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STORIA DEI BARNABITI NEL XVIII SECOLO


Il primo di una lunghissima serie di Vescovi Barnabiti
SANTALESSANDRO SAULI
BARNABITA (1534-1592)
VESCOVO DI ALERIA IN CORSICA E DI PAVIA

Santu Lisandru
Alessandro nacque il 15 febbraio 1534, quattro anni prima di San Carlo Borromeo le loro
vicende si intrecceranno indissolubilmente dallottima, aristocratica famiglia milanese dei Sauli.
Crebbe in fretta, anche fisicamente, in altezza e nella corporatura che si fece presto massiccia,
celando bene agli sguardi superficiali il suo vero stato di salute, allopposto cagionevole. Fin da
piccolo rivel quella fermezza di carattere e quella nobilt danimo che parevano fluire
armoniosamente dallo sguardo profondo dei suoi occhi azzurri e vivaci, incastonati tra i folti capelli
di giovent, biondissimi: piccolo indizio, anche questo, di una particolare distinzione di tratto e di
valore, che a breve egli riveler al mondo intero con lassunzione coraggiosa dellepiscopato di
Aleria in Corsica, dove fatic pi di tanti altri suoi illustri contemporanei, correndo come un
matto vero campione della Chiesa post-tridentina verso Dio e verso il prossimo1. Per lui
lideale episcopale voluto dal Concilio di Trento divenuto realt, riconoscer, senza troppi
fronzoli, il Proprio della Diocesi di Aiaccio nelledizione del 1986, confermandoci che il Santo
proprio cos: uno di noi, come noi, ma dal passo pi veloce, in quanto sospinto dallamore.
La sua storia cominci a intrecciarsi con quella dellOrdine dei Barnabiti nel giorno in cui lo
si sent bussare alla porta della Casa di San Barnaba in Milano allora in aperta campagna ,
giovanissimo, non ancora diciottenne, fresco di studi, per chiedere di farsi religioso. Da quel
momento non si ferm pi. Abbozzando una rapidissima panoramica a volo duccello, lo vediamo
emettere la tanto attesa professione religiosa il 29 settembre 1554 e ricevere lordinazione
sacerdotale il 21 marzo 1556, a soli 22 anni (ottenendo per questo la necessaria dispensa canonica).
Nel febbraio del 1557, come prima destinazione, fu trasferito proprio a Pavia, dove aveva da poco
ultimato i suoi studi giovanili.
Giovane padrino, umilmente si considerava un principiante nella via di Dio: Con parole
non potrei esprimere quanto sia grande la mia miseria e tiepidezza nel servizio del Signore,
ammetteva in quegli anni; aggiungendo poi un po sconsolato: Non mi vedo buono se non per
guastare lopera del Signore (12 gennaio 1560). Dal carattere particolarmente riflessivo,
Alessandro non osava guardare troppo in alto, riconoscendo la sua pochezza interiore, che per
voleva superare a ogni costo! Per questo prediligeva gli studi e la loro fatica, e, grazie a una fine
intelligenza e ad uninvidiabile metodica chiarezza desposizione, sal nel 1562 sullambita cattedra
di Filosofia dellUniversit di Pavia, dove poi si laure in Teologia il 28 maggio 1563 (anno in cui
Carlo Borromeo veniva ordinato prete e vescovo, e, lanno successivo, arcivescovo di Milano). Ma
non ne fece particolare motivo di orgoglio, anzi, ne avvertiva tutto il peso. Cos, quando il celebre
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SantAntonio M. Zaccaria, Lettera II, Cremona, 4 gennaio 1531.

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prof. Filippo Zaffiro gli chiese si sostituirlo allUniversit, subito, schermendosi per non sentirsene
allaltezza, il 6 marzo 1562 ribad con tono vibrante ma fermo che non era Uomo suo da poter
disporre n in questo n in altro, dipendendo dalla Santa Obbedienza. N dimentic, una volta
cominciate quelle lezioni, di ringraziare i suoi confratelli per le loro preghiere, essendomi, dice,
per mezzo di quelle riuscito il negozio delle lezioni meglio di quanto aspettavo.
La solida piet e il suo innato desiderio di nascondimento e di distacco dalle vanit del mondo,
gli permisero di abbandonare senza troppi rimpianti lamato insegnamento, dimostrando
uninvidiabile libert danimo quando fu eletto tra la sorpresa di tutti Proposito Generale della
sua Congregazione, il 9 aprile 1567; confermata appena tre anni pi tardi, quando, consacrato
vescovo nel Duomo di Milano per essere destinato a quellaspra montagna nel mare che la
Corsica, non esit a lasciare gli amati studi per dedicarsi completamente alle fatiche dellazione
apostolica, iniziando un digiuno intellettuale che si protrarr per pi di un ventennio. Ne risentir
una volta richiamato, nellultimo scorcio della vita contro la sua volont , nella dotta Pavia. Ma
quel cruccio iniziale era stato via via alleviato dalla conoscenza della ben pi alta e sublime
scienza dei segreti di Dio2, che, se poteva apparire ben poca cosa ai suoi illustri contemporanei,
che lo volevano a Pavia proprio in quanto ritenuto sprecato in Corsica, lo aveva invece reso
felice. La morte lo colse fedele ancora una volta al suo umile posto di lavoro, seppur febbricitante,
l11 ottobre 1592, a Calosso dAsti; non al tavolino delle sudate carte, ma sulla strada polverosa di
una delle sue tante, faticose visite pastorali, mentre si spingeva fino agli estremi lembi della sua
diocesi di Pavia3.
La Chiesa riconoscente, dopo averlo fatto proclamare beato il 23 aprile 1741 per opera di
Benedetto XIV, riconobbe la sua santit elevandolo agli onori degli altari ad opera di S. Pio X l11
dicembre 1904, assieme al redentorista Gerardo Maiella. Da allora in Corsica fu chiamato Santu
Lisandru. E fu dichiarato patrono degli studi e degli studenti barnabiti. Le sue spoglie mortali oggi
riposano nella magnifica cappella fatta costruire dai fratelli Pio e Angelo Bellingeri nel Duomo di
Pavia.
I primi passi

Cos, quando il giovane aristocratico Alessandro, terminati gli studi a Pavia, protrattisi dal
1547 al 1551, si affacci, elegantemente vestito, a San Barnaba, gi i Padri sapevano tutto di lui.
Nella prima delle tre domande di uso, presentata il 22 aprile 1551 davanti al loro Capitolo, richiesto
su che cosa lavesse spinto a muovere tale passo, tutto dun fiato rispose: Poter onorare
perfettamente Ges Cristo, il che non potevo fare cos facilmente stando nel secolo. Gi da un
anno gli era nato, infatti, questo nobile desiderio e non sembrava importargli molto se la
Congregazione era in quel tempo poverissima, dal momento che era venuto solo per rilasciarsi
tutto in mano dellubbidienza e per non aver mai alcuna comodit n del corpo n dellanima.
Umilmente riconosceva che la cosa che riteneva pi difficile fra quei venerandi Padri era lalzarsi
presto al mattino, il rimanere tanto tempo nellorazione mentale e il leggere quei libri
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SantAntonio M. Zaccaria, Sermone IV.


La stanza dove morto ancora oggi la cappella a lui dedicata. Gli attuali proprietari del castello di Calosso, i
conti Balladore Pallieri di Torino, discendenti dei Roero, la mettono gentilmente a disposizione, l11 ottobre di ogni
anno, per la celebrazione della Santa Messa.
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sullobbedienza; avrebbe preferito dedicarsi a lavori pratici, come il cucire, dopo aver per studiato
almeno un paio dore.
Presentata anche la terza domanda il 16 maggio di quel medesimo anno, i Padri preferirono
congedarlo ancora una volta, perch, data la sua giovane et e il suo prestigioso rango sociale,
temevano che la sua decisione non fosse ben ponderata, ma il classico fuoco di paglia! E lui,
determinato pi che mai, allindomani, 17 maggio 1551, non dandosi per vinto, si ripresent
esigendo la dovuta risposta. Presi in contropiede, nellagitazione del momento, i Padri non
trovarono di meglio che chiedergli ci che mai si era chiesto ad alcun postulante prima di lui:
recarsi nella non proprio vicina Piazza dei Mercanti a predicare Cristo Crocifisso, portando sulle
spalle quella pesante croce che ancor oggi si conserva in San Barnaba. Lo fece, e la sua strada fu
segnata per sempre! Da quel momento entr nei cuori e nelle speranze di tutti, per aver vinto,
piccolo Davide, il gigante Golia della stima di s, in quella traboccante Piazza dove non pochi
popolani, che lo conoscevano bene, lo avevano allegramente schernito, iniziando cos quellazione
di riforma che, grazie al fascino della sua sapienza e al calore della sua carit, avrebbe presto
affascinato i suoi contemporanei. E con un gesto dal francescano sapore, levatasi la spada et il
pugnale, mand larmi per il suo servitore al padre, con significargli che voleva per ogni modo
esser religioso4. Se sapeste quanto mi chiedete! sospir proprio suo padre, Domenico, mentre i
Barnabiti accoglievano il suo figliolo a San Barnaba dopo che aveva portato quella croce, e che
tanto si erano mostrati ritrosi ad unire le incerte vicende delle loro origini a quelle della sua Casata,
tanto illustre, influente, ricca di storia e di prestigio, in Milano e non solo.
Il momento storico nel quale si dibatteva la Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo,
era infatti difficile, trovandosi nel bel mezzo di un improvviso temporale scoppiato con il bando
dalle terre della Repubblica di Venezia nel febbraio 1551, dopo essersi tanto prodigati con impegno
e frutto pastorale a Vicenza, Verona e Venezia, unitamente al ramo femminile dellOrdine, le
Angeliche di San Paolo, e a quello dei laici, il Terzo Collegio, voluti entrambi dal Fondatore, S.
Antonio M. Zaccaria (1502-1539). Quel bando era forse presagio del fulmine che sarebbe caduto fra
poco su San Barnaba a causa della presenza di un Visitatore apostolico, nella persona di mons.
Marini. Questultimo, dopo aver parlato con tutti i religiosi circa la sincerit delle loro intenzioni,
rivolgendosi infine anche a quel giovane novizio di nome Alessandro, con sorpresa si sent da lui
dire che non se ne sarebbe andato, ma che ci sarebbe rimasto sperando che il tutto si debba
indrizzare5.
Il saper mirare giusto
Frequentando i barnabiti, aveva scoperto che essi miravano giusto, puntando al
rinnegamento di se stessi mediante la rinuncia alla propria volont: giustappunto quello che Cristo
chiede per seguirlo.
Iniziato il Noviziato triennale il 15 agosto 1551, Alessandro non perse quella sua innata
spigliatezza e libert danimo, che lo portava a staccarsi dai condizionamenti del mondo, critico e
nel contempo riflessivo, spingendolo verso la ricerca di quelle radici delle cose che illuminano
lautenticit delle azioni e la verit degli avvenimenti. Per questo, nonostante non approvasse nei
Barnabiti quel continuo genuflettere davanti al Superiore, quellinterminabile pregare o
quellintenso faticare nei lavori di casa, aveva trovato lideale per il quale valeva la pena di
spendere la propria vita. Lo rivel pubblicamente il giorno della sua professione religiosa, il 29
settembre 1554, con quella stupenda preghiera uscitagli di getto dal cuore: Esto mihi totus, totus
mihi soli. Ero tibi totus, totus tibi soli (Sii tutto per me, tutto per me solo. Sar tutto per te, tutto per
te solo). Questa risoluta dichiarazione dintenti verr subito messa alla prova.
Quando lo assegnarono allaiuto dei sacrestani, chiese e ottenne lincarico di svegliare la
Comunit affinch, grazie al suo alto senso di responsabilit, vincesse la sua nota pigrizia mattutina;
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Dalla deposizione di Tommaso Giorgi al suo Processo apostolico di beatificazione.


Archivio San Barnaba, Milano, Atti capitolari, 17 novembre 1552.

