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Orientamento

Un antico maestro Zen disse che la meditazione Zen non di alcun giovamento se l'applicazione della mente non chiara. Questo non significa che sia inutile alle persone non erudite praticare la meditazione Zen; un avvertimento a coloro che siedono in una nebbia di ignoranza e chiamano questo meditazione Zen. Alcuni dicono che la meditazione Zen non accessibile ai non eruditi, cosicch essi dovrebbero invece recitare scritture e incantesimi, perch le pratiche formali come la recitazione sono pi facili e quindi conducono meglio alla realizzazione. La scrittura dice per: "Se l'orientamento della mente non corretto, tutte le pratiche sono vane." Questo si applica alla meditazione Zen come pure a tutte le pratiche formali. Se l'applicazione della mente corretta, non vi saranno aberrazioni nelle pratiche. Altrimenti tutte le pratiche, formali o informi, concrete o astratte, sono inutili.

Meditazione Zen

La meditazione Zen essenziale non una questione di controllare i pensieri e mantenere immobile il corpo, per cui non possiamo dire che sia importante stare seduti davanti ad una parete e smettere di pensare. Inoltre non una questione di contemplare i principi dottrinari, per cui non possiamo dire che sia importante apprendere i principi dottrinari. Non richiede ricchezza, per cui non possiamo dire di essere troppo poveri per praticarla. Non richiede forza fisica, per cui non possiamo dire di essere troppo deboli per praticarla. Non afferma che non vi sia Buddismo entro le passioni

mondane, per cui non possiamo dire che sia inaccessibile alle persone comuni. Cerimonie e rituali sono pratiche eseguite dal corpo, per cui impossibile praticarle quando si sta facendo qualcos'altro. Recitazioni e invocazioni sono pratiche eseguite vocalmente, per cui questi esercizi devono essere messi da parte quando si sta parlando di qualcos'altro. La contemplazione dei principi una pratica eseguita dall'intelletto, per cui non si pu fare quando si sta pensando a qualcos'altro. Ma l'operare Zen non viene eseguito dal corpo, dalla parola o dall'intelletto; allora che cosa pu essere definito importante?

Neanche la mente

Anche se si capisce che la pratica Zen non fisica n verbale, nasce comunque un interrogativo riguardo all'affermazione secondo cui lo Zen non nemmeno una prestazione mentale. Se cos, come si concilia questo con la presentazione di istruzioni sull'applicazione mentale nella pratica Zen? Dire che lo Zen non viene praticato fisicamente, verbalmente o intellettivamente non significa che esso consita in assenza di pensiero, estinzione dei sensi o mortificazione del corpo. Il punto che le idee ordinarie di corpo e mente sono illusioni, e lo Zen evita di praticare riti, recitazioni e contemplazioni basati su idee di corpo e mente come se fossereo realmente esistenti. Questo il senso del detto delle scritture: Non vi occhio, n orecchio, n naso, n lingua, n corpo, n mente. Una scrittura dice: L'illuminazione non pu essere raggiunta dal corpo, n pu essere raggiunta dalla mente. Questo sia perch il corpo che la mente sono fantasmi. Un'altra scrittura dice: La condizione di budda non pu essere raggiunta dalla mente, la condizione di budda non pu essere raggiunta dalla materia. La stessa scrittura dice inoltre che la condizione di budda

non pu essere raggiunta n dal corpo n dall'intelletto. La gente comune attribuisce la percezione ai sensi, ma il Buddismo parla di percezioni indipendenti dagli organi di senso ordinari. E', chi non ha familiarit con questo principio a essere turbato dall'affermazione secondo cui la pratica Zen non ha nulla a che fare con gli atti del corpo, della parola o della mente.

Applicazione mentale senza la mente


Le varie pratiche e dottrine del Buddismo sono intese quali espedienti per guidare le persone secondo le loro necessit e potenzialit individuali. Sono formulate per condurre nel regno dell'illuminazione e sono applicate alla condizione in cui illuminazione e non illuminazione sono gi state distinte. Lo Zen, invece, mira allo stato fondamentale, che precedente a questa distinzione. Pertanto non ammette pratiche basate su un dualismo esistente ma punta direttamente all'unit primordiale che soggiace alle dualit fabbricate. Come disse il terzo patriarca dello Zen: E' un errore applicare la mente alla mente. La dottrina astrusa dello Zen di non sforzarsi n trascurare.

Non allontanarsi dall'argomento

Quando si scrive poesia, bisogna prima capire l'argomento.

Se ti occupi dell'argomento della luna, non serve pensare ai fiori. Lo stesso vale per il Buddismo. Riferendosi al fondamentale, la dottrina Zen dice che non ce n' di meno nelle persone comuni n di pi nei saggi, che esso intrinseco in ognuno e completo in ogni individuo. Se ci si occupa dell'argomento del fondamentale ma poi si immagina di essere ingannati e si cerca di eseguire qualche pratica per diventare illuminati, allora ci si allontana dall'argomento. Se si crede nel fondamentale, non bisogna aggrapparsi al concetto di essere ingannati n cercare l'illuminazione da qualche parte. Nondimeno, fintanto che non si ha chiaramente esperienza di ci che fondamentalmente completo in ognuno, bisogna gettar via i concetti esistenti di distinzione fra inganno e illuminazione e guardare direttamente al fondamentale, da soli o insieme con un maestro. Nei racconti di illuminazione di antichi adepti, non leggiamo di nessuno che avesse chiesto come applicare la mente nello sforzo di entrare in armonia con il fondamentale. Essi erano soliti domandare direttamente cos' il budda, cos' lo Zen, da dove vengono i budda e cos via. Poich le domande erano dirette, anche le risposte che sollecitavano erano dirette e davano indicazioni immediate sul fondamentale. Queste indicazioni dirette e immediate non erano intese come materiali di ricerca o lezioni per la pratica, ma coloro che non le capivano erano soliti scavarvi a fondo, a volte per molti anni. Questo processo di continuo confronto delle indicazioni relative al fondamentale potrebbe essere chiamato pratica o addestramento, ma non la stessa cosa che definire la comprensione, la pratica e la realizzazione e quindi coltivare varie contemplazioni.

Guidare le parole degli adepti

Effettuare studi critici e pronunciare giudizi sulle differenze tra le affermazioni di adepti illuminati vanit mondana e sofisticheria oziosa. Questo nasce dall'ignoranza della reale natura e del vero scopo delle massime Zen.

Meraviglia

I maestri Zen possono invitare a meravigliarsi dei koan Zen, oppure possono invitare a non meravigliarsene. Non vi un cammino prefissato che i maestri Zen debbano seguire. A volte i maestri Zen dicono agli allievi di guardare ai koan i maniera dubitativa, a volte dicono loro di non dubitare. In ogni caso un maestro tratta direttamente con un allievo, non parla in generale. Gli insegnamenti Zen non sono dottrine tenute a mente dai maestri. Vengono prodotti spontaneamente dal contatto fra maestro e allievo. Non bisogna cercare di congelare gli insegnamenti momentanei in teorie fisse. Se i maestri Zen sono illuminati, il loro insegnamento pu effettivamente assumere qualunque forma. Se non sono illuminati, qualunque forma possa assumere il loro insegnamento, questo in realt accecher i loro allievi.

Koan

A volte i maestri Zen danno agli allievi dei koan da esaminare; a volte riprendono i koan e inducono gli allievi ad

abbandonarli. E' tutta questione di metodo, da non generalizzare. Quando ci si immedesima nel koan, non vi nessuno che proponga il koan e nessun koan che viene proposto. Quando si raggiunge questo stadio, come pu esserci qualche dualismo di dare e prendere, usare e non usare? Dare e riprendere sono metodi usati temporaneamente dai maestri per gli allievi che non hanno ancora raggiunto questa condizione. Non possono essere giudicati con sentimenti ordinari. Quando le persone prive di illuminazione formulano interpretazioni letterali dei koan Zen e trasmettono agli allievi dottrine prefissate, questo un grave errore. Queste persone furono criticate dagli antichi maestri per avere vincolato le persone ai dogmi.

