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PARTE QUARTA

MEDITAZIONE E YOGA
La meditazione migliore quella che continua in tutti i tre stati. Deve essere cos intensa da non lasciare spazio nemmeno al pensiero "Sto meditando". Avendo fatto cessare l'attrazione di percepire attraverso gli ingannevoli sensi ed avendo con ci posto fine al conoscere oggettivo della mente, all'ego saltellante, conoscere nel Cuore la luce che al di l delle luci ed il suono che al di l del suono il vero potere dello yoga ( yoga-shakti ).

CAPITOLO DECIMO

MEDITAZIONE E
CONCENTRAZIONE

L'insistenza di Sri Ramana che la consapevolezza del pensiero "io" era un prerequisito per la realizzazione del S lo port alla conclusione che tutte le pratiche spirituali che non includevano questa caratteristica erano indirette ed inefficaci: Questo sentiero ( l'attenzione all'io ) il sentiero diretto; tutte le altre sono vie indirette. La prima conduce al S, le altre altrove. Ed anche se queste ultime arrivano al S, soltanto perch alla fine conducono al primo sentiero che poi le porta alla meta.Cos, alla fine, gli aspiranti devono adottare il primo sentiero. Perch non farlo ora? Perch sprecare tempo? Ci equivale a dire che le altre tecniche possono a volte condurre ad uno stato di silenzio interiore in cui l'autoattenzione o l'autoconsapevolezza avvengono inavvertitamente, ma un modo molto tortuoso di raggiungere il S. Sri Ramana asseriva che le altre potevano solo portare al luogo dove ha inizio l'indagine sul S e cos non le appoggi mai a meno che non sentisse che dei particolari interlocutori fossero incapaci o riluttanti ad adottarla. Questo illustrato in una conversazione nella Sri Ramana Ghita ( una vecchia collezione delle sue domande e risposte ) in cui Sri Ramana spieg in dettaglio il motivo per cui l'indagine sul S fosse l'unico modo di realizzare il S. Dopo aver ascoltato attentamente la spiegazione di Sri Ramana l'interlocutore era ancora riluttante ad accettare che l'indagine sul S fosse la sola via al S e cos chiese se c'erano altri metodi per mezzo dei quali il S potesse essere realizzato. Sri Ramana replic: La meta la stessa per colui che medita ( su un oggetto ) e colui che pratica la meditazione, l'altro attraverso la conoscenza. Uno si sforza di conseguire qualcosa; l'altro cerca colui che si sforza di conseguire. Il primo impiega pi tempo, ma alla fine raggiunge il S.

Non volendo scuotere la fede di un uomo che aveva una risaputa predilezione per la meditazione soggetto-oggetto e avendo gi accertato che era riluttante ad intraprendere l'indagine sul S, Sri Ramana lo incoraggi a seguire il suo metodo dicendogli che lo avrebbe messo in grado di raggiungere il S. Nell'opinione di sri Ramana qualunque metodo migliore della mancanza di un metodo poich c' sempre la possibilit che conduca all'autoindagine. Egli diede molte altre risposte simili ad altre persone per simili ragioni. Queste risposte, che indicano che metodi diversi dall'autoindagine o dall'abbandono possono condurre alla realizzazione del S, non dovrebbero essere prese alla lettera poich furono date solo a persone che non erano attratte dall'autoindagine e che volevano seguire i propri metodi. Quando egli parl ad altri devoti che non erano attaccati a ci che chiamava metodi indiretti, solitamente riaffermava che l'autoindagine alla fine era indispensabile. Sebbene Sri Ramana difendesse vigorosamente le sue vedute sull'autoindagine, non insist mai affinch qualcuno cambiasse il proprio credo o le proprie pratiche e, se era incapace di convincere i suoi seguaci ad intraprendere l'autoindagine, era lieto di dare consigli su altri metodi. Nelle conversazioni di questo capitolo per lo pi egli risponde a domande poste da devoti che chiedevano consigli su forme convenzionali di meditazione ( dhyana ). Nel dare questi consigli solitamente definiva la meditazione come concentrazione su un pensiero ad esclusione di tutti gli altri, ma qualche volta ne diede una definizione pi elevata dicendo che tenere la mente fissa sul S era la vera meditazione. Quest'ultima pratica in realt un'altra definizione dell'autoindagine, poich, come egli spieg in uno dei suoi primi scritti, Soltanto il tenere la mente sempre fissa sul S chiamata autoindagine, laddove meditazione pensare di essere Brahman D: Qual' la differenza tra la meditazione ( dhyana ) e l'investigazione ( vichara )? R: Sono entrambe la stessa cosa. Coloro che non sono idonei

