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LA STORIA, I PRODIGI E I MISTERI DELLA MADONNA DI GUADALUPE Messico 12 Dicembre 1531 Dal Sito Web: www.namastestudioolistico.

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La storia Il documento pi importante a disposizione sulla Madonna di Guadalupe il "Nican Mopohua", scritto in nahuatl, la lingua degli aztechi, da Antonio Valeriano, indigeno colto (conosceva lo spagnolo e il latino). Questo testo sembra risalire al 1545 al massimo. E' stato tradotto in castigliano da Luis de la Vega e stampato nel 1649. La storia di questa manifestazione mariana si compone di un ciclo apparizionale, come qui appresso viene riportato

La prima apparizione Nel dicembre del 1531, un sabato, molto presto, tornando dalla messa, in un luogo chiamato Tepeyac, Juan Diego sent dei canti di uccelli meravigliosi. Di tanto in tanto questi canti si fermavano e allora la montagna sembrava rispondere. Poi si sent chiamare per nome: Juanito, Juan Diego. Spinto dalla curiosit, os allora avventurarsi fino alla cima della montagna. L vide la santa Vergine, Madre di Dio, che lo attendeva. Ella gli chiese di recarsi dal vescovo per raccomandargli di costruire in quello stesso luogo una chiesa dove Ella avrebbe potuto ricevere le preghiere e confortare le sofferenze dei suoi figli terreni. Juan and dal vescovo e rifer il messaggio ricevuto ma questi lo liquid in fretta dicendogli di tornare un altro giorno; ora non aveva tempo, un'altra volta l'avrebbe ascoltato pi a lungo. La seconda apparizione Lo stesso giorno Juan Diego torn sul luogo dove aveva visto la Madre di Dio e le raccont del rifiuto del vescovo. Le spieg che, se veramente voleva che il vescovo accettasse la sua richiesta, era meglio che si servisse di una persona pi importante di lui. Ma la Madre di Dio insistette: No, ho scelto te: torna domani dal vescovo. Juan promise di tornare la sera del giorno dopo con la risposta del vescovo. La domenica presto Juan and alla messa e subito dopo il vescovo, che questa volta lo ascolta, lo interroga e alla fine gli

dice di chiedere alla santa Vergine un segno. Subito dopo la partenza di Jnan Diego, gli manda dietro dei servitori con l'incarico di spiarlo. Costoro per finiscono per perdere le tracce di Juan e allora tornano dal vescovo mettendolo in guardia contro Juan Diego e dicendo di non aver veduto pi lui n la Santa Vergine, che lui diceva di aver visto. La terza apparizione Juan Diego porta la risposta del vescovo la domenica sera. La Madre di Dio gli dice allora: Torna domani, luned, molto presto. lo ti dar il segno richiesto dal vescovo.Ma la domenica sera, tornando a casa, Juan scopre che suo zio gravemente ammalato. Questi lo supplica di andare al pi presto a cercare un medico e quindi il luned mattina Juan Diego non pu andare dalla Vergine; invece va a cercare un medico per suo zio e torna con lui a casa per curarlo. Ma il luned sera lo zio sta peggio e gli dice: Sto morendo; vammi a cercare un prete a Tlatillco. La quarta apparizione Il marted mattina, molto presto, Juan Diego parte per Tlatilolco e, per evitare di passare per il luogo dove aveva visto la Madre di Dio, che avrebbe potuto trattenerlo di nuovo, prende un'altra strada. Ma tutto inutile: Lei lo aspettava poco distante, proprio in mezzo alla strada. Juan Diego cerca di giustificarsi e spiega lurgenza di quanto gli aveva chiesto suo zio, promettendole per che avrebbe fatto in seguito ci che Lei gli ha domandato. Ma la Madre di Dio lo rassicura sulla sorte di suo zio e gli dice di andare sulla collina e raccogliere tutti i fiori che trover e di tornare a Lei a mostrarglieli. E' il mese di dicembre, normalmente in questa stagione sulla collina non ci sono che sassi. Invece arrivato lass Juan trova il prato coperto di fiori meravigliosi, freschi e pieni di rugiada. Ne mette pi che pu nel suo mantello e corre a mostrargli alla Santa Vergine. Lei ne prende qualcuno, rimette tutti gli altri nel mantello di Juan e lo rimanda di nuovo dal vescovo. I servitori lo fanno attendere. Lui resta in piedi, a testa bassa. Loro notano allora che Juan regge qualcosa e si avvicinano per vedere che cosa. Scorgono dei fiori e tentano di prenderne qualcuno ma invano: i fiori sembrano incollati o ricamati nel mantello di Diego. Ciononostante da essi emana un gran profumo. I servitori allora ne vanno a parlare al vescovo, il quale finalmente, compreso il segno che aveva chiesto e che gli era stato inviato, lo fa entrare e lo ascolta. Juan Diego racconta tutta la sua storia e alla fine, come prova dell'autenticit del suo racconto, svolge il mantello. Con sua grande sorpresa vede il vescovo cadere in ginocchio davanti a lui: dietro ai fiori, che sono caduti a terra, il vescovo ha visto sul mantello limmagine della Madre di Dio. Al rientro a casa, Juan viene informato che anche lo zio ha visto la Santa Vergine, che lo ha guarito. Da allora il mantello di Juan Diego con l'immagine della Madonna viene collocato in un santuario appositamente costruito sul luogo delle apparizioni ed oggetto di un grande culto devozionale ed meta di pellegrinaggi.

