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ORDINE DEI CHIERICI REGOLARI DI S.

PAOLO BARNABITI
PERCORSO FORMATIVO PER LA PROFESSIONE SOLENNE

STORIA DELLA
CONGREGAZIONE
(A CURA DI P. RODRIGO NILO PALOMINOS)

Roma 2015

SCHEMA GENERALE DEGLI INCONTRI


I.
II.
III.
IV.

V.
VI.

Introduzione e aspetti generali.


Contesto europeo tra Medioevo Rinascimento.
i. Letture per contestualizzare il periodo.
ii. Contesto religioso nellItalia del Rinascimento.
SantAntonio Maria Zaccaria.
i. Profilo Biografico.
ii. Scritti.
Barnabiti Angeliche Maritati di S. Paolo: Aria di Riforma Cattolica pre
Trento.
i. Origine e sviluppo dei Collegi fino a Trento.
ii. Trento e il cambio del paradigma dei Collegi.
Storia dellOrdine fino ad oggi.
Patrimonio Archivistico dei Barnabiti. Il Centro Studi Storici.

I. INTRODUZIONE

Il cosiddetto mestiere dello storico a volte tinvita a (ri-) percorrere alcune strade gi
avviate sicuramente di gente pi bravi e capaci di te. Infatti, quando ho accettato la proposta
del p. Maestro di questo percorso formativo lansia di poter fare qualcosa di nuovo era spenta
per il terrore di poter occupare un posto assai riservato ai veri grandi nella Storiografia
Barnabitica. Ma da un'altra parte, questo discorso sulla Storia del nostro Ordine e che nel
linguaggio quotidiano assume il termine di Congregazione a volte ha bisogno delle forze
nuove che possano maneggiare i documenti e i fatti, disegnando un profilo per nuove ricerche
sulla nostra storia di famiglia che spingano ai pargoletti della casa a interessarsi e a
valorizzare la ricca tradizione, ma non restare solo in quellangolo che alla fine non serve a
nessuno si cerca di fare Storia, con le luci e ombre proprie dei tempi odierni, con le
difficolt e le ricchezze che la cultura, nei suoi mutamenti promuove spazi di dialogo o
incluso di scontro e che incluso, potrebbero sembrarci eventi ciclici e che gi sono stati parte
di un altro periodo o momento preciso della vita di famiglia, ecc.
Tutto quanto ho detto fino a qui, sono parole che nascondono il desiderio di poter
avviare con voi, insieme, un percorso pi approfondito delle nostre radici. Non basta il
famoso giro zaccariano per toccare con mano lesperienza dei primi barnabiti (insieme alle
sue vicende). C il bisogno di riprendere la strada iniziata nel Noviziato, quando i nostri
maestri ci insegnavano e presentavano gli avvenimenti pi importanti dellOrdine, grazie al
Premoli, al Gentili oppure al materiale presente nelle biblioteche delle nostre case di
formazione e che arricchivano la visione dellessere barnabita in quel posto. S, vi parlo un
po della mia esperienza nella periferia del mondo. Termine ora molto usato dal Papa e che,
oltre a segnare la mia provenienza dal lontano Cile, ma che pur essendo lontano,
condividiamo questa Storia e cerchiamo di farla viva nellattualit.
Lobiettivo, finalmente, di questo percorso, si centra nel analizzare la Storia
dellOrdine, inquadrandola nellambiente in cui si sviluppa, continuando con un percorso di
analisi di testi e, dentro il possibile, la conoscenza dei testi fondamentali per la nostra Storia.
Riguardo al metodo, cercher di presentarvi in ogni incontro una panoramica approfondita di
quello che i nostri Superiori mi hanno chiesto di offrirvi, con una bibliografia adeguata
insieme a qualche discussione tra di noi. Cercher di rispondere a tutti i dubbi, consapevole
che tutti noi abbiamo una base comune: quella del nostro Noviziato in quello che riguarda alla
Storia della Congregazione. Dentro le possibilit, un giorno andremmo al Centro Studi Storici
per conoscerlo e capire che questo mestiere dello storico viene affiancato dalla fatica che
risulta del lavoro con le fonti e la loro preservazione lungo il tempo. Se riusciamo, sarebbe
interessante il produrre qualcosa alla luce di queste fonti.
Parlando di Bibliografia, cercher di darvi delle fotocopie del materiale, in modo tale
che possiamo sottolinearli e prendere delle noti personali. In alcuni casi, se capita di lavorare
con materiale dellArchivio (sic. Centro Studi), ognuno prender delle noti personali,
impressioni, ecc. in modo di condividerli al prossimo incontro. Alcune letture non saranno
proprie di materiale presente nel nostro Archivio o nelle nostre Biblioteche, specialmente
quello che si tratter sul contesto europeo e alcune linee. In ogni caso, se non posso
consegnarvi delle fotocopie per tutti, le potrete scaricare dal sito http://www.scribd.com,
chiedendovi quando sia necessario di riportare i testi alle nostre sedute. Il nostro orario
sar ogni gioved dalle 16.00 alle 18.00, con delle pause.

II. CONTESTO EUROPEO TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO

Letture:
Nascita del Rinascimento e Il Medioevo diventa unepoca buia in J. LE GOFF, Il tempo
continuo della Storia, Laterza, Bari, 2014 pp. 41 55; 73 95.
Prima di riflettere sui fatti che riguardano la nostra storia, doveroso fissare lo
sguardo al periodo precedente, cio il Medioevo. Uno si potr domandare il perch di
questa scelta. Tecnicamente il periodo medioevale oltre che a anticipare i tempi nuovi
del Rinascimento, a un punto senta le fondamenta per questo salto di qualit, se lo
possiamo definire cos.
Gli storici, nella periodizzazione1 collocano come fine del Medioevo il 1453, e incluso
la data del 1492 come date certe di termine. Ma sappiamo benissimo che questarco
temporale non un segno molto concreto della realt. In che senso? Nel senso in cui il
percorso dellumanit oltrepassa le convenzioni di tempo e di periodo storico, se pu
parlare di un ciclo in cui gli avvenimenti si succedono come una reazione a catena ma,
attenzione questa reazione a catena ovviamente porta con s uno studio accurato dei
fatti (come un fatto come quello della nascita delluniversit diventa, dentro il contesto
sociopolitico del tempo, la porta per la nascita delle citt con la conseguente fine del
sistema feudale o come la nascita dei mendicanti provoca un cambio radicale nella forma
in cui si viveva la spiritualit medievale, compreso il culto dei santi2)
Per J. Le Goff3, la realt dellEuropa sin dal XIII secolo, si potrebbe sintetizzare nei
seguenti aspetti:
1. Di solito si tende a pensare che la realt a partire del XIII secolo, sia una realt di
traguardo in cui si comincia a sentire una certa crisi del sistema medioevale. Per lautore,
invece il contrario il XIII secolo afferma la personalit del cristianesimo, e allo stesso
tempo, si profila un profilo sociopolitico nuovo, grazie alla maturazione delle realt
vissute fino a questo secolo. Si passa, in sintesi, a unEuropa urbana grazie al ruolo del
commercio che con i mercanti promuove uno sviluppo dei piccoli centri di popolazione.
Non possiamo dimenticare, come elemento distintivo di questo periodo, il cosiddetto
successo del sapere, grazie allo sviluppo delle scuole urbane e alle diverse universit con
la sua crescita sin dal secolo anteriore.
2. Dentro dello schema della nascita delle scuole e delle universit, si mette di manifesto il
ruolo del latino e delle lingue volgari. Ricordiamo che linsegnamento universitario era
1 Vi consiglio la lettura del seguente libro al riguardo della periodizzazione: S. GUARRACINO, Le et della
Storia. I concetti di Antico, Medievale, Moderno e Contemporaneo. Milano, Bruno Mondadori, 2001.
2 Sono interessanti le parole di Ch. Freeman al riguardo: Ma le reliquie non forniscono solo una narrazione.
Esse sono profondamente intrecciate con la societ medievale. Vengono, senza remore, usate dai re come simboli
di prestigio. I vescovi affermano la loro autorit come impresari di santuari. Sono comprate e vendute, rubate e
scambiate. Sono razziate a centinaia da Costantinopoli dopo che lo scisma tra Oriente e Occidente le rende un
bottino legittimo. Offrono una spiegazione per la nascita dellarchitettura gotica e quindi per alcuni dei pi belli
edifici europei [] E portarono anche i loro benefici. NellEuropa medievale non ci furono mai le condizioni per
ununiformit religiosa. Cerano troppi centri di potere connessi al culto: il lontano e talvolta risentito papato,
sovrani che rivendicavano un loro carisma sacro, monasteri opulenti e autonomi, i vescovi, molti dei quali di
grande ricchezza e influenza personali [] lintensit della venerazione che si pratica ai santuari a spiccare. Il
medioevo sovente definito come unepoca di fede. in CH. FREEMAN, Sacre reliquie. Dalle origini del
cristianesimo alla Controriforma, Torino, Einaudi, 2012, 310 311.
3 La seguente sintesi presa dalla lettura di J. LE GOFF, Il cielo sceso in terra. Le radici medievali in Europa
(orig. francese: LEurope est elle n eau Moyen ge?), Roma Bari, Laterza, 2003, 127 243.

