nazionale, impossibile da stabilizzare
poich esso escluderebbe le maggioranze operaie e contadine;
3. che i paesi del Sud (popoli e Stati)
siano giunti alla ricostruzione di un
fronte comune, condizione a sua
volta affinch dei margini di manovra permettano alle classi popolari
non solo dimporre delle concessioni a proprio favore, ma anche di
trasformare la natura dei poteri in
atto, sostituendo ai blocchi dominanti di borghesia compradora dei
blocchi nazionali, popolari e democratici;
4. che sul piano della riorganizzazione del diritto nazionale e internazionale si sia proceduto nella direzione di regole capaci di conciliare il rispetto delle sovranit nazionali (progredendo dalla sovranit degli Stati a quella dei popoli)
con quello di tutti i diritti individuali e collettivi, politici e sociali.

Settembre Ottobre 2005

Guerra infinita/Lotta per la pace

Occorrerebbe che tutti ricordassero


che Israele a possedere un ormai
imponente arsenale nucleare, un arsenale molto pi grande e pericoloso
di quello gi denunciato
da Mordechai Vanunu circa ventanni f

Fiaccole
e bombe atomiche

a cura di Fosco Giannini

ISREALE, IRAN, IL CENTRO SINISTRA ITALIANO:


INTERVISTA A LUCIANA CASTELLINA

ioved 3 novembre, lo stesso giorno


della fiaccolata promossa da
Giuliano Ferrara davanti allambasciata dellIran, riusciamo ad interv i s t a re la compagna Castellina, in
partenza per la Cina.
Cara Luciana, abbiamo visto che
non hai aderito alla fiaccolata convocata da Il Foglio .
Non scherzarci nemmeno DAlema, Fassino, Veltroni, Epifani, Rutelli e tanti altri, pezzi consistenti
della sinistra e del centro sinistra
che hanno aderitosono costernata, non trovo le parole. Sono sbigottita, ma in realt se dico sbigottita non rendo lidea di ci che
provo : sono come raggelata, come
quando improvvisamente ci si
trova di fronte a qualcosa di cos
grave che si stenta a credere che accada, che sia accaduto. Se penso che
uomini e donne, compagni e compagne con i quali sino a pochi anni
fa si lavorava, con i quali si stava politicamente insieme hanno fatto
una scelta del genere sono sospinta,
nello stupore che provo, a chiedermi che cosa sia accaduto di profondo, in Italia, nella sinistra italiana,
che possa aver portato a questo. Il
fatto cos grande, cos come
dire, significativo, che rimanda allesigenza di una analisi profonda
sulla mutazione avvenuta, sulle sue
cause, sui suoi possibili sviluppi. E

grave, innanzitutto, il fatto che


esponenti importanti della sinistra
e del centro sinistra abbiano deciso
di manifestare assieme a personaggi
come Ferrara, Ronchi, Gasparri,
Bocchino, il pessimo ministro leghista Calderoli, membro dello
stesso governo Berlusconi, persone
che rappresentano le pi determinate spinte alla guerra, che rappresentano la stessa volont di guerra
in Iraq, che rappresentano la pi totale subordinazione alla strategia
americana della guerra infinita,
un disegno scellerato per il quale,
in ultima istanza, finir di essere vittima quella stessa Israele che il promiscuo schieramento della fiaccolata ha preteso di difendere.
Possibile che non si siano resi conto
di questo tragico errore? Non riesco
ancora a credere come sia possibile
che abbiano potuto soprassedere al
fatto che nella piattaforma de Il
Foglio non vi era nemmeno una
mezza parola sulla questione palestinese. O che, dal palco, il giornalista Magdi Allam abbia potuto gridare: Israele un faro della democrazia in Medio Oriente.
Gravissimo poi che si aderisca ad
una tale manifestazione nel momento in cui rullano i tamburi di
guerra americani contro lIran. Ora,
del tutto evidente che la lezione
che lesercito americano sta ricevendo in Iraq dalla Resistenza del

popolo iracheno non pu indurre


Bush ad attaccare lIran allegramente; tuttavia la follia americana
di questi ultimi anni non depone
certo a favore di una visione razionale da parte del governo Usa, e
dunque, al di l persino dei guai
americani in Iraq, al di l dei loro
duemila morti, al di l del crollo di
consensi interni, da Bush possiamo
aspettarci di tutto, anche un imminente attacco alla Siria, allIran. Ci
perch, in verit, la follia di Bush
forse una lucida follia; in altre parole il fatto che le sue guerre regionali possono appartenere ad un
disegno complessivo di guerra totale, che prepara lo scontro strategico e finale con la Cina.
In questo contesto come si fa a non
capire che sfilare assieme a Ferrara
vuol dire correre il rischio di sfilare
per la guerra ?
Le parole di Ahmadinejad contro
Israele, dicono, sono state terribili.
Occorre dunque dicono stare
dalla parte di Israele
Chi, chi non condanna le parole di
Ahmadinejad ? Occorre condannarle decisamente. Nel contempo
occorre prenderle per quelle che
sono e cio una minaccia pi propagandistica che verosimile, e anche dire chiaramente che solamente ridicolo pensare che esse

Guerra infinita/Lotta per la pace

siano un pericolo vero per Israele,


un paese che non ha certo bisogno
di essere difeso, un paese militarmente possente, atomico e difeso
e sorretto politicamente, economicamente, militarmente dalla
pi grande potenza del pianeta, gli
Usa, dall Europa e dallintero
mondo.
Il punto, dunque, non Ahamadinejad, o la nostra posizione, che
non pu che condannarlo per ci
che ha affermato. Il punto che respingere decisamente i propositi
del leader iraniano contro Israele
non pu far dimenticare le politiche di guerra, di colonizzazione e di
sterminio portate vanti da Israele
contro il popolo palestinese. Non
pu far dimenticare il ruolo di braccio armato americano di Israele in
tutto il Medio Oriente. Il suo ruolo
di gendarme al servizio dei disegni
imperialisti Usa nella regione.
In verit ci che si dimentica proprio il popolo palestinese, la sua ormai lunga, troppo lunga e indicibile
sofferenzaFassino ha dichiarato,
al fine di giustificare la sua presenza
alla fiaccolata, che questo era il
tempo di difendere Israele. Quando
si verificher un evento contrario
alla causa palestinese scenderemo di
nuovo in piazza. Credo che il popolo palestinese, per essere difeso,
non abbia certo bisogno di ulteriori
colpi e sofferenze, non abbia bisogno di un altro evento: tutta la storia recente a dimostrare drammaticamente e senza ombra di dubbio
che per la politica israeliana il no alla
nascita dello Stato palestinese un
obiettivo strategico. E questo levento. Altri non ne servono.
LIran, si dice, non solo parla di distruzione di Israele, ma ne parla con
voce atomica
E tutto surreale. Usciamo adesso
dal teatrino tragico del Nigergate,
si scopre adesso ci che tutti gi sa-

pevano, e cio che lIraq non possedeva armi di distruzione di massa e


che la pistola fumante (e, come
si visto, le bombe al fosforo)erano
solo in mano a Bush, che gi si apre
un altro teatrino, altrettanto tragico:
latomica dellIran ! Forse vuol dire
solo che lattacco Usa vicino
Anche qui : che gigantesca e incredibile farsa! Che spettacolare rimozione su scala internazionale! Ma
come si fa, come fa la sinistra moderata a confondere e confondersi
sino a questo punto! Mi chiedo davvero come fa e cio attraverso quali
meccanismi di falsa coscienza ! Il ministro degli esteri Gianfranco Fini,
nella conferenza stampa tenuta a
Gerusalemme assieme al suo omologo israeliano Silvan Shalom, ha
detto che un Iran nucleare costituirebbe una grave minaccia non
solo per Israele ma per la comunit
internazionale: da qui la nostra posizione che sia il Consiglio di sicurezza ad occuparsene al pi presto.
Fini e Shalom hanno parlato di incubo iraniano. Vogliamo, anche a
sinistra, far nostro lallarme del leader post fascista, di Bush, di Sharon
? Vogliamo rimuovere il fatto che ,
invece, lIran aderisce al Trattato di
non proliferazione nucleare ? Che
non possiede armi nucleari e che
sotto sorveglianza ( accettata) dell
Aiea ( lAgenzia internazionale dellenergia atomica) ? Vogliamo anche dimenticarci che Israele, invece, grazie soprattutto allaiuto degli Usa, ha potuto mettere a punto,
senza mai ammetterlo, un arsenale
di circa 400 armi nucleari, che possono sprigionare la potenza maledetta di 4 mila bombe di Hiroschima? Che lo stesso direttore della
Aiea, Mohamed El Baradei, a dichiarare che Israele possiede armi
nucleari? Vogliamo dimenticarci
tutte le risoluzioni con le quali
lAssemblea generale delle Nazioni
unite ha condannato il rifiuto di
Israele a rinunciare alle armi nu-

Settembre Ottobre 2005

cleari? Per ci che mi riguarda mai


riuscir a dimenticare la vicenda
terribile e angosciante di Mordechai Vanunu. Era un tecnico nucleare, lavorava alla base atomica di
Dimona, nel deserto del Negev, in
Israele. Attraversato e corroso da
una crisi di coscienza rivel al mondo che Israele era divenuta una potenza nucleare, le cui Forze Armate
( gi nel 1986!) possedevano 200 testate atomiche. E che disse : Ho sacrificato la mia libert e ho rischiato
la vita per svelare il pericolo di armi
nucleari che minacciano tutta la regione. Ho voluto dire a coloro che
hanno sofferto lolocausto nazista
che potrebbe esserci un nuovo olocausto.
Mordechai Vanunu stato il primo
tecnico nucleare imprigionato per
un caso di coscienza. I servizi segreti
israeliani lo catturarono a Roma, allaeroporto di Fiumicino, con la
complicit dei servizi segreti italiani, il 30 settembre del 1986; fu
processato in Israele nel marzo del
1988 e ha gi passato18 anni in galera, in cella di isolamento!
Sarebbe davvero ora che tutti lavorassero per un Medio Oriente di
pace. Ci non potr avvenire con le
fiaccolate della destra pro israeliana
appoggiate dal centro sinistra. Il 21
ottobre 2003 si giunse alla dichiarazione di Teheran; essa prevedeva
sia limpegno iraniano a dotarsi di
un nucleare diretto solamente ad
uso civile e sotto controllo dellAiea,
che limpegno dellEuropa a cooperare per la costituzione di una
zona libera da armi di distruzione
di massa in Medio Oriente.
Per cogliere questo obiettivo centrale occorrerebbe che tutti ricordassero (innanzitutto la sinistra italiana ed europea) che Israele a
possedere un ormai imponente arsenale nucleare, un arsenale molto
pi grande e pericoloso di quello
gi denunciato da Mordechai Vanunu circa ventanni f .

Settembre Ottobre 2005

Guerra infinita/Lotta per la pace

Viene riproposta la teoria


della guerra giusta che tanti danni
ha arrecato alla causa della pace,
giustificando il massacro di migliaia
di civili operato dalla guerra umanitaria
nei Balcani e dalla guerra contro
il terrorismo in Afghanistan

Il movimento
per la pace
e la Politika

di Nella Ginatempo

IN UNA LETTERA A BASTAGUERRA LE PREOCCUPAZIONI PER LA FASE


DI RIFLUSSO DEL MOVIMENTO PER LA PACE E PER LE POSIZIONI CHE VA
ASSUMENDO IL CENTRO SINISTRA

l movimento contro la guerra senza


se e senza ma in questi quattro anni
ha espresso in numerose occasioni
politiche una chiara visione della
politica estera italiana e del ruolo di
guerra dellItalia. Una visione che
ha richiesto, come nellultimo Forum del movimento contro la guerra svoltosi a Firenze nel febbraio di
questanno, una svolta nella politica
estera italiana per uscire dal sistema
di guerra e ripudiare concretamente la guerra con vere politiche
di disarmo.
Ora, questa svolta in politica estera
potr essere ottenuta solo se il movimento si riorganizza in piena autonomia e se sar in grado di rimettere
in campo una nuova stagione di iniziative e di lotte. In questo movimento bastaguerra ha dato il suo
utile contributo, ma oggi avverto la
fase di inevitabile stanchezza e riflusso, e la tentazione che ha preso
la maggioranza degli e delle attiviste,
di delegare in questa fase alla Politika
le azioni e le decisioni, sperando che
finalmente, dopo tante lotte e movimentazioni, i rappresentanti della sinistra siano finalmente disponibili o
meno restii a dare corso alle richieste del movimento.
Ma la realt invece ci delude. Nel dilemma deleghiamo ai nostri leader
politici o rilanciamo la nostra iniziativa e autoorganizzazione, credo
che sia una urgente necessit sce-

gliere la seconda strada, perch a


quanto pare se oggi riflettiamo sul
programma dellUnione e su come
e da chi verr attuato, non possiamo
che ritrovarci a mani vuote o con
qualche briciola in mano insieme a
tanta retorica e fumo negli occhi.
Vorrei dunque che aprissimo una
discussione sulla mailing list a partire da alcune osservazioni che vorrei fare sulla politica estera di Prodi
e su quello che ci aspetta.
Leggendo il generico programma
dellUnione, mi sorgeva inevitabilmente una domanda di approfondimento. Il punto sulla pace insiste
soprattutto sulla centralit dellUnione Europea, che la realt attraverso la quale vogliamo essere protagonisti nel mondo. E io mi chiedevo: quale Europa, e con quali
mezzi. LEuropa armata che ha tentato di rendere eterna la Nato attraverso la parte terza di quel trattato
costituzionale europeo bocciato giustamente dal referendum in
Francia? LEuropa fortezza, disseminata di lager per migranti, che fa
delle guerre securitarie e del multilateralismo armato il suo nuovo modello di difesa per esprimere il suo
protagonismo? Insomma, lEuropa
che i Forum sociali europei hanno
ripudiato in nome di unEuropa del
disarmo e della fraternit?
La risposta a queste domande mi
viene direttamente dallintervista di

Prodi al Corriere, dove ogni dubbio


fugato. Premettendo che chi vince
le primarie detta il programma (e
dunque si pu anche mettere nel taschino la forza dei movimenti dispiegata in questi anni), veniamo a
sapere dalla voce diretta del futuro
leader dellUnione che:
lItalia sar il miglior alleato degli
Usa, pur nel quadro di una politica
estera prioritariamente europea;
con gli alleati Usa si pu e si deve
lavorare nel settore della lotta al terrorismo;
circa il ritiro dallIraq, verr fissato
un calendario di ritiro (s, ma c
una data ultimativa ravvicinata?) e
la missione militare sar sostituita
da una umanitaria (un impegno per
la ricostruzione e per gli aiuti?).
Ma la cosa pi interessante lorizzonte ideologico espresso in questa
intervista. Viene riproposta la teoria
della guerra giusta che tanti danni
ha arrecato alla causa della pace,
giustificando il massacro di migliaia
di civili operato dalla guerra umanitaria nei Balcani e dalla guerra
contro il terrorismo in Afghanistan.
Insomma, proprio quellideologia
che stata il cavallo di Troia per rilegittimare la guerra a cavallo dei
due secoli e per incenerire i sogni
di coloro che gi a Comiso volevano
buttare fuori la guerra dalla storia e
imporre il disarmo alle grandi po-

Guerra infinita/Lotta per la pace

tenze. Cos, nessun ripudio della


guerra targata Nato in Kosovo e
Afghanistan, dove resteranno i nostri soldati. E disponibilit a future
avventure militari targate Onu. Ecco
cosa significa multilateralismo.
Significa che dobbiamo potenziare
il riarmo e le spese militari, dotarci
di nuovi armamenti per il nostro
nuovo ruolo in Europa e nel mondo,
potenziare il ruolo della Nato, contribuire allarmata europea e sviluppare lapparato bellico-industriale
in Italia. Significa proseguire il
Modello di Difesa, che prevede la
proiezione di potenza europea con
le missioni oltreconfine e le guerre
di sicurezza, ma targate Onu.
Perch, come dice Prodi, occorre
definire quali tipi di intervento armato possano essere considerati giustificati, e il metodo pi ovvio
quello che fa dipendere la legittimit dallapprovazione dellOnu?
Il quadro fosco del multilateralismo
armato che emerge da questa intervista viene reso ancora pi fosco
dalle dichiarazioni del nuovo ambasciatore americano in Italia, che
sostiene che anche in caso di cambio di governo lItalia non ritirer

10

le sue truppe dallIraq, perch


lItalia non rinuncer ad appoggiare il governo iracheno. Su questo non ci sono nuove dichiarazioni
ufficiali di Prodi, ma il silenzio
complice, e certo lascia poco sperare lenunciato finale della sua intervista, in cui sostiene che in ogni
caso lItalia rester il miglior alleato
degli Usa. Il che significa che un voltafaccia alla Zapatero impensabile, e che certo il calendario del ritiro verr concordato con lamiko
amerikano.
In sintesi: non abbiamo dietro langolo una svolta in politica estera,
obiettivo chiaro del nostro movimento, ma una politica di continuit del sistema di guerra e di alleanze, con qualche correttivo, magari in stile franco-tedesco.
Tutto ci pu bastare alle nostre
aspettative, pu essere una risposta
alle nostre lotte?
Io credo francamente di no, e per
questo scrivo questa lettera, perch
penso che sia necessario un rilancio
del nostro movimento, e al suo interno una ripresa dellautoorganizzazione e delliniziativa di bastaguerra, un nuovo contributo per

Settembre Ottobre 2005

una nuova stagione di lotte.


Sto lavorando a una proposta di una
nuova campagna per il disarmo attraverso varie iniziative, non ultima
quella di un progetto di legge di iniziativa popolare. Ma vorrei prima
che dalla nebbiosa palude in cui
siamo cadute e caduti ci rialzassimo,
almeno con un franco dibattito in
rete. C qualcuno l dietro che ha
voglia ancora di discutere e di fare?
Allora, compagna, compagno, se ci
sei batti un colpo.

P.S.
E' scandaloso! Mentre il governo taglia del 50% il fondo sociale , si trovano nella stessa Finanziaria 105 milioni di euro per 27 fregate da guerra! Dir a mio figlio che i soldi che
servivano per il suo insegnante di sostegno, per la fisioterapista, per i
suoi plantari, per l'assistenza domiciliare ecc.., sono andati a finire per
costruire navi da guerra che bombarderanno altri figli di altre madri
e padri!
1/11/2005

Settembre Ottobre 2005

Guerra infinita/Lotta per la pace

Come emerso dalle successive


inchieste dei giudici Casson
e Mastelloni, Camp Darby ha svolto
sin dagli anni 60
la funzione di base
della rete golpista
costituita dalla Cia e dal Sifar

Allarme NATO!

di Manlio Dinucci

IL RUOLO STRATEGICO E POLITICO DELLE BASI USA IN ITALIA

a dimensione della presenza militare Usa in Italia viene illustrata nel


rapporto ufficiale del Pentagono
Base Structure Report 2005: le forze armate statunitensi posseggono nel
nostro paese 1.614 edifici, con una
superficie di 892 mila metri quadri,
e hanno in affitto 1.190 edifici, con
una superficie di 886 mila m2. Il personale addetto a tali basi ammonta
a 14.000 militari e 5.140 civili, per
un totale di circa 20 mila.
L e s e rcito Usa ha proprie basi in
Veneto e Toscana. Alla Caserma
Ederle di Vicenza stanziata la 173a
brigata aviotrasportata, che opera
nel quadro della Setaf, la task force
del sud Europa agli ordini del
Comando europeo delle forze armate Usa, la cui area di responsabilit include 91 paesi e territori da
Capo Nord al Capo di Buona
Speranza. Fu la 173a brigata, nel
marzo 2003, ad essere proiettata per
prima nel Kurdistan iracheno. A
Camp Darby (Livorno) vi la base
logistica che rifornisce le forze terrestri e aeree impegnate nellarea
mediterranea, nordafricana e mediorientale.
Laeronautica Usa ha proprie basi
in Friuli-Venezia Giulia, soprattutto
ad Aviano (Pordenone). Qui sono
schierate la 31st Fighter Wing e la 16th
Air Force che, dotata di caccia F-16 e

F-15, ha il compito di pianificare e


condurre operazioni di combattimento aereo anche in Medio
Oriente.
La marina Usa ha il suo centro principale a Napoli, dove stato trasferito il quartier generale delle Forze
navali Usa in Europa che prima era
a Londra: la sua area di responsabilit comprende 89 paesi in tre
continenti (Europa, Africa e Asia,
Medio Oriente compreso), da Capo
Nord al Capo di Buona Speranza e,
ad est, fino al Mar Nero. La marina
Usa dispone inoltre della base aeronavale di Sigonella e di quella
della Maddalena, alla cui funzione
di base di appoggio per i sottomarini nucleari si aggiunta quella di
base di appoggio delle operazioni
belliche in Medio Oriente e nei
Balcani: allinizio della seconda
guerra contro lIraq, i sottomarini
Usa di stanza alla base della
Maddalena hanno attaccato dal
Mediterraneo, con missili da crociera, Baghdad e altri obiettivi.
Le strutture Nato a disposizione degli Usa sono molteplici. Al primo
posto il Joint Force Command di
Napoli: lo comanda un ammiraglio
statunitense, il quale allo stesso
tempo comandante delle Forze navali Usa in Europa e comandante
della Forza di risposta della Nato

che, composta attualmente di


17mila uomini, potr essere dispiegata in qualsiasi parte del mondo
entro 5 giorni. A Taranto, vi il
quartier generale della H i g h
Readiness Force (Maritime), una forza
marittima di rapido spiegamento
che, al momento dellimpiego, sarebbe come le altre inserita nella catena di comando del Pentagono.
Come documenta un rapporto ufficiale del Pentagono (Report on Allied
Contributions to the Common Defense,
July 2003), lItalia contribuisce nella
misura del 34% al costo economico
del mantenimento di basi e forze
statunitensi sul nostro territorio.
Tale contributo(o meglio tributo), che nel 2001 ammontava su
base annua a 324 milioni di dollari,
sicuramente aumentato in quanto
tutta la struttura militare statunitense in Italia in fase di potenziamento.
Le implicazioni di tale processo risultano pi evidenti se si esamina
ci che sta avvenendo in alcune di
queste basi.

CAMP DARBY
Camp Darby, la base logistica dellesercito statunitense situata tra
Pisa e Livorno, potrebbe essere raddoppiata. Plenipotenziari statunitensi stanno infatti conducendo col-

11

Guerra infinita/Lotta per la pace

loqui riservati per ottenere unaltra


area su cui costruire una seconda
base da affiancare alla prima. La
zona potrebbe essere la piana di
Guasticce, sempre tra Livorno e
Pisa, vicino allinterporto e allo scolmatore (che verrebbe reso navigabile con chiatte) dove disponibile
una superficie di un milione di metri quadri. La nuova base sarebbe
probabilmente gestita da un contrattista del Pentagono con personale civile.
La notizia esplosiva ma non inattesa. Camp Darby la base logistica
che rifornisce le forze terrestri e aeree Usa nellarea mediterranea,
nordafricana e mediorientale.
Secondo il rapporto Base Structure
Report 2005, essa comprende 136
edifici con una superficie di 60 mila
metri quadri. E lunico sito dellesercito Usa in cui il materiale preposizionato (Carri M1, Bradleys,
Humvees) collocato insieme alle
munizioni (comprese quelle a uranio impoverito). Il loro numero, secondo dati parziali forniti da Global
Security, potrebbe superare il milione e mezzo. Altre strutture per il
rifornimento e laddestramento,
comprendenti 327 edifici in propriet e 58 in affitto, si trovano in
tre localit in provincia di Livorno
e in due in provincia di Pisa. A
Coltano (PI) vi un importante centro di telecomunicazioni.
Con la fine della guerra fredda,
Camp Darby, come le altre basi Usa
e Nato in Italia, ha acquistato una
importanza ancora maggiore. Da
qui partita gran parte degli armamenti e altri materiali usati dallesercito e dallaviazione Usa nelle
due guerre contro lIraq e in quella
contro la Jugoslavia. Ora, nel quadro della ridislocazione delle forze
Usa dallEuropa settentrionale e
centrale a quella meridionale e
orientale, il Pentagono ha necessit
di aumentare la capacit della base,
ormai satura. Non basta per potenziare le installazioni interne e allargare il Canale dei Navicelli che la
collega al porto di Livorno. Occorre
altro spazio per costruire una seconda base.

12

Il sindaco di Livorno Alessandro


Cosimi (Ds) ha dichiarato che la notizia, anche se non ufficiale, credibile. Ha quindi aggiunto La dove
si aprissero elementi di trasparenza
anche in rapporto alla base militare
di Camp Darby gi esistente, se ne
potrebbe discutere. Certo che guarderemo con ben minore simpatia se
invece questa proposta si circonder di segretezza e di logiche esclusivamente militari. A parte il fatto
che la costruzione di una base militare risponde sempre a logiche
esclusivamente militari, il sindaco di
Livorno dovrebbe sapere che tipo di
trasparenza c da aspettarsi dal comando di Camp Darby.
Come emerso dalle successive inchieste dei giudici Casson e Mastelloni, Camp Darby ha svolto sin dagli anni 60 la funzione di base della
rete golpista costituita dalla Cia e
dal Sifar nel quadro dei piani segreti
Stay Behind e Gladio: qui furono addestrati i neofascisti pronti
a entrare in azione e conservate le
armi per il colpo di stato. Camp
Darby ha a che vedere anche con la
tragedia del Moby Prince del 10
aprile 1991, in cui perirono 140 persone: quella notte nel porto di
Livorno era in corso una operazione segreta di trasbordo di armi
dirette probabilmente in Somalia
(come ben documenta E, Fedrighini in Moby Prince, ed. Paoline).
Nel 2000 secondo notizie raccolte
da Global Security e mai smentite a
Camp Darby si rasent la catastrofe.
Il soffitto di alcuni depositi pieni di
missili, testate esplosive, proiettili e
detonatori, aveva cominciato a cedere. Fu quindi necessario rimuovere, in una operazione durata 12
giorni in piena estate, oltre 100mila
testate e proiettili esplosivi. La rimozione, estremamente rischiosa,
venne effettuata con speciali mezzi
teleguidati e robot. Tutto, naturalmente, nel pi assoluto segreto. Le
stesse autorit civili italiane furono
tenute alloscuro. Ancor pi la popolazione che, durante lestate, cresce di numero essendo questa una
localit di villeggiatura.

Settembre Ottobre 2005

La realt che Camp Darby, come


le altre basi statunitensi, pur essendo in territorio italiano inserita
nella catena di comando del
Pentagono e quindi sottratta a qualsiasi meccanismo decisionale italiano. The Shell Agreement il memorandum dintesa tra i ministeri della
difesa di Italia e Usa sulluso di installazioni/infrastrutture da parte
delle forze statunitensi in Italia, stipulato il 2 febbraio 1995 durante il
governo Dini non intacca questo
principio in quanto attribuisce
alle autorit italiane compiti relativi
alla sicurezza della base, non facolt
di stabilirne luso.
In tal modo il Pentagono sta trasformando sempre pi lItalia in
trampolino di lancio della proiezione di potenza statunitense verso
sud e verso est. E una strategia non
solo militare, ma politica: per superare le resistenze che vengono da
quella che Rumsfeld definisce la
vecchia Europa (impersonificata
da Germania e Francia),
Washington fa leva sugli amici pi
fedeli (e soprattutto ossequienti),
tra i quali si distingue lItalia.

LA MADDALENA
SARDEGNA

E A LT R E B A S I I N

Anche la base de La Maddalena, finita la guerra fredda, divenuta ancora pi importante nella strategia
statunitense: alla sua funzione di
base di appoggio per i sottomarini
armati di missili a testata nucleare si
aggiunta quella di base di appoggio delle operazioni belliche in
Medio Oriente e nei Balcani. Nelle
due guerre contro lIraq e in quella
contro la Jugoslavia, i sottomarini riforniti e assistiti da questa base
hanno attaccato gli obiettivi dal
Mediterraneo, usando missili da
crociera Tomahawk a testata convenzionale (non nucleare) con gittata di oltre 1.100 km. E, dato che la
strategia statunitense prevede altre
guerre, la base de La Maddalena
deve ora essere ampliata e potenziata.
Rientra in tale quadro la sostitu-

Settembre Ottobre 2005

zione della nave appoggio Simon


Lake, nel 1999, con la pi moderna
Emory Land: dotata di 13 ponti e
913 settori specifici, con un personale di 1200 marinai e tecnici, essa
in grado di rifornire e riparare simultaneamente 12 sottomarini. E
progettata per assistere in particolare i sottomarini da attacco della
classe SSN 668 Los Angeles: nati per
la guerra sottomarina contro le
forze navali sovietiche, queste unit
hanno assunto successivamente anche altre funzioni, tra cui quella di
attacco di obiettivi terrestri con missili Tomahawk e di incursione in territorio nemico con forze speciali.
Sono per questo armati, oltre che di
siluri Mk-48, di missili Harpoon e
Tomahawk, sia a testata convenzionale che nucleare.
Tutto questo per non basta. Il
Congresso statunitense ha infatti
stanziato 18 milioni di dollari per un
piano di potenziamento in cui si prevede addirittura di triplicare la base.
La fine della guerra fredda non ha
dunque fatto diminuire, ma aumentare i pericoli derivanti dalla
base de La Maddalena. Anzitutto
quelli dovuti agli incidenti dei sottomarini a propulsione nucleare,
dei quali la popolazione e anche le
autorit sono tenute alloscuro. Le
uniche notizie che si hanno sono
quelle sfuggite alla cappa del segreto militare.
Il 22 settembre 1972, ad esempio,
entra nella rada de La Maddalena,
per esservi riparato, il sottomarino
Ray danneggiato da un urto contro
il fondale; il 19 giugno 1982, la nave
appoggio Orion lascia lormeggio
di S. Stefano per riparare, poco lontano, un altro sottomarino danneggiato; il 13 novembre 2002, il sottomarino Oklahoma City resta danneggiato in una collisione nel
Mediterraneo e viene quindi portato a La Maddalena; il 25 ottobre
2003 si incaglia nelle acque dellarcipelago maddalenino il sottomarino Hatford: il contrammiraglio
Stanley parla di incidente di piccola entit, ma silura i vertici della
base che vengono destituiti. La possibilit di fughe radioattive e di al-

Guerra infinita/Lotta per la pace

tre sostanze pericolose, sia in caso


di incidenti che di normali riparazioni, dunque reale. Il sistema di
rilevamento stato lasciato a un livello inaffidabile, nonostante che a
La Maddalena si siano verificati diversi casi di malformazione cranica
dei neonati che potrebbero derivare da inquinamento radioattivo.
La possibilit di un incidente catastrofico reale: tra i compiti della
nave appoggio Emory Land vi
quello di riparare e testare i sistemi
nucleari, ossia i reattori (in genere
ad acqua pressurizzata) a bordo dei
sottomarini. Cos lItalia, che con il
referendum del 1986 ha deciso la
chiusura dei reattori elettronucleari, esposta a un rischio ancora
maggiore. Non si pu neppure
escludere la possibilit di una esplosione che, pur non innescando una
reazione a catena nucleare, diffonderebbe radioattivit in un vasto
raggio. La Maddalena potrebbe cos
divenire una nuova Cernobyl.
Il nuovo piano di evacuazione, preparato nel 2003 dai ministeri dellinterno e della difesa in sostituzione di un precedente piano classificato (ossia ignoto alla popolazione), appare del tutto inaffidabile: in 60 minuti dovrebbero essere
evacuate 15 mila persone. Come il
primo, sarebbe rimasto a conoscenza di pochi se lUnione Sarda
non ne avesse pubblicate alcune
parti.
Vi infine un aspetto non meno pericoloso: La Maddalena, che non
una base Nato ma solo statunitense,
rientra a tutti gli effetti nella catena
di comando del Pentagono. Pur essendo in territorio italiano, essa
quindi sottratta a qualsiasi meccanismo decisionale italiano. Quando
e come deve essere usata viene deciso a Washington. Cos, quando il
governo statunitense decide di attaccare un paese, lItalia automaticamente coinvolta indipendentemente da qualsiasi decisione parlamentare.
La base de La Maddalena integrata da una rete di altre basi e infrastrutture militari (di cui stato
redatto un elenco da Carta, Peace-

link e altri): a Tempio (Sassari),


Torre Grande di Oristano, Sinis di
Cabras e Capo Frasca (Oristano) vi
sono basi radar e centri eleborazione dati; a Monte Arci e Santulussurgiu (Oristano) e nell Isola
di Tavolara (Sassari) vi sono stazioni
di telecomunicazioni. Si aggiungono a queste due basi missilistiche
a Monte Limbara (Sassari) e
Perdasdefogu (Nuoro). La Sesta
flotta usa, inoltre, il porto di
Cagliari quale base di appoggio e
Capo San Lorenzo (Ca) quale zona
di addestramento. La Us Air Force
usa gli aeroporti di Decimomannu
ed Elmas (Cagliari). A Monte
Urpino e Salto di Quirra (Cagliari)
vi sono depositi di munizioni e po-

La popolazione sarda
costretta a vivere
in una sorta di grande
base militare e subirne
le conseguenze. Tutto ci
violando le stesse leggi italiane
ligoni missilistici. E, come se non bastasse, da Capo Teulada (Cagliari) a
Capo Frasca (Oristano), vengono
usati circa 100 km di costa e oltre
7mila ettari di terreno (pi altri
70mila di zona off-limits) quale
poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta
e di altre forze della Nato. Si aggiungono a questi altri impianti in
uso alle forze armate italiane.
La popolazione sarda quindi costretta a vivere in una sorta di grande base militare e subirne le conseguenze. Tutto ci violando le stesse
leggi italiane. Ad esempio, il decreto legislativo n. 230 del 17 marzo
1995 stabilisce che, riguardo ai rischi derivanti da eventi accidentali
in navi a propulsione nucleare in
aree portuali (art. 115), le informazioni devono essere fornite alle
popolazioni senza che le stesse ne
debbano fare richiesta e devono es-

13

Settembre Ottobre 2005

Guerra infinita/Lotta per la pace

sere accessibili al pubblico, sia in


condizioni normali, sia in fase di
preallarme o di emergenza (art.
129). Tutto questo non avviene invece a La Maddalena. Viene violato
anche il Memorandum dintesa
italo-statunitense (The Shell
Agreement) sulluso di installazioni e
infrastrutture da parte delle forze
statunitensi in Italia, sottoscritto nel
1995 dal governo Dini. Esso stabilisce (contro la Costituzione) che, in
una base come quella de La
Maddalena, il comando Usa ha
piena libert di azione, ma la responsabilit per la sicurezza esterna
assegnata esclusivamente alle autorit italiane (art. 15) e il trasferimento di materiale pericoloso
(carburante, esplosivi, armi) nello
spazio territoriale italiano deve avvenire in conformit alla legislazione italiana (art. 16). Cosa che
non avviene n a Maddalena, n in
altre basi.

LE

B A S I N AVA L I D I

TA R A N T O

Con linaugurazione della nuova


base navale di Chiapparo nel Mar
Grande, Taranto ha ora non una ma
due basi militari: accanto alla
nuova, che si estende su 60 ettari, resta quella del Mar Piccolo col suo arsenale e un deposito sotterraneo di
rifornimento dellaeronautica. La
costruzione della base, integrata
con quella aerea della marina a
Grottaglie, venuta a costare oltre
200 milioni di euro (un significativo
contributo allo sviluppo del
Mezzogiorno), di cui un terzo a carico della Nato. Si tratta quindi di
un porto militare che sar usato, oltre che dalla marina italiana, da
quelle degli altri paesi Nato, soprattutto dalla U.S. Navy.
Taranto ha quindi tutti i requisiti
per essere sede di una terza base navale, quella della Sesta flotta statunitense che dovrebbe lasciare
Gaeta. Lambasciata Usa a Roma ha
iniziato una serie di missioni esplorative e, a quanto si sa, il Pentagono
ha gi stanziato milioni di dollari
per la sua realizzazione. Il previsto

14

trasferimento della Sesta flotta a


Taranto rientra nel piano di ridislocamento delle forze statunitensi
dallEuropa settentrionale e centrale a quella meridionale e orientale, dove vengono stabilite nuove
basi cos che il Pentagono possa
avere la massima flessibilit nel
proiettare forze in Medio Oriente,
Asia Centrale e altri potenziali teatri bellici.
In tale quadro stato deciso di trasferire da Londra a Napoli il quartier generale delle Forze navali Usa
in Europa. La U.S. Navy avr cos tre
basi fondamentali in Italia: a Napoli
il comando dellintera area, alla
Maddalena i sottomarini nucleari, a
Taranto il quartier generale delle
forze navali di pronto intervento e
probabilmente quello della Sesta
flotta, composta da 40 navi, 175 aerei e 21mila uomini.
Limportanza strategica di Taranto
confermata dalla decisione, presa
dagli Stati uniti nel 1998 daccordo
con il governo DAlema, di collegare la base navale al sistema C4I
(comando, controllo, comunicazioni, computers e intelligence)
della marina Usa. Sulle isole
Cheradi, di fronte a Taranto, c gi
unantenna di 120 metri che collega
la base navale con il Centro della
marina Usa per la interoperabilit
dei sistemi tattici situato a San
Diego in California. A Taranto
stato cos installato un centro di comando e spionaggio del Pentagono
(lunico nellarea mediterranea)
che, collegato a uno analogo nel
Bahrain, viene usato anche per le
operazioni militari in Iraq.
Le conseguenze di tutto questo per
Taranto sono negative, sia in termini di danni economici derivanti
dalla militarizzazione, sia in termini
di pericoli derivanti dallattracco di
unit navali statunitensi a propulsione nucleare. Per evitare collisioni
con tali unit, il Piano di emergenza della marina militare italiana prevede la sospensione del
traffico commerciale (nel porto arrivano circa 350 petroliere lanno).
Ancora pi negative le conseguenze
generali per lItalia: con il centro

C4I, con la nuova base navale Nato


a disposizione anche della marina
Usa e la probabile terza base per la
Sesta flotta, Taranto diviene uno dei
principali trampolini della proiezione di potenza statunitense verso
sud ed est, che lega ancor pi il nostro paese alle scelte di Washington
proiettandolo nelle guerre decise
oltreatlantico.

LE

ARMI NUCLEARI

USA

IN

I TA L I A
Secondo il rapporto U.S. Nuclear
Weapons in Euro p e, pubblicato dal
Natural Resources Defense Council, gli
Stati uniti mantengono 480 bombe
nucleari in otto basi aeree in sei
paesi europei della Nato: 150 in tre
basi tedesche; 110 in una base inglese; 90 in due basi italiane e altrettante in una turca; 20 rispettivamente in una base belga e in una
olandese.
Delle 90 bombe nucleari schierate
in Italia, 50 si trovano ad Aviano e
40 a Ghedi Torre (Brescia). Sono
bombe tattiche B-61 in tre versioni,
la cui potenza va da 45 a 170 kiloton
(una potenza equivalente a 170 mila
tonnellate di tritolo, 13 volte maggiore di quella della bomba di
Hiroshima).
Le bombe sono tenute in speciali
hangar insieme ai caccia pronti per
lattacco nucleare: F-15 e F-16 statunitensi, che dispongono complessivamente di 300 bombe (ciascun aereo ne pu portare da 2 a 5);
F-16 e Tornado dei paesi europei
della Nato, che hanno a disposizione complessivamente 180
bombe. Tra questi, i Tornado italiani che sono armati con 40 bombe
nucleari (quelle tenute a Ghedi
Torre).
Lo spiegamento delle armi nucleari
statunitensi in Italia e altri paesi europei regolato da una serie di accordi segreti, che i governi europei
non hanno mai sottosto ai rispettivi
parlamenti. Quello che regola lo
schieramento delle armi nucleari
Usa in Italia lo Stone Ax, il piano
segreto di cui parla William Arkin

Settembre Ottobre 2005

nel suo libro Code Names. Esso non


solo d agli Usa la possibilit di
schierare armi nucleari sul nostro
territorio, ma stabilisce il principio
della doppia chiave, ossia prevede che una parte di queste armi
possa essere usata dalle forze armate italiane una volta che gli Usa
ne abbiano deciso limpiego. A tal
fine, rivela il rapporto, piloti italiani
vengono addestrati alluso delle
bombe nucleari nei poligoni di
Capo Frasca (Oristano) e Maniago
II (Pordenone).
In tal modo lItalia, facente parte
con gli Usa del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, viola
il Trattato di non-proliferazione
delle armi nucleari che, allarticolo
2, stabilisce: Ciascuno degli stati
militarmente non-nucleari, si impegna a non ricevere da chicchessia
armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, n il controllo su tali
armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente. Come se
non bastasse, nellaprile 1999 il governo DAlema ha sottoscritto,
senza sottoporlo al parlamento, un
accordo sulla pianificazione nucleare collettiva della Nato in cui si
stabilisce che lAlleanza conserver forze nucleari adeguate in
Europa, con caratteristiche di flessibilit e capacit di sopravvivenza
tali da essere percepite come un elemento credibile ed efficace nella
strategia atlantica di prevenzione
dei conflitti.
Tale strategia, consistente nel prevenire i conflitti tenendo gli altri
sotto mira con le proprie armi nucleari, fa propria la Direttiva 60
promulgata nel 1997 dal presidente
Clinton: essa stabilisce che le armi
nucleari non solo continuano a essere puntate su Russia e Cina, ma
possono essere usate contro stati
canaglia e perfino contro soggetti
non-statali che minaccino gli Stati
uniti, le loro truppe allestero e i
loro alleati con armi di distruzione
di massa, anche non nucleari.
Nello schieramento delle armi nucleari statunitensi in Europa, lItalia
svolge un ruolo particolarmente importante in quanto le sue basi sono

Guerra infinita/Lotta per la pace

pi vicine alla regione mediorientale. Non escluso quindi che le 24


bombe nucleari che la Grecia ha
chiesto agli Usa di riprendersi siano
trasferite ad Aviano, la cui capienza
di 72 bombe, il doppio rispetto a
quella di altre basi europee. Ghedi
Torre, la cui capienza di 44
bombe, invece quasi al completo:
infatti, quando nel 1993 stata disattivata la base di Rimini, le bombe
nucleari che vi erano schierate non
sono state riportate negli Stati uniti
ma trasferite a Ghedi Torre.
Abbiamo dunque sul nostro territorio 90 bombe nucleari, cui si aggiungono quelle della Sesta Flotta,
soprattutto le testate dei missili a
bordo dei sottomarini da attacco
con base a La Maddalena. Come documenta il rapporto, vi sono crescenti problemi di sicurezza relativi
alla conservazione di queste armi.
La stone ax, lascia di pietra, appesa
a un filo sulle nostre teste.

LA

DUPLICE FUNZIONE DELLE


BASI

USA

IN

E U R O PA

Quale sia il ruolo strategico delle


basi statunitensi in Europa, e quindi
anche di quelle in Italia, risulta evidente dal Rapporto presentato il 9
maggio 2005 al Presidente e al
Congresso degli Stati uniti dalla
Commission on Review of Overseas
Military Facility Structure of the United
States.
Agli inizi del nuovo millennio gli
Stati uniti costituiscono la principale entit politica, economica e militare del mondo: raramente la storia ha visto una potenza dominare
la scena internazionale in modo
cos unilaterale. Tuttavia questa
potenza dominante, impegnata
nella guerra globale al terrorismo e
nel conflitto armato in Afghanistan
e Iraq, viene sfidata da un ambiente internazionale di confronto
e ostilit potenzialmente intensi:
chiaramente abbiamo di fronte rivali che reagiscono alla nostra preminenza internazionale e, altrettanto chiaramente, altri emergeranno nel futuro.

Da qui limportanza della struttura


militare statunitense doltremare,
che deve servire sia a breve termine
che nei decenni avvenire. La rete
globale delle basi statunitensi lo
scheletro su cui si modellano la
carne e i muscoli della nostra capacit operativa, il cui scopo principale quello di perseguire i nostri
interessi nel mondo. In tale quadro la presenza statunitense in
Europa resta cruciale per la futura
stabilit globale.
Le basi Usa in Italia ed Europa costituiscono i Forward Operating Sites
(Siti operativi avanzati) che, mantenuti in caldo con una limitata presenza militare statunitense a carattere rotatorio, sono rapidamente
espandibili per operazioni militari su larga scala in una vasta area
comprendente, oltre allEuropa
orientale, il Mediterraneo, il Medio
Oriente e lAfrica. Importante a tal
fine il preposizionamento di armamenti ed equipaggiamenti, cos
che le forze che arrivano dalle basi
negli Stati uniti e in altri paesi possano essere immediatamente dotate di tutto il necessario per la
guerra. Tra i pi importanti siti del
preposizionamento statunitense figurano Aviano, Livorno e Sigonella.
Contemporaneamente le basi statunitensi in Italia ed Europa servono a mantenere linfluenza e la
leadership statunitensi nella Nato:
nella misura in cui rimangono in
Europa significative forze statunitensi, la leadership pu essere mantenuta. Importante, a tal fine,
dissuadere la Germania e la
Francia e potenzialmente altri a
creare una forza militare alternativa
alla Nato attraverso lo sviluppo di
una forza militare sotto comando e
controllo dellUnione europea,
bypassando cos la leadership statunitense nella Nato.
E dunque un documento ufficiale
al massimo livello a dichiarare esplicitamente che la presenza militare
statunitense in Europa serve non
solo a proiettare forze nelle aree di
interesse strategico, ma a mantenere lEuropa sotto la leadership
statunitense.

15

Guerra infinita/Lotta per la pace

Settembre Ottobre 2005

In Sardegna la lotta contro


le basi militari si intreccia
con la storia dei comunisti
e affonda le sue radici
nelle lotte sociali immediatamente
successive alla liberazione
dal nazifascismo

I comunisti
e la lotta contro
le basi militari
in Sardegna

di Antonello Licheni
Presidente Gruppo Prc Consiglio Regionale Sardegna

PER UN MEDITERRANEO DI PACE

n Sardegna la lotta contro le basi militari si intreccia con la storia dei comunisti e affonda le sue radici nelle
lotte sociali immediatamente successive alla liberazione dal nazifascismo. Nellisola, anche grazie al
ruolo storico svolto dal Pci, la lotta
contro le basi militari stata sin dal
principio lotta di pace ma al contempo lotta per lo sviluppo e la rinascita economico-sociale, mobilitazione in difesa dellambiente ed
insieme battaglia di riscatto civile di
un popolo. Credo sia giusto affrontare il tema delle servit militari a
partire da queste considerazioni
perch giusto ricordare che la nostra terra ha dato i natali non solo
ad Antonio Gramsci ed Enrico
Berlinguer, ma anche ad altri due
grandi comunisti di caratura internazionale come Velio Spano e
Renzo Laconi. Ricordarli non solo
un esercizio retorico, una formalit
liturgica, ma un atto di riconoscimento doveroso perch proprio
Spano e Laconi ebbero un ruolo
centrale nel suscitare e dirigere
quelle lotte.
Tutti oramai sanno che la Sardegna
stata individuata sin dai primi anni
cinquanta come punto nevralgico del sistema politico militare di
alleanza atlantica creato dagli Stati
Uniti dAmerica e che le installazioni logistico operative delle basi
sono il risultato di accordi segreti tra

16

SIFAR e CIA, pochi per ricordano


oggi che quando i militari iniziarono ad appropriarsi delle terre il
Pci fu in grado di sviluppare una
epica lotta di resistenza da parte di
pastori e contadini. Quella lotta si
scontr con dinamiche ed equilibri
di politica internazionale e con
forze reazionarie ben pi forti e determinate, ma ritengo comunque
che quelle pagine di eroica resistenza quando i comunisti arrivavano a quotarsi per dare ai contadini e ai pastori la possibilit di non
cedere ai ricatti dei militari vadano ricordate, vadano indagate
nuovamente e rivalutate, perch si
pongono oggettivamente come il
seme pi forte, persistente e prolifico da cui germogliata a tanti
anni di distanza - lattuale lotta di
popolo contro la presenza militare
in Sardegna.
Certo bisognerebbe anche indagare per quali ragioni passato
tanto tempo tra quelle esperienze
di lotta e le attuali e forse tra queste ci troveremmo anche quelle dellinvoluzione del Pci poi tramutatosi in Pds ma per il momento
per me importante ricollegarmi ad
esse e rivendicarne la continuit,
perch fu con quelle lotte che il Pci
divenne un grande partito di massa,
il il partito nuovo. Questo perch
a mio avviso anche oggi attraverso
le lotte che i comunisti devono tor-

nare ad essere centrali, e perch


oggi come ieri proprio il conflitto
sociale il luogo in cui va edificato
un nuovo grande partito comunista
di massa.
Allora la resistenza contro i militari
era la diretta prosecuzione del
grande movimento contadino che
inizi a svilupparsi proprio grazie
alla direzione di Spano e Laconi
tra il 47 e il 48 e che sfoci nel biennio delloccupazione delle terre del
49-50, nella Costituente contadina, nelle assisi per il mezzogiorno.
Pochi oggi lo ricordano ma il
grande movimento per la riforma
agraria e per un diverso modello di
sviluppo nelle campagne esplose in
Sardegna prima che nel resto
dItalia, portando gi nellottobre
del 19491, nella sola provincia di
Sassari, migliaia di contadini ad occupare 8.000 ettari di terre espropriate ai grandi latifondisti, dando
il via ad un movimento che si sarebbe articolato poi in Calabria e
Sicilia. Oggi dedichiamo, giustamente, tanta attenzione a movimenti come i Sem Terra del Brasile:
nello stesso modo occorrerebbe dedicare attenzione a quel che siamo
stati capaci di fare noi comunisti
nellItalia del secondo dopoguerra.
Proprio quel grande movimento di
massa su cui non mi posso soffermare ulteriormente per ovvie ragioni di spazio fu truffato due volte

Settembre Ottobre 2005

dai governi filo americani della Dc


di allora: truffati una prima volta,
perch la riforma agraria del
Ministro Segni (un altro sardo collocato per sullaltro fronte della
barricata) non ebbe il coraggio di
andare fino in fondo, lasciando
nella sostanza immutati i rapporti
sociali di produzione delle campagne; truffati una seconda volta, perch in diversi casi proprio le terre
espropriate dallEnte di riforma
agraria furono accaparrate dai militari per costruirci le basi.
Tutte le basi militari sarde nascono
in questo contesto storico e politico:
dal Poligono Interforze del Salto di
Quirra al Poligono di Teulada, dal
poligono di Capo Frasca alla base di
Poglina (quella delloperazione
Gladio), quindi alla base di La
Maddalena. La politica di contenimento allespansione dellarea di
influenza sovietica nel Mare
Mediterraneo da parte degli Usa,
trovava in Sardegna un avamposto
strategico naturale di fondamentale
importanza anche nella prospettiva
al tempo non tanto remota di un
conflitto nucleare. Proprio in ragione di questo scenario, nel corso
del 1972, Usa e Italia stipulano i famigerati accordi bilaterali segreti
mai ratificati dal Parlamento italiano, che hanno portato alla trasformazione della base di La
Maddalena da semplice deposito di
carburanti e facilitazioni portuali,
in una vera e propria base di appoggio per sommergibili nucleari.
Anche in quel frangente i comunisti e le forze autonomiste in
Sardegna presero posizione e svilupparono una mobilitazione popolare di massa. Allora la lotta contro la base di La Maddalena si ricolleg idealmente alla lotta contro
la guerra in Vietnam e il Pci ebbe
particolare cura nel porre in connessione loccupazione militare
della Sardegna con le politiche aggressive dellimperialismo americano.
Il venir meno della guerra fredda ha
portato ad un riposizionamento militare nel Mediterraneo che, anzich determinare un ridimensiona-

Guerra infinita/Lotta per la pace

mento della presenza di basi nel nostro territorio, ha invece determinato un processo di ulteriore ampliamento delle installazioni esistenti. Anche nel nuovo scenario
post-guerra fredda il governo americano ha preteso di imporre alla
Sardegna il ruolo di pedina chiave
della politica espansionistica dellimperialismo Usa. Oggi in ballo
non c pi la necessit di fronteggiare il pericolo comunista ma
quello di controllare i giacimenti e
i sistemi di trasporto delle risorse
energetiche tra il Mediterraneo e il
Medio Oriente.
Cos, come allora la guerra fredda
venne presentata come una battaglia tra il bene e il male significativamente esemplificata dal fronteggiarsi di democrazia e barbarie comunista - allo stesso modo oggi la
necessit di controllare il
Mediterraneo giustificata con la
necessit di contenere il terrorismo
di matrice islamica ed esportare la
democrazia nei paesi del Vicino e
Medio Oriente. In un caso come
nellaltro la dissimulazione nasconde una ben pi prosaica volont di imporre la supremazia economica, politica e militare degli
Usa. In un caso come nellaltro la
lotta contro le basi in Sardegna lotta contro limperialismo.
Al di l della mera analisi, il dato politico dice che - dopo anni di disinteresse delle principali forze politiche e delle istituzioni, anni in cui il
movimento contro le basi era limitato a pochi gruppi di militanti - oggi
la questione della dismissione delle
servit militari ha varcato la soglia
delle forze storiche della sinistra radicale, coinvolgendo lintero popolo sardo a tutti i suoi livelli, compresi i massimi vertici del Consiglio
Regionale e della Presidenza della
Giunta.
Il doppio binario della mobilitazione di massa e delloffensiva istituzionale - il fatto che tra questi due
livelli si attivato un canale di comunicazione e sponda costituisce
la vera novit di questa fase, novit
che pu finalmente portarci ad ottenere risultati significativi. Oggi la

battaglia non riguarda pi solo noi


comunisti, oggi la questione militare questione di sovranit, un
tema su cui si verifica leffettiva aspirazione di autogoverno delle sue
istituzioni.
Lo stop ai lavori di ampliamento
della base US navy di La Maddalena,
che la lettera di costituzione in
mora per la violazione del Trattato
UE da parte del governo italiano potrebbe determinare, una gran
bella notizia che conferma lattenzione e la fermezza di tutte le
Istituzioni interessate su tale questione, eccezion fatta per il governo
Berlusconi che rimane invece abbarbicato in una posizione di servilismo imbarazzante verso le pretese
americane. Contro lipotesi sia di
semplice ristrutturazione che di ampliamento della base di appoggio di
Santo Stefano si sono espresse: le
Istituzioni europee, la Giunta e il
Consiglio
Regionale
della
Sardegna, il Comune di La Maddalena, il COMIPA e lintero popolo
sardo.
Contro questimponente schieramento, contro la logica e contro la
stessa legislazione italiana e europea resta solo larrogante sordit di
Berlusconi e del ministro Martino i
quali, peraltro, hanno gi ricevuto
pi di una lettera di sfratto da Palazzo Chigi da parte dei cittadini sardi
e italiani.
Per parte nostra - Berlusconi o
meno continueremo la nostra battaglia chiedendo alcune cose molto
semplici per superare la condizione
di servit militare imposta sino ad
oggi alla Sardegna:
1) i trattati segreti siglati da Stato,
Servizi segreti e vertici militari con
gli Usa, mai ratificati dal Parlamento e dunque mai sottoposti ad alcuna verifica democratica, devono
essere resi pubblici;
2) la Sardegna e gli organi istituzionali che la rappresentano (Presidenza della Regione e Consiglio) devono farsi promotori di una conferenza internazionale tesa a denuclearizzare il Mediterraneo e il Medio Oriente tramite accordi internazionali analoghi a quelli che tra il

17

Settembre Ottobre 2005

Guerra infinita/Lotta per la pace

1985 e il 1996 istituirono quattro


zone libere da armi nucleari (America Latina 1985; Pacifico del Sud
1985; Sud Est Asiatico 1995; Africa
1996);
3) i territori sottratti alluso militare
vanno bonificati e riconsegnati alle
comunit per essere inseriti in un
piano di sviluppo che sia rispettoso
dellambiente. La rinascita di quei
territori deve svilupparsi attraverso
il coinvolgimento dei soggetti locali, amministrazioni pubbliche, associazioni culturali, organizzazioni
sociali e produttive.
Rispetto a tutto questo abbiamo gi
presentato una Mozione in Consiglio Regionale assunta e fatta propria dallAula e dal Presidente della
Giunta Regionale, abbiamo proposto e fatto votare diverse interpellanze e ordini del giorno, ma soprattutto abbiamo continuato ad incal-

18

zare le forze reazionarie nelle piazze e nei luoghi di lavoro attraverso


lopposizione sociale al governo
Berlusconi.
Abbiamo un immenso patrimonio
produttivo, ambientale, storico e
culturale da valorizzare e non affatto vero che la dismissione delle
basi porter unulteriore impoverimento dellisola.
In una fase in cui il Consiglio Regionale impegnato nella discussione sulla riscrittura dello Statuto
autonomistico, il tema della sovranit sul territorio passa in primo
luogo proprio attraverso il diritto allautogoverno nelle scelte strategiche sul modello di sviluppo da adottare. Rispetto a questo il popolo
sardo si gi espresso affermando
che il regime di servit militari non
pu rientrare in alcun modo nella
sua idea di sviluppo e tutela del-

lambiente.
Il tema della pace e della questione
militare un banco di prova fondamentale dellUnione. Il centro sinistra deve dare risposte chiare. Dobbiamo lavorare a un programma
che sia esplicito su questo aspetto.
Dobbiamo battere Berlusconi ma
dobbiamo anche sconfiggere le politiche delle destre. Nello specifico
le politiche di guerra.

