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DISPENSA CHIMICA ORGANICA

1.1 Struttura atomica


Tutti gli atomi sono formati da 3 tipi di particelle pi piccole (particelle subatomiche):
.
.
- Il protone , carica positiva (1,6 10-19 coulomb) e massa pari a 1,67 10-24 g.
- Il neutrone non possiede carica elettrica, massa identica al protone.
- l'elettrone , carica elettrica negativa, massa circa 2000 volte inferiore rispetto al protone.
Cariche dello stesso segno si respingono, mentre cariche di segno contrario si attraggono.
Gli atomi sono costituiti da una densa parte centrale positiva, formata da protoni e neutroni,
detta nucleo , e da una rarefatta nuvola di elettroni che orbitano a grandi distanze dal nucleo.

Un atomo risulta elettricamente neutro quando possiede tanti elettroni quanti protoni.
Un atomo neutro pu acquistare uno o pi elettroni, diventando in questo modo uno ione
negativo (anione) oppure pu perdere uno o pi elettroni, diventando uno ione positivo
(catione).
Gli atomi si legano tra loro a formare i diversi composti chimici rimanendo a contatto con la
superficie del guscio elettronico.
Quando due o pi atomi si uniscono si parla di molecola. Se una molecola formata da atomi
dello stesso elemento si parla di sostanza semplice o elementare.
Fe

O2
ferro

H2
ossigeno

Au
idrogeno

N2
oro

S8
azoto

zolfo

L'indice posto in basso a destra indica il numero di atomi legati a formare una molecola.
Quando non presente sottinteso l'indice 1.
Se una molecola formata da atomi di elementi diversi si parla di sostanza composta o, pi
semplicemente, di composto.
H2O
acqua

CO2
anidride carbonica

NH3
ammoniaca

CH4
metano

H3PO4
acido fosforico

I cationi vengono rappresentanti scrivendo ad esponente il numero di cariche positive (elettroni


persi), mentre gli anioni scrivendo ad esponente il numero di cariche negative (elettroni
acquistati).
K+
Ca2+ Fe3+
Pb4+ NH4+ FS2PO43Quando si scrive una reazione chimica le sostanze che reagiscono (reagenti) vengono
separate dalle sostanze che si formano (prodotti di reazione) dal segno di reazione (). Una
doppia freccia ( ) indica che la reazione non si completa e siamo in presenza di un equilibrio
chimico (va in entrambi i sensi alla medesima velocit).
Sia i reagenti che i prodotti di reazione sono preceduti dal coefficiente stechiometrico, che
indica il numero di molecole che partecipa alla reazione. Il coefficiente 1 sottinteso.

2H2 + O2 2H2O
Due molecole di idrogeno (biatomico) reagiscono con una molecola di ossigeno (biatomico) per
dare due molecole di acqua. Una reazione in cui compaiano i corretti coefficienti stechiometrici
si dice bilanciata. Va infatti soddisfatto il principio di conservazione della massa. Durante la
reazione infatti non si possono creare e non possono sparire atomi.
Ogni atomo univocamente determinato ed individuato dal numero dei suoi protoni o numero
atomico Z. (Da 1 per lH a 92 per lU).
Atomi di un medesimo elemento (stesso numero atomico) che differiscano per il numero di
neutroni (N) si dicono isotopi.
Il simbolo 14
6 C (carbonio sei-quattordici) rappresenta lisotopo del Carbonio che possiede 6
protoni e 8 neutroni. Il numero atomico pu essere sottointeso: 12C.

Alcuni isotopi sono instabili, sono cio soggetti a decadimento radioattivo (radioisotopi). Il
decadimento radioattivo comporta lemissione di particelle energetiche con trasformazione
degli isotopi instabili in isotopi di elementi diversi (trasmutazione).
Si definisce dalton o unit di massa atomica (uma o u) una massa pari ad 1/12 (un
dodicesimo) della massa del C-12.
Si definisce massa relativa (spesso indicata come peso relativo) di un atomo o di una
molecola il rapporto tra la sua massa e 1/12 della massa del Carbonio-12.
Cos quando affermiamo che il Cloro ha una massa atomica relativa di 35,5 dalton (o uma o u)
ci significa che una miscela dei suoi isotopi pesa 35,45 volte pi di 1/12 del C-12.
I pesi atomici relativi sono tabulati nella tabella periodica. Per calcolare i pesi molecolari relativi
sufficiente sommare i pesi atomici relativi di tutti gli atomi presenti in una molecola.
Ad esempio sapendo che lOssigeno pesa 16 u e lIdrogeno 1 u, una molecola dacqua H 2O
peser 18 u (1 + 1 + 16), mentre una molecola di anidride carbonica CO 2 peser 44 u (12
+ 16 + 16).
Unaltra unit di misura della materia, la mole: 1 mole di una sostanza pari al suo peso
relativo espresso in grammi. Una mole di ossigeno gassoso O 2 pari a 32 g di ossigeno (il peso
relativo 16 + 16 = 32 u). 1 mole di acqua pari a 18 g di acqua, 1 mole di anidride cabonica
pari a 44 g di anidride carbonica.
Una mole di una qualsiasi sostanza ha la propriet notevole di contenere sempre lo stesso
.
numero di particelle, detto numero di Avogadro, pari a 6,022 1023. Cos 32 g di ossigeno e
44 g di anidride carbonica contengono sempre un numero di Avogadro di molecole.
Tale propriet fondamentale nelle reazioni chimiche.
La mole normalmente utilizzata per misurare la concentrazione di una specie chimica in
soluzione. Si difinisce molarit (M) di una soluzione il rapporto tra il numero di moli (n) di
soluto ed il volume in litri della soluzione (M=n/V) .

TABELLA PERIODICA DEGLI ELEMENTI

I 92 tipi di atomi o elementi sono stati ordinati in una tabella in ordine di numero atomico
crescente, dal pi leggero, l'Idrogeno, al pi pesante, l'Uranio (il peso atomico dipende
essenzialmente dal numero totale dei protoni e dei neutroni (nucleoni) che si trovano nel
nucleo e quindi dal numero atomico).
La tabella stata impostata verso la met dell'Ottocento (1869) dal chimico russo Mendeleev il
quale si accorse che, passando da elementi pi leggeri ad elementi a pi elevato peso atomico,
le caratteristiche chimiche gi incontrate in precedenza si ripresentavano periodicamente negli
elementi pi pesanti. Mendeleev sistem allora gli elementi in una tabella in modo tale che gli
elementi che presentavano propriet simili si incolonnassero.
Spostandosi lungo una linea orizzontale (periodo) il numero atomico cresce di una unit per
volta e le propriet chimiche variano con continuit.
Scendendo lungo una colonna (gruppo) il numero atomico cresce di parecchie unit per volta,
ma le propriet chimiche rimangono praticamente costanti.

La somiglianza chimica tra elementi appartenenti ad un medesimo gruppo dovuta al tipo di


distribuzione degli elettroni attorno al nucleo.
Gli elettroni si sistemano solo a certe distanze dal nucleo, andando a formare 7 strati o gusci
elettronici, a ciascuno dei quali compete una certa energia caratteristica (quantizzata), detta
livello energetico. Ogni livello energetico a sua volta costituito da sottolivelli detti
orbitali, anchessi con energie definite e caratteristiche (quantizzate). Ogni orbitale pu
contenere al massimo 2 elettroni.
Esistono 4 tipi di orbitali, indicati con le lettere s, p, d, f, che si dispongono nei 7 livelli
energetici in modo caratteristico.

1 Livello energetico
1 orbitale s

(1s)

capienza max: 2 elettroni

2 Livello energetico
1 orbitale s
3 orbitali p

(2s)
(2p)

capienza max: 2 elettroni


capienza max: 6 elettroni

3 Livello energetico
1 orbitale s
3 orbitali p
5 orbitali d

(3s)
(3p)
(3d)

capienza max: 2 elettroni


capienza max: 6 elettroni
capienza max: 10 elettroni

4 Livello energetico
1
3
5
7

orbitale
orbitali
orbitali
orbitali

s
p
d
f

(4s)
(4p)
(4d)
(4f)

capienza
capienza
capienza
capienza

max:
max:
max:
max:

2 elettroni
6 elettroni
10 elettroni
14 elettroni

La struttura orbitalica di un atomo , in pratica, la seguente


Livello
1
2
3
4
5
6
7

Orbitali consentiti
1s
2s 2p
3s 3p 3d
4s 4p 4d 4f
5s 5p 5d 5f
6s 6p 6d
7s

Campienza elettronica
2
2+6=8
2+6+10=18
2+6+10+14=32

"

Gli elettroni si distribuiscono negli orbitali obbedendo alle cosiddette 3 regole di Aufbau (o
regole di costruzione).
1) Principio di minima energia Gli elettroni occupano sempre lorbitale vuoto ad
energia pi bassa.

Come conseguenza di tale struttura energetica lordine di riempimento degli orbitali in


funzione del loro contenuto energetico : 1s 2s 2p 3s 3p 4s 3d 4p
2) Principio di esclusione di Pauli - Ogni orbitale pu contenere al massimo 2 elettroni i
quali saturano lorbitale disponendosi con spin controversi (antiparalleli).
3) Principio di massima molteplicit di Hund Gli elettroni si dispongono negli orbitali
degeneri uno per orbitale con spin parallelo fino a semisaturarli tutti e,
successivamente, li saturano seguendo il principio di esclusione Pauli.
e non
Esatto

Errato!!

Gli atomi utilizzano prevalentemente gli elettroni del loro livello energetico pi esterno
(elettroni superficiali o elettroni di valenza) per interagire e legarsi tra loro. Il
comportamento chimico di un atomo dipende dunque dal numero e dalla disposizione degli
elettroni dellultimo livello energetico.
gli elementi che si incolonnano in uno stesso gruppo chimico presentano la medesima
configurazione elettronica superficiale.
La configurazione elettronica superficiale semplicemente si ripete periodicamente in livelli
energetici via via pi esterni.
Atomi di elementi diversi che presentino la medesima
configurazione elettronica superficiale (il medesimo numero di elettroni sul loro ultimo livello)
manifestano caratteristiche chimiche simili.

Zolfo ed Ossigeno hanno caratteristiche chimiche simili.


Gli elementi del gruppo 1A hanno tutti 1 elettrone superficiale
Gli elementi del gruppo 2A hanno tutti 2 elettroni superficiali
Gli elementi del gruppo 3A hanno tutti 3 elettroni superficiali
E cos via fino agli elementi del gruppo 8A (gas nobili) che hanno 8 elettroni superficiali.
Gli elementi che possiedono 8 elettroni superficiali (configurazione otteziale) risultano
particolarmente stabili, inerti (pochissima tendenza a reagire con altri elementi chimici).
Gli altri elementi con configurazioni elettroniche simili a quella dei gas nobili tendono a perdere
o ad acquistare elettroni per raggiungere tale configurazione stabile (regola dell'ottetto).
Nella maggior parte dei casi gli elettroni coinvolti nelle reazioni chimiche sono i 2 + 6 = 8
elettroni contenuti nellorbitale s e nei tre orbitali p del livello energetico pi esterno. Ne
consegue la c.d. struttura di Lewis. Secondo tale metodo i 2 + 6 elettroni degli orbitali s e p
del livello pi esterno (elettroni di valenza) vengono rappresentati come punti o coppie di
punti disposte ai quattro lati del simbolo chimico dell'elemento. Idealmente, ogni lato del
simbolo chimico associato ad un orbitale:
Es. gli elementi appartenenti al 2 periodo:
Elemento

Orbitale s

Orbitali p

Configurazione
superficiale

Litio

2s1

Berillio

2s2

Boro

2s22p1

Carbonio

2s22p2

Azoto

2s22p3

Ossigeno

2s22p4

Fluoro

2s22p5

Neon

2s22p6

Configurazione
di Lewis

E evidente che tutti gli elementi che appartengono ad un medesimo gruppo chimico,
possedendo la medesima configurazione elettronica superficiale, presentano la stessa struttura
di Lewis

Gli orbitali atomici


Gli orbitali atomici sono una descrizione matematica dello stato degli elettroni allinterno di un
atomo introdotta da Erwin Schrdinger. Nel 1900 Max Planck propose che la materia potesse
scambiare (assorbire o emettere) solo quantit discrete (pacchetti) di energia detti quanti di
radiazione o fotoni.
Lenergia di ciascun fotone :
E = h .
con h = costante di Planck

= frequenza della radiazione.

Secondo tale ipotesi la radiazione elettromagnetica manifesta un comportamento duale. Si


propaga come unonda, ma intergisce con la materia (emissione ed assorbimento) come una
particella (fotoni). Nel 1926 Werner Heisenberg conferm il carattere ondulatorio dellelettrone,
dimostrandone la non localizzabilit. Le particelle materiali sono cio soggette al principio di
indeterminazione di Heisenberg.
Come conseguenza del principio di indeterminazione e del carattere ondulatorio della materia
non ci possibile definire esattamente la traiettoria (orbita) che un elettrone percorre attorno
al nucleo e ci troviamo pertanto costretti ad individuare una regione di spazio intorno al nucleo
in cui lelettrone ha una maggiore probabilit di trovarsi (orbitale).
Lequazione donda che descrive il comportamento degli elettroni allinterno di un atomo
presenta diverse soluzioni possibili, dette funzioni donda o funzioni orbitaliche o,
semplicemente, orbitali.
Gli orbitali s, p, d, f sono descritti da altrettante funzioni orbitaliche.
La rappresentazione di unorbitale pu essere fatta in modi diversi.

L orbitale 1s pu essere rappresentato come sferico e simmetrico. Anche lorbitale 2s


(orbitale s del secondo livello energetico) sfericamente simmetrico.
Gli orbitali p hanno invece simmetria cilindrica.
Gli orbitali p sono tre per livello energetico (tranne il primo) ed essendo orientati uno
perpendicolarmente allaltro nella direzione dei tre assi cartesiani, vengono indicati con la
notazione: px, py, pz.

Numeri quantici ed orbitali atomici.


Dalla risoluzione della equazione donda di Schrdinger si ottengono tre numeri quantici che danno il
livello denergia di un elettrone in un atomo e la forma dellorbitale in cui si pu trovare lelettrone.
Numero quantico principale (n): determina lEnergia totale dellelettrone. n=1,2,3, 7
Numero quantico secondario (l): l=1,2,3, (n-1). Ad ogni valore di l corrisponde una
diversa forma dellorbitale. l=0 orbitale s; l=1 orbitale p; l=2 orbitale d; l=3 orbitale f.
Numero quantico magnetico (ml): indica i possibili orientamenti spaziali che lorbitale pu
assumere. ml pu assumere valori interi da l fino a +l.
Se l=0 allora ml=0 e lorbitale sferico e simmetrico attorno al nucleo.
Se l=1 allora ml=-1, 0, +1 esistono tre orbitali di tipo p, a forma di lobi uniti tra loro, orientati
lungo i tre assi cartesiani px py pz eccetera.

Il legame chimico
Gli atomi si legano perch il composto che ne deriva pi stabile degli atomi separati.
Quando due atomi vengono avvicinati le nuvole elettroniche ed i nuclei interagiscono tra loro. Il
legame il risultato di un bilanciamento tra forze coulombiane attrattive (elettroni-nuclei) e
repulsive (elettroni-elettroni e nuclei-nuclei).

Tuttavia tali forze risultano essere di intensit diversa per i diversi atomi e ci porta alla
formazione di legami con modalit differenti. Esistono tre modelli di legame (ionico, covalente,
metallico) le cui caratteristiche dipendono essenzialmente dalla tendenza relativa che
manifestano gli atomi coinvolti nel legame ad acquistare o perdere elettroni.
Energia (potenziale) di ionizzazione (Eion) si riferisce alla quantit di energia che
necessario fornire ad una mole di atomi allo stato gassoso per trasformarla in una mole di
cationi monovalenti. E una misura della tendenza di un elemento a perdere elettroni.
Energia di Affinit elettronica (EAE) la tendenza di un elemento ad acquistare elettroni
ovvero l'energia che deve essere fornita ad uno ione negativo per strappargli il suo elettrone.

In altre parole gli elementi a destra della tabella periodica (cio i non-metalli) acquistano con
facilit elettroni (cio vanno incontro a riduzione e pertanto si comportano come ossidanti)
trasformandosi in anioni, mentre gli elementi a sinistra (cio i metalli) cedono con facilit
elettroni (cio vanno incontro ad ossidazione e pertanto si comportano come sostanze
riducenti) trasformandosi in cationi.
Il numero di elettroni persi o acquistati dipende dal gruppo chimico al quale lelemento
appartiene. Gli elementi tendono infatti a completare lottetto, raggiungendo la configurazione
del gas nobile ad essi pi vicino.

Il legame ionico
Il legame ionico il legame che si realizza quando un atomo a bassa energia di ionizzazione
(che perde facilmente e-)si combina con un atomo ad elevata affinit elettronica.
Un esempio classico di legame ionico si ha nella formazione del Cloruro di Sodio a partire dal
Sodio e dal Cloro elementari: Il Sodio presenta una energia di ionizzazione molto bassa,
mentre il Cloro ha una Affinit elettronica molto elevata.
Il legame ionico (e ancor pi il legame metallico) di scarso interesse nello studio dei composti
organici, i cui atomi sono tenuti insieme quasi esclusivamente da legami covalenti.

