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Jules Verne

LE FANTASIE DI
JEAN-MARIE CABIBOULIN

TITOLO ORIGINALE DELLOPERA
LES HISTOIRES DE J EAN-MARIE CABIDOULIN
(1901)

Traduzioni integrali dal francese di VINCENZO BRINZI





Propriet letteraria e artistica riservata Printed in Italy
Copyright 1982 U. Mursia editore S.p.A.
2494/AC U. Mursia editore Milano Via Tadino, 29
INDICE
PRESENTAZIONE ________________________________________4
LE FANTASIE DI JEAN-MARIE CABIBOULIN ____________ 7
Capitolo I ________________________________________________8
Si parte in ritardo ______________________________________________ 8
Capitolo II_______________________________________________20
Il saint-enoch ______________________________________________ 20
Capitolo III ______________________________________________31
Sulla costa orientale della nuova zelanda___________________________ 31
Capitolo IV ______________________________________________43
Attraverso il pacifico __________________________________________ 43
Capitolo V_______________________________________________56
LA BAIA MARGHERITA _____________________________________ 56
Capitolo VI ______________________________________________69
Vancouver __________________________________________________ 69
Capitolo VII _____________________________________________81
Seconda campagna____________________________________________ 81
Capitolo VIII ____________________________________________92
Il mare di okhotsk_____________________________________________ 92
Capitolo IX _____________________________________________105
Al kamciatka _______________________________________________ 105
Capitolo X______________________________________________117
Colpo doppio _______________________________________________ 117
Capitolo XI _____________________________________________131
Tra inglesi e francesi _________________________________________ 131
Capitolo XII ____________________________________________143
La nave s'incaglia____________________________________________ 143
Capitolo XIII ___________________________________________154
Uno scoglio che si muove______________________________________ 154
Capitolo XIV____________________________________________166
Verso settentrione____________________________________________ 166
Capitolo XV ____________________________________________176
Conclusione________________________________________________ 176
PRESENTAZIONE
Il volume raccoglie due interessanti romanzi pubblicati da Verne
nel 1901: Il villaggio aereo e Le fantasie di J ean-Marie Cabidoulin;
due romanzi diversissimi sotto tanti punti di vista e che tuttavia
hanno anche notevoli punti in comune.
Sono diversissimi anzi tutto per l'ambientazione geografica: in
quanto il primo ha come teatro le inesplorate foreste dell'Africa
equatoriale, mentre l'altro (uno strano romanzo di carattere
marinaresco) si svolge prevalentemente nelle acque del Pacifico,
sulle tradizionali rotte delle balene, su su fino nelle regioni pi
settentrionali, oltre le Kurili, la penisola del Kamciatka, la barriera
delle Aleutine, sino allo stretto di Bering, oltre il quale l'avventura si
spinge e s'infrange nel Mar Glaciale Artico.
Un romanzo per terra, dunque, e un romanzo per mare.
Eppure c' qualcosa che stranamente li accomuna.
In entrambi, infatti, predomina il tema della caccia. Nel primo,
la caccia all'elefante nella foresta equatoriale; nel secondo, la
caccia alla balena lungo le piste oceaniche. Ma c' un motivo
ancora pi profondo che li rende simili, pur nella loro enorme
diversit: in entrambi gioca una geniale trovata che trasforma il
romanzo d'avventura nella garbata satira di certe idee correnti al
tempo dello scrittore, di certi luoghi comuni, scientifici o popolari
che siano.
S veda ad esempio Il villaggio aereo; una spedizione di caccia
nella foresta equatoriale africana si muta strada facendo in un
pretesto per satireggiare il darwinismo alla moda, l'origine
dell'uomo dalla scimmia e l'evoluzione del linguaggio. L'antropologo
americano John Cort si lascia suggestionare dalla necessit
scientifica di trovare l'anello mancante tra l'uomo e la scimmia e
finisce intrappolato nel villaggio aereo, un villaggio pensile,
sospeso come un nido tra i rami d'alberi giganteschi (ed questa
una delle pi belle fantasie verniane) E chi trova John Cort in
questo incredibile villaggio appollaiato sui rami? Lasciamo al
lettore la sorpresa della scoperta, un altro geniale contropiede
giocato dallo scrittore al suo affezionato lettore.
E ora si veda anche l'altro romanzo. Il tre alberi Saint-Enoch,
partito da Le Havre per la caccia alla balena, ingaggia il bottaio
Jean-Marie Cabidoulin, un veterano del mare ma anche un
menagramo ostinato, in quanto crede che negli oceani esistano
mostri marini d'incredibile potenza, come serpenti di mare o polpi
giganteschi capaci d'afferrare una nave con i loro tentacoli e di
schiacciarla come una noce o di trascinarla fin negli abissi marini.
Sono le fantasie di Jean-Marie Cabidoulin, che con le sue storie
bizzarre terrorizza mozzi e marinai, e che ha il suo momento di
gloria quando in pieno Pacifico il Saint-Enoch corre la pi
incredibile avventura
Verne fa qui dell'ironia su certe credenze popolari cos come nel
primo romanzo ha fatto dell'ironia su certe ipotesi scientifiche. un
filo conduttore sotterraneo. Ma la diversit degli ambienti,
dell'impianto narrativo e degli intrecci, dei personaggi e delle
avventure di cui sono protagonisti d a ciascun romanzo una sua
autonomia e gli conferisce una straordinaria presa sulla fantasia del
lettore.
J ULES VERNE nacque a Nantes, l'8 febbraio 1828. A undici anni,
tentato dallo spirito d'avventura, cerc di imbarcarsi
clandestinamente sulla nave La Coralie, ma fu scoperto per tempo e
ricondotto dal padre. A vent'anni si trasfer a Parigi per studiare
legge, e nella capitale entr in contatto con il miglior mondo
intellettuale dell'epoca. Frequent soprattutto la casa di Dumas padre,
dal quale venne incoraggiato nei suoi primi tentativi letterari.
Intraprese dapprima la carriera teatrale, scrivendo commedie e
libretti d'opera; ma lo scarso successo lo costrinse nel 1856 a cercare
un'occupazione pi redditizia presso un agente di cambio a Parigi.
Un anno dopo sposava Honorine Morel. Nel frattempo entrava in
contatto con l'editore Hetzel di Parigi e, nel 1863, pubblicava il
romanzo Cinque settimane in pallone.
La fama e il successo giunsero fulminei. Lasciato l'impiego, si dedic
esclusivamente alla letteratura e un anno dopo l'altro in base a un
contratto stipulato con l'editore Hetzel venne via via pubblicando i
romanzi che compongono l'imponente collana dei Viaggi
straordinari I mondi conosciuti e sconosciuti e che costituiscono il
filone pi avventuroso della sua narrativa. Viaggio al centro della
Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i mari, Lisola
misteriosa, Il giro del mondo in 80 giorni, Michele Strogoff sono i
titoli di alcuni fra i suoi libri pi famosi. La sua opera completa
comprende un'ottantina di romanzi o racconti lunghi, e numerose
altre opere di divulgazione storica e scientifica.
Con il successo era giunta anche l'agiatezza economica, e Verne, nel
1872, si stabil definitivamente ad Amiens, dove continu il suo
lavoro di scrittore, conducendo, nonostante la celebrit acquistata,
una vita semplice e metodica. La sua produzione letteraria ebbe
termine solo poco prima della morte, sopravvenuta a settantasette
anni, il 24 marzo 1905.
LE FANTASIE DI JEAN-MARIE
CABIBOULIN

CAPITOLO I
SI PARTE IN RITARDO
ALLORA, capitano Bourcart, non si parte oggi?
No, signor Brunel, temo anzi, che non potremo partire n
domani n tra otto giorni.
spiacevole
E soprattutto preoccupante! disse il signor Bourcart,
scotendo il capo. Il Saint-Enoch avrebbe dovuto prendere il mare
gi alla fine del mese scorso, per poter giungere nella stagione adatta
sui luoghi di pesca. Vedrete che inglesi e americani finiranno con il
precederlo
E sono sempre quei due uomini che vi mancano a bordo?
Sempre, signor Brunel. Di uno non posso proprio fare a meno,
ma dell'altro farei a meno volentieri, se non me lo imponessero i
regolamenti.
Quest'ultimo non sar certo il bottaio, immagino disse il
signor Brunel.
No, abbiate la cortesia di credermi. Sulla mia nave, il bottaio
non meno indispensabile dell'alberatura, del timone o della bussola:
ho duemila barili, in fondo alla stiva.
Di quanti uomini composto l'equipaggio del Saint-Enoch?
Saremmo trentaquattro, se fossimo al completo. Credetemi, per
me pi utile avere un bottaio che curi i barili, che non un medico
per curare gli uomini. I barili hanno sempre bisogno di riparazioni;
gli uomini, invece, si riparano da s. Eppoi, si forse mai ammalati
in mare?
L'aria marina cos salubre che non ci si dovrebbe ammalare
mai; ma qualche volta capita
Signor Brunel, non ho mai avuto un ammalato sul Saint-
Enoch!
Complimenti, capitano. Ma, che volete, una nave una nave, e
come tale soggetta ai regolamenti marittimi. Quando il suo
equipaggio raggiunge un certo numero di ufficiali e di marinai,
occorre che essa imbarchi anche un medico: prescritto! E voi non
lo avete
Ed per questo motivo che il Saint-Enoch non oggi di fronte
al capo San Vincenzo, dove avrebbe dovuto essere!
Questa conversazione tra il capitano Bourcart e il signor Brunel
aveva luogo sul molo di Le Havre, verso le undici del mattino, nella
parte un po' rialzata che va dal semaforo alla punta.
Quei due uomini si conoscevano da molto tempo: l'uno era un
vecchio capitano di cabotaggio, diventato ufficiale di porto; l'altro
comandava il tre alberi Saint-Enoch. E con quale impazienza
quest'ultimo aspettava di completare il suo equipaggio per poter
prendere il largo!
variste-Simon Bourcart, di una cinquantina d'anni, era
favorevolmente noto sulla piazza di Le Havre, suo posto di attracco.
Celibe, senza famiglia e senza parenti prossimi, aveva navigato sin
dall'infanzia ed era stato mozzo, marinaio e nostromo al servizio
dello stato.
Dopo molti viaggi come ufficiale in seconda nella marina
mercantile, da dieci anni comandava il Saint-Enoch, una baleniera di
cui condivideva la propriet con la ditta Fratelli Morice.
Ottimo marinaio, prudente, ardito e risoluto, a seconda dei casi,
usava sempre, al contrario di tanti suoi colleghi, una grande cortesia
nell'espletamento delle sue funzioni: non bestemmiava mai e dava gli
ordini con urbana correttezza. Certo non giungeva fino a dire al
gabbiere: Abbiate la cortesia di mollare il terzarolo del velaccio!
oppure, al timoniere: Volete farmi il favore di mettere la barra tutta
a dritta? ma era considerato il pi cortese dei capitani di lungo
corso.
da rilevare inoltre che il signor Bourcart era stato sempre
favorito nel suo lavoro; aveva avuto sempre delle campagne di pesca
fortunate, delle traversate eccellenti. Mai lagnanze da parte dei suoi
ufficiali, n recriminazioni da parte dei suoi marinai. Se questa volta
l'equipaggio del Saint-Enoch non era al completo e se il suo capitano
non riusciva a completarlo, non bisognava vedere in ci un indizio di
diffidenza o di antipatia da parte della gente di mare.
Il signor Bourcart e il signor Brunel si erano fermati accanto al
sostegno metallico della campana, sullo spiazzo semicircolare che
chiude il molo. Il mareografo segnava allora il momento pi basso
del riflusso e l'albero dei segnali non aveva n bandiera n fiamma.
Nessuna nave si preparava ad entrare o a uscire e i battelli da pesca
non avrebbero trovato abbastanza acqua nel canale, in quella marea
di luna nuova. Era quello il motivo per cui mancavano in quel
momento i curiosi, che di solito affluivano nelle ore dell'alta marea. I
battelli di Honfleur, di Trouville, di Caen e di Southampton
rimanevano ormeggiati ai loro pontoni: fino alle tre del pomeriggio,
non ci sarebbe stato nessun movimento nell'avamporto.
Per alcuni istanti, gli occhi del capitano Bourcart, rivolti al largo,
percorsero il vasto settore compreso tra le lontane alture di
Ouistreham e le ripe dei fari della Hve. Il tempo era incerto e il cielo
coperto di nuvole grigie nelle zone alte. II vento che soffiava da
nord-ovest era una brezzolina capricciosa, che sarebbe aumentata con
l'inizio dell'alta marea.
Varie navi attraversavano la baia; qualcuna gonfiava al vento la
propria velatura sull'orizzonte a est, altre lasciavano nell'aria tracce
dei loro vapori fuligginosi. Era senza dubbio uno sguardo d'invidia,
quello che il signor Bourcart lanciava ai colleghi pi fortunati che
avevano gi lasciato il porto; ed superfluo dire che, anche da
lontano, egli si esprimeva con parole garbate e che non si sarebbe
mai permesso di trattarli come invece avrebbe fatto al suo posto un
lupo di mare.
Quella brava gente disse al signor Brunel se ne va con il
vento in poppa, mentre io sono ancora all'ancora e non posso salpare!
Ecco ci che io chiamo precisamente sfortuna; ed la prima volta
che essa colpisce il Saint-Enoch!
Abbiate pazienza, signor Bourcart, dal momento che non avete
la possibilit di partire! rispose il signor Brunel, ridendo.
Gi, e non forse ci che cerco di fare da ben quindici giorni?
esclam il capitano, non senza amarezza.
La vostra nave regge bene le vele; farete presto a riguadagnare
il tempo perduto Se ne fa del cammino, a undici nodi, con un buon
vento in poppa! Ma, signor Bourcart, non sta dunque meglio il dottor
Sinoquet?
Purtroppo, no! Non ha nulla di grave, per fortuna, il nostro
bravo dottore Sono i reumatismi che lo inchiodano al letto. Ne
avr ancora per alcune settimane. Chi avrebbe mai immaginato una
cosa del genere, da parte di un uomo abituato al mare e che per una
decina d'anni ha percorso con me tutto il Pacifico!
Forse i suoi reumatismi sono una conseguenza di quei viaggi
insinu l'ufficiale di porto.
Niente affatto! ribatt il capitano Bourcart. Reumatismi
buscati a bordo del Saint-Enoch! Perch allora non il colera o la
febbre gialla? Come vi viene in mente un'idea del genere!
Il signor Bourcart lasci ricadere le braccia per lo stupore che gli
causava una tal sciocchezza. Il Saint-Enoch una nave attrezzata
magnificamente, comoda e impenetrabile all'umidit! I reumatismi!
Sarebbe stato pi facile buscarseli nella sala del Consiglio del
municipio, o nei saloni della sotto prefettura, ma non nelle cabine o
nel quadrato del Saint-Enoch! I reumatismi! Ne aveva mai sofferto
lui, forse? Eppure, non lasciava mai la nave, n quando era in sosta
n quando era ormeggiata nel porto di Le Havre! Un appartamento in
citt! A che potrebbe mai servire, quando si ha l'alloggio a bordo? A
un tale alloggio non avrebbe preferito neppure le pi belle camere
dellHotel de Bordeaux o del Terminus. I reumatismi! Mai, neanche
un raffreddore! Lo avevano mai sentito sternutire, a bordo del Saint-
Enoch?
Il brav'uomo, accalorandosi, avrebbe continuato ancora a lungo,
se il signor Brunel non lo avesse interrotto.
D'accordo, signor Bourcart, i reumatismi del dottor Sinoquet
derivano dal tempo trascorso a terra! Ad ogni modo, quel che conta
che ora li ha e che non pu imbarcarsi.
Il guaio dichiar il signor Bourcart che, nonostante le
mie ricerche, non trovo nessuno che lo possa sostituire.
Un po' di pazienza, capitano; finirete, un giorno o l'altro, col
trovare qualche giovane medico desideroso di viaggi, smanioso di
girare il mondo! C' forse qualcosa di pi allettante che l'esordire con
una magnifica campagna di caccia alla balena nei mari del Pacifico?
Avete ragione, signor Brunel, non dovrei avere che l'imbarazzo
della scelta E tuttavia, non c' ressa, come vedete, e non ho trovato
ancora nessuno che sappia adoperare allo stesso modo il bisturi e la
lancetta o la grua.
A proposito, non sono per i reumatismi disse l'ufficiale di
porto che vi privano del bottaio
No, per essere sinceri; il bravo pap Brulard non conserva pi I
uso del braccio sinistro, che anchilosato, e ha dolori acuti ai piedi e
alle gambe.
Sono dunque state colpite le sue articolazioni? chiese il
signor Brunel.
Cos pare; Brulard non in condizioni di navigare. Ora, come
sapete, signor Brunel, una nave attrezzata per la caccia alla balena
non pu fare a meno del bottaio, cos come non pu fare a meno di
fiocinieri; bisogna perci che me ne procuri uno, a qualunque costo!
Il signor Brunel ammise volentieri che pap Brulard non era
afflitto dai reumatismi, dal momento che il Saint-Enoch era meglio di
un sanatorio e che l'equipaggio vi navigava, se si vuol credere al
capitano, in ottime condizioni di igiene; ma, ci nonostante, non era
meno certo che il dottor Sinoquet e il bottaio Brulard erano
nell'impossibilit di partecipare alla campagna.
In quell'istante, il signor Bourcart si sent chiamare e si volse.
Siete voi, Heurtaux? disse stringendo amichevolmente la
mano del suo comandante in seconda. Sono felice di vedervi; il
buon vento che questa volta vi porta qui?
Forse, capitano rispose il signor Heurtaux. Sono venuto
per dirvi che una persona si presentata a bordo, un'ora fa.
Un bottaio? Un medico? chiese vivamente il capitano.
Non so, capitano. Comunque, questa persona parsa
contrariata per non avervi trovato.
un uomo maturo?
No, un giovanotto. Ha detto che torner presto e perci sono
venuto a cercarvi. Ero sicuro di incontrarvi sul molo.
Dove mi si incontra sempre, Heurtaux, quando non sono a
bordo.
Lo so; e cos, ho puntato sull'albero dei segnali
Avete fatto bene, Heurtaux disse il signor Bourcart. Non
mancher all'appuntamento. Signor Brunel, vi prego di scusarmi
Andate, caro capitano rispose l'ufficiale di porto. Ho il
presentimento che presto sarete tratto d'imbarazzo.
Solo in parte, signor Brunel, ammettendo che questo visitatore
sia un dottore o un bottaio.
L'ufficiale di porto e il capitano Bourcart si scambiarono una
cordiale stretta di mano; poi quest'ultimo, accompagnato dal suo
secondo, risal la banchina, attravers il ponte, raggiunse il bacino
commerciale e si ferm dinanzi alla passerella che dava accesso al
Saint-Enoch.
Non appena posto piede sul ponte, il signor Bourcart raggiunse la
propria cabina, la cui porta dava sul quadrato e la finestra sul
casseretto. Dopo aver dato ordine di avvisarlo all'arrivo del
visitatore, egli attese, non senza qualche impazienza, leggendo un
giornale locale.
L'attesa non fu lunga. Dieci minuti dopo, l'annunciato giovanotto
si presentava a bordo e veniva introdotto nel salottino di poppa, dove
il capitano subito lo raggiunse.
Tutto considerato, se il visitatore non era un bottaio, non era
impossibile che fosse un medico: un giovane medico di circa ventisei
o ventisette anni.
Dopo un primo scambio di cortesie (e si pu essere certi che il
signor Bourcart non rimase in debito verso la persona che l'onorava
della sua visita) il giovanotto si espresse in questi termini:
Ho sentito dire, in Borsa, che il Saint-Enoch ha ritardato la sua
partenza a causa del cattivo stato di salute del suo medico abituale.
vero, purtroppo, signor
Filhiol Sono il dottor Filhiol, e vengo a offrirvi di sostituire
il dottor Sinoquet, a bordo della vostra nave.
Il capitano Bourcart apprese allora che quel giovane, originario di
Rouen, apparteneva a una famiglia di industriali di quella citt. Era
suo desiderio esercitare la propria professione nella marina
mercantile, ma prima di entrare al servizio della Compagnia
transatlantica, sarebbe stato lieto di prendere parte alla campagna di
pesca di una baleniera e di iniziare con la faticosa navigazione dei
mari del Pacifico. Poteva fornire ottime referenze: il capitano non
doveva far altro che chiedere informazioni sul suo conto ai
negozianti o agli armatori di Le Havre da lui indicati.
Il signor Bourcart aveva osservato con attenzione il giovane: il
dottor Filhiol aveva un aspetto franco e simpatico. Non c'erano dubbi
sul fatto che era robusto e che aveva un temperamento risoluto. Il
capitano se ne intendeva; non sarebbe stato di certo quel giovane,
cos ben piantato e di sana costituzione, che si sarebbe buscato i
reumatismi a bordo della sua nave. Perci rispose:
Capitate nel momento giusto, non ve lo nascondo, e se le
informazioni sul vostro conto risulteranno favorevoli, come non
dubito, la cosa fatta. Potrete, sin da domani, prendere posto a bordo
del Saint-Enoch e non avrete motivo di pentirvene.
Ne sono sicuro, capitano rispose il dottor Filhiol. Voglio
dirvi che prima ancora di farvi prendere informazioni sul mio conto,
io ho gi preso le mie sul vostro.
E avete fatto bene disse il signor Bourcart. Se non
bisogna mai imbarcarsi senza biscotti, non si deve neppure mettere il
proprio nome tra quelli dell'equipaggio di una nave senza prima
sapere con chi si ha a che fare.
Cos ho pensato anch'io, capitano.
E avete avuto ragione, signor Filhiol; e se ho ben capito, le
informazioni da voi raccolte sono risultate favorevoli.
Tutte favorevoli. Voglio ora sperare che lo siano anche quelle
che voi prenderete sul mio conto.
Non c'era dubbio, il capitano e il giovane medico gareggiavano
non soltanto in sincerit, ma anche in cortesia.
Tuttavia, permettetemi una domanda riprese allora il
capitano. Avete mai viaggiato per mare?
Ho fatto qualche breve viaggio attraverso la Manica.
Avete sofferto?
No, e ho motivo di credere che non soffrir mai il mare.
Converrete che, per un medico, cosa da prendere in seria
considerazione.
Proprio cos, signor Bourcart.
E ora non posso nascondervi che le nostre campagne di pesca
sono faticose e pericolose. Non ci sono risparmiati n guai n
privazioni: la vita del marinaio un duro tirocinio.
Lo so, capitano, e questo tirocinio non lo temo affatto.
Non soltanto le nostre campagne sono pericolose, signor
Filhiol, ma a volte anche lunghe. Ci dipende da circostanze pi o
meno favorevoli. Il Saint-Enoch potrebbe star fuori anche per due o
tre anni
Torner quando dovr fare ritorno, capitano; ci che pi
importa che tornino in porto tutti quelli che la nave trasporta.
Il signor Bourcart non poteva che essere soddisfatto dei sentimenti
manifestati dal dottor Filhiol con quelle espressioni, e sarebbe andato
certamente d'accordo con lui se le referenze gli avessero consentito
di firmare il contratto.
Credo che non potr che rallegrarmi di essere entrato in
rapporti con voi gli disse. Spero che gi da domani, dopo aver
assunto le informazioni, il vostro nome possa essere scritto sul libro
di bordo.
E allora arrivederci, capitano rispose il dottore. Riguardo
alla partenza
La partenza potrebbe avvenire gi domani, con la marea della
sera, se riuscissi a sostituire il bottaio cos come ho potuto fare con il
medico.
Il vostro equipaggio non dunque ancora completo?
Non ancora, purtroppo; non mi possibile fare assegnamento
sul povero Brulard.
ammalato?
S, se ci si pu dire ammalati quando i reumatismi ci
paralizzano braccia e gambe. Tuttavia, credetemi, non se li buscati
navigando sul Saint-Enoch.
Ma, ora che ci penso, capitano, potrei indicarvi un bottaio
Voi?
Il capitano stava per prodigarsi, come al solito, in prematuri
ringraziamenti verso quel giovane benefattore, e gi credeva di
sentire risonare i colpi di maglio sulle doghe dei barili della stiva,
quando il signor Filhiol aggiunse, rendendo la sua gioia, ohim, di
breve durata:
Non avete pensato a mastro Cabidoulin? Il capitano scosse il
capo penosamente.
J ean-Marie Cabidoulin? Quello della via delle Tourettes?
esclam il signor Bourcart.
Proprio lui! Ci pu essere forse un altro Cabidoulin a Le Havre
o da qualche altra parte?
J ean-Marie Cabidoulin! ripet il capitano.
Proprio lui!
Come fate a conoscere Cabidoulin?
Perch l'ho curato.
malato anche lui, allora? forse scoppiata un'epidemia tra i
bottai?
No, capitano, tranquillizzatevi: una ferita al pollice, ormai gi
guarita, e che non gli impedisce certo di adoperare l'ascia. in buona
salute, di costituzione sana, ancora forte, per la sua et: sulla
cinquantina e farebbe proprio al caso vostro.
Certamente rispose il signor Bourcart. Purtroppo,
conosco anch'io il signor Cabidoulin e credo che nessun capitano
acconsentirebbe mai ad imbarcarlo.
Perch mai?
Oh, non c' dubbio, conosce il mestiere e ha fatto molte
campagne; l'ultima risale a cinque o sei anni fa
E allora, volete dirmi per quale motivo nessun capitano vuol
saperne di lui?
Perch un profeta di sciagure, signor Filhiol; perch non fa
che predire disgrazie e catastrofi! perch, a sentir lui, quando si
intraprende un viaggio per mare, quello certamente l'ultimo e non
se ne ritorner pi! E poi, tutte quelle storie di mostri marini che
asserisce di aver incontrato e che tornerebbe ad incontrare!
Credetemi, signor Filhiol, quell'uomo capace di scoraggiare un
intero equipaggio!
Dite sul serio?
Proprio sul serio!
Ma, vediamo in mancanza d'altri, se avete proprio bisogno di
un bottaio
S, lo so, in mancanza d'altri Tuttavia, a lui non avrei mai
pensato. In fin dei conti, quando non si pu mettere capo al nord, lo
si mette al sud. E se mastro Cabidoulin volesse Ma non vorr!
S pu sempre tentare.
inutile. E poi, Cabidoulin Cabidoulin! ripeteva il
signor Bourcart.
Se andassimo a trovarlo? propose il signor Filhiol.
Il capitano Bourcart, esitante e perplesso, incroci le braccia, le
rilasci, consult se stesso, soppes il pro e il contro e scosse il capo,
come se fosse sul punto di impegnarsi in un pessimo affare. Alla
fine, il desiderio di prendere il mare al pi presto ebbe la meglio su
ogni altra considerazione.
Andiamo! rispose.
Un attimo dopo, tutti e due, abbandonato il bacino commerciale,
andavano verso la casa del bottaio.
J ean-Marie Cabidoulin era in casa, nella sua stanza a pianterreno,
in fondo a un cortile. Era un uomo vigoroso, di cinquantadue anni;
indossava pantaloni di velluto a coste e panciotto con maniche.
Aveva in capo un piccolo casco di lontra e il corpo cinto da un
grande grembiule brunastro. Il lavoro non abbondava e, se non
avesse avuto qualche soldo da parte, egli non avrebbe potuto fare,
ogni sera, la solita partitina, nel caffeuccio dirimpetto, con un
vecchio pensionato della marina, gi guardiano dei fari della Hve.
J ean-Marie Cabidoulin era sempre informato, del resto, di quello
che accadeva a Le Havre, delle navi a vela o a vapore che entravano
e uscivano dal porto, degli arrivi e delle partenze dei transatlantici,
dei turni di pilotaggio, delle novit riguardanti il mare e, infine, di
tutte le ciarle e i pettegolezzi che si facevano sul molo durante le
maree diurne.
Mastro Cabidoulin conosceva dunque da molto tempo il capitano
Bourcart. Perci, non appena lo scorse sulla soglia della sua bottega,
gli grid:
Sempre agli ormeggi il Saint-Enoch, capitano? Sempre
bloccato nel bacino commerciale, come stretto dai ghiacci?
Sempre, mastro Cabidoulin! rispose il capitano, un po'
seccamente.
Niente medico, ancora?
Il medico? Eccolo!
Siete voi, signor Filhiol?
Io in persona; e se ho accompagnato il signor Bourcart per
chiedervi di imbarcarvi con noi.
Imbarcarmi? ripet il bottaio, brandendo il mazzuolo.
S, J ean-Marie Cabidoulin disse il capitano. Non vi tenta
di fare un ultimo viaggio, su una buona nave, in compagnia di brava
gente?
Signor Bourcart, non mi aspettavo una proposta del genere!
Sapete perfettamente che sono in pensione. Navigo soltanto lungo le
vie di Le Havre, dove non ci sono da temere n abbordaggi n colpi
di mare. E vorreste
Pensateci, mastro Cadiboulin. Non siete ancora in et di
marcire sulla vostra boa, o di restare ormeggiato, come un vecchio
pontone, in fondo a un porto!
Levate l'ancora, J ean-Marie, levate l'ancora! aggiunse
ridendo il signor Filhiol, per essere in armonia con il signor Bourcart.
Mastro Cabidoulin aveva assunto un'aria grave: probabilmente
l'aria di profeta di sciagure. Con voce sorda rispose:
State a sentire, capitano, e anche voi, dottor Filhiol. Ho sempre
avuto l'idea e questa idea non mi uscir mai dal capo
Quale idea? chiese il signor Bourcart.
L'idea che, a furia di navigare, si finisca per forza con il
naufragare, prima o poi! Il Saint-Enoch ha un buon comandante,
certo ha un buon equipaggio vedo anche che avr un buon
medico Ma sono persuaso che, se mi imbarcassi, mi capiterebbe
quello che non mi ancora capitato.
E cio? chiese il signor Bourcart.
come vi dico asser mastro Cabidoulin. Cose
spaventevoli! Ecco perch mi sono ripromesso di terminare
serenamente la mia vita in terraferma!
Pure fantasie! dichiar il dottor Filhiol. Non tutte le navi
sono destinate a colare a picco.
No, senza dubbio rispose il bottaio. Ma, che volete, ho
una specie di presentimento. Se prendessi il mare, non tornerei pi.
Su, J ean-Marie Cabidoulin, questo non serio! rispose il
capitano Bourcart.
molto serio, invece. E poi, sia detto tra noi, non ho nessuna
curiosit da soddisfare. Non ho forse visto tutto, quando navigavo? I
paesi caldi e i paesi freddi, le isole del Pacifico e quelle
dell'Atlantico, gli icebergs e la banchisa, le foche, i trichechi e le
balene?
Vi faccio i miei complimenti, non siete da compiangere
disse il signor Filhiol.
Sapete che cosa finirei per vedere?
Che cosa, mastro Cabidoulin?
Ci che non ho mai visto qualche terribile mostro il gran
serpente di mare!
Quello non lo vedrete mai disse il signor Filhiol.
E perch?
Perch non esiste! Ho letto tutto quello che si scritto intorno
a questi pretesi mostri marini e, vi ripeto, il vostro serpente di mare
non esiste!
Esiste, invece! esclam il bottaio, con accento cos convinto
da rendere inutile ogni discussione sull'argomento.
In breve, dopo vivissime sollecitazioni, sedotto anche dall'alta
paga offertagli dal capitano Bourcart, J ean-Marie Cabidoulin ader a
fare un'ultima campagna di pesca e quella stessa sera portava la sua
valigia a bordo del Saint-Enoch.
CAPITOLO II
IL SAINT-ENOCH
IL GIORNO seguente, 7 novembre 1863, con l'alta marea, il Saint-
Enoch lasciava Le Havre, rimorchiato dall'Ercole. Il tempo era
pessimo. Brandelli di nuvole correvano bassi attraverso lo spazio,
spinti da un forte vento di sud-ovest.
La nave del capitano Bourcart, che stazzava circa
cinquecentocinquanta tonnellate, era fornita di tutta l'attrezzatura
comunemente usata per la difficile caccia alla balena, nelle lontane
acque del Pacifico. Sebbene la sua costruzione fosse vecchia di una
decina d'anni, reggeva bene il mare con qualsiasi andatura.
L'equipaggio aveva sempre cercato di mantenerla in ottime
condizioni, scafo e velatura compresi, e da poco tempo la carena era
stata rimessa tutta a nuovo.
Il Saint-Enoch, un tre alberi a vele quadre, portava trinchetto,
maestra, randa, vela di gabbia e controgabbia, velacci, gabbia di
mezzana fissa e volante, velaccio e controvelaccio, belvedere,
trinchettina, fiocco di fuori e fiocco di dentro, controfiocco,
coltellacci e vele di straglio. In attesa della partenza, il signor
Bourcart aveva fatto mettere a posto gli attrezzi per sollevare le
balene. Quattro baleniere erano al loro posto: a sinistra, quelle del
comandante in seconda, del primo e del secondo ufficiale; a dritta,
quella del capitano. Altre quattro, di ricambio, erano disposte sul
ponte. Tra l'albero di trinchetto e l'albero di maestra, dinanzi al
boccaporto, era stata installata la marmitta che serve per fondere il
grasso. Essa era composta da due recipienti di ferro fissati l'uno
contro l'altro, e rivestiti da mattoni refrattari. Dietro i recipienti, due
fori, preparati appositamente, servivano allo scarico del fumo, mentre
sul davanti, un po' pi sotto la bocca dei recipienti stessi, due forni
permettevano di alimentare il fuoco.
Ecco lo stato degli ufficiali e degli uomini che costituivano
l'equipaggio imbarcato sul Saint-Enoch:

il capitano Bourcart (variste-Simon) cinquantanni;
il comandante in seconda Heurtaux (J ean-Franois)
quarant'anni;
il primo ufficiale Coquebert (Yves) trentadue anni;
il secondo ufficiale Aliotte (Romain) ventisette anni;
il nostromo Ollive (Mathurin) quarantacinque anni;
il fiociniere Thibaut (Louis) trentasette anni;
il fiociniere Kardek (Pierre) trentadue anni;
il fiociniere Durut (J ean) trentadue anni;
il fiociniere Ducrest (Alain) trentun anni;
il dottor Filhiol ventisette anni;
il bottaio Cabidoulin (J ean-Marie) cinquantadue anni;
il fabbro Thomas (Gille) quarantacinque anni;
il falegname Frut (Marcel) trentasei anni;
otto marinai;
undici mozzi;
un cameriere;
un cuoco.

In totale, trentaquattro uomini, quanti di solito ne occorrono a una
baleniera del tonnellaggio del Saint-Enoch.
Circa la met dell'equipaggio era composta da marinai normanni e
bretoni. Solo il falegname Frut era originario di Parigi (sobborgo
Belleville) dove aveva esercitato il mestiere di macchinista in vari
teatri della capitale. Gli ufficiali avevano gi navigato a bordo del
Saint-Enoch e non meritavano che elogi. Essi possedevano tutti i
requisiti richiesti dal mestiere. Nella campagna precedente avevano
percorso le acque settentrionali e quelle meridionali del Pacifico:
viaggio fortunato, se mai ve ne furono altri, perch per i
quarantaquattro mesi della sua durata non era accaduto nulla di
grave, e viaggio per di pi lucroso, perch la nave aveva riportato
duemila barili di olio, venduti poi ad alto prezzo.
Il comandante in seconda Heurtaux era assai esperto in tutto ci
che riguardava la vita di bordo. Dopo aver servito come
guardiamarina ausiliario nella marina dello stato, imbarcato in quella
mercantile, navigava ora in attesa di poter comandare una nave. Era
ritenuto a ragione un buon marinaio, assai severo in fatto di
disciplina.
Sul conto del primo ufficiale Coquebert e del secondo Aliotte,
ottimi ufficiali anch'essi, non c'era nulla da dire, tranne che
mostravano un accanimento particolare, persino imprudente,
nell'inseguire le balene; nonostante le raccomandazioni e gli ordini
tassativi del capitano, gareggiavano in audacia e velocit, cercando di
superarsi a vicenda e mettendo a volte in pericolo le loro baleniere.
L'accanimento del pescatore non inferiore a quello del cacciatore:
una foga irresistibile, una passione istintiva. I due ufficiali la
comunicavano fin troppo ai loro uomini, soprattutto Romain Aliotte.
Poche parole, ora, sul nostromo Mathurin Ollive. Quest'ometto
asciutto e nervoso, resistente alla fatica, abilissimo, con buoni occhi e
buone orecchie, possedeva le doti particolari che distinguono il
capitano d'armi della marina da guerra. Tra tutti gli uomini che erano
a bordo, era certamente quello che si interessava meno alla cattura
delle balene. Che una nave fosse armata per questo genere di pesca
oppure per il trasporto di un carico qualsiasi, da un porto all'altro, era
pur sempre e prima di tutto una nave, e il nostromo Ollive non aveva
interesse che per le cose della navigazione. Il capitano Bourcart
riponeva in lui molta fiducia, che egli, peraltro, mostrava di meritare.
La maggior parte degli otto marinai aveva partecipato all'ultima
campagna del Saint-Enoch ed essi costituivano pertanto un
equipaggio fidato e capace. Degli undici mozzi, solo due erano
esordienti in quel rude apprendistato. Quei ragazzi, dai quattordici ai
diciott'anni, avendo gi una buona pratica della marina mercantile,
sarebbero stati impiegati, insieme con i marinai, nell'armamento delle
baleniere.
Rimanevano il fabbro Thomas, il bottaio Cabidoulin, il falegname
Frut, il cuoco e il cameriere, i quali, fatta eccezione per il bottaio,
facevano parte dell'equipaggio gi da tre anni e quindi conoscevano
il servizio. Bisogna aggiungere che mastro Ollive e mastro
Cabidoulin si conoscevano da molto tempo, avendo gi navigato
insieme. Il primo, che sapeva delle manie del secondo, lo aveva
perci accolto con queste parole:
Vecchio mio, eccoti qui, finalmente!
Eccomi qua disse l'altro.
Vuoi assaggiarlo ancora?
Come vedi
Sei sempre della diabolica idea che la cosa finir male?
Finir malissimo rispose il bottaio, con molta seriet.
Spero rispose Mathurin Ollive che ci risparmierai le tue
storie
Non ci contare.
Fa' come vuoi, allora, ma se ci capita una disgrazia
Vorr dire che non mi sono sbagliato! rispose J ean-Marie
Cabidoulin.
Il bottaio provava gi qualche rammarico per aver accettato le
offerte del capitano Bourcart.
Non appena il Saint-Enoch ebbe doppiato il molo, con il vento che
tendeva a rinforzare, fu dato l'ordine di allentare le vele di gabbia,
alle quali il nostromo fece prendere due mani di terzarolo. Poi,
appena l'Ercole ebbe portato al largo la nave che rimorchiava, le vele
di gabbia furono issate, cos come la trinchettina e la randa di poppa,
mentre il capitano Bourcart faceva murare la vela di trinchetto. In
quelle condizioni, il tre alberi avrebbe potuto bordeggiare verso
nord-est, in modo di fare il giro dell'estrema punta di Barfieur.
Il vento costrinse il Saint-Enoch a mantenere quell'andatura. Del
resto, la nave si teneva bene al mare e anche a cinque quarte rispetto
al vento filava dieci nodi.
Per tre giorni si continu a bordeggiare, prima di sbarcare il pilota
a La Hougue. Da quel momento in poi, nel discendere la Manica, la
navigazione divenne regolare e i venti favorevoli ebbero la meglio su
quelli contrari. Il capitano, dopo aver orientato velacci, controvelacci
e vele di straglio, costat che il Saint-Enoch non aveva perduto nulla
delle sue qualit nautiche. Del resto, la sua attrezzatura era stata
rifatta quasi per intero, in previsione di quelle lontane campagne, nel
corso delle quali la nave avrebbe affrontato eccessive fatiche.
Tempo bello, mare facile, vento buono disse il signor
Bourcart al dottor Filhiol, che passeggiava con lui sul casseretto.
Ecco una traversata che comincia felicemente; cosa assai rara,
quando si esce dalla Manica, in questo periodo dell'anno!
Complimenti, capitano! rispose il dottore. Ma non siamo
che all'inizio del viaggio.
Lo so, signor Filhiol. Non basta incominciare bene; quello che
conta finire bene! Ma, non abbiate timore: abbiamo sotto i piedi
una buona nave; e anche se non stata costruita ieri, non per questo
meno solida di scafo e attrezzatura. Sono sicuro, inoltre, che essa
offre maggiori garanzie di un bastimento nuovo. Credetemi, sono
soddisfatto di quel che vale!
Dir ancora, capitano, che non si tratta soltanto di fare una
buona navigazione; bisogna che la navigazione sia anche redditizia, e
questo non dipende n dalla nave, n dai suoi ufficiali, n
dall'equipaggio!
Proprio cos rispose il signor Bourcart. La balena viene o
non viene. Dipende dalla fortuna, come in ogni cosa, e alla fortuna,
purtroppo, non si comanda. O si ritorna con i barili pieni, oppure con
i barili vuoti! Ma il Saint-Enoch gi alla sua quinta campagna, da
quando uscito dai cantieri di Honfleur, e tutte le sue campagne si
sono chiuse con profitto.
Questo fatto gi di per s un buon auspicio, capitano. Contate
di dare inizio alla pesca quando avrete raggiunto il Pacifico?
Conto, signor Filhiol, di non farmi sfuggire tutte le occasioni
che mi si presenteranno. Se incontreremo qualche balena
nell'Atlantico, prima di doppiare il Capo, le nostre lance si
affretteranno a darle la caccia. Purch sia a breve distanza e si riesca
a catturarla senza perdere troppo tempo.
Vari giorni dopo la partenza da Le Havre, il signor Bourcart
organizz il servizio delle vedette: due uomini in continua
osservazione sull'alberatura, uno sull'albero di trinchetto, l'altro
sull'albero di maestra. Il compito spettava ai fiocinieri e ai marinai; i
mozzi, invece, erano al timone.
Inoltre, affinch fossero sempre pronte, le baleniere furono dotate
dell'armamento necessario alla pesca. Se qualche balena fosse stata
segnalata in prossimit della nave, non ci sarebbe stato da far altro
che calare in mare le imbarcazioni: tutto sommato, una faccenda di
pochi istanti. Tuttavia, eventualit del genere non si sarebbero
presentate prima che il Saint-Enoch fosse in pieno Atlantico.
Non appena rilevate le estreme terre della Manica, il signor
Bourcart fece rotta a ovest, in modo da doppiare Ouessant al largo.
Quando la terra di Francia stava per scomparire, egli la indic al
dottor Filhiol.
Arrivederci dissero entrambi.
Nel rivolgere al loro paese quell'ultimo saluto, tutti e due si
chiesero, senza dubbio, quanti mesi e forse quanti anni sarebbero
trascorsi prima di rivederlo.
Poich il vento soffiava ora stabilmente da nord-est, il Saint-
Enoch non ebbe pi che da allentare le scotte per puntare sul capo
Ortegal, punta nordoccidentale della Spagna. Non sarebbe stato
necessario cacciarsi nel golfo di Guascogna, dove i velieri corrono
gravi pericoli, quando il vento soffia dal largo e li spinge verso la
costa. Quante volte, nell'impossibilit di vincere la forza del vento, le
navi sono infatti costrette a cercare rifugio nei porti francesi o
spagnoli!
All'ora dei pasti, quando erano insieme, il capitano e gli ufficiali
parlavano, come al solito, dei rischi della nuova campagna, che
aveva inizio in condizioni favorevoli. La nave, infatti, si sarebbe
trovata sui luoghi di pesca nel pieno della stagione, e il signor
Bourcart mostrava tanta fiducia da contagiarne i pi prudenti.
Se non avessimo dovuto rimandare la nostra partenza di una
quindicina di giorni disse un giorno oggi ci troveremmo
all'altezza di Ascensione o di Sant'Elena; comunque, non giusto
lagnarci
Se il vento soffier sempre dal lato buono per un mese
rispose l'ufficiale Coquebert guadagneremo facilmente il tempo
perduto.
Nondimeno, spiacevole aggiunse il signor Heurtaux
che il nostro giovane dottore non abbia avuto prima la buona idea di
imbarcarsi sul Saint-Enoch.
Me ne dispiace rispose allegramente il signor Filhiol. Da
nessun'altra parte avrei trovato migliore accoglienza e migliore
compagnia.
inutile rammaricarsi, amici miei! disse il capitano. Le
buone idee non vengono affatto quando vogliamo noi.
Proprio come le balene esclam Romain Aliotte. Ecco
perch bisogna essere pronti a catturarle, quando ci vengono
segnalate.
Del resto, non mancava soltanto il medico, al personale del
Saint-Enoch fece rilevare il dottore. Mancava anche il
bottaio
vero rispose il capitano. E non dimentichiamo che
siete stato voi, caro Filhiol, che mi avete parlato di J ean-Marie
Cabidoulin. Sono sicuro che, senza il vostro intervento, non mi
sarebbe venuto in mente di rivolgermi a lui.
Ora, per, lo abbiamo con noi concluse il signor Heurtaux
e questo ci che conta. Ma, per quel che so, non avrei mai
creduto che si sarebbe deciso ad abbandonare la sua bottega e le sue
botti. Gi varie volte aveva rifiutato di riprendere il mare, nonostante
le vantaggiose condizioni che gli erano state offerte. Vuol dire che
voi siete stato molto persuasivo.
In verit, non ho incontrato molta resistenza disse il signor
Bourcart. A sentir lui, era stanco di navigare. Aveva avuto la
fortuna di cavarsela, fin allora: perch tentare la sorte? S finisce
sempre con il rimanerci Bisogna sapervi rinunciare in tempo In
breve, voi tutti conoscete le litanie di quel brav'uomo! E poi, quella
sua pretesa di aver visto tutto quello che c' da vedere nel corso di
una campagna di pesca
Non si mai visto tutto disse l'ufficiale Aliotte. Per
conto mio, mi aspetto sempre qualcosa di nuovo, di straordinario
Quello che sarebbe veramente straordinario, anzi direi
assolutamente inverosimile, amici miei disse il capitano
sarebbe che la fortuna abbandonasse il Saint-Enoch! E cio, che
questa campagna non valesse le precedenti, dalle quali abbiamo
tratto ottimi guadagni! Oppure che ci venisse giocato un tiro
mancino! Oppure che la nave non facesse ritorno con il suo carico di
fanoni e d'olio al completo. Ma su questo punto sono tranquillo; il
passato garante dell'avvenire. Quando il Saint-Enoch rientrer nel
bacino commerciale, avr i suoi duemila barili colmi fino all'orlo!
Parola mia, a sentirli parlare con tanta serena fiducia, anche J ean-
Marie Cabidoulin avrebbe forse detto a se stesso che non si sarebbe
corso nessun rischio, almeno per quella campagna, tanto era
fortunata la nave del capitano Bourcart!