Note
1 Su tutto questo rimando allo studio ec-

cellente ed approfondito curato da Antonello Mattone, Velio Spano, vita di un rivo luzionario di professione, Ed. della Torre
Sassari 1978 e allaltrettanto eccellente
Renzo Laconi, unidea di Sardegna, AIPSA
Ed. Cagliari, curato da Giuseppe Podda.

Settembre Ottobre 2005

Economia

La situazione delleconomia italiana,


dopo anni di trionfo dellideologia
del privato, del mercato
e della flessibilit,
estremamente grave.
Non esagerava in allarmismo
lEconomist definendo nel maggio scorso
il nostro Paese il vero malato dEuropa

L insostenibile
arretratezza del
capitalismo italiano

di Vladimiro Giacch

LA BORGHESIA E LA MANO VISIBILE DELLO STATO

a crisi italiana ormai una realt


conclamata. E si pu dire che non
passi giorno senza che un ulteriore
tassello si aggiunga ad un quadro
gi desolante. Gli ultimi dati provengono dal mondo bancario.
Lassociazione delle casse di risparmio italiane stima che il 10% della
popolazione italiana non riesca ad
arrivare alla fine del mese. E la ricerca pi importante del settore,
lindagine strutturale sulle imprese
italiane realizzata da Capitalia e riferita al periodo 2001-2003, evidenzia dati come questi: la redditivit
del capitale investito nelle imprese
industriali scesa; la produttivit
piatta; sono diminuiti gli investimenti delle imprese in macchinari
e in informatica; il livello medio di
istruzione degli addetti diminuito;
infine, la struttura industriale sempre pi sbilanciata verso i settori tradizionali a scapito dellalta tecnologia. Non pu quindi stupire che anche lattrattivit dellItalia come
luogo di insediamento industriale
sia crollata, a vantaggio ad esempio
della Germania.1
Se i dati sono questi, lo stesso calo
della produzione industriale evidenziato nel maggio scorso da
Banca dItalia per il periodo 20002004 (-3,8%, a fronte di un + 3,2%
in Germania e di un + 4,3% in
Francia) rischia di essere soltanto
un antipasto di quello che si pre-

para. Del resto il continuo peggioramento della bilancia commerciale, che a settembre ha registrato
un rosso di 2,1 miliardi di euro nei
confronti dei Paesi extra-Ue, parla
da solo.
Per capire le cause di questa vera e
propria Caporetto economica necessario fare riferimento alla sua
protagonista indiscutibile: la borghesia italiana nelle sue diverse
componenti.

I BRAMBILLA

I N R O T TA

Tra i dati che sono emersi con maggiore nettezza dalla crisi di questi ultimi anni vi senzaltro la disfatta
delle piccole e medie imprese
(PMI). E dire che stuoli di economisti ci avevano spiegato per decenni che il modello competitivo
delle PMI, ed in particolare di
quelle dei distretti industriali (misteriosa entit che nessuno mai riuscito a definire in maniera univoca), era qualcosa di unico al
mondo, e di cos portentoso da confutare addirittura limportanza delle economie di scala.
Ora, come si suol dire, il re nudo.
La crisi attuale delle PMI rende manifesto quali fossero i loro veri vantaggi competitivi: le svalutazioni periodiche della lira, unevasione fiscale senza confronti negli altri P a e-

si sviluppati, e un basso costo della


forza-lavoro (tra i pi bassi dell
Europa dei 15). Il destino di questi
fattori presto detto: le svalutazioni
competitive non sono pi possibili a
seguito dellintroduzione delleuro,
levasione fiscale non pu ulteriormente aumentare (in particolare
dopo la vera e propria orgia di condoni, concordati e regalie varie
messi in campo da Berlusconi e dal
suo commercialista di fiducia), il
costo della forza-lavoro non ulteriormente comprimibile (e tra laltro il suo basso livello comporta una
crisi marcata della domanda interna
di beni di consumo).2
Quanto agli svantaggi competitivi
che caratterizzano le PMI italiane,
c solo limbarazzo della scelta. Ma
una cosa balza agli occhi: per un curioso contrappasso i limiti pi gravi
delle PMI coincidono proprio con
quelle che per non pochi economisti erano le loro presunte caratteristiche positive. Vediamo.
La piccola dimensione. Oggi si comincia finalmente a dire a chiare
lettere che il freno allo sviluppo
delle imprese italiane la loro dimensione, e che la produttivit del
lavoro conoscerebbe un balzo del
21% se lindustria italiana avesse la
struttura settoriale e dimensionale
media di Francia, Germania e Regno Unito (cos si legge nella recente Analisi dei settori industriali

19

Economia

predisposta da Banca Intesa e


Prometeia).3
Il capitalismo familiare. Il controllo
delle imprese italiane, ed in particolare delle piccole e medie, estremamente concentrato. Nell80-85%
delle imprese italiane la quota del
primo azionista superiore al 30%,
e nel 52,5% dei casi si tratta della
maggioranza assoluta. Il controllo
assoluto nel 24% dei casi, e familiare
nel 49,5% dei casi. Questo ha diverse
implicazioni negative. Innanzitutto
sulla gestione dellimpresa: basti pensare al fatto che nel 67,7% delle imprese lamministratore delegato il
socio di maggioranza o un suo parente.4 Alla gestione familiare dellimpresa sono necessariamente inerenti i problemi della successione tra
generazioni (secondo stime di
Banca dItalia, nei prossimi anni
questo genere di problemi interesser 6 imprese italiane su 10). La situazione-tipo cos descritta da un
settimanale finanziario: il pap, ormai anziano, non molla il timone. Il
figlio, un po per reazione e un po
per carattere, pensa pi alle belle
moto che ai bilanci. E lazienda va in
tilt.5 Non solo. La successione un
appuntamento che non di rado innesca vere e proprie Dynasty allitaliana: sono in pieno corso, ad esempio, furibonde battaglie legali tra i
membri della famiglia Fossati (che
possiede la Star) e tra i membri della
famiglia Caprotti (proprietaria di
Esselunga). Chi fa le spese di tutto
questo, ovviamente, la continuit
aziendale ossia in primo luogo i lavoratori.
Infine, la struttura finanziaria del l i m p resa. Il prezzo del mantenimento del controllo familiare sullimpresa una capitalizzazione insufficiente ed un ricorso strutturale
allindebitamento bancario, in particolare di breve termine, anzich al
mercato dei capitali. In questo
modo vengono a mancare i capitali
necessari agli investimenti, e limpresa perde competitivit. Se a questo aggiungiamo il fatto che assai
spesso i profitti dimpresa non sono
reinvestiti ma vengono stornati a beneficio del patrimonio familiare

20

dellimprenditore, abbiamo la spiegazione del noto paradosso per cui


in Italia le imprese sono povere e le
famiglie degli imprenditori sono
ricche.6 Ricche al punto che si sta
diffondendo luso del family office:
ossia un servizio, offerto a patrimoni
molto consistenti (si parte dai
50/100 milioni di euro), che consente di gestire le spese della famiglia come se essa fosse unimpresa
(dalla gestione dei collaboratori
domestici a quella del parco-macchine di famiglia, dagli investimenti
mobiliari alla gestione degli immobili di propriet). Sempre pi spesso questo servizio gestito direttamente in famiglia. Pochi fenomeni
esprimono la situazione della borghesia italiana, e la sua caratteristica
parassitaria ed improduttiva, altrettanto bene di questo passaggio dal limpresa familiare alla famiglia come
impresa. 7
importante insistere sul fatto che
la situazione ora descritta non il
frutto di un destino cinico e baro.
Essa stata invece resa possibile da
ben precise politiche pubbliche. In
primo luogo dalluso sistematico
delle svalutazioni competitive, che
ha coperto i problemi reali di competitivit delle imprese italiane per
almeno due decenni, spingendole
sul binario morto di una competitivit basata sui prezzi bassi anzich sul
contenuto tecnologico e linnovazione produttiva (non per caso, l
Italia ha cominciato a perdere quote
del commercio internazionale dal
1998, quando si esaurito leffetto
dellultima svalutazione).
Abbiamo poi la tolleranza (e con
Berlusconi lincentivazione diretta)
di unevasione fiscale che non ha
confronti pressoch in nessun altro
paese industrializzato. questo il
principale aiuto di Stato che
stato offerto alle piccole e medie imprese per decenni. E non sar un
caso se lespressione politica della
borghesia delle piccole e medie imprese costituita principalmente
dalla Lega e da Forza Italia, ossia dai
partiti che hanno esplicitamente teo rizzato oltrech messo in pratica
con vergognosi provvedimenti le-

Settembre Ottobre 2005

gislativi la liceit (ed anzi la superiore moralit) dellevasione fiscale.8 Vale la pena di ribadire che
laiuto di stato rappresentato dallevasione ha avuto effetti particolarmente negativi sul tessuto produttivo, favorendo la distrazione sistematica di fondi dalle imprese (la
contabilit aziendale parallela ha
rappresentato una pratica diffusissima nel nostro Paese) e quindi la
possibilit di tesaurizzare i profitti
senza reinvestirli; esso ha inoltre alterato in misura significativa la concorrenza tra le imprese, operando
una vera e propria selezione del
peggiore.

L E G R A N D I FA M I G L I E :
D A L L I N D U S T R I A
A I S E RV I Z I P U B B L I C I

Se prendiamo in considerazione le
grandi famiglie del capitalismo
italiano ci imbattiamo in un altro
(apparente) paradosso. Le grandi
famiglie tengono. Le grandi im prese, invece, sono pressoch scomparse. In una recente classifica pubblicata da Fortune, delle 500 pi importanti multinazionali del mondo,
soltanto 8 sono italiane. Tra esse troviamo una sola impresa manifatturiera (peraltro in crisi), ossia la Fiat,
qualche azienda del settore bancario e assicurativo, una societ di servizi come Telecom (peraltro indebitatissima), e due monopoli pubblici come Eni e Enel. Fine.
Come si arrivati a questo? I motivi
sono pi duno. Un ruolo decisivo
hanno per giocato le privatizzazioni
degli anni Novanta. Esse hanno in sostanza consentito a capitalisti industriali messi in difficolt dalla concorrenza internazionale di trovare
un porto sicuro nel meraviglioso
mondo oligopolistico dei serv i z i
pubblici privatizzati (mentre, circostanza degna di nota, le imprese ma nifatturiere privatizzate sono state invece quasi tutte acquisite da multinazionali straniere).9 Le privatizzazioni hanno insomma traghettato le
grandi famiglie del capitalismo italiano dai settori manifatturieri tra-

Settembre Ottobre 2005

dizionali, nei quali perdevano colpi,


al comodo porto dei servizi pubblici. Che sono per lo pi monopoli
naturali, cio aziende che operano
in mercati che non possibile o non
economicamente conveniente liberalizzare (un esempio per tutti:
per liberalizzare il mercato delle autostrade bisognerebbe costruire un
altro tracciato parallelo alla A1).
Questi monopoli sono quindi semplicemente passati dalla propriet
pubblica a quella privata, garantendo ai nuovi proprietari margini
di profitto notevoli: al riguardo, per
restare in tema, baster ricordare
che la societ Autostrade (ora di
propriet dei Benetton) nel primo
semestre 2005 ha intascato, per ogni
euro di ricavi, 50,8 centesimi di utile. 10 Quale settore industriale in
grado di garantire profitti del genere?
Chi loda le privatizzazioni ama ricordare che i benefici per le finanze
pubbliche non sono mancati (lo
Stato ha incassato oltre 220.000 miliardi di vecchie lire). Ma si tratta di
vantaggi di breve periodo: nel lungo
periodo lo Stato avrebbe incassato
probabilmente di pi qualora
avesse quotato una quota di minoranza delle proprie societ e si fosse
limitato a riscuotere i relativi dividendi.
Inoltre con le privatizzazioni lo Stato ha perduto una leva importante
di politica economica, non potendo
pi usare le tariffe in funzione anticiclica, per calmierare i prezzi, ecc.
(e infatti le tariffe dei servizi di pubblica utilit sono tra le principali
cause dellinflazione degli ultimi
anni). Intanto avanza la desertificazione dellindustria italiana.
Emblematico il caso di Pirelli, che
qualche hanno fa acquistato Te l ecom e il 3 giugno scorso ha venduto
lintera divisione cavi; anche se (per
ora) resta in Pirelli la produzione di
pneumatici, il settore manifatturiero rappresenta ormai meno della
met del fatturato del gruppo.
Niente paura, afferma qualcuno:
il futuro nel settore dei servizi.
Se questo fosse vero le cose in Italia
andrebbero gi benone: infatti il

Economia

peso delle multinazionali industriali sul prodotto interno lordo italiano appena dell11%, a fronte di
una media dellUnione Europea
del 25% (con punte quali il 33,7%
della Gran Bretagna, il 30% della
Scandinavia, il 27,3% di Francia e
Germania). Ma ovviamente vero
il contrario: il crollo della produzione industriale una componente fondamentale dellattuale
crisi italiana.
bene sottolineare che anche per
quanto riguarda lex-alta borghesia
manifatturiera, cos come per le piccole e medie imprese, le politiche
pubbliche hanno giocato un ruolo
determinante nel condurre alla situazione attuale. Non soltanto con
le privatizzazioni. Di grande importanza stata, ancora una volta, la fiscalit. E precisamente la fiscalit di
favore nei confronti delle holding
introdotta dalla legge n. 904 del
1977 (la cosiddetta legge Visentini). Ci ha permesso lutilizzo
massiccio delle scatole cinesi, un
meccanismo che consente agli azionisti di riferimento di controllare
una base molto ampia di capitale
con una quota di capitale investito
molto modesta. Detto in termini
teorici, in tal modo resa possibile
la concentrazione del controllo senza la
concentrazione della propriet. In concreto, questo meccanismo fa s che
i grandi gruppi privati controllino
attivi del valore di 160 miliardi di
euro avendo conferito mezzi propri
per soli 10 miliardi di euro. Il caso
pi eclatante quello di PirelliTelecom, dove per ogni milione di
euro conferito in cima alla piramide
societaria lazionista di controllo
(cio Marco Tronchetti Provera)
controlla 196 milioni di capitale. Ma
non diversamente vanno le cose, ad
esempio, per quanto riguarda Ifi-Ifil
(ossia la famiglia Agnelli) nei confronti della Fiat.
Morale della favola: anche in questo caso lo Stato che ha costruito
il mercato, o se si preferisce
che ha orientato gli sviluppi del capitalismo italiano. E lo ha fatto nella
direzione sbagliata (sbagliata si
badi bene dal punto di vista stesso

dellaccumulazione del capitale).


Perch anche il controllo delle societ attraverso le scatole cinesi ha
comportato una capitalizzazione
asfittica, e la necessit di un ricorso
sistematico a prestiti bancari. Se a
questo dato strutturale aggiungiamo le numerosissime crisi aziendali
che hanno funestato il nostro apparato produttivo negli ultimi anni
(crisi di cui peraltro linsufficiente
capitalizzazione delle imprese una
concausa), non stupisce trovare le
banche nel capitale di tutte le pi
importanti imprese manifatturiere
e di servizi del nostro Paese. Questo
dato viene spesso letto in termini di
potere. La verit pi prosaica: come insegna il caso Fiat, in genere le

Come insegna il caso Fiat,


in genere le partecipazioni azionarie
delle banche nelle imprese
nascono da crediti che limpresa
non in grado di restituire

partecipazioni azionarie delle banche nelle imprese nascono da crediti che limpresa non in grado di
restituire, sono cio il frutto di crisi
aziendali. Il risultato il riproporsi
di un rapporto banca-impresa che
presenta tratti di inquietante affinit rispetto a quello in essere prima
della crisi del 1929.

I FURBETTI

DEL QUARTIERINO

Sugli immobiliaristi e sugli speculatori di borsa che hanno affollato le


cronache economiche degli ultimi
mesi si avrebbe la tentazione di non
aggiungere nulla, visto il fiume di
parole che stato versato a questo

21

Settembre Ottobre 2005

Economia

riguardo. Purtroppo, per, questo


tema stato in genere trattato in maniera moralistica o pettegola (le due
impostazioni del resto sono molto
meno lontane tra loro di quanto si
creda). Con il risultato di perdere
di vista gli elementi essenziali del
quadro. A cominciare dalla bolla
speculativa che ha coinvolto il mercato immobiliare negli Usa e nel
Regno Unito, e poi anche nellEuropa continentale. Una sciagura per
gli affittuari (come dimostra lattuale emergenza sociale degli sfratti
nelle grandi citt), ma una vera e
propria manna per chi intermedia
immobili, ossia li compra per rivenderli. E infatti si calcolato che il patrimonio degli immobiliaristi

Su questa base Ricucci, Coppola,


Statuto e Caltagirone
non sborseranno una lira
per le lucrose plusvalenze
realizzate sulle azioni della BNL

Statuto, Coppola e Ricucci sia passato dagli 1,6 miliardi di euro di fine
2001 ai 5,6 miliardi del 2005.
Questa enorme e crescente liquidit stata impegnata in fortunate
speculazioni borsistiche. Niente di
strano, e niente di nuovo. Perch da
un lato, come osservava gi Marx nei
lavori preparatori per il secondo libro del Capitale, tutte le nazioni a
produzione capitalistica vengono
colte periodicamente da una vertigine nella quale vogliono far denaro
senza la mediazione del processo di
produzione. Dallaltro questa vertigine una tentazione tanto pi ir-

22

resistibile quanto pi difficile valorizzare adeguatamente il capitale


investendolo nella produzione:
come oggi avviene nei Paesi a capitalismo avanzato.
in questi casi che si verifica o lesportazione dei capitali in senso
stretto o quella che negli anni Venti
del secolo scorso il marxista Henryk
Grossmann con un felice ossimoro
definiva come lesportazione dei ca pitali allinterno, cio in borsa. Da
questo punto di vista molto significativo che questa attivit speculativa oggi non sia appannaggio dei
soli immobiliaristi, ma anche di
capitalisti industriali pi tradizionali. Quando leggiamo che nel 2004
i fratelli Lonati di Brescia hanno
guadagnato 17 milioni di euro fabbricando macchine per calzifici, 40
milioni (da dividere con altri soci)
nel settore dellacciaio, e ben 65 milioni acquistando e rivendendo
azioni della Banca Nazionale del
Lavoro, difficile non vedere in
questi dati una conferma dellanalisi di Grossmann. Si tratta insomma
di tendenze oggettive dellattuale
fase di sviluppo del capitalismo, rispetto alle quali ogni critica moralistica condannata a mancare il bersaglio.
Per c un per. Anche in questo caso intervenuta la mano visibile dello Stato. E come al solito
nella direzione pi regressiva. In
che modo? Con una legge voluta da
Tremonti: la cosiddetta Pex (acronimo di participation exemption), che
rendeva completamente esentasse tutte
le plusvalenze realizzate sulle partecipazioni azionarie detenute da una
societ in unaltra societ (purch
le azioni di questultima fossero
mantenute in portafoglio per almeno un anno). Su questa base
Ricucci, Coppola, Statuto e Caltagirone non sborseranno una lira
per le lucrose plusvalenze realizzate
sulle azioni della BNL (e stiamo parlando di centinaia di milioni di euro
a testa). In base alla stessa legge il
Presidente operaio Silvio Berlusconi pochi mesi fa ha venduto una
parte delle azioni Mediaset in suo
possesso realizzando un guadagno di

circa 1,9 miliardi di euro senza sborsare una lira di tasse.


un esempio molto concreto del modo di operare del governo Berlusconi: a beneficio dello stesso Berlusconi, e pi in generale della parte
pi retriva della borghesia italiana.

GLI

ORDINI PROFESSIONALI:
IL FEUDALESIMO
N E L C A P I TA L I S M O

Pu sembrare singolare che, in una


disamina delle componenti della
borghesia italiana, si menzionino i
cosiddetti liberi professionisti e i
relativi ordini professionali. Non lo
affatto, e per diversi motivi.
Il primo rappresentato dal dato di
fatto che le tariffe dei professionisti,
protette dai relativi ordini professionali, rappresentano oggi uno dei
pi evidenti fardelli e svantaggi
competitivi che gravano sulleconomia italiana.
abbastanza misterioso, a prima vista, che un settore percentualmente
non molto significativo della popolazione italiana goda di una legislazione di favore tanto scandalosa, imperniata com su ordini professionali che non hanno nulla da invidiare alle corporazioni feudali. E
che appaiono assolutamente intoccabili: se i governi dellUlivo brillarono per la loro mancanza di iniziative al riguardo (n Bersani n Enrico Letta fecero alcunch di concreto, nonostante le ripetute promesse in tal senso), il forzista Zappal ora arrivato al punto di dare
il suo nome ad una Direttiva europea finalizzata a rendere pi difficoltoso lingresso in ciascun Paese
dellUnione Europea di professionisti residenti in altri Paesi.
Altrettanto misterioso il fatto che la
gran parte dei liberi professionisti
possa evadere il fisco senza colpo ferire, ed anzi ricevendo condoni
tombali e concordati a ripetizione dal governo. Il mistero scompare non appena si scorre lelenco
dei parlamentari italiani, che, a
fronte di 2 (due) lavoratori dellindustria (in rappresentanza del 31%

Settembre Ottobre 2005

dellintera forza-lavoro), pu vantare la presenza di qualcosa come


122 avvocati, 55 giornalisti, 51 medici, 14 commercialisti e cos via.
Sarebbe fin troppo facile prendere
spunto da questi dati per notare linquietante prossimit della composizione di classe dellattuale Parlamento rispetto a quello immediatamente post-unitario. Pi generale,
visto che la stessa composizione di
classe si ritrova nei parlamenti di
tutte le democrazie occidentali,
appare pi che giustificato quanto
Luciano Canfora ha osservato nel
suo Critica della retorica democratica:
Il sistema cosiddetto democratico
vigente in Usa e in Europa pu
accostarsi, per molti aspetti, alla pra tica ateniese, dove una lite p r o v eniente dai ceti mercantili e industriali dirige la cosa pubblica facendosi periodicamente legittimare dalle masse. Ma un discorso che ci porterebbe lontano.
Proviamo invece a trarre qualche indicazione immediata sul terreno
pi propriamente economico da
quanto abbiamo visto nelle pagine
precedenti.

CONCLUSIONI
La situazione delleconomia italiana, dopo anni di trionfo dellideologia del privato, del mercato e della flessibilit, estremamente grave. Non esagerava in
allarmismo lEconomist definendo
nel maggio scorso il nostro Paese il
vero malato dEuropa. Da allora,
se possibile, la situazione ulteriormente peggiorata. Dallanalisi condotta in queste pagine emergono
due aspetti del problema, tra loro
strettamente connessi.
Il primo rappresentato senzaltro
dal c a r a t t e re estremamente arre t r a t o
della borghesia italiana, nelle sue diverse componenti. Si tratta di una
borghesia a cui si pu muovere da
ultimo laccusa di non avere capito
la novit della fase (irreversibile) apertasi con lingresso dellItalia nelleuro; ma pi in generale quella di
aver rappresentato negli ultimi de-

Economia

cenni una formidabile zavorra ad


ogni processo di modernizzazione
anche nel senso capitalistico del termine.
Il secondo aspetto costituito dal
ruolo centrale delle politiche pubbliche
nel favorire e nellassecondare le
tendenze pi retrive della borghesia del nostro Paese. Dalla ottusa difesa di rendite di posizione alleterna propensione a privatizzare i
profitti e socializzare le perdite,
dalla diserzione fiscale alle scorribande borsistiche, dallistinto predatorio alla scarsissima propensione agli investimenti in ricerca e
sviluppo tecnologico: si pu dire
che non ci sia un solo atteggiamento
regressivo delle classi dominanti italiane che le concrete scelte politiche dei governi e le leggi varate dal
parlamento non abbiano favorito e
incentivato. insomma possibile dimostrare che la vuota retorica del
meno Stato pi mercato si in verit tradotta in pi Stato per questo mercato e per questa borghesia.
Credo che la comprensione del fatto che non esiste mercato senza Stato,
che non esiste economia capitalistica
senza politiche pubbliche, sia un punto
essenziale da riaffermare oggi. In
negativo: contro le politiche liberistiche degli ultimi 15 anni e contro
il governo Berlusconi. Ma anche in
positivo: individuando cio in una
politica pubblica alternativa il punto di svolta rispetto alla situazione attuale. Ai diversi aspetti di questa politica lErnesto ha dedicato un corposo volume, con lobiettivo di introdurre nel dibattito politico del centro-sinistra quel vero e proprio convitato di pietra che rappresentato
dal programma di governo. Quanto
si visto nelle pagine che precedono
conferma e avvalora l importanza di
quella scelta.
Ribadendo la centralit in particolare di due aspetti: limportanza della
fiscalit ai fini della redistribuzione
del reddito, ma anche di unallocazione produttiva dei capitali, e la ne cessit di bloccare i processi di privatiz zazione, per evitare ulteriori fughe
nella rendita e per rilanciare, invece,
politiche pubbliche di sviluppo.

Note

1 Deutschland kriegt die Kurv e, in


Manager Magazin, 28/9/2005.
2 Per unanalisi pi di dettaglio di questi
argomenti rinvio a V. Giacch, Il calabrone ha perso le ali. Le piccole e medie imprese nella crisi, Proteo, n. 1/2004; Il
borghese piccolo piccolo. Considerazioni
sulla crisi italiana, la Contraddizione, n.
102, maggio-giugno 2004. Si veda anche
leccellente analisi di P. Cicalese, L8 settembre della borghesia, la Contraddizione,
n. 111, nov-dic. 2005.
3 F. Fubini, Il vero freno dellItalia?
Aziende troppo piccole, Corriere della sera,
20 ottobre 2005.
4 La governance? Troppo familiare, in
CorrierEconomia, 24 gennaio 2005.
5 M. Marchesano, Aziende di famiglia in
crisi. AAA Vendesi, Milano Finanza, 29 ottobre 2005. Vedi anche: A. Bernacchi,
Aziende in bilico tra famiglia e mercato,
il Sole 24 Ore, 25 ottobre 2005; L. Zingales,
Capitalisti s, nepotisti no, il Sole 24 Ore,
27 ottobre 2005.
6 precisamente questo paradosso alla
base del fatto che in Italia da sempre i prestiti concessi ad unimpresa vengono garantiti con il patrimonio personale dellimprenditore. Peraltro, con le nuove regole
bancarie internazionali che a breve entreranno in vigore (meglio note come
Basilea II), questa prassi diventer estremamente onerosa.
7In argomento vedi C. Ferron, I beni? In
famiglia, Milano Finanza, 29 ottobre 2005,
e E. Dal Maso, Servizi segreti. Come funzion ano i family office, in Patrimoni, novembre
2005.
8 Per unanalisi specifica del problema fiscale rinvio a V. Giacch, Fisco e lotta di
classe, la Contraddizione, n. 109, giugno-luglio 2005.
9 Anche per questo motivo come ha evidenziato una ricerca dellIstat le imprese
italiane che esportano sono ormai, in misura significativa (che supera il 30% nei settori tecnologicamente di punta), filiali di
multinazionali a controllo estero: cfr. F.
Sallusti, Lexport tira, ma non italiano, il manifesto, 22 luglio 2004.
1 0 G. Rivolta, La manna nella rete ,
Finanza & Mercati, 8 ottobre 2005. Altri
dati di interesse si trovano nella recente ricerca di Mediobanca su Le principali societ italiane: per un sintetico resoconto
si veda il Sole 24 Ore del 26 ottobre 2005.

23

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2000 contatti giornalieri
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Ogni giorno ospita molti degli articoli pi significativi apparsi sulle maggiori testate nazionali e, con una frequenza considerevole, contributi auto-prodotti principalmente sui temi della politica italiana ed internazionale.
Laggiornamento quotidiano permette al lettore di trovare sempre un commento sui fatti di natura politica pi
rilevanti del momento, mettendo a confronto, in maniera ragionata, i pi interessanti contributi prodotti nellambito della sinistra. Non mancano inoltre le interviste a esperti sui vari argomenti che lattualit porta in
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inoltre presente un ricchissimo settore culturale nel quale sono segnalati e recensiti libri, film, opere teatrali
e musicali.
Fondamentali sono poi le sezioni dellarea Essere Comunisti e dei Giovani e comunisti. Nella prima sono
indicati gli appuntamenti pi importanti e tutti i documenti ufficiali, le interviste, gli interventi negli organismi
dirigenti del Partito dei compagni della nostra mozione. La seconda ospita invece un giornalino on line prodotto dai giovani della mozione e contenente riflessioni e spunti importanti, soprattutto in vista della prossima
Conferenza nazionale dei Giovani Comunisti.
Completa lelenco delle opzioni disponibili, larchivio della rivista lernesto, dove possibile recuperare gli
articoli contenuti nei numeri arretrati.
Insomma, il sito www.lernesto.it come strumento, complementare alla rivista, di informazione e formazione.
Ogni settimana la redazione compila una newsletter contenente i collegamenti agli inserimenti pi importanti
e la spedisce a tutti gli iscritti. Per iscriversi, se non lo avete ancora fatto, sufficiente cliccare sul tasto ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER (in alto a sinistra nella home) e inserire il proprio indirizzo mail e i dati richiesti.
Proprio in questi giorni verr attivato un servizio di news, in un apposito spazio scorreranno le informazioni
in tempo reale dei principali avvenimenti di attualit. Tante altre novit sono in preparazione, non mancate
quindi di visitarci.
Mauro Cimaschi

24

Settembre Ottobre 2005

Lavoro

Diventa pi che mai importante


inserire nei contratti nazionali di lavoro
vincoli alla precariet
e pi che mai attuale battersi
contro le diverse forme
di contratto a scadenza
figlie della legge 30

Vertenza
metalmeccanici
e Congresso CGIL

di Muarizio Zipponi
Segretario Generale Fiom Milano

OVVERO: LA CENTRALIT DEL CONTRATTO,

l 24 febbraio si svolto il primo incontro tra organizzazioni sindacali e


imprenditori per il rinnovo del biennio economico del contratto di lavoro dei metalmeccanici. Un aumento di 130 euro lordi al mese (di
cui 25 euro per tutti i lavoratori,
compresi quelli delle realt dove
non si fa contrattazione aziendale),
percorsi contro la precariet. revisione del sistema di inquadramento
e valutazione professionale (che risale al 1974): sono queste le richieste contenute nella piattaforma unitaria (approvata con il voto dei lavoratori) alla quale, da mesi, Fim,
Fiom e Uilm si stanno attenendo al
tavolo aperto con le associazioni imprenditoriali. questo che rivendicano i lavoratori metalmeccanici.
130 euro: non una cifra a caso, ma
quella che emerge dallanalisi della
realt. Una realt che ci parla del fallimento dellaccordo del luglio 1993
(e della pratica della concertazione), del pesante peggioramento
delle condizioni di lavoro e di vita, e
che ha indotto la Fiom a battersi perch gli aumenti salariali non abbiano pi a riferimento linflazione
(n programmata, n presunta, n
reale, n pregressa) ma quote che
vadano oltre il recupero del potere
dacquisto e prevedano la redistribuzione della ricchezza prodotta.
Uno dei nodi proprio questo: lidea che ai lavoratori spetti, come diritto contrattuale, una parte di
quella produttivit che fino ad oggi
stata assorbita interamente dalle

DEL SALARIO E DELLA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO

imprese e dalle rendite. Non un


caso che, negli incontri che da febbraio ad oggi si sono susseguiti, gli
imprenditori siano stati categorici
su questo punto: fermo restando il
sistema di regole del luglio 1993, i
lavoratori non possono beneficiare
della ricchezza che producono.
I vertici padronali sono disponibili
ad andare di poco oltre la loro iniziale proposta di 60 euro di aumento in due anni in cambio della
possibilit di decidere unilateralmente turni e orari di lavoro (annullando di fatto il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori): questo
il baratto inaccettabile su cui insistono i rappresentanti dellimpresa.
Allora chiaro: non una manciata
di euro il perno del conflitto, ma lo
scambio tra aumento del salario (il
meno consistente possibile, secondo gli imprenditori) e flessibilit oraria, straordinari, lavoro al sabato e alla domenica a comando
dellimpresa e senza contrattazione, con un orario massimo di lavoro annuale, non pi giornaliero e
settimanale. Non un caso che tra
le richieste irricevibili degli imprenditori ci sia quella della modifica in senso restrittivo dellarticolo
5 del contratto nazionale che attiene al ruolo negoziale delle Rsu.
Quello che pretendono i vertici dellimpresa la riscrittura della parte
normativa del contratto (che non
dovrebbe essere in discussione, essendo quella attuale una trattativa
per il rinnovo del biennio econo-

mico), in modo da sottrarre ai rappresentanti dei lavoratori qualunque possibilit di decidere su tempi,
ritmi e condizioni di lavoro.
chiaro, quindi, che la vertenza dei
metalmeccanici assume una valenza
che va ben oltre la categoria: su
questo tavolo, infatti, che la Confindustria sta giocando tutte le sue
carte. Piegati, sconfitti i metalmeccanici (cio la categoria di lavoratori storicamente pi combattiva)
pensa il gotha dellimpresa il contratto nazionale di lavoro perder
per tutti il suo carattere di strumento universale di tutela, e i lavoratori non avranno pi diritto di parola nelle fabbriche e negli uffici.
Ci sono due elementi che, forse, gli
imprenditori non avevano previsto:
la determinazione dei lavoratori metalmeccanici e la ritrovata unit dei
sindacati, dopo quattro anni di accordi separati. Una ritrovata unit
che nasce dalle lotte che la sola
Fiom ha saputo mettere in campo
negli anni difficili che vanno dal
2001 ad oggi, e che ha come collante
la condivisione di un percorso democratico che prevede il voto dei lavoratori su piattaforme e accordi.
Una determinazione dei lavoratori
che scaturisce da due reali bisogni:
un salario dignitoso, un posto di lavoro certo.
Non un caso che democrazia e aumento dei salari siano i nodi di
fondo di confronto del XV
Congresso della Cgil, che si svolge
su un documento unitario artico25

Lavoro

lato in 10 tesi. E non un caso che,


su questi due temi, il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, abbia presentato due tesi alternative, portando cos allinterno
del dibattito confederale le conclusioni del congresso anticipato e la
prassi della Fiom. Il voto dei lavoratori su piattaforme e accordi solo su
richiesta dei diretti interessati e come concessione delle organizzazioni
sindacali; il voto dei lavoratori su
piattaforme e accordi come diritto
dei diretti interessati e vincolo per
le organizzazioni sindacali: concessione e diritto, queste due parole fanno la differenza tra una tesi
e laltra. Ma non si tratta di sofismi
linguistici: i due termini segnano
una diversa idea del rapporto tra
sindacato e lavoratori.
Aumenti salariali che devono recuperare il potere dacquisto allinterno dello schema fissato dal protocollo del luglio 1993; aumenti salariali superiori che non devono
avere come riferimento linflazione,
ma devono essere decisi da organizzazioni sindacali e lavoratori e contenere una quota della ricchezza
prodotta: anche in questo caso la differenza sostanziale, non lessicale.
Nelle due tesi alternative che vedono come primo firmatario
Rinaldini e che vengono poste ai
voti degli iscritti in tutti i luoghi di
lavoro ci sono, in sintesi, i contenuti
della piattaforma Fim, Fiom, Uilm
per il rinnovo del biennio.
Ecco che contratto e Congresso si
intrecciano, ed una discussione che
rischiava dessere puramente teorica viene contaminata dalla concretezza della prassi. Una prassi che,
per quanto riguarda la Fiom, si costruisce nella scansione idee-elaborazioni-rivendicazioni-lotte, in un
percorso che ha come filo conduttore la democrazia.
Sono proprio questa scansione e
questo percorso che hanno permesso ai metalmeccanici di reggere
il durissimo scontro di questi mesi.
Fin dal primo incontro, infatti, la
trattativa stata accompagnata dagli scioperi, dalle mobilitazioni,
dalle manifestazioni dei lavoratori.

26

Gli ultimi dieci mesi sono stati scanditi da azioni di lotta articolata
(dallo sciopero degli straordinari e
delle flessibilit, allo sciopero della
reperibilit, alle fermate dal lavoro
per dieci minuti al giorno), manifestazioni regionali come quelle
che il 29 settembre si sono svolte
nelle principali citt italiane registrando una straordinaria partecipazione, presidi sul territorio, nei
luoghi simbolici (come il Palazzo
della Borsa a Milano) o di intenso
passaggio (dai grandi centri commerciali alle fermate dei mezzi pubblici) per spiegare ai cittadini le ragioni di una lotta che scaturisce da
esigenze comuni e che ha come
obiettivo la salvaguardia dei diritti
per tutti i lavoratori.
Chi (come gran parte degli imprenditori) in questo lungo percorso si
aspettava un calo di consenso e il
progressivo indebolimento del conflitto, rimasto deluso.
Lostinazione con cui, negli anni
che abbiamo alle spalle, la Fiom si
battuta per la ricostruzione di un
rapporto stretto e democratico tra
sindacato e lavoratori ha ridato
senso di appartenenza a una parte
del lavoro dipendente che limpresa tende a separare, frammentare, ridurre al silenzio.
I protagonisti delle assemblee, dei
presidi, delle mobilitazioni non sono risorse umane che rischiano di
trasformarsi in esuberi, ma donne
e uomini che hanno compreso bene
che il rapporto individuale tra lavoratore e impresa impari, che uninterlocuzione possibile solo con
una modifica dei rapporti di forza,
che il sindacato in grado di ottenere risultati positivi quanto pi
forte e rappresentativo.
La lotta per la conquista del contratto avviene in un contesto particolare, di pesantissima crisi industriale, di quotidiana messa in discussione di posti di lavoro, di restringimento degli spazi di democrazia, di attacchi ai diritti sociali e
del lavoro su scala mondiale. In
Europa sono in discussione norme
che rischiano di sancire nei 25 paesi
dellUnione il principio del lavoro

Settembre Ottobre 2005

come merce e dei diritti come variabile dipendente dalle esigenze


del mercato. In questo quadro diventa pi che mai importante inserire nei contratti nazionali di lavoro
vincoli alla precariet, e pi che mai
attuale battersi contro le diverse
forme di contratto a scadenza figlie della legge 30, per assunzioni a
tempo indeterminato e percorsi
formativi che diano ai lavoratori la
possibilit di non essere travolti dai
veloci mutamenti dellimpresa.
Anche su questi punti la piattaforma
Fim, Fiom e Uil entra in rotta di collisione con i desideri dei vertici padronali. La Confindustria, infatti,
mentre incassa soldi dal Governo attraverso la finanziaria, persegue tenacemente lobiettivo di peggiorare
le condizioni di lavoro, riscrivere il
sistema contrattuale italiano, spezzare il filo che lega i lavoratori metalmeccanici al loro sindacato.
A questo punto dovranno essere i lavoratori, con le loro lotte, a riaprire
i margini di una trattativa che il padronato ha intenzione di utilizzare
come grimaldello per instaurare
nei luoghi di lavoro il totale dominio dellimpresa. Questa consapevolezza emersa chiaramente nellassemblea dei 5000 delegati Fim,
Fiom e Uilm che si svolta al Pallido
di Milano l11 settembre, e che si
conclusa con la decisione di intensificare le mobilitazioni azienda per
azienda, territorio per territorio, e
di indire per il 2 dicembre una giornata di sciopero nazionale dei lavoratori metalmeccanici con manifestazione a Roma. Quella di venerd
2 dicembre sar una manifestazione
per il contratto e, contemporaneamente, contro questo governo e
quella parte del mondo imprenditoriale che non in grado di trasformare la crisi di oggi in unoccasione per rilanciare il sistema industriale di questo paese, mettendo la
parola fine alla sciagurata politica
della compressione dei salari e dei
diritti, riconoscendo il valore del lavoro e indirizzando risorse verso
nuovi prodotti compatibili con
lambiente e che rispondono ai reali
bisogni della collettivit.

Settembre Ottobre 2005

Lavoro

Se tutti ti ripetono che non vali niente,


alla fine ti convincerai che non meriti
di essere pagato di pi,
spiega una giornalista americana
infiltratasi tra i precari
e che ne ha condiviso
la vita e le sofferenze

Allombra della
precarizzazione

di Andrea Martini
Giovani Comunisti, Ancona

IL DISAGIO ECONOMICO, SOCIALE, ESISTENZIALE DELLE NUOVE


GENERAZIONI SEGNATE DALLA FLESSIBILIZZAZIONE DI MASSA DEL LAVORO;
LA DUREZZA DELLA LEGGE

30 E DEL PACCHETTO TREU

E I COMPITI CHE SPETTANO AD UN GOVERNO DI ALTERNATIVA

e giovani generazioni italiane, nel


corso della storia nazionale, hanno
spesso ricoperto ruoli propulsivi di
cambiamento sociale e culturale.
Certo sarebbe fuorviante considerare i movimenti degli anni 60/70
oppure la Resistenza partigiana, in
cui tanti ragazzi e tante ragazze si
sono spesi in prima persona, come
un po banali pulsioni generazionali ribellistiche, ossia slegando
dalla contraddizione di classe e dal
contesto complessivo della societ
le aspirazioni di cambiamento
espresse dai giovani. Anche oggi nel
corpo sociale e tra la maggioranza
dei miei coetanei ventenni sembra
sempre pi diffuso uno scontento,
originato dal crescente disagio materiale e morale che sta investendo
nuove fasce della cittadinanza. Il
problema che, escluse le tenaci e
consistenti minoranze scese in
piazza negli ultimi anni contro la
guerra ed il neoliberismo, impegnatesi in scioperi e vertenze, molti
giovani vivono la propria attuale
condizione di incertezza, di atomizzazione e di debolezza con una sconfortante passivit.
Molti giovani (e non solo) non si
sentono cittadini e spesso non desiderano neppure esserlo, assuefatti
ormai alla fatalistica mancanza di tutele, alla difficolt di comunicazione e di socializzazione dei bisogni e, non da ultimo, assuefatti ai
modelli consumisti ed individualisti

della cultura dominante. La lotta


alla precariet perci una sfida
non solo politica o sindacale, ma per
noi anche culturale.
Per quanto possa osservare frequentando ed ascoltando i miei coetanei, noto un aumento del pessimismo per il futuro, reso instabile
soprattutto dallincertezza dei rapporti di lavoro. La flessibilit, inaugurata negli accordi di concertazione sindacale del luglio 1993, poi
sviluppata dal Pacchetto Treu nel
1997, stata infine portata alle estreme conseguenze dalla legge 30 (pi
gli innumerevoli decreti successivi)
approvata dal governo Berlusconi
nel febbraio 2003. Una condizione
ormai strutturale di instabilit che
colpisce milioni di giovani lavoratori, oggi legata allordinaria attivit
produttiva dellimpresa (non a congiunture eccezionali, come ipotizzato quando venne introdotta la flessibilit) e che non ha generato i taumaturgici effetti promessi per leconomia italiana, sprofondata in una
grave crisi, per colpa ad esempio anche di ricette neoliberiste come la
deregolamentazione del lavoro1.
Dopo le grandi conquiste ottenute
dal movimento operaio degli anni
50/60/70 a tutela del lavoro dipendente e per lintroduzione della democrazia in fabbrica, culminate
(dopo lautunno caldo) con lapprovazione dello Statuto dei lavoratori nel 1970, il capitale nei succes-

sivi 20 anni ha trovato delle scappatoie per sottrarsi ai compromessi cui


era giunto con il mondo del lavoro.
Alcuni esempi a sostegno di questa
deduzione: se lo Statuto dei lavoratori si applica alle aziende sopra i 15
dipendenti, maggioritarie nelleconomia degli anni 70, il capitale italiano risponde ristrutturando la
produzione, ridimensionando numericamente la combattiva classe
operaia (fenomeno da ricondurre
anche alla terziarizzazione del lavoro) e parcellizzando il lavoro in
mille rivoli, dove la democrazia e i
diritti non possono, per legge, arrivare. Ancora: il lavoro dipendente
ha ottenuto strappandole significative tutele? Bene: il lavoro salariato,
che nella forma pratica rimane dipendente dagli altrui interessi economici, viene definito dalla nuova
legislazione neoliberista come
parasubordinato o autonomo
(introducendo su larga scala collaborazioni, progetti, partite IVA
ecc.).Definizione ovviamente di comodo per non dover erogare ai giovani lavoratori interessati i diritti
spettanti ai colleghi dipendenti
che svolgono in massima parte le
loro stesse mansioni. Oppure altrettanto ingannevole lutilizzo
dello staff leasing, la cosiddetta somministrazione di lavoro a tempo determinato, mediata dalle Agenzie
per il lavoro, diventata oggi la forma
pi diffusa delle nuove assunzioni,

27

Lavoro

specie operaie. Per essere chiari: il


giovane formalmente dipendente
dellAgenzia e non, come sembrerebbe ovvio, dellimprenditore
presso il quale salariato. Questo significa che, ad esempio, limprenditore potrebbe assumere 14 lavoratori tipici e 100 in staff leasing,
bypassando quel groviglio di lacci e
lacciuoli che lo Statuto dei lavoratori, il quale, come sappiamo, non
applicato alle aziende sotto i 15 dipendenti. In tal modo i 100 assunti
in staff leasing saranno in pratica diretti dallimprenditore ma risulterebbero dipendenti dellagenzia di
somministrazione, provocando
enormi difficolt alla rivendicazione
di diritti comuni, allorganizzazione
sindacale e via deregolamentando.
Per ripensare a una legislazione del
lavoro al passo coi tempi si dovrebbe
prendere atto che la produzione
tende ad essere ubiqua e frammentata come i luoghi stessi di lavoro.
Oggi nuove insidie si tendono alla dignit e alla sicurezza dei giovani lavoratori, che per una parte di questi
non sono pi solo le perquisizioni
delle guardie giurate alluscita, bens
ad esempio il controllo dei sistemi di
comunicazione digitale con cui lavorano, oppure laccesso alle informazioni riservate sulle loro condizioni di salute. In realt limpresa definita postfordista controlla meglio
di prima, col guinzaglio lungo, anche il lavoratore autonomo. Al di
fuori di ogni esperienza collettiva e
di solidariet tra colleghi, egli resta,
in realt, in una condizione di dura
subalternit e dipendenza dallaltrui
fortuna, dallaltrui convenienza economica. Ecco perch, in forme adeguate allattuale situazione di disagio, i principi dello Statuto dei
Lavoratori vanno estesi anche alle
nuove, piccole, unit produttive e ai
nuovi contratti, che altrimenti ne
sarebbero scoperti.
Le condizioni oggettive comuni a
tutte le nuove tipologie di lavoro introdotte lessere salariati, ossia
lessere il nuovo proletariato. I
giovani entrano (se ci riescono, considerato il tasso di disoccupazione
giovanile al 27%) in un mondo del

28

lavoro caratterizzato, ormai regolarmente, da paghe basse, dallassenza di adeguati ammortizzatori


sociali (spesso rappresentati solo,
ad esempio, dalla pensione percepita dal padre), dallincertezza per
il futuro, dalla precariet, dallindividualizzazione della condizione
giuridico/contrattuale e dal rischio
della disoccupazione che, specialmente al sud, scoraggia molte
donne e molti giovani dal cercare
un lavoro che spesso non esiste, o se
c in nero, pesante, pericoloso,
sottopagato.
Per ovviare a questa situazione si potrebbe introdurre, come proposto
anche dalla Cgil, un livello minimo
di retribuzione oraria assolutamente inderogabile, applicabile a tutte
le prestazioni di lavoro a tempo, subordinate e autonome, secondo il
modello del salario minimo. Il salario minimo sperimentato in quasi
tutti i paesi europei ma ovviamente
non in Italia, come spesso accade
per ci che di buono c nell Ue.
Questo provvedimento serve a proteggere dalle distorsioni marginali
del mercato del lavoro le categorie
pi a rischio di emarginazione e
non rappresentate sul piano sindacale, fissando un livello minimo di
reddito che possa fungere anche da
parametro nel definire sussidi condizionati allimpiego (ad esempio:
sgravi contributivi per le retribuzioni al di sopra del salario minimo). Lintroduzione nel nostro
ordinamento del salario minimo
orario universalmente inderogabile
offrirebbe dunque una protezione
anche ai settori non coperti dalla
contrattazione collettiva, ai lavoratori temporanei o occasionali, ai
collaboratori autonomi.
Tutti i lavoratori, anche i pi giovani, devono avere un valore minimo per unora, un giorno del proprio lavoro, per non essere vittime
di unarbitraria tendenza al ribasso
salariale dei datori di lavoro, nonostante il boom dei profitti per
grandi e medie imprese nel 20042.
Un motivo in pi per proporre
forme di redistribuzione della ricchezza dal capitale al lavoro che il

Settembre Ottobre 2005

generale impoverimento dei lavoratori (quindi dei consumatori)


provoca, in economia, un ristagno
della domanda, e di conseguenza
dellofferta e della produzione, in
un circolo vizioso.
Inoltre grandi difficolt vengono
trovate dai sindacati nella rappresentanza dei giovani precari: questi
lavoratori, oltre ad essere soggetti al
ricatto del mancato rinnovo del
contratto qualora creino problemi,
sono difficilmente rappresentabili
negli interessi collettivi per colpa
della miriade di tipologie contrattuali introdotte dalla nuova legislazione. Va ribadito inoltre che la
struttura mastodontica dei sindacati confederali deve ricostruire un
patto di fiducia con i lavoratori che
garantisca loro il diritto ad avere
lultima parola su piattaforme ed
ipotesi di accordo. In caso contrario, i lavoratori, delusi, andranno
alla deriva, affidandosi allimpresa
in un rapporto individuale in cui
sono destinati a perdere3.
Oltre ai bassi salari, i giovano lavoratori subiscono anche un avvilente
turn-over (che il rapporto tra interruzioni del rapporto ed occupati), facendo venir meno il senso
di appartenenza del giovane a una
comunit produttiva e a una classe.
In questo modo vengono meno i
principi di solidariet che dovrebbero legare i lavoratori ai colleghi e
al proprio lavoro, nonostante i patetici tentativi di cooptazione come
il chiamare i propri sottoposti collaboratori. Nella realt i precari,
quasi sempre, subiscono lo svilimento della propria dignit: i continui e immotivati rimproveri subiti,
le accuse di incapacit, la continua
richiesta di prestazioni anche
quando non necessarie, sono una
strategia per impedire psicologicamente al lavoratore di rivendicare
diritti o aumenti della paga, avendo
egli interiorizzato profondamente
la propria inadeguatezza o inferiorit.Se tutti ti ripetono che non vali
niente, alla fine ti convincerai che
non meriti di essere pagato di pi,
spiega una giornalista americana
infiltratasi tra i precari (i cosid-

Settembre Ottobre 2005

detti lavoratori poveri) e che ne


ha condiviso la vita e le sofferenze.4
Il turn-over, nel 900, era considerato
dannoso non solo dal movimento
dei lavoratori ma persino per lazienda, come teorizzava Henry
Ford, il quale lungi dallessere un filantropo5 aument i salari dei propri operai (i cosiddetti salari di efficienza) per stimolarli alla fedelt
aziendale e alla produttivit, evitando di dover formare in continuazione nuovi assunti che altrimenti se
ne sarebbero andati dopo poco, risparmiando in guardie giurate necessarie per evitare furti e sabotaggi,
e ovviamente tenendo a debita distanza dai propri cancelli i sindacati.
Oggi il capitale (quello italiano in
particolare) ragiona su unaltra lunghezza donda: la rottura della concertazione ne un segno evidente,
cos come la scelta di massimizzare
i profitti finanziari a discapito della
produzione reale. Per certi versi il
capitale tornato alla sua prepotente mentalit ottocentesca, con le
possibilit di profitti stellari e disinvolte speculazioni caratteristica invece del nuovo millennio.
Sarebbe anche interessante far luce
sul livello di formazione professionale degli interinali, costretti di frequente a cambiare ruolo professionale ed azienda, con conseguenti
difficolt oggettive nel poter svolgere le mansioni del nuovo lavoro,
senza perci approfondire gli
aspetti riguardanti la qualit del
prodotto, dei servizi e, last but not
least, della sicurezza del lavoro. Un
aspetto questo spesso sottaciuto ma
centrale, considerato il bollettino
medio di 3 morti bianche e decine
di feriti al giorno in Italia.
Da non sottovalutare e da rimuovere sono anche le grandi difficolt
di accesso al credito bancario ed ai
mutui per i giovani precari. LItalia,
secondo molti analisti economici int e r n a z i o n a l i (es, World Competi tiveness Yearbook), risulta agli ultimi
posti tra i paesi industrializzati per
la facilit di accesso al credito. Il che
significa che il mio giovane amico,
esperto gelataio salariato da ormai
17 anni, non potr mai sperare di

Lavoro

aprirsi una sua gelateria perch nessuna banca gli prester, a condizioni accessibili, i soldi necessari.
Oppure che la mia amica centralinista a progetto in un call-center, nonostante sia considerata una libera
professionista con partita IVA, a
differenza dei suoi colleghi avvocati o notai non otterr mai il mutuo per comprarsi una appartamento col suo compagno.
Molti giovani oggi si sentono pi tutelati nel vivere con i genitori (poich non riescono a pagare affitti improponibili) e contribuiscono col
proprio lavoro alle spese della famiglia. Noi giovani siamo cos costretti a rinviare, per cause estranee
alle nostra volont, scelte di vita fondamentali come landare a vivere da
soli (altro che generazione mammona che sta a casa fino a 30 anni!),
lo sposarsi e il fare figli, proprio nel
periodo in cui si dovrebbero compiere queste scelte improrogabili
nel lungo periodo.
A questo proposito davvero chiarificatrice la recente indagine6 svolta su un campione di giovani lavoratori atipici dallistituto di studi politici economici e sociali Eurispes
sulla precariet dei rapporti di lavoro. Intrappolati da un presente di
vulnerabilit economica che impedisce loro di tutelare il proprio futuro, milioni di precari sono condannati allindigenza. I pagamenti
irregolari e bassi, linsoddisfazione
delle tutele sociali, il malessere psico-fisico dei lavoratori atipici, lincertezza per il futuro e per la propria vecchiaia, uniti a una quasi impossibile rappresentanza sindacale
di tutta la disarticolata quarantina
di figure contrattuali introdotte dalla legge 30 rendono il quadro drammatico. Leconomia della sicurezza
di cui ha goduto in passato il giovane lavoratore si sta trasformando,
da 20 anni sempre pi velocemente,
in uneconomia dellincertezza per
la nuova figura dai connotati molto
incerti di cittadino lavoratore.
In ultima analisi urge una inversione
di tendenza: per un auspicabile futuro governo di centrosinistra, centrale non deve essere linteresse del-

limpresa ma il fine sociale di essa,


come stabilito dallarticolo 42 della
Costituzione7. Non basta: dobbiamo
introdurre nuove rigidit normative
e contrattuali. La flessibilit pu essere vista come uno strumento cui ricorrere solo in via ristretta ed eccezionale; in tal modo risulterebbe in
parte accettabile (purch con le adeguate tutele salariali, previdenziali
ed assicurative) per linserimento
nel lavoro dei pi giovani, per chi
vuole lavorare part-time o per chi, da
studente, vuole o necessita di guadagnare qualche soldo, o anche per
le necessit di aziende (realmente)
in crisi (naturalmente questa eccezionalit dello strumento va trattata
con la massima attenzione: gi nel
Pacchetto Treu questo argomento
venne utilizzato come cavallo di Troia, come apripista alla precariet).
Bisogna abolire il caos normativo
della legge 30. Dobbiamo ripensare
a un meccanismo di adeguamento
dei salari/stipendi allinflazione
(scala mobile) e a nuove forme di
democrazia, come il referendum sui
posti di lavoro per tutti i lavoratori,
tipici ed atipici. Per i disoccupati,
per i lavoratori poveri e per tutti
gli esclusi dallentrata nel mondo
del lavoro deve essere garantito un
livello di sopravvivenza autonoma,
ossia un salario di cittadinanza da
vincolare non solo a una prestazione lavorativa ma anche a comportamenti di utilit sociale, riconoscendo valore allassistenza ai
membri della propria famiglia, alla
formazione culturale e professionale, alla partecipazione ad attivit
di volontariato e di promozione ambientale, del territorio e del patrimonio artistico. Un salario di cittadinanza superiore alla soglia di povert relativa, che svincoli dal ricatto
della disoccupazione e del malessere sociale tanti giovani lavoratori
e altrettanti disoccupati. Un salario
che non stimoli il rifiuto parassitario delle offerte di lavoro tout-court,
ma che consenta piuttosto al soggetto che ne fruisce di rifiutare le
mansioni peggio pagate8 o pi pericolose, poich la propria esistenza
risulta assicurata dal sussidio.

