Sei sulla pagina 1di 6

Il potenziale elettrico Come stato anticipato, il campo elettrico un campo conservativo: infatti, il lavoro che occorre compiere per

er portare una carica da un punto a un altro all'interno del campo indipendente dal percorso scelto e dipende soltanto dai punti iniziale e finale. Se, per esempio, volessimo avvicinare una carica positiva +q a distanza d da una carica positiva +Q, che consideriamo la sorgente del campo elettrico, occorrerebbe compiere un lavoro contro le forze del campo, che in questo caso tenderebbero a respingere le due cariche. Il lavoro da compiere quindi sarebbe un lavoro positivo (perch "fornito" dall'esterno rispetto al sistema di cariche). Se, invece, volessimo allontanare una carica negativa q a di stanza d da +Q, dovremmo vincere le forze attrattive tra le due cariche e quindi compiere un lavoro negativo. In entrambi i casi, il lavoro da svolgere sarebbe indipendente dalla strada che sceglieremmo per portare la carica q a distanza d dalla carica +Q. Si pu dimostrare che, se volessimo far compiere a una carica positiva un percorso chiuso all'interno del campo elettrico generato da +Q, il lavoro totale sarebbe nullo: il lavoro (positivo) svolto contro le forze del campo per avvicinarla a +Q sarebbe uguale e contrario al lavoro (negativo, perch svolto dal sistema di cariche) necessario per riallontanarla, e la somma darebbe zero. Ci vero anche per una carica negativa q. (Si dice perci che la circuitazione i n un campo conservativo nulla.) Si definisce potenziale elettrico, e si indica con V, il lavoro che occorre compiere per portare una carica unitaria da un punto qualsiasi del campo elettrico all'infinito (un punto infinitamente lontano esterno al campo). Il potenziale elettrico varia da punto a punto in un campo: a punti diversi dello spazio corrispondono potenziali diversi. Il lavoro da compiere per portare una carica unitaria da un punto A (potenziale elettrico VA) a un punto B (potenziale elettrico VB), entrambi interni al campo, sar dato dalla differenza di potenziale () tra i due punti de l campo:

Tale lavoro , come abbiamo gi detto, indipendente dal percorso scelto per andare da un punto all'altro, ma dipende soltanto dalla posizione relativa dei due punti (v. fig. 16.3). L'unit di misura del potenziale il volt (simbolo V), dove 1 V = 1 J/1 C. Quindi tra due punti di un campo elettrico vi una differenza di potenziale di 1 volt se il campo elettrico compie un lavoro di 1 joule quando una carica di 1 coulomb passa da un punto a un altro del campo. Questa formula ci dice tra l'altro che se il potenziale nel punto A uguale al potenziale nel punto B, il lavoro da compiere per portare una carica da A a B nullo. Le superfici di un campo elettrico dove il potenziale rimane invariato si chiamano superfici equipotenziali. Quando tra due punti esiste una differenza di potenziale, significa in conclusione che occorre compiere del lavoro per spostare una carica all'interno del campo elettrico. Esiste dunque una sorta di dislivello elettrico, che viene anche detto tensione elettrica. La relazione tra campo elettrico e potenziale Se il campo elettrico uniforme (costante in intensit, direzione e verso), si pu ricavare la relazione tra campo elettrico e potenziale. Ricordando la relazione tra forza e lavoro (il lavoro dato dal prodotto della forza per lo spostamento), possiamo scrivere che il lavoro elettrico dato da:

