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IL DANZA

FURIOSO

Opera in ottave, nella prima parte poco seria e nella seconda comica, di LUDOVICO ARROSTO.
(Commento di F.asco De Cantis)

O Musa, o tu che intasasti il tubo al pio Omer, quando lIliade scrisse (e tale otturazion levasti al cubo quando nellOdissea parl dUlisse), ti piaccia star con me sotto un carrubo da poi che la Sibilla mi predisse che le migliori rompizion di cazzo son quelle che si fan sotto il pistazzo.

1-8 Il canto sapre con linvocazione alla Musa, secondo la tradizione dellepica Babinga-Bambuti (cfr. Katz Cazzolari: Brevi cenni sulleconomia e le abitudini postprandiali degli aborigeni di Apulia e Congo dal 30 al 29 A.C. in ottanta volumi e centoventi tomi, ed. Rizzole & Macarico): si compiaccia dunque la Musa, ch la stessa che ispir Omero, dadagiarsi con il poeta sotto un carrubo che, come chiosa il von Pestatz: rappresenta lo sforzo produttivo e giammai indulgente a scioltezze o mollezza ma perennemente solido, concreto, durevole. 1-il tubo- Secondo il Cazzuoli, filologo e speziale del X secolo: ...il tubo est invero lo spatio compriso tra amendune le superfitie laterali de due cilinderi habenti lo medesmo asse de rotatione. In traslatione dicesi anco de istrumento penale ut a volere dicere ad ex: -Noli rompere lo meo tubo!- per volere ispecificar de non franger lo capzio. 3-al cubo- cfr. Primo Pallottolieri Trattato di matematica pura ed impura ed.DO.I.Numeri 5-carrubo- Ci piace riportare una nota del gi citato von Pestatz: il carrubo pianta rigogliosa e forte cui molto giova lapporto di indlo, mercaptano, scatlo e scatolame; da questa realt bio-ecobotanico-trascendentale prende origine e corpo la tradizione degli aborigeni (bitontini, n.d.t.) di andar copiosamente a defecare sotto la sua ombra e ai pi delle sue radici, simbolo di feconde ed esuberanti forze rinnovatrici della natura.

Fa chesta rima mia divenga sciolta s che pel mondo possa andar sicura e di distanza ne ricopra molta come in Cipango fece Hiamamura - quando la fecal tazza gli fu tolta che and a cacare nellEstremadura. La trina tua fammi annusare un poco e del poeteggiare accendi il foco. I canto lira l ne la Brianza funesta che luciva ne lo core del gabellier Domenico de Danza che fu famoso per lo gran perdore. E chi questira ingener? La panza? Ma se la panza duol fa sol dolore! Allora lira nacque dal pisello chentr senza bussare ne lostello.

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17-2O Con questa ottava il poeta entra ne1 ncciolo del canto e introduce il personaggio: Domenico deDanza. Chi era costui? E noto ovunque che fosse grande scoreggiatore (v. perdore). Merdonio, storico del 12,6 secolo ne fa un incisivo ritratto: Havvi tal Danthia da Botonte, inclito fauctore de magna caciara et eziandio casino et infimo sonatore de le citara. Et elli fue indegno amico de lo sommo poeta lo qual, perch sommo, pur annoverollo tra li sui (amici, n.d.t.) et ebbelo grato non hostante lo magno romore chelli facea sortir da lo istrumento suo s chaltri (ascoltatori, n.d.t.) di minore patientia ispesso lo mandro ne lo culo a facere. Identificato e descritto il personaggio, balza agli occhi del lettore il dramma che permea tutta lopera. E una vicenda di dolore (di panza), di ostello e di pisello, in unallegoria che solo il poeta nella sua somma levatura e altezza (m.1,70 ca.) poteva portare a dignit di arte. (cfr. De Functis Impara larte e mettila da parte- Ed. La Mer.D.A.) 9-sciolta- Il poeta aspira a sciogliere le sue rime con la sicurezza che gli potr derivare solo dalla costante ispirazione della Musa che, qual benefico ed energico purgante, fluidifichi e renda meno duro il momento dello sforzo produttivo. l2-Hiamamura- Vice-aggiunto-sostituto re avventizio in supplenza precaria con lettera di licenziamento; govern il Cipango, regione posta ai confini di Bongo e Congo. famoso per le numerose e copiose cacate fatte nelle campagne dellEstremadura, in seguito alla confisca del suo priso personale, dopo la caduta della monarchia ad opera delle truppe del generale W.C. 15-la trina- Dal greco latreo

Avvegna che lo Danza di cui innanzi, gi per due fiate entrato ne lalbergo, uscissene con due piccioli Danzi s chei pensava, ragionando: -Ergo, tempo omai che mi ritiri a Banzi - giacch mi sono rotto anche lusbergo e quivi andando dietro alle galline i possa ristorar le mie palline.Ma un d che pioggia e vento su Milano a Danza raffreddro le tonsille, si pose lo termometro nellano perch la febbre era salita e mille; poi posesi a sedere sul divano e del sudore fuoruscir le stille. Cadde in deliquio e poi varc la porta chera gi aperta omai e senza scorta.

