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GABRIELE DANNUNZIO

VITA
Lesteta
Gabriele d Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese. Compie gli studi liceali nel Collegio Cicognini di Prato. A 16 anni (1879) pubblica i suoi primi versi in primo vere che ottenne consensi tra i letterati e i critici. Nel 1881 si trasferisce a Roma dove frequenta sporadicamente l universit di lettere per prendere parte alla vita mondana della capitale. Nel 1889 scrive il piacere inaugurando il decadentismo italiano.

1863-1938

il superuomo
questa fase estetizzante della vita di d Annunzio attravers una crisi negli anni novanta che lo port ad avvicinarsi ad un nuovo mito: il superuomo di Nietzsche ,un mito non pi solo di bellezza ma di attivismo politico ed eroico.

Successo politico e letterario


Nel 1897 d Annunzio viene eletto deputato per l estrema destra . Nel 1900 passa con disinvoltura ai banchi parlamentari dell estrema sinistra, proclamando: vado verso la vita. A causa dai debiti e dei creditori inferociti costretto ad un esilio volontario in Francia (1910 -15) e scrisse opere teatrali in lingua francese, pur mantenendo saldi i contatti co n la patria ingrata.

Il poeta della guerra


Con scoppio della guerra (1915) torna in patria e si schiera a favore dell entrata in guerra dell Italia a fianco della Francia. Nello stesso anno si arruola volontario nonostante l et non pi giovanile (52 anni) attirando, con imprese eroiche ,nuovamente l attenzione su di s( il volo su Vienna).

L impresa di fiume
Finita la guerra, nel 1919, si dichiara deluso dal trattato di pace e la vittoria mutilata. Organizza una legione di volontari e occupa la citt istriana di Fiume dove instaur una dittatura. La cosiddetta reggenza del Carnaro dura pi di un anno, fino al natale di sangue del 1920 in cui verr scacciato dal gove rno con la forza dell esercito. Pur essendo esaltato dal Fascismo come padre della patria d Annunzio verr di fatto confinato nella villa di Cargnacco, sul lago di Garda, che trasformer in un mausoleo eretto a se stesso ancora vivente. Morir il primo marzo 1938

Le contraddizioni
D Annunzio ,pur disprezzando la vita comune e cercando una vita d eccezione ,era strettamente legato alle esigenze del sistema economico. Paradossalmente il culto della bellezza ed il vivere inimitabile risultavano essere finanziati da ci che d Annunzio ostenta va di disprezzare: l uomo pi ostile al mondo borghese era il pi legato alle sue leggi.

IL PIACERE

1889

Questo romanzo segna la fase pi estetizzante di d Annunzio. L autore si autoritrae con il protagonista Andrea Sperelli ,un esteta che disprezza ogni forma volgare di vita. Figura artificiosa e finta ,egli intrattiene un rapporto ora passionale ora distaccato ,con gli oggetti e le persone. Il narratore pare talora prendere le distanze dal protagonista ma in realt vuole calamitare i lettori verso una ammirazione per il bello e l arte. Il racconto vuole proporre una sorta di itinerario morale: Andrea vuole riscattarsi passando da un amore troppo passionale per Elena a quello pi puro per Maria. Il piacere rivela in realt scarse capacit introspettive . Il romanzo, a causa dei numerosi flashback e delle riflessioni filosofiche e psicologiche ,si allontana dall oggettivit de i romanzi ottocenteschi . Quest opera segna infine la crisi della sua fase estetizzante in quanto egli stesso afferma che l esteta, in una societ che si avvia sulla strada dell industrialismo e del capitalismo , una figura troppo debole ed il suo isolamento non pi un privilegio ma diviene sterilit ed impotenza.

