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CAPITOLO QUINTO

INDAGINE SUL SE' PRATICA


Ai principianti dell'autoindagine veniva consigliato da Sri Ramana di porre l'attenzione sul sentimento interiore di io e trattenere quel sentimento il pi a lungo possibile. Veniva detto loro che se l'attenzione veniva distratta da altri pensieri dovevano tornare alla consapevolezza del pensiero io ogni volta che diventavano consapevoli che la loro attenzione aveva divagato. Egli sugger diversi metodi per favorire questo processo ci si poteva chiedere: Chi sono io?, oppure: continuamente consapevoli dell'io che presume di essere responsabile di tutte le attivit del corpo e della mente. Nei primi stadi della pratica, l'attenzione al sentimento io un'attivit mentale che prende la forma di un pensiero o una percezione. Man mano che la pratica si sviluppa il pensiero io lascia spazio ad un sentimento dell'io sperimentato soggettivamente e quando questo sentimento cessa di collegarsi e identificarsi con i pensieri e gli oggetti, svanisce completamente. Ci che rimane un'esperienza di essere in cui il senso dell'individualit ha temporaneamente cessato di funzionare. L'esperienza all'inizio pu essere intermittente, ma con la pratica ripetuta diventa sempre pi facile da raggiungere e mantenere. Quando l'autoindagine raggiunge questo livello c' una consapevolezza senza sforzo di essere in cui lo sforzo individuale

non pi possibile poich l'io che compie lo sforzo ha temporaneamente cessato di esistere. Non la realizzazione del S, perch il pensiero io periodicamente riafferma se stesso, ma il pi alto livello della pratica. La ripetuta esperienza di questo stato di essere indebolisce e distrugge le vasana ( tendenze mentali ) che fanno sorgere il pensiero io, e quando la loro presa stata sufficentemente indebolita, il potere del S distrugge le tendenze residue cos completamente che il pensiero io non sorge mai pi. Questo il finale ed irreversibile stato della realizzazione del S. Questa pratica di autoattenzione, o consapevolezza del pensiero io, una tecnica facile che supera gli usuali metodi repressivi per controllare la mente. Non un esercizio di concentrazione, n mira a sopprimere i pensieri; fa semplicemente appello alla consapevolezza della sorgente da cui la mente ha origine. Il metodo e la meta dell'autoindagine di dimorare sulla sorgente della mente, di essere consapevoli di ci che si realmente ritirando l'attenzione e l'interesse da ci che non si . Negli stati iniziali lo sforzo nel trasferire l'attenzione dai pensieri al pensatore essenziale, ma una volta che la consapevolezza del sentimento dell'io stato fermamente stabilita, ulteriore sforzo controproducente. Da allora pi un processo di essere che di fare, di essere senza sforzo piuttosto che uno sforzo per essere. Essere ci che gi si , privo di sforzi poich l'esistenza sempre presente e sempre sperimentata. D'altra parte, pretendere di essere ci che non si ( il corpo e la mente ) richiede uno sforzo mentale continuo, anche se lo sforzo quasi sempre ad un livello inconscio. Ne segue perci che nei pi elevati stadi dell'autoindagine lo sforzo allontana l'attenzione dall'esperienza dell'essere, mentre la cessazione dello sforzo mentale la rivela. Alla fine il S non viene risultato del fare qualcosa, ma soltanto essendo. Come Sri Ramana stesso una volta osserv: Non meditare-sii!

Non pensare di essere-sii! Non pensare all'essere-tu sei!! L' autoindagine non dovrebbe essere considerata una pratica di meditazione da eseguire a certe ore ed in certe posizioni; dovrebbe continuare durante tutte le ore della veglia, indipendentemente da ci che si sta facendo. Sri Ramana non vedeva conflitto tra il lavoro e l'autoindagine ed afferma che con un po' di pratica poteva essere eseguita in qualunque circostanza. Qualche volta disse che periodi regolari di pratica formale erano benefici per i principianti, ma non patrocin mai lunghi periodi di meditazione in posizione seduta e mostr sempre la sua disapprovazione se qualcuno dei suoi devoti esprimeva il desiderio di abbandonare le attivit mondane in favore di una vita meditativa. D: Dici che si pu realizzare il S cercandolo. Qual' la natura di questa ricerca? R: Tu sei la mente o pensi di essere la mente. La mente non altro che pensieri. Ora dietro ad ogni pensiero particolare c' un pensiero generale che l'io, che sei tu. Chiamiamo questo io il primo pensiero. Attaccati a questo pensiero io ed esaminalo per scoprire cos'. Quando questa domanda si impossesser di te non puoi pensare altri pensieri. D: Quando faccio questo e mi aggrappo al mio s, cio il pensiero io, altri pensieri vanno e vengono, ma dico a me stesso: Chi sono io?, e non viene nessuna risposta. Essere in questa condizione costituisce la pratica. E' cos? R: Questo un errore che le persone fanno spesso. Ci che avviene quando fai una seria ricerca del S che il pensiero io scompare e qualcos'altro dalle profondit si impossessa di te e quello non lio che inizi la ricerca. D: Cos' questo qualcos'altro? R: Quello il S reale, il significato di io. Non l'ego. E' il supremo essere stesso. D: Ma spesso hai detto che si devono rigettare gli altri pensieri