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25- 40 Questa ottava e la successiva si snodano nellallegoria gi dianzi citata, della quale, con lapidaria e chiara espressione, cos dice il Confusi:- Il primus movens di ogni scaturigine esegetica va ricercato in un autodeterminismo dialettico che, anzich aderire al ruolo storico e politico nella misura in cui questo gli compete, si colloca, quasi in un tentativo di arduo compiacimento estetico, in una sorta di rappresentazione tautologica che sfida, autospiralizzandosi, ogni posizione contrapposta, superandone, pertanto, le contingenze di spazio e di tempo attraverso lattuarsi immediato e obsoleto nellessenza patognomonica dellarsi e della catarsi estetica-. Incalza ormai il dramma cui la furia degli elementi (pioggia e vento...) quasi in un quadro di agghiacciante ma squisitamente umana realt, fa da adeguata cornice. 29-Banzi- sede di un famoso monastero etrusco-lucano ove gi soggiorn, per fuggire le tentazioni della carne, il Macellai, che cos narra:-...et allor che ne vena alcunch di deso vel prurigine, era in esto loco lo padre guardiano qui provideba a fustigare cum decem nerbate lo corpo de lo reato et ita placabansi li ebullienti spirti...30-usbergo- Accessorio preservativo dogni male. 39-la porta- quella dell'ostello.

Poscia si mise a letto e quivi attese la guarigione de li mali sui senza contar, per, che al nono mese un altro Danza venne incontro a lui s che lo primo Danza se ne offese dicendo fra di s :- Chi costui che viene ad infoltire il mio enturaggio pur non essendo nato il due di maggio?O Musa adesso che lo dir m duro maiuta, deh! come aiutasti il vate a poetare senza viso scuro larrivo stanco del postino Ecate che dopo aver battuto contro un muro le gambe sue percosse e trafelate, volto alla gente, disse :- Achille morto, morto di morbillo, oh che sconforto!-

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41- 48 Continua lallegoria fino al secondo verso dellottava, poi di colpo si manifesta agli occhi del lettore loggettiva realt (al nono mese) e la conseguente amletica domanda del protagonista (Chi costui). 47-enturaggio- Brutto francesismo da entourage. Secondo il von Kapekatz, questo ed altri barbarismi furono il retaggio che il poeta port con s dopo la permanenza forzata tra le popolazioni Zoulou ( da Alcune considerazioni sui principi della termodinamica). 48-due di maggio- Data della congiunzione astrale fra Toro e Vergine. 49- 56 Nellacme dello sforzo poetico, a causa di imprevisti sopraggiunti impedimenti (m duro), viene ripresa linvocazione alla Musa affinch ella, come una seconda dose di purgante, continui a sciogliere i compatti e compressi versi. 50-il vate- Si tratta di Omero. 52-Ecate- Mitico postino degli dei, prese il posto di Mercurio quando questi, per sopraggiunti limiti di et, benefici dello spettante trattamento di quiescenza. Ad Ecate attribuita la storica imprecazione di cui alla nota seguente. 55-Achille morto- Sono usate anche le forme Achitte morto, Achivve morto; molto rara la forma Achicce morto (da Pomiciari: Storia dellaviazione tedesca, ed.Sittenprdenbukengulen-Borutalkenenghevlen Berlin).

I vo narrar senza mestizia e lai lo grande mal di Danza quando seppe chandare a Banzi non poteva ormai poi che lo imperator Francesco Beppe chavea lo cul di merda pieno assai i padri a lavorare nelle steppe chavean tre figli tristo condannava e al lor rifiuto molto sarrabbiava. Come Merdonio scrisse ne li Anali il noneggiante Danza era furente poi che la RAI TV li suoi canali avea spento mancando la corrente per la caduta dotto grossi pali (per cui se accendi, accendi inutilmente). Quale dolor non ascoltar Bernacca che ti predice quando far la cacca.

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57- 72 Il Danza, ormai impedito nellandata a Banzi a causa della imprevista terza nascita, si rammarica molto in virt dellusanza di Francesco Giuseppe, grande cacatore, di inviar nelle steppe, come manovalanza non specializzata, il folto stuolo dei padri con oltre due figli. Un secondo episodio si aggiunge ad esacerbare il dramma: la temporanea sospensione, causa caduta pali, delle trasmissioni della RAI TV. Cos descrive la catastrofe Merdonio: Propter ruina de octo magni pali (cfr. Vita e opere di San Traliccio da Segrate, ed. Feltrinelli) fue viepiue impedita et pejorata la trasmictione de la RAI TV, onde magna fue la desperactione de li telespectatori qui, pagato lo canone invano, non poterono videre nec Carosello nec Bernacca et le di lui praedictioni de rerum natura.

E come la chitarra habe sei corde (mentre nellarpa ve ne sono tante) per la grandira il labbro si demorde (come a Ugolin fa far lo stesso Dante) lo fiero Danza e le sue vesti lorde si lacera a brandelli su listante. - O me tapino peggio dun topino per che m nato ancor laltro bambino-.