impartito in latino, considerato la lingua del sapere. Non ci soffermeremmo nelle divisioni
riguardanti al tipo del latino parlato e usato nelle scuole e nella vita quotidiana. Solo
ripercorreremmo alcuni passi fondamentali in cui il mutamento linguistico ha avuto
speciale importanza per la societ.
Sappiamo benissimo che lo sviluppo delle lingue volgari fu lento e che grazie alla
letteratura, la lingua parlata ha potuto progredire in modo tale che gi nel XIV XVI
secolo la realt delle lingue volgari occupasse il posto del latino, tranne che nella cultura e
nella vita ecclesiale.
3. Un elemento importante, e che ci da la possibilit di iniziare un avvicendamento alla
nostra Storia di famiglia, riguarda alla Spiritualit del periodo compreso tra linizio del
XIII e linizio del XIV secolo. Lappello alla spiritualit del periodo si centra nei seguenti
elementi4:
a. Lo sviluppo dei movimenti eremitico e monastico tra 1080 e 1130 che porta come
sintesi la dottrina dellEvangelismo, essendo il suo massimo esponente Stefano di Muret,
che afferma: non c altra regola se non il Vangelo di Cristo, con cui precisa che un
cristiano poteva cos guadagnare il regno dei cieli.
b. Il ruolo delle ordini mendicanti nel processo in cui la dottrina
dellevangelismo, o almeno, la tesi di Muret sia accettata a livello ecclesiale. Importanza
dei Francescani e Domenicani al riguardo.
c. Oltre alle due realt prima menzionate, si presenta la tesi secondo la quale
era possibile vivere lesperienza dei mendicanti nellambito laicale? La tesi trover un
risconto positivo, quindi vedremmo dei movimenti laicali ad intra e ad extra della Chiesa,
che cercheranno di promuovere la dottrina gi menzionata lungo il periodo del XIII XIV
secolo.
Riferendoci al terzo punto, vale a dire, sul ruolo del laicato nella dottrina
dellEvangelismo, dovremmo andare verso la fine del XII secolo. Fino a questo momento, un
laico poteva abbracciare la vita religiosa o entrando pienamente a essa oppure associandosi in
qualche modo a una comunit religiosa in modo tale di beneficiare delle ricchezze spirituali
delle comunit. Da questo desiderio di condivisione delle ricchezze spirituali, nascono le
fraternitas, che attraverso una donazione in vita o dopo la morte a modo di poter usufruire
ancora in vita i beni o incluso attraverso il lavoro assomigliandosi ai fratelli conversi
dentro la comunit/monastero, si era iscritto a livello personale oppure come famiglia nel
necrologio della comunit. Il punto di svolta per questo modo dinserimento nella vita
religiosa monastica, lo costituisce la nascita degli ordini militari. Dagli anni 1120-1130
sintensifica questa via di santificazione particolare di cui conosciamo benissimo.
Gi nel 1291, con la morte di s. Luigi, il progetto delle crociate comincia a perdere la
sua ragione di esistere, ma tra il 1250 e il 1320, nascono dei movimenti popolari che iniziano
un processo di crociata popolare, rimproverando al clero, com successo nella Francia, e se
vero che la Chiesa affog queste intenzioni di andare verso lOriente. Per, allo stesso tempo,
si vedeva come un fatto dinteresse questatteggiamento verso la crociata lo dimostrano alcuni
richiami alla tematica della militia Christi.
Sulla crociata non possiamo centrare tutto lo sviluppo di una spiritualit laicale, perch
i fatti ci dimostrano che il fatto delle crociate, senza dubbi present delle novit per la
4 Si veda A. VAUCHEZ, La spiritualit delloccidente medievale. Milano, Vita e Pensiero, 2006, in speciale il
quarto capitolo: Il Vangelo nel mondo: cristocentrismo e ricerca della santificazione (XIII secolo inizio XIV
secolo).

spiritualit che posteriormente ci porterebbe ad altre strade. Soffermiamoci al punto in cui la


