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Destra, sinistra, comunismo, comunitarismo, questione nazionale

Gennaro Scala 4 maggio 2010 Prendo spunto da una discussione di qualche mese fa fra Costanzo Preve e Domenico Losurdo, pubblicata sui rispettivi siti, per alcune riflessioni sulle categorie in oggetto. Partendo dalla distinzione destra/sinistra, per quanto Preve sia molto pi fecondo e critico, perch pi problematico e privo delle granitiche certezze di Losurdo (assolutamente ingiustificate dopo la deriva ignominiosa della sinistra) singolare che entrambi, noti studiosi del pensiero di Marx, non utilizzino gli strumenti teorici messi a punto da questultimo. Quali gruppi sociali e quali interessi economico-politici rappresentano rispettivamente la destra e la sinistra? Tale approccio non sufficiente se non integrato con lanalisi dei rapporti geopolitici, ma sicuramente molto pi utile rispetto allo stabilire la permanenza e leffettualit di tale distinzione sulla base della vicinanza o meno a determinati valori. Non esistono tavole categoriali, si direbbero eterne, quali quelle che ci vorrebbe ammannire Losurdo, che ci consentano con facilit di venire a capo di tali questioni, ma sempre soltanto lanalisi concreta della situazione concreta. Ma bisogna prendere Losurdo e altri marxisti accademici per quello che sono, professori da cui si possono imparare delle cose riguardo a Hegel, Kant, Marx ecc. che possono tornare utili. Purtroppo Losurdo non si limita a fare il professore, ma vorrebbe essere un teorico degli odierni comunisti, ma in realt il cultore unideologia morta che funziona da strumento di conservazione. La citatologia (ottima definizione di Preve) a tal fine proprio lo strumento adatto per uccidere ogni creativit teorica. Secondo la mentalit accademica lo studioso ci deve mettere il meno possibile del suo, e far emergere tutto dalle citazioni. Ben si vede come nei media c chi sa fare il suo mestiere. Non strano che Losurdo, il comunistone Losurdo, perfino stalinista, fu invitato ad alcune conferenze filosofiche della Rai. Il comunismo di Losurdo stato da supporto ideologico a certe aree di Rifondazione (nonostante sia sempre stato critico e distante), partito che ha giocato da puntello al sistema della cosiddetta seconda repubblica e che servito ad indirizzare su un binario morto energie che avrebbero potuto essere utilizzate pi proficuamente. Anche se Losurdo ha preso delle posizioni controcorrente riguardo alla Cina, o alla rivoluzione colorata in Iran si trattato di posizioni puramente ideologiche che intendevano dare una plausibilit alle sue posizioni, ma la loro incosistenza dimostrata dal suo silenzio quando analoga rivoluzione colorata si tentata in Italia. Fin quando si tratta di eventi lontani nel tempo e nello spazio (la Cina, lIran, lUnione Sovietica) possibile fingere di essere comunisti, solo silenzio quando invece si tratta di prendere delle posizioni effettive riguardanti il contesto politico italiano, anzi si possono fare i convegni con i comunisti italiani appena dopo questi erano scesi in piazza per la rivoluzione colorata di marca italica. Ma non vale la pena di perdere ancora tempo con costoro, il barcone si completamente sfasciato e stanno tutti colando a picco. Quelli come Losurdo coleranno a picco tutti di un pezzo.

Cosa rappresentano in Italia la destra e la sinistra? Abbozzo una risposta molto generica, una risposta pi esauriente necessiterebbe di altro spazio e diverso approfondimento, solo per affermare il principio che per un minimo di chiarezza su tale questione prioritaria lanalisi di carattere strutturale, piuttosto che lanalisi basata su categorie di carattere ideologico o filosofico. La sinistra, in particolare le varie derivazioni del Pci, diventata dopo il semi colpo di stato di mani pulite uno strumento di quella che La Grassa chiama la Grande Finanza e lIndustria Decotta (GF-ID), perdendo progressivamente ogni rapporto con le classi popolari e conservando pi che una base sociale dei bacini elettorali nel pubblico impiego. questa la causa del suo irreversibile declino. La destra rappresenta invece determinati interessi, seppure mediati con il sistema di potere economico e finanziario italiano e internazionale, cio quelli della piccola e media industria, che costituisce lossatura fondamentale delleconomia italiana. Ecco perch gli Stati Uniti preferiscono la sinistra, non rappresentando nessun settore sociale molto pi docile e malleabile. stata principalmente la sinistra a svendersi il patrimonio nazionale. Al di l dellapparenza di un maggiore allineamento ideologico la destra in realt, proprio perch intendeva difendere degli interessi, ha rappresentato per le manovre statunitensi un ostacolo. Per quanto sinistra e movimento operaio si siano intrecciate fino a confondersi un errore identificarli. Sinistra e movimento operaio e comunista sono sempre