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Parlesia

LA PARLESIA, un linguaggio segreto La parlsia un gergo derivante dalla lingua napoletana e legato a quei musicisti, chiamati posteggiatori, che si esibivano nei luoghi di ristoro (osterie, ristoranti, ecc.) di Napoli. La creazione di un linguaggio segreto, sviluppatosi molto nellOttocento, era probabilmente dovuto al fatto che nellesercitare musica extracolta basata soprattutto sullimprovvisazione, per un pubblico che pretendeva unesecuzionespettacolo, era necessario utilizzare tra musicisti un gergo incomprensibile agli ascoltatori. Questo gergo rimasto segreto fino agli anni Cinquanta del Novecento, poi negli anni 60 uscito dallambito della posteggia ed cominciato a diventare il linguaggio di chi a Napoli ha prodotto musica extracolta. La parlsia prende a prestito dal napoletano alcune caratteristiche (fonetiche, morfologiche e sintattiche), ma anche alcune

espressioni lessicali, riporto qui alcuni esempi tratti dal testo di MariaTeresa Greco I vagabondi il gergo dei posteggiatori: appunisc lalzesia do bbracce (fa il sollevamento del braccio), nun appun bbagari stanne venenn e ggiustin (non fare confusione stanno arrivando le guardie). Io stesso ricordo da ragazzino che dopo aver preso in giro dei posteggiatori molto anziani mi etichettarono come jamme amedeo (ragazzo frocio). Questo gergo utilizza molto i suffissi esi, cos che il napoletano man (mano) diventa manesi, il suffisso nza fumnza (sigaretta). Riporto per curiosit alcune parole che provengono da metafore: sciusciand (fazzoletto) dal napoletano sciusci (soffiare), vra (erba in napoletano) per indicare i baffi, bbicicletta per indicare lapparecchio per i denti (in napoletano denominata macchinetta) per cui jamm ca bicicletta sarebbe ragazza con la

macchinetta. Alcuni artisti napoletani contemporanei hanno usato in alcune loro canzoni la parlsia come ad esempio il cantautore Pino Daniele in Marumb contenuta in un album della casa discografica Bagaria (termine della parlsia che significa confusione). Renzo Arbore e Lucio Dalla negli anni90 hanno ammesso di utilizzarla tra musicisti (seppure in maniera divertente e giocosa). Tratto da Tale e quale di Luciano De Crescenzo: A Napoli esiste un gergo chiamato parlesia praticato dai teatranti e in particolare dai musicisti. un modo per capire se si appartiene o no alla stessa famiglia. Nella parlesia lo stupido definito 'o bacono', una bella donna 'a jammosa', le tette 'e tennose', quelle pi abbondanti 'e to che toche', e l'apparato genitale maschile 'e richignense'.

Verbi fondamentali della parlesia sono l'appunire e lo spunire, usati rispettivamente per evidenziare gli aspetti positivi e negativi della vita. Esempi: 'Appunisci Tot?', Ti piace Tot?; Me s' spunita 'a jola, Mi affondata la barca. Scopo principale della parlesia quello di non farsi capire dai non addetti ai lavori. Supponiamo, ad esempio, che due musicisti stiano parlando tra loro e che si avvicini una terza persona alla quale non vogliono far sapere nulla di quanto guadagnano. In questo caso il primo dir al secondo 'chiste accamoffa', ovvero questo ci ascolta, per poi aggiungere 'a pila loffia', ovvero la paga bassa. Tra i tanti modi di dire della parlesia quello che pi mi ha colpito lo specchio, dai pi definito 'o tale e quale. Me lo comunic un suonatore di mandolino prima di uno

spettacolo di cabaret al teatro San Ferdinando. Io ero alquanto spettinato e lui, porgendomi un piccolo specchio, mi disse: "Ti 'stu tale e quale c'a po' adoppo m'o tuorne", Tieni questo specchio che poi me lo restituisci. L'Enciclopedia del SapereCompendio di lingua napoletana C' stato un tempo in cui i musicisti, anzi, i musicanti, erano una sorta di popolazione nomade, considerati gente di cui diffidare, pericolosi, alla stregua di zingari e malavitosi, e che, effettivamente, possedevano spesso peculiarit tipiche dei pi bassi strati della societ. Non stiamo parlando dei musicisti di coorte, dei compositori che frequentavano i migliori salotti nobili e borghesi sfoggiando la propria arte, frutto di anni di studi accademici, bens dei piccoli orchestranti,

musicisti di strada, autodidatti da osteria, i maestri della "pusteggia" insomma. S perch, parallelamente alla storia della musica colta, veniva scritta un'altra storia che non vanta nessun nome famoso, snobbata dai libri di storia ma mai sottovalutata o dimenticata dagli addetti ai lavori, quella del musicista lavoratore, che suonava quando e dove la situazione lo permetteva, viveva alla giornata e, nel suo precariato, contava sull'unico appoggio dei suoi colleghi sparsi per l'Italia. Forse, parlando di questo genere di musicista, la mente corre subito alle case di tolleranza di New Orleans, a quei pianisti da intrattenimento e le piccole orchestre di neri, presi dalla strada e piazzati su un palco tra un arresto ed una rissa, ma la nostra storia ha luogo molti anni prima e nella nostra terra, i protagonisti sono i precursori bianchi di quei musicisti che, come loro, formavano