quando si inizia la ricerca, per i pensieri sono senza fine. Se viene rigettato un pensiero, ne giunge un'altro e non sembra esserci fine. R: Non dico che devi rigettare i tuoi pensieri. Aggrappati a te stesso, cio al pensiero io. Quando il tuo interesse ti tiene su quella singola idea, gli altri pensieri automaticamente verranno respinti e svaniranno. D: Cos non necessario respingere i pensieri? R: No. Pu essere necessario per un po' di tempo o per qualcuno. Tu immagini che non vi sia fine se si continua a respingere ogni pensiero quando sorge. Non vero, c' una fine. Se sei vigile e compi uno strenuo sforzo per respingere ogni pensiero quando sorge, presto scoprirai che stai andando sempre pi profondamente nel tuo proprio s interiore. A quel livello non necessario fare uno sforzo per rigettare i pensieri. D: Allora possibile essere senza sforzo, e senza tensione. R: Voglio essere ulteriormente illuminato. Dovrei cercare di non fare nessuno sforzo? R: Qui impossibile per te essere senza sforzo. Quando entri nel profondo, per te impossibile fare qualunque sforzo. Se la mente diventa introversa tramite l'indagine sulla sorgente dell'aham-vritti le vasana si estinguono. La luce del S cade sulle vasana e produce il fenomeno del riflesso che chiamiamo mente. Cos, quando le vasana vengono estinte scompare anche la mente, venendo assorbita nella luce della sola realt, il Cuore. Questa la somma e la sostanza di tutto ci che un aspirante ha bisogno di sapere. Ci che gli viene imperiosamente richiesto una fervida e focalizzata indagine sulla sorgente dell'aham-vritti. D: Come dovrebbe cominciare questa pratica un principiante? R: La mente si calmer soltanto per mezzo dell'indagine Chi sono io?. Il pensiero Chi sono io?, distruggendo tutti gli altri pensieri, verr esso stesso distrutto, come il bastone usato per attizzare la pira funeraria. Se sorgono altri pensieri, senza tentare di completarli, uno dovrebbe indagare: A chi sono venuti?.

Cosa importa se vengono dei pensieri, per quanti essi siano? Nel momento stesso in cui sorge ogni pensiero, se si indaga vigilantemente: A chi sorto questo?, si verr a conoscere: A me. Se allora si indaga Chi sono io?, la mente torner alla sua sorgente ( il S ) ed il pensiero che era sorto cesser. Praticando in questo modo ripetutamente, il potere della mente di dimorare sulla sua sorgente aumenta. Sebbene le tendenze verso gli oggetti sensoriali ( vishaya vasana ), che hanno continuato a riproporsi per epoche, sorgeranno innumerevoli come le onde dell'oceano, periranno tutte man mano che la meditazione sulla propria natura diventer sempre pi intensa. Si dovrebbe aderire insistentemente all'autoattenzione senza dare spazio nemmeno al dubbio: E' possibile distruggere tutte queste tendenze ( vasana ) e rimanere come il S soltanto? Finch nella mente ci sono tendenze verso gli oggetti sensoriali, necessaria l'indagine Chi sono io? Non appena sorgono i pensieri, attraverso l'indagine si dovrebbe distruggerli tutti senza esitazione nel loro stesso luogo di origine. Non occuparsi di ci-che--altro ( anya ) e non attaccamento ( vairagya ) o assenza di desideri ( nirasa ). Non abbandonare il S conoscenza ( jnana ). In verit queste due ( mancanza di desideri e conoscenza ) sono una e la stessa cosa. Proprio come un cercatore di perle si tuffa in mare legandosi una pietra ai fianchi e coglie la perla che giace sul fondo, cos, tuffandosi profondamente in se stessi senza attaccamento, tutti possono conseguire la perla del S. Se si ricorre ininterrottamente al richiamo della propria reale natura ( swarupa ) la sola liberazione. Solo il tenere sempre la mente fissa nel S chiamato auto-indagine, laddove meditazione ( dhyana ) pensare di essere l'assoluto ( Brahman ), che esistenza-coscienza- beatitudine ( sat-chit-ananda ). D: Gli yogi dicono che si deve rinunciare a questo mondo ed andare in giungle solitarie se si desidera trovare la verit. R: Non si dovrebbe rinunciare alla vita di azione. Se mediti per un'ora o due ogni giorno allora puoi continuare con i tuoi

