Sei sulla pagina 1di 18

SECONDO CAPITOLO

CONSAPEVOLEZZA DEL SE' E IGNORANZA DEL SE'


Sri Ramana occasionalmente indic che ci sono tre classi di aspiranti spirituali. I pi avanzati realizzano il S non appena viene loro descritta la reale natura. Quelli della seconda classe hanno bisogno di riflettervi un po' prima che la consapevolezza del S diventi fermamente stabilita. Quelli nella terza categoria sono meno fortunati poich normalmente hanno bisogno di molti anni di pratica spirituale per raggiungere la meta della realizzazione del S. Sri Ramana qualche volta utilizzava una metafora sulla conbustione per descrivere i tre livelli: la polvere da sparo si accende con una singola scintilla, la carbonella ha bisogno dell'applicazione del calore per breve tempo, ed il carbone bagnato ha bisogno di asciugarsi e di essere riscaldato a lungo prima che cominci a bruciare. A beneficio delle prime due categorie, Sri Ramana insegn che esiste soltanto il S e che pu essere sperimentato direttamente e consciamente cessando semplicemente di prestare attenzione alle idee errate che abbiamo su noi stessi. Egli chiam collettivamente queste idee errate il non S, poich sono un accrescimento immaginario di nozioni

e percezioni errate che in realt velano la vera esperienza del S reale. La principale tra queste percezioni errate l'idea che il S sia limitato al corpo ed alla mente. Non appena si cessa di immaginare di essere una persona individuale, che abita un particolare corpo, l'intera sovrastruttura di idee errate crolla e viene sostituita da una consapevolezza cosciente e permanente del S reale. A questo livello dell'insegnamento non si pone la quetione dello sforzo o della pratica. Tutto ci che necessario comprendere che il S non una meta da conseguire, ma semplicemente la consapevolezza che prevale quando tutte le idee limitanti sul non-S sono state abbandonate. D: Come posso conseguire la realizzazione del S? R: La realizzazione non qualcosa di nuovo da guadagnare; gi l. Tutto quello che necessario liberarsi dal pensiero non ho realizzato. La realizzazione silenzio o pace. Non c' un momento in cui il S non sia. Finch c' il dubbio o il senso di non-realizzazione, si dovrebbe fare un tentativo per liberarsi da questi pensieri. Essi sono dovuti all'identificazione del S col non-S. Quando il non-S scompare, rimane solo il S. Per creare spazio sufficente che siano rimossi gli oggetti. Lo spazio non viene introdotto prendendolo da qualche altra parte. D: poich la realizzazione non possibile senza vasana-kshaya ( distruzione delle tendenze mentali), come posso realizzare quello stato in cui le tendenze sono effettivamente distrutte? R: Tu sei in quello stato ora. D: Ci significa che aggrappandosi al S le vasana ( tendenze mentali ) dovrebbero essere distrutte non appena emergono? R: Si distruggeranno da sole se rimani come sei. D: Come raggiungere il S? R: Non c' da raggiungere il S. Se il S dovrebbere essere raggiunto, ci significherebbe che il S non gi presente e che deve essere ancora conseguito. Ci che si ottiene come

qualcosa di nuovo verr anche perduto. Cos sar impermanente. Non vale la pena di sforzarsi per ottenere ci che non permanente. Cos dico che il S non qualcosa che deve essere raggiunto. Tu sei il S, sei gi quello. Il fatto che sei ignorante del tuo stato beatifico. L'ignoranza sopraggiunge e stende un velo sul puro S che beatitudine. I tentativi sono diretti soltanto a rimuovere questo velo di ignoranza che semplicemente conoscenza errata. L'errata conoscenza la falsa identificazione del S col corpo e la mente. Questa falsa identificazione deve andarsene e allora rimarr soltanto il S. Perci la realizzazione per tutti; la realizzazione non fa differenza tra gli aspiranti. Questo stesso dubbio, se tu puoi realizzarti, e la nozione Io non mi sono realizzato sono essi stessi gli ostacoli. Liberati anche da questi ostacoli. D: Quanto ci vuole per raggiungere mukti ( liberazione )? R: Mukti non qualcosa da guadagnare nel futuro. E' presente per sempre, qui e adesso. D: Sono d'accordo ma non la sperimento. R: L'esperienza presente qui e adesso. Non si pu negare il proprio S. D: Questo significa esistenza, non felicit. R: Esistenza equivale a felicit e felicit equivale ad essere. La parola mukti cos provocante. Perch si dovrebbe cercarla? Si crede che ci sia la schiavit e perci si cerca la liberazione. Il fatto che non c' schiavit, ma soltanto liberazione. Perch darle un nome e cercarla? D: Vero ma noi siamo ignoranti. R: Rimuovete l'ignoranza. Questo tutto quello che deve essere fatto. Tutte le domande in relazione a mukti sono inammissibili. Mukti significa liberazione dalla schiavit, cosa che implica l'attuale esistenza della schiavit. Non c' schiavit e perci non c' neanche mukti. D: Di quale natura la realizzazione degli occidentali che raccontano di aver avuto lampi di coscieza cosmica? R: Venne come un lampo e come un lampo scomparve.