un enorme club privato senza tessere n presidenti, solo fratelli che si sostengono a vicenda. Ma come identificare questi soci? Chiaro, una lingua, anzi, uno slang, un gergo grazie al quale poter parlare indisturbati, riconoscersi, scambiarsi preziose informazioni e dritte senza essere capiti da chi non fa parte di questo circolo, della massoneria dei poveri; e quale gergo sarebbe stato il pi adatto per accomunare un popolo di spiantati, senzatetto, volgari maestri di musica, per lo pi meridionali (dove la precariet dei musicisti era particolarmente sentita) e raccomandabili quanto un camorrista? Beh, ovvio, il gergo usato dalla maggior parte dei banditi del sud Italia: la Parlesia. La Parlesia essenzialmente una versione riveduta e corretta, semplificata, se vogliamo, del dialetto napoletano, dove alcuni termini affondano radici antiche

mentre altri sono totalmente inventati. Siccome l'utilizzo di questo codice era limitato solitamente a conversazioni riguardanti soldi, musica e donne il vocabolario era piuttosto limitato, con pochi sostantivi, pochissimi verbi, e la ridondante desinenza "esia", con la quale piuttosto facile tradurre molte parole senza incorrere in particolari errori: la stessa parola "parlesia" non altro che la traduzione di parlata, inteso come "lingua", con la solita desinenza, parl-esia. Per rendere le cose ancora pi elementari i verbi essenziali sono solo due, appunire (appun) e spunire (spun), che non hanno una traduzione in italiano, ma basti sapere che il primo ha una generica accezione positiva, il secondo negativa, tutto qua. Senza dilungarmi troppo preferisco farvi un esempio pratico che chiarir la cosa.

In un episodio del libro "Usciti in fantasia" (che consiglio caldamente, un bellissimo spaccato di realt d'altri tempi), ma non solo, Luciano De Crescenzo inserisce uno splendido dialogo in parlesia tra due vecchi amici musicisti, si tratta di un ricordo della sua infanzia: i due erano, nell'immaginario del piccolo Luciano, a causa di alcune fantasiose storie raccontategli da suo zio, due ex gangsters americani, strettissimi collaboratori di Al Capone, e la strana lingua che usavano gettava ancor pi ombra sul loro passato ("le altre famiglie avevano la tv, noi avevamo zio Luigi"). Vi riporto qui di seguito testo e traduzione: "Appunisce 'a chiarenza? (Vuoi un whiskey?)" "No, tengo 'a fegatesia addov. E tu che stai appunendo? (No, ho il fegato a pezzi. E tu come stai?)" "Uhm"

"Appunisce quacche jamma? (Hai qualche donna?)" "Nu spun bacarie: si nunn' appunisco a me, comm' vuo' ca m'appunisco 'na jamma? (Non dire sciocchezze: se non riesco a mantenere me, come vuoi che mantenga una donna?)" "Appunisce armeno 'na machinesia? (Hai almeno una macchina?)" "L'aggia avuta spun. (Me la sono dovuta vendere)" "E comme abbusche 'a campesia? (E come ti guadagni la giornata?)" "Cunosco a 'nu jammone c'appunisce 'na gallaresia e fa l'astesia tutte 'e sere e po quacche vota appunisco 'a pusteggia. (Conosco un signore che ha una galleria e fa un'asta tutte le sere, e poi qualche volta vado a cantare nelle trattorie)"

"Aggio appunito, fai accauto e allauto a comme vene vene. (Ho capito, fai quello che ti capita, come viene viene)" Pochi verbi, poche parole e pochi argomenti, ma il necessario per socializzare, scambiarsi pareri su quanto "spunisce o' jammone" (paga il gestore) o su come suona "o' jammo e fierro filato" (il chitarrista), se "toche", ovvero bravo, o se prende una "fella", una stecca, o se "sta chine e' zucchere", nel caso ne abbia prese tante, di queste "felle" (letteralmente fette, nel caso in particolare, in senso figurato, fette di pastiera, il dolce, quindi star pieno di zucchero vuol dire aver mangiato tante fette di pastiera!) o ancora per scambiarsi informazioni pi ardite su qualche jamma, magari se "appunisce 'a 'ndindall", che non sto qui a tradurvi, ma che mi ha donato una visione totalmente comica del sesso orale (ops!).

La tradizione della parlesia ancora viva, anche se ormai ha cambiato volto e la sua utilit ormai dubbia: mentre un tempo si trattava di un mezzo segreto per riconoscersi e difendersi in un ambiente difficile, oggi alla portata di tutti, raramente si sentir un musicista usare questo gergo, se non in rari casi, come vecchi posteggiatori nostalgici, piuttosto sar facile incontrare giovani studenti che vantano di conoscere la famigerata lingua dei musicanti, la imparano un po' dai film, dai libri, per sentito dire ed addirittura dai dizionari. Il rito iniziatico dei giovani orchestranti d'altri tempi diventato un modo per dire "eh si, sono un musicista navigato che sa il fatto suo". La cosa importante da chiedersi ora se la parlesia sia diventata folklore perch non se ne sente pi necessit o perch il mondo dei piccoli musicisti si talmente disperso, andato via via disgregandosi facendo spegnere quella