Non nelle parole

Le indicazioni dirette del fondamentale non contengono la loro intenzione nella loro espressione letterale. Pertanto gli studenti acuti capiscono il significato al di fuori delle parole. In questo caso, come potrebbe esserci qualche ulteriore discussione riguardo al fraseggio letterale? Gli studenti pi ottusi che si soffermano sulle parole trovano che non riescono ad afferrarle intellettivamente. Fintanto che la loro aspirazione all'illuminazione risoluta, la loro mente paralizzata dalla meraviglia. Alcuni potranno superare questa meraviglia in pochi giorni; ad altri serviranno mesi, anni o perfino decenni. Questa meraviglia paralizzante blocca il filosofare forzato, consentendo allo studente di passare a un modo transconcettuale di coscienza. Ecco perch gli antichi maestri Zen dicevano che vi grande illuminazione dove vi stata una grande meraviglia.

Origini della pratica dei koan

Gli antichi maestri Zen non dicevano agli allievi di prendere le loro parole come koan. Non dicevano agli allievi di meravigliarsi delle loro parole o di non meravigliarsi. Prima o poi, tuttavia, le persone superficiali capivano intellettivamente i detti dei maestri e consideravano questo illuminazione. Coloro che non riuscivano a capirli si annoiavano e se ne andavano. Fu per aiutare persone del genere che i maestri Zen cinesi dall'XI secolo in poi escogitarono l'espediente di richiamare alla mente un koan senza concettualizzazione. Ancora pi tardi, per coloro che erano incapaci di concentrare una meraviglia intensa sui koan, furono adottati ulteriori metodi per stimolare lo stato d'animo appropriato per l'indagine.

Attivit e meditazione

Chi medita sul fondamentale svolge i compiti e le attivit normali nel mezzo della meditazione ed esegue la meditazione nel mezzo dei compiti e delle attivit normali. Non vi disparit fra meditazione e attivit. Ma per chi incapace di agire cos, per chi debole nel concentrare il proprio intento sulla Via, sono stati istituiti speciali periodi di meditazione. La pratica di meditare quattro volte al giorno nelle comunit Zen ebbe inizio in questo modo durante il XII secolo. Nei tempi antichi i mendicanti Zen meditavano ventiquattro ore al giorno. In tempi successivi, per, vi furono alcuni

che divennero monaci per evitare la seccatura di guadagnarsi da vivere nel mondo ordinario. I loro appetiti li distraevano dal Buddismo, e quando partecipavano ai rituali la loro attenzione si allontanava dal fondamentale. Poich queste e altre cose impedivano loro di operare sul fondamentale, essi avrebbero sprecato la loro vita se non fosse stato escogitato qualche altro espediente. Tale espediente era la regola di quattro periodi quotidiani di meditazione stando seduti. Coloro che hanno davvero la mente sulla Via, invece, non dimenticano di operare sul fondamentale, qualunque cosa stiano facendo. Eppure se continuano a distinguere quest'opera dalle attivit ordinarie, anche se le eseguono insieme, naturalmente saranno preoccupati di venire distratti dalle attivit e dimenticare l'opera di meditazione. Questo dovuto al considerare le cose come esterne alla mente. Disse un antico maestro: Le montagne, i fiumi, tutta la terra, l'intera schiera di fenomeni sono tutti nel s. Se sai assorbire l'essenza di questo messaggio, non vi sono attivit al di fuori della meditazione: ti vesti in meditazione e mangi in meditazione; cammini, stai in piedi, stai seduto, stai disteso in meditazione; percepisci e prendi cognizione in meditazione; provi gioia, ira, tristezza e felicit in meditazione. Eppure anche questo ancora nella sfera della realizzazione e non il vero fondersi con la fonte dello Zen.

Il motivo per insegnare la rinuncia

Se garantito che non vi distinzione fra meditazione e attivit ordinarie, allora appare contradittorio che lo Zen e altre scuole del Buddismo spronino gli allievi a lasciar perdere le cose e a restare distaccati dagli oggetti.

Disse un antico maestro: L'insegnamento non ha forma prefissata; qualunque cosa tu incontri la fonte. I metodi di insegnamento usati dai saggi per guidare i discepoli non hanno una forma o un'apparenza prefissate. Poich un principio generale di tutte le scuole buddiste universalistiche che non vi sia discrepanza fra Buddismo e fenomeni mondani, nessun autentico maestro potrebbe dire che vi sia pratica di Buddismo al di fuori di eventi e attivit. Nondimeno, coloro che non capiscono questo si fanno idee false sulle cose del mondo, i mestri Zen dicono loro utilmente di rinunciare temporaneamente alle cose in modo da consentire loro di sbarazzarsi delle fissazioni.

Adattamento all'individuo

Il padre del Budda era un re. Quando il figlio raggiunse la condizione di budda cominci ad attrarre seguaci, il re fece diventare monaci e monache cinquecento membri della sua famiglia. Sentendo il Budda dire ai suoi seguaci di non ornare i propri abiti n le proprie abitazioni, uno di questi monaci cap di non poter eseguire la Dottrina perch quale membro di una famiglia reale era abituato al lusso. Il Budda invi un discepolo anziano al palazzo reale a farsi dare ogni sorta di ornamenti per decorare l'abitazione di quel monaco, e invit il monaco a passare l la notte. Poich il suo consueto desiderio di lusso era stato soddisfatto, i pensieri vaganti del monaco si fermarono spontaneamente ed emerse la chiarezza della conoscenza. Nell'ultima parte della notte raggiunse la condizione di santit. Il discepolo anziano rimase meravigliato da tutto ci e chiese spiegazioni al Budda. Il Budda disse: Per alcuni l'attenzione verso la Via viene stimolata dall'ornamento degli abiti

e della casa; per loro tali ornamenti sono un aiuto all'illuminazione. D'altro canto, per altri l'attenzione verso la Via viene sminuita da abiti alla moda e arredamenti vistosi; queste persone devono pertanto guardarsi da tali cose. La realizzazione della Via e il raggiungimento dei suoi frutti dipendono interamente dalla mentalit del praticante, senza alcun rapporto necessario con cose quali gli abiti e le abitazioni. Cos per certe persone gli ornamenti non vanno proibiti quale ostacolo verso la pratica della Via. Ma quando coloro la cui mente non realmente sulla Via dell'illuminazione usano tali esempi per affermare che l'indulgere al lusso non un impedimento all'illuminazione, si ingannano.

Abbellire il paesaggio

Fin dai tempi antichi molte persone si fanno costruire paesaggi speciali per proprio divertimento. Anche se lo stato d'animo pu essere lo stesso, vi sono qui differenze di interesse. Alcuni non amano particolarmente l'abbellimento del paesaggio, ma se ne occupano per ornare la loro casa, per impressionare gli altri e riceverne i complimenti. Alcuni sono bramosi in generale e fanno raccolta di rocce insolite e alberi per passatempo. Queste persone non apprezzano veramente la bellezza del paesaggio; semplicemente amano gli oggetti mondani. Un famoso poeta cinese costru un piccolo stagno e vi piant accanto dei bamb, traendone grande piacere. Scrisse: Poich il cuore del bamb aperto, esso il mio compagno; poich la natura dell'acqua pura, essa la mia maestra. Chi si gode il paesaggio con lo stesso spirito di quel poeta non un semplice sensualista mondano. Vi sono anche coloro che per natura sono semplici e distaccati, non amano molto le cose mondane ma nutrono

la loro mente scrivendo poesia e recitandola in ambienti naturali. Questi sono gli esteti. Eppure anche questo, senza la volont di illuminazione, diventa una consetudine mondana. D'altro canto, alcuni si rivolgono alle montagne e ai fiumi per uscire dalla sonnolenza, schiarirsi i pensieri e ricevere aiuto nel praticare la Via. Il loro interesse non lo stesso della gente comune che ammira un paesaggio. Devono essere rispettati, ma fintanto che fanno distinzione tra il paesaggio e la pratica della Via non possono essere chiamati autentici Viandanti. Coloro i quali ritengono che le montagne, i fiumi, la terra, le piante, gli alberi e le pietre siano tutti il S fondamentale possono dare l'idea di apprezzare il paesaggio attraverso sentimenti mondani, ma vi sono alcuni che alla fine trasformano questi sentimenti mondani in volont di illuminazione e trasformano l'aspetto mutevole delle fonti, delle rocce, delle piante e degli alberi nel corso delle quattro stagioni in opera di meditazione. Ecco come i Viandanti apprezzano il paesaggio. Cos non necessariamente un male amare il paesaggio e non necessariamente un bene. Non vi sono vantaggi o svantaggi nel paesaggio in s; guadagno e perdita sono negli atteggiamenti delle persone.

