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^<^FREDERIC ROWLAND MARVIN

L.t

THE ELMER BELT LIBRARY OF VINCIANA

gift to the Library of the University of California,

Los Angeles, from Elmer Beh, M.D., 1961

-^4^/1^:'/::.

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TRATTATO
DELLA PITTURA
B
I

LIONARDO DA VINCI

MILANO
Dalla Societ Tipografica declassici Italiani, contrada di S. Margherita, N." xii8.

ANNO

1804.

^00<r<V>.^<A^,<^< AAMW*M^*</WV<A<>I\M *^rVW VIIMA

GLI EDITORI.

Se
a

)e

fra

Classici

Italiani

pensa?mno

eli

specialmente autorevole esempio dello immortale nostro Parliti , il quale , fra ;g/ Autori di Lirii^ua proponendolo, osserva che le Opere di questo Toscano , grande Li etterato ^ insigne Pittore , e singolare Meccanico, meritano d'esser lette, perch in uno colla propriet de termini atbinenti a diverse Arti , vi si possono inii*} parare molte cose utili alle stesse ylrti alle Scienze (i) ed
ci

dar luogo anche al Trattato LiONARDO DA ViNci , finnmo


indotti
dall'

di Pittura di

(i)

De' principi delle Belle Lettere. Farteli. Gap.

5.

Del

p-e^io

sommo

det utilit

di

quesi' Opera , di cui e i contemporanei y e i inen lontani y e i moderni che le belle arti conoscono , e le scienze naturali coltivano
scrissero elogj

nostri Lettori

infiniti , farenmio torto ai se ^volessimo solo sospettale


.

Ci che persuasi non foscro pienamente baster solo qui notare che il gYin dipintore Annibale Caracci dir sole a che , se in sua giovent letti avesse qu" precetti , che l'aureo libro di Li o^ Anco contiene , risparmiati avrebbesi venti atni di lavoro (ij i e V giudizioso ed elegante Algarotti nort proponeva allo studioso di pittura altro libro elementare che quello del Vinci (2J; e altro libro fuor di questo non "voleva in un'Accademia a promovere le Belle Arti
istituita

Noi ci siamo attenuti alla edizione di Trichet Dujrsne , // quale per la prima volta nel G5 1 diede alla pubblica luce quest' Opera deiyvsci; e da quella abbiamo pur fatto copiare i disegni delineati dal Poussin , e ombreggiati dalt Errar , che aTopera unironsi per supplire ai disegni originali , che crede ronsi perduti V^ha in essa, vero, delle inesattezze e ripetizioni, e vi s' incontra pur del disordine; ma essa
1

il)

Flhien. Vantrct. sur ina vies des peintres. Fart.

IL

(a)

Saggio sopra la Pittura,

stata aires la sola


vito alle traduzioni
,

che finora ha seralle ristampe^ tran-

ed

ne quella che
I7C)2 presso

fit

Pagani

pubblicala a Firetize nel e Grazioli sopra un

codice scritto dal cel. intagliatore Stefano della Bella , da cui pur s credono immagiuate e disegnate le figure, ond corredata : le quali per sue non sono , come ad evidenza si vedr dimostrato nelle qui annesse Memorie Storiche ledendo inoltre premettere aU Opera siccome usiamo semla Vita dell Autore pre fare in questa nostra edizione de' Classici Italiani , anzicli riprodurne alcuna di quelle che scritte furono dal Vasari fuio a d nostri , sapendo noi che nella Biblioteca Andjrosiana , malgrado le perdite fatte degli scritti e disegni originali di Lionardo , molte notizie inedite e importanti intorno a questo ground" uomo esistevano , raccolte dal eh, Oltrocchi e da altri , ci siamo in.

dirizzati

ad uno de Bibliotecarii
l'eruditissimo

della
,

me-

no troppo noto nella repubblica Letteraria perch noi vogliamo qui farne l'elogio , e che altre volte avea scritto del ViiNCI e delle cose sue: ed egli voile ^ con quella gentilezza che ognor pia rende pregevoli utili ed amabili i suoi lumi y secondare il nostro desiderio E siamo pir cerati che della scelta nostra ci sapranno buon gr'ado i nostri Leggitori , non tanto per la chiarezza e l'ordine con cui troveranno da lui

desima

Ab. Amoretti

me

6
notizie che intomo a Lionardo saputo raccogliere , quanto per la novit e T importanza delle notizie medescritte le
h(i
siine
.

Giui-ii, Feaiaro, c

C*

MEMORIE STORICHE
su LA
VITA
,

GLI

STUDJ

LE
e

OPERE
I

LIONARDO DA VINCI
scritte

DA

CARLO

AMORETTI
,

BIBLIOTECARIO NELL'AMBROSIANA DI MILANO

MEMBRO dell' ISTITCTO NAZIONALE


DELLA
societ' ITALIANA

DELLE SCIENZE,
DI TORINO eC.

dell' ACCAD.

DX

SC.

. L>

MEMORIE STORICHE
DI
1.

LIONARDO DA
istruttiva

VINCI.
deve
esteil

^e
i
,

dilettevole riuscir

a chi legge
sero
sto

la storia degli
,

uomini

_,

che

confini del sapere

raffinarono

gu-

e perfezionando le arti piacevoli

come

accrebbero i comodi della societ, , certamente , per l'importanza dell'argomento almeno piacer il leggere qui raccolte eMe^ morie Storielle intorno a Liowardo da Vinci valente Musico e Poeta , ingegnoso Meccanico , profondo Geometra e Matematico ,
le utili
,

MEMORIE STORICHE 10 egregio Arcliiietto , esimio Idraulico , eccellente Plasticatore e sommo Pittore In nessun luogo aveansi avanti il maggio del 1796 tanti materiali per iscriver l vita di quel gran genio quanto in questa nostra biblioteca, ove l'imniortal fondatore card. Federico Borromeo , e co'proprj danari e per altrui generosi doni , raccolto avea pi scritti e disegni del Vinci , che sparsi non n'erano in tutto il resto dell'Europa Ma , dopo clic ffue' odici , disegni,
.

e quadri furono

^opvPi'fiTufo

per valermi

espressione d'Lit ripide, non\ avrei mai osato d'incaricarmi di scrivere di quel grand'uomo la vita , quantunque gi da venti anni ne avessi pubblicato un compendio (i), se il mio ])redcces^ore Baipassare Oltrocclii , non avesse tutto letto collo specchio ,

d'un

(giacche il Vmci scriver solca colla manca e all'orientale da destra a sinistra), copiato con somma pazienza e fatica oltre ogni credere fastidiosa e grave , come die' egli medesimo , e lasciatoci quanto in que' codici
trovasi

d'importante per
e raccolte

la storia

di

Liostes-

nardo;

non

avesse al

tempo

so le pi accertate e peregrine notizie ^ che altri codici e i libri gli somministrarono ,

e indicate
(i)

le fonti

ove altre cercarne (2)

cali

Disegni di Leonardo da Vinci incisi e pubblida Carlo Giuseppe Gerii. Ragionamento premesso, e Spiegazione delle Tavole. Ital. e Frane. Milano, presso Galeizzi 1784. fol. atl. (a) Conlemporaiicarnente a queste Memorie del Viac

DI LIONARDO D VINCI.

II

con riconoscenza il dico , che molto ancora mi giovai delle notizie intorno a Lionardo raccolte dal Consigliere Venanzio De Pagave , uomo erudidire
,

Devo pur

le quali noinsieme a quelle che risguardano Bramante , e altri celebri nostri Maestri nelle Arti del Disegno , serLansi presso il suo degnissimo figlio , che cortesemente mi permise non solo di leggerle , ma anche di trarne que' lumi , che a migliorare il mio lavoro servir poteano. Con questa suppellettile di cognizioni da altri preparatemi ho j^'^'^so a scrivere queste Memorie , ben certo di non essere un semplice ripetitore di ci che gli altri , dal Lomazzo e dal Vasari sino a noi, hanno scritto ; anzi sicuro di dir cose nuove e importanti, specialmente riguardo a questo paese , in cui egli pass gli anni suoi migliori , e fece quelle opere che maggior nome gli acquistarono Meglio fors'anco , e con pi di precisione alcune cose direi , se i codici di Lionardo , che nostri erano, avessi ora liberamente sott'occhio, onde di tutti agiatamente esaminare i disegni , e lo scritto ; ma questi sono a Parigi Fortunatamente per
:

tissimo in fatto di Belle Arti

tizie

pubblicansi le notizie intorno alla vita, e agli scritti di Baldassare Oltrocchi scritte dal suo successore ed amico Pietro Cighera Prefetto della nostra biblioteca

12

MEMORIE STORICHE
,

oltrecch varie notizie gi in altro tempo da que' codici io avea tratte, Tamicb mio e collega professor Venturi, ora Ministro della Repubblica Italiana presso l'Elvetica , con occhio di colto Fisico , e valente Matematico qual egli , pot col esaminarli , e '1 fece , pubblicandone poi un Saggio (i), di cui varrommi; giaccn riguardo alla parte scientifica poco si estesero le ricerche del nostro Oltrocchi . Non devo qui omettere che raccolse Oltrocchi quelle note per secondare i desiderj del eh. illustratore di Plinio sig. conte

me

Anton-Giuseppe della Torre avendo avuto uno il quale ,


del

di Rezzonico
scritto

inedito

concittadino Monsignor celebre suo Paolo Giovio contenente una compendiosa


vita

e fra questi del nostro Li ON ardo


ci
,

xv, da Vinvoea pubblicarlo corredato di quand'alcuni


valenti artisti del secolo

te notizie potea raccogliere a loro spettanti.


Ei^li

non pubblic mai nulla; ma intendo

dal coltissimo Cigalini suo nipote ed erede degli scritti suoi , come delle sue sostanze
esservi di fatti

ricchito

di

il manoscritto di Giovio arcopiose note dell' illustre suo

avo

eh' egli

pubblicher

forse

un

gior-

(i)

Essai

sur

les

ouvrages
des

Lonard de

V'inci avec

Jragmens

scrits apports de l'Italie etc. Paris, chez Duprat, An. V. 1797.

physico-mnthmatiqiies de tirs de ses Manw Par J. B. Venturi etc. A

^>JJg*

TT DI

TONARLO LIONRDO
T

>i:>v.i. T)k D.V VINCI.

Stana di trascurale

^
,

che Poss^'l?^"^
^"^

^ succintamente
e che

seguen-

CO,

Td>e"SlCe CIO cne


e-,
x

g.orn ^ decorso de' suo. . suoi esam.ne.o fusamente

"f piu ditrmindi , ' 3 ,,,,.i ^^^. /; slu ,

gH^-

^^^^^_

^*

'"'

statica

eu, dipingere non par

"Irt all-ane del '^^X^r::^ Delle ue^^ incidentemente


e

^^^^

^^^^^, ^^^^^.

P''^"'^Sunito 'rr.m.a MU. in Vinci , picco i\<cque L,0N.K00 '''' II. n Nucaue lug, dal

Pittura
,

r''\ lago d.

Ccchio F'i'^f;;'^

p.-o
'

ai

contici

del

Pistoiese; e

come generaluien.e

^ ''

,1^
''^^

nell'anno T445.
,esso gli Scnt,^^

le

e.

j^

^^^^

"T 't' ''^ -l^ retili ,,levo

o'rig'nali

di quel tempo

^U::Cn:utanao

la genealole "ne scrisse carte vecchie le non tanto

Giovio , ; ^hu C. r Piambattista Gi^^b^^^^^^^^ ^.^^^^^^ il Sig. copia di ^^r^^^ la di ^ ignorando suo pa'lre ebbe poi ff;'^" egli sao zio; e che Tirab'S-

che da

(0 Mi

scrive

.1

Cn Rezzonico

Storia Letteraria

f4
.

della famiglia

archivj (i) ^'ARDO fra g' illustri bastardi , dice l'autore della sua vita inserita fra quelle degli illustri

MEMORIE STORICHE da Vnci y quanto i pubblici Possiamo cosi annoverare Lio-

Toscani

dopo
,

lui

Tiraboschi

Ven-

sebbene siili' iliegittiinit de' natali di Lonakdo sembri ii^'U potersi


sarebbe stato desiderabile , Dei avesse trovato qualche documento per dichiararlo almeno legittimato in appresso la qual cosa verisimile per le ragioni che son per addurre Se Lio^ARDo avea 17 anni quando ser Piero n'a-t vea 40 questi dunque l'ebbe essendo giovinetto ancora , e probabilmente libero ; il

turi ed altri.

Ma

mover dubbio
che
il

sig.

.,

(i) Nell'albero genealogico della famiglia da Vinci la quale tuttora conservasi , trovasi Ser Piero notaio della Signoria nell'anno 1484.

Domenico autore
de' viventi

Ser Giuliano notaio della Signoria


nel

Leonardo Pittore
naturale
^

nato

i5i5.

neLll^bl,

Ci rilev il sig. Dei dal Catasto di Decima di Firenze dell'anno 1469 , quartiere Santo Spirito, Drago, nel qual Catasto vengono nominati tutti quelli , che componeano la foniiglia de' Vinci in quell'armo colla rispettiva loro
et e leggesi Ser Piero d'Antonio d'anni 40. Francesca Lanfrediai (sua moglie) d'anni 20, e per ultimo, Lionardo Jgliuolo di detto Ser Piero non legittimo^ d'anni ij. Vedi Serie di ritraili d' uomini illustri toscani. N. XXV. , ove la prima parie di questa genealogia si riferisce . Il resto 1 ho trovato fra le carte del nostro Oltrocchi , che avr forse avute originalmente da Firenze quelle notizie j non mai , per quanto io so pubblicate
;
:

DI LIONARDO DA TINGI. l5 legittimafacilitarne la poteva dovea e che zione Ebbe ser Piero tre mogli , come rilevasi dalla genealogia del D.i , cio Giovanna di Zanobi A madori , Francesca di ser Giuliano Lanfredini, e Lucrezia di Guglielmo Cortigiani Se Lionardo visse in famiglia colla seconda moglie , come vedesi dal registro summentovato , ben chiaro che v'era anche ai tempi della prima , giacche allora , come or or diremo , pens ser \isse pur culla terPiero a farlo istruire
. .
.

ra ; e lo rilevo da un sonetto giocoso del Bellincioni (i) diretto a Madonna Lucrezia (certamente avanti l'anno 1488 in cui gi

era in Milano

nel quale dice d'essere

Fiesole con Piero e

Lionardo

Vedremo in seguito che a Fiesole i Vinci avean casa, e che v'era Lionardo anche nel i5o5. E egli probabile che un fanciullo , tenuto come vile bastardo , vivesse continuamente nella famiglia paterna nel tempo di tre successive matrigne ? Di pi nel codice atlantico in cui Pompeo Leoni (2) raccolse quanti scritti e disegui
:

(i)

Rime
.

del faceto et arguto


1

patta

che chiamasi atlantico pel , contiene quanti disegni e scritti di LiovARDo il cav. Pompeo Leoni pot raccogliere poco dopo la di lui morte , avendone avuta gran parte dal
sesto e per la

Belinzoue fiorentino . Milano Mantigazzi (2) Questo gran codice

493.

Messer Bernardo Per Filippo Maria de'

mole

MEMORIE STORICHE l6 aver pot di Lionardo , e che sta ora a Parigi, bavvi al fol. 128 la lettera d'una sua cognata in data de' 14 dicembre i5i4, la quale cos scrive al marito suo iu Roma: Erami schordato el dii^i c1i& 'voi mi rechomandiate Lesandro in Firenze a vostro
fratello

Lionardo un omo excellentissimo


.
.

e singolarissimo

Pregiavasi

dunque qne-

Mazzenta , che l' ebbe dagli eredi di Messer Francesco Melzo. Contiene questo codice 1730 disegnai. Dopo varie vicende pervenne esso nelle mani dei sig. conte Galeazzo Arconati, a cui Giacomo I. re d' Inghilterra fece ofma egli , pi terire 3ooo doppie di Spagna per averlo avido di gloria che d' oro , ricus quel danaro e '1 gran codice con altri undici del medesimo Vinci don alla biblioteca ambrosiana , lusingandosi di lasciare un monumento illustre , durevole ed istruttivo ai suoi concittadini; delle quali cose fa fede lo stroraento di donazione esistente nel nostro archivio, e la seguente iscrizione tuttora rimasta sopra il vuoto serbatoio di quel tesoro .
; ;

LEONARDI
MANV
.

.
.

YINCII
CELEBERRIMI
.

ET

INGENIO
. .
.

LVCVBRATIONVM
HABES

VOLVMINA
CIVIS

XII

GALEAZ.
INTER
.
.

ARCONATVS
. .

OPTIMATES . TVOS CVLTOR OPTIMVS BONARVM ARTIVM REPVDIATIS . REGIO . ANIMO V\0 OFFEREBAT QVOS . ANGUAE . REX PRO HFSPANICIS MILLE AVREIS TER ORNAMENTVM DEESSET NE . TIBI TANTI VIRI CONSECRAVIT BIBLIOTHECAE AMBROSIANAE MEMORIA NE . TANTI . LARGITORIS - DEESSET gVEM . .iANau'S qVEM . MORES
.
.

MAGNO

Fvndatori ADSTRINGVNT BIBLIOTHECAE . CONSERVATORES FOSVERE . ANNO MDCXXXVH


.
.

FEDERICO

sta della IValellanza

luarilo
-distinto

LIONARDO DA VINCI. I7 di Lionaudo con suo u lo avrebbe certamcnle cotanto


ni se

per

la

legittimazione

almeno
ti-

non
tolo.

lo avesse riputalo

degno

di

qnesto
,

Uq argomento
sua, se

sicuro poi della legittidella le"iltimit


11

mazion

non

io lo

traggo dal vederlo nel io


11'

in Firenze oc-

cupato a piatire co' suoi iratelli , che molti avea come rileviamo dalla genealogia del Dei, per avere la sua parte dell'eredit iV un comune loro zio ser Francesco da Vinci matricolato nell' arte della seta ; e ci consta per pi lettere sne scritte a Milano sistenli nel mentovato codice atlantico al

3x0 , delle quali un frammento di quella sola qui trascrivo che diretta fu a monsig. Carlo d'Amboise luogotenente del Io sotio , scrive re di Francia in Milano egli , quasi al fine del mio letgio che io
fol.
:

con mie frataioli , e pi sotto Ancora ricordo a V. Kxc}^ la faconda che cuni Ss Juliano ndo Fratello capo delli altri
.

fratelli ricordandoli

come se offerse di conciar le cose nostre fra noi fratelli del coinune della eredit de mio Zio , e quelli costringa alla efjcditione , quale conteneva la lettera che lui me mand
,

verosimile che volesse Lionardo avventurare una lite per una sostanza alla
egli

quale non avrebbe potuto in nessun pretendere, qualora non avesse avuto
tolo, se

modo
il

ti-

non

della legittimit,

legittimazione? Ziion. da l^inci

almeno della Aggiungasi che nel suo te-

j8
Slanieiito

MEMORIE STORICHE

medesimo rammemora i fraleli ^ e loro lascia una somma di dan.iro che impiegata aveva in Firenze , e forse anche la
sua parte del podere di Fiesole, come a suo luogo vedremo E ci basti per levargli di fronte , come meglio si pu , la macchia de' natali , a lui senza sua colpa impron.

tata
tilo

UT. Ne' primi anni suoi Lionardo, sordalla natura e belle forme e robustezza non ordinaria , e agilit somma con ingegno perspicacissimo ma inquieto , molti stndj intraprese con ardore , come

avendo

3'aritmelica , scienza allora non comune, la music. per cui molto piacque anche nella viriiil , e la poesia in cui non solo ben riusci scrivendo versi, ma anche cantandoli air improvv^iso , se il vero ci narrano Lo^ mazzo (i), e Vasari (2). Convienci confessar per che nel sonetto morale , sola composizione poetica di lui rimastaci , ha mostrato d'essere pi uomo sensato che immaginoso poeta (3) Ma fra gli studj suoi ,
.

(i)
(2)

Idea del tempio della

piti ara

pag. 42.

Vita di lonnrd& , ix Vinci; e questa intendesi sempre indicata , ^ualun<]uc volta nomino Vasari. (3) Eccolo riportato dal JDufresne e da altri
Vite de' pia eccellenti Pittori ec.

Chi non pu quel che vuol

quel che pu voglia il volere . Adunque saggio 1' uomo da tenere Che da c|uci che non pu suo voler foglia
,

Che

q(it?l

clie

non

si

pu

folle

DI LIONARDO DA VINCI. I9 quello per cui dimostr una pi costante inclinazione, e un'assiduit maggiore, si fu il disegno , e le arti tutte che ne dipendo-

no. Per gli sforzi di Cimabuc e di Masaccio, cominciava a risorgere allora in Italia, e specialmente in Toscana , l'arte della Pittura ; e i migliori ingegni che se ne occupavano , richiamavanla alle belle forme d^ greci lavori , anzi della natura ; e gi scorgeasi ch'essa coiidur poteva alle ricchezze, Ser Piero tanto per secone alla cloria dare l'inclinazione del figliuolo quanto per istradarlo in un'arte onorevole e lucrosa, dopo d' essersi consigliato con messer Andrea da Verocchio , valente pittore , scultore , e architetto a que' d , a lui slesso diello perch nell'arte del disegno lo istruisse Seco il prese a discepolo messer Andrea , e poich ne vide i maravgliosi progressi , per vieppi animarlo allo studio e alla diligenza , mentre stava dipingendo una tavola , in cui san Giovanni battezzava il Salvatore , volle che Lionardo in quel la.

Per che og^i


Sta in
SI

diletto nostro e dosjia

no

saper voler potere

Adunque quel

sol

pu che

col

dovere
.

Is trae la ragion fuor di sua soglia

N sempre
Adunque

da voler quel che l'uom poter Spesso par dolce quel che torna amaro, Piansi gi quel ch'io volsi, poich io l'ebbi tu
,

Lettor di queste note

Se a te vuoi esser buono , e ad altri caro Yogli sempre poter quel che tu debbi

MEMORIE STORICHE 20 vero avesse parie ; e questi vi dipinse vm Angiolo che teneva alcune Acsti: e ben e ti fosse giovanetto , dice Vasari , lo con dussc di tal maniera che mollo meglio delle figure d'Andrea slava l'Angiolo di LiONARDO; il che fu cagione che Andrea mai pi non volle toccar colori ; sdegnaun fanciullo ne sapesse pi di >> tosi che

lui De' suoi progressi nella pittura , e de' pi rinomati lavon del suo pennello , avr in appresso occasione di ragionare ; m.a prima d'ogni cosa mi convicn dare un
.

breve ragguaglio de' principali avvenimenti della sua vita. IV. Pare che sino all'anno suo trentunesimo LioNARDO vivesse in patria , o nella Toscana almeno , occupato hens principalmente della pittura come provanlo e la rotella di fico , in cui pinse si strano mostro composto di quanto trovar seppe di pi
schifoso e spaventevole fra
setti
,

rettili

g'

in;

che spavent suo padre medesimo

3a testa eh

INettuno fatto per Antonio Segni , e '1 cartone d'Adamo ed Eva , di cui dice il Vasari essere stato disegnato con tanta diligenza e naturalit , che al mondo divino ingegno far non pu
,

Medusa

'1

la simile

Nel tempo stesso pci' impiegava

quanto d'o/io
s
,

ma

restavagli nello studio variato assiduo di tutto ci che poteva or.

nargli lo spirito o giovargli Egli certamente molto lavoro facca , poich , non posse-

dendo ricco censo

paterno

sappiam

da

DA VINa 21 qualche lautezza vivea , cavalli e (lomestici avendo, e de' cavalli \oleudo i pi belli e vivaci ; il che far non potea che co'proprj guadagni. La sua giovini LTONARDO
.

Vasari

clic

con

nezza

e la vivacit sua gli fecero nascere


,

talora de' pensieri

che parer possono


,

talor furono stravaganti

pessimi odori, misture di cose inodore , e spiguerli invisibilmente nelle stanze per cacciarne clii il celare allo stesso fine lunghissime v'era budella in modo che, gonfiandoripiegate e
:

come il creare de' che or noi diremmo g^s, con

con mantice non veduto , tutto il luogo occupassero il formare tal congegno , per
le
:

cui

quasi

spontanea

una

tavola

del letto

s'alzasse a destare e spaventare chi


.

dorm a , e altre simili celie pareecliie Meno inutile fu il suo capriccio di copiare dal vero (i) le stravaganti fisionomie die incontrava , per farne le famose sue caricature, nel che

(0 Che LioN'ARuo le copiasse (lai vero lo rilevo da suoi disegni , ove sovente accanto alla caricatura trovasi o '1 soprannome della persona rappresentala , il nome Cosi nella figura inferiore a sinistra ( di chi guarda) della Tav. XIV del Gerii leggesi ci bolgia che porta el capelet in cima al co : alla prima figura a destra della Tav. XVII S. Hiesta scritto: il S.or Gio. Cirello ; e alla sottoposta ronimo de la Porta; alle due inferiori della Tav. XIX leggesi a destra >. Jaimes , e a sinistra il S.r Bacai. Alla sinistra inferiormente nella Tav. XXI Capatagn "Nasotra e cosi di molte altre . Queste caricature , siccome appare da nomi scritti in dialetto milanese , furon certamente disegnate da Lionardo in Milano; ma da ci pur rilevasi che uso egli era a copiarle dal vero.
: : ;

23

MEMORIE STORICHE

dice Siilzcr , a quel che , poscia vollero imitarlo quaulo una buona commedia di Molire a un' insulsa farsa d'arlecchino. Egli studiavasi non solo di dipingere ne* volti e negli atteggiamenti il bel*

fu tanto superiore

'1 deforme ma ben anche di espri, mervi le idee , gli affetti , l'aninia stessa , per la qual cosa talora, dice Lomazzo (i), chiam i contadini a convito per farli ri-

io e

dere alla smascellata, i^accontando loro le pi pazze cose del mondo , e s ben disegnolli che senza riderne guardar non poteansi quelle figure e talor segu i condannati al patibolo per esaminare le traccie
:

dell' angoscia

della disperazione sul loro

pur sovente meditava , tentava, ed eseguiva. Vasari e Lomazzo ci dicono che lasci de' disegni ora per iscaricar acque, ora per traforar monti , ora per tirare gran pesi , ora jier orinoli , e mulini , per gualchiere , e cento altri congegni d'arti, de' quali parleremo. Due principalviso
.

Utili ritrovati

mente

noverali

de'suoi progetti meritano d'essere anquello cio di sollevare , sottopo;

nendovi acconcia base , la basilica di s. Lorenzo senza che avesse a risentirne l'edifizio; e l'altro d'incanalare il fiume Arno da Firenze a Pisa questo per , siccome a suo luogo diremo , deve probabilmente riferirsi all' et sua pi matura Lavor da
:
.

(i> Trattato dell'Arte della Pittura. Lih.

i.

cap.

i.

Di lionkdo da VUStt.
{Giovanetto

23
j

anche

eli

scultura e di plastica

facendo alcune leste di femmine riJenli e di putti che parevano uscite di mano d'un maestro e d'architettura pur occupandosi
;

delle quali cose edilzj il testimonj Lomazzo , e 'i abhiamo a Vasari, e i suoi disegni medesimi. Ci che scrisse e che fece in appresso hen ci prova quanti e quali studj facesse LioNARDO ne' suoi primi anni > attese le cognizioni vaste e profonde che in diverse scienze ed arti mostr d'avere. Per formarcene un'idea basta leggere la lettera ch'egli
le' disci^ni

di varj

tutte

Lodovico il Moro reggente , e meii poco che signore del ducato di Milano , allorch qui chiamollo Ricoppiolla Oltrocchi dal summentovato atlantico codice vinciano Eccola scritta ^ quale ivi si legge al foglio 882 (i) ^ se non che Lioindirizz a
. .

Oltrocchi ritenne rortoj;rafia vinciana , e qui Certo non esser quella eh' adottata o<;2;idl ma v'ha alcuni casi, in cui la trovo ragionevole . Egli generalmente non riconosce che la r e la g quali le prononziamo inanti alle, e aJl't, onde scrive ca , co ^ cu , fra o ^ gu ove noi scriviamo eia , ci , ciu , gi , gio , gi e aggiugne la h alla e e alla g ove vuole chi si pronunzino curae noi la pronunzianio avanti a , o , a Cos animette la sola s dolce , raddoppiandola
(1)

pur io

la ritengo.

si pronunzia forte , ancorch talora sia impura . Sovente pur unisce l'articolo e la preposizione al nome , come faceano i primi scrittori italiani Di tutto ci avremo frequenti esempj negli squarci che riporter tratti da suoi scritti sebbene questi medesii uui principi egli non segua cosunteciente .
.
;

quando

^4
^ARDO
tali
.

"MEMORIE STORICHE
scrissela

colla
alla

munca

perci

da

destra a sinistra

maniera

dci^li

Orien-

HaK'enco S.or mio III. 'visto et cortsisiderato oramai ad stfjcientia le prove di titti quelli clic si imputano maestri et compositori d' instrumenti bellici ; et che le inmentione et operationc de dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune uso : mi exforser , non derogando a nessuno altro , farmi intendere da Prostra Excellentia

aprendo a quello li secreti miei : et : appresso offerendoli ad ogni suo piacimento in ternpi opportuni sperar cura effecto crcia tutte quelle cose , die sub brevit

in presente saranno qui di sotto notate . 1. Ho modo di far punti (ponti) leggerissimi et acti ad portare facilissimamente et cum quelli seguire et alcuna ')olta fifggi'Q li irdmici ; et altri securi et inoffensibili

et battaglia : facili et et ponere Et modi de ardere et disfare quelli de linimici 2. So in la ohsidione de una terra toglier via laqua de' fossi et fare infiniti pontighatti a scale et altri instrumenti perti.

da fuoco commodi da levare

nenti

ad

dieta expeditione

Item se per altezza de argine o per forte22a de loco et di sito non si pottesse in la obsidione de una terra usare lofficio delle bombarde : ho nodo di minare ogni roccia o altra fortezza se gi non fuss& fondata sul saxo
3.
.

MONRDO DA VINCI 25 ancltora morii (le bombarde co/n~ Tio fiis siine et facili ad portare : et cimi quelle buttare minuti di tempesta : et cwii e fumo de quella dando filande spavento ili inimico cimi i^rave suo danno et confusione . 5. I/em ho modi per caie et K'ie strette e distorte facte senz alcuno strepito per venire ad uno certo .... che bisognasse
T)I
.

4.

Ho

passare sotto fossi o alcuno fiume


6.

coperti sicuri ed inoffensibili: e quali enti and intra ne linimici cimi sue artiglierie : non s grande
Jteni fatio

carri

Tudtitudine di gente

danne

cie

non rom-

pessino

et dietro

questi poteranno segui-

re fanterie assai inlesi e senza alchuno ini^ pedimento di bisogno far 7. Item occorrendo bombarde mortari et passavolanti di bellissime e utili forme fora del comune uso 8. Dove mancassi le operazione delle bombarde componer briccole manghani tra. .

buchi et altri instrumenti di mirabile efficacia et fora del usato : et in somma secondo la variet de"" casi componer varie et infinite cose da offendere g. Et quando ac< adesse essere in mare io modi de molti instrumenti actissimi da et navili che faoffendere et defendere
:

ranno resistentia al trarre de omni grossissima bombarda : et polveri o fumi IO. Jn tempo di pace credo satisfare henissimQ a paragoru de omni altro in c,r-

MEMORIE STORlCt 20 chitettura in composizioiie di edifici et puhtici et primati : et in conducci'c aqua dei
uno loco ad un altro
Iteii
.

conducer in sculptura da marmore di bronzo et di terra : similiLer in pictura ci che si possa fare ad paragone

de omni altro et

sia chi vole

poter dare opera al cavallo di bronzo che sar gloria immortale et eterno onore della felice memoria del S. ^^
si

Ancora

vostro

Padre

et

de la inclyta Casa Sfor-

zesca

se alchune de le sopra diete cose paressino ir/ipossibili , et infactialchuno ad hili me ne offero paratissimo ad farne exo in qual perimento in el "vostro parco a Vostra Excellentia piacer ad la loco quale umilmente quanto pia posso me rac,

Et

commando

etc.

DI molte fra le progettate macchine , condegni militari , e stromeiiti bellici ci lasci Lionardo de'disegui ne'coilici, che posseduti erano dalla nostra biblioteca ; e basta anche vedere le Tavole di Gerii , le notizie pubblicate da Venturi , e i pochi cenni ch'io
piati

ho

dati de'disegni Vinciani


,

non
.

coi

da Gerii

per averne un' idea


i

Fra

ponti ( Tav. xlv), d' accese sostanze (Tav. XXXVIII ); i mangani o trabucchi (Tav. xv.*); ogni maniera d'armi (Tav. xiv.*)j disegni d'architettura (Tav. xv.*, e nella Tav. II. qui unita fig, 7); e poltre simili cose,
disegni di Gerii vedonsi la pioggia o temj)csta

DI LIONAftDO

DA VINCI

If

delle quali avr iu seguito occasione di ra-

gionare V. Cosa iiii]iortantc nella storia del Vinci il lssar l'epoca di questo scritto , e quindi della sua venuta a Milano; intorno alla quale, ])oich vide tutti gli scrittori aver preso abbaglio , delle giudiziose ricerche fece il nostro Oltroccbi. Vasari , e con lui tutti quasi i biografi vogliono che Lio^^^ ^o -Nardo venisse a Milano nel 1494 Lorenzo cbe (i) istesso sappiamo da Vasari
.

de' Medici
cliitetto

mand

a Lodovico

il

Moro

l'ar-

Giuliano da San Gallo; clie questi qui visse e convers con Lionardo , quindi

torn a Firenze , e di l pertossi a Prato , ove , mentre attendeva all' edificazione di quella cattedrale , intese con acerbo dolore la morte di Lorenzo Or questo Principe mor nel 1492 dunque assai prima di quest'anno Giuliano qui venne e vi trov LioiSARDO , a cui , dice il Vasari , die de' buoni consigli intorno alla statua equestre,
. :

di cui era occupato L'altrui trascuratezza ha fatto passare nelle mani d' un mio colto amico un libro
.

di spese della fabbrica del nostro in cui non poche notizie trovansi
alle

duomo
relative

Belle

Arti

sul

finire
:

del

secolo

xv.

Alla pag. 107 leggeri

(1)

Viui di Giuliano

da San Gallo

28

MEINIORIE STORICHE

1491. M.erLeonardus Debct

llorentinus debet dare scriptum sibi in credl io iu Libro viridi ra.a stro anni praetcriti in

fo.

pUiin
ili

liabere scridebito libro all)o maslbi in

stri
fo.

anni
88.
11.

I492. in

pr
XIJ.

resto

199.

11.

XIJ.

isto

Ecco dunque Lionardo cbe nel

14.90 aveva

debito colla fabbrica del duomo , e pagollo , o scontollo nel 1492. Ma non cerckiamo di ci altri testimonj che LiONardo me-

un

desimo e gli amici, e contemporanei suoi. Se veracemente il conslgl. De Pagave avesse letto nel codice atlantico ambrosiano alla pag. 2 che LiONARDO disegn in INIilano uii padiglione nel settembre del 1482 , siccome
d'aver rilevato dalle sue Memorie l'amico mio il chiar. P. Dellavalle (i) ; e se LiONARDO , come questi crede , fosse stato l'architetto della casa del conte dioscrive

vauni IMelzi edificata a Vaprio nello stesso posseduta pur oggid dal suo anno 1482 successore e ottimo Vice-Presidente della Repubblica nostra Francesco IMelzi , avieramo due argomenti incontrastabili della venuta di LiONARDO a Milano in quest'anno o prima Ma sebbene , come vedremo , ci non sia punto improbabile , pure eh' egli fosse l'architetto della casa Melzi di Vaprio,
,
.

(t)

Supplemento alla Vita


de' pi
i7<^2.

d.

LiONARDO DA Vinci

nel

Tomo

V. delle VUe sari, ediz. di Siena

eccellenti Pittori ec.

del Va-

ni

LI0NARD9 DA VINCI.
,

2^
il

Io congeltiira solo

e noi dimostra

Della-

e che trovisi la nota riferita dal De Pngavc ne dubito, poich non seppe vedervcla Ohrocchi , diligentissimo scrutatore e copiatore di quel codice , in cui cercava soprattutto argomenti per anticipare quanto ])olea la venuta del Vinci a Milano. Egli

Tallc

vide })ensi segnato il

disegno del padiglione, ma divide pel bagno della duchessa qui venuta nel 1490, e nella vicina pagina trov notato l'anno 1492. (i) Aggiungasi che nemmeno vi vide quella nota \ enturi , il quale nelle notizie sulle epoil
. .

che di LioNARDO (2) ne avrebbe fatta menCerchiamo dunque pi certe prove. LONARDO nel codice segnato Q. A. alla l'igne di ^%"ej)ag. 3 1 cosi lasci scritto vano (ad 20 Marzo 1492^ alla ^vernata
zione
:

si sotterrano

Eccol dunque in JMilano nel 1492. A qual oggetto andasse ne' contorni di Vigevano , lo vedremo poi Di pi abbiamo ini altro codice suo, dice Oltrocchi, intitolato Della luce , e delle ombre : in cui Icggonsi queste parole da lui scritte all'usata sua maniera: yJ di 20 d^ Aprile I490 , cloniinciai questo libro, e ricliominciai il cavallo E chiaro alludersi qui al cavallo della statua equestre, destinata a Francesco 1 Sforza chiaro che , se nel
. .

<i)
(2)

Vedi sotto al num. X. Essay ctc. pag. 36.

MEMORIE STORICHE 3o rlcomincionne il gi-an modello 1490


stica

in pla-

doveva averlo cominciato gi qualche , tempo prima , e tempo pur vi voleva a for-

mare
prima
IVARDO

studj

disegni

abbozzi
.

e modelletti

di cominciarlo

Di ci non pot Lio-

molto occuparsi nello stesso anno poich essendosi a quell'epoca cele1490 , brale le nozze di Lodovico, che allora avea nome di reggente del ducato , con Beatrice d'E'vte, a lui tutta fu addossata la direzione e Tapparecchio degli spettacoli , che in quelPer un analogo mola occasione si diedero nel predov occupatissimo egli essere tivo celebraronsi colanno in cui cedente 1489,
.

massima pompa le nozze del duca Gian Galeazzo con Isabella d'Aragona ; e che dirette fossero col i^tande ingegno ed arte di Maestro Lionardo cel dice chiaramente il poeta Bellincioni , il quale scrisse i versi a quelle relativi (i) E prima di queste feste altre probabilmente avcane immaginate e dirette, come pi sotto diremo. Nei versi del sullodato Bellincioni uu altro argomento abbiamo per maggiormente anticipata dimostrare la venuta di Lionardo Il Poeta nel primo suo comin Lombardia ponimento finge che in sogno gli Compaia l'ombra di Galeazzo Maria Sforza ( trucidato da congiurati nel 1476), il quale era anzioso pel figliuolo Gian Galeazzo, lasciato
la
.
.

(0 Rime

loc, cit.

DI

LIONARDO DA

V1!^CI

gi d'ane che allora aveva ni presso a quattro lustri =z cio da i8 a 19 anni E poich nato egli era nel 1468 , chiaro che quei versi furono scritti nel i486 , o al pi 1487. Ometto altri versi ove dello slesso Gian-Galeazzo dicesi che all'et sua verde e acerba licite san le dande e Jole ; che se da giovanetto egli opera
d'olto anni
,
.

3l

per non pensiain tristo il il che certamente deve intendersi de' tempi an ieri' ri al suo matrimojiio piogettato nel 1488. Or a quell epoca , scrive il Belljncioni che Lionardo gi era in Milano ; poich volendo il poeta rassicurare Galeazzo Maria sulla huona riuscita del lghuolo suo , gli dice che tutto dee spel'et il vuole
,

grano

in erba;

rare dalla conversazloxie de' grandi uomini da L( dovico chiamati alla sua corte , fra i quali, se non nomina apertamente LioisarDo, perch forse il verso e la rima il ricusavano , s hen lo accenna sotto il nome d yjpelle fiorentino che l'editore Tantio o

Tanzi l'ha egli apertamente nominato in margine Scritto aveva il poeta


. ;

Qui come Tape


Di

al

mei viennc ogni dotto


:

Da

sua corte piena Fiorenza un Apelle ha qui condotto;


virtuosi
la

ha

ed a spiegazione di quest' ultimo verso l'editore ha posto in margine Magistro Leo' nardo da P^inci Pertanto il {issare prima del 1487 la venuta di Lionahdo in Milano
:
.

32

MEMORIE STORICHE

non cerlainente anticij)arne l'epoca vera . Ma un altra epoca aLhiaiiio pi arretrata ancora , e non meno sicura , sapendo noi dal cav. Fr. Sabba da Castiglione, che Lio^"ARDO , suo contemporaneo , gi era in Milano , e lavorava al modello della statua ccjuestre nel 1483 imperciocch nairando egli come i Francesi lo distrussero quando Lodovico XII s'impadron di Milano nel 1499 , soggiugne che il Vinci intorno a quella grand'opera sedici anni continui uvea
:

consumali (i) Non abbiamo vero altro argomento che quest' epoca confermi ma nemmeno nessuno ve n'ha che la contrad.

e altronde il dotto e savio scrittore milanese , che narra d'aver veduta una si nobile e ingegnosa opera fatta bersaglio a balestrieri Guasconi , ben merita tutta la fede VII. Un altro abbaglio del Vasari , e generalmente de' blograli del Vinci , si clic Lodovico il Moro alla corte sua l'invitasse , perch il divertisse col suono della sua cetra. Vero che eccellente musico , e sopra tutto esimio suonalor di lira riputato egli era , cosicch , al dire del Lomazzo ci superava. Vedesi in tutti in (j[uest' arte mia nota del suo codice ( segnato Q. li. pag. 28 ) fatta menzione d' una viola con

dica

(1) Ricortli

(li

IVIonsi.

Sabba da Castiglione. Vineil

ia presso Farri i56o.

YeUi

iiuin.

XVIII.

DI

LIONARDO DA VINCI.
:

33

in altro codice v' d'una lira il disegno da lui tatto ; d'un'altra sua lira formata del teschio d'un cavallo con

nuova

tastatura

molta parte d'argento parla il Vasari sumuientovato ; e con una chitarra in mano io vidi il suo ritratto fra gli ornali del
frontispizio di

un

bel

codice triulziano
di

in

pergamena

eh'

un Trattalo

Musica di

prete Florentio dedicato- al cardinale AscaCon tutto ci non punto nio Sforza credibile che il Vinci sia stato qui chia.

suonando e cantando gli uomini pi grandi quale , de' suoi d in ogni scienza ed arte studiavasi di qui raunare ; e che conoscer dovea quanto Lionardo valesse nelle belle arti e specialmente nella pittura , avendo nella sua corte la mentovata famosa rotella da lui giovanetto dipinta, e dui duca Galeazzo Maria comperata per 3oo scudi , siccome

mato per
Lodovico

divei'lire
il

scrive lo stesso Vasari ; e appunto in vista di questa, al dire del Lomazzo , egli stato qui ricercato .

E in vero , o si considerino le idee grandiose e politiche di Lodovico il Moro, o le prove di sapere e di abilit nelle arti offerte da Lionardo , che di musica e di slromenti musicali mai non fa parola, o ci che questi qui fece, ben vedcsi ch'egli vi fu chiamato non meno ad istruire che ad operare , e anche ad istituire e dirigere un' accademia di scienze e d'arti Sappiamo dagli scrittori della vita di Lodovico , che lulon. da f^iiicL e
.

, .

34

MEMORIE STORICHE

questo accortissimo Principe , avendo , dopo r assassinio del fratello duca Galeazzo Maria , fatto il progetto di salire sul trono paterno , nel tempo stesso che colla forza e pi coll'arte , tolse il comando alla vedova duchessa Bona di Savoia , e la vita a Cecco Simonetta di lei sagace consigliere e ministro , cerc di trarre al suo partito gli nomini pi rinomati d'Italia per le scienze e per le lettere , e sopra tutto per le belle arti , le quali avendo , per la protezione de' Medici , cominciato a risorgere a Firenze e quindi pe' Visconti a Milano , tanta gloria aveano acquistata a quelle famiglie (i)

(i) Non furon mai le arti del disegno interamente trascurate presso di noi Veggasi nella Storia Pittorica del eh. sig. ab, Lanzi (Tom. il. pag. 386) ove tratta della Scuola Lombarda , come sempre in mezzo alla maggior barbarie che oscurava 1' Europa tutta , in Lombardia conservossi e l'uso, e un certo gusto della pittura , della qual cosa parecchi monumenti presso di noi esistenti egli indica , e altri avrebbe potuto indicarne fra i quali la chiesa pievana , or secolarizzata di Galliano a sei miglia al sud di Como, dipinta nel looyQuando Giotto qui venne, certamente prima del i334 , e dipinse il palazzo de' Visconti , la pittura prese migliori norme, e formossi una scuola , che diede de' grandi nomini, le opere de' quali in alcune chiese , e presso qualche famiglia s'ammirano tuttavia . Del risorgimento della scoltura un monumento n'era in s. Francesco, chiesa ora secolarizzata, lavoro del i3i6' rappresentante scolpito in marmo il Transito dclk. B. Vergine e due monumenti ancor ve n' ha , de' quali uno il mausoleo di s. Pietro Martire in Sant' EustorgJo , e l' altro di Lanfranco Settala in San Marco: amenJue di Giovanni da Pisa, che ii primo termin nel i339 , e poco dopo f' altro lavoro. Riscije pure l'Architettura quando Gian
. ;

DI

LIONARDO DA
il
,

'VINCI.
,

A
no

35
o pre-

ci s'aggiunse

lodevol motivo

testo

te suo

almeno di dare al piccol duca nipouna educazione quale a gran sovraconveniva ; onde meglio colorir cosi
di togliergli
la

r iniquo progetto

f>

Egli pertanto,
il

non contento, come


d'aver ornato

Signoria . dice

Tantio (i)

, ,

Milano di

pace , dovizia templi e magnifici edifizj volle ancora arricchirlo di mirabili, e siu golari ingegni, i quali a lui, di loro ve ra calamita concorreano Perci chia,
.

qui con onorevoli stipendj il lodato fiorentino Bellincioni , che teneasi allora pel pi arguto e faceto poeta italiano , acciocch , dice il mentovato Tantio , per Tor nato parlare fiorentino e per le argute e yy terse sue rime venisse a limai^ e polire l'alquanto rozzo parlare della nostra cit t e s gran frutto ei fece , che non solo la Cantarana e '1 Nlrone , ma tutti due i navigli sono diventali acqua di Par;

nasso

11

Bellincioni

(2)

medesimo ha

Galeazzo Visconti invit i pi valenti maestri di quesf ma non lasci essa le arte per la fabbrica del duomo cos dette gotiche maniere . Come poi sino a Lionardo
;

s'andassero le tre arti migliorando, veder si pu nella mentovata opera del Lanzi; e pi diffusamente ancora il leggo nelle inedite Memorie per servire alla Storia de^ PiUori Scultori e Architetti milanesi , del fu ab. Antonio Albuzzi possedute ora dal valente Raccoglitore degli Economisti italiani Pietro Custodi che cortesemente

me

le

ha comunicate. Prefazione alle (2) Pag. 3w.


(i)

Rime

del Bellincioni

MEMORIE STORICHE mi Sonetto in laude del vuole che Mi sisnor Lodovico, il quale ^ lano ui scientia Sia una nuova Atliene. lo non istar qui a rammeiitare tutti i grandi uomini che a Milano invit Lodo36
fra le sue rime

Molti ne ricorda il BeJIinvico a que' di cioni , poeti e artisti celebri , lodando Ira questi in ispecial maniera Lioj>ari>o col dire
.

Del Vinci e suoi pennelli, e suoi colori I moderni e gli anliclii hanno paura
.

ne commenda Frate Luca LiONARDO Tamico e '1 compagno, e '1 ristoratore degli studj matematici in Italia il quale pur mette innanzi a tutti LiOiXARDO , dicendo, che il Viivci di
Molti pi Paciolo (i) , di
,

scoltura getto e pittura con ciascuno il nome verilca cio tutti vince . E chi vuol

meglio sapere quanto coltivate allor qui

fos-

sero colle arti le scienze e le lettere , legga l'Argelati e '1 Sassi (2) , e vedr quali e quanti uomini illustri qui fossero allora E' egli credibile che in mezzo a tanti dottissimi

uomini chiamato

fosse

Liojsardo

in ogni scienza ed arte versato , unicamente per divertire colla cetra sua Lodovico ?

Prefaz. al Libro de divina proportione . BcbUotli. scriptprum Mediolanens. Tom. Literar. TypograJ. Mcdiol. Pag. 337.
(i) (2)

I.

HisLor,

DI LioxARDo
Il

DA VI^XI
l'opposto.

Sy
Gi
osser-

fatto

vai

e dallo

ben prova scritto da

lui presentato (i),


,

dalle sue note rilevarsi

ene

la

cupazione di LiONARDO fu la della statua equestre di Francesco I. Sforza; allo studio della quale ha dato al riferire del Castiglione , incominciamento nel 1483 e prima ancora , dice il poeta taccone, sarebbesi messa mano all'erezione di quel monumento se LioivARDO fosse qui prima ve,
:

prima ocformazione

lluto

se pi ])resto

La
Che

non s' principiato , voglia del Signor fu sempre pronta


era Lionardo ancor trovato , di presente tanto ben l' impronta (2)
s'

Non
Non

avr dunque questi tardato ad occuparsene appena giunto in Milano ; e Lodovico in lui non certo il suonator di lira

ma un

gnava avea condotto

di cui abbisoOsservai gi che direttore esser solca Lionardo delle pubbliche feste , e rappresentazioni che davansi ora dal Sovrano, ora dai gentiluomini, delle quali ci ha serbata memoria il Bellincioni , che versi a quelle occasioni scrivea ; e

eccellente statuario
.

se

il

tenne

Tanlio , che li raccolse e pubblicolli , siccome pare aver tenuto , l'ordine ,

(t)

(2) !Btanc:i

Vedi Sopra alla pag, iG. Coronazione e sponsalizio de la set. Regina M. Maria tifor/a, di Buldassarc Taccone ec. Mila-

no

presso Pachcl. 14^3.

38

MEMORIE STORICHE

croilologico con cui erano scritti , certamente le due rappresentazioni , in lode della Pazienza e della Fatica , date dai Sansevele feste nuziali Beatrice , cos riportar si devono ai primi anni del suo soggiorno in questi tempi possiamo pur riMilano

rini

siccome
e

precederono

d' Isabella

di

ferire

ritratti

fatti

da

Lionardo

delle

damigelle amate da Lodovico cio Cecilia Gallerani (i) , e Lucrezia Cri-

due

belle

(i) Pel ritratto della prima scrisse il Bellincioni il seguente sonetto , che assai pi al pittore che al poeta fa onore

Di che t'adiri a chi invidia hai Natura Al Vixci che ha ritratto una tua stella
!

Cecilia s\ , bellissima , oggi quella Che a suoi begli occhi il sol par ombra oscura L' onor tuo , sebben con sua pittura La fa che par che ascolli ^ e non favella . Pensa , quanto sar pi viva e bella , Pi a te fia gloria nell' et futura . Ringraziar dunque Lodovico or puoi E r ingegno e la man di Lionakdo Che a posteri di lei voglion far parte Chi lei vedr cos , bench sia tardo Vederla viva , dir basti a noi Cpmprender or quel eh' natura ed arte
:

mss. del De Pagave, che il rimaritata poi al conte Lodo\'ico Pergamino , vedevasi ancora in Milano nel secolo ora scorso presso i marchesi Bonesana , e una bella e antica copia n'abbiamo nella nostra galleria. Un bellissimo quadro dello stesso Lionardo dipinto per questa Cecilia esiste , e vidilo negli scorsi giorni , presso Giuseppe Radici mercante di vino nella contrada di s. Vito al carrobbio in porta ticinese ora marengo . Rappresenta

Trovo fra le note tratto della Gallerani ,

. ,

DI LIONARDO
velli (i), pc' quali

DA VINCI.

3^

di que' di

pi versi scrissero i poeti quali onta non ebbero di ven

questa tavola la B. Vergine col Bambino sedente in atta di benedire una di quelle rose che dal volgo dicons rose della madonna, dipiata con una finitezza mirabile. Bella sopra tutto n' la testa , nella quale come ne> collo e petto ammirasi un liscio e lucido sorprendente Vi si legge il nome di Cecilia ne' seguenti versi scrittif nello zoccolo della cornice in forma d'ancona, che ben mostra 1" architettura di que' tempi Per Cecilia qlal te orna lauda e adora El TtO LNICO FIGLIOLO O BEATA VIRGEN'E EXORA .
;

Potrebbe il Vinci aver fatto contemporaneamente il quadro el ritratto: non essendo raro allora che la divozione s' accoppiasse ad illeciti amori , ma pu ben anch' essere che questo dono abbiale fatto Lodovico dopo giacch trovo nel mentovato libro di il matrimonio , che il duca nell' anno spese della fabbrica del duomo 1493 doveva una somma pr pretto cent. iSx.marmorisJni dati mag. Johanni de busti ducali inginiar. pr ponendo in
.,

Pergamene eie. Argelati di lei colta e poetessa (t) Nel Cod. Atlant. pag. 164 v'ha tre eleganti epigrammi inediti sul ritratto di Lucrezia Crivelli fatto da LioNARDO, che l'autore anonimo forse mand al Pittor medesimo senza pubblicarli:
opere in
dne.

domo

Ceciliie

parla

come

di

donna

7.
! dedisset Vincius , ut tribuit cetera , sic animnm. . Noluit ut similis mugis haec foret : altera sic &st
*

Ut bene respondet Naturae Ars docta

Possidet

illius

Maurus amans animam

IL
Huius quam, cernis nomea Lucretia , Divi Omnia cui larga contribuere vianu Rara huic /orma data est ; pinxit Leonardus , amavit Maurus, pictorum primus hic , ille ducum
.

III.

ac superas hac laesit imagine Dii-as tantum kominis posse manum haec doluiC : Jllae longa dari tam magnae tempora formae, Quae spatio /ucrat deperitura brevi.
,

Naturam

Pictor

40

MEMORIE STORICHE dere Li musa loro a commendazione degli amori scandalosi di Lodovico , che nobili e
prostituiva
i
.

rispettabili donzelle a piaceri suoi sfacciata-

mente
erano

Tanto
!

allora

corrotti

costumi de' Grandi

Vili.

Uno

de' pi chiari argomenti del

conto in cui Lodovico


^'ARD0
,

non

solo

tenne Lioil Moro come cran meccanico ec, ,

celiente statuario

e pittore esmiio

ma

co-

me uomo
versato
,'

in ogni maniera di scienze e d'arti

trarre lo possiamo dall'accademia,

che il Vinci ha qui stabilita, e che da lui avendo preso il nome dovea certamente il
fondator suo e direttore in lui solo riconoscere Che il Moro bramasse l'unione de'
.

uomini e valenti artisti , e chiedesse che reciprocamente i lumi loro comunicandotti

dosi estendessero
i^liorassero le arti

i
,

confini del sapere, e mi-

l'abbiamo dal mentovato Fra Luca Paciolo (i). Che poi vi fosse qui stabilita un'accademia (la prima di cui siavi certa memoria ) , a cui avea dato il no-

Ma

forse il Vixci fece quel ritratto dopo il 1497 , se vero che Lodovico sol dopo la morte di Beatrice ebbe da Lucrezia quel Gio. Paolo che fu lo stipite dei

marchesi

Imho/'f. Hist. Ital. et Hisp. Nel Museo di Parigi v' ritratto di bella donna alla finestra con veste rossa fregiata di ricamo e gsllon d'oro, che credesi esser quello di Lucrezia Crivelli fatto qui da Lionardo. Gaulc de Ji. Gennain pag, i,xix. (0 Pref. al libro De dhinn pmportione
.

di

Caravagio
i.

Vedi

genealog.

Tom.

pag. 245.

DI

LiONARDO DA VINCI.
,

4I

me LiONARDO
sari (i),

non

testimonio del Vacon lascia dubitare la stampa


oltre
il

di sei tavole incise in rame esistenti fra i nostri codici , nelle quali in mezzo a u ingegnoso disegno di cifre , e d'andirivieni , variato in ogni tavola, leggesi:

ACADEMIA

Dassi per fregio o viYllNCl gnetta alla prima pagina di queste memorie il centro d'un di que' disegni , i quali, comprese le quattro cifre degli angoli fatte a complemento del quadrilatero , hanno pollici parigini g , lin. 5 in lunghezza, e pollici 7 lin. 3 in larghezza Ben probabile che ad uso di quell'accademia , per ragionare co' suoi colleghi , e per istruzione de' suoi scolari , tante cose abbia scritte il Vinci quante sen'leggono non solo nel suo Trattato della Pittura^ ma anche ne' molti suoi volumi manoscritti Spiegasi
.

LEONARDI

cosi

perche di tanti e si variati argomenti ei prendesse a trattare ; e perch non trovi usi generalmente ne' suoi scritti se non idee staccate , opere abbozzate , e materiali per far libri , anzich trattati compiuti In questo conto pur tenere possiamo , e vel tennero i pi colti uomini che lo esaminarono , il presente Trattato della Pittura , quantunque Fr. Luca Paciolo dica che Lionardo con tutta diligentia al degno libro de pictura et movimeuti umani ab.

IVI.

'

(<) Vita di

Lionardo da Viac

j^2

MEMORIE STORICHE

bia posto fine ; e ropera sia altronde in se stessa s pregevole che il conte Algarotli non esit a dire che in una scuola di
disegno altro libro elementare di ])ttura fuor di questo trattato non v'avrebbe vo11 eh. A^enturi , il quale dai coluto (i) vlnciani che or sono in Parigi , ha , dici estratto ci che pi onora l'ingegno e'I sapere di LiONARDO , pubblicandone il gi mentovato Saggio , ci fa vedere che la Pittura non tu che una parte delle oc cupazioni di quest'uomo straordinario ,
.

y>

naturale che pi rapportausi alla Geomevi sono delle viste nuove , delle noIria >> te fatte per le circostanze del momento ; e vedesi che l'autore aveva il progetto di trattare estesamente quegli argomenti E vero che trovansi talora ne' suoi ma^> noscritti delle specolazioni inutili , e del le false deduzioni , che forse avrebbe omesse , ove avesse ridotte le sue idee a trattati ; pur v' molt' oro fra mezzo a Colla scorta di questo quella arena Scrittore di tutte quelle cose daremo un' idea pi sotto IX. Ci premesso , possiamo ora con. qualche miglior ordine cronologico di Lio^'ARDO stabilitosi in Milano e delle cose sue
: . .

delle specolazioni

suoi manoscritti, die' egli , contengono sui rami della scienza

(i)

Saggio sopra

la Pittura.

DI LIONARDO DA VfNn. 4:> ragionare. Del 1483 ecco fjii dunque per lavorare ;j1 modello della colossale statua equestre Fra c[uest'auno e '1 1-1.89 abbiamo d lui la direzione d'alcune feste e rappresen.

per giostre e per nozze ; e ritraili di Lodovico. Abbiamo pure l'istituzione dell' accademia viiiciana , sebbene di questa non possiamo fissare l'epoca precisa ; e per essa certamente furon disegnate , in gran parte almeno , le cose
tazioni
i

delle

due concubine

\inciane

relative
alla

alla

pittura

come
scritte

alla

meccanica, e

geometria, e

mol-

te delle note clie trovansi ne' suoi codici Nel 1789 molto occuparonlo le feste nuziali pel real maritaggio del duca Gian Galeazzo e di Isabella d'Aragona , nelle quali rappresent i movimenti de' pianeti , onde

cliiam Paradiso V ingegnosissima maccliina a tal oggetto costruita ; e a misura che ognun di loro , nelFaggirarsi del maccbinismo , avvicinavasi agli augusti sposi, usciane un Cantore , cbe la divinit figurava al ianeta attribuita , e i versi cantava scritti

da 1 Bellincioni

(i)

Nell'anno stesso lo veg-

(i)
si
.

Ecco il titolo che il Tantio premette a'que'ver- La seguente operetta composta da Meser Bernardo

una festa o vero ripresentazione chiamata Paradiso, qual fece fare il signor Lodovico in laude deIJa duchessa di Milano , e chiamasi Paradiso pero ch v'era fabbricato con il grnnde ingegno ed arte di Maestro Leonardo Vinci fiorentino il Paradiso con tutti li sette Pianeti che girava e li Pianeti era rapre sentati da homini in forma e habito che se descrivono

Belinzon

44

MEMORIE STORICHE

f^iamo formare un congegno di carucole e di corde , con cui trasportare in pi venerabile e pi sicuro luogo , cio nell' ultima arcata della na\e di mezzo della metropolitana , la sacra reliquia del santo Chiodo , che ivi ancor si venera. Al fol. i5 del codice segnato Q, R. in i6 , egli ci ha lasciata di tal congegno una doppia figura , cio

una

di quattro carucole

una

di tre col:

corde , soggiugnendovi in Dodel Chiodo della Croce canicola alla mo L'anno 1490 abbiamo la sua gi indicala nota esistente nel codice ;=; -De///2 luce e delle ombre !:r che dimostra d'avere allora scritte quelle sue osservazioni ottiche , e ricominciato un nuovo modello o disegno della Segue poi nello slesso statua equestre (i) luogo a dar notizie , poco gloriose al certo Jachomo , d'un suo scolare o servitore
le rispettive
.
. :

'venne a star con meco d'et d'anni io. Ivi narra come questi rub a lui e ad altri, fra i quali a Marco , e Giannantonio suoi scolari , de' quali il primo era probabilmente Marco d'Oggiono, e '1 secoQscriv' egli
,

per epilogarladro , bughiotto Da questo mefriardo , ostinato desimo scritto abbiamo accidentalmente no,Beltraffio.

do Giannantonio ne i vizj vi pose

in

margine
.

:>

dalli poeti
la
prefitta
.

li quali Pianati tutti parlano in laude delducliessa Isabella , come vedrai leggen-

dola
(i)

Vedi sopra

pag. 29.

DI LIONARDO DA VINCI 4$ d'una figurata e mascherata giostra diretta da LiONARDO medesimo, che cosi narIteiiL a ra uno de' furti del suo Jachomo di 2G di Gennaro seguente 1491 essendo io in casa di Messer Galeazzo da San Se^ verino a ordinare la festa della sua giostra , e spogliandosi certi staffieri per provarsi alcune i'esti d'uomini salvatici , che a detta
.

tizia

fetta accadeano , Jachomo s^accost alla scarsella d'uno di loro , la qual era in sul Sappiamo poi dal letto , e tolse li danari Bellincioni (i) che in questa giostra il SanNel Severino medesimo riport la palma 1791 fu, come vedemmo, dehitore alla fahbrica del duomo , o per Ulto di casa
. .

o per marmi comperati , X. Nel 1492 mir Lodovico a trarre dalle acque del Ticino altro partilo per le
ci avvenisse

campagne poste

alla destra del fiume; e di LiOiNAKDO specialmente si valse ; imperocch dalle sue nolfc rileviamo eh' egli iu a SestoCalende ^ a Varal-pombio , e a Vigevano ove ai 20 di Marzo del 1492 osserv che iella "Vernata le vigne si sotterrano (cod. (). A. fol. 3i ) E poich nel medesimo libio parlasi d'un canale , Ollrocchi "inclin dapprima a credere, che il canal fosse quel.

lo destinato

ad
fu

irrigare

e fertilizzare
la

il

la-

tifondio che
sca,
se

non

Sforzeche la lunghezza di 3o miglia

poi denominato

<0 Rime

p;ig.

27.

^6
ivi indicata

MEMOniE STORICHE

parvcgli piuttosto al canale della Martesana applicabile , che a quello della Sforzesca , che pur iu questi tempi scavossi.

A questa medesima
tare lo studio fatto dere navigabile il della Martesana da ch pi non lo era e navigabile anche
,

epoca si pu riporda Lionard< per rentest mentovato canale Trezzo alla citt (giacper le acque vendute)
nel
circuito
della
citt

medesima alla qual cosa non crasi ancora ben provveduto Ne riparleremo a suo luo.

go
to

e basta per ora l'averlo accennato

Neir anno medesimo fu molto occupa-

LiONARDO

a dirigere

gli

pingere

egli stesso

le sale della

ornati , e a dirocca ossia

Lodovico soggiornava; giaccodice slesso ( fol. i8) la seguente nota che intera trascrivo , perch ri d un' idea degli ornati delle camere
castello, in cui

ch trovasi

nel

<lc'

colori

de' prezzi loro


.

legli artelici

Eccola

La gronda

e delle giornate stretta

sopra le sale y lire 3o - la gronda sotto a questa fanno ciascuno quadro per se lire 7; e di spesa fra azzurro , oro , biacca , geS' so , indaco , e colla lire 3 - di tenqjo giornate 3 - le storie sotto esse gronde co suoi pilastri lire 1 2 per ciascuna : stimo la spe^a fra smalto e azzuno , e altri colori
lire
I

2.

Le o giornate

stimo 5 tra la inpilastrello,

*vestgazione del

e altre cose

componimento ,
Jtcn

per ciascuna voltaiola

DI LIONARDO DA VI>'CI
lire

47

Di

spesa tra azzurro e oro lire 3 "^

- JDi

tenrpo giorni

Per

le finestre lire

li,-//
a
//

cornicione sotto le finestre soldi 6

re IO

braccio - Item ver 24 storie romane li- Per un oncia azzurro soldi io -

In oro soldi i5
Si

fumo

lire 2.

pu anche argomentare che ch-ca tempo introducesse qui Lioaaiido r incisione in Jegno e in rame. Pensa Oiquesto
Irocchi che de' suoi d possano essere alcuincisioni in legno che trovansi in un antico codice di stampe della nostra

ne vecchie

biblioteca

non per
;

altro pregevoli

che per

e ben probabile , e poco meu che certo essere suo disegno il ritratto del Bellincioui ( morto nel 1492 ovvero nel seguente ) intagliato artistamenle in rame ,

rautichit

ove

la sveltezza della figura

la

mossa

il

panneggiamento

l'espressione dell'uomo at, tento a leggere, la stessa architeltvira quasi

rappresentante una camera , ben mostrano disegnatore , secondato da valente bulino Pur di Lio.nardo dobbiamo credere che siano que' pochi tratti maestri che servirono a incidere in legno il ritratto medesimo che vedesi alla prima pagina delle sue rime pubblicale nel 149-3 dal Tanzi. Vuoisi esser questo il primo ritratto d' un autore premesso al libro; a meno che non vogliamo , come alcuni opinano sul rapporl'abilit del
.

48
to
(li

MEMORIE STORICHE
Plinio (i),
,

cos usassero

che i llomunl amanuensi imprimendo con istampe in


.

autori De' disegni resua accademia intagliati in rame gi j^arlammo. Una sua opera da riportarsi a quest'anno fu il Bagno fatto per la duchessa Beatrice LiojNardo nel parco o giardino del CastLllo non solo ne disegn il piccolo edifizio a foggia di padiglione , nel cod. segnato Q. 3. , dandone anche separatamente la pianta ; ma Padiglione del giai duio sotto vi sciisse tondadella duchessa ; e sotto la pianta mento del padiglione eli nel mezzo del labirinto del duca di Milano. INessuna data presso il padiglione , disegnato nella pagina 12 , ma poco sopra fra molti circoli intrecciati vedesi :=5 io Luglio 1^.92 ; t=; e nella pagina 2 presso ad alcuni disegni di legumi qualcheduno ha letto Settembre 148Z in vece di 1492 , come dovea scrivervi , e Disegn probabilmente scrsse Lionardo pure le chiavi colle quali dare al bagno l'acqua ora calda ora fredda , e cosi tem-

legno

le figure degli

lativi

alla

Sciavatuprarla , nominando tal congegno va del hagiio della duchessa ( fol. 28. ) ; e indicando eziandio le proporzioni dell'acqua bollente colla fredda per averne il piacevo! lepore conveniente al bagno , onde scrive alla pag. 84 per iscaldare V acqua della
:
:

(0

Hist. Nat. lib. 35. cap. 2.

DI LIONRDO DA VINCI.
''Stuffa clella

4()

qua

ducliessa tonai tre parti d'accalila^ e quattro parti adacqua fredda. Il bel fjuaJro rappresentante la Beata

Vermne col Bambino , San Giovanni , e San Micliele, allo br. Ire milanesi su due e pi di larghezza , che ammirasi nella casa de' conti Sanvitali di Parma , porla la data di Cfiiest'anno; e, quello eh' senza esempio, scritto : Lionardo Vi.nci fece. 1492.

Ve

XF. Dal summentovato Tanzi rileviamo che quando egli scrivea la dedicatoria a Lodovico premessa alle rime del Bellincioni , cio nel 1498 il Moro onorava il proprio padre ( Francesco I. ) coti la magna e ])erpetua opera del gran Colosso . Dunque di questo occupa vasi pur in quell' anno Lionardo Gi forSappiamo di pi mato erane allora , e alla pubblica ammirazione esposto il gran modello Si celebr in quest'anno la pi illustre alleanza che
.

gli Sforza facesser mai , cio il di Bianca Maria Sforza sorella

matrimonio
del

gioviu

duca e nipte

di

Lodovico
.

coli'

imperatore
avealo e

IMassimiliano Austriaco

Trattato

con chiuso l'accorto reggente del ducato colla condizione che l'imperatore, considerando questo paese come feudo imperiale , e lui come il primo figliuolo nato da Francesco Sforza gi duca (polche Galeazzo Maria nato era essendo il padre in privata fortuna ) investito ne lo avrebbe a preferenza del vero crede Gian-Galeazzo , abbenche questi cognato suo pur divenisse Lioi da Vinci ti
.

MEMORIE STORICHE fu stipulala una dote di 400,000 fiori Q d'oro (che altri dice essere stali ne^ fatto soli 3oo,ooo) oltre 100,000 fiorini ia gemme, oro, e fardello. Due poeti , latina l'uno e l'altixj italiano , cio Pietro Lazza-

5o

questo

titolo

rone

valtellinese, e Baldassare
,

Taccone

alesr

sandrino

quella

pompa

INessun dei

due ,

nuziale descrissero. vero , ci dice che quel-.

le feste dirigesse

Lionakdo

ma amendu^^
.

parlano della statua equestre di lui opera Scrive il Lazzaroni , che sotto un arco trion- fale nella piazza del castello stava a cavalle Francesco Sforza a tutti noto (i) ; e'I Tac^. cone parlando degli esimii monumenti e lavori che in Milano a quell'occasione am-; miravansi , dice, di Lodovico parlando,
.,,

>>
5>

Vedi che in corte fa far di metallo Per memoria del padre un gran Colosso.

Le quali parole pienamente confermano quanto in qucst' anno scrivea Tanzi , come dicemmo ; e mostrano che , terminato essendo il modello , solo pensavasi a farne il
getto
.

il

portare

quest' epoca pertanto possiamo ridisegno copiato , e pubblicato dal

(0

Fronte stabat prima

quem totus noverat orbis , Sfortia Franciscus Ligurum. dominator et aline

Insubriae^ pnrlalas equo etc.


ratdlria Majestatis etc.

De

Nuptiis

Irnpe-

anno 1493. Mediolani, apnd Za-

rotum 1494.

5f Ocrli (i) del cavallo intelarato , cio preparato a servire di forma alla fusione. XII. Lodovico , sicuro pel precedente
DI
trattato di esser

LIONARDO DA TINCT.

come

lo era di fatto

duca di Milano di nome , sempre pi nelF ab,

biezione teneva il nipote ; e Beatrice sua T!ipendeva Isabella d'Aragona , a cui per sangue come per diritto dovea sudditanza

Questa non manc di scrivere padre Alfonso d'Aragona , figliuolo di Ferdinando re di Napoli , eloquentissimc lettere , che il Corio ci ha conservate (2) , per dipingergli la trista situazione del marito e sua ; e Ferdinando mxind qui am-* basciatori , perch inducessero Lodovico a cedere al nipote lo scettro , e '1 minacciasser di guerra , ove ricusasse di farlo. Ricusollo egli altamente ; e le minacce non sei'virono che ad accelerare a Gian-Galeazzo la morte Ma prima d'ogni cosa Lodovico medit d'opporre a Ferdinando il re di Francia Carlo Vili , che delle pretensioni avea sul regno di Napoli conceduto un secol prima dal Papa in feudo alla casa d'Angi , offerendo a lui di seco confederarsi per conil quistarlo , e spogliarne gli Aragonesi che pur ottenne ; ma a suo mal danno , Venne di fatto come vedremo , foltenne Carlo Vili in Italia nell'anno 1494, e giuA-

ossecruio

al

(1) (a)

Tav. LX.
Delle Histor. Milanesi
^

all'

spn,

492.

52

MEMORIE STORICHE

se a Pavia sul finir dell' aiiltinno. Magnifiche feste ivi prepar Lodovico, essendo vi-

vente ancora , ma gi di veleno infetto , il nipote Che tutta la pompa di quelle feste dirigesse Lionardo ben probabile; maio scritto noi leggo. Vogliono alcuni che a questa occasione formasse egli il lione pieno di gigli , che al re , squarciandosi il se.

no

presentolli

ma vedremo
Pavia

doversi ci
1

riferire ai

tempi del re Francesco

dopo

la vittoria i^iporlata a

Meregnano
ci

poich
,

di

occorre di far

menzione non sar fuor di luogo il rammentar qui il lungo e diligente studio che avendo Lionardo col fece della notomia a maestro il valente professore Marc'Anlo'iiio Della Torre genovese , a cui coli' esattezza de' disegni il Vinci grandemente gior vava mentre un' esatta cognizione egli sles,
,

so traevano dell'umana struttura , e dell'uso delle parti. Che Lionardo necessario tro-

vasse lo studio di notomia ad un dipintore cel dice egli medesimo sovente nel Trattato della Pittura ; ma pi energicamente anche

dimostra nella seguente nota, che trovasi nel Cod. segnato Q. in i6. ;=J Necessaria cosa al Pittore per essere buon Menihrifictore neW attitudine e gesti che far si possono per li. nudi di sapere la notomia de' nervi , ossi , muscoli , e lacerti per sapere nelli diversi movimenti e forze ffiuil nervo o muscolo di tal movimento cau' sa, e solo quelli fare evidenti e ingrossati;
il

non

DI LIONARDO DA VINCI. 53 gli altj per tutto come molti fanno ^

che per parere gran disegnatori fanno i loro nudi legnosi e senza grazia , die paiono al vederli un sacco di noci pi. presto, che superfcie umana , ovvero nn fascio di ravanelli pi presto die nuiscolosi nudi Che insieme a quel dotto Anatomico LioJNARDO disegnasse con matita rossa , tratteggiandole di penna, le parti tutte del corpo umano , mentre quello il dissecava , e talor anche scorticando le parti egli stesso , e n'avesse poi formato un libro colle spiegazioni a caratteri rovesci , ce lo attesta il Vasari , da cui altres sappiamo che graix
.

>y

parte di quella notoniia era nelle mani di Francesco Melzo gentiluomo Milanese, di Lionardo era un il quale nel tempo bellissimo fanciullo (i) cos come oggi

bello e gentile vecchio, che ha care, e tiene come reliquie tali carte ; e soggiunge che Lionardo allora fu il primo

che cominci a dar vera luce

alla

notomia.

(0 In un coelce trulziano in cut ammiransi molti disegni dLiONARDO e della sua Scuola, uno ve n'ha di bel giovanetto che credesi essere Francesco Melzi; e credea pur Gerii che un ritratto del giovanetto Melzi fosse quello della sua Tavola IV. Che giovanetto ei fosse allora r abbiamo da lui medesimo, poich sopra la testa da lui disegnata , e pubblicata dai Gerii ( Tav. XLV ) e dai VTantelIi (Tav. 17.) egli scrisse: i5io a di 14 Augusto. P.a cavata de relevo da Francescho da Melzo de anni i6. dieiro alla spalla ha scritto; anni 19 p>. Melzo.

g^

METMORIE STORICHE

*Vero clie il Parodi (i) nel catalogo de* Professori Pavesi colloca Marc' Antonio Della Torre all'anno i5ii; ma ben pi probabile eh' egli sia slato col chiamato mollo prima : non essendo in quell'epoca slato in

mo

Lombardia Lionardo , se non per brevissitempo, come vedremo V'ha chi pre.

tende

perch Vasari dice che quell'opera , servir doveva ad illustrar la dottrina di Galeno , essere stato bens scritto dal Vinci il
libro
,

ma

sotto la dettatura del professore

perch mai, copiando le cose altrui, scritto avrebbe Lionardo colla manca? Trovasi ora il codice , o almeno parte di esso ,
co' disegni nella biblioteca regia a

ma

Londra

'1

cel.

somma

Vinci , anche pi minute de' muscoh


Forse

(2) che'l vide, ammir la diligenza e la squisita esattezza del specialmente nel disegnare le parti

Hunter

un

resto

degli

studj anatomici

che

allor fece

Lionardo

sono alcuni

dise-

gni che da' nostri codici , e dalla raccolta del fu consigl. de Pagave copi il Gerii (3), de' quali pur alcuno ne riproduciamo ( Tav. II. Fig. 1.2.) insieme ad un disegno, in cui egli indic le proporzioni delle varie parti

Ticin. sludii . Pag. i54. Lezioni prelimin. del D. Guglielmo Hunte premesse al suo Corso di Lezioni anatomiche . Londra 1784. (3) Nelle Tavole xxx. xxxi. XXXII. XXX!!!, XXXiv I.* U. lU.* Vili.* X. XI.*
(z)

(i) Elenckus PrivUegior,

Due

DI LTOiyARDO DA VINCI. j accanto al quale ha scritto alla , sua maniera (i) , ond' abbiasi un'idea dell* acui^ilezza del suo lavoro, e al tempo stesso del suo singoiar modo di scrivere colla mano manca , e della forma de' suoi carattari ; giacche pi non abbiamo i suoi codici , e rare le tavole del Gerii divennero dispersi essendosene i rami intagliati .
della
tesi a

(()

Ecco

le parole

che

scritte

sono presso la

tee^ta

dell'uomo (Tav. I.)


h.
l.

t^ del volto

/. e. > del volt

6
g. r, _ del capo

k.U

*^ del volto

4
g.
t.