spiritualit vissuta dal laico primo, inserendosi nel tessuto della vita monacale o religiosa, in
un secondo tempo, questo percorso si perfeziona attraverso la nascita delle confraternita, o dei
penitenti o dei flagellanti. Per il problema che si suscita, sicuramente passa per una tema di
mentalit. Vale a dire: fino al XIII secolo assai impossibile pensare nella santit al di fuori
del monastero, ma delle eccezioni ci sono: prendiamo come esempio la canonizzazione dei re
Stefano di Ungheria e Olav in Norvegia. La mancanza di un maggior ruolo del laicato in quel
periodo si deve a diverse giochi dinterpretazioni fatti da chierici in cui si presentava un
modello di laicato duro come pietra e di difficile carattere, per cui la cosiddetta fama
sanctitatis diveniva una realt impossibile per loro, ma non per i chierici o i monaci abituati a
un percorso concreto e segnato nei tempi e nei luoghi. Un altro motivo, pi terreno, presume
che i laici o almeno alcuni laici non potevano raggiungere la santit perch non
appartenevano ai catti alti della societ. A questo punto si collegava non con una certezza
assoluta il fatto che il nobile riuscirebbe a diventare santo. In sintesi: il rapporto nobilt
santit era un dato di fatto nella vita religiosa di questo periodo, a tal punto la testimonianza
fornita da Ildegarda di Bingen da sostegno a questa tesi (afferma che lei non accettava novizie
che non appartenessero ai ceti alti della societ).
Per Le Goff, il grosso problema di questo periodo era limplementazione della
Riforma gregoriana, insieme alla crescita delle eresie, a causa della crescita dei centri urbani e
laumento nel flusso del denaro e del commercio, unito questo allincapacit dei monasteri di
assumere una risposta pronta di fronte a questi avvenimenti, per il semplice motivo della
lontananza dei monasteri dai centri urbani che si cominciano a formare attraverso lEuropa. Il
ruolo degli ordini mendicanti, da una mano alla risoluzione in parte del problema. Il problema
si presenta nelleccessiva moltiplicazione di esse. I concili cercano di trovare una soluzione,
particolarmente il II concilio di Lyon, il cui nel c. 23, afferma5:
Lecasereligiosedevonoessersoggettealvescovo.
Un concilio generale con apposita proibizione ha cercato di evitare l'eccessiva
diversitdegliordinireligiosi,causadiconfusione.
Ma l'inopportuno desiderio dei richiedenti in seguito ha strappato, quasi, il loro
moltiplicarsielasfacciatatemeritdialcunihaprodottounamoltitudinedinuoviordini,
speciemendicanti,ancorprimadiaverottenutoun'approvazionediprincipio.Rinnovando
lacostituzione,proibiamoassolutamenteachiunquediistituireunnuovoordineouna
nuovaformadivitareligiosa,odiprenderel'abitoinunnuovoordine.Proibiamoper
sempretutte,assolutamentetutte,leformedivitareligiosaegliordinimendicantisorti
dopoquelconcilio,chenonabbiamoavutolaconfermadellasedeapostolicaesopprimiamo
quellichesifosserodiffusi.
Quegli ordini, tuttavia, che sono stati confermati dalla sede apostolica e sono stati
istituiti dopo il concilio suddetto, ai quali la professione (religiosa) o la regola, o qualsiasi
costituzione proibiscano di avere redditi o possedimenti per il loro sostentamento, e vi
provvedonoconunadisordinatamendicitmediantelapubblicaquestua,decretiamochepossano
sopravviverenelmodoseguente:siapermessoaiprofessidiquestiordinidirimanereinessi,se
vogliono,masenzaammettere,inseguito,nessunoallaprofessione,senzaacquistarenuovecase
enuoviterreniesenzapoteralienarelecaseeibenichepossiedonosenzaspecialelicenzadalla
santa sede. Intendiamo, infatti, riservarli a disposizione della sede apostolica, per destinarli
all'aiutodellaTerraSantaodeipoveri,oadaltriusipii,attraversogliordinarideiluoghioper

5 Testo ripreso dal sito web: http://digilander.libero.it/longi48/Concili%20Ecumenici/1245%20-%201274%20%20Concilio%20di%20Lione%20I%20e%20II.html [controllato il 11.02.2015]. Per controllare ledizione
cartacea, rivolgersi a G. ALBERIGO ET AL. Conciliorum Oecomenicorum Decreta, Bologna, EDB, 2002 (2 Ed.),
p. 326. In grassetto risalto i testi che ci sono di particolare interesse.

mezzodicoloro,cuilastessasedeabbiaconferitol'incarico.Sepoisisarcredutodipoterfare
diversamente,nl'accettazionedellepersone,nl'acquistodellecaseodeiterreni,olavendita
deglistessiedialtribenisiavalida;edinoltrequellicheagisconocontrariamentesianosoggetti
allasentenzadiscomunica.Agliappartenentiaquestiordiniproibiamoassolutamente,inoltre,il
ministerodellapredicazioneedellaconfessioneeildirittodisepoltura,perquantoriguardagli
estranei.
NonvogliamotuttaviachelapresentecostituzionesiapplichiagliordinideiPredicatori
edeiMinori,lacuievidenteutilitperlachiesauniversalenetestimonial'approvazione.
QuantoagliordinideiCarmelitaniedegliEremitidiSant'Agostino,lacuifondazione
risale a prima del concilio generale di cui abbiamo parlato, concediamo che essi possano
rimanerenellapropriacondizione,finoacheperessinonsiapresaunadiversadecisione:
nostraintenzione,infatti,provvedereloroeaglialtriordininonmendicanti,comecisembrer
meglio per la salvezza delle loro anime e per il loro stato. Vogliamo aggiungere che agli
appartenentiagliordinichecadonosottoquestacostituzioneconcediamounageneralelicenzadi
poterpassareaglialtriordiniapprovati,inmodo,tuttavia,chenessunordinepossapassaread
altroordineenessunconventoadaltroconventocontuttocichepossiede,senzaaverprima
ottenutosuciunospecialepermessodellastessasede.

Il ruolo del II concilio di Lyon si deve capire nei seguenti punti:


a.
b.
c.
d.

Riforma della Chiesa.


Crociata
Unione tra la chiesa latina e quella greca
Attenzione allo sviluppo degli ordini mendicanti, che promuoveva delle aspirazioni
spirituali di difficile controllo.

Sul punto d) fissiamo lattenzione. Ovviamente che il canone 23 di questo concilio


cerca di frenare il conflitto delle nuove forme di vita religiosa e, se pur avendo ragione in
alcuni punti meglio dire, avendo ragione sulla problematica delleresia cambia il centro
della discussione alla realt della vita religiosa laicale, che in parole attuali si tradurr come i
nuovi movimenti ecclesiali, cha nati dallalbero della vita mendicante, saranno il seme di un
processo di riforma che ci porter a interessanti mutamenti: parliamo delle cosiddette ordini
terziari o terzo ordine. Possiamo affermare che qui troviamo un interessante punto di riforma
in cui i laici cominciano a prendere in considerazione il ruolo dei mendicanti e la porta che
aprono per raggiungere la salvezza. Lo stesso Le Goff, affermer che il XIII secolo sar un
periodo in cui luomo si preoccuper della sua salvezza, investendo tanto a livello terreno
come celeste6. Si ricorda che luomo stato creato a immagine e somiglianza di Dio e pu
creare delle circostanze positive o negative per la salvezza personale (e sicuramente
comnunitaria), in questo periodo in cui appare il concetto di purgatorio7, grazie ai suffragi.
Un punto non trattato quello della religione volontaria, vale a dire, degli schemi di
religiosit propri ai laici, che esprimono un plus nella religiosit popolare e nella possibilit
della salvezza: gi nel XIII, grazie allinflusso dei mendicanti, nascono delle confraternita di
penitenti che, grazie a un propositum regolavano la loro vita che cercavano di eseguire
quotidianamente. Questo tipo di vita religiosa ha nel 1260 a Perugia un esempio con le
Devozioni, che nella pratica erano penitenti che si flagellavano, in modo di allontanare la
grande tribolazione per la loro citt. Non sono chiari gli inizi di questa pratica, per possiamo
affermare che lo spirito che mosse ai penitenti a Perugia, rende pubblica una pratica privata,
legata per lo pi allambito monastico.
6 Cf. J. LE GOFF, il cielo sceso in terra, 190.
7 Si veda J. LE GOFF, La nascita del purgatorio, Torino, Einaudi, 2010.