29

Settembre Ottobre 2005

Lavoro

Il lavoratore non sarebbe cos costretto ad accettare salari troppo


bassi pur di evitare il dramma delle
disoccupazione. Inoltre, secondo le
leggi basilari delleconomia riguardanti il mercato del lavoro9, i sussidi
alla disoccupazione ma anche il salario sociale consentono parimenti
anche ai lavoratori occupati di spuntare ai datori di lavoro dei salari
maggiori, in un circolo virtuoso.
Dove trovare i fondi per queste costose politiche, considerato che
siamo vincolati al Patto di Stabilit
europeo che ci impedisce di sforare
il tetto del 3% del rapporto tra
Prodotto nazionale lordo e debito
pubblico? Potremmo cominciare
da subito a trovare i soldi necessari
ritirando le truppe dal pozzo senza
fondo di Nassirya o dell Afghanistan10

5 Cfr Henry Ford, Lebreo internazionale, 1920.

Note
1 A questo proposito potremmo ricordare
che gi nel 1993 anche il compianto prof.
Massimo DAntona scriveva, in relazione alle
misure di moderazione salariale ed in particolare di flessibilit del lavoro previste dal
protocollo del 23 luglio, che lidea di aggiungere quote di flessibilit nelle tipologie
lavorative in Italia era unidea obsoleta, che
ripercorreva sentieri gi battuti e che lallora
diritto del lavoro era sufficientemente adeguato alle esigenze di crescita delle imprese
italiane.
2 Dati Mediobanca su 2000 imprese.
3 Cfr Maurizio Zipponi, Si pu; operai, impie gati, precari, imprese in un nuovo sistema, Mursia
2003, pag. 197.
4 Barbara Eherenreich Una paga da fame; come
non si arriva a fine mese nel paese pi ricco del
mondo, Feltrinelli 2004.

Questa raccolta dei suoi articoli antisemiti divenne in seguito fonte di ispirazione per gerarchi nazisti come Von Schirac ed Himmler
per loro stessa ammissione.
6 Contenuta nel Rapporto Italia 2005.
7 Un contributo analitico interessante ed
utile sulla responsabilit sociale dellimpresa
il libro L i m p resa irresponsabile di Luciano
Gallino, Einaudi 2005.
8 NellItalia del 2005 si pu lavorare anche
per tre euro allora, con un regolare contratto
di apprendistato.
9 Cfr O. Blanchard Macroeconomia, Il Mulino.
10 Solo per lanno 2004 lItalia ha speso 30.642
milioni di dollari (pari all1.8% del Pil) per le
spese militari. Dati ufficiali Nato ripresi dalla
tabella http://www.nato. int/ docu/pr
/2005/p050609.pdf, disponibile online sul
sito dellorganizzazione militare atlantica.

Domenico Losurdo
Controstoria del liberalismo
Biblioteca Universale Laterza, pp. 376
euro 24,00

Come spiegare che nellambito della tradizione


liberale la celebrazione della libert va spesso
di pari passo con lassimilazione dei lavoratori
salariati a strumenti di lavoro e con la teorizzazione del dispotismo e persino della schiavit a
carico dei popoli coloniali?
In questo volume Losurdo indaga le contraddizioni e le zone dombra da sempre trascurate
dagli studiosi, siglando una controstoria che evidenzia la difficolt di conciliare la difesa teorica
delle libert individuali con la realt dei rapporti
politici e sociali.

30

Settembre Ottobre 2005

Linsicurezza una co-produzione.


Una co-produzione della societ
nel suo insieme. La polizia, per esempio,
esiste certamente per proteggere
i cittadini. Ma essa anche
sfortunatamente co-produttrice
dinsicurezza e di inutili provocazioni

Diritti

Il fuoco di Parigi

a cura di Alexandre Fache

NEI QUARTIERI DELLILE DE FRANCE, DOVE REGNA LINCERTEZZA


DELLESISTENZA, GIUNGE NICOLAS SARKOZY E GETTA BENZINA
SULLINCENDIO CHE GI DIVAMPA : INTERVISTA AL SOCIOLOGO
FRANCESE MANUEL BOUCHER

ome giudica i disordini di questi ultimi giorni nella banlieu parigina?


Per prima cosa bisogna sottolineare
che questo tipo di avvenimenti non
una novit. In questo caso specifico sono correlati , concretamente,
alla morte di due giovani folgorati
in un trasformatore dellEDF.
Queste morti hanno fatto esplodere
un cumulo di rancori causati dalla
discriminazione e dalla segregazione, di cui sono vittime questi giovani e questi quartieri. E se la collera si manifestata con questa rivolta e queste automobili bruciate perch una logica si sovrapposta ad unaltra. Perch, al
contrario di ci che si immagina,
molti dei manifestanti sono persone
che lavorano in questi quartieri e
non sono affatto in uno stato di miseria o di completo abbandono. Ma
ogni progetto messo in atto per pacificare un quartiere pu essere annullato da avvenimenti choc come
la morte di questi due giovani. In
quel momento la logica della repressione prende il sopravvento.
Una repressione rappresentata dal
m i n i s t ro degli interni, Nicolas
Sarkozy, il cui discorso non ha fatto
che gettare benzina sul fuoco
E evidente. Anche se laspetto della
sicurezza non risale a Sarkozy.

Ricordiamoci la campagna del


2002: il governo Jospin aveva anchesso dato una grande visibilit
mediatica a questo tema. Con i risultati che sappiamo. Sarkozy lha
fatta diventare una strategia politica, accompagnata da leggi molto
dure e discorsi estremamente caricaturali e offensivi che hanno provocato nuove umiliazioni, stigmatizzazioni, etichettature.
Credo che Sarkozy sia il simbolo
della frammentazione avanzante
della societ francese, e direi di pi,
della sua etnicizzazione. E ci nel
momento in cui si decompone anche la capacit dello Stato di gestire
i problemi delle periferie. Che cos la politica Sarkozy? meno
Stato nellazione sociale cio
meno sovvenzioni alle associazioni
di base, laiche, di educazione popolare, che sono in uno stato di precariet totale e pi Stato per gli
strumenti della sicurezza.
Lasciando nel contempo sempre
pi spazio ai promotori della morale, alle strutture religiose, ai cattolici impegnati nel sociale ancora
presenti nei quartieri popolari, ma
anche, naturalmente, ai musulmani.
Lei scrive nella sua ultima opera:
Non c alcun dubbio che le attuali
violenze scoppiate nelle periferie
popolari [senza alcun riferimento

ovviamente, agli ultimi avvenimenti


di Seine-Saint-Denis NdR] sono simili a quelle degli operai privi di
protezioni sociali allinizio dellera
industriale. Pu pre c i s a re il suo
pensiero?
Stiamo ritornando in una fase regressivo, che possiamo definire incertezza dellesistenza, che genera
posizioni e atteggiamenti diversi
nelle classi medie rispetto alle classi
pi sfavorite. Il guaio che questo
regresso, anzich suscitare una
presa di coscienza politica sulle
cause delle ineguaglianze sociali,
quale conseguenza del liberalismo,
genera semplicemente una violenza
interna, una tendenza allautodistruzione, nonch comportamenti
razzisti, da una parte e dallaltra.
Razzismo nei rapporti con le popolazioni straniere. Razzismo nelle
frange pi disperate che non colgono la possibilit di inserirsi nelle
lotte politiche classiche (partiti, sindacati, associazioni laiche). Tutto
ci genera un ripiegamento su se
stessi di numerosi soggetti delle periferie che, invece di unirsi per ricomporre una societ pi umana,
pi giusta, si battono gli uni contro
gli altri. ci che rende particolarmente pericolosa la situazione attuale. Chi ne trarr vantaggio?
Sicuramente le classi dominanti e i
poteri economici, che non cessano

31

Diritti

di dislocare in avanti le loro posizioni in questa congiuntura postnazionale, mondializzata e de-politicizzata.


Stiamo dunque ritornando ancora
al vecchio concetto ottocentesco:
classi laboriose, classi pericolose?
In effetti ci sono delle somiglianze.
Le classi pericolose del XIX secolo,
erano dei contadini che venivano
nelle citt per trovare lavoro, ma
che non ne trovavano affatto dato
che lindustrializzazione non era totalmente compiuta. Ma erano comunque subalterni alla logica della
produzione industriale. E in quanto
senza lavoro, queste classi erano
considerate socialmente pericolose. Oggi siamo di fronte ad un fenomeno simile, cio a popolazioni
condannate ad una disoccupazione
di massa Laggravante supplementare di oggi la de-politicizzazione
della societ e la crescita del fattore
etnico-identitario prodotto dalla
mondializzazione.
Questi avvenimenti segnano la
sconfitta di trentanni di politiche
per la citt?
una questione complessa. Le politiche per la citt possono essere
giudicate un modesto tentativo,
una sorta di cerotto su una gamba
di legno, appena sufficienti ad evitare le esplosioni pi gravi. Nello
contempo hanno per permesso di
compiere alcuni interessanti progressi nel campo delleducazione

32

con le Zone di Educazione


Prioritaria (ZEP), e in quello degli
alloggi, aprendo una riflessione sul
modo di far evolvere i progetti abitativi finalizzandoli alla ricomposizione del tessuto socio-associativo.
Ma altrettanto vero che le politiche per la citt non hanno realmente permesso agli abitanti di
emanciparsi e di appropriarsi della
vita dei loro quartieri. Chi ha diretto
e dirige questa politica sono per lo
pi promotori di progetti calati
dallalto ed esperti soprattutto in comunicazione. In quanto tale, la politica delle citt ridiventa un mezzo
per inquadrare le classi popolari e
per continuare a concentrarle nei
ghetti.
Lei chiede nel suo ultimo libro a
partire dal titolo di ri-politicizzare linsicurezza. Cosa intende
dire precisamente?
Intendo dire che ci che occorre,
innanzitutto, di smetterla di definire certi individui come fonte di
guai e, perci, di insicurezza Non
condannando e stigmatizzando ancor pi che si risolveranno i problemi della sicurezza nelle periferie. Ma purtroppo esattamente
quello che avviene. Invece bisogna
ridare un senso e dei contenuti politici a queste questioni mobilitando
linsieme dei protagonisti che compongono la societ.
Perci occorre smetterla di immaginare che per affrontare la violenza
e la delinquenza siano necessari
solo la polizia e qualche educatore.

Settembre Ottobre 2005

Soprattutto se questi educatori


sono loro stessi de-professionalizzati e precarizzati, come accade ora.
E invece necessario mettere attorno ad un tavolo tutti i soggetti politici interessati, leducazione nazionale, lANPE, i soggetti laici e religiosi; ma anche coloro che vengono presentati come responsabili
dei disordini che esprimono, anche
se in modo aggressivo, le ingiustizie
e le sofferenze che vivono quotidianamente. Occorre trovare dei mezzi
affinch linsieme delle rivendicazioni di entrambe le parti, degli
out e degli in, come diceva Alain
Touraine, possa esprimersi nei luoghi della conflittualit istituzionalizzata. Poich linsicurezza una
co-produzione. Una co-produzione
della societ nel suo insieme. La polizia, per esempio, esiste certamente
per proteggere i cittadini. Ma essa
anche sfortunatamente co-produttrice dinsicurezza e di inutili provocazioni. Se la polizia desidera lavorare per linsieme della societ civile essa non pu semplicemente
considerarsi come una forza di repressione e di intervento rapido,
agendo come agiscono i cow-boy e
imitando troppo spesso i metodi
della
BAC
(Brigade
Anticriminalit). Occorrerebbe al
contrario diversificare questa polizia, formarla alla lotta contro le discriminazioni. Era il ruolo che
avrebbe dovuto svolgere la Polizia di
Quartiere [soppressa con la vittoria
della destra nel 2002 NdR].
lHumanit, 5 novembre 2005

Settembre Ottobre 2005

Noi dobbiamo tendere una mano


fraterna e solidale ai giovani in rivolta,
spiegando loro che nessuna sommossa,
per quanto estesa sia, potr risolvere
i loro problemi, e proporre loro
di organizzarsi con noi
per preparare coscientemente
e seriamente la lotta per il rovesciamento
dellordine capitalista

Diritti

La rivolta
delle banlieues

LA

RIVOLTA DELLE BANLIEUES UNA CONCRETA ESPRESSIONE DELLE

GRANDI TENSIONI CHE AGITANO LA SOCIET FRANCESE.


di Greg Oxley
Redattore di La Riposte e PCF Paris 10

ESSA UNA

NUOVA PROVA CHE LA FRANCIA ENTRATA IN UNEPOCA DI PROFONDA


INSTABILIT SOCIALE , NELLA QUALE I LAVORATORI SI TROVERANNO
DI FRONTE ALLIMPERIOSA NECESSIT DI METTERE FINE AL CAPITALISMO

n questi ultimi giorni la sommossa


non ha cessato di allargarsi. Essa ha
coinvolto pi di 200 comuni. Migliaia di vetture vengono bruciate, centinaia di locali e magazzini sono stati
saccheggiati. La gendarmeria e i poliziotti sono sopraffati e demoralizzati, sfiniti per la prova. Le banlieues
delle nostre grandi citt sono diventate altrettanti campi di battaglia.
La causa immediata di questa rivolta
stata la morte di due giovani che,
temendo di cadere nelle maglie di
unennesima retata della polizia, si
sono rifugiati in una cabina elettrica. Ma, al di l di questo tragico
incidente, lampiezza e lo straordinario vigore di questo movimento si
spiegano con lultradecennale accumularsi degli effetti della disoccupazione, della povert e della discriminazione sociale e razziale.
anche una reazione al cinismo di
tutta questa classe parassitaria e corrotta che troneggia in cima all ordine repubblicano, che quotidianamente riversa il proprio disprezzo sulla gentaglia delle ban lieues, e la cui mentalit reazionaria
sincarna perfettamente nel linguaggio provocatorio, sprezzante e
bellicoso di Nicolas Sarkozy.
Nulla si risparmiato nello stigmatizzare i rivoltosi e nel nascondere
le vere cause della loro collera. Essi
sarebbero teppaglia, criminali, imbecilli manipolati da alcuni caid. In

realt, essi non sono niente di tutto


ci. Questo un sollevamento dei
giovani non della giovent dorata,
ma della giovent pi oppressa, pi
cancellata, pi disperata. I borghesi
sono scioccati dai loro metodi?
Questi giovani non sarebbero sufficientemente civilizzati? Ma forse
che le loro maniere, secondo lor signori troppo rudi, non trovano una
qualche spiegazione nel fatto che
essi sono in maggioranza cresciuti in
una miseria corrosiva, e con addosso
la perenne brutalit poliziesca?
Sapete se esista anche uno solo di
questi giovani che non sia stato vittima di privazioni o di discriminazioni? S, essi provano odio. Ma,
contrariamente a quanto di solito si
pensa, lodio non sempre negativo. Lodio pu essere una potente
leva demancipazione umana,
quando viene indirizzato contro
lingiustizia di un sistema nefasto.
Dal punto di vista di militanti comunisti e sindacali quali siamo , vi
sarebbero molte cose a ridire circa
i metodi utilizzati da questi giovani
in rivolta. Non sono certo i metodi
del movimento operaio. Essi sbagliano bersaglio. Non si pu legittimare la distruzione di scuole, asili,
imprese e anche automobili. Ma tali
azioni sono nella natura di questo
genere di mobilitazioni. Prima dellemergere delle prime organizzazioni sindacali, nel XIX secolo, ac-

cadeva spesso che gli operai ridotti


alla disperazione distruggessero officine e macchinari, o se la prendessero contro la propriet a tutto
tondo. Ora, i giovani di cui si sta parlando non conoscono il mondo del
lavoro e molti dei loro genitori ne
sono anchessi esclusi. In molti agglomerati il tasso di disoccupazione
sfiora il 40%. Fra i giovani stessi,
molti disapprovano simili azioni,
ma a differenza dei lavoratori in
sciopero, che dispongono di organizzazioni e di istanze di decisione
collettiva essi non hanno alcun
mezzo per impedirle.
Quale che sia, latteggiamento del
governo e dei media verso simili distruzioni perfettamente ipocrita.
Essi versano lacrime di coccodrillo.
Comprendiamo perfettamente la
collera dei lavoratori e delle famiglie che soffrono per queste distruzioni, e che non centrano affatto
con le cause sociali delle sommosse.
Anchessi sono vittime del capitalismo. Ma davvero necessario dirsi
una cosa: anche se le sommosse dovessero continuare per altri dodici
mesi ancora, non riuscirebbero a distruggere tante imprese, tanti posti
di lavoro e tanti servizi pubblici
quanto ha fatto il vandalismo della
gentaglia in giacca e cravatta, ma
gentaglia ugualmente che ha le
proprie poltrone nel MEDEF e nellUMP (rispettivamente lanalogo fran -

33

Diritti

cese della Confindustria e il partito di


destra al governo. Ndt).
De Villepin e Chirac chiamano al ritorno allordine. Anche De Villiers, che chiede linvio dellesercito
per schiacciare la ribellione. Ma di
quale ordine si tratta mai? lordine di una repubblica marcia sino
al midollo per laffarismo e la corruzione dilaganti. un ordine dove
un piccolo numero di grandi capitalisti sottomette linsieme della societ alla propria sete di profitti e di
potere. un ordine dove la giovent accetta passivamente la sua sorte,
dove i lavoratori si piegano docilmente alle leggi del mercato, dove
i ricchi sarricchiscono sempre di
pi mentre la povert e la precariet diventano generali.
Limplacabile ostilit di Sarkozy verso le banlieues, allegramente presentate come nidi dintegralisti mussulmani, di criminali, e pure di terroristi, non che laltra faccia della
sua ostilit verso i lavoratori della
SNCM, della RTM o di non importa
quale altra categoria di salariati che
cercano di lottare contro le privatizzazioni e larretramento sociale.
Questa ribellione uguale a quella
che cova nel mondo del lavoro. Essa
interpella il movimento sindacale,
socialista e comunista, che non deve
tenersi a distanza da un movimento
cos importante. Fra questa giovent coraggiosa, combattiva, diffidente, ribelle malgrado tutti i difetti legati alla sua inesperienza politica e alla sua mancanza di organizzazione e gli incalliti esponenti
del capitalismo che gli manda contro la gendarmeria, la nostra scelta
presto fatta.
Quando Franois Hollande si rifiuta di chiedere le dimissioni di
Sarkozy col preteso di non voler incoraggiare la rivolta, egli in realt
non fa che incoraggiare Sarkozy.

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Detto questo, le sole dimissioni di


Sarkozy non basterebbero affatto.
Quel che bisogna rivendicare limmediata organizzazione delle elezioni legislative per sbarazzarsi al
pi presto di questo governo.
I giovani non hanno bisogno di discorsi moralistici ma di un programma dazione audace, rivoluzionario, altrettanto implacabile
contro il capitalismo quanto lo il
capitalismo contro di loro. Le rivolte cieche di questo genere non
sono solo la conseguenza dellim p a s s e del capitalismo, ma anche
dello scacco dei 15 anni di governo
delle sinistre dopo il 1981, durante
i quali i rappresentanti del Partito
socialista e del PCF si sono accontentati di fare delle piccole riforme
che non hanno modificato in nulla
il carattere rapace e reazionario del
capitalismo. Lultimo governo di sinistra ha pure realizzato un programma di privatizzazioni su
grande scala, che poi dal 2002
Chirac, Raffarin e de Villepin non
hanno fatto altro che portare avanti.
Oggi, in quanto comunisti, il nostro
dovere di spiegare, pazientemente ma senza giri di parole, a ciascun
giovane, a ciascun lavoratore, a ciascun disoccupato e a ciascun pensionato che il capitalismo significa
larretramento sociale permanente, e che non vi sar alcun mezzo d
invertire la tendenza fintanto che le
banche e le grandi imprese resteranno sotto il controllo dei capitalisti. Noi dobbiamo tendere una
mano fraterna e solidale ai giovani
in rivolta, spiegando loro che nessuna sommossa, per quanto estesa
sia, potr risolvere i loro problemi,
e proporre loro di organizzarsi con
noi per preparare coscientemente e
seriamente la lotta per il rovesciamento dellordine capitalista.
Gli esponenti del capitalismo forni-

Settembre Ottobre 2005

ranno i manganelli, i gas lacrimogeni e le manette necessarie al ristabilimento dellordine. Ma non


possono risolvere nessuno dei problemi che colpiscono questa giovent. Certo, queste rivolte finiranno inevitabilmente per spegnersi. Ma le loro cause profonde rimarranno. Fra i giovani che oggi sfidano
la brutalit della gendarmeria, ritroveremo domani un buon numero di combattenti per la causa del
socialismo. A condizione, tuttavia,
di rivolgersi ad essi con un linguaggio che essi comprenderanno, un
linguaggio rivoluzionario.
Poich, anche se non domani, una
rivoluzione quella che si prepara. Il
sistema capitalista assolutamente
incapace di rispondere ai bisogni
della popolazione. La sua esistenza
divenuta incompatibile con le
conquiste sociali del passato. I suoi
rappresentanti se la prendono con
i lavoratori, i disoccupati, i pensionati. La disoccupazione, la precariet e la miseria si aggravano. Nel
momento stesso in cui de Villepin
parla di attenuare la sofferenza
della giovent, il governo e la MEDEF lanciano un nuovo attacco contro lindennit dei disoccupati. La
rivolta delle banlieues una concreta
espressione delle grandi e vive tensioni che agitano la societ francese.
Essa una nuova prova insieme a
tante altre che la Francia entrata
in unepoca di profonda instabilit
sociale, nel corso della quale i lavoratori di questo paese si troveranno
di fronte allimperiosa necessit di
mettere fine al capitalismo.

Ringraziamo il compagno Gorge


Labica per aver fatto pervenire questo
articolo a lernesto

Settembre Ottobre 2005

Diritti

il Sindaco di Bologna,
presceglie e amplifica
una politica autoritaria
di tipo securitario,
secondo lo schema canonico
delle campagne di law and order

Bologna: la legalit
dei cittadini forti

di Marina Prosperi
Avvocata di Bologna, coordinatrice locale
dellassociazione Giuristi Democratici, esperta in diritto
del lavoro e tematiche in materia di immigrazione

DALLA SOLIDARIET ALL ORDINE : UNA DERIVA CONCETTUALE,


ETICA E POLITICA CHE VA BEN OLTRE BOLOGNA E RISCHIA DI SEGNARE
DI S LINTERO CENTRO SINISTRA NAZIONALE

e forme della discussione bolognese sul tema della legalit, al di


l delle connotazioni locali in relazione allo sgombero dei baraccati del Lungoreno, svelano lesistenza di una preoccupante dimensione nazionale del dibattito,
finalizzata a rendere egemone,
nella cultura politica del centro sinistra, un pensiero non pi giustificazionista, ma ben orientato
nella difesa degli interessi dei cittadini pi forti, anche a scapito di
una visione solidale dei rapporti
sociali.
Dal punto di vista giuridico il tema
non rivela nulla di nuovo, nel senso
che il Sindaco di Bologna, presceglie e amplifica una politica autoritaria di tipo securitario, secondo
lo schema canonico delle campagne di law and order, che strumentalizzano ed utilizzano il senso
di insicurezza e di inadeguatezza
degli abitanti ( in questo caso di
Bologna), al fine di aumentare lesercizio del potere di repressione.
Occorre invece invertire il para-

digma che vuole contrapposto il


diritto alla sicurezza alla sicurezza dei diritti, privilegiando la
tutela della sfera dei diritti inalienabili della persona riconosciuti
dalla Costituzione e sanciti anche
a livello internazionale, quali il diritto alla salute, allambiente, alla
mobilit, alla casa, alle prestazioni
sociali, allistruzione ed alla formazione, alla cultura ed alla conoscenza, al lavoro e sul lavoro, che
devono essere considerati fruibili
da tutti, trovando il necessario riscontro nellesercizio dei rispettivi
doveri.
Dunque, in contrapposizione alla
visione cofferatiana del rapporto
legalit sicurezza, occorre sottolineare lesistenza di un pensiero
critico che privilegia e sposta lattenzione su di un concetto di legalit che discende direttamente dallart. 3 della Costituzione e che
dunque contiene legge e giustizia,
quali espressioni dei valori, primi
fra essi la centralit della persona
e dei suoi diritti inalienabili, as-

sunti come fondativi della stessa


civile convivenza e quindi della sicurezza e della tranquillit delle
comunit.
In particolare, secondo tale impostazione, i diritti fondamentali
della persona devono trovare nelle
istituzioni democratiche gli strumenti della loro garanzia universale per tutti e per tutte, indipendentemente dal titolo giuridico
della presenza sul territorio, dal
momento che ragionevole dubitare che vi possano essere citt sicure, quando la maggior parte degli abitanti senza sicurezza nel
godimento dei propri diritti.
E chiaro dunque che esiste unalternativa al modello di law and order, che cerca nella politica loccasione di un confronto democratico tra gli abitanti della citt reale,
da intendersi quella delle case e
quella delle baracche, al fine di governare la complessit delle nuove
municipalit, senza cadere nella
tentazione di neutralizzare i gruppi
sociali pi deboli.

35

Diritti

In nome del rispetto della legge


si giunge a vestire i panni
di una finta imparzialit
tesa in realt a ratificare
spaventose ingiustizie
e disuguaglianze
di Roberto Sconciaforni
capogruppo Prc Comune di Bologna

Settembre Ottobre 2005

Cofferati:
elogio dellordine
borghese
BOLOGNA: LA CONCEZIONE DELLA LEGALIT CAPITALISTA, LA VITA
CONCRETA DEI SOGGETTI DEBOLI E I COMPITI CHE SPETTANO AD UN
GOVERNO DI ALTERNATIVA

Il 2 novembre scorso il Sindaco


Cofferati ha finalmente presentato
il documento, da tempo preannunciato, sulla legalit. Un testo che
non contiene alcuna risposta, concreta e positiva, ai problemi che abbiamo posto in questi mesi, un testo
palesemente ambiguo e che legittima i recenti provvedimenti di sgombero, eseguiti senza offrire alcuna
soluzione alternativa alle tante persone coinvolte.
Lequiparazione di fatto tra le situazioni di disagio e di sofferenza sociale
ed i comportamenti di carattere criminale , per noi, inaccettabile.
Riteniamo, infatti, che unazione di
governo che muova da questi presupposti sia inevitabilmente destinata a colpire soltanto i pi deboli.
Altra , evidentemente, la strada
che noi proponiamo; misureremo
la volont di Cofferati anche dalla
sua disponibilit ad avviare, su questi temi, un vero percorso di partecipazione, che coinvolga nella discussione i tanti soggetti sociali (i lavoratori delle fabbriche in crisi, i migranti, i giovani) fino ad ora ai margini delle scelte politiche ed amministrative della citt.
Fino ad ora e ormai da mesi, sulla
discussione pubblica intorno al tema legalit ha prevalso la proiezione distorta che, delle diverse posizioni in campo, stata offerta dagli organi di stampa e televisivi.

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Sembra, infatti, che da una parte vi


sia il sindaco Cofferati difensore
della legalit e dallaltra chi sostiene
uno stato di illegalit. In realt, va
chiarito che inconcepibile affrontare una discussione sulla legalit in
termini astratti o ideologici, senza
tenere conto del contesto materiale
in cui si svolgono i fatti. Cos, il blocco autostradale compiuto nellambito di una manifestazione operaia
contro i licenziamenti o il blocco dei
treni carichi di armi avvenuto durante le manifestazioni pacifiste degli ultimi anni non possono essere affrontati (almeno da chi si ritiene di
sinistra) con il codice penale in mano, come un qualsiasi reato; vanno
invece letti come forme di lotta sociale e politica che, in quanto tali, necessitano di ben altro approccio.
Se la sinistra non capace o, peggio, non ritiene pi necessario questo tipo di distinzione allora anche
per la sinistra la legalit diventa uno
strumento da brandire contro i soggetti pi deboli. Cos, in nome del
rispetto della legge si giunge a vestire i panni di una finta imparzialit tesa in realt a ratificare spaventose ingiustizie e disuguaglianze.
Come non leggere in questo modo
la campagna contro i lavavetri o gli
sgomberi sul Lungoreno avvenuti a
Bologna? Stiamo parlando di centinaia di lavoratori migranti, in gran
parte muratori, costretti alla clan-

destinit da una legge funzionale


agli interessi padronali e sfruttati in
nero da imprenditori bolognesi nei
cantieri dove si costruiscono le nostre case e le nostre strade.
In nome della legalit, le uniche offerte che sono giunte a questi lavoratori da parte della pubblica amministrazione sono state ruspe e CPT.
Una operazione sociale iniqua e reazionaria che noi riteniamo intollerabile. Sia chiaro: Rifondazione Comunista non si sogna di difendere le baracche, perch nessun essere umano
dovrebbe vivere in condizioni cos
drammaticamente disagiate e precarie; tuttavia, se non viene offerta una
soluzione abitativa dignitosa a coloro
i quali sono stati fatti sgomberare si
compie soltanto uningiustizia. Si
compie unazione repressiva senza
risolvere il problema.
Se il nostro paese e le nostre citt ricevono indubbi vantaggi dai processi migratori, come ci conferma
lultimo rapporto della Caritas, diventa allora urgente e necessario
realizzare politiche di reale accoglienza.
Inoltre, da chi invoca la legalit
come strumento per difendere i pi
deboli, ci si aspetta non sgomberi
ma, ad esempio, provvedimenti tesi
a contrastare quegli imprenditori
che sfruttano il lavoro nero o che
non rispettano la legge 626 contro
gli infortuni (entrambi fenomeni in

Settembre Ottobre 2005

crescita nella nostra citt), o misure


contro il caro-affitti legato ad un
mercato nero nel settore immobiliare che colpisce soprattutto studenti e lavoratori fuori sede.
Cofferati rivendica un forte consenso rispetto alle scelte che sta
compiendo in nome della legalit.
A parte lindubbio appoggio ricevuto dalla Bologna bene e moderata, una riflessione pi approfondita merita il suo rapporto con le
classi popolari e lavoratrici. Una recente indagine compiuta sul nostro
territorio dimostra che la sicurezza
sociale e le difficolt economiche
sono le principale preoccupazioni
dei cittadini bolognesi.
Ormai da anni assistiamo, anche
nella nostra citt, ad un peggioramento delle condizioni materiali di
vita, soprattutto di lavoratori e pensionati, come conseguenza delle politiche liberiste imperanti. Aumentano i poveri, diminuiscono i servizi
sociali e la stragrande maggioranza
delle nuove assunzioni con contratti atipici. Da questa precariet
quotidiana e da questa incertezza
per il futuro prende corpo, in primo
luogo nelle fasce disagiate, marginali, precarie, un crescente senso di
insicurezza che purtroppo, in certe
circostanze, si traduce anche in sofferenza e ostilit verso i migranti,
percepiti come minaccia e come fattore ulteriormente precarizzante
della propria esistenza.
Una amministrazione di sinistra o
progressista dovrebbe rispondere a
questa situazione attraverso provvedimenti di solidariet e redistribuzione sociale che garantiscano prioritariamente le istanze delle classi lavoratrici e popolari; non certo colpendo i pi deboli e i pi ricattabili,
offrendoli su un piatto dargento
come capro espiatorio di tutti i pro-

Diritti

blemi e relegando in un angolo valori come laccoglienza, la giustizia


sociale e la multiculturalit!
a partire da queste considerazioni
che va letta la proiezione nazionale
assunta dalla vicenda Cofferati.
Se tra qualche mese lUnione sar
al governo nazionale le forti differenze di natura politica tra la componente moderata del centrosinistra e la sinistra dalternativa, in
primo luogo Rifondazione Comunista, non potranno che essere affrontate. Ci troveremo allora, anche
a causa di un confronto programmatico precedente laccordo di governo che stenta a prendere corpo,
al momento della chiarezza. Quello
sar il tempo delle scelte. Si dovr
scegliere se il concetto astratto dellillegalit abbia pi valore della giustizia sociale e della solidariet e se,
in nome della sicurezza, si possa sacrificare il destino di chi non vota.
Si dovr decidere se limpianto
della politica estera dellUnione somiglier di pi alla solidariet al popolo palestinese espressa in Consiglio Comunale da Rifondazione
Comunista e dalle altre forze della
sinistra dalternativa oppure alla
subalternit alle pratiche colonialiste del governo Sharon, come il voto
di adesione di larga parte del centrosinistra bolognese alla fiaccolata
anti-iraniana sembra disegnare.
Si capir, si sar costretti a capire,
insomma, se il governo nazionale di
centro-sinistra avr la forma ed i
contenuti del laboratorio bolognese del riformismo di governo oppure costituir una vera alternativa,
politica, sociale, culturale, al governo Berlusconi.
Sempre pi spesso, infatti, i settori
moderati del centrosinistra, una
volta al governo, assumono posizioni politiche, sociali, culturali sub-

alterne ai dettami liberisti. Vi , con


ci, il tentativo di esponenti dell
Ulivo di accreditarsi come i nuovi riferimenti politici per quei poteri
forti che non riconoscono pi nel
centrodestra un affidabile interlocutore.
Anche lultima crociata di Cofferati
contro un centro sociale bolognese
interna a questa logica. Una logica
che allude ad un modello ben preciso: libero dal retaggio socialdemocratico, accomodante nei confronti delle spinte di intolleranza,
compiacente rispetto ad i poteri
forti del Paese e della citt, come dimostrano i plateali apprezzamenti a
Cofferati da parte del presidente di
Confindustria Montezemolo e del
presidente dellAssociazione dei
Commercianti Filetti. Un modello
che costruisce sponde politiche e
raccoglie il plauso dei settori pi
moderati del centrodestra, come
Casini e lUDC.
Penso che questi passaggi vadano tenuti in seria considerazione e che
sia compito del Partito porre al centro della discussione pubblica,
come abbiamo fatto negli ultimi
mesi, quelli che oggettivamente
sono i problemi pi gravi ed urgenti
della citt di Bologna.
Penso alle centinaia di lavoratrici e
lavoratori che rischiano di perdere
il proprio posto di lavoro allinterno
di fabbriche in crisi, alle centinaia
di cittadini che rivendicano il diritto
alla casa, alle migliaia di studenti
che reclamano il rilancio della
scuola pubblica, alla tutela e allampliamento degli spazi giovanili
di aggregazione.
Queste sono le priorit, questa la
base del nostro agire. Insieme alle
tante forze sociali, politiche e sindacali che condividono il nostro
percorso.

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Settembre Ottobre 2005

Diritti

Penso che la nostra citt


non abbia bisogno
di un ordine del giorno
sulla legalit ma
di un ordine del giorno
sui diritti negati

Bologna:
unaltra citt
possibile

a cura di Simone Oggionni

BOLOGNA IN QUESTI GIORNI NELLOCCHIO DEL CICLONE.


TRA I SOGGETTI DELLA CITT CHE COFFERATI HA MESSO SOTTO IL SUO
MIRINO VI SONO ANCHE I CENTRI SOCIALI.
LERNESTO NE HA INCONTRATO ALCUNI ESPONENTI, PER FAR EMERGERE,
RISPETTO AL CASO FELSINEO, ANCHE LE ALTRE VOCI
ual il vostro giudizio sulla situazione
bolognese? In particolare, quali sono le
difficolt che riscontrate rispetto al l a p p roccio che questa amministra zione ha nei confronti dei problemi che
sollevate?

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Rosario Picciolo 1 (Livello 57)


Penso che la nostra citt non abbia
bisogno di un ordine del giorno
sulla legalit ma di un ordine del
giorno sui diritti negati. Vi cio innanzitutto un problema di politica
sociale. Noi consideriamo prioritario che lamministrazione comunale dia delle risposte alle vere illegalit diffuse: penso allaffitto nero,
al lavoro nero, alla assenza totale di
politiche giovanili, alla mancanza di
una seria politica sulle droghe.
Bisogna invertire lordine delle
priorit ed oggi, su questo terreno,
fatichiamo a costruire un dialogo
con lamministrazione comunale.

con quello che definiamo ironicamente il B8, lunione dei poteri


forti bolognesi che, per esempio,
decide lo sviluppo edilizio cittadino
sulla testa delle periferie, delle campagne. Si vuol fare di Bologna, in definitiva, il quarto polo finanziario
italiano.
Vi poi un punto dolente essenziale, il tema della partecipazione: il
Sindaco si comporta come un principe sovrano, anche in relazione
agli stessi membri della giunta.
per questo che ancora pi importante avviare nuove forme di sperimentazione cittadine, puntando
sulla ricchezza dellassociazionismo, dei movimenti. Voglio dire che
governare la citt in maniera diversa
possibile: penso a Sandro Medici
che a Roma ha avuto il coraggio di
requisire le case per destinarle a famiglie disagiate. La legalit si pu
rompere anche dallalto.

Domenico Mucignat 2 ( Te a t ro
Polivalente Occupato) Cofferati sta
gettando una cortina di fumo per
nascondere i problemi reali della
citt. Riempie televisioni e giornali
parlando del degrado di piazza
Verdi, delle baracche sul
Lungoreno e dei centri sociali e tace
su tutta una serie di problemi gravissimi, a cui gi Rosario faceva riferimento. Il punto vero che
Cofferati sta giocando di sponda

Luca Pepe 3 ( VA G 6 1 ) Q u e s t a
Giunta si caratterizzata innanzitutto per limmobilismo. Lunico
passo avanti compiuto Sirio, il sistema di telecamere che limita laccesso al centro storico delle automobili, rispetto al quale, tra laltro,
oggi parzialmente si fa retromarcia,
accontentando uno di quei poteri
forti lAssociazione dei commercianti di cui parlava Domenico. Ma
se si eccettua questo provvedi-

mento, in cosa siamo diversi dalla


giunta Guazzaloca? Cofferati, di
fronte a 7.000 appartamenti sfitti e
4.000 persone in lista dattesa
(senza contare gli studenti), parla di
40-50 case occupate. Cos facendo
accentua la spaccatura tra la citt
che appoggia il Sindaco e unaltra
citt, quella dei lavoratori precari,
degli studenti, dei migranti, che lo
osteggia proprio perch non pone
a tema il tentativo di risolvere alcuni
dei problemi che questi stessi soggetti esprimono. Inutile dire che
questa una spaccatura pericolosa
per la citt stessa, visto che una delle
caratteristiche fondamentali di
Bologna sempre stata lintegrazione e la contaminazione.
R. P Vi levidente rischio di una
frattura tra un settore importante
della parte produttiva della citt e la
parte che trae profitto. Torna alla
mente la figura, evocata da Valerio
Evangelisti nel suo Gli sbirri alla lan terna. La plebe giacobina bolognese,
della rivolta della comunit studentesca, al volgere del XVIII secolo,
contro lamministrazione comunale. Quella rivolta si concluse con
il reintegro degli studenti in una
citt che li riaccolse. Speriamo che
questo insegni qualcosa per il presente e per il futuro.
Agostino Giordano4 ( studente uni-

Settembre Ottobre 2005

versitario, Prc) Penso che la situazione che stiamo vivendo oggi a


Bologna non sia slegata da un ragionamento sulle prospettive a
breve termine di un governo comune di centrosinistra. Cofferati sta
mandando un messaggio alle forze
moderate abbastanza chiaro: con le
ali estreme, e segnatamente con
Rifondazione Comunista, non si
pu governare. Il banco di prova
sono per i problemi reali e la soluzione che un governo d a questi
problemi. Non ci si pu isolare, bisogna evitare il rischio dellautoreferenzialit, mantenere ampio il
fronte del consenso intorno alle nostre richieste e contemporaneamente tenere alto il conflitto e la
mobilitazione. C una citt che vive
parallelamente (la citt dei 40.000
studenti fuori sede e dei circa
50.000 lavoratori fuori sede): se
manca la volont di integrare questa realt nel tessuto cittadino (in
primo luogo garantendo diritti) rischiamo veramente che la questione esploda. Evitiamolo, contrapponendo la legalit della giustizia allillegalit dellingiustizia, con
la lotta e le mobilitazioni.
Si richiamato indirettamente il tema
del consenso. Cofferati ha il consenso
della Bologna bene ma anche di larghe
fasce delle classi lavoratrici e popolari
appunto perch le stimola sul piano de gli istinti. Fa leva su una condizione di
malessere e precariet diffusa, causata
dalle politiche neoliberiste e non certo
dallatteggiamento dei lavavetri o dal loccupazione di alcune case sfitte, e ar ruola in questa crociata in difesa di una
certa legalit anche alcuni dei soggetti
pi deboli. Ma il tema del consenso ri guarda anche noi, che fatichiamo a
creare un senso comune solidale e pro gressista tra la gente. Qualcosa muo viamo nel rapporto con altri soggetti or ganizzati (Cgil, sinistra DS, addirit tura le Acli e la Caritas) ma fatichiamo
terribilmente tra le persone in carne ed
ossa, anche in realt operaie (penso al
quartiere S. Donato) in cui elettoral mente i partiti della sinistra dalterna tiva (in primo luogo Rifondazione
Comunista) sono forti.

Diritti

R.P. Cofferati si fatto eleggere con


i voti della sinistra ma governa con
i temi della destra suscitando, anche
a sinistra, un forte consenso. Per noi
dunque veramente difficile.
Teniamo conto che stato presentato come il salvatore della patria
che ha restituito Bologna al centrosinistra: ha un credito fortissimo nei
confronti della cittadinanza anche
per questo motivo, oltre al fatto,
come dicevi, che sta fomentando il
senso di insicurezza di larghi settori
della popolazione e dirigendo il
malcontento contro i centri sociali
e contro i soggetti (anchessi precari) che rappresentiamo.
Forse lunica strada per costruire
consenso riportare al centro la politica, entrare nel merito dei problemi.
L . P. Bologna oggi garantisce a
Cofferati un consenso acritico, anche in termini di fiducia. Inoltre vi
il fatto che la citt governata da
una rete, in primo luogo cooperativa, che ne possiede il tessuto economico, sociale, culturale, finanziario. Non facile scardinare questo
sistema di potere estremamente
consolidato. Per una strada va percorsa: lacquisizione del consenso
passa innanzitutto dal rapporto con
i lavoratori delle fabbriche bolognesi in crisi (penso alla Ducati e
alla Sinudyne ma sono in realt
molte di pi). Alla Sinudyne, a proposito di sacrosanta violazione della
legalit, si sta discutendo se occupare o meno lazienda per salvare i
posti di lavoro. La destrutturazione
industriale e, in questo contesto, le
discussioni sulloccupazione operaia hanno tanto, tantissimo da dire
alle nostre azioni, alla conflittualit
che vogliamo far emergere.
D. M. Il tema del lavoro cruciale
e complicatissimo da affrontare. Al
TPO abbiamo costruito un rapporto con la Fiom, in particolare
con nuclei di lavoratori in alcune
fabbriche e con alcuni lavoratori dei
call center della Vodafone e della
Telecom, seguendo specifiche vertenze. Allo stesso tempo ci siamo po-

sti il problema di cosa fare allinterno del centro sociale per andare
incontro ai bisogni dei lavoratori.
Dunque, non soltanto solidarizzare
con una lotta per la difesa della fabbrica in crisi, organizzare unassemblea, ma anche tentare di costruire una socialit diversa.
Coinvolgere il giovane operaio e il
giovane dei call center che insieme
vengono alla festa tecno, e definire con loro momenti sempre pi
ampi di discussione e confronto, anche per superare una dinamica lavorativa che li segmenta, li divide.
Lobiettivo costruire socialit, aggregazione, divertimento e impegno dove convivano i delegati Rsu e
le altre soggettivit a cui diamo spazio ed accoglienza. Gi oggi le nostre assemblee interne vogliono
rappresentare questincontro.
Abbiamo costruito, per esempio,
una palestra popolare. Dopo sei
mesi che un operaio frequenta quel
posto capita che inizi a parlare con
lo studente di fianco a lui della sua
condizione e magari parla della
cassa integrazione e da l ci si confronta in assemblea Sono processi lenti: credo molto nei centri sociali come spazi sempre pi diurni
e meno serali, come sedi di laboratori metropolitani, che intrecciano
la cultura alternativa al precariato.
L.P. Uno dei dati pi significativi
della realt degli spazi pubblici autogestiti la ricchezza delle differenze che esprimiamo. Al VAG61,
per esempio, ospitiamo una radio,
un laboratorio video, uno studio di
registrazione, un laboratorio sul
copyleft.
R.P. Attraverso la nostra esperienza
tentiamo di cambiare le regole del
gioco, ovviamente al livello al quale
possiamo intervenire. Facciamo formazione per diverse figure professionali valorizzando la creativit e le
potenzialit di ogni singolo individuo che, a sua volta, le pone al servizio dei bisogni, materiali e immateriali, di chi frequenta il centro sociale e di chi vi si rivolge.
Da noi lavorano farmacisti, avvocati,

39

Diritti

40

operatori della comunicazione: potenzialit messe al servizio della collettivit. Per il nostro centro sociale
fondamentale il tema della riduzione del danno e, da noi, passa una
parte importante della formazione
regionale in tema di droghe.
Terremo, per la Asl di Bologna, dei
corsi di formazione rivolti ai poliziotti che hanno a che fare con le
tossicodipendenze.
A.G.: Nel suo delirio repressivo il
Sindaco prende di mira, dopo i migranti e gli occupanti di case, i centri sociali. E non casuale perch
anche Cofferati riconosce ai centri
sociali una funzione sociale, cio il
loro essere il punto di raccordo di
diverse esperienze di sfruttamento
e subordinazione e, contemporaneamente, il luogo dove si tenta di
produrre unalternativa alla cultura
della mercificazione.
Allora possibile creare consenso se
si muove da qui per allargare il
fronte. Lesempio della mobilitazione studentesca contro la Riforma
Moratti, che a Bologna la polizia ha
tentato di reprimere con la violenza
e che una mobilitazione generale,
che parla del diritto alla casa e difende la dignit dei migranti, emblematica. Si tratta ora di fare il
passo successivo: integrare queste
realt con i soggetti classici (la base
popolare e lavoratrice della sinistra). Penso che ci sia molto in comune tra un pensionato che prende
400 euro al mese di pensione ed un
lavoratore precario senza tutele,
senza diritti e con salari irrisori

legge scritta, e la legittimit, ossia la


corrispondenza al diritto positivo e
quindi il riconoscimento e la tutela delle
garanzie sociali.
Penso, per essere chiaro, che quelle com pagne e quei compagni che occupano
uno stabile in disuso e lo destinano ad
iniziative sociali, culturali, anche sem plicemente ricreative, in esplicita al ternativa al mercato privato e specula tivo del divertimento, offrano un servi zio pubblico alla citt, alla collettivit.
Sono dunque una risorsa importante e
soprattutto, quandanche violino la
legge, assolutamente legittima.
Vi faccio allora una proposta: co struiamo, tutti insieme ed estendendo
lidea a tutti gli altri soggetti della si nistra dalternativa, un lavoro di in chiesta sulle vere illegalit di Bologna?
Montiamo un video, costruiamo una
mostra fotografica, scriviamo un libro
bianco raccogliendo le testimonianze,
per esempio, sullo stato di illegalit nei
cantieri bolognesi. E presentiamo, in
piazza Maggiore, il risultato dei nostri
sforzi. Costringiamo Cofferati a con frontarsi sul merito dei problemi.

Vorrei riprendere un ragionamento che


emerge tra le righe dei vostri interventi.
Penso che si debba avere il coraggio di
valorizzare quelle esperienze che, seb bene avvengano in violazione della
legge, restituiscono uno spazio pubblico
alla fruizione della cittadinanza attra verso un progetto di socialit e di cul tura alternativa. Anzi, sono convinto
che molte di queste realt si muovano
in aderenza totale al principio della le gittimit.
Antonio Soda ha recentemente ricor dato su Liberazione la differenza tra
la legalit, mera corrispondenza alla

L.P. Linchiesta un lavoro utile, a


patto che non sia concepita come alternativa al conflitto sociale.

R.P. Sono scettico perch la cittadinanza bolognese ha gi dimostrato


di non essere ben disposta. Spesso
fa prevalere istinti razzisti e di esclusione insensibili allazione di denuncia che quotidianamente svolgiamo. Con, alle spalle, alcune forze
politiche che avallano e dirigono
questi istinti. Il problema sta a
monte: nella mancanza di chiarezza
con cui si stringono alleanze politiche con le forze moderate.