Dopo avere avvistato a sud-est le alture del capo Ortegal, il Saint-
Enoch, favorito dalle condizioni atmosferiche, si diresse verso
Madera, cos da passare tra le Azzorre e le Canarie. A quella
latitudine, l'equipaggio avrebbe ritrovato un clima eccellente, con
temperatura mite, non appena attraversato il Tropico, prima delle
isole del Capo Verde.
Ci che non mancava di stupire un po' il capitano, gli ufficiali e i
marinai era il fatto che fino ad allora non era stato possibile inseguire
qualche balena. Quelle due o tre che erano state avvistate si
trovavano a tale distanza da non fare ritenere utile mettere in mare le
baleniere. Sarebbe stato tempo, fatica e spese buttati via; tutto
considerato, sarebbe stato meglio raggiungere al pi presto la zona di
pesca, sia sui mari della Nuova Zelanda, a quell'epoca molto battuti,
sia su quelli del Pacifico settentrionale. Conveniva dunque non
indugiare per via.
Quando le navi debbono recarsi dai porti europei nell'oceano
Pacifico, esse possono farlo, impiegando lo stesso tempo, sia
doppiando il capo di Buona Speranza, all'estremit dell'Africa, sia
doppiando il capo Horn, all'estremit dell'America. Sar cos fino a
quando non verr aperto il canale di Panama. Ma, per seguire la via
del capo Horn, bisogner discendere fino al cinquanta-cinquesimo
parallelo dell'emisfero meridionale, dove regna il cattivo tempo.
Certo, lecito a uno steamer cacciarsi nelle acque sinuose dello
stretto di Magellano ed evitare, in questo modo, le formidabili
burrasche del capo. Quanto ai velieri, essi non vi si potrebbero
avventurare senza il rischio di interminabili ritardi, soprattutto
quando si tratta di valicare lo stretto da est a ovest.
A conti fatti, dunque meglio far rotta verso la punta estrema
dell'Africa, seguire la via dell'oceano Indiano e dei Mari del Sud,
dove i numerosi porti della costa australiana offrono facili rifugi fino
alla Nuova Zelanda.
Il capitano Bourcart aveva sempre fatto cos, nei suoi precedenti
viaggi, ed ci che fece anche questa volta. Non dovette neppure
scostarsi di molto verso ovest, favorito com'era da un vento costante.
Dopo avere superato le isole del Capo Verde, avvist presto
l'Ascensione e poi, alcuni giorni dopo, Sant'Elena.
In quel periodo dell'anno, le acque dell'Atlantico al di l
dell'equatore sono molto frequentate. Non passarono quarantotto ore
senza che il Saint-Enoch incrociasse qualche steamer che filava a
tutto vapore o alcuni di quei veloci e sottili clippers che possono
gareggiare di velocit con loro. Ma il signor Bourcart non aveva
tempo di fare delle chiacchiere con gli uni o con gli altri. Il pi delle
volte, quelle navi, non avendo notizie marittime da dare o da
ricevere, si limitavano a issare la bandiera che indicava la loro
nazionalit.
Dell'isola dell'Ascensione, passando tra essa e il continente, il t-
Enoch non aveva potuto scorgere le cime vulcaniche che la
dominano. Giunto in vista di Sant'Elena, la nave la lasci a dritta, a
una distanza di circa tre o quattro miglia. Di tutto l'equipaggio, il
dottor Filhiol era il solo a non averla mai vista; per un'ora, perci, i
suoi sguardi non riuscirono a staccarsi dal Picco di Diana, sopra lo
strapiombo occupato dalla prigione di Longwood.
Il tempo, molto variabile, bench la direzione del vento fosse
costante, favoriva il cammino della nave, la quale, senza cambiare le
mure, non doveva che diminuire o aumentare la velatura.
Le vedette, poste sulle barre, facevano sempre buona guardia, ma
le balene non apparivano: forse erano pi a sud, ad alcune centinaia
di miglia dal Capo.
Diavolo di un diavolo, capitano diceva a volte il bottaio
non valeva la pena d'imbarcarmi, se a bordo non c' nulla da fare per
me!
Il lavoro non mancher, non mancher gli rispondeva il
signor Bourcart.
O mancher del tutto ribatteva il bottaio, scotendo il capo
e giungeremo nella Nuova Zelanda senza neppure un barile pieno.
Pu darsi, mastro Cabidoulin, ma li riempiremo l. Il lavoro
non vi mancher, siatene certo!
Una volta, capitano, le balene abbondavano in questa parte
dell'Atlantico!
vero, ma un fatto che si fanno sempre pi rare E questo
spiacevole!
Era proprio cos; a mala pena le vedette segnalarono due o tre
balene franche, una delle quali molto grossa. Purtroppo, avvistate
troppo vicine alla nave, si immersero subito e non fu pi possibile
rivederle. Dotati di grande velocit, questi cetacei possono superare
grandi distanze prima di fare ritorno in superficie. Calare in mare le
baleniere per dar loro la caccia sarebbe stato esporsi a grandi fatiche,
con poche speranze di riuscita.
Il capo di Buona Speranza fu raggiunto verso la met del mese di
dicembre. In quell'epoca, le acque della costa africana erano molto
battute dalle navi dirette verso quella importante colonia inglese. Era
raro che l'orizzonte non fosse solcato dal fumo di qualche steamer.
Gi varie volte, durante i viaggi precedenti, il signor Bourcart
aveva fatto sosta nel porto di Capetown, quando il Saint-Enoch,
durante il viaggio di ritorno, cercava di collocare una parte del
carico.
Non fu necessario, perci, prendere contatto con la terra e il tre
alberi doppi la punta estrema dell'Africa, lasciandosi le ultime alture
a cinque miglia, a sinistra.
Non senza motivo che il capo di Buona Speranza fu chiamato
inizialmente capo delle Tempeste. Questa volta, esso giustific il suo
antico nome, sebbene nell'emisfero meridionale si fosse in piena
estate.
Il Saint-Enoch dovette affrontare formidabili burrasche, che lo
costrinsero a tenere la cappa; ma se la cav con un lieve ritardo e
alcune avarie di poco conto, dalle quali J ean-Marie Cabidoulin non
avrebbe potuto trarre cattivi auspici. Poi, dopo aver approfittato della
corrente antartica, che si dirige verso l'est prima di piegare nelle
vicinanze delle isole Kerguelen, prosegu la sua navigazione in
condizioni favorevoli.
Il 30 gennaio, poco dopo il levar del sole, una delle due vedette,
Pierre Kardek, grid dalle barre di trinchetto: Terra sottovento!
Il punto poneva il capitano Bourcart sul settantaseiesimo grado di
longitudine, a est del meridiano di Parigi, e sul trentasettesimo grado
di latitudine sud, e cio nelle vicinanze delle isole Amsterdam e
Saint-Paul.
A due miglia da quest'ultima isola, il Saint-Enoch mise in panna.
Le baleniere del secondo Heurtaux e dell'ufficiale Aliotte furono
mandate vicino alla costa con lenze e reti, perch la pesca vi era di
solito abbondante. Nel pomeriggio, infatti, fecero ritorno con un
carico di pesce di buona qualit e di saporite aragoste, che fornirono
il pasto per vari giorni.
Da Saint-Paul, dopo aver piegato verso il quarantesimo parallelo,
spinto da un vento che gli faceva percorrere da settanta a ottanta
leghe ogni ventiquattro ore, la mattina del 15 febbraio il Saint-Enoch
avvist le isole Snares, all'estremit meridionale della Nuova
Zelanda.
CAPITOLO III
SULLA COSTA ORIENTALE DELLA NUOVA ZELANDA
DA CIRCA una trentina d'anni, le baleniere sfruttano le acque della
Nuova Zelanda, dove la pesca particolarmente redditizia. A quel
tempo, era forse la zona del Pacifico quella in cui le balene franche si
mostravano in maggior numero, anche se disperse un po' qua e un po'
l, raramente capitava di incontrarle in prossimit della nave.
Tuttavia, il rendimento di questa specie di cetacei cos notevole che
i capitani non si preoccupano delle fatiche e dei pericoli che
comporta la loro cattura.
Queste cose spiegava il signor Bourcart al signor Filhiol, quando
il Saint-Enoch giunse in vista di Tawai-Punamu, la grande isola
meridionale del gruppo neo-zelandese.
Certo, un bastimento come il nostro aggiunse egli
potrebbe fare qui, se la fortuna lo assiste, l'intero suo carico in poche
settimane. Bisognerebbe per che il tempo fosse sempre bello. Su
queste coste, invece, si in balia, ogni giorno, di burrasche d'estrema
violenza.
Non vi sono porti nei quali sia facile trovare rifugio? chiese
il signor Filhiol.
Ce ne sono, caro dottore; per citare soltanto i principali del
litorale orientale, abbiamo: Dunedin, Oamaru, Akaroa, Christchurch,
Blenheim. Ma non nei porti che le balene vengono a spassarsela;
bisogna perci andare a cercarle ad alcune miglia al largo.
Non pensate, capitano, di fare sosta in qualcuno di questi porti,
prima di dar lavoro all'equipaggio?
nelle mie intenzioni, ma solo per tre o quattro giorni, allo
scopo di rinnovare parte delle provviste, soprattutto con carne fresca,
per variare la solita razione di carne salata.
Su quale punto della costa il Saint-Enoch getter l'ancora?
Nel porto di Akaroa.
E quando vi giunger?
Nella mattinata di domani.
Ci avete mai fatto sosta?
Varie volte; ne conosco i passi e, in caso di brutto tempo, sono
sicuro di trovarvi un ottimo rifugio.
Nonostante fosse pratico dei dintorni di Akaroa, il signor Bourcart
pot raggiungere quel porto soltanto con grande difficolt. Quando fu
in vista della terra, il Saint-Enoch, che prendeva il vento di prora,
dovette bordeggiare a causa del vento teso. Poi, quando non doveva
far altro che tirare due bordate per entrare nel canale, la mura del
gran fiocco si spezz nel virare e fu necessario tornare al largo.
Il vento, del resto, rinforzava e il mare si faceva burrascoso:
neppure nel pomeriggio fu possibile raggiungere Akaroa. Non
volendo passare la notte troppo vicino alla costa, il capitano prese il
vento da poppa fino alle sei di sera, poi torn indietro andando di
bolina, con poca vela, in attesa del giorno.
Il giorno dopo, 17 febbraio, il Saint-Enoch pot alla fine
percorrere quella specie di canale sinuoso, chiuso tra alte colline, che
conduce ad Akaroa. Sulla riva si vedevano alcune fattorie e sul
fianco delle colline pascolavano vacche e buoi.
Dopo aver navigato per circa otto miglia e mezzo, sempre
bordeggiando, il Saint-Enoch gett l'ancora un po' prima di
mezzogiorno.
Akaroa si trova nella penisola di Banks, che si stacca dalla costa
di Tawai-Punamu, al disotto del quarantaquattresimo parallelo. Essa
costituisce un annesso della provincia di Canterbury, una delle due
parti in cui l'isola suddivisa. La citt non era ancora che un piccolo
villaggio, costruito a destra dello stretto, di fronte alle montagne
scaglionate a perdita d'occhio sull'altra riva. Da questa parte
abitavano gli indigeni, i Maori, tra magnifici boschi di abeti che
forniscono ottime alberature per le costruzioni navali.
Il villaggio comprendeva allora tre piccole colonie di inglesi,
tedeschi e francesi, che vi furono condotti nel 1840 dalla nave
Robert-de-Paris. Il governo concesse a quei coloni una certa quantit
di terre, lasciando ad essi quel profitto che avrebbero saputo trarne.
Intorno a numerose case di legno, campi di grano e giardini
occupano il suolo rivierasco, il quale produce varie specie di legumi
e di frutta, soprattutto pesche, non meno abbondanti che saporite.
Dove si ancor il Saint-Enoch c'era una specie di stagno, in mezzo
al quale emergeva un isolotto deserto. Alcune navi vi si trovavano in
sosta, tra le quali una nave americana, lo Zireh-Swif, che aveva gi
catturato alcune balene. Il signor Bourcart sal a bordo di quella nave
per acquistare una cassa di tabacco, dal momento che la sua
provvista cominciava a scemare. Il tempo della sosta fu perci
impiegato nel rinnovo delle riserve d'acqua e di legna e nel ripulire Io
scafo della nave. L'acqua dolce veniva attinta in prossimit della
colonia inglese, da una limpida sorgente; la legna veniva tagliata
sulla riva dello stretto frequentata dai Maori. Gli indigeni per
finirono con l'op-porvisi, pretendendo il pagamento di un'indennit.
Parve, quindi, preferibile rifornirsi sull'altra riva, dove la legna
costava solo la fatica di farla a pezzi. Riguardo alla carne fresca, al
cuoco non fu difficile procurarsene: parecchi buoi, vivi o squartati,
sarebbero quindi stati imbarcati al momento della partenza.
Due giorni dopo l'arrivo del Saint-Enoch, una baleniera francese,
il Caulaincourt, entr nel porto di Akaroa con la bandiera sul picco.
Una cortesia ne richiede un'altra; ma quando il signor Bourcart volle
issare la sua, ci si accorse che era stata annerita da quella polvere di
carbone di legna di cui le casse erano state ricoperte, nell'intento di
distruggere i topi che si erano moltiplicati spaventosamente dalla
partenza da Le Havre e che infestavano la nave.
vero, Marcel Frut aveva sostenuto che non bisognava
distruggere, per nessun motivo, quelle bestiole intelligenti.
E perch? gli aveva chiesto un giorno un mozzo.
Perch se il Saint-Enoch corresse il pericolo di affondare, essi
ci avvertirebbero in anticipo.
I topi?
S, i topi, salvandosi
Come?
A nuoto, perbacco, a nuoto! rispose quel burlone del
falegname. Nel pomeriggio, il signor Bourcart sempre cortesissimo
mand il signor Heurtaux a bordo del Caulaincourt, per scusarsi di
non aver potuto restituire il saluto con una bandiera che, da tricolore,
era diventata monocolore: e di quale colore, poi! Nera!
La sosta del Saint-Enoch dur quattro giorni. II capitano aveva
ritenuto opportuno di lasciare scendere a terra i marinai, durante le
ore di riposo, a rischio che qualcuno di essi disertasse. In quel paese,
infatti, si pu esercitare un mestiere assai lucroso: quello del segatore
di legname.
Le foreste sono inesauribili e questo fatto spinge i marinai ad
abbandonare la propria nave. Ma questa volta, all'ora regolamentare,
l'equipaggio era al completo e il giorno della partenza nessuno
manc all'appello.
Anche se non avevano soldi in tasca, gli uomini avevano potuto
procurarsi gratuitamente quelle pesche che i coloni francesi
permisero loro di cogliere e un buon vinello prodotto con quei frutti.
Il 22 febbraio, il signor Bourcart fece disporre tutto per la
partenza. Non aveva intenzione di tornare all'ancoraggio di Akaroa, a
meno di non esservi costretto dal cattivo tempo e solo nel caso che la
sua nave non potesse tenere il mare.
Quella mattina, infatti, chiacchierando con il secondo, i due
ufficiali, il dottor Filhiol e il nostromo, egli disse:
Se le circostanze ce lo consentiranno, la nostra campagna sar
divisa in due parti: prima pescheremo nei mari della Nuova Zelanda,
per cinque o sei settimane; poi il Saint-Enoch far vela verso le coste
della Bassa California, dove, come spero, ci sar facile completare il
carico.
Non potrebbe capitarci di completare il carico d'olio nei mari
della Nuova Zelanda? disse il signor Heurtaux.
Non lo credo rispose il signor Bourcart. Ho parlato con il
capitano della nave americana: secondo lui, le balene cercano gi di
raggiungere le zone pi a nord.
E noi, dovunque vadano, le cattureremo! disse il primo
ufficiale Coquebert. Mi impegno a dar loro tanta sagola quanta ne
vorranno!
Siate certo, capitano, che non sar da meno del mio compagno
aggiunse Romain Aliotte.
Io spero soprattutto, amici miei riprese il signor Bourcart
che il desiderio di far meglio degli altri non vi faccia commettere
imprudenze! dunque stabilito: dopo i paraggi della Nuova Zelanda,
quelli della Bassa California, dove pi volte ho fatto buona pesca. In
seguito vedremo, a seconda delle circostanze. Che te ne pare,
Ollive?
Capitano rispose quest'ultimo penso che il Saint-Enoch
andr dove vi piacer condurlo, fosse pure fino al mare di Bering.
Quanto a balene, poi, ve ne auguro a dozzine. Ma ci riguarda chi
guida le baleniere e i fiocinieri, non il nostromo.
D'accordo, vecchio mio rispose il signor Bourcart
sorridendo. E poich questa la tua idea, resta del tuo parere,
come J ean-Marie Cabidoulin rimane del suo! Le cose non andranno
peggio per questo!
anche la mia opinione dichiar Ollive.
A proposito, litighi sempre con il bottaio?
Sempre, capitano. Con la sua mania di predire disgrazie,
Cabidoulin finirebbe per mettervi la morte nell'anima! Lo conosco da
molto tempo e dovrei esserci abituato stupido, da parte sua, tanto
pi che se l' sempre cavata benissimo, nel corso delle sue
campagne. Certo, avrebbe fatto meglio a restarsene ancorato nella
sua bottega, in mezzo alle sue botti
Lascia che dimeni la lingua, Ollive rispose il capitano.
Sono solo parole; e nonostante tutto un brav'uomo!
Nel pomeriggio, il Saint-Enoch bordeggiava con il vento teso a
quattro miglia da Akaroa, quando una balena fu segnalata dal
fiociniere Thibaut.
Erano le due; il cetaceo, molto grosso, soffiava a breve distanza.
Il signor Bourcart fece subito mettere in panna. Poi furono calate
in mare due baleniere: quella del primo ufficiale Coquebert e quella
del secondo ufficiale Aliotte. I due ufficiali vi presero posto, e si
posero a poppa. I fiocinieri Durut e Ducrest si misero a prua, sul
ponte. Un marinaio prese il timone e quattro uomini si misero ai
remi.
Animati dalla stessa passione, i due ufficiali giunsero quasi nello
stesso tempo a colpire la balena, e cio a lanciarle la fiocina.
Alla fiocina attaccata una sagola di circa trecento braccia,
accuratamente adugliata in un mastello posto quasi al centro
dell'imbarcazione, in modo che nulla possa essere di ostacolo al suo
svolgersi.
I due fiocinieri lanciarono le fiocine. Colpita al fianco sinistro, la
balena fugg, rapidissima. In quell'istante, a dispetto delle
precauzioni prese, la sagola dell'ufficiale Coquebert s'imbrogli e fu
necessario tagliarla. Romain Aliotte rimase solo dietro l'animale: il
compagno, non senza rammarico, aveva dovuto abbandonare
l'inseguimento.
Intanto la baleniera, trascinata irresistibilmente, volava sulle onde,
mentre il bratto la reggeva contro le sbandate. Quando la balena si
immerse, o per dir meglio si tuff per la prima volta, si fil la sagola,
in attesa che il cetaceo riapparisse in superficie.
Attenzione! attenzione! grid l'ufficiale Aliotte. Appena
riappare, una lancia a voi, Ducrest, e l'altra a me!
Siamo pronti rispose il fiociniere, chino sul ponte.
A bordo delle baleniere si usa da sempre avere a dritta, insieme
con due fiocine di ricambio, tre lance affilate come rasoi. A sinistra
sono deposti la gaffa e il coltellaccio che serve per tagliare le arterie
della balena, quando corre con tale rapidit che sarebbe impossibile
starle a rimorchio senza compromettere la sicurezza
dell'imbarcazione. Allora, dice la gente del mestiere, la si lavora
con la lancia.
Nel momento in cui la balena risaliva, a breve distanza, la
baleniera le si accost e l'ufficiale e il fiociniere la colpirono
ripetutamente con la lancia. Quei colpi non raggiunsero organi vitali
e la balena, invece di soffiare sangue, soffi bianco, come di solito,
filando verso nord-est. Era dunque chiaro che non era stata ferita
mortalmente.
A bordo del Saint-Enoch, capitano ed equipaggio seguivano con
vivissimo interesse le peripezie della caccia, che avrebbe potuto
durare a lungo. Non era impossibile, infatti, che l'animale
continuasse a fuggire per molte ore. Il signor Bourcart si prepar
quindi a raggiungere la baleniera dalla quale lo separavano in quel
momento due buone miglia.
L'imbarcazione correva con prodigiosa rapidit. Chi conosceva il
secondo ufficiale sapeva che egli non si sarebbe rassegnato mai ad
abbandonare la preda, nonostante i consigli di prudenza datigli dal
capitano.
Yves Coquebert, da parte sua, dopo avere sbrogliato la propria
sagola, si preparava a raggiungere il compagno.
Dopo un'altra mezz'ora, fu possibile constatare che la balena
cominciava a dar segni di stanchezza. I suoi tuffi duravano solo
pochi minuti, rivelando cos che le veniva meno il respiro.
Approfittando del fatto che la sua fuga era pi lenta, Romain
Aliotte fece alare la sagola e quando fu raggiunto dalla baleniera
dell'ufficiale Coquebert, il fiociniere Ducrest riusc a recidere con il
coltellaccio una pinna della balena, mentre altri colpi le venivano
inferti sul fianco. Dopo un'ultima immersione, il cetaceo riapparve,
battendo l'acqua con tale violenza che quasi faceva rovesciare la
baleniera. Infine, sollev il muso sull'acqua e soffi uno zampillo
rosso: era il segnale della sua prossima fine.
Bisognava per diffidare delle ultime convulsioni di un animale
cos possente. quello il momento in cui le baleniere sono
maggiormente in pericolo: basta un colpo di coda per fracassarle.
Quella volta, i due ufficiali furono abbastanza abili da evitarlo e la
balena, dopo essersi girata sul fianco, rimase immobile alla superficie
del mare.
Le due imbarcazioni erano allora a pi di un miglio e mezzo dal
Saint-Enoch, il quale manovr in modo da far loro risparmiare un po'
di cammino.
Le onde intanto si facevano pi forti sotto il vento di nord-ovest.
Del resto, la balena catturata una balena franca era di tale
dimensione che gli uomini avrebbero faticato molto per tonneggiarla.
Capita, a volte, che le baleniere vengano trascinate varie leghe
lontano dalla nave. In questo caso, se la corrente contraria, esse
sono costrette ad ancorarsi alla balena, lanciandovi una piccola
ancora, per poi rimorchiare il cetaceo, quando la corrente cambia
direzione.
In questa occasione non fu necessario attendere. Verso le quattro,
il Saint-Enoch era gi riuscito ad accostarsi fino a poche gomene di
distanza. Le due baleniere lo raggiunsero e, prima delle cinque, la
balena fu ormeggiata lungo il fianco.
L'ufficiale Aliotte e i suoi uomini ricevettero i complimenti di
tutto l'equipaggio. L'animale era molto grosso. Lungo circa ventidue
metri, aveva una circonferenza di dodici metri, dietro le pinne
pettorali, il che faceva ritenere che il suo peso fosse almeno di
settantamila chilogrammi.
Complimenti, Aliotte, complimenti! ripeteva il signor
Bourcart. Ecco un felicissimo inizio; con poche balene come
questa potremmo riempire la stiva. Che ve ne pare, mastro
Cabidoulin?
Secondo me disse il bottaio questa bestia ci dar almeno
cento barili di olio; se mi sbaglio di una decina vorr dire che ci ho
perso l'occhio.
J ean-Marie Cabidoulin se ne intendeva abbastanza per non
commettere un errore di stima.
Oggi ormai troppo tardi disse allora il capitano Bourcart.
Il mare si placa, il vento cade; attenderemo con poca velatura.
Ormeggiate saldamente la balena, domani provvederemo a farla a
pezzi.
La notte fu tranquilla e il Saint-Enoch non ebbe necessit di
bordeggiare. Non appena il sole apparve all'orizzonte, l'equipaggio si
divise il lavoro e per prima cosa gli uomini predisposero i tiranti per
issare la balena con l'argano.
Una catena fu allora passata sotto la pinna esterna e poi fissata
sopra, in modo che non potesse staccarsi. Non appena i fiocinieri
ebbero mozzato l'altra pinna, i marinai si misero alle barre
dell'argano per alare l'animale. In quelle condizioni, bastava che esso
girasse su se stesso: l'operazione si sarebbe allora compiuta senza
difficolt.
Fatto questo, la testa fu divisa in quattro pezzi: i labbroni, che
furono recisi e appesi a un enorme gancio; la gola e la lingua, che
caddero insieme sul ponte, al disopra dell'impavesata; e poi
l'estremit del muso, alla quale sono attaccati i fanoni, il cui numero
non mai inferiore a cinquecento.
Il lavoro richiese molto tempo; per ottenere, infatti, quest'ultimo
pezzo della testa necessario segare l'osso, grosso e durissimo, che
l'attacca al corpo.
Mastro Cabidoulin sorvegliava il lavoro, al quale l'equipaggio non
era affatto nuovo.
Dopo che i quattro pezzi della testa furono posti sul ponte, ci si
occup di tirar su il grasso della balena, dopo averlo tagliato in
strisce larghe un braccio e lunghe circa otto o nove piedi.
Quando la maggior parte fu tratta sulla nave, i marinai ne
tagliarono la coda e si sbarazzarono di ci che restava della carcassa.
S presero poi i diversi monconi, dai quali, quando furono sul ponte,
staccare il grasso fu pi facile che non se il corpo fosse stato
ormeggiato al fianco della nave.
Tutta la mattina, durante la quale non si perdette un solo istante,
fu dedicata a questo faticoso lavoro, che il signor Bourcart fece
riprendere verso l'una, dopo il pasto di mezzogiorno.
I marinai attaccarono allora la testa mostruosa. Quando i fiocinieri
ne ebbero rovesciato i quattro pezzi, ne staccarono con l'ascia i
fanoni, che sono pi o meno lunghi, a seconda della grossezza
dell'animale. Di queste lamine fibrose e cornee, le prime, corte e
strette, si allargano man mano che si avvicinano al centro della
mascella, per poi restringersi verso il fondo della bocca.
Disposti con perfetta regolarit, incastrati gli uni sugli altri, i
fanoni, formano una specie di traliccio, o di nassa, che trattiene gli
animaletti, le miriadi di molluschi e crostacei di cui le balene si
nutrono.
Quando i fanoni furono strappati, J ean-Marie Cabidoulin li fece
portare ai piedi del casseretto. Non c'era da far altro, ora, che
raschiarli per staccarne il bianco, il quale, provenendo dalle gengive,
di migliore qualit. Il grasso contenuto nel cervello fu staccato e
messo da parte. Infine, svuotata completamente la testa della parte
utilizzabile, i tronconi furono gettati in mare.
Il resto della giornata e il giorno seguente, l'equipaggio procedette
alla fusione del grasso. Le vedette non ebbero occasione di segnalare
la presenza di altre balene e non vi fu motivo, quindi, di mettere in
mare le baleniere. Tutti perci poterono dedicarsi al lavoro.
Mastro Cabidoulin fece mettere in fila un certo numero di mastelli
sul ponte, tra l'albero di maestra e il castello di prua. Dopo essere
stato introdotto a pezzi nei mastelli, il grasso, sottoposto alla
pressione di un mezzo meccanico, form dei pezzetti tanto piccoli da
poter essere introdotti nei recipienti della marmitta, dove l'azione del
calore li avrebbe fusi.
Fatto ci, quel che restava, l'escrabe, come chiamato, sarebbe
servito ad alimentare il fuoco per tutto il tempo in cui la marmitta
sarebbe rimasta in funzione, e cio fino al momento in cui il grasso si
fosse trasformato in olio. Terminata tale operazione non restava altro
da fare che convogliare quell'olio nei barili della stiva.
La cosa non presenta grosse difficolt. L'operazione consiste nel
far colare l'olio in un mastello posto gi nell'interno della nave
attraverso un piccolo boccaporto, per mezzo di una manica di tela,
provvista di un rubinetto alla sua estremit.
Il lavoro, allora, pu dirsi davvero terminato, per ricominciare poi
nello stesso modo quando le baleniere avranno catturato altre balene.
Venuta la sera, dopo che l'olio era stato immagazzinato, il signor
Bourcart chiese a mastro Cabidoulin se per caso non si fosse
sbagliato sul rendimento di quell'animale.
No, capitano disse il bottaio. Il bestione ci ha dato
centoquin-dici barili.
Tanto! esclam il dottor Filhiol. Non lo avrei creduto, se
non l'avessi visto con i miei occhi!
Vi credo rispose il signor Heurtaux. Se non mi sbaglio,
la balena era una delle pi grosse fra quelle che abbiamo catturato.
Un colpo di fortuna dell'ufficiale Aliotte! aggiunse il
capitano. Se lo ripete una decina di volte, avremo quasi
completato il carico.
Come si vede, i buoni auspici del signor Bourcart sembrava che
dovessero aver la meglio su quelli cattivi di J ean-Marie Cabidoulin.
Le acque della Nuova Zelanda sono molto battute, e non senza
motivo. Prima dell'arrivo del Saint-Enoch, varie navi inglesi e
americane avevano gi fatto un'ottima campagna. Le balene franche
si lasciano catturare con pi facilit delle altre. Poich hanno l'udito
meno sensibile, possibile accostarle senza svegliare la loro
attenzione. Disgraziatamente, le tempeste sono cos frequenti e cos
terribili in quei mari che, ogni notte, bisogna tenersi al largo, con
poca velatura, per evitare di andare in costa.
Durante le quattro settimane che il signor Bourcart trascorse in
prossimit della Nuova Zelanda, l'equipaggio cattur ben undici
balene. Due di esse furono prese dal secondo Heurtaux, tre
dall'ufficiale Coquebert, quattro dall'ufficiale Aliotte, due dal
capitano; nessuna, per, eguagli la prima riguardo al volume, e la
resa fu naturalmente inferiore. Del resto, le balene cominciavano a
raggiungere le latitudini settentrionali e anche il Saint-Enoch, che
aveva un totale di novecento barili d'olio, doveva pertanto cercare
altre zone di pesca.
Il signor Bourcart ebbe allora l'idea di recarsi alla baia delle Isole,
colonia inglese del litorale orientale di Ika-Na-Maui, isola
settentrionale del gruppo. Forse avrebbe potuto raddoppiare il carico
prima di raggiungere le coste occidentali dell'America.
In questa baia, il Saint-Enoch avrebbe fatto provvista di patate,
con pi facilit che non nei dintorni di Akaroa, dove questi tuberi
sono poco coltivati.
La nave spieg le vele la sera del 29 marzo e due giorni dopo
avvist la baia delle Isole.
L'ancora fu calata su un fondo di dieci braccia, assai vicino alla
costa.
Nel porto sostavano alcune baleniere che si preparavano a lasciare
la Nuova Zelanda.
Ammainate le vele, il capitano cerc di sapere dove avrebbe
potuto rifornirsi di patate. Gli fu indicata una fattoria dell'interno,
distante una dozzina di miglia. I due ufficiali partirono subito, sotto
la direzione di un inglese scelto per fare loro da guida.
Le lance risalirono un fiume sinuoso, tra alte colline.
Lungo le rive sorgevano abitazioni di mahori, costruite in legno e
circondate da giardini ricchi di legumi, che gli indigeni scambiano
volentieri con abiti di produzione europea.
La fattoria era posta all'estremit del fiume; vi abbondavano le
patate, di cui furono riempiti molti sacchi di iuta. Tornati a bordo la
stessa sera, le imbarcazioni riportavano anche una provvista di
ostriche di ottima qualit, raccolte sulle rocce degli argini. Una
ghiottoneria sia per gli ufficiali e sia per l'equipaggio.
Il giorno seguente, l'inserviente del Saint-Enoch riusc a
procurarsi molte cipolle, provenienti dai giardini mahori. Secondo la
consuetudine, le cipolle furono pagate con la stessa moneta con cui
erano state pagate le patate: pantaloni, camicie, stoffe, roba scadente
di cui la nave aveva una buona provvista.
Del resto, gli indigeni si mostrarono cortesissimi, almeno sui
territori della baia delle Isole. A quel tempo, vero, le aggressioni
erano sin troppo frequenti in altri punti dell'arcipelago. I coloni
dovevano combattere contro i neo-zelandesi: quello stesso giorno,
infatti, un avviso
1
inglese aveva lasciato il porto per andare a
reprimere la rivolta di alcune trib ostili.
Gli ufficiali e i marinai del Saint-Enoch non ebbero da lagnarsi
durante quella sosta. Ricevuti ovunque con cortesia, entravano nelle
capanne, dove venivano loro offerti rinfreschi; non gi birra o
limonata, di cui gli indigeni non fanno uso, ma eccellenti cocomeri,
di cui i giardini rigurgitavano, e anche fichi, non meno saporiti, che
pendevano dai rami con tale abbondanza da spezzarli.
Il signor Bourcart rimase per tre giorni nella baia delle Isole.
Sapendo che le balene abbandonavano quella zona, prese ogni
disposizione per affrontare una traversata di non meno di quattromila
miglia.
Infatti, era nella baia di Santa Margherita, sulla costa della Bassa
California, che il Saint-Enoch sarebbe andato a finire quella
campagna, cos felicemente iniziata.
Quando ci veniva detto al bottaio, J ean-Marie Cabidoulin
mormorava tra i denti:
L'inizio solo l'inizio: aspettiamo la fine
Aspettiamo la fine! rispondeva mastro Ollive, alzando le
spalle.

1
Nave da guerra di piccolo dislocamento impiegata per servizi di collegamento o
altro. (N.d.T.)
CAPITOLO IV
ATTRAVERSO IL PACIFICO
ALL'ALBA del 3 aprile, il Saint-Enoch lasci l'ancoraggio della
baia delle Isole. Al suo rifornimento non mancavano ormai che noci
di cocco, pollame e maiali; non avendo potuto procurarsene durante
le due ultime soste, nella Nuova Zelanda, il capitano Bourcart si
proponeva di toccare qualche isola dell'arcipelago dei Navigatori,
dove sarebbe stato possibile trovarne.
Il vento soffiava nella buona direzione e le novecento miglia che
separano Ika-Na-Maui dal tropico del Capricorno furono perci
percorse in otto giorni, a vele spiegate, mure a sinistra.
Quel giorno, 12 aprile, rispondendo alla domanda rivoltagli dal
dottor Filhiol, il signor Bourcart disse:
S, forse qui, al ventitreesimo parallelo e al
centosettantacinquesimo meridiano che l'oceano Pacifico raggiunge
le maggiori profondit. Nel corso degli scandagli fatti a bordo del
Penguin si sono dipanate quattromilanovecento braccia di lenza
senza raggiungere il fondo.
Credevo fece notare il signor Filhiol che le profondit
maggiori fossero nei mari del Giappone.
inesatto afferm il capitano. Qui la profondit
maggiore di duecentoquarantacinque braccia, ci che d un totale di
novemila metri
che corrisponde all'altezza delle montagne dell'Himalaya
rispose il dottor Filhiol. Ottomilaseicento metri il Dhwalagiri del
Nepal, novemila il Chamalari del Butan
Ecco, caro dottore, un raffronto di cifre che non manca d'essere
istruttivo.
Esso dimostra, capitano, che i pi alti rilievi della terra non
eguagliano gli abissi sottomarini. Nell'epoca della formazione,
quando il nostro globo tendeva ad assumere il suo assetto definitivo,
le depressioni hanno acquistato pi importanza dei rilievi e forse non
saranno mai determinate con esattezza.
Tre giorni dopo 15 aprile avvistate le Samoa (arcipelago dei
Navigatori) il Saint-Enoch and a gettare l'ancora ad alcune gomene
dall'isola Savai, una delle maggiori del gruppo.
Una dozzina di indigeni, al seguito del re, salirono a bordo, con un
inglese che faceva loro da interprete. Questi nativi, non inciviliti,
erano quasi nudi. Anche sua maest era vestita come i suoi sudditi;
ma una camicia di tela indiana, di cui il capitano gli fece omaggio e
nelle cui maniche il sovrano si ostin, in un primo momento, a voler
infilare le gambe, non tard a nascondere le reali nudit.
Le baleniere, inviate a terra per consiglio dell'inglese, ne
riportarono un carico di noci fresche.
Alla sera, al cadere delle prime ombre, il Saint-Enoch vir di
bordo, temendo di restare troppo vicino alla costa, e bordeggi per
tutta la notte.
All'alba, il capitano riprese l'ancoraggio del giorno prima. Gli
indigeni fornirono al cuoco una ventina di tartarughe di bella specie,
un egual numero di porcellini e molti volatili. Quelle provviste
furono pagate con oggetti di poco pregio ma di cui i samoani fanno
gran conto, soprattutto con cattivi coltelli da cinque soldi l'uno.
Tre giorni dopo la partenza, le vedette segnalarono un branco di
capodogli che se la spassava a quattro o cinque miglia a sinistra, a
prua. Il vento soffiava debolmente e il Saint-Enoch avanzava con
lentezza verso il largo. Era gi tardi: quasi le cinque. Tuttavia, il
capitano non volle lasciarsi sfuggire l'occasione di dare la caccia a
qualcuno di quegli animali.
Due baleniere furono subito messe in mare: quella del secondo
Heurtaux e quella dell'ufficiale Coquebert. Ufficiali, fiocinieri e
marinai vi presero posto e a forza di remi, con il mare appena mosso
dall'onda lunga, si diressero verso il branco.
Dall'alto del casseretto, il signor Bourcart e il dottor Filhiol
avrebbero seguito con interesse le peripezie della pesca.
La cattura del capodoglio pi difficile di quella della balena
fece rilevare il signor Bourcart e anche meno redditizia.
Appena il capidoglio fiocinato, si spesso costretti ad allentare la
sagola perch esso si immerge a grandi profondit, molto
rapidamente. Per contro, se la baleniera ha potuto mantenersi sulla
sagola per tutta la durata del primo tuffo, si ha la quasi certezza di
catturare l'animale. Risalito in superficie, il coltellaccio e la lancia Io
finiranno presto.
Fu proprio ci che accadde in quell'occasione. Le due baleniere
riuscirono a catturare un solo cetaceo di media grandezza, anche se
ve ne sono altri la cui lunghezza supera quella della balena franca. S
annunciava gi la notte e poich le nuvole si levavano all'est, sarebbe
stato imprudente indugiare. Durante la sera, l'equipaggio si occup
quindi di issare a bordo l'animale.
Due giorni dopo, venne meno l'occasione di mettersi alla pesca. I
capodogli erano scomparsi e il Saint-Enoch, favorito da buona
brezza, riprese il suo cammino verso nord-est.
Quel giorno fece la sua apparizione una nave che andava nella
stessa direzione, a tre o quattro miglia sottovento. Era
un'imbarcazione a tre alberi, di cui non sarebbe stato possibile, a
quella distanza, riconoscere la nazionalit. La forma dello scafo e
alcuni particolari della velatura fecero supporre, nondimeno, che
fosse inglese.
A met del giorno, ci fu uno di quei bruschi salti di vento, da
ovest a est, pericolosissimi per la loro violenza, se non per la loro
durata, che mettono in pericolo la nave se essa non preparata a
riceverli.
In un istante, il mare divenne agitato e grosse ondate piombarono
a bordo. Il capitano fu costretto a mettersi alla cappa, per
fronteggiare la raffica, con la gabbia fissa di maestra, vela di
trinchetto, gabbia di mezzana e trinchettina.
Nel corso della manovra, al marinaio Gastinet, che si era spinto
fino all'estremit esterna del fiocco di fuori per sbrogliare una scotta,
venne meno l'appiglio.
Un uomo in mare! grid un suo compagno, che dal castello
di prua Io aveva visto precipitare in acqua.
Tutti furono sul ponte e il capitano raggiunse in fretta il casseretto
per dirigere il salvataggio.
Se Gastinet non fosse stato un buon nuotatore, sarebbe stato
perduto. Il mare si frangeva con troppa violenza contro la nave per
pensare di calare un'imbarcazione. Non rimaneva dunque altra
possibilit di soccorso che quella di lanciare dei gavitelli: cosa che fu
subito fatta.
Gastinet era caduto, disgraziatamente, quando pi forte soffiava il
vento; e poich la nave andava in deriva, le boe di salvataggio non
potevano giungere fino a lui. Gastinet cerc quindi di raggiungerle
nuotando vigorosamente.
Mollate la vela di trinchetto e la gabbia di mezzana! ordin
il signor Bourcart.
Nel virare, il Saint-Enoch si sarebbe avvicinato all'uomo che si
dibatteva tra le onde. Ma Gastinet non tard ad afferrare un gavitello:
a patto di non farselo sfuggire, era ormai sicuro di venire raccolto dai
compagni, non appena la nave avesse virato di bordo.
Ma ecco che la situazione si complica spaventosamente.
Un pescecane! gridarono alcuni marinai dal casseretto.
Un pescecane!
Uno squalo formidabile appariva e scompariva, infatti, sottovento
della nave, dopo essere passato a poppa.
S sa quanto siano voraci e quale forza prodigiosa posseggano
questi mostri che, com' stato detto giustamente, non sono altro che
mascelle e stomaco. Se quel pover uomo fosse stato ghermito dal
pescecane se non fosse stato issato a bordo in tempo
Sebbene lo squalo fosse ad appena un centinaio di piedi da lui,
Gastinet non lo aveva ancora visto e non aveva udito neppure il grido
lanciato dall'alto del casseretto: egli non sapeva nulla, perci, del
pericolo che lo minacciava.
In quel momento si udirono alcuni spari; il secondo Heurtaux e
Romain Aliotte, tolte le loro carabine dalla rastrelliera del quadrato,
avevano sparato sull'animale.
Il pescecane era stato colpito? Nessuno lo sapeva. Tuttavia,
l'animale si immerse e la sua testa non emerse pi dal cavo delle
onde.
La nave, intanto, con la barra sottovento, cominciava a orzare.
Ma, con un mare cos forte, sarebbe mai riuscita a fare la sua
accostata? Se non avesse potuto virare, il che era da temersi a causa
delle cattive condizioni del mare, la manovra sarebbe stata inutile.
Segu un istante di terribile ansiet. Mentre le sue vele
ralingavano e sbattevano con violenza, il Saint-Enoch ebbe qualche
attimo di esitazione. Alla fine, i suoi fiocchi presero e la nave super
la linea del vento, con una tale sbandata da far sfiorare l'acqua ai suoi
ombrinali.
Allora, con le scotte saldamente tese, la nave si mantenne vicino e
si accost un poco al gavitello cui il marinaio s'era aggrappato. Cos
gli si pot far giungere il capo del gherlino, che egli afferr
saldamente, sinch venne issato all'altezza dell'impavesata, proprio
nel momento in cui lo squalo, girandosi con le mascelle aperte, stava
per mozzargli le gambe.
Quando Gastinet fu deposto sul ponte, perdette i sensi, ma il
dottore non fece molta fatica a rianimarlo.
Nel frattempo, il fiociniere Ducrest aveva lanciato al mostro un
gancio con un pezzo di carne di bue per esca.
Ma forse il pescecane era gi fuggito, perch non lo si vide pi.
All'improvviso, una violenta scossa poco manc che non
trascinasse via la sagola che per fortuna dava volta saldamente a una
galloccia dell'impavesata. Il gancio si era conficcato nella gola del
pescecane e non lo avrebbe pi mollato. Sei uomini si misero alla
sagola e trassero il bestione fuori dell'acqua. Poi, presagli la coda con
un nodo scorsoio, lo issarono per mezzo di un paranco e lo fecero
cadere sul ponte, dove fu sventrato con pochi colpi d'ascia.
Di solito i marinai vogliono sapere che cosa contiene lo stomaco
di questi mostri, il cui nome, a quanto si dice, molto significativo,
non sarebbe che una variazione della parola latina requiem.
2
Ed ecco ci che fu tratto fuori dal ventre di quello squalo, dove
avrebbe trovato posto anche il povero Gastinet: vari oggetti caduti in
mare, una bottiglia vuota, tre scatole di conserva egualmente vuote,
molte braccia di commando, filacce di canapa, pezzi d'osso, un
brandello di tela cerata, un vecchio stivale di pescatore e il montante
di una gabbia per polli.
Come si capisce, quell'inventario interess particolarmente il

2
In francese, lo squalo si dice requin. (N.d.T.)
dottor Filhiol.
il bidone della spazzatura del mare! esclam.
In realt, non si sarebbe potuto immaginare un'espressione pi
esatta. Ed egli aggiunse:
Ora non c' che da buttarlo in mare
Nient'affatto, caro Filhiol disse il signor Bourcart.
Che cosa vorreste farne di questo bestione?
Farlo a pezzi e conservare ci che ha un qualche valore! E, per
quel tanto che vi possa interessare, dottore, da questi squali si ricava
un olio che non si rapprende mai e che ha le qualit medicinali
dell'olio di fegato di merluzzo. La pelle, seccata e ripulita, viene
utilizzata dai gioiellieri per fabbricare oggetti di fantasia, dai
rilegatori per farne dello zigrino, dai falegnami per farne raspe da
legno.
Capitano, non mi direte anche che la carne del pescecane la si
mangia! disse il dottor Filhiol.
Senza dubbio; le sue pinne sono ricercatissime sui mercati del
Celeste Impero, ove costano fin settecento franchi la tonnellata. Se
non siamo abbastanza cinesi per gustarne, facciamo di questa carne
un'ottima colla di pesce, migliore di quella che ci d lo storione, e
che noi adoperiamo per schiarire birra, vini e liquori. Del resto, un
filetto di pescecane sempre saporito per coloro a cui non ripugna il
suo sapore oleoso. Come vedete, dunque, questo bestione qui vale
tanto oro quanto pesa!
In data 25 aprile il signor Bourcart not sul libro di bordo il
passaggio della Linea.
3
Quel giorno, alle nove del mattino, con cielo limpido, aveva
compiuto con il sestante una prima osservazione allo scopo di avere
la longitudine, e di conseguenza il tempo locale; avrebbe completato
il calcolo quando il sole fosse passato al meridiano, tenendo conto,
con il solcometro, della distanza percorsa tra le due osservazioni.
A mezzogiorno, con questa seconda osservazione ebbe modo di
ottenere la latitudine mediante l'altezza del sole sull'orizzonte, e con
il cronometro stabil l'ora esatta.

3
Nella marineria velica l'espressione passare la linea significa tagliare
l'Equatore. (N.d.T.)
Il tempo era favorevole, l'atmosfera pura. Questi risultati furono
quindi ritenuti molto precisi. Il signor Bourcart, dopo i suoi calcoli,
esclam:
Amici miei, abbiamo tagliato la linea dell'Equatore; il Saint-
Enoch nuovamente nell'emisfero settentrionale.
