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LA NUTRACEUTICA

DELLOLIO EVO
I benefci dellextravergine
STORIA
DELLAMIANTO
Tra utilit e letalit
NANOTECNOLOGIE
E MEDICINA
Dal drug-delivery ai MEMS
OLIMIPIADI
DELLA SCIENZA
Conclusa la 6
a
edizione
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green
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la Scienza al servizio
dellUomo e dellAmbiente
www.green.incaweb.org
Sfruttamento
delle microalghe
tra realt e prospettive
26
APRILE 2012
EditorialE
di Fulvio Zecchini
Green 2.0
EditorialE
http://incaweb.org/green/pgsVIIed/index.htm
PartEciPatE numErosi!
Cari lettori,
primavera, tempo di rinascita, ed ec-
coci qui a presentarvi il primo numero
del nostro giornale realizzato con le
nuove modalit che vi avevamo gi
anticipato.
Innanzitutto ora viene realizzata la
sola versione online in pdf, per questo
potremmo parlare di Green 2.0, come
fosse una sorta di nuova versione di un
software open source, aperto a tutti sia
a livello di consultazione che di con-
tribuzione. Negli ultimi tempi abbia-
mo ricevuto molte proposte di articoli
attraverso il nostro sito, alcune delle
quali hanno trovato spazio su questo
numero. Chi fosse interessato pu
consultare la sezione Collabora con
noi al link: http://incaweb.org/green/
autori/index.htm
La periodicit ora quadrimestrale
(tre numeri allanno) e la distribuzio-
ne diventa gratuita, tutta la rivista sar
scaricabile da www.green.incaweb.org
A breve cominceremo a rendere di-
sponibili online tutti gli articoli dei
numeri pubblicati partendo dal 25 del
dicembre 2011 per poi arrivare al n. 8
del settembre 2007, mentre per quelli
dall1 al 7 gi disponibile il downlo-
ad libero di tutti i pezzi.
Per quanto
c o n c e r n e
l i n s e r t o
accademico
di cui si parlava
nel n. 25, esso appa-
re gi in questo nume-
ro, ma ben mimetizzato.
Il segreto presto svelato:
trattasi del pezzo sulle proprie-
t nutraceutiche dellolio extra-
vergine doliva, il quale rappresenta
un adattamento a Green della pub-
blicazione dei risultati di alcuni studi
dellUnit di Ricerca Palermo 2 (chi-
mica agraria) del Consorzio INCA, il
nostro editore.
Un altro contributo eccellente arriva
dallEnea, lAgenzia nazionale per le
nuove tecnologie, lenergia e lo svi-
luppo economico sostenibile. Si parla
dei possibili utilizzi delle microalghe
a partire dal loro uso come integratori
alimentari, passando per la mangimi-
stica in acquacoltura, per arrivare alla
produzione di energia. Questultima
potenziale applicazione attualmente
resa impossibile dallo svantaggioso
costo tra rese e costi.
Completano il numero uninteressante
pez-
z o
sullamian-
to, molto utiliz-
zato in passato e oggi
bandito per la sua perico-
losit, e una panoramica sullin-
trigante uso delle nanotecnologie in
campo medico.
Finiamo poi con il resoconto della
cerimonia di premiazione della se-
sta edizione delle Olimpiadi della
Scienza - Premio Green Scuola (a.s.
2010/2011), col quale vogliamo anche
rendere giusto merito allimpegno di
tutti coloro che hanno inviato un pro-
getto per la competizione, a tutti loro
va il nostro sentito grazie. Cogliamo
loccasione per invitarvi a partecipa-
re alledizione in corso, anche se la
scadenza per linvio degli elaborati
molto vicina: il 31 maggio 2012.
Buona lettura
aperto il bando della settima edizione delle
Olimpiadi della Scienza - Premio Green Scuola (a.s. 2011/2012):
Prevenire meglio che curare. La tutela dellambiente e della
salute attraverso lanalisi del ciclo di vita dei composti chimici e
dei processi produttivi.
Tutte le informazioni e la documentazione necessaria su:
Scadenza invio eleborati: 31 maggio 2012
la Scienza al servizio dellUomo e dellAmbiente
Periodico quadrimestrale on-line dinformazione
edito dal Consorzio Interuniversitario Nazionale
La Chimica per lAmbiente (INCA)
in collaborazione con
la Societ Chimica Italiana (SCI)

Direttore responsabile
Fulvio Zecchini
Consorzio INCA
Comitato scientifco
Angelo Albini
(Universit di Pavia)
Consiglio Scientifco del Consorzio INCA
e Coordinatore del Gruppo Interdivisionale
di Green Chemistry della SCI
Vincenzo bAROnE
(Scuola Normale di Pisa)
Presidente della SCI
Armandodoriano biAnCO
(Universit La Sapienza di Roma)
Past-President della SCI sezione Lazio
Franco CECCHi
(Universit di Verona)
Presidente del Consorzio INCA
Giovanni SARTORi
(Universit di Parma)
Consiglio Scientifco del Consorzio INCA
Corrado SARZAnini
(Universit di Torino)
Presidente della Divisione di Chimica
dellAmbiente e dei Beni Culturali della SCI
Ferruccio TRiFiR
(Universit di Bologna)
Direttore de La Chimica e lIndustria
edita dalla SCI
luigi CAMPAnEllA
(Universit La Sapienza di Roma)
Consulente esterno, Coordinatore del
Consiglio Scientifco del Consorzio INCA
Direzione, redazione e amministrazione
Rivista Green c/o Consorzio inCA
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La presente pubblicazione, tutta o in parte, non pu es-
sere riprodotta o trasmessa in nessuna forma e con nes-
sun mezzo, senza lautorizzazione scritta delleditore.
leditore, nellambito delle leggi sul copyright, a di-
sposizione degli aventi diritto che non si sono potuti
rintracciare.
SOMMARIO
green
green
green
g
Quando luomo
migliora la natura
Un bellissimo cultivar di marghe-
rita africana del genere Osteo-
spermum, denominato Pink
whirls, spirali rosa. un ecla-
tante esempio di come luo-
mo modifchi fori e piante
per adeguarli ai propri
scopi; una pratica di cui
oggi conosciamo non
solo i benefci, ma an-
che i potenziali pericoli
per lambiente e la salute.
[Immagine: Jon Sullivan,
Wikipedia Commons,
2003]
26
APRILE 2012
La nutriceutica dellolio evo 4
Le propriet nutrizionali e benefche
dellolio extravergine doliva
Lamianto, quando utilit 13
fa rima con letalit
La storia di un prodotto naturale di vasto impiego
che si rivelato fatale
Sfruttamento delle microalghe: 19
tra realt e prospettive
I possibili usi delle microalghe,
in particolare nel settore energetico
Nanotecnologie e medicina: 29
dal drug delivery ai MEMS
Ecco alcune fra le pi promettenti applicazioni
nanotech per la tutela della salute
Quando i giovani diventano 35
amici della chimica
Si conclusa ledizione 2010/2011 delle
Olimpiadi della Scienza - Premio Green Scuola
News - Futuro & Futuribile 44
E se il cioccolato ci aiutasse a restare in forma?
Il superlaser che accende la fusione
Xxxx Xxx
Le propriet nutrizionali e benefche
dellolio extravergine doliva
La nutraceutica
dellolio evo
di Gabriella butera e Anna Micalizzi
Lolio extravergine doliva, nelle ricette spesso abbreviato
come olio evo (o EVO), rappresenta uno degli alimenti
pi antichi la cui preparazione consiste nella semplice
spremitura del frutto della pianta Olea europaea originaria
del medio Oriente. A partire dal 5000 a.C. e fno al 1400
a.C. circa, la coltivazione delle olive si difusa dal medio
Oriente fno a Creta, alla Siria, alla Palestina e a Israele, per
poi arrivare in tutti i paesi del Mediterraneo.
In questo ultimo secolo allolio extravergine doliva sono
state attribuite in numero sempre crescente eccezionali
propriet nutritive che accompagnate dallalta digeribilit
e dalle comprovate propriet salutistiche lo hanno eletto
alimento principe della dieta mediterranea.
In questo articolo discuteremo assieme come le nuove
tecnologie della chimica analitica ci aiutano a descrivere
le sue caratteristiche nutraceutiche in maniera sempre pi
completa e approfondita.
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
I primi studi sulle
propriet nutraceutiche
Le indagini sulle propriet nutraceutiche
(vedi box) dellolio extravergine doliva
cominciano alla fne degli anni Cinquanta,
quando il biologo e fsiologo statunitense
Ancel Benjamin Keys (1904-2004) condusse
uno studio comparativo dei regimi alimenta-
ri in sette nazioni, intitolata semplicemente
Seven Countries Study (Stati Uniti, Italia,
Olanda, Grecia, Finlandia, Giappone ed ex
Iugoslavia). Esso mise in luce che gli abitanti
dellisola di Creta (Grecia) erano quelli con
il pi basso indice di mortalit per malattie
coronariche. Questo fenomeno venne mes-
so in relazione con lutilizzo - praticamente
esclusivo - dellolio extravergine doliva per
la cottura e il condimento dei cibi, a discapito
degli altri oli di origine vegetale e del burro,
ampiamente usati nelle diete di altre popola-
zioni come per esempio quella anglosassone.
Ci indusse ricercatori di tutto il mondo ad
ampliare le conoscenze per comprendere, in
ogni loro aspetto, le eccezionali propriet
nutraceutiche dellolio evo. Oggi la grande
mole di risultati, ottenuta da rigorosi studi
scientifci, conferma i suoi importanti bene-
fci per la salute. Diverse propriet sono ri-
conducibili a specifci componenti dellolio,
ma alcune delle pi importanti derivano dal
consumo dellalimento nella sua interezza.
Lolio extravergine doliva contrasta lin-
vecchiamento cellulare, esercita una mode-
sta azione preventiva sullinsorgenza della
trombosi, inibisce la secrezione acida dello
stomaco, stimola la secrezione pancreatica
ed esercita un effetto colecistocinetico nel
drenaggio della bile. Inoltre molto impor-
tante per la maturazione delle fbre nervose
di nuova formazione e nella crescita del-
le ossa lunghe. Infne gli stata attribuita
una discreta attivit antiinfammatoria, ri-
conducibile a meccanismi che inibiscono
la formazione di molecole con unelevata
attivit immunologica e infammatoria.
lA nuTRACEuTiCA
Il termine nutraceutica, derivato dalla fusione di nutrizione e farmaceutica, sta-
to coniato nel 1989 dal Dr. Stephen L. DeFelice, fondatore e presidente della Founda-
tion of Innovation Medicine (New Jersey, Usa) e si riferiva originariamente allo studio
di alimenti che hanno una funzione benefca sulla salute umana. Oggi la defnizione
si riferisce a prodotti isolati e purifcati dagli alimenti, solitamente venduti in forma
farmaceutica/erboristica, con provati benefci per lorganismo o propriet protettive
contro linsorgere di patologie croniche. Per estensione sono defniti nutraceutici quei
cibi che associano certe caratteristiche nutrizionali a comprovate propriet terapeuti-
che di alcuni principi attivi in essi naturalmente contenuti.
Esempi di alimenti nutraceutici naturali sono lolio extravergine doliva, grazie alla pre-
senza di grassi insaturi e polifenoli, diversi tipi di frutti rossi, come i gelsi, che conten-
gono antociani e polifenoli, i pomodori per il loro apporto di licopene. I polifenoli e le
vitamine di questi vegetali hanno una potente attivit antiossidante che protegge le
nostre cellule dallo stress ossidativo dovuto ai radicali liberi. Esistono inoltre ortaggi ai
quali negli ultimi anni stato riconosciuto un ruolo chiave nella prevenzione di alcuni
tipi di cancro; i pi noti sono i membri della famiglia Cruciferae cui appartengono, tra
gli altri, cavoli, broccoli e cavoletti di Bruxelles.
Tra gli alimenti di origine animale opportuno citare il salmone e il pesce azzurro
ricchi di acidi grassi omega-3 e omega-6. Questi ultimi vengono defniti essenziali
poich non possono essere sintetizzati dallorganismo e devono necessariamente es-
sere introdotti con la dieta.
Distribuzione dellolivo nel baci-
no del Mar Mediterraneo
Frutti in maturazione di Olea eu-
ropea L.
[Immagine: H. Zell, Wikipedia
Commons, 2010]
Frutti maturi di Olea europea L.
[Immagine: H. Zell, Wikipedia
Commons, 2011]
5 n.26 | Aprile 2012
Composizione e
caratteristiche
nutrizionali
Oggi per limportanza commerciale che
ha assunto lolio extravergine doliva e per
garantire al consumatore la sua qualit e i
benefci derivanti dal consumo, una serie di
rigorose norme ne regola la produzione e le
caratteristiche.
Per essere defnito tale, lolio extravergine
doliva deve essere estratto solo con mezzi
meccanici (spremitura) e non deve subire
manipolazioni o aggiunte di additivi chi-
mici; in questo processo non deve essere
soggetto a riscaldamento e il suo grado di
acidit libera non deve superare il valore
massimo di 0,8 g per 100 g di olio. Inoltre
deve possedere alcuni requisiti di sapore e
aroma a cui viene assegnato un punteggio
ai sensi dellallegato XII del regolamento
(CE) N. 640/2008 che riporta il metodo
del consiglio oleicolo internazionale per la
valutazione organolettica degli oli doliva
vergini.
Lolio evo costituito da due componen-
ti: una a concentrazione decisamente pi
elevata di natura lipidica apolare (circa il
99% del contenuto totale), laltra di natura
polare rappresentata principalmente da
tocoferoli, polifenoli, carote-
noidi, cloroflla e alcoli.
La frazione lipidica costi-
tuita da trigliceridi e steroli.
I trigliceridi sono formati
dallunione di un alcool a tre
atomi di carbonio, il glicero-
lo, e da acidi grassi in nume-
ro variabile che differiscono
per lunghezza e presenza o
meno di doppi legami nella
loro catena, in base alla quale
vengono defniti rispettiva-
mente insaturi e saturi. Que-
sti possiedono caratteristiche
diverse, tra cui la consistenza e la digeri-
bilit che dipende strettamente dallincom-
patibilit della loro natura idrofobica con
lambiente digestivo. Soltanto gli acidi
grassi a catena corta riescono ad essere as-
similati, allallungarsi della catena aumen-
ta lidrofobia e lassorbimento intestinale
diminuisce.
Lacido grasso pi abbondante nellolio
extravergine doliva lacido oleico (mo-
noinsaturo) che rappresenta pi del 70%
dellintera frazione lipidica. Esso sembra
avere un ruolo importante nel contrastare
linsorgenza dellischemia cardiovascola-
re; studi recenti hanno messo in luce che un
basso livello di acido oleico nelle piastrine
circolanti sempre associato a questa pato-
logia. Seguono, in percentuali decrescenti
di abbondanza, diversi acidi grassi saturi e
polinsaturi: lacido palmitico, lacido stea-
rico, lacido linoleico e lacido linolenico
(vedi tabella qui sotto). Questi due ultimi
acidi grassi appartengono rispettivamente
alla categoria degli acidi omega-6 e ome-
ga-3. Si tratta di composti che devono per-
tanto essere obbligatoriamente assunti con
la dieta, indispensabili per la produzione
di energia, la formazione delle membrane
cellulari e la sintesi di emoglobina. Inoltre,
infuenzano laggregazione piastrinica, la
vasodilatazione, la costrizione delle arte-
rie coronariche e la pressione del sangue.
Infne lacido linoleico e lacido linolenico
hanno un ruolo determinante per la funzio-
ne delle prostaglandine, la produzione e il
corretto equilibrio ormonale. La carenza di
questi acidi produce astenia, pelle secca,
defcit immunitario, ritardo della crescita,
sterilit. Lalto contenuto in acidi grassi
monoinsaturi nellolio extravergine doliva
la principale caratteristica che lo differen-
zia dagli altri grassi di origine vegetale.
Gli steroli rappresentano la seconda com-
ponente lipidica dellolio extravergine
doliva. Sono sintetizzati in natura a partire
dallo squalene. Sono presenti in notevole
quantit: da 110 a 265 mg per ogni 100
g di olio. Oltre il 94-97% degli steroli
rappresentato da -sitosterolo; altri stero-
li peculiari dellolio extravergine doliva
sono campesterolo e stigmasterolo. La loro
analisi fondamentale per lindividuazio-
ne di frodi alimentari mediante tagli con
oli diversi, la loro composizione permette
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
Schema esemplifcativo della
struttura di un ipotetico triglice-
ride. La parte cerchiata in rosso
a sinistra il glicerolo da cui
si dipartono tre catene di acidi
grassi. Dallalto in basso tro-
viamo: acido palmitico, oleico e
-linolenico.
Principali acidi grassi dellolio
extravergine doliva e loro dige-
ribilit
nome C:D*
Presenza
(%)
Digeribilit
(%)
Acido
oleico
C18:1 70-83 84
Acido
palmitico
C16:0 5,7-18,6 48
Acido
stearico
C18:0 0,5-4,0 20
Acido
linoleico
C18:2 3,5-20,0 90
Acido
linolenico
C18:3 0,1-0,6 96
*: C:D indica il numero di atomi di carbonio seguito da quello dei
doppi legami, questi ultimi sono assenti negli acidi grassi saturi
Inforescenza di olivo della specie
Olea europea L., Creta, Grecia.
[Immagine: H. Zell, Wikipedia
Commons, 2010]
6 n.26 | Aprile 2012
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
di individuare laggiunta di olio di colza o
cartamo, mentre valori di
-sitosterolo inferiori a quelli caratteristici
sono solitamente indice di miscelazione
con oli di semi.
Fitosteroli e polifenoli:
i paladini del benessere
Studi sperimentali ed epidemiologici han-
no dimostrato che una dieta ricca di fto-
steroli offre una buona protezione verso i
tumori del colon, del seno e della prostata.
Numerose ipotesi sono state avanzate sul
meccanismo dazione di queste moleco-
le nei confronti della proliferazione delle
cellule tumorali. In particolare, lazione
del -sitosterolo sulle cellule neoplastiche
sembra manifestarsi mediante un aumento
dellapoptosi, cio della morte program-
mata della cellula. Negli ultimi anni
stato evidenziato anche il ruolo protettivo
dei ftosteroli nei confronti delle malattie
cardiovascolari, attraverso la riduzione
dellassorbimento intestinale del coleste-
rolo. Infne, recentemente, stata eviden-
ziata una funzione di stimolo da parte del
-sitosterolo sul sistema immunitario, in
particolare sulla proliferazione dei linfoci-
ti, anche se ancora non noto il meccani-
smo dazione.
Lequilibrata composizione in acidi gras-
si e la presenza di sostanze antiossidanti
consentono allolio extravergine doliva di
mantenere una buona stabilit.
I componenti minori dellolio extravergine
doliva svolgono un ruolo molto importan-
te sia dal punto di vista nutraceutico che or-
ganolettico. Inoltre rappresentano un pre-
zioso riferimento analitico per il controllo
di eventuali sofsticazioni a carico del pro-
dotto. Il gruppo pi importante in tal senso
sicuramente quello dei polifenoli.
stato dimostrato che la componente po-
lifenolica, in cui sono stati individuati al-
meno 36 composti, possiede importanti
propriet antimicrobiche, antiossidanti e
antiinfammatorie sia in vitro che in vivo,
motivo per cui questi composti sono di
grande interesse per la salute umana. La
struttura e la concentrazione delle singole
molecole dipendono da numerosi fattori
quali il tipo di cultivar, la regione in cui
gli alberi crescono, la tecnica agronomica
utilizzata, il livello di maturit delle oli-
ve al raccolto e la tecnica di produzione
dellolio.
Un altro parametro importante, da prende-
re in considerazione per valutare gli aspetti
salutari dei vari tipi di olio evo, la bio-
disponibilit di questi composti, ovvero il
loro grado di assorbimento, metabolizza-
zione, distribuzione a livello dei tessuti ed
eliminazione da parte del corpo umano. I
due composti fenolici dei quali stato di-
mostrato un elevato livello di assorbimento
(40-94%) da parte dell organismo umano
sono lidrossitirosolo e il tirosolo.
La stabilit di queste molecole come -
daltra parte - quella degli acidi grassi,
strettamente dipendente dalle condizioni
di conservazione dellolio; quelle ottima-
li prevedono basse temperature e ridotta
esposizione alla luce e allossigeno. Il pe-
riodo di conservazione, entro il quale la
concentrazione dei polifenoli rimane stabi-
le, stato stimato sui 12-18 mesi.
Molti di questi composti possiedono pro-
priet antimicrobiche, cio inibiscono la
crescita di determinati microorganismi. Tra
di essi troviamo la carbossimetil oleuro-
Gli steroli peculiari dellolio ex-
travergine doliva: a) - sitoste-
rolo, b) stigmasterolo, c) campe-
sterolo.
I composti fenolici dellolio ex-
travergine doliva pi studiati in
ambito nutraceutico: a) idrossiti-
rosolo; b) tirosolo; c) oleocanta-
le; d) oleuropeina aglicone.
[Da Cicerale et al., Current
Opinion in Biotechnology, 2011.
23:1-7]
a)
b)
c)
a) b)
c) d)
7 n.26 | Aprile 2012
peina aglicone e loleocanthal. Lidrossiti-
rosolo e il tirosolo si sono rivelati potenti
agenti in vitro contro numerosi ceppi bat-
terici responsabili di infezioni intestinali e
respiratorie, quali E.coli 0157:H7, Liste-
ria monocytogenes, Salmonella enteriti-
dis ed Helicobacter pylori. La presenza di
questultimo patogeno associata allin-
sorgenza dellulcera peptica e allo sviluppo
del cancro allo stomaco. Pare che la loro
azione sia sinergica, cio che si abbia una
maggiore effcacia antimicrobica del loro
insieme rispetto a quella delle singole mo-
lecole.
ATTiViT FenOLicA DeLLOLiO eXTRAVeRGine DOLiVA
Attivit Target
Antimicrobica
Helicobacter pylori, Escherichia coli, Clostridium perfringens,
Bacteroides spp, Streptococcus mutans, Staphylococcus aureus,
Listeria monocytogenes, Yersinia spp, Salmonella enterica,
Enterococcus faecium, Enterococcus faecalis, Shigella sonnei,
Candida albicans
Antiossidante
Attivit antiossidante totale del plasma, GSH, GSH-Px, ossidazio-
ne delle cellule intestinali, renali e del sangue, ossidazione dei
grassi, OxLDL, ROS, F2- isoprostanes, GSSG
Antiinfammatoria
Caspasi-3, p53 (Ser15), NFB, COX, INOS, TNF, IL-1, p90rsk,
ERK1/2
Fonte: Cicerale et al., Current Opinion in Biotechnology, 2011. 23:1-7
Da molti anni si studiano la propriet an-
tiossidanti esercitate dai polifenoli nei con-
fronti dei radicali liberi responsabili dello
stress ossidativo a carico di importanti
molecole biologiche. Questo indotto da
uno squilibrio fra la produzione di specie
chimiche altamente reattive, i radicali li-
beri, e gli antiossidanti, le armi di difesa
della fsiologia umana. Questo processo
gioca un ruolo fondamentale nellinvec-
chiamento ed correlato allinsorgenza di
malattie croniche, quali quelle malattie car-
diovascolari e il diabete. Il danno cellulare
inizia a livello della membrana lipidica,
per poi condurre ad unalterata formazione
delladenosintrifosfato (ATP, la molecola
di riserva energetica cellulare per eccel-
lenza), fno ad arrivare a modifcazioni
del Dna. Il danneggiamento ossidativo
di questultimo alla base della cance-
rogenesi.
Le specie reattive dellossigeno (HO