Ci che ha un inizio deve anche finire. La coscienza sempre presente diventer permanente solo quando sar realizzata. In verit la coscienza sempre con noi. Tutti conoscono Io sono. Nessuno pu negare il proprio essere. L'uomo nel sonno profondo non consapevole; mentre sveglio sembra essere consapevole. Ma la stessa persona. Non c' cambiamento in colui che dormiva e colui che ora sveglio. Nel sonno profondo non era consapevole del suo corpo e cos non c'era la coscienza corporea. Nello stato di veglia consapevole del suo corpo e cos c' la coscienza corporea. Perci la differenza consiste nell'emergere della coscienza corporea e non in qualche cambiamento della coscienza reale. Il corpo e la coscienza del corpo nascono e scompaiono assieme. Vale a dire che nel sonno profondo non ci sono limitazioni, mentre esse sono presenti nello stato di veglia. Queste limitazioni sono la schivit. L'errore sta nel sentire: il corpo sono io. Questo falso senso dell'io deve andarsene. L'Io reale sempre presente. E' qui e ora. Non appare mai come una cosa nuova, ne scompare ancora. Quello che deve anche durare per sempre. Quello che appare una prima volta verr anche perduto. Comparate il sonno profondo e lo stato di veglia. Il corpo appare in uno stato, ma non nell'altro. Perci il corpo sar perduto. La coscienza era preesistente e sopravviver al corpo. Non c' nessuno che dica Io sono. L'errata conoscenza di Io sono il corpo la causa di ogni male. Questa errata conoscenza deve andarsene. Quella realizzazione. La realizzazione non un'acquisizione di qualcosa di nuovo ne una nuova facolt. E' soltanto la rimozione di tutto il mascheramento. La verit ultima cos semplice. Non altro che essere nello stato originario. Questo tutto quello che c' da dire. D: Si pi vicini alla pura coscienza nel sonno profondo che nello stato di veglia? R: Il sonno, il sogno e la veglia sono semplici fenomeni

che appaiono sul S che di per s stazionario. E' anche uno stato di semplice consapevolezza. Qualcuno pu rimanere lontano dal S in qualunque momento? Questa domanda potrebbe sorgere soltanto se ci fosse possibile. D: Non si afferma spesso che si pi vicini alla pura coscienza nel sonno profondo che non nello stato di veglia? R: La domanda potrebbe allo stesso modo essere: sono pi vicino a me stesso nel sonno che nel mio stato di veglia? Il S pura coscienza. Nessuno pu mai essere lontano dal S. La domanda possibile solo se c' dualit. Ma non c' dualit nello stato di pura coscienza. La stessa persona dorme, sogna e si sveglia. Lo stato di veglia considerato essere pieno di cose belle ed interessanti. L'assenza di tale esperienza fa dire che lo stato di sonno monotono. Prima di procedere ulteriormente chiariamo questo punto. Non ammetti di esistere nel tuo sonno? D: S lo ammetto. R: Sei la stessa persona che ora sveglia. Non cos? D: S. R: Cos c' una continuit nel sonno e nella veglia. Che cos' quella continuit? E' soltanto lo stadio di puro essere. C' una differenza nei due stati. Cos' quella differenza? Gli avvenimenti, cio il corpo, il mondo e gli oggetti, appaiono nello stato di veglia, ma scompaiono nello stato di sonno. D: Ma nel mio sonno io non sono consapevole. R: E' vero, non c' consapevolezza del corpo o del mondo. Ma nel tuo sonno devi esistere per poter dire ora Non ero consapevole nel mio sonno. Chi dice cos adesso? E' la persona in stato di veglia. Il dormiente non pu dire questo. E' come dire che l'individuo che ora sta identificando il S col corpo dice che tale consapevolezza non esisteva nel sonno. Poich ti identifichi col corpo, vedi il mondo attorno a te e dici che lo stato di veglia pieno di cose belle e interessanti. Lo stato di sonno appare monotono perch non eri la come individuo e perci queste cose non c'erano. Ma qual' la realt? C' la continuit dell'essere in tutti e tre gli stati,