Al dottor Filhiol, che era l'unico a bordo che non avesse ancora
attraversato la Linea e che non fosse stato sottoposto al battesimo
dell'Equatore quando la nave aveva disceso l'Atlantico, anche
stavolta furono risparmiate le cerimonie pi o meno spiacevoli del
dio Nettuno. Gli ufficiali si accontentarono di bere al successo
della campagna nel quadrato, e l'equipaggio nella camerata. Gli
uomini avevano ricevuto doppia razione di acquavite, cosa che si
faceva ogni qualvolta veniva catturata una balena.
Nonostante i suoi interminabili brontolii, J ean-Marie Cabidoulin
dovette toccare il bicchiere con mastro Ollive:
Un buon bicchiere non si rifiuta mai gli disse il compagno.
No, di certo! rispose il bottaio. Ma il mio modo di vedere
le cose non cambier per questo
Non cambiarlo, vecchio mio, ma bevi egualmente! In questa
parte del Pacifico i venti sono di solito molto deboli, in quel periodo
dell'anno, e il Saint-Enoch fin quasi nella bonaccia. allora che le
giornate sembrano interminabili! Se dalla sera al mattino e dal
mattino alla sera la nave non avanza, essa diventa il trastullo
dell'onda lunga. Allora si cerca distrazione nella lettura, nella
conversazione, a meno di non chiedere al sonno l'oblio delle ore, nel
caldo soffocante dei tropici.
Nel pomeriggio del 27 aprile il signor Bourcart, gli ufficiali, il
dottor Filhiol, mastro Ollive e mastro Cabidoulin, sotto la tenda del
casseretto, parlavano del pi e del meno.
A un tratto, rivolgendosi al bottaio, il secondo disse:
Allora, Cabidoulin, ammetterete che il fatto di avere gi
novecento barili di olio nella stiva un buon principio per una
stagione di pesca?
Novecento barili, signor Heurtaux, non sono duemila
rispose il bottaio. Pu darsi che gli altri mille e cento non si
riempiano con la stessa facilit con cui riempiamo il bicchiere in
cambusa
Volete dire che non incontreremo pi altre balene? disse
ridendo l'ufficiale Coquebert.
E magari perch il gran serpente di mare le ha ingoiate tutte?
aggiunse l'ufficiale Aliotte, sullo stesso tono.
Pu darsi ribatt il bottaio, senza aver l'aria di scherzare.
Mastro Cabidoulin, ci credete sempre, a quel che pare, a questo
mostro dei mostri? chiese il capitano.
Altro che se ci crede, il testardo! intervenne mastro Ollive.
Non smette mai di parlarne, sul castello di prua.
E ne parler ancora! assicur il bottaio.
Niente di male disse il signor Heurtaux. La maggior
parte dei nostri uomini non ci crede alle favole di Cabidoulin! Ma,
per i mozzi, un'altra cosa E non sono certo che non finiscano per
spaventarsi
E allora, cercate di tenere a freno la lingua, Cabidoulin!
ordin il signor Bourcart.
E perch mai, capitano? chiese il bottaio. Se non altro,
l'equipaggio sar gi sull'avviso, quando vedr il serpente di mare
o un altro mostro marino
Dunque, credete proprio che vedremo questo famoso serpente
di mare? chiese il signor Heurtaux.
Senza dubbio.
E perch?
Perch? Perch ne sono convinto e le prese in giro di mastro
olive non serviranno proprio a nulla, signor Heurtaux
Ma in quarantanni di navigazione, attraverso l'Atlantico e il
Pacifico, voi non lo avete mai visto, che io sappia, questo fantastico
animale
E speravo di non vederlo Perci ero andato in pensione
rispose il bottaio. Ma il signor Bourcart venuto a scovarmi e
questa volta non potr farne a meno!
Ebbene, a me non dispiacer di farne la conoscenza esclam
l'ufficiale Aliotte.
Non ditelo, non ditelo! rispose il bottaio, con voce grave.
Ma tutto questo non serio, J ean-Marie Cabidoulin!
intervenne il signor Bourcart. Il gran serpente di mare! Ve lo dico
per la centesima volta, nessuno lo ha mai visto nessuno lo vedr
mai, per la buona ragione che non esiste e che non pu esistere!
Esiste, capitano, esiste! si ostin a rispondere il bottaio.
E il Saint-Enoch ne far la conoscenza prima della fine della
campagna! E chiss che non sia proprio in questo modo che la
campagna avr termine!
E, per dir tutto, J ean-Marie Cabidoulin era cos sicuro di ci che
diceva che non soltanto i mozzi, ma anche i marinai cominciavano a
credere alle terrorizzanti profezie del bottaio. Sarebbe mai riuscito il
capitano a tappare la bocca a quell'uomo cos sicuro del fatto suo?
Fu allora che il dottor Filhiol, richiesto dal signor Bourcart su
quello che sapeva sul preteso serpente di mare, rispose:
Ho letto quasi tutto quello che si scritto su questo argomento
e non ignoro le beffe che si tirato addosso il Constitutionnel nel
dare per vere quelle leggende. E notate, capitano, che esse non sono
affatto nuove! Cominciarono a circolare all'inizio dell'era cristiana.
Gi la credulit umana dava dimensioni gigantesche ai polpi, ai
calamari, ai cefalopodi che di solito non misurano pi di settanta od
ottanta centimetri, tentacoli compresi. Siamo ben lontani da quei
giganti della specie che agitano tentacoli di trenta, sessanta, cento
piedi e che sono vissuti soltanto nella immaginazione! S giunti
fino a parlare di un kraken
4
lungo mezza lega, che trascinerebbe le
navi negli abissi dell'Oceano!
J ean-Marie Cabidoulin prestava moltissima attenzione alle parole
del dottore, ma non cessava di scuotere il capo per protestare contro
le sue affermazioni.
Pure favole riprese il signor Filhiol alle quali gli antichi
credevano, forse; gi dal tempo di Plinio si parlava di un serpente
anfibio, con una grande testa di cane, le orecchie piegate all'indietro
e il corpo ricoperto di scaglie giallastre, il quale si gettava sulle
piccole navi e le trascinava in fondo al mare. Poi, dieci o dodici
secoli dopo, il vescovo norvegese Pontop-pidan afferm l'esistenza
di un mostro marino, le cui corna somigliavano ad alberi armati di
pennoni: quando i pescatori credevano di trovarsi su fondali

4
Parola inglese che significa mostro marino. (N.d.T.)
profondi, se li trovavano invece a pochi piedi, perch l'animale
vagava sotto la chiglia della loro imbarcazione! Secondo loro,
l'animale possedeva una testa enorme di cavallo, occhi neri, criniera
bianca Nei suoi tuffi spostava un tale volume d'acqua che il mare
si scatenava in turbini simili a quelli del Maelstrom.
E perch mai non avrebbero dovuto dirlo, se lo avevano visto?
osserv il bottaio.
Visto o creduto di vedere, mio povero Cabidoulin!
rispose il capitano.
Queste brave persone aggiunse il dottor Filhiol non
erano neppure d'accordo fra loro. Alcune affermavano che il preteso
mostro marino aveva il muso appuntito e che lanciava acqua da uno
sfiatatoio; altre sostenevano che era provvisto di pinne a forma di
orecchie d'elefante Poi fu la volta della grande balena bianca delle
coste della Groenlandia, la famosa Moby Dick, quella che i balenieri
scozzesi cacciarono per pi di due secoli, senza mai riuscire a
raggiungerla, per la buona ragione che non l'avevano mai vista
Il che non impediva loro di ammetterne l'esistenza aggiunse
il signor Bourcart, ridendo.
Naturalmente, proprio come per il non meno leggendario
serpente, il quale, una quarantina d'anni fa, venne a spassarsela una
prima volta nella baia di Gloucester e una seconda volta, a trenta
miglia al largo di Boston, in acque americane aggiunse il signor
Filhiol.
Forse che gli argomenti del dottore riuscirono a convincere J ean-
Marie Cabidoulin? No di certo. Egli avrebbe potuto rispondere: Se
il mare racchiude vegetali straordinari alghe lunghe da ottocento a
mille piedi perch mai non celerebbe mostri di prodigiose
dimensioni, organizzati per vivere in quelle profondit, che vengono
da loro abbandonate solo a rari intervalli?
certo, comunque, che nel 1819 lo sloop Concordia incontr, a
quindici miglia da Race-Point, una specie di rettile, che emergeva di
cinque o sei piedi sulla superficie del mare; aveva la pelle nerastra e
la testa di cavallo: misurava una cinquantina di piedi, inferiore quindi
per lunghezza a capodogli e balene.
Nel 1848, l'equipaggio del Pking credette di vedere una bestia
enorme, lunga pi di cento piedi, che si moveva sul pelo dell'acqua.
Dopo un accertamento risult che si trattava di un'alga smisurata,
coperta di parassiti marini di ogni specie.
Nel 1849, il capitano Schielderup dichiar di aver incontrato,
nello stretto che separa l'isola Osterssen dal continente, un serpente
di seicento piedi che dormiva sull'acqua.
Nel 1857, le vedette del Castillan segnalarono la presenza di un
mostro dalla grossa testa a forma di barile, la cui lunghezza poteva
essere ritenuta di duecento piedi.
Nel 1862, il comandante Bouyer dell'avviso Merton
Scusatemi, signor Filhiol, se vi interrompo disse mastro
Cabidoulin. Conosco un marinaio che era a bordo
A bordo dell'Alerton? chiese il signor Bourcart.
S.
Questo marinaio avrebbe dunque visto quello che ha
raccontato il comandante dell'Alerton?
Come io vedo voi, signor Bourcart. Ed era proprio un mostro,
quello che l'equipaggio iss a bordo
Sia pure come voi dite rispose il dottor Filhiol ma si
trattava di un enorme cefalopodo color bistro-rosso, con occhi a fior
di testa, bocca a becco di pappagallo, corpo fusiforme, rigonfio in
mezzo, con pinne arrotondate in due lobi carnosi situati all'estremit
posteriore, con otto branchie scarmigliate intorno al capo. Questa
massa di carne molle non pesava meno di duemila chilogrammi,
bench l'animale non fosse pi lungo di cinque o sei metri, dalla testa
alla coda. Non era dunque un serpente di mare.
Se esistono polpi e calamari di questa specie rispose il
bottaio io mi chiedo perch non potrebbe esistere il serpente di
mare
Ecco, del resto, le scoperte che sarebbero state fatte in seguito,
riguardo ai tipi di teratologia che gli abissi marini nascondono:
Nel 1864, a un centinaio di miglia al largo di San Francisco, la
nave olandese Comlis urt contro una piovra, un tentacolo della
quale, carico di ventose, si arrotol intorno alle briglie del
bompresso, abbassandolo sino a fior d'acqua. Quando il tentacolo
venne reciso a colpi d'accetta, altri due tentacoli si aggrapparono alle
bigotte delle sartie di trinchetto e all'argano. Dopo averli recisi,
bisogn reciderne anche altri otto che facevano sbandare fortemente
la nave a dritta.
Alcuni anni dopo, nel golfo del Messico, fu visto un batrace con
testa di rana e occhi sporgenti, provvisto di due braccia glauche, le
cui larghe mani afferrarono la sponda di un'imbarcazione. Sei
proiettili di rivoltella fecero a mala pena abbandonare la presa a
questa specie di manta, le cui braccia erano congiunte al corpo per
mezzo di una membrana simile a quella dei pipistrelli: quella
apparizione gett lo sgomento nelle acque del golfo.
Nel 1873, il cutter Lida che, nello stretto di Sleat, tra l'isola di
Skye e la terraferma, incontra una massa vivente che attraversa la sua
scia. Tra Malacca e Penang, il Nestor che passa poco lontano da un
gigante oceanico lungo duecentocinquanta piedi, largo cinquanta,
dalla testa quadrata, zebrato di strisce nere e gialle, e che somiglia a
una salamandra.
Infine, nel 1875, a venti miglia dal capo San-Roque, punta nord-
est del Brasile, il comandante della Vantine, George Drivor, crede di
vedere un enorme serpente arrotolato intorno a una balena, come un
boa constrictor. Questo serpente aveva il colore del grongo ed era
lungo circa centosettanta piedi: giocava con la sua preda, che fin per
trascinare in fondo al mare.
Questi sono gli ultimi fatti rilevati, da una trentina d'anni a questa
parte, nelle relazioni dei capitani. Possono forse lasciare dubbi sulla
esistenza di certi animali marini, quanto meno straordinari? Tolta di
mezzo ogni esagerazione e rifiutandoci di ammettere che gli oceani
siano frequentati da esseri viventi dieci o cento volte pi grossi e pi
grandi delle pi gigantesche balene, molto probabile che bisogner
dare qualche credito ai racconti sopra citati.
Quanto a pretendere, come voleva J ean-Marie Cabidoulin, che il
mare contenga serpenti, polpi o calamari di tale grossezza e vigore da
poter affondare navi di medio tonnellaggio, no di certo. Se molte
navi spariscono senza che se ne sappia pi nulla, perch hanno
avuto qualche collisione, perch si sono infrante sulle scogliere o
sono affondate in mezzo ai cicloni. Vi sono molte, troppe cause di
naufragio, senza il bisogno di far intervenire, come faceva il testardo
bottaio, serpenti, chimere e idre fantastici.
Le bonacce intanto si prolungavano, con noia e preoccupazione
degli ufficiali e dell'equipaggio del Saint-Enoch. Nulla consentiva di
prevederne la fine, quando, il 5 maggio, le condizioni atmosferiche
mutarono bruscamente.
Un forte vento incresp la superficie del mare e la nave riprese la
rotta verso il nord-est.
Quel giorno, un bastimento che pareva seguisse la stessa direzione
e che era gi stato segnalato in precedenza, si avvicin a meno di un
miglio.
Nessuno mise in dubbio che si trattava di una baleniera: sembrava
molto leggera e la sua stiva doveva essere quasi vuota; o non aveva
ancora iniziato la campagna di pesca, o essa non era stata fortunata.
Sono propenso a credere disse il signor Bourcart che
quel tre alberi cerca, come noi, di raggiungere le coste della Bassa
California forse la baia Margherita.
possibile rispose il signor Heurtaux. Se cos,
potremmo navigare di conserva.
americano? tedesco? inglese o norvegese? chiese
l'ufficiale Coquebert.
Possiamo chiederglielo rispose il capitano. Alziamo la
nostra bandiera e aspettiamo che alzi la sua, per saperne la
nazionalit.
Un istante dopo, la bandiera francese sventolava sul picco di
mezzana del Saint-Enoch.
La nave avvistata non ebbe la cortesia di rispondere.
Non c' dubbio, inglese! esclam l'ufficiale Aliotte.
Tutti, a bordo, furono del suo parere: una nave che non salutava la
bandiera della Francia non poteva essere che English d'Inghilterra!
CAPITOLO V
LA BAIA MARGHERITA
CON IL ritorno del vento favorevole, il signor Bourcart pensava, a
ragione, che il Saint-Enoch non avrebbe pi dovuto temere le
bonacce in vicinanza del tropico del Cancro. Senza altri ritardi, esso
avrebbe raggiunto la baia Margherita a fine stagione, purtroppo. Le
balene che frequentano questa baia non ci vengono, di solito, che per
la nascita dei balenotti, per poi raggiungere le acque del Pacifico
settentrionale.
Tuttavia, avendo gi mezzo carico d'olio, era probabile che al
Saint-Enoch non sarebbero mancate le occasioni per aggiungere a
tale carico alcune centinaia di barili. Ma se la nave inglese gi
incontrata non aveva cominciato, come si supponeva, la sua
campagna, e se essa contava di darvi inizio nella baia Margherita, era
probabile dato che la stagione era gi avanzata che non avrebbe
potuto farvi il suo pieno carico.
La costa americana fu avvistata il 13 maggio, all'altezza del
Tropico. Sin dalle prime ore si prese conoscenza del capo San Luca,
all'estremit meridionale della penisola della Vecchia California, che
chiude lo stretto golfo che porta questo nome, la cui riva opposta
costituisce il litorale della Sonora messicana.
Nel rasentare quella costa, il Saint-Enoch pass dinanzi a
numerose isole abitate unicamente da capretti, lupi marini e uccelli di
mare in frotte innumerevoli. La lancia, mandata a terra con il signor
Heurtaux, che era buon cacciatore, non torn vuota. I lupi marini
furono scuoiati per conservarne la pelle; i capretti furono tagliati a
pezzi per ricavarne la carne, che dal punto di vista commestibile di
ottima qualit.
Continuando a risalire il litorale da vicino, favorito da una lieve
brezza di sud-ovest, il Saint-Enoch si lasci a sinistra la baia della
Tartaruga. All'estremit di questa baia furono scorti, all'ancoraggio,
un certo numero di bastimenti dediti probabilmente alla caccia degli
elefanti marini.
Il 7 maggio
5
alle sette di sera, il capitano Bourcart si trovava
all'aperto della baia Margherita, nella quale si proponeva di gettare
l'ancora. Per misura di prudenza la notte sarebbe presto
sopraggiunta drizz la prora al largo e bordeggi per piccoli tratti
in modo da trovarsi il giorno seguente, allo spuntar del sole,
all'imboccatura del passaggio.
Scendendo contro vento, la corrente produceva uno sciabordio
paragonabile a quello che si verifica sui bassi fondali. Forse l'acqua
non vi era abbastanza profonda. Il signor Bourcart mand allora due
lance con lo scandaglio, allo scopo di eseguire un'esatta misurazione.
Gli scandagli accusarono una media tra le quindici e le venti braccia,
il che lo rassicur. La nave si inoltr allora nel passaggio e in breve
si trov nella baia Margherita.
Le vedette non avevano pi segnalato il tre alberi inglese. Forse,
dopo tutto, quella nave cercava luoghi pi frequentati dalle balene e
nessuno si rammaric di non poter navigare di conserva con essa.
Poich la baia risultava ingombra di banchi di sabbia, il Saint-
Enoch avanz con molta cautela; il signor Bourcart conosceva senza
dubbio la baia, ma poich i banchi sono soggetti a spostamenti, era
necessario accertare la direzione del canale navigabile. La nave,
perci, and ad ancorarsi in mezzo a una piccola insenatura molto
riparata.
Ammainate le vele e dato fondo all'ancora, le tre lance di sinistra
si recarono a terra per andare a raccogliere delle arselle, eccellenti
conchiglie che abbondano sugli scogli e sui greti. Peraltro, quei
dintorni formicolano di cefali, salmoni e pesci di varie specie. Non vi
mancano i lupi di mare, le tartarughe e neppure i pescecani.
possibile inoltre procurarsi facilmente la legna nelle fitte foreste delle
rive.
La baia Margherita misura circa trenta o trentacinque miglia, e

5
Cos nel testo. La data in discordanza con quella riportata tre capoversi prima (
13 maggio ) che da ritenersi una svista dell'Autore. Altre sviste di questo tipo
sono riscontrabili anche in altri passi. (N.d.T.)
cio una dozzina di leghe. Per navigarvi senza rischio di avarie
necessario seguire per tutta la sua lunghezza un canale che, in
qualche tratto, tra banchi e scogli, non ha pi di quaranta o cinquanta
metri di larghezza.
Nell'intento di rendere sicuro il cammino, il signor Bourcart fece
raccogliere alcuni grossi ciottoli, ai quali fu legato il capo di un cavo;
l'altro capo fu invece legato a un barile ben chiuso. Gli uomini
posero poi queste boe ai lati del canale, onde segnalarne la sinuosit.
Poich il riflusso li costringeva a ormeggiare due volte ogni
ventiquattr'ore, non ci vollero meno di quattro giorni per raggiungere
una laguna profonda un paio di leghe e pi.
Nel corso di quelle soste, il signor Heurtaux e i due ufficiali
scendevano a terra e andavano a caccia nelle vicinanze. Essi uccisero
varie coppie di capretti e anche alcuni sciacalli, numerossissimi nei
vicini boschi. Nel frattempo, i marinai facevano provvista di ostriche
gustosissime o si dedicavano alla pesca.
Nel pomeriggio dell'11 maggio, finalmente, il Saint-Enoch
raggiunse il suo ancoraggio definitivo.
Questo ancoraggio era a tre gomene dal fondo di una piccola cala,
dominata a nord da collinette boscose. Dalle altre rive piatte, fatte di
litorali sabbiosi, si staccavano due lingue di terra arrotondate,
punteggiate di rocce nerastre di grana durissima. Questa cala si
apriva sul litorale occidentale della laguna e conteneva sempre
abbastanza acqua, anche durante la bassa marea, perch la nave non
dovesse temere di restare in secco. Del resto, come in tutti i mari del
Pacifico, le maree non erano fortissime. N con la luna piena n con
la luna nuova, esse non davano mai un dislivello superiore a due
braccia e mezzo, tra il punto pi alto e quello pi basso.
L'ancoraggio era stato felicemente scelto. L'equipaggio non aveva
bisogno di allontanarsi per fare legna. Un ruscello che scorreva
sinuosamente tra le dune costituiva una riserva d'acqua a cui sarebbe
stato facile approvvigionarsi.
E superfluo dire che il Saint-Enoch non si era ancorato l in via
definitiva. Se le baleniere si fossero lanciate all'inseguimento di una
balena, sia nella laguna sia fuori, avrebbe fatto in fretta a spiegare le
vele, se il vento fosse stato favorevole, per appoggiarne la caccia.
Quarantotto ore dopo il suo arrivo, a quattro miglia al largo
apparve un tre alberi. L'equipaggio lo riconobbe subito: era la nave
inglese. In seguito si seppe che era il Repton, di Belfast capitano
King, secondo Strok che stava per iniziare la sua campagna nella
baia Margherita.
Questo bastimento non cercava di ancorarsi nell'insenatura in cui
gi si trovava il Saint-Enoch, ma si dirigeva verso il fondo della
laguna, dove poi cal l'ancora vicino alla riva. Era distante appena
due miglia e mezzo, perci non era possibile perderlo di vista.
Questa volta la bandiera francese non ne salut il passaggio.
Dal fatto che altri bastimenti di nazionalit americana
incrociavano in varie zone della baia Margherita, si poteva dedurre
che le balene non l'avevano ancora abbandonata del tutto.
Sin dal primo giorno, in attesa che capitasse l'occasione di mettere
in mare le baleniere, mastro Cabidoulin, il falegname Frut e il
fabbro Thomas, accompagnati da alcuni marinai, andarono verso il
limitare della foresta per abbattere alcuni alberi. Bisognava rinnovare
subito la provvista di legna, sia per le necessit della cucina sia per
alimentare il fornello della marmitta. I capitani delle baleniere non
trascuravano mai questo lavoro, che di grande importanza e che
bisognava anzi favorire, sebbene la calura fosse intensa. E non c'era
da stupirsene, se si pensa che la baia Margherita attraversata,
press'a poco, dal venticinquesimo parallelo e che nell'emisfero
settentrionale questa latitudine corrisponde a quella del nord
dell'India e dell'Africa.
Il 25 maggio, un'ora prima del tramonto, il fiociniere Kardek
avvist dall'alto dell'albero di trinchetto, a due miglia dall'insenatura,
vari cetacei che cercavano senza dubbio basse profondit, adatte ai
balenotti.
Fu allora deciso che il giorno dopo, al levar del sole, le baleniere
sarebbero state pronte per la caccia, cos come avrebbero
probabilmente fatto le altre navi.
Quella sera, quando il signor Filhiol chiese al capitano se quella
pesca si sarebbe effettuata nelle stesse condizioni di quella della
Nuova Zelanda, ne ricevette la seguente risposta:
Niente affatto, caro dottore; bisogner, anzi, avere maggiore
circospezione. Qui avremo da fare con delle femmine, che danno pi
olio dei maschi, ma sono pi temibili. Quando una di esse capisce
che si vuol darle la caccia, non tarda a prendere la fuga e non soltanto
abbandona la baia per non farvi pi ritorno per tutta la stagione, ma
si trascina dietro le altre. Andate poi a ritrovarle al largo, nel
Pacifico.
E quando sono seguite dal loro balenotto?
proprio allora disse il signor Bourcart che le baleniere
hanno pi facilit di riuscire a catturarle. La balena che prende parte
ai giochi del piccolo priva d'ogni diffidenza. S pu accostarla fino
a portata di coltellaccio e colpirla alle pinne. Se poi la fiocina l'ha
mancata, baster inseguirla anche per molte ore, se necessario. Il
balenotto ritarder la sua marcia, perch si stanca e rimane senza
fiato. E poich la madre non intende abbandonarlo, c' la possibilit
di trovarsi nella condizione di poterla colpire.
Capitano, non dicevate che le femmine sono pi pericolose dei
maschi?
S, signor Filhiol, e occorre che il fiociniere faccia molta
attenzione a non ferire il balenotto: la madre diventerebbe furiosa e
farebbe molto danno, gettandosi sulle baleniere, colpendole con la
coda, facendole a pezzi: ne potrebbero nascere gravi incidenti
Ecco perch, dopo una campagna di pesca nella baia Margherita, non
raro incontrare molti rottami d'imbarcazioni. Pi di un uomo ha
pagato con la vita l'imprudenza o l'errore del fiociniere.
Prima delle sette del mattino, l'equipaggio era pronto a dare la
caccia ai cetacei avvistati la vigilia. Senza contare fiocine, lance e
coltellacci, il capitano, il secondo e i due ufficiali si erano provveduti
di fucili lancia-bombe, sempre usati con utilit quando si tratta di
catturare questo genere di balene.
A mezzo miglio dall'insenatura era apparsa una femmina con il
suo piccolo; le baleniere issarono le vele per accostarla senza
attirarne l'attenzione.
Romain Aliotte, il quale non aveva perduto tempo, arriv
naturalmente per primo a sette braccia dall'animale, che doveva aver
visto la baleniera e si preparava a immergersi.
Ducrest brand subito la fiocina e la lanci con forza contro il
corpo dell'animale, nel quale s'infisse fino al manico.
In quell'istante, giunsero le altre baleniere, pronte a circondare
l'animale per ormeggiarlo. Ma, per una fatalit che non rara, la
fiocina si ruppe e il cetaceo prese la fuga, seguito dal balenotto.
Cominci allora l'inseguimento, con un accanimento straordinario.
La balena precedeva l'imbarcazione di sessanta od ottanta braccia. Il
suo soffio, vapore condensato in pioggia finissima, si elevava a otto
o dieci metri e il suo colore, bianco, diceva chiaramente che la balena
non era stata ferita a morte.
Nel frattempo, i marinai arrancavano energicamente. Per due
lunghe ore non fu possibile giungere a tiro per lanciare la fiocina; si
sarebbe potuto colpire il balenotto, ma il capitano vi si oppose per
prudenza.
Non volendo perdere nulla dei particolari di quella pesca, il dottor
Filhiol aveva preso posto a poppa nella baleniera del comandante;
condivideva egli pure l'ardore che animava i suoi compagni e
manifestava il timore che potessero stancarsi prima di raggiungere
l'animale.
La balena infatti fuggiva rapidamente, immergendosi e
riapparendo dopo alcuni minuti: non si era allontanata troppo
dall'insenatura tre o quattro miglia al pi e ora tornava ad
avvicinarsi. Sembrava anzi che la sua velocit diminuisse,
considerato che il balenotto non rimaneva indietro.
Verso le undici e mezzo, una seconda fiocina fu lanciata
dall'imbarcazione del signor Heurtaux.
Questa volta si fil poca sagola. Le altre baleniere si accostarono,
non senza diffidare della coda del cetaceo. Non appena l'ebbero
attaccato con la lancia e il coltellaccio, l'animale soffi sangue e
spir in superficie, mentre il balenotto spariva sott'acqua.
Poich la corrente era favorevole, la balena fu facilmente
rimorchiata fino al Saint-Enoch, dove il capitano fece disporre il
necessario per sollevarla nel pomeriggio.
Il giorno dopo venne a bordo uno spagnolo, il quale chiese di
parlare al capitano. Era uno di quegli uomini chiamati carcassier, ai
quali viene ceduto il grasso che resta attaccato nell'interno della
carcassa.
Esamin la balena sospesa sul fianco della nave e disse:
una delle pi grosse che siano state pescate nella baia
Margherita da tre mesi a questa parte
La stagione stata buona? chiese il signor Bourcart.
Molto mediocre rispose lo spagnolo. Non ho avuto che
una mezza dozzina di carcasse da lavorare. Perci vi prego di
cedermi questa.
Volentieri.
Durante le quarantotto ore che seguirono, lo spagnolo rimase a
bordo e assistette alle operazioni necessarie per la fusione del grasso.
Quella balena non diede meno di centoventicinque barili di olio di
eccellente qualit. Alla fine, lo spagnolo fece trascinare la sua
carcassa nel proprio stabilimento, sul litorale della laguna, due miglia
oltre l'insenatura.
Quando l'uomo se ne fu andato, il dottor Filhiol disse al capitano:
Sapete che cosa ricava quest'uomo dai resti di una balena?
S e no alcune giare di olio.
Vi sbagliate; ho saputo direttamente da lui che spezzettando la
carcassa ricava a volte persino una quindicina di barili.
Una quindicina, signor Filhiol! Ebbene, l'ultima volta che ci
casco! D'ora in poi, lavoreremo noi stessi la carcassa!
Il Saint-Enoch rimase fino al 17 giugno nella baia Margherita, per
riuscire a completare il carico.
Durante questo tempo l'equipaggio cattur varie balene, tra le
quali alcuni maschi, non soltanto difficili ma anche pericolosissimi
da colpire, per la loro selvatichezza e inavvicinabilit.
Uno di essi fu catturato dall'ufficiale Coquebert, all'ingresso della
baia. Non ci volle meno di un giorno e di una notte per trasportarlo
nell'insenatura. Mentre durava la corrente contraria, le baleniere si
ormeggiarono sull'animale stesso con ancorotti, e gli uomini
dormirono in attesa del cambio di marea.
inutile dire che anche altre navi inseguivano i cetacei fino agli
estremi limiti della baia. Gli americani, specialmente, furono molto
soddisfatti dei risultati della loro campagna.
Il capitano di uno di quei bastimenti, lIwing, di San Diego, venne
a fare visita al signor Bourcart, a bordo del Saint-Enoch. Dopo lo
scambio di alcuni complimenti, gli disse:
Capitano, vedo che vi andata bene la pesca sulle coste della
Nuova Zelanda
Infatti rispose il signor Bourcart. Spero di terminare
qui la mia campagna. Questo mi permetter di fare ritorno in Europa
pi presto del previsto e di arrivare a Le Havre tra meno di tre mesi.
Mi felicito con voi, capitano. Ma dal momento che la fortuna
vi favorisce, perch tornate subito a Le Havre?
Che volete dire?
Voglio dire che potreste collocare vantaggiosamente il vostro
carico senza abbandonare i mari del Pacifico. Ci vi permetterebbe di
ricominciare la pesca alle isole Kurili, oppure nel mare di Okhotsk,
proprio nei mesi favorevoli.
Spiegatevi meglio, signore Dove potrei vendere il mio
carico?
A Vancouver.
A Vancouver?
S, sul mercato di Victoria. In questo momento l'olio molto
richiesto dalle ditte americane; potreste cederlo a prezzi molto
vantaggiosi.
Parola mia, un'idea; certo, un'idea eccellente rispose il
signor Bourcart. Vi ringrazio dell'informazione, capitano, ed
probabile che ne approfitti.
L'isola di Vancouver, situata in acque americane, all'altezza della
Columbia inglese, non che a venticinque gradi circa a nord della
baia Margherita. Con vento favorevole, il Saint-Enoch avrebbe
potuto raggiungerla in una quindicina di giorni.
Senza dubbio, la fortuna sorrideva al signor Bourcart. J ean-Marie
Cabi-doulin ci avrebbe rimesso le sue storie e le sue profezie di
sciagura. Dopo la campagna della Nuova Zelanda e quella della baia
Margherita, anche la campagna delle isole Kurili e del mare di
Okhotsk, nello stesso anno!
Del resto, a Vancouver che si sarebbero recate le baleniere
americane e, probabilmente, anche il Repton, se avessero completato
il carico, considerato che i prezzi vi erano in ascesa
Quando il capitano Bourcart chiese al capitano dell'Iwing se
avesse avuto qualche rapporto con il Repton, ne ebbe una risposta
negativa. La nave inglese si manteneva sempre in disparte dalle altre
e forse non rispondeva neppure al saluto della bandiera degli Stati
Uniti, cos come non aveva risposto al tricolore francese.
In varie riprese, tuttavia, capit che nell'inseguire i cetacei nella
laguna o in mezzo alla baia le baleniere inglesi e quelle francesi si
trovassero in presenza le une delle altre; ma non cacciando la stessa
balena, non ne nacque nessuna contestazione, come qualche volta
succede. Nello stato d'animo in cui erano francesi e inglesi, le
contestazioni avrebbero potuto volgere al peggio. Perci il capitano
Bourcart non cessava mai di raccomandare ai suoi uomini di evitare
ogni aperto contrasto con l'equipaggio del Repton, sia in mare,
quando incrociavano nella stessa zona, sia a terra, quando le
imbarcazioni andavano a far legna o a pescare tra gli scogli.
Insomma, non si sapeva se la campagna di pesca del Repton
andasse bene o male e, per dirla franca, nessuno se ne preoccupava.
Il Saint-Enoch lo aveva incontrato durante la traversata dalla Nuova
Zelanda alla costa americana; lasciata la baia, non lo avrebbe di certo
pi rivisto, nel corso di quella campagna.
Prima della partenza, fu segnalato un altro capidoglio, a tre miglia
fuori della laguna. Era il pi grosso che fosse mai stato avvistato, e
questa volta le imbarcazioni del Repton si lanciarono alla caccia, ma
a dire il vero con un certo ritardo.
Nell'intento di non allarmare il capidoglio, la baleniera
dell'ufficiale Aliotte, che filava con buon vento, manovr in modo da
non spaventare l'animale. Tuttavia, quando fu quasi a portata di
fiocina, il cetaceo si immerse e bisogn attendere che riapparisse in
superficie.
Poich la precedente immersione era durata trentacinque minuti,
sarebbe ora riapparso, press'a poco, tra altri trentacinque minuti: non
c'era dunque che da stare ad aspettare.
Riapparve infatti nel tempo previsto, a sette od otto gomene dalla
baleniera, che cerc di raggiungerlo rapidamente.
Il fiociniere Ducrest era in piedi a prua; Romain Aliotte aveva il
coltellaccio in mano. In quel momento, intuito il pericolo, il
capidoglio batt il mare con tale violenza che un'ondata riemp per
met l'imbarcazione.
Poich la fiocina lo aveva colpito a destra, sotto la pinna pettorale,
l'animale si immerse e la sagola fu filata con tale rapidit che bisogn
bagnarla perch non prendesse fuoco. Quando il cetaceo riapparve,
soffi sangue e pochi colpi di lancia lo finirono senza troppa fatica.
Tutto fin, quindi, prima dell'arrivo delle baleniere inglesi, che non
ebbero da far altro che tornare alla loro nave.
Fuso il grasso, mastro Cabidoulin segn sul conto del capidoglio
ottanta barili di olio.
La partenza era stata fissata per il 17 giugno. Bourcart,
uniformandosi al consiglio del capitano americano, avrebbe fatto
vela per l'isola di Vancouver. Il Saint-Enoch aveva allora
millesettecento barili d'olio e cinquemila chilogrammi di fanoni. Non
appena li avesse venduti, a Victoria, il capitano non avrebbe esitato a
intraprendere una seconda campagna nel nord-est del Pacifico.
Centocinquanta giorni erano trascorsi dalla sua partenza da Le Havre
e la sosta nella baia Margherita era durata dal 9 maggio al 19 giugno.
Lo scafo e l'attrezzatura della nave erano in buone condizioni e a
Vancouver essa avrebbe potuto riapprovvigionarsi.
L'antivigilia della partenza, si present l'occasione per
l'equipaggio di scambiare qualche parola con gli uomini del Repton.
Eccone le circostanze.
Le baleniere del secondo e dell'ufficiale Coquebert, mandate a
terra, dovevano portare il rimanente della legna gi spezzata e fare
provvista di acqua dolce.
I signori Heurtaux e Coquebert e i marinai erano gi sul litorale,
quando uno di essi grid: Una balena! Una balena!
Una balena assai grossa, seguita dal balenotto, passava infatti a
mezzo miglio dall'insenatura, per raggiungere il fondo della baia.
Dispiacque certo a tutti non poterle dare la caccia; ma le due
baleniere, comandate per un altro servizio, non erano pronte, non
avendo n fiocine n sagola. La stessa cosa poteva dirsi del Saint-
Enoch, il quale, con le attrezzature smontate, era sul punto di
andarsene.
Intanto, a una delle estreme punte dell'insenatura, erano apparse
due imbarcazioni.
Erano le baleniere del Repton che inseguivano la balena segnalata.
Avanzavano con l'intenzione di prendere l'animale di coda e
perci non era possibile perderle di vista.
Procedevano senza rumore, separate da un buon miglio di
distanza, l'una essendo partita un po' di tempo dopo l'altra. La prima
aveva messo la bandiera a poppa per annunciare che si preparava ad
attaccare. Il Repton aspettava, con poca velatura, a tre miglia a est.
I signori Heurtaux e Coquebert e i loro uomini si arrampicarono
sopra una piccola altura, dietro il ruscello, dalla quale lo sguardo
poteva estendersi su tutta la laguna.
Erano le due e mezzo quando il fiociniere della prima
imbarcazione fu a portata della balena.
L'animale giocava con il piccolo e non aveva ancora scorto la
baleniera, quando la fiocina attravers l'aria.
Gli inglesi non ignoravano certamente che molto pericoloso
attaccare il balenotto. Ora, fu proprio questo che, nel passare dinanzi
alla baleniera, ricevette la fiocina sul labbrone.
Era stato colpito mortalmente: dopo alcune convulsioni, rimase
immobile sulla superficie del mare. E poich il manico della fiocina
si raddrizzava, l'animale, a detta dei marinai, aveva l'aria di fumare la
pipa, dal momento che la polvere liquida che gli sfuggiva dalla bocca
sembrava incredibilmente fumo di tabacco.
La balena allora fu presa da un eccesso di furore. Batt l'acqua
con la coda, facendola vorticare come una tromba marina; poi si
precipit sulla baleniera. Gli uomini fecero del loro meglio per
tornare indietro, ma non riuscirono ad evitarne l'attacco. Tentarono
inutilmente di lanciarle una seconda fiocina, inutilmente cercarono di
colpirla con il coltellaccio e le lance, inutilmente l'ufficiale scaric su
di essa il fucile lancia-bombe
La seconda imbarcazione, che si trovava a trecento tese
sottovento, non sarebbe giunta in tempo utile in soccorso della prima.
Questa, colpita da un formidabile colpo di coda, and subito a
picco, con i marinai che la montavano. Se qualcuno di essi fosse
riapparso, perch soltanto ferito, chiss se l'altra imbarcazione
sarebbe riuscite a raccoglierlo!
In barca! in barca! grid Heurtaux, facendo segno
all'ufficiale di seguirlo.
Vedendo gente in pericolo, anche se apparteneva all'equipaggio
del Repton, gli uomini non esitarono a portar loro aiuto.
In pochi istanti, discesa l'altura e attraversato il litorale,
allentarono gli ormeggi e le baleniere, vigorosamente spinte dai remi,
uscirono dall'insenatura.
Nel punto in cui la balena si dibatteva rabbiosamente, solo sette
uomini, dei nove precipitati in mare, erano tornati a galla.
Due mancavano.
La balena, invece, dopo essersi diretta verso il balenotto, che la
corrente aveva trascinato a una gomena sottovento, spariva nelle
profondit della laguna.
Il secondo e l'ufficiale erano gi pronti a prendere a bordo qualche
inglese, quando l'ufficiale del Repton, sopraggiunto in quel
momento, grid con voce che rivelava il dispetto:
Via! Via! Non abbiamo bisogno di nessuno! Andate via!
Non c'era alcun dubbio: se gli dispiaceva la perdita di due uomini,
non gli spiaceva meno d'aver mancato quella magnifica preda!
Tornati a bordo, i signori Heurtaux e Aliotte raccontarono ogni
cosa al signor Bourcart e al dottor Filhiol.
Il capitano fece loro i suoi complimenti per esser corsi in aiuto
dell'imbarcazione del Repton; e quando seppe quale era stata la
risposta dell'ufficiale, disse:
Non ci eravamo sbagliati erano proprio inglesi! Sono
proprio inglesi!
Senza dubbio disse il nostromo. Ma, al diavolo! se
permesso di esserlo fino a questo punto!

CAPITOLO VI
VANCOUVER
L'ISOLA di Vancouver, posta sulla costa occidentale dell'America
del Nord, lunga cinquecento chilometri e larga centotrenta ed
compresa tra il quarantottesimo e il cinquantunesimo parallelo.
Vicinissima al Dominio del Canada, la cui frontiera la chiude a est,
essa fa parte della Columbia britannica.
Un centinaio di anni fa, la Compagnia della Baia di Hudson aveva
fondato un posto per trafficanti sulla punta sud-ovest dell'isola,
accanto all'antico porto di Cordoba, il Camosin degli indiani. Era gi
una presa di possesso di detta isola, da parte del governo britannico.
Tuttavia, nel 1789, la Spagna se ne impossess. Ma, poco tempo
dopo, essa venne restituita all'Inghilterra, con un trattato intervenuto
tra l'ufficiale spagnolo Quadra e l'ufficiale inglese Vancouver, il cui
nome appare sulla cartografia moderna.
Il villaggio non doveva tardare a diventare citt, grazie alla
scoperta di filoni d'oro nel bacino del Fraser, uno dei corsi d'acqua
dell'isola. Diventato Victoria-city, esso divenne anche la capitale
ufficiale della Columbia britannica. In seguito sorsero altre citt,
quali Nanaimo, a ventiquattro leghe di distanza, per non parlare del
piccolo porto San J uan, che si apre sulla punta meridionale.
Al tempo in cui si svolge questa storia, Victoria non aveva certo
raggiunto le dimensioni odierne. L'isola di Vancouver non era ancora
servita da quella ferrovia di novantasei chilometri, che unisce la
capitale a Nanaimo. Soltanto l'anno seguente, nel 1864, il dottor
Brow, di Edimburgo, l'ingegnere Leech e Frdric Wymper
avrebbero intrapreso una spedizione nell'interno dell'isola.
Il capitano Bourcart doveva trovare a Victoria ogni genere di
facilitazioni per i suoi commerci e anche ci che occorreva alla sua
nuova campagna di pesca; nessuna preoccupazione, quindi, a tale
riguardo.
All'alba, il Saint-Enoch aveva lasciato l'ormeggio della laguna.
Favorito dal riflusso, discese il canale della baia Margherita e si
port in alto mare.
Venti propizi, che soffiavano dall'est al sud-est, gli permisero di
seguire la costa al riparo della terra, ad alcune miglia dalla lunga
penisola della Vecchia California.
Il capitano Bourcart non aveva posto vedette sull'alberatura, non
dovendo per il momento cacciare altre balene; non c'era da far altro
che raggiungere al pi presto Vancouver, allo scopo di vendere il
carico agli alti prezzi offerti dal mercato.
Del resto, non furono segnalate che tre o quattro balene, a grande
distanza, il cui inseguimento sarebbe stato reso difficile dal mare
agitato. L'equipaggio si accontent di dar loro appuntamento alle
isole Kurili e nel mare di khotsk.
Circa millequattrocento miglia separano la baia Margherita dallo
stretto di J uan de Fuca, che a sua volta separa l'isola di Vancouver
dal territorio dello Washington, all'estremit degli Stati Uniti. Alla
media di novanta miglia al giorno, la traversata del Saint-Enoch
sarebbe durata una quindicina di giorni, a condizione di spiegare tutte
le vele possibili, coltellacci, frecce e vele di straglio comprese.
La fortuna che aveva accompagnato il corso di quella prima
campagna persisteva.
Dopo circa un terzo di quella navigazione, la nave andava di
bolina all'altezza di San Diego, capitale della Bassa California.
Quattro giorni dopo, era dinanzi a San Francisco, tra numerosi
bastimenti diretti a questo grande porto americano.
Forse spiacevole che non si possa vendere a San Francisco
ci che andiamo a vendere a Victoria disse quel giorno il
capitano Bourcart al suo secondo.
Senza dubbio, perch in tal caso saremmo gi arrivati
rispose il signor Heurtaux. Ma il cammino fatto sempre fatto
Se dobbiamo ricominciare la pesca nei dintorni delle Kurili, saremo
gi molto innanzi verso il nord
Avete ragione, Heurtaux; del resto, le informazioni dateci dal
capitano dell'Iwing sono chiare. A suo parere, il Saint-Enoch potr
agevolmente provvedere alle sue riparazioni a Victoria e
approvvigionarvisi per molti mesi.
Nel frattempo il vento, che sembrava volesse scemare da sud, non
tard a soffiare dal largo. La velocit del Saint-Enoch ne fu un po'
rallentata, cosa che non manc di suscitare a bordo una qualche
impazienza. In breve, la mattina del 3 luglio, e cio circa quarantotto
ore dopo, la vedetta segnal il capo Flattery, all'entrata dello stretto
di J uan de Fuca.
La traversata era dunque durata sedici giorni (un giorno di pi di
quanti ne aveva previsti Bourcart) perch il bastimento non aveva
potuto raggiungere la media di novanta miglia.
Ebbene, vecchio mio, eccoci all'imboccatura del porto disse
mastro Ollive a mastro Cabidoulin e tuttavia non cessi mai dal
piagnucolare
Io? rispose il bottaio.
S, tu!
Ma se non dico nulla!
Non dici nulla, ma come se parlassi!
Davvero?
Davvero! Lo sento quello che ti borbotta dentro! Tu brontoli
dentro di te!
E brontoler anche fuori di me, quando mi piacer di farlo!
rispose J ean-Marie Cabidoulin.
Dopo le formalit sanitarie e doganali, il Saint-Enoch and ad
ormeggiarsi contro un pontile che avrebbe facilitato lo scarico delle
merci.
In ogni caso, la sua sosta a Victoria sarebbe durata una quindicina
di giorni. Non sarebbe stato possibile ripartire prima che l'equipaggio
avesse fatto alcune riparazioni, per essere in grado di affrontare una
nuova campagna nelle zone settentrionali del Pacifico, o il suo
rientro in Europa.
Il secondo, i due ufficiali e i mastri avrebbero avuto abbastanza da
fare, tanto da non avere altro tempo a loro disposizione. Occorreva
scaricare mille-settecento barili di olio e inoltre bisognava che il
capitano sorvegliasse attentamente gli uomini: infatti, in quelle
contrade frequentate da cercatori d'oro e da sfruttatori di giacimenti
auriferi, le diserzioni sono facili, sia nell'isola di Vancouver sia nelle
pianure del Carib, della Columbia britannica.
C'erano due navi nel porto di Victoria, lo Chantenay, di Nantes, e
il Forward, di Liverpool, che la diserzione di un certo numero di
marinai aveva messo in grande imbarazzo.