all'investigazione devono praticare la meditazione. Nella meditazione l'aspirante dimentica se stesso e medita io sono Brahman o io sono Shiva e attraverso questo metodo si aggrappa a Brahman o a Shiva. Ci alla fine terminer con la consapevolezza residua di Brahman o Shiva come essere. Ed allora realizzer che questo il puro essere, cio, il S. Colui che si impegna nell'investigazione inizia aggrappandosi a se stesso e chiedendosi Chi sono io? il S gli diventa chiaro. Immaginare mentalmente di essere la suprema realt, che risplende come esistenza-coscienza-beatitudine, meditazione. Fissare la mente nel S cosicch il seme irreale dell'illusione muoia indagine. Chiunque mediti sul S in qualunque bhava ( immagine mentale ) lo consegue solo in quell'immagine. Quegli esseri pacifici che rimangono quieti senza alcuna simile bhava conseguono il nobile ed inqualificato stato del kaivalya, lo stato informale del S. D: La meditazione pi diretta dell'investigazione perch la prima si aggrappa alla verit, mentre la seconda separa la verit dalla non verit. R: Per il principiante la meditazione su una forma pi facile e piacevole. La sua pratica conduce all'autoindagine che consiste nel separare la realt dall'irrealt. Qual' l'utilit di aggrapparsi alla verit quando sei pieno di fattori antagonisti? L'autondagine conduce direttamente alla realizzazione rimuovendo gli ostacoli che ti fanno pensare che il S non gi realizzato. La meditazione differisce secondo il grado di progresso del cercatore. Se uno idoneo per essa pu aggrapparsi direttamente al pensatore, ed il pensatore allora sprofonder automaticamente nella sua sorgente, la pura coscienza. Se uno non pu aggrapparsi direttamente al pensatore deve meditare su Dio e nel dovuto corso l'individuo stesso diventer sufficientemente puro per aggrapparsi al pensatore e sprofondare nell'essere assoluto. La meditazione possibile soltanto se si mantiene l'ego.

C' l'ego e l'oggetto su cui si medita. Il metodo perci indiretto perch il S soltanto uno. Cercando l'ego, cio la sua sorgente, l'ego scompare. Ci che resta il S. Questo metodo quello diretto. D: Non c' modo di andare all'interno per mezzo della meditazione. R: Dove altro siamo ora? Il nostro stesso essere quello. D: Essendo cos, ne siamo ignoranti. R: Ignoranti di cosa, e di chi l'ignoranza? Se siamo ignoranti del S ci sono due s? D: Non ci sono due s. Il sentimento della limitazione non pu essere negato. A causa delle limitazioni... R: La limitazione solo nella mente. La sentivi nel sonno profondo? Tu esisti nel sonno. Non neghi la tua esistenza in quel momento. Lo stesso S qui ed ora nello stato di veglia. Ora stai dicendo che ci sono delle limitazioni. Quello che accaduto ora che ci sono queste differenze fra i due stati. Le differenze sono dovute alla mente. Non c'era la mente nel sonno, mentre ora attiva. Il S esiste anche in assenza della mente. D: Sebbene ci sia compreso, non viene realizzato. R: Lo sar poco a poco, con la meditazione. D: La meditazione avviene con la mente. Come pu uccidere la mente al fine di rivelare il S? R: La meditazione attenersi ad un pensiero. Quel singolo pensiero tiene lontani altri pensieri. La distrazione della mente un segno della sua debolezza. Per mezzo della meditazione costante la mente guadagna forza, cio, la debolezza del pensiero fugace d spazio al durevole sfondo libero dal pensiero. Questa espansione priva di pensiero il S. La mente nella purezza il S. D: Cos' dhyana ( meditazione )? R: E' dimorare nel proprio S senza deviare in alcun modo dalla propria natura reale e senza sentire di stare meditando. D: Qual' la differenza fra dhyana e samadhi? R: Dhyana si raggiunge attraverso uno sforzo mentale deliberato.