,
radicale idrossile; O2
-
, anione superos-
sido; H2O2 , perossido di idrogeno;
1
O2,
ossigeno singoletto) hanno un ruolo
fondamentale nellinsorgenza del dan-
no tissutale. Quello prodotto in mag-
gior concentrazione lanione superos-
sido, il quale reagisce con il perossido
di idrogeno H2O2 (acqua ossigenata)
per formare il potente radicale ossidrile
(o idrossile), HO

. La formazione questi
composti incrementata da diversi agenti
endogeni ed esogeni, quali linfammazio-
ne, lo stress psicofsico, il fumo di sigaretta,
le radiazioni ultraviolette in genere, lele-
vato consumo di alcool, lesposizione ad
ambienti inquinati, lattivit fsica intensa,
una dieta eccessivamente ricca di proteine
e di grassi animali e labuso di farmaci.
Lorganismo fsiologicamente predispo-
sto per fare fronte allazione nociva dei
radicali liberi, difendendosi con un proprio
sistema anti-radicali. Questo prevede sia
meccanismi enzimatici che lintervento di
sostanze attive che possono essere intro-
dotte con la dieta. Gli enzimi implicati in
questo meccanismo sono la superossidodi-
smutasi, la catalasi e il glutatione ridotto.
Tra le sostanze attive vi sono la vitamina
E, la vitamina C, i carotenoidi, i polifeno-
li e le antocianine. Quando la quantit di
radicali liberi (indicati genericamente con
R

) prodotta superiore a quella neutraliz-


zabile dal nostro sistema antiossidante, si
innesta lo stress ossidativo a carico delle
cellule, che inizia con lattacco da parte dei
radicali liberi ai lipidi poliinsaturi presenti
nelle membrane biologiche. Ci determi-
na lavvio della perossidazione lipidica
(vedi box), un processo di deterioramento
ossigeno-dipendente che porta alla distru-
zione delle membrane biologiche e alla
formazione di lipoproteine ossidate, con
produzione di perossidi lipidici e di sot-
toprodotti come le aldeidi. Queste ultime
molecole sono caratterizzate da elevate
stabilit e reattivit che le rendono dannose
verso altri costituenti presenti nella cellula,
come gli acidi nucleici e le proteine, alte-
rando cos la funzionalit cellulare. Il prin-
cipale prodotto della perossidazione degli
acidi grassi polinsaturi la malondialdei-
de, CH2(CHO)2, in grado di reagire con la
deossiadenosina e deossiguanina nel Dna,
formando composti mutageni, precursori
della carcinogenesi.
Diversi studi hanno dimostrato che nelluo-
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
8 n.26 | Aprile 2012
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
mo lassunzione di olio evo caratterizzato
da una concentrazione fenolica superiore ai
592 mg/kg, determina in vivo una diminu-
zione del danno ossidativo al Dna superio-
re al 30%.
Importanti effetti antiossidanti sono stati
dimostrati anche nei confronti dei lipidi.
Lossidazione delle lipoproteine a bassa
densit (LDL, low-density lipopotroteins,
note anche come colesterolo cattivo, in
contrasto con le HDL, high-density lipo-
proteins, il colesterolo buono) conside-
rata uno dei maggiori fattori di rischio per lo
sviluppo di malattie cronico-degenerative
come laterosclerosi. Sono stati individuati
diversi meccanismi con i quali i polifenoli
legano le LDL, sottraendole allossidazio-
ne da parte dei radicali liberi; inoltre studi
in vivo condotti sulluomo hanno dimostra-
to un decremento nellossidazione delle
LDL associato allincremento dei consumi
di olio extravergine doliva. Vi sono, inol-
tre, numerosi studi che sembrano mettere
in luce anche unattivit antinfammatoria
da parte di questi composti (vedi tabella a
pagina precedente).
Altri componenti
Tra i componenti polari dellolio extraver-
gine doliva troviamo i tocoferoli e gli al-
coli. I primi sono antiossidanti naturali che
inibiscono il processo di irrancidimento
del prodotto. Sono presenti in diverse for-
me; quella biologicamente pi attiva, nota
come vitamina E, costituisce circa il 90%
del totale. Gli alcoli presenti nellolio sono
sia alifatici che triterpenici (i terpeni sono
derivati dellisoprene, idrocarburo naturale
del metabolismo vegetale con cinque atomi
di carbonio e due doppi legami, con formu-
la bruta C5H8). Rivestono importanza ana-
litica per la distinzione dei prodotti ottenuti
mediante pressatura meccanica delle olive
da quelli estratti con solventi.
Una piccolissima frazione della compo-
nente minoritaria dellolio extravergine
doliva costituita da cere, aldeidi, esteri,
chetoni e pigmenti colorati. Alcuni di essi
sono composti coinvolti nella valutazione
organolettica del prodotto, in quanto ne in-
fuenzano la nota aromatica e laspetto.
Le frodi alimentari
La sofsticazione dellolio extravergine
doliva rappresenta oggi una delle princi-
pali frodi alimentari a livello comunitario;
oltre a comportare ingenti perdite econo-
miche, espone i consumatori a gravi peri-
coli per la salute. Esiste tutta una serie di
caratteristiche chimico-fsiche la cui dif-
formit dai valori di legge, rilevabili con
opportune tecniche analitiche chimiche,
indice di sofsticazione.
Il regolamento (CE) n. 2568/91 e succes-
sive modifche, relativo alle caratteristiche
degli oli doliva e di sansa doliva, indivi-
dua i parametri da misurare e i metodi di
analisi ad essi attinenti, riportati nei vari
allegati della normativa. Questi prevedono
lutilizzo di particolari tecniche analitiche,
tra le quali le pi utilizzate sono la spettro-
fotometria UV e lanalisi gascromatograf-
ca. La prima permette di rilevare la presen-
za di composti con due (dieni, come l1,3
butadiene, C4-H6), tre (trieni) o pi legami
doppi coniugati (cio doppi legami tra car-
boni separati da uno singolo: -C=C-C=C-),
valutando la K232 e K270, rispettivamente
lassorbanza alla lunghezza donda di 232
e 270 nanometri che indica leventuale
lA PEROSSiDAZiOnE liPiDiCA
I tre stadi della perossidazione lipidica e relativa inibizione ad opera degli agenti an-
tiossidanti.
a) Nella fase di iniziazione un radicale libero (ROO

) agisce sul gruppo metilenico co-


niugato ad un doppio legame nella catena dellacido grasso insaturo (LH) staccando
un atomo di idrogeno; come conseguenza sull atomo di carbonio corrispondente si
forma un radicale (L

).
b) Nella fase di propagazione, i radicali L

reagiscono velocemente con lossigeno


molecolare O2, originando i radicali perossidici LOO

che, a loro volta, sottraggono


un atomo di idrogeno ad unaltra molecola di acido grasso insaturo per formare un
idroperossido (LOOH) e un altro radicale L

.
c) In fase di terminazione, i radicali liberi prodotti durante il processo di perossidazio-
ne reagiscono tra loro a formare prodotti non radicalici (PNR) inattivi.
d) possibile inibire lintero processo intervenendo nello stadio di propagazione con
laggiunta di antiossidanti (IH) che vanno a reagire con i radicali perossidici LOO

, in-
terrompendo le catene radicaliche. Un antiossidante, in genere, agisce donando ato-
mi di idrogeno, con conseguente formazione di radicali liberi (I

) relativamente stabili.

9 n.26 | Aprile 2012
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
presenza di dieni e trie-
ni a seguito di ossidazione
o raffnazione dellolio. Un altro
parametro da analizzare il K, lentit
dellassorbanza a 270 nm rispetto alla cur-
va di assorbanza UV, che risulta elevata
negli oli raffnati.
La spettrofotometria UV permette, quindi,
di determinare se un olio doliva sia vergi-
ne o provenga da un processo di raffnazio-
ne. Nellevo ottenuto dalla sola spremitura,
i doppi legami degli acidi grassi insaturi
non sono mai vicini, ovvero non ci sono
doppi legami contigui; ma se si effettua un
processo di raffnazione si possono verif-
care cambiamenti nella struttura dellacido
grasso. Per esempio nel processo di deaci-
difcazione mediante laggiunta di idrossi-
do di sodio (la comune soda, NaOH) si pu
verifcare lo slittamento dei doppi legami.
Nella decolorazione su terre attive di oli
lampanti (acidit > 2,0%, inadatti al consu-
mo umano) perossidati si ha la formazione
di trieni coniugati e di composti chetoni-
ci, la cui curva di assorbanza presenta tre
massimi a K270. Lo slittamento dei doppi
legami dovuto alla raffnazione comporta
un assorbimento caratteristico allultravio-
letto: il parametro K270 presenta un picco in
presenza di olio rettifcato per la presenza
di dieni formatisi per slittamento dei doppi
legami (olio di sansa e semi). Lindividua-
zione di caratteristici acidi grassi, quali il
linoleico e il linolenico, molto importante
al fne di distinguere lolio vergine da quel-
lo raffnato, in quanto questi hanno assorbi-
menti caratteristici allUV dovuti rispetti-
vamente ai due e tre doppi legami presenti.
Altri trattamenti non soltanto danno un
prodotto adulterato, ma anche deleterio per
la salute umana. Nei trattamenti termici di
deodorazione e di decolorazione con terre
acidifcate si verifca la conversione della
confgurazione degli acidi grassi, con for-
mazione di isomeri trans.
Le conseguenze per la salute umana di chi
consuma un prodotto ricco di acidi grassi
trans sono molteplici e negative; tra le pi
gravi vi sicuramente lalterazione delle
propriet fsiologiche delle membrane cel-
lulari, con conseguente compromissione
dei processi di trasporto e di fuidit. Non
meno importante la diminuzione di acidi
grassi essenziali con effetti negativi sulla
produzione di prostaglandine. Queste ulti-
me regolano il tono muscolare delle pareti
arteriose, la pressione del sangue, le fun-
zioni renali e giocano un ruolo importante
contro i processi infammatori. Inoltre gli
acidi grassi trans causano alterazioni nelle
dimensioni e nel numero delle cellule adi-
pose, nella composizione degli altri acidi
grassi e accrescono i livelli sierici delle
LDL (il colesterolo cattivo).
La tecnica analitica utilizzata per indivi-
duare la presenza di isomeri trans negli oli
extravergine doliva la gascromatografa,
cui si fa ricorso per la determinazione di
eventuali contraffazioni che si rivelano
a carico di diversi componenti dellolio.
Lanalisi degli acidi grassi (trasformati nei
relativi esteri metilici) permette di ottenere
un cromatogramma con picchi ben visibili
per tutti gli acidi grassi, anche per quelli
presenti in tracce. Ci molto importante
perch un olio extravergine doliva presen-
ta un caratteristico proflo cromatografco
e la sua eventuale variazione indice di
contraffazione del prodotto. Per esempio,
la presenza di un picco associato allacido
elaidinico dopo quello oleico indice di un
olio prodotto non solo con spremitura mec-
canica (un semplice processo fsico di pres-
sione), ma anche tramite processi chimici
partendo da esterifcati o da oli rettifcati.
Al pari della spettrometria UV, anche
lanalisi gascromatografca degli steroli
permette lindividuazione di frodi alimen-
tari dovute allaggiunta di olio di colza o
cartamo nellolio extravergine doliva, cos
come valori pi bassi di -sitosterolo indi-
cano la presenza di oli di semi.
Un altro parametro utile per scoprire even-
tuali frodi il tenore di cere. Quando un
olio doliva, venduto per extravergine,
viene prodotto mediante processi di estra-
zione delle sanse con esano (alcano line-
are con formula C6H14), si sciolgono nel
solvente le cere presenti nelle bucce delle
olive che possono essere rilevate mediante
gascromatografa. Per evitare ci, talvol-
ta si cerca di rimuoverle con acetone, ma
questo processo rilascia sostanze caratte-
ristiche nellolio, le quali possono essere
individuate con questa tecnica analitica,
smascherando luso di questo trattamento
vietato per legge.
Isomeria cis/trans delle moleco-
le organiche con doppi legami.
Non essendo in grado di ruota-
re, il legame C=C presenta ge-
ometria piana. Nelle molecole
organiche come il 2-butadiene
qui rappresentato, o negli acidi
grassi oggetto della nostra di-
scussione, possono formarsi due
stereoisomeri, con caratteristiche
chimico-fsiche talvolta molto di-
verse: quelli dove i due sostituen-
ti dellidrogeno dei carboni 1 e 4
si trovano entrambi dallo stesso
lato del legame, detti cis (in
alto), e quelli dove sono sui lati
opposti, trans (in basso).
10 n.26 | Aprile 2012
Tecniche antifrode
innovative:
la rilassometria FFC-NMR
Per evidenziare le contraffazioni sempre
pi sofsticate degli oli doliva, da anni si
studiano nuovi metodi analitici da affan-
care a quelli ormai consolidati e previsti
dalla normativa comunitaria per la lotta
alle frodi alimentari. Tra le tecniche pi
innovative vi la risonanza magnetica nu-
cleare in rilassometria, la quale permette
di ottenere informazioni diverse e comple-
mentari rispetto alla spettroscopia in riso-
nanza magnetica nucleare (NMR). Infatti,
mentre la prima permette di conoscere la
struttura delle molecole (vedi Green n. 20,
pagg. 10-15 e n. 21, pagg. 32-37), la rilas-
sometria NMR consente di conoscerne la
dinamica. Per esempio, studi condotti con
tecniche di rilassometria a ciclo di campo
(FFC-NMR, vedi box alla pagina succes-
siva) su oli extravergine doliva hanno
individuato la presenza di aggregati supra-
molecolari in cui i trigliceridi, i maggiori
costituenti dellolio extravergine doliva,
sono disposti in micelle inverse, legati tra
loro da deboli interazioni quali forze di van
der Waals e legami a idrogeno (vedi fgu-
ra). Questi studi hanno messo in evidenza
come le code apolari degli acidi grassi sia-
no disposte verso lesterno, mentre le teste
polari dei trigliceridi siano rivolte verso
linterno della micella e siano coinvolte in
legami a idrogeno con i componenti mino-
ri dellolio extravergine doliva di natura
polare, quali i polifenoli, i carotenoidi e le
cloroflle. Proprio questultimo tipo di le-
game contribuisce signifcativamente alla
stabilit della struttura supramolecolare.
Questi risultati hanno aperto le porte a stu-
di su altri oli vegetali, la cui struttura su-
pramolecolare a micelle inverse del tutto
simile a quella dellolio doliva, nel tenta-
tivo di trovare applicazioni di questa tec-
nica nella lotta alle frodi alimentari e nella
valutazione della qualit degli alimenti.
Per esempio, nel caso degli oli di pistac-
chio - molto usati nellindustria dolciaria
- stato possibile differenziare tra quelli
ottenuti da cultivar differenti e, nellambito
della stessa variet, sono stati riconosciuti
oli ottenuti da piante coltivate in condizioni
pedoclimatiche differenti. La rilassometria
FFC-NMR ha persino evidenziato diffe-
renze nella dinamica molecolare di oli di
pistacchio ricavati da semi seccati con tec-
niche differenti: allaria o in stufa, a diver-
se temperature.
Tali risultati suggeriscono che le propriet
dinamiche degli oli dipendono dalla visco-
sit cinematica, la quale - a sua volta -
associata alle dimensioni degli aggregati
dei componenti di tale matrice alimentare.
Queste ultime, infne, dipendono dalle tec-
niche di produzione, dalle cultivar e dalle
condizioni pedoclimatiche.
Sembra evidente, quindi, che la rilassome-
tria FFC-NMR possa essere considerata
uno strumento promettente per una rapida
ed effcace valutazione della qualit degli
oli alimentari, con lenorme vantaggio di
non richiedere lunghe e dispendiose proce-
dure di estrazione e purifcazione dei cam-
pioni, in quanto essi vengono analizzati
tal quali. Inoltre, questa tecnica potrebbe
diventare un importante strumento di con-
trollo nella verifca dei prodotti a marchio
garantito (DOP, IGP ecc.).
Potenziali applicazioni
dellolio evo
Da quanto fnora riportato, evidente che la
rilassometria FFC-NMR pu essere molto
importante per capire i processi di assorbi-
mento degli alimenti e il loro metabolismo
nel corpo umano.
Potremmo in qualche modo comparare
la struttura supramolecolare dellolio alla
struttura terziaria della proteina? La struttu-
ra terziaria la disposizione tridimensionale
nello spazio della catena polipeptidica. Sono
le sequenze amminoacidiche a differenziare
una proteina dallaltra, ma un enzima non
potrebbe mai svolgere la sua funzione se
non fosse disposto spazialmente in un deter-
minato modo, non potrebbe mai accogliere
Struttura delle micelle inverse, ti-
piche degli oli vegetali, e loro in-
versione per effetto delladdizio-
ne di acido acetico. A: aggregati
supramolecolari di trigliceridi
organizzati in micelle inverse. B:
micelle di trigliceridi dopo addi-
zione di acido acetico. C: compo-
nenti idrofle (polari) degli oli.
[Immagine: Conte et al., Fre-
senius Environmental Bulletin,
2010, 19 (9b) 2077-2082, per
gentile concessione degli autori]
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
11 n.26 | Aprile 2012
il suo ligando se la sua struttura terziaria
non fosse rispettata. Le micelle inverse for-
mate dai trigliceridi dellolio evo, grazie
alla loro particolare confgurazione spazia-
le, potrebbero trovare un uso ipotetico come
contenitore per veicolare sostanze polari
dentro una matrice lipidica. Si aprirebbero
nuovi scenari per applicazioni farmaceuti-
che e cosmetiche; lextravergine, alimento
nutraceutico per eccellenza, potrebbe essere
addizionato con laggiunta di sostanze idro-
solubili importanti per la salute umana, au-
mentando ancora le sue propriet benefche.
Naturalmente questa applicazione potrebbe
essere estesa anche ad altri oli alimentari e
trovare largo uso nel campo della cosme-
tica. Le creme, infatti, sono generalmente
costituite da emulsioni, ovvero miscele
eterogenee di due liquidi immiscibili di cui
uno (fase interna o dispersa) disperso sot-
to forma di piccolissime gocce in un altro
(fase esterna o disperdente), il tutto viene
stabilizzato dallaggiunta di opportuni ten-
sioattivi o emulsionanti.
Esistono due tipi di emulsioni: il tipo olio in
acqua (O/A), in cui vi una fase continua
idrosolubile ed una o pi fasi liposolubili di-
sperse, e il tipo acqua in olio (A/O) in cui la
fase continua liposolubile e la fase dispersa
costituita da una o pi fasi idrosolubili. Le
creme cosmetiche sono generalmente costi-
tuite da emulsioni A/O con una componente
lipidica elevata, che le rende pi affni allolio
per quanto riguarda la loro azione depuran-
te ed emolliente e, data la loro consistenza
cremosa, sono di pi facile applicazione, e
forniscono una protezione pi elevata grazie
al carattere idrofobico. Alla luce di quanto
detto, appare evidente che in ambito cosme-
tico e farmaceutico lutilizzo di emulsioni
legato dallesigenza di veicolare in un solo
prodotto sia molecole polari che apolari,
adattando nel contempo il pH alle condizioni
fsiologiche della pelle (4,5-5,5), mediante
aggiunta di acido lattico o acido citrico. Un
esempio sono le vitamine, oggi largamente
utilizzate nei prodotti cosmetici e farma-
ceutici. Tra quelle liposolubili, le pi usate
sono le vitamine A, D, E e K; mentre laci-
do ascorbico, la ribofavina, il pantenolo, la
biotina, lacido folico e la vitamina B12 sono
le pi utilizzate tra quelle idrosolubili (vedi
Green n.18 pagg. 36-49).
Poich mezzi a base lipidica sono pi ido-
nei per la realizzazione di creme e pomate
ad uso cosmetico, grazie alla miglior azio-
ne depurante ed emolliente, potrebbe esse-
re molto interessante provare a introdurre
direttamente in oli con micelle invertite -
come lolio di mandorla dolce o di altri semi
gi largamente impiegati in ambito cosmeti-
co - i principi attivi di diversa natura, evitan-
do cos luso di tensioattivi o emulsionanti.
Un altro esempio di sostanze idrosolubili
che potrebbero essere introdotte in lozio-
ni oleose, quali per esempio quelle per la
cura delle mani, sono i condensati di pro-
teine (formati essenzialmente da miscele di
proteine e basi detergenti) che proteggono
la pelle dalle irritazioni dovute ad alcuni
componenti di detersivi per stoviglie; essi
inoltre stimolano la pelle a ricostituire i
tessuti e gli aminoacidi dello strato corneo
e sono meno aggressivi sulla cute, non pre-
sentando un potere fortemente sgrassante
come quello dei tensioattivi a base di sol-
fati o solfonati.
Gabriella Butera
Anna Micalizzi
Unit di Ricerca Palermo-2
Consorzio INCA
La nutraceutica dellolio evo I benefci dellextravergine
Tipico proflo FFC-NMR di un
olio extra vergine di oliva. Si
riporta il valore della velocit
di rilassamento longitudinale
(ovvero dellinverso del tempo
di rilassamento longitudinale) in
funzione dellintensit del campo
magnetico applicato. Linterpo-
lazione dei punti sperimentali
consente di ottenere il tempo di
correlazione che viene defnito
come il tempo necessario per la
ri-orientazione molecolare (ov-
vero il tempo necessario a che
una molecola ruoti di 1 rad o
percorra una distanza pari alla
sua lunghezza).
lE bASi TEORiCHE DEllFFC-nMR
La rilassometria a ciclo di campo, abbreviata in rilassometria FFC-NMR dallanglosas-
sone fast feld cycling NMR relaxometry, una tecnica che ha trovato grande applica-
zione nello studio della mobilit dei sistemi liquidi viscosi o confnati in mezzi porosi.
Le molecole che compongono i liquidi sono soggette a movimenti casuali infuenzati
dalle interazioni intermolecolari con altre molecole nello stato liquido o con le super-
fci dei mezzi porosi in fase solida. La distribuzione delle frequenze del movimento
delle molecole in fase liquida dipende dallomogeneit e dalla forza con cui si modu-
lano le interazioni appena citate. Per esempio, un liquido confnato in pori di piccola
dimensione pi limitato nei movimenti di quello che si muove liberamente in spazi
pi ampi. Le distribuzioni dei campi magnetici (DCM) generati dalle futtuazioni mo-
lecolari sono responsabili della dispersione dei tempi di rilassamento longitudinale
(detto anche rilassamento spin-lattice o spin-reticolo, T1) che si verifca quando ogni
frequenza del DCM corrisponde alle frequenze di Larmor (L) dei nuclei osservati.
Il liquido, sia in fase liquida che assorbito nei mezzi porosi, pu interagire anche con si-
stemi paramagnetici. La modulazione del campo magnetico dipolare locale generato
dal paramagnetismo contribuisce ulteriormente al rilassamento spin-lattice. In parti-
colare, se una molecola immobilizzata il suo rilassamento longitudinale risulter pi
veloce rispetto a quello di una molecola analoga con un numero maggiore di gradi di
libert traslazionali e rotazionali.