Le ricerche condotte 1) Il tessuto Il mantello di Juan Diego chiamato indifferentemente nei testi che raccontano del prodigio tilma o ayate. Ma la tilma spesso fatta di cotone e il mantello di Juan Diego esposto nel tempio non cos. Layate invece un tessuto pi povero, tratto dal filo dell'agave, con una trama molto lenta. Si dice che 1ayate refrattaria e resistente alla polvere, agli insetti e all'umidit. In compenso per un tessuto fragile, che dura al massimo 20 anni. Nel diciottesimo secolo furono fatti confezionare due ayates simili a quello di Juan Diego, uno in agave e l'altro di "iczotl", perch si era ancora in dubbio sulla vera natura del tessuto. Si fecero dipingere sulle due stoffe delle copie delloriginale. Ma molto presto le due copie si deteriorarono e andarono distrutte con il passare del tempo. Invece il mantello sacro tuttora l, integro. Bisogna anche considerare che durante 116 anni l'immagine della Madonna di Guadalupe rimasta esposta nel santuario e al culto liberamente, senza essere protetta da un vetro o da altra protezione. Solo a partire dal 1647 stata protetta con un vetro, composto da due pezzi. Successivamente, nel 1866, venne protetta da una lastra di vetro fatta di un unico pezzo. Occorre ancora sottolineare che la regione ove si trova il santuario con il sacro mantello dipinto una regione ricca di laghi, ove avvengono frequenti inondazioni, vi

sono molti insetti e ciononostante limmagine ha resistito. Ha resistito anche alle lame, ai ceri, agli ex voto, alla biancheria e agli scapolari che la gente per devozione veniva a strofinare sull'immagine. E ancora, nel 1791, nel pulire la cornice d'argento, un po' della sostanza detersiva cadde sull'angolo superiore destro della tela. L'acido avrebbe dovuto corroderla; apparvero invece soltanto alcune macchie giallastre, che poi, con il passare del tempo, sono scomparse da sole, a poco a poco. Il 14 novembre 1921, durante la rivoluzione antigovernativa, che aveva assunto forti tinte anticlericali, una bomba, nascosta in un mazzo di fiori, esplose ai piedi dell'.altare, proprio davanti al mantello di Juan Diego. Il marmo dell'altare and a pezzi, i vetri delle case tuttintorno si ruppero, ma la lastra del vetro protettivo dell'ayate sacro rest intatta e cos anche la tela con l'immagine. 2) L'Immagine