Nel samadhi non c' tale sforzo. D: Quali sono i fattori da tenere presenti in Dhyana? R: Per chi stabilito nel proprio S ( atmanishtha ), importante osservare di non deviare minimamente da questo assorbimento. Deviando dalla sua vera natura egli pu vedere di fronte a s numerosi splendori o udire suoni inusuali, o considerare reali le visioni di divinit che appaiono all'interno ed all'esterno di se stesso. Egli non dovrebbe essere ingannato da ci e dimenticare se stesso. D: Come deve essere praticata la meditazione? R: La meditazione in verit atmanishtha ( essere fissi nel proprio S ). Ma quando i pensieri attraversano la mente e viene fatto uno sforzo per eliminarli, lo sforzo viene solitamente chiamato meditazione. Atmanishtha la tua natura reale. Rimani come sei. Quello lo scopo. D: Ma i pensieri sorgono. Il nostro sforzo ha soltanto lo scopo di eliminare i pensieri? R: S. Dato che la meditazione su un solo pensiero, gli altri pensieri vengono tenuti lontano. La meditazione avviene solo in negativo: funziona tanto quanto i pensieri vengono tenuti lontano. D: E' detto: Atma samstham manah krtva ( fissare la mente nel S ). Ma il S impensabile. R: Perch desideri meditare? Poich desideri farlo, ti viene detto: Atma samstham manah krtva. Perch non rimani come sei senza meditare? Cos' quel manah ( mente )? Quando tutti i pensieri vengono eliminati essa diventa atma samstha ( fissa nel S ). D: Se venisse data una forma potrei meditare su di essa e gli altri pensieri verrebbero eliminati. Ma il S senza forma. R: La meditazione su forme o oggetti concreti viene definita dhyana, laddove l'indagine sul S vichara ( indagine ) o nidhyasana ( ininterrotta consapevolezza di essere ). D: C' pi piacere in dhyana che nei godimenti sensuali. Tuttavia la mente rincorre questi ultimi e non cerca la prima. Perch cos? R: Il piacere e il dolore sono solo aspetti della mente.

La nostra essenziale natura felicit. Ma abbiamo dimenticato il S immaginando che il corpo o la mente siano il S. E' questa erronea identit che d origine alla miseria. Cosa si deve fare? Questa tendenza mentale molto remota ed ha continuato per innumerevoli nascite passate. Perci diventata forte. Essa deve andarsene prima che la natura essenziale, la felicit, si affermi. D: Come deve essere praticata dhyana, ad occhi aperti o chiusi? R: Pu essere fatta in entrambi i modi. Il punto che la mente deve introvertirsi ed essere tenuta attiva nella sua ricerca. Avolte avviene che quando si chiudono gli occhi i pensieri latenti irrompono con grande vigore. Pu essere anche difficile introvertire la mente con gli occhi aperti. Per farlo richiesta forza mentale. La mente resta contaminata quando viene a contatto con gli oggetti. Altrimenti pura. Il fattore principale in dhyana mantenere la mente attiva nella sua stessa occupazione introdurre impressioni esterne o pensare ad altre questioni. D: Bhagavan, ogni volta che medito sento un grande calore al capo e se insisto il mio corpo intero brucia. Qual' il rimedio? R: Se la concentrazione fatto col cervello, ne risultano sensazioni di calore e perfino mal di testa. La concentrazione deve essere fatta col Cuore, che calmo e rinfrescante. Rilassati e la tua meditazione sar facile. Tieni la tua mente stabile respingendo tutti i pensieri che si intromettono, ma senza sforzo. Presto avrai successo. D: Come posso evitare di addormentarmi in meditazione? R: Se cerchi di impedire il sonno ci significa pensare in meditazione, cosa da evitare. Se scivoli nel sonno mentre stai meditando, la meditazione continuer perfino durante e dopo il sonno. Tuttavia essendo un pensiero, ci si deve liberare dal sonno, poich lo stato naturale ultimo deve essere ottenuto consciamente in jagrat ( lo stato di veglia ) senza il pensiero che disturba. La veglia ed il sonno sono semplici immagini sullo schermo dello stato innato libero dal pensiero. Lasciale passare