^del
4

volto

h,f. l^del volto

f. t.

l^del velto

Fa

che

il

chapo cio

dalla,

soinit dell

omo

al di sotto del

mento

sia l'ottava parte di tucLo

lomo

ilifuale

rai in 5 ed una delle parti fa che sia chapelli insino al pari della soma alteza parie metti dal taglio della bocca al fine e laltre di inezo ressterano infral taglio

chapo divide-dal nascimento de del oapo. u altra,


di sotto del

mento
a al

della boccha

fine del naso co chapeglj.

cane leggesi : sono eguali o r sono simili s e sono eguali f f sono simili Le quali spiegazioni trovansi oscure perch mancano a! disegno le lettere corrispondenti , o almeno non veggonsi nella copia che n' ha faitj il Gerii ; n pi veder le posso neir originale
Presso
la testa del

g o

MEMORIE STORICHE 5S questo doppio Oggetto diamo il disegno sno delle proporzioni della testa del eane (fig. G); e ben meriterebbe d'essere nuovamente inciso e pubblicato il bellissimo e istruttivo^, disegno delle proporzioni del corpo umano , cbe vedesi nella Tav. I.* del Gerii collo stesso scritto vinciano del disegno originale , cbe nella preziosa raccolta del De ha , vero , qualcbe Pagavo s' ammira . disegno analogo ad alcuni de'summentovati nel suo Trattato della Pittura ; ma noto essere quelli stati immaginati e disegnati dal Poussin , e ombreggiati ( anzi guastati secondo questo Pittore) dall' Errard , onde chiara e istruttiva rendere l'opera di s gran Altre figure ci furono poi date maestro come disegni del cel. intagliatore Stefano perch trovate in un (i) Della Bella codice del 'Trattato della Pittura^ che a lui anparlenuto aveva ; ma io ho sott' occhio le stesse figure in un manoscritto del Trattato medesimo di Lio^ardo fatto copiare , anzi nelle prime linee copiato , dal

raccoglitore di codici Vincenzo che morto era gi nel 1610 quando nacque Stefano Della Bella E poich questi disegni meglio fatti e pi istruttivi sono che i pubblicati nell' edizione fiorentina , qui si danno ( sebbene con poca esattezza copiati ) nella Tav. Ili essendosi per
coltissimo

Pinello

(i)

Firenze presso Pagani e Grazioli 1792.

ixx

4.

, .

DI

LIONARDO DA TINCI.
clie

5*^5
la

omessi

tutti quelli

non risguardano

figura (i). Della notomia del cavallo, intorno alla

quale pure Lionardo ha scritta un'opera rammentata dal \ asari e dal Lomazzo (2) che la vide presso Francesco Melzi , disegnata divinamente di mano di Lionardo e che esigea pur essa il sussidio di valente anatomico , ben verosimile che il Vinci
,

siasi

in quella stessa occasione Alla notomia del cavallo dee riportarsi il disegno che sta nella Tav. xxxv del Gerii. Mor , sul chiudersi dello stesso anno

occupato

1494 9 il giovane duca Gian-Galeazzo , e Lodovico allora dagli avviliti e prezzolati cortigiani , e dal popolo che ei sapea diver-^

(i)

in,

Chi questi vuol confrontare con quelli del Pous-< vegga nella seguente nota il capo ) a cui ognuno

corrisponde

Num.i
2) 3)
4)
5)

Cap.

LXXXIX.
CLXXIV.

Num.

i5 Cap. CCIV. 16

CLXXVIL
CLXXXI.
CLXXXII.

6)

7
8)

9) io)

n)
la)
j3)

CLXXXXVI. CLXXXXVII.
ce.

14)
(2)

idea del tempio della


.

Pittura Uh. a, cap. 13.

58

MEMORIE STORICHE

tire , si f' invitare a salire sul trono palv no , escludendone i nipoti infelici. Da luu-'

go tempo a ci mirando egli non obbliava nulla per coprire V iniquo usurpamento , e 1 suo crudele contegno colla vedova duchessa ; e per acquistai'si la benevolenza
de' sudditi, e
ri
,

teneasi

da tutte le parti d' Europa ) quanto poteva adornava ; cosicch ebbe a dire il mentovato Lazzaroni che d'una rugosa vecchia fatta aveane un'avveAllor fu che nente ed elegante donzella
e
la citt
.

( che al grossi stipendi

buon nome presso gli stranieamici i letterati , e gli artisti dire del Corio , condotti aveva cou

s'introdusse d'abbellire l'es-Lerno delle case or con pitture a varj colori , or a chiaro-scuro , or a fregi incavati ; del che
Ja

moda

molte reliquie abbiamo

Un quadro relativo alla generosit di Lodovico , se non dipinse , almeno immaEgli cos ne s^n in quest'anno LiONARDO
.

pensiere in una nota di sua mano che leggesi nel codice segnato Q. 3. li Moro in figura di fol. go a tergo Ventura colli cappelli e panni e mani manzi; e Messer Gualtieri (i) coi riverendescrive
il

e benefico scrive

Gualtieri come ad uomo generoso Bellincioni un Sonetto (pag. t74) per chiedergli un piacere ; e '1 Tantio rendendo ragione a Lodovico il Moro , perch pubblicasse le Rime del Bellincioni ci hammi imposto, gli dice 1' humano fide*> le, prudente g soUicito exccutoie dell! tuoi coman.Ur
(i)
A.

questo

M.

il

/fe

DI tlONATlDO DA TlXri, Si) atto io piglia per II panni eia hasso venendoli dalla parte dinanzi ancoa: la povert in figura spaventevole corra dietro a

un giovinetto f el Moro lo copra col lembo della veste , e colla verga dorata minacci cotale mostro. E che la mentovala idea del?
quadro Lionardo scrivesse in quest'anno r argomento da una nota che a questa precede nel codice medesimo , ove si la menzione d certo Galeazzo seco lui accordatosi a scolare. y4 di 24. ?narzo 1494 venite Galeazzo a stare meco con patto di dare 5 lire al mese pagando ogni 1 4 d de' mesi Datimi da suo padre ftorini due di Reno: e pi sotto a di 14 di Luglio ebbi da Ga^ leazzo fioiini 2 di Reno Veggiamo da questa , e altre annotazioni pur ce lo confer= mano , eh' e^li tenea gli scolari a pensione Onde ad ogni ora istruirli , e di loro ad ogni
: .

VKypo valersi

XUl. Per Tanno 149^ poco o nulla di


particolare trovo registrato intorno a LioKardo che in questo tempo di mcn lavoro avr probahilmenle scritto il Trattato diretto al duca , in cui esaminava quale delle due arti Scoltura e Pittura debba all'altra preferirsi
;

della Pittura e

e compiuto avr il Trattato de'movimenti umani , come


.

scrive frate

Luca

Non abbiamo

il

primo

far utile

menti Gualtero , che fa in tutte , ogni studio vi metti.

le

cose ove tu posti

6o
libro;

MEMORIE STORICHE

ma
il

rlie abbialo scritto lo attesta cba-

ramente

Lomazzo

(i)

fu per in quest' anno inoperoso perch , essendosi dipinto, il suo pennello , dal Montorfani il Calvario nel refettorio del

Non

convento delle Grazie, volle il duca Lodovico che il Vinci vi dipingesse ai due lati, e dipingesse a olio , il ritratto suo , quel della moglie , e de' figliuoli ; il che Lioivardo fece contro voglia , se crediamo al P. Gattico religioso domenicano che di quel convento lasci una storia manoscritta ; e soggiugne che quelle pitture si sono infraci dite per essere dipinte a olio , perch Tolio non si conserva in pitture fatte sor pra muri e pietre (z) Fu impresso in Milano nel 1496 il libro iW musica di Franchino Gaforio (3) con una tavola assai ben; disegnata , che opera di Lionardo amantissimo di musica , come s' detto , o di qualrj che suo scolare , pu riputarsi >y Sappiamo altres da frate Paciolo pi volte mentovalo , che per la mediazione di: LiONAhDO egli qui venne in quest'anno ; e poich amico e concittadino gli era , e co>*)
.

(i)

da Milano Del P. Domenico Pino 1756. in 8." II P. Allegranza ( Op. Eruditi pag. 290), noga che di Lionarho sian quelle figure , ma dell' opinion sua non adduce fondamento
(2) Storia

Trattato dell'Arte della Pittura. Pag. i58. genuina del Cenacolo insigne dipinto
Vinr;i ec.
.

Leonardo da

(3) Practica mtisice Franchini

Gafori

Laudensis

Me-.

djl, per GaiLleim, Si^ner. 1436. /o/.

DI LIONARDO DA VINCI 6l arcano gli sluclj di matematica di meccanica e d' architettura , insieme vivea.

nuTiI

>>

io , e l'uno l'altro ne' rispettivi lavori ajutava Di LiONARDO frate Luca valeasi per disegnare le figure geometriche uiuu altro essendovi capace di ci fare al par di lui con esattezza Ecco ci che ne scrive al capo VI del suo Trattato d'architettura . Come a pien in le disposilioni de' tatti i corpi regulari vedete quali sono stati fatti dal degnissimo Pittore , Prospettivo , Ar chitetto. Musico , e de tutte virt doctalo Leonardo da Vinci fiorentino nella
.
.

citt

de Milano quando

alli

stipendii del-

duca di quello Lodovico Maria Sforza Anglo ci retrovavamo nelli anni de nostra salute 1496 ec. (i). Cosi al capo x scrive: E le figure liarele
lo exceilentissimo

disegni e figure mai con verit fu homo che li potesse opponere Le figure ([ui mentovate fatte furono
.

sopra in questo insieme con tutti li altri per mano del prelibalo nostro compatriola Leon rdo da Vinci fiorentino, alli cui

cio in quest'anno 14 ;6 dal di Go , ben disegnate e colorite or d'una or d'altra tinta pel tratViivci in

in origine,

numero

tato

De

frate

Luca Paciolo

divina proportione medicato ,


;

dello
allora

stesso

mano-

scritto al

duca Lodovico

e quindi pubbJi-

(2) Id.

De

Architectura

Cap. VI. iiijne.

^2

MEMORIE STRICHE

calo nel i5og , e dedicalo al confalonlere di Firenze Pietro Soderiiii , a cui cosi egli scrive : Libelliim .... Ludovico Sphortiae. nuncupavi tanto ardore ut schemata quoque sua f^incii nostri Leonardi inanihus ^calpta , quod opticen instructiorem reddere

possente addiderim (i) Fuvvi chi la voce' ^calpta interpret per intagliate in legno o in rame ; ma noi sappiamo dallo stesso Paciolo che le deline e dipinse; e ci tre
.

volte almeno , pel leazzo Sanseverino


.

duca cio
,

pel sig.

Ga-

e pel gonfaloniere Pietro Soderino Il secondo codice unitamente ad altri vinciani per dono del conte Arco^ nati alla biblioteca nostra pervenne. Quello del duca, involato nel 1499 *^11' occasione deir ingresso de' Francesi , fu dal Soderini

medesimo ricuperato (2) ; e , non so comey' or trovasi fra i manoscritti della pubblica' biblioteca di Ginevra (3) Cjuest' anno appartiene la pittura del gi mentovato codice triulziano scritto pel piccolo Massimiliano figliuolo di Lodovico , che fanciuUetto ancora i rudimenti della In questo codice Jatiria lingua studiava (scritto certamente prima del 1497, poich parlasi della duchessa come presente al pran.

(0 Loc.

cit. "Lett. dedicai.

(i) Epistol. dedicai.


(3) Catalogue raisonn dcs Manuscrits conservs dant la hi^Unteque de la ville et rcpuhl. de Genve par JeaQ

Sntibier

Genve 1779. pag, ultima-

DI

LIONARDO DA VINCI

63

zo del

mena

figliuolo ) in 4. piccolo e in pergaeh' io potei per la gentilezza de' pio-

prietarj agiatamente

esaminare nel 1764, e

rivedere anche negli scorsi giorni , oltre molli ornati di stemmi e di fregi , v' ha parecchi quadretti che risguardano il giovanetto principe, che titolo gi avea di conte di Pavia. Fra questi, due ve n'ha che giudicar si devono del pennello di Lioivaruo^ quali li giudicava il eh. march, ab. Triulzi uomo di moltissima erudizione e di fno ciiterio specialmente in conto di belle arti. In uno rappresentasi il giovanetto come in atto di complimentare T imperatore Massimiliano suo cugino, che in quest'anno venne , se non a Milano , almeno a Como e a Meda (i), e quindi a Pavia ; e v' in tedesco , e in latino il dialogo del complimento che far gU dovea. Nell'altro rappresentasi lo stesso fanciullo , che sta giuocado , o piuttosto guardando il volo degli uccelli , col suo aio conte Secco di Dorella che gli comanda di porre fine a' giuochi : e son pur ivi de' versi relativi alla pittura Allo stesso imperatore in Pavia magni- fiche feste e archi trionfali giusta l'uso romano prepar il duca (2) dovendo come; a suo signore prestargli omaggio: onde bea da presumersi che Lioinardo avr avuta
,

(i)

(2)

Corio. Delle hislorie milanesi. Parte Corio Loc. cit.


.

VUt

64
in tutti

MEMORIE STORrcUE
.

que' lavori di arti del disegno parte meccanica Certo , eh' egli non fu e di poich in lai occasione il dudimenticato , una rappresentante la tavola ca ordinogli nostra ch'egli dipinse Signora, nativit di all'imperatore mandata in dono (i) , fu Essa trovasi tuttavia nel gabinetto imperiale
.

a Vienna

(i) Vasari. Vita di Leonardo da Vinci. Circa questi tempi dev' essere stata scritta una lettera , di cui trovasi al fot. 3i6 del codice atlantico, la minata o Li copia di mano di Lonardo e a caratteri rovesci, ma conteSi nente cose , eh' egli non avrebbe dovuto scrivere avvisano in questa i Fabbricieri, d'una citt, che dagli di passo e antecedenti pu sospettarsi essere Piacenza di concorso d' innumerevoli forastieri , ove doveva allogarsi una magna opera per onore di Dio , e degli uomini ; e si dice che loro tornerebbe in grandissimo disonore^ e lunghissima infamia se prestassino tede a qualcuno per le sue /ruppe o per favore che di qua gli sia dato. Dicesi che di qufjlli che pretendono far tal opera chi e maestro di beccali^ chi di corazze^ ehi campanaro ^ alcuno sonagliere^
.
;

persino bombardiere;

e fra quosti un certo Delsignore s* esser compare di Mess. Ambrogio Ferrere ( appaltatore delle gabelle ducali) da cui ha buone promessioni; e ove ci non basti monter a cavallo e impetrer tali lettere per cui l' opera a lui non sia denegata .... Aprite gli occhi , soggiunge da cotcsta terra non trarrete se non opere di vili e grossi magisteri . Credetelo a me , conchiude , salvo Lionardo fiorentino che fa il cavallo del duca Francesco di bronzo che non, ne bisogna far conto perch ha che fare il tempo di vita sua , e dubito che per essere s grand' opera noti, la finir mai ec. Potea LiONARDO scrivere in questi termini degli altri , e di se stesso ? E poich scritto il foglio di sua mano dobbiamo argomentare

vantato

d'

che copiasse unst lettera altrui a se onorifica, se non che non sembrano consentanee al suo pensamento le ultime
parole

BI LIOr^ARDO DA VlItCI 65 XlV. In quesl' anno , e forse anche prima, il Vinci <llecle qui incominciamento alla pi grande delle opere sue, a quella che, al dire del eh. Lanzi, il compendio di lutti i suoi sludj e degli scritti suti, e che gli acquist maggior celebrit , cio ai Cenacolo nel refettorio del convento delle Grazie Non ne abbiamo una prova diretta ma che gi lo [dipingesse nel 1497 lo rileviamo da una nota tratta dal fol. 17 d'un libro di spese fatte dall'architetto , o capo-mastro , che per ordine del duca lavorar faceva in quel convento , comunicata gi dal P. Monti a monsig. Bottali (i) , e
.

rUetta poi e ripubblicata dal lodalo P. Pino (2) che in quel luogo soggiorn finch soggiacque al general fato delle soppressioni: ne allor cominciava , giacch pinta v' era la
finestra
.

Ecco

la

nota

1497. Item per la-

vori facti in lo reJecCorio dove dipinge Ijconardo gli Apostoli con una Jinestra lire 37. 16. 5. Ci d lo stesso Pino notizia d'un

antico disegno di quella pittura intagliato in rame senza data di tempo e di luogo iu cui leggesi essere stata fatta quell'opera necli anni 1496 e 1497. Sappiamo altres da frate Luca Paciolo , che nel 149B avea Lio-

KAKDo

gi

di sua

mano

pennelleggiato

il

(i)

Le, txxxiv
Loc.
cit.

fra le Pittoriche

slampate in Ticu:*

1757.
(2)

Lion. da Vinci

66

MEMORIE STORICHE
leggiadro
dell'

ardente desiderio de nostra simulacro uel degno e devoto liio salute go de spirituale e corporale refezione del sacro tempio delle grazie , al quale oggi d quelle di A pelle Mirone e Policrete convien che cedano . Chi vede la grand' opera , quanto le passate vicende veder la lasciano ancora , hen comprende , che angusto spazio di tempo esser dov un biennio e anche un triennio di lavoro ; e meglio ancor lo comprende chi sa che Lio-

KARDO
delle

difficilissimo

ad

essere

soddisfatto

suo , pria meditar ne dov la composizione che i pi gran pittori trovan mirabile in ogni mossa e in ogni atteggiamento , come nel tutto insieme ; e formarne di corrispondente grandezza il cartone (i).
cose

XMsegnonne non
abbozzi
,

solo

in

piccoli

schizzi
si

de' quali
,

alcuni

tuttavia

ed sono

conservati (z)

ma pur

in quadri di giusta

grandezza tutte ad una

le figure de' dodici

tore

ad una dipinse Apostoli e del Salvaquali esemplari (scrive il mento-

(0 Al cartone del Cenacolo apporteneano le figure degli Apostoli e della Cena , che separatamente disegn LioNARDo ; e son questi le tavole di cui qui sotto si parla (2) Le teste di s. Pietro e di Giuda tratte da nostri codici furono disegnate e pubblicate dal Gerii ( Tav. 1 1) e dal IVantelli (Tav. 12). Un intero disegno del Cenacolo , che pure vuoisi di Lionardo , posseduto gi dal niarch. Questore Castiglioni , e quindi dal sig. Don Giuseppe Casati , intagli il valente prof. Aspari
.

DI LTONARDO DA VINCI.

67

'w vato P. Monti

e che erano interamente , corrispondenti in ogni loro figu ra all'originale di questo nostro refelto rio . Oltre le mentovate tavole asserisce eh. Mussi, ( gii^ P prof, di Belle Arti il neir universit di Pavia , ed ora mio collega in questa biblioteca), che anche le sole teste degli Apostoli, e del Salvatore LionarDO dipinse a pastello in separati quadretti; e fondasi , non tanto suH' autorit del Lomazzo (i) il quale chiaramente dice che il colorare in carta a pastello fu molto usato da Lionakdo da Vnci che fece le teste di Cristo e degli Apostoli a questo modo eccellenti e miracolose in carta ; ma pi ancora su notizia avuta da autorevol pcrsouii (la cel. Angdica Kauffmann), che le teste degli Apostoli (ma non quella

serbavansi nella casa de' sigg. conti Arconati , che cederongli al Marchese Casnedi , da cui passarono nella famiglia \eneta Sagredo , all'estinzione della cruale furono dagli eredi venduti al sig. Odui console inglese. Io stesso (conlinua egli) col sig. Odni parlai, quando qui venne a vedere il Cenacolo , e da lui intesi che ijU esemplari erano eia passali
),

in IrT^iulterra

simili e

del Salvatore) falle a pastello da

Lionaudo,

passale erano da Roma, ov'essa le vide, in Inghilterra, comperale sul finire dello scor-

ci)

Tran. dell'Arte della Pittura, Lib.

3.

Gap.

5,

68
SO secolo
(la

MEMORIE STORICHE due pittori inglesi. Sopra

lutto

per ha di ci eli stesso uii'cvidenle prova in sua mano , essendogli riuscito per una fortunata combinazione, di accpiistare , molti importante il quadretto pi anni addietro d'ogni altro, cio la testa del Salvatore medesimo in grandezza naturale dipinta a pastello dal Vinci per istudio del Cenacolo , che veduta poi dalla medesima Kauffmann fu da questa eccellente pittrice giudicata
,

originale e dello stesso


.

stile

di quelle degli

Apostoli summentovate Oltre le forme scrive della pi scella verit naturale egli (i) di vergine belt maschile nel ma turo e compiuto fiore di giovinezza ella
, ,

espressione degli affetti i pi nobili e d il leali in un dolce e mae stoso contegno di eioica piet che sente d'altrui nell'alto che dice ai commensali uno di voi sta per tradirmi ;=;.... >> E tante cose vi si scorgono espresse , seu za neppure accorgersi d'alterazione vcru na ne' lineamenti delle helie fattezze: ul lima cima di maestria nell' arte ; onde forse non abbiamo altro perfetto esempio che ne' sublimi volti dell'Apollo Pithio, e della INiobe Imberbe questa testa , e in tal guisa , al dire di Winkelmanu, altre volte lo stesso LIO^'ARDO dipinse il
>>

il

sommo

dt^ll'

(0 Discorso
Mussi

sulle arti del

Desegno recUato da Antonio

Prof. ec. Pavia

1798. pag. 33.

DI LIONRDO DA VINCI. 69 Salvatore, lasclautloci cos un modello della pi sublime belt , che nessuno ha saputo Quella lesta ritrasse fed 'menimitare (i)
.

valente pittore Matteini per servirsene nel fino ed espressivo disegno , eh' ei fece dello stesso originale Cenacolo , in cui il diseguo ora volto del Salvatore guasto pubblico dal bulino moltiplicato , e renduto
te
il
:

del col. Morgiicn , ove gli stato aggiunto un principio di barba quale gli si vede nel

dipinto e hi tutte le copie anche pi vicine ai tempi del Viaci (2).

della

Tom. (0 Stor. delle arti del Disegno mia traduzione Ediz. di Milano
.
.

pag. a35

nota delle copie pi celebri che feCenacolo trovo negli scritti del lodato consigl. De Pagave , e sono in Milano sul muI. Nel convento de' Francescani della Pace ro. Del Lomazzo nel i56i. 1. In S. Barnaba, ed l'ottava parte dell'originale.
(2)

Una lunga

csrsi del

Credesi di
la

Marco

d'

Oggiono

fatta

per ricopiarla poi nel-

grandezza dell'originale, siccome ha fatto. 3. In S, Pietro in Gessate, D'Agostino Santagostini. Monastero maggiore, sul muro. Del Lo4. Nel
.

mazzo
5.

Una

fedele e

non ispregevol copia ne


il

f'

fare per

la sala de' quadri della nostra biblioteca

card. Federi-

co Borromeo, di cui alla pag. 74. 6. A due miglia da Milano, nel monastero de' Gerolimini di Castellazzo Di Marco Oggiono summento.

vato

Dello stesso Fu 7. Nella gran Certosa di Pavia di col portata a Milano ove venne in questi ultimi tempi delineata ed incisa dal valente sig. Frey Di Monsignori. 8. In San Benedetto di Mantova 9. Tn LiJ-^ano. Nel refettorio de' PP. Osservanti. Di
.
.

Bernardino Luino

'7

Di questi
sere
delli
gli

MEMORIE STORICHE empi sarebbono , se alterchi di Lionardo col


t

Tcri fpsP. Bancfue'

jriore del

mentovato convento a
il

di

pe' quali vuoisi clie


d' effigiare

pittore minacciase'I consi,

se
tal

in

queir apostolico consesso


;

Giuda che

a lui somigliasse

glio datogli

da Bernardo Zenale

mazzo

e Vasari scrivono essere stato

che Loda lui

abbracciato, di lasciare imperfetto il volto del Salvatore , non potendo dargli quella bellezza divina, che superiore agli Apostoli Fatto sta che la grand' opelo dimostrasse ra egli ha compiuta e perfezionata , e hnitissiraa , secondo TArmenini , era la testa del Salvatore ; e che mai non pens a trovare nel sereno e maestoso volto del P. Bandelli , giacch tale il descrive Leandro Alberti (i) , il ritratto odioso dello Scariota , checche abbia scritto Giraldo Cintio (2) , che gli altri copiarono
.

10. 11.

In Ispagna In Francia

all'
,

Escurlal a S. Germano d'Auxerres per ordistesso


co. di

ne di Francesco I. Dello 12. A Escovens, pel


(1)

Luino.

Monmorenci

Ord, Praedic, , p. 47. (2) Nel Discorso sopra i Romanzi cosi scrive qusto elegante autore . Giova al poeta far quello che soleva fare Leonardo Vinci eccellentissimo dipintore. Questi, qualora voleva dipingere qualche figura, considerava prima la sua qualit, e la sua natura, cio se doveva esser nobile o plebea , giocosa o severa , vecchia o giovane , buona o malvagia .... e poi se n' andava ove sapeva che si ragunassero persone di tal qualit , M e osservava diligentemente il loro viso , le loro ma uiere , gli abiti , i movimenti del corpo e trovata la
Viris illustr.
;

De

DI LIOr^ARDO
S disputato se

DA VI?<CI. a fresco ad olio


,

f^l
,

a tempera sia stato dipinto il Cenacolo vinma che sia fatta a olio quella diclano pintura , oltre il testimonio delT antica car;

rame summentovata , ove Icgche fu cavata dal dipinto a olio di Lionardo da Vnci , abbiamo l' autorit dell'Armenini , che lo sIcs'nO dice (r) , e pi chiara ancora l'asserzione del Lomazzo , il quale scrive che Lionardo lasciato r uso della tempera pass all' olio che usava assottigliare con lambicchi , e ivi parla espressamente del Cenacolo (2) E col giudizio degli antichi vanno d'accordo su questo punto anche i men vecchi , e i moderni pi intelligenti pittori ed amatori se non che il eh. Requeno (3) vuol che Lionardo dipignesse a tempra sulla parete bianca e liscia ; e quindi desse sopra la pittura una vernice a olio da lui con singoiar cura
ta incisa in

gesi

>
>

cosa che gli paresse alta a quello che far voleva , la riponeva collo stilo al suo libricino , che sempre te ne va a cintola . Narra poi come per trovare una faccia atta a rappresentar Giuda pel Cenacolo andava ogni giorno mattina e sera in Borghetto, ove abitano tutte le vili e ignobili persone , e per la maggior parte malvage e scelerate , e che minacci infine di dare U Giuda il viso del P. Priore, che'l molestava cosa non verosimile, anzi non possibile, come dimostralo il mentovato P. Monti . Veggasi il lodato P. Pino , pag. 6<
:

e seg.
p. 172. della Pittura , pag. 49. (3) Saggi sul ristabilimento dell'antica arte de' greci, e romani pittori. Parma 1787. T. I, pag.ie/. (i)

Veri Precetti della Pittura, 1587.

(i)

Tempio

7-2

MEMORIE STORICHE

preparata ; vi o vicini
alle

ma
al

il

testimonio di scrittovi coe.

ben sono preferibili congh letture di Reqiieuo Che per LioNARDo dipingesse, e consigliasse di pingere sul muro ben candido , cel dice egli medesimo (i) avendo tre secoli prima di
pittore
; , ,

Delaval (2)

conosciuto che
se

colori
la

non

luce rillettuta dal fondo passa per la sostanza colorata e colorasi e la riflessione tanto maggiore quanto pi il fondo candido Tanti elogi sono stati fatti di questa gran dipintura per l'esattezza del disegno , pel colorito , per l' arie di far rillettere i lumi anche dagli angoli, pe' panneggiamenper le fisionomie che non solo unite ti , agli atteggiamenti di ognuno ne manifestano gl'interni pensieri, ma ben anche i rapporti di parentela fra loro e col Salvatore; e con tanta enfasi , ammirazione ed entusiasmo n' stato scritto , che vano riputo ora il rilevarne i pregi (3)
all'occhio
;
.
.

vengono

non perch

(1) Tratt. della Pitt.

Gap. loo; i-3 ec.

Vedi Opusc. scelti di Milano. Tom. ix, pag. 3ofi. (3) Fra i moltissimi scrittori che il Cenacolo vinciano descrissero, nessuno, a parer mio, meglio comprese ed espresse in parole i sentimenti che Lionardo esprimere volle e seppe nelle figure del Redentore e degli
(2)

Apostoli , quanto l'immortale fondatore di questa nostra biblioteca il card. Federico Borromeo nella descrizione dell'unitovi Museo (Federici Card. Borromaei . Musaeum . Mediolani 1625. in fot.) Il pittore, dic'egl, cosi bene negli atteggiamenti e ne' volti mostr i moti init

terni degli

animi,

che

al

guardar la pittura

ti

pac

DI

LTONARBO DA VINCI.
])trlaiito

78

a dire a quali ilaiui cpiella pittura soggiacque, non lauto pel tempo e ])el loco quanto per igu<ranza trascurate/za e maliguit degli uomini Dappriucip'o fu la maraviglia di
.Solo

XV.

mi

resta

tutti

di

la gloria di Lio.\ap.do Ai tempi Francesco I re di Francia , cio dopo quattro lustri all' incirca , era si bella ancora, che ei medit di l'aria portare iu Fran,


>

ebbero a dir fra loro , pronunci Colui che mette con meco la nel piatto questi mi tradir volto del Il Salvatore indica la profonda mestizia , eli' ei mostra al tempo stesso di volere per moderazione occultare Ti par d'udire taluno degli Apostoli minacciare il traditore un' altro promettere al Divin Maestro ajuto e difesa questo vedi rimanere stupido alf annunzio del gran misfatto quello vivamente alfiiggersene chi cerca d'allontanare da s il sospetto; chi f orditura chi del delitto e '1 delinquente d'indagar s ingegna sta attonito, chi si mostra sdejrnato , chi parla, chi
d'

udire

ci

che

gli Apostoli

quando

Ges mano

Cristo

V n

"

>

M.
5

>

Il volto di S. Pietro interroga , e chi gli altri ascolta spira sopra ogni altro ira e vendetta , robustezza moe a S. Giovanni ristrando egli e vigore negli atti detti il rischiaramento. volto gli chiede de' divini Presso a lui per contrapposto colloc l' artefice il traditor Giuda, onde meglio veggasi 1' opposizione de' sentiTorva ispida e vile la menti ne' due diversi volti deformit del traditore, mentre il volto di s. Pietro aperto , onoratezza mostrando e dignit . Vedasi Giuda ansioso e pel timore d'essere scoperto ascoltare i discorsi di Pietro e Giovanni. V. ben mostr Lionakdo nel volto di Giuda quanto versato fosse nella Jisiognomica , poiche nero il pinse , irto il crine e la barba, con occhi incavati, naso simo, squallido e magro; indizj tutti d'animo maligno; laddove all'Apostolo die pallide le labbra per lo degno, dilatjie le narici, il naso diritto, e franco il guardo
.
;

t^^

eia

ma

MEMORIE STORICHE fortunatamente noi pot (i)


.

Alla

met del secolo xvi Armenni (2) la disse mezzo suasta Se crediamo al milanese Lomazzo , presto ne scomparvero tutti i colori , cosicch i soli contorni restarono a inAi primi dicarne r eccellente disegno (3) anni del secolo xvn il P. Gattico dorainicano che lasci ms. la storia del convento delle Grazie ove abitava , dice , che quella pittura era alterata ; e ad un' epoca poco da questa lontana do'bbiamo riportare quan.

to scrive il sumraentovato card. Borromeo , cio che del Cenacolo vedeansi solo le reliquie , e che avendo egli osservato nascere

ci dalla parete , onde cadeane l' intonaco , pens a farne cavar copia da abil dipintore , che sulle prime disper di ritrarue coma avendo comincialo dalle sa alcuna
; ,

guaste teste degli Apostoli , riusc a poco a poco e in quadri diversi a copiarne il tutto ; e si bene il fece che avendo potuto le sue figure confrontare co' disegni originali delle medesime presso di noi esi"stenti allora , trovaronsi pienaraenle corrispondere (4) Il certosino Bartolommeo Sali cse nel 1624 , al vedere nella Certosa di Pavia la copia fattane da Marco Oggiono ,
.

men

(i)
(2)

Vedi
Loc.
,

al
cil.

num. xxix.
della

(3)

Tempio
p.

Pittura

pag. 49.

Trattato

della

Pittura
(4)

5o.

leder. Card. Borromaei Musaeum^ pag. a6.

DI MONARDO DA VINCI. 7S dice che pi a'CerlosiMi che a' Dominlcani riconoscenza doveasi , perch mentre l'originale per Tela , pel luogo iimitlo , e per

co

era ridotto a tale che pocopia hen conservala ammiravasi e Iramaudavasi a posteri (i). And verso la met del secolo peggiorando il
infetta parete
si
,

godea

la

Cenacolo , cosicc he lo Scannelli (2) avendol veduto nel iG-|.2 dice non conservarsi che poche vestigia nelle figure ; e le parti ignude come teste mani e piedi essere Forse percli in si quasi annichilate cattivo stato la videro nel 1662 i Dominitrascuraronla a seiiiio che difficolt cali! non ehhero di tagliare i ])iedi al Salvatore, e ai vicini Apostoli, per ingrandire la porla del refettorio Nel 1674 il Torri disse che'l Cenacolo, s\ bello un tempo, era in si mal essere che dirsi poteva il sole all'occaso (3). In questo stato, e probahilmente peggiorando ancora , stette il Cenacolo viiiciano sino al 1726, quando ii pittore Beilotti con un suo segreto metodo , premessi avendo opportuni sperimenti , riusc a ripu, ,
.
.

lirlo e

quasi a farlo rivivere Pretesero alcuni che Bellotti ridipinto avesse il Cenama testimonio coto sui contorni vinciani
.

contemporaneo

riportato dal

medesimo

Pi-

(0 Barthol. Scnensis. Senis 1726.


(a) ^3)

De

Vita et Morii. B. Stepharu.

Microcosmo

della pittura , Ritratto di Milano, pag.

Cesena
16;,.

ifiSy.

1^6

MEMORIE STORICHE
assicura eh' egli rifiorire la pittura
,

fece col segreto suo toccando a punta di , yy pennello quc' soli luoghi ove i colori eia no affatto scaduti . Poich verso il 1770 torn quella a smontare e patire singolar-

no

mente in alcune

parti

fnvvi
offer
;

un
,

altro pit-

tore che a ritoccarla

s'

per

poco

giacch al dire di Lanzi (1) , in tutta quella gran dipintura non vi sono pi che tre teste , che dir Essa si possano veramente di Lionardo
di guastarla
.

non termin

tuttavia

hen

visihile

serhossi

finche

alia

quel luogo, ( malgrado il divieto fatto , presente il mentovato Pino , dal Generale in capo , ora Presidente della Repubblica nostra , ed Imperatore de' Francesi Napoleone Bouaparte ) , destinato fu il refettorio , ad alloggiamento militare , anche di cavalleria ; dal che
partenza
de'doniinicani

da

sommo danno
sti

quella pittura risenti


il

Io andai a rivedere

Cenacolo in que-

ultimi giorni. Appena entrato nella sala che fu refettorio voltaimi a guardarlo da vicino , e quasi nulla pi non vidi m' allontanai, e meno maltrattato mi ricomparve. M'avvidi allora che una muffa, o piuttosto eflorescenza nitrosa , sorgendo perpendicolare alla parete , a chi guarda di sotto in su tutta d' un bianco velo lo copre Ma ahi , che al tempo istesso , rodendone la crosta , lo divora tanto maggiormente che non cs: .
!

(i)

Loc.

cit.

pag. 412.

scndovi ora pi all'intorno

DI LIONARDO DA VINCI. 77 il tavolato, resta sotto le pareti della terra smossa e de'

rottami impregnali di ci che pi che altro atto a dar nitro


.

mentovato P. G attico ci lasci scritto che Lio>ardo dipinse in tela l'assunzione della B. Vergine aggingnendovi, oltre alcuni angioletti, s. Domenico e '1 duca Lodovico da un lato , s. Pietro mari ire e la duchessa Beatrice dall'altro Questa tela in forma di semicircolo fu collocata sulla porIl

test

ta della chiesa stessa delle Grazie ; e solo nel 1726 fu di l tolta e trasportata in sagristia per avviso del Belletti , che in quel luogo copi a fresco il quadro vinciano . Alcuni negano dice il P. Monti ( dalla cui lettera ms. traggo queste nolizie) che opera
.,

sia di

ch
la

LiorsARDo , perch in tela , e perre Francesco I , che volea trasportar parete del Cenacolo , non ^ivrehhe qui
il

lasciato

un quadro

di

si

facil trasporlo;

ma

risponde egli medesimo che i Francesi noi curarono perch non era opera celebre come il Cenacolo ; e fors' anco non osarono allora levarlo dalla porta della chiesa Altronde non questo il solo quadro in tela e ne riporteremo di Li ON ARDO rimastoci daremo il catalogo delle allri esempi ove ritratto della 11 duchessa mosue pitture stra esser questo un lavoro non pi tardo
.

del 1497. Un' altra pittura rammenta il P. Gattico fatta da Lionardo sopra la porta per cui dalla chiesa vassi nel chiostro , e che distrutta fu a suoi di.

iy8

M:EMOKre Striche

XVI.

Il

IiitUioso

te di Beatrice d' carissima , per cui

avvenimealo della morE^te consorte a Lodovico


,

al

riferire del Corio

furono

fatte

stupendhslme esequie avr da-

to pur esso occasione al Vinci d' esercitare l'ingegno, e la mano nell'anno i-f97 ; nel quale , come rilevo da una sua nota aveva a scolare e familiare il Salai (i) , trovandosi nel codice segnato Q. R. al fol. 94 il conio d'una cappa fattagli, che metto a pie di pagina, perch ci d un'idea de' fiegi , de prezzi delle stofe , e della man d'opera di que'd (2). Ma ci che piucch altro dov in quest'anno occuparlo, fu la navigazione Diffirilissima dell'Adda fra Brivio e Trezzo impresa ella era pel precipit <re delle acque, e per gli scogli che ne ingombravano l'alveo, e per la quaUt del fondo in cui convenia scavar nuovo canale , e formare opportuni sostegni Pens Lionardo a supc.
-

(1)

iscrive
(z)

mai

Andrea Salano ; ma Lionardo non suo nome altramente che Salai , o Salay La Cappa di Salai addi 4 Aprile i497

questi
il

Br. 4 di panno argentino Velluto verde per ornare

II. II. //.

iS

Bindelli Magliette Manifattura Bindello per dinanzi


Punta

W.
II.

j i
S 5

----.--

W,
/Z.

Ecai del suo grassoni i3.

. .

DI LTONARDO DA VI^'CI 79 rare tutte le cllftlcolt , e pare che usar pensasse quegli stessi mezzi co' quali navigabil si reud l'Adda nel lyyS. Quali fossero su questo impoi tantissimo oggetto i suoi pensamenti , i calcoli , e i disegni , dirollo
in

appresso
.

suoi

studj

ove particolarmente de* e lavori idrostatici prender a

ragionare

credere da seguente nota de' suoi Lio.NARDO scritta dal fol. lavori, che Oltrocchi copi 817 del cod. atlantico , ove sta di sua mano , e a
questi
la

tempi possiamo

caratteri rovesci

Una
Una

testa in faccia di
.

giovane con bella

capellatura

Molti fiori

ritratti dal naturale. testa in faccia ricciuta Certi Sangirolaini in su duna figura Disegni di fornegli
.

Una

testa del

Duca

Molti disegni di gruppi Quattro disegni della tavola di Santangelo. Una Scorietta di Girolamo da Fegkine Una testa di Cristo fatta a penna Un San Bastiano Molti componimenti d' Angioli.
.

Un
Una

Cluilcidonio

con bella capellatura. Certi coppi di prospettiva


testa in profilo
.

Certi strumenti per navilj Certi strumenti de acqua

Una
zava
il

testa ritratta volto


.

de Atalanta che al-

, .

8o

ha

testa

La

MEMORIE STORICHE de Gerommo da Fp^Tne testa di Gian frane esco Borro


.

Afolte gole di ^vecchie

Molte teste di vecchi Molti rmdi integri. Molte braccia , gambe


.

e piedi

e atli-

tudini

Una Nostra Donna finita

Un La

altna quasi con profilo


testa

di N.

Donna
.

che Da in Cielo.

testa bruna a chonciatara Confrontando questa nota co' disegni eli Lio>ARDo che sono ne' nostri codici , nel triulziano, e presso De Pagave , de' quali alcuni pubblicaronsi dal Gerii, e dal Mantelli (i) , rilevasi die molti esistono ancora fra noi, o almeno pochi anni ])rlma v'esistevano. Certamente dopo il Cenacolo , e prima delle sciagure del Moro di|)inse Lionardo un'altra volta la hella Cecilia, gi in et matura sulla tavola che ammirasi nella casa Pallavicini a San Calocero , della quale parler
.

Una Una Una Una Una Una

testa d'un vecchio col


testa di z insana

mento lungo.
.

testa chol chapello in chapo Storia di Passione fatta in forma testa di putta con trecce rannodate.

trattando delle sue pitture

(i) Raccolta di Disegni incisi da Girolamo Mantelli di Canobio sugli Originali esistenti nella biblioteca ambrosiana di mano di Leonardo da Vinci, e de' sitai salari

Lombardi.

MUano

1785. fol.

atl.

Si DI LIONARDO DA VINCI. XVIT. Riusc , come diceninio , a Carlo Vili re di Francia , cogli ajuti e pi co' di spogliare rasji^iri di Lodovico il Moro , del regno gli Aragonesi , e rendei-si ligia tutta l'Italia. Nel 1498 egli mor, e gli succede il mentovalo duca d'Orleans col nome di Lodovico xii. Non tard il Moro ad avvedersi dell' error suo chiamando qui i Francesi, che sul ducaJo , a norma d'antiche convenzioni , pi di lui stesso avean diritto Si studi di ripararlo ; e peggio ancora , come vedremo , gliene avvenne .
.

Aveva

egli intanto

fra gli altri m^ali

esau-

sto talmente di

danaro il suo erario , non. tanto pel mantenimento dell' armata francese , quanto per infinite altre spese voluttuose , delle quali l'eloquente Arluno ci La lasciato nella sua storia un vivissimo quadro (i) , che, sebbene i sudditi di grandissimi sussidj , e con sempre nuove gravezze
sovraccaricasse
,

come

dice

Corio

(i)

Pompas

sns

iiLeUaiias fabuius
,,

miptiales , lugubres naenias, sllariiicas mertjoiUcos clioros y ludicraque deniqua ,

vniiiiu pu,bLicis pruesertim ocidis obnoxia , tanto stmper apparala , lamque exquisUo voLuptatum deliclanniique omnium geacrc speciantibus sempcr exhilidt , ut quae nobis ab inde spectacula edita sunt , ea vclut abortivo Joelu. degeaeraverint, Praftrrr'a malhematicos y soplU^tas , philo sopho s ^ medicos . .. , bene^f'ltntia viaticoque prost'iiiiebatur . Orane praelerca literatorum genus .... iyristas , symphoiiiacos , Jdicines , pyrrhi-*

cos

fi(strionicique
:

amavit
scebat.

doctores exiniios gestus ludicrorum<fu.e pcregrinas artes adsoi" pracclara opijcam ingcna Loonarcliim piciorum, moLlissinium etc. Arlunus de.'
, .

Bello

Vendo

JLloii,

da

Cod. mg. pag. ^7. l/'inci

MEMORIE STORICHE 82 pur Toro mancav gli , lule pagare gli stijieadiati a gii operai , e dar compimento
-

pi imporera il gitto (Lelia stai u equesti-e Egli , ajutato probabilmente jie'e^ilcoii dall' aiuico irate Paciolo , come dai modello .edeaseue l'altezza (i) , e ogni altra dimensione , cos calcolato avea che il peso del bronzo abcendeva a libbre
ai
Jav^jri

gran

iucomiiiciati

Il

tante di questi

per Lonardo
.

(r) Frate Luca Paciolo nella prefazione al libro divina proportione ET Scritto pel duca Lodovico parla della admiranda e stupenda equestre statua , la cui

De

altezza

dalla cervice a piana terra, sono braccia 12,


tanti della qui presente linea

cio 37

A B.

Vedasi

nella Tav i r fig. 8 ) . Or questa linea misurata nel codice nis. in pergamena colle figure dei Vinci medesimo di once milanesi 4, punti o, atomi 11, e di poli. 7
-.

6
^ "^

^^^
-.

piede parigino
dell'odierno

che sono uguali a milli.

metri 202

metro francese

Quindi
12
,

l'al-

io

tezza del colosso era di braccia milanesi


p.
t

on. io
,

a. .;

piedi parag. 28, poli. 6

lin.

-;

metri 7
il

deci-

metri

(>'

centimetri 3

millimstri 9

Poich

Pacio-

lo, collega ed amico del Vinci, parla del peso della statua come delle reali sue dimensioni, io nello spiegare la Tav. XL dt' disegni vinci:.ui del Gerii, ne lio con-

ma , che ne fosse allora stato fatto il gitto argomenti e testimonj dimostrano non essere stato fatto mai , che presto dovei ricredermi , iutcideiido le parole del Pacioio come d'un calcolo fatto sulle diiuecsiooi , e non d'un peso realizzato.
ghietlurafo
tanti
;

"DI

200,000 Invano bramavasi l'eseguimeDlo di si Jiell' opera : invano il poeta Lancino Curzio andava cantando al Moro Stassi aspettando il co-!fa che il iDronzo scorra , e tutti >> losso esclameranno, ceco un Dio (i). Il dudi
.

LIOXA.RDO DA VINCI dodici once ciascui)


.

83

ca non solo non aveva

il

modo

di ci Tare
,

ma

da una

lettera di

Lio.xardo

di cui so-

lo ci rimasto un IVammento scritto a rovescio che si. d a pie di paj^ina (z) , rileviamo in quanta miseria egli lasciasse gli artisti e gli operai. E che altro voglion dire quelle espressioni che conosce i tempi ; che gli restava ad avere il salario di due an* ni ; che delle provvisioni gi avute non si

Expectant animi ^ nolemque futuram Suspcumt: Jlunt ues; vox erit : ecce Deus. Epigr. Lib. 4. (2) Essermi data pin alcuna commessione d' alcuna .... del premio del mio servitio perch non soii da esserle da . . . cose assegnationi perch loro hanno entrale di p. . . . li che bene possono aspettare pi di me non la mia arte la . quale voglio mutare^ e , . d<ito qualche vestimento Signiore conosciciulo io la mente di vostra cxcellcntia essere ochupata ... il ricordare a vosstra signioria le mie picholc cose . Ella mi messe in silenzio .... che 'l mio tacier/t fosse causa di fare isdcgniare vostra Signioria ... la mia
(j)
. . . .
.

....

vita

ai vostri servilii ...


.
. .

ubidire

del

cavallo

tempi ... a V. Sig, anni del .... con. due maestri i quali continuo stettono a mio solario e spese .... che alfine mi trovai avanzato di detta opera circha lire 1 5 mi ... . opere di fama per le quali io potessi mostrare a quelli che io sono sta... da per tutto ^ iva IO non so dove io potessi spendere le mie opere, ,, Va^er o atteso a guadagnarmi la vita .

mi trovo conLinuoincnle para-to a non dir niente perche cogniosco i chom' io restai avere il salario di due

S4
se ; che vuol

MEMORIE STORICHE
1

trovciva in Viano che lire

5 dedolle le speec. se

mutare

la

sua arte

non

che il lavoro intorno alla statua non procedeva , e che no.n potea pi mantenere del suo gli operai ? Tuttavia il duca , in mezzo ai maneggi
^*''

politici

co' quali
la

l'

Italia

tutta

studi avasi

Francia , e ai militari apparecchi , le usale conversazioni letterarie nel suo castello tenea , come veggiamo dal-

d'armare contro

mentovata epist< la dedicatoria di frate cosi comincia Essendo , excel lentissimo duca , a d 8 di Fehhraio , di f> nostra salute gli anni 1498 correndo
la gi

Luca , che

presenza vostra costituito in lo laudahile e scientifico duello de' molti cele herrimi e sapientissimi accompagnata , , M del cui numero Leonardo da Yinci ec. . Di tutti i pi celebri uomini in ogni scienza ed arte che qui erano allora, fa in essa onorevol menzione, e Lionardo suo sopra
>>

alla

come altrove osservammo . , Cos a quest'anno dobbiamo principalmente riferire i suoi studj di Fisica , e di Meccanica, de' quali pi sotto parlerassi ;
tutti esalta

narrando lo do compiuta

stesso frate
la

cne Lionargran dipintura del Cenacolo

Luca

non di questo sazio all'opera iuextima bile del moto locale delle percussioni e pesi e delle forze tutte cio pesi acciden tali (avendo gi con tutta dillgentia al degno libro de pictura e movimenti \m., ,

mani posto

(ue )

quella con ogni studio

85 DI LIONARDO DA VINCI > al debito fine attende de condurre Ecco perlanto come in quest'anno in cose
. .

matematiche, e insieme nel disegno e nella malgrado la perversit de' tempi si occup LiONARDO. XVIII. fosse per un giusto salario della grand' opera del Cenacolo , o un compenso per ci di che gli era debitore e per sollevarne l'esposta miseria, un generoso dono fece nel seguente anno 1499 il duca Lodovico a LiONARDO , dandogli sedici pertiche d' una vigna che comperata dianzi aveva dal monistero di s. Vittore pressa porta Vercellina con pieno diritto d proRegistrata trovasi questa donazione priet nel libro O all' ufficio Panigarola , che forma parte dell'archivio pubblico al fol. 182 (i) . Di ([uesta vigna di fatto egli dispose nel suo testamento , met lasciandone al Salai , che di suo consenso gi fabbricata v'aveva una casa , e met al suo servitore de Yilanis , che f' procura a messer Gerolamo Melzo , perch gliela vendesse , come pi sotto vepittura,
,
,

dremo

Di questa gi posseduta dagli eredi

(i) Ecco le parole del Registro. 1499. 26. AprilLs . Ludovicus Moria Sfortia^ diix Mediolani dono dcdt D, Leonardo Qtdntio (sic) fiorentino pictori celeberrimo pert. n. 1 6 roli seu fundi ejus vineae quam. ab Abate scu. Monasterio S. Victoris in Suburbano portae Vcrcelllnae proxime acquisicat , ut in eo spatio soli pr eius arbitrio aedijcare ^ colere hortos, et qudquid ei, vel poteris eius , vel quibus dederit ut supra ) Ubuerit , falere tt dispO" nere possit.

, ,

1115
eli

MEMORIE STORTCHK
LioNARDO
,

e quindi da loro venduta, tromenzione come proveniente frequente vasi

da un dono del duca a Maestro Leonardo


Pittore,
suatl

nelle

carte

dell'archivio

de' (e-

anni dopo fabbricarono , nelle vicinanze di quella vigna il convento di s. Gerolamo , posseduto ])oi da Gesuiti quindi da Somaschi , ed ora sec<'larizzato Fu questo senza dubbio T ultimo tratto di generosit clic con Lioinardo um) il Moro , polche essendogli venuto addosso con possente esercito il re di Francia , a cui , mal consigliati, collegati s'erano i Veneziani e '1 Papa , fu costretto a fuggire, e seco port quanto di prezioso aveva , e '1 danaro tutto; interamente esausto, al dir del Coelle

pochi

certo i Francesi loro collegatisi , diedersi cura de' Letterati , e degli Artisti , anzi sappiae de' bei monumenti dell' arte mo dal Corlo che distrussero la magnifica
rio
,

lasciando

l'ei
i

ario.

e molto

meno

Milanesi

Galeazzo Sanse veri no da Lioisardo disegnata ; e , ci che sommamente deve aver rattristato quest'artista fu il vedere
stalla di

che

come narra

il

cav.

Sabba da
il

Oistiglio-

modello) del , cavallo , intorno a cui Lionardo avea se dici anni continui consumati , per igno(i)
la

ne

forma

(cio

rantia e trascuratezza d' alcuni

quali

(0 Ricordi

pag. 109.

Drrt.It)NARDO

DA VINCI

67
,

siccome non conoscono la virt co.s nulla la estimano si lasci viliiperosa mente minare, essendo stala una cosi
,

nobile ed ingegnosa opera fatta bersaglio a balestrieri guasconi XrX. Scrive il sovente mentovato amico di LiONARDo fr. Paciolo nel capo vi del suo 'Trattato d'ylrchitettura che insieme trovaronsi agli slipendj del duca Lodovico Sfor.

za dal 1496 al 1499 donde poi, dicVgli, dassiemi per diversi successi in quelle parti ci partemmo , e a Firenze pur iur sieme traemmo domicilio . Sembra diui= .que che in quest'anno Lionardo abbia abbandonato Milano ; e andato siasene tosto a Firenze ; ma altronde abbiamo sul carlo^le del codice segnato Q, R. in 16 una nota di sua mano tutta relativa a cose milaf>

e scritta certamente dopo che il Mora , fu condotto prigione in Francia , cio neli'

nesi

anno
Il

i5oo. Eccola:

Edificil di

Bramante

Castellano fatto prigione. Il y^isconte strascinato e poi morto


gliuolo
.

U fie poi

Gan

della Piosa toltoli

Bergonzo
Il

principi
.

i danari. noi volle ;

fuggi la fortuna
hert
,

duca perso lo sk2to ella roba ella lie nessuna sua opera si fin per lu. Non facil cosa T indovinare la mente di Lionardo in questi tronchi sensi; ma chiaro che indicati vengono alcuni partico-

88

MEMOUTE STORICHE
conseguenza
.

lari disastri degli amici suoi iu

Fra gli Edifidi della prigionia del duca li Bramante rimasti imperfetti deve annoverarsi la canonica di
s. Ambrogio edificala da un solo lato , come tuttor si vede , pel compimento della quale gi preparate erano le colonne, die dopo cento anni trov an-

cora giacenti

al

suolo

il

card. Federico Bor-

romeo

castellano di cui cju parlasi era . forse il castellano francese, che avendo nel i5oo ceduto senza necessit il castello a
Il

Lodovico

in prigione e punito

ritorno de' Francesi fu tratto al riferire del Daprato (r). Chi fosse quel Viscoite noi sapremmo indovinare fra tanti di questo nome *
,

al

Arluno narra che allora atterrate furono le case de' Visconti , de' Casliglioni , de' Sanseverini , e de' Botta e non improbabile che ne fossero insultati e morti i padroni. IMolti Visconti annovera lo stesso Cronista (2) che
per essersi rallegrati del ritorno del duca in Milano furono da' Francesi arrestati , e strascinati in Francia come prigionieri di stato ; e fra questi Messer Francesco Visconti , e suo figliuolo Battista Gian o Giovanni della Rosa forse Giovanni de Rosate prof, a Pavia (3) , Medico ed astrologo del duca. Borgonzio , o Brugonzio Botta
.

l'i!.

(0 Cron. MS. all'anno


(2) Ivi.

i5fo.

Parodi. Elencb. privilegiorura (3) paSg. 44 e 148.

Ticin.

Studi!,-

DI LIONARDO DA VINCI. 89 regolatore delle durali entrate sotto il Moro (i) , alla cui fuga la casa sua fu pur messa a sacco da' partitanli francesi. Di lu

narra Daprato (2) eli' ebbe bella -moglie^ chiamala madonna Daria, la quale piacque al re Francesco I. IVota l'infelice catastrofe del duca. Fuggilo essendo , come di-

cemmo
vano in

nel 1499
Italia
,

ajuto conlro i tore Massimiliano


ze
,

dopo avere cercato insino dai Turco (3) Francesi ebbe dall' impera,

per

e dagli Svizzeri

tali

for-

Milanesi , ai quali , Francesi , dice il Porcacchi continuatore del Corio , eran venuti a noja , scacciarono questi dalla Lombardia , e ^1 Moro sul Irono Ma breve fu la sua gloria ; poiriposero
ai
.

che nnitesi

ch

nell'aprile del

i5oo,

gli

Svizzeri

me-

desimi lo venderono a suoi nimici, e dleronlo in mano al generale De la Trimouille , che mandollo al re , per cui ordine fu condolto in Francia , ove chiuso stelte lungamente nel castello di Loches , e vi mor. Sembra pertanto che non nel 1499 ma nel i5oo , dopo il ritorno e la prigionia del duca , sia da qui parlito Li on ardo per andare a Firem:e; ed quindi probabile, che i mesi di governo nuovo e incerto abbia passati coir amico suo Francesco Melzi

(t)

(2)
(;

Parodi. Loc. cit. ad ann. 1495. Cron, mss. del Daprat Loc. cit.
.

METHORIE STORICHE gO a Vaprio , ove meglio che altrove studiar pelea la natura, e sopiwl tutto le acque, e l'Adda specialmente , che gi era stato l'oggetto delle sue idrostatiche ricerche Se il bel monumento di Lionardo , cio l'effgie gigantesca della Vergine, che nella casa de* Melzi a Vaprio ancor s' ammira , sia di quest'anno, ovvero del 1 607, non oso determinarlo Ne riparleremo pi sotto Egli per non trascur il nuovo sovrano, a cui gi era noto , per nou perdere interamente il frutto de' lunghi servigj prestati a questo paese ; onde sempre riputossi come artista addetto alla corte del signor di Milano: e si lusing forse un momento di veder qui rifiorire le scienze e le arti ; ma ben presto s'avvide che il re non pensava che alle danze e ai piaceri , omJe ferm nell' animo suo di portare altrove i suoi taleati ; e parti ssene col suo caro Salai e col valente matematico fra Paciolo , e ijasieme a Firenze , come gi s' notato andarono a fissare il loro domicilio XX. Certo che in quel paese LjoXARDO non fu trascurato , perch il gonfaloniere perpetuo Pietro S. derini annoverollo
.

suoi f miliari come pittore , del ohe i pur abbiamo a testimonio il collega suo Irate Luca (1); e conveniente provvisione
tra

aveagli

assei;iii!la

Narri a questo proposito

(1) Pref.

all'

Euclide

illustrato

y Vasari

DI*XIONARDO DA VINCT. 1 che avendolo una volta il cassiere del gonfaloniere volalo pagare con cartocci
,
:

di quattrini

cendo

io

egli non li volle pigliare , di-^ , non sono pittore da quattrini.

IN fu gi egli in

Toscana ozioso
,

de' favoriti suoi sludj


la

l'idrostatica

mai cio e
,
.

occupossi costantemente In. quello, o nel seguente anno fece il celebre


jittura
,

cartone di s. Anna commendato dal Vasari^ che rainutamenle ne descrive il pregio , e dice clic fu portato in Francia , daddove fu riportato in Italia , e trovavasi in mano d'Aurelio Luino ai tempi di Lomazzo (i)Tra le note del consiglier De Pagave trovo essere opinion sua , che Bernardino Luino padre cr Aurelio su questo cartone abbia
dipinto sulla tela a tempra
il

bel

quadro

che
sigg.

sta

ora nella cappella domestica de' Venini nella contrada di Chiaravalle ^

loro dalla famiglia Mauri , che tenealo per un' opera dello stesso Lionardo; e due valenti pittori , co' quali ultimamente

venduto

lo esaminai , tengou per fermo pur essi che lavoro sia del Luino , ed una delle buone sue opere Scrisse il P. Resta (2) che tre simili cartoni fece Lionardo , de' quali uno, dipinto dal Salai , trovasi ancora nella sagristia di san Celso in Milano Fece il Vinci stando a Firenze, i ri. .

Ci) Tratt. della Pitt.


(li Lettere Pittoriche

Lib.

2.

cap. 17.

Tool. UI.

Q2
tratti
(li

MEMORIE STORIClli; due donne fiorentine rinomate per


Giocondo,
.

bellezza, cio Lisa del

Gine-

vra d'Amerigo Ben ci , de' quali il Vasari parla come di cose divine Col stndiossi pur egli di giovare alla sua patria calcolando il modo di render navigabile l'Arno da Firenze a Pisa , come

una sua nota

traendone argomento da , che probabilmente a questi tempi appartiene anzich a quei che precederono la sua venuta a Milano. Sta quegi

osservammo
,

Q R alla prima uso vinciano Dal Tfiuro iV Arno della Giusthia allargine d Arno di Sardegna dove sono i mori alle mulina br. 7400 el dil dArno hr. 55oo. Chi ben conosce quel paese potr trovarvi i luoghi indicati , l'esattezza della misura , Se e l'utilit del progetto argomentarne come ve n'ha tutta ia probabilit, questo ha rapporto al progetto di cui parla Vasari, dobbiamo crederlo quello stesso che dopo
sta nota nel codice segnato

pagina

cos

scritta

all'

due

secoli
.

s'esegni colla

direzione del cel.

V' alla pag. 46 del codice medesimo il disegno d'un canale , che parte della Toscana attraversa , e che probabilmente al mentovato progetto ri^^ortasi. Al tergo della stessa prima pagina altre cose parecchie ha notate Lionardo per ajuta della memoria , fra le quali veggo esservi lina baga da nuotare , che mi richiama
Viviani
stare

alcuni ingegnosi suoi ritrovati relativi allo e moversi suH' acqua , e dentro i'ac,

DI

LIONARDO
de' quali

TiX

VINCI

^6

qua

stessa
.

ragioneremo in ap-

presso

Frattanto in queir anno o nel seguente percorse gran parte d Italia , e la percorse da artista , da meccanico , da arrhilelto, da filosofo insomma quale egli era, tutto osservando , notando e disegnando quanto d'istruttivo gli si presentava. Visit cos la Romagna , ossia TErallia , poich dalle note che trovansi nel codice segnato Q. R., veggiamo che ai 3o di luglio dei i5o2 era in (Jihino ove disegn una coiombaja e

XXL

una
( fol.

scala

a
al

varie

entrale

la

fortezza

6):

ove fece

primo d'agosto era a Pesaro d'alcune macchine i disegni che


agli

veggonsi sul cartone ultimo del libro:

d'agosto

era

in

Rimino
:

ove

lo

colp

l'armonia risultante dal cader dell' acqua di quella pubblica fonte agli 1 1 era a Cesena , e ivi disegn una casa , descrisse u carro ( fol. 83 ) e la maniera con cui i Cesenati portavano pendenti le uve (fol. 36). Ai 6 di settembre era al Cesenatico, e diVa notando scgnonne il porto ( fol. 65 ) poi in altre pagine le distanze da Rertinoro ad Imola , a Faenza , a Forl. Dall' Emilia ier la via di Bologna , era egli tornato projabllmcnte alla patria , daddove un altroviaggio per la parte meridionale della Toscana ha intrapreso ; polche nel libro istesso ( fol. 94 ) le note ha registrate delle disianze da Ruonconvento alla Casanuova , a Chiusi , a Perugia , a Foligno. Altrove poi
.

94

MEMORIE STORICHE

scrisse l'osservazione fatta a Piom( pag. 6 ) bino su un' onda del mare clie incalza l'altra e viene a spianarsi sul lid Descrive
.

una

sngolar

campana

di Siena e la snodai

tura del suo battocchio. ISoveia fra


;

paesi

cbe vide Orvieto e Acquapendente e fa la memoria di chiedere TArcbimede del vescovo di Padova , e l'opera di fra Luca al
Vitelloso
j

credasi gi che viaggiasse Lionardo per ozio o a cercar lavoro o per isfuggire ai mali della guerra che accesa aveva per lina parte d'Italia la smodata ambizione del

duca Valentino Borgia e di suo padre Alessandro VI che tutti i minori principi ita,

liani di privar tent

loro
sibile

stati
,

il

e priv in parte de' stato posregno d'Italia a quello sceleralo


,

per dare

se gli fosse

la prepotenza del che a Lioinakdo giov in quel momento , poich dichiarollo suo architetto e ingegnere generale , e a visitare

suo

figliuolo.

Fu appunto
,

duca Valentino

spedillo tutte le fortezze degli stali , de* quali aveasi gi usurpato il dominio , sotto il titolo di gonfaloniere, e capitano generale della Chiesa Un documento autentico e importante di ci , in data appunto del i5o: , sta nell'archivio Mei zi , da cui il consigl. De Pagavo per geiitilezza del sig. cav, Giacomo Melzi ( zio del Vice-Presidente delia nostra Italiana Repubblica) ch'egli a ragion commenda come delle belle arti intelligente e araantissiino , pot trarre au.

DI LIONARDO DA VINCI . 95 copia E questo una patente in pergamena , che il nieutovalo duca YaleU' tino diede a Lio>akdo , e che trascrivo a pie di pagina (i) XXII. In questi anni, e, se crediamo al Moreri , precisamente nel i5o3 Lioisardo fu incaricato di dipingere nella sala del consiglio di Firenze un tratto luminoso della storia {orentina Abbiamo in una lunga sua nota (2) l'idea di ci che raplentiei
.

(i)

Eccola
Cacsar Bargia de Francia

Dei grnlia

Dux

KomandioUiC
.

Valencioetjue

driae ^ IJomin. Pluiiibini eie. S. Capitaneus geiierdis Ad tutti


y>

R.

E.

Princeps Ha-' , Conjatoncrius et


,

nostri

locoteiieiiti

ca-

5)

capitanei, condottieri, otTfioali , soldati et subditi ali quali de questa proverr nor<z3 commettemo el conuudarno che al nostro pres^anussimo et dil^ctissimo i.miiiare Architetto et Ina;'^gacre Generale Leonardo \ iiici d'essa osteusore el '^ualij de nostra commissione ha da con^siderare li luchi et fortezze de li stati nosiri ad ci (;he s-fcundo la loro exigsntia et suo juJicio possiamo provederli, debbian'i dare per tutto paiso libero di -juai-iuque pubblico paguinento , per se et li soi amich'*vo!e leceplo -^t l-issarli vedere
stellari'^

misurar?,
effecto
starli

et Ijene extrinars

quanto vorr. Et a questo


sua
requisizione
,


<

comandare homm?

a'J

et

prc-

qualunque aiuio, adsistentia , et favore ricercare. Volendo che delle opere da farsi ne li nostri dominj qualunque (ngegner<' sia astretto OTifi.-rire con lui, e con il parere sjo conformarsi etc Uaiuin Papiae an-

no i5o2, ducatus
(2) J>ta scriita

73 del codice atlantico in questi termini coli' orioij;rafia per e sintassi vinciana , che io cin:^io adoperando la comune, perch nnn sia nojoso il lui)g;o racconto, tz Capuani Jlorenlini Niccol da Pisa , Pietro Gianpaolo , Aeri di Gino Capponi , Conte Francesco Guelfo Orsino , Bernardetto de'
fol.
;

nostri iiomanJiolae etc. da distra a sinistra nel

"!

'^6
rotto

MEMORIE STORICHE
,

|resentar volea

cio la battaglia in cui fa generile del duca Filippo Maria Visconti l'anno 1440 presso

Nicol

PiceiiMo

Medici,

Michele tto
si

M.

Rinaldo

degli

Attizzi

ed

altri,

a cavallo armato ; e lutto l'esercito gli and dietro 40 squadre di cavalli , 3000 pedoni luidavano con lui Il Patriarca ( d'Aquileja Lodovico Scarampi Mezzarota ) la mattina di buon ora mo'nt su un monte per iscoprire il paese , ci/o colli , campiy e valle irrigala da un fiume , e vide dal borgo a san Sepolcro venire Niccol Picenino con le genti con gran polpoi
/accia come lui prima mont
vere
,

Di

e scopertolo torn al

campo

delle

sue genti,

e parl

preg Dio a mani giunte, con una nugola dalla quale usciva san Pietro che parl al Patriarca 5oo cavalli furono mandati dal Patriarca per impedire o raffrenare l' impeto nimico . Nella prima schiera Francesco figliuolo di Niccol Picenino venne il primo ad investire il ponte eh' era guardato dal Patriarca e fiorentini Uopo il ponte a mano sinistra mand fanti per imptdire i nostri i quali ripugnavano , de' quali era capo Micheletto , chie quel d per sorte aveva in guardia lo esercito . A questo ponte si fa una gran pugna. Vi sono i nostri, e l'inimico .scacciato Qui Guido * Astorre suo fratello signore di Faenza con molte genti si rifecciono , e ristorarono la guerra , e urtarono tanto forte le genti fiorentine che ricuperarono il ponte, e vennero sino ai padiglioni^ contro i quali venne Simonetta con 600 cavalli ad urtare gli inimici, e l cacci un altra volta dal luogo , e riacquistarono il ponte ; e dietro a lui venne altra gente con 2000 cavalli: e cosi lunga tempo si combatt variamente . Di poi il Patriarca y per disordinare l'inimico , mand Niccol da Pisa innanzi e Napoleone Orsino , giovane senza barba , e dietro a costoro gran moltitudine di gente y e qui fu jatto un altro gran, fatto d'armi. In questo tempo Niccolo Picenino spinse innante il restante delle sue genti , le quali feciono un altra volta inclinare i nostri y e se non fosse stato che il Patriarca si mise innanzi , e con parole e fatti non avesse ritenuto qua' capitani sarebbono iti i nostri in fuga. Pece il Patriarca pianloro

Parlato

eh' ebbe

terie de' nimici; e questo disordine

tare alcune artiglierie al colle y colle quali sbaragliava le fanfu tale che Niccolo coil

minci a rivocare

figliuolo

e le altre genti

si

misero

DI LIONARDO DA
Anglilari
in

VITS'Cr

97

abbiamo molti abbozzi di cavalli (i) iu diverse positure, die ili fjiiel gran lavoro sembrano stiidj e sebbene siasi smarrito l'intero cartone, pure si serbato il disegno almeno d'una parte
Toscana
:

di esso

iu

cui

veggonsi alcuni cavalieri

combattere per uno stendardo ; il qual disegno fu pubblicato r\t\V Etruria Pittrice (2); e la stessa zuffa incise Edelincb , su disegno per che vuoisi essere stato ridotto e contraffatto da Rubens. Dal ragguaglio della
battaglia scritto dal Vinci , dilfuso e minuto , e a gran quadro adattato pi che non

scorgiamo come cel danno gli storici (3) LioNARDO ben s'informasse d'ogni circostanza , talor anche immaginaria ma vero,

qual l'apparizione di san Pietro, in mente la composizione Narrasi che la fama di questo cartone abbia attirato a Firenze il gran Raffaello , che lavorava allora nella libreria del duomo di Siena , ed abbia questi da Liosmile

prima

d'effigiarsene

borgo ; e qui si fece una grande strage salvarono se non i primi che /uggirono o si nascosero . Dur il fatto d'arme Jlno al tramontar del sole ^ e'I Patriarca attese a ritirare le genti, e seppellire i morti , e ne fece un trofeo . Vedi le Tavole xxxv, xxxvi, xxxvii , e (1) pubblicate dal Gerii. (2) Tom. I. Tav. xxix. Fior. Lib. v. Corio , (3) Vedi MacchiavelU Istor. Istor. Milan. Parte v. Poggio. Vita di Niccol Piccinino. Yen. presso 7ileUi lyi. Ivi leggasi che il Pici-; nino medesimo attribu la sua disfatta a san P ietto
n

fuga verso

il

d'uomini, n

si

xm

Zoii,

da

f^iiici

MEMORIE STORICHE g8 NARDO specialmente appreso ad


la sua

ingrancllre

maniera , e a dare alle sue flguie una maggiore energa , applicandosi con diligenza ad imitarne la naturalezza , e la grazia (i). Trae da questo cailone del Vinci argomeuto il Lorna zzo d'avvertire i pittori che negli uomini , ne' cavalli , e in altri animali , non si dovrebbono del tutto y> esprimere i moti cosi estremi , se non si costretto pi che da necessit di effetto sforzato e terribile , siccome fece nella sala del consiglio di Firenze Lionardo , dov' egli espresse con atti stupendi , e scorci maravigliosi , alla concorrenza de' quali Bouarolti, fece il suo maraviglios cartone de' nudi (2). Scrive il Vasari, che avendo il ViJNCi data sul muro una
vernice
riusc
,

per dipingervi a olio, questa mal onde non esegu la dipintura Nel tempo del suo soggiorno in To.

scana , siccome rilevasi dal Baldinucci (3) e dal Vasari , egli ajut coli' opera , formandogliene i modelli , e col consiglio 11 valente statuario , e glttatore in bronzo Francesco Rustici per le tre statue , che ancor veggonsi sulla porta boreale della basilica di s. Giovanni in Firenze
.

(0

Tom.

Dellavalle. Prefaz. alla Vita di Raffaello, nel V. del Vasari . Pag. 2.3 1 Ediz. Sanese . i-i) Idea del Tempio della Pittura, pag, 259. (3) Deccnnal. vin, pag. 140.
.

DI LTONARDO DA VINCI

gC)

XXUi,

Nc'l

suo ser Piero


tico al
fol.

ai

i5o4 Ci^li perde il padre 9 di luglio, avendo egli'

stesso fatta di ci

memoria
,

nel

cod. atlanille-

70

ma

ci

comunque

gittimo ei foi.se, non istaccoilo punto dalla sua famiglia ; poich abbiamo da una sua nota scritta nel fol. 2 del cod. in 4 segnato S con questo titolo , Uccelli ed altre cose =: che essendo nel i5o5 Lionahdo a Birbiga presso Fiesole, ove, come gi vedemmo , i Vinci aveano una villa , v'osserv il volo d'un uccello di rapina , e cos ne descrisse
i

movimenti

Qiiando

fiicielfo

ha

^ran

e poclia cJioda , e che esso si volgila inalzare , allora esso alzer forte le alle , e girando ricever il
lar^Jiezza
d'alle
,

*vento sotto Valle

il

qnal '^ento facendose-

gli intorno lo spinger

molto con prestezza^

come il cortone uccello di rapina chio vidi andando a Fiesole sopra il Iodio di Barhiga tel 5 (^ i5o5 ^ addi 14 di Marzo
,

Delle osservazioni sue sul volo degli uccelli, e degli uomini , intorno al quale molti disegni ci ha lasciati , parlaremo trattando de' suoi ritrovati meccanici Lcggesi nello stesso codice. i5o5. Mar-tedi sera a d 14 d'aprile. Venne Lorenzo a stare con medio : disse essere (T et danni 17.... a di i5 del detto aprile ebbi scudi 25 d'oro dal chamerlingo di santa J\Iaiia nuoTta Vedremo come nelle mani
.
.

camcrllngo colloc poi Lionakdo ad inlercssc una somma di danaro di cui


di (jiesto

JOO
dispose

MEMORIE STORICHE

nel testameuto ; e poick lo Tcggiamo ora riceverne 25 scudi d'oro , possiamo argomentare ch'egli qualche considerabil lavoro fatto avesse in Firenze degno di tanto premio Cotesto Lorenzo , che poi
.

fu sempre compagno , almeno sin che stette in Itaha , sarebb' egli Lorenzo Lolle bergamasco ? Sappiamo essere stato questo valente dipintore uno de' bravi scolari del Vnci Trovandosi nel piccol codice archiiitiano in 24.o il disegno del giardino di Bles ( Blois ) , fatto dal Vinci , sospettar si pu, che nel i5o6 egli, che tuttavia cousideravasi al servigio del re di Francia Lodovico Xll , sia col andato ; e accresce forza a questa congettura il leggere nel codice vinciano in jG segnato X a nel primo foglio questa annotazione Monhracco sopra Saluzzo , sopita la Certosa ad un miglio appi del Monviso lia una miniera di pietre faldata , la quale bianca come marmo di Carrara senza macule , che della durezza di porfido e pi (i)^ delle quali il compare mio maestro Benedetto
gli
.

scultore hammi promesso mandarmene una tavoletta per li colori Vero che in quel foglio leggesi pur la data a di 6 Gennajo i5u ; ma oltrecch queste ultime parole
.

(0 Quella pietra probabilmente era quarzo bianco i cui trovansi non infrecjuenti gran saldezze, e stratificazioni nelle alpi.

ni LIONARDO OA VINCI lOl TV sono forse state scritte posteriormente ; pu ben anch' essere eh' egli abbia notato dopo alcuni anni ci eh' avea prima osserrato altronde dalla minuta descrizione del luoi^o bea mostra d'esservi stato XXIV. Non quindi improbabile che di Francia sia qui tornato Li on ardo a ri* chiesta de' Milanesi , che forse non pienamente perfezionata dal Moro videro la navigazione del canale della Martesana , e imperfetta pur vedeano , per la soverchia acqua vegnentevl dal Ticino , quella del naviglio grande. Ma checch siane del luogo d' ond' partito per qui venire , e della cagione che a venire l'ha indotto, certo che nel iSoy Lionardo era nuovamente in Lombardia. Al fol. i3o del codice atlantico
.
:

leggesi

un frammento dell' abbozzo d'una sua lettera da lui scritta alla sua maniera Ccinonica (i) di Vain questi termini 'vro ( Vaprio ) a di 5 luglio iSoy. Cara mia

diletta

avvisovi

madre et mia sorella et mia cognata chome sono sano per la grazia di
solo nella Casa de'

Dio

ec.

Che non
Canonica
,

Mei zi

alla

ma anche

nel

loro

palazzo

(0 La Canonica di Vaprio il luogo dell' antica chiesa pievana tuttora esistente all' oriente dell' Adda , e rimpetto alla terra di Vaprio fabbricata sulla costa occidentale Alla Canonica i Melzi aveano una casa, che solevano abitare in quel tempo, e quando la venderono vi si vedeva presso ad una finestra la testa di Lionardo da lui stesso dipinta sul muro, MSS, di Dc-Pa;avif,
.

MEAIORTE STORICHE 102 Yaprio LlONARDo facesse soggiorno Liamo iiu argomento glorlobo per
pel suo ospite
,

lui

n*abe ,

cio la gi

indicata

imma-

gine di mezza figura d'una Vergine su una parete di stile gigaiiiesco il pi suMime, ( per valermi dell'espressione del P. Della valle ) e '1 pi morbido che veder si pos sa. Che bella treccia di capegli cade dal capo della Vergine che beli' impasto di cai'nagione , che mor-bidezza che con torni Oh qui s che ognun vedrebbe >v Correggio uscito dalla scuola del Vinci(i). La testa della Madorrna alta 6 palmi co!
!

Bambino alta 4 AlBramante che certamente tarrto non sapea fare. Gran danno ebbe tal pittui\a nel 1796, poich i soldati accesero il fuoco presso quella parete , e parte ne ma due volti si sono suffiannerirono
,

muni

e quella del

cuni

la dissero di

cientemente conservati In questo stesso anno iSoy fece il re Lodovico la conquista di Genova , e s ne fu contento , e s n'and glorioso , che venir volle irr Lombardia a trionfarne. Descrive pompa che iir Milano il Daprato la r^egal si vide con ai'chi e carri ad imitazione de' romani trionfi ; e pi ancor-a ad imitazione
della descritta festa nuziale

del

duca Gian

Galeazzo e d'Isabella per

la

personificazione

(i)

Supplem.

alla Vita

<li

Leonardo da Vinci.

Va.

sari:.

Tom.

v. . 6,7.

DI LlONAP.DO D\ VINCI. Io3 delle -vlrl, e pe' vei'si che recitavano: per le quali cose , abbencli non veggalo nominato , ben conerei turo die non si sar lasciato inoperoso
il

Sappiamo
Lombai'JIa era
neli'

altres

talento di Lionardo, che qnesti allora iu

col

suo fido Salai

al

quale

imprestito di cui lasci la seguente nota sul cartone interno dello stesso codice: Addi i5 ottobre i5oj. Ebbi

ottobre fece

un

i3 ne pi'esLai a Salai per compiere e 1 7 ne rest a me . , JX senza fondamento il pensiere che qui veramente Lionardo tornasse per motivo de' nostri canali. Yaprio , non dee soltanto considerarsi come luogo ove godea dell'ospitalit generosa dell'amico suo, ma anche come situazione opportunissima per esaminare il modo di migliorare il naviglio, e assicurarne la navigazione senza danno de' particolari. Trovasi sul primo foglio del comprato ^ codice vinciano segnato in Milano a d 12 ottobre i5o8, e in questo codice alla pag. 76 leggesi un capitolo intitolato r= Del canale della Martegana =z cio Marlegiana , o Martesana , in cui espone il suo parere sul minorare il danno che risulterebbe al Lodiglano per l'acqua tolta air irrigamento de' prati a iavore della navigazione , coir introdurne nel canale una maggiore quantit, e destinando all'irrigazione quelle delle sorgenti (da noi volgarmente dette fontanili ) che scaverebbonsi
sr.

3o

la dote alla sorella

sulle

sponde del canal medesimo

]f04

MEMORIE

SlPOKlCflE

Nel meiUovato piccolo codice arcliintiano , scritto circa questi tempi , trovasi alla png. 29 l'abbozzo erano sciiricatoio pel naviglio grande; e un disegno pulitissimo dello scaricatoio medesimo j)rogeltato da LiONARDO , ed eseguito presso san Cristoforo , ove tuttora si vede , trovasi nel codice ISavilio di atlantico con queste parole san Cristoforo di Miiano, fatto a d 3 di Marzo iSog ; il qual lavoio meri logli il

generoso premio

di cui
,

XXV. Dominava

parleremo fra poco, siccome dicemmo

nel teste mentovato anno in Lombardia il re di Francia Lodovico XII , e vedendo egli di continuo minacciati questi paesi dai Veneziani, die gli stati della cbiesa , e d'altri principi cristiani invadevano o infestavano , entr a parte della famosa lega x
e con poderoso esercito , diretto , specialmente dai consigli del suo maresciallo Giangiacomo Triulzi , qui venne. S'azzuffa-

Cambrai

rono

le

armate ad Agnadello presso l'Adda.


sba;

Le truppe venete furono interamente


ragliate e rotte

'1

re

riportala

avendo

una compiutissima vittoria, volle trionfare in Milano Clic Li on ardo fosse allora incaricalo di quella trionfai pompa argomentasi dalla descrizione die ce ne lia lasciata
.

Arluno

(i)

nella

quale

sebbene non Io

(0 De Bello Veneto. Cod. MS.


fol.

in

BiJaJ.

Ambrosiana,

119.

Bomini

DI LIONARDO DA TINI. pur ne descrive le pitture

loS
,

gli

archi di trionfo e i fregi tutti , che le strade e i pubblici edifizj adornavauo, in modo da far vedere che dal iiosti'O valente pittore architetto e meccanico furono eseguite.

Adopera

fra

le

altre

la

frase

di

pitture

mollissime , cio mostianti morbidezza , che spiega poi come quasi viventi frase da lui altrove applicata alle sole pitture di Lio:

^AHDo
rato

della

(i). Essendo stato fatto tutto ra])papompa in soli 46 giorni , ben

suoi egli

possiamo argomentare che tutti gli scolari seco a quel lavoro impiegasse , e
molti n'avesse.

Probabilmente in quest' anno ei;,li fece mentovato Giangiacomo Triulzi del quale trovo fatta menzione dal Lomazzo (2) , e che dicesi ora nella elettorale galleria di Dresda In questo stesso anno due singolari beneficenze ebbe 11 Vinci dal re: una cio <li dodici once d'acqua da estraersi dal naviglio grande in vicinanza di s. Cristoforo, ove immaginata e diletta avea la bell'opera
il

ritratto del

degli scaricatoi ; e l'altra d'aver titolo e 11 stipendio di pittore del re titolo glie! veggiamo dato in una nota al fol. 171 del codice aliaiitico , ov' uno scritto in vecchio francese eolla direzione Monsieur
.

= ^

(1)

Vedi la nota alla pag. 8r. (2) Tratt. della Pittura pag. 635.

MEMORIE STORICHE 106 Lyoiiard Peintre du Roy poiir Amhoysp. =r:, e nello stesso suo testamento Pittore del re
chiama. Della sua pensione a questo titolo menzione egli stesso in una sua lettera, elle credesi diretta al governatore Carlo d'Amboise scritta da Firenze nel i5ii (poforse gi lio prima che questi morisse , o e ignorandolo Lionardo essendo, morto ) ; e ivi pure rammenta il summentovato dono Avrei caro di delle dodici once d'acqua egli, se scrive a-vendo io qui gli sapere cristianissimo re pel , la mia prolavorato correre no a Scrivo per anche 'insione intorno a qitelV acqua che presidente mi al
si

fh

don

il

re ec.

D'amendue

le reali su

m men-

tovate heneficenze parla poi e dispone nel suo testamento rogato l'anno i5i8, in cui fra le altre cose leggesi che il Testatore al detto Messer Fran>> dona et concede il resto della sua pensioMelzo Cesco

ne ec. (i) XXVI. La morte di Lodovico il Moro, dopo IO anni di prigionia nel castello di

Loches

avvenuta nel i5io,non senza so-

spetto di veleno (2) fu mento della vanit delle

e della

instabilit delle

un terribile argoumane grandezze cose. Non essendo iu

(t) Darannosi pi T&stamento medesimo.


(2) Il

sotto

per

es'.eso

le

Lettere e

'I

Cosi

mal

Da Prato Cron. MS. Io dice morto nel i5o8 Muratori. Annali d'Italia, e amendue asseriscono fondato il sospetto dell' .avvelenamento
il

J07 questo tempo LioivAnDO in Milano in nessuna particolare opera occupalo , darsi avea determinalo interamente allo studio delle scienze e della lelleratura , il che argomento dalla seguente sua nota scrilta nel cod. fol. I , ove annovera i libri o prestatigli > o rendutigli , che aver volle Da Mescer Ottaviano PalaTcmo , il T^iria'io Dal Bertuccio , Mtirliano de Calculatlone Da Fra Beniadigio Alberto de ccvlo Da Alessandro Benedetto , et mundo t Anatomia Da Nicol della Croce , il Dante La qual nota a due riilessioni ci porta , cio che parecchi studiosi uomini di chiare famiglie qui v'erano , de' libri e del sapere amatori e che versato ni ogni dotDT
Tl!VCr.

LIONARDO DA

Lionardo e tali voleva gli scolari suoi dal che ne nacque , come not il eh. Lanzi , che la scuola Lombarda fu
trina era
;
:

sempre pi d'ogni altra osservante del costume e dell' antichit Mor in questo stesso anno o a principio del seguente il gi mentovato ser Francesco Vinci zio di Lionardo; e questi, avendo diritto a dividerne l'eredit co' fratelli, che gliela contrastavano determin d'andaie
,

a Firenze; e chiese perci lettere commendatizie al regio locotenenlc che gliele promise Recammo gi sul principio di queste Memorie (]>ag. 17) lo squarcio della lettera scrittagli dal \ lisci per impetrare in quest'af.

fare
essa
,

il

suo patrocinio , provando noi con che , se Jcgitliaio ci pur non era

MEMORIE STORICHE I8 doveva almeno essere stato legittimato Se abbia vinta la causa V ignoro. E certo che dando ai fratelli niesser Francesco Melzi suoi nuova della morte di Liojnardo, scrive
.

in Fiesole un podere , che vuol ira loro diviso. Vero che di questo podere non si fa menzione nel testamento ; ma in esso Li ch'ardo dispone di quattrocento scudi del sole che avea messi in deposito in mano del camerliugo

loro aver questi lasciato

di santa Maria nuova in favore de' suoi fratelli carnali ; e ben potrebbe (fuesta somma essere una porzione datagli dell' erealla qual condit per cui era col andato gettura accresce probabilit il vedeie che questa sola somma ( forse il fondo di Fiesole ) lasci divisibile tra i fratelli , che se la diviser di fatti nel i52o (i) , mentre
>>
:

degli altri beni e danari per gli amici e doDar appi di pagina mestici suoi dispose
.

Je lettere

(non per

da

lui scritte al

colla sua ortografia) luogotenente , al presiden-

(i) Trovo fra le carte del nostro Oltrocchi, il quale non not dond' abbia tratta la notizia, che nel libro

dello spedale di s. Maria nuova di Firenze leggesi reil debito, e '1 pagamento fattone a ser Giuliano fratello carnale di Lionardo In nome anche degli altri fratelli, tutti figliuoli di ser Piero, parte nel luglio, e parte nel dicembre dell'anno 1620. 11 credito di Lionardo, di 3oo e non di 400 scudi, vi registrato nel ma pu ben essere o che la lite allor solo siasi i5i4 decisa o composta , o solo dopo tre anni i fratelli abbiano potuto dargli la convenuta somma
gistrato
;

DI te
,

LIONARDO DA VINCI.
,

IO9
s

e a raesser Francesco Melzi (i)


de' raiii^uoirll

ch contendono

perinteressanti la
de' nostri ca-

vita di LioN'ARDO e la

stona

ho sospetto che la mia poca rimunerazione de , che ho ricevuti da V. E. lo abbiano aLjuanlo sfatto isdegnar meco , e cie per questo sia che di tante let~ tere scritte a Vostra Signoria io non ho mai avuto risposta. Ora mando cos.'l Salai per Jar intendere a V. Signoria come io sono quasi al Jne del mio litigio , che ho co' miei fratelli^ e come io credo trovarmi costi in. questa pasqua , e portare con meco due quadri di due Nostre Donne di varie grandezze ^- le quali san fatte pel cristianissimo nostro re
(i) Io

gran

bcrwjzj

O per chi a V, Signoria piacer. Avrei ben caro di sapere alla mia tornata cost dove avrei a stare per la stanza , perch non vorrei dare pi noja a Vostra Signoria: e ancora avendo
lavorato pel re cristianissimo , se la mia provisione per correre o no . Io scrii'O al presidente di queW acqua che mi don il re , della quale non fui messo in possessione perch in quel tempo n era carestia nel naviglio per causa de' gran secchi , e perch i suoi bocchelli non erano moderati ; ma tea mi promise che fatta tal moderazione io ne sarei slato nesso in possessione . Sicch io riprego Vostra Signoria che non le incresca ora die tai bocchelli son moderati di far ricordare al Presidente la mia expeditione ^ cio di darmi, la possessione di detta acqua , perch alla venuta mia ispero farvi su stromenti e cose , che saranno di gran piacere al nostro Cristianissimo Re . Tratta dal cod. atlantico al
fol. 3io, e una consmil ve n'ha al fol. 864 , ove pur trovasi la seguente Magnifico Presidente , Essendomi io pi volte ricordaio delle proferte fattemi da V. Eccell.^ pi. folte ho presa sicurt di scrivere e di ricordarle la promessa fattami all' ultima partita^ cio la possessione di quelle 11 once d'acqua donatemi dal cristianissimo Sire . Vostra Signoria sa che io non entrai nel possesso di essa , perch in.. quel tempo v' era caristia d'acqua nel naviglio , si pel gran, secco , come per non esserne ancora moderati i bocchelli ...,, di poi intendendo essere acconcio il naviglio , io scrissi pi volte a Vostra Signoria e a Messer Girolamo da Cusano , che ha presso di se la carta di tal donazione cosi scrissi al Cornigero (il Tan/,i pi volte mentovato), e mai non elbi risposla , Ora io mando coiti Salai mio discepolo a/>~
:

nali

MEMRIE STORICHE amministrazione; ^ porcile egli vi fa menzione di due sue tavole di varia grandezza rappresentanti due nostre donne , cio due quadri della B*
,

no

e della pubblica

Vergine , cred' io , anzich i ritratti della e della Ginevra Beuci, Lisa del Giocondo come parve a taluno Quali riscontri gli rendesse Salai venuto a Milano apportator delle lettere noi trovo notato ; ma che allora o poi abbia ottenuto il pieno possesso dell' acqua donatagli dal re , lo rilevo dal suo testamento in cui ne dispose. Con Salai e con Lorenzo il nostro Lio^^1LRDO qui torn nel i5i2, forse per ottenere l'acqua non avuta ancora , e che formar dovea senza dubbio la ma^pore delle sue rendite , e dalla quale egli pensava , come rileviamo dalla prima delle sue lettere , trarne anche maggiore profitto costruendovi sopra delle macchine e degli stromenti . Forf in questo tempo , acci il migliora,
.

mento

de' bocchelli

si

facesse, e venisse fatto


,

col giusto risparmio d'acqua

egli

esamin

Io credo esser cost in questa Pasqua portatore di questa per essere, presso al Jne di pialeggiare ^ e porter con mCO due quadri di Nostra Donna che io ho cominciati , ed hoUi ne tempi che mi sono avanzati condotti in assai buon porto... La terza lettera che trovasi nella medesima pa^jina diretta a messer Francesco Melzo intitolandola C: Caro mio Messer Francesco. Io mando cost Salai per intendere.... ripetendo \o stesso dell'acqua, e de' bocchelli, e finisce dicendogli . Non v' incresca per amor mio di sollecitarne un poco il Presidente , e cos Messer Gerolamo da Cusano f al quale mi raccomanderete te.

DI

LIONARDO DA VINCI.

Ili

come calcolar si debba l'acqua uscente da una data luce secondo le diverse circoslauze, come vedremo pi soUo
.

XXVII. Essendosi formata da principi italiani secondali dall' imperatore una lega per rimettere sul trono della Lombardia la
,

discendenza degli Sfor/a , ricominci la guer^ e Massimiliano figliuolo di Lodovico il ; Moro qui \enne trionfante a pigliare il possesso del paterno retaggio condottovi da quegli stessi Svizzei'i , che tradito aveano suo padre. Fecersi allora delle feste, delle quali a ordinar la pompa non oso dire che Lio.NAriDO avesse parte sebbene di Massimiliano al tempo di sua fanciullezza, fosse probabilmente stalo maestro , e sicuramente avesse dipinto il suo abbecedario , e littone il ritratto , come dicemmo (pag. 63). Se veritiero il Campi (i) LionaRDo fece qui , anche a ([uesti tempi , il ritratto del duct^ Massimiliano il che mostrerebbe che , sebbene avesse servito il nimico e l'usurpa-^ tore de' suoi stati , tuttavia questo sovrano apprezza vaio , e dell' opera sua si valeva . Due ritratti del duca Massimiliano che vofflionsi di mano del VI^CI , abbiamo in Mi-, Jano uno cio nella galleria nostra, e l'altro in quella de' Mclzi quest' epoca , come gi avvertimmo.
la
, , ;

(0 Cremona
di Massimilianu.

citt fedelissima

ec.

sotto

l'immagine

JI2

MEMORIE STORICHE

riporlare gli stiidj anatomici di LioNAROO in Pavia se veramente Marcantonio della Torre solo nel i5ii fu fatto professore in quello studio ; ma essendo stata in questo tempo brevissima la dimora del Vinci presso di noi , non j>are \erosimile che in quest'anno s<dtanto della anatomia
siasi
il

dovremmo

occupato ed ben pi probabile che mentovato professore , che pur vivea nel i5ii , anno in cui ne fa menzione il Parodi, iuscgnasse la notomia anche molti anni prima
;
.

Neil'

anno seguente

Francesi

disfatti

alla battaglia di

donar l'Italia ; duto senza mezzi di sussistenza , attesa la miseria in cui il mantenimento di prepotenti armate aveano posto il duca , pens bens a ritirarsi dalla Lombardia , ove lutto
era, (lice il Daprato, confusione, vendetta e indigenza; ma, anzich abbandonar l'Italia, s'avvi a Firenze in compagnia di mess. Lasci Francesco INIelzo e de' suoi scolari di ci memoria nel codice segnato B alla
.

Novara, doverono abbane Lionakdo che si sar ve-

Partii da Melano per Horna acidi pag. 1 24 di settembre con Giovawd Franciescho JVIel'zo , Salai , Lorenzo , el Fanjoia. Prol)abllmcnte quel Giovanni era il Beltraffo , di cui abbiamo l'onorevole epitiifio in s. Paolo in compito , ma chi fosse il Fanfoia noi trovo. Forse lo stesso che il Foiano. Cammin facendo er^li pass forse da sant' Angelo appi del solitario colle di
.
,

DI LTONARDO DA YINCI. Il3 san Colombano , e alla riva del Po vide un luogo cupo e scosceso , detto da noi volgarmente un Orrido, ch'egli disegn nel codice segnato B , scrivendovi accanto Sulla riva ilei Po kc/io a sant' Angelo nel i5i4 add 27 di settenhre. XXVIII. Dopo la morte di Giulio II

era stato eletto a sommo pontefice Giovanni de' Medici , che prese il nome di Leon ,

nome sempre
e alle belle
tefice e signor

venerabile e caro alle scienze


di Firenze

Giuliano fratello del Ponche ben sapea , quanto Lionarog valesse , non contento di lar conoscere in Patria ( ove Lionardo , bench diretto avesse il suo viaggio a Pioma , fermato s'era ) in qual conto lo tenesse egli , seco il condusse a qucL'a metropoli
arti.

mntre col portavasi ad


.

assistere alla inco-

ronazione del Pontefice E qui certamente LiONARDO avrebbe potuto considerarsi nel campo delle, sue glorie , se g' intrighi d'una
corte , sempre superiori ai talenti semplici del valentuomo , non lo avessero indotto a sdegnosamente partirne , come or ora dirassi

Nella

breve
al

dimora

fatta

in

Pioraa

LiONARDO,

riferir

di Vasari,

due qua;

dretti dipinse per messer Baldassare Turini

da Pescia datarlo

di

Leon

(i)

ma n

(i) Uno Ji questi quadri credesi nella Galleria Dusseldorf, inciso poi nella Tav. XIV. num. 67.

di

Lioii.

da Vinci

MEMORIE STORICHE 11^ questo ne altro scrittore ci parla d'altra pi. pregevol tavola col dipiita proLabilmcnte Stava qaesla un. pel Pontefice medesimo tempo nel palazzo de' duchi di Mantova : crcdesi rubata nel saccheggio dato a quella citt dagli imperiali ; celala fu e ignorala per molti anni, e ac<}uistaa nel lyyS dall' ab. Salvadori segretario di go\erno , che feccia bens vedere ed esaminai e ad alcuni intellgeuti amici , e fra questi al De Pagave da' cui scritti traggo questa notizia ; ma un segreto faceane principalmente al ministro conte di Fii-mian per tema che gliela chiedesse ad arricchirne la propria gallera. Alla morte dell' ab. Salvadori, gli eredi suoi portaronsela a Moris loro ]wtria sul Trentino , e credesi che abbianla venduta per considerevol prezzo alla imp. corte di RusRappresenta questa tavola in legno la sia Sacra Famiglia , cio la Beata Vergine , il Bambioo, san Giuseppe e san Giovanni , e dietro a quesle figure v' il ritratto di giovin donna in piedi di nobile aspetto , e di singolare avvenenza. Il lodalo De Pagave tre cose vi nolo degne di speciale con;,iderazione La prima che quantunque vi si veda la maniera lionardesca , pure quel lavoro supera tutte le altre opere sue in bellezza , scorgendovisi ad evidenza eh' egli s' studiato d'imitare, ed ha veramente emulalo R.iffaello , che <ini in Grandissimo
.

crcdi'o

e'-:

.dl-
li

romana corte

fr).

L'altia

(O Oseivu

eh.

Lanzi che Lionardo viciuisiimo

DI LTONARDO DA VINCI.
s

1x5
il

elle v'ha apposto in

una

cifra

pio-

prio
sigg.

nome

questo ( tranne quello de' ; ed conti Sanvllali a Parma ) il solo quain cui siasi
,

dro

direm

cos

sottoscritto

La

cifra sua

consistente in

un monogram-

ma
cli

nella tav.

formato dalle tre lettere L 11 is^. io Crede


.

DV
il

vedesi

De Pagave
,

che appunto ahhiavl apposta la cifra peravendo egli in certo modo cangialo lo stile , non s'attribuisse ad altri quel suo lavoro (i) L'avvenente donna poi certamente quella per cui il quadro fu fatto; o alla famiglia del Pontefice appartenesse , o a quella de' Gonzaga a cui destinata era la tavola. A me sembra verosimile che rappresentar possa la cognata di Lion X moglie del duca Giuliano , giacch sappiamo da LiONARDO medesimo , che partissi il ua' gnijlco Giuliano de Medici addi g di gennaio i5i5 in suir aurora da honia per andare a sposare la moglie in Savoia : e in tal d vi fu la morte del re di FranEgli pertanto avr une fatto il rieia (2)
.

tratto in quella bellissima

tavola

lei

de-

era a Raffaello nella maniera di dipingere , ed emulato l'avrebbe, se scemando qualche grado alla finitezza, n'avesse aggiunto qualche altro alla facilit ed amenit. Opusc. Eruditi pag. 290) (U 11 P. Allegranza sospetta che cifra di Lionardo sia una X frammezzata da una L, che vedesi presso a certe teste di Filosofi in casa Borri; ma quelle figure non sono certo del Vixci. (2.) Nota scritta da Lionardo nel Ibi. primo del cod. segnato X.
(^

MEMORIE STORICHE premio di questo lavoro, comunque gi vccclilo ei fosse al confronto degli emuli suoi Miclielangelo e Raffaello , che nella mente del Pontefice erano in mag-

Il6

Stillata

e forse in

gicr credito
dispiaceri

gli

sar

stato

dato l'incarico
.

di quel lavoro, che caglon fu poi de' >uoi


,

e della sua jarteii/a


infatti
11

>>


>>

Vasari che essendosegli allogata mi' o] era dal Papa , Lionardo subito cominci a stillar olj ed erbe per fare la \ernice ; e che il Papa ci risapendo di/esse: olmo, costui non per t-'.r nulla dacch comincia a pensare alla fine innanzi al principio dell' opera del che sdegnatosi Lionardo , tanto pi che

Narra

sapeva essere stato chiamato a Roma il Bonarotti che non gli era amico, se ne y> parti Tra le sue carte altra memoria non
,
.

v'ha relativa a

Roma

se

non che

egli

im-

magin per conlare

in quella zecca le

mo-

nete , e farle perfettamente tonde , nn torchio migliore di quello che dianzi ndopedel che abbiamo la notizia sul cartone del codice summentovato. Probabilmente prima di essere malcontento del pontefice a r dipinta a s. Onofrio sul muro quella B. Vergine di cui parlasi

ravasi

nel catalogo delle sue pitture ; e forse altre tavole tuttora esistenti in Roma^ delle quali parleremo a suo luogo
.

XXIX.
Francesco
I

Successore di Lodovico XII fu pcnsiere fu la , di cui primo

DI LIO>'\RDO
riusc
in

DA VIVCT.
,

TT7

riconquista de) Milanese

la (|uale
la

pur

gli

conseguenza

de

\it(<)ria
.

ripor-

Mercgnano A questo (leggiamo la Hgur.i del li me f<^rmato in Pavia da Lionardo con nii'al)ile arti(7o per cui da sua pobla videsi canminare in una sala , e fermarsi dinanzi al re , aprendogli il petto tutto ripieno di gigli , come narra il Lonia7zo(i): e ove ci
tala alla lallaglia di

tempo

rirerii'

delibiamo pur argoment:irue clie il Vinci , appena udita la riconquista della Lombardia fatta da' Francesi , sia qui tornato, e ben accolto sia stato da Francesco I, che del suo merito esser dovea gi ben prevenuto per la qual cosa seco a Bologna il condusse , quando il pontelice per dare la pace all' Italia e alla Chiesa , propose un colloquio col re in quella citt , ove agli otto di dicembre si trm il celebre concordato fi-a la Francia e Pioma Che LioKARDO col sia andato ai-gorncnlasi dal vedere fra i suoi disegni il ritratto del si. Artus , sotto CUI sta scritto ( non pero di
sia,
:

mano
>>

di

maestro
nella

Lionardo) Ritratto di M. Artus di camera del Re Francesco I Giunta con Papa Leon X (2)
.

Considerandosi quindi interamente addetto alla corte francese , LiO.nardo non solo segui il re nel suo litorno a Milano ;

(i) (2)

Tratt. dell'Arte

Vedi

la

delh Pitnin. T,ib. II. Cap. Xav. XII. della Colkz. del Gerii

j.

ill8
finii'

MEMORIE STORICHE
d

gv.'niiaio del i5i6 seco lu ina sul Francia qual suo pittore con un in aDil , di assegnamento 700 scudi annui ; il che

sappiamo dal Baldinucei a cui tal somma fu accordata per dargli un trattamento uguale a quello del Viivci (i). Essendo poi a Milano Francesco I , e fra
pittura portentosa trovolla, che medit di farla portare in Francia , e tent per ogni via, dice il Vasari, se ci fosse stati ai chi tetti che con travate di legnami o di ferri Tavossero potuto ar mare di maniera eh' ella si fosse condotta salva, senza considerare a spesa che vi si fosse potuta fare , tanto la desiderava:
la

3e cose pi rare e belle

ammirando
s

bellissima del Cenacolo,

ma l'esser fatta nel muro fece che Sua Maest se ne port la voglia, ed ella si rimase ai Mdanesi
.

Di quello che facesse Lionardo in Francia , ove visse ancora due anni ed alcuni mesi, ben poco possiamo dire. Dal surriferiyi Monsieur Lyonarc Peinto indirizzo tre pour Amhoise vediamo eh' egli era col , e pi ancora lo sappiamo dal suo

testament( fatto in
de' mobili

Amboise

in

cui parla
loco chi

e utensili che avea nel

Cloux
sol

^illa
,

reale, distante da

Amboise un
credibile

miglio

ov' egli abitava.


vi

Non
,

che alcuna cosa

dipignesse

giacch sap-

(0 Tiraboschi

St. Lett.

Tom. IX.

DI

LIONARDO DA VINCI.
il

Ut)

piamo

dal Yasari che

d'avere il (juadro di s. seco perlaio in Fr.incia il cartone, che dipinlo poi fu da' suoi scolari Venturi (i) dice d'aver ricavato dal codice viiiciauo atlantico ora segnalo N. 820, nella biblioteca uaziouale a Parigi , che Lio^'AKDO era stato iucaricalo di far il progetto e'I piano d'un canale navigabile che passar dovea da Romorentin , ov' egli di fatli and colla corte nel gennaio del 1018; ma sebbene molti canali siano slati fatti in ora dipartimento appresso in quel paese di Cher e Loira , non possiamo indovinare se egli abbia a questi cojitribuilo , e quanto. XXX. Scrive il Vasari clie credendosi vicino a morie Lio.XAMDe si volse dilii^entei;nenle informare delle cose cattoliche , quasi che per Taddietro egli avesse vissuto Senza religione. Con qiial fondamento il Vasari ci asserisca , noi so ; ma , sebbene
_,

re in\ano desidei Ali u di cui avea

da tutto l'insieme

della

vita

di

Lionardo

non

consti cb' egli fosse

un uomo

jion appar
libertino
;

nemmeno che

divolo , incredulo fosse o


l'e-

onde dobbiamo interpretare

Vasari d'una specie d'abdicazione a tutte le cose mondane , e d'una delermii;azione d'occuparsi unicamente del grajd' affare della morte e dell'avvenire. Se il Vinci fosse slato uom dedito a piaspressione del

^0 Essay

etc.

pag. 40.

,120 ceri
,

MEMORIE STORICHE
e al libertinaggio

per cui avreLbcgli , somministrata ogni opportunit e ogni mezzo la sua vivacit , la sua figura , i suoi comodi ( giacch quasi sempre ebbe buone provigioni , e molto guadagn co' suoi lavori ) e soprattutto l'esempio d'una corte
libertina
,

egli

ne

avrebbe

lasciato

delle

tracce ne"" suoi scritti , nei quali abbiamo non infrequenti precetti d'ottima morale (i), ma non e pi aucitra ne' suoi disegni
:

che altra nudit abbia dipinta fuor d'una Leda , rammentata dal Lomazzo , che pur dipinse cogli occhi per vergogna abbassati (2); e taluni hanno poi creduto di scorgere un gruppo lascivo nel

sappiamo

di lui

piccolo schizzo copiato dal Gerii nella Tavola XXI. (3). In Amboise , o Ambrosia, come la chiama Francesco Melzo , ai 18 d'aprile del i5i8,cio un anno prima della sua morte egli fece il suo testamento , che qui intero

(i)
(2)

Vedi

S'IO vSonetto

pag.

18.

Tratt. dell' Arte della Pittura Lib. II. e. i5. (3) Presso il C. taiinHzzari v' una piccola Venere ignuda a Lionarijo attribuita , e trovo nelle note inedita dei Do P:i>j:ave , che alcuni disegni in grande di donne e divinit ignude, come di Proserpina rapita da Plulon'? , di Ninfa che medica un Satiro, di Giovinetta

in braccio ad un Vecchio, forse l'Aurora con Titone ec, possedeva il march, questore Melzi , che per iscrupolo di-ille al curato di S. Bartolomeo acci le abbruciasse , e questi n' esegui troppo scrupolojamente la volont

DI LIONARDO DA VINCI.

diamo

cjual co]mo1Io tla

121 esemplare autentico

e r(M temporaneo ( comunicatoj^Ii dal sig. \in(i pretore di Barberino, che or pnsslede i beni e l'archivio della famiglia Vinci) il sig. conte Bindo Nero Maria Pern/.zi a richiesta del sovente lodato consigi De Pagare Sia manifesto ad ciaschaduna persona presente et advenire , che nella corte del Me Giostro sigxore in Andjoysia avanti de noy personalmente constitnito lesser Leonardo de T^ince pletore del He , al presente comorante nello Iodio dlcto du Clouoc appresso de Amhoysia , el qiial considerando la certezza dela morte e lincertezza del hora di quella , ha cognosciuto et confessato nela dieta corte nanzi de noy nela quale se somesso e somette circa ci ia'vere facto et ordinato per tenore dela presente il suo testamento et ordinanza de ultima Dolont nel modo qual se seguita
.

racomanda lardma sua. ad nostro Signore Alesser Dojyiine Dio alla gloriosa V^irgine Maria , a Monsignore Sancto Michele , e a tutti li beati Angeli
Primeramente
el

Item el dieta drento la Fiorentino saicio Amboysiu de giesia de et suo corpo essere portato li per li caItem che il suo corpo pedani di quella dal sia accompagnato dicto Iodio fin nela sancto Fiorentino per il dieta giesia de colegio de dieta giesia cio dal Picctore et
.

Santi e Sante del Paradiso


'Testatore vole

essere

seppelito

MEMORIE STORICHE f22 Priore o vero fiali V^icarii soy et CapeU la ni dela giesia di sanato Dionisio d' Aniboysia etiam li Fra tri Minori del dicto loclu) , et avante de essere portato il suo corpo nela dieta chiesia , esso Testatore , 'voie siano celebrate ne la dieta chiesia di sancto Fiorentino tre grande messe con diacono et sottodiacono et il di che se diranno diete tre grande messe che se di^ cano anch ira trenta messe basse de Sancto Gregorio Iteui nela dieta chiesia de Sancto Dionisio shnil senitio sia celebrato Itcni nela chiesia de dicti corno di sopra Fratri et reliiiosi minori siniila senitio.
, , ,
.

Item el prefato Testatore dona et concede ad Messer Francesco da Melzo Gentiluno da Milano per rennmeratione de' sers'iii ad epso grati a Ini facti per il passato tutti et ciaschaduno li libri die presente et altri il dicto Testatore ha de Instnunenti et Portracti circa larte sua et Itei ti epso testatore industria de Pie tori dona et concede a senipre mai perpetua" mente a Battista de T^danis suo sen>itoj^e la met zo mediet de uno lardino , che ha fora a le mura de Milano et laltra met de epso lardino ad Salay suo servitore nel qual lardino il p refato Salay ha edificata et constructa una casa la qual sar
,

e rester, similmente dine al dicio Salai


cessori
,

a senipremai perpetu^

soi

heredi ,

et

suc<?A

et ci

ii

remuneratione di boni

DI LIO">iARDO DA VINCI 123 grati servita , che elicti de Vdanis et SaLay dicti suoi sen'itorl lui iano facto de qui
.

duna a MatUr de hon pan negro foderata de pelle una soclia de panno et doy ducati per una volta solamente pagati : et ci in remuneratione similmente de boni servitii ha lui facta epsa JVIaturina de qui inanzi Itera i>ole cha ale sue exequie siano sexanta torcJiie le quale scranno portate per sexanta poveri ali quali scranno dati danari per portarle a discretione del dicto Melzo le quali torzl scranno divise nelle quattro chiesie sopraiianzi. Iteni epso

testatore

rina sua fantescha

una

vesta
,

diete

Ite??!

el

dicto

Testatore

dona ad

ciascheduna de diete chiesie sopradicte diece libre cera in candele grosse che scranno

messe nelle diete chiesie per servire al d. che se celebreranno dicti servitii. Itein che
sia

dato ali poveri del ospedale di Dio alli poveri de Sancto Lazaro de Auiboysia, et per ci fare sia dato et pagato alli
Tesorieri depsa confraternita la sununa et

quantit de soy sante dece soldi tornesi . Item epso Testatore dona et concede al dicto Messer Francesco Melce presente et acceptante il resto della sua pensione et sunima de* danari qual a lui sono debiti del passato fino al d della sua morte per overo Tesaurario general M, il recevoir ^ Johan Sapin , et tutte et ciaschaduna suni" me de' danari che ha receputo dal p Sapin de la dieta sua pensione , e in caxo

124
cit'l

MEMORIE STORICHE
flecede

iiuinzi al piefato Melzo , e non altriuiienie li quali danari sono al preseme nella possessione del dlct.o Testatore nel dieta loco de Clonx conio el dice. Et similmente el dona et concede al dicto de Melze tiicti et ciaschaduni snoi vestimenti quali ha al presente ne lo dicto loco de

Cloujc toni per remuneratione de boni et grati servila , a lui facti da qui inanzi , che per li suoi salarli 'vacationi et fatiche chel potr avere circa la executione del presente Testamento, il tutto per ale spexe del dieta testatare Ordina et vole , che la sunnna de quattrocento scudi del sole che ha in deposito in man del Camarlingo de Sancta Maria de Nove nela cit de Fiorenza siano dati ali soy fra' e Ili carnali residenti
.

che

in Fiorenza con el profitto et emolumento essere de luto fino al presente ie p

da

prefati Camarlinghi ed prefato Testatore per casone de dicti scudi quattrocento

da poi el d che furono per el prefato Testatore dati et consigliati alli ditti Caniar-linghi. Item vale et ordina dieta Testatore che dicto esser Francisco de Melzo sia et remana sola et in sol per il tutto executore del Testamento del prefata Testatare , et che questo dieta Te stamenta sortisca suo pieno et integro effecta , et circa ci che narrato et decto havere tenere

guardare nardo de

et

Vince

ohservare epso Messer LeoTestatore constituto ha

DI

ohhif^ato et obl^llga

soy

icredl

LIONARDO DA VI?fCT. 125 per le presente epsi et successori con ol^iiL soy beni

mobili et inin: obiti presenti et ad'venire et ha remtnciato et renuncia per le presente eocpres sani ente ad tiicte et ciascliaduna le cose ad ci contrarie. Datimi ne lo dicto loco de Cloiix ne le presencie de magistro Spiri'lo Fieri Vicario nela cliicsia de Sancto Dionisio de ylniboysia , M. Gulielmo Croysant prete et capellani , Magistro Cipriane Fulclin Fra tre Fmncesco de Corton et Francesco da M.lano religioso del
,

convento de fratri minori de Arnboysia


testinionii ad. ci

damati

et

nire per il iiidicio de la presentia del prefato Al. Francesco de Melze acceptanle et consentienie il qnale ha promesso per fede et sacrameni^o del corj)o suo per lui dati corporalmente ne le mane nostre di mni mai fare venire ^ dire^ ne andare in contrario. Et sigillato a sua requesta dal sigillo regale statuito a li contrae ti legali d'Afnboysia , et in segno de verit, lat. a d XXllde Aprile FUI III depso avanti la Pasqua et a d mese de Aprile MDXVIII ne la presentia

vocati ad tedieta Corte , in

XX

MDX
il

di NI.

Gulieluo Boriun

notarlo

regio

ne

la corte de Baliagio d^And^oysin

prefato

ces'^o

ia donato et conper il suo testamento et ordi.nanza de ultima volunt siipradicta al dicto AI, Baptista de Vilanis presente et acceptante

M. Leonardo de Vince

MEMORIE STORICHE laqua (i) che qdam hone memorie Re Ludovico XII ultimo defuncto ha alias dato a epso de Vince suxo il fiume del naviglio di sanato Cristoforo ne lo Ducato de Milano per gauderlo per epso De Viluuis a sempre mai in tal mo^ do et forma che el dicto Signore ne ha facto dono in presentia di M. Francesco da Melzo Gentilhomo de Milano et io Kt a d prefato nel dicto ?nese de Aprile

12G

il

dritto eie

ne lo dicto anno MDXKIII epso M. Leonardo de Vinci per il suo testamento et ordinanza de ultima -vohinta sopradecta ha donato al prefato M. Baptista de Vdanis
presente et acceptante tutti et ciaschaduii mobili et utensili de caxa soy de presente

ne lo dicto loco du Cloux. In caxo per che el dicto de Vianis swviva ni prefato M. Leonardo de Vince , in presentia del prefato M. Francesco da Melzo et io Notarlo et. Borean. In questo scritto Lionardo dimostra ia primo luogo quanto buon cattolico ei fosse; quanto riconoscente \erso il summentovato Francesco Melzo , lasciandogli un dono convenevole air amico e benefattor suo , e al

tempo

stesso pittore

delT arte

pittorica
ai

amatore ; quanto attaccamento avesse

suoi

(0 Chi

die

lagna ^ e credo de Laqua , cio

le notizie al P. Dellavalle lesse de doversi leggere legna; ma v' scritto deli' acqua douutagli dal re Lodovico XII.

DI LIONARDO DA VINCI. 127 quali lasri quello che possedeva in Toscana , giaccli io favor loro , come non regulcoJi, non a rebbe potuto leslare
fratelli ai

di ci che in Lombardia , o in Francia aveva, come rileviamo dalla lettera del Meizo medesimo, che pi sotto ripoiteremo ; e quanto grato ci f sse alla utile compagnia costantemente fattagli dal suo scolare e domestico Salai , e ai servigj lendutigli dal suo fedel servo de Vilanis XXXI. Leggesi su molli scrittori che Lio.NARDO sia mollo a Fontanabl , ed abbia spir.ito l'ultimo fiato nelle braccia del re, il quale ito era a fargli visita in tempo della sua infermit ma ci non esser vero argomentasi dall' esser egli morto a Cloux; dal vedere data dalla vicina citt d' Anibolse la lettera di Francesco Mcl/.o ( che diamo appi di pagina ) In cui ragguaglia
.

della di lui morte i fratelli ; e dal silenzio del -Melzo medesimo, che non avrebbe om-

mejsa

onorevole circostanza

(i).

Aggiun-

Da

tratta dall' Archivio de" Si^g. (r) Ecco lettera la Vinci, e pablilicata nella sua Vita fra gli uomini illustri Toscani (Serie de' Ritratti ce. Tom. li.i Set- Giuliano e (rnflli suoi honorandi Credo siate certificati drllif. morte di Maestro Lionnrdo fratello vostro , e mio quanto optimo padre , per la cui morte sarebbe impossibile che io potesse esprimce il dolore che io ho preso , e in menti-e che queste mie membra si sosterranno insieme , io posseder una perpetua infelicit , e meritamente perch sviscerato et ardentissimi amore m-' portava giornalmente, E dolio ad ognuno la perdita di tal uomo j quale non pi in podest della,
.

128
gasi clie

IVIETNORIE

STORICHE

VeiitiH , avendo potuto leggere nella hihlioteca nazionale di Parigi il gior-< naie di Francesco I trov che la coite era

non v' indicato nessun viaggio del ye. Pu anche in ci esserci- d'argomento che nulla omise il silenzio del Lomazzo ,
,

a s. gio

Germano en
e

Laie (i)

ai

primi di mag-

natura . Adesso Iddin onnipotente gli conceda eterna quiete . Essa pass dalia presente t'ita alli 2 di maggio con tutti Santa Madre Chiesa , e ben disposto . li Ordini della perch esso aveva lettera del Cristianissimo Re , che potesse testare , e lasciare il suo a chi li paresse ; e sento quod Eredes supplicantis sint rejjnioolae ; senza la quaL lettera non poea testare che valesse , che ogni cosa sarebbe stato perso , essendo cos qua costume , cio di quanto s'appartiene di qua, detto Maestro Lionardo fece testamento il quale vi avrei mandato se avessi avuta fidata persona . Io aspetto un mio zio quale vicnmi a vedere trasferendo se stesso di poi cost a Milano . Io glielo dar ed esso far buono ricapito non trovando altro in questo mezzo . Di quanto si contiene circa alle parti vostre in esso testamento ( altro non v' se non ) che detto Maestro Lionardo ha in Santa Maria nuova nelle mani del Camarlingo segnalo , e numerato le carte , 490 scudi di sole ( Vedi sopra alla pag. oS,^ li quati sono a 5 per 100 e alli 16 d'ottobre prossimo^ sa~ ranno 6 anni passali , e similmente un podere a Fiesole ^ quali vuole sia distribuito infra voi . Altro non contiene circa alle parti vostre , nec plura , se non che vi o/fero tutto quello vaglio e posso , prontissimo e paratissimo alle voglie vostre ^ e di continuo raccommandomi Dato in Ambriosa die primo Junii tji^. Datemene risposta per i PonTale la di . Tamquam Fratri vestro Francisciis Mentius sottoscrizione nel libro da cui ho tratta questa lettera ; ma senza dubbio noli' originale v" Meltius , trovandosi sempre nominato Melzo , o da Melzo nel testamento, e in o^iii altra occasione . Poich del podere di Fiesole non troviamo fatta menzione nel testamento, convien dire eh' egli abbia fatto poi un codicillo . (i) Essay etc. pag. Sg.
.,

di ci clie

DI LIONARDO DA VINCI. onorar poteva il Vinci

12^
,

e della

fra le braccia rcah non solo noa dice che il re la morte ne seppe dal Melzi (i).

morte sua
parla
;

ma

Che il mentovalo zio di M. Francesco Melzo andasse ad Amboise , lo rilevo dall* estratto d'una procura in lui fatta dal mentovato de Yilanis , che trovo fra le carte dell' Oltrocchi senza nota donde l'abbia
tratto (2)
.

Pianse mesto Francesco re di Franza il Melzi , che morto era gli disse II Vinci , che in Milan mentre che visse La cena pinse che ogni altf opra avanza . Nei Grojtteschi , Pag. 09 (2) Nel i5i9 li 29 Agosto in Amboysa il predetto Balista de Vilanis , al presente servitore del nobil huomo M. Francesco da Melzo gentilhomo di IMilano pensionario del Re nostro Signore nomena e constituisce etc. il nobil homo et Magnifico M. Hieronymo de Melzo Gentilhomo residenl in Milano suo certo nunzio e gli d piena autorit et mandamento di pigliare possessione de la suddetta mediet dei jardino lasciatogli da Leonardo de Vince e di poter dividere et partire la detta mediet con M. Salay ratificando la divistone che sar da lui fatta ec. , anzi gli d autorit di poter venderla , alienare ec. a quel prezzo a lui parer ec. , ratificando ec. e dando qualunque facolt e pegno. Nello stesso foglio dell' Oltrocchi trovo la nota di cui si parl dianzi de' 3o scudi del Sole depositati da Lionardo nel i5i4, e riscossi dai fratelli nel itiio. Fra le summentovate carte dell'archivio de' Gesuali una ve n' ha de'3o marzo t534 in cui parlasi d' una porzione di vigna venduta da Mess. Gerolamo Melzo, come procuratore di Giambattista de Vilanis, parte a Gesuati medesimi , e parte a Lorenzo de' Capi(i)

Quando

rolis

Lio ri.

chi

ilici

MEMORIE STORICHE Fece il consigl. De Pagave molte ricerche per sapere se in Amboise eravi di Lionardo e del sepolcro suo qualche monumento o notizia ; e n'ebbe in riscontro che
l3o
r!on v'era nulla
la chiesa di S.
,

nemmeno

ne' registri del-

Fiorentino,

ove
si

dev'essere

deve alle il che ; guerre distruttrici cagionate dagli Ugonotti, che quel paese dopo pochi anni infestarono indicata per gli venne come lavoro di LiONARDO una tavola alta sei piedi rapprestato sepolto

attribuir

Ges Cristo inanti a Pilato : ma credesi da lui disegnata soltanto , e dipinta


sentante

da qualche suo scoiare XXXII. Un esatto catalogo ti , e de' supi lavori non m'
.

de' suoi scrit-

possibile

il

molto meno il tener dietro alla sorte a cui soggiacquero , specialmente in Basterammi dare una questi ultimi tempi
darlo
,

notizia delle cose nostre, e di quelle di cui trovo o da lui , o dagli scrittori della sua
vita, fatta certa

luogo degli

scritti

menzione. Parler in primo suoi ; quindi de' suoi la-

vori relativi alle arti del disegno , e delle pitture singolarmente ; e per ultimo di ci che presso di noi riguardo alle acque scrisse ed

oper

medesimo nel Trattato della Pittura ^ eh' il solo libro suo sinora pubblicato colle stampe , molle sue opere annovera , altre come gi scritte , e che suppone fra le mani degli scolari o accademici , ai quali esponeva i suoi precetti ; e altre
Egli

l3l DI LIONRDO DA VINCI. in sua mente ideate, delle quali preparati avea , direm cos, i materiali. Il medesimo TraUato della Plttwa che abbiamo, nel codice Pinelliano di cui ren-

come

gi

demmo conto (i) , vien cosi intitolato =2 Discorso sopra il disegno di Lionardo Vinci Parte saconda z=. , sebbene contenga quanto hanno pubblicato Dufrsne , e poscia il sig. ab. Fontani valendosi del codice di Stefano Della Bella , a cui il nostro molto somiglievole , se non che ha i titoli Dunque il de' capi che a questo mancano 'Trattato della Pittura non che uaa parte d' una grand' opera Sul Disegno. La parte prima sarebb' ella il Trattato della Pro.
.

spettiva
il

?
:

egli sovente Trattato della Pittura^ volendo che in esso cerchinsi le dimostrazioni di quanto asserisce ne' capi 81, io3 , no, i34, 3x5, 328. Vedesi ch'era diviso in capi, o in libri, citandosene il secondo , il nono, e'I

Questo gi era compiuto


nel

cita

e che questi comprendcano molte ; proposizioni Nel capo 104 colla proposizion terza del decimo , prova che pi o meno azzurre esser devono le ombre , a misura che pi o meno distante dall'orizzonte si rlirige lo sguardo , e di questo colore dell' ombre pi volte ragiona , avendo 0s prevenute le osservazioni ingegnose che

decimo

(0 Pag.

56.

1^2
Sfilile

MEMORIE STORICHE
secoli
.

due
altri

'

bio suir oiilceria , e pi diffusamente ancora nei Discorso suo pubblicato dal cb. Morelli (2) , in cui dice d'aver comperato per i5 scudi d'oro un libro scritto a penna copiato da uno del gran Lionardo da Vinci .... Infra le altre mirabili cose vi erano in esso, si trova , die' egli , un Discorso della Prospettiva il pi bello che mai fosse trovato da altr' uomo al !> mondo Un esemplare di questo libro esser potrebbe quel codice dell'Accademia Etrusca , che il Gori trov con questo tiOpinione di tolo scritto in color rosso Leonardo da Vinci ^ e contiene Modo di dipingere Prospettive , Omhie , Lontananze^
.

de' corpi fecer dopo Guericke , e poscia Buffon , ed Di quest'opera parl senza dub(r) Benvenuto Cellini nel suo Trattato

ombre azzurre

Jlltezze

Bassezze

da

vicino e

da lontano

e altro ^ e Precetti di Pittura. Pag. 291 (3). Vuoisi che del codice vinciano siasi valso , senza indicarlo , il Serbo noli' opera sua di prospettiva \lw. altro libro suo , eli' ei cita nel capo 196, come opportuno a vedervi la dimostrazione del rapporto inverso fra l'alza.

ci)
d'

Priestley.

Storia
.

delle

ombre azzurre.

Scelta

Opuscoli . Milano Tomo I. in 4." pag. 270. (a) Catalogo de' MSS. italiani della Biblioteca Nani SymboLae Ute(3) Vlorilegiim noclium corythaiiarum
.

rariae

Tom. Vili.

FlorenLiac ijbi. pag. 66.

DI LTONARDO

DA

VlNtil
,

l33
la velocit

e il Trattato dei moto locale , , quello stesso senza dubbio , che aveva iu tista frate Luca Paclolo quando scrisse , che nel 149S LiONARDo lavorava all'opera inextimabile del ruoto , delle percussio-

mento del moto

delle spalle e de' lati

ni ec.

e a quest'

opera probabilmente

suoi pensieri e postuliti e teoremi e disegni , che ne' suoi codici sparsi si trovano, de' quali alcuni pubbliconne il gi lodato Venturi
riportansi
tanti
.

Al capo 284 prova per la nana De Ponderihus che l' uomo pi potente nel tirare che uello spingere dal che argomentasi che questo libro gi esistesse: e potrebbe anche dal titolo argomentarsi che l'aves;

se scritto in latino

Cos al capo 278 scrive strato nel libro de' lumi e

d'avare dimodelle

ombre

che lucidarsi non possono le ombre per r insensibilit de' loro termini Questo libro era uno de' codici originali che la biblio,

teca nostra possedeva Assai maggiore il numero di que' libri che Lio.nardo nel Trattato della Pit-

tura

come opere non compiute ancora

meditate, rammenta. Oltre il Trattato del moto locale, egli al capo 212, annunzia un libro de noDuneiiti ^ e nel 219
gi
U\ libro de' jnoti
y

ma

eh' forse lo stesso.

<i)

Pag. 52.

l34 MEMORIE STORICHE ImiDortante per le (lesciizloi)i e pi pe' disegni esser doveva il Tratialo d'Anatomia , che promette ne' capi 171 , e 23i; e di cui Cosi un Trata lungo gi parlammo (i) tato particolare propensi nel capo 204 Liofardo di scrivere de piegainenti , e iwlta^

"nienti dell'

uomo

particolar libro promette nei capo 228 di comporre su alcuni muscoli , e nel capo 227 propone di trattare de' mual Ir

Un

generale Delle ponderaziotd dell'uomo caricalo con pesi naturali , o accidentali , egli , nel capo 266 , dice di voler fare un libro parscoli tutti in
.

ticolare

Cos nel capo 167


figge dell' univej'sal

di

scrivere

si

pre-

misura deW uomo ; ma forse questo , anzich essere un tiattato , non era che il disegno che or possiede il De Paga ve , corredalo d'opportuna spiegazione (2), pubblicalo gi dal Gerii nella Tav. L* Per ultimo egli annunzia nel capo I2i un'opera sulla mistione de' colori , che lun ga opera di grande utilit , e necessariis^ sima ei reputa , la quale comprender doveva la teorica e la pratica Nacque sospetto a Venturi , che d'al-

(i)
(2)

Pag. 52.

Ragionamento

premesso

ai

disegni

pubblicati

dal Gerii, pag. 14.

DI LIONARDO DA VINCI. l35 Girne delle opere (fii aiimnziate i materiali, non ordinali ancora, fossero da qualche suo scolare inseriti ])oi nel Trattato della Pit-

tura ; e che a ci altrihnir si dcbha il disordine , che in esso regna N , per alcuni almeno, senza fondamento il sospetto; e in me pur lo accresce V osservare che il codice pinelliano , in cui orii^inariamcnte i capi non erano numerizzati , in cena maniera diviso in varj tratUili , che veggo in.

dicati dal titolo

che dassi in carattere maET MOVIMENTI,


.

iuscolo

capi 164 DEI VARII ACCIDEINTI 242 DEI MOTI ,


ai

322 DELLA PROSPETTIVA LINEALE Oltre quest' opere da Lionardo slesso nel Trattato di Pittura mentovate, ch'egli
abbia scritto

un

libro

o nna dissertazione
^

almeno,
,

esaminava quale fra pittura e scoltura sia preferibile ce lo dice Loniazzo (i) che pur fa menzione del libro suo Della Notomia del Cavallo smarritosi nel 1499 all'ingresso de' Francesi in Milano. Da ci che raccontano Vasari , Lomazzo, e Girakli (e che superiormente gi riferimmo) dell'uso che avea Lionardo di copiare le lisionomie pi significanti , cerin cui
,

cando

in esse

zioni dell'animo,

non solo le passaggere affecome la gioia e '1 dolore.

(0 Trattalo

dell'Arte della Pittura. Lib. 2. Gap.

14.

, ,

l36

MEMORIE STORICHE
anche
,

come la malbont , la grandezza de' pensieri possiamo argomentarne ch'egli abbia formata nn' opera di Fisiognomica pe' suoi scolari ^ ai quali d' imitarlo su questo punto Certo almeno , grandemente inculcava

ma

sentimenti stabili,

Tagit

la

eh' egli

ne ha disegnate

le figure

mohe

d'Aurelio Luino ed altre sparse ancor veggonsi fra i suoi disegni pubblicati e inediti , e sopra tutto in que'lihricciuoli che portar soleva alla iSon trovo per che ai disegni abcintola bia aggiunti gl'insegnamenti. Molli libri scrisse , dice il Vasari , ne' quali insegn quanti moti ed effetti si possono considerare nella matematica , e
delle quali erano in
.

mano

mostr l'arie di tirare i pesi con facilin t , de' quali tutta l'Europa piena, e sono tenuti in grandissima stima dagli intendenti Se nel Libro de disegni intorno al modo di maneggiare ogni sorta d'armi s per
.

offesa che per difesa composto pel sig. Alessandro Borro ^ e in quello dc^ trenta Mulini diversi , eli era in mano di Mess. Ambrogio Pigino , fossero imiti g' inse;namenti , Lomazzo , che di quelle opere vinciane fa menzione, noi dice; ma ben probabile che vi fossero almeno nel primo , per cui forse furon disegnate le armi pubblicate dal Gerii (i) , giacche LIo^ARDO pensava
(i)

Tav. XIV.*

(i

darlo
.

alla

DI LIONARDO DA VINCI loj luce a istruzione de' combat-

tenli (i)

Forse

il

secondo non avea che

hrievi spiegazioni , quali vcggonsi nel codice atlantico presso alcuni mulini ed altri con-

gegni , de' quali parleremo. Quest'opera de* mulini forse quello stesso libro d'Idrostatica , che dicesi venduio al sig. Smith inglese
fatti
.

XXXIII. Cbe,

oltre

i
,

libri di

Lionardo
da
lui

di pubblica ragione

o ad

altri

donati, e perci mentovati dagli scrittori suoi coevi o vicini , altri molti egli abbiane scritti , ben certi ne siamo noi , poich tredici

volumi di varia forma e mole ne avevamo in questa biblioteca avanti Tanno 1796. Alcuni erano in 16^ e in 24 contenenti diquesti erano que' libretti che il VijNCi portar soleva attaccati alla cintola per disegnarvi collo stilo d'argento , o scrivervi tutto ci che vedeva , o accadeagli,

segni

e notti

tlegno di serbarne

memoria

molti libri e disegni snoi a Messer Francesco Mel/i , gi JNarra il lo vedemmo nel suo testamento Dufrsne (2), cui tutti poi copiarono i bioci lasciasse
.

Che morendo

Un va(i) Tratt. dell'Arte della Pittura, pag. 384. lente pittore esareinando il TraLUiio di ScUnzia d'atmedi Camillo Agrippu milanese (stampato in Roma nel I&53) ne trov le figure s ben fatte , e tanto alla maniera Lionardcsca , che sospett essere le stesse disegnate da Lionardo pel Borri (3) Vita di Lionard da Vinci premessa ai Trattato della Pittura
.

j38
grafi del
stati

suoi siano , rubati agli eredi di Melzi , restituiti , quindi donati a Mess. Giannambrogio Mazzenta ; ma giova copiarne il medesimo ragguaglio che questi ci lasci scritto ; e che il eh. A^enturi , aveudol trovato in fine

Vinci

memorie storiche come i codici

del codice che servito aveva alla prima edizione del Trattato della Pittura , tradusse Io lo rendo alla lingua origiin francese nale Vennermi alle mani, scriv'egli, son' ornai 5o anni (i) , tredici volumi di
.
.

Llonardo da Vinci in folio a rovescio e '1 caso me


;

e in 4. scritti
li

maniera Io compagnia del giovane Aldo Manuzio grand' amator di libri. Cer to Lelio Gavardi d'Asola , preposto di san
v>

nella

seguente

f' capitare studiava le

leggi

a Pisa

in

Zeno a Pavia e parente stretto di Aldo Egli era stato in venne in nostra casa belle Lettere in casa Milano maestro di de'Sigujori Melzi, che chiamansi di Vavero ( Vaprio ) per distinguere questa da altre
,
.

*>>

veduti
>>

famiglie Melzi della stessa citt. Egli avea nella lor casa di campagna a Vaprio molti disegni istromenti e libri di
erasi avvicinato
:

Francesco Melzo (suo piucch altri alla maniera del Vinci lavor poco perch era ricco ; ma i suoi quadri sono

Lio nardo scolare ed erede)

(i)

Giannambrogio Mazzenta mori vecchio nel


torri*

i635,

Y. ArgelaU Scripl, Mediai,

2.

DI
,

LIONARDO DA VINCI.
.
. .

l3()

ben finiti e sovente confondonsl coi la vori del maestro Egli, morendo, lasci le opere di Lionardo nell. sua casa di \ a vero ai suoi figliuoli che avendo dif ferenti gusti e impieghi negligentarono que' tesori, e ben presto li dispersero, Lelio Gavardi ne piese ci che gli piae, ,

>> v>

fjT^ie

sperando

porlo i3 volumi a Firenze , di ricavarne buon prezzo dal gran duca Francesco , che volonteix)so era d'acquistare simili opere ; tanto pi che Lionardo era molto stimato nella sua patria Ma all'arrivo del Gavardi a Firenze il principe, mori (i) , ond'egli sen venne a Pisa Io non potei astenermi dal disapproAare la sua condotta : egli arrossinne ; e poich io , avendo col terminati gli studj, dovea tornare a Milano, mi consegn i volnmi del Vinci , prcgandomi di restituirli ai Melzi lo feci lealmente la sua commissione , e '1 tutto liportai al sig. Dott. Orazio capo della famiglia Melzi , che fu ben sorpreso perche io mi fossi preso tanto incomodo; e regalommi que'libri , dicendomi che molti altri disegni aveva dell' autor medesimo , negligentati da lungo tempo in un angolo della sua casa di campagna. Cosi que' libri divennero miei , e poscia de' miei
.

IVe

(0 Nel

i587.

me:morie storiche A antandosi questi di tale acquislo fatto s facilmente destarono l'inche portaronsi al y> vidia d'altri amatori , dottor Orazio , e n' ebbero de' disegni delle figure , delle preparazioni anatomi che , ed altii preziosi avanzi dello studio di Lionardo Un di que'cbe pi n'ebbe ro fu Pompeo Aretino figliuolo del cav. Leoni scolare di Conarottl , cb' era al ser vigio del re di Spagna Filippo IJ , per cui avea fatti tutti i bronzi che sono all'Escu riale Pompeo promise al dottor Melzi un posto nel Senato di Milano , se riu-

14

fratelli (i)

sciagli di riavere i tredici volumi volen do offerirgli al re Filippo che di tali cun riosit ora amatore Lusingato da questa speranza dolt. Orazio and a mio fra tello pregandolo in ginocchio di render gli il fattogli regalo; e poicb gli era col lega, amico, e benefattore gliene rend sette Degli altri sei che restarono alla >> casa Mazzenta uno ne fu donato al card. Federico Borromeo per la biblioteca ara brosiana (2) .... Un altro ne diede poi mio fratello ad Ambrogio Figini che la scioUo al suo erede Ercole Bianchi col resto del suo studio (3). Per la premura
,
.

il

(i)

Gian Ambrogio Mazzenla

si

le'

Bernabita

nel

iBgo.
patrilii

Egli vi f' stampare sulla coperta: Vidi Mazentar. Mediai, liberalitale Anno MDCIII. e (3) Questo fu poi venduto al sig. Smith inglese probabilmente il libro de' mulini.
(2)
. . ;

DI

LIONARDO DA VINCI
.

I4I

fattami dal duca di Savoia un terzo a lui pure u procurai (i) Essendo poi morto mio fralello iuor di Milano (2) pervennero anche gli altri, tre volumi alle mani di Pompeo aretino , che altri

disegni e

scritti

di

Lionardo v'un, e

se-

parandone i fogli ne form un grosso vo lume (3) che pass al suo eiede Polidoe fu poi venduto al sig. Ga ro Calchi Aixonati Quest' uomo generoso lo leazzo nella tuttavia sua ricca biblioteca , ha di ricusato avendo venderlo al duca di altri Savoia e ad principi che '1 riccrca qui il Mazzenta delle >> vano Fin P.
,
.

senza dire donde le avesse tratte E probabile che i volumi chiesti dal Leoni pel re di Spagna siano qui rimasti, e venduti pur essi all'Arconati , che di undici volumi vinciani oltre il codice atlantico , come gi s' detto, ci ha Alla biblioteca nostra fatto generoso dono fu pur donato nel 1674 dal conte Orazio Archinto un volumetto di scritti e disegui vinciani, del quale feci pi volte menzione. Quali notizie e disegni contenesse cia-^ senno de' volumi ora rammentali, io non
cui
notizie
si

valse

Dufrsne
.

so dirlo

non trovandone da nessuno

fiitta

(i)

Tuttora serbasi nella pubblica biblioteca di

To-

rino

(1)
()

Nel i6i3. il codice atlantico di cut parlammo

alla p.

S.

Nota

2.

1^2

MEMOKIE STORICHE

una precisa nota , forse per la variet e 'l disordine delle cose in essi contenute. Ideilo stromento della donazione fattane dal conte
Galeazzo Arconati alla biblioteca ambrosiana nel 1687 ai 21 di Gennaio, trovo bens registrali i dodici volumi col numero delle pagine di ciascuno , e coli' indicazione d' al-

cuno

degli oggetti ivi in disegno o in iscrit;

to contenuti

ma

ci

ben lungi dal darci


.

un'idea di tutto quello , che scritto aveva Dalle o disegnato Lionard( in que' libri note dell' Oltroccbi sol rilevo che uno trat^ tava Della luce e delle Ombre , un altro

Della Pvosjjettvva
]\/[artesana
,

e
se

altre cose ;

uno Del Canale della , uno Del volo degli uccelli , ma egli, non cercando allora,
conte Rezzonico
,

per servire

alle viste del

non notizie storiche intorno alle epoche di LiONARno e ad alcuni suoi particolari lavori non pens a darci di que' codici un
,

transunto

XXXIV. Ma, poich


vinciaui
trasportati in

il

eh. Venturi, doi

po d'avere esaminati a suo agio


Parigi
,

codici
di

proponsi

pubblicare in tre compiuti Trattati tutto ci che il Vinci ha fatto e scritto sulla Meccanica , sull'Idrostatica, e sull'Ottica (i), convien dire che, se non i trattati medesi-

mi ben

ordinati
ei

almeno

tutti

materiali

per iscriverli,

v'abbia trovati.

(0 Essai

etc.

pag.

6,

DI LIONARDO DA VINCI

148
lo spirita

Egli osserv

come un

risultato della

lettura di tutti que' codici, che

geometrico guidaAalo in tutti i suoi studj , o volesse analizzare un oggetto , o volesse concatenare un ragionamento , o Egli semgeneralizzare le proprie idee pre volea che 1' es}>erienza precedesse il Tratter , die' egli ragionar sulle cose stesso , tal argomento ; ma dianzi far alcuni sperimenti ^ essendo mio principio di citar prima l'esperienza , e poscia di mostrare percfi i corpi sono costretti ad agire in tale o tal altra jnaniera Que-

^>
>">

metodo da osservarsi nella ricerca de' fenomeni della natura T^ero


sto
il
.

natura comincia col ragionaci mento , e termina colla sperienza ; ma ?ion importa : convienci tenere la strada comin opposta : dobbiamo , come dissi e per mezzo di dare dall' esperienza
che
la
,

questa scoprirne la ragione Cos parlava LiONARDO un secolo avauti Bacone In Meccanica egli conoscea fra le altre cose la teoria delle forze applicate ohbJiqua mente al braccio della leva la resistenza
.

rispettiva delle travi

le leggi dello stro:

Amontons rintluenza del centro di gravit sui cor pi in riposo o in moto l'applicazione del principio delle velocit virtuali a molti casi che l'analisi sublime ha gt.'neralizzat a di nostri. Nella Ottica egli descrisse la cos chiamata Camera ottica prima di
finamento
dateci in seguilo da
:

144
>5

MEMORIE STORICHE
:

>>

spieg prima di Maurolico la fiC'ir dell iinmai^ine del sole in un foro angolare e insegno Ja prospettiva aerea , la natura delle ombre colorate , i moti del-

Porta

la iride gli effetti della durata della im pressione visibile e molti altri fenomeni dell'occhio che non trovansi in Vitellone. In somma il Vinci non solo aveva osser vato tutto ci che Castelli ha scritto un secolo dopo di lui sul moto delle acque; ma sembrami di pi che il primo abbia in questa parte superato il secondo, che
,

>>

>

ha sinora considerato come Idraulica Possiamo dun que collocar Lionardo , couchiude Ven-

pur r
il

Italia

fondatore
,

dell'

^>

che fra i mo, sono occupati delle scienze fisico matematiche , e del vero metodo di stuturi
alla testa di quelli
si

derni
diare

frammenti che questo

brieve transunto de' illustre 'Fisico , e savio Ministro, copi da suoi codici, e rischiar dando al tempo stesso un saggio del x41cune suo ingegno e del suo sapere
.

XXXV. Ecco un

poche analoghe
io
.

notizie

aggiugnerovvi pur

Della discesa de' gravi combinata rotazione della Terra S'attribuisce al Card. Cusano, nel princij^io del secolo X"v l'aver richiamata la sentenza degli antichi Astronomi , che avveduti s' erano del girare del nostro globo terracqueo intorno a se
I.

colla

LIONARDO DA VINCI 1^5 ma vedesi da quest'articolo , scritto circa il i5io , che laJe pur era r opinione del Vinci: e pare che '1 fosse iii
DI
.

Stesso c al sole

generale de' migliori indegni di que' di , quasi 40 anni prima che Copernico la pubblicasse
2.
.

Della Terra fatta in pezzi. Osserva che questi pezzi, cadendo dall'alto dell'atmosfera verso il centro, cadrebbono di l , indi tornerebbono indietro oscillando per lungo tempo, come un peso attaccato ad una corda , che non perde il moto se non lentamente Vedesi da ci ch'egli ha conosciate le leggi della forza d'inerzia; ed ebbe sin d'allora quell'idea di cui fanno uso oggid gli Astrouoml per ispiegare l'oscillazione de' pianeti da un apside all'altra delle
.

loro orbite
3.

Della Terra , e della Lima Egli s'avvide che la scintillazione delle stelle non
.

nelle stelle medesime , ma nel nostr' ocverit , che non avea conosciuta nemchio meno Keplero , quantunque grande fisico ed astronomo , che visse un secolo dopo LiONARDO Osserva quindi che la Terra , ricevendo la luce dal sole , seive di luna alla luna medesima , e n' ha a un dipresso le fasi ; e se ne' primi di della luna nuova ne veggiam anche la parte oscura , ci nasce , die' egli, dal rlllellere che fa la terra verit che credeasi scoperta i raggi solari
:
.

da Moeslllm un secolo dopo Lionardo k Lion. da Vinci

146

MEMORIE STORICHE

4. Dell' azione del sole suU Oceano, Pensa Li on ardo che iu conseguenza di questa azione Toccano equinoziale s'inalzi, e l'acqua, cadendo dal due lati verso i poli,

Halley sul finire del secolo XVII ha applicato questo principio ai movimenti dell'atmosfera, e ai venti etesii,
ristabilisca l'equilibrio.

o regolari 5. Dello stato antico della Terra. Era


.

LiONARDO un buon osservatore


Vide
gli

orittologo

conchglie marine in mezzo alla terra-ferma , e sui monti , ne' quali pur vide degli ammassi de' ciottoli ilullati ; e argomentoune ( e il primo fu fra i moderni filosofi che s rettamente ragionasse
strati di

su quest'oggetto) che il mare siasi a poco a poco ritirato , mentre la terra, che le acque portavano gi da monti formando
to di fango

andava in ista, a coprire i corpi marini , il qual fango indurissi poi e cangiossi in sasE"li pensa che il fondo del mare in so CUI stanno 1 corpi marmi , che poi si penella loro discesa le vallate
.

possa sollevarsi , col precipitare verso il centro della terra. Se questa opinione non ben certa pu stare almeno con molte altre congetture che i filosofi formarono ; e mostra che LiONARDO ha considerata la cagion del fetrificaiio
,

de' corpi pi pesanti

nomeno in una maniera conforme al meccanismo della gravitazione 6. Della fiawna e dell'ama. Lionardo dice d* una maniera chiara e precisa , che

DI LIONARDO DA VINCI. I47 fiamma si nutre d'aria che ardendo la consuma che della nuova aria sottentra onde si produce intorno alla fiamma una continua corrente d'aria, un vento; che se nuov' aria non v' , la fiamma muore ; che lo stesso succede se l'aria tale , che un animale non possa respirarla ; che v' del fumo nel centro della fiamma, perch l'aria non pu penetrarvi ec. Or chi non vede in ci, che Lionardo ha di quasi tre secoli precedute le teorie de' moderni ChiA
;
;

mici e

Fisici

intorno

alla

combustione

e.

all'identit dell' aria vitale coli' aria del fuo-

co come la chiama Schede? Magow ed Hook appena aveano sospettato sul finire del secolo XVII , ci che avea penetrato e chiaramente esposto il yI^cI a principio del XVI ; ed avea , diremo cos , indicala la teo-

lampa d'Argand Della Statica. Con figure opportune determina LiONArdo l'azione della leva , e specialmente della leva obbliqua 8. Della discesa de ffa^'i per un pia710 inclinato Qui Lionardo prova che la discesa de' gravi si fa pi presto per un. arco di cerchio che per una retta ; e sebbene siasi poi dimostrato che la cicloide la curva della discesa pi veloce , pur Yenturi , nella nota ivi annessa , prova con un suo teorema, esservi nell'ai co circolare un
ria della
7.
.
.

minimo
g. le
,

di

tempo

di discesa

Dell'acqua che si deriva da un cana^ intorno alla quale osserva Lionardo ,

MEMORIE STORICHE J4.8 che quattordici son le cagioni, le quali possono farne variare la quantit die esce da una data luce, o apertura; cio T altezza dell'acqua nel canale; la velocit con cui
in esso corre
,

la converi^euza delle pareti

la

loro grossezza
la

medesima
,

la

forma
ci

dell'

apertura,
scritto
,

sua obbliquit

rinclinazlone
lasci

all'orizzonte ec.

Pare da

quanto

che non abbia dimenticata nessuna delle cagioni che in ci influiscono; ma, non.

avendo egli il soccorso dell'analisi moderna, non pot calcolare la quantit dell'azione
di queste cagioni
;

quantit per che

nem-

determinata i moderni Idrostatici Forse , siccome gi osservammo , egli fu indotto a fai e queste ricerche, perch si mettesse un freno alle usurpazioni dell' acqua de* nostri due canali
.

meno hanno pienamente

navigabili
10.

Dei
,

vortici d'acqua.

do e me mai,
essa sostiensi

ne'

Cerca Lion arche forma l'acqua, lasciando in mezzo un vuo\

orlici

to

Osv^erva del
,

fenomeno

tulle le partico-

conchiude ci succedere , perch l' acqua Jia due gravit ( cio due forze ) iiTa prodotta dal moto circolare , e l'altra dal proprio peso per la prima sosticnsi perche ogni corpo pesa die' egli , nella direzione del proprio moto , e per la seconda
larit

precipita
11.

Della Visione. Molto ed eccellentemente ha trattato questo punto il Vinci nelle mentovate sue opere Della Pittura
.j

DI LIONARDO DA VINCI. 149 delia Prospettiva y della Luce e delle Ombre ; ma Veutari due importanti ritrovati d'ottica vide ne' suoi scritti Bench Lio.

menzione della Camera ottica , la costrus bene ne descrive zione e gli elTetti , che a lui anzich ad altri chiaro doversi di questa macchina r invenzione Parlando poi d'oggetti lontani dice che pu farsi in modo che la lontananza non gli impiccolisca ; il che ottiensi, die' egli, tagliando le piramidi che vengono dall'oggetto all'occhio prima che all'occhio arrivino, cio con qualche cosa d'equivalente alle lenti del telescopio onde sembra ch'egli, come Roggero Bacone, abbia iu qualche maniera traveduto questo slromento, eseguilo poi dal Galileo. Aggiungasi che al fol. 247 del cod. atlant. v' un cannoc-

^ARDO

non pur

faccia

chiale disegnato . 12. Dell' Arciitettura militare. Osserva

LiONARDO che, essendo

cresciuta d

.3
4

la

for-

za della artiglieria ( pel ritrovato della polvere) , cos proporzionatamente deve accrescersi la resistenza e quindi la grossezza delle muraglie le quali pur devono avere
:

de'contrafforti e dietro di questi molta terra per resistere alle bombarde, cio ai cannoni Indica il luogo e '1 modo di fare i
.

aggiugnendo ai precetti i disegni , dai quali pare ch'egli avesse iu vista il castello di -Milano a un dijresso quale ora
rivellini,

dopo

lo

smantellamento delle eilerue forti-

MEMORIE STORICHE che v' eji'aiio stale fatte dagli SpaInsegna il modo di fabbricare le ^nuoli lortezze sui monti ; e quello che pi interessa , di dar le mine per far saltare in aria le fortificazioni E certo , dice Venturi , che paragonando ci che scrisse Lioinardo , con quello che sull'arte della guerra scrissero dopo di lui , e disegnarono Machial5o
ficazloni
. .

velli (i)

e Alberto
assai

Durer

(2),

ben

iscor-

maggiori lumi , e pi giuste idee sull'arte di offendere e di difendersi aveva il primo ne , dopo ci, pi ci far maraviglia che a suo Architetto e Ingegnere militare scelto l'avesse il duca Valentino Non vuoisi pretendere che Lionardo r inventor fosse delle mine e de' mortai da bombe , poich di quelle , e di questi parlasi in un codice della biblioteca nazionale d Parigi veduto ed esaminato da Venturi m^ed esimo (3) , e scritto da Paolo Santini Jucchese circa Tanno 1449. Sembra che Lioinardo abbia aggiunto all'arte di minare una fortezza Y artifizio d' avvicinarvisi per mezzo della strada coperta che ha delineata , e che veggo pur indicata al num. 5
gesi
: .

che

Lodovico Sforza (4) ; e abbia aggiunto il getto delle sostanze pungenti fiammeggianti fumose

della sua lettera a


alla

che

bomba

(i)

(2)
(3)

De

Arte della guerra . Urbibus, Arcibus

Castellis etc. Parisiis i535,

(4)

Essay etc. pag. 54. Vedi sopra pag. 25.

DI LIONARDO DA VNCI. l5l e puzzolenti , che vcdousi indicate nel bel disegno da lui lasciatoci nel codice atlantico (i) ; se pur ci non aveva anch' e^li appreso da alcuni viaggiatori che narravano

d'aver vedute simili bombarde nelle Indie erano credati (2) XXXVl. In un sol. capo parleremo de* varj stromenti congegni , e macchine da LlO^ARDO immaginati. Solo alcuni pochi ne rammenta Venturi, e- sono. Un compasso di proporzione col centro mobile , che pu ancne servire a fare un'ovale avente una data proporzione a un dato circolo ; e di questo compasso egli d un disegno , interamente simile ai compassi a centro mobile Uno stromento atto ad indiusati oggid

ma non

care la costituzione e la densit dell' aria . Alla figura che ne d sembra essere una specie d'igrometro, in cui v' un'asta in bilico con due corpi alle estremit , de' quali uno pi suscettibile dell' umidit aerea inclinavasi, scorrendo su una porzione di cerchio in cui segnati erano i gradi. Un altro disegno viuciano di ajialogo igrometro copi gi il mio collega Mussi dal codice atlantico. In fjuesto l'asta sostenente le bilance serve di base a un triangolo equilatero che al vertice sostenuto su per-

(t) Vcili

la

Tav. xxxviii

de' disegni

pubblicali

dal

Gerii
(2) Morelli. Dissertaz. intorno ad alcuni Viaggiatori ruditi ec. Venezia i8g3. Pag. a.

me;morie storiche o su angolo tagliente , da cui , filo a piombo , che segna suU' asta i gradi or a destra or a sinistra , a misura che r umidit fa pesare e quindi abbassare Tasta da un lato , e la siccit dal ]ato opposto Sotto una delle bilance v' cera ; scritto hanhagia , e sotto l'altra perch la prima attrae Tumido aereo e '1 perde , e la seconda il ricusa Sotto Io slro-

iSa

no sottile pende uu

mento

leggesi

modo

di ^vedere

quando

guasta il tempo. Yedi la Tav. 1 1 1- fig- 9- ^on v' , che si sappia , chi prima di Lionardo
pensato ; e solo un secolo e mezzo dopo di lui , Santorio , avvedutosi dell' azione dell' umidit sulla corda , pens a fare uu igrometro Una specie di maschera o d'elmo, con cui nel mare delle Indie l'uomo va in fondo al mare a pescare le perle, il quale gli copre il capo interamente, e guernito essendo di spine lo difende da grossi pe6ci Ha de' vetri agli occhi per vedervi ; e in bocca un tubo pieghevole sostenuto alT estremit fuor d'acqua da un disco di sughero sormontato da un cannello comunicante col tubo , affine di respirare Pi d'una volta egli disegn si fatte maschere, e due dscgni n'ha copiati, e ^nci^i Gerii (i), uno de' quali pur qui si d nella Tav. ii. fig. 4, presso cui veggonsi scritte a rovescio, come nell'originale, le
agli igrometri abbia

(i)

Tav. xxwi.

DI

LIONARDO DA VINCI.

l53

soUoacfjua, sughero^ cliannelfavole lo Nella figura 5, copiata pure dai disegui di Lio.NARDO, vedesi Tuorao galleggiante dal petto in su , mediante un otre o budello gonfio , dclto baga da nuotare da LionakDO (i) , equivalente al moderno scafl\ndro, che l'uomo pel minore peso specifico sulF acqua sostiene Un altro nuovo e pi strano modo di camminare sopra l'acqua immagin Li ON ARDO e disegnollo , qual vedesi nella fig. 3 della Tav. ii., scrivendovi a lamodo de clunninar sopracqua Se sia to questo eseguibile o no , altri sei vegga XXXVII. E non solo nelFelemento destinato a pesci voleva il Vinci che Y uomo vivesse e facesse cammino , ma ben anche
(laitiar
.

per

le vie degli

uccelli e de' venti

Non

co,
.

noscendosi

n la n i gas pi leggieri dell'aria stessa, non peus a volare se non imitando gli uccelli,
battere e remigar delle ale Avendo quindi i vaij uccelli e'I volar loro ci^minato (2) , trov esser l'ala del pijiiTstrello pi facilmenie imitabil d'ogni altra , e pi adattabile all'uomo. Quindi un'ala di tal forma disegn ingegnosissima , canne adoperando come pi leggere delle verghe, la quale per mezzo di cordicelle e di carucole
col
.

tempi suoi il peso dell' aria maniera di grandemente rarefarla


ai

(0 Pag.
(2)

9'.

Pag. 33.

l54

MEMORIE STORICHE

facilmente s'allarga, e si strigne (i) ; disegn poi un macchinismo adattabile all'uomo, che di simili ale voglia fornirsi, e va-

disegn 1' uomo di quel congegno rivestito (3), indicando colla scrittura a rovescio il luogo ove dee posare il petto , il modo di torcer l'ala , di calarla , di girarla , di levarla , di tenere i piedi , l'uno alzando , e abbassando V altro alternamente, e per ultimo di stiignere ossia calare le ale inverso i pie dell' uomo Disegn persino un batello a cui , in luogo di remi , delle larghe ali d'applicar pensava (4). 1 due grau remi che il C. Zambeccari sul finire dell'anno scorso applic alla sua macchina aerostatica , dell' effetto delle ali vinciane ,
lersi (2)
;
.

bench non ne avessero dare un' idea


.

la

forma

poteano

Vasari e Lomazzo fanno pur menzione di certi uccelli formati da Lionardo di cera si sottile e leggera , che con un soffio per lungo tratto d'aria li facea volare, come se vivi fossero

Secondo Venturi Lionardo conobbe la Terga del bilanciere negli orologi descrivendola come un bastone , che ingranando al-

(i)

Presso Gerii. Tav. xl.


.

(2) Ivi
(3)

(4) inessa ai

Nella descrizione delle Tavole predisegui seri pu leggere la spiegazione spesso colle parole del Vinci istesso
XLi.

Tav. Tav.

XLii.

DI LIONARDO DA YINCI

l55

ternamenle
.

denti

e gli opposti, rotto (i)


alle arti egli
i

un Iato d' una ruota produce un moto non interd'

XXXVIII. Di molti congegni


fu
l'

servibili

ha la, che dal cav. Leoni collocati furono nel codice atlantico, e che qui breinventore
e ce ne
sciati

disegni,

vemente accenneremo
1.

Una semplicissima macchina idraulica, cio un soffietto comune che alzandosi forma un vuoto, in cui l'acqua compressa
,

dal peso dell'aria, sale a riempierlo pel foro munito di valvola , e abbassandosi fa uscir l'acqua pel tubo del soffietto medesimo; e questo in altro disegno ha raddoppiato per avere un getto continuo (2) Vi veggiamo delle fontane , e varie trombe (3) per sollevar acqua oltre le accennate, or a sacco, e a lampione, or colle norie , cio con secchie attaccate a fune perpetua (4) , or co' Immagin pur barche a ruota vapori (5) che andassero contr' acqua (6). 2. 11 Gerii ha dato, ci ( Tav. xLii) copiandolo dal gran codice, il disegno del girarrosto mosso pel calore della fiamma e dal fumo , o piuttosto dall' aria che il fuo. .

(0 Essay
(1)
(3)

etc. pag. Cod. atlant. fol.

7.

58. 386.

Fol. i/tH. (O Fol. 377. (5) Fol. 3oo. (6) Fol. 2 53.

l56 CO fa

MEMORIE STORICHE
salire pel

fumai iK^Jo

e questo

il

vero

secondo chel foco temperato o forte va adagio o presto Cos ha scritto accanto al diseguo suo
(d'arrostire) inipcrocclie
.

modo

LlONAKDO

isteSSO

3. Cos avesse

il

Gerii

copiato

il

dise-

da olio costruito su buoni principi , onde , mediante una vite , girata prima per man d'uomo, indi con un cavallo attaccato alla leva maggiore talmente comprime la pasta oleosa che prometotl scrisse jn-esso al disegno Lionardo , chelle ulive si serreranno s forte chelle rimarranno quasi che asciutte ; ma sappi chesto strettoio voi essere molto pi forte (i) 4. Moltissime poi sono le sue invenzioni per facilitare de' lavori meccanici , cio un telaio da far nastri (2) un congegno da torcer fili (3) , una gran cesoia (4) , una macchina da formar lime (5) , gualchiere ,
dello strettoio
_,

gno

martelli

ma7ze per

gettare corpi lontani

mediante una leva ec. Una macchina pur ha immaginata, che in qualche botte;a ancor vedesi
,

di

far

il

cervelluto milanese

mescendone agevolmente e compiutamente g' ingredienti Lomazzo fa menzione d'alcuni suoi orivoli ad acqua, e collo svegliarino; e d'un torno col quale facea pur le forme ovale
.

(i)
(2)

(4)

Fol. 2:5. Fol 35o. Fol. 3S9.

(3) Fol.
(i)

n<. Fol. 247.

I07 DI LIONARDO DA VINCI. CI ha lasciato scritto il seguente melodo per compone le forme in cui giti are ^t,oppile medaglie: Polvere da nteda^ie ni ifichonbustibill di fungo ridotti a polve' Stagno brasato e tutti i metalli Alure Filino di jacina da ottone ine schagUolo ciascliuna cosa ininnidisci con agreste o malvagia o acieio forte di bon vino bianco , o della prima acqua di tiementina distillata , o Jiolio puro che poco sia iimmi5.
. . .

dita, e gitta in telaroli (i) 6. Per aver olio puro , cosa per Lionardo importantissima , due metodi ci lasci Uno al fol. 4 nel codice atlantico Le noci sono fasciate da una certa bucciolina che tiene della natura del medio : se tu non le spogli quando ne fai l'olio , quel mallo si parte dall' olio , e viene in sulla supeificie della pittura , e questo quello
. .

pili

L'altro metodo ancor che la fa cambiare ingegnoso e ])reciso ha copiato e tradotto Venturi dalla pag. 108 del cod. medesimo , ed io qui lo ritorno in italiano . Scegli le noci pi belle , cavale dal guscio, rilettile a molle nell'acqua limpida in vaso
.

di vetro

sinch possi levarne la buccia in acqua pura , e caugiaia quindi rimettile la che vedi intorbidarsi , per sei ogrd volta Dopo qualche teuqio e anche otto volte e steiule noci , movendole , si disfanno
,
:
.

(1) Fol.

23.

MEMORIE STORICHE l58 pransi formando quasi una lattata Mettile in piatti all'aria aperta ; e vedrai l'olio galPer cavarlo purisleggiare alla superficie simo e netto prendi stoppini di bambagia che da un capo stiano nell'olio, e dall' al' tro pendano fuori del piatto , ed entrino in una caraffa , due dita sotto la super^
,
.

Jicie

dell' olio eli nel piatto u4 poco a poco V olio filtrandosi per lo stoppino cadr limpidissimo nella caraffa e la feccia
.

rester nel piatto

'Tutti gli, olj in se stessi

son limpidi,
stimarli
.

ma

gli altera

la

maniera d'e-

XXXIX.

Nel decorso della vita di Lio.

^ARDO pi d'una volta parlammo de' suoi disegni d' architettura Non v' ha dubbio ch'egli gi ben l'avesse studiala avanti di venire a Milano e che pur qui se n' occupasse alacremente, attesa l'amicizia che strettissima aveva con frale Luca Paciolo , il quale r architettura qui insegn spe, ,

a veri principj vitruviani l'arte di fabbricare guastata da tedeschi , come provanlo le opere sue Se questi chiama Li on ardo pittore e architetto, come pur lo chiamano Vasari, e Lomazzo convienci ben dire che tale ei fosse. Che pi ? lo dice egli medesimo nella lettera scritta a Lodovico il INIoro (i) in cui si offre di sodisfare a parogon d'ogni al.

cialmente per

richiamare

(0

Fol. a5.

DI LIONARDO
tro in (ircltetLara
,

DA TINGI.

l59

in comjjosizione d'ccli.

ficj pubblici e privati Io molli suoi disegni

Tale pur dimostraliGi notai rimasi ici gli ediiicj eh' ei copi, viaggio facendo nel i5o2, come architetto e ingegnere generale del duca A alenlino (i) Nel codice atlantico v' il disegno d' un anfiteatro del chiostro di S. M. in pertica di Pavia , e
.
.

della cupola della nostra metropolitana . Nel codice segnato S. in 4. v' disegnata la doppia chiesa, cio superioie e soterranea di S. Sepolcro e di un'altra chieda ha Il pubblicato il disegno suo il Gerii (2)
;
.

veramente finito d'un bel tempio a foggia d' una rotonda a quattro facciate e rispettivi atrii egli pur ci lasci ,
prospetto
poi

Parlammo gi e lo diamo qui incso (3) del suo disegno d' una magnifica stalla o pel Sauseverino servisse o pel duca Certo altres che molto d' architettura dov occu' parsi nel disporre le molte feste per nozze
.

per trionfi, per esequie, ch'egli immagin e diresse e ben probabile che disegno suo fosse quell'arco trionfale, che dietro al castello eretto s' era , o ergersi dovea , per collocarvi sotto la statua equestre di Francesco I Sforza , del qual arco fa menzione Lancino Curzio (4) in questi versi
: :

(0 Pag.
(j)

93.

(3)

Tav.

ii. fi-.

7,

Tav. XV.

(4) Sylv.

Lb.

i.

, .

l6o

MEMORIE STORICHE

Arcus
Ipse triuniphais jam designatus equestris Excepturiis Heri fulgcnCia signa colossi XL. Di questo colosso gi mollo s' detto, oad' argomentare quanto ei fosse abile plasticatore e statuario. Ch'egli abbia scolpito in marmo nessun cel dice ; ma certo che ottimi precetti egli d anche per questa maniera di lavoro nel capo cccli del Trattat.o della Pittura , e che anche per lavorare in marmi si offer a Lodovico
il

egli

e , vere nel suo studio una testicciuola di Cristo fanciullo fatta dal Vinci , nella quale si vedeva la semplicit e purit ac compagnata da sapienza intelletto e mae>> sta Il nostro caid. Borromeo , nel ragguaglio delle pitture ond'era ricca la sua galleria da lui unita alla biblioteca , parlando del quadro ( che or a Parigi ) dipinto dal Luino sul disegno del Vinci , scrive che a
.

Moro (i) Quale eccellente ])lasticatore commendato dal Paciolo dal Vasari dal Lomazzo (2) il quale gloriavasi d'a.
_,

giorni suoi vedeasi ancora formato in creta

il

Bambino che aveagli servito di modello (3). Che del mentovato colosso avesse il
Vinci fatto prima
dice Vasari (4)
.

il

modello in cera

cel

(0 Pag.
(2) (3)
(4)

26.

Tempio della Pittura, pag. l^1. Musaeum , pag. 22. Edit. Medici,
Vita di Lionardo da Viaci.

tizi,

E
to
il

DI LIONARDO DA VINCI. l6t v' pur chi vuole che di due statue
fat-

colossali di

Francesco I ahbia Lionardo modello ; equestre V una da porsi

sot-

to l'arco di cui sopra


te l'altra

parlammo

e giacen-

da

collocarsi sulla sua

tomba.

questa vuole il Sassi che riportisi un epitafio ch'egli copi da un codice nostro, in cui fra gli altri versi kggesi Qiiisquis coiosson Priticipis vides: asta
: .

opus Leonardi
Vinci. Vdisti? ahi hospes et

gaude

(i)

Gi notammo che il valente statuario Francesco Rustici fu ajulato co' consigli , e coir opera da Lionardo per alcune statue in bronzo da lui gittate (2); e v'ha pur chi scrive che questi gliene facesse il modello Recammo pure la lettera in cui egli non solo tiensi per valente statuario in bronzo , ma dicesi l'unico che allor fosse in
.

Lombardia (3) Era altres principio suo che


.

il

buon

pittore dovesse molto lavorare in gesso onde* copiare


giusti
fatti

dai lavori di rilievo per dare lumi e le ombre alle ligure i e di convengono tutti quelli che de' pro;

gressi
stato
balto

della
il

hanno scritto , essere primo Lionardo che per questo


pittura
alle

mezzo seppe dare


,

figure

il

giusto ri.

nessuno seppe poi superarlo

(i) Script. (2)

Medici. pRg. 356. Vedi sopra alla pag. 98.


Pag. 64.

(3)

Lion. da Trinci

MEMORIE STORICHE XLT. Pi difficil cosa l'annoverar le plllurc (li LiONARDO ; e pi ancora i suoi
1(52

Egli dipinse sul muro , sulla tadisegni Comincer sulla tela , e sulla carta vola ,
.
.

dalle

prime

Frale pitture tutte di Lionardo tiene il primo luogo il Cenacolo delle Grazie , di cui abbastanza s' ragionalo (i) ; come rammentaronsi i ritratti dipinti sul!' opposta parete di Lodovico e Beatrice , e de' loro figliuoli (2) ; e la figura del Salvatore che venne dopo pochi ainii distrutta , perch dipinta sopra una porta che si volle dilatare (3). Alla Canonica di Vaprio in casa de' Melzi dipinse il proprio volto sul fianco d'una finestra (4) ; e in Vaprio la gigantesca

immagine di Maria Vergine che tuttora vi s'ammira , nella cospicua casa de' Le dipintuie da lui Melzi medesimi (5)
,
.

fitte nel Castello di Milano (b) furono, al riferire dell' Arluno , tutte distrutte nel

H99Abbiamo pur
.

notizia che a

Roma una
lasciata in

pittura a olio sul


S.

muro

abbiaci
la B.

Onofrio rappresentante

Vergine col

(1) (2) (3)

Ai numm. XIV, Num. XIII.


Ivi

XV.

(4) (5)

Pag. joi.

n.

(6)

Num. XXIV, Num. X,

DI LIONARDO DA VINCI

l63
di
tutti
ci

Bambino
gli

(i)

E gran danno che

questi di})iuti vincieschi appena avanzi


.

restino

XLII. Lungliissimo e difficil catalogo converrebbe formare se lutti volessersi qui ricordare i quadri in tavola che sono , o pretendesi che siano slati dipinti dal Viraci. Rammenter qn i pi noti , e specialmente quelli , che diconsi essere in Milano Il Lettore sar ben persuaso non esser possi.

bile l'a\er

contezza

delle

tavole

tutte del

Vinci , e quindi il noverarle ; onde bea sono scusevole se parecchie , perch da me ignorate, sn questo catalogo scommettono; o s'indicano ne' luoghi ove pi non sono , giacche in questi ultimi tempi i monumenti

come le ricchezze e i regni, canE^li sentiri n^ualmenle iaron signore <[uanto il sento io , che , ove nu quadro per tradizione popolare o domestica dicesi di Lio.NARDO , perigliosa cosa raffermado come il negarlo E noto altronde presso g' intelligcnli di pittura , che molti quadri della scuola di LioNAKDO da chi li possiede a lui vogliono attribuirsi; come sap])iamo che scolari egli ebbe molti e valenti Eccone i nomi, tratti in parte dalle sue stesse note, e in parie dai Biografi. Francesco Melzi
dell' arte,
.
. .

(0 Tui
Pag. 29.

Descrizione delle

ritture

ec.

in

Uoma

MEMORIE STORICHE iG^ Marco Ogglono Andrea Salalno

Cesare da Sesto Lorenzo pM3tro Ricci detto Giaiipedrino Bernardino Nicola Appiano Lotto Fanfoia ( Forse Bernazzano Faxolo GaSoviano rammentato dal P. Resta )

nanlonio Beltraffio
'

Bernardino Luiuo Jachomo leazzo non fu propriamente suo scolare , ma dipinse sui suoi principi , molto studiollo , e n' ebbe de' disegni e de' eartoni che eccellentemente colori , dando alle figure grazia e morbidezza maggiore di quella che data
.

Gian

non

Ci beu gli avrebbe Lionardo istesso vide l'immortale Fondator nostro che in una
.

tavola del

Luino da

lui

comperata a gran

prezzo ( quain satis magno aurl ponete re einimus ) osserv che il disegno veramente squisito era opera di Lionardo ; ma il Luino ci che dargli poteva di bellezza e di pregio aggiunto v'aveva , cio una certa soavit e pia tenerezza nell' espressione ,
nelle

movenze

e nelle
.

arie

di

testa
,

stata portata a Parigi

Ci

premesso

ecco

l'indicazione
eh' era

delle

Tavole

Nella galleria
il

Museo
, ;

della nostra biblioteca , del card. Fondatore della

medesima non abbiamo pi tutto quello ma ci resta ancora il riciie avevamo tratto d'un dottore di cui s'ignora il no-

me

quello della duchessa Beatrice, e forse ; quello pure del duca Massimiliano di cui parlossi alia pag. iii; e di cui un altro ve n'ha nella galleria Mel'zi Oltre questi ri.

DI
tratti v'

LlONARDO DA VINCI.
S.

lG5

Giovambattista, mezza-figura. V'ha (li lui nella t^aliera dclF arcivescovato una tavola colla B. Ver<j;ine e '1 Barnbino j opera non Imita Un' altra bella e finita tavola , rappresentante lo stesso soi;getlo, la quale era clianzi alla Madonna di campagna di Piacenza ammirasi ora nel palazzo Belgioioso
,

un

,.

Rappresenta

la stessa

Vergine

una

ta-

vola eh' nella galleria del palazzo Litta , Visconti , Arese , della prima maniera di LioNARDO , a cui pur viene attribuito un san Giovambattista della stessa galleria , il quale per da alcuni vuoisi dipinto da Cesare da Sesto sul cartone del Vinci. Cos sul cartone del suo maestro dipinse Salai no il quadro di S. Anna cU' nella sagrislia di S. Celso Una bella Madonna pur riputata di LiONARDO qui portata ba da Roma la sig. marcii. Vittoria Lejn^i Un' altra bella immagine di M. Vergine ha il sig. can. Foglia Parlossi gi di simil quadro fatto per l'amica del duca Lodovico Cecilia Gallarani (i) ; ma esso , malgrado il giudizio di qualche valente pittore, ])Otrebbe, secondo altri , ben essere lavoro d'uno scolare.
.
. .

Per opera
la bella tavola

indiibitata di

Lionardo

tiensi

san rappresentante la test mentovata Cecilia Al solo mirarla ben vedesi che quando fatta dal Vinci dopo il Cenacolo
de' sigg.

Pallavicini

di

Calocero
.

memokie storiche ebbe perfezionala la sua maniera di dipingere , perdendo quella secchezza eh' ne' suoi primi lavori. Questa rinomata donna qui dipinta come nel primo ritratto fattole dal \ i.\ci medesimo ne* tempi della fiorente sua giovinezza; ma in vece della cetra essa sembra tenere colla mano una
i6G
egli

piega della veste ; la stessa la fisonomia , non che qui mostra un* eia fra i 3o e 40 anni , che aver doveva al finir del secolo XV. Gi osservammo che Lodovico
se

seguit

ad
;

trimonio

esserle amico anche dopo il maonde non maraviglia che Lio-'


fatto

Kardo abbiale

un

altro ritratto

Di questa bella amica del Moro un bel ritratto (di cui poi fecc^i una santa Cecilia) o di roftuo di Lioivardo, o di valente suo scolare , vedcsi presso il cel. Prof. Franchi. Una tavola veramente bella , rappresentante S. Callerina con due angioletti pos
siede recccllcnte nostro pittore e mio collega Appiani , la quale gi da oltre un secolo come pittura di Lionardo sta nella sua
famiglia. ()Ure il vedersi in essa tutta quella esattezza di disegno eh' propria del Vinci, t' pure quella morbidezza , e quella grazia,

che
11

di

rado nelle sue tavole s'incontra.


,

Giacomo Sannazzar che raccoglie quanto pu di pi pregevole dei bei monumenli dell'arte, ha del Vinci due belle teste, ed una bella Venere igiuida in piccol
C.

quadretto Uu Angiolo

dipinto

da Lionardo in

DI

atto d'annunziare

LIGNARDO DA VINCI. gran mistero q il


.

X^

Mi ria

Vergine, veJesi in casa Anguissola

Un
t.

bellissimo ritratto dello slesso pen

nello in casa Scolti in abito d'alta digniOssiirvasi per che le memorie presso questa illustre famiglia , di(;oulo ritratto del Cancellier iNIoroni , che tal carica sol ebbe alcuni anni dopo la partenza di Lionardo: onde dee credersi ritratto d'altro personaggio ; o deve dirsi che quell' abito non era

de' soli caucellieri dello stato. Cos dicesi del re Francesco


tratto del Vi^ci
,

un

ri-

eh' in

erede dei Sitoni ; ma sia ritratto di Gaston de Foix ha de' bei putti ni lionardeschi nella casa Greppi alla Cavalchina ; e sappiamo di fatti che il Vinci parecchi ne dipinse

casa PiantaniJa pi probabile che

Una

di lui
,

Madonna non
ove pure
gli

finita
si
.

mostrasi

in casa Vedani

attribuisce

un quadro di nel Lomazzo


Or

contadini ridenti
eh' egli tal

Leggiamo quadro fece riche sono


fuor

traendolo dal vero.


delle tavole vinciane

di Milano. Hanno i Borromei all' Isola Bella una tavola del Vinci rappresentante un gio-

vane

mezza
nelle

fii^ura

In Piacenza moslransi

quadri di LioScotti
,

NARDO
Landi

gallerie

degli

e de*
sigg.

Parlammo gi del quadro conti Sancitali a P.u ina (i).


(0 Pag43^

de'

l68
It

MEMORIE STORICHE
pur
trovasi nella collezione de'

qua-

dri dell' ex-ministro della nostra repubblica Ceretti un ritratto che credesi del Cancel-

Morone,.e vien riputato di Lionardo. Appartenne alla estense galleria di Modena, Col pvir erano due altre tavole di S. Cate l'altra di giovane armato , terina Tuna
lier
,

riputate del Vinci

Mostrasi

in

Bologna

la

figura

d'un

Bambino di Lionardo nella stanza chiamata del Conlaloniere. Firenze vedes nella r. galleria la Medusa di Lionardo dipinta ne' suoi primi anni , il ritratto suo proprio , e quel di

Balfaele da lui fatti ; l'Epifania , tavola non nel palazzo Pitti una Maddafinita lena In casa Nicolini un ritratto ; forse la testa che un cognato di Lionardo inand nel i536 in dono al card. Salviati , come rilevo da una memoria dell' archivio de' Vinci , che trevo fra le note dell' Oltrocchi. Molte tavole di Licnardo conlansi in Boma I^na delle pi belle certamente quella del palazzo Borghesi , ove alle figure
.

della B. Vergine e del

una

Bambino aggiunta caraffa di fior ammirabile per la ve-

rit ; e credesi perci la stessa tavola, di cui parla Vasari, posseduta gi da Clemente VIL IVel palazzo Aldobrandini v'era la disputa di G. C. co' dottori ; che per da valente pittore vien riputata del Luino sul disegno vinciano, come altre molte. 3Nel palazzo Barberini ,'^un' Erodiade e un quadro con

DI

LIONARDO DA TINCI
,
.

169

due

simboli della vanit l'una, e l'altra della modestia Nella galleria Giustiniani una Sacra Famiglia. Un bel ritratto di donna ba il sig. principe Albani ; e la sig. Kauffmann ba un San Gerolamo , del quale un disegno quello die
altre figure

ba pubblicato Gerii
palazzo
lanciulla
Strozzi
.

Tav.

XXXI).
d'una

Nei
bella

v'

la

figura

mero
rasi,

Parigi il luogo in cui maggior nuelle altrove di tavole vinciaue ammi-

anno

secondo la nota datacene nello scorso dal cit. Gault S. Germain (i), della cui inesattezza per, ove parla delle cose vinciane esistenti in altri paesi, tosto accorgesi cbi getta lo sguardo sul suo catalogo .

Ecco quelle cbe annovera


tanti
i

rappresen-

seguenti soggetti
col

M. Vergine
San Giovanni.

Bambino
,

S. Elisabetta

La stessa col Bambino San Micbele e un uomo in ginocchio sul dinanzi


.

T,a

stessa col

d un Angiolo.
originariamente
sulla tela
.

Bambino, San Giovanni Questo quadro, dipinto


legno
,

sul

fu trasportato*^

La Sacra Famiglia con La


stessa

sui

ginocchi di S.

San Micbele . Anna Sap.

(1)

Traif de la Peinture.

Catalogue des tablesux

pi de&sins ec.

tjo piamo che


cartone
vola
i
,

memopkIe storiche
il

Vjnci

iioa

ne fece

clie

il

e prob.ibil mente dipinsero la ta~ suoi scolari Mei zi o Salaino . Lo

stesso

dicasi

d'una consimil

tavola

della nostra galleria, dipinta da

ch'era Bernardino

Luino , e assai ben descritta dal cardinale Borromeo San Giovambattista: mezza figura. La figlia d'Erodiade colla testa di San
Giovanni presentatale dal carnefice S. Catterina con due angioli. Questa per credesi copia del quadro di cui par.

lammo
Il

famoso
(i)
.

ritratto della Lisa

del

Gio-

condo
il

Quello di Anna Bolena conosciuto sotto

nome

della Bella Ferrala


di bellif

Altro ( mezza figura ) Crivelli Lucrezia creduto di (2.) La Pomona, e la Leda di cui parlano Vasari , e Lomazzo , dicendo di quest' ultima , che a suoi di sta\a a Fontanabl . Io per trovo notalo ne' mss. del De Pagave, che la Leda di Iionarto j^tava a suoi d presso il sig. conte di Firmian , daddove
.

donna

pass in Germania; che, dalle ricerche f;ttte a sua istanza in Parigi dal cel. Goldoni

amico suo , risult che mai non vi l'u , noa trovandosi su nessun registro ; e che Lo-

(i) (a)

Vedi sopra pag. 92. Vedi alla pag. 38.

I7I DI LIONARDO DA VINCI. mazzo ha preso abbai^lio fra la Leda d Lro\ARDO, e quella di Michelangiolo Taluno scrisse che la Leda di Lionardo era
.

lcl

La Pomona palazzo Mattei in Pioma lodata dagli scrittori pe* tre trasparenti
.

veli

che

la

La

Flora
,

LiONARDO

ricoprono disegnata da la quale fu , dipinta da Francesco Melzo ,


. .

a cui acquist fama di valente pittore

Soggiugne

il

e.

Gault
bella

che

il

sig.

di

Chamois aveva

una

tavola vinciana

rappresentante Giuseppe colla moglie di Putifare ; e che nn quadro con otto figure di contadini stava nella galleria del re, ma che or pi non v' Pi breve la nota delle tavole di LiONARDO esistenti nel resto dell'Europa. Due In Ispagna G. G. avanti Pilato quadri rappresentanti la B. Vergine Una
.

Giovanni Due fanciullini che scherzano con un agnellino Un San Gerolamo nella grotta A Dresda il ritratto d'un vecchio guerriere che crcdesi di Gian Giacomo Triullesta di S.
.

zi (!)

Dusseldorff

Una

delle

due tavole

della B. V. che

Lionardo dipinse in Pioma


(2).

pel datario di

Leon X.

(i)

Vedi
Pag.

alla pa^, loS.


II 3.

(2)

172

MEMORIE STORICHE
Plelroburgo
.

La

tavola eh' era dell'

ab. Salvatori (i).

In Ingliilterra Il quadro della Concezione cotanto commendato dal Loraa?;zo che stava dianzi nella chiesa di san Francesco in Milano ; e qui pur era presso il can. Chiesa una bella tavola della B. Vergine, ad un Inglese venduta non ha molto. Un altro Inglese ha pur comperata la tavola della disputa di G. C. ch'era in casa

Aldobrandini All' Aia v' la figura di bella matrona. In Germania v'ha nella galleria imperiale di Vienna la tavola della Nativit di
Prostro Signore (2) e una Erodiadc. Presso il principe di Kaunitz la

men-

tovata Leda.

Nella galleria del


stein la bellissima testa

principe di Lichtedel Salvatore com,

mendata da Winkelmann

come un mo.

dello di pei'fetta bellezza virile (3) XLIII. A'^eggonsi alcune pitture attri-

buite a Lio^ARDO , che di lui non sono indegne , e ne mostrano la maniera ; ma da taluno negasi loro questa gloria, perch sono sulla tela anzich sulla tavola e a tempra anzich ad olio Dell' insussistenza di questa ragione per ognuno dee persua,
.

(0 Pag.
(2)

114.

(3)

Pag. 64. Pag. 6 8.

I-jS DI LIONARDO DA VINCI. legga il capo cccliii del suo Trattato di Pittura , in cui insegna il modo di dipingere in tela e a tcmjra , e noi disapprova n move dilcolta sulla esecuzione; o legga il Vasari il quale cliiaramenle dice che LioiNARDO studi in ritrarre dal nasopra a certe turale o a modelli

dersi

che

tele sottilissime di renzo o di pannilini adoperati ec. ; e legga poi il Lomazzo che, ragionando del Cenacolo vinciano , scrir ve che diedesi a dipingerlo a olio , laddove dianzi dipingeva a temj>ra. De' quadri in tela uno ne dipinse egli che collocato fu nel scmicircolo sopra la porta della chies-a delle Grazie (i). Uno ve n'ha in casa Venini,cui, le memorie della famiglia Mauri da cui l'eLbe , dicono di LioNARDO, sebbene valenti pittori sospettino che sia stato eseguito su cartone vinciesco da Bernardino Luiuo Un altro ne acquist non ha guari il mio gi lodato collega
.

Mussi , che potendo pi agevolmente essei'e esaminato, bench sia , com' egli dice, una superba mina d'antico edificio, ben mostra d'esser lavoro se non di Llonardo medesimo, almeno di qualche abile e intelligente scolare , che ne ha adottati , ed eseguiti g' insegnamenti tutti. Esso dipinto su tela di renzo sottile , e probabilmente anche usato, qual la descrive \ asari e dipinto
;

(0 Pag.

MEMORIE STORICHE vuol Lionardo appunto come


j-j^

clie

in

lelti

sola imprimitura d si dipinga , cio colla debole cosicch in pi luoghi anche , coUn vecchiezza la veggonsi della tela i fili ; per con dinloMii gran nettezza disegnati coi Li* incarnazione pare quali egli far li soleva appunto di biacca lacca ( di quella che tira al carmino quale usar la solca Lio^'ARD0 ) e giallolino : nell'ombra eh' benissimo sfumata si scorge nero, e un p* di lacca : nelle ombre pi oscure e in un contorno che rest nudo, si scopre chiaro Y inchiostro con lacca-, e pi chiaro ancora vedesi il cinabro della veste ombrato di lacca semplice , principalmente nelle ma11 niche oscure fondo una tappezzeria air uso vinciesco , con intreccio di gruppi di corde o cifre simile a quelle della vignetta che fregia il principio di queste Memorie , e pi vi somigliano ancora i fregi messi ad oro degli orli del manto , quali pur veggonsi nel mentovato rilratto lionardesco di Beatrice d'Esle. L'artifizio del passaggio dal chiaro all' oscuro per ombre e mezzetinte impercettibili e sfumose ; il grandissimo rilievo che ne risulta , sebbene appena velato di colore sia il fondo ; l'esatta osservanza de' lumi riflessi , e anche i colori verde e rosso degli abiti , che Lionardo insegna di prescegliere , e us egli quasi costantemente , mostrano che sia opera sua
. .

o degna
hit
5

d'esserla

come

il

mostrano

la

no-

e r espressione

de' volti

e degli at-

DI

teggi\menti

UONARDO DA VINCI. Madre che si delia


quadri viuciani in
,

lyS
del Barn-

hhio

tela ho innominatnmenle d*im ritratto della regina Giovanna eh' era in casa Barberini ma non avendone una notizia precisa stimo pi opportuno il tacerne. Fra le pitture vinciesche convien pur commemorare quello che Lionardo feco a pastello , poich sappiamo dal Lomazzo che

D'altri

teso farsi

menzione
,

cos egli talora dipingeva


le
teste

vatore
]o

de' (i) .

dipinse di fatto , e dodici Apostoli , e del SalCos da lui pinti a paste!*

ha due bellissimi piedi il mentovato Appiani ; e un' immagine della Vergine di figura quasi al naturale abbiamo ancora nella galleria nostra , che opera sua vicu
riputata

XLIII.

Pi

numeiosi
.

senza

dubbio

anzi innumerevoli , possiamo dire che sono di Lionardo Fra questi i pi i disegni ragguardevoli sono i cartoni ; e certamente

deve averne fitti quanti furono le sue grandi tavole o pitture sul muro. Per* demmo quello d'Adamo ed Eva eh' ci fece iu Firenze , essendo ancor giovane. Perirono tra le fiamme i bei cartoni degli ignudi del Questor Melzo Non sappiamo ove siano i cartoni che servirono a Sa la ino , e a Luino seniore per le mentovate loro tavole . il
tanti
.

<)

Pag- f?'

MEMORIE STORICHE lyG Nei mss. del conslgl. De Pagava trovo fatto menzione de' cartoni di sei duchi di MilaSono in Inghilterra quelli eh' erano no pria del conte Arconati , rappresentanti le ligure del Cenacolo Del cartone per la battaglia d'Anghiari non ci rimane che una copia in picc)lo d'una parte del gran disegno 11 lodato mio collega Mussi possiede cartone originale vinciano fatto per la il testa di Nostra Donna nel celebrato quadro della Concezione della stessa grandezza della
.
.

eh' un po' meno del naturale , lavoro di lapis carboncino in carta con tratti finissimi con acquarella di fuligine e inchiostro nelle ombre e nelle mezzetinte , con lumi a pennello soavemente sfamati In casa Monti , ov' erano gi i disegni che or possiede il De Pagave , v'erano pure i disegni di tre teste degli Apostoli , che al Cenacolo servirono ; ma dove sian' ora s Ignora De' semplici disegni il solo codice atlantico , sulla cui coperta leggesi Disegni di Macchine , e delle Arti segrete di Leo-

pittura
Il

nardo Trinci raccolti da Pompeo Leoni ne contiene lySo. Tutti gli altri suoi codici ne son pieni. Gi avvisai che disegnate egli pur ha tutte le figure appartenenti al

Trattato della Pittura , d?elle quali probabilmente son copia quelle del nostro codice
( Vedi la pag. 56 ). Pubblic cento suoi disegni , esistenti Bella collezione Aruadeliaaa , Hollar. Caylus

pinelliano.

DI LIONARDO DA "VINCI. I77 69 , e tutti questi quasi d sole caricature Altri u iucise Cooper in nove tavole , per lo pi relativi ai movimenti del corpo uuiauo. 11 sig. card. Silvio Valenti comperonne poi gli origluali , al-

ne pubblic

ili parte Son noti presso di noi i disegni viuciani pubblicati dal Gerii, e dal Mantelli , oltre quello della Cena intai^lialo dal prof. Aspari Dal Vasari e dal Lomazzo troviamo fatta menzione d'altri disegni che si sono perduti , come i due fanciulli mostruosi nati presso Milano ; i disegni d'armati e d'armi fatti pel Borri ; di mulini che aveva il Pigino , di contadini ridenti in numero di 25o posseduti da Avrei io Luino ; quei della notomia dell' uomo veduti dal Vasari presso messer Francesco Melzo , e quei della iiolomia del cavallo , clic perderonsi al par.

meno

lire di

Lodovico il Moro Alcuni ve n' ha ancora nella galleria


.

Arcivescovato , molti presso il De Pagave e nel mentovato codice trini ziario , e


dell'

qualcheduno presso i colti nostri raccoglitori. ]N' pur rimasto alcuuo presso di noi, che avevamo anche il suo ritratto fatto da lui stesso con matita rossa. Fu questo preso per trasportarlo a Parigi, ma non vi giundice che se; e '1 cit. Gault Saint-Gcrmaiu
,

fu rubato a Coni (i)

de Vinci. Pag. (1) Vie de L<''onard tUseguo stato inciso da Gerii. Tav. i.

Lxxx.

Quel

Zjion.

da

f^inci

l'jS

MEMORIE STORICHE

Parigi alcuni ve n'erano, ed al fri ven furono portati in questi ultimi anni . Gault fa menzione di u Il mentovato

d'un

San Giovanni di cinque figure di vecchie; uomo con uno specchio ustorio per
;

far perire insetti; d'un giovane in pr filo ; d'un vecchio. Scrive inoltre che pi di cinglieve in

quarta disegni vincieschi ha sapulo laccoItalia Farchitctlo Lcgrand , e che pensa di pnbhl icari i In Inghilterra ve n'ha pure gran nu.

mero

gli stuJj matematici e fisici, che facea Lionardo , quello del moto delle acque come il pi vantaggioso alla societ quello fu che Io occu]) maggiormenle Gi vedemmo, come esamin le cagioni che alterar possono la quantit dell'acqua che esce da una data apertura; come un semplicissimo macchinismo formando un vuoto
.

XLV. Fra

possa sollevarla ; come entro d' essa e sovr' Non gli sfugessa muoversi possa l'uomo gla nulla di ci che l'acqua risguardava Essendo a Piombino esamin il molo delle onde che inscguianisi g veniano a spianarsi sul lido ; a Piimino fece atlcnzlone alla melodia , che certe acque cadendo faceano ; giuochi d'acque f)rm nel giardino del ca.

acci servissero al bagno della du, chessa di cui ci lasci il disegno ; e varj orligni raovibili dall'acqua proponeasi di costruire , ove avesse ottenute le 12 once
rtello

d'acqua assegnategli ia

compenso

de' suoi

DI LTONABDO DA TINGI.
lavori

I79

dal
di

Re Lodovico mi. Leggiamo nel


(i)

Lomazzo
maniere

ch'egli disegn trenta diverse mulini, movibiii parte dall'acqua

e parte da altri agenti, e que'discgni uuiti in un libro stavano presso M. Ambrogio

Figino

Paiecclii

disegni
;

di mulini

sono

pure nel codice atlantico e fra questi ricordoml di due che mollo rapporto hanno con alcuni congegni presentali tre secoli dopo come un nuovo ritrovato , alla Societ Patriotica d'agricoltura e d'arti quando avea l'onore d'esserne il Segietario. Uno mostra come una sola ruota mossa dall'acqua , col movere una ruota dentata fa girar due e anche tre mole , ed rimarchevole che la mola superiore ci Icgriio gira sopra quella de sasso il che pu far pensare che s' adoperasse non a macinare il grano ; ma a sgusciare il miglio , e fors'anco il riso , operazione che or noi diciamo
,
, :

pilare

L'altra mostra le pale della ruota percossa dall'acqua snodate, cosicch nel salire, piegandosi, restano peudenti , e gran parte perdono del loro peso , e quindi della loro resistenza ad essere sollevate. Omet.

to le molte

maniere

di
.

sifoni

da

lui dise-

gnali nello slesso libro

Ma
pi
alto

questi erano giuochi per lui, e

ben

sue specolazioni, cio alla navigazione de' nostri canali , intorno


le

miravano

(0 Trattato

della Pitt. Lib. 7. Cap, 28.

MEMOniE STORICHE quale mi convleue prima di tutto esaminare in cjuale stato ella fosse allorch qui venne Lionardo l Milanesi, appena riebbersi (lai danni immensi fatti loro d:i Federico Enobardo, pensarono nell'anno 1179 a scavare un canale che una considerevol copia d'acque derivasse dal Ticino. Allor solo si mir alla irrigazione , onde il canale non giunse oltre Gagiauo ; ma nel seguente secolo, all'anno 1227, veggendo essi il vantaggio sommo che alla citt sarebbene derivato ove l'acqua servisse al tempo stesso alla navigazione , sino alla citt il canale prolongarono , e poscia alle acque del Ticino , qui giunte sotto nome di Tesin elio , mischiarono quelle che la citt attraversavano o circondavano solio i nomi di Canlarana , Vedr, INirone, Vettabbia , P\.cdefosso ec. ; e queste acque poi uscir fecero in varj canali divise verso la parte australe per l'inaffiamento delle campagne In tanta copia erano gi esse allora , che nel 1296 si progett d'unirle in un sol canale navigabile, che al Lambro portassele e con esso al Po e al Mare Quel progetto rest ineseguilo Ma quando Gian-(jaleazzo Visconti Signor di Milano nel i33'3 pens a far edificare l'immenso e interminabil duomo, ultimo sforzo della gotica architettura ; ed ebbe a quella fabbrica destinata V ine^auribil carriera do' marmi della Candoglia alla sponda del fiume Tosa , o Atosa , ove imbarcati , Iragitl8o
alla
.

DI LIONRDO

D\

VIXCI.

iSl

tando

il

VeiLano

pel Ticino e pel


,

nuovo

canale sino alla cill veiiiano trovossi che grande ancora era la diffliH)ll a Irasporlare gli enormi ma^si marmorei sino al luogo
Allora fu elie col consiijlio, e coli'opera di valenti Ingegneri, si riunirono entro la fossi circoudanle la cill ( quella stessa iu cui ora scorre il naviglio
dell' edilizio
.

della Marlesana ) molle delle acque destinale diauzi ad altri usi , perch alla navie allor fu che le chiugazione bastassero se , sin d'allora chiamate co/7c//c , qui s'introdussero per sostenere le acque , alzarle e abbassarle a piacimento , onde le barche cariche dalla bassa sponda del Tesiuello
;

fosser sollevate al livello del


sato
,

mentovato

fos-

su di cui erano liatle sino al LagheC' to gi esistente presso S. Stefano , e non lungi dal duomo XLVI. Non v'ha, ch'io sappia, storico contemporaneo o vicino a que' tempi che di questa ulil opera ci abbia lasciato un ragguaglio, mentre gli scrittori di que' d impiegarono volumi a descrivere le guerre , le stragi , e i devastamenti di questo paese. Agli storici supph la dJigen/a dell' eruditissimo mio amico e collega Fumagalli (i), (che con sommo dispiacer mio e di
.

tulli

i
,

buoni

nello

scorso

marzo perdem, i

mo )

e del nostro Ollrocchi

quali hau-

ti)

Anticliil Lonsobardico-IMilancsi

Diss. xii.

l82

MEMORIE STORICHE
della na. inazione del fossato, e del-

HO
le

lufte raccolle le vecchie carte nelle quali

parl.tsi

conche in esso e slruile per ottenerla coir alzamento e abbassamento alterno del livello delle acque. E ci ("orse non saprem-

pubblici e i mona tici, e le carte della nostra biblioteca non ci avessero conservate le memorie delle spese , e i ricorsi dati a chi reggea questo stato, e ai magistrati che giudicar doveauo de' rispettivi diritti. In un libro esistente nell'archivio pubblico , detto del Castello perch iu
se gli an^hivj

mo

Delle spese de lavo^ havvi un capo rei li ducali fatte da Delfino de Giorgi teIn soriere pe' medesimi neW anno 1488 parlasi del questo, non solo continuamente naviglio nuovamente cominciato , detto du^

esso custodiasi, intitolalo

Dati et accepd

cale, a differenza del Tesinello detto grande navigiani magniim^ ; ma trattasi de' sostegui che per far crescere e decrescer l'acqua serviano {j>ro adendo crescere et decrescere
{^

convien dire che nuovo fosse di quel sostegno, perch, prima d'eseguirlo nel naviglio, provaronlo in piccolo nel liedefissino, canale che costeggiava il giardino del castello. I medesimi sostegni adoperar voleansi nel canale allor nuovo di BereguarJo (1) ; e questi vengono chiamati

aquain^

il

modo

(0
nav's'io

^' experlentia suhsllncornm Jendorum in noyUer cvnstruclo ab Habiatc Bdriguardum

ducali

DI

LIONARDO DA VINCI.
quali parecchie sen
.

l83

conche
tauo
;,

(Ielle

rammeu-

come or or vedicmo

Ne* ricorsi ])oi leij;ge>i, che ove si fosse voluto mailener naviiialile il imuDo nauiglio ^ che cosi chi.;ma asi rinferno canale, pi non avrcbhono potuto correre le ac^{ue della Vettabbia ad inaftare prati di Chlai

ravalle

ne' quali

il

primo esempio

crasi

dato dai monaci circestiensi di ({uella irrigazione , che da cinque secoli fa la ricchezza della Lombardia Espressamente ivi si parla delle conche ; e pi d'una sen nomi.

na nell'interno
Giorcfio

della citt in
fiijiiuolo

un

ricorso di

Giacobino di porta Vercellina che nel 1445 avea l'impresa della gabella che pagavasi per la namcdianti le conche , vigazione , la quale faceasi pel naviglio recentemente ccslruiio ,
Roiandi
di
,

specialmente verso porta vercelliua, e porta giovia (che stava ov'ora il castello); e vuol essere indennizzato \q\ danno avuto ,
ora perch certe banche poste avanti le jjmic conche verso porla Vercelli !ia erano
slate fatte
in

pezzi
le

per

la

caduta dell'ac-

acque vi portavano sul , fondo lauta ghiaia dalle sponde che le barche pi non vi ])oleano galleggiare. Ecco duncjue e naviglio nuovo e conche o chiuse formate circa un secolo ]>rima le quali cose ho dovuto osdi LioxARDO
ora perch
:

qua

servare , s\ per rettificare 1' error di coloro -che trovar vogliono in lui l'inveulor delle chiuse presso di uoi, che per determinare

memorie storiche j84 quale e quanta parte abbia egli avuta nel miglioramento di questo ritrovato XLVII. Qual forma e quali congegni avessero le antiche nostre conche noi ben noi sappiamo Da ci che leggiamo in una
. .

carta del 1489 (i) sembra potersi argomentare che prima di quell'epoca a certa determinala ora del giorno , cio dalle 22 alle 24 italiane , si chiudessero tutte le bocche d'estrazione, e con banche {^p lanche ) si tenesse sollevala inferiormente l'acqua, sic-

ch ad ugual livello s'alzasse ne' due navigli o canali ; onde le conche altro non fossero che un otturamento de' fori o rivi inservienti alla irrigazione
.

Ma

alti-onde

poi-

ch nel ricorso di Giorgio Rolandi parlasi d caduta d'acque (^propter unclas aqiiae defLiient'is in conchis^ ^ e di tal caduta che spezzava le sottoposte tavole , chiaro che quelle conche aveano un doppio sostegno mobile , perch le barche a inegual livello Sappiamo alsalir potessero e discendere tres che nel mentovato anno 1489 Filippo Maria, ultimo dei duchi Visconti, per mezzo de' due Ingegneri Filippo da Modena e Fioravante da Bologna fece costruire la conca di Viarena , afhnch navigabile si ren.

va

desse tutto il fossato che la citl circondae poich di oltre quattro braccia era ; la differenza di livello nelle acque, chia-

(i)

Fumagalli. Loc.

cit.

l85 DI LIONAKDO DA TINCI . ro che quella conca esser dovea i doppio sostegno foriiita ; ma in qual i^uisa fosse eostriiila noi trovo ne^li scrittori. Leggiamo che la chiusa immaginata nel 1198 da maestro Alberto Pitentino per sostenere il Mincio a Governolo (i) consisteva in varie travi cacciale nelle scanalature

porla e del ponte, le l'altra si sollevavano 1' iieir aprire, e ricaceiavansi gi per chiudere. In seguilo vi si form.arono porte, che, a foggia delle saracinesche de' castelli o delle citt , dall' alto al basso entro scanalature , come tavole scorsoie , salir faceansi e discendere Forse di una di queste maniere erano le prime concile anche fra noi ; e a queste ben possono applicarsi le osservazioni fatte dai nostro Lioisardo , e da lui scritte nel piccol codice segnalo Q. 3 p-Sg, intorno al moto die V acqua ia iiell aprire le catleratt.e di sopra , in mez7.o , o ili sotmovere iti to ; le differenze nel calare g' incuiva, le cadute i ritrosi , superficie , delle onde come si nelle menti convede , che di Milano Si cangiarono in apprciso , come rilevasi dal disegno , fatto di mano di Lionardo medesimo , d' una conca o chiusa ,
de'

due

pilastri della

quali travi

una dopo

(i)

Discorso del

sig.

Gabriele

Bertazzolo sopra
di

il

nuovo sostegno .... presso la Chiusa Mantova, presso Osanna 1603. ^'^^* ''S*

Govercolo

MEMORIE STORICHE l86 quanto diversa dalle Jcbt inenlovate , tanto analoga a q nelle die oggid vegliamo Onesta per, siccome in a p];ret>so dimoslrerassi
.

non fu da
Se

Ini

j:er

imniaeinala . riguardo alle conche per


l

la

navigazione del canal grande ratto dal Ticino nulla o ben poco oper Lionardo ,

ben

fece in esso

un miglioramento quanto

iieressaiio alla citt altrettanto utile alla ir-

rigazione
stoforo
,

de""

cio gli scaricatoi presso San Criquali, e del premio avutone gi

parlammo (i), come pur facemmo menzione del canale dal Ticino derivato per l'irrigazione della Sforzesca (2)
.

XLVlll. I ricorsi incessanti di quelli clic aveano diritto alle acque colle quali formalo s'eri il navglio ukwo ^ come dicemmo, indussero 11 tinca Francesco 1 Sforza a derivare dall'Adda un canale , che molla copia d'acqua alla cill conducesse , e alla irriga/'ione non meno che alla navigazione servisse
frsne
tani
,
,

11 francese biografo Ducopiato quasi da lutti gli (dlramone da alcuni italiani che di Lioisardo
.

le noslre storie,

ben mostr non solo d'ignorare ma di non avere nessuna idea della topografi-ri dei nostro })aese , quando scrisse che Lionardo fu impiegalo da Lodovico il Moro a condurre le acque
scrissero
,

(0 Pag.
(2;

104.

Pag. 45.

o vogliam dire sostegni , lece camminar navi per monti e valli Cos Dufrsne a cui crederono anche il Milizia (i) e '1 cel. Bellinelli (2), sehhene a poche verit siano misti molli erroi Di falli sappiamo dagli Storici contemporanei , e dallo slcsso decreto ducale riportatoci dai tenaglia (3), che quel canale fu ordinato dal duca Francesco I Sforza nel 1467 , tempo in cui Liojnardo aveva un lustro appena ; e '1 Sellala (4) ci ha conservato ahro decreto della sua vedova duchessa Bianca Maria che nel 1465 prescrive

DI LIONARDO DA YINCI. 187 dell'Adda sino a Milano e formare quel canale nav limabile volgarmenle dello il jNaviiilio di Martesana con rairmunla di
[)iu di 200 iniii,lia di nume navigabile , sino alle valli di Ghiavenna e Valtellina; e soggiugne che Lionardo , superando ogni diricolt con moltiplicale calaralle ,

le

il

modo con cui venderne e condurne le acque, che gi scorreano per l' irrigazione. Argoment da ci il eh. Fumagalli (5), che
scavalo il canale fra '1 i4.'57 e 'l 14G0 dirigendo l'opera l'ingegnere Berlola
stato

sia

da Novale

(i)
(2)

Momor.

dc;?li

Arcliitetli

Tom.

I.

pa^. 14S.

Risorgimento il' Italia. Parte II. (3) Relazione Istorira ec. C. 16. p. aOi. (4) RelaziMne ec. Pag. 3o. (y) Loc. cit.

ME'MORIE STORICHE Ecco pertanto il canale o naviglio della Martesana , derivalo dal iliime Adda sotto il forte di Trezzo , e, dopo d'avere percorso quasi So miglia di paese , giunto sin presso Milano , cerlamcute senza l'opera del Francesco I , nell' ordinostro LiONARDO

l88

navigazione sino alle ])orle delia citt certamente mirava ; e , la mente del padre eseguendo, ve la condusse, o a coudurvela era vicino il duca Galeazzo Maria, poich una conca avea gi fatta costruire presso san Marco della qual cosa abbiamo autentico documento in un decreto dell'arcivescovo Stefano , che ai 28 di settembre del 1496 dichiara non pi sacra ma pr fana quella parte del cimitero di san Mar>> co, di cui si serv il duca per fare la connarlo
,

alla

del naviglio della Martesana ec. (i). incerto se ne' primi anni quel canale alla navigazione effettivamente abbia servito; ma

ca

poco atto esser poteva a portar barche , dopo il mentovato editto di Bianca Maria che una quantit grandissima d'acqua vend per l'irrigazione; e a quecerta cosa che
sta
tesi

pur manc nel 1480


le

quando

stanca-

suolo , che il canale sosteneano , nel fiume ricadde , onde 200 braccia di canale fu d'uopo di nuovamente scavare nel sasso. Quando Lodovico , richiae
'1

mura

vio di S.

(0 Copia di questa Carta ebbe Oltrocchi Marco.

dall'archi-

DI LrONARDO DA VINCI. 189 mato dall' esilio, a cui accorlamentc aveanlo condannalo la vedova duchessa Bona ,

e '1 sagace di lei ministro Simonetta, per vendicarsi di loro e dominare , fece si che
il

tglio

Gian-Galeazzo

le redini del

togliesse alla madre dicemmo, sugcome Governo^

pensicre di rendere na\ Igabile il canale della Mart esana , e in di lui nome eman in data de' i6 maggio 14^3 il E bench per decreto di ci eseguire leggcsi (ivi esso naviglio ) ne segua molti macinar delli mulini e per beni per il
gerigli
il
.

pure

non di meno il pi adacquar li prali singoiar beneico che ne se principale e per il navigare, per il quale guita si abbondante ed render copiosa si ha da mercantie essa nostra di vettovaglie, e di apertamenDalle parole quali n citt oc.
,

te

rilevasi

che

allora
della

l'acqua

dell'Adda

bens pel canale venia , ma non serviva alla navigazione voluta da Gian Galeazzo o piuttosto da Lodovico ; il quale per averla ottenuta venne poi da Lancino Curzio largamente commendato (i) XLIX. A chi il Moro la direzione di quest'opera sul principio aflldassc non bene il sappiamo. Vedemmo che una conca v'era bens presso san Marco , molto prima della venuta di Lionardo a Milano ( clic fu ap.

Marlesana a Milano

(i) Sylvar. lib.

i.

igO
iiiinto in

MEMORIE STORICHE quest'anno 1488) immaginata ed

eseguita fosse e

che altronde egli T architetto 1 direttor primario di questa grande impresa di Lodovico non ce ne lascia;
.

ma

no dubitare le memorie , ch'egli medesimo Egli f' in primo luogo i calci ha lasciate
egli pens a che l'acqua alla' navigazion necessaria non mancasse al canale egli rilev il diper fetto delle conche o sostegni esistenti Nella pagina 48 del coproporne i ripari // iavidice segnalo Q. a. lasci scritto

coli del lavoro e delia spesa


s

far

glio

cie sia

largo in

fondo

bocca 2Q. Si potr in to largo hr. 18; e se sar


il

somma

16 , e in calcolare tutr.

profondo 4

8,

quadretto , coster il nglio , a 4 danari sola ducati 900 , essendo i quacavatura , se le bracbraccio di comune dretti terra di uso di misura a ogni saranno cia ,
.

Ma

4 son 4

^'.

Ma
,

se

il

miglio

s^

intende di
,

3ooo braccia
stano
br.
il

tornano manco
,

-*

che rebraccio
il

2260

che

a 4
A. tre

^l^^n.

il

monta
dretto
s
,

miglio 675.
il

danari

qua-

monta

mglio

ducati 5oG ^; co-

che la cavatura di 3o miglia di naviglio


-^
.

monter i5j87
dica ne
il

Qui veramenlc non


il

s'in-

tempo n
;

gettato naviglio

ma

luogo di questo propoich sui foglio 38

dello stesso codice

leggonsi le gi riportate

DI LIONARDO DA TI^CI. parole rehiiive al soUeirameiilo delle

vili

igi a

Vigevano a 20 marzo I492


ca
(lei

risiillane l'epo-

progetto vinciauo circa quest'anno, Pjlch questo rifar si doveva, Lio.nardo uo comput prima tutta la luiigliezza da JVezzo a Milano, aggiugnend(ni pure il fossato
della citl
,

a 3o miglia: indi ne calcol lo

scavo in ragione di larghezza conguagliala di braccia 18 colia lrol'ondit di braccia 4. Veggo allres , dice (jltrocclii esaminando il codice atlantico , il disegno delle porte inossiano ferioi-i e j-uperiori delle calaratte ,
cotiche:,

veggo

che ne

livell

precisamente

Tallezza ne' luoghi opportuni,

provedeudo prima all'evasione del Lambro che attraversava il canale; e trovando sino a Gorla un dolce scorrimento d'acqua, ivi ne fiss la prima conca, che poi da Francesco II Sforza fu portata alla Cassina de' Pomi ; e progett che si formasse il canale in linea retta verso la citl quanto era possibile. Cos, medianli altre due conche, port l'Adda sul piano del fossato; a cui non erano ancora portale le acque per la soverchia loro altezza ; e con due altre conche loro diede di cui sfoi'ro nel vecchio fossato naviuabile sopra ])arlammo , onde circondare tutta la citl, dopo d'averne assicuralo il perpetuo uguale li. elio con adattato scaricatoio, che tnltora sussiste, prima che in esso entrasse. Fin qui Oltrocchi; e giova ben credere eh' egli , che tulli avea sotto gli occhi i codici del Vinci, veduti v'abbia disegni, e le
i

note di quanto qui

asserisce

ig2
la citt

MEMORIE
Per circondare

S'fOPIClIE

canale naviiral>ile necessario era sottrarre dai canale istcsso prima del suo ingresso , o da altri rivi tal quantit derivarne, che, dopo d'aver
presso porta Vercelliua tendesse al meriggio e abbiamo di Lio>ARDO un disegno (Cod. O. pag. 02) del Redefosso , o Rifosso com' egli lo chiama , da cui traggesi un canale largo due braccia, non certamente per se nayigabile,
servito
al

con

castello

scorrendo

ma tale da somministrare acqua che sostenuta con chiuse occupasse costanlemeiite un pi largo canale , siccome di fatto avvenir vergiamo anche oiriridi ira '1 castello e la conca di Viarena , Conveniva in secondo luogo ristringere r interno canale , e dalle 40 braccia fu ridotto alle 18; e perch la gi introdotta
.

irrigazione avesse

meno

sentire

la

dimi-

nuzione delle acque ,' allor fu eh' tgli propose di scavare a lato del naviglio le vene d'acqua da noi dette fonlanili , che comuni ora sono fra noi , e mirabilmente servo-

no

alla irrigazione
I

sostegni che v' erano o troppo facil,

mente scomponeansi o non abbastanza bene a ritenere , e a rilasciar l' acqua serviano ; e Lioivardo dessi in primo luogo ad osservare in essi tutti i diversi movimenti dell'acqua (i) Non v'ha dubbio che Lio.

(0 Vedi sopra pag.

18 5.

DI LIONARDO DA VINCI. IQS NARDO disegnata abbia la conca di sau Marco e ben lo mostra la sua maniera e ancor pi lo scritto suo da destra a sinistra Ivi $' indica il luogo Conca di san Marco , e leggesi che quella conca d muro costruito su pali che /z/ fondo della conca fu gittata ghiaia e calcina , e mentre questa era fresca ancora vi furon messi dentro de' travicelli verdi di 3 a ^ once in traverso; che sino alla lor sommit tutto fic
; .
:
:

e sopra la , furon collocate delle ta^ vote; e avverte che i travicelli furon essi medesimi prima inchiodati e assicurati sopra i pali , siccome vedesi nel disegno , ove
testa de' travicelli

riempiuto di ghiaia e calcina

s'indica il luogo in cui si pose la ghiaia e la calcina , e su di essa i mattoni e le tavole . Parlasi della costruzione dello sportello , aggirantesi su un perno , il quale non ista nel centro , ma pi presso l'estremit della porta , la quale trovasi nel mezzo dei canale ; e ivi osserva che a motivo di tale costruzione , l acqua clc dallo sportello esce va a battere la sponda , e dee Questa osservazione , facilmente romperla ossia critica fatta alla costruzione del soste.

pur

mio:
S.

il

ler<4:ere
,

da lui descrtta
farsi
;

la

conc:i di
,

Marco come non come costruzione da


lu solo sportello

cdihzio di gi esistente
il

vedervi

catena

, e questo chiuso con una laddove oggid due e non uno veggiamo essere gli sportelli, in cui s'alza il

Zjion.

da

F^inci

jg4

saliscendolo con

MEMORIE STORICHE una pertica armata


:

d'

un-

cino, e si aprono e chiiidonsi per la sola azione dell' acqua tutto ci m' induce a credere , che Lionardo , come dicemmo , non abbia immaginata quella costruzione di conche , ma bens queste abbia all' attuale perfezione ridotte Quindi conchiudiamo che anche nel correggere e migliorare le altrui invenzioni diede Lionardo una riprova della sua intelligenza ne' lavori meccanici , e pel regolamento delle acque Possiamo forse a quest'epoca riferire il suo pensiere di formare un canale a zigzag mezzo aperto , e mezzo chiuso or da un lato or dall'altro, per rimontarlo senza sostegni , del qual pensiere ci ha lasciato un disegno E certamente alla grand' opera della navigazione intorno alla citt si rapporta la topografia di Milaio da lui disegnala , che vedesi al fol. 72 del codice
.

atlantico

L. I vantaggi che dalla navigazione di questo canale traeva il governo, fece pensare ad estenderla ; e come il canale tratto dal Ticino portava a Milano i prodotti del Vercos un uguale comunicazione aprirsi sarebbe voluta da Lodovico il Moro col Lario; ma un grandissim' ostacolo a ci op-

tano,

poneva non tanto la rapidit della discesa , quanto gli scogli che l'Adda attraversano a mezzo viaggio fra Lecco e Trezzo L' osservatore che que' luoghi percorre vede die
.

il

li

lime

s'

ivi

tagliata

una

strada nella

brecciri dotta

comp
ral

isto

LIONARDO DA VINCI. la quale di noi ceppo essendo di ghiaia legata da


nr
,

ig5
,

u
,

nitii-

cemento

di

sciolta

calce depostavi

non avendo perci la durezza delio scoglio, sostener non si pot a formare sponde perpendicolari ed elevale
,

in rae/zo al lu.

me
di

precipit in

enormi massi

toglierli

mezzo non era eseguibil progetto ; e altronde sempre vi rimanea tal rapidit da superare che , se non impossibile , costosissimo avrebbe qui renduto il rimontare delle barche Lodovico della grand' opera incaric senza dul)bio Lionardo , che sul luogo prese le opportune misure e fece le necessai'ie livellazioni Ci abbiamo da una relazione del Pagnani , che manoscritta sta nella noIn essa leggesi , che quando stra biblioteca nel i5i8 mandati furono dal governo francese g' Ingegneri per esaminare come ren.

der navigabile TAdda fia Brivio e Trezzo , seppero dai cmladiai del paese, che molto prima , per comando di Lodovico Sforza ,
eransi fatte le medesime litslrazoni , e livellazioni, alle quali essi erano intervenuti,

Yero
fra

che ivi

si

fj}'

architetti e

]nx)bubiie
ee;il
,

che

nomina Giuliano Va^cono non Lionakdo ma bea opera sua vi prestasse pur
;
.

vedemmo

cui sempre, ove d'acque tratta vasi, dal duf^a adoperato Che se pur dub])io clic di tal navigazione s'occupasse il Vi,\ci allora , se n'occup certamente dopo le convulsioni soffer-

MEMORIE STORICHE da questo paese nel caiigiamrito di governo, nella qiial epoca passando egli lungo tempo, come gi dicemmo, col suo prolettore e amico Francesco Melzi, in Vaprio o alla Canonica, luoghi presso al canale e suU'Adda, pi volte senza duhbio era stato ad esaminare il fiume, ed aveva osservata che la rapidit del suo corso, sebbene ineguale , estendeasi da Brivio sin presso a Trezzo, pel tratto di circa 6 miglia Quando pertanto fu chiesto de' suoi lumi e dell* opera sua per rendere navigabile l'Adda , egli pens a fare un canale in luogo opportuno che , medianti i neccssarj sostegni atte quelle acque rendesse a sostenere le barche Delle sue indagini locali sul modo ai iiuscn^vi , delle misure da lui prese , e della fattane livellazione , non ci lascia dubitare il disegno del corso dell'Adda che di sua mano abbiamo , nel quale indiconne con semplici linee gli andamenti e i giri, e la scogliera che sotto Paderno il dividea. fianco del disegno ha notate le misure del lavoro da farsi , su cui computarne le spese Comincia il disegno da Brivio e
ig6
te
.

stendcsi siuo all'imboccatura del naviglio otto Trezzo. Ivi leggesi (riducendo il suo scritto Sili diritto e alla nostra ortografia) : //
cat^o

del na-vi^Uo miglia 6 d

dal
.

mulin di Brivio
Bri-vio

ai

midirt

Da al porto di Trezzo del Travaglia miglia

DI I.IO>\iRrjO

DA VINCI.

197

^: e fa esso ??iulino al ponte di Trezza


.

miglia 2 ^.

Adunque

il

<:avo sar la

met

di

io

spesa della casba la qual ca'

ster 3ooo ducati : e con i3 mila si ser^ rer la 'valle , { cio farassi uu sostegno o briglia al fiume) a li tre corr (scogli che

ancora

cosi

chiamansi

e di sotto si rispar-

mia il cavo di due niglia. Al Mulino del Tara profondo ht. 7 d<dla pelle ( superficie) del naviglio alla pelle della data tra" hucchi 2794. Sotto il luogo corrispondente air attuale naviglio di Paderno , v' scritto:

(congegno) perpetuo bricve Poco sopra il luogo del Br. io pi has^ castello di Trexzo , leggesi :?o che il Travaglia , e dal mulin del Tra^vaglia a qui son trabucchi 4078. Rimpetta Tnmne al luogo del castello di Trezzo

uno ingegno

come una conca

T'

di6

-^

resta miglia 3.

Pi
:

sotto

Fan-

no once 6: 6 via 12 J'a 72 aggiugrdvi f) once fa q^ da cui tranne 36 e aggiungivi 8 oTice fa 44. Ora tranne 44 d 78 re'Sta 34 / e da questo tranne il miglio con^

partito

12, e sar 2 miglia e


,

.7.

IO
,

cio

5 r

Tutto ci copi il la}3orioso Oltrocclii dal foglio 328 del codice atlantico, disegnando leggermente con malita T andameaio dei

Un me

lg3

MEMORIE STORICHE

Incsegnito fu allora il progetto di LioIVARDO , come lo fu quello de' due liigt-gncri milanesi Bartolommeo Della valle , e Benedetto Massaglia ; i quali , poco dupo LioIVAKDO , pro])osto aveano di fare in quel luogo UTia deviazione navigabile di circa due miglia Ne' successivi cangiamenti delle cose pensarono sempre i Milanesi alla
.

navigazione dell'Adda ; e dal re di Francia Francesco I ottennero nel i5i6 per quest' ogi^etto 5ooo scudi annui , co' quali nel i5i8 , come notammo , si rifecero per la seconda volta le indagini; e pi ancora ottennero dalla Spagna , a cui la Francia ceduto avea di questo paese il dominio, poicli nel i5cji l'aj-chitetto e pillor milane.e Giuseppe Meda disegn e fece eseguire la t^ran conca di Paderno , clic noi vedemmo di'>(ruggersi per sostituirvene sei colle quali nel 1777, sotto il governo austriaco, si ottenne la tanto desiderata navigazione dell' Adda. Di quell'antica conca saggiamente ci Ila conservata la descrizione e disegno il valente nostro idraulico, e architetto Bernardino Ferrari (i)
.

(0 Sulla Conca di Paderno . Scelta d'Opuscoli inte< ressanti, lom. in in 4. pag. 401. Milano.

r>!

LIONARDO DA VlNCt.

tg^

lusingo d'aver cos rammentalo quel tutto che a mia notizia pervenuto intorno alla vita , agli studj , e alle opere di LioNARDO DA ViNCi ^ Ic cosc scrivcudo da
Storico anzich da Encomiatore ; e mi si vorr htn perdonare , io spero , se per la distanza de' tempi , per la lontananza de' luoghi ove molte opere sue s'ammirano, e per la perdita degli originali suoi scritti e disegni , alcune cose ho omesse o non. ho

Mi

con

tutta la precisione esposte

INDICE DELLE COSE


numero indica

PI'

NOTABILI

II

la

pagina.

L-i significa Lionardo.

Accademia di L 40. Acqua donata dal re a L

106,

108.

Modo

<li

starvi

dentro e sopra i52., suoi vortici 148. Affezioni dell'animo dipinte 22. Albuzzi . Sue Memorie de' primi artisti milanesi 34. n, Algarotti commenda L 42. 'Anatomia V. Notomia . Architettura saputa da L 26., militare 149., civile i58i Archinto dona un codice di L alla Bibl. ambr. i4i. lArconati dona molti codici alla Bibl. i5. n. 66. 142. Aria^ cagiou della fiamma 146., sua umidit come si co-)
.

nosca i5i.
descrive il lusso del Moro 81, le Lod. XII di Francia 104. Armi disegnate per Borri i36. Arno Vedi Canale . Artus suo ritratto 117. lAtlantico Codice i5. 141. 'Aspari incide un disegno del Cenacolo 6S%

Arluno

faste

per

della duchessa 29. 48. ritrattato in Giuda 70. ( p. ) non Battaglia d'Anghiari descritta 96. n. Beatrice d'Este moglie di Lodovico , sue nozze So. suo ritratto So. 162. 164. sua morte 78. Bellincioni poeta So. 35. 43. sao ritratto 47. Bellotti ristaura il Cenacolo 76. Beltrafio scolare di L 44. Parte con lui X12. Bergonzio maestro delle entrate ducali 87. Bianca Maria Sforza. V. Blassimiliano imp. Blois , giardino dise^ato da L 100.

Bagno

Sandelli

Bona rotti concorre con L

98.

Borgia Valentino crea suo architetto L 94. Borromeo ( Card. Federico ) Fondatore della Biblioteca ambr. 210. descrive il Cenacolo 72. n. , Io fa copiare 74.^ suo museo 164.

tmt

INDICE,
ottica di

Camera

V. Ottica.
12/,.

paga a L 99. 108. Io rende ivi. Canale della Toscana 23. 52.
Caraerlingo

ne

tiene

il

deposito

della

Martesana 46. to3.

del Tesinello i8o. , per la Sforzesca 45. fra Brivio e Trezzo 78. di Romorentin in Francia iig. , a zig-

zag ty4.
Caricature di L 21. Carlo Vili di Francia chiamato da Lodovico
il

Moro

5i,

Cartoni

di

Carucola

L 20. 91. 95. in Duomo 44.

176.

Castiglioni Sabba 3a. 86., lor casa distrutta 88. Cavalli . Disegnali per la battaglia d'Anghiari 97. Cavallo per la statua equestre 29. 5o. 64. n. Cecilia Gallarani . Suoi ritratti 38. 80. 160. quadro per lei fatto 38. Celliui Benvenuto loda il libro di Prospettiva di L i32. ha Io stesso salario di L 118. (Ivi per errore trovasi nominato

Baldinucci

Cenacolo dalla pag. 6 3 alla 77. suo decadimento 73. Cifra di L 116., suo nome su una tavola 49.
Cintio Giraldi loda

Codice Atlantico
dell'

33. 62. Pinelliano 56. accad. etrusca i32. Codici vinciani eh' erano della nostra Biblioteca i5. iSj^
r5.

70. triulziani

Cognata di

16.

lot. lui

Compasso di proporzione da Conche de' canali

immaginato i5i.

Contadini dipinti da L 22. Copie del Cenacolo 69. n. Colori , modo di mescerli i34. Colosso 49. 5o. 82. 86. 160. Vedi Cavallo. Costumi di L 119. Cusani M. Gerolamo 109. no.

Dei scrive la genealogia del Vinci i3. D^lla Rolla, suo codice di L 67. Della Torre Prof. d'Anatomia a Pavia 52. it2. Dellavalle fa note al Vasari 28. descrive la figura gantesca di M. V. fatta da L 102. De Pagava raccoglie le memorie di L 11.

gi-<

Epigrammi

pel ritratto Colosso 5o. 83.

di Lucrezia Crivelli Sq. n. pel

INDICE.

2o3

Ferrere appaltatore delle gabelle 54. Feste dirette da L per giostre 87. 44- per nozze d'Isabella d'Aragona 3o. 43. e di Beatrice d'Este 3o. per Carlo Vili 2. per 1 imp. Massimiliiuio b3. per Lo dovico XII 102. 104. per Francesco 1 117.

Fiamma donde venga

146.

Fif^ole villa de Vinci /^j. 99. mS. Figini Ambrogio. Suo codice vinciano i36.

Fisiognomica di L 72. n. i35. Francesco I re di Francia vaol


di

tra<:portare

il

Cenacolo

77.
I

II 5.
,

Francesco

Sforza
il

ordina iJ canale di Padcrno 198. sua statua equestre 29. V. Cavallo


copia
di

Colosso Frey incide

Cenacolo sulla

Marco Oggio-

no

69. n.

Galeazzo scolare di L 59. Gattico p. storico 60. 77. Gavardi ruba e poi rende i codici di L i38. Gerii incide i disegni di L- io. n. Giangaleazzo Sforza fanciullo 3o. sposa Isabella

43.

muore

67.

Ginevra Benci dipinta da Giovio scrive di L 12.


Girarrosto inventato da

L
16

92.
5.

Giuliano de' Medici 11 3. ii5. Gravi (discesa de') 147. Gualtieri, amico di Lodovico

il

Moro

58.

Hunter loda

54.

lachomo scolare di L- 44. Idraulica, Idrostatica 144. 146. laa. Ij^rometro i 5i.

Num.

xr.v-L,

Intaglio in rame e in legno di L- 47. 62. Isabella d'Aragona, sue nozze 3v. 43. vilipesa 5i.

Leda dipinta da L 17. Lega di Cambra! 104. Lfon X. S. 117.


1
1

Leoni Pompeo raccoglie le cose di L i5. Lettere di L- a Lodovico il Moro 23.83., a Carlo d'Amboise 17. 109., ai Piacentini 64. n. , al Presidente 10^. f a Francesco Melzi no.

Lettera d Melzi ai fratelli di L- 127. Libri scritti da L 29. 59. 84. i3o.

ch'erano

nclb

Ambrosiana
Libri chiesti da

iSy.

LiONARDO

L 107. scrive a rovescio io. 55., nasce nel 1452. i3. bastardo 14., legittimato, ivi ^ scolare di Verocchio 19., suoi primi lavori 20., dipinge e disegna dal vero 21., vien a Milano 27., suonator di lira 82. , istituisce un' accademia 40. , dipinge nella rocca 46., studia notomia 62., dipinge a olio i ritratti di Lodovico e Beatrice 60., il Cenacolo 65., dipinge le figure al libro di Fr, Paciolo 61., l'abbecedario per Massimiliano 62. e ne fa i ritratto ni., sua nota di

lavori fatti 79. , sue miserie 84. , dono fattogli d'una vigna 85., parte da Milano 83., va a Firenze 89., viaggia per l'Italia 98. , architetto del duca Valentino 94., pittore del gonfal. Sederini 90., va in Francia 100., vien a Milano loi., beneficenze fattegli da Lodovico XII re di Francia io5., a Firenze
co' fratelli 17. 108., torna a Milano 101., parte per Roma 112., va in Francia con Francesco I 118., suo testamento 121., muore 127.. suoi scritti 127. i3o. , suoi lavori in plastica V. Colesso ^ in pittura 162., in disegni relativi alla fisi-

litiga

Lione pieno

ca 144., all'idrostatica 178. di gigli che si move 62. 117.


,

Lira di L- 33. Lisa del Giocondo

suo

ritratto 92.

Lodovico

il

Moro chiama
e
le
arti
,

a
3i.

Milano
35.

87.

fa

fiorire

le scienze

58.,

sposa Beatrice

>

sue concubine 38., suo lusso 81., maimperatore 5o. , fatto duca di Milano 57., d a L una vigna 85., fugge 86., torna muore 106. a Milano 89., preso , Lodovico XII re di Francia vien in Italia 81. , prende Genova 102., combatte e vince ad Agnadello 104.,
d'Este 3o
rita la nipote all'

muore ii6. Lorenzo Lotto scolare di L 99. 102. Luca ( Fra ) Paciolo matematico e amico

di

36. 84.,

suo libro colle figure di L- 6i., va con lui a Firenze 87. Lucrezia Crivelli . Suo ritratto 38. Luino Bernardi^io pinge su' disegni di L. 91. i63.

INDICE.
Macchine immaginate da L
tari 25.

3Sr,

4S. i56.,
ib'5.

macchine mili^
per arroitire
tt'/^

i4g

per alzar actjua

per cavar l'olio i56. Mali per la partenza del Moro 87. Mantelli incide i disegni di L 80.

Marco Oggiono scolare di L 44. Marlesana (.Naviglio delia; V. Canale. Massimiliano imperatore sposa Bianca M. Sforza 49.
Massmiiliano

viene a Pavia 6j., rimette lo Sforza sul trono iii.


figlio di Lodovico fanciullo 132., risale sul trono paterno iii., suo ritratto ivi-. Matteiui disegnii il Cenacolo 69. Mazzenta , suo racconto de' codici di L iSg. Medaglie, polvere per fonderie 144. Melzi . Lor casa a Vaprio 28. lot., alla Canonica loi. Melzi Francesco Suo ritratto da giovanetto 3. , va a Roma con L- no., avvisa i di lui fratelli della sua morte 127. suo legatario ed esecutor testamentario i2i. , valente pittore l'Z. 171. Melzi Girolamo procuratore deli' erede di L~ 85., Gia-i corno 94. , Giovanni 28.
.

Mine

i5i.

Misura dell'uomo i34. , della sua testa 55., delia testa dei cane ivi Monti Sua lettera infamo a L 66. Montorfano , sua pittura 60. Morghen incide il Cenacolo 69. Mortai da bomba i5o. Mulini disegnati da L- i36. Mussi possiede le teste del Salvatore 67. e della B. V. di L 176. 5 e un quadro in tela 173.
.

l^fettuno dipinto

Naviglio V. Canale. da L 29.

IS'otomia dell'

uomo

di

52. 184. del

cavallo 57. i35.


iui

Olio (pitture di
157.

L ad)

70.

yi.

preparato da

71.

Oltrocchi , raccoglie le memorie di azzurre i3i. Orrido presso il Po 112.

10.

Ombre

Orolo;.,i

154.

ij6.
a 3. n.

Ortografia di L Ottica 143. x48.

zbS

N D

e e

Pacio7o V. Luca . Paradiso . Festa per le nozze d'Isabella d'Aragona 43. Padiglione V. B 'gno Pinello , suo codice d L 56. pino, sua storia del Cenacolo 60.
.

Pitture di L sul muro i6i., sulle favole i63., sulla tela 172., cartoni e disegni t5. Pittura sempre cotiv.ita in Milano 34. n. Hasfica (lavori di) latti da L 23. '60. Poeci in Milano 35., lodano i ritiatti fatti da L Sj. , il colosso 5o. 83. Pomona dipinta da L 171. Proporzioni della testa umana 55. del cane ivi. Prospettiva (suo trattato di) i3i.

Quadro allegorico

di

58.
97.

Raffaello impara da

Ilequeno
Ritratti

Sua opinione sul Cenacolo 71.


da

Rezzonico raccoglie
fatti

le memorie di L ra. di caricature 21. . V. Artus , Beatrice, Cecilia, Lodovico XII, Ginevra, Lisa, Lucrezia, Melzi, Iriulzi.

L-

Rotella dipinta 20, 33.

Sangallo architetto amico di L 27. Salai o Salaino scolare ed erede di L 121., sua cappa 78-, danari prestatigli io3., mandato a Milano 109. dipinge su uji . , parte da Milano con L 112., cartone di L 91. 175.

Sanseverino amico di L , sue feste da lui dirette 45 sua stalla da lui disegnata 86. 53. Scafandro immaginato da L 92
1

Scaricatoio del naviglio grande 104. 186. Scolari di L 162. Scoltura io 5. 160. Sforzesca ( canale per l ) 45. Sederini ricupera il libro di Paciolo 62., d pensione a L yo. Soinno scolare di L- ri2. {hi per errore leggesiFoian). Sole, sua attrazione 146. Sonetto di L- 18. n. , di Belliucioni per ritratto di Giaci Ila 38. Statica 147.

INDICE.
Statua equestre di Francesco I Sforza 29. V. Colosso Statue modellate da L in Firenze 38^ 161.
Strettoio iD.
37.

07
Sa. 86.

Stromenti e cousjegni L V. I\Iacchiue

fisici

meccanici inventati da

Taccone poeta loda L

Z-j.

5o.

Tantio, raccoglie i versi del l'.ellincioni Sy. Terra che gira 1^4., sua attr.izione 145., illumina la luna i, suo stato antico 146. Testamento di L 121, Torchio per coniare iiS.
Trialzi
.

Loro codici

33. 62.
il

ritratto di

Gangiacomo
,

io5.

Uccelli.

L ne

studia

volo 95. i52.

di cera 154.

Vaprio casa de' Melzi i8. , alloggio di L- 89. Venturi d un saggio del sapere di L- 12., transunto del suo saggio 42. 1^2. Verocchio maestro di L- 19. 45. Vigna data dal Moro a L 85. 122.

Vigne

di

Vigevano

29. 45.

Vinci. Loro- genealogia 14., ser Piero patire di L- iVi, ser Francesco zio 107., ser Giuliano fratello 17.
108.
\'ision'i
il.

Viukelmanu loda L
V. Ottica
.

68.
53.

Volo degli uccelli 99.5 dell'uomo


Zcnaio consiglia

70.

Tau.i

t?

ctf%rJ^
fio,

IT

'^X

V ^nrfW ono/^Iv

o^TO^');^

'^-(tXiyviTol A)l;?Y\JM)f
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V!.^

7^^

jzr.

TRATTATO

DELLA PITTURA
D
I

LIONARDO DA

VINCI.

CAPO PRIMO
Quello che deve prima imparare
il

giovane.

giovane deve prima imparare prospettiper le misure d'ogni cosa: poi di ma, no in mano imparare da buon maestro, poi dal per assuefarsi a buone membra naturale , per confermarsi la ragione delle cose imparate: poi vedere un tempo l'opere di mano di diversi maestri , per far abito di mettere in pratica , e operare le cose imparate
1

va

Lioi,

da

trinci

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.

IL

Quale studio deve essere ne' giovani.

Lo

sludio de' giovani,

li

quali deside-

rano di far proftto nelle scienze imitatrici


di tutte le figure dell'opere di natura, de-

ve essere circa
l'

ombre

disegno accompagnato dale lunti convenienti al sito dove tali


il

figure sono collocate

GAP.
Qual regola
si

IIL
a' putti pittori
,

deve dare

Noi conosciamo chiaramente che la viche siano , e in un punto vede influite Ibrme ; nientesta delle veloci operazioni

dimeno non comprende se non una cosa per volta. Poniamo caso: tu, lettore, guardi
in occhiata tutta questa carta scritta , subito giudicherai quella esser piena di varie lettere ma non conoscerai in quel tempo che lettere siano , n che vogliano dire onde ti bisogna fare a parola a parola , verso per verso , a voler aver notizia d' esse lettere. Ancora se vorrai montare all'altezza d'un edifcio, converratti salire a grado a grado , altrimenti fa impossibile pervenire alla sua altezza. E cos dico a te
:

che
vuoi

la

natura ti volge a quest' arte. Se aver vera notizia delle forme delle

DILION. DA VINCI. 3 cose, comincierai dalle particole di quelle, e non andare alla seconda , se prima non hai bene nella memoria , e nella pratica la prima. E se farai altrimenti, getterai via il tempo , o veramente allungherai assai lo studio E ti ricordo che impari prima la diligenza che la prestezza
.

GAP.

IV.
.

Notizia del giovane disposto alla pittura


Molti sono
gli

uomini

eh'

hanno

desi-

derio e amore al disegao , ma non disposizione ; e questo ila conosciuto ne' putti li quali sono senza diligenza , u mai finiscono con ombre le lor cose.

GAP.

V.
.

Precetto al pittore

Non
bene do ,
se
testa

laudabile

il

pittore
sola
,

non una cosa


,

che non fa come un ignu-

panni , o animali , o paesi , o simili particolari, imperocch non s grosso ingegno , che voltatosi ad una cosa , e quella sempre messa in opera , non la faccia

bene

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Jn che modo deve
il

VI.
gio^>ane procedere
.

nel suo studio

tinuo trasmutare in

deve del conquante sono le figure degl' obbietti notabili che dinanzi g' appariscono , ed a quelle fermadel pittore
si

La mente

tanti

discorsi

re il passo , e notarle , e far sopra esse regole , considerando il luogo , le circostanze , i lumi ed ombre

GAP.
Del modo

VII.

di studiare.

Studia prima la scienza , e poi seguita Il pittore da essa scienza deve studiare con regola, e non lasciar cosa che non si metta alla memoria , e vedere che differenza fra le membra degl' animali, e le loro giunture.
la pratica nata
.

GAP.

Vili.

[Avvertimento al pittore.
Il

pittore deve essere universale


,

e so-

e considerare ci che esso vede , e parlar con seco, eleggendo le parti pi eccellenti delle specie di qualunque cosa che
litario

DI LION.
egli

DA

VINCI

vede, facendo a similitudine dello specchio , il quale si trasmuta in tauli colori , quanti son quelli delle cose che se sfli pongono dinanzi , e facendo cosi lui , parr essere seconda natura.

GAP.

IX.
*

Precetto del pittore universale

Quello non fa universale che non ama egualmente tutte le cose che si contengono nella pittura come se ad uno piacciono li
:

semplice innostro Botticel* , lo , che tale studio era vano , perch col solo gettare una spunga piena di diversi colori a un muro , essa lasciava in detto
di

paesi, esso stima di essere

vestigazione

come

disse

il

muro una macchia


.

dove

si

vedeva

Egli ben vero che si vedono vapaese rie invenzioni di ci che F uomo vuol cercare in quella, cio teste d' uomini , diversi animali , battaglie , scogli , mari , nuvoli , boschi , e simil cose , e fa come il suono delle campane , il quale si pu intendere che dica quello , che a te pare Cos , ancora che esse macchie ti diano invenzione, esse non t' insegnano finir alcun particolare , e questo tal pittore fece tristissimi paesi.
.

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Come
Tu,
versale
,

X.
essere universale.

il

pittore

dev

pittore, il quale vuoi essere unie piacere a diversi giuJizj , farai

un medesimo componimento che vi siano cose di grand' oscurit e di gran dolcezza d'ombre, facendo per note le cause di tal' ombre e dolcezza
in
,
.

GAP.

XI.

Precetto al pittore.

Quel
;

pittore

che non tlubita , poco

ac-

quista quando V opera supera il giudizio dell' operatore , esso operante poco acquista ; e quando il giudizio supera T opera essa opera mai non finisce di migliorare se l'avarizia non l'impedisce.

GAP.

XII.

Precetto come sopra.


Il

pittore deve

no

col ritrar disegni di fatta detta assuefazione

prima assuefar la mabuoni maestri , e


,

col

giudizio

del

suo precettore

deve poi assuefarsi col ri, trar cose di rilievo bu'^ne , con quelle regole che del ritrar rilievo si dir.

"I LION.

DA VINCI
Xlll.

GAP.

Precetto dello schizzar istorie e figure.

L'abbozzar dell' istorie sia pronto, e il membrificar non sia troppo finito. Sta coix attenzione solamente a' siti d'esse membra,
le quali

poi a bell'agio, piacendoti, potrai

finire

GAP.
Del corregger

XIV.
che tu scuopri
.

g' errori

Ricordo a te , pittore , che quando per tuo giudizio , o per altrui avviso , scuopri alcun errore nell' opere tue , che tu le ricorregga , acciocch nel pubblicar tal' opere , tu non pubblichi insieme con quelle la materia tua. E non ti scusare da te medesimo , persuadentoti di restaurare la tua infamia nella succedente tua opera, perch la pittura non muore mediante la sua creazione , come fa la musica , ma lungo tempo dura , ed il tempo dar testimonianza E se tu ti scuserai d'adell' ignoranza tua vere a combattere con la necessit , e di non aver tempo a studiare , e farti vero pittore, non incolpare se non te medesimo, perch solo lo studio della virt pasto Quanti sono li fidell' anima e del corpo losofi che sono nati ricchi , e perch non
.

l'impedissero le ricchezze, le

hanno

lasciate.

trAtt. delia pittura

GAP. XV.
Del
giudizio.

Ninna cosa che pi e' inganni eh' il nostro giudizio in dar sentenza alle nostre operazioni , e pi ti varranno i biasimi de' nimici, che degl'amici le sentenze, perch g' amici sono una medesima cesa con teco , e cosi ti possono col tuo giudizio ingannare
.

GAP.
Modo
cetti

XVI.
a
varie invenzioni
in questi

di destar l'ingegno

Non

rester di mettere

pre-

una nuo\a invenzione di speculazione, ]a quale, bench paja piccola, e quasi degna di riso, nondimeno di grand' utilit
a destar l'ingegno a varie invenzioni, e se riguarderai in alcuni muri questo imbrattati , o pietre di varj mischi , potrai quivi vedere 1' invenzione e similitudine di
:

diversi paesi , diverse battaglie , atti pronti di figure , strane arie di volti , e abiti , e infinite altre cose ; perch nelle cose con-

fuse r ingegno

si

desta a

nuove invenzioni.

,,

DILION. DA VINCI.

GAP.

XVII.

Dello studiare nsino qua?ido tu ti desti o prima che tu t' addormenti allo scuro.

scuro nel letto y andar con l' immaginativa ripetendo li lineamenti superficiali delle forme peri' addietro studiale, o altre cose notabili di sottile speculazione: ed a questo modo si confermano le cose comprese nella memoria
utilit

Ancora ho provato quando ti trovi ,

essere di
allo

non poca

GAP.
Che
si

XVIII.

deve prima impalcar la diligenza


che la presta pratica.

Quando

vorrai

fai'

buono

e utile stu-

dio , usa nel tuo disegnare di fare adagio , e giudicare infra i lumi , quali e quanti tengono il primo grado di chiarezza ; e cos infra 1' ombre , quali siano quelle che sono pi scure che 1' altre e in che modo si mescolano insieme , e la qualit, e paragonare T una con l'altra , e a che parte s' indrlzzano , e i lineamenti nelle linee quanta parte deve essere per r uno e per X altro verso , e dove o pi o meno evidente, e cos larga o sottile, e in ultimo , che le tue ombre e lumi siano uniti senza tratti o segni , a uso di fumo i

IO

TRATT. DELLA PITTURA

e quando arai fatto T uso e la mano a quella diligenza , li verr fatta la pratica presto , che tu non ten' avvederai

GAP.
Come
il
il

XIX.
vago ogn uno
.

pittore dev esser

d' udir

giudizio d!

Certamente non deve ricusare il pittore , mentre eh' ei disegna o dipinge , il giudi/io di ciascuno , perch noi conosciamo che r uomo , bench non sia pittore ,
avr notizia delle forme
dell'

uomo

s'

egli

gobbo, se ha gamba grossa , o gran mano , s' egli zoppo , o ha altri mancamenE se noi conosciamo g' uomini poter ti . giudlrare l'opere della natura, quanto maggiormente potranno giudicare i nostri errori.

GAP. XX.
Che t uomo non si dei^e fidar tanto di se che non "vegga dal naturale.
Quello che
si

d ad intendere di podella na-

ter riserbare in se tutti g' effetti

tura, s'inganna, perch la memoria nostra non di tanta capacit per ogni cosa vedrai dal naturale
:

DILION. DA VINCI.

Il

GAP.

XXI.

Delle variet delle pitture.


Il

pittore deve
,

cercare

d' essere

uni-

perch gli manca assai dignit , se fa una cosa bene , e T altra male come molti che solo studiano nell' ignudo misurato , e proporzionato , e non ricercano la sua variet , perch pu essere un uomo proporzionato , ed esser grosso , e corto , e longo , e sottile, e mediocre; e chi di questa variet non tien conto , fa sempre le sue figure in stampa , il che merita gran
versale
:

riprensione

GAP. XXIL

DeU essere

universale .

FaciI cosa all' uomo che sa , farsi universale, imperocch lutti gl'animali terrestri hanno similitudine di membra , cio musculi, nei-vi, e ossa, e nulla si variano, se non in lunghezza, ovvero in grossezza, come sar dimostralo nell' anatomia Degli
.

animali d'acqua, che sono di molta variet , non persuader il pittore che vi faccia
regola

12

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Di
quelli

XXIII.
,

che usano la pratica


,

senza la
.

diligenza

ovvero scienza

Quelli che s' innamorano della pratica senza la diligenza , ovvero scienza , per dir meglio , sono come i nocchieri eh' entrano in mare sopra nave senza timone o bussola

che mai non hanno certezza dove si vadino Sempre la pratica deve essere edificata sopra la buona teorica , della quale e senza la prospettiva guida , e porta quella niente si fa bene , cos di pittura ,
,
.

come

in ogn' altra professione

GAP. XXIV.
Del non
imitare

V un V altro pittore

deve mai imuare imitare la n pittore non aeve manieri ra u un altro , perch sar detto nipote e non figlio della natura ; perch essendo le cose naturali in tanto larga abbon^
danza , pii tosto si deve ricorrere ad essa natura , che alli maestri , che da quella hanno imparato
.

. .

DI LION.

DA VINCI

j3

GAP. XXV.
Del
ritrar

dal naturale.
ritrarre

Quando

hai

dal naturale

sta lontano tre volte la grandezza della cosa che tu ritrai , e farai , che quando tu ritrai

linea

che tu muovi alcun principio di che tu guardi per tutto il corpo che tu ritrai , qualunque cosa si scontra per la drittura deUa principale linea
,

GAP.

XXYI.
.

'Avvertimento al pittore

Nota bene nel tuo ritrarre , come inombre sono ombre insensibili d' oscurit e di figura , e questo si prova per la che le superficie globuterza , che dice lente souo di tante varie oscurit e chiarezza , quante sono le variet dell' oscurit e chiarezze che gli stanno per obbietto.
fra r
,

GAP.
Come deve

XXVII.
il

essere alio

lume da

ritrar

dal naturale.
Il

lume da
:

ritrarre
,

di

naturale vuol

essere a

tramontana

acci

non
,

faccia

mu-

tazioue

e se lo fai a mezzod

tieni fine*

J4
strc

TRATT. DELLA PITTURA impannate , acciocch il sole

illn mi-

nando tulio il giorno non faccia mutazione L' altezza del lume deve essere in modo situato , che ogni corpo faccia tanto lunga r ombra sua per terra , quanto la
.

sua altezza

GAP.
Quali lumi
si

XXVIII.

le

devono eleggere per ritrat figure de' corpi


.

Le figure di qualunque corpo si constringono a pigliar quel lume nel quale tu fingi essere esse figure: cio se tu fingi tali
son cinte di gran, essendo il sole scoperto; e se il sole vede dette figure, le sue ombre saranno molto oscure , rispetto alle parli alluminate , e saranno ombre di termini espediti , cosi le primitive , come le derivative , e tali om.bre saranno poco compagne de' lumi , perch da tal lato al,

ligvue in campiigua sommit di lume ,

elle

non

vi

lumina l'azzurro dell'aria, e tinge


:

di

se

quella parte ch'ella vede; e questo assai si manifesta nelle cose bianche e quella parte eli alluminata dal sole , si dimostra partecipare del colore del sole , e questo vedrai molto speditamente , quando il sole caia all'occidente, ijiifra i rossori de' nuvoli , s che essi nuvoli si tingono del colore che allumina: il qual rossore de' nuvoli insieme col rossore del sole, la rosseggiare

..

DI LION. DA VINCI
ci die piglia

l5

e la parte de' corpi , che iiou vede esso rossore , resta del color dell' aria ; e chi vede lai corpi , giue da questo dica che sieuo di due colori
loro
:
:

lume da

tu non puoi fuggire , che mostrato la causa di tali ombre e lumi, tu non le facci participanti delle predette cause, se non Toperazion tua vana e falsa E se la tua figura in casa oscura , e tu la vegga di fuora , questa tal figura avr 1' ombre sfumale , stando tu per la linea del lume , e quella tal figura avr grazia , e far onore al suo imitatore , per esser lei di gran rilievo , e r ombre dolci e sfumose , e massime in quella parte dove manco vedi V oscurit deir abitazione , imperocch quivi sono 1' ombre quasi insensibili , e la cagione sar detta al suo luogo
.

GAP. XXIX.
Delle qualit del lume per ritrar
iatui ali ,
rilievi

o finti

con trop11 lume tagliato dall' ombre pa evidenza sommarneule biasimalo, onse l'arai de per fuggir tale inconveniente
,

li

corpi in

campagna

apeiJ;i
,

far'

le figu-

ma fingi alcure non alluminale dal sole nuvoli transpao nebbia, quantit di na
reuli
il
,

essere interposili infra

obhietto e

sole,

onde non

essendo la ligura dai sole

TRATT. DELLA PITTURA espeJita , non saranno espediti dell' ombre con quelle de' lumi

l6

termiui

GAP. XXX.
Del
ritrar

gt ignudi.
g'
,

Quando
sempre
l'altre
faresti
li

ritrarrai

ignudi

fa

che

ritragghi interi

membro che li membra


:

e poi finisci quel par migliore , e quello cou metti in pratica , altrimenti

uso di appiccar mai bene le meme non usar mai far la testa bra insieme volta dove il petto, n il braccio andare

come

spalla destra

e se la testa si volta alla sue parti pi basse del lato sinistro che dell'altro: e se fai il petto infuori, fa che voltandosi la testa su'l lato sinistro , le parti dei iato destro sieno pi
la
:

gamba
,

fa le

alte

che

le sinistre.

GAP. XXXI.
Del
ritrarre di rilievo finto ,

o del naturale

Colui che ritrae di rilievo, si deve acconciare in modo tale , che V occhio della
figura ritratta trae.
sia

al pari di colui

che

ri-

DILION. DA VINCI.

VJ

GAP. XXXII.
Modo
di ritrarre

un

sito corretto

Abbi un vetro grande come un mezzo foglio di caria leale , e quello ferma bene dinanzi a g' occhi tuoi , cio tra g' occhi e quella cosa che tu vuoi ritrarre , e poi ti poni lontano con V occhio al detto vetro due terzi di braccio , e ferma la lesta con un instrumento , in modo che non Di poi serra e la possi muovere punto cuopriti un occhio , e col pennello , o con il lapis , segna su '1 vetro quello che di l appare, e poi lucida con la carta tal vetro, e spolverizzandola sopra una carta buona , dipingela , se ti piace , usando bene di poi la prospettiva aerea.
.

GAP.
Come
si

XXXIII.
ritrar
li

devono
s

paesi.
in

L paesi
g'

debbon

ritrarre

modo

me//i alluminali , e che meglio farli ([uando ombrati ma mezzi nuvoli , che ito da occup mezzo il sole dal lume unis'alluminano allora gl'alberi
alberi

siano

versale del cielo

dall

ombra

universale

della terra , e nelle lor parti

questi
,

son tanto pi oscuri


esse parti

quanto

sono pi

vicine alla terra.

Lion. da Pinci

l8

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. XXXIV.
Del
ritrarre al

lume di canela

A
il

telaro

questo lume di uotte sia interposto o caiUi lucida , o senza lucidar,

la , ma solo cancellaresca

un
,

interfoglio
le

di

carta sottile

e vedi^ai

tue ombre non

terminate

GAP. XXXV.
i

Jn che modo

si

debba
,

ritrarr

e dargli grazia

ombra ,

un volto e lumi.

Grandissima grazia d' ombre e di lumi s'aggiugne alli -visi di quelli, che seggono nella pai le di quelle abitazioni, che sono oscure , che g' oohi del riguardante vedola pare ombrosa di lai \iso essere oscurata dall'ombre della predetta abitazione, e vedono alla parie illuminata del medesimo

no

viso aggiunto la chiarezza che vi d lo splendore dell' aria per la quale aumentazione d' ombre e di lumi il viso ha gran rilievo , e nella parte alluminata l' ombre e di questa rappresentaquasi insensibili zione e aumentazione d' ombre e di lumi il viso acquista assai di bellezza .
:

DI LION.

DA

VINCI.

I9

GAP. XXXVI.
Del lume dove
si ritrae
j

V incarnazione
.

delli 'volti

e ignudi

all'aria,

Questa abitiizione vuol essere scoperta con le pareli di colore incarnato,

e li ritratti si faccino di state , quando li nuvoli cuoprono il sole: o veramente farai le pareli meridionali tanl'alte, che li raggi del sole non percuotino le pareli settentrionali, acciocch li suoi raggi riilessi non guastinp r ombre

GAP.
Del

XXXYII.
per
l'

ritrar figure

istorie

pittore deve considerare nelquale ha da istoriare, l'altezza del sito dove vuole collocare le sue figure , e ci che lui ritrae di naturale a detto proposito , e star tanto con 1' occhio pi basso che la cosa che egli ritrae, quanto detta cosa sia messa in opera pi alta che r occhio del riguardante , allrimeule 1* opera sua sar reprobabile
il

Sempre

la parete, la

. .

20

TRATT. DELLA FUTURA

GAP.
Per
ritrar

XXXYllI.
altro

un ignudo dal naturale , o

Usa

di tenere in
,

mano un
\edere

filo
li

con un
scontri

piomLo pendente
delle cose

per

GAP. XXXIX.
Misure e compartimenti della statua.
Dividi la testa in dodici gl'adi
,

e cia-

scun grado dividi in 1 2 punti , e ciascun punto in 12 minuti, e i minuti in minimi , e i minimi in semiminimi

GAP.
Come
il

XL.
lume

pittore si deve acconciar al

col suo rilievo.

il

A. B, (^Fig. I. ) sia la finestra, M. sia punto del lume, dico che in qualunque
il

parte

pittore

si

stia,

che

egli star

bene,
:

pur che l'occhio


sa e la
il

stia infra la parte

ombro-

luminosa del corpo che si ritrae luogo troverai ponendoti intra il punto M. e la divisione che fa l' ombra dal lume sopra il corpo ritratto
qual

t)I
r

LION.

DA VINCI XLI.
*

21

GAP.

Della qualit del lu?ne


Il

lume grande
,

e alto

non troppo
le

potente

sar quello che render


.

parti-

cole de' corpi molto grate

GAP.
Dell'

XLII.
si riceve

inganno che
delle

nel giudizio

membra

Quel pittore cle avr goffe mani , le far simili nelle sue opere, e cos g' interverr in qualunque membro , se il lungo
studio non glielo vieta Per ogni pittore deve guardare quella parte che ha pi brutta nella sua persona , e a quella con ogui
.

studio far

buon

riparo.

GAP.
Che
si

XLIII.

deve saper V intrinseca Jorma


dell'

uomo

Quel
bene
,

pittore che avr cognizione della


,

natura de' nervi


nel

muscoli, e lacerti, sapr quanti e , quali nervi ne siano cagione , e qual muscolo sgonfiando cagione di far scortare Cio uervo , e quali corde convertita in sol-

muover un membro

22

TRATT. DELLA PITTURA


:

tUissime cartilagini ravvolgono, e circonclauo dello muscolo e non far come molli ,
atli sempre fanno dimostrare quelle medesime cose iu braccia, schiene,

che in diversi
,

petti

e altri muscoli

GAP.- XLIV.
Del
difetto del pittore.

Grandissimo difetto del pittore ritrarre ovvero replicare li medesimi moti, e

medesime pieghe

di panni

in

una medesitutte
le

ma

istoria

far
.

somigliar

teste

r una con T

altra

GAP. XLV.
Precetto , perch il pittore non s inganni nel elezione della Jigiira in che fa abito.

Deve

il

pittore far la sua figura sopra

naturale , il quale coproporzione laudabile ; oltre di questo far misurare se medesimo e vedere in che parte la sua persona varia assai, o poco da quella antedetta laudabile: e fatta quella notizia de\e riparare con tutto il suo studio , di non incorrere , ne' medesimi mancamenti nelle figure da lui operale , che nella persona sua ritrova e con questo vizio ti bisogna sommamente
la regola d'

un corpo
sia

munemente

di

pugnare

gonciossiach' egli

mancamento

DLION. DA VINCI* 23 nato insieme col giudizio: percli l'anima maestra del tuo corpo, e quello del tuo proprio giudizio che volentieri ella si diletta neir opere simili a quelle , che essa oper nel comporre il tuo corpo e di qui nasce , che non si brutta figura di
cli*
:

femmina che non trovi qualche amante , se gi non fusse monstruosa , e iu tutto
,

questo abbi avvertimento grandissimo

GAP.

XLVI.

Difetto de pittori che ritraggono una cosa di rilievo in casa a un lume , e poi la mettono in campagna a un
altro

lume

Grand' errore di quei pittori , H quali ritraggono una cosa di rilievo a un lume particolare nelle loro case , e poi met* tono in opera tal ritratto a un lume universale dell' aria in campagna , dove tal'aria abbraccia e allumina tutte le parti delle vedute a un medesimo modo; e cos costui fa ombre oscure , dove non pu essere ombra ; e se pure ella vi , di tanta chiarezza , eh' ella impercettibile e cos fanno li rillessi , dove impossibile quelli esser veduti
:

24

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Della pittura
,

XLVII.
e sua divisione .

Dividesl la pittura in due parti prindelle quali la prima figura, cio la linea che distingue la figura de' corpi , e loro particole; la seconda il colore contenuto da essi termini .
cipali,

GAP.

XLVllI.

Figura, e sua divisione.


de' corpi si divide in due cio proporzionalit delle parti infra di loro, le quali siano corrispondenti al tutto, e il movimento appropriato all' ac-

La

figura
,

altre parti

cidente mentale della cosa viva che

si

move.

GAP. XLIX.
Proporzione di membra
*

La proporzione delle membra si divide in due altre parti , cio equalit , e moto Equalit s'intende, oltre alle misure corrispondenti al tutto , che non mescoli le membra de' giovani con quelle de' vecchi , n quelle de' grassi con quelle de' magri , n
le

membra

leggiadre con le inette e pigre:

ed

oltre di questo

che uon facci

alli

ma-

DILION. DAVIXCI. 25 femminili in mo'lo che Y attitudini , ovvero movimenti de' vecchi non siano fatti con quella medesima vivacit che quelli de' giovani , n quelli d' una
scili

memhra

femmina come
do che
li

quelli d'
,

movimenti
,

un maschio facenmembri d' un ga:

gliardo siano tali che in esse moslrino essa valetudine


.

membra

di-

GAP.

L.

Delli movimenti j e delle operazioni varie*

Le

figure degl'uomini abbino atto pro-

rio alla loro operazione in

modo che

vesi

a endoli tu intenda quello che per


:

loro

Sensa o dice li quali saran bene imparati a chi imiter li moti de' mutoli , li quali parlano con i movimenti delle mani , degl' occhi , delle ciglia , e di tutta la persona , nel volere esprimere il concetto dell'

loro N ti ridere di me , perch ponga un precettore senza lingua , il quale ti abbia ad insegnar quell' arte che egli non sa fare; perch meglio t'insegner con fatti, cbe tutti g' altri con parole. Dunque tu , pittore , deU' una e dell' altra setta , attendi , secondo che accade , alla

animo
ti

io

qualit di quelli che parlano ra della cosa che i parla

e alla natu-

fiS

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Che
si

LI.
i

devon fuggire

termini spediti.

Non fare li termini delle tue figure d'altro colore che del proprio campo, con che esse figure terminano , cio che non
facci profili oscuri infra
il

campo

e la tua

figura

GAP.
Che

Lll.

nelle cose picciole

non

si

vedon
.

gV
Nelle

errori ,

come
di

nelle

grandi

cose

picciola

forma non

si

pu comprendere la come dalle grandi


d'
,

qualit del tuo errore la ragione , che se e ; questa cosa picciola sia fatta a similitudine
,

o d' altro animale un uomo le sue immensa diminuzione per l' non parti ponno esser ricercate con quel debito fine del suo operatore che
si

converrebbe

onde

non essendo
li

finita
.

non puoi comprendere


spazio

suoi errori

Riguarderai per eseinpio da

lontano
cia
,

di 3oo brace con diligenza giudicherai se quello bello , o brutto , s' e"li monstruoso , o di comune qualit ; vedrai che con sommo tuo sfoizo non ti potjai persuadere a dar tal giudizio; e la ragione , che per la so-

un uomo per

praddetta distanza

qucst'

uomo

diminuisce

^r

DI LION.

tanto

che non
parti.

si

lit delle

DA VINCI 27 pu comprendere la quaE se vuoi veder ben detta

dell' uomo sopraddetto , ponti presso all' occhio un palmo , e tanto alza e abbassa detto dito, che la sua superiore estremit termini sotto la figura che tu riguardi , e vedrai apparire un' incredibile diminuzione e per questo , spes-

diminuzione
dito

un

se

volte
.

si

dubita

la

forma

dell'

amico da

lontano

GAP.
Perch
la -pittura
j

LUI.
rriai

non pu
Le

pareie
.

spiccata

come

cose naturali

Li pittori spesse volle cadono in disperazione del loro imitare il naturale vedendo le lor pitture non aver quel rilievo , e quella vivacit che hanno le cose vedute nello specchio ( vedi il cap. 35i. ) allegando loro aver colori che di gran lunga per chiarezza e per oscurit avanzano la qu ilit de' lumi e ombre della cosa veduta nello specchio accusando in questo caso la loro e non la ragione , perch non ignoranza Impossibile che la cosa dila conoscono pinta apparisca di tal rilievo , che si assomigli alle cose dello specchio, bench 1' una e T altra sia in sua superficie , salvo se fia veduta solo con un occhio ; e la ragione questa i due oc hi che vedono una
, ,
,

casa

dopo

1'

altra

come A.

B. ( Fig. 2. )

TRATT. DELLA PITTURA l8 che vedono M. N. la M. non pu occupare interamente N. perch la base delle linee visuali s larga, che vede il corpo secondo dopo il primo Ma se chiudi un occhio , come S. il corpo F. occuper R. perch la linea visuale nasce da un sol punto, e fa base nel primo corpo , onde il secondo di pari grandezza non fia mai veduto.
.

GAP.
Perch

LIV.

i capitoli deile figure V una sopra V altra cosa da fuggire


.

per molto imda essere ragionevolmente biasimato perocch fanno l un' istoria in un piano poi alzano un alcol suo paese ed edifizj tro grado , e fanno un' istoria , e variano e poi la terza e la il punto dal primo , quarta , in modo che una facciata si vede la quale somma fatta con quattro punti maestri simili Noi sappiamo di stoltizia all' del riguarposto occhio punto che il istoria e tu volessi dire : dell' se datore santo fare la vita d' da un comho come in una medesima molte istorie in partita faccia ? A questo ti rispondo , che tu debba porre il primo piano col jiunto all' alil

Questo universa! uso

quale

si

fa

li

pittori nelle faccie delle capelle,

tezza dell occhio de' riguardanti d'essa istoria, e nel detto piano figura la prima istoria

grande

e poi di

mano

iu m.ano dimi-

DILION. DA VINCI.

29

nueiido
colli e

le figure e

pianure
.

casamenti in su diversi tutto il fornimento l'arai


resto della faccia
,

d' essa istoria

11

nella

sua altezza , farai alberi grandi a comparazione delle figure o angeli , se fussero a proposito dell' istoria , ovvero uccelli , o nuvoli , o simili cose altrimenti non te ne impacciare , che ogni tua opera sar falsa
,
:

GAP.
Qnal
,

LY.

pittura si deve usare in far parer le cose pia spiccate.

Le figure alluminate dal lume particolare sono quelle che mostrano pi rilieTo, che quelle che sono alluminate dal lume universale , perch il lume particolare, fa i lumi riflessi , li quali spiccano le figure dalli loro campi , le quali riflessioni nascfuo dalli lumi di una ilgura che risalta
neir ombra di quella che gli sta davanti , e 1 allumina in parte. Ma la figura posta dinanzi al lume particolare in luogo grande e oscuro non riceve riflesso , e di questa non si vede se non la parte alluminata
:

niitazioni della notte,


ticolare
.

e questa solo da essere usa.i ncl' icon picciol lume par-

So

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
ed
oTiihre

LYI.
,

Qiial' pi i discorso e utilit

il

lume

de corpi , o

li

loro lineamenti.

Li termini delli corpi sono di nlaggiol^ discorso e ingegno che 1' ombre e i fumi , per causa die li lineamenti dei membri , che non sono piegabili , sono immutabili e sempre sono quei medesimi , ma li siti qualit , e quantit dell' ombre sono infmiti.

GAP.
Memoria che
si

LVII.
fa dall' autore.

li muscoli, e quali che mediante diversi movimenti di ciascun membro si scuoprono , o si nascondono , o non fanno u 1' uno n Y ale ricordati che questa tale azione tro importantissima appresso de' pittori e scultori , che fanno professione de' muscoli. Il simile farai d' un fanciullo , dalla sua nativit insino al tempo della sua decrepit, per tutti li gradi dell' et sua , ed in tutti descriverai le mutazioni delle membra e giunture, e quali ingrassano o dimagrano-

Descrivi quali siano


,

le corde

DILION.DA VmCI.

3i

GAP.

LVIII.
<,

Precetti di pittura

Sempre il pittore deve cercar la prontitndne iiegratti naturali fatti dagriiomini ali' improvviso, e nati da polente effezione de' loro affetti, e di quelli far brevi ricordi ne' suoi libretti , e poi a' suoi proposili adoperarli
delle
,

col lare slare


'in

un uomo
si

in quel

medesimo

atto, per veder la qualit e aspetti


tal atto

membra che

adoprano

GAP.
Come

LIX.

la pittura deve esser vista

da una

sola finestra.

La
finestra,

pittura deve esser vista da

una

sola

come appare per cagione de' corpi COSI fatti E se tu vuoi fare in un' altezza una palla rotonda , ti bisogna farla lunga
.

a similitudine d' vni uovo , e star tanto in dietro eh' ella scorciando apparisca tonda.

GAP.

LX.

Dell' ombre,

L'
ficult

re

tu discerni con difnon puoi conosceanzi con confuso giudizio le pigli , e


le quali
,

ombre
e
i

loro termini

32

TRATT. DELLA PITTURA opera , non le farai finite, o veramente terminate, sicch la tua opera sia d' ingegnosa risoluzione
trasferisci nella tua
.

GAP.
Come
si

LXI.
i

debbono figurare

putti.

Li putti piccioli
atti

pronti e storti

si debbon figurare con quando seggono, e nello

star ritti,

con

atti timidi e

paurosi.

GAP.
Come
si

LXII.
i

debbono figurar

vecchi.

Li vecchi devono esser fatti con pigri e lenti movimenti , e le gambe piegate con le ginocchia , quando stanno fermi , i piedi pari e distanti T un dall' altro , siano declinati in basso, la testa innanzi chinata,

le braccia

non troppo

dislese

GAP.
Come
si

LXllI.
le vecchie,^

debbono Jlgurar

si devou figurar ardite , e movimenti , a guisa rabbiosi Sronte i furie infernali , e i movimenti devono parer pi pronti nelle braccia e testa , che uelle gambe.
,

Le vecchie
con

DI LION.

DA VINCI

33

GAP.
Come
si

LXIV.
le

debbono figurar

donne

si devono figurar eoa atti gam)e insieme ristrette , le Ijraccia raccolte insieme , teste basse , e pie-

Le donne
,

vergognosi

le

gate in traverso

GAP.
Come
si

LXV.
.

deve figurar una notte

Quella cosa che priva 7ileramente , tutta tenebre essendo la notte in simile coudizione , se tu vi vogli figurar un' istoria , farai , che essendovi un gran fuoco, quella cosa che propinqua a detto fuoco ])i si ting;i nel suo colore, perch quella cosa che pi vicina all' obbietto , e facendo pi partecipa della sua natura il fuoco pendere in color rosso, farai tutte le cose illuminate da quello ancora rosseggiare , e quelle che son pi lontane a detto fuoco , pi siano tinte del color nero della notte. Le figure che son fatte innanzi al fuoco appariscono scure nella chiarezza d' esso fuoco , perch quella parte d'essa cosa che vedi e tinta dall' oscurit
di luce
:

della notte
:

non

dalla chiarezza del fuo-

co e ({uelle che si trovano dai lati , siano mezze oscure , e mezze rosseggianli e 3 Lion, da Trinci
:

TRATT. DELLA PITTURA si possono vedere dopo i termini della fiamma, saranno tulle allumate di rosseggiante lume in campo nero Inquanto agi atti , farai quelli , che sono appresfarsi scudo con le mani , e con i manso

34

quelle, che

telli

riparo dal soverchio calore


viso in contraria parte,
:

e voltati

col

mostrando fuggran parte

gire

quelli pi lontani

farai

di loro farsi'

con

le

mani riparo a gf occhi


splendore

offesi dal soverchio

GAP.
CoTtm
si

LXYI.

deve figurar una fortuna

Se tu vuoi figurar bene una fortuna , considera e pondera bene i suoi effetti quando il vento soffiando sopra la superficie del mare, o della terra, rimove, e porta seco quelle cose che non sono ferme E per figurar con la massa universale quella fortuna, fiirai prima le nuvole spezzate e rotte, drizzate per lo corso del vento , accompagnate dall' arenose polveri , levate dai lidi marini e rami e foglie , levate per la potenza del vento , sparse per r aria in compagnia di molte altre cose leggiere: gl'alberi ed erbe piegate a terra, quasi mostrar di voler seguir il corso de' venti , con i rami storti fuor del naturale corso , con le scompigliate e rovesciate foglie: e gF uomini, che vi si trovano, parte caduti e rivolli per li panni , e per la poi. :

DI LION. DA VINCI 35 vere quasi siano scouosciuii , e quelli che restano ritti, sieno dopo qualche albero abbracciati a quello , perch il vento non li strascini altri con le mani a g' occhi per la polvere chinati a terra , e i panni e i capelli dritti al corso del vento 11 mare turbalo e tempestoso sia pieno di ritrosa spuma infra 1' ele\atc onde , ed il vento
:

'spuma pi

faccia levare infra la combattuta aria della sv>ttile, a guisa di spessa e av-

viluppata nebbia
son(, alcuni se
i

Li navilj che dentro vi


faccia

con vela rotta , e brani d'essa ventilando fra l'aria in compagnia d'alciuia corda rotta: alcun con alIjeri rolli caduli col navilio attraversalo e rotto infra le tempestose onde, e uomini gridando abbracciare il rimanente del navilio. Farai le nuvole cacciale da impetuosi venti , battute nelT alte cime delle montagne , far a quelli avviluppati ritorti , a similitudine dell' onde percosse nelli scogli l'aria spaventosa per l'oscure tenebre, fatte dalla polvere, nebbia e nuvoli folti.
:

ne

GAP.
Come
si

LXVII.

deve figurare una battaglia

Farai prima il fumo dell' artiglieria mischialo infra l' aria insieme con la polvere mossa dal movimento de' cavalli de* combattitori , la qual mistione userai cos JLa polvere, perch cosa terrestre e pou.

TRATT. DELLA PITTURA bench per la sua soltilll facilmente si levi e mescoli infra Taria, nlenteilimeno volentieri ritorna a basso , ed il suo sommo montare fatto dalla parte pi sottile; adunque il meno fa veduta, e Il parr quasi del color dell' aria fumo che si mischia infri l'aria polverata , quaudc poi s' alza a certa altezza , parer oscure nuvole , e vedrassi nella sommit pi espeditameute il fumo che la polvere , ed fumo pender in colore alquanto azzuril Dalla ro , e la polvere terr il suo colore parte che viene il lume parr questa mifumo e polvere molto pi stione d'aria lucida che dalla o])posita parte. Li combattenti, quanto pi fiano infra detta turbolenza , tanto meno si vedcranno , e meno differenza sar dai loro lumi alle loro ombre. Farai rosseggiare i visi , e le persone , e l'aria, e gli arciibugieri insieme con quelli che vi sono vicini. E detto rossore quanto pi si parte della sua cagione , pi si perda , e le figure che sono infia te e il lume , essendo lontane , parranno oscure in campo chiaro , e le lor gambe quanto pi s' appresseranno alla terra , meno siano vedute ; perch la polvere vi pi grossa e

36

derosa

spessa.
la

se farai cavalli correnti fuori -delgli

lurba, fa

nuvolelti di polvere distanti

l'uno dall'altro, quanto pu esser l'intervallo de' salti fitti dal cavallo e quel nuvolo che pia lontano d-A detto cavallo meno si veda , anzi sia alto , sparso , e ra,

DI LION. DA VINCI S7 pre^so sia il pi evidente, e minore , e pi denso L' aria sia piena di saeltunie in diverse ragioni chi monti , chi scenda, qiial sia per Unea piana: e Je pallottole degli scoppetieri siano accompagnate d' alqiianlo inmo dietro di lor corsi, e le

ro

ed

il

])l

prime ligure
ciglia
,

Tarai polverose

ne' capelli

e altri luoghi alti a sostener la pol-

vere

Farai

vincitori

correnti

pelli e altre cose leggiere sparse

con i caal vento ,

con

Lri innanzi

hasse, e caccino contrarj memcio se manderanno innanzi il pie destro , che il hiaccliio manco ancor esso venga innanzi ; e se farai alcun caduto , farai il segno sdrncciolare su per la
le ciglia
,
:

polvere condotto in sanguinoso fango e intorno alla mediocre liquidezza della terra farai vedere stampiate le pedate degl' uomini e de' cavalli che sono passati Farai al.

cuni cavalli strascinar morto


re
,

il

e di dietro a quello lascia


il

suo signoper la pol-

segno dello strascinato corcon-le , ciglia alte, e la loio conjnnzione , e carne che resta sopra di loro, sia ahhondaulii di dolenti crespe Le fauci del naso siano con alquante grinze ])artile in aico dalle. narici , e terminate nel principio dell' o<'chio Le narici alte , cagione di dette pieghe , e r arcale labhra scuoprino denti di sopra 1 denti spartiti in modo di gridare con lamento Una Ielle mani faccia

vere e fango

po

Farai

li

vinti e hattuti pallidi

scudo

alli

paiu'osi

occhi

voltaii<lo

il

di-

TRATT. DELLA PITTURA 38 dentro verso il nimico, l'altra slia a terra Altri l'arai ibria sostenere il ferito busto sbarrata danti con la bocca , e fuggenti ; farai molte sorte d' armi infra i piedi de* combattitori, come scudi rotti, lance, spade, ed altre simili cose. Farai uomini morti , alcuni ricoperti mezzi dalla polvere, ed La polvere che si mescola con altri tutti r uscito sangue convertirsi in rosso fango , e vedere il sangue del suo colore correre con torto corso dal corpo alla polvere. Al.
.

tri

morendo
,

strignere

denti

stravolgere

persona , e le gambe storte Potrebbesi vedere alcuno disarmato e abbattuto dal nemico, volgersi a detto nemico con morsi e graffi , e far crudele ed aspra vendetta Potrlasi vedere alcun cavallo voto e leggiero correre con i crini sparsi al vento fra i nemici , con i piedi far molto danno , e vedersi alcuno stroppiato cadere in terra, e farsi coperchio col suo scudo, e il nemico piegato a basso far forza di dargli morte Potrebbonsi vedere molt' uomini caduti in un gruppo sotto un eavallo morto Vedransi alcuni vincitori lasciar il combattere , e uscire dalla moltitudine, nettandosi con le mani gl'occhi , e le guancie coperte di fango, fatto dal lacrimar degl' occhi per causa della polvere Yedransi le squadre del soccorso star piene di speranza e di sospetto , con le ciglia aguzze , facendo a quelle ombra con le mani , e riguardare infra la folla e oscura
g' ocelli

striguer le
.

pugna

alla

Sc) DI LION. DA VINCI^ e stare aliente al comandamnlo del Capitano. S pu far ancora il Capitano col bastone levato, corrente, e inverso il suo corso mostrare a quelli la parte

caligine

dov' di loro bisogno E alcun fnune , dentrovi cavalli correnti , riempiendo la circostante acqua di turbolenza d onde, di spuma, e d'acqua confusa saltante inverso 1 aria , e tra le gambe e corpi de' cavalli E non far nissun luogo piano dove non siano le pedate ripiene di sangue
.

GAP.
Del
odo di
le

LXYIII.

condurre in pittura

cose lontane.

Cbaro si vede essere un' aria grossa la quale confina con la pi cbe r altra e quanto pi si leva in alto , terra piana pi sottile e trasparente. Le cose elevate e grandi , die fiano da te lontane , la lor perch la vedi bassezza poco fia veduta per una linea che passa fra l'aria pi grossa
, , ,

continuata.

La sommit

di detta altezza si

prova essere veduta per una linea, la quale , bench dal canto dell' occhio tuo si
causi neir aria
grossa
,

nondimeno termi-

nando

lidia

somma

altezza della cosa vista,

viene a terminare in aria molto pi sottile che non fa la sua bassezza per questa ragione questa linea quanto pi s' allontana
:

da

te

di

punto in punto

sempre muta

40
qualit
(li

TRATT. DELLA PITTURA


sottile in ])i sottile aria
_,

Adiiiv-

montagne, fa che eli colle in colle sempre 1' altezze sieno pi chiare che le bassezze: e quanto le farai pi lontane F una dall'altra, fa le altezze pi chiare, e quanto pi si lever

que tu,

])lttore

quando

fai

le

in

alto

pi mostrer

la variet della for-

ma

e colore

GAP. LXIX.
Come r aria
si deye fare chiara quanto pi la fai finir bassa
.

terra
;lia,

Perch quest'aria grossa presso alla pi s' assottie quanto pi si leva ,


,

riguar, derai verso ponente , partecipante di mezzod e tramontana, e vedrai quell'aria grossa ricevere pi lume dal sole che la sottile , perch i raggi trovano pi resistenza . K se il cielo alla vista tua terminer con la bassa pianura , quella parte ultima del cielo fia veduta per quell'aria ])i grossa e pi bianca , la quale corrompei la verit del colore che si vedr per suo mezzo , e parr il cielo pi bianco che sopra le , peril

quando

sole ])er levante

per meno quanE se da grossi umori riguarderai inverso levante , 1' aria ti parr pi oscura , quanto pi s' abbassa , perch in dell' aria bassa i i^^ggi luminosi meno passano

ch
tit

la linea

visuale passa

d' aria corrotta

. .

DI LION.

DA VINCI

4'

GAP. LXX.
A far che le figure spicciano dal lor campo

Le
ranno

figure di

rilevar e spiccare dalli

qualunque corpo pi parloro campi ,

delle quali essi campi sieno di color ciliari oscuri , con pi A'ariet che sia possibile nclli confini delle predette figure, come fia

dimostralo

al

lori sia osservalo la

suo luogo; e che in detti codiminuzione di chiarez,

za ne' bianchi

di

oscurit

nelli

color

oscuri

GAP.
Delfigurar
le

LXXl.

grandezze delle cose dipinte


delle
le

Nella figurazione

grandezze che

cose anteposte all' occhio , tanto finite si debbono figurare le ])rime figure, essendo picciole come l'opere de' miniatori , come le grandi de' pittori ma le picciole de' miniatori debbono esser vedute d'appresso, e quelle del pitto:

hanno

naturalmente

cosi facendo, esse figure deb; corrispondere all' occhio con egual grossezza ; e questo nasce perch esse vengono con egual grandezza d'angolo, il che sia 1' obbielto B. C. ( Fig, 3. ) si prova cos e r occhio sia A. e D. E. ia una L-ivolu

re da lontano

bono

TRATT. DELLA PITTURA per la quale penetrino le specie del B. C. Dico che stando fermo 1' occhio A. la grandezza della pittura fatta per l' imitazioue di esso B. C. deve essere ai tanto minor figura , quanto il vetro D. E. sar pi vicino air occhio A. e deve essere e-

42

di vetro

gualmente

finita

se tu finirai essa figu-

ra B. C. nel vetro D. E. la tua figura deve essere meno finita che la figura B. C. e pi finita che la figura M. N. fatta su 'l vetro
F.

G.

perch se P. O.
la

figura

fusse

finita

come

naturale B. C. la prospettiva d'esso O. P. sarebbe falsa , perch quanto alla diminuzione della figura essa starebbe be-

essendo B. C. diminuito in P. O. ma non si accorderebbe con la distanza , perch nel ricercare la perfezione del finito del naturale B. C. allora B. C. parrebbe nella vicinit O. P. ma se tu vorrai ricercare la diminuzione del O. P. esso O. P. par essere nella distanza B, C. e nel diminuire del finito al vetro E. G.

ne

il

finito

GAP.
Delle cose finite
,

LXXII.
e delle confuse
si

Le

cose finite e spedite

debbono

far

d'appresso, e le confuse, cio di termini confusi, si fingono in parti remole.

DILK)N. DAVINCI.

43

GAP.

LXXIII.

Delle Jigure che son separate , acciocch non pajano congiunte.


Li colori di che tu vesti le figure sieche diano grazia l'uno all' altro: e,
colore
si

no

tali

quando un
sia tale

fa

campo

dell' altro

cati

ohe non pajano congiunti e appicinsieme , ancor che fussero di medesi-

ma

rezza tale

natura di colore, ma sieno varj, di chiaquale richiede 1' interposizione ,


,

della distanza

e della grossezza dell' aria

che fra loro s' inframetle , e con la medesima regola \adi la notizia de' loro termini cio pi o meno espedill o confusi secondo che richiede la loro propinquit o re mozione
,
.

GAP. LXXIV.
Se
il

lume
parte

(lev
,

esser tolto in faccia , o e quale d pi grazia.

da

alli volti posti Il lume tolto in faccia a pareti laterali, le quali siano oscure, fia

causa che
rilievo

tali

volti
il

aranno gran

rilievo
:

massime avendo

lume da

alto

e questo

accade , perch le parti dinanzi di tal volto sono alluminale dal In me universale dell' alia a quello anteposta , onde tal parte allurainaU ha omhre quasi insensibi-

44
11,

dopo

TRATT. DELLA PITTURA esse parti dinanzi del


,

volto se

oscurate dalle predette pareti laterali delle stanze , le quali tanto pi oscurano il volto , quanto esso volto entra fra loro con le sue parti ed oltre di questo sci^nita che il lume che scende da alto priva di se tutte quelle parti alle quali fatto scudo dalli rilievi dei volto , come le ciglia che sottraggono il lume air incassatura degl' occhi , e il naso che lo toglie a gran parte della hocca, e il mento alla gola , e simili altri rilievi
;(iilano le parti laterali
:

GAP.

LXXV.

Della riverberazione.
riverberazioni son causate dai cor])i semidensa superficie, li quali percossi dal lume, quello a similitudine del balzo della palla riperdi chiara qualit, di piana e

Le

cuote nel primo obbieUo

GAP. LXXYI.
Dove non pu
Tutti
.

esser riverberazioTie luminosa ,


si

corpi densi

vestono
di

le

loro

lumi ed ombre l lumi sono di due nature , V uno si domanda originale , e T altro derivativo L' originale dico essere quello che deriva da vampa di fuoco , o dal lume del sole ,
superficie di varie qualit

o aria

DI LION. DA VINCI 45 derivulivo la il lume rellesso. Ma per tornare alla promessa definiziole , dico che riverberazione luminosa non fia da quella parte del corpo che la volta
.

Lume

a'

corpi

ombrosi

come

luoi^hi

oscuri

di

tetti

di varie altezze,

d'erbe, boschi ^erdi

o secchi , li quali , bench la parte di ciascun ramo voUa al lume orii^lnale si vesta, della qualit d' esso lume , nientedimeno sono tante l' ombre fatte da ciascun ramo r un su r altro , che in somma ne resulta tale oscurit, che il lume vi per niente: onde non possono simili obbietti dare ai corpi ojpositi alcun lume riilesso
.

AR
De

LXXYII.
riflessi.

Li

rillessi

siano partecipanti tanto pi


li

della cosa che

dove si generano , che genera , quanto la cosa dove si generano di pi pulita superficie di quella che li genera
o
della cosa
.

meno

GAP. LXXVIIL
De' riflessi de lumi die circondano
Li
ritiessi
l'

ombre.

risaltano

parti illuminate che contraposte ombre alluminando o alleviando pi o meno la loro oscurit , secondo che elle sono pi o me-

delle

nelle

TRATT. BELLA PITTURA con pi o meno di chiarezza ; questa tal considerazione messa in opera e molti altri sono che la fuggoda molti no , e questi tali si ridono 1' un dell'altro. Ma tu per fuggir le calunnie dell' uno e metti in opera V uno e V altro dell' altro dove son n ecessar j , ma fa che le loro cause sieno note, cio che si veda manifesta cau-

46 no vicine

sa dei ritiessi e lor colori, e cosi manifesta


la causa delle

cose che non rillettono e facendo cos non sarai interamente biasimato, n lodato dalli var] giudizj li quafia li se non saranno d' intera ignoranza necessario che in tutto ti laudino s V una eome r a|tra setta
:

GAP. LXXIX.
Dove
Li nore o quanto
i

riflessi

de lumi soio di maggior o minor chiarezza.

lumi sono di tanto michiarezza ed evidenza essi iieno veduti in campi di mage questo accade , giore o minore oscurit perch se il campo pi oscuro che il riflesso , allora esso riflesso sar forte ed evidente per la differenza grande che hanno
ridessi de'

maggiore

essi

colori infra loro


in
riflesso si
alili

ma

se

il

ritlcsso sar
,

veduto
tal

campo pi chiaro

di lui

allora

spetto

demostrer essere oscuro ribianchezza con la quale confina,


sar insensibile

e cosi

tal riilesso

DI LION.

DA VINCI

47

GAP. LXXX.
Qiial parte del riflesso sar pi chiara.

Quella parte sar pi chiara o alluminala dal rillesso , clic riceve il lume infra angoli pi eguali. Sia il luminoso N. {Fig./^.) e lo A. B. sia la parte del corpo illuminata , la quale risalta per tutta la concavit opposita , la quale ombrosa E sia che tal lume, che ridette iu F. sia percorso infra angoli eguali E. non sar ridesso da base d'angoli eguali, come si mostra l'angolo E. A. B> che pi ottuso che 1' angolo E. B. A. ma 1' angolo A. F. B. ancor che sia infra g' angoli di minor qualit che r angolo E. egli ha base B. A. che tra gl'angoli pi eguali che esso angolo E. e per (la pi chiaro in F. che in E. e ancora sar pi chiaro, perch sar pi vicino alla cosa che l'allumina , per la sesta che dice quella parte del corpo ombroso sar pi alluminata che sar pi vicina al
.
. :

suo luminoso

GAP. LXXXl.
De'
colori riflessi della carne.

Li ridessi della carne che hanno lume sono pi rossi, e di pi eccellente incarnazione che uissun' altra parte

da

altra carne

TRATT. DELLA PITTURA clie sia iiell'' uomo carne e questo acdi cade per la terza del secondo libro , che dice: la superBcie d' ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obbietto; e tanto pi quanto tale obbietlo gli pi vicino , e tanto meno quanto gli pi remoto , e qnanto il corpo opaco maggiore , per' he essendo grande esso impedisce le specie de-

48

gl'

obbietti circostanti, le quali spesse

volle

sono di color varj , li quali corrompono le prime specie pi vicine , quanJo li corpi ma non manca che non tinsono piccioli ga pi un ri (lesso un picciolo colore vicino che un color grande remoto per la sesta di prospettiva , che dice# le cose grandi potranno essere in tanta distanza, ch'elle parranno minori assai che le picciole
:

d' appresso

C
Dove
Quel
il

V.

LXXXIII.
sono pi
sensibili

li

ri/lessi

rillesso sar di pi spedita eviquale veduto in campo di maggior oscurit , e quel fia meno sensibile che si vedr in campo pi chiaro e questo nasce che le cose di varie oscurit poste in contrasto , la meno oscura fa parere tenebrosa quella che pi oscura , e le cose di varie bianchezze poste in contrasto, la pi bianca fa parere 1' altra meno bianca che non

denza,

DI LION.

DA VINCI

49

GAP. LXXXUI.
De riflessi
Li
riilessi

duplicati e triplicati.

sono di maggior pol'ombre che s'interpongono iilVa 'i lume incidente, ed essi ridessi, sono di poca oscurit. Per esempio sia A. (^Fiff.5.) il luminoso A N. A S.
duplicati

tenza che

li

ridessi semplici, e

sian le parti d'essi corpi i diretti , S. N. alluminate , O. E. sian le parti d'essi corpi alluminati dai riilessi , ed il rillesso A. N. E. il rillesso semplice, A. N. O. AS. 0. Il riflesso semplice il rillesso duplicato detto quello , che solo da uno alluminato veduto, ed il duplicato visto da due corpi alluminati , ed il semplice E fatto dairalluminato B. D. il duplicato O. si compone dairalluminato B. D. e dallalluminato D. R. e l'ombra sua di poca oscurit , la quale s'interpone infra '1 lume incidente N. ed il lume rillesso NO. SO.
.

GAP. LXXXIV.
Coie nissun colore riflesso semplice

ma

misto con le specie degli altri colori.

ficie

Nissun colore che ridetta iella superd'un altro corpo , tinge essa superficie del suo propino colore , ma sar misto coipk
Lion.

da

Tl.nci

5o
li

TRATT. DELLA PITTURA

concorsi degli altri colori riflessi, die risaltano nel medesimo luogo: come sar il color giallo A. {Fig.6) che rifletta nella parie dello sferico C. O. E. e nel medesimo

luogo rillette il colore azzurro B. Dico per questa rillessione mista di giallo e di azzurro , che la percussione del suo concorso tinger lo sferico ; e che s'era in se bianco , lo far di color verde , perch provato eh' il giallo e l'azzurro misti insieme fanno un bellissimo verde.

GAP. LXXXV.
Come
rarssime volte li del colore del coj-jjo
si
riflessi

sono

doDe

congiungono.

siano del

avviene che li riflessi del corpo , o del per esempio proprio dove si congiungono sia lo sferico D. F. G. K. {J^ig-J-) giallo, e l'obbietto che gli riflette addosso il suo colore sia B. C. il quale azzurro , dico che la parie dello sferico , eh' percossa da tinger in color verde , tal riflessione , si essendo B. C. alluminato dall'aria o dal sole.

Rarissime volte

medesimo colore

DI LION. DA VINCI

5l

GAP. LXXXVI.
Dove
Infra
'1

pia

si

vedr
di

il

riflesso.

riflesso

medesima

figura

grandezza , e potenza , qnclla parte si dimostra pi o meno potente , la quale terminer in campo pi. o meno oscnro Le superficie de' corpi partecipano pi
.

del colore di quelli obbietti

li

quali riflet-

tono in lui la sua similitudine infra angoli pi eguali De' colori degli obbietti, che riflettono le sue similitudini nelle superficie degli anteposti corpi infra angoli eguali , quel sar pi potente, il quale a\i il suo raggio rillesso di pi breve lunghezza. Infra li colori degli obbietti , che si riflettono infra angoli eguali , e con qual.

che distanza nella superficie di contrapposti corpi , quel sar pi potente , che sar di pi chiaro colore
.

Quell'obbietto riflette pi intensamente il suo colore nell'anteposto corpo, il quale non ha intorno a se altri colori che del-

sua specie Ma quel riflesso sar di pi confuso colore , che da varj colori d' obbietti generato Quel colore che sar pi vicino al riflesso, pi tinger di se esso riflesso, e coi converso
la
.

52

Adunque

TRATT. DELLA PITTURA tu , pittore , fa adoprare ne*


delle figure
il

riilessi dell'erfigie

colore del-

le parti de' vestimenti,

che sono presso alle


:

parti delle carni

ma non

separare

che le sono pi vicine con troppa loro pronun.

ciazione se

non bisogna

GAP.

LXXXVII.
riflessi
.

Decolori de

Tutti i colori ritiessi sono di manco luminosit che il lume relto , e tale proporzione ha il lume incidente col lume riflesso , quale quella che hanno infra loro le luminosit delle loro cause

GAP.
termine del

LXXXYIII.
,

De' termini de' riflessi nel suo campo


II

riflesso

in
se

campo pi
ri-

chiaro d'esso riflesso sar causa che tale


flesso sar insensibile
:

ma

tale

riflesso
,

terminer in campo pi oscuro di lui


lora esso riflesso sar sensibile
si
,

al-

e tanto pi
fia

lar evidente,
,

quanto

tal

campo

pi

oscuro

e cos converso

CabL^XXJXTX^

/',,

,.

DI LION.

DA VINCI

53

GAP. LXXXIX.
Del
collocar le figure
.

la parte dell'ignudo D. 8.) diminuisce per posare, tanto Topposita parie cresce cio tanto quanto la parie D. A. diminuisce di sua misura , l'opposita parte sopra cresce alla sua misura , ed il bellico mai esce di sua altezza , ovvero il membro virile; e questo abbassamento nasce , perch la figura che posa sopra un piede, quel piede si fa centro del sopraposto peso essendo cos , il mezzo delle spalle vi si drizza di sopra , uscendo fuori della sua linea perpendicolare , la qual linea passa per i mezzi superficiali del core questa linea pi si viene a torcere po nella sua superiore estremit sopra il piede che posa lineamenti traversi costretti i a eguali angoli si fanno co' loro estremi pi bassi in quella parte che posa , come appare in A. B. C.

Tanto quanto

A.

{^Fig.

GAP.
insieme
le

XC.

Del modo d'imparar bene a comporre


figure nelle
istorie.

Quando
tiva
,

tu arai imparato bene prospet"

e arai a

mente
,

tutte le

membra

corpi delle cose

sii

vago spesse volte nel

TRATT. DELLA PITTURA a spasso , vedere e considerare i andar tuo nel parlare, o nel conuomini degli siti

54

o nel ridere , o azzuffarsi insiesiano in loro , e che atti facme , spartitori , e veditori di circostanti cino i , notare con brevi segni quelle esse cose , e libretto, il quale tu debpicciol in un tuo sia di carte tinportar teco e bi sempre scancellare l'abbi a ma mu, te , acci non che queste non tare di vecchio in nuovo ; anzi con son cose da essere scancellate , gi'andissima diligenza seibate , perch sono tante V infinite forme ed atti delle cose che la memoria non e capace a ritenerle : onde queste riserberai come tuoi autori e

tendere

che

atti

m.aestri

GAP.
Del
po7^

XCI.

prma una figura nelT istoria

La prima figura nell'istoria farai tanto minore che il naturale , quante braccia tu e poi la figuri lontana dalla prima linea pi le altre a comparazione di quella con
,

la

regola di sopra

GAP.
Modo
quella
si

XCII.
.

del comporre le istorie

Delle figure che

compongono

l'istorie,
la

dimostrer di maggior rilievo,

quale sar

DILION. DA VINCI. 55 esser pi vicina all'occhio : questo accade per la seconda del terzo che dice: Quel colore si dimostra di maggior perfezione, il quale ha meno quantit d'aria interposta fra se e l'occhio che lo giudica e per questo l'omhre , le quali mostrano li corpi essere rilevali , si dimostrano ancora pi oscure d'appresso che da lontano , dove sono corrotte dall'aria interposta fra l'occhio ed esse ombre Ja qual cosa non accade nell' ombre vicine all'occhio , dove esse mostrano li corpi di tanto
finta
:

maggior

rilievo
.

quanto

ess

sono di raag*

giore oscurit

GAP.

xeni.
l'istorie.

Del comporre
Ricordati, pittore,
la

quando

fai

una

so-

figura, di fuggire gli scorci di quella sk delle parti, come del tutto, perch tu averesti a

combattere con
;

l'

igjioranza degl' in-

dotti in tal arie


tulli
i

ma

nell' istorie

fanne in

modi che ti accade, e massime nelle dove per necessit accadono inbattaglie finiti scorciamenti e piegamenti delli com,

positori di tal discordia


zia beslialissima
.

o vuoi dire paz-

56

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.

XCIV.
nel! istoiic
.

Variet d'uomini

Neil' istorie vi devono esser uomini di varie complessioni, stature, carnagioni, attitudini , grassezze, magrezze, grossi, sot-

grandi , piccioli , grassi , magri , fieri, vecchi, giovani, forti e muscolosi, deboli e con pochi muscoli , allegri , matili
;

civili,

linconici, e con capelli ricci e distesi, corti


e lunghi
,

cos varj abiti

movimenti pronti e languidi , e , e colori , e qualunque cosa


si

in essa istoria

richiede.

C
Dell' imparar

A
li

P.

XCY.
uomo
.

novimenti delV

Li movimenti dell' uomo vogliono essere imparati dopo la cognizione delle membra , e del tutto , in tutti li moti delle membra e giunture , e poi con breve notazione di pochi segni vedere Tattitudine degli uomini nelli loro accidenti senza ch'essi s'avvegghino che tu li consideri: perch avvedendosene avranno la mente occupata a te, la quale avr abbandonato la fei'ocit del suo atto , al quale prima era tutta intenta,

come quando due


raie
,

irati

eh' a ciascuno

contendono insiepare aver ragione , li

quali con gran ferocit

muovono

le ciglia.

DILION. DA VINCI.
e le braccia
,

Sy
,

t^li

allri

membri

con

alti

appropriati alla loro inlcuzione, e alle loro parole ; il clic far non potresti , se tu gli volessi far lui^ere tal ira o altro acciden,

te,
,

come

riso, pianto, dolore, ammirazio, ;

ne paura e simili sicch per questo sii vago (li portar teco un libretto eli carie ingessate , e con lo stile d'argento nota con brevit tali movimenti, e similmente nota
gli atti de' circostanti
,

loro comparligio-

ne,
rie
:

e questo t'insegner a e

comporre T
il

isto-

quando

arai y)icno

mettilo da parte , e sito ; e il buon pittore ba da osservare due cose principali, cio l'uomo, e il concetto

tuo libretto serbalo al tuo propo-

suo della mente importantissimo

cbe serbi in

te

il

cbe

GAP.

XCVI.
l'istorie.

Del comporre

studio de' componimenti dell' istorie le figure disgrossatamente , cio abbozzate, e prima saperle ben fare per tutti li versi, e piegamenti, e distendimenti delle loro membra ; di poi sia preso la descrizione di due che arditamente combatti no insieme, e questa tale invenzione sia esaminata in varj atti, e in vai] aspetti di poi sia seguito il combattei^ dell'ardito f;ol vile e pauroso; e queste tali azioni , e molti altri accidenti dell'animo ,

Lo

deve essere di porre

58
siano con speculate

TRATT. DELLA PITTURA grande esamlnazione

studio

GAP.
Della 'variet
Dilettisi
il

XCYII.
nell'istorie
.

pittore

ne'

componimenl

copia e variet , e fugga il replicare alcuna parte che in essa fatta sia , acciocch la novit ed abbondanza attragga a se, e diletti l'occhio del riguardandell' istorie della

Dico dunque che nell' istoria si richiesecondo i luoghi , misti gli uomini di diverse effigie , con diverse et ed abili , insieme mescolati con donne , fanciulli , cani , cavalli, ed edificj , campagne , e colli: e sia osservata la dignit e decoro al principe ed al savio , con la separazione dal volgo nemmeno mescolerai li malanconici e piangenti con gli allegri, e ridenti che la natura d che gli allegri stiano con gli allcirri , e li ridenti con i ridenti , e cosi per il contrario
te
.

de

GAP.
Del

XGVIII.
de' volti nell'istorie
.

dDersificare Varie

Comun difetto ne' pittori Italiani il riconoscersi l'aria e figura dell' Imperatore, mediante le molte figure dipinte: onde per
fuggire tale
errore

non

siano fatte n re-

DILION. DA VINCI.
pllcate

mai, u
.

in lutto

in parte le

Sg me-

ue^ime figuic, u clini) volto si vtcia iielTaltra istoria K cjiiaulo osserverai ])i in una istoria, ch'il bruito sia viciiu) al hello , e il vecchio al giovane , e il debole al forte, tanto pi >aga sar la tua isteria,
e
ri

Tuna per
,

l'altra figura

accrescer in bel-

lezza.

spesso a\viene che i pittodisegnando qualsivoclia cosa , vogliono,

E perch

ch'ogni minimo seguo di carbone sia valido, in questo s'ingannano, perch molte

che l'animale figuralo non sono le volte ha li moli delle membra appropriati al ed avendo egli fatta bella moto mentale gli e ben fluita e grata raembrifcazione parer cosa ingiuriosa a mutare esse mem,
:

bra

GAP.
Dell' accoJipagn are

XCIX.
^

e che

li colori Tun con l' altro runa dia grazia all'altro


.

Se vuoi fare che


usa quella regola che
gi del sole nella

la

vicinit

d'un co-

lore dia grazia all'altro che con lui confina,

vede fare alli ragcomposizione dell' arco cesi

li quali colori si .generano nel moto pioggia della perch ciascuna gocciola si , trasmuta nel suo dlscenso in ciascuno dei colori di tal arco , come s' dimoslralo al

leste

imo luogo

TRATT. DELLA PITTURA che ^e tu vuoi fare un' eccellente oscurit dagli per paragone un' eccellente bianchezza e cos T eccellente Lianchezza farai con la massima oscurit ; e il pallido far parere il rosso di pi focosa rossezza, che non parrebbe per se in paragone del pavonazzo Ecci un altra regola , la quale non attende a fare i colori in se di pi suprema bellezza ch'essi naturalmente siano ma che la compagnia loro dia grazia l'un all'altro , come fa il verde al rosso , e cos l'opposito come il verde con l'azzurro Ed ecci una seconda regola

6o

Ora attendi

generativa di disgrata compagnia , l'azzurro col giallo , che biancheggia

come
,

o col

bianco luogo

e simili

li

quali

si

diranno a suo

GAP.
Del
Jaj'

C.

vwi e

belli colori nelle superficie

Sempre a quelli colori , che vuoi che abbiano bellezza preparerai prima il campo candidissimo e questo dico de' colori che sono trasparenti perch a quelli che non sono trasparenti non giova campo chiaro , e l'esempio di questo e' insegnano li colori de' vetri quali quando sono interposti infra l'occhio e l'aria luminosa , si mostrano d'eccellente bellezza , il che far non possono avendo dietro a se l'aria tene, ,
,

brosa o altra oicuril

DILION. DA VINCI.

6l

GAP.

CI.

Decolori dell'ombre di qualunque colore.


colore deirombra di qualunque cosempre partecipa del colore del suo obbielto e tanto pi o meno quanto egli pi vicino o rimolo da essa ombra , e quanto esso pi o meno luminoso
Il

lore

GAP.

CU.

Della variet che fanno li colori delle cose remote e propinque.


Delle cose pi oscure cbe l'aria, queldimostrer di minor oscurit , la q aale sia pi remota e delle cose pi ciliare cbe Taria , quella si dimostrer di minor
si
:

la

biancbezza , cbe sar pi remota dall'ocpcrcb delle cose pi ciliare e pi cbio oscure cbe l'aria , in lunga distanza scambiando colore , la cbiara acquista oscurit ,
:

e l'oscura acquista cbiarczza

GAP.
In quanta distanza

CHI,
si

perdono
.

li

color

delle cose integramente

mente

Li colori delle cose si perdono interain maggior o minoi" distanza , secon-

TRATT. DELLA PITTURA 62 do che gli occhi e la cos veduta saranno in maggior o minor ahezza. Provasi perla
,
i

settima di questo , che dice l'aria lauto pi o meno grossa , quanto pi ella sar Adunque pi vicina o remola dalla terra se l'occhio e la cosa da lui veduta saranno
:
.

"vicini

alla terra

allora la giossezza dell aria


,

inierposta fra l'occhio e la cosa


assai
il

impedir

cosa veduta da esso occhio Ma se tal occhio insieme con la cosa da lui veduta saranno remoli dalla terra allora tal' aria occuper poco il colore del predetto obbietto e tante sono le variet delle distanze , nelle quali si perdono i colori degli obbietti , quante sono le variet
colore dell

e quante sono le vajiet delle , grossezze o sottilit dell'aria , per le qualr peuelrano all'occhio le specie de'colori delli predetti obbietti

del giorno

GAP.

CIV.
.

Colore dell'ombra del bianco

dal sole e traenti all'azzurombre ha le sue dall'aria per se perch il bianco questo nasce ro, e

L'ombra del bianco veduta

colore , ma ricetto di qualunque colore, e per la quarta di questo , che dice la supei'ficie d'ogni corpo partecipa del colore del suo obbietto ; egli necessario che -ilei li parte della superfcie bianca partecipi del calore dell'aria suo obbietto.

non
:

DI LION.

DA VINCI
P.

63

C A

CV.

Qual colore far ombra pi nera


Quell'ombra parteciper pi del nero , generer in pi bianca superfcie, e questa avr maggior propensione alla variet che nissun altra superficie ; e questo nasce perch il bianco non connumerato infra i colori, ed ricettivo d'ogni colore, e la superficie sua partecipa pi intensamente de'colori delli suoi obbietti che nissun altra superficie di qualunque colore, e massime del suo retto contrario , che il nero, (o altri colori oscuri),, dal quale il bianco pi remoto per natura , e per questo ])are, ed gran differenza dalle sue ombre principali alli lumi principali.
che
si

C
Del

P.

CYl.

colore che non mostra variet in Darie grossezze d'aria


che un medesimo colore mutazione in varie distanze , e
la

Possibile

non

faccia

questo accader quando


distanze che avranno
sia
i

le grossezze dell'arie, e le

proporzione delproporzioni delle


,
.

colori dall'occhio

una medesima
:

ma

conversa
,

Provasi
sia

cos

A. {Fig. ().) sia l'occhio colore qual tu vuoi, posto in

H.

un
di

un grado

64

TRATT. BELLA PITTURA

distanza remoto dairocchio , in aria di quaty tro gradi di gios!>ezza, ma pci'ch il secon-

A. N. L. ha la met portando in essa il meSi esimo colore , necessario che tal colore sia il doppio pi remoto dall' occhio che non era di prima adarKjue gli porremo li due gradi A. F. ed F. G. dis(^osto dallocchio e sar il colore G. , il quale poi alzando nel grado di doppia sottilit alla seconda in A. M. N. L. che sar il grado P. N. , egli necessario che si:* poO.
di sopra
,

do grado

sottile

l'aria

sto nell'altezza E.

sar distaiita dall'oc,

chio tutta

la linea

A. E.

la

quale
.

si

pro-

quanto la diSe A. G. distanza nteiposta da una medesima aria infra l'occhio e '1 colore occupa due gradi ed A. E. due gradi e mezzo , questa distanza suticlente a fare che il coloi-e G. alzato in E. non si varj di ^ua potenza , perdo il grado A. C. ed il grado A. F. essendo una medesima grossezza d'aria son simili ed eguali , ed il grado G. D. bench sia eguale in lunghezza alm-ado F. G. non e simile in grossezza d aria , perclie egli e mezzo nell aria di doppia grossezza all'aria della quale un mezzo grado di di sopra distanza occupa tanto il colore , quanto si faccia un grado intiero dell'aria di sopra , che il doppio pi sottile che l'aria che
va valere in grossezza d'aria stanza A. G. , e provasi cosi
,

gli

confin.'i

di sotto

Adunque
dell'aria
,

prima

la

grossezza

calcolando poi le di-

Stanze

tu

DI IION. DA VINCI. G5 vedrai i colori variali di sito ,

cbe uon avranno mutalo di bellezza; e diremo cos per la calcolazione della grossezza dell'aria il colore IJ. posto in quattro gradi di grossezza d'aria G. coloie , posto iji aria di due gradi di grossezza E. colore si Irova in aria d'un grado di grossezza ora vediamo se le distanze sono iu proporzione eguale, ma e n versa., 11 colore i. si trova di>lante dall occhio a due gradi e mezzo di distanza. 11 G. due gradi, IH. un grado questa distanza non scontra cou la ])roporzioue della grossezza , ma necessario fare una terza calcolazione, e quest'^^ che ti bisogna dire Il grado A. C. come fu detto di sopra , simile ed eguale al
:
:

grado A. F. ed il mezzo grado C. B. simile ma non eguale al grado A. F. , perch solo un mezzo giado di lunghezza , il quale vale un grado intiero dell'aria di
so])ra
tisfa
.

Adunque
])roposito

la
,

calcolazione trovata sa-

perch A. C. vale due gradi di grossezza dell'aria di sopra , ed il mezzo grado C. B. ne vale un intiero d'essa
al

sicch abbiamo tre gradi in , valuta d'essa grossezza di sopra , e uno ve n dentro , cio B. E. esso quarto. Seguita A. H. ha quattro gradi di grossezza d'aria A. G. ne ha ancora quattro , cio A.
aria di sopra
:

ne ha due , ed F. G. due altri, che fa quailro A. E. ne ha ancora quattro, perch A. C. ne tiene due , ed uno C. D. che la met dclTA. C. e di quella medesimo,
F.
.

Li(fn. {la

flnci

TRATT. DELLA PITTURA ed uno intero ne vii sopra nell'ana Adunque se la disottile che fa quattro sianza A. E. non doppia della distanza

66

aria

A. G. ne quadrupla
restaurata dal d'aria grossa che vale
ella

dalla

distanza A.

G. D.

H. mezzo grado

un grado intero delpi sottile che gli sta di sopra ; e cos concluso il nostro proposito , cio che il colore H. G. E. non si \aria per varie dil'aria

stanze.

GAP.

GYII.

Della prospettiva decolori.

D'un medesimo colore posto in varie distanze ed eguale altezza , tal sia la proporzione del suo rischiaramento , qual sar quella delle distanze che ciascuno d'essi colori ha dall'occhio che li vede. Provasi,
che E. B, G. D. ( Fig. io. il p>rimo E. desimo colore
sia
:

sia

un mesecondo
:

sia

posto due
il
il

gradi di distanza dall'occhio


eh' G. sia sei gradi
:

eh' B. sia discosto quattro gradi


il

terzo

quarto eh' D. sia otto gradi , come mostrano le definizioni de'circoli che si tagliano su la linea, come sopra la linea A. R. di poi A. si vede R. S. P. sia uu grado d'aria sottile S. P. E. T. sia un grado d'aria pi grossa : seguir che il primo colore E. passer all'occhio per un grado d'aria grossa E. S. , e per uu grado d'aria men grossa S. A.
:

DI LION. DA VINCI. 6j colore B. mander la sua sirtillitudiae all'occhio A. per due gradi d'aria grossa ,

ed

il

ed il C. la grossa , e per tre della meu grossa; ed il colore D. per quattro della grossa, e per quattro della meu grossa , e cos abbiamo provato qui tal essere la proporzione della dlrainu/iouc de'colori , o vuoi dire perdimenti, quale quello delle loro distanze dall'occhio che li vede; e questo solo accade ne' colori che
,

e per due (.Iella meu grossa mauder per tre gradi della

sono di eguale altezza , perch ni quelli che sono d'altezza ineguale, non si osserva la medesima regola , per esser loro in arie di varie grossezze , che fauno varie occupazioni a essi colori

GAP.
Del

CVIII.

colore che non si muta in 'varie grossezze d'aria


.

Non si muter il colore posto in diverse grossezze d aria ,, quando sar tanto pi remoto dall'occhio l'uno che l'altro; quanto si trover in pi sottil'aria l'uno Se la prima aria che l'altro Provasi cos bassa ha quattro gradi di grossezza , ed il colore sia distante un grado dall'occhio , e la seconda aria pi alta abbia tre gradi di grossezza , che ha perso un grado , fa che il colore acquisti un grado di distanza ; e quando l'aria 2)i alla bei perso due gradi
. :

G8

TRATT. DELLA PITTURA

di rossczza, ed il colore ha acquistato due gradi di distanza, allora tale il primo co-

il

lore quale il terzo ; e per abbreviare, se colore s^nnalza tanto ch'entri nell'aria, che abbia perso tre gradi di grossezza , ed il colore acquistato tre gradi di distanza allora tu ti puoi render certo , che tal perdita di colore ha fatto il colore alto e remoto, quanto il colore basso e \icino , per-

ch
zrirsi

se l'aria alla

ha perduto
il

tre quarti

tlel-

]a grossezza JcU'arla bassa,

colore nell'al-

ha acquistato li tre quarti di tutta la distanzi^ per la quale egli si trova remoto dall'occhio ; e cosi si pi'ova F intento nostro.

C
6"^
//

P.

CIX.

colori K'avj possono essere o parere cruna uniforme oscurit , mediante

una medesima ombra

lori

Possibile che tutte le variet de' coda una medesima ombra pajano tramutate nel color d'esse prahre. Questo si manifesta nelle tenebre d'una notte nubilosa , nella quale nissuna figura o color di corpo si comprende ; e perch tenebre altro non die privazione di luce incidente e rltlessa , mediante la quale tutte le figure e colori de'corpi si comprendono , egli necessario che tolto integramente la causa della luce , che manchi l'effclto e nogn^-ione
de'colori e figure de'predetli corpi

DI LIDN,

DA

VINCI.

"

69

GAP.

ex.

IDeUa causa de'perdimenti decolori e figure de' corpi y mediante le tenebre che pajono e non sono
.

Molti sono
chiari

siti

in

che

si

dimostrano

se alluminali , e lenehrosi , ed al

tutto privi di

qualunque

Aariel
si

di colori

ritrovano : questo avviene per causa della luce dell'aria alluminata che infra le cose vedute e l'occhio s' interpone , come si vede dentro alle
fij;ure

delle cose che in esse

iinestre

quali solo
lila

che sono remote dall'occhio , nelle si conquende una uniforme oscuassai tenebiosa , se tu entrerai poi den,

tro a essa casa

tu vedrai quelle in se es-

ser forte allumiiialt;, e potrai sj)editamente

comprendere oi;ni minima parte di qualunqne cosa dentro a tal llnestra che tro,

var si ])olesse K qnestii tal dimostrazione nasce ])cr difetto tlell'occhio, il quale vinto ristringe assai <lalla so\erchla luce dell'aria la ii,raude/./,a della sua ]>iq)illa, e per quee nelli sto manca assai della sua ])otenza luoghi pi oscuri la ])iq)llla si allarga , e
.

tanto cresce di i^oteaza di grandezza Provalo


.

quant'ella acquista nel secondo della

mia

j)rospcttlva

ro

TRATT. DELLA PITTLTIA

GAP.
Come
i^ero s'ella

CXI.
il

nissuna cosa mostra


no?i

suo color

ha lume da

un

altro sbiiil colore

reissima cosa (llmostrer mai il suo proprio colore, se il lume che l'illumina non in tutto d'esso colore , e questo si manifesta nelli colori rie' panni, dc'quali le pie-

ghe illuminale
alle

che

riflettono o

danno

lu-

me contrapposte pieghe , li fanno dim^ostrare il loro \ero colore. 11 medesimo fa la foglia dell'oro nel dar lume l'una all'altra , ed il contrario fa da pigliar lume da un altro colore

GAP.
Decolori che

CXII.

variare dal turo paragoni essere, mediante li de' lor campi,


si climostrario

Nlssun termine di colore uniforme si dimostrer essere eguale , se non termina


in

campo di colore simile a lui Questo si vede manifesto quando il nero termina col Llanco , che ciascun colore pare pi nobile nelli confini del suo contrario che non parer nel suo mezzo.
.

DI LION.

DA

VINCI.

7I

GAP.

CXIII.

Della mutazione de' color trasparenti dati messi sopra di',' ersi colori , con
la lor diversa relazione.

Quando un

colore trasparente sopra


si

un un
nel

allro colore variato da lu,

compone

color misto diverso da ciascun de' sem.

che lo compongono Questo si vede fumo che esce dal cammino il quale quando rincontro al nero d'esso cammino e quando s' innalza al risi fa azzurro
plici
, ,

scontro dell'azzurro dell'aria pare herettiuo E cos il pavonazzo dato o rosseggiante sopra l'azzurro si fa di color di viola ; e quando l'azzurro sar dato sopra il giallo , egli si fa verde , ed il croco sopra il bianco si fa giallo , ed il chiaro sopra l'oscurit tanto pi bello , quanto il si fa azzurro , chiaro e l'oscuro saranno pi eccellenti
.

GAP.
Qual parte
si

GXIV.

d'un medesimo colore mostrer pi bella in pittura


.

Qui da notare qual parte d'un medesimo colore si mostra pi bella in pittura, o quella che ha il lustro, o quella che lia il lume o cpiella dell'ombre mezzane ,
,

o quella dell'oscure

ovvero

iii

tr^ispai'cnza.

>

X o

"^m
<!

DI MON.

DA

VINCI*

78

GAP.

CXVII.

Qm parte del colore raglonevolmerste


deve esser pi
bella.

Se A. (^Fif^. II.) fia il lume, e B. fia ralluraualo per linea da esso lume E. che
:

vede solo la parete alluminata , la qual parete diciamo che sia rossa. Essendo cos , il lume che si genera alla parete somiglier alla sua cagione e tinger in rosso la faccia E. , e se E. la ancora egli rosso , vedrai essere mollo pi bejlo che B. , e se E. fosse gialesso
,
,

non pu vedere

lume

lo

vedrai

crearsi

un

color cangiante fra

giallo e rosso

GAP.
Cone
il

GXAail.
debh' esser

hello del colore


ne'

lumi

Se noi vediamo la qualit de' colori esmedianle il lume, da giudicare che dove pi lume quivi si vegga pi la vera qualit del colore alluminato , e dove pi tenebre il colore tingersi nel
ser conosciuta

colore d'esse tenebre


re
iji
,

Adunque

tu, pitto-

ricordati di mostrare la verit de'colori


tal

parie alluminata.

-74

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Del
color verde di

CXIX.

faUo dalla ruggine rame


rame
,

Il verde fatto dal color sa messo a olio

se

, ancor che tal ne \a in fumo

la sua bellezza , s'egli non subito iuvernicato: e non solamente se ne va in fumo, ma s'egli sar lavato con una spogna bagnala di semplice acqua comune , si lever dalla sua tavola , dove dipinto , e massimamente se il tempo sar umido; e questo nasce perch tal verderame ' fatto per forza di sale , il qual sale con facilit si risol-

ve ne' tempi piovosi , e massimamente essendo bagnato e lavalo con la predetta spo-

gna

GAP. GXX.
Aumentazione di
bellezza nel 'verde-rame
.

Se sar misto col verde-rame l'aloe caesso verde-rame acquister gran , bellezza, e pi acquisterebbe il zafferano, se non seii' andasse in fumo. E di questo aloe cavallino si conosce la bont quando esso si risolve nell'acquavite essendo calda, che meglio lo risolve , che quando essa fredda E se tu avessi fnilo un'opera con esso verde semplice , e poi soltilmeutc la
vallino
.

DI LION.
Telassi

DA

VINCI.

j5
acqua,
al-

con esso aloe risoluto


il

in

lora essa opera lore


;

l'arebbe di bellissimo co-

ed ancora esso aloe si pu macinare a olio per se, ed ancora insieme col verderame , e con ogni altro colore che ti piacesse
.

C
Della

P.

CXXI.

jnistoiie

decolori l'un con l altro.

la mistione de'colori Tua stenda si verso l'infinito , uou rester per questo che io non ne faccia un Ponendo prima alquanti poco di discorso colori semplici, con ciascun di quelli mescoler ciascuno degli altri a uno a uno , e poi a due a due , ed a tre a tre , e cosi seguitando pei^ino all' intero numero di tutti 11 colori ; poi ricomincier a mescolare li

Ancora che

con

l'altro

colori a due con due , ed a tre con tre , e poi a quattro , cos seguitando sino alla fine , sopra essi due colori semplici se ne

metteranno gner altri


lai

tre tre
,

con

essi
,

tre

accompa-

e poi sei

e poi seguiter

mistione in tutte le proporzioni. Colori semplici domando quelli che non sono com,

possono comporre per via di nero , bianco ben, cli questi non sono messi fra'colori , perch l'uno tenebre, Taltro luce, cio l'uno privazione , e l'altro generativo : ma io non li voglio per questo lasciare iu'
posti

si

mistione

d'altri colori

TRATT. DELLA PITTURA perch in pittura sono l principaconciossiach la ])illura si i composta li , d'ombre , e di lumi, cio di chiaro e oscuDopo il nero e il bianco seguita l'azro zurro^ e giallo, poi il verde e lionato, cio tan, o vuoi dire ocria di poi il morello, cio pavonazzo , ed il losso e questi sono otto colori, e pi non in natura, de'quali io comincio la mistione E sia primo nero e l)ianco di poi nero giallo , e nero e rosso , di poi giallo e nero , e giallo e rosso ; e perch qui mi manca carta , dice lauto-

^S

ilielro

'e

kisccr a far tal distinzione nella

mia

opera con lungo processo, il quale sar di grand' utilit , anzi necessariissimo ; e questa
tal

descrizione
.

s'

intramelter infia la

teorica e la pratica

GAP.

CXXll.

Della superficie d'ogni corpo ombroso.

La
lo

superficie d'ogni corpo

tecipa del colore del suo obbietlo

dimostrano
,

li

ombroso parQuesto corpi ombrosi con certez.

za

mostra

conciossiach nissuno de'predetti corpi la sua figura, o colore, se il mezzo interposto fra il corpo ed il luminoso non alluminalo Diremo dunque che se il
.

corpo opaco sia giallo, ed il luminoso sia azzurro, che la parte alluminata Ila verde, il qual verde si compone di giallo e azzurro.

DI

UON. DA VINCI.

77

C
Qual

P.

CXXIII.

la superficie ricettiva di pia colori.

Il bianco pi ricettivo di qualunque colore che nissun'allra superfcie ui qualunProvasi 2 u corpo che non specchialo icendo che ogni corpo vacuo capace di ricevere quello che non possono rice^ ere M corpi che non sono vacui , diremo per que.

sto che il bianco vacuo , o vuoi dir privo di qualunque colore , ed essendo egli alluminato del colore di qualunque luminoso, partecipa pi d'esso luminoso che non farebbe il nero , il quale simde ad un vaso rotto, che privo d'ogni capacit

qualunque cosa

C A
Onal corpo

P.

CXXIV.
pia del colore

si tinffe/7

del suo

abbietto

La superficie d'ogni corpo parteciper pi interamente del color di quelfobbietto, Questo avvioil quale gli sar pi vicino ne , perch l'obbietto vicino occupa pi
.

raolfltudlnc di variet

di

specie

le

quali

venendo a

ossa superfcie

de' corpi corrf>mtal

perebbcro jiii la superfcie di che non fareb])e esso colore ,

obbietto,
fosse ri-

se
,

moto

t,Ml

occupando

tali

specie

esso

co-

TRATT. DELLA PITTURA pi iulegrameute tura in esso corpo opaco

78

lore dimostra

la

sua na-

GAP. CXXV.
Qiial coij>o si dimostrer di pi bel colore.

La superficie di quell'opaco si mostrer di pi perfetto colore , la quale avr per vicino obbietto un colore simile al suo

GAP. CXXVI.
Dell' incarnazione de volti
.

Quel de'corpi pi si conserva in lunga distanza che sar di mai^gior quantit Questa proposizione ci mostra che il viso si faccia Obcuro nelle distanze, perch l'ombra la maggior parte eh abbia il volto , e i lumi son minimi; e per mancano in breve distanza ed i miuimissimi sono i loro lustri, e questa la causa che restando la parte pi oscura, il viso si faccia e si mostri oscuro E tanto pi parr trarre in nero , quanto tal viso avr in dosso o in testa cosa pi bianca
.
,

..

DI LEON.

DA

VINCI.

79

GAP. CXXVU.
Modo
di ritrarre
le
il rilievo , e di preparare carte per questo

pittori

per ritrarre
,

le

cose di rilievo

debbono tingere la mez/ana oscurit


oscure, ed ia picciol luogo ,
li

superficie delle carte di

e poi dare l'ombre pi


i

ultimo
li

quali sono quelli

picclola disianza sono

lumi principali in che in primi che si per-

dono

all'occhio.

GAP.
ii

CXXVIII.

Della variet d'un medesimo colore


varie distanze dall'occhio

Infra li colori della medesima natura , quello manco si varia che meno si rimuove dall'occhio Provasi , perch l'aria che s'interpone intra l'occhio e la cosa veduta, occupa alquanto la detta cosa ; e se Taria interposta sar di gran somma , allora la cosa veduta si tinge torte del colore di lai aria, e se l'aria sar di sottile quantit,
.

allora l'obbielto sar

poco impedito

8o

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.

CXXIX.

Della verdura veduta in campagna.


Della verdura veduta in campagna di pari qualit, quella parte essere pi oscura che sar nelle piante degli alberi , e pi chiara si dimostrer quella de'prati.

GAP. GXXX.
Qual verdura parr pi d'azzurro^
dimostreranno parquali saraimo di pi oscura ombrosit ; e questo si prova che l'azzurro si per la settima che dice compone di chiaro e d'oscuro in lunga diQuelle verdure
si
,

tecipare pi d'azzurro

le

stanza

GAP. GXXXl.
Qual
cjuella superficie
l'altre

dimostra

che meno die il suo

vero colore.

Quella superficie mostrer meno il suo vero colore , la quale sar pi tersa e pu-

Questo vediamo nell'erbe de'prati , e nelle foglie degli alberi , le quali essendo di pulita e lustra superficie , pigliano il lustro , nel quale si specchia il sole , o l'aria
lita
.

DI LION. DA VINCI. 8f r allnrana e cosi in quella parte del lustro sono private del naturai colore.
rlie
,

GAP.

CXXXII.
il

Qual corpo mostrer pia

suo vero colore.


il

suo vero meu pu, lita e piana. Questo si vede ne' panni lini, e nelle foglie dell' erbe ed alberi clie sono pelosi, nelle quali alcun lustro non si pu generare , onde per necessit non potendo specchiare g' obbietti , solo rendono alF occhio il suo vero colore e naturale; non essendo quello corrotto da alcun corpo che r allumini con un colore opposito , come quello del rossor del sole, quando tramonta , e tinge li nuvoli del suo proprio colore,
colore
del quale la superficie sar

Quel corpo pi dimostrer

GAP.

GXXXIII.

Della chiarezza de paesi.

Mai

li

colori

vivacit

e chiarezza de'

paesi dipinti aranno


dipinii

conformit con
se
essi

paesi
j^aesi

naturali alluminati dal sole,

non saranno alluminati da

esso sole.

JLion,

da

Trinci

82

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CXXXIV.
Prospettiva

comune

della diminuzione

de colori in lun^u distanza


partecipante pi vi, tanto pi oscura , quanlo ella a esso orizzonte pi remota Questo si prova per la terza del nono che mostra che quel corpo sar manco alluminato dal sole , il quale lia di qualit pi rare. Adunque il fuoco, elemento che veste l'aria, per esser lui pi raro e pi sot' tile che l'aria, manco ci occupa le tenebre che son sopra di lui che non fa essa aria, e j)r conseguenza Y aria corpo men raro che il fuoco pi s' allumina dalli raggi soL' aria
sar

tanlo

meno

del coiore azzurro cina all' orizzonte

quanlo

essa

lari

finit degl'

penetrano e alluminando I' inatomi , che per essa s' infondono, si rende chiara alli nostri occhi: onde penetrando per essa aria la specie delle sopraddette tenebre , necessariamente fa che

che

la

essa bianchezza d' aria ci ])are azzurra provalo nella terza del

co-

decimo; e tanlo me ci parr di azzurro pi chiaro, quanto fra esse tenebie e gf orchi nostri s' interporr maif"ior grossezza d'aria. C<nne se l'occhio
di chi
Jo

considera

liisse P.

( Fig.

i2

gu.-rdasse sopia di se la grossezza dell'aria

declinando alquanto vedesse l'aria per la linea P. S.


P. R.

poi

la

F occhio quale gli

DI LION.

DA

VINCI.

83

per esser maggior grosla liuea P. S. che per la linea V. R. e se tal occhio s' inchina all' o^ rizzonte, vedr l'aria quisi in tutto privata d'azzurro; la qual cosa seguita, perch la linea del vedere penetra molto maggior somma d' aria per la rettitudine P. D. che per r obliquo t*. S. , e cosi si persuaso il nostro intento
,

parr pi chiara sezza d' aria per

GAP. CXXXV.
Delle cose specchiate nell acqua de "paesi
e prima
dell'
,

aria

Queir
la

aria sola

sar

quella

che dar

di se simulacro nella superficie dell'acqua,

idi'

quale riletta dalla superlicie dell' acqua occhio infra angoli eguali , cio che l'angolo dell'incidenza sia eguale all' angolo
della rillessione
.

GAP. GXXXVI.
Diminuzione
de' colori

per mezzo interposto


l'

infra loro e

occhio

Tanto meno dimostrer


bile

la

cosa
il

visi-

del suo naturai colore, quanto

mez-

zo interposto fra lui e l'occhio sar di


gior grossezza

mag-

84

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
De
campi che

c:\xxvii.

si convengono alt ombra ed a Lumi.

Li campi clie convengono a V ombre lumi, ed alli termini aJluminati e adombrati di qualunque colore, faranno ])i ^eparazlone 1' un dair altro , bC saranno pi varj , ci ncn deve eli' un colore oscuro terminare in altro colore oscuro, ma nuli vario, cio bianco; e partecipante di bianco , in quanto puoi oscuro , o traente all' oscuro

ed

a'

'

GAP. GXXXYIII.
Cone
si

si

deve riparare , quando il bianco termina in bianco , e /' oscuro


in

oscuro

Quando il colore d' un corpo bianco abbatte a terminare in campo bianco , allora i bianchi o saranno eguali, o no e se saranno eguali , allora quello che ti pi vicino si far alquanto otcuro nel termine che egli fa con esso bianco e se tal campo sar men bianco che il colore che in lui campeggia , allora il carapeggiante spiccber per se medesimo dal suo difierenle senz'altro ajuto di termine oscuro.
s'
:

DI LION.

DA

VINCI.

85

GAP.
li

CXXXIX.
bianco

Della natura de colori de' campi sopra


quali campeggia
il
.

La cosa bianca si dimostrer pi bianca cbe sar in campo pi oscuro, e si dimostrer pi oscura che (a in campo pi hiauco e questo ci ha insegnato il fioccar della neve , la quale, quando noi la vcggiamo nel campo dell' aria , ci pare oscuY^ , e quando noi la veggiamo in campo di alcuna finestra aperta , per la quale si vede r oscurit deir ombra d'essa casa, allora essa neve si mostrer bianchissima; e la neve d'appresso ci pare veloce, e da lontano tarda, e la vicina ci pare di continua quantit , a guisa di bianche corde , e la remota ci pare discontinua.
:

GAP.
De' campi

GXL.
delle figure .

Delle cose d'egual cbiarezza quella si dimostrer di minor chiarezza, la quale sar veduta in campo di maggior bianchezza , e quella parr pi bianca , che campegger in spazio pi oscuro e T incarnata parr pallida in campo rosso , e la pallida |)arr rosseggiante , essendo veduta in campo giallo e similmente li colori sa: :

TRATT. DELLA PITTURA 86 ranno giudicati quello che non sono mediante li campi che li circondano

GAP. CXLL
Z)e'

campi

delle cose dipinte

Di grandissima dignit il discorso de' campi ne' quali campeggiano li corpi opachi vestiti d'ombre e di lumi, perch a
quelli
si

conviene aver

le parti

alluminate

ne' campi oscuri, e le parti oscure ne' campi chiari , siccome per la figura vien dimostralo {Fig. i3. )

GAP.
Di
(juelli

CXLII.

che fingono in campagna la cosa pi remota farsi pi, oscura


.

Molti

sono
figure

che

fanno

le

in campagna aperta tanto pi oscure quanto

esse sono pi remote dall' occhio , la qual cosa in contrario , se gi la cosa imitata non fosse bianca , perch allora accaderebbe quello che di sotto si propone.

GAP.
De'

GXLIII.

color delle cose remote

daW occhio,

L' aria tinge pi g' obbietti , eh' ella separa dall' occhio , del suo colore , quanto

DI LIOX. DA VIXCI.
ella

87
.

sar

di

maggior

grossez/.a

Adunque

avendo 1' aria diviso un obbiello oscuro con grossezza di due miglia , ella lo tinge pi , clic quella che ha grossezza d' un miglio. Risponde qui l'avversario, e diceche li paesi hanno g' alberi d' una medesima specie pi oscuri da lontano che d'appresla qual cosa non vera , se le piante , saranno eguali , e divise da eguali spazj ma sar ben vera se li primi alberi saran-

so

no
che

rari
li

e vedrassi la chiarezza delli prati

dividono , e g' ultimi saranno spessi ; come accade nelle rive e vicinit de' fiumi , che allora non si vede spazio di chia^ re praterie , ma tutti insieme congiunti facendo ombra l'un sopra l'altro. Ancora accade che molto maggiore la parte ombrosa delle piante, che la luminosa, e per
le specie

che manda di se essa pianta all'ocin lunga distanzia , e il si trova in maggior quantit pi mantiene le sue specie che la parte men oscura e cos esso misto porta con seco la parte pi potente in pi lunga dichio , si mostrano colore oscuro che
:

stanza

GAP. CXLIV.
Gradi di
pitture
.

Non
no

sempre buono quel che

bel'

lo, e questo dico per quei pittori che

amasea-

tanto la bellezza de' colori, che

non

88

TRATT. DELLA PITTURA

za gran conscienza danno lor deliollsslme e quasi insensibil' ombre, non stimando il E in questo errore sono i Len lor rilievo parlatori senza alcuna sentenza
.

GAP. CXLY.
Dello specchiarnento e colore dell' acqua del mare veduto da diversi aspetti.
colore u\ede da terra ferma il vede di colore oscuro, e tanto pi oscuro quanto pi vicino T orizzonte , e veov\er lustri , che si desi alcun chiarore muovono con tardit ad uso di pecore bianche ne^^l' armenti , e chi vede il mare e stando in alto mare lo vede azzurro questo nasce perch da terra il mare pnre oscuro , perch vi vedi in lui 1' onde che specchiano 1' oscurit della terra, e da allo mare paiono azzurre perch tu vedi nel' l'onde l'aria azzurra di tal' onde specchiata.
Il

mare ondeggiante non ha


,

niversale

ma

chi

lo

GAP. GXLVI.
Della natura de' paragoni.
Li vestimenti neri fanno parer le carni umani pi bianche che non sono , e li vestimenti bianchi fanno parere
de' simulacri
le carni

oscure

vestimenti

gialli le fan-

DI LTON.

DA
e

VINCI.

89

no parere

colorile
.

le vesti rosse le di-

mostrano pallide

GAP.
Del
color dell!

CXLYII.

ombra di qualunque corpo

Mai il color dell'ombra di qualunque corpo sar vera , u propria ombra , se r obbletto cbe 1' adombra non del colore del corpo da lui adombralo. Diremo per esempio eh' io abbia una abitazione nella quale le pareti siano verdi , dico cbe se in tal luo^o sar veduto 1' azzurro , il quale sia luminato dalla chiarezza dell' azzurro , cbe allora tal parte luminata sar di bellissimo azzurro, e F ombra sar brutta , e non vera ombra di tal bellezza d' azzurro , perch si corrompe per il verde che in lui riverbera e pegi^io sarebbe se tal parete
:

fusse tan.

GAP.

GXLYIII.
oscuri.

Della prospettiva de' colori ne' luoghi

Ne' luoghi luminosi uniformemente deformi insino alle tenebre quel colore sar pi oscuro , che da esso occhio fia pi re-

moto

Qo

tratt. della pittura

GAP. CXLIX.
Pt'ospettlva

de

colori.

I primi colori debbono esser semplici; gradi della loro diminuzione insieme con li gradi delle distanze si debbono con\enire , cio cbe le grandezze delle cose parteciperanno pi della natura del punto quanto essi gli saran pi vicini , e i colori ban tanto pi a partecipare del colore del suo orizzonte , quanto essi a quello son pi

propinqui

GAP.
De

GL.
.

colori

II colore cbe si trova infra la parte ombrosa e Y alluminata de' corpi ombrosi che quello , che fia fa di minor belle/za interamente alluminato dunque la prima bellezza de' colori fa ne' principali lumi
:

GAP.

GLI.

Da

che nasce V azzurro

neW aria,

L' azzurro nell' aria nasce dalla grossezza del corpo dell'aria alluminata , inter-

posta fra le tenebre superiori e la terra r aria per se non ha qualit d' odori , o di

DILION. DA VINCI.
sapori locate
,

r)I

o di colori
e

ma
di

in se piglia le si-

milltutliiii delle cose clie


,

dopo
pi

lei

tanto

sar

beli'

sono colazzurro

maggior tenebre , non essendo lei di troppo spazio , u di troppa grossezza d' umidit ; e vedesi ne' monti, che hanno pi ombre, esser pi beir azzurro uelle lunghe distanze e cos dove e pi alluminato , mostrar pi il color del monte che dell' azzurro appiccatoli dell' aria che infra lui e 1' occhio s' interpone
quanto dietro ad
essa saran
, .

GAP.

CLII.

JDe colori.
Infra i colori che non sono azzurri quello in lunga distanza parteciper pi d' azzurro , il quale sar pi vicino al nero , e cos di converso si manterr per lunga distanza nel suo proprio colore, il quale sar pi dissimile al detto nero. Adunque

verde delle campagne si trasmuter pi neir azzurro , che non fa il giallo o il bianco , e cos per il contrario il giallo e bianco manco si trasmuter che il verde e
il

il

rosso

g2

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
De
I

CLIII.

colori.

colori posti iieir

ombre

parteciperan-

no tanto pi o meno della loro naturai quanto essi saranno in maggiore LeJlezy'a Ma se i colori saranno o minore oscurila
,
.

spazio luminoso , allora essi si mostreranno di tanta maggior bellezza quansituali

in

to

il

luminoso

fia
:

\J avversario dir
colori dell'
io dico

de' colori che

ombre hanno
,

di maggior splendore . tante sono le variet de' quante sono le variet


le

cose adombrate
nell'

che

li

colori posti

ombre mo-

streranno infra loro tanta minor variet , quanto 1' ombre che vi sono situate fiano pi oscure , e di questo ne son testimoni quelli che dalle piazze guardano dentro le dove le pitture porte de' tempj ombrosi
,

vestite di varj colori appariscono


stite

tutte ve-

di tenebre.

GAP.

GLIV.

De

campi

delle figure de' corpi dipinti.


le figure di

II

campo che circonda

qua-

lunque cosa dipinta deve essere pi oscuro che la parte alluminata d esse figure , e
pi chiaro che la parte ombrosa.

..

DI LION.

DA VINCI

gS

GAP.
Perch
Il
il

CLY.
.

bianco non colore

bianco non colore , ma e iu una Quando ricettiva d' ogni colore esso in campagna alla , tulle le sue ombre sono azzurre ; e questo nasce per la quarta die dice la superiicie d ogni corpo opaco partecipa del color del suo obbielto. Adunque tal bianco essendo privato del lume del soie per interposi/ione di qualche obbietlo trasmcbso fra il sole ed esso bianco , resta tulio il bianco , che vede il sole e l'aria partecipante del color del sole e dell'aria, e quella parte che non vista dal sole resta ombrosa , e partecipante del color dell'aria: e se tal bianco non vedesse la verdura della campagna insino all' orizzonte , ne ancora vedesse la bianchezza di tale orizzonte , senza dubbio esso bianco parrebbe essere di semplice colore , del quale si mostra essere 1' aria
potenza
. :

GAP.
De
11

GLYI.
.

colori

lume

del fuoco

tinge

ogni cosa in
esser Aero,

giallo;

ma
al
;

([uesto

non apparer

se

non

dall' aria

paragone deJle cose alluminale e questo paragone si potr ^ede-

g4

TATT. DELLA PITTURA

re vicino al fine delia giornata , e slcurameiile dopo l'aurora, e ancora dove in una stanza oscura dia sopra V obbietto un spiracolo 4' aria, e ancora un spiracolo di lu-

me di candela, e in tal luogo certamente saran vedute chiare e spedite le loro differenze Ma senza tal paragone mai sar conosciuta la lor dffei-enza , salvo ne' colori che bau pi similitudine, ma lan conosciuti , come bianco dal giallo , chiaro verde dall' azzurro , perch gialleggiando il lume che allumina l'azzurro, come mescolare insieme azzurro e giallo , i quali compongono un bel verde ; e se mescoli poi giallo con verde , si fa assai pi bello
.

GAP.
De
se
il

CLVII.
riflessi
.

colori

de lumi incidenti e

Quando due lumi mettono


corpo ombroso
in
,

in

mezzo a
variarsi

non possono

cio o saranno d'egual potenza, o essi saranno ineguali, cio se saranno parlando de' lumi infra loro
se
:

non

due modi,

eguali , si potranno variare in due altri modi , cio secondo il loro splendore sopra r obbietto, che sar o eguale, o disuguale eguale sar quando saranno in eguale
:

distanza
ze
.

disuguali , nelle disuguali ; In eguali distanze si varieranno altri modi , cio 1' obbietto situalo gual distanza infra due lumi eguali

distanin

due
e-

con

in co-

DILION. DA VINCI.
lore ed in spleutlore
(la
,

gS

pu

esser alluminato

lumi eguali in colore ed in splendore, pu essere alluminato da essi lumi in due modi cio o egualmente da ogni parte, o disugualmente: egualmente sar da essi lumi alluminato , quando lo spazio che resta intorno a' due lumi sar d' egual coessi
,

disuguali saranintorno a due lunii saranno varj in oscurit


lore e oscurit e chiarezza
,
:

no

quando

essi spazj

GAP.
De

CLYIII.

colori dell'

ombra

Spesse volte accade T ombra de' corpi ombrosi non esser compagna de' colori de' lumi, e saran verdeggianti l'ombre, e i lumi rosseggianti , ancora che il corpo sia di colore eguale. Questo accade che il lu-

me

luminer

verr d'oriente sopra l'obbletto, e alr obbicUo del colore del suo splendore , e dalT occidente sar un' allro obbietto d,;l medesimo lume alluminalo, il quale sar d' allro colore eh' il primo obbietto, onde con i suoi lumi ridessi risalta verso levante , e percuote con i suoi raggi nelle parti del primo obbietto lui volto, e gli si tagliano i suoi raggi , e rimangono lermi insieme con i loro colori, e splendori. Io ho spesse volte veduto un' obbietto bianco , i lumi rossi , e 1' cambre azzurregglanli , e questo accade nelle montagne

f)6

TRATT. DELLA PITTURA

di neve

quando U
e
t)i

sole Iramorita

all' criz-

zonte

mostra infocalo {Fig. 14.)

GAP.

CLIX.

Delle cose poste in campo chiaro , e perch


tal liso utile in pittura.

Quaudo il corpo ombroso terminer in campo di color chiaro e alluminalo, allora per necessil para spiccato e remoto da
esso

campo;

e questo accade perch

corpi

di curva superlicie

per

necessit

si

fanno

ombrosi nella parie opposita d' onde non sono percossi da' raggi luminosi , per esser per la qual tal luogo privato di tali raggi cosa molto si varia dai campo , e la parte d' esso corpo alluminato non terminer mai in esso campo alluminato con la sua prima chiarezza, anzi fra il campo e il primo lume del corpo s' interpone un termine del corpo , che pi oscuro del campo , o del lume del corpo rispettivo (^Fig. i5.
:

GAP. GLX.
Ve' campi.
Dei campi delle figure, cio la chiara neir oscuro , e V oscura nel campo chiaro , del bianco col nero , o nero col bianco pare pi polente l' uno per 1' altro , e cos

DI LION. DA VINCI
li

conlrarj

l'

uno per T

altro

si

97 mostrano

sempre pi poteuti

GAP.
De
d! altri colori
,

CLXI.
ci ali

colori che risultano


//

iinstione

quali si

dimandano

specie seconde.

De' semplici colori


beacli

il

primo

il

bian-

n il ilosol non co , i colori bianco n il nero nel numero de' , perch l'uno causa de' colori , l'altro privazione Ma perch il pittore non pu iiiv senza questi , noi li metteremo nel numero degl'altri, e diremo il bianco in questo ordine essere il primo nei semplici , il giallo il secondo , il verde il terzo , 1' azzurro il quarto, il rosso il quinto, il nero e il bianco metteremo per la luce il sesto senza la quale uissun colore veder si pu, e il giallo per la terra , il verde per 1' acqua , l'azzurro per l'aria, e il rosso per il fuoco V e il nero per le tenebre che staa iopra r elemento (lei ("uoco , perch non v' materia o grossezza dove i raggi del sole abbiano a penetrare e percuotere , e per conseguenza alluminare Se vuoi con brevit vedere la variet di lutti li colori composti , togli vetri coloriti , e per quelli
accettano
.

guarda
li

dopo quello

colori della campagna che veggono, e cos vedrai tutti colori delle cose che dopo tal vetro si
tutti
i

si

Lion. da Vinci

TRATT. DELLA PITTURA g8 veggono essere intle miste coi colore del
predetto vetro, e vedrai qual sia il colore, che con tal rristione s'acconci, o guasti: se saia il predetto vetro di color giallo, dico che la specie degl' obbietti che per esso passano all' occhio , possono cos peggiorare come megliorare e questo peggioramento in tal colore di vetro accader all' azzurro , e nero , e bianco sopra lutti g' altri , e il meglioramento accader nel giallo , e verde sopra tutti el' altri , e cosi anderai scorrendo con Y occhio le mistioni de' colori , le quali sono infinite: e a questo modo farai elezione di nove invenzioni di colori misti e composti , e il medesimo si far con due a etri di varj colori anteposti all' occhio , e cos per te potrai seguitare
: .

GAP.
De

CLXII.
colori
.

L' azzurro e il verde non per se semplice , perch V azzurro composto di luce e di tenebre , come quello dell' ara , cio nero perfettissimo , e bianco candidissimo. 11 verde composto d'un semplice e d'

un composto

cio

si

compone

d'azzurro e di giallo. Sempre la cosa specchiata partecipa del color del corpo che la specchia , e il specchio si tinge in parte del color da lui spec-

DI LlON. DA VINCI. 99 e partecipa lauto pi 1*11110 delFaitix. , fjiiaiilo la cosa che si specchia pi. o meno potente che il colore dello specchio , e quella cosa parer di potente cochato
,

che pi partecipa del , color d'esso specchio. Delli colori de' corpi quello sar veduto in maggior distanza , che fia di pi splendida bianchezza. Adunque si vedr in minor longinquit , quel che sar di maggior oscurit Infra li corpi di egual bianchezza e distanza dall' occhio , quello si dimiostrcr pi candido eh' circondato da maggior oscurit e per contrario quell' oscurit si dimostrer pi tenebrosa , che fia veduta in pi candida bianchezza Delli colori di egual perfezione , quello si dimostrer di maggior eccellenza che fa veduto in compagnia del color retto contrario , e il pallido col rosso , il nero col
lore nello specchio
:
.

bianco, bench n l'uno n l'altro sia coazzurro e giallo , verde e rosso , perch os;ni colore bi conosce meglio nel suo contrario, die nel suo simile, come l'oscuro nel chiaro il chiaro nell' oscuro Quella cosa che lia veduta in aria oscura e torbida , essendo bianca parr di magQuesto accade gior forma che non perch , come detto di sopra , la cosa chiara cresce nel campo oscuro, per le ralore
:

gionj dianzi assegnate


11

mezzo che

fra V occhio

e la cosa

TRATT. DELLA PITTURA tramuta essa cosa iu suo colore , come r aria azzurra far che le montagne lontane saranno azzurre , il vetro rosso fa che ci che vede Y occhio dopo lui pare rosso ; e il lume che fanno le stelle intorno a esse , occupalo per la tenebrosit della notte che s trova infra V occhio e la lumlnazioue d' esse stelle di qualunque corpo si Il vero colore dimostrer in quella parte che non fia occupata da alcuna ([ualit d' ombra , ne da

100

vista

lustro

se sar cor] io pulito

Dico che il bianco che termina con r oscuro fa che iu essi termini , 1' oscuro pare pi nero , e il bianco pare pi candido.
,

GAP.
Del
Quella

CLXIII.

colore delle

montagne
occhio

si dimoche sar da se pi oscura , e quella sar pi oscura , che sar pi alta e pi boscareccia, perch tali boschi coprono assai arbusti dalla parte di sotto, sicch non gli vede il cielo; ancora le piante salvatiche de' boschi sono in se pi oscure delle domestiche. Molto pi oscure sono le quercie , faggi , abeti , cipressi , e pini , che non sono gli alberi domestici, e ulivi. Quella lucidit che s' interpone infra 1' occhio e '1 nero , che sar
all'

montagna

strer di pi beli' azzurro

DI LioN. DA Vinci tot pi sottile nella gran sua cima , sar nero di pi beir azzurro , e cos di converso e quella pianta manco pare di dividersi dal Suo campo , che termina con campo di colore pi simile al suo , e cos di converso e quella parte del bianco parr pi candida, che sar pi presso al confine del nee cos parranno meno bianche quelle ro che pi saranno femote da esso scuro e quella parte del nero parr pi oscura , che sar pi vicina al bianco, e cos parr manco oscura quella che sar pi remota da esso bianco
. :

GAP.
Come
il

CLXIV.

pittore deve mettere in pratica la prospettiva de' colori.

A
variare

voler mettere questa prospettiva del


,

perdere

propria essenza de' colori

tero diminuire la pigi ierai di cento ,

iu cento braccia cose poste infra la campagna , come sono alberi, case, uomini, e siti ; e inquanto al primo albero , averai un

vetro fermo bene e cos sia fermo l'occhio tuo e in detto vetro disegna un albero sopra la forma di quello , dipoi scostalo tanto per traverso , che 1' albero naturale confini quasi col tuo disegno, poi colorisci il tuo disegno in modo che per colore e
:

forma stia a paragone T mi dell' altro j o che lutti due , chiudendo uu occhio , pa-

I02

TRATT. DELLA PITTURA


,

e sia detto vetro d' una medesima distanza: e questa regola medesima fa degl' alberi secondi , e de' terzi di cento in cento braccia, di vano in vano, e quemaesti ti servano come tuoi adiutori , e

iauo dipinti

stri

, sempre operandoli nelle tue opere, dove si appartengono, e faranno bene sfuggir r opera Ma io trovo per la regola die
.

secondo diminuisce quattro quinti del primo , quando fusse lontano venti braccia
il

dal primo

GAP.

CLXV.
.

Della prospettiva aerea


Evvi un'
_,

altra prospettiva , la quale si imperoccli per la variet dell' aria si possono conoscere le diverse distanze di varj edlficj terminati ne' loro nascimenti da una sola linea , come sarebbe il veder molti edifcj di l da un muro , siccli tutti appariscano sopra l'estremit di detto muro d' una medesima grandezza , e cbe tu volessi in pittura far parer pi lontano r uno che V altro E' da figurarsi un' aria un poco grossa Tu sai clic in simil aria l' ultime cose vedute in quella , come son le montagne , per la gran qnantit dell' aria che si trova infra l' occhio tuo e dette montagic , paiono azzurre , quasi del color dell' aria , quando il sole per levante. Adunque farai sopra il detto

dice aerea

-uaaBMbMMal

lo3 suo colore il pi lontano fallo meno profilato, e pi azzurro; e quello che tu vuoi che sia pi in. l altrettanto , fallo altrettanto pi azzurro, e quello che vuoi che sia cinque volte pi lontano ^ fallo cinque volte pi azzurro , e questa regola far che gli edificj che sono sopra una linea parranno d' una medesima grandezza , e chiaramente si conoscer quale pi distante , e qual maggior delDI

UON. DA VINCI
del

muro

il

primo

edificio

l'

altro ( Fi: 16.

GAP.
De
'varj accidenti e

CLXVI.
movhnenti
deli

uomo ^

e proporzione de'

membri

Variansi le misure dell' uomo in ciascun membro , piegando quello pi o meno, e a diversi aspetti, diminuendo o crescendo tanto pi o meno da una parte quant' elle crescono , o diminuiscono dal
luto opposito
.

GAP.

GLXVII.

Delle mutazioni delle misure dell' uomo dal suo nascimento al suo ultimo crescimento
.

L'

uomo

nella sua

prima infanzia
eguale
alla

ha
lun-

la larghezza

delle
,

spalle

ghezza del viso

e allo spazio che dalla

104
giunlura
piegato
il

d' esse spalle alle

TRATT. DELLA PITTURA gomita , essend(y braccio , ed simile allo spazio

che dal dito grosso della mano al detto gomito , ed simile allo spazio che dal nascimento della verga al mezzo del ginocchio , ed simile allo spazio che da essa giuntura del ginocchio alla giuntura del piede Ma quando 1" uomo pervenuto air ultima sua alezza, ogni predetto spazio raddoppia la lunghezza sua, eccetto la lunghezza del viso , la quale insieme con la grandezza di tutto il capo fa ijoca variet e per questo 1' uomo che Iia finito la sua grandezza , il quale sia bene propor. :

zionato

dieci

de' suoi volti

la

lar,

ghezza
cos

delle

spaile

due
resto

d' essi

volti

tutte l'altre lunghezze sopraddette soii


:

due d' essi volti e niversal misura dell'

il

si

dir nell' u-

uomo
CLXVIII.

GAP.
Come
l

agi'

putdni hanno le giunture contrarie uomini nelle loro grossezze.


tutti
le
l'

Li putti piccioli banno


ture
sottili,

giun-

e gli spazj posti fra


:

una

r altra sono grossi ch la pelle sopra

questo accade perle giunture sola senz' altra polpa , eh' di natura di nervo che cinge e lega insieme 1' ossa , e la care

nosit

umorosa

si

trova fra
la

l'

una e V

altra

giuntura inclusa fra

pelle e Tosso:

ma

I05 DI LION. DA VINCI. perch V ossa sono pi grosse nelle giunture che fra le giunture , la carne nei crescere (Iciruomo viene a lasciare quella superiluit che slava fra la pelle e 1' osso onde la pelle s' accosta pi a T osso e viene ad assottigliar le membra ma sopra le giunture , non vi essendo altro che la cartilaginosa e nervosa pelle , non pu diseccare , e non diseccando non diminuisce : onde per queste ragioni li puttini sono sottili nelle giunture, e grossi fra esse, come vede le giunture delle dita , braccia si spalle sottili , e concave ; e 1' uomo per il
,
:

contrario esser grosso in tutte le giuntiu^e e dove li puttini delle braccia , e gambe hanno in fuori, loro aver di rilievo.
:

GAP. CLXIX.
Della differenza della misura che fra li putti e gli uomini,

Fra gl'uomini, e
differenza
di

puttini trovo gran


dall'

lunghezza

una

all'

altra

giuntura, imperocch l'uomo ha dalla giuntura delle spalle al gomito , e dal gomito alla punta del dito grosso, e dall' un omero della spalla all' altro due teste per mezzo , e il putto ne ha una, perch la natura compone piima la grandezza della casa dell' iutcllclto , ch quella degli spiriti vitali.

Io6

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CLXX.
Delle giunture delle dita
.

Le dita della mano Dgrossaiio le loro guinliire per tutti li loro aspetti quando si piegano , e tanto pi s' ingrossano quanta pi si piegano, e cos diminuiscono quanto pi si drizzano , il simile accade delle dita
de' piedi, e tanto pi
esse saranno
si varierauno quanto pi carnose.

GAP.

GLXXI.

Delle giunture delle spalle j e suoi


crescirnenti
.

Le giunture membra piegabili

delle spalle
si

e dell' altre
al

diranno

suo luogo

nel trattato della notomia , dove si mostrano le cause de' moti di tutte le parti di

che

si

compone

1'

uomo.

GAP. CLXXIL
Delle spalle.

Sono li moti semplici principali del piegamento fatto dalla giuntura delle spalcio quando il braccio a quella appicle
,

cato
tro
,

si

move

in alto
si

o in basso, o in diedire
tali

bench

potrebbe

moli

es-

DI LION.
sere infiniti
,

DA
,

VINCI.
si

I07
la spalla

perch se

volter

a una parete di suo braccio una

muro

si

segner
,

figura circolare

si

col sar

fatto tutti i moli che sono in essa spalla , perch ogni quantit continua divisibile

in infinito

e tal cerchio quantit conti,

nua fatta dal molo del braccio il qual moto non produce quantit continua se essa continuazione non la conduce. Aduu(|ue il moto d' esso braccio stato per tutte
,

le parti del cerchio

divisibile la infinito, infinite

ed essendo il cerchio sono le variet

delle spalle

GAP.

CLXXIII.

Delle misure universali de' corpi

misure universali de' corpi nelle lunghezze delle figure e non nelle grossezze perch delle laudabili e maravigliose cose che appariscono nell'opere della natura, una che mai in qualunque specie un particolare con
le
si

Dico che
,

debbono osservare

precisione si somiglia all' altro Adunque tu imitatore di tal natura, guarda e attendi alla variet de'llneamenli Piocemi bcMe che tu fugga le cose mostruose , come di gambe lunghe, busti corti, petti stretti, e braccia lunghe ; piglia dunque le misure
.
.

delle giunture

eie

grossezze nelle quali


,

forte varia essa natura

varierai

ancor

tu.

Io8

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CLXXIV.
Delle misure del corpo innario , e piegamenti
di

membra

La
notizia

necessit costringe
(leir ossa

il

pittore
,

sosteiiilori
si

ad aver armatura
,

della carne cjie sopra esse

posa

e delle

che accrescono e diminuiscono nelli loro piegamenti , per la qual cosa la misura del braccio disteso non confa con la misura del piegato Cresce il braccio e dimlnulsne infra la variet dell' ultima sua estensione e piegamento 1' ottava parte della sua lunghezza. L'accrescimento e Faccortamenlo del braccio viene dall' osso che avanza fuori della giuntura del braccio, il quale, come vedi nella figura A. B. {Fig. jy.) fa lungo dalle spalle al gomito , essendo l'angolo d'esso gomito minor che retto, e lauto pi cresce , quanto tal angolo diminuisce , e tanto pi diminuisce quanto il predetto angolo si fa maggiore: e tanto pi cresce lo spazio dalla spalla al gomito quanto 1' angolo della piegatura d' esso goe tanto pi mito si fa minore che retto diminuisce quanto esso maggior che retto.
giunture
.

DI LION. DA VINCI.

log

GAP. CLXXV.
Della proporzionalit delle membra.
Tutte
le

parti

di

qualunque animale

siano corrispondenti al suo tutto, cio che quel che corto e grosso deve avere ogni membro in se corto e grosso, e quello che lungo e sottile abbia le membra lunghe e sottili , e il mediocre abbia le membra della medesima mediocrit , e il medesimo inteudo aver detto delle piante , le quali non siano stroppiale dall' uomo o da venti, perch queste rimettono giovent sopra vecchiezza , e cosi destrutta la sua naturale proporzionalit

GAP. CLXXVI.
Della giuntura delle mani col braccio
.

La giuntura

del

braccio

con
,

la

sua

mano

diminuisce nello strigner


la

e ingrossa

si viene ad aprire , e il braccio infra il gomito e la niauo per tutti li suoi versi e questo nasce che ueir aprir la mano li muscoli domestici si distendono , e assottigliano il Liaccio infra il gomito e la mano, e quando la mano si stringe, li muscoli domestici

quaudo

mano
il

contrario fa

e silvestri

si

ritirano

e ingrossajio

ma

li

no

TRATT. DELLA PITTURA

silvestri solo si discoslano dall'osso, per esser tirali dal piegar della mano .

GAP.

CLXXVII.

Delle giunture de piecl , e loro ingrossamenti, e diminuzione


Solo
la

diminuzione

accrescm.ento
Fig. i8.

della giuntura del piede fatta nell'aspetto


della sua parte silvestre D. E. F.
la
(

quale cresce quando l'angolo di tal giuntura si fa pi acuto , e tanto diminuisce quanto egli fassi pi ottuso , cio dalle giunture dinanzi A. C. B. si parla.

GAP.
Delle
si

GLXXYIII.
diminuiscono quando
.

membra
si

clie

piegano j e crescono quando


distendono

Infra le
piegabili solo

membra che hanno giunture


il

ginocchio quello che nel

piegarsi diminuisce di sua grossezza, e nel

distendersi ingrossa.

K-

CapXILXXXI

>>^

yjryyi'r

T3I LION.

DA

VINCI.

Ili

GAP. CLXXIX.
Delle inenibra che ingrossano nella loro giuntura quando si piegano
.

Tiitle le
nelli

membra

dell'

uomo

ingrossano
,

piegamenti delle loro giunture cetto Ja giuntura della gamba.

ec-

GAP. GLXXX.
Delle

membra degV uomini


degl'

ignudi.

Le membra

uomini

ignudi

li

quali s' affaticano in diverge azioni , sole siano quelle che scoprano i lor muscoli da

quel lato dove

lor

muscoli
,

muovono
li

il

membro
muscoli
ticano
.

delle operazioni

altri

mems'

bri siano pi o
,

meno

pronunziati

ne' loro
affa-

secondo che pi o

meno

GAP. GLXXXI.
*
Delli moti potenti delle

membra deW uomo.


di

Quel

braccio
il

saia

pi potente

lungo moto , suo naturale

sito

quale sendosi mosso dal aver pi potente ade,


.

renza degl'altri membri a ritirarlo nel sito dove lui desidera muoversi Come 1' uomo A. (^Fig. iQ.) che muove il braccio col

112
versi

TRATT. DELLA PITTURA

tratto E. e portalo in contrario sito col

mo-

con tutta

la

persona in B.

A P.

CLXXXII.
deir

Del movimento

uomo

La somma e principal parte dell' arte e l'investigazione de' componimenti di qualunque cosa , e la seconda parte de' movimenti, che abbiano attenzione alle loro
operazioni;
le

tudine
tori
,

secondo
che
la

quali siano l'alte con prontigradi delli loro operali


,

cos in pigrizia

come
si

in sollecitudi-

ne

prontitudine

di

ferocit sia
all'

dcla

somma

qualit

che

richiede

pcratore di quella. Come quando uno debba gittar dardi , o sassi , o altre simili cose , che la figura dimostri sua somma disposizione in tale azione , della quale qui >di varj in azione, ne sono due figure in e il ])rimo in valetudine e in potenza la figura A. ( Fi^. 20. ) la seconda il movimento B. , ma r A. ri mover pi da se la cosa gettata , che non far la B. perch ancora che 1' uno e 1' altro mostri di voler tirare il suo peso ad un medesimo aspetto, r A. avendo volto 11 piedi ad esso aspetto quando si torce o piega , e si rimove da quello in contrario sito, dove esso apparecchia la disposizione della potenza , esso ritorna con velocit e comodit al sito dove esso lascia uscir il peso delle sue mani

DI LION.

Ma
sito

in questo
al

DA VINCI medesimo caso

Il3
la

figura B.

avendo

le punte de' piedi volte in contrario luogo dove esso vuol tirare il suo peso, si storce ad esso luogo con grand' incomodit , e pet- conseguenza 1' effetto debole, e il moto partecipa della sua causa , perch l'apparecchio della forza in ciascun movimento yuol essere con istorcimenti e piegamenti di gran violenza , e il ritorno sia con agio e comodit , e cosi l'operazione ha buon effetto: perch il balestro che non ha disposizione violente , il moto del mobile da lui rimosso sar breve, o nulla perch dove non disfazione di
:

violenza

non

moto

dove non vio-

lenza , ella non pu esser distrutta , e per questo l'arco che non ha violenza non pu far moto se non acquista essa violenza , e neir acquistarla varier da se. Cos l'uomo che non si storca , o pieghi non ha acquiAdunque quando A. ara stato potenza dardo tratto il suo , esso si trover essere debole per quel verso dove esso storto e ha tratto il mobile , e acquistato una potenza , la quale sol vale a tornare in con.
,

trario

moto

GAP.
Delle
atbitiidiiii
,

CLXXXIII.

movimenti^ e lor membri.


i

Non
menti
in

siano replicati

medesimi movifigura

una

medesima

nelle

sue

Uon. da Vnci

TRATT. DELLA PITTURA maai, o dita: ne ancora o membra,


1 1

si

re-

plichi
ria
.

le

medesime
,

attitudini

in

una
,

isto-

se r istoria fusse grandissima

come

una occisione di soldati dove non nel dare se nou tre modi, un rovescio , e un fencio una punta in questo caso tu ti hai ad iugedente

una

battaglia

gnare che tutti li fendenti siano fatti in varie vedute, come dire alcuno sia volto indietro , alcuno per lato, e alcuno dinanzi,. e COSI tutti g' altri aspetti delle medesime Ire attitudini ; e per questo dimanderemo
tutti gl'altri, partecipanti

Ma
una
il

li

d'uno di questi. mosti composti sono nelle battaglie di


,

grand'

artificio
;

e di gran

\i vai

ita,

e
,

moche

vimento

e son detti composti quelli


ti

sola figuia
le

vedr con

dimostra, come s'ella si gambe dinanzi , e parte per

profilo della spalla.


.

di

questi

si

dir

in altro luogo

GAP. CLXXXIV.
Delle giunture delle
Nelle

membra

giunture

delle

membra

e va-

da considerare come nel crescere carne da un lato , viene a mancar nell altro , e questo s' ha da ricercare nel collo, degl'animali, perch li loro moti sono di tre nature , delle quali due ne sono semplici, e un composto, che
riet delle loro piegature,

partecipa

dell'

uno

dell' altro

semplice

DI LION. DA VINCI 1 5 moti semplici , 1' uno quando si piega all'una e l'altra spalla, o quando esso alza o abbassa la testa che sopra gii 11 secondo quando esso colio si torposa ce a destra o sinistra senza incurvamento ,
delli quali
.

anzi resta dritto , e aver il Apollo voltato verso una delle spalle. 11 terzo moto , che detto composto , quando nel piegamento

suo

si

aggiunge
,

il

quando T orecchia
delle spalle

suo torcimento come s' inchina inverso una


,

il
,

volto

si

volta inverso la

medesima parte

la spalla

opposita

col

viso volto al cielo

GAP. CLXXXV.
Della meinhrjicazione dell uomo
.

Misura

in tela la proporzione della tua


,

membrifcazione

se

la

trovi

in

alcuna

parte discordante , notala , e forte ti guarderai di non l' usare nelle figure che per te si compongono , perch questo comu-

ne

vizio de' pittori di dilettarsi

di

far

cose

simili a se.

GAP. CLXXXVI.
De' moti
Tutti
li

de'

membri dell'uomo

membri

esercitino quell'ofl,

cio che ci , al quale furono destinati ne' morti e dormienti nissun membro appa-

16

TRATT. DELLA PITTURA

risca vivo o desto , cos il piede , che riceve il peso dell' uomo , sia schiacciato , e non con dita scherzanti, se gi non posasse

sopra

il

calcagno

GAP. CLXXXVII.
De moti
delle parti del volto
.

Li moti delle parti del volto , mediansono molti; de' quali i priiicipah sono ridere , piangere , gridare, cantare in diverse voci acute e gravi , ammirazione , ira, letizia, malinconia, paura,
te gl'accidenti mentali,

doglia , e simili , delle quali si far menzione , e prima del riso , e del pianto , che sono molto simili nella bocca, e nelle guancie , e serramento d' occhi , ma solo si variano nelle ciglia, e loro intervallo: e questo tutto diremo al suo luogo , cio delle variet che piglia il volto, le mani, e tutta la persona per ciascun degl' accidenti , de* quali a te , pittore , necessaria la cognizione , se non la tua arte dimostrer veramente i corpi due volte morti E ancora ti ricordo che li movimenti non siano tanto sbalestrati , e tanto mossi , che la pace paja battaglia o moresca d'imbriachi: e sopra il tutto che li circostanti al caso per il quale fatta r istoria siano intenti con atti che mostrino ammirazione , riverenza , dolore , sospetto, paura, o gaudio, secondo che ri.

chiede

il

caso per

il

quale

fatto

il

con-

1 1 DI LION. DA VINCI . 7 giunto , o vero concorso delle tue figure e fa che le tue istorie non sieno 1' una sopra r altra in una medesima parte con divelli orizzonti sicch ella paja una bottega di raerciajo con le sue cassette fatte a quadretti
:
_,

GAP. CLXXXVIII.
De membri
e descrizione cle^gie.

Le parti che mettono in mezzo il globo del naso si variano in otto modi , cio o elle sono egualmente dritte, o egualmente concave, o egualmenie convesse: 1. ovvero son disegualmenle rette, concave, e convesse, 2. ovvero sono nelle parti superiori rette , e di sotto concave , 3. ovvero di sopra rette, e di sotto convesse , 4. ovvero
di sopra

concave e di sotto rette, 5. o di sopra concave , e di sotto convesse , 6." o di sopra convesse, e di sotto rette, 7. o di sopra convesse , e di sotto concave. L' applicatura del naso col ciglio di due ragioni , cio , o eh' ella concava , o
eh' ella dritta
.

fronte ha tre variet , o eh' ella piana, o ch'ella concava, o ch'ella colma La piana si divide in due parti , cio o eh' ella convessa nella parte di sopra , o nella parte di sotto , ovvero di sopra e
.

La

di sotto.

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CLXXXIX.
Modo
di tener

a mente

uri effgie umana in profilo col guardo cCuna sola volta.

e del fare solo ,

ti bisogna mandare alla de'quattro membri diversi in profilo , come sarebbe naso , bocca mento , e fronte. E prima diremo de'uasi, li quali sono d tre sorti , dritto, concavo, e convesso. De'dritti non ve n' altro che quattro variet , cio lungo , curio , alto con la punta , e basso. 1 nasi concavi sono di tre sorti , delle quali alcuni hanno la concavit nella parte superiore , alcuni nel mezzo , ed alcuni nella parte inferiore Li nasi convessi ancora si variano in tre modi , alcuni hanno un gobbo nella parte di sopra , alcuni nel mezzo, alcuni di sotto:

In questo caso
la variet

memoria

li

sporti che mettono in mezzo il gobbo del naso si variano in tre modi , cio o sono dritti , o sono concavi , o sono convessi.

GAP.
Modo
di tener

CXG.
la

a mente
.

forma

d'un volto

i'e tu vuoi con facilit tener a mente un'aria d'un volto, impara prima di m.olte

DILION.DA VINCI.
teste,

I19
.

occhi , nasi , menti , gole , colli , e spalle Li nasi e poniamo caso sono di dieci ragioni dritto, ;obbo , cavo , col rilievo pi su , o pi gi che il mezzo , acquilino , slmo , tondo , ed acuto ; questi sono buoni in qnanto al profilo. In faccia sono di undici ragioni: eguali, grossi

bocche

in mezzo, sottili in mezzo, la

punta

gr< ssa

e sottile nell'appiccatura , sottile nella punta e grosso nell'appiccatura, di larghe narici , di strette , di alle , di b^sse , di buchi scoperti, e di buchi occupali dalla punta e cosi troverai diversit nell'altre particole ; le quali cose tu devi ritrarre dal naturale, e metterle a mente. Ovvero quando tu devi fare un volto a mente , porla teco un picciol libretto , dove siano notale simili fazioni , e quando hai dato un'occhiata al volto della persona che vuoi ritrarre, guarderai poi in disparte qual naso o bocca se gli assomiglia , e fagli un picciolo segno per riconoscerlo poi a casa , e metterlo insieme
:
.

GAP.

CXCI.

Delle bellezze dvol.

Non
nizioni
,

si

faccia muscoli
li

ma

dolci

con aspre diffllumi lnischino insen-

sibilmente nelle ])iacevoli e dilettevoli ombre , e di questo nasce grazia e formosit.

20

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.

CXCII.

Dell' aUitiicline

La fontanella della gola cade sopra il piede , e gittando un braccio innanzi , la fontanella esce di essi piedi , e se la gamba getta indietro, la fontanella \a innanzi ogni attitudine e cosi SI rimuta

GAP.
De movimenti
si

GXGIII.

delle

membra quando

figura l'uomo che siano


atti proprj

Quella figura, della quale


to
le

il

movimen,
,

non

compagno

dell' accidente

finto esser nella

mente

della figura

che mostra

membra non
,

esser obbedienti al giudizio

d'essa figura

ed il giudizio dell'operatore valer poco ; per deve mostrare tal figura gran d'affezione e fervore , e mostrar che tali moli , altra cosa di quello per cui siafatti

no

non possino

significare

GAP.

GXGIV.

Delle membri ficazioni degl'ignudi.

re pi o

Le membra degl'ignudi debbono essemeno evidenti nel discoprimento

12 1 minor o maggiore secondo Ja fatica di detti membri e mostrar solo qua' membri clie pi s'adoprano nel moto o azione e pi si manifesti quello eli' pi adoperato , e quello che nulla s'adopera re* sti lento e molle
DI LION.

DA VINCI
,

de' muscoli

GAP. CXCV.
Del moto
ed
e corso delVuomo
,

altri

animali.

si muove con velocit sempre quella parte che sopra la gamba sostiene il corpo , sar pi bassa che l'altra

Quando l'uomo
,

o tardit

GAP.
Quando

CXCVI.

maggior differenza d'altezza di spalle neW azioni deltuomo


.

Quelle spalle o lati dell'uomo, o d'alanimali , avranno infra loro maggior differenza nell'altezza , delle quali il suo tutto sar di pi tardo moto ; seguita il contrario, cio che quelle parti dell'animale aranno minor differenza nelle loro altezze, delle quali il suo tutto sar di pi veloce motri
si prova per la nona del moto dove dice ogni grave pesa per la linea del suo moto: adunque movendosi il tutto verso alcun luogo , la parte a quella

to.

E questo
,

locale

122
unita

TR A TT. DELLA PITTURA


seguila la linea brevissima del
,

moto

del suo tutto

senza

dar di
.

se peso nelle

parti laterali d'esso tutto

GAP.

CXCVII.

Risposta cantra.

Dice l'avversario

in

quanto
,

alla

pri-

ma

parte

di

sopra
sta

nou

esser necessario

che l'uomo che con tardo moto

fermo o che cammina continuo la predetta pondei'azioTie delle memlra sopra il centro della gravila che sostiene il peso del tutto , perch molte volte l'uomo non usa u osserva tal regola , anzi fa tutto il con,

usi di

trario , coninossiach alcu^ie volte esso si piega lateralmente , stando sopra un sol piede , alcuna volta scarica parte del suo peso sopra la gamba che non retta , cio quella che si piega nel ginocchio, come si

mostra nelle due figure B. C. (^Fiif- 21.). Rispondesi che quel che non fatto dalle
spalle nel'a figura

C.

fatto

nel

fianco

come

si

dimostrato a suo luogo

DI LION.

DA VINCI

23

P.

CXCYIII.

Come
l'uomo

braccio raccolto muta tutto dalla sua pri?na ponderazione quando esso braccio s'' estende.
il

L'estensione del braccio raccolto

muo-

ve tutta la ponderazione dell'uomo sopra il suo piede sostentacolo del lutto, comesi mostra in quello che con le braccia aperte va sopra la i:orda senza altro bastone.

GAP.

CXCIX.

Dell'uomo ed altri animali che nel muoversi con tardit non hanno il centro della gravit troppo remoto dal centro
delli sostentacoli
.

Quell'animale ara il centro delle gambe suo sostentacolo tanto pi vicino al perpendicolo del centro della gravit, il quale sar di pi tardi movimenti , e cos di converso , quello ara il centro de' sostentacoli pi remoto dal perpendicolo del centro della gravit sua , il quale fia di pi veloci

moto

1 24

TR ATT. DELLA PITTURA

GAP.
le

ce.
.

DelV uomo che porta un peso sopra


sue spalle
.

la spalla dell'uomo che sostiepeso pi alta che la spalla senza peso , e questo si mostra nella figura , (i^/^. 22. ), per la quale passa la linea centrale di tutto il peso dell' uomo , e del peso da lui portato ; il qual peso composto se non fosse diviso con egual somma sopra il centro della gamha che posa , sarebbe necessit che tutto il composto rovinasse : ma la necessit provvede che tanta parte del peso naturale dell'uomo si getta da un de' lati, quanto la quantit del peso accidentale che si aggiunge dall'opposito lato; e questo far non si pu se l'uomo non si piega e non s'abbassa dal lato suo pi lie-

Sempre

ne

il

ve con tanto piegamento che partecipi del peso accidentale da lui portato ; e questo far non si pu se la spalla del peso non
si

alza

e la spalla lieve
il

non

s'abbassa

questo

mezzo che

l'artifiziosa necessit-.

ha trovato in

tale azione

c.aec:c.

1%

Gap. ceni

2S.

//.-..

'/'.tfy,

Cab .a cu

^^co.t^^oocri,

'J^

-<. .~fc.,*^

Gap. fX{>I

a3.

DI LION.

DA

VINCI.

IlS

GAP.
i

CCI.

Della ponderazione deWiiomo sopra


suoi piedi

peso dell'uomo che posa sosar diviso con egual parte oppoita sopra il centro della gravit
il

Sempre

pra una sol

gamba

che sostiene {Fig. 28.)

GAP,

GGII.
si

Dell'uomo che

muove

ara il centro della sua gravit sopra centro della gamba che posa in terra ( Fig. 24.)
si
il
.

L'uomo che

muove

GAP.

GGIII.

Della hilicazione del peso di qualunque animale immobile sopra le sue gambe.
privazione del moto di qualunque il quale posa li suoi piedi , nasce dalla privazione dell inegualit che hanno infra loro opposili pesi che si sostengono sopra i lor pci ( Fig, 25. )

La

animale

126

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
De piegamenti
to dell'uno
nell'altro

CCIV.

e volbamen delVuomo,

Tanto climinuisce l'uomo nel piegamende' suoi lati quanto egli cresce
suo lato opposito , e tal piegatura subdupla alla parte che si E di questo si far particolar trat-

sar all'ultimo

estende
tato
.

GAP.

GCV.
.

De' piegamenti

Tanto quanto uno


piegabili
si

de' lati

de'

membri

pi lungo , tanto la sua parte opposita sar diminuita. La linea centrale estrinseca de' lati che non si piegano ne' membri piegabili, mai diminuisce o cresce di sua lunghezza
far
.

GAP.

CCVI.

Della equipon>deianzia

Sempre

la figura

che sostiene peso fuor

di se e della linea centrale della sua quantit, dcbbe gettar tanto peso naturale o accidentale dali'opposita parte , che faccia equi-

ponderanza de' pesi intorno alla linei centrale che si parte dal centro dalla parte del

DI LION. DA VINCI J 27 posa , e passa per tutta la soma del peso sopra essa parte de'p'edi in terra
pie clie
posata.
si

Ve Jesi naturalmente uno che pglia peso dall'uno de' bracci, gittar fuori di se il braccio 0]iposito: e ^e (jueslo non basta a far l'equiponderanza , \'i porge tanto pi peso di se medesimo piegandosi che si fa sufjcientc a resistere all'applicato peso Si vede ancora in uno che sia per cadere rovescio l'uno de' suoi Iati laterali, che sempre getta in fuori il braccio deli'opposita parte
un
,
. .

GAP.

CCVII.

Del moto umano.

Quando tu vuoi fare l'uomo motore d'alcun peso considera che li moti debbono esser fatti per diverge linee , cio o di basso in allo con semplice moto , come fa quello che clunando si piglia il peso che rizzandosi vuole alzare , o quando vuole strascinarsi alcuna cosa dietro , ovvero spingere innanzi, o vuol tirar in basso con corda che passa per carruccola. Qui si ricorda che il peso delluomo tira tanto quanto il centro della gravit sua fuori del centro del suo sostentacolo questo s'aggiunge la forza che fanno le gambe o schiena piegate nel suo rizzarsi Mai si scende o sale , n mai si cammina per nissuna linea , che il pie di dietro uou alzi il calcagno
.

128

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Del

CCVill.

ruoto creato dalla destruzione

del bilico
II

moto

creato dalla destruzione del

bilico

cio dall' inegualit

suna cosa per se si dal suo bilico , e quella si fa pi veloce che pi si rimuove dal detto suo bilico.

imperocch nismuove, che nou eschi


:

GAP.
Del
Se
piedi
,

GGIX.
figure
.

bilico delle

la

figura posa

sopra

uno

de' suoi
fia

la

spalla di quel lato

che posa

sempre pi bassa che


.

l'altra, e la

fontanel-

la della gola sar sopra il mezzo della gam11 medesimo accader per ba che posa qualunque linea noi vedremo essa figura essendo senza braccia sportanti non molto

fuori della figura, o senza peso addosso,

mano o in spalla gamba che non posa


in
,

o sportamento della innanzi o indietro ,

{Fig.2.Q.).

Cab.CCIX

'1#'

DI LION.

DA

VINCI

lig

GAP.

CCX.

Della grazia delle membra.

Le membra nel corpo debbono essere accomodate con grazia al proposito dell'effetto che tu vuoi che faccia la figura ; e se
tu vuoi fare la figura che mostri in se leg-

debbi far membri gentili e distesi, senza dimostrazione di troppi muscoli , e quei pochi che al proposito farai dimostrare , farli dolci , cio di poca evidenza, con
giadria
,

ombre non mamente le

tinte

e le

membra
,

e massi-

cio che nissun membro non stia in linea dritta col membro che s'aggiunge seco. E se il fianco

braccia disnodate

polo dell'uomo si trova , per lo posare fatto, che il destro sia pi alto che il sinistro, farai la giuntura della spalla superiore piovere per linea perpendicolare sopra il pi eminente oggetto del fianco, e sia essa spalla destra pi bassa della sinistra , e la fon teii ella sia sempre superiore al mezzo della giuntura del pie di sopra che posa la gamba; e la gamba che non posa abbia il suo ginocchio ])i basso che l'altro , e presso all'altra

gamba

infinite,

sono per non m'estender in darne alcuna legola. Dir pure che elle siano facili e grate con varj storcimenti, acci non pajcno pezzi di legno. Lion, da f^inci q
latitudini della testa e braccia

Le

|30

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.

CCXI.

Delle comodit delle vienihra


In quanto alla comodila d'essi memche quando tu vuoi figurare uno clic per qualche accidente si abbia a voltare in dietro, o per canto, che
hri, arai a considerare

tu

non

facci

muovere

li

piedi

tutte

le

membra
mento
:

in quella parte

dove volta

la testa

anzi farai operare col partire esso svolgiin quattro giunture, cio quella del piede , del ginocchio , del fianco , e del collo e se poserai su la gamba destra , farai il ginocchio della sinistra piegare in dentro , ed il suo piede sia elevato alquanto di fuori, e la spalla sinistra sia alquanto pi bassa che la destra , e la nucca si scontri nel medesimo luogo dove volta la noce di fuori del pie sinistro , e la spalla sinistra sar sopra la punta del pie destro per per-

pendicolar linea
il

e sempre usa
,

che dove
vi si volga

le figure voltano la testa

non

natura per nostra comodicollo, che con facihl pu servire a diverse bande , volendo l'occhio voltarsi in varj siti: ed a questo medesimo sono in parte obbedienti l'altre giunture ; e se fai l*uomo a sedere , e che le sue braccia s'avessero in qualche modo ad adoperare in qualche cosa traversa, fa che il petto si volga sopra la giuntura del fianco.
petto
,

che

la

la ci

ha

fatto

il

DI LION.

DA

VINCI

l3l

GAP.
D'una Jigura
Ancora non medesimo moto
fingi

CCXII.
.

sola fuor deWistoria


replicar le

membra ad un
,

nella

figura
clic

la la

quale tu
figura

esser sola

cio
,

che se

mo-

tu non gli facci lulte due le mani innanzi, ma una innanxi, e l'altra indietro, perch altrimente nou pu correre; e se il pie destro innanzi , ch'il braccio destro sia indietro, ed il sinistro innanzi , perch senza tal disposizione non si pu correr bene E se gli sar fatto uno che lo seguiti , che abbia una gamba che si getti alquanto innanzi , fa che l'altra ritorni sotto la testa , ed il braccio superiore scambj il moto , e vada innanzi ; e cos di questo si dir a pieno nel libro
stra di correr sola
.

de'

movimenti

GAP.

CCXIII.

Quali sono le principali importanze che appartengono alla figura


.

Fra le principali cose importanti che richiedono nelle figurazioni degli anima situar bene la testa sopra le spalle , li , il busto sopra i fianchi , e i fianchi e spalle sopra i piedi
si

l32

TRATT. DELLA PITTLTRA

GAP.
Del
bilicar
il

CCXIV.

peso intorno al centro

della gravit de corpi.

moto sopra 11 suoi dar di se eguali pesi oppiedi si sostiene, centro del suo sostenta(-opositi intorno al

La

figura clie senza

o Di(^o clie se la figura senza moto sar posata sopra li suoi piedi , che s'ella getta un braccio innanzi al suo petto, ch'ella debba gettar tanto peso naturale indietro quanto ne getta del naturale ed accidentale innanzi e rpiel medesimo dico di ciascuna parte che sporta fuori del suo tutto
.

oltre ai solilo

A P. GCXV.

Delle figure che hanno a maneggiare e portar pesi


si lever o porter peso dall'uoche non mandi di se pi di altrettan, to peso che quello che vuole levare , e lo

Mai

mo

sporti in opposita parte a quella leva il detto peso

dove esso

DI LION.

DA VINCI

l33

GAP.

CCXYI.
.

Dalle attitudini degli uomini


Siano
loro
le attitudini

degli

membra
si
.

in tal

modo

disposte, rlie

uomini con le con

quelle

dimostri T intenzione del loro ani-

mo

GAP.
T^'ariet

GCXVir.
d'attitudini .
atti negli
^

Pronunciansi

gli

uomini
si

se-

condo

le loro et le specie
.

e digiit
,

variano
e delle

secondo

cio

de' maschi

femmine

GAP.

CCXVIII.
.

Delle attitudini delle figure

Dico che il pittore deve notare le attili moti degli uomini nati di qualunque accidente immediate, e siano notati o messi nella mente , e non aspettare che
tudini e
Patto del piangere
sia

fallo fare a

uno

in

prova senza gran causa di pianto , e ]oi ritrarlo , perch tal alto non nascendo dal non sar u pronto n naturavero caso le ma ben buono averlo prima notato
,
:

dal caso naturale

poi

fare star

uno

iu

l34

TRATT. DELLA PITTUHA

queiratto per vedere alcuna parte al proposito , e poi ritrarlo .

GAP.

CCXIX.

Delle aziofii de' circostanti a un caso

notando
Tutti
li

circostanti

di

qualunque casa

degno

d'essere notato stanno con diversi at(i

ammirativi a considerare esso atto , come quando la giustizia punisce li malfattori ; e se il caso di cosa devota , tutti li circostanti drizzano gli occhi con diversi atti di divozione a esso caso , come il mostrare
l'ostia nel sacrificio
,

e simili

e s'egli ca-

so degno di riso , odi pianto , in questo non necessario che tutti li circostanti voltino gli occhi a esso caso , ma con diversi movimenti , e che gran parte di quelli si rallegrino, o si dolghino insieme; e se il caso pauroso , li visi spaventali di quelli che fuggono faccino gran dimostrazione di timore , e di fuga , con varj movimenti come si dir nel libro de' moti.

GAP. GCXX.
Qualit degV ignudi
far mai una figura che abbi deP con muscoli di troppo rilievo ; impeyocch gli uomini sottili non hanno mai

Non

sottile

DI LION. DA VINCI. l35 troppa carne sopra l'ossa , ma sono sottili per la scarsit di carne , e dove poca carne , non pn esser grossezza di muscoli.

GAP.
Come
I
li

CCXXI.

muscoli son corti e grossi.


i^rosse Tossa
,

muscolosi lianno
,

e so-

no uomini
di grasso
scoli

grossi e corti,

ed hanno carestia

imperocch

le carnosit de'

mu-

per loro accrescimento si ristringono insieme , ed il grasso che infra loro si suole interporre non ha luogo , ed i muscoli in tai magri essendo in tutto costretti infra loro , e non potendosi dilatare , crescono in grossezza , e pi crescono in quella parte che pi remota da' loro estremi , cio inverso il mezzo della loro larghezza e lunghezza
.

GAP.
Come
li

CCXXII.
grossi ??uiscoli
in se corti

grassi

non I/anno
li

Ancora che
e grossi,

grassi

siano

come

gli anzidelli muscolosi, essi

hanno
ste

sottili

muscoli,

ma

la loro pelle
,

ve
cio

molta grossezza spogiiosa e vana

piena d'aria ; per essi grassi si sostengono pi sopra l'acqua che non faiuo li muscolosi, che hanno nella pelle rinchiusa meno quantit d'aria
.

l36

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCXXUI.
Quali sono
li

muscoli che spariscono


.

ne movimenti diversi
dell'uomo

le

Neir alzare ed abbassare delle braccia poppe spariscono, o elle si fauno di pi


:

rilievo

il

simile fanno

li

rilievi de' fianchi

nel piegarsi in fuori o in dentro nelli loro fianchi; e le spalle fanno pi variet, e li fianchi , ed il collo , che nissun'altra ginntura , perch hanno li moti pi variabili ; e di questo si far un libro particolare
.

GAP. CCXXIV.
De' muscoli
.

Li membri non debbono avere nella giovent pronunciazione de' muscoli , perch segno di fortezza attempata , e ne' giovanetti non tempo , n matura fortezza
:

ma

siano

sentimenti delle

membra

pronunciate pi o meno evidenti , secondo che pi o meno saranno affaticati ; e sempre li muscoli che sono affaticati sono pi alti e grossi che quelli che stanno in riposo, e mai le linee centrali intrinseche de' membri che si piegano stanno nella lor naturai lunghezza

DI LTON.

DA VINCI

187

GAP. CCXXY.
Che l'ignudo figurato coti grand' evidenza de muscoli fia senza ?noto
.

L'ignudo figurato
di tulli
i

coi)
fia

grand'evdenza

senza moto, perch non si pu muovere se una parte de' muscoli non si allenta , quando gli oppositi muscoli tirano ; e quelli che si allentano mancano della loro dimostrazione , e quelli che tirano si scuoprono forte , e fannosi evidenti

suoi muscoli

GAP. CCXXYI.
Che
le
i

figure ignude non debbono avere


.

loro muscoli ricercati affatto

Le figure ignude non debbono avere i loro muscoli ricercati interamente , perch riescono difficili e disgraziati . Per quelche il membro si volta alla sua operazione , per quel medesimo fiano li suoi muscoli ])ii spesso pronunciati 11 muscolo in se pronuncia spesso le sue particole mediante l'operazione , in modo che senza tale operazione in esso prima non si dimostravano
l'aspetto
.
.

j38

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCXXVIl.
Dell'allargamento e raccortamento de' muscoli
.

Il muscolo (Iella coscia di dietro fa maggior variet nella sua estensione ed attrazione che nissun altro muscolo che sia nell'uomo. Il secondo quello che compone la natica. 11 terzo quello delle schiene. Il quarto quello della gola. Il quinto
,

quello delle spalle


lo
,

Il

sesto quello del-

stomaco che nasce sotto il pomo granato , e termina sotto il pettignone , come
dir di tutti

si

GAP.
Dove
si

GCXXVIII.

trova corda negli uomini senza muscoli

Dove
della
la

il

mano

braccio termina con la palma presso a quattro dita , si trova

una corda

la maggior che sia nell'uomo , quale senza muscolo , e nasce nel mezzo dell'uno de' fucili del braccio, e termina nel mezzo dell'altro fucile , ed ha figura quadrata, ed larga circa tre dita, e gros-

sa
cio

insieme
,

mezzo dito, e questa serve solo a tenere stretti li due detti fucili del bracacci

non

si

dilatino

DI LION.

DA VINCI

189

CA.P. CCXXIX.

DegV

otto

pezzi che na^^cono nel mezzo


dell'

delle corde in varie giunture

uomo

Nascono nelle giunture deiruomo al(l'osso , li quali sono stabili nel mezzo delle corde che legano alcune giuncuni pezzi
ture , come le rotelle delle ginocchia , e quelle delle spalle, e de' piedi, le quali so-

no in tutto otto che n' e una per spalla , ed una per ginocchio , e due per ciascun piede sotto la prima giuntura delli deli grossi verso il calcagno , e questi si fanno durissimi verso la vecchiezza dell'uomo.
_,

GAP. CCXXX.
Del muscolo die infra l pomo ed il pettignone,
IXasce

grattato

un muscolo

infra

il

pomo

gra-

nato , ed il pettignone , ( dico termina nel pettlgnone ) il quale di tre potenze, per-* che diviso nella sua lunghezza di tre corde, cio prima il muscolo superiore, e poi seguita una corda larga come esso muscolo, poi seguita il secondo muscolo ])i basso di questo , al quale si congiunge la seconda corda , al line seguila il terzo muscolo con la terza corda , la qual corda

TRATT. DELLA PITTURA I40 congiunta all'osso del petligiione; e queste tre riprese di tre muscoli con tre corde sono fatte dalla natura per il gran molo che ha ritorno nel suo piegarsi , e distendersi con slmile muscolo; il quale se fosse d'un pezzo farebbe troppa variet nel suo
dilatarsi e restriugersi
,

nei

piegarsi
tal
il

e di-

stendersi dell'uomo

e fa niaf'^ior bellezza

nell'uomo aver poca variet di nelle sue azioni, imperocch se nove dita si ha da distendere
tante poi ritirarsi
,

muscolo muscolo ed altretper

non tocca
le

tre dita

ciascun muscolo

quali fanno poca variet nella loro figura , e poco diformano la bellezza del corpo
,
.

GAP. CCXXXI.
Dell'ultimo svoltainento che pu far l'uomo nel vedersi a dle'cro
.

L'ultimo svoltamento che pu far l'uosar nel dimostrarsi le calcagne indietro , ed il viso in faccia ; e questo non si far senza difficolt , e se non si piega la gamba ed abbassasi la spalla che guarda la

mo

nuGca

e la causa di tale svoltamento fia ; dimostrata nell'anatomia , e quali muscoli primi ed ultimi si muovino ( Fig. 27. )
.

Gap.OGXXXI

Oap

rrcxxxKI

',-,

/'wv

'

DI LION.

D\ VIMCI

141

GAP.
Quanto

CCXXXII.

si pu avvicinar Tun braccio con l altro di dietro


.

che si mandano d diegomita non si faranno mai j)l vicine che le pi lunghe dita passino le gomiita dell'opposlle mani cio che rr.hinia vicinila che aver posslno le gomita dietro alle reni, sar qnanto lo sj)azio eli' dal suo gomito all' esiremo del maggior dito della mano , le quali braccia fanno un quadralo perfeUo E quanto si possino traversar le braccia sopra il petto , e che le gomita venghino nel mezzo del petto , e queste gomita con le spalle e braccia fanno un triangolo equilatero {Pig. 28 )
Delle ])raccia
le

tro

A P.

CCXXXIII.

DeW apparecchio

della forza dell'uomo die vuol generare gran percussione

Quando l'uomo
zione del

si

dispone alla crea,

moto con la forza esso si piega quanto pu nel moto contrario torce e si a quello dove vuol generare la percussione e quivi s'apparecchia nella forza che a lui possibile, la quale conduce e lascia so])ra della cosa da lui percossa col moto
,

del composto {Fig, 29.)

142

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCXXXIV.
Della forza composta dall'uomo , e prima
si

dir delle braccia

Li

muscoli
,

che muovono
nascono circa
il

il

maggior
del-

fucile del braccio nell'estensione e retrazio-

ne del braccio

mezzo
il

l'osso detto adjutorio, l'uno dietro all'altro;

di dietro nato quello che estende


cio
,

brac-

e dinanzi quello

che

lo piega

Se l'uomo pi potente nel tirare che nello spingere, provasi per la nona ^/e /70/zderihus , dove dice : Infra li pesi di egual
potenza , quello s dimostrer pi potente che sar pi remoto dal polo della loro bilancia. Seguita che essendo N. B. {Fig. 3o.) muscolo , e N. C. muscolo di potenza in fra loro eguali , il muscolo dinanzi N. C. pi potente che il muscolo di detto N. B. , perch esso fermo nel braccio in C. sito pi remoto dal polo del gomito A. che non B. il quale di l da esso polo , e cosi concluso l'intento. Ma questa forza semplice , e non composta , come si propone di voler trattare , e dovemo metter pi innanzi; e la forza composta quella quando facendosi un'operazione con le braccia , vi s'aggiunge una seconda potenza del peso della persona , e delle gam.be , come nel tirare , e nello spingere che oltre alla potenza delle braccia vi s'aggiugue il peso
,

DI LION.
della persona
delle
,

DA VINCI

l43
,

e la l'orza della schiena

gambe la ({Ucde nel voler distendersi come sarebbe di due ad una colonna che uno la spingesse e l'altro la ti, , ,

rasse

GAP.

CCXXXV.
,

Qiial inaggior potenza delV uomo o quella quella del iira'e dello spingere
, .

tirare

Mollo maggior potenza ha l'uomo nel che nello spingere , perch nel tii-a-

re vi s'aggiunge la potenza de'muscoli delle braccia che sono creati solo al tirare, e non allo spingere , perch quando il braccio dritto
,

li

muscoli
si

che muovono

il

gomito

non possono avere alcuna azione


avesse l'uomo apnella
alla cosa
sito
,

nello spingere pi che

poggiando la spalla rimuovere dal suo

che lui vuole quale solo

s'adoprano li nervi che drizzano la schiena incurvata , e quelli che drizzano la gamba piegata , e stanno sotlo la coscia , e nella polpa dietro alla gamba, e cosi concluso al tirare aggiungersi la potenza delle braccia , e la potente eslensione delle gambe , e della srhiena, insieme col petto dell' uomo , nella qualit che richiede la sua obliquit ; ed allo spi'igere concorre il medesimo , mancandogli la potenza delle braccia, perch tanto a spingere con un brac-

TRATT. DELLA PITTURA moto , come avere interposto un pezzo di legno fra la spalla e la cosa che si spinge {fig. 3 1 .)

I44

ci dritto senza

GAP. CCXXXVI.
Delle

membra che piegano


la carne

fa

che

le

, e che officio veste in esso


.

piegamento

La carne che
sa
,

veste le giunture dell'os-

l'altre parti all'osso

vicine

crescono

e diminuiscono nelle loro grossezze secondo piegamento o estensione delle predette il memhra , cio crescono dalla parie di dentro dell'angolo che si genera nelli piegamenti de'memhri, e s'assottigliano, e si estendono dalla parte di fuori del]'an;o'o esteriore ; ed il mezzo che s' interpone fra l'angolo convesso e il concavo partecipa di tale accrescimento o diminuzione, ma tanto pi o meno quanto le parti sono pi vicine o remole dagli angoli delle dette giunture piegate
.

GAP.
Del
voltar la

CCXXXVII.
la coscia
.

gamba senza
la

Impossibile voltar

gamba

dal gi-

nocchio iu gi senza voltar la coscia con altrettanto moto ; e questo nasce che la giuntura dell'osso del ginocchio ha il cou-

DI LION.

DA

VINCI.

1^.5

tatto dell'osso della coscia internato

com-

messo con

l'osso della

gamba

e solo

si

pu

muovere
nel

tal

modo

giuntura innanzi o indietro , che richiede il camminare , e


;

l'inginocchiarsi

ma non
,

si

pu mai muoli

vere lateralmente

])erch

contatti

che

compongono
]o

la
;

comportano
che

giuntura del ginocchio non imperocch se tal giuntura


,

come l'osso deicommette nella spalla , e come quello della coscia che si commette neiranclie l'uomo arebbe sempre piegabili come dalla cos le gambe per gli loro lati
fosse piegabile e voltabile

l'adjntorio

si

parte dinanzi alla ])arte di dietro

sem-

pre

gambe sarebbono torte; ed ancora tal giuntura non pu preterire la rettitued solo piegabile iudine della gamba nanzi e non indietro, perch se si piegasse indietro, l'uomo non si potrebbe levare in piedi quando tiisse inginocchiato, perch
tali
,
,

nel levarsi di ginocchioni, delle due ginocchia, prima si d il carico del busto sopra l'uno de' ginocchi , e scaricasi il peso dell'altro, ed in quel tempo l'altra gamba non sente altro peso che di se medesima, oude con facilit leva il ginocchio da terra , e inette la pianta del piede tutta posata alla terra , di poi rende tutto il peso sopra esso piede posato , appoggiando la mano sopra il suo ginocchio , ed in un tempo distende il braccio , il quale porta il petto e la lesta in alto , e cosi diste/ide e cfrizza la coscia col petto , e fassi drillo sopra esLion. da Vinci io

i46

trAtt. della pittura

so piede posalo insino che

ha levato Taltra

gamba

GAP. CCXXXVIII.
Della piegatura della carne^

Sempre la cai'ne piegata grinza dalTopposita parte da che l' tirata

GAP. CCXXXIX.
Moto
Il

semplice .
detto quello che fa
,

moto semplice
.

nel piegarsi semplicemente

o innanzi

indietro

GAP. CCXL.
Moto composto
Il moto composto detto quello quau* do per alcuna operazione si richiede piegarsi in gi e in traverso in un medesimo tempo: cos deve avvertire il pittore a fare quali siano intei i movimenti composti ,

gralmente

alle

loro

composizioni

cio se

uno

fa

un

atto

cessit di tale

composto , mediante le neazione, che tu non T imiti in


,

il

contrario col fargli fare un atto semplice quale sar pi remoto da essa azione.

DI LION.

DA

VINCI.

I47

CA

P.

CCXLI.
agli effetti

Dei moti appropriati

de^li uomini.

Li moti delle tue figure debbono essere dimostrativi della quantit della forza , quale conviene a quelle usare a diverse azioni , cio che tu non facci dimostrare le medesime forze a quel che lever una Tacchetla , la quale fia conveniente all'alzaAdunque fa diverse le dire d'una trave mostrazioni delle forze secondo la qualit de' pesi da loro maneggiati
.

GAP.
De' moti

CCXLII.
delle figure.
le

Non
spalle
,

farai

mai

teste dritte
,

ma
,

voltate in traverso

sopra le a destra o

a sinistra

ancorch

elle

guardino in su o

in gi , o dritto , perch gli necessario fare i lor moti che mostrino vivacit desta, E non fare li mezzi e non addormentata di tutta la persona dinanzi o di dietro, che
.

rettitudini sopra o sotto mezzi superiori o inferiori ; e se pure tu lo vuoi usare , fallo ne' vecchi ; e non replicare li mo\iuienli delle braccia , o delle gambe , non che in una medesima

mostrino

le loro

agli altri

figura

ma

n anche nelle

circostanti e vi-

148
cine
_,

TRATT. DELLA PITTURA


se gi la uecessil

del
.

caso

clie

si

finge

non

li

costringesse

GAP.
DegV
Nec;!'
atti

CCXLIII.

atei dimostrativi.

affezionati

dimostrativi

le

cose propinque per tempo o per sito s'hanno a mostrare con la mano non troppo remota da essi dimostratori; e se le predette cose saranno remole, remota debba essere ancor la mano del dimostratore , e la faccia del viso volta a che si dimostra .

GAP.

GCXLIV.

Della variet devisi.


Sia variata l'aria de' visi secondo gli acaomo in fatica , in riposo , in
,

cidenti dell'

in timore , e , in gridare , ed ancora le membra della persona insieme con tutta l'attitudine deve rispondere all'effgie alterata

pianto

in riso
,

co!%e simili

GAP. CCXLV.
De moti
appropriati alla mente del mobile.

to acl corpo

po

Sono alcuni moti mentali senza il mo, ed alcuni col moto del corLi moti mentali senza il moto del cor-

149 ed ogni altra parte ohe mostra vita ma li moti mentali con il moto del corpo tengono il corpo con le sue membra col moto approSriato al moto della mente: e di questo tal iscorso si dir molte cose Evvi un terzo

DI LIOX.

po

lasciano cadere braccia

DA VINCI. mani
,
:

moto cb' partecipante dell'uno e dell'altro ; ed un quarto che non n l'uno n l'al,

tro

disensati

ovvero mette nel capitolo della pazzia o de' buffoni nelle loro moresche.
;

e questi ultimi sono insensati,


;

si

GAP.
Come
in
gli atti

CCXLVI.

primo grado di
Il

mentali nmovano la persona facilit e comodit.

alti

moto mentale muove il corpo con non in qua ed in e facili l perch il suo obbietto nella mente , la quale non muove i sensi , quando in se medesima occupata
semplici
,
, , ,
.

GAP.
Del

CCXLVII.

m,oto nato dalla mente mediante V obbietto .

Quando il moto dell'uomo causato mediante l'obbietto , o tale obbietto nasce immediate, o no: se nasce immediate, quel che si muove torce prima all'obbietto il seu'
so pi necessario, ch' l'occhio
,

lasciando

TRATT. DELLA PITTURA primo luogo, e solo muove le coscie insieme con i fianclii e ginocclii verso quella parte dove si volta Tocchio , e cosi in tali accidenti si far gran discorso
1

5o

Star

li

piedi al

GAP.

CCXLYIII.
comuni.

De moti

Tanto son varj li moti degli uomini quante sono le variet degli accidenti che discorrono per le loro menti ; e ciascuno

muove pi o meno essi uomini, secondo che saranno di maggior potenza , e secondo l'et ; perch altro moto far sopra un medesimo caso un giovane, che un veccliio
accidente in se
.

GAP.
Del moto

CCXLIX.
degli animali.

Ogni animale di due piedi abbassa nel suo moto pi quella parte che sta sopra il piede che alza, che quella che sta sopra il piede che posa in terra: e la sua parte suprema fa il contrario ; e questo si vede
jielli

fianchi
,

cammina

e spalle dell' e negli uccelli il


,

uomo quando
medesimo con

ia testa sua

e con la groppa

DILION.

t)A

VINCI.

tSt

GAP.
Cliogni

COL.

membro
il

sia proporzionato a tut suo colpo .

Fa

cli*ima parte d'un tutto sia propor-

zionata al suo tutto , come se un uomo di figura grossa e corta , fa che il medesimo sia in se ogni suo membro, cio braccia corte e grosse, le mani larghe e gros-

se,
nel

e le dita corte

con
.

le

modo

sopraddetto

cosi

sue giunture il rimanente.

GAP.

GCLT.
del decoro
.

DeWosservanza
Osserva
,

la convenienza , cio e circostanti della dignit o vilt delle cose che tu vuoi figurare cio che il Re sia di barba , aria , ed obito grave , e il sito ornato , ed i circoil

decoro
sito
,

dell'atto

Avesti

stanti stiano

con riverenza , ammirazione , ed abiti degni e convenienti alla gravit d'una corte reale, e li vili disornali ed abbietti , e li loro circostanti abbino similitudine con atti vili e presuntuosi , e tutte le membra corrispondino a tal componimento. Ghe gli atti d'un vecchio non siano simili a quelli d'un giovane , e quelli d'una femmina a quelli d'un maschio , n quelli di \in uomo a quelli d'un fanciullo

t52

trAtt. della pittura

GAP.
DeWet

CCLII.

delle figure

3Von mescolare una quantit di fanciulli con altrettanti vecchi , u giovani con infanti , n donne con uomiin , se gi il caso che vuoi figurare non li legasse insieme.

GAP.

CCLIII.

Qualit cfuornini ne componimenti deir istorie.

Per l'ordinario ne' componimenti

co-

usa di fare rari vecchi , e separati da' giovani , perch li vecchi sono rari , e li lor costumi non si confanno con e dove non coni costumi de' giovani non si fa amicizia , costumi formit di e
dell'istorie
;

muni

dove non amicizia si fa separazione E dove si fa componimenti d'istorie apparenti


.

di gravit e consigli , facci pochi giovani perch li giovani volentieri fuggono li consigli
,

ed

altre cose simili.

GAP.

GCLIV.

Del figurare uno che parli con pi persone.


Userai di far quello, che tu vuoi che molte persone, inatto di con side-

parli fra

DI UON. DA VINCI rar la malcria ch'ci^li ha da trai lare

la.H
,

e di

accomodare
essa materia
:

ia lui

gli

atti

apparlcuenti a

cio se la matcia persua-

che gli atti siano al proposito simili , , e se la materia di dichiarazione di diverse ragioni , fa che quello che parla pigli con i due diti della mano destra un dito
siva
li due mipronto verso il popolo e alquanto aperta con la bocca che paja che , parli. E se egli siede, che paja che si sollevi alquanto ritto, e con la testa innanzi. E se lo fai in piedi , fallo alquanto chinarsi col petto e la lesta inverso il popolo , il quale figurerai tacito , e tutto attento a riguardare l'oratore in viso con alti ammirativi; e fa la bocca d'alcun vecchio per ma-

della sinistra
;

avendone serrato

nori

col

viso

e negli , estremi bassi tirarsi indietro molte pieghe delle guancle , e con le ciglia alle nella giuntura , le quali creino molte pieghe per la fronte alcuni a sedere con le dita delle mani intessute , tenendovi dentro il ginocchio stanco: altri con un ginocchio sopra l'altro, sul quale tenga la mano, che den:

raviglia dell'udite sentenze chiusa

tro a se riceva
le

il gomito, la mano del quavada a sostenere il mento barbuto d'al-

cun vecchio

l54

TRATT. DELLA PITTUHA

GAP.
Come deve
capelli

CCLV.
una figura
irata.

farsi

Alla figura irata farai tenere uno per


col capo storlo a terra , e con de' ginocchi sul costato , e col braccio questo abdestro levare il pugno in alto
li

uno

bia
te
,

li

cappelli elevati, le ciglia basse e streti

ed
,

arcata

il

denti sfretti da cauto della bocca collo grosso , e dinanzi per il chi-

narsi air inimico, pieno di grinze.

GAP.
Come
Al
e con le ti; e sia
si

CCLVI.

figura un disperato.
d'un
coltello
,

dis})erato farai darsi

mani aversi stracciato i vestimenuna d'esse mani in opera a stracciar la ferita , e farailo con i piedi stanti , e le gambe alquanto piegate , e la persona similmente verso terra , con capelli stracciati
.

GAP.
Del

CCLVII.
^

ridere e del piangere e differenza loro


.

Da
non
si

quel clie ride a quel che piange varia ne occhi , ne bocca , n guan-

DILION. DA VINCI.
eie,

l55
clic

ma
.

solo

la

rigidit

delle ciglia

s'aggiungono a cbi piange, e levansi a chi ride quello che piange s'aggiugne ancora le mani stracciar le vesti e variasi nelle varie cause del pianto , perch alcun piange con ira , alcuno con paura , alcuna per tenerezza ed allegrezza , alcuno per sospetto , ed alcuno per doglia e tormento , alcuno per piet e dolore de'parenti o amici persi delli quali piangenti alcuno si mostra disperalo, alcuno mediocre, alcuno lagrima , alcuno grida , alcuno sta con il viso al cielo , e con le mani in hasso , avendo le dita di quelle insieme tessute , altri timorosi con le spalle innalzate airorecchie , e cos seguono secondo le predette cause . Quel che versa il pianto alza le ciglia nelle loro giuntiu'e , e le stringe insieme, e compone grinze di sopra , e rivolta li canti della hocca in basso , e colui che ride gli

ha

alti

e le ciglia aperte e spaziose

GAP.

CCLVIII.
d'puUi.

Del posare

ser' atti

Ne' putti e neVecchi non debbono espronti fatti mediante le loro gambe.

. .

l56

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
Del posar
Welle
delle

CCLIX.
,

femmine

e de*giovani

l)on esser alti di

femmine e giovanetti non debgambe sbandale o troppo


,

aperte , peich dimostrano audacia , o al tutto privazione di vergogna , e le strette

dimostrano vergogna

GAP. CCLX.
Di
{jiielli

che saltano
,

La natura opera ed insegua senza alcun discorso del saltatore che quando vuol
,

saltare

egli

alza

con impeto

le

braccia e

le spalle, le quali

muovono insieme
po
,

seguitando l'impeto, si con gran parte del cor,

e levansi in alto
si

sino a tanto cbe


:

il

loro impeto in se

consumi

il

qual im-

peto accompagnalo dalla subita estensione pel corpo incurvato nella sclilena , e nella giuntura delle coscie , delle ginocchia , e de'piedi, la qual' estensione fatta per obliquo , cio innanzi, ed all' ins , e cos il moto dedicato all'andare innanzi porta innanzi il corpo che salta , ed il moto d'andare all' ins alza il corpo , . falli fare grand' arco , ed aumenta il salto

DI LION.
t

DA VINCI

iSy

GAP. CCLXI.
LicTuoTno che
^'uol tirar una cosa fuor di se con grandmi// peto
.

L'uomo il quale vuol tirar un tlardo, o pietra, o altra cosa, con impetuoso moto
,

pu
,

cipali

essere fiijurato in due m.odi princio o potr ei.ser Usurato quando

l'uomo si prepara alla creazione del moto, o veramente quando il molo d'ei.so Unito Ma se tu lo fingerai per la creazione del moto , allora il lato di dentro del piede sar con la medesima linea del petto , ma ara la spalla contraria sopra il piede, cit se il piede destro sar sotto il peso dell' uomo , la spalla sinistra sar sopia la punta d'esso piede destro {Fig. 32.)
. .

GAP.
tirando
la
il

CCLXII.

Perch quello che vuol tirar , o ficcar

gamba

ferro in terra , opposita incurvata


.

alza

re

il

Quel che cannone

col tirare \uol ficcare o trarin terra


,

alza la
,

posita al braccio

che trae

gamba opquella piega

il

nel ginocchio , e questo fa belicarsi sopra piede che posa in terra , seuza il cpial

piegameulo o slorcimeulo di gambe far non

l58
si

TRATT. DELLA PITTURA potrebbe^ u potrebbe trarre,


si

se

tal

gamba non

distendesse

GAP.

CCLXIII.
si rtniovono.

Ponderazione de corpi che non

Le ponderazioni ovvero bilichi degli uomini si dividono in due parti , cio semSemplice quello che plice , e composto
.

e fatto dall'uomo sopra li suoi piedi immobili, sopra li quali esso uomo aprendo le braccia con diverse disianze del suo mezzo, e chinandosi stando sopra uno de'suoi piedi , sempre il centro della sua gravit sta per linea perpendicolare sopra il centro d'esso piede che posa e se posa sopra li due piedi egualmente , allora il petto dell'uomo ara il suo centro perpendicolare nel
:

mezzo
Il

della linea
li

che misura

lo spazio in-

terposto intra
bilico
fa

centri d'essi piedi


esser quel-

composto s'intende
:

lo

che

un uomo che

sostien sopra di se

un

ra d'Ercole

peso per diversi moti come nella figuche scoppia Anteo, il quale sospendendolo da terra infra il petto e le braccia , che tu li facci tanto la sua figura
di dietro alla linea centrale de' suoi piedi

quanto Anteo ha il centro della sua gi-a vita dinanzi alli medesimi piedi {Fig. 33.)

'j<x.

ccLxm.

DI LION.

DA

VINCI.

iSg

GAP.

CCLXIV.
y

DelTuomo che posa sopra li due piedi e che d di se pi peso all'un


che

aWaltro

Quando per lungo slare in piedi l'uola gamba dove poia , esso manda parie del peso sopra l'ahra gamba

mo
ma

ha stancala

questo tal posare lia da essere u^ato nell'et decrepita, o nell'infanzia, o veramente in uno stanco , perch mostra stanchezza , o poca valetudine di membri ; e per sempre si vede un giovane che sia sano e g.u'diardo posarci S( pra i'uiia delle gambe , e se d alquanto di peso sopra l'altra gamba , esso l'u-a quando vuol dar principio necessario al suo moMmeiitc, senza il quale si nega ogni moto , perch il moto si genera dall' inequali l ,

GAP.
Del posar
Sempre

CCLXV.
delle

figure

che posano debbono "varinre le memhra , cio che se ur. braccio o vada va innanzi , che l'.diro stia fermo
le figure
,

indietro; e se

la figura posjt s(>pra

una gam-

ba

sia

scpra es&a gamba questo si osserva dagli uomini di buon sensi, i quali al,

che la spalla pi bassa che

eh'

l'altra, e

TR ATT. DELLA PITTURA iGo tendono sempre per natura a bilicare

Tiio-

mo

acciocch non rovini dalli suoi piedi , percli posando sopra un piede , l'opposita i^amba non sostiene esso uomo stando piegala, la quale in se
sopra
li

suol piedi

come
il

se fusse

morta, onde necessit fa che

peso che dalle gambe ins mandi il centro della sua gravit sopra la giuntura
della

gamba che

lo sosrtiene

GAP.

CCLXVI.

Delle ponderazioni delTiiomo nel fermarsi sopra de* suoi piedi


si ferma sopra li suoi piecaricher ugualmente sopra essi piedi , o si caricher con pesi ineguali Se sopra essi piedi , si caricher ugualmente egli si caricher con peso naturale misto con peso accidentale , o si caricher con semplice peso naturale Se si caricher con peso naturale misto con peso accidentale , allora gli estremi oppositi de' membri non

L'uomo che
o
si

di

sono egualmente distanti dalli poli delle ma se si caricher con giunture de' piedi naturale semplice allora tali estremi , Seso membri oppositi saranno egualmente distanti dalle giunture de'piedi; e cos di questa ponderazione si far un libro partico:

lare

DI LION.

DA

VINCI.

l6l

C
Del
Il

P.

GGLXVll.

ruoto loca.j pi o

meno

v&loce
,

moto

locale

fatto

dall'iiOiiio

da

alcun altro animale , sar di tanto maggior o minor velocit , quanto il centro della loro gravila sar pi remoto o propinquo al centro del ])iede dove si sostengono
.

GAP.
Degt
si

GCLXVIII.
come

aniinali di quattro piedi ^ e

muovono

La somma
tro

altezza degli animali di quat-

piedi

bi

varia

pi

negli

camminano, che
di
:

in quelli

e tanto pi o meno , mali son di maggiore o minor grandezza e questo causalo dall'obliquit delle gam.be che toccano terra , eh' innalzano la figura d'es-so animale quando tali gambe dis:

animali che che stanno salquanto essi ani-

e quando si ponfanno la loro ohli(|uit gono perpendicolari sopra la terra {Fig.6\?).


,

Lioi.

da Vnci

ii

l62

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCLXIX.
Della coT rispondenza che ha la met della grossezza dell' uomo con T altra met

Mai

l'una

met

della

grossezza

e lar-

ghezza deiruomo sar eguale all'altra , se le membra a quella congiunte non faranno eguali e simili moti
.

GAP. CCLXX.
Come
nel saltar
dell'

uomo

in alto vi si

trovano tre moti.

Quando l'uomo
tre volte

salta in alto

la testa

pi veloce ch'il calcagno del piede , innanzi che la punta del piede si spicchi da terrai, e due volle pi veloce che 11 fianchi ; e questo accade, perch si disfan io in "in mede-imo tempo tre angoil superi'>re quello dove il congiunge con le coscie dinanzi , il seoondo quello d(>ve le coscie di dietro S! cor^giungono con le gambe di dielro , il terzo dove la gamba dinanzi si congiunge con Tosso del piede

li,

delli quali
si

busto

DI LION.

DA VINCI

63

CA

P.

CCLXXI.

Cie impossibile
tutti g' aspetti e

che una meniona serbi mutazioni delle membra.

Impossibile che alcuna


sa
sia

memoria

pos-

risei'bare

tutti

gli

d'alcun
.

membro

di

o mutazioni qual inique animale si


aspetti
,

Questo caso esempiidclieremo con la dimostrazione d'una mano E perch ogni

quantit continua divisibile in infinito , il moto dell'occhio che risguarda la mano , e


si

muove

dali'A. al B. {Fig- 35.)

si

muove

per uno spazio A. B. il quale ancor lui quantit continua , e per conseguente divisibile in infinito, ed in ogni parte di moto
varia l'aspetto e figura della

vedere

cos far

mano nel suo movendosi in tutto il

cerchio; ed il simile far la mano che s'innalza nel suo moto , cio passer per spazio che quantit
.

GAP.

CCLXXII.

Della pratica cercata con gran sollecitudine dal pittore


.

pratica
turali,

tu pittore che desideri grandissima hai da intendere che se tu non la , fai sopra buon fondamento delle cose nafarai

opere con

assai

poco onore,

men guadagno;

e se la farai

buona,

l'o-

TRATT. DEL^A PITTURA j64 pere tue saranno moJte e buone

con tuo

grande onoi-e ed

uiilit

GAP.
Del giudicare
il

CCLXXllI.
jyittore le
.

sue opere

e ijuelie d' altrui

Quando
quello
trislo

l'opera

sia

pari col giudizio

seguo in lai giuelizio(''^); e quando Topeia supera tal giudizio , questo pessimo , come accade a chi si maraviglia d'aver s bctie operato ; e quando il giudizio supera 1 opera , qiie-.to perfetto segno E se il giovane in tal di posizione, senza dubbio questo lia eccclente operatore , ma fa componitore di poche opere, ma saranno di qualit che l'eraieranno gli uomini con ammirazione a contemplarli
.

GAP. GCLXXIV.
Del giudicare
il

pittore la sua pittura

Noi sappiamo che gli errori si conoscono pi ueIJ'ahrui (>pere , che nelle sue, per fa che sii primo buon prospettivo, di poi abbi intera notizia delie misure dell'uomo e sii bu<uio architettore, cio in quanto apj)artiene alla forma degli edidzj , e del,

(*)

Vedi sopra cap.

ii.

l65 DI LION. DA VINCI. cose , e dove tu non hai pratica , non ricusare ritrarle di naturale ; ma debbi tenere uno specchio piano quando dipiuiji e spesso riguaiderai dentro l'opere lue , la quale \i fia veduta per lo contrario , e parr di mano d'altro maestro , e giudicherai meglio gli errori tuoi Ed ancora sar buono levarsi spesso , e pigliarsi qualche solazzo , perch col rilornare tu migliori il giudizio che lo star saldo nell'altre
,
.

l'opera

ti

fa forte

ingannare

GAP. CCLXXV.
Come
lo speccJdo e

maestro de

pittori.

Quando tu vuoi vedere se la tua pittura tutta insieme ha conff rmit con le cose ritratte del naturale, abbi uno specchio, e favvi dentro specchiare la cosa >iva , e j)aragona la cosa specchiata con la tua pittura , e considera bene il tuo obbiclto nell'uno e nell'altro. Tu vedi uno specchio plano dimostrar cose che pajono rilevate , e la pittura fa il medesimo. La pittura ha una sola superficie , ed il specchio il medesimo Lo specchio e la pittura mostra la similitudine delle cose circondata da ombra e lume, e l'una e l'altra pare assai di l dalla sua superficie. E se tu conosci che l specchio per mezzo de' lineamenti ed ombre ti fa parere le cose s])iccate , ed avendo tu. fra li tuoi colori l'ombre ed i lumi pi p.

166
tenti
li

TRATT. DELLA PITTURA che quelli dello specchio, certo

se tu
pit-

ben comporre insieme, la tua tura parr ancor lei una cosa naturale
saj)rai

vi-

sta in

un gran
il
,

\i

mostra

Il vostro maestro specchio chiaro e l'oscuro di qualunque


.

ohbietto

li

vostri colori

ne hanno uno

alluminate del simulacro di tale ohbietto , e similmente in se ne trova alcuno che pi essi colori scuro che alcuna oscurit di esso obbietto onde nasce che tu , pittore , farai le pitture tue simili a quelle di tale speccliio quando veduto da un solo occhio , perch li due occhi circondano l' obbietto minore dell'occhio
eh' pi chiaro

che

le parti

GAP. CCLXXVI.
Qual pittura pi
laudabile.

Quella pittura e pi laudabile, la quaha pi conformit con la cosa imitata Questo paragone a confusione di quelli pittori , li quali vogliono racconciare le cose di natura , come son quelli che imitano lui figliolino d'un anno , la testa del quale entra cinque volte nella sna altezza, e loro
le
.

la

fanno entrare otto (*) e


:

la

larghezza delle

spalle simile alla testa

e questi la fanno
piccini fanciullo

dupla,

riducendo

cos

un

(*)

Vedi sopra cap. 167.

DI LION.

DA VINCI
d'nn

1 67

d'un anno nella


trent'anni
sto usare in usanza
;

pro'ptirzioue

nomo

di
vi-

e tante volte

hanno usato e

tal
,

errore,
la

che l'hanno converso quale usanza tanto penenel


lor,

trata e stabilita

corrotto giudizio

che fan credere lor medesimi che la natura , o chi imita la natura , facci grandissimi errori a non fare come essi fanno
.

GAP.
Quale
il

CCLXXYII.

primo abbietto e intenzione


del pittore

La prima intenzione del pittore fare che una semplice superficie piana si dimostri un corpo rilevato e spiccato da esso piano e quello che in tale arte eccede pi quello merita maggior lode , e gV altri tale investigazione , anzi corona di questa tale scienza , nasce dall' ombre , e lumi , o
:

vuoi dire chiaro e o&curo Adunque se tu fuggi l'ombre, tu fuggi la gloria dell'arte appresso li nobili ingegni, e l'acquisti appresso l'ignorante volgo, il quale nulla pi desidera che bellezza di colori , non cono.

scendo

il

rilievo

l68

TRATT. CELLA PITTtTRA

P.

CCLXXYIll.
,

Quale pia importante nella piUiira r ombra , o suoi lineamenti

Di molla maggiore Invesllgazloiie e speculazione sono r ombre nella pittura che li suoi lineamenti: e la prova di questo s' insegna , che li lineamenti s possano lucidare con \ell , o \etri plani interposti infra l'occhio e la cosa che si deve lucidare,

ma

gola

r ombre non sono comprese da tal reper l'insensibilit decloro termini, li quali il pi delle volte sono confusi, come si dimostra nel libro dell' ombre e lumi
,

CA
Come
Il

P.

CCLXXIX.
il

si dei^e

dare

lume

alle figure.

lume deve
il
:

essere usato secondo che


silo

darebbe

naturale

dove

fingi esser la

cio se la fingi al sole, fa l'omtua figura bre oscure, e gran piazze de' lumi , e stampinsl l'ombre di tulli li circostanti corpi in terra. E se la figura in tristo tempo, fa poca differenza da' lumi all' ombre e senza farli alcun' ombra nlll ])G(li. E se la figura s.'n ni casa , fa gran differenza da'
,

himi all' ombre , e tu vi figuri finestra

ombra

]*er terra
,

se

impannata

e abitaziofra

ne bianca

fa

poca

differenza

lumi e

omhre:

DI LION. DA VINCI. l6(J e s'ella alliiiiiinata dal fuoco , fa

i lumi rosseggiantl e poteull , e l'ombre oscure , e lo shattlmento dell'ombre per li muri o per terra siano terminati e quanto pi s'allontana dal corpo, tanto pi si
:

faccia

ampia
il
,

se delta figura fosse allu,

minala fa che
potente
so
fa
,

])arte dall' aria

e ]>arte dal fuoco


dall' aria
,

lume causalo

sia

pi

a similitudine del fuoco.


le

e quello del fuoco sia quasi rosE soj^ra tutto

tue figure dipinte abbino il lume da alto , cio quel vivo che tu litrarrai , imperocch le persone che tu vedi nelle strade , tutte hanno il lume di sopra e sappi che non cosi tuo gran conoscente , che dandogli il lume di sotto , tu non durassi fatica a riconoscerlo

che grande

GAP. CCLXXX.
Doie deve
star cjuello che risgitarda la j)iuuia
.

Poniamo che A. B. ( Fig. 36. ) sia la pittura veduta, e che D. sia il lume: dico che se tu ti ])orrai infra C. ed E. comprenderai male la pittura, e massime se sia
falla a olio , o veramente veruicata , perch aia lustro , e fia quasi di natura di specchio, e per qiesle cagioni quanto pi pert' accosterai al punto C. meno vedrai ch quivi risaltano i raggi del lume man, ,

dalo dalla finestra alla pittura.

se

li

por-

170

TRATT. DELLA PITTURA


>

rai infra E. e D. quivi fia bene operata la tua vista, e massime quant ])i t'appres-

serai

al

punto D. perch quel luogo medi detta percussione de'rag-

no partecipante
gi riflessi

GAP. CCLXXXI.
Come
Il

si dei'e

porre aito

il

punto.

punto deve essere

all'altezza dell'oc-

chio

d'un uomo comune,

e l'ultimo della

pianura

che confina col cielo deve esser fatto all'altezza d'esso termine della terra piana col cielo , salvo che le montagne so-

no

libere.

GAP. GCLXXXII.
Che
le

figure picciole non debbono per ragione esser finite

Dico che le cose che pareranno di minuta forma nascer dall' essere dette cose lontane dall' occhio essendo cos , conviene che infra 1' occhio e la cosa sia molt' aria e la molt' aria impedisce 1' evidenza delle
:

forme d'esso obbietto, oude


conosciute.

le

minute par-

ticole d'essi corpi liano indiscernibili e

non

pittore, farai le picciole figure solamente accennate , e non finite , e se altrimenti farai , sar contra
g' effetti

Adunque tu,

della natura tua maestra

La cosa

DI LION.

DA VINCI.
,

171

riman
de

piccola ])er la distanza


la

grande che
,

fra V occhio e la cosa

disianza gran-

rinchiude

dentro

se

molt' aria
il

la

grosso corpo , impedisce e toglie all'occhio le minute par-

molt' aria fa in se

quale

ticole degl' obbietti

GAP. CCLXXXIII.
Che campo
cle^>e

usare il pittore nelle sue figure.

Poich r esperienza si vede che tutti i corpi sono circondati da ombre e lumi (*), voglio che tu , pittore , accomodi quella parte che alluminata , sicch termini in cosa oscura, e cosi la parte del corpo ombrata termini in cose chiare. E questa regola dar grand' ajuto a rilevare le tue fi-

gure

GAP.

GCLXXXIV.

Precetto di pittura

Dove r ombra

confina col

lume

abbi

rispetto dove ella pi chiara che oscura,

e dove ella pi o meno sfumosa inverso lume. E sopra tutto ti ricordo che ne' giovani tu non facci T ombre terminate coil

(*)

Vedi sopra cap. 141.

TRATT. DELLA PITTURA perch la carne tiene un , del trasparente, come si vede a guarSoco are in una mano che sia posta infra l'occhio e il sole , perch ella si vede rosseggiare, e trasparere luminosa: e se tu vuoi vedere qual'ombra si richiede alla tua carne , farai ivi tu un' ombra col tuo dito , e secondo che tu la vuoi pi chiara o scura tieni il dito pi presso o pi lontano dalla tua pittura , e quella contraf

172

me

fa la pietra

GAP. CCLXXXV.
Del fingere un
sito selvaggio

Gli alberi e Terbe che sono pi ramidi sottili rami devono aver minor sottilit d'ombre, e quegl' alberi e quell'erbe che aranno maggior foglie fiano cagione di
ficati

maggior' ombre

GAP. CCLXXXYI.
Come deve far pa^re
finto
.

naturale un animai

Tu sai non potersi fare alcun animale quale non abbi le sue membra , e che ciascuno per se a similitudine non sia con qualch' uno degl'altri animali. Adunque se vuoi far parer naturale un animai finto , dato, diciamo, che sia ui serpente , piglia per la testa una di un mastino, o bracco,
il

Ij3 DI LION. DA VIXCI. occhi d gatto , e V oreccLie d'istrice e 'I naso di vellro , e le ciglia di leone , e le tempie di gallo vecchio , e il collo di testuggine d'acqua.
e poiiegli
g'

GAP. CCLXXXVII.
De
^'si

che

si

rilievo

debhojio fare , con grazia

cJie
.

abbino

sole a mezzod

Nelle strade volte a ponente , stante il , le pareti siano in modo alle , che quella che volta al sole non abbia a riverberare ne' corpi ombrosi e buona s.'M-ebbe l' aria senza splendore , allora
:

che

llan veduti

lati

de' volti partecipare

dell'oscurit delle pareti a quelle opposlte:

e cos

li

lati

del

naso

tutta
,

volta alla bocca della strada

la faccia sar allumi-

per la qual cosa l' occhio che sar , nel mezzo della bocca di tale strada vedr tal viso con tutte le faccie a lui volte essere alluminate , e quelli lati che sono volti
nata
alle pareti de'

muri

essere

ombrosi

questo s' aggiunger la grazia d'ombre con grato ])erdimento , privale integralmente da ogni termine spedito e questo nascer per causa della lunghezza del lume che passa infra i tetti delle case, e penetra infra le pareti , e termina sopra il pavi:

mento

della strada

e risalta j)er

moto

re-

luoghi ombrosi de' volti , e quelli alquanto rischiara E la lunghezza del gi


flesso ne'
.

..

174

TRATT. DELLA PITTURA

detto lume del cielo stampato dai termini de' tetti con la sua fronte , che sta sopra la bocca della strada , allumina quasi iusi110

vicino

al
1'

nascimento

dell'

ombre che
:

oggetto del volto e cos di mano in mano si va mutando in chiarezza, inaino che termina sopra del mento con oscurit insensibile per qualunque verso Come se tal lume fusse A. E. ( Fig. Sj. ) vedi la linea F. E. del lume che allumina fino sotto il naso , e la linea C. F. solo allumina in(n sotto il labro, e la linea A. H. si estende fino sotto il mento, e qui il na-

stanno sotto

so

da

rimane forte luminoso, perch veduto tutto il lume A. B. G. 1). E.

GAP.
Del

GCLXXXVIIl.
da
lora

dividere e spiccare le figure

campi
tua figura in came se sar chiara, mettila in camj)o oscuro; e se chiara e scura , metti la parte oscura nel campo chiaro , e la parte chiara in campo oscuro
hai a mettere
la

Tu

po chiaro,

se sar oscura

('*^);

O Vedi sopra

ftp.

141 e 285.

DI LION.

DA VINCI

IJ^

CA

P.

CCLXXXIX.
di^'erti siti.

Della differenza de lumi posti in


Il lume ombre sopra

picciolo fa grandi e termiuate


i

ombrosi I lumi grancorpi ombrosi piccici' ombre , e di confusi termini Quando sar incluso il picciol e potente lume nel grande
coiy'i
i
.

di fanno sopra

e
d'

meno
il

potente

allora

ombra

come il sole nell' aria potente rester in luogo sopra de' corpi da esso illuminati.
,

meno

GAP.
Del fuggire
l'

CCXC.

improporzionalit delle circostanze

Grandissimo
molti pittori
gl'
,

uomini

vizio si dimostra presso di cio di fare 1' abitazione dee altre circostanze in tal modo

elle le

porte

non diano
,

alle

ginoccbia de'

ancorch elle siano pi vicine air occhio del riguardante che non l'uomo che in quella mostra volere entrai re. Abbiamo veduto li portici carichi d'uomini , e una delle cjlonne di quelli sostenitrici esser nel pugno a un uomo che a quella si appoggia ad uso di sottil bastone, e simil cose che sono da essere con ogni
loro abilatori

tudio schifate

..

176

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.
De

CCXGI.

termini de corpi detti lineamenti ovvero contorni

ma

Sono i lerralni de' corpi di tanta minievidenza, ch'in ogai picciolo iiilervallo che s' inteipoue infra la cosa e 1' occhio , esso occhio non comprende 1' efiigie dell' aniico , o parente , e non lo conosce , se non per 1' abllo , e per il tutto riceve notizia del tutto insieme con la parte
.

GAP.
Degl
si

GCXCII.

accidenti superficiali die prima pei dono nel discostarsi de* corpi

ombrosi

si perdono nel diombrosi sono i termini loro Secondariamente in pi distanza si perdono le ombre che dividono le parti de' corpi che si toccano Terzo la grossezza

Le prime
.

cose che

scostarsi

de' corpi

delle

gambe
si

e de' piedi

cos successi-

perdono le parti pi minute , di modo che a lunga distanza solo rimane una massa di confusa figura

vamente

t>[LION.

DA

VINCI.

177

GAP.
Degl' accidenti

GCXCllI.
che prima
si

siiperfLciali
le

perdono per

distanze.

La prima

nelle disianze

cosa die de' colori s perde il lustro , loro parte mini.

Secondaria il lulume de' lumi dell' perch ombra Terza minore , sono r ombre principali , e rimane nell' ultimo una mediocre oscurit confusa
,

ma me

GAP.

GCXCiy.

Della natura de' termini de' corpi sopra


g' altri corpi

Quando

li

corpi di convessa superficie

terminano sopra altri corpi di egual colore, il termine del convesso parr pi oscuro che quello che col convesso termine terIl miner termine dell' aste equigiacenti parr in campo bianco di grand' oscurit , e in campo oscuro parr pi che altra sua parte chiaro , ancorch il lume che sopra r aste scende sia sopra esse aste di egual
.

chiarezza

Fig. 38.

JLion,

da Vinci

la

.1

yS

TR ATT DELLA PITTURA


.

GAP. CCXCV.
Della figura
clic

Da cantra 7 vento
si

Sempre

la figura clie

muove

contra'l

vento, per qualunque linea, non osserva con deLila diil centro della sua gravit sposizione sopra il centro del suo sostenlacolo
.

Fig. 39.

GAP. CCXGVI.
Della finestra dove
Sia la
fatta d'
si ritrae la

figura

finestra

delle

stanze de' pittori

impannale senza tramezzi , e occupata di grado in grado inverso li suoi termini di gradi coloriti di nero , in modo che il termine de' lumi non sia congiunto
col termine della finestra
.

GAP. CCXCVII.
Perch misui'ando un viso e poi dipingendolo in tal grandezza y egli si dimostrer maggior del naturale
, .

A. B.

la larghezza del sito,

ed po-

sta nella distanza della carta G. F. {Fig. 40.) dove son le guancie , ed essa arebbe a sta-

re indietro tutto A. G. e allora le tempie arebbono portate nella distanza O. R. <lcl-

KB.ccy:r.v:

--'y'A

t>l LIOX. DA VINCI 1 79 A. F. B. F. siccli ci la clifTcrenza C. 0. e U. D. e si conclude clie la

le linee

linea C. F. e la linea D. F. per essere pi

corta ha andare a trovare la carta dove disegnata l'altezza tutta, cio le linee F. A. e F. B. dove la verit , e si fa la differenza , come ho detto, di C. O. e di R. D.

GAP.

CCXCVIII.

Se la superficie cV ogni corpo opaco partecipa del color del suo obbietto
.

Tu hai da intendere , se saia messo ohblclto bianco infra due palmeti , delle quali una sia bianca , e V allra nera , che tu troverai tal p]'0]orzione infra la parte ombrosa e la luminosa del detto obbietto , qual fu quella delle predette pareti e se 1* ob])ietto sar di colore azzurro , far il simile: onde avendo da dlplni:;ere farai come
un
:

seguita. Togli
to

il

nero
sia

])er

ombrare T obbietal

azzurro

che

simile

nero ovvero

della parete che tu fngi che abbia a riverberare nel tuo obbictlo , e volendo fare con certa e vera scienza , userai fare in questo modo Quando tu fai le tue pa.

ombra

qual colore si voglia , piglia un picciolo cucchiaro , poco maggior che quello che s' adopra per nettar Y orecchie , maggiore o minore secondo le grandi o picciol opcic in che tale operazione s' ha da esercitare , e questo cucchiaro abbia li suoi
reti di

TR ATT. DELLA PITTURA l8o estremi di egual altezza , e con questo misurerai i gradi delle quantit de' colori che tu adopri nelle tue misi ioni: come sarebbe quando nelle dette pareti che tu avessi fatto le prime ombre di tre g adi d' oscurit e d' un grado di chiarezza , cio tre cuccbiari rasi , come si fa le misure del grano , e questi tre cucchlari fussero di semplice nero , e un cucchiaro di biacca , tu aresti fatto una composizione di qualit certa senza alcun dubbio ; ora tu hai fatto una parete bianca , e una oscura , e hai a mettere un obbietto azzurro infra loro , il qual obbietto se vuoi che abbia la vera ombra e lume che a tal azzurro si conviene , poni da una parie quell' arzurro , che
tu vuoi che resti senz' ombra , e poni da canto il nero , poi togli tre cuccbiari di nero, e coraponeli con un cucchiaro d' azzurro luminoso , e metti con esso la pi oscura ombra Fatto questo vedi se l' obbietto sferico, colonnare, o quadrato, o
.

come

si

sia

s' ea;li

sferico

tira le li-

nee dagl'estremi delle pareti oscure al centro d' esso obbietto sferico , e dove esse linee si tagliano nella superficie di tal obbietto, quivi infra tanto terminano le maggior

ombre

infra eguali angoli

poi co-

mincia a rischiarare come sarebbe in N. O. che lascia tanto dell' oscuro ( Fii^: 4r. ) quanto esso partecipa della parete superiore A. D, il qual colore mischierai con la

DI LION. DA VINCI.

l8r
le

prima ombra di A.
djstinzioui
.

B.

con

medesime

GAP. CCXCIX.
DgI moto
Quella
Il

degl' animali

corso la quale

si dimostrer di maggior pi per rovinare innanzi. corpo che per se si muove sar tan-

fii^nra
stia

centro della il dal centro del suo sostentacolo. Questo detto perii moto degl' uccelli , li quali senza battimento d' ale o favor di vento da se si muovono : e questo accade , quando il centi'o della sua gravit fuori del centro del suo sostentacolo , cio fuori del mezzo della sua residenza fra le due ale ; perch se il mez-

to pi veloce (*) , quanto sua gravit pi distante

zo dell' ale sia pi indietro che il mezzo ovvero centro della detta gravit di tutto

uccello

allora esso uccello

si

mover

in-

nanzi e in basso ; ma tanto pi o meno innanzi , che in basso , quanto il centro della detta gravit iia pi remoto o propinquo al mezzo delle sue ale , cio che il centro della gravit remoto dal mezzo deiTale fa il discenso dell' uccello molto obliquo, e se esso eentro sar vicino al mezzo dell' ale , il discenso di tale uccello sar di

poca obliquit
(*;

Vedi sopra cap. 163.

iSz

TRATT. DELLA PITTURA

GAP.

ecc.

y4 foro una figura che si dimostri esser alta braccia 40 in spazio di braccia 20 e abbia membra corrispondenti e stia dritta in piedi.

In questo e in ogn' altro caso non dee dar noja al pittore come si stia il muro dove esso dipinge, e massime avendo l' occhio che riguardi lai pittura a vederla da una finestra , o ila allro spiracelo perch rocchio non ha da attendere alla plani/ie,
:

ovvero curvit d esj>e parti , ma solo alle cose che di l da tal parete s' hanno a dimostrare per diversi ii(oghi della fnta campagna Ma meglio si farebbe tal figura nella curvit F. R. G. i^tig. 4.2.) percii in essa non sono angoli
.

GAP.

CCCI.
,

A fare

una figura nel muro di 1 2 braccia che apparisca d' altezza di 24.

Se vuoi far figura o altra cosa, che apparisca d' altezza di 24 braccia , farai coi Fignra prima la parete M. N. ( Fig. ^. ) con la me dell' uomo che vuoi fare di poi l'altra met farai nella volta M. R. Ma fa prima su '1 piano d' una sala la parete della forma che sta il muro con la volta
,

<love
f;irai

l83 DI UON. DA VINCI. hai a lare la tua ijgura , di poi dielro a essa parete la ligura dise^
tu

guata iu profilo di clic i^randezza li piace, e tira tutte le tue linee al punto F. e nel modo eli' elle si tagliano su la parete N. R. cos la figurerai su 1 muro che ha similitudine con la parete, e arai tutte Tallezze e sporti della figura e le larghezze, ovvero grossezze che si ritrovano nel muro dritto M. N. faiai la sua propria forma , pereii nel fuggir del muro la figura di-

bisogna dimlnuiila , come se ella fusse dritta , ia quale diminuzione li bisogna fare in su uua sala ben piana , e l sar la figura, che leverai dalla pareie N. R. con le sue vere grossezze , e ridiminuirle in una parete di rilievo, e fia buon
ti

minuisce per va nella volta

he

medesima

La

figura

che

modo

GAP.
^v{>eti?nento circa

CCCII.
V ombre e lumi,

l'

ombre

Avvertisci che sempre ne' confini delsi mischia lume e ombra: e tanto

pi l'ombra derivativa si mischia col lume, ella pi distante dal corpo ombroso Ma il colore non si vedr mai semplice questo si prova per la nona , che dice: la superficie d'ogni corpo partecipa del colore del suo obbietto , ancora che ella sia superficie di corpo trasparente , come

quanto
. :

184
aria
la
,

acqua e

luce (lai zione d' esso sole.


ella
s'

TRATT. DELLA PITTURA simili percii V aria piglia sole , e le tenebre dalla priva;

Adunque
son

si

tinge in tanti

fra li quali inframetle infra l'occhio e loro, perch r aria in se non ha colore pi che 1' acqua ma T umido che si mis' abbia , schia con essa dalla mezza regione in gi, quello che 1' ingrossa , e ingrossando , i raggi solari che vi percuotono, l'alluminano, e r aria eh' dalla mezza regione in su resta tenebrosa e perch luce e tenebre compone colore azzurro, questo l'azzurro in che si tinge l'aria, con tanta maggior o minor oscurit quanto l'aria mista

varj colori quanti

quelli

con maggior o minor umidit

GAP.
Pittura
j,

cecili.
.

e lume universale

Usa di far sempre nella moltitudine d'uomini e d'animali le parti delle loro figure, ovvero corpi, tanto pi oscure quanto esse sono pi basse , e quanto elle sono pi vicine al mezzo della loro moltitudine, ancorch essi siano in se d' uniforme colore e questo necessario , perch meno quantit di cielo , alluminatore de' corpi ,
:

vede ne' bassi spazj interposti infra li detti animali che nelle parti supreme delli medesimi spazj
sta
.

dove A. B. C. D.

Provasi per la figura qui po( Fig. 44. ) posto

DI LION. DA VINCI. l85 per l'arco del cielo universale alluminalore de' corpi a lui inferiori, N. M. sono li corpi che terminano lo spazio S. T. Pv. H. infra loro interposto , uel qual spazio si vede manifestamente eh' il sito F. ( essendo solo alluminalo dilla parie del cielo C. D. ) alluminato da minor parie del cielo , di quello che sia illuminalo il sito E. il qual veduto dalla parte del cielo A. B. eh' maggiore che il cielo D. C. adunque Ila pi a41uminato in E. che in F.

C A

P.

CCCIV.

De

campi proporzionati a' corpi che in essi campeggiano e prima delle superficie piane d'uniforme colore.
,

Li campi di qualunque superfcie piana di colore e lume uniformi , non parianno separali da essa superficie , essendo del

medesimo
colore e

colore e

lume

Adunque
,

conversa parranno separati

se

per saranno

la
di-

lume

diversi

GAP.

CCCV.
,

Pittura di figura e corpo

Li corpi regolari sono di due sort , r una de' quali vestito di sunei'icie curva ovale, o sferica, l'altro e circondato di superfcie laterale, regolare o irregolare
,

TRATT. DELLA PITTURA l86 Li corpi sferici, ovvero (vali , pajono sempre separali dalli loro campi , aiicorcii esso corpo sia del color dei suo campo, e il simile accader de' corpi laterali e questo accade per essere disposti alla gener.izioue dell' omJjre da qualcli' uno de' loro lati , il ciie nou pu accadere nella superficie piana
:

GAP.
I

CCCVI.
notizia

Isella pittura

mancher prima di
(jiiel

la parte di

corpo che sar

di

minor quantit.

Delie parli, di quel corpi che si rimuovono dair occhio , quella manclier prima
clic

gura di notizia, che saia di minor Dal ne sci^ue che la parte di maggior quani

r ultima a mancar di sua notizia tu, pittore, non finire li piccioli membri di quelle co^e che sono molto remote, ma seguita la reg' la data nel sesto. Quanti sono quelli che nel figurar le
tit fia
.

Adunque

citt, e altre cose

remote daU' occhio, fandegl' edificj


,

no

li

termini n(jlissimi

non

alliimenli che se fnssero in vicinissime propinquit: e questo impossibile in natura,

perch nissuna potentissima

vista

quella

cir in s lontanissima distanza possa vedere li predeili termini con vera notizia, perch
11 termini d'essi corpi sono termini delle loro superficie, e li termini delle superficie sono linee , le quali linee non sono parte

DI LTON.

DA

VINCI.

Sj

alcuna della quantit d ess-a superficie, 7i etiam dell'aria che eli se \este lale superAdunque quello che iiou parte ficie. d'alcuna cosa invisibile, com' provalo iu geometria. Adunque tu, pittore, se tarai essi termini Sjjediti e noli , com' in usanza , non sar da te figurata s rimota distanza che per tal difetto non si dimo,

Ancora gli angoli degl' evicinissima quelli che nelle distanti citt dificj sono
stri
.

non si debbono figurare , perch da lontano impossibile vederli , conciossiacli essi angoli sono il concorso di due linee iu un punto, e il punto non ha parie, adunque
e invisibile.

GAP.

CCCVII.

Perch una mecesima campagna si (Ibnostra alcuna volta ha maggiore o minore che non e
.

Mostransi le campagne alcuna a cita maggiori, o minori che elle non sono , per V interposizione dell aria pi grossa o sottile del suo ordinario , la quale s' inframmette infra 1' orizzonte e 1' occhio che Io

vede
l'

orizzonti di egual distanza dalocchio, quello si dimostrer esser pi remolo, il quale fia veduto infra l'aria pi grossa , e quello si dimosircra pi j)ropin-

Infra

1'

quo

che

bi

vedr in aria pi

sottile.

iSQ

TRATT. DELLA PITTURA

cose vedute iiiei^uali ('*"), in distanze eguali si dinioslreraiiuo eguali , se la grossezza dell' aria interposta infra 1' occhio ed esse cose sar ineguale, cio l'aria grose quesa interposta infra la cosa minore sto si prova mediante la prospettiva de' colori , che fa che una gran montagna pa:

Le

rendo ])icciola alla misura , pare maggiore che una picci<da vicino all'occhio, come si vede che un dito vicino all' ocrliio copre una gran montagna discosta dall'occhio
.

GAP.

CCCVllI.
.

Osservazioni diverse

Fra le cose di egual oscurit , magnitudine , figura e distanza dall' occhio quella si dimostrer minore , die fia veduta in campo di maggior splendore o bianchezza Questo insegna il sole veduto dietro alle pianle senza foglie, che tulle le loro ramificazioni che si trovano all' incontro del corpo solare sono tanto diminuite , eh' elle restano invisibili. Il simile far un' asta interposta fra r occhio e '1 corpo solare Li corpi paralleli y)osti per lo dritto , essendo veduti infra la uebbia , s' hanno a dimostrar pi grossi da capo che da piedi. Provasi per la nona , che dice la nebbia
, ,
.
:

(*)

Vedi sopra cap. io6.

, ,

DI LION.

DA VINCI

89

o Tarla grossa, penetrata da' raggi solari, si mostrer laDto pi bianca , qiiaulo ella pi bassa. Le cose Acdiite da lontano sono sproporzionate e questo nasce , che la parte pi chiara manda all' occhio il suo simulacro con pi vigoroso raggio che non fa la parte pi oscura. Ed io viddi una donna vestita di nero con panno bianco in testa che si mostrava due tanti maggiore che la grossezza delle sue spalle , le quali erano vestite di nero
:

GAP.
Delle
citt
all'

CCCIX.

ed altre cose vedute aria grossa


.

Gredificj delle citt veduti sotto all'occhio ne' tempi delle nebbie, e dell'arie ingrossate dai fumi de' loro fuochi , o altri vapori , sempre saranno tanto meno noti ,

quanto sono in minor


conversa
fiano
si

altezza

p<^r la

tanto

pi

spediti

noti

vedranno in maggior altezza . Provasi per la quarta di questo, che dice: r aria esser tanto pi grossa , quanto pi bassa , e tanto pi sottile , quanto pi alta E questo si dimostra per essa quarta posta a ijasso e diremo la torre A. F. (/^/^. 45. ) esser veduta dall'occhio N. nell'aria grossa, la quale si divide In c[uatlro gradi, tanto pi grossi, quanto son pi baSii,

quanto

>

igo

TRATT. DELLA PITTURA Quanto minor quanlil (Varia


fra l'occhio

s'inter-

cosa veduta , tanto meno il color d'essa cosa parteciper del Seguita che quanto magcolor d'essa aria gior quantit fia d'aria interposta infra l'occhio e la cosa veduta , tanto pi essa cosa partecipa del colore dell'aria interposta .\
e la
.

pone

Dimostrasi. Essendo l'occhio N. al quale con-^orrono le cinque spezie delle cinque parti della torre A. F. cio A. B. C. D. E.

Dico che se l'aria fusse d'uniforme grossezza , die tal proporzione arebbe la partecipazione del color dell'aria che acquista il pie della torre F. con la partecipazione del color dell'aria , che acquista la parie della torre B. qual' la proporzione che ha la lunghezza della linea M. F. con la linea B. S. Ma per la passala , che prova l'aria non essere uniforme nella sua grossezza , ma tanto pi grossa quanto ella pi basegli necessario che la proporzione sa delli colori in che l'aria tinge di se le parti della torre B. ed F. siano di maggior proporzione che la proporzione sopraddetta , conciossiach la linea M. F. olire l'esser pi lunga che la linea S. B. passa per l'aria che ha grossezza uniformemeate diforme.
,

DI LION. DA VINCI

igi

GAP.
De' raggi
solari che

CCCX.
li

penetrano de nuvoli

spiraceli

r^'iggi

solari penclratori delli spiracoH

interposti infra le varie densit e globosit


de' nuvoli , alluminano tulli li siti dove si tagliano, ed alluminano etiani le tenebre, e tingono di se tutti li luoghi oscuri , che sono dopo loro , le quali oscurit si dimostrano infra g' intervalli d'essi raggi solari.

GAP.

CCCXI.

Delle cose die Pocchio vede sotto se miste infra nebbia ed aria grossa
.

Quanto l'aria fia pi vicina all'acqua o alla terra , tanto si fa pi grossa Provasi per la ig.* del secondo, che dice: Quella cosa meno si leva cheam in se maggior gravezza , seguita che la pi lieve pi s' inualz-a che la grave.
.

GAP. CCCXU.
Degli
edfizj

ceduti neWaria gi'ossa

evidente

Quella parte dell'edifizlo sar manco che si vedr in aria di maggior , grossezza ; e cosi e converso sar pi nota

92
clie

quella

TRATT. DELLA PITTURA si vedr in aria pi

sottile

Adunque

l'occhio N.

vedendo

la

D. (^V^. 46.) esso ne vedr in manco nota e pi chiara, ed in ogni grado d'altezza parte pi nota
di bassezza parte

A. ogni grado
torre

meno

chiara

GAP.
Della
COSCI

CCCXIII.
??wstra

che

si

da

lontano.

Quella cosa oscura si dimostrer pi chiara , la quale sar pi remota dall'occhio Seguita per la conversa che la cosa oscura si dimoslrer di maggior oscurit , la quale si ritrover pi vicino all'occhio
.
,

Adunque
mote

le

parti

inferiori

di

qualunque

cosa posta nell'aria grossa parranno pi reda' piedi che le loro sommit, e per questo la radice bassa del monte parr pi lontana che la cima del medesimo monte ,

la

quale in se pi remota

CAR
Della veduta d^una

CCCXIV.
citt

in aria grossa.

di se vede la citt le sommit degli cdivede , fzj pi oscuri e pi noli che il loro nascimento , e vede le dette sommila in campo chiaro perch le vede nell'aria bassa e grossa ; e questo avviene per la passata

L'occhio che sotto

in aria grossa

DILION. DA VINCI.

I9

CA

P.

CCCXV.
/

De

termini inferioi delle cose remote.


delle cose remote li loro termini

L termini inferiori

saranno

meno

superiori ; assai alle m. utagne e colli , delle quali le loro cime si faccino campi delii lati dell'altre montagne che sono dop'> loro , ed a (jueste si vede li termini di sopra pi spedili che le loro basi, perch il termine di sopra pi scuro per esser meno occupalo dall aria grose questo sa , la quale sta ne' luoghi bassi quello che confVaidc li detti termini delle ba^i de' colli ; ed il medesimo accade negli alberi ed edifizj , ed altre cose che s'innalzano infra Furia ; e di qui nasce che spesso l'alte torri vedute in lunga distanza pajan grosse da capo , e sottili da' piedi , perch l'angolo dei lati la parte di sopra m. stra che terminano con la fronte , perch l'aria
:

che e questo accade


sensibili

S'aitile

non

te

li

cela

come

la

grossa

questo accade per la settima del ]>rmo , elle dice che 1 aria grossa, che s intei-pone infra l'occiiio e '1 sole , pi lucente in basso che in allo; e dove 1 aria pi bianca re
,
,

essa

occupa all'occhio pi

le

cose oscu,

che
in

se lai aiia fusse azzurra

come
ali
;

si

vede
tezze

lunga disianza. Li merli delle forli

hanno

sj)ayj

loro

eguali

lar-

ghezza de'merli , e lullavia pare assai magi3 Lion. da Vinci

ig4

TRATT. DELLA PITTURA

giorc lo spazio che il raeiL; ed in distanza pi remota lo spazio occupa e c(pre tulio
il

merlo

,
,

muro

dritto

e tal fortezza suol mostrare e senza merlo


.

il

GAP.

GCCXVI.
,

Delle cose vedute da lontano


Li termini

manco
disianza

noti

di quelTobbietto saranno che flano veduti in maggior

GAP.

GCCXVII.
si

Dell azzurro che

mostra essere

n'paesi lontani.

Delle cose remote dall'occhio , le quali siano di che color si voglia , quella si dimostrer di color pi azzurro, la quale fia di maggior oscurit , naturale , o accidentale Naturale quella eh oscura da se; accidentale (juella eh' oscura mediante
,

l'ombra che

gli

fatta

da

altri

obbietti.

GAP.

GCCXVIII.

Quali son q ielle parti de corpi , delle quali per distanza munca la notizia.
Quelle paiti
de' corpi

che saranno di
^

minor quantit

fiano le

prime

delle quali

DT LION.

DA VINCI
perde
la noli/ia (*).

per lunga disianza si sto accade , percli


nori in pari disianza

1 96 Que-

ie spezio delie cose

vengono

airoccliio

micon

minor angolo die le maggiori, e le cognizioni delie cose remole sono di tanta minor notizia quanto elle sono di minor quantit. Seguita dunque , che quando la cnianlit maggiore in lunga distanza viene alVoccliio
notizia

per angolo minimo , e quasi si perile di la quantll minore al tutto manca , della sua co"nizione

GAP. CCCXIX.
Perche
le

cose quanto pi

dall'occhio

manco

si

si rimuovono conoscono
.

Quella cosa sar

manco
io.

nota, la quale
Q.iesto a cade , i ]erdcno che

sar pi remota dal/occ;'

peich quelle parti prima son.) pi minute e le seconde meno minute sono ancora perse nella maggior die cos saccessivamente j-eguifando stanza a ])Oco a poco consumandosi le parti , si consuma la notizia della cosa remola , in modo che alia line si perdono tulle le parti insieme col lui io e manca ancora il colore per la causa della grossezza dell'aria che
,

s'interpone infra Tocciiio e

la

cosa veduta.

(*}

Vedi sopra cap. 292. e 3o6.

196

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCCXX.
Perch
i volti

di lontano pajono oscuri.

Noi vediamo chiaro che tutte le simiche ci sono per obhietto j cos grandi come picciole , entralitudini delle cose evidenti
al senso per la picciola luce dell'occhio. Se per s picciola entrata passa la similitudine della grandezza del cielo e della terra , essendo il volto dell'uomo fra s grandi similitudini di cose quasi niente , per la lontananza che la diminuisce , occupa si poca d'essa luce , che rimane incomprensibile ; ed avendo da passare dalla superficie all' impressiva per un mezzo oscuro, cio il nervo voto , che pare oscuro , quella specie non essendo di color potente , si tinge in quella oscurit della via , e giunta alrimpressiva pare oscura. Altra cagione non si pu in nissun modo insegnare su quel punto , e nervo che sta nella luce e peregli d\in trasparente pieno umore a ch guisa d'aria fa l'offizio che farebbe un Luco fatto in un asse , che a riguardarlo par nero , e le c(>se vedute per l'aria chiara e scura si confondono neiroscurit
:

no

. .

DI LION.

DA VINCI

I97

GAP.
Quali sono

CCCXXI.

le parti che prima si perdono di notizia ne corpi che si rimuovono dall' occhio , e quali pi
si

conservano

Quella parte del corpo che si rimuove dairocchio quella che meno conserva la sua evidenza , e la quale di minor figura. Questo accade ne' lustri de' corpi sferici o colonnari , e nelle membra pi sottili de' corpi, come il cervo, che prima si rimane di mandar all'occhio le spezie, ovvero similitudini delle sue gambe e corna ^ che del suo busto , il quale per esser pi grosso , pi si conserva nelle sue spezie Ma la prima cosa che si perde iu distanza sono li lineamenti che terminano la superjScie

e figura.

GAP. GGCXXIl.
Della prospettiva lineale.

La
fizio

prospettiva lineale s'estende nelTof*

delle linee visuali a provare per misu-

ra quanto la cosa seconda minore che la prima, e la terza che la seconda, e cos di grado in grado insino al fine delle cose vedute Trovo per esperienza , che se la cosa seconda sar tanto distante dalla prima
.

TRA IT. DELLA PITTURA I r)8 quanto la prima distante clall occhio tuo che bench infra loro siano di pari grandezza , la seconda fia la met minore che e se la terza cosa sar di pari Ja prima Ila distanza dalla seconda innanzi a essa minore due terzi e cos di grado in grado per pari distanza faranno sempre diminuzione proporzionata , purch l'intervallo
:

non

passi

il

numero

di 20. braccia,
la

ed inte

fra dette 20. braccia

figura simile a

perder due quarti di sua grandezza , ed infra 40. perder tre quarti e poi cinque
,

sesti

in

60. braccia, e cos di


,

mano

in

m-

facendo la parete lontana da te due volte la tua grandezza , che il farla una sola fa gran differenza dalle prime braccia alle seconde

no

far sua diminuzione

GAP.
De corpi

CCCXXIII.

'veduti nella nebbia.

Quelle cose le quali fian vedute nella nebbia si dimostreranno maggioii assai che la loro vera grandezza; e questo nasce perch la prospettiva del mezzo interposto infra roc< hio e
tal

obbietto

non

ac^orda
di esso

il

color suo con


bietto

la

magnitudine

ob-

perch tal nebbia simile alla con, fusa aria iiterposta infra Tocchio, e l'orizzonte in tempo sereno , ed il coryn) vicino airocchio veduto dopo la vicinit della nebbia si mostra sserc alla distanza dell'oriz-

DI LION. DA VINCI 19^ quale una grandissima torre si dimostrerebbe minore che il predetto nomo stando vicino
.

zonte

nel

GAP. CCCXXIV.
Dell' altezza degli edljzj veduti nella nebbia^

Quella parie del vicino edifizio si mopi confusa , la quale pi remota da (erra ; e questo nasce perch pi nebstra

bia infra l'occhio e la cima deiredifizio che non dall'occhio alla sua base. E la torre parallela vedula in lunga distanza infra la nebbia si dimostrer tanto pi sottile , quanto ella fia pi vicina alla sua base Questo nasce per la passata (*) , che La nebbia si dimostrer tanto pi dice
.

bianca , e pi spessa , quanto ella pi vicina alla terra, e per la seconda di questo, che dice: La cosa oscura parr di tanto minor figura quanto ella Ila veduta in

campo di pi potente bianchezza Adunque essendo pi bianca la nebbia da piedi


.

che da capo
tal

torre

si

necessario che l'oscurit di , dimostri pi stretta da piedi ,


.

che da capo

(*}

Vedi sopra cap. 3i3. e 2iS.

300

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCCXXV.
Delle citt ed altri ecUJzj veduti la sera o la mattina nella nebbia
.

Negli edifi/j veduti in lunga distanza da sera o da mattina nella nebbia , o aria grossa , solo si dimostra la chiarezza delle loro parti alluminate dal sole , che si trovano inverso l' orizzonte , e le parti delli detti edifizj , che non sono vedute dal sole,

restano quasi del colore di mediocre oscurit di

nebbia

GAP. GCGXXVI.
Perch le cose pia alte poste nella distanza sono pi oscure che le basse, ancorch
la nebbia sia unifonne in grossezza .

Delle cose poste nella nebbia , o altra o in vapore , o fumo , o in , distanza , quella fia tanto pi nota , che sar pi alta; e delle cose di eguale altezza quella pare pi oscura che campeggia in pi
ria grossa

oscura nebbia , come accade all'occhio H. {Fig. 47.) , che vedendo A. B. C. torri di eguale altezza infra loro , vede G. sommit
della

prima torre

in R. bassezza di nella

due

grala
sol

di di profondit

nebbia

vede
in

sommit

della torre di

mezzo

B.

un

20 1 DI LION. DA VINCI nebbia , adunque C. sommit si aimosliM pi oscura che la sommit della
firado
(li

tori-e B.

GAP.

CCCXXVII.

Delle macchie dell'ombre che appariscono ne'co'pi da lontano


.

la gola o altra perpendicolare che sopra di se abbia alcun sporto sar pi oscura che la faccia perpendicolare di esso sporto Seguita cbc quel corpo si dimostrer pi alluminato che di maggior somma di un medesimo lume sar veduto Vedi in A. che non vi allumina parte alcuna del cielo F. K. ( Fig. 48. ) ed in B. vi allumina il cielo H. K. ed in C. il cielo G. K. ed in D. il cielo F. K. integralmente. Adunque il petto sar di pari chiarezza della fronte , naso , e mento Ma quello ch'io t'ho a ricordare de' volti, che tu consideri in quelli come in diverse distanze si perde diverse qualit d'ombre , e solo resta quelle })rime macchie , cio delle incassature dell'occhio , ed altre simili e nel fine il > iso rimane oscuro perch in quello si consumano i lumi , li quali sono picciola cosa a comparazione dell'ombie mezzaic; per la qual cosa a lungo andare si consuma la qualit e quantit de' lumi ed ombre princijjali, e si confonde ogni quaht in ombra mezzana E

Sempre

drittiira

202

TRATT. DELLA PITTURA

questa la causa che gli alberi , ed ogni corpo , a certa distanza si dimostrano farsi in se pi oscuri che essendo qnelli medesimi vicino all'occhio Ma poi l'aria che s'interpone infra l'occhio e la cosa , fa che essa cosa si rischiara , e 2)ende in azzurro : ma piuttosto azzurreggia nell'ombre , che nelle parti luminose , doTC si mostra pi
.

la

vexl de' colori

GAP. CCCXXVIII.
Perch sul far della sera l'ombre de corpi generate hi bianca parete sono azzurre
.

L'ombre de' corpi generate dal rossore del sole vicino all'orizzonte sempre fian azzurre ; e questo nasce per l'undecima , dove si dice Lu superficie d'ogni corpo opaco partecipa del coloro del suo obbietto . Adunque essendo la bianchezza della pare:

te privata al tutto d'ogni colore , si tinge del colore de' suoi obbietti, li quali sono in questo caso il sole, e '1 cielo. E perch

sole rosseggia verso la sera , ed il cielo mostra azzurro, dove l'ombra non \cde il sole che dice per l'ottava dcironibra , IVissuno luminoso non vidde mai l'ombre del corpo da ini illuminato, quivi sar veduto dal cielo adunque per la detta undecima l'ondila derivativa ara la percussione nella bianca parete di color azzurro , ed
il

DI LION.
il

DA VINCI

2o3

campo
del

d'essa

re

sole

(^rbia veduta dal rossorosso del color parteciper

GAP.
Dove

CCCXXIX.
il

pi chiaro

fumo

11 fumo veduto infra 'I sole e rocchio far chiaro e lucido pi che in alcuna parte del paese do\e nasce. Il medesimo fa la polvere , e la nebbia , le quali , se tu sarai

ancora infra oscure

il

sole

loro

ti

parranno

GAP. CCCXXX.
Della polvere.

La polvere che si leva per il corso d'alcun animale , quanto pi si leva , pi chiara , e cos pi oscura , quanto meno
s'innalza, stante essa infra
'1

sole e l'occhio.

GAP. GGCXXXI.
Del fumo
pi trasparente ed oscuro estremi delle sue globulenie che li suoi mezzi con tanto mafzgior Il fumo si muove obliquit , quanto il vento swp motore pi potente.
II

fumo
gli

inverso inverso

2o4

Sono
te

sono rano
.

le

TRATT. DELLA PITTURA fumi di tanti varj colori , quanvariet delle cose che lo gene-

Li fumi non faranno ombre terminali suoi conlni sono tanto meno noti, quanto essi sono pi distanti dalle loro cause e le cose poste dopo loro s >no tanto meno evidenti , quanto li groppi del fumo sono pi densi , e tanto son pi bianchi , quanto sono pi vicini al principio , e pi azzurri verso il (ine fuoco ci parr tanto pi oscuro Il quanto maggior somma di fumo s' interpote, e
:

ne infra l'occhio ed

esso

fuoco
,

Dove

il

sono da lui Fa il paese confnso a guisa di spessa nebbia , nella quale si veda fumi in diversi luoghi con le lor fiamme ne'principj alluminatrici delle pi dense globnlenze d'essi fumi, e li monti pi alti pi siano evidenti che le loro radici, come si vede fare nelle nebbie
.

fumo pi remoto meno occupate

le

cose

GAP. CCCXXXIl.
Varj
precetti di natura

La superficie d'ogni corpo opaco partecipa del colore del mezzo trasparente interposto infra l'occhio ed essa superficie; e tanto pi quanto esso mezzo pi denso,
,

e con maggior spazio s' interpone infra chio e la detta superficie

l'oc-

n n
o

DI LION.

DA

VINCI.

2o5

Li lermini deVorpi oparhi fiano uieno Doli (iiianlo saranno pi distanti dall'occhio

vede Quella parte del corpo opaco sar pi ombrata o alluminata che ila pi vicina alTombroso che l'oscura , o al luminoso che 1 allumina La superfcie d'ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obbietto , ma con tanta o maggior o minor impressione quanto esso obbietto sia ])i vicino o remoto , o di maggior o di minor potenza Le cose vedute infra il lume e l'ombre si dimostreranno di maggior rilievo che quelle che vSon nel lume o nell'ombre.
li
.
.

che

Quando
le cose

lu farai nelle lunghe distanze cognite , e spedite , esse cose non

distanti

ma

propinque

si

dimostreranno

Adunque
cose
ti

tue imitazioni fa che le abbino quella parte della cognizione


nelle

le distanze. E se la cosa che per obbietto sar di termini confusi e dubbiosi ancora tu farai il simile nel tuo simulacro La cosa distante per due diverse cause si mostra di confusi e dubbiosi termini,

che mostrano
sia
,

l'una delle quali ch'ella viene per tanto picciolo angolo all'occhio , e si diminuisce

tanto

ch'ella fa l'officio
,

delle cose mini-

ancorch elle siano vicine all'occhio, esso occhio non pu comprendere di elle figura si sia tal corpo, come sono l'un. ghie delle dita , le formiche , o simili co,

me

che

206

TRATT. DELLA PITTURA

se. Li seconda , che infra l'occlio e 1 cose distanti s'interpone tanto d'arir. ch'ella si fa spessa e grossa , e per la su- bian<"hezza tinge l'ombre e le vela dellj. sua bianchezza , e le fa d'oscure in un col re , il quale tra nero e bianco , quale az,

zurro

le lunghe distanze si percognizione dell'esser di molle cose nondimeno quelle che saranno alluminate dal sole si renderanno di pi certa dimostrazione , e l'altre nelle confuse ombre parranno involte. E perch in ogni grado di bassezza l'aria acquista parfc di grossezza, le cose che saranno pi basse si dimostreranno pi confuse , e cosi per il con-

Bench per

da

la

trario

fa rosseggiar li nuvoli cose che per la distanza d'azzurro fiano partecipanti di si vestivano tal rossore , onde si far una mistione fra l'azzurro e '1 rosso, la quale render la
il

Quando

sole

dell'orizzonte,

le

campagna molto
te le cose

allegra e gioconda

e tutros-

che

fiano alluminate da tal

sore , che fiano dense , saranno molto evidenti, e rosseggeranno: e 1 aria per esser trasjarente ara in se per tutto infuso tal rosseggiamento , onde si dimostrer del color del fior de' gigli Sempre quell'aria che sta infra '1 sole e la terra , quando si leva o pone , fia pi occupatrice delle cose che sono dopo lei ,
.

che

iiissun altra

parte d'aria

questo

na-

DI LION.
sce

DA VINCI

207

j biancheggiante Non sian fatti termini u protili d'uu corpo che campegi^i nno so})ra nn altro , ma solo esso corpo ])er se si spiccher Se il terni ine della cosa bianca si scontrer sopra altre cose bianche , se esso sar cnrvo , creer termine oscuro per sua natura , e sar la pi oscura parte che abbi la parte lumi uosa e se campeggier in luogo oscuro, esso termine parr la pi chiara parte che abbi la parte luminosa Quella cosa parr pi remota e spiccata JalTalti-a che campeggier in campo pi vario (la se Nelle distanze si perdono prima i termini de'corpi che hanno colori simili , e che il termine dell'uno sia sopra deiraltro, come il termine d'una quercia sopra un'altra quercia simile Secondo in maggior distanza si ]crderanno i termini de'corpi di colori mezzani terminali l'un sopri 1 altro, come alberi , terreno lavoralo , muraglie , o altre rodine di monti o di sassi. Ultimo perderanno i termini de'corpi terminati si il chiaro neir( scuro, e l'oscuro nel chiaro. Infra le c( se di Ciiual altezza cbe so^ pra l'occliio siano situate , quella che fa pi remota dall'occl/io sar j bassa: e se sar situata sotto l'occhio , la pi vicina a esso occhio pana pi bassa , e le laterali

per

essere

ella

parallele concorreranno in

un punfo
,

Manco sono

evidenti ne' siti lontani le

cose che sono d' intorno ai fiumi

che qutl-

2o8
le

che

(la

tali

TRATT. DELLA PITTURA fiumi e palliidi sono remote.


sj)essitiidiiie .'juel.

lafra le cose di egual


le

che saranno pi

inine all'occhio parran-

le pi remote pi spesse. L'occhio che sar di maggior pu])illa vedr lohbietto di miggior figura. Questo si dimostra nel guardare un corpo celeste

no pia rare, e

spiracolo fatto con l'ago che per non poter operare di esso essa luce se non uua picciola ]>arte corpo pare diminuire t ulto della sua grandezza , quanto la parte della luce che lo vede mancata dal suo tutto.

per

un

picciolo
,

nella carta

L'aria eh" ingrossata , e s' interpone infra l'occhio e la cosa , ci rende essa cosa d'incerti e confusi termini , e fa esso obbietto parere di maggior figura che non . Questo nasce perch la prospettiva lineale non diminuisce l'angolo che porta le sue
spezie all'occhio,
la

e la prospettiva de'colori

spinge

ch'ella
l'ocrhio

rimuove in maggior distanza non , sicch l' una rimuove dall'altra conserva la sua magnitu, e
e

dine.

Quando il sole in occidente le nebbie che ricascano ingrossano l'aria , e le cose ehe non sono vedute dal sole restano oscure e confuse, e quelle che dal sole fiano alluminate rosseggiano e gi dleggiauo
secondo che
ii

soie

si

dimostra all'orizzonte.
,

che da questo sono alluminate sono forte cvideati e massime gli edifizj e case della citt e ville, perch le loro.
le cose

Ancori

DI LION.

DA VINCI.
e

20^

ombre sono

pare che tale loro certa dimostrazione nasca di confusi ed injcrch ogni cosa q d'un certi fondamenti colore, se noti veduta da esso sole. La cosa alluminata dal sole ancora alluminala dall'aria , in modo che si crean due ombre , delle quali quella sar pi oscura che ara la sua linea centrale dritta Sempre la linea cenal centro del sole
os(Hire
,
,
.

trale

del

lume primitivo
.

con

la linea

e derivativo ila centrale dell'ombre primitive


il

derivative

Bello s]iettacolo fa

sole

quando
tutti
gli

in
alti

ponente
edifzj

il

quale
,

allumina
e castella
,

delle citt

l'alti

alberi

e Vi tinge del suo colore, da quivi in gi rimane di jiercL essendo solamente al])()CO rilievo luminato dall'aria hanno poca differenza le e per questo non spicombre dalli lumi e le cose che fra queste pi cano troj)))o s'innalzano sono tocche dai raggi solari, e

delle

campagne,
il

e tutto

resto
,

come

tingono nel lor colore ; del colore di che tu fai il sole , e quivi ne hai a mettere in qualunque color chiaro , con il quale tu allumini essi corpi {Fig. 5o. ). Ancora s])esse ^olte accade che un nuvolo parr oscuro senza aver ombra da altro nuvolo da lui sc])arato; e questo accade secondo il sito dellocchio , perch dell'uno vicino si vede solo la parte ombrosa , e degli altri si vede l'ombrosa e la luminosa?
si

detto,

si

onde tu

hai

torre

Lioii.

da

trinci

14

aio

TRATT. DELLA PITTURA

Infra le cose (li egual altezza quella che sar pi distante dall'occhio parr pi

Vedi che 11 nuvolo primo ancor che pi basso che il secondo , pare pi alto di lui, come ci dimostra nella parete il tagliameuto della piramide del primo nuvolo basbo in M. A. { Fi^. i.) del r,econdo pi alto in N. M. Questo nasce quando ti par vedere un nuvolo oscuro pi alto che un nuvolo chiaro per i raggi del sole in oriente o in occidente
bassa.
sia

GAP. CCCXXXIII.
Perch la cosa dipnta , ancorcli ella vengi alt occhio per quella liedesima g'ossezza d'angolo che cpiella
eli

pi remo-

ta da lei y non pare tanto remota quanto quella della re'uozione naturale .

Diciamo lo dipingo su la parte B. C. Fig. 62. ) una casa che abbi a parere d( stante un miglio , e di poi io gliene metto allato una che ha la vera distanza d'un miglio, le quali cose sono in modo ordinale che la parete A. C. taglia la piranAde con egual grandezza; nientedimeno mai con
:

due occhi parranno


di eguai distanza

di egual grandezza,

, ,

DI LION.

DA VINCI

211

GAP.
De
li

CCCXXXIV.
Campi.

Principalissima parte della pittura sono delle cose dipinte , nelli quali campi li termini delle cose naturali eli' hanno in loro curvit convessa sempre si conoscono , e le figure di tali corj)i in essi campi ancorch li colori de' corpi sieno del mede-

campi

simo colore del predetto campo E questo nasce che li termini convessi de' corpi non sono alluminati nel medesimo modo che
.

alluminato il campo , molte volte sar jji termine perch chiaro o pi scuro che esso campo Ma se tal termine del color di tal campo

dal

medesimo lume
tal

parte di pittura proibir la notizia delle figure di tal termine , e questa tale elezione di pittura da essere schifata dagl'ingegni de' buoni pittori, conciossiach P intenzione dei pittore di far parere li suoi corpi di qua da' campi ; e nei sopraddetto caso accade il contrario, non solo in pittura , ma nelle cose di rital liCA'O
.

senza dubbio

212

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCCXXXV.
Del
giudicio che s

ha da fare sopra r opera d'un pittore


.

s'

Prima che tu consideri le figure hauuo il rilievo che si richiede al sito e '1 lume che lallumiua clic Tombre non siano quelle medesime negli estremi dell' isto;

che nel mezzo, perch altra cosa l'esdall'ombra , ed altia avere l'ombra da un solo lato Quelle sono circondate dall'ombra, che sono verso il mezzo dell'istoria, perch sono adombrate dalle figure interposte fra loro ed il lume ; e quelle sono adombrale da un sol lato, le quali sono interposte infra '1 lume e l'istoria , perch dove non vede il lume , vede
ria

ser circondato

l'istoria,

e vi

si

rappi esenta l'oscurit d'essa


l'istoria,
si

istoria, e

dor non vede


,

vede lo

splendor del lume sua chiarezza


.

e vi

rappresenta la

Secondo che

il

scm inamento, ovvero

compartizi(tne delle figure, fia secondo il raso del quale tu vu'i che sia essa istoria. Terzo cIjc le ligure siano con proutezza intente al loro particolare

DI LION.

DA

VINCI.

2l3

C A
Del

P.

CCCXXXVI.

rilievo delle

finire remote dalt occhio

(li

Quel corpo opaco si dimostrer essere minor rilievo il quale sar pi distante
, ;

questo accade perch l'aria interposta fra l'occliio ed e.-so corpo opaco per esser ella cosa chiara pi che l'ombra ai tal corpo , corrompe essa ombra , e la rischiara , e gli toglie la potenza della sua oscurit, la qual cosa causa di foi^gli perdere il suo rilievo
dall'occhio
e
.

GAP. CCCXXXVII.
De' termini de membri alluminati.
Il termine di quel membro alluminalo paiT pi oscuro che sar veduto in campo pi chiaro, e cos parr pi chiaro che fa veduto in campo pi oscuro. E se tal termine fia piano , e veduto in campo chiaro simile alla sua chiarezza , il termine fia

insensibile

GAP. CGGXXXVIIL
De
tennini

ranno mai cogniti come

Li termini delle cose seconde non sai primi. Adunque

214

TRATT. DELLA PITTURA

tu , jMltore , non terminare immediate le cose cjnarle con le quinte , come le prime

con

le

seconde

perch
;

il

termine

d'

cosa in un* altra e di natura di linea

una ma-

perch il termine teniatica , ma non linea d'un colore principio d'un altro colore , e non ha da essere per detta linea , perch nissuna cosa s' inlramette infra '1 termine d'un colore che sia anteposto ad un altro colore , se non il termine , il quale

cosa insensibile d'appresso


,

adunque

tu,
di-

pittore
stanti
.

non

la

pronunziare nelle cose

GAP. CCCXXXIX.
Della incarnazione , e cose remote dair occhio
.

Debhonsi dal pittore porre nelle figure, e cose remote dall'occhio , solamente le macconfusi termifigure quanla sera, e sopra tutdo nuvolo, o in su to guardisi , come ho detto , dai lumi ed ombre terminate , perch pajono poi tinte quando si \ edono da lontano , e riescono poi opere difficili e senza grazia E ti hai a ricordare, che l'ombre mai siano di qualit, che per la loro oscurit tu abbi a perdere il colore ove si causano, se gi il luogo dove li corpi sono situali non fusse tecliie
,

non terminate

ma

di

ni, e sia fatta l'elezione di

tali

DI LION.
tiebroso
pelli
, ;

non
,

far pi-ofili,

DA VmCI. non
,

2l5
disfilar ca*

non dar lumi bianchi


e

se

non

nelle

cose bianche
si

mostrare la posano.

che essi lumi abbino a diprima bellezza del colore dov

A P.

CCCXL.
-pittura
,

Varj precetti di

Li termini e figura di qualunque parte de' corpi ombrosi male si conoscono nelr ombre e ne* lumi loro , ma nelle parti inlcrposte infra i liinii e l'ombre di essi

corpi sono in primo grado di notizia La prospettiva la quale si estende nella pittura si divide in tre parti principali delie quali la prima della diminuzione che fanno le quantit de' corpi in diverse La seconda parte quella che distanze
.
.

tratta

della

diminuzione

de' colori

di tali

corpi.

La

terza quella che diminuisce la

notizia delle liijure, e de' termini

che bau-

no
sto

essi

corpi

vane distanze.

di color compoluce e di tenel)re, la luce dico per causa dell' aiia illuminala nelle particole dell' umiclil infra essa aria infusa. Per tenebre dico Tarla ])ura , la quale non divsa in atomi, cio particole d'umidit, raggi so nella quale abbino a percuotere lari. E di questo si vede l' e.seiipio nell'aria che s'interpone infra l'occhio e le mon-

L'azzurro dell'aria

di

taglie

TRATT. DELLA PITTURA ombrose per l'ombre della gran co-

pia degl' alberi che sopra essa si trovano ovvero ombrosa in quella parte die non percossa dalli raggi solari , la qual aria si fa azzurra, e non si fa azzurra nella parte sua luminosa , e mollo meno nella parte coperta di neve. Fra le cose egualmente oscure , e di egual distanza , quella si dimostrer esser pi oscura che terminer in pi bianco campo, e cos per il contrario. Quella cosa che fia pi dipinta di bianco e nero apparir di miglior rilievo che

alcun' altra Per ricordati , pittore , che vesti le tue figure di color pi chiaro che che se le farai di color oscuro, tu puoi
.

poca evidenza da perch 1' ombre di tutte le cose sono oscure, e se farai una veste oscura, poco divario fia dal lume all'omfiano di

poco

rilievo e di

lontano

e questo

bra; e ne' colori chiari vi

fia

differenza.

GAP.
Perch

CCCXLl.

le cose ritratte perfettamente dal naturale non pajono del medesimo rilievo qual pare esso naturale
.

Im])ossib)le

<"he

la

pittura

imitata

con somma perfezione di lineamenti , ombre , lume e colore (*) possa parere del
,

(*)

Vedi sopra cap.

53.

-s**ie3afrrass^.?nawai

:si

<

DI LION.

DA

VlNCt.
})ai

217

naturale , se^ gi tal naturale in lunga distanza non siano veduto da un sol occhio Provasi gl'occhi A. B. {Fig. 53.) li quali vegghino r obhiello C. col concorso delle linee centrali degli occhi A. C. e B. C. dico che le linee laterali di essa centrale vedono dietro a tal obbielto lo spazio G. D. e l'occhio A. vede lutto lo spazio F. D. e V occhio B. verilievo qiial

medesimo

esso

de tutto lo spazio G. E. Adunque li due occhi vedono di dietro all'obbietto C. tutto


lo spazio F. E. per la qual cosa tal ohhietto C. resta trasparente , secondo la dcfnizione della trasparenza , dietro Ja quale niente si nasconde che intervenir non il pu a quello che vede con un sol occhio un ohbietto maggior di esso occhio. E per quello che si detto potiamo concludere il nostro quesito , perch una cosa dipinta occupa tutto lo spazio che ha dietro a se , e per nissuna via possibile veder parte alcuna del campo che la linea sua circouferenzialc ha dietro a se.
:

C Di far
che
le
,

A P.
cio

CCCXLII.

campi

cose paino spiccate da' or dalla parete dove

sono dipinte

Molto pi
nel ro
.

rilievo

mostreranno

le

cose

campo chiaro e alluminalo che nell'oscuLa ragione , che se tu vuoi dar ri-

TRATT. DELLA PITTURA fai che quella parte del corpo che pi remota dal lume manco partecipi di esso lume, onde viene a rimanere pi oscura, e terminando poi in campo scuro, viene a cadere in confusi termini; per la qual cosa, se non vi accade riJlesso, l'opera resta senza grazia, e da lontano n(n apparist^ono se non le parti luminose , onde conviene che l'oscure paino

2i8

licvo alla

tua figura, tu

esser del

campo medesimo
e
il

e cos

le

paiono tagliate, dovere , quanto

rilevate tanto

meno

cose del

campo

oscuro.

P.

CCCXLIII.
.

Precetto

Le

figure

hanno pi

grazia

poste ne'

lumi universali che ne'parlicolari e piccioli, perch li gran lumi e pote^ui ahhracciano
li

rilievi de'

corpi

l'opere

fatte

in

tali

lumi appariscono da lontano con grazia , e quelle che sono ritratte a lumi ])icc'oli , piijliano gran somma d'ombra, e t,im ili opere fatte con tali ombre mai appariscono da* luoghi lontani altro che tinte
.

GAP. CCCXLIV.
Del figurar
le

parti del

mondo.

mi

Sarai avvertito, che ne' luoghi marittio vicini a quelli , volti alle parti me*

DI LION. DA VINCI.
ridionali
essi
gli
,

219

non
,

facci

alberi o prati

verno figurato negli come nelle parti remote da


il

mari e settentrionali
alberi,
li

faresti, eccetto

ne-

quali

ogn'anno gettano

foglie.

C A

P.

CGCXLV.

Delfigurar le quattro parti de tempi deir anno


o partecipanti di
quelli .

Neiraulunno farai le cose secondo Tet tempo , cio nel principio cominciano ad impallidir le foglie degli alberi ne'pi vecchi rami , pi o meno secondo che la
di tal

pianta in luogo sterile o fertile ; e non far come molti , che fauno tutte le sorti degli alberi , ancorch da se siano egualmente distanti , di una medesima qualit di verde Cos il colore de' prati , sassi, e pedali delle predette piante varia sempre ,
.

perch

la

natura variabile in infinito

GAP. CCCXLYI.
Del vento
dipinto

Nella figurazione del vento , oltre il piegar de' rami, ed arrovesciar delle foglie inverso Tavvenimento del vento, si deve figurar il ranuugolamento della sotlil polvere mista cou l'intorbidata aria
.

220

TRATT. DELLA PITTt7A

GAP.
Del
principio

CCCXLVII.
d'una pioggia.
quella , pigliando dalsole, e l'ombra
l'aria
,

La pioggia cade infra oscurando con lucida tintura


l'uno
de'
lati
il

lume

del

si vede fare alle ed oscurasi la terra , che da tal pioggia r tolto lo splendor del sole e le cose vedute di l da essa sono di confusi e non intelligibili termini , e le cose che saranno pi vicine all'occhio fiano pi note e pi note saranno le cose vedute nella pioggia ombrosa, che quelle della pioggia alluminata E questo accade perch le cose vedute nelTombrose pioggie , solo perdono li lumi principali, ma le cose che s veggono nelle luminose perdono il lume e l'ombra perch le parti luminose si mischiano con la luminosit deiralluminata aria e le parti ombrose sono rischiaste dalla medesima chiarezza della detta aria alluminata.

dalla parte opposita,


,

come

nebbie

_,

GAP.

GCCXLVIII.

Delt ombre fatte du ponti sopra


le loro

acque

L'ombre
dute sopra non perde

de' ponti

le loro
l'offizlo

non saranno mai veacque se prima l'acqua

dello specchiare per con-

DI LIOK. DA VINCI

22 1
si

io di toi-blJczza

prova , perch l'acqua chiara di superucic lustra e pulita, e specchia il poute in Uitll Ji luo.

E questo

glii

interpobli infra e:4uali angoli infra IVic,"

chio ed il ponte e sierchia Tarla sotto il ponte, deve deve essere l'ombra di tal ponte; il che non pu'^ far l'acqua torbida perch non specchia, ma ben riceve l'ombra, come farebbe una strada polverosa .

GAP. CGCXLIX.
Precetti di pittura.

La
pittura

prospettiva briglia e timone della

La grandezza della figura dipinta dovrebbe mostrare a che distanza eli' veduta Se tu vedi una figura grande al naturale , sappi che si dimostrer esicr presso
.

air occhio

GAP.

CCGL.
.

Precetti

Sempre il bilico nella linea centrale del petto eh' da esso bilico in su , e cosi tien conto del peso accidentale dell'uomo, come del suo peso naturale Questo si di.

mostra nello stender il braccio gno posto nel suo estremo fa

che

il

pu-

1*

uffizio

che

TRATT. della PITTURA al contrappeso posto nell* estremo della stadera; onde per uecessit si getquauto ta tanto peso di l dall' ombelico ,

222

far

si

vede

il peso accidentale del pugno, ed cagno convierte che s'innalzi.

il

cal-

CA

P.

CCCLl.

Della stadia.
Se vuoi fare una figura di marmo , fanne prima una di terra, la quale poi che sar finita e secca, mettila in una cassa che sia ancora capace , dopo la lgura tratta d'esso luogo , a ricever il marmo che vuoi scolpirvi dentro a similitudine di quella terPoi messa la figura di terra dentro ad ra essa cassa, abbi bacchette, che entrino appunto per gli suoi buchi , e spingile dentro tanto })er ciascun buco , che ciascuna
.

bacchetta bianca tocchi la figura in diversi luoghi , e la parte d'esse bacchette che resta fuori della cassa tingi di nero , e fa il contrassegno alla bacchetta , ed al suo buco , in modo che a tua posta si scontri : e trarrai della cassa la figura di terra , e mettivi il tuo pezzo di marmo , e tanto leva dal marmo che tutte le tue bacchette si nascondino sino al loro segno in detti buchi ; e per poter far meglio questo, fa che tutta la cassa si possa levare in alto, ed il

fondo d'essa cassa


i

resti

sempre

sotto al

mar-

mo, ed a questo modo ne


ferri

potrai levar con

con gran

facilit

DI LION.

DA

VINCI.

22.3

GAP.
JDe far

CCGLII.
d' etorna

una pi tu ni
la

i^emice

tua piilura sepia della carben delicata e piana , e poi d una buona e grossa imprimitura di pece e mattone ben pe^to: dappoi d limprimilnra di biacca e gialloliuo , poi coloris<'i e veniica d'olio vecchio chiaro e sodo , ed appiccalo al vetro ben piano .* Ma

Dipingi

ta

tirata in

tclaro

meglio
triato
,

far

un quatlm

di

terra

ben ve-

e rim])rimitnr;'. di biacca e giall^li-

^ vernici^ , poi appicca , vetro cristallino con la vcnji< e ben chiara a esso vetro ma fa p.rima ben seccare in stufa oscura esso colorito , e poi vernicalo con l'olio di noce ed ambra, ovvero olio di noce rassodato al sole.
,

no

e poi coloiisci

il

P.

CCCLIII.
tela
.

Alodo di colorir in

Metti la tua tela in lelaro, e dagli coldebole , e lascia seccare , e disegna , o d l'incarnazione con pennelli di setole, e cosi fresca farai l'ombra sfumata a tuo modo. L'incarnazione sar biacca, lacca, e giallolino l'ombra sar ntro , e majorica , e un poco di lacca , o vuoi lapis duro. Sfumato che tu hai , lascia seccare , poi rila
:

224

TRATT. DELI4 PITTURA

tocca a secco con lacca e gomma , stata assai tempo con l'acqua gommala insieme li-

quida , che migliore , perch fa rofilzio suo senza lustrare Ancora per fare l'ombre pi oscure , togli lacca gommata sopraddetta , ed inchiostro , e con questa ombra puoi ombrare e poi molti colori , perch trasparente
:

ombrare l'azzurro

lacca, e diverse

ombre,

dico perch diversi lumi ombrerai di lacca semplice gommata sopra la lacca senza tempera , ovvero sopra il cinabro temperato e secco
.

CA

P.

CCCLIV.
in pittura
.

Precetto della prospettiva

Quando tu non conoscerai variet di chiarezza o di oscurit infra l'aria , allora la prospettiva dell'ombre fia scacciata dalla lua imitazione , e solo ti hai a valere della prospettiva della diminuzione de' corpi , e (iella diminuzione decolori, e del diminuire della cognizione delle cose all'occhio contrapposte ; e questa fa parere una medesima cosa pi remota , cio la perdita della cognizione della figura di qualunque obhietto
.

L'occhio non avr mai per la prospettiva lineale , senza suo moto , cognizione della distanza eh' fra l'obbietto ed un'altra cosa , se non mediante la prospettiva de'colori.

DI LION.

DA VINCI

225

GAP.
Degli

CCCLV.
obbietti
.

Quella parte deirobbietto sar pi alluminata che fia pi propinqua al luminoso che rallumiiia. La similitudine delle cose in ogni grado di distanza perde i gradi di potenza cio quanto la cosa sar pi remota dall'occhio , sar tanto meno penetrabile infra l'aria con la sua similitudine
.

GAP.

GCCLVI.

Della diminuzione de' colori e corpi.


Sia osservata la diminuzione delle qualit

de' colori

de'corpi ove

si

insieme con la diminuzione applicano.

GAP.

CCCLVII.

Dell' interposizione de' corpi trasparenti infra l'occhio e l obbietta.


interposizione trasparente infra l'occhio e l'obbietto tantp pi si trasmuta il colore dell'obbictto nel colore
fia
l'

Quanto maggior

del trasparente interposto. Quando l'obbietto s'interpone fra roc-

chio e '1 lume, per la linea centrale che Lion* da Vinci i5

si

226

TRATT. DELLA PITTURA

estende infra '1 centro del lume e rocchio, allora tal obbietto fia lotalmcnlc privalo di

lume

GAP.

CCCLYIII.
le

De' panni che vestono


e lor pieghe

figure

no avere

Li panni che vestono le figure debbole lor pieghe accomodale a cin-

gere le membra da loro vestile , in modo che nelle parti alluminate non si ponga pieghe d'ombi'a oscura , e nelle parti om-

brose non
rezza
,

di troppa chialineamenti d'esse pieghe vadino in qualche parte circondando le membra da lc)ro coperte, e non con lineamenti
si

faccia pieghe
i

e che

che taglino

le

membra

n con ombre che

sfondino pi dentro che non la superficie del corpo vestito , ed in effetto il panno sia in modo adattato che non paja disabitato, cio che non paja un aggruppamento di panno spogliato dall'uomo, come si vede fare a molti, li quali s'innamorano tanto de'varj aggruppamenti di varie pieghe, che n'empiono tutla una figura, dimenticandosi reffetlo perch tal panno fatto, cio per vestire e circondare le membra con grazia, dove e^si si posano , e non l'empire tutte
, o vesciche gonfiale sopra li rilevi alluminati de'membri INon nego gi che non si debba fare alcuna bella falda , ma

di venti

TDli'

'^

y-^A]e.CG\lL^J\^

DI LION.

DA VINCI.
dove
le

227
raem-

sa fatta in parte della fii^ura

hra infra esse ed il corpo raccoglino e raE sopra tutto varia ]i gunirio tal panno panni nelT istorie, come nel fare ad alcuni le pieghe con rotture a facciate , e questo ne' panni densi; ed alcuni panni aDbino e le lor volte non lali piegamenti molli ,
.

t erate ,

ed

altri torti

CA
Della natura

P.

CCCLIX.
de' panni^^

delle pieglie

Molti amano le piegature delle falde de'panni con gli angoli acuti , crudi , e spediti , altri con angoli quasi insensibili, altri senza alcuni angoli , ma in luogo di quelli certe curvit

GAP. CCCLX.
Come
si

devon fare

le

pieghe dpanni.

Quella parte delle pieghe che si ritrova pi lontana da' suoi costretti estremi si ridurr pi in sua prima natura. Naturalmente ogni cosa desidera mantenersi iu suo 11 panno , perch di eguale denessere sit e spessii udine , s nel suo rovescio come nel suo dritto , desidera di star piano onde quando egli da qualche piega o fal.

da
la

costretto a lasciare essa planizie

osserva

natura della forza ia quella parte di se

TRATT. CELIA flTTURA pi costrelio, e quella parte eh' pi lontana a essi costriiigimcnti troverai liei urbi pi alla prima sua natura , cio dello star disteso e ampio. Esempio sia

228

do^e

egli

A.

B. C. {^Fig.
.

54.) la piega del panuo det-

to di sopra

A.

B. del

sia

il

luogo dove esso


.

panno
tano

piegato e costretto
costipiti estremi
si

lo

ti

j^roposi
]ii

che quella parie


alli

panuo ch'era
:

lon-

ridurrehhe pi
C. tro-

nella sua

prima natura

adunque

vandosi pi

lontano , la piega C. fia pi larga che in nissuu altro suo luogo.

GAP.
Come

CCCLXI.
le

s clevojio fai^

pieghe

d panni

A
te te
,

un panno non
,

si

deve dare confu-

sione di molte pieghe

dove con le mani ed il resto lasciar cadere semplicemensi


, ,

anzi farne solameno braccia sono ritenu-

te, e

se vorrai

debbono rlrarre di naturale cio, fare paimo lana usa le pieghe secondo quelli e se sar seta o panno fi,

no

o da villano , va diversificando a ciascuno le sue pieghe, e non fare alzilo, come molti fanno, sopra i modelli coperti di carta , o corame sottile j che t' inganneresti
,

forte

DI LION.

DA

VINCI.

229

GAP.

CCCLXII.

Delle pieghe de' panni in scorcio.

gior

Dove la figura scorcia fagli vedere magnumero di pieghe che dove la non
,

scorcia

e le sue spesse

membra
e

sieuo circondate

da pieghe

giranti intorno

ad esse

membra. E sia dove sta l'occhio. M. N. {^Fig.bS,') manda il mezzo di ciascuni cirpi lontani dall'occhio de' loro fini N. O. li mostra dritti, perch si trova a rincontro P. Q. li manda per contrario
coli
.
.

GAP.

CCCLXIII.

Dell occhio che vede

le pieghe de' pam che circondano Cuomo


.

L'ombre interposte infra le pieghe de' panni circondatrici de' corpi umani , saranno tanto pi oscure , quanto elle sono pi rincontro all'occhio con le concavit, dove tal ombre son generate e questo intendo
:

aver detto , quando l'occhio situato infra la parte ombrosa e la luminosa della predetta figura
.

23o

TRATT. DELLA PITTURA

GAP. CCCLXIV.
Delle pieghe de panni

Sempre le pieghe de' panni situati in qualunque atto delle figure debbono con i
suoi lineamenti mostrare
l'atto

di tal figu-

ra , in modo che non diano ambiguit o confusione della vera attitudine a chi la considera e che nissuna piega con l'ombra tolga alcun membro , cio che paja pi a dentro la profondit della piega che la superficie del membro vestito. E che se tu figuri figure vestile di pi vestimenti , che non paja che l'ultima veste rinchiuda dentro a se le semplici ossa di tal figure , ma la carne insieme con quelle, e li panni vestimento della carne , con tanta grossezza qual si richiede alla moltiplicazione de' suoi gradi Le pieghe de' panni che circondano le membra debbono diminuire della loro grossezza inverso gli estremi della cosa circondala La lunghezza delle ])ieghe che sono pi
: .

strette alle

membra debbono

aggrinzarsi

da

quel lato che il membro per le sue piegature diminuisce, e tirarsi dall'opposita parte delia sua piegatura {Fig- 56.)
.

C>x.CCGLXL\^

5b.

/>.yy/,

.;-.

DI LION.

DA

VINCI.

23 1

GAP. CCCLXV.
Dell' oiizzonte specchiato nelloncc
.

Specchierassi rorizzonte per la sesta di questo nel Jalo veduto dall'orizzcute e dall'occhio , come si dimostra l'orizzonte F. (^Fig.^j.) veduto dal lato B. C. , il qual lato ancor veduto dall'occhio Adunque
.

che hai a figurare l'inondazio, ni dell'acque, ricordati che da te non sar veduto il colore dell'acqua esser altramente chiaro o oscuro che si sia la chiarezza o oscurit del sito dove tu sei, insieme misto col colore dell'altre cose che sono dopo te.
tu
pittore,

FINE.

INDICE
DE'

CAPITOLI

DI QUESTO TRATTATO ,

CAPITOLO
\Juello che ^ giovane

L
il

deve prima imparare

Cjp. II. Quale studio deve esse?'e ne' giovani Cap, III. Qual regola si deve dare
a' putti pittori

Cap. IV. JSotizia del giovine disposto


alla pittura

Cap. V. Precetto al pittore

....

3 3

233 TNDTCE De'cjpITOLI Cap. vi. In che modo deve il giovane procedere nel suo studio 4 Cap. vii. Del modo di studiare 4 Cap. Vili. Avvertimento al jnUore 4 Cap. IX. Precetto del pittore luiiver.

salc

Cap. X.

Come

il

pittore

deve essere

universale

Cap. XI. Precetto al pittore Cap. XII. Precetto come sopra Cap. XIII. Precetto dello schizzar istorie e figure Cap. XIV. Del corregger gl'errori che
. .

...

6 6 6

7
7 8

tu scuopri

Cap. Cap.

XV. Del giudizio XVI. Modo di destar


a

l'ingegno

varie intenzioni Cap. XVII. Dello studiare insino quando tu ti desti , o prima che tu
t'

Cap.

XVIII.
tica

addormenti allo scuro Che si deve prima impa-

....

rar la diligenza che la presta pra-

9
il

.Cap.

XIX. Come
Dago
d'udir
il

pittore dev'esser

giudizio d'ogr
si
,

Cap.

XX.

Che l'uomo non


se

dar tanto di
dal naturale Cap. XXI. Delle

uno deve fidie non vegga


delle pitture
.

io

IO
v'ariet
j i
.

,Cap. XXII. Dell essere universale Cap. XX111. Di quelli che usano

ji

la
ov-

pratica , senza vero scienza

la diligenza

i2

^34
L.-ii'.

INDICE

XXIV. Del imn


tro pi tore

imitare l'un V al*


.

dal naturale Del C-jp. i.dP XXVI. Aruyertimento al pittore Cav. XXVII. Come deve essere cdo il lunie da rltrar dal naturale Cap. XXVIII. Quali lumi si devono ^/^,i^->'",^ per ritrar le Jigure de'
ritrar
. .

XXV.

12 i3 i3 i3

C'.y-.j i

14
Delle qualit
.

Cap.

del lume pc r/rar rdievi naturali , o finti Cap. XXX. Del rit>ar gV ignudi Cap. XXXI. Del ritrarre di rilievo o did JUitiirale finto Cap. XXXII. Modo di ritrarre un sito
. .
,

XXIX.

i5 16

16

corretto

17
si

Cap. Cap.

XXXIII. Come
li

devono

ritrar

paesi

17

XXXIV.
candela

Dal

jitrarre

al lume di

18

Cjp.

XXXV.
ritrarre

In che

modo

si

debba
,

un

volto y e dai gli grazia

ombra
Cap.
trae

e lumi

.
lume dove
si rij

18

XXXVI. Del
igi/di

l'incarnazione delli volti


ritrar figure
ritrar

19

Cap.

XXXVII. Del
ristoie

per
19

Cap.
Cap.

XXXVIII. Per
dal naturale
,

un ignudo

o altro

....

20

XXXIX.

Misure e compartimenti

della statua

.......

-O

de' CAPITOLI

235
deve ac.

Cap.

XL. Come

il

vittore si

conciar al lume col suo rilievo Cap. XLI. Della qualit del lume Cap. XLII. Dell- inganno die si riceve nel giudizio delle membra Cap, XLIII. Che si deve saper l'intrinseca fartua dell'uomo Cap. XLV. Del difetto del pittore Cap. XLf^. Precetto j perch il pittore non s'inganni nell'elezione della . figura in che fa abito Cap. XLVI. Difetto de'pittori che itraggono una cosa di rilievo in casa a un lume , e poi la mettono
.

20
21

2r

21 23

22

in

campagna a un

altro
,

lume

23

Cap.
Cap.

XhVII.
visione

D ella pittura

e sua di-

24
e sua divisio-

XLVlll. Figura,
ne

Cap. XLIX. Proporzione di membra Cap. L. Delli jnoDimenti, e delle ope.

24 24
25 2G

razioni varie

Cap. li. die si devon fuggire i termini spediti Cap, LU. Che nelle cose picciole non
nelle si vedon g' errori , come grandi CaP' lui. Perch la pittura non pu

26

inai parere spiccata

come

le

cose

naturali

27

Gap. .LIJ^. Perch i capitoli delle figure l'ima sopra l'altra cosa da
f^^S8"^G

28

2,36

INDICE
.

C^p. LT^. Qiial pittura si deve usare in far parer le cose pi spiccate Cjp. LVl. Qiial e pi di discorso e iiuiit , o il lianr ed ombre de'corpi ^ o li loro lineamenti Cap. LVll. Memoiia die si fa dall' autore . Gap. hVIll. Precetti di pittura Cap. LIX. Come la pittura deve esser
.
.

29

3o

3o
3i

vista

da una sola Jiriestra

Cap, Gap.
i

LX. Dell' o?uh re LXI. Come si debbono figurare


putti

3r 3i

.
Come
si

32
3l2

Caf. JLXII.

debbono figurare
debbono figurar

vecchi

Gap. LXIII.
le vecchie

Come

si

32
si

Gap.

LXIV. Come
le

debbono figurar
33
deve figurar una

donne

Gap. LXJ^.
notte

Come

si

33
34 35
di condurre
.

Come si deve figurar una Gap. fortuna Gap. LX^II. Come si deve figurare
una
Gap.
Gap.
battaglia

hXKL

LXVIII. Del modo


in pittura le cose

LXIX. Come

l'aria si

lonUine deve fare


.
.

3^

chiara quarito pi la fai finir bassa far che le figure spicPap. LXX. chino dai lor campo

^O
4^

DL' CAPITOLI.

287
grandezze
41
,

Cjp.

LXXI. Del figurar


delle cose dipinte

le

C^p.
Cap.

LXXII. Delle
le

cose finite

e del-

confuse

42
Delle Jignre
accioccie

LXXIIL
separate , congiunte

son wni pajano


che
^.3

Cap.

LiXXIV

Se
,

il

tolto in faccia

lume dev esser o da parte , e


.

quale d pi grazia

Cap, Cap.
Cap. Cap.
Cap.

LXXV.

Della riverberazione
luminosa
riflessi

^3 44
44 45
45

LXXl^I. Dove non pu


ri'verb erazione

LXXVII. De

LXXVIII. De'

riflessi

che circondano l'ondjre

.... .... de lumi ....


de' lumi
riflesso

esser

LXXIX. Dove
rezza

i riflessi

sono di masimor o
Cap.
Cap. Cap.
Cap.

minor chia-

46
Qual parte del
pi chiarii
colori riflessi della
4'7

LXXX.
sar'

L.XXXl. De
carne

47
li

LXXXII. Dove
pai
e
sejisihili

riflessi

sono

48
duplicati

LXXXIII. De' riflessi


triplicati

49

Cap. I-iXXXif"^. Come nissun colore riflesso e semplice , ma misto con li' specie degli altri colori Cap. LiX KXl"^. Come rarissime volte li riflessi sono del colore del corpo
.

49

dove

si

congiungono

5o

238
Cap. I-jXXXP^I.
riflesso

INDICE

Dove pi

si

vedr

il

Cap. Cap.
Gap.

L XXXVil Decolori de L XXXV111. De' termini


LXXXIX.
campo Del collocar
d'

5]
riflessi
de"" ri-

5^

flessi nel suo

52
le

figu-

re

53

Cap.

XC. Del modo


istorie

imparar hcne
flgure nelle

a comporre insieme
Cap.

le

53

XCL
istorie

Del por prima una figura


54
del

nelX istoria Cap. XCII, Modo

comporre

le

Cap. Cap.

xeni. Del comporre l'istorie XCIV. Variet d'uomini neWistO'


,

54 55

rie

56
Dell'imparar
li

Cap.

XCV.

movimenti
.

dell uomo Cap. XCVI. Del comporre l'istorie Cap. XCVII. Della variet nell'istorie Cap. XCVIII. Del diversificare larie
de'volti

56 57 58
58

neW istorie
Dell' accompagnare

Cap.

XCIX.
lori l'un

con

l'altro

coe che l'uno


li

dia grazia

all' altro

59
e
belli

Cap. C. Del far

vivi

colori

nelle superficie

^q
6r
61

Cap. ci. De' colori dell'ombre di qualunque colore Cap. CII. Della variet che fanno li colori delle cose remote e propinque

de' CAPITOLI

23^

Cjp. chi. In ciiuinla distanza si pei'dono li colori delle cose inte'j^ramente.


.

6l

Cav. CIV. Colore dell'ombra del bianco Cav. CT^. Qiial colore far onbra pia nera Cap. CT^I. Del colore che noji mostra "variet in T.arie grossezze d'aria Cap. CV^II. Della prospettiva de colori Cap. CVIII. Del colore che non si muta in imrie grossezze d'aria Cap. CIX. Se li colori Darj possono essere o parere d'una unifoime
.

62

63
63 66 67

oscurit

mediante una medesima

ombra Cap. ex. Della causa


de' colori

68
de' perdimenti

diarne le

e Jigure tenebre

de'coiyi

mee

che pajono

non sono Cap. CXI. Come nismna cosa mostra il suo color vero s'ella non ha lume da un altio simil colore Cap. i'XII. De' colori che si dimo.

69

n^

variare dal loro essere , mediante li paragoni de'' lor campi Cap. CXIII. Della mutazione le'colori traspa/enti dati o messi sopra di^ Dcrsi colori , con la lor diversa
strano
relazione
<

rjo

71

Cap. CXIJ^. Qual parte d'un vedc'simo colore si mostrer pia bella
in pittura

...#..

71

340
Cap.
-

INDICE

ogni colore che non pi hello nelle sue parti luminose che nell'ombrose Cap. CXT^I. Dell'evidenza de* colori Cap. CXT^II. Qual parte del colore ragionevolmente deve esser pi

CXy. Come
histro

ha

nz
73

bella

'yS

Cap. CXVIII,

Come

il

bello del co-

lore dehb' esser ne'

lumi

color verde fatto dalla ruggine di rame Cap. CXX. Aumentazione di bellezza nel verde rame

Cap.

CXIX. Del

.... ....

78 74
74 76

Cap.
Cap.

exXI.
l'uri

Della mistioie de'colori


l'altro

con

CXXIl. Della

superficie

dogni
76

colpo ombroso Cap. CXXIII. Qual la superficie ricettiva di pi colori Cap. CXXIT^. Qual coipo si tinger pi del colore del suo abbietto Cap. CXXV. Qual corpo si dimostrer di pi bel colore Cap. CXXVI. DelC incarnazione de'
.

77
77

78
78

volti

Cap.

CXXVII. Modo
rilievo
,

di

ritrarre
le

il

di preparare

carte

per
Cap,

cpicsto

variet dun medesimo colore in varie distanze doli- occhio Cap. CXXIX. Della verdura veduta

CXX Vili.

7q

Delia

79

in

campagna

.......

80

DE CAPITOLI
Cap.
Cap.

CXXX.
d'azzurro

241

Qiiul verdu'a parr pi

So
quella superficie

CXXXI. Qiial

che meno che l'altre diniosCra il suo vero colore Cap. CXXXII. Qual corpo mostrer pi il suo vero colore Cap. CXXXIIl. Della cldarezza de' paesi Cap. CXXXIT^. Prospettl^va comune della diminuzione de' colori in lun.

80
8r

8r

ga
Cap.

distanza

82

Delle cose specchiaf.e nell'acqua de' paesi , e prima deiVaria

CXXXV.

83
Diminuzione d'colori

Cap.

CXXXVI.
l'occhio

per mezzo inteiposto infra loro e

83
.
.

che si convengono aie ombra ed diurni Cap. CXXXT^III. Come si deve riparare , quando il bianco si termina in bianco , e l'oscuro in oscuCap.
ro

CXXXKIL De campi

Sa.

84

Della natura de' colori de' campi sopra li quali campeggia il bianco Cap. CXL. De canqn delle figure Cap. CXLl. De campi delle cose diCap.
.

CXXXIX.

85 85

pinte

86
quelli che

Cap. CXLII. Di

fingono in campagna la cosa pi remota farsi pi oscura 16 Lion. da Vinci

.,..,...

86

242
Cjp. CXLIII.

INDICE

De

colori delle cose re-

mote

dall' occhio
.

Cap. CXLIV. Gradi di pitture Cap. CILLT^. Dello specchiamento e colore dell'acqua del mare veduto

86 87

da

diversi aspetti

Cap. CXLV^I. Della natura de'paragoni Cap. CXLVIL Del color dell'ombra di qualunque coipo Cap. CXDf^IIJ. Della prospettiva de' colori ne' luoghi oscuri Cap. CXLIX. Prospettiva de'colori Gap. CL. De' colori Cap. gli. Da che nasce V azzurro
.
.

88 88
8g
8f)

3o 3o

neW

aria

go
yi ga

Cap. GLjJI. De' colori Cap. GLIII. De' colori Gap. GLIV. De campi delle figure de'
corpi dipinti
.

03
il

Cap. CLT^. Perch


colore

bianco

non
C)3

Gap. Gap.

GLVl. De' colori GDVII. De'colori

g3
de' lumi inci-

denti e riflessi Gap. GLVIII. De' colori deW ombra Gap. GLIX. Delle cose poste in campo chiaro e percli tal uso utile
.

04 g5

in pittura

Cap. Gap.

GLX. De' campi


GJLXI. De' colori che risultano dalla nistione altri colori , Il quali si dimandano specie secon-

g6 q6

de

,.

-97

'Cap.

CLXIL De

colori

.....

98

Cap. CLXIII. Del colore delle montagne 100 Cap. CI-j XIf^. Come il pittore deve mettere in pratica la prospettiva de' colori ror Cap. CLXT^. Della prospettiva aerea 102 Cap. CLXP^I. De\'arj accidenti e moiimenti delC uomo , e proporzione de' membri lo3 Cap, CLXJ^II. Delle mutazioni delle misure dell' uomo dal suo nascimento al suo ultimo crescimento io3 Cap. CLXVIIL Coin li puttini hanno le giunture conti'arle agl'uomini nelle loro grossezze .104 Cap. CLXIX. Della differenza della misura che fra li putti e gli uomini io5 Cap. CLXX. Delle giunture delle dita 106 Cap. CLXXI. Delle giunture delle spal. le , e suoi crescirnenti .106 Cap. CLXXIL Delle spalle .106 Cap. CLXXIII. Delle misure univer. .

sali de' corpi

.107

Cap.

CLXXIV.
po unuino
bra
,

Delle misure del core piegamenti di mem-

i8
proporzionalit

Cap. Cap.

CLXXT^. Della
delle

jnemhra
delle

109
I0()

CLXXf^J. Della giuntura


mani
col braccio

244
C^jP.

CLXXVII.
piedi
,

INDICE Delle giunture de

e loro ingrossamenti , e di-

minuzione
Cjp,

HO
Delle

CLXXVIII.
dirrinuiscono

membra che
si

quando

piegano

e crescono quando si distendono Cap. CLXXIX, Delle membra che ingrossano nella loro giuntura quan-

no
IH

do
Cjp.

si

piegano

Delle membra degl'uomini ignudi Cap. CLXXXI. Delli moti potenti delle

CLXXX.

HI
IH

Cap.

membra dell' uomo CLXXXIl. Del movimento

del-

l'uomo

1X2
attitudir^
.

Cap.
Cap.

CLXXXIII. Delle

mo~
.

vanenti^ e lor mendjri .1x3 CLXXXIV. Delle giunture delle meibra 114 Cap. CLXXXV. Della membrificazioIi5 ne dell'uomo Cap. ChXXXVI. De' moti de' membri dell'uomo ii5 Cap. CLXXXVII. De moti delle porti del volto 116 Cap. CLXXXVIIl. De membri e de.

scrizione d'effigie

Cap.

di tener a mente , e del fare ujt effigie unuina in profilo , solo col guardo d'una sola 'volta 1x8 Cap. CXC. Alodo di tener a mente la

CLXXXIX. Modo

II 7

forma d'un

volto

iiS

de'capjtoli . 24^ C/p. CXCl. Delle bellezze de' volti .119 .120 C^p. ex CU. Dell' ntdtinline delle memCjp. ex CUI. De'inovlmen bra quando si figura l'uomo che siano atti j?roprj i2o Cap. CXCIF., Delle membrificaziorn deg' ignudi 120 Cap. CXCT^. Del moto e corso dell'uomo ed altri animali I2 Cap. CXCVI. Quando maggior dif.

.,

ferenza d' altezza di spalle nell'azioni dell'uomo


.

I2i:

Cap. CXCP^II. Posposta contila fe- i^^ Cap. CXCVIII. Come il braccio raccolto muta tutto l'uomo dalla sua prima ponderazione quando esso
braccio s'estende

...

i23

Cap. ClCClX. DeWuomo ed altri animali che nel nnioversi con tardit

non hanno

il ccitro della gl'avita troppo remoto dal centro delli so-

s tentacoli I23 Cap. ce. Dell'uomo che porta un peso sopra le sue spalle 124 Cap. CCl. Della ponderazione dell'uomo sopra i suoi j)iedi .125 Cap. CCII. Dell'uomo che si muove 12$ Cap. CCIII. Della bilicazione del peso di qualunque animale immobile sopita le sue gambe 12S De' piegamenti e 'voltaCap. CCIT^ vienti dell'uomo ,126
.

246

INDICE
. . .

. .12^ Cjp. CCV, De piegamenti 126 C^p. COVI. Della eqniponderafiza Cap. CCVII. Del moto umano .127 Cap CCT^IIJ. Del moto creato dalla 128 destritzlone del bilico Cap. CCIX. Del bilico delle figure . 128 Cap. CCX. Della grazia delle membra 129 Gap. CCXl. Delle comodit delle membra i3o Cap. CCXII. D'una figura sola fuor i3l dell'istoria Cap. -QCXIII. Quali sono le principali ikiportanze che appartengono alla figura j3i Cap. CCXIV. Del bilicar il peso intorno al centro della gravit de' corpi 182 :Cap.- CCXV. Delle figure che hanno a maneggiare e portar pesi i32 \Cap. CCXV. Delle attitudini degli
.

uomini
.

i33

Cap. CCXT^Il. T^ariet d'attitudini i33 Cap. CCXVIII. Delle attitudini delle

i33 Delle azioni de circostanti a un caso notando 184 Cap. CCXX. Qualit degi' ignudi , 184 Cap. ce XXI. Come li ?nuscoli son coiti e grossi i35

fgure

Cap.

CCXIX.

Cap.
(^AP.

ce XXII. Come
che spariscono

li

grassi non

hanno grossi muscoli

x35
li

CCXXIII. Quali sono

muscoli
di-

ne' movimenti

DE CAPITOLI.
versi clrlVnoiO

2^J
i36
.

Cap.

CCXXIV. De

muscoli.

i36

Cap.

CCXXV.

Clic l'ignudo figurato

con grand evidenza de muscoli fia senza moto Cap. CCKXKI. Che le figure ignuda non debbono avere i loro muscoli
ricercati affatto

iZ'J

187
.

Cap.
Cap.

Dell'allargamento e raccortamento de' muscoli i3S


.
.

CCXXVil.

CCXXVIU. Dove
CCXXIX. DegV

si trova

cor.

da negli uomini senza muscoli


Cap.
otto pezzi

i3S

che nascono nel mezzo delle corde in


Darle giunture dell'uomo
.

iS^

Cap. CCXXX. Del muscolo che infra 'l pomo granato ed il petti-

gnone
Cap.
Dell'ultimo svoltamento che pu far l'uomo nel vedersi

i3^

CCXXXI.

a dietro
Cjp. CCXXXII. Quanto si pu avvicinar l'un braccio con l'altro di
dietro

140

141

Cap.

Dell' apparecchio della forza dell'uomo che vuol ge^


. . . .

CCXXXIII.

nerare gran percussione Cap. CCXXXIV. Della forza composta dall'uomo , e prima si dir
delle braccia

141.

142

Cap.

CCXXX J^.

Qual

tenza dell'uomo , re ^ o quella dello spingere

maggior poquella del tira.

.143

348

IKDICE

Delle membra che Cjp. piegano , e che officio fa la carne che le Deste in esso piegamento 144 Cjp. CCXXXVII. Del voltar la gamba senza la coscia 144 Cap. CCXXXVllI. Della piegatura {Iella carne 146 Cjp, CCXXXIX. Del Moto semplice 14S delV uomo Cap. CCXL. Moto composto .146 Cap. CCXLI. Dei moti appropriati agli effetti degli uomini i47 Cap. CCXLII. De moti delle figure 14.J Cap. CCXLIII. Degl'atti dimostrati'vi 148 Cap. CCXLI V. Della variet de'insi 148 Cap. CCXLV. De' moti appropriati alla mente del mobile 148 Cap, CCXL T^I. Come gli atti mentali muovano la persona in primo grado di facilit e comodit 14^ Cap. CCXL V^ll. Del moto nato dalla mente mediante l'obbietto 149 Cap. CCXLV^llI. Dumeti comuni i5o
.

CCXXXVI.

....
. .
.

Cap.

CCXLIX. Del moto

degli ani-

mali i5o Cap. CCL. Cl ogni membro sia proporzionato a tutto il suo colpo i5l Cap. CCLI. Dell' OS sei^anza del de.

coro
.

i5r

Cap. CCLII. Dell'et delle figure la Cap. ce lui. Qualit d uomini ne' componimenti dell' istorie i5a
.

i>e'capitolt,

24(^

figurare una die parli con pi persone i53 Cap, CCLV. Coin deve farsi una figura irat,a i54 Cap. CCJLV^I, Come si figura un disperato i54 '\ Cap. CCLF'II. Del ridere e del pian-

Cjp.

CCLIV, Del

....

gei e

e differenza loro

5-^

Cap. CCLVII. Del posare de' putti. i55 Cap. CCLIX. Del posar delle femmii5S ne , e de' giovani i56 Cap. CCLX. Di quelli die saltano Cap. CCLXI. Dell uomo die vuol ti' rar una cosa fuor di se con gran\ 1 d' impeto 5/ Cap. CCLXII. Perch quello che vuol
.

terra

1 57 Cap. CCLXIII. Ponderazione de' cori58 pi che non si muovono Cap. CCLXI T^. Dell' uomo che posa sopra li due piedi , e che d di 15^ se pi peso all'un che all'altro Cap. CCLXV. Del posar delle figure 169 Cap. CCLXVI. Delle ponderazioni deir uomo nel fermarsi sopra de'

o ficcar tirando il ferro in alza la gamba opposita incuneata


tirar ,
,

....
.

suoi piedi

00

Cap.
o

CCLXVU. Del
meno
veloce

moto

locale pi

i6t

Cap. CCLXVni. DegV


quattro
piti di
,

animali
si

di
161:

coma

muovono

25(5

Cap.

CCLXIX.
cif

NDICE Della corrispondenza

ha

la

dell'uomo con

met della grossezza l'altra met 1G2


.

Cap.

CCLW,

Come

l'uomo in alto moti Cap. CCL'KX.I. Che impossibile che una menoria serbi tutti gl'aspetti e muta2oni delle membra Cap. CCLXXII. Della pratica cercata con grcui sollecitudie dal pittore Cap. CCLXXllI. Del giudicare il pittore le sue opere e quelle d'altrui Cap. CCLXXIT^. Del giudicare il pittore la sua pittura Cap. CCLXXy. Come lo specchio maestro de' pittori Cap. CCLXXf^I. Qual pittura pi
,
.
.

nel saltar delvi si trovano tre

162

i63
i63

164 164 i65


1G6

laudabile

Cap.

CCLXXVII.

Quale

il

primo

abbietto e intenzione del pittore

.167

Cap.

importante nella pittura, l'ombra, o suoi lineamenti 168 Cap. CCLXXIX. Come si deve dare il lume alle figure 168 Cap. CCLXXX. Dove deve star quello die risguarda la pittura . 1 69 Cap. CCLXXXI. Come si deve porre alto il punto 170 Cap. CCLXXXII. Che le figure pieciole non debbono per ragione es. .

CCLXXVIII. Qual

pia

ser finite

.170

DE^ CAPITOLI

25l^

deve usare il pittore alle sue Jigure lyr Cap. CCLXXXIT^. Precetto eli pittura lyi Cap. CCLXXXf^. Del fingere un sito selvaggio l'jz Cap. CCLXXXVI. Come deve far parere naturale un annal fuito ijz Cap. CCLXXXVIL De i^si che si debbono fare , die abbino rilievo con grazia 1^3 Cap. CCLXXXVIII. Del dividere e spiccare le figure da' loro campi. 174, Cap. CCLXXXIX. Della differenza de' lumi posti in diversi siti lyS Cap. CCXC. Del fuggire V improporzionalit delle circostanze lyS Cap. CCXCI. De' termini de' coipi detti lineamenti , ovvero contorni lyG Cap. CCXCII. De g' accidenti superficiali che prima si perdono nel discostxirsi de corpi ombrosi .176 Cap. CCXCIII. Degl'accidenti superficiali che prirruL si perdono per le

Cap.

CCLXXXIII. Che campo

177 Della natura de^ termini de'coiyi sopra gV altri corpi 177 Cap. CCXCV. Della figura che "va v centra' l vento 178 I. Della finestra dove si Cap. ritrae la figura 178 Cap. CCXCV II. Perch misurando un viso , e poi dipingendolo in tal grandezza , egli s dimostrer magCap.

distanze

CCXCIV.

CCXCV

2-52

TrmcE
.

. . gor del nar,urae .178 C/p. CCXCVIIl, Se la superficie d'ogni corpo opaco partecipa del color del Sio ohbietto 1 79 Cap. CCXCIX. Del moto deg' animali 181 Cap. ecc. fare una figura che si dimostri esser alta braccia 40 in spazio di braccia 20 e abbia membra corrispondenti , e stia dritta in piedi 182 Cap. CCCI. fare una fgura nel muro di 1 2 braccia , che apparisca d'altezza di 24 182
. .

Cap. CCCII. Avvertimento circa l'ombre e lumi i83 Cap. cecili. Pittura , e lume univer'
.
.

sale

84

Cap.

CCCIV. De' campi


a' corpi

proporzionati
,

che in essi campeggiano

e prima delle superficie piane d'uniforme colore 18S Cap. CCCV. Pittura di fgura e corpo i85 Cap. cecidi. Nella pittura mancher prima di notizia la parte di quel colpo che sar di minor quantit 186
i

Cap. CCCVII.

Perche una medesima


si

campagna

dimostra alcuna vol.

ta ?naggiore o minore che non 187 Cap. CCCVIII. Osservazioni diverse 188 Cap. CCCIX. Delle citt ed altre cose

vedute

all'

Cap.

CCCX. De' raggi


trano
li

aria grossa . 1 89 solari che penespiracoU de' nuvoli . . . igi


.
.

be' CAPITOLI

253

Delle cose che VoccJdo vede sotto se miste infra nebbia ed aria grossa Cjp. CCCXll. Degli edifizj veduti neU Varia grossa C^p. CCCXIII. Della cosa die si mostra da lontano Cap. CCCXIJ^. Della veduta d'una citt in aria grossa Cap. CCCXV^. De' termini inferiori delle cose remote Cap. CCCXKI. Delle cose vedute da lontano Cap. CCCXVII. Dell'azzurro che si mostra essere ne' paesi lontani. Cap. CCCXVIII. Quali son quelle
Cap.
.

CCCXl

igi

igr

ig2

ig3

igS
ig4

ig4

parti de corpi

delle quali

Cap.

ig4 Perch le cose quanto pili si rimuovono daWoccdo manco si conoscono ig5 Cap. CCCXX. Perch i volti di lontano pajono oscurji ig6 Cap. CCCXXI. Quali sono le parti che prima si perdono di notizia
la notizia

stanza

manca

....

per

di-

CCCXIX.

che si rimuovoio dall'oce quali pi si conservano i gy Cap. CCCXXII. Della prospettiva lineale igy Cap. CCCXXIII. De corpi veduti nella nebbia ig8 Cap. CCCXXIV. Dell'altezza degli edifizj veduti nella nebbia , . .199
Le' colpi

chio

254
Cap.

INDICE

CCCXXV.
nella nebbia
.

edifizj veduti la s^ra


,
'

Delle citt ed altr o la mattina


U!,
. . .

.200

Cjp.

cose pi alte poste nella distanza sono pi oscure che le basse , ancorch la 200 nebbia sia uniforme in grossezza Cjp. CCCXXVIL Delle macchie delT ombre die appariscono ne' corpi
le
.

CCCXXVl.

Perch

da lontano

201

Perdi sul far delCap, l'ombre sera de corpi generate la 202 bianca parete sono azzurre in chiaro pi CCCXXIX. Dove Cap. 2o3 il f^umo Della polvere 2o3 CCCXXX. Cap. CCCXXXI. Del 2o3 fumo Cap. Varj di CCCXXXII. precetti Cap. pittura 204 Cap. CCCXXXIII. Perch la cosa di.

CCCXXVni.

pinta j ancorci ella volghi altocchio per quella medesima grossezza d'angolo che quella ci e pi remota da lei , non pare tanto remota quanto quella della remozio210 ne naturale

Cap. Cap.
s'

CCCXXXIV. De' Campi CCCXXXV. Del giudicio


.

2ir

che

Ita

da fare sopra V opera dun


212

pittore

Cap. CCCXXXVI. Del rilievo delle 2i3 . . . figure remote daW occhio

de' CAPITOLI 255 termini de' membri alluminati 2i3 Cap. CCCXXXVILI. De termini 2i3 Cap. CCCXXXIX, Della incarnazione , e cose remote dalC occhio .214 Cap. CCCXL. Varj precetti di pittura 21 Cap. CCCXLl. Perch le cose ritratte perfettarnente dal naturale nori pa/'ono del medesimo rilievo qual pare esso naturale 216 Cap. CCCXLII. Di far che le cose paino spiccate da lor campi cio dalla parete dove sono dipinte 217
.

'Cjp.

CCCXXXVII. De

CCCXLIII. Precetto .218 Cap, CCCXhlV. Del figurar le parti del mondo 218 Cap. CCCXLJ^. Del figurar le quattro parti de tempi deW anno o parte'Cap.
.
.
.

2 7q Cap. CCCXLP^l. Del 'vento dipinto 2ig Cap. CCCXLJ^II. Del principio d'una pioggia 220 di' ombre fatte Cap. CCCXLVni. da' ponti sopra le loro acque .220 Cap. CCCXLIX. Precetti di pittura 221 Cap. CCCL. Precetti 221 Cap. CCCLiI. Della statua .222
.

cipanti di quelli

Cap. CCCLII.

Del far una


di

pittura

d'eterna vernice Cap. CCCLIII. Modo


tela

228
colorir

in

228

Cap.

Precetto spettiva in pittura

CCCLIV.

..,..,

della

pro-

224

256

\Cap-

INDICE DE CAPITOLI. CCCLT^. Degli obbietti 225 Cap. CCCLT^I. Della diminuzione de
. . .

colori e corpi

225
Dell' interposizione

Cap.

CCCLV^II.

de' corpi trasparenti infra l'occhio e lobbietto

225

Cap,
Cap.
Cap.

CCCLT^III. De' panni che vestono


le

figure

e lor pieghe

.226
227

CCCLIX.

Della

natura

delle
le

pieghe de panni

CCCLX. Come si detono


pieghe de' panni

fare

227 Cap. CCCJLXl. Come si devon far le pieghe CL panni 228 CCCLXll. Delle pieghe de' panCap. ni in scorcio 22q Cap. CCCLXIII. DeW occhio che vede le pieghe de' panni die circon' dano Cuomo 229 CCCLXIV, Delle pieghe de \Cap. panni 280 Cap. CCCLXV. Dell'orizzonte specc/iato nell'onde 23

Errori scorsi
il

nello stampars

Lionardo da Vinci