ma non c' nessuna continuit dell'individuo e degli oggetti. D: S. R: Quello che continuo anche durevole, cio permanente. Quello che non continuo transitorio. D: S. R: Perci lo stato di essere permanente e il corpo e il mondo non sono. Sono fenomeni momentanei che passano sullo schermo dell'essere-coscienza che eterno ed immobile. D: Relativamente parlando, lo stato di sonno non pi vicino alla pura coscienza dello stato di veglia? R: S, in questo senso: quando si passa dal sonno alla veglia il pensiero io ( s individuale ) deve avere inizio e la mente deve entrare in gioco. Quindi sorgono i pensieri e le funzioni del corpo cominciano ad operare. Tutto questo ci fa dire di essere svegli. L'assenza di tutta questa evoluzione la caratteristica del sonno, perci pi vicino dello stato di veglia alla pura coscienza. Ma non per questo si dovrebbe desiderare di essere sempre nel sonno. In primo luogo impossibile, perch si alterner necessariamente con gli altri stati. Secondariamente non pu essere lo stato di beatitudine in cui il jnani, perch il suo stato permanente e non si alterna. Inoltre, lo stato di sonno non riconosciuto come uno stato di consapevolezza, mentre il saggio sempre consapevole. In questo modo lo stato di sonno differisce dallo stato in cui stabilito il saggio. Per di pi, lo stato di sonno libero dai pensieri e dalle loro impressioni sull'individuo. Non pu essere alterato dalla propria volont, perch lo sforzo impossibile in quella condizione. Sebbene sia pi vicino alla pura coscienza, non adatto agli sforzi per realizzare il S. D: La realizzazione del proprio essere assoluto, vale a dire, Brahma-jnana, non qualcosa di assolutamente irraggiungibile per un laico come me? R: Brahma-jnana non una coscienza che debba essere acquisita, cos che acquisendola si possa ottenere la felicit. E' la propria visione ignorante che si dovrebbe abbandonare.

Il S che cerchi di conoscere, in verit, sei tu. La tua presente ignoranza ti procura un'inutile agoscia, come quella dei dieci sciocchi che si angosciavano per la perdita del decimo uomo che non era mai stato perduto. I dieci sciocchi della parabola guadarono un corso d'acqua e dopo aver raggiunto l'altra sponda vollero assicurarsi di aver tutti attraversato il guado senza incidenti. Uno dei dieci cominci a contare, ma mentre contava gli altri lasci fuori se stesso. Ne vedo solo nove; di sicuro ne abbiamo perduto uno. Chi pu essere?, disse. Hai contato bene?, chiese un altro, e cominci a contare lui stesso. Ma anch'egli cont soltanto nove. Uno dopo l'altro ciascuno dei dieci cont solo nove, dimenticando se stesso. Siamo soltanto nove, furono tutti d'accordo; Ma chi il mancante?, si chiesero. Ogni sforzo che fecero per scoprire l'individuo mancante fall. Chiunque sia quello che affogato, disse il pi sentimentale dei dieci sciocchi, lo abbiamo perduto. Cos dicendo scoppi in lacrime e gli altri lo seguirono. Vedendoli piangere sulla sponda del fiume, un viandante compassionevole ne chiese loro il motivo. Essi raccontarono cos'era accaduto e dissero che persino dopo essersi contati parecchie volte non poterono contarsi pi di nove. Nell'udire la storia, ma vedendoli tutti e dieci davanti a lui, il viandante intu ci che era accaduto. Al fine di far conoscere loro di essere realmente dieci e che tutti erano sopravvissuti al guado, disse loro: Che ognuno di voi conti se stesso, ma uno dopo l'altro in serie, uno, due, tre e cos via, mentre io dar un colpo a ciascuno, cos sarete sicuri di essere stati inclusi tutti nel conteggio e inclusi una volta solamente. Allora il decimo uomo verr trovato. Udendo ci, essi si rallegrarono alla prospettiva di ritrovare il loro compagno perduto e accettarono il metodo suggerito dal viandante. Mentre il gentile viandante dava a turno un colpo ad ognuno dei dieci, quello che veniva colpito contava se stesso ad alta voce. Dieci, disse l'ultimo uomo mentre ricevette l'ultimo colpo. Meravigliati, si guardarono l'un l'altro. Siamo dieci,