fiamma di complicit che accomunava una volta i musici spiantati di tutta Italia. Voi cosa dite? Appunisce 'a parlesia? Il gergo una forma di linguaggio che, in senso stretto, ha la caratteristica di essere un codice verbale, piuttosto che un modo di esternare la propria appartenenza a un gruppo, come accade nel caso dello slang giovanile. Il suo scopo principale quello di impedire a chi estraneo a un determinato gruppo sociale di poter comprendere quello che si dice. I motivi di questa codificazione sono da ricercare nella clandestinit di alcuni gruppi, di solito di tipo criminale o eversivo, oppure nella miseria in cui versano, che porta inevitabilmente alla diffidenza verso le classi sociali pi agiate. I musicanti, ad esempio, come pure i teatranti, appartenevano ad una categoria che versava

in condizioni precarie (non che adesso si navighi nell'oro, eh!), ed era costretta a fare una vita itinerante... sovente venivano accomunati ai vagabondi e ai delinquenti (e, x la verit, molto spesso era anche vero). In Campania si quindi sviluppato un gergo comune tra musicanti e camorristi, che, pur sfruttando la sintassi della lingua napoletana, usava termini comprensibili solo agli appartenenti dei suddetti gruppi. Il gergo in questione si chiama parlsia. E' dal XV secolo che l'autorit ha cercato di svelare i gerghi, come ulteriore tentativo di combattere il brigantaggio e la malavita, x informare la gente sulle abitudini dei vagabondi, e quindi metterla in guardia. Fino ad oggi, comunque, la parlsia sopravvissuta, non tanto x motivi di segretezza, ma piuttosto come affermazione del proprio stato sociale di musicista... ed io

in particolare appartengo proprio alla categoria dei musicisti. Se devo proprio dire la verit, non mi va molto gi che siano venuti fuori pian piano i termini che noi musicisti utilizziamo x parlare di determinati argomenti davanti ai non addetti ai lavori, perch ora non ci si sente liberi di poter pi usare la parlsia con disinvoltura. Quindi, x coerenza, non dovrei dirvi pi un bel niente su quest'argomento... ma chi se ne fotte, tanto se cercate in rete trovate lo stesso qualcosa, spesso scritta anche male. Tanto vale allora bianch a situnzia (cio svelare la cosa). Gli argomenti trattati in questo particolare gergo sono molto limitati e settoriali... x la verit i termini si riferiscono principalmente alla musica, ai soldi e ai bisogni fisiologici, compreso il sesso. Ci sono termini che hanno significati differenti a seconda di come

vengono usati, e viceversa ci sono vocaboli diversi che indicano una stessa cosa o concetto. Due verbi molto usati sonoappun e il suo contrario, pun. In realt non hanno un significato preciso, ma lo assumono in funzione del contesto. In generale appun ha un'accezione positiva, e pun una negativa. Adesso, un po' perch non mi va di svelare troppo del nostro gergo, un po' perch mi caco il cazzo di scrivere tutto quello che c' da scrivere (anche perch il tutto si ridurrebbe ad una lista di vocaboli), preferisco scrivere qualche espressione comune, con la relativa traduzione, e qualche curiosit. Un termine che si usa spesso o jamm, cio il tizio; il femminile a jamma, e i plurali sono rispettivamente e jamm e e gghimm. Alcune varianti sono: jammtlla (ragazza), jammtill (ragazzino, tizio poco

importante, figlio piccolo), jammtellna (sorella), jammn (uomo importante), jammna(donna importante). Sann appunt a chiddera do jamm (Si sono presi la roba del tizio, l'hanno derubato) Appunisc a situnzia a llutt! (Prendi quella cosa l!) O jamm base punsce cint str a ccapa (Il proprietario del locale paga cento euro a persona) Il termine stra si traduce "moneta", ma anche "vagina": questo il caso di un'associazione di una cosa (la vagina) con ci che serve x ottenerla (la moneta). Il pene, invece, si traduce o ngr, che deriva direttamente da "ingrillato", riferito al grilletto del fucile quando alzato. A jamma a ppunt o ngr (La tizia incinta)

Appunmm a chiarnza! (Beviamo!) O jamm sta acchiart (Il tizio ubriaco) Appunmm o prs (Sediamoci) A jamma o ppunsc mbrs (La tizia pratica sesso anale) A jamma appunsc a ndindll (La tizia pratica sesso orale) Aggia pun o cocch (Devo fare una scorreggia) A crocca nun baicca (La vecchia non ci vede bene) Appunmm o valzer! (Andiamocene!) Aggia appun o valzer in do minore (Devo lasciare la donna con cui sto) Abbozza... e ggiustn stann appunnn o vnsi (Attento... stanno venendo i carabinieri)

Appunsc a cammnatsia! (Accellera il passo!) Spunsc a tabbacchsia! (Spegni la sigaretta!) E lngse so bbachr (i maccheroni non sono buoni) O crcch s bbacunit (il vecchio morto) Nun appunt bbagare! (non fate bagattelle!) O jamm bbachr ngopp e bban (il tizio cattivo sui soldi, cio non paga bene) Appunsc e bban ind a vrtla (Mettiti i soldi in tasca) Fa add v, ca o jammtill amedeo (Fai finta di niente, il ragazzino qui omosessuale)