Al contrario, esattamente come mo mento di conflitto sociale


D. M. S, per si tratta di cambiare
pi in profondit il nostro metodo.
Bisogna cambiare il rapporto con il
territorio, costruendo una relazione che vada oltre la ragione specifica (per esempio loccupazione
di una casa) con la quale si marca la
presenza in un quartiere. Penso al

Settembre Ottobre 2005

collettivo Passepartout, ai suoi cineforum gratuiti una sera a settimana:


si interviene su tematiche che il territorio vive e soffre sulla propria
pelle (come la costruzione di infrastrutture contro lambiente). Si arriva cos alla situazione per la quale
sono gli stessi abitanti anziani di un
circondario di case ad indicare quali
sono i luoghi vuoti da dieci anni da
occupare, quali sono i problemi
che, insieme si possono tentare di
risolvere. un percorso lungo, ovviamente, ma per fortuna non ci
sono tutti avversi, non sono tutti razzisti.
Si ritorna sul tema della casa e ci ci
conduce ad una riflessione sul ruolo
della propriet privata nella nostra so ciet. Penso che non si possa assumere
una concezione integralista della pro priet privata; penso cio sia sbagliato
anteporne, in termini assoluti, linvio labilit a specifiche ed urgenti ragioni
di carattere sociale. In una condizione
di emergenza abitativa, per esempio,
non sarebbe un provvedimento pro gressista requisire una parte dei tantis simi immobili sfitti di propriet di co l o ro i quali possono permettersi una
terza, una quarta, una quinta abita zione per destinarla alle famiglie senza
casa? In altri termini: dobbiamo rico noscere la propriet privata come un
diritto intangibile o questa pu essere
soggetta, anche in una societ capitali stica, a specifiche restrizioni?
D.M. Siamo in una condizione in
cui obbligatorio percorrere nuove
strade che passino anche per la
messa in discussione radicale della
propriet privata. Non abbiamo bisogno di slogan ma di una riflessione seria che, a partire da alcuni
obiettivi concreti, reintroduca nel
dibattito pubblico il tema della propriet privata. Faccio un esempio:
scoppier di nuovo tra pochi giorni
il freddo bolognese. Perch non si
mettono a disposizione, almeno per
i tre mesi invernali, alcuni stabili e
appartamenti, privati e comunali,
per le persone senza una casa? Il
paradosso che la propriet privata
viene messa in discussione solo in vi-

Settembre Ottobre 2005

sta di un profitto maggiore. Per fare


il Passante Nord a Bologna si requisiscono le terre ai contadini, per
fare lAlta Velocit in Val di Susa si
requisiscono le terre agli abitanti
A.G. Requisire le case sfitte non il
socialismo! Lo faceva Giorgio La
Pira a Firenze tra gli anni Cinquanta
e Sessanta. Io che sono comunista
punto allabolizione della propriet
privata come socializzazione dei
mezzi di produzione, per quando
si parla di lotta ai privilegi, di redistribuzione delle ricchezze e dei diritti c da attenersi semplicemente
al dettato costituzionale. Serve per
una proposta anche sul piano legislativo locale. Come si fatto gi in
altre citt, i movimenti ed i partiti
della sinistra devono produrre un
testo avanzato, nella direzione di
maggiore equit e giustizia sociale.
R.P. Vorrei una normativa che destinasse i locali sfitti alledilizia popolare. Ma a Bologna vi una realt
diversa da altre citt italiane: ci sono
molti piccoli proprietari che hanno
acquistato la seconda casa come
fonte di reddito. Al di l della curia
e delle banche, che sono le grandi
immobiliari presenti sul territorio
bolognese, vi questa realt rispetto
alla quale va fatto emergere il sommerso. Lottare contro il mercato
nero degli affitti ed imporre un
equo canone o forme progressive di
contribuzione allaffitto, a seconda
della capacit di reddito.
Cosa possiamo fare, insieme, per im p o rre unaltra agenda politica a
Cofferati?
R.P. Tentiamo di trovare sempre pi
punti comuni di discussione e soprattutto di azione, puntando a fare
esplodere le contraddizioni di que-

Diritti

sta amministrazione. Sentiamo il


PRC di Bologna, in questo senso, vicino a noi e al movimento. Tuttavia,
viene prima il livello nazionale. L
devono cambiare i rapporti di forza
e quelle leggi vincolanti di carattere
nazionale a cui allude la legalit di
Cofferati.
D.M. Lassemblea del movimento
del 2 novembre ha aperto delle prospettive interessanti anche se dubito si possano aprire spiragli con la
Giunta Cofferati.
L.P. Voglio avanzare qualche piccola proposta, molto concreta.
Pedonalizziamo il centro storico e
riattiviamo Sirio per fare respirare
finalmente lambiente ed i cittadini.
Per quanto concerne lemergenza
abitativa, interveniamo sul mercato
privato attraverso una politica di assegnazione delle case sfitte e di restrutturazione delledilizia popolare. Vi anche un problema di costo dei trasporti pubblici: dobbiamo
ottenere che, fino ad un certo reddito, il biglietto dellautobus sia gratuito e inoltre introdurre il biglietto
da mezzora a 50 centesimi.
A.G. Sono daccordo con Luca. Nel
complesso, abbiamo bisogno di una
forte mobilitazione e di evitare il settarismo, lautoreferenzialit. per
questo che penso che la nostra presenza in Giunta sia ancora utile: ci
permette di far riflettere la parte
moderata del centrosinistra e contemporaneamente di stringere contatti con le altre forze della sinistra
dalternativa.
Parlavamo di repressione. Pensate ci
sia un nesso tra linsofferenza nei con fronti della conflittualit e del dissenso
che voi, nel vostro piccolo, esprimete, e
che spesso produce la repressione anche

fisica delle vostre istanze, ed un conte sto internazionale segnato dalla guerra
e da una deriva appunto autoritaria di
molte realt statuali, a partire dagli
Stati Uniti dAmerica e, ovviamente,
dallItalia? Non c un punto di ritorno
impressionante tra i due fenomeni?
D.M. Da anni parliamo di una
guerra interna parallela alla guerra
esterna. Il decreto Pisanu una vera
aberrazione giuridica ed ora rischiamo tutti, solo per la nostra opposizione sociale, laccusa di terrorismo. Ma questo accomuna lItalia
allInghilterra e la repressione in
questi giorni avviene anche a Parigi,
una repressione dai forti connotati
etnici. Vorrei che non solo la repressione ma anche il conflitto sociale e di massa unisse Roma,
Londra, Parigi, New York.

1 Animatore del centro sociale Livello


57, luogo autogestito in cui si praticano
prevalentemente attivit legate allanti proibizionismo. E uno degli organizza tori della Street Rave Parade bolognese.
2 Esponente del centro sociale Teatro
Polivalente Occupato e dellAssociazione
Ya Basta!, nonch leader storico delle ex
- tute bianche bolognesi, divenute poi
Disobbedienti.
3 Studente bolognese della Rete
Universitaria e attivista di Vag 61,
luogo di comunicazione alternativa che
raccoglie leredit del Bologna Social
Forum.
4 L a v o r a t o re precario fuori-sede
dellUniversit di Bologna, militante dei
Giovani Comunisti e Segretario del
Circolo Universitario di Bologna.

41

Diritti

Settembre Ottobre 2005

Quello che sta pi a fondo


che a Lampedusa si realizzano,
portati ai massimi termini,
gli obiettivi che le politiche
italiane ed europee sullimmigrazione
e sullasilo stanno cercando
di raggiungere ovunque

Lampedusa, lager

di Alessandra Sciurba
Rete Antirazzista Siciliana

LORRORE DEL CENTRO SICILIANO,


IL PENSIERO NEOCONCENTRAZIONARIO, IL RAZZISMO DIFFUSO.

ITALIA-EUROPA: BREVE VIAGGIO NEL BUIO DELLA CIVILT

ovrebbe essere pi facile adesso scrivere di Lampedusa. Cercare di parlare di questisola al di l delle immagini che tutti noi abbiamo visto
per anni: le barche che arrivano dal
mare dAfrica cariche di uomini e
donne sempre liquidati con termini
come clandestini o disperati,
laccoglienza militarizzata in banchina, i commenti pi o meno surreali del sindaco o degli abitanti dellisola non ce la facciamo pi,
Lampedusa scoppia, invasa. Il centro di accoglienza al collasso.
invece risulta difficile, proprio
adesso, parlare di Lampedusa.
Perch finalmente lo stanno facendo in tanti mentre chi scrive ha
ancora negli occhi le deportazioni
di centinaia di persone verso la
Libia, i cargo militari sulla pista del
piccolo aeroporto, i turisti al di l
del vetro ad attendere come nulla
fosse di prendere il loro aereo e tornare a casa, il campo di detenzione
l a pochi passi dove, come dentro
un magazzino merci, file di uomini
legati aspettavano il proprio turno.
Cosa dire ancora di Lampedusa
quando un anno fa, nellOttobre
del 2004, insieme ai compagni della
Rete Antirazzista Siciliana labbiamo fatto fino a perdere la voce.
In quel periodo pi di una delegazione riusc ad entrare nel centro di
detenzione che ancora troppi si ostinano a chiamare centro di accoglienza. Chi di noi ebbe loccasione di farlo, come interprete e ac42

compagnatrice dei parlamentari, si


rese conto subito che nessuno di
quegli uomini trascinati verso il deserto libico era mai stato anche solo
identificato. Chi di noi ebbe loccasione di entrare nel Centro di
Permanenza Temporanea in quei
giorni dellottobre di un anno fa denunci gi allora le condizioni disumane di quel luogo. Non eravamo
in visita insieme a una delegazione
ufficiale di europarlamentari come
avvenuto lo scorso 15 settembre.
Non cera quindi stato il tempo n
di svuotare n di lustrare il centro.
Potemmo cos vedere parte di
quello che Fabrizio Gatti ha raccontato nel suo recente serv i z i o
pubblicato dallEspresso.
Non possibile dimenticare quellodore. I rivoli di feci e urine in
mezzo a cui centinaia di persone
erano costrette a mangiare e dormire. Non possibile dimenticare i
loro volti e i loro occhi fissi, la loro
paura di parlare con noi davanti ai
carabinieri o al personale della
Misericordia. I tentativi di togliersi
la vita da parte di alcuni ragazzi
quando hanno scoperto che la loro
destinazione ultima sarebbe stata la
Libia. Trovammo un minorenne l
dentro. E chiss quanti ne erano
stati gi deportati nei giorni precedenti. Riuscimmo a tirarlo fuori
perch questo non luogo per un
ragazzino, disse qualcuno di noi.
Non luogo neppure per un
uomo, ci rispose uno dei detenuti.

Mancava ogni cosa, persino la


Convenzione dellente gestore con
la prefettura, delle regole scritte o
un telefono funzionante. Non cerano materassi degni di questo
nome n lenzuola. Mancavano anche le porte degli otto cessi posti al
centro esatto del campo. Perch si
mangiano le maniglie, ci ha spiegato qualcuno dei volontari misericordiosi che lavorano l. Oppure
gli spazzolini, si ingoiano anche
quelli. Ecco perch gli spazzolini
da denti erano tutti ammassati nellufficio con le bandierine rosa-nero
del signor Scalia, direttore del centro, e se qualcuno voleva lavarsi i
denti doveva prima riuscire a chiedere il permesso ed essere scortato
da un carabiniere fino al bagno.
Ogni cosa dentro questi luoghi sembra pensata per annientare la dignit di chi vi entra.
Ed ecco perch cos complicato
adesso trovare parole nuove per
Lampedusa. Perch passato un anno da allora e non cambiato niente. Dalle nostre denunce sono trascorsi pi di dodici mesi, durante i
quali migliaia di persone hanno
continuato a subire quello che finalmente venuto fuori con maggior
potenza mediatica attraverso il re port di Fabrizio Gatti.
Questa nuova risonanza data a una
situazione che tutti avrebbero gi
dovuto conoscere da tempo non
n linizio n la fine di niente.
Soprattutto non un punto di ar-

Settembre Ottobre 2005

rivo. una tappa importante allinterno di un percorso complesso che


deve essere analizzato e portato
avanti nella sua interezza. questo,
allora, il momento in cui occorre essere pi lucidi.
Cosa dire quindi, adesso, di Lampedusa? Si pu scrivere ad esempio
che questisola davvero, almeno in
parte, come lha raccontata il servizio che La7 ha mandato in onda il
15 ottobre scorso per Cos la vita.
surreale e unica, piena di personaggi improbabili che hanno quasi
costruito la loro identit attorno al
fenomeno degli sbarchi e alla gestione del problema dei migranti. Appena si arriva a
Lampedusa e ci si avvicina alle zone
degli sbarchi o allaeroporto facile
imbattersi immediatamente nella
pizzaiola leghista che, mentre si sistema i capelli e si aggiusta il fazzolettino verde intorno al collo, farnetica su come gli africani debbano starsene a casa loro perch l
non gli manca niente e si vede da
come arrivano ben vestiti, oppure nella signora che ti dice che
per colpa dei turchi se loro l non
hanno nemmeno un ospedale e vivono nella paura dei terroristi, oppure ancora nel comandante della
finanza buono che prima, quando
viveva al nord Italia, era un pochino
razzista, ma ora, invece, da quando
lavora a Lampedusa, ha persino scoperto da s che anche i neri sono esseri umani Lampedusa la bandiera della Lega Nord che sventola
nella piazza principale del paese,
le croci del piccolo cimitero, numerate e rotte dove i fiori di plastica
restano a monito di una piet concessa per un solo momento e poi dimenticata. i bambini che vengono
a urlarti che i neri devono tornare
nelle fogne e tu pure perch stai
dalla loro parte. il concerto di
Claudio Baglioni che celebra la solidariet degli isolani verso i poveri
africani e poi scopre che la sua
amica pizzaiola giusto un po razzista. Lampedusa anche tutti i suoi
turisti, tanti, soprattutto destate.
Nonostante i timori dei lampedusani che non ne arrivino pi a causa
della cattiva pubblicit degli sbar-

Diritti

chi, turisti e migranti restano due


mondi paralleli che su unisola
lunga meno di dieci chilometri non
si incroceranno mai.
Certo, Lampedusa tutte queste
cose insieme che la rendono un
luogo a s stante e difficile da comprendere. Ma c dellaltro se si
guarda pi a fondo.
Quello che sta pi a fondo che a
Lampedusa si realizzano, portati ai
massimi termini, gli obiettivi che le
politiche italiane ed europee sullimmigrazione e sullasilo stanno
cercando di raggiungere ovunque.
Lampedusa gli accordi bilaterali
con la Libia, rimasti ancora segreti,
in cui la moneta di scambio sono i
corpi vivi dei migranti che arrivano
e vengono deportati, un luogo che
diventa interamente frontiera dove
tutto pu accadere, uno dei primi
tentativi di esternalizzare pratiche
politiche di cui i governi europei possono evitare di giustificarsi relegando in queste zone extra-territoriali, che non sono pi Italia, che non
sono pi Europa, il lavoro sporco
della detenzione amministrativa.
la messa in scena spettacolare dellinvasione cui bisogna resistere e
dellaccoglienza fatta per forza di
cose col manganello. la riproposizione ininterrotta di quelle immagini e di quella retorica necessarie
alla produzione del nuovo immaginario collettivo cos fondamentale
nella costruzione dellidentit dei
cittadini che vivono e si muovono
legittimamente allinterno della
Fortezza Europa col suo spazio di
Libert, Sicurezza e Giustizia.
In questo laboratorio di costante
sperimentazione, ad esempio, lunico contatto che gli abitanti di
Lampedusa hanno avuto in tutti
questi anni con i migranti stato di
tipo fortemente simbolico e per
forza di cose orientato. Un tempo,
quando arrivavano, le persone appena sbarcate dovevano attraversare il paese prima di essere rinchiuse nel centro. Adesso vengono
trasportate con le camionette delle
forze dellordine, ma cambia poco.
Allora come oggi lo spettacolo rimasto immutato: uomini e donne in
fila, talvolta coi polsi legati, scalzi o

con scarpe prive di lacci perch non


ne facciano unarma, scortati da decine di poliziotti e finanzieri,
quando non da membri dellesercito in tuta mimetica. Dalla banchina militare al Cpt. Dal Cpt alla
nave per Porto Empedocle, o a quegli aerei che partono quasi sempre
per destinazioni sconosciute.
Limmagine trasmessa cos quella
di persone immediatamente criminalizzate, chiamate clandestine
quando ancora si trovano in acque
internazionali e vengono avvistate,
che se vengono trattate cos, come
dei delinquenti, in fondo un po delinquenti lo saranno davvero
Persone per le quali non consentito neppure avere piet, perch se
un peschereccio salva lequipaggio
di una barca carica di migranti che
per caso incontra la sua rotta, viene
accusato di favoreggiamento dellimmigrazione clandestina, e se un
pescatore recupera un cadavere e lo
porta a terra subisce immediatamente il sequestro del mezzo e linterruzione anche per mesi dellunica attivit da cui trae sostentamento.
E cos i migranti, semplicemente, a
Lampedusa come in tutta Europa,
non sono pi persone. Quasi non
esistono fisicamente. Di certo non
esistono come individui, come uomini e donne, bambini, famiglie,
ciascuno con il proprio progetto migratorio e la sua idea della vita. Sono
solo una minaccia e un problema incombenti, sono uninvasione da cui
la nostra polizia per fortuna sa ancora difenderci, sono una massa indistinta di disperati e clandestini
che vengono fin qui a crearci problemi come se non ne avessimo gi
abbastanza. E quindi vanno allontanati subito, oppure vanno rinchiusi, concentrati da qualche
parte, dove non possano dare fastidio. Non si pu ucciderli, certo, ma
si pu lasciarli morire, nei deserti
lontani dove nessuno li vede, nei
campi di frontiera dellUnione
Europea, o nei centri di detenzione
fatti apposta per loro, magari bruciati vivi, come avvenuto a Trapani
nel 1999 o solo pochi giorni fa ad
Amsterdam.
43

Diritti

I Cpt, come tutti i campi di raccolta


di esseri umani, sono luoghi le cui
reali funzioni non vengono mai raccontate. Sono il laboratorio dove si
sperimenta come separare i cittadini dalle persone che cittadini
non saranno mai, perch sono di
troppo, incollocabili, non-integrabili. Oppure perch serve che
qualcuno arrivi qui da noi in questo
modo, che vi resti anche, ma dopo
aver ben capito che non avr mai il
diritto di avere alcun diritto, che dovr restare precario, isolato e ricattabile. Neppure la met dei migranti che attraversano linferno dei
centri di detenzione europei vengono poi effettivamente espulsi. Si
spendono milioni di euro anche per
produrre una nuova classe di lavoratori a costo quasi zero, e si nasconde la verit di questi luoghi affidandone la gestione a enti cosiddetti umanitari come la Misericordia o la Croce Rossa in Italia, che
ingrassano sulla connivenza con i
soprusi e le violenze esercitati su chi
non ha pi difese, dando modo a
politici e giornalisti di continuare a
parlare di accoglienza.
Bisogna smascherare il linguaggio
umanitario che si riproduce costantemente dai media ai testi di legge e
poi ancora ai media, e infine arriva
allopinione pubblica che si lascia ingannare. Laccoglienza che ci raccontano pane e acqua dietro le
sbarre o il filo spinato, una frontiera portatile, mobile, spostabile a
seconda delle esigenze, un riscrivere continuo che c un NOI e un
LORO, un DENTRO e un FUORI.
la signorina della Croce Rossa di
Licata che, subito dopo uno sbarco
l al porto, giocava con una bambina
mentre le metteva un numero addosso e il poliziotto di fianco a lei ne
preparava la deportazione. evitare
che anneghino se li vedi in tempo e
permettergli di sedersi cinque minuti o anche sei ore allombra di una
parete prima di ripartire in pullman,
in nave o in aereo verso un luogo di
accoglienza ancora pi efficace.
I Cpt e le politiche che li hanno voluti, infine, servono alla costruzione
di un capro espiatorio nuovo, su cui

44

riversare un allarmismo continuamente riprodotto e assolutamente


necessario alle nostre fragili democrazie per non affrontare i reali problemi che rendono noi cittadini
della parte giusta del mondo sempre pi insicuri e infelici. Ancora
una volta lesempio di Lampedusa
ci viene in aiuto in modo emblematico: se non esistessero i neri, i turchi, i clandestini su cui i suoi abitanti possono sfogare le loro frustrazioni, forse qualcuno avrebbe
davvero dovuto affrontare i problemi che rendono difficile la loro
vita, forse la gente di quellisola
avrebbe gi rivendicato e ottenuto
dei diritti minimi fondamentali
come quello di avere un ospedale.
E questo ci che in scala diversa
sta avvenendo in tutta Europa.
Se solo si guarda pi a fondo, ci
che si scopre, quindi, che
Lampedusa non solo Lampedusa.
Trapani e Amsterdam, Ceuta e
Melilla, la Polonia che per entrare
in Europa ha dovuto costruire 13 lager per migranti in pochi anni, le
nostre citt improvvisamente pi
vuote e tristi da quando, grazie alla
legge Bossi-Fini, anche i richiedenti
asilo vengono detenuti e scompaiono nel nulla, tutte le persone
senza nome morte nel tentativo di
migliorare la propria vita a causa
della nostra indifferenza, della nostra mancanza di coraggio e della
nostra grettezza di tutti i giorni.
E allora, dopo che si guardato pi
a fondo, bisogna convincere se stessi
e gli altri che quello che sta accadendo frutto di scelte ben precise,
che le cose potrebbero essere molto
diverse da come sono. Nessuno sceglie di essere un clandestino, e purtroppo anche verit cos evidenti
vanno spiegate a chi non vuole ascoltarle o a chi ha avuto modo di ascoltare sempre cose diverse. Se esistesse
una maniera per entrare legalmente
in Europa, questi uomini e queste
donne arriverebbero qui da noi con
i loro piedi e i loro nomi, e con ancora in tasca le migliaia di euro che
hanno dovuto invece pagare a chi li
ha condotti fino alle nostre coste.
Lampedusa, come tanti altri luoghi

Settembre Ottobre 2005

di questa frontiera continuamente


riprodotta, smetterebbe di sentirsi
assediata, e tutti noi smetteremmo
di pensare ai migranti come qualcosa da collocare da qualche parte.
La realt in cui viviamo non frutto
di scelte divine e immodificabili, e
quindi si pu cambiarla. Sono leggi
umane che hanno prodotto la clandestinit, e contro questa, mai contro i cosiddetti clandestini, possibile combattere solo abrogando
quelle leggi, ripensando il fenomeno delle migrazioni dalle fondamenta, sgomberando il campo dalle
menzogne e dalle strumentalizzazioni, restituendo unidentit, un
nome, una storia alle persone che
compongono questo movimento
inarrestabile e plurale, che dallinizio della nostra storia ha cambiato il
corso degli eventi.
Se si affronter Lampedusa come
un problema contingente, si parler
ancora soltanto di umanizzare i lager, di gestire lemergenza.
Mentre lunica emergenza reale la
vergogna di cui chi ha imposto leggi
come la Turco-Napolitano e la BossiFini, e ha pensato allEuropa solo attraverso i valori di esclusione e segregazione impliciti nella Convenzione di Schengen, si macchia in
modo indelebile giorno per giorno.
I Cpt vanno solo chiusi, cancellati.
E per farlo vanno distrutte e cancellate tutte le leggi che li hanno
prodotti, vanno distrutti e cancellati
lidea di umanit in eccesso e il
pensiero concentrazionario che
ne diretta conseguenza. Senza
mezzi termini e ipocrisia, con coraggio, anche a costo di ripensare
noi stessi e il nostro modo di vivere.
Come scriveva Sayad Riflettere sul limmigrazione in fondo significa inter rogare lo Stato, i suoi fondamenti, i suoi
meccanismi interni di strutturazione e di
funzionamento. Interrogare lo Stato in
questo modo, mediante limmigrazione,
significa in ultima analisi denatura lizzare, per cos dire, ci che viene con siderato naturale e ri-storicizzare lo
Stato o ci che nello Stato sembra colpito
da amnesia storica, cio significa ricor dare le condizioni sociali e storiche della
sua genesi.

Settembre Ottobre 2005

Diritti

Ci che era in gioco con i referendum


non erano soltanto le questioni
specifiche. In gioco era
la titolarit della responsabilit
e della scelta relativa
alla funzione procreativa

Autodeterminazione
delle donne:
c tanto da lottare

di Delfina Tromboni
Storica. Associazione nazionale Archivi dellUDI.

A PROPOSITO DEGLI ESITI DEL REFERENDUM SULLA LEGGE 40

n (pessimo) film, visto a Roma subito dopo il Forum delle donne del
Prc sugli esiti dei referendum sulla
legge 40, si chiude con una scena
emblematica. Il film La guerra dei
mondi, il regista Spielberg, prometteva una serata allaltezza del racconto da cui esso ha preso origine e
del cult di cui si propone come re make. La scena finale ci propina labbraccio tra un padre, fin l descritto
come eternamente assente dalla vita
dei figli, e il suo giovane rampollo
maschio, il quale reduce dallaver
combattuto come volontario i crudelissimi alieni a cui la sorellina affibbia senza esitazione la qualifica di
terroristi dopo averlo per tre quarti del film pesantemente insultato
per la citata eterna assenza, gli riconosce finalmente quel ruolo di padre che pare aver riscoperto nel tentativo, tutto in fuga, di mettere in
salvo la progenie.

FRA

PAT R I A R C AT O

E TERRORISMO

Non avessi avuto nelle orecchie la


discussione nel Forum e non avessi
lungamente machiavellato attorno
alle ragioni di una sconfitta che
eguaglia forse soltanto quella sullart.18, del film avrei certo colto
come ha fatto Liberazione il cambio
di registro operato da Spielberg (da

E SUL PATRIARCATO DI RITORNO

ET ai terrificanti alieni odierni, vale


banalmente a dire dal bene assoluto al male assoluto), nonch le
citazioni dei pi terribili disastri dellet contemporanea: lo t s u n a m i
(centinaia di corpi morti trascinati
dal fiume), la guerra civile in Ruanda (gli abiti ormai senza corpi che
volteggiano sulla foresta), lo sterminio degli ebrei (la polvere bianca
che ricopre ogni cosa come cenere
uscita dai crematori dei campi), le
stragi di civili assiepati nei vagoni (il
treno in fiamme).
Di fronte al patetico finale del film,
lunica cosa che ho potuto pensare,
invece, stata: ma insomma, per costringere certi uomini a fare finalmente la loro parte di padri, dobbiamo proprio e sempre arrivare
alla fine del mondo ...?
Un sarcastico sfott, certo. Ma soprattutto un amaro bilancio politico, che dalla sconfitta referendaria non poteva che prendere le
mosse, trascinando con s un bilancio ancor pi amaro sulla capacit
di presa della politica delle donne
in un mondo abitato s da uomini e
donne, ma nel quale lo strapotere
maschile, il patriarcato se vogliamo,
non sembra proprio darsi per vinto,
mostrandosi anzi come impermeabile ad attraversamenti possibili e
per di pi tuttora fortemente ancorato anche a sinistra. Cercher di
spiegarmi.

LA

P O S TA I N G I O C O

Ci che era in gioco con i referendum non erano soltanto le questioni


specifiche (possibilit di utilizzare
cellule staminali embrionali a fini di
ricerca scientifica per combattere
malattie letali; possibilit di ricorrere a donatore esterno alla coppia,
ecc.), starei anzi per dire che in gioco non erano per nulla le questioni
specifiche. In gioco era la titolarit
della responsabilit e della scelta r e l ativa alla funzione procreativa.
Non partecipando al voto, la maggioranza degli italiani ha detto no
alla possibilit che soggetti diversi
dal legittimo marito e futuro padre (lantico pater familias, dunque)
e dalle autorit che da millenni sovrintendono alle modalit con cui
la funzione procreativa viene espletata in un ambito di riconosciuta legittimit (gli uomini di medicina,
gli uomini di scienza, gli uomini di
chiesa, gli uomini di legge e di pensiero) potessero assumere voce in
capitolo e rovesciare, anche nel rapporto con la legge, il rapporto di potere che presiede non alla sostanza
bens alla rappresentazione sociale corrente della nascita. Soggetti come le
donne, per esempio, nel cui corpo
tutto avviene, al di l ed oltre il riconoscimento maschile di questo incontrovertibile dato di fatto: il corpo di una donna che consente la tra-

45

Diritti

sformazione di un progetto di vita


in un bambino in carne ed ossa; il
corpo di una donna che, prima ancora, consente di verificare la capacit procreativa delluomo, il quale
solo depositando in lei il suo seme
pu sapere se o no portatore della
possibilit di generare allinterno di
quella coppia; il corpo di una
donna che, prima e prima ancora,
consente a chi lo detiene di stare
nella posizione di chi pu dire si o
no alla vita che qualcun altro
chiunque esso sia (un uomo, un medico, uno scienziato, unaltra donna) desidera o intende concepire,
utilizzandolo.
Si nasce da una donna perch lei
sceglie, abbiamo scritto su un nostro manifesto di qualche anno fa1.
Per dire che nellatto originario del
dire s ad una nuova possibilit di
vita, ci di cui si parla non ancora
nemmeno una questione di potere
(cio di esito del rapporto di forza
tra i sessi che informa di s il moderno e redivivo patriarcato), quanto
piuttosto una questione di primaza. Il problema , appunto, quello
della titolarit della responsabilit e
della scelta. Ed anche quello della
modalit con cui questa titolarit
viene o non viene imposta, in un
corpo a corpo con la libert femminile che cercher qui di dire.

REFERENDUM, LA CLASSE,
L A L I B E RT F E M M I N I L E

Se infatti non c dubbio che nessuna procreazione umanamente


possibile se una donna non sceglie
di portare fino in fondo la relazione
che attraverso il suo corpo si instaura tra lei ed il nascituro e d a
questultimo la possibilit di accedere alla vita entrando nel mondo
attraverso il parto, non altrettanto
fuori dubbio, ci dice lesito dei referendum, che la forza e la natura
imprescindibili di quella relazione
vengano socialmente riconosciute.
Trovino cio accoglienza, in questa
parte del mondo occidentale, allinterno dei vigenti rapporti sociali
tra i sessi, consentendo unirruzio-

46

ne sostanziale nel rapporto di potere (questa volta s) che attualmente, qui ed ora, presiede alla nascita.
Diverse donne del Forum hanno
nominato il disagio di fronte a regole certo ingiuste, ma che riguardano essenzialmente il problema di
una piccola parte di donne appartenenti al ricco occidente, che con
la loro richiesta di destinare risorse
alla ricerca sulla fecondazione assistita finiscono forse per distoglierne
da quelle destinate a sostenere la
maternit nei paesi pi poveri. E
forse stato proprio questo disagio
a far s che durante la campagna referendaria pochissime voci si siano
alzate per denunciare la natura anche classista della legge 40, una legge che, come gi si tent con laborto, negando determinate possibilit
nel sistema sanitario pubblico di
fatto le concede a chi dispone di
mezzi e conoscenze, favorendo dunque (a magistrale conferma che
nellItalia berlusconiana la legge
non davvero pi, se mai lo stata,
uguale per tutti) chi pu rivolgersi
al privato e accedere a strutture e
servizi di cui godono paesi esteri a
noi contermini, persino la cattolicissima Spagna. Una lettura di classe di questi fenomeni ci dice dunque come il privilegio concesso dalla legge a chi dotato di mezzi sia
un fatto che chiama in causa la giustizia e la libert.
Ma quanto e come esso chiama
ugualmente in causa la libert femminile? Quanto e come la giustizia
sociale a cui lanalisi marxista ci ha
resi avvezzi comprende in s quel
particolare tipo di giustizia che
viene dallassunzione come misura
della libert femminile? Insomma,
se linsieme dei divieti imposti dalla
legge non avesse portato con s anche linsopportabile discriminazione tra chi ha mezzi e chi non ne
ha, avremmo potuto noi, comunisti
e comuniste, accettare la ferita alla
libert femminile che la legge 40
porta con s?
La risposta non ovvia. Se lo fosse,
non avremmo bisogno di misurare
la distanza tra la politica, cos come
la conosciamo oggi in questa parte

Settembre Ottobre 2005

del mondo occidentale e le donne


in carne ed ossa che continuano a
subirla nel momento stesso in cui
non rinunciano ad agirla a partire
dalla loro propria differenza sessuale. Di pi: se lo fosse, non sarebbe stato possibile, nella Commissione allepoca presieduta da Marida Bolognesi, teorizzare la necessit
di ricercare unetica condivisa che
consentisse di normare il modo in
cui uomini e donne possono o non
possono ricorrere alle tecniche che
consentono la fecondazione assistita. Di pi ancora: se lo fosse, non sarebbe possibile, oggi, su un piano
soltanto apparentemente diverso,
consentire ambiguit proprio laddove si lavora a selezionare valori
condivisi da porre alla base dell
Unione, costituita con ogni evidenza di uomini e di donne: soggetti dispari s, forse diseguali nelle condizioni materiali e simboliche in cui
ancora si snodano le loro vite concrete, ma certo non impari. Pare infatti a me che la recente discussione
sullassenza dalla Carta dei principi
dellUnione di qualsiasi riferimento
alla autodeterminazione di cui titolare ogni singola donna, nonch la
stessa discussione attorno alla quasi
nulla rappresentanza femminile tra
chi quella Carta ha elaborato (con
conseguenti grigie prospettive per
la corresponsabilizzazione di donne
in misura almeno pari agli uomini
nel futuro governo che si spera subentri allattuale), ci dicano di come
si sia ancora lontani dal riconoscere
la libert femminile tra quelle che
la democrazia non pu negare e/o
comprimere, pena uninsostenibile
perdita di senso.
Se questa lontananza nei pensatori
cosiddetti liberal denuncia una scarsa
frequentazione della modifica storica del concetto di libert personale, anche da un punto di vista marxista dovremmo ormai sapere che la
materialit su cui si fonda la libert
delle donne non pu che essere, in
primis, quella del corpo sessuato di
cui dispongono. su quel corpo, infatti, che si storicamente fondata la
loro oppressione, limparit storica
con gli uomini, lo sfruttamento an-

Settembre Ottobre 2005

che prima e al di fuori dei meccanismi capitalistici.


Come possibile, ancora oggi, non
riconoscere che tra tutte le libert
umane la libert femminile quella
che pi continua ad essere incredibilmente conculcata? Questo riconoscimento esattamente ci che
lesito dei referendum sulla legge 40
continua a negare. La scarsissima
partecipazione al voto ci dice che nel
senso comune la libert femminile
non ritenuta una libert da sostenere al pari di altre; conculcarla,
quindi, tuttora giudicato un
prezzo ammissibile da pagare per la
tenuta delle istituzioni fondanti degli attuali rapporti sociali tra i sessi,
nellet della borghesia (come gi
Engels teorizzava2) fondamento anche dei rapporti sociali tra le classi:
la famiglia legittima e stabile, la
trasmissione patrilineare dei patrimoni, siano essi in beni o genetici,
in una parola le istituzioni patriarcali per eccellenza. Il rifiuto della fecondazione eterologa, rea di rendere irriconoscibile la paternit genetica (mentre nessuna parola
stata spesa sulla possibilit che eterologo fosse lovulo donato da un
altra donna) porta esattamente questa cifra, per la quale la gerarchia ecclesiastica della Chiesa cattolica ha
spezzato la lancia pi potente.
Dobbiamo o non dobbiamo, noi comunisti e comuniste che abbiamo a
cuore la possibilit di costruire un
mondo in cui giustizia, solidariet e
libert non si elidano a vicenda, interrogarci su questo?

LA

GUERRA DEI MONDI

Il modo in cui il partito si mosso


subito dopo lesito dei referendum
sembrerebbe dire di no. Le questioni poste dalla legge 40 e dal contesto in cui si originata la sconfitta
sono state semplicemente derubricate dal nostro dibattito politico, tant che risultano cancellate anche
nellatto fondante dellUnione, di
cui pure siamo parte. Non c dubbio che un approccio diverso alle
modalit con cui costruire una co-

Diritti

alizione in grado di battere sia


Berlusconi che il cosiddetto berlusconismo avrebbe consentito di
mettere qualcuno dei nostri vituperati paletti anche in questa direzione, ed avrebbe evitato il coro di
(sole) voci femminili che si fin qui
levato per tentare un qualche rimedio, rimettendo al centro di una riflessione politica tuttora limitata alle
formule e agli schieramenti un elemento essenziale per la libera soggettivit delle donne e dunque per
la libert femminile. Temo per che
in Rifondazione la difficolt a muoversi sul terreno del rapporto tra i
sessi non sia il solo ostacolo che abbiamo di fronte. Non si tratta cio
soltanto di sordit maschile. anche
difficolt a vedere il nesso tra la battaglia per la libert femminile e la
battaglia per la costruzione di un altro tipo di societ, capace di fuoriuscire, appunto, dal berlusconismo.
Ci che si fatica a percepire, nel
PRC come nellUnione, che siamo
entrati in una fase della politica in
cui chi detiene le leve del potere
chiede meno vincoli e maggior libert di movimento in fabbrica, nel
mondo del lavoro, in economia, nel
contempo imponendo pi vincoli e
normando insopportabilmente i
comportamenti privati ed i rapporti
tra le persone. Una ragione certo
c, e le leggi fortemente familistiche che le Regioni (anche di centro-sinistra) vanno emanando, con
il loro vincolare la fruizione dei servizi e dellassistenza individuali alle
reti dei rapporti famigliari, non
fanno che confermarla: soltanto
riportando allinterno delle famiglie (che per questo hanno da essere stabili) la gran parte delle funzioni fin qui assicurate dal welfare
state (peraltro invenzione novecentesca delle donne) che si pu garantirsi mano libera negli ambiti sociali regolati (si fa per dire) dal
mercato. Ed soltanto ri-schiacciando le donne nelle loro funzioni
cosiddette naturali allinterno di
rapporti interpersonali, riportati a
prima del diritto di famiglia approvato pi di un quarto di secolo fa,
che possibile consentire un simile

travaso di carichi dal sociale al famigliare. Se sapremo cogliere, nella


sua asperit, questo legame, potremo forse, come comunisti e comuniste, attrezzarci ad arginare pi
produttivamente anche lattacco ai
diritti collettivi sferrato soprattutto
(ma non solo) contro il mondo del
lavoro in nome della cosiddetta
modernizzazione. Diversamente,
se non sapremo decostruire linganno di questa modernit che
pare affascinare anche una parte
non insignificante delle forze che
contrastano il governo Berlusconi,
ci troveremo ributtati in quella
guerra dei mondi che Spielberg ha,
da questo punto di vista magistralmente, messo in scena: un mondo
fatto di giovani pronti alla guerra
per morire combattendo; di padri
non solo incapaci di riconoscersi
tali se non in condizioni estreme,
ma, una volta entrati nel ruolo, anche pronti ad uccidere persino chi
ha appena consentito loro di continuare a vivere pur di mettere in
salvo la loro propria progenie (la
cantina buia in cui si consuma luccisione selvaggia dellospite che con
le sue intemperanze mette a rischio
la vita della bambina non richiama
forse quellutero di cui nessuna
donna-ospite considerata padrona fino in fondo?); di donne rinchiuse in nuove, improbabili case
di bambola, che escono incredibilmente indenni dalla distruzione
semplicemente per essere state poste fuori dalla scena; di alieni (gli
altri, i diversi, forse migranti?)
che entrano in contatto con il nostro mondo soltanto per sferrare un
attacco mortale, dopo aver vissuto
tra noi, nel ventre delle nostre citt.
Se lasciamo per strada la libert femminile, di qui che ci troveremo a
ricominciare.

Note
1 Si tratta del manifesto pubblicato da Rifon dazione comunista in occasione dell8 marzo 1997
2 Nel saggio Le origini della famiglia, della
propriet privata e dello Stato

47

Settembre Ottobre 2005

La stanza

a cura di Roberto Gramiccia

Elogio della lucertola


La pelle come un tappeto del Caucaso: milioni di nodi stretti a mano cangianti fra
il verde e il marrone.
Piccolo rettile scattante e indomito. Solchi il foglio come il taglio di luce di un
ricordo lussuosamente inutile, che affiora dal buio di unamnesia densa e collettiva.
Piccolo rettile che ci dai un bagliore.
Marco Polo allergico ai padroni. Libero e solitario, viaggi per prati disseminati di
relitti e su muri dalla superficie sforacchiata come una groviera da recessi e da buchi,
entro i quali nascondersi al bisogno e magari addormentarsi prima di ripartire.
Cacciatrice cacciata di insetti e di altri artropodi. Preda agognata di pasoliniana
memoria. Ti prendevamo con un laccio vegetale semirigido, legato a cappio ad una
estremit, prima che labilit delle dita dei ragazzi fosse sequestrata dalla tastiera dei
telefonini.
Eri la prediletta. Non solo per la bellezza levantina ma per laudacia e la resistenza.
Per lindipendenza. Per le curve alternate del corpo breve e affusolato e per il fiato,
tanto fiato speso per catturarti.
Per il tuo arrestarti sotto il sole per minuti interi. Ferma in agguato o senza scopo
alcuno. Capace di scomparire per potere di mimesi, essere senza esserci per poi ricomparire.
Animo combattente che detesta gli eserciti. Animaletto cui, se recisa, la coda ricresce.
Segno certo del favore degli dei. Aspettaci, animaletto, che il peso delle nostre paure
ci rallenta!
Piccolo-grande essere, celeste e solfureo, frequentatore della luce e dellombra.
Ovunque puoi entrare, arrestarti o andare. Non di rado, come oggi, ti si incontra
sulle pagine disegnate di un poeta, Pizzi Cannella, che da alcuni decenni ha scelto
te come fiancheggiatore.
R. G.

Opera di Pizzi Cannella


TECNICA: Mista su carta
DIMENSIONI DELL'ORIGINALE: 24 x 31,7 (cm)

48

Settembre Ottobre 2005

dellArte

Pizzi Cannella

49

Settembre Ottobre 2005

Diritti

Uno Stato laico non dovrebbe mai


invadere la sfera delle responsabilit
o delle scelte individuali,
soprattutto se abusando
del potere che gli proprio

Legge 40,
Legge 194
e Costituzione

di Maria Margherita Salzer*

L'IRRISOLTA QUESTIONE DEL RICONOSCIMENTO


DELL'AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE

orse per la prima volta in occasione


di un dibattito riguardante una
legge si sentito usare laggettivo
cattiva. Le leggi sono di frequente
definite ingiuste, incongrue, illegittime, contrarie ad altre norme o incostituzionali.
Definire un dettato normativo del
nostro Stato come cattivo quantomeno singolare, e fa capire che il
problema altro rispetto alla legge
in s. Ci va sicuramente attribuito
alla particolarit della materia di cui
questa legge ha inteso occuparsi,
che tocca corde personalissime ed
intime di uomini e di donne, ma anche alla circostanza che ogniqualvolta il Parlamento legifera in tema
di vita, di morte, di sessualit, lo fa
con risultati scarsi, non condivisibili, sicuramente non apprezzabili.
evidente che si tratta di una scelta
di fondo: uno Stato laico non dovrebbe mai invadere la sfera delle
responsabilit o delle scelte individuali, soprattutto se abusando del
potere che gli proprio. N si pu
certo condividere lassetto di qualsiasi legge e della n. 40 in particolare che intende rispondere ai bisogni di uomini e donne con una valanga di divieti e di sanzioni, dimenticando che la scelta di ricorrere alle tecniche di fecondazione
non mai semplice, n diretta, n
priva di sofferenza, come hanno del

50

resto testimoniato le molte interviste rilasciate da coloro che vi avevano fatto ricorso, rese pubbliche in
occasione del referendum.
Eppure molti anni fa, allorquando
era stata promulgata la legge 194/
1978, il Parlamento era riuscito a
mantenere un apprezzabile equilibrio tra il dovere di tutela del libero arbitrio e la garanzia di accesso
sicuro alle pratiche mediche. La
chiave di volta che aveva dato stabilit alla legge 194 e laveva fatta resistere agli attacchi di incostituzionalit, era stato il granitico riferimento alla tutela della salute, e
quindi allarticolo 31 della Costituzione, come fondamentale diritto
dellindividuo, nella sua particolare
accezione di rispetto e di tutela
della donna, della sua integrit e
della salute fisica e psichica.
N pu essere dimenticato quel raccordo di grande importanza costituito dal collegamento dellarticolo
1 con larticolo 4, ove si affermava
che la donna la quale accusi circostanze per le quali la prosecuzione
della gravidanza, il parto o la maternit possono comportare un serio pericolo per la sua salute psichica o fisica in relazione allo stato
di salute, alle sue condizioni economiche, sociali o famigliari o alle
circostanze in cui era avvenuto il
concepimento o a timori di anomalie o malformazioni del feto, aveva

la facolt di rivolgersi ad un consultorio avviando il percorso di interruzione della gravidanza. Questo articolo andava coordinato, come
detto, allarticolo 1, che indicava invece le linee generali a cui la legge
era informata, diretta a favorire la
procreazione cosciente e responsabile, nel riconoscimento del valore
sociale della maternit e della tutela
della vita umana sin dal suo inizio.
Ma nella legge 194 c in realt
molto di pi. Era infatti alla donna
che veniva riconosciuto il diritto alliniziativa di intraprendere un percorso abortivo. Iniziativa ma non decisione, poich veniva esclusa e non
riconosciuta in relazione a motivi
personali o etici della donna stessa.
In tal modo il ricorso allinterruzione di gravidanza diventava una
sorta di pratica di medicina preventiva necessaria ad evitare disturbi fisici o mentali o qualsivoglia
altra conseguenza negativa. Ci
stava a significare, comunque, che
oggetto della tutela della legge era
la salute nel suo significato pi
ampio, si trattasse di benessere fisico o mentale.
Si potr non condividere totalmente la percezione prevalentemente
sociale che questa norma ha fatto
propria, ma non si pu certo non riconoscere il respiro ampio dei principi, lutilizzo corretto dello strumento linguistico, limpostazione

Settembre Ottobre 2005

generale diretta alla tutela e alla


protezione, non alla repressione.
Ben diverso, vien da dire, limpianto dellarticolo 1 e di tutta la
legge 40/2004, con il suo riferimento continuo a limiti e divieti.
Valga per tutti larticolo 1, laddove si
afferma che il diritto allaccesso alla
procreazione assistita pu avvenire
solo secondo le modalit precisate
dalla legge stessa. evidente come il
ricorso alle tecniche non costituisca
una libera scelta correlata al libero
arbitrio, ma sia solo un metodo di
cura della patologia della sterilit.
comunque la parte immediatamente successiva che fa emergere
leffettiva struttura e finalit di questa legge, laddove afferma di voler
assicurare i diritti di tutti i soggetti
coinvolti, compreso il concepito.
Nessun altro cenno e nessun altro
chiarimento. In questo articolo, con
una notevole ma non casuale approssimazione linguista, si usa lespressione soggetto introducendo parole nuove di improbabile
cittadinanza giuridica. Non si parla
di persona, n di individuo, ma solo
di soggetti. Ma in tal modo evidente e consequenziale che, appartenendo il concepito alla realt
umana, non si potr non riconoscergli anche individualit. E ci dal
momento in cui questo soggetto
in fase embrionale, essendo il concepito frutto del concepimento in
qualsiasi sua fase.
Del resto, la legge chiarisce con ancora maggiore evidenza la sua posizione quando intitola un capo (il VI)
Misure a tutela dellembrione, riconoscendo debba essere attribuita
tutela giuridica ad un soggetto a cui

Diritti

aveva dato prima e unicamente la


qualifica di concepito, e che non
aveva menzionato nellarticolo 1,
nel quale pure veniva ricompresa.
evidente pertanto, e non si pu ragionevolmente dire il contrario, che
questa legge ha voluto aderire alla
posizione di coloro che sostengono
che lembrione sia persona sin dal
momento del suo concepimento.
Che lembrione in tal modo venga
considerato, trova conferma negli
articoli successivi. Larticolo 13 vieta
infatti qualsiasi sperimentazione,
eccezion fatta per quelle che producono vantaggio diretto per lembrione, e vieta altres la manipolazione e la clonazione. Misure queste che, per come configurate,
vanno a evidente tutela di una individuata e proclamata identit, incolumit e dignit dellembrione
stesso. Tutti diritti fondamentali, di
rango costituzionale.
Il timore di un attacco alla legge 194
quindi evidente e non cos lontano, proprio perch tra i soggetti
coinvolti anche nel processo abortivo rientra pure quel concepito a
cui larticolo 1 della legge 40/2004
dedica cos tanta attenzione.
La soluzione esiste, ma un rimedio antico che noi tutti/e ci auguriamo possa resistere anche alla introduzione di queste nuove entit
reali alle quali la Legge 40 vorrebbe
farci abituare. solo facendo riferimento ai principi generali della
legge 194 che si pu ovviare.
Sempre comunque in una sua lettura riduttiva, in cui le aspettative
delle donne, i loro principi ed il loro
diritto non viene qualificato come
libert o libert di autodetermina-

zione ma solo come rimedio.


Rimedio a cui ricorrere nel caso in
cui vi sia conflitto e contrasto tra
linteresse a nascere del concepito
e quello della donna stessa alla propria salute, e ad un equilibrio psicofisico che potrebbe patire conseguenze negative dalla prosecuzione
e dal completamento della gravidanza. La sentenza 35/1977 della
Corte Costituzionale lo ha ribadito
in modo cristallino. Ma allepoca
non erano ancora stati enucleati i
vari diritti dellembrione che abbiamo poi ritrovato nella Legge 40,
n quello del diritto stesso alla vita
disciplinato allarticolo 14, il quale
vieta la crioconservazione e la soppressione degli embrioni.
Fidiamo ancora una volta che i principi costituzionali sorreggano la difesa della legge 194, anche se non si
pu ignorare che rimane irrisolta,
nella 194 e ancor pi nella legge 40,
la questione del riconoscimento
dellautodeterminazione delle donne e non affrontata quella della loro
centralit nellambito del processo
riproduttivo, del loro riconoscimento etico quali soggetti abilitati
prima degli altri alla scelta, lasciata
alla loro piena responsabilit ed al
riconoscimento della stessa.
*Vive a Mestre e a Venezia. Ha preso
parte, quale Avvocata di parte civile di
famigliari di lavoratori deceduti, al
processo del Petrolchimico di Marghera, e
quotidianamente sostiene gli inquisiti per
occupazione di case abusive, gli sfrattati,
ecc. Dall86 lavora con il Telefono Rosa
di Treviso. consulente del Centro antiviolenza di Venezia e ha sostenuto la Libreria
delle Donne di Mestre.

51

Istituzioni

Settembre Ottobre 2005

Tornare alla legge elettorale


proporzionale, sia pure
con gli accorgimenti tecnici indicati,
significa in ultima analisi ripristinare
il pieno rispetto della lettera
e dello spirito della nostra
Costituzione democratica

Legge elettorale,
primarie, riforma
della Costituzione

di Giuseppe Chiarante

AUTORITARISMO E CONSERVAZIONE A DESTRA, MODERATISMO


A SINISTRA: CONTRO TALI PERICOLI LESIGENZA DI UN NUOVO
PROCESSO DI DEMOCRATIZZAZIONE SOCIALE, POLITICA E ISTITUZIONALE

el corso delle ultime settimane tre


fatti politici di indubbio rilievo
hanno modificato sensibilmente la
situazione italiana per quel che riguarda, in particolare, le prospettive
devoluzione della crisi degli istituti
democratici. Mi riferisco, in primo
luogo, allapprovazione da parte
della maggioranza di centro-destra
di una riforma della legge elettorale
definita in senso proporzionale
(ma che in verit proporzionale non
, come sottolineer pi avanti); in
secondo luogo allo svolgimento
delle primarie per la designazione
del leader dellUnione di centro-sinistra, con una partecipazione superiore a tutte le previsioni; infine lapprovazione alla Camera in terza lettura (manca ormai solo il voto finale
del Senato) della riforma della Costituzione che stravolgerebbe radicalmente lordinamento democratico definito dalla Carta costituzionale adottata alla fine del 1947
dallAssemblea Costituente.
Si tratta di tre fatti che, almeno a
prima vista, sembrerebbero avere significati politici fra loro non omogenei. Basta pensare, per quel che
riguarda il centro-destra, al contrasto tra una revisione del sistema elettorale che stata presentata come
un ritorno al proporzionale, e sembra perci essere il prodotto della
crisi ormai in atto del maggioritario,
e linsistenza, di contro, per giungere allapprovazione definitiva di

52

una riforma costituzionale che nel


suo principio fondamentale linstaurazione del cosiddetto premierato forte viceversa lespressione pi conseguente della logica
del maggioritario. E quanto
allUnione di centro-sinistra la
straordinaria partecipazione popolare al voto per le primarie ha
espresso una domanda di partecipazione democratica che sembrerebbe in contraddizione con lideologia decisionista che in questi anni
ha invece contagiato anche i principali partiti dellUnione e che ancora negli ultimi giorni si manifestata, per esempio, nella carenza di
una chiara proposta alternativa, in
sede di riforma costituzionale, alla
tesi del premierato forte,
Ma se si guarda al di l dello superficie, emerge dal complesso di questi fatti una comune linea di fondo
su cui bene riflettere per approfondire lanalisi dei problemi che,
particolarmente sul piano della politica istituzionale, la sinistra chiamata ad affrontare.
Innanzitutto la legge elettorale voluta dalla destra, e che ormai attende solo il voto definitivo del
Senato, non affatto una vera legge
proporzionale. E, invece, un maggioritario di coalizione, fondato sullattribuzione di un consistente premio di maggioranza (sino ad assicurare 340 seggi alla Camera) alla
coalizione che otterr il maggior

numero di voti, senza neppure richiedere come invece precisava la


cosiddetta legge truffa del 1953
il raggiungimento della maggioranza assoluta dei voti validi. Il ricorso alla proporzionale in realt
previsto solo per la distribuzione dei
seggi conquistati fra i partiti che
compongono ciascuna coalizione:
ma il principio fondamentale rimane quello del maggioritario garantito dal premio (ed infatti,
come troppo facilmente nella discussione stato quasi dimenticato,
la legge truffa del 53 veniva correttamente definita maggioritaria,
in contrapposizione alla proporzionale allora vigente).
Perch dunque la destra ha giocato
con tanta decisione sulla modifica
della legge elettorale? A parte lintento (denunciato ripetutamente
dallopposizione) di introdurre allultimo momento un elemento di
disturbo diretto a scompaginare le
previsioni su cui lUnione di centrosinistra era gi avviata a impostare la
sua strategia elettorale, lobiettivo
certamente pi ambizioso: , nellipotesi massima, quello di giocare
sul maggior frazionamento di forze
allinterno dello schieramento di
centro-sinistra per cercar di ottenere almeno al Senato, dove il meccanismo elettorale favorisce maggiormente i partiti pi forti, un ribaltamento dellesito elettorale rispetto a quello oggi generalmente

Settembre Ottobre 2005

previsto o, comunque, un risultato


di sostanziale parit. Nellipotesi minima il disegno , in ogni caso, di ridimensionare rispetto a quello che
accadrebbe con la legge elettorale sinora vigente la maggioranza che
lUnione di centro-sinistra otterr
nel nuovo Parlamento: in modo da
rendere molto pi difficile la revisione delle leggi approvate dalla destra, ma collobiettivo, soprattutto, di
creare un clima di maggiore incertezza in vista del referendum confermativo della riforma costituzionale che dovr tenersi pochi mesi
dopo le prossime elezioni politiche.
La rilevanza della partita in gioco
in questo caso evidente. Infatti la riforma costituzionale che la destra si
appresta a votare definitivamente
comporta una cos profonda modifica della composizione e dei compiti dei due rami del Parlamento e,
ancor pi, dei modi di designazione
e dei poteri del premier rispetto agli
altri organi dello Stato, che la sua
entrata in vigore a causa di una sconfitta della sinistra nel referendum
confermativo avrebbe come conseguenza inevitabile lo scioglimento
delle Camere e nuove elezioni politiche a breve scadenza, dopo le necessarie modifiche delle leggi elettorali: rimettendo cos in gioco tutti
i destini del paese. Leventuale vittoria del centro-sinistra nelle prossime elezioni di aprile rischierebbe
pertanto di essere vanificata dopo
pochi mesi. La questione centrale
diventa perci quella del rapporto
tra elezioni politiche, riforma costituzionale, successivo referendum
su tale riforma.
Quale significato assume, in rapporto a tale questione, lesito delle
primarie? Lampiezza della partecipazione (4.300.000 votanti) senza
dubbio un dato positivo, perch
mette in evidenza la forte mobilitazione che c nel paese contro Berlusconi e il berlusconismo. Questa
stata la molla fondamentale che
ha determinato sia un afflusso di
molto superiore alle previsioni sia il
quasi-plebiscito per Prodi.
Tuttavia il carattere dello strumento, tipico dei sistemi politici a regi-

Istituzioni

me presidenzialista, ha favorito
uninterpretazione del risultato in
senso leaderistico e personalistico:
come dimostra la dichiarazione
dello stesso Prodi che con le primarie si decideva non solo il leader
della coalizione, ma chi, in caso di
vittoria, avrebbe presieduto per cinque anni il governo del paese.
Inoltre il risultato del voto, al di l
della volont dello stesso candidato,
ha significato uno spostamento
verso larea di centro dellasse politico della coalizione: ne una prova
evidente limmediato rilancio della
proposta, che sembrava gi tramontata, dellunificazione dei DS e
della Margherita nel Partito democratico (senza pi alcun riferimento n alla sinistra n al socialismo).
E apparsa invece accentuata la marginalit della sinistra pi radicale,
nonostante il 14 per cento ottenuto
da Bertinotti (qualcosa di pi dei
voti del suo partito, ma diversi punti
in meno del risultato ottenuto nelle
pi recenti prove elettorali delle diverse formazioni di sinistra).
Lincidenza dellideologia decisionista e dello spirito del maggioritario nello schieramento di centro-sinistra ha del resto trovato conferma
nella discussione (che si svolta
pressoch contemporaneamente
alle primarie) sulla riforma costituzionale in occasione della terza lettura, alla Camera, del testo sostenuto dalla destra. Come noto, in
questa proposta di riforma costituzionale, che nel complesso rappresenta un vero e proprio stravolgimento dellattuale Costituzione,
due sono i punti di estrema gravit.
Il primo quello che riguarda la sostanziale destrutturazione dello
Stato sociale e la violazione del principio delleguaglianza fra i cittadini
che sarebbero determinati dal totale trasferimento alle Regioni dei
poteri in materia di sanit, di istruzione, di polizia locale. Su questo
punto, che intacca anche i diritti
sanciti nella prima parte della Costituzione e rappresenta un pericolo
per la stessa unit nazionale, la denuncia e la critica dellopposizione
sono state sviluppate in modo inci-

sivo e con ferma determinazione.