Lo Zen, il t e le arti

In Cina il t si beve per la salute. Cos come una dose eccessiva di medicina provoca disturbi, il t non va preso fino all'eccesso. Nei tempi antichi il t era apprezzato come stimolante per vincere la sonnolenza e aiutare nello studio. Anche il fondatore dello Zen in Giappone amava il t per il suo effetto stimolante, per aiutare a praticare la Via. In seguito per l'uso del t per scopi di salute o per lo studio diede inizio a un uso eccessivo e frivolo. Questo provoc anche

una spesa supplementare e condusse a trascurare il Buddismo. L'amore per il t pu essere sempre lo stesso, ma il suo effetto benefico o nocivo dipende dall'atteggiamento dell'individuo. Questo principio si applica anche alle arti. Lo scopo originario delle arti di armonizzare e affinare la mente. Quando per diventano oggetti di attaccamento personale, la loro azione di affinamento va perduta ed esse si trasformano in occasione di perversione e corruzione. E' per questa ragione che i maestri buddisti a volte dicono che non vi modo di meditare al di fuori delle attivit della vita e a volte incoraggiano a mettere da parte le attivit per meditare.

Poteri soprannaturali degli illuminati

Molti si domandano se gli illuminati abbiano necessariamente poteri soprannaturali. Il fatto che anche gli stregoni e i maghi senza alcun concetto di liberazione possono imparare a gestire poteri soprannaturali, cos la presenza di tali poteri non sta a indicare di per s l'illuminazione. Perfino i santi buddisti con poteri soprannaturali non sono considerati pienamente illuminati prima di avere realizzato la totalit dell'insegnamento. Vi un antico detto buddista: Anche se possiedi tutti i poteri soprannaturali, devi sapere che vi ancora un altro potere. Questo altro potere sta in tutti gli esseri; tutte le capacit, le percezioni e le attivit sono riconoscenti a questo potere. Ignare di ci, le persone comuni ricercano esternamente i poteri mondani. L'assorbimento nel tesoro universale della luce di cui si parla nella scrittura la luce spirituale intrinseca a tutti gli esseri viventi. Tutte le auree, tutte le conoscenze e tutti i poteri dei budda derivano da questo tesoro di luce; ogni percezione e ogni discernimento sono funzioni di questa luce.

Lasciar perdere

Pensare che la pratica Zen significhi abbandonare ogni comprensione un grave errore. Come disse un antico: Non pu essere ricercato consciamente, eppure non si pu trovare nell'incoscienza; non pu essere raggiunto dalle parole, eppure non pu essere compreso dal silenzio. Perfino tra i discepoli dello Zen vi sono coloro che effettuano interpretazioni letterali delle massime antiche riguardo al non attaccamento e pensano che il messaggio dello Zen sia di ignorare ogni significato e principio, non definire distinzioni nei vari stadi e non tenere a mente n il Buddismo n le realt mondane. Gli antichi ridicolizzavano tutto questo, chiamandolo Zen della vanga, perch la vanga si usa per scavare fuori le cose, rappresentando la concezione erronea secondo cui l'insegnamento dello Zen di abbandonare ogni comprensione.

Il terreno fondamentale

Il terreno fondamentale un termine applicato provvisoriamente al punto in cui illusione e illuminazione sono ancora indifferenziate, a cui non si applicano nomi o descrizioni mondane e che perfino gli insegnanti oltremondani non raggiungono. Questa condizione chiamata anche la grande materia, il volto originario e il maestro interiore. Questi sono soltanto nomi provvisori, escogitati per indurre le persone confuse a vedere la realt.

La natura di Budda

Il Buddismo parla del terreno della mente, o natura di budda, nel contesto della divisione fra persone comuni e budda. Questo non equivale alla definizione Zen del terreno fondamentale, che precedente alla divisione fra persone comuni e budda. Quando si realizza il terreno fondamentale, per, la natura di budda, il terreno della mente, la matrice di realizzazione dell'essere-cos, la vera quiddit, la natura della realt e perfino gli oggetti visti dalle persone comuni, tutto diventa il terreno fondamentale.

Dov'

Un antico disse: E' sempre l, proprio dove ti trovi; se lo cerchi, ovviamente non lo vedi. Il terreno fondamentale non all'interno del corpo e della mente, n all'esterno del corpo e della mente. N si pu dire che il corpo-mente totale sia il terreno fondamentale. Non nelle categorie del sensibile o dell'insensibile, non la conoscenza dei budda e dei santi. La conoscenza dei budda e dei santi, cos come il corpo e la mente degli esseri senzienti e perfino i loro mondi e territori, tutto deriva da questo; ecco perch viene provvisoriamente chiamato terreno fondamentale. Il ( Sutra del diamante ) dice: I budda e l'insegnamento dei budda sulla perfetta illuminazione suprema derivano tutti da questa 'scrittura'. Questa intuizione adamantina

il terreno fondamentale. Il ( Sutra della completa illuminazione ) dice: Tutta la pura quiddit, l'illuminazione, il nirvana e le vie trascendenti scaturiscono dalla completa consapevolezza. Questa completa consapevolezza il terreno fondamentale.

Raggiungere il terreno fondamentale

Poich il terreno fondamentale non n una caratteristica del mondo n un fenomeno oltremondano, molte persone che vogliono praticare lo Zen si chiedono come possa essere raggiunto. Questa domanda in s, tuttavia, indica la mancata digestione delle implicazioni del termine ( fondamentale ). Se associ il fondamentale con un'arte mondana, ti domanderai quale abilit o tecnica tu debba apprendere per raggiungerla. Se supponi che il fondamentale sia un fenomeno oltremondano, ti domanderai come tu possa realizzarlo senza conoscenza. Quando hai sentito parlare di ci che non n una cosa mondana n oltremondana, sei sciocco a domandarti come raggiungerla. Raggiungere il terreno fondamentale non qualcosa come andare dalla campagna alla citt o da un territorio a un altro. In realt come risvegliarsi da un sogno. Tutte le domande su dove si trovi il terreno fondamentale e su come raggiungerlo fanno parte del sogno, nascono dai pensieri di un sogno riguardo a un sogno. Anche se non ti sei risvegliato, se ti rendi conto che le tue percezioni e attivit sono tutte come sogni e le consideri con distacco, senza dare origine all'afferrare e al rifiutare la discriminazione, questo praticamente equivalente al risvegliarsi dal sogno; almeno si pu dire di te che credi all'esistenza della realt.

Nel terreno fondamentale non vi segno di ordinariet n di santit, n purezza n contaminazione. A causa del sogno di coscienza condizionato dall'abitudine inconscia, purezza e contaminazione appaiono nel mezzo dell'assenza di forma, e si vedono distinzioni fra l'ordinario e il santo nel mezzo del non creato. Quando pensi di essere un comune mortale, ti affanni a inseguire onori e guadagni, e resti deluso se non li ottieni. Quando pensi di essere saggio, guardi tutto dall'alto in basso e sviluppi un atteggiamento presuntuoso. Quando sei ingannato da queste illusioni, non credi nemmeno nell'esistenza di un terreno fondamentale di pace e felicit, tanto meno ne hai esperienza. Il ( Sutra della completa illuminazione ) dice: Le persone scambiano gli elementi materiali per il loro corpo e prendono i riflessi degli oggetti dei sensi per la loro mente. Questo simile agli occhi malati che vedono fiori nel cielo, o una seconda luna. Ecco perch essi arbitrariamente perseguono le consuetudini ripetitive con cui vivono e muoiono. Questa chiamata ignoranza. L'ignoranza non ha reale sostanza; come vedere qualcuno in un sogno. Non che non vi sia una presenza, ma al risveglio la persona non l. Il ( Sutra dell'eroico progresso ) dice: L'essenza sottile chiarezza completa al di l di ogni nome e descrizione. In origine non vi sono mondi n esseri senzienti. Tutte le scritture buddiste universaliste parlano allo stesso modo; perch non credere in questo e invece logorare il corpo e la mente nella ricerca esterna?