Il legame metallico
Il legame metallico consiste in una attrazione elettrostatica che si instaura tra gli elettroni di
valenza e ioni positivi metallici. Si pu visualizzare questo tipo di legame immaginando un metallo
come un reticolo di ioni positivi tenuti uniti da un' "atmosfera" di elettroni.

Il legame a idrogeno
Il legame a idrogeno un tipico legame che si instaura tra le molecole di acqua. Il gruppo
OH dell acqua fortemente polarizzato (lossigeno molto elettronegativo). Di conseguenza l
idrogeno si carica positivamente e ci gli permette di fare da ponte con un altro atomo di
ossigeno di unaltra molecola. Il legame a idrogeno si instaura anche quando un atomo di
idrogeno si lega in modo covalente con un altro atomo molto elettronegativo (F oppure N)
H+ - O- .. H+ - O|
|
Questo legame tipico degli alcoli, ac. carbossilici, fenoli
H+
H+ e di molecole contenenti raggruppamenti H-F, H-N, H-O.

Legame covalente
Il legame covalente (G. Lewis 1917) si forma tra atomi che presentano alta affinit elettronica.
Teoria di Lewis. Lewis attribu l'inerzia chimica dei gas nobili al fatto di possedere 8 elettroni
superficiali e avanz quindi l'ipotesi che gli elementi che non presentavano la stessa
configurazione elettronica esterna, tendessero a raggiungerla mediante la condivisione dei loro
elettroni superficiali, al fine di raggiungere in tal modo una configurazione pi stabile.
Prendiamo ad esempio due atomi di cloro. Essi hanno una configurazione 3s 2 3p5, con un
elettrone spaiato sull'ultimo orbitale p ed una forte tendenza ad acquistare un ulteriore
elettrone (elevata affinit elettronica) per raggiungere la configurazione stabile del gas nobile
successivo ( l'argon).
Entrambi i nuclei attirano fortemente l'elettrone spaiato dell'altro atomo senza peraltro riuscire
a strapparlo: il risultato che i due elettroni spaiati vengono alla fine condivisi da entrambi gli
atomi ed il doppietto elettronico funge da legame, finendo per appartenere ad entrambi gli
atomi. I due atomi di Cloro condividono una coppia di elettroni e tale condivisione
costituisce il legame covalente.

La condivisione di una coppia di elettroni permette a ciascun atomo di Cloro di raggiungere la


configurazione stabile dellottetto. Il legame che si forma per la condivisione della suddetta

coppia di elettroni detto legame covalente semplice o singolo e pu essere rappresentato


mediante una barretta che unisce i due simboli chimici.
Cl - Cl
L'energia di legame, (Kcal/mol o kJ/mol), lenergia che si libera quando due atomi allo
stato gassoso passano da distanza infinita alla distanza di legame ed ovviamente coincide con
l'energia che necessario fornire al sistema per rompere il legame, portando i due atomi a
distanza infinita. E una misura della forza di un legame chimico (maggiore lenergia di
legame, pi forte un legame) e per questo motivo viene a volte impropriamente detta
forza di legame.
I legami doppi e tripli
Nella formazione di un legame covalente possono essere condivise anche pi di una coppia di
elettroni. E' il caso ad esempio delle molecole dell'ossigeno e dell'azoto.
L'ossigeno presenta 6 elettroni nell'ultimo livello (2s 2 2p4), con due elettroni spaiati su due
orbitali p. Per completare l'ottetto ciascun atomo di ossigeno condivide 2 elettroni:
La molecola di O2 quindi tenuta insieme da un legame covalente doppio. che pu essere
rappresentato con due trattini posti tra i simboli chimici dei due atomi.
O=O
Nel caso dell'azoto la configurazione elettronica superficiale del tipo 2s 2 2p3, con tre elettroni
spaiati su due orbitali p. Per completare l'ottetto ciascun atomo di Azoto deve dunque
condividere 3 elettroni
Il legame che si forma e che tiene uniti gli atomi di Azoto in N 2 un legame covalente triplo
che pu essere rappresentato con tre trattini posti tra i simboli chimici dei due atomi
N N
Riassumendo

Spontaneit e velocit delle reazioni


Durante una reazione si spezzano i legami dei reagenti e si formano nuovi legami per dare i
prodotti di reazione. Una reazione avviene spontaneamente a seconda delle variazioni d
entalpia e di entropia.
La misura del disordine delle particelle (atomi e molecole) di un sistema definita Entropia (S).
Es. la reazione 2SO2 + O2 2SO3 procede con una riduzione dellentropia.
L Entalpia (H) invece lenergia termica associata alla formazione di 1M di sostanza pura a
partire dai suoi elementi. Lentalpia pu essere assimilata alla energia potenziale.
Un valore negativo di entalpia (H) sta a significare che i composti si presentano pi stabili
rispetto ai reagenti.
L Energia libera (G) di una reazione data dalla differenza tra entalpia ed entropia ad una
determinata temperatura.
G=H-S .
Una reazione chimica procede spontaneamente se lEnergia libera (assume valore negativo).
Nella maggior parte dei casi le variazioni energetiche associate ad una reazione chimica sono di
tipo termico (calore di reazione).
Per convenzione, quando il calore viene ceduto all'ambiente si parla di reazioni esotermiche,
viceversa, se il calore viene assorbito dal sistema di reazioni endotermiche.
In una reazione esotermica (che avviene con liberazione di energia termica) i legami che si
spezzano sono meno forti (minor energia di legame) dei legami che si formano. Viceversa per

le reazioni endotermiche.

Le variazioni energetiche associate alla rottura ed alla formazione dei


legami chimici si misurano normalmente in kcal/mol o kJ/mol.

Una reazione si definisce esoergonica se procede spontaneamente nella direzione in cui


scritta, ossia da sinistra a destra. Si definisce invece endoergonica se procede
spontaneamente nella direzione opposta (dai prodotti verso i reagenti).
A + B + Calore C + D

La velocit con cui avviene la reazione dipende invece dalla differenza di energia libera
esistente tra lo stato di transizione (ST) ed i reagenti, detta energia di attivazione. Lo stato
di transizione (ST) un composto intermedio tra i reagenti ed i prodotti di reazione.
In generale, la velocit di una reazione proporzionale alla concentrazione dei reagenti (pi
reagenti danno maggiore velocit).
Legame dativo
Quando in un legame covalente uno solo dei due atomi mette a disposizione una coppia di
elettroni (atomo donatore o datore) e laltro atomo condivide un orbitale vuoto per riceverli
(atomo accettore) si parla di legame covalente dativo. Il legame dativo pu essere
rappresentato come una freccia che va dal doppietto solitario dellatomo datore D allatomo
accettore A.
D:A

Un esempio di legame dativo si ha nella reazione di dissociazione ionica dellacqua in ioni H + e


ioni OH-. In realt in soluzione non esistono ioni H+ liberi poich essi usano il loro orbitale 1s
vuoto per legarsi, tramite legame dativo, ad uno dei due doppietti solitari dellossigeno di una
molecola dacqua, con formazione di ioni ossonio (o idronio) H3O+.
H2H+ = H3O+

altro es. lanidride solforosa

Legame covalente polare: elettronegativit e momento di dipolo


Quando gli elettroni vengono condivisi da atomi del medesimo elemento, ciascun atomo li
attrae con la medesima intensit. In questo caso gli elettroni condivisi (elettroni di legame)
possono essere immaginati come una nuvola negativa che si dispone in maniera uniforme e
simmetrica intorno ai due nuclei senza produrre alcun tipo di polarit sulla molecola. Si parla in
questo caso di legame covalente puro.

Nella maggior parte dei casi per gli atomi che formano il legame covalente appartengono ad
elementi diversi che presentano una diversa forza di attrazione sugli elettroni di legame.
Quando si forma un legame covalente tra due atomi che presentano diversa elettronegativit la
nube elettronica che costituisce il legame covalente risulta spostata verso l'atomo pi
elettronegativo. Quest'ultimo acquista pertanto una carica parzialmente negativa (indicata con
-), mentre l'altro una carica parzialmente positiva (+). La distribuzione asimmetrica della
nuvola elettronica produce dunque due poli aventi carica opposta (diplo) ed il legame viene
perci definito covalente polare.
E ci che accade, ad esempio nella molecola dellacido Cloridrico (HCl) in cui lIdrogeno
condivide un elettrone con il Cloro. Il Cloro pi elettronegativo presenta una parziale carica
negativa e la molecola di HCl risulta polare

Numero di ossidazione e reazioni redox


Si definisce numero di ossidazione (stato di ossidazione) la carica che acquista un atomo
quando si assegnano convenzionalmente gli elettroni di legame all'atomo pi elettronegativo.
La carica reale nei composti ionici ed in tal caso coincide con il numero di cariche portate
dallo ione. Ad esempio nel cloruro di sodio NaCl, costituito da uno ione sodio Na + e da uno ione
cloro Cl-, il sodio presenta nox +1, mentre il cloro presenta nox -1.
La carica formale nei composti covalenti. Ad esempio nell'acqua H2O, gli elettroni di legame
vengono assegnati all'ossigeno pi elettronegativo, il quale assume perci convenzionalmente
2 cariche negative (i due elettroni dei due atomi di idrogeno) e presenta nox -2. Ciascuno dei
due idrogeni, avendo idealmente ceduto il proprio elettrone allossigeno, assume una carica
positiva e presenta quindi nox +1.
1

H O H

Ciascun elemento chimico pu presentare pi di un numero di ossidazione.


1) Il nox delle sostanze elementari (H2, O2, Na, Cu etc) sempre zero poich ci troviamo di
fronte ad atomi di uno stesso elemento, aventi perci la stessa elettronegativit.
2) Il nox di uno ione pari alla sua carica
Ca2+ (nox +2)

Al3+ (nox +3)

S2- (nox -2)

3) L'idrogeno presenta sempre nox +1 ma pu assumere nox 1 negli idruri (H-) cio quando
si lega direttamente con metalli pi elettropositivi.
4) L'ossigeno ha sempre nox -2 ma pu assumere nox 1 quando forma un legame covalente
puro con se stesso (perossidi O-O-).
9) In una specie chimica neutra la somma dei nox di tutti gli atomi che la compongono deve
sempre essere nulla.
10) In uno ione poliatomico la somma dei nox dei diversi atomi deve sempre essere pari alla
carica totale dello ione.
Le ultime due regole ci permettono, partendo da una formula chimica, di calcolare il numero di
ossidazione incognito della maggior parte degli elementi.
Ad esempio per calcolare il numero di ossidazione dello zolfo nell'anidride solforosa SO 2,
procediamo come segue: ciascun atomo di ossigeno presenta nox -2;
complessivamente i due atomi presentano nox -4; affich la somma dei nox sia zero lo
zolfo deve presentare nox + 4.
x 2

S O2

x + 2(-2) = 0

x = +4

4 2

S O2

Calcoliamo il nox del carbonio nello ione poliatomico HCO 3-: i tre atomi di ossigeno
presentano complessivamente nox - 6, l'idrogeno presenta nox + 1. Sommando il nox
dei tre atomi di ossigeno e dell'idrogeno si ottiene - 5. Affinch la somma di tutti i nox
dia la carica complessiva dello ione -1, il carbonio deve presentare nox +4.
1 x 2
1 4 2

1 + x + 3(-2) = -1

x = -1 -1 +6 = +4

H C O3
H C O3
Le reazioni di ossidoriduzione o reazioni redox sono reazioni durante le quali
alcuni atomi che partecipano alla reazione variano il loro numero di ossidazione, come
conseguenza del trasferimento di elettroni da una sostanza ad unaltra.
La specie chimica che cede elettroni subisce una ossidazione (si ossida) ed il suo numero di
ossidazione aumenta di una quantit pari al numero di elettroni persi.
[Ossidazione= acquisire ossigeno, nox, perdere H+, perdere elettroni]
La specie chimica che acquista elettroni subisce una riduzione (si riduce) ed il suo numero di
ossidazione diminuisce di una quantit pari al numero di elettroni acquistati.
[Riduzione= perdere ossigeno, nox, acquisire H+, acquistare elettroni]

Nellesempio che segue, ciascun atomo di carbonio si ossida (da carbonio elementare C ad
ossido di carbonio CO) perdendo due elettroni (il suo nox aumenta di 2 unit). I due atomi di
carbonio perdono quindi complessivamente 4 elettroni che vengono ceduti allatomo di silicio, il
quale si riduce (da biossido di silicio SiO2 a silicio elementare Si) acquistando 4 elettroni (il suo
nox diminuisce di 4 unit).

6.9 Legami intermolecolari


Le molecole polari sono soggette ad ulteriori legami deboli intermolecolari, di reciproca
attrazione elettrostatica, tra i poli opposti delle molecole stesse, detti legami dipolo-dipolo (o
interazioni dipolo-dipolo).
I legami Idrogeno (o ponti a Idrogeno) (vedi pagina 8) sono un caso particolare di interazione
dipolo-dipolo. Si presentano quando lIdrogeno si lega con un legame covalente polare ad uno
dei tre elementi pi elettronegativi della tabella periodica: il Fluoro, lOssigeno o lAzoto (sigla
FON).
I legami Idrogeno sono interazioni fondamentali per le strutture biologiche.
In particolare essi influenzano l'attivit dell'acqua come liquido organico e sono responsabili
della stabilit e del comportamento biologico di molte grosse molecole organiche (proteine e
acidi nucleici).

2 Classificazione e nomenclatura
In passato, i composti chimici erano suddivisi in due grandi gruppi, inorganici ed organici, in
base alla loro origine. Con il termine organico si indicavano le sostanze prodotte dagli
organismi viventi, mentre si classificavano come inorganiche tutte le altre sostanze.
Nella prima met dell'Ottocento, con le prime sintesi artificiali di composti considerati di
esclusiva origine animale (1828 Wohler sintetizz l'urea
2(NH 2)-C=O) cadde la rigida
distinzione fra le due classi. La chimica organica diveniva cos la chimica dei composti del
carbonio.
I composti organici si distinguono in Idrocarburi ed Eterocomposti.
Gli Idrocarburi sono composti organici contenenti solo Carbonio (C) e Idrogeno (H) Gli
Eterocomposti contengono anche altri atomi (eteroatomi) oltre a C e H, in particolare
Ossigeno (O), Azoto (N), Zolfo (S) e Fosforo (P).
Una ulteriore classificazione si fonda sulla forma della molecola, suddividendo i composti
organici in aciclici e ciclici.
Aciclici i composti organici a catena aperta di atomi di carbonio, lineare o ramificata.
Ciclici i composti organici a catena chiusa in uno o pi anelli (monociclici e policiclici).
Unultima classificazione suddivide i composti organici in alifatici ed aromatici.
Aromatici i composti organici ciclici che presentano almeno un anello di tipo benzenico, con
pi doppi legami che costituiscono una nuvola di elettroni pigreco delocalizzata sullintero anello.
Alifatici i composti organici ciclici ed aciclici non aromatici (il termine alifatico si riferisce
propriamente solo agli idrocarburi non aromatici).

Gruppo funzionale un atomo o un raggruppamento di atomi che, per la loro natura ed il


tipo di legame che li unisce, conferisce a una molecola le sue caratteristiche chimiche e fisiche,
in modo relativamente indipendente dalla struttura molecolare complessiva. E cio la porzione
pi reattiva di una molecola organica, che influisce in modo determinante sul meccanismo delle
reazioni a cui essa suscettibile.
I nomi dei composti di ciascuna famiglia sono caratterizzati da un suffisso (o desinenza)
associato in modo univoco al gruppo funzionale che caratterizza la famiglia.

I primi quattro termini degli idrocarburi hanno nomi convenzionali, mentre i termini successivi
vengono designati mediante un prefisso (o radice) che indica il numero di atomi di carbonio,
seguito dalla desinenza caratteristica della famiglia di idrocarburi.
n atomi

radice

n
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10

alcmetetpropbutpenteseptoctnondec-

2.1 Idrocarburi alifatici aciclici saturi: Alcani


Gli alcani, caratterizzati da legami semplici C-C (saturazione), presentano desinenza ano . I
loro nomi, ricavati unendo radice+desinenza, saranno pertanto metano, etano,
propano,butano pentano etc.

metano
etano
propano
butano
pentano

CH4
CH3-CH3
CH3-CH2-CH3
CH3-CH2-CH2-CH3
CH3-CH2-CH2-CH2-CH3

I residui che si formano togliendo un idrogeno, conservano la stessa radice, ma cambiano la


desinenza da ano in ile e saranno pertanto metile, etile, propile, butile, pentile etc
metile
etile
propile
butile
pentile

CH3CH3-CH2CH3-CH2-CH2CH3-CH2-CH2-CH2CH3-CH2-CH2-CH2-CH2-

I nomi dei residui si usano quando si presentano catene ramificate. Lalcano prende il nome
dalla catena lineare pi lunga, preceduto dai nomi dei residui che costituiscono le catene
laterali.
2-metilbutano

CH3 CH CH2 CH3

|
CH3

La catena principale deve essere numerata in modo da dare il numero pi basso possibile alle
catene laterali. I residui vanno elencati in ordine alfabetico
4-etil-2-metileptano
1

CH3 CH CH2 CH CH2 CH2 CH3

CH3

CH2 - CH3

2.2 Idrocarburi alifatici aciclici insaturi: Alcheni e Alchini


Gli alcheni, caratterizzati da uno o pi legami doppi (C=C), presentano desinenza ene . I
loro nomi, ricavati unendo radice+desinenza, saranno pertanto etene, propene, butene
pentene etc.
La posizione del doppio legame viene indicata, numerando gli atomi di carbonio in modo che il
doppio legame presenti il numero pi basso possibile
etene
propene

CH2=CH2
CH3-CH=CH2

1-butene
2-butene
1-pentene

CH2=CH-CH2-CH3
CH3-CH=CH-CH3
CH3-CH2-CH2-CH=CH2

Per letene ancora in uso la vecchia nomenclatura: etilene.