doveri. Se mediti nella giusta maniera la corrente prodotta nella mente continuer a fluire anche nel mezzo del tuo lavoro. E' come se ci fosse due modi di esprimere la stessa idea; la stessa direzione che prendi in meditazione verr espressa nelle tue attivit. D: Quale sar il risultato nel fare questo? R: Mentre procedi scoprirai che la tua attitudine verso la gente, gli eventi e gli oggetti, gradualmente cambia. Le tue azioni tenderanno a seguire spontaneamente le tue meditazioni. D: Allora tu non sei daccordo con gli yogi? R: Un uomo dovrebbe abbandonare l'egoismo personale che lo lega a questo mondo. Abbandonare il falso s la vera rinuncia. D: Come possibile diventare altruisti conducendo una vita di attivit mondana? R: Non c' conflitto tra lavoro e saggezza. D: Intendi che si possono continuare tutte le vecchie attivit nella propria professione, per esempio, ed allo stesso tempo ottenere l'illuminazione? R: Perch no? Ma in quel caso non si penser che sia la vecchia personalit a fare il lavoro perch la propria coscienza verr gradualmente trasferita fino a che verr accentrata in ci che al di l del piccolo s. D: Se una persona impegnata nel lavoro, avr poco tempo per meditare. R: Mettere da parte del tempo per la meditazione soltanto per semplici novizi spirituali. Un uomo che sta progredendo comincer a gioire la pi profonda beatitudine sia che stia lavorando o meno. Mentre le sue mani sono nella societ egli mantiene calma la sua mente in solitudine. D: Allora tu non insegni la via dello yoga? R: Lo yogi cerca di condurre la sua mente alla meta come un mandriano guida un toro con un bastone, ma su questo sentiero il cercatore persuade il toro offrendogli una manciata d'erba. D: Come avviene ci?

R: Devi porti la domanda Chi sono io?. Questa investigazione alla fine condurr alla scoperta di qualcosa all'interno di te che al di l della mente. Risolverai quel grande problema e con ci risolverai tutti gli altri. D: Cercando l'io non c' nulla da vedere. R: poich sei abituato ad identificare te stesso col corpo e la vista con gli occhi, dici di non vedere nulla. Cosa c' da vedere? Chi deve vedere? Come vedere? C' soltanto una coscienza che manifestandosi come il pensiero io si identifica con il corpo, proietta se stessa attraverso gli occhi e vede gli oggetti attorno. L'individuo limitato nello stato di veglia e si aspetta di vedere qualcosa di differente. L'evidenza dei suoi sensi sar il sigillo dell'autorit. Ma non ammetter che il veggente, il visto e il vedere sono tutte manifestazioni della stessa coscienza, cio, io, io. La contemplazione aiuta a superare l'illusione che il S deve essere visibile. In verit, non c' nulla di visibile. Come senti l'io? Ti metti davanti ad uno specchio per conoscere il tuo proprio essere? La consapevolezza l'io. Realizza ci e quella la verit. D: Indagando l'origene dei pensieri c' una percezione dell'io. Ma ci non mi soddisfa. R: Esattamente. La percezione dell'io associata ad una forma, forse il corpo. Non ci dovrebbere nulla di associato al puro S. Il S non-associato, pura realt, nella cui luce risplendono il corpo e l'ego. Placando tutti i pensieri rimane la pura coscienza. Proprio nello svegliarsi dal sonno e prima di diventare consapevoli del mondo c' quel puro io, io. Aggrappati ad esso senza dormire e senza permettere ai pensieri di impossessarsi di te. Se quello viene trattenuto fermamente, non importa se il mondo viene visto. Il veggente non viene alterato dal fenomeno. Cos' l'ego? Indaga. Il corpo insenziente non pu dire io. Il S pura coscienza e non duale. Non pu dire io. Nessuno dice io nel sonno. Cos' allora l'ego? Qualcosa di intermedio tra il corpo inerte ed il S. Non ha locus standi. Se lo si cerca svanisce come un fantasma.