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e per superare la sua riservatezza, chiese di essere adibito, come aiutante, alla portineria, luogo di
passaggio che gli permetteva il contatto umano con le persone di ogni ceto sociale, affinando cos la
sua nota amabilit. Infine, per superare il suo smodato desiderio di studio, decise tenere in camera
un solo libro per volta. Sacrificio non da poco, visto linizio del suo intenso studio dei Padri, della
Sacra Scrittura e in particolare della Summa di San Tommaso, che si racconta arriv a sapere
tutta a memoria. La descrizione di questo giovane novizio redatta nel verbale di un Capitolo di
comunit dell8 maggio 1552, ce lo rivela particolarmente simpatico, nei suoi difetti e nelle sue
virt: Gli furono richiamate molte sue imperfezioni, come la poca riverenza dimostrata al
sacramento nel fare i lavori in Chiesa e la molta inettitudine nei lavori della sacrestia, la poca
riverenza ai sacerdoti di casa, il suo studio instabile e curioso pigliando mo un libro e mo un
altro, il suo spirito borghese, la sua tiepidezza, il suo troppo presumersi nello studio, e molte altre
cose: gli fu ordinato di scriverle tutte e di portarle al suo Maestro, cercando con ogni diligenza di
emendarsi.
Novello sacerdote

Una volta ordinato sacerdote, essendo il pi giovane (i Barnabiti fino a allora avevano
accettato persone gi mature e professionalmente affermate) e bisognoso di esperienza pastorale, fu
inviato nella nuova comunit di Santa Maria di Canepanova, che si trovava vicino allUniversit di
Pavia che il padrino ben conosceva, e dove, poco dopo, incominci a insegnare, pur con grande
titubanza dei suoi Superiori, non possedendo egli i titoli per un suo inserimento a tempo pieno. Tale
ritrosia alla fine venne superata, e Alessandro si qualific anche accademicamente, conseguendo la
laurea il 28 maggio 1563 e venendo subito cooptato nel collegio dei Professori della Facolt di
Teologia. Pur insegnando con competenza e passione, padre Alessandro ebbe lumilt di declinare
linvito ad assumere una cattedra stabile e rimunerata di Filosofia Ordinaria, sia perch
particolarmente impegnato nella scuola interna del proprio Ordine, sia perch era al servizio del
Vescovo di Pavia, Ippolito de Rossi, che ne aveva fatto uno dei suoi pi validi collaboratori come
teologo e socio nelle visite pastorali.
E anche come teologo non disdegn di manifestare la sua libert di pensiero. Per esempio, si
rifiut di sottoscrivere una dichiarazione come gi avevano fatto altri tre teologi del suo collegio
riguardo al Vescovo di Brescia, perch non sufficientemente chiara, mandando a dire al suo Vescovo
che in ogni cosa gli era servitore, fuori che dove andava la coscienza. Sempre di mente
lucidissima, in poche parole sapeva esprimere chiaramente il suo pensiero su ogni argomento, anche
il pi complesso. Per questo collabor anche a distanza con San Carlo Borromeo, partecipando nel
1564 al primo Sinodo milanese e al primo Concilio provinciale. Lanno successivo fece ritorno a
Milano.
Giovane Proposito Generale
Qualcosa era infatti nellaria! A soli 33 anni, nellaprile del 1567, fra lo stupore di molti e
prima ancor di lui stesso, fu eletto Generale dellOrdine dei Barnabiti. Proprio non se la sentiva di
accettare quella carica tanto impegnativa, anche solo al pensiero di dover comandare a quei Padri
venerandi; ma non pot rifiutarsi quando gli venne ricordato che chi viene eletto o confermato,

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entri nella sua gestione rivestito non tanto del manto dellumilt, quanto piuttosto del manto della
carit!
Lopera del Sauli nel governo dellOrdine fu improntata anzitutto alla rivisitazione dello
spirito delle origini ancora verde dando un notevole contributo al definitivo assestamento della
Congregazione. Dopo la gi accennata visita apostolica del 1552 che aveva visto sia ricondurre i
Barnabiti nellalveo proprio della vita religiosa del tempo, sia le Angeliche in clausura, sia giudicare
i Laici di San Paolo non ancora maturi per lapostolato diretto , egli seppe guidare la
Congregazione nel delicato processo di adeguamento ai Decreti tridentini, che sfoci poi
felicemente nelle Costituzioni del 1579, rimaste in vigore fino al Concilio Vaticano II.
Era luomo che ci voleva il quel momento! Il suo buon governo lo fece rieleggere per un
secondo mandato il 6 maggio 1568, potendo cos continuare il lavoro non ancora terminato. Fu
nuovamente rieletto Proposito Generale lanno successivo 1569. Uomo dalle chiare vedute, nel suo
triennio di generalato ebbe modo anche di occuparsi delle suore Angeliche allora residenti nel
monastero di San Paolo, tenendo loro diversi Sermoni che ancora si conservano, e intervenendo per
sedare quel rancore che ancora vi covava nei confronti della Contessa di Guastalla, Ludovica Torelli
(1499-1569) che, quando le aveva lasciate nel 1554, si era portata via tutti i capitali, anche quelli
legati legalmente alla dotazione del loro monastero. Pazientemente padre Alessandro insegn loro a
superare la durezza di cuore: Bisogna adonque amollirlo, questo cuore; il che ce lo insegna la
natura, che non di pietra, non di ferro, non di diamante, ma di carne ci ha fatto questo cuore Non
per vi pensate esser nostra virt lintenerirlo, ma operation di Dio6. E sistem anche la parte
giuridica della vertenza.
Ma Sauli divent soprattutto un grande amico e collaboratore del Borromeo, che
particolarmente aveva apprezzato, tra laltro, il lavoro da lui svolto nel 1566 per la riforma dei
Francescani Conventuali, prima, e degli Umiliati, dopo. Lo volle suo confessore, e am frequentare
mensilmente San Barnaba, certo non solo per un momento di ritiro spirituale. Lo chiamava in
episcopio per ogni cosa, dichiarando: Del suo prudente consiglio mi valgo quasi in ogni
occasione, tanto da far irritare qualche confratello, che vedeva il proprio Proposito Generale
diventato quasi il segretario del Vescovo! Cos, mentre il Sauli ammirava nel Borromeo il suo
rigore di vita e la mano ferma nel governare la Diocesi, lArcivescovo di Milano gustava nel
giovane barnabita la schiettezza della sua direzione spirituale, che sapeva illuminare con la luce
della sapienza divina le pieghe pi intime dellanimo umano.
Vescovo di Aleria

Il generalato del Sauli rappresent un momento di vera rinascita dellOrdine, che usc cos dal
disorientamento provocato dal bando dalle terre venete nel 1551, grazie anche al grande contributo
di San Carlo Borromeo, che tanto amava i Barnabiti: Voi sapete scriveva allOrmaneto quanto
grande il servizio che il Signore Iddio riceve in questa mia Chiesa dai Padri di San Barnaba, e
quale la protezione che ne tengo io per la vita incolpata e i santi esercizi loro. Si comprende
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Cfr. Armanda M. PONSIGLIONE e Marina M. ALGHISI, I Sermoni di S. Alessandro Sauli in Barnabiti Studi, 9
(1992), p. 24.

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pertanto il grande sgomento che colse i Barnabiti quando se lo videro portare via come Vescovo. Lo
stesso San Carlo, che li conosceva bene, intercedette per loro scrivendo direttamente al Papa Pio V:
Non posso mancare di sottoporre a Sua Santit laffanno grande in cui si trovano i Padri di San
Barnaba, per il danno grande che con la perdita di questuomo verr alla loro Congregazione, la
quale ora dipende dal suo prudente governo ed aiutata assai dalla sua dottrina, nella quale per
dire il vero egli non ha uguale. Ma nulla poteva fermare la volont di Dio, che attraverso il suo
Vicario in terra ricercava fra gli Ordini religiosi uomini degni da elevare allepiscopato. Alla morte
di Pier Francesco Pallavicini, Vescovo di Aleria, il Pontefice Pio V pose gli occhi proprio sul Sauli
come suo capace successore in quella non facile diocesi della Corsica: una delle pi sguarnite della
Chiesa, con isolani imbarbariti dalle guerre, e il cui solo nome faceva venire la pelle doca! Non
conosciamo i motivi della sua scelta, dal momento che il Papa probabilmente lo aveva incontrato
solo di sfuggita a Milano. Ma quello che pi importa che egli nutriva una smisurata fiducia in lui,
come testimonia il cardinale Cicada scrivendo al Doge di Genova il 27 gennaio 1570: Mi disse ieri
Sua Santit istessa, tutta piena di speranza, che con la virt di questo buon Prelato si debbe
introdurre in quellisola la dottrina cristiana, a lode di Dio et benefizio di quellanime.
Alessandro, nel gennaio del 1570, cominci cos a prepararsi al difficile compito che lo
attendeva chiudendosi in ritiro spirituale nella Certosa di Caregnano assieme al Borromeo,
chiedendo a Dio la forza di pigliar volentieri questa croce per amor suo. Poco dopo scriveva
preoccupato a suo padre Domenico: Le fatiche nelle quali sono stato sino a qui come Proposito
Generale mi paiono al presente rose, in comparatione di quelle che comincio a provare come
Vescovo. Fu consacrato vescovo nel Duomo di Milano il 12 marzo 1570 dallo stesso arcivescovo
Carlo Borromeo che gli prest pure i paramenti sacri (poi regalati), assistito dal vescovo di Pavia
mons. Ippolito de Rossi e dal vescovo di Bergamo Federico Corner. In quellimportante occasione
lo si sent sbottare in una delle tante espressioni della sua ingenua spontaneit: Dio perdoni chi
mha levato dalla mia Congregazione!
Ma non cera tempo da perdere! Egli doveva essere desempio sia per lattuazione
dellobbligo di residenza dei Vescovi stabilito dal Concilio di Trento, sia per la dedizione
allincarico ricevuto; per questo il Papa volle che con lui partissero subito anche una mezza dozzina
di suoi confratelli che lo coadiuvassero nellazione pastorale. Un po troppi, per i Barnabiti di allora,
che comunque riuscirono a inviare tre padri: Vincenzo Corti, Tommaso Gambali e Francesco Stauli,
assieme al fratello Giovanni Battista. Cos, salutato lanziano padre a Pavia che pi non avrebbe
rivisto, il 29 marzo, dal porto di Genova si imbarc verso il suo destino.
Apostolo della Corsica

Nella lenta traversata mons. Alessandro avr certo avuto modo di riflettere sul perch gi da
tempo i genovesi fossero odiati dai corsi, e come mai tale sentimento era aumentato quando, verso
la met del Cinquecento, Enrico II aveva ripreso le ostilit francesi contro limperatore Carlo V. Il
conflitto si era ben presto allargato anche alla Corsica, quando nel 1553 la Francia, con laiuto del
Gran Turco e di un rivoluzionario locale, chiamato Sampiero, aveva occupato lisola. Genova non
attese molto alla sua riscossa, e nel 1555 Andrea Doria la riconquist. Ma gli abitanti, guidati da

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Sampiero, iniziarono una logorante sanguinosa guerriglia. La reazione del Doria fu violentissima,
fin quasi al genocidio degli ingovernabili corsi. Grazie alla mediazione del Vescovo Gerolamo
Leoni e dei Francescani di Mariana (altra diocesi della Corsica), si trov provvidenzialmente una
via diplomatica e i ribelli poterono imbarcarsi quasi trionfalmente per la Francia, lasciandosi
dietro un cumulo di macerie materiali e spirituali.
Il 30 aprile 1570 mons. Alessandro sbarc in Corsica allora suddivisa in cinque Diocesi:
Aleria, Aiaccio e Sagona, suffraganee di Pisa; Mariana e Nebbio, suffraganee di Genova, anche se
abbandonate per ragioni di sicurezza assieme ai suoi quattro confratelli, pi di lui di debole
complessione. Trov la cattedrale distrutta, lepiscopio che era stato il quartiere generale di
Sampiero ridotto a un mucchio di macerie, le case di Aleria danneggiate, la ricca pianura
abbandonata allincuria del tempo e degli uomini. Alzando lo sguardo scorgeva invece lintatto e
minaccioso forte genovese, che ospitava una guarnigione di soldati.
Non sapendo dove fissare la sua residenza, fu costretto a chiedere ospitalit al convento
francescano di Corte, a 40 miglia da Bastia, dove per i frati gli fecero presto capire che la sua
presenza creava disagio alla vita regolare del convento, anche perch per andare a incontrarlo, nelle
due piccole stanzette assegnategli, bisognava passare attraverso il refettorio! Il 18 maggio 1570
scriveva al Borromeo: La avviso come, giunto a Bastia, fui forzato a fermarmi per dieci giorni per
poter fare le debite provvisioni necessarie al vitto quotidiano, e in quel tempo fui visitato da gran
parte dei preti della mia diocesi, dove non ne ho ritrovato alcuno che intenda il latino; molti non
sanno neanche leggere. Quali siano i loro costumi, lo lascio alla considerazione di Vostra Signoria
Illustrissima, essendoci state in Corsica tante guerre per cos tanto tempo, e i vescovi non residenti;
e il mio vescovado, in particolare, fu stanza e abitazione di Sampiero Corso, dove regnavano pi i
tumulti e le sevizie che in qualsiasi parte dellisola. Limpatto fu dunque particolarmente duro:
Iddio me inspirer alla giornata amava ripetere. Cos, ancor prima di pensare alla sua residenza,
prefer occuparsi subito del suo gregge, rivelando tutto il suo spirito missionario.
La popolazione locale, infatti, era costituita da uomini fieri e indomiti tanto inclinati allo
spargimento di sangue. Povera e superstiziosa, ma anche orgogliosa e dotata di un discutibile
senso dellonore, era spinta a sbandierare alle finestre i brandelli degli abiti insanguinati dei nemici
uccisi o a voler maritare i figli ancor prima della loro nascita, creando vere tragedie familiari poi, se
il matrimonio, per varie ragioni, non veniva pi celebrato. Ma quello che maggiormente si avvertiva
era il pesante clima di sospetto e di omert che avvolgeva ogni cosa. Anche se gli isolani erano
alquanto rustici, meglio selvaggi, si distinguevano comunque per coraggio, sobriet, resistenza,
laboriosit, alto senso della giustizia, ma soprattutto per uninsospettabile ortodossia della fede, che
il vescovo Alessandro, pieno di gioia, subito non manc di constatare: In questa mia prima venuta
ho sentito molta allegrezza, perch ho conosciuto in questi popoli sebbene un poco rozzi una
pura integrit di religione, non infettata da alcuna eresia. E come di cosa miracolosa, in cos
grande colluvie e licenziosit di gente passata qui per le guerre, se ne deve rendere molte grazie al
Signore Iddio.
Grazie alla sua lucidit mentale, che gli suggeriva di rispettare la prudente consequenzialit
del vedere, giudicare e agire, si propose di conoscere anzitutto la situazione della sua Diocesi, e
per questo incominci subito da un lato le visite pastorali (come indicato dal Concilio di Trento) per
tastare il polso del suo clero e del suo gregge, dallaltro a indire la celebrazione annuale del Sinodo
(anche qui, come prescritto dalla XXIV Sessione tridentina), durante il quale approfittava di questi
giorni [tre] per vivere cuore a cuore coi suoi preti, che invitava chi voleva a vivere con s a sue
spese. Mangiava con loro, conversava molto con ciascuno, si espandeva con grande carit. Per
istruirli, intavolava spesso dei casi di coscienza, ripassando con loro formule liturgiche, punti di
dottrina dogmatica o morale, documenti conciliari ed ecclesiastici. Terminato il Sinodo, molti preti
dovevano affrontare un viaggio di ritorno lungo e faticoso: allora egli preparava loro e ai laici che
li accompagnavano un viatico abbondante, prestava loro i cavalli, faceva riempire di vino le loro
zucchette, dava quanto poteva essere utile nel viaggio. E si pensi che al Sinodo partecipavano
pi di cento preti, senza contare i laici della loro scorta.