La trama

Andrea Sperelli ama la bella e dissoluta Elena Muti. Non la vede da circa due anni. Nel frattempo la donna andata in sposa a lord Heatfield; Andrea per intende riannodare i fili di una relazione su cui il lettore viene informato da un ampio flashback. Il rifiuto di Elena induce il deluso Andrea a rituffarsi nel libertinaggio amoroso , nella cornice galante e raffinata dell aristocrazia romana. Ferito durante un duello da una amante tradito ,Andrea trascorre la convalescenza in casa di una cugina. Qui conosce la bella e dolce Maria Ferres, una donna (sposata) che impersona una femminilit opposta a quella dirompente e aggressiva di Elena. Andrea instaura con lei una relazione di natura spirituale ,mentre il desiderio di Elena si fa in lui sempre pi prepotente. Si arriva all epilogo: Andrea pronuncia il nome di Elena durante il primo incontro amoroso ,tanto atteso, con Maria ,la quale fu gge via abbandonandolo.

LE LAUDI
Il progetto di d Annunzio era quello di raccogliere la sua visione della realt in sette libri di laudi del cielo del mare della terra e degli eroi. Nel 1903 erano stati pubblicati i primi tre: Maia, Elettra, Alcyone ma anche questa costruzione rimane incompiuta. Postumi furono aggiunti Merope e Asterope raccogliendo le poesie riguardanti rispettivamente la guerra in Libia (1911-12) e la prima guerra mondiale. Gli ultimi due libri non vennero mai scritti.

Maia
Lungo poema unitario di oltre ottomila versi. Adotta il verso e uno schema rimico libero. la trasfigurazione di un viaggio in Grecia (avvenuto nel 1895) che presenta come protagonista un io narrante paragonato a d Ulisse, senza paura e deciso a raggiungere la sua meta. Il poeta perci compie una lunga riflessione sul contrasto tra mondo antico e realt moderna fino ad approdare ad un esaltazione del progresso e della macchina come nuove forze eroiche.

Elettra
La struttura ideologica ricalca quella di Maia. In questopera il poeta evoca le citt italiane medioevali e rinascimentali: da quel passato si dovr modellare un futuro nuovo.

Alcyone
Questo libro invece apparentemente molto distante dagli altri. Al discorso politico, celebrativo e profetico si sostituisce la fusione panica con la natura. Il libro come un diario ideale di una vacanza estiva ,dai colli fiesolani alle coste tirreniche tra la marina di Pisa e la Versilia. In quest opera viene presentato il concetto di panismo ovvero l unione spirituale tra uomo e natura .

LA SERA FIESOLANA -Alcyone- giugno 1899


Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il frusco che fan le foglie del gelso ne la man di chi le coglie silenzioso e ancor sattarda a lopra lenta 5su lalta scala che sannera contro il fusto che sinargenta con le sue rame spoglie mentre la Luna prossima a le soglie cerule e par che innanzi a s distenda un velo 10ove il nostro sogno si giace e par che la campagna gi si senta da lei sommersa nel notturno gelo e da lei beva la sperata pace senza vederla. 15Laudata sii pel tuo viso di perla, o Sera, e pe tuoi grandi umidi occhi ove si tace lacqua del cielo! Dolci le mie parole ne la sera ti sien come la pioggia che bruiva 20tepida e fuggitiva, commiato lacrimoso de la primavera, su i gelsi e su gli olmi e su le viti e su i pini dai novelli rosei diti che giocano con laura che si perde, 25e su l grano che non biondo ancra e non verde, e su l fieno che gi pat la falce e trascolora, e su gli olivi, su i fratelli olivi 30che fan di santit pallidi i clivi e sorridenti. Laudata sii per le tue vesti aulenti, o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce il fien che odora! 35Io ti dir verso quali reami damor ci chiami il fiume, le cui fonti eterne a lombra de gli antichi rami parlano nel mistero sacro dei monti; e ti dir per qual segreto 40le colline su i limpidi orizzonti sincrvino come labbra che un divieto chiuda, e perch la volont di dire le faccia belle oltre ogni uman desire 45e nel silenzio lor sempre novelle consolatrici, s che pare che ogni sera lanima le possa amare damor pi forte. Laudata sii per la tua pura morte, 50o Sera, e per lattesa che in te fa

palpitare le prime stelle!