I residui che si formano togliendo un idrogeno agli alcheni, conservano la stessa radice, ma
cambiano la desinenza da ene in enile e saranno pertanto, etenile, propenile, butenile,
pentenile etc
etenile
CH2=CH1-propenile
CH3-CH=CH2-propenile
CH2=CH-CH21-butenile
CH3-CH2-CH=CH2-butenile
CH3-CH=CH-CH23-butenile
CH2=CH-CH2-CH2Per letenile ed il 2-propenile ancora in uso la vecchia nomenclatura: vinile e allile.
Gli alcheni polifunzionali contengono pi di un doppio legame nella molecola. I pi semplici
sono i dieni, contenenti due doppi legami e aventi formula generale CnH2n-2.

Ovviamente esistono anche i ciclo dieni:


Gli alchini, caratterizzati da uno o pi legami tripli (C C), presentano desinenza ino . I loro
nomi, ricavati unendo radice+desinenza, saranno pertanto etino, propino, butino pentino etc.
La posizione del triplo legame viene indicata, numerando gli atomi di carbonio in modo che il
triplo legame presenti il numero pi basso possibile
etino
CHCH
propino
CH3-CCH
1-butino
CHC-CH2-CH3
2-butino
CH3-CC-CH3
1-pentino
CH3-CH2-CH2-CCH
etc
Per letino ancora in uso la vecchia nomenclatura: acetilene.
I residui che si formano togliendo un idrogeno agli alchini, conservano la stessa radice, ma
cambiano la desinenza da ino in inile e saranno pertanto, etinile, propinile, butinile,
pentinile etc
etinile
1-propinile
2-propinile
1-butinile
2-butinile
3-butinile
etc

CHCCH3-CCCHC-CH2CH3-CH2-CCCH3-CC-CH2CHC-CH2-CH2-

Gli idrocarburi alifatici ciclici (aliciclici) saturi (cicloalcani) e insaturi (cicloalcheni) prendono
il nome dal composto lineare corrispondente preceduto dal prefisso ciclo-. In modo del tutto
analogo agli idrocarburi aciclici, anche i loro residui prendono la desinenza ile.

2.3 Idrocarburi aromatici (areni) monociclici e policiclici


La nomenclatura IUPAC ha accettato i nomi duso
benzene

Toluene

CH3

stirene

CH=CH2

cumene

CH-(CH3)2

Il residuo del benzene detto fenile.


Il residuo del toluene che perde un idrogeno dellanello detto tolile.
Il residuo del toluene che perde un idrogeno del metile detto benzile.
I derivati disostituiti del benzene prendono i prefissi orto, meta e para.
Il prefisso orto (o-) indica un anello benzenico 1,2-disostituito
Il prefisso meta (m-) indica un anello benzenico 1,3-disostituito
Il prefisso para (p-) indica un anello benzenico 1,4-disostituito

2.4 Eterocomposti con un solo gruppo funzionale


Come abbiamo gi detto i composti organici possono essere classificati in famiglie o classi
sulla base del gruppo funzionale che li caratterizza e la loro nomenclatura viene derivata da
quella dellidrocarburo corrispondente (della quale abbiamo appena trattato)
La denominazione con il metodo radico-funzionale si usa in genere per molecole semplici
che presentano un unico gruppo funzionale. Il nome del composto viene generato sommando
una radice (presa dallidrocarburo corrispondente) ed un desinenza (o un suffisso) associato
in modo univoco al gruppo funzionale che caratterizza la famiglia.

Gruppo funzionale

Desinenza
(suffisso)

Alcani

-H

-ano

Alcheni

alchenilico
(legame doppio)

-ene

en-

Alchini

alchinico
(legame triplo)

-ino

in-

Famiglia

Struttura

Prefisso

Etano
(CH3-CH3)
-

Alcoli

R-OH

ossidrile
-OH

-olo

idrossi-

Eteri

ROR

etereo
R-O-

etere -ilico

(alc)ossi-

carbonile
Aldeidi

carbonile
Chetoni

Acidi
carbossilici

carbossile
-COOH

estereo
R-COO-

Esteri

Ammine

RNH2
primarie

amminico
-NH2
>NH
>N-

-ale
(-aldeide)
(-carbaldeide)

-one
(-chetone)

acido -oico
(-carbossilico)

-oato di alchile

nome radico-funzionale
Esempio
nome sostitutivo

osso(formil-)

osso(cheto-)

carbossi(**)

(alc)ossi- osso(*)
(alc)ossicarbonilcarbossi(alchil)(**)

Etene
(CH2=CH2)
Etino
(CHCH)
Etanolo
(CH3-CH2OH)
idrossietano
etere metiletilico

(CH3-O-CH2-CH3)
metossietano
Esanale
(esaldeide)
(esancarbaldeide)
(CH3-(CH2)4-CHO)
1-ossoesano
1-formilesano
propanone
(dimetilchetone)
(CH3-CO-CH3)
2-chetopropano
2-ossopropano
acido pentanoico
(acido pentancarbossilico)
(CH3-(CH2)3COOH)
1-carbossibutano

propanoato di metile
(CH3- CH2-COO-CH3)
metossicarboniletano
carbossimetiletano

ammino(alchil) -ammina

Metilammina
(CH3- NH2)
Amminometano

3 Isomeria
Lisomeria un fenomeno caratteristico dei composti organici. Si definiscono isomeri i
composti chimici che presentano identica formula grezza (e quindi medesima massa
molecolare), ma diverse caratteristiche chimiche e/o fisiche.
Catena

Costituzionale

Posizione
Funzione

Isomeria
CONFORMAZIONALE

Stereoisomeria

Diastereoisomeria
CONFIGURAZIONALE
Enantiomeria

3.1 Isomeria costituzionale/strutturale


L'isomeria costituzionale o strutturale pu essere ricondotta a tre diverse cause e si pu di
conseguenza articolare in isomeria di catena, isomeria di posizione e isomeria di gruppo
funzionale
Isomeria di catena
Consideriamo i seguenti due composti di formula molecolare C4H10
n-butano

Isobutano

(2-metilpropano)

CH3 CH CH3

CH3 CH2 CH2 CH3

CH3
Essi differiscono per la disposizione degli atomi di carbonio. Nel primo composto si ha una
catena lineare, mentre nel secondo si ha una catena ramificata.

Isomeria di posizione

Consideriamo ora i seguenti composti di formula molecolare C3H8O

1-propanolo

2-propanolo

CH3 CH2 CH2

CH3 CH CH3

OH

OH

Si osserva che il gruppo ossidrile in posizione diversa. I due composti sono quindi definiti
isomeri di posizione in quanto hanno la stessa formula grezza, ma differiscono unicamente
per la posizione del gruppo OH

Isomeria di gruppo funzionale

Sono composti che, pur dotati della stessa formula molecolare, presentano gruppi funzionali
diversi. Di questa categoria fanno parte ad esempio composti quali letanolo (gruppo funzionale
OH) e il dimetil-etere (gruppo funzionale O-), entrambi con formula molecolare C2H6O
Etanolo

Etere dimetilico

CH3 CH2

CH3 O CH3

OH
In definitiva:
Isomeri
di
Catena

Isomeri
di
posizione

Isomeri
di
gruppo funzionale

Diversa concatenazione
degli atomi di carbonio

Diversa posizione del


medesimo gruppo
funzionale

Diverso gruppo
funzionale

Carbonio asimmetrico: un atomo di carbonio si dice asimmetrico se legato con le sue


quattro valenze con quattro radicali diversi tra loro.

Es. CH3-C-H
/\
COOH OH
Un composto che abbia nella molecola n atomi di carbonio asimmetrici, potr avere 2 n isomeri.

Stereoisomeria

La stereoisomeria descrive gli isomeri che differiscono per la disposizione degli atomi nello
spazio tridimensionale e si pu articolare a sua volta in isomeria conformazionale

Esempi di conformazioni del cicloesano

ed isomeria configurazionale cio una forma di isomeria spaziale (stereoisomeria)


caratterizzata dagli enantiometri cio forme della molecola speculari che, se attraversate
dalla luce polarizzata, fanno ruotare a destra (composto destrogiro) o a sinistra (composto
levogiro) il piano di polarizzazione della luce. Gli enantiometri hanno propriet chimiche e
fisiche identiche, ad eccezione dellattivit ottica. Un sistema contenente un ugual numero di
molecole dei due enantiomeri invece non presenta attivit ottica e viene definito miscela
racemica.

Isomeria geometrica (o cis-trans)

Lisomeria geometrica una forma di isomeria configurazionale che deriva dalla presenza nella
molecola di un elemento di rigidit (doppio legame Carbonio-Carbonio, anello ciclico) che
impedisce alla molecola di ruotare liberamente e completamente attorno ad un legame
Carbonio-Carbonio.
Da ci deriva l'esistenza di forme isomere che differiscono, per la

posizione spaziale statica di due sostituenti, a seconda che questi ultimi si dispongano dalla
stessa parte (isomero cis) o su lati opposti (isomero trans) rispetto al doppio legame.

Tautomeria

Con il termine tautomeria ci si riferisce ai Tautomeri ovvero ad isomeri costituzionali di


composti organici che sono rapidamente convertiti grazie ad una reazione chimica chiamata
tautomerizzazione.

4 La chimica del carbonio


La chimica organica la chimica dei composti del carbonio. Tutti i composti organici
contengono infatti carbonio e sono molto pi numerosi (oltre un milione) dei composti di tutti
gli altri elementi messi insieme. Il carbonio presenta infatti reattivit e caratteristiche del tutto
particolari, in virt della sua configurazione elettronica.

4.1 L'atomo di carbonio


Il carbonio ha configurazione elettronica 1s2 2s2 2p2 e sembrerebbe pertanto divalente.

Configurazione elettronica del carbonio


allo stato fondamentale

In realt, tranne pochissime eccezioni (ad esempio, CO), il carbonio forma sempre 4 legami !!.
Con poca spesa di energia il carbonio pu disaccoppiare gli elettroni dell'orbitale 2s e
promuovere uno di essi nell'orbitale vuoto 2pz, assumendo una configurazione elettronica di
tipo: 1s2 2s1 2p3.

Configurazione dell'atomo di carbonio eccitato

Tutti gli studi sui composti saturi del carbonio indicano che i 4 legami sono tutti equivalenti, si
ipotizza infatti che i 4 orbitali atomici del carbonio vengano "rimescolati", o ibridati, per dare 4
orbitali di legame energicamente equivalenti, detti sp3, fenomeno noto come ibridazione sp3 .

I 4 orbitali ibridi sp3 si dispongono nello spazio in modo da


risultare il pi lontano possibile tra di loro e risultano pertanto
orientati verso i vertici di un tetraedro regolare con angoli di
legame di 109 28'.

Questa situazione caratterizza gli alcani, in cui il carbonio forma 4 legami di tipo sigma (il
legame che risulta dalla sovrapposizione di un orbitale sp 3 e di un orbitale s (sferico)
dell'idrogeno), disposti nello spazio con geometria tetraedrica.

Questo non tuttavia l'unico modo possibile di ibridare i 4 orbitali atomici del carbonio. Oltre
alla tetraedrica (sp3), vi sono altri due tipi di ibridazione.
Nell'ibridazione sp2, sono ibridati gli orbitali s, p x e py in modo da formare 3 orbitali
equivalenti, che si dispongono su un piano con angoli di 120 l'uno dall'altro.

I 3 orbitali complanari formano legami sigma , mentre l'orbitale pz forma un legame pi


debole detto legame (pi greco).
L'ibridazione sp2 si ha nei composti che contengono un doppio legame C-C, che risulta
formato da un legame forte tra i 2 orbitali sp2 dei due atomi di carbonio, e da un legame pi
debole . Questa situazione caratterizza gli alcheni, gli idrocarburi che contengono un doppio
legame C=C.
Nel caso, infine, dell'ibridazione sp, solo gli orbitali s e px sono ibridati, generando 2 orbitali
lineari equivalenti sp; gli elettroni py e pz rimangono indisturbati.

Gli orbitali ibridi sp formano legami di tipo sigma , orientati in direzione opposta lungo una
linea retta (geometria lineare, angolo di 180).
L'ibridazione sp si trova nei composti che contengono un triplo legame CC (alchini).

4.2 Classificazione degli atomi di carbonio e di idrogeno


spesso utile classificare un atomo di carbonio in base al numero di altri atomi di carbonio a
cui legato.
Un atomo di carbonio potr quindi essere detto: primario, secondario, terziario o
quaternario, a seconda che leghi uno, due, tre o quattro altri atomi di carbonio.

Un atomo di idrogeno si dir primario se legato ad un atomo di carbonio primario, secondario


se legato ad un atomo di carbonio secondario e terziario se legato ad un atomo di carbonio
terziario.

4.3 Rappresentazione delle molecole: formule


I composti organici possono essere rappresentati attraverso vari tipi di formule:
1) formula molecolare (o bruta): compaiono gli atomi che costituiscono la molecola ed il
loro numero relativo, ma non fornisce informazioni sulla disposizione dei legami
metano
CH4
etano
C2H6
propano
C3H8
propanolo C3H8O
2) formula di struttura: mette in evidenza la disposizione degli atomi e dei legami tra di
essi
Metano
H
|
HCH
|
H

Etano
H H
|
|
HCCH
|
|
H H

Propano
H H H
|
| |
HCCCH
|
| |
H H H

Propanolo
H H H
|
| |
H C C C OH
|
| |
H H H

3) Formula razionale: intermedia tra le due precedenti, in cui la struttura viene descritta
in modo sintetico, mettendo in evidenza i gruppi funzionali e condensando gli atomi di
idrogeno intorno al carbonio al quale sono legati
Metano

Etano

Propano

CH3 CH3

CH3 CH2 CH3

Propanolo

CH3 CH2 CH2 OH

4) Formula spaziale o tridimensionale, rappresenta la reciproca disposizione degli


atomi e dei legami nello spazio tridimensionale
Metano

Etano

C
H

H
C

Salto da pag. 189 a pag. 200

4.6 Meccanismi e tipi di reazione


In chimica organica le reazioni possono essere classificate sulla base del meccanismo di
reazione in reazioni di sostituzione, eliminazione, addizione e riarrangiamento.
1. In una reazione di sostituzione un atomo o un gruppo sostituisce un altro atomo o un
altro gruppo.
CH4

Cl2 CH3Cl

HCl

Un atomo di cloro ha sostituito un idrogeno del metano.

2. Nelle reazioni di eliminazione, due atomi di carbonio adiacenti perdono due atomi o gruppi
chimici che vanno a formare una molecola che viene eliminata, con formazione di legami
multipli carbonio-carbonio.
CH3-CH2Cl

CH2=CH2

HCl

3. Le reazioni di addizione sono caratteristiche di molecole con legami multipli. Questi


possono aprirsi per legare altri atomi o gruppi. Concettualmente laddizione la reazione
opposta delleliminazione
HBr + CH2=CH2 CH3CH2Br

4. Le reazioni di riarrangiamento o trasposizione sono movimenti di gruppi chimici allinterno


della molecola

Unaltra importante classificazione suddivide le reazioni in reazioni di ossidoriduzione


reazioni acido-base.