12 n.26 | Aprile 2012
Xxxx Xxx
La storia di un prodotto naturale
di vasto impiego che si rivelato fatale
di Carmen C. Piras
Lamianto,
quando utilit
fa rima con letalit
Lamianto (o asbesto, dal greco incorruttibile) un
minerale strutturato in forma di lunghe fbre, fessibili,
morbide, adatte alla flatura e alla tessitura. ignifugo e
isolante, resistente al calore, agli agenti chimici, fsici e agli
sforzi meccanici e, proprio in virt di queste propriet, stato
ampiamente utilizzato in passato, in diferenti campi, per la
realizzazione di oltre 3.500 prodotti.
Oggi nella maggior parte dei Paesi bandito, in quanto si
rivelato essere la causa di patologie respiratorie che hanno
provocato la morte nei decenni scorsi di numerosi lavoratori
esposti, soprattutto tra i minatori e gli addetti alla produzione
dei manufatti contenenti asbesto: un altro caso in cui la
natura non ci stata amica.
Xxxx Xxx
Oltre 4.500 anni di storia
Con amianto, o asbesto, si indica una serie
di minerali silicati di origine naturale (vedi
tabella) che possono presentare struttura
asbestiforme: cristalli in forma di lunghe
fbre con rapporto spessore/lunghezza di
circa 1:20. Il vasto utilizzo di questo ma-
teriale nel recente passato per applicazioni
civili e industriali si deve al suo assorbi-
mento acustico, alla sua resistenza alla tra-
zione, al fuoco, al calore, alla degradazione
chimica, alle propriet di isolante elettrico
e termico e, non ultimo, al basso costo.
Dallantichit a oggi ci sono giunte nume-
r o s e
testimonianze riguardanti luso
di questo materiale, che ha trovato stori-
camente una vasta gamma di impieghi per
le sue peculiari propriet chimico-fsiche. Il
primo utilizzo risale, infatti, al 2500 a.C.
in Finlandia, dove lamianto (antofllite)
di un deposito locale veniva adoperato per
rinforzare utensili di argilla e manufatti in
ceramica.
Anche gli antichi Romani e i Persiani, sep-
pero sfruttare le propriet di questo ma-
teriale che veniva utilizzato per ottenere
delle ceneri pi pure e chiare con cui av-
volgere i cadaveri da cremare.
Tra i vari impieghi, pu vantare anche
quelli per scopi terapeutici, il medico Boe-
zio nel 1600 lo includeva nella formulazio-
ne di unguenti per la cura delle ulcerazioni
delle gambe, la scabbia e le vene varicose.
Alla fne del diciassettesimo secolo, in
Russia venne avviata la fabbricazione di
sottili fogli di amianto (crisotilo) estratto
dai Monti Urali e furono, inoltre, indivi-
duati numerosi depositi in Sud Africa, Ca-
nada e Russia.
Proprio da questo periodo cominci luti-
lizzo industriale dellasbesto su larga scala;
negli Stati Uniti come isolante termico e in
Italia per la produzione di tessuti.
Nel 1901, grazie allaustriaco Ludwig
Hotschelk, nacque il cemento-amianto, ma-
teriale che ha trovato applicazione in nume-
rosi ambiti, forse pi noto con il nome com-
merciale di eternit