Questa formula ci dice che in un campo elettrico uniforme, conoscendo la differenza di potenziale tra due punti, possiamo esprimere l'intensit del campo elettrico. La direzione e il verso del campo saranno diretti dai punti a potenziale pi alto ai punti a potenziale pi basso. La distribuzione delle cariche Quando carichiamo un conduttore isolato, le cariche si distribuiscono sulla sua superficie in modo che tutte le parti del conduttore abbiano campo elettrico nullo, ovvero in modo che tutti i punti abbiano lo stesso potenziale. Allo stesso modo, quando poniamo in contatto due conduttori per esempio, due sfere cariche le cariche sulla loro superficie si distribuiranno in modo che il sistema composto dai due conduttori abbia potenziale uniforme, ovvero in modo che i due conduttori abbiano lo stesso potenziale. Se una delle due sfere possiede una carica superiore all'altra, quando sono messe in contatto, parte della carica presente sulla sfera "pi" carica fluisce sulla sfera "meno" carica, e il flusso di cariche si arresta solo quando le due sfere hanno il medesimo potenziale. Alla luce di queste informazioni si pu chiarire il significato del termine "messa a terra". La Terra pu essere considerata una grande sfera conduttrice. Date le sue dimensioni, la forza repulsiva esistente tra le cariche presenti sulla Terra sempre bassa, e di conseguenza lo il suo potenziale. Se un conduttore carico viene messo in contatto con la Terra, le sue cariche fluiscono verso la Terra senza che il potenziale di quest'ultima vari in maniera apprezzabile. "Mettere a terra" un conduttore significa eliminare le sue cariche in eccesso e portarlo al potenziale della Terra.

Che cos' la corrente elettrica Se si avvicinano due conduttori carichi, tra i quali vi sia una differenza di potenziale, si produce un flusso di cariche elettriche negative dal conduttore a potenziale minore verso il conduttore a potenziale maggiore (o un flusso di cariche elettriche positive in senso contrario). Il flusso di cariche elettriche costituisce la corrente elettrica e ha lo scopo di ristabilire l'equilibrio elettrico tra i due conduttori; tale flusso si arresta quando questi hanno raggiunto lo stesso potenziale. Le cariche elettriche in moto possono essere di diversa natura. Nei liquidi e nei gas la corrente elettrica costituita da cariche positive e da cariche negative (ioni positivi e ioni negativi), mentre nei conduttori metallici la corrente dovuta alle sole cariche negative, gli elettroni. Per convenzione, il verso positivo della corrente elettrica quello in cui si muovono le cariche positive, perci la corrente procede dai punti a potenziale maggiore verso quelli a potenziale minore. Nei conduttori metallici (i pi usati), in cui si muovono solo gli elettroni, il loro verso quindi contrario al verso convenzionale della corrente. Si definisce intensit della corrente elettrica I il rapporto tra la quantit di carica Q che passa attraverso una sezione del conduttore e l'intervallo di tempo t in cui avviene il passaggio:

L'intensit di corrente una grandezza scalare e la sua unit di misura l'ampere (simbolo A) in onore del fisico francese Andr Marie Ampre (1775-1836); 1 ampere definito come l'intensit di una corrente che trasporta, attraverso la sezione del conduttore, la carica di 1 coulomb in 1 secondo:

La corrente elettrica pu cambiare da momento a momento; quando unidirezionale e la sua intensit rimane costante nel tempo, si dice che la corrente continua; se l'intensit e il verso variano periodicamente nel tempo, la corrente si dice alternata.