Oltre al culto delle reliquie e ai pellegrinaggi, poco a poco si comincia a formare una
spiritualit che punter allambito dellinteriorit. E incluso questo, possiamo affermare che
un seme dimportanza per la nostra Storia di famiglia. In che senso? Nel senso in cui, lo
Zaccaria, oltre ad essere un interprete del suo tempo, se ne rende conto dei processi che lungo
questo percorso finivano nei desideri di Riforma da parte della Chiesa stessa. Dan un paso
indietro, il culto delle reliquie e i pellegrinaggi costrinse in un certo senso a promuovere
lintervento di Roma nel cosiddetto processo di canonizzazione. Gi non era solo necessaria la
realt della religiosit popolare; si comincia, infatti, a conformare una prassi per il
riconoscimento della fama sanctitatis e la conseguenza, che sarebbe quella di diventare
santo8. Ovviamente che questaccentramento delle figure dei santi ha un suo particolare
scopo. Sin dallVIII secolo si viene a costituire un percorso con la figura dei santi e le loro
reliquie. Percorso che si traduce nelle costituzioni di luoghi di culto e della nascita di una
legislazione per il riconoscimento della santit. Per, allo stesso tempo, il potere politico
raffigurato nella persona del re o del signore feudale e, incluso, in quella del vescovo cercheranno sempre di agire verso un favoreggiamento delle proprie posizioni. Vale a dire, si
comincia a capire il potere del santo non solo come intercessore davanti a Dio ma soprattutto,
come una realt di prestigio e di potere. Chi ha il santo, ha pi possibilit di essere ascoltato
da Dio e riempie le casse del regno o della diocesi.
A questo punto, dentro del percorso della spiritualit nata9 con i mendicanti, parleremo
di unopera interessante, nata con lo scopo di essere un contributo per la vita spirituale della
societ: parliamo della Leggenda Aurea. Il suo contributo10 per larricchimento e crescita della
spiritualit nella seconda met del XIII secolo fondamentale e coincide con lo sviluppo dei
mendicanti e le sue esperienze di spiritualit in particolare con la predicazione, che viene
rilanciata con questopera, e incluso seguendo la tesi di J. Le Goff 11 alla luce delle lotte
delle citt italiane, compreso lo sciopero del 1280 e lassassinato di Pietro da Verona, famoso
predicatore domenicano, si profila un discorso apocalittico di fine del mondo che incluso
porta allo spostamento della corte papale ad Avignone. Ma oltre a queste realt, la Leggenda
Aurea sar il testo preparatorio per il Grande Giubileo del 1300.
Un problema concreto, oltre agli elementi di sviluppo, sono le eresie che in un modo o
altro, mettono alla prova il modello socio-religioso del tempo.
8 Interessante, al riguardo, la seguente riflessione: A causa de estos procesos se orienta la Iglesia a definir la
autenticidad de la fama sanctitatis de los diversos santos que se crean gracias a estas profanaciones de carcter
divino. Pero al mismo tiempo se crea una supuesta fama sanctitatis hacia la figura de los obispos ya difuntos.
Es posible que con esta canonizacin se quiera promover la centralidad del poder episcopal como un nuevo
patronato hacia la sociedad del tiempo?. en R. NILO PALOMINOS, Reliquias y lugares de culto y su rol en la
realidad religioso poltica en la Europa de los siglos VIII al XII. Tesis para la Licencia en Historia de la
Iglesia, Roma, Pontificia Universit Gregoriana, 2013.
9 Parlo di nata, a causa del fatto che i mendicanti sintetizzano la esperienza della spiritualit e promuovono
delle oportunit di accesso al laicato a essa. Abbiamo detto su, che i laici poco a poco assumono un ruolo dentro
delle vite dei monasteri attraverso i penitenti o le terze ordini.
10 Al riguardo: Per la cristianit europea, e per lItalia in particolare, unepoca di svolta che conduce la
societ cristiana del bel XIII secolo alle crisi della fine del Duecento e dellinizio del Trecento. La prima met
del XIII secolo ha visto lapogeo della cristianit medievale e il compimento degli effetti della cosiddetta riforma
gregoriana: quasi indipendenza reciproca della Chiesa e delle istituzioni laiche, riforma della Chiesa, ascesa dei
laici, sviluppo delle citt, accelerazione degli scambi di beni e di idee, incremento della produzione agricola,
dellallevamento e dellartigianato urbano, maggiore difussione delleducazione con un rafforzamento del ruolo
del calcolo, della ragione, della discussione La societ resta profondamente religiosa, ma torna a riconoscere
che Dio ha creato luomo a sua immagine, e che luomo ha il dovere di utilizzare il meglio le qualit e le forze
che Dio ha messo a sua disposizione. in J. LE GOFF, Il tempo sacro delluomo, Bari, Laterza, 2012, pp. 14-15.
11 Cf. J. LE GOFF, Il tempo sacro delluomo, p. 15.

1. Introduzione
Etimologia del termine eresia: = dal greco, deriva da prendere e da scegliere.
Nel greco ellenistico: oggetto della scelta intellettuale e di stile di vita, cio una dottrina o una
scuola; le varie sette o correnti esistenti nel giudaismo. Il termine ebbe anche un senso
peggiorativo.
L'eretico medioevale un cristiano: compito degli storici sar allora, semplicemente,
di accertare le ragioni, i modi e le forme attraverso cui l'eretico/cristiano, in un certo tempo e
in un certo luogo, sperimenta, individualmente e comunitariamente, il suo modo di vivere e di
intendere (o, se si vuole, di intendere e di vivere) il messaggio cristiano. L'eresia medievale
soprattutto religiosit critica all'interno di peculiari coordinate storiche, e nella dialettica con
gli uomini e le strutture della chiesa maggioritaria e dominante1
Cosa spetta allo storico per quanto riguarda il fenomeno ereticale? Lo storico prende
atto che talune dottrine vengono considerate ortodosse ed altre eterodosse, e cerca di
capirne le ragioni all'interno di specifici contesti e in una dimensione diacronica. Allo storico
spetta, poi, l'ulteriore compito di stabilire delle periodizzazioni per determinare continuit,
mutamenti, rotture e incidenza storica dei fenomeni ereticali nel vastissimo periodo
tradizionalmente denominato medioevo2
Per quanto riguarda il concetto di eresia, bisogna ancora tener presente la sua
evoluzione e le sue stesse applicazioni dopo l'affermarsi della monarchia pontificia. In questo
contesto, eresia assume connotazioni disciplinari, ecclesiologiche e politiche.
Il secolo XI rappresent una svolta. Gruppi eterodossi sono scoperti in localit d'Italia,
Francia e Germani. Le idee ereticali, in questo contesto, si basano sul valore della purezza
possibile di raggiungere con il distacco radicale dai valori del mondo, della materialit
(tendenza al dualismo). Con la riforma del secolo XI la polemica antiereticale si sposta in
riferimento al clero (NICOLAISMO e SIMONIA), essendo appunto, interne alla chiesa:
esigenza di razionalit a livello istituzionale e etico. Purezza e razionalit generano forme di
religiosit in cerca della coerenza del vangelo e contro l'irrigidimento istituzionale
(PATARIA), coinvolgendo in modo ampio anche il mondo dei laici. Moltiplicarsi di gruppi
religiosi che cercano via alternativa di santit nella coerenza con il vangelo.
Nel XII secolo sorgono gruppi religiosi diversi: alcuni si strutturano secondo una
propria teologia antagonistica e secondo modelli mimetici rispetto alla chiesa egemone
(buoni cristiani o CATARI); altri rimangono nella tradizione teologica e sacramentale
cattolica ma sono condannate dai vertici della gerarchia (diverse denominazioni). Importante
in questo senso fu il papato di Innocenzo III e di Lucio III (decretale Ad abolendam) nello
sforzo di distinzione di questi molteplici gruppi eterodossi di solito legati al desiderio di
predicazione.
Nel XIII secolo il papato inaspr la lotta anti-ereticale sul piano teorico e pratico: una
volta definita l'eresia come crimine di lesa maest, essa assumeva una connotazione
politica, essendo una violazione dell'ordinamento. La disubbidienza al papato divent eresia.
Trovando chiusi gli spazi di diffusione nella societ, l'eresia accentua le sue tensioni
escatologiche e apocalittiche e, nel contempo si fa sempre pi interiore (DOLCINIANI,
VALDESI, FRATICELLI, BEGHINE, BEGARDI).
Una nuova ondata ereticale si inaugura nel secolo XIV, soprattutto in Inghilterra e in
Boemia, in collegamento con crisi sociali ed economiche e in coincidenza con processi di
affermazione delle realt nazionali (WYCLIF, HUSSITISMO).