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Ma le sue vere armi vincenti furono le visite pastorali. Grazie ad esse, i suoi preti
cominciarono a constatare, seppur non tutti, che tali visite (vi andava in compagnia di due Padri, un
cancelliere, un segretario e un palafreniere) andavano ben al di l del puro dovere pastorale,
diventando espressione di quellanelito missionario che esaltava il suo grande spirito di sacrificio, e
non solo per le fatiche estenuanti che comportavano, ma soprattutto per lattivit di
evangelizzazione da lui svolta, rivolta a tutti, specie ai bambini e alle persone pi semplici, come ai
numerosi e poveri braccianti; per questo merit il giusto riconoscimento di Apostolo della
Corsica, degno titolo per un pastore di Santa Romana Chiesa.
Egli, infatti, non si risparmi nel dedicarsi alle visite pastorali, vera croce e delizia del suo
ministero episcopale: Se avessi una citt, o luogo grosso, non mi smarrirei, ma lavere se non
piccole villette, mi fa disperare di poter operare. Perch il cavalcare difficilissimo, essendo
montagne asprissime; e poi, quando si arrivati, non c da dormire e mangiare, se non
scomodamente7. Si spostava fra mille difficolt, a schiena di mulo, valicando corsi dacqua e passi
impervi, tra gole profonde e ripidi sentieri scavati nella roccia, spesso, come attestano i Processi
apostolici, costretto a camminare anche a gattoni. E quando arrivava, messosi in ginocchio,
riceveva dal parroco la croce, e, dopo aver pregato silenziosamente, benediceva i suoi fedeli,
celebrava e amministrava i sacramenti, controllava la gestione parrocchiale. Nulla accettava in
cambio; anzi, se la sua permanenza si protraeva oltre la giornata, provvedeva personalmente alle
spese proprie e dei suoi collaboratori: Niuna cosa amava ripetere pu macchiare il servizio di
Dio nella salute delle anime, quanto il sospetto dellavarizia, perch quando esso entra nei popoli
verso i prelati, anche se questi facessero miracoli, non vengono creduti. Un tempo ricco, in virt
del voto di povert emesso tra i suoi confratelli Barnabiti, che tanto continuava ad amare, non
poteva evidentemente non privilegiare le opere di carit fra quei poveri corsi, ai quali ogni casa,
bench piccola, pare un palazzo.
Azione pastorale a tutto campo

Nella sua azione pastorale privilegi le due indicazioni emerse con chiarezza dal Concilio di
Trento. La prima riguardava linsegnamento del catechismo. Per questo stamp infinite volte il suo
catechismo Breve istruzione delle cose pi necessarie alla salvezza, che diffondeva gratuitamente,
in migliaia di esemplari; era chiamato la Duttrinella, ed educ intere generazioni di corsi. Diviso in
due parti (una dogmatica e laltra morale) si articolava in domande e risposte, brevissime e
chiarissime, come era nel suo stile. Veniva poi imparato a memoria grazie alla ripetizione ad alta
voce, dopo essere stato opportunamente spiegato dai catechisti o dagli stessi seminaristi. Esempio
Chi sei tu? Risposta: Sono cristiano. Domanda: Che significa questo nome di cristiano?
Risposta: Discepolo di Nostro Signore Ges Cristo: cio colui che, essendo battezzato, crede e fa
professione di osservare la sua Santa Legge. Domanda: Quali sono le dignit del buon
cristiano? Risposta: La prima, essere figlio di Dio; la seconda, essere fratello di Nostro Signore
Ges Cristo; la terza, essere erede del Cielo. Domanda: Quale il segno interiore del cristiano?
Risposta: La carit fraterna, cos come insegna il Signore: da questo vi riconosceranno che sarete
miei discepoli se vi amerete insieme come io vi ho amati, cio sommamente e santamente.
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Lettera di SantAlessandro Sauli da Tallone, del 17 luglio 1570.

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Domanda: Quale il segno esteriore del cristiano? Risposta: Il segno della santa Croce,
ecc. Lo considerava tanto importante che egli stesso non smise mai dinsegnare il catechismo ai
ragazzi, anche quando divent successivamente Vescovo di Pavia, perch sapeva quanto il Papa ci
teneva; e questo uno degli aspetti certamente pi commoventi della sua vita, la cui grandezza
davanti a Dio spesso inversamente proporzionale alla grandezza davanti agli uomini! Lo studio
del catechismo non era fine a se stesso, ma doveva aprirsi alla pratica cristiana in un ambiente
favorevole.
Per questo la seconda indicazione che volle seguire riguardava proprio lo sviluppo delle
confraternite, specie del SS. Sacramento, che istitu in tutte le parrocchie della sua Diocesi. Del
resto, come poteva dimenticarsi che ancora giovane e semplice barnabita, nella sua piccola
comunit di Canepanova, durante la quaresima aveva strenuamente difeso la comunione frequente
da un predicatore della vicina chiesa di S. Francesco, che aveva osato condannarla, ripetendo in
quella occasione che lEucaristia era questione, pi che di parole, di esperienza: Non ne conosce
gli effetti se non chi la sperimenta, e predicando: Mirabile, stupendo davvero questo grande
sacramento!... Riceviamolo, ed egli guarir lanima nostra, come talvolta guarisce anche il corpo;
e crescer sempre di pi in noi la brama, la fame di riceverlo. Per chi dunque Ges istitu s grande
Sacramento? Non per gli angeli, non per reprimere i demoni, ma per luomo, il pi basso nella
catena degli esseri intelligenti e per di pi carico di miserie e di peccati. Sia quindi nostra prima
cura di rendere infinite grazie a Dio che ci chiama a sedere alla sua divina mensa, non solo
nellaltra vita, ma anche fin dora, nella vita presente, per mezzo del sacramento dellEucaristia.
Ma soprattutto pensiamo a rispondere alla sua chiamata, accostandoci sovente alla Sacra Mensa.
La riforma del clero

La fede si era ben conservata nellisola, certo; ma una delle sue pi grandi preoccupazioni era
rappresentata dalla mancanza della necessaria formazione del clero. Non esistevano allora seminari
in Corsica, n scuole o universit. Poteva studiare solo chi aveva la fortuna di recarsi nel continente,
o chi poteva mettersi alla scuola di preti meno ignoranti Molto diffuso era il triste fenomeno della
simonia tra il clero (i benefici ecclesiastici davano da vivere), che non raramente era anche
ignorante, omicida, vagabondo (non cera casa parrocchiale), concubinario (la maggior parte, o
tutti) tanto che nel primo Sinodo mons. Sauli eman un editto pubblico, tuonando affinch
uscissero dalle loro abitazioni tutte le donne sospette. Parte del clero era anche violento (la minaccia
turca li costringeva a girare armati, e perfino qualcuno celebrava la S. Messa tenendo larchibugio
in bella mostra sullaltare) e particolarmente disobbediente, perch se non vi il braccio
secolare che li costringa, obbediscono se li pare, e se non vogliono obbedire, bisogna avere
pazienza. Le chiese poi, divenute luogo di rifugio della soldataglia, erano state spogliate di tutto.
Spesso divenute campo di battaglia, erano finite poi per essere adibite a luogo per la celebrazione di
lauti banchetti, di ricovero di animali, o del tutto abbandonate.
Il vescovo Sauli non se ne crucciava pi di tanto, rimanendo sempre quieto e sereno.
Scrivendo al suo Proposito Generale il 19 dicembre 1571 affermava che, nonostante non gli
mancassero i travagli di dentro e di fuori, non si sarebbe tolto questo peso dalle spalle: Del resto
poi, il vivere o morire un poco pi presto o pi tardi, poco importa; dimostrando cos una fede
granitica: Il bisogno mi sforza, e sono certo che la carit non mi lascer sentire fatica, affinch si

10
possano aiutare queste povere anime, che sono tanto bisognose, che grande compassione al solo
pensarvi.
Si diede particolarmente da fare per favorire listruzione dei suoi preti. Inizi a comporre vari
sussidi, come le Costituzioni del Vescovado dAleria8, dove tratt di vari argomenti, piccoli e grandi,
come, ad esempio, la chierica, che doveva essere decentemente grande, cio per i preti grande
come unostia, per gli altri un po pi piccola; i baffi, che dovevano essere tagliati per non essere
dostacolo al momento dellassunzione del Sangue di Nostro Signore; lobbligo del portare labito
clericale, ossia la veste e la berretta nera, con permesso, per venire incontro alla povert dei preti e
allasperit dellambiente, delluso dei vestiti corseschi purch di colore nero (vietando cos allo
stesso tempo luso del berretto corso: il cappello); la proibizione del porto darmi; il divieto di
esercitare altre professioni e di tenere concubine, come di recarsi a balli o a commedie, o giocare a
carte o a dadi. Soprattutto li richiamava agli studi sacri, alla bont della predicazione, allutilit
dellinsegnamento del catechismo. Tale fu poi la nota Istruzione compendiosa e breve e soprattutto
la Dottrina del Catechismo Romano (Pavia 1581) tanto lodata da S. Francesco di Sales nella
quale spiegava ai suoi preti corsi, in modo semplificato, il Catechismo Romano voluto dal Concilio
di Trento, in molti punti di difficile comprensione, sempre secondo lo schema classico della
domanda e della risposta.
Prese particolarmente a cuore anche il restauro degli edifici ecclesiastici: Se amerete le
vostre chiese come care spose, farete in modo, per quanto si estenderanno le vostre forze, che siano
adorne, cos come ogni sposo si sforza, secondo il suo stato e possibilit, di adornare la propria
sposa9, non disdegnando di aiutare anche materialmente i suoi preti nellacquisto degli arredi sacri.
Cercava anche in questo modo di ridestare in loro la consapevolezza della grande dignit del
sacerdozio: Niuna cosa mi stata mai tanto a cuore, quanto attendere alla riforma dei sacerdoti,
sapendo che, come i cattivi sono la rovina dei popoli, cos per il contrario dalla loro bont dipende,
se non in tutto, almeno in buona parte, la loro salute10.
Adempiendo poi le prescrizioni tridentine, eresse subito il primo seminario diocesano a
Tallone nel 1570, che port poi con s nei suoi continui spostamenti, prima a Bastia (nello stesso
anno 1570), poi ad Algaiola (1574), a Corte (1576), e infine a Cervione, sua residenza definitiva,
nel 1578. Vi si impegn direttamente, tenendovi, quando non impegnato altrove, due lezioni
quotidiane, e insistendo molto, al di l dei programmi delle varie discipline teologiche, sullassoluta
necessit della concordia, della pace, della fraternit sacerdotale, per smussare la proverbiale
litigiosit corsa. In quei tempi i seminaristi potevano essere accolti a 12 anni e a 14 ricevere gi gli
Ordini Minori. Per loro volle stilare personalmente il Regolamento del seminario dAleria. Visto il
difficile ambiente sociale, il Regolamento si rivel particolarmente severo nei confronti di chi non
studiava, litigava o disobbediva ai Superiori. Sapeva bene che il futuro della Chiesa corsa sarebbe
stato un giorno nelle loro mani. Per questo non esit a scacciare un giovane seminarista per cattiva
condotta, anche se gliela giur! Infatti, poco dopo, il 1 agosto 1581, mentre al sopraggiungere della
sera il Vescovo sedeva in un luogo appartato per meditare, quel giovane gli scagli addosso una
grossa pietra dallalto di quelle rocce dove si era arrampicato, che fortunatamente lo colp solo ai
piedi, senza per fargli del male. Sauli esclam: Benedetto Dio, che salva i servi suoi. Scampato
da morte certa, and con il pensiero al suo grande amico S. Carlo Borromeo, quando attentarono
alla sua vita con quella famosa archibugiata opera di un Umiliato. In quelloccasione lo stesso Sauli,
invece di consolarlo per lo scampato pericolo, non manc di sottolineare allArcivescovo il
richiamo di Dio, dicendogli, senza tanti peli sulla lingua, che da quel fatto doveva trarre occasione
di umiliarsi e considerare se ci per qualche suo difetto Iddio avesse permesso; ed anco esaminare
bene la coscienza sua, se era preparato, caso che la botta avesse avuto effetto, a presentarsi al
giudizio di Dio. Ecco ancora venire alla luce quella sua santa libert di spirito da tutti santamente
8

Costituzioni del vescovato dAleria pubblicate nel sinodo diocesano dal R.mo Mons. Alessandro Sauli vesc.
dAleria lanno 1571 nel mese daprile, Bastia 1886.
9
Cfr. la Instruttione compendiosa, e breve Genova 1571.
10
Dalla Prefazione al suo catechismo Breve istruzione delle cose pi necessarie alla salvezza.