state due cose diverse. Il movimento comunista, per quanto abbia naturalmente spesso avuto rapporti con la sinistra, stato sempre radicalmente diverso sia dalla sinistra che dalla destra in quanto entrambi schieramenti borghesi. Per questo non condivido Preve, quando afferma che una volta tale distinzione era valida ma ora non lo pi. La distinzione c, ma destra e sinistra sono quello che sono sempre state, dalla loro nascita, diversi raggruppamenti delle classi dominanti, i quali possono dar vita a loro volta a sottoraggruppamenti trasversali ecc. I comunisti del secolo scorso nel corso della loro storia, giunta ormai a definitiva conclusione, hanno sempre avuto degli atteggiamenti differenziati, generalmente hanno appoggiato la sinistra, ma, fin quando hanno voluto il superamento della societ borghese, non si sono mai identificati con essa. Il movimento operaio cercava di attirare la coscienza infelice borghese insoddisfatta delle ipocrisie della societ borghese. Le forze politiche della borghesia hanno cercato di subordinare, corrompere, inglobare partiti ed esponenti politici del movimenti operaio nelle loro manovre. Quando i partiti del movimento operaio e sinistra sono giunti a confondersi stata la catastrofe per i primi. Dalla rottura con le socialdemocrazie che avevano votato i crediti di guerra nacquero i partiti comunisti leninisti del Novecento. Comunque, se con la sinistra c stato sempre un rapporto pi stretto, i comunisti non sempre hanno appoggiato la sinistra, lo stesso Losurdo a ricordare, senza rilevare la contraddizione con la sua argomentazione, come Marx appoggi il movimento indipendentista irlandese nonostante fosse guidato dalla Chiesa, la quale non mai stata di sinistra, che io sappia. Per Lenin, lemiro afghano, nella misura in cui si batteva contro il dominio inglese, svolgeva, nel contesto dei rapporti internazionali, una funzione progressiva, nonostante fosse lespressione di forze retrograde. Quindi in passato i comunisti non sono sempre stati a favore della sinistra, ma talvolta hanno appoggiato la destra.

Destra e sinistra vanno giudicate dal punto di vista dei movimenti storici reali e non dei valori che dicono di professare (e che poi costantemente sconfessano nella pratica). La sconfitta del comunismo ha portato allabbandono anche di quelle vere e proprie conquiste del metodo marxiano di analisi della realt sociale. La conseguenza stata una regressione ad un moralismo, che niente a che fare con la moralit personale, qualit indubbiamente positiva, ma vuol dire confondere etica e politica, e non concepire la scienza politica come scienza autonoma (Gramsci a proposito di Machiavelli), significa voler anteporre delle finalit che si ritengono desiderabili dal punto di vista etico alla durezza e oggettivit dei rapporti sociali. Il che si traduce o in atteggiamenti da anima bella, oppure nellipocrisia tout court. Marx non intendeva mettere le braghe al mondo, ma realizzare la finalit etica di una societ migliore allinterno del movimento storico concreto. Bisogna ribadire questo metodo, perch a mio parere lunica via duscita da dallimpasse odierna. Ripartire dalla realt concreta per ricostruire un progetto politico. Non esistendo pi un movimento operaio e forze politiche vi fanno riferimento, il punto di vista della emancipazione della classe operaia non pu essere il nostro punto di vista. Se un domani rinascer un movimento del genere ne riparleremo, ma al momento non esiste un movimento operaio lontanamente simile a quello del secolo scorso, e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario (non mi si venga a dire che in Italia il Pd e Rifondazione comunista sono espressione del movimento operaio). Lunico movimento storico reale positivo che si intravvede in questo momento il passaggio dal mondo unipolare a guida statunitense ad un mondo multipolare. Questo passaggio positivo perch riteniamo giusto che i paesi non occidentali conquistino benessere, indipendenza e sviluppo sociale, e non credo comunque che qualcuno possa loro impedirlo. Riteniamo che lattuazione di tale passaggio metter maggiormente in movimento anche i paesi occidentali, i quali stanno attraversando una lunga fase di stagnazione in tutti gli ambiti. Da questo bisogna ripartire per ricostruire un progetto politico. Per questo ritengo La Grassa il pi vicino al metodo marxiano. La mie critiche nei confronti di Preve, una delle poche persone di vera cultura (di molto superiore a quella, per vari motivi, un po raffazzonata del sottoscritto) rimaste in ambiente culturale cos degradato come quello italiano, non intendono minimamente sminuire i suoi meriti quale uno dei critici pi profondi e radicali dellideologia comunista sclerotizzata. Per gli ultimi sparuti sopravvissuti del comunismo novecentesco la lettura dei suoi testi altamente consigliata, generalmente quelli precedenti la folgorazione comunitarista, segnalarei