dissero con una sola voce e ringraziarono il viandante per aver rimosso la loro angoscia. Questa la parabola. Da dove f introdotto il decimo uomo? Era mai stato perduto? Venendo a sapere che egli era sempre stato l, impararono forse qualcosa di nuovo? La causa della loro angoscia non era la perdita di qualcuno, ma era la loro stessa ignoranza o, piuttosto, la semplice supposizione che uno di loro fosse stato perduto. Tale il tuo caso. In verit non c' alcuna ragione per te di essere miserabile ed infelice. Tu stesso imponi delle limitazioni alla tua vera natura di essere infinito e quindi ti lamenti di essere una creatura finita. Quindi intraprendi questa o quella pratica spirituale per trascendere limitazioni non esistenti. Ma se la tua stessa pratica spirituale ammette l'esistenza delle limitazioni, come pu aiutarti a trascenderle? Sappi perci che tu sei realmente l'infinito e puro essere, il S. Tu sei sempre quel S, e nient'altro che quel S. Quindi non puoi mai essere realmente ignorante del S. La tua ignoranza semplicemente un'ignoranza immaginaria, come l'ignoranza dei dieci sciocchi a proposito del decimo uomo perduto. E' questa ignoranza che provoc la loro angoscia. Sappi allora che la vera conoscenza non crea per te un nuovo essere, rimuove soltanto la tua ignorante ignoranza. La beatitudine non viene aggiunta alla tua natura, viene semplicemente rivelata come il tuo vero stato naturale, eterno ed immortale. Il solo modo per liberarti dalla tua agoscia conoscere ed essere il S. Come pu essere irraggiungibile ci? D: Per quanto spesso Bhagavan ci insegni, non siamo capaci di comprendere. R: Le persone dicono di non essere in grado di conoscere il S che onnipervadente. Cosa posso farci? Persino il pi piccolo bambino dice: Io esisto; io faccio; questo mio. Cos, tutti comprendono che la cosa io sempre esistente. E' soltanto quando quell'io presente che c' il sentimento di essere il corpo, egli Venkanna, questo Ramana e cos via. Per sapere

che quell'uno che sempre visibile il proprio S, c' bisogno di cercare con una candela? Dire che non conosciamo l'atma swarupa ( la vera natura del S ), che non differente, ma che nel nostro S, come dire: Io non conosco me stesso. D: Ma come fare per raggiungere questo stato? R: Non c' nessuna meta da raggiungere. Non c' nulla da conseguire. Tu sei il S. Esisti sempre. Sul S non si pu predicare nulla di pi del fatto che esiste. Vedere Dio o il S soltanto essere il S o te stesso. Vedere essere. Essendo il S, vuoi conoscere come conseguire il S. E' come un uomo che essendo al Ramanasramam chieda quante vie ci siano per raggiungere il Ramanasramam e quale sia la migliore per lui. Tutto ci che ti viene chiesto di abbandonare il pensiero di essere questo corpo e tutti i pensieri sulle cose esterne o sul non-S. D: Che cos' l'ego-s? Che relazione ha col S reale? R: L'ego-s appare e scompare ed transitorio, mentre il S reale permanente. Sebbene tu sia effettivamente il vero S, identifichi erroneamente il S reale con l'ego-s. D: Come avviene l'errore? R: Vedi se accaduto. D: Si deve sublimare l'ego-s nel vero S. R: L'ego-s non esiste affatto. D: Perch ci d disturbo? R: Per chi disturbo? Anche il disturbo immaginato. Il disturbo ed il piacere sono soltanto per l'ego. D: Perch il mondo cos avvolto nell'ignoranza? R: Preoccupati di te stesso. Lascia che il mondo abbia cura di s. Pensa al tuo S. Se tu sei il corpo, c' anche il mondo grossolano. Se tu sei spirito, tutto soltanto spirito. D: Sar valido per l'individuo, ma per gli altri? R: Prima fallo e quindi vedi se dopo sorge la questione. D: Esiste avidya ( ignoranza )? R: Per chi? D: Per l'ego-s. R: S, per l'ego. Rimuovi l'ego e avidya se ne va. Cercalo,