Il capitano Bourcart si credeva sicuro dei suoi uomini, per quanto
si possa esserlo, naturalmente; forse che non sarebbe bastato a
trattenerli la speranza di partecipare ai profitti di quella campagna fin
allora cos lucrosa, sia per essi sia per gli armatori del Saint-Enoch?
Ma una sorveglianza molto severa era egualmente necessaria e il
permesso di lasciare la nave doveva essere accordato solo raramente.
Era meglio dare doppia razione a bordo, dopo una faticosa giornata
di lavoro, piuttosto che vedere l'equipaggio scorrazzare per bettole e
osterie, dove spesso si fanno cattive conoscenze.
Il capitano, da parte sua, dovette per prima cosa cercare di
collocare il carico sul mercato di Victoria. Non appena sbarcato, si
rec quindi dal signor William Hope, che era uno dei pi importanti
mediatori di merci.
Il dottor Filhiol, che non aveva malati da curare, avrebbe avuto
invece tutto il tempo che voleva per visitare la citt e i dintorni. Forse
avrebbe fatto anche il giro di tutta l'isola, se i mezzi di
comunicazione non fossero mancati. Non c'erano strade; solo dei
sentieri attraversavano le fitte foreste dei dintorni. Avrebbe quindi
dovuto restringere il cerchio delle sue esplorazioni.
Tutto sommato, la citt gli parve interessante, come tutte quelle
che prosperano rapidamente sul suolo americano e alle quali il
terreno consente di estendersi all'infinito. Costruita con regolarit,
solcata da vie che si intersecavano ad angolo retto, ombreggiata da
begli alberi, possedeva un vasto parco. Ma qual la citt americana
che non possegga uno o pi parchi? L'acqua dolce le era fornita da
un serbatoio distante quattro leghe, che a sua volta traeva alimento
dalle migliori sorgenti dell'isola.
Il porto di Victoria, posto in fondo a una piccola baia, situato
nelle condizioni pi favorevoli: il punto in cui si uniscono gli stretti
di J uan de Fuca e della Regina Carlotta. Le navi possono approdarvi
da ovest e da nord-ovest; il suo movimento marittimo, destinato ad
aumentare, comprender in avvenire tutta la navigazione dei dintorni.
inoltre doveroso aggiungere che il porto offriva, gi a
quell'epoca, ampie possibilit ai bastimenti costretti a cercarvi riparo
dopo lunghe traversate, molte delle quali faticosissime; esso metteva
a loro disposizione un arsenale ben fornito, depositi per le merci e un
bacino di carenaggio.
Le informazioni fornite dal capitano dell'Iwing al signor Bourcart
si erano rivelate esatte. I prezzi degli oli di mare erano in ascesa e il
Saint-Enoch giungeva in tempo per approfittarne. Le richieste
affluivano non soltanto a Vancouver, ma anche a New-Westminster,
importante citt della Columbia posta sul golfo di Georgia, un po' a
nord-est di Victoria. Due baleniere, l'americana Flower e la
norvegese Fugg, avevano gi venduto il loro carico ed erano
ripartite, cos come avrebbe fatto il Saint-Enoch, per la pesca nel
nord del Pacifico.
Gli affari del Saint-Enoch furono sbrigati rapidamente, tra il
mediatore Hope e il capitano Bourcart. La vendita del carico ebbe
luogo a prezzi mai raggiunti fin allora e che certamente non
sarebbero stati ottenuti sul mercato europeo. Ora non c'era da far
altro che sbarcare i barili e trasportarli al deposito, dove sarebbero
stati consegnati all'acquirente.
Quando fece ritorno a bordo, il signor Bourcart disse al secondo:
Heurtaux, l'affare concluso e non c' che da rallegrarsi per
aver seguito il consiglio del capitano dell'Iwing!
Avete venduto tutto, olio e fanoni?
S, a un'azienda columbiana di New-Westminster.
I nostri uomini possono quindi mettersi al lavoro?
Oggi stesso; ritengo che la nave sar in condizione di ripartire
tra un mese al pi tardi, dopo una sosta nel bacino di carenaggio.
Tutti in coperta! ordin allora il secondo, dal quale mastro
Ollive era venuto per prendere ordini.
Sbarcare millesettecento barili un lavoro che non richiede meno
di otto giorni, anche se eseguito con ordine e sveltezza. L'attrezzatura
fu predisposta al disopra dei boccaporti; una met dei marinai si
sparse nella stiva, mentre l'altra met si dispose a lavorare sul ponte.
S poteva fare assegnamento sulla loro buona volont e sul loro zelo,
e ci non avrebbe reso necessario il ricorso all'aiuto di manodopera
locale.
Se qualcuno ebbe molto da fare, questi fu J ean-Marie Cabidoulin.
Non lasciava tirar su un barile senza averlo esaminato e senza essersi
prima assicurato che fosse pieno e che non avrebbe dato luogo a
nessun reclamo da parte del compratore. Stava costantemente
accanto al pontile, con il martelletto in mano, battendo sui barili un
colpo secco. Dell'olio non c'era da preoccuparsi: era di qualit ottima.
In breve, lo sbarco fu eseguito con tutte le garanzie possibili e il
lavoro prosegu per tutta la settimana.
Ma per mastro Cabidoulin esso non sarebbe terminato con lo
sbarco del carico. Occorreva sostituire i barili pieni con altrettanti
barili vuoti, in previsione della nuova campagna. Per fortuna, il
capitano Bourcart ne trov una partita nel deposito di Victoria e
riusc ad accaparrarsela a buon mercato. Tuttavia, fu necessario
riparare i barili e metterli in perfette condizioni di tenuta: lavoro non
di poco conto, per il quale le giornate bastavano appena. Se il bottaio
non smise di mormorare, tra s e ad alta voce, lo fece in mezzo al
fracasso dei colpi di martello che il fabbro Thomas e il falegname
Frut davano accanto a lui.
Quando l'ultimo barile fu sbarcato, si procedette alla completa
pulizia della stiva e del fasciame interno.
Liberato del ponteggio, il Saint-Enoch fu condotto nel bacino di
carenaggio. Occorreva ispezionare la parte esterna dello scafo e
assicurarsi che non avesse sofferto nella sua opera viva. Il secondo e
il nostromo eseguirono l'ispezione: il signor Bourcart aveva la piena
fiducia nella loro esperienza.
A dire il vero, non furono riscontrate avarie gravi; occorrevano
solo alcune riparazioni: due o tre fasce della fodera di rame da
sostituire, qualche caviglia nel fasciame e nell'ossatura, i comenti da
guernire di stoppa, le parti superiori da ricoprire con una nuova mano
di pittura. Questo lavoro fu eseguito senza interruzione: la sosta a
Vancouver non si sarebbe certamente prolungata oltre il previsto.
Era quindi comprensibile che il signor Bourcart non cessasse dal
manifestare la sua soddisfazione e che il dottor Filhiol gli ripetesse:
Avete proprio fortuna, capitano Siete uno uomo fortunato!
Per poco che ci duri
Durer, dottor Filhiol. Sapete, anzi, che cosa potrebbe
capitare?
Ditemelo.
Potrebbe capitare che, tra due mesi, dopo la seconda campagna
di pesca, il Saint-Enoch tornasse a Victoria per vendervi il nuovo
carico, allo stesso prezzo! Sempre che le balene delle isole Kurili o
del mare d'Okhotsk non siano troppo selvatiche
Ma no, capitano! Avrebbero forse occasione migliore di
consegnare il loro olio a prezzo pi vantaggioso?
Non credo rispose il capitano, ridendo. Non lo credo
affatto. stato detto che il dottor Filhiol non aveva potuto spingere
le proprie gite fuori citt tanto quanto avrebbe voluto. In prossimit
del litorale, gli capit qualche volta di incontrare alcuni indigeni.
Non si pu dire che essi siano i pi bei tipi di questa razza di
pellirosse di cui esiste ancora, nel Far West, qualche esemplare di
rilievo. No. Esseri volgari, tozzi, con il viso brutto, testa enorme e
malfatta, occhi piccoli, bocca larga, naso strambo, con le narici
attraversate da anelli di metallo o da spiedini di legno. E come se la
naturale bruttezza non bastasse, hanno anche l'abitudine, in
cerimonie e feste, di applicarsi sul viso una maschera di legno ancora
pi orribile, che, per mezzo di fili, fa orribili smorfie.
In questa parte dell'isola e nell'interno, le foreste sono superbe,
ricchissime di pini e soprattutto di cipressi. Fu cosa facile, per il
Saint-Enoch, procurarsi la legna. Non c'era che da spezzarla e
portarla via. La caccia abbondava, il signor Heurtaux, accompagnato
dall'ufficiale Aliotte, riusc ad abbattere varie coppie di daini, dai
quali il cuoco trasse ottimo partito per la tavola degli ufficiali e per
quella dei marinai. Vi abbondavano anche i lupi, le volpi e gli
ermellini, sempre pronti alla fuga e perci di difficile cattura, ma
ricercatissimi per il valore della loro pelliccia; n mancavano gli
scoiattoli dalla coda folta, numerosissimi.
La gita pi lunga condusse il dottor Filhiol fino a Nanaimo. Vi si
rec per mare, su un piccolo cutter che prestava servizio tra le due
citt. Nanaimo una borgata molto prospera, il cui porto offre alle
navi eccellenti ancoraggi.
Il suo commercio tende ad aumentare ogni anno; il suo carbone, di
ottima qualit, si esporta a San Francisco, in ogni porto del Pacifico
occidentale e persino in Cina e nell'arcipelago delle Sandwich. Gi
da molto tempo, questi ricchi giacimenti erano sfruttati dalla
Compagnia della Baia di Hudson.
Pi dell'oro, il carbon fossile la grande e inesauribile ricchezza
dell'isola. Non c' dubbio che altri ricchi depositi saranno ancora
scoperti. Quelli di Nanaimo richiedono un lavoro facile e assicurano
alla citt una prosperit reale.
Del resto, la raccolta dell'oro, in questa regione del Carib, della
Columbia britannica, risulta di costo elevato: per ricavarne un
dollaro, dicono i minatori, bisogna spenderne due.
Quando il dottor Filhiol fece ritorno da quella gita, lo scafo del
Saint-Enoch era ricoperto di un nuovo strato di pittura fino al listone,
formato da una striscia bianca. Alcune riparazioni erano state fatte
alla velatura, all'attrezzatura e alle baleniere, a volte duramente
malmenate dai colpi di coda delle balene. Infine, dopo aver sostato
nel bacino di carenaggio, la nave and ad ancorarsi in mezzo al porto
e la sua partenza fu definitivamente fissata per il 19 luglio.
Due giorni prima, una nave americana entr nella baia di Victoria
e gett l'ancora a mezza gomena dal Saint-Enoch. Era l'Iwing e
proveniva dalla baia Margherita. Sappiamo gi quali buoni rapporti
si fossero stabiliti tra il suo capitano e il capitano Bourcart, non meno
cordiali di quelli che intercorrevano tra i rispettivi ufficiali ed
equipaggi.
Appena l'Iwing fu ormeggiato dando fondo a due ancore, il
capitano Forth si fece condurre al Saint-Enoch, dove ricevette
un'ottima accoglienza in segno di gratitudine per i suoi consigli, che
avevano dato splendidi risultati.
Il capitano Bourcart, sempre felice di poter usare cortesia, volle
trattenerlo a pranzo, e poich l'ora di mettersi a tavola era vicina,
Forth accett l'invito, che contava di ricambiare il giorno seguente a
bordo dell'Iwing.
La conversazione nel quadrato ufficiali fu interessante: vi si
trovarono riuniti il signor Bourcart, il signor Heurtaux, i due ufficiali,
il dottor Filhiol e il capitano americano. S parl prima di tutto degli
incidenti di navigazione capitati alle due navi durante la traversata
dalla baia Margherita all'isola di Vancouver. Poi, dopo aver parlato
delle favorevoli condizioni alle quali aveva venduto il suo carico, il
signor Bourcart chiese al capitano dell'Iwing se aveva fatto buona
pesca, dopo la partenza del Saint-Enoch.
No rispose il signor Forth. La campagna stata molto
mediocre; non ho riempito neppure un quarto dei miei barili. Le
balene non sono mai state cos rare
Ci forse si spiega osserv il signor Heurtaux con il fatto
che in questo periodo dell'anno i piccoli non hanno pi bisogno della
madre e tutti, madri e figli, abbandonano la baia per raggiungere il
largo.
Questo senza dubbio un motivo rispose il signor Forth.
Tuttavia, ho pescato spesso nella baia Margherita, ma non ricordo di
averla mai vista disertata alla fine di giugno. Abbiamo trascorso
intere giornate senza neppure avere l'occasione di calare in mare le
baleniere, sebbene il tempo fosse bello e il mare calmo. stata una
fortuna, signor Bourcart, l'aver cominciato la pesca nei dintorni della
Nuova Zelanda! Non avreste fatto certamente il pieno nella baia
Margherita!
stata davvero una fortuna conferm il signor Bourcart.
Tanto pi che vi abbiamo visto solo balene di media grossezza.
Quelle che abbiamo visto noi, invece, erano piccole rispose
il signor Forth. Ne abbiamo catturato alcune che non hanno reso
neppure trenta barili di olio!
Ditemi, capitano, avete intenzione di vendere sul mercato di
Victoria? chiese il signor Bourcart.
S, se i prezzi saranno sempre convenienti
Lo sono; e non certo la cattiva stagione della baia Margherita
che li far ribassare D'altra parte, non si aspettano ancora arrivi
dalle Kurili, dal mare d'Okhotsk o dallo stretto di Bering.
Certo disse il signor Heurtaux considerato che la
pesca non finir prima di sei settimane o di due mesi
E noi speriamo di averne avuto la nostra parte! dichiar
Romain Aliotte.
Ditemi, capitano Forth chiese l'ufficiale Coquebert gli
altri balenieri della baia Margherita sono stati pi fortunati di voi?
No rispose il signor Forth. Quando l'Iwing ha spiegato le
vele, la maggior parte si preparava a partire
Punteranno sulle coste nordorientali dell'Asia? chiese il
signor Heurtaux.
Credo di s.
Saremo in molti, allora, laggi esclam l'ufficiale
Coquebert.
Tanto meglio! disse Romain Aliotte. Ecco quel che
maggiormente entusiasma: quando due o tre navi corrono dietro a
una balena-quando si d la caccia a un cetaceo, fino a spezzare i
remi! E quale onore per la baleniera che la colpisce per prima!
Calma calma, caro ufficiale! lo interruppe il signor
Bourcart non ci sono balene in vista
Avete allora deciso riprese il signor Forth di fare una
seconda campagna?
Certamente.
E quando partirete?
Dopodomani.
Di gi?
Il Saint-Enoch non ha che da levare l'ancora.
Mi rallegro di essere giunto in tempo per rinnovare la vostra
conoscenza, capitano disse il signor Forth e per stringerci
ancora una volta la mano.
Anche noi siamo lieti d'aver ripreso i nostri buoni rapporti
rispose il signor Bourcart. Se lIwing fosse entrato nella baia di
Victoria nel momento in cui il Saint-Enoch ne usciva, ci sarebbe
dispiaciuto molto.
Quindi si brind alla salute del capitano Forth, da parte del
capitano Bourcart e dei suoi ufficiali, con parole che testimoniavano
la pi viva simpatia per la nazione americana.
Dopo tutto, se non ci fossimo rivisti a Victoria disse allora il
signor Heurtaux il Saint-Enoch e l'Iwing avrebbero forse fatto di
conserva una seconda campagna nei dintorni delle Kurili?
Non forse nelle vostre intenzioni, capitano, chiese il
signor Bourcart di tentare la fortuna nel nord del Pacifico?
Non posso, signori rispose il capitano Forth, l'Iwing
giungerebbe tardi nelle acque di pesca. Tra due mesi, i primi ghiacci
cominceranno a formarsi nello stretto di Bering e nel mare di
Okhotsk e io non sono in condizione di riprendere subito il mare. Le
riparazioni di cui lIwing ha bisogno richiedono tre o quattro
settimane di tempo
Questo ci dispiace molto dichiar il capitano Bourcart.
Ma io vorrei riparlare di una faccenda a cui avete gi accennato e che
avrebbe bisogno di qualche spiegazione.
Di che si tratta, capitano?
Verso la fine della vostra sosta nella baia Margherita, non
avete notato che le balene si facevano rare e che mostravano tutte
una strana fretta di voler tornare al largo?
S, certamente dichiar il capitano Forth. Fuggivano in
maniera piuttosto insolita. Io non credo di esagerare affatto se
affermo che le balene sembravano temere qualche insolito pericolo.
Sembrava che obbedissero a non so quale senso di paura, come se
fossero state prese dal panico. Saltavano in superficie ed emettevano
gemiti finora mai uditi.
Senza dubbio, tutto questo stranissimo comment il signor
Heurtaux. Non sapete a che cosa attribuirlo?
No, signori rispose il capitano Forth. A meno che
qualche mostro formidabile
Capitano l'interruppe l'ufficiale Coquebert se mastro
Cabidoulin, il nostro bottaio, vi sentisse, esclamerebbe: il gran
serpente di mare!
Parola mia, riprese il signor Forth che sia o non sia un
serpente ad averle spaventate, il fatto che le balene sono scappate a
precipizio
Non sarebbe stato possibile sbarrare il canale della baia
Margherita? disse Romain Aliotte. Catturarne alcune dozzine?
Vi confesso che nessuno ci ha pensato rispose il signor
Forth. Le nostre baleniere non se la sarebbero cavata senza gravi
danni e forse con la perdita di qualche uomo Ripeto: dev'essere
successo qualcosa di straordinario.
A proposito chiese il capitano Bourcart che ne stato del
Repton? Quella nave inglese Ha fatto migliore pesca delle altre?
No, da quello che ho saputo
Credete che sia rimasta nella baia Margherita?
Quando l'Iwing spiegava le vele, si preparava anch'essa a
partire.
Per andare dove?
A ci che si diceva, per andare a proseguire la campagna nel
nordovest del Pacifico.
Speriamo di non doverla pi incontrare! aggiunse il signor
Heurtaux.
Sopraggiunta la notte, il capitano Forth fece ritorno alla sua nave,
dove, il giorno seguente, ricevette a sua volta il signor Bourcart e i
suoi ufficiali. S parl ancora di quanto poteva essere successo nella
baia Margherita, poi i due capitani si separarono, con la speranza che
il Saint-Enoch e l'Iwing potessero ancora rivedersi nei luoghi di
pesca.
CAPITOLO VII
SECONDA CAMPAGNA
IL CAPITANO Bourcart si prepar a partire la mattina del 19 luglio.
Levata l'ancora, manovr non senza difficolt per uscire dalla baia. Il
vento, soffiando da sud-est, ne ostacolava allora la marcia, ma
sarebbe diventato favorevole appena il Saint-Enoch, doppiate le
ultime punte di Vancouver, si fosse portato alcune miglia al largo.
Del resto, la nave non ridiscese lo stretto di J uan de Fuca, in
precedenza attraversato per raggiungere il porto, ma risal verso il
nord, lungo lo stretto della Regina Carlotta e il golfo di Georgia. Due
giorni dopo, contornata la costa settentrionale dell'isola, si diresse
verso ovest e, prima di sera, perdeva di vista la terra.
La distanza tra Vancouver e l'arcipelago delle Kurili ritenuta di
milletrecento leghe circa. Quando le circostanze sono favorevoli, un
veliero pu percorrerla agevolmente in meno di cinque settimane: il
signor Bourcart contava di non impiegarvi pi tempo, se la buona
fortuna avesse continuato ad assisterlo.
La navigazione ebbe inizio, per certo, nelle migliori condizioni.
Un buon vento costante e un mare gonfio di onde lunghe permisero
al Saint-Enoch di coprirsi di vele; fu perci a vele spiegate, mure a
sinistra, che esso tenne la prua a ovest-nord-ovest. Se quella
direzione allungava un po' il suo cammino, essa gli evitava per
contro la corrente del Pacifico, che porta all'est, piegando lungo le
isole Aleutine.
Quella traversata, insomma, si effettuava senza contrasti. Solo di
tanto in tanto bisognava allentare o stringere le scotte. L'equipaggio
sarebbe stato perci riposato e pronto ad affrontare la faticosa
campagna di pesca che lo attendeva nel mare di Okhotsk.
J ean-Marie Cabidoulin era quello che, a bordo, aveva pi lavoro
degli altri: mettere definitivamente in ordine i barili della stiva e
disporre attrezzi, maniche e mastelli per mandar gi l'olio sotto
coperta. Se si fosse presentata l'occasione di catturare qualche
balena, prima dell'arrivo del Saint-Enoch alla costa siberiana, il
capitano non se la sarebbe lasciata sfuggire.
C' da augurarselo, signor Filhiol disse un giorno al dottore.
La stagione inoltrata e la nostra pesca non potr durare a lungo,
nel mare d'Okhotsk: solo alcune settimane. I ghiacci non tarderanno
a formarsi e la navigazione diventer difficile.
Quello che mi stupisce disse il dottore il fatto che i
balenieri, sempre in lotta contro il tempo, procedano ancor oggi con
metodi primitivi. Perch non usano le navi a vapore e, soprattutto,
mezzi di caccia pi perfezionati? Le campagne ne trarrebbero
maggior profitto.
Avete ragione, signor Filhiol, e un giorno o l'altro ci sar
fatto, siatene certo. Se noi siamo rimasti fedeli ai vecchi sistemi
errati, questa seconda met del secolo non finir senza che si
obbedisca al progresso che si impone in ogni cosa!
Lo credo, capitano; la pesca sar organizzata con mezzi pi
moderni, a meno che non si giunga, se le balene si fanno rare, a
chiuderle in un parco
Un parco per le balene! esclam il capitano Bourcart.
Scherzo disse il dottor Filhiol. Eppure c'era un amico
mio che ha avuto una simile idea
Davvero?
Davvero! Parcheggiare le balene in una baia, cos come si
chiudono le mucche nella staccionata d'un campo. Non si
spenderebbe un soldo per nutrirle e si potrebbe vendere il loro latte a
buon mercato.
Vendere il loro latte, dottore?
Che non vale meno del latte di mucca, a quanto sembra.
Beh, ma come mungerle?
proprio questo fatto che ha messo in imbarazzo il mio amico!
Ecco perch ha rinunciato al suo meraviglioso progetto
E ha fatto benissimo concluse il signor Bourcart ridendo di
cuore. Ma, per tornare al Saint-Enoch, vi dicevo che non potr
prolungare la sua campagna nel nord del Pacifico e che perci
saremo costretti a ripartire sin dai primi giorni di ottobre.
Dove credete che il Saint-Enoch andr a svernare, dopo aver
lasciato il mare di Okhotsk? chiese il signor Filhiol.
Questo ancora non lo so.
Non lo sapete, capitano?
No. Dipender dalle circostanze, mio caro dottore. Formulare
un piano in anticipo vuol dire esporsi a inevitabili delusioni.
Vi capitato di pescare al di l dello stretto di Bering?
S. Ma vi ho incontrato pi foche che balene. Del resto,
l'inverno dell'oceano Artico precoce; fin dalle prime settimane di
settembre, la navigazione vi ostacolata dai ghiacci. Non penso,
quindi, di sorpassare quest'anno il sessantesimo grado di latitudine.
Ho capito, capitano. Se la pesca sar buona nel mare di
Okhotsk, il Saint-Enoch far subito ritorno in Europa?
No, dottore rispose il signor Bourcart. In questo caso,
sar preferibile andare a vendere l'olio a Vancouver, dove i prezzi vi
sono alti.
Ed l che passerete l'inverno?
Probabilmente. Mi trover cos sui luoghi di pesca sin
dall'inizio della prossima stagione.
Tuttavia, bene prevedere tutto riprese il dottor Filhiol.
Se la campagna del Saint-Enoch nel mare di Okhotsk non sar
fortunata, pensate di rimanervi per attendere il ritorno della bella
stagione?
No, anche se possibile svernare a Nicolaievsk, oppure a
Okhotsk. In questo caso, potrei decidere di raggiungere la costa
americana o, forse, la Nuova Zelanda.
Dunque, capitano, qualunque cosa accada, non faremo ritorno
in Europa, per quest'anno.
No, caro dottore, e ci non dovrebbe stupirvi. raro che le
nostre campagne durino meno di quaranta o cinquanta mesi.
L'equipaggio sa perfettamente queste cose
A me il tempo non sembrer lungo rispose il signor Filhiol.
Qualunque sia la durata della campagna, non rimpianger mai di
essermi imbarcato sul Saint-Enoch!
inutile dire che le vedette avevano ripreso il loro posto, sin dai
primi giorni della traversata. Il mare era sorvegliato attentamente.
Due volte al mattino e due nel pomeriggio, l'ufficiale Aliotte si issava
fino ai pennoni di parrocchetto e vi rimaneva in osservazione. A
volte scorgeva qualche zampillo, che annunciava la presenza di
cetacei, ma a troppa grande distanza perch il signor Bourcart
pensasse di mettere in acqua le baleniere.
In diciassette giorni di navigazione, era gi stato compiuto met
del percorso quando, il 5 agosto, verso le dieci del mattino, il
capitano avvist le isole Aleutine.
Queste isole, che oggi appartengono all'America del Nord,
facevano parte allora dell'impero russo, il quale possedeva tutta
l'immensa provincia dell'Alaska, di cui le Aleutine non sono, in
realt, che il prolungamento naturale. Questo lungo rosario di isole,
che si svolge su quasi dieci gradi, non conta meno di cinquantuno
grani. diviso in tre gruppi: le Aleutine propriamente dette, le
Andreanof e le Lisii. In esse vivono alcune migliaia di abitanti,
raccolti sulle isole pi importanti dell'arcipelago, dove si dedicano
alla caccia, alla pesca e al commercio delle pellicce.
Fu una delle isole pi grandi, Oumanak, quella che il Saint-Enoch
avvist a cinque miglia a nord e della quale si vide, in piena
eruzione, il vulcano Chicaldinskoi, alto novemila piedi. Il signor
Bourcart non ritenne opportuno accostarsi di pi all'isola, nel timore
di trovarvi il mare agitato, a causa dei venti dell'ovest.
Il gruppo delle Aleutine chiude a sud il bacino di Bering, che
l'America, con il litorale dell'Alaska, e l'Asia, con il litorale del
Kamciatka, limitano a est e a ovest. Le Aleutine presentano la
particolarit di descrivere una curva, la cui convessit volta verso
l'alto mare. Un'identica particolarit presentata, nella loro
disposizione geometrica, dalle isole Kurili, Liu-Khieu, Filippine e
dall'insieme delle terre dell'impero del Giappone.
Nel corso di quella navigazione, il dottor Filhiol pot seguire con
lo sguardo i capricciosi contorni di quell'arcipelago, irto di monti
vulcanici, i cui approdi risultano molto pericolosi nella cattiva
stagione.
Nel seguire questa convessit, il Saint-Enoch aveva evitato le
correnti contrarie. Favorito dal vento costante, doveva solo
attraversare un braccio della corrente Kuroscio che, nelle vicinanze
delle Kurili, risale obliquamente a nord-est, verso lo stretto di Bering.
Quando ebbe sorpassato l'ultimo isolotto delle Aleutine, il Saint-
Enoch incontr dei venti che spiravano da nord-est. Era una
circostanza favorevolissima, per una nave che doveva puntare a sud-
ovest, in direzione delle Kurili. Attraversato questo gruppo, il
capitano Bourcart sperava di avvistare, poi, la punta estrema del
Kamciatka, prima di una quindicina di giorni.
Ma, al largo del mare di Bering, si scaten una terribile burrasca,
alla quale una nave meno robusta e meno abilmente manovrata forse
non avrebbe potuto resistere. Porsi al ridosso d'una insenatura delle
Aleutine era sconsigliabile: le ancore del Saint-Enoch non avrebbero
potuto tenere e la nave si sarebbe infranta sugli scogli.
Quella burrasca, accompagnata da lampi, grandine e pioggia, dur
quarantotto ore. Nel corso della prima notte, manc poco che la nave
si ingavonasse; tuttavia, poich le raffiche ruggivano con crescente
violenza, la velatura fu ridotta al minimo: vela di trinchetto e vela di
gabbia terzaruolata.
Durante quella paurosa tempesta, il dottor Filhiol non pot che
ammirare il sangue freddo del capitano Bourcart, il coraggio degli
ufficiali, l'abilit e la devozione dell'equipaggio. Per mastro Ollive
non ci furono che elogi di ogni genere, sia per la prontezza sia per
l'abilit nell'eseguire le manovre. Manc poco che le lance di sinistra,
pur essendo state tirate dentro, non fossero mandate in pezzi quando
le sbandate lasciavano entrare il mare dagli ombrinali.
In tali condizioni, lo si capisce, il Saint-Enoch non avrebbe potuto
mantenersi alla cappa. Perci dovette fuggire con il vento in poppa e,
per mezza giornata, senza velatura. Un'andatura, questa, pericolosa,
perch il bastimento rischia di essere mangiato dal mare. Quando
corre nello stesso senso del vento e con altrettanta rapidit, il timone
non esercita pi nessuna azione ed difficile impedire alla nave di
rollare ora a dritta ora a sinistra. I colpi di mare sono allora molto
temibili, perch assalgono la nave non da prua (che fatta apposta
per resistere loro) ma da poppa, che poco preparata a ricevere
l'assalto delle onde.
Capit quindi che alcune trombe d'acqua spazzarono in lungo e in
largo il ponte del Saint-Enoch. L'equipaggio fu persino sul punto di
sfondare le impavesate, nell'intento di facilitare lo scorrimento
dell'acqua. Per fortuna, gli ombrinali furono sufficienti e i boccaporti,
saldamente assicurati, resistettero. Gli uomini posti al timone, sotto
la sorveglianza del nostromo Ollive, riuscirono a mantenere la prua
volta all'ovest.
Il Saint-Enoch riusc a cavarsela senza gravi avarie. Il capitano
ebbe solo da rimpiangere la perdita di una trinchettina di fortuna, che
si era cercato di installare a poppa e di cui, assai presto, non rimasero
che i brandelli, risonanti come frustate sotto la violenza delle
raffiche.
Fu dopo questo inutile tentativo per mettersi alla cappa che il
capitano decise di ruggire con il vento in poppa.
La tempesta diminu gradualmente nella notte dal 10 all'11 agosto.
Era quasi l'alba, quando il nostromo Ollive riusc a issare una
velatura adeguata. Bisognava temere soprattutto che il vento si
stabilizzasse da ovest, mentre il Saint-Enoch era ancora a circa
ottocento miglia dall'Asia. Sarebbe stato costretto a lottare contro il
vento e la sua marcia ne sarebbe stata notevolmente rallentata.
Bordeggiare, d'altra parte, avrebbe comportato il rischio di incappare
nella rapida corrente di Kuroscio e di essere trascinati verso nordest,
cosa che avrebbe pregiudicato forse la campagna del mare di
Okhotsk.
Era questa la maggiore perplessit del capitano Bourcart.
Fiducioso nella solidit della nave e nell'abilit degli ufficiali e
dell'equipaggio, non aveva avuto altra preoccupazione oltre quella di
veder sopraggiungere questa burrasca che ne avrebbe ritardato
l'arrivo alle Kurili.
La buona sorte forse sul punto d'abbandonarci, dando ragione
alle previsioni di mastro Cabidoulin, profeta di sventure? ripeteva
a volte.
Egli non sa quel che si dice rispondeva il nostromo Ollive
e farebbe meglio a ingoiare la sua lingua! Ma queste cose gli
escono di bocca come lo zampillo esce dallo sfiatatoio della balena.
Il guaio che il suo zampillo sempre rosso!
E, parola mia, non ci sarebbe molto di che stupirsi se quella
risposta piacque moltissimo al nostromo!
Tuttavia, un ritardo, fosse pure di soli quindici giorni, sarebbe
stato pregiudizievole. I primi ghiacci si formano, nel mare di
Okhotsk, verso il principio di settembre e generalmente le baleniere
non vi si danno appuntamento che alla fine dell'inverno.
Ci nonostante, passata la tempesta, ci si dimentic presto che il
Saint-Enoch si era trovato a mal partito un paio di volte; le battute di
spirito riguardo a J ean-Marie Cabidoulin quindi raddoppiarono.
Vedi, vecchio mio, sei stato tu a procurarci questo tiro mancino
gli disse mastro Ollive. Se questa campagna andr a monte, la
colpa sar tua!
Non dovevate venire a scovarmi nella mia bottega, in via delle
Tourettes, per imbarcarmi sul Saint-Enoch rispose il bottaio.
Avete ragione, Cabidoulin! Ma se io fossi il capitano, so bene
che cosa farei.
Che cosa faresti?
Ti legherei una palla per piede e ti butterei in mare!
Forse, il meglio che mi potrebbe capitare rispose J ean-
Marie Cabidoulin con voce grave.
Che il diavolo se lo porti! esclam mastro Ollive. Parla
proprio sul serio!
Perch una cosa seria! Vedrai come finir questa
campagna
Finir come cominciata, vecchio mio, e cio bene! Ma a
condizione che ti si sbarchi in mezzo all'oceano!
Che l'avvenire dovesse poi dare ragione o meno a J ean-Marie
Cabidoulin, sta di fatto che nel corso di quella traversata da
Vancouver alle Kurili l'equipaggio non ebbe occasione di accendere
la marmitta. Le vedette ci rimisero la loro fatica. I cetacei,
rarissimi, non si facevano vedere che a grande distanza. Eppure, in
quel periodo dell'anno, balenotti giganteschi, balene dei mari artici,
lunghe a volte trenta metri, culammak e umgullik che ne misurano
una cinquantina, frequentavano volentieri le vicinanze del mare di
Bering. Per quale motivo ora scarseggiavano? N il signor Bourcart
n il signor Heurtaux riuscivano a spiegarselo. Forse quegli animali,
inseguiti con troppo accanimento nei mari artici, cercavano gi
rifugio, come sarebbe accaduto pi tardi, fin nei mari dell'Antartico?
Ma no, no! diceva l'ufficiale Aliotte. Quello che non
troviamo al di qua lo troveremo al di l delle Kurili! Le balene ci
aspettano nel mare di Okhotsk; sono certo che lo si potrebbe colmare
completamente con il loro olio!
Che le fantasiose predizioni dell'ufficiale dovessero realizzarsi
non era meno certo del fatto che non ci fu mai occasione di mettere
in acqua le baleniere. Bisogna notare anche che non si vedeva
nessuna nave, mentre di solito, nel mese di agosto, le baleniere non
lasciavano mai quella zona. Forse, dopo tutto, esse erano gi a
pescare nel mare di Okhotsk dove le balene dovevano abbondare,
secondo ci che diceva Romain Aliotte. E chiss se, tra di esse, non
ci fosse anche il Repton, che secondo le informazioni del capitano
Forth aveva lasciato la baia Margherita per raggiungere la zona nord-
ovest del Pacifico.
Beh, per quanto fruttuosa possa essere la sua campagna
dicevano i marinai non avr preso tutto! Sar rimasta qualche
balena anche per il Saint-Enoch!
I timori di un cambiamento di vento non si erano realizzati. Dopo
una bonaccia di ventiquattro ore, il vento aveva ripreso a soffiare da
sud-est. Trascorsero vari giorni; gi gli uccelli marini quelli che si
avventurano a qualche centinaio di miglia al largo sparsi intorno
alla nave, a volte si riposavano sulle estremit dei pennoni. La nave
filava a vele spiegate, mure a sinistra, a una velocit media di circa
undici nodi. Il capitano Bourcart avrebbe fatto male a lamentarsi del
modo in cui si compiva la traversata.
Il 21 agosto, dopo la duplice osservazione delle dieci e di
mezzogiorno con un tempo limpido, il punto diede
centosessantacinque gradi e trentasette minuti di longitudine e
quarantanove gradi e tredici minuti di latitudine.
All'una, il capitano e gli ufficiali erano riuniti sul casseretto. Il
Saint-Enoch, piegato a destra, si lasciava dietro un solco piatto e
sfuggiva rapidamente all'onda.
A un tratto, il secondo disse:
Che cosa c' laggi?
Tutti gli sguardi si volsero a prua, verso una lunga striscia nerastra
che sembrava animata da uno strano movimento di reptazione.
Osservata con il cannocchiale, la striscia parve lunga
duecentocinquanta o trecento piedi.
Toh! disse l'ufficiale Aliotte, scherzosamente. Sarebbe
forse il gran serpente di mare di mastro Cabidoulin?
Dal castello di prua, con la mano a visiera sugli occhi, anche il
bottaio guardava in quella direzione, senza dir nulla.
Il dottor Filhiol era appena salito sul casseretto quando il capitano,
porgendogli il cannocchiale, gli disse:
Date un'occhiata, per favore
Sembra uno scoglio al disopra del quale volteggino numerosi
uccelli disse il signor Filhiol, dopo avere scrutato il mare per
qualche minuto.
Non mi risulta che ci siano scogli, da queste parti disse il
signor Bourcart.
Del resto aggiunse l'ufficiale Coquebert quella striscia si
sposta, ne sono sicuro.
Cinque o sei marinai circondarono il bottaio che, pur aprendo gli
occhi, non apriva bocca.
Il nostromo allora gli disse:
Ebbene, vecchio mio, sarebbe dunque?
Per tutta risposta, J ean-Marie Cabidoulin fece un gesto che
significava: pu darsi!
Il mostro (se era un mostro) o il serpente (se era un serpente)
ondeggiava in superficie, a circa tre miglia dal Saint-Enoch. La testa
enorme (se era una testa) pareva provvista di una folta criniera, come
quella che le leggende norvegesi e altre hanno sempre attribuito ai
kraken, ai calamari e ai diversi tipi della teratologia marina.
Nessuna balena, senza dubbio, anche se delle pi vigorose,
avrebbe potuto resistere agli attacchi di quel gigante dell'oceano. La
sua presenza non spiegava, infatti, perch esse avessero abbandonato
quella zona del Pacifico? Una nave di cinque o seicento tonnellate
avrebbe potuto districarsi dall'abbraccio di un animale cos
gigantesco?
In quel momento, un grido si lev da tutto l'equipaggio:
Il serpente di mare! il serpente di mare!
E da quell'istante, gli sguardi non si staccarono pi dal mostro.
Capitano chiese l'ufficiale Aliotte non vi piacerebbe
sapere se quella bestia potrebbe darci tanto olio quanto una balena
franca? Scommetto che non ci darebbe meno di duecentocinquanta
barili, se riuscissimo a catturarla!
Dall'istante in cui era stato segnalato, l'animale si era avvicinato di
mezzo miglio, senza dubbio per l'azione della corrente. S
distinguevano meglio i suoi anelli, che si svolgevano con movimento
vermicolare, la sua coda che si muoveva in lunghi zig-zag e la cui
estremit a volte si rizzava, la testa enorme, dalla criniera irsuta, ma
dalla quale non sfuggiva alcuno zampillo ne d'aria n d'acqua.
Alla richiesta fatta, e poi rinnovata, dell'ufficiale Aliotte di
mettere in mare le baleniere, il capitano non aveva risposto.
Quando Heurtaux e Coquebert si unirono a lui nella richiesta, il
capitano Bourcart, dopo qualche esitazione, diede ordine di mettere
in acqua due baleniere: non per attaccare il mostro, ma per osservarlo
un po' pi da vicino, considerato che il Saint-Enoch non avrebbe
potuto avvicinarsi senza correre lunghe bordate.
Quando il bottaio vide gli uomini intenti a mettere in mare le
imbarcazioni, si avvicin al capitano e gli disse, non senza
commozione:
Capitano, volete proprio
S, mastro Cabidoulin, voglio sapere che cosa pensare, una
buona volta.
Ma vi pare prudente?
In ogni caso, bisogna farlo!
Va' con loro! aggiunse mastro Ollive.
Il bottaio raggiunse il castello senza dir nulla. Dopo tutto, lo
avevano preso in giro tanto spesso per il suo serpente di mare, che
forse non gli dispiaceva affatto quell'incontro che stava per dargli
ragione.
Le due baleniere, ciascuna con quattro marinai ai remi nell'una
l'ufficiale Aliotte e il fiociniere Ducrest, nell'altra il signor Heurtaux
e il fiociniere Kardek allentarono l'ormeggio e si diressero verso
l'animale. Le raccomandazioni del capitano erano tassative:
bisognava agire con la massima prudenza!
Il signor Bourcart, il signor Coquebert, il dottor Filhiol e mastro
Ollive, messa in panna la nave, rimasero in osservazione sul
casseretto. Il bottaio, il fabbro, il falegname, gli altri fiocinieri, il
cameriere, il cuoco e i marinai erano tutti a prua. I mozzi, chini sulle
impavesate, univano alla curiosit una certa apprensione.
Tutti seguivano con gli occhi le imbarcazioni che, pur avanzando
lentamente, furono ben presto a circa mezza gomena dal prodigioso
animale. Ciascuno si aspettava che il serpente si rizzasse
bruscamente.
Il mostro, invece, restava immobile: neppure la sua coda batteva il
mare.
S videro allora le baleniere rasentarlo, poi lanciargli gli ormeggi,
senza che facesse il minimo movimento, e poi prenderlo a rimorchio
per condurlo verso la nave.
Altro non era che un'alga gigantesca, la cui radice somigliava a
una testa, un vegetale simile a quell'immenso nastro che il Pking
aveva incontrato, nel 1848, nei mari del Pacifico.
Quando mastro Ollive disse al bottaio, senza risparmiargli le
beffe:
Ecco la tua bestia! Ecco il tuo famoso serpente di mare! Un
mucchio d'erbe, un sargasso! Beh, ci credi ancora, vecchio mio?
Io credo a quello che credo rispose J ean-Marie Cabidoulin
e un giorno o l'altro sarete costretti a credermi!
CAPITOLO VIII
IL MARE DI OKHOTSK
LE KURILI, meno numerose delle Aleutine, sono per la maggior
parte isolette deserte. Tre o quattro possono per essere considerate
vere isole. Sono: Paramucir, Owekotan, Ucicir, Matua, le quali, oltre
a essere molto boscose, posseggono un terreno fertile. Le altre,
rocciose e sabbiose, sono inadatte a ogni coltura e quindi sterili.
Una parte di questo gruppo di isole tributaria dell'impero del
Giappone, di cui prolunga il dominio; la parte settentrionale, invece,
dipende dalla provincia russa del Kamciatka. I suoi abitanti, piccoli e
pelosi, sono chiamati kamciatdali.
Il signor Bourcart non pensava di far sosta in una di queste isole,
dove non aveva proprio nulla da fare; aveva premura di superare
quella barriera, che chiude il mare di Okhotsk a sud e a sud-est,
nell'intento di dare inizio alla sua seconda campagna di pesca.
Il Saint-Enoch entr nelle acque della Siberia il 23 agosto, dopo
aver doppiato il capo Lopatka, all'estremit della penisola, lasciando
Paramucir a sinistra: era partito da Vancouver trentasei giorni prima.
Il vasto bacino di Okhotsk, ben protetto dalla lunga striscia delle
Kurili, comprende una superficie tre o quattro volte maggiore di
quella del Mar Nero. A volte ha tempeste impetuosissime, quasi
fosse un oceano.
Il passaggio del Saint-Enoch attraverso lo stretto fu segnato da un
incidente poco grave, ma che tale avrebbe potuto essere.
La nave si trovava nella parte pi stretta del braccio di mare
quando la corrente ne spinse la prua contro un bassofondo, la cui
posizione era erroneamente indicata sulla carta.
Il capitano era allora sul casseretto, accanto al timoniere; il
secondo era in osservazione, vicino all'impavesata di sinistra.
Dopo l'urto, che fu lieve, il comandante ordin:
Bracciate le tre gabbie!
L'equipaggio fu subito sui pennoni e li orient in modo che il
vento prendesse la velatura dal rovescio: cos il Saint-Enoch riusc a
liberarsi, indietreggiando.
Ma il capitano Bourcart intu che quella manovra non sarebbe
stata sufficiente e che bisognava distendere un'ancora a poppa per
alarsi su di essa.
Immediatamente, fu messa in mare una lancia e l'ufficiale
Coquebert, insieme con due mozzi, provvide a buttare un ancorotto
nel posto adatto.
L'urto, ripetiamo, era stato lieve. Una nave solidamente costruita
come il Saint-Enoch se la sarebbe cavata senza danno.
Del resto, avendo toccato fondo a marea bassa, era probabile che
con l'inizio dell'alta marea, dal momento che l'ancora le impediva di
arenarsi maggiormente, la nave si sarebbe liberata poi da s.
Per prima cosa il signor Bourcart aveva mandato il nostromo e il
falegname alla pompa. Entrambi avevano accertato che la nave non
faceva acqua e che non apparivano avarie n nell'ossatura n nel
fasciame.
Non c'era dunque che da aspettare la marea, cosa che non tard a
verificarsi: infatti, dopo alcuni raschiamenti della chiglia, il Saint-
Enoch si liber dal bassofondo. Le sue vele furono subito orientate e,
un'ora dopo, la nave faceva il suo ingresso nel mare d'Okhotsk.
Le vedette ripresero allora il loro posto sui pennoni dell'albero di
maestra e del trinchetto per segnalare le balene che fossero passate a
giusta distanza. Nessuno dubitava che la nuova campagna non
avrebbe avuto qui gli stessi buoni risultati ottenuti alla baia
Margherita o nelle acque della Nuova Zelanda. Tra meno di due
mesi, il Saint-Enoch, di ritorno a Vancouver, avrebbe venduto il suo
secondo carico a prezzo non meno vantaggioso del primo.
Il cielo era molto limpido. Soffiava un buon vento dal sud-ovest.
Il mare si gonfiava di onde lunghe, senza rompere, e le imbarcazioni
non rischiavano d'essere ostacolate nella loro marcia.
Era stato avvistato un certo numero di navi, per la maggior parte
baleniere, che forse battevano la zona gi da pi settimane e che
avrebbero proseguito la campagna fino all'arrivo dell'inverno. Altre
navi erano invece dirette a Nicolaievsk, a Okhotsk, o ad Ayan,
principali porti della regione, oppure ne erano uscite per raggiungere
il largo.
Gi a quel tempo, Nicolaievsk, capitale della provincia dell'Amur,
posta quasi alla foce del gran fiume che porta questo nome, era una
citt importante, i cui traffici si sviluppavano sempre pi di anno in
anno. Essa offriva un porto ben protetto sullo strtto di Tartaria, che
separa il litorale dalla lunga isola di Sakhalin.
Forse J ean-Marie Cabidoulin riteneva che l'incaglio del Saint-
Enoch segnasse l'inizio della mala sorte. Non che il bottaio lo avesse
detto chiaramente e categoricamente, ma non c'era da stuzzicarlo
troppo.
Bisogner comunque notare che l'inizio della campagna nel mare
d'Okhotsk non fu davvero fortunato.