Di notte un uomo pu immaginare che ci sia un fantasma al suo fianco a causa del gioco delle ombre. Se guarda attentamente scopre che il fantasma in realt non c' e che ci che immaginava fosse un fantasma era semplicemente un albero od un palo. Se non guarda attentamente, il fantasma pu terrificarlo. Tutto ci che richiesto di guardare attentamente e il fantasma svanisce. Il fantasma non mai stato l. E' lo stesso con l'ego. E' un legame intangibile tra il corpo e la sua coscienza. Non reale. Fino a che non lo si guarda attentamente, continua a dare disturbo. Ma quando lo si cerca, si scopre che non esiste. C' un'altra storia che spiega questo. Nelle funzioni del matrimonio Ind le feste spesso continuano per cinque o sei giorni. In una di queste occasioni uno straniero fu scambiato per il compare d'anello al seguito della sposa e fu quindi trattato con speciale considerazione. Vedendolo trattare con speciale considerazione dal seguito della sposa, il seguito dello sposo lo consider un parente importante della sposa ed anch'essi perci gli mostrarono speciale rispetto. Nell'insieme lo straniero si divert molto. Inoltre per tutto il tempo egli fu consapevole della reale situazione. Ad un certo punto il seguito dello sposo volle fare riferimento a lui a qualche proposito e cos chiesero di lui al seguito delle sposa. Immediatamente egli sent odore di guai e tagli la corda. E' la stessa cosa con l'ego. Se lo si cerca, scompare. Se no, continua a dare disturbo. D: Se cerco di fare l'indagine Chi sono io, mi addormento. Cosa dovrei fare? R: Persisti nell'indagine durante le tue ore di veglia. Ci sar sufficiente. Se continui a fare l'indagine fino a che ti addormenti, l'indagine continuer anche durante il sonno. Riprendi l'indagine non appena ti svegli. D: Come posso ottenere pace? Non mi sembra di ottenerla attraverso vichara. R: La pace il tuo stato naturale. E' la mente che ostruisce lo stato naturale. Se non sperimenti pace significa che hai fatto vichara soltanto nella mente. Indaga cos' la mente, ed essa scomparir.

Non c' una cosa come la mente separata dal pensiero. Tuttavia a causa dell'emergere del pensiero, presupponi qualcosa che ha inizio e chiami questo mente. Quando indaghi per vedere cos', scopri in realt che non c' una cosa come la mente. Quando in questo modo la mente svanita, realizzi l'eterna pace. D: Quando sono impegnato nell'indagine sulla sorgente da cui sorge l'io arrivo ad uno stadio di immobilit della mente al di l del quale mi trovo incapace di procedere. Non ho alcun tipo di pensiero e c' un vuoto. Una luce leggera mi pervade e sento di essere incorporeo. Non ho ne cognizione, ne visioni di corpo e forma. L'esperienza dura circa mezz'ora ed piacevole. Sarebbe corretto concludere di tutto ci di cui c' bisogno per assicurarsi eterna felicit, cio libert o salvezza o comunque la si chiami, sia di continuare la pratica fino a che questa esperienza possa essere mantenuta per ore, giorni e mesi? R: Questo non significa salvezza. Tale condizione chiamata manolaya o temporaneo silenzio del pensiero. Manolaya significa concentrazione, arrestare temporaneamente il movimento dei pensieri. Non appena cessa questa concentrazione, i pensieri vecchi e nuovi irrompono come al solito; ed anche se questo temporaneo calmare la mente durasse migliaia di anni, non condurrebbe mai alla totale distruzione del pensiero che ci che viene chiamato liberazione dalla nascita e dalla morte. Il praticante deve perci essere vigile ed indagare all'interno su chi ha questa esperienza, chi realizza questa piacevolezza. Senza questa indagine egli entrer in una lunga estasi o sonno profondo ( yoga nidra ). A causa dell'assenza di una guida adeguata, a questo stadio della pratica spirituale molti sono stati illusi e sono caduti preda di un falso senso di liberazione e soltanto alcuni sono riusciti a raggiungere la meta senza intoppi. La storia che segue spiega molto bene il punto. Uno yoghi stava eseguendo austerit ( tapas ) da numerosi anni sulle sponde del Gange. Quando ebbe conseguito un alto grado di concentrazione, egli credette che continuare in quello stadio per periodi prolungati costituisse la liberazione e cos pratic. Un giorno, prima di entrare in concentrazione, si sent assetato