in particolare Il comunismo storico novecentesco,un testo che credo avr un suo posto nella storia del pensiero. Tuttavia, come si soliti dire, e in questo caso la definizione giusta, la pars destruens stata davvero efficace, ma la pars costruens ha difettato molto. Gli spunti geniali sono tanti, ma non arrivano mai a costituire unanalisi sufficientemente definita della realt sociale e politica, per la quale richiesta unanalisi di carattere un po pi scientifica (fra virgolette perch la scientificit richiesta per lanalisi sociale diversa da quella richiesta per la fisica o la biologia). E in questo ha avuto un forte peso lattaccamento di Preve non alla filosofia in quanto tale, ma a un certo modo di fare filosofia. Preve difende lautonomia della filosofia, ma non esiste un sapere filosofico

separato dal sapere scientifico (nellantichit questa separazione non esisteva, Aristotele non si pensava filosofo e non scienziato, ma entrambi). Vi un unico sapere umano che si articola secondo diverse modalit e si applica a diversi oggetti. Genericamente, possiamo dire, per intenderci, che la filosofia si occupa del suo oggetto nei suoi aspetti pi generali, avendo come orizzonte la totalit, pur sapendo che questa irraggiungibile, essendo il sapere umano un sapere determinato, mentre invece la conoscenza scientifica pi orientata verso il particolare. Naturalmente non esistono unimpostazione filosofica o scientifica pure, ma diverse combinazioni delle stesse. In Preve, vi una sorta di tensione verso la totalit che gli impedisce di soffermarsi nel particolare come sarebbe necessario. Ad es., nei suoi scritti ritorna pi volta la questione nazionale, cruciale per molti aspetti a causa della fase multipolare che si avvicina e anche perch stata uno dei maggiori punti deboli del movimento comunista. Ma al di l dei tanti spunti geniali non vi mai una riflessione approfondita su tale questione. Anche in suo libro recente su marxismo e tradizione culturale europea, la questione impostata in modo molto interessante affiancando alla Questione nazionale la Questione sociale, ma ancora non vi un approfondimento soddisfacente. Preve giunto ad abbracciare il comunitarismo a partire da alcuni questioni cruciali. La chiave per la loro comprensione la si pu trovare, a mio parere, in un scritto su Marx e Nietzsche pubblicato solo in forma elettronica nel sito web dalla casa editrice Petite Plaisance. La parola a Preve: La formazione del niccianesimo novecentesco fa parte di un conflitto storico reale, la guerra civile sociale e culturale fra la piccola borghesia (pseudo-nicciana) e le classi popolari subalterne (pseudo-marxiste). Questo conflitto fu tragicomico, o pi esattamente tragico visto da vicino e comico visto da lontano, in quanto si legittimava su di un doppio equivoco, ed era accuratamente sorvegliato dallalto da una grande oligarchia capitalistica che favoriva questi giochi gladiatori in quanto circenses passavano sempre a lato dei veri conflitti. Questo uno dei tanti spunti geniali di Preve che aprono nuove prospettive. Si tenga conto dei recenti avvenimenti in Italia e in Iran. Gli Stati Uniti nelle loro manovre fanno sempre leva su divisioni sociali reali. In Iran sono riusciti in una certa misura ad aizzare la classe media, desiderosa di maggiori libert e che si sente compressa dal potere, contro Ahmedi-Nejad, sostenuto dalle classi popolari. In Italia si invece cercato di mobilitare le classi popolari contro Berlusconi, ma senza successo perch la sinistra ha perso con esse quasi ogni rapporto. Mentre in Iran il governo ha avuto delle serie difficolt, invece in Italia mesi e mesi di bombardamento mediatico attraverso campagna scandalistica internazionale hanno appena scalfito il governo berlusconiano. Preve quindi vorrebbe una filosofia che permetta di superare tali divisioni ed ha individuato nel comunitarismo un concetto che consentirebbe di andare oltre tradizione e rivoluzione. Ed qui lerrore principale, quello di ricercare nuove sintesi fra correnti di pensiero diverse e opposte. Partendo dalla questione nazionale quale questione cruciale, diciamo invece che necessaria da parte di chi proviene dal marxismo una seria riflessione sulla questione nazionale che permetta di ricomporre, quando necessario queste diversit, in difesa del legittimo interesse nazionale, senza per questo volerle annullare. Per fare un esempio concreto, quando Berlusconi caduto sotto attacco internazionale per gli accordi con Putin riguardanti la costruzione del gasdotto South Stream,