Nel corso della mattina, una balena fu avvistata a circa due miglia
di distanza: era una balena franca, contro la quale il signor Bourcart
fece mettere in acqua le quattro baleniere. Ma fu perfettamente
inutile inseguirla: dopo essersi immersa tre volte, sempre fuori tiro,
non si fece pi vedere.
Il giorno seguente, altro tentativo, altro insuccesso. Le
imbarcazioni fecero ritorno a bordo, senza che i fiocinieri avessero
potuto lanciare l'arpione.
Non erano dunque le balene che mancavano in quel mare. E infatti
altre ne furono segnalate dalle vedette, ma, o troppo selvatiche o
troppo spaventate, non si lasciarono raggiungere. Le altre navi erano
forse pi fortunate? Non c'era motivo di crederlo.
S pu facilmente immaginare che l'equipaggio ne provasse un
legittimo dispetto. Pi di tutti, era l'ufficiale Aliotte ad esserne
arrabbiato; c'era, anzi, da temere che egli potesse abbandonarsi a
qualche imprudenza, se fosse capitata l'occasione, nonostante le
ripetute raccomandazioni del capitano.
Quest'ultimo decise allora di condurre il Saint-Enoch alle Isole
Chantar, dove aveva gi trascorso due stagioni in ottime condizioni.
Tre mesi prima, le baleniere del mare di Okhotsk avrebbero
incontrato gli ultimi ghiacci dell'inverno, i quali, non ancora
disgregati o sciolti, avrebbero reso la pesca meno facile. Le navi sono
costrette a rasentare gli ice-fields, per aggirarne le punte estreme.
Spesso passano due o tre giorni prima che riescano a scoprire una
zona sgombra, che permetta loro di fare un buon tratto di cammino.
Ma nel mese di agosto il mare completamente libero, anche
nella parte settentrionale. La cosa pi temibile era la formazione di
young-ices, i giovani ghiacci, prima che la seconda campagna del
Saint-Enoch fosse terminata.
Il 29 furono avvistate le isole Chantar, raggruppate in fondo alla
baia, in un'insenatura che intacca profondamente il litorale della
provincia dell'Amur.
Un po' pi in l si apre una seconda baia, chiamata baia Finisto o
del Sud-Ovest, che non offre per molto fondo. Il signor Bourcart,
che la conosceva, and ad ancorarsi al solito posto.
Fu l che si verific il secondo incidente e questa volta grave.
Nel momento stesso in cui l'ancora toccava il fondo, due marinai
si erano portati sul pennone del parrocchetto per metter in chiaro una
manovra.
Quando la catena dell'ancora si tese, il nostromo Ollive ebbe
l'ordine di fare ammainare le gabbie. Disgrazia volle che ci si
dimenticasse di gridare ai marinai di stare attenti e di tenersi saldi.
Ora, nell'istante in cui, allentate le drizze, la vela ricadeva
all'altezza della testa di moro, uno dei marinai aveva una gamba sulle
sartie e l'altra sul marciapiede del pennone. Sorpreso in quella
posizione, l'uomo non ebbe il tempo di tenersi con le mani alle sartie
e, abbandonando la presa, cadde sulla baleniera del secondo, per poi
precipitare in mare.
Lo sventurato si chiamava Rollat e non aveva ancora trent'anni.
Meno fortunato del compagno che, come si ricorder, era stato
salvato in circostanze identiche, nei paraggi della Nuova Zelanda,
l'uomo disparve tra le onde.
La lancia fu subito messa in acqua e nel contempo alcuni
salvagente vennero lanciati oltre il parapetto.
Rollat doveva essersi senza dubbio ferito gravemente; forse aveva
un braccio o una gamba fratturati. Non risal pi alla superficie e
invano i suoi compagni cercarono di ritrovarlo.
Era la prima vittima di quella campagna di pesca del Saint-Enoch;
il primo di coloro che non sempre ritornano al porto di imbarco.
L'impressione suscitata dall'incidente fu profonda. Rollat, un buon
marinaio stimato dai superiori e amato da tutti, nessuno lo avrebbe
pi rivisto. Ci indusse il falegname a dire al nostromo:
Che voglia proprio mettersi male?
Trascorsero vari giorni; alcune balene furono avvistate, ma
nessuna pot essere catturata. Il capitano di una nave norvegese,
venuta a fare sosta nella baia Finiste, dichiar che a memoria d'uomo
non si era mai vista una stagione cos cattiva. Secondo lui, il mare di
Okhotsk sarebbe stato ben presto disertato come luogo di pesca.
Quel mattino, nel momento in cui una nave passava al largo della
baia, l'ufficiale Coquebert esclam:
Toh, eccolo!
Chi? chiese il signor Heurtaux.
Il Repton!
Infatti, la baleniera inglese si stagliava a meno di due miglia con
la prua rivolta a nord-est.
Riconosciuto dal Saint-Enoch, non c'era dubbio che anch'esso
aveva riconosciuto il tre alberi francese. Del resto, anche ora, come
la prima volta, il capitano King non cerc di mettersi in
comunicazione con il capitano Bourcart.
Vada pure al diavolo! disse Romain Aliotte.
Non credo che qui abbia avuto pi fortuna di quanta ne ha
avuta nella baia Margherita fece notare il signor Heurtaux.
Infatti, non sembra molto carico disse l'ufficiale Coquebert.
Sarei stupito se qualcuno mi dicesse che un quarto dei suoi barili
sono pieni.
Dopo tutto disse allora il signor Bourcart non sembra che
le altre navi abbiano fatto quest'anno una pesca pi abbondante.
Bisogna dedurne che, per un motivo o per l'altro, le balene abbiano
abbandonato questi paraggi per non farvi pi ritorno?
In ogni caso, c'era da dubitare che il Saint-Enoch potesse fare una
buona campagna prima che si formassero i ghiacci.
Anche in quel luogo, per non parlare dei porti che vi si trovano, la
costa non completamente deserta. Gli abitanti discendono spesso
dalle montagne dell'interno, senza che ci sia motivo di preoccuparsi
della loro presenza.
Quando gli uomini andavano a terra per fare legna, se nulla
avevano da temere dai bipedi, dovevano per prendere qualche
precauzione contro certi quadrupedi pericolosi: gli orsi. Numerosi
nella provincia, essi escono a frotte dalle vicine foreste, attirati dalle
carcasse delle balene arenate sulla spiaggia, delle quali sembrano
molto ghiotti.
Gli uomini di servizio del Saint-Enoch si munivano perci di
lance per difendersi dalle aggressioni dei plantigradi.
I russi procedono invece in altro modo. In presenza di un orso, si
comportano in modo del tutto particolare. Aspettano l'animale a pie
fermo, inginocchiati per terra, tenendo con le mani un coltello sul
capo. Quando l'orso si precipita su di essi, si infila da s e con il
ventre squarciato cade accanto al suo coraggioso avversario.
Quasi ogni giorno, dopo aver levato l'ancora, il Saint-Enoch
bordeggiava fuori della baia Finiste in cerca di balene, e la sera
tornava al suo ormeggio, a mani vuote.
Altre volte, favorito dal vento, issate gabbie, trinchetto e fiocchi,
prendeva il largo, con le vedette in osservazione e le baleniere
pronte. Ma era gi molto se un cetaceo veniva segnalato ogni
ventiquattr'ore, a distanza tale da far escludere ogni possibilit di
inseguimento.
Il Saint-Enoch giunse allora in vista di Ayau, piccolo porto della
costa occidentale, dove il commercio delle pellicce ha assunto grande
importanza.
L'equipaggio riusc a trarre a bordo un balenotto di media
grandezza, della specie di quelli che gli americani chiamano
krampsess. Galleggiava, gi morto, e non diede che sei barili di un
olio quasi simile a quello dei capodogli.
Come si vede, i risultati di quella campagna nel nord del Pacifico
minacciavano di ridursi a nulla.
Se fossimo d'inverno ripeteva il signor Heurtaux al dottor
Filhiol ripiegheremmo sui lupi marini. Da ottobre in poi, essi
frequentano i ghiacci del mare di Okhotsk e la loro pelliccia si vende
cara.
Purtroppo, signor Heurtaux, l'inverno non giunger prima di
alcune settimane, quando il Saint-Enoch avr gi lasciato questi
paraggi.
Allora, signor Filhiol, ce ne torneremo con la stiva come
dire, a pancia vuota!
proprio vero che quando si formano i primi ghiacci questi
anfibi, lupi marini o altri, compaiono a centinaia, se non addirittura a
migliaia, alla superficie degli ice-fields; e allora facile catturarli,
sorprendendoli nel sonno, mentre si scaldano al sole. Le lance si
accostano a vela, alcuni uomini sbarcano e prendono l'animale per le
zampe posteriori, trasportandolo nell'imbarcazione. Del resto, questi
lupi marini sono molto diffidenti, hanno l'udito finissimo e la vista
sorprendentemente acuta. Data la sveglia a uno di loro, ecco tutti gli
altri in allarme ed ecco la frotta rifugiarsi in fretta sotto i ghiacci.
Il 4 settembre, l'ufficiale Coquebert incontr un'altra balena
morta. Dopo averle passato un cavo attorno alla coda, la rimorchi a
bordo, dove fu messa in posizione per essere issata il giorno dopo.
S accese dunque la marmitta e tutta la giornata fu impiegata
nella fusione del lardo. S not che l'animale, ferito di recente sul
fianco, non era stato certamente raggiunto da un colpo di fiocina. La
ferita era dovuta al morso di uno squalo. La balena non rese in tutto
che quarantacinque barili di olio.
Di solito, la pesca nel mare di Okhotsk procede in modo diverso
che in altre zone. Mandate lontano dalla nave, le baleniere
rimangono fuori cinque o sei giorni, a volte, prima di far ritorno a
bordo. Non bisogna credere per che durante tutto questo tempo esse
rimangano sempre in mare. Alla sera, dopo avere raggiunto la costa,
sono tirate in secco, perch la marea non se le porti via. Gli uomini
costruiscono poi alcune capanne con rami d'albero e, consumato il
pasto, vi rimangono fino all'alba, avendo cura di non farsi
sorprendere dagli orsi.
Trascorsero vari giorni prima che il Saint-Enoch tornasse a
riprendere l'ormeggio nella baia Finiste. Risal anche a nord, fino ad
avvistare la borgata di Okhotsk, frequentato porto del litorale, ma
non vi fece sosta.
Il signor Bourcart, che non aveva ancora perduto ogni speranza,
volle spingersi dalla parte della penisola del Kamciatka, pensando
che le balene vi si fossero rifugiate in attesa che giungesse il tempo
di tornare a valicare i passaggi delle Kurili.
Era esattamente quello che aveva fatto il Repton, dopo aver messo
a bordo alcune centinaia di barili.
Il Saint-Enoch approfitt del vento favorevole di sud-ovest e si
diresse verso quella ristretta porzione del mare di Okhotsk, compresa
tra la penisola e la costa della Siberia.
Scelto l'ormeggio a due o tre miglia da terra, quasi all'altezza del
piccolo porto di Yamsk, il capitano Bourcart decise di inviare tre
baleniere in ricognizione. Non fiss loro la data del ritorno, ma pose
come condizione che non si separassero per nessun motivo.
Incaricate di navigare di conserva furono le baleniere del secondo
e dei due ufficiali, con i fiocinieri Kardek, Durut e Ducrest, quattro
uomini, due mozzi e l'attrezzatura necessaria: lance, fucili lancia-
bombe e coltellacci.
Partite alle otto, le baleniere si diressero verso nord-ovest,
seguendo la costa. Un leggero vento ne favoriva il cammino, cos che
presto perdettero di vista, dietro una punta, il luogo dell'ancoraggio.
La mattinata trascorse senza che si avvistasse nessun cetaceo.
C'era quasi da chiedersi se un identico motivo non avesse indotto le
balene a disertare anche il mare di Okhotsk, oltre che la baia
Margherita.
Ma verso le quattro del pomeriggio, vari zampilli si sollevarono a
intermittenza regolare, a tre miglia verso nord-est: erano bianchi.
Alcune balene, ben vive, giocavano sulla superficie del mare.
Il giorno per era troppo avanzato perch si potessero
raggiungere. Gi il sole declinava verso le montagne della Siberia
occidentale; la sera sarebbe sopraggiunta prima che fosse stato
possibile lanciare la fiocina e la prudenza esigeva di non trascorrere
la notte in mare.
Il signor Heurtaux fece dunque segno alle due baleniere che si
trovavano a mezzo miglio, e quando le tre imbarcazioni furono
riunite, ordin:
A terra! Domani all'alba ci spingeremo al largo!
Romain Aliotte avrebbe forse preferito continuare la caccia, ma
dovette obbedire. Tutto sommato, la decisione del signor Heurtaux
era giusta. Dove avrebbero rischiato di essere trascinate le
imbarcazioni, se avessero dovuto navigare in quelle condizioni? E
non bisognava tener conto anche delle undici o dodici miglia che le
separavano allora dal Saint-Enoch?
Quando le baleniere toccarono terra, in fondo a una stretta
insenatura, gli uomini le trascinarono sulla sabbia. Poich bisognava
sostare appena sette o otto ore, il signor Heurtaux non ritenne
indispensabile far costruire una capanna. S mangi sotto gli alberi
un gruppo di grandi querce fronzute e poi ci si sdrai a dormire per
terra.
Il signor Heurtaux ebbe per la precauzione di mettere un uomo di
guardia, allo scopo di difendere l'accampamento dall'attacco degli
orsi. L'uomo, armato di lancia e di fiocina, avrebbe avuto il cambio
ogni due ore.
Ecco come pu capitare che invece di pescare la balena si
peschi l'orso! disse l'ufficiale Aliotte.
La notte fu turbata solo da urli lontani. Alle prime luci dell'alba,
tutti erano in piedi.
In pochi istanti, i marinai misero in mare le baleniere e presero il
largo.
Il tempo era brumoso, il che capitava spesso in quel mese
dell'anno, a quella latitudine. Non si vedeva a pi di mezzo miglio e
molto probabilmente la nebbia si sarebbe dissipata solo dopo alcune
ore di sole.
La schiarita sopraggiunse in mattinata; sebbene il cielo
continuasse a restare brumoso nelle alte zone, l'occhio per riusc ad
abbracciare tutto l'orizzonte.
Le baleniere si erano dirette verso nord-est, ciascuna con piena
libert di movimento, e nessuno si stupisca se l'ufficiale Aliotte,
stimolando i suoi uomini, precedesse gli altri. Fu perci il primo a
segnalare una balena che soffiava a circa tre miglia e a predisporre le
misure necessarie per catturarla.
Le tre imbarcazioni cominciarono a manovrare in modo da
raggiungere l'animale. Occorreva evitare, se possibile, di
insospettirlo. Del resto, si era appena tuffato e bisognava aspettare
che riapparisse.
Quando torn a galla, la balena era a meno di una gomena:
l'ufficiale Coquebert si teneva alla miglior distanza per colpirla. Il
fiociniere Durut, in piedi a prua, era pronto a lanciare la fiocina,
mentre i marinai lavoravano di remo.
Il balenotto di grande dimensione e con la testa rivolta al largo
non sospettava il pericolo. Nel girarsi, pass vicinissimo
all'imbarcazione e Durut, con grande abilit, pot colpirlo con le due
fiocine al disotto delle pinne pettorali.
Il cetaceo non si mosse: pareva che non avesse avvertito il colpo.
Fu una fortuna, perch in quel momento met del suo corpo era sotto
l'imbarcazione: sarebbe bastato un colpo di coda per mandare in
pezzi la baleniera.
S immerse di colpo, bruscamente, a una profondit tale che la
sagola sfugg di mano all'ufficiale, il quale fece appena in tempo a
fissarne un'estremit alla boa.
Quando il balenotto emerse, il signor Heurtaux gli era
vicinissimo. Kardek lanci la sua fiocina e questa volta non si rese
necessario filare la sagola.
Sopraggiunsero le altre due baleniere; furono dati altri colpi di
lancia e il coltellaccio recise una pinna del cetaceo, il quale, dopo
aver soffiato sangue, spir senza troppo dibattersi.
S trattava ora di rimorchiarlo fino al Saint-Enoch e cio a una
considerevole distanza, per almeno cinque miglia. Sarebbe stata una
faticaccia.
Il signor Heurtaux disse allora al primo ufficiale:
Coquebert, allentate l'ormeggio e profittate del vento per
tornare all'ancoraggio di Yamsk. Il capitano Bourcart si affretter a
venirci incontro, mettendo la prua a nord-est.
D'accordo rispose Coquebert.
Ritengo che raggiungerete il Saint-Enoch prima di notte
riprese il signor Heurtaux. In ogni caso, se bisogner aspettare
fino a domattina, aspetteremo. Con una massa del genere, non
faremmo pi di un miglio all'ora.
Era il meglio che si potesse fare. Dopo aver issato la vela e posto
mano ai remi, l'imbarcazione prese la direzione della costa.
Con il favore della corrente, le altre due imbarcazioni seguirono la
stessa direzione, anche se pi lentamente.
In quelle condizioni, non era possibile pensare di trascorrere la
notte sul litorale, distante pi di quattro miglia. Del resto, se
Coquebert non avesse impiegato pi tempo del previsto, forse il
Saint-Enoch sarebbe giunto prima di sera.
Purtroppo, verso le cinque, la nebbia cominci ad addensarsi, il
vento cess e la visibilit diminu fino a un centinaio di tese.
Ecco della nebbia che dar fastidio al capitano Bourcart
disse il signor Heurtaux.
Ammesso che la baleniera sia riuscita a ritrovare
l'ancoraggio fece rilevare il fiociniere Kardek.
Non c' altro da fare che restare attaccati alla balena
aggiunse l'ufficiale Aliotte.
Proprio cos rispose il signor Heurtaux.
Le provviste furono tirate fuori dai sacchi: carne salata, biscotti,
acqua dolce e ratafi. Gli uomini mangiarono e poi si allungarono per
dormire fino all'alba. Ma la notte non trascorse del tutto tranquilla.
Verso l'una, le imbarcazioni furono scosse da un violento rullio e per
poco non ruppero gli ormeggi, che bisogn raddoppiare.
Da che cosa proveniva quelle strana agitazione del mare? Nessuno
seppe fornire una plausibile spiegazione. Il signor Heurtaux pens
che un grosso steamer fosse passato a breve distanza e nel contempo
temette di poter essere investito, a causa della bruma.
Un marinaio cominci subito a sonare il corno, ma nessuno
rispose. Del resto, non si ud n il rumore di un'elica, n il fischio del
vapore che accompagna lo steamer in movimento, e neppure fu
scorta la luce dei fanali di posizione.
La tumultuosa agitazione si prolung per una quarantina di minuti
e in qualche momento fu cos forte che al signor Heurtaux venne
quasi l'idea di abbandonare il balenotto.
Poi l'agitazione ebbe fine e la notte termin tranquillamente.
Quale era stata la causa che aveva turbato le acque? N Heurtaux
n Aliotte riuscivano a immaginarlo. Uno steamer! In questo caso,
l'agitazione non sarebbe durata cos a lungo. E poi, sembrava di aver
sentito dei formidabili nitriti, un brontolio assai diverso di quello che
il vapore produce nel passare attraverso le valvole.
Al mattino la nebbia torn ad alzarsi, come il giorno prima. Il
Saint-Enoch non era ancora in vista. Il vento soffiava appena, vero;
ma, verso le nove, quando il vento crebbe, un fiociniere lo segnal a
sud-ovest sulla giusta rotta.
Quando fu a mezza gomena, il signor Bourcart mise in panna e le
baleniere accostarono il balenotto, al quale fu passato l'ormeggio di
coda, non appena sotto bordo.
Fu impiegato quasi tutto il giorno per issarlo: era enorme. Il
giorno dopo fu accesa la marmitta e dopo quarantotto ore di lavoro
il bottaio Cabi-doulin annot in centoventicinque barili la quantit di
olio mandata nella stiva.
Alcuni giorni dopo, il Saint-Enoch and a prendere un nuovo
ancoraggio presso la costa della penisola del Kamciatka. Le baleniere
ricominciarono le loro ricerche, ma senza grande successo: due
piccole balene colpite, tre altre trovate morte, con i fianchi squarciati
e le viscere lacerate, dalle quali non c'era pi nulla da ricavare. Erano
morte in seguito a un attacco violento? La cosa appariva
incomprensibile.
Non c'era dubbio, la buona fortuna non favoriva pi il Saint-
Enoch; senza dar peso agli spiacevoli pronostici di J ean-Marie
Cabidoulin, tutto faceva credere che questa seconda campagna
sarebbe stata poco redditizia.
In realt, la stagione volgeva al termine. Le baleniere non la
prolungavano mai oltre settembre, nelle acque della Siberia. Gi il
freddo pungeva e gli uomini avevano dovuto indossare gli abiti
invernali. La colonnina del termometro oscillava intorno allo zero.
Con l'abbassamento della temperatura, il cattivo tempo avrebbe
cominciato a regnare sul mare di Okhotsk. Lungo il litorale gi
cominciavano a formarsi i primi ghiacci, l'ice-field, a poco a poco,
avrebbe poi raggiunto il largo; in quelle condizioni si sa bene quanto
la pesca sia difficile, per non dire impossibile.
Ma se il Saint-Enoch non era stato favorito, non sembrava che le
altre baleniere lo fossero state di pi, se erano esatte le informazioni
raccolte dal capitano Bourcart sia alle isole Chantar, sia ad Ayau, sia
ad Yamsk. La maggior parte delle navi cercava ora di raggiungere i
porti di svernamento.
La stessa cosa capit al Repton, che la vedetta segnal la mattina
del 31. Sempre leggero, esso filava a vele spiegate verso est, senza
dubbio nell'intento di superare le barriere delle Kurili. Molto
probabilmente il Saint-Enoch sarebbe stato l'ultimo a lasciare il mare
di Okhotsk. Era venuto il giorno di farlo, se non voleva correre il
rischio di esservi bloccato dai ghiacci.
Secondo i calcoli di mastro Cabidoulin, il carico non raggiungeva
allora i cinquecentocinquanta barili: appena un terzo di quelli che la
stiva poteva contenere.
Credo che non ci sia pu nulla da fare qui disse il signor
Heurtaux. Sarebbe meglio non attardarci oltre
Questa anche la mia opinione rispose il capitano Bourcart.
meglio approfittare del fatto che i passaggi delle Kurili sono
ancora aperti.
Avete intenzione di tornare a Vancouver? chiese il dottor
Filhiol.
probabile che lo faccia rispose il signor Bourcart. Ma
prima di affrontare questa lunga traversata, il Saint-Enoch far sosta
al Kamciatka.
La sosta era resa necessaria dall'opportunit di rinnovare le
provviste di carne fresca. Se del caso, si sarebbe potuto svernare a
Petropavlovsk.
Il Saint-Enoch fece dunque i suoi preparativi volgendosi a sud-est,
scese lungo la costa della penisola. Dopo avere doppiato la punta di
Lopatka, risal verso nord e il 4 ottobre, nel pomeriggio, fu in vista di
Petropavlovsk.
CAPITOLO IX
AL KAMCIATKA
LA LUNGA penisola siberiana del Kamciatka, bagnata dal fiume
che ne porta il nome, si sviluppa tra il mare di Okhotsk e l'oceano
Glaciale Artico. Essa non misura meno di milletrecentocinquanta
chilometri di lunghezza, con una larghezza di quattrocento.
Questa provincia appartiene ai russi dal 1806. Dopo aver fatto
parte del governo di Irkutsk, essa costituisce una delle otto grandi
regioni in cui suddivisa amministrativamente la Siberia.
Il Kamciatka relativamente poco popolato: appena un abitante
per ogni chilometro quadrato di superficie e risulta evidente che la
sua popolazione non tende ad aumentare. Sembra inoltre che il suolo
sia poco adatto alle colture, sebbene la temperatura media vi sia
meno rigida che in altre parti della Siberia. La penisola disseminata
di lave, di pietre porose e di ceneri provenienti da eruzioni
vulcaniche. La sua ossatura costituita soprattutto da una grande
catena di montagne frastagliate, che corrono da nord a sud, in
prossimit del litorale orientale, e di cui varie cime risultano molto
alte. Questa catena non si arresta all'estremo limite della penisola;
oltre il capo Lopatka, essa si prolunga, attraverso il rosario delle
Kurili, fino in prossimit delle terre del Giappone.
I porti non mancano affatto, lungo la costa occidentale, risalendo
l'istmo che unisce il Kamciatka al continente asiatico (Karajinsk,
Chalwesk, Swaschinck, Chaljulinsk, Osernowsk) ma il pi
importante senza dubbio Petropavlovsk, posto a duecentocinquanta
chilometri circa dal capo Lopatka.
in questo porto che il Saint-Enoch and ad ormeggiarsi il 4
ottobre, verso le cinque della sera. L'ancora fu affondata nella baia di
Avatcha tanto vasta da poter contenere tutte le flotte del mondo
vicino alla costa.
Il Repton vi si trovava gi, in sosta.
Se il dottor Filhiol aveva desiderato di visitare la capitale del
Kamciatka, ora il suo desiderio si poteva realizzare nelle pi
favorevoli condizioni. In quel clima salubre, da cui si sprigiona
un'aria sana e umida, raro che l'orizzonte sia perfettamente limpido.
Quel giorno, per, quando la nave entr nella baia di Avatcha, fu
possibile seguire con lo sguardo il lungo profilo del bellissimo
panorama di montagne.
In questa catena non mancano numerosi vulcani: lo Schiwelusch,
lo Schiwelz, il Kronosker, il Kortazker, il Powbrotnaja,
lAsatschinska, e infine, dietro la borgata cos pittorescamente
inquadrata, il Koriatski, bianco di neve, il cui cratere erutta vapori
fuligginosi commisti a fiamme.
Il piccolo centro, ancora allo stato rudimentale, si componeva di
un agglomerato di abitazioni di legno. Posto ai piedi di alte
montagne, sembrava una specie di giocattolo, con le casette sparse
disordinatamente. Il pezzo pi caratteristico del giocattolo era
costituito da una chiesetta di culto greco, dipinta di vermiglio, con il
tetto verde e il campanile distante una cinquantina di passi.
Due navigatori, danese l'uno, francese l'altro, hanno l'onore di un
monumento commemorativo, a Petropavlovsk: Bering e il
comandante Laprouse: una colonna per il primo, una costruzione
ottagonale, corazzata con piastre di ferro, per il secondo.
In questa provincia, il dottor Filhiol non avrebbe incontrato
fattorie agricole di qualche importanza. Grazie all'umidit
persistente, il suolo soprattutto ricco di pascoli e consente persino
due tagli l'anno. Le graminacee non vi abbondano e gli ortaggi vi
crescono mediocremente, fatta eccezione per i cavolfiori, che vi
raggiungono grandi proporzioni. Non vi si vedono che campi di orzo
e di avena, forse pi fecondi che in altre parti della Siberia
settentrionale, grazie al clima meno rigido tra i due mari che bagnano
la penisola.
Il capitano Bourcart pensava di sostare a Petropavlovsk per il
tempo strettamente necessario a procurarsi carne fresca. Riguardo
allo svernamento del Saint-Enoch, in realt, non aveva ancora deciso
nulla.
Poich si trattava di prendere una decisione definitiva,
l'argomento form oggetto di conversazione tra il signor Heurtaux e
lui.
Ecco che cosa disse il capitano Bourcart:
Non credo, in ogni caso, che si debba passare l'inverno a
Petropavlovsk, anche se la nave non ha nulla da temere dai ghiacci,
considerato che la baia di Avatcha rimane sempre libera, anche nel
periodo del freddo pi intenso.
Pensate forse di andare a Vancouver? chiese il secondo.
Forse non foss'altro che per vendervi l'olio raccolto nei
nostri barili.
che a mala pena un terzo del carico rispose il secondo.
Lo so, Heurtaux; ma perch non approfittare del prezzo che
alto? Chiss se l'anno prossimo lo sar ancora in egual misura
Non diminuir, capitano, se, come sembra, le balene vogliono
abbandonare queste acque del Pacifico settentrionale.
C' davvero qualcosa di incomprensibile rispose il signor
Bourcart. Forse le baleniere non saranno pi tentate di tornare nel
mare di Okhotsk
Se torneremo a Victoria riprese il signor Heurtaux il
Saint-Enoch vi passer l'inverno?
Lo decideremo in seguito La traversata da Petropavlovsk a
Victoria non durer meno di sei o sette settimane, per poco che sia
avversata dal cattivo tempo, e chiss se lungo il tragitto non avremo
occasione di catturare due o tre balene! Alla fin fine, bisogna pure
che siano da qualche parte, se non si incontrano pi nel mare di
Okhotsk e nella baia Margherita.
Potrebbero essersi spinte nello stretto di Bering, capitano
Certo, potrebbe darsi, Heurtaux, ma la stagione troppo
avanzata perch noi ci si possa spingere fin lass: ne saremmo
ostacolati dalla banchisa. No, cerchiamo piuttosto di dare qualche
buon colpo di fiocina durante la traversata.
A proposito fece rilevare il secondo non sarebbe
preferibile fare ritorno in Nuova Zelanda, invece di andare a
Victoria?
Ho pensato anche a questo rispose il capitano Bourcart.
Ma prima di decidere qualcosa, aspettiamo che il Saint-Enoch abbia
fatto sosta a Vancouver.
Insomma, capitano, non si tratta affatto di tornare in Europa
No non prima, comunque, di aver fatto un'intera stagione,
l'anno prossimo.
Allora, lasceremo presto Petropavlovsk! disse il signor
Heurtaux, a mo' di conclusione.
Non appena i nostri approvvigionamenti saranno al completo
rispose il signor Bourcart.
Portati a conoscenza dell'equipaggio, quei propositi riscossero
l'approvazione generale, tranne quella del bottaio.
Quel giorno, dopo averlo fatto sedere in una bettola della borgata,
dinanzi a una bottiglia di vodka, il nostromo Ollive gli chiese:
Allora, vecchio mio, che ne pensi delle decisioni prese dal
capitano?
Io dico rispose J ean-Marie Cabidoulin che il Saint-
Enoch farebbe meglio a non tornare a Vancouver.
Perch?
Perch la strada non sicura!
Vorresti svernare a Petropavlovsk?
Neppure.
E allora?
Dico che sarebbe meglio fare rotta verso il sud, per tornare in
Europa.
questo ci che pensi?
La penso cos e credo di essere nel giusto!
Il Saint-Enoch, salvo alcune riparazioni poco importanti, non
doveva che rinnovare i suoi viveri freschi e la provvista di
combustibile. Era un lavoro indispensabile, di cui l'equipaggio si
occup senza perdere tempo.
Venne notato che il Repton faceva la stessa cosa, il che rivelava
uniformit di propositi. Era dunque probabile che il capitano King
partisse tra pochi giorni. Verso quale destinazione? Il capitano
Bourcart non era riuscito a saperlo.
Il dottor Filhiol dedic le ore d'ozio di quella sosta nella visita dei
dintorni, come aveva fatto a Victoria, anche se in un raggio
infinitamente pi limitato. Dal punto di vista della facilit di
spostamento, il Kamciatka non era ancora al punto raggiunto
dall'isola di Vancouver.
La sua popolazione presentava caratteristiche molto diverse da
quelle degli indiani che abitano l'Alaska e la Columbia inglese.
Questi indigeni hanno spalle larghe, occhi sporgenti, mascelle
prominenti, labbra spesse e capelli neri: gente robusta, ma di una
bruttezza caratteristica. Com' stata saggia la natura dotandoli di un
naso piccolissimo, in un paese in cui i resti dei pesci, lasciati marcire
all'aria aperta, offendono maledettamente l'olfatto!
Il colorito degli uomini bruno-giallastro, quello delle donne
bianco, da ci che si pu giudicare. Di solito, queste maliarde si
coprono il viso con una membrana elastica, fissata con la colla, e si
imbellettano con rosso di alghe mescolato al grasso di pesce.
L'abbigliamento si compone di pelli tinte di giallo con la scorza
del salice, di camicie di tela di Russia o di Bukara e di pantaloni,
indossati dai due sessi. Sotto questo aspetto, gli abitanti della
penisola sarebbero facilmente confusi con quelli dell'Asia
settentrionale.
Del resto, i costumi locali e il modo di vivere sono gli stessi di
quelli della Siberia retta dalla potente amministrazione moscovita, e
la religione ortodossa professata da tutta la popolazione.
Occorre aggiungere che, per la salubrit del clima, i kamciatkali
godono di ottima salute e che le malattie sono rare nel paese.
I medici non vi farebbero fortuna dovette confessare a se stesso
il dottor Filhiol, vedendo uomini e donne dotati di notevole vigore e
di insolita agilit dovuti alla pratica costante degli esercizi fisici
e che non diventano mai grigi prima dei sessantanni.
La popolazione di Petropavlovsk si mostrava, d'altra parte,
ospitale e benevola; se c'era qualcosa da rimproverarle, era che
amava solo il divertimento.
E, a dire il vero, perch mai lavorare, se ci si pu nutrire con poca
fatica? Il pesce il salmone soprattutto, per non parlare dei delfini
abbonda su quel litorale, e finanche i cani se ne nutrono quasi
esclusivamente. Magri e robusti, questi cani sono impiegati per
trainare le slitte. Un istinto sicuro permette loro di orientarsi in
mezzo alle frequenti tempeste di neve. da notare, inoltre, che i
kamciatdali non sono soltanto pescatori. I quadrupedi infatti non
mancano zibellini, ermellini, lontre, renne, lupi, montoni selvaggi
e la caccia molto redditizia.
Nelle montagne della penisola si incontrano in gran numero anche
gli orsi neri. Non meno formidabili dei loro consimili della baia di
Okhotsk, non bisogna trascurare alcune precauzioni, considerato che
quando ci si avventura nei dintorni di Petropavlovsk, c' sempre da
temere il loro assalto.
La capitale del Kamciatka non contava allora pi di millecento
abitanti. Sotto Nicola I essa fu circondata da fortificazioni che,
durante la guerra del 1855, le flotte anglo-francesi congiunte
distrussero in parte. Quelle fortificazioni saranno senza dubbio
ricostruite: Petropavlovsk un punto strategico di grande
importanza, necessario alla difesa della superba baia di Avatcha,
contro ogni attacco.
L'equipaggio del Saint-Enoch cerc anche di rifare la provvista di
legna, in previsione di una lunga traversata e per il caso in cui si
catturasse qualche balena. Ma non fu cosa facile procurarsi il
combustibile sul litorale della penisola, come lo era stato sul litorale
del mare di Okhotsk.
Gli uomini dovettero allontanarsi di tre o quattro miglia per
recarsi nella foresta che ricopre le prime rampe del vulcano di
Koriatski. Fu dunque necessario organizzare un trasporto, con traini
tirati da cani, allo scopo di trasportare la legna a bordo.
Fin dal 6 ottobre, mastro Cabidoulin, il carpentiere Frut e sei
marinai, provvisti di seghe e di asce, salirono sopra un traino
noleggiato dal capitano Bourcart e che il conducente indigeno diresse
con l'abilit di un vero mujik.
Nell'uscire dalla citt, il traino segu, pi che una strada, un
sentiero che si svolgeva tra campi di avena e d'orzo. Poi si cacci
attraverso vasti pascoli bagnati da numerosi rigagnoli, e sui quali era
stata allora eseguita l'ultima falciatura. Quel mezzo di trasporto,
tirato da cani, raggiunse la foresta verso le sette e mezzo.
Non era, a dire il vero, che una fustaia di pini, di larici e di alberi
resinosi a verzura perenne. Una dozzina di baleniere avrebbero avuto
difficolt ad approvvigionarsi adeguatamente.
Il carpentiere Frut allora disse:
Non sar certo il Kamciatka che far bollire la marmitta!
C' pi legna di quella che potremo consumare rispose
Cabidoulin.
Perch?
Perch le balene sono andate al diavolo, ed inutile tagliare
alberi, quando non ci sar pi bisogno di accendere il fuoco sotto il
calderone.
Pu darsi riprese il carpentiere. Altri per non sono di
questo parere e fanno assegnamento su altri colpi di fiocina!
Un gruppo di uomini, infatti, lavorava in quel luogo, al margine
del sentiero.
Erano una mezza dozzina di marinai del Repton, i quali, gi dal
giorno precedente, avevano iniziato quel lavoro, sotto la direzione
del secondo Strok. Forse che la nave inglese avrebbe fatto vela
anch'essa per Vancouver, come il Saint-Enoch?
Dopo tutto, anche se ci fossero stati appena un centinaio di alberi,
essi sarebbero stati pi che sufficienti alle due baleniere. Gli uomini
non avrebbero perci litigato per un ramo o per una radice. N la
marmitta della nave inglese, n quella della nave francese
sarebbero rimaste in ozio per mancanza di combustibile.
Il carpentiere non port per prudenza i suoi uomini nella parte
occupata dai marinai del Repton. Non si erano frequentati in mare,
non avrebbero preso contatto neppure per terra. Con ragione il signor
Bourcart aveva raccomandato di evitare ogni contatto tra i due
equipaggi. I marinai del Saint-Enoch si posero perci all'altra
estremit del sentiero e sin dal primo giorno furono portati a bordo
due steri di legna.
Ma ecco che cosa accadde: l'ultimo giorno, nonostante i consigli
del capitano Bourcart, gli equipaggi del Repton e del Saint-Enoch per
poco non vennero alle mani per colpa di un albero.
Gli inglesi non erano per nulla tolleranti, i francesi neppure; non si
era n in Francia n in Inghilterra, ma su un terreno neutro
quant'altro mai.
S cominci con il lanciarsi parolacce, e dalle parolacce ai fatti ci
corre poco, tra marinai di nazionalit diversa. Come sappiamo, il
rancore dell'equipaggio del Saint-Enoch era gi vecchio di mesi.
Durante la disputa, che n mastro Cabidoulin n Thomas poterono
impedire, il marinaio Germinet fu spinto brutalmente dal falegname
del Repton. Quest'uomo grossolano, mezzo ubriaco di whisky e di
gin, vomit tutti gli insulti che di solito escono con abbondanza da
bocche sassoni.
I due equipaggi fecero qualche passo l'uno verso l'altro e non
parve del resto che il secondo Strok facesse il minimo sforzo per
frenare i suoi uomini; bastava un nonnulla per azzuffarsi.
Germinet, non essendo tipo da tollerare lo spintone ricevuto, si
precipit sull'inglese, gli strapp il sud-ovest e lo calpest,
gridando:
Se il Repton non ha risposto al saluto del Saint-Enoch, questo
inglese si almeno tolto il berretto dinanzi a noi!
Ben fatto! approvarono i compagni.
Quale dei due equipaggi, in egual numero, avrebbe avuto la
meglio nella lotta? I marinai, la cui animosit cresceva di momento
in momento, erano armati di asce e coltelli. Se si fossero gettati gli
uni sugli altri, sarebbe stato sparso certamente del sangue e forse ci
sarebbe scappato anche il morto.
Pertanto il carpentiere e mastro Cabidoulin cercarono subito di
calmare i loro compagni, che stavano per prendere l'offensiva. Da
parte sua anche il secondo Strok, comprendendo la gravit di una
rissa, riusc a fermare gli uomini del Repton.
In breve, furono scambiate solo delle ingiurie nelle rispettive
lingue e i francesi si rimisero al lavoro. Il lavoro, del resto, sarebbe
terminato quel giorno e agli equipaggi sarebbe venuta meno
l'occasione di un nuovo incontro.
Due ore dopo, il bottaio, il carpentiere e i loro uomini erano di
ritorno a bordo con il traino. Quando il signor Bourcart seppe ci che
era accaduto, disse:
Per fortuna, il Saint-Enoch non tarder a levare l'ancora, perch
questa faccenda potrebbe finir male!
C'era infatti da temere che i marinai delle due navi fossero indotti
a picchiarsi per le vie di Petropavlovsk, con il rischio d'essere
arrestati dalla polizia russa. Desiderosi di evitare un eventuale
scontro nelle bettole e le sue conseguenze, il capitano Bourcart e il
capitano King revocarono il permesso di scendere a terra.
Il Saint-Enoch e il Repton erano ormeggiati a meno di una
gomena l'uno dall'altro, vero; ed altrettanto vero che venivano
lanciate provocazioni che si udivano da una nave all'altra; era quindi
meglio affrettare i preparativi, caricare le ultime provviste e levare
l'ancora al pi presto: e, una volta in mare, sarebbe stato opportuno
non navigare di conserva e soprattutto non dirigersi verso lo stesso
porto.
Ma nel frattempo si verific un incidente di natura tale da fare
ritardare la partenza sia della nave francese sia della nave inglese.
Nel pomeriggio dell'8 ottobre, bench spirasse dal largo un vento
assai favorevole alla pesca, si fu molto sorpresi nel vedere le
imbarcazioni degli indigeni far forza sulle vele per raggiungere in
fretta il porto. Era stata una vera e propria fuga precipitosa, tanto che
molte imbarcazioni avevano abbandonato le reti al largo della baia di
Avatcha.
Ed ecco che cosa gli abitanti di Petropavlovsk non tardarono ad
apprendere.
A mezzo miglio al largo della baia, la flottiglia di pesca era stata
colpita da spavento alla vista di un mostro marino di dimensioni
gigantesche. Questo mostro scivolava sulla superficie del mare, che
la sua coda batteva con incredibile violenza. Senza dubbio,
bisognava pur concedere qualcosa all'immaginazione accesa e alla
paura pi che mai naturale che invase i pescatori. A sentir loro,
quell'animale non misurava meno di trecento piedi di lunghezza ed
era grosso circa quindici o venti piedi; la testa era provvista di
criniera, il corpo molto gonfio nel mezzo e aggiungevano alcuni
armato di formidabili tenaglie, come un enorme crostaceo.
Decisamente, se non era il serpente di J ean-Marie Cabidoulin, e
sempre che non si trattasse di un'illusione ottica, quelle acque, al
largo della baia di Avatcha, erano state o erano tuttora frequentate da
uno di quei prodigiosi animali ai quali non sarebbe stato pi possibile
attribuire origine leggendaria. Che fosse un'immensa alga, come
quella che il Saint-Enoch aveva incontrato al di l delle Aleutine, no
di certo; e non c'era da sbagliarsi su questo punto. S trattava
certamente di un essere vivente, dicevano i cinquanta o sessanta
pescatori rientrati nel porto. Poich aveva dimensioni enormi, doveva
possedere una tale forza che una nave come il Repton o il Saint-
Enoch non avrebbe potuto resistergli.
Il capitano Bourcart, i suoi ufficiali e il suo equipaggio si chiesero
allora se non fosse stata la presenza di un tale mostro, in quella zona
del Pacifico del nord, a provocare la fuga delle balene; se non fosse
stato quel gigante oceanico che le aveva allontanate dalla baia
Margherita prima e dal mare di Okhotsk poi il mostro di cui il
capitano dell'Iwing aveva parlato, il quale, dopo aver attraversato
quella parte dell'oceano, veniva ora segnalato nelle acque della
penisola del Kamciatka.
Ecco che cosa tutti si chiedevano, a bordo del Saint-Enoch
Aveva dunque ragione J ean-Marie Cabidoulin, contro il parere di
tutti gli altri, quando affermava l'esistenza del gran serpente di mare
o di un'altra mostruosa bestia del genere?
Ci furono vivaci e animate discussioni in proposito, sia nel
quadrato sia negli alloggiamenti dell'equipaggio.
Presi dal panico, i pescatori non avevano forse creduto di vedere
ci che non avevano visto?
Questa era l'opinione del signor Bourcart, del secondo, del dottor
Filhiol e del nostromo Ollive. I due ufficiali invece nutrivano qualche
dubbio. La stragrande maggioranza dell'equipaggio, da parte sua, non
credeva in un errore ed era certa della comparsa del mostro.
Dopo tutto disse il signor Heurtaux che la cosa sia vera o
falsa, che questo animale straordinario esista o meno, non
rimanderemo certo la nostra partenza, immagino
Non ci penso affatto rispose il capitano Bourcart. Non
c' motivo per cambiare i nostri progetti.
Diamine! esclam Romain Aliotte per mostruoso che
sia, il mostro non ingoier certamente il Saint-Enoch, come fa il
pescecane con un quarto di lardo!
D'altra parte disse il dottor Filhiol nell'interesse di tutti,
sarebbe meglio sapere come stanno effettivamente le cose
La penso anch'io cos rispose il signor Bourcart.
Dopodomani, ci metteremo in mare.
La decisione del capitano fu approvata. Quale gloria, per la nave e
per l'equipaggio, se fossero riusciti a liberare quelle acque da un
simile mostro!
Ebbene, vecchio mio disse il nostromo Ollive al bottaio
si partir in ogni caso, e se dovessimo pentircene
Sar troppo tardi rispose J ean-Marie Cabidoulin.
Allora, secondo te, non bisognerebbe navigare mai pi!
Mai pi!
Tu dai i numeri, vecchio mio
Vuoi comunque ammettere che chi aveva ragione, di noi due,
ero io?
Ma che dici rispose il nostromo Ollive, stringendosi nelle
spalle.
Ero io ad avere ragione, considerato che il serpente di mare
l
Finalmente vedremo di che cosa si tratta
Lo hanno gi visto!
Il bottaio si dibatteva, in realt, tra il timore ispirato dalla
comparsa del mostro e la soddisfazione di aver sempre creduto nella
sua esistenza.
Nell'attesa, il terrore regnava nella borgata di Petropavlovsk.
Come facile immaginare, non sarebbe stata certo quella
popolazione superstiziosa a mettere in dubbio l'arrivo dell'animale
nelle acque della Siberia. Nessuno avrebbe ammesso che i pescatori
si fossero sbagliati. Non erano certamente gli indigeni a mostrarsi
scettici dinanzi alle pi inverosimili leggende dell'oceano.
Gli abitanti, dunque, non cessavano dal sorvegliare la baia di
Avatcha, nel timore che il terribile animale vi cercasse rifugio. Se
un'enorme ondata si sollevava al largo, era il mostro che turbava
l'oceano fin nelle sue profondit! Se un formidabile rombo
attraversava lo spazio, era il mostro che batteva l'aria con la sua coda
possente! E se fosse venuto sino al porto? Se, ofidiano e sauriano
nello stesso tempo, si fosse lanciato fuori dalle acque per gettarsi
sulla citt? Non sarebbe stato meno spaventoso sulla terra che nel
mare! E come sfuggirgli?
Il Saint-Enoch e il Repton affrettavano intanto i preparativi per la
partenza. Qualunque cosa pensassero di quella creatura apocalittica,
gli inglesi avrebbero spiegato le vele, probabilmente lo stesso giorno
in cui sarebbe partita la nave francese. Poich il capitano King e il
suo equipaggio non esitavano a partire, il capitano Bourcart e i suoi
uomini non potevano che seguirne l'esempio!