Altrettanto non accaduto, invece,
per la proposta di un sistema politico imperniato sul cosiddetto premierato forte. Ossia un sistema politico nel quale al premier, designato direttamente dai cittadini in
occasione delle elezioni politiche,
vengono conferiti tali poteri (rafforzati dallarma del ricatto della facolt di decidere, in caso di contrasto, lo scioglimento delle Camere)
che lo pongono al di sopra di tutti
gli altri organi dello Stato e che configurano un sistema (non pi la democrazia rappresentativa, ma il regime del governo del premier) che
non improprio definire semiautoritario. Certo, sarebbe errato dire
che questa soluzione non sia stata
criticata dal complesso dellopposizione. Ma solo una minoranza cio
le forze pi orientate a sinistra si
pronunciata nettamente per un ritorno alle regole della democrazia
parlamentare. Invece larea pi moderata stata frenata da una timidezza che dovuta al condizionamento dellideologia decisionista e
alla preoccupazione di essere accusati di volere un ritorno ai governi
impotenti della Prima Repubblica;
e ha finito in sostanza con laccettare il principio del premierato
(cio la designazione popolare del
primo ministro, controproponendo soltanto soluzioni dirette a limitare in qualche misura i poteri
del premier e ad accrescere le possibilit di controllo del Parlamento.
Ma se si accetta una linea di ulteriore rafforzamento dellesecutivo
(come se non bastassero i poteri di
cui esso gi dispone) non sar facile,
tanto pi in presenza delle soluzioni
presidenzialiste introdotte in quasi
tutti gli Statuti regionali, dare alla
mobilitazione popolare in vista del
referendum confermativo una motivazione che sia sufficientemente
forte cos da sconfiggere la riforma
costituzionale voluta dalla destra.
E per questo che si giunti a uno
snodo decisivo per le sorti della democrazia italiana. E necessario mobilitare tutte le energie per vincere
le prossime elezioni politiche e

53

Istituzioni

sconfiggere il berlusconismo. Ma
non meno essenziale prepararsi sin
dora alla battaglia referendaria per
annullare la riforma costituzionale
voluta dallattuale maggioranza. E
ci richiede assoluta chiarezza cos
negli orientamenti come negli
obiettivi politici. Per esempio, non
si pu pensare di sconfiggere la deriva a destra concedendo qualcosa
allideologia del decisionismo, che
di tale deriva una delle cause fondamentali. Indispensabile perci
liberarsi dalla mitologia del maggioritario, che con lideologia decisionista strettamente intrecciata.
E in questa luce, pertanto, che va
affrontato anche il tema della riforma elettorale.
Una vera ripresa democratica richiede infatti una legge elettorale
che sia conforme allobiettivo di riaffermare la centralit degli organi
elettivi, che proprio per questo debbono essere composti secondo un
principio di proporzionalit, in
modo da rappresentare equamente
tutti gli orientamenti politici che
sono presenti nel paese e che abbiano una significativa consistenza.
Da tali organi deve discendere la
composizione e la vita dei governi.
Lobiezione che si tratterebbe di un
ritorno al passato ( agli anni della
Prima Repubblica) e che si determinerebbe il rischio di una frantumazione della rappresentanza e
quindi di una paralisi nel funzionamento delle istituzioni, da respingere perch del tutto pretestuosa.
In realt, proprio la legge maggioritaria oggi in vigore non solo non
ha favorito una ricomposizione
della rappresentanza politica secondo grandi indirizzi, ma ha determinato unulteriore frantumazione portando alla moltiplicazione
di partiti, gruppi, partitini che, col
potere di ricatto nello stipulare accordi e alleanze, accrescono linterna disomogeneit e quindi limpotenza politica delle due principali coalizioni. Non invece difficile indicare, anche in base allesperienza di altri paesi, esempi di
applicazione della legge proporzionale (il pi citato il modello tede-

54

sco) che attraverso adeguate soluzioni tecniche (come lintroduzione di una soglia elettorale, il monocameralismo, il meccanismo
della cosiddetta sfiducia costruttiva,
ecc.) danno garanzie di semplificazione della rappresentanza elettorale ma anche di rispetto del pluralismo politico e del rapporto di
forze fra i diversi orientamenti.
Ma va aggiunto, anche, che la clausola dello sbarramento non la sola
che pu ottenere questo risultato.
Si possono scegliere altre strade. Per
esempio quella di formare collegi
elettorali ristretti (in cui si eleggano
al massimo dieci parlamentari) prevedendo che almeno il 90 per cento
dei seggi siano attribuiti secondo
criteri di proporzionalit allinterno di tali collegi; e costituendo
coi seggi restanti un collegio nazionale attraverso il quale si potr dare
rappresentanza, mediante lutilizzo
proporzionale dei resti, anche a
quei partiti (il cosiddetto diritto di
tribuna) che nei vari collegi non
abbiano avuto alcun eletto.
Naturalmente lintroduzione di
una legge proporzionale dovr essere accompagnata da misure di
drastica riduzione di quellampliamento dei costi del sistema politico
che si avuto in conseguenza dellapplicazione del sistema maggioritario: in particolare diminuendo
fortemente il numero di coloro che,
direttamente o indirettamente,
sono retribuiti in base a decisione
politica.
Quanto ai livelli istituzionali nei
quali dare applicazione a una nuova
legge proporzionale, ritengo che
essa debba essere estesa a tutti gli organi che svolgono attivit legislativa
e quindi ai Consigli regionali. Per i
livelli amministrativi, ossia per i
Comuni e per le Province, si pu invece considerare lopportunit di
mantenere lelezione diretta dei Sindaci e Presidenti di Provincia: a condizione, per, che siano distribuiti
in modo pi equilibrato i compiti
tra essi e i Consigli comunali e provinciali, rivalutando decisamente il
ruolo delle assemblee elettive, che
rappresentano tutti i cittadini.

Settembre Ottobre 2005

In conclusione, non mi pare davvero che una riforma della legge


elettorale quale quella qui prospettata possa essere sottoposta alla critica, che i fautori del bipolarismo
amano sollevare di continuo, che
col ritorno alla proporzionale si
metterebbe in pratica in discussione il diritto della maggioranza di
governare. Che la maggioranza governi un principio essenziale della
democrazia, che nessuno pu porre
in dubbio. ma il diritto-dovere di governare non pu essere inteso come
un potere assoluto, anche in dispregio di ogni garanzia per i diritti
democratici dei singoli e delle minoranze. La miglior definizione di
democrazia non quella che la
identifica come un sistema politico
fondato sul governo della maggioranza; ma piuttosto come un sistema politico in cui il governo della
maggioranza ha il suo limite nel rispetto dei diritti delle minoranze.
Spesso proprio dalle minoranze, e
non di rado anche da minoranze ristrette, vengono i contributi pi significativi allo sviluppo complessivo
del Paese.
Per questo per gli autori della nostra Carta costituzionale, per i costituenti del 46-47, era addirittura
implicito che la legge elettorale dovesse avere un fondamento proporzionale. Ci risulta non solo dagli
atti che documentano il confronto
e lelaborazione; ma in modo ben
pi sostanziale dal fatto che ogni
volta che vengono richieste dalla
Costituzione maggioranze qualificate (per esempio per eleggere il
Presidente della Repubblica o per
modificare la Costituzione stessa)
viene richiesta una percentuale di
voti positivi che significativa solo
se si tratta di un Parlamento eletto
col sistema proporzionale; ma che
perde valore se esso eletto con una
legge maggioritaria. Per questo tornare alla legge elettorale proporzionale, sia pure con gli accorgimenti tecnici indicati, significa in
ultima analisi ripristinare il pieno rispetto della lettera e dello spirito
della nostra Costituzione democratica.

Settembre Ottobre 2005

Sinistra Europea

Atene, 29-30 ottobre 2005: 1 Congresso del Partito della Sinistra Europea

Per un Forum pan-europeo capace


di unire i comunisti e le sinistre
anticapitalistiche di tutto il continente
DOCUMENTO DI ESSERE COMUNISTI, AREA POLITICA DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA *

l 29-30 ottobre 2005 si svolge ad


Atene il primo Congresso del
Partito della Sinistra Europea (SE),
a un anno e mezzo di distanza dal
Congresso costituente tenutosi l89 maggio 2004 a Roma.
Ci esprimemmo allora criticamente
su quella scelta. E poich riteniamo
che, nella sostanza e sulla base dellesperienza compiuta, non siano
venute meno le ragioni di quella critica, vogliamo riprenderle e attualizzarle.
1 ) Avevamo condiviso limpostazione politica del 5 Congresso nazionale del Prc (2001) dove si prospettava lesigenza della costruzione di un nuovo soggetto politico
europeo (non si parlava di un partito- ndr) per unire le forze della
sinistra comunista, antagonista e alternativa su scala continentalenelle
loro diversit politiche e organizzative e senza pensare n ad una fusione organizzativa, n ad un compattamento su base ideologica .
Viceversa il progetto concreto che
stato messo in campo, il suo profilo
politico, programmatico e identitario, non hanno unito, ma diviso tali
forze; non hanno avuto un profilo
continentale, ci pan-europeo (inclusivo di tutte le grandi aree del continente, dal Portogallo agli Urali,
dalla Scandinavia ai Balcani), ma

hanno sostanzialmente coinvolto i


soli Paesi dellUnione europea.
2) Si sono prodotte cos divisioni tra
i maggiori partiti comunisti e di sinistra alternativa europei ed unincrinatura del rapporto di fiducia reciproca, che non si sono certo ricomposte nel corso dellultimo anno, ma
che tendono anzi a cristallizzarsi.
Con differenti motivazioni, si sono
pronunciati in modo critico sulle
modalit di formazione della SE (e
oggi riconfermano le loro critiche)
il Pc portoghese, quello greco
(Kke), lAkel di Cipro, la quasi totalit dei Pc dellEuropa orientale e
delle regioni europee dellarea ex
sovietica, i partiti della Sinistra
verde nordica, e altri. Constatiamo
che la parte pi consistente delle
forze politiche a sinistra
dellInternazionale Socialista resta
fuori o fortemente critica sulla SE.
3) Tale approccio politicamente e
ideologicamente selettivo ha prodotto e cristallizzato un processo inverso a quello, unitario e ricompositivo, che si era prodotto in Europa, e
segnatamente nei paesi dellUe,
dopo la grande crisi del 1989 e il
crollo del campo socialista in Europa. Dopo il terremoto dell89 si apr
un travagliato processo ricompositivo che port infine, nel 1994, alla

formazione del GUE, cio al gruppo


unitario al Parlamento europeo.
Dovrebbe far riflettere la semplice
constatazione che dei 41 deputati europei che oggi compongono il GUE,
solo 17 fanno parte di partiti membri a pieno titolo della SE (e stiamo
parlando dei soli partiti dei Paesi
dellUe, che non tutta lEuropa).
Sta di fatto che su oltre 40 partiti comunisti e di sinistra alternativa attivi
nei paesi dellUe (una sessantina se
si considera tutta lEuropa) solo 16
hanno aderito a pieno titolo alla SE.
Tutti gli altri ne hanno preso pi o
meno nettamente le distanze, scegliendo di partecipare ai suoi lavori
con lo status di osservatori (9 partiti) o restandone fuori. N daltra
parte, nel corso dellultimo anno e
mezzo, si sono determinate dinamiche ricompositive.
4) Mentre i partiti europei socialdemocratici e conservatori lavorano sullinsieme del continente,
Russia compresa, i gruppi dirigenti
dei maggiori partiti della SE (la pi
parte di essi) operano come se vi
fosse ancora il Muro di Berlino,
ignorando laltra parte dellEuropa
ed escludendo dai processi di aggregazione della sinistra europea sulla base di veti e preclusioni di natura ideologica - alcuni dei maggiori
partiti comunisti e di sinistra anti-

55

Sinistra Europea

capitalistica del continente.


Nel Consiglio dEuropa (organismo dove sono presenti delegazioni
dei Parlamenti nazionali di tutti i
paesi europei, non solo Ue) esiste
un gruppo parlamentare che si
chiama anchesso Gue, che comprende non solo esponenti di partiti che fanno parte del Gue del
Parlamento europeo, ma anche
rappresentanti comunisti e di sinistra di paesi esterni allUE (come
Norvegia, Russia, Ucraina, Moldavia). Una sorta di GUE pan-europeo, di cui non si parla mai. Basterebbe far funzionare questo Gue-bis
congiuntamente al GUE del Parlamento europeo (entrambi hanno
sede a Strasburgo) ed ecco che gi
esisterebbe una sede politica e istituzionale in cui operare su un piano
pan-europeo, senza preclusioni nei
confronti di alcuno.
5) E difficile negare che, al di l
delle migliori intenzioni, lattivit
della SE nellultimo anno e mezzo
abbia avuto scarsa visibilit ed incidenza sugli eventi politici, su scala
europea e anche nella vita politica
nazionale dei singoli Paesi, come
ammettono molti degli stessi partiti
fondatori.
Si voluto attribuire alla SE un
ruolo trainante nella campagna
per il NO alla Costituzione europea
nei referendum di Francia e
Olanda: ma in Olanda il Partito
Socialista (che stato lanima del
NO di sinistra nel suo paese) non fa
parte neppure come osservatore
della SE; e in Francia sono gli stessi
protagonisti della vittoria del NO a
considerare ininfluente il ruolo
svolto dalla SE.
Anche in Italia, che pure il Paese
dove pi si parlato della SE per
lo pi su Liberazione la questione
sostanzialmente assente dal dibattito politico della sinistra e dalliniziativa sul territorio. A pochi giorni
dal congresso di Atene il corpo militante del nostro partito non solo
non coinvolto nella discussione,
ma per lo pi ignora levento stesso.
6) Nelle Tesi politiche e program-

56

matiche poste alla base del Congresso di Atene vi sono certamente alcuni punti su cui possibile e auspicabile costruire una convergenza
di tutte le forze comuniste e progressiste interne ed esterne alla SE.
Positivo il sostegno alla battaglia
dei NO nei referendum sulla
Costituzione europea, bench sia
scomparso ogni riferimento paneuropeo allEuropa dallAtlantico
agli Urali, che pure era presente
nei documenti varati lanno scorso
a Roma. Si contesta giustamente un
ipotesi di esercito europeo sotto il
controllo della Nato che significa
sotto il controllo USA come una
minaccia allindipendenza e allautonomia dellUE e si contrastano
ipotesi di riarmo europeo; ma non
si contesta lidea in s di un esercito
sovranazionale UE, con relative
forze di rapido intervento (gi operanti). Viceversa si rimuove ogni
ipotesi di sistema di sicurezza paneuropeo fondato sulla cooperazione di Stati sovrani (una sorta di
ONU europea) che comprenda anche la Russia. E mentre si ignora la
Russia, si sostiene lingresso della
Turchia nella UE, ovvero lingresso
di uno dei principali bastioni dellimperialismo USA e della NATO
nella regione, destinato a far pendere lequilibrio nellUE sempre
pi a favore dellinfluenza USA sul
continente. Si chiede il ritiro dall
Iraq delle truppe occupanti, ma
non dallAfghanistan, dove truppe
di Paesi UE operano sotto comando
NATO. E manca ogni riferimento al
grave coinvolgimento di tanti paesi
UE nella guerra della NATO contro
la ex Jugoslavia, dove permangono
truppe di occupazione.
Si tratta di posizioni tra loro contrastanti e/o contraddittorie, che
pongono lesigenza di inequivoci
chiarimenti, in particolare sul tema
cruciale delle relazioni tra Europa
e Stati Uniti in ambito militare.
- Positiva la proposta di taglio
delle spese militari, la chiusura delle
basi USA e la dissoluzione della
NATO. E cos pure la scelta di opporsi ad ogni genere di coopera-

Settembre Ottobre 2005

zione militare con la NATO e di prevenire il dispiegamento di forze armate come quelle che supportano
gli USA dove essi intervengono; e,
su scala globale, la distruzione di
tutte le armi di sterminio di massa.
Ma su tutto ci ben poco si fatto
da parte della SE in termini di mobilitazione organizzata (neppure
un gruppo di lavoro); mentre in
Italia, PRC e PdCI hanno sottoscritto con Prodi un documento di
intenti per un eventuale governo
dellUnione in cui si conferma il rispetto degli impegni derivanti dai
Trattati e dalle Convenzioni internazionali liberamente sottoscritti
dallItalia (tra cui appunto la
NATO!).
- Il profilo politico-programmatico
e identitario complessivo richiama
quello di una socialdemocrazia di sinistra, che si distingue sia dalle prevalenti impostazioni social-liberali e
atlantiste della maggioranza della
socialdemocrazia europea, sia da
posizioni comuniste o di sinistra dichiaratamente anti-capitalistica e
antimperialista. Esso richiama, attualizzandoli, approcci che furono
presenti ad esempio nella socialdemocrazia tedesca di Willy Brandt
(comunque interni alla svolta di
Bad Godesberg). Si prospettano alternative e proposte per la necessaria trasformazione delle societ capitalistiche contemporanee, che
cosa assai diversa da una prospettiva
di superamento del capitalismo. Si
prospetta in modo assai vago un
nuovo contratto sociale del XXI secolo che faccia gli interessi di tutti i
popoli della terra, delle questioni
ambientali, dei valori democratici,
della pace, della giustizia sociale,
della coesistenza tra i popoli. E assente ogni orizzonte strategico anticapitalista, antimperialista, che prospetti lobiettivo storico del socialismo e della costruzione di una societ alternativa al capitalismo.
Scompare anche ogni nozione
anti-imperiale, che pure qualche
fortuna aveva avuto nel lessico del
movimento alter- m o n d i a l i s t a .
Scompare il termine comunista

Settembre Ottobre 2005

ed ogni riferimento ai comunisti,


comunque li si voglia declinare: e
non poco per un forza europea
che sorta ponendosi come punto
di riferimento per linsieme della sinistra alternativa europea, di cui i
comunisti e i partiti comunisti sono
parte rilevante. N si dice una parola sul sostegno alla lotta del popolo irakeno contro loccupazione
militare.
- Il progetto strategico che si profila
appare quello di un capitalismo rego lato, riformato e temperato nelle sue
pulsioni liberiste e militariste, con il
recupero di uno Stato sociale e di
uno spazio pubblico nelleconomia e nei servizi, che consenta appunto di contenere e bilanciare,
nellottica tradizionale della social-

Sinistra Europea

democrazia, le spinte pi pericolose


del capitalismo. Si dir : non poco,
coi tempi che corrono. E vero. Ma
pu essere questo il profilo strategico e politico-identitario di una
forza che voglia tenere aperto, in
Europa e nel mondo, lobiettivo storico del socialismo come nuovo
mondo possibile?
7) Per non cristallizzare divisioni irrimediabili tra le forze comuniste e
di sinistra alternativa europee e tenere aperto un processo unitario e
ricompositivo, dunque necessario
riprendere dalle fondamenta liter
della discussione per la costruzione
di un coordinamento europeo su
basi unitarie e paritarie, bandendo
veti, pregiudiziali, esclusioni di ogni
tipo: aprendo a tutte le forze comu-

niste e di sinistra alternativa del continente, per pervenire insieme a soluzioni unitarie. Proprio la consapevolezza dellimportanza del terreno europeo e la necessit di coinvolgere tutte le forze che si collocano a sinistra della socialdemocrazia ci inducono a ribadire la necessit di costruire un Forum o un Coordinamento permanente e strutturato (sul tipo di quello realizzato a
San Paolo del Brasile), in grado di
comprendere lintera sinistra comunista, anticapitalista e antimperialista del continente.
Se la SE dovesse prendere iniziative
in questa direzione (come auspicano anche alcuni partiti membri e
osservatori di essa) tutta la discussione potrebbe evolvere nella direzione giusta.

* Il documento stato sottoscritto e presentato nella riunione della Direzione nazionale del 21 ottobre 2005 da Claudio Grassi,
Bianca Bracci Torsi, Alberto Burgio, Bruno Casati, Beatrice Giavazzi, Damiano Gagliardi, Gianluigi Pegolo, Fausto Sorini.
E stato respinto con 12 voti contrari e 4 favorevoli (numerosi gli assenti, di tutte le componenti). La delegazione di Essere
comunisti al Congresso di Atene era composta da Beatrice Giavazzi, Letizia Lindi, Fausto Sorini e Bruno Steri.Grazie ad
un accordo raggiunto con il Dipartimento Esteri del PRC e col suo responsabile, il documento di minoranza stata tradotto
in inglese e fatto conoscere ai delegati stranieri al Congresso di Atene.
A congresso ultimato, Bruno Steri, a nome della delegazione, ha rilasciato la seguente dichiarazione: Il congresso fondativo della Sinistra Europea, tenutosi ad Atene il 29 e 30 ottobre scorsi e conclusosi con linsediamento dellorganismo dirigente e lelezione a presidente di Fausto Bertinotti, ha nella sostanza confermato il profilo politico tracciato sin qui nelle riunioni preliminari e la consistenza numerica dei promotori (con laggiunta di Respect).
Restano dunque valide le osservazioni critiche nei confronti di tale impresa politica, gi mosse dallarea del PRC Essere
Comunisti e ribadite in un documento che stato recepito e distribuito nel congresso. Queste possono essere schematizzate nellindicazione di due limiti essenziali. In primo luogo, tutti quelli che si erano tenuti fuori dal percorso di costituzione della
Sinistra Europea confermano la loro assenza.E nessuno di quanti erano presenti in veste di osservatori decide, nonostante
le pressanti richieste, di entrare nel gruppo dei promotori.
In effetti, bisogna intendere bene che qui in gioco non un semplice coordinamento tra partiti ma nientemeno che la creazione di un nuovo partito: non a caso si dovuto mantenere un assetto confederale cos da assicurare una relativa autonomia dei partiti membri.
Tuttavia, era prevedibile che una siffatta stretta organizzativa, perseguita e realizzata bruciando le tappe, non avrebbe favorito un esito inclusivo e avrebbe piuttosto sancito, cristallizzato le differenze esistenti. Si badi che nel novero dei non aderenti non figurano forze residuali, ma al contrario un nutrito gruppo di forze politiche tra cui alcuni dei pi consistenti e
autorevoli partiti comunisti e progressisti europei.
In secondo luogo le posizioni critiche insistono sul merito dellispirazione politica di questa Sinistra Europea: pallidamente
anti-capitalista, reticente sulla prospettiva di un superamento dellattuale modo di produzione e in vista di un assetto socialista della societ. Anche qui va ricordato che non si sta parlando di un generico programma che tiene insieme forze di
coalizione attorno ad alcuni punti politici di massima; ma, ancora una volta, vi in questione nientemeno che limpianto
fondativo, ideale e politico, di una nuova forza partitica: dunque qualcosa che attiene alla costituzione di un nuovo profilo
identitario.
evidente che ci rende quanto mai determinanti i discrimini e i vincoli ideologici proposti.
Correttamente, e al pari dei pronunciamenti di altri partiti, la dichiarazione di voto espressa a nome della delegazione del
PRC da Gennaro Migliore ha anche evidenziato il sussistere delle suddette differenti opinioni, valorizzando quindi il dato
politico che anche allinterno dei partiti promotori la dialettica resta aperta.

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Settembre Ottobre 2005

Internazionale

Affermazione dei comunisti portoghesi nelle elezioni del 9 ottobre

Dimensione internazionale
di una vittoria
di Albano Nunes

Il 9 ottobre scorso si sono svolte in Portogallo elezioni amministrative di portata nazionale, che hanno visto un
arretramento del Partito socialista al governo (liberista e atlantico), un consolidamento dellopposizione di destra e una significativa avanzata dei comunisti del PCP, in coalizione con verdi e indipendenti di sinistra (CDU),
che sfiorano il 12% (+ 0,7% rispetto alle amministrative di 4 anni fa, + 4% rispetto alle recenti politiche del febbraio 2005). Il Blocco di Sinistra - una formazione politica che comprende componenti trotzkiste e di nuova sinistra, fortemente ostile al PCP, entrata nei mesi scorsi nel Partito della Sinistra Europea - ottiene un risultato
(2,9%) che, se migliora quello delle precedenti amministrative (quando per il BE era ancora una forza marginale del quadro politico generale), stato valutato da tutti gli osservatori e dallo stesso BE come assai deludente,
rispetto alle aspettative e al trend di crescita degli ultimi anni e rispetto al 6,4% ottenuto alle politiche di pochi
mesi fa (con il PCP al 7,6). Quando cio il BE era entrato direttamente in competizione col PCP, con il sostegno
di una massiccia campagna mediatica volta segnatamente a indebolire i comunisti; e dove veniva da pi parti annunciato (e incoraggiato) un imminente sorpasso del PCP, indicato come emblematico della crescita di una sinistra alternativa rifondata rispetto al declino ormai storicamente irreversibile dei partiti comunisti di matrice leninista.
Sullargomento ci parso interessante proporre ai nostri lettori una riflessione di Albano Nunes, della segreteria nazionale del PCP, apparsa sul giornale del partito Avante! il 20 ottobre scorso, col titolo: Dimensione internazionale di una vittoria. Una riflessione che va ben al di l di quello che, valutato in termini puramente congiunturali, potrebbe essere al pi considerato come il test elettorale di un piccolo e periferico Paese europeo.

La vittoria della CDU nelle elezioni amministrative del 9 ottobre


in Portogallo riveste una dimensione internazionale che merita di
essere sottolineata. Innanzitutto
perch si tratta della crescita di
una forza progressista in un contesto internazionale profondamente sfavorevole.
Elettoralmente limitata, ma politicamente assai significativa.
Parafrasando Lenin, ogni passo
concreto nella direzione giusta
vale pi di mille discorsi. La possibilit di far fronte e di sconfiggere la violenta offensiva globale
dellimperialismo passa per
grandi e piccole lotte e vittorie
parziali nel contesto di ciascun
paese, e non per astratte alternative globali, generalmente figlie
del verbalismo e dellimpotenza.
Ed nostro dovere valorizzarle.
Va pure sottolineato ci che que-

58

sta vittoria rappresenta nel quadro di una acuta lotta ideologica,


in cui lanticomunismo classico
converge con le tesi di una rifondazione della sinistra, che
considera superati i partiti di tipo
leninista e la dimensione nazionale della lotta per il cambiamento. Si tratta in effetti di un argomento in pi per seppellire la
tesi del declino irreversibile dei
partiti comunisti, per confermare
al contrario la possibilit di resistere e di crescere a partire da
uninequivoca riaffermazione del
progetto comunista. Perch
questo che ha caratterizzato lazione del PCP, sia nella sua autonoma iniziativa che in quella che
svolge nel quadro della sua alleanza (CDU) coi Verdi e le migliaia di indipendenti senza partito. Diversamente da altre situazioni, i progressi elettorali dei comunisti portoghesi non sono stati

conseguiti al prezzo dellelettoralismo, nascondendo o abdicando


al proprio programma, cedendo
di fronte allimmediatismo o al
canto delle sirene della congiuntura. Di fronte alla sofisticata campagna sulla morte del comunismo, importante sottolineare
quel che tutto ci rappresenta,
non per fare i primi della classe o
dare lezioni a chicchessia, ma per
dare maggior forza e fiducia alla
corrente rivoluzionaria comunista nellambito delle forze di sinistra.
La storia mostra che lopportunismo antimarxista ha le sue radici
oggettive nello sviluppo stesso del
capitalismo, che sempre pronto
a rinascere sotto nuove forme, manifestandosi costantemente come
corrente internazionale che necessario combattere con tenacia.
Questo particolarmente deci-

Settembre Ottobre 2005

sivo nel tempo presente, in cui le


sconfitte del socialismo continuano ad essere sfruttate per impedire la creazione delle condizioni soggettive necessarie al superamento rivoluzionario del capitalismo. Senza questa lotta non
sar possibile trovare una via duscita progressiva alla crisi del capitalismo e una soluzione ai drammatici problemi dellumanit.
La socialdemocrazia, particolarmente radicata in Europa, ha sempre rappresentato un serio ostacolo allo sviluppo della coscienza
rivoluzionaria delle masse lavoratrici, ma il suo discredito cresce a
vista docchio. La sua resa scandalosa alle politiche neoliberiste
tende a vanificare la sua capacit

Internazionale

di ingannare i lavoratori e di realizzare come Schroeder in Germania o Scrates in Portogallo


politiche di destra che la destra
stessa non potrebbe realizzare per
mancanza di una base sociale e politica di appoggio. Sono pertanto
inevitabili divergenze, differenziazioni e divisioni nellarea socialdemocratica (e del sindacalismo collaborazionista che le
contiguo) ed esse tendono ad allargare il campo antiliberista e anticapitalista. Tutto ci esige tuttavia non una diluizione dellautonomia dei comunisti in nome di
vacui scenari di sinistra e di una
subalterna partecipazione al potere, ma una persistente politica
di convergenza e unit dazione,
rivolta alle masse, contro la poli-

tica sfruttatrice e aggressiva del


grande capitale, in cui si consolidi
anche laffermazione indipendente del progetto comunista.
Anche rispetto a tutto ci le elezioni amministrative in Portogallo offrono una lezione che
importante recepire.
Quando lE x p re s s o del 15.10.05 costretto a riconoscere che il PCP
ha conseguito unimportante vittoria, aggiunge che essa stata ottenuta in una mera logica di resistenza al tempo - scambia i propri desideri con la realt. Il PCP
qui per lottare, resistere, crescere
e vincere. Cos come il movimento
comunista internazionale. Piaccia
o non piaccia ai nostri nemici e avversari .

59

Internazionale

Settembre Ottobre 2005

Un nuovo Iraq senza i sunniti


(e dunque contro la volont
della Resistenza) vorrebbe dire
la distruzione dellIraq
cos come labbiamo conosciuto
dalla sua indipendenza in poi

Baghdad, Damasco,
Teheran: nubi oscure
sul Medio Oriente

di Giancarlo Lannutti

DAL REFERENDUM IRACHENO ALLE MINACCE CONTRO LA SIRIA


E LIRAN: GLI USA E ISRAELE CONTINUANO A DETTARE LEGGE E A FAR
RULLARE I TAMBURI DI GUERRA

ome prima pi di prima, diceva una


popolare canzone della nostra giovent: il ritornello ritoccato magari in come prima peggio di
prima pu esprimere in modo efficace lo stato dellIraq dopo il referendum del 15 ottobre.
Il nuovo Iraq, decantato con tanta
enfasi dai mass-media occidentali,
non ha in realt proprio nulla di
nuovo. Occupazione, repressione,
resistenza, attentati, condizioni di
vita che spingono tanta gente a rimpiangere i tempi di Saddam; e su
questo quadro devastante si innescano i giochi di potere delle lites
sciite e curde che cercano di consolidare il loro ruolo anche a costo di
legittimare, magari indirettamente
per quel che riguarda esponenti
sciiti come Al Sistani, loccupazione
americana e dunque, di riflesso,
linvasione del loro Paese. Il quale,
con la nuova Costituzione, teoricamente approvata per referendum, rischia davvero di scomparire
come entit statale e come identit
storica e culturale. Il quadro talmente disastroso da aver dato il via
alla fuga dei topi prima che la navi
affondi: negli Usa il braccio destro
del vice-presidente Cheney viene
mandato sotto processo per aver costruito ( per conto del suo capo e
dello stesso Bush) il castello di menzogne su ci si fondato lattacco
allIraq, mentre in casa nostra li-

60

neffabile presidente del Consiglio si


preoccupa di farci sapere attraverso
la Tv ( salvo ripensarci 48 ore dopo)
che lui era da sempre contrario alla
guerra e aveva fatto di tutto per convincere Bush a non farla ( senza rendersi conto di dimostrare cos quanto lo consideri realmente il suo amico di Oltreoceano).
Ci vuole davvero una totale ingenuit
o piuttosto una bella faccia tosta per
enfatizzare il risultato del referendum e presentare lapprovazione
della Costituzione (dettata di fatto
dagli americani, con la diretta iniziativa dellambasciatore Zalmay
Khalilzad che ha gi dato prova in Afghanistan delle sue capacit) come
uno straordinario successo della democrazia. Si tratta infatti di una
Costituzione doppiamente delegittimata: perch alla vigilia del voto si
fatta balenare ai sunniti la possibilit
che venga modificata nei prossimi
mesi ( e dunque gli elettori hanno
votato un testo che di fatto gi non
vale pi) e perch stata votata contro la volont esplicita della comunit sunnita, il cui peso nella societ
civile e politica irachena va ben al di
l della sua consistenza numerica.
Si dice continuamente che i sunniti
( o piuttosto gli arabi sunniti, visto
che sono sunniti anche i curdi) costituiscono solo una minoranza
della popolazione; ma si dimentica
o si vuole strumentalmente omet-

tere che anche i curdi sono il 20


per cento, e bench minoranza
hanno ottenuto, per la loro utilit al
disegno americano, lo stravolgimento della storica struttura istituzionale unitaria dellIraq. Dunque,
non questione di numeri. E se proprio vogliamo parlare di numeri,
possiamo ripetere quello che abbiamo gi scritto a proposito delle
elezioni parlamentari del 30 gennaio: non sappiamo ancora, e probabilmente non sapremo mai,
quanti iracheni hanno davvero votato, adesso come allora; e si tratta
in ogni caso di una minoranza della
popolazione. Senza contare le contestazioni e le accuse, pi che motivate, di brogli. Si sa che se tre provincie avessero votato no con una
maggioranza dei due terzi ci avrebbe determinato la decadenza automatica della Costituzione ( clausola
voluta a suo tempo dai curdi per garantirsi il federalismo ma che ha finito per giocare a favore dei sunniti); ebbene, nelle provincie sunnite di Ramadi e Tikrit i no hanno
largamente superato i due terzi,
mentre nella terza quella di Mosul
si sono fermati al 55%, e dunque
la clausola non scattata; ma i dirigenti sunniti contestano il dato di
Mosul, provincia nella quale guarda caso gli osservatori internazionali non hanno potuto operare per
ragioni di sicurezza. E c unaltra

Settembre Ottobre 2005

ragione per cui non solo questione


di numeri, ed che i sunniti non
erano affatto, come sostengono i difensori delle tesi americane, il nerbo
del regime di Saddam e che dunque
tutta la loro opposizione sarebbe
motivata, nella migliore delle ipotesi, dalla paura di perdere i privilegi del potere e nella peggiore da
nostalgia della dittatura.
Chiunque abbia una conoscenza sia
pur minima della storia irachena, sa
benissimo che i sunniti hanno costituito lungo tutto larco dellIraq
indipendente, ancora ai tempi della
monarchia filo-britannica, lossatura della pubblica amministrazione e delle istituzioni politiche; e
questo non per una discriminazione di carattere religioso e nemmeno per una deliberata repressione, ma soprattutto per ragioni di
evoluzione economica e sociale, potremmo marxisticamente dire di
classe, anche se poi lelemento repressione si per cos dire aggiunto,
soprattutto nel periodo dellultimo
Saddam. Tradizionalmente, infatti,
erano sunniti la borghesia cittadina
del centro-nord, i ceti medi, i funzionari e gli impiegati dellapparato
statale, gli imprenditori urbani,
mentre erano compattamente sciiti
i contadini del centro-sud, oltre ovviamente gli abitanti delle citt
sante di Najaf e Kerbela, nonch pi
di recente gli abitanti di quellautentico formicaio umano che il
sobborgo popolare e sottosviluppato di Sadr City ( gi Saddam City)
a Baghdad. Non a caso le decine di
migliaia di quadri e funzionari nonch gli appartenenti alle forze armate licenziati dagli americani per-

Internazionale

ch baasisti ( con un gesto che


oggi viene da loro stessi considerato
un errore) erano in prevalenza sunniti. Ridurre dunque il problema
della esclusione o dellastensione
dei sunniti dal referendum e pi
in generale dalliter politico voluto
dagli americani ad una pura e semplice questione di numeri 20%
contro il 60% o addirittura l80% sarebbe strumentale e fuorviante. Il
problema politico e va giudicato
e affrontato in termini politici.
Un nuovo Iraq senza i sunniti ( e
dunque contro la volont della Resistenza) sarebbe un non senso, o
piuttosto un aborto; vorrebbe dire
cio, come abbiamo sottolineato
nel nostro articolo sul precedente
numero de lernesto , la distruzione
dellIraq cos come labbiamo conosciuto dalla sua indipendenza in
poi, quale che fosse il governo di
volta in volta in carica. E un disegno perfettamente rispondente alla
logica del progetto di George Bush
jr. per un grande Medio Oriente
democratico, cio subordinato
agli interessi strategici, economici
ed egemonici della superpotenza
dOltreoceano. Tanto vero che
non si tratta solo dellIraq. Proprio
nel giorno in cui i caduti americani
superavano quota duemila ( a ventotto mesi esatti dalla grottesca sceneggiata sulla missione compiuta), George Bush tornato a parlare di opzione militare anche nei
confronti della Siria ed ha richiamato allordine gli alleati europei
perch troppo morbidi nei confronti dellIraq, per il quale sembra
di capire che la lezione verrebbe
in qualche modo delegata al fido

(ed efficace) alleato israeliano.


Dopo il regime baasista di Baghdad,
insomma, dovrebbe essere liquidato
anche quello anchesso baasista
ma rivale di Damasco e poi quello
islamico di Teheran, e poi chiss
quale altro. Un delirio di onnipotenza che sembra non trarre nessuna lezione dallesperienza irachena ma che comincia a preoccupare perfino Berlusconi, se ha sentito ( tardivamente) il bisogno di
dirsi dubbioso sulla possibilit di
esportare la democrazia con le armi.
Si spiega cos quello che sta accadendo nella regione, dalle oscure
manovre intorno alla vicenda dellassassinio dellex-premier Hariri
in Libano ( incluso il tentativo di influenzare o manipolare la commissione dinchiesta dellOnu ) al sostanziale fallimento della mediazione anglo-franco-tedesca sulla
scottante questione del nucleare
iraniano; e si spiega forse in questo
contesto la improvvisa sortita del
presidente Ahmadinejad contro
Israele, che non conteneva in realt
nulla di nuovo ma che pu essere
considerata come un appello ad uso
interno e serrare le file per fra
fronte alle nuove nubi che si addensano nel cielo del Medio
Oriente. Sembrerebbe che cos ci
siamo spinti lontano dalla vicenda
del referendum iracheno, ma solo
in apparenza. In Medio Oriente tutto si lega; e se vogliamo contrastare
la strategia imperialista nella regione in modo efficace non dobbiamo limitarci alla visione particolare, per quanto cruciale, di un singolo Paese ma avere sempre presente il quadro dinsieme.

61

Settembre Ottobre 2005

Internazionale

Avete attaccato la sovranit


di un paese indipendente e libero.
E avete commesso crimini
che la storia ricorder
a testimonianza della vostra
civilt sanguinaria.
Cosa volete dopo tutto questo?

Una proposta
di Donald Rumsfeld
a Saddam Hussein

dalla rivista egiziana al-Usbu

PROPONIAMO UN DOCUMENTO PUBBLICATO, IL 2 MAGGIO 2005, DALLA


PRESTIGIOSA RIVISTA EGIZIANA AL-USBU. SI TRATTA DEL RESOCONTO DI
UNA CONVERSAZIONE TRA LEX PRESIDENTE DELLIRAQ SADDAM HUSSEIN E IL MINISTRO DELLA DIFESA DEGLI STATI UNITI DONALD RUMSFELD,
CHE NEL SUO ULTIMO VIAGGIO A BAGDAD HA VISITATO IL LEADER
IRACHENO INCARCERATO. LA RIVISTA AL-USBU AFFERMA DI AVER OTTENUTO LA TRASCRIZIONE DELLA CONVERSAZIONE DA UNA FONTE NORD
AMERICANA MOLTO AFFIDABILE. SI TRATTA DI UN DOCUMENTO DI
GRANDE INTERESSE, ANCORA SCONOSCIUTO IN ITALIA E CHE HA SUSCITATO UNA VASTA ECO NEL MONDO ARABO. PUBBLICARLO ORA CI APPARE DI UNA ATTUALIT ESTREMA , NELLA FASE IN CUI SI APERTO IL
PROCESSO A SADDAM HUSSEIN E IN CUI SI APRE LA CRISI DEL GOVERNO
BUSH IN SEGUITO AL NIGERGATE

PREMESSA
a visita ha avuto luogo dopo laumento degli attacchi contro le forze
nordamericane, i suoi alleati e i collaborazionisti iracheni. Sembra che
negli ultimi mesi il numero dei
morti statunitensi sia giunto a quota
1.600 (ora hanno superato la quota uf ficiale di 2000, Ndr), dei quali ufficialmente solo una parte nota. Di
fronte a questa situazione, il presidente Bush ha tenuto una riunione
con il suo gruppo di lavoro nella
quale sono state discusse le proposte per far fronte agli attacchi della
Resistenza in una situazione che va
facendosi sempre pi grave. La
preoccupazione su come rimediare
allaumento dei caduti nordamericani pressante, come pure quella

62

di evitare che si possa giungere a un


deterioramento delle relazioni fra
gli Stati Uniti, i loro alleati e gli altri
paesi. Nella riunione si sarebbe valutata lidea di offrire a Saddam
Hussein la libert e lesilio in qualche paese in cambio della cessazione
da parte della Resistenza delle operazioni armate e la sua trasformazione in un partito da integrare nel
processo politico delineato dalle
forze nordamericane di occupazione.
Bush avrebbe incaricato Rumsfeld di
recarsi immediatamente a Bagdad al
fine di ottenere una rapida formazione di un nuovo governo iracheno e per riunirsi con i leader vincitori delle elezioni del 30 gennaio,
realizzate sotto la minaccia delle
armi nordamericane. Nel contempo

Rumsfeld avrebbe dovuto visitare


Saddam Hussein nella prigione
nordamericana presso laeroporto
internazionale Saddam, a ovest di
Baghdad.

LA

RELAZIONE DI

RUMSFELD

Secondo le informazioni, la visita di


Rumsfeld a Saddam Hussein, in presenza del comandante delle forze armate di occupazione, durata circa
unora. Dopo la visita Rumsfeld ha
inviato una relazione al presidente
Bush, insieme a una trascrizione
della conversazione avuta con Saddam Hussein e alle conseguenti analisi su come gli Stati Uniti dovrebbero
trattare i futuri sviluppi in Iraq.
Secondo queste valutazioni, Rum-

Settembre Ottobre 2005

sfeld, di fronte alla gravit della situazione, sottolinea la necessit di


utilizzare vari canali per mantenere
un dialogo politico con la
Resistenza e con Saddam Hussein,
nonostante i risultati negativi della
propria visita.
La rivista al-Usbu segnala che nella
sua informativa Rumsfeld insiste sul
fatto che la situazione in Iraq sta andando incontro ad un crescente pericolo. Che la Resistenza si sta configurando come un esercito organizzato, ben preparato e che si rafforzato con un importante carico
darmi e di altri materiali. Rumsfeld
segnala inoltre che la Resistenza
composta da 400 mila combattenti
attivi e che inoltre pu contare su
almeno 5 milioni di persone che garantiscono il loro appoggio.
Nella sua relazione Rumsfeld valuta
che lattacco a Fallujah ha avuto un
impatto negativo, della qual cosa
avrebbe beneficiato la Resistenza, e
che quindi la guerra contro il terrorismo, intrapresa dagli Stati Uniti, la Resistenza avrebbe saputo volgerla a proprio vantaggio. Una conseguenza di ci il fatto che si moltiplicano le richieste dei giovani iracheni per entrare nelle fila della
Resistenza.
A parere di Rumsfeld molte delle organizzazioni della Resistenza che
fanno la loro comparsa nei luoghi
pi disparati non sono altro che organizzazioni del partito Baath arabo
diretto da Izzat Ibrahim al-Duri.
Secondo lopinione di Rumsfeld la
situazione sarebbe destinata a peggiorare, e gi ora le operazioni armate contro le forze nordamericane avrebbero avuto unaccelerazione, avendo gi raggiunto la cifra di
200 attacchi giornalieri e causando
decine di caduti fra le forze della coalizione e fra la Guardia Nazionale
(collaborazionista). Rumsfeld afferma di aver studiato numerosi
rapporti sia nordamericani che iracheni che rivelavano un deterioramento nella situazione della sicurezza in Iraq e un abbassamento del
morale dei soldati in corrispondenza dellaumento delle perdite
umane. Segnala inoltre a Bush che

Internazionale

stanno avvenendo serie perdite di


materiale nelle fila delle truppe degli Stati Uniti, per la cifra di almeno
30 veicoli militari alla settimana,
cosa che indebolisce continuamente le forze nordamericane. In
proposito sottolinea che la
Resistenza ha recentemente catturato armamenti avanzati americani,
fra cui artiglieria, lanciarazzi e anche armi antiaeree. Il Comando
nordamericano esprime in proposito i propri timori secondo cui queste armi potrebbero presto avere un
effetto sulla capacit operativa della
Resistenza.
Infine, secondo al-Usbu linformativa termina reiterando lopportunit di continuare le conversazioni
con Saddam e gli uomini del suo
partito con lobiettivo di sondare la
possibilit di giungere a una tregua
temporanea, in grado di facilitare la
discussione di proposte provenienti
da entrambe le parti.

LA

CONVERSAZIONE

RUMSFELD
SADDAM HUSSEIN

DI
CON

D. Rumsfeld. Sono venuto a incontrarla per discutere della situazione


in Iraq. Abbiamo avuto contatti con
alcuni dei suoi compagni di partito,
dentro e fuori dellIraq, ed essi ci
hanno consigliato di parlare con lei.
S. Hussein. E che volete? Le vostre
forze hanno occupato il territorio
dellIraq e senza alcuna base legale
avete rovesciato il governo. Avete attaccato la sovranit di un paese indipendente e libero. E avete commesso crimini che la storia ricorder a testimonianza della vostra civilt sanguinaria. Cosa volete dopo
tutto questo?
D. Rumsfeld. Non si tratta di rivangare il passato. Sono venuto specificamente per presentarle unofferta
chiara e concreta, e desidererei
avere da lei una risposta chiara e
concreta.
S. Hussein. Suppongo che sia ve-

nuto a discolparsi e a restituire lautorit agli iracheni.


D. Rumsfeld. Non abbiamo nulla di
cui discolparci. Voi rappresentavate
un pericolo per i vostri vicini.
Stavate cercando di entrare in possesso armi di distruzione di massa e
lei esercitava una dittatura contro il
suo popolo. Cos, era naturale che
noi aiutassimo il popolo dellIraq a
liberarsi dei pericoli che hanno sopportato per pi di 30 anni.
S. Hussein. So che lei non conosce
la storia, e che anche il suo presidente non la conosce. Ma voi avete
raccontato menzogne per talmente
tanto tempo, che avete cominciato
a crederci voi stessi. Se per nostri
vicini si riferisce ad Israele, allora
s, noi davvero rappresentavamo un
pericolo per Israele, nella misura in
cui eravamo a fianco della causa palestinese. Questa la verit per qualsiasi arabo, non solo iracheno, visto
che questa terra araba e il suo popolo arabo, e che i sionisti hanno
occupato il paese. Sono venuti in
questa terra da tutti gli angoli del
mondo con il vostro aiuto e delle
vecchie potenze colonialiste. Ma se
lei si sta riferendo al Kuwait, mi piacerebbe chiederle: voi vi siete ritirati dal Kuwait, oppure no?
D. Rumsfeld. Questi sono affari di
sicurezza. Ora, fra noi e il Kuwait e
gli altri Stati del Golfo vi sono degli
accordi di sicurezza. Ci stiamo basando sulle loro richieste di difenderli dalle vostre minacce
S. Hussein. Prima che lei faccia le
sue offerte, vorrei chiederle avete
forse trovato qualche arma di distruzione di massa oppure no?
D. Rumsfeld. Non ne abbiamo trovate sino ad ora. Ma alla fine, un
giorno, le troveremo. Nega forse di
aver avuto lintenzione di fabbricare larma nucleare?
S. Hussein. Non avevamo alcuna arma di distruzione di massa sin dal
1991. Fummo onesti quando par-

63

Internazionale

lammo con il Gruppo dispezione internazionale, e fummo sinceri nelle


nostre missive a Kofi Annan. E voi lo
sapevate, ma stavate cercando qualsiasi falsa scusa per occupare lIraq e
rovesciare le legittime autorit.
D.Rumsfeld. Gli iracheni ci hanno
salutati con gioia, dandoci il benvenuto. E il motivo di tutto ci sta nelle
pratiche feroci del suo regime attuate nel corso di tutti gli anni che
lei ha governato lIraq.
S. Hussein. La prego signor Rumsfeld non sia cos bugiardo. Siete
voi che avete versato fiumi di sangue
in terra irachena, voi che avete complottato contro di noi, voi che siete
venuti con alcuni traditori a prendere il controllo del nostro grande
paese
D. Rumsfeld. Quelli che lei chiama
traditori sono stati eletti dal popolo
iracheno come suoi rappresentanti
con mezzi democratici ed elezioni
pulite, come non era mai avvenuto
mentre lei governava il paese.
S. Hussein. Voi siete venuti con una
banda di traditori, con Jalail alTalibani in prima fila. Il grande Iraq
governato da Jalail al-Talibani e alJaifari? Non ridicolo? E di quali
elezioni sta parlando? mai possibile affermare che si sono tenute libere elezioni, come lei le chiama,
quando il nostro paese occupato?
Signor Rumsfeld, abbiamo imparato dalla storia che gli occupanti
vengono solo con i loro lacch. E
dopo tutto quel che successo vorrebbe forse convincermi che il popolo dellIraq sta godendo della libert e della democrazia? Lei sta
davvero delirando.
D. Rumsfeld. Lei sta in isolamento
e non conosce i fatti che avvengono
fuori. Il popolo iracheno si liberato della vostra oppressione. Se vedessero per strada lei o qualcuno
dei suoi uomini, vi distruggerebbero.
S. Hussein. E io scommetto che se

64

lei avesse il coraggio di annunciare


dove si trova in Iraq, non ne uscirebbe vivo. Voglio darle un consiglio, perch lei lo riferisca al suo
presidente: lei deve dirgli che salvi
il resto delle sue truppe in Iraq. La
morte le sta furtivamente cercando
in ogni posto. E la storia non lo perdoner.
D. Rumsfeld. Sono venuto a parlare
con lei a proposito delle operazioni
terroristiche che i suoi uomini mettono in atto. Recentemente hanno
compiuto uno sporco attacco contro la prigione di Abu Ghurab, nel
corso della quale sono rimasti uccisi
o feriti pi di 50 nordamericani, e
sono caduti anche molti che erano
l custoditi a vario titolo. I suoi uomini stanno ricevendo aiuto da terroristi di tutto il mondo, minacciando lesperimento democratico
in Iraq.
S. Hussein. Cosa vuole esattamente?
D. Rumsfeld. Le sto facendo una
proposta. Lei potr essere liberato
e potr scegliere il luogo desilio nel
paese che preferisce a condizione
che appaia alla televisione e condanni il terrorismo e rivolga ai suoi
uomini un appello a porre fine alle
loro azioni.
S. Hussein. Lei daccordo col suo
presidente nellavanzarmi questa
proposta ?
D. Rumsfeld. S, questa offerta
stata concordata in una riunione
alla quale hanno preso parte il presidente, il vice-presidente, il ministro agli Affari esteri e il capo dellintelligence. Sono stato autorizzato ad informarla di questa offerta.
S. Hussein. unofferta assurda.
D. Rumsfeld. Siamo anche disposti
a includere nel governo elementi a
lei vicini.
S. Hussein. Vuole ascoltare le mie
condizioni?