Il 7 maggio 1979 Jody Brant Smith e Philip Serna Callagan, entrambi membri della NASA, hanno fatto delle fotografie all'infrarosso dell'Immagine della Madonna di Guadalupe. Smith un professore di filosofia della scienza e dell'estetica e fa parte di una quipe internazionale di esperti in sindologia, la scienza che ha per oggetto. lo studio della Sindone di Torino. Callagan, a sua volta, esperto di pittura. Queste fotografie rivelano che l'immagine ha sofferto per essere stata ritoccata a pi riprese da alcuni pittori, che hanno creduto bene di abbellirla con il loro talento; infatti i raggi d'oro, le stelle del mantello, i pizzi, sono delle aggiunte posteriori. Persino il viso e le mani della Madre di Dio hanno sofferto di questi ritocchi. La luna sotto i piedi della Vergine e la cintura della sua tunica sono anch'esse delle aggiunte, malfatte ma di origine ancora pi antica. Infatti quei dettagli si trovano gi nella descrizione di Nican Mopohua e sono dunque anteriori al 1550. Un fatto molto notevole che queste aggiunte hanno gi cominciato a deteriorarsi, mentre tutto quello che appartiene alla immagine primitiva sembra aver conservato tutta la sua freschezza. Durante la rivoluzione messicana, in piena persecuzione antireligiosa, le autorit responsabili del santuario, temendo per 1'ayate, ne fecero fare alcune copie fedeli e misero l'originale al sicuro, in presenza di testimoni giurati. Sfortunatamente si approfittato ancora di questo periodo di turbative per fare altri nuovi ritocchi al viso dellimmagine portata via, fuori dal santuario; questo tra il 1926 e il 1929. Nel giugno 1929 l'immagine originale finalmente tornata al suo posto. Nel 1936, con l'autorizzazione del vescovo, sono state prelevate due fibre del tessuto, nella parte dipinta con limmagine, e sono state consegnate ad un chimico tedesco di fama, Richard Kunh. Pi precisamente, questo chimico ha avuto a sua disposizione una fibra colorata di rosso e una di colore giallo. Il risultato dell'analisi effettuata stato categorico: non si tratta di sostanze coloranti naturali conosciute di origine minerale, vegetale-.o animale ma di sostanze di origine completamente sconosciuta. Ricordiamo che Richard Kunh ha avuto il premio Nobel per la chimica nel 1938. Queste conclusioni del resto sono state confermate dagli esami di Jody B. Smith e Philip Callagan. Il blu del mantello, che appartiene all'immagine primitiva, costituito da pigmenti sconosciuti. Il rosa della tunica di una luminosit totalmente inspiegabile e di un pigmento sconosciuto. Il viso e le mani, nelle loro parti originali, sono dipinte con pigmenti sconosciuti. 3) Gli occhi

Nel 1929 Alfonso Marcu, fotografo ufficiale della basilica antica, ha notato, su una semplice fotografia in bianco e nero da lui stesso scattata, che negli occhi della Vergine c'era un riflesso molto netto; sembrava rappresentare un uomo con la barba. Ma poich quella era l'epoca delle persecuzioni antireligiose, non era proprio il momento di parlarne. Passata la bufera politica, le autorit religiose continuarono a tacere, forse un po' turbate dall'idea di un esame scientifico che avrebbe potuto rivelare i ritocchi ai quali avevano creduto bene di procedere. Il 29 maggio 1951 J. Carlos Salinas Chavez, esaminando al microscopio una foto in bianco e nero che gli era stata fornita, scopre di nuovo questo personaggio barbuto nell'occhio destro della Santa Vergine e poi lo ritrova anche nell'occhio sinistro. Il 27 marzo 1956, un nuovo esame viene compiuto da Javier Torroella Bueno, oftalmologo, che conferma la cosa. Il 23 giugno 1956 Rafael Torja Lavoignet conferma ancora questa scoperta e nota al tempo stesso, con sua grande meraviglia, che le pupille degli occhi sembravano incavate, profonde, proprio come accade con gli occhi veri, cosa che invece non avviene mai con una foto o in una pittura.