2. Eretici ed eresie in oriente


Per maggiore chiarezza, importante distinguere le eresie antiche (nestorianesimo,
monofisismo, monotelismo), diventate in forme spesso pi attenuate religione nazionale di
popoli ormai esterni all'Impero, per quanto ancora ad esso collegati, come gli armeni e i
siriani, dalle deviazioni settarie, alcune delle quali vengono solo citate o sembrano comunque
fossilizzate, mentre altre vanno rinascendo con singolare vigoria nel fertile terreno dell'Asia
Minore, malgrado la condanna alla pena capitale inflitta o rinnovata da Leone III (Imperatore
Bizantino 717-741) contro i montanisti e i manichei, al tempo della controversia sulle
immagini. Sembra che siano state soprattutto le sette dualiste o manichee, ad aver approfittato
della ristrutturazione dell'Impero operata al tempo dell'iconoclasmo (VII-VIII sec.).
L'attenzione prima si volge ai pauliciani.
2.1. PAULICIANI
Questa fu una setta di origine armena che si diffuse verso l'843-879 a Tefrik sull'alto
corso dell'Eufrate sotto la direzione degli ufficiali bizantini Karbeas e Chrysocheir. I
pauliciani minacciarono l'Impero con l'appoggio dei musulmani. Riguardo la dottrina, i
pauliciani erano dei dualisti che rifiutavano questo mondo in quanto creazione del male e non
di Dio e di conseguenza dei docetisti in cristologia, secondo cui l'Incarnazione era soltanto
illusoria perch il Verbo non avrebbe potuto assumere una carne maledetta. Secondo questa
tesi, i pauliciani avrebbero quindi fatto parte di una catena eretica che legava il manicheismo
orientale del III secolo, attraverso i Bogomili dei Balcani, fino ai Catari della Linguadoca. La
militarizzazione della societ bizantina favor il nascere e il diffondessi dell'eresia.
(Dizionario Enciclopedico del Medioevo, p. 1427).
2.2. BOGOMILI
Membri di una setta dualista nata nel X secolo in Bulgaria, i bogomili (cari a Dio)
sarebbero, secondo la tesi greca ma non secondo le testimonianze armene, discepoli di un
certo Pop Bogomil influenzato dai paolini. Nell'XI secolo la dottrina della setta prese piede
tra l'aristocrazia di Costantinopoli sotto la direzione di Boris il Bogomilo. In seguito la setta si
diffuse in tutti i Balcani, in particolare in Bosnia dove la Chiesa patarina si insedi sotto la sua
influenza, in Asia Minore, in Italia, in Germani e soprattuto in Linguadoca.
Fondamentalmente ribelli alla gerarchia ortodossa della quale negavano l'autorit e i
sacramenti, soprattuto quello del battesimo, i bogomili si opposero tenacemente all'Impero
Bizantino che li perseguit per alcuni secoli. Si conoscono le credenze dei bogomili
soprattutto attraverso la polemica dei loro avversari, come spesso accade con le fonti sulle
eresie in generali. Secondo questi avversari, i bogomili erano dei dualisti che separavano il
mondo divino , concepito con una cosmologia che si espandeva in sette cieli, dal mondo
materiale, opera di satana.
Dato che il Verbo di Dio non poteva evidentemente partecipare al male assumendo una
carne da lui stesso creata, ne risultava che l'Incarnazione era docetista o illusoria. Allo scopo
di allontanarsi per quanto possibile da qualunque forma di corruzione, gli eletti della setta
erano tenuti ad una severa ascesi che impediva loro di consumare carni e vino e proibiva ogni
rapporto sessuale. Agli occhi delle autorit ecclesiastiche contemporanee queste credenze e
queste pratiche erano ampiamente sufficienti a identificare i bogomili come neomanichei.
(Dizionario Enciclopedico del Medioevo, p. 261)

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3. Eretici ed eresie in occidente


3.1 Pietro di Bruis: originario delle Hautes-Alpes, forse un piccolo villaggio nel
cantone di Rosans, fu chierico in cura d'anime prima di dedicarsi alla diffusione di idee
religiose semplici e radicali che suscitarono preoccupazioni nella gerarchia tra le Alpi del
Delfinato e della Provenza. Le notizie sulla sua vita derivano fondamentalmente da un trattato
Contra Petrobrusianos hereticos, scritto da Pietro il Venerabile, abate di Cluny (1092-1156).
Incerta la data in cui venne messo al rogo (probabilmente tra il 1132 e 1139), nei pressi di
Saint-Gilles.
Punti principali dell'universo religioso petrobrusiano: rifiuto del valore salvifico del
battesimo degli infanti, superfluit degli edifici sacri, aborrimento (disprezzo) delle croci,
inefficacia della celebrazione eucaristica, inanit delle pratiche per i defunti. Preoccupazione
di ragiungere una religiosit essenziale, non priva di un suo rigore logico, di razionalit
evangelica, in quanto ricerca di un modello di vita cristiana semplice e coerente, che sembra
voler eliminare la funzione intermediatrice della gerarchia ecclesiastica in un contesto di
riforma (contro la simonia e il nicolaismo) basata su un papato di fisionomia fortemente
monarchica mediante l'esigenza di una ricostruzione razionale dell'istituzione ecclesiastica,
sorretta dal potente strumento del diritto canonico. Cos non c' spazio per il sacerdotium.
3.2 ENRICO DI LE MANS (Enrico di Tolosa, Enrico di Losanna): la vicenda
enriciana si apre a dimensioni pubbliche verso il 1116 nella citt di Le Mans, dove Enrico al
centro di un episodio di tipo patarinico. Lui, arrivato nella citt di Le Mains, autorizzato dal
vescovo, incominci una predicazione che suscit il favore del popolo e del clero. In un
periodo di assenza del presule per la situazione precipita: il popolo si solleva contro il clero,
la responsabilit attribuita alla predicazione di Enrico. probabile che ci siano state accuse
contro l'indegnit dei chierici e agli abusi della ricchezza.
Tornato il vescovo, le cose sono state riportate alla normalit. Il monaco Enrico, intanto
non interruppe il proprio impegno missionario fino al momento del suo primo arresto nel
sinodo di Pisa (1134). Bernardo di Clairvaux, nel 1145, scrisse al conte di Saint-Gilles per
avvertirlo del suo arrivo a Tolosa con lo scopo di porre fine agli effetti disastrosi provocati
dalla predicazione di Enrico. I valori evangelici sostenuti e annunciati da Enrico sono
importanti perch riproposti anche da altri gruppi e individui impegnati in autonome
sperimentazioni religiose. Elemento centrale: responsabilizzazione di ogni cristiano nel suo
rapporto con Dio: tanto che viene accusato di pelagianismo (gli infanti che muiono prima
prima dell'et della ragione si salvano; il peccato colpa individuale e non si tramanda di
padre in figlio). Il comportamento personale dei sacerdoti condizione della validit
sacramentale: esso deve essere ispirato a una totale povert con la rinuncia a onori e
ricchezze. Affermazione della prevalenza della fedelt a Dio rispetto ad ogni altra
obbedienza umana. probabile che lui abbia avuto dei contatti con Pietro di Bruis. Tanto
Pietro da Bruis quanto il monaco Enrico segnano, come predicatori itineranti, tanti altri gruppi
pauperistico-evangelici che si oppongono al sacerdotium (problema del Nicolaismo e della
Simonia cos come il processo di istituzionalizzazione della Chiesa nella periodo della riforma
dal XI secolo in poi).
3.3 ARNALDO DA BRESCIA: la vicenda di questo canonico regolare inizia a Brescia:
la decisione dei cittadini di impedire il ritorno del vescovo Manfredo fu messa in relazione