Settembre Ottobre 2005

D. Rumsfeld. Con piacere.


S. Hussein. Primo, voglio che lei
metta sul tavolo il calendario per il
vostro ritiro dallIraq. E che il suo
governo si impegni davanti al mondo secondo questo calendario e che
il ritiro abbia inizio immediatamente. Secondo, le chiedo che vengano immediatamente liberati tutti
i prigionieri iracheni e arabi dalle
prigioni che avete allestito, nelle
quali avete tolto la libert a decine
di migliaia di persone onorabili. In
terzo luogo chiedo che dia la sua parola affinch vi sia un indennizzo
pieno per le perdite materiali di cui
hanno sofferto gli iracheni come
conseguenza dellaggressione contro il nostro paese a partire dal 1991,
dalla madre di tutte le battaglie
sino ad oggi. E accetto lintervento
di un Comitato Internazionale e
arabo per la stima di queste perdite.
Quarto, chiedo che devolviate il denaro che voi e i vostri uomini avete
rubato alla Cassa del Tesoro irachena e accumulato tramite il furto del
nostro petrolio; in particolare chiedo che venga punito il criminale
Bremer e la sua banda di traditori.
Quinto, la restituzione degli oggetti
darte e i reperti archeologici che
avete rubato e consegnato alla mafia . Sono tesori che vanno molto al
di l del valore monetario, poich
rimandano alla storia dellIraq e alla
sua civilt. vero che voi non avete
n una civilt n una storia del vostro paese pi vecchia di qualche
centinaia di anni, ma questo non
pu giustificare le vostre ruberie e
il vostro odio verso la civilt e la ricchezza dellIraq. Sesto, dovreste restituirci tutte le armi di distruzione
di massa se ne avrete mai trovata
qualcuna. E restituirci la vita di tutti
i martiri che lhanno persa e restituire lonore alle nobili donne irachene che avete disonorato.
D. Rumsfeld. uno scherzo?
S. Hussein. No! lamara realt
e lei lo sa signor Rumsfeld. Voi avete
commesso il pi grande crimine
della storia contro un pacifico paese

Settembre Ottobre 2005

arabo. Noi ci siamo incontrati negli


anni Ottanta. Ricorda le sue offerte?
D. Rumsfeld. Basta con il passato.
Stiamo riconsiderando le nostre posizioni verso di voi e verso vari paesi
che ci sono stati ostili in passato.
Abbiamo deciso di approfondire il
dialogo con gli islamici moderati e
non abbiamo obiezioni a che partecipino al potere attraverso elezioni. Ancora pi importante, abbiamo deciso di aprire canali di dialogo con organizzazioni terroriste
come Hamas, Jihad islamica e liraniana Hizb Alah. E anche con altre
organizzazioni fondamentaliste nel
mondo intero. Abbiamo pure un
piano per prendere contatti con il
movimento
talebano
in
Afghanistan per studiare la possibilit di una sua partecipazione al potere in cambio del suo abbandono
delle armi.
S. Hussein. Cos avete iniziato a riconsiderare i vostri errori?
D. Rumsfeld. Si tratta di unevoluzione naturale delle cose. Ci stiamo
sforzando di estendere la democrazia in tutti i paesi e movimenti sottoposti alla tirannia.
S. Hussein. Potrebbe essere una
buona cosa se fosse sincero. Ma conosco i vostri veri obiettivi. Se foste
sinceri, voi e i vostri alleati dovreste
iniziare immediatamente a ritirarvi
dallIraq. E dovreste pure abbandonare le vostre posizioni in favore di
Israele. Ma so che il suo presidente
ostinato e arrogante, e che non sta
dicendo la verit.
D. Rumsfeld. Il presidente degli
Stati Uniti stato democraticamente eletto, non un governante sanguinario come lei.
S. Hussein. Il Terrore il vostro
modo di fare, e mentire il vostro
metodo.
D. Rumsfeld. Questa nostra offerta
unopportunit storica per lei.
Verrebbe liberato e noi ci consulte-

Internazionale

remmo con lei per tutto quel che riguarda il funzionamento dellIraq.
Se lei rinuncia a questa offerta, perder questa opportunit.
S. Hussein. Io non sto cercando opportunit. Non sto cercando un
modo per salvare la mia testa dal patibolo che avete preparato per tutti
in Iraq. Se avessi voluto avrei accettato lofferta russa e avrei salvato dal
martirio i miei figli e i miei nipoti.
Non so cosa sia accaduto alla mia famiglia, alle mie figlie e ai miei nipoti. Ma, mi creda, sono pi preoccupato per ciascun cittadino iracheno e per il futuro dellIraq che della
mia famiglia e di me stesso. Attraverso i vostri uomini mi avete fatto
preventivamente unofferta: che se
dichiaravo che le armi di distruzione di massa erano state trasportate clandestinamente in Siria, voi
in cambio mi avreste liberato. Ho rifiutato allora e rifiuto ora nuovamente la vostra offerta.
D. Rumsfeld. Non voglio un rifiuto
da lei. Desidero che rifletta sulla
proposta. Desideriamo contenere
lo spargimento di sangue da entrambe le parti. Per questo le facciamo questa proposta, in una posizione di potere e non di debolezza.
Abbiamo chiesto a Jalal al-Talibani,
come segno delle buone intenzioni
da parte nostra, di abbandonare
qualsiasi intenzione di esecuzione
nei suoi confronti. Siamo disposti a
riconsiderare complessivamente le
nostre posizioni sulla base di un accordo politico in Iraq, discutendo
queste questioni con lei e con i suoi
uomini.
S. Hussein. Ma siete disposti a ritirarvi, o no?
D. Rumsfeld. Potremmo forse discutere del ritiro. Le nostre forze
hanno approntato le basi per una
lunga permanenza. Forse potremmo ritirarci dalle strade e dalle
citt, ma rimanere nelle basi per un
po di tempo.
S. Hussein. Allora quel che volete

un nuovo servo da aggiungere alla


vostra lista di servi. No, signor Rumsfeld. Non dimentichi che sta parlando con Saddam Hussein, il presidente della Repubblica dellIraq.
D. Rumsfeld. Ma lei ha perso il potere.
S. Hussein. Non tengo altro che all
onore, e lonore non lo si pu n
comprare n vendere.
D. Rumsfeld. Per la vita non ha
prezzo.
S. Hussein. La vita non ha valore
senza onore. Voi avete derubato
lIraq dellonore quando avete calpestato la nostra terra, e noi ricupereremo il nostro onore sia che
Saddam Hussein sia vivo oppure
morto.
D. Rumsfeld. I suoi compagni di
partito, con i quali abbiamo discusso, ci hanno detto che lei era il
primo e lultimo che avrebbe potuto prendere delle decisioni. Si
aspettavano da lei questa reazione?
S. Hussein. Senza dubbio sapevano
che Saddam Hussein non pu arretrare a spese del suo paese e del suo
onore.
D. Rumsfeld. La storia la riterr responsabile del sangue che si sta versando in Iraq.
S. Hussein. Al contrario, la storia
giudicher voi per i vostri crimini.
Gi vi avevo avvertiti prima, quando
vi dissi che sareste andati al suicidio
fra le mura di Baghdad. E ora state
pagandone il prezzo. Le consiglio di
andare a Londra a leggersi gli archivi del Foreign Office per imparare qualcosa riguardo la lotta del
popolo iracheno contro i vostri amici britannici, che ora stanno ripetendo gli stessi errori stando al vostro fianco. Il popolo iracheno un
popolo tenace, che non teme la
morte. La Resistenza pi forte di
quanto lei immagini. Le assicuro
che sarete colpiti ogni giorno sempre di pi.

65

Settembre Ottobre 2005

Internazionale

Darfur:
la prima volta della NATO in Africa

Una guerra
umanitaria
per il Sudan?

di Marcello Graziosi

NEL MOMENTO IN CUI SULLO SCACCHIERE EURO-ASIATICO SI RAFFORZA


LA COOPERAZIONE STRATEGICA TRA RUSSIA, CINA, INDIA E IRAN,
E IN AFRICA SI ESTENDE LINFLUENZA CINESE, IL PETROLIO AFRICANO
DIVENTA UNA DELLE PRIORIT PER LA SICUREZZA NAZIONALE DEGLI
STATI UNITI. UNA NUOVA OFFENSIVA DELLIMPERIALISMO IN AFRICA
ellattuale contesto internazionale, caratterizzato dalla crisi
del capitalismo nella sua versione globale e dal contemporaneo emergere di alcuni,
grandi paesi in via di sviluppo
destinati a modificare in profondit i rapporti di forza nelleconomia mondiale, gli Stati
Uniti riscoprono lAfrica.

AFRICA
G U E R R A P R E V E N T I VA

La situazione in America Latina, segnata dal consolidamento dellesperienza bolivariana in Venezuela, la sempre
maggiore instabilit mediorientale (dalla resistenza irachena alla vittoria di Ahmadinejad in Iran, dalle elezioni in
Libano alla situazione israelopalestinese) che complica i disegni di Bush, le difficili relazioni di Washington con il tradizionale alleato saudita dopo
l11 settembre 2001 ed il mancato sfondamento in Asia Centrale, dove la Russia mantiene
una propria sfera di influenza
e si consolida lesperienza del
Gruppo di Shanghai, rendono
obbligatoria per gli Stati Uniti
la carta del petrolio africano.

66

Nel maggio 2001 il Gruppo dIniziativa sulla Politica Petrolifera Africana ha pubblicato un
rapporto (Petrolio Africano:
una priorit per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e lo sviluppo dellAfrica) dal quale
emerge lassoluta necessit per
Washington di incrementare
lapprovvigionamento energetico dai paesi dellAfrica Occidentale, che potrebbe diventare cos uno dei prossimi terreni di applicazione della
guerra preventiva di Bush,
aprendo una contraddizione
di non secondaria importanza
con le mire dellimperialismo
francese, tradizionalmente
presente nellarea, e contendendo alla Cina linfluenza nel
continente.
Pechino, dal canto suo, ha la
necessit urgente di aprire
nuovi canali di approvvigionamento di risorse energetiche in
Africa, a sostegno del proprio
dirompente sviluppo economico, utilizzando il prestigio
acquistato tra i paesi del sud del
mondo fin dallepoca della rivoluzione, e mai venuto meno,
grazie anche alla politica terzomondista fin qui perseguita
e ad un sistema di relazioni basate non su pressioni ed inge-

renze di tipo militare ma sul


principio del reciproco rispetto e beneficio. Il rapporto
dellAOPIG, al contrario, suggerisce allamministrazione
Bush la predisposizione di una
presenza militare diretta a garanzia della sicurezza regionale1.
Questo il contesto generale nel
quale inquadrare, oggi, la crisi
del Darfur e del Sudan meridionale.

LE

CRISI DEL

E DEL SUD

DARFUR
SUDAN

T R A PA S S AT O E P R E S E N T E

Quelle del Darfur e del sud


Sudan potrebbero essere considerate le classiche crisi di
una nazione africana e multietnica, sulle quali si sono innescati decenni di colonizzazione e penetrazione imperialista, oltre a mezzo secolo di instabilit successiva allindipendenza nazionale (1956). Ci
che sta accadendo in Sudan
non molto dissimile, almeno
in linea di principio, da quanto
accaduto nei Balcani, a partire
dallo stesso Kosovo2.
Lintera nazione (anche se non
il Darfur in senso stretto) at-

Settembre Ottobre 2005

traversata fin dal VII secolo da una


ideale linea di confine tra mondo
arabo-islamico ed Africa nera, cristiana (Axum Etiopia) ed animista. Tra la fine dell800 ed i primi
anni del 900 i territori oggi appartenenti al Sudan sono divenuti oggetto delle mire dellesercito angloegiziano, che ha bloccato lespansione coloniale sullasse ovest est
dei francesi. Dal 1924, poi, quello
che era una sorta di condominio
di occupazione anglo-egiziano si
trasformato in un vero e proprio sistema coloniale. Nella fase immediatamente precedente lindipendenza, i britannici hanno tentato di
sfruttare, pur se indirettamente
(indirect rule), le contraddizioni
etniche per annettere i territori meridionali sudanesi a quella che era
lAfrica Orientale Britannica (parte
del Corno, Uganda e Kenya). Il progetto non riuscito, ma la contraddizione tra nord islamico, in grado
di esprimere la classe dirigente del
paese, e sud, esacerbata dalla politica coloniale britannica, ha attraversato lintera storia del Sudan indipendente, con lalternanza di momenti di mediazione e di furiosi
scontri militari. Due tentativi importanti di conciliazione si sono verificati con la Conferenza del 1965,
quando a Khartoum era insediato
un governo di unit nazionale
(comprendente islamici moderati e
radicali, oltre ai comunisti), e con
lincontro del 1986 tra il primo ministro Mahdi (Partito Umma, islamico moderato) e Garang, massimo
esponente dellEsercito Popolare di
Liberazione del Sudan (SPLA, fondato nel 1983) ad Addis Abeba. Fasi
di aperta rivolta si sono determinate
allorquando allinterno del gruppo
dirigente nordista ha prevalso
lIslam radicale, soprattutto a partire dal 1983, nellultima fase di presidenza Nimeiri, e dopo il colpo di
stato del generale Ahmed al-Beshir,
attuale presidente, nel giugno 1989.
Ancora una volta la contraddizione
nord sud stata strumentalizzata
dallesterno per indebolire il Sudan
e giustificare politiche di potenza e
di ingerenza: nel contesto della

Internazionale

Guerra Fredda Stati Uniti ed Israele


hanno sostenuto i gruppi armati del
sud, insieme allEtiopia di Hail
Selassi, allUganda ed al Kenya.
Contemporaneamente, Washington
ha sostenuto attivamente le forze islamiche integraliste a Khartoum,
ben sapendo che una loro affermazione avrebbe impedito qualsiasi
processo di reale pacificazione.
Ragionando del Fronte Nazionale
Islamico (ex Fratellanza Musulmana, oggi Congresso Nazionale
Islamico al potere), ha scritto
Ibrahim al-Nur: Il sostegno economico americano, saudita e di altri
emirati petroliferi ha favorito la sua
ascesa durante le due brevi ma importanti fasi di transizione alla democrazia nel 1964-69 e nel 198589. Scenario, questo, che si ripetuto in Afghanistan tanto nella fase
di lotta armata contro la presenza
sovietica quanto nella fase successiva di ascesa dei Talebani-, in Palestina e, successivamente, in Cecenia, in Asia Centrale e nei Balcani3.
La vittoria delle forze islamiche radicali a Khartoum ha finito per aggravare ed esasperare anche la crisi
del Darfur, territorio del Sudan occidentale interamente abitato da
popolazioni musulmane, allinterno del quale per si scontrano,
almeno dalla met degli anni 80,
per il controllo delle sempre pi
scarse risorse idriche e della terra,
trib arabe nomadi ed altre, pi numerose, di etnia Fur, africane e stanziali4.

ACQUA

E PETROLIO

Una conseguenza diretta e indesiderata della ricerca del petrolio


lintensificazione della guerra civile
() la corsa al petrolio ha provocato unintensificazione senza precedenti della guerra, in funzione
del controllo dei giacimenti. Gli
scontri si stanno cos estendendo rapidamente alle zone chiave petrolifere contese nellAlto Nilo occidentale5. Oltre al petrolio, altrettanto
strategico si rivelato e continua a
rivelarsi il controllo delle sorgenti e

del primo tratto del fiume Nilo. La


situazione degenerata ulteriormente nel corso degli anni 90, determinando una catastrofe sul
piano umanitario, anche se di proporzioni non superiori ad altre che
non sono mai state e continuano a
non essere oggetto di attenzione da
parte della comunit internazionale. Nel sud del paese si affrontano
milizie sostenute dal governo centrale, egemonizzato dalle forze islamiche radicali (non senza contraddizioni, esplose nel dicembre 2000
con lo scontro tra lattuale presidente al-Beshir e lideologo alTurebi) ed i gruppi armati ribelli,
divisi e frammentati ma sostenuti a
piene mani dagli Stati Uniti (il
Segretario di Stato Usa Albright ha
incontrato per ben due volte Garang in Uganda nel 1997 ed in Kenya nel 1999). Il SPLA, non secondo
ad atrocit rispetto al governo di
Khartoum6, parte dell Alleanza
Democratica Nazionale sudanese
(NDA), una sorta di cartello delle
forze di opposizione costituito nel
1989, insieme a comunisti e alle
forze islamiche moderate, favorevoli ad individuare soluzioni mediate di autonomia regionale per il
sud (comprendente lutilizzo di
parte dei proventi derivanti dallo
sfruttamento delle risorse energetiche). Al contrario, parte dei gruppi
armati del sud rivendica una piena
autonomia, la secessione ed il totale
controllo delle risorse.
Quanto accaduto nelle province
meridionali si intreccia con laggravarsi della situazione in Darfur. Tra
il febbraio ed il marzo 2003 si sono
costituiti tanto il Fronte di
Liberazione del Darfur quanto
lArmata di Liberazione del Sudan
(ALS) che, guidata da Abakkar7 e
dotata di armi e tecnologie sofisticatissime (lecito chiedersi i soggetti
fornitori), ha lanciato una pesante
offensiva contro il governo centrale. Cos come, nel Nord Darfur,
era ripresa lattivit del Movimento
per la Giustizia e lUguaglianza
(MJE), guidato da Khalil Ibrahim,
uomo molto vicino a Turebi e, di
conseguenza, dallinizio del 2000

67

Settembre Ottobre 2005

Internazionale

anchegli ostile al governo centrale.


Dopo un breve cessate il fuoco sottoscritto tra le parti (non dal MJE)
ad Abch (Ciad) nel settembre
2003, il governo di Khartoum stato
in grado di recuperare sul campo le
posizioni perdute. Dal 2001 si cominciato a parlare di pulizia etnica in Darfur, a senso unico (come
se i responsabili fossero da ricercare
solamente tra le milizie arabe ed il
governo centrale) e con la chiara intenzione di favorire linterv e n t o
esterno, esattamente come accaduto in Kosovo (dove oggi - e non
nel 1999 - in corso la vera pulizia
etnica da parte degli albanesi a
danno dei serbi col pieno assenso
delle autorit di occupazione) 8.
Garang ha sostenuto la causa delle
trib Fur indirettamente e con un
basso profilo, temendo contraccolpi allinterno dellAlleanza Democratica Nazionale e non volendo
forse favorire eccessivamente disegni secessionisti (anche se, dal febbraio 2004 e nonostante le perplessit del Presidente Al-Mirgheni,
lALS, guidato da Behri ed ancora
forte di 10.000 uomini, divenuto
parte della NDA).
Chi sono, necessario chiedersi a
questo punto, i paesi che maggiormente hanno investito sul settore
petrolifero in Sudan? Cina e
Francia. Dal 1995 la China National
Petroleum Corporation, societ a
prevalente direzione pubblica, ha
costruito impianti di esplorazione e
raffinazione (nel 2003 oltre 10 milioni di tonnellate di petrolio sudanese hanno raggiunto Pechino),
cos come ingenti sono stati gli investimenti da parte di Total Elf
Fina. Questo elemento pu contribuire a chiarire le ragioni reali alla
base dellinternazionalizzazione
della crisi.
Nonostante diversi tentativi di cessate il fuoco e di accordi tra governo
centrale, SPLM e MJE (almeno
quattro nel corso del solo 2004, con
mediazioni di Ciad ed Etiopia),
lUnione Africana (UA) ha deciso,
col consenso del Consiglio di
Sicurezza dellONU, di intervenire
direttamente, rischiando di ripro-

68

durre nel Darfur, e pi in generale


nel sud Sudan, lo stesso scenario del
Kosovo. Nel gennaio 2005 stato
sottoscritto a Nairobi un nuovo accordo, dai contenuti in parte unitari
ma contenente elementi tali di ambivalenza da porre seriamente a rischio lunit stessa del Sudan. Da
una parte, infatti, laccordo ha istituito un governo ed un sistema bancario autonomo per il sud e, dallaltra, ipotizzato tra sei anni, al termine di un periodo di transizione,
lorganizzazione di un referendum
sul futuro della regione9. Modello
che potrebbe costituire un pericoloso precedente. Nonostante questo, il Consiglio di Sicurezza dell
ONU ha approvato tre risoluzioni
che, pur riaffermando la sovranit,
lunit, lindipendenza e lintegrit
territoriale del Sudan, istituiscono
una presenza diretta di 10.000 uomini ed una commissione di vigilanza, oltre a coinvolgere direttamente la Corte Criminale Internazionale, suscitando cos una dura
presa di posizione del Parlamento
di Khartoum10. Ad aggravare un
quadro gi complesso ha contribuito il salto di qualit del coinvolgimento NATO, con protagonista
assoluto il Presidente dell Unione
Africana, Konar, gi traghettatore
del Mali dal non allineamento alla
subalternit allOccidente e fondatore del Partito Africano per la
Solidariet e la Giustizia, entrato a
far parte dellInternazionale
Socialista dal 1996. Luomo giusto,
al posto giusto, nel momento giusto. Il 17 maggio Konar ha visitato,
prima volta per un leader africano,
il quartier generale NATO a
Bruxelles, chiedendo, ed ottenendo subito dopo, il sostegno del
Consiglio dellAlleanza. Il 26 maggio lo stesso Segretario, de Hoop
Sheffer, intervenuto ad una conferenza internazionale dei donatori
tenutasi ad Addis Abeba confermando piena disponibilit a sostenere, insieme allUE, la missione
UA. La NATO chiamata a coordinare il trasporto aereo, addestrare
gli ufficiali e garantire i servizi di intelligence. Nel frattempo, Garang

divenuto vicepresidente del governo centrale ed ha nominato i 10


governatori del sud, uno solo dei
quali appartiene ai gruppi legati al
governo di Khartoum.
La NATO entra cos, seppure indirettamente, per la prima volta in
Africa. Per essere pi precisi, in uno
dei cuori del continente nero, col
sostegno di USA ed UE. Sar il
Sudan il prossimo teatro di una
guerra umanitaria per il petrolio
e legemonia globale?

GLI

U LT I M I AV V E N I M E N T I

Dopo meno di un mese dalla nomina a vicepresidente del governo


centrale, Garang, uomo delle molte guerre e dei molti compromessi11, ha trovato la morte in uno strano incidente aereo, di ritorno dall
Uganda e su un elicottero ugandese. La reazione dei sostenitori di
Garang stata dura ed ha infiammato la stessa capitale Khartoum,
ma, come giustamente notato da
Calchi Novati si trattato pi di
uno sfogo irrazionale che una reazione politica: il successore di
Garang alla guida del SPLM, Salva
Kiir, si affrettato ad escludere il coinvolgimento del governo sudanese
ed a confermare limpegno per una
soluzione pacifica. Nel frattempo, la
Casa Bianca ha inviato due propri
rappresentanti in Sudan, uno a
Khartoum e laltro nel sud, a conferma dellimportanza della posta
in palio, mentre Turebi preconizza
limplosione del paese, che andrebbe a tutto vantaggio di chi ha
lavorato in questi anni per linternazionalizzazione della crisi12.
Rimane drammaticamente aperto
linterrogativo posto da Calchi Novati: C qualcuno, in Sudan o fuori
del Sudan, che vuole la posta intera
o c qualcuno che preferisce una
met senza contaminazioni o condivisioni?
Gli ultimi avvenimenti lasciano, da
questo punto di vista, aperta qualsiasi soluzione. Beshir ha vinto, almeno momentaneamente, la partita legata al governo provvisorio, ri-

Settembre Ottobre 2005

uscendo a confermare Ahmed alJaz, uomo del nord e del Congresso


Nazionale, alla guida del ministero
dellenergia e del petrolio, aprendo
non poche contraddizioni allinterno dellopinione pubblica del
sud. Cos come in Darfur le fazioni
che si oppongono al governo centrale si sono duramente scontrate
con il contingente di pace della
forza panafricana.
Si vede avanzare in Africa di nuovo
lo spettro del colonialismo in tutte
le sue forme e dimensioni, spettro
che ha ripreso linfa e vigore non a
caso dopo il 1991.

Note

1 Il rapporto AOPIG si trova (in inglese) sul


sito www.iasps.org/strategic/africawhitepaper.pd A commento del rapporto, S. Dadoo,
Quando lo Zio Sam chiama lAfrica; in
Liberazione, 16 maggio 2003. Riguardo la
Cina, si segnala Yi Chen, The Stampede for
Black Gold (La corsa precipitosa per lOro
Nero); in Jeune Afrique LIntelligent, 27
giugno 2004. Oltre a questo, Oil security: a
top priority for China (Sicurezza Petrolifera:
una priorit assoluta per la Cina), rapporto
dellagenzia Xinhuanet del 29 aprile 2004.
I n t e ressante anche quanto scrivono T.
Fontana, LAfrica che ce lha fatta, una ricchezza per pochi solo grazie al petrolio alle
stelle, in L U n i t , 5 luglio 2005 e A.
Tricarico, Loro nero di Blair, in Il Manifesto, 5 luglio 2005.
A proposito dellattuale piano di ricolonizzazione del continente africano da parte degli
Stati Uniti vale la pena citare alcune parti
dellarticolo di Albano Nunes, cos come pubblicato su Av a n t e!, organo centrale del
Partito Comunista Portoghese (n. 1654, 11
agosto 2005): dopo aver confermato le critiche rivolte all Operazione G-8 ed aver ri-

Internazionale

cordato gli attuali fulcri della resistenza antimperialista, che stanno determinando
una crisi di nervi allimperialismo nordamericano, Nunes sottolinea la necessit di
non distrarsi rispetto ad altre gravi situazioni, a partire dalla necessit di attribuire
crescente attenzione alloffensiva neo-coloniale sul continente africano, offensiva destinata a svilupparsi in modo part i c o l a rmente cinico e con crescenti contorni razzisti. Subito dopo, lautore riporta una lunga
citazione tratta da un inserto apparso insieme al quotidiano P b l i c o (30 luglio
2005), dal titolo emblematico Gli Stati
Uniti tentano di scovare Al-Qaeda in
Africa, che di seguito si riporta parzialmente
perch utile anche ai fini del nostro lavoro:
Gli Stati Uniti stanno per dare inizio ad un
programma di intervento militare, logistico e
diplomatico in Africa con lobiettivo di contenere lespansione di Al-Qaeda e di altre reti
terroristiche. Lamministrazione Bush giustifica la propria presenza militare sul continente come parte della guerra globale contro
il terrorismo, appellandosi a questioni di sicurezza nazionale e di protezione delle fonti
alternative di petrolio (). Lobiettivo la
creazione di una serie di basi militari in collegamento tra loro e dispiegate nelle regioni
del Corno dAfrica, Africa Occidentale, Centrale ed Australe (). A tal pro p o s i t o ,
Nunes evidenzia quelli che sono i reali obiettivi della guerra al terrorismo, trattasi di
Bush, di Blair, della NATO o dellUnione
Europea, criticando poi la collaborazione
che il governo socialista portoghese, come il
precedente governo di centro-destra, sta fornendo a Washington. Loffensiva statunitense potrebbe dispiegarsi dal Congo a S.
Tom e Principe (destinata a trasformarsi in
una gigantesca base aerea USA), dallo
Zimbabwe alla Guinea-Bissau (dove il disegno di cacciare dal potere il PAIGC diviene
s e m p re pi sfacciato), al Sudan (dove la
morte di John Garang assume sempre pi la
dimensione di un omicidio politico), a qualsiasi altro paese africano ().

centinaia di lingue e dialetti.

2 Il Sudan il pi esteso tra gli stati africani,

intervista rilasciata da Al-Turebi a Il Manifesto del 3 agosto 2005.

con la presenza di decine di gruppi etnici e

3 Ibrahim al-Nur, Ultimo tango a Khar-

toum; in Le spade dellIslam, Quaderni


Speciali di Limes, supplemento al n.
4/2001, p. 110.
4 Per quanto concerne il conflitto in Darfur

si consiglia la lettura dellarticolo di J.L.


Peninou, Dsolation au Darfour; in Le
Monde Diplomatique, maggio 2004, pp.
16 e 17.
5 Al-Nur, art. cit., p. 117.
6 Si veda, ad esempio, quanto ha scritto Pietro

Veronese su La Repubblica del 1 agosto


1998 (Un popolo di scheletri nel Sudan
vinto dalla fame).
7Abakkar ha avuto un ruolo non trascura-

bile nellascesa al potere dellattuale


Presidente del Ciad, Dby, e del Movimento
di Salute Patriottica nel 1990.
8 Secondo alcune stime, dal febbraio 2003

sono stati oltre 110.000 i rifugiati in Ciad,


700.000 i profughi e gli sfollati rimasti allinterno del Sudan ed oltre 10.000 i morti.
9 Sullaccordo utile leggere quanto dichia-

rato da Garang in occasione del 22 anniversario del SPLA (Rumbek, 16 maggio


2005), rintracciabile sul sito www.splmtoday.com
1 0 Le ultime Risoluzioni approvate dal

Consiglio di Sicurezza dellONU sono la


1590 del 24 marzo 2005, la 1591 del 29
marzo e la 1593 del 31 marzo (dal sito
www.un.org). La dura presa di posizione del
Majlis Watani, parlamento sudanese, si pu
leggere in inglese sul sito www.sudan-parliament.org
11Questa e le altre citazioni di seguito sono

tratte da: G. Calchi Novati, Sudan senza


pace; in Il Manifesto, 3 agosto 2005.
12 Adesso il Sudan rischia limplosione,

69

Settembre Ottobre 2005

Europa - Germania/Dibattito

La Grosse Koalition
divenuta lo strumento
per affidare integralmente
al governo gli interessi
dellimperialismo tedesco

Sulla sinistra
tedesca

di Hans Heinz Holz


Intellettuale tedesco, saggista, tra i massimi pensatori
marxisti europei. Professore Emerito di Filosofia presso
lUniversit di Groningen, Olanda. Con questo articolo
H.H. Holz inizia a collaborare con la nostra rivista

LA LINKSPARTEI E LA SPD TRA GLI INTERESSI DEL CAPITALISMO


TEDESCO, LA CRISI SOCIALE E LA GROSSE KOALITION

a fondazione di un partito di sinistra (Linkspart e i), che potesse raggiungere anche il numero di suffragi per essere rappresentato al
Bundestag (parlamento federale),
ha fatto nascere euforiche aspettative negli ambienti tedeschi, critici
del sistema. Nel periodo del cancellierato di G. Schrder, la Spd si
era comportata, in politica interna,
come esecutrice degli interessi del
grande capitale e, in politica estera,
come sostenitrice di un attivo imperialismo germanico - europeo.
Gi da anni, in effetti, la politica socialdemocratica si era andata distinguendo solo per sfumature da
quella della Cdu. Contro il ruolo
guida degli Usa, i quali nel periodo
della guerra fredda avevano operato, nellinteresse della borghesia
europea, per ricacciare indietro
lUnione Sovietica, dopo il 1990
lUnione Europea dominata da
Francia e Germania - aveva maturato lidea di una propria posizione
di dominio mondiale: inizi cos la
lotta per la conquista del mercato
mondiale, in cui dovunque perfino nel loro cortile di casa latinoamericano- gli Usa andavano perdendo terreno. Gli Usa reagirono,
usando il pretesto della lotta al terrorismo, con una politica mirante
allimpossessarsi delle fonti energetiche mediorientali e dellAsia centrale. La Germania e la Francia, che

70

non possono accettare il monopolio statunitense sulle fonti energetiche perch significherebbe accettare, anche, la loro riduzione a potenze di secondo rango - si contrapposero allescalation militaristica. La guerra contro lIraq rese
chiaro che gli Usa erano pronti a
perseguire lobiettivo della loro egemonia anche ricorrendo a mezzi militari, nel caso anche contro propri
alleati. La concorrenza intercapitalistica entrava in contraddizione
con il complessivo interesse capitalistico allo sfruttamento. Questa
contraddizione, che nasce da una
coesistenza solidale ma anche da rivalit inter-monopoplistiche, determina oggi anche se in modo non
apparente e complesso - la situazione politica mondiale.
Gi a partire dagli anni novanta, esistevano negli Usa e in Europa dei
piani diretti non pi al solo al controllo dei Paesi sfruttati, ma anche
allintimidazione delle grandi potenze imperialistiche loro concorrenti.
Per la Germania, ci significava una
duplice spesa materiale: da un lato,
per investimenti nella ricerca e produzione di armamenti; dallaltro,
per investimenti volti alla conquista
di nuovi mercati, in primo luogo
nellEuropa orientale e nel vicino
Oriente (la politica verso la
Turchia!).

Questa strategia, diretta a conquistare le chances di massimo profitto


per il capitale, doveva comportare
limitazioni agli impegni dello Stato.
Venne introdotta una radicale politica di risparmio (politica che non
ha ancora raggiunto i suoi massimi
livelli), la quale riguardava prima di
tutto gli impegni sociali a livello comunale, dei Lnder, e federale , particolarmente rispetto alleducazione, alla cultura e alla sanit pubblica.
La socialdemocrazia che fino ad
ora ha potuto contare sulla tradizionale lealt dei sindacati- divenuta lo strumento politico appropriato a portare avanti questo nuovo
corso di politica interna, cos ricca
di conflitti, dellimperialismo tedesco. Su questa linea si costituita
una Grosse Koalition tra Spd e Cdu
il che dimostra quanto i meccanismi
del sistema parlamentare funzionino nel senso voluto dagli interessi
del grande capitale.
Per anni, sindacalisti e cittadini
della sinistra liberale si sono limitati
al ruolo di spettatori della revoca dei
diritti sociali e della costruzione di
un potere autoritario, con indignazione ma senza opporre resistenza.
Nel 2005 fece la sua comparsa una
sdegnata minoranza, che lasci il
partito socialdemocratico e lorganizzazione dei Verdi, la quale si
mosse nella prospettiva di formare

Settembre Ottobre 2005

un nuovo raggruppamento socialdemocratico di sinistra. Il colpo di


forza politico, operato da Schrder,
di anticipare le elezioni federali, costrinse questo gruppo allalleanza
elettorale con la Pds, attraverso la
costituzione in vista appunto della
battaglia elettorale - di un nuovo
partito (la Linkspartei), le cui componenti per non costituiscono assolutamente un tutto omogeneo.
Gli interessi dei tedeschi dellest e
dellovest non sono assolutamente
gli stessi come dimostra con chiarezza la differenza nella ripartizione
del reddito nazionale: ad esempio,
il valore medio del reddito per abitante, nei Lnder tedesco occidentali, sta fra i 23.000 e i 30.000
euro lanno, mentre nei Lnder
della Germania orientale si colloca
tra i 17.000 e i 18.000 euro. La percentuale di disoccupazione nella
Germania orientale sta tra il 17 e il
20 % , mentre in quella occidentale
oscilla tra il 6 e il 10 %. I motivi, di
cui si nutre lopposizione ai partiti
esistenti, hanno fonti diverse nelle
due parti della Germania.
Significa questo che il nuovo partito
si fregia solamente dellappellativo
di sinistra ? Il nome del partito
non sta ad indicare nessun contenuto programmatico, ma solo un
tipo di collocazione nello spettro
degli orientamenti politici: destra e
sinistra sono classificazioni entro la
cornice parlamentare; nella prima
forma che il Parlamento assunse, in
Inghilterra, Tories (ovvero, i conservatori) e Whigs (ovvero i liberali)
erano rispettivamente la destra e la
sinistra del Parlamento, per la collocazione che avevano rispetto alla
Presidenza del Parlamento stesso. I
primi erano per il mantenimento
dei valori e delle condizioni esistenti, gli altri, invece, erano orientati ad introdurre cambiamenti e riforme; entrambi, nelle circostanze
determinate, prendevano decisioni
pratiche rispetto agli interessi degli
strati sociali, da loro rappresentati.
E lo stesso avviene ancor oggi.
La Cdu si richiama s ai valori del sistema sociale cristiano, tuttavia
opera nellinteresse del capitale; ed

Europa - Germania/Dibattito

un politico scaltro, come Heiner


G e i s s l e r, quando non ha pi un
ruolo pubblico, mostra uninquieta
meraviglia se fa esperienza della
contraddizione tra ideologia e
prassi.
Destra e sinistra una differenziazione che sta ad indicare due frazioni, interne ad uno stesso sistema
di potere, caratterizzato da contraddizioni e compromessi e con
ragione in Inghilterra il partito, che
non sta al governo, viene chiamato
lopposizione di sua maest: allinterno del sistema di potere, le
due frazioni si ricompongono in
unit ad opera del Trono.
Pi tardi si aggiunsero i rappresentanti dei partiti della classe lavoratrice, che andava crescendo e sviluppandosi: in Inghilterra il Labour
P a r t y, sul Continente i Socialdemocratici. Gruppi sociali tra loro in
concorrenza si organizzarono in
partiti diversi. Coloro i quali si
orientavano con maggior decisione
verso cambiamenti e riforme, si collocarono nel lato sinistro del
Parlamento.
La funzione delle due diverse collocazioni, di render chiara la differenza tra funzione governativa e di
opposizione, tese a sfumarsi; i concetti assunsero una colorazione filosofica (weltanschauliche Frbung),
nel senso che sinistra assunse il significato della direzione verso cui il
cuore batte e destra, invece, il
luogo in cui si colloca il giusto ordine. Ma va detto che questo spostamento di significato ingannevole: nei fatti, restano i segni dellunit dellordinamento parlamentare, il cui scopo appianare i
conflitti entro i margini del sistema.
I Cadetti erano la destra, i menscevichi erano la sinistra, ma i bolscevichi si collocavano fuori di questo
schema. Sinistro in quanto di sinistra
non un luogo logico, ma solo un
luogo appartenente alla realpolitik.
Da questo punto di vista, la sinistra
parte funzionale della stabilizzazione del sistema.
Quanto detto basta a comprendere
il ruolo della L i n k s p a r t e i i n
Germania e della cosiddetta Sinistra

europea nellUnione europea. La sinistra occupa un posto nel sistema,


che i socialdemocratici non hanno
mai occupato: il posto di chi auspica
un capitalismo dal volto umano,
ovvero di chi sogna la possibilit di
varianti sociali della politica di aggressione verso lesterno ed, allinterno, di sfruttamento.
Una sinistra, che considera propria funzione principale svolgere il
ruolo dell opposizione parlamentare, non altro se non uno strumento propagandistico di pacificazione, che d lillusione di poter curare una malattia, che di fatto diviene sempre pi grave.
Naturalmente del tutto significativo il fatto di costruire una piattaforma parlamentare, da cui si possano ricavare alternative alla societ
capitalistica. Ora non si dovrebbe
dare lillusione che la presenza in
Parlamento possa essere, anchessa,
una via per il cambiamento politico
del sistema. Nelle societ borghesi,
i Parlamenti sono loro organi, non
il terreno di scontri rivoluzionari.
Gli architetti e i capitani della
Linkspartei non hanno compreso
limpossibilit di togliere le deficienze del sistema capitalistico restando allinterno del sistema, dato
che queste deficienze sono inseparabili dalle leggi di autoconservazione dello stesso sistema.
Chi accetta laccumulazione del capitale quale forza trainante la vita
sociale, non pu impedire il verificarsi della disuguaglianza, dello
sfruttamento, dellimpoverimento
e delloppressione.
Al posto del capitalismo, deve comparire un altro ordinamento economico, che sia in grado di utilizzare in maniera sensata la ricchezza
sociale. La Spd ha tolto il socialismo
dal suo programma e si mantiene
nei limiti dellideologia della giustizia sociale, dei diritti umani, della libert, che resta priva di una concezione dellordinamento politicoeconomico della societ.
Certamente comunisti e riformatori sociali dispirazione cristiana
possono riconoscersi, entrambi, in
certe finalit etiche; ma gli stru-

71

Europa - Germania/Dibattito

menti e gli obiettivi per la realizzazione di quelle finalit richiedono


concrete strategie politiche.
I problemi della propriet degli
strumenti di produzione e del potere politico nello Stato non si pongono pi sul piano puramente
etico, ma su quello dei rapporti di
forza tra le classi, senonch la
Linkspartei non pone pi tale problema, dato che lo dissolve in una
critica del tutto nebulosa del neoliberalismo.
Un partito, che voglia contrapporsi
al monopolio del potere della classe
dominante, ha bisogno di disegnare
il profilo di un nuovo mondo, che
sia capace di portare le masse alla
mobilitazione. Il titolo della rivista
teorica della Spd un promettente
Utopia creativa; il fatto, per, che
nella politica del partito non si coglie n una visione utopistica, n
una creativit innovativa. Al contrario, lattivit del partito si svolge
lungo i binari abituali, fino al prender parte a coalizioni di governo,
nelle quali esso costretto ad assumersi la responsabilit di atteggiamenti politici, che pure, precedentemente, aveva criticato.
Il contenuto emozionale, che legato al termine di sinistra (l dove
conduce il cuore), si risolve nel marchio di un partito dopposizione interno al sistema.
Gregor Gysi, ha detto che sinistra
un nome bello e ricco di pretese.
Ma, si potrebbe dire con Goethe, il
nome , di per s, qualcosa di insignificante.
Ci che Gysi intende con sinistra
ancora meno chiaro che in Oskar
Lafontaine, il quale con questo termine pensa ad un tipo di politica
economica neo - keynesiana. Ci
che effettivamente era la socialdemocrazia, prima della questione dei
crediti di guerra del 1914, realmente appartiene ad un secolo fa ed
per questo che trova spazio una si nistra della sinistra, i comunisti, cosa
che Lenin, Liebnecht e la Luxemburg non persero mai di vista: sini stra della sinistra, che formata da
coloro i quali non si lasciano incantare dal termine sinistra.

72

Nel 1963 si trovarono insieme, per


iniziativa dello scrittore e redattore
radiofonico tedesco-occidentale
Horst Krger, dodici autori, i quali
risposero alla domanda che cos oggi
sinistra? Tra questi, il liberale Ralf
Dahrendorf ( nobilitato in Gran
Bretagna con lappellativo di sir ) dichiar che quel nome sinistra- era
ormai inattuale (unzeitgemss) per il
fatto di essere tradizionalmente connesso alla questione sociale, la quale
nella Germania federale era ormai
un fenomeno marginale, dunque riduceva il suo significato alle questioni dei profughi e del loro inserimento, della riqualificazione di coloro i quali avevano perso il lavoro a
causa dello sviluppo tecnologico e
dellimpegno a favore degli anziani
e della loro solitudine.
Oggi, con una media del 12% di disoccupazione a livello federale, con
il taglio delle pensioni e con il prolungamento dei tempi di lavoro,
questa maniera liberale di vedere il
mondo non pi tanto cinica,
quanto piuttosto comica.
Wolfgang Abendroth assunse una
posizione del tutto contraria: di si nistra sono coloro i quali vogliono
portare i rapporti di produzione al
livello dello sviluppo delle forze
produttive. Per la prima volta nella
storia delluomo (si d) la possibilit che la societ garantisca la libert dal bisogno e dalla privazione,
... a patto che lorientamento a favorire il profitto privato dei proprietari di capitale venga abbandonato in nome di una redditivit economica, orientata al benessere comune .
Ci vero anche oggi. Ma dove troviamo noi negli attuali partiti di sinistra tedeschi o europei che
siano- anche solo un accenno a tutto
questo?
Sarah Wagenknecht, che certamente una critica della politica di
resa allesistente (Anpassung) della
Pds, ne ha difeso lesistenza: la Pds
lunica forza politica, che viene
dalla Ddr e che sopravvive nello
spettro dei partiti della Germania
federale. Per quanto veementemente i rappresentanti della Pds ne-

Settembre Ottobre 2005

ghino questa eredit e tradizione, il


partito in quanto tale, nonostante
tutto, ha rappresentato per lunghi
anni una reale alternativa anticapitalistica. (Junge Welt, n.161 2005).
Che la dirigenza della Pds si sottragga a ci una faccia della medaglia, ma laltra faccia che per i
suoi militanti e i suoi stessi elettori
il partito ha questa funzione simbolica: questo un aspetto della realt
tedesca, che i conquistatori occidentali della Ddr intendono assolutamente rimuovere. Quanto a
Lothar Bisky il cui atteggiamento
politico socialdemocratico e disponibile ai compromessi a cui per
tre volte stata negata la vicepresidenza del Parlamento federale, va
detto che tale rifiuto non era diretto
alluomo o al dirigente politico ma,
piuttosto, era volto a dimostrare che
la possibilit di integrarsi nel sistema restava vietata agli esponenti
di un partito la Pds - che era legato
al ricordo della Ddr; e questa maggioranza doveva far capire ad una
dirigenza di partito, disposta alla cooperazione anche a costo di autodistruggersi, che da essa ci si attendeva una capitolazione incondizionata. Gi nel 2002, Andr Brie aveva
indicato come obiettivo finale, per
la Pds, di governare questo paese
insieme alla Spd . E per Gregor Gysi
era necessaria solo per un certo periodo, lesistenza di una forza a sinistra della Spd (Stern, n.1 2005).
No, la Linkspartei non la sinistra tedesca, se con il termine sinistra si intende una forza politica orientata al
mutamento del sistema.
La Linkspartei uno strumento per
raccogliere linsoddisfazione, che
in continua crescita, nei confronti
delle condizioni politiche e sociali;
il canale istituzionale, nel quale indirizzare lirrequietezza dei movimenti sociali; la Linkspartei serve
come freno delle attivit extraparlamentari, quando la classe dirigente
sa molto bene che i cambiamenti del
potere politico non avvengono in
Parlamento, ma nelle piazze.
In tempi di congiuntura favorevole
e come segno del sistema di concorrenza con il socialismo in svi-

Settembre Ottobre 2005

Europa - Germania/Dibattito

luppo, in Europa occidentale il capitale poteva e doveva assicurarsi


condizioni sociali che riuscissero a
nascondere le contraddizioni di
classe. Nel periodo del miracolo
economico tedesco, il problema
del potere e della propriet non si
presentavano pi alla luce del sole
e la strategia riformistica sembrava
trovare un riscontro nella realt.
Con il capovolgimento politico
mondiale del 1990 tutto divenne
improvvisamente diverso. Il capitalismo si mostr di nuovo in tutto il
suo spietato disprezzo per luma-

nit. Nel 1963, nel gi citato volume


collettaneo Cos oggi la sinistra?
scrissi dell occultata lotta di
classe: occupazione del potere
politico da appartenenti alla classe
dominante, privilegi culturali, giustizia di classe, manipolazione delle
coscienze, snaturamento della sfera
privata sono tutti indizi di quale sia
la forma di dominio nella societ di
classe. Oggi bisognerebbe parlare,
anche, della crescente distruzione
ambientale. Se allora il dominio di
classe si diffondeva mediante la crescita generalizzata del benessere;

oggi, invece, quel dominio si esercita di nuovo senza nessuna copertura o mascheramento e gli interessi
delle masse non possono esser difesi
da una Linkspartei, perch pretendono invece la ripresa della lotta di
classe.

Traduzione a cura di Stefano Garroni,


primo ricercatore di Filosofia del CNR
di Roma, traduttore di gran parte
delle opere di H.H. Holz in Italia.

Il programma.
Prima di tutto
scritti di
Gino Barsella, Elisabetta Basile, Paolo Berdini, Bianca Bracci Torsi,
Emiliano Brancaccio, Desi Bru n o , A l b e rto Burgi o , Cosimo Marco Cal,
Maria Campese, Mariella Cao, Bruno Casati, Andrea Catone, Claudio
Cecchi, G i u s eppe Chiara n t e, Giulietto Chiesa, Francesco Ciri g l i a n o , don
Fabio Corazzina, Alessandro Curzi, Marco Dal Toso, Salvatore Distefano,
Vladimiro Giacch, Fosco Giannini, Claudio Grassi, Augusto Graziani, Dino
Greco, Pierpaolo Leonardi, Sergio Lo Giudice, Francesco Maringi, Cristina
Mataloni, Enrico Melchionda, Domenico Moro, Francesco Nappo, Giorgio
Nebbia, Simone Oggionni, Massimo Pasquini, Gianluigi Pegolo, Armando
Petrini, Felice Roberto Pizzuti, Massimo Rendina, Marina Rossanda, Paolo
Sabatini, Renato Sacristani, Alessandro Santoro, Emilio Santoro, Guglielmo
Simoneschi, B runo Steri, Francesca Stroffolini, Rocco Tassone, Delfina
Tromboni, A l e s s a n d ro Valentini, Francesco Vignarca, Massimo Villone,
Stefano Zolea, Alberto Zoratti

Pag. 464, euro 10,00


Per l'acquisto del volume versare 12 euro
(prezzo di copertina + spese di spedizione)

sul c.c.p n 14176226 intestato a:


l'ernesto - via del Sale 19 - 26100 Cremona
specificando chiaramente nominativo,
indirizzo e causale del versamento.

In vendita nelle librerie Feltrinelli

Per prenotazioni copie e presentazioni del libro cell. 3397882934 - esserecomunisti@yahoo.it

73

Europa - Germania/Dibattito

Settembre Ottobre 2005

- La sinistra politica - Linkspartei.PDS


e WASG -, nonostante le molte
questioni irrisolte sul campo
delle concezioni e della strategia,
ha ottenuto un risultato che
per la Germania eccezionale

Dalla crisi
rosso-verde
alla crisi
della classe politica

di Joachim Bischoff e Bjrn Radke


membri della Direzione federale della Wahlalternative Arbeit und Soziale Gerechtigkeit (WASG - Alternativa Elettorale Lavoro e Giustizia Sociale)

LA GERMANIA

on lindizione di elezioni anticipate,


la leadership della SPD [ P a rt i t o
Socialdemocratico] voleva conseguire
due obiettivi:
- da una parte aveva bisogno di un
nuovo mandato per poter attuare la
politica dettata dalla Agenda 2010
[piano di radicale riforma dello stato so ciale, in senso liberista, ndt]. Gli elettori, di fronte alla polarizzazione
elettorale, si sarebbero dovuti orientare in maggioranza per un moderato taglio dello stato sociale, contro la revisione generale della economia sociale di mercato voluta dai
partiti del campo borghese [locu zione per indicare CDU, CSU ed FDP,
ndt].
- Allo stesso tempo, una stabilizzazione nella SPD, che, a causa della
svolta ostinata in direzione di una
concezione sociale neoliberale,
aveva perso considerevolmente
tanto in iscritti quanto in consenso
sociale.
Il risultato delle elezioni parlamentari federali ha messo una croce sopra a queste aspettative, presentando un risultato paradossale:
- I rosso-verdi, nel corso della battaglia elettorale, hanno potuto riguadagnare discretamente terreno, ma
in fin dei conti la maggioranza risicata dei seggi che si era conquistata
a stento nel 2002 andata chiaramente perduta.
- I partiti del campo borghese si sono

74

DI FRONTE ALLA CRISI SOCIALE E AL GOVERNO

DI GROSSE KOALITION

dimostrati incapaci di egemonia;


c stato uno spostamento verso le
posizioni radicali pro-mercato della
FDP [Partito Liberaldemocratico] ma
non stata raggiunta una maggioranza in grado di governare.
- La sinistra politica - Linkspartei.PDS e WASG [vedi Nota] -, nonostante una forte pressione per cooperare (e molte questioni irrisolte
sul campo delle concezioni e della
strategia), ha ottenuto un risultato
che per la Germania eccezionale.

LA

RADICALIZZAZIONE

DEL BLOCCO BORGHESE

I partiti del campo borghese sono


scioccati. La aggressione generale
contro i diritti sociali e gli standard
di vita della popolazione salariata,
presentata con il motto Dare la precedenza al lavoro, non ha trovato
il riscontro sperato negli elettori e
nelle elettrici. I partiti dellUnione
[CDU e CSU - risp. Unione cristianode mocratica ed Unione cristianosociale (la
seconda omologa della prima e radicata
solo in Baviera), ndt] sono stati veramente puniti. Rispetto alle elezioni
parlamentari federali del 2002
hanno perso 1.8 milioni di voti, in
questo modo ritornando al 35.2%.
A profittare direttamente di questa
perdita di fiducia stata la FDP. Un
milione di elettrici ed elettori si

sono spostati dai partiti dellUnione


al neoliberalismo puro - apparentemente nella speranza di contrastare
le oscillazioni dei cristianodemocratici nella fase finale della campagna elettorale e contro lipotesi di
una Grande Coalizione [locuzione
per indicare il compromesso storico dei
partiti borghesi con i rosso-verdi, ndt].
Una parte di elettrici ed elettori del
campo borghese voleva in effetti un
vero nuovo inizio: societ di mercato anzich adeguamento del capitalismo alla societ civile.
Soprattutto, il campo borghese ha
perso consensi rispetto alle ultime
elezioni parlamentari federali ed
pi lontano che mai da una capacit
strutturale di egemonia.
Lala dei lavoratori, nella Unione,
vede confermata questa tesi essenziale: in Germania non si conquista
nessuna maggioranza a forza di politiche apertamente orientate al capitale e contro gli interessi di sicurezza sociale del lavoro salariato.
Lex segretario generale della CDU,
Heiner Geissler, ha constatato a ragione: Linsicurezza ha avuto inizio
con lapprovazione della [ l e g g e ]
Harz IV e si approfondita con questo continuo parlare di una regolamentazione pi aperta sui licenziamenti e di cambiamenti rispetto ai
contratti di lavoro per settori, e poi
la confusione sulle tasse... (...)
CDU e CSU hanno dovuto speri-

Settembre Ottobre 2005

Europa - Germania/Dibattito

mentare come, con una politica di


rottura rispetto alla regolamentazione della economia di mercato, di
smantellamento dello stato sociale
e dei diritti dei lavoratori nonch di
messa in discussione dello stato di
diritto democratico, essi abbiano
messo in pericolo la loro esistenza
in quanto partiti popolari. (...)

IL

R I F I U T O D E L L

AGENDA

Anche l Agenda 2010 stata ripudiata. La socialdemocrazia ha perso


circa 2.3 milioni di elettori e di elettrici rispetto alle elezioni parlamentari federali del 2002 (di questi
circa un milione sono transitati
nella Linkspartei). Visto che anche
i Verdi - dopo una lunga serie di
sconfitte nelle elezioni regionali hanno dovuto registrare una perdita di consensi, seppur inferiore
(meno 300 mila), la politica del
nuovo centro ha raggiunto il capolinea.
Allo stesso tempo, in campagna elettorale la coalizione governativa
rosso-verde ha guadagnato terreno
rispetto al crollo di consensi registrato nel maggio 2005. Nella fase finale della campagna elettorale, la
logica del male minore rispetto alla
politica aggressiva del campo borghese ha nuovamente indotto le
elettrici e gli elettori scontenti ed i
critici della Agenda 2010 a dare il
proprio voto alla SPD ed ai Verdi.
Come era gi successo nelle elezioni
2002, la SPD ha cercato di reclamare per se il valore della giustizia
sociale, mobilitando un elettorato
frustrato, uso a cambiare voto (...).
I rosso-verdi si sono presentati come
quei riformatori dello stato sociale
che vorrebbero preservarlo - stato
questo il messaggio centrale della
campagna elettorale.
La efficacia di questa posizione si
pu mettere in dubbio oggi, con
ancora maggior ragione rispetto a
tre anni fa. Rappresentanti della socialdemocrazia si sono legati al consenso della lite neoliberale.
Attraverso una pressione massiccia
allinterno del partito, essi sono ri-

usciti a disciplinare persino i tentativi maldestri di correzione di tiro


operati dalla sinistra interna.
Tuttavia, in questa maniera essi non
hanno potuto trascinare con se
tutto il partito - questo lo dimostrano le perdite in termini di votanti e di iscritti.
Una sconfitta ancor pi marcata
stata schivata, senza dubbio, in virt
della furiosa campagna elettorale
della SPD, che stata influenzata
dal cancelliere federale [Schder] in
modo decisivo. Contestualmente
sono state gettate di nuovo le basi
per il noto modello di lavoro e comunicazione: facendo riferimento
ai valori statistici pronosticati dai
tecnici della demoscopa alla fine
di maggio 2005, che davano la SPD
al 24%, e bollando come questioni
di dettaglio le evidenti perdite in
voti e seggi, la necessaria critica al
corso ed alla strategia della dirigenza del partito viene impedita.
Sebbene il progetto di governo
rosso-verde sia stato bocciato elettoralmente, il nuovo gruppo parlamentare e gran parte dellorganizzazione del partito serrano le fila attorno al cancelliere ed alla leadership. Tale costellazione politica
viene definita come cesarismo dai
media borghesi. (...) Il sociologo
Sennet ha giustamente constatato
che in Gran Bretagna il Part i t o
Laburista preda di una crisi repentina.
Al posto del partito tradizionale c ora
il New Labour, con un potere assoluta mente centralizzato e con un apparato di
partito che concentrato esclusivamente
attorno alla figura del Premier. Nella
moderna organizzazione dimpresa
il potere si concentra in un piccolo
numero di manager di punta; pertanto, il capitalismo degli shareholder [chi detiene la maggioranza di
un pacchetto azionario, ndt] favorisce
il diktat, il leader, indifferente a
quello che pensa la maggioranza
del personale ovvero degli iscritti al
partito. Questa tendenza, ben visibile anche nella socialdemocrazia
tedesca, induce lesponente
dellSPD Sigmar Gabriel ad affermare, dopo le elezioni: Nella SPD
ci sono molti che adesso sono certi che

Schrder pu anche camminare sullac qua. Ed io, lo riconosco, sono tra que sti.