Cos, la mattina del 10 ottobre, le due navi levarono l'ancora nella
stessa ora, per approfittare della marea. Poi, con la bandiera al picco,
favoriti dalla brezza di terra, attraversarono la baia di Avatcha, rotta a
est, quasi che navigassero di conserva.
Dopo tutto, in previsione di un incontro pericoloso, non avrebbero
finito per prestarsi aiuto a vicenda, nonostante la reciproca antipatia?
In preda al panico, gli abitanti di Petropavlovsk non avevano che
una sola speranza: che il mostro, dopo essersi sfogato contro il
Repton e il Saint-Enoch, abbandonasse alla fine le acque della
Siberia!
CAPITOLO X
COLPO DOPPIO
MENTRE le due navi raggiungevano il largo, a sei o sette gomene
l'una dall'altra, le acque furono sorvegliate con attenzione e
inquietudine. vero che erano gi trascorse pi di quarantotto ore e
che, dal ritorno precipitoso dei pescatori indigeni, la tranquillit della
baia non era stata mai turbata; tuttavia il terrore degli abitanti di
Petropavlovsk non era destinato a placarsi troppo presto. Non
sarebbe stato certamente l'inverno a difenderli dagli attacchi del
mostro, considerato che la baia di Avatcha non mai ricoperta dai
ghiacci. Del resto, anche se fosse gelata, per poco che il mostro
potesse muoversi in terra come in mare, la borgata non sarebbe stata
al riparo dai suoi assalti.
certo comunque che gli equipaggi non videro nulla di sospetto,
n quelli del Saint-Enoch n, senza dubbio, quelli del Repton. I
cannocchiali erano stati puntati verso tutti i punti dell'orizzonte e del
litorale, ma neppure una volta la superficie del mare rivel una
qualche agitazione sottomarina. Il mare, sotto l'azione del vento, si
gonfiava di onde lunghe, ed era gi tanto se i cavalloni si rompevano
dalla parte del largo.
Il Saint-Enoch e la sua nave compagna, se consentito darle
questo nome, avevano spiegato le vele alte e basse e procedevano
mure a sinistra. Il capitano Bourcart era al vento del capitano King, e,
orzando di un quarto, non tard ad accrescere la distanza che
separava le due navi.
All'uscita della baia, il mare apparve deserto: n fumo n vela per
tutto l'orizzonte. Sarebbero trascorse parecchie settimane,
probabilmente, prima che i pescatori della baia di Avatcha si
arrischiassero nuovamente al largo. Forse quelle acque del Pacifico
del nord sarebbero anzi state disertate per tutta la durata
dell'inverno
Trascorsero tre giorni; la navigazione era proceduta senza guasti
n incidenti. Le vedette del Saint-Enoch non avevano segnalato nulla
che indicasse la presenza del gigante oceanico che tanto atterriva
Petropavlovsk. Eppure, avevano fatto buona guardia: tre fiocinieri
sui pennoni dell'albero di maestra, dell'albero di trinchetto e di quello
di mezzana.
Ma se il gran serpente di mare non si fece vedere, purtroppo non
si fecero vedere neppure le balene e i capidogli, e il signor Bourcart
non ebbe occasione di mettere in mare le baleniere. L'equipaggio era
amareggiato, perci, al pensiero che il risultato di quella seconda
campagna sarebbe stato nullo.
Tutto questo proprio inspiegabile! non cessava di ripetere
il signor Bourcart. C' qualcosa di strano! In questo periodo
dell'anno, le balene di solito abbondano nel nord del Pacifico e si d
loro la caccia fino a met novembre Noi, invece, non ne vediamo
pi neppure una. Anzi, non si vedono pi n baleniere n balene,
come se tutte avessero abbandonato queste acque.
Tuttavia, se non sono qui, i cetacei sono certamente da un'altra
parte faceva rilevare il dottor Filhiol Immagino che nessuno
di voi creda che la specie sia scomparsa
A meno che il mostro non le abbia inghiottite tutte! rispose
l'ufficiale Aliotte.
Parola mia replic il dottor Filhiol nel lasciare
Petropavlovsk non credevo all'esistenza di questo animale
straordinario; ma ora ci credo ancora meno! I pescatori sono stati
vittima d'un'illusione. Avranno visto qualche polpo sulla superficie
del mare e il loro spavento ha dato all'animale dimensioni
gigantesche! Un serpente di mare lungo trecento piedi cosa da
leggenda, degna di essere inviata al vecchio Constitutionnel!
Ma non tutti la pensavano cos, a bordo del Saint-Enoch. I mozzi e
la maggior parte dei marinai prestavano orecchio al bottaio, il quale
non cessava dallo spaventarli con racconti da fare rizzare i capelli
anche sul capo dei calvi, come diceva il falegname Frut. Ma,
continuando a non veder nulla, non si sarebbe finito con il non
crederci?
J ean-Marie Cabidoulin non si dava per vinto. Secondo lui, i
pescatori di Petropavlovsk non si erano sbagliati. Il mostro marino
esisteva realmente, e non nella fantasia di quella povera gente. Il
bottaio non aveva avuto bisogno di quel nuovo incontro per
confortare la sua certezza. Alle beffe che gli venivan rivolte, quel
giorno rispose:
Il Saint-Enoch forse non vedr l'animale, forse non lo trover
sulla sua rotta, ma non per questo le cose cambieranno Gli
indigeni lo hanno visto, altri lo vedranno ancora e forse non se la
caveranno a buon mercato. Io sono certo che anche noi
Quando? gli chiese il nostromo Ollive.
Pi presto di quanto tu creda afferm il bottaio. E per
nostra disgrazia
Scommettiamo una bottiglia di ratafi, vecchio mio, che non
vedremo neppure l'estremit della coda del tuo serpente, prima
dell'arrivo del Saint-Enoch a Vancouver?
Puoi scommetterne due, tre, mezza dozzina, se vuoi
Perch?
Perch non le pagherai mai, n a Victoria n altrove!
Nel pensiero del testardo J ean-Marie Cabidoulin quella risposta
significava che il Saint-Enoch non avrebbe fatto pi ritorno da
quell'ultimo viaggio.
Nel corso della mattinata del 13 ottobre, le due navi si perdettero
di vista. Da ventiquattro ore non seguivano pi la stessa rotta: il
Repton, serrato il vento, si trovava a una latitudine pi alta.
Il tempo si manteneva sempre al bello, con mare molto calmo. Il
vento mutava da sud-ovest a nord-ovest ed era quindi favorevole a
quella navigazione verso le terre americane. I calcoli dicevano al
capitano Bourcart che la nave si trovava allora a quattrocento leghe
dalla costa asiatica, e cio a circa un terzo della traversata.
Il Pacifico era completamente deserto, da quando la baleniera
inglese s'era messa a filare verso nord. Per quanto lontano si
spingesse lo sguardo, nulla si vedeva sull'immensa distesa del mare,
appena turbato dalla scia della nave. Gli uccelli pi possenti non si
spingevano pi a cos grande distanza dalla costa. Se il vento fosse
durato, il Saint-Enoch non avrebbe tardato ad avvistare le Aleutine.
Bisogna notare che dalla partenza in poi le lenze buttate allo
strascico non avevano pi dato pesci di nessun genere. Il cibo si
riduceva perci alle sole provviste di bordo. Di solito per le navi
facevano buona pesca in quella parte dell'oceano. Vi prendevano a
centinaia tonni, gronghi, gattucci, angeli, spares, orate e altre specie.
Navigavano persino tra frotte di squali, di marsovini, di delfini e di
pescispada. Ora, fatto stranissimo, sembrava che ogni specie vivente
avesse abbandonato quelle acque.
Le vedette, del resto, non segnalavano neppure la presenza di
animali eccezionali per forma e dimensione, che certamente non
sarebbero sfuggiti agli occhi attenti di J ean-Marie Cabidoulin. Seduto
sulla scassa del bompresso, facendo solecchio per vedere meglio,
costantemente in osservazione, non rispondeva neppure a chi gli
rivolgeva la parola. Ci che i marinai gli sentivano mormorare era
per s, non per gli altri.
Nel pomeriggio del 13, verso le tre, con grandissimo stupore degli
ufficiali e dell'equipaggio, si ud un grido provenire dai pennoni
dell'albero di maestra:
Balena a dritta verso poppa!
Il fiociniere Durut aveva scorto in quel momento un cetaceo, al
largo del Saint-Enoch.
In direzione nord-est, infatti, una massa nerastra si cullava al
movimento dell'onda lunga.
Tutti i cannocchiali furono subito rivolti verso quella massa
Ma, per prima cosa, il fiociniere non si era per caso sbagliato? S
trattava proprio di una balena o dello scafo di una nave che aveva
fatto naufragio? Da ogni parte vennero scambiate frasi come queste:
Se si tratta d'una balena disse l'ufficiale Aliotte bisogna
dire che non si muove affatto.
Forse che si prepari all'immersione? fece l'ufficiale
Coquebert.
A meno che non stia dormendo rispose il signor Heurtaux.
In ogni caso, meglio sapere che cos' riprese Romain
Aliotte. Se il capitano vuol darci i suoi ordini
Il capitano Bourcart non rispose. Continuava ad osservare
l'animale con il cannocchiale.
Accanto a lui, appoggiato al parapetto, il dottor Filhiol guardava
con non minore attenzione. Poi disse:
Potrebbe trattarsi di un'altra balena morta, come quella che
abbiamo gi incontrato!
Morta? esclam l'ufficiale Aliotte.
Potrebbe non essere neppure una balena aggiunse il
capitano Bourcart.
Che cosa potrebbe essere, allora, secondo voi? chiese
l'ufficiale Coquebert.
Un rottame una nave abbandonata-Dei resto, sarebbe stato
difficile pronunciarsi, considerato che la massa galleggiava a non
meno di sei miglia dal Saint-Enoch.
Capitano riprese l'ufficiale Aliotte.
S fece il signor Bourcart, il quale si era reso conto
dell'impazienza del giovane ufficiale.
E subito ordin di dirigere la prua su quella massa galleggiante.
Le scotte tese, barra sotto, la nave cambi lievemente direzione
dirigendosi verso nord-est.
Prima delle quattro, il Saint-Enoch era a mezzo miglio
dall'animale.
Era impossibile sbagliarsi: non era uno scafo alla deriva, ma
proprio un cetaceo di grande dimensione, di cui non si poteva ancora
dire se era vivo o morto.
Il signor Heurtaux lasci ricadere il cannocchiale e disse:
Se quella balena addormentata, non faremo fatica a colpirla.
Le baleniere del secondo e dei due ufficiali furono destinate a
puntare verso l'animale. Se era vivo, gli avrebbero dato la caccia; se
era morto, l'avrebbero rimorchiato fino al Saint-Enoch. Avrebbe reso
sicuramente un centinaio di barili; di rado il signor Bourcart ne aveva
incontrato uno di quelle dimensioni.
Le tre imbarcazioni vennero calate in mare, mentre la nave fu
messa in panna.
Questa volta gli ufficiali, lasciando da parte ogni amor proprio,
non avrebbero cercato di superarsi l'un l'altro. Issate le vele, le
baleniere filarono di conserva, tuffando in acqua i remi soltanto un
quarto di miglio prima di accostare la balena. Poi si separarono, in
modo da tagliarle la strada qualora cercasse di prendere la fuga.
Quelle precauzioni non furono per necessarie, perch quasi
subito il secondo grid:
Non c' da temere che scappi o che si immerga!
N che si svegli! aggiunse l'ufficiale Coquebert. morta.
Pare che qui non ci siano pi che balene morte disse
Romain Aliotte.
Ormeggiamola, comunque disse il signor Heurtaux. Ne
vale la pena!
Era un enorme balenotto che non sembrava in stato di avanzata
decomposizione; la sua morte risaliva forse a sole ventiquattr'ore
prima. Da quella massa galleggiante non si sprigionava infatti nessun
fetore.
Quando le baleniere fecero il giro dell'animale, ci si accorse che
purtroppo il cetaceo aveva un largo strappo sul fianco sinistro. Le sue
viscere erano sparse sulla superficie del mare. Mancava parte della
coda e la testa presentava i segni di una forte collisione. La bocca,
spalancata, era sprovvista dei fanoni: scollatisi dalle gengive, essi
erano colati a picco. Il grasso di quel corpo dilaniato e imbevuto
d'acqua non aveva ormai pi nessun valore.
Peccato! disse il signor Heurtaux. Non c' pi nulla da
ricavare da questa carcassa!
Allora non vale pi neppure la pena che la si prenda a
rimorchio fece l'ufficiale Aliotte.
No disse il fiociniere Kardek. in tale stato che ne
perderemmo la met strada facendo!
Torniamo al Saint-Enoch! ordin il signor Heurtaux.
Le tre baleniere ripresero i remi, vogando controvento, mentre la
nave, spiegate le vele, si avvicinava. Poco dopo li raggiunse e li iss
a bordo.
Dopo aver ascoltato il rapporto fattogli dal secondo, il signor
Bourcart disse:
Era dunque un balenotto?
S, signor Bourcart.
E non era stato fiocinato?
No dichiar il signor Heurtaux. La fiocina non produce
ferite di quella specie. S direbbe invece che l'animale sia stato
sfracellato
Sfracellato? E da chi?
Non c'era da chiederlo al bottaio S sa gi che cosa avrebbe
risposto. Aveva dunque ragione, contro il parere di tutti? Quelle
acque erano davvero devastate da un mostro marino di dimensioni
straordinarie e di prodigioso vigore?
La navigazione prosegu e non era certo del tempo che il capitano
Bourcart avrebbe potuto lagnarsi. Mai traversata fu meglio favorita
dal vento: sarebbe stata certamente di breve durata. Se le condizioni
atmosferiche non fossero mutate, il Saint-Enoch avrebbe impiegato,
per raggiungere Vancouver, solo i tre quarti del tempo impiegato per
recarsi alle Kurili. Se avesse fatto buona pesca in quei paraggi,
sarebbe arrivato ancora in tempo per vender bene il suo olio sul
mercato di Victoria.
La sfortuna aveva voluto che la campagna non fosse stata
redditizia n nel mare di Okhotsk n dopo la partenza da
Petropavlovsk. Gli uomini non avevano accesa la marmitta
neppure una volta e ben due terzi dei barili erano rimasti vuoti.
Bisognava fare buon viso a cattiva sorte e rassegnarsi, nella
speranza che tra qualche mese ci si sarebbe rifatti nelle acque della
Nuova Zelanda.
Il nostromo Ollive ripeteva perci ai mozzi, che non avevano
certo l'esperienza dei marinai:
Vedete, ragazzi, il mestiere fatto cos! Un anno va bene e un
anno non va bene; non c' n da meravigliarsene n da perdere la
fiducia! Non sono le balene che corrono dietro alle navi, ma le navi
che corrono dietro alle balene, e quando queste prendono il largo, la
furbizia consiste nel sapere dove ritrovarle. Fate provvista di
pazienza, dunque Cacciatela nel vostro sacco, metteteci sopra il
fazzoletto e state ad aspettare!
Parole sagge pi che mai; perci era meglio ascoltare ci che
diceva il nostromo Ollive che non quello che diceva mastro
Cabidoulin, con il quale il primo chiudeva sempre la conversazione
dicendo:
La scommessa vale ancora?
Sempre! rispondeva il bottaio.
Sembrava, in verit, che pi si procedeva innanzi e pi le cose
davano ragione a J ean-Marie Cabidoulin. Se il Saint-Enoch non
incontr pi neppure una balena, per contro furono visti galleggiare
resti di lance e scafi di navi alla deriva. Ed una cosa era da notare:
pareva che quelle navi si fossero schiantate in seguito a una
collisione. Se l'equipaggio le aveva abbandonate, voleva dire che non
potevano pi tenere il mare.
Nella giornata del 20 ottobre la monotonia della traversata fu rotta
dall'occasione che si offr al Saint-Enoch di riempire una parte dei
barili della stiva.
Poich sin dal giorno prima il vento era un po' diminuito, il
capitano Bourcart aveva dovuto far spiegare le vele di straglio e gli
scopamare. Un bel sole rischiarava il cielo sgombro di nuvole e
l'orizzonte si disegnava, purissimo, in tutto il suo perimetro.
Verso le tre, il capitano Bourcart, il dottor Filhiol e gli ufficiali
stavano chiacchierando sotto la tenda del casseretto, quando un grido
echeggi nuovamente:
Balena in vista!
Quel grido, proveniente dai pennoni dell'albero di maestra, era
stato lanciato dal fiociniere Ducrest.
In quale direzione? chiese il nostromo.
A tre miglia sottovento.
Non c'era dubbio, questa volta: uno zampillo si innalzava in quella
direzione, al disopra del mare. L'animale, risalito in superficie dopo
l'immersione, era stato avvistato da Ducrest proprio quando emetteva
la colonna d'aria e d'acqua. Un secondo zampillo non tard a seguire
il primo.
Non ci si stupir del fatto che l'ufficiale Aliotte facesse allora
questa osservazione:
Almeno questa non morta!
No disse il signor Heurtaux e non dev'essere neppure
ferita: il suo zampillo bianco.
Tre baleniere in mare! ordin il signor Bourcart.
Mai si erano avute circostanze pi favorevoli per dare la caccia:
mare liscio, un po' di vento per gonfiare le vele delle imbarcazioni,
ancora molte ore di luce, che avrebbero consentito di prolungare
l'inseguimento.
In pochi minuti, le baleniere del secondo e degli ufficiali furono
calate in acqua, con il solito armamento. In ciascuna presero posto
Heurtaux, Coquebert, Aliotte, un marinaio al timone, quattro ai remi,
i fiocinieri Kardek, Durut e Ducrest a prua. Poi esse mossero
rapidamente in direzione nord-est.
Il signor Heurtaux raccomand ai due ufficiali di essere molto
prudenti: non bisognava spaventare la balena, ma cercare di coglierla
di sorpresa. Pareva di grandi dimensioni e a volte l'acqua battuta da
un formidabile colpo di coda raggiungeva una notevole altezza.
Il Saint-Enoch, con poche vele quelle di gabbia e di trinchetto
si avvicinava lentamente.
Le tre baleniere avanzavano di pari passo e per precisa
raccomandazione del signor Bourcart non dovevano cercare di
sorpassarsi. Bisognava essere insieme nel momento d'attaccare
l'animale.
L'ufficiale Aliotte dovette moderare quindi l'impazienza e ci fece
non senza sforzo, tanto che il signor Heurtaux fu costretto pi volte a
gridargli:
Non abbiate fretta, Aliotte: mantenetevi nella fila!
Quando era stata avvistata, la balena emergeva a circa tre miglia
dalla nave, distanza che le imbarcazioni ricoprirono agevolmente in
mezz'ora.
Le vele furono allora ammainate e gli alberi coricati sotto i
banchi, in modo da non ostacolare la manovra. Ogni fiociniere aveva
a sua disposizione due fiocine, una delle quali di ricambio. Le lance
ben appuntite e gli affilati coltellacci erano a portata di mano. Ci si
assicur che le sagole, dugliate nelle tinozze, non si imbrogliassero
nell'attraversare la gola guarnita di piombo della prua e che si
sarebbero svolte facilmente sul montante fissato dietro il ponte. Se
l'animale catturato fosse fuggito in superficie, o si fosse immerso, gli
sarebbe stata data la sagola.
Il balenotto, della specie dei culammaks, non misurava meno di
ventotto o ventinove metri. Con le pinne pettorali lunghe tre metri e
una pinna caudale triangolare di sei o sette metri, doveva pesare
quasi un centinaio di tonnellate.
Il culammak non dava segno d'inquietudine: si abbandonava al
dondolio dell'onda lunga, con la testa enorme verso il largo delle
imbarcazioni. Per certo, J ean-Marie Cabidoulin avrebbe detto che se
ne sarebbero ricavati almeno duecento barili di olio.
Le tre baleniere una per fianco e la terza dietro, pronta a
spostarsi a destra o a sinistra erano giunte accanto all'animale senza
svegliarne i sospetti.
Durut e Ducrest, in piedi sul ponte, palleggiavano la fiocina, in
attesa di lanciarla al disotto delle pinne natatorie della balena, in
modo da ferirla mortalmente. Se fosse stata raggiunta da due colpi, la
sua cattura sarebbe stata ancora pi certa. Nel caso che una sagola si
fosse rotta, essa sarebbe stata trattenuta dall'altra, senza il rischio di
perderla durante l'immersione.
Ma nel momento in cui la baleniera dell'ufficiale Aliotte stava per
accostarlo e prima che il fiociniere potesse colpirlo, il culammak si
volt bruscamente, con il pericolo di schiacciare l'imbarcazione; poi
si immerse, non senza aver dato prima un colpo di coda cos violento
da far schizzare l'acqua fino a venti metri lontano.
I marinai si misero a gridare:.
Diavolo d'una bestia!
Ecco che scappa via!
Non ha avuto neppure un colpo di lancia nel grasso!
E niente sagola da filargli dietro!
Quando torner a galla?
E dove?
Di sicuro c'era solo una cosa: che ci sarebbe voluto almeno
mezz'ora perch risalisse a galla: lo stesso tempo trascorso dal suo
primo zampillo.
Dopo il tumultuoso sconvolgimento prodotto dal colpo di coda, il
mare si era di nuovo fatto calmo. Le tre baleniere tornarono a
riunirsi; il signor Heurtaux e i due ufficiali erano ben decisi a non
abbandonare quella bella preda.
Ora non c'era che da aspettare la risalita del culammak che non si
poteva pi seguire a filo di sagola. C'era solo da sperare che
riemergesse sottovento, perch le baleniere potessero seguirlo con la
vela e con i remi.
Peraltro, non si vedevano altri cetacei in quei paraggi.
Le quattro erano trascorse da poco, quando il culammak
riapparve. In quell'istante, il cetaceo lanci due zampilli enormi che
fischiarono come mitraglia.
Era lontano dalle baleniere appena mezzo miglio sottovento.
Issate le vele, armate i remi, avanti! grid il signor
Heurtaux. Un minuto dopo, le imbarcazioni filavano nella direzione
voluta. L'animale continuava tuttavia ad allontanarsi verso nord-est;
con il dorso fuori dell'acqua, nuotava con una certa velocit.
Il vento, un po' cresciuto, permetteva alle baleniere di guadagnare
sensibilmente terreno.
Da parte sua, il capitano Bourcart, temendo che le imbarcazioni
potessero essere trascinate lontano, fece orientare le vele, allo scopo
di non perderle di vista. Il cammino percorso verso nord-est sarebbe
stato un risparmio di tempo e di fatica, quando le baleniere avrebbero
cercato di raggiungere la nave con l'animale a rimorchio.
La caccia prosegu in quelle condizioni. Il culammak continuava a
fuggire e i fiocinieri non riuscivano ad accostarlo abbastanza per
colpirlo.
Con solo i loro remi, certo che le baleniere non avrebbero potuto
mantenere a lungo quell'andatura. Per fortuna, il vento venne loro in
aiuto e il mare si prestava a una rapida marcia. Ma la notte non
avrebbe costretto il signor Heurtaux e i suoi uomini a tornare al
Saint-Enoch? Essi non avevano cibo sufficiente per restare lontano
sino al giorno dopo. Se il balenotto non fosse stato raggiunto prima
del crepuscolo, sarebbe stato necessario rinunciare a continuare la
caccia.
Ora, sembrava proprio che le cose sarebbero andate cos. Erano
quasi le sei e mezzo, quando il fiociniere Durut, rimasto in piedi sul
ponte, grid:
Nave a prua!
Il signor Heurtaux si rizz proprio nel momento in cui gli ufficiali
Coquebert e Aliotte cercavano con lo sguardo la nave segnalata.
Un tre alberi, stringendo il vento il pi possibile, era apparso a
quattro miglia, direzione nord-est.
Era una baleniera, senza ombra di dubbio. Forse anche le sue
vedette avevano avvistato il culammak, che si trovava a mezza strada
tra le baleniere e la nave.
A un tratto, Romain Aliotte abbass il cannocchiale ed esclam:
il Repton!
proprio il Repton! rispose il signor Heurtaux. Pare che
voglia tagliarci la strada.
Con le mure a sinistra aggiunse Yves Coquebert.
Vuol venire a salutarci! rispose ironicamente l'ufficiale
Aliotte. Erano passati otto giorni da quando la nave inglese e quella
francese si erano separate, dopo aver lasciato insieme Petropavlovsk.
Il Repton aveva messo la prua pi a nord, probabilmente con
l'intenzione di raggiungere il mare di Bering. Ed ecco che riappariva,
ora, in quella zona di mare, dopo avere rinunciato, forse, a doppiare
le estreme punte delle isole Aleutine.
Il capitano King voleva dunque, anche lui, inseguire il balenotto a
cui le baleniere del Saint-Enoch davano da tre lunghe ore la caccia?
Se ne ebbe certezza quando il fiociniere Kardek disse al signor
Heurtaux:
Mettono in mare le loro imbarcazioni
Non c' dubbio: vogliono catturare la balena disse
Coquebert.
Non l'avranno! rispose Romain Aliotte, con fermezza.
I compagni gli fecero coro, e ci non deve sorprendere.
Nel frattempo, sebbene il mare cominciasse a oscurarsi, le
baleniere del Repton filavano a grande velocit verso il culammak,
ora immobile, quasi non sapesse decidersi se fuggire in direzione est
od ovest. A loro volta, gli uomini del Saint-Enoch facevano forza sui
remi per precederli, anche perch, essendo caduto il vento, era stato
necessario ammainare le vele.
Forza, ragazzi, forza! ripetevano il signor Heurtaux e gli
ufficiali, incoraggiando i loro uomini con la voce e con il gesto.
Questi ultimi, facendo forza sui remi, gridavano:
No! Non l'avranno! Non l'avranno!
La distanza che separava le baleniere dal cetaceo, da una parte e
dall'altra, era quasi eguale. C'era da credere che le imbarcazioni
raggiungessero il balenotto contemporaneamente, a meno che il
cetaceo non fosse scomparso in un'ultima immersione.
superfluo dire che ora non si trattava pi di starsene in fila,
come aveva ordinato il signor Heurtaux; ogni imbarcazione spingeva
a pi non posso, per conto proprio. Come al solito, l'ufficiale Aliotte
manteneva il primo posto e non cessava dal ripetere:
Forza, ragazzi, forza!
Da parte loro, gli inglesi guadagnavano rapidamente terreno e
anche il culammak tendeva ad avvicinarsi ad essi.
Prima d'una decina di minuti, del resto, la faccenda sarebbe stata
risolta: o l'animale veniva colpito o sarebbe scomparso sott'acqua.
Pochi istanti dopo, le sei baleniere si trovarono di fronte, le une e
le altre a meno d'una gomena. Che sarebbe accaduto, data l'animosit
degli equipaggi?
Questa bestiaccia vuole dunque portare il suo olio agli inglesi?
disse un marinaio della baleniera del signor Coquebert, vedendo
la balena dirigersi verso il Repton.
Ma non fu cos; il culammak si arrest quando le imbarcazioni
non ne erano pi che a un centinaio di piedi da lui. Nell'intento di
sfuggire pi facilmente, il bestione si stava forse preparando a sparire
sott'acqua
In quel momento, Ducrest della baleniera di Aliotte brand la
fiocina e la lanci, mentre il fiociniere della baleniera di Strok, del
Repton, lanciava la sua.
Il culammak fu colpito. Uno zampillo di sangue si innalz dai suoi
sfiatatoi. Soffi rosso, batt il mare con un ultimo colpo di coda e
dopo essersi voltato sul ventre, rimase immobile.
Ma, di quel doppio colpo, quale era quello che lo aveva colpito
mortalmente? Quale dei due fiocinieri lo aveva assestato?

CAPITOLO XI
TRA INGLESI E FRANCESI
L'OSTILIT che esisteva tra gli equipaggi del Repton e del Saint-
Enoch ebbe modo di manifestarsi decisamente nell'attuale
circostanza.
Che la balena fosse stata avvistata inizialmente dalle vedette del
Saint-Enoch, che i francesi fossero stati i primi a mettersi al suo
inseguimento, ci non poteva mettersi in dubbio. Era evidente che tre
ore prima le baleniere del secondo e degli ufficiali erano state messe
in mare per dare la caccia al culammak. Se fosse stato colpito dove
allora si trovava, esso non sarebbe stato segnalato dalle vedette della
nave inglese, che non era ancora apparsa al largo. Ma l'animale era
fuggito verso il nord-est, dove, due ore dopo, sarebbe apparso il
Repton. Sebbene l'animale fosse gi inseguito dalle imbarcazioni
francesi, il capitano King aveva allora messo in mare le sue
baleniere.
Le due fiocine avevano colpito simultaneamente, tuttavia quella
dell'inglese aveva ferito il culammak solo nella parte posteriore, l
dove comincia la coda, mentre quella di Ducrest aveva colpito la
pinna sinistra, era penetrata fino al cuore e costretto l'animale a
soffiare rosso.
Pur ammettendo, del resto, che fosse equo fare parti eguali tra le
due navi, ciascuna di esse non avrebbe avuto che da rallegrarsi di
quella cattura. N il Saint-Enoch n il Repton avevano ancora
catturato, in quell'ultima stagione, un balenotto che potesse
paragonarsi a quello.
inutile dire che n francesi n inglesi volevano consentire a
quella divisione; senza dubbio, una delle due fiocine aveva prodotto
una ferita mortale colpo fortunatissimo e molto raro ma anche
l'altra aveva colpito l'animale.
Deriv da questa circostanza che nel momento in cui gli uomini
del signor Heurtaux si preparavano a passare il cavo intorno alla coda
per rimorchiare l'animale, anche quelli del signor Strok si
disponevano a fare la stessa cosa.
Fu allora che gli inglesi, in un linguaggio inintelligibile ma che i
francesi in gran parte comprendevano, cominciarono a gridare:
Via le lance del Saint-Enochl Via! Ed ecco Aliotte replicare
subito:
Andate via voi!
Questa balena ci appartiene di diritto dichiar il secondo del
Repton.
No, appartiene a noi! nostra buona preda! afferm il
signor Heurtaux.
Ormeggia! ormeggia! ordin il signor Strok, ordine subito
ripetuto ai suoi dal secondo del Saint-Enoch.
Nello stesso tempo, la baleniera dell'ufficiale Aliotte accostava il
bestione e l'ormeggiava, cosa che fu fatta anche dai marinai del
Repton.
Se le tre baleniere degli inglesi e le tre baleniere dei francesi si
fossero messe a tirare, non soltanto l'animale non sarebbe stato
trascinato n al Saint-Enoch n al Repton, ma gli ormeggi non
avrebbero tardato a spezzarsi per la doppia trazione in senso opposto.
E proprio quello che accadde, dopo ripetuti sforzi simultanei.
Allora le baleniere rinunciarono concordemente a quella fatica e
manovrarono fino a trovarsi l'una accanto all'altra.
Nella disposizione d'animo in cui gli uomini si trovavano, c'era
motivo di credere che gli equipaggi sarebbero venuti alle mani. Le
armi non mancavano: fiocine di ricambio, lance e coltellacci, senza
contare il coltello da tasca, dal quale il marinaio non si separa mai.
La lite sarebbe degenerata in battaglia. Ci sarebbe stato spargimento
di sangue, in attesa che le navi si fossero schierate in favore delle
proprie imbarcazioni.
In quel momento, il secondo Strok, con gesto minaccioso e con
voce irritata, si rivolse al signor Heurtaux, di cui parlava
correntemente la lingua, e disse:
Avreste la pretesa di contestare che questa balena ci
appartiene? Vi prevengo che non tollereremo
Su che cosa fondate questa vostra pretesa? rispose il signor
Heurtaux, dopo aver fatto segno ai suoi di lasciarlo parlare.
Ci chiedete su che cosa fondata? riprese il secondo del
Repton.
Ve lo chiedo!
Sul fatto che la balena veniva verso di noi e che voi non
avreste potuto raggiungerla, se non le avessimo sbarrato il cammino.
E io asserisco che da oltre due ore le nostre baleniere la
inseguivano.
Dopo le nostre dichiar il signor Heurtaux.
No! disse il signor Strok.
In ogni caso, essa stata avvistata prima dal Saint-Enoch,
quando la vostra nave non era ancora in vista.
E che importa, se non avevate potuto accostarla fino a poterla
colpire?
Le vostre sono solo parole! rispose il signor Heurtaux, il
quale cominciava a scaldarsi. Dopo tutto, la balena non di chi la
vede, ma di chi la uccide.
La nostra fiocina, non dimenticatelo, stata lanciata prima
della vostra! asser il signor Strok.
vero! vero! gridarono gli inglesi, che gi brandivano le
armi.
Non vero affatto! risposero i francesi, minacciando gli
uomini del Repton.
Questa volta, il signor Heurtaux non avrebbe potuto imporre loro
il silenzio. Forse non sarebbe riuscito neppure a trattenerli
Gli uomini, infatti, erano pronti a lanciarsi gli uni sugli altri.
Il signor Heurtaux volle tentare un ultimo sforzo e disse perci al
secondo del Repton:
Ammettendo, cosa che non , che la vostra fiocina sia stata
lanciata prima della nostra, essa non ha potuto provocare una ferita
mortale; la nostra quella che ne ha provocato la morte.
Ci pi facile a dirsi che a provarsi!
Dunque, non volete cedere?
No! urlarono gli inglesi.
La collera era giunta a tal punto che agli equipaggi non rimaneva
che battersi.
Una circostanza stava per per mettere i marinai del Repton in
stato di inferiorit, se non all'inizio, almeno nel prosieguo della lotta.
Se fossero venuti alle mani, i francesi avrebbero finito per
costringerli a battere in ritirata.
Il Repton, che tonneggiava sottovento, non aveva potuto
avvicinarsi, infatti, a causa del poco vento, ed era ancora a un miglio
e mezzo di distanza, mentre il Saint-Enoch era a poche gomene dalle
baleniere. Era quanto aveva gi notato il signor Strok e ci lo fece
esitare a dare battaglia.
Da gente pratica, gli inglesi capirono che non avrebbero potuto
spuntarla, in quelle svantaggiose condizioni. Tutto l'equipaggio del
Saint-Enoch sarebbe piombato su di loro ed essi sarebbero stati
battuti prima che il Repton avesse potuto venir loro in aiuto. Del
resto, il capitano Bourcart metteva gi in mare la quarta baleniera: un
rinforzo d'una decina di uomini era pertanto in arrivo.
Fu allora che il signor Strok ordin ai suoi uomini, che gi si
vedevano a mal partito:
Tutti a bordo!
Ma prima d'abbandonare la balena aggiunse con un tono in cui la
collera era pari al dispetto:
Vi ritroveremo!
Quando vorrete! rispose il signor Heurtaux.
I suoi compagni, intanto, non si facevano scrupolo di ripetere:
Battuti gli english battuti!
Le baleniere del signor Strok si diressero, a forza di remi, verso il
Repton, lontano allora un buon miglio.
Restava da sapere se il signor Strok avesse proferito vane minacce
o se la faccenda sarebbe stata regolata definitivamente tra le due
navi.
Il capitano Bourcart, che aveva preso posto nella quarta baleniera,
sopraggiunse in quel momento.
Fu subito messo al corrente dell'accaduto e dopo aver approvato la
condotta del signor Heurtaux, si limit a rispondere:
Se il Repton vorr discutere, il Saint-Enoch discuter!
Nell'attesa, amici miei, ormeggiate la balena.
Quelle parole, rispondendo al sentimento di tutti, suscitarono
nell'equipaggio numerose e rumorose acclamazioni, le quali non
mancarono di giungere all'orecchio degli inglesi. Il Repton non aveva
risposto al loro saluto! Ebbene, i marinai francesi ora lo salutavano
con beffe non meno salate dell'acqua del Pacifico!
Il balenotto fu preso a rimorchio; il suo peso era tale che i marinai
delle quattro imbarcazioni dovettero faticare non poco per condurlo
sino al Saint-Enoch.
Il nostromo Ollive, il falegname Frut e il fabbro Thomas si erano
portati sul castello di prua. J ean-Marie Cabidoulin espresse il parere
che il culammak avrebbe dato duecento barili di olio. Con quello che
il Saint-Enoch aveva gi nella stiva, l'insieme avrebbe fatto circa
met del carico.
Ebbene, che ne dici, vecchio mio? chiese mastro Ollive al
bottaio.
Dico che sar dell'olio ottimo, da buttare in mare nel corso
della prossima tempesta rispose mastro Cabidoulin.
Quando giungeremo a Vancouver, vedrai che non avremo un
solo barile vuoto! La scommessa vale sempre?
Sempre!
Un mozzo aveva allora battuto le sette e mezzo della sera; era
troppo tardi, ormai, per issare la balena. Ci si content quindi di
ormeggiarla contro il fianco della nave. Il giorno dopo, all'alba,
l'equipaggio avrebbe proceduto al suo spezzettamento e poi alla
fusione del grasso: non ci sarebbe voluto meno di due giorni per
portare a termine quel lavoro.
In conclusione, non c'era che da rallegrarsi. La traversata da
Petropavlovsk a Victoria avrebbe consentito al signor Bourcart di
riportarvi mezzo carico. Era quanto di meglio si potesse sperare, in
quelle circostanze. Poich bisognava ritenere che i prezzi non fossero
diminuiti, sul mercato di Victoria, questa seconda campagna avrebbe
dato anch'essa un buon guadagno.
Il Saint-Enoch, d'altra parte, non aveva fatto nessun cattivo
incontro. Invece d'incappare nel mostro marino, segnalato dai
pescatori kamciatdali, aveva catturato quel magnifico culammak!
A notte fatta, imbrogliate le vele, il tre alberi non ebbe pi che da
aspettare il levar del sole.
Alla sera, il vento si sentiva appena. Il mare era calmissimo. Il
rullio cos poco accentuato da non lasciar temere nulla per gli
ormeggi che trattenevano la balena. Sarebbe stata una grossa perdita
e una cosa assai spiacevole se per caso, nel corso della notte, essa
fosse finita in fondo al mare!
Fu necessario prendere qualche precauzione, o quanto meno
curarne la sorveglianza: il capitano King non avrebbe forse dato
seguito alle minacce del suo secondo e tentato di portarsi via il
culammak, attaccando il Saint-Enoch?
Credete veramente che ci sia da temere il loro attacco?
chiese il dottor Filhiol.
Parola mia, con gli inglesi non si sa mai! dichiar l'ufficiale
Coquebert.
Una cosa certa aggiunse il signor Heurtaux. Sono
andati via molto arrabbiati.
Li capisco disse l'ufficiale Aliotte. Hanno perso un bel
boccone!
Non mi sorprenderebbe, perci, se tornassero disse
Heurtaux.
Vengano pure! rispose il capitano Bourcart. Saremo
pronti a riceverli!
Parlava cos perch poteva contare sul suo equipaggio. Non era la
prima volta che, per un colpo di fiocina contestato, sorgessero liti tra
i balenieri: liti spesso aggravate da spiacevolissime violenze.
Una severa sorveglianza fu dunque disposta a bordo del Saint-
Enoch e gli uomini fecero buona guardia. Se per mancanza di vento
il Repton non poteva raggiungere il Saint-Enoch senza grandi
difficolt, poteva per mandare sempre le sue imbarcazioni: non
bisognava perci, per nessun motivo, farsi sorprendere con il favore
della notte.
Del resto, la nebbia fittissima, che verso le dieci avvolse quelle
acque, diede sicurezza alla nave francese: non sarebbe stato facile
ritrovare il posto in cui il Saint-Enoch era in panna.
Le ore trascorsero senza allarmi. Quando torn il sole, la nebbia,
che non si era affatto diradata, avrebbe celato il Repton anche se
fosse stato a solo mezzo miglio di distanza.
Ma forse gli inglesi non avevano rinunciato a dare esecuzione alle
loro minacce e avrebbero attaccato non appena la nebbia si fosse
diradata. Ma non sarebbe stato certamente il vento ad aiutarli. Infatti
non spirava alito di vento e lo stato dell'atmosfera non mut durante
tutta la mattina. L'equipaggio del Saint-Enoch pot dunque rimettersi
al lavoro, senza timore di essere disturbato.
All'alba del 21 ottobre il signor Bourcart aveva dato il via
all'operazione di sollevamento della balena, con l'ordine di far presto.
Due cavi furono tesati e il nostromo e gli uomini si diedero il cambio
all'argano.
Per prima cosa, il nostromo Ollive, aiutato da alcuni marinai,
aveva fissato con dei canestrelli una catena sopra la pinna esterna e
fatto girare l'animale su se stesso, per facilitarne lo spezzettamento.
La testa venne staccata e, non senza grandi sforzi, fu necessario
metterla in posizione verticale per issarla sul ponte. Bisogn
tagliarne poi i labbroni, la lingua e i fanoni, operazione resa pi
facile dal fatto che la testa era gi stata fatta in quattro parti.
Accesa la marmitta la legna non mancava dopo la provvista fatta
a Petropavlovsk il cuoco pot mantenere il fuoco sotto i due
recipienti.
In tali recipienti dapprima venne fuso il grasso di qualit pi fine,
e cio quello tratto dalla testa, dalla lingua e dai labbroni; poi si
procedette a spezzettare il corpo in strisce di otto o nove braccia
ciascuna, ridotte poi a due piedi per essere introdotte nella marmitta.
La mattinata e parte del pomeriggio furono dedicate a questo
lavoro. Verso le tre, la nebbia a mala pena si era un po' diradata. I
vapori sospesi nell'aria impedivano allo sguardo di vedere a pi di
mezzo miglio intorno al Saint-Enoch.
Del Repton non si sapeva pi nulla. Non avrebbe potuto
avvicinarsi per mancanza di vento, a meno che si facesse rimorchiare
dalle sue imbarcazioni, cosa che avrebbe richiesto moltissima fatica.
Tuttavia, il signor Bourcart rimase sempre all'erta. La baleniera
dell'ufficiale Aliotte fu persino mandata in ricognizione verso nord-
est, ma fece ritorno senza segnalare nulla, anche perch non si era
allontanata pi di mezza lega.
In fondo in fondo, all'equipaggio non sarebbe nemmeno
dispiaciuto venire alle mani con gli inglesi. nella tradizione dei
francesi, soprattutto dei marinai. Questa brava gente pensa sempre a
una rivincita su Waterloo! Ma questa volta il cannone del monte
Saint-J ean probabilmente non si sarebbe fatto sentire, e Wellington
avrebbe battuto in ritirata verso l'alto mare.
Il lavoro prosegu in ottime condizioni. Il signor Bourcart riteneva
che la met del grasso sarebbe stato fuso quel giorno stesso. Egli
sperava quindi di poter ripartire dopo due giorni, qualora il vento si
fosse levato, con nella stiva duecento barili d'olio in pi.
Verso le quattro, per, ci fu un allarme.
Il fabbro Thomas, nel piccolo canotto, stava rinforzando una
femminella del timone quando gli parve di percepire una specie di
sciacquio proveniente da tramontana.
Era un rumore di remi, che annunciava l'avvicinarsi delle
baleniere del Repton? Gli inglesi avevano forse individuato la
posizione del Saint-Enoch?
Il fabbro risal subito a bordo e avvert il signor Bourcart. Era
forse giunto il momento di staccare i fucili dalla rastrelliera del
quadrato e di prepararsi alla difesa?
Il lavoro fu sospeso e gli uomini occupati a fare in pezzi la balena
fecero ritorno a bordo.
Dal momento che gli occhi servivano assai poco, a causa della
nebbia, si drizzarono le orecchie. Il silenzio pi assoluto regn a
bordo. S lasci spegnere anche il fuoco della marmitta perch
crepitava. Cos si sarebbe percepito anche il minimo rumore che
fosse venuto dal largo.
Trascorsero alcuni minuti. Non apparve alcuna baleniera. In realt
sarebbe stata un'audacia inaudita, da parte del capitano King, voler
attaccare il Saint-Enoch in quelle condizioni! La nebbia, pur
ostacolandoli, avrebbe potuto consentire agli inglesi di accostarsi
senza essere visti; essi per dovevano ben immaginare che il signor
Bourcart non si sarebbe lasciato sorprendere. Il nostromo Ollive
ripeteva volentieri:
Nulla mi stupirebbe, da parte di J ohn Bull!
Ma era un falso allarme e presto lo si riconobbe. Lo sciacquio non
poteva provenire che da uno di quei capricciosi soffi di vento che
passano attraverso la nebbia, senza riuscire a diradarla. S pot anche
constatare che il vento cercava di levarsi, propagandosi con soffi
intermittenti, senza direzione fissa. A meno che non crescesse, il
cielo sarebbe rimasto annuvolato fino al levar del sole. Alle bonacce,
piuttosto rare in quella stagione nella parte settentrionale del
Pacifico, sarebbero forse seguiti giorni di tempo bruttissimo. C'era da
temere che la navigazione non fosse pi cos fortunata come lo era
stata nel lasciare Petropavlovsk. Considerato tuttavia che il tre alberi
in passato si era comportato bene, durante numerose tempeste, senza
soffrirne gravi avarie, J ean-Marie Cabidoulin avrebbe fatto meglio a
risparmiarsi i suoi presagi di sventura per il Saint-Enoch, di Le
Havre, capitano variste-Simon Bourcart.
Dopo tutto, perch la nave non avrebbe avuto altrettanta fortuna
che nella prima campagna? perch non avrebbe catturato altre balene
per completare il carico, prima di ancorarsi a Vancouver?
Il pomeriggio avanzava. C'era da credere che la notte non sarebbe
stata meno buia della precedente. In ogni caso, ogni cautela era stata
presa e al ritorno dell'ufficiale Aliotte, le baleniere erano state issate
nuovamente a bordo.
Per quello che restava da fare, sarebbe stato meglio, insomma, che
il Saint-Enoch fosse incappato nella bonaccia ancora per
ventiquattr'ore, a condizione per che, dopo, un buon vento lo
spingesse verso la costa americana.
All'improvviso, poco prima delle cinque, alcune folate d'una
estrema violenza attraversarono lo spazio. Nel contempo, il mare
venne sconvolto fin nelle sue profondit e un'immensa tovaglia di
schiuma ne imbianc la superficie. Sollevato da un'enorme ondata, il
Saint-Enoch fu scosso da un rullio e da un beccheggio violentissimi.
Le vele, che pendevano sugli alberi, sbatterono con fracasso e
l'equipaggio temette il crollo di tutta quanta l'alberatura. Per fortuna,
il corpo della balena, trattenuto saldamente lungo il fianco, non si
stacc; fu un miracolo, perch la sbandata della nave era stata
sensibile.
Che succede? aveva esclamato il signor Bourcart,
slanciandosi fuori della cabina.
Sal sul casseretto, dove il secondo e gli ufficiali si affrettarono a
raggiungerlo.
Dev'essere stato un maremoto disse il signor Heurtaux.
Ho creduto per un momento che il Saint-Enoch stesse per far scuffia.