e chiam il suo discepolo affinch gli portasse un po' di acqua da bere dal Gange. Ma prima che il discepolo arrivasse con l'acqua, egli era entrato in yoga nidra e rimase in quello stato per innumerevoli anni, durante i quali molta acqua flu sotto il ponte. Quando si risvegli da questa esperienza, immediatamente chiam: Acqua! Acqua!; ma non si vedevano ne il discepolo ne il Gange. La prima cosa che chiese fu l'acqua, perch prima di entrare in profonda concentrazione, lo strato principale di pensiero nella sua mente era l'acqua e con la concentrazione, per quanto profonda e prolungata fosse stata, egli era stato in grado di fermare solo temporaneamente i suoi pensieri. Quando riguadagn coscienza questo pensiero principale vol con tutta la velocit e la forza di una piena che irrompe attraverso gli argini. Se questo il caso di un pensiero che prese forma poco prima che sedesse per la meditazione, non c' dubbio che nemmeno i pensieri che si radicano in precedenza sarebbero stati annientati. Se l'annientamento dei pensieri liberazione, si pu dire che egli abbia conseguito la salvezza? I sadhaka ( cercatori ) comprendono raramente la differenza tra questo temporaneo calmare la mente ( manolaya ) e la distruzione permanente dei pensieri ( manonasa ). In manolaya c' un temporaneo calmarsi delle onde-pensiero, e sebbene questo periodo temporaneo possa durare mille anni, i pensieri, sono cos temporaneamente calmati, risorgono non appena manolaya cessa. Perci si deve sorvegliare attentamente il proprio progresso spirituale. Non si deve permettere a se stessi di essere sopraffatti da tale fascino della tranquillit del pensiero. Nel momento in cui si sperimenta questo, si deve rianimare la coscienza ed inquisire all'interno chi sta sperimentando questa tranquillit. Mentre non si sta sperimentando a nessun pensiero di intromettersi, allo stesso tempo, non si deve essere sopraffatti da questo sonno profondo ( yoga nidra ) o autoipnosi. Sebbene questo sia un sogno di progresso verso la meta, tuttavia anche il punto in cui nasce la divergenza tra la strada

che porta alla liberazione e lo yoga nidra. La via facile, la via diretta, la scorciatoia per la salvezza il metodo dell'indagine. Con tale indagine condurrai la forza del pensiero pi profondo fino a che raggiunger la sua sorgente e si fonder in essa. Sar allora che avrai la risposta dall'interno, e scoprirai di riposare laggi, distruggendo tutti i pensieri una volta per tutte. D: Questo pensiero io sorge da me. Ma non conosco il S. R: Tutti questi sono soltanto concetti mentali. Ora ti stai identificando con un io errato, che il pensiero io. Questo pensiero io sorge e sprofonda, laddove il vero significato dell'io al di l di entrambi. Non ci pu essere un'interruzione nel tuo essere. Tu che dormivi, ora sei anche sveglio. Non c' infelicit nel tuo sonno profondo, mentre ora esiste. Cos' accaduto ora da far si che venga sperimentata questa differenza? Non c'era il pensiero io nel tuo sonno, mentre ora presente. Il vero io non evidente e il falso io sta sfilando. Questo falso io l'ostacolo alla tua corretta conoscenza. Scopri da dove sorge questo falso io. Allor scomparir. Sarai quindi soltanto ci che sei, cio, assoluto essere. D: Come realizzarlo? Non ho avuto successo fino ad ora. R: Cerca la sorgente del pensiero io. Quello tutto ci che si deve fare. L'universo esiste a causa del pensiero io. Se quello ha termine, ha termine anche la miseria. Il falso io finir soltanto quando verr cercata la sua sorgente. D'altra parte le persone chiedono spesso come si fa a controllare la mente. Io dico loro; Mostratemi la mente ed allora saprete cosa fare. Il fatto che la mente soltanto un fascio di pensieri. Come puoi estinguerla con il pensiero di farlo o con un desiderio? I tuoi pensieri ed i tuoi desideri sono parte della mente. La mente viene semplicemente ingrassata da nuovi pensieri che sorgono. Perch sciocco pensare di uccidere la mente per mezzo della mente. Il solo modo di farlo di scoprirne la sorgente ed aggrapparsi ad essa. La mente allora svanir da se stessa. Lo yoga insegna chitta vritti nirodha ( controllo delle attivit della mente ). Ma io dico atma vchara ( auto-investigazione ).