le chiare ginestre, o creatura terrestre che hai nome Ermione. 65Ascolta, ascolta. Laccordo delle aeree cicale a poco a poco pi sordo si fa sotto il pianto 70che cresce; ma un canto vi si mesce pi roco che di laggi sale, dallumida ombra remota. 75Pi sordo, e pi fioco sallenta, si spegne. Sola una nota ancor trema, si spegne, risorge, trema, si spegne. 80Non sode voce dal mare. Or sode su tutta la fronda crosciare largentea pioggia che monda, 85il croscio che varia secondo la fronda pi folta, men folta. Ascolta. La figlia dellaria 90 muta; ma la figlia del limo lontana, la rana, canta nellombra pi fonda, chi sa dove, chi sa dove! 95E piove su le tue ciglia, Ermione. Piove su le tue ciglia nere s che par tu pianga ma di piacere; non bianca 100ma quasi fatta virente, par da scorza tu esca. E tutta la vita in noi fresca aulente, il cuor nel petto come psca 105intatta, tra le plpebre gli occhi son come polle tra lerbe, i denti negli alvoli son come mandorle acerbe. 110E andiam di fratta in fratta, or congiunti or disciolti (e il verde vigor rude ci allaccia i malloli cintrica i ginocchi) 115chi sa dove, chi sa dove! E piove su i nostri vlti silvani, piove su le nostre mani ignude, 120su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che lanima schiude novella, 125su la favola bella che ieri milluse, che oggi tillude, o Ermione.

LA PIOGGIA NEL PINETO -Alcyoneestate 1902


Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo 5parole pi nuove che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. 10Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove su i mirti 15divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, 20piove su i nostri vlti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti 25leggieri, su i freschi pensieri che lanima schiude novella, su la favola bella 30che ieri tilluse, che oggi millude, o Ermione. Odi? La pioggia cade su la solitaria 35verdura con un crepito che dura e varia nellaria secondo le fronde pi rade, men rade. 40Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, 45n il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancra, stromenti 50diversi sotto innumerevoli dita. E immersi noi siam nello spirto silvestre, 55darborea vita viventi; e il tuo vlto ebro molle di pioggia come una foglia, e le tue chiome 60auliscono come

GIOVANNI PASCOLI
VITA 1855-1912
La giovinezza travagliata
Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 San Mauro di Romagna da una piccola famiglia borghese. Pascoli era il quarto di ben dieci figli ma la vita sostanzialmente serena di questo nucleo famigliare venne presto sconvolta da una tragedia che segner profondamente l esistenza del poeta: il 10 agosto 1867, mentre tornava a casa dal mercato ,Ruggero Pascoli fu ucciso a fucilate (probabilmente da un rivale che voleva il suo posto di amministratore). Sicari e mandanti non furono mai individuati. La famiglia a causa delle conseguenti difficolt economiche fu costretta a trasferirsi a Rimini. Al primo lutto nel giro di pochi anni ne seguirono altri: nel 1868 morirono la madre e la sorella maggiore, nel 71 il fratel lo Luigi e nel 76 Giacomo. Giovanni nel 1862 era entrato con i fratelli nel collegio Scolpi di Urbino dove ricevette una formazione classica, per ristrettezze economiche dovette lasciare gli studi che pot riprendere a Firenze dove termin il liceo. Frequent la facolt di lettere a Bologna. Durante gli annoi di universit sub il fascino dell ideologia socialista che abbandoner (provocando un distacco dalla poli tica militante )a causa del suo arresto durante una manifestazione del 1879. Rester fedele al socialismo ma in senso umanitario volto alla bont e alla fratellanza tra uomini. Dopo essersi laureato inizier la carriera di insegnante.

Il nido famigliare
Il poeta a causa dei suoi traumi infantili cercher costantemente la ricostituzione del nido famigliare. Egli cercava, entro le pareti di questo nido e con l attaccamento morboso alle sorelle, la protezione da un mondo esterno, quello degli adulti, minaccioso ed pieno di insidie. Il fanciullino perci da loro amorosamente accudito riveste verso le due donne una funzione protett iva paterna. Questo legame inibisce inoltre il rapporto con laltro per eccellenza portandolo ad un a vita forzatamente casta. La vita amorosa ai suoi occhi ha un fascino torbo, da concepire solo da lontano (il gelsomino notturno). Si pu allora capire perch il matrimonio di Ida, nel 1895,fu visto come un tradimento, una profanazione della sacralit del nido, e determin una reazione spropositata ( e viceversa dovette egli stesso rinunciare al matrimonio con la cugina per la gelosia di Mari).