Amedeo era un personaggio del dramma "Ferdinando" di Annibale Ruccello, ed era appunto omosessuale. O jamm add v, bacn (il tizio inaffidabile, incapace) O jamm ten a zi muscsia (Il tizio ha la gullera, cio lento) O pzzca ndrra s ffatt mbrus (I pollo si fatto imbrogliare) O pistlf s arcit a jammtlla (Il prete si scopato la ragazza) O prufssr e trillnd toch (Il mandolinista in gamba) Per finire, quando si vuole dire che un musicista ha preso una stecca mentre sta suonando, ci sono varie espressioni: - O jamm fa ind e cchiavtt (le chiavette sono le leve che si alzano e si abbassano sui

fori degli strumenti a fiato, o le biette x allentare o tendere le corde) - O jamm a piglit na fella (metafora dello strido che produce il coltello sul piatto quando si taglia qualcosa) - O jamm sa magnt na pastira (riferito al precedente, nel caso in cui si tagli una fetta di pastiera) - O jamm st chin e zucchr (x il fatto di aver mangiato una fetta di pastiera) Di seguito qualche esempio di parlsia contenuto nei testi di alcune canzoni: I buoni e i cattivi (Pino Daniele) Tarumbo (Pino Daniele) La Parlesia: "Scartiloffista o scatuozzo? Scatuozzo o scartiloffista?". E' il dubbio amletico che attanaglia il boss camorrista nel paradossale "No grazie, il caff mi rende nervoso", mitico

film dei dorati anni ottanta (in confronto a quelli attuali mi andrebbero bene ache gli anni di bronzo, basta che non siano quelli di piombo!) con Lello Arena nella parte del giornalista Michele alias Funicul Funicul, e Massimino Troisi in un cammeo particolare, in cui interpreta il "personaggio Troisi", cos lontano dalle bozzettistice caricature partenopee del periodo, e che verr invece schiacciato dalla tradizione folclorica napoletana, morendo ammazzato in un pianino meccanico che vomita sempre le medesime ed ipnotiche note di "Funicul Funicul". E per comprendere le parole di quello stranulato monologo malavitoso, pubblico un divertente manualetto di lessico camorristico di antico stampo, la cosiddetta "parlesia", gergo cifrato appannaggio di lestofanti e scaricatori di porto della peggior risma. Buon divertimento! Dizionaretto della Malavita Napoletana

Abbuzzatore: Ricettatore Accammuffare: Accorgersi di essere stato o stato per essere derubato Acetaiuolo: Ubriacone Afflitto: Detenuto Annas o pullastro: Accertarsi se la vittima sia una facile preda o meno Arricamare: Tatuare Babbio: Carcere Baiaffa: Pistola Baiaffa a panzarotto: Pistola infilata nella cintura dei pantaloni Baratto: Bottino, o tangente sul gioco Barbazzale: Catena doro Bardascia: Prostituta Basista: Chi prepara o predispone unazione criminosa

Bevuto: Arrestato Bobba: Veleno, pasto carcerario Bocone, bocolo: Orologio Briglia: Laccio doro Brigo: Brigadiere Buccaccia: Tasca Cacafuoco: Rivoltella Cacciatore: Giudice istruttore Caina: Guardia di finanza Cammisa ianca: Incensurato Camorra: Provento delle tangenti, del pizzo, del lenocinio, ecc. Cangio, cangia: Il complice o la complice, ma anche il cafone facile a truffarsi Capa arrapata: Detenuto Capintesta: Capo assoluto della camorra Capintrito: Capo del quartiere

Capscerod: Maresciallo, in gergo zingaresco Cara: Stazione ferroviaria Carnente: Consanguineo Carrubbe: Carabinieri Carta e butteglia: Banconota di piccolo taglio Carta e tressette: Individuo manesco Cascia: Petto Castiello: Tasca interna della giacca Catania: Borsetta da donna Cavallo: Complice del borseggiatore che prende in consegna la refurtiva Cavallo e ritorno: Restituzione, dietro pagamento, della refurtiva al legittimo proprietario Chiacchierone: Il giornale, ma anche tutto quello che fa rumore durante le operazioni criminose

Chiagnistelle: Orecchini Chiammat e core: Il chiamare in giudizio i correi, o il fare il nome dei complici Chionze: Occhiali Chionzo: Individuo facile a derubarsi Cicoria: Albergo, locanda in cui trattenersi con prostitute Cincofrunne: Schiaffo Corda: Polizia Correnta: Furto su auto Correntista: Chi compie furti su auto Corrento: Furto su mezzi tipo filobus ecc. Coscia e cavallo: Mitra Cotta: Pasto carcerario Craparo: Persona taciturna Cravaccante: Pantaloni Cucista: Orologio o anello in similoro

Cucuziello: Un mese di carcere Cucuzzone: Un anno di carcere Cuntaiuolo: Contabile Dama: Presidente della Corte Dragumane: Procacciatore di clienti per gli alberghi Drigna: Porta da scassinare Drusiana: Prostituta Duvere: Duello blando Fangose: Scarpe Fardaiuolo: Individuo poco raccomandabile Fecato a otto: Delatrice Fedele: Cane da guardia Femmena mia: Donna protetta Femmenella: Travestito Ferrare: Carabinieri addetti alla detenzione Fibbia streuza: False generalit