11
invidiata. Perdon quello scellerato ex-seminarista, e, una volta che fu catturato dalle guardie del
Governatore dellisola, intercedette non poco affinch gli fosse restituita la libert, ma lui,
orgoglioso e ribelle, mai gli chiese perdono.
Mons. Sauli sentiva la solitudine non solo per il fatto che verso la met dellanno 1574 tutti e
quattro i confratelli barnabiti che lavevano inizialmente accompagnato erano tornati indietro, per
infermit o altro, quanto per il senso di abbandono che attanagliava la sua Diocesi: E certo che chi
vedesse i bisogni di questa povera Isola con occhio pio e misericordioso, sono certo che leverebbe
molti ministri et servi di Dio da Roma o Milano, ed altre citt famose, per aiutare queste anime. Ma
i giudizi occulti di Dio vanno cos11. Nella successiva lettera del 2 agosto 1574 non esit a
rivolgersi al suo Proposito Generale, che gi lo aiutava economicamente, ricordandogli che li
bisogni della Congregazione sono grandi, ma maggiori sono in Corsica! Del resto, neanche lui
stava bene di salute, ma tirava avanti, seppur si ammalasse frequentemente di febbre e di catarro,
che lo portavano particolarmente a temere questaria sottile e venti fastidiosi, fino a costringerlo
a chiedere, in occasione del Natale del 1576, uno sporadico permesso di tre mesi al Papa, per
soggiornare un po in terra ferma e migliorare cos il suo stato di salute.
Tra carit e preghiera

Ma tra le sue mille preoccupazioni il primo pensiero era sempre per loro: i poveri.
Quotidianamente faceva distribuire nel cortile dellEpiscopio pane, minestra e vino; gratuitamente
aiutava e ospitava i viandanti e distribuiva medicine a chi le chiedeva. Mai nessuno andava via a
mani vuote; e a quei suoi servi che brontolavano dicendo: Monsignore, troppo buono!, lui
rispondeva: Non sapete che quello che do ai poveri lo do a me? Di quello che do a voialtri, non so
che beneficio ne avr! Tanto li amava che una volta, rientrato in Italia per la visita ad limina
Apostolorum, quando seppe della carestia che in sua assenza aveva colpito la Corsica, consigliatosi
con il Borromeo a Milano, prefer sospendere il viaggio a Roma e impiegare il denaro cos
risparmiato per comprare orzo, fagioli, ceci, sale, ecc., pur di non tornare a casa a mani vuote. Era
di buon cuore. Non si dava orari di ricevimento; accoglieva chiunque, anche se seduto a tavola, e
guai se qualcuno osava dire la bugia: Il vescovo non c! Di grande integrit morale, non
accettava mance da nessuno e pagava bene i suoi dipendenti, affinch non fossero tentati di
arrotondare lo stipendio con mezzi illeciti. La casa del Vescovo doveva essere desempio per tutti.
Cos i terribili corsi divennero per mons. Sauli i suoi figlioli, ed essi, dopo non poche
fatiche e superate molte diffidenze, vincendo lodio atavico verso Genova, cominciarono ad amare
quel genovese di straordinaria statura, ma di debole complessione, e di pochissime carni, biondo,
peritissimo teologo, predicator eccellente, e molto aggraziato in quella professione, esemplare,
che iniziava la sua giornata con tre ore di preghiera. Alla meditazione e al breviario aggiungeva poi
lufficio della Madonna e quello dei Defunti. La celebrazione eucaristica costituiva il culmine della
sua estasi: Il maneggio delle anime e delle chiese amava ripetere mi riesce tanto meglio,
11

Lettera di SantAlessandro Sauli al Proposito Generale dei Barnabiti in Milano, da Balagna nel luglio del 1574.

12
quanto pi mi consiglio con Dio; e siccome sono stato qui inviato come suo ambasciatore, devo
procurare di sapere la sua volont per non errare. Digiunava almeno due volte a settimana, e a
Bernardino Rovarini, che lo esortava a mangiare di pi per affrontare le fatiche di una visita
pastorale, rispose: mio dovere fare ben pi di quanto faccio, e sarei felice se dovessi morire
mentre lavoro nella vigna del Signore. Si confessava ogni giorno, e di notte usava la disciplina.
Faceva gli esercizi spirituali almeno tre volte allanno, di dieci giorni completi, secondo le
prescrizioni delle Costituzioni dei Barnabiti, il cui testo leggeva frequentemente; e proprio per non
vedere affievolire il senso di appartenenza alla propria Famiglia religiosa, ogni venerd indossava la
nera veste barnabitica per sentirsi in comunione con i confratelli.

Pastore danime di grande cuore, era severissimo soprattutto con se stesso, e dotato di grande
buon senso, dimostrato pi volte, come ad esempio in occasione delle sue Contro Osservazioni alla
Relazione presentata nel 1590 alla Santa Sede da mons. Nicol Mascardi, che aveva effettuato la
Visita apostolica della Corsica, specchio di un animo forse troppo curiale e poco pastorale. Per
esempio: Non si assenti il sacerdote per pi di tre giorni senza licenza (in scriptis)
dallOrdinario; Sauli: Quantunque la residenza sia santa, dovendo per molti camminare due
giornate se vogliono trovare il Vescovo di Aleria, ho concesso ai Vicari foranei che possino dare
licenza per otto giorni, dandomene notizia. Entro due mesi, ogni curato dovr provvedere la sua
chiesa di due calici, cinque corporali, paramenti, ecc., pena la sospensione a divinis; Sauli:
Rimarranno tutti senza messa. Le donne lattanti non portino i figli a Messa n ai divini uffici;
Sauli: Si lascia in considerazione alle Signorie Vostre Illustrissime se molte donne lattanti, che
non hanno chi governi i loro figlioli in casa, debbano perdere Messa. Scomunica latae sententiae
alle donne che per la morte dei parenti o amici si graffiano la faccia; Sauli: Labuso pessimo e
praticato in molti luoghi e levarlo cosa santa. Si consideri se sia rimedio la scomunica latae
sententiae, visto che forse moltissime donne vi cadranno. Grazie a questo eccezionale documento
conservato nellArchivio Vaticano, sappiamo che la Santa Sede diede ragione a mons. Alessandro.

LA MISSIONE IN BIRMANIA

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La missione in breve:
A titolo di missionari apostolici di Propaganda Fide
Luogo Indie orientali (Cina, Indostan ossia India, Tunkino, Coccincina, Ciampa, Cambogia, Siam,
Ava e Peg, e Malacca. Regni di Ava e Peg, Birmania, oggi Myanmar Kmq 676.552 (due volte
l'Italia)
Religione: Buddismo Theravada o del piccolo veicolo detto anche Hinayana. Animismo
Cultura: alfabetizzazione di massa
Lingua: pali, barmano e peguano, dialetti locali.
Viaggi: via mare (Levante) Il viaggio dall'Italia durava circa un anno e mezzo, e nessuno era al
sicuro di arrivare alla meta. Circumnavigavano l'Africa, ma spesso finivano sulle coste del Brasile,
doppiavano con il cuore in gola a motivo delle frequenti tempeste il Capo di Buona speranza, e poi
giungevano) all'isola di Francia e da qui a Madras (India) in attesa di un battello che attraversasse il
golfo del Bengala e li portasse a Syriam, porto del Peg superando l'ultimo decisivo ostacolo: le
temibili secche di Martaban, cimitero di molte navi. Via terra (ponente). Durata uguale del viaggio.
Cipro, Siria, Mesopotamia, India.
Numero dei missionari 28+3 nativi (18 professori, 5 novelli sacerdoti, 2 fratelli conversi, 3 padri di
maggior esperienza). Prima di partire dall'Italia avevano quasi tutti ricoperto cattedre di teologia, di
lettere, di filosofia nei diversi collegi del proprio ordine e addirittura presso Universit prestigiose.
Et media dell'arrivo in missione 28 anni.' .
Cause della morte: Durante la loro presenza in Birmania vi trovarono la morte e, qualcuno, anche
il martirio, tanti giovanissimi missionari barnabiti, dei quali quattro annegarono a causa dei
naufragi, cinque furono uccisi in insurrezioni politiche, tredici non resistettero alle malattie contratte
e agli stenti patiti; ben pochi, pochissimi, arrivarono all'et naturale della vecchiaia (fra tutti
ricordiamo mons. Nerini, ucciso a Syriam nel 1756 a colpi di lancia, mentre difendeva le giovani
ragazze che si erano .rifugiate nella sua chiesetta oggi monumento nazionale)
Periodi di maggior e minor presenza: D'amato 48 anni e l0 mesi - Gazzari 0 giorni.
Missionari eletti vescovi o Vicari apostolici: 9
Questa missione si svolta in Asia. La Chiesa oggi come ieri guarda con interesse l'Asia.

14

L'Esortazione Apostolica post-sinodale, Ecclesia in Asia del S. Padre Giovanni Paolo Il ha


ridestato l'interesse verso l'immenso continente asiatico, sottolineando l'importanza degli sforzi
compiuti per la sua evangelizzazione.
Una pagina poco conosciuta di questa storia riguarda il paese "dalle mille scintillanti
pagode", la Birmania - oggi Myanmar -, che Marco Polo non esit a descrivere come (la pi bella
cosa del mondo e Kipling come una cosa unica al mondo.
Ieri: Il primo vero tentativo di evangelizzazione inizi con l'arrivo dei Chierici Regolari di S.
Paolo, detti Barnabiti. In verit, essi furono chiamati in Asia nel 1720 principalmente per
l'evangelizzazione della Cina (facevano parte infatti della Legazione guidata da mons. Carlo
Ambrogio Mezzabarba, che aveva ricevuto dal papa Clemente XI il compito di dirimere con
l'imperatore K'ang-nsi la spinosa questione dei "riti cinesi". Ma L'ambasceria non ebbe l'esito
sperato e fall tra mille incomprensioni e sospetti. Ma, non riuscendo a stabilirvisi, furono destinati
in paesi diversi. Al barnabita Sigismondo Calchi e all'Abate Giuseppe Vittoni furono affidati i Regni
di Ava e Peg, situati nella Birmania meridionale. Per un inaspettato gioco della Provvidenza, fallito
il tentativo di stabilirsi in Cina, i Barnabiti si trovarono ad assumere quella Missione senza volerlo.
Un pugno di religiosi, culturalmente agguerritissimi, soprattutto dal punto di vista filosofico e
scientifico, e di provata fedelt alla propria consacrazione religiosa, inizi cos a dialogare con tutti,
in special modo con i Talapoini e i Bramini dei regni di Ava e Peg. I Birmani, come tutti i popoli
dell'Asia, erano particolarmente fieri dei propri valori religiosi e culturali; e cos il distacco dai beni,
l'amore al silenzio e alla meditazione, la non violenza, la disciplina, la pazienza, la sete di
conoscenza e di confronto filosofico, il rispetto degli anziani, il senso della comunit, la
compassione per gli essere umani, divennero le note comuni dell'armonioso incontro. Lasciata
segretamente la Cina il 3 dicembre 1721, essi giunsero a Syriam all'inizio dell'anno successivo.
Cosa trovarono?

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Ovunque sentivano il dolce suono di campane e campanelli mossi dal vento sulle hti dei
pinnacoli o ferme, in basso, agli ingressi, senza battacchio, in un intenso odore di incenso, che
profumava tutt'intorno l'aria tersa. Le povere case erano costruite con il bamb, a un solo piano,
coperte di paglia e sostenute da pali conficcati nel terreno, senza finestre o, se presenti, di
dimensioni ridottissime; solo le abitazioni dei Mandarini pi benestanti erano in legno. Gli abitanti
dormivano sopra una semplice stuoia, senza far uso di lenzuola. La popolazione era mite, forse
allapparenza anche un po' indolente, in realt fiera e orgogliosa: di carnagione olivastra, di statura
media, anche se robusta, e di buon aspetto, dedita principalmente all'agricoltura c alla produzione di
riso. Gli uomini vestivano di un panno rigato di bambagia o di seta, che dai fianchi scendeva ai
talloni. Calzavano dei sandali di legno o di cuoio c curavano particolarmente i lunghi capelli,
lasciandoli crescere abbondantemente per poi avvolgerli sul cocuzzolo per mezzo di una fascia
variopinta. Amavano colorarsi i denti di nero e foravano i loro orecchi - il giorno in cui lo bucano,
per essi di solennit e di feste, poich equivale ad un di presso al nostro battesimo: l'aver le
orecchie bucate un distintivo della nazione-; dall'et dell'adolescenza si tingevano anche le gambe,
sempre di colore nero, apponendovi splendidi tatuaggi dai diversi disegni di terrificanti demoni,
draghi, pesci e ogni altro tipo di volatile. Le donne amavano vestirsi splendidamente come gli
uomini, aggiungendo spesso un camiciollo che copriva loro le spalle c si ornavano, come i maschi,
di preziosi e splendidi monili d'oro e d'argento [Nel libro alcune fotografie degli acquerelli degli
allievi del P. Sangermano di Rangoon che illustrano la vita dei birmani, case, raffigurazioni del
Budda, vestiti degli uomini e delle donne ctc.
Il problema del "patronato"
L incontrarono subito la forte ostilit dei due francescani portoghesi, che gi vi si
trovavano, e che, istigati dal Vescovo di San Tom de Meliapor, non riconoscevano l'autorit dei
Missionari apostolici inviati dalla Congregazione di Propaganda Fide. Iniziarono subito discordie e
diatribe. Il padre Calchi fu perfino accusato di essere una spia cinese: Ministro di Satanasso,
lngannatore, Italiano scomunicato... diavolo medesimo vestito di carne. Fu costretto cos a recarsi
nella capitale, Ava, per discolparsi davanti al Re, il giovane Taninganwe, appena ventiquattrenne. Fu
da lui ben accolto, perch particolarmente stanco dei portoghesi che nulla di buono avevano falli)
per il suo popolo (anzi lo avevano sfruttato, limitandosi all'assistenza spirituale dei connazionali,
senza curarsi n di apprendere la lingua locale n di evangelizzare i nativi). Il Re non solo gli diede
il permesso di costruire casa e chiesa e di iniziare l'opera di evangelizzazione, ma richiese con
insistenza l'invio di altri missionari. Nonostante quelle difficolt con i portoghesi non si
appianarono, anzi, il problema del "patronato" (l'insieme dei diritti c degli obblighi concessi e
imposti formalmente dai Pontefici, dalla met del sec. XV, alle corone di Portogallo e Spagna per
promuovere una pi efficace opera di apostolica nelle nuove terre scoperte costitu per molti anni la
pi dolorosa "spina nel fianco" della loro presenza in quella terra, durata per ben 110 anni. Come
dimenticare le accuse e le scomuniche tra i missionari fedeli a Propaganda Fide e quelli soggetti al
patronato?, le spedizioni dei Francescani portoghesi contro le missioni dei Barnabiti condotte con
l'ausilio di servi cani feroci, arrivando perfino al tentativo di omicidio?
Un'avventura senza fine Ma queste difficolt non dissuasero i novelli figli di S. Paolo dal partire
verso quelle terre lontane, anche se il viaggio dall'Italia durava in media un anno e mezzo e nessuno
era sicuro di arrivare alla meta. Sopportando sacrifici di ogni genere, dal semplice ma
fastidiosissimo mal di mare ai terribili naufragi (il barnabita Luigi Grondona, gettato dalle onde
sulle coste del Madagascar nel luglio del 1777, fu spogliato di tutto e, nudo, fu cacciato dai villaggi,
rimanendo esposto, di giorno, al sole bruciante, c, di notte, a un freddo tale che lo obbligava a
seppellirsi nella sabbia fino al collo). Passando la linea equinoziale ricevevano un secondo inatteso
battesimo: lantico e propiziatorio rito del "battesimo marinaresco", che si donava rovesciando
secchi d'acqua sul capo di quelli che la passavano per la prima volta. Il curioso rito veniva
preceduto dalla discesa dal pennone della nave di un uomo, il buon vecchio della linea, subito