L insegnamento universitario e la poesia


Dopo il matrimonio di Ida ,nel 1895, Pascoli prese in affitto una casa nella campagna di Castelvecchio con la sorella Mari. ai suoi occhi questo luogo costituiva un paradiso pacifico e sereno pieno di sentimenti puri, che nascondeva per le sue intime paure e angosce per la presenza ossessiva della morte. Ottenne varie cattedre universitarie : tra le tante Messina ,Pisa e Bologna ( dove subentr al suo maestro Carducci). Nel 1891 pubblica la prima raccolta di lirich e Myricae e diverse poesie in riviste come la vita nuova , il Marzocco ed il Convito. Negli anni seguenti partecipa ,nei panni del poeta civile con il fratello d Annunzio ,alla vita politica e sociale del pae se. Noto il suo discorso la grande proletaria si mossa tenuto il 26 novembre del 1911 a favore della guerra in Libia. Morir il 6 aprile 1912 a causa di un cancro allo stomaco.

LA POETICA E IL FANCIULLINO
Durante i suoi studi liceali ed universitari forte in Pascoli l influenza positivista e le sue opere di quegli anni risultano perci volte alla descrizione minuziosa e scientifica della realt. Ben presto per si rifletter anche in lui la crisi della scienza e l esaurirsi del Positivismo a favore delle nuove tendenz e spiritualistiche e idealistiche (volte all ignoto e al mistero ,una nuova ricerca tesa a captare i messaggi enigmatici della natura). Questo perci si risolve in un nuovo simbolismo in cui gli oggetti vengono filtrati attraverso una peculiare visione soggettiva richiamando le valenze allusive e simboliche che rimandano a qualcosa al di l di essi. La conoscenza del mondo avviene attraverso strumenti interpretativi non razionali che permettono di trasportare il lettore verso il cuore profondo della realt. (corrispondenze- Baudelaire) Il fanciullino, che contiene la visione principale della poetica di Pascoli, un saggio pubblicato sul Marzocco nel 1897. L idea centrale che ,al pari di Adamo dopo la creazione, il poeta vede tutte le cose come per la prima volta , con genuino stupore e meraviglia. Egli d il nome alle cose e trovandosi in presenza di un mondo novello deve utilizzare una novella parola libera dai mecc anismi mortificanti e che riesca ad andare all intimo delle cose. La poesia diviene preci una concezione pre-razionale ed immaginosa della realt (Romanticismo esaltazione rapporto ingenuo e fantasioso con il mondo) L atteggiamento irrazionale ed intuitivo ci permette perci di conoscere e cogliere l essenza delle cose senza mediazioni. Il poeta appare perci come un veggente ovvero colui che pu spingere lo sguardo oltre le apparenze sensibili. In questo quadro culturale si inserisce perci la poesia pura ovvero una poesia senza fini estrinsechi e pratici ma assolut amente disinteressata e spontanea che, proprio perch pura pu offrire un utilit morale e sociale. Il fanciullino in noi reprime gli odi e gli impulsi violenti a favore della bont.

L autore inoltre afferma che gli argomenti elevati e sublimi non sono i soli ricchi di poesia ma anche (e soprattutto ) quelli umili e dimessi hanno la loro importanza.

MYRICAE 1891-92-97-1900
Fu la prima raccolta di poesie di Pascoli uscita nella prima edizione nel 1891 a cui seguirono altre cinque. Il titolo una citazione Virgiliana , tratta dall inizio della IV Bucolica: non a tutti piacciono i piccoli arbusti e le umili tamerici. Pascoli perci utilizza questi umili arbusti /alberi dai fiori rosa proprio come simbolo delle piccole cose. Si tratta in prevalenza di componimenti brevi che indagano i temi della morte contrapposta a momenti di serenit e pace utilizzando elementi tratti dalla natura e pieni di valore simbolico.