Il volto e gli straordinari occhi della Madonna di Guadalupe Ma la cosa pi stupefacente ancora, veramente straordinaria, che si scopre che l'effetto oftalmico cosiddetto Purkinje-Samson siverifica anche ed pienamente rispettato in questi riflessi. Si tratta di un fenomeno di ottica scoperto soltanto alla fine del 19 secolo da due ricercatori, il primo polacco e il secondo francese e uno indipendentemente dall'altro, a Breslau/Wroslaw (Breslavia) e a Parigi. In base a questo fenomeno, un oggetto convenientemente illuminato e situato nei limiti di distanze precise, si riflette tre volte nell'occhio umano: due volte a diritto e una volta a rovescio, con proporzioni diverse oggi ben conosciute. Ora, questo fenomeno si ritrova, ed stato perfettamente osservato, in uno dei due occhi della sacra Immagine; per l'altro occhio probabilmente la distanza troppo grande. Nuove verifiche di questo fenomeno incredibile sono state compiute negli anni successivi, nel 1958, nel 1975, nel 1976 e via di seguito; in tutto pi di venti volte, e sempre con risultato positivo. Gli occhi dellimmagine della Madre di Dio di Guadalupe riflettono dunque una figura di fronte, come se fossero degli occhi vivi! A partire dal febbraio 1979, Jos Aste Tonsmann ha intrapreso un altro tipo di studi, assolutamente fantastici. Il lavoro abituale di Jos A. Tonsmann consiste normalmente nel captare le immagini della terra inviate dai satelliti e a digitalizzarle per renderle leggibili. Lavora con un microdensimetro che gli permette di distinguere 1600 punti su un millimetro quadrato. Per certi dettagli, arriva fino a 27778 punti per millimetro quadrato. A sua volta, ognuno di questi punti pu in seguito essere ingrandito fino a 2500 volte. Si capisce facilmente che con sistemi del genere i risultati che si possono raggiungere sono assolutamente straordinari. Facendo uso di questa sua metodica, il professor Tonsmann ha proceduto ad un esperimento di verifica singolare ma molto semplice. Ha fatto fotografare gli occhi di sua figlia mentre guardava diritto davanti a s e cos riuscito effettivamente ad individuare, col suo metodo, quello che lei vedeva nel momento in cui veniva scattata la foto. Usando lo stesso sistema con l'immagine della Madonna di Guadalupe, fotografandone gli occhi e procedendo a quegli ingrandimenti, si potuto constatare una cosa assolutamente stupefacente: negli occhi della sacra immagine sono stati scoperte progressivamente diverse figure come un indiano, un francescano, sulla guancia del quale sembra scorrere una lacrima, un giovane contadino, che si tiene la mano sulla barba in atteggiamento di grande perplessit, un altro indiano a torso nudo e in atteggiamento di preghiera, una donna dai capelli crespi probabilmente una serva negra del vescovo, un altro uomo, una donna con dei bambini, altri francescani ecc... Ancora una volta pervi risultava che l'immagine del dipinto, un occhio cio solo dipinto, reagiva proprio come l'occhio vero, di una persona viva! Al cospetto di tali fenomeni, il termine prodigio non certamente troppo audace. Se si ammette che dietro a tutto questo ci sia unintenzione religiosa e che questo sia un segno inviato dall'Alto per sostenere la nostra fede vacillante, io credo che veramente si possa parlare di miracolo.

E' certamente un segno preparato da lungo tempo per noi dalla misericordia divina.A completamento di tutto quanto sopra, possiamo ancora aggiungere i seguenti particolari: - il riflesso in questione si trova sull'iride degli occhi e questa ha un diametro di appena 7 o 8 millimetri; si pu dunque immaginare quanto siano micrometricamente piccole le figure riscontrate, individuabili solo attraverso la digitalizzazione e l'ingrandimento di cui si detto; - l'uomo barbuto individuato come riflesso nell'iride dell'Immagine doveva trovarsi a 30 o 40 cm. dagli occhi della Vergine, in base ai calcoli che possibile effettuare; Il santuario della Madonna di Guadalupe - la digitalizzazione permette in questo modo di recuperare dettagli perduti per i nostri occhi, passati cio subliminalmente e pressoch inosservati oppure dimenticati. L'occhio dell'uomo, per esempio, pu distinguere fra 16 e fino a 32 sfumature di grigio; il microdensimetro arriva fino a 250. Si pu dunque ben immaginare quante sono le cose che il nostro occhio vede, cio registra, e che invece noi non vediamo coscientemente; e che invece in questo modo possono essere evidenziate. Il loro riflettersi sulla retina e poi gli artifici della digitalizzazione, dell'ingrandimento e della fissazione fattane sulla pellicola fotografica ce li rende visibili e li conserva per sempre. - conclusivamente, sembra che negli occhi della Vergine sia conservata tutta la storia dell'indio Juan Diego. L'ipotesi che la Vergine S. Madre di Dio stesse nella stanza al momento dell'incontro tra lui e il vescovo ma, naturalmente, invisibile. Sarebbero la sua immagine, ma anche i riflessi dei suoi occhi invisibili, ad essere effigiati sull'ayate.