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con i suoi messaggi di critica ai costumi del clero. Si trasfer in Francia e, nel concilio di Sens
(10.6.1140) Bernardo di Clairvaux chiese al papa la sua condanna al silenzio della reclusione
monastica. Sembra che in contatto con Abelardo le sue intuizioni religiose trovarono un
quadro teorico: la fede doveva connettessi a consapevolezza e impegno di ogni cristiano, e
non dipendere assolutamente da un sacerdozio chiericale e aristocratico. Torn a Roma per
farvi penitenza e l trov ancor pi spazio per le sue predicazioni, in una citt attraversata da
accese tensioni anticuriali e anti papali. Fin prima impiccato e poi brucciato: le sue ceneri
disperse nelle acque del Tevere per evitare che intorno al suo corpo nascesse un culto
popolare.
Le critiche al temporalismo della curia pontificia e l'aspirazione a una vita religiosa
austera e povera era il moto di tanti che volevano una riforma della chiesa (lo stesso Bernardo
di Clairvaux). Intanto, l'accettazione delle compatibilit delle iniziative di rinnovamento
ecclesiastico-religioso con l'assetto complessivo della societ appare uno tra gli elementi
discriminanti di ortodossia e di eresia. Altri elementi di discriminazione sono dati dal grado di
compatibilit delle esperienze innovatrici rispetto ai processi di costruzione dell'autorit
pontificia e alla formalizzazione canonistica della netta separazione tra clero e laicato
(dualismo chierici-laici, riserv le cose di Dio ai chierici, chiudendo ai laici ogni possibilit di
intrusione. Pietro di Bruis, il monaco Enrico, Arnaldo da Brescia erano chierici che non
avevano accettato l'uno o l'altro, o tutto l'insieme degli elementi di compatibilit col sistema.
3.4 BUONI CRISTIANI: TENDENZE DUALISTE E CHIESE CATARE. Il
premonstratense Evervino di Steinfeld scrisse una lettera a Bernardo di Clairvaux nel
1143/1144 per informarlo di recenti avvenimenti in Colonia e chiedergli consiglio. Si trattava
di correnti eterodosse scoperte nella citt renana. C'erano due gruppi ereticali di tendenze
diverse: uno che si faceva chiesa antagonista (chiamati apostoli di Colonia, con comunit
strutturata), l'altro che conservava un'indeterminatezza istituzionale e una volont
riformatrice. Il primo orientamento sembra sia stato influito dai bogomili (seguaci di Bogomil
che verso la met del X secolo inizi una predicazione dualista nella Macedonia bulgara).
Questi gruppi che si moltiplicarono nel XII secolo erano basati in autonome manifestazioni di
religiosit estremamente spiritualizzata e di moralit rigorosamente ascetica (Catari = puri),
orientati verso un dualismo moderato. Nella seconda met del XII secolo si riun un concilio
eretico a Saint-Flix-de-Caraman, con la partecipazione di Nicheta (o Niquinta), vescovo
dualista della chiesa radicale di Bisanzio o dei Balcani e che gi aveva contribuito ad
organizzare i catari di Lombardia.
Cos il catarismo pot offrirsi come chiesa alternativa alla chiesa cattolico-romana.
Universo religioso del catarismo: 1) dualismo di matrice orientale (pi moderato o pi
radicale). Il ramo pi moderato si ricollega alle idee del prete bulgaro Bogomil, secondo il
quale l'origine dell'essere umano dipende dalla rivolta di satana il quale sconfitto e precipitato
nel mondo della materia, ottenendo dall'infinita bont di Dio di animarle mediante gli angeli
ribelli divenuti cos prigionieri della materia. La liberazione venne da Dio attraverso di un suo
angelo (Cristo) nel quale si pu evadere dai vincoli della materia mediante una vita di rigorosa
penitenza e di totale distacco dal mondo.
Ma questo orizzonte dualistico moderato sub una radicalizzazione (probabilmente per
influenza dei pauliciani dall'Armenia). Secondo questi, satana fu fatto divenire il creatore
malvagio di questo mondo, principio antitetico al Dio buono del cielo. La materia l'inferno
dove gli angeli vengono imprigionati. Il mondo il regno di satana. Cristo un angelo che ha
acetato di vivere in pieno la condizione umana fin al sacrificio della croce per svelare la via
della salvazione agli uomini, gli angeli altrimenti vincolati all'inferno materiale. I catari si

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auto-definivano buoni cristiani, e ci non contraddittorio col ritenerli gnostici trovatisi


all'incrocio tra forme di pensiero e di vita prossime ma eterogenee e storicamente contrastanti,
di cui tentarono una sintesi: per soddisfare al duplice bisogno di una religiosit cristiana pi
autentica e di una risposta razionale alle fondamentali domande intorno all'esistenza umana e
alla divinit.
Il catarismo strutturatosi in modo mimetico rispetto all'organismo ecclesiastico
egemone, propose la sua concorrenza istituzionale: la chiesa cattolico-romana lo percep come
pericolo da eliminare a ogni costo. Questi gruppi si stabilirono nelle regioni economicamente
pi attive, socialmente e culturalmente pi vivace d'Europa occidentale nel XII secolo:
mezzogiorno e nord della Francia, Spagna orientale, Italia centro settentrionale, Borgogna,
Fiandra, Renania. Nella linguadoca, gali Albigesi (della citt di Albi) erano i catari contro i
quali Innocenzo III indisse una crociata nel 1208/1209. nel 1216 il papa Onorio III pubblica
l'approvazione della congregazione di Domenico di Caleruega, che lotta contro gli eretici.
Questi si strutturano come nuovo ordine religioso mendicante. L'ispirazione quella di
combattere gli eretici con le stesse loro armi: esemplarit di vita povera e dedizione totale
all'annuncio evangelico.
3.5 VALDESIO DI LIONE: i seguaci del movimento che si rif a Valdo (o Valdesio di
Lione - + 1205/1207) vengono chiamati Valdesi, Poveri di Lione o Leonisti. Si autoidentificavano ancora con altre espressioni: Poveri in Ispirito, Poveri di Cristo o Apostoli.
Valdesio ha fatto una scelta pauperistico-evangelica: la povert sarebbe uno degli elementi
costitutivi dell'apostolato, vera vocazione di Valdesio sin dalle origini. Lui, probabilmente di
recente ricchezza, verso la met degli anni settanta del XII secolo, si spogli dei beni e si
fatto povero per Cristo e, nel contempo, divent anche predicatore del vangelo, raccogliendo
intorno a s laici e chierici.
Valdesio voleva annunciare una parola efficace, poich coloro che istituzionalmente
dovevano svolgerne l'ufficio, a causa dei loro malvagi comportamenti erano evangelicamente
muti. Il gruppo costretto ad una lotta su due fronti: contro i buoni cristiani dualisti e
contro i prelati cattolico-romani. Valdesio fu allontanato dalla sua citt. Se da una parte aveva
una volont di ortodossia nel senso in cui la sua predicazione era destinata a contrastare i
buoni cristiani dualisti, d'altra parte la rivendicazione del diritto-dovere dell'annuncio
evangelico per chi chiedeva di farsi nuovo apostolo, segn la rottura con il papato. Nel 1184
a Verona papa Lucio III con la decretale Ad Abolendam, sanzion l'irrigidimento istituzionale.
Ma perch la condanna a individui che vivevano semplicemente ed evangelicamente in
armonia con la tradizione teologica cattolica?
La ragione stava nel fatto che i seguaci di Valdesio persistevano nel esercizio non
autorizzato della predicazione, fatto che era di per s sufficiente ad attestare una deviazione
ereticale. Nell'arco di un decennio si consuma la possibilit di un'integrazione istituzionale:
lui voleva mantenere i suoi seguaci nella linea dell'ortodossia e superare le incomprensioni
con l'organismo ecclesiastico egemone. Il movimento, nonostante la proibizione papale, si
espanse verso il mezzogiorno francese, nel settentrione italiano e alcune regioni della
Germania. Valdesio mor tra il 1205 e il 1207, conoscendo l'amarezza dello scisma lombardo
e senza aver risolto il problema dei rapporti con la chiesa cattolica. Alcuni seguaci di Valdesio
avevano incominciato a rifiutare le gerarchie ecclesiastiche giudicate peccatrici e malvagie,
sostituendosi ai sacerdoti nella somministrazione di sacramenti quali il battesimo, l'eucaristia
e la penitenza; altri si erano strutturati in gruppi e comunit che non rispettavano i caratteri
istituzionali e ideali voluti dal fondatore. Il principale interprete del valdismo originario,
Durando d'Osca, nel 1207 intravide la possibilit che venisse riconosciuto finalmente il