(dal latino aeternitas,


eternit).
La Seconda guerra mondiale apr nuove
strade alluso dellamianto che trov mol-
teplici applicazioni anche in ambito belli-
co, grazie alle sue propriet di materiale
ignifugo e di isolante termico.
Negli anni successivi, lasbesto divenne
via via sempre pi diffuso come ignifugo
e isolante termoacustico e per la realizza-
zione di tegole, lastre ondulate o piane per
coperture, serbatoi, silos, raccordi, gron-
daie, canne fumarie, comignoli, condotte
daria, rivestimenti di tubature, pavimen-
Storia dellamianto Tra utilit e letalit
nome Formula chimica Origine del nome
Actinolite Ca2(Mg,Fe)5Si8O22(OH)2 dal greco: pietra raggiata
Amosite (Mg,Fe)7Si8O22(OH)2
dallabbreviazione di Asbestos Mines
of South Africa, nome commerciale dei
minerali grunerite e cummingtonite
Antofllite (Mg,Fe)7Si8O22(OH)2 dal greco: garofano
Balangeroite (Mg,Fe
3+
,Fe
2+
,Mn
2+
)42Si16O54(OH)40
da Balangero, localit in Provincia di
Torino, in cui veniva estratto
Crisotilo Mg3Si2O5(OH)4 dal greco: fbra doro
Crocidolite Na2Fe2+3Fe3+2Si8O22(OH)2
dal greco: focco di lana, variet fbrosa
del minerale riebeckite
Tremolite Ca2Mg5Si8O22(OH)2 dal nome della Val Tremola, in Svizzera
Fonte dati: Wikipedia (it)
Fibre ottenute dalla lavorazione
dellamianto.
Minerale di crisotilo estratto nel-
lo Swaziland (Sud Africa); il
tipo di amianto pi utilizzato per
applicazioni civili e industriali.
[Immagine: Aangelo, Wikipedia
Commons, 2007]
14 n.26 | Aprile 2012
Storia dellamianto Tra utilit e letalit
ti, mezzi di trasporto
(nelle frizioni, freni,
guarnizioni e come
rivestimento di treni,
navi, autobus), quadri
elettrici, pareti, tetti, funi,
corde, avvolgimenti, tes-
suti, tute, grembiuli, guanti
protettivi (destinati a cate-
gorie professionali esposte a
elevate temperature e aventi la
possibilit di venire in contatto con
parti infuocate), coperte, tappezzerie, tap-
peti, tende, materassi, imbottiture, vernici,
mastici, carta, cartoni di rivestimento, fltri,
elettrodomestici (asciugacapelli, forni, stu-
fe, ferri da stiro).
La pericolosit
dellamianto
La prima morte documentata dovuta alluso
di amianto risale al 1906. Fu per solo negli
anni Sessanta che diversi studiosi comincia-
rono a intravedere una relazione tra lespo-
sizione professionale a questo materiale e la
comparsa di gravi patologie polmonari, in
massima parte a carico dei minatori e degli
addetti alla produzione dei manufatti che lo
contengono. A dimostrarlo per la prima vol-
ta il medico statunitense Irving J. Selikoff
(1915-1992), che, dopo aver condotto uno
studio su 17.800 lavoratori, riusc a confer-
mare lipotesi che lesposizione allasbesto
provocasse linsorgenza di patologie a ca-
rico dellapparato respiratorio. Oltre alla
fbrosi interstiziale parenchimale (negli ani-
mali il parenchima rappresenta i tessuti fun-
zionali di un organo), o asbestosi, lamianto
pu causare tumori con diverse localizza-
zioni e, nei casi pi gravi, mesotelioma (il
mesotelio uno strato cellulare con funzio-
ne di epitelio che avvolge le grandi cavit
sierose) e carcinoma polmonare.
Linsidiosit delle patologie da amianto sta
nel fatto che i primi sintomi compaiono
solo circa 10 anni dopo la prima esposi-
zione e diventano ben evidenti solo dopo
20, quando risulta diffcile, se non addi-
rittura impossibile, intervenire con terapie
effcaci. I fattori principali responsabili del
rischio associato allesposizione a questo
materiale sono: la concentrazione, la solu-
bilit, la lunghezza, la forma e il diametro
delle fbre inalate.
Diversamente da quanto qualcuno possa
pensare, il danno da amianto di natura
principalmente meccanica, fsica e non
chimica. I vari tipi di amianto possono pre-
sentare fbre con due differenti forme geo-
metriche: troviamo i serpentini, che com-
prendono il solo crisotilo (dal greco fbra
doro), e gli anfboli (dal latino amphi-
bolus, ambiguo), a cui appartengono gli
altri sei della tabella riportata ad inizio
articolo. Questi ultimi sono decisamente
meno diffusi rispetto al primo che rappre-
senta la forma di amianto decisamente pi
utilizzata in passato dallindustria, ma sono
i pi pericolosi. Infatti, il crisotilo, avendo
una struttura incurvata e meno rigida, rag-
giunge pi facilmente le vie aeree, dalle
quali, per, viene pi facilmente rimosso
grazie allapparato mucociliare. Invece, gli
anfboli, essendo meno fessibili, vengono
rimossi con maggior diffcolt e, quindi,
PATOlOGiE POlMOnARi DA AMiAnTO
Lasbestosi una patologia respiratoria cronica caratterizzata da fbrosi interstiziale
polmonare difusa e dalla presenza dei cosiddetti corpi asbestosici, costituiti da fbre
di asbesto ricoperte da materiale di natura proteica contenente ferro (probabilmente
originato dalla ferritina dei macrofagi), i quali derivano dal tentativo dei globuli bian-
chi di fagocitare le fbre di amianto.
Normalmente il processo di formazione della fbrosi inizia nelle vicinanze dei bron-
chioli respiratori e dei dotti alveolari, per andare successivamente ad interessare alve-
oli adiacenti. In questo modo viene alterata la normale architettura del polmone che,
nelle zone interessate, assume un caratteristico aspetto a favo dapi. Da un punto di
vista sintomatologico, una delle prime manifestazioni della patologia la dispnea; ini-
zialmente essa si presenta in seguito a sforzi o afaticamento, mentre - col progredire
della malattia - appare anche a riposo. La patologia pu poi restare stabile o evolversi,
arrivando alla morte nei casi pi gravi.
Il mesotelioma maligno una patologia tumorale che interessa prevalentemente la
pleura, la membrana sierosa di rivestimento dei polmoni, o il peritoneo, la membrana
di rivestimento degli organi addominali. La sintomatologia causata da una compres-
sione dei visceri a contatto con la massa tumorale e si presenta con un versamento
emorragico, afanno, tosse e febbre. Il decorso della malattia molto rapido e con-
duce inevitabilmente al decesso. Questa malattia estremamente rara nella popola-
zione generale ed strettamente associata allesposizione professionale allasbesto.
Il carcinoma polmonare si manifesta principalmente in lavoratori di industrie mine-
rarie di asbesto e il fumo di sigaretta ne amplifca notevolmente il rischio. Anche in
questo caso, il decorso rapido con esito, purtroppo, infausto.
Antofllite, il primo amianto uti-
lizzato a scopo manufatturiero di
cui esiste documentazione stori-
ca. Fibre di viste al microscopio
elettronico a scansione.
[Immagine: United States Geolo-
gical Survey, 2006]
Aspetto macroscopico di mi-
nerale di antofllite ritrovato a
Vstmanland in Svezia.
[Immagine: Didier Descouens,
Wikipedia Commons, 2010]
15 n.26 | Aprile 2012
Storia dellamianto Tra utilit e letalit
possono depositarsi a livello polmonare,
dove innescano una sequenza di eventi in-
fammatori e inducono, in alcuni casi, lini-
ziazione del processo cancerogeno.
Le fbre con diametro inferiore a 0,5 m
(micrometri) possono raggiungere gli alve-
oli polmonari, dove causano lattivazione
del sistema immunitario locale e provoca-
no una reazione infammatoria da corpo
estraneo. I macrofagi le fagocitano e sti-
molano i fbroblasti a produrre tessuto con-
nettivo, causando una fbrosi interstiziale.
In maniera simile pu essere danneggiata
la pleura, la doppia membrana sierosa che
ricopre i polmoni.
Generalmente fbre di lunghezza di circa
2 m possono provocare asbestosi; quelle
lunghe 5 m possono provocare mesote-
lioma e fbre pi lunghe di 10 m, cancro
polmonare; le pi grandi sono lunghe fno
a 50 m circa.
Normalmente le fbre di asbesto si depo-
sitano a livello della biforcazione delle
piccole vie aeree, dove viene stimolata la
risposta del sistema immunitario. I macro-
fagi, attivati da fattori chemiotattici e me-
diatori fbrogenici, sono in grado di fago-
citare completamente ed eliminare le fbre
pi corte, mentre quelle pi lunghe vengo-
no inglobate solo parzialmente. Questo fa
s che queste cellule dellimmunit, cos
danneggiate, non riescano pi a lasciare gli
alveoli polmonari, dove liberano mediatori
dellinfammazione che attivano altre cel-
lule immunocompetenti e stimolano la de-
posizione di fbre collagene causando, inf-
ne, infammazione interstiziale polmonare
generalizzata e fbrosi interstiziale.
La pericolosit dellasbesto dovuta anche
alla liberazione di specie radicaliche tos-
siche che si generano durante il processo
infammatorio. A ci, possono contribui-
re ulteriormente sostanze potenzialmen-
te nocive adsorbite sulle fbre di asbesto,
quali, ad esempio, cancerogeni contenuti
nel fumo di tabacco; il rischio di contrarre
carcinoma polmonare in soggetti esposti
congiuntamente ad amianto e fumo di siga-
rette aumentato di ben 55 volte, rispetto a
individui esposti al solo amianto.
La concentrazione di fbre inalate un fat-
tore determinante per il rischio di manife-
stare le patologie sopra citate, specialmen-
te se lesposizione prolungata nel tempo;
tuttavia, teoricamente, una sola fbra di
amianto pu permettere linstaurarsi di
processi patologici polmonari.
La messa al bando
Nonostante attualmente il rischio correla-
to allesposizione allamianto sia perfet-
tamente noto e diversi Paesi ne abbiano
defnitivamente bandito lutilizzo (Unione
europea, Arabia Saudita, Australia, Argen-
tina, Cile, Giappone e molti altri), questo
Vecchia copertura ondulata per
tetti in eternit.
16 n.26 | Aprile 2012
Storia dellamianto Tra utilit e letalit
minerale viene ancora estratto e utilizzato
in diversi nazioni, prima tra tutte la Russia
(con 925mila tonnellate prodotte nel 2005),
Cina, Canada, India e Brasile.
Inoltre, essendo stato lungamente impie-
gato per una moltitudine di applicazioni,
non stupisce la possibilit che lasbesto sia
tuttora presente, magari sotto forma di eter-
nit, in edifci, impianti industriali, cantieri
navali. In questi casi, la sua presenza non
di per s pericolosa; lo diventa, per, in se-
guito al possibile deterioramento del mate-
riale, con conseguente liberazione nellaria
di fbre che possono essere inalate.
Nei suoi numerosi impieghi, lamianto
stato utilizzato in diverse forme, a cui
associato un diverso grado di rischio per
la salute a seconda delle caratteristiche di
friabilit del materiale:
eternit, o cemento-amianto, impiegato
specialmente per la realizzazione di
tubi, tetti ondulati o piastre; contiene
al massimo il 15% di amianto ed un
materiale compatto e poco friabile.
amianto foccato, usato come materia-
le ignifugo e isolante termoacustico;
contiene amianto in percentuale va-
riabile tra il 60% e il 100% e risulta
essere friabile e poco compatto.
La friabilit, il cattivo stato di conservazio-
ne, la facilit di accesso e la mancanza di
rivestimenti e protezioni sono tra i princi-
pali fattori che accrescono la probabilit di
rilascio di fbre nellambiente.
Negli edifci in cui tuttora sia presente
amianto, possibile intervenire con oppor-
tune procedure di bonifca. Il metodo da
utilizzare viene stabilito in base a diversi
fattori: friabilit, spessore, peso, localizza-
zione del sito. Le procedure per la bonifca
sono fondamentalmente tre:
- 1) Rimozione. il metodo pi sicuro,
che permette di eliminare
ogni possibilit di suc-
cessive esposizioni a
tale materiale. Tut-
tavia, questa pro-
cedura abbastanza
costosa e compor-
ta la produzione di
grosse quantit di
rifuti tossici e poten-
zialmente pericolosi.
Si tratta, inoltre, di un
procedimento complesso
che deve essere effettuato
da personale specializzato.
Infatti, una rimozione non
corretta pu causare unul-
teriore dispersione di fbre
nellaria e, quindi, aumentare le proba-
bilit di contaminazione dellambiente
e di contrarre patologie polmonari.
- 2) Confnamento. Viene effettuato
mediante linstallazione di una bar-
riera di separazione tra lamianto e
le aree occupate delledifcio. Questo
procedimento utile nel caso in cui si
possa accedere facilmente allamian-
to, ma comporta la necessit di con-
trollare regolarmente lintegrit della
struttura protettiva.
- 3) Incapsulamento. Questo metodo
prevede il trattamento dellasbesto
con appositi materiali di rivestimento
che inglobino le fbre evitandone la di-
spersione. Generalmente viene utiliz-
zato per materiali poco friabili. Anche
in questo caso necessario verifcare
periodicamente che lincapsulamento
rimanga in buono stato e non venga
danneggiato, ad esempio da infltra-
zioni di acqua, le quali appesantiscono
il rivestimento e ne facilitano il distac-
co, o da altri fattori come le attrezzatu-
re sportive installate nelle palestre.
La situazione in Italia
LItalia uno dei Paesi pi colpiti al mon-
do da malattie da amianto, con un valore
di mortalit che si aggira attorno a 4.000
allanno; particolarmente elevati sono i de-
cessi registrati nelle province di Genova,
Gorizia, La Spezia, Livorno, Massa Carra-
ra, Pistoia, Siracusa, Taranto, Trieste, sedi
di porti e cantieri navali e, caso particola-
re, Alessandria. Pur non essendo facciata
sul mare, questultima provincia ospitava
nei pressi di Casale Monferrato una delle
maggiori fabbriche produttrici di eternit,
rimasta attiva per circa 80 anni. Purtrop-
po, tenendo conto del fatto che le diverse
patologie richiedono un lungo periodo di
latenza prima di manifestarsi (nel caso dei
tumori anche 25-50 anni), il picco massimo
di mortalit non sembra ancora essere stato
raggiunto.
Fortunatamente il rischio legato allesposi-
zione allamianto stato riconosciuto dai
nostri legislatori e il suo impiego stato
bandito nel 1992 (Legge n. 257/92, Nor-
me relative alla cessazione dellimpiego
dellamianto). Questa stata la prima leg-
ge emanata a tutela dei lavoratori e ha por-
tato benefci sia per quelli impiegati nelle
miniere, sia per altri operatori che aves-
sero contratto le tipiche patologie dovute
allesposizione.
A seguire sono state emesse altre norma-
tive relative alla dismissione dellamianto
Una semimaschera da lavoro con
fltro HEPA, un fltro assoluto
atto a rimuovere microrganismi e
particolato.
[Immagine: Haragayato, Wikipe-
dia Commons, 2005]
17 n.26 | Aprile 2012
e alla tutela della salute. Tra queste il De-
creto Ministeriale n. 248/04 del Ministero
dellAmbiente e della Tutela del territorio
(Regolamento relativo alla determinazio-
ne e alla disciplina delle attivit di recupero
dei prodotti e beni di amianto e contenenti
amianto), il D.M. 14 Dicembre 2004 del
Ministero della Salute (Divieto di instal-
lazione di materiali contenenti amianto
intenzionalmente aggiunto) e il Decreto
Legge 81 del 9 Aprile 2008 (Attuazione
dellart.1 della Legge n123 del 3 Ago-
sto 2007 in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro, con
particolare riferimento al Capo III Pro-
tezione dai rischi connessi allesposizione
allamianto, art. da 246 a 265).
Grazie al quadro normativo attuale, lespo-
sizione allamianto rimane un problema
perlopi limitato ai lavoratori delle impre-
se di demolizione e agli addetti alla rimo-
zione dellamianto. fondamentale che
questi lavoratori utilizzino appositi dispo-
sitivi di protezione individuale, quali tute,
galosce, guanti e maschere, sottoponendosi
a controlli medici periodici.
Sostituire lamianto
Dopo la messa al bando dellamianto si
cercato di introdurre nuovi materiali natu-
rali e sintetici che lo potessero sostituire
nelle sue innumerevoli applicazioni.
Diversi tentativi sono stati fatti con ma-
teriali quali fbre di vetro e lana di roccia
(isolamenti termici e acustici in campo edi-
le, mezzi di trasporto, fltri), fbre cerami-
che (guarnizioni e tessuti antifamma), ma-
teriali composti da fbre di vetro e metalli,
prodotti in fbre di cellulosa o polimeri sin-
tetici quali polipropilene, poliacrilonitrile,
polivinilcloruro.
Tuttavia, non sempre questi materiali si
sono rivelati effcaci quanto lamianto e, in
alcuni casi, i rischi derivati dallesposizio-
ne a lungo termine, ne hanno notevolmente
limitato lutilizzo come possibili sostituti
dellasbesto.
Carmen C. Piras
Chimico
Storia dellamianto Tra utilit e letalit
Amianto anche nellarte. Una scultura in eternit
raffgurante una danzatrice attribuita ad Alexan-
der Gonda (1967), conservata nei giardini della
Casa di Eternit a Berlino.
[Immagine: Rolf Nemitz, Wikipedia Commons,
2008].
18 n.26 | Aprile 2012
Xxxx Xxx
I possibili usi delle microalghe,
in particolare nel settore energetico
Sfruttamento
delle microalghe:
tra realt e
prospettive
di Fabio Barbato,
Carlo Alberto
Campiotti, Germina
Giagnacovo,
Vito Pignatelli,
Dario Tumminelli,
Corinna Viola,
Estelle Silva Diorato
Nel panorama mondiale delle innovazioni
pi promettenti per il settore delle fonti
rinnovabili di energia, un ruolo di primo
piano ricoperto dalla valorizzazione
a fni energetici delle microalghe, con
numerosi gruppi di ricerca pubblici e
privati, impegnati a migliorare i processi
produttivi connessi alla coltivazione di questa
categoria di microorganismi acquatici e al loro
impiego per la produzione di energia e/o
biocombustibili.
Saline realizzate con bacini artifciali lungo la South Bay di San Francisco in California. Quando
lacqua evapora, microorganismi alofli di vario tipo possono diventare predominanti nelle varie
vasche, variandone il colore. Il verde determinato dalla presenza di microalghe della famiglia Ch-
lorophyceae, il rosso da Dunaliella salina, membro della stessa famiglia, contenente elevate quantit
di beta-carotene ad alto valore commerciale.
[Immagine: Doc Searls, Wikipedia Commons, 2009]
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
Le microalghe destano linteresse di nu-
merosi gruppi di ricerca (Garofalo, 2010)