UNA

F R AT T U R A S T O R I C A

Le elezioni 2005 per il parlamento


federale hanno in effetti tutti i presupposti per figurare come una frattura nello sviluppo della Repubblica e del sistema partitico tedesco.
Questo relativamente a tre aspetti
centrali:
1. Risultato delle elezioni parlamentari federali anticipate sar alla
fin fine un governo fissato su di una
logica politica legata al deterioramento sociale e della qualit della
vita. Non sussiste alcuna maggioranza stabile per una concezione
complessiva di ricostruzione sociale
- dalle finanze fino alla infrastruttura sociale e civile passando attraverso il mercato del lavoro. Da una
parte, i partiti del campo borghese
vogliono in maggioranza un vero
nuovo inizio, attraverso la de-statalizzazione, la de-regulation e la dinamizzazione del sistema del mercato del lavoro. Dallaltra parte, i
partiti rosso-verdi si schierano per
uno smantellamento sociale limitato per - cos giustificano - rendere
fruibili benessere e sicurezza sociale
ancora alla prossima generazione.
Nonostante queste contraddizioni,
i partiti si metteranno daccordo
per una forma di governo, ma il
nuovo governo sar instabile.
Entrambe le concezioni politico-sociali hanno problemi rilevanti di integrazione e rappresentanza politica degli strati sociali inferiori in
virt del loro comune orientamento
- bench con diversificazioni - verso
lo smantellamento delle strutture
dello stato sociale.
2. La Linkspartei, con il suo successo, ha una grande chance di sviluppo: se riesce a mantenere insieme organizzativamente la coalizione di sinistra, allora intravvediamo linizio di una nuova concezione politica, che rispetto alle strategie di adattamento neoliberale si
schieri a favore di un capitalismo re-

75

Europa - Germania/Dibattito

golato e di una nuova socialit. Tra


laltro, questa formazione si dovr
confrontare con la trasformazione
della socialdemocrazia: quanto
sono legati i quadri di partito al consenso delle lites neoliberali? In che
misura quello che era un partito di
iscritti e di programma compromesso nelle strutture e nelle esigenze della democrazia mediatica?
La pressione da sinistra sulla socialdemocrazia pu condurre a che la
sinistra rimasta nella SPD acquisti
un pi ampio margine di azione? Ed
infine: la Linkspartei avr successo
anche quando sar il momento di
intercettare la disillusione su partiti
e politica, crescente a causa della instabilit del sistema politico?
3. Le strutture centraliste-cesariste
della politica di partito, legate ad
una acuita instabilit del sistema politico, nuovamente ci interrogano,
per gli sviluppi ed i conflitti politici
futuri, sulla stabilit dei rapporti
nella costruzione del consenso democratico. Queste potenti tendenze di trasformazione del sistema
politico possono essere controbilanciate solo da una valorizzazione
politica della societ civile. Questo
sar difficilmente realizzabile solo
sulla base di un pi forte impegno
civile. La Linkspartei potrebbe porsi
come un avvocato che fa proprie le
istanze della societ civile e le trasferisce nel sistema politico rompendone le strutture cristallizzate.

CHE

C O S A S I A S P E T TA

LA POPOLAZIONE?

La popolazione elettorale - come


mostrano le indagini attuali - ha una
chiara coscienza dei grandi problemi sociali: flessibilit del mercato
del lavoro, peggioramento delle
pensioni di anzianit, politica di risparmio nel settore sanitario, privatizzazione dei servizi pubblici.
Da anni le aspettative economiche
della maggioranza della popolazione sono contrassegnate dal pessimismo e dallo scetticismo. In ampi
settori domina la convinzione che la
stagnazione della economia tedesca

76

non sia una fase di debolezza contingente o da lasciarsi presto alle


spalle. Il 77% della popolazione
pone la stabilizzazione dei sistemi di
sicurezza sociale al secondo posto
tra le proprie richieste - dopo la lotta
contro la disoccupazione. Per il
66%, inoltre, il fatto che i servizi sociali non vengano ulteriormente tagliati una delle priorit politiche
dei prossimi 4 anni. En passant, le indagini sulla preparazione alle riforme della popolazione mostrano
il contrasto tra la convinzione della
necessit di riforme e la preoccupazione di dover subire sulla propria pelle ulteriori tagli. Da un governo guidato dalla CDU, la maggioranza della popolazione si attende, insieme ad un aumento
dellIVA, un indebolimento della difesa dai licenziamenti, laumento
dellet di accesso alla pensione da
65 a 67 anni, nonch massicce misure di risparmio da parte dello
Stato ed un pesante smantellamento delle sovvenzioni statali. Non
si tratta di pessimismo, ma di puro
realismo.
La coscienza dei problemi nel
campo socio-economico dunque
grande. Al contempo, non esiste
una maggioranza chiara per una
delle due varianti del risanamento
neoliberale.
(...)
Contemporaneamente, parti rilevanti della popolazione persistono
nella rassegnazione ad una crescente perdita di fiducia nelle istituzioni e nelle forme della costruzione democratica del consenso.
Larretramento dell1.7 per cento
nella partecipazione al voto indizio di questo. La coalizione di sinistra non riuscita, evidentemente,
a spiegare adeguatamente le proprie alternative politiche a questi
settori della popolazione.

S P E R A N Z A L I N K S PA RT E I
La WASG e la Linkspartei.PDS
hanno dunque conseguito un risultato straordinario. Va ascritto tra i
meriti della seria campagna elettorale della coalizione di sinistra se

Settembre Ottobre 2005

alla Germania stata risparmiata


una versione radicale dellagenda
neoliberale. Allo stesso tempo, la coalizione di sinistra ha contribuito in
maniera determinante acciocch i
partiti della estrema destra non potessero organizzare alcunch di rilevante sulla base della delusione
verso la classe politica ed i partiti tradizionali. Tuttavia, qui bisogna differenziare regione per regione.
Lultradestra della NPD ha potuto
conseguire seri incrementi di voti
nel Mecleburgo - Pomerania
Inferiore ed in Sassonia.
Il compito della coalizione di sinistra uno. Ogni attuale coalizione
di governo deve fare i conti con una
opposizione decisa. Ci sono alternative politico-sociali alla stagnazione economica, alla disoccupazione di massa, alla distruzione dei
sistemi di sicurezza sociale, allo stato
disastroso in cui versano le finanze
pubbliche, al saccheggio ecologico
e ad una politica di guerra mascherata da lotta al terrorismo. La popolarizzazione di giuste alternative
sociali e politiche - non solo da parte
delle strutture di un gruppo parlamentare di sinistra - il compito
principale per poter conseguire un
radicamento sociale pi vasto.
La coalizione di sinistra si impegner affinch si rafforzi lopposizione sociale contro la ristrutturazione neoliberale dello stato sociale. Entrambi i partiti devono nei
prossimi mesi dedicarsi al processo
di unificazione, con oculatezza ed
energia. Sui tempi e le forme da
adottare saranno determinanti anche i confusi equilibri di maggioranza nei partiti neoliberali.
Ovviamente ha senso che i partiti
della coalizione di sinistra si prendano il tempo per processi di chiarificazione non certo eludibili. Se le
lites economiche e politiche spingessero ineluttabilmente verso elezioni anticipate, a causa di questioni
di potere rimaste senza soluzione,
allora anche la sinistra politica dovrebbe trovarsi pi avanti. Si dovr
evitare la riproposizione di accordi
repentini
dettati
dalla
Linkspartei.PDS. La WASG ha di-

Settembre Ottobre 2005

mostrato negli ultimi mesi di essere


nelle condizioni di poter trattare in
modo serrato, nel caso in cui le condizioni politico-sociali lo imponessero.
Che cosa significa la reinvenzione
della sinistra in una nuova formazione? La base del successo dei mesi
scorsi nel riconoscimento del carattere pluralista della coalizione
elettorale. La sinistra ha lavorato in
larga parte unitariamente e con una
nuova qualit, anzich coltivare le
proprie differenze come tratti di separazione e distinzione. Non c bisogno di chiarire tutte le questioni
e le riflessioni strategiche fino in
fondo per poter organizzare una
opposizione efficace alla ristrutturazione neoliberale della societ. Ci
siamo accordati su alternative realizzabili ed eleggibili e dobbiamo riconoscere come un passo positivo
questa tensione tra trattativa politica e rielaborazione autocritica e
confronto tra diverse posizioni teoriche e nessi interpretativi.

A P E RT U R A

AL SOCIALE

Tra i progressi autentici della sinistra politica va annoverata anche la


apertura nei confronti delle altre
strutture della societ civile. Ci
siamo impegnati in favore dei tanti
socialmente esclusi e svantaggiati facendo nostre proprie le loro rifles-

Europa - Germania/Dibattito

sioni e proposte. Questo vale anche


per il campo della rappresentazione degli interessi sindacali. pi di
2000 sindacaliste e sindacalisti
hanno appoggiato lappello per il
voto a sostegno della coalizione di
sinistra.
Niente meglio del confronto sulla
configurazione sociale del lavoro salariato e delleconomia dimostra
quanto i rapporti sociali e le regole
alla base del nostro lavorare e vivere
insieme siano state messe in discussione dalla politica neoliberale. I
partiti del campo borghese a questo
riguardo avevano annunciato un
cambio di rotta. I diritti sociali degli occupati e lautonomia contrattuale vincolata costituzionalmente
avrebbero dovuto essere spazzate
via. Questo cambiamento di sistema
nel campo della politica dei contratti va visto nellambito delle svariate forme di indebolimento ed attacco al sistema di regolazione sociale del capitalismo.
Sin dalla fine degli anni Settanta il
capitalismo, civilizzato a fatica attraverso dure battaglie storiche, ha
svuotato diverse forme di controllo
e governo da parte della societ.
Tanto le realt sindacali quanto le
altre organizzazioni di rappresentanza della societ civile verificano
che va messa allordine del giorno
una nuova globale regolamentazione o ri-civilizzazione del sistema
del profitto, perch laltrimenti ir-

rinunciabile piccola guerra contro


il sistema da sola non pu pi correggere la tendenza alla redislocazione cronica verso rivendicazioni
separate ed al peggioramento durevole degli standard di vita.
Una formazione politica unitaria
della sinistra pu diventare luogo di
aggregazione, di pianificazione
della opposizione, e di discussione
per una ristrutturazione democratica dellordine sociale capitalista.

Tratto dal numero 10/2005 di


Sozialismus, rivista marxista tedesca.
Traduzione di A.M.
NOTA: Sozialismus fa attualmente rife rimento alla WASG, formazione creata
nel 2004 come rappresentazione politicoelettorale della scissione di Oskar
Lafointaine dalla SPD su posizioni an tiliberiste (vedi: h t t p : / / w w w. w asg.de/). Per le elezioni politiche di set tembre 2005 la WASG ha formato una
coalizione con la PDS (Partito del
Socialismo Democratico, ex SED, parti colarmente radicato nellex DDR - vedi:
http://www.sozialisten.de ), deno minata Die Linke (La Sinistra).
Nellambito degli accordi di coalizione,
nella gran parte delle circoscrizioni elet torali la PDS si presentata sotto la
nuova dizione Linkspartei.PDS (Partito
della Sinistra - PDS).

77

Europa - Germania/Dibattito

Settembre Ottobre 2005

In realt la Germania
ha appoggiato la guerra
ben pi della Turchia, che pure
si trova lungo il fronte, e questo
attraverso la messa a disposizione
degli aereoporti e dello spazio aereo,
di tutta linfrastruttura

Geopolitica tedesca:
una via speciale?

a cura di Andrea Martocchia

LA GERMANIA TRA COPERTURA ATLANTICA E AMBIZIONI EURASIATICHE.


INTERVISTA A JRGEN ELSSSER, ESPERTO DI QUESTIONI INTERNAZIONALI,
GIORNALISTA DEL QUOTIDIANO DI BERLINO JUNGE WELT
E DEL SETTIMANALE FREITAG

urante laggressione allIraq ci si domandava: la via speciale tedesca


scelta da Schrder contro lunilateralismo di Bush in Iraq ed altrove
porter prima o poi ad un contrasto
con gli Usa? Oppure esistono delle
possibilit per una politica di distensione in Europa? Questi interrogativi sono stati al centro del libro
di Jrgen Elssser La via speciale te desca. Tra eredit storica e sfida politica
(Der deutsche Sonderweg. Historische
Last und politische Herausforderu n g.
Diederichs Verlag, aprile 2003,
19.95 euro), che rimane attualissimo nonostante tra laltro le recenti elezioni politiche in Germania. Lattivismo diplomatico e militare tedesco, infatti, non ha sostanzialmente mutato metodi n obiettivi nel passaggio dai governi di centrodestra (Kohl) a quelli di centrosinistra (Schrder), e non c ragione per attendersi cambiamenti
sostanziali nemmeno oggi con la
Grosse Koalition. I commentatori attribuiscono ad Angela Merkel
(Cdu) una linea pi filo-atlantica,
ma sugli schieramenti internazionali nella Cdu convivono pi sensibilit. Le scelte geostrategiche di
fondo della Germania sono in effetti condivise dal centrosinistra e
dal centrodestra: si pensi al ruolo
svolto nella distruzione della
Jugoslavia, alla presenza delle truppe tedesche in missioni militari co-

78

me quelle in Kosovo ed in Afghanistan, o ai pi recenti sforzi compiuti per ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza
dellOnu. Recentissimamente ricorso inoltre il decimo anniversario
del voto bipartisan con il quale il
Parlamento tedesco autorizz, per
la prima volta dalla II Guerra
Mondiale. le cosiddette missioni
fuori area per il proprio esercito,
invertendo il dettato costituzionale
ai danni della Jugoslavia. Uno degli
atti pi recenti compiuti da Schrder nella sua veste di premier stata
la firma con Putin, in visita a Berlino
ad inizio settembre, dellimportante e strategico accordo sulla realizzazione di un grande gasdotto
che percorrer tutto il Mar Baltico,
dalla Russia (nei pressi di San Pietroburgo) fino alla Germania, aggirando i paesi baltici e la Polonia, che
sono tra i pi fedeli alleati degli Usa
e tra i pi ostili ad una politica di
pace nei confronti della Russia.
Questo accordo appare come una
tappa ulteriore della via speciale tedesca, cio del processo di autonomizzazione dagli Usa.
Abbiamo rivolto ad Elssser una serie di domande allo scopo di caratterizzare meglio questa geopolitica
tedesca.
Nel tuo libro La via speciale tedesca
hai evidenziato una differenza tra la

via speciale che il cancelliere Schr der ha scelto alla vigilia della guerra
contro lIraq, e che ha implicato il ri fiuto della politica aggressiva statuni tense, da una parte, e le scelte autonome
effettuate in passato dalla Grande
Germania. Dunque tu non vedi in
Schrder alcuna riedizione di quel gu glielminismo o bismarckismo di cui lo
hanno accusato i suoi critici borghesi.
La Germania rosso-verde insomma
una potenza di pace, come ha soste nuto la Spd nel corso della sua ultima
campagna elettorale europea?
Certo che no: nel 1999 i rosso-verdi
hanno aggredito la Jugoslavia! Ma
semplicemente assurda la tesi secondo cui Berlino avrebbe rispolverato la via speciale tedesca solamente nel 2002-2003, quando insieme a Parigi e Mosca disse no allaggressione contro lIraq. Innanzitutto, uno che fa quello che fanno
tutti gli altri non pu trovarsi su una
via speciale. Con il rifiuto della
campagna di guerra in Iraq la
Germania ha assunto la stessa posizione di circa l80-90 per cento dei
paesi del mondo. Se prendiamo
come unit di misura non i governi
ma i popoli del mondo, allora notiamo che il dissenso stato ancora
pi vasto, poich alcuni degli alleati
degli Stati Uniti come Tony Blair,
Jos Aznar e Silvio Berlusconi hanno prestato il loro voto contro la vo-

Settembre Ottobre 2005

lont pressante della maggioranza


nei rispettivi paesi, mentre la legittimazione da parte di altri sostenitori di Bush, come i neo-europei
dellEst, era quantomeno incerta.
Probabilmente nessun episodio politico della recente storia tedesca
(per non dire di quella della fase antecedente il 1945) ha visto la
Germania tanto in sintonia con il resto del mondo quanto la crisi irachena.
In secondo luogo, non si pu attribuire una volont di via speciale a
un governo nel momento in cui esso
difende semplicemente il monopolio della forza da parte dellOnu e
la sovranit degli Stati garantita
nella Carta dellOnu stessa. Sarebbe
una contraddizione in termini. Chi
persegue una strada unilaterale, o
mira ad essa, deve temere il dibattito e le conseguenti contraddizioni
in sede di Nazioni Unite. Chi vuole
sottomettere a s altri Stati deve innanzitutto violare la loro sovranit.
Perci la Germania si separ dalla
Societ delle Nazioni poco dopo
che Hitler ebbe preso il potere, e viceversa la Societ delle Nazioni incominci a ricostituirsi nella forma
delle Nazioni Unite solo dopo la
fine del regime nazista.
In terzo luogo, un asse con Parigi
certamente una garanzia contro il
riaffiorare del passato. La Francia
il nemico storico contro il quale
tutte le vie speciali tedesche si
sono rivolte in passato. La coscienza
nazionale tedesca si formata nelle
guerre di liberazione contro
Napoleone; secondo Ernst Moritz
Arndt, lodio verso i francesi la
vera religione tedesca, una religione che ha avuto degli slanci di
intensit sempre crescente nel
1871, dopo il 1914 e poi ancora
dopo il 1939. E viceversa tutti i tedeschi che si sentivano soffocare
per il bigottume e la reazione imperanti in Germania da Heinrich
Heine a Marlene Dietrich, fino a
Romy Schneider si sono sempre
rivolti verso la Senna. Che lo spirito
di Libert, Egalit e Fraternit potesse smuovere i tedeschi dalla loro
inerzia era anche la speranza di Karl

Europa - Germania/Dibattito

Marx: Quando tutte le condizioni in t e rne saranno soddisfatte, allora il


giorno della rinascita tedesca sar an nunciato dal canto del gallo francese1
In quarto luogo, anche la sintonia
con la Russia un allontanamento
dalla via speciale, non una ripresa.
Lodio antislavo stato messo nel
piatto dei prussiani in ascesa dallordine teutonico, e il pericolo russo
stato la motivazione principale
della I Guerra Mondiale, cos come
lo spazio vitale in oriente lo stato
della II. Con 20 milioni di morti, il
nazionalsocialismo a nessun altro
ha richiesto un tributo di sangue pi
alto che alla Russia sovietica.
Eppure ci sono anche esempi di collaborazione: i Prussiani e i Russi
combatterono assieme contro Napoleone; nel Trattato di Rapallo la
Repubblica di Weimar e lUrss si trovarono assieme; il patto tra Hitler e
Stalin dette ai tedeschi mano libera
contro i Polacchi. Questi esempi
mostrano a quali condizioni diventa
pericolosa una alleanza tra la
Germania e la Russia: e cio quando
e solo quando essa si indirizza contro il resto dellEuropa. Non appena lasse Mosca-Berlino si estende e genera unintesa con Parigi, la
Germania viene legata da ambo i lati
ed il problema si sgonfia.
In quinto luogo, e forse il pi importante di tutti, sarebbe del tutto
inedito dal punto di vista storico che
una via speciale tedesca consistesse nel rifiuto della soluzione bellica. Una cosa simile il mondo non
lha ancora vista. Il sorgere della
Prussia come potenza mitteleuropea consistito in una serie di atti
di violenza: limpero di Bismarck fu
forgiato nella guerra; dopo le devastazioni in Belgio nel 1914-1915 i tedeschi furono paragonati agli Unni;
e che dire dei crimini della Wehrmacht soprattutto nella campagna
orientale... possibile che si sia ridestato il ricordo di queste vie speciali nel momento in cui. Oggi, il
ministro della Difesa Peter Struck
inneggia alla difesa degli interessi
tedeschi sullHindukutsch [alti piano dellAsia centrale, in Afgha nistan, ndt], e non certo quando

Schrder ha negato linvio delle


truppe nel Golfo.
Puoi riassumere i retroscena economici
e le contraddizioni politiche del no di
Schrder alla guerra in Iraq?
Si trattato di un no sulla carta,
tutto interno ai rituali diplomatici.
In realt la Germania ha appoggiato
la guerra ben pi della Turchia, che
pure si trova lungo il fronte, e questo attraverso la messa a disposizione degli aereoporti e dello spazio aereo, di tutta linfrastruttura,
bench la Costituzione ovviamente
vieti ogni possibile appoggio ad una
guerra di aggressione. Per gli Usa la
Germania stata uno snodo di interesse essenziale per i rifornimenti
aerei.
Il motivo per cui il rifiuto tedesco
della guerra rimasto in effetti solo
platonico va ricercato nella simbiosi
economica con il Grande Fratello
Usa. A causa del suo orientamento
verso lexport, il capitale tedesco
nel corso degli anni Novanta diventato sempre pi dipendente dagli Usa. Mentre le esportazioni tedesche aumentavano nel complesso
di circa il 90 per cento, le esportazioni di merci negli Usa esplodevano del 217 per cento. Un euro su
ogni cinque che le ditte tedesche
scambiano al di fuori della zona delleuro un dollaro, e viene dagli
Usa2. Se allinizio degli anni Novanta gli Usa erano solo il sesto partner
commerciale, adesso, con una percentuale del dieci per cento, essi
sono diventati il secondo beneficiario delle esportazioni tedesche. Solo la Francia acquista maggiormente prodotti Made in Germany3.
Per di pi, la Germania ricava maggiori profitti dallo scambio commerciale con gli USA che con qualsiasi altro partner (22.7 miliardi di
euro nel 2003, dunque pi di un sesto dellintero ammontare dei ricavi
dellexport tedesco) 4.
La dipendenza indiretta ancor pi
grande, perch il mercato mondiale nel suo complesso dipende
dalla domanda degli Usa. La Repubblica Popolare Cinese, ad esem-

79

Europa - Germania/Dibattito

pio, che lo scorso anno ha acquistato tre volte pi merci dalla


Germania di quanto non facesse
dieci anni fa, si procaccia la valuta
necessaria per questi acquisti attraverso le sue crescenti esportazioni
verso gli Usa. Nella competizione
mondiale tra le economie nazionali,
il capitale tedesco che assai produttivo e non affetto da un deficit
come quello statunitense ad ingaggiare una concorrenza rigorosa
ed aggressiva. A questo proposito, il
segretario di Stato alle Finanze
Heiner Flassbeck (Spd), ora caduto
in disgrazia, ebbe a dire: Si trasferisce sulle nazioni la concezione
della concorrenza tra imprese. Questo pericoloso. Unimpresa pu
scacciare dal mercato unaltra impresa, ed il risultato pu essere positivo per la societ. Ma la corsa tra
gli Stati a diminuire tasse e salari

La spinta aggressiva del capitale


monopolistico tedesco
deriva dalla sua situazione
largamente favorevole, e consiste
come per limpero guglielmino
durante la I Guerra Mondiale
nella ricerca di nuovi mercati
e sfere di influenza
non porta alcuno Stato ad uscire
dalla competizione. Stati ed economie nazionali non spariscono dai
mercati mondiali come le imprese,
che falliscono o vengono inghiottite
da quelle pi grandi. Dunque, o
vengono foraggiate dai vincitori
(come nel caso della Germania Est),
oppure tendono a difendersi con gli
stessi metodi, e cio svalutano le
proprie valute, oppure si ritirano
nel classico metodo di ritorsione
mercantile, il protezionismo. 5
Traendo le estreme conseguenze da
questo ammonimento dellesperto
socialdemocratico di finanza, arriviamo a riconoscere linteresse

80

strutturale delleconomia tedesca


per la guerra. Che cosa succede
quando uno Stato concorrente, in
posizione subordinata, non si lascia
inghiottire volontariamente dal vincitore come fece la Ddr? Che cosa
succede se si mette a difendere la
propria autonomia, ad esempio attraverso i dazi, i controlli sullintroduzione di capitale, le nazionalizzazioni o la difesa della propria industria contro lacquisizione straniera? Ecco allora che lo Stato-canaglia viene riportato alla ragione
con mezzi militari, e la sua economia viene soggiogata con la guerra.
Per questa ragione la Germania non
nutre alcun dissenso di principio rispetto agli Usa e ad una politica militare globale. Ma conflitti fra interessi possono sorgere in casi specifici, perch le forze motrici della politica delle cannoniere nei due Stati
sono diverse. La spinta aggressiva
del capitale monopolistico tedesco
deriva dalla sua situazione largamente favorevole, e consiste come
per limpero guglielmino durante
la I Guerra Mondiale nella ricerca
di nuovi mercati e sfere di influenza.
La politica aggressiva dei monopoli
statunitensi, invece, piuttosto il risultato di una situazione di forte disavanzo, per cui essi cercano come
fu per leconomia tedesca nella II
Guerra Mondiale di coprire la propria massa fittizia di capitale rapinando materie prime e valuta.
Quando gli USA come nel caso
dellIraq attaccano mercati gi tedeschi, Schrder, il compare del
boss, si sporge dalla finestra e vince
la campagna elettorale annunciando una cosiddetta via speciale
tedesca. Tuttavia egli non pu mettere in questione il ruolo della
Germania come snodo e retroterra
logistico dellaggressione Usa, perch una sconfitta americana sarebbe ancor meno nellinteresse tedesco di quanto non lo sia questa
guerra: come possono infatti le
esportazioni tedesche trovare degli
acquirenti sul mercato mondiale se
il dollaro, a causa di una disfatta militare dei garanti del dollaro, diventa un pezzo di carta senza valore?

Settembre Ottobre 2005

Una politica di pace tedesca non


dunque concepibile sulla base dello
status quo economico. Fintantoch
il potere del capitale di esportazione non si spezza, i suoi interessi
saranno sempre difesi, in Afghanistan come su altri fronti analogamente distanti. Ma questo, al contempo, significa anche che ogni
passo verso il rafforzamento della
domanda interna e cio per salari
pi alti, pensioni e servizi sociali
implicherebbe una svolta della politica estera. In questo senso i sindacati, che potrebbero (dico: potrebbero) opporsi allo sfascio sociale e salariale, rappresenterebbero la forma migliore di movimento per la pace.
Perch gli Usa e la Gran Bretagna
hanno aggredito lIraq? La situazione
economica interna statunitense ha dav vero tanto a che fare con questo, come
hai sostenuto nel tuo libro?
Negli scorsi tre anni la valuta statunitense ha perso il 35 per cento del
suo valore rispetto alleuro ed il 24
per cento del suo valore rispetto allo
yen giapponese. Solo dallottobre
scorso lammontare della perdita
di circa il 7 per cento [fino a marzo
2005, ndt]. Se facciamo un paragone storico, prendendo il marco
tedesco al posto delleuro, la moneta degli yankee si svalutata rispetto a quella dei crucchi dei due
terzi a partire dal 1960. Allepoca,
per il biglietto verde si dovevano pagare 4 marchi, mentre oggi ne basterebbero circa 1,30.6 Causa principale di questa evoluzione la debolezza delleconomia americana.
Le merci che questa produce sono
tanto scadenti o tanto costose che
non riescono a piazzarsi sul mercato
mondiale. Poich gli export statunitensi difficilmente trovano un
mercato allestero, e persino allinterno gli vengono preferiti dei prodotti stranieri, nella bilancia dei pagamenti esteri degli Usa si aperto
un buco sempre pi grande. La sua
crescita esponenziale: nel 1992 si
trattava di 50 miliardi di dollari, nel
1998 di 245 miliardi, nel 2000 di

Settembre Ottobre 2005

435,7 per lanno 2004 si pronosticavano 600 miliardi e per il 2006 ben
825 miliardi di dollari di deficit pi
dellotto per cento del prodotto interno lordo annuale (Pil)8. Per confronto, si consideri che in Germania
l8 per cento del Pil corrisponderebbe ad un saldo commerciale negativo di circa 130 miliardi di dollari Usa; viceversa, il commercio
estero tedesco nel 2003 ha registrato un avanzo positivo di 135 miliardi di euro.
Per il finanziamento delle importazioni la Banca centrale statunitense
ha emesso moneta aggiuntiva, e
tanto pubblici quanto privati hanno
prodotto titoli con un buon tasso di
interesse ed altri buoni che sono
stati acquistati dallestero. Al contempo, in questa maniera, oltre al
deficit con lestero anche lindebitamento degli Usa verso lestero
cresciuto. Al termine degli anni
Settanta gli Usa erano creditori
verso lestero per un ammontare
netto di 20 miliardi di dollari; nel
1982 questi crediti, con 231 miliardi, avevano raggiunto il loro
massimo. Tuttavia, poco dopo sopraggiunse la svolta e le cifre negative: a partire dal 1985 sono gli Usa
Stato, economia e privati ad essere debitori verso lestero. Nel settembre 2001 il loro debito lordo ammontava a 7815 miliardi di dollari,
che pur corretti dei propri crediti
verso lestero si traducono in tutti
i casi in un indebitamento netto residuo di 3493 miliardi di dollari.9
Rispetto ad un Pil che negli USA ammonta a circa 10 mila miliardi di
dollari, il debito estero corrisponde
a quasi il 35 per cento. Si noti, per
paragone, che la Ddr, nellottobre
1989, venne dichiarata in bancarotta da un gruppo di lavoro del
Politbro perch aveva unindebitamento verso loccidente pari a 49
miliardi di marchi in valuta: vale a
dire solo il 16 per cento del Pil della
Ddr.10
Il presidente Bush e lex capo della
Fed, Alan Greenspan, devono avere
la stessa paura che ebbero Hitler da
cancelliere del Reich e il suo banchiere Hjalmar Schacht: e cio che

Europa - Germania/Dibattito

la bolla inflattiva monetaria non


esplode solo fintantoch le proprie
truppe riportano vittorie su vittorie.
Per il dollaro (e per tutte le valute
che da questo dipendono) vale oggi
ci che valeva per il Reichsmark durante la II Guerra Mondiale: i creditori credono al valore stampato
sulle banconote solo finch chiunque, sempre e in qualsiasi posto,
pu essere costretto con la violenza
militare a scambiare quella carta
con delle merci. Tanto pi leconomia Usa scivola in rosso, tanto pi
aggressiva deve agire la politica
estera statunitense.
Se valesse la legge dellofferta e
della domanda, il dollaro sarebbe
precipitato molto pi in basso, da
tempo. Gi da due anni i ricchi stranieri e i fondi privati internazionali
ritirano i propri capitali dai depositi
in dollari, e solo lacquisto sempre
crescente di valuta Usa da parte
delle banche nazionali di Tokio e di
Pechino sostiene ancora il biglietto
verde. Giapponesi e cinesi con questa politica vogliono mantenere
forte la valuta Usa e deboli le loro,
allo scopo di rendere competitive le
loro esportazioni nello spazio del
dollaro. Ma quanto a lungo potranno ancora permettersi di sciupare i loro buoni soldi con quelli
cattivi americani?
La fine del dollaro come valuta
mondiale verrebbe raggiunta qualora il commercio internazionale di
petrolio non si fondasse pi sul dollaro. LIraq era stato il precursore
di questo sviluppo. Alla fine del
2000, Saddam Hussein aveva convertito la fatturazione delle esportazioni di petrolio iracheno in euro.
Questa scelta stata invertita dopo
la conquista dellIraq da parte degli
Usa. Anche altri stati, che vengono
minacciati dagli Usa, sono tentati di
convertire le loro esportazioni di
petrolio sulla base delleuro. Si ragiona in tal senso in Ve n e z u e l a ,
paese dal quale provengono un
quarto delle importazioni di petrolio statunitensi, nonch in Russia.
Nellottobre 2003 il Moscow Times
pubblic un articolo con questo titolo: Putin: perch non misurare il

petrolio in euro? Gi alla fine del


2002 la Corea del Nord passata dal
dollaro alleuro. dal 2003 che
lIran chiede che i conti per le forniture di petrolio, calcolati in dollari Usa, vengano pagati in euro. In
precedenza Teheran aveva gi convertito gran parte delle sue riserve
di valuta in euro: uno sviluppo che
cominciato anche in Russia.
Perci, tanto in Iraq come negli altri stati sopra menzionati, anche essi

Il presidente Bush e lex


capo della Fed, Alan Greenspan,
devono avere la stessa paura
che ebbero Hitler da cancelliere
del Reich e il suo banchiere
Hjalmar Schacht

minacciati di guerra, non si tratta di


sangue per il petrolio, quanto
piuttosto della difesa della capacit
di pagamento da parte degli Usa,
cosa per la quale, daltronde, il controllo sul petrolio non comunque
irrilevante. In ultima analisi, tuttavia, non si tratta tanto di guerra per
le risorse, quanto piuttosto di un
conflitto tra le valute dollaro contro euro.
Il collasso economico deve dunque
essere impedito con misure di carattere extra-economico. A questo
proposito la rivista di Monaco
Gegenstandpunkt ha scritto: come
se Bush e i suoi combattenti contro
il terrore volessero sostituire la Legge del valore capitalistica con una
vittoria strategica planetaria che si
sono prefissati e che vogliono conquistare in combattimento, fino a
sbarazzarsi di quella Legge in questo modo. 11 Ma questo, chiaramente, non pu funzionare: Ma
che vuol dire questo, in un mondo
che comunque... non viene gover-

81

Europa - Germania/Dibattito

nato da chi conosce la Legge del valore bens da maschere recitanti.


Nellultimo precedente storico,
questo esperimento osceno costato la vita a circa 60 milioni di persone.

Lo scontro tra Germania e Italia


in sede Onu stato perlomeno
una divertente lotta nel fango:
alla fine si sono insozzate entrambe,
come era logico

Nel tuo libro hai scritto: Un campo


di battaglia decisivo stata la
Jugoslavia, e precisamente nei due
sensi: l gli USA hanno condotto una
guerra calda contro i serbi, e una
guerra fredda contro i tedeschi. In
effetti la Germania aveva appoggiato i secessionisti albanesi ben
prima degli Usa (...) Ma la guerra
vera e propria era un progetto di
Washington, e la frammentazione
ne stata la conseguenza sia per
la Jugoslavia che per lEuro p a .
Perci laviazione Usa ha bombardato obiettivi scelti nella provincia
della Vojvodina, nel nord della
Serbia, senza con questo causare alcun disturbo alle manovre militari
nella provincia meridionale del
Kosovo. Lass, invece, sono stati distrutti i ponti sul Danubio, e cos
stata paralizzata fino ad oggi
unarteria decisiva per il traffico tra
lEuropa centrale e il Mar Nero.
La bombe sui ponti del Danubio e sulle
industrie chimiche, e loccupazione oc cidentale del Kosovo e della
Macedonia, hanno dunque anchesse
qualcosa a che vedere con il petrolio e
con gli oleodotti?
Una parte del petrolio del Caspio

82

laggi ci sono le seconde riserve


mondiali dovrebbe essere trasportata attraverso il Mar Nero. Nel
porto bulgaro di Burgas essa dovrebbe poi essere pompata allinterno di un oleodotto del consorzio
Ambo, controllato dagli Usa, che attraverso i territori albanesi della
Macedonia e forse del Kosovo arriverebbe fino al porto albanese di
Vlora, sul Mediterraneo. Un contratto in questo senso stato sottoscritto alla fine del dicembre 2004 a
Sofia tra lAmbo e gli stati interessati. Il londinese Guardian ha scritto
in proposito: Per lOccidente questa sarebbe probabilmente la rotta
pi importante per il petrolio e per
il gas naturale che ora vengono procurati in Asia. 750 mila barili al
giorno: un progetto necessario, secondo lAgenzia statunitense per il
commercio e lo sviluppo, perch...
assegna alle imprese Usa un ruolochiave nello sviluppo di questo corridoio vitale tra lOriente e
lOccidente. 12
Il britannico Michael Jackson,
primo comandante della Kfor [forza
internazionale a guida Nato, che ha
preso il controllo del territorio del Kosovo
dopo i bombardamenti, ndt], ha spiegato il legame diretto con loccupazione dei Balcani da parte della
Nato: Di sicuro, noi qui resteremo
a lungo, per garantire la sicurezza
dei corridoi energetici che passano
attraverso la Macedonia. 13
Le bombe sulla Vojvodina hanno interrotto il corridoio concorrente
della Ue, che dovrebbe servire a
pompare il petrolio del Caspio attraverso la Romania verso il porto
mediterraneo di Rijeka/Fiume e
nelloleodotto transalpino verso
Austria e Baviera.

Settembre Ottobre 2005

con gli Usa in nessun caso. la quadratura del cerchio. Concretamente, se la Germania non avesse fatto
blocco con il Giappone, essa avrebbe potuto guadagnare lappoggio di
Mosca e di Pechino, e dunque avrebbe avuto la maggioranza dei
voti nella Assemblea Generale. Ma
il Giappone, strumento asiatico degli Usa, doveva per forza essere coinvolto, e perci il fallimento era
prevedibile. Lo scontro tra Germania e Italia in sede Onu stato perlomeno una divertente lotta nel
fango: alla fine si sono insozzate entrambe, come era logico. Lesito (inconcludente) in fondo positivo
per chi si oppone alla guerra, da
Roma a Berlino.
Come stato accolto in Germania il ri fiuto del progetto di Costituzione
E u ropea da parte degli elettori fran cesi?
La Bild Zeitung che con 4 milioni
di copie ogni giorno il quotidiano
pi diffuso [si tratta di un tabloid di
impostazione scandalistica, ndt] ha
svolto subito dopo un sondaggio telefonico sul tema della Costituzione
Europea. Ebbene, 390 mila lettori
hanno voluto partecipare, esprimendosi per il no nella misura del
96,9 per cento! Ma che cosa fa il
Cancelliere Schrder? Annuncia,
venendo meno alle sue promesse,
che la Germania aumenter le sue
contribuzioni per la Ue, dunque ancora la stessa minestra che appena
stata rifiutata... Quando mai un governante stato tanto lontano dai
suoi sudditi?

Che cosa significa il recente litigio per


i nuovi seggi nel Consiglio di Sicurezza
dellOnu?

Si parla di un asse Berlino-ParigiMosca, ma il tuo libro dimostra che la


posizione tedesca in realt contrad dittoria. Forse che limperialismo fran cese un avversario pi coerente del limperialismo statunitense?

Questa vicenda mostra nel migliore


dei modi linsensatezza della politica tedesca dalla Guerra irachena
in poi: da una parte si vorrebbe controbilanciare la potenza Usa, ma al
contempo non si vuole rompere

La Germania economicamente dipende dagli Usa, la Francia invece


dipende dalla Germania. Un blocco
europeo indipendente concepibile solo se la linea Parigi-Berlino
viene prolungata fino a Mosca. Il

Settembre Ottobre 2005

fondamento di questa alleanza la


ricchezza russa in termini di petrolio e gas naturale, che potrebbe
emancipare lEuropa occidentale
dai rifornimenti nelle aree di conflitto tra Africa settentrionale e Asia
centrale. Ma, al di l di certe le versioni oleografiche, bisogna tenere
presente che questo asse non sarebbe un asse di pace. Nel mio libro si
dimostra chiaramente come Berlino abbia conseguentemente rafforzato la sua posizione di potere
nellEuropa sud-orientale ed orientale tanto sotto Kohl quanto sotto
Schrder, e questo spesso giocando
con rappresentazioni revansciste e
facendo uso dei suoi mezzi militari.
Ogni impedimento, che fosse di carattere costituzionale o relativo alla
Carta dellOnu, stato allegramente accantonato. Il capitale tedesco
domina dallAtlantico fino agli
Urali.
Se lesportazione tedesca di merci e
di capitali anzich verso lAmerica
si rivolgesse verso i nuovi partner
dellalleanza, questi potrebbero sostenere limpatto? Che cosa pu
succedere nel momento in cui questo colosso centroeuropeo diventa
determinante nelle scelte della Force
de Frappe [l e s e rcito francese, ndt] ?
Oppure: e se la Russia si mettesse a
costruire gli aerei da trasporto per
le truppe tedesche (che il ministro
delle Finanze Hans Eichel fino ad
ora non ha potuto finanziare)?
Putin potrebbe opporsi se la
Deutsche Bank volesse comprare
Kaliningrad come fu proposto gi
nel 1989 da Alfred Herrhausen e
ribattezzarla Koenigsberg? E in questa situazione, che cosa ne sarebbe
dei piccoli Stati centroeuropei, che
sono comunque dipendenti economicamente dalla Germania e sono
sottoposti alla pressione delle lobby
revansciste dei profughi? 14
Ti consideri dunque un sostenitore op pure un oppositore del modello eura siatico, cio di questo asse ParigiBerlino-Mosca?
I pericoli che ho appena elencato
rappresentano delle minacce solo a
medio termine. A breve termine la

Europa - Germania/Dibattito

Germania costretta a mantenere


gli equilibri nella costellazione
Parigi-Berlino-Mosca, e senza la copertura statunitense non avrebbe
la forza di esercitare pressioni. Da
quando Schrder si confronta con
Bush, deve allo stesso tempo cedere
a Chirac sulle politiche europee: lesempio pi eclatante di questo nellaver sacrificato il Patto di Stabilit.
I criteri che esso fissava per regolare
i conti domestici erano stati usati
inizialmente dalla Germania contro
la Francia e il Club Mediterrane
(cos lo aveva chiamato lallora ministro delle Finanze Theo Waigel),
per costringere questi paesi a una rigida politica di risparmio secondo
il modello tedesco.
Se la Germania rimanesse dalla parte
dellAmerica, la conseguenza immediata sarebbe una marcia comune
verso ulteriori guerre: Iran, Siria,
Arabia Saudita, Corea del Nord,
Cuba, e alla fine persino laggressione contro la Russia o la Cina, il che
vorrebbe dire la guerra atomica.
Se le crociate di Bush falliscono, leconomia statunitense soffrir di
una crisi ulteriore e, di conseguenza, non potr pi assorbire le
esportazioni europee, allora si potrebbe affermare lopzione eurasiatica. Ma se questo non avviene secondo un piano e in maniera graduale, bens precipitosamente e
come conseguenza di sviluppi catastrofici sui campi di battaglia o nelle
borse, allora le lites politico-militari eurasiatiche finirebbero con
limpigliarsi in contraddizioni e
contrasti.
Ma, anche nel caso pi favorevole ci
vorrebbe comunque molto tempo
prima che una blanda intesa si consolidi in un blocco militare alternativo, il quale potrebbe allora perseguire a sua volta degli obiettivi in
maniera aggressiva. Bisogna tener
presente la difficolt con cui si
vanno costruendo delle strutture di
difesa comune per lUnione Europea. Una rottura nellAlleanza Atlantica comporterebbe pesanti turbolenze anche allinterno dell
Unione Europea nella forma in cui
la conosciamo adesso; sotto il fuoco

di sbarramento dei governi filoamericani, unintegrazione, e in particolare unintegrazione militare,


potrebbe procedere ancor meno di
adesso. Se poi pensiamo alla Russia,
con la sua tradizione e la sua geopolitica completamente diverse, ci facciamo un quadro delle difficolt che
uneventuale nuova alleanza dovrebbe affrontare sin dalla nascita.
In generale possiamo dire: la politica aggressiva che la Germania ha
perseguito sin dalla riunificazione
stata messa in atto di norma con
lappoggio o sotto la copertura degli Usa, e contro lopposizione,
aperta o mascherata, di Parigi o di
Mosca, o di entrambe. Se Berlino si
impegnasse in una alleanza con
queste potenze, allora sarebbero indispensabili correzioni e compro-

Se la Germania rimanesse
dalla parte dellAmerica,
la conseguenza immediata
sarebbe una marcia comune
verso ulteriori guerre: Iran, Siria,
Arabia Saudita, Corea del Nord,
Cuba, e alla fine persino
laggressione contro
la Russia o la Cina

messi in politica estera.


Un allontanamento dallAmerica
causerebbe anche sconvolgimenti
nel panorama politico interno. I
Verdi probabilmente farebbero
fronte al meglio alla nuova situazione, adattandosi in modo flessibile a qualsiasi cosa, come hanno
fatto sempre negli ultimi anni, ed
acquisendo cos potere e risorse.
Per per lUnione (Cdu-Csu) la
cosa potrebbe essere drammatica,
perch esiste gi una minaccia di
scissione tra unala atlantista e una

83

Settembre Ottobre 2005

Europa - Germania/Dibattito

gollista. Analogamente, anche i liberali della Fdp potrebbero spaccarsi in una frazione globalista-neoliberale e in una europeista-nazionale. Nella Spd perderebbero tutti
gli argomenti contro Lafontaine,
che da sempre pi vicino a Parigi
che non a Washington, o a Berlino
addirittura.
In questa atmosfera turbolenta ed
in vista dello scioglimento dei raggruppamenti politici tradizionali,
una terza posizione avrebbe qualche possibilit di affermarsi: la fin landizzazione o, per meglio dire, la el lenizzazione del continente. Il rapporto Parigi-Berlino-Mosca non come nucleo di un asse militare, bens come nodo di una rete di pace eurasiatica. Nessuna corsa agli armamenti, ma piuttosto un disarmo generalizzato; nessun intervento in
giro per il mondo, bens il ritiro
delle truppe; i profitti di pace verrebbero usati per leconomia civile,
per la formazione e per la cultura;
la Jugoslavia distrutta dalla guerra e
i paesi dellEst sprofondati nella miseria dal neoliberalismo sarebbero
ricostruiti. Unarea di pace da Brest
fino a Vladivostok... Una federazione di repubbliche sovrane, cos
come lantica Grecia era una federazione di libere citt: la vecchia
Europa nella sua forma pi bella. A
Pietroburgo o piuttosto a Leningrado , punto di intersezione storico tra lEst e lOvest, potrebbe riunirsi il Parlamento di questa federazione! Una simile unione di Stati
non minaccerebbe nessuno. Anche
lAmerica dovrebbe sentirsi non pi
sfidata, e potrebbe ritornare alle sue
virt isolazioniste. Atene e Roma si
riconcilierebbero. possibile una
cosa simile nellordine economico
dominante? No, ovviamente essa
possibile solo contro di esso. In ogni
caso, in Germania lo status quo non
solo nellinteresse del complesso
militare-industriale, ma anche nellinteresse generale del grande ca-

84

pitale. Per il suo orientamento alle


esportazioni senza frontiere. essa ha
bisogno di sicurezza militare. Ma
noi, cittadine e cittadini, dobbiamo
vivere per questo in continua apprensione di guerra?
La via speciale tedesca, percorsa
sin dalla riunificazione in alleanza
con gli Usa, una via verso la catastrofe. Una rottura con lAmerica
lofferta del minuto. Il paese tra il
Reno e lOder potrebbe finalmente
trovare la pace mettendosi alla pari
con i suoi vicini allEst ed allOvest.
(Traduzione a cura di A. M.)

NOTE:

rotta, in Konkret 10/1999. Wenzel ritiene che la cifra di 49 miliardi di marchi in valuta sia eccessiva, e che sia stata
usata dai riformisti della Sed solo per far
cadere Ulbricht
11 Gegenstandpunkt 3/2002
1 2 Michel Collon, Aprs le Kosovo, la

Macdonie, testo fatto circolare in internet il 15.3.2001.


13 Michel Collon, ibidem
14 Si pensi alla questione dei Sudeti per

la Repubblica Ceca, alla Slesia ed alla


Pomerania per la Polonia, o agli svevi
danubiani che agitano le loro rivendicazioni sulla Vojvodina e sulla Romania,
analogamente a quanto fanno gli esuli
italiani di Istria e Dalmazia ai danni di
Slovenia e Croazia. (ndt)

1 Karl Marx, Einleitung zur Kritik der

Hegelschen Rechtsphilosophie (Critica della


filosofia del diritto di Hegel).
2 isw-Wirtschaftsinfo Nr. 34, Mnchen

2002, pag.12
3 Vedi: DIW-Wochenbericht 10/2003.
4 Bmwa, Entwicklung des Auenhandels der

B u n d e s republik Deutschland 2003


(Sviluppo del commercio estero della Rf
di Germania nel 2003)
5

Lafontaines letzter Kampf


(Lultima battaglia di Lafontaine), in
Konkret 11/1999, (www.konkret-verlage.de)
6 The passing of the buck?, in The

Economist , 2.12.2004.
7 K reditanstalt fr Wiederaufbau, Das

Leistungsbilanzdefizit der USA eine Gefahr


fr die Weltwirtschaft? (Il deficit di bilancio USA un pericolo per leconomia mondiale?), Frankfurt/M. 1999.
8 The disappearing dollar, in T h e

Economist, 2.12.2004.
9 Dati della Banca Centrale Usa, acces-

sibili in www.federalreserve.gov
10 Siegfried Wenzel, vice presidente

della Commissione per la pianificazione


della Ddr: La Ddr non era in banca-

Scheda
Jrgen Elssser, giornalista e saggista,
esperto di politica internazionale, lavora per
diversi periodici della sinistra di lingua te desca, tra i quali il quotidiano di Berlino
Junge We l t ed il settimanale F r e i t a g.
Elssser ha scritto una dozzina di libri su que stioni di politica estera, specialmente incen trati sullimperialismo tedesco e sui retroscena
della distruzione della Jugoslavia. Questo au tore conosciuto in Italia in particolare per
Menzogne di Guerra. Le bugie della
Nato e le loro vittime nel conflitto per il
Kosovo (Napoli, La Citt del Sole, 2002;
versione italiana di Kriegslgen - Vom
Kosovokonflikt zum Milosevic-Prozess,
edito da Kai Homilius Verlag, Berlino, ul tima edizione aggiornatissima 2004): si
tratta di uno dei pochissimi testi editi nel no stro paese a proposito della disinformazione
strategica sulla guerra nei Balcani e sui cri mini di guerra della Nato. Elssser stato di
recente varie volte nel nostro paese, su invito
del Coordinamento Nazionale per la
Jugoslavia, per presentare i suoi libri in una
decina di iniziative pubbliche. Lultima oc casione, la scorsa primavera, stata data
dalla presentazione del suo lavoro pi recente,
Come la Jihad giunse in Europa. Combattenti di dio e servizi segreti nei
Balcani.