LAVANDARE- 3 edizione Myricae - 1894


Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene. Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! Quando partisti, come son rimasta! Come l'aratro in mezzo alla maggese. sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, comeco dun grido che fu. Sonava lontano il singulto: chi... Su tutte le lucide vette tremava un sospiro di vento: squassavano le cavallette finissimi sistri dargento (tintinni a invisibili porte che forse non saprono pi?...); e cera quel pianto di morte... chi

LASSIUOLO - 1897 Marzocco - 4 edizione Myricae Dovera la luna? ch il cielo notava in unalba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggi; veniva una voce dai campi: chi... Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare,

IL GELSOMINO NOTTURNO - canti di Castelvecchio 1904


E s'aprono i fiori notturni, nell'ora che penso a' miei cari. Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari. Da un pezzo si tacquero i gridi: l sola una casa bisbiglia. Sotto l'ali dormono i nidi, come gli occhi sotto le ciglia. Dai calici aperti si esala l'odore di fragole rosse.

Splende un lume l nella sala. Nasce l'erba sopra le fosse. Un'ape tardiva sussurra trovando gi prese le celle. La Chioccetta per l'aia azzurra va col suo pigolio di stelle. Per tutta la notte s'esala l'odore che passa col vento. Passa il lume su per la scala; brilla al primo piano: s' spento . . . l'alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova, dentro l'urna molle e segreta, non so che felicit nuova. cirri di porpora e d'oro. O stanco dolore, riposa! La nube nel giorno pi nera fu quella che vedo pi rosa nell'ultima sera. Che voli di rondini intorno! Che gridi nell'aria serena! La fame del povero giorno prolunga la garrula cena. La parte, s piccola, i nidi nel giorno non l'ebbero intera. N io ... che voli, che gridi, mia limpida sera! Don ... Don ... E mi dicono, Dormi! mi cantano, Dormi! sussurrano, Dormi! bisbigliano, Dormi! l, voci di tenebra azzurra ... Mi sembrano canti di culla, che fanno ch'io torni com'era ... sentivo mia madre ... poi nulla ... sul far della sera.

LA MIA SERA - canti di Castelvecchio 1900


Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c' un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera! Si devono aprire le stelle nel cielo s tenero e vivo. L, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell'aspra bufera, non resta che un dolce singulto nell'umida sera. E', quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro. Dei fulmini fragili restano

Futurismo
La nascita del movimento
Il Futurismo fu fondato da Filippo Tommaso Marinetti a Parigi nel 1909, anno in cui sul Figaro apparve il primo Manifesto del Futurismo. Vi si mescolavano elementi ideologici ripresi da Nietzsche, DAnnunzio, Zola ed altri ancora. Il primo aspetto di questo movimento fu la esplicita ribellione e il rifiuto totale della cultura presente e della tradizione, che si espressero nella volont di distruzione di tutto ci che apparteneva al passato, talch Marinetti poteva scrivere: Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie...e vengano dunque, gli allegri incendiari dalle dita carbonizzate.... Il futurista pertanto si sentiva proiettato in avanti e vivente gi nellassoluto e in nessun modo intendeva volgere il suo sguardo al passato. Altra notevole caratteristica del Futurismo fu la sua aggressivit, la sua esaltazione della violenza, che portava a dichiarare: noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo...lo schiaffo ed il pugno, fino ad arrivare alla glorificazione della violenza estrema, cio la guerra, considerata la sola igiene del mondo nel senso che provocando milion i di morti avrebbe anche liberato il mondo da tanto marciume umano. I futuristi poi ebbero una visione esaltata del progresso che si espresse nellammirazione della macchina, intesa sia come strumento della produzione industriale, sia come semovente, la cui entusiasmante caratteristica era considerata la velocit. Cos essi poterono per un verso volgersi al vibrante fervore notturno degli arsenali, e per un altro dichiarare che unautomobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi tubi (quelli cromati che conducono i gas di scarico del motore) pi bella persino della Vittoria di Samotracia. Osservando il mondo del lavoro compresero anche limminenza di uno scontro violento tra capitalismo e forze organizzate del proletariato e si dissero pronti a cantare le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere e dalla sommossa perch non v pi bellezza se non nella lotta. Anticipando poi certi aspetti dello squadrismo fascista proclamarono il disprezzo del pericolo. Essi infine furono contrari sia allimmagine della donna idealizzata dalla poesia amorosa, sia alla donna moderna, partecipe del mondo della produzione, dichiarandosi nemici del femminismo e proclamando il disprezzo della donna.