Fiorato: Derubato Frisella: Giudice Furlocco: Persona ingenua, facile da derubare Furticillo: Orologio Gancio: Lindice e il medio usati nellarte del furto Giusta: Polizia Graffo: Borseggiatore Grano, granelle: Denaro Guappo: Uomo temuto e rispettato Iango: Non portare a termine un colpo per il sopraggiungere della polizia Ianna: Fidanzata del pregiudicato Lasagna: Portafogli Leccaricotta: Lenone Lenticchie: Orecchini

Liegge liegge: Introduzione leggiadra della mano nella tasca della vittima Livorde: Rivoltella Maganzese: Delatore Magnaricotta: Lenone Magnata e grammegna: Scarsa refurtiva Mammasantissima: Boss Marrocca: Spiata Martino: Coltello Mast e carico: Falsificatore di monete Mast e sghiffo: Spacciatore di monete false Mpunitura: Pistola giocattolo Mpuosto: Agguato Muffo: Spia Mulignanella: Poliziotto di primo pelo Muscolo: Braccio Ndrico: Guardiano notturno o sorvegliante

Nfamit: Tradimento Ngriccare: Tacere, non confessare Nik: Niente Nonna: Complice del borsaiolo che distrae la vittima Ntaccata: Sfregio al viso Ntinno: Orologio Nzaccagno: Coltello Ommo pusitivo: Uomo di coraggio Orecchione: Telefono Palo: Complice del ladro, incaricato di dare lallarme Palomma: Il biglietto, o la notizia che il pregiudicato riesce a far avere ai familiari Pappio: Portafoglio Paranza: Gruppo di malviventi Passante: Anello

Percuoco: Vigile urbano Per e puorco: Ferro utilizzato per aprire le serrande Pippa: Chiave fasulla Pistolo: Prete Pizzo: Tangente Pollanca: Giovane prostituta Pruvulillo: Giovane ladro Pugnetura: Ferita di coltello poco profonda Rapesta: Rapina Ricanna: Rivoltella Ricchione: Pederasta passivo Ricuttaro: Lenone Riforgia: Rivoltella a due canne Rocchia: Gruppo di ladri Rogna: Polizia Rundinella: Messaggio clandestino

Sala: Divisione della refurtiva Santosa: Chiesa Sbruffo: Tangente Scarda dint all uocchio: Delatore Scarparo: Ladro Scartellata: Pistola Scartiloffio: Il tipico pacco napoletano, furto con destrezza Scartiloffista: Specialista dello scarti loffio Scatuozzo: Specialista del furto con scasso Scelpa: Refurtiva, stoffa in cui savvolge qualcosa Sceruppo: Bevanda alcolica Scheggia: Ruota di automobile Sciampagna: Amico del ladro Sciurumme: Oggetti doro Scummazza: Furto di poco valore

Scuorzo: Cappotto Settesolde: Coltello a serramanico Sfarziglia: Coltello a lama lunga Sgarro: Violazione del codice donore, tradimento Sghizzo: Bisca Sgran: Banchettare Smamma!: Tipica espressione del palo Socra: Pasto carcerario Sparpagliare: Disperdersi dopo il colpo Spicchio: Vecchio Stardone: Carcere Sullazza: Sigaretta Tarallucce e vino: Fatto grave risoltosi senza conseguenze Terzo: Padrino Tienatella: Invito a non muoversi

Ting-tang: Bicicletta Tirata: Duello Tracco: Vestito Treglia: Banconota da grosso taglio Trimm: Temperino Trumbetta: Delatore Uattazzo: Vecchio pregiudicato Ubberienza: Codice della malavita Vavusiello: Giudice Vertola: Tasca del pantalone Vocra: Pasto carcerario Volante: Borseggiatore allopera su di un mezzo di trasporto Volpe: Poliziotto Zaffio: Poliziotto

Zanzibar: Impresa o organizzazione commerciale inesistente, che svanisce nel nulla dopo aver truffato le persone Zaraffo: Spalla, complice Zeppa: Arnese usato per scardinare le porte Zi Giustina: La giustizia Zippa: Chiave originale Zompafuosso: Coltello Zumpata: Duello con i coltelli PARLESIA ACCHIARI v. intr. ubriacarsi; `o jamm acchiarisc: il tizio si ubriaca. ACCIARATO part. pass., agg. ubriaco; anche acchiarut, `o jamm acchiarut: il tizio ubriaco. ACCHIARUT v. ACCHIARATO. ACCIBBU v. tr. mangiare; a che ora s accibbuisc: a che ora si mangia?.