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nucleo essenziale dei propri intendimenti religiosi. Nel 1208 Innocenzo III conferm a
Durando e ai suoi compagni la missione apostolica, creando l'illusione che tale atto avrebbe
spinto tutti gli altri fratelli valdesi a ricomporre la comunione con Roma.
Nacque l'ordine detto dei poveri cattolici (pauperes Christi) che cerc attivamente di
realizzare il sogno di una completa reintegrazione dei valdesi nell'organismo ecclesiastico.
Questo signific in certo modo l'affermazione della linea di ortodossia proveniente da
Valdesio. Ma altri gruppi rimasero diffidenti della gerarchia cattolica: i poveri di Lione o
poveri ultramontani. Nel 1218 i resti di coloro che si sentivano parte della societ di
Valdesio si incontrarono a Bergamo coll'intento di trovare una nuova unit. La societ dei
fratelli ultramontani si present come l'interprete delle volont del fondatore: ruolo che non
venne contestato dall'altro interlocutore, la societ dei fratelli italici, a sua volta interprete di
un certo radicalismo lombardo.
3.6 GLI UMILIATI: gruppo che ha un parallelismo con i poveri di Lione: stesso
desiderio di veder riconosciuto dal vertice della cattolicit il proprio impegno religioso, stesso
aprezzamento papale per gli intenti evangelico-pauperistici, stesso rifiuto della richiesta di
predicare. Il movimento si svilupp nell'Italia settentrionale dalla fine del XII fino al XVI
secolo. I membri portavano una veste di lana di bassa qualit (umile). Come gli altri gruppi
dell'epoca (penitenti, poveri cattolici, valdesi), anche questo si richiamava all'ideale
evangelico della vita apostolica. Erano persone sposate, che continuavano a vivere nel mondo,
e da comunit miste di sposati e di celibi casti.
Vivevano poveramente del frutto del loro lavoro, si astenevano dal prestare giuramento
e dall'uso delle armi, vestivano di griggio, digiunavano pi spesso dei semplici fedeli, nel
corso di riunioni domenicali si confortavano a vicenda nel camminare sulla via del bene e si
dedicavano alla predicazione pubblica. Sotto il papa Innocenzo III, nel 1201, gli umiliati
furono organizzati in tre ordini governati da un capitolo generale comune: il primo
raggruppava persone di chiesa (canonici e suore) e il secondo composto da laici casti che
abitavano in case doppie (distinte per sesso), il terzo costituito da gente sposata. Dalla met
del XIII secolo il movimento si clericalizz: il primo ordine assorb a poco a poco il secondo;
il terzo and languendo, vittima della concorrenza del Terzo Ordine francescano e
domenicano. Le origini vanno senza dubbio collocate nell'ambito delle spontanee
manifestazioni di religiosit laicale che nel corso del XII secolo si moltiplicano in forme
diverse: nel collegamento con chiese e monasteri o nell'impegno individuale e comunitario in
opere assistenziali e ospedaliere.
3.7 UGO SPERONE: con ogni probabilit si tratta di un membro dell'aristocrazia
consolare del comune di Piacenza, dotato di cultura giuridica e teologica. Verso il 1185 si
dedica a un'ampia riflessione sul pensiero cristiano, elaborando un testo teologico che invia al
giurisperito maestro Vacario, suo antico compagno di studi bolognesi stabilitosi in Inghilterra.
Speroni accentua la dimensione della grazia divina e della predestinazione: la comunione con
Dio si compie nell'interiore santificazione sulla base degli degli imperscrutabili disegni divini;
non c' spazio per pratiche ascetiche e per buone opere, n per l'intermediazione della chiesa
gerarchica, n per la divisione tra chierici e laici, che anzi, con dura espressione, egli paragona
all'antica distinzione tra padrone e schiavi. probabile che i suoi seguaci non siano stati molti
e che le sue idee non abbiano avuto un seguito significativo e duraturo.
3.8 AMALRICIANI: Amalrico di Bne fu filosofo e teologo dell'universit di Parigi.
Le sue tesi teologiche furono controverse quando era ancora in vita e vennero condannate nel

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1210 insieme a quelle di un gruppo di esperti di teologia e retorica chiamati amalriciani.