4.7 Reazioni acido-base


Molte reazioni della chimica organica possono essere interpretate in termini di reazioni acidobase.
4.7.1 Acidi e basi secondo Arrhenius
Nel 1887 il chimico svedese Svante Arrhenius propose le seguenti definizioni di acido e di
base:

Gli acidi di Arrhenius sono sostanze che in soluzione acquosa liberano ioni H+
HA H+ + A
Le basi di Arrhenius sono sostanze che in soluzione acquosa liberano ioni OH
BOH B+ + OHEsempi di acidi di Arrhenius sono gli acidi inorganici (idracidi ed ossoacidi) e gli acidi organici
(acidi carbossilici)
1)

Lacido cloridrico HCl, un idracido, formato da un non-metallo e lidrogeno. La differenza


di elettronegativit fra i due atomi rende lacido completamente dissociato:
HCl

2)

H2O

H+

Cl

Lacido ipocloroso HClO, un ossiacido, formato da un non-metallo legato ad un gruppo


ossidrile OH. Lossidrile si dissocia, liberando gli ioni H+
2,2

3,5

H-O-Cl
Dai valori di elettronegativit (scritti sopra agli atomi) si nota che il legame fra
lossigeno e lidrogeno ha carattere pi ionico rispetto a quello fra lossigeno ed il cloro,
per cui sar solo il primo a dissociarsi.
H2O

3)

HClO
H+
+ ClO
Lacido fosforico H3PO4, un ossiacido triprotico, in cui un non metallo (il fosforo)
direttamente legato a tre gruppi ossidrili e ad un atomo di ossigeno [O=POH3]. Lacido
fosforico pu liberare tre protoni o ioni H+:
H3PO4

H2PO4
HPO42

4)

H+ + H2PO4

H+ +

HPO42

H+ + PO43

Gli acidi carbossilici, acidi organici in cui vi il gruppo carbossilico COOH

H2O

RCOOH

RCOO

Acido
carbossilico

H+

Ione
carbossilato

Gli acidi forti sono completamente dissociati: la reazione di dissociazione viene rappresentata
con una sola freccia verso destra.
Gli acidi deboli non sono completamente dissociati e la reazione di dissociazione
rappresentabile tramite un equilibrio (doppia freccia di reazione).
Lequilibrio viene raggiunto quando la velocit con cui lacido si dissocia eguaglia la velocit con
cui gli ioni si riassociano e le concentrazioni di tutte le specie chimiche rimangono pertanto
costanti (concentrazioni di equilibrio).
In generale lacidit di un idrogeno dipende da una serie di fattori:
Effetto gruppi sostituenti: la presenza di atomi o gruppi capaci di attrarre o cedere elettroni
influenzano lacidit. Un gruppo elettron-attrattore stabilizza lanione disperdendo la sua carica
negativa ed indebolisce il legame con lidrogeno, provocando un aumento di acidit.
Ibridazione dellatomo legato allidrogeno acido: la forza di legame tra un atomo di
idrogeno e latomo a cui legato decresce (e quindi lacidit cresce) quando latomo legante
passa da una ibridazione sp3 ad una sp2 ad una sp. Cos gli idrogeni delletino HC=CH (carbonio
ibridato sp) sono pi acidi degli idrogeni delletano CH3-CH3 (carbonio ibridato sp3).
Polarit, ingombro sterico ed effetto del solvente: anioni polarizzati possono essere
fortemente stabilizzati da un solvente polare che, solvatando lanione, contribuisce a
disperderne la carica. Gruppi chimici ingombranti, che nascondano al solvente la carica
dellanione lo rendono meno stabile e diminuiscono lacidit.
Esempi di basi di Arrhenius sono gli idrossidi dei metalli come NaOH, KOH, Ca(OH) 2. Infatti in
questi composti il legame fra lossigeno ed il metallo ionico per cui in acqua si dissociano
liberando ioni OH .
0,9

3,5

2,1

H2O

Na -O- H

Na+

+ OH

Gli idrossidi alcalini neutralizzano gli acidi perch lo ione ossidrile ha una elevata tendenza a
ricombinarsi con lo ione H+ generando una molecola neutra, lacqua.
La reazione fra un acido ed una base in soluzione acquosa in definitiva una reazione di
ricombinazione tra ioni H+ e ioni OHNa

+ OH

Base
Idrossido di sodio

Cl

acido
acido cloridrico

H2O

Na+ + Cl

sale
cloruro di sodio

H2 O

acqua

4.7.2 Acidi e basi secondo Brnsted e Lowry


Nel 1923 il chimico danese Johannes Brnsted e linglese Thomas Lowry,
indipendentemente l'uno dall'altro, proposero una definizione pi generale di acidi e basi.

Un acido di Brnsted una sostanza in grado di cedere ioni H+ (protoni)


Una base di Brnsted una sostanza in grado di acquistare ioni H+ (protoni)

Secondo la teoria di Brnsted e Lowry una reazione acido-base consiste dunque nel
trasferimento di un protone da un acido ad una base.
La definizione di acido data da Arrhenius coincide con quella di Brnsted-Lowry. La
definizione di base di Brnsted invece pi estensiva.
Sostanze come lammoniaca e gli ossidi metallici, non classificabili come basi da Arrhenius,
sono basi di Brnsted. Le seguenti reazioni sono reazioni acido/base secondo Brnsted.
NH3

H2 O

ammoniaca
acqua
(base)
(acido)

NH4+ +

ammonio

OH

Ione
ione
idrossido

la teoria di Brnsted-Lowry non considera lacqua come un composto neutro, ma come un


composto anfiprotico ( o anfotero): un acido (in grado di cedere protoni) o una base (in
grado di acquistare protoni) a seconda della reazione a cui partecipa.
Nella reazione di dissociazione dellacido cloridrico, lacido di Brnsted (HCl) cede un protone
allacqua (base di Brnsted)
HCl

acido

H2O

H3O+ + Cl-

base

Nella reazione dellammoniaca in acqua, Lacido di Brnsted (H2O) cede un protone


allammoniaca (base di Brnsted)
NH3

base

H2 O

NH4+ + OH-

acido

Ogni acido di Brnsted, cedendo uno ione H+, genera una specie chimica che pu rilegarsi ad
esso, secondo il concetto dell'equilibrio chimico e quindi della reversibilit delle reazioni. La
specie generata detta base coniugata dell'acido.
Ogni base di Brnsted, acquistando uno ione H+, genera una specie chimica che pu rilasciarlo,
secondo il concetto dell'equilibrio chimico e quindi della reversibilit delle reazioni. La specie
generata detta acido coniugato della base.

L'acqua che, come abbiamo detto, viene vista come un composto anfotero, potendo sia cedere
che acquistare ioni H+, presenta due coppie coniugate acido/base
H3O+ / H2O

H2O / OH

acido

acido

base

base

Ovviamente se un acido forte, con una elevata tendenza a cedere ioni H+, la sua base
coniugata sar debole, manifestando una scarsa tendenza ad acquistare ioni H+ (e viceversa).

4.8 Reazioni Redox


Le reazioni di ossidoriduzione o reazioni redox sono reazioni in cui uno o pi elemento si
ossidano (aumentando il loro numero di ossidazione) e cedendo elettroni ad uno o pi elementi
che si riducono (diminuendo il loro numero di ossidazione).
In chimica organica le reazioni redox interessano essenzialmente il carbonio e ne modificano il
suo stato di ossidazione. Nei composti organici il carbonio pu assumere tutti i numeri di
ossidazione compresi tra -4 e +4. Ma allinterno di un composto organico i diversi atomi di
carbonio possono presentare ciascuno un numero di ossidazione diverso.
Se scriviamo le formule di struttura delletanolo (CH 3CH2OH) e delletene (CH2=CH2) troveremo
che i singoli atomi di Carbonio hanno un nox differente:

- Nelletanolo il carbonio metilico infatti legato a tre atomi di idrogeno, ciascuno con nox +1,
ed ha quindi nox = -3 (gli elettroni del legame C-C non si assegnano essendo condivisi tra
atomi di un medesimo elemento). Laltro atomo di carbonio ha invece un nox = -1, in quanto i
due atomi di idrogeno contribuiscono con una carica formale -2 (cedono il loro elettrone al
carbonio), mentre latomo di ossigeno contribuisce con una carica formale +1 (il carbonio cede
il suo elettrone allossigeno).
- Nelletene ciascun atomo di carbonio legato a 2 atomi di idrogeno con nox = +1 ed ha
quindi nox = -2 (gli elettroni del doppio legame C=C non si assegnano essendo condivisi tra
atomi di un medesimo elemento).
Nella molecola del metano latomo di carbonio, essendo pi elettronegativo dellidrogeno, attira
a s i quattro elettroni degli atomi di idrogeno; il numero di ossidazione di ciascun atomo di
idrogeno risulta essere: +1 e quello del carbonio: -4.

E facile capire che, nel propano (e negli altri alcani) gli atomi di carbonio terminali (carboni
metilici) hanno numero di ossidazione 3, mentre quello centrale (carbonio metilenico) 2.

In chimica organica le reazioni redox possono essere utilizzate per trasformare una classe di
composti in unaltra. Ad esempio le aldeidi R-CHO (nox +1) possono essere ossidate ad acidi
carbossilici R-COOH (nox +3) o possono essere ridotte ad alcoli R-CH2OH (nox -1)

Tutte le sostanze organiche si ossidano se portate ad alta temperatura in presenza di


ossigeno, che lossidante pi comune in natura. La reazione prende il nome di combustione.
I prodotti sono sempre acqua e anidride carbonica. La reazione esoergonica ed avviene
quindi con liberazione di energia
-3

-1

CH3CH2OH
Etanolo

3O2
ossigeno

+4

-2

2 CO2
+
anidride carbonica

3 H 2O
acqua

4.8.1 Agenti ossidanti


Cromo (VI)
Tutte le forme di Cr(VI) sono agenti ossidanti potenti ed ossidano tutti i legami C-H
trasformandoli in legami Carbonio-Ossigeno senza rompere alcun legame carbonio-carbonio.
Permanganato
Lo ione permanganato MnO4- in grado di effettuare la maggior parte delle reazioni che
effettua il cromato.
Acido nitrico ed acido nitroso
L'acido nitrico (HN03) concentrato una soluzione acquosa al 69%, ma estremamente
pericoloso perch un agente ossidante veloce e potente.
L'acido nitroso, HNO2, pu essere usato (con acido solforico come catalizzatore) per inserire un
sostituente nitroso -NO su un anello aromatico.
Alogeni
Nell effetto ossidante gli alogeni seguono l'ordine F2 > Cl2 > Br2 > I2. Il Fluoro reagisce in
maniera esplosiva con molti composti organici. Gli alogeni pi comunemente usati sono il Cl2 e

il Br2. La loro azione come agenti ossidanti rivelata dalla facilit con cui ossidano i legami CH: i legami benzilici pi facilmente degli alchilici e terziario > secondario > primario.
Ossigeno, ozono e perossidi
L'ozono O3 una molecola leggermente polare. La relativa polarit lo rende ragionevolmente
reattivo. Lossigeno O2 usato raramente come reagente in laboratorio, ma comunemente
usato nell'industria chimica, dove il suo costo ovviamente laspetto pi importante.
Il perossido di idrogeno H2O2 un agente ossidante moderatamente forte, in grado di ossidare
lentamente persino l'acqua.
Agenti ossidanti deboli
Gli agenti ossidanti molto deboli come Ag + e Cu2+ sono usati solitamente per eseguire
ossidazioni semplici.
4.8.2 Agenti riducenti
Idruro di Boro e Alluminio
Il Litio Alluminio Idruro (LiAlH4) un agente riducente forte e non selettivo per i legami doppi
polari. Pu essere pensato come una sorgente di ioni H -. Riduce le aldeidi, i chetoni, gli esteri, i
cloruri degli acidi carbossilici, gli acidi carbossilici e perfino i carbossilati ad alcoli.
Boroidruro di sodio
Il Boroidruro di sodio (NaBH4) meno reattivo del LiAlH4, anche se presenta un comportamento
analogo.

4.10 Sostituzione elettrofila


La sostituzione elettrofila una reazione in cui un elettrofilo (cio una specie chimica che
prende parte ad una reazione accettando un doppietto elettronico da un'altra specie il
nucleofilo), instaurando un legame con esso va a sostituire un atomo o un altro gruppo su di
una molecola.

Il tipo pi comune di sostituzione elettrofila quella che subiscono i composti aromatici


(sostituzione elettrofila aromatica o SEAr) che presentano gli elettroni dellanello come punto di
attacco dellelettrofilo ed per questo una delle modalit pi usate per introdurre gruppi funzionali
diversi sulla molecola del benzene e dei suoi derivati.

4.10 bis Sostituzione nucleofila

(introdotta da me)

in cui un nucleofilo (cio


una specie che prende parte ad una reazione donando un doppietto elettronico ad un'altra specie,
l'elettrofilo, legandosi ad esso) sostituisce in una molecola un secondo gruppo nucleofilo (che
prende il nome di gruppo uscente).
Si definisce sostituzione nucleofila una reazione di sostituzione

La reazione pu essere cos schematizzata:


Nuc1:- + R-Nuc2 R-nuc1 + Nuc2:

Nuc1 e Nuc2 sono i gruppi nucleofili


R indica un gruppo radicale

Nuc2: il gruppo uscente


i due punti ":" indicano un doppietto elettronico spaiato (o lone pair)
R-Nuc2 viene detto substrato.

4.11 Sostituzione radicalica

La sostituzione radicalica (SR) consiste nella sostituzione di uno o pi atomi di idrogeno con
altri atomi o gruppi atomici. E una reazione in cui un radicale (generalmente Cl2 o Br2)va a
sostituire un atomo o un altro gruppo su di una molecola. In particolare, se latomo che
sostituisce lidrogeno un alogeno, si ha una reazione di alogenazione.E' una reazione a
catena che si svolge in tre momenti distinti: inizio, propagazione, terminazione.

4.12 Eliminazione
Una reazione di eliminazione una reazione in cui due atomi (o gruppi chimici) legati a due
atomi di carbonio adiacenti (eliminazione 1,2) vengono estratti con formazione di un legame
multiplo (doppio o triplo) tra gli atomi di carbonio interessati.

4.14 Addizione
La reazione di addizione pu essere considerata, da un punto di vista formale, come la
reazione inversa delleliminazione.
Le reazioni di addizione sono caratteristiche di molecole con legami multipli i quali possono
aprirsi per legare altri atomi o gruppi.

4.15 Trasposizioni
Le trasposizioni consistono in movimenti di un atomo o di un gruppo chimico da un punto ad
un altro della molecola. Come conseguenza si ha un riarrangiamento della struttura molecolare
con trasformazione di una molecola in un suo isomero costituzionale o isomero di struttura.

5 Gli idrocarburi
Come suggerisce il nome, gli idrocarburi sono i composti del carbonio con l'idrogeno. Sono le
molecole di base della chimica organica poich, oltre ad essere molto numerosi, tutti gli altri
composti si possono considerare come derivati da essi per sostituzione di un atomo di idrogeno
con un cosiddetto gruppo funzionale. Come abbiamo gi visto, si definisce gruppo funzionale
un gruppo chimico, che conferisce al composto propriet caratteristiche, diverse da quelle
dell'idrocarburo di origine e che ci permette di classificarlo in una diversa famiglia di composti.
In altre parole ogni famiglia di composti organici caratterizzata dalla presenza di uno o pi
gruppi funzionali.
Gli idrocarburi possono essere suddivisi in due grandi gruppi: alifatici ed aromatici
Il primo gruppo comprende i composti alifatici (dal greco : olio, grasso), composti a
catena aperta, o aciclici, e composti chiusi ad anello (ciclici) o aliciclici, con propriet
relativamente simili.
Un'ulteriore classificazione degli idrocarburi alifatici li suddivide in alifatici saturi (C ibridato sp3)
che comprendono gli alcani (o paraffine) e alifatici insaturi che comprendonono gli alcheni (o
olefine) e gli alchini, caratterizzati dalla presenza rispettivamente di doppi (C ibridato sp 2) e
tripli legami (C ibridato sp)
Alcheni
Insaturi
Alchini

Aciclici
Saturi

Alcani

Insaturi

Cicloalcheni

Saturi

Cicloalcani

Alifatici
Ciclici (aliciclici)

Idrocarburi
monociclici

Aromatici
(Areni)

policiclici

Gli idrocarburi saturi sono caratterizzati da una certa inerzia chimica. Il termine alternativo di
PARAFFINE (dal latino parum affinis) deriva appunto dal fatto che questi composti hanno
scarsa tendenza a reagire, perfino con acidi e basi forti. Quando reagiscono danno
principalmente reazioni di ossidazione e sostituzione.
Le reazioni caratteristiche degli idrocarburi insaturi sono invece reazioni di addizione, le quali
tendono a portare la molecola alla condizione satura di ibridazione sp3.
Gli aromatici sono composti caratterizzati da propriet chimiche del tutto particolari che, come
vedremo in seguito, ne fanno un gruppo omogeneo, completamente distinto. Gli aromatici in
senso stretto sono gli idrocarburi che contengono almeno un anello benzenico.

1 Alcani
Gli alcani o paraffine sono idrocarburi alifatici saturi nel senso che, essendo formati da atomi
di carbonio uniti fra loro soltanto da legami semplici, non possono legarsi ad altri atomi di
idrogeno se non rompendo la molecola. Il gruppo funzionale, che determina la reattivit di
questa famiglia di composti, pu essere considerato ciascun atomo di Idrogeno legato alla
catena carboniosa.
Nelle reazioni un alcano viene quindi genericamente rappresentato come R-H, in modo da
evidenziare il suo gruppo funzionale H, legato al generico residuo alchilico R.
Formula generale: CnH2n+2 .
Desinenza : -ano
Il primo termine della serie degli alcani il metano (CH4), seguono letano (C2H6), il propano
(C3H8), il butano (C4H10) etc

I termini successivi vengono chiamati genericamente alc-ani, dove alc va sostituito con il
prefisso moltiplicativo (pent-, es-, ept., ott-, ecc.)
A partire dal butano si incontra negli alcani il fenomeno della isomeria di catena. Lisomeria
di catena un tipo di isomeria costituzionale o di struttura, Si ha isomeria di struttura
quando due molecole, che hanno la stessa formula molecolare, hanno diverse formule di
struttura e differiscono pertanto per lordine con cui sono legati gli atomi (connettivit).
Il butano ha due isomeri di catena: il normalbutano (n-butano) e l'isobutano (o 2metilpropano).
n-butano

CH3 CH2 CH2 CH3

Isobutano

(2-metilpropano)

CH3 CH CH3

|
CH3

Si definisce "normale" la struttura lineare, mentre si parla di forme "iso" quando la molecola
presenta un metile laterale legato al secondo carbonio della catena normale.
Il pentano ha 3 isomeri di catena
normalpentano

Isopentano

(2-metilbutano)

Neopentano (2,2-dimetilpropano)

CH3
CH3 CH2 CH2 CH2 CH3

CH3 CH CH2 CH3

|
CH3

|
CH3 C CH3

CH3

Propriet fisiche degli alcani


- da C1 a C4 sono gassosi ed inodori (il metano viene mescolato con additivi odorosi per
individuarne le fughe);
- da C5 a C8 sono liquidi ed hanno odore di benzina;
- da C9 a C15 sono liquidi ed inodori
- oltre C15 sono solidi ed inodori
- hanno densit massima 0,8 per cui galleggiano sullacqua (mai spegnere un incendio di
idrocarburi con acqua!);
- non sono solubili in acqua, sono cio molecole apolari (solubili nel benzene e nelletere etilico ).
Gli alcani sono molecole non polari, perci tra le loro molecole si esercitano solo deboli forze
attrattive a livello della superficie, chiamate forze di Van der Waals. In generale, al crescere
delle dimensioni molecolari, si intensifica la forza di attrazione reciproca e lo stato fisico passa
gradualmente da gassoso, a liquido, a solido.
Le principali fonti industriali degli alcani sono il petrolio ed il gas naturale che lo accompagna. Il
gas naturale contiene ovviamente solo i composti pi volatili (a pi basso peso molecolare),
principalmente metano. Il petrolio viene separato per distillazione in diverse frazioni,
sfruttando la relazione esistente tra punto di ebollizione e peso molecolare. Ogni frazione cos
ottenuta una miscela complessa di idrocarburi la quale contiene alcani in un intervallo
abbastanza ampio di atomi di carbonio.