unopposizione degna di questo nome, pur ribadendo lopposizione a Berlusconi, lavrebbe difeso dagli attacchi perch questi riguardavano non Berlusconi e la destra, ma il legittimo interesse di unimpresa italiana a costruire un gasdotto sottratto al controllo statunitense. Preve ha ragione nel sostenere che la demonizzazione del fascismo, comprensibile durante la guerra civile che si protrasse fino alla fine della guerra e alla sconfitta definitiva del fascismo, non ha pi ragione dessere. La demonizzazione dellavversario pu essere comprensibile quando si giunge al conflitto armato, ma deve cessare quando si arriva ad una risoluzione del conflitto. Invece, fu prolungata da un partito comunista che aveva difatti abbandonato la prospettiva del superamento del capitalismo, quale strumento di identit fittizia per la militanza. Ma lantifascismo in assenza di fascismo anche uno strumento del potere statunitense attraverso cui viene demonizzato il nemico di turno ( milosevic-hitler, saddam-hitler, ahmeni-nejad-hitler ecc.) In Italia gli Usa hanno usato sia lanticomunismo che lantifascismo per perseguire i loro obiettivi. Quando vi era il rischio di un partito comunista non gradito, per quanto moderato, hanno usato come manovalanza il neofascismo, quando non stato gradito Berlusconi hanno usato lantifascismo. A mio parere, legittimo allearsi, quando si tratta di difesa del legittimo interesse nazionale, anche con chi condivide un nazionalismo di derivazione fascista, senza per questo rinnegare la propria storia, di cui fa parte lantifascismo (ma fa parte appunto della storia perch il fascismo come movimento storico rilevante non esiste pi). Questa non una contraddizione, ma tenere conto del contesto politico completamente diverso rispetto a quando nacque lantifascismo. Chi vuole rapportarsi soltanto con chi la pensa al suo stesso modo, non abbandoni il suo studiolo. Ma se non legittimo rapportarsi con chi proviene dal fascismo (in quanto creazione satanica) invece legittimo rapportarsi con i partiti filoamericani? Non ha commesso il potere statunitense nel corso della sua storia crimini paragonabili a quelli nazisti? Lerrore di Preve consiste che da tali giuste premesse vorrebbe giungere a sintesi che invece si traducono in pasticci ideologici che finiscono per essere dannosi alla causa comune della difesa del legittimo interesse nazionale, perch generano confusione, mancata chiarezza negli obiettivi, dovuti al tentativo di sintetizzare tradizioni di pensiero opposte e divergenti. Gramsci nel carcere fascista scrisse che i comunisti devono saper essere profondamente nazionali, ma in realt nel movimento comunista, a parte Lenin e Stalin, successivamente non vi mai stata una seria discussione sulla questione nazionale, mentre la questione sociale stata sempre prevalente. necessario avviare una discussione seria, approfondita, scientifica, su tale questione. Preve ha scritto che tiene in modo particolare al libretto scritto in Elogio del comunitarismo, attaccamento spiegabile solo con il detto napoletano secondo cui ogni scarrafone bello a mamma sua. Ai miei occhi invece un vero pasticcio. Non si pu scrivere un elogio del comunitarismo senza mai arrivare a definire cosa si intende con tale termine, e allo stesso tempo dandone uninterpretazione tutta personale, senza una vera discussione del comunitarismo del passato, n in particolare del comunitarismo odierno, il quale unideologia di derivazione principalmente statunitense complementare pi che opposta al liberalismo. Ideologia propagandata dai media e dalla classe politica (ad es. Hillary Clinton ha scritto un libro comunitarista dal titolo It

takes a village to raise a children). Tale comunitarismo dovrebbe temperare gli eccessi del liberismo senza spese per lo stato americano, che ha modi ben migliori di impiegare i soldi in giro per il mondo. Un po nello stesso senso in cui DAlema disse che in Italia sufficiente uno Stato sociale ridotto in quanto ci sono le famiglie che fanno da fattore di compensazione. Alasdair MacIntyre con il suo innocuo rifiuto della modernit finisce per incontrare lideologia dominante quando ci invita a ritararci nelle comunit rurali in attesa che si consumi la catastrofe della civilt odierna. Non esistono soltanto gli Stati Uniti delle grandi metropoli, ma anche gli Usa della provincia rurale, delle cittadine di provincia. La migliore rappresentazione di tale ideologia lha data, a mio parere, il regista danese Lars von Trier, il quale ha inteso di proposito dare nel film una rappresentazione di uno dei volti dellAmerica. La protagonista in fuga dalla citt e dalla violenza del padre gangster incorre in un incubo ancora peggiore diventando ostaggio dalla piccola comunit di Dogville, dalla quale sar umiliata, violentata, oppressa, e finir per rivolgersi al potere capitalistico paterno per vendicarsi sterminando la comunit di Dogville. Il film davvero inquietante perch il regista attraverso unastrattizzazione della scena, ottenuta con mezzi vari, riesce a mettere a nudo il problema del rapporto dellessere umano con laltro essere umano e con la societ. La comunit di Dogville una comunit di persone sole, spinte dalla loro stessa solitudine ad approffittare della solitudine della protagonista, bisognosa