l'ego svanir e rimarr soltanto il S reale. L'ego che professa avidya non si pu vedere. In realt non c' avidya. Tutte le sastra ( scitture ) hanno lo scopo di confutare l'esistenza di avidya. D: Come sorge l'ego? R: L'ego non esiste. Oppure ammetti due s? Come ci pu essere avidya in mancanza dell'ego? Se cominci ad indagare, scoprirai che avidya, che gi non-esistente, non esiste affatto, oppure dirai che fuggita. L'ignoranza appartiene all'ego. Perch pensi all'ego e soffri? Ancora, che cos' l'ignoranza? E' ci che non-esistente. Ad ogni modo, la vita nel mondo richiede l'ipotesi di avidya. Avidya soltanto la nostra ignoranza e nulla pi. E' ignoranza o dimenticanza del S. Di fronte al sole pu esserci l'oscurit? Allo stesso modo, pu esserci ignoranza di fronte al S autoevidente e autoluminoso? Se conosci il S, non ci saranno ne oscurit, ne ignoranza e nemmeno miseria. E' la mente che prova il disturbo e la miseria. L'oscurit non viene, ne mai se ne va. Se vedi il sole non c' oscurit. Allo stesso modo, se vedi il S scoprirai che avidya non esiste. D: Come avvenuto l'irreale? Pu l'irreale nascere dal reale? R: Considera se nato. Da un altro punto di vista, non esiste qualcosa come l'irreale. Esiste solamente il S. Quando tu cerchi di scoprire l'ego, che la base della percezione del mondo e di qualunque altra cosa, trovi che l'ego non esiste affato, ne esiste tutta questa creazione che vedi. D: E' crudele che il lila ( gioco ) di Dio renda cos difficile la conoscenza del S. R: Conoscere il S essere il S ed essere significa esistenza, la propria esistenza. Nessuno nega la propria esistenza pi di quanto neghi i propri occhi, sebbene non possa vederti. Il guaio sta nel vostro desiderio di oggettivare il S, nello stesso modo in cui oggettivate i vostri occhi quando ponete uno specchio di fronte ad essi. Voi siete stati cos abituati all'oggettivit che avete perso la conoscenza di voi stessi, semplicemente perch il S non pu essere oggettivato. Chi dovrebbe conoscere il S? Pu conoscerlo il corpo insenziente? Pensate e parlate

costantemente del vostro io, tuttavia quando venite interrogati ne negate la conoscenza. Tu sei il S, tuttavia chiedi di poter conoscere il S. Dov' allora il lila di Dio e dov' la sua crudelt? Le sastra parlano di maya, lila, eccetera, a causa di questo rinnegare il S da parte della gente. D: La mia realizzazione aiuta gli altri? R: S, certamente. E' il miglior aiuto possibile. Ma non ci sono gli altri da aiutare, poich un essere realizzato vede soltanto il S, proprio come un orefice stimando l'oro in vari gioielli vede soltanto l'oro. Quando ti identifichi col corpo, soltanto allora le forme sono presenti. Ma quando trascendi il corpo, gli altri scompaiono insieme alla tua coscienza di esso. D: E' lo stesso con le piante, gli alberi, ecc.? R: Esistono forse separate dal S? Scoprilo. Tu pensi di vederle. Il pensiero proiettato dal S. Scopri da dove sorge. I pensieri cesseranno di sorgere e rimarr soltanto il S. D: S. E' come uno spettacolo cinematografico. Sullo schermo c' la luce e le ombre che lo attraversano colpiscono il pubblico come la recitazione di qualche storia. Se nella stessa rappresentazione, come parte di essa, viene proiettato sullo schermo un pubblico, il veggente ed il visto saranno entrambi sullo schermo. Applicalo a te stesso. Tu sei lo schermo, il S ha creato l'ego, l'ego ha i suoi aumenti di pensieri che si manifestano come il mondo, gli alberi e le piante di cui stai chiedendo. In realt, tutto questo non altro che il S. Se vedi il S, Scoprirai che il S tutto, dovunque e sempre. Non esiste nient'altro che il S. D: S, comprendo ancora soltanto teoricamente. Eppure le risposte sono semplici, belle e convincenti. R: Persino il pensiero Io non realizzo un ostacolo. In effetti, il S soltanto . La nostra natura reale mukti. Ma stiamo immaginando di essere vincolati e stiamo compiendo vari strenui tentativi per diventare liberi, mentre nel frattempo lo siamo gi. Ci verr compreso soltanto quando raggiungeremo quello stadio. Saremo sorpresi di vedere che stavamo cercando freneticamente di conseguire qualcosa che siamo