ADDIETARM v. ADDITARM. ADDITARM avv. dietro; sta additarm a nnuiarm: dietro di noi. ADD VA (1) loc. sost. m. o f. 1. balzano; tale da non potersene fidare; o jamm add va: il tizio tale da non potersene fidare; 2. pederasta passivo. ADD VA (2) loc. escl. fa silenzio, attenzione; add va, sta appunenno o iammo da tashca: fa silenzio, smettila, sta arrivando il padrone del locale. lALLAGROSA la chitarra, anche ALLRSA. lALLRSA v. ALLAGROSA. lALZSIA s. f. latto di alzare. AMEDEO pederasta passivo, frocio. ANDARE PER LA CHETTA loc. v. intr. girare il piattino fra i clienti.

lANTCIP s. m. la caparra. APPUN 1. parlare (la parlesia); 2. capire (la parlesia), `o jamm appunisc a parlsia: il tizio parla/capisce il nostro gergo; 3. capire, arrivare, combinare, lasciar credere, e via di seguito secondo porta il discorso. ARC v. tr. fare allamore (secondo la posizione detta: il missionario; marcess a jamma ccautt: farei allamore con quella donna l; marcess chella jammtella, com chidd: farei allamore con quella ragazza, quanto bella. lARCIUTA s. f. latto di fare allamore, scopata; magg fatt narciuta cu chella jamma ia vr che era: mi sono fatto una scopata con quella tizia. Dovevi vedere cosa stato. ARRETRNICA v. RETRONICA.

o BBBBI s. m. il carcere; `o jamm gghiut o bbabbi: il tizio andato in carcere. BBCHN agg. inetto: `o jamm bbchn: il tizio non vale niente; sttv attient ca o jamm bbchn ncoppe bban: state attenti! Il tizio non paga; e lenguse so` bacune no bachere: i maccheroni sono cattivi, non buoni; per estensione o jamm bbchn: il pederasta passivo, il frocio. BBCHR agg. 1. poco serio, che vale poco; `o jamm bbchr: il tizio poco serio; `stu pezz bbchr: questo pezzo (di musica) vale poco; 2. bachero: cattivo; e lenguse so` bacune o bachere: i maccheroni sono cattivi, non buoni. BBACON s. m. persona cattiva, sciocca, inetta; nu bbacon: chi non fa bene ci che

deve fare; chill ppropi `nu bbacon: colui proprio un inetto. BBACUNIAT part. pass., agg. finito, morto; `o jamm s bbacuniat: il tizio si reso inutile. a BBAGARIA latto sciocco, inutile, dannoso; `o jamm a ffrundin sta appunnen bbagari: luomo di fronte sta facendo discussione; nun appuni` bbagari stann vnnn o ggiustin: non fare sciocchezza! Stanno arrivando le guardie; ammappun stabbagaria appunisc: dobbiamo farla questa sonata? Falla!. e BANN - s. m., pl. i soldi, il danaro; `o jamm bbchn ncopp e bban: il tizio non paga; e bbane: il danaro; bano: nu bbano: un soldo. a BBANSIA s. f. il danaro; `o jamm ra bbansia: il tizio del danaro. nu BBANO- v. BAN.

o BBIANCHE NNIR loc. sost. il pianoforte. BBICICLETTA loc. sost. f. a jamm da bicicletta: la tizia con la macchinetta per i denti. o BBUFFO palcoscenico. `a CAMMNETSIA s. f., latto di camminare; appunisc `a cammnatsia: affretta il passo. `a CANNUCCIA A CINQUE PERTOSE loc. sost. il flauto. e CARRUP(B)P(B) s. m. pl. i carabinieri. `a CASA s. f. la caserma. CAUTT, A CCAUTT loc. avv. qui, a destra: `o jamm a ccautt: luomo che sta alla nostra destra; mo ciappunimm `a jamm a ccautt: ci portiamo a letto questa tizia; puort `nu poch `e `nzalata a cautt: portaci dellinsalata qui.

`na CAV una lira. `e CAZUNSI s. m., pl. i calzoni; accatt e cazunsi a e jammtiell: comprer i calzoni per i bambini. la CHETTA la questua o richiesta di volontario compenso per le canzoni cantate. `o CHIACCHIARON s. m. il pianoforte. `o CCHIAR s. m. il vino (sia rosso che bianco). `a CHIARNZA s. f. il vino; appunimm a chiarnza: beviamo. `a CHIARNZIA s. f. il vino. CHIAR v. tr. bere. ` CHIARSA s. f. losteria, la cantina, la trattoria; ddoi o tre cchiars: due o tre trattoriole; a chiarsa na cantnella: una modesta cantina, unosteria, una trattoria.

CHIAVETT, FA INDE CHIAVETT loc. verb. intr. prendere una stecca. CHIDD agg. bello; marcess chella jammtella, com chidd: farei allamore con quella ragazza, quanto bella; comm chidd, chella jamma: com bella, quella donna. `a CHIDDERIA s. f. 1. la cosa; nun appunisc a chidderia: non buono a fare lamore; `o jamm nun appunisc a chidderia a spill bbchn: il tizio non suona bene, nel suonare uno sciocco; 2. la roba; sann appunit a chidderia d`o jamm: hanno preso la roba del tizio. CHIDD agg. buono, valido; `a jamm cchidd: la tizia buona. CHINE ZCCHR, STA CHINE ZCCHR prendere una stecca. a CHIBUENZA s. f. il mangiare.