di essere accettata, per sottometterla al volere della comunit, cio al loro volere, in un crescendo di rapporti sadomasochistici fino alla ribellione finale della protagonista. In conclusione, il comunitarismo non una soluzione alla solitudine, poich inserisce la persona in rapporti umani non autentici ma forzati, aggravando la sua condizione. Contro allo sfilacciamento dei rapporti umani, alla grave disgregazione sociale attuale non serve riscoprire comunit varie, che indurrebbero soltanto nostalgia della sana alienazione cittadina e delle belle giornate passate da soli davanti allo schermo del computer, collegati con il mondo a sperimentare direttamente lonnipotenza astratta e limpotenza reale dellindividuo nella societ attuale. Serve invece la ricostruzione paziente di un progetto politico, perch appunto luomo un animale politico e il legame fra gli esseri umani politico. La lettura comunitarista di Aristotele intende invece lessere umano come essenzialmente politico e comunitario, cio lessere umano in quanto essere sociale sempre appartenente ad una determinata comunit, che costituisce il suo orizzonte ultimo. Per questo il comunitarismo incompatibile con luniversalismo, non pu essere declinato in senso universalistico, come vorrebbe Preve, a meno di non averne una concezione tutta personale. Ma allora perch chiamarlo comunitarismo e non con un termine qualsiasi di fantasia? Applicando il comunitarismo alla questione nazionale ne verrebbe fuori una prospettiva ineliminabilmente nazionalista, la comunit nazionale sarebbe lorizzonte ultimo insuperabile, mentre la questione nazionale andrebbe collocata nel contesto pi ampio dei rapporti internazionali, in vista di un ordinamento che eviti i devastanti conflitti a catena fra gli stati di cui si fatta sufficiente esperienza nel secolo scorso. Nonostante linterpretazione molto personale, il comunitarismo ha per lasciato il segno. Preve ha scritto una vera e propria eresia per quanti hanno a cuore la libert di pensiero. necessaria una citazione da Lelogio del comunitarismo:

Con tutto il rispetto per lopinione del grande Hegel , ma dissentendo radicalmente da lui, ogni interpretazione individualistica e anti-comunitaria di Socrate mi sembra del tutto priva di fondamento. Non mi meraviglia per affatto che essa venga coltivata. Lirresistibile tendenza dellindividualismo contemporaneo quello di eternizzare la propria sovranit simbolica retrodatandola nel passato, in modo da potersi impadronire meglio del presente squalificando i propri avversari. Secondo Preve, Socrate non era contro la comunit ateniese ma intendeva avvertire i suoi concittadini dei pericoli a cui andava incontro la citt. Ma che senso ha tale discorso! ovvio che Socrate non era contro la citt di Atene, ma fu oggettivamente un elemento di dissoluzione per quel determinato tipo di comunit basato sulle norme tramandate dalla tradizione, motivo per cui fu condannato a ragione (secondo Hegel). Socrate, dal canto suo era nel giusto a distaccarsi ( nota laffermazione di Hegel secondo cui sia Socrate che i suoi accusatori avevano ragione) da quel tipo di moralit tradizionale non pi adatta ad una societ che si stava trasformando e diventando pi complessa. Non era pi possibile affidarsi alle norme tradizionali, ormai inadeguate e spesso in contraddizione tra loro, era necessario che ognuno imparasse ad interrogarsi e vagliare criticamente tali norme. Nel nostro mondo non vi troppo individualismo, ma troppo poco. Levoluzione delle societ occidentali attuale non distrugge solo la socialit, ma anche lindividualit. Sono due fenomeni interconnessi perch lindividualit si pu sviluppare soltanto allinterno di una ricchezza di relazioni sociali. Una delle tematiche principali della sociologia del dopoguerra, generalmente definita teoria della societ di massa (Adorno , Riesman, Wright Mills, Bettelheim e altri), il declino dellindividualit (in senso generale, ma avevano principalmente in mente lindividualit borghese), ed era relazionata alla crescente disgregazione sociale (vedi il mio lavoro Bruno Bettelheim e il sofffocamento della personalit nel nostro tempo). Credere che vi sia troppo individualismo, vuol dire scambiarlo con il particolarismo, ovvero lavere come unico orizzonte il proprio naso. Individualismo capacit di pensare con la propria testa, anche a costo di resistere alla pressione sociale. un elemento indispensabile per levoluzione sociale, altrimenti la societ resterebbe bloccata in un conformismo che riproduce sempre se stesso. Individualismo lo sviluppo di una personalit ricca di capacit e di relazioni, cosciente dei problemi del proprio tempo. Esattamente il contrario di chi pensa esclusivamente ai cazzi suoi. Individuo e societ sono inseparabili, ma irriducibili e inconciliabili. Da una parte la societ sprona lindividuo alla crescita, dallaltra lindividuo volendo trasformare la societ in base alle sue esigenze fattore di evoluzione sociale. un conflitto eterno che non si concluder mai. Preve parte da un problema assolutamente reale e cruciale oggi, quale quello della progressiva distruzione dei legami sociali, fonte della profonda infelicit dei nostri tempi che si cerca di sanare con fiumi di droghe, alcol, psicofarmaci (tra laltro vi chi sostiene con argomentazioni non certo campate in aria che tra i motivi della guerra in Afganistan vi sia il controllo del mercato della droga). E sono anche daccordo che rispetto a chi persegue la felicit privata che si traduce in infelicit collettiva vada ricordata la consapevolezza spontanea dei greci che lessere umano un essere sociale, il quale non pu