Reazioni degli alcani


Gli aspetti reazionali possono essere ricondotti al nome latino paraffine, che indica una scarsa
reattivit. Gli alcani sono inerti verso la maggior parte dei reagenti (il legame semplice C-C
molto resistente agli agenti chimici: acidi, alcali, permanganato di potassio) e danno solo
poche reazioni che avvengono in condizioni drastiche, con produzione di miscele di prodotti.
Oltre che nell'acqua, sono insolubili in acidi e basi diluiti e nell'acido solforico concentrato.

Le reazioni caratteristiche degli alcani sono lossidazione (combustione) e la sostituzione


radicalica (SR)
Ossidazione degli alcani
Gli alcani si ossidano quindi piuttosto difficilmente e, quando lo fanno, vanno automaticamente
al massimo grado di ossidazione (CO2):
CH4

2 O2

CO2

2 H2O

E pi in generale:
CnH2n+2 + O2
C3H8

5 O2

CO2

3 CO2

(n+1)H2O
+

4 H2O

Alogenazione (sostituzione radicalica) degli alcani


Unaltra reazione degli alcani la sostituzione, che avviene sostituendo un atomo di idrogeno
con un altro elemento. Una tipica reazione di sostituzione degli alcani lalogenazione (in
particolare la clorurazione) che porta agli alogeni derivati, usati come solventi:

CH4+ Cl2

CH3Cl + HCl

CH3H + ClCl

CH3Cl + HCl

Se si carica con i due gas, metano e cloro, un recipiente di vetro ricoperto da carta stagnola,
in realt non avviene alcuna reazione. Ma se si toglie la stagnola e si illumina con luce
ultravioletta, si assiste ad una reazione repentina e quasi esplosiva. La luce ha cio esercitato il
suo effetto catalitico facendo decorrere la reazione attraverso alcuni stadi che prevedono la
rottura della molecola del cloro [Cl Cl
2Cl] e la formazione del radicale Cl (un
radicale un atomo o un raggruppamento di atomi con un elettrone spaiato) che quindi pu
reagire con il metano.
La reazione procede in diversi stadi, che rappresentano il meccanismo di reazione.
Con gli alcani non si ottiene mai un solo prodotto ma una miscela di prodotti. La reazione sopra
tra metano e cloro d infatti luogo a:
CH4

CH3Cl

CH2Cl2

CH Cl3

CCl4

miscelati tra loro in quanto il Cl ha la possibilit di strappare H non solo a CH 4 , ma anche a


CH3Cl e cos via.
Questa reazione avviene anche con il Br (bromo). La reazione avviene tuttavia pi velocemente
con il cloro che con il bromo, ed di conseguenza meno selettiva. Nel processo di
bromurazione, pi lento, si ottengono invece composti quasi puri (puri al 97%).

2 Alcheni
Gli alcheni sono idrocarburi alifatici caratterizzati dalla presenza di un doppio legame carboniocarbonio e sono quindi idrocarburi insaturi di idrogeno. Infatti ogni atomo di carbonio
impegnato in un doppio legame pu legare un altro atomo di idrogeno, aprendo il doppio
legame e generando un alcano.
Formula generale:
Desinenza : -ene

CnH2n

il primo termine l'Etene (o etilene) cui seguono il Propene (C3H6), il Butene (C4H8) etc.

Etene

propene

butene

Il C lega 3 soli elementi utilizzando orbitali sp2 mentre il 4 orbitale non ibrido Pz viene
scambiato tra due atomi di C. Il doppio legame carbonio-carbonio formato da un forte
legame e da un debole legame che si forma tra gli orbitali non ibridi Pz .
Questo fatto comporta una notevole rigidit della molecola che perci non pu ruotare.
Isomeria negli alcheni
A partire dal butene si incontra negli alcheni il fenomeno dell'isomeria

Gli isomeri cis e trans sono stereoisomeri configurazionali. Si definiscono stereoisomeri quegli
isomeri che differiscono soltanto per la disposizione nello spazio (struttura tridimensionale) degli
atomi. Si ricorda che gli isomeri configurazionali si dividono poi in enantiomeri e
diastereoisomeri. Il cis-2-butene ed il trans-2-butene sono diastereoisomeri perch non sono l'uno
l'immagine speculare dell'altro (non sono cio enantiomeri).

Nella struttura della molecola sopra si osservi che possibile avere un effetto di repulsione tra
gli atomi di Cl a causa della loro carica. In effetti lisomero Cis molto meno stabile
dellisomero trans, proprio perch gli atomi di Cl stando dalla stessa parte tendono a
respingersi.
Due diastereoisomeri hanno propriet fisiche diverse (punto di fusione, punto di ebollizione,
densit, indice di rifrazione diversi). Hanno invece propriet chimiche molto simili ma non
uguali (ad esempio, reagiscono con un dato reagente con velocit diverse).

7.3 Reazioni degli alcheni


Mentre le propriet chimico-fisiche degli alcheni (punti di fusione e di ebollizione, solubilit)
sono molto simili a quelle dei corrispondenti alcani, la loro reattivit molto diversa.
Gli alcheni possono dare la reazione di combustione, comune a tutti gli idrocarburi, raramente
di sostituzione, ma caratteristica la
reazione di addizione nella quale si apre il doppio
legame. In presenza di un reattivo elettrofilo, cio capace di acquisire un doppietto elettronico,

il legame debole degli alcheni si apre e, per addizione, ciascun atomo di carbonio si trova
legato con quattro atomi, acquistando una struttura tetraedrica.
Per il fatto di possedere un doppio legame carbonio-carbonio,di cui uno molto debole ( legame
) gli alcheni sono quindi molto reattivi e danno reazioni tipiche di addizione, che portano alla
formazione di composti saturi.

La reazione di addizione quella reazione in cui il reagente viene semplicemente sommato alla
molecola. Gli elettroni esercitano nel legame un'azione molto minore degli elettroni : sono
quindi meno saldamente legati e perci pi disponibili per un reattivo alla ricerca di elettroni. Il
doppio legame risulta, in definitiva, una sorgente di elettroni; agisce cio come una base di
Lewis (nucleofilo).
ovvio quindi che tenda a reagire con composti (acidi di Lewis) che sono alla ricerca di
elettroni. I reagenti alla ricerca di elettroni si definiscono reagenti elettrofili e la reazione tipica
di un alchene pertanto la reazione di addizione al doppio legame o addizione
elettrofila.
Alogenazione (addizione di acidi alogenidrici).
Gli acidi alogenidrici, HCl, HBr, HI, si sommano regolarmente agli alcheni per formare gli
alogeno-alcani (alogenuri alchilici).
CH2=CH2
etene

HCl
acido
cloridrico

CH3-CH2Cl
cloruro di etile
(cloro-etano)

Idratazione (Addizione di acqua, Idratazione acido-catalizzata)

Gli alcheni sono inerti rispetto all'acqua pura: la dissociazione in H3O+ e OH- infatti troppo
piccola per poter dar luogo a reazioni elettrofile. In ambiente acido(che funge da catalizzatore),
la reazione di addizione invece avviene, con formazione di un alcol:

Polimerizzazione (Poliaddizione)
La poliaddizione una reazione di addizione di un alchene su se stesso che pu essere ripetuta
fino alla formazione di un vero e proprio polimero (poliaddizione, polimerizzazione).

Idrogenazione catalitica
Reazione di addizione radicalica che pu avvenire solo in presenza di un catalizzatore
metallico come Pt, Pd, Ni. Il metallo adsorbe sulla sua superficie sia l'idrogeno sia l'alchene.
La reazione una sin-addizione di idrogeno al doppio legame degli alcheni, infatti i due atomi
di H si legano sullo stesso lato del piano dell'alchene. Partendo dallalchene si ottiene lalcano
corrispondente.

3 Alchini
Sono idrocarburi alfatici insaturi, che possiedono un triplo legame fra due atomi di carbonio per
cui possono legare altri due atomi di idrogeno ciascuno. A differenza del doppio legame che si
incontra in numerose molecole di interesse biologico, il triplo legame assai raro nel regno
vivente.
Formula generale:
Desinenza : -ino

CnH2n-2

Il primo termine l'Etino, o acetilene, cui seguono Propino (C3H4), Butino (C4H6) etc.

Lacetilene, H- CC-H, che lalchino pi semplice, ha struttura lineare (angolo di legame 180).
Poich nella molecola di acetilene (etino) ogni atomo di carbonio legato solo con due atomi,
si deve ammettere che ogni atomo di carbonio combini un orbitale 2s con un orbitale 2p per
formare due orbitali ibridi sp che sono lineari e formano un angolo di 180.
Il triplo legame degli alchini consiste di un legame e di due legami , molto deboli e quindi
molto reattivi.
Gli alchini hanno propriet fisiche simili a quelle degli alcani e degli alcheni. Sono insolubili in
acqua ma solubili nel benzene e nelletere etilico. Gli alchini a pi basso numero di atomi di
carbonio sono gassosi, al crescere del numero di atomi di C divengono liquidi e quindi solidi.

Reazioni degli alchini


Gli alchini danno le stesse reazioni degli alcheni (ossidazione, sostituzione ed addizione
elettrofila: alogenazione) pur con qualche differenza. Come per gli alcheni, anche la maggior
parte della reattivit degli alchini si esplica attraverso reazioni di addizione al triplo legame. Le
reazioni di addizione possono essere lasciate procedere fino all'ottenimento di composti saturi
(cio con atomi legami tra loro solo da legami semplici) oppure essere condotte in condizioni
tali da favorire un'addizione parziale, trasformando quindi il triplo legame in un legame doppio.

POLIMERI DI ALCHENI E ALCHINI


Un polimero una grossa molecola organica ad alto peso molecolare, costituita dalla
ripetizione di un numero enorme di unit pi semplici, chiamate monomeri.
I polimeri possono essere lineari o ramificati, formati da monomeri uguali (omopolimeri)
oppure da monomeri diversi (copolimeri detti anche eteropolimeri).
Gli eteropolimeri a loro volta possono essere alternati (xyxyxyxy) o irregolari (xxyxyxxyy).
I polimeri possono infine essere naturali oppure artificiali.
Polimero

Formula

Monomero

Naturali
Amido e glicogeno

-glucosio

Cellulosa

-glucosio

Proteine

Aminoacidi

Acidi nucleici

Nucleotidi

Artificiali
Polietilene

CH2=CH2

Etene

Polivinilcloruro

Cloruro di vinile
(cloroetene)

Polistirene (polistirolo)

Stirene

Polipropilene

Propilene (propene)

Politetrafluoroetilene
(Teflon)

Tetrafluoroetilene

4 Aromatici: Benzene ed Areni


Il termine aromatico fu usato inizialmente per designare (in contrapposizione agli alifatici) i
composti organici dotati di odore gradevole. Oggi il termine ha un significato "strutturale",
poich con esso si indicano molecole caratterizzate da un particolare assetto elettronico,
che conferisce loro un comportamento chimico simile a quello del benzene.
Tutti gli idrocarburi monociclici e policiclici che conservano le caratteristiche di aromaticit del
benzene sono detti areni.
Il primo termine di questa famiglia dunque il benzene, che ha formula molecolare C6H6. Con
un rapporto Carbonio/Idrogeno di 1:1 evidente che si tratta di un composto altamente
insaturo, contenente cio molti legami doppi o tripli

I doppi legami del benzene risultano inoltre eccezionalmente stabili e le uniche reazioni
osservate sono quelle di sostituzione.
Nel 1865 Kekul propose che esistessero due isomeri della molecola, che differiscono per la
posizione del doppio legame, e si trasformano rapidamente luno nellaltro

In altre parole Kekul rappresent la molecola del benzene come due strutture in rapido
equilibrio fra loro. Un equilibro cos rapido che nessuna delle due forme poteva essere isolata
(pur non definendolo chiaramente, Kekul anticipava in qualche modo il concetto di risonanza).
Si ha risonanza quando una molecola pu essere rappresentata da due o pi strutture che
differiscano tra loro solo per la posizione degli elettroni. Si dice in questo caso che la molecola
un ibrido di risonanza fra pi forme limite, nessuna delle quali di per s adeguata a
rappresentarne la struttura reale. Il fatto rilevante, sperimentalmente dimostrato, che tutti i
legami carbonio - carbonio nel benzene sono equivalenti ed hanno una lunghezza (ed una
energia) intermedia tra quella di un legame semplice e quella di un legame doppio.
Ogni atomo di carbonio possiede tre orbitali ibridi sp2ed un orbitale p puro, non ibridato
perpendicolare allanello. Due orbitali sp2 sono utilizzati per formare due legami con gli atomi di
C adiacenti ed uno per formare il legame C-H con lorbitale s dellidrogeno. I sei atomi di
carbonio sono ibridati sp2 e si trovano sullo stesso piano, ai vertici dellesagono. La molecola
dunque planare.

11.3 Nomenclatura degli areni


Molti derivati monosostituiti del benzene usano il termine benzene preceduto dal prefisso del
sostituente. Sono tuttavia ammessi molti nomi duso.
Composto

Nome IUPAC

Nome duso

Nitrobenzene

Clorobenzene

Metilbenzene

Amminobenzene
(Benzenammina)
Idrossibenzene
(Benzenolo)
Carbossibenzene
(acido benzencarbossilico)

Toluene

Anilina

Fenolo

Acido
benzoico

Propriet fisiche degli idrocarburi aromatici


Il benzene un liquido incolore, infiammabile, poco solubile in acqua che solidifica ad una
temperatura inferiore a +5,5C. Gli idrocarburi derivati dal benzene per sostituzione di uno o
pi atomi di idrogeno con gruppi alchilici prendono il nome di areni. Anche gli idrocarburi
aromatici (areni) sono composti insolubili in acqua, con densit inferiore ad 1, per cui vi
galleggiano. Sono tutti solventi di composti non polari.

11.4 Reazioni del benzene


Il benzene d reazioni di addizione solo in condizioni estremamente drastiche e con grande
difficolt, poich queste lo trasformerebbero in un prodotto meno stabile, distruggendo il
sistema aromatico dell'anello.
Per fare un'addizione sul benzene occorre fornire molta energia. Di conseguenza non
possibile alcun controllo della reazione. In definitiva, qualsiasi reazione di addizione sul
benzene porta alla saturazione di tutti i legami . Un esempio la reazione di idrogenazione.

Idrogenazione del benzene


Lidrogenazione (riduzione) del benzene e degli areni in generale una reazione che avviene in
presenza di catalizzatori.

Sostituzione elettrofila nel benzene


Analogamente agli alcheni, per il fatto di avere una nuvola elettronica delocalizzata, il
benzene si comporta come una base. Le sostituzioni che tender a dare saranno quindi di tipo
elettrofilo, cio con reagenti alla ricerca di elettroni (acidi di Lewis).
Le reazioni di sostituzione tipiche del benzene sono:
1. nitrazione
2. solfonazione
3. alogenazione

Nitrazione del benzene


Per la sintesi del nitrobenzene occorre preparare il gruppo NO2+ (ione nitronio) a partire dallac.
nitrico (HNO3).
O

O
H

CH
HNO 3 / H 2SO4

Solfonazione del benzene


Si usa acido solforico fumante (acido solforico contenente anidride solforica in eccesso).
(H2SO4 ac. solforico)

Alogenazione del benzene


Per clorurare o bromurare il benzene, necessario usare un acido di Lewis come catalizzatore.
Occorre infatti preparare lelettrofilo, lo ione cloronio (Cl+) o lo ione bromonio (Br+).
(HCl ac. cloridrico o HBr ac. bromidrico)

Br
Br Fe
Br

Br
Br

Br

Br Fe

Br Br

Br

Br

11.5 Reattivit del benzene ed effetto dei gruppi sostituenti


I gruppi gi legati all'anello benzenico ne influenzano la reattivit e dirigono l'orientamento di
una successiva sostituzione.
Le possibili posizioni di attacco rispetto ad un sostituente gi presente sono tre e vengono
indicate con i termini orto, meta e para

Per quanto riguarda la reattivit, i gruppi sostituenti si possono classificare in attivanti e


disattivanti.
Gli attivanti (-OH, -NH2,-OCH3, CH3) rendono il derivato pi reattivo del benzene, facilitano
lintroduzione di un secondo gruppo e sono detti attivanti lanello.
I disattivanti (-NO2, -N(CH3) 3 rendono il composto meno reattivo del benzene, rendono pi
difficile lintroduzione di un secondo gruppo e sono detti disattivanti lanello.

