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Michail A.

Bakunin

Considerazioni
filosofiche

T itolo originale:
A p p e n d ic e : C o n s id r a t io n s p h ilo s o p h iq u e s s u r
fa n t m e divin, le m o n d e rel et lh o m m e (1871).

C o p e rtin a di Edy Z a rro con disegno di Wiaz.


Traduzione dal francese di Ed y Z a rro
(versione definitiva del C ollettivo La Baronata).

E d iz io n i La B a r o n a ta
Casella postale 22
C H -6 9 0 6 Lugano
http://www.anarca-bolo.ch/baronata
e-mail: b aronata@ anarca-bolo.ch

Michail A . Bakunin

Considerazioni
filosofiche
sul fa n ta s m a divino,
il m o n d o re a le e l'u o m o

E dizio ni

Indice
C om idad
P re fa zio n e
Michail A. Bakunin
C o n sid e r a z io n i filosofich e
sul fa n ta sm a divino, il m o n d o reale e lu o m o
1. Il sistem a del m ondo
2. Luom o: Intelligenza - Volont
3. Anim alit - Um anit
4. La religione
5. Filosofia - Scienza
N o t e di A r t h u r L e h n in g

I3
I5
28
61
75
94
165

PREFAZIONE

N o n ci si pu chiedere di credere alla scienza, poich


stata lincredulit, la volont di verifica, a porre le cond i
zioni della nascita e dello sviluppo della scienza stessa.
A llo stesso modo, non ci si pu chiedere di arrenderci al
progresso, perch se e quando p ro gre sso vi stato, ci
avvenuto in quanto vi son o stati contrasti di idee e di in
teressi, resistenze da d ove r superare, m ettendo in cam
po saperi, tecniche, com petenze e, talora, estendendone
i benefici.
Q u i sta la differenza fra Bakunin e gli altri teorici del co n
flitto, da D arw in a M arx a Nietzsche. Q uesti ultimi hanno
enunciato delle concezioni conflittuali della Vita e della
Storia, rim anendo per su un piano del tutto astratto e
retorico, cio quello della riedizione della solita Legge del
Pi Forte. La retorica della Legge del Pi Forte costitui
sce in realt uninibizione al conflitto, in quanto lo tra
spone su un piano immaginario, pi rituale che virtuale,
in cui i ruoli di vincitore e di perdente o, per meglio dire,
di carnefice e di vittima, so n o gi assegnati preventiva
mente; per cui non si pu pi davvero parlare di conflitto
- che presuppone un confronto di pi forze, per quanto
diseguali -, ma di sopraffazione.
Un tipico esem pio di quanto appena detto, ci pu essere
fornito dal Manifesto dei Comunisti di M a rx ed Engels, in
cui viene enunciata la concezione della Storia com e lotta
di classe; enunciazione subito rimangiata dagli stessi au
tori, quando accettano di ricon osce re alla b orghesia il
ru olo di rivoluzionare in continuazione la produzione,
attribuendo alla classe operaia una posizione puramente
passiva, per cui ogni suo tentativo di resistenza alla inno
vazione capitalistica non sarebbe altro che sterile velleit
conservatrice.

Bakunin, al contrario, ricon osce nel conflitto una funzio


ne di riequilibrio sociale e pone le condizioni per analiz
zare tutta una serie di fenom eni non pi in m odo astrat
to, bens definendoli in base ai rapporti sociali che stabi
liscono. A d esem pio, per ci che concerne la scienza,
questa non sar pi interpretata com e un sem plice atteg
giam ento mentale, anche se d ive rso da quello religioso,
bens com e un m odo in cui le persone entrano in relazio
ne, una relazione di un sano sosp etto reciproco, che non
diffidenza distruttiva, ma consapevolezza dellesistenza
e del confronto di interessi diversi, il che com porta che
le verifiche non possano essere affidate p rop rio a chi ab
bia linteresse a non com pierle. D i conseguenza, anche la
religione non sar pi analizzata solo in base ai suoi con
tenuti, ma per la relazione sociale che insedia, una rela
zione squilibrata, sbilanciata cio tutta a favore di una sola
delle parti, la quale pu rivendicare una attendibilit illi
mitata.
E quindi lo stesso Bakunin, estim atore della scienza e dei
suoi risultati, a metterci in guardia contro il rischio, se m
pre presente ed incombente, della degenerazione religio
sa, dogm atica e sacerdotale delle istituzioni della scienza,
i cui rappresentanti ,cedendo allinfluenza perniciosa che
il privilegio esercita fatalmente sugli uomini", p osson o ave
re spesso interesse a neutralizzare quel contraddittorio
che alla base del vero m etodo scientifico.
Il Bakunin che com pie un im m ane sforzo teorico per li
quidare definitivamente tutta la metafisica del C reatore
Trascendente, il Tiranno dellU n ive rso (il D io dei cristia
ni, o lEnte Suprem o dei giacobini), dunque lo stesso
Bakunin che poi ci avverte che con questa liquidazione il
problem a non risolto, poich i sacrifici umani p osson o
essere im posti nuovam ente da teologie e clericalismi di
altro genere:
Finora tutta la storia umana stata solo una immolazione
perpetua e sanguinosa di milioni di poveri esseri umani a

unastrazione impietosa qualunque: di, patria, potenza dello


Stato, onore nazionale, diritti storici, libert politica, bene
pubblico.
A llindividuo spetta quindi di im parare a riconvertirsi da
elem ento funzionale allim m olazione (pedina sacrifica
bile), a fattore di contrappeso e riequilibrio nei confronti
delle pretese e delle prevaricazioni delle divinit di tu r
no, utilizzando il p rop rio d isse nso in m odo da svolgere
una funzione di garanzia non soltanto per s, ma per tutti
i settori deboli e sacrificabili della societ. C i non an
cora Rivoluzione Sociale ma, p rop rio per questo, si di
m ostra quanto sia falsa lidea second o cui lanarchism o
sarebbe privo di risorse se manca allorizzonte la prospet
tiva rivoluzionaria.
Si d im ostra anche che infondata lopinione di quanti
soste n gon o che le risoluzioni dei C o n gre ssi A n ti-a u tori
tari di Saint-lm ier del 1872 e di G inevra del 1873 (quasi
certam ente formulate soprattutto da Bakunin), abbiano
avuto un carattere estem poraneo, cio dettato dalle esi
genze immediate della lotta contro M a rx allinterno della
prim a Internazionale. In realt lidea di garantire fino in
fondo la facolt di d issenso delle m inoranze - al punto di
ritenere che le decisioni della m aggioranza im pegnino
soltanto q u estultima -, trova, in questi scritti filosofici,
un significativo retroterra di riflessione ed argom entazio
ne.
I temi della societ sacrificale e del carattere d ivo rato re
che le astrazioni possono assum ere nei confronti deliavita
umana, so n o anche tipici tratti stirneriani. Il fatto che
Bakunin riprenda e sviluppi tali temi, pu costituire per
ci una conferm a a favore della testim onianza di Friedrich
Engels, second o il quale lanarchico ru sso avrebbe letto,
ed in parte fatto proprio, LUnico di M ax Stirner. A nche
linterpretazione in chiave garantistica dellindividualism o
stirneriano, proposta da M ax Nettlau (per il quale Stirner

stato in realt un socialista p re occu p ato di tutelare


lumanit contro le sue stesse tendenze allauto-cannibalismo), trova cos un fondamentale precedente in Bakunin.
Resterebbe com unque da spiegare il perch Bakunin non
citi esplicitamente Stirner, com e invece fa per Proudhon.
Probabilm ente Bakunin era tro p p o legato alla esigenza
della costruzione e della organizzazione di un m ovim en
to rivoluzionario, per accettare di buon grado lap p roc
cio irridente e lo stile p rovocato rio di Stirner, un ap p ro c
cio ed uno stile estranei alla sensibilit di tutta la cultura
di unepoca, nella quale, la solennit religiosa del tono e
la gravit dellatteggiam ento erano considerate com e se
gnali certi di senso di responsabilit umana e sociale.
Sarebbe un errore ritenere che Bakunin pervenga a certi
risultati teorici seguendo un percorso scorre vo le ed ar
m onico. Al contrario, il conflitto anche dentro di lui,
tra la sua form azione culturale - avvenuta tutta allinter
no del pensiero dell800, con i suoi pregiudizi eurocentrici
-, e la sua esperienza di essere um ano e di rivoluzionario:
questi suoi scritti filosofici vanno letti anche com e il d o
cum ento e la testim onianza di quel conflitto.
C da osservare, per di pi, che molti degli argom enti a
cui Bakunin fa ricorso quando tratta della psicologia dei
cosiddetti popoli prim itivi o del com portam ento ani
male, son o stati sm entiti dagli sviluppi successivi della
antropologia culturale e della etologia. A n ch e la funzione
consolatoria ed analgesica della religione - data per sc o n
tata da Feuerbach, Proudhon, Marx, Freud, N ietzsche -
oggi messa in questione dai pi recenti sviluppi della psi
cologia, che hanno indotto a notare com e la pratica reli
giosa acutizzi le sofferenze, piuttosto che lenirle.
Lanalisi bakuniniana del fenom eno religioso risente, inol
tre, di un punto di vista eccessivam ente occidentale, cio
portato ad individuare nel cristianesim o e nella sua storia
- vera o immaginaria che sia - un m odello generalm ente
valido ed universalm ente applicabile. In definitiva, Baku-

nin risentiva, com e altri atei occidentali, del pregiudizio


se con d o cui il cristianesim o sarebbe la religione per e c
cellenza.
In effetti lo schem a evolutivo adottato da Bakunin, m u
tuato in gran parte dallopera di Feuerbach, non risulta
applicabile alla esperienza religiosa dellOriente: qui, in
fatti, delle dottrine com e il Buddism o ed il Taoism o - che,
ai loro inizi, sarebbero state classificabili, secondo i crite
ri della filosofia occidentale, nellam bito del pi rigo ro so
m aterialism o -, hanno subito successivam ente un p ro c e s
so di d egenerazione in se n so religioso e, nel caso del
Taoism o, persino in senso superstizioso.
La linea di p rogre sso ipotizzata dalle filosofie occidentali
- second o cui il pensiero um ano si sarebbe gradatam ente
evoluto dalle fiabe e dai miti della religione sino ai m o
delli razionali della scienza positiva - non pu quindi e s
ser considerata assoluta, per cui si pu persino ritenere
che, talora, si siano potuti innescare dei processi inversi,
cio che delle scoperte e delle conoscenze scientifiche
siano state in passato corrotte in form e di sapere iniziatico
ed esoterico, ci per servire gli interessi di caste sacer
dotali. Pu essere il caso della casta sacerdotale Egizia e
di quella Maya, le quali m escolavano le loro mitologie ad
una serie di conoscenze scientifiche effettive, di caratte
re astronom ico, matem atico ed architettonico.
C i troviam o quindi di fronte a quello che pu apparirci
com e un paradosso: molti degli argom enti utilizzati da
Bakunin son o stati superati, per giungere per a delle
conclusioni che, in definitiva, son o analoghe a quelle da
lui raggiunte: la religione non sem pre da considerare
com e uninfanzia della mente, ma pu essere ritenuta an
che un rischio di degenerazione latente in ogni sistem a di
pensiero, anche quando parta da prem esse positive.
In questa nostra e poca p ost-m od ern a , la religione ha
m esso in evidenza il suo nucleo originario, arcaico, che
non la fede ma il sacrificio, la crudelt: il disincanto
diventato un idolo, ha i suoi sacerdoti e pretende le sue

vittime; la faziosit, la pura ricerca di capri espiatorii,


surroga egregiam ente la fede.
Lidea dellevoluzione lineare, del progresso, pu quindi
rivelarsi fuorviante, poich pu indurre delle false rassi
curazioni, utili per giustificare i sacrifici umani del passa
to, del presente e del futuro. C i si potrebbe dom andare
perch Bakunin non si sia sem plicem ente sbarazzato del
lidea di p rogre sso e quindi del fardello del pressoch in
finito potenziale m istificatorio di tale idea; tantopi che,
con la cosiddetta globalizzazione, ormai il su on o della
parola p ro g re sso ha mutato la sua melodia rassicurante
in una sorta di stridore inquietante, irto di infausti p re sa
gi (un p o com e gi capitato con il term ine rifo rm a).
In realt lidea di p ro gre sso pu svolgere anche una sua
valida funzione di filtro, senza la quale il passato - che
poi, con tutta lingom brante eredit delle sue sedim enta
zioni e delle sue fisiche testim onianze, presente pi del
presente stesso -, ci aggredirebbe soltanto con il peso del
suo im m enso carico di o rro ri e di ingiustizie. E lidea di
progre sso a darci il senso delle distinzioni, p erm ette n do
ci di am m irare il senso estetico ed il sapere matem atico
che ha p erm esso di edificare le cattedrali gotiche, senza
avallare, per questo, anche la visione teocratica che le ha
ispirate. Si tratta quindi di saper vedere lelem ento inge
gn oso e liberatorio anche in quei fenomeni in cui si trova
com m isto con loscu ran tism o oppressivo; il punto che
il prim o non pu essere invocato per fornire alibi al se
condo.
O c c o rre perci togliere al p rogre sso il suo m istificatorio
alone inevitabilistico e giustificazionistico, per restituirlo
alla sua dim ensione autentica di conflitto e dissenso, il che
vuol dire che da verificare sino in fondo ogni pretesa di
progresso.
C om ida d
29 settem bre I 999

Michail A. Bakunin

Considerazioni
filosofiche
sul fa n ta s m a d ivin o ,
il m o n d o re ale e l'u o m o

La traduzione del testo stata tratta dalla versione curata


da James Guillaume nel tomo 3 delle O e u v re s e pubblicata
dalle Editions Stock, Parigi 1905.
La stessa poi stata verificata con la versione curata da
Arthur Lehning nel volume 8 delle O e u vre s com pltes de
Bakounine pubblicate per /Internationaal Instituut v o o r
Sociale Geschiedenis di Amsterdam dalle Editions C ham p
Libre, Parigi 1982.
Le note numerate a pi di pagina sono quelle riportate nella
versione di James Guillaume e tra parentesi indicato se
sono di Bakunin o dello stesso Guillaume.
Le note indicate con lettere maiuscole e raccolte alla fine
del testo sono quelle di Arthur Lehning.
Le parentesi quadre riportate nel testo indicano le omissioni
nel testo originale.

I. Il sistema del mondo


N o n questo il luogo di addentrarci in speculazioni filo
sofiche sulla natura dellEssere. Tuttavia, siccom e mi vedo
costretto a utilizzare sovente la parola Natura, credo di
d ove r spiegare cosa intendo con questo termine. Potrei
dire che la N atura la som m a delle cose realmente esi
stenti. M a questo darebbe unidea com pletam ente m orta
di questa Natura, la quale al contrario si presenta tutta
m ovim ento e vita. D altronde, c o s la som m a delle cose?
Le cose che oggi sono, dom ani non saranno pi; dom ani
saranno non perdute, ma interamente trasformate. D u n
que sarei m olto pi vicino alla verit afferm ando che la
natura la somma delle trasformazioni reali delle cose che
si producono e si produrranno incessantemente nel suo seno;
e per dare unidea pi determinata di che cosa sia questa
som m a o questa totalit che chiamo natura, enuncer, e
credo di poterlo stabilire com e un assioma, la proposizione
seguente:
Tutto ci che esiste, gli esseri che costituiscono linsie
me indefinito delluniverso, tutte le cose esistenti nel
m ondo, qualunque sia la loro natura particolare, sia dal
profilo qualitativo che da quello quantitativo, i pi diversi
e i pi simili, grandi o piccoli, vicini o im m ensam ente lon
tani, esercitano necessariam ente e inconsciam ente, per
via immediata e diretta o per trasm issione indiretta, a zio
ni e reazioni perpetue. Tutte queste infinite azioni e rea
zioni particolari, com binandosi in un m ovim ento genera
le e unico, p ro d u co n o e costituiscono ci che chiam iam o
la vita, la solidariet e la causalit (') universali, la n a tu ra .
1 Q u i e pi avanti, B aku n in n o n u tilizza il te rm in e causalit nel sign ifi
cato filo so fico o rd in a rio . Q u e s t a p a ro la ab itu alm e n te significa il ra p
p o rto della causa co n leffetto, ed con qu e sta a c ce z io n e che vie n e
im piegata n e lle sp re ssio n e : Il p rin cip io della causalit, p rin cip io nel
cui n o m e lo sp irito co lle ga o gn i effetto a una causa. C i che B a ku -

Chiam atela Dio, lA ssolu to, se vi diverte, non m importa,


purch non diate alla parola D io altro significato di quello
che preciser: quello di combinazione universale, natura
le, necessaria e reale, ma nientaffatto predeterminata, n
preconcetta, n prevista, delle infinite azioni e reazioni par
ticolari che tutte le cose realmente esistenti esercitano
incessantemente le une sulle altre. La solidariet universa
le cos definita, la Natura, considerata nel significato di
U n ive rso senza limiti, s im pone alla nostra mente com e
una necessit razionale; ma non potrem o mai abbracciar
la in m odo reale, nem m eno con lim maginazione, e ancor
m eno com prendere, poich noi possiam o con o sce re solo
una parte infinitamente piccola dellUniverso, quella resa
manifesta dai nostri sensi. Tutto il resto invece lo su p p o
niamo, senza n em m eno poterne constatare realm ente
lesistenza.
Beninteso, la solidariet universale, spiegata in questo
m odo, non pu avere il carattere di una causa assoluta e
prima; al contrario, solo una risultante (2), sem pre p ro
dotta e riprodotta dallazione simultanea di infinite cause
particolari, il cui in siem e costitu isce p re cisam e n te la
causalit universale, lunit com posta, sem pre riprodotta
dallinsieme indefinito delle incessanti trasform azioni di
tutte le cose che e sistono e, nello stesso tempo, creatri-

nin d e sign a con il te rm in e causalit, non questo, n o n una delle fo r


m e n e ce ssa rie alle n o stre c o n c e z io n i logiche, una ca te go ria di giud izio.
E una sp e cie di entit su p e rio re : linsie m e di tutte le cause che a g isc o
no, h an n o agito e ag ira n n o s u llLln ive rso . La C a u sa lit universale, o ssia
la catena infinita ed e te rn a delle cause, so stitu isce p e r lui la C a u s a p ri
ma, di cui d ichiara im p o ssib ile le siste n za ap pu n to p e rch e ssa r o m
p e re b b e nel passato, q u e sto e te rn o co n c a te n a m e n to di cause, se n za
inizio e se n za fine. (N o ta di Jam es G uillaum e)
2 C o s i c o m e ogni in d ivid u o um ano, a ogni istante della sua vita, la
risultan te di tutte le cau se ch e hanno agito alla su a nascita e p e rsin o
pre ce d e n te m e n te , co m b in a te c o n tutte le co n d izio n i del suo sv ilu p p o
su cce ssivo , co m e di tutte le circ o sta n ze che a g isc o n o su di lui in quel
m o m e n to . (N ota di B a ku n in )

ce di tutte le cose; ogni punto agendo sul tutto (ecco luni


verso prodotto) e il tutto agente su ogni punto (ecco luni
ve rso produttore o creatore).
D o p o questa spiegazione, p osso affermare ora, senza ti
m ore di suscitare malintesi, che la Causalit universale, la
Natura crea i mondi. Essa ha determ inato la configurazio
ne meccanica, fisica, chimica, geologica e geografica della
nostra terra e, d op o aver rivestito la sua superficie di tut
ti gli splendori della vita vegetale e animale, continua a
creare, nel m ondo umano, la societ con tutti i suoi svi
luppi passati, presenti e futuri.
Q u a n d o luom o inizia a osservare con attenzione p erse
verante e continua quella parte di natura che lo circonda
e che ritrova in s, finisce per accorgersi che tutte le cose
son o governate da leggi che sono loro inerenti e che costi
tuiscono appunto la loro natura particolare; che ogni cosa
possiede un m odo di trasform azione e di azione peculia
re; che in questa trasform azione e in questa azione vi
una successione di fenom eni o di fatti che si ripetono c o
stantemente, in date circostanze e che, sotto linfluenza
di nuove circostanze determinate, si m odificano in m odo
altrettanto regolare e determinato. Q u esta costante rip roduzione degli stessi fatti per m ezzo degli stessi pro
cessi costituisce appunto la legislazione della natura: lo r
dine nellinfinita diversit dei fenom eni e dei fatti.
La som m a di tutte le leggi, conosciute e ignote, agenti
nelluniverso, costituisce la legge unica e suprema. Q u e
ste leggi si dividono e si suddividono in leggi generali e in
leggi particolari e speciali. Le leggi matematiche, m ecca
niche, fisiche e chimiche, per esem pio, sono leggi gene
rali, che si manifestano in tutto ci che , in tutte le cose
che hanno una reale esistenza, [leggi] che, in una parola,
son o inerenti alla materia, ossia allEssere realmente e uni
camente universale, il ve ro substratum di tutte le cose esi
stenti. Mi affretto ad aggiungere che la materia non esiste
mai e in nessun luogo com e substratum, che nessuno ha
mai potuto percepirla sotto questa forma unitaria e astrat

ta. Esiste e pu esistere, sem pre e ovunque, solo sotto


una form a molto pi concreta, com e materia pi o m eno
diversificata e determinata.
Le leggi dellequilibrio, della com binazione e dellazione
reciproca delle forze o del m ovim ento meccanico; le leg
gi del peso, del calore, della vibrazione dei corpi, della
luce, dellelettricit, com e quelle della com posizion e e
scom posizione chimica dei corpi, sono assolutamente ine
renti a tutte le cose che esistono, com prese le diverse
manifestazioni del sentim ento, della volont e dello sp i
rito. Q u este tre cose, costituenti propriam ente il m ondo
ideale delluomo, non so n o che funzioni totalm ente m a
teriali della materia organizzata e viva, nel corp o dellani
male in generale e in quello dellanimale um ano in parti
colare (3). Di conseguenza, tutte queste leggi son o leggi
generali, a cui son o sottom essi tutti gli ordini conosciuti
e ignoti dellesistenza reale nel mondo.
M a ci son o leggi particolari proprie di determinati ordini
particolari di fenomeni, di fatti e di cose, che form ano tra

3 Parlo n aturalm ente dello sp irito , della v o lo n t e dei se n tim e nti che
co n o scia m o , dei soli che p o ssia m o c o n o sc e re : di quelli d e llanim ale e
d e lluo m o, che, di tutti gli anim ali della te rra - dal pu n to di vista g e n e
rale, non da quello di o gn i facolt p re sa a s stante - se n za d u b b io il
pi perfetto. Q u a n t o allo sp irito , alla v o lo n t e ai se n tim e nti e x t ra
um ani ed e xtra -m o n d ia li d e llE ss e re di cui ci parlano i te o lo g i e i m e ta
fisici, d e v o co n fe ssa re la m ia ignoranza, po ic h non lho mai in c o n tra
to, e n e ssu n o che io sapp ia ha mai avuto ra p p o rti diretti co n e sso. M a
se g iu d ich ia m o da qu a n to ci ra cc o n ta n o questi sign o ri, q u e llo sp irito
talm ente in co e re n te e stu p id o , quella v o lo n t e quei se n tim e n ti tal
m ente perversi, che non vale la pena o c c u p a rse n e se non p e r c o n s ta
tare tutto il male che si ritie n e ab biano cau sato sulla terra. Per d im o
stra re lazio n e a sso lu ta e d ire tta delle leggi m eccaniche, fisiche e c h i
m iche sulle facolt ideali d e llu o m o, mi a c c o n te n te r di p o rre q u e sta
d o m an d a: C o s a d iv e r re b b e ro le pi su blim i c o m b in a z io n i d e llintellige n z a se, nel m o m e n to in cui lu o m o le co n cep isce , laria che re sp ira si
d e c o m p o n e sse , o se il m o v im e n to della te rra si fe rm asse, o se lu o m o
si v e d e sse ino pin a ta m e n te av v o lto da una te m p e ra tu ra di se ssa n ta g r a
di so p ra o so tto lo z e ro ? (N o ta di Bakunin)

loro sistemi o gruppi a parte; ad esempio, il sistem a delle


leggi geologiche; quello delle leggi dellorgan izzazion e
vegetale; quello delle leggi dellorganizzazione animale;
quello infine delle leggi che presiedono allevoluzione ide
ale e sociale dellanimale pi realizzato sulla terra, lu o
mo. N o n possiam o afferm are che le leggi appartenenti a
uno di questi sistemi siano assolutamente estranee a quelle
che com pon gon o gli altri. In natura, tutto si concatena
m olto pi intimamente di quanto pensiam o in generale e
di quanto forse lo vo rre b b e ro i pedanti della scienza, nel
linteresse di una m aggiore precisione nel loro lavoro di
classificazione. Tuttavia possiam o affermare che un de
term inato sistem a di leggi appartiene pi a un certo o rd i
ne di cose e di fatti che a un altro e se, nella successione
in cui le ho presentate, le leggi che dom inano nel sistem a
precedente continuano a manifestare la loro azione nei
fenomeni e nelle cose appartenenti a tutti i sistemi che lo
seguono, non esiste azione retrograda delle leggi dei si
stemi seguenti sulle cose e sui fatti dei sistemi che li pre
cedono. C o s la legge del progresso, che costituisce il ca
rattere essenziale d e lle vo lu zio n e sociale della specie
umana, non si manifesta affatto nella vita esclusivam ente
animale e meno ancora nella vita esclusivam ente vegetale
(4); invece tutte le leggi del m ondo vegetale e del m ondo
animale si ritrovano, senza dubbio modificate dalle n u o
ve circostanze, nel m on d o umano.
Infine, in seno a queste grandi categorie di cose, di feno
meni e di fatti, com e nelle leggi che son o loro particolar4 N o n n e ce ssa rio far rile v a re q u a n to sa re b b e inesatta qu e sta a sse r
z io n e se la si in te n d e sse in se n so assolu to . La vita um ana, la vita a n im a
le, la vita vegetale, non c o s titu is c o n o tre m o n di distinti, p e rc i la leg
ge del p ro g re sso non p u a p p a rte n e re e sclu siv a m e n te allum anit. Lo
s te s so Baku n in lo dir d a ltro n d e e sp re ssa m e n te pi avanti. Le v o lu z io
ne degli e sse ri anim ati, dalla cellula p rim o rd ia le sb o cc ia ta in se n o agli
o ceani nella pi lontana e ra g e o lo g ic a fino alle sse re su p e rio re che chia
m iam o uom o, p re cisa m e n te la m an ife sta zion e della legge del p r o
g re sso . (N ota di Jam es G uillaum e)

mente inerenti, vi so n o ancora divisioni e sottodivisioni


che ci m ostrano queste stesse leggi che si particolarizzano
e si specializzano sem pre di pi, accom pagnando per cos
[dire] la specializzazione sem pre pi determinata, che di
venta sem pre pi ristretta man mano che si determina,
degli esseri stessi.
Per constatare tutte queste leggi generali, particolari e
speciali, luom o non ha altro m ezzo che losservazione
attenta ed esatta dei fenom eni e dei fatti che accadono
dentro e fuori di lui, distinguendo ci che accidentale e
variabile da ci che si riproduce sem pre e ovunque in
m odo immutabile. Il p roce sso invariabile con cui si rip ro
duce costantem ente un fenom eno naturale, esterno o in
terno, la successione invariabile dei fatti che lo costitui
scono, sono precisam ente ci che chiam iam o la legge del
fenomeno. La costanza e la ripetizione tuttavia non sono
assolute. Lasciano sem pre un largo margine a ci che de
nom iniam o im propriam ente anom alie ed eccezioni - de
finizioni molto poco esatte, poich questi fatti ai quali si
fa riferimento d im o stran o unicamente che le regole ge
nerali, conosciute da noi com e leggi naturali, so n o solo
astrazioni che la nostra mente isola dallevoluzione reale
delle cose e che non p o sso n o com prendere, esaurire,
spiegare tutta linfinita ricchezza di questa evoluzione.
Q u esta m oltitudine di leggi cos diverse, che la nostra
scienza suddivide in categorie differenti, costituisce un
unico sistema organico e universale, un sistem a nel quale
si concatenano altrettanto bene gli esseri di cui manife
stano le trasform azioni e levoluzione? E m olto p rob ab i
le. M a pi che probabile, certo che non potrem o mai
arrivare, non dico a com prendere, ma solam ente ad ab
bracciare il sistem a unico e reale delluniverso, sistem a
infinitamente esteso da un lato e infinitamente specializ
zato dallaltro. Studiandolo dovrem o arrestarci davanti a due
infiniti: linfinitamente grande e linfinitamente piccolo.
I dettagli sono inesauribili. N o n sar mai dato allu o m o di
conoscere che una parte infinitamente piccola. Il n ostro

cielo stellato, con la sua moltitudine di soli, costituisce


solo un punto im percettibile nellim mensit dello spazio
e anche se lo abbracciam o con lo sguardo, non ne sa p re
m o mai quasi niente. D ob b ia m o perci accontentarci di
conoscere un p o il n ostro sistem a solare, di cui possia
m o presum ere la perfetta arm onia con tutto il resto del
lUniverso, poich se questa arm onia non esistesse, d o
vrebbe realizzarsi o, in caso contrario, il n ostro m ondo
solare perirebbe. C o n o sc ia m o gi m olto bene q u estulti
m o dal profilo meccanico, e iniziamo a con osce rlo un p o
dal profilo fisico, chimico, persino geologico. Difficilmente
la nostra scienza andr m olto oltre. Se desiderassim o una
conoscenza pi concreta, d ovre m m o attenerci al glo bo
terrestre. Sappiam o che nato nel tem po e presum iam o
che, non sappiam o in quanti secoli o centinaia di secoli,
sar condannato a perire com e nasce e perisce, o meglio
si trasforma, tutto ci che esiste.
In che m odo il n ostro globo terrestre, dapprim a materia
incandescente e gassosa, si condensato, si raffredda
to? Attraverso quale im m ensa serie di evoluzioni ge o lo gi
che ha dovuto passare, prim a di poter prod urre sulla sua
superficie tutta linfinita ricchezza della vita organica, v e
getale e animale, dalla sem plice cellula fino allu o m o ?
C o m e si manifestata e continua a evolversi nel nostro
m ondo storico e sociale? Q ual lo scop o ve rso cui avan
ziamo, spinti dalla legge suprem a e fatale di incessante
trasform azione che nella societ umana si chiama p ro gre s
so? Ecco le sole dom ande accessibili, le sole che p o sso n o
e devono essere realm ente com prese, studiate e risolte
dalluomo. C o stitu e n d o solo un punto im percettibile nel
la questione illimitata e indefinibile dellUniverso, queste
dom ande umane e terrestri offrono ci nonostante al n o
stro spirito un m on d o realmente infinito, non nel senso
divino, ossia astratto, della parola, non com e lEssere s u
prem o creato dallastrazione religiosa. Infinito, al con tra
rio, per la ricchezza dei suoi particolari, che nessuna o s
servazione, nessuna scienza sapranno mai esaurire.

Per con osce re questo m ondo, il nostro m on d o infinito, la


sola astrazione non basta. Abbandonata a se stessa, ci
ricondurrebbe infallibilmente allEssere suprem o, a Dio,
al Nulla, com e lha gi fatto nella storia, com e spiegher
poi. Pur continuando ad applicare questa facolt di astra
zione, senza la quale non potrem m o mai elevarci da un
ordine di cose inferiore a un ordine di cose superiore, n
di conseguenza com prend ere la gerarchia naturale degli
esseri, occorre che il n ostro spirito si im m erga contem
poraneamente, con rispetto e amore, nello studio m inu
zioso dei particolari e deNinfinitamente piccolo, senza il
quale non potrem m o mai concepire la realt viva degli
esseri. Perci, solo unendo queste due facolt, queste due
azioni dello spirito apparentem ente contrarie: lastrazio
ne e lanalisi scrupolosa, attenta e paziente dei dettagli,
p otrem o elevarci alla concezione reale del nostro m o n
do. E evidente che se il n ostro sentim ento e la nostra im
m aginazione p osson o fornirci unimmagine, una rappre
sentazione pi o m eno falsa del mondo, solo la scienza
potr darci unidea chiara e precisa.
Q ual dunque questa curiosit im periosa che spinge lu o
m o a con osce re il m ond o che lo circonda, a perseguire
con infaticabile passione i segreti di questa natura di cui
lui stesso , su questa terra, lultima e pi perfetta crea
zione? Q u esta curiosit un semplice lusso, un piacevole
passatempo, oppure una delie principali necessit inerenti
al suo essere? N o n esito a dire che, di tutte le necessit
che costituiscono la natura delluomo, la pi umana. In
effetti, luom o si distingue dagli animali di tutte le altre
specie per linestinguibile bisogno di sapere. Diventa re
almente e com pletam ente uom o solo con il risveglio e la
soddisfazione progressiva di questo im m enso bisogno di
sapere. Per realizzarsi nella pienezza del suo essere, lu o
mo deve acquistare coscienza di s, e non potr mai farlo
in m odo com pleto e reale finch non avr conosciuto la
natura che lo avviluppa e della quale il prodotto. A meno
dunque di rinunciare alla sua umanit, luom o deve sa

pere, deve penetrare con il pensiero tutto il m on d o reale


e, senza sperare di poter mai raggiungere il fondo, deve
approfondire sem pre di pi la coordinazione e le leggi,
poich la sua umanit solo a questo prezzo. D e ve c o
noscere tutte le regioni inferiori, precedenti e con tem
poranee, tutte le evoluzioni meccaniche, fisiche, chim i
che, geologiche, vegetali e animali, ossia tutte le cause e
le condizioni della propria nascita, della prop ria esistenza
e della propria evoluzione; affinch possa com prend ere
la propria natura e la propria m issione su questa terra,
sua patria e suo unico teatro; affinch, in questo m ondo
di cieca fatalit, possa inaugurare il m ondo umano, il m on
do della libert.
Q u e sto il com pito delluom o: inesauribile, infinito e pi
che sufficiente per soddisfare gli spiriti e i cuori pi fieri e
pi ambiziosi. Essere effim ero e impercettibile, p erso in
m ezzo alloceano senza sponde della trasform azione uni
versale, con uneternit ignorata alle sue spalle e uneter
nit sconosciuta di fronte, luom o pensante, lu om o atti
vo, luom o cosciente del proprio um ano destino, resta
calmo e fiero nel sentim ento della propria libert, che con
quista em ancipandosi mediante il lavoro, la scienza ed
emancipando, ribellandosi se del caso, attorno a s tutti
gli uomini, suoi simili, suoi fratelli. Se dopo questo gli chie
dete il suo intimo pensiero, la sua ultima parola s u Wunit
reale dellUniverso, vi risponder che leterna trasforma
zione, un m ovim ento infinitamente particolareggiato, diversificato e, di conseguenza, ordinato in s, ma tuttavia
senza inizio, n limite, n fine. D unque il contrario a sso
luto della Provvidenza: la negazione di Dio.
* * *

Si com prende com e, nelluniverso cos inteso, non possa


e sse rc i q u e stio n e n di idee anteced enti n di leggi
preconcepite e preordinate. Le idee, com presa quella di
Dio, non esistono su questa terra che in quanto prodotti

24

del cervello. Perci ve n gon o molto d op o i fatti naturali,


m olto d op o le leggi che governano questi fatti. Sono giu
ste quando son o conform i a queste leggi, false quando
so n o contrarie. Le leggi della natura si manifestano nella
form a ideale o astratta di leggi solo per lintelligenza um a
na, quando, riprodotte dal nostro cervello sulla base di
osservazioni pi o m eno esatte delle cose, dei fenom eni
e della successione dei fatti, assum ono la form a di idee
umane quasi spontanee. Precedentem ente alla nascita del
p ensiero umano, non so n o riconosciute com e leggi da
nessuno ed esistono solo allo stato di processi reali della
natura, processi che, com e ho detto prima, so n o sem pre
determinati da un c o n co rso indefinito di condizioni par
ticolari, di influenze e di cause che si ripetono regolar
mente. Il term ine natura esclude di conseguenza ogni idea
mistica o metafisica di sostanza, di causa finale o di crea
zione provvidenziale com binata e diretta.
M a poich esiste un ordine nella natura, ci si chieder,
deve esserci stato necessariam ente un ord inatore? N ie n t affatto. U n ordinatore, fosse pure un Dio, avrebbe solo
potuto intralciare con il suo arbitrario intervento p e rso
nale lordine naturale e lo sviluppo logico delle cose. Sappiamo bene che la caratteristica principale degli D i di
tutte le religioni appunto di essere superiori, ossia c o n
trari, a ogni logica naturale e di riconoscere solo una logi
ca: quella dellassurdit e delliniquit. C o s la logica, se
non levolu zione naturale delle cose, ossia il p ro ce sso
naturale mediante il quale molte cause determinanti, ine
renti alle cose, p rod u con o fatti nuovi (5)? D i conseguen-

5 S o ste n e re che D io n o n c o n tra rio alla logica, significa affe rm are che,
in tutta le ste n sio n e del su o e sse re, co m p le ta m e n te logico; che non
c o n tie n e niente che sia so p ra o, ed se m p re la ste ssa cosa, e ste rn o
alla logica; che quindi lui ste sso non altro che la logica, n ie n taltro che
questo corso o questo sviluppo naturale delle cose reali; significa affer
m are che D io non esiste. Perci, le siste n za di D io n on p u avere altro
significato che qu e llo di n e gazio n e delle leggi naturali. N e risulta il di-

za, mi sar perm esso di enunciare questo assiom a tanto


sem plice e nel contem po cos decisivo:
Tutto ci che naturale logico, e tutto ci che logico o
gi realizzato, oppure dovr esserlo nel mondo naturale,
compreso il mondo sociale (6).
M a se le leggi del m ond o naturale e del m ond o sociale (7)
non so n o state create n ordinate da nessuno, perch e
com e e siston o ? C o sa conferisce loro q uesto carattere
im mutabile? Ecco una questione che non p osso risolvere,
e alla quale, ch io sappia, nessuno ha trovato n, dubito,
trover mai risposta. M i sbaglio: i teologi e i metafisici
hanno tentato di rispondervi supp onend o una causa pri-

lem m a inevitabile: D io , dunque non ci sono leggi naturali, non c e ordi


ne nella natura, il m ondo un caos; o pp u re : Il m ondo si ordina in s,
dunque D io non esiste. (N o ta di Bakunin)
6 D a tu tto q u e sto non d isce n d e assolu ta m e n te che qu a n to lo gico o
naturale sia, dal p u n to di v ista um ano, n e ce ssa ria m e n te utile, b u o n o e
giusto. Le grand i catastrofi naturali: i terrem o ti, le e ru z io n i vulcaniche,
le in o n d a zio n i, gli uragani, le pe stile n ze che d e v a sta n o e d istru g g o n o
citt e p o p o la z io n i intere, s o n o ce rtam en te fatti naturali p ro d o tti logi
cam ente da un c o n c o r s o di cause naturali, m a n e ssu n o s o s t e r r che
so n o benefattrici pe r lum anit. Lo ste sso vale p e r i fatti ch e si p r o d u
co n o nella storia: le pi o rrib ili istituzioni divine e um ane; tutti i c rim i
ni passati e pre se n ti dei capi, dei se dicenti be n e fa ttori e tu to ri della
n o stra p o v e ra sp e cie um ana, e la d isp e ran te stu p id it dei p o p o li che
o b b e d is c o n o al lo ro g io g o ; le attuali p r o d e z z e di N a p o le o n e III, di
B ism arck , di A le s sa n d ro II e di tanti altri so v ra n i o u o m in i politici e
m ilitari d Eu ro pa , e la in cre d ib ile viglia cch e ria della b o rg h e sia di tutti i
paesi che li incoraggia, li sostie n e , ab o rre n d o li nel fo n d o del su o c u o
re; tu tto q u e sto ra p p re se n ta una se rie di fatti naturali p ro d o tta da ca u
se naturali, quindi m o lto logiche, che n on im p e d isc e lo ro di e sse re e c
ce ssiva m e n te fu n e ste per lum anit. (N ota di B a ku n in )
7 S e g u o lu so stab ilito s e p a ra n d o in qualche m o d o il m o n d o sociale dal
m o n d o naturale. E vid e n te m e n te la so c ie t um ana, c o n sid e ra ta in tutta
le ste n sio n e e in tutta la m p ie zz a del su o svilu p p o sto ric o , naturale e
c o m p le ta m e n te su b o rd in a ta alle leggi della natu ra quanto, p e r e s e m
pio, il m o n d o anim ale e v e ge ta le di cui lultim a e pi alta e s p re s s io n e
su q u e sta terra. (N o ta di B akunin)

ma suprem a, una Divinit creatrice dei m ondi o, almeno


com e dicono i metafisici panteisti, unanima divina o un
pensiero assoluto, incarnato nelluniverso e che si mani
festa con il m ovim ento e con la vita di tutti gli esseri che
nascono e m uoiono nel suo grem bo. N e ssu n a di queste
due su pp osizion i resiste alla minima critica. M i stato fa
cile d im ostrare che quella di un D io creatore delle leggi
naturali e sociali conteneva in s la negazione com pleta
di queste leggi, ne rendeva im possibile la loro stessa esi
stenza, ossia la loro realizzazione e la loro efficacia; che
un D io ord inatore di questo m ondo doveva necessaria
mente produrvi lanarchia (8), il caos. Di conseguenza delle
due una: o Dio, o le leggi della natura non esistono. Sic
com e sappiam o di maniera certa, per lesperienza q uoti
diana e tram ite la scienza (la quale non altro che le spe
rienza sistem atizzata nei secoli), che queste leggi e sisto
no, d obbiam o concludere che D io non esiste.
A p p ro fo n d e n d o il significato delle parole: leggi naturali,
tro ve rem o dunque che escludono in m odo assoluto lidea
e p ersino la possibilit di un creatore, di un ordinatore,
di un legislatore, poich lidea di un legislatore esclude a
sua volta in m odo altrettanto assoluto quella dell/nerenzo
delle leggi alle cose. Se una legge non inerente alle cose
che governa, necessariam ente, per ra p p o rto a queste
cose, una legge arbitraria, ossia fondata non sulla loro
natura, ma sul pensiero e sulla volont del legislatore. Di
conseguenza, tutte le leggi che em anano da un legislato
re, um ano o divino, individuale o collettivo, anche se elet
to a suffragio universale, son o leggi dispotiche, necessa-

8 assai stra n o v e d e re B aku n in co n fo rm a rsi allu so abituale della lin


gua, p re n d e re in q u e sto ca so il te rm in e anarchia dal v e rs o sbagliato,
col sign ificato di d iso rd in e . Pe rch lha fatto? S e m p lic e ne glige nza di
stile, se n za du b bio . Sap e va m eglio di ch iu n q u e altro ch e anarchia ,
al c o n tra rio , s in o n im o di o rd in e naturale, p o ic h la sse n z a di un
o rd in a to re la c o n d iz io n e n e ce ssa ria p e r le siste n za d e llo rd in e , co m e
d im o s tre r su cce ssiva m e n te . (N ota di Jam es G uillaum e)

riamente estranee e ostili agli uomini e alle cose che de


vo n o dirigere: non son o leggi, ma decreti a cui si ob b ed i
sce non per necessit interiore e per tendenza naturale,
ma perch obbligati da una forza esterna, divina o umana;
son o ordini arbitrari, ai quali lipocrisia sociale, pi in
cosciente che cosciente, d arbitrariam ente il nom e di
legge.
U na legge realm ente una legge naturale solo quando []
assolutam ente inerente alle cose che la re n d o n o manife
sta al n ostro spirito; quando costituisce la loro propriet,
la loro natura pi o m eno determinata, e non la natura
universale e astratta di non si sa quale sostanza divina o
pensiero assoluto; sostanza e pensiero necessariam ente
extra-m ondiali, soprannaturali e illogici, poich, se non
lo fossero, si annullerebbero nella realt e nella logica
naturale delle cose. Le leggi naturali so n o i processi natu
rali e reali, pi o m eno particolari, mediante i quali tutte
le cose e sistono e, dal punto di vista teorico, so n o la sola
spiegazione possibile delle cose. Dunque, chi vuole capir
le deve rinunciare una volta per tutte sia al D io personale
dei teologi sia alla Divinit impersonale dei metafisici.
M a se possiam o negare con piena certezza lesistenza di
un divino legislatore, non ne consegue affatto che possia
mo renderci conto di com e si sono stabilite le leggi natu
rali e sociali nel m ondo. Esse esistono, son o inseparabili
dal m ondo reale, da questo insieme di cose e di fatti, di
cui noi stessi siam o i prodotti, gli effetti, salvo diventare
a nostra volta cause - relative - di esseri, cose e fatti n u o
vi. Ecco tutto ci che sappiam o e, credo, tutto ci che
possiam o sapere. D altronde com e p otre m m o trovare la
causa prima, se non esiste? C i che abbiam o chiamato la
Causalit universale non altro che una Risultante di tut
te le cause particolari agenti nellUniverso. C hiedersi per
ch le leggi naturali esistono, sarebbe com e dom andarsi
perch esiste questo Universo, al di fuori del quale non vi
nulla. Perch lEssere ? E assurdo.

2. Luomo: Intelligenza - Volont


O b b e d e n d o alle leggi della natura, ho affermato, luom o
non affatto schiavo, poich obbedisce a leggi che sono
inerenti alla sua natura, alle stesse condizioni per cui esi
ste e costituiscono tutto il suo essere: ob b ed e n do loro,
obbedisce a se stesso.
Tuttavia, nella natura esiste una schiavit da cui luom o
deve liberarsi se non vuole rinunciare alla sua umanit:
quella del m on d o naturale che lo circonda e che abitual
mente denom ina natura esterna. E linsiem e delle cose,
dei fenom eni e degli esseri viventi che lo ossessionano, lo
avviluppano costantem ente da ogni parte, senza i quali e
allinfuori dei quali, vero, non potrebbe vivere un solo
istante, ma che tuttavia sem brano congiurare contro di
lui, ob bligandolo in ogni istante della sua vita a difendere
contro di essi la propria esistenza. Lu om o non pu fare a
m eno del m on d o esterno, perch pu solo viverci e nu
trirsi a sue spese. N ello stesso tem po deve difendersi da
lui, perch il m ondo a sua volta sem bra volerlo divorare.
D a questo punto di vista, il m ondo naturale ci presenta il
quadro assassino e sanguinario di una lotta spietata e per
petua, della lotta per la vita. Luom o non il so lo a co m
battere: tutti gli animali, tutti gli esseri viventi, che dico?,
tutte le cose esistenti portano in s, bench in m odo meno
appariscente, il germ e della propria distruzione e, per cos
dire, il p ro p rio nem ico - questa fatalit naturale che le
produce, le conserva e le distrugge - [tutte] lottano com e
lui. O gn i categoria di cose, ogni specie vegetale e animale
vive solo a detrim ento di tutte le altre; una d ivora laltra,
di m odo che, com e ho gi detto altrove ('), il m ondo
naturale pu essere considerato una sanguinosa ecatombe,1

1 N e Le Progrs, di Le L o d e , del 21 a g o sto 1869, a rtic o lo intitolato


Patriotisme. (N o ta di Jam es Guillaum e)

una lugubre tragedia creata dalla fame. il teatro costan


te di una lotta senza grazia e senza tregua. N o n dobbia
mo chiederci il perch, non ne siam o affatto responsabili.
T roviam o q u estordine di cose stabilito appena ci affac
ciam o alla vita. E il nostro naturale punto di partenza, e
non possiam o far altro che constatarlo e convincerci che
da quando esiste il m ondo sem pre stato cos e, con ogni
probabilit, non sar mai altrimenti nel m ondo animale.
Larm onia si stabilisce con la lotta: con il trionfo degli uni,
con la disfatta e la m orte degli altri, con la sofferenza di
tutti... N o i non diciamo, com e i cristiani, che questa ter
ra una valle di lacrime; vi so n o anche dei piaceri, altri
menti gli esseri viventi non sareb bero tanto attaccati alla
vita. M a dobbiam o convenire che la N atu ra non affatto
la tenera m adre che si dice e per vivere, per mantenerci
nel su o grem bo, abbiamo b isogno di una singolare ener
gia, perch nel mondo naturale i forti vivono e / deboli
soccombono, e i primi vivono solo perch gli altri soccombono
(2). Q u e sta la legge suprem a del m ondo animale. P ossi

2 C o lo r o che a m m e tto n o l'e siste n z a di un D io c re a to re p ro b a b ilm e n te


non d u b ita n o del bel co m p lim e n to che gli fanno ra p p re se n ta n d o lo com e
il c re a to re di questo mondo. C o m e ! U n D io o n n ip o te n te , tutto intelli
genza, tu tto b o n t non av re b b e p o tu to cre a re un m o n d o sim ile, un
o rr o re .
v e ro che i te o lo g i hanno un ecce lle n te a rg o m e n to p e r sp ie ga re q u e
sta rivo lta n te co n tra d d izio n e . Il m o n d o s a re b b e stato cre ato perfetto,
afferm ano. A llinizio vi regnava u n a rm o n ia assoluta, fin qu a n d o a v e n
d o lu o m o peccato, D io , fu rio so c o n t ro di lui, m aled isse lu o m o e il
m ondo.
Q u e s t a sp ie g a zio n e tanto pi edificante q u a n to p iena di a ssu rd it e
sa p p ia m o che la fede nella s s u rd o a c o stitu ire la fo rz a dei teologi.
Per lo ro , pi una c o sa assurda, im p o ssib ile , pi vera. O g n i religione
non che la de ificazio n e d e llassu rd o .
C o s, D io pe rfe tto ha cre ato un m o n d o perfetto, m a e cc o che questa
p e rfe z io n e ru z z o la e attira su di s la m a le d izio n e del su o cre a to re e,
d o p o e sse re stata la p e rfe zio n e assoluta, dive n ta lim p e rfe zio n e a s s o
luta. C o m e ha p o tu to la p e rfe z io n e sc e n d e re co s in b a sso ? A q u e sto si
r isp o n d e a p p u n to che il m o n d o , b e n ch pe rfe tto al m o m e n to di uscire

bile che questa legge fatale sia quella del m ond o umano e
sociale?
dalle m ani del creatore, tuttavia non era una p e rfe z io n e assoluta, e s
s e n d o s o lo D io assoluto, il P e rfe ttissim o . Il m o n d o era perfetto so lo
relativa m en te e in c o n fro n to a q u a n to lo ora.
M a allo ra p e rch usare la parola pe rfe zion e , ch e non c o m p o rta nulla di
relativo ? La p e rfe zio n e non fo rse n e ce ssa ria m e n te asso lu ta ? S o s t e
nete d u n q u e che D io aveva cre ato un m o n d o im pe rfe tto , m a m igliore
di q u e llo che v e d iam o ora. M a se e ra so lo m igliore , se e ra gi im p e r
fetto q u a n d o u scito dalle m ani del cre atore , n on p re se n tav a que sta
a rm o n ia e qu e sta pace a sso lu ta di cui i sig n o ri te o lo g i ci rie m p io n o le
o re c ch ie . E allo ra ch ie d iam o loro: O g n i cre atore , s e c o n d o le v o stre
ste sse parole, non deve fo rse e sse re giudicato dalla sua creazione, co m e
lo p e ra io dalla sila o p e ra ? Il c re a to re di una c o sa im p e rfe tta n e c e ssa
riam e n te un c re a to re im perfetto; il m o n d o e s se n d o stato im perfetto,
D io , il su o cre atore , n e ce ssa ria m e n te im perfetto. P e rch laver c r e
ato un m o n d o im pe rfe tto si pu sp ie g a re s o lo p e r la sua inintelligenza,
p e r la su a im p o te n za o p e r la sua cattiveria.
M a si dir, il m o n d o era perfetto, s o lo m e n o p e rfe tto di D io . A q u e sto
r isp o n d e r che q u a n d o si tratta della pe rfe zion e , non si p u parlare di
pi o di m eno; la p e rfe zio n e com pleta, intera, assoluta, o p p u re non
. D u n q u e , se il m o n d o e ra m e n o p e rfe tto di D io , il m o n d o era im p e r
fetto; ne risu lta che D io , c re a to re di un m o n d o im pe rfe tto , era im p e r
fetto lui ste sso , che resta im perfetto, che n o n mai stato D io , che di
c o n s e g u e n z a D io non esiste.
Per salvare le siste n za di D io , i sig n o ri teo logi sa ra n n o p e rc i co stre tti
ad a c c o rd a rm i che il m o n d o da lui cre ato e ra pe rfe tto allorigine. M a
allo ra p o r r lo ro due piccole do m an d e . La prim a: Se il m o n d o era p e r
fetto, c o m e p o s so n o e siste re due pe rfe zion i, una fu o ri dallaltra? La
p e rfe z io n e n on pu e sse re che unica; non p e rm e tte dualit, poich la
dualit, lim itan d o una laltra, le rid u ce e le re n d e n e ce ssa ria m e n te im
perfette. D u n q u e , se il m o n d o era perfetto, non vi era D io n so p ra n
fuo ri di lui - il m o n d o ste sso era D io .
U n altra d o m an d a: Se il m o n d o e ra perfetto, c o m e ha p o tu to d e c a d e
re? Bella p e rfe z io n e quella che pu alterarsi e svanire! E se si am m ette
che la p e rfe z io n e pu decadere, ne c o n se g u e che an ch e D io pu d e c a
dere! C i significa che D io , il p re su n to c re a to re del m o n d o , esistito
c o m e e s se re a sso lu to e pe rfe tto n e llim m a gin a zio n e ign o ra n te e c r e
d ente degli uom ini, m a la ragio n e um ana, che trio n fa s e m p re pi nel
c o r s o dei secoli, lo ha fatto de cade re , lo ha distru tto .
Infine, q u a n to sin go lare q u e sto D io dei cristian i! H a cre a to lu o m o in

* * *
Ahim ! La vita individuale e sociale delluom o non altro
che la continuazione pi immediata della vita animale. N o n
m o d o ch e possa, che debba pe ccare e cadere. D io che grazie ai suoi
infiniti attributi p o ssie d e lo n n isc ie n z a e la P ro vv id e n za , non p o te va
ign o rare , nel cre are lu o m o, ch e sa re b b e caduto; e po ich D io lo s a p e
va, lu o m o doveva cadere: altrim e n ti a v re b b e sm e n tito in so le n te m e n te
la p re sc ie n z a divina. P e rch ci p a rlan o di libert um ana? E ra fatalit!
O b b e d e n d o a questa te n d e n z a fatale, accad de allu o m o ci che il pi
se m p lic e padre di fam iglia a v re b b e p re visto , lu o m o pecc. Ed e cco
che la d ivina p e rfe zion e p re sa da una te rrib ile collera, co lle ra r id ic o
la q u a n to atroce; D io non m a le d isse so lam e n te i tra s g re ss o ri della sua
legge, m a tutta la d isc e n d e n za um ana, q u a n d o n e m m e n o esiste va e di
c o n se g u e n z a e ra a sso lu ta m e n te in n o ce n te del p e ccato c o m m e ss o dai
n o stri du e sfortu n ati antenati. I te o lo g i non si s c o m p o n g o n o ra c c o n
ta n d o q u e sta storia, che s e m b ra lo ro di una p ro fo n d it infinita tanto
iniq ua e assurd a. N o n c o n te n to di q u e sta rivo ltan te ingiustizia, D io
m a le d isse anche il m o n d o ch e aveva cre ato cos p ro d ig io sa m e n te ar
m o n io so , tra sfo rm a n d o lo in un rice tta c o lo di crim in i e di o rro ri, in una
p e rp e tu a carneficina. Poi, alcuni m illenni d o p o , sch ia v o della p ro p ria
co lle ra e della m aled izion e p ro n u n cia ta c o n tro gli uom in i e tutto il m o n
do, ric o rd a n d o si tard ivam e n te di e sse re un D io di am ore , co sa fa? N o n
c o n te n to di ave r insan guin ato la te rra p e r infiniti se co li con la sua te r
ribile vendetta; q u e sto D io sa n g u in a rio v e rsa an ch e il san gue del su o
unico Figlio; lo im m ola co n il p re te sto di rico n cilia re il m o n d o con la
sua d iv in a M aest! E ci fo sse alm en o riuscito! N o , il m o n d o naturale e
u m an o resta lacerato e in sa n gu in a to oggi co m e prim a di que sta m o
s tru o sa red e n zion e . D a qu e sto risulta che il D io dei cristiani, com e tutti
gli D i che lo hanno preceduto e che gli so n o succeduti nella storia delle
allucinazioni umane, un D io im potente quanto crudele, assurd o quanto
cattivo.
E s o n o sim ili a ssu rd it che a n c o ra oggi v o g lio n o im p o rre alla n o stra
libert, alla n o stra ragione! con sim ili m o st ru o s it che si pre te n d e
m oralizzare, um anizzare gli uom ini! Lasciam o du n q u e una volta p e r tutte
q u e ste s c io c c h e z z e d isg u sto se e q u e sti o rr o ri divini agli im p o sto ri che
sp e ra n o folle m e n te di p o te r a n c o ra sfru tta re le m asse p o p olari in lo ro
nom e. L asciam o queste cre a z io n i di un p a ssato m ise rab ile agli uom ini
del p assato. Q u a n t o a noi, o pe rai, ric o rd ia m o c i s e m p re che la luce
um ana, la so la che p o ssa risc h ia ra rc i, e m anciparci, re n d e rc i degni e
felici, la ragione, non mai allinizio, m a relativam en te al te m p o in cui

altro che la stessa vita animale, ma com plicata da un


nuovo elemento: la facolt di pensare e di parlare.
*

Luom o non il solo animale intelligente sulla terra. Al


contrario: la psicologia com parata ci dim ostra che non
esiste un animale assolutam ente privo di intelligenza e pi
una specie [animale], per lorganizzazione e soprattutto
per lo sviluppo del cervello, si avvicina aMuom o, pi la
sua intelligenza si sviluppa e si eleva. M a solo lu om o arri
va a ci che appropriatam ente viene chiamata la facolt di
pensare, ossia di confrontare, separare e com binare tra
di loro le rappresentazioni degli oggetti esterni e interni
fornite dai nostri sensi per form are dei gruppi; poi di pa
ragonare e com binare tra di loro questi gruppi, non pi
esseri reali, n rappresentazioni di oggetti percepiti dai
nostri sensi, ma nozioni astratte, elaborate e classificate
dal lavoro della nostra mente e che, ritenute dalla nostra
memoria, altra facolt del cervello, diventano il punto di
partenza o la base di quelle conclusioni che chiam iam o
idee (3). Tutte queste funzioni del nostro cervello sareb-

si vive, alla fine della sto ria, e che lu o m o nel s u o s v ilu p p o s to ric o
partito dallanim alit p e r giu n g e re , p e r rea lizzare se m p re pi la sua
um anit. N o n gu a rd ia m o c i d u n q u e mai indietro, m a se m p re in avanti
p e rch in avanti sta il n o s t ro sole e la n o stra salvezza; e se ci p e r
m e sso , se ci p e rsin o utile talvolta g u a rd a re in d ietro, s o lo p e r c o n
statare ci che sia m o stati e che non d o b b ia m o pi e sse re , ci che
a b b ia m o fatto e ci che n on d o b b ia m o mai pi fare. (N o ta di B aku nin)
3 C i v o lu ta una g ran d e d o s e di stravaga n za te o lo g ic a e m etafisica per
im m agin arsi unan im a im m ate ria le vive n te im p rigio n ata nel c o r p o m a
teriale d e lluo m o, m e n tre ch ia ro che so lo ci che m ateriale pu
e sse re racch iu so , lim itato, c o n te n u to in una p rig io n e m ateriale. B is o
gnava a ve re la ro b u sta fe de di Tertulliano, m anifestata nel ce le b re d e t
to: Credo in ci che assurdo! pe r a m m e tte re due co se tanto in c o m p a
tibili qu a n to la p re te sa im m ate ria lit d e llanim a e la sua d ip e n d e n z a
im m ediata dalle m odifich e m ateriali, dai fenom eni patologici che si p r -

bero state impossibili, se luom o non fosse dotato di unal


tra facolt com plem entare e inseparabile da quella di pn-

d u c o n o nel c o r p o deHu o m o. Per noi che non p o s sia m o c re d e re nel


la s s u rd o e che non siam o affatto d isp o sti ad ad o ra rlo , lanim a u m a n a tutto q u e sto insiem e di facolt affettive, intellettuali e v o litiv e che c o
stitu isc o n o il m o n d o ideale o spiritu ale d e llu o m o - n o n che lultim a
e pi alta e s p re s s io n e della su a vita anim ale, delle fu n z io n i m ateriali di
un o rg a n o m ateriale, il ce rve llo . La facolt di pe n sare , in qu a nto p o te
re form ale , il g ra d o e la natu ra particolare e p e r co s d ire individ uale in
o gni u o m o, tu tto ci d ip e n d e dalla c o n fo rm a z io n e pi o m e n o fo rtu n a
ta del su o cervello. M a in seguito questa facolt si consolida, prim a di
tutto con la salute del corpo, con una buona igiene e con una buona ali
m entazione; poi si sviluppa e si rafforza con un e se rcizio razionale, con
leducazion e e con listruzione, con lapplicazione di buoni m etodi scienti
fici, co m e la fo rza e la d e stre zza m uscolare dellu o m o si sviluppano con la
ginnastica.
La natura, so ste n u ta prin cip alm e n te dallo rg a n iz z a z io n e v iz io sa della
societ, talvolta crea disgraziatam ente degli idioti, quegli individui umani
m o lto stupidi. Talvolta crea anche degli uom ini di genio. M a gli uni co m e
gli altri non s o n o che e cce zio n i. Lim m e n sa m a g g io ra n z a degli individui
um ani n a sco n o uguali o quasi uguali: se n za d u b b io non identici, m a e q u i
valenti nel se n so che in o g n u n o i difetti e le qualit quasi si c o m p e n s a
no, di m o d o che, co n sid e rati nel lo ro insiem e, luno vale laltro. E le d u
c a zio n e che p ro d u c e le e n o rm i differenze che o ggi ci fan n o disp erare .
N e c o n c lu d o che, per in sta u rare luguaglianza tra gli uom ini, o c c o rre
asso lu ta m e n te in sta u rarla n e lle d u c azio n e dei bam bini.
F in o ra ho parlato so lo della facolt formale di c o n c e p ire dei pensieri.
Q u a n t o ai p e n sie ri stessi, che co stitu isc o n o la base del n o stro m o n d o
intellettuale e che i m etafisici co n sid e ra n o cre a z io n i sp o n ta n e e e pure
del n o stro spirito, in orig in e non fu ro n o altro che se m p lici constatazioni,
n a tura lm e n te allinizio m o lto im perfette, di fatti naturali e sociali e c o n
clusioni, a n c o ra m e n o g iu d izio se , tratte dai fatti. Q u e s t o fu linizio di
tutte le rap p re se n ta zio n i, im m aginazioni, a llu cin a zion i e idee um ane,
da cui si v e d e che il c o n te n u to del n o stro p e n sie ro , i n o stri pe nsie ri
p ro p ria m e n te detti, le n o stre idee, lungi d a lle s se re state create da
unaz io n e tutta sp o n ta n e a dello spirito, o di e sse re innate, co m e lo p r e
t e n d o n o a n c o ra oggi i m etafisici, ci s o n o state fo rn ite d a llinizio dal
m o n d o delle c o se e dei fatti reali, e ste rn i o interni. L o sp irito d e llu o
mo, o ssia il la vo ro o il fu n z io n a m e n to ste sso del s u o cervello, p r o v o
cato dalle im p re ssio n i che gli tra sm e tto n o i nervi, n o n gli a p p o rta che

sare: dalla facolt di incorporare e di fissare, per cos dire,


fin nelle loro variazioni e m odificazioni pi sottili e pi

una z io n e tutta formale, che c o n siste nel c o n fro n ta re e nel co m b in a re


q u e ste co se e questi fatti in sistem i giu sti o sbagliati: giusti, se c o n fo r
mi allo rd in e in erente alle c o se e ai fatti; sbagliati, se contrari. C o n la
parola, le idee cos e la bo ra te si p re c isa n o e si fissa n o nello sp irito d e l
lu o m o e si tra sm e tto n o da un u o m o allaltro, di m o d o che le n o zio n i
ind ivid u ali sulle cose, le idee ind ivid uali di o g n u n o , in co n tra n d o si, si
c o n tro lla n o e si m o difican o re c ip ro ca m e n te , e c o n fo n d e n d o si, si u n i
s c o n o in un s o lo sistem a, fin isc o n o p e r fo rm a re la co sc ie n z a c o m u n e o
il p e n s ie ro co lle ttivo di u n a so c ie t di uom in i pi o m e n o estesa, p e n
s ie ro se m p re m odificabile e s e m p re sp in to in avanti dai n uo vi lavori di
o gn i ind ivid u o ; e tra sm e sso con la tra d iz io n e da una g e n e ra z io n e allal
tra, q u e sto insiem e di im m agini e di pe n sie ri si a rric c h isc e e si am plia
s e m p re di pi con il lavoro colle ttivo dei secoli, co stitu isce in ogni e p o ca
de lla storia, in un am b ie n te sociale pi o m e n o vasto, il p a trim o n io
co lle ttiv o di tutti gli individui che lo c o m p o n g o n o .
O g n i n u o va g e n e ra z io n e t ro v a nella culla un m o n d o di idee, di im m a g i
ni e di se n tim e n ti tra sm e sso g li so tto fo rm a di e re d it c o m u n e dal la v o
ro intellettuale e m orale di tutte le ge n e ra z io n i passate. Q u e s t o m o n
d o n o n si p re se n ta allinizio, allu o m o n e o -n a to , nella su a fo rm a ideale,
c o m e siste m a di ra p p re se n ta zio n i e di idee, c o m e religione, co m e d o t
trina; il ba m bin o sareb be incapace di rec e p irlo so tto questa form a. S im
p o n e a lui co m e un m o n d o di fatti, in ca rn a to e rea lizzato nelle p e rso n e
e nelle c o se che lo circo n d a n o , e parla ai su oi se n si con tutto ci che
o d e e ve d e dai su oi prim i gio rn i. Po ic h le idee e le rap p re se n ta zio n i
um ane, che allinizio n on s o n o che i p ro d o tti dei fatti naturali e sociali
- nel se n so che s o n o s o lo la r ip e rc u ss io n e o la rifle ssio n e nel ce rve llo
d e llu o m o, e la lo ro rip ro d u z io n e p e r co s d ire ideale e pi o m e n o
g iu d iz io s a da parte di q u e sto o rg a n o a sso lu ta m e n te m ateriale del p e n
s ie ro u m an o - acq u ista n o pi tardi, d o p o e sse rsi ben stabilite nel m o d o
c h e h o sp ie ga to nella c o sc ie n z a co lle ttiva di u n a so c ie t qualsiasi, il
p o te re di d iv e n ire a lo ro v o lta cau se p ro d u c e n ti fatti nuovi, non p r o
p ria m e n te naturali, ma sociali. E sse m o d ific an o lesistenza, le abitudini
e le istitu zion i um ane, in una p a ro la tutti i ra p p o rti esiste nti tra gli u o
m ini nella societ, e, co n la lo ro in ca rn a zio n e nei fatti e nelle co se pi
q u o tid ia n e della vita di o g n u n o , d iv e n ta n o sensib ili, palpabili p e r tutti,
p e rsin o pe r i bam bini. C o s o gni n u o v a g e n e ra z io n e le a sso rb e fin dalla
pi te n e ra infanzia; e q u a n d o a rriv a allet v irile in cui co m in c ia il la v o
ro del p r o p r io pen sie ro , a g gu e rrito , e se rcita to e n e ce ssa ria m en te ac-

complicate, tutte quelle operazioni dello spirito, tutti quei


moti materiali del cervello, con segni esteriori: se, in una

c o m p a g n a to da una critica nuova, tro v a in s e nella so c ie t che la cir


conda, tu tto un m o n d o di p e n sie ri e di ra p p re se n ta zio n i stabilite che le
s e rv o n o da punto di p a rte n za e le fo rn is c o n o in q ualche m o d o la stoffa
o la m ateria prim a p e r il p r o p r io la vo ro intellettuale e m orale. D i q u e
sto g e n e re s o n o le im m agin i trad izion a li e co m u n i che i m etafisici ingannati dal m o d o in se n sib ile e im p e rce ttib ile con cui, p ro ve n ie n ti d a l
le ste rn o , e sse p e n e tra n o e si im p rim o n o nel ce rve llo dei bam bini, p r i
m a che ab biano c o sc ie n z a di s - ch ia m an o falsam ente idee innate.
M a accan to a qu e ste idee gen e rali, co m e quelle di D io o di anim a idee a ssu rd e m a sa n z io n a te d a llign o ra n z a u n ive rsale e dalla stu p id it
dei secoli, tanto che a n c o ra o ggi non ci si p u p ro n u n c ia re a p e rta m e n
te e co n un linguaggio p o p o la re c o n tro di esse, se n za c o rre re il p e r ic o
lo di e sse re lapidato dallip o c risia b o rg h e se - accanto a q u e ste idee
a sso lu ta m e n te astratte, lad o le sc e n te incontra, nella so c ie t in cui si
svilu p p a e a se gu ito d e llin flu en za esercitata da qu e sta so c ie t sulla sua
infanzia, tro v a in s una qu a n tit di idee m o lto pi de te rm in a te sulla
natura e sulla societ, idee ch e to c c a n o pi da v ic in o la vita reale d e l
luo m o, la sua e siste n za qu o tidia n a. S o n o le idee sulla giustizia, sui d o
veri, sulle co n v e n ie n ze sociali, sui diritti di o gn u n o , sulla fam iglia, sulla
p ro p rie t, sullo Stato, e m o lte altre pi pa rtico la ri ancora, che re g o la
no i ra p p o rti degli u o m in i tra di loro. Tutte q u e ste idee che lu o m o
n a sc e n d o tro va in carn ate negli u o m in i e nelle cose, e pi tardi im p r e s
se nel p ro p rio sp irito d a lle d u c a z io n e che in d ip e n d e n te m e n te da ogni
a z io n e sp o n ta n e a del su o s p irito ha su b ito d u ra n te linfanzia, e che,
a rriv a to alla co scie n z a di s, p re se n ta n d o si a lui c o m e idee ge ne rali
accettate e co n sacrate dalla c o sc ie n z a collettiva della socie t in cui vive,
[que ste idee] s o n o state p ro d o tte , ho detto, dal la v o ro intellettuale e
m o ra le colle ttivo delle p a ssate g e n e ra z io n i. C o m e s o n o state p r o d o t
te? D alla constatazione e da una sorta di consacrazione dei fatti com piu
ti, p o ic h negli svilu p p i pratici d e llum anit, co m e nella sc ie n z a p r o
p riam e n te detta, i fatti com piuti precedono sem pre le idee. Q u e s t o d i
m o stra a n c o ra una v o lta che il c o n te n u to s te sso del p e n sie ro um ano , il
su o fo n d o reale, non affatto una c re a z io n e sp o n ta n e a de llo spirito ,
m a se m p re dato d a ll'e s p e rie n z a m editata delle c o se reali. (N o ta di
8 akunin)
Si n o te r che la p a ro la formale, nella p re se n te nota, non utilizzata da
B a ku n in nel significato che le attribuisce, p e r esem p io , A risto te le , p e r
il quale la forma ci ch e c o stitu isc e le sse n z a delle cose, di m o d o che

iu te -

/' ''i 'J

parola, lu om o non fosse dotato della facolt di parlare.


A nche tutti gli altri animali hanno un linguaggio, chi ne
dubita? ma, siccom e la loro intelligenza non si eleva mai
oltre le rappresentazioni materiali, o tuttal pi oltre un
prim issim o confronto e com binazione di queste rappre
sentazioni tra di loro, anche il loro linguaggio, privo d o r
ganizzazione e incapace di evoluzione, esprim e solo se n
sazioni o nozioni materiali, mai idee. Posso perci affer
mare, senza paura di essere smentito, che, di tutti gli aniv
mali di questa terra, solo lu om o pensa e parla.
X
Solo lui dotato di questo potere d astrazione che - sen^ za dubbio rafforzato e sviluppato nella specie umana dal
** lavoro dei secoli, elevandolo in s, ossia nel su o pensiero
e solam ente con lazione astratta del suo pensiero, al di
^ sopra di tutti gli oggetti che lo circondano e p ersino al di
sopra di s in quanto individuo e specie - gli perm ette di
concepire o di creare lidea della Totalit degli esseri,
dellU n ive rso e dellInfinito assoluto: idea com pletam en
te astratta, vuota di qualsiasi contenuto e, com e tale, iden
tica al Nulla, senza dubbio, ma che com unque si d im o
strata onnipotente nello sviluppo storico delluom o, poi
ch essendo stata una delle cause principali di ogni con36
quista e nello stesso tem po di tutte le sue divagazioni,
delle sue disgrazie e dei suoi crimini posteriori, lha strap
pato dalle pretese beatitudini del paradiso animale, per
gettarlo nei trionfi e nei torm enti infiniti di unevoluzione
senza limiti...

le le m e n to form ale quello che d e te rm in a un e sse re e gli d le siste n


za attuale. N e l v o c a b o la rio di Bakun in, una facolt formale una fa c o l
t co n sid e rata in d ipe nde n te m e n te dal su o contenuto, in d ip e n d e n te m e n
te dalle realt c o n c re te o astratte sulle quali e se rcita la su a attivit. Il
la vo ro del c e rv e llo u m an o qualificato di la vo ro formale, p o ic h o p e ra
su fatti reali e c o s e reali che gli s o n o dati, non li ha creati, m a si limita
a co m b in arli e a disp orli, a sistem atizzarli. (N o ta di Jam es G uillaum e)

Grazie a questo potere d astrazione, luom o, elevandosi


al di sopra della pressione immediata che gli oggetti esterni
esercitano sullindividuo, pu confrontarli gli uni con gli
altri e osservare i loro rapporti reciproci. Ecco linizio del
lanalisi e della scienza sperimentale. G razie a questa fa
colt, luom o per cos dire si sdoppia e scindendosi den
tro di s, si innalza in qualche m od o al di sop ra dei propri
moti interiori, al di sopra delle sensazioni che prova, de
gli istinti, degli appetiti, dei desideri che si svegliano in
lui, com e delle tendenze affettive che percepisce; ci gli
d la possibilit di confrontarli tra di loro, com e co n fro n
ta gli oggetti e i movimenti esterni, e di prendere partito
per gli uni contro gli altri, se con d o lideale di giustizia e
di bene, o secondo la passione dominante, che linfluenza
della societ e delle circostanze particolari hanno svilup
pato e rafforzato in lui. Q u e sto potere di prendere parti
to in favore di uno o pi m otori che agiscono in lui in un
determ inato senso, contro altri m otori altrettanto inte
riori e determinati, si chiama volont.
C o s spiegati e com presi, lo spirito delluom o e la sua
volont non si presentano pi com e poteri assolutam en
te autonom i, indipendenti dal m ondo materiale e capaci,
il prim o creando i pensieri e la seconda gli atti spontanei,
di rom p e re il concatenam ento fatale degli effetti e delle
cause che costituisce la solidariet universale dei mondi.
Al contrario, luno e laltra appaiono com e forze la cui
indipendenza eccessivamente relativa, perch com e la
forza m uscolare delluomo, queste forze o capacit ner
vose si form ano in ogni individuo per un co n co rso di cir
costanze, di influenze e di azioni esterne, materiali e s o
ciali, assolutam ente indipendenti dal suo pensiero e dalla
sua volont. E com e dobbiam o rifiutare la possibilit di
ci che i metafisici chiamano idee spontanee della volont,
cos d obbiam o rifiutare anche gli atti spontanei della v o
lont, il libero arbitrio e la responsabilit m orale dellu o
mo, nel senso teologico, metafsico e giuridico del termine.
O gn i u om o alla sua nascita e durante tutto il co rso della

37

sua vita, solo la risultante di una quantit innum erevole


di azioni, di circostanze e di condizioni, materiali e socia
li, che continuano a p rod u rlo fin che vive, da cui deriva
per lui, anello transitorio e appena percettibile del co n
catenam ento universale di tutti gli esseri passati, presenti
e futuri, il potere di rom p e re con un atto volontario qu e
sta eterna e onnipotente solidariet, il solo essere uni
versale e assoluto che esista realmente, ma che nessuna
im m aginazione umana saprebbe abbracciare? R iconoscia
m olo dunque una volta per tutte: di fronte a questa natu
ra universale, nostra madre, che ci foggia, ci alleva, ci
nutre, ci avvolge, ci penetra fino al m idollo e nelle pi
intime profondit del n ostro essere intellettuale e m ora
le, e che finisce sem pre per soffocarci con il suo abbrac
cio materno, per noi non vi possibilit di indipendenza
n di rivolta.
E v e ro che con la con o sce n za e lapplicazione meditata
delle leggi naturali lu om o si em ancipa gradualmente, ma
non dal giogo universale che com e lui portano tutti gli
esseri viventi e tutte le cose che esistono, si p rod u con o e
scom p aion o nel m ondo; egli si libera unicam ente della
pressione brutale che esercita su di lui il suo m ondo ester38 no, materiale e sociale, com prese tutte le cose e tutti gli
uom ini che lo attorniano. Egli dom ina le cose con la scient za e con il lavoro; quanto al giogo arbitrario degli uomini
lo rovescia con le rivoluzioni. Q u e sto lunico significato
razionale del term ine libert: il dom inio sulle cose ester
ne, fondato sullosservanza rispettosa delle leggi della na
tura-, lindipendenza nei confronti delle pretese e degli atti
dispotici degli uomini; so n o la scienza, il lavoro, la rivolta
politica; in sostanza lorganizzazione meditata e libera
dellambiente sociale, conform em ente alle leggi naturali
inerenti a ogni societ umana. La prim a e lultima con d i
zione di questa libert restano perci sem pre la sottom issione pi assoluta allonnipotenza della natura, nostra
madre, e losservazione e lapplicazione pi rigorosa del
le sue leggi.

N e ssu n o parla del libero arbitrio degli animali. Tutti c o n


cordano in questo: gli animali, in ogni istante della loro
vita e in ognuno dei loro atti, son o determinati da cause
indipendenti dal loro pensiero e dalla loro volont; se
guono fatalmente lim pulso che ricevono sia dal m ond o
esterno che dalla propria natura interna. In una parola,
non hanno alcuna possibilit di interrom pere con le loro
idee e con atti spontanei della loro volont il corso uni
versale della vita, e quindi per essi non esiste nessuna re
sponsabilit n giuridica, n m orale (4). Tuttavia, tutti gli
animali son o incontestabilm ente dotati di intelligenza e
di volont. Tra queste facolt animali e le corrisp ondenti
facolt delluom o, vi solo una differenza quantitativa,
una differenza di grado. Perch dunque dichiariam o lu o
m o assolutamente responsabile e lanimale assolutamente
irresponsabile?
Penso che le rrore non consista nellidea di responsabili
t, la quale esiste in m aniera m olto reale non solo per
luomo, ma anche per tutti gli animali senza eccezione,
bench con gradi diversi per ognuno; consiste nel senso
assoluto che la nostra vanit umana, sostenuta da unab er
razione teologica e metafisica d alla responsabilit uma-

4 Q u e st a idea de llirre sp o n sa b ilit m o rale degli anim ali a m m e ssa da


tutti. M a non in tu tto c o n fo rm e alla verit. P o ssia m o a ssic u ra rc e n e
co n le sp e rie n z a quotidiana, nei n o stri ra p p o rti con gli anim ali a d d o
m esticati e addestrati. Li alleviam o non in v ista della lo ro utilit e della
lo ro m oralit, m a c o n fo rm e m e n te ai n o stri in te re ssi e ai n o stri sco p i;
noi li ab itu ia m o a d o m in a re , a tratte n e re i lo ro istinti, i lo ro de sid e ri,
o ssia svilu p p iam o in lo ro una fo rz a interna che non altro che la v o
lont. E q u a n d o a g isc o n o co n tra ria m e n te alle abitudini che a b b ia m o
v o lu to dargli, li pu n iam o ; d u n q u e li co n sid e ria m o , li trattiam o c o m e
e sse ri respo n sab ili, capaci di ca p ire che h a n n o infranto la legge che gli
a b b ia m o im p o sto e li so tto m e ttia m o a una spe cie di g iu risd iz io n e d o
m estica. In una parola, li trattiam o co m e il D io dei cristiani tratta gli
u o m in i - con la d iffe re n za che noi lo facciam o per la n o stra utilit, lui
p e r la su a gloria..., noi p e r so d d isfa re il n o st ro e go ism o , lui p e r a c c o n
tentare e alim entare la su a infinita vanit. (N o ta di Bakunin)

40

na. Le rrore risiede in questa parola: assoluto. Luom o non


assolutamente responsabile e lanimale non assolutamente irresponsabile. La responsabilit d e lluno com e
dellaltro relativa al grado di riflessione di cui so n o ca
paci.
N o i possiam o accettare com e un assiom a generale che
ci che non si trova nel m ondo animale, alm eno in g e r
me, non esiste e non si p rod u rr mai nel m ond o umano,
lumanit non essendo altro che lultimo sviluppo dellani
malit sulla terra. Q uindi, se non vi responsabilit ani
male, non pu esserci responsabilit umana, siccom e lu o
mo so tto m e sso allassoluta onnipotenza della natura
quanto lanimale pi im perfetto di questa terra; dunque,
dal punto di vista assoluto, gli animali e luom o sono ugual
mente irresponsabili.
M a di certo la responsabilit relativa esiste a tutti i gradi
della vita animale; im percettibile nelle specie inferiori,
gi m olto pronunciata negli animali dotati di una organiz
zazione superiore. Le bestie allevano i loro piccoli, ne svi
luppano a loro m odo lintelligenza, ossia la com prensione o
la conoscenza delle cose, e la volont, ossia quella facolt,
quella forza interiore che permette di trattenere i movimenti
istintivi; esse puniscono persino con tenerezza paterna la
disobbedienza dei loro piccoli. Dunque esiste negli stessi
animali un inizio di responsabilit morale.
La volont, com e lintelligenza, perci non una scintilla
mistica, im m ortale e divina, caduta m iracolosam ente dal
cielo sulla terra, per anim are dei pezzi di carne, dei cada
veri. E il prodotto della carne organizzata e viva, il p ro
dotto dellorganism o animale. Lorganism o pi perfetto
quello delluomo, di conseguenza in lui si trovano lintel
ligenza e la volont relativamente pi perfette, e so p ra t
tutto le pi suscettibili di perfezionam ento, di progresso.
La volont, com e lintelligenza, una facolt nervosa del
lorganism o animale, il cui organo speciale principalm en
te il cervello; com e la forza fisica o propriam ente animale
una facolt m uscolare dello stesso organism o e, bench

sparsa in tutto il corpo, ha com e organi attivi principal


mente i piedi e le braccia. Il funzionam ento n e rvoso che
costituisce propriam ente lintelligenza e la volon t m a
terialm ente diverso, per la sua organizzazione speciale e
per il suo oggetto, dal funzionam ento m uscolare dello r
ganism o animale, e tuttavia altrettanto materiale di que
stultimo. Forza m uscolare o fisica, e forza nervosa, o for
za dellintelligenza e forza della volont, hanno questo in
com une: in primo luogo, ognuna di esse dipende innanzi
tutto dallorganizzazione dellanimale, organizzazione che
porta in s nascendo e quindi so n o il p ro d o tto di una
moltitudine di circostanze e di cause che non solo gli sono
esterne, ma antecedenti; in secondo luogo, tutte posson o
essere sviluppate con la ginnastica o con leducazione,
rivelandocele ancora una volta com e prodotti d influenze
e di azioni esterne.
E chiaro che non essendo, dal profilo della loro natura
com e da quello dellintensit, nientaltro che prodotti di
cause indipendenti da loro, queste forze hanno anchesse
unindipendenza relativa, in questa causalit universale che
costituisce e com prende i mondi... C o s la forza m u sco
lare? E una potenza materiale di intensit qualunque, c o
stituita nellanimale dal con co rso di influenze o di cause
antecedenti, che gli perm ette in un m om ento dato di o p
porre alla p ressione delle forze esterne una qualunque
resistenza, non assoluta, ma relativa.
Lo stesso vale per la forza morale che chiam iam o forza di
volont. Tutte le specie animali ne so n o dotate in gradi
diversi, e questa differenza determ inata prim a di tutto
dalla natura particolare del loro organism o. Tra tutti gli
animali di questa terra, la specie um ana ne dotata in
grado superiore. M a anche in questa specie non tutti gli
individui ricevon o alla nascita una uguale d isp osizio n e
volitiva. La m aggiore o m inore capacit volitiva predeterm inata in ognuno dalla salute e dallo sviluppo norm ale
del co rp o e soprattutto dalla m aggiore o m inore felice
conform azione del cervello. Ecco dunque, dallinizio, una

differenza di cui luom o non assolutam ente responsabi


le. Son o colpevole se la natura mi ha dotato di una m ino
re capacit di volere? I teologi e i metafisici pi arrabbiati
non oseranno sostenere che ci che chiam ano anima, o s
sia linsieme delle facolt affettive, intelligenti e volitive
che ognuno riceve nascendo, sia uguale.
E ve ro che la facolt di volere, com e tutte le altre facolt
deMuomo, pu essere sviluppata dalleducazione, da una
ginnastica appropriata. Q u esta ginnastica abitua poco a
poco i bambini dapprim a a non manifestare im m ediata
mente le minime im pressioni o a trattenere pi o m eno i
m ovim enti reattivi dei loro m uscoli quando sono irritati
da sensazioni esterne o interne che gli ve n gon o trasm es
se dai nervi; pi tardi, quando un certo grado di riflessio
ne, sviluppato da uneducazione ugualm ente appropriata,
si form ato nel bambino, questa stessa ginnastica prende
a sua volta un carattere sem pre pi m editato e, chiam an
do in su o aiuto lintelligenza nascente del fanciullo e ba
sandosi su un certo grado di forza volitiva che si svilup
pata in lui, lo abitua a reprim ere lespressione immediata
dei propri sentimenti e desideri, e infine a sottom ettere
tutti i movim enti volontari del su o corpo, com e quelli che
chiama la sua anima, il su o stesso pensiero, le sue parole,
i suoi atti, a uno scopo dominante, buono o cattivo.
La volont delluom o cos sviluppata ed esercitata, evi
dentem ente non altro il p rod otto di influenze esterne
che si esercitano su di lei, che la determ inano e la form a
no, indipendentemente dalle proprie risoluzioni. Un uom o
pu essere reso responsabile delleducazione, buona o
(cattiva], sufficiente o insufficiente, che gli stata data?
E ve ro che nelladolescente o nel giovane, quando labi
tudine di pensare o di volere giunta, grazie alleducazio
ne ricevuta dallesterno, a un certo grado di sviluppo fino
a costituire in qualche m odo una forza interiore identifi
cata con il p rop rio essere, egli pu da so lo continuare la
p ropria istruzione e persino la prop ria educazione m ora
le con una ginnastica, per cos dire spontanea, del suo

pensiero e persino della sua volont, analoga a quella d el


la sua forza muscolare; spontanea nel senso che non sar
pi unicamente diretta e determinata da volont e da azio
ni esteriori, ma anche dalla forza interiore di pensare e di
volere che, d opo essersi form ata e consolidata in lui con
lazione passata delle cause esterne, diventa a sua volta
un m otore pi o m eno attivo e potente, un p roduttore in
qualche m odo indipendente dalle cose, dalle idee, dalle
volont, dalle azioni che lo attorniano.
C o s luom o pu, fino ad un certo punto, diventare il p r o
prio educatore, il p ro p rio istruttore e quasi il creatore di
se stesso. M a con questo acquisisce solo una indipenden
za relativa che non lo sottrae affatto alla dipendenza fata
le, o se si vuole alla solidariet assoluta, alla quale com e
essere esistente e vivente irrevocabilm ente incatenato
al m ondo naturale e sociale di cui il prodotto, e nel quale
com e tutto ci che esiste, d op o essere stato effetto e
continuando a esserlo, diventa a sua volta una causa rela
tiva di prodotti relativi nuovi.
Pi tardi, avr loccasione di m ostrare che luom o pi
evoluto dal profilo dellintelligenza e della volont si t r o
va ancora, per rap p orto ai propri sentimenti, alle p rop rie
idee e alle proprie volont, in una dipendenza quasi a s s o
luta nei confronti del m ondo naturale e sociale che lo cir
conda, il quale in ogni m om ento della sua esistenza d e
term ina le condizioni della sua vita. M a al punto in cui
siamo, evidente che non vi posto per la responsabilit
um ana com e la co n ce p isco n o i teologi, i metafisici e i
giuristi.
Ab b iam o visto che lu om o non affatto responsabile n
del grado delle capacit intellettuali e morali ricevute alla
nascita, n del genere di educazione buona o cattiva che
queste facolt hanno avuto prima dellet della virilit o
alm eno della pubert. M a eccoci arrivati a un punto in cui
luom o, cosciente di s e arm ato di facolt intellettuali e
morali gi agguerrite grazie alleducazione che ha ricevu
to dallesterno, diventa in qualche m od o il prod u ttore di

se stesso, potendo evidentem ente sviluppare, estendere


e rafforzare lui stesso la propria intelligenza e la propria
volont. C olui che, scop re n do questa possibilit in s, non
ne approfitta, colpevole?
M a com e potrebbe esserlo? E evidente che al m om ento
in cui deve e pu prendere questa risoluzione di lavorare
su di s, non ha ancora iniziato il lavoro spontaneo, inte
riore, che far di lui in certo m odo il creatore di se stesso
e il p rod otto della propria azione su di s. In quel m o
m ento ancora non che il prodotto dellazione altrui o
delle influenze esterne che lhanno portato a quel punto.
D un q u e la risoluzione che prender dipender non dalla
forza di pensiero e di volont che si sar data da s, poi
ch il suo lavoro non ancora iniziato, ma da quello che
gli sar stato fornito sia dalla sua natura che dalleduca
zione, indipendentem ente dalla propria risoluzione; e la
risoluzione buona o cattiva che prender sar ancora lef
fetto o il p rod otto im m ediato di quelleducazione e di
quella natura di cui non affatto responsabile. D a questo
risulta che la risoluzione non pu im plicare la re sp o nsa
bilit dellindividuo che la prende (5*il).

5 C o n sid e ria m o due gio van i che p o rtin o nella so c ie t d u e d iv e rse n atu
re svilu p p ate da d iv e rse e du cazio n i, o p p u re du e d iv e rse nature s v ilu p
pate dalla m e d e sim a e d u c azio n e . U n o p re n d e una r iso lu z io n e virile,
pe r se rv irm i d e lle s p re s s io n e favo rita del sig n o r G am b etta; laltro non
ne p re n d e alcuna o ne p re n d e una cattiva. Vi , nel s e n so g iu rid ic o del
term ine, un m e rito da parte del p rim o e u no sb ag lio da parte del s e
c o n d o ? S, se mi si c o n c e d e che q u e sto m e rito e q u e sto sbaglio s o n o
p arim enti in vo lo n ta ri, pa rim e n ti p ro d o tti d e lla zio n e co m b in a ta e fata
le della natu ra e d e lle d u c azio n e , e quindi c o s titu is c o n o u no non p r o
priam e n te un m erito, laltro n o n p ro p ria m e n te un e rro re , m a due fatti,
due risultati diversi, u n o c o n fo rm e a ci che in un da to m o m e n to s t o
rico ch ia m iam o il v e ro , il g iu sto e il bu o n o , e laltro a ci che nel m e
d e sim o m o m e n to s to ric o re p u ta to e sse re la m e n zog n a, lingiustizia e
il male. Sp in gia m o o ltre lanalisi. C o n sid e ria m o du e gio v an i dotati di
nature pi o m e n o uguali, che ab b ia n o rice v u to la m e d e sim a e d u c a z io
ne. S u p p o n ia m o che tro v a n d o si in una situ a zio n e so c ia le quasi uguale,

Evidentem ente lidea della responsabilit umana, idea tutta


relativa, inapplicabile allu om o p re so isolatam ente e

a b b ia n o p re so e n tram b i una b u o n a riso lu zio n e . U n o si m antiene e si


e v o lve s e m p re pi nella d ire z io n e che si im p o sto . Laltro se ne allo n
tana e so c c o m b e . P e rch ? Q u a l la ragio n e di q u e sta d iv e rsa c o n c lu
s io n e ? O c c o r r e ce rcarla sia nella d iffe re n za delle lo ro n ature e dei lo ro
tem p e ra m e n ti, p e r q uanto im percettib ile sia p o tu ta ap p arire questa dif
ferenza; sia n e llin e guaglianza gi p re se n te nel g ra d o di fo rz a intellet
tuale e m o rale raggiu n to da o g n u n o nel m o m e n to in cui i due hanno
iniziato la lo ro libera esistenza; sia infine nella d iffe re n z a delle c o n d i
zio ni sociali e delle circ o sta n ze che h a n n o influito pi tard i s u lle siste n
za e le v o lu z io n e di o gn u n o . Poich o gn i effetto ha una causa, risulta
c h ia ra m e n te che in ogni istante della su a vita, ch e in o g n u n o dei suoi
pensie ri, dei su o i atti, lu o m o con la su a co scie n za, la sua in telligenza e
la su a v olo n t, si tro v a s e m p re d e te rm in a to da u n a m o ltitu d in e di a z io
ni o di cau se e ste rn e e interne, ma in d ip e n d e n ti da lui, che e se rcita n o
su di lui un d o m in io fatale e im placabile. In che c o n siste d u n q u e la sua
re sp o n sa b ilit ?
U n u o m o m anca di volon t; lo si v u o le far v e rg o g n a re e gli si dice che
d o v re b b e p ro v a re ve rgo gn a , che de ve darsi una v olo n t. M a co m e se
la da r ? C o n un atto di v o lo n t ? co m e d ire che de ve a ve re la v o lo n t
di a v e re una volo n t: m a ci e v id e n tem e n te c o stitu isc e un c irc o lo v i
zio so , unassurd it.
Ma, si dir, n e ga n d o il p rin cip io della re sp o n sa b ilit d e llu o m o , o p iu t
t o sto c o n sta ta n d o il fatto d e llirre sp o n sa b ilit um ana, n on si d is t ru g g o
no le basi di o gn i m o rale ? Q u e s t o t im o re e q u e sto r im p ro v e ro s o n o
p e rfe ttam e n te giusti se si tratta della m orale te o lo g ic a e m etafisica, di
quella m o rale divin a che se rve , se non da base, alm en o da c o n sa c ra
z io n e e da sp ie ga zio n e al d iritto giu rid ico . (V e d re m o pi tardi che i
fatti e c o n o m ic i c o stitu isc o n o le sole basi reali di q u e sto diritto). S o n o
ingiusti se si tratta della m o rale pu ram e n te u m a n a e sociale. Q u e st e
due m orali, c o m e v e d re m o do p o, si e sc lu d o n o a vicenda; la prim a non
e s se n d o idealm ente altro che la fin zio n e e in realt la n e gazio n e della
se co nd a, e q u e s t ultim a non p o te n d o trio n fa re che co n la radicale d i
s tru z io n e della prim a. D u n q u e , invece di sp a v e n ta rm i di q u e sta d is t ru
z io n e della m o rale te o lo g ica e m etafisica, che c o n s id e r o una m e n z o
g n a s t o r ic a m e n t e n a t u ra le e fatale, al c o n t r a r io , la d e s id e r o a r
d e nte m e n te , c o o p e ra n d o v i co n tutte le m ie fo rz e co n lintim a c o n v in
z io n e di agire bene.
Si d ir a n c o ra che attaccan do il p rin cip io della re sp o n sa b ilit umana,

considerato com e individuo naturale, fuori dalle volu zio


ne collettiva della societ. C o n sid e ra to in questo m odo
scalzo il fo n d a m e n to princip ale della dig n it um ana. C i sa re b b e p e r
fettam ente giu sto se qu e sta dign it c o n s ist e s se n e lle se c u z io n e di im
p re se so v ru m a n e im p o ssib ili e n o n nel p ie n o svilu p p o te o ric o e p ratico
di tutte le n o stre facolt e nella re a liz z a z io n e pi co m p le ta p o ssib ile
della m issio n e tracciata e p e r co s d ire im p o sta dalla n o stra natura. La
dignit um an a e la libert in d ivid u ale c o m e le c o n c e p isc o n o i teologi, i
m etafisici e i giuristi, d ignit e lib e rt fo n d a te sulla n e gazio n e in a p p a
re n za co s fiera della natura e di o gn i d ip e n d e n z a naturale, ci c o n d u c o
no lo gicam e n te e d ire ttam e n te allistitu z io n e di un d is p o tis m o divino,
p a d re di tutti i d isp o tism i um ani. La fin z io n e teologica, m etafisica e
giu rid ic a deMum ana dignit e deMu m an a lib e rt ha co m e fatale c o n
se g u e n za la sch iavit e la b b ru tim e n to reale degli uo m in i sulla terra.
M e n tre i m aterialisti, p re n d e n d o c o m e p u n to di parte n za la d ip e n d e n
za fatale degli uo m in i dalla natu ra e dalle su e leggi e di c o n se g u e n z a la
lo ro irre sp o n sa b ilit naturale, sfo c ia n o n e ce ssa ria m e n te nel r o v e sc ia
m e n to di o gn i au to rit divina, di o gn i tutela um ana, e di c o n se g u e n z a
n e llistitu z io n e di una reale e c o m p le ta lib e rt di o g n u n o e di tutti.
Q u e s t a an ch e la ragio n e p e r cui tutti i reazionari, a co m in c ia re dai
so v ra n i pi d isp otici fino ai re p u b b lic a n i b o rg h e si a p p a re n te m e n te pi
rivo lu z io n a ri, si m o stra n o oggi i partigian i pi arde n ti d e llide a lism o
te o log ico , m e tafisico e giu rid ico , e p e rc h i s o c ia listi-riv o lu z io n a ri c o
scienti e sin ce ri hanno in albe rato la b a n d ie ra del m aterialism o.
Ma, si dir, la v o s tra te o ria spiega, scusa, legittim a e in co ra gg ia tutti i
vizi, tutti i crim ini. E ssa li spiega, s; li legittim a nel se n so che m o stra
c o m e i crim in i e i vizi s o n o effetti n aturali di cau se naturali. M a non li
in co ra gg ia affatto; anzi, so lo co n lap p lica z io n e pi am pia di qu e sta te
o ria allo rg a n iz z a z io n e della so c ie t um an a si p o tr co m b a tte rli e si
giu n g e r a estirparli, attaccan do n o n tan to gli individui che ne s o n o
affetti, q u a n to le cause naturali di cui qu e sti vizi e questi crim ini s o n o i
p ro d o tti naturali e fatali.
Infine, si dir, e cc o due uom ini: u n o p ie n o di qualit, laltro p ie no di
difetti; il prim o, o n e sto , intelligente, giu sto, b u o n o , s c r u p o lo s o o s s e r
v a to re di tutti i d o v e ri um ani e risp e tt o s o di tutti i diritti; il se co n d o ,
un ladro, un brigante, u n o sfro n ta to m e n tito re , un v io le n ta to re cin ico
di tutto ci che sa c ro p e r gli u o m ini; e, nella vita politica, lu no un
rep u b b lican o ; laltro un N a p o le o n e III, un M u r a v ev (A.) o un B ism arck .
D ire s te che non vi d iffe re n za tra i d u e ? N o , n on lo direi. M a q ue sta
differenza, la faccio gi nei m iei q u o tid ia n i ra p p o rti co n il m o n d o an i
male. C i s o n o bestie e cc e ssiv am e n te d isgu sto se , malfacenti, e altre utili

in presenza di questa causalit universale in seno alla quale


tutto ci che esiste nello ste sso tem po effetto e causa,
e m o lto nobili. H o unan tipatia e un d isg u sto pro n u n cia ti p e r gli uni, e
m olta sim patia p e r gli altri. E tuttavia so m o lto bene che non co lp a
del r o s p o se un ro sp o , del se rp e n te v e le n o so se un se rp e n te v e le
no so , n co lp a del m aiale se p ro v a u n im m e n sa volu tt a c ro g io la rsi nel
fango; ma so a n ch e che n o n affatto m e rito del cavallo, nel s e n so v o
lo n tario del term in e , se un bel cavallo; n quello del cane, se un
anim ale intelligente e fedele. Q u e s t o n on mi im pe d isce affatto di sch ia c
ciare il rettile e di cacciare il m aiale nel fango, n di am are e di stim are
m o lto il cavallo e il cane.
Si d ir che s o n o in giu sto ? N ie n t affatto. R ic o n o sc o che gli uni, c o n s id e
rati dal pu n to di vista della natu ra o della causalit u n ive rsale , s o n o
innoce nti di ci che io ch ia m o lo ro difetti, qu a n to lo s o n o gli altri delle
lo ro qualit. N e l m o n d o naturale n o n ci so n o , nel s e n so m o ra le del
term ine, n qualit n difetti, m a p ro p rie t naturali pi o m e n o ben
svilupp ate nelle d iv e rse sp e cie e v a rie t anim ali, co m e in o gni in d ivi
d u o p re so sin go larm e n te . Il m e rito d e llin d ivid u o anim ale c o n siste u n i
cam en te in q u e sto , che un e se m p la re ben riuscito, c o m p le ta m e n te
svilupp ato, nella su a sp e cie e nella su a variet; e lunico m e rito di q u e
ste due ultime, di a p p a rte n e re a un o rd in e di o rg a n iz z a z io n e s u p e
riore . Il difetto, p e r lin d ivid u o anim ale, di e sse re un e se m p la re mal
riuscito , im pe rfe ttam e n te svilu pp ato ; e per la variet e la specie, di
a p p arte n e re a un o rd in e di o rg a n iz z a z io n e inferiore. Se un se rp e n te
ap p a rte n e n te a una cla sse e c c e ssiv a m e n te v e le n o sa , lo fo ss e p o c o ,
sa re b b e di c o n se g u e n z a un difetto; se lo fo sse m olto, una qualit.
Stab ile n d o tra gli anim ali di sp e cie d iv e rse una d iffe re n za di giud izio,
dichiaran d o gli uni d isgu sto si, antipatici e cattivi; gli altri, belli, sim p a ti
ci e utili, non li g iu d ico dal p u n to di v ista assolu to , naturale, m a dal
pu n to di vista relativo, tu tto um ano, dei lo ro rap p orti con me. R ic o n o
sco che gli uni mi s o n o sgra d e voli, nocivi, e che al c o n tra rio gli altri mi
s o n o grad evoli, utili. N o n facciam o fo rse tutti la ste ssa c o sa q u a n d o
giud ichia m o gli u o m in i? U n u o m o ch e ap p artien e a quella va rie t s o c ia
le che ch ia m iam o briganti, ladri, p ro c la m e r M a n d rin (B.) e T ro p p m a n n
(C.) gli u om ini m igliori del m o n d o ; i d ip lo m atici e i m ilitaristi lo d ira n
no di N a p o le o n e III e di B ism a rck ; i preti a d o ra n o L o yola; i b o rg h e si
han n o per ideale R otsch ild e T h ie r s (D .). Poi ci s o n o le va rie t m iste,
che ce rcan o i lo ro eroi negli uom ini equivoci, d un carattere m e n o netto:
gli O lliv ie r (E.), i Jules F a vre (F.). O g n i variet sociale, in una parola,
p o ssie d e una m isura m orale che gli p a rtico la re e che ap p lica a tutti gli
uom ini giu d ica n do li. Q u a n t o alla m isu ra universalm ente um ana, e siste

produttore e prodotto, ogni uom o ci appare in ogni istante


della sua vita com e un essere assolutam ente determ ina
to, incapace di rom pere o anche solo di interrom p ere il
corso universale della vita, e quindi posto fuori da ogni
responsabilit giuridica. C o n tutta questa coscienza di s
che p roduce in lui il m iraggio di una pretesa spontaneit,
m algrado lintelligenza e la volont, condizioni indispen
sabili allo stabilirsi della libert nei confronti del m ondo
esterno, com presi gli uomini che lo attorniano, luomo,
com e tutti gli animali della terra, resta ci nonostante
so ttom e sso in m odo assoluto alluniversale fatalit che
regna nella natura.
* * *

Il potere di pensare e il potere di volere, ho detto, sono


poteri tu tti fo rm a li (6), che non im plicano necessaria
mente e sem pre, uno la verit e laltro il bene. La storia
ci m ostra lesem pio di molti pensatori m olto acuti che
hanno vaneggiato. Di questi hanno fatto parte e ancora
oggi fanno parte tutti i teologi, metafisici, giuristi, e c o n o
misti spirit[ual]isti e idealisti di ogni sorta, passati e presen
ti. Tutte le volte che un pensatore, per quanto acuto, ra
giona su basi false, giunger necessariam ente a conclu
sioni sbagliate, e le conclusioni saranno tanto pi m ostruo-

a n c o ra p e r tutti so lo allo stato di frase banale e n e ssu n o pe n sa ad a p


plicarla in m o d o s e rio e reale.
Q u e st a legge generale della morale um ana e siste in realt? S, se nza d u b
bio. E basata sulla natura ste ssa de llu o m o non in q u a n to [e sse re ] e sc lu
siva m en te individuale, m a in qu a n to e sse re sociale; c o stitu isc e p r o p r ia
m ente la natu ra e di co n se g u e n z a an ch e il v e ro s c o p o di o gn i e v o lu z io
ne della so c ie t um ana, d istin g u e n d o si e sse n zia lm e n te dalla m o rale te
ologica, m etafisica e giu rid ic a in q u a n to non affatto una m o rale in d i
viduale, ma sociale. - N e rip arle re m o , pa rlan do della societ. (N o ta di
Bakunin)
6 Sul te rm in e formale, vedi lo ss e rv a z io n e alla fine della n o ta 3. (N ota di
Jam es G uillaum e)

se quanto pi vi avr m esso acutezza nello svilupparle.


C o s la verit? il giusto apprezzam ento delle cose e
dei fatti, del loro sviluppo o della logica naturale che si
manifesta in essi. E la conform it severa quanto possibile
del m oto del pensiero con quello del m on d o reale, unico
oggetto del pensiero. Dunque, tutte le volte che luom o
ragioner sulle cose e sui fatti senza preoccuparsi dei loro
rapporti reali e delle condizioni reali del loro sviluppo e
della loro esistenza; oppure quando elaborer le sue sp e
culazioni teoriche su cose mai esistite, su fatti che non
son o mai potuti accadere e che hanno avuto unesistenza
solo immaginaria, fittizia nellignoranza e nella stupidit
storica delle generazioni passate, necessariam ente sra
gioner, per quanto possa essere un acuto pensatore.
Lo stesso capita con la volont. Lesperienza ci dim ostra
che il potere della volont ben lontano dallessere sem
pre il potere del bene: i pi grandi criminali, i malfattori
di m assim o grado, son o talvolta dotati della m aggior for
za di volont; e dallaltro lato, vediam o spesso, ahim,
uom ini eccellenti, buoni, giusti, pieni di buoni sentim en
ti, essere privi di questa facolt. C i d im ostra che la fa
colt di volere un potere form ale che non implica in s
n il bene, n il male. - C o s il Bene? C o s il Male?
Al punto in cui siamo arrivati, continuando a considerare
lu om o al di fuori della societ un animale altrettanto na
turale, ma meglio perfettamente organizzato degli animali
delle altre specie, e capace di dom inarli grazie allincon
testabile superiorit della sua intelligenza e della sua v o
lont, la definizione pi generale e nel con tem po pi am
pia del Bene e del Male mi sem bra essere questa:
Tutto ci che conforme ai bisogni del l uomo e alle condi
zioni della sua evoluzione e della sua piena esistenza, per
l uomo - ma solo per l uomo, non per lanimale che egli divo
ra (7) - il Bene. Tutto ci che loro contrario, il M a le .
7 V e d re m o pi tardi, m a sa p p ia m o gi ora, che q u e sta d e fin izio n e del
bene e del m ale c o n sid e ra ta a n c o ra o ggi c o m e la sola reale, seria e

D im o stra to che la volont animale, com presa quella del


luom o, un potere tutto form ale capace, com e ve d re
mo, con la conoscenza che lu om o acquisisce delle leggi
naturali e solo sottom ettendosi strettam ente ai suoi atti,
di m odificare, fino ad un certo punto, sia i rapporti del
lu om o con le cose che lo circondano che quelli delle cose
tra di loro, ma non di produrle, n di creare la base stessa
della vita animale; dim ostrato che il potere assolutam en
te relativo di questa volont, una volta m esso in presenza
del so lo potere assoluto che esista, quello della causalit
universale, appare com e lassoluta im potenza o com e la
causa relativa di effetti relativi nuovi, determ inata e p ro
dotta da questa stessa causalit; evidentem ente non in
essa, non nella volont animale, che d obbiam o cercare
il m otore potente che crea il m ondo animale e umano, ma
nella solidariet universale e fatale delle cose e degli esseri.
Q u e sto m otore non lo chiam iam o intelligenza n vo lo n
t; poich realmente non ha e non pu avere alcuna c o
scienza di s, n alcuna determ inazione o risoluzione p ro
pria, non essendo nem m eno un essere indivisibile, sostan
ziale e unico, com e lo rappresentano i metafisici, ma un
p rod otto lui stesso, e, com e ho detto, la Risultante eter
namente riprodotta di tutte le trasform azioni degli esseri
e delle cose dellLlniverso. In una parola, non unidea,
ma un fatto universale, oltre il quale non possibile con
cepire nulla; questo fatto non affatto un Essere im m u
tabile, ma, al contrario, il m oto perpetuo che si manife
sta scaturendo da infinite azioni e reazioni relative: m ec
caniche, fisiche, chimiche, geologiche, vegetali, animali,
e um anam ente sociali. Sem pre com e risultante di questa

valid a da tutte le classi privile giate nei c o n fro n ti del p ro le ta ria to da


e sse sfru ttato. (N o ta di B aku n in )

com binazione di innumerevoli moti relativi, questo m otore


universale onnipotente, incosciente, fatale e cieco.
C re a i mondi, mentre lui ste sso ne il prodotto. In ogni
regno della nostra natura terrestre, si manifesta con leggi
e modi di sviluppo particolari. C o s il m ondo inorganico,
nella form azione geologica del n ostro globo, si presenta
com e lazione e la reazione incessante delle leggi m ecca
niche, fisiche e chimiche, che sem brano ridursi a una leg
ge fondamentale: quella della pesantezza e del moto, o s
sia dellattrazione materiale, di cui tutte le altre leggi ap
paiono solo com e manifestazioni o trasform azioni diver
se. Q u e ste leggi, com e ho gi osservato, son o generali
nel se nso che abbracciano tutti i fenom eni che si p ro d u
cono sulla terra, regolando i rapporti e levoluzione della
vita organica, vegetale, animale e sociale, quanto quelli
dellinsiem e inorganico delle cose.
Nel m on d o organico, questo m otore universale si m ani
festa con una legge nuova basata sullinsieme delle leggi
generali, la quale senza d u bb io una nuova trasform azio
ne, il cui segreto finora ci sfugge, ma *una legge partico
lare nel senso che si manifesta solo negli esseri viventi:
piante e animali, uom o com preso. E la legge della nutri
zione, che consiste, per usare le parole di Auguste Com te:
1 Nell assorbimento interno dei materiali nutritivi tratti
dal sistem a ambiente, e la loro graduale assim ilazione; 2
N e lleso/oz/one allesterno delle m olecole, da quel m o
m ento estranee, che necessariam ente si disassim ilano
nella m isura in cui la nutrizione si com pie (8).
Q u esta legge particolare nel senso, ho detto, che non si
applica alle cose del m on d o inorganico, ma generale e
fondamentale per tutti gli esseri viventi. La questione della
nutrizione la grande q uestione delleconomia sociale che

8 A u g u s te C o m te , Cours de Philosophie positive, [Parigi 1864] t. Ili, p.


464 . (N o ta di Bakunin) (G.)

costituisce la base reale di tutte le evoluzioni successive


dellumanit (9).

9 in co n te stab ile che n e llim m e n sa m agg io ran za degli e sse ri che ne


g o d o n o , la vita anim ale c o stitu isc e un se m p lice p e rfe z io n a m e n to c o m
plem entare, a g giu n to p e r co s d ire alla vita organica (vegetale) o fondamentale, e p r o p r ia sia a prepararle dei materiali m ediante u n intelligente
reazione sul m ondo esterno, sia anche a facilitarle i suoi atti (la d ig e st io
ne, la rice rc a e la sce lta degli alim enti) per m e z zo delle se nsazio ni,
delle d iv e rse lo c o m o z io n i e d e llin n e rva zio n e , sia infine a m eglio pre
servarla dalle influenze sfavorevoli. G li anim ali pi svilupp ati, e s o p ra t
tutto lu o m o, s o n o i soli in cui q u e sta relazio n e ge n e rale p o ssa in q u a l
che m o d o apparire totalm e n te in tro ve rtita, e p re sso cui la vita v e g e ta
le deve sem brare, al c o n tra rio , e sse n z ia lm e n te destinata a s o s te n e re la
vita anim ale, d iv e n u ta apparentem ente lo sc o p o prin cip ale e il ca rattere
p re p o n d e ra n te d e lle siste n za organica. Ma, nellu o m o, q u e sta a m m i
revo le in v e rsio n e d e llo rd in e ge n e rale del m o n d o v iv e n te co m in c ia a
dive ntare c o m p re n sib ile s o lo co n laiuto di uno sv ilu p p o m o lto n o te
vole de llin te lligen za e della so c ie vo le z z a , che tend e s e m p re pi a tra
sfo rm a re artificialm ente - e nella t e o ria di A u g u ste C o m t e m o lto a r is to
craticam ente, nel se n so che un p ic co lo n u m e ro di in te lligenze p riv ile
giate, n atu ra lm e n te m a n te n u te e nu trite dal la vo ro m u s c o la re delle
m asse, de ve go v e rn a re , se c o n d o lui, il re sto d e llu m an it - la sp e c ie in
un so lo in d ivid u o , im m e n so ed e te rn o , d o tato di una a z io n e c o sta n te m ente p r o g re s s iv a sulla natura estern a. U n ic am e n te da q u e sto punto
di vista p o ssia m o c o n sid e ra re co n giu ste z z a questa subordinazione vo
lontaria e sistem atica della vita v e ge ta le alla vita anim ale c o m e il tipo
ideale v e rs o cui te n d e in ce ssa n te m e n te lum anit civilizzata, anche se
non sar mai in te ram e n te realizzata ... La base e il g e rm e delle p r o
priet e sse n ziali d e llum anit d e v o n o in co n te sta b ilm e n te e sse re p re
state alla scie n z a b io lo g ica dalla scie n za sociale ... A n c h e nei riguardi
de lluom o, la bio logia, n e ce ssa ria m e n te lim itata allo stu d io e sc lu siv o
de llin d ivid uo, d e v e c o n se rv a re r ig o ro sa m e n te la nozione prim ordiale
della vita anim ale subordinata alla vita vegetale, co m e legge generale del
regno organico, e la cui sola e c c e zio n e apparente lo g g e tto spe cia le di
tutta unaltra scie n z a fo n d a m e n tale (la so cio lo gia). O c c o r r e infine ag
giungere, a q u e sto rigu ard o , che persino nelle organizzazioni superiori,
la vita organica, oltre a costituire la base e lo scopo, resta ancora la sola
interam ente com une a tutte le diverse trame di cui com posta, ed an
che la sola interam ente com une a tutti i diversi tessuti di cui sono co m p o
sti, nel contem po anche la sola che si esercita in modo necessariam ente

N el m on d o propriam ente animale, lo ste sso m otore uni


versale riproduce la legge generica della nutrizione, che
p ropria a tutto quanto organizzato su questa terra,
sotto una form a particolare e nuova, com binandola con
due p rop rie t che distinguono gli animali dalle piante:
quelle della sensibilit e dell'irritabilit, p ropriet eviden
tem ente materiali, ma di cui le facolt sedicenti ideali,
quella del sentim ento chiamato m orale per distinguerlo
dalla sensazione fisica, com e quelle deHintelligenza e della
volont, non son o evidentem ente che la pi alta e sp re s
sione o lultima trasform azione. Q u este due propriet, la
sensibilit e lirritabilit, si trovano solo negli animali; non
si riscontrano nelle piante. C om binate con la legge della
nutrizione, com une agli uni e alle altre, legge fondam en
tale di ogni organism o vivente, costituiscono la legge par
ticolare generica di tutto il m ondo animale. Per chiarire
questo soggetto, citer ancora qualche parola di Auguste
Com te:
N o n bisogna mai perdere di vista il duplice legame intimo
della vita animale con la vita organica (vegetale), che le for
nisce costantemente una base prelim inare indispensabi
le, e che nel medesimo tempo, costituisce p e r essa uno
scopo ge ne ra le non m e no necessario. O ggi non pi
necessario insistere sul primo punto, m esso in evidenza
da sane analisi fisiologiche; ora noto che, per nutrirsi e
per sentire, l animale deve dapprima vivere nella pi sempli
ce accezione del termine, ossia vegetare; e che nessuna so
spensione completa di questa vita vegetativa potrebbe, in
nessun caso, essere concepita, senza comportare necessa
riamente la simultanea cessazione della vita animale. Q u a n
to al se con d o aspetto, finora m olto meglio chiarito, og n u
no pu facilmente riconoscere, sia per i fenomeni di irri
tabilit o per quelli di sensibilit, essenzialm ente diret-

continuo, al contrario, la vita anim ale essenzialm ente intermittente.


A u g u ste C o m t e , C ours de Philosophie positive, t. Ili, pp. 2 0 7 -2 0 9 . (N ota
di Bakunin)

ti, a qualunque grado della scala anim ale, dai bisogni


generali della vita organica, di cui perfezionano il m odo
fondam entale, sia procurandogli i migliori materiali, sia
prevenendo o scartando le influenze sfavorevoli: le funzioni
intellettuali e m orali non ha n no ordinariam ente altro
ufficio prim ario. Senza questa meta generale, lirritabilit
degenererebbe necessariam ente in una disordinata agi
tazione e la sensibilit in una vaga contemplazione: in tal
caso, o Tuna o laltra distru gge re bb e ro ben presto lorga
nism o con un esercizio im m oderato, oppure si atrofizze
re b be ro spontaneam ente in mancanza di stimoli con ve
nienti. Solo nella specie umana, e giunta anchessa a un
alto grado di civilt, possibile concepire una sorta di
inversione di questo ordine fondamentale, con la vita ve
getativa essenzialm ente subordinata alla vita animale, di
cui destinata solo a perm ettere lo sviluppo. Q u e sto c o
stituisce, mi sembra, la pi nobile nozione che si possa
c o n c e p ire d e llum anit p ro p ria m e n te detta, distin ta
dallanimalit: ma una simile trasformazione diventa possi
bile, col pericolo di cadere in un m isticism o molto peri
coloso, solo finch, per una fortunata astrazione fondamentale, si estende alla specie intera, o alm eno alla
societ, lo scopo primitivo (quella della nutrizione e della
autoconservazione) che, negli animali, limitato allindivi
duo o tuttal pi si estende momentaneamente alla famiglia
n .

E in una nota che segue im m ediatam ente questo passo,


A u gu ste C o m te aggiunge:
Un filosofo della scuola m etafisico-teologica, ai nostri
giorni, ha preteso di caratterizzare luom o con questa cla
m oro sa formula: U n intelligenza servita da organi... La de
finizione contraria sarebbe evidentem ente molto pi vera,
soprattutto per luom o prim itivo non perfezionato da uno
stato sociale m olto evoluto... A qualsiasi grado possa giun-

10 A u g u s te C o m te , Cours de Philosophie positive, t. Ili, pp. 49 3 -4 9 4 . (Nota


di Bakunin)

gere la civilt, solo in un piccolo numero di uomini eletti


l intelligenza potr acquisire, nellinsieme dellorganismo,
una preponderanza abbastanza pronunciata da diventare
realmente lo scopo essenziale di ogni esistenza umana, in
vece di essere impiegata solo a titolo di semplice strumento,
come mezzo fondamentale per procurare una pi perfetta
soddisfazione dei principali bisogni organici: fatta astrazio
ne di ogni vana declamazione, questo caratterizza certamen
te il caso pi ordinario (").

11 Idem. [pp. 4 9 4 -4 9 5 ] C o n q u e ste parole, A u g u ste C o m t e p re p a ra e v i


d e n te m e n te le basi del s u o siste m a s o c io lo g ic o e politico, che sfocia,
c o m e sappiam o, nel g o v e r n o delle m asse - co n d an n ate fatalm ente, s e
c o n d o lui, a non u scire mai dal p re c a rio stato del p ro le ta ria to - da pa r
te di una so rta di t e o c ra z ia c o m p o s ta da preti, non della religione, m a
della scienza, o di un piccolo num ero di uom ini eletti tan to fe lice m ente
organizzati che la su b o rd in a z io n e co m ple ta degli interessi m ateriali della
vita alle p re o c c u p a z io n i ideali o tra sce n d e n ti dello s p irito - un pium
desiderium di im p o ssib ile re a liz z a z io n e pe r la m assa degli uom ini - d i
ve n ta in lo ro una realt. Q u e s t a c o n c lu sio n e pratica di A u g u s te C o m t e
si basa su u n o ss e rv a z io n e m o lto sbagliata. N o n affatto giu sto affer
m are che le m asse, in q u a lu n q u e e p o c a della storia, si s o n o p re o c c u p a
te e sclu sivam e n te dei lo ro in te re ssi m ateriali. A l c o n tra rio , si p o t re b
be r im p ro v e ra re lo ro di averli fin t ro p p o ign o rati finora, di averli t r o p
p o facilm ente sacrificati a te n d e n z e platon icam e n te ideali, a in te re ssi
astratti e fittizi caldeggiati alla lo ro fede da quegli uom in i eletti, ai quali
A u g u s te C o m t e c o n c e d e co s g e n e ro sa m e n te la gu id a e sclu siv a d e l
lum anit: tali fu ro n o le te n d e n z e e gli in te re ssi religiosi, patriottici,
nazionali e politici, c o m p re s i quelli della lib e rt e sclu sivam e n te p o liti
ca, m o lto reali p e r le classi p rivile gia te e s e m p re co lm i di illusioni e di
inganni p e r le m asse. E se n za d u b b io in c re sc io so che le m asse a b b ia n o
s e m p re stu p id am e n te p re sta to fede a tutti i ciarlatani ufficiali e u ffic io
si che, con sco p i pe r la m a g g io r parte del te m p o m o lto interessati,
hanno pre dicato il sacrificio dei lo ro in te re ssi m ateriali. M a qu e sta s t u
pidit si sp ie ga co n la lo ro ig n o ra n z a e col fatto che le m asse sian o
a n c o ra oggi e c c e ssiv a m e n te ign oranti. C h i ne dubita? E in giu sto d ire
che le m asse siano m e n o capaci di e le varsi s o p ra le lo ro p r e o c c u p a z io
ni m ateriali delle altre classi sociali, m e n o degli scienziati p e r e sem p io .
Q u e llo che v e d iam o o ggi in Fran cia n on d im o stra fo rse il c o n tra rio ?
D o v e tro v e re ste oggi il v e ro p a trio ttism o capace di sacrifica re tu tto ?

A questa considerazione se ne aggiunge unaltra m olto


importante. Le differenti funzioni che chiam iam o facolt

C e r t o non nella co lta bo rgh e sia, ma un icam e n te nel p ro le ta ria to delle


citt; tuttavia la patria una b u o n a m ad re s o lo p e r il b o rgh e se , per
lo p e ra io e ssa s e m p re stata una m atrigna.
C r e d o di p o te r afferm are, se n za e sagerare, che vi pi ide a lism o re a
le, nel s e n so di d isin te re sse e sacrificio di s, nelle m asse p o p o la ri che
in tutte le altre classi sociali. N o n b iso gn a stu p irsi che q u e sto ideali
s m o a ssu m a t ro p p o s p e s so fo rm e b arocche, che sia a c co m p a g n a to da
una g ra n d e cecit e da una d e p lo re v o le stupidit. Il p o p olo, grazie al
g o v e rn o degli u o m in i eletti, im m e rso o v u n q u e in una crassa ig n o r a n
za. I b o rg h e si lo d isp re z z a n o m o lto p e r le sue cre d e n z e religiose; d o
v re b b e ro d is p re z z a rlo anche p e r qu an to gli resta a n c o ra delle c r e d e n
ze politiche; p o ich lim becillit delle une vale qu e lla delle altre, e i
b o rgh e si ap p rofittan o di entram be. M a e cco ci che i b o rgh e si non c o m
p re n d o n o : il p o p o lo che, p e r m ancanza di istru z io n e e di u n e siste n za
so p p o rta b ile , co n tin u a ad a v e re fede nei d o gm i della te o log ia e a ine
briarsi di illusioni religio se, ap p are m o lto pi id e a lis ta ] e, se non pi
intelligente, m o lto pi intellettuale del b o rg h e se il quale, non c r e d e n
d o in niente, n on sp e ra n d o in niente, si ac co n te n ta della sua e siste n za
q uo tidia n a, e c c e ssiv a m e n te m e sc h in a e ristre tta. La re lig io n e co m e
te o lo g ia se n za d u b b io una gra n d e scio cch ezza, m a c o m e se n tim e n to
e a sp ira z io n e un c o m p le m e n to e una so rta di co m p e n sa z io n e , se nza
d u b b io m o lto illusoria, pe r le m ise rie di u n e siste n z a o p p re ssa , e una
p ro te sta m o lto reale c o n t ro lo p p re s sio n e qu otidian a. D i c o n s e g u e n
za, una p ro va della ric c h e z z a naturale, intellettuale e m orale, d e l
lu o m o e d e llim m e n sit dei su o i d e side ri istintivi. P ro u d h o n ave va ra
g io n e di d ire che il s o c ia lism o non ha altra m issio n e che rea lizzare ra
z io n a lm e n te ed effe ttivam e n te sulla te rra le p r o m e ss e illu so rie e m isti
che, la cui attu a zio n e la re ligio n e rinvia in cielo. Q u e s t e p ro m e sse , in
fondo, si rid u c o n o a qu e sto: il b e n essere, il p ie n o s v ilu p p o di tutte le
facolt um ane, la lib ert n e llu guaglianza e n e llu n iv e rsa le fratellanza.
Il b o rg h e se che, p e rd e n d o la fede religiosa, non d iv e n ta so c ialista - e,
salvo p o c h issim e e cce zio n i, il caso di tutti i b o rg h e si - si co n d a n n a a
una d e so la n te m e d io c rit intellettuale e m orale; ed in no m e di q u e
sta m e d io c rit che la b o rg h e sia reclam a il g o v e rn o delle m asse, le quali
m algra d o la lo ro d e p lo re v o le ignoranza, la su p e ra n o in c o n te sta b ilm e n
te p e r le le v a z io n e istintiva de llo sp irito e del cu o re !
Q u a n t o agli scienziati, q uesti fortunati privilegiati di A u g u s te C o m te ,
d e v o co n fe ssa re ch e n on sa p re i im m agin are niente di pi d e p lo re v o le

animali non son o affatto di natura tale per cui sia facolta
tivo, per lanimale, esercitarle o non esercitarle affatto;

della s o rte di una so c ie t il cui g o v e rn o fo sse r ip o sto nelle lo ro mani; e


q u e sto p e r m olte ragio n i che a v r o c c a sio n e di svilu p p a re altrove e
che qui mi lim ite r a e n u m e ra re : 1 P e rch basta c o n fe rire a un d o tto
p r o v v is to del pi g ra n d e ge n io una p o siz io n e privilegiata, pe r p a ra liz
z are o alm en o d im in u ire e falsare il su o sp irito , re n d e n d o lo praticam e nte co -in te re ssa to al m an te n im e n to delle m e n z o g n e politiche e s o
ciali. B asta c o n sid e ra re il ru o lo v e ra m e n te p ie to so che gio ca attual
m e nte lim m e n sa m a g g io ra n z a dei dotti in E u ro p a in tutte le q ue stioni
po litic h e e sociali che agitano lo p in io n e [pu b blica] pe r c o n v in ce rse n e .
La scie n z a privilegiata e patentata si tra sfo rm a p e r la m a gg io r parte del
te m p o in sc io c c h e z z e e in viglia cch e rie patentate, e q u e sto p e rch [i
dotti] n o n s o n o affatto distaccati dagli in te re ssi m ateriali e dalle m e
sc h in e p re o c c u p a z io n i della lo ro van it p e rso n a le . V e d e n d o q u a n to
accade o gn i g io rn o nel m o n d o degli scienziati, si p o tre b b e p e rsin o c r e
d e re che, tra tutte le o ccu p a zio n i um ane, la scie n z a ha il privile gio pa r
tico lare di svilu p p a re le g o ism o pi raffinato e la vanit pi fe ro ce negli
uom ini; 2 Pe rch tra il p ic co lo n u m e ro di do tti v e ra m e n te distaccati
da o gn i p re o c c u p a z io n e e da o gni van it te m p o ra le , ce ne s o n o pochi,
m o lto pochi, che n on sian o intaccati da un g ra n d e vizio, capace di c o n
tro b ila n c ia re tutte le altre qualit: q u e sto v iz io lo rg o g lio de llintelli
ge n z a e il d is p re z z o p ro fo n d o , m asch e rato o ap e rto, v e rs o tutti quelli
che n o n s o n o colti q u a n to loro. U n a so c ie t che fo sse g o v e rn a ta da
dotti a v re b b e d u n q u e il g o v e rn o del d isp re z z o , o ssia il pi schiacciante
d is p o t is m o e la pi um iliante schiavit che una so c ie t um ana p o ssa
subire . S a re b b e n e ce ssa ria m e n te an ch e il g o v e r n o della insulsaggine,
p e rch niente sa re b b e pi stu p id o di unin te llig en za o rg o g lio sa di s. In
una parola, sa re b b e la se c o n d a e d iz io n e di un g o v e rn o di preti. E d al
t ro n d e c o m e istitu ire un g o v e rn o di scie n ziati? C h i li n o m in e re b b e ? Il
p o p o lo ? M a ignorante, e lign o ra n z a non p u e rig e rsi a giudice della
scie n z a degli scienziati. S a ra n n o d u n q u e le a c cad e m ie ? A llo r a si pu
e sse re certi che sar il g o v e rn o della d o tta m e d io crit; p e rch non vi
a n c o ra stato un e se m p io di u n 'acc ad e m ia ch e ab bia sa p u to ap p re zz a re
un u o m o di g e n io e re n d e rg li g iu stizia m e n tre e ra in vita. Le accadem ie
degli scienziati, c o m e i con cili e i conclavi dei preti, c a n o n izz a n o i lo ro
santi so lo da m orti; e q u a n d o fan n o une c c e z io n e per un vivo, siate
p e rsu asi che q u e sto v ivo un gra n d e pe c cato re , o ssia un audace in tri
gante o u n o scio cco.
A m ia m o p e rci la scienza, risp e ttiam o gli scie n ziati sin ce ri e seri, a sco i-

58

tutte queste facolt so n o propriet essenziali, necessit


inerenti allorganizzazione animale. Le diverse specie, fa
miglie e classi di animali si distinguono le une dalle altre
sia per la totale assenza di alcune facolt, sia per lo svi
luppo preponderante di una o di parecchie facolt a de
trim ento di tutte le altre. A llinterno di ogni specie, fami
glia e classe di animali, non tutti gli individui riescono in
m odo uguale. Lesem plare perfetto quello nel quale tutti
gli organi caratteristici dellordine al quale lindividuo ap
partiene son o arm oniosam ente sviluppati. Lassenza o la
debolezza di uno degli organi costituisce un difetto e,
quando lorgano essenziale, lindividuo un mostro. M o
struosit o perfezione, qualit o difetti, tutto questo
dato allindividuo dalla natura, porta tutto questo alla na
scita. M a dal m om ento che una facolt esiste, essa deve
esercitarsi, e fintanto che lanimale non arrivato allet
della decrescita naturale, tende necessariamente a svilup
parsi e a rafforzarsi mediante lesercizio ripetuto che crea
labitudine, base di tutto lo sviluppo animale. Pi si svi
luppa e si esercita, pi diventa nellanimale una forza ir
resistibile alla quale deve obbedire.
Talvolta capita che la malattia, o circostanze esterne pi
potenti di questa tendenza fatale dellindividuo, im pedi
scano lesercizio e lo svilu pp o di una o pi facolt. Allora
gli organi corrispondenti si atrofizzano, e tutto lorgani
sm o animale pi o m eno colpito da sofferenza secondo
im portanza di queste facolt e degli organi corrisp on -

tiam o co n gran ric o n o sc e n z a gli in segnam enti, i co n sigli che dallalto


del lo ro sap e re tra sce n d e n te v o g lio n o elargirci. Tuttavia accettiam oli
so lo a c o n d iz io n e di farli ve rific a re e rive rifica re dalla n o stra critica.
M a in n o m e della salve zza d e lla societ, in n o m e della n o stra dignit e
della n o stra libert, co m e p u re della salute del lo ro spirito , non c o n c e
diam ogli mai n p o siz io n i n diritti privilegiati. P e rch la lo ro influenza
su di noi p o ssa e sse re utile e v e ra m e n te salutare, o c c o r re che non p o s
sieda altra arm a che la p r o p a g a n d a lib e ra p e r tutti, che la p e rsu a sio n e
m o rale fo n da ta su lla rg o m e n ta z io n e scientifica. (N o ta di 8 akunin)

denti. Lindividuo pu m orirne, ma finch vive, finch gli


restano ancora delle facolt, deve esercitarle altrimenti
muore. Dunque, non affatto il padrone di tutto, al c o n
trario ne lagente involontario, lo schiavo. E il m otore
universale, ossia la com binazione delle cause determinanti
e produttrici dellindividuo, com prese le sue facolt, che
agisce in lui e per lui. Q u e sta Causalit universale, in co
sciente, fatale e cieca, questo insieme di leggi meccaniche,
fisiche, chimiche, organiche, animali e sociali, che spinge
tutti gli animali, uom o com preso, allazione, il vero, luni
co creatore del m ond o animale e umano. M anifestandosi
in tutti gli esseri organici e viventi com e un insiem e di
facolt o di propriet, alcune inerenti a tutti, altre p ro
prie solam ente a specie, famiglie o classi particolari, c o
stituisce in effetti la legge fondamentale della vita e im pri
me in ogni animale, u om o com preso, questa tendenza fa
tale a realizzare per s tutte le condizioni vitali della p ro
pria specie, ossia a soddisfare tutti i suoi bisogni. C o m e
organism o vivente, dotato di questa doppia propriet della
sensibilit e dellirritabilit e, com e tale, p rovand o sia la
sofferenza che il piacere, ogni animale, uom o com preso,
costretto dalla sua stessa natura prima di tutto a m an
giare e a bere e a mettersi in movimento, sia per cercare il
p rop rio nutrim ento sia per obbedire a un b isogno im pe
rioso dei suoi muscoli; costretto a conservarsi, a proteg
gersi, a difendersi con tro tutto ci che lo minaccia nel suo
cibo, nella sua salute, in tutte le condizioni della sua vita;
costretto ad amare, ad accoppiarsi e a procreare; costretto
a riflettere, nella m isura delle proprie capacit intellet
tuali, sulle condizioni della sua conservazione e della sua
esistenza; costretto a volere tutte queste condizioni per
s; e, guidato da una sorta di previdenza, basata sulle sp e
rienza, di cui nessun animale assolutam ente privo, co
stretto a lavorare, nella m isura della sua intelligenza e del
la sua forza muscolare, col fine di garantirsele in un d o
mani pi o m eno lontano.
Fatale e irresistibile in tutti gli animali, anche nelluom o

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pi civilizzato, questa tendenza im periosa e fondam enta


le della vita costituisce la base stessa di tutte le passioni
animali e umane: istintive, si potrebbe quasi dire m ecca
niche, nelle organizzazioni pi basse; pi intelligenti nelle
specie superiori, essa arriva a una piena coscienza di s
solo nell'uom o. Perch dotato a un grado su pe riore della
facolt tanto preziosa di combinare, di raggruppare e di
esprim ere integralm ente i suoi pensieri, il solo capace di
fare astrazione, nel su o pensiero, sia del m ondo esterno
sia del p rop rio m ond o interno, solo l'u o m o capace di
elevarsi fino alluniversalit delle cose e degli esseri; e,
dallalto di questa astrazione, considerando se stesso com e
un oggetto del p ro p rio pensiero, pu confrontare, criti
care, ordinare e subordinare i propri bisogni, senza poter
naturalmente mai uscire dalle condizioni vitali della p ro
pria esistenza. Q u e sto gli permette, entro limiti senza
dubbio m olto ristretti e senza poter cam biare nulla del
co rso universale fatale degli effetti e delle cause, di deter
minare in m odo astrattamente meditato i propri atti, e gli
d, nei confronti della natura, una falsa apparenza di sp o n
taneit e di indipendenza assolute. Illuminato dalla scien
za e guidato dalla volont astrattamente meditata delluomo, il lavoro animale, ossia lattivit fatalmente im posta a
tutti gli esseri viventi com e condizione essenziale della
vita - attivit che tende a modificare il m ondo esterno
second o i bisogni di ognu n o e che si manifesta nelluom o
con la stessa fatalit che nellultimo degli animali di qu e
sta terra - si trasform a tuttavia grazie alla coscienza del
luom o in un lavoro libero e sapiente.

3. Animalit - Umanit
Q uali son o i bisogni delluom o e quali le condizioni della
sua esistenza?
Esam inando pi da vicino la questione, tro ve re m o che
m algrado linfinita distanza che sem bra separare il m on
do um ano da quello animale, in fondo i punti cardinali
dellesistenza umana pi raffinata e quelli dellesistenza
animale m eno evoluta sono identici: nascere, svilupparsi
e crescere, lavorare per nutrirsi, per proteggersi e per
difendersi, con se rvare la prop ria e sistenza individuale
nellam biente sociale della specie, amare, riprodursi, poi
morire... A questi punti per luom o solam ente se ne ag
giunge uno nuovo: pensare e conoscere, facolt e b iso
gn o che si incontrano senza dubbio, a un grado inferiore
ma gi m olto sensibile, negli animali che per la loro org a
nizzazione si avvicinano m aggiorm ente aMuom o, ma solo
n e llu o m o arriva no a una potenza tanto im perativa e
p erseverantem ente dom inante da trasform are, a lungo
andare, tutta la sua vita. C o m e ha osse rvato molto acuta
m ente uno dei pi audaci e simpatici pensatori dei nostri
giorni, Ludw ig Feuerbach, l uomo fa tutto ci che gli ani
mali fanno, solamente lui chiamato a farlo - e, grazie a
questa facolt cos estesa di pensare, grazie a questo pote
re di astrazione che lo distingue dagli animali di tutte le al
tre specie, forzato a farlo - sempre pi u m a n a m e n te . (H.)
La differenza tutta qui, ma enorm e. C on tien e in ger
me tutta la nostra civilt, con tutte le m eraviglie dellin
dustria, della scienza e delle arti; con tutti gli sviluppi re
ligiosi, filosofici, estetici, politici, econom ici e sociali - in
una parola tutta la storia.
Tutto ci che vive, ho detto, spinto da una fatalit che gli
inerente e che si manifesta in ogni essere com e un in
siem e di facolt o di propriet, tende a realizzarsi nella
pienezza del suo essere. Luomo, essere pensante oltre
che vivente, per realizzarsi in questa pienezza, deve co-

noscersi. la causa dellim m enso ritardo che riscontria


m o nel su o sviluppo, e fa s che, per arrivare allo stato
attuale della civilt nei paesi pi avanzati, stato ancora
tanto poco conform e allideale ve rso cui tendiam o oggi,
gli so n o occorse non sappiam o quante decine o centinaia
di secoli. Si direbbe che nella ricerca di s, attraverso tutte
le peregrinazioni e trasform azioni storiche, ha d ovuto
dapprim a esaurire tutte le brutalit, le iniquit e le di
sgrazie possibili, per realizzare soltanto questo poco di
ragione e di giustizia che oggi regna nel mondo.
Sem pre sospinto da questa fatalit che costituisce la leg
ge fondam entale della vita, lu om o crea il su o m on d o
umano, il suo m ondo storico, conquistando passo d op o
passo, sul m ondo esterno e sulla p ropria bestialit, la sua
libert e la sua dignit umana. Le conquista con la scienza
e con il lavoro.
Tutti gli animali son o costretti a lavorare per vivere; tutti,
se nza re ndersene con to e senza averne m inim am ente
coscienza, partecipano nella m isura dei loro bisogni, del
la loro intelligenza e della loro forza, allopera tanto lenta
della trasformazione della superfcie del nostro globo in un
luogo favorevole alla vita animale. M a questo lavoro diven
ta un lavoro propriam ente umano solo quando com incia a
soddisfare, non pi unicam ente i bisogni fissi e fatalmen
te circoscritti della vita animale, ma anche quelli delle s
sere sociale, pensante e parlante, che tende a conquista
re e a realizzare pienam ente la sua libert.
Ladem pim ento di questo im m enso com pito, che la natu
ra particolare deHuom o gli im pone com e una necessit
inerente al suo essere - lu om o costretto a conquistare
la sua libert - ladem pim ento di questo com pito non
solam ente unopera intellettuale e morale; anzi tutto,
nellordine del tem po com e da quello del punto di vista
della nostra evoluzione razionale, unopera di emancipa
zione materiale. Lu om o diviene realmente uom o, con q u i
sta la possibilit della sua em ancipazione interiore, solo
quando giunge a spezzare le catene di schiavo che la na-

tura esterna fa pesare su tutti gli esseri viventi. Q u e ste


catene, a com inciare dalle pi rozze e appariscenti, so n o
le privazioni di ogni sorta, lincessante azione delle sta
gioni e dei climi, la fame, il freddo, il caldo, lumidit, la
siccit e molte altre influenze materiali che agiscono di
rettamente sulla vita animale e che m antengono lessere
vivente in una dipendenza quasi assoluta nei confronti del
m on d o esterno; i pericoli permanenti che, nella form a di
fenom eni naturali di ogni genere, lo minacciano e lo o p
prim ono da ogni lato, tanto pi che essendo lui ste sso un
essere naturale e nientaltro che un p rod otto di questa
stessa natura che lo stringe, lo avviluppa, lo penetra, p o r
ta per cos dire il nem ico dentro di s e non ha nessun
m ezzo per sfuggirle. D a qui nasce la perpetua paura che
prova e che costituisce il fondo di ogni esistenza animale,
paura che, com e m o stre r pi tardi, costituisce la base
prim aria di ogni religione... Anche per lanimale ne risulta
la necessit di lottare durante tutta la vita contro i peri
coli che lo minacciano dallesterno; di conservare la sua
esistenza, com e individuo, e la sua esistenza sociale, com e
specie, a detrim ento di tutto quanto lo circonda: cose,
esseri organici e viventi. D a ci deriva per gli animali di
ogni specie la necessit del lavoro.
Tutta lanimalit lavora e vive solo con il lavoro. Luom o,
essere vivente, non pu sottrarsi a questa necessit, che
costituisce la legge suprem a della vita. Per preservare la
sua esistenza, per svilupparsi nella pienezza del suo e sse
re deve lavorare. Tuttavia vi una differenza enorm e tra
il lavoro delluom o e quello degli animali di ogni specie: il
lavoro degli animali stagnante, in quanto la loro intelli
genza stagnante; quello delluom o al contrario e sse n
zialmente progressivo, perch la sua intelligenza p ro
gressiva al som m o grado.
N ie n te dim ostra m eglio linferiorit decisiva di tutte le
altre specie animali nei confronti delluom o, del fatto in
contestabile e incontestato, che i m etodi e i prodotti del
lavoro collettivo e individuale di tutti gli altri animali, me-

todi e prodotti sovente tanto ingegnosi che si d irebbero


guidati e confezionati da unintelligenza scientificamente
sviluppata, non variano e non si perfezionano quasi per
niente. Le form iche, le api, i castori e altri animali che
vivono in repubblica, fanno oggi esattamente ci che fa
cevano tremila anni fa. Q u e sto dim ostra che nella loro
intelligenza non vi progresso. Sono sapienti e stupidi
ora com e trenta o quaranta secoli fa. Un m ovim ento p ro
gressivo esiste anche nel m ondo animale. M a so n o le sp e
cie, le famiglie e le classi, a trasform arsi lentamente, s o
spinte dalla lotta per la vita, la legge suprem a del m ondo
animale, in conseguenza della quale le organizzazioni pi
intelligenti e pi energiche sostituiscono successivam en
te le organizzazioni inferiori, incapaci di sostenere a lun
go andare la lotta contro di esse. D a questo profilo, ma
soltanto da questo profilo, vi incontestabilm ente nel
m ondo animale m ovim ento e progresso. M a allinterno
delle specie, delle famiglie e delle classi di animali, in quan
to invariabili e fisse, non ve n o quasi.
Il lavoro delluom o, considerato sia dal punto di vista dei
metodi che da quello dei prodotti, altrettanto perfettibile e p rogre ssivo del suo spirito. C om b in an d o lattivit
cerebrale o nervosa con lattivit muscolare, lintelligen
za scientificamente sviluppata con la forza fisica, appli
cando il pensiero p rogre ssivo al lavoro, che da esclusivamente animale, istintivo, quasi m eccanico e cieco allini
zio, diventa sem pre pi intelligente, luom o crea il m on
do umano. Per farsi unidea dellim m enso cam m ino per
corso e dei progressi enorm i della sua industria, si con
fronti solam ente la capanna del selvaggio con i lussuosi
palazzi di Parigi che i selvaggi Prussiani si cre d o n o desti
nati dalla Provvidenza a distruggere; le povere armi dei
popoli primitivi con i terribili congegni di d istruzione che
sem brano essere diventati lultima e spressione della ci
vilt germanica.
C i che le altre specie animali, tutte assieme, non hanno
potuto fare, luom o lha com piuto da solo. Egli ha reai-

mente trasform ato una grande parte della superficie del


globo; ne ha fatto un luogo favorevole allesistenza, alla
civilt umana. H a dom inato e vinto la natura. Ha trasfor
mato questo nemico, questo despota un tem po cos ter
ribile, in un servitore utile, o alm eno in un alleato poten
te quanto fedele.
Tuttavia b isogna rendersi conto del ve ro significato di
queste frasi; vincere la natura, dominare la natura. Si ri
schia facilmente di cadere in uno spiacevole malinteso, in
quanto i teologi, i metafisici e gli idealisti di ogni genere
non m ancano mai di servirsene per d im ostrare la su p e
riorit delluom o-spirito sulla natura-materia. P re te n do
no che esista uno spirito al di fuori della materia, e natu
ralmente subordin an o la materia allo spirito. N o n c o n
tenti di questa subordinazione, fanno derivare la materia
dallo spirito, presentando q uestultimo com e il creatore
della prima. Abbiam o gi fatto giustizia di questo non-senso, per cui non dobbiam o occuparcene qui. N o n c o n o
sciam o e non riconosciam o altro spirito che quello ani
male considerato nella sua pi alta espressione, lo spirito
umano. Sappiam o che questo spirito non affatto un es
sere separato, esterno al m ondo materiale, ma solo il
funzionam ento proprio della materia organizzata e viva,
della m ateria animalizzata, in particolare del cervello.
In effetti, per dom inare la natura nel senso dei metafisici,
lo spirito dovreb be esistere totalm ente fuori dalla mate
ria. M a nessun idealista non ha ancora sap u to rispondere
a questa domanda: Siccom e la materia non ha limite n in
lunghezza n in larghezza n in profondit, se lo spirito
su p p osto risiedere fuori dalla materia, la quale occupa
tutte le direzioni possibili, tutta linfinit dello spazio,
quale pu essere il posto per lo spirito? O occupa lo stes
so posto della materia, diffuso ovunque esattamente com e
essa, con essa, inseparabile dalla materia, op p ure non pu
esistere. M a se lo spirito puro inseparabile dalla mate
ria, allora disperso nella materia ed esiste solo com e
materia; sarebbe com e affermare che esiste solo la mate-

ria. O p p u re bisognerebbe su p p o rre che pur essendo in


separabile dalla materia, ne resta al di fuori. M a dove, vi
sto che la materia occupa tutto lo spazio? Se lo spirito
al di fuori della materia, deve essere limitato da lei. M a
com e pu limmateriale essere limitato o contenuto dal
materiale, linfinito dal finito? Se lo spirito assolutamente
estraneo alla materia, e indipendente da essa, non risulta
evidente che non deve, non pu esercitare su di lei la
minima azione, avere nessuna presa su di lei? Perch solo
ci che materiale pu agire sulle cose materiali.
Si vede che com unque venga posta la domanda, si arriva
necessariam ente a una assurdit m ostruosa. O stinand osi
a far convivere due cose tanto incompatibili com e il puro
spirito e la materia, si arriva alla negazione delluno e del
laltra, al nulla. Perch lesistenza della materia sia p o ssi
bile, bisogna che sia lei - lEssere per eccellenza, lEssere
unico, in una parola tutto quanto esiste - la base unica di
tutte le cose esistenti, il fondam ento dello spirito. E per
ch lo spirito possa avere una consistenza reale, o ccorre
che derivi dalla materia, che ne sia una manifestazione, il
funzionam ento, il prodotto. Il puro spirito, com e d im o
strer pi tardi, non altro che lastrazione assoluta, il
Nulla.
M a se lo spirito il p rod otto della materia, com e pu
m odificare la materia? Se lo spirito um ano il funziona
m ento dellorganism o um ano e se questo organism o il
p rod otto com pletam ente materiale di questo insiem e in
definito di effetti e di cause, di questa causalit universale
chiamata natura, da dove prende il potere necessario per
trasform are la natura? Intendiam oci: luom o non pu ar
restare n cam biare il co rso universale degli effetti e del
le cause; incapace di m odificare le leggi della natura,
p o ic h lui s te s s o e siste e agisce , c o sc ie n te m e n te o
incosciamente, solo in virt di queste leggi. Ecco un ura
gano che soffia e infrange tutto al suo passaggio, spinto
da una forza che gli sem bra intrinseca. Se potesse avere
coscienza di s, potrebbe affermar: lo, con la mia azio-

ne e la mia volont spontanea, infrango ci che la natura


ha creato; e sarebbe in errore. E una causa di d istru zio
ne, senza dubbio, ma una causa relativa, effetto di una
som m a di altre cause; so lo un fenom eno fatalmente
determinato dalla causalit universale, dall'Insieme di azio
ni e reazioni continue che costituisce la natura. Lo stesso
vale per tutte le azioni che p o sso n o essere com piute da
tutti gli esseri organizzati, animati e intelligenti. N e llistan
te in cui nascono, non so n o altro'ch e prodotti; ma appe
na nati, pur continuando a essere prodotti e riprodotti
fino alla m orte da quella natura che li ha creati, d ive n go
no a loro volta cause relativamente agenti, gli uni con c o
scienza e sentim ento di ci che fanno, com e tutti gli ani
mali uom o com preso, gli altri inconsciam ente, com e tut
te le piante. M a qualunque cosa facciano, gli uni com e le
altre son o solo cause relative, agenti allinterno e se c o n
do le leggi della natura, mai con tro di essa. O g n u n o agi
sce second o le facolt, le propriet o le leggi che gli son o
tem poraneam ente inerenti, che costituiscono tutto il suo
essere, ma che non son o irrevocabilm ente attaccate alla
sua esistenza. Infatti, quando lessere muore, le facolt,
le propriet, le leggi non m uoiono; esse gli sopravvivono,
aderendo a esseri nuovi e d altronde non hanno nessuna
esistenza fuori di questa contemporaneit e di questa su c
cessione di esseri reali. N o n costituiscono in s nessun
essere immateriale o separato, essendo eternamente ade
renti alle trasform azioni della materia inorganica, o rgan i
ca e animale, o piuttosto non essendo altro che le tra
sform azioni regolari dellessere unico, della materia. O gn i
essere, anche il pi intelligente e in apparenza il pi v o
lontario, il pi libero, in ogni m om ento della sua vita, qual
siasi cosa pensi, qualsiasi cosa intraprenda, qualunque cosa
faccia, non altro che un rappresentante, un funzionario,
un organo involontario e fatalmente determ inato dal c o r
so universale degli effetti e delle cause.
Lazione degli uom ini sulla natura, fatalmente determ ina
ta dalle leggi della natura com e ogni altra azione nel m on-

do, la continuazione, m olto indiretta senza dubbio, del


lazione meccanica, fisica e chimica di tutti gli esseri inor
ganici com posti ed elementari; la continuazione pi di
retta dellazione delle piante sullambiente naturale; e la
continuazione immediata dellazione sem pre pi evoluta
e cosciente di s di tutte le specie animali. In effetti, non
altro che lazione animale, ma diretta da unintelligenza
progressiva, dalla scienza. Q u esta intelligenza p ro gre ssi
va e questa scienza d altronde non son o che una nuova
trasform azione della materia neMuomo. N e risulta che
quando lu o m o agisce sulla natura, ancora la natura che
reagisce su di s. Dunque, nessuna rivolta deMu om o co n
tro la natura possibile.
Luom o non pu mai lottare contro la natura; di co n se
guenza non pu n vincerla, n dominarla; anche quando,
sostengo, intraprende e com pie atti apparentem ente con
trari alla natura, obbedisce ancora alle leggi naturali. N ie n
te lo pu sottrarre, ne lo schiavo assoluto. M a in effetti
non una schiavit, poich ogni schiavit presuppone due
esseri esistenti uno fuori dallaltro, uno so tto m e sso al
laltro. Lu o m o non fuori dalla natura, lui stesso non
altro che natura; dunque non pu esserne schiavo.
Qual quindi il significato di queste parole: com battere,
dom inare la natura? Un eterno m alinteso spiega il doppio
significato che solitamente diam o alla parola natura. Una
volta viene considerata linsieme universale di tutte le cose
e gli esseri com e pure delle leggi naturali; con tro la natu
ra cos intesa, ho detto, non vi lotta possibile; poich
abbraccia e contiene tutto, lonnipotenza assoluta, le s
sere unico. U n altra volta, con il term ine natura si inten
de linsiem e pi o m eno circoscritto dei fenomeni, delle
cose e degli esseri che attorniano luomo, in una parola: il
suo mondo esterno. C o n tro questa natura esterna, la lotta
non solo possibile, ma fatalmente necessaria, fatalmen
te im posta dalla natura universale a tutto ci che vive, a
tutto ci che esiste. O gni essere esistente e vivente, come
ho fatto osservare, porta in s questa doppia legge natu

rale: 1 non pu assolutam ente vivere fuori del suo am


biente naturale o del suo m ond o esterno; 2 pu preser
varsi solo esistendo, vivendo a su o detrim ento, lottando
costantem ente contro di esso. Perci questo m ondo o
questa natura esterna che luom o, arm ato delle facolt e
delle propriet di cui la natura universale lha dotato, pu
e deve vincere, pu e deve dom inare; nato nella dipen
denza quasi assoluta di questa natura esterna, deve a sua
volta asservirla e conquistare su di essa la sua libert e la
sua umanit.
Prima di ogni civilt e di ogni storia, in unepoca eccessi
vam ente distante e per un period o durato non sappiam o
quante migliaia di anni, luom o allinizio non fu che una
bestia selvaggia tra molte altre bestie selvagge - un gorilla
forse, o un parente m olto p ro ssim o del gorilla. Anim ale
carnivoro, o piuttosto on n ivoro, era senza du bb io pi
vorace, pi feroce, pi crudele dei suoi cugini delle altre
specie. C on d uceva una guerra di distruzione com e loro,
lavorava com e loro. Fu q u esto lo stato di innocenza,
preconizzato da tutte le religioni possibili, lo stato ideale
tanto vantato da Jean-Jacques Rousseau. C o sa lha strap
pato da questo paradiso animale? La sua intelligenza p ro
gressiva che applicava naturalmente, necessariam ente e
gradualm ente al suo lavoro animale. M a in cosa consiste
il p rogre sso deNintelligenza umana? Dal punto di vista for
male, consiste soprattutto nella grande abitudine di pen
sare acquisita con lesercizio del pensiero e nella coscienza
pi precisa e netta della prop ria attivit. M a tutto ci che
form a le acq u isisce una realt q u alu n q ue so lo rap
portandosi al suo oggetto: qual loggetto di questa atti
vit form ale che chiam iam o pensiero? E il m ondo reale.
Lintelligenza umana si sviluppa e progredisce con la c o
noscenza delle cose e dei fatti reali; con losservazione
meditata e la constatazione sem pre pi esatta e detta
gliata delle relazioni che ci son o tra di loro, della succes
sione regolare dei fenom eni naturali, dei differenti ordini
del loro sviluppo o, in una parola, di tutte le leggi che gli

son o proprie. U na volta acquisita la conoscenza di queste


leggi, alle quali sono sottom e sse tutte le esistenze reali
com presa la sua, luom o im para dapprim a a prevedere
certi fenomeni, ci gli perm ette di prevenirli o di garan
tirsi contro le loro conseguenze che potreb b ero essergli
spiacevoli e nocive. Inoltre, la con osce n za delle leggi che
presiedono allo sviluppo dei fenom eni naturali, applicata
al lavoro muscolare, allinizio puram ente istintivo o ani
male, gli perm ette alla lunga di trarre partito da quegli
stessi fenom eni naturali e da tutte le cose il cui insieme
costituisce il m ondo esterno e che prima gli erano cos
ostili, ma che ora, grazie a questa appropriazione scienti
fica, finiscono per contribuire potentem ente alla realiz
zazione dei suoi scopi.
Per fare un esem pio m olto semplice, in questo m od o il
vento che prim a lo schiacciava con la caduta degli alberi
sradicati dalla sua forza, o che rovesciava la sua capanna
primitiva, stato pi tardi obbligato a macinare il grano.
Allo stesso m odo, uno degli elementi pi distruttivi, il fuo
co, convenientem ente curato, ha fornito alluom o un be
nefico calore e un cibo m eno selvaggio, pi umano. Si
osservato che le scim m ie pi intelligenti, una volta che il
fuoco scaturito, sanno venire a scaldarsi, ma nessuna ha
saputo accenderlo da sola e nem m eno accudirlo gettan
dovi nuova legna. Indubitabilm ente son o passati molti se
coli prim a che luomo, selvaggio e anche poco pi intelli
gente delle scimmie, abbia ap p re so larte oggi cos rudi
mentale, cos triviale e nel con tem po tanto preziosa, di
attizzare e accudire il fuoco per il p rop rio uso. Persino le
m itologie antiche non m ancarono di divinizzare lu om o o
piuttosto gli uomini che se p p e ro trarne profitto per pri
mi. In generale, dobbiam o su p p o rre che le arti pi se m
plici, che a tuttoggi costituiscono le basi delleconom ia
dom estica delle popolazioni m eno civilizzate, so n o c o
state im mensi sforzi di invenzione alle prim e generazioni
umane. Q u e sto spiega la lentezza esasperante dello svi
luppo um ano nei primi secoli della storia, confrontata al

rapido sviluppo dei nostri giorni.


Q u e sto dunque il m od o in cui luom o ha trasform ato e
continua a trasform are, a vincere e a dom inare il suo
ambiente, la natura esterna. M ediante una rivolta con tro
le leggi di questa natura universale che, abbracciando tutto
ci che , costituisce la sua natura? Al contrario, con la
conoscenza e l osservazione pi rispettosa e scrupolosa di
queste leggi perviene non solo a em anciparsi successiva
m ente dal g io g o della natura este rn a, ma a n ch e ad
asservirla, alm eno in parte, a sua volta.
M a luom o non si accontenta dellazione sulla natura p ro
priamente esterna. In quanto intelligenza, capace di fare
astrazione del p rop rio co rp o e di tutta la sua persona, e
di considerarla un oggetto esterno, luom o sem pre sp in
to da una necessit inerente al suo essere, applica lo stesso
procedim ento, lo stesso m etodo per modificare, c o rre g
gere, perfezionare la p ropria natura. E un giogo naturale
interiore che lu om o deve ugualmente scuotere. Q u e sto
giogo gli si presenta dapprim a sotto form a di im perfezio
ni e debolezze o anche di malattie individuali, tanto c o r
poree quanto intellettuali e morali; poi sotto la form a pi
generale della sua brutalit o della sua animalit co n fro n
tata alla sua umanit, che progressivam ente si realizza in
lui, con levoluzione collettiva del suo ambiente sociale.
Per com battere questa schiavit interna, lu om o non ha
altro m ezzo della scienza delle leggi naturali che p re sie
dono alla sua evoluzione individuale e collettiva, e lap
plicazione di questa scienza sia alla sua educazione indivi
duale (con ligiene, con la ginnastica del corpo, delle sue
affezioni, del suo spirito e della sua volont, e con unistru
zione razionale) sia alla trasform azione successiva dello r
dine sociale. Perch non solam ente lui, inteso com e indi
viduo, [ma] anche lambiente sociale, questa societ um a
na di cui il p rod otto im mediato, a sua volta un p ro
dotto della natura universale e onnipotente, allo ste sso
titolo e allo stesso m odo dei formicai, degli alveari, delle
repubbliche dei castori e di tutte le altre specie di a sso

cia z io n e anim ale. C o m e q u e ste a sso c ia z io n i si s o n o


incontestabilm ente form ate e vivono ancora oggi con for
m em ente alle proprie leggi naturali, anche la societ uma
na, in tutte le fasi della sua evoluzione storica, obbedisce
senza d ubbio anchessa per la m aggior parte del tem po a
leggi altrettanto naturali quanto quelle che guidano le as
sociazioni animali, ma alm eno una parte di esse le sono
esclusivam ente inerenti. Luomo, con la sua natura inter
na ed esterna, solo un animale il quale, grazie allorga
nizzazione in paragone pi perfetta del suo cervello,
dotato di una m aggior dose di intelligenza e forza affetti
va degli animali delle altre specie. Siccom e il fondam ento
delluom o, inteso com e individuo, com pletam ente ani
male, di conseguenza lo sar anche quello della societ
umana. Ma, com e lintelligenza delluom o-individuo p ro
gressiva, d e v esserlo anche lorganizzazione della socie
t. Il progresso appunto la legge naturale fondam entale
ed esclusivam ente inerente alla societ umana.
N o n dim entichiam o mai che reagendo su di s e sullam
biente sociale di cui, com e ho appena affermato, il p ro
dotto im mediato, luom o non fa che obbedire alle leggi
naturali che gli son o proprie, e che agiscono in lui con
impacabile e irresistibile fatalit. Ultim o p rod otto della
natura sulla terra, luom o ne continua per cos dire, m e
diante la sua evoluzione individuale e sociale, lopera, la
creazione, il m ovim ento e la vita. I suoi pensieri e atti pi
intelligenti, pi astratti, e com e tali pi distanti da ci che
com unem ente si chiama natura, non so n o che creazioni
o manifestazioni nuove. Di fronte a questa natura univer
sale, luom o non pu perci avere alcun rap p orto ester
no n di schiavit, n di lotta, perch la porta in s e non
niente al di fuori di essa. M a studiandone le leggi, iden
tificandosi in un certo senso con esse, trasform andole con
un p ro ce sso psicologico p rop rio del suo cervello in idee
e convinzioni umane, si emancipa dal triplice giogo che
gli im pongono, prima la natura esterna, [poi] la sua natura
individuale interiore, [infine] la societ di cui il prodotto.

D o p o tutto quanto ho appena detto, mi sem bra evidente


che nessuna rivolta possibile [per luom o] contro ci
che chiam o la causalit o la natura universale: essa lo av
volge, lo penetra, dentro e fuori di lui, costituisce tutto
il suo essere. Rivoltandosi contro, si rivolterebbe contro
di s. Evidentem ente per lu om o im possibile anche solo
concepire la velleit e il bisogno di una simile rivolta, poi
ch non esistendo fuori della natura universale e portan
dola dentro di s, trovandosi a ogni istante della sua vita
in piena identit con essa, non pu considerarsi n sen
tirsi nei suoi confronti uno schiavo. Al contrario, studian
do e appropriandosi per cos dire con il pensiero delle
leggi eterne di questa natura - leggi che si manifestano
ugualmente sia in tutto quanto costituisce il suo m ondo
esterno che nel p rop rio sviluppo individuale: corporale,
intellettuale e morale - luom o giunge a scuotere su cce s
sivam ente il giogo della natura esterna, quello delle p ro
prie im perfezioni naturali e, com e vedrem o, quello di
unorganizzazione sociale costituita autoritariamente.
M a allora com e ha potuto sorge re nello spirito delluom o
il pensiero storico della separazione tra spirito e materia?
C o m e ha potuto concepire il tentativo im potente, ridi
colo, ma ugualmente storico, di una rivolta contro la na
tura? Q u e sto pensiero e questo tentativo son o contem
poranei alla creazione storica dellidea di Dio; ne sono
state la conseguenza necessaria. A llinizio, luom o con la
parola natura ha inteso solo ci che chiam iam o natura
esterna, com pre so il p rop rio corpo; e ci che chiamiamo
natura universale, lha chiamata Dio. D a allora le leggi
della natura son o diventate non leggi inerenti, ma mani
festazioni della volont divina, com andam enti di Dio, im
posti dallalto alla natura e alluom o. D o p o di che, lu o
mo, schierandosi con questo D io da lui creato contro la
natura e contro se stesso, si dichiarato in rivolta contro

73

di essa e ha fondato la p ropria schiavit politica e sociale.


Q u esta stata lopera storica di tutti i dogm i e culti reli-

4. La religione
N e ssu n a grande trasform azione politica e sociale si com
piuta nel m ond o senza essere accompagnata, e sovente
preceduta, da un analogo m ovim ento nelle idee religiose
e filosofiche che guidano la coscienza degli individui e della
societ.
Tutte le religioni, con i loro di e i loro santi, non son o
mai state altro che la creazione della fantasia credente e
credula delluom o, non ancora giunto al pieno possesso
delle sue facolt intellettuali. Il cielo religioso non altro
che un miraggio, in cui luomo, esaltato dallignoranza e
dalla fede, ritrova la propria immagine, ma ingrandita e
rovesciata, ossia divinizzata. La storia delle religioni, quella
della nascita, della grandezza e della decadenza degli di
che si son o succeduti nella credenza umana, perci non
altro che levoluzione deHintelligenza e della coscienza
collettiva degli uomini. Nella m isura in cui, nel loro cam
m ino storicam ente p rogre ssivo , sco p riv a n o sia in loro
stessi sia al di fuori di essi, una forza, una capacit, una
qualit o p ersino un difetto qualunque, li attribuivano ai
loro di, d o p o averli esagerati, ingigantiti oltre misura,
com e solitam ente fanno i bambini, con un atto di fantasia
religiosa. G razie alla m odestia e alla pia generosit degli
uomini, il cielo si arricchito delle spoglie della terra e,
per una conseguenza naturale, pi il cielo diventava ric
co, pi lumanit diventava m iserevole. U na volta inse
diata, la divinit fu naturalmente proclam ata la padrona,
la fonte, la dispensatrice assoluta di tutte le cose: il m on
do non fu pi nulla. [Essa fu tutto; e luom o, il suo ve ro
creatore, d op o averla tratta dal niente a sua insaputa, si
p ro str davanti a essa, la ad or e si proclam sua creatu
ra e suo schiavo.
Il cristianesim o appunto la religione per eccellenza poi
ch espone e manifesta, nella sua pienezza, la natura, le s
senza di ogni sistem a religioso, ossia l impoverimento,

/asservimento e l annullamento dellumanit a profitto del


la divinit.
Siccom e D io tutto, il m ondo reale e luom o so n o nien
te. Siccom e D io la verit, la giustizia, il bene, il bello, la
potenza e la vita, luom o la menzogna, liniquit, il male,
la bruttezza, lim potenza e la m orte. Siccom e D io il
padrone, luom o lo schiavo. Incapace di trovare da solo
la giustizia, la verit e la vita eterna, vi pu giungere solo
con una rivelazione divina. M a chi dice rivelazione, dice
rivelatori, messia, profeti, preti e legislatori ispirati da D io
stesso; e questi una volta riconosciuti com e rappresen
tanti della divinit sulla terra, com e santi istitutori del
lumanit, eletti da D io stesso per guidarla sulla via della
salvezza, d evon o necessariam ente esercitare un potere
assoluto. Tutti gli uomini d evon o loro obbedienza illimi
tata e passiva; poich contro la Ragione divina non vi
affatto ragione umana, contro la Giustizia di D io non vi
giustizia terrestre che tenga. Schiavi di Dio, gli uomini
devono esserlo anche della C h ie sa e dello Stato, poich
questultimo consacrato dalla Chiesa. Ecco quanto, di
tutte le religioni esistenti o che son o esistite, il cristiane
sim o ha com p re so meglio delle altre, persino delle anti
che religioni orientali, le quali d altronde hanno coinvol
to solo popoli distinti e privilegiati, m entre il cristianesi
mo ha la pretesa di com prend ere tutta lumanit. Di tutte
le sette cristiane, so lo il ca tto lice sim o ro m a n o lo ha
proclam ato e realizzato con rigorosa coerenza. Per que
sto il cristianesim o la religione assoluta, lultima religio
ne; per questo la C hiesa apostolica e rom ana la sola
conseguente, legittima e divina.
Perci non se labbiano a male i metafisici e gli idealisti
religiosi, filosofi, politici o poeti: Lidea di Dio implica l ab
dicazione della ragione e della giustizia umane, la nega
zione pi decisiva della libert umana e sfocia necessariamen
te nella schiavit degli uomini, in teoria come in pratica.]*
* Il testo fra le parentesi quadre figura nelle Opere curate d a j. G uillaum e
m a non in quelle a cura di A. Le h ning. (N ota del traduttore)

A m eno di desiderare la schiavit non possiam o, non d o b


biamo fare la minima concessione n alla teologia, n alla
metafisica. Perch in questo alfabeto m istico e rigo ro sa
mente conseguente, chi com incia da A finisce per arriva
re a Z, e chi vuole adorare D io dovr rinunciare alla sua
libert e alla sua dignit di uom o:
D io - dunque luom o schiavo.
Lu om o intelligente, giusto, libero - dunque D io non
esiste.
Sfido chiunque a uscire da questo circolo; e ora si scelga.
* * #

D altronde la storia non ci dim ostra forse che i preti di


tutte le religioni, eccetto quelli dei culti perseguitati, sono
sem pre stati gli alleati della tirannia? E persino quelli che
com battevano e m aledicevano i poteri che li contrastava
no, non disciplinavano forse i propri credenti in vista di
una nuova tirannia? La schiavit intellettuale, di qualsiasi
natura, avr sem pre per corollario la schiavit politica e
sociale. O ggi il cristianesim o in tutte le diverse forme,
assiem e alla metafisica dottrinaria, deista o panteista, che
solo una teologia truccata male, costituiscono il pi for
midabile ostacolo allem ancipazione della societ; prova
ne che tutti i governi, tutti gli uomini di Stato, tutti gli
uom ini che si considerano ufficialmente o ufficiosamente
i pastori del popolo - lim m ensa m aggioranza dei quali oggi
senza dubbio non cristiana, e nem m eno deista, ma sp i
riti forti, non credenti (com e Bism arck, il defunto conte
di Cavour, il defunto M u ra v ev lImpiccatore, e N a p o le o
ne III, lim peratore decaduto) n in D io n nel D iavo lo proteggono tuttavia con evidente interesse tutte le reli
gioni, poich queste insegnano, com e d altronde fanno
tutte, la rassegnazione, la pazienza e la sottom issione.
Lunanim e interesse dei governanti di tutti i paesi per la
conservazione del culto religioso dim ostra quanto sia ne-

cessano, nell'Interesse dei popoli, com batterlo e rove


sciarlo.
C bisogno di ricord are fino a che punto le religioni
istupidiscono e c o rro m p o n o i popoli? Esse uccidono in
loro la ragione, questo im portante strum ento dellem an
cipazione umana, e li riducono allimbecillit, fondam en
to principale di ogni schiavit riem piendo il loro spirito di
assurdit divine. Esse basano sul lavoro lum ana servit;
uccidono la giustizia, facendo sem pre pendere la bilancia
in favore dei furfanti fortunati e felici, oggetti privilegiati
della sollecitudine, della grazia e della benedizione divi
ne. U ccid on o la fierezza e la dignit umane, p roteggendo
solo i servili e gli umili. Soffocano nel cuore dei popoli
ogni sentim ento d umanit e di benevolenza fraterna, s o
stituendolo con una crudelt divina...
Tutte le religioni si basano sul sangue; poich tutte rip o
sano essenzialmente sullidea del sacrificio, ossia sulla per
petua im m olazione dellUmanit allinestinguibile vendetta
della Divinit. In questo sanguinario m istero, lu o m o
sem pre la vittima, e il prete, anche lui uom o, ma uom o
privilegiato dalla grazia, il carnefice divino. Q u e sto spiega
perch i preti di tutte le religioni, i migliori, i pi umani, i
pi dolci, hanno quasi sem pre in fondo al loro cuore, e se
non nel cuore alm eno nella loro im m aginazione e nella
mente (e sappiam o linfluenza che luna e laltra esercita
no sul cuore degli uomini), qualcosa di crudele e di san
guinario. Per questo, alcuni anni fa quando venne d iscu s
sa la questione dellabolizione della pena di morte, i preti
cattolici romani, i preti moscoviti e greco-ortodossi, i preti
protestanti delle pi diverse sette, tutti si so n o unanim e
mente o quasi dichiarati per il suo mantenimento.
Accanto alla questione nel contem po negativa e positiva
dellemancipazione e dellorganizzazione del lavoro su basi
di eguaglianza econom ica; accanto alla questione esclusi
vamente negativa dellabolizione del potere politico e della
liquidazione dello Stato, quella della distruzione delle idee
e dei culti religiosi una delle pi urgenti, perch finch

le idee religiose non saranno radicalmente estirpate dal


lim m aginazione dei popoli, la com pleta em ancipazione
popolare rester impossibile.
*

Per gli uom ini la cui intelligenza si elevata al livello at


tuale della scienza, lunit dellLlniverso o dellEssere re
ale orm ai un fatto acquisito. M a im possibile negare
che questo fatto, per noi di tale evidenza da non riuscire
nem m eno pi a com prendere com e sia possibile m isco
noscerlo, in flagrante contraddizione con la coscienza
universale dellumanit, la quale fatta astrazione della di
versit di form e con cui si manifestata nella storia, si
sem pre unanim em ente pronunciata per lesistenza di due
mondi distinti: il mondo spirituale e il mondo materiale, il
mondo divino e il mondo reale. Dai rozzi feticisti che ad o
rano, nellambiente che li circonda, lazione di un potere
soprannaturale incarnato in qualche oggetto materiale,
fino ai metafisici pi sottili e trascendenti, lim m ensa mag
gioranza degli uomini, tutti i popoli, hanno creduto e cre
dono ancora oggi allesistenza di una divinit e xtra -m on
diale qualsiasi.
Q u esta im ponente unanimit, se con d o il parere di molti
uomini e scrittori illustri e, per non citare che i pi noti
tra di loro, se con d o lopinione eloquentem ente espressa
da Joseph de M aistre e dal grande patriota italiano G iu
seppe M azzini, vale pi di tutte le d im o strazio ni della
scienza; e se la logica di un piccolo n um ero di pensatori
coerenti ma isolati, contraria, tanto peggio, dicono, per
questa logica, perch il consenso universale, ladozione
universale di una idea so n o stati considerati in ogni tem
po com e la prova pi vittoriosa della sua verit. Il senti
m ento di tutti e una convinzione che si con se rva sem pre
e ovunque, non p o sso n o sbagliarsi. D e v o n o avere la loro
radice in una necessit essenzialm ente inerente alla natu
ra stessa delluomo. [E poich stato constatato che tut

ti i popoli passati e presenti hanno creduto e credono nel


lesistenza di D io, evidentem ente c o lo ro che hanno la
disgrazia di dubitarne, qualunque sia la logica che li ha
trascinati in questo dubbio, so n o delle eccezioni anorm a
li, dei mostri.
C o s dunque, lantichit e Vuniversalit di una credenza
costituirebbero, contro ogni scienza e contro ogni logi
ca, una prova sufficiente e irrefutabile della sua verit.
Perch?
Fino al secolo di C o p e rn ico e di Galileo, tutti hanno cre
duto che il sole girasse attorno alla terra. N o n si erano
sbagliati tutti? C o sa c di pi antico e pi universale della
schiavit? Lantropofagia, forse. D a llorigine della societ
storica ai nostri giorni, vi stato sem pre e ovunque sfrut
tam ento del lavoro forzato delle masse, schiavi, servi o
salariati, a favore di qualche m inoranza dominante; o p
p ressione dei popoli da parte della C h ie sa e dello Stato.
Bisogna concludere che lo sfruttam ento e lop p ressione
siano necessit assolutam ente inerenti allesistenza ste s
sa della societ umana? Ecco degli esem pi che m ostrano
com e gli argom enti degli avvocati del buon D io non p ro
vano niente.
Niente, in effetti, universale e antico quanto iniquo e
assurdo; al contrario, nello sviluppo delle societ umane
son o la verit e la giustizia le m eno universali, le pi g io
vani. Q u e sto spiega anche il costante fenom eno storico
delle inaudite persecuzioni di coloro che per primi le han
no proclamate, di cui son o stati e continuano a essere
oggetto da parte dei rappresentanti ufficiali, patentati e
interessati alle credenze universali e antiche, e sp e s
so anche da parte delle stesse m asse popolari che, dopo
averli torm entati, finiscono se m p re per adottare e far
trionfare le loro idee.
Noi, materialisti e socialisti rivoluzionari, non ci stupia
mo e non ci spaventiam o affatto di questo fenom eno sto
rico. Forti della nostra coscienza, del n ostro am ore per
la verit, di questa passione logica che costituisce da sola

una grande potenza, fuori dalla quale non esiste pensie


ro; forti della nostra passione per la giustizia e della n o
stra incrollabile fede nel trionfo dellumanit su tutte le
bestialit teoriche e pratiche; forti infine della fiducia e
del m utuo appoggio che ci viene dal ridotto num ero di
coloro che condividono le nostre convinzioni, ci rasse
gniam o a tutte le conseguenze di questo fenom eno sto ri
co, nel quale vediam o la m anifestazione di una legge s o
ciale naturale, necessaria e invariabile quanto tutte le al
tre leggi che governano il m ondo.
Q u esta legge una conseguenza logica, inevitabile, dellorigine animale della societ umana. Oggi, di fronte a tutte
le prove scientifiche, fisiologiche, psicologiche, storiche,
accumulate ai nostri giorni, davanti alle prodezze dei Te
deschi, conquistatori della Francia, che ne danno oggi una
dim ostrazione cos lampante, non veram ente pi p o ssi
bile dubitare della realt di questa origine animale. M a
accettando lorigine animale delluom o, tutto si spiega.
La storia ci appare allora com e la negazione rivoluziona
ria, lenta, apatica, pigra, quanto appassionata e potente,
del passato. C on siste precisam ente nella negazione p ro
gressiva dellanimalit primitiva delluom o per m ezzo del
levolu zio ne della sua umanit. Luom o, bestia feroce,
cugino del gorilla, partito dalla notte profonda dellistin
to animale per giungere alla luce dello spirito. Q u e sto
spiega in maniera com pletam ente naturale tutte le incer
tezze passate e ci consola in parte degli e rrori presenti.
Partito dalla schiavit animale e attraverso la schiavit
divina, term ine transitorio tra lanimalit e lumanit, oggi
cam m ina verso la conquista e la realizzazione della sua
libert umana. N e risulta che lantichit di una credenza,
di unidea, invece di dim ostrare qualcosa in suo favore, al
contrario ce la rende sospetta. Perch dietro di noi la
nostra animalit e di fronte la nostra umanit, e la luce
umana, la sola che possa riscaldarci e illuminarci, la sola
che possa emanciparci, renderci degni, liberi, felici e rea
lizzare la fratellanza tra noi, non mai allinizio, ma rela

tivamente allepoca in cui viviamo, sem pre alla fine della


storia. N o n guardiam oci dunque mai indietro, guardiam o
sem pre in avanti, perch davanti il n ostro sole e la n o
stra salvezza; e se perm esso, se persino utile, voltarci
per studiare il n ostro passato, solo per constatare ci
che siam o stati e ci che non dobbiam o pi essere, ci
che abbiam o creduto e pensato, e ci che non d obbiam o
pi n credere, n pensare, ci che abbiam o fatto e ci
che non dobbiam o pi fare.
Q u e sto per lantichit. Q u a n to al luniversalit di un e rro
re, essa non d im ostra che una cosa; la similitudine, se non
la perfetta identit, della natura umana in tutti i tempi e
sotto ogni clima. E, poich si constatato che tutti i p o
poli, in tutte le epoche della loro esistenza, hanno cred u
to e cre d o n o ancora in D io, dobbiam o sem plicem ente
concludere che lidea divina, uscita da noi stessi, un er
rore storicam ente necessario allevoluzione deHumanit, e chiederci perch e com e si sia prodotta nella storia,
perch lim m ensa m aggioranza della specie um ana lac
cetta ancora oggi com e una verit?
Finch non sap re m o renderci conto di com e lidea di un
m ondo soprannaturale o divino si prodotta e ha dovuto
fatalmente prodursi nellevoluzione storica della coscienza
umana, p otre m o essere scientificamente convinti dellas
surdit dellidea, ma non arriverem o mai a distruggerla
nellopinione della maggioranza; perch non sap rem o mai
attaccarla nelle profondit stesse dellessere umano, dove
nata. Condannati a una lotta sterile, senza scam po e
senza fine, d ovre m o sem pre accontentarci di com batter
la solam ente alla superficie, nelle sue innum erevoli ma
nifestazioni, la cui assurdit, appena abbattuta sotto i col
pi del buon senso, rinascer subito in una nuova form a
non m eno insensata. Finch la radice di tutte le assurdit
che torm entano il m ondo, la credenza in Dio, rester in
tatta, sb occeranno sem pre nuovi germogli. C o s ai nostri
giorni, in certi ambienti della pi alta societ, lo spiriti
sm o tende a installarsi sulle rovine del cristianesim o.

N o n soltanto nellinteresse delle masse, ma per la salute


del n ostro spirito dobbiam o sforzarci di com pre n d ere la
genesi storica dellidea di Dio, la successione delle cause
che lhanno sviluppata e p rodotta nella coscienza degli
uomini. P otre m o dirci e crederci atei: finch non avrem o
co m p re so queste cause, ci lascerem o se m pre pi o m eno
dom inare dai clam ori di questa coscienza universale di cui
non avrem o carpito il segreto.]* Data la debolezza natu
rale dellindividuo anche del pi forte con tro lo n n ip o
tente influenza dellambiente sociale che lo circonda, cor
riam o se m pre il rischio di ricadere prim a o dopo, in un
m o d o o n e llaltro, n e lla b isso d e lla ssu rd it religiosa.
Esem pi di queste ve rgo gn ose conversioni son o frequenti
nella societ attuale.
M i se m b ra perci urgente risolve re com pletam ente la
questione seguente:
Se l uomo forma con la natura universale un solo tutto, e
non altro che il prodotto materiale di un concorso indefini
to di cause materiali, come ha potuto nascere, stabilirsi e
radicarsi tanto profondamente nella coscienza umana l'idea
di questa dualit, la supposta esistenza di due mondi oppo
sti, uno spirituale, l altro materiale, uno divino, l altro natu
rale?
*

Lazione e la reazione incessante del Tutto su ogni punto


e di ogni punto sul Tutto costituisce, ho detto, la legge
generale e suprem a e la realt stessa di questo Essere
unico che chiam iam o U niverso, il quale se m pre co n
tem poraneam ente p roduttore e prodotto. Eternam ente
attiva, onnipotente, sorgente e risultante eterna di tutto
quanto esiste, di tutto ci che nasce, agisce e reagisce,
poi m uore nel suo seno, questa universale solidariet,
* Il testo fra le parentesi qu adre figura nelle Opere curate da J. G uillaum e
m a non in qu e lle a cu ra di A. Lehning. (N o to del traduttore)

questa mutua causalit, questo eterno p rocesso di tra


sform azioni reali, universali e infinitamente dettagliate,
che p rod u con o nello spazio infinito la natura, hanno for
mato, tra uninfinit di altri mondi, la nostra terra, con
tutta la gam m a dei suoi esseri, dai pi semplici elementi
chimici, dalle prim e form azioni della materia con tutte le
sue propriet meccaniche e fisiche, fino alluomo. Essa li
riproduce sem pre, li sviluppa, li nutre, li conserva, poi
quando arriva la loro fine e sovente anche prima che arri
vi, li distrugge, o piuttosto li trasform a in nuovi esseri.
Essa dunque lO nn ip ote n te con tro il quale non vi in
dipendenza n autonom ia possibile, lEssere suprem o che
com prende e penetra con la sua irresistibile azione ogni
esistenza degli esseri; e tra gli esseri viventi, non ve n
uno solo che non porti in s, senza dubbio pi o m eno
sviluppato, il sentim ento o la sensazione di questa influen
za suprem a e di questa dipendenza assoluta. Ebbene, que
sta sensazione e questo sentimento costituiscono la base
stessa di ogni religione.
La religione, com e si vede, cos com e tutte le altre cose
umane, ha la sua prima fonte nella vita animale. E im po ssi
bile dire che gli animali, eccetto luom o, abbiano una re
ligione determinata, perch anche la religione pi g ro s
solana presuppone un grado di riflessione a cui nessun
animale, eccetto luomo, si ancora innalzato. M a an
che im possibile negare che nellesistenza di tutti gli ani
mali, senza eccezione, si trovano tutti gli elementi, per
cos dire materiali o istintivi, costitutivi della religione,
m eno senza dubbio il suo lato propriam ente ideale, per
sino quello che presto o tardi deve distruggere il pensie
ro. In effetti, qual lessenza reale di ogni religione? E
appunto questo sentim ento di assoluta dipendenza del
lindividuo transitorio nei confronti delleterna e o n n ip o
tente natura.
C i difficile osservare questo sentim ento e analizzarne
tutte le manifestazioni negli animali delle specie inferiori.
Tuttavia possiam o affermare che listinto di co n se rvazio

ne che ritroviam o nelle organizzazioni relativamente pi


povere, senza du bb io a un m inim o grado rispetto alle
organizzazioni superiori, solo una saggezza abituale che
si form a in ogni animale. Linfluenza di questo sentim ento
costituisce il prim o fondam ento del sentim ento religioso.
Negli animali dotati di unorganizzazione pi com pleta e
pi vicina a quella umana, si manifesta in m odo m olto pi
sensibile per noi; per esem pio, nella paura istintiva e nel
panico che si im padronisce di loro allavvicinarsi di qual
che catastrofe naturale, com e un terrem oto, un incendio
di foresta o una forte tempesta, oppure allavvicinarsi di
qualche feroce animale predatore, di un Prussiano delle
foreste ('). In generale, si pu affermare che la paura
uno dei sentim enti predom inanti nella vita animale. Tutti
gli animali che vivon o in libert sono feroci, il che d im o
stra che vivon o in una paura istintiva incessante, che han
no sem pre il sentim ento del pericolo, ossia quello di unin
fluenza o n n ip o te n te che li perseguita, li p e n e tra e li
avviluppa sem pre e ovunque. Q u esto timore, questo tim or
di Dio, d ire b be ro i teologi, linizio della saggezza, ossia
della religione. M a negli animali non diventa una religione
poich manca loro il potere di riflessione che fissa il se n
timento e ne determ ina loggetto, che trasform a questo
sentim ento in una nozione astratta capace di tradursi in
parole. Si ha dunque ragione di dire che luom o religio
so per natura, com e gli altri animali; ma lui solo su q u e
sta terra ha coscienza della sua religione.
La religione, si detto, il prim o risveglio della ragione.
S, ma sotto la form a di sragione. La religione, ho affer
mato prima, inizia con il tim ore. In effetti, luom o, sve
gliandosi alle prim e luci di questo sole interiore che si
chiama coscienza di s e uscendo lentamente, passo d op o
passo, dal dorm iveglia m agnetico di questa esistenza tut
ta istintiva che conduceva fino a quando si trovava ancora

1 B iso g n a ric o rd a re ch e B aku n in s c riv e v a du ran te la gu e rra . (N o ta di


Jam es G uillaum e)

g5

allo stato di pura innocenza, ossia allo stato animale; es


send o d altronde nato, com e ogni animale, nel terrore di
questo m on d o esterno che lo produce e lo distrugge lu o m o ha avuto necessariam ente com e prim o oggetto
della sua nascente riflessione questo stesso tim ore. Si pu
p ersino presum ere che nellu om o primitivo, al risveglio
della sua intelligenza, questo te rrore istintivo doveva es
sere pi forte che negli altri animali; prim a poich nasce
m olto m eno arm ato di loro e perch la sua infanzia dura
pi a lungo; poi, perch questa stessa riflessione, appena
sbocciata e non ancora giunta a un grado sufficiente di
maturit e di forza per riconoscere e utilizzare gli oggetti
esterni, ha dovuto ugualmente strappare luom o dallunio
ne, daMarm onia istintiva nella quale, com e cugino del
gorilla, prim a che il suo pensiero si fosse svegliato, si tro
vava con tutto il resto della natura. La prim a riflessione lo
isolava in qualche m odo da questo m ondo esterno, il quale
diventandogli estraneo, gli dovuto sem brare, attraver
so il prism a della sua im m aginazione infantile, eccitata e
ingigantita dalleffetto di questa riflessione che inizia, come
un o scu ro e m isterioso potere, infinitamente pi ostile e
m inaccioso di quanto non fosse in realt.
C i m olto difficile, se non im possibile, renderci conto
esattam ente delle prime sensazioni e im m aginazioni reli
giose dellu om o selvaggio. N e i dettagli, senza dubbio era
no diverse quanto lo erano le nature p roprie di quelle
popolazioni primitive che le hanno provate e concepite,
quanto il clima, la natura dei luoghi e altre circostanze
determ inanti in cui si son o sviluppate. M a siccome, dopo
tutto, erano sensazioni e immagini umane, hanno dovuto,
m algrado la grande diversit dei dettagli, riassum ersi in
pochi sem plici punti identici, di carattere generale e non
difficili da precisare. Q ualunque sia la provenienza dei dif
ferenti gruppi umani; qualunque sia la causa delle diffe
renze anatom iche che e sistono tra le razze umane; che
gli uom ini abbiano avuto per antenato un solo A d am o gorilla o cugino del gorilla, o, c o m pi probabile, siano

usciti da pi antenati che la natura aveva form ato indi


pendentem ente gli uni dagli altri, in differenti punti del
globo e in ere diverse; la facolt che sem pre costituisce e
crea propriam ente lumanit negli uomini: la riflessione,
il potere d astrazione, la ragione, in una parola la facolt
di com binare le idee, resta sem pre e ovunque la stessa,
com e le leggi che ne determ inano le diverse manifesta
zioni, in m odo che nessun sviluppo um ano potrebbe agi
re contrariam ente a queste leggi. Q u e sto ci d il diritto
di pensare che le principali fasi osservate nel prim o svi
luppo religioso di un popolo, hanno d ovuto riprodursi in
quello di tutte le altre popolazioni primitive della terra.
A giudicare dagli unanimi rapporti dei viaggiatori che, dal
secolo scorso, hanno visitato le isole dellO ceania e di
quelli che, ai nostri giorni, so n o penetrati allinterno del
lAfrica, il feticismo deve essere la prima religione, quella
di tutti i popoli selvaggi che si so n o pi o m eno allontana
ti dallo stato di natura. M a il feticism o non altro che la
religione della paura. la prim a e spressione umana di que
sta sensazione di dipendenza assoluta, mischiata al te rro
re istintivo, che troviam o in fondo a ogni vita animale e
che, com e ho gi fatto osservare, costituisce il rapporto
religioso degli individui appartenenti alle specie pi infe
riori con lonnipotenza della natura. Chi non conosce lin
fluenza che esercitano e lim pressione che prod ucono su
tutti gli esseri viventi i grandi fenom eni della natura, com e
la levata e la calata del sole, il chiaro di luna, il ritorno
delle stagioni, la successione del freddo e del caldo, o
anche le catastrofi naturali, com e pure i rapporti variati e
reciprocam ente distruttivi delle specie animali tra loro e
con le diverse specie vegetali? Tutto questo costituisce,
per ogni animale, un insiem e di condizioni di esistenza,
un carattere, una natura, e sarei quasi tentato di dire un
culto particolare; perch negli animali, in tutti gli esseri
viventi, ritroverete una sorta di adorazione della natura,
un m iscuglio di tim ore e di gioia, di speranza e di inquie
tudine - la gioia di vivere e il tim ore di cessare di vivere -

che in quanto sentim ento assom iglia m olto alla religione


umana. Linvocazione e la stessa preghiera non mancano.
C on sid e riam o il cane addom esticato che im plora una ca
rezza, uno sguardo dal suo padrone: non forse lim m a
gine dellu om o inginocchiato davanti al suo D io ? Q u e sto
cane non trasferisce, con la sua im m aginazione e con un
inizio di riflessione che lesperienza ha sviluppato in lui,
lonnipotenza naturale che lo ossessiona sul su o padrone,
com e lu om o credente la trasferisce sul suo D io ? Q ual
dunque la differenza tra il sentim ento religioso del cane e
quello d ellu om o? N o n tanto la riflessione, quanto il
grado di riflessione, o piuttosto, la capacit di fissarla e di
concepirla com e un pensiero astratto, di generalizzarla
nominandola. La parola umana ha questo di particolare,
incapace di nom inare le cose reali, quelle che agiscono
im mediatamente sui nostri sensi, esprim e solo la nozione
o la generalit astratta; e siccom e la parola e il pensiero
sono le due form e distinte, ma inseparabili, di un solo e
m edesim o atto dellumana riflessione, q u estultima, fis
sando loggetto del te rrore e delladorazione animali o
del prim o culto delluomo, lo generalizza, lo trasform a
per cos dire in un essere astratto, cercando di designarlo
con un nome. Loggetto realmente adorato da tale o tal
altro individuo resta sem pre questo; questa pietra, questo
pezzo di legno, questo straccio, non un altro. M a dal m o
m ento che stato [designato] con la parola, diventa una
cosa astratta, generale: una pietra, un pezzo di legno, uno
straccio. C o s con il prim o risveglio del pensiero, manife
stato.con la parola, il m ond o esclusivam ente umano, il
m ondo delle astrazioni inizia.
Q uesta facolt di astrazione, sorgente di tutte le nostre
conoscenze e di tutte le nostre idee, senza dubbio lunica
causa di tutte le em ancipazioni umane. M a il prim o risve
glio di questa facolt nelluom o non produce im m ediata
mente la sua libert.
Q u an d o com incia a formarsi, liberandosi lentam ente dal
le fasce dellistintivit animale, essa si manifesta allinizio

non sotto la form a di una riflessione ragionata avente c o


scienza e conoscenza della propria attivit, ma sotto quella
di una riflessione immaginativa, incosciente di ci che fa, e
per questo considera sem pre i p ro p ri p r o d o tt i com e
esseri reali, ai quali ingenuamente attribuisce unesisten
za indipendente, precedente a ogni con osce n za umana,
non attribuendosi altro m erito che quello di averli s c o
perti al di fuori di s. M ediante questo processo, la rifles
sione immaginativa delluom o popola il m ondo esterno di
fantasmi che gli appaiono pi pericolosi, pi potenti, pi
terribili degli esseri reali che lo circondano; libera luom o
dalla schiavit naturale che lo ossessiona per rigettarlo
subito sotto il peso di una schiavit mille volte pi dura e
pi spaventosa ancora: sotto quella della religione.
La riflessione immaginativa dellu om o trasform a il culto
naturale, di cui abbiamo ritrovato gli elementi e le tracce
presso tutti gli animali, in un culto um ano nella form a ele
mentare del feticismo. A b b iam o visto gli animali adorare
istintivamente i grandi fenomeni della natura che realmen
te esercitano sulla loro esistenza unazione im mediata e
potente; ma non abbiamo mai sentito parlare di animali
che adorano un inoffensivo pezzo di legno, uno strofi
naccio, un o sso o una pietra, mentre ritroviam o questo
culto nella religione primitiva dei selvaggi e persino nel
cattolicesim o. C o m e spiegare questa anom alia - alm eno
in apparenza - cos strana e che, sotto il profilo del buon
senso e del sentim ento della realt delle cose, ci presen
ta lu om o com e molto inferiore ai pi m odesti animali?
Q u esta assurdit il prodotto della riflessione im magina
tiva dellu om o selvaggio. Egli non percepisce solam ente
com e tutti gli altri animali lonnipotenza della natura, ne
fa loggetto della sua costante riflessione, la fissa, cerca di
localizzarla e nel m edesim o tem po la generalizza, attri
buendole un nome qualsiasi; ne fa il centro attorno al quale
si raggruppano tutte le im m aginazioni infantili. A n co ra in
capace di abbracciare con il suo p ove ro p ensiero lU n i
verso, il glo bo terrestre e persino lambiente tanto ristret-

39

to in cui nato e vive, cerca ovunque, chiedendosi dove


risieda questa onnipotenza il cui sentim ento, orm ai m e
ditato e fisso, lo ossessiona e per gioco, per unaberra
zione della sua fantasia ignorante che oggi ci sarebbe dif
ficile da spiegare, la collega a quel pezzo di legno, a quel
lo straccio, a quella pietra... E il puro feticismo, la pi
religiosa, ossia la pi assurda, delle religioni.
D o p o e, sovente, assieme al feticism o arriva il culto degli
stregoni. U n culto se non m olto pi razionale, alm eno pi
naturale, che ci sorp re n de r m eno del feticismo. C i sia
m o pi abituati, siccom e ancora oggi, in questa civilt di
cui andiam o tanto fieri, siam o attorniati da stregoni: gli
spiriti, i medium, i chiaroveggenti con il loro magnetismo,
i preti della C hiesa cattolica, greca e romana, che preten
d on o di p ossedere il potere di costringere il Buon Dio,
con laiuto di qualche form ula misteriosa, a cam m inare
su llacqua, persino a trasform arsi in pane e in vino. Tutti
questi costrittori della Divinit sottom essa ai loro incan
tesimi, non son o altrettanti stregoni? E vero che la D iv i
nit adorata e invocata dai nostri m oderni stregoni, arric
chita da parecchie migliaia di anni di stravaganza umana,
m olto pi com plessa del D io della stregoneria prim iti
va, poich questa ha per oggetto solo la rappresentazione,
senza dubbio gi fissa, ma ancora m olto poco determ ina
ta, dellO nn ip ote n za materiale, senza altro attributo n
intellettuale n morale. La distinzione tra il Bene e il Male,
tra il giusto e lingiusto, ancora sconosciuta. N o n si c o
nosce ci che [lO nnipotenza] ama, ci che detesta, ci
che vuole, ci che non vuole: non n buona, n cattiva,
non altro che O nnipotenza. Tuttavia il carattere divino
com incia gi a delinearsi: egoista, vanitoso, ama i c o m
plimenti, le genuflessioni, lum iliazione e lim m olazione
degli uomini, la loro adorazione e i loro sacrifici, e p erse
guita e punisce crudelm ente quelli che non vogliono so t
tom ettersi: i ribelli, gli orgogliosi, gli empi. C o m e sap
piamo, la base principale della natura divina in tutti gli
D i antichi e attuali, creati dallum ana sragione. Vi fu mai

al m ondo un essere pi atrocem ente geloso, vanitoso,


egoista, vendicativo, sanguinario, del G eova degli Ebrei,
divenuto pi tardi il D io -P a d re dei cristiani?
N el culto della stregoneria primitiva, Dio, o questa O n n i
potenza indeterm inata dal profilo intellettuale e morale,
appare allinizio inseparabile dalla figura dello stregone:
lui stesso Dio, com e il feticcio. M a alla lunga il ruolo di
u om o soprannaturale, di u o m o -D io , per un u o m o reale,
soprattutto per un selvaggio che non ha alcun m ezzo per
proteggersi dalla curiosit indiscreta dei suoi credenti, che
dal mattino alla sera resta so tto p o sto alle loro indagini,
diventa impossibile. Il buon senso, lo spirito pratico di una
popolazione selvaggia, che si sviluppano lentamente,
vero, ma sem pre di pi con lesperienza della vita e mal
g ra d o tutte le divagazioni religiose, fin iscon o per d i
m ostrargli lim possibilit pratica per un uomo, accessibi
le a tutte le debolezze e infermit umane, di essere un
Dio. Lo stregone resta dunque per i suoi credenti selvag
gi un essere soprannaturale, ma solo per un istante, quan
do posseduto (2). M a p ossed u to da chi? D a llO n n ip o
tenza, da Dio. Q uindi la D ivinit ordinariam ente si trova
al di fuori dello stregone. D o v e cercarla? Il feticcio, il D io cosa, superato; lo stregone, lu om o-D io, anche. Tutte
queste trasform azioni, nei tempi primitivi, hanno senza
dubbio colm ato i secoli. Lu om o selvaggio, gi avanzato,
un p o evoluto e ricco della tradizione di parecchi secoli,
cerca allora la Divinit lontano da lui, ma sem pre negli
esseri realmente esistenti: nella foresta, su una m onta
gna, in un fiume, e pi tardi ancora nel sole, nella luna,
nel cielo... Il pensiero religioso com incia ad abbracciare
lUniverso.
Luom o ha potuto giungere a questo punto, ho detto, solo
d op o una lunga serie di secoli. La sua facolt astrattiva, la

2 C o m e 1 p re te cattolico, v e ra m e n te sa cro so lo q u a n d o c o m p ie i su oi
m isteri cabalistici: co m e il papa, infallibile so lo quando, isp ira to dallo
S p irito Santo, definisce i d o gm i della fede. (N o to di B aku nin)

sua ragione, si gi rafforzata e sviluppata con la c o n o


scenza pratica delle cose e con lo sse rvazio ne dei loro
rapporti o della loro mutua causalit, m entre il ritorno
regolare degli stessi fenom eni gli ha dato la prim a n o zio
ne di qualche legge naturale. C om incia a inquietarsi del
linsiem e dei fatti e delle loro cause. N e llo ste sso tempo,
inizia anche a con o sce re se stesso, e grazie sem pre al
potere di astrazione che gli permette di considerare se
stesso un oggetto, scinde lessere esteriore e vivo dal suo
essere pensante, il suo esterno dal suo interno, il suo co r
po dalla sua anima. Siccom e non ha la m inim a idea delle
scienze naturali e ignora persino il nom e di queste scien
ze, d altronde tutte m oderne, che si chiam ano fisiologia
e antropologia, totalm ente stupefatto da questa s c o
perta del p rop rio spirito dentro di s, e si im magina natu
ralmente, necessariam ente, che la sua anima, questo p ro
dotto del suo corpo, ne sia al contrario il principio e la
causa. M a una volta fatta questa distinzione dellInterno e
dellEsterno, dello spirituale e del materiale in s, la p ro
ietta altrettanto necessariam ente nel suo D io: com incia a
cercare lanima invisibile di questo U n ive rso apparente...
In questo m odo nato il panteismo religioso degli Indiani.
D o b b ia m o fermarci a questo punto, perch qui inizia p ro
priam ente la religione nella piena accezione del termine,
e con essa la teologia e la metafisica. Finora, lim m agina
zione religiosa delluom o, ossessionato dalla rap p re se n
tazione fissa di una O nn ip ote n za indeterm inata e in tro
vabile, aveva proceduto naturalmente, cercandola median
te lindagine sperimentale, dapprim a negli oggetti pi vi
cini, nei feticci, poi negli stregoni, pi tardi ancora nei
grandi fenom eni della natura, infine negli astri, ma se m
pre attaccata a qualche oggetto reale e visibile, per quan
to distante. O ra si innalza fino allidea di un Dio-Universo,
unastrazione. Finora tutti i suoi Di son o stati degli E s
seri particolari e limitati, tra molti altri esseri non divini,
non onnipotenti, ma non meno realmente esistenti. O ra
per la prim a volta pone una Divinit universale: lEssere

degli esseri, sostanza creatrice di tutti gli esseri limitati e


particolari, lanima universale, il Grande Tutto. Ecco dun
que il ve ro D io che inizia, e con lui la vera Religione.

93

5. Filosofa - Scienza
O ra dobbiam o esam inare il p roce sso con cui lu om o
arrivato a questo risultato, al fine di ricon osce re , per
m ezzo della sua origine storica, la vera natura della D iv i
nit. E la prima dom anda che dobbiam o affrontare que
sta: il Grande Tutto della religione panteista non forse in
assoluto lo stesso E sse re unico che abbiam o chiam ato
Natura universale?
S e no. S, perch i due sistemi, quello della religione
panteista e il sistem a scientifico o positivista, abbraccia
no il m edesim o U niverso. N o, poich lo abbracciano in
m odo totalmente diverso.
Q ual il m etodo scientifico? E il m etodo realista per ec
cellenza. Va dai particolari aHinsieme, dalla constatazio
ne, dallo studio dei fatti alla loro com prensione, alle idee;
le sue idee son o la fedele esposizione dei rapporti di coo rd in a z io n e , di s u c c e s s io n e e di a zio n e o di m utua
causalit che realmente e sistono tra le cose e i fenom eni
reali; la sua logica, nientaltro che la logica delle cose. Sic
come, nellevoluzione storica dello spirito umano, la scien
za positiva segue sem pre la teologia e la metafisica, lu o
mo arriva alla scienza gi preparato e considerevolm ente
corrotto da una sorta di educazione astratta. Vi traspone
perci molte idee astratte, elaborate sia dalla teologia che
dalla metafisica. Per la prim a son o state oggetti di fede
cieca e per la seconda oggetti di speculazioni trascenden
ti e di giochi di parole pi o m eno ingegnosi, di spiegazio
ni e dim ostrazioni che non spiegano e non dim ostrano
assolutam ente niente, in quanto fuori da ogni sp erim e n
tazione reale e perch la metafisica non ha altra garanzia
per lesistenza stessa degli oggetti sui quali ragiona del
lassicurazione o del m andato im perativo della teologia.
Luom o, un tem po te ologo e metafisico, ma stanco della
teologia e della metafisica a causa della sterilit dei loro
risultati nella teoria e delle conseguenze tanto funeste

nella pratica, tra sp o ne naturalm ente queste idee nella


scienza; ma le traspone, non com e principi certi e che
devono, com e tali, servirgli da punto di partenza, ma com e
questioni che la scienza deve risolvere. E arrivato alla
scienza solo perch lui stesso ha com inciato a metterli in
questione. E ne dubita poich una lunga esperienza di te
ologia e di metafisica, le quali hanno creato queste idee,
gli ha dim ostrato che n luna n laltra offrono una seria
garanzia della realt delle loro creazioni. C i di cui dubi
ta e che rifiuta anzi tutto, non son o tanto le creazioni, le
idee, ma piuttosto i metodi, le strade e i mezzi, con cui la
teologia e la metafisica le hanno create. Rifiuta il sistem a
delle rivelazioni e la credenza nellassurdo perch assur
do (') dei teologi, non vuole pi lasciarsi im po rre niente
dal dispotism o dei preti e dai roghi dellInquisizione. Ri
fiuta la metafisica appunto e soprattutto perch ha ac
cettato senza critica o con una critica illusoria, tro p p o
com piacente e facilona, le creazioni, le idee fondam enta
li della teologia: quelle dellLlniverso, di D io e dellanima
o di uno spirito separato dalla materia. Essa ha costruito
su questi dati i suoi sistem i e, prendendo lassurd o com e
punto di partenza, necessariam ente e sem pre sfociata
nellassurdo. D u n q u e ci che luom o cerca anzi tutto,
abbandonando la teologia e la metafisica, un m etodo
veram ente scientifico, un m etodo che gli dia prim a di tut
to una com pleta certezza della realt delle cose su cui
ragiona.
M a per luom o non esiste altro m ezzo di assicurarsi della
realt certa di una cosa, di un fenom eno o di un fatto, che
averli realm ente incontrati, constatati, conosciuti nella
loro integrit, senza m escolanza di fantasie, supposizioni
e aggiunte dello spirito umano. Lesperienza diventa d u n
que la base della scienza. N o n si tratta dellesperienza di
un solo uomo. N e ssu n uom o, per quanto intelligente, per
quanto curioso, per quanto felicemente dotato sotto tut-1
1 Credo quia absurdum est, Tertulliano. (N o ta di B a k u n in )

95

ti i profili, pu aver visto, riscontrato, sperim entato tutto


personalm ente. Se la scienza di ognuno dovesse limitarsi
alle singole esperienze personali, vi sarebbero tante scien
ze quanti uomini, e ogni scienza m orirebbe con luomo.
La scienza non esisterebbe.
La scienza ha dunque per base lesperienza collettiva non
solo di tutti gli uomini contem poranei, ma anche di tutte
le generazioni passate. M a essa non am m ette nessuna te
stim onianza senza critica. Prim a di accettare la testim o
nianza di un contem poraneo o di un uom o del passato,
per quanto poco ci tenga a non essere ingannato, devo
inform arm i anzi tutto sul carattere e sulla natura com e
pure sullo stato di spirito di q u e stuom o, sul suo metodo.
D e v o assicurarm i prima di tutto se q u e stu om o o sta
to un o n e stuomo, se detestava la menzogna, se cercava
la verit in buona fede, con zelo; se non era un fantasio
so, n un poeta, n un metafisico, n un teologo, n un
giurista, n quello che viene chiam ato un uom o politico e
com e tale interessato alle m enzogne politiche, e se era
considerato tale (2) dalla grande maggioranza dei suoi con
tem poranei. C i sono uomini, per esem pio, m olto intelli
genti, m olto chiari, liberi da ogni pregiudizio e da ogni
preoccupazione fantasiosa, che in una parola possiedono
lo spirito realista, ma tro p p o pigri per darsi la pena di
constatare lesistenza e la natura reale dei fatti, li su p
pongono, li inventano. C o s si fa la statistica in Russia. La
testim onianza di questi uomini, naturalmente, non vale
nulla. Ve ne son o altri, anchessi m olto intelligenti e inol
tre tro p p o onesti per mentire e assicurare cose di cui non
son o sicuri, ma il cui spirito si trova sotto il giogo della
metafisica, della religione o di una preoccupazione ideali
sta qualsiasi. Anche la testim onianza di questi uomini, al
m eno per ci che concerne gli oggetti che toccano da vi
cino la loro monomania, d e vessere rifiutata, poich han-

2 O s s ia n o n un u o m o politico, n un te o lo g o , ecc., m a un o n e sto rice r


ca to re della verit. (N oto d i ]. G.)

no la disgrazia di prendere sem pre lucciole per lanterne.


M a se un uom o unisce a una grande intelligenza realista,
sviluppata e debitamente preparata dalia scienza, il van
taggio di essere nel contem po un ricercatore scru p oloso
e zelante della realt delle cose, la sua testim onianza di
viene preziosa.
E tuttavia non devo mai accettarla senza critica. In cosa
consiste questa critica? Nel confronto delle cose che af
ferma con i risultati della mia esperienza personale. Se la
sua testim onianza si arm onizza con la mia, non ho alcuna
ragione di rifiutarla e la accetto com e una ulteriore co n
ferma di ci che ho con o sciu to io stesso; ma se contra
ria, devo forse rifiutarla senza inform arm i su chi dei due
ha ragione, io o lui? N ie n taffatto. So per esperienza che
la mia conoscenza delle cose pu essere errata. Dunque,
confronto i suoi risultati con i miei, e li sottopongo a nuove
osservazioni e a nuove esperienze. Nel caso sia necessa
rio, mi rifaccio allarbitrato e alle esperienze di un terzo
e di molti altri o sse rva to ri il cui carattere seriam ente
scientifico mi ispira fiducia, e giungo talvolta non senza
grande pena, m odificando sia i miei risultati, sia i suoi, a
un convincim ento comune. M a in che consiste lesperienza
di ognuno? Nella testim onianza dei propri sensi, guidati
dalla propria intelligenza. Per conto mio, non accetto nien
te che non abbia m aterialm ente riscontrato, visto, udito
e al bisogno palpato con le mie dita. Per me il solo m ez
zo di assicurarmi della realt di una cosa. E ho fiducia solo
nella testim onianza di co lo ro che p roce d on o in questo
m odo.
D a tutto ci risulta che la scienza innanzi tutto basata
sulla coordinazione di una m assa di esperienze personali
contem poranee e passate, sottop oste costantem ente a
una severa critica reciproca. N o n si pu im maginare una
base pi dem ocratica di questa. E la base costitutiva e
primaria, e ogni con o sce n za umana che in ultima istanza
non si basi su di essa, deve essere rifiutata com e priva di
ogni certezza e valore scientifico. Tuttavia, la scienza non

pu ferm arsi a questa base, la quale fornisce so lo unin


num erevole quantit di fatti di natura m olto diversa, de
bitamente constatati da innum erevoli osservazioni o espe
rienze personali. La scienza vera comincia solo con la co m
prensione delle cose, dei fenom eni e dei fatti. C o m p re n
dere una cosa, la cui realt stata anzi tutto debitamente
constatata (ci che i teologi e i metafisici dim enticano
sem pre di fare) significa scoprire, con osce re e constata
re, nel m od o em pirico con cui ci si assicurati dapprim a
della sua esistenza reale, tutte le sue propriet, ossia tut
ti i suoi rapporti immediati e indiretti con tutte le altre
cose esistenti, significa determ inare i diversi m odi della
sua azione reale su tutto ci che resta fuori di essa. C a p i
re un fenom eno o un fatto, significa scoprire e constatare
le fasi successive della sua evoluzione reale, significa ri
conoscere la sua legge naturale.
Anche queste constatazioni di propriet e queste sco p e r
te di leggi naturali hanno com e unica fonte, anzi tutto, le
osse rvazio ni e le e sperienze fatte realm ente da tale o
talaltra persona, o anche da molte persone alla volta. M a
per quanto considerevole sia il loro numero, fo sse ro pure
tutti scienziati rinomati, la scienza accetta la loro testi
m onianza solo alla condizione essenziale che, co n te m p o
raneamente allannuncio dei risultati delle loro indagini,
diano anche un resoconto m olto dettagliato ed esatto del
m etodo di cui sii son o serviti, com e pure delle o sse rva
zioni e delle esperienze fatte per arrivarci. C o s che tutti
gli interessati alla scienza possano rinnovarle per conto
proprio, seguendo lo stesso metodo, le stesse o sse rva
zioni e le stesse esperienze. Solo quando i nuovi risultati
son o stati cos controllati e ottenuti da molti osservatori
e sperim entatori nuovi, ve n gon o generalm ente co n sid e
rati com e definitivamente acquisiti dalla scienza. Spesso
capita anche che osservazioni ed esperienze nuove, fatte
secondo un m etodo e un punto di vista diversi, cap ovol
gano o m odifichino profondam ente i primi risultati. Niente
tanto antipatico alla scienza quanto la fede, e la critica

non ha mai detto lultima parola. Solo lei, rappresentante


del grande principio di rivolta nella scienza, la custode
severa e incorruttibile della verit.
C o s successivam ente, con il lavoro di secoli, si instaura
poco a p oco nella scienza un sistem a di verit o di leggi
naturali universalm ente riconosciute. Q u e sto sistema, una
volta stabilito e accom pagnato sem pre dalle sp osto m ol
to dettagliato dei metodi, delle osserVazioni e delle espe
rienze, e dalla storia delle indagini e degli sviluppi con cui
stato stabilito, in m odo da poter sem pre essere so tto
posto a nuovi controlli, a nuove critiche, diventa ormai
una seconda base della scienza. Serve da punto di parten
za per nuove indagini, che necessariam ente lo sviluppano
e lo arricchiscono di nuovi metodi.
Il m ondo, malgrado linfinita diversit degli esseri che lo
com pongono, uno. Lo spirito um ano che, avendolo pre
so per oggetto, si sforza di con o sce rlo e di com p re n d er
lo, uno o identico, m algrado gli innum erevoli esseri
umani diversi, presenti e passati, che lo rappresentano.
Q u esta identit dim ostrata da un fatto incontestabile:
purch un uom o pensi, qualunque sia il su o ambiente, la
sua natura, la sua razza, la posizione sociale e il grado di
sviluppo intellettuale e morale, persino quando divaga e
sragiona, il su o pensiero si evolve sem pre second o le stes
se leggi. Q u e sto , appunto nellim m ensa diversit delle
epoche, dei climi, delle razze, delle nazioni, delle p osi
zioni sociali e delle nature individuali, costituisce la gran
de unit del genere umano. Q uindi anche la scienza, la
quale non altro che la conoscenza e la com pre n sion e
del m ond o da parte dello spirito umano, deve essere una.
E incontestabilm ente una. Ma, im m ensa com e il mondo,
supera le facolt intellettuali di un soJo uom o, fo ssanche
il pi intelligente di tutti. N e ssu n o capace di com p re n
derla nella sua universalit e nei suoi infiniti diversi detta
gli. C hi volesse attenersi alla sola generalizzazione, tra
scurando i dettagli, ricadrebbe nella metafisica e nella te
ologia, perch la generalizzazione scientifica si distingue

appunto dalle generalizzazioni metafsiche e teologiche per


ch si stabilisce, non come queste con lastrazione di tutti i
dettagli, ma al contrario e unicamente con la loro coordina
zione. La grande Unit scientifica concreta: lunit nella
infinita diversit; lUnit teologica e metafisica astratta:
lunit nel vuoto. Per com prendere lUnit scientifica in
tutta la sua realt infinita, bisognerebbe p ote r conoscere
in dettaglio tutti gli esseri i cui reciproci rapporti diretti e
indiretti costituiscono lUniverso. Evidentem ente ci ol
trepassa le facolt di un uom o, di una generazione, del
lumanit intera.
V olend o abbracciare luniversalit della scienza, luom o
si ferma, schiacciato dallinfinitamente grande. M a buttan
dosi sui dettagli della scienza, incontra un altro limite: (in
finitamente piccolo. D altronde pu con o sce re realm en
te solo ci la cui reale esistenza gli testimoniata dai sensi,
e i suoi sensi posson o raggiungere solo una parte infinita
mente piccola dellU n ive rso infinito: il glo b o terrestre, il
sistem a solare, tuttal pi quella parte di firm am ento visi
bile dalla terra. Tutto questo nellinfinit dello spazio c o
stituisce solo Un punto impercettibile.
Il te olo go e il metafisico si avvalgono di qusta ignoranza
forzata e necessariam ente eterna dellu o m o per racco
m andare le loro divagazioni o i loro sogni. M a la scienza
disdegna questa triviale consolazione, detesta queste il
lusioni ridicole e pericolose. Q u a n d o si vede costretta ad
arrestare le sue indagini, non potendo prolungarle, pre
ferisce dire: N o n lo so, piuttosto che presentare come
verit ipotesi im possibili da verificare. La scienza ha fatto
di pi: arrivata a dim ostrare, con una certezza che non
lascia niente a desiderare, lassurdit e la nullit di tutte
le concezioni teologiche e metafisiche; ma non le ha di
strutte per sostituirle con nuove assurdit. Arrivata al suo
limite, dir onestamente: N o n lo so, ma non dedurr
mai nulla da ci che non conosce.
La scienza universale dunque un ideale che luom o non
potr mai realizzare. Sar sem pre costretto ad acconten

tarsi della scienza del su o m ondo, estendendo tuttal pi


q u estultimo fino alle stelle che pu vedere, e tuttavia
sapr ancora pochissim e cose. La scienza reale abbraccia
solo il sistem a solare, soprattutto il n ostro globo e ci
che si produce e accade sul globo. M a anche entro questi
limiti, la scienza ancora tro p p o im m ensa perch possa
essere abbracciata da un so lo u om o o anche da una sola
generazione, tanto pi che, com e ho gi fatto osservare,
i dettagli di questo m ondo si p erdon o nellinfinitamente
piccolo e la sua diversit non ha affatto limiti determinabili.
Lim possibilit di abbracciare d un sol colpo lim m enso
insieme e gli infiniti dettagli del m ondo visibile ha p ro v o
cato la divisione della scienza una e indivisibile, o la scienza
generale, in molte scienze particolari. Separazione natu
rale e necessaria perch corrisp on de n te ai diversi ordini
esistenti realmente in questo m ondo, per i diversi punti
di vista che lo spirito um ano per cos dire costretto a
considerare: Matematica, Meccanica, Astronom ia, Fisica,
Chimica, Geologia, Biologia e Sociologia, com pre so la sto
ria dellevoluzione della specie umana. Q u este son o le
principali divisioni che si son o stabilite, per cos dire da
sole, nella scienza. O gn u n a di queste scienze particolari,
per la sua evoluzione storica, ha foggia te e porta con s
un m etodo di indagine e di constatazione delle cose e dei
fatti, di deduzioni e conclusioni che le sono, se non sem
pre esclusivamente, alm eno peculiarm ente proprie. M a
tutti questi metodi diversi hanno una sola e stessa base
primaria, che si riduce in ultima analisi a una constatazio
ne personale e reale delle cose e dei fatti mediante i se n
si, e tutti, nei limiti delle facolt umane, hanno lo stesso
scopo: ledificazione della scienza universale, la com p re n
sione dellunit, delluniversalit reale dei mondi, la riedi
ficazione scientifica del grande Tutto, dellUniverso.
*

Lo scop o appena enunciato non in flagrante contraddi

zione con levidente im possibilit per luom o di poterlo


realizzare? S, senza dubbio, tuttavia luom o non pu ri
nunciarvi n vi rinuncer mai. Auguste C o m te e i suoi di
scepoli p otranno predicare la m oderazione e la rassegna
zione, lu om o non si m oderer n si rassegner mai. Q u e
sta contraddizione insita nella natura delluom o, sop rat
tutto nella natura del nostro spirito: arm ato del suo for
midabile potere d astrazione, non riconosce n rico n o
scer mai nessun limite alla sua curiosit im periosa, ap
passionata, avida di sapere e com prendere tutto. Basta
dirgli: N o n andare oltre, perch tutta la potenza della
curiosit irritata dallostacolo, tenda a slanciarsi oltre. D a
questo profilo, il D io biblico si m ostrato m olto pi chia
roveggente di A u gu ste [C om te] e dei positivisti suoi di
scepoli; desiderando senza dubbio che luom o m angiasse
il frutto proibito, gli ha p roib ito di m angiarlo. Q u e sta
sm odatezza, qusta disobbedienza, questa rivolta dello
spirito um ano contro ogni limite im posto sia in nom e di
Dio, sia in nom e della scienza, costituiscono il su o onore,
il segreto della sua potenza e della sua libert. C e rc an d o
limpossibile, luom o ha sem pre realizzato e con o sciu to il
possibile, e co lo ro che si so n o saggiamente limitati a ci
che sem brava possibile non so n o mai avanzati di un sol
passo. D altronde, davanti aMim m enso cam m ino p e rco r
so dallo spirito um ano nei circa tremila anni pi o m eno
conosciuti della storia, chi oser dire ci che in tre, cin
que, diecimila altri anni sar possibile o im possibile?
Q uesta tendenza ve rso leternam ente ignoto talmente
irresistibile nelluom o, cos fondam entalm ente ineren
te al n ostro spirito che se gli sbarrate la via scientifica,
egli si aprir, per soddisfarla, una nuova via[: la via] misti
ca. N e abbiam o unulteriore prova nellesem pio dellillu
stre fondatore della Filosofia positiva, A u gu ste C o m te
stesso, che, com e sappiamo, ha term inato la sua grande
carriera filosofica con lelaborazione di un sistem a di p o
litica socialista m olto mistico.So benissim o che i suoi di
scepoli a t t r ib u ir o n o lultima creazione di quello spirito

eminente, che possiam o considerare, d op o o piuttosto


accanto a Hegel, com e il pi grande filosofo del nostro
secolo, allaberrazione incresciosa causata da grandi di
sgra zie e so p ra ttu tto dalla s o rd a e im pla cab ile p e r
secuzione di scienziati patentati e accademici, nemici na
turali di ogni nuova iniziativa e di ogni grande scoperta
scientifica (3). M a accantonando queste cause accidentali,
alle quali, ahim, nem m eno i pi grandi geni p o sso n o sot
trarsi, si pu d im o strare che il sistem a della Filosofia
positiva di A u gu ste C o m te apre la porta al m isticismo.
La Filosofia positiva non si mai dichiarata francamente
atea. So benissim o che lateism o si riscontra in tutto il
suo sistema; che questo sistema, quello della scienza rea
le, basandosi essenzialm ente sullim m anenza delle leggi
naturali, esclude la possibilit dellesistenza di Dio, com e
lesistenza di D io e scludereb be la possibilit di quella
scienza. M a nessuno dei rappresentanti riconosciuti della
Filosofia positiva, a com inciare dal suo fondatore, Auguste
Com te, ha mai voluto affermarlo apertamente. Lo ro stessi
lo sanno op p u re son o incerti su questo punto? Mi sem bra
m olto difficile am m ettere la loro ignoranza su un punto
di im portanza tanto decisiva per la posizione della scien
za nel m ondo; tanto pi che in ogni riga che scrivon o si
sente trapelare la negazione di Dio, lateismo. Penso per
ci che sarebbe pi giusto accusare la loro buona fede o,
per parlare pi educatamente, attribuire il loro silenzio al
loro istinto politico e conservatore. D a un lato, non v o
gliono confondersi con i governi n con lidealism o ip o
crita delle classi govrnnti, che a piena ragione con sid e
rano lateism o e il m aterialism o potenti strum enti di di
struzione rivoluzionaria, m olto pericolosi per lordine at
tuale delle cose. Forse, grazie a questo silenzio prudente

3 Si d ir che gli scie n ziati h an n o v o lu to d im o stra rg li a posteriori q ua nto


p o c o i ra p p re se n ta n ti della scie n za sia n o capaci di governare il m o nd o ,
e che so lo la scienza, n on gli scienziati, su o i preti, chiam ata a gu id a r
lo. (N o ta di B a ku n in )

e a questa posizione equivoca, la Filosofia positiva ha p o


tuto introdursi in Inghilterra, paese dove lipocrisia reli
giosa continua a essere una potenza sociale, e dove a n co
ra oggi lateism o considerato un crim ine di lesa-societ
(4). Sappiam o che in questo paese di libert politica, il
dispotism o sociale im m enso. Nella prima met di q u e
sto secolo, il grande poeta Shelley, lamico di Byron, non
forse stato costretto a em igrare e privato del figlio, solo
a causa del crim ine di ateism o? Ci si pu dunque ancora
stupire che uomini eminenti com e Buckle, Stuart Mill e
H e rb e rt Spencer, abbiano ap profittato con gioia della
possibilit che concedeva loro la Filosofia positiva di ri-

4 N o n si gentlem an che a c o n d iz io n e di an d are in chiesa. La d o m e n i


ca, in Inghilterra, un v e ro g io rn o di ip o c risia pubblica. R isie d e n d o a
L o n d ra, ho p ro v a to un v e ro d isg u sto v e d e n d o tante p e rso n e a sso lu ta m e nte non p re o ccu p a te del B u o n D io , re c arsi so le n n e m e n te in chie sa
co n i lo ro prayer-book in m ano, s fo rz a n d o si di n a sco n d e re una noia p r o
fo n d a so tto unaria di um ilt e di co n triz io n e . A lo ro scusante, b iso g n a
d ire che se non fre q u e n ta sse ro la ch ie sa e o sa ss e ro c o n fe ssa re la lo ro
ind iffe re n za pe r la religione, s a re b b e ro non solam e n te m o lto mal ac
104

cettati nella so c ie t a risto cra tica e b o rg h e se , m a c o rre re b b e ro anche


| rsc h io di e sse re ab ban d o n ati dai lo ro d o m e stici. U n a c a m e rie ra si
e ra co nge d ata da una fam iglia ru ssa di m ia c o n o sce n z a , a Londra, pe r
q u e sta d u p lice ragione: P e rch il sig n o re e la sig n o ra non a n d av an o
mai in chiesa, e la c u o c a non p o rta va la crinolina. S o lo gli o pe rai in g le
si, con gran d isp erazio n e delle classi g o v e rn a tiv e e dei predicatori, o sa n o
rifiutare francam ente, pu b blicam e n te il culto divino. C o n sid e ra n o il c u l
to un istitu zion e a risto cra tica e b o rg h e se , c o n tra ria alle m a n c ip a z io n e
del p ro le taria to . N o n d u b ito ch e alla base de llo ze lo e c c e ssiv o p e r
listru zio n e p o p o la re ch e iniziano a m o st ra re oggi le classi g o v e rn a t i
ve, ci sia la se gre ta sp e ra n z a di c o n tra b b a n d a re , nella m assa del p r o le
tariato, alcune delle m e n z o g n e re lig io se ch e a d d o rm e n ta n o i p o p o li e
a ssic u ra n o la tran q u illit dei lo ro sfru tta to ri. Va n o calcolo! Il p o p o lo
p re n d e r listru zion e , m a lascer la re ligio n e a c o lo ro che ne a v ra n n o
b iso g n o pe r c o n so la rsi della lo ro infallibile disfatta. Il p o p o lo ha la sua
p ro p ria religione: quella del p r o ss im o trio n fo della giustizia, della li
bert, de lleguaglianza e della so lid a rie t u n ive rsali su q u e sta terra, p e r
m e z z o della riv o lu z io n e u n ive rsale e sociale. (N ota di Bakunin)

conciliare la libert delle loro indagini scientifiche con il


canto religioso, dispoticam ente im posto dallopinione in
glese a chiunque tenti di far parte della societ?
I positivisti francesi sopportano, vero, con m olta m eno
rassegnazione e pazienza questo giogo che si so n o im p o
sti, e non son o affatto lusingati nel vedersi com pro m essi
dai loro confratelli positivisti inglesi. C o s non m ancano
di protestare di tanto in tanto, abbastanza energicam en
te, contro lalleanza che q uestultimi p rop on gon o loro di
concludere, in nom e della scienza positiva, con le innocenti
aspirazioni religiose non dogmatiche, ma indeterm inate e
m olto vaghe, com e lo son o di solito oggi tutte le aspira
zioni teoriche delle classi privilegiate, affaticate e logora
te dal tro pp o lungo godim ento dei loro privilegi. I positi
visti francesi p ro te sta n o e n e rg ica m e n te c o n t ro ogni
transazione con lo spirito teologico, [transazione] che re
spingono com e un disonore. M a se considerano un insulto
il sospetto che p ossano transigere con esso, perch c o n
tinuano a p rovocarlo con le loro reticenze? Sarebbe m ol
to facile farla finita con tutti gli equivoci p roclam ando
apertamente ci che so n o in realt: dei materialisti, degli
atei. Finora, non si so n o degnati di farlo, com e se te
m essero di indicare in m odo tro p p o preciso e tro p p o |q5
netto la lo ro vera posizione. H a n n o sem pre p referito
esporre il loro p ensiero con circonlocuzioni m olto pi
scientifiche forse, ma m olto m eno chiare, piuttosto che
con parole semplici. Ebbene, questa chiarezza che li
spaventa e che non voglio n o a ogni costo. E questo per
una duplice ragione.
C erto, nessuno dubiter del coraggio morale, n della
buona fede individuale degli eminenti spiriti che rap p re
sentano oggi il positivism o in Francia. M a il positivism o
non solo una teoria liberam ente professata: anche una
setta politica e sacerdotale. A n ch e leggendo superficial
mente il Corso di Filosofa positiva di Auguste C om te, s o
prattutto la fine del terzo volum e e gli ultimi tre, la cui
lettura Littr (I.) nella sua prefazione raccom anda in par-

ticolare ai lavoratori (s), vi si trover che la principale pre


occupazione politica dellillustre fondatore del positivism o
filosofico era la creazione di un nuovo sacerdozio, non
religioso stavolta, ma scientifico, chiamato orm ai se con
do lui a gove rnare il m ondo. C o m te pretende che lim
m ensa m aggioranza degli uomini incapace di governarsi
da sola. Quasi tutti, sostiene, sono inadatti al lavoro in
tellettuale, non perch son o ignoranti e perch le pre
occupazioni quotidiane hanno im pedito loro di acquisire
labitudine a pensare, ma perch la natura li ha creati cos:
nella gran parte degli individui, la regione p osteriore del
cervello, quella che secondo il sistema Gali (J.) corrisponde
agli istinti pi universali ma anche pi rozzi della vita ani
male, m olto pi sviluppata della regione frontale, che
contiene gli organi propriam ente intellettuali. D a ci ri
sulta, prim o, che la vile multitude non affatto chiam a
ta a go de re della libert, in quanto questa libert sfocerebbe se m pre necessariam ente in una deplorevole anar
chia spirituale e, secondo, essa sente sem pre, fortunata
mente per la societ, il bisogno istintivo di essere com an
data. A ltrettanto fortunatamente, vi se m pre qualcuno
che ha ricevuto dalla natura la m issione di com andare
106 questa m assa e di sottom etterla a una salutare disciplina,
spirituale e tem porale. Un tempo, prima della necessaria
ma d eplorevole rivoluzione che da tre secoli torm enta la
societ umana, questo ufficio di alta guida apparteneva al
sace rd ozio clericale, alla C h ie sa dei preti, per la quale
Auguste C o m te professa una am m irazione la cui franchez
za mi se m bra per lo meno eccessivam ente sfacciata. D o
mani, d o p o questa rivoluzione, sar com pito del sacer
dozio scientifico, dellaccademia degli scienziati, stabilire
una nuova disciplina, un ferreo potere, per il grande bene
dellumanit.

s Prface d un disciple, p. X L I X : Cours de Philosophie positive d A u g u s te


C o m te , 2 a e d izio n e . (N o ta di Bakunin)

Ecco il cre d o politico e sociale che A uguste C om te ha


lasciato ai suoi discepoli. N e risulta per loro la necessit
di prepararsi ad adem piere degnam ente una cos alta m is
sione. C o m e uomini che sanno di essere chiamati presto
o tardi a governare, p ossie do n o listinto di con se rvazio
ne e il rispetto di tutti i governi legittimi. Q u e sto gli rie
sce m olto facile in quanto, a loro m od o fatalisti, conside
rano tutti i governi, anche i peggiori, com e transizioni non
solo necessarie, ma addirittura salutari, allevoluzione sto
rica dellumanit (6). I positivisti, com e si vede, sono u o
mini am m odo, non dei piantagrane. Detestano le rivolu
zioni e i rivoluzionari. N o n voglio n o distruggere niente e,
certi che suoner la loro ora, attendono pazientem ente
che le cose e gli uomini che li contrastano si distruggano
da soli. N e llattesa, fanno una perseverante propaganda a
m ezza voce (7), attiran d o a s le nature pi o m eno
dottrinarie e antirivoluzionarie che incontrano tra la g io
vent studiosa della Scuola politecnica e della Scuola di
medicina, non disdegnando nem m eno di scendere tal
volta negli ateliers di industria per seminarvi lodio delle
opinioni vaghe, metafisiche e rivoluzionarie e la fede, na
turalm ente pi o m eno cieca, nel sistem a politico e s o
ciale preconizzato dalla Filosofia positiva. M a si guarde
ranno bene dal sollevare con tro di loro gli istinti con se r
vatori delle classi governative e di destare nello stesso
tem po le passioni sovversive delle masse con una p ropa
ganda tro p p o franca del loro ateism o e del loro materia
lismo. Lo espongono bene in tutti i loro scritti, ma in m odo
6 C o n s id e r o tu tto ci che si fatto e tu tto ci che si fa nel m o n d o
reale, n aturale e sociale, un p r o d o tt o n e c e ssa rio di cau se naturali. M a
s o n o lungi dal p e n sare che tutto ci che n e c e ssa rio o fatale sia b u o
no. U n co lp o di v e n to sra d ica un a lb e ro . E ra n e ce ssa rio , m a per niente
b u o n o . La politica di B ism a rc k s e m b ra v a d o v e r trio n fa re p e r qualche
te m p o in G e rm a n ia e in E u ro pa . Q u e s t o trio n fo n e ce ssa rio , po ich
il p r o d o tt o fatale di m olte cause reali, m a n on asso lu ta m e n te salu ta
re n p e r lE u ro pa , n p e r la G e rm a n ia. (N o ta di Bakunin)
7 In italiano nel testo. (N.d.T.)

da non essere intesi che da un piccolo num ero di eletti.


Siccom e non son o n un positivista, n un candidato a un
gove rno qualsiasi, ma un dichiarato rivoluzionario socia
lista, non ho bisogno di ferm arm i davanti a simili con sid e
razioni. Perci pianter grane e cercher di m ettere i
puntini sulle loro /'.
*

I positivisti non hanno mai negato direttamente la p ossi


bilit dellesistenza di Dio; non hanno mai affermato con
i materialisti, dei quali respingono la pericolosa e rivolu
zionaria solidariet: Dio non esiste affatto, la sua esistenza
assolutamente impossibile, poich incompatibile, dal pun
to di vista morale, con l immanenza o per parlare ancora pi
chiaramente con l esistenza stessa della giustizia, e dal punto
di vista materiale con l immanenza o l esistenza delle leggi
naturali o di un qualunque ordine nel mondo, incompatibile
con l esistenza stessa del mondo.
Q uesta verit cosi evidente, cos semplice, che credo di
aver sufficientemente sviluppato nel corso di questo scrit
to, costituisce il punto di partenza del materialismo scien
tifico. A llinizio solo una verit negativa. N o n afferma
ancora niente, solo la necessaria negazione, definitiva e
possente, di questo funesto fantasma storico che lim m a
ginazione dei primi uom ini ha creato e che, da quattro o
cinquemila anni, grava sulla scienza, sulla libert, sullum a
nit, sulla vita. Forti di questa negazione irresistibile e ir
refutabile, i materialisti so n o assicurati contro il ritorno
di tutti i fantasmi divini, antichi e nuovi, e nessun filosofo
inglese verr mai a p ro p o rre loro unalleanza con un inco
noscibile religioso (8) qualunque.
I positivisti francesi so n o convinti di questa verit negati
va, s o no? Senza dubbio lo sono, altrettanto energica
mente degli stessi materialisti. Se non lo fossero, avreb
8 E sp re ssio n e di H e rb e rt S p e n c e r (K.). (N ota di Bakunin)

bero d ovuto rinunciare alla possibilit stessa della scien


za, poich sanno meglio di tutti che tra il naturale e il
soprannaturale non vi transazione possibile, e che qu e
sta im m anenza delle forze e delle leggi, su cui fondano
tutto il loro sistema, contiene direttamente in s la nega
zione di Dio. Perch dunque in nessuno dei loro scritti si
trova la franca e sem plice espressione di questa verit,
cos che ognu n o possa sapere perch stare dalla loro? Ah!
Perch so n o conservatori politici e prudenti, filosofi che
si preparano ad assum ere nelle loro mani la guida della
vile e ignorante moltitudine. Ecco com e e sp rim o n o que
sta verit:
D io non si trova nel cam po della scienza. Siccom e Dio,
secondo la definizione dei teologi e dei metafisici, las
soluto e la scienza ha per oggetto solo ci che relativo,
essa non ha niente a che fare con Dio, il quale per essa
pu essere solo un/potes/' inverificabile. Laplace diceva la
stessa cosa con m aggior franchezza: Per concepire il mio
sistema dei mondi, non ho bisogno di questa ipotesi. N o n
aggiungono che am m ettere questa ipotesi porterebbe ne
cessariamente alla negazione, allannullamento della scien
za e del m ondo. No, si accontentano di dire che la scienza
impotente a verificarla e di conseguenza non possono ac
cettarla com e una verit scientifica.
Notate che i teologi - non i metafisici, ma i veri teologi dicono assolutam ente la stessa cosa: Siccom e D io lEs
sere infinito, onnipotente, assoluto, eterno, lo spirito
umano, la scienza dellu om o incapace di elevarsi fino a
lui. N e deriva la necessit di una rivelazione speciale de
terminata dalla grazia divina; e questa verit rivelata, du n
que im penetrabile allanalisi dello spirito profano, diven
ta la base della scienza teologica.
U n ipotesi unipotesi fintanto che non stata verificata.
M a la scienza distingue due specie di ipotesi: quelle la cui
verifica appare possibile, probabile, e quelle la cui verifi
ca sar sem pre im possibile. Lipotesi divina, con tutte le
sue differenti varianti: D io creatore, D io anima del m on

do o ci che si chiama lim manenza divina, causa prim a e


cause finali, essenza intima delle cose, anima immortale,
volont spontanea, ecc. ecc., tutto questo rientra neces
sariam ente in q u e stultima categoria. Tutto questo, aven
do un carattere assoluto, assolutam ente inverificabile
dalla scienza, la quale pu conoscere solo la realt delle
cose la cui esistenza ci resa manifesta dai nostri sensi,
dunque di cose determ inate e finite e, senza pretendere
di approfondirne lessenza intima, deve limitarsi a studiar
ne i rapporti esterni e le leggi.
M a tutto quanto inverificabile dal punto di vista scienti
fico per questo necessariam ente nullo da quello della
realt? Per niente. Ecco la prova: Luniverso non si limita
al nostro sistem a solare, il quale so lo un punto im per
cettibile nello spazio infinito, che sappiamo, che vediam o
attorniato da milioni di altri sistemi solari. M a il n ostro
firm amento, con tutti i suoi milioni di sistemi, a sua volta
solo un punto im percettibile nellinfinit dello spazio, e
m olto probabilmente attorniato da miliardi e miliardi di
miliardi di altri sistemi solari. In una parola, la natura del
n ostro spirito ci costringe a im m aginare lo spazio infinito,
riem pito da uninfinit di mondi sconosciuti. Ecco unipo
tesi che si presenta im periosam ente allo spirito um ano
oggi, e che tuttavia per noi rester eternamente inve
rificabile. O ra immaginiamo, siamo ugualm ente costretti a
pensare che tutta linfinita immensit di mondi eternam en
te sconosciuti governata dalle stesse leggi naturali, che
due pi due fanno quattro com e qui da noi, quando non
si im m ischia la teologia. Ecco unaltra ipotesi che la scien
za non potr mai verificare. Infine, la sem plice legge del
lanalogia ci obbliga per cos dire a pensare che molti di
questi m ondi, se non tutti, siano popolati da esseri o rg a
nizzati e intelligenti, viventi e pensanti conform em ente
alla m edesim a logica reale che si manifesta nella nostra
vita e nel n ostro pensiero. Ecco una terza ipotesi, senza
dubbio m eno incalzante delle altre due, ma che, eccetto
per coloro i quali la teologia ha colm ato di egoism o e di

vanit terrestre, si presenta necessariam ente alla mente


di ognuno. E inverificabile quanto le altre due. I positivisti
soste rran n o che tutte queste ipotesi son o nulle e che i
loro oggetti so n o privi di ogni realt?
A questo, Littr, lattuale em inente capo, universalm ente
riconosciuto, del positivism o in Francia (9), risponde con
parole cos eloquenti e belle che non ho potuto resistere
al piacere di citarle:
A n ch io ho cercato di tracciare sotto il nom e di immen
sit il carattere filosofico di ci che Spencer chiama l/nconoscibile; ci che al di l del sapere positivo, sia mate
rialmente (il fondo dello spazio senza limiti), sia intellet
tualm ente (il concatenam ento delle cause senza term i
ne), inaccessibile allo spirito umano. M a inaccessibile
non vuol dire nullo o non-esistente. Limmensit materiale
quanto intellettuale strettamente legata alle nostre cono
scenze, e mediante questo stretto legame diventa unidea
positiva e del m e d e sim o ordine; voglio dire che, toccan
dola e abbordandola, questa im m ensit appare sotto il suo
duplice carattere, realt e inaccessibilit. E un oceano che
batte la nostra riva, e per il quale non abbiam o n barca,
n vela, ma la cui chiara visione salutare quanto form i
dabile (l0).
Senza dubbio dobbiam o essere contenti di questa bella
spiegazione, perch la intendiam o nel n ostro senso, che
sa r c e rta m e n te anche q u e llo d e llillu stre ca p o del
positivism o. M a il triste che anche i teologi ne saranno
contenti, al punto che, per d im ostrare allillustre accade

9 L itt r n o n e ra affatto il c a p o u n iv e r s a lm e n t e r ic o n o s c iu t o del


p o sitiv ism o : e ra un d isc e p o lo e te ro d o ss o , ch e si era se p a ra to dal m a
e stro. D o p o la m o rte di A u g u ste C o m t e , i su o i se guaci d e s ig n a ro n o a
su cce d e rgli, c o m e d ire tto re del p o sitiv ism o , P ie rre Lafitte, che o c
cu p a v a q u e sta m agistra tu ra spiritu a le nel m o m e n to in cui B aku n in s c r i
veva. (N o ta di Jam es Guillaum e)
10 C ours de Philosophie positive di A u g u s te C o m te , to m o I: Prface d'u n
disciple, pp. X L IV - X L V . (N ota di B a ku n in )

m ico la loro riconoscenza per questa magnifica dichiara


zione in favore del loro principio, saranno capaci di of
frirgli gratis la vela e la barca che per sua stessa am m is
sione gli mancano, e di cui loro son o certi di avere lesclu
sivo possesso, per effettuare unesplorazione reale, un
viaggio di nuove scoperte in questo oceano ignoto, av
vertendolo tuttavia che, quando avr abbandonato i limiti
del m ondo visibile, dovr aver cura di cambiare m etodo,
siccom e il m e tod o scientifico, com e d altronde lui sa
benissim o, non applicabile alle cose eterne e divine.
In effetti, com e potrebbero essere scontenti i teologi della
dichiarazione di Littr? Egli dichiara che limmensit inac
cessibile allo spirito umano; essi non hanno mai afferma
to altro. Inoltre aggiunge che la sua inaccessibilit non ne
esclude affatto la realt. E questo tutto quello che chie
dono. Limmensit, Dio, un Essere reale, inaccessibile
alla scienza: questo non significa affatto che sia inaccessi
bile alla fede. Dal m om ento che nello stesso tem po lim
mensit e un essere reale, ossia lO nnipotenza, pu be
nissim o scovare un modo, se vuole, di farsi conoscere dal
luomo, fuori e in barba alla scienza. Q u e sto m ezzo c o
nosciuto; sem pre stato chiamato, storicam ente, rivela
zione immediata. Voi direte che un m ezzo poco scienti
fico. Senza dubbio, per questo buono. Voi direte che
assurdo; niente di meglio, per questa stessa ragione di
vino:
Credo quia absurdum est.
Mi avete com pletam ente rassicurato [- dir il te ologo -]
affermando, confessando persino dal vostro punto di vi
sta scientifico ci che la mia fede mi ha sem pre fatto in
travedere e presentire: lesistenza reale di Dio. Una v o l
ta certo di questo fatto, non ho pi bisogno della vostra
scienza. D io reale la riduce a niente. Essa ha avuto una
ragione di essere finch lha m isconosciuto, [finch] lo ha
negato. Dal m om ento che ne riconosce lesistenza, essa
deve prostrarsi con noi e annullarsi davanti a lui.
Tuttavia, nella dichiarazione di Littr vi sono alcune p a ro

le che, debitam ente com prese, p otrebbero guastare la


festa ai teologi e ai metafisici: Lim m ensit m ateriale
quanto intellettuale, dice, strettam ente legata alle n o
stre conoscenze, e mediante questo stretto legame diven
ta unidea positiva e del medesimo ordine. Q u e stultime
parole o non significano niente, oppure significano questo:
La regione immensa, infinita, che inizia al di l del nostro
m ondo visibile, per noi inaccessibile, non perch di na
tura diversa o perch sottom essa a leggi contrarie a quel
le che governano il n ostro m ondo naturale e sociale ("),
ma unicam ente perch i fenom eni e le cose che rie m p io
no questi m ondi sconosciuti, che ne costituiscono la real
t, son o fuori dalla portata dei nostri sensi. N o n possia
mo com prend ere cose di cui non possiam o n d eterm i
nare, n constatare la reale esistenza. E questo lunico
carattere di questa inaccessibilit. M a senza poterci for
mare la m inima idea delle form e e delle condizioni di esi
stenza delle cose e degli esse ri che rie m p io n o questi
mondi, sappiam o pertinentem ente che non ci pu essere 1

11 C o n fe ss o che p ro v o se m p re una ce rta ripugnanza a utilizzare le s p re s


sione: Leggi naturali che governano il m ondo. La scie n za n atura le ha
p re so il te rm in e legge dalla scie n za e dalla pratica giu ridich e , che lh a n
no n atura lm e n te p re ce d u ta nella s to ria della so c ie t um ana. Sa p p ia m o
che tutte le le gislazion i prim itive h a n n o avuto allinizio un ca rattere
religio so e divino; la giu risp ru d e n z a , c o m e la politica, figlia della t e o
logia. Le leggi n o n fu ro n o d u n q u e n ie n taltro che co m a n d a m e n ti divini
im posti alla so c ie t um ana, che ave van o la m issio n e di governare. T ra
s p o sto pi tard i nelle scie n z e naturali, q u e sto te rm in e di leggi c o n s e r
v a lungo il su o p rim itivo significato, e con m olta ragione, p o ic h d u
rante tu tto il lu n g o p e rio d o della lo ro infanzia e ad ole sc e n za , le s c ie n
ze naturali, a n c o ra s o tto m e sse alle ispirazio n i della teologia, c o n s id e r a
ro n o la natura so t to m e s sa a una le gislazion e e a un g o v e rn o divini. M a
dal m o m e n to ch e siam o arrivati a n e gare le siste n za del d iv in o legisla
tore, non p o ssia m o pi parlare di una natura g o v e rn a ta n di leggi che
la go v e rn a n o . In natura non e siste alcun go v e rn o , e quelle che c h ia m ia
m o leggi naturali non c o stitu isc o n o altro che differenti m o d i re g o lari di
svilu p p o dei fe n o m e n i e delle co se che si p ro d u c o n o , in m o d o a noi
ignoto, in se n o alla causalit universale. (N ota di B aku n in )

1 14

posto per un animale che si chiama Assoluto; non fosse


per la sem plice ragione che, essendo escluso dal nostro
m ondo visibile, per quanto im percettibile sia il punto o c
cupato da q uestultimo neHim m ensit degli spazi, sareb
be un assoluto limitato, ossia un non-assoluto, a meno
che esista nello stesso m odo che da noi: che sia, com e da
noi, un Essere per niente invisibile e inafferrabile. M a in
questo caso ne percepirem m o un pezzetto dal quale p o s
siam o giudicare il resto. D o p o aver cercato accuratam en
te, d op o averlo attentamente considerato e studiato nel
la sua provenienza storica, siam o giunti alla convinzione
che lA sso lu to un essere assolutam ente nullo, un puro
fantasma creato dallim m aginazione infantile degli uomini
primitivi e colorito dai teologi e dai metafisici; nientaltro
che un m iraggio dello spirito um ano che cercava se stes
so attraverso il suo sviluppo storico. Nulla lA sso lu to
sulla terra, nulla deve esserlo anche nellim m ensit degli
spazi. In una parola lAssoluto, Dio, non esiste, non pu
esistere.
M a quando il fantasma divino scom pare e non pu inter
porsi tra noi e le regioni sconosciute dellimmensit, per
quanto sconosciute siano (e lo resteranno per sempre),
queste regioni non ci offrono pi niente di estraneo; poi
ch, senza conoscere la form a delle cose, degli esseri e
dei fenom eni che si p rod u con o neNimmensit, sappiam o
che p o sso n o essere solo prodotti materiali di cause m a
teriali, e che se vi intelligenza, questa intelligenza, com e
da noi, sar sem pre e ovunque un effetto, mai la causa
prima. Q u e sto lunico significato che si pu dare, a mio
avviso, allafferm azione di Littr che limmensit, per il
su o legam e con il n o stro m o n d o c o n o sciu to , diventa
unidea positiva e del medesimo ordine.
Tuttavia, in questa dichiarazione si trova unespressione
che mi se m bra infelice, e che potrebbe ridare gioia ai te
ologi e ai metafisici: C i che si trova al di l del sapere,
dice, sia materialmente, il fondo dello spazio senza limiti,
sia intellettualmente, il concatenam ento delle cause sen

za termine, inaccessibile. Perch questo concatenam en


to di cause senza term ine se m bre re b be pi intellettuale a
Littr del fondo dello spazio senza limiti? Se tutte le cau
se agenti nei mondi conosciuti e sconosciuti, nelle re gio
ni infinite dello spazio com e sul n ostro globo terrestre,
so n o materiali ( l2), perch Littr sem bra dire e pensare

12 Linte lligen za anim ale che nella su a pi alta e sp re ssio n e si m anifesta


c o m e inte lligen za umana, co m e sp irito , il so lo e sse re intellettuale la
cui e siste n za sia realm e n te constatata, la so la [intelligenza] che c o n o
sciam o ; n on ne esiste altra sulla terra. D o b b ia m o c o n sid e ra rla se nza
d u b b io c o m e una delle cau se d ire tta m e n te agenti nel n o st ro m o ndo ;
ma, c o m e ho gi dim o strato, la su a az io n e non affatto spontanea.
L ungi dalle sse re una causa assoluta, al c o n tra rio , una ca u sa e s se n
z ialm e n te relativa, nel se n so che p rim a di dive n tare a su a vo lta una
ca usa di effetti relativi, stata lei ste ssa leffetto di cause m ateriali che
han n o p ro d o tto lo rg a n ism o u m an o di cui una fu n zione; e anche q u a n
d o agisce co m e cau sa di n u o vi effetti nel m o n d o e ste rn o, co n tin u a a
e s se re p ro d o tta dallazio n e m ateriale di un o rg a n o m ateriale, il ce r
vello. D u n q u e , co m e la vita o rg a n ica di una pianta - vita che, p ro d o tta
da ca u se m ateriali, e se rcita una z io n e n atu ra le e n e c e ssa ria sul su o
a m b ie n te - una causa co m p le ta m e n te m ateriale. La ch ia m iam o intel
lettuale so lo p e r d istin gu e re la sua a z io n e speciale - co n siste n te n e l
le la b o ra zio n e di quelle a strazio n i c h e ch ia m iam o pe n sie ri e nella d e
t e rm in a z io n e cosciente della v o lo n t - dallaz io n e sp e cia le della vita
anim ale, che c o n siste nei fe n o m e n i della sensibilit, d e llirritabilit e
del m o vim e n to v olo n tario , e dallaz io n e speciale della vita vegetale c o n
siste n te nei fe n o m e n i della nu trizio n e . M a tutte qu e ste tre azioni, co m e
la z io n e m eccanica, fisica e ch im ica dei co rp i ino rgan ici, s o n o ugua l
m e n te m ateriali; ciascuna nel c o n t e m p o un effetto m ateriale e una
ca usa m ateriale. N o n vi s o n o altri effetti o altre cause n nel n o stro
m o n d o , n neMim m ensit. S o lo il m ate riale esiste, lo sp iritu a le il suo
p ro d o tto . P u rtro p p o , le p a ro le m ateria, materiale, si s o n o fo rm a te in
une p o c a in cui lo sp iritu a lism o d o m in a v a non so lam e n te nella te o log ia
e nella m etafisica, m a nella scie n za ste ssa. Q u e s t o ha fatto s che con il
te rm in e di m ate ria si in te n d e sse unid e a astratta e co m p le ta m e n te fals di q u a lco sa n o n solam e n te estranea, m a asso lu ta m e n te o p p o s ta allo
sp irito . E a p p u n to q u e sto m o d o a s s u rd o di in te n d e re la m ate ria che,
a n c o ra oggi, p re v a le non so la m e n te tra gli spiritualisti, m a anche in
m olti m aterialisti. Per q u e sto m olti sp iriti co n te m p o ra n e i re sp in g o n o
co n o r r o r e q u e sta verit, ci n o n o sta n te incontestab ile, ch e lo sp irito

che il loro concatenam ento non lo sia? O, pigliando la


questione a rovescio, siccom e lintellettuale non altro

non che uno dei pro do tti, una delle m anifestazioni di ci che c h ia
m iam o m ateria. In effetti, la m ateria pre sa in qu e sta astrazio n e , co m e
e sse re m o rto e passivo, non p o tre b b e p ro d u rre niente del tutto, n e m
m e no il m o n d o vegetale, n o n parliam o del m o n d o anim ale e intellet
tuale. Per noi, la m ateria n on affatto quel substratum in e rte p ro d o tto
dalla stra z io n e um ana: lin sie m e reale di tutto ci che , di tutte le
co se rea lm e n te esistenti, c o m p r e s o le se n sazioni, lo s p irito e la v o lo n
t degli anim ali e degli uom ini. La p a ro la ge n e rica pe r la m ate ria cos
c o n c e p ita sa re b b e lE sse re , lE sse re reale che nello s te s so te m p o il
divenire: o ssia il m o vim e n to u n iv e rsa le se m p re e te rn a m e n te risultante
dalla s o m m a infinita di tutti i m o vim e n ti parziali fino agli in finitam ente
piccoli, lin sie m e totale delle azio n i e rea zion i m utu e e delle tra s fo r
m azion i in cessanti di tutte le c o se che si p ro d u c o n o e che sc o m p a io n o
volta p e r volta, la p ro d u z io n e e la rip ro d u z io n e e te rn a del Tutto pe r
o gni p u n to e di ogni p u n to pe r il Tutto, la causalit m utu a e universale.
A l di l di q u e sta idea insie m e p o sitiv a e astratta, non p o ssia m o c o m
p re n d e re niente, p e rch fu o ri di e ssa non resta nulla da co m p re n d e re .
S icco m e ab b raccia tutto, n on vi nulla di e stern o, ha s o lo un in te rn o
im m e n so , infinito, che nella m isu ra delle n o stre fo rz e d o b b ia m o s fo r
zarci di capire. E dallin izio della scie n za reale noi t ro v ia m o una ve rit
pre ziosa, s c o p e rta dalle sp e rie n z a un ive rsale e co n sta tata dalla rifle s
sione, o ssia dalla g e n e ra liz z a z io n e di q u e stespe rie n za; la v e rit che
tutte le co se e tutti gli e sse ri rea lm e n te esistenti, q u a lu n q u e siano le
lo ro re c ip ro c h e differenze, h a n n o p ro p rie t com uni, p ro p rie t m a te
matiche, m eccaniche, fisiche e chim iche, che co stitu isco n o ap punto tutta
la lo ro e ssenza. Tutte le cose, tutti i co rp i o c c u p a n o anzi tutto uno
spazio; tutti s o n o pesanti, caldi, lum inosi, elettrici, e tutti su b is c o n o
tra sfo rm a zio n i chim iche. N e s s u n e sse re reale e siste al di fu o ri di q u e
ste co n d izio n i, niente p u e siste re se n za le p ro p rie t e sse nziali che
co stitu isc o n o il su o m o vim e n to , la su a azione, le sue in ce ssan ti tra s fo r
m azioni. M a le c o se intellettuali, si dir, le istituzioni religio se, p o liti
che, sociali, i p ro d o tti d e llarte, gli atti della volont, infine le idee, non
e sisto n o b e n issim o fuori da q u e ste co n d izio n i? N ie n t affatto. Tutto q u e
sto reale s o lo nel m o n d o e ste rn o e nei rapp orti degli u o m in i tra di
lo ro ed e siste so lo in c o n d iz io n i ge o grafich e, clim atologich e , e tn o g r a
fiche, e c o n o m ic h e e vid e n te m e n te m ateriali. Tutto un p r o d o tt o c o m
binato di c irc o sta n ze m ateriali e di e v o lu zio n e dei sen tim e n ti, dei b is o
gni, delle asp irazio n i e del p e n sie ro um ani. M a qu e sta e v o lu zio n e , co m e

per noi che la riproduzione ideale, per il n o stro cervello,


dellordine oggettivo e reale, o della successione mate-

ho pi v o lte rip e tu to e d im o stra to , il p ro d o tto del n o st ro cervello,


o ssia di un o rg a n o c o m p le ta m e n te m ateriale del c o r p o um an o . Le idee
pi astratte h a n n o e siste n za reale so lo per gli u o m ini, in lo ro e per
loro. Scritte o stam p ate in un libro, non so n o altro che se gn i m ateriali,
un insie m e di lettere m ateriali e visibili tracciate o stam p ate su alcuni
fogli di carta. D iv e n ta n o idee so lo q u a n d o un u o m o qualsiasi, un e sse re
c o r p o re o , le legge, le c o m p re n d e e le rip ro d u c e nel p r o p r io spirito;
p e rc i lintellettualit e sclu siv a delle idee una g ran d e illusione; s o n o
m ateriali in a ltro m odo, m a ch iaram en te m ateriali, q u a n to gli e sse ri
m ateriali pi gro sso la n i. In una parola, tutto ci ch e ch ia m ia m o m o n d o
spirituale, d iv in o e um ano, si rid u ce allazio n e c o m b in a ta del m o n d o
e ste rn o e del c o r p o u m an o che, di tutte le c o se e siste n ti sulla terra,
p re se n ta lo rg a n iz z a z io n e m ateriale pi co m p lica ta e co m ple ta. M a il
c o r p o u m an o p re se n ta le ste sse p ro p rie t m atem atiche, m e ccaniche e
fisiche, ed s o t to m e s so allazio n e chim ica, c o m e tutti gli altri co rp i
esistenti. In o ltre , ogni c o r p o c o m p o sto : anim ale, v e ge ta le o in o rg a n i
co, p u e sse re s c o m p o st o m ediante analisi ch im ica in un c e rto n u m e ro
di c o rp i e le m e n tari o sem plici, accettati co m e tali s o lo p e rc h non si
a n c o ra arrivati a s c o m p o rli in co rp i pi sem plici. E cco d u n q u e i veri
elem enti co stitu itivi del m o n d o reale, c o m p re s o il m o n d o um ano, in d i
viduale e sociale, intellettuale e divino. N o n qu e lla m ate ria uniform e,
in fo rm e e astratta di cui ci parlano la Filosofia p o sitiv a e la m etafisica
m aterialista; m a linsie m e in d efin ito di elem enti o di c o rp i sem plici,
cia sc u n o dei quali p o ssie d e tutte le p ro p rie t m atem atiche, m e cc a n i
che e fisiche, o g n u n o dei quali si distin gu e p e r le azio n i ch im iche che
gli s o n o peculiari. C o n o s c e r e tutti gli elem enti reali o c o rp i se m p lici le
cui d iv e rse c o m b in a z io n i c o stitu is c o n o tutti i c o rp i c o m p o sti o rganici e
in o rg an ici che rie m p io n o lu n ive rso ; rico stitu ire , con il p e n sie ro e nel
pe n sie ro , con laiuto di tutte le p ro p rie t o a zio n i in e ren ti a ciascuno,
non a m m e tte n d o n e ssu n a te o ria che non sia se v e ra m e n te ve rificata e
co n fe rm a ta d a llo ss e rv a z io n e e dalla sp e rim e n ta z io n e pi rig o ro se ; ri
co stituire, dice vo , o ric o stru ire m en talm e n te tu tto lu n iv e rso con lin
finita d iv e rsit dei suoi svilu p p i a stro n o m ici, ge o lo gic i, b io log ici e s o
ciali: e cco lo s c o p o ideale e su p re m o della scienza, u n o s c o p o che n e s
sun u o m o, n e ssu n a g e n e ra z io n e non re a liz z e ra n n o mai, m a che tutta
via re sta n d o lo g g e tto di u n a ten d e n z a irre sistib ile de llo s p irito um ano,
im p rim e alla scienza, c o n sid e ra ta nella sua pi alta e sp re ssio n e , una
sp e cie di ca rattere religio so, n ie n taffatto m istico, n so p ra nnaturale ,

riale di fenom eni materiali, perch lidea di fondo dello


spazio senza limiti non sarebbe altrettanto intellettuale
del concatenam ento delle cause senza term ine?
Q u e sto ci porta a un altro rifiuto che abitualmente i p osi
tivisti op p o n go n o al tro pp o im paziente bisogno di sapere
sia dei metafisici che dei materialisti. Intendo parlare del
le questioni della causa prima e delle cause finali, com e
pure dellessenza intima delle cose, che son o modi diversi
di porre la stessa questione dellesistenza o non-esistenza di Dio.
I metafisici, si sa, sono se m pre alla ricerca della C ausa
prima, ossia di un D io creatore del mondo. I materialisti
soste n gon o che questa causa non mai esistita. I positivi
sti, sem pre fedeli al loro sistem a di reticenze e di affer
mazioni equivoche, si accontentano di dire che la C ausa
prim a non pu essere oggetto della scienza, che unip o
tesi che la scienza non pu verificare. Chi ha ragione, i
materialisti o i positivisti? Senza dubbio i primi.
C o sa fa la Filosofia positivista rifiutando di pronunciarsi
sulla questione della C ausa prim a? N e nega forse lesi
stenza? N ie n taffatto. La esclude soltanto dal cam po scien
tifico, dichiarandola scientificamente inverificabile: in sem1 18 plice linguaggio umano, ci significa che questa C ausa pri
ma forse esiste, ma che lo spirito um ano incapace di
concepirla. Senza dubbio i metafisici saranno scontenti di
questa dichiarazione, perch a differenza dei teologi, cre
d on o di averla conosciuta tram ite le speculazioni trascen
denti del pensiero puro. M a i teologi saranno m olto c o n
tenti, poich hanno sem pre proclam ato che il pensiero
puro non pu nulla senza laiuto di D io e che, per c o n o
scere la C au sa prima, latto della divina creazione, b iso
gna aver ricevuto la grazia divina.

al co n tra rio , un carattere co m p le ta m e n te realista e razionale, m a che


e se rcita nello ste sso te m p o su c o lo r o che s o n o capaci di p e rce p irla
tutta la zio n e esaltante delle asp ira z io n i infinite. (N ota di Bakunin)

C o s i positivisti aprono la porta ai teologi e p o sso n o re


stare loro amici nella vita pubblica, continuando a fare
dellateism o scientifico nei loro libri. A g isco n o da co n se r
vatori politici e prudenti.
I materialisti son o rivoluzionari. N e gan o Dio, negano la
C ausa prima. N o n si accontentano di negarla, ne d im o
strano lassurdit e limpossibilit.
C o s la C ausa prima? E una causa di una natura assolutamente diversa da quella della innum erevole quantit di
cause reali, relative, materiali, la cui mutua azione costi
tuisce la realt stessa dellU niverso. Essa rom pe, alm eno
nel passato, questo concatenam ento eterno di cause, se n
za inizio e senza termine, di cui Littr stesso parla com e
di una cosa certa. C i d ovre b be costringerlo, mi sembra,
a sostenere anche che la C au sa prima, che ne sarebbe
necessariam ente la negazione, unassurdit. M a non lo
dice. Afferm a molte cose eccellenti, ma non vuole p ro
nunciare queste semplici parole che avrebbero reso im
possibile ogni malinteso: La causa prima non mai esisti
ta, non ha mai potuto esistere. La causa prima una causa
che non ha cause o che causa di se stessa. E lAssoluto
che crea lUniverso, il puro spirito che crea la materia, un
non-senso.
N o n ripeter gli argom enti con i quali credo di aver suffi
cientem ente dim ostrato che la su pp osizion e di un D io
creatore implica la negazione dellordinam ento e della
stessa esistenza dellU niverso. M a per provare che non
calunnio i positivisti, citer le parole stesse di Littr. Ecco
q u an to dice nella sua Prface d un disciple (Cours de
Philosophie positive d Auguste Com te, 2a edizione, tom o I):
Il m ondo costituito dalla materia e dalle forze della
materia: la materia, la cui origine ed essenza ci son o inac
cessibili; le forze, che so n o immanenti alla materia. Al di
l di questi due termini, materia e forza, la scienza positi
va non conosce niente, (p. IX )
Ecco una dichiarazione francam ente materialista, non
vero? Ebbene, vi son o alcune parole che sem brano riapri

re la porta al pi focoso spiritualism o, non scientifico, ma


religioso.
C o sa significano, per esem pio, queste parole: lorigine e
l essenza della materia ci sono inaccessibili? Am m ettete
dunque la possibilit che ci che chiamate materia abbia
potuto avere una origine, ossia un inizio nel tempo, o al
m eno nellidea, com e lo dicono misticam ente i panteisti;
che abbia potuto essere prodotta da qualcosa o da qual
cuno che non fosse la materia? Voi am m ettete la possibi
lit di un D io ?
Per i materialisti, la materia o piuttosto linsieme univer
sale delle cose passate, presenti e future ( l3) non ha affat-

13

I p o s itiv is ti si e rg o n o d u ra m e n te e c o n m o lta ra g io n e c o n t ro le

astra z io n i m etafisiche o c o n tro le entit che c o stitu is c o n o so lo nom i,


non co se . Tuttavia lo ro stessi si s e rv o n o di alcune entit m etafisiche, a
d e trim e n to della po sitivit della lo ro scienza. Per e sem p io , co sa sig n i
fica la pa ro la materia, che ra p p re se n ta q u a lco sa di assolu to , di u n ifo r
m e e di unico, una spe cie di substratum u n ive rsale di tutte le co se d e
term inate, relative e rea lm e n te e siste n ti? C h i ha mai v isto questa m a
teria assoluta, u n ifo rm e e unica? N e s s u n o che io sappia. C i che tutti
hanno v isto e v e d o n o ogni istante della lo ro vita, una quantit di c o r

I^

pi m ateriali, c o m p o sti o sem plici, d iv e rsa m e n te determ inati. C o s a si


inte nde con le parole: c o rp i m ateriali? C o r p i rea lm e n te e sistenti nello
sp a z io che, m algra do tutta la lo ro diversit, p o s sie d o n o in co m u n e tu t
te le p ro p rie t fisiche. Q u e st e p ro p rie t co m u n i c o stitu isc o n o la lo ro
com une natura materiale e a q u e sta natura comune, face n d o astrazio n e
di tutte le c o se nelle quali si m anifesta, si d il n o m e a sso lu to o m etafi
sico di m ateria. M a una natura co m u n e , un ca rattere co m u n e non e si
ste in s, p e r s, al di fuori delle c o se o dei c o rp i distinti e reali ai quali
si tro v a unito. D u n q u e la m ateria assoluta, u n ifo rm e e unica di cui pa r
la L ittr u n astrazio n e , u n entit m etafisica, che e siste so lo nel n o
stro sp irito . C i che esiste realm ente, s o n o i d ive rsi co rpi, c o m p o sti o
se m p lici; e s u p p o n e n d o tutti i c o rp i esiste n ti, o rg a n ici e inorganici,
sc o m p o st i nei lo ro elem enti sem p lici, ci che e siste re b b e in q u e sto
ca so sa re b b e ro q uesti co rp i se m plici, tutti aventi e gu alm e nte tutte le
lo ro p ro p rie t fisiche in gradi dive rsi, e ch im ic a m e n te differenziati nel
se n so che, p e r una legge di affinit che gli pro p ria, o gn u no , c o m b i
nand o si con certi altri, in p ro p o rz io n i determ inate, pu c o m p o rre nuovi
corpi, pi c o m p lic a t i d a n d o lu o g o a fe n o m e n i d iv e rsi p ro p ri a ogni

to origine nel tem po, n in unidea panteista, n in un al


tro qualsiasi genere di Assoluto. Luniverso, ossia linsie
me di tutte queste cose, con tutte le propriet loro ine
renti e che costitu iscon o appunto la loro essenza, che
determ inano le leggi del loro m ovim ento e del loro svilup
po, sono a loro volta gli effetti e le cause di queste infini
te azioni e reazioni parziali, la cui totalit costituisce lazio
ne, la solidariet e la causalit universali. Luniverso, q u e
sta eterna e universale trasform azione, sem pre rip ro d o t
ta da queste infinite trasform azioni parziali che sem pre si
p rod ucono nel suo seno, questo essere assoluto e unico,
non pu avere n inizio n fine. Tutte le cose attualmente
esistenti, com pre so i m ondi conosciuti e ignoti, con tutto
quanto ha potuto svilupparsi nel suo seno, son o prodotti
dellazione mutua e solidale di infinite altre cose, una parte
delle quali, infinitamente num erosa, senza dubbio, non
esistono pi nelle loro form e primitive, essendosi i loro
elementi com binati in cose nuove, ma che, durante tutto
il tem po della loro esistenza, sono state prodotte e c o n
servate nello stesso m od o com e lo son o oggi le cose p re
senti, com e lo saranno dom ani le cose che verranno.
Per non ricadere nellastrazione metafisica, bisogna ren
dersi conto di ci che si intende con cause o forze agenti
e producenti. Bisogna avere bene in chiaro che le cause
non hanno affatto unesistenza ideale, separata, non son o
niente fuori dalle cose reali, non sono altro che quelle cose.
Le cose non ob b ed iscon o a leggi generali, com e amano
dire i positivisti, il cui governam entalism o dottrinario ce r
ca un appoggio naturale in questa falsa espressione. Le
cose, considerate nel loro insieme, non obbediscono alle
leggi, perch fuori di esse non c nessuno, n niente che

co m b in azion e particolare. D i co n seguenza, se p o te ssim o c o n o sc e re tutti


gli elem enti chim ici o c o rp i se m p lici e tutti i m o d i delle lo ro m utu e
co m b in azion i, p o tre m m o d ire di c o n o s c e re la s o sta n z a della m ateria,
o p iu ttosto tutte le c o se m ateriali che co stitu isc o n o lU n iv e rso . (N o ta
di Bakunin)

12 1

possa dettarle o imporle. Fuori di esse, le leggi non esi


stono nem m eno com e astrazione, com e idea, poich tut
te le idee non son o che la constatazione e la spiegazione
di un fatto esistente. Perch vi sia lidea di una legge qual
siasi, o cc o rre che il fatto ( M) sia esistito prima. D altron
de sappiam o che tutte le idee, com prese quelle delle leg
gi naturali, si p rod u con o ed esistono com e idee, su que
sta terra, solo nel cervello umano.
Dunque, se le leggi com e le cause, com e le forze natura
li, non hanno esistenza al di fuori delle cose, devono, per
poco che esistano - e sappiam o per esperienza che esi
stono - esse devono, ribadisco, esistere neMinsiem e del
le cose, costituirne la loro natura; non in ogni cosa presa
isolatamente, ma nel loro insieme universale, abbraccian
do tutte le cose passate, presenti e future. M a abbiamo
[visto] che questo insieme, che chiam iam o U n ive rso o
Causalit universale, non che la Risultante eternam ente
riprodotta da infinite azioni e reazioni esercitate natural
mente da una infinita quantit di cose che nascono, esi
stono e scom p aion o nel su o seno. E lU niverso, essendo
lui stesso una Risultante incessantem ente riprodotta, non
pu essere considerato n un dittatore, n un legislatore.
Lui stesso non niente al di fuori delle cose che vivono e
m uoiono nel suo seno, esiste solo per loro, grazie a loro.
N o n pu im porre loro delle leggi. D a ci risulta che ogni
cosa porta in s la suo legge, ossia il m odo del suo svilup
po, della sua esistenza e della sua azione parziale. La leg
ge, lazione parziale, la forza agente di una cosa che
causa di cose nuove - tre espressioni diverse per espri
mere la stessa idea - tutto questo determ inato da ci
che chiam iam o propriet o essenza prop ria della cosa,
tutto q uesto costituisce propriam ente la natura.
Niente di pi irrazionale, di pi antipositivista, di pi me-1
4

14 A causa di un lapsus, nel m a n o sc ritto scritto la legge invece de


il fatto. (N o ta di James. G uillaum e)

tafisico, che dico, di pi m istico e di pi teologico dellenunciare, per esem pio, frasi com e questa: Lorigine e
le sse n z a della materia ci sono inaccessibili (p. IX), o p
pure: Il fsico, saggiamente convinto ormai ch e lintim it
delle c o se gli p reclu sa (p. X X V ) . Era giusto, o piutto
sto era scusabile, per i fisici specialisti, i quali per disfarsi
di tutte le noie che potevano causare loro le ossessioni in
certi m om enti molto pressanti dei metafisici e dei teolo
gi, risp on d e sse ro con questo rifiuto, e in certo qual m odo
avevano il diritto di farlo, perch le questioni di alta filo
sofia interessavano in realt m olto poco, e im pedivano
loro so lo di adem piere la loro m issione tanto utile, che
consisteva nello studio esclusivo dei fenom eni reali e dei
fatti. M a da parte di un filosofo positivista che si assum e
per m issione quella di fondare su basi indistruttibili tutto
il sistem a della scienza umana e di determ inare una volta
per tutte i limiti invalicabili da parte di un nem ico dichia
rato di tutte le teorie metafisiche, una simile risposta, una
d ic h ia ra z io n e im pro ntata al pi alto g ra d o di sp irito
metafisico, im perdonabile.
N o n voglio parlare della sostanza inaccessibile della ma
teria, perch la materia stessa, presa in questa generaliz
zazione astratta, un fantasma creato dallo spirito uma
no com e tanti altri fantasmi, per esem p io quello dello
spirito universale, il quale non meno reale, m eno razio
nale della materia universale. Se, per materia in generale,
Littr intende la totalit delle cose esistenti, allora gli dir
che la sostanza di questa materia appunto com posta da
tutte le cose e non contiene che queste cose o, se inten
de scom p orle in corpi semplici, conosciuti e sconosciuti,
gli risp on d e r che la sostanza della materia com posta
dallinsiem e totale di questi elementi chimici primitivi in
tutte le loro possibili com binazioni. M a probabilm ente c o
nosciam o solo una minima parte dei corpi sem plici che
costituiscono la materia o linsiem e materiale del nostro
pianeta; anche probabile che molti elementi che consi
deriam o corpi semplici si scom p on gan o in nuovi elementi

ancora sconosciuti. Infine, ignorerem o sem pre infiniti al


tri elementi semplici che, probabilm ente, costituiscono
linsieme materiale di questi infiniti mondi, per noi eter
namente ignoti e che riem piono lim mensit dello spazio.
Ecco il limite naturale davanti al quale si ferm ano le inda
gini della scienza umana. N o n un limite metafisico, n
teologico, ma reale e, com e ho detto, com pletam ente na
turale, che non ha niente di rivoltante n di assurd o per il
n ostro spirito. Possiam o co n o sce re solo quanto ricade
sotto uno dei nostri sensi, ci che possiam o sperim enta
re materialmente, ci di cui possiam o constatare lesisten
za reale. Dateci soltanto la minima cosa caduta da questi
mondi invisibili e, con pazienza e scienza, ricostruirem o
alm eno parzialmente questi mondi com e Cuvier, con laiu
to di poche ossa sparse di animali antidiluviani ritrovate
sotto terra, ha ricostruito lintero loro organism o; com e
con laiuto di geroglifici scoperti sui m onum enti egizi e
assiri, si son o ricostruite lingue che si credevano perse
per sem pre; com e ho visto a Boston e a Stoccolm a due
individui, nati ciechi, sordi e muti, e che non p ossed eva
no altri sensi oltre il tatto, lod orato e il gusto, condotti,
con il prodigio di una pazienza ingegnosa e con il solo
aiuto del prim o di questi sensi, a com prendere quanto
veniva loro com unicato con segni tracciati nel cavo della
mano e a esprim ere per iscritto i loro pensieri su molte
cose che non si p otre b b ero capire senza unintelligenza
gi passabilmente sviluppata. M a com prendere quello che
nessuno dei nostri sensi non pu nem m eno sfiorare e che
per noi nei fatti non esiste com e essere reale, ecco ci
che realmente im possibile e contro cui sarebbe ridico
lo quanto inutile rivoltarsi.
E ancora, si pu sostenere in m odo tanto assoluto che
questi m ondi non esistano in alcun m odo per noi? Senza
parlare della continua o sse ssio n e che lim m ensit dei
mondi sconosciuti esercita sul nostro spirito, azione ri
conosciuta e tanto eloquentem ente espressa dallo stesso
Littr, la quale di certo costituisce un rap p orto reale,

poich lo spirito delluom o in quanto prodotto, manife


stazione o funzione del co rp o umano, lui ste sso un e s
sere reale, possiam o am m ettere che il nostro universo
visibile, quelle migliaia di stelle che brillano nel n ostro fir
mamento, rim angono fuori da ogni solidariet e da ogni
rapporto di mutua azione con lim m enso un iverso infini
to, per noi invisibile? In tal caso, d ovrem m o considerare
il nostro ridotto universo com e portante la sua causa in
s, com e assoluto; ma assoluto e limitato nello stesso tem
po una contraddizione, un non-senso p ersino tropp o
evidente perch possiam o ferm arci un istante. Evidente
mente il nostro un iverso visibile, per quanto im m enso
possa sem brarci, non che un insieme materiale di corpi
m olto ridotto accanto a infiniti altri universi simili. Di
conseguenza, un essere determinato, finito, relativo, e
com e tale necessariam ente in rapporto di azione e di re
azione con tutti gli universi invisibili; che, p ro d o tto di
questa solidariet o di questa causalit infinitamente uni
versale, porta in s, sotto form a di leggi naturali e di p ro
priet che gli son o particolarm ente inerenti, tutta lin
fluenza, il carattere, la natura, tutta lessenza. C os, c o
noscendo la natura del n ostro universo visibile, noi stu
diamo implicitamente, indirettamente, quella delluniver
so infinito. E noi sappiam o che in questa im m ensit in
visibile vi senza dubbio uninfinit di mondi e di cose
che non co n o sce re m o mai, ma nessuno di questi mondi,
nessuna di queste cose pu presentare qualcosa di co n
trario a ci che chiam iam o le leggi del n ostro universo.
Sotto questo profilo, deve esistere in tutta lim m ensit
una similitudine e persino una identit di natura assoluta;
in caso contrario, il n ostro m ondo non potrebbe esiste
re. Pu esistere solo in continua conform it con lim m en
sit com prendente tutti gli universi sconosciuti.
Ma, si dir, non conosciam o affatto n p otre m o mai c o
noscere il nostro universo visibile. In effetti, m olto p ro
babile che la scienza umana non arriver mai a una c o n o
scenza appena soddisfacente dei fenomeni che accadono

su una delle innum erevoli stelle, la pi vicina delle quali


circa duecentosettantacinquem ila volte pi distante dalla
terra del n ostro sole. Tutto ci che losse rvazio ne scien
tifica ha potuto constatare finora, che tutte le stelle sono
altrettanti soli di sistemi planetari diversi e che questi soli,
c o m p re so il nostro, esercitano tra loro unazione mutua,
la cui determinazione appena precisa rester probabilm en
te per m olto tem po ancora, se non per sem pre, al di fu o
ri del potere scientifico delluom o. Ecco quanto ha detto
A u gu ste C o m te a questo proposito:
Gli spiriti filosofici ai quali lo studio approfondito del
lastronom ia estraneo, e gli stessi astronom i, non han
no sufficientem ente distin to finora, neMinsiem e delle
nostre ricerche celesti, il punto di vista che p osso chia
mare solare, da quello che merita veram ente il nome di
universale. Tuttavia questa distinzione mi sem bra indispen
sabile, per separare nettamente la parte della scienza che
com p orta una totale perfezione, da quella che per sua
natura, senza essere senza dubbio puramente congetturale,
sem bra ci nonostante d ove r sem pre restare quasi infan
tile, alm eno in confronto alla prima. La considerazione
del sistem a solare di cui facciamo parte evidentem ente ci
offre un soggetto di studio ben circoscritto, suscettibile
di una com pleta esplorazione, e che d ovre b be condurci
alle con o sce n ze pi soddisfacenti. Al contrario, il pensie
ro di ci che chiam iam o luniverso di per s necessaria
mente indefinito, di m odo che, per quanto estese si v o
gliano su p p o rre neNavvenire le nostre reali conoscenze
in questo genere, non potrem o mai elevarci alla vera co n
cezione deNinsieme degli astri ( ls). La differenza estre- 1
5

15 E cco u n a lim itazion e co n tro la quale im p o ssib ile p ro te sta re , p o i


ch n o n affatto arbitraria, assoluta, e non im plica p e r lo sp irito il
d iv ie to di p e n e tra re in q u e ste re g io n i im m e n se e sc o n o sc iu te . E ssa
de riva dalla natura illim itata dello gge tto ste sso , e co n tie n e q u e sto s e m
plice a v v e rtim e n to : p e r q u a n to lo n tan o p o ssa sp in g e rsi lo spirito, non

marciente lampante oggi, poich accanto allalta perfezio


ne acquisita negli ultimi due secoli dallastronom ia sola
re, non possediam o ancora, nellastronom ia siderale, il
prim o e pi sem plice elem ento di tutta la ricerca positi
va, la determ inazione degli intervalli stellari. Senza d u b
bio abbiam o il diritto di presum ere che queste distanze
non tarderanno a essere valutate, alm eno entro certi li
miti, per num erose stelle, e che in seguito con o sce re m o
per questi astri, diversi elementi im portanti che la teoria
pronta a dedurre da questo prim o dato fondamentale,
quali la loro massa, ecc. M a lim portante distinzione sta
bilita sop ra non affatto incrinata. Q u a n d anche si giun
gesse un giorno a studiare com pletam ente i movim enti
relativi ad alcune stelle multiple, questa nozione, d altron
de molto preziosa soprattutto se riguardasse il gruppo di
cui probabilm ente fa parte il n ostro sole, non ci lascerebbe m eno lontani da una vera conoscenza delluniverso,
che inevitabilmente ci sfuggir sempre.
In ogni classe delle nostre ricerche, e sotto tutti i princi
pali aspetti, esiste unarm onia costante e necessaria tra
lestensione dei nostri veri bisogni intellettuali e la p orta
ta effettiva, attuale o futura, delle nostre conoscenze re
ali ( l6). Q u esta armonia, che avr cura di segnalare in tut
ti i fenomeni, non affatto com e i filosofi volgari son o
tentati di credere, il risultato e lindizio di una causa fina
le ( l7). Essa deriva sem plicem ente da questa necessit

p o tr mai e sa u rire q u e sto o gge tto , n g iu n g e re al te rm in e o alla fine


deM im m ensit, per la se m p lic e ra gio n e che q u e sto te rm in e o q u e sta
fine non e sisto n o . (N ota di Bakunin)
16 M a sic c o m e le ste n sio n e dei b iso gn i intellettuali d e lluo m o, in te so
n o n c o m e in d ivid u o iso lato e n e m m e n o c o m e g e n e ra z io n e presente,
m a co m e um anit passata, p re se n te e futura, se n za limiti, lo anche
la p o rta ta effettiva delle c o n o s c e n z e um ane, in un av v e n ire indefinito.
(N o ta di B aku n in )
17 E cco uno di quegli schiaffi al B u o n D io di cui il libro di A u g u ste C o m t e
pieno. (N o ta di B aku nin)

evidente: abbiam o soltanto bisogno di con o sce re ci che


pu agire su di noi in maniera pi o meno diretta ( l8); e da
un altro lato, siccom e una simile influenza esiste, diventa
per noi prima o d op o un m ezzo certo di con o sce n za ( l9).
Q uesta relazione si verifica in m odo rim archevole nel pre
sente caso. Lo studio pi perfetto possibile delle leggi del
sistem a solare di cui facciamo parte per noi di interesse
capitale, e siam o giunti a dargli una precisione a m m ire vo
le. Al contrario, se la nozione esatta delluniverso ci ne
cessariam ente proibita, evidentem ente non costituisce
affatto, eccetto per la nostra insaziabile curiosit, una vera
im portanza (20). Lapplicazione quotidiana deMastronom ia
m ostra che i fenom eni interni di ogni sistem a solare, gli
unici che p o sso n o colpire i suoi abitanti, so n o essenzial
mente indipendenti dai fenom eni pi generali relativi al
lazione mutua dei soii, pi o meno come i fenomeni mete-

18 C i sign ifica che a b b ia m o b is o g n o di sap e re tutto, li n u m e ro di cose


che a g isc o n o su di m e im m e d ia tam e n te se m p re m o lto p icco lo . M a
queste cose , che in ra p p o rto a m e s o n o cause im m e d ia tam e n te agenti,
e sisto n o e di c o n se g u e n z a a g isc o n o su di m e s o lo p e rch si tro v a n o
esse ste sse s o tto m e s se allazio n e im m ediata di altre c o se che a g isc o n o
dire ttam e n te su di e sse e, ind irettam ente, per tram ite lo ro su di me.
H o b iso g n o di c o n o s c e re le c o se che e se rcitan o su di m e un azio ne
im m ediata: m a p e r c o m p re n d e rle , mi o c c o rre c o n o s c e re quelle che
ag isc o n o su di esse, e cos di se gu ito allinfinito. N e risu lta che devo
sape re tutto. (N ota di B aku nin)
19 D a q u e sto c o n c lu d o lo gic a m e n te che n e ssu n m o n d o , p e r q u a n to lo n
tano e invisibile, ch iu so in m o d o a sso lu to alla c o n o s c e n z a d e lluom o.
(N ota di B aku n in )
20 P ro b a b ilm e n te A u g u s te C o m t e v u o l dire che n on ci offre im p o rta n za
im m e dia tam e n te pratica e che non pu influire che m o lto in d ire tta
m ente e m o lto d e b o lm e n te suM o rd in a m e n to della n o st ra e siste n za
m ateriale su q u e sta terra; p e rc h q u e sta cu rio sit in saziab ile d e llintelligenza um an a una fo rz a m o rale co n la quale lu o m o si distingue
fo rse pi che con altra co sa dal re sto del m o n d o anim ale, e la cui s o d
disfazio n e di co n se g u e n z a m o lto im p o rta n te per il trio n fo della sua
um anit. (N o ta di Bakunin)

orologici nei confronti dei fenomeni planetari (2I). Le tavole


degli avvenimenti celesti, redatte molto tem po fa, pur non
considerando nelluniverso nessun m ondo oltre il nostro,
si accord an o finora rigorosam en te con le osservazioni
dirette, nonostante le m inuziose precisazioni che vi ap
portiam o oggi. D altronde, questa indipendenza cos ma
nifesta si trova pienamente spiegata daMim m ensa s p ro
p orzione che sappiam o certam ente esistere tra le reci
proche distanze dei soli e i piccoli intervalli tra i nostri
pianeti (22). Se, m olto verosim ilm ente, i pianeti provvisti
di atm osfera com e M ercurio, Venere, Giove, ecc. sono
effettivamente abitati, noi possiam o considerare gli abi
tanti una sorta di nostri concittadini, poich da questa spe
cie di patria com une deve risultare necessariam ente una
certa com unit di pensieri e persino di interessi (23), m en
tre gli abitanti degli altri sistemi solari d evon o esserci in
teramente estranei (24). D unque occorre separare pi pro-

21 A llo r a q u e sta in d ip e n d e n za lontana da lle sse re assoluta; p e rch ba


sta che il n o st ro pianeta cam bi un p o di p o siz io n e p e r ra p p o rto al n o
stro sole, p e rch tutti i fe n o m e n i m e te o ro lo g ic i della te rra siano co n sid e re v o lm e n te m odificati. C i ac cad re b b e ce rta m e n te anche p e r il n o
stro siste m a planetario, se il n o st ro so le a ssu m e sse una n u o va p o s iz io
ne nei c o n fro n ti degli altri soli. (N ota di Bakunin)
22 M a sic c o m e q u e sta s p r o p o rz io n e non assoluta, m a so la m e n te rela
tiva, ne risu lta anche che lin d ip e n d e n z a del n o s t ro siste m a solare in
ra p p o rto agli altri soli altrettanto relativa. O ssia , se noi p re n d ia m o
co m e m isu ra del te m p o la vita di una ge n e ra z io n e , o an ch e alcuni s e
coli, leffetto sensibile della d ip e n d e n z a ce rta nella quale il n o stro si
ste m a so la re si tro v a p e r ra p p o rto allu n iv e rso sem brerebbe assolutam ente nullo. (N ota di Bakunin)
23 La c o m u n it di p e nsieri im plica se m p re quella di in teressi. (N ota di
Bakunin)
24 S e m p re in se n so relativo: pi stranieri, m a n o n totalm ente. C o n fe s
sia m o che gli uni co m e gli altri, se e sisto n o , ci s o n o pi o m e n o ugual
m ente stran ie ri, p o ic h non sapp iam o, e p ro b a b ilm e n te non p o tre m o
mai e s se re sicuri con certezza, se e sisto n o . (N o ta di Bakunin)

129

fondam ente di quanto siam o abituati a fare il punto di vi


sta solare e da quello universale, lidea del m ondo (com
prendente esclusivamente il primo) e quella delluniverso:
il prim o il pi alto che possiam o realmente raggiungere,
ed anche il solo che ci interessa veram ente. Cos, senza
rinunciare interamente alla speranza di ottenere qualche
conoscenza siderale, dobbiamo considerare l astronomia
positiva [come] consistente essenzialmente nello studio ge
ometrico e meccanico del piccolo numero di corpi celesti che
compongono il mondo di cui facciamo parte (25).
M a se la scienza positiva, ossia la scienza seria e la sola
degna di questo nome, basata sullosservazione dei fatti
reali e non suMim m aginazione di fatti illusori, deve rinun
ciare alla conoscenza reale o in qualche m odo soddisfa
cente delluniverso dal punto di vista astronom ico, a mag
gio r ragione deve rinunciarvi dai profili fisici, chimici e
organici: La nostra arte di osservare, dice pi avanti
A u gu ste Com te, si com pone in generale, di tre p roced i
menti diversi: I o losservoz/one propriam ente detta, ossia
lesam e diretto del fenom eno cos com e si presenta na
turalmente; 2 lesper/enzo, ossia la contem plazione del
fenom eno pi o m eno m odificato da circostanze artificia
t o li, che noi istituiamo espressam ente in vista di una pi per
fetta esplorazione; 3 il confronto, ossia la considerazione
graduale della sequenza di casi analoghi, in cui i fenomeni
si sem plificano sem pre di pi. La scienza dei corpi o rg a
nizzati, che studia i fenom eni di pi difficile accesso,
anche la sola che perm ette veram ente lunione dei tre
procedimenti. Al contrario, lastronom ia necessariam en
te limitata al primo. Lesperienza evidentem ente im po s
sibile: quanto al confronto, ci sarebbe solo se potessim o
osse rvare direttamente pi sistemi solari, il che non pu
accadere. Resta perci la sem plice osservazione, ridotta

2S C ours de Philosophie positive, di A u g u s te C o m te ; 2* ed., to m o II, pp.


10-12 [recte: 13]. (N ota di B aku nin)

ai minimi term ini poich pu concernere uno solo dei


nostri sensi (la vista). M isu rare degli angoli e calcolare il
tem po trascorso, son o i soli mezzi con cui la nostra intel
ligenza pu p rocedere alla scoperta delle leggi che re g
go no i fenomeni celesti. (Tomo II, pp. 13-14)
Evidentem ente ci sar per sem pre im possibile, non solo
fare delle esperienze sui fenom eni fisici, chimici, ge olo gi
ci e organici che si p ro d u co n o sui diversi pianeti del n o
stro sistem a solare, per non parlare di quelli di altri siste
mi, e confrontare i loro rispettivi sviluppi, ma anche o s
servarli e constatarne la reale esistenza. Q u e sto significa
che dobbiam o rinunciare ad acquisire una conoscenza che
si avvicini appena a quella che possiam o e d obbiam o rag
giungere con i fenom eni del nostro globo terrestre. Linac
cessibilit dellU n ive rso per noi non affatto assoluta, ma
la sua accessibilit in confronto a quella del nostro siste
ma solare, e ancora di pf quella del n ostro glo bo te rre
stre, talmente ridotta che assom iglia a una inaccessibili
t quasi assoluta.
In pratica, sem bra che non ci guadagniam o m olto al fatto
che non sia assoluta. M a dal punto di vista teorico, il gua
dagno im menso. E se im m enso per la teoria, di c o n se
guenza lo anche per la pratica sociale dellumanit, p oi
ch ogni teoria si traduce prima o d opo in istituzioni e in
fatti umani. Q ual dunque linteresse e il vantaggio te o
rico della non-inaccessibilit assoluta dellU n ive rso ?
E che il Buon Dio, l Assoluto, scacciato dallUniverso quanto
lo dal nostro globo terrestre.
M a anche se lU n ive rso ci cos p oco accessibile, lo fosse
pure in m isura infinitamente piccola, deve avere una na
tura simile a quella del n ostro m ondo conosciuto. La sua
inaccessibilit non affatto causata da una natura diver
sa, ma dallestrem a distanza materiale dei mondi, la quale
rende im possibile losse rvazio ne dei loro fenomeni. M a
terialmente distanti dal n ostro globo terrestre, so n o tut
tavia altrettanto esclusivam ente materiali quanto questo.
Materiali e m aterialmente limitati dal n ostro sistem a s o

lare, questi infiniti mondi sconosciuti si trovano necessa


riamente tra loro e con esso in incessanti rapporti di azioni
e reazioni mutue. Nascono, esistono, p eriscon o o si tra
sform ano a loro volta in seno alla Causalit infinitamente
universale, com e nato, esiste e certam ente perir, pri
ma o poi, il nostro m ondo solare, e le leggi fondamentali
di questa genesi o di questa trasfo rm azio ne materiale
d evon o essere le stesse, modificate senza dubbio dalle
infinite circostanze che differenziano probabilm ente levo
luzione di ogni m ondo preso a s stante. M a la natura di
queste leggi e della loro evoluzione deve essere la stessa,
a causa di queste azioni e reazioni incessanti che eserci
tano tra loro neHeternit. D i m odo che, senza aver b iso
gno di superare gli spazi insorm ontabili, noi possiam o stu
diare le leggi universali dei m ondi nel n ostro sistem a s o
lare che, essendone il prodotto, deve portarle tutte in
s, e ancora pi vicino sul n ostro stesso pianeta, il globo
terrestre, che il prodotto im mediato del n ostro sistema
solare. Dunque, studiando e conoscend o le leggi della ter
ra, possiam o nello stesso tem po avere la certezza di stu
diare e con osce re le leggi deMUniverso.
Q u i possiam o andare diritto ai dettagli: osservarli, speri
mentarli e confrontarli. Per quanto sia piccolo in confronto
allU niverso, il n ostro globo ancora un m on d o infinito.
D a questo profilo, si pu dire che il n ostro m ondo, nel
senso pi limitato del termine, la nostra terra, ugual
mente inaccessibile, ossia inesauribile. La scienza non ar
river mai allultimo termine, n dir lultima parola. Per
questo dob biam o disperarci? A l contrario, se il com pito
limitato, lo spirito delluom o raffredder ben presto. Una
volta per tutte, checch si dica e si faccia, lu om o non si
sente mai tanto felice che quando pu infrangere e supe
rare un limite. E per sua grande fortuna, la scienza della
natura tale che pi lo spirito supera i limiti, pi ne pone
di nuovi che provocano la sua insaziabile curiosit.
Vi un limite che lo spirito scientifico non potr assolu
tamente mai superare: p rop rio ci che Littr chiama no-

tura intima o essere intimo delle cose, ci che i metafisici


della scuola di Kant chiam ano la cosa in s (das Ding an
sich). Q u e sta espressione, ho detto, falsa e pericolosa,
poich pur avendo lapparenza di escludere lassoluto dal
cam po della scienza, lo ricostituisce e lo conferm a com e
un essere reale. Infatti, quando affermo che vi in tutte
le cose esistenti, le pi com uni, le pi conosciute, me
com preso, un fondo intimo, inaccessibile, eternam ente
ignoto (che, com e tale, resta necessariam ente al di fuori
e assolutam ente indipendente dalla loro esistenza feno
m enica e dai molteplici rapporti di cause e effetti relativi
che determ inano e concatenano tutte le cose esistenti,
stabilendo tra di loro una specie di unit incessantem en
te riprodotta), affermo che tutto questo m on d o fenom e
nico, il m ondo apparente, sensibile, conosciuto, non che
una specie di involucro esterno, una scorza dentro cui si
nasconde com e un nocciolo lessere non determ inato da
rapporti esterni, lessere non relativo, non dipendente,
lA ssolu to. Probabilm ente a causa del suo profondo di
sp re zzo per la metafisica, lo stesso Littr rim asto alla
metafisica di Kant, il quale, com e sappiamo, si perde in
quelle antinom ie o contraddizioni che pretende inconci
liabili e insolubili: del finito e dellinfinito, deMinterno e
dellesterno, del relativo e dellassoluto, ecc. E chiaro che
studiando il m ondo con lidea fissa dellinsolubilit di que
ste categorie che da un lato sem brano assolutam ente o p
poste e dallaltro cos strettamente, cos assolutam ente
concatenate da non poterne pensare una senza pensare
im m ediatam ente allaltra, chiaro, ripeto, che avvicinan
do il m ondo esistente con questo pregiudizio metafisico
in mente, si sar sem pre incapaci di com prendere qual
cosa della natura delle cose. Se i positivisti francesi aves
se ro voluto prendere con o sce n za della preziosa crtica
che Hegel nella sua Logica, certam ente uno dei libri pi
profondi scritti nel n ostro secolo, ha fatto di tutte queste
antinom ie kantiane, si sare b be ro rassicurati sulla pretesa
im possibilit di riconoscere la natura intima delle cose.

A v re b b e ro co m p re so che nessuna cosa pu racchiudere


realmente al suo interno [uno natura] che non si manifesti
allesterno (L.); o com e ha detto Goethe, risp on d e n d o a
non so pi quale poeta tedesco il quale pretendeva che
nessun spirito creato potesse penetrare fin dentro lin
terno della Natura (Ins Innere der Natur dringt kein erschaffner Geist):
Son o ve n tanni che sento ripetere questa cosa,
E che le im preco contro, ma in segreto.
La natura non ha n nocciolo, n scorza;
E tutto questo insieme.
Schon zw anzig Jahre h r ich s w iederholen,
U nd fluche drauf, aber verstohlen.
Natur hat weder Kern noch Schale;
Alles ist sie auf einem Male. (M.)
Chiedo scusa al lettore per questa lunga dissertazione sulla
natura delle cose. M a si tratta di un interesse suprem o,
quello dellesclusione reale e completa, della distruzione
definitiva dellassoluto che stavolta non si accontenta pi
solam ente di passeggiare com e un fantasma lam entoso ai
confini del n ostro m ondo visibile, nellinfinita im m ensit
d ello sp azio , ma, in c o ra g g ia to dalla m e ta fisica tutta
kantiana dei positivisti, vuole introdursi sornionam ente
in fondo a tutte le cose conosciute, a noi stessi, e innalza
re il suo vessillo dentro il n ostro m ondo terrestre.
Lintimit delle cose, d icono i positivisti, ci inaccessibi
le. C o sa intendono con queste parole: lintimit delle cose?
Per chiarire questo punto, citer lintera frase di Littr:
Il fsico, saggiamente convinto ormai che lintimit delle cose
gli preclusa, non si lascia distrarre da chi gli chiede perch
i corpi sono caldi e pesanti; lo cercherebbe invano e non lo
cerca pi. Allo stesso modo, in campo biologico, non vi
modo di chiedere perch la sostanza vivente si costituisce in
forme in cui gli apparati si sono, con maggiore o minore pre
cisione, adattati allo scopo, alla funzione. Adattarsi una

delle propriet immanenti di questa sostanza, com e nu


trirsi, contrarsi, sentire, pensare. Questo sguardo, esteso
fino alle perturbazioni, li abbraccia senza difficolt; e lo spi
rito, cessando di essere tenuto a ricercare l impossibile con
ciliazione delle fatalit con le finalit, non trova pi niente
che sia inintelligibile, ossia contraddittorio, con ci che
separato dal mondo. ([C o u rs de P h ilo so p h ie positive.
Prface d un disciple, op. c/t.,] pp. X X V - X X V I )
Ecco senza dubbio un m odo molto c o m o d o di filosofare
e un m odo sicuro di evitare tutte le possibili contraddi
zioni. Vi chiedono, in rapporto a un fenom eno: Perch
cos? E voi rispondete: Perch cos. D o p o non vi resta
che una sola cosa da fare: constatare la realt del fe no
m eno e il su o ordine di coesistenza o di successione con
altri fenom eni pi o m eno legati a lui; assicurarsi con lo s
servazione e con lesperienza che questa coesistenza e
questa successione si riproducano nelle stesse circostan
ze ovunq ue e sem pre e, una volta acquisita questa c o n
vinzione, convertirle in una legge generale. C o n ce p isco
che specialisti scientifici possano, debbano fare cos; poi
ch se agissero in altro m odo intercalerebbero le loro idee
nellord in e dei fatti, la filosofia positiva corre re b b e forte
mente il rischio di aver alla base dei suoi ragionam enti
fantasie pi o meno ingegnose, non fatti. M a non con ce
pisco che un filosofo d eside roso di com p re n d ere lordine
dei fatti possa accontentarsi di cos poco. C om prendere
difficile, lo so, ma indispensabile se si vuole fare della filo
sofia seria.
A chi mi dom andasse: Quali son o le origini e la sostanza
della materia in generale o piuttosto deNinsiem e delle
cose materiali, deHUniverso, non mi accontenterei di ri
sp ondere dottoralm ente e in m odo tanto equivoco da far
mi sospettare di teologism o: Lorigine e l essenza della
materia ci sono inaccessibili. Gli chiederei prim a di quale
materia intende parlare? Unicam ente dellinsiem e dei c o r
pi materiali, com posti o semplici, che costituiscono il n o
stro glo b o e nella sua massima estensione il nostro siste

135

ma solare, oppure di tutti i corpi conosciuti e sconosciuti


il cui insieme infinito e indefinito form a lU niverso?
Se si riferisce al primo, gli risponderei che la materia del
n ostro globo terrestre ha certam ente unorigine, poich
vi fu unepoca, talmente distante che n lui n io possia
mo farcene unidea, ma unepoca determinata, in cui il
n ostro pianeta non esisteva. E sso nato nel tem po e o c
corre cercare lorigine della materia planetaria nella m a
teria del nostro sistem a solare. M a lo stesso sistem a sola
re, non essendo un m ond o assoluto, n infinito, ma m ol
to ridotto, circoscritto, e di conseguenza esistente solo
per i suoi rapporti incessanti e reali di azioni e reazioni
m utue con infiniti m ondi simili, non pu essere un m on
do eterno. Certam ente, condividendo la sorte di tutto
quanto gode di unesistenza determ inata e reale, un g io r
no, non so fra quanti milioni di milioni di secoli dovr
scom parire e com e il n ostro pianeta, senza dubbio molto
prima, deve avere avuto un inizio nel tempo. N e risulta
che o ccorre cercare lorigine della materia solare nella
materia universale.
O ra, se mi chiede qual stata lorigine della materia uni
versale, di questo insiem e infinito di m ondi che chiamia
mo lU n ive rso infinito, gli risp on d e r che la sua dom anda
contiene un non-senso; che mi suggerisce per cos dire
lassurda risposta che vorre b b e udire da me. La dom anda
si traduce in questa: C i fu un tem po in cui la materia uni
versale, lU niverso infinito, lEssere assoluto e unico, non
esisteva? In cui cera solo lidea e necessariam ente lidea
divina, Dio, il quale, per un capriccio singolare, dopo e s
sere stato per uneternit, infinita nel passato, un D io fan
nullone o impotente, un D io incom piuto, im magin im
provvisam ente e sent a un certo m om ento, a una deter
minata epoca nel tempo, la potenza e la volont di creare
lU n ive rso ? D o p o essere stato per uneternit un D io non
creatore, divenne, per non si sa quale m iracolo di evolu
zione interiore, un D io creatore?
Tutto questo certam ente contenuto nella dom anda sul-

lorigine della materia universale. Am m ettendo anche, per


un istante, lassurdit di un D io creatore, arriverem m o
per forza a ricon osce re leternit dellLlniverso. Perch
D io D io solo se lo si suppone lassoluta perfezione; ma
lassoluta perfezione esclude ogni idea, ogni possibilit di
evoluzione. D io D io solo perch la sua natura im m u
tabile. C i che oggi, lo stato ieri e lo sar sem pre.
O ggi un D io creatore e onnipotente, dunque lo stato
in tutte le eternit; dunque non in unepoca d eterm ina
ta, ma in tutte le eternit, che ha creato i mondi, lU n i
verso. D un q u e lUniverso eterno. M a essendo eterno,
non stato creato e non vi mai stato un D io creatore.
N e llidea di un D io creatore vi la contraddizione che
ogni creazione, idea e fatto ripresi dallesperienza um a
na, su pp on e unepoca determ inata nel tem po, m entre
lidea di D io implica leternit: da ci risulta unevidente
assurdit. Lo stesso ragionam ento si applica anche allas
surdit di un D io ordinatore e legislatore dei mondi. In
una parola, lidea di D io non sopporta la minima critica.
Ma se D io cade, cosa resta? Leternit dellUniverso infinito.
Ecco dunque una verit concernente lassoluto e che ha
ugualmente il carattere di una certezza assoluta: LUniver
so eterno e non mai stato creato da nessuno. Q u e sta
verit molto im portante per noi, perch riduce a nulla,
una volta per tutte, la questione sullorigine della materia
universale, che Littr trova tanto difficile da risolvere, e
nello stesso tem po distrugge alla radice lidea di un e sse
re spirituale assoluto, preesistente o coesistente: lidea
di Dio.
N ella conoscenza dellassoluto possiam o fare un passo
avanti, conservando la garanzia di unassoluta certezza.
Ricordiam oci che il m ond o esiste da una vera eternit. C i
m olto difficile im m aginarlo, tanto lidea anche la pi
astratta di eternit ha difficolt a trovare posto nelle n o
stre povere teste, ahim! tanto fugacemente transitorie.
Tuttavia, di certo una verit irrefutabile, che s im pone
al n ostro spirito con tutto il carattere di assoluta necessi-

t. N o n ci affatto perm esso non accettarla. Una volta


m esso da parte il Buon Dio, ecco dunque che si presenta
la seconda questione: In questa eternit che si apre infini
ta e spalancata dietro lattuale momento, vi fu unepoca de
terminata nel tempo in cui cominci per la prim a volta
l organizzazione della materia universale o dellEssere in
mondi separati e organizzati? Vi fu un tempo in cui tutta la
materia universale pot restare allo stato di materia capa
ce di organizzazione ma non a ncora organizzata?
Supponiam o che prima di potersi organizzare spontanea
mente in m ondi separati, la materia universale abbia d o
vuto attraversare non so quante innum erevoli evoluzioni
prelim inari, di cui non p otre m o mai farci una m inima
om bra di idea qualsiasi. Q u este evoluzioni hanno potuto
prendere un tem po che per la sua relativa im m ensit su
pera quanto possiam o im maginare. M a siccom e questa
volta si tratta di sviluppi materiali, non di un assoluto im
mutabile, questo tempo, per quanto im m enso sia stato,
fu necessariam ente un tem po determ inato e com e tale
infinitamente m inore delleternit. C hiam iam o x tutto il
tem po tra sc o rso dalla prim a su p p o sta form a zion e dei
m ondi nellU n ive rso fino al m om ento attuale; chiam iam o
/ tutto il tem po durante il quale so n o durati questi svilup
pi prelim inari della materia universale prima di potersi
organizzare in mondi separati; x + y rappresenta il p e rio
do di tem po che, per quanto relativamente im m enso,
tuttavia una quantit determ inata e perci infinitamente
inferiore alleternit. Chiam iam o z la loro som m a (x + y
= z); ebbene, dietro a z, resta ancora leternit. Estende
te x e y finch vi piacer, moltiplicateli tutti e due per i
numeri pi immensi che potete im maginare o scrivere con
la vostra calligrafia pi piccola su di una riga lunga quanto
la distanza dalla terra alla stella visibile pi lontana; in
grandite z nella stessa proporzione, ma per quanto lin
grandite, per quanto im m ensa diventi, sar sem pre m ino
re deNeternit, avr sem pre dietro di lei leternit.
Q ual la conclusione alla quale sarete spinti? C h e duran-

te uneternit la materia universale, la cui azione sp on ta


nea solam ente ha potuto creare, organizzare i mondi, in
quanto abbiam o visto svanire il fantasma, il creatore e
lordinatore divino. Q u e sta materia per uneternit ri
masta inerte, senza m ovim ento, senza sviluppo prelim i
nare, senza azione; poi a un m om ento dato e determ ina
to, senza alcuna ragione, n da nessuno fuori di lei, n da
s, nelleternit, si im provvisam ente m essa a m uoversi,
a evolversi, ad agire, senza che nessuna causa, esterna o
interna, labbia spinta? E unassurdit evidente quanto
quella di un D io creatore. M a siete costretti ad accettare
questa assurdit, quando supp onete che lorganizzazione
dei mondi nellU n ive rso abbia avuto un qualsiasi inizio de
terminato, per quanto questo inizio da voi im maginato
sia im m ensam ente lontano dal m om ento attuale. N e ri
sulta con assoluta evidenza che l organizzazione dellUni
verso o della materia universale in mondi separati eterna
quanto il suo essere.
Ecco dunque una seconda verit assoluta che presenta
tutte le garanzie di una perfetta certezza. LUniverso eter
no e lo anche la sua organizzazione. E in questo U n ive rso
infinito, non vi il m inim o posto per il Buon Dio! E gi
molto, non vero? M a vediam o se non sia possibile fare
un terzo passo in avanti.
LU n ive rso eternam ente organizzato in infiniti m ondi
separati, che restano gli uni esterni agli altri, ma co n se r
vano rapporti necessari e incessanti gli uni con gli altri.
Auguste C o m te la chiama azione mutua dei soli, azione
che nessun uom o ha potuto sperim entare e nem m eno
osservare, ma di cui lo ste sso illustre fondatore della Fi
losofia positiva, lui tanto se ve ro ve rso tutto quanto p o s
siede il carattere di unipotesi inverificabile, parla non di
m eno com e di un fatto p ositivo e che non pu essere
oggetto di alcun dubbio. N e parla in questo m odo poich
il fatto si im pone im periosam ente, da s e con assoluta
necessit, allo spirito umano, dal m om ento che questo
spirito si liberato dal gio go rimbecillente del fantasma

divino.
Lazione mutua dei soli risulta necessariam ente dalla loro
esistenza separata. Per quanto im mensi possano essere,
anche supp onend o che lim m ensit reale dei maggiori su
peri tutto ci che p ossiam o immaginare in fatto di esten
sione e di grandezza, so n o non di m eno tutti esseri de
terminati, relativi, finiti, e com e tali nessuno pu portare
esclusivam ente in s la causa e la base della propria esi
stenza, ciascuno esiste e pu esistere solo per i rapporti
incessanti o per le sue azioni e reazioni mutue, sia im m e
diate o dirette, sia indirette, con tutti gli altri. Q u e sto
infinito concatenam ento di azioni e reazioni perpetue
costituisce la reale unit dellU n ive rso infinito. M a questa
unit universale non esiste nella sua pienezza infinita com e
unit concreta e reale - com prend ente effettivam ente
tutta la quantit illimitata di mondi con linesauribile ric
chezza dei loro sviluppi - e non manifesta com e tale,
per nessuno. N o n pu esistere per lUniverso, il quale
essendo ununit collettiva, eternam ente risultante dal
lazione mutua dei m ondi sparsi nellim m ensit senza li
miti dello spazio, non possiede nessun organo per co n ce
pirla; e non pu esistere per nessuno al di fuori dellU n i
verso, perch fuori dellU n ive rso non vi nulla. Esiste,
com e idea necessaria e astratta, solo nella coscienza del
luom o. (N.)
Q uesta idea lultimo grado del sapere positivo, il punto
in cui la positivit e lastrazione assoluta si incontrano.
A n c o ra un passo in questa d ire zion e e cadreste nelle
fantasmagorie m etafisiche e religiose. Di conseguenza,
vietato, sotto pena di assurdit, fondare qualunque cosa
su questa idea. C o m e ultim o term ine del sapere umano,
non pu servirgli da base.
U na determ inazione im portante e ultima che risulta non
da questa idea, ma dallesistenza di una infinita quantit
di m ondi separati, esercitanti incessantem ente gli uni su
gli altri una azione m utua che costituisce propriam ente
lesistenza di ciascuno, che nessuno di questi m ondi

eterno. Tutti hanno avuto un inizio e tutti avranno una


fine, per quanto distante sia stato luno e debba esserlo
laltra. In seno a questa causalit universale che costitui
sce lessere eterno e unico, lUniverso, i m ondi nascono,
si form ano, esistono, esercitano unazione conform e al
loro essere, poi si disorganizzano, m uoiono o si trasfo r
m ano com e fanno le minime cose sulla terra. Dunque,
ovunque la stessa legge, lo stesso ordine, la stessa natu
ra. Infinite trasform azioni si sono effettuate nelleternit
del passato, infinite trasform azioni avranno luogo nel
leterno futuro; infinite altre trasform azioni si com pion o
in questo stesso m om ento, nellim m ensit dello spazio, e
resteranno eternam ente sconosciute. M a sappiam o che
ovunque la stessa natura, lo stesso essere. Q u e sto ci
deve bastare!
N o n chiediam oci pi dunque qual lorigine della m ate
ria universale, o piuttosto dellU niverso considerato com e
totalit di infiniti m ondi separati e pi o m eno organizza
ti. Q u esta questione presuppone un non-senso, la crea
zione, e sappiam o che luniverso eterno. M a potrem m o
chiederci: Qual l origine del nostro mondo solare? Sappia
m o con certezza che nato, che si form ato in una de
term inata epoca, nel tempo. Ma, appena posta la d om an
da, d ovre m o riconoscere subito che per noi non vi s o
luzione possibile.
C o n o sce re lorigine di una cosa significa con o sce re tutte
le cause, ossia tutte le cose la cui azione simultanea e su c
cessiva, diretta e indiretta, lha prodotta. Evidentem ente
per determ inare lorigine del n ostro sistem a solare d o
vrem m o con o sce re fino allultimo, non solo tutti gli infi
niti mondi che so n o esistiti allepoca della sua nascita, la
cui azione collettiva diretta o indiretta lha prodotto, ma
anche tutti i m ondi passati e tutte le azioni mondiali di cui
questi stessi m ondi furono i prodotti. Significa dire che
lorigine del n o stro sistem a solare si perde in un concate
namento di cause o di azioni, infinito nello spazio, eterno
nel passato e che di conseguenza per quanto sia reale o

materiale, non potrem o mai determinarla.


M a se ci im possibile conoscere, nel passato eterno e
nellim m ensit infinita dello spazio, lorigine del nostro
sistem a solare ossia la som m a indefinita delle cause la cui
azione com binata lha prodotto e seguiter a produrlo fin
ch non scom parir a sua volta, potremo cercare questa
origine o queste cause nel loro effetto, ossia nella realt
a ttu a le del nostro sistema solare, il quale occupa nellinfi
nit dello spazio unestensione circoscritta, quindi deter
minabile, sebbene non ancora determinata. Perch, n o
tatelo bene, una causa una causa solo se si realizzata
nel su o effetto. U na causa non tradotta in un prodotto
reale sarebbe solo una causa immaginaria, un non-essere;
p erci ogni cosa, necessariam ente prodotta da una so m
ma indefinita di cause, porta in s la com binazione reale
di tutte le cause, e in realt solo la reale combinazione di
tutte le cause che l hanno prodotta. Q u e sta com binazione
tutto il suo essere reale, la sua intimit, la sua sostanza.
La dom anda concernente la sostanza della materia uni
versale o dellU n ive rso contiene dunque una su p p o sizio
ne assurda: quella dellorigine, della causa prima dei m on
di, ossia della Creazione. Siccom e ogni sostanza la rea
lizzazione effettiva di un num ero indefinito di cause co m
binate in unazione com une, per spiegare la sostanza del
lU n ive rso bisognerebbe cercare lorigine o le cause, che
non ha poich eterna. Il m ondo universale : lEssere
assoluto, unico e suprem o, al di fuori del quale niente
potrebbe esistere; com e dedurlo da qualcosa? Il pensiero
di elevarsi al di sop ra o di m ettersi al di fuori dellEssere
unico implica il Nulla, e b isognerebbe poterlo fare per
d ed urre la sostanza da unorigine che non sarebbe in lui,
che non sarebbe se stesso. Tutto ci che possiam o fare
dapprim a constatare questo Essere unico e suprem o che
si im pone a noi con assoluta necessit; poi studiarne gli
effetti nel m ondo che ci realm ente accessibile: nel n o
stro sistem a solare, dapprima, ma in seguito e soprattut
to sul n ostro globo terrestre.

Siccom e la sostanza di una cosa la reale com binazione o


la realizzazione di tutte le cause che lhanno prodotta,
evidente che se possiam o con o sce re la sostanza del n o
stro m ondo solare, co n o sce re m m o nel m edesim o tem po
tutte le cause, ossia tutta questa infinit di mondi, la cui
azione combinata, diretta o indiretta, si realizzata nella
sua creazione - co n o sce re m m o lU niverso.
Eccoci dunque arrivati a un circolo vizioso: Per c o n o sc e
re le cause universali del m on d o solare, dobbiam o c o n o
scerne la sostanza; ma per con o sce re questultima, d o
vrem m o con osce re tutte le cause. Tuttavia a questa diffi
colt, che di prim o acchito sem bra insolubile, vi unusci
ta, eccola: La natura intima o la sostanza di una cosa non
si conosce soltanto dalla som m a o dalla com binazione di
tutte le cause che lhanno prodotta, si conosce ugualmen
te dalla somma delle sue diverse manifestazioni o da tutte
le azioni che essa esercita all'esterno.
Ogni cosa ci che fa: il suo agire, la sua manifestazione
esterna, la sua azione incessante e molteplice su tutte le
cose esterne ad essa, lesposizion e com pleta della sua
natura, della sua sostanza, di ci che i metafisici, e Littr
con loro, chiam ano il suo essere intimo. N o n pu esserci
niente in ci che si chiama il suo interno che non sia m ani
festo al suo esterno: in una parola, il suo agire e il suo es
sere son o uno.
Ci si potr stupire del fatto che parlo dellaz/one di tutte
le cose, anche delle apparentem ente pi inerti, tanto si
abituati a collegare il significato di questa parola solo ad
atti accompagnati da una certa agitazione visibile, da moti
apparenti, soprattutto dalla coscienza, animale o umana,
di chi agisce. Ma, parlando appropriatam ente, nella natu
ra non esiste un solo punto che sia in riposo, esse n d o
ognuno in ogni m om ento, nellinfinitesima parte di ogni
secondo, agitato da unazione e una reazione incessanti.
C i che chiam iam o immobilit, riposo, non son o che ap
parenze grossolane, nozioni assolutam ente relative. N e l
la natura, tutto m oto e azione: essere non significa altro

che fare. Tutto ci che chiamiamo propriet delle cose:


propriet meccaniche, fisiche, chimiche, organiche, ani
mali, umane, non so n o altro che modi diversi di azione.
O gn i cosa determ inata o resa reale dalle propriet che
possiede; e le p ossiede solo in quanto le manifesta, in
quanto le sue propriet determ inano i suoi rapporti con
il m ondo esterno, ossia i suoi diversi modi di azione sul
m ondo esterno. N e risulta che ogni cosa reale in quan
to si manifesta, in quanto agisce. La som m a delle sue di
verse azioni, ecco tutto il suo essere (26).

26

una v e rit u n iv e rsa le che non am m e tte e cc e zio n i e che si applica

sia alle co se in o rg a n ic h e a p p are n te m e n te pi inerti, ai c o rp i pi s e m


plici, sia alle o rg a n iz z a z io n i pi com plicate; alla pietra, ai c o rp i chim ici
sem plici, co m e allu o m o di ge n io e a tutte le c o se intellettuali e sociali.
Lu o m o al su o in te rn o ha realm ente so lo ci ch e m anifesta in m o d o
qualsiasi al su o e ste rn o . I sedice n ti geni in co m p re si, gli spiriti vanesi e
pieni di s, che si la m en tan o e te rn am e n te di ci che non a rriv a n o mai a
m e tte re a g io rn o , i t e so ri che d ic o n o di p o rta re d e n tro di loro, s o n o
s e m p re in effetti gli individ u i pi m iserabili p e r ra p p o rto al lo ro essere
intim o: d e n tro di s non hanno niente di niente. C o n sid e ria m o per e se m
pio un u o m o di ge nio, m o rt o allet del su o in g re ss o nella piena virilit,
144

nel m o m e n to in cui stava pe r sco p rire , creare, m an ife stare grand i cose ,
e che ha p o rta to nella tom b a, co m e ge n e ra lm e n te si dice, i pi sublim i
concetti, persi p e r s e m p re pe r lum anit. E cco un e se m p io che se m b ra
d im o stra re tu tto il c o n tra rio di qu e sta verit; e cco un essere intimo
m o lto reale, m o lto se rio , che non si sa re b b e affatto m anifestato. E s a
m in iam o pi da v ic in o q u e sto e se m p io e v e d r e m o che co n tie n e e sa g e
razioni o a p p re zz a m e n ti c o m p le ta m e n te falsi.
A n z i tutto, c o s un u o m o di g e n io ? E una n atu ra individuale, s o tto u no
o pi aspetti, dal p u n to di vista um ano, intellettuale e m orale, se n z a
d u b b io tra i pi im po rta n ti, m o lto m eglio o rg a n iz za ta d e llu o m o c o m u
ne; uno rg a n iz z a z io n e su p e rio re , uno stru m e n to co m p a ra tiv a m e n te
m o lto pi perfetto. A b b ia m o fatto giu stizia delle idee innate. N a s c e n
do, n e ssu n o p o rta co n s delle idee. C i che o g n u n o porta, la facolt
naturale e fo rm a le [sul te rm in e formale vedi n o ta 3 del ca p ito lo 2], pi
o m e n o gran d e, di c o n c e p ire le idee che tro v a stabilite sia nel p ro p rio
am b ie n te sociale, sia in un am b ie n te e stran e o ch e in un m o d o o nellal
tro c o m u n ic a co n lui; di c o n c e p irle dapprim a, di r ip ro d u rle in se gu ito
co n il la vo ro co m p le ta m e n te fo rm ale del p r o p r io ce rve llo e talvolta di

C o s a significano perci le parole: Il fsico, saggiamente


convinto ormai che l intimit delle cose gli preclusa, ecc.?
d a r loro, co n q u e sto la vo ro in te rio re , un n u o v o svilu pp o, una fo rm a e
u n e ste n sio n e nuove. U n ic a m e n te in q u e sto c o n siste lo p e ra dei pi
gra n d i geni. N e s s u n o d u n q u e porta con s tesori intimi. L o s p irito e il
c u o re dei pi grand i u o m in i di g e n io n a sc o n o nulli, co m e il lo ro c o rp o
n asce nudo. C i che nasce con lo ro un m agn ifico stru m e n to , la cui
p e rd ita in te m p e stiv a se n za d u b b io una g ra n d e disgrazia; po ic h gli
stru m e n ti m o lto buoni, nello rg a n iz z a z io n e soc iale e con ligiene at
tuale sop ra ttu tto , s o n o assai rari. M a ci che lum anit p e rd e con essi,
n o n un co n te n u to reale qualsiasi, la possibilit di cre a rn e uno.
Pe r giu d ica re c o sa p o s so n o e sse re questi p re te si te so ri innati e lessere
intim o di una natura geniale, im m agin ate la trasp o rta ta, dalla sua pi
te n e ra infanzia, in unisola deserta. A m m e t te n d o che n on pe risca p ri
ma, c o sa dive n te r? U n a bestia selvaggia, che cam m in a sia sulle ga m b e
sia a qu a ttro za m p e c o m e le scim m ie, v iv e n d o la vita e i pe n sie ri delle
scim m ie , e s p rim e n d o si co m e lo ro non co n parole, m a con suoni, di
c o n se g u e n z a incapace di pensare, e p e rsin o pi stu p ida d e llultim a d e l
le scim m ie: po ic h queste, v iv e n d o in societ, si e v o lv o n o fino a un
c e rto grad o, m e n tre la n o stra natura geniale, non ave n d o n e ssun ra p
p o r to con e sse ri sim ili a lei, re ste re b b e n e ce ssa ria m e n te idiota.
P re n d e te q u e sta ste ssa natura geniale allet di v e n tanni, q u a n d o gi
c o n sid e re v o lm e n te sviluppata, g ra zie ai tesori sociali che ha p re so dal
su o am b ie n te e che ha e la b o ra to e rip r o d o tt o in s co n quella facilit o
que lla p o te n za del g e n io c o m p le ta m e n te formale di cui la natura lha
dotata. T rasp o rtate la a n c o ra nel d e se rto e fo rza te la a vive rci p e r venti
o t re n t anni fu o ri da o gn i ra p p o rto um ano. C o s a dive n te r? U n folle,
un se lvaggio m istico, fo rse il fo n d a to re di qu a lch e n u o va religione; ma
n o n di una delle grand i religioni che nel p a ssa to han n o avu to il po te re
di agitare p ro fo n d a m e n te i p o p o li e di farli p r o g re d ire s e c o n d o il m e
t o d o p r o p r io dello s p irito religio so. N o , in v e n te r qualche religio ne
solitaria, m on om a n iaca , im p o te n te e rid ico la nello s te sso tem po.
C o s a significa q u e sto ? Significa che n e ssu n u o m o, n e m m e n o il g e n io
pi potente, p o ssie d e in s un te so ro ; m a tutti quelli che d istrib u isc e
p ro fu sa m e n te so n o stati da lui pre si d a p p rim a da qu e sta socie t alla
q ua le se m b ra do n a re su cce ssiva m e n te . Si p u p e rsin o d ire che, so tto
q u e sto profilo, gli u o m in i di g e n io s o n o p r o p r io quelli che p re n d o n o
m o lto dalla socie t e che quindi le d e v o n o di pi.
Il ra g a z z o pi felice m en te d o tato dalla n atu ra resta ab bastan za a lungo
se n z a ave r fo rm a to in s lo m b ra di ci che si p o tre b b e ch ia m are il su o
e s se re intim o. S a p p ia m o che tu tto le sse re intellettuale dei ragazzi

Le cose non fanno altro che m ostrarsi ingenuamente, pie


namente, in tutta lintegrit del loro essere, a chi vuole
d a p p rim a e sclu siv a m e n te p o rta to alle ste rn o ; allin izio s o n o tu tto im
p re ssio n e e o sse rv a z io n e ; s o lo co n lin izio della rifle ssio n e e d e lla p a
d ro n a n z a di s, o s s ia della v olo n t, c o m in c ia n o ad a ve re un m o n d o
interiore, un e sse re intim o. D a q u e sto p e rio d o data, nella m a gg io r parte
degli uom ini, il r ic o rd o di s. M a q u e sto e sse re intim o, dalla su a n a sci
ta, non resta mai e sc lu siv a m e n te in te rio re ; nella m isu ra che si s v ilu p
pa, si m anifesta com pletam ente all'esterno, e si e sp rim e con il c a m b ia
m e nto p r o g re s s iv o di tutti i ra p p o rti del ragazzo con gli u o m in i le
co se che lo atto rn ian o . Q u e st i m oltep lici rapp orti, so v e n te im p e rc e tti
bili e p e r la m a gg io r parte del te m p o in osse rvati, s o n o altrettante azioni
esercitate dalla relativa a u to n o m ia n ascente e cre sc e n te del ra g a z z o
nei rigu ardi del m o n d o e ste rn o; azioni m o lto reali, be n ch in o s s e r v a
te, la cui totalit, in o gn i istante della vita del ragazzo, e sp rim e tu tto il
su o e sse re intim o, e che si p e rd o n o , im p rim e n d o la lo ro trac cia o la
lo ro influenza, p e r q u a n to de b o le , nella m assa dei ra p p o rti um ani che
c o stitu isc o n o tutti in sie m e la realt della vita sociale.
C i che h o de tto del ra g a z z o v e ro an ch e per lad ole sce n te . I su oi
rap p orti si m o ltip lican o a m isu ra che il su o e sse re intim o, o ssia gli istinti
e i m o vim e n ti della v ita anim ale, co m e p u re i suoi pe n sie ri e se n tim e n
ti um ani, si evolve. Se m p re , sia in m o d o p o sitiv o co m e attra z io n e e
c o o p e ra z io n e , sia n e gativam e n te co m e rivo lta e rep u lsio n e , tu tto il suo
14 6

e sse re intim o si m an ife sta nella totalit dei suoi rap p orti co n il m o n d o
este rn o. N ie n te re a lm e n te e siste n te p u restare se n za una c o m p le ta
m anife stazion e e ste rn a di s, negli u o m in i co m e nelle co se pi ine rti e
m e n o d im o strative . E la s to ria del b a rb ie re di re M ida: non o sa n d o
co n fe ssa re a n e ssu n o il su o te rrib ile se gre to , lo co n fid alla terra, e
que sta lo divulg, c o s tutti a p p re se ro che re M id a aveva le o re c c h ie
d asino. E siste re realm ente, p e r gli u o m in i co m e p e r tu tto ci che e si
ste, non significa altro che m anifestarsi.
A rriv ia m o o ra alle se m p io p r o p o s t o ' un g io v a n o tto di ge n io m u o re a
v e n t anni, nel m o m e n to in cui stava p e r co m p ie re un gra n d e atto o
annu n ciare al m o n d o un su b lim e co n c e tto. H a po rta to co n s q u a lc o sa
nella tom b a? S, una g ra n d e possibilit, non una realt. In q u a n to q u e
sta po ssibilit si realizzata in lui, al p u n to da dive n tare il su o e sse re
intim o, siatene certi, in un m o d o o n e llaltro si gi m anife stata nei
su oi rap p orti co n il m o n d o e ste rn o . I con cetti geniali, co m e i gran d i
atti ero ici che sul m o m e n to a p ro n o una n u o va d ire z io n e alla v ita dei
popoli, non n a sc o n o affatto sp o n ta n e a m e n te n n ellu o m o di ge n io , n
n e llam b ie n te soc iale che lo circo n d a, lo nutre, lo ispira, p o sitiv a m e n te

guardarle sem plicem ente, senza pregiudizi e senza idee


fisse metafisiche, teologiche. Il fisico della scuola positio negativam ente. C i che lu o m o di g e n io in ve n ta o fa, si tro v a gi da
te m p o allo stato di e le m e n ti che si svilu p p a n o e che te n d o n o s e m p re a
co n c e n tra rsi e a fo rm a rsi p rim a nella so c ie t alla quale a p p o rta sia la
sua inve n zio n e , sia il su o atto. N e H u o m o di g e n io ste sso , lin ve nzio ne ,
il co n c e tto su b lim e o latto e ro ic o non si p r o d u c o n o sp o n ta n e am e n te ;
s o n o s e m p re il p r o d o tt o di una lunga p re p a ra z io n e in te rio re che, nella
m isu ra ch e si svilu pp a, n o n m anca mai di m an ife sta rsi in un m o d o o
nellaltro.
S u p p o n ia m o d u n q u e ch e lu o m o di ge n io [m uoia] nel m o m e n to s te sso
in cui sta u ltim an d o q u e sto lungo lavoro in te rio re e m anifestarlo al m o n
do stup ito . In q u a n to in c o m p iu to q u e sto la v o ro non affatto reale; ma
in q u a n to p re p a ra z io n e , al co n tra rio , m o lto reale e c o m e tale, sia te
ne certi, si c o m p le ta m e n te m anifestato sia negli atti, sia negli scritti,
sia nelle c o n v e rs a z io n i di q u e lluo m o. Po ic h se un u o m o non fa a s s o
lutam ente niente, n o n sc riv e niente, non d ice niente, siate ce rti anche
che non in ve n ta nie n te e n o n co m p ie n e ssu n a p re p a ra z io n e inte rio re .
Pu q uin di tra n q u illa m e n te m o rire se n za lasciare d ie tro di s il r im
pianto di qu a lch e g ra n d e co n c e tto pe rso .
N e lla m ia g io v e n t h o avu to un am ico m o lto caro, N ic o la S ta n k e v ic
(O.). E ra v e ra m e n te una natura geniale: una g ra n d e in te llig en za unita a
un gran d e cuore. Tuttavia q u e stuo m o non ha fatto niente, n o n ha scritto
niente ch e p o ssa c o n s e rv a re il su o no m e nella storia. E c c o d u n q u e un
essere intim o ch e si sa re b b e p e rso se n za m a n ife sta zio n e e se n z a t ra c
cia? N ie n t affatto. Stankevic, m algra do - o fo rse a p p u n to p e r q u e sto sia stato le sse re m e n o p re te n z io so e m e n o a m b iz io so del m o n d o , fu il
ce n tro vitale di un g ru p p o di giovani a M o sc a , che v iss e ro p e r co s dire
parecchi anni della su a intelligenza, dei su o i pensieri, della sua anim a,
lo fui dei lo ro, e lo c o n s id e ro in ce rto m o d o il m io c re a to re . C r e
nello s te sso m o d o un altro u o m o, il cui n o m e re ste r im p e ritu ro nella
letteratura e nella s to ria dello svilu p p o intellettuale e m o ra le della R u s
sia: il m io d e fu n to a m ico V is s a rio n B elinskij (R), il pi e n e rg ic o c o m
battente p e r la ca u sa d e lle m a n c ip a zio n e p o p o la re s o tto lim p e ra to re
N ico la. M o r di stenti nel 1848 (26 m aggio ) p r o p r io q u a n d o la po lizia
se gre ta aveva d a to lo rd in e di a rre sta rlo; m o r b e n e d ic e n d o la r e p u b
blica che stava p e r e sse re pro cla m ata in Francia.
T o rn o a Stan ke vic. Il su o e sse re intim o si e ra com pletam ente m an ife
stato nei su o i ra p p o rti co n i su oi am ici da pp rim a, in se g u ito co n tutti
quelli che e b b e ro la fo rtu n a di avvicinarlo. U n a v e ra fo rtuna, po ich
era im p o ssib ile v iv e re accan to a lui se n za se n tirsi in qu a lch e m o d o m i-

vista, cercando difficolt dove non ce ne son o e non c o m


p rendendo niente della ingenua semplicit delle cose re-

glio ra ti e nobilitati. In su a pre se n za, n e ssu n p e n sie ro vile o triviale,


n e ssu n cattivo istinto se m b ra va n o possibili; gli uo m in i pi o rd in a ri c e s
sa v a n o di e sse rlo so tto la sua influenza. Sta n k e v ic a p p arte n e v a a quella
ca te go ria di n ature ricche e squisite, che D a v id Strau ss [il ce le b re a u
to r e del libro D o s Leben Jesu (18 3 3 ) - N o ta di Jam es Guillaume] ha cos
fe lice m en te ca ratterizzato, pi di t r e n t a n n i fa, nel su o o p u s c o lo inti
to la to cre do, Il Genio religioso (Ueber das religiose Genie) ( Q ). C i s o n o
u o m in i dotati di gra n d e genio, dice, che n o n lo m anifestano con un
g ra n d e atto sto rico , n co n una c re a z io n e scientifica, artistica o in d u
striale; non h an n o mai in tra p re so niente, fatto niente, scritto niente,
tutta lazio n e c o n c e n tra ta e ria ssu n ta nella lo ro vita pe rso nale . C i
n o no stan te han n o lasciato die tro di lo ro una traccia pro fo n d a nella sto ria
m e dia n te lazione, e sclu siv am e n te p e rso n a le , vero, m a ugualm e nte
m o lto potente, esercitata sul lo ro im m e d ia to entourage, sui lo ro d i
sce po li. Q u e st a azio n e si e ste n de e si p e rp e tu a d a p p rim a con la tra d i
z io n e orale, su cce ssiva m e n te co n gli scritti o gli atti sto rici dei lo ro
d isce p o li o dei disce p o li dei discepoli. Il d o t to r S tra u ss afferma, mi s e m
bra con m o lta ragione, che G e s C ris t o , in q u a n to p e rso n a g g io sto ric o
e reale, fu uno dei m aggiori rapp re se n ta n ti, uno dei pi m agnifici e s e m
plari di qu e sta ca te go ria tutta p a rtic o la re di u o m in i di ge n io intimi.
14 8

A n c h e Stan ke vic lo fu, b e n ch se n za d u b b io in m aniera m o lto m in o re


dj G e s C risto .
C r e d o di a v e r de tto ab bastan za pe r d im o s tra re che nellu o m o non vi
alcun essere intim o che non sia c o m p le ta m e n te m anifestato nella s o m
m a totale dei su o i rap p orti e ste rn i o delle su e azioni sul m o n d o e ste r
no. M a se e vidente nellu o m o d o tato del pi gra n d e genio, d e v e sse rlo
a n c o ra di pi nel re sto degli e sse ri reali: anim ali, piante, co se in o rg a
niche e c o rp i sem plici. Tutte le fu n zio n i anim ali la cui c o m b in a z io n e
a rm o n io s a co stitu isce lunit anim ale, la vita, lanima, lio anim ale, non
s o n o che un p e rp e tu o ra p p o rto di azio n i e re a zio n i con il m o n d o e ste r
no, quindi una m anifestazione incessante, ind ipe n de n te m e n te dalla quale
n e ssu n e sse re intim o anim ale p o tre b b e e siste re , po ich lanim ale p u
v iv e re so lo in qu a n to il su o o rg a n ism o fu nziona. L o ste sso vale p e r le
piante. V o le te analizzare, se z io n a re l'a n im a le ? T ro ve re te differenti s i
ste m i di organi: nervi, m uscoli, ossa, poi d iv e rsi co m p o sti, tutti m a te
riali, visibili e ch im icam e n te riducibili. C o m e nelle piante, vi tro v e re te
an c h e delle cellule o rg a n ich e e, s p in g e n d o o ltre lanalisi, dei co rp i c h i
m ici sem plici. E c c o tutto il lo ro e s se re intim o: perfe ttam e nte e ste r-

ali, delle cose naturali, dichiarer solennem ente che nel


loro grem bo vi un essere intim o che cu stod iscon o sornionam ente per loro stesse, e i metafisici, i teologi, felici
di questa scoperta, d altronde suggerita da loro stessi, si
im possessano di questa intimit, di questo in-s delle cose,
per insediarvi il loro Dio!
O gn i cosa, ogni essere esistente nel mondo, di qualun
que natura sia, possiede dunque questo carattere gene
rale: di essere il risultato im m ediato della com binazione
di tutte le cause che hanno contribuito a produrlo, d iret
tamente o indirettam ente; ci implica per m ezzo di tra
sm issioni successive lazione, per quanto lontana o distan
te sia, di tutte le cause passate e presenti agenti nellU nive rso infinito. E com e tutte le cause o azioni che si p ro
ducono nel m ond o son o manifestazioni di cose realm en-

no e fuori di q u e sto n o n vi nulla. O g n u n a di qu e ste parti m ateriali il


cui insiem e, o rd in a to in un d e te rm in a to m o d o che lo ro p ro p rio , c o
stituisce lanim ale, si m anifesta co m p le ta m e n te m ediante la su a azio n e
m eccanica, fisica, ch im ica e organica, d u ra n te la vita d e llanim ale, e
solta n to m eccanica, fisica e ch im ica d o p o la sua m orte: tutte si t ro v a n o
in un p e rp e tu o m o v im e n to di azio n i e rea zion i incessanti. Q u e s t o m o
v im e n to co stitu isce tu tto il lo ro essere.
L o ste sso vale p e r tutti i co rp i in organici, c o m p re s o i co rp i se m plici.
Pre n d e te un m etallo o una pietra: vi q u a lco sa in a p p a re n z a pi ine rte
e m e n o e sp a n siv o ? E b b e n e , q u e sto si m u ove , agisce, si diffond e , si
m anifesta se n za tregua, e s o lo cos fa c e n d o esiste. La pietra e il m e ta l
lo hanno tutte le p ro p rie t fisiche, e in qu a n to c o rp i chim ici, se m p lici o
co m p o sti, rie n tra n o in un p ro c e sso , talv o lta m o lto lento, m a in c e ssa n
te, di c o m p o s iz io n e e d e c o m p o siz io n e m ole co la re . Q u e st e p ro p rie t,
ho detto, s o n o altrettanti m o d i di a z io n e e di m a n ife sta zio n e v e rs o
leste rn o. M a tog lie te tutte le lo ro p ro p rie t alla pietra, al m etallo, co sa
rester? Lastra z io n e di una cosa, nulla.
D a tutto q u e sto risulta, co n e vid e n za irre cu sab ile , che lE ss e re intim o
delle cose, in ve n ta to dai m etafisici co n gra n d e so d d isfa z io n e dei t e o lo
gi, dichiarato reale dalla ste ssa filo so fia positiva, un N o n -E sse re , co s
co m e lE sse re in tim o d e llU n iv e rso , D io , un N o n -E s s e r e . Tutto ci
che ha una e siste n za reale si m anifesta in te gra lm e n te e s e m p re nelle
sue propriet, nei su o i ra p p o rti o nei su o i atti. (N ota di bakunin)

te esistenti, e com e ogni cosa esiste realm ente solo nella


manifestazione del su o essere, ognuna trasm ette per cos
dire il p rop rio essere alla cosa che la sua azione speciale
contribuisce a produrre. N e risulta che ogni cosa, co n si
derata com e un essere determinato, nato nello spazio e
nel tempo, o com e prodotto, porta in s lim pronta, la
traccia, la natura di tutte le cose che son o esistite e che
esistono attualm ente nellUniverso. Q u e sto implica n e
cessariam ente lidentit della materia e dellEssere uni
versale.
Siccom e ogni cosa in tutta lintegrit del suo essere non
altro che un prodotto, le sue propriet o i suoi diversi
modi di azione sul m ondo esterno, che com e abbiam o v i
sto costituiscono tutto il suo essere, son o an ch essi ne
cessariam ente dei prodotti. C o m e tali non so n o affatto
p ropriet autonom e, ma derivano dalla natura p rop ria
della cosa, indipendentem ente da ogni causalit esterna.
N ella natura o nel m on d o reale non esistono affatto e sse
ri indipendenti, n propriet indipendenti. Al contrario,
tutto mutua dipendenza. D e rivan d o da questa causalit
esterna, le propriet di una cosa le so n o di conseguenza
imposte; costituiscono, considerate nel loro insieme, il
suo m odo obbligato di azione, la sua legge. D a un altro
lato, non possiam o propriam ente dire che questa legge
sia im posta alla cosa, poich questa e spre ssion e su p p o r
rebbe unesistenza della cosa prelim inare o separata dalla
propria legge, m entre qui la legge, lazione, la propriet
costituiscono lessere stesso della cosa. La cosa stessa non
altro che questa legge. Seguendola, essa manifesta la
propria natura intima, essa . N e risulta che tutte le cose
reali nella loro evoluzione e in tutte le loro m anifestazio
ni son o fatalmente dirette dalle proprie leggi, ma queste
leggi son o talmente poco im poste che, al contrario, c o
stituiscono tutto il loro essere (27).

27 In tutte le c o se e siste rea lm e n te un asp e tto o se v o le te una so rta di


essere intimo, n on in accessib ile, bens inafferrabile p e r la scienza. N o n

Scoprire, coordinare e comprendere le propriet o i modi di


azione o le leggi di tutte le cose esistenti nel m ondo reale,
questo dunque il vero e unico oggetto della scienza.
le sse re in tim o di cui parla Littr co n tutti i m etafisici e che c o stitu i
re b b e s e c o n d o lo ro lin-s delle c o se e il perch dei fe n o m e ni. A l c o n
trario , la sp e tto m e n o essenziale, il m e n o in te rio re , il pi e ste rn o e
nel c o n te m p o il pi reale e il pi tra n sito rio , il pi fugace delle c o se e
degli e sse ri: la lo ro m aterialit im m ediata, la lo ro reale individualit,
c o m e si p re se n ta u n ica m e n te ai n o stri se n si e ch e n e ssu n a rifle ssio n e
de llo sp irito sa p re b b e ritenere, n e ssu n a p a ro la e sp rim e re . R ip e te n d o
u n o ss e rv a z io n e m o lto c u rio sa che, cre d o , H e g e l ha fatto p e r prim o,
h o gi p a rlato della pa rtico la rit della p a ro la u m an a di p o te r e sp rim e re
s o lo delle g e n e ra lizza zio n i, m a n on le siste n z a im m e d ia ta delle c o se
nella c ru d e z z a realista la cui im m e diata im p re ss io n e ci fo rn ita dai
n o stri sensi. Tutto ci che p o tre te d ire p e r d e te rm in a re una cosa, tutte
le p ro p rie t che le attrib u ire te o che t ro v e re te in essa, sa ra n n o d e te r
m inazioni generiche, applicabili, in gradi dive rsi e con inn u m e revo li c o m
b in azion i dive rse , a m o lte altre cose. Le d e te rm in a zio n i o d e sc riz io n i
pi dettagliate, pi intim e, pi m ateriali che p o tre te fare sa ra n n o a n
c o ra d e te rm in a zio n i ge n e rich e , pe r nulla individuali. Lind ivid ualit di
una c o sa n on si e sp rim e . Per indicarla, v o i d o v e te c o n d u rre il v o s t ro
in te rlo c u to re in su a p re se n za, fargliela v e d e re , se n tire o toccare ; o p
p u re d o v e te d e te rm in a re il lu o go e il tem p o , c o m e p u re i ra p p o rti co n
altre c o se gi d e te rm in a te e co n o sciu te. E ssa sfugge, sca p p a a o gni al
tra d e te rm in a zio n e . M a e ssa sfugge, scap p a an c h e a se stessa, p e rch
e ssa ste ssa non che una ince ssan te tra sfo rm a zio n e : , era, non pi,
o p p u re u n altra cosa. La sua co sta n te realt di sc o m p a rire o tra
sfo rm a rsi. M a qu e sta realt co stan te il su o a sp e tto generale, la sua
legge, lo g g e tto della scienza. Q u e st a legge, p re sa e c o n sid e ra ta a par
te, s o lo unastrazio n e , priva di o gni ca rattere reale, di o gni e siste n za
reale. E siste realm ente, una legge effettiva s o lo nel p r o c e s s o reale e
v iv o di tra sfo rm a zio n i im m ediate, fugaci, inafferrabili e indicibili. Q u e
sta la duplice natura, la natura contraddittoria delle cose; essere real
m ente in ci che incessantem ente cessa di essere e non esistere realm en
te solo in ci che resta generale e costante in m ezzo alle loro perpetue
trasform azioni.
Le leggi restan o, m a le c o se p e risco n o . C i sign ifica che ce ssa n o di
e s se re queste c o se e d iv e n ta n o c o se nu ove . Tu ttavia s o n o c o se e si
stenti e r4ali; m entre le lo ro leggi hanno e siste n za effettiva so lo in q u a n
to si p e r d o n o in esse, n on e sse n d o in effetti n ie n taltro che il m o d o
reale della reale e siste n za delle cose, co s che c o n sid e ra te se p arata-

Fino a che punto questo program m a realizzabile per


luom o?
In effetti, lU n ive rso ci inaccessibile. M a ora siam o sicu-

m ente, fu o ri da qu e sta esistenza, d iv e n g o n o astrazio n i fisse e inerti,


dei n o n -e sse ri.
La scienza, che ha ra p p o rti s o lo co n ci che e sp rim ib ile e costante,
o ssia con ge n e ralizzazio n i pi o m e n o svilupp ate e determ inate, si sm a r
risce e si arre n d e di fron te alla vita, che so la in ra p p o rto c o n la sp e t
to vivo e sensibile, m a inafferrabile e indicibile, delle cose. Q u e s t o il
reale e si pu d ire u nico lim ite de lla scie n za, un lim ite v e ra m e n te
insuperabile. U n n aturalista p e r e se m p io , lui ste sso un e sse re reale e
vivente, d isse zio n a un coniglio; an ch e il c o n iglio un e sse re reale e,
alm en o fino a p o c h e o re prim a, stato una individualit vivente. D o p o
averlo sezio n ato , il naturalista lo d e scrive : e bb e n e il co n iglio che esce
dalla su a d e sc riz io n e un co n iglio in generale, sim ile a tutti i conigli,
privo di o gni individualit, e di c o n s e g u e n z a non avr mai la fo rz a di
esistere, re ste r e te rn a m e n te un e sse re ine rte e n o n -viv o , n e m m e n o
c o rp o re o , ma unastrazion e , lo m b ra im m o b ile di un e sse re vive nte . La
scie nza tratta so lo con sim ili o m b re . La realt viva le sfugge e si m o stra
so lo alla vita, la qu ale e s se n d o e ssa ste ssa fugace e tran sitoria, pu
co glie re e in effetti coglie se m p re tu tto ci che vive, o ssia tutto ci
che passa o che fugge.
Le se m p io del coniglio, sacrifica to alla scienza, ci tocca po c o p e rc h di
so lito ci in te re ssia m o m o lto p o c o alla vita individuale dei conigli. N o n
cos p e r la vita ind ivid uale degli uom ini, che la scie n za e gli u o m in i di
scienza, abituati a v iv e re tra le astrazio n i, o ssia a sacrificare s e m p re le
realt fugaci e v ive alle lo ro o m b re costan ti, s a re b b e ro c o m u n q u e ca
paci, se so lo li si lasciasse fare, di im m o la re o alm en o di s u b o rd in a re a
pro fitto delle lo ro g e n e ra liz z a z io n i astratte.
Lindividualit um ana, co m e quella delle c o s e pi inerti, u gua lm e nte
inafferrabile e p e r co s dire n o n -e siste n te p e r la scienza. P e rc i gli in
dividui viventi d e v o n o p re m u n irsi e sa lv agu ard arsi c o n tro di essa, per
non e sse re im m olati, co m e il con iglio, a p ro fitto di u n a stra z io n e q u a l
siasi; co m e nel c o n te m p o d e v o n o p r e m u n irsi c o n tro la teologia, la p o
litica e la g iu risp ru d e n za , le quali, a v e n d o tutte il carattere astratto
della scienza, -hanno la te n d e n z a fatale a sacrificare gli individ ui a v a n
taggio della ste ssa astrazio n e , d e n o m in a ta solam e n te da o g n u n a con
nom i diversi: la p rim a la chiam a v e rit divina, la se c o n d a bene p u b b lico
e la te rza giustizia.
N o n intendo a sso lu ta m e n te p a ra g o n a re le benefiche astra z io n i della

ri di trovare la sua natura ovunque identica e le sue leggi


fondamentali nel n ostro sistem a solare che ne il p ro d o t
to. N o n possiam o ugualmente risalire fino allorigine, os-

scie nza alle p e rn ic io se a strazio n i della teologia, della po litica e della


giu risp ru d e n z a . Q u e s t e d e v o n o c e ssa re di d o m in are , d e v o n o e sse re
radicalm ente e stirp ate dalla so c ie t um ana - la salvezza, le m a n c ip a
zione, lu m a n iz z a z io n e definitiva di qu e sta s o n o so lo a q u e sto p re zzo .
A l co n tra rio , le astra z io n i scientifiche d e v o n o p re n d e re il lo ro p o sto
non per d o m in a re su lla so c ie t um ana, s e c o n d o il s o g n o lib e rticid a dei
filosofi positivisti, m a pe r illum inare la su a e v o lu zio n e sp o n ta n e a e viva.
La scie n za p u ap plicarsi bene alla vita, m a mai in ca rn a rsi nella vita. La
vita laz io n e im m e d ia ta e vivente, il m o to sp o n ta n e o e fatale delle
individualit vive. La scie n za so lo lastrazione, s e m p re in co m p le ta e
im perfetta, di q u e sto m oto. Se v o le sse im p o rsi co m e una d o ttrin a a s
soluta, c o m e u n a u to rit go ve rn an te , la im p o v e rire b b e , la fa lse re b b e e
la p a ra lizze re b b e. La scie n z a n on pu u scire dalle astrazio n i, s o n o il
su o regno. M a le astra z io n i e i lo ro rapp re se n ta n ti im m ediati, di q u a
lunque natu ra sian o : preti, politici, giu risti, e c o n o m isti e scie nziati,
d e v o n o c e ssa re di g o v e rn a re le m asse pop olari. In ci sta il p r o g re s s o
de llavvenire. la v ita e il m o v im e n to della vita, lagire in d ivid uale e
sociale degli uom ini, resi alla lo ro co m p le ta libert. E la b o liz io n e a s
solu ta del p rin c ip io s te sso di autorit. E co m e ? C o n la p ro p a g a n d a pi
am p iam ente p o p o la re della scie n z a libera. In q u e sto m o d o , la m assa
sociale non avr pi al di fuori di s una ve rit se d ice n te a sso lu ta che la
dirige e la go v e rn a , ra p p re se n ta ta da individui m o lto in te re ssa ti a c u
sto d irla e sclu siv a m e n te nelle lo ro mani, p e rch d lo ro p o te re e co n il
po te re la ricch e zza, il po te re di v ive re con il la vo ro delle m asse p o p o
lari. Q u e st a m assa av r in s una v e rit se m p re relativa, m a reale, una
luce in te rio re ch e illu m in e r i su oi m o vim e n ti sp o n ta n e i e re n d e r inu
tile ogni a u to rit e o gn i guid a esterna.
La scienza, ho detto, n on pu u scire dalla sfera delle astrazio n i. D a
q u e sto profilo, e ssa infinitam ente in fe rio re allarte, la quale a n c h essa ha a che fare s o lo con tipi e situ a zio n i generali, m a co n un artificio
che le p ro p rio , sa in ca rn a re nelle fo rm e che pur non e s se n d o affatto
vive nel s e n so della v ita reale, tuttavia p ro v o c a n o n e llim m a g in a z io n e
de llu o m o il se n tim e n to di q u e sta vita; in d ivid u alizza in q u a lch e m o d o i
tipi e le situ a zio n i che co n c e p isc e e pe r m e z zo di q u e ste ind ivid ualit
se nza carne e se n z a o ssa e c o m e tali, perm anenti, ch e ha il p o te re di
creare, ci r ic o rd a le individualit reali e vive, che e s isto n o effettiva
m ente m a che pa ssan o . Larte, e so p ra ttu tto larte attuale,. d u n q u e

sia fino alle cause produttrici del n ostro sistem a solare,


poich queste cause si p erdon o nellinfinit dello spazio
e in un passato eterno... M a possiam o studiare la natura

una sp e cie di rito rn o d e ll'a stra z io n e alla vita; m e n tre al co n tra rio , la
scie n z a la b b a n d o n o e il sacrificio p e rp e tu o della vita fuggente, t ra n
sitoria, m a reale, a pro fitto delle a stra zio n i eterne.
La sc ie n z a p o c o capace di affe rra re lindivid u alit di un u o m o q uanto
quella di un con iglio, di c o n se g u e n z a n on p u a ve re p e r e ssa pi inte
re sse che quella di un coniglio; o ssia indiffe re n te sia alluna sia allal
tra. N o n ch e ign o ri il p rin cip io d e llindividualit. Per niente. Sa m olto
b ene che tutte le spe cie animali, c o m e le p iante e le d iv e rse categorie
di e sse ri in organici, non e sisto n o rea lm e n te ch e nel n u m e ro indefinito
di individ u i tra n sito ri e reali; sa ch e lind ivid ualit m o lto pi p ro n u n
ciata che quella dei c o rp i inorganici; che qu e lla degli anim ali an c ora
pi co m p le ta m e n te de te rm in a ta e in q ualche m o d o pi sim patica e rispe ttab ile p e r luom o, a causa della se n sib ilit di cui gli anim ali s o n o
dotati c o m e luo m o. Sa infine che lu o m o, lu ltim o e il pi pe rfe tto ani
m ale su q u e sta terra, p re se n ta u n in d ivid u alit pi c o m p le ta e pi rispe ttab ile an cora, grazie alla sua capacit di c o n c e p ire e di co n c re ta re
in s, nella su a e siste n za sociale e privata, la legge unive rsale . Sa che il
risp e tto di tutti gli individui um ani la legge su p re m a d e llumanit, co m e
il lo ro a m o re e, finch si pu, la m o re di tutti gli e sse ri viventi, ne la
grazia. Sa infine, q u a n do non viziata da u n a te n d e n z a d o ttrin a ria m e1

tafisica, p e rsin o positivista, e ssa sa, ed la su a ultim a parola, che il


grand e, il v e ro , il so lo s c o p o le gittim o di ogni o rg a n iz z a z io n e sociale,
lu m a n iz z a z io n e e le m an cipazio n e , la lib e rt reale e il b e n e sse re di
tutti gli in d ivid u i reali viventi nella societ. M a m algra d o sapp ia tutto
qu e sto, e ssa non ha, n on pu avere, se c o n d o la sua natu ra co m p ietam e nte astratta, mai niente a che fare con gli individui vive nti e reali;
n o n p u o ccu p a rse n e , non pu afferrarli. P u o c c u p a rsi e parlare so lo
degli in d ivid u i in generale, non di P ie tro e di G ia c o m o - a n c o ra d e n o
m in azio n i astratte, p e rch ci s o n o m olti P ie tro e G ia c o m o - non q u e
sto o q u e llaltro individuo. I su o i in d ivid u i s o n o delle astrazio ni.
Tuttavia, n o n s o n o le individualit astratte, s o n o gli in d ivid u i reali, vivi,
tran sitori, che fanno la storia, che so ffro n o , che asp iran o , che de te sta
no, che am ano, che pensano, che v o g lio n o , che ag isc on o . Le astrazioni
n o n han n o ga m b e p e r cam m inare, ca m m in a n o s o lo q u a n d o s o n o p o r
tate da u o m in i vivi. Per questi e sse ri reali c o m p o sti n o n astrattam ente
di idee, m a rea lm e n te di carne e di sangue, la scie n z a n o n ha cuore. Li
c o n sid e ra tu ttal pi carne da sviluppo intellettuale e sociale della spe -

di questo sistem a nelle sue manifestazioni. E qui ancora


troviam o un limite che non potrem o mai oltrepassare.
N o n potrem o mai osservare, n di conseguenza conosce-

cie um ana. C o s a le in te re ssa n o le c o n d izio n i particolari e la so rte fo r


tuita di P ietro o di G ia c o m o ? Si re n d e re b b e ridicola, si a n n ie n te re b b e ,
se v o le sse o c c u p a rse n e altrim e n ti che co m e un e se m p io di a p p o g g io
alle sue teorie. E sa re b b e rid ic o lo v o le rglie n e pe r qu e sto, non la sua
m issio n e . N o n pu a ffe rra re il c o n c re to ; p u m u o v e r si s o lo ne lle
astrazio n i. La su a m issio n e di o c c u p a rsi della situ a zio n e e delle c o n
d izio n i generali di quella razza, di quel p o p o lo , di qu e sta o quella classe
o ca te go ria di individui; delle ca u se generali della lo ro p ro sp e rit o della
lo ro d e c a d e n z a e dei m e zzi generali p e r farli av an zare in o gn i specie di
p ro g re sso . P u rch co m p ia am p ia m e n te e ra zio n a lm e n te q u e sto c o m
pito, avr perfettam ente sv o lto la su a m issio n e . S a re b b e rid ic o lo e in
g iu sto ch ie d e rle di pi.
M a sa re b b e u gualm ente rid ic o lo e fu n e sto affidarle una m issio n e che
sa re b b e incapace di co m p ie re . Po ic h se c o n d o la sua natu ra non p u
a v e re n in te re sse e n e m m e n o a tte n zio n e p e r P ietro e p e r G ia c o m o ,
n o n b iso gn a mai p e rm e tte rle, o p iu tto sto non b iso gn a mai p e rm e tte re
a ne ssu n o , di g o v e rn a re in su o n o m e P ietro e G ia c o m o . Po ich li t ra t
te re b b e co m e tratta i conigli. O piu ttosto, essa, la scie n z a astratta,
co n tin u e re b b e a ignorarli; m a sic c o m e e ssa e siste rea lm e nte so lo in
q u a n to rap p re se n ta ta dagli scienziati, questi d ivenuti o rm a i scienziati
patentati e m uniti sia di p o te re sia di p ro te z io n e ufficiale e che r e s t e
ran n o tuttavia degli e sse ri m o lto reali, co n in te re ssi m o lto reali, s c o r
tic h e ra n n o P ie tro e G ia c o m o co n il p re te sto della scienza, co m e i preti
li h a n n o s e m p re sco rtica ti c o n il p re te sto del B u o n D io .
Q u e llo c h e p re d ic o d u n q u e , fino a un ce rto punto, la rivolta della vita
contro la scienza. N o n p e r d is tru g g e re la scie n za - D io n o n voglia, s a
re b b e un crim in e di lesa u m anit - m a per rim e tte rla al su o po sto , in
m o d o che non p o ssa pi uscirn e . F in o ra tutta la sto ria um ana stata
s o lo una im m o la zio n e pe rpe tu a, sanguinaria, im placabile di m ilioni di
p o v e ri e sse ri um ani allo n o re di u n a stra z io n e qu alunque: D io , patria,
p o te n za dello Stato, o n o re nazionale, diritti sto rici, diritti giuridici, li
b e rt politica, bene pub blico. Q u e s t o stato fin o ra il m o vim e n to n a tu
rale, s p o n ta n e o e fatale delle so c ie t um ane. N o n p o ssia m o farci n ie n
te, d o b b ia m o accettarlo p e r il passato, co m e acce ttiam o tutte le fatali
t naturali. E ra senza d u b b io la via naturale p e r le d u c a z io n e della s p e
cie um ana. P e rch n o n d o b b ia m o in gan n arci, q u a lu n q u e p ro fo n d it
m achiavellica abbiano av u to gli artifici delle m in o ra n ze go ve rnanti, ne s-

re, lazione del n ostro m ondo solare sugli infiniti mondi


che riem piono lUniverso. Tuttal pi potrem o co n o sce
re, in m aniera eccessivam ente imperfetta, qualche rap-

suna sa re b b e stata ab bastan za p o te n te da im p o rre , s o lo co n la forza,


tutti quegli o rrib ili sacrifici alle m asse um ane, se non ci fo sse stato ne l
le ste sse m asse un m o v im e n to v e rtig in o so , sp o n ta n e o , che le sp in ge va
a im m o larsi a p ro fitto di una di quelle terrib ili astra z io n i che, co m e i
vam p iri della sto ria, si s o n o nutrite s o lo di san gu e um ano.
C h e i teo logi, i politici, i giu re co n su lti e gli avvocati, i preti della reli
gio n e g iu rid ic a tro v in o tutto q u e sto m o lto bello, si co m p re n d e : ra p
p resentanti ufficiali e ufficiosi di tutte q u e ste belle astra z io n i c o n tin u a
no a n u trirsi di sacrifici po p olari. C h e anche la m e tafisica dia il suo
co n se n so , n on d e v e stu p ire n e ssu n o ; e ssa n on ha altra m issio n e che
razio n a lizza re il pi p o ssib ile ci che in iq u o e a ssu rd o . M a che la
ste ssa scie n za p o sitiv a abbia m o stra to fin o ra la ste ssa ten d e nza, ecco
ci che d o b b ia m o c o n sta ta re e d e p lo ra re . H a p o tu to farlo s o lo p o n e n
do si co m e lo s c o p o a sso lu to e ultim o di o gni e v o lu z io n e um ana; m e n
tre co n una critica giu d iziosa, di cui capace e che in ultim a istanza si
v e d r c o stre tta a e se rcita re c o n t ro di s, e ssa d e v e a rriv a re o ggi a
ric o n o sc e re q u e sta verit, che lei ste ssa un m e z zo n e c e ssa rio p e r la
rea lizzazion e di u n o sc o p o pi elevato e pi in te re ssa n te : q u e llo della
co m p le ta u m a n iz z a z io n e della situ a zio n e reale di tutti gli individ ui reali
che nasco n o , v iv o n o e m u o io n o sulla terra.
Lim m e n so v a n ta ggio della scie n za p o sitiv a sulla teo logia, la m etafisica,
la po litica e il d iritto g iu rid ic o c o n siste in qu e sto, ch e in ve ce delle
astrazio n i m enzognere e funeste predicate da qu e ste do ttrin e , e ssa po ne
delle astra z io n i
che e sp rim o n o la natura ge n e rale e la logica s te s

vere

sa, co m e pu re i ra p p o rti generali delle c o se reali. E cco ci che la d iv i


de p ro fo n d a m e n te da tutte le p re ce d en ti d o ttrin e e ch e le a ssic u re r
se m p re una g ra n d e p o siz io n e nella so c ie t um ana. C o s t itu ir o rm a i la
co scie n z a co lle ttiva deN um anit. M a vi un aspe tto sul quale si allinea
a sso lu ta m e n te a tutte qu e ste d ottrine: .non ha e n o n p u ave re per
o gge tto che astrazio n i, ed co stre tta dalla su a ste ssa natu ra a ign o ra re
gli ind ivid ui reali, fu o ri dei quali d a ltro n d e le astra z io n i pi v e re non
hanno affatto reale esistenza. E cco la d iffe re n za che d o v r stabilirsi,
sotto qu e sto profilo, tra lagire pratico delle do ttrin e pre ce d enti e quello
della scie n za p ositiva. Le prim e si s o n o p re valse d e llig n o ra n z a fo rzata
degli individui p e r sacrificarli con volu tt alle lo ro astrazio n i, d a ltro n
de se m p re , o qu a si se m p re , e cc e ssiv a m e n te lucrative p e r i lo ro ra p
p resentanti c o r p o re i. La se conda, ric o n o sc e n d o la su a a sso lu ta incapa-

p o rto e siste n te tra il n o s t r o so le e alcuni degli in


num erevoli soli che brillano nel n ostro firmamento. M a
queste conoscenze imperfette, mescolate necessariam en-

cit di c o n c e p ir e gli in d iv id u i re a li e di in t e r e s s a r s i a lo ro , d e v e
de finitivam e n te e asso lu ta m e n te rin u n cia re al g o v e rn o della societ.
Se se ne im m isch iasse, non p o tre b b e che sacrifica re se m p re gli uom ini
viventi, che ignora, alle a strazio n i ch e fo rm a n o lunico o gg e tto del su o
in te re sse legittim o.
P re n d e te qu a lu n q u e scie n z a soc iale vogliate: la storia, p e r esem p io ,
che nella su a pi am pia e ste n sio n e c o m p re n d e tutte le altre. Si pu
afferm are, ve ro , che fin o ra la s to ria n on e siste a n c o ra co m e scienza.
G li sto rici pi illustri che han n o te n ta to di tracciare il q u a d ro ge ne rale
delle e v o lu zio n i sto rich e della so c ie t um ana, si s o n o s e m p re ispirati
fin o ra a un p u n to di vista e sc lu siv a m e n te ideale, c o n sid e ra n d o la sto ria
sia dal p ro filo degli svilu pp i religiosi, estetici o filosofici; sia da que llo
della politica, o della nascita e d e c a d e n z a degli Stati; sia infine dal p r o
filo giu rid ico , in se parab ile d a ltro n d e da q u e s t ultim i e che c o stitu isce
p ro p ria m e n te la politica in te rn a degli Stati. Tutti han n o quasi u gu a l
m e nte n e gletto o p e rsin o ig n o ra to il p u n to di vista a n t ro p o lo g ic o e
e co n o m ico , ch e tuttavia fo rm a n o la b a se reale di ogni e v o lu z io n e u m a
na. Buckle, nella sua a m m ire v o le p re fa z io n e alla Storia della civilt in
Inghilterra, ha e sp o sto i v e ri p rin cip i della scie n za s to ric a (R.). M a il
re sto della su a opera, b e n ch p o rti lim p ro n ta di un v e ro ge n io s t o r i
co, non c o rris p o n d e affatto alle p r o m e ss e c o n te n u te in quella p refazio ne. D altro canto, C a r lo M a rx, m o lto prim a di Buckle, ha an n u n c ia
to qu e sta gran d e, qu e sta giu sta e fe c o n d a idea: Tutti gli sviluppi intel
lettuali e politici della societ non sono altro che l ideale espressione dei
suoi sviluppi materiali o econom ici. M a non ha a n c o ra scritto, che io
sappia, uno p e r a sto rica in cui q u e sta a m m ire v o le [idea] abbia rice v u to
alm e n o lin izio di una q u a lu n q u e re a lizzazio n e . In una parola, la sto ria
c o m e scie n za non esiste ancora.
M a s u p p o n ia m o che finalm ente sia creata, quale sar la natura delle
c o se e dei fatti che p o tr c o m p r e n d e r e ? R ip r o d u rr il q u a d ro ra g io n a
to e fedele d e lle v o lu z io n e n atu ra le delle c o n d iz io n i gen e rali, tanto
m ateriali che ideali, tanto e c o n o m ic h e che politich e e sociali, re lig io
se, filosofiche, estetiche e scientifiche, delle so c ie t che hanno avuto
una storia. M a q u e sto q u a d ro u n iv e rsa le della civilt um ana, p e r q u a n
to dettagliato, p o tr co n te n e re s o lo ap p re zz a m e n ti ge n e rali e di c o n
se g u e n za astratti, nel se n so che le m igliaia di m ilioni di in d ivid ui um ani
che hanno fo rm a to la m ateria vivente e sofferente di q u e sta storia, a un

157

te a ipotesi a mala pena verificabili, non potranno mai


costituire una scienza seria. Sarem o perci sem pre o b
bligati ad accontentarci pi o m eno della conoscenza sem-

te m p o trio n fa n te e lu g u b re - trio n fa n te dal pu n to di v ista dei su o i r isu l


tati generali, lu g u b re dal p u n to di vista deMim m e n sa e c a to m b e di ind i
vidui um ani schiacciati s o tto il su o ca rro - qu e ste m igliaia di m ilioni
di individui o sc u ri, m a se n za i quali n e ssu n o dei gran d i risultati astratti
della s to ria sa re b b e stato o tte n u to , i quali, notatelo bene, non hanno
mai a p p ro fitta to di n e ssu n o di qu e sti risultati, n on t ro v e r a n n o mai il
m in im o p o stic in o in q u e sto q u a dro.
B iso g n e r rim p ro v e ra re q u e sto alla scie n za della sto ria ? S a re b b e r id i
co lo e in giusto. Le individ u alit s o n o inafferrabili nel passato, c o m e lo
s o n o nel pre se n te . La ste ssa scie n z a sociale attualm ente non p u o c
cup arsi degli individui. Tutto q u a n to a b b ia m o il diritto di e sig e re da lei,
di indicarci, co n m an o fe rm a e fedele, le cause generali della m a gg io r
parte delle s o ffe re n z e individuali - e tra qu e ste cause n o n d im e n tic h e
r se nza d u b b io il sacrificio e la su b o rd in a z io n e a n c o ra t ro p p o abituali
degli in d ivid u i vivi alle astra z io n i di q u a lu n q u e natura sia n o - e da un
altro lato e nello s te s so te m p o di m o stra rc i le condizioni generali d e l
le m a n c ip a z io n e reale degli in d ivid u i viventi nella socie t . E c c o la sua
m issione, e c c o an ch e i su o i limiti, o ltre i quali la s c ie n z a soc iale non
pu che e sse re im p o te n te e funesta. P e rch o ltre q u e sti limiti iniziano
le p re te se d o ttrin a rie e g o v e rn a tiv e dei rap p re se n ta n ti patentati, dei
suoi preti. E n oi n on v o g lia m o pi, non se lab biano a m ale i positivisti,
n preti n g o v e rn an ti.
A n c o ra una volta, lunica m issio n e della scie n za di illu m in are la s tra
da. M a s o lo la vita, lib erata da tutti gli intralci go v e rn a tiv i e d o ttrin a ri e
resa alla p ie n e z z a della su a az io n e spontanea, pu creare.
C o m e riso lv e re q u e sta a n tin o m ia ? D a un lato, la s c ie n z a in d isp e n sa
bile allo rg a n iz z a z io n e razion a le della societ; dallaltro, incapace di in
te re ssa rsi a ci che reale e vivente, non de ve im m isch ia rsi n e llo rg a
nizza zion e reale o p ratica della societ.
[Q u e sta c o n tra d d iz io n e p u e s se re riso lta in un so lo m o d o :] la liq u id a
zio ne della scie n za c o m e e sse re m o rale e sistente p o sto fu o ri dalla vita
so c ia le di tutti, r a p p r e s e n t a t o da un c o r p o s e p a r a t o di sc ie n z ia ti
patentati, e la su a d iffu sio n e pi am p ia nelle m asse p o p o la ri. La s c ie n
za, chiam ata o rm a i a ra p p re se n ta re la co scie n z a co lle ttiva della s o c ie
t, de ve re a lm e n te d iv e n tare p ro p rie t di tutti. In q u e sto m o d o , senza
p e rd e re il su o ca ratte re u niversale, da cui non p o tr mai se p a ra rsi con

pre pi perfezionata e dettagliata dei rapporti interni al


n ostro sistem a solare. E anche qui la nostra scienza, che
m erita questo nom e so lo quando si basa sullosservazio-

1 risc h io di c e ssare di e sse re la scie n za e c o n tin u a n d o a o ccu p a rsi e sclu


siva m e n te delle ca u se generali, delle c o n d iz io n i generali e dei rap p o rti
generali degli individ u i e delle cose, si fo n d e r di fatto co n la vita im
m ediata e reale di tutti gli individui. Sar un m o v im e n to an a lo go a quello
che ha fatto d ire ai prote stan ti, allin izio della R ifo rm a religiosa: non
ab b ia m o pi b is o g n o dei preti, d o v e n d o ogni u o m o e sse re il prete, o s
sia tro v a re , se n za lausilio di un in te rm e d ia rio visib ile, la via di D io in
se ste sso ; p e r m e z zo de llin te rv e n to im m e d ia to di N o s t r o S ig n o re G e s
C ris to , h an n o se n z a d u b b io aggiunto. M a qui n o n si tratta pi n di
G e s C r is t o n di D io . Il m o n d o delle a strazio n i ch e co stitu isce lo g
getto della scie n z a non affatto un m o n d o rivelato; im m anente o
in e re n te al m o n d o reale, di cui le s p re s s io n e e la ra p p re se n ta zio n e
g e n e ra le o astratta. F o rm a n d o una re g io n e a parte, ra p p re se n ta ta s e
p a ra tam e n te da un c o rp o soc iale che le sa re b b e e sc lu siv a m e n te d e v o
luto e c h e co stitu ire b b e in se n o alla so c ie t una s o r ta di n u o va casta, la
casta dei preti della scienza, q u e sto m o n d o ideale m in accia di p re n d e
re, nei c o n fro n ti del m o n d o reale, il p o sto del B u o n D io , e sare b b e
altre ttan to fu n e sto del B u o n D io . Per q u e sto, co n listru zio n e g e n e ra
le, uguale p e r tutti e per tutte, b iso g n a d is s o lv e re la scienza; affinch
le m asse, ce ssa n d o di e sse re le m asse, e co m e tali la m ate ria passiva e
so ffe re n te delle e v o lu zio n i sto rich e , e d iv e n ta n d o una so c ie t v e ra
m ente um ana, intelligente, e c o m p o sta di in d ivid u i rea lm e nte liberi,
p o ssa n o p re n d e re finalm ente nelle lo ro m ani i p ro p ri destini storici.
Q u e s t o n o n im p e d ir ce rta m en te che u o m in i di ge n io , m eglio o rg a n iz
zati p e r le sp e cu la z io n i scie n tifich e d e llim m e n sa m a g g io ra n z a dei lo ro
co n te m p o ra n e i, si d e d ich in o pi e sclu sivam e n te di altri alla cultura delle
scie n ze e re n d a n o grand i se rv izi allum anit, se n z a tuttavia altra a m b i
z io n e ch e linflu enza sociale o ltre quella n aturale che unintelligenza
s u p e r io r e non m anca mai di e se rcita re sul su o am b ie n te , n altra ri
c o m p e n s a che la so d d isfa z io n e della lo ro n o b ile p a ssio n e e talvolta
anche la r ic o n o sc e n z a e la stim a dei lo ro co n te m p o ra n e i.
La scie n za, d iv e n ta n d o p a trim o n io di tutti, si s p o s e r in un ce rto qual
m o d o co n la vita im m ediata e reale di cia scu n o . G u a d a g n e r in utilit e
in grazia, ci che avr p e rso in am b izio n e e p e d a n te ria dottrinali. P re n
d e r nella vita il p o sto che il c o n tra p p u n to de ve o ccu p are , se c o n d o
B e e th o ve n , nelle c o m p o siz io n i m usicali. A q u a lcu n o che gli aveva chie-

ne dei fatti e anzi tutto sulla constatazione reale della loro


esistenza, e in seguito dei modi reali della loro manifesta
zione e del loro sviluppo, incontra un nuovo limite che
sem bra dover restare per sem pre invalicabile: lim pos-

sto se e ra n e c e ssa rio c o n o s c e re il c o n tra p p u n to p e r c o m p o r re della


b u o n a m usica, risp o se : Se n za du b bio, a sso lu ta m e n te n e ce ssa rio c o
n o sc e re il co n tra p p u n to : ma altrettanto n e ce ssa rio d im e n tica rlo d o p o
ave rlo a p p re so , se si v u o le c o m p o r re q u a lco sa di b u o n o . Il c o n tra p
p unto c o stitu isc e in qualche m o d o la ca rc a ssa regolare , m a perfetta
m ente se n z a grazia e inanimata, della c o m p o s iz io n e m u sicale e co m e
tale d e v e a sso lu ta m e n te s c o m p a rire s o tto la grazia sp o n ta n e a e viva
della c re a z io n e artistica. C o m e il c o n tra p p u n to , la scie n z a non lo
sc o p o , s o lo uno dei m ezzi m ag g io rm e n te n e c e ssa ri e m agnifici di
q u e s t altra cre azio n e , mille v o lte pi su b lim e a n c o ra di tutte le c o m
p o siz io n i artistiche, della vita e delle azio n i im m e dia te e sp o n ta n e e d e
gli in d ivid u i um ani nella societ.
Tale d u n q u e la natura di q u e sto essere intim o che realm e nte resta
s e m p re c h iu so alla scienza. l essere im m ediato e reale degli individui
com e delle cose: le te rn am e n te tra n sito rio , s o n o le realt sfuggenti
della tra s fo rm a z io n e e terna e universale, realt che s o n o q u a n d o c e s
san o di e sse re e che non p o s so n o ce ssa re di e sse re in q u a n to lo sono;
s o n o infine le individualit palpabili m a non e sp rim ib ili delle cose. Per
pote rle de te rm in a re , b iso g n e re b b e c o n o sc e re tutte le cau se di cui so n o
gli effetti e tutti gli effetti di cui s o n o le cause, affe rra re tutti i lo ro
ra p p o rti naturali di azion e e di re a zio n e co n tutte le c o se che e sisto n o
e s o n o e sistite nel m o n d o . C o m e e sse ri vive n ti affe rria m o, se n tiam o
qu e sta realt che ci avvolge, la su b ia m o e la e se rc itia m o noi stessi, il
pi s o v e n te a n o stra insaputa, in o gni m o m e n to . C o m e e sse ri pensanti
ne fac ciam o fo rzatam e n te astrazion e , p e rch il n o st ro s te sso p e n sie ro
inizia s o lo co n q u e sta a stra z io n e e pe r essa. Q u e s t a c o n tra d d iz io n e
fo n d a m e n tale tra il n o stro e sse re reale e il n o st ro e s se re pensante la
fonte di tutte le n o stre e v o lu zio n i sto ric h e dal gorilla, n o st ro antenato,
fino a B ism a rck , n o st ro c o n te m p o ra n e o ; la cau sa di tutte le tragedie
che h a n n o in san gu in a to la sto ria um ana, m a anche di tutte le c o m m e
die che lhan n o rallegrata; ha cre ato le religioni, larte, lindustria, gli
Stati, rie m p ie n d o il m o n d o di c o n tra d d iz io n i o rrib ili e c o n d a n n a n d o gli
uom ini a o rrib ili soffe re n ze. S o ffe re n ze che p o tra n n o finire so lo con il
rito rn o di tutte le astrazio n i che e ssa ha cre ato nella su a e vo lu zio n e
storica, e che oggi si ria ssu m o n o defin itivam e n te nella scienza, con il
rito rn o di q u e sta scie n za nella vita. (N o ta di Bakunin)

sibilit di constatare e di conseguenza di osservare i fatti


fisici, chimici, organici, intelligenti e sociali che accadono
su alcuni dei pianeti appartenenti al n ostro sistem a sola
re, eccetto la nostra terra, com pletam ente aperta alle n o
stre indagini.
Lastronom ia pervenuta a determ inare le orbite p ercor
se da ogni pianeta del n ostro sistem a attorno al sole, la
rapidit del loro doppio m ovimento, il loro volume, la loro
form a e il loro peso. E im m enso. D altra parte, per le ra
gioni citate, indubitabile per noi che le sostanze che li
costituiscono devono avere tutte le propriet fisiche del
le sostanze terrestri. M a noi non sappiam o quasi niente
della loro form azione geologica, ancora m eno della loro
organizzazione vegetale e animale, che probabilm ente re
ster per sem pre inaccessibile alla curiosit delluomo.
Basandoci su questa verit, orm ai incontestabile per noi,
che la materia universale fondamentalmente identica dap
pertutto e sempre, dobbiam o necessariam ente conclude
re che sem pre e ovunque, nei mondi pi lontani [come]
in quelli pi vicini dellU niverso, tutti gli esseri sono c o r
pi materiali pesanti, caldi, luminosi, elettrici, che ovu n
que si scom p on go n o in corpi o in elementi semplici, e di
conseguenza laddove si incontrano condizioni di esisten
za e di sviluppo se non identiche, alm eno simili, tali feno
meni devono accadere. Q u e sta certezza sufficiente per
convincerci che da nessuna parte p o sso n o prodursi fe no
meni e fatti contrari a quanto conosciam o delle leggi del
la natura; ma non pu darci la minima idea sugli esseri,
necessariam ente materiali, che p o sso n o esistere in altri
m ondi, nem m eno sui pianeti del nostro sistem a solare. In
queste condizioni, la conoscenza scientifica di questi m on
di im possibile e dobbiam o rinunciarvi una volta per tutte.
Se vero, com e supp one Laplace, la cui ipotesi non
ancora sufficientemente n universalm ente accettata, che
tutti i pianeti del n ostro sistem a si son o formati dalla m a
teria solare, evidentem ente unidentit ben pi conside
revole ancora deve esistere tra i fenom eni di tutti i pia-

neti di questo sistem a e tra quelli del nostro glo b o te rre


stre. M a questa evidenza non potrebbe ancora costituire
la vera scienza, perch la scienza com e san Tom m aso:
deve toccare e vedere per accettare un fenom eno o un
fatto, e le costruzioni a priori, le ipotesi pi razionali per
essa hanno valore solo quando sono verificate pi tardi
con dim ostrazioni a posteriori. Tutte queste ragioni ci rin
viano, per la conoscenza piena e corretta, sulla terra.
Studiando la natura del glo b o terrestre, noi studiam o nel
contem po la natura universale, non nellinfinita m oltepli
cit dei suoi fenomeni, che resteranno per sem pre s c o
nosciuti, ma nella sua sostanza e nelle sue leggi fondamentali, sem pre e ovunque identiche. Ecco ci che deve
e pu consolarci della nostra forzata ignoranza sugli in
num erevoli sviluppi degli innum erevoli m ondi di cui non
avrem o mai unidea, e ci rassicura nello stesso tem po c o n
tro ogni pericolo di un fantasma divino che, altrimenti,
potrebbe ritornare da un altro mondo.
Solo sulla terra, la scienza pu appoggiare il piede con
sicurezza. Q u i di casa e avanza nella piena realt, aven
do tutti i fenom eni per cos dire sotto mano, sotto gli
occhi, potendo constatarli, toccarli. Persino le evoluzioni
162 passate, materiali e intellettuali, del globo terrestre, mal
grado che i fenom eni da cui furono accom pagnati siano
scom parsi, so n o aperti alle nostre indagini scientifiche. I
fenomeni che accaddero non son o pi, ma le loro tracce
visibili e distinte so n o rimaste; sia quelle degli sviluppi
passati delle societ umane, che quelle degli sviluppi o r
ganici e geologici del glo b o terrestre. Studiando queste
tracce, possiam o in qualche m odo ricostituire il nostro
passato.
Sulla form azione prim itiva del nostro pianeta, preferisco
lasciar parlare il genio cos p rofondo e scientificamente
sviluppato di A u gu ste C o m te (28) pi che la mia insuffi

28 Cours de Philosophie positive, t o m o li, p. 2 1 9 [recte: 249 ], (N ota di


Bakunin)

cienza, ahim! tro p p o vivam ente riconosciuta da me stes


so per tutto ci che ha rapporto con le scienze naturali:
D e vo ora p rocedere allesame generale di ci che c o m
porta un certo carattere di positivit nelle ipotesi c o sm o
goniche. A questo riguardo senza dubbio superfluo sta
bilire questo prelim inare indispensabile, che ogni idea di
creazione propriam ente detta debba essere radicalmente
scartata, data la sua natura interamente inafferrabile (29),
e la sola ricerca ragionevole, se realm ente accessibile,
deve concernere unicam ente le trasformazioni successive
del cielo, limitandosi persino, a lm en o'allinizio, a quella
che ha potuto p rod u rre im mediatamente il su o stato at
tuale... La questione reale consiste dunque nel decidere
se lo stato presente del cielo offra qualche indizio apprez
zabile di uno stato precedente pi semplice, il cui carat
tere generale sia suscettibile di essere determ inato. A
questo riguardo, la separazione fondamentale che mi sono
tanto preoccupato di costituire solidam ente tra lo studio
necessariamente inaccessibile delluniverso e lo studio ne
cessariamente molto positivo del nostro mondo (solare) in
troduce naturalm ente una distinzione profonda, che re
stringe di m olto il cam po delle ricerche effettive. Si c o n

29 E c c o una delle e s p re s s io n i e q u ivo ch e , pe r non d ire ipo crite , che d e


testo nei filo so fi positivisti. A u g u s te C o m te ig n o ra v a che lidea della
c re a z io n e e di un c re a to re n o n e ra solam e n te inafferrabile, m a a ssu r
da, ridicola, im p o ssib ile ? Si p o tre b b e quasi c re d e re c h e non sia mai
stato sic u ro di s. L o d im o s tr a la ricad uta nel m istic ism o che ha m o
strato alla fine della su a c a rrie ra e alla quale ho gi fatto allu sion e in
p re ce d en za. M a i su o i d isc e p o li alm eno, avvertiti dalla ca du ta del lo ro
m ae stro , d o v re b b e r o fin alm e n te c o m p re n d e re tu tto il p e ric o lo che vi
nel re stare o alm en o a lasciare il p u b b lico n e llin c e rte z z a su una q u e
stio n e la cui so lu zio n e , afferm ativa o negativa, de ve e se rc ita re una cos
g ra n d e influ enza su tu tto lav v e n ire d e llum anit. (N o ta di B a k u n in )

cepisce in effetti che noi potrem o congetturare, con qual


che speranza di successo, sulla form azione del sistem a
solare di cui facciamo parte... (30)

[// manoscritto si interrompe qui]

30 Sul r e tro del fo glio 2 5 4 del m an o scritto , B a ku n in sc rive queste ri


ghe:
S vilu p p a re lidea che n o n ' la scie n za solam e n te , ma an che la vita che
agisce astratta m en te nei co n fro n ti delle in d ivid u alit reali e tra n sito
rie. N o n m a n d o a co m p e ra re , il c u o c o non c o m p e r a e n on uccide que
sto co n iglio , m a un co n iglio in ge n e rale - gli anim ali lo ste sso .
La vita una tra n siz io n e in ce ssan te dallin d ivid u ale allastratto e d a l
lastratto allindividuo. q u e sto se c o n d o m o m e n to che m anca alla scie n
za: u n a v o lta n e lla stra tto , n o n p u pi u s c ir n e . ( N o t a di Jam e s
G uillaum e)

Note di Arthur Lehning


A. - Michail N iko la e vic M u r a v ev (1 7 9 6 -1 8 6 6 ), generale russo;
sua m adre era una p rozia di Bakunin. N e l 1863, fu n om in ato
go ve rn a tore -gen e ra le della regione n ord -o ve st (Vilna, Kovno,
G r o d n o e M insk), d o v e acquis la re p u ta zion e di boia della
Polonia e il so p ra n n o m e di M u ra v ev lIm piccatore. - p. 46.
B. - Louis M an d rin ( I 7 2 4 - 1755), detto il capitano-generale dei
contrabbandieri. A partire dal I 750, le sue op e razion i in S a v o
ia e nel Delfinato, alla testa di una banda arm ata p artico la rm en
te efficace nella lotta co n tro i coloni generali, gli va lse ro una
gran d e popolarit. D iv e n n e il so gge tto di una vasta letteratura
co n te m p o ra n e a che lo rese leggendario m entre era ancora in
vita. - p. 47.
C. - Jean-Baptiste Tro pp m an n ( I 8 4 9 - I 870), assassino m olto c e
lebre allepoca; nel 1869 aveva ucciso una famiglia di otto p e r
sone. Il ro m an zie re Ivan Turgenev ha lasciato una te stim on ia n
za m olto nota della sua esecuzione. - p. 47.
D. - A d o lf T h ie rs ( I 7 9 7 - 1877), P rim o m in istro di Luigi-Filippo,
d eputato dal I 863, si ritro v alla testa del go ve rn o nel febbraio

1871.-p. 47.

E. - Em ile O lliv ie r (1 8 2 5 -1 9 1 3 ), e x-repubblicano, fu alla testa


del gabinetto liberale che, creato il 2 ge n n aio 1870, rim ase in
funzione fino all8 agosto. - p. 47.
F. - Jules Favre (1 8 0 9 -1 8 8 0 ), a vvocato e u o m o politico fra n ce
se. D o p o la rivolu zio n e di feb braio fu se gre tario-ge n e rale al M i
nistero degli Interni, poi sotto se gre ta rio di Stato agli Affari e ste
ri. M a a partire dal giu gn o I 848, si acco n te n t del suo seggio di
deputato, dove si m anifest co n vin to antisocialista. D o p o aver
invano tentato di o rga n izza re la re sistenza co n tro il co lp o di
Stato, si ritir a vita privata fino alla sua entrata nel C o r p o legi
slativo nel 1858. N e l 1868, sostitu V ic to r C o u sin allA c c a d e
mia francese. M in istro degli Affari esteri nel go ve rn o di D ife sa
nazionale e sotto la p re sid e n za di Thiers, n e go zi la rm istizio e

165

la pace. N e l 18 7 1- 1872, a pp oggi m olto attivam ente la m isure


re p re ssive dirette c o n tro lInternazionale. - p. 47.
G. - Q u a n d o Bakunin cita C o m te nel c o rso del s u o scritto, m o
difica soven te leggerm ente la stesura del testo; i co rsivi in par
ticolare s o n o per la m aggior parte di Bakunin. C i siam o astenuti
dal segnalare nel dettaglio queste m odifiche se nza interesse. p. 51.
H. - Bakunin si riferisce alla magnum opus di Feuerbach, D os
W esen des Christentum s (1814), dove egli parla, in particolare
nella Prim a parte delllntroduzione, di ci che distingue lu o
m o dallanimale; vedi Ludw ig Feuerbach, Smmtliche Werke, ed.
da W ilh e lm Bolin e Friedrich Jodl, voi. VI, Stoccarda, pp. 1-14,
123-125 e 3 5 9 -3 6 3 .
Tutta questa parte de LEmpire knouto-germanique uno svilu p
po (o talvolta p e rsin o una rip etizion e ) di certi p assaggi del
Fdralisme, socialisme et antithologisme. Bakunin cita le p a ro
le di Fe u erbach e aggiunge: tutta la differenza, ma e n o r
me. D o p o di che mette in nota:
N o n si rip eter mai abbastanza a molti partigiani del naturali
sm o o del m aterialism o m od erno, che - poich lu o m o ha ritro
vato ai n ostri gio rn i la sua parentela piena e intera con tutte le
altre specie animali e la sua d iscendenza im m ediata e diretta
della terra, e p oich ha rinunciato alle a ssurde e vane oste n ta
zioni di u n o spiritualism o che, con il p retesto di gratificarlo di
una libert assoluta, lo condannava alleterna schiavit - si im
m aginano che q u esto d lo ro il diritto di rinunciare a ogni ri
spetto um ano. Si p o tre b b e ro paragonare queste p e rso n e a lac
ch che, sc o p re n d o lorigine plebea di un u o m o che si era im
p osto p er la sua dignit naturale, cre d o n o di p o te rlo trattare
com e un eguale per la sem plice ragione che non in te n d on o al
tra dignit di quella che crea ai loro occhi una nascita a risto cra
tica. Altri s o n o cos felici di aver ritrovato la parentela d ellu o
m o con il gorilla che v o rre b b e ro co n se rva rlo p e r se m p re allo
stato anim ale e rifiutano di capire che tutta la sua m issio n e s t o
rica, tutta la sua dignit e tutta la sua libert c o n sisto n o nellallontanarsene.
Pi tardi nel 1871, nella sua polem ica con M azzini, Bakunin ri
p rende la rg o m e n to di Feuerbach, vedi Archives Bakounine, I, I ,
pp. 76, 139, 143. Sap piam o che ha se m p re avuto una grande

sim patia per q u estultim o e che nel 1844 ha vo lu to dedicargli


u n o s tu d io in tito la to Expos et dveloppem ent des ides de
Feuerbach, che p ossia m o co n sid e ra re p e rd u to (N ettlau, Biographie, nota 25 I 9). N e l I 873, Bakunin scriveva: M a il partito av
v e rso d etto degli hegeliani rivoluzionari si m ostra pi logico di
H egel ste sso e infinitamente pi ardito; stra p p alla dottrina
hegeliana la sua m aschera co n se rvatrice e m o str in tutta la sua
nudit lim placabile negazione che ne co stitu isce la essenza.
Q u e s to partito aveva alla sua testa il celebre filo sofo Feuerbach
che sp in se il seguito logico di questa d ottrina fino alla n e gazio
ne sia del m o n d o divino che della stessa metafisica. N o n pot
andare pi lontano. M etafisico lui stesso, dovette cedere il p o
sto ai suoi legittimi eredi, rappresentanti della scuola m ateriali
sta o realista, la m aggior parte dei quali, co m e ad e sem p io
Biichner, M a rx e soci, non so n o riusciti e non riu scira n n o a sb a
razzarsi di un p en sie ro astratto e m etafisico predom inante.
(Archives Bakounine, III, p. 308). - p. 61.
I. - In questa prefazione, Littr scrive: Su questi due gruppi
[uno ra p prese n ta to dalla Scuola politecnica, laltro dalle Scuole
di m edicina] la filosofia positiva ha fatto p re sa con la scienza
positiva. M a ne restano ancora altri due sui quali, a q uesto tito
lo, la sua azione non pu estendersi: quelli che hanno ricevuto
solam e n te leducazione letteraria dei n ostri collegi, e quelli che
o p e ra n o nelle officine e nei campi. Tuttavia tale la sua ge n e ra
lit, tale la sua op p ortu n it che anche l linfluenza non gli
tolta. In questi due gruppi, vi so n o molti spiriti che so n o rimasti
nelle c re d e n ze teologiche; a quelli la filosofia non ha niente da
dire, non si indirizza a loro, e se a p ro n o i suoi libri, essa si affi
da alla lo ro coscienza. M a ve ne so n o anche parecchi che s p o n
taneam ente, ossia sotto lazione d issolve n te d ellam biente s o
ciale, hanno abb andonato la fede tradizionale. A c o sto ro la filo
sofia positiva ha m olto da dire; si indirizza a loro, e so n o c o
scie n ze che essa sar g lo rio sa di accogliere, p erch avr re so
un gran d e se rvizio sociale. Per essi si trova appunto la parte
sto rica del libro di C om te. Tutti gli spiriti m editativi vi hanno
accesso; l, in questa vision e generale della storia che non
a ncora stata eguagliata, ap p re n d era nn o con quale necessit di
e vo lu zion e le credenze dei padri non so n o affatto passate a tutti
i figli, qual il pericolo delle opinioni vaghe, metafisiche, riv o
luzionarie, che se rv o n o da interm ediario, e quali so n o le condi-

zioni di una dottrina che, facendo su o il dogm a intellettuale della


co n o sce n za reale del m ond o, faccia su o il dogm a m orale del
se rvizio deNumanit. La sto ria filosofica il ve ro in segnam ento
di tutti c o lo ro che v o g lio n o co m p re n d e re la lo ro situ a zion e
m entale e svilupparla. (Em ile Littr, Prface d un disciple,
in A u g u ste C om te , Cours de Philosophie positive, 3a ed., voi. I,
Parigi 1869, pp. X L IX - L ) . - p. 105.
J. - Il fre n olo go te d e sco Franz Joseph Gali ( I 7 5 8 - 1828), che ce r
cava di stabilire una relazione tra le facolt mentali e la fo rm a
del cervello e del cranio, distingueva nella regione p o ste rio re
del cervello cinque organi co rrisp o n d e n ti allam ore per la p ro
genie, allamicizia, alla difesa di s, allo rg o g lio e allavidit di
gloria. - p. 106.
K. - N e lla sua prefazione al libro di C om te , citato alla nota G,
L ittr p o le m ic o (pp. X L I - X L V ) c o n t r o la n o z io n e
dellinconoscibile che Sp e n c e r aveva in trod otto nel su o libro
First principles, pubblicato nel 1862. Q u e s t op era si divide in
due parti, la prim a tratta d e llU nknow ab le, te rre n o della re
ligione, ma che deve e sse re rico n o sciu to dalla scienza, alla q ua
le dedicata la se con d a parte del lib ro (The Know able). - p.
108.
L. - Bakunin si riferisce allultim o paragrafo, intitolato Verhltniss des A u sse rn und Innern, del capitolo su D as w esentliche
Verhltniss (Logik, voi. I). Vedi G e o rg W ilh e lm Friedrich Hegel,
Werke. Vollstndige Ausgabe durch einen Verein von Freunden des
Verewigten, voi. IV (ed. da Le op old von Henning), 2a ed. B e rli
no 1841, pp. 171-177.
Rico rd ia m o a titolo di cu rio sit che lesem plare della Logik che
p osse d e va Bakunin pass, nel 1857, tram ite Ferdinand Freiligrath, nelle mani di M a rx. Vedi la lettera di Freiligrath a M a rx
del 22 o tto b re 1857, Freiligraths Briefw echsel mit M a rx und
Engels, ed. da M anfred Hckel, voi. I, Glashtten in Taunus I 976,
p. 96; e la lettera di M a rx a Engels del 16 gennaio 1858, M E W ,
29, p. 260. - p. 134.
M. - N e l suo libro Z u r Naturw issenschaft berhaupt, besonders
zur Morphologie (Stoccarda 1820), G o e th e rispo n de a un p o e
ma di A lbrech t von H aller intitolato D ie Falschheit d er m ensch-

lichen Tugenden e p u b b lica to nella


Gedichte (B erna 1732). H a lle r aveva
N a tu r dringt kein erschaffener Geist,
noch die ussre Schale weist! A I che

Versuch schw eizerischer


scritto: Ins In n ere d e r
/ Z u glcklich, w en n sie
G o e th e replic:

D a s h r ich se ch zig Jahre w iederholen,


U n d Fluche drauf, aber verstohlen;
N a tu r hat w e d e r Kern
N o c h Schale
Alles ist sie mit einem Male...
E probabile che Bakunin co n osce sse queste righe trm ite Hegel,
che le cita nella sua Enziklopdie (voi. I, paragrafo 140). Gi nel
su o se con d o articolo O filosofii (Della filosofia), scritto nel
1840 per Otecestvennye Z ap iski ma rim asto inedito allepoca,
Bakunin le aveva rip re se per appoggiare una rgo m e n tazio n e s i
mile a quella che svilup pa ne LEmpire knouto-germanique. Vedi
Sobrante socinenij, II, p. 361. - p. 134.
N . - Stralciato nel m anoscritto: M a questa unit non esiste come
unit concreta e reale, n per lo stesso universo, il quale non e s
sendo che l unit collettiva di una infinit di mondi sparsi nellim
m ensit dello spazio, non potrebbe avere coscienza di s, n per
nessuno, perch nessuno pu esistere fuori dalluniverso. Essa esi
ste solo come idea necessaria, ma assolutam ente astratta, nel
pensiero dellomo. - p. 140.
O. - Nikolaj V la d im iro vic Stankevic ( I 8 I 3 - 1840), lisp iratore del
celebre circolo filosofico-letterario ru sso che porta il su o nom e.
A llinizio del 1835, co n o b b e Bakunin (che aveva appena lascia
to il se rvizio m ilitare) e lo aiut nei suoi studi filosofici, specialm ente di Kant. N e l 1836, si fid a n z in p riva to co n L ju b o v
Bakunin, sorella di M ichail, ma nel 1837 si rec so lo alle ste ro
per continuare a B e rlin o i suoi studi su Hegel. Le lettere di
Stankevic so n o di gran d e im portanza per la storia del p e n sie ro
ru sso nel p e rio d o cruciale degli anni 30. E m o rto a N o v i, il 24
giu gn o 1840, assistito da Varvara D jakov, sorella di Bakunin. p. 147.
P. - V issa rio n G rig o re v ic Belinskij (181 1-1848), il pi celeb re
critico letterario ru sso. Bakunin, che lo co n o b b e dalla prim ave-

ra del 1835, intrattenne con lui, negli anni seguenti, delle rela
zioni intime ma tem pestose. E Belinskij che isp ir a B akunin la
sua prim a pubblicazione, la traduzione russa delle Vorlesungen
ber Bestim mung des Gelehrten [Lezioni sulla m issione del d o t
to], di Fichte ( I 836). Dal canto suo, Bakunin trasm ise a Belinskij
le idee di Fichte, poi quelle di Hegel. D o p o la rottura avvenuta
p oco prim a che Bakunin partisse per Berlino (1840), rip re se ro
i loro rapporti nel 1842, quando Bakunin pubblic il su o a rtic o
lo D ie Reaktion in Deutschland; nel 1847 si in co n tra ro n o di
n u o v o a Parigi. N e l 1869, Bakunin defin Belinskij il n o stro
D id e ro t russo. - p. 147.
Q. - Bakunin intende parlare dello p u sco lo di D avid Friedrich
Strauss, Z w e i friedliche Bltter. Vermehrter und verbesserter
Abdruck der beiden Aufstze: ber Justinus Kerner, und: ber
Vergngliches und Bleibendes im Christentum, A lto n a 1839. E
nel p rim o articolo (precisam ente pp. 109-1 18) che il celebre
autore della Leben Jesu [Vita di G es] e spo n e i punti di vista
ripresi qui da Bakunin. - p. 148.
R. - H e n ry T h o m a s Buckle (1 82 1 -18 6 2), sto rico inglese. N ella
sua History of civUization in England (2 voi., 1 85 7-1861), che
allepoca faceva autorit, ce rc di dim ostrare, co m e C om te ,
che una tendenza fondam entale spinge la sto ria v e rso il p ro
gre sso e che la realt e co n om ica il substrato della vita politi
ca. Il libro fu tra d o tto in te d e sco da A rn o ld Ruge (2 voi., 18601861) e in francese da A. B ouillot (5 voi., 1865). - p. 157.

Finito di stam pare nel mese di settem bre 2000


presso La C oop erativa Tipolitografica
via San Piero I 3/a - 54033 Carrara.

C bisogno di ricordare fino a che punto le religioni


istupidiscono e corrompono i popoli? Esse uccidono in loro
la ragione, questimportante strumento dellemancipazio
ne umana, e li riducono allimbecillit, fondamento princi
pale di ogni schiavit riempiendo il loro spirito di assurdit
divine. Esse basano sul lavoro lumana servit (...) Uccido
no lafierezza e la dignit umane, proteggendo solo i servili
e gli umili. Soffocano nel cuore dei popoli ogni sentimento
di umanit e di benevolenza fraterna, sostituendolo con
una crudelt divina...
La scienza, ho detto, non pu uscire dalla sfera delle
astrazioni. Da questo profilo, essa infinitamente inferio
re allarte, la quale anchessa ha a che fare solo con tipi e
situazioni generali, ma con un artifcio che le proprio, sa
incarnare nelle forme che pur non essendo affatto vive nel
senso della vita reale, tuttavia provocano nellimmagina
zione delluomo il sentimento di questa vita (...) Larte, e
soprattutto larte attuale, dunque una specie di ritorno
dellastrazione alla vita; mentre al contrario, la scienza
labbandono e il sacrifcio perpetuo dellavita fuggente, tran
sitoria, ma reale, a profitto delle astrazioni eterne.
Michail A. Bakunin

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