Questo il modo pratico. Chitta vritti nirodha viene provocato dal sonno, nello svenimento, o per mezzo dell'inedia. Non appena viene rimossa la causa c' una recrudescenza dei pensieri. Allora di quale utilit ? Nello stato di incoscienza c' pace e non miseria. Ma la miseria si ripresenta quando viene rimossa l'incoscienza. Cos nirodha ( controllo ) utile e non pu essere di beneficio durevole. Come pu allora essere reso durevole il beneficio? Scoprendo la causa della miseria. La miseria dovuta alla percezione degli oggetti. Se essi non sono presenti, non ci saranno pensieri contingenti e cos la miseria cancellata. Come cesseranno di esistere gli oggetti? la domanda successiva. Le sruti ( scritture ) ed i saggi dicono che gli oggetti sono soltanto creazioni mentali. Non hanno esistenza reale. Investiga la materia e accerta la verit dell'affermazione. Il risultato sar la conclusione che il mondo oggettivo nella coscienza soggettiva. Cos il S la sola realt che permea ed anche avvolge il mondo. Poich non c' dualit, nessun pensiero sorger a disturbare la tua pace. Questa la realizzazione del S. Il S eterno e cos anche la realizzazione. Abhyasa ( pratica spirituale ) consiste nel ritirarti all'interno del S ogni volta che sei disturbato dal pensiero. Non concentrazione o distruzione della mente, ma ritirarsi nel S. D: Perch la concentrazione inefficace? R: Chiedere alla mente di uccidere la mente come fare del ladro il poliziotto. Egli verr con te e pretender di afferrare il ladro, ma non verr guadagnato nulla. Cos devi volgerti all'interno e vedere da dove sorge la mente, allora essa cesser di esistere. D: Nel rivolgere la mente all'interno, non stiamo ancora impiegando la mente? R: Naturalmente stiamo impiegando la mente. E' ben risaputo ed ammesso che la mente pu essere uccisa soltanto con l'aiuto della mente. Ma invece di partire dicendo che c' una mente e che vuoi ucciderla, comincia a cercare la sorgente della mente e scoprirai che la mente non esiste affatto.

La mente, volta all'esterno, si risolve in pensieri ed oggetti. Volta all'interno, diventa essa stessa il S. D: Anche cos, non comprendo. Ora tu dici che l'io l'errato io. Come eliminare l'io errato? R: Non hai bisogno di eliminare l'io errato. Come pu l'io eliminare se stesso? Tutto quello che devi fare scoprire la sua origine e restare l. I tuoi sforzi possono arrivare soltanto fino a questo. Quindi al di l si prender cura di se stesso. L tu sei impotente. Nessuno sforzo pu raggiungerlo. D: Se io sono sempre, qui e ora, perch non sento cos? R: E' proprio cos. Chi dice che non sentito? E' l'io reale che lo dice o il falso io? Esaminalo. Scoprirai che l'io sbagliato. L'ostacolo l'io errato. Deve essere rimosso al fine che il vero io non sia nascosto. Il sentimento io non ho realizzato l'ostacolo alla realizzazione. In effetti gi realizzato e non c' pi nulla da realizzare. Altrimenti la realizzazione sarebbe nuova. Se non esistita fino ad ora dovr avvenire in futuro. Ci che nasce morir. Se la realizzazione non eterna non vale la pena di possederla. Quindi ci che cerchiamo non quello che accade di nuovo. E' ci che eterno, ma che non conosciuto a causa degli ostacoli. E' quello che cerchiamo. Tutto ci che dobbiamo fare rimuovere l'ostacolo. Quello che eterno non riconosciuto tale a causa dell'ignoranza. L'ignoranza l'ostacolo. Supera l'ignoranza e tutto andr bene. L'ignoranza identica al pensiero io. Trovane la sorgente e svanir. Il pensiero io come uno spirito che, sebbene non palpabile, sorge simultaneamente al corpo, prospera e scompare con esso. La coscienza del corpo l'errato io. Abbandona questa coscienza del corpo. Ci viene fatto cercando la sorgente dell'io. Il corpo non dice: Io sono. Sei tu che dici: Io sono il corpo. Scopri chi questo io. Cercandone la sorgente esso svanir. D: Per quanto tempo la mente pu stare nel Cuore o esservi tenuta? R: Il periodo si estende con la pratica. D: Cosa accade alla fine del periodo?