e sempre siamo stati. Un esempio chiarir questo. Un uomo va a dormire in questa sala. Sogna di essere partito per un viaggio intorno al mondo, sta vagando per valli e colline, foreste e campagne, deserti e mari, attraverso vari continenti e dopo molti anni di viaggi duri e faticosi torna in questo paese, arriva a Tiruvannamalai, entra nell'ashram e cammina nella sala. Proprio in quel momento si sveglia e scopre che non si mosso di un centimetro, ma che stava dormendo dove si era sdraiato. Non tornato in questa sala dopo grande sforzo, ma ed sempre stato in questa sala. E' esattamente cos. Se viene chiesto: Perch, essendo liberi, immaginiamo di essere prigionieri?, io rispondo: Perch essendo nella sala immaginate di essere in viaggio intorno al mondo, attraversando valli e colline, deserti e mari? E' tutto mente o maya ( illusione ). D: Come sorge allora infelicemente l'ignoranza di questa unica e sola realt nel caso dell'ajnani ( chi non ha realizzato il S )? R: L'ajnani vede soltanto la mente, che solo un mero riflesso della luce della pura coscienza che sorge dal Cuore. E' ignoranza del Cuore stesso. Perch? Perch la sua mente estroversa e non ha mai cercato la sua sorgente. D: Che cosa impedisce all'infinita e indifferenziata luce della coscienza che sorge dal Cuore di rivelarsi all'ajnani? R: Proprio come l'acqua in un vaso riflette l'enorme sole all'interno dei ristretti limiti del vaso, cos le vasana, o tendenze latenti della mente dell'individuo, agendo come strumento riflettente, afferrano l'onnipervadente e infinita luce della coscienza che sorge dal Cuore. La forma di questo riflesso il fenomeno chiamato mente. Vedendo soltanto questo riflesso, l'ajnani illuso credendosi un essere finito, il jiva, il s individuale. D: Quali sono gli ostacoli che ritardano la realizzazione del S? R: Sono le abitudini della mente ( vasana ). D: Come sopraffare le abitudini mentali ( vasana )? R: Realizzando il S. D: Questo un circolo vizioso.

R: E' l'ego che solleva tali difficolt, creando ostacoli e quindi soffrendo di perplessit per gli evidenti paradossi. Scopri chi fa le indagini e troverai il S. D: Perch cos persistente questa schiavit mentale? R: La natura della schiavit semplicemente il nascere del rovinoso pensiero: Io sono differente dalla realt. Poich sicuramente non si pu rimanere separati dalla realt, rigetta quel pensiero ogni qual volta esso sorge. D: Perch non ricordo mai di essere il S? R: Le persone parlano di memoria e oblio della pienezza del S. L'oblio e la memoria sono soltanto forme-pensiero. Esse si alterneranno fino a che ci sono pensieri. Ma la realt al di l di questi. La memoria e l'oblio devono dipendere da qualcosa. Quel qualcosa deve inoltre essere estraneo al S, altrimenti non ci sarebbe l'oblio, Quello da cui dipendono la memoria e l'oblio l'idea del s individuale. Quando lo si cerca, questo io individuale non si trova perch non reale. Perci questo io sinonimo di illusione o ignoranza ( maya, avidya, o ajnana ). Conoscere che non vi fu mai ignoranza la meta di tutti gli insegnamenti spirituali. L'ignoranza deve essere di qualcuno che consapevole. La consapevolezza jnana. Jnana eterna e naturale, ajnana innaturale ed irreale. D: Avendo udito questa verit, perch non si rimane appagati? R: Perch i samskara ( tendenze mentali innate ) non sono stati distrutti. Fino a che i samskara non cessano di esistere, ci sar sempre dubbio e confusione. Tutti gli sforzi sono diretti a distruggere il dubbio e la confusione. Per riuscire a fare questo devono essere tagliate le loro radici. Le loro radici sono i samskara. Questi sono resi inefficaci dalla pratica prescritta dal Guru. Il Guru lascia fare questo al cercatore cosicch egli possa scoprire da solo che non c' ignoranza. Udire la verit ( sravana ) il primo stadio. Se la comprensione non ferma, si deve praticare la riflessione ( manana ) e l'ininterrotta contemplazione ( nididhyasana ) su di essa. Questi due processi bruciano i semi dei samskara,