Essi credevano di essere agli inizi di una nuova era religiosa, quella dello Spirito Santo (sulla
base delle visioni di Gioacchino da Fiore), che veniva dopo l'et del Padre (e dell'Antico
Testamento) e dopo l'et del Figlio (e del Nuovo Testamento). Un'era di superamento delle
forme sacramentali della Chiesa a favore della conoscenza spirituali. Quindi, l'uomo della
terza et era anch'esso Dio incarnato e da queste posizioni sorsero idee panteiste. Altra idea
ereticale: Dio opera tutto in tutti, interpretando tutto sia il bene che il male. E cos
attribuiscono a Dio e non a se stessi le azioni peccaminose. L'et dello Spirito significava
radicale rinnovamento, ribaltamento totale della logica del mondo nell'assoluta e gioiosa
adesione della creatura al Creatore.
Il pericolo portato dagli amalriciani era diretto in varie direzioni:in senso dottrinale e
sacramentale (del tutto svalutati erano le forme cultuali, l'eucarestia, i sacramenti), e in senso
etico-pastorale (essendo collocati su un altro piano le norme morali e il senso del peccato). I
dotti chierici parigini sentirono come imperativo il compito di rendere queste idee operanti in
mezzo ai fedeli per rinnovarne la vita religiosa. Tra i seguaci erano numerose le donne e, in
particolare, le vedove. Cos, la diffusione diretta di idee da ambienti di elevata cultura ad
ambienti popolari una peculiarit dell'esperienza amalriciana. Nell'Europa centrosettentrionale si realizzano esperienze di povert ed evangelismo, marginali ai quadri
ecclesiastici, nelle quali predominante la presenza femminile.
Tale presenza gener gravi difficolt alle gerarchie ecclesiastiche e al pensiero
chiericale. Le cosiddette beghine ebbero una collocazione ibrida nell'ordinamento della
chiesa: n laiche, n religiose come i loro corrispondenti maschili, i begardi esse
suscitarono dapprima inquietudine e sospetto, per subire, poi, al passaggio dal XIII al XIV
secolo, riprovazione con minacce e, infine, accuse di vera e propria eresia.
3.9 GIOVANNI DI RONCO: era piacentino, seguace di Valdesio di Lione. Fu capo
riconosciuto dello scisma lombardo che framment il movimento valdese intorno al 1205. le
cause della frattura non sembrano essere dottrinali. Si tratt piuttosto di conflitto tra
personalit, su basi regionali e organizzativa. Un trattato anti-ereticale descrive la spaccatura
tra i lombardi:
i lombardi si divisero, a loro volta, in due parti durante un concilio tenutosi in terra
milanese, in relazione al fatto che una grande coppa piena di vino fu rovesciata da una gallina,
vino che il predetto Giovanni secondo il suo costume aveva sacrificato e le donne di costoro (i
seguaci di Giovanni di Ronco) avevano calpestato. Vedendo ci, alcuni indignati dissero che
nessuno poteva sacrificare il corpo e il sangue del Cristo se non era sacerdote ordinato dalla
chiesa romana; e costoro sono chiamati quelli del prato, la cui parte quasi del tutto estinta.
Cos, si deve attentamente considerare l'orientamento sacerdotale assunto dalla figura
eminente nel gruppo dei lombardi: orientamento sacerdotale che allontana i lombardi dalla
linea di ortodossia di Valdesio e dei fratelli ultramontani. Tra il 1229 e 1235, a Milano e in
Lombardia, si scaten una violenta e sanguinosa attivit antiereticale. Anni terribili per coloro
che si erano illusi di poter sperimentare nuove strade di religiosit. Non si pu mai
dimenticare: nel 1199 con la Vergentis in senium Innocenzo III aveva equiparato
giuridicamente l'eresia al crimine di lesa maest, proiettando il dissenso religioso sul piano
delle violazioni al ordinamento pubblico. La pianura padana perdette cos il suo ruolo di
centro di incrocio di eretici ed eresie. Seguire sviluppi e connessioni delle varie
manifestazioni valdesi nell'Europa del tardo duecento e nei secoli successivi non affatto
agevole. La base comune rimane il mito della discendenza apostolica, e non il ricordo dei
lontani fondatori, Valdesio di Lione o Giovanni di Ronco.

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Il valdismo si manterr come messaggio etico-religioso costruito su una fede semplice e


coerente, di fondamento scritturale: con la negazione dell'esistenza del purgatorio e del valore
di preghiere e opere per i defunti, con il rifiuto del giuramento, del culto delle immagini e dei
santi, dei pellegrinaggi, con la proposizione di una morale essenziale e forte. Una fede che a
chi avvicinava i predicatori itineranti appariva pi autentica e di maggior valore soteriologico
rispetto a quella degli uomini di chiesa. Bisogna ricordare ancora l'origine dei pauperes
Christi, derivati dal movimento valdese.
Questi non esprimono affato una volont di rottura con la chiesa cattolico-romano
intanto vengono perseguitati proprio perch sul piano dottrinale affermano l'illiceit del
giuramento e l'inesistenza del purgatorio. C' un'elementarit evangelica disarmante:
disarmante in quanto essa non il frutto di un evangelismo ingenuo, ma piuttosto il risultato
di una riflessione consapevole e biblicamente fondata. Alla base agisce il modello della chiesa
primitiva attraverso la persistente volont di imitazione della vita apostolica.
3.10 GHERARDO SEGARELLI: l'opera Cronica del frate francescano Salimbene
de Adam che offre la maggior parte delle informazioni sul movimento degli apostolici.
Quando lui scrive, per, il movimento sta affrontando la difficile decisione che il canone
Religionum diversitatem nimiam del concilio Lionese II (1274): devono decidere se accettare
la norma che vuole il blocco della loro esperienza (chiudendo il reclutamento e imponendo il
progressivo passaggio dei membri ad altri Ordini religiosi riconosciuti dalle autorit
ecclesiastiche), oppure se intraprendere la via della disobbedienza, dagli esiti imprevedibili e
pericolosi.
Gli apostolici sono visti come una deviante imitazione e indebita concorrenza rispetto
alla legittima e autentica testimonianza mendicante dei frati Minori e dei frati Predicatori. La
fonte li presenta anche collegati al contesto della prospettiva escatologica di Gioachino da
Fiore e la fondazione attribuita a Gherardo Segarelli. Quello che si sa di sicuro che gli
Apostolici, di composizione mista, seguono un'ispirazione pauperistico-evangelica,
penitenziale e itinerante, che cercano contatti con le gerarchie ecclesiastiche quando
intendono andare al di l dell'iniziale spontaneismo e assumere una fisionomia istituzionale.
Intanto tra 1286 e 1296, successivi provvedimenti papali ne determinano l'ereticazione.
Gli interventi pontifici, rivolti a rendere operante l'anteriore canone lionese, trasformarono le
ragioni disciplinari in motivi dottrinali: coloro che avevano disobbedito alle norme
ecclesiastiche, furono proiettati nell'area dell'eterodossia. Contro gli apostolici furono
rispolverate le accuse classiche: simulazione di santit, riunioni occulte, predicazione contro
la chiesa romana, attentato alla fede dei semplici. Gherardo Segarelli finir sul rogo nel luglio
1300. si aprir allora una nuova fase che avr come figura eminente il frate Dolcino di
Novarra.
3.11 DOLCINO DI NOVARA: questo forse l'eretico medioevale pi famoso perch
ricordato da Dante (Inferno, XXVIII, 55-60). fu probabilmente originario di Novara o del
Novarese. Emerge tra gli apostolici dopo la morte sul rogo di Gherardo Segarelli. Datata al
1300 infatti la prima delle sue lettere encicliche, il cui testo stato trasmesso da un
trattatello composto dall'inquisitore Bernardo Gui nel 1316. Dolcino arricchisce le semplici
intuizioni religiose del suo predecessore all'interno di uno schema escatologico che prevede,
con il Segarelli, l'inizio del quarto degli status sanctorum, durante il quale lo Spirito Santo
caler nuovamente sugli apostoli e che durer sino alla fine dei tempi (sembra agire nel senso
di una radicalizzazione millenaristica dell'escatologismo apostolico). Con Dolcino la primitiva
scelta di letterale evangelismo di Gherardo Segarelli permane, ma complicandosi, dal punto di
vista intellettuale, di attese apocalittiche e millenaristiche. Il movimento degli apostolici
risulta cos portare in s e con s componenti ed esperienze diverse: dei movimenti

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evangelico-pauperistici, degli ordini mendicanti, del francescanesimo di orientamento


rigorista e di deviazione gioachimitica. Agli inizi del XIV secolo Dolcino si ritira tra le
montagne del Piemonte settentrionale e a lui si uniscono progressivamente altri seguaci, il cui
numero cresce quando la mobilitazione del mondo cattolico-romano si fa armata: l'attesa
escatologica sembra allora tradursi in chiliasmo (= millenarismo) militante e militare.
Clemente V bandisce addirittura una crociata, la quale avr successo, costringendo i
dolciniani a passare un difficile e duro inverno tra il 1306 e il 1307 nelle solitudini montane.
Nel marzo del 1307 i superstiti sono costretti alla resa. Dolcino, catturato con Margherita di
Trento, la sua presunta compagna, e Longino di Bergamo, conclude i suoi giorni fra terribili
torture.

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