Settembre Ottobre 2005

Cultura

Con la coscienza del poi


non si pu oggi parlare
di Pasolini con le parole sterili
di un ricordo approssimato per difetto;
parlare di lui oggi deve
rendergli il merito
di aver avuto ragione

Il comunista con lo
spirito dei Vangeli

di Valeria Magnani
Critica letteraria. Collaboratrice di Liberazione

PIER PAOLO PASOLINI : A TRENTANNI DALLA MORTE LA GIUSTIZIA, SIA


CIVILE CHE CULTURALE, NON HA ANCORA SALDATO IL CONTO CON UN
INTELLETTUALE, UN POETA, CHE AVEVA FATTO DELLA SUA VITA UNA
LOTTA CONTRO LIPOCRISIA BORGHESE E LA MERCIFICAZIONE TOTALE
DEI CORPI E DELLE ANIME

l campo costeggia le mandrie di


grattacieli che ruminano la polvere
della periferia friulana; laria
tanto incrostata di odori e di miseria che si sogna con avidit larrivo
della primavera e il profumo di rampicanti che porta con s. La scalata
al benessere dei febbrili anni 50 arriva in quei sobborghi vocianti solo
di striscio, come uninsinuazione
che si fa largo tra chi sopravvive sullorlo di desideri urgenti: sostituire
sempre pi spesso la polenta con
una fetta di carne, cambiare un giorno la bici con un 125.
Pier Paolo Pasolini era nato a Bologna una trentina danni prima, ma
lattaccamento vorace alla vita dei
giovani sottoproletari suburbani e il
loro bisogno di ricevere soddisfazioni era lo stesso in tutte le regioni
in cui lo scrittore visse, dallEmilia,
al Friuli, al Lazio. Lamore viscerale
che portava verso quel mondo di
istintualit impervia, di lotte intestine alladolescenza, stato travisato ad arte per decenni di critica
intellettuale borghese: la stessa che,
per inciso, formulando le antologie
scolastiche stigmatizza unimmagine, scolpisce nellintelligenza collettiva il sistema binario delle idee.
vero: Pasolini ricercava in quellhumus pulsante i suoi amori obbligatoriamente randagi; erano infatti
amori omosessuali e il conservato-

rismo poteva, allora, rendere ghettizzabile qualunque espressione diversa. Ma quello di Pasolini per il
popolo non era infatuazione, era
vero trasporto, che si sposava in lui
con una convinzione profonda: il
ruolo dellintellettuale non doveva
essere avulso dalla realt; doveva al
contrario tuffarcisi dentro, accoglierla sul vivo della pelle per renderla poi cultura attraverso la professionalit della parola.
A proposito delluso della lingua
Pasolini si espresse esplicitamente
in molte occasioni. Se i poemetti di
Le ceneri di Gramsci richiamano la
terzina pascoliana, e il rimaneggiamento che ne seppe fare dimostrano la sua profonda conoscenza
della struttura poetica, rimane il fortissimo ascendente che ebbero su di
lui il plurilinguismo e il dialetto, che
defin linguaggio di viscerale autenticit, lingranaggio di avvicinamento tra la tradizione popolare e
lespressione. Leclettismo dei suoi
approfondimenti filologici lo introdusse a pieno titolo nel dibattito vivace sul ruolo della lingua da un
punto di vista sociale; dibattito sentito estremamente importante proprio nel momento in cui bisognava
ricompattarsi, ricostruire i cardini
di quella identit che la guerra aveva
disgregato.
Ma qual era esattamente il concetto

che Pasolini aveva del popolo, in un


ventennio di dopoguerra letterario
ancora aggrappato ai modelli culturali del fascismo? Negli anni della
ricostruzione le grandi masse proletarie imponevano di impostare
nuovi rapporti tra il mondo intellettuale e quello politico, ma non
erano state trovate ancora soluzioni
importanti, si cercava solo di arginare in una definizione il significato
di quelle masse che sotto la spinta
della crescente industrializzazione
si delineavano con sempre maggior
forza.
Sembrava impossibile trovare il valico che superasse i significati apparenti: su un fronte si restava nel solco dellintellettualismo borghese,
che ingessava il popolo in schemi
mitizzati, populisti e retorici; sullaltro si attuava una soluzione di
facciata con lofferta di una letteratura di massa, accessibile a tutti ma
epidermica e di pura evasione. In
questo contesto Pasolini rappresenta uno tra i pochi intellettuali che riescono a sondare pi in profondit;
finalmente si esce dal circolo chiuso
del paternalismo e si mette lo strumento della parola al servizio della
realt sociale.
Dal neorealismo dei suoi film, ai romanzi, ai testi in lirica e in prosa, agli
interventi pubblici, Pasolini lancia
una sfida trasversale: tra la cultura e

85

Cultura

la politica il filo conduttore devessere limmersione nel dato reale. Da


intellettuale, mette allora sulla carta
il suo concetto di popolo: un amalgama vitale in antitesi a quella che
definiva lipocrisia borghese. Le liriche di Le ceneri di Gramsci sono le
pi dense in questa direzione, lautore riesce a realizzare in uno stupendo abbraccio la sintesi realmente matura tra il piano personale
e quello politico. Di pi: realizza la
sintonia del piano fisico e di quello
metafisico. qui che si sente, con
lintelligenza della sensibilit, cosa
il popolo per Pasolini: riserva di
energie vitali capaci di rigenerare la
molecola sociale. perch, citiamo,
nei rifiuti del mondo nasce un nuovo
mondo: nascono leggi nuove dove non
c pi legge. E ancora: Unanima in
me che non era pi solo mia, una pic cola anima di quel mondo sconfinato cre sceva, nutrita dallallegria di chi amava
anche se non riamato. Quel borgo nudo
al vento era la vita nella sua luce pi at tuale: vita e luce della vita, osso dellesi stenza quotidiana, pura per essere fin
troppo miseramente umana.
Contrapposta a questo microcosmo
remava la borghesia, che sinventava le bassezze del sottoproletariato per giustificare il proprio egoismo economico e lo sfruttamento
che ne sfociava, derideva lespressivit cristallina del dialetto per affabularsi con le parole di una lingua
viziosa ed empia, la lingua del capitalismo. Pasolini scrittore, intellettuale, borghese, usava espressioni
dure e chiare, che venivano giudicate da molti il frutto di unesasperazione di conflitti interiori irrisolti:
ancora una volta si faceva leva sulle
tensioni private di un uomo per sminuire e strumentalizzare i cortocircuiti che le sue parole sapevano suscitare, parole che la storia avrebbe
poi rivelato fortemente motivate.
Ma se vero che tutto politica, se
politica qualunque movimento
umano che implichi una scelta, allora lopera politicamente pi notevole di Pasolini Scritti Corsari: grazie alla sua pubblicazione abbiamo
oggi la testimonianza di una voce
che predisse molta della fatiscenza

86

culturale, economica e politica che


ci sovrasta oggi, pi di un quarto di
secolo dopo. Raccolti in volume
gran parte degli interventi giornalistici dellautore, ci offrono il ritratto
di un uomo cui lautonomia di giudizio era naturale quanto latto di
respirare. Non ritraeva la propria
critica motivata di fronte a nessuno,
e la sua riflessione mordeva il fianco
allassetto sociale degli anni settanta, ne scavava tra le macerie gli
aspetti pi striscianti.
Comunista profondamente credente ma tacciato di eresia dai quadri del partito; liquidato dalla borghesia come innesto deviato verso
una lotta di classe, quella proletaria,
che non gli apparteneva per estrazione; bersagliato in toto dagli apparati ecclesiastici che gettavano
ovunque il sasso della sua devianza sessuale Certo aveva motivi
per sentirsi ideologicamente solo.
Eppure, ci che ne Le ceneri di Gram sci appariva come il germe di una
visione, in Scritti corsari si delinea
con assetto e metodo una vera e propria denuncia: verso un presente
che non sa spingersi alla progettualit; verso un capitalismo che fagocita a caso lavoro e risorse muovendosi ciecamente, senza avere in vista gli obiettivi del futuro prossimo,
tra le regole onnipotenti della produttivit a oltranza.
Parole che lasciano a galla i resti di
una disillusione, le mucillagini di
un ardore allo sviluppo (nel significato dispregiativo che abbiamo purtroppo dovuto assaporare negli ultimi decenni) che lui stesso definisce empio, perch altro non sa che
rincorrere il Tempo in una proiezione inadatta a godere del presente, in rincorsa di un futuro ipotetico, di cui non si sanno gettare le
basi.
Tra i primi in Italia parl, nel 1974,
di omologazione come di un organismo parassitario aggrappato allhumus della socialit, della politica,
delleconomia; ma, ancor peggio,
aggrappato come una paralisi allespressione culturale. Sosteneva che
assottigliandosi la distinzione storica, lomologazione realizza il so-

Settembre Ottobre 2005

gno interclassista del vecchio Potere: non pi ideale politico o religioso di sorta; solo trasformazione
delle classi in un unico, immenso e
inintelligibile pancotto borghese,
che attui fino in fondo il disegno del
consumismo. A quel punto lideologia consumistica potr proclamarsi perfettamente in linea con il
principio della tolleranza verso le
diversit: perch le diversit non esisteranno pi, ingoiate dal conformismo del consumatore.
Pasolini aveva gi compreso che
lomologazione si insinua prima di
tutto sul piano culturale, passa attraverso lanestetizzazione del pensiero individuale e conduce alla
mancanza didentit della persona,
dellassetto sociale, quindi dellintero paese. Nel 1974 sorrisero in
molti di queste tesi che, per ironia
del destino umano, parevano quasi
religiose in un uomo che cattolico
non era. Proprio in un uomo cos
lontano dalla fede, per lo meno da
quella omologata, avrebbe invece
dovuto colpire luso di parole come
empio ed etico: parole che dovevano
rientrare pi nello spettro espressivo di una chiesa che andava piuttosto nella direzione opposta, allontanandosi dagli interessi spirituali e accarezzando sempre pi
quelli secolari.
Pasolini condannava lo svuotamento dei valori nella chiesa, la sua
tolleranza verso il progressivo dissolvimento dei contenuti: erano
messaggi lanciati come sos damore
per la verit, per la giustizia, per luguaglianza. Erano parole che si trovano nei vangeli, ed era un comunista che le lanciava. La chiesa prese
le sue contromisure dialettiche e gli
rivolse la critica pi subdola e stantia: era un omosessuale che ora voleva anche dettare legge in ambiti
che non lo riguardavano, voleva addirittura intrattenersi con quella
morale che non poteva conoscere.
Con la coscienza del poi non si pu
oggi parlare di lui con le parole sterili di un ricordo approssimato per
difetto; parlare di lui oggi deve rendergli il merito di aver avuto ragione.

Settembre Ottobre 2005

Cultura

Non era un personaggio comodo


e nemmeno compiacente,
per questo, la sinistra ufficiale
di questi ultimi quindici anni
non sapeva pi che cosa farsene di lui.
Esattamente come il sistema
discografico che laveva da tempo
messo ai margini

Quanto mi dai
se mi sparo?

di Gianni Lucini

PER IL COMPAGNO SERGIO ENDRIGO, IL POETA DALLE PAROLE


ANTIMPERIALISTE, IL COMUNISTA CHE IL MERCATO HA TENTATO
E TENTA ANCORA DI TRASFIGURARE

come un lungo sogno che il giorno


porta via/e chi ha il coraggio di rinfac c i a re un sogno/ma che malinconia
quando muore un utopia/non c
pi il pic non c pi il pic/il pic non
c pi non c pi il pic.
Non c pi il Pci e adesso non c
pi nemmeno Sergio Endrigo, lautore di Tango rosso, la canzone dedicata alla fine del pi grande Partito
comunista dellOccidente pubblicata su disco ma mai veramente distribuita, forse per non disturbare i
manovratori palesi e occulti del tentativo di cancellare unidea e una
speranza.
Di solito per un personaggio come
lui si scrive che se n andato in
punta di piedi, ma in questo caso
non funziona. Non era sua intenzione andarsene in silenzio. Altri
hanno deciso che era meglio cos. E
anche la sinistra, quella sinistra che
sempre stata la sua casa naturale,
lha salutato con frasi di circostanza,
qualche ricordo ricco di citazioni,
ma non lha poi troppo rivendicato.
Raccontava Jimi Hendrix, pochi
mesi prima di morire: strano
come la gente finisca per essere affascinata dai morti. Chiss, forse
devi morire perch gli altri si convincano che valevi qualcosa. Per
Endrigo non sembra funzionare
neppure questa visione. La sua
morte non apre una nuova stagione
di riscoperta, se non tra quelli che

lamavano gi. In pi qualcuno di


quelli che non lamavano per niente
far ancora soldi sulle sue canzoni,
esibendo qualche lacrimuccia stampata sotto agli occhi. Provate a leggere il suo libro Quanto mi dai se mi
sparo?, che le Edizioni associate hanno di recente ristampato, e forse si
comprende quali siano stati gli
umori che lhanno accompagnato
negli ultimi anni.
Hanno detto che era un po troppo
evanescente, prigioniero di una sorta di chiusura verso il mondo e incapace di coglierne le evoluzioni.
Ne hanno dette tante, forse troppe.
Per questo vorrei dire la mia: Sergio
Endrigo era un comunista vero, con
occhi e orecchie bene aperte sul
mondo. Era anche un poeta e un
musicista di grande cultura, e non
ha mai pensato di poter dividere se
stesso in tanti pezzettini buoni per
ogni occasione. Di s aveva scritto:
Parlando di me, mi piace la calma,
la buona tavola, i buoni amici, i
buoni libri, la pesca subacquea, i
francobolli, le armi antiche, gli animali, i luoghi non affollati. Non mi
piacciono i dritti, i disonesti, i dilettanti presuntuosi, le salse agrodolci,
i seccatori, gli invadenti, gli animali
che mordono. Amen.
Non era un personaggio comodo e
nemmeno compiacente, per questo, in fondo, la sinistra ufficiale di
questi ultimi quindici anni non sa-

peva pi che cosa farsene di lui.


Esattamente come il sistema discografico che laveva da tempo messo
ai margini, impedendogli di comunicare con il pubblico. E lui quel
che pensava non lo aveva mai nascosto: Si vive molto male. O si smette
o si vive una condizione di vuoto che
fa male. Ci si sente frustrati, perch
non molto cambiati dentro. Si vede
quelli che vanno avanti e si prova
rammarico a non essere sul palcoscenico insieme a loro. un po tragico sentirsi esclusi da un mondo di
cui ti senti parte. Ho pensato di far
altro, ma c una forza magnetica
che non ti fa smettere.
Non aveva smesso di darsi da fare,
neppure dopo un ictus e una labirintite che gli impedivano di suonare la chitarra e di muoversi con
disinvoltura su un palco. Oggi, dopo la sua morte, oggetto di una curiosa e singolare dissociazione della
sua vicenda artistica. Critici autorevoli hanno sezionato la sua carriera
in tre grandi periodi. Il primo, tra
la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, poetico e un po bohemienne, inquadrato nel filone dei
cantautori storici, quella specie di
indistinta ammucchiata che di solito mette insieme diavoli e acque
sante citando, a caso, Gino Paoli, Fabrizio De Andr, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Enzo Jannacci, Giorgio
Gaber e tanti altri. Il secondo perio-

87

Cultura

do sarebbe quello dellEndrigo


commerciale che inizia nel 1962,
con Io che amo solo te e passa per il
1968 con la vittoria al Festival della
Canzone di Sanremo della sua Can zone per te, cantata insieme al brasiliano Roberto Carlos, e termina
verso la met degli anni Settanta. Il
terzo viene citato come la lunga discesa verso un crepuscolo, caratterizzato dalla scoperta dellimpegno
politico e da una sorta di autoemarginazione determinata da una parte
dallincapacit di comprendere i
mutamenti e dallaltra dalla perdita
dinteresse del mercato nei suoi
confronti.
Io non sono daccordo con questa
impostazione. Credo che sia malevola e ingiusta, anche se funzionale
a rimuovere lanomalia di Sergio
Endrigo. Non un caso che la sua
fede politica, il suo essere comunista, nei media venga rimosso, sfumato o, quando non si riesce a farlo,
ricondotto un po al crepuscolo della sua esistenza. Fateci caso. Leggendo i giornali nei giorni immediatamente successivi alla sua scomparsa,
nella ricostruzione della sua carriera attraverso i tre stadi prima citati i momenti migliori, quelli del
grande successo commerciale, passano attraverso un pugno di canzoni damore e di sentimenti, con
qualche eccezione come Ci vuole un
fiore, nato dalla collaborazione con
Gianni Rodari, o La vita, amico,
larte dellincontro, lalbum con Ungaretti e Toquinho dedicato alla figura di Vinicius de Moraes, allora in
esilio a Roma per sfuggire alla dittatura al potere in Brasile. Poi si parla della sua fase calante, di Tango ros so e delle sue polemiche con il mu sic business italiano.
Nessuno fa presente che proprio
negli anni del grande successo commerciale Sergio Endrigo pubblica
alcuni tra i suoi brani pi belli dimpegno sociale. Si parla di Viva Mad dalena ma si cerca di non citare Il
dolce paese, il cui testo dice Io sono

88

nato in un dolce Paese/dove chi sbaglia


non paga le spese./Dove si parla
soltanto damore/tanto nessuno ci crede
pi/qui lamore soltanto un prete sto/con rime scucite tra cuore e dolore/per
vivere in fretta e scordare al pi presto/gli
affanni e i problemi di tutte le ore.
Non male per un periodo nel quale
Endrigo dovrebbe essere caratterizzato da una stucchevole, pur se colta, propensione verso le canzoni d
amore, vero? In realt, proprio per
la sua capacit di guardare oltre le
sovrastrutture, ironizza, dissacra, a
volte con ironia, altre volte con ferocia, come quando alla Maria con
le labbra di corallo e gli occhi grandi cos
portata al Nord dal treno che viene
dal Sud in una canzone di successo
di Bruno Lauzi non esita a contrapporre una ballata polemica, pessimista e diretta che dice Il treno che
viene dal Sud/non porta soltanto
Marie/con le labbra di corallo/e gli oc chi grandi cos/porta gente che va a
scordare il sole.../Dal treno che viene
dal Sud/discendono uomini cupi/che
hanno in tasca la speranza/ma in cuore
sentono che/questa nuova questa bella
societ/non si far. LEndrigo degli anni del successo capace di polemizzare ferocemente in DallAme rica anche con gli intoccabili Stati
Uniti dei figli dei fiori, impegnati
nella guerra in Vietnam chiedendo
Caro amico Bob e amica Joan/ma
in America chiss/dove son finiti tutti i
f i o r i?/ Tutti i fiori questa guerra li
fin. Sono gli anni in cui evidenzia un attivo impegno antimperialista, in cui al fianco della Cuba rebelde cui dedica Lettera da Cuba e si
commuove per la fine di Guevara
cantata in Anchio ti ricorder.
Bene, di questo Endrigo si sono sfumati i contorni, si preferito spezzarne la carriera in tre tronconi distinti perch a un pezzo della sinistra, quella impegnata sul fronte
della non violenza astratta e piena
di comprensione per i ragazzi di Sal, un brano come La ballata dellex
rischia di diventare imbarazzante.

Settembre Ottobre 2005

Parlando di questa canzone il cantautore ha detto: nata dalle letture di Calvino, Pratolini, il Cassola
della Ragazza di Bube ed esprime lamarezza di quanti avevano creduto
nella grande rivoluzione che doveva
avvenire nel dopoguerra e che ovviamente non c stata. Negli anni
Sessanta venne anche censurata e
oggi rimossa. Si capisce. Non possono avere spazio nella melassa e
nel buonismo imperante nella sinistra revisionista frasi che dicono:
Andava per i boschi con due mitra e tre
bombe a mano/di notte solo il vento gli
faceva compagnia/laggi nella vallata
gi pronta limboscata/nellalba senza
sole eccoci qua/qualcuno oggi il conto
pagher/Andava per i boschi con due
mitra e tre bombe a mano/il mondo un
mondo cane ma stavolta cambier/per
tutti finiranno i giorni neri di paura/un
mondo tutto nuovo sorger/per tutti lu guaglianza e la libert, e che concludono Se il tempo galantuomo
io son figlio di nessuno/ventanni son
passati e il nemico ancora l/ma i tuoi
compagni ormai non ci son pi /son
tutti al ministero o alla tivv/ci fosse un
cane a ricordare che/andavi per i boschi
con due mitra e tre bombe a mano.
Per questo chi parla di Endrigo come di un poeta un po fuori dalle
cose del mondo, introverso e delicato cantore dei sentimenti incapace di adattarsi al tempo che passa,
mi suscita un moto di ripulsa.
Endrigo un compagno, un comunista che ha vissuto e cantato da
comunista la vita, lamore, i
sentimenti e i conflitti. Lo ha fatto
con passione lasciando in Se il primo
maggio a Mosca, una canzone citata
come il segno della sua disillusione
nei confronti dellUnione Sovietica, una delle pi profonde riflessioni sul destino e sullimpegno dei comunisti oggi: Ah se il socialismo
fosse solo un fiore/da port a re nei ca pelli/o da mettere allocchiello/quanti
bravi giardinieri/con la falce ed il mar tello/tutti bravi giardinieri/con la falce
ed il martello.

Settembre Ottobre 2005

Cultura

La tesi del mostro, alla luce


di unanalisi che si fondi
sul materialismo dialettico,
serve solo a coprire
le responsabilit
dell ideologia capitalistica

La mostruosa
umanit di Hitler
secondo
Bruno Ganz

di Gigi Livio e Armando Petrini

APPUNTI SUL FILM LA CADUTA, DI

n primavera uscito nelle sale cinematografiche italiane La caduta


di Oliver Hirschbiegel, con Bruno
Ganz nella parte di Hitler, sugli ultimi giorni di vita del regime nazista
e del suo capo asserragliato con i pi
fidati collaboratori nel bunker di
Berlino. Le discussioni suscitate dalluscita del film pongono, a chi voglia affrontare questo nodo storico
da un punto di vista non superf iciale, un problema di fondo non
eludibile. Si tratta cio della questione, su cui si discute non da oggi,
che pone il problema se leccezionalit del male che Hitler insieme
ai suoi collaboratori e a quasi tutto
un popolo ha causato sia da attribuire a un uomo, deviato fin che si
vuole nei suoi principi umani, sociali, eccetera, oppure a un mostro.
La tesi del mostro, alla luce di unanalisi che si fondi sul materialismo
dialettico, serve solo a coprire le responsabilit che lideologia capitalistica ha: le sue estreme conseguenze possono portare degli uomini, e il loro capo sopra tutti, a deviare talmente dalla normale umanit da poter sembrare dei mostri.
In questa direzione, la tesi della mostruosit dei nazisti stata confutata
da Brecht a partire dal 1935-1938 in
Terrore e miseria del Terzo Reich l dove,
per esempio nel quinto quadro,
mette in scena la normalit di un
aguzzino SS. La vicenda ambien-

OLIVER HIRSCHBIEGEL

tata in uno di quei campi di concentramento che gi nel 1934, a un


anno dalla vittoria nelle elezioni, i
nazisti avevano creato per eliminare
i comunisti e gli oppositori politici
in generale. Nel campo un SS incaricato di frustare un prigioniero
comunista ribelle; laguzzino
stanco e rimprovera il detenuto:
Animale, perch non puoi dire di
no, quando ti domando se sei comunista? A te, ti fanno a pezzi e io
ci rimetto la libera uscita, stanco
morto come sono. Ordina quindi
al detenuto di picchiare per terra
con la frusta per far sentire il rumore al sorvegliante; questultimo
arriva e costringe lSS a fare il suo
dovere.
La morale di Brecht chiara: laguzzino non affatto un mostro ed
piuttosto unideologia mostruosa
a convincerlo di star facendo nientaltro che il proprio dovere.
ci che nota il critico Paolo
Chiarini, quando scrive che Brecht
ha la capacit di intendere il fascismo come prodotto naturale e non
abnorme del capitalismo. Un
aspetto di questa naturalit
quella che Hannah Arendt ha definito la banalit del male. E in effetti a leggere oggi quella testimonianza agghiacciante costituita dal
calcolo del reddito derivato dallo
sfruttamento dei detenuti nei
campi di concentramento la cosa ri-

sulta chiarissima. In questo documento, pubblicato nel Disonore del luomo di Schnabel, vibra la pi spietata razionalit capitalistica dello
sfruttamento delluomo sulluomo,
che qui per si presenta nella forma
banale e persino familiare di un
normale conto di dare e avere, che
potrebbe essere stato steso da un
qualsiasi impiegato di un qualsivoglia ufficio: stimata in nove mesi la
durata media della vita di un detenuto, il solerte scrivano SS computa
tutti i costi (vitto, vestiario) e tutti
i ricavi, oro dentario, oggetti di valore, vestiario e denaro, concludendo che il guadagno totale dopo
nove mesi [sar di marchi] 1631 - da
aggiungere il ricavato dallutilizzazione delle ossa e delle ceneri.
Posta questa premessa, bisogna ora
farne unaltra di carattere metodologico a proposito del linguaggio cinematografico. Un film risulta un
organismo complesso, formato da
pi elementi: il soggetto, la sceneggiatura, la regia, la recitazione degli
attori, eccetera. Questo per dire
che, tranne il caso in cui soggetto,
sceneggiatura, regia e recitazione
del primo attore coincidano come
per esempio nei film di Chaplin o
di Keaton o di Orson Welles ogni
pellicola pretende che la si scomponga nelle sue varie componenti,
dal momento che le stesse possono
addirittura entrare in contraddi-

89

Cultura

zione tra di loro.


il caso del film di cui ci stiamo occupando, in cui una cosa sono sceneggiatura e regia, e unaltra la recitazione che Bruno Ganz fa del personaggio di Hitler; e i due piani
prendono in pi momenti direzioni
diverse o, addirittura, opposte.
Va subito detto che il film, dal punto
di vista della regia e della sceneggiatura, non un bel film, e risulta
anche piuttosto ambiguo dal punto
di vista politico. Il problema centrale della realizzazione di un film
sugli ultimi giorni della vita di Hitler
e dei suoi fedelissimi comporta una
ineluttabile ricaduta sentimentale
nei confronti degli spettatori, in
quanto la rovina delluomo potente

Daltro canto, il nazismo


non era forse una forma di religione,
con tanto di Olimpo
di cui Goebbels faceva parte
e con a capo Hitler-Giove?

e dei suoi accoliti che in questo


caso addirittura potevano pensare,
e fino a un certo punto far credere,
che avrebbero dominato il mondo
intero ha sempre determinato, fin
dai tempi di Eschilo e Sofocle, il basamento dellazione tragica, che ,
infatti, adatta a suscitare piet e
paura, producendo di tali sentimenti la purificazione che i patimenti rappresentati comportano
(Aristotele). Questo perch la caduta degli uomini potenti, e del loro
capo in modo particolare, mostra,
pi che qualsiasi altra situazione tipica del mito, la precariet della vita
umana. Se chi poteva decidere della
vita e della morte di molti uomini
nel nostro caso si tratta di decine di

90

milioni ora nella condizione di


non potersi ribellare alla trappola
del destino che egli stesso ha teso,
allora tutto ci d proprio il senso
che nulla certo in quello che
Leopardi definiva lumano stato.
Quindi questo problema centrale
pu rivelarsi una trappola. Nel
senso che qualsiasi tipo di azione
spettacolare che vada a toccare le
corde sentimentali dello spettatore
deve essere usata in modo attento e
sorvegliato, visto che rischia continuamente di cadere nel sentimentalismo. Che vorrebbe poi dire, nel
nostro caso, guardare con un occhio che abbia anche solo una vaga
luce di tenerezza al crepuscolo degli dei nazisti. E questo proprio ci
che succede nel film per i gerarchi
che rimangono con Hitler fino allultimo giorno.
I gerarchi vengono presentati, in
questo senso, come persone dotate
di una coerenza granitica. Ma anche
la coerenza pu essere una spaventosa trappola sentimentale: lessere
coerenti fino allestremo, e cio fino
alla morte, a unopzione disumana
e assassina, come quella di diventare, essere e rimanere gerarchi nazisti, con tanto di fedelt perinde ac
cadaver al proprio capo, non certo
un dato positivo, anche se pu suscitare ammirazione; invece molto
pi stimabile lincoerenza di chi,
come gli ufficiali che ordirono lattentato a Hitler, con la loro rischiosissima azione - che infatti li port
alla morte - furono incoerenti, rinnegando quindi i principi da cui
erano partiti.
Prendiamo ad esempio il modo in
cui nel film reso il caso di Goebbels, potentissimo ministro della
propaganda del Reich nazista. Dopo esser sceso nel bunker insieme a
tutti i suoi figli e alla moglie, decide
con questultima che la vita in una
Germania non pi nazista sarebbe
divenuta inutile e impossibile anche
per i loro figli. Marito e moglie scelgono quindi di sopprimere tutti i
loro bambini e di uccidersi. Il compito delluccisione dei figli spetta
alla moglie, attraverso fiale di veleno che risultano un oggetto te-

Settembre Ottobre 2005

matico di tutto il film: passano di


mano in mano, e lo stesso Hitler ne
fa dono ad alcuni dei presenti, tra
cui la sua segretaria. Anche la madre che uccide i propri figli una situazione ricorrente nella storia del
teatro e della cultura occidentali: si
pensi a Medea e al successo che i
drammi di derivazione classica su
questo tema hanno avuto, per esempio, fra otto e novecento. chiaro
che anche questo luogo del mito
non esclude - anzi, se parliamo dellotto e novecento, a maggior ragione lo comprende - il ricorso al
sentimento.
Si tratta comunque e sempre di una
scena umanamente straziante
quella che ci mostra una madre che,
per qualsivoglia motivo, sia costretta a sopprimere i propri figli.
chiaro che qui ci troviamo di
fronte a unideologia aberrante,
che quella per cui si crede che non
ci possa essere salvezza al di fuori del
mondo che si contribuito a costruire. Si tratta di una forma di integralismo, dal momento che lintegralismo non necessariamente
soltanto religioso. Daltro canto, il
nazismo non era forse una forma di
religione, con tanto di Olimpo di
cui Goebbels faceva parte e con a
capo Hitler-Giove? Inoltre, vedere
una donna che uccide i propri figli
comporta immediatamente una
compromissione sentimentale, in
cui difficile distinguere tra limpulso umano a cercare di comprendere una decisione cos estrema e quello altrettanto umano, ma
pi razionale, che rifiuta appunto
una coerenza a unidea sbagliata
che porta a simili esiti. qui che il
regista cammina sul filo del rasoio.
Per di pi sappiamo che il regista
lo stesso del Commissario Rex televisivo, e dunque di un telefilm di livello piuttosto modesto e con intenti, direbbe Brecht, puramente
gastronomici. Questo non comporta necessariamente che un
uomo di spettacolo non possa maturare e affinare i propri strumenti:
il fatto che in questo film non sembra che ci sia avvenuto. E dunque
La caduta finisce per cedere a peri-

Settembre Ottobre 2005

colose forme di sentimentalismo,


fino a spingere il pubblico alla compassione nei confronti di questi personaggi, sia che si metta dal punto
di vista dei genitori che da quello
dei figli. Ma se quei poveri bambini
meritano tutta la nostra piet, la meritano proprio perch i loro genitori hanno piegato la propria umanit a un ideologia che li ha ridotti
a divenire completamente disumani; qui che il regista avrebbe
dovuto, operando il necessario distacco critico, mostrare la complessit dei differenti punti di vista.
Questo discorso vale per tutto il film
e per tutti i personaggi, tutti in qualche modo patetici nella loro figura
di angeli caduti. Per tutti, tranne
che per Hitler.
Bruno Ganz, che recita qui il ruolo
del Fhrer, realizza in effetti un film
nel film. E qui da ricordare quello
che abbiamo appena detto, e cio
che i vari codici attraverso cui e
grazie ai quali si struttura un film,
possono entrare in contraddizione
tra di loro. Lo stile di recitazione di
Ganz e questo un caso in cui la
forma diventa immediatamente
contenuto talmente grande e sapiente da riuscire a camminare proprio su quel filo di rasoio di cui parlavamo prima senza mai ferirsi.
LHitler di Ganz riesce a evidenziare
quella mostruosa umanit di cui dicevamo, che il regista non sa cercare
e tanto meno trovare negli altri personaggi, e che invece lattore realizza nel personaggio di Hitler.
Luomo ferito a morte. Scosso da
un tremito continuo vive con senso
di smarrimento la propria fine; ha
un che di perso: come imbambolato, quasi non riuscisse a capacitarsi di ci che sta (che gli sta) succedendo. Quando parla con gli altri, e cio con i pi fidati compagni
dellultima parte della sua vicenda,
quasi sempre gentile o, per meglio
dire, mesto e gentile: c certamente di che provare piet per quel
grande caduto. E non importa
che il caduto sia un malfattore
(spesso i grandi lo sono): la rovina
di una persona che ha concepito e
portato avanti grandiosi e insieme

Cultura

folli disegni quello che ci colpisce


per il meccanismo dellidentificazione. identificandoci nel
grande caduto che noi ci rendiamo conto di quanto sia fragile la
nostra vita e di quanto siano caduche le nostre aspirazioni a quel minimo di grandezza che ci concessa. E qui scatta la trappola dellumanit, dal momento che quel
grande, malfattore fin che si
vuole, pur sempre un uomo come
noi. Ma c uomo e uomo, e ci sono
anche uomini che portano la responsabilit di scelte aberranti che
noi definiamo disumane; e infatti
i loro crimini possono essere definiti come contro lumanit.
Qui scatta la straordinaria genialit
attorica di Bruno Ganz.
Rendendosi conto che il suo personaggio pu scadere nel patetico per
tutti i motivi che abbiamo detto,
mette in opera una sottile operazione di straniamento rendendo
mostruosa quella umanit, mostrandola come unumanit disumana. unimpresa memorabile,
difficilissima da realizzare: si tratta
di usare tutti gli strumenti che allattore sono forniti dal proprio
corpo ma, in modo speciale, i micromovimenti del volto e la luce che
promana dagli occhi per mettere
continuamente in guardia lo spettatore dal fatto che lui, Ganz, sta recitando un personaggio, Hitler, con
cui lo spettatore non deve e non pu
identificarsi, dal momento che,
qualsiasi cosa gli stia capitando in
quel momento, la sua dose di malvagit e disumanit eccessiva per
poter permettere che un uomo
normale si identifichi in lui.
Facciamo un esempio per cercare di
chiarire ci che stiamo scrivendo.
noto lagghiacciante documentario
in cui Hitler passa in rassegna e premia uno sparuto gruppo di soldati
adolescenti: uno di questi ha dodici
anni e, nellestrema difesa di
Berlino, riuscito a colpire e distruggere due carri armati sovietici.
La scena viene rifatta nel film.
Quando Ganz parla con questi ragazzi, assume un atteggiamento
molto umano, sorride. ed , per

quanto possibile a Hitler, oltre che


gentile anche affabile. A un certo
punto lattore si ferma, ha un attimo
di esitazione, negli occhi gli si accende una luce persino dolce, e fa
ganascino a uno di questi ragazzi:
Hitler contento, per un momento
la sua angoscia di morte sparisce.
Ma latteggiamento del volto dellattore tale per cui lo spettatore
recepisce immediatamente ci che
Ganz intende esprimere, e cio
unumanit distorta. Gli ingredienti ci sono tutti: i ragazzi, quasi
ancora bambini, che fanno tenerezza, perch in gran parte inconsapevoli di ci che sta loro succedendo, e il grande caduto che, sempre nei limiti della personalit hitleriana, li coccola; ma e qui sta

Latteggiamento del volto


dellattore tale per cui
lo spettatore recepisce
immediatamente ci che Ganz
intende esprimere, e cio
unumanit distorta

la grandezza della recitazione ganziana quel volto e quegli occhi che


pure conoscono la tenerezza e la dolcezza, sono al contempo spietati dal
momento che sia la dolcezza che la
tenerezza sono rivolte a degli adolescenti che uneducazione ferocemente ideologica ha ridotto a macchine di morte; e per questo che
Hitler li ama, perch riconosce in
loro, ancora per un istante, quella
che ritiene la bont della sua ideologia di morte e quello che ritiene
un successo della sua implacabile
macchina propagandistica, creata
proprio per ottenere questi risultati
e cio per permeare di s, fino allestremo sacrificio, anche i bambini.

91

Cultura

Hitler daltronde e questo certamente un merito della sceneggiatura non nutre mai alcun dubbio
sulla bont dellideologia nazista e
della sua disumanit. Esemplare, in
questo senso, la scena dellufficiale medico, che ha compiuto nei
campi di sterminio esperimenti su
prigionieri ( questo uno degli
aspetti di pi evidente mostruosit perpetrati dai nazisti) e che
ora va dal suo Fhrer a chiedere il
permesso di scappare. Hitler non
solo non glielo concede, ma gli dice
con fare stentoreo, se pur moderato, che i suoi esperimenti saranno
considerati come molto importanti
per il progresso della scienza.
Anche qui Ganz, sempre recitando
sul registro che abbiamo descritto,
estremamente efficace; come lo
in unaltra scena in cui dice che se
le scimmie si comportano in un
certo modo, anche gli uomini dovranno agire di conseguenza: si
tratta dellassimilazione delluomo
alla natura che ha sempre giustificato i peggiori crimini, appunto,
contro lumanit. Lhomo homini lu pus o il pesce grosso mangia i pesci piccoli sono motti che servono
a escludere la vera umanit, che
nulla ha a che fare col mondo animale. Al contrario gli uomini, sfruttando lintelligenza, si trasformano

92

in animali sociali.
Anche in questo caso risalta la bravura di Bruno Ganz: il paragone con
le scimmie Hitler lo enuncia non in
modo aggressivo, ma come cosa ineluttabile e non discutibile, rivelando cos insieme la sua scarsa cultura e la sua ferocia. Perch il capo
del nazismo era per molti versi un
uomo banale che parlava a altri uomini banali, convincendoli che i
loro pregiudizi senza base culturale
e le loro superstizioni erano vere.
Qualcosa del genere accade anche
oggi in Italia: persone come Berlusconi e Bossi sono la banalit personificata: la loro astuzia, che grande soprattutto nel primo, stata e in
parte ancora quella di saper interpretare fino in fondo lo spirito del
tempo, e cio la banalit conformistica della maggioranza degli italiani. Hitler dunque era cos, e il suo
enunciare un ineluttabile e non discutibile parallelo tra il mondo animale e quello umano, denuncia proprio questa banalit di pensiero che
lo contraddistingueva; ma la banalit si rivolta immediatamente in ferocia quando si veda come strettamente sono correlati questo pensiero con la teoria del superuomo
nella declinazione nazista.
Proprio in questo senso il nazismo,
come il fascismo, risulta un esito

Settembre Ottobre 2005

naturale e non abnorme del capitalismo (resistibile, certo, come ci ricorda sempre Brecht; ma a patto di
capovolgere i rapporti di forza allinterno della societ). In questo
senso Hitler risulta dotato di unumanit mostruosa e niente affatto
un mostro: uneccezione solamente per lenormit del male di
cui responsabile, non per aver causato questo male che insito nellideologia e nella prassi del capitalismo; e l che il nazismo ha trovato il
terreno fertile in cui affondare le
proprie radici.
Bruno Ganz, a differenza del film in
cui recita, ci mostra tutto ci. Attore
di lingua tedesca, non certo insensibile allinsegnamento brechtiano tanto quanto lontano dalle
pratiche recitative basate sullimmedesimazione nel personaggio;
ed quindi a lui che dobbiamo una
lettura degli ultimi giorni del capo
nazista decisamente interessante e
politicamente ci sia concesso
usare un termine logoro corretta.
Da lui e dal suo modo di recitare dovrebbero prendere spunto, per studiare, tanti giovani attori inutilmente dediti a letture e prassi stanislavskiane noiose, ripetitive e utili
solo a suscitare il consenso di quei
conformisti cui si rivolgeva la propaganda nazista.

Settembre Ottobre 2005

Recensioni

Cuba continua a rimanere


un testimone scomodo. la cattiva
coscienza di una sinistra europea
incapace di produrre
un modello sociale che sappia
coniugare uguaglianza
e libert politiche

Cuba: orgoglio
e pregiudizi

a cura di Renato Caputo

NEL VOLUME CURATO DA MARIO BALDASSARRI E SERGIO CARARO


(EDIZIONI ACHAB, VERONA 2005 PAGINE 254, 13 EURO)
UN CONTRIBUTO SERIO ALLA LETTURA DELLA QUESTIONE CUBANA
E UN ESEMPIO DI SOLIDARIET INTERNAZIONALISTA

La sinistra europea di fronte a un


bivio: accettare di denunciare e mobilitarsi contro le gravissime violazioni dei diritti umani che avvengono
nellisola di Cuba o, volente o nolente, esserne complice , urlano i corifei della borghesia. Conclusa la lettura di Cuba: orgoglio e pregiudizi, non
si pu che far propria tale denuncia,
con la precisazione che tali diritti
sono palesemente violati nella base
militare di Guantanamo, ultimo residuo del colonialismo statunitense a
Cuba. Temiamo, inoltre, per la sorte
della popolazione civile nordamericana, vittima potenziale dei danni
collaterali di embarghi e bombardamenti, dal momento che lamministrazione di questo Stato ha solennemente proclamato che ogni paese
che nasconda sul proprio territorio
terroristi diverr vittima della
guerra infinita.
Il libro citato, infatti, documenta non
soltanto la tolleranza, ma il diretto sostegno dato dallamministrazione
statunitense a gruppi di terroristi rei
confessi che operano nello stato
della Florida, che ricorrono a qualsiasi mezzo violento compresi attentati contro la popolazione civile
pur di riappropriarsi dei mezzi di
produzione e di strappare ai lavoratori cubani la propriet privata dei
mezzi di sussistenza. Temiamo, infine, per la tanto aspirata unit della
sinistra, poich, come ricorda Raul
Mordenti in un saggio del libro, oggi
su Cuba ci si divide e non ci si unisce:
la questione del sostegno alla trans-

izione al socialismo su questisola


permette di riconoscere, come gi affermava Fortini a proposito del
Vietnam, i compagni di strada dai
presunti tali.
Mario Baldassarri e Sergio Cararo
forniscono con questo libro un notevole contributo alla causa della difesa della Rivoluzione cubana e un lodevole esempio di solidariet internazionale che, del resto, portano
avanti da tempo nel Comitato 28 Giu gno e dai microfoni di Radio Citt
aperta. Il volume offre innanzitutto
una cassetta degli attrezzi indispensabile a quel lavoro di critica dellideologia borghese, conditio sine qua
non della lotta di classe a livello culturale.
Contributo prezioso, dunque, in un
continente come lEuropa in cui, a
differenza dellAmerica Latina, i pregiudizi diffusi dai mezzi di comunicazione borghesi hanno fatto breccia
nella coscienza della sinistra. Se in
Sud America immediatamente
chiaro il ruolo svolto da Cuba come
possibilit concreta di una reale indipendenza dal dominio dellimperialismo e dal modello capitalistico, in
occidente molti cadono nella mistificazione della superiorit della democrazia formale borghese sul puder
popular. In altri termini, buona parte
della sinistra dellUnione europea
subisce legemonia della classe dominante, e non considera la democrazia borghese vero e proprio ossimoro come una delle forme storiche della dittatura del grande capi-

tale. Si finisce, cos, per contrapporre


alla dittatura castrista le libert meramente negative del nostro sistema
anchesse sempre maggiormente limitate con la scusa della guerra al
terrorismo, volta a celare il reale fondamento di tali legislazioni demergenza: la crisi di sovrapproduzione.
In tal modo si dimentica che il potere
democratico del proletariato portatore di un universalismo dei diritti
decisamente pi ampio di quello del
potere liberal-democratico della borghesia, in gran parte ottenuto mediante epiche lotte del movimento
dei lavoratori. Causa di ci innanzitutto la perdita della familiarit
delle classi oppresse con la lezione
demistificante della cultura del marxismo e la fiducia acritica nei resoconti di ONG o sedicenti organismi
internazionali di categoria, pesantemente finanziati dalle fondazioni statunitensi ed europee, veri e propri
think-thank dellegemonia imperialista. Cos, i giornalisti uccisi dalle
truppe nord americane, colombiane
o israeliane vengono fatti rientrare
nel novero degli incidenti o effetti
collaterali, mentre i pochi agenti
dellimperialismo sedicenti giornalisti ospitati nelle galere cubane in seguito a regolari processi, divengono
martiri della libert di stampa.
In una fase di guerra latente dichiarata a Cuba sin dal 1960 dalla maggior potenza imperialista, nonostante i detenuti politici siano di
numero notevolmente inferiore a
quelli avutisi in Italia durante gli
93

Recensioni

anni di piombo, e sulla base di processi decisamente pi regolari di


quelli condotti ai danni di cittadini
arabi secondo il Patriot Act, i benpensanti del nostro paese, i medesimi che votano leggi demergenza e
sostengono i Cpt, gridano alla lesione dei diritti umani da parte della
dittatura castrista. Del resto, le
stesse organizzazioni occidentali per
la difesa dei diritti umani documentano che, mentre a Cuba, talvolta, ai
detenuti politici non sono state
cambiate con regolarit le lenzuola,
gli USA hanno fatto dei loro campi
di concentramento di Guantanamo,
Abu Ghraib ecc. i gulag del XXI secolo, massima infamia concepibile
da un petit-bourgeoise. Ci non ha impedito ai paesi dellUnione europea
di accordare i voti decisivi alla mozione di condanna presentata contro
Cuba al tribunale di Ginevra direttamente dagli USA poich, oramai,
anche lultima delle repubbliche
delle banane centroamericane non
osa pi farlo. Inoltre, macchiandosi
di una nefandezza ancor maggiore,
tali paesi hanno impedito con ogni
mezzo a partire dalla corruzione e
dal ricatto di mancati investimenti in
paesi affamati dal debito estero occidentale che si prendesse in considerazione anche la puntuale denuncia cubana delle torture di Guantanamo. Eufemistico appare, in casi simili, parlare di due pesi e due misure.
Il libro si articola in una parte introduttiva ed in cinque sezioni, ricche
di eccellenti saggi di uomini politici
e studiosi europei, nord e sud americani. Non troviamo testimonianze
dallAsia e dallAfrica, peraltro difficilmente reperibili e che, tuttavia, risulterebbero decisamente interessanti, poich volontari cubani hanno
svolto un ruolo decisivo nella difesa
dellAlgeria immediatamente dopo
la vittoria del FLN, in Congo contro
la tirannia filoimperialista di
Mubuto, in Angola e Mozambico a
fianco dei movimenti rivoluzionari
in lotta contro il colonialismo e
nellAfrica Australe contro i regimi
di Apartheid.
Per quel concerne la pregevole prefazione dei curatori del volume, mi
limiter a una significativa citazione:

94

Cuba continua a rimanere un testimone scomodo.


la cattiva coscienza di una sinistra
europea incapace di produrre un
modello sociale che sappia coniugare uguaglianza sociale e libert politiche. la dimostrazione di come la
maggior potenza mondiale possa rivelarsi una tigre di carta. tornata
ad essere un riferimento per i processi di emancipazione sociale e indipendenza politica che stanno attraversando lAmerica Latina. lamante ancora amabile e prosperosa
dei molti amanti traditi e traditori
nellintellettualit progressista europea. la testimonianza vivente di
come il socialismo possibile non sia
stato tutto travolto e dissolto con la
disfatta del socialismo reale tra il
1989 e il 1991.
Entrando nel merito degli altri saggi,
Alessandra Riccio denuncia lo strabismo delle sinistre nostrane, sempre
pronte a rilevare le sbavature del sistema cubano, quasi mai disponibili
a riconoscere una serie di meriti
che, fino a oggi, nessun altro paese
del Terzo Mondo ha uguagliato.
Luciano Vasapollo dedica invece il
suo saggio allattualit del pensiero
martiano, cogliendo un ideale trait
dunion tra la critica marxiana del capitalismo e la leniniana analisi dellimperialismo.
Nella sezione Voci dal continente
latinoamericano spicca lintervista al
presidente dellAssemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba,
dettagliata esposizione degli elementi di democrazia reale e diretta
del sistema socialista, vistosamente
assenti dai modelli di democrazia che
limperialismo vorrebbe esportare. Il
saggio del rivoluzionario venezuelano Dozthor Zurlent illustra limportanza della solidariet e dellesemplarit cubana per loriginale via
nazionale al socialismo intrapresa
dal governo bolivariano.
Nella sezione Voci dallimpero
spicca il contributo dellesimio studioso statunitense Petras, da cui emerge come il sostegno internazionale al Venezuela chavista sia indissociabile dalla difesa della Cuba socialista e dei movimenti rivoluzionari
colombiani, la cui accanita lotta im-

Settembre Ottobre 2005

pedisce al governo narcoterrorista di


attuare il progetto statunitense di aggressione alla Repubblica Bolivariana sfruttando presunti conflitti
territoriali. In Buenos dias nuestra
America, sezione dedicata ai contributi europei, oltre al gi citato saggio di Raul Mordenti, spicca quello
di R. Herrera, in cui si d conto, in
modo scientificamente dettagliato,
dellimportanza del dominio di
Cuba per lo sviluppo dellimperialismo Usa e delle cause strutturali dei
suoi piani di aggressione contro la
Rivoluzione. Degno di nota, infine, il
contributo di Fulvio Grimaldi, che
delinea come lasse antimperialista
in via di definizione nei pi diversi
paesi dellAmerica Latina mantenga
il suo fulcro nella Cuba socialista.
Notevole anche la sezione Esperienze a Cuba, dove si raccolgono le
testimonianze di scrittori, professori,
giuristi e uomini di spettacolo italiani
di ritorno dallisola, che riferiscono
sulle conquiste della Rivoluzione nei
pi diversi campi: cultura, ricerca, sanit, diritto, edilizia popolare.
Lultima sezione, Voci dal centrosinistra, raccoglie le risposte a cinque
quesiti su Cuba rivolti a noti esponenti di partito del nostro paese. In
tal caso spiccano le dichiarazioni rilasciate dal responsabile Ds per la politica estera, che riescono nellincredibile impresa di scavalcare, ovviamente a destra, il craxiano Intini. Tra
le altre sconcertanti affermazioni colpisce, in particolare, la diligenza del
neofita lib-dem che ambisce ad avere
pieno riconoscimento nei salotti
buoni della borghesia, esibendo gli
sforzi compiuti dal suo partito per
spingere lInternazionale socialista a
prendere una posizione di netta condanna del socialismo cubano a favore
di una presunta dissidenza riformista
in questo paese.
Tali affermazioni rischiano di dare legittimit alla provocazione contenuta nel titolo del saggio di Gianni
Min, presente nel volume, Se il Papa
su Cuba pi a sinistra dei Ds. Non ci
resta che sperare che la tanto agognata unit di una sinistra, priva di
orgoglio e zeppa di pregiudizi, non
sia costretta a passare attraverso il
Santo Uffizio e lOpus Dei.

Settembre Ottobre 2005

Recensioni

1994-2004: dieci anni alla ricerca


della strada per affermare il valore
del lavoro, per dare voce e dignit
alle lavoratrici e ai lavoratori
prefazione di Franco Arrigoni;
presentazione di Gianni Rinaldini.
Meta Edizioni

La FIOM
e la lotta di classe

di L.B.

UN LIBRO CHE PARLA DEL RUOLO CENTRALE DELLORGANIZZAZIONE


DEI METALMECCANICI NELLA RIPRESA E NELLA RIACCENSIONE
DEL CONFLITTO

Molte volte, di fronte a lotte particolarmente aspre e che duravano


nel tempo, i lavoratori e i dirigenti
di altre categorie si sono chiesti e ci
hanno chiesto: da dove nasce tanta
determinazione, tanta tenacia?.
Per rispondere a questa domanda
Meta edizioni ha pubblicato un libro, 1994-2004: dieci anni alla ri cerca della strada per affermare il valore
del lavoro, per dare voce e dignit alle la voratrici e ai lavoratori.
Si tratta della ricostruzione, sulla
base di documenti, comunicati, ritagli di giornale, appunti sparsi,
della storia recente del pi rappresentativo sindacato dei lavoratori
metalmeccanici italiani: la Fiom.
Il risultato una sorta di bigino
(senza alcuna pretesa di completezza e certamente di parte) che, pur
con mille lacune e imprecisioni,
rende lidea di una organizzazione
impegnata in un percorso per migliorare le condizioni dei lavoratori,
di un sindacato che ha saputo e voluto investire nel rapporto stretto e
democratico con chi passa otto ore
e pi al giorno nelle fabbriche e negli uffici.
Questo percorso scrive Franco
Arrigoni, segretario generale Fiom
Lombardia, nella prefazione al libro - iniziato nel 1994 e non sempre lineare, ha prodotto un nesso
forte tra elaborazione, proposta e
prassi sindacale che si dimostrato
vincente, ricostruendo un senso di
appartenenza collettivo che si era

via via appannato.


La scelta di non scindere il dire dal
fare ha permesso alla Fiom di reggere conflitti durissimi e la stagione
degli accordi separati, rinverdendo
quotidianamente il rapporto con i
lavoratori.
La risposta alla domanda iniziale secondo Arrigoni sta nella scansione analisi-elaborazione-proposta-rivendicazione e lotta che ha caratterizzato lazione della Fiom e
che emerge chiaramente dalle pagine del libro.
Dal Convegno di Maratea del 1994
alla piattaforma unitaria per il rinnovo del biennio economico del
contratto nazionale di lavoro degli
inizi del 2005: la progressione degli
eventi dimostra che possibile non
cedere ai ricatti, sostenere le proprie rivendicazioni con il conflitto e
ottenere dei risultati : ci racconta
la storia di unorganizzazione che
ha scelto di stare, comunque, dalla
parte dei lavoratori.
Le mobilitazioni contro la guerra e
per un altro mondo possibile, gli
scioperi e le manifestazioni per il
contratto, per un salario dignitoso,
per i diritti si intrecciano con il diario di vicende aziendali (dallAlfa di
Arese a Termini Imprese, Melfi,
Fincantieri, ThyssenKrupp).
Seguendo lordine cronologico degli eventi si intravede il filo che li lega,
lo stesso che Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, individua nella presentazione al libro: il

tentativo (sempre a partire dal lavoro


e dai lavoratori) di capire come in
una situazione in profondo mutamento siamo in grado di non essere
un fattore della produzione, uno degli elementi del costo del lavoro, ma
riusciamo ad esprimere una soggettivit, un altro punto di vista: quello
dei lavoratori dipendenti.
E pi che mai vero: le esperienze
non si esportano. Ma questa sintetica storia pu essere utile a ricordare dichiarazioni e fatti a chi ne
stato protagonista, ad estendere la
conoscenza della Fiom a chi non era
ancora entrato nel mondo del lavoro e a chi non metalmeccanico
e, anche a favorire una discussione
(che deve coinvolgere lintera Cgil)
sullesigenza di cambiare dinamiche
di funzionamento del sindacato,
spesso burocratiche e asfittiche.

95

Tutto il nostro impegno e 3 regolette


Cari lettori, cari abbonati, care compagne e compagni, soltanto labbonamento in regola d diritto a ricecon lapprossimarsi della fine dellanno giunge il momento di
vere i nostri omaggi: accade gi con il libro che abtrarre qualche bilancio.
biamo appena pubblicato (Per lalternativa sociale
La nostra rivista in buona salute. Aumentano gli abbonae politica. Contributi per un documento program menti e le vendite in libreria; si accresce di continuo la cermatico, 464 pp., 10 euro), inviato gratuitamente a
chia dei collaboratori, italiani e stranieri, comunisti ed espre stutti gli abbonati in regola;
sioni di tutte le sensibilit e culture politiche della sinistra an- per diversi anni siamo riusciti a tenere bloccati i
ticapitalistica.
prezzi dei fascicoli e degli
Siamo lieti e fieri di questi
abbonamenti; la continua
risultati, e riconoscenti ai
c rescita dei costi ci conostri lettori che li hanno
s t r i n ge a qualche piccolo
resi possibili. Ma, come
aggiustamento di cui renLa stanza non una rubrica di arte contemporanea. Non
sempre accade, anche quediamo conto in questa pa uno spazio dedicato a recensire mostre o ad informare.
sta medaglia ha il suo rovegina.
Ecco, soprattutto non vuole informare. La stanza uno
scio.
spazio vuoto che non ama il chiasso, due pagine bianche
Il nostro lavoro gravato da
Ma naturalmente non ci sono
della nostra rivista messe a disposizione dellarte. In una
una cronica scarsit di risoltanto regole e vincoli. Ad essi
delle due un autore, ogni volta diverso, in assoluta libert
sorse finanziarie.
si accompagnano tanti progetti
propone un disegno. La pi semplice e primaria ma anAumentano le entrate, ma i
e precisi impegni.
che la pi impegnativa forma espressiva. Nellaltra pacosti crescono in misura anCome mostra la Stanza delgina: uno scritto. Breve. Trenta righe o gi di l. Con unica
cora magg i o re. Questo
larte che presentiamo in quenecessaria connotazione: essere evocato dal disegno.
fatto ci costringe a prendere
sta controcopertina, lavoriamo
Non una spiegazione quindi. Piuttosto un libero penqualche misura che - conficon sempre magg i o re determ isiero. Libero perch liberato dalla necessit di essere
diamo - sar compresa e apnazione per migl i o r a re la riviaderente al testo nel senso comune del termine.
Dire poco, piuttosto che troppo. Suscitare curiosit. Fare
prezzata da quanti sostensta. E stiamo pensando ad altre
domande, piuttosto che dare risposte. Tacere quando
gono il nostro impegno.
iniziative e a nuovi omaggi per
serve, piuttosto che urlare. Scegliere le parole piuttosto
Riteniamo di doverci at t eil prossimo futuro.
che scagliarle contro come sassate per stordire e stornere a tre regole elementari,
Questi anni hanno dimostrato
dirsi.
Ecco,
la
Stanza

il
contrario
di
un
reality
o
della
indispensabili per avere rache abbiamo grandi possibilit
pagina di un rotocalco borghese. E un momento di ozio,
gione delle diff i c o l t :
di ulteriori miglioramenti. Non
niente di pi. Prima di riprendere a leggere, a riflettere
a partire da questo nulasceremo nulla di intentato per
e ad organizzarsi. Nella rivista coincider, speriamo,
mero, la rivista sar
metterle, tutte, a valore, e siamo
come il piacere di una sosta.
inviata soltanto a chi
certi che i nostri lettori contiAllarte cos ci si dovrebbe accostare. Senza fretta. Con
in regola con labnueranno a farci perve n i re il
calma. Senza pretendere troppo. Mettersi nello stato dabonamento (la scaloro concreto sostegno.
nimo di essere sorpresi. Liberarsi dai preconcetti.
denza dellabb o n aAndiamo dunque avanti, tutti
Concedersi. Allora larte prende la vita che solo il rapporto
fra
il
creatore
e
il
fruitore
pu
darle.
E
in
quel
caso
mento indicata sulinsieme.
si esprime il massimo di libert possibile. Una libert che,
letichetta dellindiin quanto tale, per forza rivoluzionaria. A noi questa
rizzo);
La redazione

La stanza dellarte

cosa interessa ancora, interessa molto.

Roberto Gramiccia

Campagna abbonamenti 2006


Annuale ordinario 25 euro - Annuale ordinario posta prioritaria 45 euro
Annuale estero posta prioritaria 60 euro - Annuale sostenitore (p. prioritaria) 80 euro
E ff e t t u a re il versamento sul c/c postale n. 14176226 intestato a lernesto - via del Sale 19 - 26100 Cremona - email:abbonamenti@lern e s t o . i t

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