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seguito da uomini seminudi in groppa a cavalli anneriti costruiti per loccasione. Il vecchio, tenendo
in mano un esalto registro di tutti i naviganti, li chiamava a pagare il tributo aut in aere aut in
corporeo Chi non gli porgeva la moneta veniva lavato da capo a piedi da una immensa turba di
marinai, instancabili a tirare acqua marina e liberissimi di versarla. Ma come dimenticare anche solo
la quotidianit della loro vita piena di difficolt inenarrabili: periodi di lunga solitudine, gli insulti
sprezzanti al grido di uccisori di galline, gli agguati e percosse da parte dei Francescani
portoghesi e dei loro seguaci, le nostalgie struggenti del proprio paese e dei propri cari, la fame, il
non poter celebrare la S. Messa per mancanza di vino, l'isolamento dalla madre patria per la
difficolt delle comunicazioni (una lettera arrivava, se arrivava... con un anno e mezzo di ritardo)?

Ma godettero anche piccole consolazioni, come quando costruirono a Syriam una scala a
chiocciola, che doveva servire a salire e scendere dalla torre campanaria (che moltissimi birmani
salivano e scendevano senza intendere come si reggesse), o quando costruirono il loro primo
collegio a Monl e poi a Rangoon, che star potrebbero con onore anche in Italia [vedi il disegno
di questo seminario], o quando erano costretti a spostarsi di aldea in aldea (villaggio) accompagnati
da Un stuolo di bambini vocianti, tanto da essere paragonati a un vero corpo d'armata errante;
portavano, infatti, tutto con s, dagli arnesi di casa agli arredi sacri, usando per il trasporto due
carretti secondo il costume del paese co' suoi buoi, o se per via fluviale, i leggeri Balon.
Costruirono le prime chiese in muratura, collegi, ospedali, seminari per il clero indigeno, ospizi per
gli orfani e le vedove. Seguirono abbondanti i battesimi, le cresime, le conversioni, anche se
incontravano forti difficolt; ad esempio, nel far praticare, come in Italia, il digiuno (i birmani gi si
nutrivano di semplice riso scondito e si dissetavano con la sola acqua...), o nel far partecipare alla S.
Messa domenicale (dovevano lavorare nei campi per guadagnarsi da vivere). Per l'evangelizzazione
puntavano soprattutto sui bambini e sulle donne, in quanto apprendevano meglio gli insegnamenti
del Vangelo e li diffondevano con maggiore speditezza. Furono cos missionari attivi, che subito si
imposero al rispetto di tutti per la loro sensibilit, per la profondit della loro vita spirituale e per la
capacit di dialogo col giudaismo, l'islamismo, linduismo e con le correnti religiose pi diverse:
taoismo, confucianesimo, zoroastrismo, gianismo ecc., ma soprattutto col buddismo, che presentava
un chiaro carattere soteriologico. Era, questa, una delle difficolt principali incontrate fino allora
nell'evangelizzazione: Alcuni seguaci delle grandi religioni asiatiche non hanno alcun problema ad
accettare Ges come una manifestazione della divinit o dell'Assoluto, o come un 'essere illuminato.
Tuttavia hanno difficolt a considerarlo come l'unica manifestazione della divinit. In tutti, lo sforzo
di condividere il dono della fede in Ges quale unico Salvatore denso di difficolt filosofiche,
culturali e teologiche, specialmente alla luce delle credenze delle grandi religioni dell'Asia,
strettamente intrecciate con valori culturali e specifiche visioni del mondo.

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Il dialogo con il buddismo


I missionari provenienti dall'Italia avevano quasi tutti ricoperto le cattedre di teologia, di
lettere. di filosofia, ecc., nei diversi collegi del proprio Ordine e, addirittura, presso Universit
prestigiose. Proprio per questo essi seppero dare un fondamentale apporto scientifico allo sviluppo
culturale del paese. Non solo, dunque, il missionario armato di "croce e di coraggio", ma anche la
persona preparata, che sa calarsi nella cultura che lo accoglie e che dialoga con tutti, dai semplici
abitanti dei villaggi ai dotti Talapoini (cos chiamati dal nome del ventaglio Talap con il quale
usavano coprirsi il volto), monaci buddisti, detti anche Ponghi. Senza trascurare l'apostolato, di
notte, alla fioca luce della lampada, annotavano le loro osservazioni sugli usi e costumi di quei
popoli e durante i lunghi viaggi di ritorno in Italia mettevano ordine agli appunti raccolti in
missione, dando inizio a una produzione straordinaria di studi sulla realt sociale, politica, culturale,
religiosa di quei due Regni (ad esempio, mons. Gaetano Mantegazza fece la prima trattazione
scientifica della storia, geografia ed etnografia del paese, con la sua opera Relazione dei regni di
Ava e Peg, datata l784. Essa fu corredata dalle prime due importantissime carte geografiche della
Birmania)
Ma soprattutto seppero dialogare con il buddismo, superando l'ostacolo delle lingue locali, il
peguano e il barmano. Divennero infatti gli autori dei primi dizionari (ad esempio, Giovanni
Percoto cur la Grammatica della lingua birmana, un Dizionario latino-portoghese-birmano, e inizi
lo studio comparato della lingua locale, a tal punto che, accortosi che la lingua birmana non
possedeva un ordinamento alfabetico, prepar il primo alfabeto Birmano, che fu stampato per
mezzo del P. Carpani nel 1776 a Roma dalla Tipografia di Propaganda Fide, col titolo Alphabetum
Barmanum seu Bomanum regni Avae finitimarumque regionum; seguito, poco dopo, dal
Compendio delle dottrina cristiana). Propaganda Fide pot cos far fondere 60.()()() caratteri
Birmani e 40.000 latini, che i Barnabiti trasportarono in Birmania, per dare vita alla prima tipografia
birmana! Nella mostra organizzata a Rangoon in occasione dell'Anno internazionale del libro,
patrocinato dall'Unesco e inaugurata il 2 dicembre 1972 dal Presidente Ne Win, i Birmani hanno
ufficialmente presentato l'Alphahetum del Percoto come the first Burman book. Ma non bastava.
per dialogare con il buddismo dovevano imparare anche il difficilissimo pali - corrispondente
pressappoco alla nostra lingua latina -, che persino i bonzi conoscevano a malapena. Con il pali
infatti erano stati scritti gli antichi codici buddisti, incisi su foglie di palma.
Nell'archivio romano custodito il prezioso libro del Kaman in foglie di palma portato dai
nostri missionari in Italia, e la foto di una foglia di palma che reca incisa una preghiera; una volta
appreso con incredibile tenacia, i missionari poterono con entusiasmo studiare le scritture sacre del
buddismo, che i monaci diedero loro,.. per amicizia e rispetto. Cos i Barnabiti per primi fecero
conoscere all'Occidente il buddismo Hinayana, detto anche del Piccolo Veicolo (sempre il
Percoto fece arrivare in Italia, come dono al cardinale Stefano Borgia di Propaganda Fide, due
preziosi manoscritti appartenenti al Vinaya-pitaka: il Patimokkha - riguardante le confessioni
pubbliche durante le riunioni mensili - e il Kamnuva riguardante le ordinazioni dei bonzi -; mentre
il P. Carpani port in Italia il manoscritto del Tipitaku, la bibbia buddista; da non dimenticare,
infine, altre importanti opere, una sempre del Percoto: Trattato della religione cristiana in forma di
dialogo fra un cristiano e un talapoino, e l'altra del Mantegazza: Dialoghi tra un Khin selvaggio e

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un siamese ex-talapoino (vedi la una recente bella pubblicazione]). Attraverso queste opere
cercarono di superare le difficolt di presentare il Vangelo a coloro che credevano nel Nirvana
(corrisponde un po' al nostro Paradiso), ma non in Dio e nell'anima individuale. Quante volte hanno
ascoltato la lenta cantilena del rosario buddista formato da ben 108 grani, per ognuno dei quali si
ripeteva: Tutto passa, tutto dolore, tutto vanit!

Ma l'impegno dei missionari barnabiti sul versante scientifico non ripropose in Birmania il
metodo di evangelizzazione attuato dai Gesuiti in Cina, dove, attraverso la scienza, avevano cercato
di presentare il Vangelo, con dubbi risultati. Rimanendo fedeli alle direttive della Congregazione di
Propaganda Fide, espresse nella Istruzione ai Vicari apostolici dell'Asia orientale del 1659:
Verbum enim Dei non his artibus sed charitate, rerum humanarum contemptu, modestia, frugalitate
victus, patientia, et oratione alliisque virorum apostolicorum virtutibus disseminandus est, mai
trascurarono i loro doveri missionari a vantaggio della ricerca scientifica. I loro studi furono la
naturale conseguenza della situazione che incontrarono nei Regni di Ava e Peg, dove, se grazie alle
scuole dei Talapoini l'analfabetismo era molto meno diffuso che non nei vicini paesi orientali, non si
era per formata una vera e propria "intellighentia", in quanto agli unici che potevano) formarla, i
Talapoini, non potevano dedicarsi allo studio delle scienze profane - astrologia, matematica, fisica,
cartografia ecc. -, ma solo alla meditazione, per il raggiungimento del Nirvana, o al massimo alla
studio della letteratura e alla composizione di poesie sacre e profane. I missionari, allora, iniziarono
a raccogliere, a catalogare, a conservare ogni tipo di informazione, pianta, essere viventi - ad
esempio, Marcello Cortenovis si lament di non riuscire a conservare gli insetti che catturava a
causa del caldo, dei topi e della mancanza di recipienti adatti -, passando di mano in mano le loro
fatiche, affinch, un giorno, potessero essere fatte pervenire in Occidente, elaborate e usate a
vantaggio di quelle popolazioni. Non furono scritte in missione, perch non c'era il tempo n la
quiete per farlo), ma durante i lunghi viaggi di ritorno in Europa, o una volta giunti a Roma, nella
quiete della casa di S. Carlo ai Catinari. Del resto non vollero mai vestire gli abiti dei Talapoini o
dei letterati per essere da loro accettati, n costituirono villaggi sull'esempio delle famose
"reduciones" del Paraguay.

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Le radici della chiesa birmana
All'inizio del 1800 la missione cominci a decadere. Dal 1794 mancava un Vicario
Apostolico che svolgesse funzioni episcopali e i missionari erano troppo pochi, senza pi forza per
viaggiare durante la stagione delle piogge a piedi scalzi nel fango cd acqua sino ai ginocchi, fatica
insopportabile, avendo di pi sopra la testa un sole di un calore simile a quello del fuoco. La
missione termin ncl 1832 a causa dell'impossibilit di inviare altri barnabiti. Presto il loro posto
prima i Sacerdoti secolari e gli Agostiniani, ma per pochissimo tempo, poi gli Oblati di Maria
Vergine. Dce trentuno missionari Barnabiti che si alternarono nella missione tre furono nativi, primi
fiori sbocciati dai loro seminari di Monl e di Rangoon, primi sacerdoti birmani: Giuseppe
Maunghi, Andrea Coo e Ignazio De Brito. Per questo la Chiesa birmana riconosce tutt'oggi nei
Barnabiti i loro anctres spirituels. Da pochissimo uscito il primo libro in lingua birmana che
racconta la storia dei missionari Barnabiti. Accadde cos in Birmania quanto era avvenuto agli inizi
della storia dell'Ordine, fondato da S. Antonio M. Zaccaria, quando questi precorse i tempi con
intuizioni profetiche rivelatisi subito fin troppo in anticipo sul modo corrente di pensare e concepire
la Chiesa. Memori del grande esempio dell'evangelizzatore per eccellenza, S. Paolo, che la stessa
Esortazione Apostolica post-Sinodale Ecclesia in Asia riconosce come punto di riferimento
essenziale di ogni attivit missionaria perch capace di stabilire un dialogo con i valori filosofici,
culturali e religiosi dei suoi ascoltatori (cfr. Al 14, 13-17: 17, 22-31) -, in anticipo di due secoli, i
Barnabiti, figli prediletti dell'Apostolo delle Genti, vissero gi allora l'approccio
all'evangelizzazione attraverso quelle immagini dell'incarnazione di Ges che si rivelavano"
particolarmente intelligibili alla mentalit e alla cultura asiatica, attuando gi allora quei metodi
d'inculturazione che oggi la Chiesa ritiene indilazionabili: Ges Cristo, Maestro di Sapienza, il
Guaritore, il Liberatore, la Guida spirituale, l'Illuminato, l'Amico compassionevole dei poveri, il
buon Samaritano, il Buon pastore, l'Obbediente. Non per questo rinunciarono a una ferrea fedelt
agli insegnamenti della Chiesa, senza incrinature n sbavature, vivendo in modo irreprensibile i voti
religiosi. Questa, dunque, la primaria caratteristica della presenza dei Barnabiti in Birmania durata
oltre un secolo: non solo vi portarono il Vangelo e la luce della fede, ma furono protagonisti di un
fruttuoso dialogo con una delle pi importanti religioni non cristiane del mondo e divennero
promotori di un'intensa attivit scientifica per lo studio della penisola, ponendo le basi di un
fruttuoso rapporto culturale e al di sopra degli interessi di natura economica e politica del momento.
I missionari Barnabiti riuscirono cos a costituire un connubio unico, irripetibile, tra fede e cultura, a
tal punto che furono accolti, amati, rispettati, venerati come i loro Talapoini e, ancor oggi, sono
ricordati con rimpianto da quella giovane Chiesa birmana, che deve a loro un pezzo significativo
della sua storia.