essere felice quando separato dalla societ. Ma lalternativa fra individualismo e comunitarismo una falsa alternativa. Individualismo e comunitarismo non sono ideologie opposte ma complementari. Allunencumbered self, cio alla persona che stata astratta dai legami sociali dallindividualismo liberista, il comunitarismo risponde con l encumbered self, cio con la persona che soggiace ai legami sociali. Per entrambi non vi dialettica fra individuo e societ. Lalternativa al particolarismo individuale liberista la ricostruzione di un progetto politico di emancipazione che ricostruisca le basi per la vita associata consapevole, cio la politica. Starei per dire che lalternativa il socialismo. Tuttavia socialismo, comunismo non sono che parole ci che conta agganciarsi al movimento reale. La vecchia prospettiva di emancipazione del comunismo giunta al suo completo esaurimento con la completa degenerazione dei suoi ultimo rappresentanti. Non resta che la faticosa ricostruzione di un nuovo progetto politico, il quale presuppone la completa rottura con il vecchio. Il comunitarismo in relazione con una tesi che Preve ha voluto presentare in modo volutamente provocatorio: Marx non fu un materialista ma idealista, erede dellidealismo tedesco, nella misura in cui condivide appunto una filosofia della storia. S, Marx fu un idealista in questo senso, ma proprio tale eredit che va superata, sia nella forma liberale secondo cui la storia sarebbe un cammino verso la libert, sia nella versione marxiana secondo cui lumanit sarebbe incamminata verso il Comunismo. La Storia non ha nessuna finalit intrinseca, esiste unevoluzione sociale, ma questa non retta da un Fine. La speranza del comunismo, della societ senza classi stato un potente fattore di mobilitazione, proprio perch raccoglieva secolari correnti religiose mai spente, ma fu anche uno dei principali motivi per cui in Unione Sovietica non si riusc a dar vita ad un nuovo ordinamento proprio perch ogni ordinamento risultava insoddisfacente rispetto allideale comunista. Bisogna riprendere il processo di apprendimento che fu interrotto dallo sfascio del gruppo dirigente bolscevico e successivo tentativo staliniano di salvare dittatorialmente gli obiettivi della rivoluzione. Ci che Bucharin chiamava la fine dei sogni, cio mettere da canto il sogno di palingenesi radicale e provare a creare un ordinamento sociale, magari imperfetto come ogni cosa umana, ma possibilmente migliore di quello borghese. Tuttavia Bucharin non pot evitare di presentare questa tesi in modo estremizzato (il solito passare da un estremo allaltro), a cui era pur giunto da dalla posizione opposta, ultrarivoluzionaria di qualche anno prima, lanciando il famoso arricchitevi!, che non risult molto gradito a coloro che avevano rischiato la pelle, subito il carcere, e lesilio in Siberia perch alla fine si trattasse soltanto di far arricchire qualcuno, contribuendo in tal modo ad accentuare lo scontro e successivo sfascio del gruppo dirigente bolscevico. Labbandono dellideale comunista non vuole dire affatto abbandonare laspirazione ad una societ diversa e migliore, ma tenendo presente che quandanche si riuscisse a superare il capitalismo e a creare un ordinamento diverso, la societ futura non sar mai una societ pacificata, e in ogni caso sar soggetta a corruzione e a degenerazione come tutti i regimi sociali e politici. Preve ha rinunciato al mito dellestinzione dello stato, al mito della societ

