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George Orwell

LA STRADA DI WIGAN PIER

Titolo dellopera originale The Road to Wigan Pier


Traduzione di Giorgio Monicelli
Introduzione di Francesco Marroni
1960 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano

Introduzione
Pubblicato nel marzo 1937, La strada di Wigan Pier si configura innanzitutto come una
testimonianza ideologicamente eterodossa sulla crisi degli anni trenta, un documento
drammatico e vivo in cui lesperienza vissuta da Orwell tra i minatori disoccupati
dellInghilterra Settentrionale viene dispiegata pi con la scrittura creativa del romanziere
che con le annotazioni sociologiche del giornalista. Si tratta quindi di unopera che va ben
oltre lindagine sulla povert commissionata nel 1936 dal Left Book Club, tanto pi se
pensiamo che, nella seconda parte del libro, lorizzonte tematico viene ampliato
notevolmente con le polemiche osservazioni sul socialismo britannico, non disgiunte da
unaccesa requisitoria contro il falso ideale rivoluzionario dei cosiddetti poetini
effeminati, cio Auden, C. Day Lewis, Stephen Spender e altri.
Per quanto lopera sia informata da una profonda tensione morale e artistica, nondimeno
giusto dire che, in modo pi o meno evidente, agisce al suo fondo pi di una tradizione
il Carlyle di Cartismo e Passato e presente, il William Morris dei saggi sul socialismo
romantico e antiindustriale, nonch il Cobbett radicale e ribelle delle Cavalcate rurali.
N del resto possiamo trascurare i riferimenti espliciti che lautore fa alla narrativa sulle
Cinque Citt di Arnold Bennett e, ancor pi, a Tempi difficili di Charles Dickens due
romanzieri dai quali Orwell mutua un linguaggio altamente connotativo nella descrizione
del mondo industriale che, con il suo desolante squallore, finisce per costituire una sorta di
estetica del brutto paesaggistico. Non solo tradizioni ottocentesche, ma anche diverse e
talora contrastanti matrici ideologicoculturali del dibattito contemporaneo confluiscono
in Wigan Pier, che mette a nudo, come ha notato Richard Hoggart, una moltitudine di
contraddizioni del pensiero orwelliano, tra le quali emerge come costante ambivalenza
delluniverso semantico dello scrittore anglosassone quella tra lurgenza di una
trasformazione rivoluzionaria della societ e il convincimento, esplicitamente confessato,
che le cose non potranno mai essere cambiate sulla faccia della terra. In definitiva, La
strada di Wigan Pier chiude la prima fase di un processo di decantazione dellesperienza
orwelliana, un apprendistato costituito da una serie di esperimenti artistici che, incentrati
sulla rappresentazione autobiografica della povert e della sofferenza, segnano, secondo
Raymond Williams, un notevole ampliamento della letteratura e, nel contempo,
apprestano il terreno alle pi compiute e coerenti realizzazioni narrative della favola
morale di La fattoria degli animali e della memorabile utopia negativa di 1984.
Che La strada di Wigan Pier fosse animato in primo luogo da uno spirito polemico e
anticonformistico dovette apparire subito evidente alleditore Victor Gollancz il quale
decise di pubblicare il volume con una prefazione chiarificatrice scritta di suo pugno, in
cui, senza mezzi termini, prendeva le distanze dalle idee espresse dallo scrittore, che poco
si attagliavano alla stretta ortodossia socialista del Left Book Club. In aggiunta,
significativo che leditore, prevedendo le reazioni negative dei soci, tenesse a precisare,
non senza un mal celato imbarazzo, che la serie di ritratti di militanti socialisti
satiricamente abbozzati nellopera scaturivano dalla visione semplicistica e distorta di un
intellettuale piccoloborghese ancora vittima dei pregiudizi della sua classe dorigine.
Ancora nella prefazione veniva difesa la politica di industrializzazione accelerata
dellUnione Sovietica contro quelle che venivano considerate le ingiuste critiche dello
scrittore, indignato dalla venerazione fideistica del nuovo stato russo e dei suoi progressi
tecnologici, che era un tratto saliente del conformismo intellettuale di quegli anni.
E certo che per Orwell il problema principale quello di presentare ci che noi oggi
chiameremmo il volto umano del socialismo, e non gi di ricostruire il dibattito teorico
sulle sacre sorelle, tesi, antitesi e sintesi, che, stando al suo giudizio, nulla hanno a che
vedere con listintiva adesione alla causa socialista da parte del proletariato, proprio
perch chi conosce il significato della miseria non pu non collocarsi sul versante della
lotta per il socialismo. Non un approccio scientifico e dialetticamente motivato quindi, ma
una concezione piuttosto empirica e riduttiva in cui, sotto il nome della difesa dei valori
tradizionali dinanzi allavanzata del fascismo, finiscono paradossalmente per trovare
spazio sia il vagabondo che vive sotto i ponti del Tamigi, sia il conservatore preoccupato
dalla minaccia nazista alla civilt occidentale. Va da s che alla base di un simile
atteggiamento non riscontriamo n la lezione marxiana sul materialismo storico, n la
strategia leninista della conquista del potere da parte della classe operaia, ma al contrario
una visione del mondo individualistica tesa a negare ogni dogmatismo ideologico che
conduce inevitabilmente sulla strada del totalitarismo. In breve, Orwell si batte contro le
verit ultime delle dottrine rivelate e ufficiali, contro il nulla salus extra ecclesiam tipico
dello sclerotizzante assolutismo di partito, per il quale conta pi il culto del Capo che
lemancipazione delle masse.
A questo punto vale la pena di ricordare il lucido studio di Alan Sandison, The Last Man
in Europe: An Essay on George Orwell (1974), in cui si individua una tensione morale
peculiarmente protestante nel pensiero orwelliano, caratterizzato dalleresia rispetto
allideologia dominante nonch da un persistente senso di colpa derivato dal retaggio
puritano. Di qui anche la questione dellidentit intesa come creazione di una nuova
personalit sociale purgata dalle colpe ereditate dalla classe di origine; appare chiaro
allora come lindividualismo orwelliano si colleghi intimamente a una problematica
interiore che, sul piano letterario, emerge sin dalle prime prove narrative per poi
manifestarsi compiutamente, pur nella permanenza di aporie e dilemmi, in La strada di
Wigan Pier, che possiamo senza dubbio interpretare anche come una confessione
autobiografica intrisa di puritane angosce e proponimenti autopunitivi. Per questo motivo
il viaggio verso la classe operaia inglese diviene per Orwell solamente il pretesto per
misurarsi ancora una volta con lesperienza della povert; conseguentemente, lo squallore
dei distretti minerari, anzich essere posto al centro dellindagine, assurge a tramite e
contesto privilegiato di una storia di redenzione personale. Ne deriva anche il carattere
precipuamente artistico di tale quest, segnando essa il passaggio dal poliziotto
dellimpero britannico Eric Blair il vero nome di Orwell allo scrittore impegnato nella
ricerca di strumenti espressivi atti ad esprimere, senza retorica e funambolismi, quelli che
egli stesso in un saggio chiama i veri fatti, le cose cos come sono.
A ben guardare, la prima parte di Wigan Pier che pare ricollegarsi parzialmente a
Senza un soldo a Parigi e a Londra per la prevalente attenzione al particolare
significativo e crudo vuole mostrare al lettore la partecipazione fisica del narratore
protagonista al dramma quotidiano dei disoccupati e di tutti coloro che la societ sembra
avere dimenticato. Per questo, a uno stile epigrammatico e asciutto fa riscontro il
ricorrente uso delliperbole e di metafore iperboliche, che, oltre a rivelare il bisogno
dellautore di rendere tanto pi convincenti e indimenticabili le descrizioni di quel mondo,
mettono a nudo unenfasi narrativa che si discosta notevolmente dai propositi
documentaristici del libro. Del resto, il coinvolgimento attivo del personaggioOrwell
rientra appieno in unoperazione mirante a creare letterariamente unalternativa alla parte
negata del proprio io; mediante la trasposizione narrativa di unesperienza realmente
vissuta, il narratore si trova a verificare anche la propria collocazione ideologico
esistenziale, che risulter tanto pi affrancata dal peso della colpa, quanto pi la
sofferenza e la miseria si saranno rivelate epifanicamente nel momento della loro
emergenza letteraria. Non per nulla, sin dalle prime battute del libro, il personaggio
Orwell impone subito la sua presenza che, in un contesto non dissimile dal romanzo
proletario Love on the Dole (1933) di Walter Greenwood, ci appare come il filtro
attraverso cui passeranno le vicende e i fatti riportati. Pertanto, con ladozione di un punto
di vista circoscritto e fondamentalmente soggettivo, lautore limita di molto il valore
documentario della sua ricerca e, in pari tempo, fa di Wigan Pier un testo in cui
lautobiografia sembra essere il punto di mediazione tra il desiderio orwelliano di riferirsi
a esperienze reali e una ricca vena poeticoimmaginativa.
Se vero che il diario tenuto nel periodo del soggiorno nei distretti minerari cio dal 31
gennaio al 25 marzo 1936 risulta un documento prezioso per analizzare il processo di
rielaborazione alla base del lavoro orwelliano, va nondimeno precisato che solo una parte
delle esperienze in esso registrate troveranno spazio nel volume commissionato dal Left
Book Club. Tutto ci giunge a confermare che Orwell scrisse Wigan Pier operando una
precisa selezione narrativa volta a cogliere, per molti versi, gli aspetti pi vistosi della
condizione dei disoccupati, trascurando invece lanalisi approfondita e documentata che
pure gli era stata esplicitamente richiesta. N va dimenticato che lo stesso ordine
cronologico degli avvenimenti viene stravolto, al punto che possiamo parlare di un
montaggio funzionale allesigenza di dare enfasi al fenomeno della povert e, di
conseguenza, anche alla salvezza sociale emotivamente cercata dallo scrittore, che, tramite
il linguaggio, tenta di conferire una nuova dimensione al suo io. Di questo procedimento
si ha una chiara esemplificazione gi nel capitolo primo con lentrata in scena dei Brooker
e della loro lurida pensioncina, della quale ci viene offerta una descrizione minuziosa e
ossessiva ambienti soffocanti e polverosi, sudiciume e molliche ammuffite sparse un po
dovunque, una cucina le cui maleodoranti emanazioni sembrano raggiungere ogni angolo
della casa, per non dire del deprimente ritratto della padrona, sempre sdraiata su un sof
informe a crogiolarsi nella sua non ben precisata malattia. In ogni caso, questo
personaggio descritto con dovizia di particolari si pone come efficace metafora della
paralisi morale ed economica degli anni trenta. A proposito della cronologia degli
avvenimenti, qui va aggiunto che, nelle annotazioni diaristiche, quella dei Brooker non
in effetti la prima pensione in cui alloggia lo scrittore; certamente la pi decrepita e
impressionante, la pi idonea quindi a rappresentare la tipica pensione degli slums di
centri industriali come Wigan e Sheffield. Sul piano letterario leffetto poderoso, al punto
che queste pagine iniziali si configurano come una sorta di antinferno prima della discesa
negli strati pi bassi della societ; non a caso lambiente dei Brooker viene descritto come
un luogo sotterraneo in cui persone e scarafaggi si aggirano strisciando tra mucchi di
rifiuti e letti disfatti.
A dire il vero, la metafora del viaggio sotterraneo si trasforma in esperienza reale quando
Orwell scende nelle viscere della terra per sperimentare di persona il lavoro nelle miniere.
Se nella descrizione degli abitanti dei quartieri poveri viene sottolineato il decadimento
fisico e morale, nel caso dei minatori prevale il registro sentimentale e idealizzante che
ben lungi dal proporre unimmagine realistica e sociologicamente valida delle vere
condizioni di lavoro nei pozzi. Dotati di grande forza e agilit atletica, i minatori
orwelliani fanno pensare, con i loro corpi seminudi e perfetti, pi al Lawrence di
Larcobaleno e Donne innamorate ove la vitalit degli operai si contrappone alla
sterilit e freddezza dei padroni che alleffettivo sfruttamento cui, in quegli anni di crisi,
essi erano sottoposti. Ma il punto di vista orwelliano quello del narratore, pertanto non
pu meravigliare se i minatori sono dipinti come una razza a s stante, un microcosmo
sotterraneo da cui dipende gran parte della vita in superficie: [...] tutti noi dobbiamo
realmente la relativa decenza della nostra vita a quei poveri schiavi sotterra, anneriti fino
agli occhi, con le gole piene di polvere di carbone, che spingono avanti le loro pale con
braccia e ventre dai muscoli dacciaio. E fuor di dubbio che Orwell guarda i minatori con
lumiliazione di chi si sente fisicamente e moralmente inferiore, senza tentare unanalisi
dei nessi concreti che legano il mondo della miniera al pi vasto contesto sociale. N meno
sentimentale ci appare il quadretto familiare descritto nel capitolo settimo, nel quale
lumile interno di una casa operaia diviene locus ideale e idealizzato di perfetta armonia
domestica, un ambiente raccolto e sereno lontano dalle tensioni sociali che scuotono
lintera nazione. Ovviamente si tratta della visione metastorica della classe operaia che si
giustifica, come ha notato Raymond Williams in The Country and the City (1973), solo
alla luce di una certa persistente nostalgia per il decennio edoardiano, nel quale, come in
alcune pagine di Una boccata daria, lautore scorge un periodo di grande sicurezza e
serenit per tutte le classi sociali; forse inutile aggiungere che anche in questo caso
limmaginazione orwelliana sta ricreando un passato in realt mai esistito.
Daltra parte, pur vero che a una simile rappresentazione sentimentale del mondo
operaio fa riscontro lesplicita confessione di Orwell sul senso di repulsione fisica che egli
prova al cospetto della classe lavoratrice, proprio perch permangono sempre, nonostante
il desiderio di scrollarseli di dosso, i pregiudizi e gli atteggiamenti di un intellettuale
borghese. Secondo lo scrittore, questo fastidioso disgusto per i segni fisici della povert a
costituire linvalicabile barriera tra la classe operaia e gli intellettuali progressisti. Non a
caso Leitmotiv del libro proprio lossessivo e crudo resoconto dei vari odori, pi o
meno sgradevoli e respingenti, emanati da persone e cose incontrate dal narratore nel suo
viaggio attraverso gli slums delle citt industriali. Per molti versi, loperaio orwelliano
rinvia ai ripugnanti Yahoo descritti da Swift nei Viaggi di Gulliver: in entrambi i casi,
dietro la finzione letteraria, si nasconde la personale avversione per il contatto fisico con i
propri simili.
In definitiva, sarebbe sbagliato considerare La strada di Wigan Pier un testo di analisi
sociologica e politica. Pi precisamente esso rientra in quella fase della storia letteraria in
cui, come ha notato recentemente David Lodge in The Modes of Modern Writing (1977),
superata la concezione della storia come terribile incubo, gli scrittori si dedicano a una
riscoperta del fatto storico adottando nuovi modelli di scrittura lautobiografia, il
resoconto di viaggio, il diario diventano gli strumenti letterari per ricercare un rapporto
pi diretto con la realt: basti qui ricordare Journey Without Maps (1936) di Greene,
Letters from Iceland (1937) di Auden e MacNeice, Journey to a War (1939) di Auden e
Isherwood, Autumn Journal (1939) di MacNeice. E se vero che il linguaggio
metonimico della macchina da presa costitu una fonte di ispirazione per molti scrittori
degli anni trenta, ben si comprende allora come il fenomeno letterario si inscriva nel
nuovo modo di osservare la realt che larte cinematografica pareva indicare. E questo il
contesto in cui si cala Wigan Pier, che, nonostante taluni evidenti limiti artistici e
irrisolte contraddizioni di natura ideologica, resta indubbiamente un testo di primaria
importanza per la messa a fuoco delle diverse componenti del pensiero orwelliano; qui per
la prima volta si delinea chiaramente quellimpegno morale contro ogni forma di
sopraffazione delle libert individuali che fa di Orwell, non solo la coscienza di una
generazione, ma anche e soprattutto una delle voci pi coraggiose e profetiche del nostro
secolo.
Francesco Marroni.

Nota biobibliografica
George Orwell, il cui vero nome Eric Arthur Blair, nasce nel 1903 a Motihari (India),
dove il padre presta servizio come funzionario amministrativo dellimpero britannico. A
soli otto anni viene mandato a studiare in patria, dapprima alla St. Cyprians e poi al
Kings College di Eton, dove resta fino al 1921. A diciannove anni interrompe gli studi per
arruolarsi nella Indian Imperial Police: per cinque anni rimane in servizio a Mandalay
(Birmania), in cui vive la difficile esperienza del colonialismo. Di questi anni
testimonianza il suo primo romanzo, Burmese Days, pubblicato nel 1934 da Harper
(New York). Nel 1927, dopo un breve soggiorno inglese, decide di dimettersi dalla polizia
per seguire la vocazione di scrittore. Nella primavera del 1928 si reca a Parigi, dove, tra
umili mestieri e difficolt economiche, comincia a scrivere i suoi primi articoli. Lanno
successivo, tornato in Inghilterra, vive per qualche anno con i genitori e successivamente si
trasferisce nel Middlesex, dove si guadagna da vivere insegnando in scuole private. Nel
1933 leditore Gollancz pubblica Down and Out in Paris and London, il primo libro ad
essere dato alle stampe, in cui racconta la personale esperienza del vagabondaggio e della
miseria. Per qualche tempo lavora come commesso in una libreria londinese e nel 1935
comincia a recensire romanzi per il New English Weekly: lo stesso anno Gollancz
pubblica A Clergymans Daughter. Lanno seguente, su incarico del Left Book Club
diretto da Gollancz, si reca nel Lancashire e nello Yorkshire per documentarsi sulle
condizioni della classe operaia: risultato di questa ricerca The Road to Wigan Pier,
pubblicato nel 1937. Nel 1936 sposa Eileen OShaughnessy mentre, sempre leditore
Gollancz, pubblica Keep the Aspidistra Flying. Alla fine dello stesso anno si trasferisce
in Spagna con la moglie prendendo parte alla guerra civile nelle file repubblicane: milita
nel piccolo gruppo di estrema sinistra del Partido Obrero de Unificacin Marxista. Ferito
alla gola nella battaglia di Huesca, alla fine del giugno 1937 lascia la Spagna e torna in
patria: Homage to Catalonia, pubblicato nel 1938 da Secker E Warburg, la drammatica
storia di questa esperienza. Intanto, una malattia polmonare lo obbliga a trascorrere
linverno in Marocco. Al ritorno, nel 1939, pubblica presso Gollancz Coming Up for Air.
Con lo scoppio della guerra, dichiarato inabile al servizio militare, si arruola alla Home
Guard: diventa redattore letterario del Tribune e comincia a scrivere Animal Farm.
Nel marzo 1945 muore la moglie e nellagosto gli editori Secker E Warburg pubblicano
Animal Farm.
Intanto collabora anche allObserver e al Manchester Evening News.
Nel febbraio del 1946 vengono dati alle stampe i Critical Essays.
Trascorre lestate 1947 nellisola di Jura, al largo della costa scozzese, completando la
prima stesura di Nineteen EightyFour.
Malato gravemente di tubercolosi, nel dicembre viene ricoverato in sanatorio. Dopo
questo primo ricovero ritorna a Jura per ultimare la revisione del romanzo, che viene
pubblicato nel 1949 da Secker E Warburg. Con laggravarsi della malattia, viene ricoverato
nello University College Hospital di Londra nel settembre 1949. Nellottobre successivo
sposa Sonia Bronwell, redattrice della rivista Horizon.
Muore il 23 gennaio 1950 allet di quarantasei anni.

OPERE DI GEORGE ORWELL


Down and Out in Paris and London, Londra, 1933; ed. it. Senza un soldo a Parigi e a
Londra, Milano, 1967.
Burmese Days, New York, 1934; ed. it. Giorni in Birmania, Milano, 1948.
A Clergymans Daughter, Londra, 1935; ed. it. La figlia del reverendo, Milano, 1969.
Keep the Aspidistra Flying, Londra, 1936; ed. it. Fiorir laspidistra, Milano, 1960.
The Road to Wigan Pier, Londra, 1937; ed. it. La strada di Wigan Pier, Milano, 1960.
Homage to Catalonia, Londra, 1938; ed. it. Omaggio alla Catalogna, Milano, 1948.
Coming Up for Air, Londra, 1939; ed. it. Una boccata daria, Milano, 1966.
Inside the Whale, Londra, 1940.
The Lion and the Unicorn, Londra, 1941.
Animal Farm, Londra, 1945; ed. it. La fattoria degli animali, Milano, 1947.
Critical Essays, Londra, 1946.
The English People, Londra, 1947.
Nineteen EightyFour, Londra, 1948; ed. it. 1984, Milano, 1950.
Shooting an Elephant, Londra, 1950.
Such, Such Were the Joys, New York, 1953.
England Your England, Londra, 1953.
Collected Essays, Londra, 1961.
Decline of the English Murder and Other Essays, Harmondsworth, 1965.
The Collected Essays, Journalism and Letters, a cura di Sonia Orwell e Ian Angus, 4.
volumi, Londra, 1968; in italiano apparsa una scelta, a cura di Enzo Giachino, Tra
sdegno e passione, Milano, 1977.
The Freedom of the Press, articolo inedito apparso per la prima volta sul Times
Literary Supplement, 15 settembre 1972.

PARTE PRIMA.

CAPITOLO 1.
Il primo suono la mattina era il calpestio degli zoccoli delle operaie gi per lacciottolato.
Prima di quello, suppongo, cerano le sirene della fabbrica che non ero mai sveglio per
udire.
Eravamo generalmente in quattro nella camera da letto, che era una vera tana, con
quellaria degradata, provvisoria delle camere che non servono al loro giusto scopo. Anni
prima lo stabile era stato una comune casa dabitazione, e quando i Brooker lavevano
presa per attrezzarla a tripperia e pensione, avevano ereditato alcune delle suppellettili
pi inutili e non avevano mai avuto lenergia di rimuoverle. Noi dormivamo pertanto in
quello che era ancora identificabile come un salotto. Dal soffitto pendeva un massiccio
lampadario di vetro su cui la polvere si addensava al punto da sembrare pelame. E a
ricoprire quasi del tutto una parete cera un immenso, odioso rottame, una via di mezzo
tra una credenza e una bancarella, con un mucchio di sculture in legno, cassettini e
specchietti, e cerano un tappeto, un tempo sontuoso, con le impronte di anni di secchio
dellacqua sporca, e una di quelle antiquate poltrone di crine, dalle quali uno
invariabilmente scivola a terra ogni qual volta tenti di sedervi. La camera era stata
trasformata in stanza da letto con lintroduzione a viva forza di quattro squallidi letti in
mezzo a tutto laltro ciarpame.
Il mio letto si trovava nellangolo parete pi vicina alla porta.
Cera un altro letto posto trasversalmente ai piedi del mio e a stretto contatto (doveva
essere cos, o la porta non avrebbe potuto aprirsi), cos che ero costretto a dormire con le
gambe piegate in due; se le tendevo, davo un calcio nella nuca dellaltro dormiente.
Questo era un uomo anziano chiamato signor Reilly, meccanico, o qualcosa del genere,
occupato in superficie in una delle miniere di carbone. Per fortuna doveva recarsi al lavoro
alle cinque del mattino, cos che potevo allungare le gambe e godermi un paio dore di
sonno regolare dopo che se nera andato. Nel letto di fronte dormiva un minatore scozzese
che, rimasto infortunato lavorando in un pozzo (un grosso macigno lo aveva inchiodato
sul terreno e cerano volute due ore per toglierglielo di dosso), aveva ricevuto
unindennit di cinquecento sterline. Era un belluomo robusto sulla quarantina, dai
capelli brizzolati e i baffetti, che assomigliava pi a un sergente maggiore che a un
minatore e soleva starsene a letto la mattina fino a tardi, fumando una corta pipetta.
Laltro letto era occupato da tutta una serie di commessi viaggiatori, piazzisti e traffichini
in genere, che generalmente non si fermavano pi di un paio di notti. Era un letto a due
piazze e di gran lunga il migliore della camera. Io stesso ci avevo dormito durante la mia
prima notte nella pensione, ma ne ero stato abilmente allontanato per lasciare il posto a un
altro cliente.
Credo che tutti i nuovi venuti passassero la loro prima notte nel letto a due piazze, che era
usato, per cos dire, come esca. Tutte le finestre erano tenute rigorosamente chiuse da un
rosso sacchetto di sabbia incastrato nel fondo, e la mattina la stanza puzzava come la
gabbia di un furetto. Non te ne accorgevi quando ti levavi, ma se uscivi dalla stanza e poi
ci rientravi, il fortore ti colpiva in piena faccia come un ceffone.
Non ho mai scoperto quante camere da letto contenesse la casa, ma, strano a dirsi, cera un
bagno, che risaliva a prima dei Brooker. A pianterreno cera la solita cucinasoggiorno,
con la sua immensa stufa sempre aperta, accesa giorno e notte. La illuminava un semplice
lucernario, perch un lato di essa era la bottega vera e propria e laltro comprendeva la
dispensa, che si apriva in una specie di oscuro sotterraneo, dove si teneva la trippa. A
bloccare parzialmente la porta della dispensa si stendeva un sof informe su cui la nostra
padrona di casa, signora Brooker, giaceva perennemente ammalata, avvolta in sudice
coperte. Aveva una gran faccia giallopallida, ansiosa. Nessuno sapeva con certezza che
male avesse; io sospetto che il suo unico disturbo vero fosse il troppo mangiare. Di fronte
al fuoco cera quasi sempre una corda con appesa della biancheria appena lavata e nel
centro della stanza troneggiava il gran tavolo di cucina su cui la famiglia e tutti i
pensionanti consumavano i pasti. Non ho mai visto quella tavola del tutto allo scoperto,
ma ho visto i suoi vari involucri in diverse occasioni. Sul fondo, cera uno strato di giornali
vecchi, macchiati di Worcester sauce; sopra, una tela cerata bianca e appiccicosa; sopra,
una coperta di saia verde; e sopra ancora una tovaglia di ruvido lino, mai cambiata e
rarissimamente tolta.
Generalmente, le briciole della prima colazione si trovavano ancora in tavola allora di
cena. Mero abituato a riconoscere le briciole individuali a vista e a seguire il loro
procedere su e gi per la tavola di giorno in giorno.
La bottega era un locale freddo e angusto. Sullesterno della vetrina alcune lettere bianche,
relitti di antiche pubblicit di cioccolata, erano sparpagliate come stelle. Allinterno, una
lastra di pietra su cui stavano le grandi e bianche pieghe di trippa, con quella sostanza
grigia, fioccosa, detta black tripe, trippa nera, e gli spettrali, translucidi piedi di porco
gi belle bolliti. Era la comune tripperia di paese, del tipo detto tripe and pea, trippa e
piselli, e non vi si vendeva molto altro, se si eccettui pane, sigarette e scatolame.
T diversi era annunciato sulla vetrina, ma se un avventore chiedeva una tazza di t, era
solitamente rimandato con una scusa. Il signor Brooker, sebbene disoccupato da due anni,
era minatore di mestiere, ma lui e sua moglie avevano gestito botteghe di vario genere,
come attivit secondaria, per tutta la loro vita. Cera stato un periodo in cui avevano avuto
un pub1, ma era stata tolta loro la licenza per avere permesso il gioco di azzardo nel
locale. Non credo che il loro commercio abbia mai reso; apparteneva a quel genere di
persone che si occupano di commercio soprattutto per avere qualcosa di cui brontolare.
Brooker era un uomo bruno, dalle ossa minute, acido, daspetto irlandese e
sbalorditivamente sudicio. Non credo di avergli visto una sola volta le mani pulite. Con la
signora Brooker perennemente invalida era lui che si occupava quasi totalmente della
cucina e come tutti coloro che hanno sempre le mani sporche aveva un modo di
maneggiare le cose peculiarmente intimo, prolungato. Se ti porgeva una fetta di pane
imburrato, ci trovavi sempre la nera impronta di un pollice. Anche la mattina di buonora,
quando scendeva nella misteriosa tana dietro il sof della moglie a pescare la trippa, le sue
mani erano gi nere. Ho udito dagli altri pensionanti racconti paurosi sul luogo dove si
conservava la trippa. Si diceva che gli scarafaggi vi scorrazzassero a sciami. Non so quante
consegne di trippa fresca ordinassero i Brooker, ma certo a lunghi intervalli, perch la
signora Brooker soleva datare da esse gli eventi della vita quotidiana. Vediamo un po, ho
1 Spaccio di bevande con annesso piccolo ristorante. (N.d.R.)
ordinato tre quantitativi di trippa congelata dopo quel fatto eccetera eccetera. A noi
pensionanti non veniva mai data trippa da mangiare. Allora credevo che lo si dovesse al
fatto che la trippa era troppo cara; mi sono poi convinto chera semplicemente perch la
sapevamo troppo lunga in merito alla trippa.
Gli stessi Brooker, mero accorto, non ne mangiavano mai.
I soli inquilini permanenti erano il minatore scozzese, signor Reilly, due vecchi pensionati
e un disoccupato di nome Joe: era il tipo di persona che non aveva cognome. Il minatore
scozzese era uno scocciatore, appena lo si fosse conosciuto un po. Come moltissimi
disoccupati passava troppo tempo a leggere giornali, e se non lo si teneva a bada era
capace di sproloquiare per ore e ore su argomenti come il pericolo giallo, gli infortuni in
miniera, lastrologia, il conflitto tra scienza e religione. I due vecchi pensionati erano stati
scacciati dalle loro case, come al solito, dal Means Test!2.
Versavano i loro dieci scellini settimanali ai Brooker, e ricevevano in cambio il genere di
trattamento che ci si pu aspettare per dieci scellini; vale a dire, un letto in soffitta e pasti
principalmente a base di pane e burro. Uno di loro era di tipo superiore e moriva di un
male di natura maligna, cancro, credo. Scendeva dal letto soltanto nei giorni in cui andava
a ritirare la pensione. Laltro, chiamato da tutti old Jack, era un ex minatore di settantotto
anni, che aveva lavorato per pi di mezzo secolo nei pozzi. Era sveglio e intelligente, ma,
cosa abbastanza curiosa, sembrava soltanto ricordare le esperienze della sua infanzia ed
avere dimenticato completamente le moderne tecniche meccaniche e i progressi degli scavi
minerari. Soleva raccontarmi episodi di lotte con cavalli selvaggi nelle anguste gallerie del
sottosuolo. Quando seppe che mi proponevo di scendere in alcune miniere di carbone,
assunse un tono sdegnoso e dichiar che un uomo della mia statura (sei piedi e due pollici
e mezzo) non sarebbe mai riuscito a fare il viaggio; fu inutile dirgli che il viaggio era
grandemente migliorato rispetto ai suoi tempi. Ma si mostrava cordiale con tutti e soleva
salutarci tutti con un simpatico urlo di Buonanotte, ragazzi!, mentre si arrampicava su
per le scale verso il suo letto, posto chi sa dove sotto i travicelli. Ci che pi ammiravo in
old Jack era che non mendicava mai; verso la fine della settimana restava generalmente
senza tabacco, ma rifiutava sempre di fumare quello degli altri. I Brooker avevano
assicurato la vita dei due vecchi pensionati presso una delle compagnie da mezzo scellino
alla settimana. Si diceva che li si fosse uditi chiedere ansiosamente allassicuratore quanto
potesse vivere la gente quando avesse il cancro.
Joe, come lo scozzese, era un gran lettore di giornali e passava quasi tutta la giornata nella
biblioteca pubblica. Era il tipico disoccupato scapolo, una creatura dallaria abbandonata,
chiaramente cenciosa, con una faccia rotonda, quasi infantile, su cui era visibile
unespressione ingenuamente maliziosa. Sembrava pi un povero bimbo trascurato che un
uomo fatto. Suppongo che sia la completa mancanza di responsabilit che fa sembrare
tanti di questi uomini pi giovani della loro et. Dal suo aspetto, davo a Joe un ventotto
anni e sbalordii nel sapere che ne aveva quarantatr. Aveva il gusto delle frasi sonore ed
era molto fiero dellastuzia con cui era riuscito a non sposarsi. Spesso mi diceva Le catene
matrimoniali sono troppo pesanti con limpressione, evidentemente, che questa fosse
unosservazione quanto mai sottile e peregrina. Il suo reddito totale si aggirava sui
quindici scellini alla settimana, e ne pagava sei o sette ai Brooker per il letto. A volte lo
vedevo prepararsi una tazza di t sulla stufa della cucina, ma per il resto consumava i
pasti fuori; pasti che dovevano essere, suppongo, principalmente di pane e margarina, con
sacchetti di pesce e patatine fritte.
2 Tassa sul reddito. (N.d.T.).
Oltre a costoro, cera poi una clientela volante di commessi viaggiatori della specie pi
povera, di attori girovaghi sempre numerosi nel Nord dellInghilterra, perch quasi tutti
i pubs maggiori assumono artisti di variet per la fine di settimana e produttori di
abbonamenti giornalistici. Questa categoria era di un tipo che non avevo mai incontrato. Il
loro lavoro mi sembrava cos senza speranze, cos scoraggiante che mi chiedevo come
qualcuno potesse rassegnarvisi, quando la prigione si presentava come unalternativa
meno squallida. Erano assunti principalmente da periodici settimanali o domenicali che li
inviavano di cittadina in cittadina, forniti di carte topografiche e con una lista delle strade
che essi dovevano lavorare ogni giorno. Se non riuscivano a fare un minimo di venti
abbonamenti al giorno, erano licenziati. Fino a quando mantenevano i loro venti ordini al
giorno ricevevano un piccolo salario, due sterline alla settimana, mi pare; per una cifra di
abbonamenti superiore alla ventina, percepivano una provvigione minima. La cosa non
poi cos impossibile come sembra, perch nei distretti operai ogni famiglia acquista un
settimanale da due penny e lo cambia con un altro dopo due o tre settimane; ma dubito
che uno riesca a conservare un lavoro di quel genere molto a lungo. I giornali assumono
poveri rottami umani, impiegati e commessi viaggiatori senza lavoro e altri disperati del
genere, che per un po fanno sforzi frenetici e riescono a mantenere le vendite al minimo
necessario; poi, appena il bestiale lavoro ha ragione di loro, stremandoli, sono licenziati e
nuovi elementi sono assunti al loro posto. Ne conobbi due che lavoravano per uno dei
settimanali pi diffusi. Entrambi erano uomini in et con famiglia a carico, e uno anzi era
nonno. Si arrabattavano dieci ore al giorno, sempre in piedi, lavorando le strade affidate
loro, e poi restavano in piedi fino a tardi, la sera, a riempire moduli per qualche imbroglio
che il loro giornale aveva organizzato: uno di quegli schemi per il quale ti viene dato un
servizio di terracotta se sottoscrivi un abbonamento di sei settimane e insieme mandi
anche un vaglia di due scellini. Quello grasso, il nonno, di solito si addormentava con la
testa su un mucchio di moduli.
N luno n laltro potevano permettersi la sterlina settimanale che i Brooker esigevano per
la pensione completa. Pagavano una piccola somma per il letto e consumavano tutti
vergognosi in un angolo della cucina dei pasti a base di pancetta e pane e margarina, tolti
dal fondo delle loro valigie.
I Brooker avevano un esercito di figli e figlie, gran parte dei quali se nerano andati da un
pezzo di casa. Alcuni erano in Canad, al Canad come soleva dire il signor Brooker.
Avevano soltanto un figlio che viveva nei paraggi, un giovanottone di tipo porcino che,
impiegato in un garage, veniva spesso a casa per i pasti. La moglie era presente tutto il
santo giorno coi suoi due bambini e quasi tutto il bucato e la cucina erano sbrigati da lei e
da Emmie, la fidanzata di un altro figlio, che lavorava a Londra. Emmie era una ragazza
bionda, dal naso aguzzo e laria infelice, che, operaia in una delle fabbriche con un salario
di fame, passava comunque tutte le sue sere in schiavit nella famiglia Brooker. Venni a
sapere che il matrimonio era continuamente rimandato e non ci sarebbe stato mai,
probabilmente, ma il signor Brooker sera gi impadronito di Emmie come nuora e la
rimproverava di continuo in quel particolar modo, guardingo e affettuoso, che hanno gli
invalidi. Il resto delle faccende domestiche era sbrigato, o non sbrigato, dal signor Brooker.
La signora Brooker ben di rado si levava dal suo sof in cucina (vi passava anche la notte,
oltre che la giornata) e si sentiva troppo male per fare qualunque cosa che non fosse la
ingestione di pasti grandiosi. Era Brooker che attendeva al negozio, serviva ai pensionanti
i pasti e faceva le camere da letto.
Passava sempre con lentezza incredibile da unodiata faccenda a unaltra. Spesso i letti
erano ancora da fare alle sei del pomeriggio e in qualunque ora del giorno avevi la
probabilit dincontrare sulle scale Brooker, con un vaso da notte pieno, chegli stringeva
in una mano, il pollice ben dentro lorlo. La mattina, se ne stava seduto accanto al fuoco
con una tinozza dacqua sporca, sbucciando patate alla velocit di un film al rallentatore.
Non ho mai visto nessuno capace di sbucciare patate con unespressione simile di
accigliato risentimento. Potevi vedere lodio per quel maledetto lavoro da femmina,
come lui lo chiamava, fermentargli dentro, specie di amarissima linfa. Era uno di quegli
uomini che possono rimasticare i loro rancori come in un rumine.
Naturalmente, poich me ne stavo in casa parecchio, ero venuto a sapere di tutti i guai dei
Brooker, e di come ognuno li truffasse e si mostrasse ingrato con loro, e di come la bottega
non rendesse e la pensione permettesse loro appena di vivere. In base al tenor di vita
locale non si pu dire che i Brooker se la passassero poi molto male, perch, in un modo
che mi sfuggiva, Brooker stava eludendo il Means Test e riceveva un sussidio dalla
P.A.C., ma il loro principale piacere consisteva nel parlare dei loro guai a chiunque avesse
la pazienza di ascoltarli. La signora Brooker aveva labitudine di lagnarsi per ore intere
dorologio, distesa sul sof, flaccida montagna di grasso e di autocommiserazione,
ripetendo le stesse cose allinfinito. Sembra che non vengano pi clienti da noi al giorno
doggi. Non so proprio come sia. La trippa l sul banco che aspetta, per giorni e giorni,
ed una trippa cos bella, anche! Non duro, sopportare una cosa simile, eh? eccetera
eccetera eccetera. Tutte le lamentazioni della donna finivano con quel Non duro,
sopportare una cosa simile, eh? come il ritornello duna ballata. Certo, era vero che il
negozio non rendeva. In tutta la bottega si respirava quellinconfondibile atmosfera
polverosa, infettata dalle mosche di un esercizio che sta andando in malora. Ma sarebbe
stato del tutto inutile spiegare loro perch nessuno mettesse piede nella loro bottega,
anche se qualcuno avesse avuto il coraggio di farlo; n il marito n la moglie erano in
grado di capire che le defunte mosche della carne supine in vetrina dallanno prima non
sono favorevoli a un prospero commercio.
Ma ci che realmente li tormentava era il pensiero di quei due vecchi pensionati che
vivevano in casa loro, usurpando lo spazio del pavimento, divorando cibarie e pagando
soltanto dieci scellini alla settimana. Non credo che perdessero veramente dei soldi coi
vecchi pensionati, anche se di certo il profitto di dieci scellini la settimana doveva essere
molto ridotto. Ma ai loro occhi i due vecchi rappresentavano una specie di terribili
parassiti, aggrappatisi a loro e viventi della loro carit. Potevano tollerare old Jack, perch
se ne stava fuori di casa quasi tutto il giorno, ma detestavano profondamente quello che se
ne stava sempre a letto, chiamato Hooker.
Brooker aveva uno strano modo di pronunciarne il nome, senza lH e con la U lunga:
Iuker. Le lamentele che dovetti sentire a proposito del vecchio Hooker e della sua
litigiosit, della noia di dovergli rifare il letto, di come egli non volesse mangiare questo
e non volesse mangiare quello, della sua infinita ingratitudine e, soprattutto,
dellegoistica ostinazione con cui si rifiutava di morire! I Brooker ardentemente
desideravano nel modo pi manifesto che egli morisse.
Quando ci fosse accaduto, avrebbero potuto almeno riscuotere i soldi dellassicurazione.
Avevano laria di sentirselo dentro, occupato a succhiare la loro sostanza giorno dopo
giorno, come se fosse stato un verme vivente nei loro intestini. A volte, Brooker sollevava
lo sguardo dalle patate che stava sbucciando, cercava i miei occhi e con unespressione di
amarezza indicibile sul volto e uno scatto del capo verso il soffitto, verso la camera del
vecchio Hooker Che fregatura, eh? diceva. Non cera bisogno di dire di pi; avevo gi
saputo tutto sulle maniere e le abitudini del vecchio Hooker. Ma i Brooker avevano
lamentele dogni genere nei riguardi di tutti i loro pensionanti, me compreso,
naturalmente. Joe, percependo un sussidio, rientrava praticamente nella stessa categoria
dei vecchi pensionati. Lo scozzese pagava una sterlina alla settimana, ma restava in casa
quasi tutto il giorno e i Brooker non amavano vederselo sempre tra i piedi per casa, per
usare la loro espressione. I produttori di abbonamenti giornalistici erano fuori dalla
mattina alla sera, ma i Brooker serbavano loro rancore perch si portavano a casa la cena, e
perfino il signor Reilly, il loro miglior inquilino, era in disgrazia perch la Brooker diceva
che la svegliava, quando scendeva da basso la mattina. Non riuscivano mai, si lagnavano
perpetuamente, ad avere la categoria di pensionanti che avrebbero voluto: della classe
fine, commercianti per bene che pagavano la pensione completa e restavano fuori tutto
il giorno. Il loro cliente ideale avrebbe dovuto essere quello che pagava trenta scellini alla
settimana e non rientrava che per coricarsi. Ho notato che la gente che fa pensione quasi
sempre odia i suoi pensionanti. Vuole i loro quattrini, ma li considera degli intrusi e ha un
modo di fare curiosamente guardingo, geloso, che in fondo la determinazione di non
permettere al pensionante di sentirsi troppo a casa sua. E il risultato inevitabile del cattivo
sistema per cui il pensionante vive in casa di qualcun altro senza essere della famiglia.
I pasti in casa Brooker erano uniformemente disgustosi. Per la prima colazione ti
servivano due sottili fettine di pancetta affumicata con un pallido uovo fritto e pane e
burro che spesso era stato tagliato la sera prima e sempre aveva impronte di pollice. Per
quanto delicatamente provassi, non riuscii mai a persuadere Brooker a lasciarmi tagliare
da me il mio pane e burro; intendeva porgermelo lui stesso, una fetta dopo laltra, e ogni
fetta artigliata saldamente da quel largo pollice nero. A colazione cerano di solito quei
pasticci di carne da tre penny che si vendono gi belle pronti in scatola facevano parte,
credo, delle scorte del negozio con patate lesse e budino di riso. Per lora del t, altro
pane imburrato e focaccine dallaspetto consunto che probabilmente erano state comperate
come roba stantia dal panettiere. A cena era servito un po di pallido e cascante formaggio
del Lancashire e biscotti. I Brooker definivano sempre riverentemente questi biscotti come
croccanti alla crema Prendete un altro croccante alla crema, signor Reilly. Vi piacer
un croccante alla crema col formaggio sorvolando in tal modo sul fatto che cera solo
formaggio per cena. Alcune bottiglie di Worcester sauce e un barattolo semipieno di
marmellata risiedevano in permanenza sulla tavola. Era cosa usuale spargere su ogni cosa,
anche un pezzo di formaggio, della Worcester sauce, ma non ho mai visto nessuno sfidare
il barattolo di marmellata, che era un ammasso indescrivibile di vischiosit e di polvere.
La Brooker consumava i pasti separatamente, ma partecipava anche con uno spuntino a
qualunque pasto fosse in corso e armeggiava con grande perizia per quello che lei
chiamava il fondo della pentola, intendendo con ci la tazza di t pi forte. Aveva
labitudine di pulirsi continuamente la bocca con una delle sue coperte. Verso la fine della
mia permanenza, ella cominci a strappare brandelli di giornale per quello scopo e alla
mattina il pavimento era spesso cosparso di pallottole di carta viscida, che vi restavano per
ore e ore. Lodore della cucina era spaventoso, ma, come quello della camera da letto, uno
finiva per non notarlo pi dopo un po.
Mi colp lidea che, come pensione, quel posto dovesse essere normale nelle zone
industriali, perch in complesso i pensionanti non si lagnavano. Il solo che per quel che ne
so lo avesse mai fatto fu un piccolo popolano londinese, bruno e dal naso aguzzo, che
viaggiava per conto di una marca di sigarette. Non era mai stato nel Nord prima dora e
credo che fino a poco tempo prima avesse avuto un posto migliore e fosse avvezzo a
scendere negli alberghi commerciali. Quella era stata la sua prima rivelazione di come
alloggiavano i ceti veramente poveri, la specie di posto in cui le misere trib di piazzisti e
commessi viaggiatori dovevano cercar rifugio nel loro interminabile girovagare. La
mattina, mentre ci vestivamo (aveva dormito nel letto a due piazze, naturalmente), lo vidi
guardarsi intorno per la squallida stanza con una specie di sbalordito disgusto.
Incontr il mio sguardo e improvvisamente pens che fossi anchio uno del Sud.
Luridi porci maledetti! disse con passione.
Dopo di che fece la valigia, scese da basso e con grande forza danimo disse ai Brooker che
quella non era la specie di casa a cui era abituato e che se ne andava allistante. I Brooker
non poterono mai capire perch. Furono sbalorditi e offesi. Quanta ingratitudine!
Lasciarli cos per nessuna ragione dopo una sola notte! Ne discussero poi in seguito
innumerevoli volte, esaminando il problema da tutti i lati. E lepisodio and ad arricchire
la loro scorta di lagnanze.
Il giorno in cui trovai un vaso da notte pieno sotto la tavola della prima colazione decisi di
andarmene. Quel luogo cominciava a deprimermi. Non erano soltanto la sporcizia, i fetori
e il cibo immondo, ma la sensazione di decadenza stagnante e priva di senso, la sensazione
di essere penetrato in qualche recesso sotterraneo, dove la gente si aggirava strisciando,
proprio come scarafaggi, in una interminabile confusione di lavori degradanti e di
meschine lagnanze.
La cosa pi terribile in gente come i Brooker il modo con cui ripetono allinfinito sempre
le stesse cose. Si finisce per avere limpressione che non siano affatto persone reali, ma
specie di fantasmi che recitano perennemente la stessa futile filastrocca. Alla fine le
chiacchiere di autocommiserazione della Brooker sempre le stesse lamentele, allinfinito,
e sempre terminanti con quel tremulo uggiolio di Non duro, sopportare una cosa
simile, eh? mi rivolt ancor pi della sua abitudine di forbirsi la bocca con pezzi di
giornali. Ma non serve a nulla dire che gente come i Brooker ispira semplicemente
disgusto e cercare di non pensarci pi. Perch essi esistono a decine e centinaia di migliaia;
sono uno dei sottoprodotti caratteristici del mondo moderno. Non li si pu trascurare, se si
accetta la civilt che li ha prodotti. Perch questo parte almeno di ci che lindustrialismo
ha fatto per noi. Colombo navig lAtlantico, le prime macchine a vapore si misero
vacillando in moto, i quadrati britannici stettero saldi sotto i cannoni francesi a Waterloo, i
furfanti ciechi dun occhio dellOttocento lodavano Dio e si riempivano le tasche; e questo
il risultato di tutto ci: il labirinto dei quartieri miserabili e oscure cucine sul retro, con
gente vecchia e malata che gira intorno ad esse, continuamente, come scarafaggi. E una
sorta di dovere osservare e fiutare luoghi simili ogni tanto, soprattutto fiutarli, per non
dimenticare che esistono; sebbene, forse, sia meglio non fermarcisi troppo a lungo.
Il treno mi port via, attraverso lo scenario mostruoso di cumuli di scorie, ciminiere,
montagne di rottami di ferro, canali fetidi, viottoli di melma mista a cenere e incrocicchiati
da orme di zoccoli.
Eravamo in marzo, ma il tempo era stato orribilmente freddo e ovunque cerano monticelli
di neve annerita. Attraversando lentamente i sobborghi della citt, passammo davanti a
file interminabili di casette grigie, miserabili, ad angolo retto con la scarpata della ferrovia.
Sul retro duna di quelle case, una giovane donna, ginocchioni sulle pietre, frugava con un
bastone nella tubatura di piombo che proveniva dallacquaio interno e che suppongo fosse
ingorgata. Ebbi tempo di vedere ogni cosa di quella donna, il grembiule di tela di sacco, i
suoi goffi zoccoli, le braccia arrossate dal freddo. Ella alz lo sguardo al passaggio del
treno, ed io fui quasi sul punto di incontrare quello sguardo. Aveva il volto pallido e
tondo, la solita faccia esausta della ragazza di slum 3 che ha venticinque anni e ne
dimostra quaranta, grazie ad aborti e fatiche; ed era improntata, quella faccia, alla pi
desolata, disperata espressione che io abbia mai visto. Mi colp allora il pensiero che noi
tutti ci sbagliamo quando diciamo che Non per loro la stessa cosa che sarebbe per noi e
che la gente cresciuta nelle baracche e in vicoli sordidi non pu immaginare altro che
baracche e vicoli sordidi.
Perch ci che vidi nella sua faccia non era lignara sofferenza di un animale. Ella era ben
consapevole di quanto le stava accadendo, capiva chiaramente come me che terribile sorte
sia doversene stare ginocchioni nel freddo intenso, sulle viscide pietre di un retro di
baracca, a frugare con un bastone in un tubo di scarico intasato di sporcizia.
Ma in breve il treno raggiunse laperta campagna, e ci parve strano, quasi innaturale,
quasi che laperta campagna fosse stata una specie di parco; ch nelle zone industriali si ha
sempre la sensazione precisa che fumo e sporcizia debbano continuare per sempre e
nessuna parte della superficie della terra debba sfuggire loro. In un piccolo paese come il
nostro, sudicio e gremito, sei costretto a prendere la degradazione quasi come fatto sicuro.
Cumuli di scorie e ciminiere sembrano un paesaggio pi normale e probabile di prati e
alberi, ed anche nelle profondit della campagna, quando pianti il forcone nel terreno ti
aspetti quasi di portare alla luce una bottiglia spezzata o una scatoletta arrugginita. Ma l
ora la neve si stendeva vergine di orme ed era cos alta che soltanto le cime di pietra dei
muretti di cinta si vedevano, serpeggiando su per le alture come viottoli neri.
Rammentai che D. H. Lawrence, scrivendo di questo stesso paesaggio, o di un altro nelle
vicinanze, ebbe a dire che i colli ricoperti di neve sincrespavano lontanando allorizzonte
come muscoli. Non era limmagine che si sarebbe presentata alla mia immaginazione. Ai
miei occhi la neve e i muriccioli neri erano soprattutto simili a un abito bianco striato da
tutto un intrico di tubicini neri.
Sebbene la neve fosse intatta, il sole splendeva fulgido e dietro i finestrini chiusi del
vagone si aveva limpressione che fuori facesse caldo. Secondo il calendario, eravamo in
primavera, e qualche uccello aveva anche laria di crederlo. Per la prima volta in vita mia,
in un tratto di terreno sgombro presso la linea ferroviaria, vidi amoreggiare delle
cornacchie. Lo facevano sul terreno e non, come mi sarei aspettato, su di un albero. Il
modo del loro corteggiarsi era curioso. La femmina se ne stava col becco aperto e il
maschio le camminava intorno e sembrava imbeccarla. Ero in treno da meno di mezzora,
ma sembrava che unimmensa distanza dividesse la cucina nel retro dei Brooker da quelle
deserte distese nevose, dal fulgore del sole e dai grandi uccelli scintillanti.
Il complesso dei distretti industriali realmente una sola immensa citt, con circa la stessa
popolazione della Pi Grande Londra, ma, fortunatamente, con una superficie maggiore;
cos che anche nel suo cuore c ancora spazio per tratti di nettezza e di decenza. Pensiero
incoraggiante. Per quanto abbia tentato, luomo non ancora riuscito a spargere la sua
sporcizia dappertutto. La terra cos vasta e ancora cos vuota che perfino nel sudicio
cuore della civilt trovi campi dove lerba verde anzi che grigia; forse, a cercarli, si
potrebbero perfino trovare fiumi e torrenti con dentro pesci vivi anzi che scatole di
salmone. Per molto tempo, forse unaltra ventina di minuti, il treno continu a correre per
laperta campagna, prima che la civilt del suburbio cominciasse a stringersi intorno a noi,
dopo di che comparvero le baracche della periferia, e infine le montagne di scorie, le

3 Viuzza sudicia di quartiere povero, ora sta a significare quartiere operaio miserabile. (N.d.R.)
ciminiere fumanti, gli altiforni, i canali e i gasometri di un altro centro industriale.

CAPITOLO 2.
LA nostra civilt, con buona pace di Chesterton, si fonda sul carbone, pi completamente
di quanto uno se ne renda conto solo quando abbia smesso di pensarci. Le macchine che ci
conservano vivi, e le macchine che creano le macchine, dipendono tutte direttamente o
indirettamente dal carbone. Nel metabolismo del mondo occidentale il minatore di
carbone secondo in importanza soltanto alluomo che coltiva il suolo. E una specie di
cariatide sudicia, sulle cui spalle poggia quasi tutto ci che non sudicio. Per questa
ragione il processo vero e proprio mediante il quale si estrae il carbone val la pena di
essere studiato, se ne avete loccasione e la voglia di prendervi il disturbo.
Allorch scendete in una miniera di carbone, importante cercare di mettersi di fronte alla
barriera di carbone, quando i caricatori sono allopera. Ci non facile, perch quando
la miniera in attivit i visitatori rappresentano una seccatura e non sono incoraggiati, ma
se vi scendete in qualunque altro momento possibile che ne veniate. via con
unimpressione del tutto errata. Di domenica, per esempio, una miniera sembra quasi
pacifica. Il tempo di scendervi quando le macchine rombano e laria nera di polvere di
carbone e quando potete vedere veramente quello che i minatori devono fare. In occasioni
del genere la miniera un autentico inferno, o ad ogni modo corrisponde alla mia
immagine mentale dellinferno. Sono presenti quasi tutte le cose che uno simmagina siano
allinferno: calore, frastuono, confusione, tenebra, aria fetida e, soprattutto, spazio
intollerabilmente angusto. Tutto meno il fuoco, perch non c fuoco laggi, se si
eccettuino i fiochi raggi di luce delle lampade Davy e delle torce elettriche, che penetrano a
stento nelle nuvole di polvere di carbone.
Quando finalmente siate scesi nella miniera e lo scendervi gi un lavoro in s: lo
spiegher un po pi innanzi voi strisciate attraverso lultima fila di puntelli del pozzo e
scorgete davanti a voi una nera parete scintillante, alta un metro e venti circa. E il fronte
del carbone. Sul vostro capo si stende il liscio soffitto composto della stessa roccia da cui il
carbone stato estratto; sotto, avete ancora la roccia, cos che la galleria in cui vi trovate
alta soltanto come lo stesso davanzale di carbone, forse non arriva neppure a un metro. La
prima impressione di tutto, dominante ogni altra cosa per un po, il fracasso
spaventevole, veramente assordante, della catena di rimozione, che porta via il carbone.
Non potete spingere lo sguardo molto lontano, perch la nebbia fatta dalla polvere di
carbone respinge il raggio luminoso della vostra lampada, ma potete vedere sui due lati la
fila di uomini seminudi inginocchiati, un uomo ogni quattro o cinque metri, intenti a
spingere la pala sotto il carbone caduto, per scagliarselo rapidamente sopra la spalla
sinistra. Lo caricano sulla catena di trasporto, un nastro mobile di gomma, largo una
sessantina di centimetri, che scorre a un metro o due alle loro spalle. Lungo questa fascia
un fiume scintillante di carbone scorre costantemente. In una grande miniera trasporta via
alcune tonnellate di carbone al minuto. Lo porta in qualche punto delle gallerie principali,
dove lanciato in cassoni capaci di mezza tonnellata e di l trascinato alle gabbie e issato
fino allaria aperta.
E impossibile osservare i caricatori allopera senza sentire una fitta dinvidia per la loro
robustezza. E un terribile lavoro, il loro, una fatica quasi sovrumana a confronto delle
capacit di una persona ordinaria. Perch essi non soltanto rimuovono quantit mostruose
di carbone, ma lo fanno anche in una positura che raddoppia o triplica lo sforzo. Devono
restare inginocchiati per tutta la durata del lavoro non potrebbero levarsi in piedi senza
colpire col capo il soffitto e si pu facilmente constatare, provando, che sforzo tremendo
questo significhi. Spalare il carbone relativamente facile quando si stia ritti, perch si pu
usare il ginocchio e la coscia per spingere il carbone con la pala; ginocchioni, tutto lo
sforzo si esercita sul braccio e i muscoli addominali. E le altre condizioni non rendono
esattamente la situazione pi facile. C il calore varia, ma in alcune miniere soffocante
e la polvere di carbone che vi riempie la gola e le narici e vi si raccoglie intorno alle
ciglia, e linterminabile fracasso del nastro trasportatore, che in uno spazio ristretto come
il fragore di una mitragliatrice. Ma i caricatori sembrano e lavorano come se fossero fatti di
ferro. Sembrano realmente di ferro statue ai ferro battuto sotto la liscia polvere di
carbone che si appiccica loro dalla testa ai piedi. E solo quando vedete i minatori nella
miniera, nudi, che vi accorgete che splendidi uomini siano. La maggioranza sono piccini
(uomini alti si trovano male in quel lavoro) ma quasi tutti hanno corpi magnifici; spalle
ampie, che si restringono verso la vita esile e duttile, e piccole natiche pronunciate e cosce
vigorose, senza una sola oncia di carne in pi in tutto il corpo. Nelle miniere pi calde,
indossano soltanto un paio di mutandine leggere, zoccoli e ginocchiere; nelle miniere
caldissime, soltanto zoccoli e ginocchiere. E impossibile dire, guardandoli, se siano
giovani o vecchi. Possono avere qualunque et, fino a sessanta ed anche sessantacinque
anni, ma quando sono neri e nudi sembrano tutti uguali. Il loro lavoro, non potrebbe farlo
nessuno che non avesse il corpo di un giovanotto e, inoltre, la figura di un atleta:
basterebbero poche libbre di carne in pi alla cintura e quel continuo piegarsi sarebbe
impossibile. Non potete dimenticare mai quello spettacolo una volta che lo abbiate visto: la
fila di figure chine, inginocchiate, nere di fuliggine dappertutto, intente a spingere le
enormi pale sotto il carbone con forza e rapidit stupende. Lavorano per sette ore e mezzo,
teoricamente senza interruzione, perch non c periodo di riposo. In realt, riescono a
strappare un quarto dora circa in una data fase dei turni, per consumare il cibo che si sono
portati, di solito un pezzo di pane e lardo e una bottiglia di t freddo. La prima volta che
mi trovai a osservare i caricatori al lavoro, posi inavvertitamente la mano su un disgustoso
grumo di sostanza viscida sepolto nella polvere di carbone. Era una cicca di tabacco
masticato. Quasi tutti i minatori masticano tabacco, che ha fama di essere buono contro la
sete.
Probabilmente dovrete scendere in numerose miniere di carbone prima di potervi fare
unidea abbastanza chiara dei processi in corso intorno a voi. Ci si deve soprattutto al
fatto che il semplice sforzo di andare da un luogo allaltro rende difficile osservare
qualunque altra cosa.
In un certo senso rappresenta perfino una delusione, a meno che sia qualche cosa di
diverso da quello che vi aspettavate. Entrate nella gabbia, che una cassa dacciaio larga
come una cabina telefonica e lunga due o tre volte. Contiene dieci uomini, ma i minatori la
gremiscono come sardelle in scatola e un uomo alto non pu starvi ritto. Le porte dacciaio
si chiudono su di voi e luomo che opera il meccanismo sopra vi cala nel vuoto. Subite il
solito momentaneo attacco di nausea e provate quel senso dimbottimento alle orecchie,
ma non avete una eccessiva impressione di moto, finch non siate giunti presso il fondo,
quando la gabbia rallenta cos bruscamente che giurereste che ha ripreso a salire. Nel
pieno della corsa la gabbia tocca probabilmente i cento chilometri orarii; in alcune delle
miniere pi profonde raggiunge anche di pi. Quando strisciate fuori dalla gabbia in
fondo al pozzo vi trovate forse a quattrocento metri nel sottosuolo. Vale a dire che avete
sopra di voi una montagna di notevoli dimensioni; centinaia di metri di roccia compatta,
ossa di animali estinti, terreni sedimentari, selci, radici di piante vive, prati verdi e mucche
che vi pascolano, tutto ci sospeso sulla vostra testa e sostenuto soltanto da puntelli di
legno non pi grossi del vostro polpaccio. Ma a causa della velocit a cui la gabbia vi ha
calato sul fondo e della tenebra assoluta attraverso cui avete viaggiato, non vi sentite pi
in basso di quel che vi sentireste in fondo alla metropolitana di Piccadilly.
Quelle che sorprendono, daltra parte, sono le immense distanze orizzontali che si devono
percorrere sotto terra. Prima di scendere in una miniera, io mi ero vagamente immaginato
che il minatore uscisse dalla gabbia e si mettesse a lavorare a uno strato di carbone a
qualche metro di distanza. Non mero reso conto del fatto che prima ancora di iniziare il
suo lavoro il minatore pu dover strisciare per corridoi e passaggi lunghi come da London
Bridge a Oxford Circus. Da principio, naturalmente, un pozzo di miniera scende
direttamente presso il filone di carbone. Ma a misura che quel filone viene sfruttato e se ne
raggiungono di nuovi, linizio dei lavori si fa sempre pi lontano dal fondo del pozzo. Se il
fondo del pozzo dista un chilometro e seicento metri dal fronte del minerale, questa
probabilmente una distanza media; quattro chilometri e ottocento metri sono una distanza
abbastanza normale; si dice anche che ci siano miniere dove la distanza si aggira sugli otto
chilometri. Ma sono distanze, queste, che non si possono paragonare a quelle in superficie.
Perch durante tutto quel chilometro e seicento o quei quattro chilometri e ottocento che
siano, non c un sol punto eccettuato il passaggio principale, e nemmeno molti in quello,
dove un uomo possa starsene ritto in piedi.
Non osservate leffetto di ci fino a quando non abbiate percorso qualche centinaio di
metri. Vi avviate, un po incurvato, per la galleria fiocamente illuminata, larga da due a tre
metri e alta s e no un metro e sessanta, con le pareti fatte di lastre argillose, come quelle di
pietra del Derbyshire. Ogni metro o due, ci sono puntelli di legno che sostengono i pali e i
travi maestri; alcuni travi sono allacciati in curve fantastiche, sotto le quali strisciate tutti
ingobbiti. Di solito un guaio camminare sul terreno, tutto un alto strato di polvere o di
aguzzi frammenti di lastre argillose, e in alcune miniere dove lacqua trapela c tanto
fango quanto in un cortile rustico. C anche il binario per i cassoni del minerale, come
quello di una ferrovia in miniatura con traversine poste a una quarantina di centimetri
luna dallaltra, ma terribilmente faticoso a camminarci sopra. Tutto grigio di polvere
argillosa; c un acuto odore di polvere, che sembra essere lo stesso in tutte le miniere.
Vedete macchine misteriose la cui funzione non vi riesce mai dimparare e fasci di attrezzi
tenuti insieme da corde e a volte topolini che saettano via dal raggio luminoso delle
lampade. Sono straordinariamente comuni, soprattutto nelle miniere dove esistono o sono
esistiti dei cavalli. Sarebbe interessante sapere come siano arrivati fin l, innanzi tutto;
forse, cadendo gi per il pozzo, poich si dice che un topo possa cadere da qualunque
altezza senza farsi male, essendo la sua area superficiale cos estesa rispetto al suo peso. Vi
stringete contro la parete per lasciar passare file di cassoni che procedono con lenti sussulti
verso il pozzo, trainati da un interminabile cavo di acciaio, operato dalla superficie.
Strisciate attraverso cortine di tela di sacco e massicci sportelli di legno, che, quando siano
aperti, lasciano passare violente raffiche daria.
Questi sportelli sono un elemento importante del sistema di aerazione.
Laria espulsa risucchiata da un pozzo mediante ventilatori e laria fresca entra dallaltro
automaticamente. Ma se lasciata a se stessa laria seguir il circuito pi breve, lasciando i
settori pi profondi della miniera non aerati; cos che tutte le scorciatoie devono essere
separate con pareti divisorie.
Da principio camminare curvi quasi un giuoco, ma un giuoco che vi stanca presto. Io
sono handicappato dal fatto di essere eccezionalmente alto, ma quando il soffitto cala a
unaltezza di un metro e venti e anche meno, la faccenda si fa grave per chiunque non sia
un nanerottolo o un bambino. Dovete non solo chinarvi fino ad essere piegato in due, ma
dovete anche tenere su la testa per tutta la marcia, cos da poter vedere pali e travi e
scansarli quando vi ci troviate sotto. Avete, pertanto, un continuo crampo al collo, ma
questo nulla in confronto al dolore che sentite alle ginocchia e alle cosce. Dopo meno di
un chilometro il dolore si trasforma (non esagero) in un tormento inenarrabile. Cominciate
a chiedervi se riuscirete mai ad arrivare a destinazione e, pi ancora, come farete a tornare
indietro. La vostra andatura diviene sempre pi lenta.
Giungete a un tratto di un paio di centinaia di metri dove il soffitto si presenta
eccezionalmente basso e voi dovete ingegnarvi a procedere tutto acquattato. Quindi, ad un
tratto, il soffitto si spalanca fino a unaltezza misteriosa la scena di unantica frana di
roccia, probabilmente e per una intera ventina di metri potete starvene ritto. Il sollievo
prepotente. Ma subito poi c un altro tratto basso di un centinaio di metri e quindi una
serie di travi, sotto cui dovrete strisciare. Vi gettate carponi; anche questo un sollievo
dopo tanto procedere acquattati. Ma quando arrivate alla fine dei travi e cercate di
rimettervi ritto, vi accorgete che le vostre ginocchia si sono messe temporaneamente in
sciopero e si rifiutano di sollevarvi. Implorate una sosta, ignominiosamente, e dite che
amereste riposare per un minuto o due. La vostra guida (un minatore) comprensivo. Sa
che i vostri muscoli sono ben diversi dai suoi.
Soltanto altri quattrocento metri vi dice in tono incoraggiante; a voi pare che avrebbe
anche potuto dire altri quattrocento chilometri; un minatore li percorrerebbe in poco pi di
venti minuti. Giunto finalmente alla meta, dovete stendervi sulla polvere di carbone a
riacquistare un po di forza prima di poter addirittura guardare con un minimo
dintelligenza il lavoro in corso.
Il ritorno ancor peggio dellandata, non solo perch siete gi stanco, ma perch il viaggio
di ritorno al pozzo probabilmente in lieve salita. Passate per i tratti di soffitto basso alla
velocit di una tartaruga e non vi vergognate di chiedere una sosta quando le ginocchia
non vi reggono pi. Perfino la lampada che portate diviene una seccatura ed probabile
che quando inciampate la lasciate cadere; dopo di che, se una lampada Davy, si spegne.
Passare strisciando sotto i travi diviene sempre pi uno sforzo, e a volte vi dimenticate di
chinarvi. Cercate di camminare a testa bassa, come fanno i minatori, e allora picchiate la
spina dorsale. Perfino i minatori battono la spina dorsale abbastanza spesso. E questa la
ragione per cui nelle miniere molto calde, dove necessario stare seminudi, la maggior
parte dei minatori hanno quelli che chiamano bottoni gi per la schiena, vale a dire
unammaccatura permanente su ogni vertebra.
Quando la galleria in discesa, i minatori talvolta applicano gli zoccoli, che sono cavi
sotto, ai binari dei carrelli e si lasciano scivolare a destinazione. Nelle miniere dove il
viaggio particolarmente difficoltoso, tutti i minatori portano bastoni lunghi una
ottantina di centimetri, incavati sotto limpugnatura. Nei tratti normali si tiene la mano in
cima al bastone e nei luoghi bassi si fa scivolare la mano dentro lincavo. Questi bastoni
sono di grande aiuto e gli elmetti di legno invenzione relativamente recente sono un
dono del cielo. Sembrano elmetti dacciaio dellesercito francese o italiano, ma sono fatti
duna sorta di midollo e leggerissimi, e cos resistenti, che si pu ricevere un colpo
violentissimo sulla testa senza sentirlo. Quando finalmente tornate alla superficie siete
stato forse tre ore sotto terra e avete percorso poco pi di tre chilometri, ma siete pi
spossato di quel che sareste dopo una passeggiata di quaranta chilometri in superficie. Per
una settimana poi avete le cosce cos irrigidite che scendere le scale unimpresa
durissima: dovete procedere di sghembo, secondo una tattica particolarissima, senza
piegare le ginocchia. I vostri amici minatori notano la rigidezza della vostra andatura e vi
canzonano per questo (vi piacerebbe lavorare in miniera, eh?). Ma perfino un minatore
che sia rimasto assente a lungo dal lavoro per malattia, per esempio quando torna in
fondo al pozzo, soffre come un dannato durante i primi giorni.
Pu sembrare che io esageri, sebbene nessuno che, sceso in un pozzo antiquato (e la
maggior parte dei pozzi, in Inghilterra, sono di tipo antico), si sia spinto realmente fino al
fronte del carbone sia disposto ad ammetterlo. Ma ci che voglio sottolineare questo: che
quella terribile faccenda di andare e tornare strisciando, che per qualunque persona
normale sarebbe gi di per s una durissima giornata di lavoro, non fa addirittura parte
del lavoro del minatore, semplicemente un extra, come lo la quotidiana scarrozzata in
metr per limpiegato della City. Il minatore fa questo viaggio di andata e ritorno, e
inserite in mezzo come una fetta di prosciutto nel pane, ci sono sette ore e mezzo di lavoro
forsennato. Non ho mai percorso molto pi di un chilometro e seicento metri per arrivare
al fronte del carbone; spesso si tratta di una marcia di quasi cinque chilometri, nel qual
caso io e quasi tutti gli altri che non sono minatori non arriveremmo mai a destinazione. E
questo il punto che abbiamo le maggiori probabilit di trascurare. Quando pensiamo a una
miniera di carbone pensiamo alla profondit, al calore, alle tenebre, alle figure annerite che
si accaniscono sul filone di minerale; non pensiamo, necessariamente, a quei chilometri di
andata e ritorno. E poi c la questione del tempo. Un turno di miniera di sette ore e mezzo
non sembra eccessivamente lungo, ma si deve aggiungervi almeno unora al giorno per il
viaggio, pi spesso due ore e talvolta tre.
Naturalmente, il viaggio non , dal punto di vista tecnico, lavoro, e pertanto il minatore
non pagato; ma come lavoro, in quanto non ne differisce minimamente. Certo non
per i minatori quello che sarebbe per voi o per me. Sono avvezzi a farlo fin dallinfanzia,
hanno i muscoli relativi bene induriti, e possono andare e venire sotterra con unagilit
impressionante e quasi sinistra. Un minatore abbassa la testa e corre, a passi lunghi e
ondeggianti, per tratti dove io posso soltanto avanzare barcollando e incespicando. Sul
luogo del lavoro li si vede a quattro gambe, girare intorno ai puntelli del pozzo quasi come
cani. Ma un gravissimo errore credere che vi si divertano. Ho parlato di ci con gran
numero di minatori e tutti ammettono che il viaggio una fatica improba; in ogni caso
quando li udite parlar della miniera fra loro, il viaggio sempre uno degli argomenti
che toccano. Si dice che una squadra smonta sempre pi rapidamente di quanto non si sia
recata sul lavoro; ci non ostante tutti i minatori affermano che il venir via, dopo una dura
giornata di lavoro, particolarmente penoso. Fa parte del loro lavoro e vi si sottomettono
di buon grado, ma rappresenta certo una sfacchinata. E paragonabile, forse, alla scalata di
una piccola montagna prima e dopo la vostra giornata di lavoro.
Dopo che siate disceso in due o tre miniere, cominciate ad avere unidea pi o meno vaga
dei processi in corso nel sottosuolo. (Devo dire, a questo proposito, che non so
assolutamente nulla dellaspetto tecnico duna miniera: sto semplicemente descrivendo
quello che ho visto.) Il carbone si trova in filoni sottili fra enormi strati di roccia, cos che,
essenzialmente, il processo di estrazione come quello di scavar fuori lo strato centrale da
una cassata. In antico i minatori solevano staccare direttamente il carbone con piccone e
leva di ferro, lavoro molto lento, perch il carbone, quando si trova allo stato greggio,
duro quasi come la roccia. Oggi il lavoro preliminare fornito da una scavatrice elettrica,
che come principio unimmensa sega a nastro che, robustissima, opera orizzontalmente
anzi che verticalmente, con denti lunghi cinque centimetri buoni e grossi da uno a due
centimetri. Pu muoversi in avanti e allindietro meccanicamente e gli uomini che la
operano possono rotarla da una parte e dallaltra. Incidentalmente emette uno dei fragori
pi spaventosi che io abbia mai udito e solleva nuvole di polvere di carbone che rendono
impossibile di vedere a pi di un metro al massimo e quasi impossibile il respiro. La
macchina viaggia lungo il fronte del carbone, scavando alla base del minerale e minandolo
alla profondit di un metro e mezzo circa; dopo di che relativamente facile estrarre il
carbone alla profondit a cui stato minato. Dove sia difficile a raggiungersi, lo si dovr
rompere con esplosivi. Un uomo fornito di perforatrice elettrica scava nel carbone dei fori
a intervalli regolari, inserisce la carica di esplosivo, tappa il foro con argilla, corre a
nascondersi dietro un angolo, se ce n uno nei paraggi (luomo dovrebbe ritirarsi a una
distanza di circa venticinque metri) e d la corrente elettrica. Ci non mira a estrarre il
carbone, ma soltanto a romperlo, allentarlo. Talvolta, naturalmente, la carica troppo
forte, e allora non soltanto fa saltar fuori il carbone, ma anche crollare il soffitto.
Dopo che lo scoppio si verificato, i caricatori (fillers) possono far rotolare fuori il
carbone, spezzettarlo e caricarlo sul nastro di trasporto. Il carbone viene fuori dapprima in
massi mostruosi che possono pesare fino a venti tonnellate. Il nastro di trasporto lo scarica
nei cassoni e questi sono spinti nella galleria centrale e appesi a un cavo dacciaio che gira
interminabilmente e li trascina fino alla gabbia. Quindi vengono issati e, alla superficie, il
carbone si seleziona passando attraverso crivelli e quando sia necessario anche lavato.
Nei limiti del possibile, la terra vale a dire la pietra argillosa si utilizza per la
costruzione delle gallerie sottostanti. Tutto quello che non pu essere utilizzato mandato
in superficie e ammonticchiato; di qui i mostruosi cumuli di terriccio i dirtheap
simili a grigie montagne lebbrose, che sono lo scenario caratteristico dei distretti
carboniferi. Quando il carbone stato estratto alla profondit a cui la perforatrice
arrivata, il fronte del minerale avanzato di cinque piedi, o un metro e sessantacinque. Si
mettono nuovi sostegni per puntellare il tetto recentemente esposto e durante il nuovo
turno il nastro di trasporto smontato, portato innanzi di un metro e sessantacinque e
riconnesso. Per quanto possibile, le tre operazioni di taglio, scoppio ed estrazione sono
fatte durante tre turni separati, il taglio nel pomeriggio, lo scoppio la notte (c una legge,
non sempre rispettata, che proibisce chesso si verifichi quando ci siano altri uomini al
lavoro l vicino) e il carico col turno del mattino, che dura dalle sei fino alluna e mezzo.
Anche quando seguite il processo di estrazione del carbone, probabilmente lo seguite solo
per breve tempo, ed solo quando abbiate cominciato a fare qualche calcolo che vi rendete
conto dello stupendo compito che i caricatori eseguono. Normalmente ogni uomo deve
aprire uno spazio largo da quattro a cinque metri. La perforatrice ha minato il carbone alla
profondit di un metro e sessantacinque, cos che se il filone di minerale alto un metro,
un metro e venti, ogni uomo deve staccare, rompere e caricare sul nastro qualcosa tra sette
e dodici metri cubi di carbone. Vale a dire che, attribuendo a un metro cubo un peso di
ventisette hundredweight (1 hundredweight = chilogrammi 50,8), ogni uomo smuove e
solleva carbone a una velocit prossima alle due tonnellate orarie. Ho appena lesperienza
sufficiente di piccozza e pala per avere unidea di che cosa ci significhi. Quando scavo
una fossetta nel mio giardino, se rimuovo due tonnellate di terra in un pomeriggio, ho la
sensazione di essermi guadagnato la cena. Ma la terra sostanza molto trattabile a
paragone del carbone e non devo lavorare inginocchiato, trecento metri sotto terra, in un
calore soffocante e inghiottendo polvere di carbone a ogni respiro; n devo camminare per
quasi due chilometri piegato in due prima di cominciare il lavoro. La fatica del minatore
sarebbe tanto al di l delle mie forze quanto fare evoluzioni su di un trapezio o vincere la
Grande Lotteria Nazionale. Non sono un lavoratore manuale e voglia Dio che non lo sia
mai, ma ci sono alcune specie di lavoro manuale che potrei fare, se lo dovessi. Al massimo
potrei essere un discreto spazzino o un giardiniere piuttosto inetto o anche un bracciante
agricolo dinfimo ordine. Ma in virt di nessun concepibile sforzo o addestramento potrei
divenire un minatore; quellattivit mi ucciderebbe in qualche settimana.
Osservando dei minatori di carbone al lavoro, ci si rende conto momentaneamente di
come gente diversa abiti in universi differenti.
Laggi, dove si scava il carbone, esiste una specie di mondo a s stante di cui uno pu
vivere tutta la sua vita senza mai aver udito parlare. Probabilmente una maggioranza di
persone preferirebbe addirittura non sentirne parlare. Tuttavia esso la necessaria
contropartita del nostro mondo alla superficie. Praticamente tutto ci che facciamo, dal
mangiare un gelato ad una traversata dellAtlantico, e dal cuocere una pagnotta a scrivere
un romanzo, sottintende luso del carbone, direttamente o indirettamente. Per tutte le arti
della pace il carbone necessario; se poi scoppia la guerra, lo ancora di pi. In tempo di
rivoluzione il minatore deve continuare a lavorare o la rivoluzione dovr fermarsi, perch
la rivoluzione esattamente come la reazione abbisogna di carbone. Qualunque cosa possa
accadere alla superficie, piccone e pala devono continuare senza una pausa, o almeno
senza fermarsi per pi di qualche settimana al massimo. Affinch Hitler possa marciare al
passo delloca, il Papa denunciare il bolscevismo, i tifosi di cricket affollarsi da Lords e i
poetini effeminati grattarsi reciprocamente la schiena, il carbone deve continuare a saltar
fuori. Ma in complesso noi non ce ne rendiamo conto; sappiamo tutti che dobbiamo avere
il carbone, ma ben di rado o mai ci ricordiamo che cosa significhi procurarsi il carbone.
Sono qui, seduto a scrivere davanti al mio confortevole fuoco di carbone.
E aprile, ma ho ancora bisogno di fuoco. Una volta ogni quindici giorni il carro del
carbonaio si ferma davanti alla porta di casa e uomini in giubbotto di pelle portano il
carbone in casa in robusti sacchi che sanno di pece e lo rovesciano sonoramente nella
carbonaia sotto le scale. E solo molto di rado, quando faccio un preciso sforzo mentale,
che connetto questo carbone a quel remoto lavoro nelle miniere. E semplicemente
carbone, qualcosa che devo assolutamente avere; una sostanza nera che arriva
misteriosamente non sai bene di dove, come la manna, solo che la devi pagare. Potreste
molto facilmente attraversare in macchina tutta lInghilterra settentrionale senza ricordare
una sola volta che a centinaia di metri sotto la strada che state percorrendo i minatori
stanno staccando il carbone. E tuttavia in un certo senso sono i minatori che spingono
avanti la vostra macchina. Il loro mondo illuminato dalla luce delle lampade cos
necessario al mondo soprastante della luce del sole come la radice lo al fiore.
Non passato molto tempo da quando le condizioni nelle miniere erano peggiori di ora.
Sono ancora vive pochissime vecchie decrepite che in giovent ebbero a lavorare sotterra,
con una bardatura intorno alla vita e una catena che passava loro tra le gambe, striscianti a
quattro gambe trascinando cassoni di carbone. Solevano continuare questo lavoro anche
quando erano incinte. E anche ora, se il carbone non potesse essere prodotto senza donne
incinte che lo trascinano avanti e indietro, immagino che glielo lasceremmo fare piuttosto
che restare privi di carbone. Ma il pi delle volte, naturalmente, preferiremmo dimenticare
che esse lo fanno. La stessa cosa avviene con tutte le specie di lavori manuali; ci tengono in
vita e noi dimentichiamo che esistono. Pi di ogni altro, forse, il minatore pu
rappresentare il prototipo del lavoratore manuale, non solo perch il suo lavoro cos
esageratamente orribile, ma anche perch cos virtualmente necessario e insieme cos
lontano dalla nostra esperienza, cos invisibile, per modo di dire, che siamo capaci di
dimenticarlo come dimentichiamo il sangue che ci scorre nelle vene. In un certo senso
umiliante osservare dei minatori al lavoro: suscita in noi un dubbio momentaneo sulla
nostra condizione di intellettuali e di persone superiori in senso generale. Infatti ci si
convince, al meno nel momento in cui si guarda, che solo perch dei minatori sudano
sangue che le persone superiori possono rimanere superiori. Voi e io e il direttore del
Times Literary Supplement e i poetini effeminati e larcivescovo di Canterbury e il
compagno X, autore di un Marxismo per gli Infanti, tutti noi dobbiamo realmente la
relativa decenza della nostra vita a quei poveri schiavi sotterra, anneriti fino agli occhi, con
le gole piene di polvere di carbone, che spingono avanti le loro pale con braccia e ventre
dai muscoli dacciaio.

CAPITOLO 3.
Quando il minatore sale dal pozzo la sua faccia cos pallida che ci se ne accorge anche
attraverso la maschera della polvere di carbone.
Ci si deve allaria corrotta che ha respirato e quel pallore passer dopo qualche minuto.
Per un inglese del sud, nuovo ai distretti minerari, lo spettacolo della fine di un turno di
alcune centinaia di minatori sciamanti fuori dal pozzo insolito e lievemente sinistro.
Le loro facce esauste, con la sporcizia annidata in tutte le cavit, hanno unespressione
feroce, selvaggia. In altri momenti, quando le loro facce sono pulite, non c molto che li
distingua dal resto della popolazione. Camminano con andatura molto eretta, le spalle
quadrate (una reazione al continuo procedere piegati in due sotto terra), ma in
maggioranza sono uomini piuttosto bassi e gli abiti grossolani e fuor di misura
nascondono lo splendore dei loro corpi. Ci che pi chiaramente si nota in loro sono le
cicatrici azzurrastre sui loro nasi. Ogni minatore ha cicatrici azzurrastre sul naso e sulla
fronte, e le porter seco fino alla morte. La polvere di carbone, di cui laria sotto terra
satura, penetra in ogni taglio, in ogni ferita, quindi la pelle vi cresce sopra formandovi una
chiazza bluastra simile a un tatuaggio, che infatti . Alcuni dei minatori pi anziani hanno
per questo motivo la fronte venata come un formaggio Roquefort.
Appena risalito alla superficie, il minatore si gargarizza con un po dacqua per togliersi
leccesso di polvere di carbone dalla gola e dalle nari, e poi se ne va a casa, a lavarsi o a
non lavarsi, secondo il suo temperamento. Da quel che ho visto, direi che una
maggioranza di minatori preferisce prima cenare e poi lavarsi, come farei anchio nei loro
panni. E cosa normale vedere un minatore seduto davanti al suo t con una faccia da
cantante negro, del tutto nera, eccettuate delle labbra straordinariamente rosse, ripulitesi
attraverso latto del mangiare. Consumato il pasto, luomo prende una tinozza dacqua
piuttosto capace e vi si lava molto metodicamente, prima le mani, poi il petto, il collo e le
ascelle, quindi gli avambracci, la faccia e il cuoio capelluto ( al cuoio capelluto che la
sporcizia si attacca pi tenacemente), infine la moglie impugna uno straccio di flanella e
gli lava la schiena. Luomo si lavato soltanto la met superiore del corpo e probabilmente
il suo ombelico ancora un nido di polvere di carbone, ma anche cos ci vuole una discreta
abilit a ripulirsi passabilmente con una sola tinozza dacqua Per parte mia, ho constatato
di aver bisogno di due bagni completi dopo essere sceso in una miniera di carbone. Il solo
togliersi la sporcizia dalle ciglia gi cosa che richiede di per s una decina di minuti.
In alcune delle miniere di carbone pi grandi e attrezzate ci sono dei bagni alluscita dal
pozzo. Ci rappresenta un enorme vantaggio, perch non soltanto il minatore pu lavarsi
completamente ogni giorno, con ogni comodit e perfino nel lusso, ma nei bagni dispone
di due armadietti, dove pu tenere gli abiti di lavoro separati da quelli ordinari, cos che
entro una ventina di minuti dal momento in cui emerso nero come un negro, pu
andarsene ad assistere a una partita di calcio vestito a dovere. Ma sono relativamente
poche le miniere che abbiano bagni, anche perch un filone di carbone non dura in eterno
e non vale necessariamente la pena di costruire bagni pubblici ogni qual volta si apra un
nuovo pozzo. Non riesco ad avere cifre precise, ma sembra probabile che al massimo un
minatore su tre abbia accesso a un bagno di miniera. Probabilmente una grande
maggioranza di minatori completamente nera dalla cintola in gi per almeno sei giorni
alla settimana. E loro quasi impossibile lavarsi completamente nelle loro case. Ogni goccia
dacqua deve essere riscaldata, e in un minuscolo tinello che contiene, oltre alla batteria di
cucina e a una quantit di mobili, anche una moglie, alcuni bimbi e talvolta un cane,
manca semplicemente lo spazio per un bagno vero e proprio. Anche con una tinozza
molto facile spruzzare i mobili. La gente del ceto medio ha la passione di dire che i
minatori non si laverebbero propriamente nemmeno se potessero, ma questa una
sciocchezza, come dimostrato dal fatto che, dove esistono bagni di miniera, praticamente
tutti gli uomini li usano. Soltanto tra i minatori pi vecchi sussiste il pregiudizio che a
lavarsi le gambe ci si busca la lombaggine.
Inoltre, i bagni di miniera, l dove esistono, sono pagati interamente o parzialmente dai
minatori stessi, attraverso il Miners Welfare Fund 4. Talvolta sottoscrive la compagnia
mineraria, talaltra il Fondo sostiene lintera spesa. Ma senza dubbio ancor oggi le vecchie
signore delle pensioni di Brighton continuano a ripetere che anche a dare a quei minatori
i bagni, li userebbero soltanto per tenerci il carbone. In realt sorprendente che i
minatori si lavino tanto regolarmente, dato il poco tempo che hanno a disposizione tra il
lavoro e il sonno. E un grave errore credere che la giornata lavorativa di un minatore sia
soltanto di sette ore e mezzo. Sette ore e mezzo sono il tempo passato in realt sul lavoro,
ma, come ho gi spiegato, si deve aggiungere a questo il tempo impiegato a viaggiare,
che raramente meno di unora e pu spesso richiedere tre ore. Per giunta, moltissimi
minatori devono impiegare un considerevole periodo di tempo nel raggiungere il pozzo o
nel tornarsene a casa. Ovunque nei distretti industriali c unacuta carenza di case ed
soltanto nei minuscoli villaggi minerari, l dove il villaggio sia raggruppato intorno al
pozzo, che gli uomini possono avere la sicurezza di abitare presso il lavoro. Nelle cittadine
minerarie pi grandi, che ho visitato, quasi tutti si recavano al lavoro in autobus; una
mezza corona alla settimana sembrava essere la somma normale da spendersi per il
trasporto. Un minatore in casa del quale abitavo lavorava nel turno del mattino, che era
dalle sei alluna e mezzo. Doveva alzarsi ogni mattina alle quattro meno un quarto e non
rincasava prima delle tre del pomeriggio. In unaltra casa dove ho abitato un ragazzo di
quindici anni lavorava nel turno di notte. Usciva per recarsi al lavoro alle nove di sera e
rincasava alle otto del mattino, faceva colazione e poi se ne andava subito a letto, dove
dormiva fino alle sei del pomeriggio; cos che il tempo per lo svago e il divertimento di cui
poteva disporre era di circa quattro ore al giorno: in realt molto meno, quando si deduca
il tempo per lavarsi, mangiare e vestirsi.
Gli adattamenti a cui deve sottoporsi la famiglia di un minatore che passi da un turno di
lavoro a un altro devono essere penosi allestremo. Se il capo famiglia lavora nel turno di
notte, rincasa in tempo per la prima colazione, se nel turno del mattino torna a casa verso
la met del pomeriggio, e se nel turno pomeridiano ritorna nel cuor della notte; e in ogni
caso, naturalmente, vuole il pasto principale della giornata appena rientrato. Noto che il

4 Fondo assistenza dei minatori. (N.d.R.)


rev. W. R.
Inge nel suo libro England accusa i minatori di ingordigia. In base alle mie osservazioni,
direi che mangiano incredibilmente poco. La maggioranza dei minatori con cui ho abitato
mangiava ancor meno di me.
Molti di loro dichiarano di non poter dare appieno la loro attivit quotidiana se hanno
consumato prima un pasto molto abbondante, e il cibo che portano seco rappresenta
soltanto uno spuntino, di solito pane e grasso, con t freddo. Lo portano in una specie di
tegamino di latta chiamato snapcan, che essi tengono affrancato alla cintura.
Quando un minatore torna a casa a notte tarda, la moglie lo attende alzata, ma quando il
minatore nel turno di mattina sembra che lusanza per lui sia di prepararsi la prima
colazione da s. A quanto sembra, lantica superstizione che sia cattivo segno vedere una
donna prima di andare al lavoro nel turno di mattina non ancora scomparsa del tutto. In
antico, si dice, un minatore a cui fosse accaduto di incontrare una donna di buon mattino
spesso le voltava le spalle e per quel giorno non si recava al lavoro.
Prima di conoscere le zone carbonifere, condividevo lillusione largamente diffusa che i
minatori fossero pagati relativamente bene.
Si sente liberamente affermare che un minatore pagato dieci o undici scellini per ogni
turno e dopo una piccola moltiplicazione se ne conclude che ogni minatore guadagna circa
3 sterline5 la settimana o 150 sterline annue. Ma laffermazione che un minatore riceva
dieci o undici scellini ogni turno delle pi ingannevoli. Tanto per cominciare, soltanto il
produttore di carbone vero e proprio che riceve questa cifra; un manovale per
esempio, che si occupa del tetto, percepisce una mercede minore, di solito otto o nove
scellini per turno. Inoltre, quando il produttore di carbone pagato a cottimo, tanto per
tonnellata estratta, come avviene in molte miniere, egli deve dipendere dalla qualit del
carbone; un guasto alle macchine o una falla vale a dire una striscia di roccia che
interrompe la continuit del filone di minerale possono privarlo dei suoi guadagni per
un giorno o due di seguito. Ma in ogni caso non si deve mai pensare al minatore come a
un operaio che lavori sei giorni la settimana per cinquantadue settimane lanno. Quasi
certamente ci sar un discreto numero di giorni in cui sar lasciato a casa. Il guadagno
medio per turno prestato da ogni minatore di ogni et e dambo i sessi, in Gran Bretagna
nel 1934 era di 9 scellini e 1 tre quarti di pence. (Dal Collier Year Book and Coal Trades
Directory per il 1935.) Se ognuno avesse lavorato per tutto il tempo, ci avrebbe
significato che il minatore guadagnava un po pi di 142 sterline lanno, o quasi 2 sterline e
15 scellini la settimana. Il suo vero reddito, tuttavia, di gran lunga inferiore a questo,
perch 9 scellini e 1 tre quarti di pence semplicemente un computo medio su turni di
lavoro effettivamente prestato e non tiene conto dei giorni vuoti.
Ho sotto gli occhi cinque bustepaga di un minatore dello Yorkshire, corrispondenti a
cinque settimane non consecutive di lavoro prestato agli inizi del 1936. Facendone una
media, il salario approssimativo settimanale che esse rappresentano 2 sterline, 15 scellini
e 2 pence; questa una media di quasi 9 scellini e 2 e mezzo pence per turno. Ma queste
bustepaga sono del periodo invernale, quando quasi tutte le miniere lavorano a pieno
regime. A misura che la primavera trascorre, lestrazione di carbone rallenta e un numero
sempre pi grande di minatori sospendono temporaneamente il lavoro, mentre altri
ancora tecnicamente in attivit sono lasciati a casa per un giorno o due ogni settimana. E
ovvio pertanto che 150 sterline o anche 142 rappresentano una sopravvalutazione
5 Sterlina oro, corrispondente a 8 grammi, cio a circa 7 mila lire attuali. (N.d.R.).
eccessiva del reddito annuo del minatore. In realt, per lanno 1934 il reddito medio
approssimativo di tutti i minatori di Gran Bretagna fu soltanto di 115 sterline, 11 scellini e
6 pence. Variava considerevolmente da distretto a distretto, toccando punte massime di
133 sterline, 2 scellini e 8 pence in Scozia, mentre a Durham rimase lievemente inferiore a
105 sterline o poco pi di 2 la settimana. Prendo queste cifre da The Coal Scuttle, del
signor Joseph Jones, sindaco di Barnsley, Yorkshire. Il signor Jones aggiunge:
Queste cifre coprono il guadagno tanto dei giovani quanto degli adulti e tanto delle
categorie pi pagate quanto di quelle meno ogni guadagno particolarmente elevato
sarebbe incluso in queste cifre, come lo sarebbero il reddito di certi funzionari e di altri
dipendenti a paga elevata, insieme con le somme pi ragguardevoli pagate per lavoro
straordinario Le cifre, essendo delle medie, non illustrano la situazione di migliaia di
operai adulti i cui guadagni furono sostanzialmente inferiori alla media e che percepirono
soltanto da 30 a 40 scellini, o meno, la settimana.
Il corsivo del signor Jones. Ma si voglia osservare che anche queste misere paghe sono
paghe approssimative, teoriche. Su di esse grava ogni specie di trattenute, dedotte
settimanalmente dal salario del minatore. Ecco qui un elenco di trattenute settimanali
datomi come tipico in un distretto del Lancashire:
Assicurazioni (disoccup. e malattie): 1 scel. 5 pence Noleggio lampada: 6 pence
Manutenzione attrezzi: 6 pence Controllo del peso del minerale: 9 pence Ambulatorio: 2
pence Ospedale: 1 pence Fondo Beneficenza: 6 pence Contributi sindacali: 6 pence Totale:
4 scel. 5 pence.
Alcune di queste trattenute, come il Fondo Beneficenza e i contributi sindacali, sono, per
cos dire, responsabilit propria del minatore, altre sono imposte dalla compagnia
mineraria. Non sono le stesse in tutti i distretti. Per esempio, liniquo imbroglio di far
pagare al minatore il noleggio della sua lampada (a sei pence la settimana, egli si compera
la lampada parecchie volte nel corso di un anno) non diffuso dappertutto. Ma le
trattenute paiono totalizzare sempre pi o meno la stessa cifra. Nelle cinque bustepaga
del minatore dello Yorkshire, il guadagno medio settimanale lordo di 2 sterline, 15
scellini e 2 pence; il guadagno netto medio, dedotte le trattenute, di sole 2 sterline, 11
scellini e 4 pence: una riduzione di 3 scellini e 10 pence alla settimana. Ma la bustapaga,
naturalmente, registra soltanto trattenute che sono imposte da, o pagate attraverso, la
compagnia mineraria; si devono poi aggiungere i contributi sindacali, che portano la
riduzione totale a qualcosa pi di quattro scellini.
Probabilmente non esagerato dire che trattenute di un genere e di un altro sottraggono
quattro scellini circa dalla paga settimanale di ogni minatore adulto. Cos che le 115
sterline, 11 scellini e 6 pence che rappresentavano il salario medio del minatore in tutta la
Gran Bretagna nel 1934 devono realmente essere qualcosa pi vicino alle 105 sterline. A
titolo di compenso, molti minatori ricevono assegnazioni in natura, potendo acquistare
carbone per uso personale a prezzo ridotto, solitamente otto o nove scellini la tonnellata.
Ma secondo il signor Jones succitato il valore medio di tutte le assegnazioni in natura
nella totalit della nazione non supera le quattro pence al giorno. E queste quattro pence
al giorno hanno come contropartita, in molti casi, la somma che il minatore deve spendere
in mezzi di trasporto da e per il pozzo. Cos, prendendo lindustria carbonifera nel suo
insieme, la somma che il minatore pu realmente portare a casa e chiamare sua non supera
in media, e forse non raggiunge nemmeno, le due sterline alla settimana.
Frattanto, quanto carbone produce il minatore medio?
Il tonnellaggio di carbone estratto annualmente per persona occupata nelle miniere sale
costantemente se pur piuttosto lentamente. Nel 1914 ogni minatore produsse, in media,
253 tonnellate di carbone; nel 1934 ne ha prodotte 280 6. Questa naturalmente una cifra
media per minatori dogni genere; quelli che lavorano realmente intaccando il fronte del
carbone, ne estraggono una quantit enormemente maggiore: in molti casi, probabilmente,
pi di mille tonnellate a testa. Ma prendendo 280 tonnellate come cifra rappresentativa,
val la pena di notare quale immenso risultato essa rappresenti. Se ne avr unidea pi
precisa comparando il lavoro di tutta una vita di minatore con quello di qualcun altro. Se
io vivr fino a sessantanni avr probabilmente prodotto una trentina di romanzi, o
abbastanza da riempire due scaffali duna libreria di formato medio. Nello stesso periodo,
il minatore medio produce 8400 tonnellate di carbone; quantit di carbone sufficiente a
pavimentare Trafalgar Square per una profondit di sessanta centimetri o a rifornire di
combustibile sette numerose famiglie per pi di un secolo.
Delle cinque bustepaga che ho ricordato pi sopra, non meno di tre sono timbrate con le
parole trattenuta per mortalit (death stoppage). Quando un minatore cade vittima di
un infortunio mortale sul lavoro, gli altri minatori hanno la consuetudine di fare una
sottoscrizione, generalmente di uno scellino a testa, a favore della vedova, sottoscrizione
che viene raccolta dalla compagnia mineraria e automaticamente trattenuta sulle paghe. Il
particolare significativo dato qui dal timbro di gomma. La media degli infortuni fra i
minatori cos elevata, a confronto con quella di altre attivit, che le morti sono accettate
come cosa normale, quasi come si farebbe in una guerra minore. Ogni anno un minatore
su novecento circa muore sul lavoro e uno su seicento resta ferito; molte di queste ferite,
naturalmente, sono di lieve entit, ma un discreto numero di esse corrisponde a invalidit
permanente. Ci significa che se la vita di lavoro di un minatore di quarantanni, egli ha
soltanto sette probabilit su una di sfuggire a un infortunio e non molto pi di venti su
una di sfuggire a un infortunio mortale. Nessunaltra attivit di lavoro ha un simile
margine di rischio; la pi rischiosa dopo quella mineraria rappresentata dalla flotta
commerciale, dato che un marinaio su poco meno di 1300 rimane vittima di un infortunio
ogni anno. Le cifre che ho citato si riferiscono, naturalmente, a minatori nel loro insieme;
per quelli che realmente lavorano sotto terra la proporzione degli infortuni sarebbe molto
pi elevata. Ogni minatore con una lunga anzianit di servizio al quale io abbia avuto
occasione di parlare o era rimasto vittima egli stesso di qualche grave incidente o aveva
visto morire qualcuno dei suoi compagni di lavoro; e non c famiglia di minatori che non
abbia da raccontare di padri, fratelli o zii morti sul lavoro. (E allora precipit per quasi
duecentocinquanta metri e non ne avrebbero trovato nemmeno i pezzettini, se non avesse
avuto addosso quel giorno una tela incerata nuova eccetera eccetera.) Alcuni di questi
racconti sono semplicemente raccapriccianti. Un minatore, per esempio, mi descrisse come
un suo compagno di lavoro, addetto al puntellamento del soffitto della galleria un
dataller, come li chiamano in miniera fosse rimasto sepolto sotto una frana di roccia. gli
altri accorsero in suo aiuto e riuscirono a liberargli la testa e le spalle, onde potesse
respirare, e lui era vivo e scambi con loro alcune parole. Quindi i minatori si avvidero che
il soffitto stava per crollare di nuovo e dovettero fuggire per salvarsi; il dataller rimase
sepolto per la seconda volta. Di nuovo essi dovettero accorrere e gli liberarono ancora la
testa e le spalle, e anche questa volta luomo era vivo e scambi altre parole con loro.
Quindi il soffitto croll per la terza volta e questa volta i compagni non poterono accorrere
a liberargli il capo per parecchie ore, durante le quali, naturalmente, linfelice era morto.

6 The Coal Scuttle. Il Colliery Year Book and Coal Trades Directory fornisce una cifra lievemente superiore.
(N.d.A.)
Ma il minatore che mi raccont la storia (era rimasto sepolto egli stesso una volta, ma
aveva avuto la fortuna di rimanere con la testa incastrata fra le gambe, cos che cera un
minimo di spazio che gli aveva permesso di continuare a respirare) non riteneva che
questa fosse delle pi impressionanti. Il suo significato particolare, per lui, era che il
puntellatore aveva sempre saputo che il punto in cui lavorava non era sicuro e ogni giorno
sera recata al lavoro aspettandosi una disgrazia. E si era talmente fissato sulla disgrazia
che aveva preso labitudine di baciare la moglie prima di recarsi al lavoro. E lei mi disse
poi che erano pi di ventanni che non la baciava.
La causa pi ovviamente comprensibile di disgrazie lesplosione del gas, che sempre
pi o meno presente nellatmosfera del pozzo. C una lampada speciale che si usa per
saggiare il gas presente nellaria, e quando il gas presente in grandi quantit pu essere
rivelato dalla fiamma, che diviene azzurra, di unordinaria lampada Davy. Se lo stoppino
pu essere tirato su al massimo della sua estensione e la fiamma continua ad essere
azzurra, la proporzione di gas pericolosamente elevata; , comunque, difficile a scoprirsi
perch non si distribuisce uniformemente per tutta latmosfera, ma tende ad accumularsi
in fratture e crepacci. Prima diniziare il lavoro un minatore spesso saggia la presenza del
gas ficcando la sua lampada in tutti gli angoli. Il gas pu esplodere per una scintilla
durante operazioni di mine, o da una favilla fatta sprizzare da un piccone contro la roccia,
o da una lampada difettosa, o da gob fires, fuochi a generazione spontanea che covano
nella polvere di carbone e sono difficilissimi a spegnersi. I grandi disastri minerari che si
verificano di tanto in tanto e nei quali parecchie centinaia di uomini rimangono uccisi,
sono causati di solito da esplosioni; per cui si tende a pensare agli scoppi come al
principale pericolo del lavoro in miniera. In realt, la grande maggioranza delle disgrazie
si deve ai normali pericoli dogni giorno nel pozzo; in particolare, a crolli del soffitto. Ci
sono, per esempio, potholes, fori circolari da cui un sasso abbastanza grosso per
uccidere un uomo fuoresce con la velocit di un proiettile. Con una sola eccezione, per
quel che posso ricordare, tutti i minatori ai quali ho parlato hanno detto che i nuovi
macchinari e in generale laccelerazione del ritmo di produzione hanno reso il lavoro pi
pericoloso. Ci pu essere in parte dovuto a spirito conservativo, ma essi sono in grado di
dare molte ragioni.
Innanzi tutto, la velocit con cui ora si estrae il carbone significa che per parecchie ore di
seguito un tratto di soffitto pericolosamente esteso rimane non puntellato. Poi c la
vibrazione, che tende ad allentare tutto, e il rumore, che rende pi difficile percepire segni
di pericolo. Bisogna ricordare che la sicurezza del minatore sotto terra dipende largamente
dalla sua abilit e sollecitudine. Un minatore sperimentato afferma di sapere in virt duna
specie distinto quando il soffitto non sicuro, per usare i suoi stessi termini, egli pu
sentire il peso su di s. Pu, per esempio, udire il lieve scricchiolio dei puntelli. La
ragione per cui puntelli di legno sono ancora preferiti generalmente a sostegni di ferro
che un puntello di legno prossimo a crollare d lavviso scricchiolando, mentre una
travatura metallica cede inaspettatamente. Il fracasso terribile delle macchine rende
impossibile udire qualunque altro suono, e cos il pericolo accresciuto.
Quando un minatore ferito, naturalmente impossibile soccorrerlo immediatamente.
Giace schiacciato sotto alcuni quintali di pietra in qualche terribile cripta sotterranea, e
anche dopo che sia stato estratto bisogna trascinarne il corpo per un chilometro o due,
forse, per gallerie dove nessuno pu tenersi ritto. Di solito, quando si parla a un uomo
rimasto ferito in miniera, si scopre che lincidente gli occorso un paio dore prima che lo
portassero alla superficie. A volte, naturalmente, avvengono incidenti anche alla gabbia.
La gabbia sfreccia per alcune centinaia di metri allins o allingi alla velocit di un treno
espresso ed manovrata alla superficie da qualcuno che non pu vedere ci che avviene
nel pozzo. Dispone di indicatori molto delicati per sapere fin dove si sia spinta la gabbia,
ma possibile chegli commetta un errore, e ci sono stati casi in cui la gabbia si infranta
in fondo al pozzo al massimo della sua velocit. E questo ci sembra un terribile modo di
morire. Perch mentre la piccola scatola di acciaio scende sibilando nelle tenebre, deve
venire un momento in cui i dieci uomini chiusi nel suo interno si accorgono che qualche
cosa deve essere andato male; e i restanti secondi prima che essi finiscano in frantumi sono
piuttosto penosi a pensarsi. Un minatore mi raccont di essersi trovato una volta in una
gabbia in cui qualcosa non funzionava pi. Non rallent quando avrebbe dovuto farlo e
gli uomini nel suo interno pensarono che il cavo si fosse spezzato. In realt, giunsero in
fondo sani e salvi, ma quando luomo usc dalla gabbia si accorse di avere un dente rotto;
tanto aveva serrato i denti strettamente nellangosciosa attesa del terribile momento.
A prescindere dagli incidenti, i minatori sembrano godere ottima salute, e infatti cos deve
essere, quando si pensi agli sforzi muscolari a cui sono sottoposti. Sono facili ai
reumatismi e un uomo debole di petto non resiste a lungo in quellaria satura di polvere,
ma la malattia industriale pi caratteristica il nistagmo. E una affezione degli occhi che
costringe i globi oculari a bizzarre oscillazioni, appena si avvicinino a una fonte luminosa.
E dovuta presumibilmente al prolungato lavoro nella semioscurit e talvolta culmina
nella cecit totale. I minatori invalidati in questo o qualunque altro modo sono risarciti
dalla compagnia mineraria, talvolta con una somma globale, talaltra con una pensione
settimanale.
Questa pensione non supera mai i ventinove scellini alla settimana; se inferiore ai
quindici scellini, linfortunato pu anche percepire qualcosa dal sussidio disoccupati o
dalla P.A.C. Se fossi un minatore invalido per cause di servizio, preferirei senzaltro la
somma globale, perch comunque saprei allora di avere avuto i miei quattrini. Le pensioni
per invalidit non sono garantite da nessun fondo statale, cos che se la compagnia
mineraria fallisse, con essa finirebbe anche la pensione del minatore invalido, anche se
questi abbia il diritto di figurare tra gli altri creditori.
A Wigan stetti per qualche tempo con un minatore affetto da nistagmo.
Poteva vedere fino in fondo alla stanza, ma non molto di pi. Aveva percepito un sussidio
di ventinove scellini settimanali per gli ultimi nove mesi, ma la societ mineraria parlava
ora di metterlo in sussidio parziale di quattordici scellini la settimana. Tutto dipendeva
dalleventualit che il medico lo dichiarasse idoneo al lavoro leggero in superficie. Ma
anche se il medico lo avesse dichiarato idoneo non ci sarebbe mai stato, inutile dirlo,
lavoro leggero per lui, ma egli avrebbe potuto percepire il sussidio e la compagnia
risparmiare quindi dici scellini settimanali. Osservando quelluomo recarsi agli uffici della
miniera per riscuotere il sussidio, fui colpito dalle profonde differenze che ancor oggi sono
determinate dalla condizione sociale. Ecco l un uomo che, rimasto semicieco nel corso
duna delle attivit pi utili e redditizie, percepiva una pensione a cui aveva perfettamente
diritto, ammesso che chicchessia abbia diritto a qualche cosa. E tuttavia non poteva, per
cos dire, chiedere la sua pensione, non poteva, per esempio, ritirarla quando e come
avesse voluto. Doveva recarsi negli uffici minerari una volta la settimana a unora fissata
dalla compagnia e quando era arrivato l era costretto ad attendere per ore nel vento
gelido. Per quel che ne so, era anche tenuto a toccarsi il berretto e dimostrare la sua
gratitudine a chiunque lo pagasse; ad ogni modo doveva perdere un pomeriggio e
spendere sei pence in autobus. E molto differente per un membro della borghesia, anche
quando si tratta di un membro scalcagnato come il sottoscritto. Anche quando io sono sul
punto di morire di fame ho certi diritti derivanti dalla mia condizione borghese. Non
guadagno molto pi di quanto guadagni un minatore, ma almeno i miei compensi sono
versati nella mia banca signorilmente e posso ritirarli quando lo desideri. E anche quando
il mio conto esaurito, gli impiegati della banca sono ancora passabilmente cortesi.
Questa faccenda di meschini disagi e mancanze di decoro, di essere tenuti ad aspettare in
piedi, di dover fare ogni cosa secondo il comodo altrui implicita nella vita della classe
operaia. Mille influenze costringono di continuo loperaio in una parte passiva. Egli non
agisce, ma subisce lazione altrui. Si sente schiavo di una misteriosa autorit ed
fermamente convinto che quelli non gli permetteranno mai di fare questo, quello, o
quellaltro. Una volta, quando facevo il raccoglitore di luppolo domandai ai sudati
raccoglitori (guadagnano un po meno di sei pence allora) perch non formassero un
sindacato. Mi fu immediatamente risposto che quelli non lo avrebbero mai permesso.
Chi erano quelli? domandai. Nessuno sembrava saperlo; ma evidentemente quelli
erano personaggi onnipotenti.
Un individuo dorigini borghesi vive la sua vita con qualche speranza di ottenere ci che
gli sta a cuore, entro limiti ragionevoli, si capisce. Di qui il fatto che in tempi difficili la
gente educata tende ad andare al fronte; non gente pi dotata degli altri e la sua
educazione in generale del tutto inutile in s, ma essi sono avvezzi a una certa dose di
deferenza e conseguentemente hanno la sfrontatezza necessaria a un comandante. Che essi
andranno al fronte sembra una cosa certa, sempre ed ovunque. Nella Storia della
Comune di Lissagaray c un passaggio interessante in cui si descrivono le fucilazioni che
si verificarono dopo la soppressione della Comune. Le autorit fucilavano i capi della
sommossa e poich non sapevano chi fossero i capi della sommossa, si dettero a sceglierli
in base al principio che coloro appartenenti alle classi pi elevate fossero i capi. Un
ufficiale passava in rivista una fila di prigionieri, scegliendone i tipi che avevano laria pi
probabile. Un uomo fu fucilato perch aveva un orologio, un altro perch aveva la faccia
intelligente. Non amerei essere fucilato per avere una faccia intelligente, ma sono
daccordo che quasi in ogni rivolta i capi tendano ad essere gente con un minimo
distruzione e deducazione.

CAPITOLO 4.
Quando ci si aggiri per le cittadine industriali si finisce per smarrirsi in labirinti di casette
di mattoni annerite dal fumo, suppuranti in un caos informe intorno a vicoli fangosi e
giardinetti cinerei, dove stanno pattumiere puzzolenti, file di biancheria mal lavata stesa
ad asciugare e gabinetti semicrollanti. Gli interni di queste case sono sempre quasi identici,
sebbene il numero delle stanze vari da due a cinque. Ogni casa ha un salottino quasi
esattamente uguale, di dieci o quindici piedi quadrati, con un lato occupato dalla cucina,
nelle pi ampie c anche un retrocucina, nelle pi piccole lacquaio e la batteria delle
pentole sono nel salotto. Dietro la casa c il giardinetto, o parte di un giardinetto
suddiviso fra parecchie case, abbastanza ampio per la pattumiera e il gabinetto. Non una
sola casa ha limpianto dellacqua calda. Credo che si possano percorrere centinaia di
chilometri di strade abitate da minatori, ognuno dei quali, quando al lavoro, diventa nero
dalla testa ai piedi ogni giorno, senza mai passare davanti a una casa in cui si possa fare il
bagno. Sarebbe stato molto semplice fare un impianto dacqua calda basato sulla cucina,
ma il costruttore ha voluto forse risparmiare dieci sterline per ogni casa non facendolo, e
poi quando queste case furono costruite nessuno immaginava che i minatori
abbisognassero di bagni.
Perch va notato che queste case sono in maggioranza vecchie, vecchie almeno di
cinquanta o sessantanni, e moltissime di esse non sono adatte, giudicando in base a un
criterio ordinario, ad essere abitate da esseri umani. Continuano ad essere affittate
semplicemente perch non ve ne sono altre da scegliere. E questo il fatto centrale in
merito alle abitazioni nelle zone industriali: non che le case siano misere e squallide,
malsane e prive di qualunque comodit, o che siano distribuite in miserabili quartieri
incredibilmente sudici raccolti intorno a fonderie ruttanti, a canali fetidi e montagne di
scorie che le inondano di fumo sulfureo sebbene tutto questo sia perfettamente vero
ma semplicemente che non ci sono case a sufficienza.
Carenza di abitazioni una frase che si largamente diffusa dopo la guerra 7, ma dice
ben poco a chiunque goda di un reddito superiore alle dieci sterline settimanali, o anche
alle cinque, quanto a questo. Dove gli affitti sono alti la difficolt non consiste nel trovar
casa, ma nel trovare inquilini. Percorrete pure qualunque strada di Mayfair e vedrete
cartelli con Affittasi alla met delle finestre. Ma nelle zone industriali la mera difficolt
di trovare una casa una delle peggiori esasperazioni della povert. Significa che la gente
si adatter a tutto, a ogni angolo e a ogni buco per quanto miserabili, al tormento degli
insetti, dei pavimenti sfondati e delle pareti incrinate, a ogni estorsione da parte di padroni
di casa spilorci e di agenti ricattatori, pur di avere un tetto sulla testa.
Sono stato in case impressionanti, case in cui non vivrei una sola settimana nemmeno se
mi si pagasse, e ho scoperto che gli inquilini vi abitavano da venti o trentanni e speravano
solo di aver la fortuna di morirvi. In generale, condizioni simili sono prese come naturali,
ma non sempre. Vi sono persone che non sembrano rendersi conto del fatto che esistono
cose come abitazioni decenti e considerano cimici e tetti sfondati come opere di Dio; altre
si scagliano risentite contro i padroni di casa; ma tutte si aggrappano disperatamente alle
loro case, temendo il peggio. Fino a quando la crisi delle abitazioni continuer, le autorit
non potranno far molto per rendere le case attuali pi abitabili. Possono condannare una
casa, ma non possono ordinare di abbatterla fino a quando linquilino non abbia unaltra
casa ove andare; e cos le case condannate rimangono in piedi e sono ancor peggio per il
fatto di essere condannate, perch naturalmente il padrone non spender pi un soldo per
una casa che prima o poi sar demolita. In una citt come Wigan, per esempio, ci sono in
piedi pi di duemila case che sono state condannate da anni, e interi quartieri della citt
sarebbero condannati in blocco se ci fosse la minima speranza che altre case saranno
costruite in loro sostituzione. Citt come Leeds e Sheffield hanno molte migliaia di case
che sono tutte di un tipo condannato, ma che rimarranno ancora in piedi per decenni.
Ho visitato gran numero di case in varie citt e villaggi minerari e preso appunti sulle loro
caratteristiche essenziali. Credo che sia meglio dare unidea delle loro condizioni
trascrivendo qui qualche estratto, preso pi o meno a caso, del mio taccuino. Sono soltanto
brevi note e avranno senza dubbio bisogno di certe spiegazioni, che dar pi avanti.
Eccone qui alcune su Wigan:
1. Casa, nel quartiere di Wallgate. Tipo cieco, sul retro. Una camera a pianterreno, laltra
su. Camera soggiorno misura 12 piedi per 10, camera al di sopra lo stesso. Stanzino sotto le
scale misura cinque piedi per cinque e serve da dispensa, retrocucina e carbonaia. Le
finestre si aprono. Distanza della latrina, 50 metri. Fitto, 4 scellini e 9 pence, tributi, 2
scellini e 6 pence, totale, 7 scellini e 3 pence.

7 La prima guerra mondiale. Questo libro fu scritto nel 1937 (N.d.T.)


2. Unaltra, nei pressi. Misure come sopra, ma nessun sottoscala, semplicemente un recesso
profondo due piedi contenente lacquaio, niente spazio per la dispensa, eccetera. Fitto, 3
scellini e 2 pence, tributi, 2 scellini, totale, 5 scellini e 2 pence.
3. Unaltra come sopra, ma totalmente priva di sottoscala, soltanto lavandino in sala
soggiorno, proprio dietro la porta dingresso.
Fitto, 3 scellini e 9 pence, tributi, 3 scellini, totale, 6 scellini e 9 pence.
4. Casa nel quartiere Scholes. Stabile condannato. Una camera sopra, unaltra sotto.
Camere 15 piedi per 15. Lavandino e pentole in salotto, carbonaia sotto le scale. Pavimento
sfondato. Nessuna delle finestre si apre. La casa decentemente asciutta. Il padrone di
casa un bravuomo. Fitto, 3 scellini e 8 pence, tributi, 2 scellini e 6 pence totale, 6 scellini e
2 pence.
5. Altra casa nei pressi. Due camere sopra, due sotto e carbonaia. Le pareti vanno
semplicemente a pezzi. Lacqua cade abbondantemente nelle camere superiori. Pavimento
sfondato. Le finestre a pianterreno non si aprono. Padrone di casa cattivo. Fitto, 6 scellini,
tributi, 3 scellini e 6 pence, totale, 9 scellini e 6 pence.
6. Casa in Greenoughs Row. Una camera sopra, due sotto. Sala soggiorno 13 piedi per 8.
Le pareti tendono a crollare e in casa piove. Le finestre sul retro non si aprono, ma quelle
sul davanti, s.
Dieci in famiglia con otto figli tutti det molto vicina. La corporazione cerca di sfrattarli
per superaffollamento, ma non riesce a trovare unaltra casa dove alloggiarli. Padrone di
casa cattivo.
Fitto, 4 scellini, tributi, 2 scellini e 3 pence; totale, 6 scellini a 3 pence.
Questo per quanto riguarda Wigan. Ho altre pagine dello stesso tipo.
Eccone una su Sheffield, esempio tipico delle molte migliaia di case miserabili di Sheffield:
Casa in Thomas Street, a tre piani, con una stanza per ogni piano.
Cantina nel sottosuolo. Sala di soggiorno, 14 piedi per 10, e camere al piano di sopra
corrispondenti. Lavandino in sala di soggiorno.
Lultimo piano non ha porta, ma d direttamente sulle scale. Le pareti in sala soggiorno
lievemente umide, quelle nelle stanze superiori vanno a pezzi e trasudano umidit da
tutte le parti. La casa cos buia che si deve tenere accesa la luce tutto il giorno. Elettricit
calcolata in 6 pence al giorno (probabilmente, unesagerazione). Sei in famiglia, genitori e
quattro figli. Il marito (sussidio della P.A.C.) tisico. Un figlio allospedale, gli altri
sembrano in buona salute. Gli inquilini abitano questa casa da sette anni. Sarebbero
disposti a traslocare, ma non c nessunaltra casa disponibile.
Fitto, 6 scellini e 6 pence, tributi compresi.
Ecco qualche altro appunto su Barnsley:
1. Casa in Wortley Street. Due camere al piano superiore, una da basso. Acquaio e rami in
sala di soggiorno, carbonaia nel sottoscala.
Il lavandino talmente consumato da essere quasi piatto e trabocca continuamente. Pareti
non troppo solide. Luce a gas, con contatore a penny. Casa molto buia e la luce a gas
valutata a 4 pence al giorno.
Le camere superiori sono in realt una sola grande stanza divisa in due da una tramezza.
Pareti in pessimo stato: quella della camera posteriore attraversata completamente da
grossa crepa. Le intelaiature delle finestre vanno a pezzi, devono essere rinforzate con
pezzi di legno. Piove in pi punti. La fognatura passa proprio sotto la casa e destate
puzza, ma la Corporazione dice che loro non possono farci nulla. Sei persone abitano la
casa, due adulti e quattro bambini, il maggiore dei quali quindicenne. Gli altri, meno uno,
ricoverati in ospedale: sospetta tubercolosi. La casa infestata da cimici. Fitto, 5 scellini e 3
pence, tributi compresi.
2. Casa in Peel Street. Due camere su, due gi e ampia cantina. Sala di soggiorno 10 piedi
quadrati, con lavandino e rami. Laltra camera a pianterreno ha le stesse dimensioni,
probabilmente concepita come salotto, ma usata come camera da letto. Camere al primo
piano delle stesse dimensioni di quelle inferiori. Stanza di soggiorno molto buia.
Luce a gas stimata a 4 pence e mezzo al giorno. Distanza dalla latrina, quasi 70 metri.
Quattro letti nella casa per otto persone: due vecchi genitori, due ragazze adulte (la
maggiore ha ventisette anni), un giovanotto e tre bambini. I genitori hanno un letto, il
figlio maggiore un altro, e le rimanenti cinque persone si dividono gli altri due. Cimici
molto aggressive: Non le potete tenere a freno, quando fa molto caldo. Indescrivibile
squallore nella camera da basso e puzzo quasi intollerabile al piano di sopra. Fitto, 5
scellini e 7 pence e mezzo, tributi compresi.
3. Casa a Mapplewell (piccolo villaggio minerario presso Barnsley).
Due camere superiori, una a pianterreno. Camera di soggiorno 14 piedi per 12. Lavandino
in camera di soggiorno. Intonaco screpolato e che si stacca dalle pareti. Forno senza
ripiani. Gas che perde lievemente.
Camere al primo piano ognuna 10 piedi per 8. Quattro letti (per sei persone, tutte adulte),
ma un letto non serve, probabilmente per mancanza di lenzuola e coperte. La camera
pi vicina alle scale non ha porta e le scale non hanno ringhiera, cos che quando si scende
dal letto ci si trova con un piede penzoloni nel vuoto e si pu precipitare per tre metri sul
piancito. II legno del pavimento cos marcio che uno pu vedere attraverso di esso la
camera sottostante.
Cimici, ma io le tengo a bada con la polvere per le pecore. La strada di terra battuta
davanti a questi abituri tutta un cumulo di fanghiglia e dicono che dinverno sia
intransitabile. Latrina di pietra a unestremit del giardinetto in condizioni semirovinose.
Gli inquilini sono domiciliati in questa casa da ventidue anni. Sono in arretrato di 11
sterline col fitto e stanno pagando 1 scellino in pi alla settimana per pareggiare. Il
padrone di casa ora non lo accetta pi e ha iniziato le pratiche per lo sfratto. Fitto, 5
scellini, compresi i tributi.
E cos via, allinfinito. Potrei moltiplicare esempi di questo genere per ventine di volte, li si
potrebbe moltiplicare per centinaia di migliaia, se chiunque decidesse di fare unispezione
casa per casa attraverso i distretti industriali. Frattanto, alcune delle espressioni da me
usate esigono una spiegazione. Case backto-back sono case costruite in una, ogni lato
della casa essendo la facciata di unaltra casa, cos che se si passa davanti a una fila di
quelle che sembrano dodici case, in realt se ne vedono non dodici, ma ventiquattro. Le
case di facciata danno sulla strada e quelle sul retro rispondono al giardinetto posteriore, e
c soltanto una via duscita da ogni casa. Leffetto di tutto ci ovvio. Le latrine si trovano
nel cortiletto sul retro, cos che se abitate sul lato fronteggiante la strada, per recarvi alla
latrina o allimmondezzaio, dovete uscire dalla facciata e fare tutto il giro dellisolato,
distanza che pu arrivare fin quasi a duecento metri; se vivete nel retro, daltra parte, la
vostra vista si stende su una fila di latrine. Ci sono anche case del tipo detto blind back,
o retro cieco, che sono singole case, ma in cui il costruttore ha omesso di praticare una
porta posteriore, per puro dispetto, evidentemente. Le finestre che si rifiutano di aprirsi
sono una caratteristica peculiare delle vecchie cittadine minerarie. Alcune di queste
cittadine sono cos minate da antichi scavi che il terreno cede continuamente e le case
sopra scivolano di lato. A Wigan ci si trova a passare davanti a intere file di case che sono
slittate fino a raggiungere angoli incredibili, con le finestre che si trovano da dieci a venti
gradi fuori dellorizzontale. A volte, le facciate fanno pancia al punto che la casa sembra
incinta di sette mesi. Pu essere rifatta, ma anche la nuova facciata comincia in breve a
gonfiarsi. Quando una casa si affloscia del tutto, allora le sue finestre si chiudono
ermeticamente per sempre e la porta deve essere rifatta. Ci non desta nessuna sorpresa
locale. La storia del minatore che torna a casa dal lavoro e scopre che pu entrare in casa
soltanto abbattendo la porta dingresso con unascia considerata buffa e divertente. In
alcuni casi, ho annotato padrone di casa buono o padrone di casa cattivo, perch ci
sono grandi variazioni in quel che gli affittuari di questi abituri dicono dei loro padroni di
casa. Ho scoperto forse, uno pu anche aspettarselo che di solito i piccoli proprietari
sono i peggiori.
Non fa piacere dir questo, ma si pu capire perch sia cos.
Idealmente, il tipo peggiore di padrone di casupole operaie un uomo grasso e perverso,
preferibilmente un vescovo, che trae un immenso reddito da fitti estorti. In realt, una
povera vecchia che ha investito i risparmi di tutta una vita in tre casupole miserabili, ne
abita una e cerca di vivere con laffitto delle altre due, non avendo mai, di conseguenza, un
soldo per le necessarie riparazioni.
Ma semplici appunti come questi valgono soltanto come promemoria per me stesso. A me,
rileggendoli, rammentano tutto ci che ho visto, ma non possono in se stessi dare unidea
precisa di quali siano le condizioni dominanti in quei terribili abituri del nord. Le parole
sono cose tanto deboli e inadeguate. A che pu servire una breve frase come tetto che
perde o quattro letti per otto persone? il genere di cose su cui lo sguardo scivola, senza
registrare nulla. Eppure quale quantit di miseria e di sofferenza pu coprire! Prendiamo
il problema del superaffollamento, per esempio. Spessissimo abbiamo otto e anche dieci
persone che vivono in una casa di tre locali. Uno di questi locali una sala di soggiorno e
poich probabilmente misura una dozzina di piedi quadrati e contiene, oltre alla batteria
di cucina e al lavandino, un tavolo, alcune sedie e una credenza, non v spazio per un
letto. Cos che abbiamo otto o dieci persone che dormono in due piccole stanze,
probabilmente al massimo in quattro letti. Se alcune di queste persone sono adulte e
devono recarsi al lavoro, tanto peggio. In una casa, ricordo, tre ragazze adulte si
dividevano lo stesso letto e tutte andavano a lavorare ad ore diverse, ognuna disturbando
le altre quando si levava o si coricava; in unaltra casa, un giovane minatore che lavorava
nel turno di notte dormiva di giorno in un lettino in cui un altro membro della famiglia
dormiva di notte.
C una difficolt supplementare quando vi siano figli gi grandi, dato che non si pu far
dormire adolescenti e ragazze nello stesso letto. In una famiglia che ebbi a visitare, cerano
padre, madre, figlio e figlia det intorno ai diciassette anni e soltanto due letti per lintera
famiglia. Il padre dormiva col figlio e la madre con la ragazza; era il solo accomodamento
che eliminasse il pericolo di un incesto. C poi il tormento del tetto che lascia filtrare la
pioggia e delle pareti che trasudano umidit, cosa che dinverno rende alcune stanze quasi
inabitabili. Ci sono gli insetti. Una volta che le cimici siano entrate in una casa, vi
rimangono fino al giorno del giudizio; non c modo di sterminarle. E poi, le finestre che
non si aprono. Non ho bisogno di mettere in rilievo che cosa significhi ci destate, in una
stanzetta di soggiorno soffocante, dove il fuoco, su cui tutta la cucina fatta, deve essere
acceso pi o meno di continuo. E poi ci sono le particolari pene implicite nelle case back
to-back. Una corsa di cinquanta metri per raggiungere il gabinetto o limmondezzaio non
precisamente un incentivo a tenersi puliti. Nelle case di facciata ad ogni modo in una
viuzza secondaria, dove la Corporazione non interferisce le donne si abituano a gettare
le immondizie fuori della porta di casa, cos che il fossetto di scolo sempre ingombro di
foglie di t e croste di pane. E val la pena di considerare che cosa sia per un bimbo crescere
in uno dei vicoli sul retro dove il suo sguardo limitato da una fila di latrine e da un
muro.
In luoghi come questi una donna non che una povera schiava, che sfacchina a uninfinit
di lavori. Pu tener su il morale, ma non pu tener su il tenore della sua pulizia e del suo
ordine personali. C sempre qualcosa da fare, senza comodit e quasi letteralmente senza
spazio ove muoversi. Appena hai lavato la faccia a un bambino, ecco che un altro ha la
faccia sporca; non hai ancora rigovernato le pentole e i piatti di un pasto che gi devi
preparare il successivo.
Ho trovato grandi variazioni nelle case che ho visitato. Alcune erano decenti quanto era
possibile aspettarsi, date le circostanze, altre erano cos impressionanti che non spero di
poterle descrivere adeguatamente. Tanto per cominciare, lodore, elemento dominante ed
essenziale, indescrivibile. E poi, lo squallore e la confusione! Una tinozza piena dacqua
sudicia qua, un catino colmo di piatti sporchi l, stoviglie da lavare ammonticchiate in un
angolo, pezzi di giornali sparsi dovunque, e al centro sempre la stessa terribile tavola
coperta duna tovaglia di tela cerata unta e vischiosa e ingombra di tegami, ferri da stiro,
calze rammendate a met, tozzi di pane muffito e di formaggio avvolto in carta sporca di
giornale! E la congestione di una minuscola stanza, dove landare da una parete allaltra
una traversata complicata, tra suppellettili e mobili vari, con una fila di capi di biancheria
che stesi ad asciugare vi sbattono in faccia a ogni vostra mossa e coi bambini spesso sotto i
piedi come una colonia di funghi! Ci sono scene rimaste vividamente impresse nella mia
memoria. La camera di soggiorno quasi nuda di una casupola in un piccolo villaggio
minerario, dove lintera famiglia era disoccupata e tutti sembravano denutriti; e la grossa
famiglia di figlioli adulti, maschi e femmine, sdraiati senza scopo un po dovunque, tutti
stranamente uguali nei rossi capelli, nelle splendide strutture e nei volti appuntiti, rosi
dalla malnutrizione e dallozio; e un giovane alto, che, seduto accanto al fuoco, e troppo
indifferente per accorgersi perfino dellingresso di uno sconosciuto, si denudava
lentamente un piede duna calza appiccicosa. Una squallida stanza a Wigan, dove tutti i
mobili sembravano fatti con casse da imballaggio e doghe di botte e per giunta cadevano a
pezzi; e una vecchia dal collo nero di fuliggine e i capelli sugli occhi la quale vituperava il
padrone di casa in un accento irlandese misto di cadenze del Lancashire; e la di lei madre,
doltre novantanni det, che seduta in fondo alla stanza sul barile che le serviva da
seggetta ci guardava vacuamente, con una faccia giallastra, incretinita. Potrei riempire
pagine e pagine coi ricordi di simili interni.
Naturalmente, lo squallore delle case di questa gente a volte colpa loro. Anche se viveste
in una casa backto-back con quattro figli e un reddito complessivo di trentadue scellini
e sei pence alla settimana dalla P.A.C. non ci sarebbe necessit di avere dei vasi da notte
non vuotati in giro per la vostra camera di soggiorno. Ma ugualmente certo che
condizioni e ambiente non incoraggiano il rispetto di s e il decoro personale. Il fattore
determinante probabilmente il numero dei bambini. I migliori interni che io abbia visto
erano sempre di case senza bimbi o di case in cui cerano soltanto uno o due bambini; con,
diciamo, sei bimbi in una casa di tre locali assolutamente impossibile mantenere
qualunque cosa in stato decente. Una cosa molto notevole che le peggiori miserie non
sono mai a pianterreno. Potreste visitare moltissime case, anche tra i pi poveri dei
disoccupati, e riportarne unimpressione errata. Questa gente, potreste riflettere, non pu
essere poi tanto male in arnese, se ha ancora una discreta quantit di mobili e di stoviglie.
Ma nelle stanze superiori che la desolazione della miseria si rivela in tutta la sua realt.
Se ci sia perch lamor proprio induce la gente ad attaccarsi fino allultimo ai mobili della
loro sala di soggiorno, non so, ma certo molte delle stanze da letto che ho visto erano
luoghi spaventevoli. Tra persone disoccupate da anni di fila direi che leccezione avere
qualcosa di simile a un cambio completo di lenzuola e coperte da letto. Spesso non c
nulla che possa essere chiamato coperte, ma solo un mucchio di vecchi cappotti e di stracci
dogni genere su una lettiera di ferro arrugginito. In tal modo il superaffollamento
aggravato. Una famiglia di quattro persone che conobbi, padre, madre e due figli,
possedeva due letti, ma poteva usarne soltanto uno, perch non aveva sufficienti coperte,
lenzuola e materassi per laltro.
Chiunque voglia vedere gli effetti della carenza di case nei loro aspetti pi gravi dovrebbe
visitare le orribili abitazionicarovana, che esistono numerose in molte citt settentrionali.
Fin dalla fine della guerra, nella completa impossibilit di trovar casa, parte della
popolazione trabocc in quartieri cosiddetti temporanei in carovane fisse. Wigan, per
esempio, con una popolazione di circa 85000 anime, conta almeno 200 abitazioni
carovana, ognuna con una famiglia, forse per un totale di un migliaio di persone circa.
Quante di queste coloniecarovana esistano per tutte le zone industriali sarebbe difficile
affermare con precisione. Le autorit locali sono reticenti in merito e il censimento del 1931
sembra aver deciso di ignorarne lesistenza. Ma per quel che io posso scoprire attraverso
indagini personali, le si trova in massima parte nelle principali citt del Lancashire e dello
Yorkshire, e forse anche pi a nord. La probabilit che per tutto il settentrione
dellInghilterra ci sono alcune migliaia, forse decine di migliaia di famiglie (non
individui) che non hanno altra casa se non una carovana fissa.
Ma la parola carovana delle pi ingannevoli. Evoca il quadro di un accampamento di
zingari, intimo e raccolto, nella bella stagione, naturalmente, con fuochi di legna
scoppiettanti, i bimbi che colgono more e biancheria multicolore, svolazzante da una fila
di cordicelle.
Le coloniecarovana di Wigan e Sheffield non sono niente di simile. Ho dato unocchiata
ad alcune di esse, ho esaminato quelle di Wigan con particolare attenzione e non ho mai
visto uno squallore simile se non in Estremo Oriente. Infatti, quando le vidi, mi ricordai
immediatamente dei sudici canili in cui ho visto abitare i coolies indiani in Birmania.
Ma, a dire il vero, nulla in Oriente pu essere altrettanto penoso, perch in Oriente non si
ha il nostro freddo penetrante e vischioso con cui combattere, e poi il sole un
disinfettante.
Lungo le rive del motoso canale di Wigan ci sono estensioni di terreno abbandonato su cui
le carovane sono state scaricate come immondizie da un secchio. Alcune sono autentiche
carovane zingaresche, ma decrepite e bisognose dogni specie di riparazioni. In
maggioranza, sono vecchi autobus a un sol piano (gli autobus piuttosto piccini duna
decina di anni fa), a cui sono state tolte le ruote e che si reggono su rinforzi di legno.
Alcune sono semplici furgoni con in cima delle stecche semicircolari, su cui teso un
tendone, cos che la gente dentro non ha che il tendone a dividerla dallaria aperta.
Allinterno, queste abitazioni sono di solito larghe cinque piedi, alte sei (non sono riuscito
a stare completamente ritto in nessuna di esse) e lunghe da sei a quindici piedi. Alcune,
suppongo, sono abitate da una persona soltanto, ma non ne ho visto nessuna che
contenesse meno di due persone e alcune di esse ospitavano famiglie numerose. Una, per
esempio, di quattordici piedi di lunghezza, conteneva sette persone, sette persone in circa
450 piedi cubici di spazio, il che significa che ogni persona aveva come abitazione totale
uno spazio di gran lunga minore di quello dun gabinetto pubblico. La sporcizia e la
congestione di questi luoghi sono tali che non si possono immaginare bene se non
avendoli saggiati coi propri occhi e soprattutto col proprio naso. Ognuno contiene una
minuscola cucina da campo e quel po di mobilia che vi si pu ficcare a viva forza: talvolta
due letti, pi spesso uno solo, in cui lintera famiglia deve accucciarsi il meglio che pu. E
quasi impassibile dormire sul pavimento, perch lumidit filtra dal basso, Mi hanno
mostrato dei materassi che erano ancora umidi e spremuti alle undici della mattina.
Dinverno fa cos freddo che le cucine devono essere tenute accese giorno e notte, e le
finestre, inutile dirlo, non si aprono mai. Lacqua proviene da un idrante comune allintera
colonia, e alcuni dei membri di questa devono fare da 150 a 200 metri per ogni secchio
dacqua. Manca qualunque impianto igienico. I pi costruiscono un casotto che serva da
latrina sulla minuscola striscia di terreno che circonda la loro carovana, e una volta la
settimana scavano una profonda fossa in cui seppellire i rifiuti. Tutti coloro che ho visto in
questi luoghi, specialmente i bambini, sono indicibilmente sporchi, e non dubito che siano
anche pieni di pidocchi. Non potrebbe essere diversamente. Il pensiero che mi assillava,
mentre andavo da una carovana allaltra, era: che cosa deve succedere in questi interni
gremiti quando qualcuno muore? Ma questo, naturalmente, il genere di domanda che
non si osa fare.
Alcune di queste persone vivono nelle loro carovane da parecchi anni.
Teoricamente la Corporazione sta abolendo le coloniecarovana e trasferendone gli
inquilini in case vere e proprie; ma dato che le case non sono costruite, le carovane
rimangono in piedi. La maggioranza delle persone alle quali ho parlato aveva rinunciato
allidea di poter mai avere ancora unabitazione decente. Erano tutti senza lavoro, e un
posto e una casa sembravano loro ugualmente remoti e impossibili. Alcuni avevano laria
dinfischiarsene; altri si rendevano perfettamente conto dellatroce squallore in cui
vivevano.
M rimasta impressa la faccia di una donna, una faccia consunta come un teschio, su cui
era unespressione di sofferenza intollerabile e di degradazione. Ne dedussi che in quel
terribile porcile, lottando per tenere pulita la sua numerosa covata di figli, ella doveva
provare quello che proverei io se fossi tutto ricoperto di sterco. Bisogna ricordare che
questa gente non sono zingari, sono onesti cittadini inglesi che hanno avuto tutti, meno i
bambini nati nelle carovane, una casa, a suo tempo; inoltre, le loro carovane sono di gran
lunga inferiori a quelle degli zingari e non offrono il grande vantaggio di essere mobili.
Senza dubbio, ci sono ancora persone del ceto medio che ritengono come le classi
inferiori non risentano di questo stato di cose e che, se dovessero trovarsi a passare col
treno davanti a una coloniacarovana, ne dedurrebbero subito che la gente vi abita per sua
elezione. Non discuto pi ormai con questo genere di persone. Ma val la pena di notare
che gli abitanti di una carovana non risparmiano nemmeno denaro, vivendoci, perch
pagano pi o meno gli stessi affitti che pagherebbero per le case. Non ho mai saputo di
fitti inferiori ai cinque scellini settimanali (cinque scellini per 200 piedi cubici di spazio!) e
ci sono addirittura casi in cui laffitto arriva ai dieci scellini. Qualcuno deve fare degli
ottimi affari con queste carovane!
Ma chiaramente la loro esistenza dovuta alla carenza di abitazioni e non direttamente
alla povert.
Una volta, parlando con un minatore, gli chiesi quando la crisi degli alloggi avesse
cominciato a farsi acuta nel suo distretto; mi rispose: Quando ce lo hanno detto volendo
dire che fino a epoca recente il suo tenor di vita era cos basso che la popolazione riteneva
quasi ogni grado di superaffollamento una cosa normale. Aggiunse che quando era
bambino nella sua famiglia dormivano in undici in una stanza senza farci troppo caso e
che in seguito, divenuto grande, era andato a stare con la moglie in una delle case vecchio
stile backto-back, in cui non soltanto dovevi percorrere duecento metri per andare alla
latrina, ma spesso dovevi fare la fila, quando ci eri arrivato, dato che la latrina era in
comune con trentasei persone. E quando sua moglie sera ammalata del male che poi
laveva uccisa, doveva sempre fare quel viaggio di duecento metri per andare al gabinetto.
Questo, egli disse, era il genere di cose a cui la gente aveva dovuto adattarsi finch non
gliene avevano parlato.
Non so se questo sia vero. Quel ch certo, che nessuno ora ritiene tollerabile dormire in
undici in una stanza e che perfino la gente con redditi comodi si sente vagamente turbata
al pensiero degli slums, o quartieri operai. Da qui il gran parlare sui nuovi alloggi e la
demolizione degli slums che si fatto a intervalli fin dalla fine della guerra. Vescovi,
uomini politici, filantropi e cos via godono di parlare in tono pio della demolizione degli
slums, perch cos possono deviare lattenzione da piaghe pi gravi ancora e sostenere
che abolendo le baracche si abolisce la povert. Ma tutte queste chiacchiere hanno dato
risultati sorprendentemente scarsi. Da quel che se ne pu scoprire, la congestione non
migliorata, se mai lievemente peggiore, di quel che non fosse una dozzina di anni fa. Vi
sono certo grandi differenze nella velocit con cui le diverse citt affrontano il problema
dei loro alloggi. In alcune citt le costruzioni edilizie sembrano essere giunte quasi a un
punto morto, in altre procedono con ritmo serrato e il padrone di casa privato tende a
scomparire. Liverpool, per esempio, stata largamente ricostruita, soprattutto grazie agli
sforzi della Corporazione. Anche Sheffield in rapido corso di demolizione e di
ricostruzione, anche se, forse, considerando la bestialit senza precedenti dei suoi quartieri
operai, non abbastanza rapido8.
Perch la ricostruzione edilizia abbia avuto in complesso un ritmo cos lento e perch certe
citt possano contrarre prestiti allo scopo tanto pi facilmente di altre, non so. A questi
problemi dovrebbe rispondere chi sia meglio di me al corrente di come funzioni il
meccanismo delle amministrazioni locali. Una casa della Corporazione costa normalmente
dalle tre alle quattrocento sterline; costa meno quando sia costruita da mano dopera
diretta che quando sia costruita per contratto. Il fitto di queste case dovrebbe in media
superare lievemente le venti sterline annue, esclusi i tributi, cos che si sarebbe indotti a
pensare che, anche tenendo conto delle spese straordinarie e degli interessi del prestito,
dovrebbe convenire alla Corporazione costruire tante case quante possono essere affittate.
In molti casi, naturalmente, dovrebbero essere abitate da gente sussidiata dalla P.A.C., cos
che le istituzioni locali si limiterebbero semplicemente a prendere soldi da una tasca per
metterli in unaltra, vale a dire versando denaro sotto forma di sussidi e riprendendoselo
sotto forma di fitto. Ma devono pagare il sussidio in ogni caso, e attualmente una parte di
8 Il numero di case della Corporazione in costruzione a Sheffield al principio del 1936 era di 1398. Per sostituire
completamente larea degli slums, si dice che Sheffield abbisogni di 100000 case. (N.d.A.)
quel che versano incamerato dai padroni di casa privati. Le ragioni date per il ritmo
troppo lento delle costruzioni sono la deficienza di fondi e la difficolt di ottenere terreni
da costruzione: le case della Corporazione, infatti, non sono erette gradatamente, ma a
blocchi, talvolta di centinaia di case alla volta. Una cosa che sempre mi colpisce come
misteriosa che tante citt settentrionali provvedono a costruirsi immensi e lussuosi
edifici pubblici nello stesso tempo in cui hanno necessit assoluta, urgente di case
dabitazione. La citt di Barnsley, per esempio, ha speso recentemente quasi 150000
sterline per una nuova sede del municipio, sebbene ammettesse di avere bisogno di
almeno 2000 nuove case operaie, per non parlare dei bagni pubblici. (I bagni pubblici a
Barnsley comprendono diciannove vasche di tipo antiquato, coperte parzialmente, e
questo in una citt di 70000 abitanti, quasi tutti minatori, nessuno dei quali ha il bagno in
casa!) Con centocinquantamila sterline la citt avrebbe potuto costruire 350 case della
Corporazione e restare ancora con diecimila sterline da spendere per il palazzo del
municipio. Tuttavia, come dico, non mia intenzione comprendere i misteri
dellamministrazione locale. Mi limito a registrare il fatto che c un disperato bisogno di
case e queste, in complesso, sono costruite con paralitica lentezza.
Tuttavia, se ne costruiscono e i blocchi residenziali della Corporazione, con le loro
innumerevoli file di casette rosse, tutte molto pi simili fra loro di due piselli (donde
venuta questa espressione? I piselli hanno grande individualit) sono una caratteristica
costante alla periferia delle citt industriali. Quanto allaspetto che esse hanno e ai
confronti che si possono fare con le case degli slums, posso darne meglio unidea
riportando qui altri due estratti del mio diario. Le opinioni degli inquilini sulle loro case
variano grandemente, cos dar un estratto favorevole e un altro sfavorevole. Entrambi
riguardano Wigan e tutte due le case del tipo pi economico, senza salotto:
1. Casa del blocco di Beech Hill.
Pianterreno. Ampia sala di soggiorno con camino e cucinetta, credenze e tavolo
supplementare, pavimento a mattonelle. Piccola anticamera, cucina piuttosto ampia.
Attualmente cucina elettrica noleggiata dalla Corporazione allo stesso prezzo di una
cucina a gas.
Primo piano. Due stanze da letto piuttosto grandi e una minuscola: adatta soltanto come
ripostiglio, o camera da letto provvisoria.
Bagno, gabinetto, con acqua calda e fredda.
Un piccolo giardino. I giardini variano per tutto il blocco, ma tutti molto piccoli. Quattro in
famiglia, genitori e due bambini. Il marito ha un buon posto. Le case si presentano
costruite bene e sono piacevoli a guardarsi. Varie restrizioni, ad esempio proibito tenere
pollame o piccioni, prendere pensionanti, subaffittare o comunque speculare sulla casa
senza permesso della Corporazione. (Il permesso rilasciato con facilit nel solo caso dei
pensionanti e in nessun altro). Gli inquilini sono molto soddisfatti della casa e se ne
sentono fieri.
Le case di questo blocco sono tutte ben tenute. La Corporazione provvede alle riparazioni,
ma esige dagli inquilini che tengano la casa pulita, eccetera.
Fitto, 11 scellini e 3 pence, inclusi tributi. Percorso in autobus per il centro, 2 pence.
2. Casa del blocco Welly.
Pianterreno. Sala di soggiorno, 14 piedi per 10, cucina molto pi piccola, minuscola
dispensa sotto le scale, stanza da bagno piccola ma buona. Cucina a gas, luce elettrica.
Gabinetto esterno.
Primo piano. Una stanza da letto, 12 piedi per 10, con piccolo caminetto, unaltra delle
stesse dimensioni, ma senza caminetto, unaltra, 7 piedi per 6. La stanza da letto migliore
ha un piccolo armadio a muro.
Giardino, circa 20 metri per 10.
Sei in famiglia, genitori e quattro figli, il maggiore dei maschi ha diciotto anni, la maggiore
delle femmine ventidue. Nessuno lavora, meno il figlio maggiore. Inquilini molto
scontenti. Le loro lagnanze sono: La casa fredda, umida, sferzata dalle correnti. Il
caminetto in sala di soggiorno non d calore e riempie la stanza di polvere, forse perch
costruito troppo basso. Caminetto nella miglior camera da letto troppo piccolo per servire
a qualche cosa. Le pareti al piano di sopra piene di crepe. Data la inutilit della minuscola
camera da letto, 5 dormono in una sola stanza, 1 (il figlio maggiore) nellaltra.
Giardini di questo blocco tutti trascurati.
Fitto, 10 scellini e 3 pence. Distanza dal centro cittadino un po pi di un miglio (non c
autobus qui).
Potrei moltiplicare gli esempi, ma questi due basteranno, poi che i tipi di case della
Corporazione non variano molto da una localit allaltra. Due cose sono immediatamente
ovvie. La prima che nel caso peggiore le case della Corporazione sono migliori degli
slums che esse sostituiscono. Il semplice possesso di una camera da bagno e di un
pezzetto di giardino compenserebbe quasi ogni svantaggio. La seconda che esse hanno
fitti molto pi elevati. E cosa abbastanza comune essere sfrattato da una casa condannata,
per la quale paga da sei a sette scellini la settimana, per vedersi assegnare una casa della
Corporazione, dove dovr pagarne dieci. Ci tocca soltanto gli operai che hanno lavoro o
lo hanno avuto fino a epoca recente, perch quando un uomo sulle liste della P.A.C. il
suo diritto stabilito in misura di un quarto del sussidio da lui percepito, e se il fitto
superiore a quel quarto, il suo assegno aumentato proporzionalmente; in ogni caso, ci
sono certe categorie di case della Corporazione, nelle quali gente che percepisce il sussidio
non pu entrare. Ma ci sono altri modi in cui la vita in un blocco della Corporazione
cara, si sia occupati o no. Innanzi tutto, dati gli affitti pi alti, le botteghe del blocco sono
molto pi care e scarseggiano di numero. Poi, in una casa relativamente ampia e isolata,
lontana dalla muffita confusione dello slum, fa molto pi freddo e bisogna bruciare pi
combustibile. Infine, c la spesa, specialmente per un uomo che abbia lavoro, di andare e
venire dalla citt. Questultimo uno dei problemi pi lampanti del rinnovamento
edilizio. Labolizione degli slums significa una popolazione molto pi diffusa. Quando
si ricostruisce su vasta scala, ci che effettivamente si fa lo svuotamento del centro
cittadino, per ridistribuirlo alla periferia.
Tutto ci ottimo, in un certo senso; si fa uscire la gente da fetidi vicoli per portarla in
luoghi dove abbia spazio per respirare; ma dal punto di vista della gente stessa, quel che si
fatto stato di prenderla per andare a scaricarla a otto chilometri dal loro lavoro.
La soluzione pi semplice sarebbe quella degli appartamenti. Se la gente dovr vivere
nelle grandi citt, far bene a imparare a vivere sulla testa gli uni degli altri. Ma la
popolazione operaia del settentrione non ha molta simpatia per gli appartamenti; anche
dove questi esistono, sono sprezzantemente chiamati dozzina. Quasi tutti vi diranno che
vogliono una casa tutta loro ed evidentemente una abitazione nel cuore di un
ininterrotto blocco di case lungo cento metri sembra a ognuno pi tutta sua di un
appartamentino posto a mezzaria.
Per tornare alla seconda delle due case della Corporazione che ho test menzionato:
linquilino si lamentava che la casa era fredda, umida e cos via. Forse la casa era mal
costruita, ma in modo ugualmente probabile luomo esagerava. Era venuto da un sudicio
tugurio che, nel cuore di Wigan, mera occorso di visitare precedentemente; mentre era l,
luomo aveva fatto di tutto per ottenere una casa della Corporazione, e appena ottenutala
ha cominciato a voler tornare nello slum. Ci appare come un puro capriccio, ma
nasconde un motivo di lagnanza perfettamente genuino. In moltissimi casi, forse la met,
ho scoperto che gli inquilini delle case della Corporazione non le amano in realt. Sono
lieti di abbandonare il fetore delle catapecchie in cui hanno vissuto, sanno che per i loro
bambini meglio avere spazio in cui giocare, ma non si sentono realmente a casa loro. Le
eccezioni sono rappresentate solitamente da persone che hanno un buon posto e possono
quindi permettersi di spendere un po di pi per il carbone, le suppellettili e i trasporti
urbani e che in ogni caso appartengono al tipo evoluto. Agli altri, tipici abitatori di
slums, manca il fetido tepore dello slum. Si lagnano che fuori, in campagna vale a
dire in periferia muoiono di freddo. E un fatto che quasi tutti i blocchi residenziali della
Corporazione sono notevolmente squallidi dinverno. Alcuni, che ho visitato, appollaiati
su pendici spoglie e gessose e spazzati da venti gelidi, sarebbero luoghi orribili in cui
vivere. Non che gli abitatori di slums non possano fare a meno della sporcizia e della
promiscuit, come ama credere la borghesia panciuta. (Si veda, per esempio, la
conversazione sulla demolizione degli slums, nello Swan Song di Galsworthy, in cui
laccarezzata convinzione del rentier, che labitatore di slum a fare lo slum e non
viceversa, messa in bocca a un ebreo filantropo.) Si dia al popolo una casa decente e il
popolo imparer in breve a tenerla in modo decente. Inoltre, con una bella casetta in cui
vivere il popolo impara ad avere pi rispetto di s e ad essere pi pulito e i suoi figli
possono cominciare a vivere con maggiori probabilit di riuscita. Ci non ostante, in un
blocco residenziale della Corporazione si respira unatmosfera quasi carceraria e coloro
che vi abitano ne sono perfettamente consapevoli.
Ed qui che ci si trova di fronte alla difficolt centrale del problema degli alloggi. Quando
si cammina per i fumosi quartieri operai di Manchester si pensa che baster solo demolire
quelle abominazioni e costruire case decenti al loro posto. Ma il guaio che distruggendo
gli slums si distruggono contemporaneamente altre cose.
Di case c un bisogno disperato e non se ne costruiscono con rapidit sufficiente; ma nei
limiti in cui il rinnovamento edilizio si verifica, si verifica e forse inevitabile in un
modo mostruosamente disumano. Non voglio dire soltanto che le case sono nuove e
brutte. Tutte le case devono essere nuove a un dato momento, e a dire il vero il tipo di casa
della Corporazione attualmente in costruzione non poi tanto brutto a guardarsi. Alla
periferia di Liverpool sorgono quelle che ammontano a intere cittadine, consistenti
interamente in case della Corporazione, le quali sono esteticamente gradevoli; i blocchi di
appartamenti operai nel centro della citt, modellati, credo, sugli appartamenti operai di
Vienna, sono edifici senza dubbio belli. Ma c qualche cosa di spietato e senzanima in
tutta la faccenda. Si prendano, per esempio, le restrizioni che vi affliggono in una casa
della Corporazione. Non vi si permette di tenere la casa e il giardino secondo il vostro
gusto: in alcuni blocchi c perfino un regolamento che impone lobbligo duna specie di
siepe per ogni giardinetto. Non vi si consente di allevare pollame o piccioni. I minatori
dello Yorkshire sono appassionati allevatori di piccioni viaggiatori; li tengono nel
giardinetto sul retro della casa e, la domenica, li tirano fuori e li fanno gareggiare. Ma i
piccioni sono volatili disordinati e, naturalmente, la Corporazione li elimina.
Le restrizioni sulle botteghe sono pi severe. Il numero di botteghe in un lotto residenziale
della Corporazione rigidamente limitato e si dice che le preferenze vadano tutte alla
Cooperativa e ai negozi a catena; ci pu non essere strettamente vero, ma certo questi
sono i negozi che di solito vi si vedono. Tutto questo pu gi rappresentare un disagio
notevole per il pubblico in generale, ma dal punto di vista del negoziante indipendente
un disastro. Molti piccoli esercenti sono stati completamente rovinati da qualche piano di
rinnovamento edilizio che non ha tenuto conto della loro esistenza. Unintera sezione della
citt condannata in blocco; in breve le case sono demolite e la gente trasferita in
qualche lotto residenziale a miglia di distanza. In questo modo, tutti i piccoli esercenti del
quartiere si vedono portar via lintera clientela in un sol colpo, senza ricevere un soldo
dindennizzo. Non possono trasferire la loro bottega nel nuovo nucleo residenziale, perch
anche se potessero permettersi il trasloco e laffitto molto pi elevato, probabilmente si
vedrebbero rifiutare la licenza. Quanto ai pubs (le birrerie e liquorerie tipicamente
inglesi), sono banditi quasi completamente dai lotti residenziali, e i pochi che rimangono
sono malinconici locali in falso stile Tudor, allestiti dalle grandi fabbriche di birra e
costosissimi. Per gente del ceto medio tutto ci sarebbe un disturbo, vorrebbe dire dover
fare a piedi un miglio per bere un bicchiere di birra, ma per una popolazione operaia, che
usa il pub come una specie di circolo, un grave colpo alla vita della collettivit. E un
notevole passo avanti trasferire degli abitatori di slums in case decenti, ma anche una
sfortuna che, per la particolare indole del nostro tempo, si ritenga anche necessario
privarli degli ultimi vestigi della loro libert. Il popolo stesso lo sente, ed questo
sentimento che esso razionalizza quando si lagna che le sue nuove case, di tanto migliori,
come case, di quelle che ha abbandonate, sono fredde e incomode e prive di domesticit.
Penso a volte che il prezzo della libert non sia tanto un perenne vigilare quanto una
perpetua sporcizia. Ci sono alcuni nuclei residenziali della Corporazione in cui i nuovi
affittuari sono sistematicamente disinfestati prima di poter entrare nelle loro nuove case.
Tutti i loro effetti personali, meno quelli che hanno indosso, sono tolti loro, esposti a
vapori disinfettanti e mandati alla nuova casa. E una procedura che ha dei vantaggi,
perch un peccato che la gente debba portare le cimici in case nuovissime (una cimice vi
seguir dappertutto entro i vostri bagagli, appena ne abbia una mezza occasione), ma
anche il genere di cosa che vi fa desiderare che la parola igiene possa essere bandita dai
dizionari. Le cimici sono un guaio, ma uno stato di cose in cui degli uomini siano disposti
a farsi lavare come pecore un guaio ancora peggiore. Ma forse, quando si tratti di
demolizioni di slums, occorre accettare come normale una certa somma di restrizioni e
di crudelt. Tutto sommato, la cosa pi importante che la gente viva in case decenti e
non in porcili. Ho visto troppi slums per cadere in rapimenti chestertoniani nei loro
riguardi. Un luogo dove i bambini possano respirare aria pura e le donne avere quel
minimo di comodit che risparmi loro un lavoro da schiave e un uomo un pezzetto di
giardino ove zappare, deve essere migliore delle fetide viuzze di Leeds e Sheffield.
Tirando le somme, i lotti residenziali della Corporazione sono migliori degli slums; ma
solo di un piccolo margine.
Quando mi occupavo del problema delle abitazioni ebbi a visitare numerose case, forse
cento o duecento case in tutto, in varie cittadine e villaggi minerari. Non posso concludere
questo capitolo senza ricordare la straordinaria cortesia e la cordialit con cui sono stato
accolto dovunque. Non andavo solo avevo sempre qualche amico tra i disoccupati locali a
farmi da guida ma anche cos, unimpertinenza andare a ficcare il naso nelle case di
gente sconosciuta, chiedendo di vedere le crepe sulle pareti della stanza da letto. Ma tutti
sono stati sbalorditivamente pazienti e hanno avuto laria di comprendere quasi senza
spiegazioni perch li interrogassi e che cosa volessi vedere. Se una persona non
autorizzata entrasse nella mia casa e cominciasse a chiedermi se dal tetto ci piove e se le
cimici mi diano molto disturbo e che cosa penso del padrone di casa, molto probabilmente
la manderei al diavolo. Ci mi accadde solo una volta, e in questo caso la donna che
interrogavo era lievemente sorda e mi prese per una spia delle tasse sul reddito; ma si
raddolc anche lei dopo un po e mi dette le informazioni che volevo.
Mi si dice che sia di pessimo gusto per uno scrittore citare le recensioni dei suoi scritti, ma
devo qui contraddire un recensore del Manchester Guardian, che dice a proposito dun
mio libro:
Domiciliato a Wigan o Whitechapel, il signor Orwell eserciter sempre un infallibile
potere: quello di chiudere gli occhi dinanzi a tutto ci che buono, per procedere al pi
appassionato vilipendio dellumanit.
Errato. Il signor Orwell stato domiciliato a Wigan per un bel po e questo non gli ha
ispirato nessun desiderio di vilipendere lumanit. Ha amato profondamente Wigan, la
sua gente, non il panorama. Infatti, ha una sola pecca da rimproverarle, ed in merito al
famoso pilastro di Wigan, che si era ripromesso di ammirare.
Ahim! Il pilastro di Wigan stato demolito e non si conosce pi con certezza nemmeno
il punto in cui si levava.

CAPITOLO 5.
Quando si vedono le cifre di disoccupazione aggirarsi intorno al valore di due milioni
dindividui, fatalmente facile interpretare ci nel senso che due milioni di persone sono
senza lavoro e il resto della popolazione se la passa relativamente bene. Confesso che fino
a qualche tempo fa anchio avevo labitudine di ragionare cos. Solevo calcolare che,
computando i disoccupati ufficiali a due milioni in cifra tonda e aggiungendo i bisognosi
in genere e coloro che per una ragione o per unaltra non erano stati registrati, si poteva
ritenere che il numero di persone denutrite in Inghilterra (perch chiunque percepisca il
sussidio o si trovi in condizioni analoghe non mangia abbastanza) si aggirasse, al
massimo, intorno ai cinque milioni dindividui.
Questa unenorme sottovalutazione, perch, in primo luogo, le sole persone che figurano
nelle cifre di disoccupazione sono quelle che realmente percepiscono il sussidio, vale a
dire, in generale, capifamiglia. I familiari di un disoccupato non figurano sulla lista, a
meno che essi pure non percepiscano un sussidio separato. Un funzionario del Labour
Exchange mi disse che per ottenere il vero numero delle persone che vivono del sussidio
(non di quelle che lo ricevono), bisogna moltiplicare le cifre ufficiali per qualcosa pi di
tre. Questo soltanto porta il numero dei disoccupati a circa sei milioni. Ma inoltre ci sono
grandi quantit di operai che hanno lavoro, ma che, da un punto di vista finanziario,
potrebbero essere altrettanto bene disoccupati, perch non percepiscono nulla che si possa
descrivere come salario per vivere9. Considerando questi e i loro familiari a carico, insieme

9 Per esempio, un censimento recente delle fabbriche di cotone del Lancashire ha rivelato il fatto che pi di 40000
dipendenti occupati a pieno regime ricevono meno di trenta scellini settimanali a testa. A Preston, per prendere una
sola citt, il numero di operai che percepivano pi di 30 scellini la settimana era di 640 e quello di dipendenti che
guadagnavano meno di 30 scellini settimanali era di ben 3113. (N.d.A.)
con i pensionati in et avanzata, gli invalidi e altri di questo genere, si avr una
popolazione denutrita di pi di dieci milioni.
Consideriamo le cifre relative a Wigan, che pu essere presa come esponente tipico dei
distretti industriali e minerari. Il numero di operai assicurati di circa 36000 (di cui 10000
donne). Di questi il numero di disoccupati al principio del 1936 si aggirava intorno alle
10000 unit. Ma ci avveniva dinverno, quando le miniere lavorano a pieno regime;
destate, i disoccupati saliranno probabilmente a 12000.
Moltiplichiamo per tre, come sopra, e avremo 30000 o 36000. La popolazione complessiva.
Wigan di poco inferiore alle 87000 unit; cos che in ogni momento pi duna persona su
tre dellintera popolazione non soltanto degli operai registrati o percepisce il sussidio o
ne vive indirettamente.
Questi dieci o dodicimila disoccupati comprendono un nocciolo consistente di quattro o
cinquemila minatori che da sette anni a questa parte sono ininterrottamente senza lavoro.
E Wigan non si trova in condizioni peggiori di tante altre citt industriali. Anche a
Sheffield, che da qualche anno se la passa abbastanza bene grazie alle guerre e alle voci di
guerra, la proporzione di disoccupati suppergi la stessa: uno su tre degli operai
registrati senza lavoro.
Quando un operaio diviene disoccupato, finch i suoi bollini dellassicurazione non siano
esauriti, egli ha pieno godimento del sussidio, come segue:
Singolo operaio: 17 scellini settim.
Moglie: 9 scellini settim.
Per ogni figlio sotto i 14 anni: 3 scellini settim.
Cos che in una famigliatipo composta di genitori e tre figli, uno dei quali sia maggiore di
quattordici anni, il reddito totale sarebbe di 32 scellini settimanali, oltre a tutto ci che
possa guadagnare il primogenito. Quando i bollini sono esauriti, prima di passare alla
P.A.C. (Public Assistance Committee), loperaio riceve un beneficio provvisorio di
ventisei settimane dallU.A.B. (Unemployment Assistance Board), le cui modalit sono:
Singolo operaio: 15 scellini settim.
Marito e moglie: 24 scellini settim.
Figli 14 18: 6 scellini settim.
Figli 11 14: 4 scellini 6 pence settim.
Figli 8 11: 4 scellini settim.
Figli 5 8: 3 scellini 6 pence settim.
Figli 3 5: 3 scellini settim.
In questo caso il reddito percepito attraverso lU.A.B. da una famigliatipo di cinque
persone sarebbe di 37 scellini e 6 pence alla settimana, qualora nessuno dei figli lavori.
Quando un operaio dipende dallU.A.B. un quarto del suo sussidio considerato come
affitto, con un minimo di 7 scellini e 6 pence la settimana. Se laffitto che egli paga pi di
un quarto del suo sussidio, riceve unassegnazione straordinaria, ma se meno di 7
scellini e 6 pence, una somma corrispondente dedotta dal suo sussidio. I versamenti alla
P.A.C. sono fatti teoricamente dai tributi locali, ma sono garantiti da un fondo centrale.
Ecco le cifre dellassistenza:
Operaio singolo: 12 scellini 6 pence settim.
Marito e moglie: 23 scellini settim.
Figlio maggiore: 4 scellini settim.
Ogni altro figlio: 3 scellini settim.
Essendo a discrezione dei corpi locali, queste cifre variano lievemente e un singolo operaio
pu o non pu percepire ogni settimana 2 scellini e 6 pence straordinari, giungendo cos a
una cifra settimanale di 15 scellini. Quanto allU.A.B., un quarto del sussidio di un uomo
sposato considerato come affitto. Cos nella famigliatipo esaminata sopra, il reddito
totale sar di 33 scellini la settimana, un quarto dei quali considerato affitto. Inoltre, nella
maggioranza dei distretti unassegnazione per il carbone di 1 scellino e 6 pence alla
settimana (1 scellino e 6 pence lequivalente di circa mezzo quintale di carbone)
garantita per sei settimane prima e sei settimane dopo la festivit natalizia.
Si vede pertanto che il reddito di una famiglia usufruente di sussidio si aggira sui trenta
scellini in media la settimana. Un quarto di questi trenta scellini assorbito dallaffitto, e
ci vale a dire che la persona media, bambino o adulto che sia, deve essere nutrito, vestito
e scaldato, e ogni altra cosa del suo mantenimento, con sei o sette scellini settimanali.
Enormi gruppi di persone, probabilmente almeno un terzo dellintera popolazione dei
distretti industriali vivono su queste basi. Il Means Test (Accertamento sul Reddito)
attuato con estremo rigore e siete suscettibile di vedervi rifiutare il sussidio al pi lieve
indizio che percepiate denaro da qualche altra fonte. I lavoratori portuali, per esempio, che
solitamente sono ingaggiati per la mezza giornata, devono presentarsi a firmare al Labour
Exchange due volte al giorno; se non lo fanno, se ne deduce che sono stati a lavorare e il
loro sussidio corrispondentemente ridotto. Ho visto casi di evasione al Means Test, ma
direi che nelle citt industriali, dove sussiste ancora una certa quantit di vita collettiva e
ognuno ha vicini che lo conoscono, molto pi difficile che non a Londra. Il metodo
usuale per un giovane che realmente viva coi genitori consiste nel procurarsi un domicilio
di comodo, cos che sotto ogni apparenza egli risulta vivere in proprio e pertanto ha diritto
a ricevere un sussidio separato. Ma spionaggio e maldicenza abbondano. Un tale di mia
conoscenza, per esempio, fu visto nutrire i polli del vicino, mentre questo era assente. Le
autorit furono informate che egli aveva un lavoro come guardiano di galline ed ebbe
grandi difficolt a confutare la denuncia. A Wigan la barzelletta favorita riguardava un
uomo al quale era stato rifiutato il sussidio, perch occupato in un lavoro di trasporto di
legna da ardere. Era stato visto, si diceva, trasportare legna da ardere nottetempo. Egli
dovette spiegare che non trasportava legna da ardere, ma stava invece traslocando al
chiaro di luna. La legna da ardere erano i suoi mobili.
Gli effetti pi crudeli e dannosi del Means Test sono il modo in cui scinde le famiglie. I
vecchi, spesso costretti al letto, ne sono cacciati dalle loro case. Un vecchio pensionato, per
esempio, se vedovo, vive normalmente con luno o laltro dei suoi figli; i suoi dieci scellini
settimanali vanno nel calderone delle spese di casa e probabilmente il vecchio non
trattato male. Ma sotto il Means Test egli passa come pensionante e se non si muove
di casa il sussidio dei figli subisce una decurtazione. Cos, a settanta o settantacinque anni,
deve ripiegare in qualche pensione, a versare i suoi dieci scellini settimanali alla padrona e
a morire di fame. Ho visto io stesso molti casi del genere. Si verificano in questo momento
in tutta Inghilterra, grazie al Means Test.
Tuttavia, non ostante la terribile diffusione della disoccupazione, un fatto che la povert
lestrema povert meno visibile nel Nord industriale che a Londra. Tutto pi
povero e pi squallido, ci sono meno automobili e meno gente benvestita, ma ci sono
anche meno persone palesemente in miseria. Perfino in grandi citt come Liverpool o
Manchester si colpiti dalla scarsit di mendicanti. Londra una specie di vortice che
attrae ogni specie di derelitti ed cos vasta che la vita vi solitaria e anonima. Finch non
abbiate infranto la legge nessuno si occuper di voi e potete andare in malora come non
potreste assolutamente fare in una citt dove fossero vicini che vi conoscono. Ma nelle citt
industriali lantico modo di vivere in comune non ancora scomparso, la tradizione
ancor forte e quasi tutti hanno una famiglia, e quindi, potenzialmente, un focolare
domestico. In una citt di 50 o 100000 abitanti non c una popolazione casuale e pertanto
non giustificata; nessuno dorme per le strade, per esempio. Inoltre, c questo da dire in
merito alle norme sulla disoccupazione, che esse non distolgono la gente dallo sposarsi.
Un uomo e una donna con ventitr scellini alla settimana non sono lontani dalla fame, ma
possono sempre metter su una casa, o qualcosa di simile; se la passano immensamente
meglio di uno scapolo che viva con quindici scellini alla settimana. La vita di uno scapolo
disoccupato paurosa. Egli vive talvolta in una comune pensione, pi spesso in una
camera ammobiliata per la quale paga di solito sei scellini alla settimana, cercando di
trarre il miglior partito dai nove che gli restano (diciamo sei scellini alla settimana per il
vitto e tre per vestirsi, fumare e divertirsi). Naturalmente non pu n nutrirsi n
mantenersi a dovere, e un uomo che paghi sei scellini settimanali per la sua stanza non
invogliato a starsene fuori di casa pi di quanto non sia necessario. Passer quindi la
giornata a oziare nella biblioteca pubblica o in qualunque altro posto dove faccia caldo.
Quella dello stare al caldo quasi la sola preoccupazione di uno scapolo senza lavoro
dinverno. A Wigan il rifugio preferito era il cinema, che l incredibilmente a buon
mercato. Si pu sempre avere un posto per quattro pence e in certe sale, per la matine, si
pu anche sedere con due pence. Anche chi sia affamato sar lieto di spendere due pence
pur di abbandonare il freddo atroce di un pomeriggio invernale. A Sheffield mi
condussero in una sala pubblica alla conferenza di un pastore, e fu di gran lunga la
conferenza pi sciocca e la peggio detta che abbia mai udito o mi sia mai aspettato di
udire. Mi accorsi che mera assolutamente impossibile ascoltare seduto fino alla fine; i
piedi, infatti, mi portarono fuori automaticamente, come di loro iniziativa, ancor prima
della met.
Eppure la sala era gremita di disoccupati; sarebbero rimasti seduti l a sentire ben di
peggio, pur di starsene al calduccio. Ho visto a volte operai scapoli usufruenti del sussidio
vivere nella pi squallida miseria. Rammento in una citt di averne visto un gruppo
occupare, pi o meno illecitamente, una casa abbandonata che cadeva praticamente a
pezzi. Avevano messo insieme dei frammenti di mobili, presumibilmente pescati tra i
rifiuti, e ricordo che la loro unica tavola era un vecchio lavabo col piano di marmo. Ma
questo genere di cose eccezionale. Un operaio scapolo una rarit e, quando sia sposato,
un uomo vede la sua vita poco mutata, relativamente, dalla disoccupazione. La sua casa
impoverita, ma pur sempre una casa, e si pu notare ovunque che la situazione anormale
creata dalla disoccupazione luomo senza lavoro, mentre quello della donna continua
come prima non ha alterato la relativa condizione dei sessi. In una casa operaia il
padrone luomo e non, come in una casa del ceto medio, la donna o il bambino. Non
vedrete praticamente mai, per esempio, in una casa operaia luomo occuparsi di qualche
faccenda domestica. La disoccupazione non ha mutato questa convenzione, il che, a dire il
vero, sembra piuttosto ingiusto. Luomo in ozio dalla mattina alla sera, ma la donna
affaccendata come sempre, anche di pi, semmai, perch deve mandare avanti la baracca
con meno denaro.
Ma, per quel che ne so, la donna non protesta. Credo che le donne, esattamente come gli
uomini, pensino che un uomo perderebbe la sua mascolinit se, solo perch disoccupato, si
trasformasse in una casalinga.
Ma non c dubbio sulleffetto debilitante, mortificante allestremo della disoccupazione su
tutti, scapoli o ammogliati e sugli uomini ancor pi che sulle donne. Le migliori
intelligenze non sanno resistervi. M occorso una volta o due di conoscere operai
disoccupati di autentica capacit letteraria; ve ne sono stati altri che non ho conosciuto ma
di cui avevo letto gli scritti su qualche rivista. Ogni tanto, a lunghi intervalli, questi uomini
scriveranno un articolo o un racconto che sono evidentissimamente migliori di gran parte
della roba che viene esaltata dai recensori editoriali. Perch allora fanno cos poco uso del
loro ingegno? Hanno tutto il tempo che vogliono; perch non si mettono a tavolino a
scrivere libri? Perch per scrivere libri si ha bisogno non soltanto di comodit e di
solitudine e la solitudine non mai facile a raggiungersi in una casa operaia ma si ha
anche bisogno di tranquillit di spirito; non si pu accingersi serenamente a nulla, non si
pu evocare quello spirito di speranza fiduciosa senza cui niente pu essere creato, con la
nuvola tetra e malvagia della disoccupazione che incombe sul capo.
Tuttavia, un disoccupato che abbia dimestichezza coi libri pu sempre dedicarsi alla
lettura. Ma, e loperaio che non pu leggere se non a fatica? Prendete un minatore, per
esempio, che lavori nel pozzo fin dallinfanzia e sia stato allevato per fare il minatore e
nullaltro.
Come diamine riempir le sue giornate vuote? E assurdo dire che dovrebbe andare in
cerca di qualche lavoro. Non c lavoro di cui andare in cerca e tutti lo sanno. Non si pu
andare a cercare ogni giorno lavoro per sette anni. Ci sono le assegnazioni di lavori
agricoli, che occupano il tempo e aiutano a nutrire la famiglia, ma in una grande citt le
assegnazioni di lavori agricoli sono soltanto per una piccola parte dei disoccupati. Ci sono
poi gli occupational centres, che ebbero inizio qualche anno fa per venire in aiuto ai
disoccupati. In complesso questa iniziativa stata un fallimento, ma alcuni centri sono
ancora attivi. Ne ho visitato uno o due. Ci sono baracche in cui gli uomini possono stare al
caldo e si tengono corsi regolari di falegnameria, calzoleria, lavorazione delle pelli,
tessitura a mano, lavori in vimini, eccetera eccetera; il concetto fondamentale essendo che i
disoccupati possono fabbricare mobili ed altre cose, non da vendersi, ma per le loro
proprie case, con strumenti e attrezzi gratuiti e materiali a buon mercato. Quasi tutti i
socialisti coi quali ho parlato denunciano questa iniziativa come denunciano il progetto
di cui si parla sempre, ma che non si pone mai in atto di dare ai disoccupati piccole
propriet personali.
Dicono che gli occupational centres sono semplicemente un espediente per tenere
tranquilli i disoccupati e dar loro lillusione che si stia facendo qualche cosa per loro.
Indubbiamente questo il motivo sottaciuto. Tenete un uomo occupato a rattoppare
scarpe e avr meno probabilit di- leggere il Daily Worker 10. C inoltre una mefitica
atmosfera da Y.M.C.A. in questi luoghi, che respirate appena vi poniate piede. I
disoccupati che li frequentano appartengono in massima parte al tipo che si sfiora il
berretto e vi dice untuosamente che membro della Temperance League e vota
conservatore. Ma anche qui vi sentite diviso in due. Perch probabilmente meglio che un
uomo perda il suo tempo anche in sciocchezze come lavoretti in vimini che non fare
assolutamente nulla per interminabili anni.

10 Organo del partito comunista inglese. (N.d.T.)


Lattivit di gran lunga migliore in favore dei disoccupati quella della N.U.W.M.,
National Unemployed Workers Movement. E unorganizzazione rivoluzionaria, volta
a tenere uniti i disoccupati, a impedir loro di fare i crumiri durante i periodi di sciopero e a
dar loro assistenza legale contro il Means Test. E un movimento nato dal nulla
attraverso gli spiccioli e gli sforzi dei disoccupati stessi. Ho studiato attentamente il
N.U.W.M. e ammiro profondamente gli uomini, in cenci e affamati come gli altri, che
mantengono in vita questo organismo. Ancor pi ammiro il tatto e la pazienza con cui lo
fanno; perch non facile strappare anche un penny la settimana a gente che vive del
sussidio di disoccupazione. Come ho gi avuto occasione di dire, la classe operaia inglese
non ha molto talento per il comando, ma straordinariamente dotata per lorganizzazione.
Lintero movimento sindacale delle Trade Unions lo dimostra; come lo dimostrano gli
eccellenti circoli operai una specie di pubs cooperativi in grande stile, splendidamente
organizzati cos comuni nello Yorkshire. In molte citt il N.U.W.M. ha ricoveri e
organizza conferenze di oratori comunisti. Ma anche in questi ricoveri gli uomini che li
frequentano non fanno altro che starsene seduti intorno alla stufa e giocare, a volte, a
domino. Se questo movimento potesse fondersi con qualcosa di simile agli occupational
centres sarebbe ancor pi vicino a ci che occorre. E terribile vedere un uomo capace
logorarsi e spegnersi, anno dopo anno, in un ozio estremo, irrimediabile. Non dovrebbe
essere impossibile dargli la possibilit di usare le braccia e di fare mobili ed altro per la sua
casa, senza trasformarlo in un bevitore di cacao dellY.M.C.A. Possiamo anche affrontare il
fatto che alcuni milioni di uomini in Inghilterra non avranno mai a meno che non scoppi
una guerra un lavoro vero e proprio prima di andarsene sotterra. Una cosa che
probabilmente si potrebbe, e certamente si dovrebbe, fare come ovvia e naturale, dare a
ogni disoccupato un pezzetto di terra e strumenti gratuiti, se decidesse di farne domanda.
E doloroso che uomini i quali devono mantenersi in vita col sussidio della P.A.C. non
possano avere nemmeno la opportunit di coltivare verdure per le loro famiglie.
Per studiare la disoccupazione e i suoi effetti, necessario recarsi nelle aree industriali. Nel
Sud la disoccupazione esiste, ma sparsa e del tutto discreta. Ci sono molti distretti rurali
in cui un disoccupato una cosa quasi inaudita e non si ha dovunque lo spettacolo dinteri
quartieri cittadini che vivono del sussidio e della P.A.C. E solo quando si abita in strade
dove nessuno ha lavoro, dove trovare lavoro sembra probabile come possedere un
aeroplano e molto meno probabile di vincere cinquanta sterline al Football Pool 11, che si
comincia ad afferrare i mutamenti che sono in atto nella nostra civilt. Perch un
mutamento in corso, non c dubbio in merito. Latteggiamento della sommersa classe
operaia profondamente diverso da quello che era sette od otto anni fa.
Mi resi conto per la prima volta del problema della disoccupazione nel 1928. In quel
periodo ero appena tornato dalla Birmania, dove la disoccupazione era soltanto una
parola, ed ero andato in Birmania quandero ancora ragazzo e il boom del dopoguerra
non sera ancora esaurito del tutto. Quando vidi per la prima volta da vicino dei
disoccupati, la cosa che mi sbalord e mi atterr fu scoprire che molti di loro si
vergognavano di essere senza lavoro. Ero molto ignorante, ma non cos ignorante da
immaginare che, quando la perdita di mercati esteri costringe due milioni alla
disoccupazione, questi due milioni siano da biasimare pi di coloro che hanno preso
biglietti non vincenti della Calcutta Sweep. Ma a quel tempo nessuno si curava di
ammettere che la disoccupazione era inevitabile, perch ci sarebbe stato come ammettere
che essa sarebbe probabilmente continuata. I ceti medi parlavano ancora di indolenti

11 Qualcosa di simile al nostro Totocalcio. (N.d.T.)


fannulloni che prendono il sussidio e dicevano che questi uomini potrebbero tutti trovar
lavoro, solo che volessero e naturalmente queste opinioni sinfiltravano nella stessa classe
operaia. Ricordo il profondo stupore che mi colp quando mi mescolai per la prima volta
con vagabondi e mendicanti e potei constatare che una notevole proporzione, forse un
quarto, di questi esseri, che avevo imparato a considerare parassiti cinici, induriti, erano
invece giovani minatori, operai cotonieri, tutti bravi ragazzi, che guardavano il loro
destino con la stessa specie di opaco stupore di un animale in trappola. Non riuscivano a
capire, semplicemente, che cosa stesse accadendo loro.
Erano stati allevati per il lavoro, ed ecco! sembrava che non avrebbero avuto mai pi una
probabilit di lavorare. Nelle loro condizioni, era inevitabile che essi fossero ossessionati,
in un primo tempo, da un sentimento di degradazione personale. Era questa la mentalit
sulla disoccupazione, in quei giorni: era un disastro che capitava a te come individuo e
per il quale eri tu da biasimare.
Quando un quarto di milione di minatori resta senza lavoro, fa parte dellordine delle cose
che Alf Smith, un minatore che abita in un vicolo di Newcastle, rimanga disoccupato. Alf
Smith semplicemente uno di quei duecentocinquantamila, ununit statistica. Ma nessun
essere umano trova facile considerare se stesso una mera unit statistica. Finch Bert Jones,
che abita dallaltra parte della strada, ha ancora lavoro, Alf Smith ha tutte le probabilit di
sentirsi disonorato, un fallito. Da qui il terribile sentimento dimpotenza e di disperazione
che quasi il male peggiore della disoccupazione, di gran lunga peggiore di qualunque
durezza, peggiore della demoralizzazione che nasce dallozio forzato, e meno cattivo
soltanto della degenerazione fisica dei figli di Alf Smith, nati nel periodo della P.A.C.
Chiunque abbia visto la commedia di Greenwood, Love on the Dole, deve ricordare
quel terribile momento in cui il povero, buono, stupido operaio batte il pugno sul tavolo e
grida: O Dio, mandami un po di lavoro!. Non unesagerazione teatrale, un tratto
tolto di peso dalla vita. Questo grido deve essere stato lanciato, quasi con le stesse parole,
in decine di migliaia, forse in centinaia di migliaia di case inglesi, negli ultimi quindici
anni.
Ma non credo che si ripeta ancora, o almeno non tanto spesso. Questo il punto reale: la
gente ha cessato di scalciare sotto le frustate.
Dopo tutto, anche i ceti medi s, anche i circoli di bridge nelle citt di provincia
cominciano ad accorgersi che c una cosa chiamata disoccupazione. Frasi come Mia,
cara, non credo a tutte queste assurdit sulla disoccupazione. Ma come, non pi tardi
della settimana scorsa avevamo bisogno di un uomo per ripulire dalle erbacce il giardino,
ebbene, non siamo riusciti a trovarne uno! Non hanno voglia di lavorare, questa la
verit! che si udivano a ogni t per bene cinque anni fa, stanno facendosi percettibilmente
pi rare.
Quanto al ceto operaio stesso, ha guadagnato immensamente in fatto di cognizioni
economiche. Credo che il Daily Worker abbia fatto molto in questo campo: la sua
influenza del tutto superiore e sproporzionata alla sua tiratura. Ma in ogni caso gli
operai hanno avuto il modo di imparare e assimilare bene la lezione, non solo perch la
disoccupazione tanto diffusa, ma perch dura da tanto tempo. Quando la gente vive di
sussidio da anni di fila a un dato momento comincia ad abituarvisi, e landare a ritirare il
sussidio, pur restando una cosa sgradevole, cessa di essere vergognosa. Si venuta cos
minando lantica tradizione, indipendente, ostile allospizio, cos come lantica paura del
debito minata dal sistema della vendita a rate. Nei vicoli di Wigan e di Barnsley ho visto
ogni specie di privazioni, ma probabilmente ho visto molta meno miseria consapevole di
quanta ne avrei vista dieci anni fa. Loperaio ha comunque afferrato il concetto che la
disoccupazione cosa a cui non pu porre rimedio. Non soltanto Alf Smith senza lavoro,
ora; anche Bert Jones disoccupato ed entrambi sono a casa da anni. C una grande
differenza di situazione quando le cose sono le stesse per tutti.
Abbiamo cos la popolazione che si adagiata, per cos dire, a vivere tutta la vita del
sussidio della P.A.C. E ci che mi sembra ammirevole, forse anche incoraggiante, che gli
operai sono riusciti a questo senza andare spiritualmente a pezzi. Un operaio non si
disintegra sotto la tensione della povert come avviene a una persona del ceto medio.
Prendiamo, per esempio, il fatto che la classe operaia non ha nulla in contrario a sposarsi
col sussidio. La cosa dispiace alle vecchie signore di Brighton, ma prova dellessenziale
buon senso operaio; il lavoratore si rende conto che perdere il lavoro non significa non
essere pi un uomo. Cos che in certo senso la situazione nelle aree depresse non poi cos
cattiva come potrebbe essere. La vita vi ancora abbastanza normale, pi normale di
quanto si abbia realmente da aspettarsi. Le famiglie sono impoverite, ma il sistema
familiare non si spezzato. La gente vive infatti una versione ridotta della sua vita di un
tempo. Invece dinfuriarsi col suo destino ha reso tollerabile la situazione abbassando il
tenor di vita.
Ma gli operai non abbassano necessariamente il tenor di vita rinunciando alle spese
voluttuarie e concentrandosi sul puro necessario; pi spesso proprio il contrario, il
sistema pi naturale, a pensarci bene. Da qui il fatto che in un decennio di crisi economica
senza precedenti, il consumo di tutti i beni di lusso a buon mercato si accresciuto. Le due
cose che hanno probabilmente segnato la differenza pi profonda sono il cinematografo e
la produzione in serie di abiti a buon mercato dopo la guerra. Il ragazzo che abbandona la
scuola a quattordici anni e trova un lavoro senza avvenire, a ventanni sar disoccupato,
probabilmente per tutta la vita; ma per due sterline e dieci pence col sistema delle vendite
rateali potr comperarsi un abito, che, per qualche tempo e a una certa distanza, parr
confezionato su misura da un sarto di Savile Row. Una ragazza potr apparire come un
figurino a un prezzo ancora pi basso. Potete avere in tasca soltanto tre mezzi pence ed
essere privo di qualunque prospettiva al mondo, con solo langolo di una stanza da letto
tutta crepe come casa, ma nel vostro vestito nuovo potete starvene sullangolo della via,
sognando ad occhi aperti di essere Clark Gable o Greta Garbo, il che vi compensa di molte
cose. E anche a casa c quasi sempre la teiera pronta una bella tazza di t e pap, che
disoccupato dal 1929, per il momento felice, perch ha avuto uninformazione sicura
che d come cavallo vincente Cesarevitch.
Il commercio ha dovuto adeguarsi dopo la guerra alla domanda di una clientela
sottopagata e malnutrita, col risultato che un genere di lusso ormai quasi sempre pi a
buon mercato duno di prima necessit. Un paio di scarpe brutte e solide costa il doppio di
due paia ultraeleganti. Col prezzo di un pasto completo si possono avere due libbre di
dolci a buon mercato. Non si pu avere molta carne per tre pence, ma si pu avere una
bella quantit di pesce con patatine fritte. Il latte costa tre pence la pinta (poco pi di
mezzo litro), la stessa birra leggera ne costa quattro, ma potete avere sette compresse di
aspirina con un penny e si pu sempre spremere quaranta tazze di t da un pacchetto dun
quarto di libbra (poco pi di un etto). E soprattutto c il giuoco, il pi a buon mercato di
tutti i lussi. Anche gente prossima a morir dinedia pu acquistare qualche giorno di
speranza (Qualcosa per cui vivere come dicono) puntando un penny su una lotteria
irlandese. Il gioco dazzardo organizzato sorto ormai quasi al livello di unindustria
nazionale. Si consideri, per esempio, un fenomeno come i Football Pools, con un
movimento annuo di circa sei milioni di sterline, quasi tutte uscite dalle tasche di operai.
Mi trovavo nello Yorkshire quando Hitler rioccup la Renania.
Hitler, Locarno, il fascismo e la minaccia di guerra suscitarono localmente una scintilla s e
no dinteresse, ma la decisione della Football Association di sospendere la pubblicazione
in anticipo delle date degli incontri (tentativo, questo, di colpire i Football Pools)
sprofond lintero Yorkshire in un accesso di furore. E poi c lo strano spettacolo della
moderna scienza elettrica, che rovescia miracoli sulla gente a pancia vuota. Potete
rabbrividire tutta la notte per mancanza di coperte, ma la mattina potete andarvene alla
biblioteca pubblica a leggere le notizie che sono state telegrafate a vostro beneficio da San
Francisco e Singapore. Venti milioni di persone non mangiano abbastanza, ma tutti,
letteralmente, in Inghilterra possono ascoltare una radio. Ci che abbiamo perduto in cibo,
lo abbiamo guadagnato in elettricit. Intere sezioni della classe operaia che sono state
depredate di tutto ci di cui realmente abbisognano ne sono compensate, in parte, da lussi
a buon mercato che mitigano la superficie della vita.
Ritenete tutto ci desiderabile? No, io no. Ma forse ladeguamento psicologico a cui la
classe operaia visibilmente si sottopone il meglio che possa fare, date le circostanze. Gli
operai non sono diventati rivoluzionari e non hanno nemmeno perduto il rispetto di s; si
sono semplicemente mantenuti calmi e si sono adattati a fare del loro meglio con un tenore
di vita a base di pesce e patatine fritte.
Lalternativa sarebbe Dio sa quali continuati tormenti di disperazione o anche dei tentativi
insurrezionali che, in un paese energicamente governato come lInghilterra, potrebbero
soltanto portare a futili massacri e a un regime di repressione spietata.
Naturalmente, lo sviluppo postbellico di generi voluttuari a buon mercato stato una
fortuna per i nostri governanti. E molto verosimile che pesce e patatine fritte, calze di seta,
salmone in scatola, cioccolata a prezzi modici (cinque tavolette da due once per sei pence),
il cinematografo, la radio, il t forte e i Football Pools abbiano fra tutti evitato la
rivoluzione. Cos che ci sentiamo dire ogni tanto che tutta la faccenda unastuta manovra
della classe dirigente una specie di pane e circensi per tenere a bada i disoccupati.
Ci che ho visto della nostra classe dirigente non mi convince che abbia molta intelligenza.
La cosa avvenuta, ma attraverso un processo inconscio: linterazione affatto naturale tra
la necessit da parte dellindustriale di un mercato e il bisogno, da parte di gente
semiaffamata, di palliativi a basso prezzo.

CAPITOLO 6.
Quandero uno scolaretto, soleva venire in classe una volta ogni trimestre un professore a
tenere delle lezioni eccellenti su famose battaglie del passato, quali Blenheim, Austerlitz,
eccetera. Gli piaceva molto citare la massima di Napoleone Un esercito marcia col
proprio ventre e alla fine della sua lezione si volgeva ad un tratto verso di noi e
domandava: Qual la cosa pi importante al mondo?.
Noi dovevamo urlare Il cibo! e se non lo facevamo restava molto deluso.
Evidentemente, aveva ragione in un certo senso. Un essere umano innanzi tutto un
ricettacolo di alimenti; le altre funzioni e facolt possono essere pi divine, ma in fatto di
tempo vengono dopo. Un uomo muore ed sepolto, e tutte le sue parole e le sue azioni
vengono dimenticate, ma il cibo che egli ha mangiato vive dopo di lui nelle ossa sane o
marce dei suoi figli. Credo che si possa plausibilmente sostenere che i mutamenti di dieta
siano pi importanti dei mutamenti di dinastia o addirittura di religione. La Grande
Guerra, per esempio, non sarebbe mai potuta scoppiare se non fosse stato inventato il cibo
in scatola. E la storia degli ultimi quattrocento anni in Inghilterra sarebbe stata
immensamente diversa se non si fosse verificata lintroduzione di radici commestibili e
vari altri vegetali alla fine del Medio Evo e, un po pi tardi, non ci fosse stata
lintroduzione di bevande non alcooliche (te, caff, cioccolata) e anche di liquori distillati a
cui gli inglesi, bevitori di birra, non erano avvezzi.
Eppure curioso osservare come la suprema importanza del cibo sia raramente
riconosciuta. Si vedono ovunque statue di uomini politici, poeti, vescovi, ma nessuna
dedicata a un cuoco o a un salsicciaio o a un ortolano. Limperatore Carlo Quinto ha fama
di avere eretto una statua allinventore delle aringhe affumicate, ma questo il solo caso di
cui mi sovvenga in questo momento.
Cos forse la cosa realmente importante nei riguardi dei disoccupati, la cosa realmente
fondamentale a voler guardare il futuro, la dieta di cui essi vivono. Come ho gi avuto
occasione di dire, la famiglia di un disoccupato medio vive su un reddito di circa trenta
scellini alla settimana, dei quali almeno un quarto assorbito dallaffitto.
Val la pena di esaminare particolareggiatamente come il denaro residuo sia speso. Ho qui
un bilancio che fu preparato per me da un minatore disoccupato e da sua moglie. Li avevo
pregati di farmi un elenco che rappresentasse con la massima esattezza ci che
spendevano in una settimana tipo. Il sussidio di questuomo era di trentadue scellini
settimanali e oltre alla moglie egli aveva a carico due figli, uno di due anni e cinque mesi,
laltro di dieci mesi. Ecco lelenco:
Fitto: 9 scell. mezzo penny Circolo dabbigliamento: 3 scell.
Carbone: 2 scell.
Gas: 1 scell. 3 pence Latte: 10 pence e mezzo Quote sindacali: 3 pence Assicurazione (sui
figli): 2 pence Carne: 2 scell. 6 pence Farina (12 Kg.): 3 scell. 4 pence Lievito: 4 pence Patate:
1 scell.
Grasso: 10 pence Margarina: 10 pence Pancetta affumicata: 1 scell. 2 pence Zucchero: 1
scell 9 pence T: 1 scell.
Marmellata: 7 pence e mezzo Cavoli e piselli: 6 pence Carote e cipolle: 4 pence Avena: 4
pence e mezzo Sapone, detersivi, eccetera: 10 pence Totale: 1 sterlina 12 scell.
In aggiunta alle voci dellelenco, bisogna includere tre pacchetti di latte in polvere, forniti
settimanalmente per il piccino dallInfants' Welfare Clinic.
Qualche commento si rende qui necessario. Innanzi tutto, lelenco trascura molte cose:
lucido per le scarpe, pepe, sale, aceto, fiammiferi, legna minuta per accendere il fuoco,
lamette per barba, sostituzione di utensili e usura di mobili e coperte, per dire le prime
voci che mi vengono in mente. Qualunque spesa di questo genere ne ridurr altre. Una
spesa pi gravosa il tabacco. Luomo di cui parlo era un fumatore moderato, ma anche in
questo caso il tabacco non gli costava meno di uno scellino alla settimana, significando
perci unulteriore riduzione di alimenti. I circoli di abbigliamento, a cui i disoccupati
versano tanto denaro ogni settimana, sono gestiti in tutte le citt industriali dai grossi
commercianti di tessuti. Senza di essi sarebbe assolutamente impossibile ai disoccupati
comperare abiti nuovi. Non so se comperino o no anche lenzuola e coperte attraverso
questi circoli. La famiglia di cui parlo non aveva quasi lenzuola e coperte per i letti.
Nella lista riportata pi sopra, se includete uno scellino per il tabacco e lo sottraete con le
altre voci non alimentari, rimanete con sedici scellini, cinque pence e mezzo. Diciamo
sedici scellini e non teniamo conto del bimbo, dato che questo godeva il latte settimanale
passatogli dalla Welfare Clinic. Questi sedici scellini devono procurare tutto il nutrimento,
compreso il combustibile, per tre persone, due delle quali adulte. La prima domanda
se sia possibile a tre persone essere propriamente nutrite con sedici scellini alla settimana.
Quando era in corso la polemica sul Means Test ci fu una disgustosa diatriba pubblica
sul minimo settimanale con cui un essere umano pu essere tenuto in vita. Per quel che
posso ricordare, una scuola dietetica parl di cinque scellini e nove pence, mentre unaltra
scuola, pi generosa, si spinse a cinque scellini, nove pence e mezzo. Dopo di che furono
inviate lettere ai giornali da parecchie persone che sostenevano di non spendere pi di
quattro scellini la settimana per il vitto. Ecco qui un bilancio settimanale (fu pubblicato dal
New Statesman e anche da News of the World), scelto da me tra molti altri:
3 pagnotte di pane di farina integrale 1 scell. mezza libbra di margarina: 2 pence e mezzo
mezza libbra di grasso: 3 pence 1 libbra di formaggio: 7 pence 1 libbra di cipolle: 1 pence e
mezzo 1 libbra di carote: 1 pence e mezzo 1 libbra di biscotti spezzati: 4 pence 2 libbre di
datteri: 6 pence 1 scatola di latte evaporato: 5 pence 10 arance: 5 pence Totale 3 scell. 11
pence e mezzo.
Si voglia notare che questo bilancio non fa cenno di combustibile.
Infatti, lautore della lettera esplicitamente dichiar che non poteva permettersi di
comperare il combustibile e mangiava pertanto tutti i suoi alimenti crudi. Se la lettera
fosse genuina o una simulazione non ha importanza per il momento. Ci che credo si
ammetter da tutti che questo elenco rappresenta il tipo di spesa pi saggia che si possa
escogitare; se doveste vivere con tre scellini e undici pence e mezzo alla settimana, non
potreste trarne pi valore in cibarie di quanto esso faccia. Cos forse possibile nutrirsi
adeguatamente col sussidio della P.A.C., se ci si concentra esclusivamente sui viveri
essenziali; ma non diversamente.
Ora si confronti questo elenco con quello del minatore disoccupato che ho riportato sopra.
La famiglia del minatore spende soltanto 10 pence alla settimana in verdure fresche e dieci
pence e mezzo in latte (si ricordi che un membro della famiglia un bambino inferiore ai
tre anni) e niente in frutta; ma spende uno scellino e nove pence in zucchero (vale a dire
circa otto libbre di zucchero) e uno scellino in t. La mezza corona spesa in carne
potrebbe rappresentare qualche bistecca e un po di stufato; probabilmente potrebbe
anche rappresentare, se pur non sempre, quattro o cinque scatolette di manzo. La base
della sua dieta, pertanto, pane bianco e margarina, manzo in scatola, t zuccherato e
patate: una dieta deprimente. Non sarebbe meglio se quella famiglia spendesse pi denaro
in cose sane come arance e pane integrale o se addirittura, come lautore della lettera al
New Statesman, risparmiasse sul combustibile e mangiasse carote crude? S, sarebbe
meglio, ma il fatto che nessun comune essere umano sar mai disposto a fare una cosa
del genere. Lordinario essere umano preferirebbe morir di fame piuttosto che vivere di
pane nero e carote crude. E il guaio caratteristico questo, che meno quattrini si hanno e
meno ci si sente disposti a spenderli in cibo sano. Un milionario pu apprezzare a
colazione, la mattina, succo darancia e biscotti leggeri; un disoccupato no. Qui si rivela la
tendenza di cui ho parlato alla fine del precedente capitolo. Quando si disoccupati,
quando cio non si mangia abbastanza, e si tormentati, annoiati e depressi, non si ha
voglia di mangiare tediosi cibi sani. Si ha voglia di qualcosa un po stuzzicante. C
sempre qualche cibo appetitoso e a buon mercato che vi tenta. Ma s, prendiamo tre pence
di patatine fritte! Andiamo a comperarci un gelato da due pennies! Metti lacqua sul fuoco,
ch ci beviamo una bella tazza di t! Ecco come lavora la vostra mente quando percepite il
sussidio della P.A.C. Pane bianco con margarina e t bene inzuccherato non vi nutrono
molto, ma sono pi buoni (almeno, molti lo pensano) del pane nero unto di grasso e
dellacqua fresca. La disoccupazione un tormento senza fine che deve essere
continuamente temperato, soprattutto da una tazza di t, loppio degli inglesi. Una tazza
di t o anche unaspirina sono molto meglio, come stimolante momentaneo, dun tozzo di
pane nero.
I risultati di tutto ci sono visibili in una degenerazione fisica che potete osservare
direttamente, usando i vostri occhi, o in via derivata, dando uno sguardo alle statistiche
essenziali. Il livello fisico nelle citt industriali terribilmente basso, pi basso ancora che
a Londra. A Sheffield si ha la sensazione di camminare in mezzo a una popolazione di
trogloditi. I minatori sono uomini splendidi, ma solitamente sono piuttosto bassi, e il
semplice fatto che i loro muscoli siano induriti dal costante lavoro non significa che i loro
figli inizino la vita con fisico migliore. In ogni caso i minatori sono fisicamente il fior fiore
della popolazione. Il segno pi evidente della denutrizione il pessimo stato della
dentatura di ognuno. Nel Lancashire, dovreste cercare molto a lungo, prima di trovare un
operaio con denti naturalmente buoni. Anzi, si trovano addirittura pochissime persone
con denti naturali, eccettuati i bambini; e perfino i denti dei bambini hanno un fragile
aspetto azzurrino, che rivela, credo, deficienza di calcio. Alcuni dentisti mi hanno detto
che nei distretti industriali una persona sopra i trentanni con ancora qualcuno dei suoi
denti sta diventando unanomalia. A Wigan numerose persone mi hanno dichiarato che
secondo loro molto meglio togliersi i denti quando ancora si sia il pi giovani possibile.
I denti sono una maledizione ebbe a dirmi una donna. In una casa dove risiedevo
abitavano, oltre a me, cinque persone, la pi vecchia intorno ai quarantacinque anni, il pi
giovane un ragazzo di quindici. Di costoro, il ragazzo era il solo che possedesse denti suoi,
denti che del resto avevano laria di non resistere un pezzo. Per quel che riguarda poi le
statistiche, il fatto che in ogni grande citt industriale il tasso di mortalit e quello di
mortalit infantile dei quartieri pi poveri siano circa il doppio di quelli dei quartieri
dabitazione benestanti molto pi del doppio in alcuni casi non abbisogna di
commenti.
Naturalmente, non si deve immaginare che le condizioni fisiche prevalentemente cattive
siano dovute soltanto alla disoccupazione, perch probabile che il livello fisico medio stia
declinando in tutta lInghilterra da moltissimo tempo, e non soltanto tra i senza lavoro
delle regioni industriali. Ci non pu essere dimostrato statisticamente, ma una
conclusione a cui non ci si pu sottrarre se si usano gli occhi, anche in zone rurali e perfino
in una citt prospera come Londra. Il giorno in cui la salma di re Giorgio Quinto stava
attraversando Londra diretta a Westminster, mi accadde di restare intrappolato per unora
o due nella folla in Trafalgar Square.
Sarebbe stato impossibile a chiunque, guardandosi intorno, non essere colpito dalla
degenerazione fisica dellInghilterra moderna. La gente che mi circondava non
apparteneva alla classe operaia per la massima parte; era tutta gente del tipo tra il
negoziante e il commesso viaggiatore, con una sfumatura di agiatezza. Ma che aspetto
avevano mai! Membra misere, facce malaticce, sotto il piangente cielo di Londra. Non cera
un uomo ben costruito o una donna degna dessere guardata, non si vedeva in nessun
punto un colorito sano. Al passaggio della salma del re, gli uomini si tolsero il cappello e
un amico che si trovava tra la folla dallaltra parte dello Strand ebbe poi a dirmi: Lunico
tocco di colore dovunque era dato dalle teste calve.
Anche le Guardie, mi parve ce nera uno squadrone che marciava accanto alla bara non
erano pi quelle che apparivano un tempo. Dove sono andati a finire quegli uomini
colossali, che, con toraci simili a barili e baffi come ali daquila, attraversavano la visuale
della mia infanzia venti o trentanni fa? Sepolti, suppongo, sotto il fango delle Fiandre. In
loro vece ci sono questi ragazzi esangui, che sono stati scelti per la loro statura e che per
conseguenza sembrano canne da luppolo incappottate, la verit essendo che ormai nella
moderna Inghilterra un uomo alto pi di sei piedi solitamente tutto pelle e ossa e non
molto altro. Se il fisico inglese in declino, ci senza dubbio si deve parzialmente al fatto
che la Grande Guerra scelse accuratamente il milione di uomini migliori dInghilterra e li
massacr, in gran parte prima che avessero avuto tempo di generare. Ma il processo deve
essersi iniziato ancor prima e lo si deve attribuire in definitiva a modi di vivere malsani,
vale a dire allindustrialismo. Non intendo labitudine di vivere inurbati probabilmente le
citt sono pi sane della campagna, sotto molti rispetti ma la moderna tecnica industriale
che vi fornisce surrogati di tutto a buon mercato. Possiamo trovare alla lunga che il cibo in
scatola unarma pi micidiale della mitragliatrice.
E da rimpiangere che la classe operaia britannica quanto a questo, lintera nazione
inglese sia tanto ignorante e sciupona in fatto di cibo. Ho messo in rilievo altrove quanto
sia civile lidea che di un pasto ha un manovale francese in confronto a quella che ha un
manovale inglese, e non posso credere che uno possa mai assistere in una casa francese
allo sciupio di cibo che abitualmente si vede in quelle britanniche. Naturalmente, nelle
case pi povere, dove tutti sono disoccupati, non si assiste a uno sciupio vero e proprio,
ma quelli che possono permettersi di sciupare cibarie spesso lo fanno. Potrei fornire
esempi impressionanti di questo. La stessa abitudine settentrionale di cuocersi ogni
famiglia il proprio pane lievemente dissipatrice in s, perch una donna costretta a
sgobbare dalla mattina alla sera non pu cuocere il suo pane pi duna volta o al massimo
due volte la settimana, ed impossibile prevedere quanto pane andr sprecato, cos che
generalmente una certa quantit di pane deve essere gettata via. Normalmente, si mettono
nel forno sei pagnotte grosse e dodici piccole tutte in una volta. Ci rientra nel vecchio,
generoso modo inglese di considerare la vita, ed una qualit simpatica, ma, coi tempi che
corrono, disastrosa.
Dappertutto, loperaio inglese, a quel che mi risulta, rifiuta il pane scuro; di solito
impossibile comperare pane integrale in un distretto operaio. Gli operai talvolta ne danno
la ragione dicendo che il pane scuro sporco. Sospetto che la vera ragione sia che in
passato il pane scuro sia stato confuso col pan nero, che tradizionalmente associato col
papismo e gli zoccoli di legno. (C molto papismo e ci sono molti zoccoli di legno nel
Lancashire. Peccato che non abbiano anche il pane nero!) Ma il palato inglese,
specialmente il palato del lavoratore, respinge ormai il cibo buono quasi automaticamente.
Il numero di persone che preferiscono i piselli in scatola e il pesce in scatola ai veri piselli e
al vero pesce deve essere ogni anno pi in aumento, e moltissimi che potrebbero
permettersi latte vero nel t preferiscono di gran lunga consumare latte in scatola, perfino
quellatroce latte in scatola che fatto di zucchero e farina e porta scritto sul barattolo a
lettere cubitali NON ADATTO AI BAMBINI. In alcuni distretti si stanno facendo ora sforzi
per insegnare ai disoccupati qualcosa di pi sul valore degli alimenti e su un modo pi
intelligente di spendere il denaro. Quando si sente parlare di una cosa come questa, non si
sa pi da quale parte tenere.
Ho udito un oratore comunista sul palco infuriarsi per questa cosa. A Londra, disse,
gruppi di dame del gran mondo hanno ora il coraggio di entrare in molte case dellEast
End per dare lezioni sul modo migliore di fare la spesa alle mogli dei disoccupati.
Loratore interpretava il fatto come un esempio della mentalit che caratterizza la classe
dirigente inglese. Prima si condanna una famiglia a vivere con trenta scellini alla
settimana, e poi si ha la maledetta sfacciataggine di insegnarle come spenderli. Il
comunista aveva perfettamente ragione, sono daccordo con lui al cento per cento. Ci non
ostante, sempre un peccato che per mancanza di una tradizione adeguata, il popolo
debba ingollare della porcheria come il latte in scatola, senza nemmeno sapere che
inferiore a quello prodotto dalla mucca.
Dubito, tuttavia, che i disoccupati possano beneficiare in definitiva degli insegnamenti
ricevuti sul modo di spendere i loro quattrini pi economicamente. Perch soltanto il
fatto che non sono economici quello che mantiene i loro sussidi cos elevati. Un inglese
assistito dalla P.A.C. percepisce quindici scellini la settimana perch quindici scellini la
settimana rappresentano la pi piccola somma con la quale pu ragionevolmente
mantenersi vivo. Se fosse, diciamo, un coolie giapponese o indiano, che pu vivere di riso
e cipolle, non riceverebbe quindici scellini la settimana, potrebbe considerarsi fortunato se
gli fossero dati quindici scellini al mese. I nostri sussidi di disoccupazione, per miseri che
siano, sono concepiti in modo da corrispondere a una popolazione dal tenor di vita
altissimo e con scarse nozioni di economia. Se i disoccupati imparassero ad essere migliori
amministratori si troverebbero in condizioni economiche visibilmente migliori, e
immagino che non passerebbe molto tempo prima che il sussidio fosse ridotto in
proporzione.
C una sola grande facilitazione per i disoccupati nel Nord, e questa il basso prezzo del
carbone. Ovunque nelle zone carbonifere il prezzo al minuto del carbone di circa uno
scellino e sei pence il mezzo quintale; nellInghilterra del Sud di circa mezza corona.
Inoltre, minatori occupati possono di solito acquistare carbone direttamente dalla miniera
a otto o nove scellini la tonnellata e quelli che hanno una cantina nella loro casa spesso ne
stivano una tonnellata in una volta sola, per poi rivenderla (illecitamente, suppongo) ai
disoccupati. Ma indipendentemente da questo, c unimmensa e sistematica ruberia di
carbone da parte dei disoccupati.
La chiamo ruberia perch tecnicamente lo , sebbene non porti danno a nessuno. Nel
terriccio che viene espulso dai pozzi frammista una certa quantit di carbone in frantumi
e i disoccupati passano molto tempo a recuperarlo dalle montagne di scorie. Per tutto il
giorno si vede su quelle strane alture grigiastre gente andare e venire con sacchi e cesti
nella fumea solforosa (molti cumuli di scorie ardono sotto la superficie), per fare bottino
delle minuscole pepite di carbone sepolte qua e l. Sincontrano uomini che vengono via,
spingendo stranissime e meravigliose biciclette fatte in casa biciclette fatte di parti
arrugginite trovate tra i cumuli di rifiuti, senza sellino, senza catena e quasi sempre senza
gomme attraverso le quali sono gettate sacche e borse con forse venticinque chili di
carbone, frutto duna mezza giornata di ricerche. In periodi di sciopero, quando tutti sono
a corto di combustibile, i minatori escono di casa armati di picconi e pale e vanno a scavare
nei mucchi di scorie, donde laspetto di collinette che molti di questi mucchi hanno.
Durante scioperi prolungati, in punti dove siano affioramenti di carbone, essi hanno
scavato miniere superficiali, che si addentrano per ventine di metri sotterra.
A Wigan la concorrenza fra disoccupati per il carbone di rifiuto divenuta cos accanita da
portare a una straordinaria usanza, detta scalata del carbone, che val la pena di vedere.
Mi stupisce, anzi, che non sia stata mai filmata. Un minatore disoccupato mi condusse a
vederla un pomeriggio. Arrivammo sul posto, una catena montuosa di antichi cumuli di
rifiuti con una piccola ferrovia che correva nella valletta sottostante. Circa duecento
uomini in cenci, ognuno con un sacco e il martello da minatore sotto le falde della giubba,
erano in attesa sul broo. Quando le scorie emergono dal pozzo sono caricate su dei
carrelli che una locomotiva traina sulla cima di unaltra montagna di scorie lontana un
quarto di miglio e l li lascia. Il processo della scalata del carbone consiste
nellarrampicarsi sul convoglio in movimento; ogni vagoncino sul quale siate riuscito ad
arrampicarvi mentre in moto conta come vostro. Dopo qualche minuto, il trenino
comparve. Con un urlo selvaggio, un centinaio di uomini si precipito gi per il pendio per
raggiungere il convoglio mentre percorreva la curva. Anche sulla curva il treno non
procedeva a meno di venti miglia allora. Gli uomini vi si scagliarono sopra, afferrandosi
agli anelli sulla parte posteriore dei carri e issandosi fino in cima, grazie ai respingenti,
cinque o dieci uomini per ogni carro. Il macchinista non vi bad. Port la locomotiva fino
in cima al mucchio, si sganci dai vagoni e ricondusse la sua macchina fino al pozzo, dal
quale dopo qualche minuto ritorn con unaltra fila di carri. Ci fu un nuovo frenetico
arrembaggio di figure cenciose, come prima. Alla fine soltanto una cinquantina di uomini
non erano riusciti ad arrampicarsi n sul primo n sul secondo convoglio.
Salimmo fin sulla cima della montagna di scorie. Gli uomini stavano scaricando a colpi di
pale il terriccio dai vagoni, mentre pi in basso le loro mogli e i loro bambini, ginocchioni,
rapidamente frugavano con le mani nude nel terriccio bagnato, estraendone pezzi di
carbone grossi come un uovo e anche meno. Cera una donna che bisognava vedere come
piombasse su ogni minuscolo frammento di minerale, come se lo pulisse sul grembiule, lo
osservasse minuziosamente per accertarsi che fosse davvero carbone, prima di ficcarlo
gelosamente nel sacco. Naturalmente, quando ci si arrampica su un vagone, non si sa in
precedenza che cosa possa contenere; pu contenere vero e proprio terriccio o
semplicemente roccia schistosa sfaldatasi dal soffitto delle gallerie. Se un vagone di
roccia schistosa non contiene carbone, ma spesso si trova nella roccia schistosa unaltra
roccia infiammabile chiamata cannel, che assomiglia molto a quella schistosa, ma
lievemente pi scura e si spacca in linee parallele, come lardesia. E abbastanza buona
come combustibile non tanto da essere valutabile commercialmente, ma abbastanza da
essere avidamente ricercata dai disoccupati. I minatori sui vagoni della roccia schistosa ne
sceglievano il cannel e lo spezzavano coi loro martelli. Sul fondo della valletta, gli
uomini che non erano riusciti ad arrampicarsi sui due treni spigolavano i minuzzoli di
carbone che rotolavano gi per la scarpata, frammenti che non erano pi grossi di una
nocciuola, ma essi erano contenti lo stesso di impossessarsene.
Restammo l fin che il treno non fu scaricato del tutto. In un paio dore i disoccupati
avevano vagliato il terriccio fino allultimo granello. Si buttarono ora il sacco sulla spalla o
lo gettarono di traverso sulla bicicletta e si avviarono per la loro marcia di oltre due miglia
sulla via del ritorno a Wigan. La maggior parte delle famiglie avevano raggranellato un
mezzo quintale ognuna di carbone o di cannel, cos che fra loro dovevano aver rubato
da cinque a dieci tonnellate di combustibile. Questa faccenda di svaligiare il treno delle
scorie si verifica a Wigan ogni giorno, dinverno almeno, e presso pi duna miniera. E,
naturalmente, pericoloso allestremo.
Nessuno si fer quel pomeriggio in cui mi trovavo l, ma un uomo aveva avute amputate
tutte due le gambe alcune settimane prima e un altro aveva perduto parecchie dita una
settimana dopo. Tecnicamente, si tratta di furto, un fatto, ma, come sanno tutti, se non lo
rubassero il carbone andrebbe sciupato. Ogni tanto, per amor di forma, le compagnie
minerarie denunciano qualcuno per furto di carbone, e nel numero di quella mattina del
giornale locale un paragrafo annunciava che due uomini erano stati multati di dieci
scellini. Ma nessuno bada ai processi di questo genere infatti uno degli operai nominati
dal giornale era l quel pomeriggio e gli spigolatori di carbone sottoscrivono collette tra
di loro per pagare la multa. La cosa normale. Tutti sanno che i disoccupati devono
trovare il carbone in qualche modo. Cos ogni pomeriggio alcune centinaia di uomini
rischiano la vita e alcune centinaia di donne frugano nella fanghiglia per ore, e tutto
questo per una ventina di chili di combustibile infimo, del valore al massimo di nove
pence.
La scena rimasta impressa nella mia memoria come una delle mie immagini del
Lancashire: le donne tarchiate, avvolte nello scialle, coi loro grembiuli di tela di sacco e i
pesanti zoccoli neri, ginocchioni nella fanghiglia cinerea e nel vento tagliente, alla ricerca
febbrile di qualche pezzetto di carbone. Sono contente di poterlo fare. Dinverno hanno
disperatamente bisogno di fuoco, questo pi importante quasi del mangiare. Intanto,
tuttintorno, fin dove locchio pu giungere, vi sono le montagne di scorie e i congegni di
sollevamento delle miniere, e non una di queste miniere riesce a vendere tutto il carbone
che capace di produrre. Questo dovrebbe fare impressione al maggiore Douglas.

CAPITOLO 7.
Viaggiando verso il Settentrione, locchio, avvezzo al Sud o allEst, non vede grandi
differenze, finch non si sia oltre Birmingham. A Coventry si potrebbe benissimo essere al
Finsbury Park e il Bull Ring di Birmingham non differisce molto dal Market di Norwich, e
fra tutte le citt delle Midlands si stende una striscia di civilt rurale indistinguibile da
quella del Sud. E solo quando ci si spinga ancora un po pi al nord, alle citt del
vasellame, e oltre, che si comincia a incontrare lautentico squallore dellindustrialismo,
uno squallore cos orrendo, cos paralizzante che si costretti, per modo di dire, a venire a
patti con esso.
Una montagna di scorie nel migliore dei casi un che di brutto, perch tanto insensato e
inutile. E qualcosa semplicemente scaricato per terra, come lo svuotamento di una
pattumiera di gigante. Alla periferia delle citt minerarie si vedono paesaggi spaventevoli,
dove il tuo orizzonte limitato tutto intorno da grigie montagne seghettate e sotto i piedi
hai fanghiglia e cenere e sul capo i cavi dacciaio dove cassoni pieni di terra viaggiano
lentamente per miglia di campagna. Spesso i cumuli di scorie ardono e di notte si possono
vedere i rivoletti di fuoco serpeggiare qua e l ed anche le azzurre fiammelle di zolfo
muoversi lente, sempre sul punto di spegnersi, si direbbe, e sempre pronte a ravvivarsi.
Anche quando un cumulo di scorie crolla, come fa alla fine, vi cresce sopra una malerba
bruna, ed esso conserva sempre la sua superficie ondulata. Uno di questi cumuli negli
slums di Wigan, usato ora come campo per giuochi, sembra un mare grosso
improvvisamente congelato; il materasso di lana, lo chiamano localmente. Anche tra
qualche secolo, quando laratro passer sui luoghi dove un tempo si estraeva il carbone, i
siti degli antichi cumuli di scorie saranno distinguibili da un aeroplano.
Rammento un pomeriggio dinverno nei terribili paraggi di Wigan.
Tuttintorno si stendeva il paesaggio lunare dei cumuli di rifiuti e a nord, attraverso i
passi, per cos dire, tra le montagne di scorie, potevi vedere le ciminiere industriali
vomitare i loro pennacchi di fumo. Il viottolo lungo il canale era un miscuglio di cenere e
di fango gelato, tutto incrociato dalle impronte dinnumerevoli zoccoli, e tuttintorno,
lontanando insieme con le montagne di scorie, si stendevano i baleni, pozze dacqua
stagnante che si era infiltrata nelle fosse createsi in seguito al cedimento di antichi pozzi.
Faceva orribilmente freddo. Le pozze dacqua erano coperte duno strato di ghiaccio color
terra dombra, i barcaioli erano imbacuccati fino agli occhi in tela di sacco, le saracinesche
delle chiuse portavano pinnacoli di ghiaccio. Sembrava un mondo da cui la vegetazione
fosse stata bandita; nulla esisteva se non fumo, roccia, ghiaccio, fango, ceneri e acqua
fetida. Ma perfino Wigan bella a paragone di Sheffield. Sheffield, suppongo, potrebbe
vantare il diritto di essere chiamata la pi brutta citt del mondo antico: i suoi abitanti, che
la vogliono preminente in ogni cosa, possono cominciare da questo punto.
Ha una popolazione di mezzo milione di anime e contiene meno edifici decenti di un
villaggio medio dellEast Anglia con cinquecento abitanti. E il fetore! Se in rari momenti
cessate di sentire odore di zolfo perch avete cominciato a respirare gas. Anche il magro
fiume che attraversa la citt solitamente dun giallo vivido per le sostanze chimiche che
lo inquinano. Una volta mi fermai improvvisamente in una strada e cominciai a contare le
ciminiere di fabbrica che potevo vedere; ne contai trentatr, ma ne avrei viste molte di pi
se laria non fosse stata oscurata dal fumo. Una scena soprattutto si impressa nella mia
memoria. Un orribile tratto di terreno improduttivo (in qualche modo, l nel Nord, un
tratto di terreno incolto raggiunge uno squallore che sarebbe impossibile perfino a
Londra), pelato del minimo filo derba dal passaggio degli uomini e sparso di giornali e di
vecchie padelle. A destra, una fila isolata di case desolate, ognuna di quattro stanze, color
rosso cupo e annerite dal fumo. A sinistra, una prospettiva sconfinata di ciminiere
industriali, luna dopo laltra, lontananti fino a perdersi in una vaga foschia nerastra. Alle
mie spalle, la scarpata della ferrovia eretta con le scorie degli altiforni. Di fronte, oltre la
striscia di terreno incolto, una costruzione cubica di mattoni rossi e gialli, col cartello
Thomas Grocock, Impresa Trasporto Carbone.
Di notte, quando non potete vedere le orribili forme delle case e la nerezza di tutto, una
citt come Sheffield assume una specie di sinistro significato. A volte, le nubi di fumo alla
deriva sono rosee di zolfo, e fiamme dentellate, come seghe circolari, scaturiscono a forza
di sotto alle cappe delle ciminiere di fonderia. Attraverso i cancelli spalancati delle
fonderie, si scorgono infocati serpenti di ferro trasportati qua e l da uomini illuminati da
una luce rossa e si odono il sibilo e i tonfi dei martelli a vapore e lurlo del ferro sotto il
colpo. Le citt del vasellame sono quasi ugualmente brutte in un modo pi meschino.
Proprio tra le file di minuscole case annerite, quasi facessero parte della strada, ci sono le
pot banks, camini conici di mattoni, simili a gigantesche bottiglie di borgogna, sepolti
nel suolo e che ti vomitano il loro fumo quasi in faccia. Ti imbatti in mostruosi baratri
dargilla larghi centinaia di piedi e profondi quasi altrettanto, con vagoncini arrugginiti di
una ferrovia a catena che si arrampicano su di un lato, e sullaltro degli operai sospesi nel
vuoto come raccoglitori di finocchi marini a scavare il fianco del baratro con le loro
piccozze. Passai di l mentre nevicava e perfino la neve era nera. La cosa migliore che si
pu dire in merito alle citt del vasellame che sono molto piccine e cessano bruscamente.
A meno di dieci miglia di distanza potete trovarvi in una campagna incorrotta, sulle
colline quasi nude, e le citt del vasellame non sono che uno sgorbio in distanza.
Quando si osserva tanta bruttezza, due domande vi colpiscono. Primo, proprio
inevitabile questa bruttezza? Secondo, conta poi molto?
Non credo che ci sia nulla dimplicitamente e inevitabilmente brutto nellindustrialismo.
Uno stabilimento o anche unofficina del gas non sono obbligati per loro natura ad essere
brutti, non pi di un palazzo o di un canile o di una cattedrale. Tutto dipende dalla
tradizione architettonica del periodo. Le citt industriali sono brutte perch occorse loro di
sorgere in epoche in cui i sistemi moderni di costruzione in acciaio e di riduzione del fumo
erano sconosciuti e tutti erano troppo occupati a far quattrini per poter pensare ad altro. E
continuano ad essere brutte in gran parte perch i settentrionali si sono abituati a questo
genere di cose e non se ne accorgono. Moltissimi abitanti di Sheffield o di Manchester, se
respirassero una boccata daria sulle scogliere di Cornovaglia, direbbero probabilmente
che non sa di nulla. Ma dopo la guerra lindustria ha rivelato la tendenza a spostarsi verso
il sud e cos facendo divenuta quasi bella. Il tipico stabilimento postbellico non una
tetra caserma o un caos atroce di fuliggine e di ciminiere in eruzione; una costruzione
dun bianco scintillante, fatta di cemento, vetro e acciaio e circondata da verdi prati e
campi di tulipani. Si guardino le fabbriche dinanzi alle quali si passa viaggiando da
Londra su un treno della G.W.R.; possono non rappresentare un trionfo estetico ma certo
non sono cos brutte come lofficina del gas di Sheffield. Ma in ogni caso, sebbene la
bruttezza sia la cosa pi ovvia dellindustrialismo e quella contro la quale si scaglia ogni
nuovo venuto, dubito che essa sia centralmente importante. E forse non nemmeno
desiderabile che, lindustrialismo essendo quello che , debba imparare a camuffarsi da
qualche altra cosa. Come ha giustamente osservato Aldous Huxley, un tetro opificio
satanico dovrebbe assomigliare a un tetro opificio satanico e non a un tempio di misteriose
e splendide divinit. Inoltre, anche nella peggiore citt industriale, accade di vedere molte
cose che non sono brutte nel senso estetico ristretto. Una ciminiera che vomiti fumo o uno
slum fetido sono ripulsivi soprattutto perch sottintendono vite deformate e bimbi
malati. Li si guardi da un punto di vista puramente estetico e potranno avere un certo
macabro fascino. Mi accorgo che qualunque cosa insolita in modo offensivo finisce
generalmente con laffascinarmi anche quando io labomini. I paesaggi birmani, che,
quando nero circondato, mi impressionavano al punto da assumere lelemento di un
incubo, sono poi rimasti cos ossessivamente impressi nella mia mente che sono stato
costretto a scrivere un romanzo su di essi per liberarmene. (In tutti i romanzi sullOriente
il paesaggio il vero protagonista.) Sarebbe probabilmente molto facile trarre una sorta di
bellezza, come fece Arnold Bennett, dalla nera tetraggine delle citt industriali; si pu
agevolmente immaginare Baudelaire, per esempio, intento a scrivere una poesia su un
cumulo di scorie. Ma la bellezza o la bruttezza dellindustrialismo hanno ben poca
importanza.
Il vero male dellindustrialismo affonda le radici in uno strato molto pi profondo ed del
tutto inestirpabile. E importante ricordare ci, perch si sempre tentati di pensare che
lindustrialismo sia innocuo purch lindo e ordinato.
Ma quando si vada nel Nord industriale ci si accorge, indipendentemente dal paesaggio
insolito, di entrare in un mondo sconosciuto. Ci in parte a causa di certe reali differenze,
ma ancor pi a causa dellantitesi NordSud che ci stata fatta assimilare ormai da gran
tempo. Esiste in Inghilterra un culto curioso della nordicit, una specie di snobismo
nordico. Un abitante dello Yorkshire di passaggio nel Sud trover sempre il modo di farvi
capire che vi considera un inferiore. Se gli chiedete perch, vi spiegher che soltanto nel
Nord che la vita vera vita, che lattivit industriale data dal Nord la sola attivit
vera, che il Nord popolato da gente vera e il Sud semplicemente da rentiers e loro
parassiti. Il settentrionale ha carattere, severo, tenace, coraggioso, col cuore in mano e
democratico; il meridionale snob, effeminato e indolente questa ad ogni modo la
teoria. Di conseguenza il meridionale va nel Settentrione, almeno quando ci va per la
prima volta, col vago complesso dinferiorit delluomo incivilito che si avventuri fra
selvaggi, mentre il cittadino dello Yorkshire, come lo scozzese, cala su Londra con lo
spirito del barbaro avido di bottino. E sentimenti di questo genere, che sono il risultato
della tradizione, non si lasciano temperare da fatti evidenti. Come un inglese alto s e no
un metro e settanta e con una circonferenza toracica di ottanta centimetri al massimo si
sente in quanto inglese fisicamente superiore a Carnera (dato che Carnera un dago, un
lazzarone mediterraneo), cos il rapporto tra un settentrionale e un meridionale
dInghilterra. Rammento un ometto insignificante dello Yorkshire, che con ogni
probabilit sarebbe fuggito a perdifiato se un foxterrier gli avesse abbaiato contro, e che
mi diceva come nellInghilterra del Sud egli si sentisse un invasore feroce. Ma il culto
spesso adottato da gente che non settentrionale di nascita.
Un anno o due fa, un amico mio, cresciuto nel Sud ma ora residente nel Nord, mi
conduceva a bordo della sua macchina per il Suffolk.
Attraversammo un villaggio piuttosto ameno. Il mio amico guard con disapprovazione le
casupole del villaggio e disse:
Naturalmente quasi tutti i villaggi dello Yorkshire sono orribili; ma la popolazione dello
Yorkshire gente splendida. Quaggi esattamente il contrario: magnifici villaggi e gente
fradicia. Tutti gli abitanti di queste casette son gente priva di qualunque valore,
assolutamente di qualunque valore.
Non potei a meno di chiedergli se per caso conoscesse qualcuno in quel villaggio. No, non
conosceva nessuno; ma poich eravamo nellEast Anglia, quelle popolazioni erano
ovviamente composte di gente indegna.
Un altro amico mio, sempre meridionale di nascita, non trascura occasione di lodare il
Nord a detrimento del Sud. Ecco uno stralcio duna sua lettera inviata a me:
Mi trovo a Clitheroe, Lancs A mio avviso, i corsi dacqua sono molto pi attraenti in
regioni montuose e di brughiera che non nel grasso e molle Sud. Laffettato e argenteo
Trent, dice Shakespeare; e tanto pi meridionale, tanto pi affettato, dico io.
Abbiamo qui un esempio interessante del culto nordicizzante. Non soltanto voi e io e ogni
altro inglese del Sud siamo liquidati come grassi e molli, ma perfino lacqua, quando si
spinga a nord di una data latitudine, cessa di essere H 2 O per divenire qualcosa di
misticamente superiore. Ma linteresse di questo brano sta nel fatto che lautore della
lettera un uomo di notevolissima intelligenza e di idee molto avanzate, ii quale non
avrebbe che disprezzo per il nazionalismo nelle sua forma ordinaria. Servitegli qualcuna
di tali frasi correnti quale Un inglese vale tre stranieri ed egli la respinger con orrore.
Ma quando si tratta del Nord contro il Sud, lo troverete dispostissimo a generalizzare.
Tutte le distinzioni nazionalistiche ogni diritto a proclamarsi migliori di qualcun altro
solo perch si ha un cranio di forma diversa o si parla un dialetto differente sono del
tutto spurie, ma sono importanti finch la gente vi creda. Non c dubbio sulla
convinzione connaturata dellinglese secondo la quale tutti quelli che vivono pi a sud di
lui gli sono inferiori; perfino la nostra politica estera ispirata a un certo grado a questa
convinzione. Ritengo pertanto che valga la pena di porre in rilievo quando e come sia
venuta in essere.
Quando il nazionalismo divenne per la prima volta una religione, gli inglesi guardarono
una carta geografica e notando che la loro isola si trovava in posizione molto elevata
nellemisfero settentrionale, elaborarono la piacevole teoria che pi vivi a nord, pi diventi
virtuoso. Le fanfaluche che mi furono spacciate quandero piccolo generalmente
cominciavano con lo spiegare nel modo pi ingenuo che un clima freddo rendeva le
popolazioni energiche, mentre uno caldo le faceva indolenti, donde la disfatta
dellArmada spagnola. Questa panzana sulla superiore energia degli inglesi (che in realt
sono il popolo pi indolente dEuropa) diffusa da almeno cento anni Meglio per noi
scrive un collaboratore della Quarterly Review del 1827 essere condannati alle pi dure
fatiche per il bene del nostro paese che non a una vita di mollezze tra olivi, vigneti e vizi
Olivi, vigneti e vizi riassume la normale mentalit britannica nei riguardi delle razze
latine. Nella mitologia di Carlyle, Creasey, eccetera il northener, o settentrionale (detto
teutonic, poi nordic) dipinto come un tipo robusto e vigoroso, dai baffi biondi e la
morale immacolata, mentre il southerner, o meridionale, astuto, vile e licenzioso.
Questa teoria non mai stata portata alle sue estreme conseguenze, che imporrebbero la
necessit di assumere che il miglior popolo del mondo lesquimese, ma ha sottinteso
lammissione che le popolazioni le quali vivono a nord di noi sono superiori a noi stessi.
Da qui, in parte, il culto della Scozia e delle cose scozzesi, che ha segnato cos
profondamente la vita inglese degli ultimi cinquantanni.
Ma stata lindustrializzazione del Nord a dare allantitesi NordSud la sua particolare
sfumatura. Fino a tempi relativamente vicini la parte settentrionale dellInghilterra era la
parte arretrata e feudale e quel po dindustrie che potevano esserci erano concentrate a
Londra e nel SudEst. Nella Guerra Civile, per esempio, guerra, per dirla in parole povere,
di quattrini contro il feudalesimo, il Nord e lOvest erano per il re e il Sud e lEst per il
Parlamento. Ma col crescente uso del carbone lindustria pass nel Nord e l si cre un
nuovo tipo duomo, luomo daffari settentrionale che si fatto da s, il signor Rouncewell
e il signor Bounderby di Dickens. Luomo daffari settentrionale, con la sua odiosa filosofia
del get on or get out (o fai o vai), fu la figura dominante del diciannovesimo secolo e,
come una specie di tirannico cadavere, ancora ci governa. E il tipo divinizzato da Arnold
Bennett, il tipo che inizia con mezza corona in tasca e finisce con cinquantamila sterline, e
il cui vanto principale di essere, dopo aver fatto i quattrini, uno scocciatore ancora pi
grande di prima. Allanalisi, la sua unica virt risulta essere il talento di fare quattrini. Ci
stato detto di ammirarlo, perch, sebbene potesse essere di mente ristretta, avaro,
ignorante, avido e grossolano, aveva coraggio ed energia, faceva; in altre parole, sapeva
guadagnare denaro.
Questo genere di chiacchiere ormai del tutto anacronistico, ch luomo daffari del Nord
non pi prospero. Ma le tradizioni non sono distrutte dai fatti e la tradizione del
coraggio settentrionale perdura. Si pensa ancora vagamente che un settentrionale far,
vale a dire far quattrini, l dove uno del Sud non riuscir. Nel cuore pi segreto di ogni
scozzese e di ogni originario dello Yorkshire che se ne vengano a Londra c limmagine di
un se stesso simile al ragazzetto che inizia vendendo giornali per via e conchiude come
Lord Mayor. Ed proprio ci che sta alla base della sua presunzione. Ma dove si pu
commettere un grande errore nellimmaginare che questo sentimento si estenda alla
autentica classe operaia. Quando andai per la prima volta nello Yorkshire, alcuni anni fa,
mero aspettato di ritrovarmi in un paese di zotici villanacci. Ero avvezzo
allYorkshireman di Londra, con le sue interminabili arringhe e il suo orgoglio nel
supposto vigore del suo dialetto (Un punto in tempo ne salva cento, come diciamo noi
nel West Riding) e maspettavo di dover sopportare una dose notevole di villanie. Ma
non ebbi in sorte nulla del genere e meno che mai tra i minatori. Anzi, i minatori del
Lancashire e dello Yorkshire mi trattarono con una cortesia e una gentilezza addirittura
imbarazzanti; perch se c un tipo duomo a cui mi sento inferiore, un minatore di
carbone. Nessuno, certo, mi disprezz per venire da una regione differente del paese. Ci
ha la sua importanza, quando si ricordi che gli snobismi regionali inglesi sono un
nazionalismo in miniatura; ch si indotti a credere che lo snobismo di campanile non
una caratteristica della classe operaia.
C tuttavia una reale differenza fra il Nord e il Sud, e c almeno una sfumatura di verit
nel quadro che raffigura lInghilterra meridionale come una enorme Brighton popolata di
sfaccendati. Per ragioni climatiche, la parassitaria classe dei reddituari tende a stabilirsi nel
Mezzogiorno. In una citt cotoniera del Lancashire potreste probabilmente andare avanti
per mesi e mesi di fila senza udire una sola volta un accento educato, mentre non c
una sola citt nellInghilterra meridionale dove lanciando una pietra non si colpisca la
nipote di un vescovo. Di conseguenza, mancando una piccola nobilt da imitare, la
borghesizzazione della classe operaia, sebbene si verifichi nel Nord, si verifica pi
lentamente. Tutti gli accenti settentrionali, per esempio, persistono tenaci, mentre quelli
meridionali tendono a scomparire dinanzi al cinema parlato e alla B.B.C. Onde il tuo
accento educato ti bolla come straniero piuttosto che come un esponente della piccola
nobilt; e questo un immenso vantaggio perch rende molto pi facile entrare in contatto
con la classe operaia.
Ma mai possibile divenire realmente intimi della classe operaia?
Dovr parlare di questo pi avanti; qui dir soltanto che non lo credo possibile. Ma senza
dubbio pi facile nel Nord che nel Sud trattare con elementi operai su basi
approssimativamente di parit. E abbastanza facile vivere in casa di un minatore ed essere
accettato come uno della famiglia; con, diciamo, un bracciante agricolo delle contee
meridionali probabilmente sarebbe impossibile. Ho visto della classe operaia quel tanto
che basti ad evitar di idealizzare gli operai, ma so che si pu imparare molto in una casa
operaia, solo che vi si possa andare a vivere. Il punto essenziale che i vostri ideali e
pregiudizi borghesi sono messi alla prova dal contatto con altri ideali e pregiudizi che non
sono necessariamente migliori, ma sono certo diversi.
Prendiamo per esempio la diversit datteggiamento nei riguardi della famiglia. Una
famiglia operaia rimane connessa insieme come fa una famiglia del medio ceto, ma il
rapporto molto meno tirannico. Un operaio non ha il peso morto del prestigio della
famiglia appeso al collo come una macina di mulino. Ho accennato pi sopra che un uomo
del ceto medio va del tutto a pezzi sotto linfluenza della povert; e ci si deve
generalmente al comportamento della sua famiglia, al fatto che quelluomo ha una miriade
di parenti che lo assillano e lo tormentano giorno e notte per non essere riuscito a far
quattrini. Il fatto che la classe operaia sappia cooperare e il ceto medio no dovuto
probabilmente alle loro differenti concezioni della fedelt familiare. Non si pu avere
uneffettiva associazione sindacale di lavoratori del ceto medio, perch in periodi di
sciopero quasi ogni moglie borghese istigherebbe il marito a fare il crumiro e a prendere il
lavoro dellaltro. Unaltra caratteristica operaia, sconcertante in un primo momento, la
schiettezza nei riguardi di chiunque loperaio ritenga suo pari. Se offrite a un operaio
qualcosa che egli non vuole, vi dir che non la vuole; una persona del ceto medio
laccetter evitando cos di offendervi. E inoltre, si consideri latteggiamento degli operai
verso leducazione. Quanto diverso dal nostro e quanto immensamente pi sano! Gli
operai hanno spesso un vago rispetto per la cultura negli altri, ma l dove leducazione
tocchi la loro vita sanno vedere fino in fondo e la respingono in virt di un istinto salutare.
Ci fu un tempo in cui ero solito piagnucolare su scene del tutto immaginarie di ragazzi
quattordicenni trascinati via recalcitranti dalle loro lezioni e sottoposti a lavori
terribilmente duri. Mi sembrava atroce che la maledizione del lavoro dovesse abbattersi
su chi aveva soltanto quattordici anni. Naturalmente, so ora che non c un solo ragazzo di
famiglia operaia che non veda lora in cui potr lasciare la scuola. Lui vuole lavorare sul
serio, non perdere il tempo in ridicole sciocchezze come la storia e la geografia. Per il ceto
operaio, lidea di restare sui banchi della scuola fino a quando sei quasi adulto pare
semplicemente riprovevole e non virile. Che cosa buffa, un giovanotto grande e robusto di
diciotto anni, che dovrebbe portare a casa ogni settimana almeno una sterlina per i suoi
vecchi e invece se ne va a scuola in una uniforme ridicola e si busca anche delle vergate
per non aver fatto i compiti! Lui un uomo quando laltro ancora bambino. Ernest
Pontifex, in Way of All Flesh, di Samuel Butler, dopo aver dato uno sguardo alla vita
reale, si volse a ricordare leducazione avuta a scuola e poi alluniversit e la trov un
pervertimento debilitante e disgustoso. C molto nella vita borghese che appare
debilitante e disgustoso quando lo si consideri dal punto di vista operaio.
In una casa della classe operaia non penso per il momento a case di operai disoccupati,
ma ad altre relativamente prospere si respira unatmosfera calda, onesta, profondamente
umana, che non molto facile trovare altrove. Direi che un operaio manuale, se con lavoro
fisso e con una buona paga un se che diviene sempre pi grande ha maggiori
probabilit di essere felice di un uomo educato. La sua vita domestica sembra rientrare
pi naturalmente in una forma sana e armoniosa. Sono rimasto spesso colpito dalla facile
compiutezza, dalla perfetta simmetria, per cos dire, che sono peculiari di una casa operaia
nei suoi momenti migliori. Specialmente nelle sere dinverno dopo il t, quando il fuoco
splende nel camino e danza riflesso nel parafuoco di metallo, quando pap, in maniche di
camicia, siede nella poltrona a dondolo su di un lato del camino leggendo delle finali alle
corse di cavalli e mamma siede dallaltro lato col suo lavoro di cucito, e i bambini sono
stati resi felici con un penny di caramelle alla menta, e il cane si lascia beatamente rosolare
abbandonato sul tappetino di stracci, bello trovarsi in un ambiente simile, purch uno
non solo possa trovarcisi, ma essere anche abbastanza parte di esso per sapersi accettato
come normale.
Questa scena si ripete nella maggioranza delle case inglesi, sebbene non pi tante quante
erano prima della guerra. La sua felicit dipende soprattutto da un solo problema: se pap
abbia lavoro. Ma si noti che il quadro da me evocato, di una famiglia operaia; seduta
intorno al fuoco di carbone dopo aver cenato con pesce affumicato e t, appartiene soltanto
al nostro particolare periodo di tempo e non potrebbe appartenere n al futuro n al
passato. Facciamo un balzo in avanti di duecento anni in un futuro da Utopia e la scena
del tutto diversa. Non una delle cose che ho immaginato esister ancora. In quel tempo in
cui non c pi lavoro manuale e tutti sono educati estremamente improbabile che
pap sia ancora un uomo rozzo che, le mani deformate dal lavoro, ama starsene seduto in
maniche di camicia e dice: Mi stavo vegnendo su per la strada. E non ci sar un fuoco di
carbone nel camino, ma chi sa che specie di invisibile diffusore termico. I mobili saranno
fatti di gomma, vetro e acciaio. Se ancora ci saranno cose come giornali della sera, non
riporteranno di sicuro notizie sulle corse di cavalli, perch il gioco dazzardo non avr pi
senso in un mondo senza miseria, dove il cavallo sar scomparso dalla faccia della terra.
Anche i cani saranno stati soppressi per motivi digiene. E non ci saranno neppure molti
bambini, se i sostenitori del controllo delle nascite lavranno avuta vinta. Ma retrocediamo
nel Medio Evo e ci troviamo in un mondo quasi altrettanto estraneo. Una capanna senza
finestre, un focherello di legna che ti soffia in faccia il fumo perch non c n cappa n
camino, pane muffito, Poor John, cimici, scorbuto, un bambino che ti muore un anno, un
bambino che ti nasce il successivo e il prete che ti atterrisce con racconti sullinferno.
Cosa abbastanza strana, non sono i trionfi dellingegneria e della tecnica moderne, n la
radio, n il cinematografo, n i cinquemila romanzi che si pubblicano annualmente, n le
folle alle gare di Ascot, Eton e Harrow, ma il ricordo degli interni di case operaie
specialmente come li ho veduti talvolta nellinfanzia prima della guerra, quando
lInghilterra era ancora prospera che mi dice come la nostra et non sia stata del tutto
cattiva a viversi.

PARTE SECONDA.

CAPITOLO 8.
La strada che va da Mandalay a Wigan lunga e le ragioni per averla presa non sono
immediatamente chiare.
Nei precedenti capitoli di questo libro ho dato un resoconto piuttosto frammentario di
varie cose che ho visto nelle regioni carbonifere del Lancashire e dello Yorkshire. Mi sono
recato col un po perch volevo vedere che cosa sia la disoccupazione di massa nella sua
fase peggiore e un po per osservare da vicino la pi tipica sezione della classe operaia
inglese. Ci era necessario per me come parte del mio aderire al socialismo. Perch prima
di sentirci sicuri di essere genuinamente socialisti si deve decidere se le cose al presente
siano tollerabili o non tollerabili e si deve assumere un atteggiamento definito sul
problema terribilmente difficile del classismo. Qui sar costretto a fare una digressione e a
spiegare come il mio atteggiamento si sia formato nei riguardi del classismo. Ovviamente
ci implica la necessit di scrivere dei brani autobiografici, e non lo farei se non ritenessi di
essere sufficientemente tipico della mia classe, o meglio della mia sottocasta, per avere una
certa importanza sintomatica.
Nacqui in quel ceto che si potrebbe definire piccola borghesia medioelevata. Il ceto medio
elevato, che ebbe i suoi giorni migliori tra il 1885 e il 1895, con Kipling come suo poeta
laureato, era una specie di montagna di relitti lasciati indietro quando la marea della
prosperit vittoriana si ritir. O forse sarebbe meglio cambiare la metafora e descrivere i
relitti non come una montagna, ma come un sedimento, il sedimento della societ che
aveva un reddito fra le 2000 e le 300 sterline allanno: la mia famiglia non era molto
lontana da questultima cifra. Si noti che definisco la societ in termini monetari, perch
questo sempre il metodo pi rapido di farsi intendere. Comunque, il punto essenziale sul
sistema classista inglese che non del tutto spiegabile in termini di quattrini. Parlando
grosso modo, una stratificazione finanziaria, ma anche interpenetrato da una specie di
nebbioso sistema di casta; qualcosa di simile a un moderno villino malcostruito e infestato
da fantasmi medioevali. Da qui il fatto che lalto ceto medio si spinge o si spingeva fino a
comprendere redditi annui cos bassi come trecento sterline, redditi, cio, molto pi bassi
di quelli della piccola borghesia senza ambizioni mondane. Probabilmente ci sono paesi
dove si possono arguire le opinioni di una persona dal suo reddito, ma in Inghilterra a far
cos non si mai certi di non sbagliare; si devono sempre prendere in considerazione
anche le tradizioni della persona in oggetto. Un ufficiale di marina e il suo droghiere
hanno con ogni probabilit lo stesso reddito, ma non sono persone equivalenti e si
troverebbero dalla stessa parte soltanto in eventi di vastissime proporzioni come una
guerra o uno sciopero generale, e forse nemmeno allora.
Naturalmente ovvio ora che lalto ceto medio liquidato. In ogni citt di provincia
dellInghilterra meridionale, per non parlare delle desolate distese di Kensington e di
Earls Court, coloro che lo conobbero nei giorni del suo splendore, sono in agonia,
vagamente amareggiati da un mondo che non si comportato come avrebbe dovuto.
Non apro mai uno dei libri di Kipling o non entr mai in uno di quegli enormi negozi
malinconici che erano una volta la meta favorita dellalto ceto medio, senza pensare
Mutamento e decadenza in tutto quello che vedo intorno. Ma prima della guerra lalto
ceto medio, sebbene gi non troppo prospero, si sentiva ancora sicuro di s. Prima della
guerra o eri un gentleman o non lo eri, e se eri un gentleman lottavi per condurti di
conseguenza, quale che potesse essere il tuo reddito. Tra coloro con 400 sterline allanno e
coloro con 2000 o anche 1000, cera un divario immenso, ma era un divario che quelli dalle
400 sterline annue facevano del loro meglio per ignorare.
Probabilmente il segno di distinzione dellalto ceto medio era che le sue tradizioni non
erano in modo alcuno commerciali, ma soprattutto militari, burocratiche e professionali.
La gente di questa classe non possedeva terra, ma si sentiva proprietaria di terre al
cospetto di Dio e si dava un tono semiaristocratico dedicandosi alle professioni e alla
carriera militare piuttosto che al commercio. I ragazzini solevano contare i noccioli di
prugna nel loro piatto e predire il loro avvenire cantilenando Esercito, Marina, Chiesa,
Medicina, Legge; e perfino tra queste la Medicina era lievemente inferiore alle altre e
soltanto inserita per amor di simmetria. Far parte di questa classe quando ti trovavi al
livello delle 400 sterline annue era una bizzarra faccenda, perch significava che la tua
nobilt era puramente teorica. Vivevi, per cos dire, contemporaneamente su due piani. In
teoria, sapevi tutto riguardo ai domestici e al modo di dar loro la mancia, ma in pratica
avevi un solo cameriere, al massimo due, fissi in casa. In teoria, sapevi portare i tuoi abiti e
ordinare un pranzo, ma in pratica non potevi mai permetterti di andare da un sarto di
nome o di recarti in un ristorante alla moda. In teoria, sapevi andare a caccia e a cavallo,
ma in pratica non avevi cavallo da montare e non un pollice di terreno cui cacciare. E
questo che spiega lattrattiva esercitata dallIndia (pi recentemente dal Kenya, dalla
Nigeria, eccetera) sullalto ceto medio. Coloro che vi si recavano non ci andavano per far
quattrini, ch un militare o un funzionario non fa quattrini; ci andavano perch in India,
con cavalli a buon mercato, caccia gratuita e orde di servi di colore, era facile giocare al
gentleman.
Nel genere di famiglia decaduta, ma che vuol salvare le apparenze, della quale parlo, c
di gran lunga pi coscienza della povert che in qualunque famiglia operaia al di sopra
del sussidio. Reddito, abiti e rette scolastiche sono un incubo perenne, e ogni spesa
voluttuaria, anche un bicchiere di birra, rappresenta una prodigalit ingiustificabile.
Praticamente tutto il reddito della famiglia va nel salvar le apparenze. E ovvio che gente
di questo genere si trova in una posizione anormale e si potrebbe essere tentati di non
tenerne conto, come di pure eccezioni e pertanto prive dimportanza. In realt, tuttavia,
queste famiglie sono o erano moltissime. Gran parte dei pastori e dei maestri di scuola, per
esempio, quasi tutti i funzionari angloindiani, parecchi ufficiali dellesercito e della
marina, e un bel numero di professionisti e artisti rientrano in questa categoria. Ma la reale
importanza di questa classe che essa funge da ammortizzatore per la borghesia. La vera
borghesia, composta da coloro con 2000 sterline annue e oltre, ha il suo denaro posto come
una spessa imbottitura fra se stessa e la classe che essa deruba; ammesso che sia
consapevole dellesistenza della gente bassa, ne consapevole in quanto composta di
impiegatucoli, domestici e bottegai.
Ma del tutto diverso per i poveri diavoli del gradino inferiore che lottano per vivere una
vita gentilizia con quello che praticamente un reddito operaio. Costoro sono spinti in un
certo senso in intimo contatto col ceto operaio e sospetto che sia da loro che deriva
latteggiamento tradizionale dellalta borghesia verso la gente comune.
E qual questo atteggiamento? Un atteggiamento di beffarda superiorit punteggiato da
scoppi di odio violento. Si guardi qualunque numero del Punch degli ultimi trentanni.
Si trover dappertutto come cosa ovvia che un operaio, in quanto tale, una figura
ridicola, salvo in certi momenti, quando rivela di essere troppo prospero, nel quale caso
cessa di essere buffo per diventare un demone. Non val la pena di sprecare il fiato per
denunciare questo atteggiamento. E meglio, piuttosto, esaminare come sia sorto, e per far
questo bisogna rendersi conto del fatto che i ceti operai appaiono come quelli in mezzo ai
quali vivono, ma hanno abitudini e tradizioni differenti.
Una famiglia come quella di cui parlo pi o meno nella stessa posizione di una famiglia
di poveri bianchi abitante in una strada dove tutti gli altri sono negri. In circostanze del
genere, dovrete aggrapparvi alla vostra gentilit perch la sola cosa che abbiate; e intanto
sarete odiato per il vostro atteggiamento tronfio, laccento e i modi che vi marchiano come
un appartenente alla classe dei padroni.
Ero piccolo, molto piccolo, non avevo pi di sei anni, quando mi resi conto per la prima
volta delle distinzioni di classe. Prima di quellet, i miei eroi principali erano stati
generalmente operai, perch sembravano sempre intenti a fare cose interessanti come
pescare, battere il ferro o costruire case. Ricordo i braccianti di una fattoria della
Cornovaglia i quali solevano farmi andare sulla seminatrice mentre seminavano rape e a
volte prendevano le pecore e le mungevano per farmi bere il latte; e i muratori che stavano
fabbricando una casa nuova accanto alla nostra e mi facevano giocare con la calcina fresca
e dai quali imparai per la prima volta la parola b 12; e lidraulico, ricordo, in fondo alla
strada, coi bambini del quale andavo a caccia di nidi duccelli. Ma non pass molto tempo
prima che mi si proibisse di giocare coi figli dellidraulico; erano ordinari e mi si disse di
stare lontano da loro. Era una cosa un po snob, se volete, ma anche necessaria, perch
gente del ceto medio non pu permettere che i suoi figli imparino a parlare con accento
plebeo.
Cos, prestissimo, la classe operaia cess di essere una razza di creature amiche e
meravigliose e divenne una razza di nemici. Ci accorgemmo che ci odiavano, ma non
potemmo mai capire perch, e naturalmente attribuimmo la cosa a pura e intensa
cattiveria. A me, nella mia prima infanzia, a quasi tutti i ragazzi di famiglie come la mia, la
gente comune sembrava quasi subumana. Avevano facce rudi e volgari, accenti atroci,
modi grossolani, odiavano chiunque non fosse come loro e se ne avevano lopportunit ci
insultavano brutalmente.
Questo era il nostro modo di vederli, e sebbene erroneo, era comprensibile. Perch bisogna
ricordare che prima della guerra cera molto pi odio di classe dichiarato di quel che
non ci sia ora. In quegli anni avevi molte probabilit di essere insultato solo perch
apparivi come un membro dei ceti superiori; oggi, daltra parte, hai ancor pi probabilit
di essere adulato bassamente. Chiunque abbia pi di trentanni pu ricordare quando era
impossibile a una persona ben vestita transitare a piedi per una strada di quartiere operaio
senza essere accolta da grida di dileggio. Interi quartieri delle grandi citt erano
considerati malsicuri a causa di quei giovinastri furfanteschi detti hooligans (un tipo

12 Bitch, donnaccia. (N.d.T.)


oggi quasi estinto), e ovunque i figli della strada londinesi, con la loro voce squillante e la
loro mancanza di scrupoli intellettuali, potevano rendere impossibile la vita a coloro che
consideravano inferiore alla propria dignit rispondere loro per le rime. Il terrore
ricorrente delle mie vacanze, quandero bambino, erano le bande di cads, ragazzacci
ineducati che ti si buttavano addosso spesso in cinque o dieci contro uno. Daltra parte,
durante lanno scolastico, eravamo noi ad essere in maggioranza e i cads ad avere la
peggio; rammento un paio di selvagge battaglie in forze nel freddo inverno 1916-17. E
questa tradizione di ostilit aperta tra ceti superiore e inferiore era evidentemente la stessa
da pi di un secolo. Una tipica vignetta del Punch degli anni intorno al 1860 era quella
di un piccolo gentleman dallaria nervosa e impressionabile, che passava a cavallo per la
strada di un quartiere operaio inseguito da un codazzo di monelli che urlavano: E
arrivato lelegantone! Spaventiamogli il cavallo!. Vi immaginate dei ragazzini di strada
che oggi cercassero di spaventargli il cavallo? Molto probabilmente lo circonderebbero
insistenti, nella vaga speranza di ricevere una mancia. Da una dozzina danni in qua la
classe operaia inglese diventata servile con una rapidit impressionante. Doveva
accadere, perch lorribile arma della disoccupazione ha sottomesso loperaio. Prima della
guerra la sua situazione economica era relativamente forte, perch, sebbene non ci fosse
sussidio su cui contare, non cera molta disoccupazione e la potenza della classe padronale
non era cos evidente come oggi. Un uomo non si vedeva la rovina di fronte ogni qual
volta trattasse con impertinenza un elegantone e naturalmente trattava con
impertinenza un elegantone tutte le volte che gli sembrasse di poterlo fare senza rischi.
G. J.
Renier nel suo libro su Oscar Wilde, fa rilevare come gli strani, osceni scoppi di furor
popolare che accompagnarono il processo di Wilde fossero essenzialmente di natura
sociale. La plebe di Londra aveva colto in stato dinferiorit un membro del gran mondo e
ora badava a farcelo restare. Tutto questo fu naturale e perfino corretto.
Se si tratta il popolo come la classe operaia inglese stata trattata negli ultimi due secoli,
c da aspettarsi che se nabbia a male.
Daltra parte, i figli delle famiglie borghesi povere non possono essere biasimati se sono
stati cresciuti nellodio del ceto operaio, tipicizzato ai loro occhi nelle bande predaci dei
cads.
Ma c unaltra, e pi grave, difficolt. Arriviamo ora al vero segreto delle distinzioni di
classe in Occidente, la vera ragione per cui un europeo di origini e educazione borghesi,
anche quando si definisce comunista, non pu pensare se non con un profondo sforzo a un
operaio come a un suo pari. Si riassume in quattro tremende parole che la gente oggi dice
con cautela, di rado, ma che durante la mia infanzia si udivano con grande frequenza: La
gente bassa puzza.
Ecco che cosa ci insegnavano, che la gente bassa puzza. E qui, ovviamente, ci troviamo
di fronte a una barriera insuperabile. Perch nessun sentimento di simpatia o di antipatia
cos fondamentale come un sentimento fisico. Lodio di razza, lodio di religione,
differenze di educazione, di temperamento, dintelletto, perfino differenze di codice
morale, possono essere superate; ma la ripugnanza fisica non si pu superare. Potete avere
dellaffetto per un assassino o un sodomita, ma non per un uomo dallalito fetido,
abitualmente fetido, intendo. Per quanto bene possiate augurargli, per quanto possiate
ammirare il suo carattere e la sua mente, se gli puzza il fiato, un uomo orribile e, nel pi
segreto fondo del cuore, lo odiate. Pu non avere grande importanza che il borghese
medio sia allevato nellidea che la classe operaia ignorante, pigra, beona, triviale e
disonesta; quando vi si cresce nellidea che loperaio anche sporco che si fa il guaio. E
nella mia infanzia ci crescevano nellidea che la gente del popolo sporca. Molto presto
nella vita acquisivi il concetto che c qualcosa di repulsivo in un corpo doperaio; non eri
disposto ad avvicinarlo pi di quanto potessi. Vedevi un tarchiato manovale grondante
sudore camminar per la strada col suo piccone sulla spalla, guardavi la sua camicia
sbiadita e i suoi pantaloni di velluto ordinario induriti dalla sporcizia di un decennio;
pensavi ai nodi e agli strati di cenci luridi sotto, e al disotto di tutto il corpo non lavato,
scuro (cos solevo immaginarlo), dal fortore acuto di lardo.
Osservavi un vagabondo togliersi le scarpe in un fosso Uff! Non ti passava veramente per
il capo che al vagabondo poteva non piacere davere i piedi neri. E anche la gente bassa
che sapevi essere pulita i domestici, per esempio era lievemente scostante. Lodore
della sua traspirazione, lo stesso tessuto della sua epidermide erano misteriosamente
diversi dalla tua.
Chiunque sia cresciuto al corrente delle buone creanze e in una casa con bagno e una
persona di servizio ha tutte le probabilit di avere avuto questi sentimenti; donde
lelemento abissale, insuperabile delle distinzioni di classe in Occidente. Strano quanto ci
si ammetta di rado. In questo momento posso ricordare un solo libro in cui ci detto
senza impostura, ed On a Chinese Screen, di Somerset Maugham. Lautore descrive un
alto funzionario cinese che arriva in una locanda sul margine della strada, burrascoso e
insolentendo tutti per far sentire a ognuno quanto lui sia un supremo dignitario e loro
vermi. Cinque minuti dopo, avendo asserito la sua dignit nel modo che a lui sembra
adatto, si mette a mangiare in perfetta amicizia coi portatori del suo bagaglio. Come
funzionario pensa di dover far sentire la sua presenza, ma non ritiene che i facchini siano
di unargilla differente dalla sua. Ho osservato in Birmania innumerevoli scene del genere.
Tra i mongoli tra tutti gli asiatici, per quel che ne so io c una specie di naturale
uguaglianza, una spontanea intimit tra uomo e uomo, che semplicemente impensabile
in Occidente. Maugham aggiunge:
In Occidente siamo divisi dai nostri simili dal nostro senso dellodorato. Il lavoratore il
nostro padrone, incline a dominarci con una mano di ferro, ma non si pu negare che
puzzi: nessuno pu stupirsene, perch un bagno allalba, quando si deve correre al lavoro
prima che la sirena dello stabilimento si metta a fischiare non una cosa piacevole, n i
lavori pesanti invitano alle finezze; e non ci si cambia di biancheria pi spesso di quel che
si possa, quando il bucato della settimana fatto da una moglie dalla lingua tagliente. Non
incolpo loperaio perch puzza, ma resta il fatto che egli puzza. Ci rende i rapporti sociali
piuttosto difficili per le persone dalle nari sensibili. Il bagno mattutino divide le classi in
maniera pi efficace di nascita, ricchezza o educazione.
Intanto, la gente bassa puzza veramente? E naturale che, nellinsieme, sia pi sudicia
dei ceti elevati. E non pu essere altrimenti, date le condizioni in cui vivono gli operai, e
dato che a tuttoggi meno della met delle case inglesi ha il bagno. Inoltre, labitudine di
lavarsi completamente tutti i giorni molto recente in Europa e i ceti operai sono
generalmente pi conservatori della borghesia. Ma gli inglesi stanno diventando
visibilmente pi puliti e noi possiamo sperare che tra un centinaio di anni siano puliti
quasi come i giapponesi. E un peccato che coloro i quali idealizzano la classe operaia
ritengano cos spesso necessario lodare ogni caratteristica della classe lavoratrice e
sostengano pertanto che la sporcizia qualcosa di meritorio in s. Qui, cosa abbastanza
strana, il socialista e il sentimentale cattolico democratico tipo Chesterton si stringono
talvolta la mano; entrambi vi diranno che la sporcizia sana e naturale e la pulizia un
capriccio se non addirittura un lusso13. Non sembrano vedere che essi danno
semplicemente colore al concetto che la classe operaia sudicia per sua elezione e non per
necessit. In realt, coloro che hanno accesso a un bagno solitamente ne fanno uso. Ma la
cosa essenziale che il ceto medio crede che gli operai in genere siano sudici abbiamo
visto nel brano citato sopra che lo stesso Maugham lo crede e, peggio ancora, crede che
in certo qual modo siano inerentemente sudici. Da bambino, una delle cose pi terribili
che potessi immaginare era di bere a una bottiglia dopo che ci aveva bevuto un manovale.
Una volta, avevo tredici anni, venivo in treno da una citt dove sera tenuto un mercato e il
vagone di terza classe era gremito di pastori e di porcari che erano andati a vendere le loro
bestie. Qualcuno tir fuori una bottiglia di birra e la pass in giro; la bottiglia viaggi da
una bocca a unaltra bocca e a unaltra ancora, tutti ingollando una buona sorsata. Non
posso descrivere lorrore che provai nel vedere la bottiglia venire un po alla volta verso di
me. Se avessi avvicinato le labbra a quella bottiglia dopo tutte quelle bocche maschili di
gente bassa ero certo che mi sarei messo a vomitare; daltra parte, se mi avessero offerto da
bere non avrei osato rifiutare per timore di offenderli vedete come la schizzinosit del
ceto medio operi nei due sensi. Ormai, grazie a Dio, non ho pi sentimenti del genere. Il
corpo di un operaio, in quanto tale, non mi ripugna pi di quello dun milionario.
Non mi piace nemmeno ora bere da una bottiglia o da una tazza dove abbia bevuto
unaltra persona, un altro uomo, intendo: se si tratta di una donna, diverso; ma almeno il
problema della classe non centra.
E stato il mescolarmi ai vagabondi che me ne ha guarito. I vagabondi non sono poi troppo
sporchi, per quel che riguarda gli inglesi, ma hanno la fama di esserlo, e quando abbiate
diviso il letto con un vagabondo e bevuto il t nella stessa gavetta, avrete limpressione di
avere visto il peggio e di non temerne pi gli orrori.
Mi sono dilungato su questi argomenti perch li ritengo vitalmente importanti. Per
liberarvi delle distinzioni di classe bisogna cominciare col capire come una classe appaia
quando vista con gli occhi di unaltra. E inutile dire che i ceti medi sono snob e non
pensarci pi. Non si va avanti di un altro passo se non ci si rende conto che lo snobismo
avvolto in una specie di idealismo. Deriva dai primordi delleducazione, quando a un
bambino borghese si insegna contemporaneamente a lavarsi il collo, a essere pronto a
morire per la patria e a disprezzare la bassa gente.
Mi si accuser qui di essere indietro coi tempi, perch sono stato bambino prima e durante
la guerra e si pu sostenere che i ragazzi oggi sono allevati con concetti pi illuminati. E
probabilmente vero che il sentimento di classe per il momento assai meno invelenito di
quel che fosse una volta. I ceti operai sono pi remissivi l dove solevano essere
apertamente ostili, e lindustria postbellica degli abiti a buon mercato e il generale
addolcirsi dei modi hanno temperato le differenze superficiali tra classe e classe. Ma senza
dubbio il sentimento essenziale rimane. Ogni persona appartenente al ceto medio ha un
pregiudizio di classe latente, cui abbisogna ben poco per ridestarsi; e se la persona ha pi
di quarantanni probabilmente nutre la radicata convinzione che la sua propria classe sia
stata sacrificata a beneficio di quella inferiore. Provate a dire al tipo di uomo medio
dorigini sociali elevate, il quale lotta per salvar le apparenze con un reddito di non pi di
quattro o cinquecento sterline allanno, che membro di una classe parassitaria e

13 Secondo Chesterton, la sporcizia semplicemente una specie di disagio (discomfort) e pertanto si classifica
come automortificazione. Purtroppo il disagio della sporcizia sofferto da altre persone. Non poi tanto disagevole
essere sudici, almeno non cos disagevole come fare un bagno freddo in un mattino di inverno. (N.d.A.)
sfruttatrice, ed egli vi prender per matto. Con perfetta sincerit, vi illustrer una dozzina
di ragioni per cui egli vive di gran lunga peggio di un operaio. Ai suoi occhi gli operai non
sono una razza soggiogata di schiavi, ma una sinistra marea che sale a sommergere lui, la
sua famiglia, i suoi amici, spazzando via dallesistenza ogni cultura e ogni cosa civile. Da
qui quella bizzarra tema guardinga che la classe operaia non abbia a diventar troppo
prospera. In un numero del Punch dellimmediato dopoguerra, quando il carbone si
vendeva ancora a un prezzo molto elevato, c una vignetta dove quattro o cinque
minatori dai volti cupi e sinistri corrono a bordo di unautomobile da quattro soldi. Un
amico che sta passando chiede loro dove labbiano presa Labbiamo comperata!
rispondono. Questo, vedete, quel che ci vuole per Punch: che dei minatori acquistino
unautomobile, anche se in quattro o cinque, una mostruosit, una specie di delitto
contro natura. Questa era la mentalit dominante una dozzina di anni fa, ed io non vedo
indizio di mutamenti fondamentali. Il concetto che la classe operaia sia stata assurdamente
accarezzata, disperatamente rammollita da sussidi, pensioni, istruzione gratuita, eccetera,
ancora largamente diffuso; stato solo un po scosso, forse, dalla recente ammissione che
la disoccupazione esiste. Per moltissime persone del ceto medio, probabilmente per una
forte maggioranza di quelle che hanno superato la cinquantina, il tipico operaio si reca
ancora allufficio di collocamento in motocicletta e usa la vasca da bagno per tenerci il
carbone: E so che non mi vorrai credere, mio caro amico, se ti dico che si sposano,
realmente si sposano, col sussidio:!.
Il motivo per cui lodio di classe sembra in diminuzione che oggi tende a comparir
sempre meno sulla stampa, un po per labitudine invalsa nel nostro tempo di dire cose
sgradevoli il meno possibile e un po perch i giornali e anche i libri oggi devono rivolgersi
a un pubblico operaio. Di norma potete studiarlo meglio nelle conversazioni private. Ma
se si vuole qualche esempio stampato, varr la pena di dare unocchiata agli obiter
dicta14 del defunto professor Saintsbury. Saintsbury era un uomo di grande cultura e
sotto certi riguardi un eccellente critico letterario, ma quando parlava di politica o di
economia differiva dal resto della sua classe soltanto nel fatto che aveva la pelle di un
rinoceronte ed era nato troppo presto per vedere la minima ragione di aspirare a un
comune incivilimento. Secondo Saintsbury, lassicurazione contro la disoccupazione
semplicemente contribuiva a mantenere un esercito di indolenti fannulloni e lintero
movimento sindacale non era altro che una specie di mendicit organizzata:
Pauper oggi quasi passibile di azione giudiziaria, non vero, quando usato come
parola? sebbene essere poveri, nel senso di essere totalmente o in parte mantenuti a spese
di altre persone sia laspirazione ardente, e in grado notevole soddisfatta, di una larga
proporzione del nostro popolo e di tutto un partito politico. (2. Album).
Va notato, tuttavia, che Saintsbury ammette che la disoccupazione tenuta a esistere e,
infatti, egli ritiene che debba esistere, finch i disoccupati siano fatti soffrire il pi
possibile:
Non forse il lavoro saltuario il segreto stesso e la valvola di sicurezza di un sistema
lavorativo generalmente sicuro e sano? In un complesso stato industriale e commerciale
limpiego continuo con salari regolari impossibile; mentre una disoccupazione
alimentata dal sussidio di poco inferiore alla paga di lavoro, demoralizzante dal
principio e rovinosa alla sua pi o meno rapida fine. (Ultimo Album).
Che cosa esattamente avvenga ai lavoratori saltuari quando non salti fuori nessun

14 Opinioni espresse incidentalmente. (N.d.R.)


lavoro saltuario Saintsbury non dice. Presumibilmente (Saintsbury parla con approvazione
delle buone Leggi per lAssistenza Pubblica) dovranno andare allospizio di mendicit o
dormire per le vie. Quanto allidea che ogni essere umano abbia diritto ovviamente
allopportunit di guadagnarsi almeno una vita sopportabile, Saintsbury la respinge con
disprezzo:
Anche il diritto alla vita non va oltre il diritto alla protezione dallomicidio. La carit
certamente vorr, la moralit forse potr e il pubblico vantaggio forse dovr aggiungere a
questa protezione eccezionali provvidenze per la continuazione della vita; ma opinabile
se la pura giustizia lo esiga.
Quanto allinsana dottrina che lessere nato in un dato paese dia diritto al possesso del
suolo di questo paese non merita nemmeno dessere presa in considerazione. (Ultimo
Album).
Val la pena di riflettere per un istante sugli stupendi sottintesi di questultimo brano.
Linteresse di passaggi come questi (e sono sparsi per tutta lopera di Saintsbury) risiede
nel fatto che siano stati addirittura pubblicati. La maggior parte della gente si vergogna a
mettere cose del genere sulla carta. Ma ci che Saintsbury dice qui ci che ogni
vermiciattolo con cinquecento sicure sterline allanno pensa e quindi in un certo senso
bisogna ammirarlo per dirlo. Ci vuole davvero del fegato ad essere apertamente un
simile furfante.
Questa la mentalit di un reazionario dichiarato. Ma che dire del borghese le cui idee non
sono reazionarie, ma progressive? Sotto la maschera rivoluzionaria, poi realmente cos
diverso dallaltro?
Un borghese abbraccia il socialismo e forse siscrive addirittura al partito comunista. Ci,
che reale differenza fa? Ovviamente, vivendo nella struttura della societ capitalistica, egli
deve continuare a guadagnarsi da vivere, e non lo si pu biasimare se si afferra alla sua
posizione economica borghese. Ma c qualche mutamento nei suoi gusti, nelle sue
abitudini, nei suoi modi, nella sua mentalit, nella sua ideologia per usare il termine dei
comunisti? C il minimo mutamento in lui, oltre al fatto che ora egli vota laborista, o,
quando possibile, comunista alle elezioni? E da notarsi che egli continua a frequentare
abitualmente le persone del suo ceto; si sente infinitamente pi a suo agio con un membro
della sua classe, il quale lo ritiene un pericoloso bolscevico, che con un membro della
classe operaia, il quale si suppone condivida le sue idee; i suoi gusti in fatto di cibo, vino,
abiti, libri, quadri, musica, balletto sono ancora riconoscibilmente gusti borghesi; e
particolarit straordinariamente significativa, invariabilmente sposa una donna della sua
classe. Si osservi qualunque socialista borghese. Si osservi il compagno X, membro del
partito comunista di Gran Bretagna e autore di un Marxismo per gli Infanti. Si d il caso
che il compagno X un vecchio etoniano. E pronto a morire sulle barricate, in teoria,
comunque, ma vi accorgete che egli porta ancora lultimo bottone del panciotto sbottonato.
Idealizza il proletariato, ma notevole quanto poco assomiglino le sue abitudini a quelle
di un proletario. Forse una volta, per pura bravata, ha fumato un sigaro con ancora la
fascetta intorno, ma gli sarebbe quasi impossibile fisicamente portarsi dei pezzi di
formaggio in bocca infilzati nella punta del coltello, o starsene in casa col cappello in testa
o bere il t nel piattino.
Forse, le buone creanze a tavola non sono una cattiva dimostrazione di sincerit. Ho
conosciuto un buon numero di socialisti borghesi, ho ascoltato per ore le loro tirate contro
la loro stessa classe, eppure mai, nemmeno una sola volta, ne ho visto uno che avesse
adottato il modo di stare a tavola di un proletario. Ma, alla fin fine, perch no?
Perch un uomo che crede che tutte le virt risiedano nel proletariato debba ancora
prendersi il disturbo di sorbire la minestra senza far rumore con le labbra? Pu essere solo
perch nel segreto del suo cuore convinto che i modi del proletariato sono disgustosi.
Cos che, vedete, egli ancora risponde agli insegnamenti della sua infanzia, quando gli si
diceva di odiare, temere, disprezzare la classe operaia.

CAPITOLO 9.
Quando avevo quattordici o quindici anni ero un insopportabile piccolo snob, ma non
peggio degli altri ragazzi della mia et e del mio ceto.
Suppongo che non ci sia luogo al mondo in cui lo snobismo sia tanto onnipresente o
coltivato in forme tanto sottili e raffinate quanto in una scuola media inglese. Qui almeno
non si potr dire che leducazione inglese venga meno al suo compito. Si dimenticher il
latino e il greco nel giro di pochi mesi dopo aver lasciato la scuola ho studiato il greco
per otto o dieci anni, ed ora, a trentatr anni, non so nemmeno ripetere lalfabeto greco
ma il nostro snobismo, a meno che non lo si voglia sradicare da quellerbaccia rampicante
che , ci resta attaccato addosso fino alla tomba.
A scuola mi trovavo piuttosto a disagio, perch in compagnia di ragazzi che, in massima
parte, erano molto pi ricchi di me, ed io ero allievo di una costosa scuola media solo
perch avevo vinto una borsa di studio. Questa lesperienza comune a tutti i ragazzi
della piccola borghesia, figli di pastori, funzionari angloindiani, eccetera e gli effetti che
ebbe su di me furono probabilmente i soliti. Da una parte mi indusse ad aggrapparmi pi
strettamente che mai alla mia gentilit; dallaltra, mi colm di risentimento contro quei
ragazzi che avendo genitori pi ricchi dei miei non trascurarono di farmelo pesare.
Disprezzavo chiunque non potesse essere descritto come un gentleman, ma odiavo
anche i ricchi soprattutto quelli che lo erano da troppo poco tempo. La cosa corretta e
gentile, secondo me, era essere di nobile nascita, ma non aver quattrini. Questo fa parte del
credo della piccola borghesia. Ha un sapore romantico, da giacobita esule, molto
confortante.
Ma quegli anni, durante e subito dopo la guerra, erano un tempo strano per andare a
scuola, perch lInghilterra era pi vicina alla rivoluzione di quel che sia stata poi o fosse
stata da un secolo a quella parte. Passava per quasi tutta la nazione unondata di
sentimenti rivoluzionari che stata poi invertita e dimenticata, ma che si lasciata dietro
vari depositi di sedimento. Essenzialmente, sebbene non si potesse allora, com
comprensibile, vederla in prospettiva, era una rivolta della giovent contro la vecchiaia,
un risultato diretto della guerra. In guerra i giovani erano stati sacrificati e i vecchi serano
condotti in un modo che, anche a questa distanza di tempo, orribile a vedersi: serano
comportati con severo patriottismo standosene al sicuro, mentre i loro figli cadevano
falciati dalle mitragliatrici germaniche. Inoltre, la guerra era stata condotta soprattutto da
uomini vecchi ed era stata condotta con suprema incompetenza. Nel 1918 chiunque fosse
sotto i quarantanni ce laveva coi suoi maggiori e lo spirito antimilitaristico che segu
naturalmente ai combattimenti si dilat in una rivolta generale contro lortodossia e
lautorit. In quel periodo era diffuso tra i giovani un curioso culto dellodio per i vecchi.
Il predominio dei vecchi era ritenuto responsabile dogni male noto allumanit ed ogni
istituzione accettata, dai romanzi di Walter Scott alla Camera dei Lords, era derisa solo
perch dei vecchi lavevano in favore. Per parecchi anni fu di gran moda essere un
bolshie, come il popolo chiamava allora i simpatizzanti comunisti. LInghilterra era
piena di maldigerite opinioni antinomiche. Pacifismo, internazionalismo, umanitarismo
dogni genere, femminismo, amore libero, riforma del divorzio, ateismo, controllo delle
nascite cose come queste ricevevano miglior attenzione di quella che avrebbero avuta in
tempi normali. E naturalmente lumore rivoluzionario si estendeva a coloro che erano stati
troppo giovani per andare in guerra, anche a ragazzi delle scuole medie. In quellepoca
tutti pensavamo di essere creature illuminate di unera nuova, che si spogliavano
dellortodossia imposta loro da quei detestati vecchi. Conservavamo,
fondamentalmente, la mentalit snob della nostra classe, ritenevamo per certo di poter
continuare a ritirare i nostri dividendi e adagiarci in attivit di lavoro molli e facili, ma ci
sembrava naturale nello stesso tempo essere agin the government, contro il governo. Ci
prendevamo gioco dellO.T.C. (Officers Training Corps), della religione cristiana, e anche,
forse, delle partite sportive e della famiglia reale, e non ci accorgevamo di partecipare
semplicemente a un moto universale di disgusto per la guerra. Due episodi mi sono
rimasti impressi come esempi del bizzarro sentimento rivoluzionario di quel tempo. Un
giorno, il professore dinglese ci sottopose una specie di questionario relativo alle nostre
cognizioni generali; una delle domande era: Quali credi che siano i dieci pi grandi
uomini viventi?. Di sedici ragazzi che componevano la nostra classe (et media: circa
diciassette anni) quindici inclusero Lenin nel loro elenco di sommi uomini viventi. Era,
quella, una costosa scuola media piuttosto snob, ed eravamo nel 1920, quando gli orrori
della Rivoluzione Russa erano ancora vivi nella mente di ognuno. Cerano state poi le
cosiddette celebrazioni della pace del 1919. I nostri maggiori avevano deciso di farci
celebrare la pace nel modo tradizionale, schiamazzando cio sul nemico sconfitto.
Dovevamo marciare a passo di parata per il cortile della scuola, portando torce e cantando
canzoni aggressive sul tipo di Rule Britannia15. I ragazzi, sia detto a loro merito, misero
in ridicolo lintera manifestazione e cantarono canzoni blasfeme e parole sediziose sui
motivi degli inni previsti. Non credo che la cosa avverrebbe nello stesso modo oggi. Certo,
i ragazzi di scuola media che maccade di conoscere oggi, anche quelli pi intelligenti,
hanno opinioni molto pi di destra di quel che non fossero la mia e quelle dei miei
contemporanei una quindicina di anni fa.
Cos che, a diciassette o diciotto anni det, io ero nello stesso tempo snob e rivoluzionario.
Ero contro ogni autorit, avevo letto e riletto tutte le opere pubblicate di Shaw, Wells e
Galsworthy (a quel tempo considerati ancora scrittori pericolosamente progressisti) e mi
definivo, con molta disinvoltura, socialista. Ma non avevo unidea molto precisa di che
cosa volesse dire socialismo ed ero lontanissimo dal credere la classe operaia composta di
esseri umani. A distanza e attraverso i libri Il popolo dellabisso di Jack London, per
esempio potevo agonizzare sulle sue sofferenze, ma continuavo a odiarla e a
disprezzarla, ogni qual volta mi trovassi vicino a uno dei suoi membri. Mi rivoltava
sempre il loro modo di parlare e mi infuriavo alle loro maniere. Bisogna ricordare che
proprio in quel periodo, immediatamente dopo la guerra, gli operai inglesi erano in uno
stato danimo battagliero. Era quello il periodo dei grandi scioperi minerari, quando si
pensava a un minatore come a un demone incarnato e ogni sera le vecchie signore
guardavano sotto il letto per paura che vi si fosse nascosto Robert Smillie. Per tutta la
durata della guerra e per qualche tempo poi cerano stati alti salari e molto lavoro; la
situazione stava ora tornando peggiore del normale e naturalmente la classe operaia
resisteva. Gli uomini che avevano combattuto erano stati attratti ad arruolarsi da promesse
vistose ed illusorie ed ora se ne tornavano a casa in un mondo che non aveva n lavoro n
15 Poesia di James Tompson, musicata da T. A. Arne, di carattere patriottico. (N.d.R.).
case. Inoltre, erano stati in guerra ed erano ritornati a casa col tipico atteggiamento del
militare nei riguardi della vita, atteggiamento che in modo fondamentale , non ostante la
disciplina, da fuorilegge. Cera una diffusa turbolenza nellaria. A quel tempo appartiene
la canzone col famoso ritornello:
Theres nothing sure but The rich get richet and the poor get children; In the mean time,
In between time, Aint we got fun? 16
Il popolo non sera ancora adattato a tutta una vita di disoccupazione temperata da
innumerevoli tazze di t. Aspettava ancora vagamente lUtopia per cui aveva combattuto,
e ancor pi di prima era apertamente ostile alla classe che parlava con laccento giusto.
Cos che agli ammortizzatori della borghesia, come il sottoscritto, la gente bassa
appariva ancora brutale e repulsiva. Se mi volgo a ricordare quel periodo, mi sembra che
consumassi la met del tempo a denunciare il sistema capitalistico e laltra met a infierire
sullinsolenza dei bigliettari di autobus.
Non avevo ancora ventanni quando me ne andai in Birmania, nella Indian Imperial
Police. In un avamposto dellImpero come la Birmania il problema della lotta di classe
appariva a prima vista passato in archivio. Non cera, qui, un palese attrito di classe,
perch la cosa di suprema importanza non era se tu avessi o no frequentato le scuole che
bisogna frequentare, ma se la tua pelle era tecnicamente bianca.
Come stato di fatto, la maggior parte dei bianchi in Birmania non appartenevano al tipo
che in Inghilterra sarebbe chiamato del gentleman, ma, eccettuati i semplici soldati e
qualche individuo socialmente indefinibile, vivevano come gentlemen avevano
domestici, cio, e chiamavano il pasto della sera pranzo e ufficialmente erano
considerati come appartenenti tutti alla stessa classe. Erano bianchi in opposizione
allaltra classe, inferiore, dei natives, gli indigeni. Ma nei riguardi dei natives non si
nutriva lo stesso sentimento che si nutriva in patria per la gente bassa. Il punto
essenziale era che gli indigeni, i birmani, ad ogni modo, non davano limpressione di
essere fisicamente ripulsivi. Li si guardava dallalto in basso come indigeni, ma eri
dispostissimo a trattarli in modo fisicamente intimo; e ci, osservai, avveniva anche nel
caso di bianchi che coltivassero i pi fanatici pregiudizi di razza. Quando si abbia un
esercito di servitori facile diventare pigri in breve tempo, ed io, per esempio, mi lasciavo
abitualmente vestire e spogliare dal mio boy birmano. Tutto ci, perch il ragazzo era
birmano e non disgustoso; non avrei potuto tollerare di lasciare un servitore inglese
maneggiarmi con tanta familiarit. Sentivo nei riguardi di un birmano quasi quello che
sentirei nei riguardi di una donna. Come quasi ogni altra razza, i birmani hanno un odore
caratteristico, che non so descrivere: un odore che ti d come un formicolio ai denti, ma
che non mi ha mai disgustato.
(Incidentalmente, gli orientali dicono che noi abbiamo odore. I cinesi, credo, dicono che
un bianco puzza come un cadavere. I birmani dicono lo stesso, sebbene io non abbia mai
trovato un birmano cos scortese da dirmelo in faccia.) E in un certo senso il mio modo di
fare era giustificabile, perch se si guardano bene i fatti si deve ammettere che i mongolici
in massima parte hanno corpi di gran lunga pi belli della maggioranza dei bianchi. Si
confronti la serica pelle compatta del birmano, la quale non si raggrinza per nulla se non
dopo la quarantina, quando del resto si prosciuga come del cuoio essiccato, con la pelle di
grana grossa, flaccida e cascante delluomo bianco. Il bianco ha lunghi e bruttissimi peli

16 Non v nulla di certo se non che i ricchi fanno pi soldi e i poveri fanno figli; nel frattempo, frattanto, non ci
siamo divertiti? (N.d.T.).
che gli crescono sulle gambe e le braccia e gli formano una orribile chiazza sul petto. Il
birmano ha soltanto un ciuffo o due di duri peli neri nei punti appropriati, per il resto
completamente glabro e spesso anche imberbe. Il bianco diviene quasi sempre calvo, il
birmano ben di rado o mai. Il birmano ha denti perfetti, sebbene scoloriti generalmente dal
succo di betel, quelli del bianco invariabilmente marciscono. Il bianco generalmente
malfatto, e quando ingrassa si rigonfia nei posti pi inattesi; il mongolico ha ossa
bellissime e da vecchio conserva quasi le stesse forme della giovent. Ammettiamo pure
che la razza bianca generi una minoranza dindividui che per qualche anno sono
supremamente belli; ma in complesso, si dica quel che si vuole, sono di gran lunga meno
avvenenti degli orientali. Ma non pensavo tutte queste cose quando scoprii che la bassa
gente inglese tanto pi repellente degli indigeni birmani. Io pensavo ancora nei
termini dei miei pregiudizi di classe acquisiti cos presto nella vita. Avevo poco pi di
ventanni quando fui aggregato per breve tempo a un reggimento britannico. Ammiravo,
naturalmente, e amavo quei soldati come ogni ragazzo ventenne ammirerebbe e amerebbe
dei vigorosi e allegri giovanotti di cinque anni maggiori, con le medaglie della Grande
Guerra sul petto. Eppure, non ostante tutto, essi mi ripugnavano lievemente; essi erano
plebe e non ci tenevo a star loro troppo vicino. Nelle torride mattine, quando la
compagnia marciava per la strada ed io marciavo alla retroguardia con uno dei subalterni
pi giovani, il sentore di quelle centinaia di corpi in traspirazione davanti a me mi
rivoltava lo stomaco. E questo, si badi, era puro pregiudizio. Perch un soldato
probabilmente cos inoffensivo, fisicamente, come possibile esserlo a un maschio
bianco. Egli generalmente giovane, gode quasi sempre ottima salute grazie allaria aperta
e al moto e una rigorosa disciplina lo costringe a tenersi pulito. Ma non potevo allora
vedere le cose da questo punto di vista.
Tutto quello che sapevo che era sudore plebeo quello che respiravo e la sola idea di ci
mi dava il mal di mare.
Quando in seguito mi liberai dei miei pregiudizi di classe, o almeno duna parte di essi, ci
avvenne in modo molto tortuoso e mediante un processo che richiese alcuni anni. Quello
che mut il mio punto di vista sul problema classista fu qualcosa connesso solo
indirettamente al problema, qualcosa di quasi irrilevante.
Mi trovavo ormai nella polizia indiana da cinque anni, in capo ai quali odiavo
limperialismo che servivo con unintensit che probabilmente non posso chiarire. A chi
respiri la libera aria dInghilterra questo genere di cose non pienamente intelligibile.
Per odiare limperialismo si deve esserne parte. Visto dal di fuori il dominio britannico in
India appare anzi, benevolo ed anche necessario; e tali, senza dubbio, sono il
dominio francese nel Marocco e quello olandese a Borneo, perch i popoli solitamente
governano gli stranieri meglio di quel che governino se stessi. Ma non possibile far parte
di un siffatto sistema senza riconoscerlo come una tirannide ingiustificabile. Anche
langloindiano pi stolido consapevole di ci. Ogni faccia indigena che egli vede per
via gli ricorda la sua mostruosa intrusione. E in maggioranza gli angloindiani,
intermittentemente almeno, non sono cos compiaciuti della loro posizione come molti in
Inghilterra credono. Ho udito la gente pi inaspettata, vecchi furfanti fradici di gin con alti
incarichi nel Governo fare osservazioni come questa: Lo so bene che non abbiamo nessun
diritto in questo maledetto paese. Ma ormai ci siamo e per amor di Dio cerchiamo di
rimanerci. La verit che nessun uomo moderno, nel profondo del cuore, crede che sia
giusto invadere un altro paese e tenerne la popolazione soggiogata con la forza.
Loppressione straniera un male molto pi ovvio e comprensibile delloppressione
economica. Cos noi in Inghilterra docilmente ammettiamo di essere derubati allo scopo di
mantenere nel lusso mezzo milione di oziosi indegni, ma combatteremmo fino allultimo
uomo piuttosto che essere dominati da cinesi; similmente, gente che vive su dividendi non
guadagnati senza il minimo scrupolo di coscienza, vede abbastanza chiaramente come sia
errato e ingiusto andare a padroneggiare in un paese straniero dove nessuno ti vuole. Il
risultato che ogni angloindiano ossessionato da un senso di colpa che di solito egli
nasconde il meglio che pu, perch non c libert di parola e il solo fatto di essere stato
udito fare qualche osservazione sediziosa potrebbe rovinargli la carriera. Per tutta lIndia,
ci sono inglesi che detestano il sistema di cui sono parte; e solo di tanto in tanto, quando
siano del tutto certi di trovarsi in compagnia di persone sicure, lasciano traboccare la loro
amarezza nascosta. Rammento una notte passata in treno con un tale dellEducational
Service, a me totalmente sconosciuto, dal nome che non ho mai potuto scoprire.
Faceva troppo caldo per dormire e passammo la notte chiacchierando.
Una buona mezzora di cauti sondaggi convinse ognuno di noi che laltro era sicuro;
dopo di che per ore intere, mentre il treno procedeva lentamente sussultando per la notte
nera come la pece, seduti sulle nostre cuccette con bottiglie di birra a portata di mano,
maledicemmo lImpero Britannico, lo maledicemmo dallinterno, intelligentemente e
intimamente. Ci fece bene a tutte due. Ma avevamo parlato di cose proibite e nella triste
luce del mattino, mentre il treno faticosamente strisciava entro Mandalay, ci separammo
con la stessa aria colpevole di una coppia adultera.
Da quel che ho potuto osservare io, quasi tutti i funzionari angloindiani hanno momenti in
cui la coscienza li turba. Le eccezioni sono rappresentate da uomini i quali fanno qualcosa
di probantemente utile e che comunque dovrebbe essere fatto lo stesso, tanto se gli inglesi
fossero m India quanto se non ci fossero: ufficiali forestali, per esempio, medici, ingegneri.
Ma io ero nella polizia, ero cio nel meccanismo stesso delloppressione. Inoltre, nella
polizia vedi da vicino le azioni disonorevoli dellImpero, e c una bella differenza tra il
compiere unazione disonorevole e il semplice trarne profitto.
La maggioranza della gente approva la punizione capitale, ma quella stessa maggioranza
non vorrebbe fare il lavoro del boia. Anche gli altri europei residenti in Birmania
guardavano con un lieve disprezzo la polizia per le brutalit che doveva commettere.
Rammento che una volta, mentre mi trovavo dispezione in un posto di polizia, un
missionario americano che conoscevo molto bene venne a trovarmi non mi ricordo pi a
quale scopo. Come la maggior parte dei missionari nonconformisti, era un perfetto
somaro, ma uomo eccellente. Uno dei miei viceispettori indigeni stava usando la maniera
forte con un sospetto (ho descritto questa scena in Giorni birmani). Lamericano stette a
guardare per un po e infine, volgendosi verso di me con aria pensosa mi disse: Non mi
piacerebbe fare il vostro lavoro. Frase che mi colm di una vergogna orribile. Era
quello dunque il genere di lavoro che avevo! Perfino un asino di missionario americano,
un nemico delle bevande alcooliche e delle donne, nato nel Middle West, aveva il diritto di
guardarmi con disprezzo e commiserarmi! Ma avrei dovuto provare la stessa vergogna
anche se non ci fosse stato nessuno a farmela sentire. Avevo cominciato a nutrire un odio
indescrivibile per lintera macchina della cosiddetta giustizia. Si dica quel che si vuole, ma
il nostro codice penale (molto pi umano, incidentalmente, in India che in Inghilterra)
una cosa orribile. Ci vuole gente straordinariamente insensibile per applicarlo. Gli infelici
detenuti accoccolati nelle fetide gabbie delle camere di sicurezza, le facce grigie,
sottomesse dei condannati a molti anni, le natiche coperte di cicatrici degli uomini
flagellati a colpi di bamb, donne e bambini ululanti di dolore quando i loro uomini erano
condotti via da un mandato di arresto cose come queste sono al di l di ogni
sopportazione quando uno se ne senta in un modo o nellaltro direttamente responsabile.
Assistetti una volta allimpiccagione di un uomo; mi parve cosa peggiore di mille
assassinii. Non ho mai messo piede in una prigione senza sentire (e in massima parte i
visitatori di una prigione provano la stessa sensazione) che il mio posto era dallaltra parte
delle sbarre. Pensai allora e lo penso ancor oggi, per questo che il peggior criminale che
abbia mai camminato su questa terra moralmente superiore al giudice che lo condanna
alla forca. Ma naturalmente dovetti tenere queste idee per me, a causa del silenzio quasi
assoluto che imposto a ogni inglese in Oriente. Alla fine elaborai una teoria anarchista
secondo cui ogni governo malvagio, la punizione sempre pi nociva del delitto e che ci
si potrebbe fidare sul buon comportamento della gente se soltanto la si lasciasse in pace.
Non erano, naturalmente, che sciocchezze sentimentali. Vedo oggi, come non vedevo
allora, che sempre necessario proteggere la gente pacifica dalla violenza. In ogni
condizione della societ in cui il delitto possa dare un profitto, necessario avere un
severo codice penale e saperlo applicare senza piet; lalternativa Al Capone. Ma la
sensazione che il castigo in s sia malvagio sorge ineluttabilmente in coloro che devono
impartirlo. Non mi stupirebbe scoprire che anche in Inghilterra molti poliziotti, giudici,
direttori di prigione e simili sono ossessionati dal segreto orrore di quello che fanno. Ma in
Birmania era una duplice oppressione quella che noi commettevamo. Non solo
impiccavamo la gente, la cacciavamo in carcere e cos via; facevamo tutto questo nella
capacit di indesiderati invasori stranieri. Gli stessi birmani non hanno mai riconosciuto
realmente la nostra giurisdizione. Il ladro che noi mettevamo in prigione non pensava a s
come a un criminale giustamente punito, ma come alla vittima di un conquistatore
straniero. Ci che gli si faceva era semplicemente uninutile crudelt senza senso. La sua
faccia, dietro le solide sbarre di tek della camera di sicurezza e quelle di ferro del carcere,
lo diceva chiaramente. E sfortunatamente non mi ero allenato ad essere indifferente
allespressione della faccia umana.
Quando tornai in patria per una licenza nel 1927 ero gi parzialmente deciso ad
abbandonare il mio lavoro, e qualche boccata daria inglese mi risolse. Non sarei tornato
per essere un elemento di quellignobile dispotismo. Ma io volevo molto di pi del
semplice sottrarmi al mio lavoro. Per cinque anni avevo fatto parte di un sistema di
oppressione e ci mi aveva lasciato la coscienza inquieta. Il ricordo di innumerevoli facce
(facce di detenuti sul banco degli accusati, di uomini in attesa nelle celle della morte, di
subordinati con cui avevo fatto il gradasso e di vecchi contadini che avevo mortificato, di
servi e facchini che avevo preso a pugni in momenti di rabbia quasi tutti fanno cose del
genere in Oriente, se non dabitudine, comunque, in pi di unoccasione; gli orientali
possono essere provocanti allestremo -) mi ossessionava intollerabilmente. Ero
consapevole di un immenso peso di colpa che dovevo espiare. Immagino che tutto ci
possa sembrare esagerato; ma se faceste per cinque anni un lavoro che disapprovate
profondamente, con ogni probabilit sentireste lo stesso.
Avevo ridotto ogni cosa alla semplice teoria che gli oppressi hanno sempre ragione e gli
oppressori sono sempre nel torto: teoria errata, ma conseguenza naturale dellessere voi
stesso uno degli oppressori.
Sentivo di dover sottrarmi non soltanto allimperialismo ma ad ogni forma del dominio
delluomo sulluomo. Volevo sommergermi, scendere in mezzo agli oppressi, essere uno
di loro e schierarmi al loro fianco contro i loro tiranni. E, soprattutto perch avevo dovuto
riflettere e scoprire ogni cosa in solitudine, avevo finito per portare il mio odio
delloppressione al di l dogni limite. In quel periodo, il fallimento mi sembrava essere la
sola virt. Ogni sospetto di carriera, di successo nella vita anche nel senso di riuscire a
guadagnare qualche centinaio di sterline allanno, mi pareva spiritualmente turpe, una
specie di prepotenza.
Fu in questo modo che i miei pensieri si volsero verso la classe operaia inglese. Era la
prima volta che mi rendevo realmente conto della classe operaia, e tanto per cominciare
era solo perch mi forniva unanalogia. Gli operai erano le vittime simboliche
dellingiustizia, avendo la stessa parte in Inghilterra come i birmani lavevano in Birmania.
In Birmania il problema era stato duna semplicit estrema: i bianchi erano in alto e i neri
in basso, e pertanto la tua simpatia andava ovviamente ai neri. Mi rendevo conto ora che
non cera nessun bisogno di andare fino in Birmania per trovare la tirannide e lo
sfruttamento. Qui, in Inghilterra, sotto i tuoi piedi, cera la sommersa classe operaia, che
pativa sofferenze profonde, in maniera diversa, quanto ogni dolore che un orientale abbia
mai conosciuto. La parola disoccupazione era sulle labbra di tutti. Il fatto era pi o meno
nuovo per me, dopo la Birmania, ma le sciocchezze che i ceti medi continuavano a ripetere
(Questi disoccupati sono tutti inoccupabili17 eccetera eccetera) non ebbero il potere
dingannarmi. Mi domando spesso se questo genere di chiacchiere inganni gli stessi idioti
che le fanno. Daltra parte, non avevo in quel tempo nessun interesse per il socialismo o
qualunque altra teoria economica; mi sembrava allora e mi sembra a volte anche ora, per
questo che lingiustizia economica avr fine il momento in cui vorremo porle fine, non
prima, e se sinceramente vogliamo che abbia fine, il metodo seguito ha ben poca
importanza.
Ma non sapevo nulla delle condizioni della classe operaia. Avevo letto le cifre relative ai
disoccupati, ma non avevo cognizione di ci che implicavano; soprattutto, ignoravo il fatto
essenziale che la povert rispettabile sempre la peggiore. Il terribile destino di un
onesto operaio improvvisamente gettato in mezzo a una strada dopo tutta una vita di
continuo lavoro, le sue lotte tormentose contro leggi economiche che non comprende, la
disintegrazione delle famiglie, il corrosivo senso di vergogna tutto ci andava al di l
della mia esperienza. Quando pensavo alla povert, ci pensavo in termini di fame e di
abbrutimento. Perci la mia mente si volse immediatamente verso i casi estremi, i reietti
sociali: vagabondi, mendicanti, criminali, prostitute. Costoro erano gli infimi tra gli
infimi ed era questa la gente con cui volevo entrare in contatto. Ci che volevo
profondamente, in quel periodo, era di trovare un modo di uscire del tutto dal mondo
rispettabile. Riflettei su ci a lungo, studiai perfino delle parti del mio piano in ogni
particolare; come poter vendere tutto, dar via tutto, cambiar nome e cominciare senza
denaro e con soltanto gli abiti che si hanno indosso. Ma nella vita reale nessuno mai fa
questo genere di cose; a parte parenti e amici di cui bisogna tener conto, dubbioso che un
uomo evoluto possa farlo, sol che ci sia qualche altra via aperta davanti a lui. Ma almeno
sarei potuto andare fra quella gente, vedere quali fossero le loro vite e sentirmi
temporaneamente parte del loro mondo. Una volta che fossi stato fra loro e accettato da
loro, avrei toccato il fondo, e (questo era ci che sentivo: mi rendevo conto anche allora di
quanto fosse irrazionale) parte della mia colpa mi avrebbe abbandonato.
Riflettei ancora e mi decisi sul da farsi. Me ne sarei andato travestito convenientemente a
Limehouse, a Whitechapel e altri luoghi consimili, dormendo in misere pensioni e
diventando amico di scaricatori di porto, venditori ambulanti, relitti umani, mendicanti e,
se possibile, criminali. E mi sarei informato sui vagabondi, sul come entrare in contatto

17 Nel testo: These unemployed are all unemployables, che non esattamente traducibile. (N.d.T.).
con loro e quale fosse la procedura esatta per essere ammessi nellinfermeria del ricovero
di mendicit; e poi, quando avessi avuto la certezza di saper bene ogni cosa, mi sarei dato
al vagabondaggio anchio.
Il principio non fu facile. Bisognava camuffarsi ed io non ho mai avuto talento per recitare.
Non posso, per esempio, cambiare il mio accento, se non per qualche minuto al massimo.
Immaginavo si noti la paurosa coscienza di classe dellinglese di dover essere
identificato come gentleman appena avessi aperto bocca; cos che mi preparai una
storiella di guai e di disdetta da raccontare nelleventualit che qualcuno mi avesse
interrogato. Mi procurai il genere adatto di panni e li insudiciai nei punti appropriati.
Sono una persona difficile a travestirsi, essendo anormalmente alto, ma sapevo almeno
quale sia laspetto di un vagabondo. Quante poche persone lo sanno, a proposito! Si
guardi qualunque vignetta di vagabondo sul Punch: sono sempre in ritardo di
ventanni.) Una sera, dopo essermi preparato in casa di un amico, uscii e mi spinsi
bighellonando verso levante, finch arrivai in una pensioncina in Limehouse Causeway.
Era un luogo tetro, dallaria sudicia. Avevo visto che era una pensione dinfimo ordine per
il cartello appeso a una finestra: Buoni letti per soli uomini. Cielo, come dovetti fare
appello a tutto il mio coraggio per risolvermi a entrare! La cosa sembra ridicola ora. Ma,
capite, avevo ancora un po paura della classe operaia. Volevo entrare in contatto con loro,
diventare perfino uno di loro, ma continuavo a ritenerli gente di un altro pianeta,
pericolosa; entrare nellandito oscuro di quella pensioncina fu per me come scendere in
qualche pauroso luogo sotterraneo, una fogna pullulante di ratti, per esempio.
Entrai, certo di dover fare subito a pugni con qualcuno. Quella gente si sarebbe subito
accorta che non ero uno di loro e pertanto ne avrebbe dedotto chero andato l per spiarli;
e allora mi si sarebbero gettati addosso e mi avrebbero buttato fuori: ecco ci che mi
aspettavo. Sapevo di doverlo fare, ma la prospettiva non mi rallegrava. Entrato che fui, un
uomo in maniche di camicia comparve non so da dove. Era il deputy, il commesso, ed io
gli dissi che volevo un letto per la notte. Il mio accento, notai, non lo colp; si limit a
chiedermi nove pence, dopo di che mi fece strada fino a una cucina malodorante
illuminata da un caminetto, sotto terra. Cerano scaricatori, manovali e qualche marinaio
che seduti intorno giocavano a dama e bevevano t. Mi degnarono s e no duna occhiata.
Ma era un sabato sera e un giovane e robusto scaricatore di porto era ubriaco e girava
traballando per la stanza. Si volse, mi vide e mi venne incontro sulle gambe malferme con
la grossa faccia paonazza protesa in avanti e un pericoloso luccichio negli occhi
imbambolati. Mi irrigidii. La scazzottatura era gi alle viste, dunque! Listante dopo lo
scaricatore mi crollava sul petto gettandomi le braccia al collo.
Prenditi una tazza di t, amico! grid con voce di pianto. Prenditi una tazza di t!
Mi presi una tazza di t. Fu una specie di battesimo. Dopo di che le mie paure svanirono.
Nessuno mi fece domande, nessuno rivel offensive curiosit; tutti furono cortesi e mi
accettarono per quello che apparivo. Rimasi due o tre giorni in quella pensione e qualche
settimana pi tardi, avendo raccolto una certa quantit dinformazioni sulle abitudini dei
poveri e dei bisognosi, mi detti per la prima volta alla strada.
Ho descritto tutto questo in Down and Out in Paris and London (quasi tutti gli episodi
descrittivi sono realmente accaduti, sebbene siano stati poi rimaneggiati nel libro) e non
voglio ripetermi. Pi tardi ho vissuto in strada per periodi di tempo molto pi lunghi
talvolta per mia elezione, talaltra per necessit. Ho abitato in pensioncine dinfimo ordine
per mesi di seguito. Ma questa mia prima spedizione che si impressa con particolare
nitidezza nella mia mente, proprio per la sua natura insolita, bizzarra, per la bizzarria di
trovarmi finalmente laggi in mezzo agli infimi tra gli infimi e in termini di assoluta
parit con gente operaia. Il vagabondo, vero, non un tipico individuo del ceto operaio;
tuttavia, quando ci si trovi fra vagabondi si ad ogni modo confusi in una sezione o
sottocasta della classe operaia, cosa che per quel che ne so non ti pu capitare in nessun
altro modo. Per parecchi giorni bighellonai per i sobborghi settentrionali di Londra con un
vagabondo irlandese. Ero il suo compagno, temporaneamente. La notte dividevamo la
stessa cella ed egli mi raccont la storia della sua vita ed io gliene raccontai una fittizia
della mia e ci accordammo per elemosinare a turno alla porta di case dallaspetto
promettente, dividendoci poi i proventi. Ero molto felice. Ero l, in mezzo a gli infimi tra
gli infimi, sulle fondamenta rocciose del mondo occidentale! La barriera classista era stata
abbattuta, o sembrava abbattuta. E laggi, nella squallida e, in realt, terribilmente noiosa
bassura dei vagabondi io provavo una sensazione di liberazione, di avventura, che sembra
assurda oggi a ripensarci, ma che allora era sufficientemente vivida.

CAPITOLO 10.
Ma sfortunatamente non si risolve il problema classista diventando amici di vagabondi. Al
massimo, facendolo, ci si libera di qualche pregiudizio di classe.
Vagabondi, pezzenti, criminali, reietti sociali generalmente sono esseri eccezionali e non
pi rappresentativi della classe operaia nel suo insieme di quanto lintellighenzia letteraria
non lo sia di quella borghese. E molto facile essere in rapporti di intimit con un
intellettuale straniero, ma non affatto facile coltivare rapporti di intimit con un
qualunque straniero rispettabile del ceto medio.
Quanti inglesi, per esempio, hanno visto linterno di una comune famiglia francese della
media borghesia? Con molta probabilit sarebbe del tutto impossibile fare una cosa simile,
a meno di non entrare in quella famiglia attraverso un matrimonio. E pi o meno avviene
la stessa cosa con la classe operaia britannica. Nulla di pi facile che essere in rapporti di
amicizia intima con un tagliaborse, quando si sappia dove andarlo a cercare; ma
difficilissimo essere amici intimi con un muratore.
Ma perch cos facile essere in termini di parit con reietti sociali? Mi sono sentito dire
spesso: Eppure sono certo che quando vi trovate con dei vagabondi, questi non vi
accettano davvero come uno di loro, no? Non possono non accorgersi che voi siete
diverso, non possono non avvertire il vostro accento, non cos? eccetera, eccetera. A dire
le cose come stanno, una buona proporzione di vagabondi, molto pi di un quarto, direi,
non si accorgono di niente di questo genere. Tanto per cominciare, molte persone non
hanno orecchio per laccento e ti giudicano esclusivamente dagli abiti che indossi. Mi ha
spesso colpito questo fatto, quando mendicavo alla porta sul retro delle case; delle persone
rimanevano palesemente stupite del mio accento educato, altre non se ne accorgevano
minimamente: ero sudicio e in cenci e questo era tutto quanto vedevano. Inoltre,
affluiscono vagabondi da tutte le parti delle Isole Britanniche e la diversit di accenti
inglesi immensa. Un vagabondo avvezzo a udire ogni specie di accenti fra i suoi
compagni, alcuni cos insoliti per il suo orecchio, che egli non riesce quasi a intenderli, e
un uomo che venga, poniamo, da Cardiff o da Durham o da Dublino, non sa
necessariamente quale degli accenti meridionali inglesi sia quello educato. Ad ogni
modo, uomini che parlino con accento e pronuncia educati, anche se rari tra vagabondi,
non sono sconosciuti. Ma anche quando i vagabondi si accorgano che si di origini
diverse dalla loro, questo non altera necessariamente il loro atteggiamento. Dal loro punto
di vista, la sola cosa che conti che anche tu, come loro, ti sei dato al vagabondaggio. E in
quel mondo non usa fare troppe domande. Puoi raccontare agli altri la storia della tua vita,
se lo desideri, e moltissimi vagabondi lo fanno al minimo incoraggiamento, ma non hai
lobbligo di farlo e qualunque storia tu racconti sempre accettata senza discussione.
Perfino un vescovo potrebbe stare a suo agio fra vagabondi, sol che indossasse panni
adatti; ed anche se sapessero che un vescovo, probabilmente non ne farebbero il minimo
caso, purch sapessero anche o credessero che egli genuinamente un uomo rovinato e
reietto. Una volta che siate in quel mondo e apparentemente parte di esso, non ha pi
nessuna importanza quello che possiate essere stato un tempo. E una specie di mondo
entro un altro mondo, dove tutti sono uguali, una piccola squallida democrazia, forse la
cosa che esista in Inghilterra pi vicina a una democrazia.
Ma quando si venga alla normale classe operaia, la situazione del tutto diversa. Per
prima cosa, non c scorciatoia per giungere a stare con gli operai. Si pu diventare un
vagabondo semplicemente indossando gli abiti adatti e facendosi ricoverare nel primo
ospedale di mendicit, ma non si pu diventare un manovale o un minatore di carbone.
Non si pu avere un posto di manovale o di minatore nemmeno se si allaltezza del
compito. Attraverso la politica socialista si pu entrare in contatto con lintellighenzia
della classe operaia, ma costoro non sono pi rappresentativi di vagabondi o scassinatori.
Per, il resto ci si pu soltanto mescolare con elementi operai vivendo in casa loro come
pensionante, cosa che ha sempre una pericolosa rassomiglianza con landare tra gli
slums a scopo di curiosit turistica. Ho vissuto per alcuni mesi in case di minatori.
Consumavo i pasti con la famiglia, mi lavavo nel lavandino in cucina, dividevo le camere
da letto con minatori, bevevo birra con loro, giocavo a carte con loro, parlavamo insieme
per ore e ore. Ma sebbene fossi tra loro, e spero e confido che non mi trovassero uno
scocciatore, non ero dei loro, ed essi lo sapevano meglio ancora di me. Per quanto possiate
voler loro bene, per interessante che possiate trovar la loro conversazione, c sempre quel
maledetto disagio della differenza di classe, come il pisello sotto il materasso della
principessa. Non una questione di simpatia o di antipatia, soltanto di differenza, ma
sufficiente a rendere impossibile una vera intimit. Anche con minatori che si definivano
comunisti scoprii di dover ricorrere a espedienti delicati e discreti per non farmi dare da
loro del signore; e tutti, se non in momenti di grande animazione, addolcivano il loro
accento settentrionale a mio beneficio. Avevo affetto per loro e spero che essi lo avessero
per me; ma mi aggiravo in mezzo a loro come un estraneo, e ne eravamo tutti consapevoli.
Da qualunque parte vi volgiate, questa maledizione della differenza di classe vi si par
dinanzi come una muraglia. O meglio, non tanto come una muraglia quanto come la
parete di vetro di un acquario; cos facile fingere che non ci sia e cos impossibile
penetrarla.
Purtroppo oggi di moda fingere che il vetro sia penetrabile.
Naturalmente tutti sanno che il pregiudizio di classe esiste, ma nello stesso tempo ognuno
sostiene che lui, chi sa per quale mistero, ne immune. Lo snobismo una di quelle
colpe che possiamo discernere in ogni altro, mai in noi. Non solo il socialista credente e
praticante, ma ogni intellettuale considera cosa naturale di essere almeno lui al di
fuori del fracasso classista; lui, diversamente dal suo prossimo, pu vedere fino in fondo
lassurdit della ricchezza, del grado sociale, dei titoli, eccetera. Io non sono uno snob
ormai una specie di credo universale. Chi c che non abbia irriso alla Camera dei Lords,
alla casta militare, alla famiglia reale, alle scuole statali, alla gente che coltiva la caccia alla
volpe, alle vecchie signore delle pensioni di Cheltenham, agli orrori della buona societ di
provincia e alla gerarchia sociale in generale? Farlo diventato un gesto automatico. E lo si
nota particolarmente in molti romanzi. Ogni romanziere che voglia fare sul serio assume
un atteggiamento ironico verso i suoi personaggi di ceto elevato.
Infatti, quando un romanziere deve introdurre una persona di classe chiaramente
superiore un duca, un baronetto, eccetera in una delle sue trame, finisce sempre per
prenderlo pi o meno istintivamente in giro. Si pu ravvisare unimportante causa
sussidiaria di ci nella povert del linguaggio che oggi usano i ceti elevati. Il linguaggio
della gente educata ormai cos privo di vita e di carattere che un romanziere non pu
servirsene minimamente. Il modo di gran lunga pi facile di renderlo divertente di farne
la caricatura, che come voler credere che ogni personaggio altolocato sia un somaro
incapace.
Il trucco adottato per imitazione da romanziere a romanziere, tanto che alla fine diviene
quasi un riflesso condizionato.
E intanto ognuno sa nel segreto del suo cuore che tutto ci solo unimpostura. Tutti
condanniamo le distinzioni di classe, ma ben poche persone intendono seriamente
abolirle. E qui ci imbattiamo nel fatto importante che ogni opinione rivoluzionaria attinge
parte della sua forza alla segreta certezza che nulla pu essere cambiato.
Se si vuole una buona illustrazione di questo, varr la pena di studiare i romanzi e le
commedie di John Galsworthy, tenendo conto della loro cronologia. Galsworthy un
magnifico esemplare dellumanitario prebellico, sensibile, sentimentale. Egli parte da un
morboso complesso di compassione, che si spinge addirittura fino allidea che ogni donna
maritata sia un angelo incatenato a un satiro.
Egli scosso da un perpetuo tremito di indignazione per le sofferenze di impiegati sfiniti
dal lavoro, di braccianti agricoli mal pagati di donne cadute, di criminali, prostitute,
animali. Il mondo, come lo vede Galsworthy nei suoi primi libri (The Man of Property,
Justice, eccetera), diviso in oppressori e oppressi, con gli oppressori seduti in cima come
mostruosi idoli di pietra che tutta la dinamite al mondo non pu rovesciare. Ma poi tanto
certo che egli voglia realmente rovesciarli? Anzi, nella sua battaglia contro una tirannide
inamovibile, trattenuto dalla consapevolezza proprio della sua inamovibilit. Quando
comincia inaspettatamente a succedere qualche cosa, e lordine mondiale che egli ha
conosciuto minaccia di crollare, Galsworthy modifica leggermente il suo punto di vista in
proposito.
Cos che, avendo cominciato come paladino dei diseredati contro la tirannide e
lingiustizia, finisce chiedendo (vedi The Silver Spoon) che la classe operaia inglese, per
guarire dei suoi mali economici, sia deportata nelle colonie come tanti capi di bestiame. Se
fosse vissuto dieci anni di pi, sarebbe molto probabilmente arrivato a qualche delicata
variet di fascismo. E il destino inevitabile del sentimentale. Tutte le sue opinioni mutano
e si trasformano in quelle opposte al primo tocco della realt.
La stessa vena di rugiadosa insincerit male assimilata corre in ogni opinione avanzata,
progressiva. Prendiamo il problema dellimperialismo, per esempio. Ogni intellettuale di
sinistra antimperialista per antonomasia. Sostiene di essere estraneo a quel brutto affare
dellImpero nello stesso modo automatico e virtuoso con cui sostiene di essere estraneo a
quel brutto affare del classismo.
Anche lintellettuale di destra, che non definitivamente in rivolta contro limperialismo
britannico, finge di considerarlo con una specie di ironico distacco. E cos facile, fare dello
spirito a proposito dellImpero Britannico. Il fardello delluomo bianco e Rule Britannia
e i romanzi di Kipling e gli scocciatori angloindiani, chi potrebbe sol menzionare cose del
genere senza un sogghigno? E c una sola persona evoluta che, non abbia almeno una
volta in vita sua scherzato in merito a quel vecchio sergente indiano il quale aveva detto
che se gli inglesi abbandonassero lIndia non rimarrebbe tra Peshawar e Delhi una sola
rupia o una sola vergine? Questa la posizione nei riguardi dellimperialismo del tipico
sinistrista, ed posizione quanto mai flaccida e vuota. Perch, in ultima analisi, il solo
quesito importante : Vuoi che lImpero, Britannico resti in piedi, o vuoi che si
disintegri?. E nel fondo dellanima nessun inglese, e tanto meno quel genere di persone
che fanno dello spirito sui colonnelli angloindiani, vogliono che si sfasci. In fondo,
indipendentemente da ogni altra considerazione, lelevato tenor di vita che godiamo in
Inghilterra dipende dal tenere noi lImpero con mano ferrea, soprattutto le parti tropicali
dellImpero, quali lIndia e lAfrica. Sotto il sistema capitalistico, affinch lInghilterra
possa vivere con relativo agio, cento milioni di indiani debbono vivere tormentati dalla
fame: stato di cose atroce, ma a cui diamo il nostro assenso ogni qual volta montiamo in un
taxi o mangiamo un piatto di fragole alla panna. Lalternativa di gettare lImpero a mare
e ridurre lInghilterra a una fredda isoletta insignificante, dove tutti dovremmo lavorare
durissimamente e vivere soprattutto di aringhe e patate. Questa lultimissima cosa che
voglia un uomo di sinistra. Tuttavia, il sinistrista continua a pensare di non essere
moralmente responsabile dellimperialismo. E prontissimo ad accettare prodotti
dellImpero e a salvarsi lanima ridendo degli uomini che tengono in piedi lImpero.
E a questo punto che si comincia a comprendere lirrealt dellatteggiamento dei pi
verso il problema classista. Finch si tratta soltanto di migliorar la sorte degli operai, ogni
persona onesta daccordo. Prendiamo un minatore di carbone, per esempio.
Tutti, meno pazzi e furfanti, amerebbero vedere i minatore in migliori condizioni. Se, per
esempio, i minatore potesse arrivare al fronte del carbone a bordo di un comodo carrello,
invece di doversi trascinare carponi, se potesse lavorare in turni di tre ore invece che di
sette ore e mezzo, se potesse vivere in una casa decente con cinque stanze da letto e bagno
e avere un salario di dieci sterline alla settimana, che splendida cosa sarebbe! Inoltre,
chiunque usi il cervello, sa perfettamente bene che tutto ci sta nellordine delle cose
possibili.
Il mondo, almeno potenzialmente, immensamente ricco; lo si sviluppi nel modo in cui
potrebbe svilupparsi, e potremmo tutti vivere come principi, supponendo che lo
volessimo. E anche a unocchiata molto superficiale laspetto sociale del problema appare
ugualmente semplice. In un certo senso, vero che quasi tutti amerebbero vedere abolite
le differenze di classe. Ovviamente questo perenne disagio tra uomo e uomo, del quale
soffriamo nellInghilterra moderna, una maledizione, oltre che un fastidio. Donde la
tentazione di credere che possa essere estirpato dallesistenza con qualche muggito di
buona volont da giovane esploratore. Piantatela di darmi del signore, ragazzi miei! Non
siamo tutti uomini, forse? Su, diventiamo amici, rimbocchiamoci le maniche tutti assieme e
ricordiamoci che siamo tutti uguali, e poi che diavolo pu contare che io sappia che tipo di
cravatta si deve portare e tu no, e io sorbisca la minestra senza far troppo rumore e tu la
sorbisca facendo un gorgoglio dacqua nel tubo di scarico? E avanti di questo passo,
allinfinito. Tutte chiacchiere del genere pi pernicioso, ma molto attraenti, quando siano
espresse in modo adatto.
Purtroppo non si fa un solo passo avanti, col semplice desiderare labolizione delle
differenze di classe. Pi esattamente, necessario desiderarne labolizione, ma il nostro
desiderio non ha efficacia, a meno che non si afferri che cosa esso implica. Il fatto che si
deve affrontare che labolizione delle distinzioni di classe significa labolizione di una
parte di noi stessi. Prendiamo me, membro tipico del ceto medio. E facile per me dire che
voglio liberarmi delle differenze di classe, ma quasi tutto ci che penso e faccio il
risultato di differenze di classe. Tutte le mie nozioni nozioni del bene e del male, del
piacevole e dello spiacevole, del buffo e del serio, del bello e del brutto sono
essenzialmente nozioni piccoloborghesi; il mio gusto in fatto di libri, di cibi e di abiti, il
mio senso dellonore, il modo in cui so stare a tavola, il giro delle mie frasi, il mio accento,
perfino i movimenti caratteristici del mio corpo, sono i prodotti di un genere particolare di
educazione e di una nicchia particolare a mezza via della scala sociale. Quando capisco
questo capisco anche che non serve a nulla dare una manata sulle spalle di un proletario,
dicendogli che un uomo bravo quanto me; se voglio avere un autentico rapporto con lui,
devo fare uno sforzo per il quale molto probabilmente non sono preparato. Per tirarmi
fuori dal brutto affare classista, devo sopprimere non solo il mio snobismo personale, ma
anche quasi tutti gli altri miei gusti e pregiudizi.
Devo alterare me stesso cos completamente che alla fine non sarei pi riconoscibile come
la stessa persona. E sottinteso non soltanto il miglioramento delle condizioni della classe
operaia e labbandono delle forme pi stupide di snobismo, ma una totale rinuncia
allatteggiamento che hanno nei riguardi della vita i ceti medi e medioelevati. E che io dica
s o no dipende probabilmente dal grado in cui afferro ci che mi si chiede.
Molta gente, tuttavia, crede di poter abolire le differenze di classe senza dover fare il
minimo cambiamento sgradevole nelle proprie abitudini e ideologia. Da qui le fervide
attivit anticlassiste che si possono vedere in atto un po dappertutto. Ovunque, ci sono
persone di buona volont che sinceramente credono di lavorare per il rovesciamento delle
differenze di classe. Il socialista borghese si entusiasma per il proletariato e organizza
scuole estive in cui il proletario e il borghese pentito sono tenuti a cadere nelle braccia
luno dellaltro e ad essere fratelli per sempre; e i visitatori borghesi ne vengono via
dicendo quanto tutto ci sia stato meraviglioso e edificante (i proletari se ne vengono via
dicendo qualcosa di totalmente diverso). E poi c il Ges ultrasuburbano che si insinua,
residuo della sbornia implicita nel periodo di William Morris, ma ancora
sorprendentemente comune, il Ges che se ne va intorno dicendo: Perch dobbiamo
livellarci sul livello minimo?
Perch non livellarci in alto? e propone di portare la classe operaia sul livello pi alto
(secondo lui), mediante ligiene, il succo di frutta il controllo delle nascite, la poesia,
eccetera.
Perfino il duca di York (oggi re Giorgio Sesto) dirige un accampamento, dove ragazzi delle
scuole medie e ragazzi dei quartieri operai dovrebbero mescolarsi esattamente alla pari, e
si mescolano per il momento, un po come gli animali in una di quelle gabbie famiglia
felice dove un cane, un gatto, due furetti, un coniglio e tre canarini rispettano una tregua
armata con su di s locchio del domatore.
Tutti questi sforzi deliberati e consapevoli in senso anticlassista rappresentano, ne sono
convinto, un gravissimo errore. A volte sono soltanto futili, ma dove rivelano un risultato
definitivo, questo solitamente serve ad accentuare il pregiudizio di classe. Ma, a pensarci
bene, non ci si poteva aspettare nulla di diverso. Si forzato il passo e stabilito
unuguaglianza innaturale, inquieta tra classe e classe; la risultante frizione porta alla
superficie ogni sorta di sentimenti che diversamente avrebbero potuto restare sepolti, forse
per sempre. Come ho detto a proposito di Galsworthy, le opinioni del sentimentale si
trasformano in quelle opposte al primo contatto con la realt. Grattate il pacifista medio e
troverete il nazionalista fanatico. Il borghese membro dellIndependent Labour Party e il
barbuto bevitore di succhi di frutta sono anima e corpo per una societ senza classi fino a
quando vedano il proletariato attraverso un telescopio alla rovescia; costringeteli a un
reale contatto con un proletario fate che si prendano a pugni con un pesciaiolo ubriaco,
un sabato sera, per esempio e saranno capaci di ripiegare sul pi banale snobismo
borghese. Tuttavia, nella stragrande maggioranza i socialisti borghesi hanno ben poche
probabilit di farla a pugni con pesciaioli ubriachi; quando hanno un genuino contatto con
la classe operaia, di solito con lintellighenzia operaia. E questa nettamente divisibile in
due tipi differenti. C il tipo che rimane classe operaia, che continua a lavorare come
meccanico o scaricatore di porto o qualunque altro sia il suo lavoro, e non si cura di
cambiare le abitudini e laccento della sua classe, ma si coltiva nelle ore libere e lavora
per iI.L.P. o il partito comunista; e c il tipo che muta il suo genere di vita, almeno
esternamente, e per mezzo di borse di studio statali riesce ad arrampicarsi fino al ceto
medio. Il primo uno dei migliori tipi duomo che si possano avere.
Alcuni da me conosciuti, nemmeno il conservatore pi tetragono potrebbe fare a meno di
amarli e ammirarli. Laltro tipo, con eccezioni D. H. Lawrence, per esempio meno
ammirevole.
Innanzi tutto, un peccato, sebbene conseguenza naturale del sistema delle borse di
studio, che il proletariato debba tendere a compenetrarsi nel ceto medio attraverso
lintellighenzia letteraria.
Perch non facile aprirti a viva forza la strada nellintellighenzia letteraria, ove ti accada
di essere un uomo come si deve. Il moderno mondo letterario inglese, ad ogni modo quella
sezione di esso composta dintellettuali a oltranza, una specie di giungla velenosa dove
solo le male erbe possono prosperare. E possibile diventar letterati e conservare la propria
rettitudine ove si sia scrittori definitivamente popolari un autore di romanzi gialli, per
esempio ma essere un highbrow, un intellettuale puro, con un appoggio nelle riviste
pi sussiegose, significa darsi a orribili campagne di manovre, intrighi e adulazioni. Nel
mondo dei puri intellettuali si fa carriera, quando la si fa, non tanto per le proprie capacit
letterarie, quanto per saper essere lanima e la vita di cocktailparties e baciare il
deretano a verminose piccole celebrit. Questo, dunque, il mondo che apre pi
prontamente le sue porte al proletario che si stia sollevando fuor della sua classe. Il
ragazzo intelligente di famiglia operaia, il genere di ragazzo che vince borse di studio e
non ovviamente atto a una vita di lavoro manuale, pu trovare altre vie per salire al ceto
superiore un tipo lievemente diverso, per esempio, sale attraverso la politica del partito
laburista ma la via letteraria di gran lunga la pi consueta. Oggi la Londra letteraria
pullula di giovani destrazione proletaria i quali devono la loro educazione a borse di
studio. Molti di loro sono persone molto sgradevoli, tuttaltro che rappresentativi della
loro classe, ed una vera disdetta che quando una persona di origini borghesi riesca a
incontrarsi a faccia a faccia con un proletario in termini di assoluta parit, sia questo il tipo
che pi comunemente incontra. Perch la conseguenza che il borghese, il quale idealizza
il proletariato finch non ne faccia la conoscenza, ricadr in veri e propri eccessi di
snobismo. Il processo talvolta comicissimo a osservarsi, se vi accade di osservarlo
dallesterno. Il povero borghese pieno di buone intenzioni, impaziente di abbracciare il suo
fratello proletario, balza in avanti con le braccia aperte; e solo un istante dopo gi in
ritirata, alleggerito da un prestito di cinque sterline, esclamando: Oh, ma diamine, quel
tizio non un gentleman!.
La cosa che sconcerta il borghese in un contatto di questo genere di trovare qualcuna
delle sue professioni presa sul serio. Ho fatto notare che le opinioni dellintellettuale
medio sono in massima parte spurie. Per puro spirito dimitazione si fa beffe di cose in cui
in realt crede. Si prenda, a mo desempio fra tanti, il codice donore della public
school, della scuola media superiore, col suo spirito di gruppo e Non si colpisce
lavversario quando a terra e tutto il resto di queste ben note fanfaluche. Chi non ne ha
riso?
Chi, definendosi intellettuale oserebbe non riderne? Ma la cosa diviene leggermente
diversa quando sincontra qualcuno che ne ride dallesterno; cos come passiamo la
nostra vita a dir male dellInghilterra, ma andiamo su tutte le furie quando sentiamo uno
straniero dire esattamente le stesse cose. Nessuno stato pi di spirito, nei riguardi delle
public schools, di Beachcomber, del lExpress. Sogghigna, perfettamente a ragione,
del ridicolo codice morale che considera barare al gioco il peggiore di tutti i peccati.
Ma amerebbe Beachcomber che uno dei suoi amici fosse colto mentre bara a carte? Ne
dubito. E solo quando sincontra qualcuno di cultura ed educazione differenti dalle nostre
che si comincia a scoprire quali siano realmente le nostre opinioni. Se siete un
intellettuale borghese anche voi vimmaginate prontamente di essere divenuto
nonborghese, in un modo o in un altro, perch trovate facile ridere del patriottismo, della
Chiesa dInghilterra, della cravatta della cara vecchia Universit, del colonnello Blimp e di
tutto il resto. Ma dal punto di vista dellintellettuale proletario, che almeno per origine
genuinamente estraneo alla cultura borghese, le nostre assomiglianze col colonnello Blimp
possono essere pi importanti delle nostre differenze. Con ogni probabilit considera noi e
il colonnello Blimp praticamente come persone equivalenti; e in un certo senso ha ragione,
anche se n noi n il colonnello Blimp lo ammetteremmo. Cos che lincontro del proletario
e del borghese, quando riescano a incontrarsi, non sempre labbraccio di fratelli che si
sono ritrovati dopo anni e anni di lontananza; troppo spesso il cozzo di culture estranee
luna allaltra, che possono incontrarsi soltanto in guerra.
Ho guardato tutto ci dal punto di vista del borghese che vede le sue opinioni segrete
sfidate ed ricacciato su posizioni di spaventato conservatorismo. Ma si deve anche
considerare lantagonismo che si accende nel proletario intellettuale. Grazie ai suoi
sforzi e talvolta con terribili sofferenze egli ha potuto strapparsi alla sua classe sociale per
unaltra, dove conta di trovare una pi vasta libert e maggior raffinatezza intellettuale; e,
molto spesso, tutto quello che trova un vuoto, un silenzio di morte, una totale mancanza
di caldi sentimenti umani, insomma dogni vera forma di vita. A volte la borghesia gli
sembra unaccozzaglia di fantocci con nelle vene quattrini e acqua invece di sangue.
Questo ad ogni modo quello che dice, e quasi ogni giovane intellettuale di origini
proletarie vi far questo genere di discorsi. Donde la tendenza proletaria di cui oggi
soffriamo. Tutti sanno, o dovrebbero ormai sapere, come si svolge: la borghesia morta
(termine offensivo favorito, ormai, e molto efficace perch privo di qualunque significato),
la cultura borghese in fallimento i valori borghesi sono spregevoli, e cos via: se volete
degli esempi, prendete un numero qualunque della Left Review o leggete uno dei
giovani scrittori comunisti, quali Alec Brown, Philip Henderson, eccetera. La sincerit di
molti di questi scritti opinabile, ma D. H. Lawrence, che era sincero, qualunque altra cosa
possa non essere stato, esprime lo stesso pensiero innumerevoli volte. E curioso come
insista sullidea che la borghesia inglese morta definitivamente, o per lo meno evirata.
Mellors, il guardacaccia nellAmante di Lady Chatterley (in realt, lo stesso Lawrence),
ha avuto lopportunit di uscire dalla sua classe sociale e non vuole affatto tornarvi, dato
che la classe lavoratrice inglese ha varie abitudini sgradevoli; daltra parte, la borghesia,
con la quale egli si mescolato a un certo grado, gli sembra mezzo morta, una razza di
eunuchi. Il marito di Lady Chatterley, simbolicamente, impotente nel reale senso fisico. E
poi c la poesia sul giovane (ancora una volta lo stesso Lawrence), che sal fin sulla cima
dellalbero, ma ne discese dicendo:
Oh you ve got to be like a monkey if you climb up the tree!
You ve no more use for the solid earth and the lad you used to be.
You sit in the boughs and gibber with superiority.
They all gibber and gibber and chatter, and never a word they say comes really out of their
guts, lad, they make it up half way I tell you somethings been done to em, to the pullets
up above; theres not a cock bird among em, eccetera, eccetera.18
E difficile dirlo in termini pi espliciti. Forse per gente sulla cima dellalbero Lawrence
intende soltanto la vera borghesia, coloro che rientrano nella categoria delle 2000 sterline
annue e oltre, ma ne dubito. Pi probabilmente egli intende chiunque sia pi o meno
compreso nella cultura borghese, chiunque sia stato cresciuto con un accento ricercato e in
una casa con un domestico o due. E a questo punto ci si rende conto del pericolo
rappresentato dal linguaggio proletario, conto, intendo, del terribile antagonismo che
esso linguaggio capace di suscitare. Perch quando si giunga a unaccusa come questa, ci
si trova di fronte a una muraglia nuda e liscia.
Lawrence mi dice che, per essere stato in una public school, io sono un eunuco. E allora?
Posso esibire un certificato medico in opposizione, ma a che servirebbe? La condanna di
Lawrence rimane. Se mi dite che sono una canaglia, posso emendare la mia condotta, ma
se mi dite che sono un eunuco mi tentate a reagire in qualunque modo sembri attuabile. Se
volete farvi nemico un uomo, ditegli che i suoi mali sono incurabili.
Questo quindi il risultato preciso di quasi tutti gli incontri fra proletari e borghesi: essi
mettono a nudo un reale antagonismo, che intensificato dal linguaggio proletario,
prodotto esso stesso dai forzati contatti tra classe e classe. La sola procedura intelligente
di andare lenti e di non forzare landatura. Se in segreto vi credete un gentleman e come
tale superiore al garzone dellerbivendolo, sar molto meglio dichiararlo chiaramente
piuttosto che dire un mucchio di bugie sullargomento. Alla fine, dovrete abbandonare il
vostro snobismo, ma fatale fingere di abbandonarlo prima che vi sentiate realmente
disposto a farlo.
Frattanto si pu osservare da ogni lato il triste fenomeno del borghese che un ardente
socialista a venticinque anni e un conservatore tutto sussiego a trentacinque. In un certo
senso il suo ripiegamento abbastanza naturale, ad ogni modo si pu vedere lo sviluppo
delle sue idee. Forse una societ senza classi non significa uno stato di cose beato in cui noi
tutti continueremo a comportarci esattamente come prima, eccetto che non ci saranno pi
odio di classe e pose snobistiche; forse significa un mondo tetro in cui tutti i nostri ideali,
le nostre norme, i nostri gusti, la nostra ideologia non avranno pi significato alcuno.
Forse, questa faccenda di buttare allaria le classi sociali non cos semplice come
18 Oh, devi essere come una scimmia se ti arrampichi sullalbero! Non ami pi la solida terra e il giovanotto che eri
un tempo. Te ne stai seduto tra i rami e cicalecci con superiorit. Tutti quanti ciarlano e cicalecciano garruli e non
dicono mai una sola parola che salga loro dai precordi, ragazzo mio, ma la inventano a mezza via. Ti dico che gli
hanno fatto qualcosa, a quei pollastrelli lass; non c un solo gallo fra loro. (N.d.T.)
sembrava! Anzi, una cavalcata selvaggia nel buio e pu darsi che alla fine di essa il
sorriso sia sulla faccia della tigre. Con sorrisi amorosi e di leggera protezione noi ci
accingiamo ad accogliere i nostri fratelli proletari, ed ecco! i nostri fratelli proletari per
quel che noi possiamo capirli non chiedono il nostro abbraccio, ci chiedono il nostro
suicidio. Quando il borghese vede la cosa sotto questo aspetto si d alla fuga, e se la sua
fuga abbastanza rapida, pu anche portarlo al fascismo.

CAPITOLO 11.
Intanto, e il socialismo?
Non occorre mettere in rilievo che in questo momento ci troviamo in una tremenda
confusione, una confusione cos grave che anche le persone pi ottuse trovano difficile non
rendersene conto. Viviamo in un mondo in cui nessuno libero, quasi nessuno sicuro e
in cui quasi impossibile essere onesti e conservarsi in vita. Per vastissime sezioni della
classe operaia le condizioni di vita sono quali ho descritto nei primi capitoli di questo libro
e non c nessuna probabilit che queste condizioni mostrino il menomo indizio di
miglioramento. Il meglio che la classe operaia inglese possa sperare unoccasionale
diminuzione temporanea della disoccupazione, quando questa o quellindustria siano
artificialmente stimolate, per esempio, dal riarmo. Anche i ceti medi per la prima volta
nella loro storia sentono il disagio del momento critico. Non conoscono ancora la fame
propriamente detta, ma in numero sempre pi grande si ritrovano a divincolarsi in una
rete mortale di frustrazione, in cui sempre pi difficile convincersi che si o felici, o
attivi, o utili. Anche i fortunati alla vetta, la vera borghesia, sono ossessionati
periodicamente dalla consapevolezza dei mali pi in basso e ancor pi dai timori di un
futuro minaccioso. E questa semplicemente una fase preliminare, in un Paese ancor ricco
delle rapine di secoli. Tra non molto potranno verificarsi Dio sa quali orrori; orrori cui, in
questisola ben riparata, non abbiamo neppure una conoscenza tradizionale.
E intanto chiunque usi il cervello sa che il socialismo, come sistema mondiale e applicato
con generosit, una via duscita. Ci metterebbe in grado almeno di aver da mangiare a
sufficienza, pur privandoci di ogni altra cosa. Infatti, da un punto di vista, il socialismo
tale un buon senso elementare che a volte mi stupisce che non si sia gi stabilito. Il mondo
una zattera che naviga nello spazio con, potenzialmente, grande abbondanza di
provviste per tutti; lidea che tutti si debba cooperare badando a che ognuno dia la sua
equa parte di lavoro ed abbia la sua equa parte di provviste, sembra cos clamorosamente
ovvia da far credere che nessuno possa non accettarla, a meno che non abbia qualche
corrotto motivo di restare aggrappato al sistema attuale. Ma il fatto che dobbiamo
affrontare che il socialismo non si sta impiantando. Invece di andare innanzi, la causa del
socialismo sta visibilmente retrocedendo. In questo momento i socialisti quasi dappertutto
sono in ritirata dinanzi al furioso attacco del fascismo e gli eventi si verificano con velocit
terribile. Mentre scrivo queste righe le forze fasciste spagnole stanno bombardando
Madrid ed molto probabile che prima che il libro sia stampato noi si abbia ancora un
altro paese fascista da aggiungere allelenco, per non parlare di un controllo fascista del
Mediterraneo, che potrebbe avere leffetto di consegnare la politica estera britannica nelle
mani di Mussolini. Non voglio tuttavia discutere qui i maggiori argomenti politici. Quel
che mi preme il fatto che il socialismo sta perdendo terreno esattamente l dove
dovrebbe guadagnarne. Con tanto in suo favore ch ogni ventre vuoto un argomento
in favore del socialismo lidea di socialismo accettata meno estesamente duna decina
di anni fa. La media persona raziocinante ormai non solo non socialista, ma
attivamente ostile al socialismo. Pu darsi che questo si debba soprattutto a errati metodi
di propaganda. Ci significa che il socialismo, nella forma in cui ci presentato, ha in s
qualcosa dimplicitamente sgradevole, qualcosa che respinge proprio coloro che
dovrebbero volare in suo aiuto.
Qualche anno fa questo sarebbe potuto parere poco importante. Sembra soltanto ieri che i
socialisti, specialmente i marxisti ortodossi, mi dicevano con un sorriso di superiorit che
il socialismo sarebbe venuto da s per un misterioso processo chiamato necessit storica.
Pu darsi che questa opinione sussista ancora, ma stata scossa, per dire il minimo. Da qui
i bruschi tentativi da parte dei comunisti di vari paesi di allearsi alle forze democratiche
che da anni essi sabotavano. In un momento come questo disperatamente necessario
scoprire semplicemente perch il socialismo sia venuto meno al suo richiamo. E non serve
liquidare lattuale antipatia per il socialismo come prodotto della stupidit o di motivi
corrotti. Se vogliamo allontanare questa antipatia dobbiamo comprenderla, il che significa
penetrare nel pensiero del comune avversario del socialismo, o almeno considerare con
serenit il suo punto di vista. Pertanto, e piuttosto paradossalmente, per difendere il
socialismo occorre cominciare attaccandolo.
Negli ultimi tre capitoli ho cercato di analizzare le difficolt che il nostro anacronistico
sistema di classe solleva; dovr ritornare sullargomento, perch credo che il modo attuale,
oltremodo stupido, di trattare il problema classista possa fugare una quantit di socialisti
potenziali nel fascismo. Nel capitolo che segue mi propongo di analizzare certi assunti
sottintesi che alienano dal socialismo molte menti sensibili. Ma nel presente capitolo mi
limiter a trattare le obiezioni ovvie, preliminari, la cosa cio che i non socialisti (non
intendo il tipo E da dove devono saltar fuori i quattrini?) cominciano sempre col dire
quando li si accusa in proposito. Alcune di queste obiezioni possono sembrare frivole o
contraddittorie, ma non questo il punto; io mi limito a parlar di sintomi. E importante
tutto ci che aiuta a capire perch il socialismo non sia accettato. E prego di notare che
discuto per il socialismo, non contro di esso. Ma per il momento io sono advocatus
diaboli. Io sto dando valide ragioni per latteggiamento di quel genere di persona che ha
simpatia per gli scopi fondamentali del socialismo, ha senno sufficiente a vedere che il
socialismo funzionerebbe, ma in pratica si d sempre alla fuga, quando si nomini il
socialismo.
Interrogate una persona di questo tipo e spesso otterrete la risposta semifrivola: Io non
sono contrario al socialismo, ma lo sono ai socialisti. Logicamente, un argomento ben
povero, ma a molti sembra aver un certo peso. Come avviene per la religione cristiana, la
peggior pubblicit al socialismo rappresentata dai suoi fautori.
La prima cosa che deve colpire ogni osservatore esterno che il socialismo nella sua forma
sviluppata una teoria limitata interamente ai ceti medi. Il tipico socialista non , come
credono tremule vecchiette dabbene, un operaio daspetto feroce con una tuta sporca e la
voce roca; o un giovane snob bolscevizzante, che nel giro di cinque anni molto
probabilmente avr fatto un ricco matrimonio e si sar convertito al cattolicesimo romano,
o, ancor pi tipicamente, un ometto compito e affettato, con un impiego di concetto, di
solito segretamente astemio e spesso con disposizioni vegetariane e una storia di non
conformismo alle spalle e, soprattutto, con una posizione sociale ch egli non ha nessuna
intenzione di compromettere. Questultimo tipo sorprendentemente comune nei partiti
socialisti dogni sfumatura; forse stato tolto in blocco dal vecchio partito liberale. In
aggiunta a costoro, c lorribile prevalenza davvero preoccupante di eccentrici e di
svitati, ovunque si raccolgano dei socialisti. A volte si ha limpressione che le sole parole
socialismo e comunismo attraggano a s con forza magnetica ogni bevitore di succhi
di frutta, ogni nudista, ogni portatore di sandali, ogni maniaco sessuale, quacchero,
guaritore naturista, pacifista e femminista dInghilterra. Un giorno, questa estate, stavo
attraversando in autobus Letchworth, quando a una fermata salirono due vecchi
dallaspetto impressionante. Erano entrambi sulla sessantina, di statura molto bassa, rosei
e paffuti, e a testa nuda. Uno era oscenamente calvo, laltro aveva lunghi capelli grigi alla
Lloyd George. Indossavano camicie color pistacchio e pantaloni corti cachi, nei quali i loro
grossi deretani erano pigiati cos strettamente che si sarebbe potuta studiarne ogni
pozzetta. La loro comparsa provoc un lieve moto dorrore sullimperiale dellautobus.
Luomo seduto accanto a me, un commesso viaggiatore, credo, mi lanci unocchiata, poi
volse lo sguardo sui due, mi guard ancora e mormor: Socialisti come chi dicesse:
pellirosse. Aveva probabilmente ragione: il Partito Laburista Indipendente teneva le sue
lezioni estive a Letchworth. Ma il punto che per lui, uomo comune, uomo strambo e
socialista erano sinonimi. Secondo lui, probabilmente, ogni socialista non poteva non
avere qualcosa di eccentrico in s. E unidea del genere esiste perfino tra gli stessi socialisti.
Per esempio, ho sotto gli occhi il prospetto di unaltra scuola estiva che stabilisce le sue
condizioni settimanali e quindi mi chiede di dichiarare se la mia dieta sia comune o
vegetariana. Ritengono cosa normale, capite, che sia necessario fare questa domanda.
Questa specie di cose basta gi di per s ad allontanare un mucchio di brave persone. E il
loro istinto perfettamente sano, perch loriginale in fatto di dieta per definizione una
persona disposta a tagliarsi fuori dalla societ umana nella speranza di aggiungere cinque
anni di vita alla sua carcassa; vale a dire una persona che ha troncato ogni contatto col
genere umano.
A questo bisogna aggiungere il triste fatto che i pi dei socialisti borghesi, mentre
teoricamente aspirano a una societ senza classi, restano attaccati come pece ai miserabili
frammenti del loro prestigio sociale. Ricordo le mie sensazioni dorrore la prima volta che
partecipai a una riunione di sezione del Partito Laburista Indipendente, a Londra.
(Avrebbe potuto essere diverso nel Nord, dove la borghesia meno fittamente diffusa.)
Queste meschine bestiole, pensai, son forse i campioni della classe operaia? Perch ogni
persona presente, maschio o femmina che fosse, portava le peggiori stigmate di spocchiosa
superiorit della piccola borghesia. Se un autentico operaio, un minatore sporco di
carbone, per esempio, si fosse improvvisamente fatto avanti in mezzo a loro, chi sa come si
sarebbero mostrati imbarazzati, indispettiti, pieni di disgusto; alcuni, direi, sarebbero
fuggiti stringendosi il naso con due dita. Si pu osservare la stessa tendenza nella
letteratura socialista, che, anche quando non apertamente scritta dallalto in basso,
sempre totalmente estranea alla classe operaia in linguaggio e modo di pensare. I Cole, i
Webb, gli Strachey, eccetera, non sono esattamente scrittori proletari. E dubbio che
qualcosa definibile come letteratura proletaria esista attualmente perfino il Daily
Worker, organo dei comunisti britannici, scritto in inglese standard del Sud ma un
buon autore di commedie musicali si avvicina a produrre qualcosa del genere pi di
qualunque scrittore socialista a cui io possa pensare. Quanto al gergo tecnico dei
comunisti, tanto lontano dal linguaggio comune quanto quello di un manuale di
matematica. Ricordo di aver udito il discorso di un oratore comunista a un pubblico
operaio. Era un discorso zeppo delle solite cose libresche, tutto frasi lunghissime, parentesi
e ci non ostante e comunque possa essere, oltre alle consuete espressioni a base di
ideologia, solidariet proletaria, coscienza di classe e cos via. Dopo di lui si lev a
parlare un operaio del Lancashire e parl alla folla nel largo dialetto del luogo. Non
cerano molti dubbi su chi dei due fosse stato pi vicino al pubblico, ma non credo per un
solo momento che loperaio del Lancashire fosse un comunista di stretta osservanza.
Perch bisogna ricordare che un operaio, finch rimane un autentico operaio, non mai, o
lo ben di rado, socialista nel senso completo, logicamente coerente. Molto probabilmente
vota laburista, o anche comunista, sol che ne abbia lopportunit, ma il suo concetto del
socialismo del tutto diverso da quello del socialista formatosi sui libri, un gradino pi su.
Per il comune operaio, il tipo doperaio che sincontra in qualunque pub il sabato sera, il
socialismo non molto di pi che salari migliori, meno ore lavorative e nessuno che ti
spadroneggi. Per il tipo pi rivoluzionario, quello che partecipa alle marce della fame ed
sulla lista nera dei padroni, la parola socialismo una specie di grido di riscossa contro le
forze delloppressione, una vaga minaccia di violenza futura. Ma, a quanto risulta alla mia
esperienza, nessun vero operaio afferra i sottintesi pi profondi del socialismo. Spesso, a
mio avviso, socialista pi autentico del marxista ortodosso, perch ricorda, cosa che
laltro cos spesso dimentica, che il socialismo significa giustizia e dignit. Ma ci che non
afferra che il socialismo non pu essere ristretto alla mera giustizia economica e che una
riforma di tale vastit suscettibile di operare immensi cambiamenti nella nostra civilt e
nel nostro modo di vivere. La sua visione del socialista avvenire una visione dellattuale
societ da cui sono stati esclusi i peggiori abusi e con linteresse imperniato sulle stesse
cose di oggi: vita di famiglia, lo spaccio di bevande spiritose, o pub, il calcio e la politica
locale. Quanto allaspetto filosofico del marxismo, tutto quellinsieme di sofisticherie con
le sue tre misteriose entit, tesi, antitesi e sintesi, non ho mai conosciuto un operaio che
nutrisse per esso il pi lieve interesse. E vero naturalmente che moltissimi individui di
origine operaia sono socialisti del tipo libresco, teorico. Ma non si tratta mai di individui
che siano rimasti operai; voglio dire che non lavorano con le mani. Appartengono o al
tipo di cui ho parlato nel precedente capitolo, quello che sinsinua nel ceto medio
attraverso lintellighenzia letteraria, o al tipo che diventa deputato laburista o un elevato
funzionario dei sindacati operai. Questultimo tipo uno degli spettacoli pi desolanti al
mondo. Egli stato scelto per battersi a favore dei suoi compagni, e quello che tutto ci
rappresenta per lui un posto comodo e la possibilit di migliorare. Non soltanto
mentre si batte, ma per il fatto stesso di battersi contro la borghesia egli stesso diviene
borghese. E intanto possibilissimo che sia rimasto un marxista ortodosso. Ma devo
ancora trovare un minatore, un metallurgico, un cotoniero, uno scaricatore, manovale o
altro lavoratore del braccio, che sia ideologicamente preparato.
Una delle analogie fra comunismo e cattolicesimo romano che soltanto gli individui
evoluti sono completamente ortodossi. La cosa che pi immediatamente ti colpisce nei
cattolicoromani inglesi non intendo i veri cattolici, ma i convertiti: Ronald Knox, Arnold
Lunn et hoc genus lintensa consapevolezza che hanno di s. Apparentemente essi
non pensano mai, e certamente non scrivono mai, altro che sono cattolici romani; questo
singolo fatto e la lode a se stessi che ne deriva formano tutta la merce in magazzino del
letterato cattolico. Ma la cosa davvero interessante a proposito di questa gente il modo in
cui hanno elaborato le supposte implicazioni dellortodossia fino a implicare le pi minute
particolarit della vita. Perfino i liquidi che beviamo, a quanto pare, possono essere
ortodossi o eretici; donde le campagne di Chesterton, Beachcomber, eccetera, contro il t
e in favore della birra. Secondo Chesterton bere t pagano, mentre bere birra
cristiano e il caff loppio del puritano. E una disdetta per questa teoria che i
cattolici abbondino nel movimento temperante e i pi grandi bevitori di t al mondo
siano i cattolicissimi irlandesi; ma ci che qui mi interessa la mentalit che pu fare
perfino del cibo e delle bevande unoccasione per lintolleranza religiosa. Un cattolico della
classe operaia non sar mai cos assurdamente coerente; non passa il tempo a meditare sul
fatto di essere cattolico romano e non particolarmente consapevole di essere diverso dal
suo prossimo non cattolico. Andate a dire a uno scaricatore irlandese negli slums di
Liverpool che la sua tazza di t pagana, ed egli vi dar del pazzo. E anche in cose pi
serie non afferrer sempre le implicazioni della sua fede. Nelle case cattolicoromane del
Lancashire vedete il crocefisso sulla parete e il Daily Worker sul tavolo. E soltanto
luomo educato, specialmente il letterato, che sa essere bigotto. E, mutatis mutandis,
lo stesso avviene per il comunismo. Il credo, non lo si trova mai nella sua pura forma
nellautentico proletario.
Si pu dire, tuttavia, che anche se il socialista teorico, di formazione libresca, non un
operaio, almeno attivato dallamore per la classe operaia. Egli si studia di spogliarsi della
sua condizione borghese e di combattere dalla parte del proletariato, che, ovviamente,
deve essere il suo motivo.
Ma lo poi? A volte osservo un socialista il tipo di socialista intellettuale, che scrive
opuscoli e trattatelli, col suo pullover, i suoi capelli in disordine e le sue citazioni da
Marx e mi domando che cosa diavolo sia realmente il suo motivo. E spesso difficile
credere che sia lamore per qualcuno, specialmente per la classe operaia, dalla quale lui,
pi di ogni altro, il pi lontano. Il motivo sottinteso di molti socialisti, credo,
semplicemente un senso ipertrofico dellordine. Lattuale stato di cose li offende non
perch causi miseria, ancor meno perch renda la libert impossibile, ma perch
disordinato; ci che essi fondamentalmente desiderano, ridurre il mondo a qualche cosa
che assomigli a una scacchiera.
Prendiamo le commedie di un uomo come Shaw che per tutta la sua vita stato socialista.
Quanta comprensione o almeno coscienza della vita della classe operaia rivelano? Lo
stesso Shaw dichiara che puoi portare un operaio sul palcoscenico solo come oggetto di
compassione; in pratica, egli non lo porta sul palcoscenico nemmeno come oggetto di
compassione, ma semplicemente come una specie di personaggio comico di W. W. Jacobs:
il buffo, fatto su misura, East Ender, oltre a quelli che appaiono nel Maggiore Barbara e
nella Conversione del Capitano Brassbound. Nel migliore dei casi, il suo atteggiamento
verso la classe operaia quello beffardo del Punch, nel peggiore (si pensi, per esempio,
al giovane che simboleggia le classi diseredate in Misalliance) trova gli operai
semplicemente spregevoli e disgustosi. La povert e, ci che pi conta, gli abiti mentali
indotti dalla povert, sono una cosa che deve essere abolita dallalto, con la violenza, se
necessario; forse, preferibilmente con la violenza. Da qui la sua venerazione per i grandi
uomini e la simpatia perle dittature, fasciste o comuniste che siano; per lui, a quanto
sembra, (si vedano le sue osservazioni in merito alla guerra italoabissina e alle
conversazioni StalinWells) Stalin e Mussolini sono persone quasi equivalenti. Abbiamo la
stessa cosa in forma pi delicata nella autobiografia della moglie di Sidney Webb, opera
che ci fornisce, involontariamente, un quadro quanto mai rivelatore del socialista
magnanimo, visitatore di catapecchie operaie. La verit che per molti individui, che si
dicono socialisti, la rivoluzione non significa un movimento di masse al quale sperano di
associarsi; ma un corpo di riforme che noi, gli intelligenti, imporremo loro, ai ceti
inferiori. Daltra parte, sarebbe un errore considerare il socialista intellettuale una
creatura senza sangue, totalmente incapace di emozione. Pur dando molto di rado grandi
prove di affetto per gli sfruttati, perfettamente capace di dar prova di odio una sorta di
bizzarro odio teorico, in vacuo contro gli sfruttatori.
Donde il grande, annoso divertimento socialista di denunciare la borghesia. E strana la
facilit con cui quasi tutti gli scrittori socialisti possono sferzare se stessi fino a raggiungere
uno stato di furore cieco contro la classe alla quale, per nascita o per adozione, essi
medesimi invariabilmente appartengono. A volte lodio per lideologia e le abitudini
borghesi cos esteso da colpire perfino i personaggi borghesi di certi romanzi. Secondo
Henri Barbusse, quelli dei romanzi di Proust, Gide, eccetera, sono personaggi che vorresti
appassionatamente vedere dallaltra parte di una barricata. Una barricata, nientemeno.
A giudicare da Le Feu, avrei creduto che lesperienza delle barricate avesse lasciato in
Barbusse un certo disgusto. Ma limmaginario colpo di baionetta nel corpo di un
borghese, che presumibilmente non reagisce, un po diverso dal fatto reale.
Il miglior esempio di letteratura antiborghese in cui mi sia imbattuto The Intelligentsia
of Great Britain, di Mirsky. E un libro molto interessante e scritto con abilit, e dovrebbe
essere letto da chiunque voglia comprendere come sia sorto il fascismo. Mirsky (gi
principe Mirsky) era un russo bianco, emigrato in Inghilterra e per alcuni anni insegnante
di letteratura russa presso la London University. In seguito si convert al comunismo,
ritorn in Russia e pubblic questo libro come una specie di smascheramento
dellintellighenzia britannica da un punto di vista marxista. E un libro violentemente
maligno, con un tono inequivocabile di Ora che non sono pi sotto le vostre grinfie,
posso dire tutto quello che mi pare di voi presente in ogni pagina, e indipendentemente
da una deformazione generale delle cose contiene pi duna inesattezza lampante e
probabilmente intenzionale: come, per esempio, quando si dichiara Conrad non meno
imperialista di Kipling, D. H. Lawrence descritto come autore di pornografie a base di
corpi ignudi e vittorioso nel suo tentativo di distruggere ogni indizio delle sue origini
proletarie, quasi che Lawrence fosse stato un norcino che si arrampicasse fino alla
Camera dei Lords! Questo genere di scritti particolarmente irritante, quando si pensa che
rivolto a un pubblico russo, il quale non in grado di verificarne laccuratezza. Ma ci a
cui penso in questo momento alleffetto di un libro simile sul pubblico inglese. Abbiamo
qui uno scrittore di estrazione aristocratica, un uomo, che, probabilmente, non ha mai
rivolto la parola in vita sua a un operaio come a un suo pari, e che lancia urla di velenosa
diffamazione contro i suoi colleghi borghesi. Perch? A giudicar dalle apparenze, per
pura malignit. Egli si batte contro lintellighenzia britannica, ma quale lo scopo della
sua battaglia? Il libro stesso non ci d la minima indicazione in proposito. Per cui, leffetto
preciso di libri come questi di dare a chi sta al di fuori limpressione che nel comunismo
non ci sia altro che odio. E qui ancora una volta ravvisiamo quella strana assomiglianza
tra comunisti e convertiti al cattolicesimo romano. Se volete trovare un libro cos perverso
come The Intelligentsia of Great Britain, il luogo pi adatto dove cercare tra gli
apologisti cattolici romani pi popolari. Vi scoprirete lo stesso veleno e la stessa
insincerit, anche se, per rendere giustizia ai cattolici, non vi troverete di norma la stessa
mancanza di buone creanze. Strano che fratello spirituale del compagno Mirsky debba
essere padre! Il comunista e il cattolico non dicono la stessa cosa, nel senso che dicono
addirittura cose opposte, e ognuno getterebbe con gioia laltro nellolio bollente, se le
circostanze lo permettessero; ma dal punto di vista di chi si trova al di fuori, i due si
assomigliano in modo impressionante.
Il fatto che il socialismo, nella forma in cui oggi presentato, si rivolge soprattutto ai
tipi insoddisfacenti o addirittura disumani.
Da una parte abbiamo il socialista che non pensa, dal cuore caldo, il tipico socialista
operaio, che vuole solo abolire la povert e non sempre afferra ci che tutto questo
sottintende. Dallaltra, abbiamo il socialista intellettuale, formatosi sui libri, il quale
comprende che necessario gettare la nostra presente civilt nella spazzatura ed
dispostissimo a farlo. E questo tipo proviene, innanzi tutto, interamente dal ceto medio e
da una parte cittadina e senza radici dello stesso ceto medio. Cosa ancor pi sfortunata,
questo tipo include tanto che a uno che guardi dal di fuori ne sembra addirittura
composto il genere di persone di cui ho parlato; gli schiumanti accusatori della
borghesia, gli annacquati riformatori, di cui Shaw il prototipo, e i giovani, astutissimi
arrampicatori socialletterati che sono oggi i comunisti (gli stessi che saranno fascisti fra
cinque anni, perch questo landazzo), e finalmente tutta quella deprimente trib di
donne magnanime, di uomini in sandali e di barbuti bevitori di succhi di frutta, attirati in
massa dallodore del progresso come mosche da un gatto morto. Il comune galantuomo,
che ha simpatia per gli scopi essenziali del socialismo, riceve limpressione che non ci sia
posto per la sua specie in qualunque partito socialista che faccia sul serio. Peggio ancora,
portato alla cinica conclusione che il socialismo sia una sorta di cataclisma che
probabilmente verr, ma deve essere differito il pi a lungo possibile. Naturalmente, come
ho gi accennato, non leale giudicare un movimento dai suoi seguaci; ma il punto che
la gente lo fa invariabilmente e la concezione popolare del socialismo tinta dalla
concezione di un socialista inteso come persona noiosa e sgradevole. Il socialismo
dipinto come uno stato di cose in cui i nostri socialisti pi canori si sentirebbero
perfettamente a loro agio. E ci porta un grave danno alla causa. Luomo comune pu non
riluttare dinanzi a una dittatura del proletariato, se gliela sapete prospettare con garbo; ma
offritegli una dittatura dei pedanti presuntuosi, e sar pronto a battersi.
C la diffusa sensazione che qualunque civilt in cui il socialismo fosse realt si
troverebbe con la nostra nello stesso rapporto di una bottiglia nuovissima di borgogna
coloniale con qualche cucchiaio di Beaujolais di gran classe. Viviamo, ammettiamolo pure,
tra le rovine di una civilt, ma stata ai suoi tempi una grande civilt, e qua e l fiorisce
ancora quasi indisturbata. Conserva ancora il suo bouquet, per cos dire; mentre
limmaginario futuro socialista, come il borgogna coloniale, ha soltanto sapore di ferro e
acqua. Donde il fatto, davvero disastroso, che un artista di qualche valore non si lascer
mai convincere a entrare nellovile socialista. Ci particolarmente vero per lo scrittore le
cui opinioni politiche sono pi direttamente e ovviamente connesse al suo lavoro pi di
quel che non siano, poniamo, quelle di un pittore. Chi voglia guardare bene in faccia la
realt dei fatti deve ammettere che quasi tutto ci che si pu definire letteratura socialista
noioso, insipido, malriuscito.
Consideriamo la situazione in Inghilterra al momento presente.
Unintera generazione si ormai familiarizzata con lidea del socialismo; e tuttavia il
livello dalta marea, per cos dire, della letteratura socialista rappresentato da W. H.
Auden, una sorta di Kipling senza spina dorsale, e dai poetini ancor pi tenui che gli sono
associati. Ogni scrittore di vaglia e ogni libro degno di essere letto si trovano dallaltra
parte. Sono disposto a credere che sia diversamente in Russia della quale, tuttavia, non
so nulla perch, presumibilmente, nella Russia postrivoluzionaria la sola violenza degli
eventi avrebbe dovuto generare una vigorosa letteratura di vario genere. Ma certo che
nellEuropa occidentale il socialismo non ha dato nascita a una letteratura degna di questo
nome. Non molto tempo fa, quando i problemi erano meno chiari, cerano scrittori di
qualche vitalit che amavano chiamarsi socialisti, ma usavano il termine come una vaga
etichetta. Cos, il fatto che Ibsen e Zola si definissero socialisti non vuol dire altro che erano
progressivi, mentre nel caso di Anatole France significa solo che egli era anticlericale. I
veri scrittori socialisti, gli scrittori propagandisti, sono sempre stati tediosi e vuoti parolai,
come Shaw, Barbusse, Upton Sinclair, William Morris, Waldo Frank, eccetera, eccetera.
Naturalmente non intendo insinuare che il socialismo deve essere condannato solo perch
i letterati non lo amano; non voglio nemmeno insinuare che dovrebbe necessariamente dar
vita a una letteratura sua propria, sebbene io consideri un gran brutto segno che non abbia
prodotto una sola canzone degna di essere cantata. Voglio solo indicare il fatto che scrittori
di autentico ingegno sono di solito indifferenti al socialismo, quando non gli siano
attivamente e pericolosamente avversi. E questo un disastro, non solo per gli scrittori
stessi, ma per la causa del socialismo, che ha grande bisogno di loro.
Questo, dunque, laspetto superficiale della ripugnanza pel socialismo delluomo comune.
Conosco a fondo tutta la tediosa materia, perch lho vista dai suoi due opposti. Tutti
quello che dico qui, lho gi detto ad ardenti socialisti che cercavano di convertirmi e mi
stato gi detto da annoiati nonsocialisti che io cercavo di convertire.
Lintera faccenda si riassume in una specie di malaise causata dallantipatia per
particolari individui socialisti, specialmente del tipo presuntuoso, che citano Marx a tutto
spiano. E puerile lasciarsi influenzare da questo genere di cose? E sciocco? E addirittura
biasimevole? E tutto questo, ma il punto che ci accade e quindi importante tenerlo
presente.

CAPITOLO 12.
Esiste tuttavia una difficolt molto pi grave delle obiezioni locali, temporanee di cui ho
parlato nel capitolo precedente.
Di fronte al fatto che le persone intelligenti sono spesso dallaltra parte della barricata, il
socialista tende ad attribuire il fatto a motivi di corruzione (consci o inconsci) o
allopinione, errata per ignoranza, che tanto il socialismo non funzioner mai, o alla
semplice paura degli orrori e dei disagi del periodo rivoluzionario, prima che il socialismo
sia stabilito. Senza dubbio, tutti questi motivi sono importanti, ma ci sono moltissimi
individui che non sono influenzati da nessuno di essi e sono tuttavia avversi al socialismo.
La ragione del loro no al socialismo spirituale, o ideologica.
Essi lo combattono, non perch non funzioner, ma proprio perch funzioner troppo
bene. Ci di cui hanno paura non sono le cose che dovranno accadere durante la loro vita,
ma quelle che dovranno accadere in un futuro remoto, quando il socialismo sar una
realt.
Molto di rado ho conosciuto socialisti convinti i quali potevano capire che la gente
benpensante pu essere respinta dagli obiettivi verso cui il socialismo sembra tendere. Il
marxista, soprattutto, respinge questo genere di cose come sentimentalismo borghese. I
marxisti di regola non sono molto capaci di leggere il pensiero dei loro avversari; se lo
fossero, la situazione in Europa potrebbe essere meno disperata di quello che in questo
momento. In possesso di una tecnica che sembra spiegare tutto, non si prendono spesso la
briga di scoprire che cosa avvenga nella testa degli altri. Ecco, per esempio,
unillustrazione del genere di cose che voglio dire. Nellanalizzare la teoria largamente
diffusa la quale in un certo senso indubbiamente vera che il fascismo un prodotto
del comunismo, N.
A. Holdaway, uno dei pi acuti scrittori marxisti che lInghilterra possieda, scrive come
segue:
La veneranda leggenda secondo cui il comunismo porta al fascismo Lelemento di verit
che essa contiene questo: che la comparsa dellattivismo comunista avverte la classe
dirigente che i partiti socialdemocratici non sono pi in grado di tenere a freno la classe
operaia e che la dittatura capitalista deve assumere unaltra forma, se vuol sopravvivere.
Vedete qui i difetti del metodo. Per avere scoperto la sottintesa causa economica del
fascismo. Holdaway tacitamente assume che il lato spirituale del fenomeno non ha
nessuna importanza. Il fascismo viene eliminato come diversivo della classe al potere, la
qual cosa vera in fondo. Ma ci in s spiegherebbe soltanto perch il fascismo eserciti un
fascino sui capitalisti. E i milioni di individui che non sono capitalisti, che in senso
materiale non hanno nulla da guadagnare dal fascismo e ne sono spesso consapevoli e che,
ci non di meno, sono fascisti? Evidentemente, la loro adesione ha seguito una linea
puramente ideologica. Possono essere stati spinti dalla paura a rifugiarsi nel fascismo solo
perch il comunismo attaccava o sembrava attaccare certe cose (patriottismo, religione,
eccetera), che si trovano a un livello pi profondo del motivo economico; e in questo
senso verissimo che il comunismo porta al fascismo. E un peccato che i marxisti si
concentrino quasi sempre nel lasciare i loro gatti economici scappar da sacche ideologiche;
ci in un senso rivela la verit, ma con questa penalit, che la maggior parte della loro
propaganda non colpisce il bersaglio. E il no spirituale al socialismo, specialmente come si
manifesta negli individui sensibili, quello che voglio esaminare in questo capitolo. Dovr
analizzarlo piuttosto a lungo, perch molto diffuso, molto potente e, tra socialisti, quasi
completamente ignorato.
La prima cosa da osservarsi che lidea del socialismo pi o meno inestricabilmente
collegata con lidea della produzione industriale.
Il socialismo essenzialmente un credo urbano. Si sviluppato pi o meno
simultaneamente con lindustrialismo, ha sempre affondato le radici nel proletariato
urbano e nel lintellettualismo urbano, ed certo che non avrebbe potuto sorgere che in
una societ industriale.
Dato lindustrialismo, lidea del socialismo si presenta naturalmente, perch la propriet
privata tollerabile solo quando ogni individuo (o famiglia o altro nucleo unitario)
almeno in parte autosufficiente; ma effetto dellindustrialismo proprio quello di rendere
impossibile a ognuno dessere autosufficiente anche per un solo istante. Lindustrialismo,
superato che abbia un livello minimo, deve portare a qualche forma di collettivismo.
Non necessariamente al socialismo, com naturale; forse, potrebbe portare allo Stato
schiavista di cui il fascismo una specie di preannuncio. E anche il contrario vero. La
produzione industriale sottintende il socialismo, ma il socialismo come sistema mondiale
presuppone la produzione industriale, perch esige certe cose che sono incompatibili con
un tenor di vita primitivo. Esige, per esempio, continue intercomunicazioni e scambi di
merci fra tutte le parti della terra; esige un certo grado di controllo accentrato; esige un
tenor di vita approssimativamente uguale per tutti gli esseri umani e probabilmente una
certa uniformit di educazione. Possiamo ritenere pertanto che qualsiasi mondo, in cui il
socialismo fosse una realt, sarebbe cos intensamente meccanizzato come lo sono gli Stati
Uniti in questo momento, probabilmente molto di pi. In ogni caso, nessun socialista
penserebbe di negarlo. Il mondo socialista sempre dipinto come un mondo
completamente meccanizzato, immensamente organizzato, dipendente dalla macchina,
come le antiche civilt dipendevano dallo schiavo.
Fin qui tutto bene, o tutto male. Molti individui, forse una maggioranza, capaci di pensare
non amano una civilt basata sulle macchine, ma chiunque non sia uno sciocco sa che
assurdo parlare in questo momento di fare a pezzi le macchine. Ma purtroppo il
socialismo, come solitamente presentato, connesso allidea del progresso meccanico, non
soltanto come necessario sviluppo ma come un fine in s, quasi una specie di religione.
Questa idea implicita, per esempio, in quasi tutto il materiale di propaganda che si scrive
sul rapido progredire meccanico nella Russia sovietica (diga del Dnieper, trattori,
eccetera). Karel Capek precisa ci molto bene nellagghiacciante chiusa di R.U.R.,
quando i robot, dopo avere assassinato lultimo essere umano, annunciano lintenzione di
costruire molte case (solo per il gusto di costruirle, capite). La specie di individuo che
prontamente accetta il socialismo anche la specie di individuo che guarda al progresso
meccanico, come tale, con entusiasmo. E ci talmente vero che i socialisti sono spesso
incapaci di capire che esiste lopinione opposta. Di norma, largomento pi persuasivo a
cui possano pensare di dirvi che la presente meccanizzazione del mondo niente a
paragone di ci che vedremo quando il socialismo si sar stabilito. Dove oggi c un solo
aereo, in quei giorni ce ne saranno cinquanta! Tutto il lavoro che fatto oggi dalla mano
sar allora fornito dalle macchine; tutto ci che oggi di cuoio, legno o pietra sar fatto di
gomma, vetro o acciaio; non ci sar disordine alcuno, non ci sar incertezza alcuna, non ci
saranno distese desertiche, selvagge, non ci saranno belve feroci, male erbe, malattie, non
ci sar n povert n dolore e cos via e via. Il mondo socialista sar soprattutto un
mondo in ordine, un mondo efficiente. Ma precisamente da questa visione del futuro
come una specie di scintillante mondo wellsiano che rifuggono le menti sensibili. Vogliate
osservare che questa versione, essenzialmente da ventre pieno, del progresso, non una
parte integrale della dottrina socialista; ma si finita per crederla tale, col risultato che il
conservatorismo temperamentale, latente in ogni specie di persone, facilmente mobilitato
contro il socialismo.
Ogni persona sensibile conosce momenti in cui sospetta delle macchine e a un certo grado
anche delle scienze fisiche. Ma importante saper scegliere i vari motivi, profondamente
diversi in epoche diverse, dellostilit verso la scienza e le macchine, e trascurare invece la
gelosia del letterato moderno, che odia la scienza perch la scienza ha rubato alla
letteratura il fascino del meraviglioso. Il pi remoto attacco in forze che, a quanto ne so, sia
mai stato sferrato contro la scienza, si trova nella terza parte dei Viaggi di Gulliver. Ma
lattacco di Swift anche se brillante come tour de force, irrilevante e perfino sciocco,
perch scritto dal punto di vista forse sembrer strano dir ci proprio dellautore dei
Viaggi di Gulliver di un uomo privo dimmaginazione. Agli occhi di Swift la scienza
era soltanto una specie di futile rastrellar letame e le macchine assurdi aggeggi che non
avrebbero mai funzionato a dovere. La sua norma era quella dellutilit pratica ed egli non
aveva la lungimiranza necessaria a saper vedere che un esperimento che non per il
momento dimostrabilmente utile pu dare risultati in futuro. In altra parte del libro egli
definisce impresa migliore di tutte quella di far crescere due fili derba l dove prima ne
cresceva uno solo; non vedendo, a quanto sembra, che proprio questo che la macchina
pu fare. In seguito, le macchine cominciarono a funzionare a dovere, le scienze fisiche
allargarono il loro campo ed ecco sorgere il famoso conflitto tra religione e scienza che
tanto agit i nostri avi. Quel conflitto ormai spento ed entrambe le parti si sono ritirate
gridando vittoria, ma una vena antiscientifica ancora sussiste nelle menti dei pensatori
religiosi. Per tutto il diciannovesimo secolo voci di protesta si levarono contro la scienza e
le macchine (si veda Tempi difficili di Dickens, per esempio), ma solitamente per la
ragione piuttosto superficiale che lindustrialismo nelle sue prime fasi era brutto e crudele.
Lattacco di Samuel Butler contro la macchina nel ben noto capitolo di Erewhon una
cosa diversa. Ma lo stesso Butler viveva in unepoca meno disperata della nostra, unepoca
in cui era ancora possibile a un uomo dingegno essere un dilettante per una parte del
tempo e pertanto lintera faccenda gli parve una specie di esercizio intellettuale. Egli
vedeva con sufficiente chiarezza la nostra abietta subordinazione alla macchina, ma, anzi
che preoccuparsi di trarne le conseguenze, prefer esagerarla per amor di quello chera
poco pi duno scherzo. E soltanto nella nostra epoca, in cui la meccanizzazione ha
finalmente trionfato, che possiamo realmente sentire la tendenza della macchina a
rendere impossibile una vita pienamente umana. Non c probabilmente nessuno che,
capace di pensare e di sentire, non abbia occasionalmente guardato una gaspipe chair e
non si sia detto che la macchina la nemica della vita. Di norma, tuttavia, questo
sentimento pi istintivo che ragionato. La gente sa che in un modo o nellaltro il
progresso una truffa, ma giunge a questa conclusione mediante una specie di
stenografia mentale; il mio compito qui sta nellindicare i logici passaggi che vengono
solitamente saltati. Ma innanzi tutto bisogna chiedersi, qual la funzione della macchina?
La sua funzione fondamentale, ovvio, consiste nel far risparmiare lavoro e il genere di
persone alle quali la civilt meccanica sembra interamente accettabile ben di rado vede la
minima ragione di guardare pi lontano. Ecco qua, per esempio, un individuo che
afferma, anzi urla, di sentirsi completamente a suo agio nel moderno mondo
meccanizzato.
Cito da World Withot Faith (Mondo senza fede) di John Beevers.
Questo quanto egli dice:
E pura follia dire che luomo medio di oggi con un salario settimanale che va da 2 sterl.
10 scel. a 4 un tipo inferiore a un bracciante agricolo del diciottesimo secolo. O del
bracciante o coltivatore di qualsiasi comunit esclusivamente agricola doggi o del passato.
Non , semplicemente, vero. E cos maledettamente stupido mettersi a proclamare a gran
voce gli effetti civilizzatori del lavoro nei campi e nelle fattorie come mettersi a inveire
contro il lavoro che si fa, per esempio, in una grande fabbrica di locomotive o di
automobili. Il lavoro un fastidio. Noi lavoriamo perch dobbiamo e tutto il lavoro si fa
perch ci procuri tel tempo libero e i mezzi per passare questo tempo libero il pi
gradevolmente possibile.
E ancora:
Luomo avr tempo ed energia sufficienti a cercare il suo cielo sulla terra senza
preoccuparsi del soprannaturale. La terra sar un luogo cos piacevole che al prete e al
parroco non rester pi nulla da dire. Un sol colpo netto ha gi tolto loro met
dellimbottitura. Eccetera, eccetera, eccetera.
C un intero capitolo in questo senso (il 4 dellopera di Beevers) e non privo dinteresse
come esempio di adorazione della macchina nella sua forma pi profondamente banale,
ignorante e miope. E lautentica voce di un vasto settore del mondo moderno. Ogni
consumatore daspirina dei sobborghi pi esterni gli farebbe fervidamente eco. Notate
lacuto gemito iroso (Non , semplicemente, vero) con cui Beevers reagisce alla
supposizione che suo nonno possa essere stato uomo migliore di lui; e alla supposizione
ancor pi orribile che se noi tornassimo a un modo di vivere pi semplice egli potrebbe
dover indurire i muscoli in un lavoro manuale. Il lavoro vedete, fatto per procurarci del
tempo libero, dice lui. Tempo libero per che cosa? Per divenire pi simili al signor Beevers,
presumibilmente. Anche se in realt dal genere dei suoi discorsi in fatto di cielo sulla terra
si possa buttarsi a indovinare che cosa gli piacerebbe che fosse la civilt: una specie di
Lyons Corner House che durasse in saecula saeculorum e divenisse sempre pi grande
e rumorosa. E in ogni libro di chiunque si senta a casa sua nel mondo delle macchine in
ogni libro di H. G. Wells, per esempio si troveranno passaggi dello stesso tenore. Quante
volte non labbiamo udita quella mucillaginosa serqua di argomenti edificanti su le
macchine, questa nostra nuova razza di schiavi, che renderanno alluomo la libert
eccetera, eccetera. Per queste persone, evidentemente, il solo pericolo rappresentato dalla
macchina il suo possibile uso a scopi di distruzione; come, per esempio, gli aeroplani
sono utilizzati in guerra. Guerre e imprevedibili disastri a parte, il futuro visto come una
marcia sempre pi rapida del progresso meccanico; macchine per lavorare meno,
macchine per pensare meno, macchine per soffrire meno, igiene, efficienza,
organizzazione, pi igiene, pi efficienza, pi organizzazione, pi macchine, fino a
sbarcare finalmente nellormai notissima Utopia wellsiana, di cui Huxley ha fatto una
caricatura indovinatissima in Brave New World, paradiso di omettini grassi.
Naturalmente nei loro sogni ad occhi aperti del futuro gli omettini grassi non si vedono n
piccoli n grassi; ma Uomini Divini. Ma perch dovrebbero essere uomini divini?
Tutto il progresso meccanico tende a una sempre maggiore efficienza: in ultima analisi,
dunque, a un mondo in cui non avvengono errori. Ma in un mondo dove non avvenisse
mai nulla di errato, molte qualit che Wells considera divine non sarebbero nulla di pi
della facolt animalesca di muovere le orecchie. Gli esseri di Men Like Gods e The
Dream sono rappresentati, ad esempio, come prodi, generosi, fisicamente forti. Ma in un
mondo dal quale il pericolo fisico fosse stato bandito ed evidentemente il progresso
meccanico tende a eliminare il pericolo avrebbe il coraggio fisico qualche probabilit di
sopravvivere? Potrebbe sopravvivere? E perch la forza fisica dovrebbe sopravvivere in
un mondo dove non ci fosse pi la necessit di lavorare con le braccia? Quanto a virt
quali la generosit, la fedelt, eccetera in un mondo dove non avvenisse mai nulla di
errato, sarebbero non solo irrilevanti, ma probabilmente inimmaginabili. Il fatto che
molte delle qualit che ammiriamo negli esseri umani possono funzionare soltanto in
opposizione a qualche genere di disastro, dolore o difficolt; ma la tendenza del progresso
meccanico di eliminare disastri, dolori, difficolt. In libri come The Dream e Men Like
Gods si presume che virt quali la forza danimo, il coraggio, la generosit, eccetera
rimarranno in vita perch sono virt mirabili e attributi necessari di un completo essere
umano.
Presumibilmente, per esempio, gli abitanti di Utopia creerebbero pericoli artificiali allo
scopo di esercitare il loro coraggio e si eserciterebbero coi manubri per indurire muscoli
che diversamente non sarebbero mai costretti a usare. E qui si osserver lenorme
contraddizione che di solito presente nellidea di progresso. La tendenza del progresso
meccanico di rendere il vostro ambiente comodo e sicuro; ma voi vi sforzate di
conservarvi coraggioso e duro.
Vi spingete furiosamente in avanti e nello stesso istante vi tirate disperatamente indietro.
E come se un agente di cambio londinese si recasse in ufficio vestito duna cotta di maglia
e insistesse nel voler parlare latino medioevale. Cos, in ultima analisi, il campione del
progresso anche il campione degli anacronismi.
Intanto, presumo che la tendenza del progresso meccanico sia di rendere la vita sicura e
comoda. Cosa discutibile, perch a un dato momento leffetto di qualche recente
invenzione meccanica potrebbe apparire essere precisamente il contrario. Prendiamo ad
esempio la transizione dal cavallo al veicolo a motore. Di primo acchito si potrebbe dire,
considerato lenorme tributo di vittime preteso dalle disgrazie stradali, che lautomobile
non tenda esattamente a rendere la vita pi sicura. Ci non ostante, la tendenza di tutte le
macchine di farsi sempre pi sicure e pi facili a manovrarsi. Il pericolo di disgrazie
scomparirebbe se decidessimo di affrontare seriamente il nostro piano di rinnovamento
stradale, come finiremo col fare prima o poi; e intanto lautomobile si sviluppata a un
punto tale che chiunque non sia cieco o paralitico pu imparare a guidare in poche lezioni.
Ormai ci vuole molto meno polso e abilit a guidar bene unautomobile che non un
cavallo; tra una ventina danni non ci sar pi bisogno affatto di polso e abilit. Si deve
dire, dunque, che, considerata la societ nel suo insieme, il risultato della transizione dal
cavallo allautomobile ha rappresentato un aumento di comodit, di umana mollezza. Poi
salta fuori qualcuno con una nuova invenzione, laeroplano, per esempio, che non sembra
a prima vista rendere la vita pi sicura. I primi uomini che si levarono in volo a bordo di
aeroplani erano superlativamente coraggiosi e ancor oggi ci vuole una bella dose di fegato
per fare il pilota. Ma la stessa tendenza di cui sopra in atto. Laereo, come lauto, saranno
costruiti in modo da riuscire nella manovra e nel funzionamento i pi semplici possibile;
un milione di ingegneri e di tecnici stanno lavorando, quasi inconsciamente, in questa
direzione. Finalmente questo almeno lobiettivo, che potrebbe anche non essere mai
raggiunto del tutto avremo un aereo il cui pilota non abbisogner di maggior abilit o
coraggio di un infante nella sua carrozzina. E ogni progresso meccanico va e deve andare
in questa direzione. Una macchina si evolve diventando pi efficiente, vale a dire, pi
semplice; per cui lobiettivo del progresso meccanico un mondo semplice allestremo, il
che pu o non pu significare un mondo popolato di semplicioni.
Wells probabilmente replicherebbe che il mondo non potr mai diventare semplicione,
perch, per alto che possa essere il livello di efficienza raggiunto, c sempre qualche
difficolt maggiore alle viste. Per esempio (questa unidea favorita di Wells: se n
servito in non so pi quante perorazioni), quando abbiate messo perfettamente a punto
questo nostro pianeta, vi accingerete allimmensa impresa di raggiungerne e colonizzarne
un altro. Ma ci significa semplicemente spingere lobiettivo pi avanti ancora nel futuro;
lobiettivo stesso rimane il medesimo. Colonizziamo un altro pianeta, e la corsa del
progresso meccanico ricomincia da capo; al mondo straordinariamente semplificato si
sostituisce il sistema solare straordinariamente semplificato, luniverso stesso semplificato.
Nel vincolarvi allideale dellefficienza meccanica, vi vincolate allideale della mollezza,
dellagio. Ma la mollezza repulsiva; e cos ogni progresso appare come una lotta frenetica
verso un obiettivo che sperate e pregate non sia mai raggiunto. Ogni tanto, ma non troppo
spesso, trovate qualcuno il quale capisce che ci che solitamente si chiama progresso
sottintende anche quella che si chiama normalmente degenerazione, qualcuno, tuttavia,
che ci non ostante favorevole al progresso. Donde il fatto che nellUtopia di Shaw una
statua fu eretta a Falstaff, come al primo uomo che abbia mai fatto un discorso in favore
della codardia.
Ma il guaio immensamente pi grave di tanto. Fino a questo momento mi sono limitato a
mettere in rilievo lassurdit di mirare al progresso meccanico ed anche alla conservazione
delle virt che il progresso meccanico rende inutili. Il problema che si deve considerare
se ci sia una sola attivit umana che non sarebbe menomata dal predominio della
macchina.
Funzione della macchina di risparmiare lavoro. In un mondo compiutamente
meccanizzato, tutto il lavoro pi faticoso ed estenuante sar fornito dalle macchine, che ci
lasceranno in tal modo liberi di occuparci di cose pi interessanti. Espresso in questi
termini, il fatto appare splendido. Ti d il voltastomaco vedere una mezza dozzina di
uomini sudar sangue nello scavare una trincea per una conduttura dacqua, quando
qualche macchina abilmente escogitata potrebbe scavare la terra in un paio di minuti.
Perch non affidare il lavoro alle macchine e lasciare gli uomini liberi di andare a fare
qualche altra cosa? Ma ecco sorgere la domanda, che altro hanno essi da fare? Si suppone
che gli uomini siano stati liberati dal lavoro, onde possano fare qualche altra cosa che
lavoro non . Ma che cosa lavoro e che cosa non lo ? E lavoro scavare, fare il
falegname, piantare alberi, cavalcare, pescare, cacciare, prendere fotografie, costruire una
casa, cucinare, cucire, guarnire cappelli, riparare motociclette? Tutte queste cose
rappresentano del lavoro per qualcuno e tutte le stesse cose sono un giuoco per qualcuno.
Ci sono infatti ben poche attivit che non possano essere classificate come lavoro o come
giuoco a seconda di come si decida di considerarle. Il bracciante liberato dal suo scavare
pu voler passare le ore libere, o almeno una parte di esse, a sonare il pianoforte, mentre il
pianista di professione pu essere anche troppo lieto di uscir di casa per andare a lavorare
in un campo di patate. Da qui lantitesi tra lavoro, inteso come qualcosa
dintollerabilmente tedioso, e il nonlavoro, inteso come qualcosa di desiderabile, falsa.
La verit che quando un essere umano non occupato a mangiare, a bere, a dormire, a
far lamore, a ciarlare, a giocare dazzardo o semplicemente a bighellonare intorno e
queste cose non colmeranno tutta una vita ha bisogno di lavorare e di solito ne va in
cerca, anche se non lo chiami lavoro. Sopra il livello del deficiente di terzo o di quarto
grado, la vita deve essere vissuta in termini di sforzo. Perch luomo non , come
sembrano supporre i comuni edonisti, uno stomaco che cammina; possiede anche una
mano, un occhio, un cervello. Cessate di servirvi delle mani e avrete amputato una grossa
porzione della vostra coscienza. Ed ora consideriamo di nuovo quella mezza dozzina di
uomini che stavano scavando una trincea per una condotta dacqua. Una macchina li ha
liberati dalla necessit di scavare ed essi si svagheranno con qualche altra cosa, la
falegnameria, per i esempio. Ma qualunque cosa vogliano fare, scopriranno che unaltra
macchina li ha liberati di quella pure.
Perch in un mondo compiutamente meccanizzato non ci sarebbe bisogno di fare il
falegname, il cuoco o di riparare motociclette pi che non ve ne sia di scavare trincee. Non
ci sarebbe pi nulla, dal catturare una balena allo scolpire un nocciolo di ciliegia, che non
potrebbe essere compiuto da qualche macchina. La macchina usurperebbe perfino le
attivit che noi definiamo artistiche; lo sta gi facendo, attraverso il cinematografo e la
radio. Meccanizziamo il mondo al massimo delle sue possibilit di meccanizzazione e da
qualunque parte vi volgiate ci sar sempre una macchina che vi priver della possibilit di
lavorare, vale a dire di vivere.
A prima vista, questo potrebbe sembrare privo dimportanza. Perch non si dovrebbe
andare avanti col nostro lavoro creativo e non tener conto delle macchine che
potrebbero farlo in nostra vece? Ma non cos semplice come sembra. Eccomi qua, tenuto
a lavorare otto ore al giorno in un ufficio di assicurazioni; nelle ore libere voglio fare
qualche cosa di creativo, cos che scelgo di lavorare un po da falegname: tanto da farmi
un tavolo, per esempio. Si noti che fin dal primo momento c una punta di artificio in
tutta la faccenda, dato che le fabbriche possono darmi un tavolo di gran lunga migliore di
quello che potrei farmi da me. Ma anche quando mi accingo a fabbricarmi il tavolo, non mi
dato sentire nei suoi riguardi ci che lo stipettaio di un secolo fa sentiva per il suo tavolo,
ancor meno ci che Robinson Crusoe sentiva per il suo. Perch ancor prima che io cominci,
gran parte del lavoro gi stato fatto per me dalle macchine. Gli strumenti di cui mi servo
esigono il minimo di abilit.
Posso avere, per esempio, delle pialle capaci di dare qualunque sagoma; lo stipettaio di
centanni fa avrebbe dovuto eseguire il lavoro con cesello e sgorbia, che richiedevano
grande abilit docchio e di mano. Le assi che compero sono gi piallate e le gambe
nascono rapidamente sotto il tornio. Posso perfino andare dal legnaiuolo e comperare tutte
le parti della tavola gi fatte e che abbisognano soltanto di essere connesse, cos che il mio
lavoro si riduce a piantare qualche cavicchio e a servirmi di un pezzo di carta vetrata.
E se cos oggi, nel futuro meccanizzato sar cos infinitamente di pi. Con gli strumenti e
i materiali che allora saranno disponibili, non ci sar possibilit di errore e quindi
nemmeno ci sar bisogno alcuno di abilit. Fare un tavolo sar pi facile e noioso di
sbucciare una patata. Date le circostanze, assurdo parlare di lavoro creativo. In ogni
caso, le arti manuali, vale a dire lartigianato (che deve essere tramandato attraverso
lapprendistato) saranno da gran tempo scomparse. Alcune sono gi scomparse, per la
concorrenza della macchina. Guardatevi intorno per qualunque cimitero di campagna e
vedete se potete trovare una lapide tagliata a dovere dopo il 1820. Larte, o piuttosto
labilit, della pietra lavorata morta cos completamente che ci vorrebbero secoli per farla
rivivere.
Ma si potrebbe dire: perch non tenere la macchina e tenere il lavoro creativo? Perch
non coltivare gli anacronismi come un hobby per le ore libere? Molte persone si sono
gingillate con questa idea, che sembra risolvere bellamente i problemi posti dalla
macchina. Il cittadino di Utopia, ci dicono, rincasando dalle sue due ore quotidiane di
lavoro, consistente nel girare una manopola nello stabilimento di pomodori in scatola,
deliberatamente ritorner a un pi primitivo modo di vivere e soddisfer il suo istinto
creativo con qualche lavoretto dintagli decorativi, o smaltando stoviglie di terracotta, o
dedicandosi a un telaio a mano. E perch questo quadro unassurdit, qual infatti? Per
un principio che non sempre riconosciuto, quantunque sia sempre messo in pratica: che
fino a quando la macchina sia presente, si ha lobbligo di usarla. Nessuno attinge acqua
dal pozzo, quando si pu girare un rubinetto. Si osserva una buona illustrazione di ci nel
campo dei viaggi. Chiunque abbia viaggiato con metodi primitivi in un paese
sottosviluppato sa che la differenza fra questo genere di viaggio e il moderno viaggiare a
bordo di treni, automobili, eccetera, la differenza tra la vita e la morte. Il nomade che
cammina o cavalca, col bagaglio ammucchiato sul dorso di un cammello o su un carro a
buoi, pu patire ogni specie di disagi, ma almeno vive la sua vita viaggiando; mentre per il
passeggero di un treno espresso o di un supertransatlantico il viaggio un interregno, una
specie di morte temporanea. E finch esister la ferrovia, si dovr viaggiare per ferrovia, o
con lauto o laereo.
Sono qui, a quaranta miglia da Londra. Quando voglio spingermi a Londra, perch non
carico il mio bagaglio su un mulo e mi avvio a piedi, accingendomi a una marcia di due
giorni? Perch con gli autobus della Green Line che mi passano accanto sibilanti ogni dieci
minuti, un tal viaggio sarebbe intollerabilmente fastidioso. Perch si possano godere
metodi di viaggio primitivi, necessario che nessun altro metodo sia disponibile. Nessun
essere umano vuol fare checchessia in modo pi scomodo di quel che sia necessario. Da
qui lassurdit di quel quadro dei cittadini di Utopia che si salvano lanima con lavoretti
decorativi. In un mondo dove tutto possa essere fatto dalle macchine, tutto sar fatto dalle
macchine. Tornare deliberatamente a metodi primitivi, usare strumenti arcaici, porre
piccoli ostacoli idioti sulla propria strada, sarebbe dar prova di dilettantismo, darsi arie da
falso artista, rendersi ridicoli. Sarebbe come sedersi solennemente a tavola per far
colazione con posate di pietra. Tornate al lavoro manuale nellet delle macchine e sarete
ricaduti nellYe Olde Tea Shoppe o nella villa Tudor coi falsi travi inchiodati alla parete.
La tendenza del progresso meccanico, dunque, di frustrare il bisogno umano di sforzo e
di creazione. Esso rende inutili e perfino impossibili le attivit dellocchio e della mano.
Lapostolo del progresso dir che ci non ha importanza, ma potrete metterlo con le
spalle al muro facendogli notare a quali estremi orribili pu essere portato il processo.
Perch, per esempio, usare le mani addirittura, perch usarle anche per soffiarsi il naso o
far la punta a una matita?
Non sar difficile applicarsi alle spalle qualche aggeggio di gomma e acciaio lasciando cos
le braccia avvizzire ed essiccarsi in moncherini di pelle ed ossa, no? E cos con ogni organo
e ogni facolt. Non c realmente ragione perch un essere umano debba fare pi che
mangiare, bere, dormire, respirare e procreare; ogni altra cosa pu essere fatta per lui dalle
macchine. Quindi la logica conclusione del progresso meccanico di ridurre lessere
umano a qual cosa che assomigli a un cervello sotto spirito. Questa la meta alla quale gi
tendiamo, anche se, naturalmente, non si voglia arrivarci; cos come un uomo che beve
una bottiglia di whisky al giorno non ha nessuna intenzione di prendersi la cirrosi epatica.
Lobiettivo sottinteso del progresso , non esattamente, forse, il cervello sotto spirito,
ma comunque un orribile abisso subumano di mollezza e inettitudine. E il guaio che
attualmente la parola progresso e la parola socialismo sono inseparabilmente
connesse nella mente quasi di ognuno. Lindividuo che odia le macchine considera cosa
ovvia odiare il socialismo; il socialista sempre favorevole alla meccanizzazione, alla
razionalizzazione, alla modernizzazione, o almeno crede di dover loro essere favorevole.
Recentemente, per esempio, un membro illustre dellIndependent Labour Party mi
confessava con una specie di pensoso pudore come se si trattasse di alcunch lievemente
scandaloso di essere appassionato dei cavalli.
I cavalli, vedete, appartengono allo scomparso passato agricolo, e ogni sentimento per il
passato porta con s un vago sentor di eresia.
E tutto ci in se stesso sufficiente a spiegare lallontanamento dei benpensanti dal
socialismo.
Una generazione fa, non cera individuo intelligente che non fosse in un senso o nellaltro
un rivoluzionario; oggi saremmo pi vicini alla verit se dicessimo che non c individuo
intelligente che non sia reazionario. In proposito varr la pena di paragonare The Sleeper
Awakes di H. G. Wells con Brave New World di Aldous Huxley, scritto trentanni pi
tardi. Ognuno di questi romanzi unUtopia pessimistica, una visione duna specie di
paradiso di pedanti presuntuosi, nel quale tutti i sogni dellindividuo progressivo si
avverano. Considerato semplicemente come esempio di narrativa fantastica The Sleeper
Awakes a mio avviso di gran lunga superiore, ma afflitto da gravi contraddizioni per
il fatto che Wells, nella sua qualit di gran sacerdote del progresso non pu scrivere in
tono convinto contro il progresso. Egli traccia il quadro di un mondo scintillante,
stranamente sinistro, in cui la classe privilegiata conduce unesistenza di superficiale,
smidollato edonismo, e gli operai, ridotti a uno stato di estrema schiavit e ignoranza
subumana, sgobbano come trogloditi in caverne sotterranee.
Appena si esamini questa idea ulteriormente sviluppata in una splendida novella di
Stories of Space and Time ci si avvede della sua incoerenza. Perch, nel mondo
immensamente meccanizzato che Wells immagina, gli operai dovrebbero avere a sgobbare
pi duramente di oggi? Sappiamo che la tendenza della macchina di eliminare il lavoro,
non accrescerlo. Nel mondo della macchina gli operai potrebbero essere ridotti schiavi,
essere maltrattati e perfino malnutriti, ma non sarebbero certo condannati a un incessante
lavoro manuale; ch, in questo caso, quale sarebbe la funzione della macchina? Potete
avere macchine che forniscano tutto il lavoro oppure esseri umani che forniscano tutto il
lavoro, ma non potete avere e le une e gli altri. Questi eserciti di operai del sottosuolo, con
le loro uniformi blu e il loro linguaggio degenere, semiumano, sono stati inventati soltanto
per farvi accapponare la pelle. Wells vuole insinuare che il progresso potrebbe
imboccare la strada sbagliata; ma il solo male che egli si prenda il disturbo dimmaginare
lineguaglianza: una classe che detiene tutta la ricchezza e il potere e opprime laltra, a
quanto pare per pura malignit. Baster darle una spintarella, egli sembra dire, rovesciare
la classe privilegiata passare dal capitalismo mondiale al socialismo, nella fattispecie e
tutto sar a posto. La civilt delle macchine deve continuare, ma i suoi prodotti devono
essere ripartiti equamente. Il pensiero che egli non osa affrontare che la macchina stessa
pu essere il nemico. Cos nelle sue pi caratteristiche Utopie (The Dream, Men like
Gods, eccetera) Wells ritorna allottimismo e a una visione dellumanit, liberata dalla
macchina, come duna razza di esseri illuminati, che, intenti a fare bagni di sole, non
hanno altro argomento di conversazione che la loro superiorit sugli antenati. Brave New
World appartiene a tempi pi recenti e a una generazione che ha capito bene linganno
del progresso. Ha le sue contraddizioni (la pi importante posta in rilievo; in The
Coming Struggle for Power di John Strachey), ma rappresenta almeno un attacco
memorabile al tipo pi ventripotente del perfezionismo. Tenuto conto delle esagerazioni
implicite nella caricatura, il libro esprime probabilmente ci che una maggioranza di
individui pensosi sente nei riguardi della civilt meccanica.
Lostilit della persona sensibile alla macchina in un certo senso non realistica, per il fatto
evidente che la macchina venuta per rimanere. Ma come disposizione mentale merita che
ci se ne occupi abbastanza estesamente. La macchina deve essere accettata, ma sar bene
probabilmente accettarla come si accetta un narcotico: con riluttanza, cio, e diffidenza.
Come un narcotico, la macchina utile, pericolosa e causa di assuefazione. Pi spesso ci si
abbandona ad essa, pi stretta si fa la sua presa. Vi baster guardarvi intorno in questo
momento per vedere con quanta sinistra rapidit la macchina stia facendoci cadere in suo
potere.
Innanzi tutto, c il terribile pervertimento del gusto che stato gi portato da un secolo di
meccanizzazione. Questo quasi troppo evidente e troppo generalmente ammesso perch
vi sia bisogno di parlarne. Ma come singolo esempio, prendiamo il gusto nel suo senso pi
ristretto: il gusto dei buoni cibi. Nei paesi intensamente meccanizzati, grazie alle cibarie in
scatola, alla conservazione in refrigeranti, agli aromi sintetici, il palato quasi un organo
morto.
Come potete vedere guardando nella bottega di qualunque fruttivendolo, quello che la
maggioranza degli inglesi intende per mela un grumo di cotone idrofilo colorato che
viene dallAmerica o dallAustralia; divorer queste cose, palesemente con piacere, e
lascer le mele inglesi marcire sulla pianta. E laspetto lucente, standardizzato, fatto a
macchina della mela americana che attira; il gusto superiore della mela inglese qualcosa
che semplicemente non si nota. Oppure guardate presso ogni droghiere o salumiere i
formaggi e il burro miscelato, avvolti nella stagnola, di produzione industriale; guardate
le triste file di scatolette che usurpano sempre pi spazio in qualunque bottega di generi
alimentari, latterie comprese; guardate un panino svizzero da sei penny o un gelato alla
crema da due penny; guardate il sudicio sottoprodotto chimico che la gente ingolla sotto il
nome di birra. Ovunque guardiate, vedrete qualche lucido e sgargiante articolo fatto a
macchina trionfare dellarticolo antiquato che sa ancora di qualche altra cosa che non sia
segatura. E ci che vale per i cibi vale anche per mobili, case, abiti, libri, divertimenti e
ogni altra cosa che forma il nostro ambiente. Ci sono ormai milioni di individui, e crescono
di numero ogni anno, pei quali il baccano di una radio non solo pi accettabile, ma
sfondo pi normale ai loro pensieri, del mugliar di un bove o del canto degli uccelli. La
meccanizzazione del mondo non sarebbe mai potuta andar molto avanti, se il gusto, anche
i calici gustativi della lingua, fosse rimasto incorrotto, perch in tal caso la maggioranza
dei prodotti della macchina non sarebbe stata semplicemente richiesta dai consumatori. In
un mondo sano non ci sarebbe domanda di cibi in scatola, aspirina, grammofoni, sedie
tubolari, mitragliatrici, quotidiani, telefoni, automobili, eccetera, eccetera; e daltra parte ci
sarebbe domanda continua di oggetti che la macchina non pu produrre. Ma ormai la
macchina qui e i suoi effetti corruttori sono quasi irresistibili. Uno inveisce contro di essa,
ma continua a servirsene. Perfino un selvaggio dalle vergogne scoperte, se gli se ne offre
loccasione, apprender i vizi della civilt nel giro di pochi mesi. La meccanizzazione porta
al decadimento del gusto, il decadimento del gusto porta alla domanda di articoli fatti a
macchina e da questi a una maggior meccanizzazione, e cos il circolo vizioso stabilito.
Ma in aggiunta a questo c la tendenza da parte della meccanizzazione del mondo a
procedere per cos dire automaticamente, lo si voglia noi o no. Ci si deve al fatto che
nelluomo occidentale moderno la facolt dellinvenzione meccanica stata alimentata e
stimolata fino a raggiungere quasi la condizione di un istinto. Gli individui inventano
nuove macchine e migliorano quelle esistenti quasi inconsciamente, un po come un
sonnambulo che continua ad agire nel sonno. In passato, quando si considerava cosa
normale che la vita su questo pianeta dura o comunque faticosa, sembrava destino
naturale continuare a servirsi dei rozzi strumenti dei nostri antenati, e soltanto pochi
eccentrici, a distanza di secoli luno dallaltro, proponevano innovazioni; ecco perch
attraverso periodi di tempo lunghissimi cose come il carro a buoi, laratro, la falce, eccetera
rimasero radicalmente immutate. E dimostrato che si usano le viti fin dalla pi remota
antichit e tuttavia stato soltanto verso la met del secolo scorso che venuto in mente a
qualcuno di fabbricare viti a punta; per migliaia di anni esse erano rimaste con lestremit
piatta e bisognava praticare un foro l dove si dovevano inserire. Nel nostro tempo una
cosa simile sarebbe impensabile. Perch quasi ogni moderno individuo occidentale ha le
sue facolt inventive pi o meno sviluppate; luomo occidentale inventa macchine con la
stessa naturalezza con cui un polinesiano nuota nelle acque della sua isola.
Affidate a qualunque individuo delloccidente un lavoro manuale e subito comincer a
ideare una macchina che faccia quel lavoro per lui; dategli una macchina e lui penser a
vari modi di migliorarla. Capisco questa tendenza abbastanza bene, perch in una mia
inetta maniera ho anchio questo genere di mentalit. Non ho n la pazienza n le capacit
meccaniche di ideare una macchina in grado di funzionare, ma vedo continuamente, per
cos dire, i fantasmi di eventuali macchine che potrebbero risparmiarmi la fatica di usare il
cervello o i muscoli. Una persona con uninclinazione per la meccanica pi definita ne
costruirebbe probabilmente qualcuna e la farebbe funzionare. Ma dato il nostro attuale
sistema economico, che egli potesse costruirle o piuttosto, che qualcun altro potesse
beneficiarne dipenderebbe dalla certezza o meno che avessero un valore commerciale. I
socialisti hanno ragione, dunque, quando affermano che il ritmo del progresso meccanico
sar pi rapido una volta che il socialismo si sia stabilito. Data una civilt meccanica, il
processo di invenzione e miglioramento continuer sempre, ma la tendenza del
capitalismo di rallentarlo, perch in regime capitalistico ogni invenzione che non
prometta profitti immediati negletta; alcune, anzi, che minacciano di ridurre i profitti
sono soppresse cos spietatamente come il vetro flessibile menzionato da Petronio 19.
Sinstauri il socialismo si rimuova il principio del profitto e linventore avr mano
libera. La meccanizzazione del mondo, gi abbastanza rapida, sarebbe o comunque
potrebbe essere enormemente accelerata.
Ed prospettiva, questa, lievemente sinistra, perch chiaro anche oggi che il processo di
meccanizzazione si svolge senza controllo.
Esso si verifica semplicemente perch lumanit ne ha preso labitudine. Un chimico
perfeziona un nuovo metodo di sintetizzare la gomma, o un meccanico escogita un tipo
nuovo di perno di stantuffo.
Perch? Non per uno scopo chiaramente inteso, ma semplicemente per limpulso di
inventare e migliorare, divenuto ormai istintivo. Mettete un pacifista a lavorare in una
fabbrica di bombe e in due mesi egli avr ideato un nuovo tipo di bomba. Da qui la
comparsa di prodotti diabolici quali i gas venefici, che nemmeno i loro inventori potevano
sperare fossero di vantaggio allumanit. Il nostro comportamento nei riguardi di cose
come i gas tossici dovrebbe essere quello del re di Brobdingnag nei riguardi della
polvere da sparo; ma dato che viviamo in unera meccanica e scientifica, siamo contagiati
dallidea che, qualunque altra cosa accada, il progresso deve continuare e il sapere non
deve essere mai soffocato. Verbalmente, senza dubbio, saremmo tutti daccordo sul fatto
che la macchina fatta per luomo e non luomo per la macchina; in pratica, ogni tentativo
di arrestare lo sviluppo della macchina ci appare come un attacco al sapere e perci una
specie di bestemmia. E anche se tutta lumanit improvvisamente si rivoltasse contro la
macchina e decidesse di rifugiarsi in un pi semplice modo di vivere, una siffatta evasione
sarebbe ancor sempre immensamente difficile. Non servirebbe, come in Erewhon di
Butler, spaccare tutte le macchine inventate dopo una certa data; dovremmo anche
distruggere labito mentale che, quasi involontariamente, si metterebbe a ideare nuove
macchine appena le vecchie fossero state distrutte. E in tutti noi c almeno una sfumatura
di questabito mentale. In ogni paese di questo mondo il grande esercito di tecnici e di
scienziati, col resto di noi ansimanti alle loro calcagna, marcia sulla strada del progresso
con la cieca persistenza di una colonna di formiche. Un numero relativamente scarso di
persone vuole che ci accada, moltissimi son coloro che non lo vogliono attivamente, ma il
fenomeno accade. Il processo di meccanizzazione diventato esso medesimo una
macchina, immenso veicolo rutilante che ci porta come un turbine non sappiamo
precisamente dove, ma con ogni probabilit verso il mondo imbottito di Wells e il cervello
sotto spirito.
Queste, dunque, le ragioni del processo alla macchina. Se sia processo valido o no, ha ben
poca importanza. Il punto che argomenti come questi o molto simili a questi verrebbero
ripetuti da chiunque sia ostile alla civilt della macchina. E sfortunatamente, per
quellassociazione di idee, socialismoprogresso-macchineRussiatrattori-igiene
macchine-progresso, che si verifica nella mente quasi di tutti, di solito la stessa
persona che ostile al socialismo.
Il genere dindividuo che detesta il riscaldamento centrale e le sedie tubolari anche il
genere dindividuo che quando nominate il socialismo mormora qualche cosa sullo Stato
alveare e si allontana con espressione rattristata. Da quel che mi risulta, ben pochi
socialisti afferrano perch sia cos o addirittura che sia cos.
19 Per esempio: alcuni anni fa un tale invent un tipo di puntina per grammofono che sarebbe durata per decenni. Una
delle grandi compagnie costruttrici di grammofoni acquist il brevetto, e da allora nessuno ne ha udito pi parlare.
(N.d.A.)
Spingete in un angolo un socialista del tipo verboso, ripetetegli la sostanza di ci che ho
detto in questo capitolo e state a sentire il genere di risposta che avrete. A dir la verit
avrete parecchie risposte; mi sono talmente familiari che le so quasi a memoria.
In primo luogo vi dir che impossibile tornare indietro (o anche far indietreggiare la
lancetta del progresso; come se la lancetta sullorologio del progresso non fosse stata fatta
retrocedere pi duna volta, e con bella violenza, nella storia dellumanit!), dopo di che vi
accuser di essere un oscurantista medioevaleggiante e comincer a diffondersi sugli
orrori dellEvo Medio, sulla lebbra, lInquisizione e cos via. In effetti, quasi tutti gli
attacchi al Medio Evo e al passato in generale da parte di apologisti della modernit sono
fuori luogo, perch il loro trucco essenziale consiste nel proiettare un uomo moderno, con
la sua schizzinosit e il suo altissimo tenor di vita, in unepoca in cui simili agi e comodit
erano totalmente inimmaginabili. Ma si noti che in ogni caso questa non una risposta.
Perch lantipatia per un futuro meccanizzato non implica la pi lieve tenerezza per
questo o quel periodo del passato.
D. H. Lawrence, pi saggio del medioevalista, decise di idealizzare gli etruschi, dei quali
sapeva convenientemente poco. Ma non c nessun bisogno di idealizzare nemmeno gli
etruschi, o i pelasgi, o gli aztechi, o i sumeri, o qualunque altro romantico popolo
scomparso.
Quando si immagina una civilt desiderabile, la si immagina semplicemente come un
obiettivo; non c bisogno di fingere che sia mai esistita nello spazio e nel tempo. Insistete
su questo punto, spiegate che volete soltanto rendere la vita pi semplice e strenua, anzi
che pi complessa pi molle, e il socialista allora ne dedurr che vogliate recedere a uno
stato di natura, intendendo qualche fetida caverna del paleolitico: come se non ci fosse
la minima differenza tra un raschietto di pietra focaia e le acciaierie di Sheffield, o tra una
barchetta di pelli e il transatlantico Queen Mary!
Ma finalmente riceverete una risposta abbastanza soddisfacente e che sar pi o meno
concepita cos: S, quello che dici tutto abbastanza giusto, in un certo senso.
Indubbiamente sarebbe molto nobile temprare noi stessi e fare a meno di aspirina,
riscaldamento centrale e tutto il resto. Ma il fatto, vedi, il fatto che nessuno lo desidera
seriamente. Significherebbe ripiegare su una vita agricola, che vuol dire sgobbare in modo
bestiale e non affatto la stessa cosa che dilettarsi di giardinaggio. Io non ho nessuna
voglia di sgobbare come un forzato, tu nemmeno, nessuno che abbia il senso della realt
pu volerlo. Tu parli cos semplicemente perch non hai mai lavorato un giorno solo in
tutta la tua vita eccetera, eccetera.
Ora questo in un certo senso vero. E come dire: Siamo molli per lamor di Dio
restiamo molli! che almeno sarebbe realistico. Come ho gi fatto notare, la macchina ci
tiene nella sua morsa ed evadere sar immensamente difficile. Ci non ostante questa
risposta invero una evasione, perch non riesce a chiarire che cosa intendiamo quando
diciamo di volere questo o quello. Io sono un moderno semintellettuale degenerato e
morrei se non avessi ogni mattina di buonora la mia tazza di t ogni venerd il mio New
Statesman.
Chiaramente non voglio, per un verso, ridurre la quantit delle mie bevande alcooliche,
pagare i miei debiti, fare abbastanza moto, essere fedele a mia moglie, eccetera eccetera.
Ma per un altro verso, pi serio e durevole, voglio tutte queste cose, e forse per lo stesso
verso voglio una civilt in cui il progresso non sia identificabile con un mondo reso
sicuro per degli omettini grassi. Questi or ora abbozzati sono i soli argomenti che io sia
riuscito a ottenere da socialisti intelligenti e istruiti, ogni qual volta abbia tentato di
spiegare loro come essi allontanino possibili aderenti. Naturalmente c anche il vecchio
argomento che il socialismo verr comunque, lo voglia o non lo voglia il popolo, sempre in
virt di quella cosetta risparmiatrice di guai che la necessit storica. Ma la necessit
storica, o meglio la fede in essa, non ha saputo sopravvivere a Hitler.
Intanto la persona capace di pensare, per intelletto solitamente di sinistra ma per
temperamento spesso di destra, si aggira presso la porta dellovile socialista.
Indubbiamente sa che dovrebbe essere socialista. Ma osserva innanzi tutto lottusit dei
singoli socialisti, poi la manifesta flaccidezza degli ideali socialisti, e si allontana. Fino a
epoca recente era naturale deviare verso lindifferentismo. Dieci, anche cinque, anni fa, i
letterati tipici scrivevano libri sullarchitettura barocca e si sentivano al di sopra della
politica. Ma questo atteggiamento sta diventando difficile ed anche inelegante. I tempi si
fanno pi difficili, i problemi pi netti, la certezza che nulla mai cambier (vale a dire, che
i vostri dividendi saranno sempre sicuri) meno prevalente. Il muretto su cui siede il
letterato, un muretto comodo un tempo come il cuscino di velluto dello stallo duna
cattedrale, gli pizzica ora il didietro in modo intollerabile, sempre pi egli rivela la
disposizione di scendere o da una parte o dallaltra. E interessante notare quanti dei nostri
scrittori eminenti, che una dozzina di anni fa erano corpo e anima in favore dellarte per
larte e avrebbero considerato troppo volgare addirittura votare alle elezioni generali,
stanno ora assumendo un punto di vista politico definito; mentre quasi tutti gli scrittori
pi giovani, almeno quelli che non sono meri buffoni, sono stati politici fin dal
principio. Credo che quando verr il momento critico correremo il pericolo grave che il
movimento principale degli intellettuali tenda verso il fascismo. Quando il momento
critico verr difficile a dire; dipende, probabilmente, dagli avvenimenti in Europa; ma
pu darsi che fra due anni, e forse un anno, noi si raggiunga il momento decisivo. E quello
sar anche il momento in cui ogni persona retta e ragionevole sapr con certezza che il suo
posto dovrebbe essere coi socialisti. Ma non si muover di sua iniziativa; troppi antichi
pregiudizi le sbarrano la strada. Dovr essere persuasa, e con metodi che sottintendano la
comprensione del suo punto di vista. I socialisti non possono permettersi di perdere altro
tempo a predicare ai convertiti. Il loro compito oggi di creare socialisti il pi
rapidamente possibile; mentre invece, e troppo spesso, creano dei fascisti.
Quando parlo di fascismo in Inghilterra, non penso necessariamente a Mosley e ai suoi
inaccettabili seguaci. Il fascismo inglese, quando verr, sar probabilmente duna specie
blanda e sottile ( presumibile, ad ogni modo ai primordi, che non si chiamer
fascismo) e c da dubitare che dragoni pesanti dello stampo di Mosley possano essere
presi molto sul serio dalla maggioranza del popolo inglese; anche se varr la pena di tener
docchio Mosley, ch lesperienza insegna (vedi le carriere di Hitler, Napoleone terzo,
eccetera) che per un arrivista politico talvolta un vantaggio non essere preso troppo sul
serio agli inizi della carriera. Ma quello a cui penso in questo momento la mentalit
fascista, che al di l dogni dubbio sta guadagnando terreno tra gente che dovrebbe saper
comportarsi meglio. Il fascismo come appare allintellettuale una specie dimmagine
riflessa, non proprio del socialismo, ma di un plausibile camuffamento del socialismo. E si
riassume nella determinazione di fare lopposto di qualunque cosa il socialista mitico
faccia. Se presentate il socialismo in una cattiva luce, una luce ingannevole se lasciate
credere alla gente che esso pi o meno pronto a gettare la civilt europea nella
spazzatura al comando di bacchettoni marxisti rischiate di gettare gli intellettuali fra le
braccia del fascismo. Ispirate loro una paura che li costringe ad assumere una specie di
rabbioso atteggiamento difensivo, nel quale si rifiutano, semplicemente, di ascoltare la
parola socialista. Un atteggiamento simile gi chiaramente discernibile in scrittori come
Pound, Wyndham Lewis, Roy Campbell, eccetera, nella maggioranza degli scrittori
cattolici e in molti del gruppo Douglas Credit, in certi romanzi popolari e perfino, a
guardar bene sotto la superficie, in intellettuali conservatori del tipo pi superno come
Eliot e i suoi innumerevoli seguaci. Se volete qualche inequivocabile illustrazione dello
sviluppo di sentimenti fascisti in Inghilterra, ponete mente a qualcuna delle
numerosissime lettere, che, scritte alla Stampa durante la guerra italoabissina,
approvavano lazione italiana, ed anche allululato di gioia che sal dai pulpiti tanto
cattolici quanto anglicani (vedi il Daily Mail del 17 agosto 1936) al sorgere del fascismo
in Spagna.
Per combattere il fascismo necessario comprenderlo, ossia, ammettere che in esso si trova
anche qualcosa di buono, oltre a moltissimo male.
In pratica, naturalmente, non che uninfame tirannide e i suoi metodi per conquistare e
conservare il potere sono tali che perfino i suoi pi zelanti apologisti preferiscono parlare
daltro. Ma il sentimento soggiacente al fascismo, quello che per primo attira gente nel
campo fascista, pu essere meno spregevole. Non si tratta sempre, come la Saturday
Review vorrebbe far credere, del terrore paralizzante del babau bolscevico. Chiunque
abbia dato unocchiata al movimento sa che il gregario fascista spesso una bravissima
persona, sincerissimamente desiderosa, per esempio, di migliorare la sorte dei disoccupati.
Ma pi importante ancora il fatto che il fascismo deriva la sua forza dalle variet tanto
buone quanto cattive dello spirito conservatore. A chiunque abbia il senso della tradizione
e della disciplina esso giunge col suo richiamo gi belle pronto.
Probabilmente, molto facile, quando si abbia la testa colma della specie pi indelicata di
propaganda socialista, vedere nel fascismo lultima linea difensiva di tutto ci che buono
nella civilt europea. Perfino il bravaccio fascista nella sua peggiore rappresentazione
simbolica, col manganello di gomma in una mano e la bottiglia dolio di ricino nellaltra,
non si sente necessariamente un bravaccio; pi probabilmente si sente come Orlando al
passo di Roncisvalle, nellatto di difendere la cristianit dalla barbarie.
Dobbiamo ammettere che se ll fascismo avanza ovunque, la colpa in gran parte degli
stessi socialisti, e in parte va allerronea tattica comunista di sabotare la democrazia, vale a
dire di segare il tronco su cui si a cavalcioni; ma ancor pi al fatto che i socialisti hanno,
per cos dire, presentato la loro causa dalla parte sbagliata.
Non hanno mai messo chiaramente in luce che gli scopi essenziali del socialismo sono
giustizia e libert. Con gli occhi incollati ai fatti economici, hanno continuato con lassunto
che luomo non ha anima ed esplicitamente o implicitamente hanno stabilito la meta di
unUtopia materialistica. Di conseguenza il fascismo ha potuto far leva su ogni istinto che
si rivolti contro ledonismo e una meschina concezione del progresso. Ha potuto
atteggiarsi a sostenitore della tradizione europea e fare appello alla fede cristiana, al
patriottismo e alle virt militari. E qualcosa peggio che inutile scartare il fascismo come
sadismo collettivo o di massa, o qualche altra facile etichetta del genere. Se sostenete
che soltanto unaberrazione che in breve tempo si esaurir da sola, vi cullate in un sogno
dal quale vi desterete nel momento in cui qualcuno vi dar una manganellata sulla testa.
La sola via possibile sta nellesaminare il fenomeno fascista, capire che c qualcosa da dire
a suo favore e infine rivelare chiaramente al mondo che qualunque cosa buona sia nel
fascismo, implicita anche nel socialismo.
Per il momento la situazione disperata. Anche se non dovesse capitarci nulla di peggio,
ci sono le condizioni che ho descritto nella prima parte di questo libro e che non sono
destinate a migliorare col nostro attuale sistema economico. Ancor pi urgente il
pericolo della dominazione fascista in Europa. E a meno che la dottrina socialista possa, in
una forma effettiva, diffondersi ampiamente e rapidissimamente, non v certezza che il
fascismo possa essere mai rovesciato. Perch il socialismo il solo vero nemico che il
fascismo deve affrontare. I governi capitalisticoimperialisti, anche se essi pure stanno per
essere saccheggiati, non si batteranno con la minima convinzione contro il fascismo come
tale. I nostri governanti, quelli di loro che capiscono la situazione; preferirebbero
probabilmente cedere ogni pollice quadrato dellImpero Britannico allItalia, alla
Germania e al Giappone, piuttosto che vedere il socialismo trionfare. Era facile ridere del
fascismo quando ci immaginavamo che fosse una forma di nazionalismo isterico, in
quanto sembrava ovvio che gli stati fascisti, ognuno considerandosi come il popolo eletto e
patriottico per eccellenza contra mundum, avrebbero finito per azzuffarsi tra loro. Ma
non sta accadendo nulla del genere.
Il fascismo ormai un movimento internazionale, la qual cosa significa non soltanto che le
nazioni fasciste possono allearsi a scopo di rapina, ma che tendono, sia pure brancolando,
sia pure ancora semiinconsciamente, verso un sistema mondiale. Ch alla visione dello
Stato totalitario si sta sostituendo la visione del mondo totalitario.
Come ho gi rilevato, levoluzione della tecnica meccanica deve sfociare in definitiva in
qualche forma di collettivismo, ma non occorre necessariamente che questa forma sia
egualitaria; vale a dire, non occorre che sia socialismo. Con buona pace degli economisti,
molto facile immaginare una societ mondiale, economicamente collettivistica cio, col
principio del profitto eliminato ma con tutto il potere politico, militare e educativo nelle
mani di una piccola casta di dominatori e di loro scherani. Questo, o qualcosa di simile,
lobiettivo del fascismo. E questo, naturalmente, lo stato schiavista, o piuttosto il mondo
schiavista; sarebbe probabilmente una forma stabile di societ ed anche possibile, se si
tien conto delle enormi ricchezze del mondo quando siano scientificamente sfruttate, che
gli schiavi saranno ben nutriti e contenti. Si suole parlare dellobiettivo fascista come dello
Stato alveare, il che fa un grave torto alle api. Un mondo di conigli dominato da
ermellini colpirebbe meglio nel segno. E contro questa possibilit bestiale che dobbiamo
coalizzarci.
La sola cosa in base alla quale possiamo coalizzarci il sottinteso ideale del socialismo:
giustizia e libert. Ma unesagerazione definire questo ideale sottinteso. E ormai quasi
del tutto dimenticato. E stato sepolto sotto innumerevoli strati di presuntuosit
dottrinaria, di diatribe di partito e di progressismo miope, fino a ridursi come un
diamante nascosto sotto una montagna di escrementi. Compito del socialismo di
riportarlo alla luce.
Giustizia e libert! Queste sono le parole che devono risonare come una fanfara per tutto il
mondo. Per molto tempo, almeno da dieci anni a questa parte, il diavolo ha avuto per s
tutte le canzoni migliori.
Noi siamo giunti a uno stadio in cui la stessa parola socialismo evoca, da una parte, un
quadro di aeroplani, trattori e immense fabbriche di vetro e acciaio; dallaltra, di
vegetariani dalle barbe sfilacciate, di commissari bolscevichi (mezzi gangster e mezzi
grammofono), di fervide dame in sandali, di marxisti ruminanti polisillabi, di quaccheri
fuggitivi, di fanatici del controllo delle nascite e di arrivisti del partito laburista. Il
socialismo, almeno in questisola, non sa pi di rivoluzione e di cacciata di tiranni; sa di
stortura, di adorazione delle macchine e dello stupido culto della Russia. A meno che non
eliminiamo questo sapore, e rapidamente, il fascismo pu vincere.

CAPITOLO 13.
E in definitiva, c qualcosa che possiamo fare? Nella prima parte di questo libro ho
illustrato per sommi capi in quale pasticcio ci troviamo; in questa seconda parte, ho
cercato di spiegare perch, a mio parere, tante brave persone sentano ripugnanza per il
solo rimedio che abbiamo, il socialismo. E chiaro che la necessit pi urgente dei prossimi
anni per noi di aggregarci queste brave persone prima che il fascista giuochi la sua carta
decisiva. Non voglio sollevare qui la questione dei partiti e degli espedienti politici. Pi
importante dogni etichetta di partito (anche se di certo la semplice minaccia del fascismo
porter in essere tra breve qualche genere di Fronte Popolare) la diffusione della dottrina
socialista in forma effettiva. La gente deve essere messa in grado di agire come socialista.
Ci sono, ritengo, innumerevoli individui che, senza accorgersene, simpatizzano con i fini
essenziali del socialismo e potrebbero essere guadagnati alla sua causa quasi senza sforzo,
se soltanto si sapesse trovare la parola giusta. Chiunque conosce il significato della
povert, chiunque nutra un odio genuino per la tirannide e la guerra, , potenzialmente,
dalla parte dei socialisti.
Mio compito, dunque, qui di suggerire in termini molto generali, necessariamente
come si possa operare una riconciliazione tra il sodalismo e i suoi avversari pi
intelligenti.
Innanzi tutto, occupiamoci degli avversari stessi, e per avversari intendo tutti quegli
individui i quali hanno capito che il capitalismo un male, ma si rendono conto del senso
di disagio e di nausea che li coglie alla minima menzione del socialismo. Come ho gi
detto, ci si pu far risalire a due cause principali. Una la personale inferiorit di molti
singoli socialisti; laltra il fatto che il socialismo troppo spesso si accoppia a una
concezione sbracata e atea del progresso, la quale rivolta chiunque sia sensibile alla
tradizione o ai rudimenti dun senso estetico. Esaminiamo per primo il secondo punto.
Il disgusto per il progresso e la civilt meccanica, cos diffuso tra la gente sensibile,
difensibile soltanto come atteggiamento mentale. Non valido come ragione di ripulsa del
socialismo, perch presuppone unalternativa che non esiste. Quando dite: Sono avverso
alla meccanizzazione e alla standardizzazione, sono dunque avverso al socialismo: dite in
realt: Sono libero di fare a meno della macchina, se cos volessi che un nonsenso. Noi
tutti dipendiamo dalla macchina, e se le macchine cessassero di lavorare la maggioranza di
noi morrebbe. Si pu detestare la civilt meccanica, probabilmente avete ragione di
detestarla, ma per il momento non si tratta di accettarla o respingerla. La civilt meccanica
qui, onnipresente, e si pu soltanto criticarla dallinterno, perch tutti noi ci troviamo
nel suo interno. Sono semplicemente degli idioti romantici coloro che si lusingano di
essere fuggiti, come il letterato snob nella sua villa in stile Tudor con bagno e acqua calda e
fredda, e come il vero uomo che se ne va a fare il primitivo nella giungla con un fucile
Mannlicher e quattro furgoni carichi di cibarie in scatola.
E quasi certamente la civilt meccanica continuer a trionfare. Non c motivo di credere
che distrugger se stessa o cesser di funzionare di propria iniziativa. Da qualche tempo
di moda dire che tra breve la guerra distrugger completamente la civilt; ma sebbene la
prossima guerra guerra di enormi proporzioni debba essere certamente cos orribile da
far sembrare tutte le precedenti un giochetto, immensamente improbabile che essa
imponga un arresto al progresso meccanico. E vero che un paese estremamente
vulnerabile come lInghilterra, e forse tutto loccidente dEuropa, potrebbe essere ridotto al
caos con qualche migliaio di bombe ben centrate, ma nessuna guerra attualmente
pensabile che possa spazzar via lindustrialismo da tutti i paesi contemporaneamente.
Rassegniamoci al fatto che il ritorno a un modo di vivere pi semplice, pi libero, meno
meccanizzato, per desiderabile che possa essere, non si verificher. Questo non
fatalismo, semplice accettazione dei fatti. E insensato avversare il socialismo con la scusa
che si avversa lo Stato alveare, perch lo Stato alveare gi qui. La scelta non ancora fra
un mondo umano e un mondo inumano, ma semplicemente fra socialismo e fascismo, che
, questo, nella sua forma migliore, socialismo svuotato delle sue virt.
Compito dellindividuo ragionevole, quindi, non di respingere il socialismo ma di
decidersi a umanizzarlo. Una volta che il socialismo stia in un certo senso per essere, quelli
che hanno capito completamente linganno del progresso si accorgeranno
probabilmente di opporgli resistenza. Infatti la loro particolare funzione di resistergli.
Nel mondo delle macchine essi devono rappresentare una specie di opposizione
permanente, cosa ben diversa dal fare dellostruzionismo o dal tradire. Ma io sto parlando
del futuro. Per il momento la sola via possibile aperta a un galantuomo, per quanto
anarchico o conservatore possa essere di temperamento, deve lavorare per ledificazione
del socialismo. Nessunaltra cosa pu salvarci dalla miseria del presente o dallincubo del
futuro. Opporsi al socialismo ora, quando venti milioni di inglesi non mangiano
abbastanza per la loro fame e il fascismo ha conquistato mezza Europa, un suicidio. E
come iniziare una guerra civile mentre i Goti stanno varcando la frontiera.
E dunque tanto pi importante liberarsi di quei pregiudizi, dettati dalla mera paura
contro il socialismo, che non si fondano su nessuna seria obiezione. Come ho gi detto,
molti che non sono respinti dal socialismo, lo sono dai socialisti. Il socialismo, cos com
presentato ora, non attira soprattutto perch appare, ad ogni modo dallesterno, come il
balocco di originali, dottrinari, bolscevichi da salotto e cos via. Ma val la pena di ricordare
che ci solo perch si permesso a originali e dottrinari di arrivarci prima; se il
movimento fosse animato da cervelli migliori e da gente pi seria, i tipi discutibili
cesserebbero di dominarlo. Per il momento bisogna stringere i denti e ignorarli;
appariranno molto pi piccoli e insignificanti quando il movimento sar stato umanizzato.
Inoltre, sono irrilevanti. Dobbiamo batterci per la giustizia e la libert, e il socialismo
significa giustizia e libert, quando sia stato spogliato dogni sciocchezza. Sono soltanto gli
elementi essenziali che bisogna ricordare. Dir no al socialismo perch tanti socialisti
individuali sono uomini nulli assurdo come rifiutar di viaggiare in treno perch vi
antipatica la faccia del bigliettario.
In secondo luogo, occupiamoci del socialista stesso, in particolar modo del tipo di
socialista verboso, autore di opuscoli e trattati.
Siamo giunti a un momento in cui disperatamente necessario che gli uomini di sinistra di
tutte le sfumature dimentichino le loro diatribe e si uniscano. In realt ci sta gi
verificandosi in piccola misura.
Evidentemente, dunque, il genere di socialisti pi intransigenti devono oggi allearsi con
uomini che non sono in perfetto accordo con loro. Normalmente questi socialisti
intransigenti sono, e a ragione, alieni dal farlo, perch vedono il gravissimo pericolo,
diluendo lintero movimento socialista, di ridurlo a qualche specie di vana impostura rosa
pallido, ancor pi inutile dello stesso partito laburista parlamentare. In questo momento,
per esempio, esiste il grande pericolo che il Fronte Popolare, che il fascismo
presumibilmente porter in essere, non sar di carattere autenticamente socialista, ma
soltanto una manovra contro i fascismi italiano e germanico (non inglese). Cos la necessit
di unirsi contro il fascismo potrebbe trascinare i socialisti in unalleanza con i loro peggiori
nemici. Ma il principio su cui basarsi questo: non si mai in pericolo di stringere alleanze
sbagliate, quando si tengano gli elementi essenziali del proprio movimento bene in vista. E
quali sono gli elementi essenziali del socialismo? A che cosa mira un vero socialista?
Suppongo che un vero socialista sia colui che aspira non soltanto lo pensa desiderabile,
ma vi aspira attivamente a vedere rovesciata la tirannide. Ma immagino che la
maggioranza dei marxisti ortodossi non accetterebbe questa definizione, o laccetterebbe
soltanto con molti brontolii. A volte, ascoltando i discorsi di costoro, e ancor pi quando
leggo i loro libri, ricevo limpressione che, per loro, lintero movimento socialista non sia
pi duna specie di stimolante caccia alleretico, un saltellare avanti e indietro di frenetici
stregoni al battito di tamtam e al canto di Fi, fe, fo, fum, fiuto lodor del sangue di un
deviazionista di destra! E per questo genere di cose che tanto pi facile sentirsi socialisti
quando si tra gente operaia. Il socialista operaio, come il cattolico operaio, debole in
dottrina e difficilmente apre bocca senza dire uneresia, ma ha il nocciolo del problema nel
sangue. Non gli sfugge il fatto centrale che il socialismo significa il rovesciamento della
tirannide, e la Marsigliese, se fosse tradotta a suo beneficio, lo attrarrebbe assai pi
profondamente di qualunque dotto trattato sul materialismo dialettico. In questo
momento una perdita di tempo insistere che laccettazione del socialismo significa
accettazione del lato filosofico del marxismo, pi la debita adulazione della Russia. Il
movimento socialista non ha tempo di essere una coalizione di materialisti dialettici; deve
essere una lega degli oppressi contro gli oppressori. Si deve attirare luomo che fa sul serio
e si deve cacciar via il liberale dalla parola soave che vuole lannientamento del fascismo
straniero per poter continuare a ricevere pacificamente i suoi dividendi, il tipo di
impostore, che dirige mozioni contro il fascismo e il comunismo, contro topi, cio, e
veleno per topi. Il socialismo significa rovesciamento della tirannide, tanto in patria
quanto negli altri paesi. Finch terrete questo fatto bene in vista, non avrete mai molti
dubbi su chi siano i vostri reali sostenitori. Quanto a minori dissidi e il pi profondo
dissidio filosofico privo di importanza di fronte alla salvezza di venti milioni di inglesi,
le cui ossa marciscono di denutrizione il tempo di discuterne verr poi.
Non credo che il socialista debba sacrificare uno solo degli elementi essenziali, ma certo
dovr fare un grande sacrificio di elementi esteriori. Sarebbe un aiuto enorme, per
esempio, se lodor di stramberia che ancora aleggia intorno al movimento socialista
potesse essere disperso. Se tutti i sandali e le camicie color pistacchio che lo affliggono
fossero ammucchiati insieme e bruciati, e ogni vegetariano, astinente e redentore fossero
mandati a casa a Welwyn Garden City a fare in pace i loro esercizi yoga! Ma questo, temo,
non si verificher. E possibile invece che il tipo pi intelligente di socialista desista
dallalienare eventuali sostenitori con sistemi sciocchi e irrilevanti. Ci sono tante altre
piccole presunzioni che si potrebbero abbandonare cos facilmente! Prendiamo per
esempio linsopportabile atteggiamento del marxista tipico nei riguardi della letteratura.
Dei tanti che mi vengono in mente, dar un solo esempio.
Pu sembrare banale, ma non lo . Nel vecchio Workers Weekly (uno dei precursori del
Daily Worker) usciva regolarmente una colonna di argomenti letterari sul tipo di Libri
sul tavolo del direttore. Per alcune settimane di fila sulla colonna sera parlato abbastanza
diffusamente di Shakespeare; per cui un irato lettore scrisse al giornale nel seguente
tenore: Caro compagno, non vogliamo pi leggere niente di questi scrittori borghesi sul
tipo di Shakespeare. Non potresti darci qualche cosa dun po pi proletario? eccetera,
eccetera. La risposta del direttore fu semplice: Se vorrete compulsare lindice dei nomi in
fondo al Capitale di Marx scrisse troverete che Shakespeare vi menzionato parecchie
volte. E si voglia notare che questo bast a tacitare il lettore rispettabile. E questa la
mentalit che allontana tante degne persone dal movimento socialista. E poi c lorribile
gergo che quasi tutti i socialisti credono necessario usare. Quando lindividuo comune ode
frasi come ideologia borghese, solidariet proletaria e espropriazione degli
espropriatori non ne attratto, ne semplicemente disgustato. Anche la singola parola
compagno ha avuto la sua piccola parte malefica nello screditare il movimento socialista
Quanti indecisi si sono arrestati sullorlo del precipizio, dopo essere andati, forse, a
qualche comizio e avere osservato socialisti un po tronfi darsi debitamente lun laltro del
compagno, e infine sono sgattaiolati via, delusi, nel pi vicino spaccio di birra! E il loro
istinto non sbagliato; che senso ha infatti appiccicarsi addosso un ridicolo cartellino che,
anche dopo un lungo esercizio, non si pu menzionare senza un singulto di vergogna? E
inevitabile vedere il comune osservatore convincersi nellidea che essere socialista significa
calzare sandali e bofonchiare di materialismo dialettico. Dobbiamo mettere bene in chiaro
che nel movimento socialista c posto per esseri umani, o la partita chiusa.
E questo solleva una grande difficolt, perch significa che il problema classista, in quanto
distinto dal mero stato economico, deve essere affrontato pi realisticamente di quel che
non si faccia ora.
Ho dedicato tre capitoli a esaminare la difficolt classista. Il fatto principale che penso ne
sia risultato che il sistema classista inglese, sebbene sopravvissuto alla sua utilit, ci non
di meno le sopravvissuto non d il minimo segno di voler morire. E apportatore di
notevole confusione lassumere, come fa cos spesso il marxista ortodosso (si veda per
esempio il libro, interessante sotto vari aspetti, di Alec Brown, The Fate of the Middle
Classes), che la condizione sociale determinata esclusivamente dal reddito.
Economicamente, non c dubbio, ci sono due classi, la ricca e la povera, ma socialmente
c tutta una gerarchia di classi, e le buone creanze e le tradizioni apprese nellinfanzia dai
membri di ogni classe non soltanto sono diversissime, ma e questo il punto essenziale
persistono generalmente dalla nascita alla morte. Da qui gli individui anomali che trovate
in ogni classe sociale. Trovate scrittori come Wells e Bennett che sono divenuti
immensamente ricchi ed hanno conservati intatti i loro pregiudizi anticonformistici
piccoloborghesi; trovate milionari che non sanno pronunciar bene una sola parola;
trovate piccoli bottegai che guadagnano molto meno di un comune muratore e che,
tuttavia, si considerano (e sono considerati) socialmente superiori al muratore; trovate
ragazzi che hanno fatto s e no le elementari, i quali governano province indiane, e gente
che ha fatto ginnasio e liceo e vende aspirapolvere a rate. Se la stratificazione sociale
corrispondesse esattamente alla stratificazione economica, luomo che ha fatto il liceo
assumerebbe un accento cockney il giorno in cui il suo reddito scendesse sotto le 200
sterline annue. Ma lo fa? Anzi, immediatamente diviene venti volte pi studi classici di
prima. Si aggrappa alla sua vecchia cravatta studentesca come a una corda di
salvataggio. E perfino il milionario dalla pronuncia scorretta, pur andando in alcuni casi
da un maestro di dizione e imparando a parlare con un accento da B.B.C., ben di rado
riesce a camuffarsi cos totalmente come vorrebbe. E infatti difficilissimo evadere,
culturalmente, dalla classe in cui si nati.
Col declino della prosperit, le anomalie sociali si fanno pi comuni.
Non si ha un maggior numero di milionari dalla pronuncia scorretta, ma sempre pi
individui che hanno fatto il liceo e vendono aspirapolvere e sempre pi negozianti che
finiscono allospizio. Vasti settori del ceto medio si stanno gradualmente proletarizzando;
ma il punto importante che essi non adottano, almeno nella prima generazione, una
mentalit proletaria. Prendiamo me, per esempio, con educazione borghese e reddito
proletario. A quale classe sociale appartengo?
Economicamente appartengo alla classe operaia, ma mi quasi impossibile pensare a me
stesso se non come a un membro della borghesia. E nellipotesi che io dovessi decidere con
chi andare, con chi mi metterei, con la classe elevata che cerca di farmi morire dinedia o
con la classe operaia la cui educazione non la mia? E probabile che personalmente, in
ogni questione importante, io mi schieri con la classe operaia. Ma, e le decine e centinaia di
migliaia di altri individui che si trovano pi o meno nella mia stessa posizione? E
quellaltra categoria sociale di gran lunga pi vasta, numerabile a milioni dindividui,
questa volta i commessi dufficio e gli impiegati con mezze maniche dogni specie e
descrizione le cui tradizioni sono meno nettamente borghesi, ma che certamente non vi
ringrazierebbero se li chiamaste proletari? Tutti questi individui hanno gli stessi interessi e
gli stessi avversari della classe operaia. Tutti sono derubati e spadroneggiati dallo stesso
sistema. Ma quanti di loro se ne rendono conto? Quando il momento della crisi giungesse,
quasi tutti si schiererebbero dalla parte dei loro oppressori e contro coloro che dovrebbero
essere i loro alleati. E facile immaginare una classe media stritolata e ridotta in fondo
allabisso della miseria e che ancora rimane di sentimenti ferocemente antioperai:
costituendo cos, naturalmente, un partito fascista gi belle pronto.
E ovvio che il movimento fascista deve accogliere lo sfruttato ceto medio prima che sia
troppo tardi; soprattutto deve accogliere il ceto impiegatizio, tanto numeroso e, se sapesse
coalizzarsi, tanto potente.
Lultimissima persona in cui potete sperare di trovare opinioni rivoluzionarie un
commesso di negozio o un viaggiatore di commercio.
Perch? In gran parte, direi, per il linguaggio proletario di cui infarcita la propaganda
socialista. Allo scopo di simboleggiare la lotta di classe, si modellata la figura pi o meno
mitica del proletario, un pezzo duomo muscoloso ma oppresso, vestito duna tuta
sporca, in contraddistinzione dun capitalista, un uomo grasso e perfido, in cappello a
cilindro e pelliccia. E tacitamente inteso che non c nessuno tra i due; mentre la verit ,
naturalmente, che in un paese come lInghilterra un quarto circa della popolazione sta
proprio tra i due. Se intendete parlare sulla dittatura del proletariato sar una
precauzione elementare cominciare con lo spiegare chi sia il proletariato. Ma per la
tendenza socialista a idealizzare il lavoratore del braccio in quanto tale, la cosa non mai
stata sufficientemente chiarita. Quanti dellinfelice esercito tremante di commessi e
dipendenti di negozio, che sotto certi aspetti sono ancor pi da commiserare dun
minatore o di uno scaricatore di porto, pensano a se stessi come a proletari? Un proletario
cos si insegnato loro a credere significa un uomo senza colletto. Cos che quando
cercate di scuoterli parlando loro della lotta di classe, riuscite soltanto a spaventarli;
dimenticano i loro salari di fame, ricordano il loro accento coltivato e volano in difesa della
classe che li sfrutta.
I socialisti hanno qui un compito di notevole impegno. Devono dimostrare, al di l dogni
possibilit di dubbio, esattamente dove passi la linea di demarcazione tra sfruttatore e
sfruttato. Ancora una volta si tratta di restare attaccati allessenziale; e il punto essenziale
qui che tutti gli individui con redditi bassi e incerti si trovano nella stessa barca e devono
combattere nello stesso campo.
Probabilmente potremmo cavarcela parlando un po meno di capitalista e proletario e
un po pi di rapinatori e rapinati. Ma ad ogni modo dobbiamo abbandonare quella
abitudine ingannevole di sostenere che soltanto i proletari sono lavoratori del braccio.
Bisogna far assolutamente capire al commesso di negozio, al tecnico, al viaggiatore di
commercio, al piccolo borghese che sceso coi piedi sulla terra, al droghiere di paese,
allimpiegato statale dinfimo grado e a tutti gli altri casi dubbi, che essi sono il
proletariato e che il socialismo lavora per loro almeno quanto per il manovale e il
bracciante. Non si deve lasciarli credere che la battaglia sia tra coloro che non sanno
parlare in lingua e coloro che sanno; perch se lo credono, si schiereranno con quelli che
parlano in lingua.
Quello che voglio dire che i diversi ceti devono essere persuasi a far causa comune senza,
per il momento, essere persuasi ad abbandonare le loro differenze sociali. E questo pu
sembrare pericoloso. Ricorda un po troppo laccampamento estivo del duca di York e quel
malinconico genere di discorsi sulla cooperazione delle classi e sulla necessit che tutti si
rimbocchino le maniche, che tutta polvere negli occhi, o fascismo, o tutte due. Non pu
esserci cooperazione tra classi i cui veri interessi siano opposti. Il capitalista non pu
cooperare col proletario. Il gatto non pu collaborare col topo; e se il gatto propone una
forma di collaborazione e il topo cos sciocco da accettare, in breve il topo finir tra le
fauci del gatto. Ma sempre possibile cooperare finch la cooperazione avvenga su una
base di interessi comuni. Coloro che devono agire insieme sono tutti quelli che si
conducono servilmente verso il padrone e tutti quelli che rabbrividiscono al pensiero
dellaffitto da pagare. Ci significa che il piccolo possidente deve allearsi col bracciante
agricolo, il dattilografo col minatore, il maestro di scuola col meccanico di garage. C
qualche speranza dindurli a ci, quando si sia riusciti a far loro capire quale sia il loro
interesse. Ma ci non accadr se i loro pregiudizi sociali, che in alcuni di loro sono radicati
almeno come qualunque considerazione economica, siano punzecchiati senza necessit.
C, in fin dei conti, unautentica differenza di educazione e di tradizioni tra un impiegato
di banca e uno scaricatore di porto, e il senso di superiorit del bancario profondamente
radicato. In seguito egli avr il dovere di liberarsene, ma non questo il momento pi
adatto per chiedergli di fare tanto. Sarebbe dunque un grandissimo vantaggio se quel
continuo, insignificante e meccanico punzecchiare i borghesi, che fa parte di quasi tutta la
propaganda socialista, fosse abbandonato per il momento. In tutto il pensiero e gli scritti
di sinistra dagli articoli di fondo del Daily Worker alle colonne umoristiche del New
Chronicle si perpetua una tradizione anticortesia, uno schernire persistente e spesso
molto stupido le buone maniere e gli ideali dei ceti evoluti (o, per, usare il gergo
comunista, i valori borghesi). E in gran parte una impostura, venendo come viene da
punzecchiatori della borghesia che sono essi medesimi borghesi, ma fa gran danno, perch
lascia che un problema minore ne ostacoli uno maggiore. Storna lattenzione dal fatto
centrale che la povert povert, tanto se il tuo strumento di lavoro un piccone quanto
se una penna stilografica.
Ancora una volta eccomi qua, con le mie origini borghesi e un reddito complessivo che
non supera le tre sterline settimanali. Quale che sia il mio valore, sarebbe meglio attirarmi
dalla parte socialista che farmi diventar fascista. Ma se doveste continuamente vessarmi
per la mia ideologia borghese, se mi faceste capire che in un modo sottile sono un essere
inferiore perch non ho mai lavorato con le mie mani, riuscireste soltanto a trattarmi da
nemico. Perch mi dite o che sono inerentemente inutile o che dovrei alterarmi in un modo
che al di l del mio potere. Non posso proletarizzare il mio accento o certi miei gusti e
opinioni, e non lo vorrei anche se potessi. Perch dovrei farlo? Non domando a nessuno di
parlare il mio dialetto; perch qualcuno dovrebbe chiedermi di parlare il suo? Sarebbe
molto meglio prendere queste miserabili stimmate di classe per autentiche e accentuarle il
meno possibile. Sono paragonabili a una differenza di razza e lesperienza insegna che si
pu collaborare con degli stranieri, anche con stranieri che non ci piacciono, quando sia
realmente necessario. Economicamente, mi trovo nella stessa barca del minatore, del
manovale e del bracciante; mi si ricordi questo fatto ed io mi batter al loro fianco. Ma
culturalmente sono diverso dal minatore, dal manovale e dal bracciante; mettete ci in
particolare rilievo, e potrete armarmi contro di loro. Se fossi unanomalia solitaria, non
conterei, ma ci che vero di me anche vero dinnumerevoli altri. Ogni impiegato di
banca che trema allidea del licenziamento, ogni negoziante che vacilla sullorlo della
bancarotta sono essenzialmente nella stessa posizione. Essi rappresentano il ceto medio
che sta sprofondando e molti di loro si aggrappano alla loro signorilit con lidea che essa
possa mantenerli a galla. Non buona politica cominciare dicendo loro di buttar via la
cintura di salvataggio. Esiste il pericolo manifesto che tra qualche anno vasti settori dei ceti
medi abbiano un brusco e violento scarto a destra.
Cos facendo possono divenire formidabili. La debolezza della classe media consistita
finora nel fatto che i suoi componenti non hanno mai imparato a coalizzarsi; ma se li
spaventate tanto da spingerli a coalizzarsi contro di voi, potreste accorgervi davere
stuzzicato il diavolo. Abbiamo avuto un breve cenno di questa possibilit durante lo
sciopero generale.
Riassumendo: Non ci sono probabilit di sanare le condizioni da me descritte nei primi
capitoli di questo libro, o di salvare lInghilterra dal fascismo, se non porteremo in essere
un effettivo partito socialista. Dovr essere un partito con intenzioni autenticamente
rivoluzionarie e dovr essere abbastanza forte numericamente per agire. Potremo riuscirci
soltanto se offriremo un obiettivo che la gente comune riconoscer come desiderabile. Pi
dogni altra cosa pertanto ci occorre una propaganda intelligente.
Meno slogans a base di coscienza di classe di ideologia borghese e di solidariet
proletaria, per tacer delle sacre sorelle, tesi, antitesi e sintesi; e pi a base di giustizia, di
libert e della condizione del disoccupato. E si parli meno di progresso meccanico, trattori,
diga del Dnieper, il pi recente stabilimento di salmoni in scatola a Mosca; questo genere
di cose non parte integrante della dottrina socialista e allontana molta gente di cui
abbisogna la causa socialista, ivi compresi quasi tutti coloro che sanno tenere la penna in
mano. Tutto quello che occorre martellare e ribadire bene nella coscienza pubblica due
fatti. Uno, che gli interessi di tutti gli sfruttati sono gli stessi; laltro che il socialismo e il
comune decoro possono andare perfettamente daccordo.
Per quel che riguarda il problema terribilmente arduo delle differenze di classe, la sola
condotta possibile per il momento di procedere con calma e non spaventare la gente pi
del necessario. E soprattutto basta con quegli sforzi atletici dabolire le classi. Se
appartenete alla borghesia, non siate troppo impazienti di balzare avanti ad abbracciare i
vostri fratelli proletari; possono non gradirlo e se lo dessero a vedere vi accorgereste forse
che i vostri pregiudizi di classe non sono cos morti come credevate. E se appartenete al
proletariato, per nascita o al cospetto di Dio, non sghignazzate troppo automaticamente
alla cara vecchia cravatta di scuola; essa copre ideali e fedelt che vi potrebbero riuscire
utili se sapeste come usarli.
Tuttavia credo esserci qualche speranza che quando il socialismo fosse un problema vivo,
una cosa cio di cui gran numero dinglesi sinceramente sinteressasse, le difficolt
classiste potrebbero risolversi pi rapidamente di quanto oggi sembri concepibile. Tra
qualche anno o avremo quelleffettivo partito socialista di cui abbiamo bisogno, o non lo
avremo. Se non lo avremo, allora sar lavvento del fascismo: probabilmente una viscida
forma anglicizzata di fascismo, con poliziotti istruiti anzi che gorilla nazisti e il leone e
lunicorno invece della svastica. Ma se lavremo, ci sar da lottare, forse in senso materiale,
perch la nostra plutocrazia non se ne star tranquilla sotto un governo genuinamente
rivoluzionario. E quando i ceti largamente diversi che, necessariamente, formerebbero
qualunque autentico partito socialista, avessero combattuto a fianco a fianco, sentirebbero
diversamente gli uni nei riguardi degli altri. E allora forse questa vergogna dei pregiudizi
di classe svanir e noi della borghesia che sprofonda il maestro privato, il famelico
giornalista indipendente, la figlia di colonnello zitella con 75 sterline allanno, il diplomato
di Cambridge senza lavoro, il comandante di nave senza nave, i commessi, gli statali, i
viaggiatori di commercio e i tre volte falliti negozianti di tessuti di provincia potremo
sprofondare senza lotte ulteriori nella classe operaia a cui apparteniamo, e probabilmente
quando vi saremo non sar poi cos terribile come avevamo temuto, perch, dopo tutto,
non abbiamo altro da perdere che la nostra erre moscia.