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73- 80 Una splendida similitudine si snoda, verso dopo verso, fino a raggiungere le pi alte e fulgide vette dellespressione artistica. A tale proposito, cos commenta il Cacaturian: - Se Dante fosse vivo, si rivolterebbe nella tomba!- e ancora: - Egli (Dante, n.d.t.) non avr mai avuto morte uguale in vita sua!- (da Cacaturian: Storie della steppa, ed. VOLGA.R.I) 74-mentre - alle sei corde della chitarra si contrappongono le tante dellarpa in una dialettica sonora ove predomina lalterno avvicendarsi di espansioni e contrazioni esistenziali, quasi dipanate in un novello moto perpetuo che, superati i limiti meccanicistici che lo definiscono, si articola in una nuova dimensione che, al di l di esiziali orpelli di una agiografia decadente, si identifica e si supera nei propri elementi armonici (Dan Campanari: Nuovi saggi sulle guerre dindipendenza, ed. Dear-film)

Andossene ramingo e a pi dun fico fermossi a ristorar la sua carcassa e qui pensando a Giambattista Vico decise di sbrogliar la sua matassa nomando il suo rampollo Lodovico perch cos potea evitar la tassa che Cecco Beppe pose su li padri che molto pomiciro con le madri.

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81 -88 Il Danza finalmente decide: chiamer suo figlio Lodovico e non senza motivo. Cita cos il Porcari: L'imperatore Francesco Giuseppe, secondo una tradizione tramandatagli dal serg. magg. Ludwig van Kulen della invincibil Armada de Merdas, soleva abbonare la pena della deportazione a chi, tra i prolifici padri, imponeva al terzogenito il nome Lodovico. 83- Giambattista Vico- Stradino e asfaltista del XIX secolo; tra le sue opere stradali pi importanti ricordiamo i famosi Corsi Storici. 88- pomiciro- vedi verso 23 e segg.

Poscia dal fico tratta una gran foglia dopo levirazion si pose quella per evitar ogni futura doglia e quindi si richiuse in una cella dove sfog da sol ogni sua voglia senza tirar neppur la catenella. Quivi purgato dogni insana brama alfine seppe un po giocare a dama. In cotal modo evit la pena ma ebbe un posto nel Museo Sforzesco dove si trova pure Filomena che andava sempre a letto con Francesco. Quivi scolpito sulla pergamena havvi la frase: - Adesso non pi esco, perch se esco faccio un quarto figlio e questo non mi va lontano un miglio-.

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89-96 Dunque, il dramma sfocia in una severa decisione del protagonista: la propria evirazione; e, ad essa contrapposta, la foglia di fico, al cui evidente simbolismo evitiamo di aggiungere ogni altro commento. Purtuttavia, il drastico, radicale atto non vale a spenger le brame del nostro personaggio il quale tocca con mano la dura realt della propria situazione. 97-104 Evitata la pena comminata da Cecco Beppe, il Danza trova lavoro presso il Museo Sforzesco, gi gran bordello della tenutaria Filomena. Qui, vuoi per la presenza di Filomena, vuoi per altre ragioni, il nostro eroe scopre (cfr.vv.102-104) che levirazione non stata eseguita a dovere, anzi non affatto avvenuta. 94- la catenella- Accessorio del W.C. (cfr.O.CESSI: Storia e filosofia applicata., vol. XX, tomo IV, pagg.l088,6 e segg.)

Di Danza ha fine qui la biografia, lettor che vali sol se cachi tanto. Prendo commiato da la Musa mia e messo punto a questo breve canto i mi ritiro a la Pantelleria ad ammirar lo mare e lo suo incanto. O Musa, grazie e in culo vai a fare perch mi son scocciato, non ti pare?

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105-112 La conclusione dell'opera , a dir poco, singolare ed esprime in toto la genialit del poeta che riesce, nel secondo verso dell'ottava, a conciliare arte e psicologia cos fuse in una unit inscindibile. Il commiato dalla Musa breve ma pieno di significato e il verso quanto mai felice (v. verso 111). L'interrogativo finale, svagato ed acuto ad un tempo non esprime dubbio n incertezza alcuna ma vuole essere stimolo alla ragionata risposta da parte del lettore. O no?

l06- ...che vali sol...- Su questo verso cos chiosa il Perdas de Fogu: ...la parola sol non va, come dai pi si suole fare, interpretata a guisa davverbio, ma, e ad un lettore attento e sensibile ci appare ovvio, essa acquista nel contesto poetico dignit di sostantivo. Sol inteso dunque come sole, a significare e attribuire al lettore cacante, pertanto, valore eccelso e luminoso nella pi adeguata e completa affermazione della sua propria personalit (da La neurochirurgia nellantico Egitto). S.Tonati d invece la seguente interpretazione: sol sta l ad indicare la quinta nota della scala musicale naturale, nota detta altrimenti dominante; dunque questa idea di dominanza che, identificandosi e prendendo corpo nel lettore cacante, traspare dal verso in tutta lo sua eloquente maestosit (da Ricordi della Contestazione del 68, ed. KAKKA).