L'IMMAGINE La tilma su cui impressa l'immagine della Vergine di Guadalupe, costituita da due teli di ayate, un ruvido tessuto di fibre d'agave, usato dagli indios poveri per coprirsi. Le due parti sono unite da un filo molto sottile. L'immagine di 143 centimetri, di carnagione un po' scura, per cui il popolo messicano affettuosamente la chiama Virgen Morena o Morenita. Essa circondata da raggi solari, ha la luna sotto i suoi piedi, ed sorretta da un piccolo angelo, le cui ali sono ornate di lunghe penne rosse, bianche e verdi. I tratti del volto sono tendenti al meticcio, per cui anche oggi, a distanza di secoli, la Vergine di Guadalupe appare tipicamente "messicana". Sotto un manto regale dal colore verde-azzurro coperto di stelle dorate, la Vergine indossa una tunica rosa coperta di fiori dorati e stretta sopra la vita da unacintura viola scuro che, presso gli aztechi, era il segno di riconoscimento delle donne incinte e, indica, quindi, la divina maternit di Maria.

IL DIPINTO E LA TILMA In base ai risultati di approfondite analisi scientifiche, iniziate gi nel 1666, sarebbe stato assolutamente impossibile dipingere ad olio o tempera un'immagine cos nitida sull'ayate e conservarla cos bene fino ad oggi. Secondo Miguel Cabrera, che condusse diversi esperimenti sulla tilma a partire dal 1751, l'immagine in sostanza non un dipinto, essendo i colori come incorporati alla trama della tela e lo stesso tessuto dell'ayate avrebbe dovuto disgregarsi in breve tempo nelle pessime condizioni climatiche della radura ai piedi del Tepeyac. L'impossibilit a resistere in simili condizioni da parte di una pittura eseguita senza preparazione del fondo, testimoniata dall'esperimento condotto dal medico Jos Ignacio Bartolache, il quale tra il 1785 e il 1787, fece realizzare da filatori e tessitori indigeni, diversi ayates, il pi possibile simili a quello di Juan Diego. Dopo diversi tentativi e scelti quelli che sembrano pi vicini, all'occhio e al tatto, all'originale, incaric cinque pittori di eseguire copie della Morenita sulla tela non preparata, adoperando i colori e le tecniche di pittura in uso al tempo delle apparizioni. Una delle copie, precisamente quella dipinta nel 1788 da Rafael Gutirrez, viene collocata il 12 settembre del 1789 sull'altare della Capilla del Pocito, da poco eretta accanto al santuario, ma ci rimane solo pochi anni: nonostante fosse protetta da due spessi cristalli, dovette essere rimossa dall'altare gi nel 1796, perch completamente rovinata. PROPRIETA' INSPIEGABILI DELLA TILMA (pi approfonditamente) Nel 1791, alcuni operai, incaricati di pulire con una soluzione di acido nitrico la cornice d'oro che dal 1777 racchiudeva l'immagine, lasciarono cadere sulla tela parte della soluzione detergente. Stando alle leggi della chimica, l'acido nitrico, oltre a reagire con le proteine presenti nei tessuti d'origine vegetale dando loro un caratteristico colore giallo [reazione xantoproteica], interagendo con la cellulosa che costituisce la struttura portante delle fibre vegetali, avrebbe dovuto disgregare e distruggere la tilma. Invece il tessuto rimasto inspiegabilmente integro, e le due macchie giallastre della reazione xantoproteica, che non hanno, comunque, toccato la figura della Vergine, sbiadiscono con il passare del tempo. A questo si aggiunga un altro fatto, ancora oggi inspiegabile, ma notato per la prima volta gi nella seconda met del secolo XVIII e via via costantemente confermato fino ai nostri giorni: l'ayate respingegli insetti e la polvere, che invece si accumulano sul vetro e sulla cornice. Nel 1936, il direttore della sezione di chimica del Kaiser Wilhelm Institut di Heidelberg, dottor Richard Kuhn, insignito del premio Nobel per la Chimica nel 1938, ha la possibilit di analizzare due fili, uno rosso e uno giallo, provenienti da frammenti della tilma di Juan Diego. I risultati delle analisi, condotte con le tecniche pi sofisticate allora disponibili, sono incredibili: sulle fibre non vi alcuna traccia di coloranti, n vegetali, n animali, n minerali. Nel 1979, lo scienziato americano Philip Serna Callahan esegue una quarantina di fotografie all'infrarosso dell'immagine, sulle quali pu compiere uno studio accurato. Tale studio conferma nella sostanza gli studi precedenti: la quasi totalit della figura fa tutt' un corpo con il tessuto dell'ayate, con l'eccezione di alcune parti, come le mani, che appaiono ridipinte per ridurre la lunghezza delle dita, l'intera parte inferiore compresa la figura dell'angelo, l'argento della luna, l'oro dei raggi solari e delle stelle, e il bianco delle nubi che circondano i raggi stessi, ritenuti da Callahan delle semplici "aggiunte". Non tutti gli scienziati sono d'accordo su questo, perch sia la pi antica descrizione dell'immagine, In tilmatzintli, scritta con ogni probabilit da Antonio Valeriano nella seconda met del secolo XVI e pubblicata da Luis Lasso de la Vega nel 1649 insieme con il Nican mopohua , sia la copia presente alla battaglia di Lepanto, quindi anteriore al 1571, mostrano l'immagine come ci appare oggi. quindi pi probabile che gli interventi di mano umana individuati da Philip Serna Callahan siano, pi che aggiunte, dei semplici ritocchi. In ogni caso, significativo che anche le fotografie all'infrarosso abbiano dimostrato la natura "non manufatta"della parte essenziale dell'immagine guadalupana. GLI OCCHI SEMPRE VIVI (pi approfonditamente)