cosicch essi vengono resi inefficaci. Qualche persona straordinaria ottiene inscuotibile jnana dopo aver udito la verit soltanto una volta. Questi sono i cercatori avanzati. I principianti ci mettono di pi a guadagnarla. D: In che modo sorse l'ignoranza ( avidya )? R: L'ignoranza non sorse mai. Non ha esistenza reale. Quello che , soltanto vidya ( conoscenza ). D: Perch allora non la realizzo? R: A causa dei samskara. Comunque, scopri chi non realizza e che cosa non realizza. Allora sar chiaro che non c' avidya. D: Quindi errato cominciare con una meta, cos? R: Se c' una meta da raggiungere non pu essere permanente. La meta deve essere gi l. Cerchiamo di raggiungere la meta con l'ego, ma la meta esiste prima dell'ego. Ci che nella meta anche precedente alla nostra nascita, cio la nascita dell'ego. Poich esistiamo, anche l'ego sembra esistere. Se consideriamo il S come l'ego, allora diventiamo l'ego; se lo consideriamo come la mente diventiamo la mente; se lo consideriamo come il corpo, diventiamo il corpo. E' il pensiero che costruisce guaine in cos tanti modi. L'ombra sull'acqua trema. Pu qualcuno fermare il tremolio dell'ombra? Se smettessi di tremare non noteresti l'acqua, ma soltanto la luce. Allo stesso modo, non ti curare dell'ego e delle sue attivit, ma guarda solo la luce che vi dietro. L'ego il pensiero io. Il vero Io il S. D: Se soltanto questione di abbandonare delle idee, allora manca soltanto un passo alla realizzazione? R: La realizzazione gi l. Il solo stato reale lo stato libero dai pensieri. Non c' un'azione come la realizzazione. C' forse qualcuno che non sta realizzando il S? C' qualcuno che nega la sua esistenza? Parlare di realizzazione implica due s uno che realizza, l'altro da realizzare. Si cerca di realizzare ci che non gi realizzato. Una volta che ammettiamo la nostra esistenza, com' che non conosciamo il nostro S? D: A causa dei pensieri, della mente.

R: Proprio cos. E' la mente che vela la nostra felicit. Come sappiamo che esistiamo? Se dici che a causa del mondo che ci circonda, allora come sai che esistevi nel sonno profondo? D: Come liberarsi della mente? R: E' la mente che vuole uccidere se stessa? La mente non pu uccidere se stessa. Cos il tuo dovere scoprire la natura reale della mente. Allora saprai che non c' mente. Quando viene cercato il S, la mente non in nessun luogo. Dimorando nel S, non ci si deve preoccupare della mente. D: Mukti equivale a realizzazione? R: Mukti o liberazione, la nostra natura. E' un altro nostro nome. Il nostro volere la mukti una cosa molto comica. E' come un uomo che riposa all'ombra e l'abbandona volontariamente esponendosi al sole, poi, sentendo laggi la severit del calore, compie grandi sforzi per ritornare all'ombra e quindi si rallegra: Quando fresca l'ombra! Ho finalmente raggiunto l'ombra!. Noi stiamo facendo esattamente lo stesso. Non siamo differenti dalla realt. Immaginiamo di essere differenti, cio creiamo il bheda bhava ( sentimento di differenza ) e quindi ci sottoponiamo ad intensa sadhana ( pratica spirituale ) per liberarci dal bheda bhava e quindi distruggerlo? D: Questo pu essere realizzato soltanto con la grazia del maestro. Stavo leggendo lo Sri Bhagavata. Dice che la beatitudine pu essere ottenuta soltanto attraverso la polvere dei piedi del maestro. Prego per la grazia. R: Che cos' la beatitudine se non il proprio essere? Tu non sei separato dall'essere che beatitudine. Ora stai pensando di essere la mente od il corpo, che sono mutevoli e transitori. Ma tu sei immutabile ed eterno. Questo ci che dovresti conoscere. D: C' oscurit ed io sono ignorante. R: Questa ignoranza deve andarsene. Inoltre, chi dice: Io sono ignorante? Egli deve essere il testimone dell'ignoranza. Questo ci che sei. Socrate disse: So di non sapere. Pu essere ignoranza? E' saggezza.