La mente e il s

Nella filosofia indiana chiamata Samkhya tutte le cose del mondo sono classificate in venticinque realt. La prima chiamata Realt Ignota. Precedente alla divisione

di cielo e terra, non situata nel regno del bene e del male, al di l della portata della percezione e della cognizione: chiamata Realt Ignota solo in mancanza di un termine migliore. E' eterna, non influenzata da mutamento e decadimento. La venticinquesima realt chiamata Realt del S Spirituale. Le ventitr realt fra la prima e la venticinquesima sono le forme di vari mutamenti buoni e cattivi, che sono chiamati fenomeni composti. Se il s spirituale produce sentimenti di bene e male, la Realt Ignota muta per manifestare aspetti corrispondenti. Se il s produce idee come lungo e corto, rotondo e quadrato, la Realt Ignota muta per manifestare tali forme. Cos tutte le cose mondane composte e mutevoli dipendono dalla produzione di sentimenti da parte del s spirituale. Se il s spirituale non produce sentimenti e ritorna alla Realt Ignota, il mutamento dei composti si arresta per sempre, e ne conseguono pace e felicit senza sforzo. Anche se il corpo materiale muore, il s spirituale eterno e imperituro. Quanto precede una visione del mondo ripudiata dai buddisti realizzati. Vi sono taoisti, per, che condividono una simile filosofia. Il Nulla di Lao-tzu e il Grande Tao non creato di Chuang-tzu corrispondono alla Realt Ignota. Anche alcuni seguaci del Buddismo aderiscono a questa opinione. Secondo il ( Sutra della completa illuminazione ): Quando un gioiello riflette cinque colori, gli sciocchi pensano che il gioiello abbia effettivamente cinque colori. Allo stesso modo, quando le forme di corpo e mente appaiono temporaneamente nella natura pura di completa consapevolezza, gli ignoranti si ingannano pensando di avere realmente queste caratteristiche fisiche e mentali. Ecco perch corpo e mente sono chiamati contaminazioni illusorie. Un grande maestro dei tempi antichi disse: La perdita di ricchezza spirituale e la rovina della virt provengono invariabilmente da mente, intelletto e coscienza. Un maestro Zen classico disse: Il motivo per cui gli studenti della Via non conoscono il Reale che hanno riconosciuto per troppo tempo lo spirito conscio.

Quando i principianti praticano per la prima volta la cosiddetta meditazione Zen della contemplazione interiore, nel percepire la consapevolezza informe, illimitata e radiante della mente pensano che questa sia il maestro interiore o il volto originario. Gli antichi maestri Zen ridicolizzavano questa convinzione definendola giocare con lo spirito e riconoscere lo spirito conscio. Il ( Sutra della completa illuminazione ) la definisce anche prendere un ladro come figlio. Il Budda disse che tutti i mondi sono soltanto un'unica mente, che non vi niente al di fuori della mente. Vi sono diverse interpretazioni sul significato dell'espressione ( una sola mente ). Gli aderenti al Piccolo Veicolo del Buddismo suppongono che il pensare della coscienza concettuale sia la sola mente. Nel Grande Veicolo vengono portate alla luce altre due coscienze sottili. Poich la dottrina dice che tutti i fenomeni sono trasfigurazioni di otto generi di coscienza, si ritiene che l'affermazione secondo cui tutti i mondi sono una mente si riferisca all'ottava coscienza, che chiamata coscienza ricettacolo, ovvero il cosidetto monarca della mente. Alcuni definiscono anche una nona coscienza e affermano che tutti i fenomeni sono manifestazione di coscienza conforme alle condizioni, e che per questo motivo detto che tutti i mondi sono un'unica mente. Gli studiosi del Piccolo Veicolo non conoscono la coscienza sottile nella mente, cos fintanto che non nascono pensieri di attaccamento e discriminazione in relazione agli oggetti, pensano che questa sia la condizione ultima. Quanto agli studiosi del Grande Veicolo, alcuni pensano che la mente originaria sia dove non ci si lascia coinvolgere in discriminazioni di oggetti ma ci si limita a vedere le montagne come montagne e i fiumi come fiumi, senza aggrapparsi a giusto o sbagliato o bene o male. Questo per l'elemento delle cinque coscienze sensoriali primarie all'interno della coscienza concettuale; non la mente originaria. La realt della mente inconcepibile. L'estendersi in tutto

l'universo non la fa allungare, l'entrare in un oggetto minuscolo non la fa restringere. E' al di l di tutte le forme, eppure contiene tutte le forme. E' imbevuta di virt illimitate, eppure non all'interno delle sue virt illimitate. Pertanto non si pu nemmeno dividere vero e falso; difficilmente si pu parlare di grossolano e sottile. Nondimeno, fintanto che tu sei confuso o ingannato, il vero e il falso non sono uguali, il grosso e il sottile non sono equivalenti. Malgrado questo fatto, quando le persone che ancora non si sono allontanate dalle opinioni confuse e ingannevoli ascoltano detti come: la mente stessa il Budda, li interpretano letteralmente nel significato che emozioni e sentimenti arbitrari siano essi stessi il Budda-mente. Anche se la massima sembra buddista, l'interpretazione falsa. Questo stato spiegato in molti testi buddisti proprio per queste persone. Anche se non sei illuminato, fintanto che capisci chiaramente il principio, improbabile che tu commetta l'errore di scambiare un occhio di pesce per una perla. A causa del loro retroterra superficiale, coloro i quali in epoche successive studiarono le dottrine buddiste pensarono che lo scopo ultimo fosse imparare i brani che nella letteratura delle varie scuole esponevano il principio della mente; non realizzarono essi stessi la fonte della mente. Chi si accosta allo Zen pensa che ci sia tutta conversazione dottrinaria e suppone che i praticanti dello Zen non debbano studiarla. Se tu lasci perdere autenticamente sia le illusioni mondane che gli insegnamenti trascendenti, e punti veramente all'illuminazione insuperata, ( questo ) ci che lo Zen incoraggia. E' un errore, per, evitare di studiare le scritture e limitarsi a seguire le proprie fantasie e idee per riconoscere lo spirito conscio, scambiandolo per la mente originaria.

Mente vera e falsa

E' arduo dare una definizione semplice della distinzione tra vero e falso. E' un errore dire che la mente vera e la mente falsa siano uguali, eppure anche un errore dire che siano diverse. Supponiamo che tu ti prema con un dito il bulbo oculare, facendo in modo di vedere un'immagine sdoppiata, come una seconda luna accanto alla luna vera. Questa seconda luna si vede soltanto a causa della pressione del dito sull'occhio; non esiste in realt una seconda luna accanto alla luna vera. Questo significa per che, se non vuoi vedere la seconda luna, tu non debba sbarazzarti della luna falsa e vedere la luna vera. Se togli semplicemente il dito che ti preme il bulbo oculare, non vi alcuna altra luna accanto alla luna originaria. Se cerchi di sbarazzarti della seconda luna senza toglierti il dito dall'occhio, non ci riuscirai mai. Alcuni pensano che non vi sia alcuna luna vera oltre a questa seconda luna, per cui ne sono innamorati. Anche questo un grave errore. Coloro i quali non fanno pressione sui propri bulbi oculari non vedono una seconda luna, tanto per cominciare; come potrebbe esserci una discussione sull'opportunit di sbarazzarsi o no della seconda luna? Cos la questione dell'uguaglianza o della diversit della mente vera o falsa nasce per via della pressione esercitata sull'occhio del fondamentale dal dito della confusione.

Due basi

Nel ( Sutra dell'eroico progresso ) il Budda dice: Il motivo per cui le persone sono inutilmente soggette a consuetudini ripetitive fin dal tempo senza inizio che hanno perduto la loro mente originaria e pensano che la mente

che prende cognizione concettualmente sia la loro mente. Pertanto, anche se si trovano a praticare l'insegnamento del Budda, poich ignorano le due basi e per tanto praticano in modo errato, cadono in condizioni aberranti. La prima delle due basi l'essenza pura originaria della luminosit sottile della consapevolezza fondamentale. Questa la fonte delle menti di tutti gli esseri. Essi hanno dimenticato questa base. La seconda la base della consuetudine ripetitiva senza inizio. Questa la vostra idea che pensiero e concettualizzazione siano la vostra mente. Se coltivate la pratica spirituale con questa mente, pu diventare un'altra attivit consuetudinaria, ma non vi condurr alla fonte, cos come bollire la sabbia non produrr riso, per quanto a lungo la si cucini; si otterr soltanto sabbia bollente, non riso. Nel ( Trattato sul fermarsi a vedere secondo il Grande Veicolo ) il maestro Huisi dice: Vi sono due generi di caratteristiche della mente. Uno reale, il secondo falso. La sostanza della mente reale la quiddit cos com'; interamente pura e perfettamente completa, pervade ogni luogo e produce tutte le cose. La mente falsa la cognizione discriminante che non ha reale sostanza ma produce falsit.