poich presentano una serie di prerogative
molto interessanti, le quali si accompagna-
no, purtroppo, a diverse problematiche che
hanno a tuttoggi impedito uno sfruttamen-
to adeguato del loro potenziale, nonostante
diversi decenni di ricerca e sviluppo e la
relativa pubblicazione di migliaia di lavori
scientifci.
Fra i principali vantaggi vengono annove-
rati:
la velocit di crescita molto elevata;
la capacit di prosperare in acque ric-
che di nutrienti, e quindi di contribui-
re a processi di depurazione di acque
refue;
la propriet di assorbire CO2 insuffata
nel mezzo di coltura e di trasformarla
in materia organica;
la possibilit di crescita anche in climi
caldi e in acqua salata, senza intacca-
re le risorse di acqua dolce nelle zone
dove queste sono limitate;
la possibilit di essere coltivate in aree
marginali senza sottrarre superfci alle
colture agricole a fni alimentari o ad
altre attivit economiche gi insediate
nel territorio;
la produzione di una biomassa omo-
genea, non suddivisa in componenti
con caratteristiche differenti, come per
le piante terrestri (semi, frutti, foglie,
fusto, radici).
Mentre le loro principali criticit sono:
la necessit di essere separate dalla
fase liquida, dove crescono con densi-
t piuttosto bassa;
luso, per ora praticamente universa-
le, di colture monospecifche in cui va
evitata la contaminazione da parte di
altre specie microalgali indesiderate o
di microrganismi, insetti e uccelli che
se ne cibano o ne impediscono un cor-
retto sviluppo;
il contenuto energetico, che pu non
raggiungere livelli tali da superare le
energie spese per la loro coltivazione e
per i processi di lavorazione necessari
per il successivo utilizzo;
il fatto di richiedere diversi raccolti,
quantitativamente ridotti, a brevi in-
tervalli di tempo, piuttosto che uno pi
abbondante limitato a una o due volte
lanno.
Il presente articolo si prefgge di contribui-
re alla conoscenza delle microalghe da par-
te di un pubblico pi vasto di quello degli
addetti ai lavori, soprattutto per quanto
riguarda gli aspetti legati allenergia, con
un approccio divulgativo e non eccessiva-
mente tecnico. Verranno comunque affron-
tati brevemente anche aspetti pi generali,
riguardanti le principali caratteristiche e
funzionibiologiche, sia nellambiente natu-
rale che in quello di coltivazione, per luti-
lizzo nellambito di iniziative commerciali
e di ricerca di vario genere.
Inoltre, si riporter una descrizione dellat-
tuale stato dellarte del settore a livello
globale e un quadro delle sfde future che
attendono gli sforzi dei ricercatori e degli
operatori economici interessati allo sfrutta-
mento di questa risorsa.
Le microalghe
Le microalghe, anche note come ftoplan-
cton, sono organismi microscopici uni-
cellulari che vivono singolarmente o in
colonie (catene o altri tipi di aggregati), in
acque dolci e salate. A seconda della spe-
cie, le loro dimensioni individuali possono
variare da pochi micrometri a qualche cen-
tinaia (millesimi di millimetro, 10
-6
m). La
loro attivit fotosintetica fondamentale
per la vita sulla Terra, in quanto si stima che
producano il 30-50% dellossigeno atmo-
sferico, assorbendo contemporaneamente
anidride carbonica, il maggiore gas ad ef-
fetto serra, per poter crescere e sintetizzare
nuova sostanza organica (biomassa).
La biodiversit delle microalghe enor-
me e rappresenta una risorsa poco studiata
e sfruttata; solamente 35.000 specie sono
state descritte rispetto a quelle esistenti,
stimate essere fra 200.000 e 800.000, se-
condo i dati della Wageningen University.
Questi microrganismi producono comune-
mente numerosissimi composti bioattivi
come polisaccaridi, amido, proteine, acidi
grassi, carotenoidi, antiossidanti, enzimi,
polimeri, peptidi, tossine e steroli; costitu-
iscono potenzialmente una rilevante fonte
di geni per percorsi di biosintesi particola-
GRuPPO ClASSE ESEMPi (GEnERi Pi DiFFuSi)
Alghe azzurre
(cianobatteri)
Cyanophyceae
Arthrospira (meglio nota come
Spirulina), Nostoc, Anabaena,
Schizotrix, Microcystis
Diatomee Bacillariophyceae
Cyclotella, Coscinodiscus,
Chaetoceros, Skeletonema, Nitzschia,
Phaeodactylum
Alghe verdi Chlorophyceae
Chlorella, Neochloris, Chlamydomonas,
Scenedesmus, Dunaliella, Tetraselmis
Dinofagellati Dinophyceae
Ceratium, Gymnodinium, Peridinium,
Gonyaulax
Alghe dorate Haptophyceae
Pavlova, Isochrysis, Chrysochromulina,
Prymnesium
20 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
ri, a volte unici.
Semplifcando, senza addentrarsi troppo
nella loro complessa sistematica, si pu
dire che le microalghe pi utili apparten-
gono a 5 o 6 classi principali, distinguibili
per la loro morfologia, la loro pigmentazio-
ne, il loro ciclo biologico e la loro struttura
cellulare come descritto nella tabella della
pagina precedente.
Potenzialit
delle microalghe
Funzioni nellambiente naturale
Le microalghe fungono da fonte energetica
primaria per buona parte degli ecosistemi
marini, in quanto costituiscono il nutri-
mento di numerosi animali, dal microsco-
pico zooplancton ai molluschi e crostacei
fltratori. Tali organismi rappresentano il
successivo anello della catena alimentare e
sono poi a loro volta predati. Al ftoplan-
cton stata attribuita addirittura la met di
tutta lattivit fotosintetica della Terra e, di
conseguenza, la produzione di buona parte
della nuova biomassa (sostanza organica),
con conversione dellenergia della radia-
zione solare in energia chimica che sta
alla base delle reti trofche. Da rimarcare
la velocit di crescita di determinate specie
microalgali, che le pongono ai vertici della
produttivit tra gli organismi fotosintetici.
Questo aspetto riscontrabile nelle cosid-
dette foriture algali, bloom ftoplanctonici,
come nel caso dei dinofagellati, tossici per
gli animali acquatici e per luomo, sia per
contatto diretto che per ingestione o inala-
zione tramite aerosol.
Usi a scopi non energetici
Le microalghe del genere Spirulina, attual-
mente Arthrospira, sono state utilizzate per
secoli nellalimentazione di alcune popola-
zioni africane, del lago Ciad e del Centro
America, ad esempio quelle del lago Tex-
coco in Messico (Hendrikson, 2009).
Linteresse verso il loro uso a scopo ali-
mentare si manifest intorno agli anni Cin-
quanta del secolo scorso, quando emerse la
preoccupazione che laumento della popo-
lazione mondiale potesse determinare una
carenza alimentare e le microalghe sem-
bravano poter rappresentare una fonte pro-
teica a basso costo; questa pratica fu in se-
guito abbandonata, visti i deludenti risultati
ottenuti dalle prime colture commerciali.
Nel 1961, in Giappone la societ Nihon
Chlorella inizi a coltivare microalghe su
larga scala a fni commerciali, sfruttando
soprattutto il genere Chlorella (Iwamoto
H., 2004).
Negli anni Ottanta, in Asia, erano presenti
46 fabbriche che producevano pi di 1.000
chili di biomassa al mese, in maggior parte
di Chlorella (Kawaguchi, 1980). Nel 1986
le strutture di produzione di Dunaliella
salina installate in Australia, per ottene-
re -carotene, diventarono un altro polo
dellindustria microalgale nel mondo. In
seguito sono stati realizzati grandi impianti
nel sudest asiatico, in California e alle Ha-
waii, dedicati principalmente alla produ-
zione di Spirulina.
Agli inizi dello stesso decennio, in Giap-
pone, nacque il concetto di cibo funzionale
o alimento funzionale. Questo genere di
alimenti riveste un ruolo protettivo per la
salute del consumatore, contribuendo, in
tal modo, alla riduzione dei costi sociali
per difendere la salute di una popolazione
sempre pi numerosa e con una maggiore
aspettativa di vita (Arai S., 1996).
Oggi, dunque, non si pensa pi alle mi-
croalghe come alla soluzione per risolve-
re i problemi della fame nel mondo; esse
vengono, invece, studiate per applicazioni
in diversi settori commerciali quali: pro-
duzione di integratori alimentari, farmaci,
cosmetici e mangimi.
Per quanto concerne il consumo umano,
la pasta microalgale secca, in polvere o in
compresse, di alcune specie (es. Chlorel-
Alcune microalghe viste al mi-
croscopio ottico (ingrandimento
400X circa).
A: Diatomee di acqua dolce, in
alto Pennales sp., pi in basso a
destra Centrales sp.
B: Micractinium sp.
C: Dictyosphaerium sp.
A b C
21 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
la) contiene elevate quantit di carboidra-
ti semplici e complessi, oltre a numerosi
composti descritti di seguito. Tipici delle
microalghe sono i beta glucani, in grado
di potenziare la risposta del nostro siste-
ma immunitario (Iwamoto, 2004). In altre
specie (es. Arthrospira) preponderante il
contenuto in proteine, che le rende un in-
tegratore indicato in stati di debilitazione
organica o per gli sportivi.
Dentifrici, lozioni, unguenti e alginati in
creme assimilabili attraverso la pelle sono
alcuni dei prodotti con sostanze di deri-
vazione microalgale pi comunemente
commercializzati dalle industrie farma-
ceutiche, principalmente in Giappone. In
campo medico vengono sfruttate le loro
propriet antibatteriche, antivirali e antitu-
morali (Iwamoto, 2004; Qiang Hu, 2004;
Hendrickson, 2009).
Le microalghe contengono quantit inte-
ressanti di vitamine, tra cui la A, quelle del
gruppo B inclusa la B12, la C, la D, la E,
la K (Becker, W., 2004) che ne aumentano
il valore nutrizionale. La quantit prodot-
ta dipende strettamente dalle condizioni di
crescita e da tutti i processi che vanno dalla
raccolta al confezionamento della biomas-
sa (Brown M.R. et al., 1999; Ben-Amotz
et al., 2003).
Fra i numerosi acidi grassi riscontrabili nel-
le microalghe i pi importanti sono lacido
docosaesanoico (DHA, 22:6n-3), lacido
arachidonico (ARA 20:4n-6), lacido ei-
cosapentaenoico (EPA 20:5n-3), lacido
gamma-linoleico e lacido alfa-linolenico,
collettivamente noti come PUFA, polyun-
saturated fatty acids, gli acidi grassi poli-
insaturi Omega-3 e Omega-6.
Notevoli sono anche le propriet antiossi-
danti. Sono presenti svariate molecole at-
tive in questo senso, tra cui i carotenoidi
astaxantina e beta carotene. Inoltre sono
presenti oligominerali nella loro forma
organica maggiormente assimilabile. Tali
composti possono o essere estratti dalla
biomassa algale prima di altre utilizzazioni
(uso indiretto), o assorbiti consumando la
pasta microalgale tal quale, umida o secca
(uso diretto).
Nella tabella qui sopra si evidenzia leleva-
to contenuto in proteine, carboidrati e lipi-
di di alcune specie di microalghe rispetto a
quello di alcuni alimenti pi comuni.
Per contro, un fattore potenzialmente pre-
occupante per il consumo umano lele-
vato contenuto in acidi nucleici di alcune
specie di microalghe, che pu favorire lo
sviluppo di malattie del metabolismo quali
gotta e calcolosi renali. Alcuni metodi di
produzione, sopratutto in aree inquinate,
hanno fornito derivati con livelli di tossi-
cit non trascurabili per il consumo umano,
con conseguente sospensione della lavora-
zione, come avvenuto, ad esempio, presso
il lago Texcoco. Consumi superiori ai 100
grammi al giorno di sostanza secca posso-
no indurre in alcuni casi effetti negativi,
quali dolori allo stomaco, nausea, vomito,
costipazione (Becker, 2004).
Le specie oggi maggiormente coltivate a
fni commerciali appartengono ai generi:
Arthrospira, Chlorella, Dunaliella, Hae-
matococcus, Nannochloropsis, Nitzschia,
Crypthecodinium, Schizochytrium, Tetra-
selmis, Skeletonema, Isochrysis, Chaeto-
ceros.
In acquacoltura le microalghe vengono uti-
lizzate nelle avannotterie, sia come alimen-
to per lo zooplancton destinato a nutrire le
larve di pesce, sia come elemento di sta-
bilizzazione chimica nelle vasche (tecnica
delle acque verdi). Inoltre vengono co-
munemente impiegate anche negli schiu-
Contenuto nutrizionale di alcune specie di microalghe rispetto ad alimenti comuni
Materiale Proteine Carboidrati lipidi
Lievito per il pane 39 38 1
Carne 43 1 34
Latte 26 38 28
Riso 8 77 2
Soia 37 30 20
Chlorella vulgaris 51-58 12-17 14-22
Dunaliella salina 57 32 6
Porphyridium cruentum 28-38 40-57 9-14
Scenedesmus obliquus 50-56 10-17 12-14
Spirulina maxima 60-71 13-16 6-7
Synecochoccus sp. 63 15 11
Aphanizomenon fosaquae 62 23 4-7
I contenuti sono espressi in percentuale sul peso secco. Fonte dati: Spolaore P. et al., 2006; Becker et al., 1994
22 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
Specie di alghe usate come mangime Specie allevate
Famiglia: bacillariophyceae
Skeletonema costatum B, B, D
Thalassiospira pseudo nana B, A, D
Phaeodactylum tricornutum, C. muelleri B, A, D, C, F
Chaetoceros afnis, C. calcitrans B, A, D, F
Cylindrotheca closterium B
Bellerochea polymorpha D
Actinocyclus normanii D
Nitzschia closterium, N. paleacea F
Cyclotella nana F
Famiglia: Haptophyceae
Isochrysis afnis galbana, I. tahiti B, A, D, C, F
Pseudaisochrysis paradoxa A, D, C
Dicrateria sp. D
Cricosphaera elongata D
Coccolithus huxleyi D
Olisthodiscus luteus I
Pavlova lutheri, P. pinguis A, D, F, G
Famiglia: Chrysophyceae
Pyramimonas virginica A, D
Micromonas pussila D
Famiglia: Chryptophyceaea
Cryptomonas D
Rhodomonas salina A, D
Chroomonas salina D
Famiglia: Xanthopyceae
Olisthodiscus luteus D
Famiglia: Cyanophyceae
Spirulina (Arthrospira) platensis B, D, F, G
Famiglia: Chlorophyceae
Tetraselmis suecica B, A, D, E, F, G
Chlorella sp. A, C, F, G, I
Scenedesmus obliquus, S. quadricauda I, G, F
Dunaliella tertiolecta D, F, G
Chlamydomonas khaki A, D, I, G, I
Chlorococcum sp. D
Brachiomonas submarina D
Spongiococcum excentricum A
Famiglia: Eustigmatophyceae
Nannochloropsis oculata, N. gaditana D, G, H
Specie allevate:
A, larve di molluschi bivalvi; B, larve di gamberi peneidi; C, larve di gambero
d'acqua dolce ; D, postlarve di molluschi bivalvi; E, larve di abalone; F, artemia; G,
rotiferi marini; H, copepodi marini; I, zooplancton dacqua dolce.
Microalghe usate per la produzione di mangimi
in acquacoltura [fonte dati: Becker 2004; De-
Pauw & Persoone, 1988; Lavens & Sorgeloos,
1996].
ditoi di molluschi, combinate in miscele
multispecifche pi o meno diversifcate;
questo per la loro diversa composizione
specifca in proteine e acidi grassi essenzia-
li, soprattutto quelli poliinsaturi (PUFA), al
fne di fornire un alimento il pi completo
possibile (Kanazawa, 1985).
Microalghe
ed energia rinnovabile
Biocombustibili di prima e di secon-
da generazione
ormai accertato dalla comunit scienti-
fca internazionale che la continua emis-
sione nellatmosfera di anidride carbonica
prodotta dalle attivit umane, soprattutto
da quelle basate su combustibili derivati
dal petrolio, stia velocemente cambian-
do lintero ecosistema del pianeta Terra,
modifcando al rialzo gli equilibri termi-
ci (IPCC). Pertanto da anni scienziati e
ricercatori sono impegnati nella diffcile
ricerca di soluzioni in grado di risolvere
concretamente tale problema. Tra queste
di primaria importanza sono i tentativi di
sostituire i combustibili di origine fossile
con altri di origine vegetale, tendenti al bi-
lancio neutro della CO2. Si assume, infatti,
che la biomassa fotosintetica durante il suo
accrescimento assorba la stessa quantit di
anidride carbonica emessa quando viene
infne combusta; tuttavia sono da conside-
rare anche i processi per la trasformazione
della biomassa, i quali possono infuire ne-
gativamente sul bilancio totale.
Attualmente, la produzione di biocombu-
stibili ricavati da piante edibili, cosiddetti
di prima generazione, ritenuta da pi parti
una pratica non sostenibile per la riduzione
delle superfci agricole sfruttabili a fni ali-
mentari e per lincremento del prezzo delle
materie prime (acqua, fertilizzanti ecc.),
necessarie anche alla produzione di beni di
prima necessit, quali frumento, mais, riso,
canna da zucchero. Inoltre, luso dei suoli
attualmente coltivati potrebbe non bastare
a colmare la scarsit di cibo che colpisce
buona parte della popolazione mondiale.
Per questo motivo, oggi si punta alluti-
lizzo di biomasse non edibili per produrre
biocombustibili, riducendo cos la concor-
renza per le risorse tra settore energetico e
agroalimentare.
Alla luce di questa situazione, in diversi
Paesi sono state attivate linee di ricerca f-
nalizzate a sviluppare e a mettere a punto
nuove tecnologie eco-sostenibili per la pro-
duzione di energia pulita. Tali tecnologie
utilizzano i cosiddetti biocombustibili di
23 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
seconda o (di nuova) generazione, prodotti
da fonti rinnovabili eco-compatibili.
Da alcuni anni stata presa in considera-
zione anche nel nostro Paese la possibili-
t di usare a tale scopo le microalghe, in
grado di produrre in modo sostenibile una
quantit di energia decisamente maggiore
per unit di superfcie rispetto a quella otte-
nuta dal mais o dalla soia e anche dalla pal-
ma da olio tropicale (Benemann e Pedroni,
2007; Tredici, 2010). Le microalghe posso-
no infatti essere considerate a pieno titolo
una coltura energetica di seconda genera-
zione, in grado di evitare impatti dannosi
sul mercato agroalimentare e sulla biodi-
versit terrestre; ci in quanto coltivabili
su terreni scarsamente produttivi altrimenti
inutilizzabili, come le zone costiere aride
e le zone paludose, con acque salmastre o
marine. Per la loro crescita si potrebbero
sfruttare acque eutrofche, ovvero ricche
di sali nutrienti di origine agricola o civile,
ottenendo cos anche la loro depurazione.
Le microalghe sarebbero capaci di produr-
re 30 volte lequivalente in olio rispetto
alla stessa area coltivata con specie terrestri
convenzionali, quali mais, soia e altro. Il li-
mite teorico di produttivit, calcolato sulla
base di considerazioni relative alla luce in-
cidente e alleffcienza fotosintetica, indica
valori di circa 280 tonnellate di biomassa
secca per ettaro allanno alle latitudini del
sud della Spagna; ipotizzando un contenu-
to lipidico estraibile del 40%, si ottengono
valori di 115 m
3
di olio per ettaro per anno
(Wageningen University).
Tuttavia esistono ancora diversi punti cri-
tici prima di poter realizzare produzioni
energetiche economiche che vadano oltre
stime pi o meno ottimistiche ottenute da
esperienze realizzate su scala limitata o,
peggio, solo da calcoli teorici. Su questi
aspetti di ampliamento della scala operati-
va si attendono ancora risultati consolidati
da parte del mondo della ricerca, anche in
termini di defnizione dei prodotti energeti-
ci maggiormente convenienti.
Di conseguenza, in un contesto come quel-
lo italiano, puntare principalmente al bio-
diesel come principale prodotto energetico
derivante dalle microalghe pu rivelarsi
una scelta non priva di rischi. Infatti le ca-
pacit produttive medie di biodiesel da par-
te delle 19 raffnerie nazionali sono molto
elevate, mediamente intorno alle 120.000
tonnellate/anno ad impianto, un valore rag-
giungibile solo utilizzando colture microal-
gali molto estese (100-200 km
2
). Lutilizzo
di tali superfci da considerarsi impropo-
nibile per una prima fase di sviluppo, spe-
cialmente in mancanza, a livello mondiale,
di tecnologie consolidate su larga scala per
produzioni intensive di biomassa micro-
algale a basso costo. Nelle prime fasi, sa-
rebbe probabilmente pi opportuno consi-
derare impianti su piccola/media scala per
la produzione di microalghe da destinare
alla produzione di biogas, i quali presente-
rebbero i valori aggiunti della depurazione
di acque eutrofche/refue (Schenk et al.,
2008), dellassorbimento di CO2 e della
produzione di O2 durante le ore di luce,
(Park et al., 2011). Questo rappresenta un
obiettivo di prodotto energetico ottenibi-
le con processi pi semplici, minori input
energetici e minori standard qualitativi del-
la biomassa rispetto a quanto richiesto per
il biodiesel (Barbato, 2011).
Ovvio aspetto accessorio delle coltivazioni
microalgali il contributo alla riduzione
delle emissioni di CO2, in quanto questa vie-
ne assorbita dalle microalghe sia dallaria
atmosferica, sia nel caso in cui provenga da
fonti quali fumi di combustione o biogas e
venga insuffata appositamente nel mezzo
di coltura. Lassorbimento avviene median-
te conversione fotosintetica del carbonio in
sostanza organica, attraverso una serie di
percorsi metabolici che possono condurre
a diversi composti di accumulo energetico
nella cellula microalgale, tra cui riveste
particolare interesse il bioolio, ovvero una
sostanza oleosa con alta densit energetica
che possibile impiegare, oltre che per la
produzione di biodiesel, anche direttamen-
te per lalimentazione di generatori elettrici
diesel, anche di piccola taglia. La biomas-
sa residua dopo lestrazione dellolio dalle
microalghe pu essere comunque usata per
la produzione di biogas.
Oltre al biodiesel, agli oli combustibili e
al biogas, altri prodotti energetici possono
essere ricavati dalle biomasse microalgali,
sebbene con risultati operativi per ora meno
consistenti rispetto a quelli menzionati in
precedenza, come ad esempio idrogeno,
Metodologie produttive usate per
ottenere composti commerciali
dalle microalghe
Luce
Nutrienti
ALGHE
Opzionali
Acque reue
Acque salate
CO2 da gas
di scarico
Terreno
degradato
Fotobioreattori
Vasche
Bacini
Estrazione /
Transestericazione
Fermentazione
Digestione
Anaerobica
Biodiesel
Bioetanolo
Metano
Idrogeno
Co-combustione,
combustibili specici
Cibo, mangimi
Biomolecole
Gassicazione/
Bio-idorgeno
Essiccazione/
Gassicazione
Essiccazione
Essiccazione/
Estrazione
Input Coltivazione Down-stream Prodotti
24 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
tramite la microalga Chlamydomonas sp.
in particolari condizioni di coltura, o bioe-
tanolo per via fermentativa della cellulosa
e di altri carboidrati presenti nella biomas-
sa di determinate specie microalgali.
Coltivare le microalghe
Colture di laboratorio
Oltre al mantenimento e alla caratterizza-
zione delle specie e dei ceppi, le colture
in laboratorio consentono la realizzazione
della ricerca di base per defnirne le pro-
priet funzionali. Quelle monospecifche
vengono avviate in provette da 10-50 ml,
in condizioni ambientali controllate, in
mezzi liquidi contenenti i nutrienti neces-
sari alla crescita.
Su scala di laboratorio il volume della col-
tura incrementabile mediante passaggi
successivi fno a qualche decina di litri. A
tal fne possibile utilizzare capienti conte-
nitori in PET trasparenti che devono essere
sterilizzati per via chimica (Barbato e De
Luca, 2011).
Colture massive
Anche in questo caso si prefe-
risce aumentare gradualmente i
volumi dei fotobioreattori, par-
tendo da 20-30 litri per passare a
valori pi grandi, fno ad arrivare
in vasche o in veri e propri ba-
cini di crescita. I passaggi ri-
petuti permettono la riduzione
dei tempi di crescita (le colture
vengono a trovarsi sempre nella
fase esponenziale), un controllo
pi accurato e uno sviluppo pi
facilmente programmabile. Una
volta raggiunti i volumi di uti-
lizzo, le colture possono essere
mantenute in modo semi-conti-
nuo, continuo o discontinuo.
Vasche aperte, open ponds
Oggi gran parte della produzione
mondiale avviene in vasche allaper-
to in zone tropicali e sub-tropicali, dove
possibile abbattere i costi utilizzando al me-
glio la luce solare come sorgente di energia
lungo tutto il corso dellanno. Spesso per
la coltivazione su larga scala vengono uti-
lizzate vasche a rimescolamento poco pro-
fonde, confgurate a circuito (raceway) e
dotate di agitatori elettromeccanici a pale.
In molte regioni non tropicali gli impian-
ti di colture algali allaperto hanno spesso
lo svantaggio di trovarsi in condizioni cli-
matiche sfavorevoli, tali da non permette-
re cicli di produzione lungo tutto il corso
dellanno; in tali casi si obbligati a massi-
mizzare produzione e raccolta dellalga nei
periodi pi caldi.
I sistemi di coltivazione in vasche aperte
non protette non garantiscono produzioni
monospecifche, pertanto sono utilizzati
per un limitato numero di specie cosiddette
estremofle come Arthrospira platensis
(Spirulina) e Dunaliella salina, che cresco-
no in condizioni selettive estreme, rispetti-
vamente di elevato pH (maggiore o uguale
a 9) e di elevata salinit (oltre il 40). Ci
impedisce a buona parte delle potenziali
specie contaminanti di proliferare. A tal
fne le open ponds si possono proteggere
dalla pioggia e da agenti contaminanti tra-
mite teli plastici trasparenti o serre. Nei ba-
cini in terra spesso usato un rivestimento
in telo plastico impermeabile per un mi-
gliore controllo dei parametri biotici e per
evitare possibili percolazioni.
Fotobioreattori
Luso di contenitori chiusi detti fotobio-
reattori stato per lungo tempo associato
ad alti costi di gestione, soprattutto quando
il funzionamento di tali sistemi era ancora
totalmente dipendente da illuminazione e
termostatazione artifciali. Recentemente
stata avviata la produzione su larga scala
di una vasta gamma di specie algali quali
Spirulina, Chlorella ed Haematococcus in
sistemi chiusi, posti allaperto o in serra,
con cui possibile ottenere biomassa alga-
le di maggior purezza in alta concentrazio-
ne, limitando nel contempo i costi grazie
allilluminazione e, ove possibile, al riscal-
damento naturale.
Nonostante le differenze tra le svariate ti-
pologie, si pu affermare che il criterio
principale con cui viene ideato e realizzato
un fotobioreattore quello di permettere
alla cellula fotosintetica di raggiungere
la migliore effcienza nella conversione
dellenergia luminosa, cercando di garan-
tire una adeguata quantit di luce, sia essa
artifciale o solare. Anche i metodi per mo-
vimentare le colture e per ottimizzare gli
Vasca per la coltivazione delle
microalghe di tipo raceway.
[Immagine: JanB46, Wikipedia
Commons, 2011]
Coltura di Scenedesmus dimor-
phus in contenitore PET da cin-
que litri.
25 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
scambi gassosi sono importanti.
Per altri versi, sono attualmente in corso
studi per modifcare geneticamente alcuni
ceppi algali, in particolare di Chlamydomo-
nas reinhardti, in modo da ottenere mag-
giori effcienze fotosintetiche soprattutto
ad alte densit cellulari. I risultati fnora ot-
tenuti mostrano, tuttavia, problemi nellot-
tenimento di concentrazioni cellulari otti-
mali da parte dei ceppi ingegnerizzati.
Le tipologie esistenti per la produzione di
alghe tramite fotobioreattori sono ricondu-
cibili ai seguenti sistemi sia da esterno che
da interno:
1) Sistemi a pannello, o fat panels;
2) Sistemi a colonna con sistema a gor-
gogliamento daria, o bubble columns;
3) Sistemi cilindrici orizzontali, o tubular
reactors.
Nellottica delle produzioni a fni energe-
tici su vasta scala, i fotobioreattori posso-
no essere utili per formare gli inoculi delle
coltivazioni in vasche aperte, dove viene
realizzata la fase fnale di accrescimento,
selezionando le specie algali in base al
maggior contenuto energetico e alla loro
adattabilit alle condizioni colturali e cli-
matiche.
Raccolta e trattamento
Separare la biomassa dalla fase acquosa in
cui cresce pu essere un compito diffcile e
costoso. Di fatto uno dei maggiori impe-
dimenti allampia diffusione delle colture
microalgali su scala commerciale, special-
mente a fni energetici. Molto dipende dal-
la forma e dalle dimensioni della particola-
re microalga considerata, essendo le specie
coloniali e flamentose quali la Spirulina le
pi facili da separare attraverso fltri in tela
con maglie opportunamente dimensionate,
mentre le forme unicellulari sferoidali di
piccole dimensioni come Chlorella o Nan-
nochloropsis sono quelle pi diffcilmente
recuperabili dal mezzo di coltura.
Laddove possibile, la pi conveniente
tipologia di separazione la semplice se-
dimentazione, ovvero laccumulazione per
gravit della biomassa algale sul fondo del
recipiente di coltura o di un contenitore di
forme e dimensioni dedicate allo scopo.
Il fattore critico in questo caso il lungo
tempo richiesto per la concentrazione della
biomassa sul fondo, che pu variare note-
volmente a causa di una serie di fattori quali
temperatura, illuminazione, stato fsiologi-
co dellalga, pH, salinit ecc. Esistono altre
tecniche di separazione che fanno uso di
focculanti per addensare le singole cellule
algali, facilitare e sveltire la sedimentazio-
ne, con lo svantaggio per di trovare nella
biomassa anche la sostanza focculante, ol-
tre al costo della stessa. Al contrario, esiste
la possibilit, soprattutto per alghe ricche
di lipidi, di tecniche di fotation, ovvero
di concentrazione di biomassa per galleg-
giamento, anche attraverso la creazione di
schiume.
Sono disponibili svariati sistemi elettro-
meccanici piuttosto energivori, e quindi
costosi, quali fltrazioni di vario genere e
centrifugazioni.
Una volta ottenuta la biomassa umida, si
deve procedere in alcuni casi allessicca-
zione che pu essere ottenuta con energia
solare, magari con luso di una serra, in
un forno o con il sistema spray drying che
ha il vantaggio di non dover scaldare for-
temente la biomassa, evitando il dannegg-
giamento di composti termolabili, tra cui
diverse vitamine.
La biomassa algale essiccata spesso non
usata tal quale, solitamente si proce-
de allestrazione di sostanze di interesse
commerciale. Nel caso della produzione di
biodiesel, ad esempio, necessario estrar-
re i lipidi, passaggio questo che richiede
infrastrutture apposite, solitamente utiliz-
zate anche per altre materie prime natu-
rali rinnovabili, che sono disponibili solo
presso bioraffnerie ad elevata produttivit.
Sono in corso di sperimentazione sistemi
di estrazione alternativi con tecniche di
sonicazione, che usano gli ultrasuoni per
rompere le cellule algali e liberare le goc-
cioline oleose in esse contenute gi nella
fase fnale della coltivazione, in modo da
poter recuperare per semplice separazione
di fase la componente oleosa.
Fotobioreattori cilindrici.
[Immagine: Steve Jurvetson,
Flickr, 2005]
26 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
Le microalghe
nel mondo
Vi sono attualmente molti importanti pro-
duttori commerciali di microalghe, ope-
ranti soprattutto in regioni asiatiche, del
Pacifco e del Sud degli Stati Uniti, con
impianti la cui produzione annua pu rag-
giungere circa 500 tonnellate. Linteresse
del mercato per le microalghe in rapida
crescita da qualche anno a questa parte, so-
prattutto per le prospettive di un loro utiliz-
zo a livello energetico. Tuttavia, nonostan-
te lo stanziamento di ingenti fondi pubblici
e privati per la ricerca di settore da parte di
nazioni quali gli Usa e la Cina, gli incre-
menti di produttivit sono trascurabili e il
commercio rimane limitato al settore degli
integratori e delle biomolecole.
Ad oggi, ancora non esiste al mondo un
impianto commerciale economicamente ri-
levante dedito alla coltivazione di microal-
ghe a fni energetici. Non di meno, diverse
importanti organizzazioni pubbliche e pri-
vate, tra cui alcune grandi societ petrolife-
re, stanno seguendo lo sviluppo e miglio-
rando loperativit di strutture di ricerca e
pilota per affnare la qualit ed espandere
la quantit dei loro prodotti in ambito
energetico a fni commerciali. Andr stu-
diato a fondo limpatto ambientale di tali
processi industriale per ottenere sistemi di
produzione sostenibili e ecocompatibili. A
tal fne si sta facendo sempre maggior uso
delle metodologie che prendono in consi-
derazione lintero ciclo di vita del prodotto,
la cosiddetta LCA, Life Cycle Assessment
(Green n. 25, pagg. 36-43).
Al fne di coordinare e favorire gli studi
sulle microalghe, nonch la loro diffusione
agli ambiti produttivi, sono state costitui-
te diverse societ di settore, tra si possono
citare la EABA, European Algae Biomass
Association, e la ABO, Algal Biomass Or-
ganization negli Stati Uniti. Si sono rapi-
damente moltiplicati da alcuni anni i con-
vegni nazionali e internazionali su queste
tematiche che attirano un pubblico assai
numeroso, con ricadute economiche e oc-
cupazionali non trascurabili.
Conclusioni
La ricerca sulle microalghe mostra ancora
una serie di criticit da risolvere, prima di
poter arrivare a poterle sfruttare commer-
cialmente a scopo energetico, mentre negli
altri settori di utilizzo si punta essenzial-
mente ad un signifcativo aumento della
produttivit e della diffusione. Seguono
alcuni temi che richiederanno un consi-
stente sforzo da parte della ricerca a livello
globale.
Selezione e caratterizzazione dei ceppi.
Dovranno essere individuati quelli:
robusti, ovvero in grado di resistere a
condizioni ambientali non controllate,
quali quelle di situazioni allaperto in
climi temperati e tropicali;
produttivi, ovvero in grado di raggiun-
gere densit elevate in breve tempo, con
Loasi di Ca di Mezzo, Codevigo
(Pd). Si tratta di unarea sogget-
ta, in passato, ad eutrofzzazione
e foritura microalgale, oggi bo-
nifcata grazie a tecniche di fto-
depurazione.
27 n.26 | Aprile 2012
Sfruttamento delle microalghe Tra realt e prospettive
alti contenuti di sostanze desiderate;
resistenti ai contaminanti, ovvero in
grado di mantenere la monospecifcit
o una netta prevalenza anche in vasche
allaperto;
cosmopoliti o locali, in modo da non
causare problematiche in caso di fuo-
riuscite in ambienti naturali.
Uso e depurazione di acque refue. Otti-
mizzazione in laboratorio delle capacit
dei ceppi di moltiplicarsi sfruttando i nu-
trienti presenti nelle acque refue; si pu
cos ottenere la depurazione delle stesse.
Cattura attiva della CO2. Miglioramento
della capacit di assorbire CO2 anche da
gas esausti residuali da combustioni, con-
tribuendo cos alla riduzione delle emissio-
ni di gas serra.
Miglioramento della resa energetica. In-
dividuazione di prodotti energetici con i
pi favorevoli bilanci mediante studi col
metodo LCA.
Tecniche di separazione. I metodi di recu-
pero della biomassa dal liquido colturale
e di trattamento successivo devono essere
resi pi effcienti e poco energivori, adat-
tandoli agli specifci ceppi algali utilizzati.
Abbattimento dei costi. In generale devono
essere abbattuti tutti i costi relativi alla pro-
duzione, in relazione soprattutto allindivi-
duazione di opportune economie di scala e
processi che garantiscano rese suffciente-
mente costanti nel tempo.
In conclusione, nonostante le grandi po-
tenzialit di utilizzo della biomassa algale,
c ancora bisogno di sperimentazione e
sviluppo perch queste tecnologie possano
diventare una realt commerciale diffusa,
specialmente in campo energetico. Pur-
troppo, in questi tempi di grave crisi eco-
nomica, la tendenza quella di ridurre i
fondi dedicati alla ricerca; le poche risorse
disponibili devono essere dedicate ai setto-
ri dindagine pi promettenti. Tra di essi si
possono senzaltro annoverare, come si
cercato di mostrare nel presente articolo, le
microalghe.
Fabio Barbato, Carlo Alberto Campiotti,
Germina Giagnacovo, Vito Pignatelli,
Dario Tumminelli, Corinna Viola
ENEA, Roma
Estelle Silva Diorato
Universidade Federal do Bahia, Brasile
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UK/
28 n.26 | Aprile 2012
Xxxx Xxx
Ecco alcune fra le pi promettenti applicazioni
nanotech per la tutela della salute
Nanotecnologie
e medicina:
dal drug delivery
ai MEMS
d
i

A
l
d
o

D
o
m
e
n
i
c
o

F
i
c
a
r
a
Chip microelettromeccanico, un
tipo di lab-on-a-chip
La nanomedicina oggi
La nanomedicina ormai una grande indu-
stria, il cui fatturato arrivato a 6,8 miliardi
di dollari nel 2004, con oltre 200 compa-
gnie e 38 prodotti commercializzati nel
mondo. Nellaprile 2006, la rivista Nature
Materials stimava che fossero stati svilup-
pati circa 130 tra farmaci basati sulla na-
notecnologia e sistemi di distribuzione di
medicinali nellorganismo (drug delivery).
La National Nanotechnology Initiative, un
programma di ricerca statunitense, pro-
spetta nuovi impieghi commerciali di tali
tecnologie nel campo dellindustria far-
maceutica che potranno includere sistemi
avanzati di erogazione di farmaci, nuove
terapie e miglioramenti nella diagnostica
per immagini.
Le possibili applicazioni di settore van-
no dalluso clinico dei nanomateriali, alla
formulazione di nuovi sistemi per la som-
ministrazione dei farmaci, ai biosensori
nanotecnologici, al possibile utilizzo - nel
medio periodo - della nanotecnologia mo-
lecolare. Da pochi anni a questa parte la
ricerca ha tra i suoi obiettivi quello di re-
alizzare laboratori per sviluppare le tecno-
logie in campo bio-medicale come il drug
delivery e la diagnosi precoce dei tumori
questi, grazie alla loro natura interdisci-
plinare tra le scienze della vita (medicina,
biologia, farmacia) e scienze esatte (fsica
e chimica), avranno enormi potenzialit
nel progettare lab-on-a-chip (LOC), per la
cura farmacologica dei tumori.
In particolare questi studi comprenderanno
due fasi di sviluppo. La prima riguarda il
trasporto mirato dei farmaci (drug delivery,
letteralmente consegna del farmaco), in
termini di studio delle propriet strutturali,
di dinamica a livello molecolare di alcune
classi di sistemi nanostrutturati di interes-
se, di studio del targeting (mira, bersaglia-
mento) e di velocit di rilascio del farmaco
in vitro da parte del vettore, in relazione
alla funzionalizzazione delle superfci e
della struttura tridimensionale create me-
diante la micro e nano fabbricazione. La
seconda fase di sviluppo concerne la scel-
ta dei dispositivi da progettare e realizza-
re per una migliore diagnosi precoce dei
tumori, come i LOC e i bioMEMS di cui
parleremo pi avanti.
Drug delivery
Sono molte le ricerche sperimentali per la
produzione e la caratterizzazione di nano-
particelle che, ricoperte con polimeri bio-
compatibili, possano diventare dei vettori
effcienti da utilizzare nel drug delivery,
inteso come lo sviluppo di sistemi alter-
nativi di distribuzione mirata dei farmaci
nellorganismo. Ci al fne di circoscrivere
leffetto biologico della terapia a una deter-
minata tipologia di cellule, migliorandone
leffcacia e riducendone, nel contempo,
la tossicit. Pertanto, esso rappresenta una
delle tecniche alternative migliori per la
somministrazione di medicinali ai malati
cronici, i quali necessitano di trattamenti
continuativi, solitamente con alti dosaggi,
che comportano spesso signifcativi effet-
ti collaterali. Questi nuovi sistemi, infatti,
hanno il grande vantaggio di poter veico-
lare i principi attivi direttamente e solo sul
bersaglio, in ununica dose che viene rila-
sciata gradualmente.
Tra i possibili carrier (vettori) da utilizza-
re nei processi di drug delivery troviamo
quelli realizzati con nanoparticelle di oro,
di silice, o di ossidi di ferro coniugati con
dendrimeri (molecole polimeriche molto
ramifcate) i quali mostrano grandi poten-
zialit come sistemi multivalenti per un im-
piego sia diagnostico che terapeutico.
Il chiosano, ad esempio, un polimero di
origine naturale derivato per deacetilazio-
Nanotecnologie e medicina Dal drug delivery ai MEMS
In campo clinico e farmacologico le nanotecnologie si occupano
delle applicazioni che sfruttano sistemi con dimensioni dellordine
di grandezza dei nanometri per scopi terapeutici o diagnostici.
La ricerca nel settore della nanomedicina ofre numerose eclatanti
prospettive, fno ad ipotizzare la futura creazione nano-macchine
utilizzabili per riparare le cellule.
In attesa di queste rivoluzionarie scoperte, discutiamo assieme
delle tecnologie pi promettenti attualmente in fase di
sperimentazione: i nano-vettori per la distribuzione mirata dei
farmaci (drug delivery), i lab-on-a-chip e altri tipi di MEMS, Micro
Electro Mechanical Systems, utilizzabili a scopo diagnostico.
30 n.26 | Aprile 2012
Nanotecnologie e medicina Dal drug delivery ai MEMS
ne (rimozione di uno o pi gruppi acetile,
-COCH3) alcalina dalla chitina, recente-
mente proposto quale materiale per il ri-
lascio controllato di farmaci attraverso le
mucose. Altro esempio sono i globuli rossi,
i quali - essendo cellule trasportatrici (di
emoglobina) senza nucleo - potrebbero es-
sere usati come carrier biologici.
In alternativa si studiano le nanoshell
(nano-gusci) multistrato, costituite da un
nucleo di silice ricoperto da un sottile velo
doro. La dimensione, la forma e la com-
posizione delle nanoshell determinano
in esse particolari propriet ottiche che le
fanno rispondere a specifche lunghezze
donda della radiazione elettromagnetica,
permettendo di convertire la luce in calo-
re, per distruggere selettivamente le cellu-
le cancerose, senza intaccare i tessuti sani
adiacenti al tumore. In altre parole questi
nano-gusci sono realizzati da un nocciolo
sferico e da un dielettrico (isolante) di os-
sido di silicio, aventi entrambi dimensioni
dellordine dei nanometri. Il nocciolo rac-
chiuso in un guscio di oro che pu essere
progettato e costruito in modo da risuonare
con la radiazione della luce incidente nella
regione spettrale dellinfrarosso-vicino, as-
solutamente innocua e capace di penetrare
profondamente nei tessuti. Questultima
riscalda in modo selettivo le nanoshell irra-
diate, provocando cos lablazione termica
del tessuto con il quale sono a contatto.
Lindice terapeutico (TI) di un farmaco
il rapporto tra il suo benefcio per una data
prescrizione e gli effetti collaterali indesi-
derati, rappresenta quindi un indice della
validit del medicinale che aumenta in pro-
porzione. Per questo i tecnologi farmaceu-
tici, al fne di innalzare il valore di questo
parametro, ipotizzano luso di questi vettori
per strategie simultanee con bersagli diver-
si, con un guadagno cumulativo in termini
di selettivit che, a sua volta, porta ad un au-
mento del TI. In altri termini, le probabilit
di localizzazione di una lesione attraverso
meccanismi differenti sono additive, quindi
il fatto che la progettazione di nanovettori
possa trarre, contemporaneamente, vantag-
gi da diversi meccanismi rende possibile
una strategia terapeutica potenzialmente
vantaggiosa.
Lab-on-a-chip
e bioMEMS
Con lab-on-chip (LOC) si indica un dispo-
sitivo, un laboratorio in miniatura, che in-
tegra funzioni multiple su un singolo chip,
con dimensioni variabili da pochi millime-
tri a qualche centimetro quadrato. Si tratta
in pratica di un microreattore (vedi Green
n. 24, pagg. 26-33) capace di trattare volu-
mi di fuidi estremamente piccoli inferiori
allordine dei picolitri (un milionesimo di
milionesimo di litro, 1 pl = 10
-12
l). I LOC
appartengono alla famiglia dei dispositivi
MEMS, dallinglese Micro Electro Mecha-
nical Systems (microsistemi elettromecca-
nici), indicati anche come TAS, Micro
Total Analysis Systems.
Lavorando a livello di picolitri si en-
tra nellambito della microfuidica, ter-
mine generale che descrive anche di-
spositivi di controllo di meccanica
dei fuidi (pompe e valvole) o sensori,
come fussometri e viscosimetri.
Dopo la scoperta della microtecnologia,
avvenuta attorno al 1954, per realizzare
strutture integrate di semiconduttori per
chip microelettronici, queste tecnologie
basate sulla litografa elettronica furono
applicate una ventina danni dopo per la
fabbricazione di sensori di pressione nel
campo manifatturiero. Tali nuovi sviluppi
hanno portato alla progettazione di strut-
ture meccaniche in silicio dellordine di
grandezza dei micrometri o ancor pi pic-
cole, inizia cos lera dei MEMS microfu-
idici, dispositivi che trasportano, erogano,
combinano e/o separano fuidi a livello
microscopico. I sistemi di spruzzamento,
trasporto e misurazione di tale tipo rap-
presentano un potenziale di innovazione
tecnologica e produttiva che solo da poco
le industrie hanno incominciato ad apprez-
zare, realizzando che lapplicazione di que-
Azione delle nanoshell sul tumore
mediante un particolare mecca-
nismo detto cavallo di Troia.
In questo caso esse vengono fa-
gocitate dai macrofagi in seguito
reclutati nella zona tumorale.
A questo punto irradiando con
raggi infrarossi (IR vicino) le
nanoshell entrano in risonanza
producendo calore che distrugge
selettivamente le cellule malate.
Un lab-on-a-chip, un microre-
attore in vetro con superfcie di
pochi centimetri quadrati. Si
tratta di un dispositivo simile alle
cartucce (cartridge) usate sul si-
stema LOCAD-PTS della Nasa,
rappresentato nelle immagini che
seguono.
31 n.26 | Aprile 2012
sti dispositivi riesce a ridurre le quantit di
liquidi impiegati, minimizzando gli scarti e
consentendo di operare in serie o in paral-
lelo su dispositivi multipli.
Inizialmente i MEMS microfuidici sono
stati utilizzati come valvole, pompe e siste-
mi per getto dinchiostro; in questultimo
caso servono per migliorare la risoluzione
della stampa; grazie alla miniaturizzazio-
ne permettono una maggiore densit degli
ugelli, riducendo nel contempo il consumo
di inchiostro, con un conseguente incre-
mento della vita media delle cartucce. Uno
dei pi avanzati centri di ricerca, sviluppo
e produzione dEuropa in questo settore si
trova in Valle dAosta e, precisamente, ad
Arnad, nel polo tecnologico del Gruppo
Olivetti Tecnost di propriet della Telecom
Italia.
Il campionamento e lanalisi delle acque
sono altre possibili applicazioni dei MEMS
microfuidici, in questo caso, ad esempio,
numerosi dispositivi possono essere collo-
cati in punti strategici delle reti idriche per
Nanotecnologie e medicina Dal drug delivery ai MEMS
Il Lab-On-a-Chip Applications
Development Portable Test Sy-
stem (LOCAD-PTS) trasportato
sulla Stazione spaziale interna-
zionale (Iss) dallo Space Shuttle
Discovery il 9 dicembre 2006.
Il sistema serve per lanalisi di
microrganismi prelevati tramite
tamponi che vengono eluiti per
poi distribuire il liquido nella
cartuccia, il lab-on-a-chip vero e
proprio, la quale viene poi let-
ta dallo strumento.
[Immagine: Nasa]
32 n.26 | Aprile 2012
Nanotecnologie e medicina Dal drug delivery ai MEMS
misurare la qualit dellacqua e leventuale
presenza di sostanze tossiche.
I bioMEMS, o bio-microsistemi, rappre-
sentano un tipo particolare di dispositivi;
sono progettati per trasportare, mescolare
e/o separare liquidi a livello microscopico
e presentano la caratteristica unica di poter
trattare sia liquidi contenenti materiale bio-
logico che fuidi biologici, come, ad esem-
pio, il sangue. Si tratta di un gruppo molto
vasto, comprendente apparecchiature in-
tegrate e miniaturizzate utilizzabili per la
ricerca e sviluppo in biologia e biochimica,
nella diagnostica, nella terapia e nel moni-
toraggio. Sono identifcati con appellativi
diversi a seconda delle loro caratteristiche
e funzioni: biochip, bioMEMS, microar-
ray, chip a Dna, cell-chip, micro-impianti.
Potenziali applicazioni
con luso di Dna
Le possibilit di realizzare il trasporto mi-
rato dei farmaci (drug delivery) con nano-
vettori e di creare dei microscopici lab-
on-a-chip - interattivi a controllo remoto,
in grado di raccogliere e trasmettere dati
dallinterno del corpo del paziente - dimo-
strano lenorme potenziale delle nanotec-
nologie in campo terapeutico, diagnostico
e farmaceutico.
Un recente comunicato stampa della Scuo-
la Internazionale Superiore di Studi Avan-
zati (SISSA) di Trieste, riportato dal nostro
blog sulle nanotecnologie Dieci alla meno
nove (http://chiacchieresulnano.blogspot.
com/2011/05/forbici-molecolari-intrappo-
late-in.html), apre nuove prospettive per
la medicina molecolare di frontiera. Un
team internazionale di ricerca ha scoperto
un particolare meccanismo di interazione
degli enzimi di restrizione allinterno di
nanostrutture di Dna che apre a nuovi pos-
sibili scenari per lanalisi di frammenti di
tessuti, non realizzabile con le attuali tecni-
che diagnostiche. Ci potrebbe favorire lo
sviluppo di nanotecnologie a basso costo,
usando strutture composte da molecole di
Dna, utili - per esempio - per lanalisi di
Descrizione delle biochimica alla
base del funzionamento del LO-
CAD-PTS della Nasa. Il sistema
permette di analizzare i campioni
per rilevare la presenza di batteri
Gram-negativi (celeste), muffe e
funghi (verde), batteri Gram-po-
sitivi (rosso), grazie alluso di tre
diversi lab-on-a-chip che identif-
cano delle componenti cellulari
specifche, rispettivamente en-
dotossine (LAL), glucano e acidi
lipoteicoici (LTA).
[Immagine: Jake Maule, NASA
Marshall Space Flight Center]
33 n.26 | Aprile 2012
Nanotecnologie e medicina Dal drug delivery ai MEMS
AlCunE TECniCHE Di FAbbRiCAZiOnE DEi MEMS
Le principali tecniche attualmente usate per la produzione di MEMS, Micro Electro Mechanical Systems, sono: 1) la microlavorazione di volume
(bulk micromachining); 2) la microlavorazione superfciale (surface micromachining); 3) le tecniche LIGA.
1) il bulk micromachining
stata la prima tecnologia ad essere sviluppata per produrre microstrutture semplici. Prevede la realizzazione di strutture tridimensionali
direttamente in substrati di silicio usando tecniche che comportano la rimozione di materiale (etching) tramite attacchi umidi o secchi, la
deposizione di strati sottili, lintroduzione di impurit nel substrato per cambiarne le propriet, il bonding del substrato, legandovi sopra
particolari molecole o strutture
Le cosiddette tecniche di attacco cristallografco servono per la rimozione selettiva del substrato, permettendo - per cos dire - di scolpirlo.
Si sfrutta lanisotropia della velocit di attacco ai diversi piani del wafer cristallino (etch rates), dovuta al loro diverso orientamento. Possono
essere usate soluzioni isotrope o anisotrope, ma nel primo caso le geometrie ottenibili hanno solo forma emisferica, mentre nel secondo
possibile ottenere forme diverse e meglio defnite, a scapito di costi pi elevati e tempi pi lunghi
2) il surface micromachining
Attualmente si pu considerare la tecnica pi difusa per la realizzazione di dispositivi MEMS. Consiste nella deposizione di strati dielettrici
(isolanti) e metallici sulla superfcie di un wafer siliceo e la successiva realizzazione delle strutture tramite tecniche fotolitografche. Questi
sono poi attaccati in modo da creare strutture anche molto complesse sulla superfcie del substrato.
Per la composizione degli strati si usano due tipi di materiali: strutturale e sacrifcale. Dopo la deposizione ogni strato viene lavorato tramite
attacchi secchi e infne lo strato sacrifcale viene rimosso per liberare le strutture formate, un po come la cera viene rimossa da un calco di gesso.
3) La tecnica LiGA (Roentgen Lithography Galvanic Abformung)
Questa particolare tecnica fotolitografca, sviluppata in Germania, indicata per la produzione di strutture spesse con pareti laterali pratica-
mente verticali. Si parte da un substrato conduttivo che viene ricoperto da uno strato molto spesso di photoresist, una sostanza polimerica
che ha la propriet di poter essere rimossa facilmente dalla soda caustica nel caso venga impressionata dai raggi UV-A, mentre molto
resistente alla corrosione da parte del cloruro ferrico se non esposta alla radiazione. Per poter penetrare verticalmente tutto lo strato, la lito-
grafa sfrutta la luce di sincrotrone, cio la radiazione elettromagnetica generata da particelle cariche, solitamente elettroni o positroni, che
viaggiano a velocit prossime alla velocit della luce su una traiettoria curva determinata da un campo magnetico.
Dopo lo sviluppo che elimina le porzioni non impressionate, il photoresist viene sottoposto a electroplating che va a coprire la struttura for-
matasi con la fotoincisione; in seguito la placcatura viene accresciuta galvanicamente fnch il metallo non supera il livello del photoresist che
viene in fne viene rimosso, ottenendo uno stampo metallico che utilizzato per produrre un numero illimitato di copie in plastica.
singole cellule tumorali circolanti nel san-
gue, di micro-dissezioni ricavate da biop-
sie, di biomolecole contenute in campioni
biologici minuscoli.
Parametri ad oggi diffcilmente analizza-
bili potrebbero essere facilmente misurati
utilizzando sensori miniaturizzati, con di-
mensioni pi piccole di una singola cellula,
capaci di interagire con le biomolecole e di
studiarne le caratteristiche. Usando metodi
di manipolazione molecolare, questi ricer-
catori hanno studiato linterazione degli
enzimi di restrizione con la doppia elica del
Dna, in condizioni particolarmente diverse
da quelle esplorate fnora. Hanno utilizzato
corte molecole di acido desossiribonuclei-
co, lunghe appena una decina di nanome-
tri, per costruire delle matrici simili a dei
boschetti, formati da una distesa di pa-
letti verticali su una superfcie liscia. Cos
hanno scoperto che, quando la densit dei
paletti di Dna suffcientemente alta da
formare una struttura altamente ordinata,
gli enzimi possono accedere alla matrice
solo dai bordi laterali, mediante diffusione.
Allinterno, essi si muovono solo in piano
su due dimensioni, cio viaggiano da un
lato allaltro restando intrappolati, anche
per centinaia di micrometri, coprendo di-
stanze centinaia o decine di migliaia di vol-
te maggiori del loro diametro.
Dal punto di vista fsico questa scoperta
sorprendente per due ragioni: la prima
che fnora non era mai stato osservato un
meccanismo diffusivo bidimensionale di
questo tipo.
La seconda riguarda il fatto che la diffusio-
ne avvenga spontaneamente, senza il biso-
gno di forze esterne (e quindi di energia);
come avviene, per esempio, nellelettrofo-
resi o nei LOC dove bisogna applicare un
campo elettrico.
Aldo Domenico Ficara
Ingegnere elettrotecnico
Docente di elettrotecnica
presso lIIS di Furci Siculo (ME)
34 n.26 | Aprile 2012
Xxxx Xxx
Si conclusa ledizione 2010/2011
delle Olimpiadi della Scienza -
Premio Green Scuola
Quando i giovani
diventano amici
della chimica
a cura di Pellegrino Conte e Fulvio Zecchini
LAula Magna dellUniversit di Catania, sede
della cerimonia di premiazione.
Non ci sono molecole cattive, ci sono solo uomini
malvagi. Questa citazione del premio Nobel per la
Chimica (1981) Sir Roald Hofmann, gi riportata su
Green n. 22, ben rappresenta la flosofa che sta alla base
della sesta edizione del concorso per le scuole secondarie
di secondo grado - intitolata Quando la chimica diventa
amica dellambiente. Presente e futuro dei prodotti
chimici puliti - che si conclusa con la cerimonia di
premiazione tenutasi il 23 gennaio scorso a Catania. Una
giornata di festa per studenti e professori di cui vogliamo
rendervi conto nelle pagine successive.
Olimpiadi della Scienza Conclusa la 6
a
edizione
La sesta edizione delle Olimpiadi della
Scienza - Premio Green Scuola (anno sco-
lastico 2010/2011), intitolata Quando la
chimica diventa amica dellambiente - Pre-
sente e futuro dei prodotti chimici puliti,
si conclusa con la bella cerimonia tenu-
tasi il 23 gennaio scorso presso lAula Ma-
gna dellUniversit di Catania, gentilmente
messa a disposizione dal Magnifco Retto-
re, professor Antonino Recca.
Il concorso, rivolto alle scuole secondarie
di secondo grado, organizzato annual-
mente dal Consorzio Interuniversitario
Nazionale La Chimica per lAmbiente
(Consorzio INCA, lente di ricerca e alta
formazione non-proft che rappresenta il
nostro editore), in collaborazione con il
Ministero dellIstruzione, dellUniversit
e della Ricerca - Dipartimento Istruzio-
ne, D.G. per gli Ordinamenti Scolastici e
per lAutonomia Scolastica, con la nostra
rivista Green e con la partecipazione del-
la SCI, la Societ Chimica Italiana. Come
per le ultime edizioni, il Presidente della
Repubblica, on. Giorgio Napolitano, ha
voluto concedere la sua pregevolissima
adesione. Il premio accreditato dal pro-
gramma Io Merito di Valorizzazione
delle Eccellenze scolastiche del Miur, il
Ministero dellIstruzione, dellUniversit e
della Ricerca.
Di seguito diamo spazio ai protagonisti
della cerimonia, per poi proseguire illu-
strando brevemente alcuni degli elaborati
che, pur non avendo vinto, si sono dimo-
strati essere di alta qualit e gradimento
da parte della commissione di valutazione.
Questultima era formata dai professori
Angelo Albini - Universit di Pavia (Con-
siglio Scientifco del Consorzio INCA;
Coordinatore del Gruppo Interdivisionale
di Green Chemistry della SCI), Armando-
doriano Bianco - Universit La Sapien-
za di Roma (Comitato Scientifco rivista
Green. La Scienza al Servizio dellUomo
e dellAmbiente), Giovanni Sartori - Uni-
versit di Parma (Consiglio Scientifco del
Consorzio INCA) e Corrado Sarzanini -
Universit di Torino (Presidente Divisione
Ambiente e Beni Culturali della SCI).
La graduatoria del concorso consultabile
sul sito della nostra rivista, al link: http://
incaweb.org/green/pgsVIed/index.htm
Una giornata di festa
Sono le 11.00 del 23 gennaio 2012, a Cata-
nia la giornata soleggiata, quasi primave-
rile. Un centinaio persone, gli studenti au-
tori degli elaborati premiati - accompagnati
da compagni e familiari e dai docenti che
hanno coordinato i progetti -, assiepano
lAula Magna dellUniversit di Catania.
Cominciano i lavori della cerimonia, pre-
sieduti dal professor Leonardo Palmisano
dellUniversit di Palermo, vicepresidente
del Consorzio INCA. Dopo i saluti di rito,
egli spiega lo scopo del concorso: una sana
competizione scolastica che intende au-
mentare la consapevolezza dei giovani in
merito al ruolo fondamentale che la scienza
ha nella tutela della salute e dellambiente;
sottolineando nel contempo limportan-
za della ricerca e della collaborazione tra
scuola e universit. Poi il vicepresidente
descrive brevemente INCA e gli altri enti
organizzatori del concorso, portando i sa-
luti della SCI, il cui rappresentante, il pro-
fessor Michele A. Floriano, non ha potuto
presenziare per motivi di salute.
Interviene il prorettore dellUniversit di
Il professor. Leonardo Palmisa-
no, vicepresidente del Consorzio
INCA, avvia i lavori della ceri-
monia di premiazione. Affanco a
lui, da sinistra a destra troviamo
il professor Guido De Guidi, rap-
presentante dellateneo catanese
nel Consiglio Direttivo INCA, la
professoressa Maria Luisa Car-
nazza, pro-rettore, e il professor
Salvatore Indelicato, preside del
Cannizzaro.
36 n.26 | Aprile 2012
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Olimpiadi della Scienza Conclusa la 6
a
edizione
Catania, professoressa Maria Luisa Car-
nazza, la quale parla a nome del Rettore,
impossibilitato a partecipare. Dopo il ben-
venuto alle scuole e agli organizzatori, ella
sottolinea limportanza della collaborazio-
ne tra universit e scuola e, pi nello speci-
fco, come questa edizione del concorso sia
utile per introdurre la chimica, disciplina
complicata quanto affascinante, ai giovani
e farli innamorare di una scienza che tenta
di spiegare la struttura e il comportamento
della materia e di descrivere i processi che
avvengono negli esseri viventi, meravi-
gliose macchine biochimiche.
A seguire, intervengono prima il professor
Guido De Guidi, rappresentante dellUni-
versit di Catania nel Consiglio Direttivo
del Consorzio INCA, e poi il professor
Salvatore Indelicato, Direttore scolastico
dellITIS Stanislao Cannizzaro di Cata-
nia, primo classifcato del concorso e or-
ganizzatore della cerimonia. Dopo i saluti
e i ringraziamenti, entrambi ribadiscono
limportanza della chimica nel mondo mo-
derno. Viene quindi il tempo di illustrare i
progetti da parte degli studenti che li han-
no realizzati, mentre i docenti coordinatori
chiudono gli interventi dei propri istituti,
parlando della didattica delle scienze e del-
le attivit scolastiche connesse alla tutela
della salute e dellambiente.
Parte il terzo classifcato: lIstituto Tecni-
co Industriale Statale e Liceo Scientifco
Ettore Molinari di Milano. Il progetto
ben presentato dagli autori Sara Iacopetti
(5
a
A periti chimici) e Dario Renna (4
a
A
periti chimici), si intitola Materie plasti-
che sostenibili. Il PLA: un polimero amico
dellambiente. I due descrivono dapprima
la scoperta della plastica e la sua importan-
za nel mondo moderno, quindi evidenziano
i problemi ambientali legati al suo uso indi-
scriminato. Infne, introducono il concetto
di biopolimeri, come sostituti ecosostenibi-
li grazie allelevata biodegradabilit. Log-
getto specifco del lavoro lacido polilat-
tico (PLA) che utilizzato, tra laltro, per
la fabbricazione di faconi, bottiglie e tes-
suti. Si tratta di un polimero dellacido lat-