I gruppi funzionali
I gruppi funzionali sono raggruppamenti atomici, legati ad una catena carboniosa, che
determinano il comportamento chimico delle sostanze organiche.

ALOGENURI ALCHILICI
Gli alogenuri alchilici hanno come formula generale R-X .
dove R un gruppo alchilico ed X un alogeno. [Gli alogeni sono gli elementi del settimo gruppo
(F, Cl, Br, I) e manifestano col carbonio solo il numero di ossidazione pi piccolo (-1), per cui
possono sostituire un atomo di idrogeno di un idrocarburo].
Possono essere distinti in primari, secondari o terziari a seconda che il carbonio sia legato ad
uno, due o tre gruppi alchilici.

ALOGENURO ACILICO
Gli alogenuri acilici o alogenuri di alcanoile sono dei composti organici derivati dagli acidi
carbossilici per sostituzione dell'ossidrile con un atomo di alogeno aventi pertanto formula
bruta R-COX, dove X rappresenta convenzionalmente un qualsiasi alogeno e CO il gruppo
carbonilico.

ALCOLI
Gli alcoli sono composti che presentano il gruppo funzionale ossidrilico OH legato al gruppo
alchilico:
R-OH
Gli alcoli possono essere distinti in primari, secondari o terziari
gruppo OH sia legato ad uno, due o tre atomi di carbonio.
H
|
alcol primario: R-C-OH
|
H

H
|
alcol secondario: R-C-OH
|
R'

a seconda che il carbonio del

R"
|
alcol terziario: R-C-OH
|
R'

I pi leggeri tra gli alcoli sono liquidi a temperatura ambiente, incolori, con odori caratteristici e
miscibili con l'acqua. Se in un alcool cresce la catena degli atomi di carbonio, la parte apolare
diventa prevalente, per cui viene favorita la solubilit in solventi apolari.
Nomenclatura: il nome delalcol si ottiene sostituendo la lettera finaledelidrocarburo
corrispondente con la desinenza olo
PROPRIETA CHIMICHE:
Alcoli come acidi: gli alcoli hanno acidit molto bassa. Se uniamo un sodio metallico ad un
alcool si ha:
2Na + 2CH3-CH2-OH 2CH3-CH2-ONa + H+
Alcoli come basi: con gli acidi minerali forti gli alcoli manifestano propriet basiche legando
gli H+ dellacido.
CH3-CH2-OH + H+ CH3-CH2-OH CH3-CH2+ + H2O
\H+
CH3OH alcol metilico (metanolo)
Ha notevoli usi industriali sia come solvente organico sia per la preparazione della formaldeide.
Tossico se ingerito, pu provocare cecit e morte.
CH3CH2OH alcol etilico (etanolo)
Si prepara per fermentazione dei carboidrati (zuccheri ed amido). E un costituente delle
bevande alcoliche. Se consumato in grandi quantit causa danni al fegato.
CH3CH2CH2OH

alcol n-propilico (1-propanolo)

CH3CH2CH2 CH2 OH

alcol n-butilico (1butanolo)

Si hanno anche alcoli con due o pi gruppi ossidrilici che si presentano legati a diversi atomi di
carbonio. Si parla in questo caso di alcoli polifunzionali e per la nomenclatura si utilizzanole
desinenze diolo e -triolo rispettivamente per gli alcoli contenenti due e tre gruppi OH.
E il caso del glicol etilenico (glicole):
CH2OH
|
CH2OH

Fenoli
Sono sostanze derivate dagli idrocarburi aromatici per la sostituzione di uno o pi atomi di
idrogeno con gruppi ossidrile -OH.
La formula generale di queste sostanze Ar-OH .
Ar sta per il residuo arilico.
Sono solubili in acqua, anche se non in tutte le proporzioni.
Capostipite di questa classe, da cui prende anche il nome, il fenolo, di formula C6H5OH, in
cui un atomo di idrogeno del benzene sostituito da un gruppo -OH.

benzenolo (idrossibenzene)

A differenza degli alcoli (composti anfoteri) sono per esclusivamente acidi: l'anione che si
forma per perdita dell'idrogeno del gruppo -OH particolarmente stabile, dato che la risonanza
disperde la carica elettrica negativa su tutto l'anello aromatico.

Il naftolo, un altro composto appartenente ai fenoli.

Tioli
S sono composti organici (chiamati anche mercaptani) assimilabili ad alcoli in cui l'atomo di
ossigeno stato sostituito da un atomo di zolfo. Quelli con formula generale
R-SH sono detti tioalcoli. I tioli con formula generale Ar-SH sono invece detti tiofenoli.
Il gruppo funzionale il gruppo solfidrilico SH.
Caratteristica comune a quasi tutti i mercaptani il possedere un intenso odore sgradevole.
Semplici mercaptani vengono aggiunti al metano come "odorizzanti", per poterne svelare
eventuali fughe.

ETERI
Gli eteri sono composti in cui presente il gruppo C-O-C ; allo stesso atomo di ossigeno sono
cio legati due gruppi (alchilici, arilici o misti).

Gli eteri possono essere pensati come derivati da un alcool (R-OH) in cui lidrogeno
dellossidrile sostituito da un gruppo alchilico. Possono essere ottenuti per condensazione
intermolecolare tra due molecole di alcool:
R-OH + OH-R

R-O-R + H2O

Letere pi comune l etere dietilico (ossietano) che usato come un anestetico e come
solvente. Letere molto volatile ed i suoi vapori sono molto infiammabili.

ALDEIDI E CHETONI
Aldeidi e chetoni sono caratterizzati dal gruppo funzionale carbonilico
raggruppati sotto il nome di composti carbonilici.

>C=O e sono pertanto

La formula generale di un aldeide :

Le aldeidi derivano da una


ossigenazione blanda degli alcool.
Una successiva loro ossigenazione d luogo ad acidi carbossilici. Questi ultimi sono ottenibili
direttamente dallalcol sottoposto ad una ossigenazione spinta.
La formula generale di un chetone :

dove R ed R possono essere gruppi alchilici o aromatici.


La nomenclatura delle aldeidi usa la desinenza ale
HCHO
Metanale
(Aldeide formica)
(Formaldeide)

CH3CHO

CH3CH2CHO

Etanale
(Aldeide acetica)
(Acetaldeide)

Propanale
(Aldeide propionica)

La nomenclatura dei chetoni usa la desinenza one


CH3COCH3

CH3CH2COCH3

Propanone
(Acetone)

Butanone

CH3CH2CH2COCH3
2-Pentanone

Le aldeidi ed i chetoni hanno temperature di ebollizione superiori a quelle degli alcani di pari
massa molecolare. La solubilit in acqua delle aldeidi e dei chetoni con bassa massa
molecolare, superiore a quella degli idrocarburi, ma inferiore a quella degli alcoli di pari
massa molecolare.

ACIDI CARBOSSILICI
Gli ac. carbossilici sono composti acidi caratterizzati dal gruppo funzionale carbossile COOH :

il gruppo carbossile (carbossilico) poi legato ad un gruppo alchilico (R-COOH) od arilico (ArCOOH).
La nomenclatura degli acidi carbossilici usa la desinenza oico.

acido formico (metanoico)


CH3
|
CHOH
|
COOH
acido lattico

CH2 COOH
|
HOC COOH
|
CH2 COOH
acido citrico

acido etanoico (ac. acetico)


COOH
|
HC OH
|
HC OH
|
COOH
acido tartarico

I primi termini della serie sono liquidi con elevata temperatura di ebollizione. I primi quattro
termini sono completamente solubili in acqua, crescendo il numero di atomi di carbonio, e quindi la
catena idrocarburica, diventa prevalente il carattere non polare della molecola, per cui la solubilit
si abbassa fino a diventare nulla.
Questi composti hanno propriet acide in quanto in soluzione rilasciano il protone del gruppo
carbossilico.

+ H2O

+ H3O+

ESTERI

Sono caratterizzati dal gruppo funzionale


Derivano dalla reazione di condensazione tra un alcol ed un acido carbossilico e procede con
eliminazione di acqua.
R-C-OH + OH-R
||
O
Es.

CH3COOC2H5

R-C-OR + H2O
||
O

(acetato di etile)

Il nome di un estere si ricava dal nome dellacido sostituendo la desinenza ico con la
desinenza ato seguito dal nome del radicale.
Es. C6H5COO H3

Es.

(benzoato di metile)

CH3C=OOCH3

(acetato di metile)

AMMINE
Sono composti derivati dallammoniaca, NH3 per sostituzione di uno o pi atomi di idrogeno con
gruppi alchilici R o arilici Ar.
Le ammine vengono classificate come primarie, secondarie o terziarie, a seconda del numero di
atomi di carbonio legati allazoto.
|
|
-NH2
-NH
-NG. funzionale
primario
secondario
terziario
Nelle ammine primarie, lazoto ha un solo sostituente, nelle ammine secondarie due
sostituenti, nelle terziarie tre sostituenti.

Le ammine formano facilmente sali solubili con gli acidi minerali (acido cloridrico o acido
solforico) e spesso vengono commercializzate in tale forma. Ad esempio, una ammina primaria
reagisce con acido cloridrico secondo la reazione:
NRH2 + HCl NRH3+ + ClIl termine vitamina fu coniato nel 1912 come contrazione di vital amine (ammina vitale),
poich si riteneva che le sostanze necessarie per prevenire pellagra, scorbuto etc fossero
chimicamente delle ammine. In effetti alcune vitamine, ma non tutte, sono effettivamente
delle ammine.
Basicit della ammine
Le ammine sono delle basi di Lewis, cio hanno un debole carattere basico.
R
R
|
|
R-N + HCl R-N-H +Cl|
|
R
R

AMMIDI

Le ammidi costituiscono una categoria di composti organici, neutri o leggermente basici, di


gruppo funzionale RCONH2.
Sono derivati funzionali degli acidi carbossilici in cui l'idrossile (-OH) sostituito con un gruppo
amminico (-NH2).
R-C=O + NH3
|

OH
H-COOH
Ac.formico

R-C=O + H2O
|
NH2

+ H3N
ammoniaca

H
|
C=O
|
NH2

formammide

(struttura della formammide)

CH3-COOH

+ H 3N

Ac. Acetico

ammoniaca

CH3
|
C=O
|
NH2

acetammide

NITRILI
I nitrili o cianuri, sono composti organici caratterizzati dal gruppo funzionale -CN .
Derivano formalmente dallacido cianidrico (HCN) per sostituzione dellatomo di H con un
gruppo alchilico o arilico.
Il gruppo funzionale -CN viene definito gruppo nitrile o ciano.
CH3-CH2-CH2-CN
CH3-CN

(butanonitrile o cianuro di propile)

(acetonitrile o cianuro di metile)

(benzonitrile o cianuro di fenile o cianobenzene)

ANIDRIDI ORGANICHE
In chimica organica unanidride un composto organico

contenente il gruppo funzionale:

-CO-O-CO-

Questi composti sono caratterizzati dalla capacit di produrre un acido reagendo con molecole
di acqua. Le anidridi organiche includono l'anidride acetica, prodotta per condensazione di
acido acetico con eliminazione di acqua:
CH3-COOH + HOOC-CH3 (CH3CO)2O + H2O
Tutte le anidridi si preparano per condensazione tra acidi carbossilici. Questa reazione
reversibile, ovvero idrolizzando le anidridi si ottengono gli acidi di partenza.
Denominazione: il nome dellanidride deriva da quello dellacido corrispondente sostituendo la
parola acido con la parola anidride.
Esempi:

Anidride formica

Anidride acetica

COMPOSTI ETEROCICLICI (ETEROCICLI)


Sono composti organici ciclici alifatici o aromatici, in cui lanello contiene uno o pi atomi
diversi dal carbonio (eteroatomi), generalmente azoto, ossigeno o zolfo.
I pi comuni sono pentatomici (anello a cinque atomi) o esaatomici (anello a sei atomi).
Si dividono inoltre in aromatici e non aromatici.
Non aromatici:
Pirrolidina (tetraidropirrolo):

( di fatto un ammina secondaria ciclica)

Tetraidrofurano (ossaciclopentano):

( di fatto un etere ciclico)

Piperidina:

( di fatto un ammina eterociclica)

Aromatici:
Pirrolo:

Furano:

Tiofene:

Piridina:

Pirimidina:

CARBOIDRATI O GLUCIDI
I carboidrati sono composti costituiti da carbonio, idrogeno ed ossigeno. Vengono anche
chiamati idrati di carbonio perch i pi semplici hanno formula [CH2O]n.
Es. glucosio C6H12O6 .
Tutti i carboidrati contengono un gruppo aldeidico o chetonico e, inoltre, pi di un gruppo
funzionale ossidrilico [-OH].
H-C=O
|
H-C*-OH
|
H-C*-OH
|
H-C*-OH
|
H-C*-OH
|
CH2OH

glucosio
* = atomi di carbonio asimmetrici

MONOSACCARIDI
(conosciuti anche come zuccheri semplici) sono composti organici formati da
carbonio, idrogeno e ossigeno. Vengono classificati a seconda del tipo di gruppo carbonilico:
I monosaccaridi

aldosi (-COH, -oso oppure -osio)


chetosi (=CO, -ulosio oppure uloso)
Sono anche classificati in base al numero di atomi di carbonio contenuti nella molecola, che
possono variare da 3 a 7.
I principali possono avere tre atomi di carbonio (triosi), quattro (tetrosi), cinque (pentosi)
oppure sei (esosi). Se abbiamo un monosaccaride con n atomi di C asimmetrico, il numero
degli stereoisomeri possibile [i] dato dalla relazione:
2n=i

Es. glucosio, 4 atomi di carbonio asimmetrici, 16 isomeri di cui 8 della serie D ed 8 della serie L.
I monosaccaridi presenti in natura appartengono alla serie D.
Nei triosi la forma aldeidica si chiama gliceraldeide, mentre la forma chetonica prende il

nome di diidrossiacetone;
Nei pentosi la forma aldeidica si chiama ribosio, mentre la forma chetonica prende il nome
di ribulosio;
Negli esosi sono aldeidi [aldoesosi] il glucosio (destrosio), ma anche il galattosio e
mannosio; mentre un chetone [chetoesoso] il fruttosio (levulosio).

Glucosio, fruttosio e galattosio (un altro esoso, un


tutti monosaccaridi.

epimero diastereoisomero del glucosio) sono

Il ribosio e il desossiribosio sono due monosaccaridi a 5 atomi di carbonio [aldopentosi], importanti


costituenti degli acidi nucleici (DNA e RNA).

DISACCARIDI
I disaccaridi si possono considerare derivati dalla unione di due molecole di monosaccaridi,
ovvero nascono per condensazione (creazione di un legame covalente tra i due monomeri con

rilascio di una molecola di acqua) di due monosaccaridi.


In seguito alla perdita di una molecola dacqua si forma un ponte ad ossigeno tra due
monosaccaridi detto legame glicosidico.

Tra i disaccaridi vanno ricordati in particolare il lattosio, il maltosio e il saccarosio.


Saccarosio: C12H22O11
E il comune zucchero da tavola e deriva da

glucosio + fruttosio

Si trova in notevole quantit nelle piante fotosintetiche dove


rappresenta la forma di trasporto dellenergia dalle foglie (sede della fotosintesi) alle altre
parti dellorganismo, nonch una fonte energetica di riserva. Si ritrova nella barbabietola
(Europa) e nella canna da zucchero (paesi tropicali).
Molto solubile in acqua.

Lattosio: C12H22O11
Costituisce il 5% del latte dei mammiferi e deriva da

glucosio + galattosio

lunico disaccaride di origine animale ed infatti costituisce lo zucchero del latte e viene
sintetizzato dalle ghiandole mammarie.
Maltosio: C12H22O11
Si ottiene per idrolisi dellamido

glucosio + glucosio

POLISACCARIDI
macromolecole formate
dallunione di numerose molecole di monosi (uguali o diversi) uniti da legame covalente ed hanno
peso molecolare variabile in base al numero di costituenti. Sono poco solubili o insolubili in acqua.
Si distinguono in polisaccaridi di riserva e polisaccaridi strutturali.
Sono polimeri che hanno il glucosio come unico tipo di monomero. Sono

I pi importanti sono: amido, cellulosa, glicogeno.


Lamido un polisaccaride di riserva, un polimero organizzato in maniera lineare formato
da tante molecole di -D(+)glucosio. E' presente in due forme diverse: amilosio e
amilopectina.
Mentre l'amilosio disposto a formare una lunga catena lineare avvolta a spirale,
l'amilopectina ha invece una struttura ramificata e costituisce una struttura globulare,
finemente spugnosa, che la rende insolubile in acqua. Questa struttura responsabile del
rigonfiamento dei granuli.
Per idrolisi dellamido si ottiene un disaccaride, il maltosio.