Il Futurismo in letteratura
Quellideologia, trasferita sul terreno della letteratura, produsse una nuova poetica pure sintetizzata in un Manifesto tecnico della letteratura futurista del 1912. Vi si teorizzava la pi assoluta libert del poeta da tutti gli schemi e da tutte le regole. Labolizione del periodo attraverso labolizione dei nessi sintattici, dei segni di interpunzione, degli aggettivi qualificativi e degli avverbi. Il ricorso invece ai segni della matematica e della musica, alluso del verbo allinfinito. Tutto ci per consentire al poeta di esprimere affannosamente le sue sensazioni visive, auditive, olfattive, secondo la loro corrente incalzante. Come troviamo detto ne Limmaginazione senza fili e le parole in libert del 1913 il poeta poi dovr allacciare cose tra loro lontane, senza fili conduttori, bens per mezzo di parole essenziali in libert. Il paroliberista far un audace e continuo uso dellonomatopea, adotter unortografia libera espressiva riplasmando le parole che taglier, allungher, rafforzer al centro aumentando o diminuendo il numero delle vocali e delle consonanti. Distrugger larmonia tipografica della pagina utilizzando diversi colori di inchiostro e tutti i possibili caratteri tipografici. La novit di questa avanguardia attrasse in un primo momento giovani di talento destinata ad imporsi poi per altre vie. Furono tra i primi futuristi Aldo Palazzeschi, Giovanni Papini, Ardengo Soffici. La lezione del Futurismo poi influenz sia lopera di Dino Campana che quella del primo Ungaretti. Maggiore successo ebbe invece allestero, in particolare in Francia con Guillaume Apollinaire e soprattutto in Russia con Vladimir V. Majakovskij. Ma il Futurismo russo fu altra cosa. E appena il caso di ricordare infatti che quando Marinetti si rec a Mosca per conoscere i futuristi russi, ricevette una fredda accoglienza. In un secondo momento Majakovskij volle chiarire queste differenze notando come il Futurismo russo si proponesse di elaborare formalmente il materiale e di applicare il materiale elaborato formalmente alla necessit pratica. Dichiar pertanto che nonostante una affinit nel campo dei procedimenti formali non negabile, esistesse poi una diversit negli scopi; che idealmente essi non avessero niente a che spartire con il Futurismo italiano essendo essi comunisti-futuristi. Ora il Futurismo fu abbastanza contrastato ed incontr laperta ostilit di non pochi intellettuali tra i quali possiamo ricordare Gobetti, Croce, Slataper. Negli anni sessanta tuttavia, in coincidenza con lesperienza della neo -avanguardia, ci fu una ripresa di interesse per questo movimento. Oggi lattenzione per i futuristi si di nuovo destata e si attende una loro riconsiderazione critica ed una pi sicura collocazione, dopo che ad esempio un critico notevole come F. Flora8 li aveva fatti rientrare nellambito del Decadentismo. Come giudica S. Guglielmino9 certo il Futurismo si inquadra nel clima di irrazionalismo del Decadentismo e si ritrovano tracce dei filosofi che ispirarono poeti e scrittori decadenti, cos di Nietzsche come di Sorel e di Bergson. Di questultimo si valorizz soprattutto il processo della conoscenza intuizionistica che rifiuta litinerario razionale mentre del filosofo tedesco si riprese soprattutto il senso agonistico del vivere che diventa poi culto della forza ed esaltazione della violenza. E vi pure una presenza di DAnnunzio nel vitalismo e nella ricerca del bel gesto eroico. Comunque sia in Italia il massimo teorico ed esponente del Futurismo in letteratura fu lo stesso suo promotore, cio Marinetti.