inosservate. D: Su cosa si deve meditare? R: Su qualunque cosa tu preferisca. D: Shiva, Vishnu ed il gayatri si dice siano egualmente efficaci. Su quale dovrei meditare? R: Su qualunque preferisci. Sono uguali nel loro effetto. Ma dovresti attenerti ad uno. D: Come medito? R: Concentrati su ci che preferisci. Se prevale un unico pensiero, tutti gli altri pensieri vengono scoraggiati e alla fine sradicati. Finch prevale la diversit, ci sono cattivi pensieri. Quando prevale l'oggetto dell'amore, soltanto buoni pensieri occupano il campo. Perci aggrappati solo ad un pensiero. Dhyana la pratica principale. Dhyana significa lotta. Non appena comincerai a meditare, altri pensieri si affolleranno, guadagneranno forza e cercheranno di affondare il singolo pensiero al quale cerchi di aggrapparti. Il buon pensiero deve guadagnare forza gradualmente con la pratica ripetuta. Dopo che sar diventato forte, gli altri pensieri verranno messi in fuga. Questa la battaglia regale che avviene sempre in meditazione. Ci si vuole liberare dalla miseria. Ci richiede pace di mente, che significa assenza di perturbazione dovuta ad ogni tipo di pensiero. La pace mentale provocata soltanto da dhyana. D: poich Sri Bhagavan dice che il S pu funzionare in ogni centro, o chakra, mentre la sua sede nel Cuore, non possibile che per mezzo della pratica di intensa concentrazione, o dhyana, tra le sopracciglia questo centro possa diventare la sede del S? R: Qualunque considerazione sulla sede del S teorica se fissi la tua attenzione su un punto del corpo. Consideri te stesso come il soggetto, il veggente, cos il luogo su cui fissi la tua attenzione diventa l'oggetto visto. Questo pura bhavana ( immaginazione mentale ). Al contrario, quando vedi il veggente stesso, ti fondi nel S e diventi uno con esso. Quello il Cuore. D: E' consigliabile la pratica della concentrazione tra le sopracciglia?

R: Il risultato finale della pratica di qualunque tipo di dhyana che l'oggetto su cui il cercatore fissa la mente cessa di esistere come distinto e separato dal soggetto. Il soggetto e l'oggetto diventano l'unico S, e quello il Cuore. D: Perch Sri Bhagavan non ci indirizza a praticare la concentrazione su qualche particolare centro o chakra? R: Le Yoga Sastra dicono che il sahasrara ( il chakra localizzato nel cervello ), o cervello, la sede del S. Il Purusha Sukta dichiara che la sua sede il Cuore. Per mettere in grado il sadhaka di evitare possibili dubbi, gli dico di prendere il filo o la traccia dell'io o dell'io sono e di seguirlo fino alla sua sorgente. Perch, innanzitutto, impossibile per chiunque intrattenere alcun dubbio su questa nozione dell'io. Secondariamente, perch qualunque sia il metodo adottato, la meta finale la realizzazione della sorgente dell'io sono, che il dato primario della tua esperienza. Se quindi pratichi l'autoindagine, raggiungerai il Cuore che il S. D: Pratico hatha yoga e medito anche su Io sono Brahman. Dopo alcuni momenti di questa meditazione il vuoto prevale, il cervello si riscalda e sorge la paura della morte. Cosa devo fare? R: Io sono Brahman e solo un pensiero. Chi lo dice? Brahaman stesso non lo dice. Quale bisogno ha di dirlo? N l'Io reale pu dire ci. Poich l'Io dimora sempre come Brahman. Affermare ci solo un pensiero. Pensiero di chi? Tutti i pensieri vengono dall'io irreale, cio il pensiero io. Rimani senza pensare. Finch c' il pensiero ci sar paura. D: Mentre procedo a pensare a ci, c' dimenticanza, il cervello si riscalda ed io sono spaventato. R: S, la mente concentrata nel cervello e perci provi una sensazione calda in quel punto. E' a causa del pensiero io. Quando sorge il pensiero io, simultanuemente sorge la paura della morte. Riguardo alla dimenticanza, finch ci sar il pensiero ci sar dimenticanza. Innanzitutto c' il pensiero Io sono Brahman, quindi sopravviene la dimenticanza. La dimenticanza ed il pensiero io. Aggrappati ad esso e scomparir come