I risultati pi incredibili sono venuti dall'esame degli occhi della Vergine di Guadalupe. Secondo la legge ottica di Purkinje-Sanson, due ricercatori che la scoprirono nel secolo XIX, nell'occhio umano si formano tre immagini riflesse degli oggetti osservati: a) una sulla superficie esterna della cornea; b) la seconda sulla superficie esterna del cristallino; c) la terza, rovesciata, sulla superficie interna del cristallino stesso. Che tali immagini riflesse, oltre che negli occhi di una persona vivente, possono essere viste anche negli occhi di un volto umano dipinto su una tela impossibile. Eppure, nel 1929, il fotografo Alfonso Marcu Gonzlez, esaminando alcuni negativi dell'immagine della Madonna di Guadalupe, scorge nell'occhio destro qualcosa di simile al riflesso di un mezzo busto umano. La scoperta, viene confermata il 29 maggio 1951 dal fotografo ufficiale del santuario, Jos Carlos Salinas Chvez, che attesta con un documento scritto di aver notato riflessa nella pupilla del lato destro della Vergine di Guadalupe la testa di Juan Diego, e accerta subito la presenza anche sul lato sinistro" . Negli anni successivi, Illustri oftalmologi, con osservazioni dirette compiute sulla tilma priva del vetro protettivo, individuano, nel solo occhio destro, la seconda e la terza immagine di Purkinje-Sanson. Nel 1979 l'ingegnere peruviano Jos Aste Tonsmann, esperto di elaborazione elettronica delle immagini, pu analizzare i riflessi visibili negli occhi della Morenita, con il metodo dell'elaborazione elettronica, usato per la decifrazione delle immagini inviate sulla terra dai satelliti artificiali e dalle sonde spaziali. Con questo metodo, basato sulla scomposizione di una figura in punti luminosi e sulla traduzione della luminosit di ciascun punto nel codice binario del calcolatore elettronico, Jos Aste Tonsmann riesce a ingrandire le iridi degli occhi fino a 2500 volte le loro dimensioni originarie, e a rendere, mediante opportuni procedimenti matematici e ottici, il pi possibile nitide le immagini in esse contenute. Il risultato ha, ancora una volta, dell'incredibile: negli occhi della Vergine, riflessa l'intera scena di Juan Diego che apre la suatilma davanti al vescovo Juan de Zumrraga e agli altri testimoni del miracolo. In questa scena possibile individuare, da sinistra verso destra guardando l'occhio: un indio seduto, che guarda in alto; il profilo di un uomo anziano, con la barba bianca e la testa segnata da un'avanzata calvizie e da qualcosa di simile alla chierica dei frati; un uomo pi giovane; un indio dai lineamenti marcati, con barba e baffi, certamente Juan Diego, che apre il proprio mantello, ancora privo dell'immagine, davanti al vescovo; una donna dal volto scuro; un uomo dai tratti spagnoli che si accarezza la barba con la mano. Tutti questi