La mente condizionata e la mente naturale

Tutti i fenomeni materiali e mentali hanno una distinzione fra condizionato e naturale. Le manifestazioni temporali che nascono dalla combinazione di fattori sono chiamate condizionate. Le qualit essenziali intrinseche alla matrice di realizzazione della quiddit sono chiamate naturali. Il fuoco condizionato non ha reale sostanza, ma esegue

la sua funzione in condizioni appropriate. Quando il fuoco viene usato in maniera opportuna, apporta grandi benefici, quali la prevenzione delle infreddature e la cottura dei cibi. Quando il fuoco viene usato sconsideratamente, reca gravi danni, quali bruciare le case e distruggere i beni. Insegnare alla gente a usare il fuoco in maniera opportuna pertanto vantaggioso per il mondo. Anche se usi i fuoco secondo le istruzioni, per, ancora non conosci il fuoco essenziale naturale e onnipresente. Se vuoi conoscere questo fuoco essenziale devi evitare di fissare la tua attenzione sui danni e sui benefici del fuoco condizionato. Lo stesso vale per la realt della mente. Anche se la mente illusoria condizionata non ha reale sostanza, se opera in modo errato cade nelle tendenze cattive e soffre ogni sorta di infelicit, e se opera in modo giusto si ristabilisce in buone condizioni e ha esperienza di ogni sorta di felicit. Anche fra la gente comune e tra i sostenitori dei culti vi sono i quali, realizzando questo principio, trattengono la mente dal fare alcunch di cattivo. Anche se possono essere trasportati temporaneamente in stati piacevoli allenando la mente condizionata, fintanto che non conoscono la mente originaria non possono evitare le consuetudini forzate. Perfino i santi e i saggi che hanno soltanto corretto gli errori della mente illusoria trasformandoli in conoscenza illusoria, senza raggiungere l'armonia con la mente originaria, non sono liberi da mutamento. Questo come usare in modo opportuno il fuoco condizionato; pertanto i sutra della ( Completa illuminazione e dell'Eroico progresso ) spiegano l'esistenza del fuoco essenziale oltre al fuoco condizionato e l'esistenza della mente oltre alla mente condizionata. Negli insegnamenti delle scuole di Buddismo non Zen si parla del produrre temporaneamente una conoscenza illusoria per porre fine alla confusione illusoria, raggiungendo in seguito spontaneamente l'armonia con il fondamentale. Perfino i sutra della ( Completa illuminazione e dell'Eroico progresso ) dicono che dopo aver prodotto conoscenza illusoria per sbarazzarsi

della confusione illusoria bisogna raggiungere uno stato non illusorio in cui oggetto e conoscenza vengono entrambi dimenticati. Alcuni di coloro che studiano il Buddismo pensano che questo discorso sulla conoscenza illusoria sia l'intenzione fondamentale dei budda e dei maestri Zen. Il ( Sutra della completa illuminazione ) dice: Quando svanisce il corpo illusorio, svanisce anche la mente illusoria; quando svanisce la mente illusoria, svaniscono anche gli oggetti illusori. Quando svaniscono gli oggetti illusori, svanisce anche lo svanire illusorio, il non illusorio non svanisce. E' come pulire uno specchio; quando la sporcizia non c' pi, appare la brillantezza. Corpo e mente sono entrambi sporcizia illusoria; quando la sporcizia non c' pi, ogni luogo chiaro e puro. Alcuni che interpretano erroneamente questo brano e che ancora non hanno realizzato la mente originaria pensano che estinguere il corpo e mente ed essere vuoti e tranquilli sia vero Buddismo. Questo la trance di estinzione dei veicoli minori di salvezza individuale e la trance priva di immagine degli induisti. E' come sentir dire che il fuoco condizionato non il vero fuoco e poi immaginare che il vero fuoco sia il buio derivante dall'estinzione di tutto il fuoco condizionato.

Mente ed essenza

E' detto che il fondatore dello Zen giunse dall'India alla Cina, dove non si mise a scrivere ma punt direttamente alla mente in modo che gli altri ne vedessero l'essenza e realizzassero l'illuminazione. Gli insegnamenti del Buddismo Mahayana dicono tutti che la propria mente il Budda. Perch detto che si raggiunge la condizione di budda vedendo l'essenza, e non che si raggiunge la condizione di budda vedendo la mente? Una volta qualcuno domand a un grande maestro Zen

della Cina quale fosse la distinzione fra mente ed essenza. Il maestro rispose: Quando fa freddo, l'acqua gela e diventa ghiaccio, quando fa caldo, il ghiaccio si scioglie e diventa acqua. Analogamente, quando sei confuso, l'essenza gela e diventa mente; quando sei illuminato, la mente si scioglie e diventa essenza. Mente ed essenza sono la stessa cosa, ma differiscono a seconda della confusione e dell'illuminazione. Anche se fornita da un grande maestro Zen, questa spiegazione della distinzione fra mente ed essenza pure temporanea e non va presa troppo alla lettera. Vi sono molti significati della parala ( essenza ). Nel Buddismo vengono spiegati provvisoriamente tre significati. Uno il significato di invariabilit. L'essenza del pepe e quella del glicine, per esempio, sono diverse; il pepe non dolce, il glicine non piccante. Il secondo il significato di distinzione. Questo si riferisce alla natura distinta di esseri animati e inanimati. Il terzo il significato della reale essenza. Questo si riferisce alla fonte fondamentale di tutti i fenomeni, l'essenza intrinseca non duale. Lo Zen una trasmissione speciale al di fuori della dottrina. Anche se noi diciamo di vedere l'essenza, questo non indica la reale essenza di cui si parla nelle scuole basate sulla dottrina. Ci che fondamentale in ogni essere umano non pu essere chiamato mente e non pu essere chiamato essenza. Nondimeno, utillizzando questi termini ( mente ed essenza ) per fare in modo che le persone conoscano il fondamentale, a volte parliamo di una sola mente e a volte parliamo di una sola essenza. Nell'espressione puntare direttamente alla mente umana, per vederne l'essenza e realizzare l'illuminazione utilizziamo il termine ( essenza ) invece di ( mente ) per far sapere che ci che per le persone comuni confuse pensano sia mente come una seconda luna. Anche se diciamo vedere l'essenza, questo non significa che si possa vedere con gli occhi. E nemmeno si pu capire con la mente e la coscienza. Raggiungere l'illuminazione

non significa essere beatificati e irradiare un'aura di luce; come un ubriaco che riprenda i sensi. Quando la confusione e l'illusione improvvisamente cessano e si incontra direttamente il fondamentale, questo si chiama vedere l'essenza e realizzare l'illuminazione. Un grande maestro Zen disse: I maestri Zen senza occhi commettono tutti l'errore di puntare alla mente umana dicendo che essa essenza e affermando che cos inducono le persone a realizzare l'illuminazione. Vi sono maestri che si limitano a spiegare i significati e i principi della mente e dell'essenza e pensano che insegnare questo agli altri sia il puntare direttamente. Alcuni allievi pensano che il capire queste dottrine sia il raggiungimento della verit. Questo dovrebbe essere chiamato spiegare l'essenza, non vedere l'essenza.