`a CHIBBUNZIA s. f. il cibo. CIBBU v. tr. mangiare. `a CLITENNESTRA la chiatarra elettrica. `o COCCH s. m. la scorreggia; aggia spun `o cocch: debbo fare una scorreggia. la COMUNE IN RE MINORE s. f. una serie di variazioni e svolazzi (del faluto con laccompagnamento di un tremolo sostenuto dalle chitarre). `a CROCCA s. f. 1. la vecchia; 2. la nonna. `o CROCCH s. m. 1. il vecchio 2. il nonno. o CROSCH s. m. il bordello, il casino. a` CUMMARA la chitarra. `a CUSIST s. f. 1. la cosa; appunisc `a cusist `a ll ngoppa: prendi la cosa da l

sopra; 2. il pene (quello che sta qui sotto); anche quisist. DONDE VAS loc. agg. add va, cio balzano. * llEVRA i baffi. VERA A U SCOGLI: i baffi sotto il naso; nun fa appun o jamm cu llvra a u scoglio: non far parlare luomo coi baffi. * FA fare. FA ADD VA loc. verb. intr., fare silenzio, attenzione; fa add va, o jamm appunisc: taci! Sta attento! Il tizio capisce (il nostro gergo); chill bbacn rifard fa add va: quello inetto e un po maligno. Taci! Sta attento! Escludilo!; facit add va: lasciateli stare! Non curatevene!. FA INDE CCHIAVETT v. CHIAVETTA. a FANGSA s.f., scarpa. e FFANGS s.f., le scarpe.

a FELLA, PRENDERE NA loc. verb. intr., sbagliare una nota, fare una stecca. a FLAUTAMMA s.f. il flauto. a FLAUTNZIA s.f., il flauto. FRUNDIN, A FFRUNDIN loc. agg., di fronte; o jamm a ffrundin: il tizio di fronte. a FUMNZA s.f., la sigaretta. a FUMNZIA - s.f., la sigaretta. a FUMSIA - s.f., la sigaretta. FUMM s.m., omosessuale maschile, frocio; o jamm ffumm: il tizio frocio. a FUMSA - s.f., la sigaretta. * i GAVOTTISTI s.m., cantori e suonatori a orecchio, assai popolari. e GGHIAMM BBCHN loc. sost. f. pl., le prostitute.

e GGHIAMM CH FANN MESTIER loc. sost. f. pl., le prostitute. a GGIRSIA s.f., un giro, un andare intorno sia casuale che motivato. o GGIUSTIN s.m., 1. la guardia; fa add va sta appunenn o ggiustin: sta attento! Sta arrivando la guardia. 2. poliziotto di tribunale. o IAMMO s. m. il proprietario. a JAMMA s. f. la donna. a JAMMA D A TASHCA loc. sost. f. la proprietaria. o JAMM luomo. O jamm d o matrimoni il committente della festa di matrimonio; o jamm add va il tizio frocio; o jamm ca punisc e bban il tizio che paga; o jamm ra bbansia il tizio che paga. Anche jammo: o jiammo il proprietario; o iamm ra taca 1. il tizio

che paga, 2. il padrone della casa, 3. il padrone del locale; o jamma d a tashca: addo va, sta appunenne o jammo da tashca f silenzio, smettila, sta arrivando il padrone del locale; al f. a jamma, a jamma nu baiocca la tizia non vede; a jamma add va la prostituta; al f. pl. ghiamme: e ghiamme le donne; e gghiamm bbchn. a JAMM CA BBICICLETTA la tizia con la macchinetta per i denti. a JAMM STA A PPR loc. sost f. la tizia si tolta la macchinetta per i denti. o JAMM CA PUNISC E BBAN loc.sost. m. il tizio che paga, il committente. o JAMM CA BBANSIA loc. sost. m. il tizio che paga, il committente. o JAMM RA TACA loc. sost. m 1. il tizio che paga, 2. il padrone della casa, 3. il padrone del locale.

a JIAMM D A TASHCA: addo va, sta appunenne `o jiamme d``a tashca f silenzio, smettila, sta arrivando il padrone del locale. a JAMMTELLA s. f. la donna. a JAMMTELLINA s. f. sorella; jammtellin le sorelle. o JAMMTELLIN s. m. bambino. o JAMMTIELL s. m. un uomo poco importante; o jammtiell un tizio poco importante. o JAMMO s. m. il proprietario. a JAMMONA s. f. la donna importante. o JAMMON s.f. luomo importante; che bella sammone che granduomo. o JAMMON DE BBAN loc. sost. m. il tizio che paga, il committente.

o JAMMON A CCAUTT loc. sost. m. il padre. a JAMMON A CCAUTT loc. sost. f. la madre. LANZ intr. orinare; aggia i a llanz debbo andare ad orinare. a LANZITA s. f. lorinata. o LANZITUR s. f. il cesso. o LASAGN s. m. il portafogli; sann pigliat o lasagn mi hanno rubato il portafogli. LAUTT, A LAUTT loc. avv. Di l, a sinistra; o jamm a lautt il tizio alla nostra sinistra. a LNDSIA gli occhiali; appunisc a lndsia lla ngopp prendi gli occhiali da l sopra. a LLNGUS s. f. pl. i maccheroni; appunimm nu piatt e lngus prepariamo un piatto di maccheroni.

a LOFFIA v. lofi. LOFI agg. Cattivo, brutto, scadente; llofia a pusteggia la pusteggia cattiva. LLURT v. lurt. a LUTAMMA s. f. fango, cosa di spregevoli; si pproprii na lutamma non vali niente. a MADAMA s. f. la polizia. MANGIA mangiare. (S) MANGIA NA PASTIERA v. PASTIERA. MANCHSIA, A MMANCHSIA a sinistra; o jamm a mmanchsia a mminich quel tale alla mia sinistra. a MANSIA s. f. la mano; o ngr a mmansia la masturbazione. a MBANSIA s. f. il danaro. e MBAN danaro; quanti mbani c stann quanti soldi ci offrono. MBROS v. PROS.