senza classi, allestinzione della famiglia, ma non saputo rinunciare al mito di fondo del ritrovamento della Comunit perduta. Per quanto Preve sia stato uno dei principali critici del movimento comunista, egli non disposto ad abbandonare questo ideale di ultima istanza, per cos dire. Prima di aver capito ci, devo confessare di essere rimasto piuttosto sconcertato quando Preve ha accusato la scuola althusseriana italiana (La Grassa) di aver abbandonato la prospettiva comunista. Ma non era lo stesso Preve che aveva a pi riprese affermato che il comunismo storico novecentesco era giunto alla sua conclusione? Ho pensato che dopo vari anni di lettura intensiva dei testi di Preve (che mi sono stati molto utili per superare lattaccamento allideologia comunista) non avevo capito cosa sostanzialmente intendesse dire. Credo ora di aver capito che la critica del comunismo si presentava come proposito di superamento (e in effetti ne pone la basi), ma era in realt dovuta al tentativo estremo di conservare lideale comunista. Preve sostiene di condividere la critica di Althusser al teleologismo, ma non si avvede di quanto la stessa si addica al suo comunitarismo idealistico. Secondo Althusser: Si trova in Marx, progressivamente criticata, ma sempre presente, lidea di una filosofia della storia, di unOrigine edi una Fine, in breve di un Senso della storia, incarnato dalla successione delle epoche progressive dei modi di produzione determinati (si veda la Prefazione a Per la critica del 1859), che conduce alla trasparenza del comunismo (vedi lIdeologia tedesca, 1845, i Grundrisse, 1857-58 e infine la celebre frase del Capitale, nel 1867, sul preteso passaggio dalla necessit alla libert), incarnato nel mito di una comunit di uomini lavoratori (immersi, al limite, nellabbondanza, che praticamente non lavorano pi, consacrandosi completamente allo sviluppo della loro personalit (Marx nei suoi limiti, pagg. 62-3). Non servir a salvarlo coniugare il comunismo con il comunitarismo, approdare al comuni(ta)rismo. Il comunitarismo non unideologia compatibile con luniversalismo. Il comunitarismo universalistico questo s un vero pesce mammifero. Vorrei esortare Preve, casomai mi legga, ad abbandonare questa strada perch un gran spreco di intelligenza, e una fonte di confusione, pasticci vari, fraintendimenti. Secondo Preve Alain de Benoist sarebbe approdato ad un comunitarismo non organicistico. Invece questultimo scrive a proposito dei comunitaristi odierni, principalmente anglosassoni: Le fond de leur message est que si lon ne peut redonner vie des communauts organiques ordonnes lide de bien commun et de valeurs partages, la socit naura pas dautre alternative que lautoritarisme ou la dsintgration. Marx fu partecipe di una filosofia della storia derivata dallidealismo tedesco, tuttavia fu anche critico di questo punto di vista (era un tipo contradditorio), disse infatti che la virt suprema della filosofia della storia era quella di essere sovrastorica. Da tale critica nacque il metodo marxiano di analisi strutturale dei fenomeni sociali, che riportava il punto di vista allinterno della storia, nei movimenti reali. Tuttavia la filosofia della storia non venne mai superata del tutto, rimase nella teoria degli stadi che avrebbe portato necessariamente al comunismo. La lettura previana di Marx quale idealista e comunitarista (in senso lato, non nel senso dellideologia comunitarista) non affatto campata in aria, ma precisamente ci che va superato di Marx, il quale non fu soltanto questo, la sua parte pi vitale e innovativa fu lanalisi strutturale dei fenomeni sociali,

cio il materialismo applicato alla societ. Marx non fu materialista ma idealista? Non esiste un muro fra idealismo e materialismo. Come abbiamo visto Marx fu influenzato profondamente dalla filosofia della storia idealistica, ed vero che n lateismo, n la filosofia della praxis fanno di Marx un materialista, (entrambi sono presenti in Fichte che fu un idealista al cento per cento). Neanch lo strutturalismo di per s materialismo. Eppure Marx fu sostanzialmente un materialista, anzi il primo pensatore della storia ad applicare il materialismo alla realt sociale e storica. Ci chiarito egregiamente ed esaustivamente da Lukcs nellOntologia dellessere sociale nei capitoli riguardanti la teleologia del lavoro. Il motivo preciso per cui il passaggio decisivo che consent di applicare il materialismo alla realt sociale fu attuato dallidealismo chiarito da Marx nelle Tesi su Feuerbach. Il vecchio materialismo, meccanicistico, e anche un po stolido, proprio perch era materialistico, se cos vogliamo dire, non riusciva a concepire il momento ideale nella costruzione della realt da parte dellessere umano. Di conseguenza il lato attivo sviluppato astrattamente in opposizione al materialismo, dallidealismo. La soluzione di Hegel della fino ad allora irrisolta antinomia fra teleologia e casualit, consentiva di concepire il momento ideale, come processo interno alla materia. La ragione tanto astuta quanto potente. Lastuzia consiste in genere nellattivit mediatrice, la quale, facendo agire gli oggetti gli uni sugli altri conformemente alla loro propria natura e facendoli logorare dal lavorio delluno sullaltro, mentre non si immischia immediatamente in questo processo, non fa tuttavia che portare a compimento il proprio fine (Hegel, Enciclopedia, c. in K. Marx, Il capitale, Roma, Editori riuniti, 1980, vol. I, p. ). Tale epocale acquisizione della filosofia hegeliana fu trasformata da Marx nel Capitale in unantropologia che venne a definire lelemento fondamentale, la particella elementare suo oggetto di studio: lessere umano nella sua vita associata volta per necessit, in primo luogo, alla riproduzione della vita sociale. Riporto il famoso passo del Capitale: Noi supponiamo il lavoro in una forma nella quale esso appartenga esclusivamente alluomo. Il ragno compie operazioni che assomigliano a quelle del tessitore, lape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ci che fin da principio distingue il peggiore architetto dallape migliore il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era gi presente al suo inizio nella idea del lavoratore, che quindi era gi presente idealmente non che egli effettui soltanto un cambiamento di forma dellelemento naturale; egli realizza nellelemento naturale, allo stesso tempo, il proprio scopo, da lui ben conosciuto, che determina come legge il modo del suo operare, e al quale deve subordinare la sua volont. Lintelligenza stessa poteva ora essere vista come frutto dellevoluzione della materia. La definizione del salto ontologico fra uomo e natura permetteva di applicare il materialismo, che alcuni identificano con lo spirito scientifico tout court, alla realt umana e sociale, evitando scientismo e positivismo (a parte qualche affermazione pi che altro metaforica Marx non identific mai le leggi naturali con le leggi dellevoluzione sociale). La lettura di Lukcs che abbiamo sopra sintetizzato resta un caposaldo, un chiarimento per certi versi definitivo del pensiero di Marx, ma quanto il

pensatore ungherese fosse interno al comunismo novecentesco lo si vede quando afferma che Hegel estese la teleologia dal suo ambito proprio del lavoro alla storia, ma non vede che analogo teleologismo si riscontra in Marx. Questo fatto macroscopico diventa invece visibile ad Althusser che osserva i fatti a partire dallo stadio iniziale della dissoluzione del comunismo novecentesco. Althusser vede bene anche che il teleologismo di cui Marx fu pienamente partecipe, non fu una creazione di Marx, ma faceva parte della mentalit del tempo. I militanti comunisti avevano bisogno di credere nellideale comunista, e che lideale di una societ finalmente pacificata fosse inscritto nelle Leggi della Storia, ci li compensava delle miserie del presente, li spronava allazione, ma fu alla fine tale idealismo che imped il consolidamento di un nuovo ordinamento sociale in Unione Sovietica. Ogni tentativo di dar vita ad un ordinarmento sociale non riusciva a determinarsi, perch sempre insoddisfacente rispetto allideale (in ci si distinse particolarmente lala trozkista), causando lo sfascio del gruppo dirigente di cui Stalin non fu causa ma conseguenza. Per quanto la rivoluzione sovietica non sia stata il frutto non della lotta di classe, ma momento iniziale di un sommovimento storico colossale che ha visto lascesa dei paesi non occidentali, essa per fallito nel costruire una societ diversa, alternativa a quella capitalistica. Ne risultato uno scacco pesantissimo che ha visto lo spegnersi per ora di quel protagonismo di massa che ha caratterizzato i due secoli precedenti. Successivamente, il teleologismo insito nellideale comunista degener in un piatto evoluzionismo che funzionava da copertura allopportunismo: la societ alternativa al capitalismo veniva rimandata in futuro indefinito e affidata ai meccanismi della storia, mentre nella prassi politica si perseguiva il pi basso opportunismo. Ebbe quindi ragione Althusser a farla finita con queste storie, tuttavia si comport come il chirurgo che invece di asportare la parte malata, asporta lintero organo mettendo in forse la vita del paziente. Eliminando la teleologia del lavoro si eliminano le basi su cui costruire le scienze sociali, almeno secondo il modello elaborato da Marx, come spiegato esaustivamente nellOntologia dellessere sociale. Questo non vuol dire riscoprire la centralit della classe operaia, la quale a dispetto di quanto sosteneva Marx in via di riduzione, analogamente a quanto accaduto alla classe contadina, ma piuttosto riguarda il modo in cui deve essere organizzata la societ. Ed sicuramente possibile immaginare organizzazioni migliori di quella attuale che diventa ogni giorno pi assurda. Il modello della prassi dellessere umano nel lavoro per Marx un modello per la stessa prassi politica. Non perseguire un astratto ideale a cui conformare la realt, cio mettere le braghe al mondo, ma stare nel movimento reale, attraverso la conoscenza delle dinamiche storiche e sociali effettive al fine di indirizzarle verso unorganizzazione sociale pi giusta, pi libera. Ribadisco limportanza e lattualit di tale metodo, senza dimenticare che Marx e i comunisti del secolo scorso ebbero bisogno di credere che la storia lavorava per loro in direzione di una societ finalmente pacificata, in direzione del Comunismo, un sogno che diede loro forza, ma che fu anche la loro rovina. possibile abbandonare questo sogno senza abbandonare laspirazione ad una societ diversa.