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STORIA DEI BARNABITI NEL XIX SECOLO


I CARDINALI BARNABITI
I cardinali barnabiti sono sette.
1) Cardinal Giacomo Antonio Morigia (Milano 1633-1708 Pavia)

Fu il primo barnabita costretto a mutare la veste barnabita con la porpora rossa. Costretto
perch i barnabiti non possono aspirare agli onori, ma solo agli oneri. Il giorno della loro
professione religiosa giurano di non aspirare a cariche nellOrdine e di non accettarne fuori senza
espresso comando del Papa.
Proprio la volont del papa strapp dalla quiete fiorentina il p. Antonio Morigia. Nel 1681
era stato eletto vescovo di S. Miniato e nel 1683 fu trasferito a Firenze. Vi lavorava oramai gi da

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15 anni, quando improvvisamente una notte giunse al suo palazzo un corriere da Roma. Il servo che
gli port la missiva si sent dire: Va, ti prego, perch viene di notte a prenderti burla di un
vecchio?. Il povero vecchio aveva 66 anni.
Di nobile famiglia milanese, si era fatto barnabita nel 1651 dopo essere stato allievo delle
nostre scuole Arcimboldiche. La sua nomina a cardinale sorprese tutta la curia romana, ma molti se
lo aspettavano per le sue doti eccezionali: arcivescovo di Firenze, uomo di piet, grande teologo,
grande filosofo e buon predicatore, il papa lo designava praticamente come suo successore. Per
questo il duca di Toscana, Cosimo III, lo aveva voluto come suo teologo e come precettore del
primogenito Ferdinando.
Papa Innocenzo XII gli impose il cappello nel Concistoro dell11 aprile 1699 e datogli il
titolo di Santa Cecilia lo volle a Roma, inducendolo a rinunciare allArcivescovado di Firenze. Qui
fu eletto presto Cardinale arciprete di S. Maria Maggiore, vi apr e vi chiuse la Porta santa nel
giubileo del 1700. Nel 1701 Innocenzo XII mor e al Morigia fu proposto il vescovado di Pavia,
dove era sepolto S. Alessadro Sauli, lapostolo della Corsica.
2) Cardinal Sigismondo Gerdil (Samoens 1718-1802 Roma)

cardinale Gerdil
Anonimo sec. XVIII (Bologna collegio S. Luigi)
Fu chiamato una delle glorie della Savoia. Era ancora fanciullo quando alloggiarono nella
sua casa alcuni barnabiti andati a Samoens a predicare una missione. Si affezion ai Padri e si
intratteneva con loro. Tra i missionari era presente anche il p. Dunant, che un giorno per scherzo gli
impresse sulla fronte il sigillo dei barnabiti. Profetico scherzo! Pochi anni dopo entrava nellordine,
dopo essere stato loro alunno nei collegi di Bonenville, Thonon e Annecy. Alcune settimane prima
di entrare in Noviziato il pap lo condusse a Ginevra, roccaforte del calvinismo, e ottenuto il
permesso di girare per conto suo la citt, and nelle scuole teologiche dei protestanti per incontrare
gli studenti alluscita di scuola: si mischi con loro facendo domande e aprendo una discussione. Si
form un piccolo circolo a lui attorno e lo ascoltavano incantati nellinvito al tornare alla retta fede.
Dal noviziato di Bonneville passava nel 1735 a Bologna per gli studi successivi. Impar litaliano
cos bene che pi tardi gli Accademici della Crusca lo vollero tra i loro membri. Ma soprattutto si
rivel un grande teologo. Il Cardinale Lambertini volle conoscere questo astro nascente e lo volle
come amico, lui che aveva solo 18 anni, si trov cos a passeggiare con il cardinale nella sua
carrozza mentre lui gli affidava la traduzione in latino di alcuni brani di autori francesi che poi
inser nellopera De beatificazione et canonizatione A 19 anni Gerdil insegnava filosofia a
Macerata nel collegio dellOrdine; i gesuiti lo riconoscevano come un genio. Passato a Csal
Monferrato, ricevette lordinazione sacerdotale, e nel tempo libero compose la sua prima grande
opera in difesa dellimmortalit dellanima contro il Locke. Seguiva un metodo nuovo: partiva dai
principi stessi sani dellavversario per poi confutarlo. Vittorio Amedeo III gli offr la cattedra di
Etica allUniversit di Torino. 5 anni dopo passava alla cattedra di Teologia morale nelle stessa
Universit, e il papa Benedetto XIV lo esaltava. Entr anche nel campo della matematica dove stup
tutti che si chiedevano, come possibile che un religioso tanto giovane sia tanto dotto nelle
matematiche? E cos continua la sua carriera tanto che Rousseau quanto legger lanti Emilio dir:
lunico scritto contro di me che io trovi degno di me. Di fronte a tanta altezza e mole di lavoro,

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re e papi non sanno contenere lammirazione, tanto che il papa nel 1758 suggeriva al re Carlo
Emanuele III di affidare il principino suo nipote alle cure del P. Gerdil. E il re lo elesse come
precettore. Intanto pubblicava un trattato contro il duello e la Regina Maria Tersa, dopo averlo letto,
eman editti severi per reprimerlo.
Per questo Clemente XIV nel 1773 riserv il cardinale in pectore e nel 1776 Pio VI lo
chiam a Roma per farlo consultore del S. Ufficio, Vescovo in partibus e lanno dopo cardinale.
Dopo di ch si dedic a combattere strenuamente il giansenismo in Italia e la legittimit della
devozione del Sacro Cuore di Ges. Fu lui anzi che redasse la bolla Auctorem Dei. La Rivoluzione
francese lo scacciava da Roma, e per aiutare i suoi familiari impover se stesso, tanto da dire un
giorno, non ho che 16 soldi e al fratel converso che lo sottolineava rispose: Domani dateli in
elemosina, poi lasciate fare a Dio. Verso la fine del 1799 part per Venia dove si teneva il conclave
per trovare il successore di Pio VI. Lui aveva gi 82 anni e nel suo viaggio, passando per le case
dellOrdine, i confratelli lo venerarono come una reliquia. Pur vecchio, al conclave accadde che
quasi tutti i cardinali pensarono a lui. Ma si opposero le volont politiche del governo austriaco
avverso alla Francia, a cui apparteneva di nascita il Gerdil.
Il cardinale Hertzan, portavoce dellAustria al Conclave, fu avvicinato dal cardinale Antonelli
per discutere della cosa. Per due ore il Gerdil fu papa, ma dopo il colloquio disse che cera il veto
dellimperatore. Dal conclave usc poi eletto Pio VII. Gerdil lo segu a Roma ed ebbe ancora la
forza di scrivere contro il Regalismo. Mor il 12 agosto 1802. Il papa stesso benedisse la sua salma
che fu sepolta in San Carlo ai Catinari.

3) Cardinal Francesco Luigi Fontana (Casalmaggiore 1750-1822 Roma)

Il Cardinal Fontana soffr molto per la Chiesa. Andiamo con ordine. Nacque a
Casalmaggiore nel 1750. Crebbe alla scuola dei barnabiti di quella citt e il 21 ottobre 1766
professava a Monza a 16 anni. Comp gli studi filosofici a Milano e poi a Bologna quelli teologici.
Grande studioso. Nel 1772 con Ermenegildo Pini and a fare un viaggio scientifico in Germania e
Ungheria per ordine della Regina Maria Teresa. Gli offrirono cattedre allUniversit di Vienna e di
Praga, ma lui volle rimanere barnabita. Tornato in Italia riprese linsegnamento di lettere latine e
greche prima a Bologna poi a Milano, con molta fama. Nel 1797 divenne provinciale di Lombardia
e dovette fare i conti con la rivoluzione francese. Poi accetto linvito del cardinale Gerdil di andare
a Roma. Qui cominciarono le spine pi che le rose. Fu eletto procuratore generale e consultore della
Congregazione dei Riti, e il papa non faceva nulla senza il suo parere. Pio VII infatti nel 1804 lo
elesse suo teologo. Fu invitato dal papa ad andare con lui per la consacrazione del Bonaparte, ma
una volta a Parigi si chiuse quasi in un isolamento. Curava solo il suo ufficio e rifiutava di prendere
parte persino alle cerimonie solenni dellincoronazione del monarca. Presentimento del futuro? Fu

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felice quando pot tornare in Italia. E qui nel 1807 il p. Fontana fu eletto allunanimit di voti
Generale, e diede inizio a un governo difficile e avventuroso. Infatti il 3 febbraio 1808 le truppe
francesi, che il giorno prima avevano invaso Roma, entrarono anche in San Carlo e occupavano la
Casa generalizia; per poco tempo per fortuna. Temendo di perdere la sua libert di azione, chiese al
papa di fare quello che gi avevano fatto altri Generali: allontanarsi da Roma. Ma il papa rispose:
No. Ella deve rimanere con noi. Il 6 luglio 1809 con molta violenza Pio VII fu deportato in
Francia. Fontana era troppo conosciuto, e la notte del 12 agosto la quiete di S. Carlo fu turbata
dallirrompere dei gendarmi che giunti alla stanza del Generale gli intimarono di partire per Parigi
entro 24 ore. Non pot fare nulla e un gendarme non lo lasci pi per tutto il giorno e il giorno dopo
part. Un viaggio penoso di 36 giorni per i maltrattamenti dei gendarmi che lo scortavano. In esilio,
costretto a indossare abiti civili. Fu ascoltato dal Ministro dei Culti e poi si trov faccia a faccia con
Napoleone: il pi potente uomo del mondo. Ludienza fu molto lunga e Napoleone, come era suo
solito, parl con tono altero e astutamente sconnesso; lui mantenne la calma e la prudenza. Voleva
che andasse a Savona per piegare lanimo del papa ai voleri dellImperatore. Anche il Card. Fesch
cerc di convincerlo, ma il Fontana fu irremovibile, tanto che fece arrabbiare Napoleone che grid:
Conosco bene che costui nemico giurato della Francia: ebbene, non partir pi dai miei stati.
Poi successe un fattaccio. Limperatore elesse lui arcivescovo di Parigi il cardinale Maury, che
accetto come se fosse stato eletto dalla Santa Sede. Il papa allora da Savona mand al Maury un
breve di riprovazione, ma questi lo nascose e ne pubblic uno falso. Ma non si tard a scoprire la
frode, e allora si pens di incolpare della spiata mons. De Gregorio e il P. Fontana. Furono
perquisite le carte del barnabita, trovando tra di esse uno scritto del teologo Muzzarelli, che
criticava il matrimonio dellimperatore con Maria Luisa. Lo scritto non era firmato. E il ministro
della polizia voleva sapere a tutti i costi di chi era. Fontana non volle fare la spia, e non denunzi un
altro, prese la penna e lo firm. In quello stesso giorno, 4 gennaio 1811, fu portato in carcere nel
Vincennes. Otto mesi di carcere duro, prigione oscura e umida, a tratti perfino privo del letto. Si
ammal e perse 11 denti. Poi fu messo in unaltra cella con altri cardinali prigionieri. Il 25 gennaio
1813 furono tutti liberati tranne lui e de Gregorio. Un anno dopo furono portati in un altro carcere a
Parigi per delinquenti. Sconfitto Napoleone fu finalmente liberato e rientr in Italia, dove and a
Monza per trovare un poco di quiete. Ma il papa lo volle subito a Roma, dove fece parte di ben 4
congregazioni. Poco dopo seguiva il papa a Genova per linvasione dellesercito napoletano.
Ritornata la calma, rientrarono a Roma e il papa nomin il Fontana cardinale del titolo di Santa
Maria Sopra Minerva nel Concistoro del 8 marzo 1816. Premio per tante sofferenze. Ma i barnabiti
non volevano perderlo e chiesero e ottennero dal papa che rimasse Generale dellOrdine. Ma pochi
anni dopo mor il 19 marzo 1922.
Fu sepolto a San Carlo e sulla sua tomba fu eretto un monumento e scolpita una iscrizione
che ricorda le sue grandi virt e i suoi meriti.
4) Cardinal Luigi Lambruschini (Sestri Levante 1776-1854 Roma)

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La grandezza del suo cardinalato lha cantata anche in tono ironico Giuseppe Giusti che
mise in rima il fallimento del papa:
Non basta il talento / del gran Lambruschini, oh caso inaudito / il Papa fallito.
Ancora non c una degna sua biografia. Genovese, a soli 17 anni entr fra i barnabiti. Era
studiosissimo, e a Roma il cardinal Gerdil, ottantenne, amava discutere con lui, poco pi ventenne,
dei problemi filosofici. A 23 anni Lambruschini era in grado di insegnare lettere, filosofia,
matematica, teologia, dogmatica e morale, greco ed ebraico. Fu maestro dei novizi a Macerata, e il
vescovo della citt, il beato Strambi, lo volle come suo confessore, teologo ed esaminatore sinodale.
Anche i cardinali a Roma lo ammirano, e Pio VII, in esilio a Savona, chiedeva consigli a quel
giovane barnabita pure in esilio a Genova. Nel 1816 viene fatto cardinale e subito gli vengono
affidati incarichi imporantti, come quello di comporre i concordati con i re di Francia, di Batavia, di
Toscana e di Napoli. Nel 1819 arcivescovo di Genova. Nel 1831 Gregorio XVI lo creava cardinale
e nel 1836 lo chiamava alla Segreteria di Stato, tanto che cos conosciuto fra i pi: Segretario di
Stato. In tale carica aiut molto il papa riuscendo a liberare lo Stato Pontificio dalla doppia
occupazione austriaca e francese. La sua posizione gli cre molti nemici; si fece schivo e duro
anche, odiato dagli scrittori liberali, fu dipinto a tinte nere. Il suo fu un governo forte: egli era
odiato perch temuto, il suo governo deplorato perch intrepido e forte contro il quale urt e
sinfranse ogni tentativo di minare e travolgere il governo temporale della Chiesa. Ma sotto sotto
aveva un cuore tenero, come dimostrano i suoi rapporti con Genova.
Di Lambruschini, nunzio a Parigi, rimangono inedite le sue Memorie storiche ritenute di
massima importanza dalla Civilt Cattolica per la storia della Francia dItalia ma anche della
Chiesa. Fu lo strenuo difensore del dogma dellImmacolata Concezione. Mor il 12 maggio 1854.