Dev'essere stato senz'altro un maremoto ripet il nostromo
Ollive. Il vento cos poco che non basta a riempire il mio
cappello.
Siccome potrebbe essere seguito da un turbine disse il
capitano Bourcart fate serrare le vele, Heurtaux. Non dobbiamo
farci cogliere di sorpresa.
Era la cosa pi prudente da fare e anche la pi opportuna: forse
persino la pi urgente. Infatti, pochi minuti dopo, il vento si alz con
un certo impeto, tanto da cominciare a spingere le brume verso
meridione.
Nave a poppa, sulla sinistra!
Il grido, lanciato da un marinaio aggrappato alle sartie di
trinchetto, fece volgere gli sguardi da quella parte.
La nave segnalata era forse il Repton?
Proprio cos. La nave inglese era a tre miglia circa dal Saint-
Enoch.
sempre l disse l'ufficiale Coquebert.
Proprio come noi siamo qui rispose il signor Bourcart.
S direbbe che si prepari a spiegare le vele not l'ufficiale
Aliotte.
Non c' dubbio, si prepara a partire fece il signor Heurtaux.
Che ci voglia venire addosso? chiese il dottor Filhiol.
Ne sarebbe capace disse mastro Aliotte.
Lo vedremo si limit a osservare il capitano Bourcart.
E non cess di tenere il cannocchiale puntato in direzione della
baleniera inglese.
C'era motivo di credere che il capitano King volesse approfittare
del vento che soffiava allora da est per avvicinarsi al Saint-Enoch. S
vedevano gli uomini alare con la mano sui pennoni. In breve, gabbie,
vela di trinchetto e randa furono spiegate, mure a destra, poi il grande
e il piccolo fiocco che facilitarono l'accostata del Repton.
S trattava di sapere se avrebbe continuato il suo cammino verso
oriente, serrando il vento, nell'intento di raggiungere qualche porto
della Columbia britannica.
Ma l'intenzione del capitano King non era quella: non era
possibile sbagliarsi. Il Repton, invece di fare rotta verso est, avanzava
in modo da tagliare la strada al Saint-Enoch.
Ce l'ha con noi! grid Romain Aliotte. Vuol chiederci la
sua parte di balena. Ma non avr neppure un pezzetto di coda!
Ci che diceva l'ufficiale fu ripetuto da tutto l'equipaggio. Se il
Repton veniva ad attaccare il Saint-Enoch, avrebbe trovato pane per i
suoi denti. Gli avrebbero risposto come bisognava rispondere: a colpi
di fucile, di pistola e a colpi d'ascia!
Le sei erano passate da pochi minuti. Il sole declinava
rapidamente verso l'orizzonte, un po' a sud-ovest. Il mare era
sgombro di nebbie, dalla parte dove soffiava il vento. S seguivano
attentamente tutti i movimenti del Repton, che procedeva a velocit
media. Se non avesse cambiato rotta, in meno di mezz'ora sarebbe
stato accanto al Saint-Enoch.
In previsione di un attacco, fu dato l'ordine di preparare le armi. S
caricarono le due pietriere, di cui sono solitamente armate le
baleniere. Se il capitano King gli avesse tirato qualche palla di
cinque o sei libbre, il capitano Bourcart gliene avrebbe tirato un
egual numero, e dello stesso peso.
Il Repton era a tre quarti di miglio, quando lo stato del mare mut
all'improvviso, senza che cambiassero le condizioni atmosferiche. Il
vento non era cresciuto, il cielo non si era oscurato. Nessuna nuvola
minacciosa appariva all'orizzonte. Una calma assoluta regnava nelle
zone alte e basse dello spazio.
Lo straordinario fenomeno che si andava preparando doveva
infatti rimanere localizzato in quelle acque dell'oceano.
A un tratto, tra orribili muggiti, di cui nessuno a bordo del Saint-
Enoch riconobbe la natura o la causa, il mare ribolli, si fece bianco di
schiuma e alter il suo livello, come se un'eruzione sottomarina ne
avesse turbato le abissali profondit. E tutto questo, proprio nel punto
occupato dalla baleniera inglese. La baleniera francese, invece, non
risentiva ancora gli effetti di quell'impiegabile sommovimento.
Il capitano Bourcart e i suoi compagni, che sorvegliavano il
Repton, dopo un attimo di sorpresa, videro qualcosa che li gett in
preda allo spavento.
Sollevato da un'enorme ondata, il Repton spariva dietro di essa.
Da quell'ondata sorgevano possenti getti liquidi, quali solo avrebbero
potuto emettere gli sfiatatoi di un mostro gigantesco, la cui testa
fosse stata posta sotto la nave e la cui coda avesse battuto il mare a
circa mezza gomena, e cio a circa cento metri
Quando la nave riapparve, era disalberata, con l'attrezzatura
sfasciata e lo scafo rovesciato sulla sinistra: ed era battuta da
formidabili marosi
Un minuto dopo, travolta da una mostruosa ondata, affondava
negli abissi del Pacifico.
Il signor Bourcart, i suoi ufficiali e l'equipaggio emisero un grido
d'orrore: l'inspiegabile e spaventoso cataclisma li aveva riempiti di
sgomento.
Ma forse gli uomini del Repton non erano periti tutti insieme con
la nave Qualcuno aveva forse potuto mettersi in salvo sulle
baleniere, in tempo per non essere trascinato nell'abisso Forse si
poteva salvare qualcuno di quei disgraziati, prima che la notte
scendesse sul mare
Dinanzi a catastrofi del genere, si dimentica ogni causa
d'inimicizia. C'era un dovere di umanit da compiere ed esso sarebbe
stato compiuto!
Lance in mare! grid il capitano.
Erano trascorsi appena due minuti dalla scomparsa del Repton:
c'era ancora la possibilit di soccorrere i superstiti del naufragio.
A un tratto, prima ancora che le lance fossero messe in mare,
venne avvertito un lieve urto. Con la poppa sollevata di sette od otto
pollici, come se avesse urtato contro uno scoglio, il Saint-Enoch
sband a dritta e poi rimase immobile.
CAPITOLO XII
LA NAVE S'INCAGLIA
IL VENTO, che verso le cinque della sera soffiava da levante e di
cui il Repton aveva voluto profittare, non era durato. Scem dopo il
tramonto e poi cess del tutto. L'agitazione del mare si ridusse a un
leggero e superficiale sciacquio. Le fitte nebbie, che da quarantotto
ore avvolgevano quelle acque del Pacifico, tornarono ad addensarsi.
Proprio nel momento in cui l'equipaggio stava per mettere in mare
le lance il Saint-Enoch aveva toccato il fondo. L'incidente che si era
verificato era forse dello stesso genere di quello cui bisognava
attribuire la perdita del Repton? Meno fortunata del Saint-Enoch, la
nave inglese si era forse fracassata contro uno scoglio?
Comunque sia, anche se non era colato a picco, il Saint-Enoch era
in difficolt. E poich rischiava ad ogni istante di essere inghiottito
dal mare, non fu possibile utilizzare le lance per il salvataggio dei
marinai inglesi.
La prima impressione del signor Bourcart e dei suoi compagni era
stata di stupore.
A quale causa attribuire quell'incidente? Il Saint-Enoch aveva
appena risentito dell'azione del vento levatosi verso le cinque della
sera. Per essersi incagliato sopra quello scoglio, aveva forse subito
l'azione di una corrente di cui nessuno immaginava l'esistenza e che
nessuno avvertiva?
C'erano, in quella faccenda, alcune circostanze assolutamente
incomprensibili. Ma non era quello il momento di cercarne la
spiegazione.
L'urto, come si detto, era stato lieve. Ma dopo due sussulti, che
non riuscirono a intaccare il timone, la nave ricevette un'enorme
ondata. Per fortuna l'alberatura non ne fu scossa; gli stragli e le sartie
resistettero. Nessuna avaria nello scafo, e quindi nessun pericolo
d'affondare, com'era accaduto al Repton. Forse non le mancavano
che alcuni pollici d'acqua per ritornare a galleggiare; sarebbe riuscita
a liberarsi con l'alta marea?
L'urto, per, aveva provocato per prima cosa la rottura degli
ormeggi che trattenevano la balena, di cui la corrente port via la
carcassa.
Ma c'erano ben altre cose cui badare, anzich preoccuparsi della
perdita d'un centinaio di barili d'olio. Il Saint-Enoch si era incagliato,
e bisognava cercare di trarlo fuori da quella spiacevole situazione.
Il nostromo Ollive si guard bene dal parlare di quell'incidente
con J ean-Marie Cabidoulin. Il bottaio avrebbe potuto rispondergli:
Questo non che il principio della fine!
Il signor Bourcart, sul casseretto, parlava intanto con il secondo.
Esistono dunque dei bassifondi, in questa parte del Pacifico?
disse il signor Heurtaux.
Non so proprio che cosa pensare dichiar il signor Bourcart.
Le carte non ne indicano nessuno, tra le Kurili e le Aleutine!
Le carte pi recenti, infatti, non indicavano n bassifondi n
scogli, in quella parte dell'oceano in cui il centoventesimo e il
centosessantesimo meridiano incrociano il cinquantesimo parallelo.
Da sessanta ore, vero, le nebbie avevano impedito al capitano
Bourcart di prendere l'altezza. Ma l'ultima osservazione lo situava a
pi di duecento miglia dall'arcipelago delle Aleutine. Ora, non era
possibile che, dopo il calcolo del 19 ottobre, il vento o le correnti
avessero portato il Saint-Enoch cos lontano.
Eppure, soltanto sulle estreme scogliere delle Aleutine la nave
avrebbe potuto incagliarsi.
Dopo essere sceso nel quadrato, il signor Bourcart aveva spiegato
le sue carte e si era messo a studiarle, rilevando con la punta del
compasso la posizione occupata dalla nave, valutando con
approssimazione il cammino percorso in tre giorni. Ma anche
estendendolo a duecento miglia in quella direzione, e cio fino alle
isole Aleutine, non incontrava alcuno scoglio.
Tuttavia rilev il dottor Filhiol non potrebbe darsi che
dopo la compilazione di queste carte sia avvenuto in questo luogo un
sollevamento del fondo marino?
Un sollevamento del fondo marino? fece il signor Bourcart,
che tuttavia parve non respingere quella ipotesi.
In mancanza d'altra spiegazione, non era forse ragionevole
ammettere simile ipotesi? Non era forse possibile che il fondo
marino si fosse sollevato fino alla superficie del mare, per una spinta
lenta o improvvisa, dovuta all'azione di forze plutoniche? Forse che
mancano esempi di fenomeni tellurici del genere, nelle regioni in cui
si manifesta ancora il travaglio eruttivo? E quella zona non forse
vicina a un arcipelago vulcanico? Due mesi e mezzo prima,
nell'attraversarla, non avevano scorto a nord il fuoco del
Chicaldinskoi, sull'isola Oumanak?
Sebbene questa spiegazione fosse, sotto certi aspetti, plausibile, la
maggior parte dell'equipaggio doveva poi rifiutarla, come presto si
vedr.
D'altra parte, qualunque ne fosse la causa, l'incaglio del Saint-
Enoch era indiscutibile. Scandagliando prima a prua e poi a poppa, il
nostromo Ollive non trov pi di quattro o cinque piedi d'acqua sotto
la chiglia.
Prima cura del signor Bourcart era stata quella di procedere
all'ispezione della stiva. J ean-Marie Cabidoulin e il falegname Frut
si erano resi conto che il mare non era penetrato attraverso il
fasciame e certamente nessuna falla s'era aperta in seguito all'urto.
Comunque, bisognava aspettare il giorno dopo per stabilire la
natura di quello scoglio sconosciuto del Pacifico; e allora forse
sarebbe stato possibile liberare il Saint-Enoch, prima che arrivasse il
maltempo.
La notte parve interminabile. Nessuno degli ufficiali si ritir nella
propria cabina e nessun membro dell'equipaggio and a riposare.
Bisognava essere pronti per qualsiasi eventualit. A volte si
verificava qualche scricchiolio della chiglia sullo scoglio La forza
della corrente sarebbe riuscita a disincagliare la nave da quel letto di
rocce? Non poteva accadere che la nave scivolasse dal lato dove
sbandava ritrovando la linea di galleggiamento?
Per cautela, il signor Bourcart aveva messo le baleniere in mare,
con la maggiore quantit di viveri possibile, per il caso che fosse
stato necessario abbandonare il Saint-Enoch. Chiss, poteva capitare
di doversi imbarcare per raggiungere la terra pi vicina. E tale terra
sarebbe forse stata quella delle isole Aleutine, a meno che, per
circostanze del tutto incomprensibili, la nave fosse stata spinta fuori
della sua rotta. Del resto, essa non minacciava affatto di
capovolgersi, cosa che forse sarebbe accaduta se la balena fosse stata
ancora sospesa al suo fianco.
Tra le eventualit che potevano causare la liberazione del Saint-
Enoch, il capitano Bourcart faceva assegnamento anche sulla marea
crescente. Le maree sono generalmente deboli su tutta la distesa del
Pacifico, ed egli lo sapeva. Ma, chiss, un rialzo d'acqua di alcuni
pollici forse sarebbe bastato per fare galleggiare nuovamente la nave!
Non pareva che il Saint-Enoch si fosse incagliato troppo a fondo
sulla scogliera, cui aderiva solo con la poppa.
La marea aveva cominciato a farsi sentire alle undici e il mare
avrebbe raggiunto la piena verso le due del mattino. Il capitano e gli
ufficiali ne seguirono quindi con molta attenzione il corso,
annunciatosi con lo sciacquio della corrente, che la calma della notte
rendeva percepibile.
Per sfortuna, quando giunse il momento e il mare fu in stanca, la
situazione della nave non cambi. Il Saint-Enoch prov forse qualche
debole scossa, forse la sua chiglia strisci lievemente sul suolo
sottomarino A quella data del mese d'ottobre, essendo gi trascorse
le maree di equinozio, le probabilit per la nave di disincagliarsi
sarebbero andate sempre pi scemando con le prossime lunazioni.
Ma ora, con l'accentuarsi del riflusso, non c'era forse da temere
che la situazione peggiorasse? Lo sbandamento non si sarebbe
accresciuto, con il graduale ritiro dell'acqua? La bassa marea non
avrebbe fatto correre alla nave il rischio di fare scuffia?
Questo grave motivo di inquietudine cess soltanto verso le
quattro e mezzo del mattino. Del resto, nell'intento d'essere pronti a
tutto, il capitano aveva fatto predisporre dei puntelli, con i pennoni
del parrocchetto, che per non ebbe bisogno di utilizzare.
Poco prima delle sette, un lucore arross i vapori ad oriente. Il
sole, che spuntava all'orizzonte, non riusc a diradarli e le attrezzature
si impregnarono di umidit.
Come si pu ben immaginare, gli ufficiali sul casseretto e i
marinai sul castello di prua cercavano di scrutare attraverso la nebbia
dalla parte dove la nave sbandava; in attesa che le baleniere potessero
farne il giro. Ciascuno cercava di rendersi conto della posizione dello
scoglio. S stendeva forse per un gran tratto? Costituiva un unico
bassofondo? Emergevano punte rocciose, al largo, a bassa marea?
Era impossibile discernere qualcosa, anche a pochi metri al di l
dell'impavesata. Tuttavia, non si percepiva lo sciabordio di quella
risacca che la corrente produce sulle rocce a fior d'acqua.
Non c'era nulla da fare, dunque, prima che la nebbia si fosse
diradata; forse si sarebbe dissolta, come nei giorni precedenti,
quando il sole fosse vicino al meridiano. Allora, se le circostanze lo
avessero permesso, il capitano Bourcart avrebbe anche cercato di
determinare la posizione, con il sestante e il cronometro.
S procedette intanto a una minuziosa ispezione della stiva.
Mastro Cabi-doulin e il falegname Frut si accertarono nuovamente,
spostando un certo numero di barili, che l'acqua non aveva invaso la
poppa. N il fasciame n l'ossatura avevano ceduto, nel momento
dell'incaglio. Nessuna avaria grave, dunque. Ma nel rimuovere i
barili, il bottaio non diceva forse a se stesso che sarebbe stato
necessario issarli sul ponte, quei barili, e gettarli in mare, tanto quelli
pieni quanto quelli vuoti, per alleggerire la nave?
Il mattino avanzava, ma il cielo rimaneva coperto. Un'ispezione
fatta dal capitano e dal secondo, intorno al Saint-Enoch, nel raggio di
mezza gomena, non rivel nulla sulla natura e sulla posizione dello
scoglio.
Prima di tutto, era necessario constatare se era vicino a una terra e
se le imbarcazioni vi si potevano accostare, nel caso fosse necessario
abbandonare la nave. Ma che in quei paraggi ci fosse un continente o
un arcipelago, il capitano Bourcart non lo avrebbe mai ammesso; al
dottore, che lo interrogava in proposito, egli infatti rispose, con tono
sicuro:
No, signor Filhiol, un po' di giorni fa ho fatto una scrupolosa
rilevazione. Ora ho riveduto i miei calcoli: sono esatti, e perci
dovremmo essere ad almeno duecento miglia dalla punta estrema
delle Kurili.
Persisto allora nella mia spiegazione riprese il dottor
Filhiol. Deve essersi verificato un sollevamento del fondo
sottomarino, contro il quale il Saint-Enoch ha urtato.
possibile rispose il capitano Bourcart ma mi rifiuto di
credere che un errore o una deviazione di rotta ci abbiano portati
tanto a nord.
Era proprio una brutta circostanza il fatto che il vento pareva non
si decidesse a soffiare. Per prima cosa, avrebbe spazzato via la
nebbia e sgomberato l'orizzonte. Se poi avesse soffiato da occidente,
l'equipaggio, spiegando le vele, avrebbe probabilmente obbligato il
Saint-Enoch a strapparsi da quello scoglio.
Aspettiamo, amici, aspettiamo! ripeteva il capitano
Bourcart, il quale sentiva crescere l'impazienza e l'inquietudine dei
suoi uomini. Spero che questa nebbia si diradi nel pomeriggio;
allora sapremo qual la situazione, da cui speriamo di poter uscire
senza danni troppo gravi.
Ma quando marinai e mozzi guardavano J ean-Marie Cabidoulin e
vedevano che scrollava il testone scarmigliato, come per dire che egli
non condivideva quell'ottimismo, non si sentivano per niente
tranquilli.
Nel frattempo, nell'intento di impedire che la marea crescente,
venendo da oriente, spingesse la nave pi addentro sullo scoglio, il
capitano Bourcart, d'intesa con il secondo, decise di calare un
ancorotto a poppa.
Il nostromo Ollive e due marinai prepararono una lancia per
procedere a questa prudente operazione, sotto la direzione
dell'ufficiale Aliotte.
La lancia lasci la nave, mentre il cavo dell'ancora le veniva filato
dal Saint-Enoch.
Per ordine del capitano, l'ufficiale fece lanciare lo scandaglio a
una cinquantina di piedi dalla nave. Con sua grande sorpresa, anche
dopo aver mollato una ventina di braccia, lo scandaglio non tocc
fondo.
Ripetuta pi volte l'operazione dalla stessa parte, si ebbe un
identico risultato: il piombo non tocc fondo da nessuna parte.
In quelle condizioni, calare un'ancora sarebbe stato inutile; essa
non avrebbe potuto far presa. Bisogn concludere che, almeno da
quella parte, lo scoglio era tagliato a picco.
La lancia fece ritorno a bordo e l'ufficiale fece rapporto al
capitano.
Il signor Bourcart si mostr assai sorpreso. Egli riteneva che lo
scoglio dovesse scendere con pendii laterali molto lenti, dal
momento che la nave s'era incagliata senza scosse, come se fosse
scivolata sulla superficie di un suolo poco inclinato.
Allora fu necessario eseguire altri scandagli intorno al Saint-
Enoch, per stabilire, qualora fosse possibile, le dimensioni dello
scoglio e la profondit dell'acqua alla sua superficie. Il capitano prese
posto nella lancia insieme con il secondo, il nostromo e due marinai.
Portavano con loro un piombo la cui sagola misurava duecento
braccia.
Ripresa l'operazione dell'ufficiale Aliotte, si accert che
l'estremit della sagola non toccava fondo. Fu dunque necessario
rinunciare a calare un'ancora a poppa, cosa che avrebbe permesso di
liberare la nave facendo forza con l'argano.
Capitano, faremmo bene a calare lo scandaglio ad alcuni piedi
dalla carena disse il signor Heurtaux.
anche il mio parere rispose il signor Bourcart.
Il nostromo Ollive agganci la gaffa a una parasartia e dispose la
lancia in modo da girare attorno allo scafo ad un massimo di cinque o
sei piedi. Di tre metri in tre metri, il secondo lasciava filare la sagola:
da nessuna parte lo scandaglio tocc fondo, neppure a duecento
braccia.
Lo scoglio non occupava dunque che uno spazio molto ristretto, a
una o due tese sotto la superficie del mare. Era come dire che il
Saint-Enoch si era incagliato sulla punta di un cono sottomarino, non
indicato in quelle acque.
Intanto il tempo passava e nulla lasciava prevedere il diradarsi
della nebbia. Il signor Bourcart volle perci tentare, nel momento in
cui la marea avrebbe raggiunto la massima altezza, di liberare la nave
con l'aiuto delle baleniere. Tirandola da poppa, forse si sarebbe
riusciti a riportarla in pieno mare.
La manovra fu eseguita nelle migliori condizioni. Le sei baleniere
si raccolsero in uno sforzo comune e i marinai si piegarono
vigorosamente sui remi. La nave fece un leggero movimento? Forse
s, ma un piede a malapena. Fu tutto quello che si riusc a ottenere.
L'equipaggio perdette allora la speranza di strapparla dallo scoglio.
Se il vento non avesse fatto, ora, quello che l'equipaggio non
aveva potuto fare, che cosa ne sarebbe stato del Saint-Enoch al
sopraggiungere delle prime burrasche? S sarebbe rovesciato sulla
superficie del bassofondo e, presto, della nave non sarebbero rimasti
che informi rottami. Forse che in quel periodo dell'anno avrebbero
tardato a scatenarsi le tempeste che turbano con formidabile violenza
quella zona del Pacifico?
C'era ancora una sola operazione da tentare, per liberare la nave.
Dopo aver riflettuto a lungo e averne parlato con gli ufficiali, il
capitano Bourcart dovette decidersi a metterla in esecuzione,
rimandandola per di alcune ore, dal momento che non gli sembrava
imminente un cambiamento del tempo. L'operazione mirava ad
alleggerire la nave, gettando in mare il carico. Alleggerita di
ottocento o novecento barili d'olio, forse si sarebbe sollevata tanto da
tornare a galleggiare, nella fase di stanca della marea.
S attese nella speranza che quel giorno, come il giorno
precedente, la nebbia si diradasse nel pomeriggio.
Fu quello uno dei motivi per cui il capitano Bourcart non mise
subito in esecuzione il progetto di sacrificare il carico. Infatti, se la
nave fosse tornata a galleggiare, come dirigerla nella nebbia? Gli
scandagli avevano accertato che intorno allo scoglio esistevano
notevoli profondit; ma era lecito dedurre che non esistevano nelle
vicinanze altri scogli contro i quali il Saint-Enoch avrebbe potuto
incagliarsi? Il Repton non aveva forse toccato a meno di un miglio, e
anche cos male per giunta da essere inghiottito quasi subito dalle
onde?
Questa riflessione, che tutti facevano, riport la conversazione
sulla nave inglese. Non c'era forse da chiedersi se alcuni uomini
fossero scampati al naufragio? Le sue lance non tentavano nel
frattempo di rintracciare nella nebbia il Saint-Enoch? Il capitano
Bourcart e l'equipaggio continuavano a stare all'erta.
Ma nessun grido giungeva fino a loro. Senza dubbio, neppure un
marinaio del Repton era sfuggito a quella spaventosa catastrofe.
Trascorsero tre ore. Poich la marea cominciava allora a ritirarsi,
era inutile sperare che la nave si liberasse da sola. Del resto, la
differenza tra il punto massimo dell'alta marea e quello minimo della
bassa marea non era molto sensibile. Quello scoglio non emergeva
mai se non forse durante le sizigie. Il signor Heurtaux pot anche
constatare che l'acqua non era diminuita di molto, in rapporto ai
segni di riferimento tracciati sullo scafo, e che quando vi si
scandagliava intorno, le lance ne raggiungevano il fondo aspro a una
profondit costante di cinque piedi.
Tale era la situazione. Come si sarebbe risolta? Il Saint-Enoch
avrebbe ripreso la navigazione? Oppure gli uomini sarebbero stati
costretti ad abbandonarlo, prima che una tempesta lo facesse a pezzi?
Gli uomini a bordo erano trentatr, e avrebbero potuto trovar posto
nelle imbarcazioni, con viveri per alcuni giorni Ma a quale
distanza si trovava la costa pi vicina? E se fosse stato necessario
percorrere centinaia di miglia per raggiungerla?
Il capitano Bourcart si decise a sacrificare il carico. Alleggerita di
alcune centinaia di tonnellate, la nave si sarebbe forse sollevata
abbastanza, nel massimo del riflusso, perch l'equipaggio la potesse
liberare!
Presa questa decisione, gli uomini si misero al lavoro, non senza
maledire la sfortuna che li privava degli utili di quell'ultima
campagna!
Il nostromo Ollive affrett il lavoro. Per mezzo di paranchi,
sistemati sopra i due boccaporti, i barili furono issati sul ponte e poi
gettati in mare. Alcuni andarono subito a fondo; altri, spezzatisi nel
cadere sullo scoglio, si vuotarono del loro contenuto, che risaliva
subito alla superficie del mare. In breve, il Saint-Enoch fu circondato
da uno strato di grasso, come se avesse buttato olio per placare le
acque agitate dalla tempesta. Invece, mai il mare era stato pi
tranquillo: non c'era la pi lieve risacca in superficie o sul perimetro
del bassofondo, anche se il signor Heurtaux aveva gi accertato che
esisteva una corrente proveniente da nord-est.
La marea sarebbe iniziata presto, ma l'alleggerimento della nave
avrebbe potuto produrre il suo effetto solo nell'istante in cui il flusso
avesse raggiunto il suo massimo. E poich si disponeva di tre ore di
tempo, l'operazione sarebbe terminata nel momento giusto. Tuttavia
non c'era tempo da perdere, se non si voleva che il Saint-Enoch
restasse incagliato fino alla notte seguente. Sarebbe stato meglio
invece se avesse potuto allontanarsi dallo scoglio durante il giorno.
C'erano circa ottocento barili da sollevare dalla stiva e ci richiedeva
tempo, per non parlare della fatica.
Verso le cinque, met del lavoro era stato compiuto. La marea
aveva gi guadagnato tre o quattro piedi e il Saint-Enoch, in parte
alleggerito, avrebbe dovuto risentirne; ma non fu avvertito nessun
movimento.
S direbbe osserv il nostromo Ollive che il diavolo
abbia inchiodato la nave su questo scoglio!
E non sarai certo tu a schiodarla! mormor J ean-Marie
Cabidoulin.
Che cosa dici, vecchio mio?
Nulla rispose il bottaio, lanciando in mare un barile vuoto.
D'altra parte, anche la speranza di vedere diradare la nebbia era
venuta meno; pareva anzi che la notte dovesse essere ancora pi
nebbiosa. Se la nave non si fosse quindi liberata che con la prossima
alta marea, il capitano non avrebbe saputo pi che cosa fare per
allontanarla da quelle acque pericolose.
Poco dopo le sei, quando gi cominciavano a scendere le ombre
della sera, furono udite delle grida: provenivano da occidente, che
era ancora illuminato da vaghi bagliori.
Dal castello di prua, il nostromo Ollive raggiunse il capitano
Bourcart ai piedi del casseretto.
Capitano, ascoltate disse. Da quella parte Sembra
che
qualcuno chiama aiuto! aggiunse l'ufficiale Coquebert.
Fra l'equipaggio ci fu un po' di trambusto.
Silenzio! ordin il capitano. Tutti tesero l'orecchio.
Grida ancora lontane giungevano fino alla nave. Non c'era dubbio,
erano rivolte al Saint-Enoch.
A un segnale del capitano, un gran clamore rispose al richiamo.
Ohe! Ohe! Di qua! Di qua!
S trattava di indigeni d'una terra o d'un'isola vicine, venuti con le
loro imbarcazioni? O non si trattava piuttosto dei superstiti del
Repton? Le loro lance non cercavano forse di raggiungere la
baleniera francese sin dal giorno prima, tra la fitta nebbia?
Quest'ultima ipotesi, che era la pi probabile, era anche quella
vera.
Alcuni minuti dopo, guidate dalle grida e dagli spari di armi da
fuoco, due imbarcazioni si affiancavano al Saint-Enoch.
Erano le lance del Repton, con ventitr uomini a bordo, compreso
il capitano King.
Sfinita dalla fatica, quella povera gente moriva d'inedia: la
catastrofe era stata cos repentina da non permettere loro d'imbarcare
viveri. Dopo aver vagato per ventiquattr'ore, ora morivano di fame e
di sete.
I superstiti del Repton furono raccolti e accolti dal capitano
Bourcart con la cortesia che gli era abituale, per quanto non avesse di
che compiacersi del loro passato comportamento. Prima di
interrogare il capitano King, per sapere in quali circostanze la sua
nave aveva fatto naufragio, e prima di informarlo della situazione in
cui si trovava il Saint-Enoch, il signor Bourcart diede ordine di
servire da mangiare e da bere ai nuovi passeggeri.
Il capitano King fu condotto nel quadrato, i marinai scesero nella
camerata.
L'equipaggio del capitano King aveva perduto ben tredici uomini:
tredici uomini inghiottiti dal mare, nel naufragio del Repton!
CAPITOLO XIII
UNO SCOGLIO CHE SI MUOVE
QUANDO il capitano King e i suoi compagni avevano accostato il
Saint-Enoch, la nebbia era fittissima e se le grida di quelli che erano
nelle lance non fossero state udite, le imbarcazioni sarebbero passate
al largo dello scoglio. Scendendo verso il sud, gli inglesi non
avrebbero incontrato n la costa asiatica n quella americana. Anche
ammettendo che il vento fosse riuscito a diradare la nebbia, come
avrebbero fatto quelle lance a percorrere centinaia di miglia verso
oriente o verso occidente? E poi, senza gallette per soddisfare la
fame e senza acqua per placare la sete, neppure un naufrago del
Repton sarebbe rimasto vivo oltre quarantotto ore.
Il Repton, tra ufficiali e marinai, aveva trentasei uomini. Solo
ventitr si erano gettati nelle lance; aggiungendo questi ultimi al
personale del Saint-Enoch (diminuito di una unit, in seguito alla
morte del marinaio Rollat) si otteneva un totale di cinquantasei
uomini. Se la nave non fosse riuscita a rimettersi a galleggiare, quale
sarebbe stata la sorte del capitano Bourcart e dei suoi vecchi e nuovi
compagni? Anche nella ipotesi che una terra, continente o isola, non
fosse molto lontana, le lance della nave non avrebbero potuto
contenerli tutti. Ai primi colpi di vento (frequenti in quelle acque del
Pacifico) il Saint-Enoch, assalito dalle ondate mostruose che si
sarebbero infrante su quello scoglio, sarebbe stato demolito in pochi
minuti! Sarebbe dunque stato necessario abbandonarlo. Ma le
provviste, che il signor Bourcart si era proposto di rinnovare a
Vancouver, non si sarebbero presto esaurite dovendo nutrire un
equipaggio aumentato quasi del doppio, dopo l'arrivo dei superstiti
del Repton?
Gli orologi di bordo segnavano le otto. Nessun alito di vento, al
tramonto, sotto la spessa cortina di nebbia. La notte, che avanzava a
poco a poco, sarebbe stata calma, ma anche molto scura. Non c'era
da sperare che la nave potesse liberarsi al colmo della marea, perch
la prossima sarebbe stata pi debole di quella precedente, e non era
possibile alleggerire di pi la nave, se non si voleva sacrificare
l'alberatura.
ci che il capitano King apprese quando si rec nel quadrato
con il signor Bourcart, il signor Heurtaux, il dottor Filhiol e i due
ufficiali. Se i suoi compagni e lui avevano trovato rifugio a bordo,
non per questo la loro salvezza era ora assicurata. L'avvenire non
avrebbe riservato tra breve al Saint-Enoch lo stesso destino del
Repton?
Bisognava conoscere in quali condizioni era avvenuto il naufragio
della nave inglese. Ed ecco che cosa narr il capitano King.
Il Repton era immerso nella nebbia e nella bonaccia, quando, il
giorno prima, una schiarita lasci vedere il Saint-Enoch, a tre miglia
sottovento. Perch il Repton si dirigeva verso il Saint-Enoch? Era
forse con l'intenzione pi o meno ostile di regolare la faccenda della
balena fiocinata dai due equipaggi? Il capitano King non disse nulla
su questo argomento. Del resto, non era quello il momento delle
recriminazioni. Egli si limit a dire che il Repton, quando appena un
miglio separava le due navi, ricevette un urto violentissimo. Il suo
scafo, squarciato sul fianco sinistro, fu invaso dall'acqua. Strok, il
secondo e dodici uomini furono precipitati in mare o schiacciati dalla
caduta dell'alberatura. Il capitano King e i suoi compagni sarebbero
morti anch'essi se le due lance che erano in mare non ne avessero
raccolti ventitr. Per pi di ventiquattr'ore, i superstiti vagarono alla
ventura, senza viveri, cercando di scoprire il Saint-Enoch, finch il
caso non li guid sul luogo dove la nave si era incagliata.
Ma aggiunse il capitano King, che parlava correntemente il
francese ci che non mi spiego il fatto che esista uno scoglio in
questi paraggi! Ero certo della mia posizione in latitudine e
longitudine.
Come io lo ero della mia rispose il capitano Bourcart. E
a meno che non si sia prodotto di recente un sollevamento del fondo
sottomarino
evidentemente la sola ipotesi ammissibile disse il signor
Heurtaux.
In ogni caso, capitano, il Saint-Enoch stato meno sfortunato
del Repton disse il capitano King.
Senza dubbio ammise il signor Bourcart. Ma quando e
come sar possibile spiegare le vele?
Non vi sono avarie gravi?
No, lo scafo intatto Ma sembra che non sia possibile
staccarlo da questo scoglio. Anche dopo aver sacrificato tutto il
carico, non ha potuto rimettersi a galleggiare nemmeno nel colmo
della marea!
Che fare? chiese il capitano King, il cui sguardo si era
posato prima sul capitano Bourcart e poi sui suoi ufficiali.
La domanda rimase senza risposta. Ci che l'equipaggio aveva
tentato fin allora per rimettere il Saint-Enoch in linea di
galleggiamento non aveva dato alcun risultato. Sarebbero riusciti gli
elementi a fare quello che gli uomini non avevano potuto fare?
Imbarcarsi sulle lance, non era correre incontro a morte sicura? Sia a
nord, sia a est, sia a ovest, centinaia di miglia li separavano dalle
terre pi vicine, e cio dalle Kurili e dalle Aleutine. La fine di ottobre
si avvicinava. Il cattivo tempo si sarebbe presto scatenato. Fragili
imbarcazioni sarebbero state alla sua merc Non avrebbero
resistito neppure alla prima raffica. Del resto, cinquantasei uomini
non avrebbero potuto trovarvi posto. E quelli rimasti a bordo del
Saint-Enoch, quale probabilit avrebbero avuto di salvarsi, a meno
che una nave, nell'attraversare quella zona del Pacifico, non li avesse
raccolti?
Fu allora che il dottor Filhiol rivolse al capitano King la seguente
domanda:
Quando abbiamo lasciato insieme Petropavlovsk, lo sapevate
che i pescatori avevano segnalato al largo la presenza di un mostro
marino, dinanzi al quale erano scappati in fretta?
S interruppe il capitano King. E posso dirvi che
l'equipaggio del Repton ne ebbe paura
Hanno creduto nell'esistenza del mostro? chiese il signor
Heurtaux.
Hanno creduto che si trattasse di un calamaro, o di un kraken,
o di un polpo gigantesco. E non vedo il motivo perch non avrebbero
dovuto crederci
Per il motivo rispose il dottore che quei polpi, kraken o
calamari non esistono, capitano
Cerchiamo di non esserne cos sicuri, signor Filhiol disse
Romain Aliotte.
Intendiamoci bene, mostri del genere se ne sono incontrati. Ad
alcuni di essi stata data la caccia, e qualcuno stato anche issato a
bordo Ma essi non avevano le dimensioni colossali attribuite loro e
che sono opera di pura fantasia Che esistano giganti della specie,
capaci di distruggere anche un'imbarcazione, posso ammetterlo, ma
che siano in grado di trascinare in fondo al mare una nave di alcune
centinaia di tonnellate no, questo no!
Questo anche il mio parere disse il capitano Bourcart.
Mostri di tale forza devono essere considerati leggendari
Tuttavia insistette l'ufficiale Coquebert i pescatori di
Petropavlovsk parlavano di un enorme serpente di mare, che
dicevano di aver visto
Il loro spavento stato tale aggiunse il capitano King da
farli rientrare in porto a precipizio
Ebbene, dopo la vostra partenza da Petropavlovsk chiese il
dottor Filhiol avete visto, per caso, questo Briareo dalla cinquanta
teste e dalle cento braccia? questo discendente del famoso gigante
dell'antichit che minacciava il cielo e che Nettuno chiuse sotto il
monte Etna?
No disse il capitano King. Tuttavia, il Saint-Enoch, come
il Repton, avr senza dubbio avvistato dei rottami sulla superficie del
mare, degli avanzi di lance, corpi di balene che non sembravano
essere state colpite dalla fiocina Non potrebbe essere stato il
mostro marino segnalato a Petropavlovsk a devastare questi paraggi?
Non solo possibile, ma anche assai probabile disse
l'ufficiale Aliotte checch ne dicano il signor Bourcart e il signor
Filhiol.
Che volete mai che vi dica? rispose il dottore. Per parte
mia, finch non l'avr visto con i miei occhi, rimarr incredulo!
In ogni caso ribatt il signor Bourcart rivolgendosi al
capitano King non certo all'attacco di questo kraken, calamaro o
serpente di mare che voi attribuite la perdita del Repton.
No rispose il capitano King. Eppure, se si vuol credere
ad alcuni dei miei uomini, la nostra sfortunata nave sarebbe stata
afferrata da braccia gigantesche, da formidabili tenaglie, e poi
rovesciata e trascinata nell'abisso. Essi ne parlavano, quando le
nostre lance cercavano il Saint-Enoch.
I discorsi dei vostri marinai disse il signor Bourcart
troverebbero dunque un'eco a bordo della mia nave! La maggior
parte del nostro equipaggio persuasa che questi mostri esistano. Il
bottaio non ha cessato di raccontare storie d'ogni genere, in
proposito. Secondo lui, la distruzione del Repton dovuta a un
animale straordinario, che avrebbe del serpente e del polpo insieme.
Fino a prova contraria, io continuer a sostenere che le nostre navi si
sono incagliate su scogli di recente formazione, che le carte del
Pacifico non segnalano.
Su questo non c' dubbio, anche secondo me aggiunse il
dottor Filhiol. E lasciamo pure che J ean-Marie Cabidoulin ragioni
e sragioni a modo suo!
Erano le nove della sera. La speranza che il Saint-Enoch si
liberasse durante la notte non poteva avere pi alcun fondamento. Il
flusso, come si sa, avrebbe raggiunto anzi un'altezza inferiore a
quella della marea precedente. Ma non volendo trascurare nulla, il
capitano Bourcart fece calare le lance, dopo averle caricate delle parti
di rispetto pi pesanti. Era inutile pensare di alleggerire di pi la
nave, a meno di non togliere gli alberi di gabbia e di parrocchetto, la
loro attrezzatura, le loro vele e i loro pennoni. Sarebbe stata una
grande fatica, e ammettendo che il Saint-Enoch riuscisse a
galleggiare, che ne sarebbe stato della nave nel caso che il maltempo
l'avesse sorpresa quasi del tutto smantellata? Dopo tutto, il giorno
dopo, se la nebbia fosse scomparsa e il sole avesse consentito una
buona osservazione per determinarne la posizione con esattezza, si
sarebbe esaminato quello che c'era da fare.
Il signor Bourcart e i suoi ufficiali non pensavano affatto a
riposarsi. Gli uomini, distesi sul ponte, non avevano raggiunto la
camerata. L'inquietudine li teneva svegli. Soltanto alcuni mozzi
avevano lottato inutilmente contro il sonno. I fulmini non li
avrebbero svegliati, come non avrebbero svegliato neppure la
maggior parte dei marinai del Repton, sfiniti dalla fatica. Il nostromo
Ollive, da parte sua, andava su e gi per il casseretto, mentre un
gruppetto di cinque o sei uomini circondava il bottaio: ed fin troppo
facile immaginare ci che J ean-Marie Cabidoulin raccontava
La conversazione, proseguita nel quadrato, doveva avere il solito
risultato: ciascuno si intest sempre pi nelle sue idee sull'esistenza o
meno del mostro marino. La discussione tra il dottor Filhiol e
l'ufficiale Aliotte cominci persino a surriscaldarsi.
Ma, a un tratto, un incidente venne a porvi termine.
Attenzione! grid il signor Heurtaux, tirandosi su di colpo.
La nave galleggia! aggiunse l'ufficiale Coquebert.
Galleggia! galleggia! esclam Romain Aliotte, il cui
sgabello, scivolando sull'impiantito, gli era mancato di sotto.
Alcune scosse avevano agitato lo scafo del Saint-Enoch.
Sembrava che la chiglia si fosse liberata, raschiando la superficie
rocciosa dello scoglio. Una specie di ondeggiamento si era prodotto a
destra e a sinistra e lo sbandamento della nave ora era meno
accentuato
Un attimo dopo, il signor Bourcart e i suoi compagni uscivano dal
quadrato.
In quella notte scurissima, che la nebbia rendeva ancora pi scura,
non si vedeva n un barlume, n uno scintillio! Nessun alito di vento
turbava l'aria. Il mare si gonfiava appena, mollemente. La risacca
non mormorava, neppure al puntello dello scoglio.
Ancor prima che il signor Bourcart apparisse sul ponte, i marinai
si erano alzati a precipizio. Anch'essi, nell'avvertire le scosse, si
dicevano che la nave stava per tornare a galleggiare. Dopo ripetuti
ondeggiamenti di rullio, il Saint-Enoch si era alquanto raddrizzato. Il
timone aveva ripreso a muoversi, tanto che il nostromo Ollive
dovette fermare la ruota.
Le grida dell'equipaggio si unirono allora a quelle dell'ufficiale
Aliotte.
Galleggia! galleggia!
Il capitano Bourcart e il capitano King, chini sull'impavesata,
cercavano di scrutare la scura superficie del mare. Ci che doveva
stupirli, soprattutto, e che stup quelli che vi posero mente, fu il fatto
che il riflusso era in quel momento quasi nel suo punto minimo. Il
sollevamento della chiglia della nave non poteva quindi essere
attribuito all'azione della marea.
Che cosa accaduto? chiese il signor Heurtaux,
rivolgendosi al nostromo Ollive.
La nave si certamente sollevata rispose questi. Temo
che il timone sia in avaria.
E ora?
Ora, signor Heurtaux, siamo fermi esattamente come prima.
Il signor Bourcart, il dottor Filhiol e gli ufficiali salirono sul
casseretto; un marinaio port due fanali accesi, che permisero, se non
altro, di vedersi l'un l'altro.
Il capitano ebbe probabilmente l'idea di mandare qualcuno nelle
lance allo scopo di tentare un nuovo sforzo per liberare del tutto il
Saint-Enoch; ma la nave era nuovamente immobile ed egli si rese
conto che la manovra sarebbe stata inutile. Bisognava attendere la
prossima marea del mattino: se le scosse si fossero ripetute, si
sarebbe fatto un altro tentativo.
Ma come spiegarsi la causa di quelle scosse? E quale ne era stato
il risultato? La chiglia si era forse un po' liberata dal fondo roccioso
sul quale la nave sembrava ora aderire di pi con la poppa, come
indicava il probabile guasto del timone?
Dev'essere proprio cos disse il signor Bourcart al secondo
perch, come gi sappiamo, il mare profondo intorno allo
scoglio.
Allora, capitano, forse basterebbe rinculare di alcuni piedi
perch la nave torni a galleggiare rispose il signor Heurtaux.
Ma come fare per rinculare?
Sappiamo di certo che la posizione della nave mutata
disse il signor Bourcart. Nessuno pu dire se questa notte o
domani, a marea alta, riesca o no a liberarsi da s.
Non oso sperarlo, capitano; la marea, invece di crescere,
caler. E se dovessimo aspettare la luna nuova
Bisognerebbe trascorrere ancora otto giorni in queste
condizioni, Heurtaux. Con il mare calmo, il Saint-Enoch non corre
gravi pericoli. Il tempo non tarder a cambiare, vero, e di solito alle
nebbie fanno seguito violente raffiche
Il peggio disse il secondo che non sappiamo nemmeno
dove siamo.
Se domani mattina ci sar un po' di sole, fosse pure per un'ora,
far il punto e cos sapremo con certezza dove siamo! In ogni caso,
siate certo, caro Heurtaux, che eravamo sulla buona strada, quando ci
siamo incagliati. No, le correnti non ci hanno portato a nord pi del
necessario. Torno perci alla spiegazione che mi sembra pi
accettabile: poich inammissibile che le carte non abbiano
segnalato la posizione di questo scoglio, vuol dire che esso di
recente formazione.
quel che penso anch'io, capitano; la sfortuna ha voluto che il
Saint-Enoch ci si sia messo proprio sopra
Come ha fatto il Repton, con uno scoglio dello stesso genere
concluse il signor Bourcart. Grazie a Dio, la nostra nave non
andata a picco e ho sempre la speranza di strapparla dallo scoglio.
Con la spiegazione data dal capitano Bourcart concordavano il
signor Heurtaux, il dottor Filhiol, il nostromo e, forse, anche il
capitano King. I due ufficiali, invece, non si pronunciavano.
L'opinione dell'equipaggio si manifest presto nelle seguenti
circostanze.
Raccolti ai piedi dell'albero di maestra, gli uomini
chiacchieravano tra di loro. Discutevano di una cosa, e cio che le
scosse non potevano essere state prodotte dal mare, il quale era
calmissimo, n dalla marea, perch il riflusso aveva portato meno
acqua sul bassofondo. Quelle scosse, poi, erano cessate
completamente e se il Saint-Enoch si era un pochino rialzato sulla
sinistra, esso ora manteneva la pi completa immobilit. Questo ci
che faceva rilevare il fiociniere Pierre Kardek, il quale concludeva
dicendo:
Allora, dev'essere stato lo scoglio, si, proprio lo scoglio, a
muoversi!
