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la Repubblica

DOMENICA 9 GIUGNO 2013

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R CULT

ILMUSEO DEL MONDO


MELANIA MAZZUCCO
FOTO DI BASSO CANNARSA

LARTISTA

Francisco Goya (1746-1828). considerato il pi grande dei pittori spagnoli dellet illuminista. Tra i suoi capolavori la Maja Desnuda, Olympia. Celebri anche le incisioni della serie I Disastri della Guerra Le sue ultime opere sono le Pinturas Negras

KLEE Ad Parnassum (6 gennaio)

BEATO ANGELICO Annunciazione (13 gennaio)

KOKOSCHKA La sposa del vento (20 gennaio)

ACHEROPITA Il Santissimo Salvatore (27 gennaio)

POLLOCK Full Fathom Five (3 febbraio)

RAFFAELLO Ritratto di Leone X (10 febbraio)

BCKLIN Lisola dei morti (17 febbraio)

DI COSIMO La morte di Procri (24 febbraio)

MONDRIAN Lalbero grigio (3 marzo)

CORREGGIO Giove e io (10 marzo)

MATISSE Violinista alla finestra (17 marzo)

GIOTTO Resurrezione di Lazzaro (24 marzo)

DE STAL Footballeurs (31 marzo)

LEONARDO Uomo vitruviano (7 aprile)

il muso di un cane, che affiora su un piano inclinato e si staglia contro uno spazio vuoto, color ocra chiaro. Nientaltro: il quadro tutto qui. Eppure quel cane, confinato nella parte bassa del rettangolo, perso nellimmensit dorata che lo circonda e sembra sul punto di inghiottirlo, comunica una vertigine quasi metafisica. Il pittore usa una tavolozza povera, di pochi colori, e ha eliminato tutto il superfluo. Non esiste paesaggio, n realt riconoscibile. Nessun dettaglio, quasi unastrazione. Limmagine cattura una porzione esigua del visibile. impossibile dire cosa stia accadendo al cane o dove si trovi. Se la macchia bruna che simpenna verso destra e nasconde il suo corpo sia lacqua fangosa di un fiume o la terra che lo seppellisce in una frana o la sabbia di una duna nel mondo ridotto a un deserto. Ma che qualcosa stia accadendo lo rivelano le pupille spaventate, il naso umido e nero, e le orecchie pelose, rese sommariamente con strisce di biacca. Gli occhi rivolti verso lalto, il cane cerca un segno, o aspetta qualcosa. Che per non si materializza. Il cane disperatamente solo. Questo quadro non ha titolo. Charles Yriarte, il primo studioso che lo cit, e che dedic a Francisco Goya una monografia nel 1867, lo descrisse come il cane che lotta contro la corrente. Altri lo definirono il cane semisommerso dalla sabbia. Goya non vi fece mai cenno, e quando part per Bordeaux lo abbandon: apparteneva a un passato che intendeva lasciarsi alle spalle. Ci vuole un magnifico coraggio per andare in esilio a settantotto anni e per voler ancora creare, nonostante la fine del mondo in cui sei vissuto e che ti ha dato la gloria. Goya dipinse il Cane quando lasci definitivamente Madrid e la corte dei Borboni che aveva servito per decenni, e si ritir in una casa vicino al ponte di Segovia, sulla riva del fiume Manzanares. La casa aveva un nome profetico: Quinta del Sordo, poich sordo era il precedente proprietario. E sordo era anche Goya, da quasi trentanni, in seguito a una malattia. Goya vi si trasfer nel 1819, e quasi vi mor, perch fu colpito da unaltra gravissima malattia (immortalata nello scioccante Autoritratto col medico Arrieta). Quando si riprese, dopo il 1820, decor le pareti della casa con quattordici pitture murali, dipinte a olio sullintonaco secco. Sono note come pinturas negras, sia perch prevale il colore nero, sia perch le immagini stesse hanno a che fare con la tenebra, la malinconia saturnina, il lato oscuro del mondo: processioni notturne, stregonerie, congiure, duelli mortali. Quelle pitture - giocate su registri che variano dalla satira allallucinata poesia - Goya non intendeva venderle. Le dipinse per s, ignorando il gusto della sua epoca, nella solitudine e nella libert pi totale. La sarabanda di figure inquietanti che evoc in un rito privato, quasi una cerimonia segreta di cui era sacerdote e destinatario, apre uno squarcio su ci che sarebbe stata la storia dellarte occidentale se i pittori avessero dipinto per s e non per i committenti. Goya proiett sulle pareti di casa sua una sorta di lanterna magica della psiche. Le immagini, ricche di riferimenti culturali, trasudano angosce personali e collettive e si offrono a molteplici interpretazioni. Ma qualunque cosa significassero per lui, Goya port con s la chiave per decifrarle. A tuttoggi, restano un enigma. Il Cane si trovava al piano superiore, a destra della porta. Se Goya aveva pensato a un itinerario dello sguardo, allora era lultima immagine che si donava prima di lasciare la stanza. Quella testa protesa nel vuoto delluniverso era dunque il senso del percorso stesso. La Quinta del Sordo fu ereditata dal nipote, e in seguito venduta. Le pitture murali deperivano e il banchiere francese che ne era divenuto proprietario, il barone mile dErlangen, decise di traslarle su tela. Le present al pubblico per la prima volta allExpo di Parigi del 1878: suscitarono spavento e stupore. Nessuno le acquist e il barone si convinse a donarle al Prado, dove sono ancora. In previsione dello strappo, ordin delle fotografie. Studiate recente-