Irrealt e realt nelle cose

Alcune scritture buddiste dicono che tutte le cose sono irreali, mentre altre dicono che tutte le cose sono caratteristiche eterne della realt. Nel fondamentale, per, non vi segno di permanenza n senso di irrealt. Nondimeno detto che le cose sono irreali nel modo in cui le vedono le persone comuni, eppure eterne cos come le vedono i santi. Chi realmente illuminato, tuttavia, non ha n il modo di vedere del comune mortale n il modo di vedere del santo. Ci significa che tutti i discorsi sull'irrealt o sull'eternit sono un espediente. Nel ( Lankavatara Sutra ) un induista chiede al Budda: I fenomeni sono tutti transitori? Il Budda risponde: La tua domanda una sofisticheria mondana. Quindi l'induista domanda: Allora tutte le cose sono eterne? Il Budda risponde: Anche questa domanda sofisticheria

mondana. Nel ( Sutra della parola di Vimalakirti ) detto: Non usare la mente fluttuante per discutere le caratteristiche della realt. Se si parla del significato del vero carattere delle cose senza modificare il proprio modo di vedere convenzionale, tutta sofisticheria. Questo ci che si intende dicendo: Se la persona sbagliata predica un insegnamento giusto, anche un insegnamento giusto diventa sbagliato. Se la persona giusta espone un insegnamento sbagliato, anche un insegnamento sbagliato diventa giusto:

Modi di vedere comuni e spirituali

Negli insegnamenti buddisti vi sono varie descrizioni dei modi di vedere comuni e spirituali. Nel ( Sutra dell'eroico progresso ), per esempio, vi una spiegazione dei sette elementi universali. Tali elementi sono terra, acqua, fuoco, aria, spazio, sensi e coscienza. I sette elementi universali, essendo qualit intrinseche della matrice di realizzazione dell'essere-cos, pervadono liberamente il cosmo. Sono chiamati fuoco essenziale, aria essenziale e cos via. Il Buddismo Shingon insegna che sei elementi universali onnipresenti formano la sostanza di tutti i fenomeni. E' la stessa idea dei Sutra, sebbene la dottrina Shingon non parli dell'elemento universale dei sensi. L'elemento universale dei sensi si riferisce ai sei sensi che pervadono il cosmo. Nel Buddismo Shingon i sei elementi universali sono considerati il corpo del cosmo. Nel ( Sutra dell'eroico progresso ) la matrice di realizzazione dell'essere-cos considerata il corpo del cosmo, con la spiegazione che i sette elementi universali sono qualit e funzioni intrinseche alla matrice di realizzazione

dell'esser-cos. Entrambi sono insegnamenti utili del Budda. Anche lo Shingon parla di sei elementi universali, questo non si riferisce all'acqua, al fuoco eccetera condizionati; si tratta del fuoco essenziale, dell'acqua essenziale e cos via, di cui si parla nel ( Sutra dell'eroico progresso ). I quattro mandala del Buddismo Shingon si riferiscono a tutti i fenomeni condizionati. Cos i sei elementi universali sono chiamati la sostanza, i quattro mandala sono chiamati la forma, i tre misteri sono chiamati la funzione. In ciascuno dei setti elementi universali vi la distinzione fra la qualit intrinseca e la nascita condizionata. Se si comprende prima un elemento compiutamente, si capiranno anche gli altri. Il fuoco prodotto nel mondo, con metodi quali trapanare il legno o trarre scintille dalla pietra, il fuoco condizionato. Questo fuoco inconsistente; non pu bruciare senza un combustibile di qualche genere. Quando sono presenti le condizioni appropriate, come il combustibile, il fuoco appare temporaneamente; pertanto detto inconsistente. In tutte le scritture buddiste, essoteriche ed esoteriche, si afferma unanimemente che i fenomeni prodotti in maniera condizionata non hanno reale consistenza. Quanto al fuoco essenziale, esso pervade il cosmo, senza bruciare n spegnersi. Le persone comuni vedono soltanto il fuoco condizionato e non conoscono il fuoco essenziale. Se conosci il fuoco essenziale non devi rifiutare il fuoco condizionato, perch il fuoco condizionato e una funzione del fuoco essenziale. Gli altri elementi universali sono come l'elememto del fuoco, compreso l'elememto universale della coscienza, che la coscienza mentale degli esseri senzienti. Anche in questo caso ci che le personi comuni solitamente pensano sia la mente in realt la mente condizionata. Tale mente condizionata non ha reale sostanza, ha soltanto gli aspetti temporanei di percezione e cognizione dovuti alle condizioni dei campi di dati associati ai sei sensi. E' come il fuoco condizionato che brucia temporaneamente

per via della presenza di combustibile. Le persone ignoranti conoscono soltanto la mente condizionata e non conoscono la mente essenziale. La mente di cui si parla nei libri non buddisti e negli insegnamenti del buddismo del Piccolo Veicolo la mente condizionata. Perfino la dottrina dell'ottava coscienza esposta nel Grande Veicolo ancora nel territorio della mente condizionata. Ecco perch nel Grande Veicolo ultimo viene definita una nona coscienza, per indicare l'elemento universale della coscienza come qualit intrinseca. Tutti i fenomeni sono o mentali o materiali. Tra i sette elementi universali, l'elemento della coscienza mentale, gli altri sei sono materiali. Nondimeno, poich i sette elementi si compenetrano liberamente nella matrice di realizzazione dell'essere-cos, non vi distinzione fra materia e mente. Questo viene chiamato il vero cosmo, il regno della realt. Anche se non hanno distinzione, materia e mente non sono mescolate. Pertanto la realt materiale non data dalle forme e dalle apparenze che appaiono e scompaiono, prosperano e decadono; la realt mentale non ha cambiamento di moto e quiete, attivazione ed estinzione. Questo il senso in cui le scritture dicono che le reali caratteristiche di tutte le cose sono eterne. Quando le persone comuni sviluppano modi di vedere falsi, la matrice di realizzazione dell'essere-cos manifesta le apparenze dei fenomeni materiali e mentali in conformit con tali falsit. Poich i modi di vedere falsi delle persone comuni fluttuano, cos anche le percezioni e i fenomeni hanno aspetti mutevoli. E' come quando si viaggia lungo un fiume su una barca e sembra che sia la riva del fiume a muoversi. E' anche come una profusione di fiori che appaia nel cielo a chi ha occhi offuscati. Questo il senso in cui le scritture dicono che tutti i fenomeni sono irreali. Cos a volte detto che tutte le cose sono irreali, a volte che tutte le cose sono eterne. Le affermazioni possono essere diverse, ma i fenomeni in se stessi sono gli stessi.

Coloro che non conoscono l'intenzione del Budda afferrano l'una e respingono l'altra, a seconda delle differenze tra le affermazioni. Questa tutta sofisticheria mondana. Quando uno con gli occhi offuscati e uno con gli occhi limpidi si trovano nello stesso luogo davanti allo spazio aperto, a quello con gli occhi offuscati appare un caos di fiori, mentre quello con gli occhi limpidi vede lo stesso identico luogo come spazio aperto. Questo il senso in cui si dice che l'afflizione illuminazione, samsara nirvana, e lo stato di eternit, l'ineffabile, non altro che lo stato originario. Le massime che definiscono le apparenze presenti come Tao e le cose stesse come realt si riferiscono anche a questa prospettiva. E' un grande errore intendere questo nel significato che si raggiunga la conoscenza e la visione dei budda pur continuando a mantenere i modi di vedere delle persone comuni. Perch allora si stabilirebbero discipline religiose speciali?

Distinzioni nell'insegnamento Buddista

Nella realt assoluta non vi sono distinzioni fra veicoli grandi e piccoli o fra insegnamenti temporanei o veri. A causa delle differenze di intelligenza fra gli studenti, per, vi sono distinzioni negli insegnamenti che essi capiscono. Il ( Sutra del loto ) dice: Anche se l'insegnamento del Budda unico, poich la natura e le inclinazioni degli esseri senzienti differiscono, le strade verso la verit che essi comprendono sono pure differenti. E' come la stessa identica pioggia che cade dal cielo e viene assorbita in maniera diversa dalle piante e dagli alberi a seconda delle dimensioni delle radici e dei gambi, dei rami e delle foglie.

Le scuole dello Zen

Il motivo della divisione dello Zen in cinque scuole non che vi siano altrettanti livelli di realizzazione; essa dovuta alle differenze nel metodo usato per guidare gli allievi verso il fondamentale. A volte i maestri Zen parlano di principio ultimo, a volte dimostrano modalit di potenziale. Non si tratta di interpreazioni intellettuali o sentimentali; sono chiamate le barriere dei fondatori dello Zen. Un grande maestro cinese Zen disse: Anche se alcuni hanno un vero risveglio e una vera realizzazione, fintanto che non hanno capito l'intera verit, accecano gli altri quando espongono la loro realizzazione personale. Una volta un funzionario governativo and a trovare un maestro Zen e lo interrog riguardo ai modi di insegnamento Zen . Il maestro rispose: I modi della nostra scuola non sono comprensibili soggettivamente. Nondimeno, l'idea generale pu essere colta in una certa poesia riguardo a una bellissima signora, scritta da una donna: Cercando invano di dipingere la scena, nella sua stanza lei manifesta la sua tristezza. Sebbene chiami la sua cameriera pi e pi volte non c' niente da fare; lei vuole soltanto che il suo uomo riconosca la sua voce. L'uomo l'amore segreto della donna, che arriva da lei di nascosto. Quando lui si avvicina al luogo in cui lei abita, la donna vuole fargli sapere che lei si trova nel suo salottino privato, ma preoccupata dai pettegolezzi, cos continua a chiamare la cameriera, non perch vi sia qualcosa

da fare ma solo per far sapere all'uomo con il suono della voce che lei nella stanza. I modi delle cinque scuole Zen sono cos; le critiche letterali delle parole usate per chiamare la cameriera non colgono l'intento originario dei maestri Zen.