un fantasma. Ci che resta l'Io reale, e quello il S. Io sono Brahman un aiuto alla concentrazione poich allontana altri pensieri. Quando persiste solo quell'unico pensiero, osserva di chi . Scoprirai che dell'io. Da dove viene il pensiero io? Investiga su di eso, il pensiero io svanir e il S supremo risplender da se stesso. Non necessario nessuno sforzo ulteriore. Quando l'Io reale rimane solo, non dir Io sono Brahman. Un uomo continua forse a ripetere Sono un uomo? Finch non sar provocato, perch dovrebbe dichiarare di essere un uomo? Qualcuno lo scambia forse per un animale per cui egli debba affermare: No, non sono un animale, sono un uomo? Analogamente, Brahman o l'Io, essendo la sola realt esistente, non ha nessuno a sfidarlo e cos non c' necessit di ripetere Io sono Brahman. D: Perch si dovrebbe adottare quest'autoipnotismo pensando al punto impensabile? Perch non adottare altri metodi come fissare la luce, trattenere il respiro, udire musica, udire suoni interni, ripetere la sacra sillaba OM o altri mantra? R: Fissare la luce instupidisce la mente e produce catalessi della volont per il tempo assegnato, ma non assicura nessun beneficio permanente. Il controllo del respiro intorpidisce temporaneamente la volont, ma non permanente. Lo stesso avviene nell'ascoltare dei suoni, a meno che il mantra non sia consacrato ed assicuri l'aiuto di un potere pi elevato per purificare ed elevare i pensieri. D: Ci viene consigliato di concentrarci nel punto della fronte tra le sopracciglia. E' corretto? R: Ognuno consapevole - Io sono. Lasciando da parte quella consapevolezza si va alla ricerca di Dio. Qual' l'utilit di fissare la propria attenzione fra le sopracciglia? E' semplice follia dire che Dio fra le sopracciglia. Lo scopo di tale consiglio di aiutare la mente a concentrarsi. E' uno dei metodi energici per controllare la mente ed impedire la dissipazione. Essa viene diretta a forza in un canale. E' un aiuto alla concentrazione. Ma il miglior mezzo

per la realizzazione l'indagine Chi sono io? Il presente problema nella mente e deve essere rimosso soltanto dalla mente. D: Non mi concentro sempre sullo stesso centro del corpo. A volte trovo pi facile concentrarmi su un centro e altre volte su un altro. E qualche volta quando mi concentro su un centro il pensiero si fissa spontaneamente su un altro. Perch questo? R: Pu essere motivato da tue pratiche passate. Ma in ogni caso non ha molta importanza su quale centro ti concentri, poich il Cuore reale in ogni centro e perfino all'esterno del corpo. Su qualunque parte del corpo ti concentri o su qualunque oggetto esterno, il Cuore l. D: Ci si pu concentrare a volte su un centro e a volte su un altro o dovremmo concentrarci sempre coerentemente sullo stesso centro? R: Come ho appena detto, dovunque ti concentri non pu esserci danno, perch la concentrazione solo un mezzo per abbandonare i pensieri. Qualunque sia il centro o l'oggetto su cui ti concentri, chi si concentra sempre lo stesso. D: Qualcuno dice che si dovrebbe praticare la meditazione su oggetti grossolani. Pu essere disastroso se uno cerca costantemente di uccidere la mente. R: Per chi disastroso? Pu esserci disastro separato dal S? L'io, io ininterrotto l'oceano infinito. L'ego, il pensiero io, solo come una bolla su di esso ed chiamato jiva o anima individuale. Anche la bolla acqua poich quando scoppia si fonde soltanto nell'oceano. Quando rimane come bolla ancora una parte dell'oceano. Ignoranti di questa semplice verit, innumerevoli metodi sotto differenti denominazioni, come yoga, bhakti, karma, ciascuno ancora con molte modificazioni, vengono insegnati con grande abilit e con dettagli intricati solo per adescare i cercatori e confondere le loro menti. Lo stesso avviene con le religioni, le sette ed i dogmi. Quale scopo hanno tutte queste? Solo conoscere il S. Sono aiuti e pratiche necessarie allo scopo di conoscere il S. Gli oggetti percepiti dai sensi sono definiti conoscenza immediata

( pratyaksha ). Pu qualcosa essere cos diretta come il S, che sempre sperimentato senza l'aiuto dei sensi? Le percezioni sensoriali possono essere solo conoscenza indiretta, e non conoscenza diretta. Soltanto la propria consapevolezza conoscenza diretta. Quella la comune esperienza di tutti. Nessun aiuto necessario per conoscere il proprio S.

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