R: La mente torna al presente stato normale. L'unit nel Cuore viene sostituita da una variet di fenomeni percepiti. Questa chiamata la mente estroversa. La mente che va al Cuore chiamata la mente che riposa. Quando si pratica ogni giorno di pi in questo modo, la mente diventa estremamente pura a causa della rimozione dei suoi difetti e la pratica diventa cos facile che la mente purificata si tuffa nel Cuore non appena l'indagine ha inizio. D: E' possibile per una persona, una volta che ha avuto l'esperienza di sat-chit-ananda in meditazione, identificarsi con il corpo quando esce dalla meditazione? R: S, possibile, ma nel corso della sua pratica egli gradualmente perde l'identificazione. Nella piena luce del S, l'oscurit dell'illusione viene dissolta per sempre. L'esperienza ottenuta senza sradicare tutte le vasana non pu rimanere stabile. Devono essere compiuti degli sforzi per sradicare le vasana; la conoscenza pu rimanere inscuotibile solo dopo che tutte le vasana sono state sradicate. Dobbiamo lottare contro le antiche tendenze mentali. Esse se ne andranno. Solo che se ne andranno relativamente presto nel caso di coloro che hanno fatto sadhana nel passato e pi tardi nel caso di altri. D: Queste tendenze se ne andranno gradualmente o un giorno scompariranno improvvisamente? Chiedo questo perch, sebbene sia rimasto qui a lungo, non percepisco nessun cambiamento graduale. R: Quando il sole sorge, l'oscurit se ne va gradualmente o tutt'a un tratto? D: Come posso dire se sto progredendo con la mia indagine? R: Il grado di assenza dei pensieri la misura del tuo progresso verso la realizzazione del S. Ma la realizzazione del S in se stessa non ha progressi, sempre la stessa. Il S rimane sempre nella realizzazione. Gli ostacoli sono i pensieri. Il progresso misurato dal grado di rimozione degli ostacoli alla comprensione che il S sempre realizzato. Cos i pensieri devono essere controllati chiedendoci a chi sorgono. In questo modo si arriva alla loro sorgente,

dove non sorgono. D: I dubbi sorgono sempre. Perci sorge la mia domanda. R: Sorge un dubbio ed chiarito, ne sorge un altro e viene chiarito facendo spazio ad un altro ancora e cos via. Perci non c' possibilit di chiarire tutti i dubbi. Vedi a chi sorgono i dubbi. Vai alla sorgente e rimani in essa. Allora smettono di sorgere. Ecco come i dubbi devono essere chiariti. D: Devo seguitare a chiedere: Chi sono io? senza rispondere? Chi chiede, e a chi? Quale bhavana ( attitudine ) dovrebbe essere nella mente al momento dell'indagine? Cos' io, il S o l'ego? R: Nell'indagine Chi sono io?, io l'ego. La domanda in realt significa: qual' la sorgente o l'origine di questo ego? Non hai bisogno di avere alcuna bhavana ( attitudine della mente ). Tutto ci che richiesto che tu abbandoni la bhavana di essere il corpo, con tali e tali connotati, con tale e tale nome, ecc. Non c' bisogno di avere una bhavana riguardo alla tua reale natura. Essa esiste come sempre. E' reale e non bhavana. D: Ma non ridicolo che l'io cerchi l'io? L'indagine Chi sono io? non diventa alla fine una domanda vuota? O devo porre la domanda a me stesso all'infinito, ripetendola come un mantra? R: L'indagine sul S non certamente una formula vuota ed pi della ripetizione di qualunque mantra. Se l'indagine Chi sono io? fosse una semplice domanda mentale, non avrebbe molto valore. Il vero scopo dell'autoindagine di focalizzare l'intera mente sulla sua sorgente. Non perci il caso di un io che cerca un altro io. Tanto meno l'autoindagine una formula vuota, poich coinvolge un'intensa attivit di tutta la mente per mantenerla stabilmente in equilibrio nella pura consapevolezza del S. D: E' sufficiente se dedico un po' di tempo al mattino e un po' alla sera per quest'atma-vichara? O dovrei farlo sempre, anche quando sto scrivendo o camminando? R: Qual' la tua reale natura? E' scrivere, camminare o essere? L'unica realt inalterabile essere. Fino a che non relizzi quello stato del puro essere dovresti perseguire l'indagine. Una volta