Lode e biasimo nello Zen

Quando gli autentici maestri Zen si lodano e si biasimano l'un l'altro, anche questi sono metodi per chiamare la cameriera. Non la stessa cosa che pronunciare valutazioni basate su sentimenti umani e attaccamenti egocentrici.

Insegnamenti utili

Dal punto di vista dello Zen, tutti gli insegnamenti del Budda sono metodi per chiamare la cameriera. A volte il Budda diceva che tutte le cose sono transitorie, a volte diceva che tutte le cose sono perenni. A volte diceva che tutte le cose sono irreali, a volte diceva che tutte le cose sono caratteristiche della realt. A volte diceva che tutti gli scritti non sono insegnamenti illuminati, a volte diceva che ogni verbalizzazione il corpo della realt. L'intento fondamentale del Budda non sta in nessuna affermazione del genere, ma per le persone che ignorano l'intenzione del Budda scelgono parole che si adattano ai loro sentimenti soggettivi e ritengono che queste siano l'intenzione fondamentale del Budda. Dice un sutra: Quando lo spirito del fuoco entra nell'acqua, anche l'acqua diventa fuoco. Quando lo spirito dell'acqua entra nel fuoco, anche il fuoco diventa acqua. Cos avviene con il Buddismo: visti con l'occho dello Zen,

anche gli insegnamenti dottrinari si trasformano nel messaggio dello Zen; visti con l'occhio delle dottrine, il messaggio dello Zen e gli insegnamenti dottrinari non sono differenti. Questo vale non solo per la distinzione fra dottrina e Zen; vale anche per il Buddismo e le cose del mondo. Quando si dischiude la comprensione intuitiva del Buddismo, le caratteristiche del mondo sono tutte insegnamenti buddisti. Fintanto che non sfuggi i sentimenti mondani, anche ci che hai compreso essere il pi profondo tra i principi sottili esso stesso una cosa mondana.

Zen e dottrina

Le scuole dottrinarie del Buddismo definiscono variamente gli insegnamenti del Buddismo come adattati agli altri o come aderenti all'intento del Budda. Quando i maestri Zen usano questa distinzione, si tratta soltanto di un metodo per chiamare la cameriera, non di dogma fisso. Ci che possono dire oggi viene detto secondo l'intento del Budda; ci che potranno dire domani sar adattato agli altri. Questo si applica anche a insegnamenti quali strategia superficiale e segreto profondo, espressione verbale di attaccamenti arbitrari ed espressione verbale in conformit con il significato. Disse un antico: Il messaggio dello Zen non come gli insegnamenti delle scuole dottrinarie, in cui un piede un piede e due piedi sono due piedi. Il Budda non si definiva n un maestro di dottrina n un maestro di Zen; neanche i suoi insegnamenti possono realmente essere divisi in parte dottrina e parte Zen. Questo perch l'esperienza interiore dei budda non n dottrina n Zen. Le distinzioni fra dottrina e Zen sono create dalla funzione di tale esperienza interiore quando reagisce alle circostanze.

E' detto in un sutra: Il Budda dice la verit con una sola voce, mentre gli esseri senzienti la interpretano diversamente, a seconda del tipo. Sebbene vi fossero differenze di comprensione durante la vita del Budda, non vi era alcuna divisione tra seguaci dello Zen o della meditazione e seguaci della dottrina. Dopo la morte del Budda vi fu una divisione tra Zen e dottrine; le dottrine includevano varie scuole, essoteriche ed esoteriche, mentre lo Zen si differenziato in cinque Case. Il motivo di ci che studiosi di grande conoscenza ed elevata virt, successori del Budda nell'insegnamento, escogitarono espedienti conformi alla natura e alle inclinazioni delle persone con varie capacit di comprensione, per trasmettere loro il messaggio fondamentale del Budda. Alcuni divennero maestri di dottrina, alcuni divennero maestri di Zen, e ognuno allung la mano per spezzare gli attaccamenti preconcetti degli illusi, trascendere il dualismo di dottrine e Zen condurre al terreno fondamentale. Pertanto l'intento fondamentale degli autentici maestri di dottrina non sta nelle dottrine, e l'intento fondamentale dei maestri Zen dagli occhi limpidi non sta nello Zen. Le differenze in ci che dicono sono dovute alla variet di metodi che essi usano per chiamare la cameriera. Il epoche successive gli studenti dello Zen e delle dottrine che davano la precedenza agli attaccamenti preconcetti sprofondarono nel mare dell'affermazione e della negazione, oscurando il significato originario del Budda e dei fondatori dello Zen. Nel ( Sutra sulla risoluzione dei dubbi ) riguardo all'insegnamento per imitazione si dice: L'interpretazione letterale nemica dei budda passati, presenti e futuri. I maestri autentici dagli occhi limpidi non hanno dogmi preconfezionati pronti nel petto; si limitano a parlare a seconda del potenziale della situazione, senza alcuna sentenza prefissata. Quando la gente pone domande riguardo allo Zen, i maestri possono rispondere con detti di Confucio o di Mencio, oppure di Lao-tzu o di Chuang-tzu; o a volte possono rispondere con insegnamenti delle scuole dottrinarie del Buddismo.

A volte usano proverbi per rispondere, a volte usano oggetti a portata di mano. I metodi dei maestri sono chiamati la commedia vivente dello Zen; non possono essere giudicati dai sentimenti e dalle percezioni di coloro che non hanno raggiunto questa condizione.

Buddismo della Terra Pura

Tra i maestri delle varie scuole di Buddismo, compreso il Buddismo Zen, vi sono stati coloro che hanno incoraggiato la pratica del Buddismo della Terra Pura di cantare il nome del Budda di Luce Infinita. Alcuni tipi di dottrina e pratica del Buddismo della Terra Pura sono elementari e incompleti, ma una questione di prospettiva. Il ( Nirvana Sutra ) Dice: Parole volgari e bei discorsi terminano tutti nella verit ultima. Il ( Sutra del loto ) dice: Il lavoro produttivo e gli affari non contravvengono al carattere di realt. Quando ti sei risvegliato secondo il principio del Grande Veicolo, allora ogni conversazione nel mondo, ogni attivit il Grande Veicolo del Significato Perfetto; cos la recitazione di un nome del Budda difficilmente potrebbe essere definita un veicolo minore. I maestri che istituirono il Buddismo della Terra Pura capivano con la mente il principio profondo del Grande Veicolo, eppure distinguevano temporaneamente la Terra Pura dalla terra contaminata allo scopo di guidare le persone ignoranti, tracciando una distinzione fra potere del S e potere dell'Altro. Non erano ignoranti essi stessi; tali insegnamenti sono espedienti compassionevoli degli esseri che illuminano. Tra i credenti del Buddismo della Terra Pura, tuttavia, vi sono coloro che invocano il nome del Budda in conformit con il concetto che vi una Terra Pura al di fuori di questa terra contaminata. Questo non pu essere chiamato il Grande Veicolo

del Significato Perfetto. Se vi sono insegnamenti incompleti anche nei discorsi del Budda, essi sono espedienti per guidare gli altri, per cui non vanno considerati inutili. Il motivo per cui certi Sutra sembrano disdegnare gli insegnamenti incompleti far sapere che l'intento fondamentale del Budda sta negli insegnamenti completi. Vi anche l'insegnamento segreto dell'invocazione del Budda nella scuola Shingon ( mantrica ) del Buddismo, che non la stessa cosa dell'interpretazione dei buddisti della Terra Pura. Anche i praticanti Zen recitano i nomi del Budda, ma il fulcro della loro attenzione diverso da quello dei praticanti ordinari dell'invocazione del Budda. Nello Zen non vi alcuna forma fissa di pratica. L'usanza di recitare certe formule uno sviluppo recente. Non vi nemmeno icona fissa; si recitano i nomi sacri a seconda dell'immagine usata per concentrare l'attenzione. Alcuni credenti nello Zen pensano che il Buddismo della Terra Pura sia un veicolo inferiore e considerano i praticanti del ricordo del Budda come persone ignoranti. Cos rifiutano del tutto la pratica della Terra Pura; ma questo succede perch in realt non capiscono l'insegnamento Zen secondo cui il messaggio in ognuno. Il ( Sutra sulla considerazione dei benefici ) afferma: Ascoltando l'insegnamento del Grande Veicolo, vi sono coloro che non ci credono e lo respingono. E' come un ignorante a cui non piaccia lo spazio stesso e cerchi di uscirne. Un osservatore che abbia piet dell'ignorante e cerchi di richiamarlo nello spazio pure un ignorante. E lo pure chi ha piet di coloro che hanno abbandonato il Grande Veicolo e cerca di farli rientrare.