CZANNE La montagna SainteVictoire (14 aprile)

TIEPOLO Leducazione di Maria (21 aprile)

BURNE-JONES Il destino compiuto (28 aprile)

GRNEWALD Crocifissione (5 maggio)

OKEEFFE Black Iris (12 maggio)

DEGAS La stiratrice (19 maggio)

PISANELLO San Giorgio e la principessa (25 maggio)

KANDINSKY Lirica (2 giugno)

LOPERA
Francisco Goya: il Cane (1820-1823) Madrid Museo del Prado

La malinconica solitudine del Cane di Goya che anticipa le tenebre delle pinturas negras
mente, esse mostrano che le pitture non erano esattamente come ora le vediamo, e che alcuni particolari sono andati perduti. Nel Cane, per esempio, quella che oggi solo unombra verticale, sul lato destro, era leggibile come una rupe e, in alto, si riconoscevano due uccelli. Dunque quel chiarore luminoso era un cielo, ed erano gli uccelli che il cane stava guardando. Ma ci non toglie allimmagine la sua ambiguit. Perch se si pu avere limpressione che il cane stia annegando, pu essere vero anche il contrario. Cio che il cane stia invece emergendo. Che stia lottando contro una corrente contraria per salvare la sua vita. Una vita insignificante e fragile come quella di un misero cane: e per degna, orgogliosa e irriducibile. Alla fine, per me non c niente di pi drammatico del cane di Goya. Un essere sconfitto, abbandonato, rimasto solo, senza branco e senza compagni, lotta contro una forza superiore, che lo artiglia, lo trascina, sta per annientarlo. Alza il muso, aspetta un aiuto che non arriver, eppure non si arrende. debole, destinato alla sconfitta. E per resiste. Se si pu dipingere un autoritratto dissimile, questo. Nessuno meglio del cane nella corrente incarna lo spirito di un pittore come Goya. Un uomo libero che volle provare e conoscere tutto il fasto della corte e la miseria del popolo, lerotismo e la violenza, la ragione dellilluminismo e lirrazionalit, il sogno della democrazia e della libert e il fanatismo nazionalista. Che ogni illusione vide perire distrutta dalla storia. Quando recise il contatto col mondo, rimase solo con la pittura. A questa rimase fedele fino allultimo giorno. Il cane, nella pittura occidentale, simbolo di fedelt. Il cane di Goya una creatura che solo accidentalmente ha la forma di un cane. Rappresenta invece chi lo guarda. Ognuno - solo, perduto - davanti alla morte: allignoto.
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