La cellulosa, il polisaccaride dei vegetali, pure un polimero del -glucosio, quindi formata da
tante (300-1500) molecole di glucosio. il pi importante polisaccaride strutturale di
sostegno: si trova nelle pareti cellulari dei vegetali a cui conferisce rigidit e resistenza. Si
ricava dal legno, dalla paglia e, allo stato quasi puro, dalle fibre tessili, in particolare il cotone.
Gli enzimi del nostro organismo, cio le amilasi, le saccarasi, le lattasi e le maltasi, non
riescono a spezzare il legame tra le molecole di -D(+)glucosio.
Gli erbivori sono invece dotati (grazie ai numerosi microrganismi tra cui i batteri del rumine e
quelli intestinali) dellenzima cellulasi che capace di rompere il legame e idrolizza la cellulosa
a glucosio.

Il glicogeno pure un polimero della-glucosio con struttura simile allamilopectina (legami 1


4 e 1 6) ma ramificazioni pi frequenti, quindi un polisaccaride con lunghe catene
ramificate di glucosio. Costituisce il polisaccaride di riserva del tessuto animale ed
contenuto essenzialmente nel fegato (1/3) e nei muscoli (2/3) degli animali.
Le finalit dei due depositi sono diverse. Il fegato raccoglie il glucosio dal circolo portale e lo
immagazzina come glicogeno: il glicogeno epatico serve a mantenere costante la glicemia
ovvero a regolarizzare il tasso glicemico del sangue rifornendolo di glucosio quando questo si
abbassa.
Il glicogeno muscolare ha funzione energetica, costituisce cio una riserva di energia di utilizzo
immediato.
Il tutto reso possibile da continui passaggi dalla forma monomerica (glucosio) a quella
polimerica (glicogeno) e viceversa.
I glicosamminoglicani (GAG) sono polisaccaridi lineari in cui si alternano due unit
monometriche (un amminozucchero e un glucide a carattere acido es. acido glucuronico).
Molto abbondanti in diversi tessuti animali, tra questi abbiamo il condroitinsolfato (nelle
cartilagini), lacido ialuronico (un lubrificante del liquido sinoviale delle articolazioni) e
leparina, un composto presente nel sangue ad attivit anticoagulante.

Metabolismo del glucosio


I carboidrati sono sintetizzati dai vegetali che contengono clorofilla attraverso la catena di reazione
che costituisce la fotosintesi.
Il prodotto principale della reazione il glucosio (C6H12O6).
6CO2 + 6 H2O

C6H12O6

luce solare

Solo organismi contenenti clorofilla possono trasformare lenergia luminosa in energia chimica
sotto forma di carboidrati.
C6H12O6 + O2

6CO2 + 6 H2O + energia (686 kcal/mol)

AMMINOACIDI
Sono composti bi funzionali caratterizzati dalla presenza del gruppo carbossilico COOH e del
gruppo amminico NH2.
COOH
|
H-C- NH2
|
R
Gli amminoacidi naturali sono -aminoacidi e contengono almeno un atomo di carbonio chirale,
pertanto sono composti sono otticamente attivi.
Questi composti otticamente attivi presentano perci due isomeri uno immagine speculare
dellaltro.
Gli amminoacidi naturali appartengono alla serie L (levogiri), mentre alcuni prodotti di sintesi
appartengono invece alla serie D (destrogiri).
Complessivamente solo 20 amminoacidi sono normalmente presenti nelle proteine. Dieci di
questi (valina, leucina, isoleucina, fenilalanina, treonina, lisina, arginina, triptofano, istidina,
metionina) sono detti amminoacidi essenziali in quanto luomo non in grado di sintetizzarli
mediante il proprio metabolismo per cui deve introdurli con la dieta.
R-CH-COO|
+
NH3
In un amminoacido il gruppo NH3+ ione ammonio, svolge la funzione acida (pu cedere uno
ione H+, mentre il gruppo COO- ione carbossilato, svolge la funzione basica in quanto pu
acquistare uno ione H+ .

PROTEINE
Le proteine sono macromolecole che derivano dalla combinazione chimica dei diversi 20
amminoacidi.
Questi, susseguendosi lun laltro come mattoni, costituiscono strutture molecolari molto
complesse. Le proteine contengono spesso alcune centinaia di amminoacidi ed hanno un ruolo
che di tipo catalitico (catalizzano delle reazioni) oppure strutturale.
Proteina=massa molecolare > 20.000 Peptide=massa molecolare < 20.000
Chimicamente proteine e peptidi sono poliammidi e risultano dalla condensazione del gruppo
amminico di un a.a. con il gruppo carbossilico del successivo.
In altre parole gli amminoacidi in una proteina sono legati mediante un legame peptidico
(esterificazione tra un gruppo carbossilico ed un gruppo amminico di due a.a. con eliminazione
di acqua).
H R O
H RO
| | ||
| | ||
H-N-C-C-OH + H-N-C-C-OH
|
|
H
H

H RO H R O
| | || | | ||
H-N-C-C-N-C - C-OH
|
|
H
H

Il legame peptidico risulta perci il seguente:

La struttura primaria di una proteina data dalla successione (sequenza) dei suoi
aminoacidi.
La struttura secondaria rappresentata dalla disposizione nello spazio della catena di
amminoacidi: molte proteine presentano una struttura a spirale (a -elica) e si
avvolgono intorno ad un asse.
La struttura terziaria rappresenta la struttura tridimensionale, data dalla capacit di
alcuni gruppi appartenenti alle catene laterali di dare legami ad idrogeno, legami
disolfuri, legami ionici o legami di Van der Waals, i quali permettono un ripiegamento su
se stessa della struttura secondaria.
La struttura quaternaria invece tipica solo di alcune proteine pi complesse. E data
dalla presenza nella proteina funzionale di due o pi subunit che interagiscono fra loro
(ad esempio la subunit e della emoglobina oppure la forma degli anticorpi: la
tipica Y, che contiene due diversi tipi di catene polipeptidiche: una pesante ed una
leggera, tenute insieme da ponti di disolfuro).

NB: le strutture secondaria, terziaria e quaternaria sono mantenute da legami deboli


(interazioni idrofobiche, legami a H, elettrostatici e di Van der Waals) e da ponti disolfuro
(-S-S-) che si formano per ossidazione di due gruppi SH della cisteina.
Metabolismo delle proteine e composti azotati
Gli amminoacidi non essenziali vengono sintetizzati tramite reazioni chimiche in cui si
producono come intermedi gli ioni ammonio (NH4+), estremamente tossici per molti organi.
Questi ioni ammonio vengono eliminati dai reni sotto forma di urea, che rappresenta il
prodotto finale del metabolismo azotato.
Lurea la diammide dellacido carbonico (H2Co3) con formula NH2CO NH2 e cio:

LIPIDI
Sostanze molto eterogenee dal punto di vista chimico, accomunate dalla somiglianza delle
propriet fisiche: sono insolubili in acqua e solubili nei solventi organici non polari.
I lipidi rivestono un ruolo importante sia come componente strutturale (le strutture portanti
delle membrane biologiche sono costituite da un doppio strato lipidico) che come riserva di
energia (valore calorico circa doppio rispetto a zuccheri e proteine: circa 9,46 kcal/g) oltre che
come messaggeri chimici. (ormoni corticosurrenali cortisolo, cortisone, aldosterone, gli
ormoni sessuali estrogeni, progesterone e androgeni - testosterone).
I lipidi principali sono i trigliceridi, le cere, i fosfolipidi, e gli steroidi.
TRIGLICERIDI
Funzione di riserva energetica. Derivano da una reazione di esterificazione tra il glicerolo
(alcool trivalente) e tre molecole di acidi grassi.

I tre gruppi R sopra riportati possono essere uguali (si avranno cos trigliceridi semplici) oppure
diversi (trigliceridi misti).
Gli oli (liquidi a temperatura ambiente, costituiti da ac.grassi insaturi) e i grassi (a
temperatura ambiente solidi, costituiti da ac.grassi saturi) sono miscele di trigliceridi.
SAPONI
Derivano da una reazione di idrolisi basica di un trigliceride (si fa reagire un trigliceride con
soda caustica NaOH) e si ottiene il glicerolo (alcool trivalente) e i Sali degli acidi grassi.
Questa reazione detta di saponificazione.

Grasso

soda caustica

glicerina (glicerolo)

sapone

I saponi sono i Sali degli acidi grassi con i metalli alcalini (Na e K).
La struttura dei saponi anfifilica (o anfipatica) in quanto contiene sia un gruppo idrofilo [il
gruppo COO-Na+] sia uno idrofobo [il gruppo R].
Se dispersi in acqua formano delle micelle, un aggregato sferico in cui le catene idrofobe
(idrocarburiche - R) si trovano allinterno e i gruppi idrofili (polari o ionici) allesterno in
contatto con il solvente.

CERE
Le cere sono esteri di acidi grassi con alcoli monovalenti a lunga catena. Si trovano nelle
cuticole (rivestimento esterno) di artropodi e vegetali.

FOSFOLIPIDI
Derivano dal glicerolo: due gruppi -OH sono esterificati da acidi grassi, mentre il terzo
esterificato dallacido fosforico (H3PO4).

Anche i fosfolipidi sono molecole antipatiche (testa polare gruppo fosfato; coda idrofobica
catene idrocarburiche degli acidi grassi).
Sono i principali costituenti delle membrane cellulari, in cui si dispongono in doppio strato, con
le teste polari rivolte verso lesterno.
STEROIDI
Sono molecole caratterizzate da una struttura chimica di base comune, costituita da quattro
anelli condensati.

Al carbonio numero 17 si lega il residuo della molecola (-R), costituito da vari tipi di sostituenti.
La struttura steroidea caratterizza gli ormoni sessuali, gli ormoni corticali (corteccia del
surrene), gli acidi biliari e la vitamina D.
Se in posizione 3 presente un gruppo ossidrile OH e una catena alifatica in posizione 17 si
parla di steroli.
Lo sterolo pi importante e conosciuto il colesterolo.

GLI ACIDI NUCLEICI: DNA ED RNA


Gli acidi nucleici possono essere considerati polimeri lineari costituiti da strutture di base dette
nucleotidi.
Ciascun nucleotide contiene una base (base eterociclica azotata) legata ad uno zucchero
pentoso, a sua volta legato allacido fosforico.
Gli zuccheri, pentosi, sono monosaccaridi, e precisamente il desossiribosio nel DNA ed il ribosio
nell RNA.
Laltro costituente di un nucleotide la base azotata.
Idrolizzando un nucleotide si ottiene una molecola di acido fosforico e un nucleoside.
In altre parole i nucleotidi sono monomeri costituiti da tre sostanze:
una base azotata (purina o pirimidina);
uno zucchero a cinque atomi di carbonio (zucchero pentoso), che insieme alla base
azotata costituisce un nucleoside;
un gruppo fosfato, che insieme a un nucleoside costituisce appunto un nucleotide.
Per quanto riguarda le basi, necessario ricordare che si dividono in due gruppi:
basi pirimidiniche o pirimidine:
citosina (C), timina (T), uracile (U)
basi puriniche o purine:
adenina (A), guanina (G)
La catena polinucleotidica costituita da uno scheletro di molecole di zucchero e acido fosforico
che si alternano e sono fra esse legate tramite un legame covalente.

Tra il gruppo ossidrilico OH dellestremit C5 di ununit di ribosio e un altro gruppo ossidrilico


OH dellestremit C3 si viene a costituire un ponte o legame fosfodiesterico.

Tre basi sono presenti sia nel DNA che nel RNA: adenina (A), guanina (G), citosina (C), oltre a
queste nellRNA presente luracile (U), mentre nel DNA la timina (T).
Il DNA formato da due filamenti (a doppio filamento) polinucleotidici avvolti ad elica intorno
ad un asse centrale. I due filamenti sono tenuti uniti tramite legami a idrogeno che si formano
tra le coppie di basi che si fronteggiano (ad esempio A-T oppure G-C).
Le basi appaiate sono dette complementari.
L RNA normalmente a singolo filamento, anzich a filamento doppio.

INTERAZIONI DEBOLI
Le molecole organiche possono interagire fra loro tramite forze deboli non covalenti e legami
ionici. I legami chimici deboli hanno meno di 1/20 dellenergia di un legame covalente.
Tra queste forze ricordiamo:

Legami a idrogeno
Legami ionici
Forze di Van der Waals
Interazioni dipolo-dipolo
Forze idrofobe

Oltre a impartire alle macromolecole (ad esempio DNA e proteine) la loro forma e struttura
questi legami permettono la formazione dei complessi proteici costituiti da pi sub unit.
Trattandosi di legami deboli le strutture macromolecolari cui danno origine sono anche
caratterizzate da un certo grado di flessibilit, fondamentale in molti processi biologici.

APPUNTI VARI
OMOGENEITA ED ETEROGENEITA.
Si dicono omogenee quelle sostanze che presentano identiche propriet fisiche in tutti i loro
punti; eterogenee sono invece quelle nelle quali possibile distinguere parti diverse fra loro e
separare, con operazioni meccaniche, i diversi costituenti.
I sistemi eterogenei sono anche chiamati miscugli o miscele e possono essere di varia specie:
solidi con solidi, solidi con liquidi, solidi con gas ecc.
SISTEMI ETEROGENI
Le sospensioni sono miscugli eterogenei costituiti da un liquido e da particelle solide, visibili
anche ad occhio nudo, in esso insolubili.
Le emulsioni sono miscele eterogenee costituite da un liquido insolubile, disperso in un altro
liquido, in goccioline visibili ad occhio nudo. (es. il latte, acqua zuccherina e grassi ecc.)
Le soluzioni colloidali sono miscugli eterogenei di due sostanze, delle quali una (fase
dispersa, colloide) dispersa nellaltra (fase disperdente, solvente) in forma di grosse molecole
o gruppi di molecole, detti micelle. Nel primo caso si parla di soluzione colloidale molecolare,
nel secondo di soluzione colloidale micellare. Una sostanza colloidale si disperde lentamente nel
solvente ma non in grado di oltrepassare una membrana semipermeabile: le molecole di
colloide esercitano perci una pressione detta pressione colloido-osmotica.
SISTEMI OMOGENEI
Sono sistemi omogenei le soluzioni vere e le specie chimiche od individui chimici.
Individui chimici (sostanze pure la cui composizione non subisce alterazioni per mezzo dei
cambiamenti di stato).
Soluzioni vere sono miscugli omogenei di due o pi sostanze, le cui particelle disperse non
sono visibili con lultramicroscopio. Esse sono costituite da un liquido predominante, detto
solvente, che contiene disperse particelle di sostanze solide, liquide o gassose, alle quali si d il
nome di soluto.
La Propriet colligativa una propriet delle soluzioni che dipende solo dal numero di
particelle distinte - molecole, ioni o aggregati sopramolecolari - che compongono la soluzione e
non dalla natura delle particelle stesse. Queste propriet sono: 1) abbassamento della
tensione di vapore; 2) innalzamento temperatura di ebollizione (ebullioscopio), 3)
abbassamento temperatura congelamento (crioscopico); 4) pressione osmotica.
Alcune propriet invece, per esempio la densit e il pH, dipendono oltre che dalla
concentrazione delle particelle di soluto, anche dalla natura dei componenti della soluzione, e
per tale motivo non sono propriet colligative.

NOMENCLATURA CHIMICA
Le sostanze chimiche si dividono in organiche ed inorganiche. Queste ultime sono composte da
elementi (metalli e non metalli) e composti (ossidi, idrossidi, anidri, acidi, sali ed idruri).
OSSIDI: sono composti binari, cio costituiti da 2 elementi, formati dalla combinazione tra un
metallo e lossigeno.
Ossido di calcio

Ca=O

Ossido di sodio

Na-O-Na

IDROSSIDI: Gli idrossidi o basi sono composti ternari nelle cui molecole figurano un metallo
ed il gruppo OH, detto ossidrile.
Idrossido di sodio

Na-OH

Idrossido di calcio

Ca-OH
\OH

Idrossido alluminio HO-Al-OH


\O-H

Si ricorda che la valenza di una base data dal numero di ossidrili OH posseduti. Nei casi
sopra NaOH base monovalente, CaOH base bivalente, AlOH base trivalente
ANIDRI: Le anidri sono composti binari formati dalla unione di un non-metallo o di un
semimetallo con lossigeno.
Se il non metallo forma una sola anidre prende la desinenza ica.
CO2 anididride carbonica

SiO2 anidride silicica

Se il non metallo d origine


ica per laltra.
SO2 anidride solforosa
Se il non metallo d origine
Cl2O anidride ipoclorosa
Cl2O7 anidride iperpclorica

a due anidridi prende la desinenza osa per la meno ossigenata ed


SO3 anidride solforica
a quattro anidridi i nomi divengono i seguenti:
Cl2O3 anidride clorosa
Cl2O5 anidride clorica

ACIDI: Sono composti che hanno 1 o pi atomi di idrogeno che possono essere sostituiti con
atomi di metalli.
Si distinguono in idracidi
composti binari, risultanti dallunione dellidrogeno con un non metallo (la denominazione
richiede il suffisso idrico)
HF ac.fluoridrico HCl ac.cloridrico HBr ac.bromidrico HI ac.iodidrico HS ac.solfidrico
ed in ossiacidi
derivanti dalla combinazione di una anidre con lacqua. Hanno lo stesso nome dellanidre da cui
derivano.
HNO2 acido nitroso HNO3 acido nitrico
da imparare!
H2SO3 acido solforoso
H2SO4 acido solforico
H2CO3 acido carbonico
H3PO3 acido fosforoso
H3PO4 acido fosforico
H3BO3 acido borico
Si ricorda che la valenza di un acido data dal numero di atomi di idrogeno in esso contenuti e
sostituibili con un metallo.
SALI: i sali sono composti binari o ternari che derivano dagli acidi sostituendo lidrogeno con
un metallo. Abbiamo quindi sali derivati dagli idracidi
HCl Ca Cl2 cloruro di calcio
H2S Fe2S3 solfuro di ferro
E sali derivanti dagli ossiacidi
HClO NaClO ipoclorito di sodio
H2SO3 K2SO3 solfito di potassio
HNO3 NaNO3 nitrato di sodio

HBr AlBr3 bromuro di alluminio

HN2O Fe(NO2) 2 nitrito di ferro


H2SO4 CaSO4 solfato di calcio

Ci sono vari tipi di sali. In particolare abbiamo:


Sali neutri (ottenuti sostituendo tutto lidrogeno di un acido con un metallo, tutti quelli sopra
riportati)
Sali acidi (che si ottengono sostituendo solo in parte lidrogeno di un acido)
H2CO3 Na2CO3 carbonato di sodio
HCO3 NaHCO3 carbonato acido di sodio
H2SO4 CaSO4 solfato di calcio
HSO4 Ca(HSO4) 2 solfato acido di calcio
Sali misti derivano dagli acidi polibasici sostituendo lidrogeno con due basi diverse
NaKCO3 carbonato di potassio e sodio
CaMg(CO3) 2 carbonato di magnesio e calcio
IDRURI: sono composti binari formati da un metallo o da un non-metallo o da un
semimetallo, con lidrogeno.
CaH3 idruro di calcio
NH3 idruro di azoto
PH3 idruro di fosforo

Normalit di una soluzione


In chimica, la normalit una delle misure della concentrazione del soluto in una soluzione ed
indica il numero di equivalenti di un soluto disciolti in un litro di soluzione:

dove neq il numero di equivalenti e V il volume.