Lo scoglio?! esclamarono alcuni suoi compagni.
Di', Kardek fece il fabbro Gille Thomas ci prendi per
gente che non ha mai visto il mare, e che possa mandar gi simili
panzane?
Quella risposta ottenne la cordiale approvazione di tutti. Uno
scoglio che si muove come un gavitello, che rulla e beccheggia come
una nave in balia delle onde! Questa era cosa da non dirsi alla
presenza di bravi marinai, di marinai che s'intendono di cose di mare!
Non uno solo di essi avrebbe mai ammesso che un movimento
sottomarino potesse agitare in quel luogo il suolo del Pacifico!
Raccontalo ad altri! esclam il falegname Frut. Ne ho
gi visto di tutti i colori, nel mio mestiere di macchinista di teatro;
ma qui non siamo sul palcoscenico dell'Opera o dello Chtelet! Qui
non c' nessuna squadra capace di scuotere uno scoglio; a meno che
non sia di cartone o di tela dipinta!
Ben detto! aggiunse il fiociniere Louis Thibaut. Non c'
mozzo a bordo che manderebbe gi fantasie del genere!
No, certo; piuttosto che accogliere quella spiegazione, pi che
logica, del resto, tutti erano disposti ad ammetterne altre, anche se
molto pi inverosimili!
In quel momento, il fiociniere J ean Durut disse a voce tanto alta
da poter essere udita dal capitano Bourcart, il quale era ancora sul
casseretto:
Che lo scoglio si sia mosso o meno, non interessa; interessa
sapere se riusciremo a galleggiare
Quella osservazione rispondeva alla preoccupazione di tutti; ma,
come ben si capisce, nessuno era in grado di rispondervi.
Su, ragazzi riprese Frut, sogghignando parliamo uno
alla volta! Il Saint-Enoch, mi chiedo, dovr forse restare eternamente
attaccato a questo scoglio, come un'ostrica?
No rispose una voce che l'equipaggio ben conosceva.
Siete voi, mastro Cabidoulin, che avete detto no? chiese
Pierre Kardek.
Proprio io.
Ci assicurate, dunque, che la nave finir per liberarsi?
S.
Quando?
Quando il mostro lo vorr!
Quale mostro? esclamarono in coro alcuni mozzi e alcuni
marinai.
Il mostro che ha catturato il Saint-Enoch e che lo tiene nelle
sue braccia o nelle sue tenaglie Il mostro che se lo rimorchier alla
fin fine a meno che non se lo porti in fondo al Pacifico!
Non era certo quello il momento che l'equipaggio avrebbe scelto
per prendere in giro J ean-Marie Cabidoulin, a proposito dei suoi
kraken e di altri serpenti di mare. Agli uomini appariva chiaro che il
bottaio aveva ragione, nei confronti del capitano, del secondo, del
dottor Filhiol e di tutti quelli che fin allora si erano rifiutati di
condividere il suo modo di vedere.
Il nostromo Ollive intervenne dicendo:
Hai finito, vecchio brontolone?
S lev allora un mormorio: era evidente che l'equipaggio
parteggiava per il bottaio.
La cosa parve assai chiara a tutti quelli che l'ascoltavano: un
mostro gigantesco portava la desolazione in quei paraggi; senza
dubbio, era il mostro segnalato dai pescatori di Petropavlovsk! Quel
mostro aveva gi spezzato le imbarcazioni e gli scafi delle navi di cui
avevano incontrato i rottami! Quel mostro aveva sventrato le balene
incontrate sulla superficie del mare! Quel mostro si era gettato sul
Repton e lo aveva trascinato in fondo al mare, per poi afferrare il
Saint-Enoch e trattenerlo in una formidabile stretta!
Dopo aver ascoltato le parole di mastro Cabidoulin, il capitano
Bourcart si chiese se quanto diceva il bottaio non suscitasse panico
tra la sua gente. Scese dal casseretto, con il secondo e con gli
ufficiali.
Era tempo! Anzi, era forse troppo tardi!
Il terrore non avrebbe pi permesso a quegli uomini di conservare
il loro sangue freddo Il pensiero d'essere in balia di un formidabile
animale li avrebbe resi ribelli alle indicazioni e agli ordini del loro
capitano Non avrebbero voluto ascoltare pi nulla e gi cercavano
di gettarsi nelle imbarcazioni! Alcuni non si controllavano gi pi e
davano l'esempio!
Fermatevi! fermatevi! grid il capitano Bourcart. Al
primo che tenta di lasciare la nave, spaccher la testa!
Attraverso la finestra della sua cabina, prese la rivoltella che era
sulla tavola.
Il signor Heurtaux e gli ufficiali Coquebert e Aliotte si unirono al
loro capo. Il nostromo Ollive si precipit in mezzo ai marinai,
nell'intento di mantenere l'ordine. Gli uomini del capitano King non
avrebbero pi ascoltato il loro capo!
Come fermare quella gente impazzita all'idea che un mostro
potesse trascinarli negli abissi dell'oceano?
Ma, quasi non bastasse, ecco che nuove scosse fanno sussultare la
nave. Alcune oscillazioni la inclinano ora sulla destra e ora sulla
sinistra. A un tratto pare che lo scafo voglia sfasciarsi. Gli alberi
gemono fin dalle fondamenta. Alcuni paterazzi si allentano. La barra
del timone viene respinta cos bruscamente che un matafione si
spezza e la ruota devira con tanta forza che due timonieri non
sarebbero riusciti a trattenerla.
Alle imbarcazioni! alle imbarcazioni!
Questo fu il grido di tutti, anche se non tutti avrebbero potuto
trovarvi posto!
Il capitano Bourcart cap che non sarebbe stato obbedito, se non
fosse stato severo contro l'autore del disordine. And perci dal
bottaio, che era ai piedi dell'albero maestro, e gli grid:
Siete voi, Cabidoulin, il responsabile di quello che accade!
Io, capitano?
S, voi!
Poi, rivolgendosi al nostromo Ollive, ordin:
Mettilo ai ferri in fondo alla stiva!
S levarono alcune proteste. E fu allora che il bottaio rispose con
voce tranquilla:
Io ai ferri, capitano? Forse perch ho detto la verit?
La verit? ! esclam il signor Bourcart.
S, la verit! ripet J ean-Marie Cabidoulin.
E quasi per avvalorare le sue parole, ecco che la nave si solleva da
prua a poppa, con un violento moto di beccheggio. Nello stesso
tempo, dei muggiti terribili si levano verso sud, a poche gomene di
distanza. Poi un'enorme ondata si solleva contro il Saint-Enoch e,
nelle tenebre, la nave viene trascinata via a una velocit
incalcolabile, sulla superficie del Pacifico.
CAPITOLO XIV
VERSO SETTENTRIONE
DOVE ANDAVA il Saint-Enoch, trasportato dall'azione d'un motore
di cos formidabile potenza, applicato ai suoi fianchi, con il capo
rivolto ora a nordest e ora a nord-ovest?
Era impossibile distinguere qualcosa, nel buio profondo. Il
capitano Bourcart e i suoi ufficiali cercavano inutilmente di
indovinare la direzione. L'equipaggio era terrorizzato. Non c'era pi
una sola lancia in cui potersi rifugiare poich gli ormeggi si erano
spezzati nel momento stesso in cui la nave aveva ripreso il suo
cammino.
La rapidit con la quale il Saint-Enoch fuggiva non consentiva
agli uomini di resistere alla violenza dell'aria. Essi dovettero
allungarsi lungo i parapetti, coricarsi ai piedi degli alberi, aggrapparsi
alle gallocce, abbandonando il casseretto per non essere scagliati in
mare. La maggior parte dei marinai si distese sul pagliolo della
camerata o sotto il castello di prua. Il capitano Bourcart, il capitano
King, il dottor Filhiol, il secondo e gli ufficiali si ripararono
nell'interno del quadrato. Sarebbe stato pericoloso rimanere sul
ponte, con il rischio che l'alberatura crollasse.
E poi, che cosa avrebbero potuto fare? Nella notte scurissima, gli
uomini non si vedevano n si udivano l'un l'altro. L'aria risuonava
d'incessanti muggiti, ai quali si univano i sibili prodotti dal vento
attraverso l'attrezzatura, sebbene non soffiasse il minimo refolo. Se il
vento si fosse levato con violenza, avrebbe diradato la nebbia
fittissima e, attraverso gli strappi delle nuvole, si sarebbe scorta
qualche stella.
No il tempo continua ad essere calmo disse il signor
Heurtaux; la violenza delle raffiche deriva soltanto dalla nostra
velocit!
La forza di questo mostro fece l'ufficiale Aliotte
dev'essere straordinaria
Mostro! mostro! ripeteva il capitano Bourcart.
Nonostante l'evidenza delle cose, egli si rifiutava ancora
d'ammettere,
proprio come il dottor Filhiol, il secondo e mastro Ollive,
l'esistenza di un animale, serpente gigantesco o sauro colossale,
capace di trasportare una nave di cinquecento tonnellate con quella
incredibile velocit. S poteva ammettere tutto: un mascheretto
provocato da un sommovimento sottomarino o un maremoto
d'immensa potenza tutto salvo credere alle storie assurde di
J ean-Marie Cabidoulin.
La notte trascorse in quelle condizioni. Non erano cambiate n la
direzione n la posizione della nave. Alle prime luci dell'alba, il
capitano Bourcart e i suoi compagni vollero esaminare lo stato del
mare. Se il bottaio non si sbagliava, l'animale avrebbe forse mostrato
qualche parte del suo corpo; forse sarebbe stato possibile ferirlo
mortalmente e liberare la nave dalla sua formidabile presa
Apparteneva forse a quel genere di cefalopodi noti con il nome di
polpi, con la testa di cavallo e il becco di avvoltoio? E aveva forse
allacciato strettamente lo scafo del Saint-Enoch con i suoi tentacoli?
O piuttosto apparteneva alla classe degli articolati, ricoperti di spesso
carapace: ictiosauri, plesiosauri, coccodrilli giganti? O era un
calamaro, un kraken, una gigantesca cicala di mare come quelli gi
incontrati in certe acque dell'Atlantico o del Pacifico, di dimensioni
tali da sfuggire a ogni immaginazione?
Stava spuntando il giorno. Una luce scialba filtrava attraverso la
nebbia opaca. Nulla lasciava prevedere che essa dovesse diradarsi o
perdere in parte la sua straordinaria intensit.
A causa della velocit del Saint-Enoch, l'aria sferzava il viso come
mitraglia e non fu pi possibile rimanere sul ponte. Il signor Bourcart
e i suoi ufficiali dovettero quindi rientrare subito nel quadrato. Il
nostromo Ollive cerc di raggiungere le impavesate, ma non ci
riusc: brutalmente respinto, corse il rischio di schiantarsi contro la
scala del casseretto.
Per ventimila diavoli! grid appena i due ufficiali lo
rialzarono. Ho quasi creduto di non poter pi pagare la bottiglia a
quel vecchio bestione di Cabidoulin.
Ma il capitano Bourcart aveva intanto constatato che il Saint-
Enoch, preso al traverso, sbandava sulla sinistra, tanto da far temere
che stesse per rovesciarsi.
inutile dire che l'equipaggio non aveva lasciato la camerata n il
castello di prua. Sarebbe stato difficile, soprattutto nella nebbia,
comunicare dalla poppa con la prua della nave. Per fortuna, la
cambusa conteneva abbastanza viveri, biscotti o conserve per
assicurare il nutrimento a bordo.
Che dobbiamo fare? chiese il secondo.
Vedremo, Heurtaux rispose il capitano Bourcart.
Questa situazione non potr certo durare
A meno che non si venga trasportati fino al Mar Glaciale!
rispose l'ufficiale Aliotte.
E a patto che il Saint-Enoch riesca a resistere! aggiunse
Coquebert. In quell'istante, ai muggiti che sembravano provenire dal
fondo dell'oceano si un un fracasso spaventoso.
Il nostromo Ollive si trascin verso la porta del casseretto e grid:
L'alberatura crollata!
Per fortuna, nessuno aveva potuto avventurarsi sul ponte. Sartie,
paterazzi e stragli avevano ceduto alle scosse del rullio e del
beccheggio. Gli alberi delle gabbie e dei velacci erano caduti
completamente, con i loro pennoni. Alcuni erano stati trattenuti
all'esterno dall'attrezzatura, a rischio di sfondare l'impavesata.
Restavano soltanto gli alberi pi bassi con le loro gabbie, contro cui
sbattevano le vele, che per non tardarono a volare in pezzi.
La nave, disalberata, non perdeva affatto velocit e i rottami la
seguivano in quella irresistibile corsa verso il nord del Pacifico.
Ah, il mio povero Saint-Enoch!
Queste le parole desolate che sfuggirono al capitano Bourcart.
Fin allora egli non aveva rinunciato alla speranza che la sua nave
avrebbe potuto riprendere la navigazione, non appena in condizioni
normali. Pur ammettendo, se si vuole, l'esistenza di un mostro
marino, era evidente che quel mostro, per quanto di enorme forza,
non sarebbe mai riuscito a trascinare il Saint-Enoch negli abissi.
Altrimenti lo avrebbe gi fatto. Perci avrebbe finito con lo stancarsi
del carico che si portava addosso e non sarebbe andato certo a
fracassarsi, insieme con la nave, contro una qualche scogliera della
costa asiatica o della costa americana.
Il capitano Bourcart aveva sperato fin allora che la nave ne
sarebbe uscita fuori sana e salva; ma ora, senza alberi senza vele,
nella impossibilit di riparare le avarie, quali risorse poteva offrire?
Era una situazione eccezionale, a dire il vero, e non aveva torto
J ean-Marie Cabidoulin quando diceva:
Non si mai visto tutto delle cose del mare; qualcosa resta
sempre da vedere!
Ma il capitano Bourcart e i suoi ufficiali non erano uomini che si
lasciassero abbattere dalla disgrazia. Finch quello scafo rimaneva
sotto i loro piedi, non avrebbero mai perso la speranza della salvezza.
Ma avrebbero potuto reagire contro il terrore che dominava ormai
l'equipaggio?
I cronometri segnavano le otto del mattino; da quando il Saint-
Enoch si era rimesso in movimento erano trascorse circa dodici ore.
Quale che fosse, la forza di trazione era certamente prodigiosa e
non meno prodigiosa la velocit della nave. Alcune persone di
scienza hanno calcolato che cosa non hanno calcolato e non
calcoleranno in avvenire? la potenza dei grandi cetacei. Una balena
lunga ventitr metri, del peso di circa settanta tonnellate, possiede la
forza di centoquaranta cavalli-vapore, e cio di quattrocentoventi
cavalli da tiro: forza che le locomotive pi perfezionate non riescono
ancora a sviluppare. Forse, un giorno, come diceva il dottor Filhiol,
le navi si faranno rimorchiare da un tiro di balene e i palloni da un
tiro d'aquile, di condor o di avvoltoi Da queste cifre, si pu
giudicare quale potesse essere la potenza meccanica di un mostro
marino di quattro o cinquecento piedi di lunghezza!
Quando il dottor Filhiol chiese al capitano Bourcart a quale
velocit, secondo lui, marciasse il Saint-Enoch marcia che, del
resto, sembrava uniforme questi rispose:
Non credo che sia inferiore alle quaranta leghe all'ora.
Ma allora, avremmo percorso quasi cinquecento leghe, in
dodici ore!
S, appunto, quasi cinquecento leghe!
Per quanto la cosa possa sorprendere, certo che non mancano
esempi di rapidit anche maggiore. Nell'oceano Pacifico, infatti, era
stato segnalato, alcuni anni prima, da un comandante di stazioni
navali, il seguente fenomeno.
In seguito a un violento terremoto verificatosi sulle coste del Peni,
un'immensa ondulazione dell'oceano si estese fino al litorale
australiano. A balzi precipitosi, quell'onda, lunga due leghe, percorse
quasi un terzo del globo alla velocit vertiginosa di centottantatr
metri al secondo, e cio di seicentocinquantotto chilometri all'ora.
Lanciata contro i numerosi arcipelaghi del Pacifico e preceduta da
una lontana oscillazione sottomarina, il suo arrivo si annunciava
nelle vicinanze della terraferma con un gran frastuono; superato o
aggirato l'ostacolo, si spostava con accresciuta rapidit.
Questo fatto, fedelmente riferito nel J ournal du Havre, era a
conoscenza del capitano Bourcart, il quale, dopo averlo riferito ai
suoi compagni, aggiunse:
Non sarei per nulla meravigliato, se fossimo testimoni e
vittime di un fenomeno di questo genere. Una spinta d'origine
vulcanica potrebbe essersi verificata nel fondo dell'oceano, dando
origine allo scoglio sconosciuto sul quale si inchiodato il Saint-
Enoch. Poi, come accaduto in seguito al terremoto del Per, si
sviluppata un'enorme ondata, un maremoto di straordinaria potenza,
il quale, dopo averci strappato dallo scoglio, ci trascina ora verso
nord.
Secondo me disse il signor Heurtaux, vedendo che il
capitano King faceva segni d'approvazione questo sembra molto
pi ammissibile dell'esistenza di un mostro marino
E che mostro! aggiunse il dottor Filhiol se capace di
trasportare la nostra nave alla velocit di quaranta leghe all'ora!
Andate a dire queste cose a J ean-Marie Cabidoulin! rispose
mastro Ollive. Vedrete se rinunzier al suo kraken, al suo
calamaro o al suo serpente di mare!
Ma importava poco che il bottaio si intestasse o meno nelle sue
storie fantastiche di mostri marini. L'essenziale era piuttosto di
sapere fino a quale latitudine il Saint-Enoch era stato trasportato quel
giorno.
Il signor Bourcart prese la carta e cerc di stabilire la posizione.
Era assai probabile che la nave fosse andata sempre verso nord. S
poteva ritenere quindi che, dopo aver superato le Kurili, al largo delle
ultime isole, avesse attraversato il mare di Bering. Se cos non fosse
stato, si sarebbe gi fracassata o contro questo arcipelago o contro
quello delle Aleutine, pi a est. Sulla superficie di quel bacino non
emergeva nessuna terra che potesse esserle d'ostacolo. In
considerazione della sua velocit, doveva anche aver superato quello
stretto, largo non pi di una quindicina di leghe. Ora, nell'attraversare
lo stretto, sarebbe bastato che l'immensa ondata fosse piegata di
alcune miglia a est o a ovest per andare a gettarsi sul capo Orient, in
terra d'Asia, o sul capo Principe di Galles, in terra americana. Ma
poich una simile deviazione non c'era stata, si poteva forse dubitare
che il Saint-Enoch non fosse gi in pieno oceano Artico?
Il dottor Filhiol chiese allora al signor Bourcart:
A quale distanza dallo scoglio poteva trovarsi il mare polare?
A circa diciassette gradi rispose il capitano. A
venticinque leghe per grado, ci d all'incirca
quattrocentoventicinque leghe!
Allora disse il signor Heurtaux non dobbiamo essere
distanti dal settantesimo parallelo.
Il settantesimo parallelo limita l'oceano Artico; in quel periodo
dell'anno, la banchisa polare doveva quindi essere vicina!
I cinquantasei uomini imbarcati sul Saint-Enoch andavano
incontro alla pi spaventosa catastrofe: la loro nave si sarebbe
perduta nelle solitudini iperboree. A quella latitudine avrebbero
incontrato i ghiacci gi resi immobili, oltre lo stretto di Bering: gli
ice-fields, gli ice-bergs e l'insuperabile banchisa artica
Che ne sarebbe stato dell'equipaggio, ammettendo che non fosse
gi stato inghiottito dalle onde, in seguito a una violenta collisione?
Quale destino lo attendeva anche se fosse riuscito a rifugiarsi su un
campo di ghiaccio o sopra un arcipelago della zona (la Nuova
Siberia, la terra di Wrangel o altro gruppo di isole) a centinaia di
miglia dalla costa dell'Asia e dell'America? Oppure su una di quelle
isole disabitate e inabitabili, senza viveri, senza riparo, esposto ai
freddi intensissimi che, sin da ottobre, invadono le regioni del Mar
Glaciale? Non avrebbe potuto svernarvi; ma, d'altra parte, come
avrebbe potuto raggiungere le province della Siberia o dell'Alaska?
Nell'uscire dallo stretto di Bering, l'enorme onda oceanica, avendo
pi spazio per distendersi, avrebbe certamente perduto forza e
velocit. E poi, non bisognava fare i conti anche con la diminuzione
indicata dalla colonnina del barometro? Tra le raffiche, su un mare
sconvolto, quando il vento avrebbe soffiato tempestosamente, il
fenomeno, giunto ad esaurimento, avrebbe forse ridato la libert al
Saint-Enoch! Ma, disalberato, battuto dalle tormente di quell'inizio
d'inverno artico, come avrebbe potuto resistere? Che ne sarebbe stato
della nave, ormai ingovernabile, sperduta in quelle lontane regioni?
N l'energia, n l'intelligenza, n il coraggio avrebbero mai potuto
modificare quella situazione.
Trascorse il mattino; il Saint-Enoch continuava ad essere
trascinato ora al traverso, ora per la prua o per la poppa, come un
relitto abbandonato ai capricci del mare. Ma ci che rendeva la
situazione ancora pi spaventosa era il fatto che lo sguardo non
riusciva a penetrare la cortina di nebbia. Del resto, data
l'impossibilit di stare sul ponte, il signor Bourcart e i suoi ufficiali
potevano scrutare il mare solo attraverso la stretta finestra del
quadrato. Essi perci non sapevano neppure se la nave passava in
vista della terra, in prossimit dell'una o dell'altra riva dello stretto di
Bering, o se apparisse qualche isola degli arcipelaghi artici, contro la
quale quell'onda straordinaria si sarebbe infranta, insieme con il
Saint-Enoch!
In ogni caso, la soluzione non poteva essere che un naufragio a
breve scadenza, al quale nessuno sarebbe certamente sopravvissuto!
Crepa, maledetta nebbia! diceva l'ufficiale Aliotte.
Crepa, una buona volta!
La nebbia si dirad nel pomeriggio, in seguito alla discesa del
barometro. Le sue volute risalirono verso le zone alte dell'atmosfera
e se il sole non fu visibile, lo sguardo, se non altro, pot abbracciare
l'orizzonte.
Verso le quattro della sera, la velocit del Saint-Enoch parve
diminuire. Sarebbe stato libero finalmente? Certo, sarebbe stata una
nave disalberata, ma se il capitano Bourcart fosse riuscito a dotarla di
qualche vela di fortuna, forse sarebbe riuscita a tornare verso sud.
Ci capiti pure qualsiasi cosa disse il signor Heurtaux
purch non ci si fracassi contro la banchisa!
In quel momento, il nostromo Ollive tent di uscire dal quadrato.
La violenza dell'aria era meno forte ed egli vi riusc. Il signor
Bourcart, il capitano King, il dottor Filhiol e gli ufficiali lo seguirono
ed andarono ad addossarsi contro l'impavesata di destra, tenendosi
alle gallocce.
J ean-Marie Cabidoulin, il falegname, il fabbro, i fiocinieri e una
dozzina di marinai inglesi e francesi risalirono di sotto il ponte e si
posero in osservazione tra l'impavesata e la marmitta.
Il Saint-Enoch aveva allora la prua a nord-nord-est; l'altezza della
lunga onda, che lo trasportava sul suo dorso diminuiva nel tempo
stesso in cui si riduceva la sua rapidit.
Nessuna terra era in vista.
N si lasciava vedere il mostro marino, al quale, secondo il
bottaio, la nave sarebbe stata attaccata da una ventina d'ore.
Le parole incoraggianti del capitano Bourcart ridiedero a tutti
animo e speranza. Il nostromo Ollive credette allora opportuno farsi
beffe di J ean-Marie Cabidoulin, a proposito del suo coccodrillo-
polpo-kraco-krac che fosse.
Hai perduto la bottiglia, vecchio mio! gli disse battendogli
la mano sulla spalla.
L'ho guadagnata, invece rispose mastro Cabidoulin.
Ma n tu n io saremo l per berla
Vorresti dire che il tuo mostro
sempre l Se si guarda bene, si pu vederne ora la testa,
ora la coda!
Sono fantasie del tuo cervello bacato!
E ci tiene con le sue tenaglie e non ci lascer! So bene dove
ci conduce
Ci conduce in un posto dal quale ritorneremo, vecchio mio!
rispose mastro Ollive. Se vuoi, scommettiamo anche una bottiglia
di rhum, oltre quella di ratafi, che ne usciremo sani e salvi!
J ean-Marie Cabidoulin alz le spalle e lanci un'occhiata di
sprezzo sul compagno. Chino al disopra del parapetto, credeva
veramente di vedere la testa del mostro, una specie di testa di
cavallo, con un enorme becco che spuntava fuori dalla folta
criniera E pi in l, ad alcune centinaia di piedi, la sua coda
mostruosa, che batteva con furore le acque agitate per un gran tratto!
E, quel che pi conta, mozzi e marinai vedevano le stesse cose, con
gli occhi del caparbio bottaio!
Tuttavia, se non si vedeva a nord nessuna terra, si vedevano per
dei ghiacci galleggianti, che si spostavano su un'ampia distesa
d'acqua. Non c'era dubbio, il Saint-Enoch era nella zona polare, al di
l dello stretto. Quanti gradi oltre il settantesimo parallelo non era
dato di precisare, se non con un'osservazione impossibile a farsi in
quell'ora avanzata del giorno.
Del resto, dopo nemmeno dieci minuti, il marinaio Gastinet, salito
sulla gabbia di trinchetto, gridava con voce squillante:
Banchisa a prua, a sinistra!
A tre miglia, verso nord, appariva un ice-field. Liscio come uno
specchio,
rifletteva gli ultimi raggi del sole. Lontano, si vedevano i primi
blocchi della banchisa, la cui cresta si mostrava a un centinaio di
tese, al di sopra del livello del mare. Sull'ice-field vi erano moltissimi
uccelli: gabbiani, sfenischi, fregate Numerose coppie di foche si
arrampicavano sulle sue sponde.
La banchisa era a circa tre o quattro miglia di distanza e il vento,
che cresceva sempre, vi spingeva contro la nave. Il mare era sempre
pi agitato di quanto non comportasse il vento, e ci dipendeva dal
fatto che l'enorme ondata correva ancora in mezzo ad ammassi di
ghiaccio che si scontravano l'un l'altro. Senza dubbio, essa si sarebbe
frantumata contro l'incrollabile barriera artica.
Grosse ondate gi piombavano sul ponte del Saint-Enoch, le cui
impavesate furono ben presto sfondate dal traverso dell'albero di
trinchetto. A un certo momento, la nave sband sensibilmente e
l'acqua la invase fino al casseretto. Se i boccaporti della stiva non
avessero resistito, sarebbe colata a picco.
A mano a mano che il crepuscolo avanzava, la tormenta cresceva
e si scatenava con spaventose raffiche di nevischio.
Alla fine, verso le sette di sera, il Saint-Enoch, sollevatosi
un'ultima volta, venne precipitato sull'ice-field, lo attravers,
scivolando sulla sua superficie, e and a sbattere contro i blocchi di
ghiaccio della banchisa.
CAPITOLO XV
CONCLUSIONE
IN QUALE parte del mare artico il Saint-Enoch era stato trascinato,
dal momento in cui si era staccato dallo scoglio, e cio da circa
ventiquattr'ore?
Al diradarsi della nebbia, il capitano Bourcart aveva osservato che
la nave si dirigeva verso nord-nord-ovest. Se non aveva deviato da
quella direzione, nell'uscire dallo stretto di Bering, tutti avrebbero
potuto raggiungere la terraferma dirigendosi verso il litorale della
Siberia o verso le isole vicine. Il rimpatrio sarebbe allora avvenuto
meno faticosamente che non attraverso le interminabili distese
dell'Alaska americana.
La notte era intanto sopraggiunta, scura e glaciale, con un freddo
di dieci gradi centigradi sotto lo zero.
L'urto era stato piuttosto violento: infatti si erano spezzati anche
gli alberi pi bassi della nave, mentre lo scafo si sfasciava.
Ma nessuno, per miracolo, rimase ferito gravemente, riportandone
appena qualche contusione. Dopo essere stati scaraventati contro
l'impavesata, alla fine gli uomini riuscirono a mettere piede sul
campo di ghiaccio, dove vennero subito raggiunti dal signor Bourcart
e dagli ufficiali.
Non c'era ormai che da aspettare il mattino. Ma, invece di
trascorrere tante lunghe ore all'aria aperta, sarebbe stato meglio
risalire a bordo. Il capitano ordin che cos si facesse. Anche se non
era possibile accendere il fuoco, n nel quadrato n nel camerone,
perch quasi completamente demoliti, l'equipaggio vi avrebbe
trovato almeno rifugio contro le raffiche di nevischio che si
scatenavano con furore.
All'alba, il signor Bourcart avrebbe fatto conoscere i
provvedimenti che si dovevano adottare.
Il Saint-Enoch si era raddrizzato quando aveva urtato contro la
base della banchisa. Ma le avarie subite erano irreparabili. Lo scafo
si era squarciato in pi punti, al di sotto della linea di
galleggiamento, il ponte sfondato o sconquassato, le paratie interne
delle cabine sconnesse. Ci nonostante, gli ufficiali ebbero la
possibilit di sistemarsi, bene o male, nel casseretto, e i marinai nella
stiva e nel camerone.
Cos si era conclusa l'avventura, almeno per quanto riguardava il
fenomeno provocato da un irresistibile movimento del suolo
oceanico, tra il cinquantesimo e il settantesimo parallelo.
Che ne sarebbe stato, ora, dei naufraghi del Saint-Enoch e del
Repton?
Il signor Bourcart e il secondo erano riusciti a ricuperare le loro
carte tra i rottami del quadrato. Alla luce di un fanale, cercarono di
stabilire la posizione del Saint-Enoch.
Dalla sera del 22, fino alla sera del 23 disse il signor
Bourcart l'onda ci ha trascinati verso il nord-ovest del mare
polare
Con una velocit certamente non inferiore alle quaranta leghe
all'ora rispose il signor Heurtaux.
Non sarei sorpreso, perci disse il capitano se avessimo
raggiunto i paraggi della terra di Wrangel.
Se il signor Bourcart non si sbagliava, se la banchisa era attaccata
a quella terra poco lontana dalla costa siberiana, non ci sarebbe stato
che attraversare lo stretto di De Long per raggiungere il paese dei
Ciukci, la cui punta pi avanzata sull'oceano Glaciale il capo Nord.
Ma forse sarebbe stato meglio se il Saint-Enoch fosse stato gettato
pi a ovest, sull'arcipelago della Nuova Siberia. Alla foce del Lena, il
rimpatrio si sarebbe potuto effettuare in condizioni migliori,
considerato che le borgate non mancano nella regione degli J acuti,
attraversata dal circolo polare.
Tuttavia, la situazione non era disperata. I naufraghi avevano
alcune possibilit di salvezza. Non sarebbero mancate fatiche,
privazioni, pene, certamente, dovendo percorrere centinaia di miglia
su quegli ice-fields, senza alcun riparo, esposti ai rigori del clima
della stagione invernale! E bisognava anche sperare che il freddo
avesse solidificato lo stretto di De Long in tutta la sua larghezza, per
permettere loro di raggiungere la costa della Siberia!
La nostra sfortuna pi grande disse il signor Heurtaux
che le avarie del Saint-Enoch non si possono riparare! Se questo
fosse stato possibile, avremmo potuto scavare un canale attraverso i
campi di ghiaccio e la nave avrebbe cos potuto riprendere il mare
E non abbiamo neppure un'imbarcazione! aggiunse il
capitano Bourcart. Con i resti del Saint-Enoch, potremmo
costruirne alcune in grado d'accogliere una cinquantina di uomini;
ma probabilmente verrebbero a mancare i viveri prima ancora
d'averle terminate.
Il giorno riapparve e fu molto se il sole mostr sull'orizzonte il suo
disco scialbo, senza calore e quasi senza luce.
L'ice-field si stendeva a perdita d'occhio, sia a ovest che a est. A
sud si apriva lo stretto di De Long, ingombro di ghiacci, di cui
l'inverno avrebbe fatto una superficie ininterrotta fino al litorale
asiatico. Ma fino a quando quei luoghi non si fossero completamente
gelati, per tutta la loro distesa, il signor Bourcart e i suoi compagni
non avrebbero potuto superarli per raggiungere il continente.
Tutti discesero e il capitano fece procedere all'ispezione della
nave.
Non c'era da farsi illusioni. Lo scafo si era schiantato contro la
banchisa, le madiere fracassate, le centine rotte, il fasciame
sconnesso, la carena sfondata, il timone in avaria e la volta di poppa
sfasciata, tutti danni, questi, irreparabili, come affermarono, dopo un
attento esame, sia il falegname Frut sia il fabbro Thomas.
Non c'era dunque che da scegliere: o mettersi in cammino il
giorno stesso, portando con s ci che rimaneva dei viveri, e andare
verso ovest, verso quel tratto di mare forse gi completamente gelato
fino al litorale, a causa della corrente polare; oppure creare un
campo-base ai piedi della banchisa e occuparlo, in attesa che il
passaggio dello stretto di De Long diventasse percorribile a gente
appiedata.
Il pro e il contro, in quei due progetti, erano l'uno di fronte
all'altro. In ogni caso, non era possibile svernare in quel luogo, in
attesa del ritorno della stagione calda. Pur ammettendo che si
giungesse a scavare un rifugio nella base della banchisa, come hanno
fatto alcuni balenieri, come poter vivere ancora per sette o otto mesi?
Non va dimenticato che bisognava nutrire cinquantasei persone, la
cui alimentazione era assicurata solo per una quindicina di giorni: tre
settimane al massimo, tirando all'indispensabile. Contare sulla caccia
o sulla pesca era cosa troppo incerta. E poi, come organizzare il
riscaldamento, se non bruciando i rottami della nave? E, dopo, che ne
sarebbe stato dei naufraghi?
Quanto all'arrivo di una nave in vista della banchisa, c'era da tener
presente che sarebbero trascorsi due terzi dell'anno prima che quei
paraggi ridiventassero navigabili!
Il signor Bourcart prese allora la decisione di partire non appena
fossero state costruite alcune slitte, alle quali, in mancanza di cani, si
sarebbero attaccati gli uomini.
Adottato dall'equipaggio del Saint-Enoch, questo progetto fu
accettato anche dal personale del Repton, senza neppure discuterlo.
Gli inglesi avrebbero forse preferito mettersi in cammino
separatamente; ma, per mancanza di viveri, non era loro possibile
farlo; il signor Bourcart, da parte sua, non avrebbe mai acconsentito a
darne loro, in quelle condizioni.
Del resto, erano davvero sicuri i naufraghi d'essere nelle vicinanze
della terra di Wrangel? Quando il dottor Filhiol rivolse questa
domanda al capitano, il signor Bourcart rispose:
Non posso dirvelo con assoluta certezza. Se i miei strumenti
non si fossero rotti, avrei potuto rilevare la nostra posizione. Credo
per che questo ice-field debba trovarsi vicino alla terra di Wrangel,
a meno che esso non subisca l'azione di una qualche corrente che lo
trascini a ovest o a est dello stretto di Bering.
L'ipotesi era plausibile. Ma come era possibile, senza un punto di
riferimento, sapere se quel campo di ghiaccio era immobile o andava
alla deriva con la banchisa?
Due forti correnti attraversano quei luoghi: l'una proviene da
nordovest, girando intorno al capo Orient della penisola dei Ciukci,
l'altra dal nord per riunirsi alla prima, la quale risale lungo la costa
dell'Alaska, fino alla punta di Barrow.
Comunque sia, la partenza era stata decisa. Per ordine del
capitano, mastro Cabidoulin, il falegname e il fabbro si misero al
lavoro. S trattava di costruire tre slitte con le tavole e le travi
ricavate dal Saint-Enoch, il cui scafo intanto continuava a servir loro
da tetto. Il combustibile, di cui occorreva larga provvista, lo
avrebbero fornito con abbondanza gli alberi e i pennoni.
Il lavoro sarebbe durato tre giorni, a patto di non perdere tempo.
Gli inglesi offrirono i loro servigi, ma il signor Bourcart contava di
utilizzare il loro aiuto durante la marcia. Non ci sarebbero state mai
abbastanza braccia per trascinare quelle pesanti slitte, nel corso di un
viaggio cos lungo!
I due capitani, gli ufficiali e il dottor Filhiol salirono pi volte
sulla cresta della banchisa, raggiungibile senza troppe difficolt. Da
quei trecento piedi d'altezza, l'orizzonte visivo si estendeva per una
cinquantina di chilometri. Nessuna terra appariva nel campo visivo
dei cannocchiali. A sud c'era il mare, seminato di masse di ghiaccio,
e non la continuazione all'ice-field. Bisognava supporre che ci
sarebbero volute alcune settimane prima che lo stretto di De Long
fosse completamente gelato, se quello che si apriva da quella parte
era proprio lo stretto di De Long
Durante quei tre giorni, il campo non fu turbato dalla visita degli
orsi bianchi. Due o tre di quegli animali, che non cessano tuttavia
dall'essere pericolosi, dopo essere apparsi tra i ghiacci, si
allontanarono non appena si volle dar loro la caccia.
La sera del 26 ottobre, la costruzione delle slitte era terminata. Vi
furono caricate le casse di conserva, carne, legumi e biscotti,
un'abbondante provvista di legna, un pacco di vele destinate a servire
da tende, quando le tempeste di neve avrebbero reso impossibile il
cammino.
Il giorno seguente, dopo un'ultima notte trascorsa sulla nave e
dopo un ultimo pasto consumato a bordo, il signor Bourcart e i suoi
compagni, il capitano King e i suoi uomini si misero in marcia.
La partenza non avvenne senza commozione e senza una stretta al
cuore! Quello che era stato il Saint-Enoch, diventato ormai un relitto,
continu ad attirare lo sguardo di tutti, finch non spar dietro le
alture della banchisa!
Il nostromo Ollive, sempre fiducioso, diceva al bottaio:
Ebbene, vecchio mio, vedrai che ce la caveremo, nonostante
tutto! Rivedremo il molo di Le Havre
Noi? Pu darsi ma non il Saint-Enochl si limit a
rispondere J ean-Marie Cabidoulin.
Non il caso di riferire minuziosamente gli incidenti del viaggio
sull'icefield. Il pericolo pi grave era costituito dal rischio che
venissero meno i viveri e il combustibile, se la marcia si fosse
prolungata.
La piccola carovana camminava in buon ordine. I due ufficiali
guidavano la colonna. A volte si allontanavano di uno o due miglia
per scegliere il cammino da percorrere, quando i ghiacci sbarravano
loro la strada. Bisognava allora fare il giro di alti ice-bergs, e ci
faceva perdere loro del tempo.
La temperatura oscillava tra i venti e i trenta gradi sotto zero:
media consueta, a quella latitudine, agli inizi dell'inverno.
I giorni intanto si susseguivano; a sud dell'ice-field c'era sempre il
mare, coperto di ghiacci galleggianti. Il signor Bourcart osservava,
nel frattempo, che una corrente abbastanza rapida trascinava quei
ghiacci verso ovest, e cio verso lo stretto di De Long, del quale le
slitte avevano gi dovuto attraversare l'imboccatura occidentale. A
sud si sviluppava, probabilmente, quel largo braccio di mare chiuso
dalle isole Liakhov e dall'arcipelago della Nuova Siberia.
Riguardo alle eventualit che bisognava prevedere, il signor
Bourcart manifestava il timore, quando ne parlava con i suoi
ufficiali, d'essere costretto a risalire fino a dette isole, separate dal
continente asiatico da varie centinaia di miglia. Ora, era gi tanto se
la carovana riusciva a percorrerne una dozzina ogni ventiquattr'ore,
dodici delle quali erano dedicate al riposo notturno. E poich i giorni
di ottobre sono di breve durata, sotto quell'alta latitudine, a causa del
fatto che il sole descrive sopra l'orizzonte una curva sempre pi
ristretta, la marcia si compiva nella semioscurit, a prezzo di grandi
fatiche.
Ma quegli uomini coraggiosi non si lagnavano. Non c'era nulla da
rimproverare agli inglesi, i quali partecipavano con gli altri al traino
delle slitte. Quando il signor Bourcart dava il segnale di fermarsi, si
preparavano le tende, improvvisate con vele disposte sui pennoni, si
distribuiva il cibo, si accendeva il fornello, si preparava qualche
bevanda calda, grog o caff, e tutti poi dormivano fino al momento di
riprendere il cammino.
Ma quali sofferenze, quando la tormenta si scatenava con inaudita
violenza, quando l'uragano spazzava il campo di ghiaccio, quando la
marcia si effettuava contro vento, in un turbine di spessa e accecante
polvere bianca! Gli uomini non si vedevano l'un l'altro, neppure a
pochi metri di distanza. La direzione non poteva essere determinata
che con la bussola, il cui ago, impazzito, non dava pi indicazioni
sufficienti. Il signor Bourcart si sentiva smarrito, in quelle immense
solitudini; ma egli confidava ci soltanto al signor Heurtaux. Era
costretto a seguire l'orlo dell'ice-field, battuto dalle onde che
provenivano dal largo, invece di puntare direttamente verso sud,
dove si stendeva sempre il mare. Bisognava dunque imbarcarsi sui
ghiacci che andavano alla deriva e affidarsi al caso, per raggiungere
la costa della Siberia? No. A mano a mano che la temperatura s
fosse abbassata, quei ghiacci, stretti gli uni agli altri, avrebbero finito
per formare un campo solido alla superficie del bacino polare. Ma se
fossero trascorse pi settimane, prima che il mare si fosse
solidificato, i viveri, nonostante l'economia che se ne faceva, e la
legna, il cui consumo si riduceva alla cottura dei cibi, non sarebbero
venuti a mancare?
Gi parecchi mozzi erano allo stremo delle forze e il dottor Filhiol
li curava come meglio poteva. Oh, quante fatiche sarebbero state
risparmiate, se le slitte avessero avuto un tiro di cani abituati alle
pianure siberiane o a quelle della penisola del Kamciatka! Dotati d'un
meraviglioso istinto, quegli animali sanno orientarsi in mezzo ai
turbini di neve, quando i loro padroni sono ridotti all'impotenza.
S giunse cos al 19 novembre.
Ventiquattro giorni erano trascorsi da quello della partenza. Non
era stato possibile scendere verso sud-ovest, dove il signor Bourcart
aveva sperato di incontrare le punte avanzate del continente, in
prossimit delle isole Liakhov.
I viveri erano quasi esauriti e tra quarantotto ore i naufraghi non
avrebbero potuto far altro che fermarsi nel loro ultimo
accampamento per aspettarvi la morte pi orribile!
Nave! Nave in vista-Questo grido fu lanciato da Romain
Aliotte, la mattina del 20 novembre;
allo sguardo di tutti apparve allora la nave che l'ufficiale aveva
avvistato. Era un'imbarcazione a tre alberi, una baleniera; con le vele
spiegate al vento di nord-ovest, si dirigeva verso lo stretto di Bering.
Il signor Bourcart e i suoi compagni abbandonarono le slitte e
raccolsero le ultime forze per correre verso l'orlo dell'ice-field.
Di l furono fatti dei segnali e sparati alcuni colpi di fucile.
Essi vennero scorti e uditi. La nave si mise in panna e due
imbarcazioni se ne staccarono.
Mezz'ora dopo, i naufraghi erano a bordo salvati da
quell'intervento veramente provvidenziale.
Quella nave il World di Belfast, capitano Morris aveva
terminato in ritardo la sua campagna di pesca, e faceva rotta sulla
Nuova Zelanda.
inutile dire che l'accoglienza fatta all'equipaggio del Saint-
Enoch e a quello del Repton fu molto cordiale. E quando i due
capitani narrarono in quali insolite circostanze le loro navi si erano
perdute, si diede loro credito senza alcuna difficolt.
Un mese dopo, il World sbarcava a Dunedin i superstiti di quel
sinistro marittimo.
Il capitano King disse allora al capitano Bourcart, nel prendere
commiato da lui:
Voi ci avete raccolto a bordo del Saint-Enoch e io vi ho
ringraziato
Come noi ringraziamo il capitano Morris, vostro compatriota,
di avere accolto noi a bordo del World rispose il signor
Bourcart.
Perci siamo pari disse l'inglese.
Come credete
Buona sera
Buona sera! E fu tutto.
Quanto al kraken, al calamaro, al cefalopodo, al serpente di mare,
comunque si voglia chiamarlo, il World, nonostante i pronostici di
cui mastro Cabi-doulin continuava a non mostrarsi avaro, fu molto
felice di non averlo incontrato nel corso della sua traversata dal mare
polare alla Nuova Zelanda.
D'altra parte n il signor Bourcart n i suoi compagni lo videro,
nel corso della loro traversata dalla Nuova Zelanda all'Europa. Gli
ufficiali Coquebert e Aliotte compresero alla fine che era stata
un'ondata enorme, dotata d'incomparabile velocit, quella che aveva
trasportato il Saint-Enoch fino a infrangersi sulla banchisa.
J ean-Marie Cabidoulin e la maggioranza dell'equipaggio, invece,
continuarono a parteggiare per il prodigioso mostro marino
Comunque sia, non c' nessuna certezza che gli oceani ospitino
animali del genere. Nell'attesa, perci, che gli ittiologi abbiano
constatato la loro esistenza e deciso in quale famiglia, genere e
specie converr classificarli, vai meglio relegare quello che se ne
dice nell'elenco delle leggende.
Il capitano Bourcart e i suoi compagni rientrarono dunque a Le
Havre; ma, questa volta, non a bordo della loro nave!
Tuttavia, grazie alla vendita del primo carico, avvenuta a Victoria,
nell'isola di Vancouver, la campagna ebbe il suo utile. La perdita del
Saint-Enoch fu coperta dagli assicuratori; ma ogni volta che al
capitano Bourcart venne fatto di pensare alla sua povera nave,
abbandonata ai piedi della banchisa artica, le lacrime gli spuntavano
agli occhi.
Per ci che riguarda il nostromo Ollive e mastro Cabidoulin,
diremo che essi si offrirono reciprocamente le bottiglie di ratafi e di
ruhm scommesse, vinte e perdute, nel corso del viaggio. Quando il
primo disse al secondo:
Ebbene, vecchio mio, ci credi sempre?
Se ci credo! Dopo quello che ci capitato!
Allora, tu dici di aver visto il bestione?
Come vedo te!
Vuoi dire che anch'io sono un bestione?
S, perch non ci vuoi credere!
Grazie!
Come si vede, il bottaio non ha affatto mutato opinione. Egli
persiste nell'ammettere l'esistenza del mostro, e nelle sue storie
sempiterne ripete continuamente il racconto delle avventure del
Saint-Enoch!
Ma, siamone certi, quella stata davvero l'ultima campagna di
pesca di mastro J ean-Marie Cabidoulin.