Generatori di tensione Il flusso di cariche elettriche in un conduttore, ovvero il flusso di corrente elettrica, continua fintanto che alle estremit del conduttore persiste una differenza di potenziale. Quando si ristabilito l'equilibrio, ovvero quando il potenziale elettrico uguale in tutti i punti del conduttore, il flusso di corrente cessa. Ci presenta analogia con quanto accade con la corrente di un fluido (se vi differenza di pressione tra due zone atmosferiche, la corrente d'aria tende a fluire dalla zona a pressione maggiore verso quella a pressione minore) o con quanto si verifica tra due corpi a temperatura diversa (avviene un passaggio di calore dal corpo pi caldo a quello pi freddo, fino a che i due corpi non raggiungono la stessa temperatura). Allo stesso modo, la corrente elettrica fluisce in un conduttore fino a che tutti i punti di quest'ultimo non hanno raggiunto il medesimo potenziale. Se si vuole fare in modo che la corrente continui a fluire e non si interrompa una volta raggiunto l'equilibrio elettrico, occorre l'intervento di un dispositivo che mantenga la differenza di potenziale, cio che fornisca a un conduttore (o a un sistema di conduttori) l'energia necessaria per mantenere la corrente elettrica al suo interno: un tale dispositivo si chiama generatore di tensione (o generatore elettrico); la sua funzione quella di controbilanciare l'effetto del moto delle cariche elettriche attraverso il conduttore, che tende ad annullare la differenza di potenziale. Si pu capire molto bene il ruolo del generatore ricorrendo a un'analogia idraulica. Supponiamo di avere un serbatoio d'acqua sospeso a una certa altezza dal suolo e collegato, tramite un tubo, con una vasca sottostante. L'energia potenziale gravitazionale dell'acqua la fa passare spontaneamente dai punti a energia potenziale maggiore (il serbatoio) a quelli a energia potenziale minore (la vasca), quindi in poco tempo l'acqua si trasferir dal serbatoio alla vasca. Se volessimo riportare l'acqua dalla vasca nel serbatoio, dovremmo ricorrere a un dispositivo, una pompa idraulica, che compia un lavoro contro le forze del campo gravitazionale. La funzione del generatore del tutto simile a quella della pompa idraulica. Sono generatori di tensione le pile elettriche, le batterie delle automobili e le dinamo, che trasformano energia di diversa natura in energia elettrica. Le pile e le batterie delle auto trasformano energia chimica in energia elettrica; la dinamo si basa sulla produzione di elettricit dovuta a un campo magnetico . Il primo generatore di corrente fu proprio la pila e venne costruito nel 1800 dal fisico italiano Alessandro Volta (1745-1827). Un generatore solitamente dotato di due morsetti detti polo negativo (), a potenziale pi basso, e polo positivo (+), a po tenziale pi alto. Il generatore di tensione accumula le cariche positive al polo positivo e le cariche negative al polo negativo, compiendo un lavoro contro le forze del campo elettrico. Unendo tra loro con un conduttore (per esempio, un filo metallico) i poli opposti del generatore, le cariche scorrono entro il conduttore: un generatore permette quindi di ottenere corrente elettrica per un lungo periodo di tempo.

I circuiti elettrici Un circuito elettrico costituito in generale da un insieme di conduttori, collegati tra loro e collegati ai poli di un generatore di tensione. Il pi semplice circuito elettrico pu essere costruito collegando ai poli di una pila un filo metallico. All'interno del filo metallico passa la corrente elettrica, nel verso convenzionale che va dal polo positivo al polo negativo. Se tagliamo il filo metallico in un punto e alle due estremit del filo colleghiamo una lampadina, la corrente che circola nel filo verr spesa per accendere la lampadina. La pila fornisce alle cariche l'energia sufficiente a muoversi, ovvero a produrre una corrente elettrica, che, muovendosi lungo il filo metallico, giunge alla lampadina dove si ha la trasformazione dell'energia da elettrica a luce e calore (in una lampadina a incandescenza la corrente passa attraverso il filamento, che si scalda fino a divenire incandescente e produce calore e luce). Quando le cariche hanno ceduto la loro energia alla lampadina ritornano al polo negativo della pila a "fare rifornimento" e il processo si ripete. Il componente del circuito nel quale l'energia elettrica viene spesa (nel nostro caso la lampadina) viene detto resistore o carico. Quando i conduttori di un circuito sono collegati tra loro in modo continuo (cio se non vi sono interruzioni nel percorso delle cariche), il circuito si dice chiuso. Se la corrente si interrompe anche in un solo punto, il circuito aperto. In un circuito aperto la corrente non circola. I vari elementi di un circuito possono essere collegati in svariati modi, ma di questi i pi frequenti sono il collegamento in serie e il collegamento in parallelo. Due conduttori collegati in serie sono attraversati dalla stessa corrente, in successione, mentre in due conduttori collegati in parallelo la corrente si divide in due rami, per poi riunirsi dopo aver percorso i due conduttori. In un circuito i cui elementi sono collegati in serie tutti gli elementi devono funzionare contemporaneamente, mentre in un circuito in parallelo possibile aprire una parte di circuito, mentre la restante parte continua a funzionare. In un circuito i cui elementi sono collegati in serie, se brucia un elemento del circuito questo si apre e non circola pi corrente; per questo motivo nei circuiti domestici i collegamenti sono in parallelo. La resistenza e le leggi di Ohm Il valore dell'intensit della corrente in presenza di una certa differenza di potenziale dipende dal mezzo entro cui la corrente scorre. Questo significa che la relazione tra differenza di potenziale e corrente circolante non uguale per tutti i conduttori, ma varia da conduttore a conduttore. Per i conduttori metallici e per le soluzioni acquose di elettroliti, cio di acidi, basi e sali, il fisico tedesco Georg Simon Ohm (1787-1845) ricav sperimentalmente due leggi, dette prima e seconda legge di Ohm. La prima legge di Ohm stabilisce che, a temperatura costante, la differenza di potenziale (V) applicata agli estremi di un conduttore direttamente proporzionale all'intensit della corrente (I) che lo attraversa:

dove la costante di proporzionalit R detta resistenza elettrica e varia da conduttore a conduttore. La resistenza elettrica connessa alla difficolt che la corrente incontra quando circola all'interno di un conduttore (tale difficolt dipende dalla natura del conduttore e si manifesta attraverso la parziale dissipazione della corrente elettrica come calore, per effetto Joule ). Quanto pi R grande, tanto minore quindi la corrente che attraversa il conduttore per una data differenza di potenziale: ci significa che, per ottenere una data corrente, in conduttori con resistenze maggiori dovremo applicare differenze di potenziale maggiori (v. fig. 17.1). L'unit di misura della resistenza elettrica nel Sistema Internazionale l'ohm, (simbolo ). Si dice che un conduttore presenta una resistenza di 1 ohm se, sottoposto alla tensione di 1 volt, percorso da una corrente di 1 ampere:

La seconda legge di Ohm stabilisce che se a parit di materiale si fanno variare la lunghezza L e la sezione S del conduttore, la resistenza R del conduttore proporzionale al rapporto L/S:

dove la costante di proporzionalit , che dipende dal materiale con cui fatto il conduttore, prende il nome di resistivit e indica l'attitudine di un materiale a condurre la corrente elettrica, riferita a un campione di sezione e di lunghezza unitari. Nel Sistema Internazionale la resistivit si esprime in ohm per metro (m), ma, poich normalmente la sezione di un conduttore si misura in mm2 e la sua lunghezza in m, per comodit di calcolo si preferisce esprimerla in mm2/m.

Le due leggi di Ohm non valgono soltanto per i conduttori ma, sia pure con qualche approssimazione, anche per gli isolanti. Dal valore della resistivit di un materiale si ricava la sua capacit di condurre elettricit: cos, per un buon conduttore i valori di resistivit vanno da 10-8 a 10-5 m, mentre per un buon isolante devono essere tra a 1011 e 1017 m; certe sostanze con caratteristiche intermedie, i semiconduttori, hanno valori intermedi di resistivit. La resistivit dei conduttori cresce con la temperatura secondo una legge lineare. A temperature prossime allo zero assoluto (-273 C = 0 K) la resistivit assume in genere valori molto bassi, ma per alcuni materiali, detti superconduttori, la resistivit a temperature molto basse si arresta bruscamente.

La potenza elettrica In un circuito elettrico viene spesa energia elettrica, prodotta da un generatore, per far funzionare un dispositivo: per esempio, una lampadina. L'energia spesa energia potenziale elettrica, trasportata dalle cariche, che viene trasformata in altre forme di energia (calore e luce nel caso della lampadina). La quantit di energia spesa nell'unit di tempo la potenza elettrica (in meccanica la potenza data dal prodotto del lavoro compiuto per il tempo impiegato a compierlo). L'unit di misura della potenza il watt (simbolo W) pari a 1 joule al secondo. Una lampadina che consuma 100 W, consuma 100 J in 1 s. Ma per dare un'indicazione completa del consumo, gli apparecchi elettrici devono fornire anche il valore dell'intensit della corrente alla quale il dispositivo funziona. In un circuito alimentato da una tensione di 220 V (come nei circuiti domestici), una lampadina da 100 W percorsa da una corrente di 0,45 A. Dalla relazione P = VI si ricava che 1 W = 1 V . 1 A, dunque un dispositivo elettrico assorbe una potenza di 1 W se in esso circola una corrente di 1 A quando ai suoi estremi applicata una differenza di potenziale di 1 V. Nel caso della lampadina da 100 W, si ha quindi: Poich il watt una misura relativamente bassa (una lampadina consuma in media 60 W, un aspirapolvere domestico 800 W), in genere si usano dei multipli di questa grandezza, come il kilowatt, dove 1 kW= 1000 W (per valutare i consumi negli impianti domestici si usano i kilowattora, kWh, che misurano la potenza consumata dal circuito in 1 ora), oppure i megawatt (1 MW= 1.000.000 W, l'ordine di grandezza della potenza prodotta in una centrale elettrica), o i gigawatt (1 GW = 1 miliardo di watt). La forza elettromotrice (f.e.m.) La forza elettromotrice, comunemente indicata con f.e.m., la differenza di potenziale massima che un generatore elettrico pu fornire. La f.e.m. un valore limite, che viene raggiunto soltanto in un circuito aperto, in cui la corrente che circola uguale a zero. La f.e.m. e la differenza di potenziale (V) che si misura ai capi del generatore non sono la stessa cosa: infatti il generatore, come qualsiasi altro apparecchio elettrico che venga inserito in un circuito, ha una propria resistenza interna R, che modifica le caratteristiche del circuito, facendo s che una parte della tensione prodotta venga assorbita dal generatore stesso. Quindi la tensione V che rimane disponibile per mantenere la corrente I nel circuito minore della f.e.m. di una quantit RI:

In un circuito chiuso, la differenza di potenziale e la f.e.m. diventano uguali solo nel caso ideale in cui R = 0, che nella pratica per impossibile da realizzare (spesso, tuttavia, la resistenza interna del generatore molto minore della resistenza degli altri elementi del circuito e pu venire trascurata). Resistori in serie e in parallelo Si chiama resistore un conduttore che segue la prima legge di Ohm (V = RI). Poich ogni resistore caratterizzato da un determinato valore di resistenza, i resistori vengono spesso chiamati impropriamente "resistenze". I resistori sono componenti fondamentali dei circuiti elettrici e, come gli altri elementi del circuito, possono venire collegati in serie o in parallelo (v. fig. 17.2). In un circuito con pi resistori collegati in serie (disposti l'uno di seguito all'altro) l'intensit della corrente la stessa in ogni punto del circuito, mentre la differenza di potenziale del circuito pari alla somma delle differenze di potenziale ai lati dei resistori; per un circuito composto da n resistori (e percorso dalla corrente I) la differenza di potenziale, per la prima legge di Ohm, sar data da:

La resistenza complessiva del circuito costituito da pi resistori collegati in serie dunque data dalla somma delle resistenze dei resistori del circuito. In un circuito i cui resistori sono collegati in parallelo, le loro prime estremit sono collegate tra loro e a un nodo del circuito, le seconde estremit sono collegate tra loro e a un secondo nodo del circuito; pertanto ciascun resistore autonomo dagli altri. In questo caso l'intensit della corrente totale che circola nel circuito (I) data dalla somma delle intensit di corrente che circolano nei rami del circuito, mentre la differenza di potenziale in ogni punto la stessa che vi ai poli del generatore (V). Quindi l'intensit della corrente che circola in un circuito costituito da n resistori collegati in parallelo data da:

Nel caso di pi resistori collegati in parallelo l'inverso della loro resistenza complessiva uguale alla somma degli inversi delle resistenze dei singoli resistori.

L'effetto Joule Il motivo per cui l'energia elettrica cos utile all'uomo che essa pu facilmente essere convertita in altre forme di energia, in particolare energia termica (calore). Ci pu essere facilmente osservato in un resistore, che quando percorso da una corrente elettrica si riscalda, ovvero libera o dissipa una parte dell'energia elettrica sotto forma di calore. Anche nella lampadina il principale effetto del passaggio di corrente il calore, che fa diventare incandescente il filamento, sviluppando di conseguenza energia luminosa. Un ferro da stiro o una stufetta elettrica sfruttano proprio questa propriet. detto effetto Joule, dal nome del fisico inglese James Prescott Joule (1818-1889) che lo scopr, il fenomeno per cui il passaggio di corrente elettrica attraverso un conduttore accompagnato dallo sviluppo di calore. La potenza dissipata da un resistore percorso da corrente di intensit I, e ai cui estremi applicata una differenza di potenziale V, data da:

Dalla prima legge di Ohm:

quindi la potenza si pu scrivere:

Il calore prodotto per effetto Joule direttamente proporzionale alla resistenza del conduttore e al quadrato dell'intensit della corrente che lo attraversa. Possiamo a questo punto definire la resistenza elettrica come l'attitudine di un conduttore a trasformare l'energia elettrica che lo percorre in calore. Quando in un apparecchio elettrico si richiede che la percentuale di energia elettrica convertita in calore sia molto alta, occorrer aumentare il pi possibile la resistenza dell'apparecchio. Questo avviene per esempio nelle stufe o nei ferri da stiro. In altri casi, invece, essenziale che venga dispersa meno energia possibile e, bench non sia possibile eliminare completamente l'effetto Joule, si cerca di minimizzare il riscaldamento utilizzando materiali a bassa resistenza, come l'oro, l'argento o il rame. Per questo motivo i cavi che collegano tra loro gli apparecchi elettrici o quelli che portano l'elettricit nelle case sono di rame. La corrente nei liquidi e nei gas La conducibilit elettrica di liquidi e gas dipende dalla formazione di ioni al loro interno, cio di atomi o molecole di segno negativo o positivo, perch hanno acquistato o perso uno o pi elettroni: sono gli ioni che diventano i veicoli della corrente elettrica. Infatti, mentre nei conduttori metallici la corrente trasportata solo da particelle di carica negativa, gli elettroni, nei liquidi e nei gas il trasporto di corrente avviene attraverso cariche negative e positive, gli ioni appunto. Per verificare se un liquido conduttore o isolante si collegano due lamine metalliche (elettrodi) a un generatore e le si immergono in un recipiente con il liquido da analizzare. La lamina collegata con il polo positivo del generatore prende il nome di anodo, quella collegata con il polo negativo di catodo. Se si esegue questa operazione per l'acqua distillata collegando un amperometro, risulter che non vi alcun passaggio di corrente: l'acqua distillata un buon isolante, tanto che se applichiamo una differenza di potenziale alle sue molecole queste non sono libere di muoversi nel campo elettrico. Lo stesso vale per altri liquidi, come per esempio l'alcol e l'olio. Se per sciogliamo nell'acqua un sale, come il cloruro di sodio (NaCl), o un acido, come l'acido cloridrico (HCl), o altre sostanze, la soluzione acquosa diventa un conduttore. La sostanza che disciolta nell'acqua la rende un conduttore prende il nome di elettrolita e l'insieme dei processi che accompagnano il passaggio della corrente in una soluzione viene detto elettrolisi. Anche per i liquidi vale la legge di Ohm, per cui l'intensit della corrente che li attraversa direttamente proporzionale alla differenza di potenziale applicata agli elettrodi. La resistivit dei liquidi varia da liquido a liquido. Gli elettroliti sono in genere conduttori di seconda classe, poich hanno resistivit molto pi alte di quelle dei conduttori metallici, che sono detti conduttori di prima classe (v. tab. 17.3). L'elettrolisi L'elettrolisi quel complesso di fenomeni che avvengono in seguito al passaggio di una corrente elettrica in una soluzione di un elettrolita. Per comprendere il motivo della presenza di particelle cariche all'interno di una soluzione di elettrolita occorre rifarsi alle forze che tengono legate le particelle (atomi o ioni) in un composto. In presenza di un solvente (in genere ci si riferisce all'acqua), alcuni composti chimici, come gli acidi, le basi o i sali, che chiameremo elettroliti, passano in soluzione dissociandosi in ioni, cio in atomi o gruppi di atomi dotati di carica elettrica. Ioni positivi sono detti cationi e ioni negativi sono detti anioni (negli elettroliti ionici i legami chimici si stabiliscono tra ioni di carica opposta, in seguito ad attrazione elettrostatica; legami di questo tipo si chiamano legami ionici). La molecola dell'acqua, composta da due atomi di idrogeno e da un atomo di ossigeno, si comporta come un dipolo elettrico (un dipolo elettrico un sistema costituito da due cariche di uguale intensit e di segno opposto, separate da una piccola distanza), con una frazione di carica negativa sull'atomo di ossigeno e un'equivalente frazione di carica positiva sui due atomi di idrogeno. Quando un elettrolita viene disciolto in acqua, le molecole dell'acqua si insinuano tra quelle dell'elettrolita e circondano con l'estremit negativa i cationi e con quella positiva gli anioni, dissociando cos l'elettrolita. Questo fenomeno prende il nome di dissociazione elettrolitica.