tico. Molecola, questultima, di cui vengo-
no illustrate sintesi e funzione negli esseri
viventi, che viene prodotta a livello indu-
striale per fermentazione microbica. Segue
la descrizione dettagliata del meccanismo
di polimerizzazione e della caratterizza-
zione analitica del PLA mediante FT-IR,
spettroscopia allinfrarosso in trasformata
di Fourier. A seguire, il professor Mariano
Calatozzolo illustra le attivit didattiche
del suo istituto e le varie collaborazioni
ad attivit di salvaguardia dellambiente,
tra cui quella con Legambiente per il mo-
nitoraggio del fume Lambro. Egli ricorda
anche che il Molinari ha gi vinto il con-
corso del Consorzio INCA nel 2008, con
un progetto su biodiesel e biocombustibili.
Tocca ora al secondo classifcato, lIstituto
Tecnico Industriale Statale Enrico Fermi
di Siracusa. Il progetto Produzione bio-
tecnologica di biocombustibili: il biodie-
sel viene illustrato dagli autori Christian
Terra (5
a
A), Alessio Franz (5
a
B), Arianna
Miano (4
a
B) e Stefano Ippolito (4
a
A). Gli
studenti illustrano con dovizia di particola-
ri la problematica legata ai carburanti fossi-
li, caratterizzata dal loro esaurimento in un
futuro non molto lontano e dal signifcativo
contributo allaumento della concentrazio-
ne della CO2 atmosferica. Passano, poi, alla
descrizione dei processi di transesterifca-
zione usati per la sintesi del diesel da bio-
masse agricole di scarto. Il professor Fran-
cesco Randone conclude lintervento del
Fermi descrivendo le attivit didattiche
La consegna dei premi al Mo-
linari di Milano, terzo classif-
cato.
La consegna dei premi al Fer-
mi di Siracusa, secondo classi-
fcato
1
classicato
2
classicato
3
classicato
1
classicato
2
classicato
3
classicato
37 n.26 | Aprile 2012
Olimpiadi della Scienza Conclusa la 6
a
edizione
e le iniziative in merito a scienza, salute e
ambiente.
Infne, cinque dei 13 autori si incaricano
della presentazione del progetto vinci-
tore del primo premio; sono tutti
studenti della 3
a
A dellIstituto
Tecnico Industriale Statale
Stanislao Cannizzaro
di Catania. Il progetto,
intitolato Dagli agrumi
di Sicilia solventi eco-
compatibili, muove
dalla costatazione che
ogni anno tonnellate
di agrumi prodotti sul
territorio regionale ven-
gono mandati al macero,
ci si deve alla sovrappro-
duzione e al basso costo che
impedisce il trasporto verso
mercati lontani. Gli autori illu-
strano come questo surplus
di agrumi pu essere
sfruttato per lestra-
zione di oli essen-
zi al i
utilizza-
bili come
solventi alter-
nativi ecocompatibili, ad
esempio, nella produzione
di coloranti e vernici. La
professoressa Angela Per-
colla illustra la didattica
della scienza al Cannizzaro e i numerosi
premi vinti dai suoi allievi, tra cui un altro
primo posto ottenuto alle Olimpiadi della
Scienza del 2007.
A conclusione della cerimonia, verso le
13.00, vengono consegnati premi e ricono-
scimenti. Oltre allovvia soddisfazione di
essersi imposti in una sana competizione
tra scuole, gli istituti vincitori ricevono,
tra scrosci di applausi e manifestazioni di
gioia, lattestato di premiazione, una tar-
ga del Consorzio INCA e, non ultima, la
pregiata medaglia del Presidente della Re-
pubblica. Essendo il concorso accreditato
dal programma Io Merito del Miur, gli
studenti autori dei lavori vincitori saranno
inclusi nellapposito elenco delle eccellen-
ze e riceveranno dal ministero un premio in
denaro da destinarsi a scopi formativi.
Dopo la cerimonia, un lauto pranzo, offerto
dagli organizzatori, aumenta il buon umo-
re di tutti e prepara alla parte ludica della
giornata: studenti e docenti si riversano per
le vie di Catania alla scoperta dei luoghi
storici e artistici e di quelli pi curiosi, con
I vincitori del concor-
so Cannizzaro di
Catania posano per le
interviste da parte di
giornali e televisioni
locali.
Fronte e retro della medaglia del
Presidente della Repubblica con-
segnata ai tre vincitori.
Una delle targhe di premiazione
consegnata dal Consorzio INCA
ai vincitori
1
classicato
2
classicato
3
classicato
38 n.26 | Aprile 2012
Olimpiadi della Scienza Conclusa la 6
a
edizione
i colleghi del posto a far da cicerone. la
degna conclusione di una giornata di festa.
Vincitori e vinti
Ci pare giusto fornire unampia sintesi de-
gli elaborati vincitori; lo facciamo nei box
di fne articolo. Prima dedichiamo un meri-
tato spazio, forzatamente breve, a qualcuno
dei vinti. Abbiamo usato questo termine
per indicare sinteticamente chi non
stato premiato, ma labbiamo
scritto volutamente tra virgolette,
perch per lappunto i vinti non
devono considerarsi tali, in quan-
to la stessa partecipazione al con-
corso da considerarsi una vitto-
ria per tutti, una dimostrazione
del grande impegno profuso, un
contributo fondamentale agli
obiettivi degli organizzatori:
aumentare la consapevolezza
dei giovani, dei loro amici e
familiari, e, di conseguenza
della societ tutta, riguardo
al ruolo fondamentale della
scienza nella vita quotidia-
na; evidenziando nel con-
tempo le realt eccellenti
nazionali nellambito delle
scuole secondarie di se-
condo grado.
I premiati, purtroppo,
sono solo tre, ma la maggior parte degli
elaborati era di buon livello e avrebbe me-
ritato un riconoscimento, ma una scelta va
pur fatta. Vogliamo, per, rendere omaggio
almeno a qualcuno dei lavori non vincitori;
perci descriveremmo brevemente quelli
maggiormente apprezzati dai singoli mem-
bri della commissione di valutazione.
Molto bello il giornale progettato dagli stu-
denti della classe 3
a
A dellIIS Majorana-
Marconi di Messina con la supervisione
del Prof. Nicola Span, intitolato Chimica
verde e sostenibile. La chimica sono Io.
Io rispetto lambiente che approfondisce
vari temi di questa disciplina, tra i quali:
energie alternative, biocarburanti, materiali
ecocompatibili, solventi verdi.
Di ottimo livello la presentazione multime-
diale Diciamo no alla diossina!... S, ma
come? dellIISS Q.O. Flacco di Castel-
laneta in provincia di Taranto. Lelaborato,
la cui realizzazione da parte degli allievi
della 2
a
A (informatica) e della 2
a
B (elettro-
nica e telecomunicazioni) stata coordina-
ta dalla professoressa Teresa Piccoli, tratta
di uno scottante problema locale: quello
delle elevate concentrazioni di diossina
ritrovate in matrici ambientali e alimentari
nel tarantino, dovute alle emissioni indu-
striali soprattutto da parte delle acciaierie.
Notevole anche il progetto Le noci del sa-
pone: detergente ecologico, effcace, eco-
Una diapositiva della presenta-
zione del Flacco di Castella-
neta (Taranto).
La copertina del giornale del
Majorana-Marconi di Messina.
39 n.26 | Aprile 2012
Olimpiadi della Scienza Conclusa la 6
a
edizione
nomico dellIstituto Tecnico per Attivit
sociali Galileo Galilei di Jesi (Ancona),
realizzato dagli allievi dalla 5
a
C (indirizzo
biologico), con la supervisione del pro-
fessor Edgardo Catalani. Viene descritto
in dettaglio il processo per sfruttare come
detergenti e detersivi naturali le saponine
contenute nei frutti dellalbero Sapindus
mukorossi, una pianta appartenente alla fa-
miglia delle Sapindaceae, tipica dellIndia
e della catena dellHimalaya.
Spicca per originalit la presentazione
ora di risplendere dellIstituto Nautico
San Giorgio di Genova, in cui gli allie-
vi della 2
a
F (indirizzo trasporti e logistica)
- con la guida della professoressa Teresa
Procopio - esplorano le possibilit di ridur-
re luso di detergenti di sintesi. Per farlo
partono dallesperienza dei vecchi saggi,
da interviste ai nonni e ai familiari pi an-
ziani, i quali da giovani hanno vissuto in un
mondo in cui non esisteva la moltitudine
di prodotti chimici oggi disponibili. Essi
erano, quindi, costretti ad usare metodi
naturali.
Questi sono solo alcuni esempi dellim-
pegno di studenti e insegnanti che hanno
partecipato con dedizione e interesse al
concorso, con grande soddisfazione degli
organizzatori: solo se i giovani diventano
amici della chimica, questa pu diventare
davvero amica dellambiente!
SOlVEnTi AllA FRuTTA DAGli AGRuMi
Di SiCiliA, SOlVEnTi ECOCOMPATibili
Scuola: Istituto Tecnico Industriale Statale Stanislao Cannizzaro di Catania
Allievi autori: Raissa Aurora, Fabrizio Cappadonna, Mario Colombo, Michela Di Nanno, Angela Finoc-
chiaro, Marco Granata, Manuel Minerba, Graziella Mita, Fabrizio Pace, Michael Pavone, Dario Serini,
Anella Sorrentino, Daniele Timpano (classe 3
a
A)
Docenti coordinatori: Angela Percolla, Maria Palermo e Salvatore Consoli
Sintesi dellelaborato inviata dagli autori:
Il progetto rivolto agli allievi di una terza classe dellIndirizzo Chimica dellITI Cannizzaro di Catania
ed inserito nel contesto delle iniziative legate alle attivit di Educazione Ambientale e sensibilizza-
zione dei giovani nei settori della produzione eco-innovativa e del consumo sostenibile. La classe IIIA
Chimica, ha studiato e prodotto i terpeni di arancio e limone; estratti dagli oli essenziali, che possono es-
sere utilizzati come solventi ecocompatibili in sostituzione ai solventi sintetici, dannosi per lambiente.
Dalle bucce di agrumi infatti, mediante estrazione si ottengono i terpeni che si distinguono dai solventi
sintetici per la componente naturale e per il basso impatto ambientale nello smaltimento.
La progettazione e sperimentazione dellattivit didattica di tipo laboratoriale stata portata avanti
dai docenti di Analisi Chimica, Laboratorio di Analisi Chimica e Chimica Organica che hanno lavorato in
equipe utilizzando il 20% del monte ore di laboratorio consentendo di integrare le attivit curriculari del-
la scuola e permettendo agli allievi del corso Chimica di approfondire le conoscenze relative allAnalisi
e alla Chimica Organica.
Il progetto ha previsto lacquisto di un distillatore in corrente di vapore per estrarre presso il laboratorio
della scuola gli oli essenziali dalle bucce darancia, successivamente il lavoro stato approfondito con
una visita presso il C.R.A - Centro di ricerca per lagrumicultura e le colture mediterranee di Acireale (CT)
e successivamente con unattivit laboratoriale presso lIstituto di Chimica Biomolecolare del CNR di
Catania. Gli allievi hanno potuto arricchire le proprie conoscenze e competenze teorico-pratiche, svol-
gendo importanti attivit presso il laboratorio dellIstituto di Chimica biomolecolare del CNR di Catania,
specializzato in chimica delle sostanze naturali di interesse biologico; qui gli allievi oltre allestrazione
delle essenze dalle bucce degli agrumi. Hanno analizzato mediante gas cromatografa i componenti
presenti negli oli essenziali tra i quali i terpeni, sostanze utilizzabili come vernici ecocompatibili.
Il lavoro si articolato in quattro fasi:
1. produzione degli oli essenziali nei laboratori della scuola mediante distillazione in corrente di vapore;
2. visita al CRA Centro di ricerca per lagrumicultura di Acireale (Ct) e studio dei terpeni;
3. attivit di laboratorio presso lICB di Catania (produzione oli essenziali dalle bucce dagrumi ed uso
dellidrodistillatore, estrazione dei terpeni ed analisi gas cromatografca);
4. elaborazione del lavoro svolto e produzione del documento di testo inviato al concorso.
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3
classicato
40 n.26 | Aprile 2012
La nuova edizione
del concorso
Per fnire, ringraziamo tutti coloro che
hanno inviato i loro lavori per ledizione
2010/2011 e li invitiamo assieme a tut-
te le scuole secondarie di secondo livello
statali e parifcate - a partecipare alla nuo-
va, la settima (anno scolastico 2011/2012),
che stata bandita il 25 gennaio scorso ed
intitolata Prevenire meglio che curare.
La tutela dellambiente e della salute attra-
verso lanalisi del ciclo di vita dei composti
chimici e dei processi produttivi.
La scadenza per linvio degli elaborati il
31 maggio 2012 Il bando e tutta la docu-
mentazione necessaria per partecipare si
possono scaricare dal link:
http://incaweb.org/green/pgsVIIed/index.htm
Pellegrino Conte
Unit di Ricerca Palermo 2
Consorzio INCA
Fulvio Zecchini
Consorzio INCA
Olimpiadi della Scienza Conclusa la 6
a
edizione
Le fnalit del progetto sono:
approfondire le tecniche di distillazione ed estrazione; approfondire lo studio sui solventi tradizio-
nali e sui solventi verdi;
individuare le risorse che il nostro territorio ofre ai fni della produzione di solventi verdi;
attivare interventi di sensibilizzazione dei ragazzi sulluso di prodotti a minor impatto ambientale;
approfondire il problema che fa riferimento alla necessit non pi derogabile di un consumo criti-
co degli alimenti (tonnellate di agrumi fniscono al macero senza utilizzarne i sottoprodotti);
imparare a lavorare in team.
Xxxx Xxx
PRODuZiOnE biOTECnOlOGiCA
Di biOCOMbuSTibili: il biODiESEl
Scuola: Istituto Tecnico Industriale Statale Enrico Fermi di Siracusa
Allievi autori: Christian Terra (5
a
A), Alessio Franz (5
a
B), Arianna Miano (4
a
B) e Stefano Ippolito (4
a
A)
Docente coordinatore: Francesco Randone
Sintesi dellelaborato inviata dagli autori:
Lo sviluppo ecosostenibile un tema ampiamente rivisitato nel nostro Istituto che vanta unesperienza
cinquantennale dallistituzione dellindirizzo Chimico dal 1958.
La riduzione del fabbisogno energetico e il relativo impatto ambientale trova il punto di collocamento
nello studio delle fonti rinnovabili e dei biocombustibili.
Durante il corso dellanno, nellambito delle attivit didattiche, alcuni studenti della V e della IV clas-
se di indirizzo Chimico hanno approntato uno studio che ha sintetizzato la produzione di biodiesel a
partire dalle materie prime (olio di soia, alcool metilico) seguendo le diverse fasi del processo attraver-
so la messa in esercizio di un impianto pilota di produzione, lo studio in laboratorio della reazione di
transesterifcazione e la caratterizzazione del prodotto fnito attraverso le analisi di laboratorio esegui-
te secondo le norme UNI o metodi standard.
Ci ha permesso da una parte di rafermare la cultura della sperimentazione attraverso il potenziamen-
to della didattica laboratoriale e la conoscenza dei meccanismi di implementazione e gestione dei pro-
cessi chimici, dallaltra ha favorito la capacit di gestire gruppi di lavoro raforzandone lapprendimento
delle discipline scientifche e tecnologiche.
Lutilizzo dei supporti informatici ha permesso una rapida consultazione di una biblioteca multimediale
ed applicare le tecnologie informatiche alla didattica delle discipline scientifche.
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classicato
42 n.26 | Aprile 2012
MATERiE PlASTiCHE SOSTEnibili - il PlA:
un POliMERO AMiCO DEllAMbiEnTE
Scuola: Istituto Tecnico Industriale - Liceo Scientifco S.A. Ettore Molinari di Milano
Allievi autori: Sara Iacopetti (5
a
A) e Dario Renna (4
a
A)
Docente coordinatore: Mariano Calatozzolo
Sintesi dellelaborato inviata dagli autori:
Il progetto si inserisce nelle attivit extracurriculari basate sulla didattica laboratoriale (Scuola aperta)
realizzate dal nostro Istituto.
Prende lavvio dal nostro interesse per indagare anche sperimentalmente la sostenibilit delle produ-
zioni chimiche. In particolare ci siamo interessati alle problematiche legate allo smaltimento delle mate-
rie plastiche, specie quelle utilizzate negli imballaggi.
Dopo una rapida indagine documentale sullimpatto ambientale legato alla sostanziale non biodegra-
dabilit di gran parte delle materie plastiche attualmente utilizzate, ci si interessati al recente sviluppo
di manufatti in acido polilattico (PLA), materiale che pu biodegradarsi. Di particolare interesse la
produzione di acido lattico, il monomero del PLA, che pu ottenersi per fermentazione di biomasse
contenenti carboidrati. Le biomasse potenzialmente utilizzabili sono alquanto diversifcate e possono
costituire sottoprodotti da smaltire di altre lavorazioni.
Si dispiega, per il PLA, uno scenario altamente virtuoso sul piano della sostenibilit, che va
dallutilizzo di materie prime seconde da fonti rinnovabili, a processi produttivi, come la
fermentazione, che non richiedono condizioni particolarmente drastiche, a un prodotto
biodegradabile, che quindi non dovrebbe presentare quelle problematiche che carat-
terizzano oggi lo smaltimento di molti manufatti in materie plastiche, specie degli
imballaggi.
Linteresse per il PLA ci ha portati a verifcare la possibilit di sintetizzarlo nei nostri
laboratori. Si efettuata una ricerca documentale sia sulla produzione per fermen-
tazione di acido lattico, sia sulla sua polimerizzazione a PLA.
La parte sperimentale ha riguardato la preparazione di acido lattico per fermenta-
zione di un terreno contenente glucosio con un ceppo di Lactobacillus delbrueckii
bulgaricus e la policondensazione dellacido lattico, con allontanamento dellacqua, sia
per distillazione azeotropica, sia per essiccamento del solvente su setacci molecolari. La
massa molare media del PLA ottenuto stata valutata viscosimetricamente.
Con il presente elaborato si voluto indagare sulle valenze ambientali del PLA e sulla possibilit
di produrre nei nostri laboratori sia lacido lattico, sia lo stesso PLA.
Il lavoro presentato si articola in due sezioni:
presentazione, che illustra le valenze ambientali del PLA e le fasi salienti delle
attivit di laboratorio.
report tecnico scientifco dellindagine documentale e delle attivit sperimentali.
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classicato
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3
classicato
Prove di degradazione microbica con attinomiceti in vitro di lamine
di PLA di 20x20 mm circa con spessore di 0,13 mm. Al test stato
sottoposto sia PLA tal quale, che addizionato col 5% di due diversi
materiali nanostrutturati (Cloisite 30B e Nanofl 804).
43 n.26 | Aprile 2012
Sul numero del 26 marzo 2012 di Archives
of Internal Medicine sono stati pubblicati
i risultati di unindagine epidemiologica
condotte da un gruppo di ricerca dellUni-
versit della California, diretto da Beatrice
A. Golomb, rispetto ai quali in prima bat-
tuta lecito pensare: Troppo bello per es-
sere vero. Ebbene, non cos; lo studio
stato condotto con rigore scientifco e con-
fermerebbe quanto emerso da esperimenti
di laboratorio, concordando, inoltre, con
diverse indicazioni sugli effetti benefci del
cioccolato per il metabolismo riportate in
letteratura scientifca.
Per la loro indagine i medici di La Jolla
hanno usato un campione di 1.018 cittadini
di San Diego, equamente divisi tra maschi
e femmine, soggetti sani con et variabile
dai 20 agli 85 anni, sul quale sono state ri-
levate le abitudini alimentari, lassunzione
giornaliera di calorie, lattivit fsica e il
BMI, il Body Mass Index, cio lindice di
massa corporea (peso in chilogrammi divi-
so altezza in metri al quadrato), col quale si
valuta lobesit di un individuo.
Lanalisi statistica ha evidenziato che chi
consuma frequentemente moderate quanti-
t di cioccolato presenta in media un valore
di BMI inferiore di chi ne consuma meno.
Da un punto di vista medico i vantaggi non
si fermano qui e includerebbero anche un
miglioramento dellattivit dellinsulina,
della pressione sanguinea e del livello di
colesterolo; diminuendo, in defnitiva, il ri-
schio di contrarre malattie cardiovascolari.
Tutto ci sarebbe dovuto principalmente al
contenuto in polifenoli ad azione antiossi-
dante, tra cui le catechine. Lintroduzione
sperimentale di epicatechina nella dieta di
alcune cavie di laboratorio ha mostrato di-
versi effetti positivi sulla loro fsiologia, tra
cui la biogenesi e la capillarit dei mitocon-
dri, la performance muscolare, laumento
di massa muscolare magra e la riduzione
di peso senza variare le calorie apportate
dalla dieta.
Certo questo squisito alimento ricco di
zuccheri e di grassi, quindi il suo consumo,
da un punto di vista meramente calorico,
tende a far aumentare di peso. Sembra,
per, che alcune molecole in esso contenu-
te, come quelle sopra riportate, apportino
benefci metabolici tali da sovvertire lef-
fetto ingrassante delle calorie. Ovvia-
mente, si parla di un consumo moderato,
nessuno si aspetti di dimagrire mangiando
chili di cioccolato al giorno.
Queste indicazioni sono sicuramente in-
triganti. I ricercatori di san Diego hanno
adottato tutta una serie di strumenti statisti-
ci per evitare linterferenza di altri fattori,
relegando a una percentuale decisamente
bassa la probabilit che i risultati siano
casuali. Essi indicano, per, una relazione
tra i due aspetti - consumo di cioccolato e
BMI - ma non provano necessariamente un
rapporto di causa-effetto. Pertanto, prima
di esultare defnitivamente sar meglio che
i pi golosi aspettino ulteriori conferme
sperimentali.
R.G.
nEWs
Futuro&
FuturiBilE
E se il cioccolato
ci aiutasse a restare
in forma?
Per i golosi potrebbe
rappresentare la notizia
dellanno. Unindagine
epidemiologica dellUniversit
della California (La Jolla, San
Diego) indicherebbe che chi
consuma frequentemente
moderate quantit di
cioccolato in media pi
magro di chi ne consuma
meno. Si confermerebbe,
cos, quanto emerge da
numerose indagini recenti:
linfuenza della dieta sulla
forma fsica dipende non
soltanto dalle calorie,
ma dalla composizione
dei cibi che le apportano.
44 n.26 | Aprile 2012
Quello dellNIF, il Lawrence Livermores
National Ignition Facility del Department
of Energy statunitense, il laser a ultra-
violetti pi potente del mondo. Per vince-
re questa sfda tecnologica 192 raggi sono
stati sparati con collimazione perfetta al
centro della camera del combustibile, sca-
ricandovi unenergia pari a 1,875 MJ (me-
gajoule, cio milioni di joule). Il combusti-
bile nucleare - costituito da isotopi pesanti
dellidrogeno (si veda Green n. 21, pagg.
4-15) - in questo esperimento era assente.
Limpulso di energia durato solo 23 mi-
liardesimi di secondo, ma ha generato ben
411 TW (terawatt, biliardi di watt) di po-
tenza di picco, un valore pari a mille volte
la potenza elettrica istantanea usata global-
mente negli Usa.
Questo evento rappresenta una pietra
miliare nel cammino della National Igni-
tion Campaign (campagna nazionale per
laccensione, ndt) ha affermato Edward
Moses, il direttore dellNIF, il quale ha poi
concluso sottolineando come questa sia la
prima volta che un insieme di ben 192 rag-
gi ha operato ad una tale energia.
Inoltre, il fascio, prima di passare attraverso
la strumentazione di misurazione e le lenti
di collimazione fnali, possedeva unener-
gia di 2,03 MJ; quindi quello dellNIF
diventato il primo laser a ultravioletti da
2 MJ al mondo, circa 100 volte pi potente
di tutti gli altri.
Questo esperimento, pubblicato su Natu-
re, stato anche uno dei pi precisi mai
eseguiti dal centro di ricerca californiano:
lenergia stata concentrata sull1,3%
della superfcie del bersaglio. Ci fon-
damentale per ottenere unimplosione
simmetrica nelle capsule contenenti il
combustibile, un fattore chiave per rag-
giungere i valori di pressione e tempera-
tura necessari per laccensione.
Questo straordinario successo coincide
con il terzo anniversario della struttura
dellNIF, inaugurata nel marzo 2009, quan-
do fu ottenuto il primo obiettivo di livello
energetico: 1 MJ. Da allora questultimo
stato incrementato di circa un kilojoule
al giorno per tre anni, fno a raggiungere i
valori odierni. Il lavoro presso il centro di
ricerca californiano, a cui accedono scien-
ziati di tutto il mondo, continua. Per ottene-
re, laccensione ottimale del combustibile
nucleare vi sono, infatti, diversi altri aspetti
da ottimizzare, oltre allulteriore aumento
di energia e potenza; ad esempio, quello
dei costi di manutenzione del sistema otti-
co che sono molto elevati, dovendo operare
a energie cos alte.
F.Z.
nEWs
green
green
green
g
Il superlaser
che accende
la fusione
il 15 marzo 2012 quando il laser del Lawrence Livermores National
Ignition Facility (California) ottiene un risultato storico, vincendo una
delle maggiori sfde della scienza moderna: accendere il combustibile
della fusione nucleare, ottenendo nel contempo un guadagno netto in
energia su scala di laboratorio. Si compie cos un notevole passo verso la
possibile applicazione della fusione nucleare, uno dei pochissimi sostituti
dei combustibili fossili attualmente concepibile per lutilizzo di massa.
Il contenitore metallico che con-
tiene la capsula del combustibile
nucleare, chiamato tecnicamente
hohlraum, alto circa 1-2 cen-
timetri. Il sistema viene mante-
nuto a temperature criogeniche
(18 kelvin, circa -255 C) per fa-
vorire la reazione di fusione.
[Immagine: Lawrence Livermore
National Laboratory]
45 n.26 | Aprile 2012
Xxxx Xxx
Il candore di uno sguardo nuovo
(quello della scienza lo sempre)
pu talvolta illuminare di luce nuova
antichi problemi
Jacques Lucien Monod
(Parigi, 1910 Cannes, 1976)
biologo e losofo francese
premio Nobel per la Medicina nel 1965
Dalla prefazione de Il caso e la necessit:
saggio sulla losoa naturale della biologia
contemporanea, traduzione di Anna Busi,
Mondadori, Milano 1970.