Il numero di equivalenti corrisponde a massa della sostanza in grammi / peso equivalente. Il
peso equivalente corrisponde a peso molecolare / valenza operativa.
La valenza operativa (VO) varia a seconda del soluto in questione:

per gli acidi: VO = numero di ioni H+ rilasciati


per gli ossidi: VO = indicevalenza
per i sali: VO = numero di cariche (+) o (-)

Qualora si conosca la molarit di una soluzione per calcolare la normalit si pu applicare la


seguente formula:

Elettronegativit: una misura relativa della capacit di un atomo di attrarre elettroni quando
prende parte ad un legame chimico.
Legge di Avogadro: afferma che volumi uguali di gas differenti nelle stesse condizioni di T e P,
contengono lo stesso numero di moli (1mole=6,02.1023 unit di molecole, atomi, ioni ecc.)
Titolazione: da fare 1 domanda su esercitest

Acidi monoprotici
Sono quegli acidi che in soluzione acquosa possono fornire un solo protone per molecola. Esempi di
acidi monoprotici sono: acido cloridrico HCl, acido nitrico HNO3, acido acetico CH3COOH, acido
perclorico HclO4.

Acidi diprotici
Sono quegli acidi che in soluzione acquosa possono fornire due protoni. Esempi di acidi diprotici
sono: acido solforico H2SO4, acido solfidrico H2S, acido solforoso H2SO3.

Acidi triprotici
Sono quegli acidi che in soluzione acquosa possono fornire tre protoni per molecola. Gli acidi
triprotici in uso nei laboratori di chimica sono relativamente pochi; molto pi frequenti sono gli
acidi monoprotici e gli acidi diprotici.
Esempi di acidi triprotici: i pi comuni acidi triprotici sono: acido forforoso (H3PO3) e acido
fosforico (H3PO4).

Composto Anfiprotico o Anfotero


Una specie chimica si dice abbia comportamento anfiprotico quando pu sia donare sia accettare
un protone, ossia fungere sia da acido sia da base di Brnstd-Lwry.
Alcuni esempi di specie anfiprotiche sono l'acqua, gli amminoacidi, lo ione bicarbonato e lo ione
bisolfato. Dal momento che possono donare un protone, tutte le sostanze anfiprotiche contengono
un atomo di idrogeno.

L'EQUILIBRIO ACIDO-BASE
1. LA COSTANTE DI EQUILIBRIO DELLACQUA
Fra tutti i solventi lacqua indubbiamente quello che maggiormente favorisce la
dissociazione degli elettroliti. Lacqua stessa un elettrolita, sia pure debolissimo. Quindi anche
lacqua, seppure in minima misura, libera degli ioni, i quali non possono che essere H + e OH-.
La dissociazione elettrolitica dellacqua pu quindi essere espressa attraverso il seguente
schema:
H2O

H+ + OH-

Ora per, poich lo ione idrogeno, essendo fortemente reattivo, non pu esistere isolato fra
miliardi e miliardi di molecole dacqua, esso deve legarsi ad una di esse formando lo ione
idronio (H3O+):
H2O + H2O H3O+ + OHSi tratta tuttavia di un equilibrio fortemente spostato verso le molecole indissociate e ci
appare evidente applicando ad esso la legge di azione di massa:
[H3O+] [OH-]
- = Kc = 3,210-18
[H2O]2
Le parentesi quadre stanno ad indicare le concentrazioni molari ossia il numero di moli delle varie specie
chimiche per litro di sovente.

[H2O] a 25 C 55,6 mol/L un risultato che si ottiene dividendo 1000 grammi di acqua (in
pratica un litro) per il peso molecolare dellacqua stessa, che 18. Si ha quindi:
[H3O+] [OH-] = 3,210-18(55,6)2 = 9,8910-15 1,0 10-14

Il valore che abbiamo arrotondato a 10-14 prende il nome di costante del prodotto ionico
dellacqua e viene indicato con il simbolo Kw (w sta per water che in inglese significa acqua).

Ora, poich il numero degli ioni ossonio H 3O+ deve essere uguale a quello degli ioni idrossido
OH- possiamo scrivere:
[H3O+] = [OH-] = 1,0 10-7 mol/L
Lo ione H3O+ pu essere pi semplicemente espresso con H+
IL CONCETTO DI pH
I valori numerici delle concentrazioni degli ioni H+ e OH- in soluzione acquosa sono in
genere molto piccoli. stato perci proposto l'uso dei logaritmi, per indicare quei valori in
modo pi semplice.

pH = - log [H+]

pOH = - log [OH-]

Se ad esempio la concentrazione degli ioni H+ fosse di 0,001 moli per litro, invece che scrivere:
[H+] = 10-3, si pu scrivere semplicemente pH=3.
Ricordando poi il prodotto ionico dell'acqua: [H+] [OH-] = 10-14 mol/L facile derivare l'espressione
equivalente:

pH + pOH = 14
che ci permette di passare con facilit dal pH al pOH e viceversa. Se il pOH di una soluzione
fosse ad esempio 12, il pH della stessa soluzione sarebbe 2; sono quindi analoghe le scritture
pOH = 12 e pH = 2.
L'IDROLISI SALINA
I sali sono solidi ionici che si comportano in soluzione come elettroliti forti. Sappiamo
anche che i sali possono venire considerati come sostanze neutre che si ottengono dalla
reazione di un acido con una base. Un sale come NaCl, ad esempio, lo si pu immaginare come
il risultato di una reazione fra l'acido cloridrico e l'idrossido di sodio:
HCl + NaOH

NaCl + H2O

Nel caso sopra la soluzione che si ottiene neutra. Vi sono per sali che sciolti in acqua,
impartiscono alla soluzione una reazione leggermente acida o leggermente basica. In alcuni
casi cio gli ioni del sale in soluzione possano reagire con l'acqua stessa producendo acidi e
basi. Quando ad esempio si pone in acqua un sale che formalmente pu essere immaginato
come il risultato della reazione di un acido debole con una base forte, come potrebbe essere
l'ipoclorito di sodio (la comunissima varechina), allora si nota che la soluzione diventa basica.
La formula chimica dell'ipoclorito di sodio NaClO. Questo sale in acqua si scinde negli ioni Na +
e ClO-. Lo ione Na+ non ha alcuna tendenza a reagire con l'acqua per sottrarle protoni. Lo ione
ClO- invece, essendo la base coniugata di un acido non molto forte, possiede in quanto base
una certa forza che lo fa competere con le molecole d'acqua per il possesso dei protoni. Lo ione
ClO- strappa quindi alcuni protoni all'acqua (che si riduce a OH-) ripristinando le molecole HClO
le quali, appartenendo ad un acido debole, hanno tendenza ad esistere prevalentemente sotto
forma indissociata.
ClO- + H2O HClO + OHPer quanto l'equilibrio sia spostato a sinistra, ci nonostante la presenza dello ione ClO - in
soluzione, crea alcuni ioni OH - i quali, andandosi ad aggiungere a quelli gi presenti fanno
aumentare la basicit della soluzione. In questo caso si dice che il sale ha dato, in acqua,
idrolisi basica.
Un discorso analogo pu essere fatto nel caso di un sale che formalmente pu essere
considerato il risultato della reazione di una base debole con un acido forte, come ad esempio
NH4Cl (cloruro di ammonio). Questa volta a reagire con l'acqua saranno gli ioni NH 4+, acido
coniugato della base debole NH3, mentre Cl-, base debolissima, non reagisce affatto. Gli ioni

NH4+ interagiranno con le molecole d'acqua formando nuovi ioni H 3O+ secondo il seguente
schema:
NH4+ + H2O

NH3 + H3O+

Questi nuovi ioni H3O+ andranno ad aggiungersi a quelli gi presenti nell'acqua attribuendo
alla soluzione carattere acido. Si parla, in questo caso, di idrolisi acida.
I SISTEMI TAMPONE
I sistemi tampone non sono altro che soluzioni acquose che possiedono la propriet di
contenere entro limiti molto ristretti le variazioni del pH per aggiunta di piccole quantit di acidi
o di basi forti. Prima di trattare largomento si tenga presente che l'aggiunta di acidi o di basi,
anche in piccole dosi, a sistemi che non hanno le caratteristiche dei sistemi tampone, comporta
una variazione del pH molto netta.
Un sistema tampone costituito da una coppia acido debole-base coniugata, oppure da una
coppia base debole-acido coniugato. Una soluzione tampone pu quindi essere ottenuta
sciogliendo in acqua l'acido acetico (acido debole) e un suo sale, ad esempio l'acetato di sodio,
il quale, dissociandosi in acqua, genera gli ioni CH 3COO- che rappresentano la base coniugata
dell'acido CH3COOH.
Nell'acqua si verr quindi a formare il seguente equilibrio:
CH3COOH + H2O

CH3COO- + H3O+

[CH3COO-]
pH = pK + log
[CH3COOH]
Questa espressione detta equazione di Henderson-Hasselbach.
Le caratteristiche fondamentali di una soluzione tampone sono la sua capacit tamponante e il
pH.
Per capacit tamponante di una soluzione tampone si intende la quantit massima di acido o di
base che essa in grado di neutralizzare prima che il suo pH cambi in misura apprezzabile
Per quanto riguarda il pH, dall'equazione di H.H. evidente che il suo valore dipende dalla K a
dell'acido (o dalla Kb della base) che stato scelto per preparare la soluzione e dal rapporto
delle concentrazioni del sale e dell'acido che sono stati posti in soluzione.

Reazione di neutralizzazione: la reazione chimica in cui reagiscono due composti


per produrre un sale e acqua:
AOHaq + HBaq ABaq + H2O
Un esempio classico di questo tipo di reazione sono le interazioni tra acidi e basi forti in
soluzioni acquose:
NaOHaq + HClaq NaClaq + H2O
Il valore di pH finale dipende dal fatto se il sale formatosi subisca o meno reazione d'idrolisi.
Generalmente le reazioni di neutralizzazione coinvolgono acido/basi forti e sono spontanee a
condizioni standard; vengono sfruttate a scopo analitico effettuando le titolazioni.

Titolazione
L'analisi volumetrica o volumetria una tecnica analitica che consente di determinare la
concentrazione di una soluzione a titolo incognito (titolando) mediante reazione con una
soluzione a titolo noto (titolante).
Conoscendo il volume di titolante utilizzato e la stechiometria di reazione si pu risalire alla
concentrazione dell'analita con semplici calcoli.
Un volume noto, misurato esattamente, di una soluzione A avente concentrazione nota viene
inserito nel becher. Nella buretta, lungo tubo graduato, viene introdotta la soluzione B, avente
concentrazione incognita da determinare.
Dalla buretta la soluzione B viene aggiunta goccia a goccia alla soluzione A nel becher, ed ha
luogo la reazione:
A + B prodotti
Si continua ad aggiungere B fino al punto in cui il reagente A nel becher viene completamente
consumato dalla reazione con il reagente B (punto di equivalenza).

Immaginiamo di determinare la concentrazione di soluzione a titolo incognito di NaOH


mediante titolazione con una soluzione 0,10 M di Hcl. Nella fase iniziale della titolazione, la
curva di titolazione mostra una variazione di pH estremamente modesta.
Procedendo con le aggiunte, la concentrazione di acido cloridrico non neutralizzato
dallidrossido di sodio diminuisce sempre di pi e la soluzione perde gradualmente la sua
capacit tamponante. Allequivalenza il numero di moli di base aggiunta allacido eguaglia il
numero iniziale di moli di acido. In corrispondenza del punto di equivalenza si osserva una
brusca variazione, ovvero un salto di pH, che da valori acidi si porta rapidamente a valori molto
basici.

ACILE
In chimica organica, acile (o gruppo acilico) il nome generico del gruppo funzionale
corrispondente ad un acido carbossilico privato del suo gruppo OH

ACETILE
In chimica organica, l'acetile (spesso abbreviato come Ac) un gruppo funzionale composto
dalla parte acilica dell'acido acetico (-COCH3) [cio ac.acetico meno gruppo OH].

CLORURO DI ACETILE (ACETILCLORURO)


Il cloruro di acetile un alogenuro acilico; pu essere assimilato ad una anidride mista
tra acido acetico e acido cloridrico. La formula CH3COCl

ACETATO DI METILE
Con il termine acetato si intende il sale dellacido acetico (CH3COOH) e cio CH3COO- .
L acetato di metile un estere (desinenza ato) la cui formula molecolare CH3C=OOCH3.
ACETALDEIDE = ALDEIDE ACETICA
Lacetaldeide (o aldeide acetica) un liquido incolore che ha formula chimica CH3CHO

GRUPPO NITROSO
Il gruppo nitroso costituito da

-N=O

e caratterizza i cosiddetti nitroso composti.

NITROSAMMINE
Le nitrosammine sono composti organici contenenti un gruppo nitroso (-N=O), legato
all'azoto amminico (-NH2). Lo studio di queste sostanze molto importante in
ambito tossicologico, essendo molte N-nitrosammine cancerogene.

NITRILE
Un nitrile un composto organico che ha un gruppo funzionale

R-CN

Esempi di AMMINE (vedi pag. 48)


Metilammina: CH3NH2
Etilammina: CH3CH2NH2
Propilammina: CH3CH2CH2NH2
Butilammina: CH3CH2CH2CH2NH2

Esempi di ALDEIDI
Metanale (formaldeide):
Etanale (acetaldeide):

CH2O

CH3COH

Propanale (propionaldeide):

Butanale (butirraldeide):

CH3CH2COH

CH3CH2CH2COH

Esempi di CHETONI
Propanone (acetone o dimetilchetone): CH3CO CH3
Butanone (metiletilchetone): CH3COCH2CH3
Pentanone: CH3CH2CH2COCH3 (2-Pentanone o metilpropilchetone)

Esempi di ACIDI ORGANICI


Acido metanoico (acido formico): HCOOH
Acido etanoico (acido acetico): CH3COOH
Acido propanoico (acido propionico): CH3CH2COOH
Acido butanoico (acido butirrico): CH3CH2CH2COOH
Acido pentanoico (acido valerico): CH3CH2CH2CH2COOH
Esempi di AMMIDI
Urea (diammide dell'acido carbonico): NH2 CO NH2
Acetammide: CH3 CO NH2
Esempi di ESTERI
Propanoato di metile: CH3CH2COOCH3
Metiletanoato (Acetato di metile) CH3C=OOCH3
Butanoato di metile: CH3CH2 COOCH3
Da controllare e ordinare
TOLUENE (TOLUOLO)

(pungiglioni di insetti)
(aceto)
(latte)
(burro rancido)
(valeriana officinalis)

Si tratta del metilbenzene un liquido volatile ed incolore dall'odore caratteristico. E un un


idrocarburo aromatico; viene usato come solvente in sostituzione del pi tossico benzene, cui
somiglia sotto molti aspetti.

CLOROFORMIO (TRICLOROMETANO)
E un alogenuro alchilico e la sua molecola assimilabile a quella di una molecola di metano in cui
tre atomi di idrogeno sono stati sostituiti da tre atomi di cloro (CHCl3)
CLORURO DI METILENE (DICLOROMETANO)
Il diclorometano un alogenuro alchilico (CH2Cl2)

ACETAMMIDE
E una ammide (formula generale R-CO-NH2) che deriva dalla reazione tra acido acetico
(CH3COOH) e ammoniaca (NH3) .
CH3COOH + NH3 CH3CONH2