MBRUSA v. tr. Imbrogliare, perndere per i fondelli. MESTIER v. e gghhiamm ch fann mestier. MINICH, A MMINICH me a me. o MOVIMNT s. m. unattivit da svolgere; tengh nu movimnt a fa debbo organizzare una cosa. MUSCESIA, A ZI loc. sost. f. lernia; o jamm tn a zi muscsia il tizio lento. NDARDISC O NGRI loc. sost. la masturbazione. a NARDITA s. f. la cacata; aggia pun a ndartita debbo fare una cacata. NGASANZA loc. avv. La galera; o jamm stat ngasanza il tizio stato in galera. o NGRI s. m. il membro delluomo; o ngr a mmansia la masturbazione; a jamma ppunit o ngr la tizia incinta.

NTERRA, O PZZCA v. O PZZCA NDERRA. NTINDALL, A loc. avv. il rapporto orale (eseguito da una donna); a jamma appunisc a ntindall la tizia accetta rapporti orali a PADRUNSIA s. f. la padrona (del casino). a PARLSIA s. f. denominazione del gergo usato dai posteggiatori; nun appunisc a parlsia non parla la parlsia. o PARLSI la parlsia; nun appunisc o parlsi non parla la parlsia. a PASTIERA, (S) MANGI NA PASTIERA loc. verb. rifl. Prendere una stecca. a PENNA s. f. il plettro. a PNNSIA s. f. il plettro; a pnnsia mmalamend, appunisc megli il suono brutto, fa meglio. PPR: A JAMM STA A PPR.

o PERETTE s. m. il mandolino. PESANT agg. importante; o jamm ppesant il tizio importante. o PISTO s. m. il prete. u PISTOLF s. m. 1. il prete; 2. il frate. a POSTEGGIA v. PUSTEGGIA. POSITIV agg. importante; o jamm ppositiv il tizio importante; o jammon ppositiv il tizio importante. PRENDERE NA FELLA v. FELLA. PRESUTTE, LUOSSE E v. LUOSS Eu PROS s. m. il culo; appunimm o pros sediamoci; a jamm o piglia ppros la tizia pratica il rapporto anale; a jamm o ppunisc mbros idem. o PRUFESSOR s.m. colui che suona nella posteggia.

a PUSTEGGIA s. f. 1. larte del posteggiatore; 2. il complesso musicale che esegue canzoni in pubblico; 3. il tempo occorrente per le esecuzione tra una chetta e laltra. o PUSTEGGIATOR s. m. colui che suona o canta canzoni napoletane, da solo o con altri, in luoghi o locali pubblici. PUSTIGGI v. intr. esecuzione seguite da chetta, ma anche approccio. i QUISIST s. m. il rapporto orale (da parte della donna). QUO VADIS add va cio balzano. O rast s.f. il piattello per la questua.A rastiera s.f. i denti, la dentatura. Retrnica, a rretronica loc. avv. dietro. A richignnza s.f. i testicoli. A richignzia s.f. lernia. Rifard 1 cattivo; 2 infame.

A santona s.f. la sentenza. baciucc v. intr. vedere Shbianch v. tr., svelare, mettere a nudo la verit. O birr s.m. la spia. O buffo v. buffe. Shcanci v. intr. girare la chetta: girare per la questua. Shcancianese s.m. o agg. Avaro. O sciusciande s.m. il fazzoletto. A sciusciosa1 s.f. la fisarmonica. A sciusciosa2 ls.f. la notizia soffiata allorecchio. O sciusciuso s.m. il naso. O scoglio s.m. il naso. A ntosa s.f. la serenata. E sentose s.f. pl. le orecchie A fumsa s.f. le sigarette.

A situnzia s.f. la cosa a cui si riferisce: appunissc a situnzia: prendi la macchinetta del caff. murf tr. Mangiare pill v. intr. suonare. A pillant s.f. la fisarmonica. O pillesi s.m. il suonare. O pillos s.m. latto del suonare. pun v. tr. non parlare. A quillant s.f. la fisarmonica. Sta stare, essere. Sta chin e zcchr: prendere una stecca, sbagliare una nota. A stra s.f. lorgano genitale della donna. A stera s.f. lia: na stera una lira. E str s.f. mille lire; cingh str cinquemila lire.

O stracc s.m. la carne. A strilland s.f. la fisarmonica. O striscio s.m. voce con incrinatura triste che conferisce tristezza al canto. Tabbacchsia s.f. la sigaretta. Spunisci a tabbacchsia: spegni la sigaretta O tagliero s.m. il violino. Tart verbo intr. cacare. A tartita s.f. la cacata. O tartituro s.m. il cesso. Atashca s.f. la casa, la ditta. E tennuse s.f. le mammelle. Tionich a tionich, te, a te. Toch valido, capace ecc. O trilland s.m. il mandolino. A trioffa s.f. la carne.