D: Perch allora mi sento infelice quando sono a Vellore e provo pace in tua presenza. R: Il sentimento provato in questo luogo pu essere beatitudine? Quando lasci questo luogo dici di essere infelice. Perci questa pace non permanente, mischiata con l'infelicit che provi in un altro luogo. Quindi non puoi trovare la beatitudine in certi luoghi ed in certi momenti. La beatitudine deve essere permanente affinch possa essere utile. E' il tuo proprio essere che permanente. Sii il S e quella beatitudine. Tu sei quello. Il S sempre realizzato. Non necessario cercare di realizzare ci che sempre e gi realizzato. Poich non puoi negare la tua propria esistenza. Quell'esistenza coscienza, il S. Se non esisti, non puoi porre domande. Cos devi ammettere la tua esistenza. Quell'esistenza il S. E' gi realizzato. Perci lo sforzo di realizzarti sfocia soltanto nel realizzare il tuo errore attuale che non hai realizzato il tuo S. Non c' una nuova realizzazione. Il S diventa rivelato. D: Per questo ci vorranno degli anni. R: Perch anni? L'idea del tempo soltanto nella tua mente. Non nel S. Non c' tempo per il S. Il tempo sorge come un'idea dopo che sorge l'ego. Ma tu sei il S al di l del tempo e dello spazio. Tu esisti perfino in assenza di tempo e spazio. Se fosse vero che lo realizzi pi tardi, significherebbe che non sei realizzato ora. L'assenza della realizzazione nel momento presente potrebbe essere ripetuta in qualche momento futuro, dato che il tempo infinito. Anche cos, tale realizzazione impermanente. Ma ci non vero. E' errato considerare impermanente la realizzazione. E' il vero ed eterno stato che non pu cambiare. D: S, comprender nel corso del tempo. R: Tu sei gi quello. Tempo e spazio non possono influenzare il S. Essi sono in te. Cos anche tutto quello che vedi intorno a te in te. C' una storia per spiegare questo punto. Una signora aveva una preziosa collana intorno al collo. Una volta, nella sua eccitazione la dimentic e pens che la collana fosse stata perduta. Divenne ansiosa e la cerc in casa, ma non riusc a trovarla.

Chiese ad amici e vicini se sapevano nulla della collana. Essi risposer di no. Alla fine un suo gentile amico le disse di toccarsi la collana intorno al collo. Ella scopr che era sempre stata intorno al collo e fu felice. Quando pi tardi gli altri le chiesero se aveva trovato la collana perduta, ella disse: S l'ho trovata.Sentiva ancora di aver ritrovato un gioiello perduto. Ora, l'aveva mai perduta? Le era sempre stata intorno al collo. Ma considera i suoi insegnamenti. Era felice come se avesse ritrovato un gioiello perduto. Lo stesso vale anche per noi, immaginiamo che realizzeremo il S in qualche momento, laddove non siamo null'altro che il S. D: Deve esserci qualcosa che io possa fare per raggiungere questo stato. R: Il concetto che c' una meta ed un sentiero che vi porta errato. Noi siamo sempre la meta o la pace. Tutto ci che richiesto di liberarci dalla nozione che non siamo la pace. D: Tutti i libri dicono che necessaria la guida di un Guru. R: Il Guru dir soltanto quello che io sto dicendo ora. Egli non ti dar nulla che tu non abbia gi. E' impossibile per chiunque ottenere ci che non ha gi. Anche se ottiene una tale cosa, se ne andr cos com' venuta. Ci che viene dovr anche andarsene. Rimarr soltanto ci che esiste sempre. Il Guru non pu darti nulla di nuovo che tu non abbia gi. Tutto ci che richiesto la rimozione dell'idea che non abbiamo realizzato il S. Noi siamo sempre il S, solo che non lo realizziamo. Continuiamo a girare intorno in cerca dell'atma chiedendo: Dov' l'atma? Dov'? Alla fine viene raggiunta l'alba della jnana drishti ( visione della conoscenza ) e diciamo: Questa l'atma, questo sono io Dovremmo acquisire quella visione. Una volta che quella visione raggiunta, non ci saranno attaccamenti anche se ci si mischia col mondo e ci si muove in esso. Una volta che avete calzato le scarpe ai piedi, non sentite il dolore di camminare su alcuna pietra o spina nel cammino. Si cammina senza paura o preoccupazione, anche sulla via ci sono delle montagne.

Allo stesso modo, ogni cosa sar naturale per coloro che hanno conseguito jnana drishti. Cosa c' al di fuori del proprio S? D: Lo stato naturale pu essere conosciuto solo dopo che termina tutta questa visione mondana. Ma come far a cessare? R: Se la mente si ferma, l'intero mondo scompare. La mente la causa di tutto questo. Se si ferma, si presenta lo stato naturale. Il S si rivela in ogni momento come io, io. E' autoluminoso. E' qui. Tutto questo quello. Noi siamo soltanto in quello. Essendo in esso, perch cercarlo? Gli antichi dicono: Assorbendo la visione in jnana si vede il mondo come Brahman..

**************************