GIUSEPPE UNGARETTI
VITA 1888-1970
Studi e formazione
Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d Egitto nel 1888 da emigrati italiani provenienti dalla provincia di Lucca. A soli due anni perse il padre ,morto durante la costruzione del canale di Suez. Frequent la scuola superiore ad Alessandria ma nel 1912 venne in Italia, poi si trasfer a Parigi dove segu i corsi universitari al collge de France e conobbe i maggiori rappresentanti delle avanguardie europee.

Soldato, giornalista e studente universitario


allo scoppio della prima guerra mondiale si trasfer a Milano e si arruol volontario come soldato semplice. Combatt nel carso e poi, nel 1918, sul fronte francese. Si stabil a Parigi e poi nuovamente in Italia con la moglie appena sposata (1920) Janne Dupoix. Viaggi in varie regioni e all estero come inviato speciale della gazzetta del popolo. Nel 1936 ricevette una cattedra a San Paolo in Brasile e vi rimase fino al 1942. Rientr in Italia e ricevette una cattedra all universit di Roma. Mor nel 1970.

La fase della sperimentazione (1915-1932)


la prima fase dell attivit letteraria di Ungaretti caratterizzata da una forte sperimentazione , sulla scia del simbolismo Francese. Il porto sepolto (1916) Allegria di naufragi (1916-19) L allegria (1931) Queste opere sono caratterizzate da una forte componente autobiografica revocando la giovinezza in Egitto e l esperienza al fronte. L autore quindi ricerca ci che ci segreto e indecifrabile per recuperare l essenza pi intima della realt. Stile: Adozione di un linguaggio scarno, essenziale e Riduzione del verso alla misura della singola frammentario parola Abolizione della rima e del verso tradizionale Uso frequente di spazi bianchi, pause, silenzi. Scomparsa della punteggiatura

L esperienza della guerra nelle scelte stilistiche


Gli orrori che il poeta visse in prima persona sul fronte influirono pesantemente sulla scelta e sulla creazione di un linguaggio poetico scarno ed essenziale.

La dissoluzione del verso


Con la distruzione del verso Ungaretti mir alla ricerca dell essenzialit della parola, alla sua vita segreta e a liberar e la parola da ogni paralisi letteraria e fisica.

Il recupero della tradizione (1933-1942)


la seconda fase della sua attivit letteraria coincide con la raccolta sentimento del tempo (1933). La novit a livello formale sta nel recupero della sintassi , della punteggiatura e delle forme metriche tradizionali (endecasillabo) . Alla poetica dell attimo, del frammento si sostituisce una percezione del tempo come continuit ma anche come fugacit in opposizione all eternit. Il tempo si lega cos alla morte e al sentimento della catastrofe. Il linguaggio si fa ricercato e ricco di aggettivi.

Le ultime raccolte (1943-1970)


La terza fase della sua produzione comprende le raccolte: Il dolore (1947) La terra promessa (1950) Un grido e paesaggi Il taccuino del vecchio Il poeta si orienta sempre pi verso la direzione del recupero della tradizione classica attraverso ritmi fatti di pause e suggestioni musicali mentre la forma diviene ancora pi ampia e solenne. Il tono meno intimo ma l autore si apre al colloquio con gli altri uomini per comunicare il suo dolore per la morte del figlio e per l umanit intera (per la seconda guerra mondiale).

VEGLIA- cima Quattro- 23 dicembre 1915


Unintera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio

con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene damore Non sono mai stato tanto attaccato alla vita

FRATELLI- Mariano -15 luglio 1916


Di che reggimento siete fratelli? Parola tremante nella notte Foglia appena nata Nell'aria spasimante involontaria rivolta dell'uomo presente alla sua fragilit Fratelli

S. MARTINO DEL CARSO Valloncello dell Albero Isolato 27 agosto 1916


Di queste case Non rimasto Che qualche Brandello di muro Di tanti Che mi corrispondevano Non rimasto Neppure tanto Ma nel cuore Nessuna croce manca E il mio cuore Il paese pi straziato

SOLDATI-Bosco di Courton- luglio 1918


Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie