Sei sulla pagina 1di 20

Le tante facce del numero e di Nepero

Paolo Tilli
Dipartimento di Matematica Politecnico di Torino

Premessa
Questa breve nota raccoglie, e in parte integra, il contenuto della conferenza da me tenuta col medesimo titolo, nellambito degli incontri MAT+ del Politecnico di Torino, rivolti agli studenti del primo anno e, pi` u in generale, a un pubblico eterogeneo. Il titolo di questo intervento, il cui merito va allamica e collega Anita Tabacco che ha organizzato questi incontri, ` e certamente accattivante ma anche piuttosto impegnativo. Infatti, il numero e gioca un ruolo centrale in matematica, e voler qui presentarne una panoramica esauriente, sia pure a livello elementare e introduttivo, sarebbe unimpresa destinata a fallire. Pertanto, ` e stato assolutamente necessario eettuare delle scelte a livello di impostazione generale. In particolare, anzich e iniziare in maniera assiomatica con una denizione del numero e e procedere dimostrando teoremi, ho preferito cominciare con lanalisi di una semplice applicazione (il problema dellinteresse composto), che conduce in modo abbastanza naturale ad una delle possibili denizioni del numero e, come limite di potenze crescenti. Naturalmente, qualsiasi altro fenomeno con crescita esponenziale, come la riproduzione dei batteri o il decadimento radioattivo, avrebbe portato alla stessa denizione. Ho poi deciso di provare in dettaglio lesistenza del limite
n

lim

1+

1 n

con cui viene denito il numero e. Per far questo vengono usati in particolare due strumenti, la disuguaglianza G A tra media aritmetica e media geometrica, e lo sviluppo del binomio (a + b)n coi relativi coecienti. Per completezza, ho dedicato a questi due argomenti due brevi appendici alla ne di questa nota. Procedendo in questo modo, si ottiene con poco sforzo la relazione e = lim
n

1+

1 1 1 + + + 1! 2! n!

che costituisce una denizione alternativa del numero e. Grazie a questa formula, ` e possibile approssimare e per difetto col numero 1 1 1 + + + 1! 2! n! a patto di scegliere n sucientemente grande, ed ` e anche possibile mostrare che lerrore commesso ` e minore di 1/(n n!). In modo abbastanza sorprendente1 1+
1I

teorici dei numeri, invece, conoscono bene questo fenomeno.

da una stima per lerrore, cio` e da un risultato di calcolo numerico e tipicamente applicativo, ` e possibile dimostrare in poche righe un risultato dal sapore fortemente teorico, ovvero il fatto che e ` e un numero irrazionale . Inne, viene accennata la trascendenza di e e vengono presentate, senza dimostrazione, altre possibili denizioni equivalenti assieme ad alcune curiosit` a.

Il problema dellinteresse composto

Consideriamo un capitale iniziale C , messo a fruttare con un tasso di interesse annuo x > 0 (ad esempio x = 1/20 corrisponde ad un interesse del 5% e cos` via). Dopo un anno, il capitale avr` a fruttato una somma xC e il montante (cio` e il capitale iniziale aumentato dellinteresse) sar` a dato da C + xC = C (1 + x). Supponiamo ora che la capitalizzazione (cio` e laggiornamento del capitale in base allinteresse maturato no a quel momento) avvenga anzich e ogni anno ogni sei mesi, fermo restando linteresse annuo x. Dopo il primo semestre il capitale sar` a allora aumentato di un fattore x/2 e salir` a quindi a C+ x x C =C 1+ . 2 2 (1)

Nel secondo semestre, invece, laumento di capitale del restante fattore x/2 non sar` a calcolato sul capitale iniziale C , bens` sul capitale esistente alla ne del primo semestre, cio` e quello gi` a calcolato nella (1). In denitiva, una capitalizzazione semestrale porta, dopo un anno, ad un montante C 1+ x 2 1+ x x =C 1+ 2 2
2

In sostanza, anzich e incrementare una sola volta il capitale di un fattore x (alla ne dellanno), lo si incrementa ora due volte, e ogni volta di un fattore x/2 (ogni semestre). Analogamente, se si capitalizza ogni quadrimestre, il capitale verr` a incrementato nellanno tre volte ogni volta di un fattore x/3 fruttando dopo un anno un capitale pari a x 3 C 1+ . 3 Capitalizzando ogni giorno si realizzer` a dopo un anno la cifra C 1+ x 365
365

e, pi` u in generale, se la capitalizzazione avviene n volte in un anno il montante alla ne sar` a dato da x n C 1+ . n ` naturale chiedersi cosa accadrebbe al nostro capitale se laggiornamento avveE nisse con frequenza sempre maggiore ovvero se (almeno in linea di principio) la capitalizzazione avvenisse ad ogni istante. In questo senso, ` e naturale studiare da un punto di vista matematico lesistenza del limite
n

lim C 1 + 2

x n

A questo proposito ` e chiaro che il capitale iniziale C gioca il ruolo di una semplice costante di proporzionalit` a: il capitale dopo un anno sar` a proporzionale a C , e quel che conta ` e studiare il limite f (x) = lim
n

1+

x n

che indichiamo con f (x) per sottolineare che tale limite potr` a dipendere, in qualche maniera, dal numero x. Naturalmente, in questo stadio della nostra analisi, lesistenza di questo limite ` e ancora tutta da provare. Osserviamo per` o che, cambiando variabile e ponendo h = n/x, abbiamo x 1+ n
n

1 1+ h

Pertanto, se supponiamo per un attimo di aver gi` a dimostrato che il limite f (1) = lim 1+ 1 h
h

(2)

(dove h non ` e necessariamente un intero) esiste ed ` e nito, allora abbiamo risolto il problema generale, poich e in tal caso f (1) ` e certamente positivo e per un generico x > 0 si ha f (x) = lim 1+ x n
n

= lim

1+

1 h

lim

1+

1 h

= f (1)x

(nella penultima uguaglianza si ` e usata la continuit` a delloperazione di elevamento alla potenza x), e quindi ricapitolando f (x) = lim
n

1+

x n

= f (1)x ,

x > 0.

(3)

In altre parole, basta mostrare lesistenza del limite (2) corrispondente al caso x = 1,2 per risolvere il caso generale riducendolo ad un elevamento alla potenza x, ottenendo che la funzione f (x) ` e una esponenziale di base f (1). In eetti, il limite nella (2) esiste ed ` e nito: esso ` e un numero reale positivo particolarmente importante in matematica, proprio perch e emerge in modo naturale (un po come ) in diversi ambiti della matematica e delle sue applicazioni. Naturalmente, si tratta del numero e, la base dei logaritmi naturali, detto anche (un po impropriamente) numero di Nepero, dal nome del matematico scozzese John Napier (1550-1617), che alle ne del 500 invent` o i logaritmi e ne compil` o le prime tabulazioni per facilitare le operazioni di calcolo in trigonometria sferica e astronomia. In realt` a, Napier non si imbatt e mai nel numero e, in quanto i suoi logaritmi erano deniti in modo geometrico (come corrispondenze tra progressioni geometriche e progressioni aritmetiche), e soltanto nel 1615, su suggerimento di Henry Briggs (1561-1631), Napier adott` o il numero 10 come base del logaritmo. Tuttavia, la denizione moderna di logaritmo come esponente di una base ` e successiva, poich e a quellepoca gli esponenti frazionari
2 Un

interesse del 100%!

e irrazionali non erano in uso. Fu infatti Eulero (1707-1783) che den` i logaritmi come esponenti e, nel 1728, propose il numero e come base dei logaritmi, scelta questa universalmente adottata ancora oggi. Eulero scopr` diverse propriet` a del numero e, e in particolare ne mostr` o lirrazionalit` a nel 1737, tramite sviluppi in frazioni continue. Per ulteriori notizie storiche, si rimanda al libro di Klein [4].
Esercizi 1.1 Indichiamo con h la parte intera del numero reale h. Usando le diseguaglianze

1+

1 h +1

h 1

<

1+

1 h

h

<

1+

1 h 1

h +1

h > 2,

mostrare che, se il limite (2) esiste con h intero, allora esiste anche con h reale.

Denizione del numero e


1 n
n

Deniamo dunque il numero e come e = lim


def

1+

(4)

e mostriamo che tale limite esiste ed ` e nito, limitandoci per semplicit` a al caso in cui n ` e intero (si veda lesercizio 1.1). Prima di procedere ` e utile richiamare alcune nozioni. Dati n numeri reali non negativi x1 , . . . , xn , la loro media aritmetica ` e per denizione il numero A= x1 + x2 + + xn , n

mentre la loro media geometrica ` e il numero G = (x1 x2 xn )1/n , cio` e la radice n-esima del loro prodotto. La media aritmetica A e la media geometrica G di n numeri positivi sono sempre legate dalla disuguaglianza G A, che ` e dimostrata in appendice.3 Se ora consideriamo gli n + 1 numeri 1, 1 + 1 n , 1+ 1 n ,..., 1 + 1 n

dove (1 + 1/n) compare n volte, e calcoliamo le loro medie geometrica e aritmetica, troviamo G= 1+ 1 n
n n+1

A=

1+n 1+ n+1

1 n

=1+

1 . n+1

3 La disuguaglianza in questione non ` e aatto ovvia, tuttavia per ricordarla basta pensare che se uno solo degli n numeri si annulla, allora G = 0 mentre A > 0.

La disuguaglianza tra le medie G A, elevandone ambo i membri alla n + 1, fornisce quindi n n+1 1 1 1+ , 1+ n n+1 ovvero la successione an = 1+ 1 n
n

n = 1, 2, . . .

(5)

` e crescente. Da questo segue subito che il limite nella (4) esiste (nito, o innito). Per mostrare che il limite ` e nito, occorre dimostrare che la successione {an } ` e superiormente limitata, e per questo introduciamo la successione {sn } denita da 1 1 1 1 s0 = 0, sn = 1 + + + + + , n = 1, 2, . . . (6) 1! 2! 3! n! dove il simbolo n!, detto il fattoriale di n, indica il prodotto dei numeri naturali da 1 no a n, ovvero 1! = 1, 2! = 2 1, 3! = 3 2 1, e in generale n! = n(n 1)(n 2) 3 2 1. Per convenzione, si denisce anche 0! = 1, per cui possiamo scrivere in maniera pi` u sintetica n 1 , n = 0, 1, 2, . . . sn = j ! j =0 La successione {sn } risulta evidentemente crescente; daltra parte, ` e facile mostrare che essa ` e anche superiormente limitata. In eetti, si ha 1 1 = , 2! 2 e in generale 1 1 n1 , n = 2, 3, 4, . . . n! 2 Pertanto, dalla (6) si trova, per n 2, sn = 1 + 1 + 1 1 1 1 1 1 + + + 1 + 1 + + + + n1 2! 3! n! 2 4 2 . (7) 1 1 1 = < 2, 3! 32 2 1 1 1 = < 3, 4! 432 2

Per stimare la somma in parentesi, ricorriamo alla classica disuguaglianza 1+ 1 1 1 + 2 + + n1 < , 1 > 1, (8)

per la cui verica basta indicare con S la somma a primo membro e osservare che S = 1 + 1 1 1 + + + n1 2 =+1+ 1 1 + + n2 < + S,

da cui la (8). Ora, scegliendo = 2 nella (8), si ottiene che la somma in parentesi nella (7) ` e minore di 2, per cui sn < 3 n. (9) 5

Tornando alla (5), possiamo ora mostrare che in eetti si ha an sn , n = 1, 2, 3, . . . (10)

e per far questo ricorriamo allo sviluppo del binomio. Ricordiamo che si ha, per ogni intero n 0 e per ogni coppia di numeri reali a, b
n

(a + b)n =
j =0

n nj j a b , j

(11)

dove il simbolo

n j

, detto coeciente binomiale, ` e dato da n j = n(n 1) (n j + 1) , j! 0jn (12)

(per i maggiori dettagli, si veda lAppendice II alla ne di questa nota). Ricordiamo la convenzione 0! = 1 e notiamo che, in particolare, vale sempre n 0 = 1. Lo sviluppo del binomio (11), con a = 1 e b = 1/n, permette di scrivere an come an = 1+ 1 n
n n

=
j =0

n 1 . j nj

(13)

Ora per` o, poich e per j > 0 il numeratore nella (12) ` e il prodotto di j fattori minori o uguali a n, i coecienti binomiali si possono stimare per eccesso con n j nj , j! 0jn

(la disuguaglianza ` e ovvia per j = 0). Inserendo questa stima nella (13), si ottiene nalmente an = 1+ 1 n
n n

j =0

1 = sn < 3 j!

avendo usato anche la (9). Pertanto, essendo an crescente e superiormente limitata, si ha che la (4) denisce eettivamente il numero reale e, e tale numero verica 2<e3 (la prima disuguaglianza segue ad esempio da a2 > 2). Inoltre, possiamo ora eettivamente avvalerci della (3), con f (1) = e. Otteniamo allora, almeno per x > 0, x n ex = lim 1 + , (14) n n una formula notevole per il calcolo della funzione esponenziale. In realt` a, questa formula ` e valida per ogni x reale (si veda lesercizio 2.2), ed ` e la denizione di funzione esponenziale data da Eulero nella sua Introductio in analysin innitorum del 1748 (per maggiori dettagli si veda [4]).

Esercizi 2.1 Si calcoli quanto vale esattamente il primo membro nella (8), per ogni reale (il caso = 1 va trattato a parte). 2.2 Osservando che per n = x si ha

x n = n


1+

x nx

n
,

dimostrare che, se per un certo x > 0 esiste il limite a = lim allora esiste anche il limite
n

1+

x n , n


lim 1

x nx

n

e vale 1/a. Dedurre che la (14) vale per ogni x.

Una denizione equivalente


1 1 1 + + + 1! 2! n!

Vogliamo ora mostrare la formula notevole e = lim sn = lim


n

1+

(15)

che rappresenta quindi unaltra possibile denizione del numero e, alternativa, ma del tutto equivalente, alla (4). Notiamo intanto che, passando al limite nella (10), si trova subito la disuguaglianza e lim sn .
n

Pertanto, ci baster` a mostrare la disuguaglianza opposta e limn sn . A questo scopo, scegliamo un qualsiasi numero naturale k (si immagini k grande, per ssare le idee), e per n > k ricorriamo ancora allo sviluppo binomiale (13), ottenendo in particolare
n

an =
j =0

n 1 > j nj

j =0

n 1 , j nj

n > k.

(16)

Ricordiamo che k ` e ssato, mentre n > k pu` o essere preso arbitrariamente grande; inoltre, nellultima sommatoria lindice j non supera k . Ora, per ogni j ssato tra zero e k , si vede facilmente dalla (12) che lim n 1 1 = lim j nj j ! n n(n 1) (n j + 1) nj = 1 j!

(se j > 0, a numeratore nella parentesi vi sono esattamente j fattori, ognuno dei quali diviso per n tende a 1, quando n tende a innito; se invece j = 0, la relazione ` e ovvia). Quindi, passando al limite per n nella (16), nellultima sommatoria il j -esimo addendo tende a 1/j !, e segue quindi che
k n

lim an
j =0

1 = sk . j!

Ma il limite a sinistra ` e proprio e, mentre a destra k era stato ssato allinizio in modo arbitrario. Ne segue che e sk per ogni k (vale anzi e > sk essendo sk strettamente crescente), ovvero e sup{sk } = lim sk .
k

Pertanto, la (15) ` e dimostrata.


Esercizi 3.1 Adattando il ragionanamento fatto per ottenere la (15), mostrare che

lim

1+

3 n

n

= lim

1+

3 32 3n + + + 1! 2! n!

e quindi (per la (14)) e3 = lim


n


1+

3 32 3n + + + 1! 2! n!


.

3.2 Pi` u in generale, mostrare che per x 0 si ha

ex = lim

1+

x x2 xn + + + 1! 2! n!

(questa formula vale in realt` a anche per x < 0). 3.3 Quale dicolt` a si incontra se si cerca di dimostrare la formula precedente (che pur ` e valida) quando x < 0? 3.4 Mostrare che, per ogni intero k 0, si ha
x

lim

ex = 0. xk

Cosa signica questo, dal punto di vista della crescita di ex ?

Approssimazione numerica di e

Le due formule (4) e (15) sono quindi del tutto equivalenti, e possono essere entrambe adottate come possibili denizioni del numero e, a seconda dellapproccio che si vuole adottare (naturalmente, se la (15) ` e presa come denizione di e, allora la (4) diventa un teorema). Osserviamo comunque che, da un punto di vista del calcolo numerico, la (15) ` e pi` u adatta a fornire una buona approssimazione del numero e, in quanto a parit` a di n lapprossimazione per difetto di e tramite sn ` e assai migliore rispetto allapprossimazione (sempre per difetto) tramite an . In particolare, se si indica con Ek lerrore commesso approssimando per difetto il numero e col numero sk , si ha
n

0 < Ek = e sk = lim (sn sk ) = lim


n

j =k+1

1 . j!

(17)

Per stimare lerrore di approssimazione Ek , dobbiamo quindi stimare dallalto, in funzione di k , il limite dellultima sommatoria. In eetti se (come accade nellultima sommatoria) si ha j k + 1, allora 1 1 = j! (k + 1)! 1 (k + 2)(k + 3) (j 1)j 8 1 1 , (k + 1)! (k + 2)j k1

avendo considerato che nellultima parentesi, a denominatore, vi sono esattamente j k 1 fattori, ognuno dei quali vale almeno k + 2 (se j = k + 1, lultima partentesi vale 1 e la disuguaglianza nale vale comunque). Pertanto si ha, per ogni n > k , la stima
n

j =k+1

1 1 j! (k + 1)! 1 (k + 1)!

j =k+1

1 (k + 2)j k1 1 1 1 + + + k + 2 (k + 2)2 (k + 2)n1 .

1+

Per stimare la somma dentro allultima parentesi usiamo ancora la (8), questa volta con = k + 2, ottenendo cos`
n

j =k+1

1 1 1 k+2 1 k (k + 2) < = j! (k + 1)! k + 1 k k ! (k + 1)2 k k!

(lultime disuguaglianza serve soltanto a ottenere una stima pi` u leggibile). Dato che lultima quantit` a non dipende da n ma solo da k , tornando alla (17) troviamo la stima per lerrore 1 0 < Ek = e sk < . (18) k k! Ad esempio, poich e 6 6! = 4320, approssimando e con s6 si ottiene un errore minore di 1/4320. In particolare, si ottiene che e 2.718 con le prime tre cifre decimali corrette. Lapprossimazione a venti cifre decimali ` e data e 2.71828182845904523536, che pu` e essere ottenuta approssimando e, ad esempio, con s20 . Il calcolo di sk = 1 + 1 1 1 + + + 1! 2! k!

per k molto grande pu` o essere fatto con un numero relativamente basso di moltiplicazioni, nonostante i vari fattoriali che compaiono nellespressione, mettendo in evidenza i fattori comuni. Ad esempio, s4 = 2 + e, in generale, sk = 2 +
Esercizi 4.1 Se n > 4, mostrare che lultima cifra di n! ` e zero. Con quanti zeri termina, esattamente, il numero 129! ? 4.2 Si determini almeno un valore di k tale che sk approssima e con almeno 40 cifre decimali esatte. 4.3 Con una calcolatrice che eettui soltanto divisioni e somme, e che non possa memorizzare calcoli intermedi, si dica come si pu` o calcolare sk . Quante operazioni sono necessarie?

1 1 1 1 + + =2+ 2! 3! 4! 2

1+

1 3

1+

1 4

1 2

1+

1 3

1+

1 4

1 + +

1 k1

1+

1 k

Irrazionalit` a e trascendenza di e

Ricordiamo che un numero x si dice razionale se esistono due interi p, q con ` ben noto che q = 0 tali che x = p/q ; in caso contrario, x si dice irrazionale. E e irrazionale. Cosa dire di e? il numero reale 2 ` Teorema 5.1 (Eulero, 1737) Il numero e ` e irrazionale. La dimostrazione che presentiamo ` e per assurdo, e sfrutta in maniera decisiva la stima per lerrore (18), quando si approssima e con sk . Dim. Supponiamo, per assurdo, che esistano due numeri naturali p, q tali che e = p/q . Sappiamo gi` a che 2 < e < 3, quindi e non ` e certamente intero: in particolare, deve essere q > 1. Dalla stima per lerrore (18), fatta con k = q , segue allora che 0< p 1 1 1 1 p sq = 1 < . q q 1! 2! q! q q!

Ma, moltiplicando per q !, si ottiene 0 < q! che ` e assurdo in quanto q !


p q

p sq q

<

1 < 1, q

sq ` e un numero intero.

` chiaro che un numero razionale x = p/q ` E e radice dellequazione di primo grado qx p = 0 a coecienti interi. Viceversa, la radice di unequazione di primo grado a coefcienti interi ` e certamente un numero razionale: perci` o, possiamo pensare ai numeri razionali come a tutte le soluzioni di tutte le possibili equazioni di primo grado a coecienti interi. Questa osservazione suggerisce una possibile generalizzazione del concetto di numero razionale. Un numero reale x si dice algebrico se ` e radice di una opportuna equazione di grado n 1 an xn + an1 xn1 + + a1 x + a0 = 0 ` chiaro quindi che, in particolare, ogni numero razionale a coecienti interi. E ` e anche algebrico. Tuttavia, non ` e detto che un numero algebrico sia raziona e razionale, tuttavia esso ` e radice le: ad esempio, sappiamo che x = 2 non ` dellequazione di secondo grado x2 2 = 0 e algebrico ma non razionale. Analogache ` e a coecienti interi, quindi 2 ` mente, 3 5 ` e irrazionale ma algebrico, in quanto risolve lequazione cubica a coecienti interi x3 5 = 0 (` e fondamentale poter aumentare il grado dellequazione, poich e 3 5 non risolve alcuna equazione di secondo grado a coecienti interi). Si pu` o dimostrare che 10

radici, somme e prodotti di numeri algebrici sono ancora algebrici, per cui ` e possibile costruire numeri algebrici anche molto complicati, come ad esempio 3 5 4 12 8 2 + 11. 2 Non bisogna tuttavia credere che tutti i numeri algebrici si possano esprimere in questo modo tramite radicali: ad esempio, le soluzioni delle equazioni di grado maggiore di quattro non sono esprimibili, in generale, tramite radicali (si veda [2], [4]). In ogni caso, questa idea permette di classicare i numeri algebrici in classi via via pi` u complicate, a seconda del minimo grado d tale che x risolva unequazione di grado d a coecienti interi (i razionali corrispondono al caso d = 1, ` allora e per cos` dire pi` u complesso in quanto richiede d = 2). E mentre 2 ` naturale chiedersi se i numeri algebrici esauriscano i numeri reali. Tuttavia, le possibili equazioni a coecienti interi di grado d sono un insieme numerabile, quindi linsieme di tutti i numeri algebrici ` e a sua volta numerabile: essendo linsieme dei numeri reali non numerabile, segue che esistono numeri reali non algebrici (anzi, questo ragionamento basato sulla cardinalit` a mostra che i numeri reali non algebrici hanno la potenza di R, e in un certo senso sono quindi molti di pi` u rispetto ai numeri algebrici. I numeri non algebrici si chiamano trascendenti . Qual ` e, allora, un esempio di un numero reale non algebrico? Naturalmente, il numero e fa al caso nostro. Teorema 5.2 Il numero e non ` e algebrico. La dimostrazione di questo teorema ` e abbastanza laboriosa, e pertanto la omettiamo. Tuttavia, essa richiede soltanto qualche strumento di calcolo integrale, ed ` e pienamente accessibile a uno studente universitario del primo anno (si veda ad esempio [3]).
Esercizi 5.1 Mostrare, usando lirrazionalit` a di e, che e e 3 e sono irrazionali. Segue o non segue, soltanto dal fatto che e ` e irrazionale, che e2 ` e irrazionale? 5.2 Data una equazione di grado n a coecienti interi an xn + an1 xn1 + + a1 x + a0 = 0, chiamiamo taglia di questa equazione il numero intero t = n + |an | + |an1 | + + |a1 | + |a0 |. Mostrare che, per ogni numero naturale t, le equazioni a coecienti interi di taglia t sono in numero nito. Si deduca che linsieme dei numeri algebrici ` e numerabile. 5.3 Mostrare che 2 + 3 ` e algebrico.

Ulteriori propriet` a e caratterizzazioni

Concludiamo questa nota con una breve rassegna di alcune propriet` a e caratterizzazioni del numero e, che riportiamo senza dimostrazione. 1. Formula di Stirling.

11

Il limite notevole
n

lim

2n

=1 n! ` e noto come formula di Stirling (per una dimostrazione, si veda [1]) e serve, tra laltro, a fornire una stima precisa per la crescita del fattoriale. Da questa formula, segue subito la caratterizzazione di e come n . e = lim n n n! 2. Funzione inversa del logaritmo. Per x > 0, si denisce la funzione logaritmo naturale di x come
x

n e

ln x =
1

1 dt, t

x > 0.

` facile vedere che ln x ` E e una funzione continua, strettamente crescente e inoltre lim ln x = +. lim ln x = ,
x0+ x+

Pertanto, ln x ` e surgettiva sulla retta reale ed ammette una funzione inversa. Si pu` o dimostrare (oppure prendere come denizione dellesponenziale) il fatto che ex sia la funzione inversa di ln x. In particolare, e risulta denito come lunico numero reale tale che ln e = 1. 3. Area sottesa dalliperbole. ` Si consideri per x > 0 il graco delliperbole di equazione y = 1/x. E possibile denire il numero e come lunico numero > 0 tale che larea della regione di piano compresa tra lasse y = 0, liperbole y = 1/x, e le due rette verticali x = 1 e x = , valga esattamente 1. In realt` a, larea sotto liperbole si calcola tramite lintegrale di 1/x, quindi questo approccio ` e soltanto una riformulazione geometrica del precedente. 4. Derangements. Una permutazione di n elementi ` e una qualsiasi funzione iniettiva f : {1, 2, . . . , n} {1, 2, . . . , n}. Essendo f iniettiva (e quindi anche surgettiva), se scriviamo consecutivamente i numeri f (1), f (2), . . . , f (n),

vedremo comparire (in un qualche ordine che dipende da f ) tutti i numeri {1, 2, . . . , n}, e viceversa. Quindi, possiamo pensare a una permutazione f come a un possibile modo di scrivere, in un certo ordine, i numeri {1, 2, . . . , n}. Ad esempio, per n = 4 la funzione f (1) = 3, f (2) = 2, f (3) = 4, f (4) = 1

corrisponde alla disposizione 3, 2, 12 4, 1,

mentre la disposizione 4, corrisponde alla funzione g (1) = 4, g (2) = 1, g (3) = 2, g (4) = 3 1, 2, 3

(f e g sono due esempi diversi di permutazioni di 4 elementi). Si dice che il numero i ` e un punto sso per la permutazione f se vale f (i) = i. Nei due esempi precedenti, f ha come unico punto sso il 2 (essendo f (2) = 2), mentre la permutazione g ` e priva di punti ssi (essendo sempre g (i) = i). In generale, una permutazione pu` o avere uno, pi` u di uno, o nessun punto sso. Una permutazione priva di punti ssi si chiama derangement (che in inglese signica sconvolgimento, disordine, per sottolineare che nessun numero viene lasciato nella sua posizione naturale). Tra le permutazioni di n elementi, quanti sono i derangements? Indicando tale numero con dn , vale la formula dn = n! , e (19)

dove il membro destro indica larrotondamento di n!/e allintero pi` u vicino. Per una dimostrazione, si veda [5]. 5. Calcolo delle probabilit` a. In un aeroporto, gli n bagagli di n passeggeri vengono inizialmente smarriti e poi successivamente ritrovati dal personale addetto. Tuttavia, nel frattempo, le etichette coi nomi sono andate distrutte, e viene deciso (avendo lelenco degli n passeggeri) di spedire un bagaglio a ciascun passeggero, in maniera completamente casuale. Cos` facendo, quale tra le due alternative seguenti ` e la pi` u probabile? a) Nessuna persona si vede recapitare il proprio bagaglio. b) Almeno una persona si vede recapitare il proprio bagaglio. Naturalmente, si suppone che tutti i possibili abbinamenti tra bagagli e passeggeri siano equiprobabili. Osserviamo che, numerando le persone da 1 a n e analogamente i bagagli, in modo che il bagaglio i appartenga al passeggero i, ogni possibile abbinamento pu` o essere identicato con una permutazione f di n elementi (dove f (i) = j signica che la persona i si vede recapitare il bagaglio j ). ` allora chiaro che si verica il caso a) se e soltanto se labbinamento f ` E e privo di punti ssi, cio` e se e soltanto se f ` e un derangement. Pertanto, anch e si verichi a), il numero di casi favorevoli ` e il numero dn dei possibili derangements, dato dalla (19). Daltra parte, il numero di casi possibili ` e il numero di tutte le permutazioni di n elementi, ovvero n! (si veda lesercizio 6.11). In denitiva, la probabilit` a pn che si verichi a) ` e data da pn = 13
n! e

n!

e quindi si ricava 1 . e Pertanto, se n ` e grande (in realt` a, gi` a per n > 2), ` e pi` u probabile che si verichi levento b). In particolare, essendo 1/e 0.37, per n grande la probabilit` a che si verichi a) si assesta attorno al 37%, mentre quella che si verichi b) si assesta attorno al 73%.
n

lim pn =

6. Equazione dierenziale. La funzione esponenziale ex pu` o essere denita come lunica funzione y (x) denita su R, che verichi il problema di Cauchy f (x) = f (x), f (0) = 1

(naturalmente, occorre prima mostrare che tale problema ha una e una sola soluzione). Avendo denito tale funzione, si puoi poi denire e ponendo e = f (1).

Appendice I. Media aritmetica, media geometrica e disuguaglianza tra le medie


Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a usare il concetto di media aritmetica, detta anche semplicemente media o valor medio. Ad esempio se x1 , . . . , xn rappresentano i chilometri percorsi ogni anno dalla nostra automobile in un periodo di n anni, automaticamente siamo portati ad aermare che abbiamo percorso in media ogni anno A chilometri, dove A ` e proprio la media aritmetica A= x1 + x2 + + xn n

delle lunghezze e non, ad esempio, la loro media geometrica G = (x1 x2 xn ) n . Perch e? La risposta ` e in gran parte soggettiva, tuttavia possiamo trovare una giusticazione plausibile osservando che, se ogni anno percorressimo esattamente lo stesso numero di chilometri, percorrendo A chilometri allanno per n anni avremmo percorso una lunghezza complessiva pari a quella che abbiamo eettivamente percorso (cio` e la somma dei numeri x1 , . . . , xn ). E poich e nA = x1 + x2 + + xn , la media aritmetica A ` e in eetti lunico numero che ha questa propriet` a. Ora supponiamo, invece, che i numeri x1 , . . . , xn rappresentino laumento relativo di un capitale investito (o la sua diminuzione relativa) alla ne di ogni anno, in un periodo complessivo di n anni. Ad esempio, x1 = 2 signica che alla ne del primo anno il nostro capitale ` e raddoppiato, mentre x2 = 9/10 vuol dire che durante il secondo anno il nostro capitale ` e diminuito del 10%. Qual ` e laumento relativo medio del nostro capitale, nellarco degli n anni? La media aritmetica sarebbe qui del tutto fuori luogo. Infatti, dopo il primo anno
1

14

lincremento relativo del capitale ` e pari a x1 , dopo due anni ` e pari a x1 x2 , e dopo n anni ` e dato dal prodotto x1 x2 xn . Daltra parte, se il capitale avesse subito ogni anno una variazione relativa costante uguale a un certo numero , dopo n anni la variazione relativa sarebbe stata pari alla potenza n ; pertanto, eguagliando questa ipotetica variazione costante a quella eettiva, cio` e ponendo n = x1 x2 xn e ricavando , troviamo = (x1 x2 xn )1/n , ` quindi la ovvero la media geometrica degli incrementi relativi di ogni anno. E media geometrica, e non quella aritmetica, a giocare un ruolo naturale in questo contesto. Altri tipi di medie usate frequentemente sono la media quadratica Q=
2 2 x2 1 + x2 + + xn n

e la media armonica (per numeri strettamente positivi) H= n . 1 1 1 + + + x1 x2 xn

Limitandoci a considerare le medie geometrica e aritmetica, si ha il seguente teorema, noto come disuguaglianza tra le medie. Teorema 6.1 Siano x1 , x2 , . . . , xn numeri reali non negativi. Allora vale la disuguaglianza x1 + x2 + + xn , (20) (x1 x2 xn )1/n n ovvero la media geometrica ` e sempre minore o uguale alla media aritmetica. Dim. La (20) ` e certamente vera se n = 2. Infatti, dati due numeri x1 , x2 0, si ha ( x1 x2 )2 0, sviluppando il quadrato si ottiene x1 + x2 2 x1 x2 0, e dividendo per 2 si trova che la media aritmetica di due numeri ` e sempre maggiore o uguale alla loro media geometrica. Ora mostriamo che, se la (20) ` e vera per n numeri positivi arbitrari, allora ` e vera anche per 2n numeri positivi arbitrari. Consideriamo quindi 2n numeri positivi x1 , x2 , . . . , x2n e indichiamo con G la loro media geometrica. Poich e G = (x1 x2 x2n )1/2n = x1 x2 x3 x4 x2n1 x2n 15
1/n

la media geometrica G dei 2n numeri x1 , . . . x2n pu` o essere pensata come la media geometrica degli n numeri x1 x2 , x3 x4 , ..., x2n1 x2n .

Applicando quindi la disuguaglianza tra le medie geometrica e aritmetica di questi n numeri, troviamo x1 x2 + x3 x4 + + x2n1 x2n 1/n G= x1 x2 x3 x4 x2n1 x2n . n Daltra parte, sappiamo gi` a (caso n = 2) che vale x1 + x2 , 2 e disuguaglianze analoghe valgono per x3 x4 eccetera. Si ottiene quindi x1 x2 G
x1 +x2 2

x3 +x4 2

+ + n

x2n1 +x2n 2

x1 + x2 + + x2n = A, 2n

e quindi se la (20) vale per n numeri, essa vale vale anche per 2n numeri. Essendo la (20) vera per n = 2, essa sar` a allora vera anche per n = 4, 8, 16 eccetera, ovvero (per induzione su j ) per tutte le potenze binarie n = 2j . Il caso generale, in cui n non ` e una potenza di due, pu` o essere facilmente ricondotto al caso delle potenze binarie aggiungendo dei numeri ttizi, nel modo seguente. Dato n, esiste certamente una potenza di due maggiore di n, ovvero esiste un numero naturale m tale che n + m sia potenza di due (ad esempio, se n = 9 possiamo scegliere m = 7). Dati allora n numeri positivi x1 , x2 , . . . , xn , indichiamo con A la loro media aritmetica e consideriamo gli n + m numeri x1 , x2 , . . . , xn , A, . . . , A dove il numero A compare m volte. Per questo nuovo set di n + m numeri, sappiamo che vale la disuguaglianza tra le medie (x1 x2 xn Am ) n+m
1

x1 + x2 + + xn + mA , n+m

essendo n + m una potenza di due. Ricordando per` o che x1 + + xn = nA, la disuguaglianza diventa (x1 x2 xn ) n+m A n+m A che, come si vede subito, equivale alla (20).
1 m

16

Esercizi 6.1 Mostrare direttamente che, se la media aritmetica di due numeri a, b 0 coincide con la loro media geometrica, allora i due numeri sono uguali. 6.2 Mostrare che la media geometrica di n numeri non negativi coincide con la loro media aritmetica se e solo se gli n numeri sono tutti uguali. (Suggerimento: si riprenda in esame la dimostrazione della disegueglianza tra le medie). 6.3 In un circuito vi sono n resistenze R1 , . . . , Rn collegate in parallelo. Se ci chiedessimo qual ` e la resistenza media delle Ri , quale nozione di media sarebbe naturale usare? 6.4 Un pavimentatore piastrella ogni giorno, per n giorni, una stanza quadrata diversa, e la i-esima stanza ha lato pari a li . Alla ne del lavoro il pavimentatore si chiede quale sia, in media, il lato del quadrato che ha pavimentato in un giorno. Quale tipo di media gli consigliereste di usare? E, se invece di piastrellare, si trattasse di imbiancare le pareti? (Si supponga che i muri siano sempre della stessa altezza). 6.5 Ogni giorno una scavatrice esegue una buca a forma di cubo di lato li , i = 1, . . . , n, per n giorni. Come calcolereste il lato medio della buca? 6.6 Una scavatrice scava una buca a forma di parallelepipedo, di lati a, b, c. Il pilota, abituato a scavare buche a forma di cubo, si chiede quale sia il lato medio della buca, per quanticare il lavoro fatto. Come deve procedere? 6.7 Sappiamo che vale sempre G A. Si cerchino analoghe diseguaglianze che coinvolgano anche le medie armonica H , e quadratica Q (si inizi prima a esaminare qualche caso semplice, ad esempio per n = 2).

Appendice II. Lo sviluppo del binomio


Le potenze intere di un binomio a + b (a + b)0 (a + b)1 (a + b)2 (a + b)3 (a + b)4 . . . = 1 = a+b = a2 + 2ab + b2 3 = a + 3a2 b + 3ab2 + b3 4 = a + 4a3 b + 6a2 b2 + 4ab3 + b4

si incontrano frequentemente nei calcoli, tanto ` e vero che lo sviluppo del quadrato (a + b)2 (quadrato del primo termine, doppio prodotto e quadrato del secondo termine) risulta particolarmente familiare, cos` come lo viluppo del cubo (a + b)3 . In generale, se ci chiediamo quale sia la regola che consente di espandere la potenza n-esima (a + b)n , possiamo anzitutto osservare che (a + b)n ` e la somma di n + 1 termini, ognuno del tipo anj bj (0 j n) moltiplicato per un opportuno coeciente che dipende da n e da j , e che indichiamo col simbolo n , j detto coeciente binomiale di indici n e j , o anche semplicemente n binomiale j . Con questa notazione, possiamo senzaltro scrivere lo sviluppo del binomio come n n nj j (a + b)n = a b , j j =0 ma resta ancora il problema di trovare una formula esplicita per i coecienti binomiali. 17

Conviene riscrivere la precedente tabella tenendo conto soltanto dei coefcienti binomiali, ottenendo il seguente diagramma noto come triangolo di Tartaglia: n=0 1 n=1 1 1 n=2 1 2 1 n=3 1 3 3 1 n=4 1 4 6 4 1 n=5 1 5 10 10 5 1 n=6 1 6 15 20 15 6 1 . . . 1 1 Come fatto in gura, numeriamo le righe partendo da zero, in modo che il numero n di ciascuna riga corrisponda allesponente di (a + b)n , mentre in ogni riga numeriamo da sinistra (sempre iniziando da zero) i coecienti che vi compaiono. In tal modo, il coeciente binomiale n j si trova eettivamente al posto j nella riga n. Le regole che governano il triangolo di Tartaglia sono sostanzialmente due. Anzitutto, si nota subito che il primo e lultimo coeciente di ogni riga sono sempre uguali a 1, ovvero n 0 = n n = 1, n = 0, 1, 2, . . .
n 0

(21) rappresenta il

Ci` o` e naturale, in quanto il primo coeciente di ogni riga coeciente di an nellespansione di (a + b)n = (a + b)(a + b) (a + b),

ed espandendo il prodotto si vede che la potenza an pu` o essere ottenuta in un solo modo, cio` e moltiplicando tra loro n volte i simboli a contenuti in ciascuna parentesi (per lultimo coeciente di ogni riga, si ragiona in modo analogo con bn ). Inoltre, si osserva che nel triangolo di Tartaglia ciascun numero (che non sia n e il primo n e lultimo della sua riga) ` e pari alla somma dei due numeri che nel triangolo stanno sopra di lui (uno immediatamente a destra, laltro immediatamente a sinistra nella riga precedente). In formule, ci` o vuol dire che vale la regola n+1 n n = + , 0 < j n, (22) j j1 j che assieme alla (21) consente di generare, ricorsivamente, tutti i coecienti binomiali. La (22) si pu` o dimostrare osservando che (a + b)n+1 = (a + b)(a + b)n ; pertanto, il monomio an+1j bj nello sviluppo di (a + b)n+1 si pu` o ottenere soltanto in due modi: come prodotto di a per il monomio anj bj (che compare nello sviluppo di (a + b)n ), oppure come prodotto di b per il monomio an+1j bj 1 (che compare anchesso nello sviluppo di (a + b)n ). Sommando questi due contributi, si ottiene che il coeciente di an+1j bj in (a + b)n+1 , ovvero n+1 , obbedisce j alla regola (22). 18

In eetti, in generale vale la formula esplicita n j = n! , (j !)(n j )! 0 j n, (23)

con la solita convenzione che 0! = 1. Questa formula coincide con la (21) per j = 0 oppure j = n, ed ` e quindi vera in questo caso particolare. In generale, la si pu` o dimostrare per induzione su n: supponendo la formula valida per un determinato n, se 0 < j < n + 1 abbiamo in base alla (22) n+1 j = n n + j1 j = n! n! + . (j 1)!(n j + 1)! (j !)(n j )!

Raccogliendo n! e portando a denominator comune si trova n+1 j = n! j + (n j + 1) n+1 (n + 1)! = n! = , (j !)(n j + 1)! (j !)(n j + 1)! (j !)(n j + 1)!

e quindi la (23) ` e vera anche per n + 1. La (23) pu` o anche essere scritta in altro modo, semplicando n! a numeratore con (n j )! a denominatore, ovvero n j = n(n 1)(n 2) (n j + 1) , j! 0 j n,

dove il numeratore va inteso come 1 nel caso estremo in cui j = 0, poich e in tal caso si ha ovviamente n!/(n j )! = 1. Da ultimo, osserviamo che il triangolo di Tartaglia ` e simmetrico rispetto al suo asse verticale, ovvero si ha n j = n , nj 0 j n.

Questa propriet` a di simmetria dei coecienti binomiali si ottiene subito dalla (23), ma era del tutto prevedibile in quanto (a + b)n = (b + a)n , e quindi i termini a e b giocano nello sviluppo del binomio un ruolo del tutto simmetrico.
Esercizi 6.8 Dimostrare che valgono le relazioni

n
1

n  =n n1

( per n 1),

n
2

n  n(n 1) = 2 n2

(per n 2).

6.9 Dimostrare che per ogni n 0 vale


n   X n j =0

= 2n .

6.10 Dimostrare che, per x 0 e per n intero positivo, si ha (1 + x)n 1 + nx. 6.11 Dimostrare che k persone possono essere ordinate in la in k! modi diversi. (Suggerimento: in quanti modi possiamo scegliere il primo della la? Dopo aver scelto il primo della la, in quanti modi pu` o essere scelto il secondo?). 6.12 Dimostrare che, se da n persone bisogna sceglierne k (k n) e ordinarle in una la, questo pu` o essere fatto in n!/(n k)! modi diversi (Si ragioni come nellesercizio precedente).

19

6.13 Dimostrare che, se un allenatore ha n giocatori e deve sceglierne k da mandare in campo per la partita, egli pu` o eettuare la scelta in

n
k

modi diversi. (Suggerimento: si sfruttino i due precedenti esercizi, in ordine inverso). 6.14 Nellesercizio precedente, k giocatori scendono in campo e gli altri n k restano in panchina. Da questo, si deduca che

n
k

n  , nk

0 k n.

Riferimenti bibliograci
[1] F.Conti, P. Acquistapace, A. Savojni, Analisi matematica, Milano,McGrawHill, 2001. [2] R. Courant, H. Robbins, Che cos` e la matematica?, Torino, Boringhieri, 1978. [3] E. Giusti, Analisi Matematica 1, Torino, Bollati Boringhieri, 1988. [4] M. Klein, Storia del pensiero matematico, Torino, Einaudi, 1996. [5] D. Knuth, The Art of Computer Programming, Volume I, Addison-Wesley, 1997, pag. 183.

20