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Il fenomeno delle “baby-prostitute” è in costante aumento e,

secondo uno studio realizzato dall'Osservatorio sulla


Prostituzione Minorile della Asl di Rimini, il mercato del
sesso conterebbe più di duemila minori.

Un quadro a dir poco inquietante: c'è chi comincia già a


sette anni e se lo sfruttamento sessuale dei giovanissimi
italiani avviene per lo più in casa, i loro coetanei stranieri
sono costretti, spesso dagli stessi genitori, a prostituirsi in
strada o in locali particolari.

Se per gli extracomunitari, nella maggior parte clandestini, la


prostituzione è un modo, spesso solo un'illusione, per
sfuggire alla povertà, lo studio rivela che molti giovanissimi
si dicono pronti a vendere il proprio corpo in cambio di
piccoli lussi: dal telefonino a vestiti e scarpe firmati.

A Roma, il prefetto Achille Serra ha annunciato la decisione -


adottata dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza - di installare telecamere
mobili sulle strade perché, ha dichiarato il Prefetto, “la prostituzione ha ormai raggiunto
livelli di guardia, offrendo di Roma un´immagine indecente. Dall'ultimo intervento della
polizia”, ha riferito il prefetto, “è emerso che su 240 donne fermate 150 sono minorenni. Vi
sono anche clienti che vanno con bambine che talvolta si vedono sulla strada con delle
bambole in mano”.

Uno studio realizzato grazie all'assistenza dell'associazione Terres des Hommes, inserito
nella sua Campagna Internazionale contro il Traffico dei Minori, ha evidenziato come
primo fondamentale dato la stragrande maggioranza di ragazzi rumeni, tra i 14 e i 18 anni,
che ogni giorno, passeggiando lungo i viali e i sobborghi di Roma, sono costretti ad
aspettare che qualche cliente li carichi sulle loro macchine sperando che sia almeno
offerto loro un pasto caldo e un luogo dove passare la notte.

Gli assistenti sociali hanno registrato che nei soli primi mesi del 2005 il numero di
ragazzi/e provenienti illegalmente dalla Romania è pari a quello registrato nell'intero 2004.
La situazione in Romania è, del resto, molto difficile. Diverse sono le organizzazioni locali
attive nella lotta contro il traffico degli esseri umani.

Boom delle baby prostitute. Colpa dei clienti e della legge sull’immigrazione 25
settembre 2007

Baby prostituzione a Roma

Baby prostitute in strada a sette anni

A Cartagena de Indias, in Colombia, una


cittadina coloniale sull'oceano Atlantico,
protetta da un'alta muraglia possente, con
viuzze colorate zeppe di negozi e ristoranti
alla moda, piccoli alberghi caratteristici in
centro e molti residence fuori le mura, su
strisce di sabbia bianca e fine, ogni anno si
riversano i turisti sessuali. Duemila bambini sono coinvolti in un giro di prostituzione che
porta con se chili di polvere bianca (la Colombia è il primo produttore al mondo di foglie di
coca) con conseguente crescita incontrollabile di sieropositivi. Ragazzini e ragazzine fra i
6 e i 18 anni sono le attrattive per un turismo sporco e perverso che richiama frotte di
uomini soli. Cartagena è il loro paradiso.

Una rete criminale gestisce questo proficuo


mercato, tanto che le prestazioni “extra”
vengono persino allegate a pacchetti turistici
“all inclusive”. Il turista fai da te, invece, è
abbordato e aiutato da un reticolo di camerieri,
addetti alle pulizie dei grandi alberghi e tassisti
disponibili e ben remunerati. I più scaltri hanno
brochure e album di foto da mostrare al cliente
e, se si desidera condire la seratina con
cocaina di prima qualità, basta un cenno e
arriva direttamente in camera con la bambina.

“L'identikit del turista sessuale in cerca di minori è ormai noto: uomo, fra i 36 e i 60 anni,
che viaggia solo o in compagnia di amici dello stesso sesso”, spiega Orlando Arcieri Diaz,
giovane psicologo del Progetto di Attenzione verso i bambini sfruttati sessualmente a
Cartagena, programma gestito dal Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli (CISP) e
finanziato anche dal governo italiano, “è statunitense o europeo. Molto spesso italiano. È
una realtà ben strutturata che coinvolge importanti settori della società: un mostro a più
teste, che va aggredito da ogni lato, sociale, giuridico e psicologico. Per sconfiggerlo
lavoriamo con la Ong Terres des Hommes Losanna e la colombiana Renacer, che ha un
centro di recupero psicologico per i minori. A Cartagena, l'Aids si diffonde fra silenzi e
paure. Nei quartieri più poveri i sieropositivi sono quasi la metà. Ed è da lì che provengono
le prostitute e l'esercito dei bambini. La gente qui non vuol vedere. C'è troppa miseria,
violenza, brutalità. A rendere tutto più tragico e corrotto c'è che viviamo in un paese da
oltre 40 anni martoriato da una guerra. Guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie
Colombiane (FARC) ed Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) combattono contro il
governo e i paramilitari che lo sostengono. Sono più di trecentomila le vittime e milioni le
persone costrette a sfollare, vagando per il paese o rifugiandosi nelle squallide periferie
delle città più ricche e blasonate, proprio come la bella Cartagena”.

“Mia mamma è morta quando avevo 11 anni”, racconta Mayra, “Cindy era già sola e
abitava con noi. Mio padre è sparito un bel giorno, armato fino ai denti, e non è più
tornato. Siamo rimaste con la nonna in un minuscolo villaggio nella selva, conteso fra
guerriglia e orde di paramilitari. Morti ammazzati e brutalità erano all'ordine del giorno.
Siamo fuggite 4 anni fa”. Quando sono arrivate a Cartagena avevano 13 e 10 anni. Dopo
settimane di vita randagia qualche coetaneo ha insegnato loro l'unica maniera per non
morire di stenti e da allora non hanno più avuto scelta. Essere sfruttate sessualmente era
già un’abitudine fra le mura di casa, adesso sono pagate ed è diventato un lavoro. “Ma
l'anima muore – sospira Mayra – non siamo mai felici”.

(Pubblicato su Ecplanet 29 settembre 2006)

Cartagena, la città del peccato

Terre des Hommes Italia - aiuto diretto all'infanzia in difficoltà


Child Trafficking

ABUSO UPDATE

A Napoli, il Ministro per le politiche per la Famiglia Rosy Bindi ha fornito alcuni dati
allarmanti. Solo per quanto riguarda il reato previsto dalle “Norme sulla violenza sessuale”
si è passati dai 598 casi del 2002 ai 782 casi del 2004, con un aumento percentuale del
30%. La maggior parte delle vittime si colloca nella classe di età tra gli 11 e i 14 anni. Il
numero più alto di vittime minorenni riguarda la “violenza sessuale”:

475 vittime nel 2002, 663 nel 2003 e 671 nel 2004. L'andamento mostra un notevole
incremento tra il 2002 e il 2003 (+ 40%) ed un sostanziale assestamento tra il 2003 e il
2004. La crescita riguarda soprattutto la fascia di età più bassa (0-10 anni) che passa dalle
167 vittime del 2002 alle 253 del 2003 (pari ad un incremento percentuale di circa il 52%)
per poi scendere leggermente nel 2004 fino a 236 vittime.

Per quanto riguarda i reati previsti dalla Legge 269/98: “Norme contro lo sfruttamento della
prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme
di riduzione in schiavitù”, bisogna avvalersi di dati Istat, risalenti al 2003. In costante
aumento, dal 1998, i delitti denunciati per il reato di “Detenzione di materiale pornografico
attraverso sfruttamento di minori”. Il fenomeno ha iniziato ad essere intercettato nel 1999
quando si registrarono 24 casi, saliti a 97 nel 2000, 154 nel 2001, 425 nel 2002 e infine
con un leggero calo, 394 casi nel 2003. Il numero delle persone denunciate per questa
tipologia di reato è in forte e significativo aumento: si passa dalle 30 persone denunciate
nel 2001, alle 132 persone denunciate nel 2002 e alle 278 persone denunciate nel corso
del 2003. Così come è in aumento rispetto ai primi anni di applicazione della legge il dato
relativo al reato legato alla prostituzione minorile (dai 9 denunciati nel 1998 ai 190 del
2003).

La caratteristica più importante rispetto ai precedenti reati, rilevano i dati, è che per lo
sfruttamento di minori nella prostituzione ad ogni denuncia corrispondono in realtà più
persone, due in media. Per quanto riguarda la tratta dei minori, il cui periodo di
rilevamento dati va dal 7 settembre del 2003 al 31 maggio 2005, il numero dei
procedimenti aperti è di 320, per un totale di 947 indagati.

Sul fronte dell’emergenza pedofilia, si è arrivati ad una svolta nelle indagini sui casi di
violenza sessuale a danno di giovani bambine romene in età tra i 10 e i 14 anni. La
scoperta del grave fenomeno di pedofilia era avvenuta a seguito delle dichiarazioni di
alcuni commercianti della zona di piazza Municipio, proprio a due passi dal Comune di
Napoli e, nei mesi scorsi, erano stati già eseguiti due arresti. Coordinati dalla IV sezione
della Procura della Repubblica, la IV sezione della Squadra mobile di Napoli e l’ufficio
minori della polizia municipale hanno, nel corso delle indagini, verificato che alcune
bambine romene frequentavano assiduamente adulti, tutti italiani e un cingalese. Ulteriori
accertamenti, e anche testimonianze, avevano permesso di accertare che tra gli indagati e
le bambine si consumavano rapporti sessuali. I primi contatti avvenivano nella galleria
Umberto, mentre gli incontri si svolgevano alcune volte in un cortile riparato e poco
frequentato e altre volte in appartamenti.

(Pubblicato su Ecplanet 01 ottobre 2006)


Ha fatto scalpore la proposta del Ministro Amato, che per
combattere il dilagare della prostituzione minorile (e relativa
tratta di esseri umani) ha proposto di colpire i clienti delle
prostitute. “Bene Bravo!”, ha commentato entusiasta Don
Oreste Benzi, fondatore dell'associazione Comunità Papa
Giovanni XXIII, impegnata da qualche anno contro il racket
dello sfruttamento sessuale, “tanto alla fine la politica si
fermerà davanti ai 10 milioni di italiani che vanno con queste
ragazzine trattate come delle schiave dai loro sfruttatori».

Come è suo solito, dice pane al pane e vino al vino Don


Benzi. «Andando con una prostituta, soprattutto con quelle
vittime della tratta, il cliente paga non la ragazza ma il
criminale che la tiene segregata, per avere un corpo sul
quale sfogare le sue perversioni». In qualche modo, sostiene Don Benzi, il cliente è
complice dello schiavista.

Il punto di vista di don Benzi è quello di chi, tutti i giorni, si trova davanti all'orrore: «Ho
accompagnato a Roma una ragazzina romena che si è salvata dopo essere stata gettata
dal quarto piano dai suoi aguzzini...».

L'idea di Amato, secondo la quale i diritti delle donne vanno salvaguardati anche colpendo
i clienti, ha iniziato a fare breccia, tanto che la diessina Barbara Pollastrini ha ipotizzato
anche qualcosa di più «di una semplice misura amministrativa». Spiega il Ministro per le
Pari Opportunità: «La questione si può studiare, perché qui siamo davanti a uomini adulti,
maturi, che vanno con della ragazze anche minorenni». Ci tiene a precisare che la
prostituzione è cambiata: «Non siamo più di fronte a prostitute che lo fanno per libera
scelta e, quindi, non possiamo più girare la testa dall'altra parte». «Prima liberiamo tutte le
schiave e vediamo quante ne rimangono a fare questo mestiere», dice Don Benzi.

Gli ostacoli sono soprattutto di natura politica. La proposta del


Ministro dell'Interno non è piaciuta, ad esempio, al deputato
Vladimir Luxuria: «La prostituzione in Italia non è reato quando
chi la esercita è maggiorenne e lo fa per libera scelta... Chi
ricorre al sesso a pagamento non è una persona squallida da
punire ma un libero cittadino, spesso solo, anziano, vedovo o
non particolarmente attraente» (d'altronde, cosa volete che vi
dica una che si chiama Luxuria?, ndr).

E proprio qui sta il problema. Perché la prostituzione non


costituisce reato?

Secondo Don Benzi basterebbe applicarea la circolare Pisanu


2 gennaio 2006 n. 1025 per liberare immediatamente moltissime ragazze. Basterebbe
applicare l'articolo 27 comma A del DPR 334/04 della legge 286 /1998 per cui è sufficiente
che un ente riconosciuto garantisca per le ragazze il loro stato di prostituzione forzata e
sfruttata per avere subito il permesso di soggiorno senza il bisogno di denunciare i
magnaccia.

“Perché non si riforniscono le questure e le stazioni dei carabinieri degli strumenti per
valutare l'età e così arrestare subito i clienti che usano le minorenni per soddisfare i loro
genitali? Perché si permettono tanti atti di favoreggiamento proibiti dall'art. 3 della legge
75/58? Perché non si puniscono coloro che dovrebbero applicare le leggi mentre non le
fanno applicare? Si punisce giustamente chi contrabbanda sigarette. Una ragazza
sfruttata e schiava non vale più di un pacco di sigarette? Perché le persone che
detengono il potere (tipo la Luxuria, ndr) mentre affermano che in Italia la prostituzione
non è vietata non dicono che sfruttare le donne per la prostituzione è un reato gravissimo?
Perché non dichiarano che ridurre in schiavitù le persone è un atto criminale gravissimo?”.

Siamo alle solite. Le leggi ci sono. Ma non si applicano.

La convenzione ONU del 1951 dice a chiare lettere che la prostituzione è un male in sé e
in quanto tale va condannata. Nessuna donna nasce prostituta, nel 90% dei casi qualcuno
l'ha costretta a diventarlo, a meno che non si faccia riferimento a chi è diventata una vera
e propria “impresaria del sesso” solo per arricchirsi.

Ma chi sono questi 10 milioni di italiani,


maschi, che vanno con le prostitute?

La dottoressa Laura Spizzichino, psicologa


della USL Roma E, di prostitute e di clienti ne
ha visti molti, tanti da scriverci un libro: “La
Prostituzione: il fenomeno e l'intervento
psicologico” (Carocci Faber, 2005).

“Non c'è un cliente tipo”, dice la Spizzichino,


“il cliente è sempre un personaggio difficile da
agganciare ed esplorare e nelle ricerche sul
campo, le persone individuate negano sempre
di essere lì per quel motivo. Noi ne vediamo
tanti perché siamo un centro HIV: vengono dopo, preoccupatissimi, e spesso hanno ansie
eccessive rispetto al rischio. Vengono per l'assistenza ma anche per aprirsi, per capire
cosa gli sta succedendo: soprattutto quelli che vanno con i transessuali s'interrogano sul
loro desiderio. Si dice che l'unica caratteristica comune è che il cliente è un uomo, ma non
è vero: spesso, soprattutto i transessuali, sono chiamati da coppie. Le motivazioni dei
clienti sono tante: il desiderio di fare qualcosa di trasgressivo, prestazioni che non si
possono chiedere alla compagna stabile, oppure un malinteso senso di mascolinità: la
maggioranza dei clienti chiede rapporti senza preservativo e questo basta per dimostrare,
a se stessi, grande virilità [...] Ci sono poi quelli con handicap, che non riescono a fare
sesso se non a pagamento. C'è chi lo fa per avere un'esperienza ludica, chi invece per
sentirsi potente, per svilire e umiliare un'altra persona. C'è chi mi dice: “dopo essere stato
in ufficio, frustrato, con una prostituta io mi sento potente”.

Mi raccontano violenze fisiche, sessuali, ma anche psicologiche. Vi sono uomini con


doppie vite, terrorizzati all'idea di contagiare moglie e figli, cosa che peraltro accade [...]
Nessuno ha dati precisi, ma se è aumentata l'offerta vuol dire che è cresciuta la domanda.
E stiamo parlando solo della prostituzione di strada. Ci sono poi anche le case
d'appuntamento, come una volta, locali in cui c'è scambio di denaro per prestazioni “soft”,
i locali in cui si pratica lo scambio di coppia. Ci sono molte persone con patologie legate al
sesso e uno dei sintomi è proprio la ricerca compulsiva del sesso a pagamento. Ma non
dobbiamo dimenticare che molti clienti diventano partner stabili: noi qui abbiamo visto più
di trecento fidanzamenti, sia con donne che con transessuali. È un continuum: da una
parte c'è il cliente che diventa fidanzato, dall'altro il pappone. E in mezzo infinite
gradazioni”.

La prostituzione in Italia è cominciata ad essere tollerata a partire


dal 1860, anno del regolamento che ha visto scomodarsi Cavour in
persona, al massimo controllata per evitare il diffondersi di malattie.
Ma è con la legge Merlin del 1958 che inizia l'apogeo del sarcasmo
giuridico. Oltre alla notoria abolizione delle case di prostituzione - le
famose case chiuse - la legge prevede il divieto dell'apertura delle
stesse, la non punibilità della prostituzione in quanto tale e il divieto
di qualsiasi attività che consenta, favorisca o agevoli la
prostituzione.

Legalmente, per casa di prostituzione, viene inteso “qualsiasi


spazio circoscritto, composto da uno o più ambienti nel quale si
trovino o convengano appositamente una o più persone disposte a prostituirsi con
chiunque vi acceda con finalità lussuriose”. Stupisce allora, data la reclusione dai 2 ai 6
anni, ma soprattutto la multa da € 258 a € 10.329, che nessun governo abbia proposto di
incentivare i controlli per rimpinguare le casse dello stato. Eppure, basta sfogliare un
qualsiasi giornale per accorgersi degli innumerevoli annunci e pubblicità di fantomatiche
massaggiatrici, con tanto d'indirizzo annesso.

Mentre è facile immaginare che le “abituali prestatrici d'attività sessuali a fini di lucro” che
troviamo sui giornali, siano libere e consenzienti, molto più difficile è crederlo per le donne
e gli uomini, spesso minorenni, che troviamo giornalmente sui bordi delle strade. La L. 269
del '98, modificativa della già citata L. 75 del '58, molto ha fatto in favore della lotta allo
sfruttamento sessuale dei minori, ma molto c'è ancora da fare per ciò che riguarda la
fattispecie generica. Tra i delitti contro la libertà individuale - TitoloXII, Capo III, Sezione I -
l'art. 600 del codice penale prevede, per la riduzione in schiavitù o per la riduzione in
forme analoghe alla schiavitù, la reclusione da 5 a 15 anni. E proprio tra quelle forme
analoghe, la giurisprudenza ha introdotto la condotta dei soggetti che privando dei
documenti personali giovani straniere, le inducano alla prostituzione. L'induzione, in
pratica, consiste nel convincere un soggetto a prostituirsi o nel rafforzare questo
convincimento se non ancora consolidato o nel persuadere dal desistere chi vorrebbe
smettere. A norma dell'art. 600, terzo comma, la pena è aumentata se il fatto è commesso
con violenza o minaccia.

Stupisce allora vedere ogni notte le strade riempirsi di baby-schiave senza che poliziotti o
carabinieri intervengano. Basta passare sulla Via Laurentina o sulla Via Salaria a Roma,
per esempio, oppure, sempre a Roma, vicino alla “zona bene” dell'Eur, di fronte al
Santuario della Madonna delle Tre Fontane. Perché non si interviene a tutela delle schiave
del sesso? Dato che in molte strade d'Italia è possibile ritrovare quantomeno il reato di
favoreggiamento oltre alla già citata forma analoga di schiavitù. Ed è lecito presumere lo
sfruttamento, ossia anche occasionale indebita acquisizione dei profitti procurati da chi si
prostituisce, con la vendita del proprio corpo.

Va inoltre precisato che per lo sfruttamento violento - forma aggravata di sfruttamento -


deve ricorrere la libera volontà di prostituirsi e il successivo uso della violenza per
l'acquisizione dei profitti. Se la violenza o la minaccia è precedente e diretta ad indurre alla
prostituzione per fini di lucro, si ricade nel reato d'estorsione.
E perché non si interviene contro la vendita di
prestazioni sessuali via Internet a pagamento, veri e
propri atti di prostituzione?

Anche in questo caso, può benissimo configurarsi il


reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano
reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento, creando i
necessari collegamenti via internet, o ne abbiano tratto un guadagno. Lo ha stabilito la
Corte di Cassazione (sentenza 8 giugno 2004 n. 25464) precisando che l'elemento
caratterizzante l'atto di prostituzione non è necessariamente costituito dal contatto fisico
tra i soggetti della prestazione, bensì dal fatto che un qualsiasi atto sessuale venga
compiuto dietro pagamento di un corrispettivo e risulti finalizzato, in via diretta ed
immediata, a soddisfare la libidine di colui che ha chiesto o che è destinatario della
prestazione.

I reati in questione sono quindi configurabili anche quando le prestazioni sessuali sono
eseguite in videoconferenza con il fruitore della stessa, tramite Internet, in modo da
consentire a quest'ultimo di interagire in via diretta ed immediata con chi esegue la
prestazione, chiedendogli il compimento di determinati atti sessuali.

Perché lo Stato non interviene?

(Pubblicato su Ecplanet 04 novembre 2006)

Lotta alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione

Punire i clienti, don Benzi plaude Amato 11 maggio 2007

Addio a don Oreste Benzi Il Papa: "Una vita per gli ultimi" 02 novembre 2007

Chi sono i clienti delle prostitute: risponde la psicologa Laura Spizzichino 06


ottobre 2006

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Corte Suprema di Cassazione

Il 24 gennaio scorso, la Polizia di Stato annunciava il successo della maxi operazione


“Spartacus”, che ha portato all'arresto di oltre 800 persone, rendendo visibile un fenomeno
ignobile come quello della tratta di esseri umani e in particolare lo sfruttamento di ragazze,
alcune delle quali minorenni, costrette alla schiavitù.

La vergogna più grande è che il fenomeno della tratta è perennemente alimentato da una
“domanda di mercato” che lo rende estremamente lucrativo, uno squallido “turismo
sessuale” che ha ormai un giro d'affari assai sostenuto. Comprate per 200 euro nel loro
Paese, portate in Italia con la promessa di un lavoro da badante piuttosto che da baby-
sitter e poi stuprate e costrette a suon di botte a
prostituirsi anche per 12 ore al giorno per garantire ai
loro sfruttatori di incassare in media 5mila euro al
mese. È la terribile storia delle centinaia di ragazze,
molte delle quali minorenni e per lo più dell'Est e africane, “liberate” dalla polizia nel corso
dell'operazione "Spartacus".

A essere smantellata non è stata infatti un'unica organizzazione con una «regia comune»,
hanno spiegato gli inquirenti, ma «diverse organizzazioni, tra cui alcune di carattere
familiare, con connotazioni più spontanee». Le indagini, coordinate dal Servizio Centrale
Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, hanno coinvolto le squadre mobili di 32
questure in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli, Trentino-Alto Adige, Emilia-
Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e
Sardegna. In manette sono finite 784 persone (di cui 764 stranieri) e altre 1.311 (di cui
1.224 stranieri per lo più dell'Europa dell'Est e dell'Africa) sono state denunciate per
sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sono
state inoltre sequestrate 15 abitazioni utilizzate per far prostituire le vittime, 4 locali notturni
e 3 laboratori. A 45 ragazze che hanno dato una mano alle indagini, è stato concesso il
permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.

Le persone arrestate agivano quasi sempre in piccole organizzazioni anche non collegate
tra loro, ma lo schema seguito era quasi sempre lo stesso: il “reclutamento” nei Paesi di
origine con promesse di lavoro, il trasferimento in Italia e l'avviamento coatto alla
prostituzione. «In molti casi - ha spiegato Chiara Giacomantonio, responsabile della
Sezione minori dello SCO - il traffico ha visto coinvolte delle minorenni, ridotte a veri e
propri ostaggi nelle mani del racket».

Numerosi i casi in cui era stato superato ampiamente il limite della schiavitù, con
giovanissime malmenate, violentate o costrette in strada sotto la minaccia di riti voodoo. A
Torino, ad esempio, due giovani albanesi, di cui uno con regolare permesso di soggiorno
per motivi di studio, dopo aver comprato una ragazza di 16 anni in un paese dell'Est
promettendole il solito lavoro da baby sitter, l'hanno costretta a prostituirsi per mesi con
violenze e pestaggi. A Reggio Calabria, invece, un'altra sedicenne è stata costretta a
prostituirsi anche senza precauzioni e dopo esser rimasta incinta ha continuato a
prostituirsi fino al sesto mese di gravidanza. Non le è stato permesso di abortire e solo
grazie all'aiuto di alcune amiche è riuscita a sottrarsi agli sfruttatori e a partorire senza
perdere il bambino.

L'operazione è stata condotta anche a Catania, dove la Squadra mobile ha arrestato 36


persone, tra cui due italiani, e ne ha denunciate altre 20 con l'accusa di favoreggiamento
dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Tra gli arrestati anche
due donne. Durante i controlli è stato inoltre sequestrato un negozio di parrucchiere gestito
da una coppia di cinesi, entrambi clandestini.

Polizia di Stato – Operazione Spartacus

Lo sfruttamento sessuale di bambini e


bambine ha raggiunto livelli “terribili” ed è in
aumento nelle zone costiere del Kenya. A
lanciare l'allarme è l'Unicef, all'indomani della
pubblicazione di un rapporto sulla
prostituzione minorile nel Paese condotto in
collaborazione del governo keniota.
Secondo il rapporto, sono circa 15.000 le bambine e ragazzine tra i 12 e i 18 anni che
saltuariamente si prostituiscono nei quattro distretti costieri del Kenya (Mombasa, Kilifi,
Malindi e Kwale): in pratica, il 30% della popolazione della zona in quella fascia d'età. Si
stima inoltre che altri 2-3mila bambini e bambine si prostituiscano a tempo pieno, anche
nelle stagioni non “turistiche”. Oltre il 10% di loro ha iniziato prima dei 12 anni, il 45%
intorno ai 12.

Un capitolo dello studio è poi dedicato ai clienti e mostra come il turismo sessuale
coinvolga tutte le nazionalità che frequentano il Kenya per turismo. Il 38% di loro sono
uomini kenioti, mentre più della metà sono stranieri: il 18% italiani, il 14% tedeschi, il 12%
svizzeri. Seguono ugandesi, tanzaniani, inglesi e arabi sauditi. “È un vizio che continua a
crescere in dimensioni orrende, soprattutto nella regione costiera”, ha detto il vice
presidente keniota Moody Awori, presentando lo studio congiunto, condotto nell'ambito di
un vasto programma di prevenzione e recupero degli abusi sessuali e del turismo
sessuale, portato avanti dall'Unicef con le autorità locali. “È duro dover ammettere la realtà
di questi fatti di fronte all'opinione pubblica”, ha sottolineato Awori, “ma dobbiamo dire la
verità se vogliamo salvare i nostri bambini”.

Il rappresentante Unicef in Kenya, Heimo Laakkonen, ha ribadito che occorre prevenire e


ridurre la “domanda” intervenendo sui potenziali clienti, punendoli e informando l'opinione
pubblica dei paesi occidentali coinvolti per bloccare il turismo sessuale.

Kenya: baby prostitute, italiano il 18% clienti Corriere della Sera 20


dicembre 2006

Child prostitution reaching alarming levels in Kenya: UN 20 dicembre


2006

Prostitution in Kenya - Wikipedia

È Boom della prostituzione anche in Cina. Chi si fosse trovato, lo scorso 29 novembre, a
Shenzhen, città cinese non lontana da Hong Kong, avrebbe pensato di essere tornato
all'epoca della Rivoluzione Culturale, quando le Guardie Rosse facevano sfilare in piazza
“i nemici della rivoluzione”
esponendoli all'umiliazione
della pubblica condanna.
Questa vecchia pratica è stata
riproposta dalla polizia di
Shenzhen ai danni di un
centinaio di prostitute che, dopo
essere state arrestate, sono
state mostrate in piazza come
esempio negativo di immoralità,
davanti a una folla di cittadini
più perplessi che indignati. Con
le manette ai polsi e vestite di
giallo, le ragazze cercavano di
coprirsi il viso per non farsi
riconoscere da amici e familiari. Ma gli agenti le riscoprivano subito.
20 milioni di prostitute. A Shenzhen, come in tutte le altre metropoli cinesi, il fenomeno
della prostituzione è in piena espansione. Un'espansione che va di pari passo con il boom
economico. Il mercato della prostituzione è infatti costituito, a basso livello, dalla
moltitudine di giovani single immigrati dalle campagne che sono venuti a lavorare in città.
E, a un livello più alto, dalla nuova classe media e ricca che ha tanti soldi da spendere.
Oltre che dagli alti gerarchi del Partito, che in realtà non si sono mai fatti mancare questo
lusso. Un economista cinese, Yang Fan, ha calcolato che nel paese ci sono almeno 20
milioni di prostitute, le quali generano un reddito pari al 6% del Pil cinese. Il fenomeno, a
parte le messe in scena come quelle di Shenzhen, pare essere largamente tollerato dalle
autorità cinesi. Le ragazze, quasi tutte provenienti dalle zone rurali afflitte dalla
disoccupazione e dalla miseria, lavorano sui marciapiedi, nei bar, nei centri massaggio,
nelle saune e negli alberghi di ogni categoria, sia privati che statali.

Schiave importate dal Vietnam. Dietro questo fenomeno, si nascondono storie


drammatiche. Soprattutto nel sud della Cina, dove esiste un fiorente commercio di ragazze
vietnamite. Ragazze che vengono fatte fuggire dal
loro paese da organizzazioni di trafficanti con la
speranza di una vita migliore, e che poi invece
vengono vendute come schiave sessuali a ricche
famiglie del sud per prezzi che vanno dai 300 ai 2000
euro, a seconda dell'età e della bellezza della
ragazza. Il loro destino è quello di lavorare di giorno e
di soddisfare di notte le necessità di tutti i maschi
della famiglia. Non hanno possibilità di denunciare la
loro condizione alle autorità: non solo perché spesso vivono rinchiuse in casa, ma perché
sono immigrate illegali e finirebbero in prigione. Le più fortunate diventano moderne
concubine, alcune vengono addirittura sposate da uomini che si innamorano di loro. Molte
altre, soprattutto nelle regioni minerarie della provincia di Hebei, invece di finire in casa di
privati, vengono vendute ai bordelli frequentati dai minatori.

Shenzhen's prostitute parade 08 dicembre 2006

Prostitute cinesi messe alla "gogna" in piazza 09 dicembre 2006

Teenage prostitutes in China, part 1

PROSTITUTION IN CHINA

Prostitution in Taiwan - Wikipedia

Prostitution in Vietnam - Wikipedia

Si chiamava Alexadra. A 15 anni muore di Aids. Una


ragazza del Pernambuco, in Brasile - stato a nord del
Goais dove l'associazione Modena Terzo Mondo ha
costruito uno dei tanti centri per minori - come tante,
che frequentava la casa costruita coi soldi dei
modenesi per togliere i minori dalle strade. È lei la
molla che fa scattare in Luca Mucci - presidente di
Modena Terzo Mondo che dal 1993, quando si è costituita, opera in Brasile - la battaglia
contro il turismo sessuale.

I dati sono inquietanti: ogni anno dall'Italia partono migliaia di uomini per passare non
meno di quindici giorni a testa con ragazze tra i 10 e 18 anni. In questa fascia
adolescenziale, nei luoghi maggiormente frequentati come Bahia, Rio e Fortaleza, il 5%
delle ragazze ha già contratto il virus dell'Hiv: «È la mercificazione più degradante della
persona umana. Non possiamo accettare che ci siano persone pronte ad offrire 500 euro
ad una famiglia povera per mandare la propria figlia a prostituirsi. E non possiamo
accettare che ci siano italiani che con 100 euro alla settimana passano settimane in
Brasile per fare sesso con minorenni».

Tra le attività che Modena Terzo Mondo sta portando avanti in Brasile, è questa l'unica che
ha portato contrasti con la popolazione locale. Luca Mucci, 42 anni, nella vita modenese di
tutti i giorni elettricista, sposato con Francesca, padre di Chiara e Matteo, trascorre cinque
mesi all'anno in Brasile per toccare con mano l'avanzamento dei progetti. Ma a Rio non
può più andare: «Mi hanno fatto arrivare diversi messaggi attraverso alcuni miei contatti in
Brasile. Ci sono posti che non posso più frequentare. Ho scoperto pochi mesi che dal
2005 sono stato seguito e tenuto sotto controllo. la mia posta elettronica, le mie telefonate
sono state spiate, sia in Italia che in Brasile [...] Paura? Alcune volte, ma mi sono
adeguato e di sicuro non mollo questa battaglia. Ho semplicemente cambiato modo di
lavorare: non scrivo più mail, ma lettere e se devo fare telefonate uso un linguaggio in
codice».

Il clou della sua battaglia, divenuta una campagna a livello mondiale grazie anche agli
sforzi fatti dal governo Lula col quale Mucci è in ottimi rapporti, nel maggio scorso, quando
la trasmissione televisiva Le Iene ha mandato in onda un servizio speciale sulla tratta dei
minori e l'addescamento ad opera dei clienti sulle spiagge e nei luoghi compiacenti: «Da
quel momento la mia vita è cambiata,
mi chiamano ogni sera in ogni parte
d’Italia per dare la nostra
testimonianza. Devono sapere tutti che
questo scandalo è soprattutto colpa
nostra, di noi italiani, se prosegue con
questa intensità». Anche dallo stato del
Goias, dove ora la delegazione
modenese è ospite, ogni anno c'è una
migrazione di ragazze verso la costa:
«Si commettono due omicidi: uno
verso la persona, l'altro verso la
miseria, sulla quale si fa leva per una
notte di piacere».

L'Italia, d'altronde, è al primo posto, tra


i Paesi europei, nel praticare quella
ignobile attività chiamata «turismo
sessuale» a discapito soprattutto di
bambine (e bambini).

Scrisse Enzo Baldoni in suo celebre


articolo: “Ma non sono quasi tutti
mariti, quasi tutti padri i milioni di tedeschi, italiani, inglesi, americani che ogni anno
affollano i bordelli della Thailandia (o del Brasile) per montare addosso a bambine di dieci,
otto perfino quattro anni?”.

Sono circa 80mila ogni anno i maschi italiani che si recano all'estero per soddisfare i loro
più bassi istinti. La povertà e il clima di indigenza in cui vivono gli abitanti di questi paesi
aiutano il mercato verso i commerci che offrono bambine e bambini come merce fresca,
schiavi del piacere di qualche maschio inappagato.

Se prima esisteva soltanto un volo charter diretto che tutte le settimane sbarcava in una
nota località del Nordest del Brasile centinaia di italiani (con netta prevalenza maschile), la
stessa agenzia ha annunciato che un secondo charter decollerà ogni settimana da Roma
e, prima di riversare in Brasile moltitudini di uomini soli, farà scalo in Veneto per caricarne
altri.

Anche altre sono le mete preferite dai maschi turisti italiani consumatori del sesso: come la
Thailandia ad esempio. La compagnia aerea che, sotto mentite spoglie, assicura la spola
con il Brasile e il tour-operator veneto che è leader per questo genere di viaggi sono noti
alla polizia internazionale e sono stati denunciati da “Stop Sexual Tourism”, una campagna
contro il turismo sessuale istituita da enti pubblici e associazioni, cui ha recentemente
aderito anche “Musibrasil”.

Turismo sessuale: Italia prima in Europa 11 ottobre 2005

«Turismo sessuale, crimine orribile» 12 gennaio 2007

Child Sex Tourism in Brazil

Stop Sexual Tourism

Sex tourism - Wikipedia

A Roma, dopo il fallimento delle telecamere volute da Veltroni sulle “strade del sesso”, per
il veto da parte del Ministero dei Trasporti
Pubblici di multare gli automobilisti in “sosta
vietata”, iniziativa punitiva più che educativa, è
partita la campagna “Potrebbe essere tua
figlia”, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica
sul tema della prostituzione minorile. Il
Presidente, Patrizia Prestipino, ha dichiarato:
“Non è più possibile continuare a fingere ed è
per questo che abbiamo scelto un messaggio
forte, è bene che guardando questi cartelloni qualcuno si senta scosso!”.

Lo slogan “Potrebbe essere tua figlia” sarà stampato su duemila locandine, duemila
manifesti e cinquemila pieghevoli, e soprattutto su 4 gigantografie di 38 mq, visibili dal 21
febbraio all'8 marzo, nella zone Eur-Marconi-Laurentino. Il collocamento dei manifesti da
38 mq è strategico: non solo saranno presenti sulle più importanti arterie del quartiere, ma
ne verrà installato uno enorme al cinema “Stardust Village”, luogo frequentato soprattutto
da giovani.
La campagna è stata realizzata dall'Assessorato alla Partecipazione e Comunicazione del
Municipio insieme all'Assessorato alle Politiche Sociali: quest'ultimo ha anche attivato
alcuni servizi e stanziato denaro, per sostenere il recupero e il sostegno sociale alle vittime
di questo fenomeno. Non bastano tacchi a spillo, trucco pesante, abiti succinti per
camuffare l'età anagrafica di una ragazzina. Già, perché far prostituire le minorenni è la
nuova politica delle organizzazioni criminali: non possono essere espulse, sono più
ingenue e sprovvedute delle trentenni, e se pagate bene, difficilmente scappano. Arrivano
dall'Europa dell'Est, dall'Africa o dal Sud-America, clandestine, in cerca di un futuro
(migliore di certo non si può dire), con promesse di lavori dignitosi, e invece costrette a
vendersi, pena le botte (nel migliore dei casi). Sono le “schiave” del III Millennio che, solo
pagando profumatamente per anni i vari “papponi” di turno, potranno un giorno affrancarsi.

L’iniziativa del XII Municipio dovrebbe estendersi a tutto il comune e al resto del paese,
perché quella della prostituzione è una vera e propria piaga, soprattutto nei grandi centri
urbani: Roma e Milano guidano la triste classifica del sesso a pagamento. Nella Capitale
sono note, oltre al già citato Eur, via Salaria e viale Palmiro Togliatti, zone comunque
periferiche, mentre a Milano non è risparmiato nemmeno il centro: piazzale Loreto, la zona
prospiciente la stazione Centrale, viale Abruzzi e la Circonvallazione. Diverso è il discorso
nelle province, dove le prostitute, per la maggior parte, si autogestiscono da sole.

(Pubblicato su Ecplanet 23-02-2007)

“Potrebbe essere tua figlia”: campagna contro la baby prostituzione 16 febbraio


2007

UNICEF

Musibrasil

Associazione Modena Terzo Mondo

Festini in villa a luci rosse a base di droga, organizzati a Como e nei dintorni, erano da più
di un anno la prigione di una romena 17enne, costretta da tre aguzzini a prostituirsi. La
ricattavano, minacciando di inviare in patria i filmati, ripresi con i telefonini, delle violenze
sessuali che aveva subito. È stata la giovane a trovare la forza di denunciare la sua
situazione, spinta da un trentenne comasco che, innamoratosi di lei, l'ha convinta a
raccontare.

Vendeva la figlia di 13 anni agli amici per una bottiglia di birra. È successo a Bari: il padre
lasciava che i suoi conoscenti, uno per volta, o addirittura in gruppo, abusassero della
ragazza, spesso in cambio di una bottiglia di birra. Dopo due anni di sofferenze, costellate
anche da ricoveri in cliniche per problemi ginecologici, la ragazzina ha trovato il coraggio
di denunciare tutto ai carabinieri. La vicenda si inserisce in uno scenario di degrado
sociale e familiare. I genitori sono separati: la ragazzina spesso viveva con il padre che nel
2004, quando lei era poco più che tredicenne, cominciò a farla prostituire in cambio di
pochi soldi. La ragazzina - a quanto si è saputo - era svegliata in piena notte era costretta
a sevizie della peggiore specie da parte degli amici del padre, arrivando addirittura a vere
e proprie violenze di gruppo.

Abusavano sessualmente di due sorelle, 28 e 35 anni, affette da problemi psichici: i


carabinieri del nucleo di Taranto e Martina Franca hanno arrestato 21 persone. Le indagini
erano partite nel 2006, a seguito di una segnalazione e di voci che da tempo si
avvicendavano in paese. Fingendosi dei medici, per non spaventare le due disabili ed
ottenerne la fiducia, i militari dell'Arma si sono trovati davanti un quadro raccapricciante: le
donne venivano violentate da uomini senza scrupoli in cambio di pochi spiccioli, caramelle
o ricariche telefoniche. I colloqui dei Carabineri con le vittime, in collaborazione con
psicologi e veri medici, sono avvenuti in una struttura sociale nella quale le due sorelle
trascorrevano alcune ore al giorno. Il giro di prostituzione avrebbe avuto inizio nel
dicembre 2005. I 21 fermati sono accusati a vario titolo di violenza sessuale,
circonvenzione d'incapace, sfruttamento della prostituzione e minacce nei confronti di due
donne in condizioni di inferiorità psichica.

Zen, periferia di Palermo, scatole gialle di cemento


armato. Moduli architettonici tutti uguali dove il sole non
batte mai e le fogne sono putridi rigagnoli a cielo aperto.
La Zona Espansione Nord, l'ambizioso progetto di edilizia
popolare dell'architetto Gregotti degli anni ’70 si è
trasformato, in breve tempo, nel ricettacolo di un'umanità
dolente, con la gran parte degli alloggi occupati da abusivi
e con le infrastrutture mai costruite. In uno di questi «cubi
della disperazione» (l'architetto Fuksas recentemente ne
ha proposto la demolizione), da più due anni, una madre
costringeva la figlia, oggi appena quattordicenne, a
prostituirsi in cambio di trenta euro a «prestazione».
Adesso la madre è finita in carcere insieme con altri tre
uomini. Durante le perquisizioni, eseguite dai Carabinieri
del Reparto operativo a casa degli arrestati, sono stati
trovati dei telefoni cellulari su cui erano state registrate
immagini hard della ragazzina durante le prestazioni sessuali. Dalle indagini è emerso
anche che la bambina «era sottoposta a vere e proprie sevizie sessuali». I quattro arrestati
dovranno rispondere a vario titolo di prostituzione minorile, riduzione in schiavitù e atti
sessuali con minore. È probabile che non fossero neanche gli unici «clienti» della povera
ragazza. Era la madre di 39 anni, sposata con un meccanico e con altri 4 figli tutti
minorenni, a costringere la figlia ad avere rapporti intimi con gli uomini del quartiere. Il
tariffario oscillava dai 15 ai 30 euro. Gli arrestati, oltre alla madre, sono Francesco
Muscatello, 57 anni, Maurizio Modica, 40 anni, Giuseppe Librera, 65 anni. La vittima, col
supporto di una psicologa, ha ammesso con i carabinieri gli abusi subiti e ha accusato la
madre: è stata lei a spingerla a incontrare quegli uomini. Dalle indagini, è emerso che, se
la “baby prostituta”, una sera, non voleva concedersi ai suoi clienti, veniva ricattata con
filmati registrati degli incontri sessuali precedenti con un telefono cellulare. A tradire gli
uomini che ricattavano la ragazzina ci sono le telefonate registrate dagli inquirenti nel
corso dell'inchiesta.

Lo Zen 2 sapeva da tempo della baby prostituta. E aveva già emesso la sua sentenza,
prima ancora degli arresti. Maurizio Modica è stato sequestrato in strada da quattro
uomini, incappucciato e scaricato in un garage, dove poi è stato pestato a sangue. Era
sera, ha visto poco. Ma ha capito subito. Appena è tornato libero, è fuggito da Palermo. È
stata la paura a far emergere la verità. Nel cuore della notte Modica è arrivato a Messina,
e ha bussato alla prima stazione dei carabinieri trovata sulla strada. Per denunciare che
una madre dello Zen faceva prostituire la figlia quattordicenne. Lui era l'unico a poterla
incontrare a casa: in passato, aveva lavorato con il padre, dunque nessuno avrebbe
sospettato incontri clandestini. Così Modica chiudeva la sua officina di fabbro, a
Villagrazia, e si aggirava spesso fra i casermoni dello Zen. La spedizione punitiva è
rimasta un mistero per tutti, anche per gli investigatori, che adesso stanno cercando di
decifrare tutti i retroscena di questa brutta storia. Altri clienti restano ancora nell'ombra.
Allo Zen 2 campeggia ancora lo sdegno della gente e dei familiari degli arrestati sulla
saracinesca dell'officina di Muscatello: «Muori cornuto. Pedofolia porno star muori. Pidofilo
Franco». Ma chi indaga guarda con distacco a quelle scritte. Potrebbero anche essere un
diversivo per distogliere l´attenzione dai clienti che restano ancora in libertà. Comunque
sia, nel quartiere ormai simbolo del degrado a Palermo, alcune mamme stanno già
pensando di organizzare una manifestazione contro la pedofilia.

Vende la figlia per una birra «Mi hanno violentata per anni» Corriere della Sera 10
maggio 2007

Baby prostituta allo Zen: Confermate condanne in appello

Aveva compiuto 19 anni da due giorni, lo scorso gennaio, quando, con una serie di
minacce, una giovane romena è stata sottratta ai suoi genitori da una coppia di
connazionali di poco più grandi, 23 anni lui, 22 lei. Stando agli accertamenti svolti dagli
agenti del commissariato di Tivoli, la giovane veniva tenuta segregata in una casa in viale
delle Milizie. Ogni mattina, la 22enne scortava la giovane
a comprare i profilattici e poi, con i mezzi, la
accompagnava al km 15 della via Tiberina. L'orario di
lavoro stabilito andava, secondo la ricostruzione dei
poliziotti, dalle 11 alle 18: il ricavo giornaliero era di circa
500 euro per una media di 15 rapporti sessuali. A
intralciare il lavoro dei due sfruttatori ci si è messo il
fidanzato della 19enne. Per tutta risposta, la coppia ha
costretto la ragazza, e altre sfruttate, a denunciare il
giovane con una serie di dichiarazioni false. L'epilogo lo
scorso 4 maggio, quando la ragazza è riuscita a fuggire
dalla casa prigione di viale delle Milizie e a denunciare il
tutto. Gli agenti hanno scoperto che gli sfruttatori
avevano altre ragazze al proprio servizio segregate che
venivano fatte prostituire su Aurelia e Laurentina. Sono
stati arrestati per induzione e sfruttamento della
prostituzione, sequestro di persona e violenza privata.

La prigione delle schiave del sesso era una gabbia di ferro chiusa da un lucchetto, in un
capannone di via Case Rosse, sulla Tiburtina a Roma. Un posto da incubo, da dove
provenivano grida e lamenti, scoperto dai vigili dell'VIII gruppo durante un'inchiesta su un
gruppo di sfruttatori romeni. Sei le persone finite in manette, cinque uomini e una donna,
tutti romeni accusati di riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione, detenzione
di armi e altri reati.

Gli uomini di Antonio Di Maggio hanno anche “liberato” due cugine diciassettenni,
entrambe arrivate dalla Romania e finite in ostaggio della banda. “In particolare G...
dichiarava che con inganno veniva condotta in Italia nel gennaio 2006 dalla Mariana la
quale le aveva proposto di assumerla quale baby sitter per la figlia - si legge nel verbale
della polizia municipale - in realtà le due donne, una volta giunte in Italia, più precisamente
a Milano, subito dopo raggiungevano la città di Roma dove Mariana, sempre con
l'inganno, si faceva consegnare il passaporto [...] Alla stazione, con la complicità di due
giovani romeni, G... veniva condotta presso un'abitazione dove le veniva comunicato che il
lavoro che doveva intraprendere non era quello di baby sitter, ma quello di prostituirsi... La
minore a tale affermazione si opponeva chiedendo di essere riportata in Romania
dovendo desistere subito dopo a causa delle percosse infertele.... L'uomo, dopo il
pestaggio, profferiva la seguente frase: non ti meno in viso altrimenti i clienti ti vedono
rovinata”.

Il seguito è una serie di orrori, ormai, purtroppo, fin troppo frequenti. La classica odissea di
tante giovanissime schiave venute dall'Est. “La sera stessa G... dopo essere stata
costretta a indossare vestiti succinti, veniva avviata alla prostituzione in via Palmiro
Togliatti e affidata a un'altra ragazza che le avrebbe insegnato le modalità consistenti nelle
prestazioni sessuali e il relativo prezzo: 30 euro in auto mentre se si fosse accompagnata
a casa di un cliente doveva chiedere 150 euro l'ora.... La minore denunciava inoltre: 'Non
mi permettevano di uscire durante il giorno, tenendomi reclusa con la porta chiusa a
chiave... Se avessi provato a scappare mi avrebbero tagliata tutta e messo sale sulle
ferite”. L'altra ragazza, M. ha denunciato il suo sfruttatore: “Il quale, dopo averla prelevata
dalla Romania la conduceva in Italia, più precisamente in località Anguillara, ove, condotta
all'interno di un appartamento, dopo averle tolto il passaporto, la segregava per quattro
giorni picchiandola e violentandola più volte al fine di costringerla a prostituirsi”. Poi
l'irruzione sulla Tiburtina e la scoperta della gabbia degli orrori.

In un capannone sulla Tiburtina c'era la gabbia delle schiave


Repubblica 23 novembre 2006

Straniere, quasi sempre irregolari - e quindi deboli perché non possono rivolgersi alle
Forze dell’Ordine, visto che rischiano il
rimpatrio forzato: sono le schiave del sesso,
le donne sfruttate dal racket della
prostituzione di strada nel territorio del
Melegnanese. Decine e decine di ragazze,
sempre più spesso minorenni, anche
14enni, poco più che bambine. Le strade
intorno a Melegnano brulicano della loro
presenza. Impossibile non vederle: basta
uscire dalla città e imboccare, ad esempio,
la provinciale Melegnano-Binasco, o la
Cerca, ma anche spingersi sulla via Emilia in
direzione di San Giuliano, oppure verso
Lodi. Le vittime della tratta sono sfruttate
giorno e notte, con la violenza e le minacce.

Secondo la relazione 2006 dei volontari dell'Associzione Lule Onlus. Lule (“fiore” in
albanese), un'iniziativa nata nel 1996 dall'impegno della Caritas Decanale di
Abbiategrasso per intervenire nel settore della prostituzione di strada e della tratta a scopo
di sfruttamento sessuale, «...nella fascia diurna il fenomeno è caratterizzato dalla
presenza prevalente di ragazze nigeriane, albanesi e rumene. Quest'ultime sono
comparse in maniera più significativa nel corso dell'anno. Discontinua e minore è invece la
presenza di donne e transessuali sudamericani. Le aree di maggior presenza riguardano
soprattutto il tratto di Binasca tra Carpiano e Melegnano e la statale SS 412, l'area intorno
a Lacchiarella, Binasco e Zibido San Giacomo e, infine, la forte presenza di ragazze
nigeriane su Pieve Emanuele...».
La maggior parte delle ragazze sono risultate essere in Italia ed avviate all'attività
prostituiva da diverso tempo, ciò vale in particolare per le albanesi o le nigeriane, mentre
per le rumene ed altre est europee è spesso evidente la condizione di disagio e
dipendenza da altre ragazze: alcune hanno confidato agli operatori di non poter eseguire
controlli medici, o addirittura parlare troppo con gli stessi, a causa di precisi ordini imposti
da chi le controlla. L'altra etnia presente in maniera significativa è rappresentata dalle
ragazze est europee (Moldave, Rumene e Russe) controllate molto da vicino dal gruppo
criminale che ne gestisce lo sfruttamento, e da ragazze albanesi in aumento sul territorio.

«Frequente è la segnalazione di aggressioni ai loro danni, in genere da parte di clienti


dall'apparenza insospettabile, episodi che generano forte turbamento, oltre a lasciare
spesso evidenti segni fisici. In alcune aree (Binasca e altre) la segnalazione di episodi di
questo genere è più frequente e finisce a volte in tragedia». Con l'aumentare della loro
presenza cresce anche il disagio e la rabbia dei cittadini. In alcuni Comuni della zona si
organizzano in comitati contro la presenza delle prostitute, come testimonia, ad esempio,
la fiaccolata tenuta a Pieve Emanuele nel 2006.

In tutto questo c'entra anche il modello economico del Nordest. Claudio Donadel, esperto
di tratta, dice: «Dal 2000 in poi hanno cominciato ad arrivare le rumene. Prima c'erano le
albanesi, controllate dai loro clan. Poi il mercato si è esteso, riflettendo logiche da
globalizzazione. Le rumene sono arrivate dentro i camioncini che trasportavano le merci
prodotte dalle prime industrie italiane che a Timisoara avevano cominciato la
delocalizzazione». Ma a differenza della merce materiale, le donne vittime di tratta non
hanno sempre un mittente e un destinatario. Nel loro peregrinare subiscono i trattamenti
più diversi, spesso violenti, conoscono l'iniziazione alla vita da strada. È un trasferimento a
tappe, vengono passate da un gruppo all'altro, mentre superano le frontiere, in una sorta
di staffetta. Passano di mano in cambio di denaro. Sono un costo che viene rimborsato a
chi effettua il trasporto, ma sono anche un ottimo investimento per chi poi le cederà.

Qualche anno fa, il sostituto procuratore Raffaele Tito scoprì a Trieste che le donne
venivano messe in vendita, con una specie di asta pubblica, in autostrada, in quella
kashbah che è l'area di servizio di Gonars, la prima dopo l'incrocio delle autostrade
provenienti da Slovenia e Austria. Donne vendute come animali.

Il racconto di V., ingannata dal fidanzato, è esemplificativo. «M. mi aveva chiesta in sposa
e andiamo nel suo appartamento. Il giorno dopo in cinque siamo partiti per l'aeroporto di
Bucarest. M. ci dice che aveva fatto i visti per la repubblica Ceca. A Praga ci vennero a
prendere un rumeno e un ceko con due auto. Dopo tre ore ci siamo fermati in un
appartamento al confine austriaco. Abbiamo dormito una notte e ho sentito due sorelle
che parlavano di un lavoro sulla strada. Ho chiesto spiegazioni a M. che mi ha confermato
che in Italia avrei dovuto prostituirmi. Lì aveva altre due ragazze che lavoravano per lui. Mi
ribellai, ma minacciò me e la mia famiglia. Mi chiuse a chiave. Poi mi disse che lavorando
avrei rimborsato i soldi e mi avrebbe fatta andare via. Ma non mi disse la cifra... Un ceko
ci portò a un furgone con altre nove persone. Attraversammo la frontiera austriaca a piedi,
con un rumeno, sotto la pioggia attraverso campi e boschi. Siamo arrivati in Austria dove
ci attendeva il furgone che aveva passato normalmente il confine. Il mattino dopo eravamo
a Udine. Al passaggio della frontiera italiana l'uomo che guidava ci disse di nasconderci
per terra nel furgone. Nessuno ci ha fermati».

L'identikit delle schiave del sesso nel Melegnanese 11 maggio


2007
Dice di chiamarsi Lina, 50 anni ma forse di più, originaria del Liaoning, Cina del Nord,
sposata, mamma di una studentessa universitaria
che vive ancora in Oriente, finita a battere sui
marciapiedi di via Ripamonti, a Milano, dopo il
tracollo dell'industria siderurgica in cui lavorava.

«Al mio paese facevo la contabile in una ditta -


racconta - distribuivo le buste paga agli operai. Poi
l’impresa ha chiuso e non sono più riuscita a trovare
lavoro. Ma avevo bisogno di soldi». Così, è venuta
in Italia: «È successo due anni fa. Ho cominciato a
lavorare come baby-sitter a Prato per una famiglia
ricca di Pechino. Mi occupavo dei due bambini,
lavavo, stiravo, facevo tutte le pulizie, ma sono stata
licenziata. Hanno preferito una più giovane. Allora
sono venuta a Milano e qui mi sono messa a
lavorare in un laboratorio tessile. Però era troppo
dura, si stava sulle macchine anche 17 ore di fila,
per 500 euro al mese. Non ce la facevo. Ho una
certa età, questa gamba, per esempio, sono tre
mesi che mi fa male».

Più facile, allora, mettere da parte un po' di soldi


stando su un marciapiede. Offrire sesso a prezzi stracciati, a volte addirittura anche solo
per cinque euro, per vincere la concorrenza delle prostitute più giovani, vendendosi a
clienti extracomunitari, ma anche italiani, che hanno pochi soldi. Otto, nove ore al giorno,
un po' in Piazzale Lotto un po' in via Ripamonti, appostandosi dietro alle fermate
dell'autobus per non farsi vedere dalle pattuglie della polizia.

Un percorso in discesa che, come Lina, sta coinvolgendo sempre più donne cinesi, tra i 50
e i 60 anni che, per vivere, sono costrette a vendersi in strada. «Fino a un anno fa questo
tipo di prostituzione, a Milano, non esisteva - spiega Daniele Cologna, sinologo
dell'associazione Codici - è un fenomeno del tutto nuovo, ma in continua crescita». Da
tempo, Cologna opera fianco a fianco con le unità di strada della Caritas e dei Padri
Somaschi, che tentano di aiutare le squillo, offrendo loro assistenza e consigli. Sforzi
generosi che il più delle volte però non bastano. «Queste donne sono completamente
sole, non hanno un protettore - racconta - spesso vengono picchiate dai clienti che rubano
loro l'incasso o pretendono prestazioni gratis. La loro è una lunga storia di sfruttamento.
Prima, nelle grandi industrie pesanti della Cina del Nord. Quindi il licenziamento e il
viaggio verso l'Italia dove, alla fine, si prostituiscono per pochi euro».

Dietro le comitive clandestine - come emerge da un'inchiesta condotta dal Tribunale di


Milano nel 2005 - ci sono i famigerati “She Tuo”, le teste di serpente. Veri trafficanti
d'uomini, che, come rettili, guidano i migranti verso la speranza di un nuovo futuro. Costo
dell'operazione: 6000 euro, tutto compreso. Agli immigrati vengono forniti passaporti e visti
falsi. Poi, una volta in Italia, c'è chi viene ad accoglierli in stazione o all'aeroporto.
Dopodiché devono arrangiarsi. «Molte lavoratrici orientali - continua Cologna - hanno
trovato impiego nei laboratori tessili. Luoghi infernali, sui quali hanno speculato in molti:
anche vari stilisti, che acquistavano lì i tagli grezzi. Ma poi, un paio di anni fa, tutta la
produzione è stata trasferita nell'Europa dell'Est». Questioni di bilancio: «Tante ex operaie
si sono riscoperte sole, senza più lavoro. Altre avevano già mollato, sfiancate dai ritmi di
produzione. A tutte loro non è rimasta che un'unica via d'uscita: il marciapiede». Ma poiché
l'età non gioca dalla loro parte, ecco la necessità di abbassare i prezzi a cui vendersi. Di
donne come Lina, le équipe di strada della Caritas e dei Padri Somaschi ne hanno
contate, finora, più di 40. Ma sono stime che peccano per difetto, anche perché sono
molte quelle che non si lasciano avvicinare dai volontari, hanno paura e scappano.

Molti clienti si danno addirittura appuntamento in Internet, su forum creati ad hoc. Si


scambiano opinioni, pubblicano commenti e amabilmente dissertano circa le loro nuove
«prede» venute dall'Oriente. Uno di loro, “Lupo Grigio”, scrive: «Per quella sera cercavo
qualcosa di veramente trucido. Ho rallentato, accostato, abbassato il volume della radio.
Lei si è avvicinata: splendida, sorridente e grinzosa. Era lei quella che cercavo».

Schiave Del Sesso Per Cinque Euro 12 marzo 2007

La donna parla al telefono con la «padrona» e dice: «Un uomo mi ha picchiato e


violentato. E lei, glaciale: «Sì, ma i soldi li hai
salvati?».

Un'intercettazione su uno dei cellulari del call-


center del sesso cinese ha permesso di
sgominare a Pescara un'associazione per
delinquere per lo sfruttamento della
prostituzione. Chiuse tre case
d'appuntamento. Per cinque persone, la
prostituta Zhao Li, di 40 anni, le tre «menti»
del gruppo, Liu Yong Jiao (26 anni), il suo
compagno Chen Hongguang (36 anni), una
donna più anziana, Hou Xiu (48 anni), che
aveva il compito di smistare le chiamate dei clienti e che si occupava anche degli annunci
e dell'andamento dell'incasso, e, infine, per la sfortunata L.L. di 39 anni, la vittima dello
stupro, sono scattate le manette. Quest'ultima è finita in carcere perché non aveva lasciato
l'Italia come le aveva ordinato il questore di Venezia. L'accusa, per i primi quattro, è di
associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al
favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Sono state le lamentele dei cittadini a mettere la polizia sulle tracce dei cinesi. Quel viavai
continui negli appartamenti, dove per salire non si citofonava neppure ma si faceva uno
squillo sul cellulare, hanno accompagnato per lunghi mesi le giornate dei vicini di quella
casa abitata da gente del tutto particolare. La polizia ha fatto pedinamenti e intercettazioni
ed è arrivata a sgominare un'organizzazione che rimandava in Cina tutti i soldi dell'attività
illecita. Assicuravano loro vitto e alloggio, le spostavano di casa in casa e le rifornivano
puntualmente di profilattici. Ne sono stati sequestrati oltre 500, tutti della stessa marca.

Ogni casa d'appuntamento fruttava 1500 euro al giorno, 50 euro a prestazione. In un


mese, le tre «filiali» di una medesima organizzazione criminosa fruttavano qualcosa come
135mila euro. I soldi venivano rimandati subito in patria. In una telefonata, una delle
arrestate avverte l’amica: «Sbrigati perché la polizia ha già sequestrato parecchi soldi». Il
riferimento è alle altre due case d'appuntamento (una in piazza Martiri Pennesi e l'altra in
via Venezia) chiuse a metà dicembre 2006.

Arrestata la maitresse delle prostitute cinesi 09 aprile 2008


“Mi portarono in Cina quando ero sedicenne. Le
ragazze avevano dai 14 ai 17 anni. Ci costringevano
a soddisfare 40 o 50 soldati al giorno. Era una cosa
impossibile. Mi rifiutai e mi picchiarono. Se una di noi
si rifiutava, le tagliavano la pelle col coltello. Alcune
vennero pugnalate, altre morirono di malattie. È stata
un'esperienza dolorosissima: c'era poco cibo, non
riuscivamo a dormire e neanche eravamo in grado di
suicidarci. Volevo scappare a tutti i costi”.

Così parla Lee Ok-sun, una sudcoreana di più di 80 anni che, assieme a decine di migliaia
di connazionali, durante la Seconda Guerra Mondiale venne sfruttata come schiava del
sesso per i militari giapponesi. Le chiamavano “donne di conforto”, e Lee Ok-sun prestava
servizio in una “stazione di conforto” della città di Yanbian, nella Cina nordorientale.

Dopo anni di proteste, il movimento delle sopravvissute è tornato a fare sentire la propria
voce. Nato nel 1992, anno in cui le donne coreane hanno iniziato a manifestare con
coraggio ogni settimana di fronte all'Ambasciata giapponese in Corea del Sud, il
movimento chiede essenzialmente tre cose: l'ammissione, da parte del Governo di Tokyo,
della piena responsabilità per quanto accaduto e il riconoscimento ufficiale del dolore
causato che, quantomeno, restituirebbe dignità alle sopravvissute. Secondo, un
risarcimento economico adeguato alle “donne di conforto” o ai loro parenti stretti. Infine,
che i libri di testo scolastici descrivano in maniera accurata il sistema della schiavitù
sessuale nella II Guerra Mondiale.

Il nuovo leader del Giappone, Shinzo Abe, ha mantenuto la stessa posizione dei propri
predecessori, sottolineando che non esistono prove che dimostrino che le “donne di
conforto” siano mai state impiegate come schiave del sesso dai giapponesi. Al Congresso
degli Stati Uniti, si è aperto un dibattito su una mozione orientata a chiedere al Giappone
di presentare pubblicamente delle scuse chiare e univoche sulla faccenda. Dopo quattro
giorni di intensi colloqui, i cento delegati giunti a Seul da Australia, Corea del Nord,
Filippine, Germania, Giappone, Indonesia, Olanda, Stati Uniti, Taiwan e Timor Est in
occasione della Ottava Conferenza Internazionale sulle “donne di conforto”, hanno firmato
l'ennesima dichiarazione a condanna del Giappone.

Koreans: Japan's troops forced us to be sex slaves 08 marzo 2007

Dai barrios più malfamati, dove la guerra cova


sotto la cenere di loschi traffici e corruzione,
vittime dello sfruttamento sessuale minorile,
arrivano Cindy e Mayra, 14 e 17 anni, cugine.

Magre, slanciate, nere come la pece. Le


cugine vivono nel paseo Bolivar, uno dei
quartieri più malfamati della periferia, a
mezz'ora di autobus dal centro di Cartagena
de Indias. Abitano in una stanza spoglia,
senza mobilia. “Dormiamo per terra,
abbracciate”, dice Cindy. “Noi non facciamo
quello che pensate voi - interviene Mayra, risoluta - chiediamo solo un po' di cibo. Fra noi
chi batte è solo Laura, quella nostra amica laggiù con la maglietta nera. Lei va con i turisti
per denaro e compra qualcosa anche per noi. Ma ultimamente ha spesso la febbre e
dimagrisce a vista d’occhio. Sarà ammalata di Aids”. L'Aids ne uccide tanti, cibandosi
dell’ignoranza e della vergogna dei sieropositivi.

“Sono 15 mila pesos all’ora - incalza Cindy - le bambine non possono pretendere di più.
Sono inesperte. La tariffa di una donna navigata è ben più alta”. Per fare sesso con una
minorenne a Cartagena si spende l'equivalente di 7 euro all’ora. “In una sola sera Laura
riesce a portare a casa anche 50mila pesos”, circa venti euro. Chiede Cindy: “Una
curiosità: un bambino italiano quanto chiede?”.

Cartagena de Indias rimanda a quel mondo immaginifico e frustrato che valse un Nobel in
letteratura allo scrittore Gabriel Garcia Marquéz. Oggi, la città colombiana dal sesso facile
torna in primo piano grazie ad una misura adottata dal Governo nel combattere la pedofilia
e lo sfruttamento sessuale minorile con l'approvazione di un Testo unico della Legge
sull'infanzia e l'adolescenza. Stando a quanto documentato da Peace Reporter, la
normativa, elevando giuridicamente la protezione dei soggetti al di sotto dei 18 anni, ha il
merito di infliggere un duro colpo alla realtà pedofila locale, tristemente sviluppata anche a
causa di un turismo sessuale fiorente che vede coinvolti ogni anno migliaia di bambini e
adolescenti (le stime parlano di un totale di 14 milioni di piccole vittime), grazie anche alla
vecchia forma di tutela, che vietava l'applicazione della custodia cautelare in caso di reati
con pena inferiore ai 4 anni (pena fino a poco tempo fa prevista per gli abusi contro
minorenni), che ha di fatto permesso la circolazione a piede libero di criminali ed aguzzini.

Il Sudamerica ha subito e continua a subire i contraccolpi del processo di globalizzazione.


Eppure, già nel 1927 un testo, che si potrebbe definire antesignano della Convenzione
ONU, riconosceva diritti fondamentali ai bambini di quelle regioni: si tratta del “Table of the
Rights of the Child”, una carta dei diritti del fanciullo promossa dall'allora Ministro della
Pubblica Istruzione uruguayano Enrique Rodríguez Fabregat, il quale colse nel rispetto di
tali diritti - da menzionare i diritti alla gioia, alla vita, al gioco - “il segreto della grandezza e
della gloria delle nazioni e dei popoli”. Gesto del tutto innovativo, poi assorbito dal sistema
regionale di protezione quale l'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) -
organizzazione che riunisce tutti i paesi dell'America Latina, tra cui anche Argentina,
Messico e Bolivia ad esclusione di Cuba dal 1962 - e in particolare dalla Corte Inter-
Americana dei Diritti dell'Uomo (l'equivalente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel
sistema regionale del Consiglio d'Europa).

Virando ad Est, invece, l'Associazione per la Cooperazione Regionale del Sud Asia
(SAARC) è ciò che più si avvicina a un sistema di protezione. Il documento più
significativo è forse la Convenzione sull'Organizzazione Regionale e la Promozione del
Benessere del Fanciullo in Sud Asia, sottoscritta nel 2002 da Bangladesh, Bhutan, India,
Maldive, Nepal, Pakistan e Sri Lanka. Ma qui finiscono le forme di tutela dei minori. A parte
l'Unione Africana - la quale, nonostante la Corte Internazionale Africana per la Protezione
dei Diritti non sia ancora entrata in funzione, è annoverata tra i tre principali sistemi di
protezione regionale nel mondo - non esiste nessun altra realtà internazionale di
protezione. Inesistente in Medio Oriente così come in Cina, unica nazione al mondo a non
avere tutela giurisdizionale per i diritti umani, nonostante i diritti dei minori cinesi e sud
asiatici, così come quelli dei minori sudamericani, siano costantemente calpestati e
inghiottiti dalla piaga del turismo sessuale.

Nel marzo del 2006, una rete dedita al traffico internazionale di esseri umani ha portato
all'arresto di un direttore d'orfanotrofio nella regione dello Hunan, in Cina: i bambini
venivano venduti a circa 2 mila dollari l'uno e destinati alla prostituzione, all'adozione o al
lavoro forzato - anche in questi ultimi casi, denunciano le autorità, si riscontrano abusi
sessuali durante i vari “passaggi” da un acquirente ad un altro. Le bambine sono la
categoria più a rischio, in risposta ad una cultura rurale che vede nel maschio un
investimento più sicuro per la coltivazione dei campi e la prosecuzione dell'attività
familiare.

Non è escluso che molti minori cinesi in Italia abbiano subito lo stesso tipo di iter. Il nostro
sistema nazionale annovera diversi rilievi normativi a tutela del minore - che non si
incentrano esclusivamente sul reato di pedofilia ma fanno leva anche su altre tipologie di
reato applicabili alla lotta contro lo sfruttamento sessuale di minori. In tal senso, la legge
del 15 febbraio 1996 n. 66, recante “Norme contro la violenza sessuale”, o la legge dell'11
agosto 2003 n. 228 sulle “Misure contro la tratta di persone” - meglio conosciuta come
legge Prestigiacomo - che prevede pene più pesanti per chi sfrutta e approfitta dei minori
riducendoli in uno stato di schiavitù. A queste si affiancano normative specifiche quali la
legge del 3 agosto 1998 n. 269, intitolata “Norme contro lo sfruttamento della
prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori quali nuove forme
di riduzione in schiavitù”, la legge n. 154 del 2001, intitolata “Misure contro la violenza
nelle relazioni familiari”, che ha introdotto nel nostro ordinamento nuovi strumenti diretti a
contrastare il problema della violenza all'interno della famiglia. Infine, la più recente legge
n. 38 del 2006 - “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei
bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet” - che ha dato nuovo impulso alla
lotta contro la pedofilia in rete.

È una sezione speciale della Polizia di Stato, la Polizia Postale, a smascherare di concerto
con gli altri reparti delle Forze dell'Ordine il commercio di materiale pedopornografico
online, assieme al neo Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete
Internet del Ministero dell'Interno. Quello che però emerge è che se in Italia vi è
un'applicazione viva di queste regole, altrettanto non può dirsi nel resto del mondo: le
denunce dell'Unicef o di Amnesty International comprovano il lassismo di fondo dei
governi e delle società nell'elevare la dignità del minore. Perché spesso le leggi restano
solo lettera morta.

Il segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis,


ha “bacchettato” diversi paesi europei - la maggioranza, tra
cui Italia e Gran Bretagna - per non aver ancora aderito alla
Convenzione contro il traffico di esseri umani che mira in
particolare a sradicare il fenomeno della prostituzione
perseguendo i “criminali internazionali” che lo gestiscono, a
impedire la schiavizzazione per il lavoro nero o per il
prelievo di organi e ad aiutare le vittime di questa
“scandalosa situazione”.

Davis ha invitato Roma, Londra e altre decine di paesi a ratificare la Convenzione europea
“con la massima urgenza”. Tra le misure per la prevenzione della prostituzione suggerite ai
paesi che adottano la Convenzione (“finora incredibilmente sottoscritta solo da quattro dei
46 membri del Consiglio d'Europa”, ha lamentato Davis) c'è quella di scoraggiare la
domanda: “le autorità - propone il Consiglio d'Europa - devono fare in modo di scoraggiare
concretamente la richiesta: ciò significa che le autorità debbono perseguitare i clienti, cioè
coloro che pagano per avere prestazioni sessuali con chi è vittima della tratta”.
Le leggi emesse negli ultimi 10 anni e la Convenzione Internazionale sui Diritti del
Bambino firmata nell'89 non hanno ostacolato un fenomeno praticato da molti “turisti
sessuali”, tra i quali anche nostri connazionali. Il turismo sessuale nasce negli anni ’70
contemporaneamente al calo dei prezzi dei voli aerei intercontinentali, alla crescita
economica dei paesi industrializzati e all'esplosione delle offerte dei tour operator. È un
sistema illecito di sfruttamento della prostituzione in cui il turista cerca, nei paesi stranieri
più poveri, una “merce” difficile da ottenere nel proprio stato. In questi luoghi, il turista può
avviare la sua attività criminale senza correre il rischio di condanne poiché appoggiato da
strutture apparentemente legali che invece coprono ogni suo movimento. Il tutto si svolge
in paesi dove la legislazione è carente e incompleta.

Le più colpite sono le bambine tra gli otto e i sedici anni, ma in molte regioni l'età delle
prostitute arriva fino ai 4. Le vittime provengono da villaggi sperduti e completamente
dimenticati dalle istituzioni; spesso la condizione di precarietà in cui sono costrette a
vivere, spinge le famiglie del luogo a vendere i propri figli in cambio di qualche migliaio di
dollari, con la speranza di avviarli ad un futuro migliore. La causa principale di questo
fenomeno resta quindi la povertà.

Si determina un giro di soldi impressionante, circa 5 miliardi di dollari l'anno, ma che non
alimenta l’economia locale. I soldi finiscono nelle tasche di una ristretta élite che ha nelle
mani l'intero mercato e che paga le autorità per avere il loro silenzio. Lo stato coinvolto
resta povero, i controlli di conseguenza sono pari a zero e la possibilità di creare traffico di
turisti in cerca di sesso diventa altissima.

Tra i paesi afflitti dal turismo sessuale compare al primo posto la Thailandia, seguono poi
le Filippine, lo Sri Lanka, il Brasile, la Colombia e il Venezuela. Anche l'Europa è colpita
dal sistema, soprattutto nei paesi dell’est come Russia, Polonia e Romania.

“Sono 200 anni che l'Europa ha abolito la schiavitù. Eppure - dice Davis - il fenomeno non
è stato ancora sradicato: gli esseri umani sono ancora comprati e venduti mentre criminali
internazionali si arricchiscono ovunque grazie al fiorente traffico di esseri umani senza che
i nostri governi si sforzino di mettervi fine. Le vittime sono sotto gli occhi di tutti ogni sera.
Le vediamo passeggiare ovunque nelle città e nelle metropoli, in periferia o i pieno centro.
Sono povere ragazze che non hanno scelto di prostituirsi: vi sono costrette con la
violenza, complice il silenzio dei passanti. Talvolta vengono persino arrestate ed espulse e
rispedite dalla polizia nei rispettivi paesi d'origine. Ma qualche ora dopo i criminali che le
schiavizzano (molte di queste povere creature sono ancora delle bambine) le destinano
già in un altro mercato del sesso, in un altro angolo d'Europa”.

La nuova convenzione europea, sottolinea Davis, è il primo accordo internazionale che


considera le donne prevaricate come vittime e non come prostitute, quindi fuorilegge. La
convenzione offre alle vittime un lasso di tempo di 30 giorni per riflettere e decidere. E
offre loro pure la possibilità di ottenere un permesso temporaneo di soggiorno che non sia
condizionato dal dovere di collaborare con la polizia. Uno strumento dunque - sostiene
Davis - in grado di ridurre notevolmente il fenomeno in Europa. “Intanto, però, deve
ancora essere adottata nella maggior parte dei paesi. In poco meno di due anni solo in
quattro hanno aderito. Quando li sollecitiamo, i governi attribuiscono il fenomeno
all'emigrazione clandestina. Ma non è assolutamente vero: trattare gli esseri umani
deportati come immigrati clandestini significa considerare le vittime come criminali”.
“È tempo di interrompere definitivamente il traffico di esseri umani. L'Italia purtroppo – ha
concluso Davis - è uno dei tanti paesi che non ha ancora ratificato la convenzione. Spero
che lo faccia nel più breve tempo possibile”.

Schiavitù: comprate e vendute

A new form of slavery Europe’s fight against human trafficking 05 febbraio 2008

Il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza


nei confronti di Giorgio Sampec, cinquantenne
veronese, accusato di pedofilia e diffusione di
materiale pedopornografico, condannato a 14
anni di carcere. Sampec trascorreva la
maggior parte dell'anno in Thailandia, in
compagnia di giovani ragazzini e ragazzine di
età compresa tra i 7 e i 15 anni, “katoi” e
“tatine”, come lui stesso li chiamava. Ad
incastrarlo alcune intercettazioni telefoniche
nelle quali racconta i suoi rapporti con oltre
500 minori. Poi un agente infiltrato della
Polizia Postale entra in contatto con l'uomo,
raccoglie le sue confidenze e si fa consegnare una parte dell'infinito materiale fotografico,
oltre 65 mila scatti.

È la prima condanna per turismo sessuale in Italia, ma non è certo il primo caso.
Un’indagine condotta dall’Unicef dimostra che i turisti italiani sono i maggiori frequentatori
di minorenni costretti a prostituirsi per vivere. Nel 2005, circa 700 mila turisti si sono recati
all'estero per scopi legati al turismo sessuale, 80 mila di questi erano italiani.

“Quello di Giorgio Sampec è il primo caso di italiano condannato per reati sessuali su
minori commessi all'estero in base alla Legge 269/98, promossa da Ecpat-Italia.
L'approvazione di questa legge - spiega Ecpat - insieme a quella della 38/06, rappresenta
uno dei nostri più importanti risultati e se ne vedono ora gli effetti: la condanna prevede fra
l'altro che a Sampec sia perennemente interdetto l'accesso a luoghi istituzionalmente
frequentati da minorenni. Si tratta di un segnale forte, della prova che coloro che
commettono tali crimini non possono e non devono sentirsi invulnerabili per la lontananza
dal loro Paese: indipendentemente dal grado di anonimato di cui si fanno forti nei Paesi in
cui delinquono sono perseguibili, rintracciabili, punibili. La legge si è dimostrata efficace e
funzionante, uno strumento utile e indispensabile per combattere lo sfruttamento sessuale
dei minori ovunque essi si trovino''.

Per il presidente di Ecpat, Marco Scarpati, “il problema è la mancanza di cooperazione


giuridica internazionale: l'Italia sta facendo i suoi primi timidi passi in questo campo”.

(Pubblicato su Ecplanet 03 giugno 2007)

Violentò 400 bambine in Thailandia, condannato a 14 anni Giorgio Sampec

ECPAT-Italia

Unione Africana
Stop Sexual Tourism

Table of the Tights of the Child

Corte Interamericana dei Diritti dell'Uomo

South Asian Association for Regional Cooperation

UNICEF - La Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia

La rete della pace, reportage dal mondo - PeaceReporter

Human Trafficking - Le Schiave Del Sesso

Le schiave del sesso russe

Schiave del sesso globalizzate così il crimine cambia il mercato

Le schiave del sesso di Matrioshki

Schiave del sesso sfruttate e ricattate

"Fermate le schiave del sesso"

Le schiave del sesso in Iraq

Schiave del sesso stuprate e seviziate dentro il castello

150mila schiave del sesso e fingiamo ancora di non sapere

Nuovi “negrieri”: schiave del sesso comprate per 50 mila


dollari

Il Far West delle schiave del sesso

Le schiave del sesso alla coppa del mondo

Schiave del sesso invasione cinese

Schiave del sesso: comprate in cambio di un auto

In cella schiave del sesso

Schiave del sesso e dei riti vodoo

Schiave del sesso a Tel Aviv


Le schiave del sesso nei campi di concentramento nazisti: una
mostra a Ravensbrueck

SCHIAVE DEL SESS0 6

ABUSO

RAPPORTO PEDOFILIA

CULTURA DELLO STUPRO

STUPRI DI GUERRA

STORIA DELLA PROSTITUZIONE

PORN FOR THE MASSES

PORNO IMPERO

IL PORNO IMPERO COLPISCE ANCORA

PORNOCULTURA

RIVOLUZIONE SESSUALE