che sarai stabilito in essa non ci saranno ulteriori preoccupazioni. Nessuno indagher sulla sorgente dei pensieri a meno che i pensieri non sorgano. Finch pensi: Io sto camminando o: Io sto scrivendo, investiga chi lo fa. D: Se continuo a rigettare i pensieri, posso chiamarlo vichara? R: No, antara vichara, la ricerca interiore. Far presa sulla mente e investigare su di essa consigliato per un principiante. Ma dopo tutto cos' la mente? E' un proiezione del S. Guarda a chi appare e da dove sorge. Scoprirai che il pensiero io ne la radice. Vai pi in profondit. Il pensiero io scompare e c' una coscienza Io infinitamente espansa. D: Posi alla Madre, nell'Ashram di Sri Aurobindo, la seguente domanda: Tengo la mia mente vuota, senza pensieri cos che Dio possa mostrarsi nel suo vero essere. Ma non percepisco nulla. La risposta fu: L'attitudine corretta. Il potere scender dall'alto. E' un'esperienza diretta. Dovrei fare qualcos'altro? R: Sii ci che sei. Non c' nulla che debba sciendere o manifestarsi. Tutto ci che necessario perdere l'ego. Ci che , sempre presente. Anche ora sei quello. Tu non sei separato da esso. Il vuoto visto da te. Tu sei presente per vedere il vuoto. Cosa aspetti? Il pensiero non ho visto, l'aspettativa di vedere e il desiderio di ottenere qualcosa, sono tutti lavorii dell'ego. Sei caduto nella rete dell'ego. E' l'ego a dire tutto ci e non tu. Sii te stesso e nulla di pi! Una volta nato raggiungi qualcosa. Se lo raggiungi devi anche ritornare. Perci smettila con tutta questa verbosit. Sii come sei. Guarda chi sei e rimani il S, libero dalla nascita, dall'andare, dal venire e dal ritornare. D: Come si fa a conoscere il S? R: Conoscere il S significa essere il S. Puoi dire di non conoscere il S? Sebbene tu non possa vedere i tuoi occhi e sebbene tu non abbia uno specchio in cui guardarti, neghi l'esistenza dei tuoi occhi? Allo stesso modo, tu sei consapevole del S anche se il S non oggettivato. O, neghi il tuo S perch non oggettivato? Quando dici Non posso conoscere il S, significa assenza in termini

di conoscenza relativa, perch sei stato cos abituato alla conoscenza relativa che ti identifichi con essa. Tale identit errata a forgiato la difficolt del non conoscere l'ovvio S perch il S non pu essere oggettivato. Ed allora chiedi: Come si fa a conoscere il S? D: Parli di essere. Essere cosa? R: Il tuo dovere essere, non essere questo o quello. Io sono quello che sono riassume l'intera verit. Il metodo riassunto nelle parole Sii calmo. Cosa significa calma? Significa distruggere te stesso. Perch ogni forma e causa di disturbo. Abbandona la nozione Io sono cos'. Tutto ci che richiesto per realizzare il S essere calmi. Cosa pu essere pi facile di questo? Perci l'atma-vidya ( la conoscienza del S ) la pi facile da conseguire. Solo la verit su se stessi degna di essere esaminata a fondo e conosciuta. Prendendola come obbiettivo della propria attenzione, si dovrebbe conoscerla penetrantemente nel Cuore. Questa conoscenza di se stessi sar rivelata soltanto a quella coscienza che silente, chiara e libera dall'attivit della mente agitata e sofferente. Sappi che la perfetta realt solo quella coscienza che risplende sempre nel Cuore come il S senza forma, Io, e che conosciuta restando silenti senza pensare a nessuna cosa come esitente o non esistente.

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