personaggi guardano verso la tilma, meno il primo, l'indio seduto, che sembra guardare piuttosto il viso di Juan Diego. Insomma, negli occhi dell'immagine di Guadalupe vi come una istantanea di quanto accaduto nel vescovado di Citt di Messico al momento in cui l'immagine stessa si form sulla tilma. Al centro delle pupille, infine, si nota, in scala molto pi ridotta, un'altra scena, del tutto indipendente dalla prima, in cui compare un vero e proprio gruppo familiare indigeno composto da una donna, da un uomo, da alcuni bambini, e - nel solo occhio destro - da altre persone in piedi dietro la donna. La scoperta e la conferma scientifica della presenza di queste immagini negli occhi appare come la conferma definitiva dell'origine prodigiosa dell'icona guadalupana: materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di circa 8 millimetri di diametro, quali sono le iridi della Morenita, e per di pi nell'assoluto rispetto di leggi ottiche scoperte solo un secolo dopo! Inoltre, la scena del vescovado come appare negli occhi, non quella che poteva essere vista dalla supeficie della tilma, dato che vi compare Juan Diego con la tilma dispiegata davanti al vescovo. A questo proposito Jos Aste Tonsmann avanza l'ipotesi che la Vergine fosse presente, sebbene invisibile, al fatto, e abbia proiettata sulla tilma la propria immagine, avente negli occhi il riflesso di ci che stava vedendo.

IL LINGUAGGIO DEGLI INDUMENTI

Anche gli indumenti della Vergine, sono avvolti dal mistero ed hanno profondi significati simbolici. In base ad uno studio scientifico, la disposizione delle stelle sul manto e dei fiori sulla veste sembra tutt'altro che casuale. Mario Rojas Snchez, traduttore dei testi nhuatl sull'apparizione e studioso della cultura azteca, partendo dalla somiglianza fra i grandi fiori in boccio visibili sulla tunica della Vergine e il simbolo azteco del tpetl, cio del monte, ha identificato sulla tunica una "mappa" dei principali vulcani del Messico; quanto alle stelle, invece, ha potuto accertare, grazie alla collaborazione dell'osservatorio Laplace di Citt di Messico, che esse corrispondono alle costellazioni presenti sopra Citt del Messico nel solstizio d'inverno del 1531 che cadeva proprio il 12 dicembre, non viste per secondo la normale prospettiva "geocentrica", ma secondo una prospettiva cosmocentrica, ossia come le vedrebbe un osservatore posto al di sopra della volta celeste.

Namaste - Tita da: www.namastestudioolistico.com

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LINK: http://youtu.be/Y3_0gdwgOpc -

L'immagine della Madonna a Guadalupe L'immagine della Madonna a Guadalupe presenta caratteristiche particolari che sono stati rilevati con i moderni strumenti tecnici

LINK: http://youtu.be/EtezIzqmzzs -

La Guadalupana Inno della Madonna di Guadalupe