Specializzazione

Coloro che credono realmente nello Zen sanno che tutte le faccende e le attivit non sono altro che Zen, cos a volte praticano il ricordo del Budda e leggono Sutra e formule. La pratica della Terra Pura eseguita con questo spirito va benissimo anche per i praticanti Zen, ma quei seguaci della Terra Pura i quali pensano che cantare un nome del Budda sia l'unica pratica giusta contravvengono al vero principio del Grande Veicolo. Analogamente quei seguaci dello Zen i quali ritengono che lo zazen sia l'unica pratica giusta sono pure in errore. Nondimeno pu essere utile per i principianti concentrarsi su una sola pratica escludendo le altre, ma soltanto come misura temporanea.

Lode Zen, biasimo Zen

I maestri Zen dagli occhi limpidi possono a volte lodare antichi maestri e a volte biasimarli. Questo non mirato effettivamente agli antichi maestri ma piuttosto una tecnica impiegata a vantaggio del discepolo. Disse un antico: Tu non sei diverso dai Budda e dai maestri Zen. Per le persone dagli occhi limpidi non vi condizione di budda o di maestro da adorare, n condizione ordinaria da disprezzare. Nondimeno essi usano ogni sorta di metodi per aiutare gli altri a raggiungere effettivamente questo terreno fondamentale in cui non vi divisione tra la persona comune e il saggio. A volte lodano a volte biasimano, ma la loro intenzione non sta affatto nella lode o nel biasimo. Gli studenti ignoranti che non lo sanno seguono le parole letteralmente e si rallegrano quando vengono lodati e provano collera o senso di colpa quando vengono rimproverati. Coloro che affermano di essere maestri e che possono parlare della non divisione della persona comune e il saggio non hanno realmente raggiunto questa condizione loderanno e biasimeranno

sulla base di vedere dogmatici riguardo alle apparenze di giusto e sbagliato negli studenti. Il ( Sutra della completa illuminazione ) dice: Coloro che studiano l'illuminazione in un epoca degenere potranno ottenere un pochino di realizzazione senza essersi sbarazzati della radice dell'immagine di s; pertanto a loro piacciono le persone che credono nella loro dottrina e si risentono per via delle persone che la criticano.

Acutezza e ottusit

Sebbene si possa dire, dal punto di vista dello Zen, che non vi differenza tra il comune mortale e il saggio, nondimeno si tracciano ancora distinzioni fra chi ha la mente acuta e chi ha mente ottusa, fra maestri ricettivi e non ricettivi. Queste distinzioni non vengono operate secondo le argomentazioni convenzionali ma si basano sul punto di vista delle Zen. Coloro che non credono di non essere diversi dai budda, anche quando hanno capito tutti gli insegnamenti, sono considerati di mente ottusa. Questo non significa per che esista realmente una persona ignorante totalmente aliena dall'illuminazione. Coloro che si ritengono pi illuminati di altri e si spacciano per maestri sulla base di attaccamento a s e attaccamento religioso sono chiamati maestri non ricettivi. Questo non significa per che siano persone fondamentalmente stupide e intrinsecamente inferiori ai maestri ricettivi. Questi insegnamenti non sono soggetti a comprensione da parte di sensi sentimentali o intellettivi; sono noti soltanto a coloro che raggiungono questa condizione.

Meditazione Zen

La meditazione si pratica sia in scuole buddiste che non buddiste. L'esperienza dei regni di pura forma e assenza di forma deriva dal potere della concentrazione meditativa; i sostenitori dei culti la coltivano come fine ultimo. Il termine ( zen ) significava in origine meditazione, ma questo non si riferisce alla coltivazione delle pratiche di meditazione di altre scuole. Poich la pratica, se non la teoria, della meditazione divenne rara in altre scuole, si giunse a considerarla una specialit Zen. Il ( Lankavatara Sutra ) espone quattro generi di meditazione. Il primo la meditazione praticata dai comuni e ignoranti sostenitori di culti, i quali pensano che concentrazione meditativa significhi non produrre pensieri e non dare origini a discriminazione. Il secondo genere la meditazione che esamina caratteristiche e significati, dove i buddisti nei gradi elementari e intermedi di realizzazione esaminano e contemplano i principi degli insegnamenti. Il terzo genere lo Zen concentrato sulla realt come essa , dove i buddisti avanzati si soffermano sulla realt della Via di Mezzo nel suo vero aspetto, pratica sottile che non richiede sforzo. Il quarto genere la meditazione che deriva della quiddit, dove si entra nello stato della realizzazione dell'essere-cos ed emerge la conoscenza superiore autorealizzata.

Giudicare maestri e insegnamenti

Vi sono molti insegnamenti falsi che confondono il Buddismo autentico. Negli sport e nei giochi vi sono criteri stabiliti formalmente per la vittoria e la sconfitta, per cui non vi

confusione per giudicarli. Nelle dispute legali civili e penali pu essere difficile stabilire la ragione e il torto, ma esse si possono risolvere appellandosi ad autorit superiori. Il Buddismo, invece, non ha vittorie o sconfitte prestabilite. Tutti pensano, sulla base di ci che hanno capito individualmente, che la dottrina da essi seguita sia la migliore, anche se gli altri non sono d'accordo. Non vi autorit a cui appellarsi; anche se le prove addotte possono essere le parole del Budda e dei maestri Zen, poich l'interpretazione della letteratura cambia a seconda delle opinioni a cui ci si attiene, ci non sufficiente come base di prova. Si adduce come prova anche l'approvazione dei maestri in cui si crede, ma la testimonianza di una parte interessata non attendibile. In ogni caso, le persone non illuminate pensano che le credenze da esse ritenute vere siano fondamentali, per cui quando guingono a credere in una qualsiasi dottrina di una qualsiasi scuola, respingono tutte le altre scuole. Quando giungono a credere in qualcuno come loro guru, alcuni pensano che la dottrina di chiunque altro sia inferiore e perfino rifiutano di ascoltare qualunque altra cosa. Questi sono i pi stupidi fra gli imbecilli. Vi sono anche coloro i quali rimangono esitanti e indecisi perch gli insegnamenti delle varie scuole e dei vari maestri sono diversi. I cibi hanno molti sapori; quale potrebbe essere definito quello essenziale? Come diverge la costituzione delle persone, cos divergono i loro gusti. Ad alcuni piacciono i dolci, ad altri i cibi piccanti. Se tu dicessi che il sapore che piace a te il sapore essenziale e tutti gli altri sono inutili, saresti un imbecille. Cos avviene con gli insegnamenti Buddisti; poich le inclinazioni delle persone divergono, pu darsi che un particolare insegnamento sia prezioso in special modo per un dato individuo, ma diventa falso se ci si aggrappa ad esso come verit unica e sola, escludendo ogni altro insegnamento. Il ( Sutra del loto ) dice. Il monarca spirituale penetrando l'esistenza emerse nel mondo insegnando in vari modi a seconda

della natura e delle inclinazioni delle persone. Noi dobbiamo renderci conto che le varie dottrine e i vari metodi insegnati dal Budda venivano esposti provvisoriamente in conformit con la natura e le inclinazioni confuse e illusorie delle persone. Quanto a coloro che si rivolgono direttamente al fondamentale, che precente alla divisione fra le persone comuni e budda, anche se ascoltano ogni genere di dottrine, perch dovrebbero assillarsi la mente su giudizi di superiorit e inferiorit? Disse un antico: Il motivo per cui i budda esposero tutti gli insegnamenti per liberare tutte le menti. Poich io non ho mente, a cosa mi servono gli insegnamenti?

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