5) Cardinal Antonio Cadolini (Ancona 1770-1850 Ancona)

Fu arcivescovo di Ancona per 17 anni. Grande pastore danime e grande oratore. Aveva fatto
il noviziato a Sa. Severino nelle Marche. Quando predic a Roma ebbe un grande successo. Da
allora pass di citt in citt come oratore e quaresimalista (Venezia, Milano, Bologna, Spoleto,
Genova, Pesaro, Napoli). Eletto Assistente del p. Generale, poi il 21 gennaio 1821 fu eletto vescovo
di Cesena e teneva ancora un quaresimale in S. Maria Maggiore a Roma. Fece il suo ingresso a
Cesena, e con il suo fare bonario e di buon umore disse: Grazie al cielo stommene benone.
Espressione di un uomo tranquillo, che non si preoccupa delle difficolt. Fu un pastore molto
zelante. Nel 1838 Gregorio XVI lo trasferiva allArcivescovado di Ancona, sua citt natale. Nel
1843 fu promosso alla porpora.
6) Cardinal Luigi Bilio (Alessandria 1826-1884 Roma)

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Di grandi doti: umilt profonda con grandissima sapienza, piet e operosit, mitezza e
fermezza. Aveva un salute molto precaria, tanto che allinizio lo si diceva fortunato se fosse riuscito
a raggiungere laltare. Invece no! A Roma e a Napoli insegno filosofia e fu valente oratore. Fu
chiamato a Roma nel 1857. I barnabiti lo elessero assistente al P. Generale e pio IX lo volle
consultore del S. Ufficio prima e poi della Congregazione dellIndice. Fu proprio in questo tempo
che lavor attorno al Sillabo e si dice che lo compose lui stesso. Si parlava anche di un Concilio e il
papa decret nel maggio del 1866 il cappello cardinalizio, a soli 44 anni. La notizia lo impaur, and
da Pio IX e gli disse: c il famoso p. Vercellone, cultore di scienze bibliche, perch non a lui? Pio
IX sorrise e gli rispose di aver gi offerto il cappello al Vercellone, ma lui aveva risposto: No,
Santo Padre, c il padre Bilio; egli giovane e di grande capacit, cos potr rendere a Vostra
Santit grandi servizi, che io, gi avanzato in et, non potrei rendere. Mirabile gara di umilt! Bilio
dovette cedere. Lui accett sperando che la carica non cambiasse mai il suo cuore. Ma nel concilio
del 1870 la figura dl Bilio fu enorme, partecip e tesse le trame delle discussioni e dei decreti. A lui
tocc affrontare il tema dellinfallibilit pontificia. Fu un grande cardinale ma anche un grande
vescovo della sua diocesi per 10 anni della povera Sabina. La am, fece visite pastorali tanto da
essere chiamato il S. Carlo della Sabina, pur continuando il lavoro nelle congregazioni romane.
Nel conclave che successe alla morte di Pio IX, il Bilio ebbe il numero maggiore di voti dopo il
Pecci, ma ci furono problemi per la parte dal lui svolta nel Sillabo.
SILLABO
I - Panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto
II - Razionalismo moderno
III - Indifferentismo, latitudinarismo
IV - Socialismo, comunismo, societ segrete...
V - Errori sulla Chiesa e i suoi diritti
VI - Errori che riguardano la societ civile...
VII - Errori circa la morale naturale e cristiana
VIII - Errori circa il matrimonio cristiano
IX - Errori intorno al civile principato del romano pontefice
X - Errori che si riferiscono all'odierno liberalismo
- Panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto
I. Non esiste niun Essere divino, supremo, sapientissimo, provvidentissimo, che sia distinto da
quest'universo, e Iddio non altro che la natura delle cose, e perci va soggetto a mutazioni, e
Iddio realmente vien fatto nell'uomo e nel mondo, e tutte le cose sono Dio ed hanno la sostanza
stessissima di Dio; e Dio una sola e stessa cosa con il mondo, e quindi si identificano parimenti
tra loro, spirito e materia, necessit e libert, vero e falso, bene e male, giusto ed ingiusto.
II. da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo.
III. La ragione umana l'unico arbitro del vero e del falso, del bene e del male

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indipendentemente affatto da Dio; essa legge a se stessa, e colle sue forze naturali basta a
procurare il bene degli uomini e dei popoli.
IV. Tutte le verit religiose scaturiscono dalla forza nativa della ragione umana; laonde la ragione
la prima norma, per mezzo di cui l'uomo pu e deve conseguire la cognizione di tutte quante le
verit, a qualsivoglia genere esse appartengano.
V. La rivelazione divina imperfetta, e perci soggetta a processo continuo e indefinito,
corrispondente al progresso della ragione umana.
VI. La fede di Cristo si oppone alla umana ragione; e la rivelazione divina non solo non giova a
nulla, ma nuoce anzi alla perfezione dell'uomo.
VII. Le profezie e i miracoli esposti e narrati nella sacra Scrittura sono invenzioni di poeti, e i
misteri della fede cristiana sono il risultato di indagini filosofiche; e i libri dell'Antico e Nuovo
Testamento contengono dei miti; e Ges stesso un mito.
7) Cardinal Luigi Graniello (Napoli 1834-1896 Roma)

Cresciuto alle scuole dei barnabiti vi volle far parte. A 15 anni entr nel noviziato di Resina,
e poi and a Macerata per gli studi di teologia. Da qui a Roma dove venne ordinato il 26 giugno
1857. Fu destinato a S. Carlo come insegnante di teologia per i giovani studenti. Grande studioso,
scrisse anche un lavoro sul Potere temporale dei Papi, ma non fu stampato per il suo riserbo. Fece
studi sul battesimo per immersione e per infusione e sui Piombi diplomatici pontifici. Prese parte a
molte congregazioni pontificie. Nel 1891 fu nominato Segretario della Congregazione dei Vescovi e
dei Regolari e il 25 marzo 1892 arcivescovo titolare di Cesarea nel Ponto. Il 12 gennaio 1893 p.
Granello riceveva il cappello cardinalizio, ma fu cardinale per soli tre anni. Mor l8 gennaio 1896.
Su molte sue opere, come quella sul culto al Santa Fondatore, incombe il silenzio.

STORIA DEI BARNABITI NEL XIX SECOLO

La scienza in convento

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Torretta dellosservatorio del collegio Alla Querce di Firenze
Let doro della partecipazione dei barnabiti al governo della Chiesa abbiamo visto come fu
lOttocento. Pio IX disse: la serie dei cardinali barnabiti si sussegue quasi senza interruzione.
Dunque un grande servizio alla Chiesa, nellepoca dei grandi errori dellIlluminismo e del
Giansenismo che sfociarono nella Rivoluzione francese.
Oltre ai Vescovi di questo secolo, che raggiungono in tutto il numero di 65, scienziati e
storici si pongono a servizio diretto della Chiesa. Ecco i Padri Denza, Bertelli, che ripristano la
Specola vaticana e determinano lingresso ufficiale della Chiesa nel mondo della scienza. Il padre
Ungarelli che riordina in Vaticano il Museo Egizio per ordine di papa Gregorio XVI e interpreta ben
10 obelischi di Roma, tra i pi importanti quello di S. Giovanni In Laterano. Scrisse la Interpretatio
Obeliscorum Urbis del 1842.

P. Luigi Ungarelli (1779-1845)


I Padri Bruzza e Colombo che frugano nelle catacombe e negli archivi vaticani.
Competenza, paolina disponibilit a cimentarsi con ambiti diversi, discrezione e servizio
disinteressato, quasi in punto di piedi, i connotati di questo impegno.

Larcheologo P. Luigi Bruzza (1813-1883)


In particolare il P. Bruzza fu un grande conoscitore delle catacombe. Una ripetuta caduta in un
cantiere di scavo nella catacomba di S. Ippolito gli provoc un erpete alla gamba che lo condusse
presto alla morte. Da ricordare che con il grande De Rossi aveva fondato a Roma la Societ romana
dei cultori di archeologia cristiana, che aveva sede proprio nella casa di san Carlo ai Catinari e della
quale il Bruzza fu il primo presidente fino alla morte.
Da sottolineare la peculiarit dell'impegno scientifico non raramente di altissimo livello di
alcuni religiosi dedicatisi particolarmente, tra gli altri doveri del proprio ministero sacerdotale, allo
studio delle scienze della terra, realizzando cos il fecondo connubio piet e scienza, tipico della
comune formazione spirituale e culturale dei membri dellOrdine dei Chierici Regolari di San
Paolo, detti Barnabiti.
In questa particolare luce, dobbiamo rilevare che lattenzione per la scienza in genere ha
accompagnato i Barnabiti lungo tutto larco della loro plurisecolare attivit. Fin dallapertura delle
prime scuole pubbliche, avvenuta nel 1608 seppur in ritardo rispetto ad altre famiglie religiose,
come i Gesuiti essi si occuparono di scienza, particolarmente nello studio della filosofia naturale.

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Pur soffrendo non poco, non si erano fermati neppure innanzi allapparente disaccordo tra scienza
e fede, dovuto al tema dellinerranza biblica. Cos molti Barnabiti nel Seicento si applicarono con
assiduit al metodo sperimentale, arrivando ad assumere nel Settecento uno spiccato orientamento
scientifico di stampo cartesiano, a tal punto che le opere di Copernico, come quelle di Newton, si
trovano in bella vista nella Biblioteca della loro casa madre di San Barnaba, a Milano12.
E proprio agli inizi del Settecento le discipline scientifiche, fisiche e matematiche, entrarono a
pieno titolo nellinsegnamento scolastico dellOrdine, dando un grande spazio nei collegi al metodo
sperimentale. Anche se gli illustri scienziati che si alternarono tra quelle cattedre non erano delle
improvvise e inspiegabili meteore apparse all'improvviso nel firmamento della piccola ma vivace
vita dellOrdine, c'era un retroterra preciso, un back ground, che ben spiega il loro straordinario
impegno e successo scientifico, nella grande fatica e, a volte, nellamara incomprensione.
Una delle caratteristiche della secolare tradizione pedagogica barnabita si evidenzia proprio
nel fatto che l'insegnamento non si mai limitato al solo campo letterario, lasciando, cos, ampio
spazio a quello scientifico, soprattutto quando l'insegnamento delle scienze era al suo inizio e non
certo previsto nelle scuole13. Cos ai primi dellOttocento Carlo Porta, poeta meneghino, nel suo
famoso sonetto caudato in cui elencava i migliori ingegni milanesi, nel campo della fisica si sente di
nominare solo quattro barnabiti: Risega: Fris, Racgn, De Regis, Pini; ossia i padri Paolo Frisi
(1728-1784), matematico e astronomo, Giuseppe Racagni (1742-1822), Francesco De Regi (17201794), matematico ed idraulico ed Ermenegildo Pini (1793-1835), scienziato e naturalista.
E proprio nel XIX secolo vediamo la Congregazione strutturarsi come uno straordinario
laboratorio scientifico. Ogni scuola vede alternarsi nelle sue cattedre scienziati di fama nazionale
e internazionale; ogni collegio ha il suo osservatorio astronomico, spesso finanziato dal P.
Generale; ogni comunit tiene il suo osservatorio sismico e meteorologico, anche se a volte
relegato in una cella campanaria, ma sempre con rilievi esatti. Ogni ramo scientifico vantava i
suoi studiosi: dall'astronomia alla sismologia, dalla meteorologia alla botanica, dalla matematica
alla numismatica, dall'archeologia all'egittologia, senza parlare poi del versante letterario.
Tra gli altri ricordiamo: Ambrogio Mazenta (1565-1635), architetto e idraulico; Redento
Baranzano (1590-1622) scienziato ed astronomo; Angelo Cortenovis (Bergamo 1727-1801);
Francesco Stella (1745-1800) che a Udine, per primo in Italia, fece salire al cielo dei palloni
aerostatici in quel memorabile 24 febbraio 1783, mentre i fratelli Montgolfier tennero tale
sperimento a Annonay il 5 giugno dello stesso anno; Giovanni Cavalleri (1807-1874), ottico, fisico,
astronomo, professore di fisica e di scienze al collegio di Monza; Pietro Monte (Tonengo di Mazz,
21 agosto 1823), professore di matematica e fisica, nonch fondatore dellOsservatorio astronomico
di Livorno; il bolognese di nascita, ma fiorentino dazione, Timoteo Bertelli (1826-1905),
sismologo, che oppose al Denza il suo sistema delle cause aeree della variazione dei pendoli;

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Il metodo barnabitico lasciava infatti unampia libert ai docenti di seguire dove non trattasi di cose definite
o dalluniversale consenso stabilite, quelle sentenze che a ciascuno sembrerebbero migliori e pi fondate, lungi da ogni
spirito di partito (Andrea ERBA, Le scuole e la tradizione pedagogica dei Barnabiti, in Esperienze di pedagogia
cristiana, I, Roma 1981, p. 173).
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Tale fine sentire era cos presente nel DNA dell'Ordine, che pure i missionari che partivano, ad esempio, per
la missione dei Regni di Ava e Peg, (Birmania, oggi Myanmar) nel XVIII secolo, non potevano fare a meno di
dedicarsi, anche in quelle terre cos lontane del Sud-est asiatico, alla ricerca scientifica, particolarmente a riguardo delle
scienze della terra Essi avevano quasi tutti ricoperto in Italia le cattedre di teologia, di lettere, di filosofia ecc., nei
diversi collegi del proprio Ordine e, addirittura, presso Universit prestigiose.