Sotto l'azione del campo elettrico generato dagli elettrodi, gli ioni presenti nell'elettrolita migrano: quelli di carica positiva (i cationi ) verso il catodo, quelli di carica negativa (gli anioni) verso l'anodo. Giunti a contatto con il catodo, i cationi acquistano elettroni (si riducono) e possono formare specie neutre. Per esempio, possono dar luogo a un gas, come l'idrogeno, o depositarsi sull'elettrodo, come nel caso di alcuni metalli (il processo di deposizione dei metalli sugli elettrodi mediante l'elettrolisi viene sfruttato industrialmente: per esempio, per rivestire d'oro, d'argento o di cromo materiali metallici). Gli anioni, giunti a contatto con l'anodo, cedono elettroni (si ossidano), formando anch'essi specie neutre. Per esempio, nel corso dell'elettrolisi del cloruro di sodio, al catodo si forma sodio metallico (Na) e all'anodo si forma cloro gassoso (Cl2). Le numerose applicazioni dell'elettrolisi sono, oltre al rivestimento di oggetti di strati metallici, l'estrazione di metalli quali l'alluminio, il magnesio ecc., la raffinazione di metalli impuri o la produzione di elementi, come per esempio il cloro, a partire dai loro composti. Anche il funzionamento della pila si basa sull'elettrolisi. La conducibilit nei gas In condizioni normali, un gas non contiene portatori di carica ed perci un buon isolante. Tuttavia, se viene sottoposto all'azione di un agente ionizzante, che produce al suo interno coppie di ioni, anche un gas pu diventare un conduttore. Agenti ionizzanti sono per esempio i raggi X, la luce e altri tipi di radiazioni elettromagnetiche , che forniscono agli elettroni pi esterni degli atomi che compongono il gas l'energia necessaria per rompere il legame che li tiene uniti ai nuclei atomici. Si formano cos ioni positivi e ioni negativi, che, trasportando la corrente elettrica, fanno del gas un conduttore. I conduttori gassosi non seguono la legge di Ohm: la legge che lega l'intensit di corrente alla differenza di potenziale in un gas non lineare, ma pi complessa e dipende dalla pressione del gas. Il fenomeno pi comune che avviene all'interno di un gas in cui siano posti due elettrodi ai quali sia applicata una differenza di potenziale la scintilla. Se la scintilla viene fatta scoccare all'interno di un tubo in cui il gas a pressione molto bassa, invade lentamente tutto il tubo e si ha una scarica a bagliore: su questo principio si basano i comuni tubi a luminescenza usati per l'illuminazione. Diminuendo ulteriormente la pressione all'interno di un tubo a scarica, il moto delle particelle ionizzate diventa pressoch nullo, data la rarefazione del gas, ma compare una luminescenza (fluorescenza) sulla parete del tubo opposta al catodo, dovuta a un flusso di elettroni emessi dal catodo se la differenza di potenziale sufficientemente elevata. Data la loro origine, questi raggi di elettroni vennero chiamati raggi catodici. L'emissione dei raggi catodici viene sfruttata per esempio nella formazione delle immagini televisive. Il tipo pi semplice di tubo elettronico il diodo a vuoto, o a gas; all'interno di un'ampolla di vetro in cui fatto il vuoto, un filamento, riscaldato dal passaggio di corrente, emette elettroni. All'interno dell'ampolla c' anche una placca metallica: se questa portata a potenziale positivo rispetto al filamento, che quindi negativo, gli elettroni emessi dal filamento possono essere raccolti dalla placca e circola corrente. Se si invertono le polarit, gli elettroni emessi sono respinti dalla placca e la corrente non circola. Il diodo quindi, come quello a semiconduttore , fa passare la corrente solo in un senso. I diodi a gas differiscono da quelli a vuoto perch nell'ampolla viene posto un gas rarefatto al posto del vuoto. I fulmini sono una delle manifestazioni del passaggio della corrente all'interno di un gas, in questo caso l'aria. Comunemente l'aria un buon isolante, ma esistono sempre nell'ambiente degli agenti debolmente ionizzanti, come la radiazione solare o i raggi cosmici: quando tra la nube e il suolo, o tra nube e nube, si produce una forte differenza di potenziale, si pu formare una enorme scintilla, il fulmine. Il calore sviluppato dall'intensa corrente elettrica riscalda l'aria e la sua improvvisa espansione provoca un'onda sonora, il tuono.