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P. Francesco Denza
l napoletano Francesco Denza (1834-1894), fondatore della Societ Meteorologica Italiana e
Direttore della Specola Vaticana, dellOsservatorio di Moncalieri e rappresentante della Societ
degli Alpinisti Tridentini e della Sezione di Domodossola del C.A.I.; il pisano Camillo Melzi dEril
(1851-1929), sismologo e storico della scienza, a Firenze; i padri Leonardo Matera (1811ca.-1871),
insegnante di matematica, fisica e filosofia, e Giuseppe Pellanda (1865-1928) a Napoli; Luigi
Guanzati (1757-1836), filosofo naturalista noto per i suoi studi sugli infusori, a Lodi; Giuseppe
Boffito (1869-1944), storico della scienza e della tecnica, bibliografo dellaeronautica e della
meteorologia, erudito e insigne bibliofilo, ecc.
Tutto questo si riversava naturalmente nellinsegnamento agli alunni, che nei loro saggi
scolastici stupivano chiunque, dichiarandosi in grado e lo erano davvero di risolvere
qualunque equazione e qualunque problema. Il livello d'istruzione era elevatissimo, basti scorrere
quei saggi di fine anno che farebbero oggi impallidire gli studenti, e forse anche qualche professore,
come dimostra la presenza di innumerevoli strumenti scientifici ancor oggi custoditi in questi
antichi collegi, di fondamentale importanza per lo studio della Scienza dei medesimi.
Interi collegi, del resto, si dedicavano allo studio delle scienze della terra. Per esempio le
scuole dei Barnabiti a Udine (1679-1810), con le loro accademie di agricoltura che dovevano
promuovere nei contadini la necessaria istruzione agraria, una concezione della scienza, come di un
sapere pratico rivolto alla soddisfazione dei bisogni reali dellesistenza. Tra tutti si distinse in questo
settore il barnabita Angelo Cortenovis, uomo di eccezionale statura intellettuale, Preposto del
Collegio udinese S. Lorenzo Giustiniani, in contatto epistolare con i maggiori eruditi del suo tempo,
che fu nominato nel 1788 Segretario Perpetuo dellAccademia di Udine, che accolse nel collegio
lintroduzione di materie legate alla scienza dellagricoltura, presentategli da Antonio Zanon. Essa
non solo venne studiata, ma anche felicemente applicata nelle visite territoriali alle culture in atto e
nelle apprezzate accademie di agricoltura.
Il biblista Carlo Vercellone (1814-1869) che pubblic il codice B della Biblioteca Vaticana da
lui pubblicato. Si tratta delledizione in fac simile del famosissimo e antichissimo codice della
Bibbia, datato IV secolo d.C., di origine egiziana, comprendente lintera bibbia. Si dovettero
coniare presso la tipografia vaticana speciali tipi tipografici.

P. Carlo Vercellone

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Devo dire subito che, purtroppo, una storia della cultura scientifica tra i Barnabiti non stata
ancora scritta, anzi non esistono nemmeno le monografie e biografie scientifiche aggiornate degli
esponenti pi importanti dal Seicento a oggi, come ad esempio i padri Baranzano, Modroni e
Mazenta.
Indubbiamente il materiale conservato nelle lettere riveste una notevole importanza, perch
trattante immediate risposte a quesiti provenienti da ogni angolo della terra, anche ai pi curiosi,
come questo progetto concernente un apparecchio [che] perfezionato permetter con pi profondi
studi di viaggiare per terra e per gli spazi aerei del cielo, spedito al p. Bertelli:

Nuovo Gas per Pallone Volante Elettrico Animato Gas spirito


Uomo Volante con uno Nuovo Gas animato con Ali Meccaniche Elettriche,
sopra un Velocipede e pallone gonfiato di Essenza di Gas Spirito
con relativo recipiente a deposito di Gas Spirito.

CLERO E PATRIA NELLA REPUBBLICA ROMANA

Villa Spada a Roma Bassi fucilato l8 agosto del 1849


Noi Barnabiti annoveriamo infatti tra le nostre fila alcuni confratelli saliti sopra le barricate
romane, come Ugo Bassi, martire dellindipendenza italiana e Alessandro Gavazzi (il cappellano
di Garibaldi). Lappello di Giuseppe Mazzini, che uscir pochi mesi dopo, nel fascicolo V della
Giovane Italia, e che rivolgendosi proprio ai preti dItalia, rivolgeva loro queste accorate parole:

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Preti della mia Patria! Il primo tra voi che commosso dai pericoli duna crisi europea lever
lo sguardo dal Vaticano a Dio, e ne trarr direttamente la propria missione il primo tra voi che
consacrandosi Apostolo dellumanit raccoglier le sue voci, e forte di una coscienza illibata
inoltrer, col Vangelo alle mani, fra le moltitudini incerte, pronunciando la parola: riforma
quegli avr salvo il cristianesimo, ricostituito lunit europea, spenta lanarchia, e suggellata una
lunga concordia tra la societ e il sacerdozio.
Pio IX, 1846-1878. Essenzialmente un pastore, moderato, buono, ma ostile al liberalismo. Il 3
giugno 1833 prima di diventare papa scriveva al card. Falconieri: Odio e abomino fin dalle
midolla delle ossa i pensieri e le operazioni dei liberali, ma il fanatismo dei cos detti papalini non
mi sicuramente simpatico. Ma questo papa presentava tre carenze:
Nella politica segu purtroppo il segretario di Stato, Antonelli, fautore di un dispotismo
illuminato, che sosteneva per principio la difesa ad oltranza del potere temporale della Chiesa,
sapendo gi che la lotta era votata allinsuccesso.
In verit, Pio IX la pensava un po diversamente: contrario alla concessione di una
costituzione che avrebbe limitato la sua libert, cercava di diminuire linfluenza austriaca in Italia,
attraverso la costituzione di una lega, ma mai si decider di dichiarare guerra diretta allAustria.
Lequivoco di un papa liberale al soglio di Pietro dur fino al 1848, quando nellallocuzione
del 29 aprile 1848, di fronte al pericolo paventatogli dal nunzio a Vienna di una scisma in Austria, si
rifiut di prendere parte con il Regno di Sardegna alla guerra contro lAustria, cosa inconciliabile
con i suoi doveri di capo della Chiesa Universale. Nonostante non condannasse la guerra allAustria
e non proibisse la partecipazione dei suoi sudditi a titolo personale, lentusiasmo per il papa liberale
si trasform in acerrimo odio verso il presunto traditore. Si arriv alla facile e scontata conclusione
che se il potere temporale era nocivo allItalia, doveva essere soppresso. Ecco lanarchia
impadronirsi di Roma; il papa scapp il 24 novembre (alla notizia Ugo Bassi fu molto turbato), il 9
febbraio 1849 si proclam la fine del potere temporale e lerezione della Repubblica romana. Poi, lo
sappiamo, ritorner grazie alle armi francesi e austriache passando attraverso il Gianicolo;
naturalmente si dimostr poi sempre pi avverso nei confronti di ogni possibile ulteriore
concessione.
Il Superiore Generale dei barnabiti era scappato a Gaeta. La soldataglia si era accampata in
San Carlo ai Catinari, divisa dalla comunit religiosa da un solo tramezzo di legno, e pi volte i
barnabiti dallaltra parte ben udivano levarsi quel minaccioso grido: Volemo sangue de preti e de
frati. Ma andiamo con ordine. Faccio ora riferimento a una Cronaca, custodita nel nostro Archivio,
scritta dal Superiore della Comunit di San Carlo ai Catinari, P. Carlo Vercellone, durante il periodo
della Repubblica Romana (1849), precisamente dal 15 aprile al 28 giugno. Prima vivevano 18
religiosi, 6 fratelli, poi si ridussero a una manciata.
E cos il 1 maggio Invitati dal Governo alle 11 e mezza antimeridiane preceduti dalla
Croce con cotta e beretta accompagnati dalla Guardia Nazionale attraversando le barricate della
citt siamo andati alla villa Costa fuori di Porta San Pancrazio e di l abbiamo accompagnato con
solenne rito funebre fino alla nostra Chiesa il cadavere di un Maggiore della Legione Garibaldi
(Alessandro Montaldo) con somma quiete ed ordine in mezzo a migliaia di uomini armati di ogni
specie. La citt presentava un aspetto orribile e spaventoso. Le strade ad ogni tratto interrotte dalle
barricate, in ogni punto gran folla di soldati cittadini e contadini armati con ogni sorta di armi.
E cos il 2 maggio: Dietro invito del Governo abbiamo fatto noi a spese nostre i solenni
funerali al Maggiore Alessandro Montaldo, con assistenza delle milizie cittadine. Appena compita
la funzione, due Ufficiali del Governo ci intimano a dare alloggio nella stessa giornata a 600
soldati. Qui fu incredibile il nostro imbarazzo. Abbiamo cercato aiuto di 100 braccia ed abbiamo
incontamente sgombrato tutte le camere del piano terreno (ad eccezione del corridoio ov la
cucina e il cenacolo) e del primo piano. Abbiamo chiusa con tavolato la scala ove dal 1 piano
mette al secondo; e ci siamo riservato luso della scaletta a lumaca, che abbiamo con tavolato
separata dal 1 piano, finalmente la porta della clausura labbiamo portata tanto avanti da
lasciare lo scalone fuori dalla clausura, Rotto poi il muro in Biblioteca abbiamo aperta la

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comunicazione con il coretto. Tutto ci fu fatto ed eseguito in 6 ore collaiuto di molti artisti, di 3
conversi, 10 studenti e due padri (a questo numero oggi risulta ridotta la nostra famiglia.
E cos il 3 maggio: Ieri arriv solamente una piccola porzione di militari destinati al
nostro Collegio. Questa mattina tra gli urli o applausi del popolo ne arrivano cento altri, e si
acquartierarono subito. Ci convenne dare camere con letti per lufficialit. Pei comuni fu preparata
la paglia nei corridoi, che furono anche illuminati, a nostre spese, per la notte. Si servirono della
nostra cucina per preparare le vivande. Alla sera verso mezzanotte si incendiano tra mille
schiamazzi le carrozze dei Cardinali e prelati per le piazze di Roma. Una fu bruciata davanti alla
nostra Chiesa; unaltra dietro la nostra Sacristia. Al ponte S. Angelo furono trucidati 3 uomini, che
furono creduti Gesuiti; e furono gettati a pezzi nel fiume. Si ripete per tutto ad ogni tratto Viva la
repubblica e morte ai neri [cio i Gesuiti]. Noi al solito alienissimi da ogni tumulto e da ogni
intrigo civile, ubbidiamo a chi ci comanda e governa; e proseguiamo a fare orazione; assistiamo
secondo il consueto gli infermi della parrocchia nostra e serviamo la Chiesa. Iddio ci protegge, il
popolo non ci molesta e noi siamo grati alla Provvidenza. Il Generale Garibaldi con alcuni ufficiali
venuto alle 8 pomeridiane per segnare col suo suggello la cassa del cadavere del suo Aiutante di
campo; ed essi stessi vollero con le loro mani calarlo dentro la sepoltura della nostra Parrocchia
(davanti alla Cappella di S. Cecilia). Gavazzi pienamente in buona armonia con noi che gli
diamo ci che gli occorre, e il vitto. Egli indefesso agli ospedali militari. Ugo Bassi (gi
compagno del Gavazzi come Cappellano delle Legioni romane nel 1848, fu poi Cappellano di
Garibaldi, a Roma, ove si comport valorosamente, e fu assai caro al generale. Di tempra e
danimo ben pi nobile del Gavazzi, trascinato dalla sua irruente natura, si diede tutto alla causa
della Patria, perla quale, infine, vers il sangue sotto il piombo tedesco) al campo di battaglia col
Generale Garibaldi, ebbe ucciso il cavallo, ma egli fu illeso.
E cos il 20 giugno: Fischiano i razzi alla con greve e le palle di cannone. Alle nove del
mattino mentre stavano recitando le preci dellAssoluzione attorno a un cadavere che i soldati
avevano portato in chiesa nostra in quel momento, una palla di cannone da 36 colp il muro
esterno della Chiesa nel punto in cui sinnalza larco che sostiene il volto sopra la cappella del
beato Alessandro Immenso polverio sinnalz in Chiesa: i frantumi del muro furono sbalzati sino
ad offendere e squarciare il quadro dellAnnunziata e quello di S. Biagio (nellopposto lato della
Chiesa) .
Del Bassi nel Proprio dei Barnabiti leggiamo due poesie: Fior di gloria e Bella di Dio vergine
madre.